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Full text of "Documenti per la storia dell'arte senese, raccolti ed illustr. dal dott. G. Milanesi 3 tom"

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DOCUMENTI 



STORIA DELL' ARTE SENESE 



DOCUMENTI 



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STORIA DELL' ARTE SENESE 



ftAOOLTI ED ILLl'STBATI 



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AVVERTIMENTO 



Se 



Scrissero delle Arti e degli Artisti Senesi prima il Ghi- 
berti, pai il Vasari, ed in ultimo il Baldinucci: fra i nastrar 
li il Mancini, e V Ugurgieri. Ma piti largamente d' ogni altro 
ne trattò il P. della Valle, piemontese, nelle sue Lettere Se- 
nesi, aiutandosi, non sempre con buon giudizio, degli spogli 
di libri e di scritture antiche fatti dal Benvoglienti, e de' ma- 
terioli raccolti con la sua solita diligenza ed ordine dall' abate 
Gian-Girolamo Carli. Le Lettere Senesi, sebbene mal digeri- 
te, e di giudizi e di opinioni spesso strane ed avventate ^ eft- 
bero allora molto incontro: né oggi sono dimenticate. Alla pub- 
hh'razione di queste Lettere si deve ascrivere, se V Abaie Lan- 
zi si consigliò di separare nella sua Storia della Pittura, dal- 
la fiorentina scuola^ la senese; togliendo così la confusione, che 
per un suo sistema di far tutto derivare da Giotto y vi aveva 
portalo il Baldinucci, Ebbe poscia il Barone di Rumohr oppor- 
tunità di illustrare maggiormente la Storia de' primi tempi del- 
le Arti presso di noi, cavando dai documenti che egli ricercò 
con Jiligema ed usò con molto acume di critica, assai mate- 



yiii 
rico sui ffincipii e suUe vicende dell' Arte in Siena fino a tut- 
to il Secolo XVII. 

Ma né cosi abbondante , né così preziosa messe avrei pò- 
luto raccogliere, né questa impresa del pubblicarla avrebbe for- 
se avuto effetto , se non mi fossero stati cortesissimi e libéralis- 
simi il Cav: Pietro Bambagini ^ Rettore deW Opera del nostro 
Duomo; Ottavio Macucci, Archivista di essa Opera; i Dottori, 
Guglielmo Betti, e Gio: Battista Tolomei, V uno, Archivista al- 
le Biformagioniy V altro. Cancelliere ai Contratti; e finalmente 
Pirro Lamberti, Commesso nelV Uffizio del Registro; i quali 
prego, che vogliano accettare questa pubblica testimonianza che 
rendo loro del molto obbligo e della gratitudine mia. 



BREVE DELL' ARTE DB* PITTORI SENESI 



DELL' ANNO MIXXXV '^ 



I ;< • ti 



N, 



iel comiDciamento^ nel loe^o et ne la fine di dire et (are, no- 
stro ordine sia nel nome de lo onipoteote Idio et de la sna Madre 
Vergine Madonna a santa Maria (ne), amen., ... 

Imperciochè noi siamo per la gratia di Dio manifestatorì Mf^ 
uomini grossi che non sanno lectera , de le co$e miracolose op^ 
rate per virtù et in virtù de la santa fede: e la fede nostra princ^al- 
mente è fondata in adorare et credare uno Idio iii lemità, et in Dio 
et infinita potentia, et infinita sapientia, et infinito amore et clemen- 
tia: et neuna cosa, quanto sia miniala, può aver cominciamento 
o fine senza queste tre cose , cioè : senza potere , et senza sapere 
et senza con amore volere; et perciochè in Dip è sommamente 
ogni perfetioue : acciochè in questo nostro ^ quantunque si sia, pic- 
colo affare noi abbiamo alcuna sofficieqtta di buon principio et di 
buon fine in ogvù nostro detto et {atto ; desiderosamente chiamare- 
mo de r aiuto de la di\ina gratia , et cominciaremo titolando ad ono- 
re del nome e nel nome do la santissima Tornita. Et perchè le 
cose spirituali debbono estorce sono eccellentcmciilc innanzi, et 
pretiosissimamenle. sopra le temporali , cominciaremo a dire come 
si faccia la festa nostra del venerabile et glocio^ missere santo 
Luca, el quale fu non solamente figuratore della statura et de la 
portatura de la boriosa vergine Maria , ma fu scriptore de la sua 
santissima vita et de suo santissimi costumi , und' è onorata V ar- 
to nostra. 

:i) C<NÌice della Pabblica Biblioteca di Siena oegoato C. II. 13. È di carte 119 
delle qoali le prime 43 in pergamena, contengono il Brere originale scritto di 
diferse mani: Le riraanenU in carta eoarane, fono ana'oopia di tuo Brate iel 
Secolo XVII Le approtazionì dall'anno 1355 giungono all'anno 1645. 

1 



BREVE dell' arte 



CilPlTOLO 1. 



Di guardare la festa di santo Luca e di portare lo cero 

Ordiniamo che la venerabile festa del beato santo Luca, capo et 
guida deir arte de' dipintori , sia solennemente guardata e onorata 
in questo modo , cioè : che '1 di de la sua festa sia tenuto ciaschu- 
no dipintore, siccome maestri e lavorenti ad anno, o a mese, 
o a dì , a lavorìo , di portare uno cero a la detta festa a le sue 
propic spese ; et che si portino due doppieri , e quali s' offergano 
per quel modo- che parrà a l' università dell' arte , secondo che ve- 
de^no la dispositione de' tempi ; et che '1 rectore sia tenuto octo 
di dinanzi a la festa fare una raoolta generale di quello che si à 
^fel*e intonso a Peperà de la festa; et se avenisse che neuno di- 
pMllore non fusse cogli altri a portare el cero, el quale non avesse 
l^gitimà schusa, sì paghi al camarlengo % s., e nondimeno porti 
a la chiesa di santo Luca uno cero di libra. 

■'■ Capitolo IL (1) 

Anche ordiniiamo , che tutte le foste comandate da la santa 
CMesa, da cias<ibuno sieno guardate, e generalmente tutte quelle 
Ae' fussero comahdate per li consoli de la mercantia ; e chi con- 
tmfccei^ sia punito e conpdennato per ciascbuna voka in x s. 

Capitolo 111 

Chome d rectore sia fenwto dì fare richiedere 
' ^gli de tarfe ptr alchuno parente morto di quegli de farle 

'' Ancho <ord(3riai!ào , che (}naKinque persona epngionta a quelli 
d^ Parte de'^ diptnvi^ri passasse di questa vita, sicome o padre, o 
madre , o moglie , o figliuolo , o fratello carnale , overo cugino , o 
uipote carnale, o vero cugino dal lato del padre, che il rettore 
^ia, tenuto di fare richiedare. per suo messo gli uomini de Tarte, 
cÌDÒ uno et due per. buttiga , sicome richierrà la disposizione del 

(1) Mnea la raftriea. 

L 



be' PlTTOAl 8KNB&1 3 

morto; el qualunque non anderà al detto luorto, non avendo le- 
gittinia scusa, sìa punito et conpdeonato di v s. 

Capitolo IV. 

Chome debbiano euert uno rtetore et uno camarlengho 

e tre eomiglieri 

Ancho ordbiamo , che sìa et esser dcbia uno rectore et uno 
camarlengo e tre consideri, et dilegarsi (1) in questo modo, cioè: 
che 1 rectore vechio foccia convocare gli buomini delFarte, e quan- 
do saranno raunati ne la racolta generale , si si debt)ano Eaure sei 
brevi, ne' quali ne sieno tre scripti e tre none scripti; el puoi 
s' el^jgano sei buoni buomini, e prendano ciascuno uno di questi 
due brevi, e quali brevi, sieno pieghati si che non si possa ve- 
dere qual sia scrìpto o no ; e quelli tre brevi scripti che verran- 
no a tre di questi sei buomini, quelli tre stiano da parte senza 
parlare a persona ; et che 1 rectore sia tenuto di iarli giurare di 
bre la nuova electiooe de' sopradelti oflBciali, el migliori el (hù 
soflicienti che conosciaranno per la detta arte; et sien tenuti e 
detti electori d'eleggiare due de la delta arte, e quali sieno sin- 
dachi a udire quante el quali petitioni fussero portate dinanzi da 
loro degli officiali vechì, le quali petitioni fussero di cose fatte in 
giustamente centra coloro che si sentissero gravati da loro ; e detti 
sindachi cosi electi , a loro sia licito d' udire ed intendere e di co- 
nosciare ognie el ciaschuno eccesso comuìesso per gli officiagli 
vechi; e secondo conosciarianno , con diliberato consiglio, possano 
et a loro sia licito potere condanpnare et asolvere secondo che la 
colpa rìcherrà. 

Capitolo V. 

Di fare racolta fra Xf di ne f entrata defoffitio del rectore 

Ancho ordeniamo, cheU nuovo rectore sia tenuto infra xv di 
a r entramento del suo officio fare una racolta generale , et ine si 
proponga el rectore in presentia di tutti, se neuna cosa sia da fo- 
re, la quale sia in bene et m salute dell'arte; el allora, Cattala 

(I) Cofi ad Codice; aa legfi d'tUgiarsi^ cioè elesfeni. 



4 BRBYB dell' ART B 

proposta j sia licito a ciascheduno levarsi ritto , e inp dire quello 
che gli parrà; e se dirà cosa che paia a la racolta di mettarla 
a partito , sì si metterà , si veramente che mentre che quel cotale 
che dirà, o che suo detto si partirà, neuno altro ardisca di dire 
alcuna cosa , se prima non è fatto el partito a bossoli et a pallot- 
te ; agiugnendo che se U rectore non farà infra itv dì la racolta 
generale, cagia in pena per (^i volta in xl s. 

Capitolo VI. 

' Dd salario del rettore 

Ancho ordiniamo, che acciò che gli uficiali siano solliciti et 
attènti di fare el loro officio che'l redore abbia per suo salare per 
Sei mesi xx s. el ^amarlengo abbia per suo salaro per sei me- 

Capitolo VII. 

Chome Varie abbia uno meato \ 



I 



Ancho ordiniamo, che l'arte abbia uno messo per fare imbar 
Miate, richiesle e comandamenti, et^atjbia per suo salaro per vi * 
fiiesi^v s.; e che -1 messo <lebba toUerè de le richieste de' richiami 
'àùé denari/ e se andasse di fuore -dell' arte , ne possa toUare qua- 
trò ^nari. ' « » 

Capitolo Vili.; 



»i. 



Che neuito presuma di totter e hhórióT uno/ à^ V altro 



'' " "ere lottónò r uno 'tt r 

Ancho ordiniamo, che ninno dipintore di figuro.Q.d' arme o di 
mura, o lavorente, che stesse. leo'inetino di questi dipintori , ardi- 
sca overo presuma di toUare neuno lavorio l' uno a l' altro , del qua- 
le lavorio si 'tósèfi ricevuta tenuta , « ehe^ appftrisee scriptpi overo 
testimonianza, senza spressa licentia di colui che prima avesse 
cominciato o Tero fermato cotale lavorio; accettata ogne legiptimn 
^scosa la quale producesse colui che 'fosse accusato d'avere tolto 
tale lavorìo: e chi contrafacesse ai le predette cose, sia punito et 
condenato iti i libi^:, sempre reguàrdato la conditione e la qua- 
lità del fatto. - 



de' PlTTa&I 8K1IS81 5 

Capitolo IX. 

Che coliti che ri richiama d'dcunOj paghi certa quatiHtà 

Ancho ordiniamo , che qualunque persona si richiamasse d'al- 
chono, che quel cotale che si richiama, paghi per decima, in fi* 
no alla quantità di vinti soldi, uno denaio per ciascheuno soldo; 
e da XX 8. in su, paghi xii denari per livra ; e quando si tàceaae 
comandamento senza mettare in livro (1), si paghi vi denari; e 
quando si mette in libro, xii denari; e se bisognasse esaminare 
testimoni, si pa^ per ogne testimone disaminato xii denari. 

Capitolo X. 

Di non lavorare e di de le feste : e de le guardie segrete 

Ancho ordiniamo , che neuno dipintore possa né debba lavora- 
re e dì de le feste comandate da la santa Chiesa , né qualunque 
festa fiisse comandata da' consoli della merchantia. E p^ò ordi- 
niamo, che 1 rettore sia tenuto noli' cntramento del suo officio , ordi- 
nare uno overo più, come sarà di suo piacere, che sia overo sieno 
guardie segrete che accusino chi lavorasse ; e che '1 rettore sie tenu- 
to di farli giurare di non acusare neuno per odio o per malavo- 
glienza, ma puramente debbano fare el loro officio; e che'l nome 
de le guardie alpostutto sieno segreti (2), sempre inteso et dichiara- 
to che 1 rettore possa dare licentia di lavorare a chi la dimandasse 
giustamente e discretamente, raguardando sempre la dispositione 
de' tempi et de' lavorii, sempre inteso che nel lavorio di Comune 
non bisogni licentia. 

Capitolo XI. 

Che qualunque forestieri (3) volesse lavorare paghi uno fiorino 

Ancho ordeniamo,che qualunque dipintore forestiere vorrà ve- 
nire affare 1' arte ne la città di Siena , che inanzi che cominci a 

(1) Cioè nel libro de* Bichiamù 

(i) Dice così, accordandolo a nomi, o aomini e noe a guardie. Eaempio 
non raro Degli tcrittori doo solo di questa eU, ma sì ancora di due secoli dopo. 

(S) Forma non propria del dialetto senese, ma cornane anche oggidì nel 
pésaso, • nel Uforoese. 



6 BRBVB dell' arte 

lavorare, paghi e pagar debbia air università de' dipintori, ricevendo 
el camarlengo per la detta arte , uno fiorino d' oro , e che '1 detto 
forestieri debba dare buona et soficiente ricolta (1), infino a la quan* 
tità di XXV lire, e che neuno dipintore debba né possa tenore 
neuno forestiere al lavorare , se prima non à pagato el dritto del- 
l' arte e data la ricolta ; se già quel cotale dipintore non gli vo- 
lesse fare la ricolta , sia tenuto ciascuno rectore a 1 entramento del 
oficio far comandare a tutti e maestri de le buttighe e de le mu- 
ra , che non debbano tenere neuno dipintore forestiere , se prima 
non à data la ricolta , e pagato il dritto alV arte : e chi contrafa- 
cesse a le predecle cose, sia punito e condennato in XL s. 

Capitolo XII. 

Che colui che si richiama d^ alchuno di que' de l' arte 

deòòia dare ricolta 

Anche ordiniamo che qualunque persona di fuori dall* arte (2) 
d' alchuno depintore , che al detto dipintore sia licito di dimandare 
una ricolta a colui che si richiama di lui , acciò che , se quel co- 
tale che si richiama avesse affare neuna cosa al dipentore , che 1 
rectore possa stringnere la ricolta, e la detta ricolta (3) debba esse- 
re deir arte de' dipintori ; e incontanente che '1 rectore vede che '1 
dipintore dimanda la ricolta, si debba incontenente dimandare e 
comandare per saramento al detto dipintore , se egli debba avere 
neuna cosa da colui che si richiama di lui ; e se truova ched elli 
debba avere, si gli comanda di potere adimandare la ricolta, e se 
truova che non debba avere neuna cosa , allora el rectore sia te- 
nuto di tenere spressa ragione a colui che si richiama del dipen- 
tore. 

Capitolo Xlll. 

Di ponere alcuna inposta ^ e detta sua quantità 

Anche ordiniamo, acciò che s' abbiano denari pelli bisogni 
deir arte , che ogni rectore sien tenuti di penare o di far penare 

(1) Cioè: mallevadoria, ed anche per persona che da o pretta garaniia. 

(9) Manca: si richiama. 

(S) Obbligare cioè , a dar garanzia colni che ne fosse stalo richiesto. 



OB^ PITTOftl SEmi 7 

ìuposla a cia0cbediiiìo dell' aite de^ dipentori ; sì veramente che 
non si possa penare da doe s. in su, ma fino a questa quantità: 
e^ ine in giù per Hvra e per soldo , come parrà a li ponitori ; e 
che r arte abbia una chassetta , ne la quale si mettano et stieno 
e denari che perverranno a le mani del camarlengo ; e ne la del- 
ta cassetta stia el Breve , (1) el livro d'entrate e d' escite e de' ri- 
chiami, acciò eh' e denari e Faltre cose dell'arte stieno e si ren- 
dano salve. 

Capitolo XIV. 

Di non mettere uno oro per uno olirò j o uno colore per altro 

Anche ordiniamo , che nullo de '1 arte de' dipentorì ardisca o- 
fer presuma di mettare ne' lavorii che fieK^esse altro oro o ariento 
o colori che avesse promesso, sì come erodi metà, peroro fino, 
e stagno per ariento, azzurro de la Ma^oa per azurro oltramarì- 
no, biadetto overo indico per azzurro, terra rossa o minio per 
cìnd>ro; e chi contrafiiMsse per le predette cose sia ponito et 

per ogni volta in x libr. 



kr I t I '. I I I i ^; 



Capitolo XV. 

Di non revelare né palesare alchuna cosa ragionata 

Anche ordiniamo, acciò che nullo ardisca di rivelare o pa- 
lese dare alchuna cosa , la quale fusse ragionata overo posta in se- 
^^eto per lo rectore de Tunix^ersità de'dipentori, che quel cotale 
sottoposto che rivelasse neuna delle predette cose, sia in prima 
privato d' ogni e ciascuno officio che onor portasse ne la detta ar- 
te, per tempo di due anni ; non di meno paghi al camarlengo del- 
l' arte v libr. 

Capitolo XVI. 

Che neuno offitiale possa deggere rectore a se prossimo 

consanguineo 

Anche ordiniamo , acciò che la electione degli oiiciagli pro- 
ceda con ordine di ragione , e sia privata d' offke spetialità , che 

(1) CMè a Lihr^ rfegK SCat«y éell' Arte. 



8 BREVE dell' arte 

coloro che saranno affare la nuova electione degli oficiali j non 
possano né debbano elogiare neuno de' detti officiali el quale sia 
congiunto de' de' ( detti ) electori , sì come fratello carnale ovaro 
fratello cugino , o cognato carnale overo cugino j over compagno 
inbuttiga: e chi contrafacesse paghi per ogni volta xx s. 

Capitolo XVII. 

Che neuno ardisca di Iminghare o iottrare alcuno lavorente 

altrui 

Ancho ordiniamo, che neuno dipintore ardisca overo presuma 
da tentare, overo lusingare, o sottrarre neuno lavorente, el quale 
fusse posto co'. neuno dipintore ad anno o a mese , per volerlo tol- 
lero a quel cotale con cui fusse posto, per qualunque cagione sia; 
se già non fusse di volontà di colui che tenesse el detto lavoren- 
te , come per colui che '1 sottraesse ; e cagia in quella medesima 
pena quando la colpa venisse da lui: però chi contrafacesse pa- 
ghi xxV lire. 

Capitolo XVlll. 

Che neuno debbia dire parole che [ussero vergogna dd rectore 

Ancho ordiniamo, che conciò sia cosa che onesto sia di ren- 
dare onore al rectore e a^i altri officiali, neuno ardisca di spar- 
lare con parole villane e disoneste , le quali parole possano tor- 
nare in vergognià (e) in vitopero del rectore et de' suoi officiali , e 
spetialmente quando fussero dette in atto d' officio ; e (chi) con- 
traiacesse sia punito e condannato per ogni volta in xx s. e più 
fO meno , considerato la conditione de la persona e la qualità del 
fatto. 

Capitolo XIX. 

Che'l rectore debbia mettere pace 

Ancho ordiniamo che , i^e avenisse che neuno de la detta ar- 
te avesse alchuna mala voglienza l'uno coli' altro o per parole o 
per fatti , che incontaneRte ohe '1 rectore saprà eh' e detti sotto- 



db' Pinoli asiitti 9 

po6li abiano insieme briga o controversa neona, ^ ddba a suo 
potere riduciare a pace e a concordia; e sia tenuto e rectorCi al- 
meno ma volta nel tempo del suo officio, mandare per tutti quel- 
li de Parte ad uno ad uno, e tenere segreta esaminanone se san- 
no se neuno de Parte stesse male Vuno co T altro, e se trover- 
rà infra neuno briga o mala vo^ienza , sì li riduca a pace e a uni* 
tà quanto gli è possibile. 

Capitolo XX. 

Chel rettore nonst la fine dd suo ofptio debòia ricogliere 

ogni bando 

Ancho ordiniamo, eh' ogpe rectore enanzi la fine del loro offi- 
cio deba avere riscosso ogni bando e condannagioni che avesse fat- 
to nel tempo del suo officio ; sempre inteso et dichiarato che non 
s'intenda per coloro che fossero condapnati a certo termine, el 
quale termine si distendesse oltre al tempo che dura V officio 
(di) quello rectore eh' avesse fatta la detta condannagione : e se 
avenisse per molte e varie cagioni , le dette condanpoagiooi non po- 
tesse avere riscosse ne la fine del tempo suo , che per autorità e 
balìa del presente ordenamento abbia a potere riscuotare , termine 
quindici di , con quella potestà e balia che aveva quando era nel 
sopradetto officio: e chi contrafacesse paghi per pena xx s. 

Capitolo XXI. 

Che neuno camarlengo posm condempnare o toUer penuj 

se non secondo li statuti 

Ancho ordiniamo, che neuno camarlengo possa né debba per 
neuno richiamo overo quistione che fusse dinanzi da lui , disten- 
darsi oltre a quello che parlano e nostri statuti , cioè de le pene 
e bandi e decime che si debbono pagare secondo la forma de' no- 
stri capitoU , senza la volontà del rectore e del suo consiglio : e 
chi «ontrafacesse , paghi per pena xx s. 



f meVb dbll* artb 



Capitolo XXII. 



Che neuno debia cantradicere al metto dH rectore 

Ancho ordiniamo , acciò che 1 rectore sia ubidito e temuto , 
che neuno de la detta arte, el quale fosse pegnorato per lo re- 
ctore , non debia né ardisca di contradire al suo messo , che vo- 
lesse toUare alcuno pegno : e chi per così fatto modo spregiasse 
el comandamento del rectore, sia punito e condennato per cia- 
scheuna volta in x s. 

Capitolo XXIIl. 

Che 1 rettore possa fare raunare racolta a* bisogni 

Ancho ordiniamo, che 1 rectore possa fare racolta quando gli 
piace , secondo che vedrà eh' e bisogni richierranno ; e chi centra- 
facesse, per cholui che non ubidisse paghi x s. 

CAprroLo XXIV. 

Che 7 rectore col suo consiglio debbiano degere due o pili 

e quali possano corregere el Breve 

Ancho ordiniamo , che 1 rectore debba e sia tenuto inanzi la 
fine del suo officio, elegiare col suo consiglio due over tre buoni 
huomini de la detta arte, de' migliori e de' più savi che saranno 
nelV arte ; e quali huomini così eletti si debbano recare el Breve 
per le mani , e mirino se lo' pare d' acresciare o di menovare 
alcuna cosa al detto Breve, e a loro sia licito di fare statuti di 
nuovo , come conosciaranno che sieno utili e necessarii ; e che '1 
rectore faccia ricordare per suo messo agli uomini dell'arte se 
vogliono dare neuna petitione a' detti officiali, et ogni cosa che 
provederanno , si riducano in iscriptura , e dienla in mano del re- 
ctore : el detto rectore foccia convocare la racolta generale , ac- 
ceptato (1) che non vi sieno e fanciulli, e ine si legano per li detti 
statutari gli ordini che avaranno fatti , et anco ogne petitione che 

(1) Intendi: eeeetloato. 



M' ViTTMI SHiHi il 

lo' fmse datat; e poi che MmoDO eo6Ì lette, « si pertiraiuio ad 
ad una, e quello che si prendaràe s'afM'orarrèper le due partì 
o più de la racolla, sì si scriva solenemente nel Breve cogli altri 
ordinamenti ; e quando e rectore a le predette cose fiisse nig^igen* 
te, sia punito in X s. per ciascheduna volta. 

Capitolo XXV. 
De la pena di colui che ri spergiuroMie 

Ancho ordiniamo^ che qualunque dipintore farà alchuno sara- 
mento, el quale saramento ^ fosse btto lare per Io rectore o 
per lo caniarlengo, e quel cotale saramento ^ fosse riprovato con 
soficiente pruova, che quel cotale sia punito in lx a. 

Capitolo XXVI. 

Che neuno pana rifiutare alcuno ofpHo 

Ancho ordimamo, che neuno dipintore possa né debba rifiatare 
neuno offitio che gli fosse dato overo conceduto per V università 
deir arte , acceptato che non avesse vacatione, accio che le &di^ie 
e li onori delF arte sieno participati a ciascheduno ; e chi contra- 
iacesse sia punito e condenpnato in v lire. 

Capitolo XXVIl. 

Di portare d cero a la festa di santo Lucha 

Ancho ordiniamo, aggiongendo al capitolo che parla de la fe- 
sta di santo Luca , cioè di portare el cero , che non sia neuno che 
possa né debia scamozzare el cero che porta a la festa ; conciosia 
cosa che non sia onesto né onore del Santo; e però chi contraf- 
farà al capitolo sia punito in x s. 

Capitolo XXVIII. 

Che 'l rectore possa e debbia rendere ragione de' sottoposti 

déf arte 

Ancho ordiniamo ch^ e rectore overo el signore de la detta 
arte possa et a lui sia licito di servare e di rendere ragpooe de^ suoi 



12 BBBVB DELL* ABTB 

sottoposti, et cognoscere summarìamente in (^i tempo de le de- 
pincture e de V uopare e de^ focti dell' arte a chiunque domandas- 
se j et ancora de V altre cose che sr dimandassero per alchuno di- 
pentore ad alchuno dipentore dinanzi a rectore che decto ene. 

Capitolo XXIX. 

Che ciascheduno offUiale renda ragione de la $wi signoria 

Anche ordiniamo, ch^ e rectore overo signore, et il camarlengo 
et ciascheduno uficiale della decta arte renda la ragione della ami- 
nistratione e della signoria sua, e di tucte quelle cose le quagli 
ane facte nel tempo del suo oficio , agli ufficiali electi spetialmen- 
te a ciò; e quagli ufficiali sieno etessere debino tre, etelegansi 
quando se elegge el nuovo rectore overo signore della decta arte. 
Et i decti tre ufficiali overo sindici dcbiano asindicare gli uffitiali 
vechi , et cercare et invenire chome anno facto l' oficio loro , et se 
sono stati neglegenti et pigri , e truovino essi overo alcuno di loro 
avere peccato overo avere commesso alcuna cosa centra a la for- 
ma degli statuti e degli ordinamenti della sopradecta arte , overo 
abiano facto centra loro giramento (1) o loro ufficio, puniscano e 
condannino e detti tre ufficiaU per qualunque truovano colpevole, 
ciascheduno in xl s., et in magiore et in minore quantità, come 
a loro parrà , considerata la qualità del peccato ; et questo reci- 
tino nella racolta , la quale si si faccia a loro volontà et richie- 
sta ; et le predecte cose si dcbiano fare et conpire infra xv di di- 
po' r escimento del vechio rectore et chamarlengho. 

Capitolo XXX. 

De la pena di choloro che sono richiesti et non comparischono 

Anche ordiniamo , che se alcuno che sia rinchesto non ver- 
rà a r ora ordinata a la racolta , o. non comparirà dinanzi al re- 
ctore al signore de la decta arte, paghi incontanente di facto 
V s. , già se (2) non stesse con parola del rectore o del signore ; la 
qual parola et licentia non debia dare se non per insta chagione. 

(1) Per glorMifliito. 
. !• (9) laf«cB,.di- w ^: Coèì nel)Ca|*i(olo secMOte e nel XXXIh 



db' FlTTOftl ilUlSI I S 

Capìtolo .XXXI. 

Di ehi toUeue alchtma buitiga a pigiane a iuo pfofnio nome 

Anche è ordinato, che neuno tolgha o fàccia torre a pigione 
alcuna biitig|ba a suo proprio/^n^^ma^el^ »' egli- à. cqmpfi^o uno 
r)vero più , tolghala a pigione per se et per li compangni o com- 
pangpo; et chi eootraiacessc ^ pMiu4P per cias* .*.($ie: citucutia 
vàUa) in x lire , già se ncm {ussero in concordia o bisso per p»- 
cto in fin loro. 

Capitolo XXXU 

Cht ntwno tenga àlchùnó gignore de non ha giurato 

a la detta arte 

Anche è ordinato , che neuno tengha alchune gignere overo 
ilescepc^ o >vero alcimo. altro ^^ iopararo e a fcre Tfute 4e li de- 
pintori b buttigha overo altrui (1) ^à se non fusse sottoposto et ab- 
bia turato a la decta arte et a la università , et se oon à' datp quel- 
lo, che ne lo. statuto de la decta afte.. si contiene. 

Capitolo XXXm. , 

Che neuno debbia fare contro V arte o contro l' università 

Anello è ordinate, che neuno faccia e dica e cornetta e sia 
ardite di comectere e di fare cemcctere contro Tartc et F univer- 
sità predecta , e centro Y onore et lo bene et lo state de la decta 
cirte et de la università predecta ; et chi contra fjgicess9. , si che co^ì 
;ipaia manifeste a rectore , al camerlengo et a' consiglieri de la de- 
«ta arte e a l'università predecta o a le due parti di loro, sia pu- 
nito et condempnato per ciascheuna volta in xl 9. 

Capitolo XXXIV. 

Che ciascheduno sia tenuto di denunziare chi conira 

facesse atti statuti 

Anche è ordinato, che ciascheune sia tenuto per iuramente di 
dinunptiare chi cometesse e contrafacesse alli statuti della predecta 

(I) lotendi - m bottega propria oTrero in bottega altr«i - 



14 MKVB tmij; ARTE 

arte ; et chi acusarà o dinunptiarà , abia la metà della coiidempna- 
gionc che si farà di quel cotale accusato o denunziato , e siali te- 
nuto credenza. 

CAPItOLO XXXV. 

Di guardare le paspie e le nilie di «anto Maria 

Anche è ordinato, die qoafainque bora el rectore o el messo 
da parte del decto rectore comandasse el sabato o le vigilie di 
santa Maria o le pasque ; che neuno lavori in tal dì , quando li fiisse 
comandato, come decto ene, et debia lassare ogni lavorìo; già 
se non fusse con parola del rectore : e chi contraiacesse paghi 
per ogni volta V s. 

Capitolo XXXVl. 

Robrica deBe feste comandate da la taMa Chiesa 

Qui di sotto sirano scripte tutte le feste le quali sono com- 
mandate per la santa Chiesa' di Roma, et anco ci sono agiunte 
certe feste che sono comandate per gli consoli (!) le quali noi sia- 
mo tenuti di guardare secondo e nòstri stantiamenti et ordini. 

Fextp del mese di Genaio Del mese d* Aprile 

ÌJì Circumcisione di Cristo S. Marcbo Evangelista 

La Èpyphania di Cristo S. Pietro Martire 
S. Agnesa Vergene Del mese di Magio 

La convereione di S. Paulo S. lacomo et S. Phylippo 

Dei mese di Femio La Envenzlone di S. gg 

La Purificatioile di & Maria S. lohanni Porta Latina 

S. Biagio Veschovct S. Michele Angelo 

La Cathredra di S. Pietro L'Ascensione del nostro Signore 

S. Mathya Apostolo S. lusto 

Del mese di Marzo Del mese di Giugno 

S. Gregorio Papa S. Bamabe 

L* Anunptiatione di S. Maria S. Giovanni Baptista 

S. Ambruogio di S. (2) S. Pietro et S. Paulo 
El Venardi Santo 

(1) Cioè: i ConsqU àéìU OMrcaiizia. 

(S) Di Sieoa: doi il bealo iìoMópo Samedooi. 



BS' PITTOAI nAgMì 



15 



& MaifariU Y. 
& Maria Magdalena 
S. larono et S. Crisloibro 
Del ime$€ dT AgoUo 
S. Pirtro ìd Yincula 
S. Domenico Confessore 
S. Loremo Jiartire 
V AssunpUone « 8. Maria 
si. Bartolomeo Apostolo 
Su AgosUno 
La Decollallona 4l8u GSovaonl lapL S. Aanano Martin 

Dd «Mss di SdtmbM 
La NaiMlà 41 & Maria 
La £xallaliofie 41 & fil 
S. Matteo Apostolo 
Su Michele Arcangelo principe 

Dd wu$e ^ Otobr$ 
S. Fraocescbo confessore 
S. Loca Evangelista 



& Undici aiilia Vergini et S. Ursula 
S. Simone et Inda 

Dd flMife di Novembre 
U lésU di TucU e SanU 
S. Salvatore de r universo seculo 
S. Martino Vescovo 
S. Clemente Papa 
S. Katlierina Vergine 
Su Andrea Apostolo 
S. Pietro Alissandrino Papa 

Dd MMf a di Dìetmbre 



Su Nicolò Vescovo 

S. Lucia Vergane 

S. Thomè Apostolo 

La S. Nativitate del nostro Signore 

S. Stefano Martire 

S. Giovanni Apostolo et Evangelista 

S. Inocentt 

S. Silvestro Papa 



Capitolo XXXVIl. 

Di cMufifiie facetse catUra 1 bretft 

Amcho è ordinato, eh' e rectore sia tenuto di cercare come a 
lui m^lio parrà , se alcuno della deeta arte fa , overo avesse fa- 
cto , overo farà contra el Breve overo statuto della decta arte , o- 
vero contra ci suo iuramento; et si provato fusse contra le predecte 
cose avere facto , paghi quello cotale che comtrafacesse , per eia- 
scheuoa volta al camarlengo della decta arte , ricevendo per la de- 
cta arte , x 8. ; et più e meno a la volontà del rectore , considerata 
la conditione della persona e la qualità del facto. 

Capitolo XXXVlll. 

Che 1 rectore debbia procedere conira chi faceste 

contro lo Breve 

Amcho è ordinato et aiunto è , che e rectore della decta arte 
ilebia procedere contra ogni et ciascuno della detta arte che con- 



1 6 BRÈVE dell' arte 

trafacessero' '0 vero commettessero alcuna cosa centra lo statuto, 
overo che non fussero ubidienti al rectore , overo al s^ore : per 
accusamento overo per inquisitione overo per alcmio altro modo : 
servati o non servati (ne) le soUenità della radono. 

Capitolo XXXIX. 

■ '-,". •■ • . • 

Ddla pena di chi offendmt V arit 

Anche è ordinato , che se alcuno offendesse F arte, overo T unir 
versila deMipentorì in deto o in facto, et dinuntiaio fosse aiFO*- 
ctore; sia tenuto quel medesimo rectore di cercare e punire chi 
contrafacesse, secondo la forma de lo statuto de la' dèctà arte, et 
essi ne la publica convocatione e racolta dìhuàt^é e'divHatéé 
manifestare. "' ' 

CAtlTOU) XL. ' '■ ' • > 

Béla pena di colui che tton pagasse la sua ^cf^nàarinagioi^ ^ 

Anche è ordinato, che se alcuno dipentore sarà condennato 
overo punito da rectore overo dal signore : e non pagasse la sua 
condennagione infra '1 termine a lui assegnatO\dat;i\BCtore soprade- 
cto , ovvero none ubidisse al rectore della decta arte et de V uni- 
visrsità predetta; comandisi a tutti quanti gli altri Sentóri; òhe col 
détto divietato non abbiano a fere, né esso riceptfàd, riè con lui 
partìcipiho ili alcuno modo! 

Caipitolo ìli. ' 

' €oine ^'ciascheduna debbia dare et pr^tarè "tiìnio ' 

e fabòì^ à tecfore " ■''"'■' "»'■ '"' ' 

Anche é statuto et bMinàto , bhé òiascheuno della decta arte 
sia tenuto^ di- fai^e et di prestar^, et di dare ja^iutp, pt C9nsegIio et 
favore al rectore overo al ^^gpore della decta arte, in mandare (a) 
executione gli statuti et gli ordinamenti della decta arte, et in acre- 
scere ^t man(énéréet>a(itai*e èt*'lRak*é gliòbé^i'èf Purtnitadi della 
sojpradècta art^, et ih ' o^t et' 'dasòUédctoa ccfsà , Itt' quale' s' à^^^ 



de' PITTOBI 8BHB8I 17 

teoessse overo se potesse apartenere al suo uficio per alcuna cha- 
gioue, o in alcuno modo, a la sua volontade et richesta. 

Capitolo XLIl. 

Ch€ dascheduno Mia tenuto di tenere in credenlia 
ogni iegreto impotto per lo rectare 

Ancho è ordinato, che ciascheduno della decta arte sia tenuto 
di tenere in segreto offd credetitia che gli fusse inposta dal re- 
ctore della decta arte a lengua (1) overo per iscriptura o per lo 
messo , del facto o per lo facto dell* arte de' dipentori , et altrui 
in alcuno modo o per alcuna cagione non manifestare, socto pena 
di XX 8. et più et meno, a la volontà del rectore: considerata la 
condìtioDe della persona et la qualità del facto. 

Capitolo XLIII. 

Chi faerste com che pertenga a danno o a ifergona^ (sic) 

e de la sua pena 

Ancho è ordinato et statuito, che se avenisseche alcimo del- 
la decta arte facesse o dicesse alcuna chosa che paia al rectore 
et ai soi consiglieri che tomi o pertenga a dampno o dfeinore del- 
la decta arte , overo centra lo onore et lo stato dell' arte prede- 
cta; sia punito et condempnato per lo decto rectore quello cho- 
tale che contrafacesse , per ciascheduna volta in x s. et in magio- 
re et minore quantità, a la volontà del decto rectore, considera- 
ta la ronditiono della persona et la qualità del facto. 

In nomine domini amen. Anno domini millesimo trecentesimo quin- 
quagesimo quinto (stile comune: 1356), indictione nona, die decimo 
nono mensis Februarii 

Correcta et approbata fuerunt omnia suprascrìpta statata per sa- 
pientissimum et eloqiientissimum virum dominum Richum de Morrano 
de Mutina, excellentissimiim legum doctorem, iudicem appellationnm , 
H maiorem sindirum comnnis Senarum et officiales mercanlie « et a- 
lios sapientes electos ad predicta per domtnos Duodecim defensores et 

. 1; ijfHgua - fenetiiBno, p»sr liiifoa. 

2 



18 BREVE dell' arte 

gubernatores reipublice et comuois Senarum, secuDdom fonnam statu- 
torum comunis Senarum , cassantes omnia statuta quae contra hono- 
rem et statiim comunis Senarum in aiiquo loquerentur, et mandantes 
quod nuHus utatur aiiquo statuto raso vel abrogato sub poena in sta- 
tutis comunis Senarum contenta. 

Ego Symon quondam domini Rastauri de Rastauris de Mulina , 
imperia]! auctoritate notarius , et nunc notariiis et udìcialis dicti do- 
mini Richi, prediate approbationi interfui, et de mandato ipsius do- 
mini Richi sindici, me subscripsi et publicavi. 

Capitolo XLIV. 

Di fare itime et pagare la taxa e in che modo 

Anche è ordinato et statuito per V arte de' dipentori , che niu- 
no possi stimare niuno lavoro senza licentia del rectorc, et che 
non possi fare stima so non è de Y arte de' dipentori , e che niu- 
no possi stimare, se prima coloro che vogliano far fare alcuna 
stima , non pagano al rectorc de Y arte la taxa d' otto soldi per li- 
ra, al rcctore, da quaranta lire in giù, et da quaranta in su, sol- 
di quaranta , et la metà de la stima sia de Y arte , et Y altra delli 
stimatori. £t chi contrafà a tucto el soprascritto capitolo , caggia 
in pena di v lire per volta. 

Fi è poi scritto cosi in carattere corrente del secolo XFII: 
Manca una carta, dove forse era T appravazionc di detti statuti 
fatta da' signori Nove, e fatta levare da' Dodici. 

Capitolo XLV. 

Che U kamarlengo ubidisca d rectore e in che modo 

Ancho ordinato è, che se il camarlingo non mette ad esse- 
cutione quello che lo rectore gli imporrà o comanderà , acciochè 
non sia negligente né timido , eh' cigli abbia un messo buono et 
sof&ciente da fare ogni ambasciata e richiesta , e se a ciò il camar- 
lengo fosse pigro, caggia in pena buona el grossa per ogni volta 
che contrafaccsse , cioè in pena di xv s. per ogni volta. 



db' NTTOftì nmn li 

Capitolo XLVI. 

Che lo reetore patri fare raeolta e dd modo 

Ancho ci pare di tare una adgionta al capitolo che parla: 
die 1 reetore possa fiure raeolta quando li piace: cioè che non 
possa tare raccolta in minore ninnerò che di diece consel^ieri ; 
sempre inteso in cpiello numero e conseglierì del reetore et de li 
detti diece conselglieri , o da ine in suso^ sieno et essere debiano 
d' ogni mestiero , cioè delle figure e deir arme et delle mura per 
iguale parte quanto più si pò; et lo reetore che in ciò fosse ne- 
^igente, caggb in pena per ogni volta di xxV 8. 

CAPrroLO XLVn. 

Di portare d cero per la foia di $atiio Luca 

Ancho ci pare che al capitolo che parla della festa di santo 
Luca , cioè di portare el cero, che ncm ostante che el rettore fiio- 
eia la raccolta octo di innanzi la festa, nondimeno Caccia comanr 
dare a ciaschuno per se che porti el cero, però che non è mai 
che tutti sieno a la raccolta : et però ci pare di farne questa ad- 
giunta: et se noi fa, caggia in pena di xx soldi. 

Capitolo XLVIII. 

DéUa deiione dd reetore e Kamariengo 

Ancho; agiugnendo al capitolo che parla della electione del 
rettore ; che come e tre electori anno a fare el rettore , cosi fac- 
ciano et fare debbano electione di tre buoni huomini, li quali 
«^ieno li migliori et li più sofficienti eh' eglino conosceranno in tut- 
ta r arte : el che questi tre cosi eletti si debbiano scnittinare nel- 
la raccolta generale a boci segrete. Et colui delli decti tre che 
averà le più voci, sia et essere debbia reetore della decta arte; 
et se avenisse che due de' decti tre avessero le voci uguali, cho- 
lui che sarà di più tempo, rimanga reetore. El decto scnittinio 
sia tenuto per lo reetore vecchio, si veramente che lo reetore 
vecchio con suoi conseglierì dieno in prìma le loro voci, accio- 
che al dietro non potessero fare reetore al loro senno ; perochè 



so brbVe dell' arte 

per una voce più o meno , potrebbero fare e disfare chui ellino 
volessero ; si veramente che quelli tre che saranno sopra decta eie- 
ctione, possano fare et fare debbano el camarlingo et li consiglie- 
ri dell'arte et sindichi, come prima facevano. Et lo rettore vec- 
chio et suo consiglieri giurino nelle mani del camarlingo di tene- 
re lo scruttinio bene et lealmente senza usare alcuna malizia di 
non dicere le voci a chui saranno date : et quando el rectore qua* 
sto non facesse, caggia in pena di soldi xxxx. 

In nomine domini. Amen. Anno minesimo trecentesimo LVII (stile 
comune 1358) indici. XI die XX mensis Februari. 

Correcta et approbata fuerunt supradicta staluta et brevia per do- 
bilem et sapientem virum dominum Lodovicum de Spoleto, iudicem 
appeliationum 9 et maiorem sindicum comunis Senarum, et dominos 
odìciales mercantiae, et alios sapientes electos ad predieta per do- 
minos Duodecim gubernatores et dcfensores reipublicae comunis Sena- 
rum : cassantes et irritantes omnia statula et brevia , quae contra ho- 
norem statum el libertatem comunis Senarum in aliquo ioquerentur. 
Non intendentes per ha ne approbalionem derogare aliquibus statutis 
vel reformationibus factis vel fiendis comunis Senarnm : volentes quod 
per hanc appr<^tionem non derogetur iurisdictioni vel statuto alf- 
cuiuft officialis comunis Senarum vel iurisdictioni vel statuto oAlciaKum 
mercanliae, quam haberent de consuetudine vel de iure: et mandan- 
tes quod nuilus utatur aliquo statuto casso vel abrogato, sub penis in 
statutis comunis Senarum contentis. 

Ego Franciscus Angelitti de Trevio, imperiali auctoritate nota- 
rìus, et nuDc notarius et officialis dicli domini Syndici, predicte 
approbationi interfui, et de ipsius domini Syndici mandato me sub- 
scripsi et publicavi. 

Seguano poi altre due approvazioni ^ una dell' ultimo Feb- 
braio 1359(1360)^ e V altra dd 21 Jprile dd 1361. 

Capitolo XLIX. 

Come si faccia f offerta per la festa di santo Andrea 
de^ Ghallerani (ì) a la Misericordia 

Anco providero e ordinaro,che l'università de l'arte de'di- 
pentori ogn' anno in perpetuo paghi overo spenda per la festa di 

(1) $aoUaeato dal popolo Seaeie» non daUa Chiesa. 



db' pittori SBl^BSl 21 

santo Andrea de' Ghallcrani quattro libre di danari, le quagli si 
debbano ponare e strìbuire a ciascheuno per livra e per soldo, 
ebome toccha e come parrà a Y imponitori de' detti denari , si ve- 
ramente che le decte qoatro libre si convertano in ceri e nel pre- 
sto di due doppieri, sì come pan-à e piaciarà a la detta univer- 
sità de' dipentori; sempre inteso, e dichiarato che la detta festa e 
offerta si faccia e fare si debba alla chiesa de la Misericordia de 
la città di Siena , e che ogni e ciascheuno dipentore sia tenuto e 
debba sotto pena di diece soldi per uno, essare a portare el cie- 
ro, come gli toccarà a la decta festa. 

Seguono di poi cinque approvazioni ^ la prima del 15 Febr 
braio 1361 (1362)^ la seconda dd 21 Febbraio 1362 (1363)^ la 
tersa dd 27 Febbraio 1364 (1365)^ la quarta del 24 Febbraio 
1365(1366)^ la quinta dd 16 Maggio 1384. 

Capitolo L. 

Al nome dell' onipotente idio e de la sua benedecta madre 
vergine Madona Sancta Maria e dì tucti Sancti e Sancte de la corte 
celeste e spetialmente del beato sancto Luca ev angelista , capo e 
guida dell' università de' dipentori , el quale dipense e figurò la im- 
magine de la Vergine Maria, madre del figliuolo di Dio. 

Ordeniamo, che la festa del venerabile sanclo Luca sia da 
ciascheuno dipcnlore solempncmente guardata, dentro o di fuore de 
la cictà che fusse , e che per la sua festa ciascheuno dipentore , 
cioè maestri , lavorenti che stieno ad anno , o a mese , overo a dì , 
o a lavorio , portino e portar debbano uno cero a le loro propie 
spese- E se avvenisse che alcuno fusse fuore de la città, cioè nel 
contado di Siena , che allora in quello caso , el suo compagno o- 
vero maestro sia tenuto di mandare uno cero a la decta festa per 
quel cotale che non fusse a Siena; sempre raguardata la condi- 
tione de la persona e la qualità del facto; e che la festa si debba 
fare e celebrare e onorare in perpetuo nella chiesa di santa Ma- 
ria de la Misericordia da Siena, sicome fu deliberato ne la ge- 
nerale raccolta dell' università de' dipentori , facto el partito infra 
loro a lupini bianchi e neri , e vento {vinto) oltre alle due parli 
de le boci. Facta la sopradecta dilibaratione , ne la casa de la 
Misericordia da Siena, a di xxx d'agosto mccglxvii. 



82 BREVE dell'arte 

Capitolo LI. 

Che nessuno parii contro la dieta ddiberatione di socio (1) 

Ancho ordeniamo, che neuno dipentore ardisca overo prosu* 
ma i' neuna racolta overo di fìiore da racolta , ragionare , arengare 
overo consegliare contra la sopradecta diliberatione , facta per la 
decta università; e se neuno contrafacesse a le predette cose, pa- 
ghi e pagar debba al camarlengho della decta arte, ricevendo per 
la decta arte, x libre, e nondimeno quel cotale che contrafacesse , 
non possa avere né offitio né benefitio ne V arte da ine a x anni 
prossimi che verranno. 

Capitolo LII. 

Che niun forastiero possi fare ninna trabalderia (2) 

Ancho, acciocché neuno forestiere possa fare alcuna trabal- 
daria o alchuna archimia , ordeniamo , che se nella cictà di Siena 
venisse alcuno forestiere , e in essa cictà con alcuno maestro la- 
vorrà o ad anno o a mese o a dì o a lavorio; che sì tosto co- 
me cominciarà a lavorare, che'l suo maestro dia sicortà air arte 
per lui di vinti e cinque livre di denari senesi , o veramente pi- 
gliando lavorio in suo capo, (Queste parole sono aggiunte dopo.) 

Capitolo LUI. 
Se niun forestiero facesse botigha (3) 

Anco ordeniamo , che se alcuno forestiere nella città di Siena 
focesse boctigha, o se con alcun altro dipentore s' aconpagnasse , 
che U decto forestiere paghi al camarlengo de Y arte cinque livre di 
denari , o veramente pigliando lavorio in suo capo. ( Queste parole 
sono aggiunte dopo.) 

Capitolo UV. 

Che nessun facci inségne da taverne (4) 
Anco ordiniamo, che neuno dipentore possa né debba fare 

(1) Qoesta robrica è scritta di mano più moderna. 

(2) Di scrìttora più moderna. 

(S) Rubrica acrittaTi modernamente. (A) Anche qoesta, come sopra* 



db' PITTORI SfiNBSl Stt 

alcuna insegna da taverna, se none el camarlei^o de Tarte in 
questo modo, cioè; che la 'nsegna non si possa vendare più che 
octo denari, e Tuna metà di detti denari sia ed esser debba del- 
r università de V arte , e V altra metà sia del camarlengo ; e se 1 
camarlengho non volesse Fare le decte insegne, che esso possa 
iarle fate a cui più gli piacerà, per quello medesimo prezzo. 

In nomine domini amen. Anno domini millesimo (XXXXVII (1368) 
indictione V, die XXVI Februarìi 

Correcta et approbata fuerunt dieta statuta et ordinamenta per 
nobilem et e^egium dominum Angelom Perilli de Goadagiaris? de 
Fulgineo, legum doctorem, iudicem appellationum , et maiorem sin- 
dicum comunis Senarum, et per sapientes oflltiales mercantiae diete 
ciTitatis , nec non per oiAciales electos per olDcium dominorom Duo- 
decim. Cassantes et irritantes etc. etc. 

Et ego lohannes quondam Puctii de Camerino etc 

Segue di poi altra approvazione del 26 di Marzo dd 1370. 

Capitolo LV. 

Che la festa di santo Luca sia celebrata et honorata da'dipentori 
nella chiesa de lo Spedale di santa Maria de la Scala di Sieìia 

Al nome de V omnipotente Dio e de la sua madre Madonna 
santa Maria et de lo benedetto missere santo Luca evangelista, 
guida et difensore , capo et padrone dell' arte de li dipentori , et 
dì tutti li santi et sante de la corte del cielo. Amen. 

Certi savi huomini deir arte de^ dipentori , electi et chiamati 
ensieme col rectore de la detta arte ne la genarale raccolta de' di- 
pentori , insieme ragunati per dare ordine dove per ennanzi si deb- 
ba honorare la festa del beato santo Luca evangelista per Varte 
detta ; per vigore de la balia a loro data nella genarale raccolta; 
dirogato in prima solennemente ogni statuto che in contrario par- 
lasse, come appare nel libro del camarlengo; furono in concor- 
dia et dilibararono , che nel nome di dio da quinci innanzi per lo 
rectore et tutti li sottoposti do la detta arte de' dipentori si s' ho- 
nori la festa del detto santo Luca in ne la chiesa de lo spedale di 
santa Maria de la Scala , con quelli modi , con quella cera et con 



24 BREVE dell' arte 

quelle conditioni et a quella pena , che s' honorava la detta festa 
da quincà a dietro nella chiesa di santa Maria de la Misericordia. 
Si che ognuno dipentore , maestri et lavorenti et loro maestri et 
compagni sieno tenuti et debbano , nel die del beato misser sancto 
Luca , a portare lo cero a la festa a lo spedale Sante Marie de la 
Scala, ad accompagnare el suo rettore, come doveva portare^ et 
accompagnare a lo spedale de la Misericordia. Et questo statuto 
vaglia et tenga , non obstante alcuno altro statuto , che in contra- 
rio parlasse. 

In dei nomine Amen. Anno domini ab incarnationc eiusdem mil- 
lesimo trecentesimo setuagesimo nono, indictione tertia, tempore domi- 
ni Urbani divina providentia Papae VI, die ultimo mensis Novembri» 

G)rrecta et approbata fuerunt suprascrìpta statuta et ordinamene 
ta per nobilem et egregium legum doctorem, dominum lohannem quon- 
dam domini Bernardini de Lapis de Bononia, honorabilem iudicem etc. 

Ego lohannes lacobi de Sacilio, publicus imperiali auctorilate no- 
tarìns etc 

Capitolo LVl. 

Cli€ ciascuno sia tenuto a portare U cero per la festa 

di santo Lucha 

Ancho ordiniamo, acciocché la festa di misser santo Lucha 
sì faccia orevole e bella , che ciascuno dipentore el quale è a Sie- 
na o presso a quattro miglia , debba in persona rechare uno ce- 
ro di lira , e aconpagnare il rectore infino eh' è tornato neir arte. 
E'ntendasi in questo modo: eh' e maestri de le butighe overo de 
le mura debano portare un cero di libra ; e garzoni debano por- 
tare un cero di meza libra; e chi non fusse sano overo chi fiisr 
se nel conta (sic) di Siena, mandi uno cero per lo sopradetto 
modo: e chi a ciò contrafacesse, paghi a T arte cinque lire, si 
veramente che la mità tomi a V arte , e V altra agli uficiali (iella 
merchantia. 

Capitolo LVII. 

Di non fare alcuna cosa a zondadari contro forma di statuto 

Ancho ordiniamo , che neuno sottoposto de Y arte de' dipin- 
tori possa né debba prostare o vendare o donare a neuno zonda- 



DE PITTORI SEHBSI 25 

daìo o loro garzone neuna masserizia atta a dipigniare, né pennegli 
uè colorì uè colore mordente, né disigpiare alcuna cosa in carta 
overo in zondado, se non a colui di chui fiisse overo a suo fa- 
dore, né Tneono acto che tornasse in danno de Parte, o in ver- 
gognia ; e chi contrafacesse al decto capitolo, sia punito e condan- 
nato in diece lire , si veramente che la metà tomi a V arte , e 
r ahra a^i u£Bciali de la mercantia ; e eh' e rettore sia tenuto a Ear- 
gli pagare ; e che ciaschuno possa accusare a rectore chi contra- 
tàcesse , e ahi la quarta parte del bando , e 1 suo nome sia te- 
nato segreto. 

Capitolo LYIH. 

Di ehi diceste vUania o parale ingiuriose al retore 

Ancho ordiniamo; agiognendo al capitolo che parla di chi 
dicesse vilania al rectore ; che qualunque sottoposto d^ essa arte 
dicesse a retore mentre eh' è b oiicio, alcuna vilania o parole 
che li tornassero in vergognia overo minacciatone ; paghi per cia- 
seona volta cinque lire al camarlengho « ricevendo per la detta 
arte , si veramente che la metà tomi a Y arte , et altra agli ufi- 
<'iali de la mercantia. 

Capitolo UX. 

Di chi tolesse alcuno lavorio che fusse hfifo per altro dipenlore 

Ancho ordiniamo; agi(^endo al capitolo che parla di non 
tollare lavorio V uno a V altro ; che chi tolesse alcuno lavorio , 
el quale avesse tolto a fare alcuno sottoposto , del quale si fusse 
rìcivuta tenuta, o che n'aparisse scritta overo testimonanza : e chi 
a ciò contrafacesse , sia punito in xxv lire a pagare al camarlen- 
gho de r arte , si veramente che la metà tome (sic) a Y arte e 
r altra agli uficiali de la mercantia ; e nondimeno renda il detto la- 
vorio a cholui che prima T aveva tolto: e questo non s'intenda, 
facendolo con parola di chi prima avesse tolto tale lavorio. E s> 
rectore fusse nigrigente a fare pagare la sopradetta pena: che a 
la fine del suo uficio sia strecto dal nuovo rectore a pagare es- 
M pena per simile modo. 



26 BftKVE DRLL' ARTB 



GaI»itolo LX. 



. Come U chamarlengho sia tenuto a rendare la sua ragione 

infra xv di 

Ancho ordiniamo , acciochè V arte abi el suo dovere , che 
ciascuno chamarlengo che pei tempi sarà, sia tenuto a rendare 
la sua ragione infra chiudici di a Y escita del suo uficio , e asse- 
gnare al camarlengho nuovo ogni mobile e pegni e massarizic de 
r arte , e che la sua ragione si legha a la prima racolta eh' e re- 
ctore nuovo farà ; e se non rende infra '1 dicto tempo la ragione 
e le cose de Y arte , s' intenda essare condannalo a pagare a Y ar- 
te quaranta soldi; e se 1 rectore fusse nigrigente a fare pagare 
la sopradecta pena , chagia in pena a pagare a Y arte cinque li- 
re , sì veramente che la metà torni a Y arte , e Y altra agli ufi- 
ciali de la mercantia. 

Ancho fii proveduto nel consiglio de' xxxvi de Y università de 
la mercantia de la città di Siena a di xxViii d* aprile mgccgii 
che al presente Breve s' agiunga el capitolo qui sotto scritto , del 
quale questo è el tenore (i). 

Capitolo LXl. 

Di non comprare le cose sospette di essere furale 

e della sua petui (n) 

Volendo provedere , (he difetti non si comettano e massima- 
mente furti, fu proveduto et ordinato in esso Consilio, che neuna 
persona sottoposta al presente Breve compri per se o per altnii , 
uè faccia comprare alcuna cosa, come sono, vestimenta, ferramen- 
ta, pannamenta, uopera di lino, oro o ariento. da alcuna persona 
sospetta , la quale si potesse presumere tal cosa essare venuta a 
le mani sue non licitamente né lealmente , né etiandio essere com- 
prata meno che debitamente ; a la pena di perdare tal cosa com- 
prata , e d' essare condannato tale compratore in altrettanto , quan- 
to vale tale cosa comprata ; e '1 camarlengo de Y arte sia tenuto 
mettare ad sua intrata tale condennagione , e rettore cosi faccia 

(1) Qiu'slo paragrafo e il seguente Capitolo sono di srrìllura del secolo XV. 

(2) La robrica è di roauo del secolo XVi. 



DB^PITTOBI SBMSI t7 

fare oservare , a la pena del doppio , se in tale cose fossoro ne- 
Vigenti ad mandare ad execntione; Et ciascuno possa dinuntiare 
et accasare, e1 suo nome sia tenuto secreto. 

n è scritto in piedi sotto rogito di Salerno di Giannino che 
i detti capitoli e statuti furono approvati il 10 Maggio 1402. 

J fot. 20 ffersOy sensa che vi sia scritto altro ^ vi sono no* 
fati j nomi, cerne appresso: 

( N. B. 00 raccdto qui le notisie di quei pittori dei quali 
non verrà altra occasione di parlare in seguito.) 

Lippo di Varai (!) lacomo di frate Mino 

(1) Fa fiiUore e niDiatore. AbHara neHa parrocchia dì Saa Maurilio. Bi- 
lir^ BCf supremo nagislrato della BepobUica nel 1560 per i ateti di loglio 
e di afoflo; e oel 1S73 per i aiiefli di feoaajo e di febbraio. Hel 1359 dipin- 
te nelf antico «Udo della Bicbema ana incoronaiiooe di ffottra Donna , la qua- 
le fn ricoperta dall' intonaco, aHorcbè oel 1445 Ansano di Pietro dipiiiseri lo 
flesso sofgetto die tuttavia è In estere. Fino ai nostri giorni si era conserrata 
la Menzione che rìcordaTa il pittore e V anno di quella antica Incoronazione. 
fl Padre della Valle, e II Bomaguoli la riferiscono in questa forma: 

LIPPVS . VAKNIS . DE . SENIS . FECIT . HOC . OPVS . ANNO . DOMINI . MILLE- 
SIMO . TBECENTESIMO . Lll . 

Dipinse ancora nel 1573 una Honziata nel chiostro di S. Domenico, ora 
quasi perduta , essendosi a fatica ai nostri giorni scoperto di sotto il bianco di 
calce, la testa della Vergine e quella dell' Angelo- Sotto erafi scrìtto: 

SEPTANTA . E . DVE . E . TBECENT* . ANNI 
DA . SIENA . QUI . DIPINSE . LIPPO . VANNI 
Ecco le meoiorìe di cose d' arte che ho trorato di Ini. 

1544. 14 Agosto. — Lippo di Vanni miniatore ebbe ij fiorini tìj soldi; le qua- 
gli sette libre li demo io sua mano contanti per compimento della miniatura 
che fecie del nostro lezioiiario,. el quale aria cominciato Simone di Cberi (Bui- 
farini) (AacHivio dbllo Spedali di Sahta Mabia della Scala di SiiifA Libro 
de' Debitorì e Creditori dal 1317 al 1416 a caHe 101.) 

— 31 Settt^mbre. — Lippo miniatore ebbe iij fiorini d*oro,e quali pagamo 
per lui a Niccolò di misser Filippo deli Scotti per lo nostro Leilonale , che ba- 
vera posto pegnìo: et sono posti che li debbia dare al libro darricogliare (da 
ricogliere) fiorini xltì- (Abcbitio detto; Libro detto: a carte 176 Terso.) 

1352. 30 Giugno. — Item magistro Lippo di Vanni {tie) pintori, prò pictit- 
ra qoam fecit in biccherna, Tidelicet Coronalio Nostre DomineJ. lxxxt libras, xtj 
sol: Tii| dee. (AAcmyio belle BiroaMAGiom oi Sima. Libro d' entrata e ascila 
della Biccherna, ad aBBvm, a carte 144.) 



28 BBBVS dell' AUTE 

Lucha di ThomA (1) 

1375. Marzo.— A oMestro Lippo dì Vanni tei fiorini d^oro, trentoD soldi, 
per la dipentora che fecie degli sportelli del Crociefisso di Duomo. (AncHiyio 
DELL' Opera del Duomo di Siena. Libro d' entrata e uscita del Camarlingo ad 
annum a carte 76.) 

(1) Luca di Tommè di Noto del popolo di S. Pellegrino sposò ai 5 di a* 
fosto del 1375 madonna Miglia (Emiiia) del fa GlaoMBino. Risiedè per loglio 
e agosto del 1373 e per settembre e ottobre del 1379. Fa Loca, secondo il 
Vasari, discepolo del Berna. Ma nella rit» di qoesto artefice senese (Vasari .* e- 
dìzione del Le Mounier Tomo IL pag. 164.) noi abbiamo sospettato che piuttosto 
da Simone Martini, o da Lippo Memmi apprendesse egli i principj dell' arte, 
trofandosi che già nel 1355 e nel 1357 era pittore. E qualora Tolesse tenersi 
col Vasari, bisognerebbe dire che il Berna, o meglio il Bama, come si ht di»t 
Ghiberti, non fosse cos'i giofane allorché nel 1381 morì. Anzi se potesse cre- 
dersi che il Berna fosse quel tale Barna di Bertino pittore de] Popolo di S. Pel- 
legrino che nel 1340 si troTa nominato fra i giurati al Tribunale della Mer- 
CEBiia , sarebbe forza il concladere che questi al tempo della sna morte doTesse 
essere in età di oltre sessant' annL La qoal cosa fiirebbe probabile che Luca 
fosse stato suo discepolo. 

Le tavole che restano ancora di Ini^ e che ce lo mostrano pittore molto 
ragione? ole, sono le segoaoU. 

Dietro r aliar maggiore della Chiesa de' Cappuccini fuori del castello di $. 
Onirico in Osanna è la parte di mezzo di una taTola, doro è figurata la Ver- 
gine col di? in figlinolo in braccio seduta sulle ginocchia di Sani* Anna. Sotto tì 
è scritto: LUCAS . THOME . DR . SENIS . PIIISIT . HOC . OPVS . M . CCC . LXVIl. 
I laterali sono in Sagrestia. 

Neil* Oratorio detto Monasterino alle Tolfe fuori deUa Porta San Viene , a 
due miglia da Siena, è un! Ancona molto guasta nella <|nale è dipinta in mezza 
figura la Vergine col bambino Gesù, e due santi pn ciascun Iato. Nella corni- 
ce a fatica si legge: LVCHAS. THOM£ . DE . SENtS . PWXIT . HOC . OPVS. 

Una terza lafola di lai si conserTa nell' Accademia delle Balle Arti di Pisa, 
e rappresenta un Crocefisso noi meazo,ela Madonna e S. GioTannì ai lati. So- 
pra «la croce è il Padre Eterao. In basso è scritto: LVCAS • TOME . PIMXIT • 
HOC . A . 5 . M . CCC . LXVI. 

Le memorie che ho potuto raccogliere intorno a questo artefice sono questo. 
1373. A maestro Luca di Toosmè pittore, per suo salario d'una taTOla 
che fu fatta d* ordine del Generale Consiglio ad onore et referenza di sanato 
Parolo apostolo, nel tempo che il Comune di Siena fcnsela Conpagnia del Gap- 
pellucciof e per legname, oro e colori e altre cose necessarie: la quale fu sti- 
mata da maestro Jacomo del Pellicciaio, e da Cristofano di Cosona, snllcienti 
pittori (AacHifio delle BivoMiAaioifi di Siira. Uscita della Biccherua, ad ao- 
Auro carte 4i verso.) 

13S9. 95 Aprile. Maestro Lucha e compofiii dipintori •abero coMUnti ìa Uh 



de' pittori SEffBSI 29 

Chrìstolano ài Cktìéonm (1) 

ro nani, lotti e tre preseoti, fiorini otto per fare la ta? ola de' calzolai. (AacHi- 
rio 9mLL' Opbea del Duomo di Siena. Memoriale di Domenioo Ventanni , segna- 
to D. IO. a carte 89 Terso e tO verso. 

(1) SÌ foole ehe fosse dei Ponil, famiglia diversa dai Ponzi nobilissimi e 
de' Grandi, i ^nali ebbero la loro sepoltura in S. Francesco. Nacque da un Ser 
Beuuccie, o Nuccio , e pare che il cognome o soprannome di Cosona fenisse- 
gli o dalla Titta di questo nome nel contado di Siena, da cui discendessero i 
tmoi, o dall'essere stato discepolo di un tal Cosona di Cello pittore nominato 
■el 1 SI 8. Cristoforo abUò nel popolo di S. Cristoforo ed ebbe un figliuolo per 
•ome Antonio, marito nel 1 585 di Andrea di Centi MaggioU , cuoiaio ; e due fi- 
glioole , Bartoloramea cioè, sposata a Cristoforo di Ciò? anni, rigattiere ; e Costan- 
za moglie nel 1584 di Tegliaccio d* Angelo Tegllacci. Appartenne al Monte o 
Ordiae de' Riformatori e nel 1568, dopo la cacciata dei Dodici dal goferno, fu 
«w éfti diciolto Riformatori del nooro Reggimento della Repubblica. 

Risiede ancora nel 1570 e 1571 per i mesi di settembre e di ottobre. Fa 
sci 1370 uno de' Dodici uomini eletti a impegnare o fendere i beni del Co- 
mune, per far denaro onde comprare grano. Nel 1 371 è uno degli Ambascia- 
lori al nuoTO Senatore. Nel 1 873 stette a riformare Cesoie. Nel 1 576 fu castel- 
lano di Sassoforle; nel 1578 Ai ano degli Alliratori. Nel 1381 era Operajo della 
Chiesa di S. Cristoforo ; e nel 1379 uno de' Consiglieri dell' Opera del Duomo. Cri- 
stoforo di Cosona morì nel febbraio del 1389, e fu sepolto lo S. Domenico. 
Ecco le memorie che bo raccolto intorno alle sue opere d' arte. 

1364 93 Luglio. Cristofano di chusona ilipengnitore aiie dato adì xxiij di lo- 
^io 1 364 per la dipentora di stagiooli di qoatro dopieri e I' arme de' Petroni 
e r arme de' Rossi per I* ano? ale di Franciescho di Nicolacio (AacBivio dbllo 
Sfidale. Libro de' Conti correnti segnato C dal 1364 al 1371 a carie 5.) 

1369. Cristoforo di Cosona laTora pel Duomo, (aschitio dell'Opera del 
DcoBO. Entrala e Uscita ad annum.) 

1370. A Criflofano di Chosona dipentore per dipeotora el dello lanpanaio 
di Ugno, fritto per maestro Cecco del Giucca pella Cappella del Campo) a 

«ne bpese di giesso e di cholla e d' azuro e di Teniicie e di doralnra e d' o- 
;lio di semellino, sei fiorini e mezzo, (abchitio dello. Libro della Cappella del 
Campo, ad annum carte 107.) 

1373. 30 Novembre. A VinceDli di Lnlino e Agnolo di Piero, e Cristofano 
di Cosona, lire otto di denari per oua chasa {catta) ferala o dipenla, per mei- 
terri dentro gli uficiali nooTamente falli (cioè i nomi loro), (Abchitio delle 
RiroEMACioni Entrala e Uscita della Bicchema ad aonum). 

1374. A Cristofano di Chosona dipenlore, quaranta soldi per meltare di 
colore i qnallro Santi che sono a chapo el leggio. ( abchitio dell' Opera del 
OcoHO- Entrata e Uscita, ad annum.) 

1378. Cristoforo di Cosona de Senis, prò mille pezze auri fini batluli prò 
depectura Tribune. (Akchitio dell* Opera del Dlomo di Obtieto. Entrata e 



30 BRBVB dell'arte 

Fede di Nalduccio Pietro di Ser Dola (2) 

Giovaoni di Sera (1) Paolo del maestro Neri (3) 

Uscita, ad aunum.) 

1 389. Febbraio. Christoforus di Cosona pictor, sepoUoa ast in claostro io 
aepalcro suo die ifij febmarii. (Bibliotbca Comdkalb di Sibita. Necrologio d( 
S. Domenico carte 34 terso*) 

(1) Credo che fosse figlinolo di Ser Giofauni di Bindo miniatore, che la- 
Torafa fra il 1S04 e il 1315. Il nostro pittore fn in prima detto Gioranni del 
Sere, poi corrottamente GioTanni di Sere e di Sera. Ebbe in moglie Caterina 
ohe fa figliuola di maestro Donato di Martino» pittore e fratello del celebre Si* 
mone. GioTanui di Sera nel 1368 risiedè nel supremo magistrato per i mesi di 
luglio e di agosto: e nel 1575 fu centurione del Terzo di S. Martino. 
Ho di lui questa sola memoria artistica: 

1540. lohanni Sere pictori, noTem solidos denariornm, quia depinxit xzrij li- 
bros notariornm Capitanei Popnli, cnm arma dicti Capitane!. (Biblioteca Comu- 
HALB DI SiBNA Entrata e Uscita della Biccherna ad annnm). 

(S) Fu del popolo di S. Cristofano, e nel 14 di febbrajo del 1348 sposò 
Margherita di maestro Tino di Camaino, scultore. Nel 1 377 si troTa che egli a- 
Te?a in moglie Becca di Andrea di Fuccio, e che nello stesso anno risiedè per 
i mesi di novembre e di dicembre. Nel 1888 era già morto. Di Pietro di Ser 
Dota ho questa unica memoria come pittore. 

1 360. A Pietro di Ser Dota dipentore , trenta soldi, e quali ebe per Utb- 
tnra e netatora due tauole; quella di santo Sano e quella di santo Bartalomeio» 
(abchiyio dbll' Opbba dbl Duomo di Sibna. Entrata e Uscita del Camarlingo, 
ad anuum a carte 66 Terso). 

(5) Abitò n#;l popolo di S. Quirico e nel 5 Luglio del 1343 sposò Marghe- 
rita di Ambrogio di Salfi, bastiere. Risiedè nel norembre e dicembre del 1365 
e nel settembre ed ottobre del 1378. 

Io non dubito di asserire che Paolo sia stato discepolo di Ambrogio Loren- 
zetti. Nel Portico della Chiesa del Confento di Leccete esiitouo pittore a Terde 
terra che rappresentano le opere di Misericordia, il Paradiso e l* Inferno. Il Padre 
della Valle, che nel Volume 11. pag. 226 delle Lettere Senesi le descrisse, ne fa 
autore il Lorenzetti : ma nell' estratto di un Libro di quel Courento, nel quale 
sono notate dal 1317 al 1373 le spese fatte per la edificazione e 1' ornamen- 
to della nuof a Chiesa di Leccete^ si legge la seguente partita, la quale ci ac- 
certa dell' autore di quelle pitture. 

1343. Giugno. Item a Pauolo che dipense il portico a suo rischio L. 16. B. 19» 
Ecco altre sue memorie artistiche: 

1349. Pauolo del malestro Neri dipegnitore die dare ij fiorini d' oro, i qua- 
li li prestò frate Bartolomeo Vanegli a le Sere. {Serre) Di questi denari anemo 
autl ij fiorini d' oro, i quali li schontiò in dipegniare al tempo di misser Mino, 
r arche che fa al Pelegrinaio. (abchivio dkllo Spbdalb della Scala. Libra 
Ai Conti correnti segnato A dal 1338 al 1355 a carte 205 rerso). 



DE PITTORI SBNK81 31 

Animolo di Naldoccio Andrea di Vanni 

Bartalo del maestro Fredì Nicholó dì Buonachorso (2) 

lacomo dì Ono Arrighi (1) 

1 566. A Maestro Favolo del maestro Neri, raeoBciatora la madooa e gli an- 
feli che ftlaoo apicati , di Duomo, eoo cìeri. IstetìTÌ tanto tempo qoaoto maestro 
Jacopo (del Peliieeinjo) eh' ebe due lire e oto soldi (ascbitio dell' Opsba dbl 
DroBo. Rntrala e Uscita ad aonom carte SO verso). 

1366 A maestro Paolo vintiqaattro tiorioi d'oro per dipiotura la sicomia 
▼•Ila di Duomo a cbapo il coro. (AacHirio detto. Entrata e Uscita ad annnm )• 

136S. 19 Lnflio. Panlo di maestro Neri adi ÌZ loglio, 4 lire, diei per lai 
aJ Aadrea del Bora che gli aitò a dipegniare e ceri. 

... 18 Loglio. E die dare a di 18 loglio uno fiorino d' oro; diei per lui 
a l.aiido di Stefano dipentore che gli atò (alato) a dipegniare i ceri. 

— S die dare a di 19 loglio, diei per lai a Simone di paoolo di bosco 



— E a di S5 Loglio die ano fiorino, tre lire e sei soldi, diei per lui a 
Galgano dipintore, (abcutio detto. Memoriale di Doccio di Vira di Guido, se- 
gaalo D. 7 a carte 9). 

(1) li ricordo più antico che io abbia trorato dell' eiser suo, è del 135Ì. 
Ebbe in moglie Gioranna di Donato ed abitò nel popolo di S. Pietro a Ofile. 
Bel 1S61 era castellano del cassero di Paganico. Risiedè per il bimestre di lo- 
glio e agosto del 1375; per marzo e aprile del 1381 ; e per settembre e otto- 
bre del 1383. ffel 1385 era castellano del cassero di Seggiaoo. 
Soa queste le memorie delle sue opere: 

1361. (1362) Marzo. A Jachomo dipentore finti soldi per dipìgnisre el mu- 
ro dietro a le due tauole di duomo che si roularo. ( Abcbitio dbll' Opeba del 
teoMC Entrata e Uscita ad annum). 

1 376. A Jacomo di Gino dipentore, fiorini riotuno d' oro , soldi Tinti, per 
^oatro mesi, otto di che servì all' aopera a dipegniare el chapello della tavola 
di duomo per fiorini cinque d" oro al mese. (Archivio detto. Uscita ad annum 
a carte 76 verso). 

1379. (1380) 5 Febbraio. Jachomo di Cino dipentore, die dare lire tre, sol- 
di qsiodici per parte di paghamento di dipegniare gli sportegli , e 'I tabernacolo 
de la iopeschiata di San Danielo; a di 5 di Ferraio. (Aacnivio detto. Memoriale, 
ad aonom a carte 49 verso). 

1380. A Jachomo di Cino dipentore fiorini uno, lire sei, soldi diciotto, de- 
nari doe, per dipengnitora gli sportegli e la tettoia di San Danielo e per di- 
peotora la chasetta (cassetta) di San Danielo. (Abchivio detto. Libro di entrata 
e oscita ad annum a carte 54). 

r9 Fu forse figliuolo di Buonaccorso di Pace pittore. Piiccolò risiedè pel 
bimestre di maggio e di giugno del 1379, e di marzo e di aprile del 1376 
M577). Tieì 1381 era Gonfaloniere del Terzo di S. Martino. Morì nel 1588. 

LsisloBa lettera dna pazzi d' una tavola da lai dipinta nel 1387, ma goa- 



^5 FiRRVE DEJX' ARTE 

Galgano del maestro Minuccio (1) Biagio di Gboro (t) 

sii e sformali. Sooo essi nella chiesetta di 8. Margherita presso il Titlaggfo 
della Costa al Pino fuori della Porta di S. Marco, a doe miglia da Siena. Era rap- 
presentato in tino, che è il laterale, un S. Lorenzo, ora .direnato ona Santa Mar- 
gherita, e oell altro, che era il pezzo di mezzo, la I^OTgine sedata in trono che 
ha in braccio il Bambino Gesù. Sotto il trono è questa iscrizione. 
NICUOLAVS : BONACHYRSI . ME . PINXIT . A . DNI . 1 587. 
Queste sono le sue memorie di arte: 

1576. Aprile. A choccbo {Niccolò) dipentore fiorini trentadne, soldi Tinti 
per sei mesi e tredici d\, tre quarti, che serri all' coperà a dipegnare et cha- 
^ello della tavola, per fiorini cinque d* oro el mese. (AacHivio dell' Ofiea dbl 
Duomo. Libro del Camarlingo, Entrata e Uscita, ad anuum, carte 79.) 

1 585. Nichelò di boonachorso dipentore die dare sei fiorhii , lire trenta ; 
apare a tiro (libro) di Giorgio d' Andreia a fo: 195. Fuor {fuaro) slgnifiehatl a 
giorgio, per giovani del Fonda chamarlengho de Tuopara. 

Schontiò (fconed) e detti denari ne la tavola che fécie di santo Danielo. 
(abcuiyio detto. Libro Nero dal 1594 al 1404 earte 71.) 

1388. Maggio. Nicholans bonachorsi, pictor, sepultus est In claastro,dÌe 
XTii. Madii. (BiBLiOTBCA PUBBLICA DI SiBHA. Necrologìo di S. Domenlco, earte 
34 verso.) 

(1) Abitò nel popolo di S. Antonio, e le memorie che ho di lui fono dal 
1560 al 1587 nel qual anno morì. Fece dal 1560 al 1570 all'Opera del Duo- 
mo laTori di poca importanza. Ecco altre sue notizie: 

1 573: 1 5 d' Agosto. A Galghano dipentore per dipegnare e pennoni de le 
trombe e 'I gbonfalone del Duomo: lire zzvij e sol. xfj. 

— 91 Novembre. A Gbalgano del maestro minaccio, lire Tinti due per di» 
pentura e penoiii de le trombe e de le nachere delChomune di Slena. (Abcbi- 
Tio DBLLB RiPOBMAGioNi DI SiBfiA, Entrata e Uscita della Biccherna Libro segna- 
to di N. 153.) 

1386 (1387). Galganus roagistri Minaceli, sepultus est die fUiJ MartU In 
platea ante portam Ecclesie miilierum. (Bibliotbca Pubblica di Sibha. Necro- 
logio di San Domenico, carte 55 verso.) 

(9) Credo che sia l'avolo di Martino di Bartolommeo, pittore, del quale 
▼erra occasione di ragionare a lungo più innanzi. Di Biagio di Gore ho memo- 
rie che dal 1565 giungono fino al 1377. Egli risiedè nel 1571 pel bimestre di 
novembre e dì dicembre; e nel 1577 per i mesi di loglio e di agosto* 
Di cose d' arte ho di lui queste notizie : 

1 569. A Biagio dì Coro dipintore, lire qnatro e quatordici soldi per C pez- 
ze d' or fino , che si mise a la madonna sopra la porta dinanzi, verso lo spe- 
dale: e per sua fatiga, vinti soldi, (architio osll' Opbra dbl Duoho. Entrata 
e Uscita ad aunum a carte 44 verso.) 

1 370. A Biagio di gboro dipentore , perchè misse d' oro el cbapilello del- 
la choloua del metallo che fecie Miche (U) di Ser Meramo, e miatella a cho- 



db' PlTTOAl SBtIBn 33 

Oirislaraiio del naeitro BiBdoetio (1) 



lori e aoréeole: per tua Citiga toldi 40. (abcbitio detta. latrala e UMfta 
la Cappella del Caaipo, ad aoMim a carte 104.) 

(f ) Ebbe fl MprannoaM di maiakarbm. fu dai ConifUari dal Tcrto di S. 
Martiao nel 1S86. Dalla non poebe opera d' arte Cute da lai dal tUl ^ 140# 
a pp a ri t e e artefice di ^oalche Talare Sccoae 1 dacaaieaUf 

1361. i7 Selleaibre. A CrìsloCyio dal auMitro bìndaecio, a Franeia di 
▼aoaaccio dipentori, per dipentora e laforio, la qvagli (ea««) fecero aa la ia*> 
fa di Mootalcioo io pia loogbi: U qoale (àip^niwra) è Hata dìcbiarato e to- 
dala par Pietro rraneluDi operaio de la cbaaMra, cboa pia altri dipaatari^ ila» 
rial faalordici, soldi cioqoe. Lire 48. 4. (Archivio asiXB Rwoaaaaioiii ai 
■a. latrala a UtciU della Biccberoa ad aonaai.)' 

1589. Maio di pero a Criflofiuio di aiaettro Biadoacio, fipialori, dfena 
fa par doe agnioleltl cba Ibro e rialraacàro che tlaoo io is F altare aiafiaffa 
di Daoau>y diece fioriai d'oro. (AacHifio oaLL'Omu aaL DaoMO ai Bodia. 
■aaaoriala di Doccio di Vira Gnidi. D. 7. a earte 59 Torto.) 

1593. A CriftoduM» del aiaaetro Bindoccio, a Melo, dipintori, ieriai dnfaa, 
lire daa, per parie di paghamento del Salradòra che fBciero a la Capala del 
fbaaipo (AacHiTio dello. Libro d' Ealrata a Utoita del CaMarttof», ad aoaaai» 
a carta 51.) 

— Cristofano dal aiaetlro Biodoccio^ dipofoUore, Inoe dati florioi lai d'o^ 
ro, e qoagli sonoo per pagbameolo, doe par parte di fiorini diciotto d' ora 
de' OTere d'ooa UTOIa dipense alla Cbapella del Cbaoipo. (AncHirio dallo. Li- 
bro Siero, a carte 183.) 

1395. 7 Settembre. DeltberareniDl qood Crìslofonis aiagistri Biodoceit et 
Heof pierì , pidoret, prò Iptomm labore et manifadora lantoai , olirà aliat con» 
carreotes expeosaa coloram, prò pictnra arnorani domini Comilis VirlDtam,qoa 
piaieronl ad Janoam Camollerie; babeanl Tifinli florenof aari, oompolata omnI 
qaantilale qoam habuìMenl dieta causa. El hoc, qaia Panlas Johannis Fd, et 
Johannes Jacobi , pidores, in qoos commissom exiilil per Dominos Priores pre- 
decessores^ declara? eroDl ipsos babere debere zTiij florenos,nl sopra. (Aaonna 
oaLLM BiFOEMAOioin DI SiBHA. Deliberazìool dal Concistoro ad annoas.) 

1 595. A CrìsIoCino del maestro Bindoccio, dipentore, soldi cinqoenta, i qua- 
li ebe ìnflno a dì 1 3 d' Aghoslo> per suo la? orio fece a la nadona dinanzi a 
la facciata del duomo rerso lo spedale; che la rìnfrescb^ (Abcbitio dell' O- 
PUA DSL DcoHO DI SiBHA. Entrala e Uscita ad annum a carte 55 Terso.) 

1 403. 1 2 Aprile. A Crìslofaoo di maestro Bindocdo, dìpenlore a di if d* a- 
pnle> fiorini Ire d* oro> soldi Tinti, e quali sonno per resto di fiorini itìiJ do- 
Tea STere d' una lafola nella cbappella del Cbaropor chome d fé' chiaro firan* 
ciescbo di Vannoccio che fn hoparaio: e IroTÌamo il resto loi aTcre enti per 
r uscita di CioTanni d' Andrea, pizicaioloy el ghabriello di Giannino di Gocci che 
faro cbamarlingbi dell' opera. Dati per diliberaiione di Benedetto d' Alesso ho- 
paraio. Contali a lui in sua mano. (AacniTio dello. Libro ddlo a carta 55 rette.) 

3 



84 BRKVK DKLL' JKRTB 

Francesco di Piero (1) Franeiesoho di Neri (4) ^ 

Nello Betti (2) Niccboló del maestro Yannuccio 

lacomo di Bindo (3) 

1406« Crìstofano di maestro Biodoceio dello Malabarha die avere fiorìoi 
diede» e qaali faro per ODa uolta che esso compì: la quale aoeoa chomincIaU 
GinsaA di filipo, a chapo la chapella di santo Antouio. La qaale lodò GioTao- 
lU di Jaeliomo , Piero di Baeharello , dipeolore. ( akciiitio dello. Creditori e De- 
bitori dal 1404 al 1419 a carte 106 Terso.) 

(1) Di Francesco di Fiero di Bertucc^io che fo de' Giovannelli, ed abitò 
nel popolo di S. Antonio, le memorie che ho, fauno dal* 1871 al 1880. Ilei 
■esi di gennaio e di febbraio del 1371 risiedè nel sòpremó magistrato dèlia 
Repubblica. Nel 1878 diede in moglie a Lorento di Vanni, pittore. Margherita 
s«a fifUnola. Furono pittori ancora Piero ed Antonio, tuoi figlinoli. Di Ini ho 
qneste solo documento clie riguardi laforì artistici^ 

1880. A Franciescho di Piero, dipeólore, fiorini doe, soldi trentasette, de- 
nari sei, per dipengnitora el tabernacolo di san Danìeloi dentro, senta gli spor^ 
togli. ( AmcBiYio dbll' Opbea DSL DuoHo DI SiBH A* Eùtratli è Uscita del Camar- 
lingo , ad annnm, a carte 54.) 

(9) Fn del popolo di 8. Antonio, e nel gennajo del 1857 sposò Caterina 
di Giacomo. Lo troro nominato dal 1336 al 1396. nel qual anno forse morh 
Tnccio di Betto di Tuccio, pariaBenCe pittore, fn suo IVatello, e se ne ha ricor- 
do fin dal 1843. Maestro Nello nel 1859 dipinse nella Saia del Consiglio del 
Pubblico Palano in compagnia dì Lippe di Vanni. Di Tnccfò di Betto è questo 
U solo documento artistico che io conosca. 

1888. Lunedi 8 Gennajo anco a Tnccio di Bello di Tuccio, dipcntore, lire 
dieci che furono per dipenlura di scfandiccioli a' libri della Podestà vecchia, (ae- 
CBiTlo IWLLB Ripobmagiohi DI 8nniA« Entrata e Uscita della Bfcchéma ad annum.) 

(8) Fu della parrocchia di San Donato. Le menborie di Ini tanno dal \%^ 
al 15S^5. Bccole. . ..#- 

1 899. 80 Dicembre. In primis x sol : Jacobo Biodi pictorì , quia pinxit qàtà'- 
decìm librof domini maiorfii SindSci. : ' ' 

— Item J. iibram, iij. solido*, Sii|. denarios Jacobo binai tiictòH, prò pfoló- 
ra qnadragiota tcodicciolorum super libris domini potestatls. (Libebbu I^bbli- 
CA ni Sriia. Entrata e UaciU della Bicchema ad annum.) ' 

1885. Jacomo di Bindo dipentore dipinge i regoli della tettoia dello Spe- 
dale. ( AncHivio DELLO SPEDALE DELLA ScALA. Libro di flTa Matteo di Raffaeflo, 
canarllngoi ad annum, a carte 17.) • . » 

(4) Fu del popolo di S. Giorgio. Le sue memorie sono dal 1850 al 1870. 
Qneata sola è d'arte. 

1370. A maestro Francesco &ì Neri, e 'I figlinolo (iVert) cinque libre, do- 
dici soldi, per scialbare le mura della «blesa per dipegniare la diapelta di tan- 
to Sarino. (AEC8IVI0 dell' Otiea del Duomo di SìEra. BniraU e UtciU ad 
aiMwm a earte 67.) 



Mi. 



de' i»im»i sBiiBn .15 

Fraudo di Yannncdo (1) Chele di Vaimi (4) 

Andrea di FraadeMlio Franciescho di Vanni (5) 

PaTolo di Viva (3) GhabrìeUo di Saracino (6) 

Andrea di Turino (3) I^orenzo di Vanni (1) 
Tomasao di Niccholuccio 

(1) Credo che qaefr artefice fìj penoM diflereole 4e Fraaceeee di Yan* 
■sceio deUo U Chianeianeu , il qaale tìsm nei nedefiaii htempi, e (è parinear 
le piltofe. Di Francie ^ Vannaecio la più antica memeria che io aWe, è del 
1361; la piò recente è del 1388. Parlando di Cristoforo del aaeflf» aiadoceio 
dello Malabarb^, bo riferito an doenmenlo eiie rifoarda aoelie il preiente ar- 
leflce. Afainogo ora i tegnenti. 

1369. à Francie dipentore sono dati 15 soldi per larori falli di mm aria 
aD* Opera del Doomo. (Aacanrio vwll' Opaaà okl Duomo m 8iaNA Snirata • 
Uscila ad annnoiy earle 86.) 

1388. A Francio dipentore per la tarola de' frategll, soldi sedici. (BiaiJO> 
TBCA PcaaucA m Sibha^ Libro d' entrata a aaeita della Coaspagnia di 6. An- 
loaio, a carte i9.) 

(9) Hesaana meaMuia d* opere d* arte ho potato trorare di Ini Fa forse 6- 
glìaolo di Vira di Landò* orafo» il qoale in compagnia di UgoUao del BMcatra 
Vieri, loTorò per la chiesa di 6. GioTonale di Ortieto il tahemaenlo di oHoaa 
doralo per conserrarri la testa di S. 8aTiiio: come apparisce dalla iscriaioaa 
sppastari» che dice ces): VG0LINV8 • ET . VIVA . DB ..SSNI8 . FECERVNT • 
ISTVM . TABEaNACVLVM • Ora il tabernacolo si consenra nella Cattedrale di 
snella città. Paolo risiedè per i mesi di settembre e di ottobre del 1 378. 

(3) Lo troTO nominalo nel 136S e nel 1378. Risiedè nel 1383 pel bime- 
stre di maggio e di gingna 

(4) Risiedè per i mesi di maggio e di giugno del 1366. AlUa memoria non 
bo di questo artefice. 

(5) È il fratello del celebre Andrea di Vanni, pittore. Abile nel popolo di 
S. Antonio, ed ebbe in moglie Angela di Francesco di Coro Monaldetti, morta 
nel gennaio del 1398. Da Francesco nacque nel 1381 Vanni, orafo^ il quale 
nel 1404 era schisTO in Barberìa. 11 nostro pittore^ che fu consigliere pel Terzo 
di S. Martino nel 1386, morì ai 6 di NoTcmbre del 1394 e fo sepolto in S. Do* 
menieo.* Eccone il documento 

1394. Ti NoTcmbris. Franciscus pictor, sepoltns est die ti NoTcmbris in 
introita cimilerìi ad sinistram in sepolcro snorom. ( Bibliotbca Pubblica ni Sia- 
XA. Necrologio di S. Domenico a carte 38.) 

(6) Abitò nel popolo di S. Egidio e fo figlinolo di Saracino di Malo, e di 
GioTanna. Nel 1383 sposò Margherita. Indorò la taTola che Spinello Aretino di- 
pinse nel 1385 ai Monaci di Moutolivelo maggiore. (Vedi Vasari ViU di Spinel- 
lo VoL 11. pag. 194, Firenze j Leroonnier.) 

(7) Lorenzo di Vanni di Domenico del popolo di S. Egidio, sposò nel 1373 
MargherlU fifliaola di Frane^aco di Piero Bertocei, pittore. Non conoaco di Ini 



96 BBEVB DBLf/ ARTE 

Piero di Bacharello (1) - Meo di Piero (9) • 

Giusaffà di Filippo (2) Nanni di FVanciescho 

Nuccio di Nemcdo Angnolino di Giotiie 

die questa sola memoria d* arte. 

1S76. A Lorenzo di Yanoi dipentlore, fiorini trentadiie d'oro, soldi quattro 
per sao salario di sei mesi e dodici di e mezzo, clie serti all' oopara a dipegna- 
ri et elia|iéllo delta tarola di duomo, per fiorini cinque d' oro af mese. ( Ai- 
tiUTio WHLL' Opbba dbl Ovomo DI SiBHA* Libro del Camarlingo, Entrata e Usci* 
la ad aunoaif carte 79«) 

'^' (1) Abitò io prima nel popolo di "S. Pellegrino e poi in quello di S. Egi- 
dio. Torà sua madre morì nel 1548. Nel 1359 ai 94 di Harzo sfiosò Pia di 
ceciarello, inorU nel Dicembre del 1^77. Pietro ai 19 Loglio del 1878 prese 
per'aaa beoouda moglie, Tessa del maestro Cenragio di Vaunuccio. Egli risie- 
dè ne' mesi di gennaio e di febbraio del 1879, e nel 1890 era Castellano di 
OMsMo.- 

'- Hel i40a'if|plnge due Vòlte del Ihioiiio di Sieda, è neTl' anno seguente 
muore. Eccone 11 documento, 

-•' * 1497. -98 l>eCèmbrls. Petrus bscliarélil plètor, seiytfftbs fMt die 95 decem- 
kris fKlIra pOffàafe liominum ingressus ad eccleslam per nòram, ^idelfeet testé- 
iMi (Mc)l (BiatlfotaCA Pcaa^ia M StviTÀ. Necrologio di S. Domenico a cer- 
ai 59.) 

• ' ' (9) €ifasafa di Filippo di liièo fu del popolo di 8. Pietro in òistelrecclìH», 
é nei I8P9 al 90 di Marzo, sposò War|i(berita di €facò^d,' détto Cio^Ho, df tàt^ 
co, barbÌèTe.'Het'lk74 tu CatoaVlIngO' dielle otto Gabetle,- net 1877 Operaiói io^ 
p^a le opere ilefta Cttll, e nel 4l<78 é 1864 Castellano del Cassero' di Massa. 

Dipinse nel 1 398 la Biscia sulla porla del Palazzo del Comune, In coiiif- 
pagnia di BàHòto di maestro Predi, e di Cristoforo delttiaeslro Blndoccio. Mo- 
ri nel 1405.- Queste sono le altre memorie che ho di lui, còme pittore. 

1494. 96 Maggio. Measoria che a d) 96 di Maggio (ìlusaffli df Filippo dipen- 
fora, ti pose a layorare choir Separa, et chomiuciò e1 dettò d? a larorarecon 

■ 

Quelli medesimi patti et modi che i fscto maestro Taddeo dipintore, pertem- 
'po d* uno arino prossimo aTrenfre, per prezzo di fiorini qnàtro e meto SRBikii 
ai mese: (ÀÉèHiyio DBLL'OraaA hbl Dcomo dì Sibna. Libro Nei^ a carte 196!^ 

1405. dicembre. Mona Marghi dona di Gìussà dipentore de aVère adV xlfl] 
di diòiftfnbre per 9 agnlolT di le^io òolhprò da liei r oparaio, i quali ài sono 
comprali porgli atarì (tic). ( Aici^ivid' detto. Memoriale del Camarliirgò, idiìn* 
nom, carte 61.) ' 

1496. Maestro Cristoforo di maestro' fifndoceio dipinge una mezza rolta la- 
sciata non finita da Giusalil dipentOre. (Aacnnrio detto. Libro Rosso dal 1404 
JM419 a cèrte 189 tergo.) 

(8) Meo o Barlolommeo di Pero di Castellano del popolo di' 8. deàiente, 
fn figliuolo di quel Pero o Piero di Castellano da Gerftlcò, pittore Aòmtnato nel 
Librò delle arti compilato nel 1861^. 1«et 1888 per Loglio e Agoilo i fra i'rt- 



Mf piTToKi smm 17 

Laudo di Stefano Psrolo di Giovanni Fei (1) 

sìedsti: coii nel 1iS4 par i amiì 4i Umgpo e 41 Ghigao, e di MorenlNV e di 
nieeaibre. Le menoria tae dal 1M9 fanoo fino al 1407. Qaatta tono la noti- 
aia di coM 4* arte. 

f MS. Meo m fero diflaloro ano •éboatiatl Uvolatei foldi per rinfreaelMra 
U Madonna da la porta del Duomo. ( ABcnno dell' Opska del Dooao ai Sin- 
va. MeoMMiala di Dnceio df Vira Gaidl, ternato D. 7. a carta 99 largo.) 

(1) Risiedè nel 1971 per gennaio e feMralo. Nella Chiesa Parroerhiale di 
a. Hanrizlo era di Ini ana tavola fiiUa nel ISai per l'allara de'Maanelli. In 
aaaa en aeritlo qnesta tamUa di Dante 

DoifMA aa' TAHTO oaAHDa a taitto tali , 

QB en TOOL asASiA a a tb hon afooau, 
aoA atatASaa tool tolae taaif ali. 

FAVLVS • KmARNIS . DE . SCIUS . PlfmT . A . D • HGOCLTXXt 
I in a. Doaaanica aell* altara degli Aeearigi ara noa volta nn* allra ana 
tavola eoo questa iscriiioiie; 

FATLT8 • lOARmS . PCI . MCCCLXXXVII . 
Iceo aUffe notlaia dal ano! lavorL 

flS95. A Pavolo di dovannl Pei dipenfore, fiorini qnattro d* oro sanasi di 
lire 4 per fiorino, perchè dipinse santo pavclo nel coro a chapo l' aacio della 
sagrestia nel tahemarholo. (Aacnivio obll' OraaA del Dvovo di Sibka. Libro 
del CanarKiigo, ad annnm, a carte 5S.) 

1305. 96 Aprile. Pavolo di Gioranni Pei dipiotore, die avere a di 96 Aprile, 
sei fiorìoi d' oro, perchè ci dipeose saocto Sano» i (tic) quale sii ed è nel la- 
hemacholo a lato a V nsdo de fa sagrestia di duomo ; e per odo baoboccio di- 
penso, il quale sta sa I' altare magiore. (Aacnivio dello. Libro Nero a carte 151.) 
ia07. (189a) 9 Febbraio. A Favolo di dovanni Fei dipentore a dì Tini di 
fchraio florlni tre e soldi settanta, e qnali doveva avere del reslo de la figura 
di santo Ansano die è nel coro di duomo, fntomo ali* altare magiore, et peir 
«no bambino. (Aacamo detto. Libro d' Entrata e Uscita ad annam a carie 56.) 
1308. A PavoVo dì giovano! Fei dipintore fiorini cinqnaota d' oro per la 
Cavala df sando piero a sanclo pavolo, per soa fatfga e colori per palo fé- 
V operalo dio' hiL Aacanno ddto. Libro d* Entrata a Uscita ad annvm a 
64.) 

1S99. A la taoola di san boonlfazio, cinque fiorini, dodid soldi, per cbsgio- 
ne di 560 pese d* arìento, il qnale ariento ebe pavolo di f^ovarri dipentore. (Aa- 
anno dsll' Opeoa del Dtiono di Siena. Entrata e Uscita ad aunom carte 69.) 
1400. 6 Aprfie. Pavolo di Ciovsnni Fei dipintore die anere a di 6 d'apri- 
le 1400 cinque fiorini d' oro e quagli fero per dipegnitnra a la figbura di san 
Savino, il qitale è sol eboro dì duomo, a ogni spesa del deto pavolo r il quale 
aan Oavino liaela al teaapo di nisaer Soao baÉdIoagH alata operaio* E die avere 



38 BRBVB DELL' ABTB 

Francieicho di Vano! dete Chia9h Favolo di Giovaaiii 

eianeie Nerioo di Jacomo (3> 

Neri di FraDcieflcbo di Neri (1) Simone di Giovanni (4) 

Jaeomo di Piero (2) Piero di Donato 

^Diadici fiorini d' oro per chagioM di eìerlo laforip; che fede a la eapella di 
aant' anioiiio io duomo, cioè, di dSpentura» per oro* e antro, e ogni altra aoa 
apesa. (Aaoiivio detto. Libro Nero a carte 175 tergo.). 

1408. à Pafolo di Johanui rei, fiorini ciaoto quatrpd' oro, e qnali à enti 
ehontiati per dipeotora le due passine, tolse a fere nella, chapella roagiora di 
daomo: quelle che seghuono a quella dipinsae iadeJo.dipeiilore. Apare uè' pat- 
ti fatti col detto pavolo allibro nero fo: 185. (Architio detto. Libro d' Entrata 
a Uscita ad annum.) 

80 d' Aprile. A Pafolo di GioTanni Pei dipealora a di xxx d' aprile, fio* 

rio! uno sauexe el quale H do per sua fatich» per dorare la lupa sta sulla co- 
lonna de la piata del duomo, e per uno fregio fé' nelle Yolte, dofe lui dipen- 
se ne la ohapella magiore. El detlo fregio non era ne' patii Jui el doTesse di- 
pangolare ohoir altre storie. (Aacaifio detto. Libro d,', Entrata e Uscita ad an- 
num a carte 37.) 

1408. A pafolo di giOTannì Pei» dipintore fiorini diede td' oro senesi e qua* 
gli dei per detto di missere Catheriuo, per dipentura della. ohapelU de la pas- 
alone a lato al chrooillsao, e per lo pano del telaio d' easa.passipne* (aechi- 
no detta. Libro d' Entrala e UsoHa ad anaum a carta 40.) 

1410. I Settembre. A Pavolo di Giofanni Fai dipeutora» a di 8 di aetteoH 
bre, fiorini quattro, a quagli sono per dipentura da* qaatr^.aantl» la quale ai di- 
ala la ehapella da* maaalri. (Aacnno detta. Libro d' Bntrata e uscita ad an- 
iMim a aarta SA (argo.) 

(I) È figliuolo di Fraaceaco^ di Neri, pillora» ricordata pie indietro. È no* 
aalaato anche nel I4ta. 

(f) Giaeaaio di Pietro Ai del popolo di S. Egidio. Risiedè nel IMS per i 
maal di novembre» a dicembre.. Nel 1870. pcaaa in maglio Giovanna. figlinola 
dì Giovanni di Sera di aindo» pittore, v Non ho altra notòrie. 

(8) DI Narino di Giaoomo eonoaeo qnesto solo rieordau . 

I87K A Merino di lacbomo batlaloro per C pese d* aro fino, tre lire o 
qnlndid aoldi. per la madona del maraao, fède maastro jGiovanni di daclw» 
( Ancnivio nnu»' DttnA ani. Dcoiio m Sukai» Libro d* EpOnla o UacHa ad an- 
nnm a carte SS targo.) 

(4) Di inasto arlafioa ho aMunoria cka nel 18S« ai U di Dicembr e dee- 
aa In apnea Domenica ana igUnola a aartotomaaao d* Anianio dal Cappia Nel* 
la cyaaa Farvoocbialo di 6. Slateo a Carraio Solva a ^naltro aaiglia de Sta- 
na» è nella p arat a a coma Evangolil nna piitnm ora mollo gnasta dal ritocco, 
oba rappraanma la Vargina a a dnU col Uhm in aaano: totaa 1* AnonnaiaU. (L* en* 
falò non vi ai voia pie) Sotto osavi nn lampo fnaata Jasrliiannr 

awM . lOAiwa • FUiiiT « QvaHi« ctATu • DO . TiniiT • ama^'Mi . tMK 



Dfi' PITTORI nUtfERì 39 

Donenidio di BaoBachoKO (1) Ghuido di Domenico (5) 

Andrea di Ghnide Tadeo di Bartolo 

Franciescho di di (sic) Mano (2) Jahomo {sic) di Lippo 

Gìoranni del maestro Lipiio (3) Francieseo d* Antonio 

Brandino di Ser Cielo Nicolò d' AmtNraogio (6) 

Antonio di Gioranni (4) Maestro Jachomo del Vetro 

Anttonio di GioTanni {iié) (4) Mochata di Chontro (7) 

(1) Di loi, che fo fifiiaolo 41 BODiecorio di Donato del popolo di S. Do* 
■alo, noo ho altra memoria so uoo del 1399. 

(9) Fraocesco o Cecco di Manno di Vanuoccìo, ligrittiere, fo prima dd 
popolo di S. SaWadore, poi di quello di S. Antonio. Nel 1384 spofò Criitofora 
éi Salfestro Pacini. Rìtiedé nel aopremo Maestrato della Repnbblica pel bime- 
itre di loglio e di agosto del 1374^ poi pel bimestre di marzo e di aprile del 
1378 , e di maggio e di giogaò del 1308. Noo?amente risiedè nel maggio e gìa- 
gao del 1406, e nel norembre e dicembre del 1413. Fa ancora nel 1400 dei 
Signori dieci della Balia , e de' 4 Pro? veditori della Biccberna , e nel 1 404 de- 
gTi eseealori della Gabella. Nel 1576 era ò|feraÌo sopra le fortiflraxloni della 
Badìa a isola; nel 1380 castellino pel Cassero d' Arddosso* Nel 1408 stimale 
pittare fistia da Taddeo Barloli nel Concistoro, cioè le figure di 8. Tommaso 
e di Cesa Cristo. Di cose d' arte non conosco altra memoria cbe questa. 

1409. A Cbecco di manne dipeutoré per falnra ié' pennoni e de la biscia , 
io foto lire xn per sua fatica. (ABcanrio dbllb RiroBMAOioivi di Sibnì. Libro 
della Biccberna, ad annum, a carte 44 ) 

(3) Forse fu figliuolo di Lippo di Vanni , pittore. Non fao nessuna memoria. 

(4) Vissero In questo secolo due artefici di questo nome, cioè Antonio di 
Niccolò; come apparisce dal seguente documento. 

1398. 13 Luglio. Ad Antonio di Niccolò dipintore a d) un di Luglio per 
contanti a lui per macinatura colori a maestro Andrea depintore Lire y. soldi 
XII ( ABCHiTio DBLL* Ofbba dbl Duoho. Lìbro d' Entrata e Uscita ad annum , 
carte 53.) 

Ed on Antonio nominato Bue nel 1349 airArchirio delio Spedale. 

(5) Fu de' Tantucci. Ebbe in moglie Pietra di Gabbriello di Francesco , la 
quale gli partorì Giacomo cbe fu pittore, e GioTanna, cbe nel 1 401 sposò Nic- 
colò di maestro Pietro detto Corra. Le memorie sue vanno dal 1380 al 1409. 
Di cose d* arte bo questa sólamente. 

1398. A maestro Ghnido di taotuccio dipentore, Tintlquatro soldi per otto 
scbudi cbe fecie a olo pagli per la festa di Santa Maria, (abchitio dbll' Opb- 
tuk DBL DOOHO DI SiBivA. Libro d' Entrata e Uscita, ad annum, a carte 67 tergo.) 

(6) Lo jtrOTO nominalo nel 1 400 in un Libro di Entrata e Uscita della Com- 
paroia di S. Lucia dal 1398 al 1412. ( abchitio del Patrimonio Ecclesiastico. 
Libro deUo al Registro C. U carte 139.) 

(7) Risiedè per Maggio e Giugno del 1390, e nello stesso anno mori, come 
daBs segveute testimoMènta.' 



«0 BRBVK DBLii' Min 

Nichelo di Magim Tadeio di Vtnmoeaolio (1) ' 

Bartalomeo di NuUno (2) Gianfno 

Nanni di Giovanni (3) 

Auolo dei Pittori oicritti al Breve dét Arte, cominciato nd 1389"* 

Jacomo di frate Mino GabrieDo di Saracino 

Lucha di Tome Chele di Vanni 

Fede di Nalduccio Fhincieacho di Vanni 

Bartalo di maestro Fredi Giusafà di FUippo 

Agniolo di Naldncdo Piero di Baccharello 

Andrea di Vanni Lorenzo di Vanni 

Cristofano di maestro Bindoccio Melo di Pero 

Nicchold di maestro Vannuccio Giovanni di Jacomo (4) 

Francio di Vannocdo Landò di Stefano 

■ • 

1890. MocaU Contri sepoltiM est die dioU (9 Oetobris) in plalaa, iaila 
mornm Coaonlutis. (Eia. Pubblica. Necrologio di 8. Donenico ad annoBB.) 

(1) Focie fu figlinolo di Nutìuo fli Piovano. Di Ini manco di meaMMie ar- 
tistiche. 

. . (3) Di questo pittore, che fo figliuolo di maestro Giovanni di 3er Cecco, 
scultore» architetto e capomaastro dell' Opera del Duomo di Siena nel 157C> 
non ho altre memorie, se non queste* 

1411. 18 Dicembre* à Nanni di «... . dipentore che fa la Nnaiata de la 
eonpagnia a di 18 di dìciembre lire ▼({• soldi* u. (AacHivio bel Patumohio 
BccLBsiAsnco. Compagnia di San Bernardino. Entrata e UBCÌta dal 1408 al 1418» 
Begistro E. nxv. a carte 185.) 

1414. Nanni di GioTauni dipintore ha lìmotiiia per andare al Sepolcro* {àMr 
CHiYio DSL PATBiipoaiO'ficcLBBUBXico. Uhro della Compagnia di S Lucia, En- 
trata e Uscita dal 1411 al 1407. Registro C I. a carte 106.) 

(5) Taddeo di Francesco goffanato^ cioè maestro di goffani o cofani, è no- 
minato dal 1591 al 1408. 

. 1408. Tadeio di francieacho dipitore, die. avere fiorini sette per sua Mi* 
gba dene a metare due di.quele fighnre stagno in su 1' altare el di de la sa- 
gra. ( ABCHiTio DBLL' Ofbba obl DUOMO DI SibiiA*' Libro di Debitori e Creditori 
dal. 1407 al 1419 ad aunufu.) 

(4) GioTanni di Giacomo d' Angelo detto d* Ungheria o Unghero, abitò io 
prima nella Parrocchia di 9« Manriiio; poi in qaella di S. SalTadore> e final- 
mente in quella di S. Giof anni. Nel 1888 sposò Angela di Andreine di France- 
sco. Risiedè pel bimestre di settembre, e di t>ttobre del 1888, e per maggi» 
e giugno del 1893. Fu Capitano del Popolo pei mesi di gennaio e di lébhraia 
del 1395 e per settembre; ^..fB ottobre del 1408* Risiedè nuora me^le nel. 1407 
per il bimesUe di gennaio e di febbraio, e ||Bi: quello di sett«m|Mre.e .4| IM^ 



DK PITTORI SENBSl 4f 

Paiolo di Giovanni Pei Tadeio di Battalo 

Franclescbo di Vannoccio Martini Andrea di Bartalo (1) 

bre d«l 1415. Nel 1408 fo ricarìo ili Farnelellju Le menorie mm gionfeiMi* 
DO al 14S3. Di cote d' arie bo qseste. 

1388. A maestro Giofanm à' iaoomo dipentore, florÌDi ano d'oro oooIìa- 
tiy portò naooi dì dmone: so' (tono) per parte di paghameuto d'una tarola ci 
dipìnie. (Bibliotsca Pdbblica di Sura. Libro d'Entrata e Uscita della Compa- 
gnia di S. Antonio e dì S. Martino a carte 31.) 

1 393. 23 Gingno. Decrevernnt qood fiat commissio in Operarìnm Camere 
Comanis Senarom, qood faciat eitimare laboreriom bisciarnm pictamm ex parte 
Coflamifl Senaron, ad instar illios qnam pioxit magister Johannes piclor, et s*- 
eanden formam extimationis future de ipsis bìscis , sohator — pìctoribos. (Ab- 
canno dbllb Rifobmagiohi di Sibha. Deliberazioni del Concistoro ad aooum.) 

1409. A maestro giovanni di Jacomo dipentore, soldi sessanta per dipentn- 
ra una ▼oitarella sopra 'I choro della passine della Sagrestia. ( abchitio dbl- 
I.' OrsuA DEL DiJOHO DI SiBHA. Entrata e Uscita ad aunom a carte 1 34 tergo.) 

1404. Maestro giofanni di Jacomo dipentore, ànne dati fiorini due sanesi» 
e quali scootamo per detto dell' operaio, per sua fadigha dipeose a la folla- 
runa dell'altare di sancto Safino. (Ancuifio detto. Baslardello del Camarlingo 
ad annum a carte 9.) 

(1) Figliuolo UBICO di Bartolo di maestro Predi, pittore, ebbe per mogUa 
una madonna Crislofora , morta nell' aprile del 1 444. Egli risiedè nel bimestre 
del DOTembre e del dicembre del 1409, e nel settembre e ottobre del 1424. 
Fu ancora de' Heyolatori nel 1411; degli UlDcisli della mercanzìa nel 149S; 
e de' Quattro nella Biccherna nel 1424. Mori nel 3 di gingno del 1428. 

Gli eraditi senesi rìcordaDo due sae opere in S. Domenico: la prima delle 
quali era nell' altare dirimpetto alla porta della cbiesa, con la segoente ìscri- 
zione, cbe io credo mal letta 

ANDREAS . BARTOLI . MAGISTER . DE SENIS . 
e la seconda po«ts nell' altare de' Malarolti, dove si leggCTS, secondo che si di- 
ce, pure io ci bo qualche dubbio: 

ANDREAS . BARTALI . FREDI . BATTILORI • M . CCC . LXXXXVH . 
Queste tsTole sono perdute; ma ne esiste tottaYÌa una appesa alla parete de- 
stra della Pieve di Buonconvento. Sono quattro pezzi che formavano nn quadro, 
e vi è rappresentato, l'Angelo Gabbriello; la Vergine Annunziata; Sant'Anto- 
nio abate; e Santa Maria Maddalena. In basso, dentro la cornice del pezzo OT'è 
V Angelo , si legge 

ANDREAS . BARTOLI . MAGISTRI . FREDI . DE SENIS . D . . . . (depiniit) 
Fece nel 1389 in compagnia di suo padre la tavola per l'altare dell' Univer- 
sttà de' Calzolari io Duomo. 
Ecco altre sue notizie. 

1405. (1406) gennaio. Maestro Andrea di Bartolo di maestro Predi, dipen- 
tore die 9were a dì ... dì genaio fiorini settanta d' oro sanesai, i quali to* per 

4 



♦ 2 CRBVE dell' ARTB 

Checche di Manno Sano d' Agniolo dì Naldnccio (3) 

Ghuido di Donienicho Tantucci Filippo di Franciesco di Piero (4) 

Maiestro laconio di Ghastello Niccholó di Magino 

Nuccio di Neniccio Nanni di Giovanni ser Gecchi 

Domenicho di Buonacchorso Bartalonieio di Nutino 

Simone di Giovanni Piero di Franciesco di Piero (5) 

Andrea del Borra (1) Tadeo di Franciescbo 

Gharlo d' Anibruod^o mereiaio e Gianino di Giovanni 

dipintore (2) Bindino di Jacomo (6) 

Mochata di Contro Martino di maestro Agustino (7) 

dipignitnra de la cbapella dì tanto Tittorio di tua fadigha. (akcibivio dell'O- 
pera DEL DuoHO 01 SiBHA. Libfo R088O Debitori e Creditori ad aDDom a ear- 
te 188. tergo. 

1428. Andreas Bartholi pictor de popnlo sancti donati die 3 Jonil sepal- 
tas est in clanstro insta refectoriom .- qui fnlt in yita pariter «l in norie , vi 
patet in legato perpetuo libramm 90 facto conyentni , singalaris benefaclor con- 
ventas; cnius anime dignelnr alUssimns misereri. Amen. (Biblioteca pubblica 
DI SiBHA. Necrologio di S. Domenico, a carte 7Z.) 

(1) Questo pittore è nominato in un documento del 1389 riferito neile 
memorie di Paolo del maestro Neri. Anche nel 1888 è ricordato in un Libro 
della Compagnia di S. Antonio e di S. Martino» che è nella Pubblica Biblioteca. 

(S) Fra le memorie di Gio: di Giacomo ne ho una del 1389 18 Giogno 
in coi questo Carlo detto Carluccio d' Ambrogio merciajo , è fatto procuratore 
dal detto maestro Gioranni di Giacomo. Altro non so. 

(5) Il padre suo Agnolo di Nalduccio Marrettl, è nominato indietro. Di Sa- 
no non ho memoria nessuna. 

(4) Figliuolo di quel Francesco di Piero di Bertuccio nominato indietro. 
Nel 1394 ai 3 di settembre sposa Andreoccia di Mone, cerbolattajo. Altro non 
so di lui. 

(5) Nacque anche questi dal suddetto Francesco di Piero di Bertuccio. Non 
ho altra memoria di lui che questa. 

1591. A Piero di Francesco dipintore per pitture e acconcimi fatti nella 
sala del Palazio, lire 6, le quali sono per parte di sue huopare. (Abchitio 
dbllo Spbdalb di Santa Mabu della Scala di Sieka. Entrata e Uadla ad 
annum.) 

(6) Altro flglioolo del pittore Francesco di Piero Bertucci detto di so- 
pra. 

(7) pi questo artefice che fu pittore e miniatore non poche sono le no- 
tizie di cose d' arte» che io ho raccolto. Eccole. 

1398. A Guido di ..... e Martino di maestro Agostino» dipentorì» lira 
trenta per loro fatiga a mettare d'oro la madona dinanzi. (Aacmvio dell' O- 
PEBA DKL Di'OMO DI SiB?iA. Entrata e Uscita ad annum a carte 54 tergo.) 

1400. A maestro Martino di maestro Augustine, dipentore, per metitura io 



db' pittori sbmbsi 43 

ISkinlò d* Ambniofio detto mae- Geccho di Toouism) 

stro Bettramo Nanni di Lorenzo detto Serpe 

ìlatlieiodiPieffodiBacciiafello(i) fiuto di Vanni 

Ito ifi Pietro (3) (Hosa di Fmosino 

Piero di Jacliomo Pieri (3) Boccio di Mariano 

oro de la taroU di laa looaifatioy ei granitora e Melitara m oro la lupa et 
la eoloaa 4m la piana di dooBM et riofresehatiira la Aekiira di tao piero ala 
|c«ao la porta, e altre choae: In tolto fiorioi qoatro, acidi le n ao ta. Qoali dio- 
te atnoò Aoérea Tanni dlpentore. (AacnTio dello. Entrala e Usctla ad annnn 
a earte 70.) 

14es. À martino di aaeitro AglintUno, dipenlore, fiorini UiJ, lihre y, soldi 
vif, deao per aùniatnra uno neaiale. (Aacimno detto. Entrata e Utcita ad aa- 
nana, e earle 1S4 tergo.) 

Idea. A Martìoo di aiaeatro ifhostioo ioidi qnindiei, per nno minio di- 
■a mio meiMie onoro. (Ancmno dello. Entrata e Uscita ad annum» a 
W lerfo.) 

f des. Maestro Martino di maestro Aghostino, dipentore, fiorini tredici, sol- 
di tieloUo, e ^aidi 11 diamo per aoa prorisione di aaesi uy à laToralo a l' uo- 
pnra, cioè a dipengniare in dnomo cor aMestro Spinello d* Arexzo, per fiorini 
ire ei aaese. (Ancaino dello. Libro Rosso dal 1404 al 1419, a carte S9.) 

(f ) È figliooio di Pietro di Bacarello pittore. Rei 1S94 dipinge in compa- 
gnia d' Ito di Piero, come apparirà qni appresso. 

(8) Ito o iTOoe di Pietro di Cine di Bandncdo, fo del popolo di S. SaWa- 
dorè. Nel 5 di Iforembre del 1593 sposa Bartolommea di Domenico di Cione 
d' Ancajano, maestro di legname, lo ho questa sola memoria di opere d' arts 
cbe lo riguardi. 

1S94. 4 agosto. A Ibio (sic) di pietro e mateio di piero> dipentori, insioo 
a di 4 d* agbosto lire trenlatre per cinquanta iscodicciuolli de le comnuanze che 
dipensero ne la banda de' pagi i e altre cose pe' psglL (Abchitio dell' Opsaa 

DroMO m SiBiiA. Libro del Camarlingo ad annom, a carte 51 verso.) 

(a) È il figlinolo di Giacomo di Piero pittore nominato più indietro. Le 
soe dal 1408 ranno floo al 1438. e sono queste. 

1408. 23 Dicembre - Le spese de la chasa - E die dare a di xxiij di diceu- 
bre soldi ctnqne, denari sei, e qna' demo a Piero d' Jacomo dipintore per sua 
ft d igh a per mettere ad oro ed ariento nno crociefisso d' attone. ( Ancmno del- 
l' Omu DSL Dcono oi Sibna. Bastardello del Camarlingo ad annum a carte 
41 tergo.) 

1418. 17 Loglio. Pietro di Jacomo dipentore, die aTere da di xiiij di loglio 
per ifino adi 80 delo mese, per sei huopare dalle a dipigniare scbodi s l' ar- 
am del comnoo e popolo e ano paro agniletli a soldi 16, denari 6 al à\: mon- 
tano Hre qoatro, aoldi diecienore. (Aacairio detto. Memoriale del 1408. a car- 
ia 56.) 

1498. 14 ottobre. Viso qnod roagister MarUnns (BartholamH) discessit a 



14 BBEVB DBLL^ABTB 

Jacbomo di ser Guido Ba|(io di GineHo 

GiuHano di Biirtal<Mneio detto Bu^ Bagio di Charluccio (t) 

rìano Daniello di Lonardo 

Lazaro di Lonardo da Vonrieto Gualtieri da Pisa (2) 

Uborerio spere larris, et ìllad dimisit imperfeclufn, siue liceutia eonim; (O^ 
fieialiutn ConcittorU ) dictum laboreriam locayernDt magislro Petro Jacobi pi- 
efori de Senis^qm dietam sperano et laboreriam ficere debeaU Et eidem «ia«- 
daTemnt, sab peua eorem f ndigoatfonis , qoatenos illod perflci debeai statim , 
noD obstante loeatiooe facta magistro martino, et non obstante aliqao atetitle 
artìs picture. -- Qui magister Petrus promisil, quod ipse faciet prefatnm leb<H 
rerìnm, et speramjqaod dorabti perpetuoro. (aachitio dcllb Rifomiagioiii di 
SttifA. Deliberazioni del Concisloro ad annam.) 

SS Ottobre. DeclaraTerunt salarium magistri Petri Jacobi , qui plnxic 

aperam in Torri Comueis, esse octo librarnm. (Aachitio deUo. Dellberaaioni 
dette.) 

(1) Credo sia figlinolo di Carlo detto Carluccio d'Ambrogio merdaje, o»- 
■ifnato pfù indietro. 

(S) DI Gualtieri di Giovanni detto qui da Pisa, e più inoauci, dellunifiamm 
ossia di Lanigians, Ilo notizie che dal 1409 fanno 6no al 1445, e sono le ae- 
guentl. 

140^ Gboaltieri dì giovani dipeiMore ane dati a di detto (18 ietumbre) 
lire sedici, soldi otto: e qoagli (denari) rilasò d*ena foHa dlpease ne la ae- 
grestla; 

Anne dati a di 9 d'tfllobre lire tredici^ soldi IO; lasò de la Tolte dipmiM 
ne la sagrestia terso sento giovam: (Abchivio dell' Opbba del Duomo di Su- 
HA. Bastardello del Camarlingo ad ar.num a carte 18 tergo e 91.) 

1414. Goaltieri di GiOTanni e Vittorio di Domenico, dipentori, dipingono 
nelle Tolte della cappella del Crocefisso. (Architio detto. Entrala e Uscita ad 
BMiam.) 

1415* - Lire 01. soldi 10. demo a Goaltieri e Vitorio per dipeatara della 
detta eapella (del Crocefisso) fiorini 0. per dipengniare, e adorare* eolori, oro, 
aziarro e nopare datte per maestro Martino e Goaltieri dipentori. (ABCBiva» 
detto» Libro Roeso ad anntimy a carte 110.) 

-*^- €uattieri dì GioTanoi e Vittorio di Domenico, dipingono in Daemalst 
TOlle sopra la perla del Perdono, e sopra U Crocefisso, e due meaBr Tòlta a 
fatò di esso, (abobitm dello. Libro detto, a carte IS terga.) 

1494. Maestro Ghoaltieri di GioTanni dipentore. 

Aane datti a di 38 di ferraio lire ciotto qaaranUaoTe , I quali li le di sa- 
lavo e di proTÌsione aaissere bartalomeio digiofanm ciechi, oparalo, aeffaue»- 
da i' patti e le eèouegnie ffbtte per e suoi antìciesori. In prima per due TeMa 
a meizof: r una 41 san bastìaoo et qnela di santa chateriiìa^ e da lato • la 

trebona una meza: e più per uno di cierte pedate rimise a la fiieeialla 

da la ttebana a per iiearpellatiira de la ^«lle e per pane e viao; Wmé 



DI* PITTOftl tBKBSI 4S 

Vettariodi0oiiieiiiclioSar^o(&ir* Martino di Baiialuaieio 

giaio ; cioè pittore di $argi€ ) Giovanni di 

Franciescho d*Afiiiolo (1) Benedetto di Biodo 74)ppo (3) 

Crìsiofano dì Benedetto (S) Glovanoi di Jaromo 

▼a per patto da taoi aoticiasori» elioiDe più ebiarameote apare; et aiicho per 
la coooeiiìa: -- e pia per bcittora di ciialcìna e recbatara d' aqua che fé* rhol 
tao fbarzoue e doaeTaU anere soto al poute. (Architio dell' Opera ubl Dco- 
Mo DI SiBiiA. Libro Giallo dal 1430 a! 1444, a carte 61 rerso ) 

1439. Nofembre. Maestro Choaltierì di CioTanDÌ dipcnlore die avere a di 
iXTitij di DOfenbre 1459 lire cinquanta, soldi diciassette - sono per dipintura 
di parte del Felegrinaio di nexic, ci dipcsse a vaj el palcho a botto (ne), 
; AsGunrio dbllo Spedale di 8. Maau della Scala di 8ibiia. Libro de Gooii 
CorrcnU dal 1456 al 1444. a carie 477 tergo.) 

1445. Maestro Goaltieri di Giovanni è nominato nel Libro de' Conti Cor- 
renti segnato 0, a carte 454 tergo. 

(1) Abitò nella Contrada di S. Antonio, e se ne ba ricordo nel 1410 e 
nel 141 i, nel qual anno prese moglie. Di cose d' arte non conoeco di Ini niente» 

(9) Ecco r unica memoria che ne bo rintracciato. 

1419. Tommè di Vannino, orafo « CiOTanoi FraucearJii, mercante i Gbiuo 
di aartolommeo, banchiere, eletti dalli Magnilici Signori a onorare la sepoltn- 
ra di aaesaer Giovanni di Criatofaoo, lire 244. tf. H. che fnrooo spese da lo- 
ro in taffettà nero e bianco per ti pennone e sopravveste dell' hoomo e del 
cavallo per onorare detta sepoltura e per lire 6. date a Crùt^,'jno di Benedet- 
to dipintore, e in cera et in altre cose. (Ancuivio delle RiroaiiAOiOEi di 8ìb- 
■a. Libro d' uscita degli ultimi mesi della Biccberua ad aunum, a carte 37 verso.) 

(5) Altrove è detto figliuolo di Biodo da Valdorcia , provincia del Senese. 
Le sua memorie cominciano dal 1410, nel qual anno era agli stipendj deli' O- 
pera del Ooomo, e finiscono nel 1417 in cui morì, essendo a Perugia a dise- 
gnare per la Chiesa di S. Domenico la gran finestra di vetri colorati^ latta da 
fra Bartoiommeo, domenicano. 

I seguenti documenti ci tanno conoscere altre sue opere. 

1411. SO AkìIc. Benedetto di Biodo dipentore die avere a dì 90 d' aprile 
fiorini tredici senesi, soldi quarantadue, denari oto, restava avere a una sua ra- 
gione. -• E die avere fiorini vintiqoatro senesi a soldi 89 1* uno.* sonno perqua- 
Iro mesi ci k aitato a larore (Uggì: lavorare) gli sportelli dell' arliquiera di 
Sagrestia, incoroiociò insano a di zx¥i d' aprile, e fini a di xsvlj 4' aguale^ 
anno detto. (Ancoivio dell' Ofeea del Duomo di Sibha. Libro Rosso dal 1404 
al 1419. a carte 938 tergo.) 

A sua peliaione furono iuUgile presM l'Operaio del Duomo, quattro 

casse di vetri di più colori da finestre , appartenenti a fra Ambrogio di Biodo, 
ssaesIfD di vetri. (ABCiurio detto. Libro detto, a cartr 936.) 

1414. A Benedetto di Binde dipintore, lire 61, soldi 19, denari 8, e qua- 
gli f a e eiogli prestare, perehè el detto Benedet t o dipignease la maealà della por- 



46 BREVE deli/ arte 

Crìstofano df maiestro Blndoc^i Martino di inaiestro Agtislino 

Favolo di Giovanni Pei Vetorio di Domenicho 

Landò di Stefano Martino di Bartalomeio 

Ghutdo di Domenicho Tantucci Giiisa di Fruosino 

Checho di Manno Jacbomo di Ghuido 

Tadeo di Bartalo barbiere Bindino di Galli (1) 

Andreia di Bartalo del maiestro Giorgio d* Andreia di Bartalo 

Predi Mariano di Bindino 

Nanni di Giovanni ser Gechi Giovanni di Bindino (2) 

Tadeo di Francescho ghofanajo (ed- Giorgio di Checho di Lucha (3) 

fanaio che dipinge i còfani) Bogio di Gharlluccio 

ta di Camollia a loi allogata da Tomnè di Vannino e compagni, gonfalonieri. 
(AacHnrio dbllb RiPoaiiAGioin di Siena. Libro del Camarlingo del Concistoro 
Nam. X. dal 1413 al 1419 a carte 20.) 

1 41 7. Benedictas proles Bìndì pictor. In qna arte^ licei iuvenfs, maltam pro- 
fecerat, in conrentn fratmm predicatornm de perasio mortans est et sepnltas 
est die 19 mensis septembris .... (Biìliotbca Pcbìlica di Siena. Necrologio 
di S. Domenico, a carte 69.) 

(1 ) Fn da Travate. Abitò nel popolo di 8. Donato» ed ebbe per moglie Nic- 
cola di Maffeo Chini, sposata nel 1S85> la qnale mori nel 14S9 ai 18 di giu- 
gno. Di Bindino non conosco alcun laToro di pittura. Egli mori nel t di No- 
vembre del 1418, e fu sepolto in S. Domenico. 

(9) Questi che (à da Travale, oltre essere stato pittore, scrisse ancora 
uni curiosa Cronica dal 1816 al 1884, parte in prosa e parte in rima/ che si 
consenra mss. nel suo originale presso il Nob. Sig. Cosimo Fi netti di Siena. Cel- 
so Cittadini, che ebbela sotf occhio, ti scrisse che I' autore era un conte Ciò- 
▼anni del conte Aldobrandino Pannocchieschi de' Signor! di Tramale. Ma con 
pace di quel grande erudito ed antiquario senese , lo non saprei acquietarmi 
alla sua opinione. Gioyanni di Bindino In quella sua Cronica si dice più Tolta 
poreajo o guardature di poroi. Può egli credersi che un Conte disceso da co- 
si nobile ed illustre casata, fosse ridotto a tanta miseria da fare quel Tilisslmo 
mestiero ? Ma che V autore della Cronica sia il nostro GioTànnS di Bindino pitto- 
re, si può congetturare ancora dal yedere che In essa sono disegnate e dipln* 
te di tratto in tratto, sebbene ronamente, alcune figure. Di lui ho meoMirie 
Jal 1899 al 1417, nel qua! anno mori ai 5 di Norambre, e fa sepolto fn 8. 
Domenico. Di larorl dell' arte sua ho questo solo documento. 

1419. Gioranni di Bindino dipintore, die aTcre per dicienoTO hopare e met- 
zo à servito a dipigoiare con benedetto di binde a dipigniare (mìc) V armario 
di sagrestia, lire sedici. (Architio dell' Opbba del DroHO di Siena. Memoria- 
le del Camarlingo ad anoum, a carte 51.) 

(8) lo dubito che nel nome di questo pittore non sia errore, e che deb^ 
ha emendarsi in Gregorio di Cecco di Luca. Ed allora sarebbe egli quel mae- 
stro Gregorio che Taddeo Bartolt suo maestro e compagno, adottò' per figlluoto e 



db' PlTTOBl sbUbsi 47 

Kktel» di Guardi iorliidaio (I) ItincieiclM» d" Agniolo 
JadMWO ifi Giaraimi Ghualtieri di Giof luiiii deHmiigiaBB 

di Ptopo (3) Nldiold di Naldo da Nofccia (3) 



Astopdo d* Aiidceoodo di Biodo Masseio di Lupo da Pisa 

Vamdiio da Perugia SaiiestrodiDoiiieiiidioday<ritoiÌBa 

Laiaro ifi Lonardo da Onrieto due Todesdd che làiio fiailri (ear- 

DuieUo di Lonardo detto danese te da giuoco) 

Benedetto di Bindo di Yaldorcia Adamo (4) 



fwe Mo ereJa. Rèi Dsoao, in «oa ftanseUa eootigns alla safrettia eiiile ma tea 
lavala dau mciaa ial ftoiiai Mila Storia daUa PHtara Itdiaiia. Porla qaesla aerilta: 

GBECoaiiis . DI . snns . punrr . hoc . anni . dowiii . iicoocxini. 

•a in S. AgoatiM ora «n Icaipo noli' aliare de' Mareseotti mar altra tavola di* 
nel 1490 da TaMoo o da Cresorio. Vi d to^sora 
TADDCV8 . ET . CRIGORIVS . DB . SBIIIS • PIHXBBVBT . MOCXXXX . 
lo anaaro orrooeaaiooia , aoggiero- 



Idia. A Cregorio dipealore a di 94 di augio lira qoaltro por dipogoitora 
dai UM di Stccberaa. ( Aacanno bbllb RvoanASion ai Smu. libro daUa aie- 
cfceraa ad aomoak) 

(1) PoTM fu Oslloolo di Goardi di Cambio pUloro del popolo di S. Pietro 
a OvUo, a foale nel 99 di SoUeBbre del 1S89 tpoaò Margherita di Bindoccio 
da Fireoie* Noo ho altre aMoiorìe. 

(9) Da qoeilo pittore, stipite della famislia del Germano, del qoalo non 
ho ocsMoaa aMmorìa, nacqoe nel 1499 maestro Francesco, orafo, coaM ferra 
arcMiona di diaMMtrare pie ionaniL 

(a) Del presento pittore ho qoeste sole memorie. 

Idea. ottobre. Ricboiò di Naldo dipentore - ano datti a dì 9 di otobre 
fiorioi oso soldi sosaotadoe. Usò de la Tolta dipense ne la sagrestia. ( Ancnifio 
umLL' Opbba dbl Dcono ai Sibha. Bastardello del Camarlingo ad annom, a car- 
ie 91 largo.) 

93 NoTombre. Aoe dati a dì 93 di Novembre fiorini 9^ soldi trenta- 

Mwe, e qoaglì lasò di sna fadigfaa dene a dipegniare la volta de la cbapella di 
meio de la sagrestia. (Aacmvio detto. Libro detto, a carte 94 tergo.) 

(4) E questi qoell' Adamo che nella Lista del 1 498 troveremo essere no- 
mioalo AdaaM» di Arcidosso. Nacqoe da maestro Colino e da Francesca del fo 
Cecco di Roberto da Bolseoo. Le memorie soe dal 1418 vanno al 1440. Qoe- 
rte soao di cose d' arte. 

1419. Adamo di maestro Colino, pittore, dipinge le volle del Dooma (An- 
unno OBLI.' Oraaà ubl Dcomo di Sib.^a. Entrata e Uscita ad aunom.) 

1440. C Ciogoo. Maestro Adamo di maestro Colino die avere a di vi di 
giogoio 1440 fiorioi treutasei a lire iiij (per) fiorino : sono per la dipintora del 
palco de la Infermeria. (Aaaiivio okllo Spedali di S. Maau dblla Scala m 
■>W9iA Libro do' Conti correnti dal 1436 al 1444.) 



4S BRBVB dell' 4RTK 

Apresso di (fìti sarano iscritti tuti e dipentori c/te si trmverang 
ne t arte nel mccccxxviij. 



Andreia di Bartolo di Predi 
Landò dt Stefano 
Gassa (Gìusa) di Fruosino 
Martino di Barlolomeio 
Piero di Jachomo Pieri 
Crisstofano di Benedeto 
Nanni di Giovani ser Ciechi 
Jachomo di Ghuido (1) 
Fruosino di Nofrio 
Vicho di Lucha (2) 
Giovanni di Favolo 
Lazaro di Lonardo 
Danielo di Lonardo 



Antonio di maesstro Simone 

Stefano di Giovan 

Sanno di Pietro 

Antonio di Giussa 

Ghualtieri di Giovani 

Antonio di Filippo da Pistoia 

Adamo d' Arcidosso 

MidH) di Pietro Michi 

Plettro di Giovanni d' Aniibnio- 

gio (3) 
Jachomo di Melo da Magnano 
Nani di Piero da Ravacciaoo 
Simone di Salvesstro (4) 



(!) credo che sia ffglfuolo di Guido di Domenico de' Tantueel, pittore no- 
minato indietro. Nel 1408 sposò madonna Lorenza. Di Giacomo ho memorie 
dal 1410 al 1481; di cose d'arte, questa sola. 

1416. Jaehomo di Gaido dipentore die avere lire sei, soldi dieci e qaalf 
so* per iLxi schudo a'dipeuli a' pagli e per nna asta di lancia da paglL (At- 
emvio DttL'OpnA dic Ddoko di Sibna. Libro Rosso dal 1404 al 1419, car- 
te 963 tergo.) 

(3) Vico di Loca è pittore nominato dal 1426 a! 1442. Eccone i doeamentf. 

1436. A LodOTico di Lacha e compagni dipintori, lire sesanladue— per di- 
pintora di qnatro agnolettf stanno a'I* altare magiore di duomo e dietro: e di 
nettare a oro piò Oghure al pergholo di duomo, e dipintura nna tenda a la 
madonna della cappella del Campo, (archivio dbll' Opbra dbl Duomo di Sn- 
HA. Entrata e Uscita ad aunum, a carte 78 tergo.) 

1427. (1428.) 7 febbraio. A Vico di Luca e compagni dipentori a di 7 di 
finraio, lire 4. 10. per dipentura di due cassette per porre in su l'altare magio- 
re del duomo, e per dipentura d* uno santo Andrea di marmo per la cappella 
del Campo; cioè fregi d' oro* (Architio detto. Entrata e Uscita ad annom a 
earte 65.) 

1 442. Vico di Loca e compagni pittori sono nominati in quest' anno* (Aa* 
CHivio detto. Entrata e Uscita ad annum a carte 18.) 

(3) Nel 1 438 fu mandato castellano del Cassero di Massa. Altro non io di 
questo artefice. 

(4) Intorno al presente artefice non ho che questo documento. 

1431. Malestro Simone di SaWestro dipentore die STere lire cinque per di- 
pentura di cinquanta tchale de la 'naeguia de lo Spedale. ( Archivio dbllo Sra- 
DALB DI S. Maria dblla Scala. Libro Giallo dal 1429 al 1443 a carie SUB.) 



DB* FITTOSI SENBil %9 

Nictolo « Gforaoi Venture (1) NatUfio di GuaspMv, orafo 
Lomoo ifi Piero Ixmardo di Hanoi, ÌMrMeto (t) 

AnUmio di ler Nado Doneniclio di GristoCano 

Domenicho di tarColo d* Aacano fi- 
scimmo) 

Piiiori che at trovano nominati nd Libro d^Ue CapUudim ed- 
le Arti fatto nef 136i ed uistenle ndl' Jrchimo déit Rifùr- 
mmgioni di Siena. 

Andreaa Vamia Baitlioloa naglstri Aredi 

Lncaa Tania Fllippiit Vannia 

Lotinva Piovani (3) Firanciaena Vannia 

PhiBciiCQa Nerii Bardioloaieos domini Bolgarini (4) 

(1) Fa carnj aaio e pillare: sa io ^octl'altlaa arte, f» qoaato d paè 
jiaaicm Mia ofere me che ci rettaiia, bmIIo iofeliee. — Copiò la oarraiioaa 
aella ballafUa ai MooUperti, e tI fece bralUiiisa nioiatvre: oè aitena da qoa- 
nt tana qaella che poae nella copia del folfariitaBMiilo della atoria della Gaar- 
ra di Troja di Caldo Ciadìce delle Coioooe. Aaibidoe qaettl eedìci tono aalla 
ratini a aiUioleca di aieaa. Niccolò moiì oel i4«4 M 1 d'Aprile. 

laloroo a qoeito arleSce ti poò ieggeie la prefaaioae alla MUeMansa Sio» 
riem Semtte pabbllcata da Cioteppe Porri oel 1844. 

(9) Po flglioolo di naefllro Nanni di Biagio. Delle aae eoae d' arie bo ao-« 
laoMote qaetlo ricordo. 

1 460. M aetlro Louardo di maestro Nauui deve aTcre lire sedici, soooo per 
la dipeotara di 3 fiffaore rholorile et altri iafori fatti nella mia chapella di cba- 
loaica ( di Grosseto ) che maucba?aiio. ( aochitio obll' Ofiea dbl Duomo di 
Soma. Libro giallo aegoato à e due stelle di Cipriano d' Aotooio Corti a carte 61 .) 
(a) ft aocbe chiamato Notino. Fu del popolo di S« Egidio, e oel 1547 apo- 
lò Ciaeoaiia di aenioo. Noo bo altre memorie* 

: 4) Fa di famiglia dell* ordine de' Kore. Ebbe in moglie madonna Barto- 
lomasea. e risiedè nel marzo e nell'aprile del 1563. Fa frale dello Spedale di 
S. Maria della Scala, e BM>rì nel 1378. Il Vasari nella vita di Pietro Laoratl 
o Loreoaetti, lo chiama: Bartolommeo Bologhini. Ma forse è errore di stampa. 
Nel 1575 dipinse per la chiesa dello Spedale una tarola alla cappella pres- 
te la porta della cappella del Sacro Chiodo: In essa si leggeva : 

FaATBK BAaTBOLOMBCS OFII BULOAailVI DB SKHIS MB PI11XIT TBMrOOB OHI 

Cal«a;ii obctobis hostitalis 5cb: mabib a . DNI . MCCCLXXIIL 
Ceco le memorie de'sooi IsTori. 

1545. Item Bartalo bolgariui pictori , ooTcm florenos prò pictura uoius 
tovaglie iu dooso dominorom Hovem, Lire 38. soldi 4. ,abcbi¥IO dbllb fti- 
rvaMàOiosi oi Sibua. Entrata e Uscita della Biccberna ad aunoai.) 



so BREVE dell' arte 

Buonaccursus Paci» (1) Blasius Gorì 

Nicholaus ser Sozzi (2) Matheus Mei 

Jacobus fratrìs Mini Paulus magistri Nerii 

Petrus ser Dote liomanus magistri Mini (3^ 

Johannes Sere Pierus de Gerfalco 

Cristofanus Gosone Jacobus Bindi 

Fede Nalduccii Angelus Nalduccii 

Blasius Mannelli Jacobus Cini 

1353. RiceTe dae florini d' oro, soldi 6^ e denari 8. per la piUura delle Iv- 
Tole dell'entrata e ascila della Biccheriia del semestre di queir anno. (Archi- 
vio detto. Entrata e Uscita della Rìccheroa ad anonin a carte 100.) 

1362. A Bartalomeio di misser Bulgarino , e Lucha dipentore e Jaehomo 
dipentore: ebero 4 lire, 10 soldi, che furo argbomeutare a levare la tavoli de 
tal madooa» quando al trasmutò e posesi dal crocieGsso. (Akchi?io dbll' 0»b* 
RA DSL Duomo di Sibna. Libro d' Entrata e Uscita ad annum.) 

(i) Fu dell' ordine de' Dodici, ed abitò nella parrocchia di S. Donato. Nel 
97 di novembre del 1348 sposò Maddalena di Cecco di Nuccio. Risiedè nel 1564 
e nel 1360 per il bimestre di novembre e di dicembre; e fu capitano di pò- 
polo nel 1562 per i mesi di gennaio e di febbraio. Nello stesso anno fece !•> 
•taroento, e forse mor). Non ho altre notizie di questo artefice. 

(S) De* TeKliacci: e fu ano de' Sindaci a concludere nel 20 di giogiM 
del 1355 i capitoli della dedizione de* Massani al Comune di Siena. Nello stes- 
so anno fu degli Esecutori di Gabella; nel 1361 degli Ufficiali della Mercanzia; 
e finalmente negli anni 1357, 1359 e 1562 rbiedè nel supremo magistrato 
della sua patria. Morì nel 15 di Giugno del 1363, come apparisce dal segoem- 
te documento. 

1365. Nieolans ser Sozzi, pictor, sepultus est die xv mensis Junii. (Bulio* 
TicA Pubblica di Sibna. Necrologio di S. Domenico a carte 17.) 

Esiste tuttavia di questo artefice una bellissima miniatura nella prima car- 
ta del CalelTo dell' Assunta nell' Archiyio delle Riformagioni di Siena. Rappre- 
senta Maria Vergine che sale in cielo contornata da angeli, e da serafini. Vi 
è scritto a lettere d' oro 

NICH0I.AVS . SER . SOZZI . DE . SENIS . ME . PINXIT. 
(Vedi Vasari, Edizione di Lemonnier. Voi. VI. a pag. 185 e 308.) 

(5) Forse fu fratello di Galgano di maestro Mino pittore. La più antica ri- 
cordanza che io ne abbia è del 1536; la più moderna è del 1363. Fu del po- 
polo di S. Donato e sposò Andrea di Cecco di Martino nel 1336. Fece 1' arte 
In compagnia di Pietro di Vannaccio , pittore. De' suoi lavori conosco questi 
soli documenti. 

1348. (1340.) 22 Febbraio. Romanus olim magistri Mini, vendidit Autonio 
Karoli de gqrenna {Guienna?) tabulas pietas, pretio lxxx florenorom aurl. (Ar- 
chivio bSLL* Uffizio dbl Registro di Sibua. Denunzie di Contratti ad aunooi 
a carte 21 tergo.) 



OK' PlTTOAl SBNB8I Hi 

Prancisciis Pieri Chele Vannis 

Landos Dominici (1) Gediug de Bozoli 

Galganm nugistrl Mioi Gristofaniis mgiflri Blodocci 

Dopo la tavola dei nomi dei Pittori ascritti aO' Jrte^ $i 
trova una approvazione dd 21 di febbraio 1415-16. ed un' of- 
ira fatta nd 2 di settembre del 1441 da^i Uffisiali dèBa Mer- 
canzia j e dai Bonificatori déUe Jrtij aUa quale segne la pre- 
sente: 

Anno, inditione, die et mense suprascrìptis. (2 Septembris 1441.) 
Sapranominati domini Offitiales Universitatis mercantie et merca- 
toram civitatia Senanim, nec non bonificatore» Artiam prenominate 
chritatls, sedentes prò tribanali in eonim solita residentia, secundnm 
fMviam statotomm Senanim; solempniter et concorditer deiiberaTO- 
mot - et sic deliberante» - sabmisemnt et conjunxerunt diete Universl- 
tatia {sic) Artis pictonim, Artem Yitreariorum : idest Unifersitalem Ar- 
tis iDomm qui faciont feneatras fitreas Tel qui in ipsis fenestris yitreia 
Cadeiidis, aliquo modo se eiercenL Et predicta fecerant - Yirtute et 
poleslate remissionis et aatoritatis eis concesse - a generali Consilio 
Campane Magnifici Comanis Senanim : - declarantes omnia et singola 
soprascripta statuta et ordioameota super contenta in presenti Brevi , 
impartibas {sic) dumtaxat non caocellatis vel abrasis ; exequi debere 
per omnes subditos diete Arti vitree ; videlicet omoes illos qui aliquo 
modo se exercent in faciendis fenestris vitreis , et per eos plenarie et 
inviolabiliter observarì, prout - observaotur per illos qui exercent Ar- 
tem pictorie. ita quod diete Artes pictorle, et vitreorum, videlicet 
omnes illi qui exercent alteram dictarum artium , sint et esse intelli- 
gantar in antea de universitate artis pictorum tantum; et per eos 
omnes serventur suprascripta statuta et ordinamenta ac si essent omnes 
pictores et de universitate pictorum: ita quod sint de uno membro 
et una arte tantum. Et predicta fecerunt dicti ofiitiales omni meliori 
Biodo, via, etc. 

Ego petrus filios gucci petri de Senis - notarius - seripsi et pu- 
blicavi. 

1555. A Romano «lìpentore per riiifretchatara degli Angiaoli che ttanno 
fair altare di Doomo. ( Aacaivio dell' Opcka obl Duomo di Sibh a. Eotrata e 
t'fciU ad annom.) 

(1) Forse è figliuolo di Domeuieo di Orlando o di Landò « pillore fiorilo 
nel 1357. 



5t2 



AGGIUNTA AL BREVE DE* PITTORI 



JLtagunata la generale raccolta deir arte nostra a di quindici di 
gennaro , nello spedale di santa Maria della Scala, luogo nostro soli- 
to et consueto, con numero suiHtiente di maestri, al tempo de V ho- 
norevole rettore nostro, Antommaria di Favolo Lari (i) ^^ s^^* 
consiglieri; Giovanni di Neroccio (2); Davitte di Bartolommeo j 
di Daviite (3); et di Michdagnolo di Antonio (4), camarlengo, ne 
Vanno MDXXXllI, fu fatta proposta dal sopradelto rettore, come era 
di necessità ; considerato quanto le cose de T arte fusseno trascorse ; 
vedere di produr quelle a miglior termine, et a bene e utile de l'ar- 
te di fare una aggionta di nuovi capitoli al Breve nostro. Et con la 
autorità che in quello si contiene , fu da quello et suoi consiglieri , 
chiamati tre uomini, quali furono: Giovanni di Neroccio; Giovan- 
ni di Favolo ; et Bemabè d^ Agnolo ; li quali co' lui et consiglieri 
insieme, dovessero ciascuno da se et tutti insieme, rivedere il Bre- 
ve, et quel correggiare et aggiogniare. E la detta correttione et 
aggionta referire nella prima raccolta: dovendo pigliai*e detti tre 
huomini ogni pititione di qual si voglia maestro , che a bene et u- 
tile de r arte volesse dare. Et cosi fu fatto di nuovo a di 10 d'A- 
prile , ragunata la generale raccolta nel sopradetto luogo con nu- 
mero soffiliente : furono dal rettore posti innanzi tutti i capitoli da 

(1) Di qoesli, soprannomioato il Tozzo, che fu auche archileUo cÌTÌle e 
militare^ sarauno dali iu seguito documenti e notizie in abboudaoza. 

(3) Fu figliuolo di Neroccio di Bartolommeo Laodi del Poggio, pittore e 
tcaltore, del quale sarà parlato piò innanzi. 

(5) Figliuolo di nn pittore del quale verrà occasione di discorrere a ian- 
go nel processo di questa pubblicazione. 

(4} Fu detto lo Sralabrino. Ne sarà parlalo in seguito. 



db' PITTOBI nifBil 53 

et dalli huomini sopradetti, et dopo molti partiti, per non 
la raccolta , fu data ampia autorità a quattro huomini chia- 
mati da' letionari , che col rettore insieme , di ciò che fra loro si 
GMsease, fosse ben fatto, et aprovato, quanto se dalla raccolta me- 
desima fusse fatto. Li quali furono Barfolommeo di Damttt; Ghi- 
no à'Àniogno (I); Bamahe d'Àgnoh; e ilarfo(omm€0 di Fron^ 
Cesco (i). E tutti quelli capitoli che si vensero, furono per il 
medesimo rettore presentati dinanzi a signori uffizìali della Mer- 
cantia, et da loro signorie più vdte examinati, tutti questi da 
qodle furono concessi et approvati. 

CapitoIéO LXn. 

É stato solennemente dal nostro offitio deliberato, che non 
sìa nissuno di qualsivogli sorte, conditione o arte, che ardisca te- 
ner pitture, scolture colorite, cose dorate, disegpi a mano, di stam- 
pa o coloriti, carte peste, gessi, o stocchi, se prima non ha pa^ 
gÈÈo Q dritto a V arte de' dipentorì : e di poi oltre di questo, sia 
temito pagare Temposte or&iarie uffa anno, come ogni pittore. 
Et chi contrafarà , cicchi in pena di perder la robba , e 1 dritto 
de r arte ; cioè quelle robbe , o dipente o scolte che si sieno. 

Capitolo LXDI. 

Ancora ordinano, che qualunque persona tanto nel contado, 
come nella città , vc^li far buttiga o pigliar lavoro sopra di se , o 
vendare pitture , o cose appartenenti a l' arte, paghi al nostro ca- 
marlengo per 1* arte lire quattro per suo dritto : e questo s' inten* 
di per quelli della città, o vero dominio di Siena. E se sarà fo- 
restiero , paghi lire otto , e più e meno quello che piacerà al ret- 
tore con suoi consiglieri : considerato la conditione della persona , 
et la qualitade del fotte. 



(1) llaeqae da Antonio di Ghino di Paolo da Lacca, scultore che Tiiae 
toofaneola in Siena, e tI morì nel 148tK. Non mancherà in tegoito opporta- 
■Hà di dare di ambedoe qveUi artefici maf^g iorì noCiiie. 

(9) i 4e<fA dsfli Àimi, e m sarà parlato fiù ianaasi. 



5V A(r(;iUNTA AL BREVE DELL' ARTE 



Capitolo LXIV. 



Ancho ordeniamo , che il rettore co^ suoi consiglieri possi per 
bisogni de V arte porre una imposta a tutti e maestri , di soldi set- 
te per uno , et per metà a^ garzoni , in bene e utile di quella. 

Anco ordenimo (sic), che non sia nissuna persona o arte che 
possi difendare, o forestiero o della città, che venisse con rob- 
be appartenenti a noi o a nostri sudditi, centra l'arte nostra. 

Ancora ordeniamo , che tutti li maestri, garzoni e sudditi, tan- 
to del contado , quanto della città , debbino venire o mandare la 
mattina di santo Luca a udire la messa a la nostra cappella nel- 
lo spedale di santa Maria della Scala di Siena , coir ofTerta di un 
cero di valuta di soldi dieci, come parla il Breve: sotto la pena 
ordinata. 

Tutti li pittori di qualsivoglia cosa, tanto del contado, quan- 
to della città; pure che adoperino colori o pennelli. 

Tutti li miniatori a pennello, a penna, e coloritori, excepto 
che per8(me eccìdmastiche (posto piU modernamente) 

Tutti li disegnatori dì qual si voglia cosa. 

Tutti li mettitori d' oro, d^ argento a pennello o in qual si vo- 
gli cosa, escetto che a fuoco. 

Tutti li stampatori d^ ogni cosa , escetto li stampatori di libri , 
cioè di Iettare. 

Tutti li formatori di gessi , cartepcste , stucchi , ed altre cose. 

Tutti li cartai che fanno carte da giuocare. 

Tutti quelli che tenessero disegni a mano , di stampa , o co- 
loriti. 

Tutti li battelori, battestagni, e simili. 

Tutti li maestri e garzoni d^ invetriate. 

Che chi mette oro, devi dire la verità. 

Ancora ordeniamo , acciò che ogniuno vadi realmente , che se 
fusse dato a dorare alcuna cosa; che quello che farà tal lavoro, 
sia tenuto et con effetto lo faccia ; cioè di dire la verità di quan- 
to oro habbi messo nel detto lavoro, senza alcuna fraude. E se 
fusse trovato in bugia , caschi in pena di quanto vale Y oro ; ciò di 



lire quattro per cento, et a ogni modo Ìmm^ buono I' oro al pa- 
drone: et chi r accusarà, gqadagniarà la quarta parte, provandol 
con verità : del resto vadi la metà a V arte et V altra metà a^i 

offitiali della mercantìa. ' ' ' 

Anco ordeniamo, che si lacci ogni anno uno scrittore che 
debbi spogliare i libri del camarlengo, et porre al libro grmso'i 
con salario di sòldi quattordici V anno, eletto da letion^ri, come tf 
eletione del rettore: e mi^cando 4é r,<im]tio, casc^ in pena di lire 

Anco ordeniamo, che si facci ogni annp due opgrari.per.Jn 
cappella di santo Luca et a bonificatione dell' arte>f mi .,i «< 

Anco ordeniamo, che ooftiSia' niasuno 43lM):Tadi:fn»ffot9ndo 
akma sorte di premio a legniaioli o vero altri per avere lavori : 
et questo si fa, perohè e lavori siano da padroni- lìbieitinìchte al- 
logati a chi lor piacerà: e chi còntraiSurà, ^ caschi ^in pena di Me 
dieci per> volta. , '■ ■ '..■.>, » -.., . ... .^^ 

Anco ci è parso aggiooiiune al capitoto'idklk' siìme; ^etaUb 
sìa alcuno che dia parer in nessuno modo a' lavori fotti da altri, 
né da forsi , se quello non vede con effetto el lavoro che ej^i pro- 
prio avesse a fore: sotto la pena che nel Breve si contiene. 

Ancora ordeniamo che se i sindachi non vedranno le ragioni 
infra quindici di da eh' egli aranno e libri del camerlengo, caschi- 
no in pena di lire due per volta ; e se il rettore non rìscotarà la 
detta condcnagione , caschi ne la medesima. 

Anco ordeniamo, che 1 rettore e camerlengo babbi vagatione 
(vacazione) anni tre, doppo la fine del suo uffitio. 

Ordeniamo ancora , che U rettore chiami sei homini de' più 
honorati in sua compagnia, per eccompagniare la Signoria alle fe- 
ste e procissioni: et se quelli che saranno (^c/iìamotì), non voles- 
sero andare, caschino in pena di soldi dieci per uno. 

Ordeniamo, che '1 rettore possi gravare reale et personale fi- 
no alla somma di lire vinticinque; procedendo come il camerlen- 
go degli oflitiali della mcrcantia : e chi si tenesse gravato, possa 
appellarsi a sopradetti oflitiali. 

E acciò che V infrascritte (sic) cose si possino eseguire, or- 
deniamo che '1 messo babbi per salario lire quattro V anno et egli 
sia obbligato comandare raccolte, et far tenute come parrà al ret 
tore e camerlengo; e non bastando solo, debbi pigliare compagni 



56 AGGIUNTA AL lAEVE DELL' ARTE 

a sue spese: considerata però la qualità della causa. Et cosi sa 
gli debbi usar discretione. 

Addo Domini MDXXXIII Ind. VII die XXIIl Jan : 
Spectatissimi domini offitiales mercanzie (sic) et mercatorum ma- 
gniflcae civitatis Senarum in eorum solita residentia numero sufficenti 
convocati et congregati prò rebus eorum officio expectantibus et per- 
tinentibus, et serva tis servandis, visis statutis et reformationes (sic) fa- 
ctis per universitatem artis pictorum prout Constant, denuo scripta in 
hoc Tolumine statutorum et brevis fo: .... et finientibus: se li debbi 
usar discretione ec. ec. 
Sono approvate ec. 
Gio: Batta d'Ippolito da Casole notaro della mercanzia ne fu rogato. 

Le appronasioni ricotniticiano colt* anno 1565 27 Agosto. 
Mancano queSe de 1569^ 1579^. 1581^ 1585^ ì ^S7 . Dopo l" ap- 
provazione del 1592^ si trova una supplica deU^ università dei 
Pittori porta al Granduca nel 1592. 



•-^-^^Kl^^ 



S7 



nifi; DUI* ARTI HfiU (MUn SMISI 



DBLL* Aimo 1ICCCI.TI <*> 



L 



Bomìae àoamà neslri Jem ClirÌ8ti,ot f^icMevirginìftllirie, 
et omiiiani saiicloriinif et smidaniiii dei. Amen. 

Questo eoe U Breve delF arie deg^ orafi Cacto e rifiMnoato 
d tmpo di GioMìud Ghinueei mdore, e di Domeiiico del mae- 
stro Feri camarlea^, e ^ina di Jhudo e VmAwra di FnncMà^ 
e MMeo di Cwo suoi consiglieri ,0^1 amii del nostro signore J^ 
sa Ghristo Mille trecento sexanta e uno, del mese di maggio; per 
vigore d* una racolla di vinti capomaestai orafi, e quali elessero 
sei savi huomini a sposto Breve riformare. E nomi de' detti sei 
eletti sono qoe&ti: Luca del maestro Feri; Grafia di GUwanni; 
Firn di Gaceioj Lodooicho d' Jmbruogio; ditmenlo dt Berto; 
e «pali sei cosi regimati, con diligente e matura dilìberatione e di 
concordia di tutti e sei, avendo appo Icmto il 3reve vecchio della 
predetta arte, e considerando a molti capitoli , che conferiva Tono 
cdl' altro e V uno intrigava V akro; per dichiare (sic) e racon** 
dare e detti capitog^, providdero e ordinarono in questo modo; 
cioè: 

Capitolo 1. 

Come Varie debba avere ano reetere j tmo eamaHengo 

e tre eomigUeri 

Imprima providdero e ordinare, che la predetta arte abbia 
e avere debba uno rectore e uno camerlengo e tre consiglieri, 

(1) Coéiee m^mìnmetm te atlavo M Soglio Mila P. IIMIotsea di Sims» 
ITfBalO: A. Vili. 41. 



58 BREVE dell' arte 

de^ quagli duri el loro ofiScio sei mesi , e di sei in sei mesi vada : 
e comincisi el loro officio in calende luglio , anno mille trecento 
sesanta e uno, e duri infino a càlende genùaio^ an|io 4^tto : e cosi 
vada in perpetuo di sei in sei mesi, di rectore in rectore. 

Capitolo II. 

Dd modo da deggiare d rectore ^ d camarlengo^ 

e tre consiglieri 

Anco providdero e ordinaro , che si chiamino in questo mo- 
do : che il rectore che ene al presente , per saramento e a p^ 
na di vinti soldi di denari, che infra otto di all'escila di giugno?, 
raguni tutti e capo mastri e gignori e lavorenti, ladove a lui pia- 
cerà, e faccia comandare per lo suo messo, tre volte m uno di , 
che tutti e capo maestri e gignori e lavorenti sieno a la detta ra- 
colta r altro di ; e poi che gli à ragunati , èl reétore faccia leg- 
giare quegli capitogli, che a lui parrà che sieno di' necessità , e 
poi usi quelle savie parole che creda che sienò di bisogno ; e pòi 
debba fare tanti brevi, quanti capo mastri' saranno nella detta fa- 
coltà : e intendasi sempre che vi sieno le dUe parti , o dà ine in 
su , capo maestri : ne' quagli brevi debba aVei^è tre òhe vi sia 
scritto Jlfa e 0; e poi e detti brevi debba ìÀettarè insieme tultì 
in una còppa overo nappo overò éonfettJera d'ariento; e pòi o- 
gìiuno de'capomaestri vada con mano aperta a pi^iàt^e' è brfevit 
e quegli tre a cui' rimarranno è brèvi pièni d^ Jlfa è J '0, gftiriiiò; 
«giurare debbano d' eleggiarè tino rectoi^è, 'e'tiho'Cènfia^ienghò 
e tre cobsi^ieri, e più sofficienti che' òonòsiai^àa^Tio''/^^^b^', sàlid 
che non possano eleggiare loro medesimi né loro padri , né loto 
fratelli carnali, né loro coripàf^yhè loro figliuoli, né rectore ri- 
fermare né suo conpagno né neuno che fusse stato per uno anno 
dinanzi : «e similemente el càmarìenèhò abbia W dfettà >)acèftione : e 
cosi sia tenuto l'altro rectore d'ele^giafte e suoi successori, a otto 
di air escita di dicembre ; e se altrementi V aleggesse , non vaglia 
per essa cagióne: e che neunò pòssa essere di mitiorè età di vin- 
ticinque annit e che egli abbia tenuta bottina' 'Sópra a se ddque 
anni per lo meno, e che neuno forestiere non possa avere neuno 
officio neir arte degli orafi. ' 



DWLI OBAFl miBSf 5t 



Ca^itoIiO in. 



Dd modù di fare giurare gH u/ficiaii. 

Ancho providdero e ordinaro, che inmaDtaiiente che il re- 
ctore avara electi gli ufficiali nuovi, gli debba £are giurare nella 
sopradeCU racolla T ufficio loro a operare a buona fede, senza 
frodo, corporalmente toccando el libro degli orafi, e secondò 
rantiche e buone usanze, e mantenere gli ordini che in esso sta- 
tallo si contiene. Se saranno nella detta raccolta, giurino prima che 
si partano; se sarà (iic) in Siena, giurino infra due dì; e (m) sa« 
ranno fiiore di Siena, giurino infra otto di. 

Capitolo IT. 

1 ... 

Come ef rectors pomi eondatnore e rieeoore ognieoiideiimigmia^. 

la quale etto focene 1 

Ancho [NroWddero e ordinaro, che al presente colui che è 
e che per a tempo sarà pectore , possa condempnare e ricogliare 
ogni pena nella quale cadesse neuno capo maeslro, lavorenti o gi- 
(pori , secondo gli ordini de la detta arte; e a fare pervenii^ ne le 
mani del camarlengo si che a la fine del suo officio non abbi a 
ricogliare denaio ninno: se già el camarlengo nuovo none stesse 
contento d* av^e ricevuta la detta condenpnagione : e si così non 
facesse, ca^ia nel saramento, e a pena del doppio del oonden* 
nato; se già la tale oondennagione non venisse Gatta infra otto dì 
air escita del suo officio : se non la può ricogliare , lassila al re- 
ctore, e al camarlengo nuovo. 

Capitolo V. 

Di fare giurare d^ ubidire e rectori. 

Anco providdero e ordinano, che ogni capo maestro, lavo- 
rente, e gignore ghirino, e giurar debbano d'ubidire e rectore 
che è, e che per gli tempi saranno, in tutti e loro comandameii- 



60 BREVE dell' arte 

ti liciti, e onesti, secondo gli ordini d'essa arte, e secondo I* an- 
tiche e buone usanze. 

Capitolo VI. 

Di chi dicesse villania al rectorej o al camarlengOj 

a consiglieri^ o al mesw 

Anco providdero e ordinaro, che qualunque capo maestro 
lavorente o gignore dicesse villania al rectore o al camarlengo^ 
o a consiglieri, o al messo dello rectore per cagione delVuficio 
loro ; che essendo e tre di loro in concordia , si possano conden- 
nare quel cotale o cotagli che avessero detto villania, in (|uaranta 
soldi per uno, e per ogni volta: considerato sempre la pena gran- 
de , come fusse la villania , cioè : se fusse detta al rectore villania , 
paghi maggior pena, che se la fiisie detta al camarlengo, o a' 
consiglieri ; e se fusse detta al camarlengo o a' consiglieri , paghi 
maggior pena, che se la fusse detta al messo del rectore; e se 
fusse detta la villania dal capo maestro , paghi maggiore pena , che 
se r avesse detta lavorente o gignore : sempre con discretione. 

Capitolo VII. 
Che il rectore col suo consiglio possa fare racolta 

Anche providero e ordinaro, che il rectore col suo consiglio 
possa fare racolta tante e quante volte sarà di bisogno, nella quale 
racolta abbia e. avere debba per lo meno, dodici capo maestri; 
e che comandato che sarà per lo messo del rectore, qualunque 
none ubidirà , caggia in pena ; ogni capomaestro in due soldi , e il 
lavorente e gignore in dodici denari per ogniuno , e per ogni vol- 
ta: e chi venisse quando il rectore avara facta la proposta, pa- 
ghi mezza pena. 

Capitolo Vili. 

Di chi escisse della proposta dd rectore 

Anco providdero e ordinaro, che quando el rectore avara 
fÌEM>ta la proposta in ogne racolta, neuno non possa dire, se none 



086L1 OAAFI ÌBRM •! 

Sta riHo ia pìei nel luogo osalOy e che neono non esca dalla im- 
posta infine a tanto che la detta imposta non sarà difinita; e cIm 
a ogpe imposta, poseano dire quattro dicitori e don più : e chi 
conirafMQBee, caggia b pena in cinque soUfi, a la discretione dd 
reetore: e poi che sarà consigliato, debba mettare il rectore a 
■qiini bianchi e neri; e quando le due parti saranno acordati (lis) 
si sia fanno, e vada a aegoitione. 

Capitolo IX. 

Dd modo di fare la racolia d* ogni due meri 

Ancho providdero e ordinerò, che V rectore sia tenuto per 
saramento di fare ricolta d' 0911 due mesi| in que* luoghi elle a 
ka parrà; e ine si proponga se alcuna cosa è a fare per loro 'n 
bene dell' arte, e quello che vi si prenderà per le due parti ac- 
cordanti, vada a seguitìoiie: e trare allora e rìcercatorL 

CAPrrou) X. 

Dd tnodo del poltre lavorare e lenere lavorato arieiUo 

Ancho providdero e ordinaro, che ogni capo maestro e la- 
vorente e gigMM'e sìa tenuto e possa lavorare j e tenere lavorato 
ariento, el quale sia di tenuta di diece oncie almeno , nuovo e 
vecchio, rìbrunito: e chi fusse trovato lavorare, overo lavorato 
nuovo overo ribnmito , o rimbiancato ariento , el quale fusse me- 
no che la detta lega, sei denari piccoli a valuta, per oncia: che 
il rectore sìa tenuto di tollare^a quel cotale overo colagli, soldi 
vinti, e non rendare, ma in bene delVarte convertire. E chi fosse 
trovato lavorare ov^o lavorato nuovo o vecchio ribrunito, overo 
rimbiancato ariento, meno che la detta lega, dodici denari di va- 
luta, per oncia, sìa tenuto el rectore di toUare a quello cotale ove- 
ro colagli , quaranta soldi , e b bene della detta arte convertire : 
e ogne lavorio che fiisse facto de la predetta lega, nuovo o vec- 
chio, ribrunito overo rimbianchato , rompare e guastare, si che per 
fecto (ne; leggi: effello) non vaglia niente. E chi fusse trovato la- 
vorare overo lavorio £aitto, nuovo vecchio, ribrunito overo rim- 



62 ABBtE DBLL' ARtH 

bianchito ariento, el quale fusse meno che la detta l^a, da do- 
dici denari iniìno a due soldi di piccioli V oncia ; che (a) quello co- 
tale, overo cotagli, el rectore sia tenuto di tollare cinque Hre^ 
e in bene dell' arte convertire ; cioè di denari. E chi fusse trova- 
to lavorare, overo lavorato, nuovo o vecchio, brunito overo rim- 
bianchito ariento, el quale fusse meno che la detta lega, due sol- 
di r oncia di denari piccioli , o da inde in su ; che quel cotale o- 
vero cotagli , sieno per lo rectore condempnati overo condennato 
in cinque lire , e sieno la metà degli ufficiali della mercantia , e 
r altra sia della detta arte. Leggi V agiunta. 

Jgiunta fatta al sopradetto capitolo 

Ancho providdero e ordinaro , che come el sopradetto capitolo 
parla, che a chi sarà trovato ariento per lo modo che nel w- 
pradetto capitolo si contiene, mancho da dodici denari, infine a 
diciotto denari a valuta per oncia, paghi tre lire. E a chi fusse 
trovato ariento manco da diciotto denari , infine a vintiquattro de- 
nari per oncia a valuta , paghi cinque lire. E a chi fusse trovato 
ariento manco da vintiquattro denari, infine a trenta, paghi vinti- 
cinque lire. E a chi fusse trovato ariento manco da trenta denari, 
infine a trenta e sei , paghi cinquanta lire , e non possa fare arte 
d' orafi chi Y avesse lavorato , o fatto lavorare , dal dì che sarà 
trovato, a due anni a venire. E a chi fusse trovato ariento man- 
co da trenta e sei denari, infine a vintiquatro piccioli a valuta 
per oncia , paghi sesanta lire , e tenga serrata la bottiga per tem- 
po di due anni a venire , e non possa fare , né fare fare due anni 
per neuno modo, arte d' orafi. E tutte queste condennagioni da vin- 
ticinque lire in suso , si intendano e sieno la metà delV officio del- 
la mercantia, e V altra deir arte degli orafi. E ancho s' intendano 
le dette condennagioni , considerato la persona e la qualità del tem- 
po, nel più e nel meno, come pare al rectore, e al suo consi- 
glio e a cui vorranno avere apresso di loro. 

Capitolo XI. 

Di chi profferisse ariento di tenuta piU o meìio della lega 

Ancho provvidero e ordinarono , che conciosiacosache si fan- 
no certi lavori , i quali si profferiscono meglio che lega , et tale 



DBfiU omAFl tBXBU SS 

Gbd, el tale starlino (1); che qualunque lavora o farà lavorare 
arienlo, et profferisca mef^ che lega, el non fosBo; quello die 
profferriy ovot> avesse profertO| s* mtenda essere condempnato per 
lo rettore et suo consif^o per errata, secondo che parla el ca* 
piioio della lega delF arte: et cosi sia condennato dmiaio per de- 
naio, et ofpi condennagjone pervenga nelle mani del camarlingo. 

CàPlTOLO XIL 



non nettare ne' Uumii $aperehia mldatnra 

Anco provviddero el ordinare, che neuno possa mettere tro]^ 
pa saldatora ne' suoi bottoni, né in altri lavori. E che i ricerca- 
tori deir arte sieno tenuti per saramento e a pena di quaranta só^ 
di, ogoi semana, almeno due volte, ricorcare tutti fji orafi, e 1 
due (dove), e il quando lo' (loro) parrà o di di, o di nocte ; e prai^ 
dare d' ogni bottig^ que^^i bottoni che crederanno che sia di hiso- 
gpo, e ischiàccine; e se ne troveranno con soperchia saldatura, 
incontanente in quel di gli deUmno portare ne le mani del recto- 
re, e il rectore sia tenuto di mandare per lo suo censito: e se 
diliberranno che v' abbi troppa saldatura , sia punito e condennato 
ipiello cotale orafo, per ogni volta, in quaranta soldi: e guastare 
el lavorio : e cosi ricerchino degli altri lavorìi , la dove si mette 
saldatura : e le dette condennagioni non rendare , ma in bene del- 
l' arte convertire: e sempre a discretione, più o meno secondo el 
peccato. 

Capitolo XIIL 

Di chi fìUMt condennato per oriento manco 

Anche providero e ordenaro , che qualunque orafo fusse con- 
dennalo per lo rectore et suo consiglio, per ariento manche in- 
fino alla quantità di vinti soldi , non possa rìvocare nò appellare 
el detto condennato overo condennati per nìuna cagione , in niuno 
moda 

(1j Forse è da iolendere, argeolo alla lega dello Sitrlino^ moneta aoti- 
ca 'ìB^t$€: coaie fo deUo argenlo popolino, qiieUo alla lega dei groiti popo- 
limi, BioneU fioreuliDa, cbe Teiera doe toldì. 



64 BUBVB DtSLt/ ARTR 



Capitolò XIV. 



Ch' e garzoni non lavorino altro che a* loto maestri 

Ancho, acciocché niuno folle non potesse fare alcuna follia 
di lavorare gattivo ariento; e acciò che V onore dell' arte delli 
orafi della città di Siena si conservi e accresca; provviddero che 
neuno maestro non possa nò debba tenere in buttiga niuno garzo- 
ne , il quale lavori per se overo per altri alcuno lavorio d' arte 
d'orafi, di fuore da mastri deirartc, né a casa né a butiga né 
dì di né di nocte ; e questo lavorare a maestri , s' intenda di cuscien- 
tia del suo maestro con cui sta el detto garzone : se prima non 
à pagato el dritto air arte , e non sia scripto col numero de' mae- 
stri; pena per lo mastro, diece lire per volta e per lo garzone 
cinque lire per volta: e non rondare, ma in bene dell'arte con- 
vertire: e che il rettore sia tenuto dal di del detto capitolo, a 
otto di che sarà rescritto sul Breve, di dare saramento a tutti 
e maestri di non fare contra el detto capitolo. E anche sia tenu- 
to el rettore per saramento , ogni mese una volta fare delle dette 
cose solempne disaminatione , se neuno maestro o garzone contra- 
lacesse : e questo non s' intenda per intagliare , né per ismaltare 
i smalti né suggelli. Preso ad xxvii di gennaio Mille trecento se- 
xanta quatro, nella racolta, per xviii lupini bianchi et niuno nero. 

Capitolo XV. 

Che lavorenti e garzoni acordino e loro maestri 

Anche providero, che neuno maestro ritenga in botiga né dia 
a lavorare a neuno lavorente o cignore, se prima non à acor- 
datò el maestro da cui si parte , di denari o d' altre cose che gli 
dovesse fare; se non fiisse con licentia e volontà del mastro da 
cui si parte. E quale mastro el ricetta in butiga altrementi, cag- 
gia in pena all' arte per ogni di , in diece soldi : e pagarli di fatto. 
E anche sia tenuto chi contrafacesse, di dare e di pagare in fatto 
al maestro che dovesse avere , coni' è detto , cioè ogni quantità di 
denari o d' altre cose , e il rettore sia tenuto di fare pagare , co- 
me detto ene. 



HKLl OBAPl tEinil Sf 



CAmou» XVI. 



oForte 

Aacho providdero, die mm si possa uè debba per nìmio o- 
rafoy di qual conditiooe si «, comprare neaoa cosa che all'arto 
i^ aparteDga, da neuna persona sospetta, o che sia io compagoia 
o sia istato d'uno mese iDDanzi: el chi cnntrafacesse, sia conden* 
nato per lo rettore e suo coosig^o^ di fiyto, m cento soldi di de- 
aeri; e ìu bene dell' arte convertire. Etneo progindicando a neunb 
akro capitolo che sia in sul Bre (de: cioè Biwe) per costoro. 

Ctf ITOLO XYIL 

Cke loeoreiifi né garsmd non losorino aBa cosa 



Anco providdero e ordinare, conciosiacosachè nell' arte d^ 
orafi si fanno da' garzoni e lavorenti molti lavori alle case, e li 
maestri loro noi sanno, e ricevono molti danni; però providderO| 
che neuno garzone né lavorente né sottoposto all' arte , non pos- 
sa lavorare a la casa ninno lavorio che a orafi s^apartenga, sal- 
vo che per lo maestro con cui egli sta, e non possa tenere fo- 
brica né fornello da fondare né da fare arte d' orafi: a la pena 
per li sopradetti lavorenti e garzoni e sottoposti per c^i volta 
che saranno trovati o accusati, cento soldi: e quali denari per« 
vengano nelle mani del camarlengho, e in bene dell'arte si C(mi- 
vertiscano. E il rettore che tale gli sarà accusato o sarà trovato, 
se noi condanna, s' intenda essere condennato in diece lire. 

Capitou> XVDL 

Che lavorenti né garsani non pomjmo vendare lavori 

Ancho prowiddero e ordinaro per bene e bonore della uni- 
versità dell' arte d^li orafi , e ancho acciò che chi teiciesse ma* 
le, si possa sapere; providdero, che ninno orafo né sottoposto air 

6 



66 BREVE deli/ arte 

r arte né garzone nò lavorente non possa nò debba vendare 
niuno lavorio d^ oro nò d* ariento nuovo né vecchio, né ariento 
fondato né rotto, a ninna persona, se prima noi mostra al suo ma- 
stro dove stane a lavorare. E se tali lavori e quali si vanno ven- 
dendo, fussero nuovi, sia tenuto tale maestro subito presentarlo 
al rectore , e anche quello che vende ; e il rectore col suo con- 
siglio, veduto tale lavorio e se ene buono e anche dove fu fatto 
e per cui, e così esaminato, ne facci quello che per li capitoli 
del Breve ene ordinato. E se tali venditori o chi comprasse , con- 
trafacesse , sia condempnato per lo rectore e suo consiglio , colui 
che compra , in cento soldi , e colui che vende ^ in cinquanta soldi : 
e questo s' intenda per ogni volta che contrafacessero : e se il re- 
ctore e suo consiglio non gli condannano, intendasi essi essere 
condempnati nella detta pena. E di ciò sia el camarlengo tenuto 
iscrivare per condempnati, sotto la detta pena a lui, se in ciò 
sarà negligente. E il detto capitolo non s^ intenda per coloro che 
anno buttigha. 

Capitolo XIX. 

Ch" e lavorttiH ddl' arie degli orafi non pomino lavorare per laro 

Anche providdero e ordinare , perché molti lavorii si fanno 
per le buttighe dell' arte , e non per li maestri , anche per li la- 
vorenti, e alcuna volta per li garzoni; e anche si lavora fuore 
d' arte : per la qual cosa V arte n' à danno e poco honore : e per- 
tanto providdero , che neuno lavorente , né gignore , né sottoposto 
air arte; non possa né debba fare neir arte né fuore d'arte, niuno 
lavorio d'oro né d' ariento, el quale non sia del suo maestro do- 
ve sta in buttigha ; sotto pena di diece lire , per tale lavorente o 
gignore o sottoposto all' arte. E se niuno mastro lassarà fare tali 
lavorii, sia condempnato in diece lire. E nondimeno tali lavorii 
non si possano comprare per niuno orafo a la detta pena , e sie- 
no tenuti tali lavorenti, gignori, e sottoposti all'arte, pagare diece 
lire , come se di nuovo facessero buttigha : e non sieno tenuti di 
pagare poi, quando la faranno. E se il rectore e il suo consiglio, 
a cui sarà denuntiato tali cose , non li punisse , paghi tale pena ; 
e '1 camarlengo le debba scrivare per condempnati sotto la detta 
pena, a luL 



MGLI QAAFl SBIIBM 67 



Capitolo XX. 



Che non ri compri da neuno tamrmuie o garsane e9$e d* arte 

Ancho providdero e ordinare, che niuno maestro compri md- 
fai coca che apartaig^ alV arte , né da lavorenti uè da garzoni; ae 
prima non ne dimanda il mastro con coi sta tale venditore : a la 
pena di vinti soldi. 

CaPftolo XXL 

Che t laearemti e gorami non poaano ni fmndert ni eomprore 

coia che i' apartenga alt arte 



Andio providdero, che quahmque lavorente o gpgnore 
desse o comprasse cose che apartengano all^ arte , che il rectore 
sia tenuto iiairli pageo^ diece lire infra otto dL E in quanto noi 
gli paghino, d rectore faccia comandamento per lo messo a tut- 
ti e maestri, die tali lavorenti né gignori non tengano m buttiga 
né li diano a lavorare : pena per lo rectore, e suo Consilio : e se 
in ciò fussero negligenti, paghino soldi quaranta per uno, e per 
ogni volta. 

Capitolo XXIT. 

Che neuno lavorente o gignore non pana rendare 
nes9uno lavorio senza liceniia 

Ancho providdero, che niuno lavorente né gignore non po^ 
sa rendare né vendere lavorio d' arìento, el quale abbi fatto per 
sé o per altrui, e non per lo suo maestro, che prima noi por- 
ti al rettore; alla pena di diece lire. E se il porteranno al ret^ 
tore, subito mandi per li conseglieri, e mirino tale lavorio; e se 
ene buono, el rendano, e se ene manco, il condanni secondo e 
capitoli del Breve. E simile pena per lo maestro , dove fusse sta- 
to, se noi manda al rectore. 



M MKVB obli/ arte 



Capitolo XXllI. 



Che si faccia mldùtura di tenuta di terso 

Anche providero e ordinare, che sì faccia saldatura, la qua- 
le sia di tenuta di terzo ariento a lega, a pena di vinti soldi per 
ciascuno e per ogni volta. 

Capitolo XXIV. 



'\ : :^ 



Jhl lavorare j o tenere lavorato 4a te^a déK* otó 



Ancho providero e ordinare, che ogni capo maestro lavo- 
-pente^ e gignore sia tenuto di lavorare, o tenere lavorato in qua- 
lunque lavorio sia, oro di tenuta almeno di dodici chara {rie cioè : 
carati) per oncia, e quale fusse trovato lavorato e vero lavorare 
-oro di meno tenuta uno charato per oncia, sia condennato in qua- 
ranta soldi e i detti denari sieno convertiti in bene dell* arte. 
Et qualunque fusse trovato lavorare e lavorato e brunito ^ o in- 
bianchito oro, peggio la detta lega due carati, sieno pet lo recto- 
re condempnati in cento soldi, e sia guaste el tale lavorio. E a 
qualunque fusse trovato lavorare, e lavorato, e rinfrescato oro 
di mene di tre carati tenuta e da inde in su, sia condennato in 
diece lire di denari, e in bene delFarte convertirgli; è Ma rotto 
e guasto tutto el detto lavorio, si che per lavoro fatto non sia 
buono. 

Capitolo XXV. 

Che neuno posm dorare neuna moneta 

Anche providero, e ordinsiro, che heuno chapo maestro, la- 
^'orente , e gignore non possa né debba dorare neana moneta per 
vercma cagione , né in veruno modo. Et chi contraffacesse , oaggia 
in pena di diece lire. Et se cadesse in quello difetto el rectore, 
caggia in pena di vinti lire. 



DMU OEàPl SBHMI Cr 



•■ • 



Capitou) XXVI. 



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"1 



Ddla dectione de* ricerc€Uori déW arU 

ÀDcho providero e ordinerò , che la predetta arte abbia tre 
rìcerchatorì, d^' (piali e; 4u6>ric^pebÌ90 lutla,r art^v^e il terzo ri- 
cerchi e due ricercatori ; e cosi debbano ricercare tutta V arte tan- 
te e quante volte vorraqnOya bottigae a ca^ jdi dì a di notte, 
come a loro parrà, lavori fatti e non fatti. Et se neuno .(ìiss^i^ 
gli n^asse o oro, o ariento, che none il lasa^se toUere^ica^pa 
in pena df cinque lir^: si verafnente che os» ricer^toiii JVi^a il^ 
noli per lo meno due volle la.semmaoa rioerc^^re: e fie^:^, ll^iprfir 
dette cose saranno negligenti |Caggiwo in pene, per.qia^cuiiQe 
per offd volta, m otnqpe siotfàì per unou Et ogpì oriento: Qvef<^. ove 
che trovaranno, el debbano serbare; e €l9 ve ne trotfassdra neuh 
no reo, tanto el tengano, che sia condempnato overo diliberato; 
e poi il rendano a cui T affosserò :,tQU(V Et sieno tenuti essi ricer- 
catori, infra due di che terranno gli arienti o oro, gli debbano a- 
vere fregai t ^ incontanente che gli hanno fregati,- sa > ve n'aves- 
se veruno peggio che la detta lega ^ in quel di el debba mettare 
ne le mani del rectore; e il rectore sia tenuto e debba infra due 
di raguaare i suor consiglieri , e secondo V ordine che ene dato 
di sopra, mandino a secutione per saramento, e a pena per lo 
rettore diece soldi per ogni volta. 

Capitoìx) XXVII. 



.il . .• 



Dd modo dd fare e ricereatori dellf urte ■ 

Ancho providero e ordinaro^ ohe tutti e capomaestriideirar»' 
te degli orafi sieno messi in uno bossolo, scritti per nome e per 
sopranome in carta di pecora, tiho per pulitia. Et poi quando il 
rectore farà la racolta, si traggano due e quali sieno ricreatori 
di tutta r arte; e poi di questo bossolo se ne tragga un* altro, e 
questo sia ricercatore sopra e due ricercatori; e poi tutte e tre 
le dette cartuccia si mettano in uno altro bossolo : e duri questp 
officio due mesi. Et cosi si faccia di due mesi in due mesi in 



7tf BBEVii dell' ARTfi 

perpetuo, e le vacationi sieno ne la dìscretione del pectore con 
suo consiglio. E sia tenuto el rectore quindici di innanzi che sia 
finito el detto officio fare la racolta , e ine trarre gli altri per lo 
^opradetto modo. 

Capitolo XXVin. 

Del salario dd rectore j et dd camarlengo 

Ancho providero e ordinare, che il rectore abbia, o aver 
debba per suo salario dell' ufficio, uno cusliere (1) d' ariento di pe- 
so di tre quarri, el quale el camarlengo che sarà all' uscita del 
Bua officio, si rabbia apparecchiato; e poi ne la raòolta^ dovè 
si chiamare el rectore nuovo, el dia al rectore vecchio nella pre- 
sentia della racolta. E il camarlengo compri una lira di candele 
di cera de* denari deir arte e per sua salario si abbia nieUa del* 
ta mattina le dette candele. 

Capitolo XXIX. 

Che non si possa torre buttiga V uno alf àkrù 

' f Anche providero e ordinaro, che neuno capo mastro, lavo* 
rente o gignore non tolga bottiga V uno all'altro, nella quale stes» 
^ avere stessero o fussero stati per tredici mesi dinanzi; se già 
non fusse di volontà e consentimento di quelli che fussero ndla 
detta buttiga j o che fussero stati per Io detto tempo; e di que- 
sto debba apparire carta publica o scritta di loro mano, e i lo- 
ro nomi e sopranomi. E chi contrafacesse , caggia in pena di cin- 
quanta lire di denari; la qual pena e €Ondennagiotie ^ subitamen- 
te el rectore sia tenuto di fargli pagare nelle mani del camarlen- 
go, e in bene dell'arte convertire. 
• ■.'••. . . 

Capitolo XXX 

Di non comprare cose che s^ apartengono aW arte 

Ancho providero e ordinaro, che neuno capo maestro non 
possa comprare veruna cosa che appartenga all'arte degli orafi, 

t'i '(%) cìùèi evfthiaio. ' 



D16U (AAFi anni 7f 

di niaBO gumoe o kvorcmi d' altra boUigL B se renaio cooi- 
pnose, sia tennlo di dirlo a quello altro maestro dal di die Fa 
comprala, a due dì; e chi conlraiBcesse, caggia in pena di Tìnti 
soldi per ofjpii volta. 

Capiti&o XXXI. 

Cke WM M ptum dare a fare ntuno lamro a garsaae 

di' olirò nmedro 

Andio providero e ordinaro, che noo sia veruno maestro o- 
ralb, che possa né debba dare a tare neuno lavorìo a veruno la- 
vorenle o gignore d^ alcuno altro maestro , senza licentia del mae- 
stro eoo coi stesse,* e chi -contraliBcesse , caggia io pena di cin- 
que lire di denari: e intendasi di quelli lavorenti o gignorì che 
fassero oblìgBti a' loro maestri, o ad anno o a mese, o per la- 
ureati che o* appaia carta, o scritta chiara. Per g^i altri wom 
a' ìoleDda questo capiti^. E per simile modo, se veruno lavorone 
le o gìgnore, el quale fosse legalo per patti o per scrittura, che 
e^ lavori veruno lavorìo d* altra persona die dd suo maestro, 
senza spressa licentia e volontà dd suo maestro^ ogni gmwiagpio 
che fBffà, sia del suo maestro, e sia condennato per ogni volta 
in cinque lire di denari; e i quali denari pervengano a le mani 
dd camarlei^;o, e in bene dell'arte si convertano. Anche , che 
neuno lavorente o gignore non si debba né possa partire dal suo 
maestro per veruno modo né per veruna cagione, se prima nd 
dirà di suo maestro uno mese dinanzi; e se il detto lavorente o- 
vero gignore non avesse a fare dal suo maestro infra questo me- 
se, doppo el mese, sia licito al detto lavorente overo gignore po- 
tersi partire, senza altra licentia: e chi contralarà, paghi cento 
soML E neuno maestro el ricetti nò gli dia a lavorare, sotto la 
detta pena. 

Capitou) XXXU. 

Di dmuntiare a' reetare chi wm font leaU 

Anche providero e ordinare, che ogni capo maestro sia te- 
nuto e deUxi, a la pena di diece lire di denari, che se e^ sa- 
prà per nenno modo, che egli abbia m bottiga ninno lavorente 



72 BREVE dell' ABTB 

o gigpore che abbi male mani, e furigli el suo, o furalo gli aves* 
se; subitamente el detto maestro sotto la detta penai el debba 
portare per escritto il nome, e il sopranome di tale lavorente o 
gignore al rettore. E poi el rectore subitamente sia tenuto, sotto 
la detta pena, di divietarlo dalF arte; e che infra uno mese el 
maestro suo V abbi cacciato. E neuno altro maestro el ricetti, 
sotto la detta pena. E questo capitolo sia tenuto el reclore vecchio, 
sempre quando si chiama el rectore nuovo, farlo leggiare nella 
presentia de^ lavorenti e gignori. 

Capitolo XXXIII. 

Di chi ri richiamasie al rtttore di ninno sottopoito 

Ancho providero e ordinaro, che qualunque persona si ri* 
chiamasse di veruno sottoposto delParte degli orafi, che il ret- 
tore debba fare ricevare e iscrivare il richiamo al suo camarlen* 
go, e debba fare pagare per lo richiamo, e per lo messo, e per 
la decima , come fanno gli ufficiali della mercantia ; e poi debba 
el rectore col suo consiglio vedere la ragione de le parti; e poi 
come conosciaranno, dieno la sententia, e mandino a secatone, 
come dilibarato avaranno. E s^ è neuno, che non fusse sottoposto 
all' arte, ed egli voglia richiamarsi del sottoposto, che colui che 
non sarà sottoposto giuri, e sottopongasi air arte in questa quistio- 
ne, overo che dia ricolta al rectore, che esso aterrà ciò che per 
lui sarà diliberato e sententiato; altrimenti el reclore noi gli deb- 
ba tenere ragione. 

Capitolo XXXIV. 

Che venga^ ne le mani dd cammiengo agni mobile dèU' arie 

Ancho providero e ordinafX), che ne le mani del camarlen- 
go venga e venire debba ogni mobile delF arte , denari , ariento , 
massaritie, «o qualunque altra cosa fusse. E come il rettore nuo- 
vo sarà intrato in officio, infra otto dì per saramento e a pena 
di cento soldi si faccia rendare la ragione , e poi fare una racol- 
IB, e ine leggiare V entrata e V uscita e il resto, nella presentia 
della racolta. E in quella pena di cento soldi oaggia el reclore 



oAàn «niMi 73* 

ymoààù , «e boI T à rendala infra al detto lamiiDa fi inoenlanenle in. 
spello di medola che airi la detta ragione, el canuuiengo vee* 
duo dia ogni danaio, masaaritie, o quakuiqae altra cosa avease^' 
nelle nuoi del camerlengo nnovo, lOtto pena di cinqoe lire di 
denari; e nondimeno sia coaslretto, ohe dia ogni cosa che afe» 
se delP arte, come detto ene, al camarlengo nuovo. E anche oi^ 
dhnanOi che non » possa partire nemio mobile delF arte, se già 
non (base £ concordia e volontà di tutti e capo maestri, sena» 
neono scordante; ma e spendere ^poMa el reclore ocJ suo coosh 
glio e col camerlengo in bene dett^ arte, come • crederanno chn 
firn olile e bene della predelta arie. 

Che U rtliare ptum qmiftort'^aelrtionlinarte infino x midi 

Anche previdero e ordinerò, che e reclori-,«lio per ^i tem- 
pi snranno, possano spendere 
i|inlill di dieoe soldi el i 
b detta spesa, quando si chiama el' rettore : allora gK sia lediò 
onestamente spendere come idi parrà, cioè a hd col kuo consi^ 
^: e se ispendesse oltre alla forma predetta, paghi el rectore 
di soo proprio. 

Capitolo XXXVI. 

Di mandare due ceri di lira l' uno a la chie$a 
di nneto Piero a le scak 

Aocho previdero e ordinaro, che ogni anno, per la festa 
principale di missere sancito Pietro, Si mandino per Vk camar- 
lengo della predetta arte due ceri , che pesino due lire a la chiesa 
di sanoto Pietro a le scale; e questo si faccia ogni anno mentre 
che r arte d^i orafi vorrà fiire ine la sua ricolta. 



( I 



CAPrroLo XXXTIL 
Di comandare le feste ^ e dd modo 
providere e ordinaro, che lotti di orai 



gnnrdara tutte le domeniche e tutte le pasque e ttitte 



74 BBEVB DNJL' ABTB 

le feste comandate da la chiesa; e dii contrafacesse ^ per ogni 
capo maestro paghi soldi diece soldi (sic) per uno; e per ogni 
lavorente e gignore , cinque soldi per uno. E le vigilie delle det- 
te feste, come suona vesparo a san Pietro a le scale , el rectore 
mandi el suo messo a ogni buttiga d' orafo , e facci comandare 
che d' allora innanzi neuno lavori più ; se già non fusse opera 
da rondare la sera, o la mattina sequente; a pena di cinque sol- 
di per uno: e così fare pagare. E questo comandamento si faccia 
ogni sabato a sera; porlo simile modo, pena due soldi per uno, 
le vigilie delle feste e de le pasque, faccia la sera, secondo la 
discretione del rectore , el comandamento , e il sabato prima che 
suoni vesparo. 

Capitolo XXXVIII. 

ly amendart e capitoli 

Aticho providero e ordinare , che ogni anno del mese di mar- 
ze si debba fare una racolta di quindici capo maestri almeno; e 
ine tre savi huómini capo mastri della detta arte ed essi tre j ab- 
bino a rivedere tutti gli ordini dellVarte degli orafi, e procurino 
sed e^ lo^ pare che abbino bisogno d* amendarli, o di nuovo far- 
gli e poi mettargli a la racolta. E se ine si prendarà per le due 
parti, vadano a seguitione; e che il rettore sia tenuto per sara- 
mento, e a pena di vinti soldi, fare scrivare infra uno mese e 
capitogli che ine saranno presi , in sul Breve de^ nostri ordini. 

Capitolo XXXIX. 

Quando morisie d rectort déW arte degli orafi 

Anche providero e ordinare, che se il nostro signore Jesu 
Christo chiamiasse a sé el nostro rectore che eoe , e che per gli tem- 
pi avenire saranno , che ninno maestro non debba aprire la but- 
tiga infino a tanto che sarà sotterrato, e se fusse aperta, farla ser- 
rare. E anche vadano a la sua sepoltura tutti e maestri, lavorenti, 
e gignori, salvo che possano tenere aperti gli sportegli solamen- 
te. E intendasi ch^ e lavorenti , e gignori abbino diciotto anni, o da 
inde in su. E come saranno tornati da la sepultura , subitamente 



ratti oftAn nini 75 

d eaunarlengo sia tenuto e debba Saure una racolta per chìmare (ne) 
im altro reclore; e chi conttrafoicefifie, caggia in pena, el maestro 
in violi soldi; el lavorente in diQci; el discepolo in cinque soldi; 
e 1 camarleogo sia acompagoato come se fosse rectore. 

Capitolo XL. 

Quando moriite neuno ctt}Nmiaeffro d'orafi 

Anche providero e ordinarOy che se avenisse che il nostro 
figaore Jesu Christo chiamasse a sé neono capo inaestro orafo , «he 
ogpii capo maeslro aconpagpi el rectore infino a la sepoltura d^esso 
morto, e tanto vi stieno che il rectore si parta, e si V ac<mpa» 
goiaOj e per lo simile modo Cacciano, e lavorenti e g^orì, cioè 
che sieno d' età di diciotto anni o da inde in su ; a la pena per. 
lo maestro diece soldi; per lo lavorente cinque soldi, per lo gi- 
gnore tre soldi. E anche quando morisse padre o figliuolo o mo- 
glie o figliuola o siioro carnale o foteUo di veruno capomae- 
stro, o che morisse lavorente o gignore, sieno tenuti uno capo- 
maed^tro per buttiga o lavorenti e gigliori ad ac^mpagnare il re- 
ctore infin a la sepultura di tal morto, e poi acompagnare el re- 
ctore infine a la sua buttiga; a pena, el maestro di cinque soldi; 
el lavorente di tre soldi; d gignore di due soldi 

Capitolo XU. 

Qualunque ptrtona perdeste vertina cosa 

Anche providero e ordinare, che se persona verrà al recto- 
re , e vorrà che si (accia comandamento per V arte per alcuna 
cosa che abbia smarrita o perduta, sia tenuto el rectore farla seri- 
vare al suo camarlengo, e poi comandare per tutta l'arte ch'ella 
sia ritenuta, e rapresentata al rectore; e in quanto a neuno ca- 
pitassero le dette cose, e duppo el comandamento no' le rapre- 
sentasse subitamente al rectore, sia punito e condennato per lo 
rectore e suo censito, secondo la loro discretione, infino ala 
quantità (h quaranta soldi; e sempre considerando la qualità dd 
fatto. E colui che ane perduta la cosa, paghi per lo messo, e per 



7S nBts imuJ Awrw 

la sòrittura infino a due soldi , secondo la discrétione del rectore; 
E se la cosa si ritrovarrà per cagione d' esso comandamento , pa* 
ghi quattro denari per lira di valuta; altreroenti tal eoto ritrova- 
ta no' gli sia rendota, infin' a tanto che non à pagati e ' sopradétti * 
denari. 

Capitolo 'XLII. 

Che ogni orafo debba tenere tappfio ti bamo 

' Ancèio providero e ordinano, che ogni orafo abbi e avere 
drt)ba uno taippeto al banche, e cosV tenerlo còm-è usanza. E chi 
contrafacei^se , caggia in pena per ogni volta m cinque soldi; e 
vengano ne le mani del camarlengo, e convèrtanst in bene det- 
tar te. E niente di meno sia scritto per lo rettore; e fkrlo tene- 
re in ogni modo. 

Capitolo XLIII. ' 

Che si debba lavorare a buttiga aperUM 

Anche providero e ordenaro , che neuno lavori d' arte d' ora- 
fi se noti per lo modo qui di sotto scritto , e dichiarato m questo 
modo, cioè: che debba lavorare a buttiga aperta, la quale aMna 
banco e tappeto a modo d^ orafo, sicome usato è; le quaN botti- 
ghe sieno per la strada dritta da la croce al Travaglio, insino a 
la porta di Stallereggi; o veramente ^da la boccha del Casato per 
la via dritta infino a la porta alVArco; o veramente da la croce 
al Travaglio ìntìno ala porta a Chamollia, per la dritta strada; e 
da la croce al Travaglio infino a sancto Maurilio; o veramente 
da la bocca di Porrione alla porta Peruzzini, per la dritta via; 
o veramente da sancto Pellegrino per la strada dritta infino a frati 
di Camporegi. E anche sia Kcito a* ogni orafo fare buttiga presso 
al Campo (1 ) a cento braccia , in ogni luogho dove gli piacesse , in- 
fra li detti confini di cento braccia, e con buttiga aperta co^ modi 
dichiarati di sopra. E tutti quelli che terranno le buttighe per lo 
modo dichiarato, eglino e i loro lavorenti e gignori possano, e 
a loro sia licito di lavorare a bottiga e a casa di di , ^ di notte , 
come bisogno lo' sarà. E se veruno lavorasse per ne^no altro mo- 

(t) lia PÌMUf rtiaggì<»r« d«IU» à9\ cimpo. 



Il II 



mmu OKAPI; innm n 

do, se ooD fosse di cusdentia e di voloiità del redore della pre- 
detta arte, e ooo oooseiitiiiieiito del sooooosiglio e eoo voloalà, 
e lioentia de' signori ufficiali ddla mercantia. E chi contraiaceste 
pafM dieoe lire, le quali ék rectore di fedo li bocia pagare nel- 
le numi del camarlengo della detta arte, e b bene ddl'arle con- 
vertire. 

Capitolo XUV. 

Che emMcmio milopoMo Mduea d nctwrt 

Anche providero e ordinare, che il rectore che ene al pre- 
sente, e che per gli teaapi evenire saranno, siaio ubiditi ne' lo- 
ro comandamenti liciti e onesti. E che al rectore sia licito, che 
possa tue Ovoro Cbut fare al suo messo, uno comandamento per 
di a tutti e suoi sottoposti, o in persona, o a casa, o a le loro 
buttiche. E qualunque sarà che none ubidisca, caggia m pena di 
vinti soldi E se none ulHdisse el primo comandamento, facci o 
iSaccia fore el secondo comandamento, il secondo di, a pena di 
quaranta soldi ; e se none ubidisse overo ubidissero el primo e '1 
secondo, sia tenuto el rectore m iar^ el terzo dì, el terzo 
comandameoto, a pena di cinque lire. E se none ubidisse overo 
ubidissero , che il rectore co^ suoi consiglieri el condannino ne le 
dette tre pene ; e le dette condennagioni vengano ne le mani del 
camarlengo de la detta arte , e convertansi in bene delF arte con- 
vertire (iic). E intendasi che detti comandamenti, e condannagio- 
ni sieoo bcti di consentimento de' suoi consiglieri , o de' le due 
parti di loro, e se none ubidissero, overo ubidissero (tic) debba 
avere la fami^ia degli ufficiali della mercantia; e farsi ubidire, 
o viziano o no; salvo le legittime scuse, sicome infermità ove- 
ro uffici di Comune. 

Capitolo XLY. 

Di coloro che di nuovo faranno buUiga 

Anche providero e ordfaiaro, che qualunque forestiere voles- 
se in Siena fare buttiga d' orafi , sia tenuto e debba pagare a la 
predetta arte vinticinque lire, e convertigli in bene dell' arte. An- 
che, che qualunque cittadino volesse fere buttiga di nuovo, deb* 



78 BREVE dell' arte 

ba pagare lire dieci di denari ne le mani del camarlengo. E neti- 
Do cittadino né forestiere non possa né debba lare bottiga in Sie- 
na d'orafi, se prima non fa chiaro* e1 rectore e consiglieri, che 
sia stato per lo meno sei anni all'arte degli orafi, per garzone. 
o per favorente; acciocché prima si vegha che sappi lavorare , e 
che sappi gli ordini de la predetta arte : salvo che se per niuno 
tempo neuno fusse che suo padre o suo fratello carnale avesse 
in Siena avuta buttiga d' orafi , e avesse pagato el dritto all' arte ; 
quello cotale overo cotagli possano fare buttiga, senza pagare 
neuno denaio aU' arte. E intendasi che sia prima stato all' arte per 
garzone , o per lavorente almeno sei anni , come di sopra dichia- 
ra. E di questo capitolo , el rectore né altri ufiiciali non ne pos- 
sano fare né racolta né proposta a neuno che paghi menO; che 
di sopra é dichiarato. E se il rectore il facesse, debba pagare 
al suo successore, egli di facto, diece lire; e per neuna cagione 
gli sieno rendute, ma convertansi in bene dell' arte. 

Capitolo XLVI. 

Di chi volesse aptìlare di sententìa data cotUra lui 

Anche providero e ordinare j che qualunque sarà condeaBa- 
to per lo rectore e per lo suo consiglio o veramente per sen- 
tentia data per loro, che quello cotale overo cotagli che diran- 
no di volere apellare, sieno tenuti prima, di pagare all' arte die- 
ce soldi; e se vencie ne la racolta la quistione, si gli sieno ren- 
duti ; e se la perde paghi all' arte altre (sic) diece soldi ; si che in tut- 
to abbi pagato vinti soldi; e non gli sieno renduti, ma in bene 
dell' arte si convertano. E neuno di sententia o di condennagìoni 
che gli sieno fatte per lo rectore e suo consiglio^ non possa ave- 
re racolta, né apellarne più che uiia volta; e se il rectore ne 
gli darà più, caggia in pena di vinti soldi per ogni volta. E la 
detta apellagione non s'intenda, se non solamente ne le ca- 
gioni de' richiami ; e neuna apellagione non si possa fare né da- 
re di neuna cosa non parli el Breve: pena per lo rectore, se la 
desse o consentisse, cento soldi por ogni volta. 



hwttu ùkàwì sniBi 7f 



Capitou) XLVU. 



Che U eamatiengo faccia T ufficio dd rtdcrtj 
quando egli non foieue 

Ancbo providero e ordinaro, che quando e rectore in caso 
che non potesse tiare l'ufficio, cioè non essendo a Siena o ve- 
ramente non fiisse sano, o per cagione d' ufficio di Comune, o 
che alcuno si volesse richiarare {leggìi richiamare) del rectore, 
o che il rettore cadesse in alcuno follo; allora sia tenuto el ca- 
marlengo, a pena di soldi quaranta, fore F ufficio come se fosse 
redore, cioè ne' casi sopradetti. E i consif^eri debbano e inten- 
tfamsi essere ne' casi sopradetti, consiglierì del camarlengo, come 
se fosse rectore. E cosi sia ubidito per tutti gli orafi in que^ 
casi, e sempre di concordia di tutti e consiglieri; e se il camar- 
lengo mm procedesse centra el fallo del rectore, la detta pena 
debba fore pagare el rectore che sarà fotte di nuovo, al detto 
camarlengo; e se contrafocesse el detto rectore nuovo, paghi la 
detta pena. 

Capitolo XLVIII. 

Di tenere e eecreti che comanda el rectore 

Anche providero e ordinaro, che quando per Io rettore sa- 
rà comandato o fora comandare el secreto, che non sia neuno 
sottoposto a le (a /a) detta arte, che debba tale secreto rivela- 
re o fore rivelare per veruno modo, né veruna persona. E se 
venisse caso, che nullo rivelasse el detto secreto; colui che di- 
Duntia e acusa colui che ane rivelato, sia tenuto secreto el no- 
me di tale dinuntiatore in perpetuo dal rectore e da' suoi consi- 
glieri. E come e rectore saprà di vero quello cotale che revela- 
to avesse el secreto, per qualunque moclo el saprà, incontanente 
el rectore per saramento e a pena di diece lire, el debba con- 
dennare. Se capomaestro cadesse in tal difetto , sia condennato in 
diece lire; e non rendare, ma in bene dell' arte convertire. E o- 
pii lavorente che focesse tale follo, paghi cinque lire. E se \ì 
cadesse ci gignore, per ogni volta paghi quaranta soldi. E se l'u- 



80 BKISrrB DSLL* AST8 

sasse niuno di farlo più volte, e rectore ne faccia una racoha. 
almeno di dodici maestri, e quello ohe ine se ne prendarà, si 
metta a seguitione. 

'■■"••'"• ■ ■ '\ ^\ 

^ Capitolo XLIX.. , 

Capitolo de' banchieri j et de* tetaiuoli 

Àncho providero e ordinare, che conciosiacosa eh' e banchie- 
ri, e setaiuoli tengono lavorìi d' oro, e d'ariento, e vendeno e 
comprano; e tagli banchieri sono, che sanno rinfrescare delFa*- 
riento e delV oro ; providero , che e rectore degli orafi sia tenuto 
e debba fare una racolta d' orafi air entrata deir u£Ek^io suo, e 
ine proponare e fare proponare, se bisogna fare alcuna cosa sO;* 
pra e fatti loro; e quello che si pigliarà, si vada a seghutione. 

Capitolo L. 

Di none aprire buttiga te quaresima ^ innanzi le campandU 

Ancho prò videro e ordinaro, che neuno sottoposto possa a- 
prire buttiga di quaresima, infino alle campanelle, per cagione 
de la predica; pena per ogni capo maestro vinti soldi. E inten- 
dasi, che maestro né lavorente nò gignore non possano lavorare 
né a casa né a bottiga infino a le campanelle, tutta la quaresi- 
ma, come di sopra dice; pena vinti soldi per lo maestro; per 
lo lavorente e per lo gignore soldi diece; e a questo metta el 
rectore guardie segrete. 

Capitolo LI. 

Che neuno lavorente o gignore non tenga burinatura 

Ancho providero e ordinaro , che neuno lavorente , o gigno* 
re non debba ritenere neuna burinatura di neuno orafo , ma tutta 
la debba rendare a maestri che gli danno a intagliare e lavorìi. 
E chi contrafacesse, paghi quaranta soldi per ogni volta. 



DMtl OAAFI smisi 8t 



Capitolo UI. 



Che nettilo capo mattro st fNmga né laix^retif e né gignore 

Aocho providero e ordinaro , che oeuno capomaesCro si deb- 
ba ponere né lavorente né gignore neuno, né in buttiga ricettare, 
se prima non k acordato quello maestro con cui stava prima; cioè 
di denari, o di massaritie o d' altro (tic) qualunque cose gli dovesse 
dare; a pena di vincti soldi ; e che e' nò gli dia a fare ; e se none 
ubidisse, caggia in pena di trenta soldi: e nondimeno non gli dia 
ricetto per neuno modo, infino a tanto che il lavorente o gignore 
non ara fatto al suo maestro, quello che gli dovesse fieure: e le 
dette condennagioni pervengano ne le mani del camarlengo de la 
detta arte ; e non rendare , ma in bene dell' arte convertire. 

Capitolo LUI. 

Se olcttito dUadino o farettiert mereatane 

Anche providero , et ordinaro , che se alcuno cittadino overo 
forestiere , el quale non sia maestro né sappia lavorare d' arte 
d' orafi, el quale avesse fatta, o facesse buttiga di mercantia d'ar- 
te d'orafi, cioè d' ariento o d'oro; intendasi di cose nuove, e 
vecchie, ribrunite overo rimbianchite; o veramente se alcuno se- 
taiuolo, o di qualunque arte fusse, o detenesse de le dette mer- 
cantie per vendere , nuove , o vecchie ; che sin da ora lo' sia fat- 
to sentire , doppo V aprovatione di questo capitolo , eh' essi tenga- 
no, e vendano ariento in ogni lavorio nuovo ovechio, ribrunito, 
overo rimbianchilo, el quale sia di tenuta di diece once, e l'oro 
sia di tenuta , secondo che parla el capitolo del nostro Breve. E 
a quale fusse trovato ariento peggio che la lega , sia per lo ret- 
tore de la predetta arte degli orafi dinuntiato a' signori ofiìciali 
de la mercantia, e il nome, e il sopranome di colui a cui tro- 
vato fusse el fallo. E questo sia tenuto e' rectore e consiglieri su- 
bitamente dinuntiare , poi eh' e ricercatori gli avaranno dinuntiato 
e r ariento e 1' oro d' esso lavorio saggiato col suo consiglio e 
trovato reo. E che e rectori de la predetta arte abbino autorità 

7 



Sii BIìÉVE VmJt^ ARTlB 

e balìa di potere ricercare e detti nomati , come se fussero ora- 
fi che lavorassero di loro proprie niani. 

CAPrroto LIV. 

Da deggiare uno rietrcatart per lo saggio a coppella 

Ancho providero e ordinare ; accio che non si possa fare al"* 
ernia cosa malitiosa di mettare troppa saldatura ne' bottoni , e ne- 
gli altri lavorii ; ordmiamo , che s* elegga mio savio e buono huo- 
mo e intendente delP arte : eleggasi in questo modo cioè : E re- 
etere col suo consiglio , facciano una lectìone di tre huomini per 
la forma sopradetta , e quali vadano a scontrino ; dove sieno quin- 
dici capomaestri; e quello che avara le due parti de le boci, sia 
ricercatore sopra tutta V arte degli orafi, e debba ricercare a- 
rìento, bottoni e altri lavorii, di di, e di nocte, a casa e a but- 
tiga e in cassetta, e fuor di cassetta, òome credarrà che si conven- 
ga; e ricerchi due volte la semana, el meno; e massimamente 
e bottoni, o altro lavorio, là dove si potesse mettare 'troppa sal- 
datura ; e tutto el lavorio che torni , dove sia saldatura , metta in 
uno borsello, el quale borsello le^i e suggelli di suo snggellO| 
si che non si possa aprire che non se n' aveggha ; e cosi el las- 
si nella bottiga del detto maestro, overo maestri: e se il detto 
borsello si trovasse disuggellato overo aperto, che il detto ri- 
cercatore per saramento e a pena di diecelire, el debba di so- 
bito dire, e dinuntiare a'rectore; e i'rectore, e il suo censito 
subito che '1 sapranno , el debbano condennare , e toUare di fatto 
vinticinque lire; e quello maestro overo maestri che avessero di- 
suggellato overo aperto dove fussc el detto ariento ; a chi facesse 
tal fallo, siagli tolto el detto ariento e non gli sia renduto, ma 
in bene delV arte si converta ; sotto la detta pena al rectore e al 
suo consiglio, per ciascheduno, se noi toUessero: e cosi vada A 
rectore in rectore: e cosi ricercato per lo detto ricercatore, el 
meno una volta el mese , e più se vorrà. E poi di volontà , e con- 
sentimento del rectore che allora sarà, nella buttiga, e nella pre- 
sentia del detto maestro overo maestri, fonda tutto insieme el det- 
to ariento, el quale à così tolto, e poi ne tolga uno sa^o, e 
r ^vaiiKO rimetta là d' onde il trae e làsilo nella detta buttiga 



DBGU OEi^l SKMSI 83 

suggellato, e facciane fare saggio in Siena o dorè potrà fieure 
meglio; e che il detto arìento torni el meno di tenuta d' otto 
oncie e mezo di fino. E a chi fusse trovato lavorio, che tor- 
nasse a saggio, meno che sia detto di sopra, tre denari peso 
di fino per lira , sia ed essere s' intenda condennato overo con- 
dennati in diece soldi per volta. E a chui fusse trovato ariento, 
che tornasse meno a saggio di tre denari infino a sei denari per 
lira di fino , sia condennato per ciascuna volta in vinti soldi. E a 
chui si trovasse ariento, che tornasse meno a sag^o da sei de« 
nari infino a nove denari a peso di fino per lira, sia ed esse- 
re s' intenda condennato in quaranta soldi. E a chui fusse trovato 
arieoto manche di nove denari, infino a dodici denari di fino per 
Ura, sia ed essere s'intenda condennato in cinque lire. E a chui 
sarà trovato ariento manche da dodici denari infino a quindici de- 
nari di fino per lira, sia ed essere s' intenda condennato in die* 
ce lire. E a chui sarà trovato ariento manche da quindici dena« 
ri infino a diciotto denari di fino per lira, sia ed esser s' inten- 
da condennato in vinticinque lire per k) rectore; e non rendare, 
ma in bene dell' arte convertire. E tutti e condennati pachino (ne) 
el sa^o, e Variente si rimanga all' arte, cioè di quelli che sa- 
ranno condennati in vinti soidi , o da inde in suso ; e gli altri da 
inde in giuso, cioè e buoni, paghi Tarte: e cosi si intenda con- 
dennato di denaio in denaio, come ne tocca per arrata parte. 

Capitolo LV. 

Che U detto ricercatore basti ri. meri 

Anche providero e ordinare, che il detto ricercatore basti 
sei mesi per volta , e cosi vada in perpetuo ; cominciando a di xvj 
d" agosto : none annullando per questo gli altri ricercatori che ri- 
cercano r arte al modo usato. 

Capitolo LVI. 

Che U detto ricercatore ria ricercato. 

Anche providero e ordinare, che il detto ricercatore sia ri- 
cercato dal camarlengo dell'arte degli orafi, co' le dette pene,, 
e modi che di sopra si contengono. 



84 BincvE dell' artb 



Capitolo LVII. 

Che U ricercattnre saggi. 

Ancho providero e ordenaro , che se il detto ricercatore tro- 
vasse alcuno lavorio là dove fosse troppa saldatura dì faore da^ boi- 
toni ; el quale fusse sì grande che non gli paresse di saggiare a 
copella, ma pure di vedere all' occhio; sia tenuto di saggiare ^per 
lo modo usato ; e quel cotale lavorio o ariento porti a' rectore e 
al suo consìglio , e se 1 trovarranno in alcuna cosa difectaoso , el 
GondaBoìno come il Breve à detto di sopra, e caggia nel sarà- 
ioento , e in pena di diece lire ; di tollarìe di fatto per lo recto* 
re e suo consiglio per ciascheduno mese che non saggiasse , e in 
bete deir arte convertire : e che il detto ricercatore , mentre che 
eoe in officio, non possa fare e detti saggi per neuno modo. 
- '» 

Capitolo LVllI. 



» *. 



Che non ei nieghi a* ricercatori niuna Cam 

Ancho previdero e ordinare , che neuno orafo , maestro , g|* 

gnore^ o kvorente, non nieghi al detto ricercatore neUna COM 

che voglia per ricercare, a neun'otta né per neuno modo: e chi 

contrafacesse , caggia in pena del sarkmento , e di vinticinque lire 

di denari per ogni volta : e cbq di tutte queste coj;iidQnnagioni non 

si possa dare ricolta per ninno modo ; sotto la detta pena , tollare 

a' rectore che la desse. 

Capitolo UX. 
ti. 
Che non possa essere ricercatore che non abbi buttiga 

Ancho providero e ordinare, che il ricercatore sopradetto 
non possa essere neuno el quale non abbia buttiga neir arte , si 
che esso possa essere ricercato. E ohe il detto ricercatore abbi 
vagatione dal di che esce del detto officio a uno anno , e d' o- 
gn^ altro officio , sei mesi; E abbi il detto ricercatore per suo sa- 
lario per sei mesi, sei lire di denari: e il camarlenglio a quello 
medesimo modo per arrata. ' 



DBGIJ OR/IFI 3BNBSI SS 



CaPITOIX) LX. 



Che unm si po$9a furt correggia con chiopi saldi. 

ADcbo providero e c»rdinaro , che non sì possa fare aè fare 
Etfe nò tenere neuna correda ili spra&che istanpale, e che non 
«i possa saldare chiovi dentro per oeuno modo, a la pena di cin* 
que lire di denari a qualunque contrafoccsse. 

Capitolo L\I. 

Che non ri conprino cose saere senza licenfui. 

Anche providero e ordinare; acciò che molte cose sagre per 
molti mali lyionnini si uAgm/Oj e schiacciansii n vamdonsi; acciò 
che questo male si levi via; providero, che neuno orafo o loro 
sottoposto, e neooa altra persona 4> 9>ahmqiie ^XMiditiooe ai sia, 
ooo possa nò debba per neuno modo conprare-nò fare coiUprare 
neoDO calice usato, nò neona altra cosa sacrata, cioè croce ^^è 
altro fiomimeoto d^arienio o d^ ero, di rame, senza licealia del 
rectore deirarte degli orafi. E anche che prima si veggha chi* 
sia per utilità de la chiesa; e in questo s'abbi quella chiarezza 
e fede che parrà al rectore dell arte degli orafi , e al suo con- 
si^o che allora sarà. E chi contrafacesse in neuno modo, sia per 
lo rectore condannato overo condeimati chi contrafacesse; si to- 
sto come el rectore el saprà ; se fusse orafo , in vìnticinque lire 
di denari, e se fusse altra persona di qualunque conditione si sia, 
in quindici lire di denari. De' quali denari così condennati di fuo- 
re deir arte, ne sieno la metà delP università de la merc^ntìa , e 
r altra dell' arte degli orafi. E il detto capitola si prese nella fa- 
coltà degV pra&, tutti di concordia. 

Capitolo LXIL 

Come V rectore si passtf^ pimirej, se eoìmm^ie difetto. 

Anche providero e ordinare, che coitsiderando clie molti di- 
fetti si commettono per gli rectori, e lassansi sospesi , si dilibe^ 



M BMVB dell' AftTB 

rò in questo modo, cioè: che il rectore, e suo consiglio che so- 
no e che saranno per l'avenire, debbano mandare in essecutione 
ogni difetto che si commettesse per neuno orafo , e quali gli ver- 
ranno a le mani infra tre dì , a la pena di cinque lire di denari 
per ciascuno di loro, se ciò non facessero; e che ognuno el deb- 
ba acosare afi oamarlengho dell'arte; e'I camarlengho el debba 
scrìvare , e così assegnare air ahro rectore che verrà doppo ita : 
6 il rectore nuovo debba fare pagare al rectore veci^hio le dette 
cinque lire, a la pena del doppio, e '1 detto camarlengo él mani- 
festi a' rectore come sarà accusato , a la pena di quaranta soldi 
per lo camarlengo, se non gli dicesse infra tre di; e il nome di 
chi accusasse sia tenuto secreto. 

Capitolo LXIII. 

ÉMT affinate atta mm éétùtté di^i'òtafì: ' ^ ;' 

»' Anohò'pt^ervidè^o e ordinard; cfce per bène' é utile delTartè 
€' accio che la^^a^ delFarté" si' ttislhtenga; dil^et-òdÀi , che qusi^ 

kmque-oraib vorrft affinare aKa'dettsl ca^VP^^^^^^ l^i^rè Ui^MMi 
al oaMarfen^ de la casa, soldi due per libra d'iàrìèùlò M^eVk^ 

vesse affinato; e sé non tenes^ buttiga in SiisfnàV pabht (tfè)'^ 
me forestiet^e ; e forestiere s' intenda ' qualunque persóna ' Viori à hd^ 
tiga in Siena"; e che i30tale oteró notagli paghine <c(uÈitttt> ^oNR j>é^ 
lira d'arientoche avessero affinàb; e che ^il càinàilé^o'iiòn'deb^ 
ba lassare affinare per altro ttiocto; a la pena di 'granfia soldi 
per lo camiarlengo. !• . . 

GàPitoLO LXIV. 



i . I . > ti 



I , 



Dd fare rom' arso 

Ancho jjMrovidérò é ordiiiarò, ehe qualunque ^j^ersona fOrrà 
fare ram'arso a la detta casa, paghi quattro déb^i per libbra. 

CaI^itolo ' LXV. 

Pel modo dd fatt d camarlengo ddla casa 

Anche providero e ordinare , che si faccia tmo òàmarlengo 
per la casa "per quello modo e forma che si fac^éllo dell'arie, 



OMM 0A4FJ SmSI 87 

e sìa tenulo di rendare ngpone al camarlengo ^ir arte in pre- 
seoCia de' rectore. E dori l' uflfoio suo sei mesi. 

Cafitou) LXVI. 

Di chi ttoft può tnett rieercatwt ddl* arte 

Anello providero e ordinare, che chi non può essere ricer- 
cato d' ariento, non popba essere electo ric^catore né al presen- 
le, né per Y avenire. 

Capitolo LXVII. 

■ 

Che si facciano leggiate e eajjntdi ne la racoba 

Anche provìdero e ordinare , che il rectore che è al presen- 
te e che seguitaranno, debbano fare leggiere e cqMtogB pella ra- 
colta, quando si chiame a- rectore. E sia tenuto e^ rectore d'. amu- 
nire ogni maestro, e di mandare in essecutione ogni capitolo deW 
r arte, a la pena di diece lire, se el contrario facesse per cia- 
scuna volta ; a la detta pena per lo rectore che verrà doppo lui , 
se noi gli tacesse pagare: e cosi vadia di rectore in rectore, ci 
cominci al presente. 

Capitolo LXVIII. 

Di condennare U rectore j se commetteae difetto 

Andìo providero e ordinerò , che il camarlengo e conseglieri 
del rectore, possano condannare e^ rectore, se in ciò fusse negli- 
gente o se cadesse in alcuno difecto air arte , e di mandare in 
essecutione ogni cosa all' arte. 

• \ 

Capitolo LXIX. 
* ... 

Di guardare la festa di Sancto Jlù 



} 1 . 



Anche providero e ordinaro, che si guardile guardare ai 
debba per ogni Capomaestro, lavorenti, egignori e ogni altro sot- 
toposto air arte degli orafi , in perpetuo la festa di sancto , Alò ; 



ftS UMB 0BIX' ARTI 

e chi contrafacesse , oaggia in quella pena che neir ordine dello 
nostro Breve de le maggiori feste si còMìene. 

Capitolo LXX. 

Di portare d cero per la fetta di sancto JMb 

Ancho providero e ordinano, che ogni anno per la festa di 
sancto Alò, ogni capo maestro, lavorenti e gignori, e ogni sot- 
toposto air arte degli orafi , debba e sia tenuto per saramento e 
portare el cero a la detta festa alhigo (legfgft: /uor/o) de' frati di 
sancto Spirito , a queir ora che il comandante (leggi : coniaiidamefi- 
to) lo' sarà fatto* E chi contrafacesse, caggia in pena, ogni ca- 
pomaestro in vinti soldi, e ogni lavorente in quindici soldi , e ogni 
gignore in diece soldi. E che i' rectòré el camarlengo, e consi- 
glieri della detta arte , possano ponate a' détti maestri , lavorenti 
e gignori (^ donato che bisognasse per fere la detta 'testa, si co- 
me vedaranao convenmi. 

CAFitbiiO LXXL 

■ 

Di lassare due doppieri alla chiesa per sanolo Ah. 

Ancho providero e ordinare, che ogni anno per la detta fe- 
sta si debba portare quattro doppieri iil luogo de^ detti frati di 
sancto Spirito, e lassarne due di peso di diece libbre, e quali 
rimangano a la detta chiesa per levare el corpo del nostro signo- 
re Gesù Oisto. < 

Cai^iTolo LXXll. 

Di dimandare le bilancie a^i ufficiali 

■ 

Ancho providero e ordinare, che il rectore e suo consiglio 
andassero agli ufficiali de la meRcantia, e a loro dimandassero le 
bilancie per lo corpo dell' arte degli orafi ; conciosiacosa che essi 
ÌBono informati dì chi è atto a farlo; e acciò che le bilancie e 
pesi sieno bene acconci, e radrittati (f). E considerato qoeUo òhe 

^ (1) cioè raìldritkati, rMottf •! giofta. '' 



OBGU oftAPi fiunu 8f 

porta el pesare , diliberaro che imllo Bmeatro, o sottoposto all' ar- 
te noD possa né di palese, né di ihiboosIo andare, né mandare 
a procacciare e' radritto né el marco delle bilancio, se prima e* 
rectore e 1 suo consiglio noi T à dioiaiidale per lo coqio ddl' ar- 
te, come detto è di sopra. E chi contrafacesse, caggia in pena 
di cinque lire di denari, per ogni ¥oka. E che e' rectore e '1 suo 
consiglio, fatta la electione degli ufficiali della mercantia, vadano 
eì secondo A a informargli della ^elta maioria; e che intrati e 
detti officiali in ofitcio , che e' rectore e suo consiglio sieno tenu- 
ti andare el sicoodo dà a dimandare le detta Ukanoie a detti uffi- 
ciali: pena a' rectore e suo consiglio, se in dò iusaero nigrigpntiy 
in vìnti soldi per uno, all' arte, e per ciascuna volta. 

Càwnaui LXXIU. 

Di qmiuniime orafo o mMopotto che amtm a dare dtt'arte émmri 

Ancho pnnìdero e ordinaro, die quahmque òrafo, orerò sot- 
toposto avari a pagare aH'arte aiuDO deoaìo per oondennagioM, 
o per qualunque altra cosa si sia, che dal di che tali debitori 
saranno scrìtti per lo camarlengo dell' arte , e laltogli el coman- 
damento per lo rectore; che tali debitori debbino avere pagato, 
da ine a uno mese prossimo a venire e detti denari; e chi non 
pagasse, come detto è di sopra, che il rectore gli faccia tollare 
tante pepiera, che vagliano el doppio di ciò che debbano dare, 
e il rectore subito le mandi per lo camarlengo a inpegnare per 
b quantità che debbono dare, anchaper le spese; e essi pegni 
sileno alle spese di tale debitora E a queste cose fare, sia te- 
nuto e' rectore, oonsif^io' fare, come di sopra si contiene, a 
la pena di cento soldi per ciascuno di loro, e per ciascuna vol- 
ta che cootrafacessero. 

• 

Cafitdlo LXXIY. 
Che i rectore uè camarlengo imi pono spendare exiraoréine • 



Ancho providero, e ordinare, che nemio rectore nò>camar- 
leng^o non pfissa spendare in ispese extraordinarie nel tempo 



1^0 UBTB DBLL' ABTB 

del suo officio 9 più che vinti soldi, e non si intenda nella detta 
spesa quella che si ia quando si chiama e' rectore. E chi oontra- 
facesse , caggia in pena di quaranta soldi air arte , e ristiluisca ta- 
le spesa fatta al camarlengo nuovo,« senza veruna acceptione. (ee^ 
cestone). 

GAFrroLO LXXV. 

Di qudlo ch€ ii paga a ehi fonde cmneraeci 

* * • » 

Àncho providero e ordinare, che a quello capitolo che parla 
della casa dell'arte: che conciosiacosache il fomdlo da fare t cen- 
naracci costa* altrettanto o più, che non la la mota da.finare, e più 
si guasta ; e perciò sono state guaste le mura de la casa : e que- 
sto SI vede manifestamemte: previdero^ che chi v'à fatti cenna- 
racci da due anni in qua, che sapere si possa di vero per sa- 
ramevlo» di tattile inaestrì deU^arte, .a chi ve ne Cara, per jnan- 
zi , paghi quattro soldi per centonaio infino a le dugento lire. E 
<la le dugenHo lire infino a le quattro eento, paghi tre soldi per 
centonaio: ' E < da le quattit) cento infinto a le sqcento, pa^i àaù 
eohUi per: centonaio j e sei denari.: E daindeinsiisa/ paghi ^ue 
soldi- pei*' òèntOnàio. . ')'■ '.'i )i- >- .: <.»:.n.-' n --r. • ;-•,:.. 

' GAVìWOiLoLKJiVh , ••••"; fi- 

l'i fì'f- '''■'• ' ■■ • ' i ' ' • • ■ ' ■ • ■ * - y • ■ '• . 

)(.) ' r !<ylw e iatH>m moiée^ »' lipreieiitino 

:AÌBeha'provideroi e «qrdiharo,. aodiò cliè)#>n si poBsa .face 
iiaunJBe disleeltào fallo ^'fnoétrilaviirii, e se ^ si Cftcessero sia pp^ 
dito chi 1 facesse :0 facesse fare o' inìknii buttiga a. facesse^ ;E 
<ihe 0^ maestro lavorehté; o tgi^ióre.sia »tenutOi per sàrameifte^i 
e a pena di quaranta soldi chi contrafacessetf^heeegli verrà, 4t 
le mani neuno lavorio di nostra arte, el quale lavorio fusse fatto 
in Siena, e fusse manchò. di' lega o d? altra cosa, secondo el no- 
stro Breve , che egli el debba presentare a' rectore. E i' rectore 
col.sàocoùsigKo Ci col caaii^rk»igo^*oeonaltri che volesse dve- 
re apresso di sé , che e' mirino , e cerchino tale lavorio, e se 1 
tmovano manco y si el condannino ^^ secondo la rforma del Breve. 

t ' 



MKU OlAVI ABI»! 91 



Cafitqlo LXXYU. 



Che non ri metta $atto e lavarii aUro che arienÈo 

Ancho provìdero e ordinaro : acciocbè chi volesse lare male 
non possa f e- chie el fiBieesse sia punito: ordimamo, che neono 
maestro, lavorenti o gignore per neuno modo non possa mettare 
né bre mettare in neono lavorìo j fieda (1) di filò, o sotto fibbia o 
poetale, DÒ in neono altro luogo nò rame nò aetone né ferrò uè 
reCe nò seta^ che palesemente non si vegga» £ bhi contraiaces^ 
sia e esser s'btenda quello colale overo colali «he folto V alias- 
sero o fatto fare, còndennalo in altrettanto oro di fiatino a peso, 
e sia guasto ogni lavorìo dove si trovasse neuno de' detti fallL E 
chi r avesse fatto , o fatto bre ^ non possa fare arte d' orafi dal 
di di tale condennagione , a due anni a venire; e ancho sia, o sie- 
no coodennalìiDvintioinqoe, lire di denari;' sempre* inteso la con- 
ditione della persona , e la qualità del fatto , e '1 più e 1 meno 
coaae parrà a la raoòlta degli oraiL 

Capitolo LXXVllL 

Di fare le tócche oiT arte per li parragani (2) 

Ancho providero e ordinaro, che di facciano tante tócche per 
r arte, che si possa saggiare gli arìentì, sicoodo la forma del ca* 
pitolo che parla de la lega dell! arìento. E che le dette tócche stie- 
no apo (appo, appretto) e^ rei^rey ericerchalorì, et oone. stieno 
attaccate al barragone, (paragone) salvo che la lega o sei d^arì 

peggio. ' . n.l'il ': 

Capitolo LXXIX. 

Come ri possano fare integine di cose d* arte 

Ancho providero e ordinaro, che qualunque orafo volesse 
fere veruna integina de' beni di ninno orafo nelP arte tanto, od 

'I) FHlarcia, nastro. 

(3) rieira ili i^ara^^one per •a'Vf^re» l»)bofilà deir<wp «i éell' jineqto* 



altra persona che avesse a fare a veruno orafo; che il camar- 
lengo , e rectore la debbar Cair fara^y rsicondo che si fa agli ufficia- 
li della mercantia, di cose d' arte tanto. 

Capitolo LXXX. 

Di qualuìique fuore d'arte ii riohiamaise di veruno orafe- 

Aboho pFOvidÌBÌro, e tòrdfan^o , > ohe se neiinoi di: fuore if ar^ 
10 si rìèhianMsse al nostro reotore di 'ifmno «rafo^ ohe. ibiiaim 
i^^ 9ift lidite ilei ^orree* richiamo, che i' reotore e 1 camarliiigo 
tlebba ftt^si dare «m ricoka a Mkri die bì ricbÌMna ,; se avesse 
a fiMfe cafY^llel air orafo di cui sii vofoie richiamareli '')' i 

Capitolo LXXXl. . : i » 

••' • ' • • ! .11' • ' ;i.i . . i!«. 'Ili ....■■ Il J. • i. 

Ùi i^liwMi cHt fanno vetidore o ìootiprore «- ^iu. ' h 

Anche providero e ordiaaro, òbe ' qualunque orafo inaefliro 
o gignore o lavorente farà vendare o comprare alcuna cosa d* ar- 
te, la quale sia di valutai dividi 'vhvti^almeno, abbi dal maestro 
che la compra o vende, soldi uno. E se valesse la detta cosa 
venduta ^è ' ÓMifMpaia^^da^ vùi^ "^oUi ^^infirio -^a* dieoe lìrcS'^ abbi sei 
denari per lira. E ciò eh* ella valesse da diece lire in suso, abbi 
^attfo éénatì- pei iKrawi fi tatti . «qucétr^^denari r^ intenda ohe tale 
oodpratéve' ò Ve^Mlore dia'i(M>niiatfeno .^c^el(o^^ ^enza> neuna act- 
céptione,''A'i^llO' orafo chè^fai viéndare*'o icoaaprfare!; e se ab^ 
l^il dease, è^recMre o damarleogo che sarè•^l\quel«^lnpo.gl^fl 
JTaoeià'pagare-di^fatio^' '> ']•." ni'o\m-«oi\' . • ;. 

Capitolo LXXXII. 

CK e peti e bilancie ri debbano ricercare 

Anche providero e ordinare, che ogni rectore sia tenuto a 
fiet^eare^'iotti (Pipesl^iip lei-bilaneie dagU ocaB,. tai^te e.ipiante 
^Ite Vorrà,' md' alméno siH'!|in)uio due' vòlte nel' suo •officio/' I 
che niuno orafo possa tenere bilancie corsie: e se così non fa- 
cesse ^ caggia ia pena >e' reotore* per ogni volta in quaranta sol- 



mmi oiAFi BtÉnsi 93 

(fi; e che fl camarlingo gli debba mettare a entrata; e se eoa 
BOB facesse, caggia esso ne h della pena. Intendasi, per ciasche- 
duno peso che fiisse marcho (rie: manche) o troppo peso, si in- 
tenda esser condennato in cinque soldi per peso. E se il peso 
ftisse troppo foore de la ragione, o in più o in meno, s'intenda 
esse (ih; leggi: nnrt) condennato in cento soldi per ogni peso 
e per ogni volta. E se le dette cose T redore noi le mettesse m 
cs secu ti on e, caggia ne la detta pena; e similemente il camarlen«> 
go se non mette a entrata. E chi tenesse le bilancie corsie , cag- 
gia in pena di diece lire di denari. 



CA^rroLO LXXXm. 

Che ìavoTtnH né garzoni non lavorino a le cote 

Anche providero, e ordinare; conciosiacosachè aell' arte de- 
gli orafi si fanno per gli garzoni e lavorenti molti lavori a le ca- 
se, de' quali lavori noi sanno eMoro maestri, e rìce venne gran- 
de (ne) danni; però fa provveduto e ordinato, che niuno garzo- 
ne né lavorente né sottoposto all' arte non possa lavorare a la 
casa niuno lavorio che a orafi s' apartenga ; salvo che pw lo mae* 
Siro con cui sta. E non possano tenere a le loro case né (abri- 
ca, né fornello da fondare né da fare arte d' orafi, a la pena per 
li sopradetti lavorenti o garzoni o sottoposti, per ogni volta di 
chi sarà trovato o acusato , ca^a in pena di cento soldi di de- 
nari. E quali denari per\'engaDO ne le roani del caroarlengo, e in 
bene dell' arte si convertano. E se i' rectore non condanna tale 
accusato overo trovato, s' intenda condennato esso in diece lire. 

Capitolo LXXXIV. 

Che non si pona fare a' calici, coppa di rame 

Ancho prò videro, e ordinaro; acciochè non si possa fare 
frodo a la chiesa , e anco sta male a* calici , coppa di rame ; pro- 
videro e ordinaro , che niuno orafo né sottoposto air arte non pos- 
sa fare niuna coppa di calice, la quale sia di rame: a la pena 
di cento soldi per quello colale che la facesse; e ancho per Io 
redore sia guasla, sotto la detta pena. 



94 HUBVE IMBLL^ àXtt 

• • •• ..'.'. 

CA»iTOfio LXXXV. 

. Che iK... el /ondi arìento altrui per h òuiiigm 

Ancho providero e ordinaro^ che nullo maestro lassi in sua 
bottiga fondare a ninna persona né lavorente, né a gignore arìen- 
to né oro> senza licentia spressa del rectore, e suo consiglio. 
Possano e lavorenti e gignori fondare ne la bottiga de^ loro mae- 
stri con loro licentia. E se niuno maestro contrafocesse , sia per 
lo rectore condennato in diece lire di denari, per. ogni volta, e 
il garzone e il lavorente in soldi dieci per ciascuna volta: e le 
dette condennagioni pervengano ne le mani del camarlengo del- 
r arte ; e il camarlengo gli converta in bene dell* arte. 

Capitolo LXXXVI. 

Che f rectore non prenda pìditia (polizza) 

a fare d rectore 

Ancho providero e ordinare, che e* rectore vecchio, quando 
sì fa la lectione del nuovo , non possa andare a prendare el bre- 
ve che! si prende per tale lectione ; e se lo toUesse , né vaglia 
né tenga. E per simile modo diliberaro, che ne la buttiga de* re- 
ctore che per gli tempi sarà , non possa essare neuno ricercatore 
durante il suo officio; a la pena di vinti soldi per lo rettore, e 
per quello che fusse tratto ricercatore, se facesse ufficio. 

Capitolo LXXXVII. 

Dd gaiario che V arte debba dare al rectore 

Ancho providero e ordinare, che i* rectore abbi per suo sa- 
lario uno cusdiere d' ariento di peso di tre quarri, e non dena- 
ri : e cosi sia tenuto el caniarlengo a darli de* beni dell* arte. 

Capitolo LXXXVID. 
Che ii possa mettare tdcutut cosa sotto gli agnusdei 

I ' 

Ancho providero e ordinare; che concia (sic) sia cosa che 
ne* lavorìi si metteva alcuna cosa sotto gli smalti , e in «Itrì Ino* 



DBGU OBAPI 8BIIB8I f S 

^i certe altre cose, che d^ arìento; e acciò è proveduto in sol 
Rreve; è diliberato, che non s^ intenda per gli agnosdei che si fano: 
però che senza, non si possano fare^ e non si vendano a peso. 

Capitolo LXXXIX* 

Che wm si faceta lavorio a er ti eim ai io altrui 

Ancho provìdero e ordinaro ; conciò sia cosa che certi fore- 
stieri alama volta vogliono fare lavorare ariento, e vogliono dare 
r ariento fonduto, e vogliono lo* sia renduto il peso, e ancho di- 
mandano el ricrescimento ; e però è provveduto, accio che frodo 
non si possa commettare , che niuno orafo né sottoposto air arte 
non possa tóllare a tare da ninna persona lavorio, dove si ren- 
da ricrescimento : a la pena di diece lire per ogni volta. E se al- 
cuno fosse acnsato da qoeUo che Vk dato a lavorare, sia tenuto 
a o-edare a la soa parola. E se pervenisse caso , che i' rectore 
desse saramento a cdui che avesse lavorato, e esso si spergiu- 
rasse, sia punito per lo saramento in cento soldi, e non possa 
venire a la racolta per tempo d^uno anno: pena a* rectore se fos- 
se negligente a Care pagare la detta pena , caggia in pena di die- 
ce lire. 

CAPrroLo XC. 

Di pagare d dritto 

Ancho providero e ordinaro per bene de' cittadini e pace del- 
1' arte ; agiognendo al capitolo che parla di coloro che di nuovo 
fanno buttiga; che oservato el detto capitolo, che niuna persona 
possa né debba fare buttiga in Siena d' arte d' orafi , se prima non 
s' apruova nella racolta dell' arte ; né ancho compagnia con alcu- 
no orafo: pena per quello o quelli che contrafaraniio, lire quin- 
dici di denari , e quali pervengano nelle mani del camarlengo del- 
h detta arte: e pena a' rectore e al suo consiglio, se non gli fa 
pagare, lire dieci di denari. 



§6 BWBVK DKLl/ AltTB 

;G49ltOLO Xa. 

Provisione fatta per li trenta e «ei, aceto che non si camettano 

furiti (forti) in fticUp wìodo 

Ancho fo proveduto e ordiaato, che olendo levai! via che 
difecti QOD si commettano e massimamente e furiti , fu proveduto 
nel detto consigMo che oeuna persona sottoposto^ . al presente Bre- 
ve, compri per se o per altrui né faccia comprare alcuna cosa; 
cioè, ferramenta I lini e Imi, (sic) oro^ ariento.da alicuna perso* 
na sospecta; la quale cosa si potesse presutQcre essere venuta 
alle mani del venditore non lecitamente né lealmente, nò etiam- 
dio essere comprata meno ohe dcibitamente: ala pena di perda* 
re tale cosa comprata e d* essere condempnatQ tale conpratore 
per lo suo rectore in altrettanto , quanto valesse tal cosa compra- 
ta. E il camarlengo deir arte sia tenuto di mettare a sua entrata 
tale condempnagione» E i' rectore così fàccia osservare , a la pe- 
na del doppio se in tale cosa fosse negligente ad mandare ad es- 
secutione. E ciascuno possa dinuntiare e aciisare. 

Capitolo XCII. 

Della vacatione di coloro che anno a deggiare d rectore 

Àncho providero e ordinare, che quando si chiama e' recto- 
re, che a fare tale lettone non possano essere padre et figliuolo, 
né due fratelli carnali, né compagni in buttij^a insieme, ma quel- 
lo che prima ara la pulitia piena di tali nominati, sia dalli electo- 
ri e l'altro rimanga e non sia electore, e se per altro modo si 
fecesse, non vaglia tale electione in nullo modo. 

Capitolo XCIII. 

Che ninno possa fare buttiga se prima non è aprovato per V arte 

Ancho providero et ordinare ; acciò che V arte degli orafi si 
governi con buoni modi e cittadini abbino loro dovere , e F arte 



DBGLl OBAFl SKMBSI f 7 

sia conservata nel suo onore ; pro\idero , che niuna persona C08i 
cittadino come forestiere non possa nò debba fare buttiga d' arte 
d' orafi nella città di Siena, se prima non è diliberato per Y uni- 
versità delFarte degli orafi: accio che si v^gha se sa lavorare 
e allegare gli arienti e fare Y altre cose che all' arte s' aparten- 
gono. Et neuno orafo sei possa fare compagno , se prima non è 
diliberato per la detta università : pena a colui che facesse butti- 
ga, lire vinticmque, e a colui che sei facesse conpagno, diece 
lire. Et la metà delle sopradette vinticinque lire sicno delF uni- 
versità della mercantia , e Y altra metà dell' arte degli orafi ; e 
DOocUmeno non possa tenere la detta buttiga , senza licentia della 
detta arte deg^i orafi. 

Capitolo XCIV. 

Che nemno pasta meitare vefrt o pitire eonira fatte 
in anela j o in altre cose d^ oro. 

Ancho providero e ordinare , che conciosiacosachè molti 
huomini per ingannare Y uno Y altro , e massimamente quelli che 
non conoscono le pietre fine potrebbero essere ingannati; pro\ì- 
dero e ordinar© , che niuno orafo oè sottoposto alV arte degli o- 
ratì possa né debba mettare né fare mettare in niuno anello d' oro 
né in altro lavoi io d' oro , niuno vetro né altra pietra contrafatta 
per niuno modo né per alcuna cagione, sotto pena di diece lire 
per ciascuna pietra , overo vetro , et per ciascuna volta che sarà 
trovato , e che niuno noi la possa vendare : a la pena di cinquan- 
ta lire, la qual pena sia la metà deHi ufllciali della mercantia, 
et l'altra metà dell' arte degli orafi; et il rectore sia tenuto a far- 
li pagare sotto pena di cento soldi. 

Ego Galganus olim Cerboniì civis Senarum, publicus Iroperìafi au- 
ctoritate iudex ordinarius , et nunc notarius et scriba curie universi- 
tatis Mercantie , approbationi per ofTitiales predicte universitatis facte 
de supradictis capitulìs, interfui, et scripsi hec de mandato officialium 
predictorum. 

In Chrìsti nomine amen. Anno ab eiusdem salutifera incarnatio- 
DP Mccccxiiii. Indit. vili — die xiii mensis Febniarìi. Conflrmata, ef 
approbata fuerunt suprascrìpta statuta et ordinamenta artis aurificum 
— per spectabilem , et eximìum legum doctorem dominum Joannem de 

8 



9S BRBVE DBliL' ARTB 

Milis de Brixia Jadicem appellationum » et maiorem sindicimi cooiaiili 
Senarum; ac etìam per nobiles, et egregios yiros Danielem Nerii Mar- 
tini, aromatariuiD , Anthonium 8er Bonuccii, meircatorein, licet absen* 
tem, Tomeum Vannini «aurificem, et Jacobum alias Musciattum Joban- 
nis de Cerretanis, consules, et olBtiales mercbantie civitatis Senariiin; 
nec non per egregios , et peramabiles cives ad eorum sotietatem ad- 
suniptos — et deputatos vid: Bartolum magistri Laurentii, aurificem, 
Laurentium Jacob! ser Petri, mercatorem , et Dominicbum Marini» aro- 
matarium, secundum formam statutonim sen; — Hoc etiam excepto, 
et declarato, quod rectores et officiales diete artis, nullam babeant 
nèc exercere possint Jurisdictionem contra aliqnem non soppositom 
diete arti, sed contra suppositos diete arti pòssint jos fecero, et Jurl* 
sdictionem exercere , usque ad quantitatem deceni librarum tantum, et 
non ultra; reservata cuilibet pretendenti se gravatum, potestatem re- 
clamandi, et appellandi ab ipsorum rectorum gravaminibus , et sen- 
tentiis, ad prefatos dominos consulesyet officiales mercliaaltlie„tamquam 
ad eorum superiores. 

Et ego Petnjs Andree de Gallesio — notarius, iudexque ordina- 
rius , et scriba pubblicus , et nunc notarius , et offlcialis preiati domi- 
ni Judicis et maioris sindici, predicte approbationi presens interfui, 
et de mandato supradicti domini Judicis et maioris sindici, prèdicta 
scripsi, et me subscripsi, et in testimonium premissonim, signum no* 
menque meum apposui consueta. 



Capitolo XCV. 

Dd modo di fare d rectore 

Anco providero e ordinaro, che quegli tre huomini e quali 
aranno presa la pulizia piena, come dice nell'altro capitolo a fo: 58 
chiamino tre huomini maestri deir arte suffizienti et portigli in 
scripto al rectore e al suo consiglio : e '1 decto rectore e '1 suo con- 
soglio sieno tenuti di mandargli a partito nella decta racholta, e 
quello che ara più voci, rimanga rectore. Et per simile modo si 
faccia el Kamarlengho , e abbino le medesime vacazioni che parla 
il decto capitolo a fo: 58. Et sieno tenuti e decti lezionarii di chia- 
mare tre suffizienti maestri, che sieno consiglieri. 



DEGLI OBAFl SÉMWBl f 9 

Capitolo XCVI. 

Dd modo d' aconciare arienti basri 

Anco providero et ordìoaro, conciosiacosa cbè moltissime vol- 
le capitano neW arte più differeotiate persone , le quali vorrebbe- 
ro aconciare o ribrunire alcuni lavori, come achade, i quali la- 
vori non sono a nostra legha; et p^chè nel presente Breve, ci 
è uno capitolo cbe viola tali lavori non potersi aconciare, et ve* 
dolo questo essere dapnoso all' arte , et vergongna della città; pe- 
rò providero, quando tali lavori capitassero air arte et a quabm- 
€fae bucùgba si sia, cbe quello tale maestro gli possa aconcia- 
re tali lavori, dummodo che prima vada al nostro Kamarlengho 
per la licentia* Et allora el nostro Kamarlengho gli dia liccntìa, 
dandoli el sacranaento che quello tale lavoro non sia suo né di 
nessuno soctoposlo. Et quando non gli desse giuramento, s'intenda 
essere per sagramento al Kamarlengho. Et questo sia acciò che 1 
chamarlengho non sia negligente ad dare el sagramento. Et qua- 
lunque persona acoociasse e decti lavori senza licentia, chaggia 
ne la pena che dice el Breve, dove e' vieta cbe tali lavori non 
si possano acoociare : intendendo però che tucte V aggionte che 
si facessero a' detti lavori , sieno a nostra legha et none allremen- 
ti; e che tali lavori non si possine vendare per alchuno sottopo- 
sto né tenere in sul bordone per vendare , nò etiamdio fare ven- 
dare ad alcuna persona. 

E^ Jacobus Pieri Jacobi de Humidis de Senis, puhlicus imperla- 
Us notarias,et iudex ordlnarius, et in presentiarum notarius, et scri- 
ba curie mercantie , approbationl facte per officiales mercantle predi- 
cte suprascrìpte, legi, interfui, et de mandato dictonim ofBclalium hic 
me publice subscrlpsi , slgnumque meum apposui consiietum. Anno do- 
minice incaroationis , millesimo quadrigentesimo, quinquagesimo quin- 
to. Indit. 1111, die \\\ decembrìs. 

Capitolo XCVII. 

Dd ritenere le case sagre delle Chiese 

Ancho providero et ordinare, acciochè e furti che si fanno 
Delle chiese si ritruovino, che se per nisum (mc) tempo verrà 



100 BBEVE DIvLL' ARTB 

nella nostra arte nissuna persona che voglia vendare cose sagre 
d' oro^ d' ariento, di rame, o altr' adornamento che si conprenda 
essere di chiese; colui a chi capitare, sotto la pena di diece lire, 
la ritenga, e apresentila al nostro rcctore, e lui sotto la detta 
pena la ritenga tanto, che si ritruovi el vero padrone; e di ciò 
abbi buona chiarezza e poi la renda. Et di questa pena che per 
elFecto ^i pagarà^ ne sia el terzo della casa della mercantia, e duo 
terzi dell'arte degli orafi; cop questo inteso et dichiarato, che 
quando si trovasse el padrone d'essa cosa ritenuta, che tal pa* 
dr<nie> paghi et pa^e debba al camerlengho, all' arte de 1- orafi 
soldi due per lira di quello che valessero tal cose; et se in ciò 
il camarlengho fusse nigrigente a fare pagare detti soldi due per 
lira^'sia tenuto et obbligato a pagarli di suo et metarseli a en- 
trata. E tal cosa ritenuta , sia ubrigato el rectorè farla metare a 
entrata in su' libro dell'arte per Io suo camarlengo, a ciò che 
sempre si trovi tal cosa e quello che se n' è facto: socto pe- 
na di lire X di denari al camarlengho che non si mettesse in en-^ 
trata^, come di sopra. ^ 

, Anno domini jmgcgclxxxxi. Inditione x, die vero xxiii settenbris 
, , . Cristqfano di Pietro di M. Gio : Gristofani ; 

Antonio, di Biagio dì Gbuido; 

Matheo di ser Arduino Arduioi; i. 

Pietro, d' Agnolo Baldi ; Oflìciali de la mercantia de la ma^ifica 
città di Siena etci 

Li spectatissimi OfTiciali de la mercantia sedenti etc. — Veduta la 
leggie ^rìpta,/,i?'ii?l:,pr^sente>iYoluaie, sotto la Bubrica a^fo: : e 
quella cQrre^la 9. ch^ parla cli^ pob si conpri co$e sacre eie.— ^Exa- 
nii|;iat9 guellaidare aqtcH'ìtà etiam contra di quelli che non / sono sot^* 
tQposti 2)11' arte de li horafi: il che pare fere del debito et de l'one-' 
sto: deliberaro, che solo tale statuto breve o autorità s* intenda ha* 
vere luogfao contra li horafi et loro soctoposti, et non centra de li 
altri : ma che sia servata V autorità -^ di tali cose a li OfflciaU di 
mercantia. 

Ego Bernardinus q. Mecoci de Tondis de Senis, publicus notarius 
etc. et in presentiarum notarius, et scriba curie mercantie, approba- 
tioni facto per Offlciales tnercantie predicte— *legi^ interl\ii, et de man- 
dalo dictorum Officialium hic me subscripsi etc. 



DEGLI ORAFI SENESI 101 



Capitolo XCVIII. 



Capitolo de'btiUeUini de magnifici Signori détta citta di SietM 

atribuiti àW arte degli orafi 

Anco providero e ordinaro , eh' e bullettini de' nostri magni- 
fici Signori s' intendano essere atribuiti in perpetuo alV arte et uni- 
versità degli orafi della città di Siena, come nel Breve apare etc. 

Fu proveduto, et diliberato per la racolta, che per lo ave- 
oire nissuno maestro o sottoposto o lavorante a dett'arte, non pos- 
sa né debba per alcun modo marcare né fare marcare né far fa- 
re eletti bullettini, sotto pena di lire dieci di denari sanesi, con- 
denato di facto per lo rectore, e la qual pena, ne sia la metà 
della casa della mercantia, e l'altra metà dell' arte degl'orafi: 
eh' e detti bullettini, e marchigli faccia in perpetuo el camarlen- 
g^o de l'arte detta, et che per sua fadigha et magisterio, abbi 
et avere debbi soldi vinti per sua manifactura: et tenendone 
buono conto d' argento e oro che va in detti marchi; e ogn' altro 
resto e risiduo che avanzo vi fusse, si debbi mettare a entrala: 
essere di detta arte. Come di tucto n' apare memoria al libro 
dell' arte della spesa e capitale : acciò che nissuno Kamarlengo 
non possa difiraudare dett' arte. 

Capitolo XCIX. 

Capittdo dd marcho e pesij e bilancie di tutti li misterii (sic) 
Bottoposti alla casa ddla mercantia di Sieìia 

Conciosia cosa che ab antico gli ufficiali della merchantia an- 
no concesso el marco delle bilancie a l'arte degli orafi; e veduto 
el modo antico d^ uno bossolo , che s' inbossolava tutte le butti- 
ghe ; ora veduto e V arte essere mancata , in modo indebilita , che 
volendo alle spese hordinarie supperire , (sic) se non per via di gra- 
vezze de' maestri de l'arte; e però anno proveduto et diliberato, 
che per lo avenire el marcho di dette bilancie e pesi si faccia 
in questo modo : che el rectore che per lo avenire sarà , ogn' an- 
no all' uscita di dicenbre la mattina che fa el nuovo Rectore , fac- 



102 BBBITB DELL* AitTB 

eia proposta nella racolta, ehe chi vuole essere marcatore di bi- 
lancie e pesi questo anno che viene ^ metta la sua offerta nella 
coppa che sta dinanzi a' rectore ; non potendo oìTerire mancho di 
lire sei , ma più , si : E colte tutte le offerte , el rectore di lacto 
debbi vedere in presentia di detta racolta, et quella che truova 
di magiore offerta, a lui sien ($ic) consegnata e data et non po- 
tendo essere se no maestro matricolato in detta arte , sicondo la 
forma del Breve. E chi per altro modo li cercasse, o toUesse, 
o facesse fare, sMntenda essere condenato, e caduto in pena di 
lire dieci di denari senesi. E cos^ i' rectore lo debba fare scrivare 
in su* libro deir arte : della quale condennagione , ne sia la metà 
della Casa della Merchantia, e T altra metà de Parte degli orafi. 
Et facendo in questo modo, Parte ne sarà bonificata, e a pace 
e a quiete di tutti maestri di detta Arte. E ciascuno maestro ne 
potrà fare volendo. E non essendo ciascuno anno nissuno che pro- 
ferisse, che e rectore e suo consiglio truovino uno maestro che 
le faccia; e la metà di tutto quello che se ne facessse, sia di 
detto maestro , e ¥ altra metà delF arte degli orafi. Et così ogn' an- 
no, el sicondo di di gennaio, el retore nuovo vada a Signori Ui6- 
tiali a chiedare e fare aprovare detto marcatore, come nel ca- 
pitolo inanzi a fo: appare. 

Lista degli Orafi tratta dal libro delle CapUtidini deUe Ar^ 
ti fatto nd 1363. 

Dominicus magistri Veri (i) Gratia Johannis (4) 

Ventura magistri Gratini (2) Luchas magistri Veri (5) 

Johannes Ghinuccii (3) Duccinus Cini (6) 

(1) Domenico di maestro Veri, è fratello del celebre Ugolino orafo, del 
quale Terrà opportnoità di parlare a lungo più innanzi. 

(9) Di questi ho memoria del 1 35S. Fo del popolo dell' Abazia all' Arco. 

(8) Lo troTO nominato anche nel 1870. 

(4) Nel 1858 era camarlingo dell' oniTersità deU* arte degli Orafi. 

(6) Fratello di Domenico e di Ugolino suddetti. Nel 1348 sposò Barto- 
lommea di Vannuccio di Ser GioTanni. Risiedè nel bimestre di settembre e ot- 
tobre del 1864. Nel 1892 tìtots ancora. 

(6) Duccino dì Cine, che ebbe per moglie Agnesa, fu sindaco in compa- 
gnia di Andrea di Vanni, pittore, ad eleggere il nuoTo Senatore. Nel 1880 Ai 
ano di quelli incaricati di far la scella dei nomi da imborsarsi pel Gran Con- 
siglio. 



0B6LI ORAFI 8EMB8I lOS 

AmlNiMiiis Naccii (1) Johannes Benedieti (4) 

ViTa Gocci (2) Michael Ser Mei Mini (leggi: Ser 

Sozhios CineiU (3) Memmi) (5) 

(1) Aobrofio di Naecio, dal popolo di 8. Salfalore, «polo nel 1856 Ar- 
colaaa di Marco a nai 1375 prosa par soa tacouda douna, Catarina dal fa 
€iacoflMi Baldi. 

(«) Vifa di Coeelo oel 1579 ara contiftiero di Pialro di Migliora, oporao 
dal DooBio» a oel 1574 ritiadè per i masi di oofembra a di déeaaibra* 

1571. Otiobra. A Viva di Goccio, orafo, par raconcialora la aoipolla do 
f arieolo do l' atara (aliare) soldi Tinti, (amcbitio dbll' OraiA dbl Diiobo m 
SfBHA. Libro d' Entrala a Uscita ad annam.) 

(5) Nel 1 534 Sonino di Cinallo di SornacciOy orafo dal popolo di 8. Gio- 
▼aud contrada dalla FosHarla: sposa Cacca figlinola di madonna Fiora di Yl- 
vlaBO. Hai 1559 Sosaiao abitaTa naI popolo di S. Pietro in Castalfacchio. 

(4) Trovo cha nal 1401 agli era già morto, a che Beoadetlo soo flgllao- 
la abilara a qoel tempo la Locca* 

(5) Credo eoa molta ragione che nel nome del padre del presente arte- 
iea aia errore, e che debba leggersi: Micbela di Ser Mommo. Questo orafo che 
Ih del popolo di S. Qaìrieo risiedè nal norembre e dicembre del 1 571 e mo- 
ri iolorao al 1575. Ebbe gaolo artiatieo anitarsale, cobm apparisce dal segoen- 
ti daeameotL 

1540. Item Mlchaeli Ser Memmi. aorifici, decem libras al qaindecim so- 
lidoa, prò residoo onins noTi sigilli de arganto. (BiiLioracA Pubblica. Entrata 
t Uscita dalla Bicchama ad anuum ) 

155S. A Michela di Ser Memmo, sei fiorini d' oro par la soa fadigba e ma- 
gistero di sauto micbela agnolo a massica (sic) che fecie a la facciata di duo- 
ma nel canto. (Abchitio dbll' Opbba dbl Duomo di Sibua. Entrata e Uscita 
ad annum a carta 81 Tarso.) 

1560. A maestro Michele di Ser Mommo chapomaestro (della Cappella deU 
la Piazza del Campo) diace libre e diece soldi per quìndici dì che à sarTitl 
del (tetto mese (di luglio) per xiiii soldi. (Itì a carte 58.) 

— Aprìlis. Camerarios et Quatuor Bichema dent et solrant Michael! 
Ser Memmi civì senensi prò eius salario uuius anni quo fuit operarius fontium, 
boctinorum, aqueductuum ciTitatis, libras 56. (Abchitio dbllb RiroaMACiOHi 
M SiBHA. Deliberazioni dal Concistoro - Polizze . ad annum.) 

1569. 24 Settembre. A maestro Michele di Ser Memmo, fiorini tradici d* oro 
e tono, per suo salario di quatro mesi finiti, cioè, magio ^ giangno, lalglio e 
agboato prosimi pasati, per aconciare le campane e gli orinogli, a ragiona di 
fiorini 5 e un terzo al mese - Libre 45. 6-8. (E lo stesso salario ha ne' 4 
uliimi mesi del detto anno) ( Abchitio detto. Libro d' Entrata a Uscita della 
Biccberna ad annam.) 

1570. A michele di sar memo chamarlengho Techio, trenta doe lire che 
dorerà arare per fatare dalla cbolonna (di metallo per la eappella della PiaM- 



104 BREVE deli/ arte 

Barthalomeos Angeli Jacobus Bindi Franci 

Viva Paoli Vannuccius Vive (4) 

Jacobus Guerrini (1) Johannes magistri Martini (5^ 

Jacobus Dondini (2) Francius Bindi Franci 

Johannes et Riccius Traniazzini(3) LaurenUus Puccii Casini 

sa del Campo) che fecie: e i sao garzoue per sua Tatara^ lire 59. ioidi 15. 
(archivio dbll' Opbra dbl Duomo di Sibna. Entrata e UscHa della Cappella del 
Campo, ad anDum). 

(1) Giacomo di Gaerriiio di Tondo nel 1540 sposa Bartolommea. Nel 1560 
è rettore dell' arte degli Orafl. Pare che nel 1575 fosse morto. Ho di loi que- 
sti documenti artistici. 

1 540. 4 Augusti. Jacobus Guerrini, aurifex, recepii obligationem ab Andreoc- 
eio Francisci de Pìecolominibus de Senis, prò pretio unius crucis, de xniiij flo- 
renis euri. (Aichiyio dbll' Uffizio dbl Rbgistro di Sibna. Denunzie della Ga- 
bella de' Contratti, ad annom a carte 25.) , 

1 575. A Jacomo del Tondo, orafo, per soprapiù d' uno cbalieie che oi fé- 
eie alla cbapella {del Campo) el qualle die mona bartalomela donna che fo 
di Jacfaomo di Ghoerino; e doTOTa pesare trenladue oncie; pesò tanto pie: che 
montta e detti trenlacinque soldi che gli paghò la cbapella. ( Amcanrio dbll' O- 
PBRA DBL DUOMO DI SoHA. Entrata e Uscita ad aunum a carte 46 terso.) 

(9) Leggi, Giacomo di Tondino. Pare che egli sia figliuolo di Toadino 
di Guerrino e perciò nipote del sopraddetto Giacomo di Guerriao. 

DI Tondino suo padre ho memoria artistica del 1599 ohe dioet 

1 7 Mai Item xx. lib. iij. sol: ti. den. Tondino Guerrini aurifici prò uno pel- 
vi argenti qnem emerunt Domini Notem ab eo prò altare domus dominomoi 
NoTom. (81BLI0TICA CoMUNALB DI SiBiu. Entrata e Uscita della Bicchema id 
annnm.) 

(5) Le memorie sue dal 1559 vanno al 1578. Egli risiedè pel bimestre di 
settembre e di ottobre del 1575, e pel bimestre di gennaio e febbraio del 
1577 (1578.) 

(4) Vannoccio di Viva risiedè nel 1558 per i mesi di marzo e di aprile; 
nel 1565 per i mesi di loglio e di agosto; e nel 1567 per i mesi di nof om- 
bre e di dicembre. 

(5) GioTanni dì maestro Martino fu chiamato il Buxxa, ond' io lo credo 
della nobil famiglia senese Girolami del Buzza. Ebbe un fratello di nome Tom- 
maso, anch' esso orafo. 



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nifi DELL' AB» Di' lAISIBI DI Plim SIRRSI 



DELL' Aimo Moccxaai <'> 



Al Bome el riverenza di Dio Padre oimipoteiite et del suo dol- 
riuuimo BfjSmÀo Giesù Christo, e del Spinto Santo, et della ma- 
dre di Giesù Chrislo tergine Maria, et di tutta la Corte celestia- 
le, el de' qoatlro Santi Coronati nostri patroni et avvocati. Amen. 

QA sotto saranno scritti ordini e capitoli fotti, (ordinati et pom- 
posti per certi hoomini savii delV arte della Pietra della città di 
Siena, nd lenpo de^ spettabili et egregg cittadini Pietro Pao- 
lo di Patio de' Gallerani; fóovanni di Cuccio Bichi; Biagio di Fran- 
cesco di Dino, pellicciaio; et Antonio di Coro, mercatante, ho- 
norevoli officiali ddla Mercantia della città di Siena, negli anni 
Mccceili. Inditione quinta, ad honore, laude, gloria, et tranquillità 
del presente pacifico Regimento , il quale Iddio mantenga in etemo. 

Capitolo I. 

Chi bkutemaue Iddio j o i Santi 

In prima ordiniamo, se advenisse che niuno sottoposto a 
r arte della Pietra villaneggiasse o biastemasse Iddio, o santa Ma- 
ria, o suoi Santi, et si provasse per doi testimonii, o per più; 
che r offitiali e rettori di essa arte siano tenuti et debbano quel 
tale privare dell' arte: et se non conservassero, o negligenti fossero, 
siano puniti per ciascuno de' rettori , per c^ni volta in Lir. xxv. 

(1) V originale ài qoesto Brere è perduto. Oggi non etbte che ona copia 
•eamttiaiiaa fotta noi aeeolo XVil, la qoale ii eonaer? a neUa Biblioteca Pob- 
Mica di Siena. 



106 BREVE dell' ARTE 



Capitolo II. 



Di chi facesse contra T officio de" ìiagtiifici Signori 

et del presente Reggimento 

Anco statuimo et ordiniamo, che i rettori con loro conseglio 
air entrare del loro officio fra un mese, debbano fare raccolta 
de' sottoposti et ine fare a ciascuno giurare alli santi Evangeli di 
Dio che secreto et palese di mantenere, et osservare, difendere, 
bonorare , et guardare V onore , lo stato et il mantenimento de' no- 
stri Magnifici Signori che sono, et per li tempi saranno , a tutta 
loro possanza; et chi contrafacesse, sia punito per ogni volta che 
provato gli fusse, in xxv lire, et s' e rettori non facessero tale 
esecutione, paghino per uno cento soldL 

Capitolo IH. 

% 

Come si chiamino i rettori et camerkngho 

Anco statuimo et ordiniamo , che V officio de' rettori che sa- 
ranno, et che si chiamaranno, comin(;iando in prima in calende 
di Gennajo che viene, si chiamino in questo modo, cioè, a voci, 
et a scontrino: che il detto scontrino e voci debba ricevere , et rico- 
gliere et tenere uno notaio, overo Frate, presenti i rettori et il 
camarlengho ; et essi rettori , et camarlengho nella detta raccolta 
e ciascuno sottoposto debba fare nominare et vociare chi gli pia- 
ce che sia rettore, et nomini di ogni Terzo (1) uno rettore, et uno 
camerlengho. Alhora e vociati col forestiere debbano trame sei 
huomini ; et chi ha le più voci ; il forestiere le debba da ciascu- 
no , presente V ufficio vecchio , ritenere , et segnare da ogniuno 
de* sottoposti che vi saranno ; e chi ha le più voci , sia rettore per 
li sei mesi a venire : et così il camerlengho rimanghi a le più vo- 
ci. Et quando il detto capitolo per gli ufficiali non si osservasse, 
che di loro salario paghino per uno v lire ; et di ciò facciano car* 
ta o scritta della esecutione del detto capitolo. 

(1) Teno o Teriiere della citti; rioè di Città, ài San Martino e di Co- 
moUìa. 



BB* KABnrRi 01 ramu snin 107 

Capitolo 1Y. 

Cinne si debba fare U comegliOj et quatiio tempo duri 

Anco , perchè nessuno corpo senza membri si può bene go- 
vernare, però i rettori che sono insieme, et con i vecchi, siano 
lenuii di fare ogni sei mesi il loro conseglio in questo modo, 
cioè: sei maestri per Terzo, et chi è li sei mesi, non possa es- 
sere gli aliri sei me^^i, ma babbi vacatione sei mesi; et questi 
sei per Terzo insieme con li rettori possine quello può tutta V arte 
fare. Et cosi vaglia et tenga, come se fosse fatto ne la generale 
raccolta dell* Arte predetta. 

Capitou) V. 

Cerne ri tenga ragione a* eottapatti e nò 

Anco statuimo et ordiniamo, che i rettori e camarlen^o sia- 
no tenuti , et debbano tenere ragione a chi si richiamasse ; et se 
avenisse che alcuno che non fusse sottoposto , si richiamasse d' al- 
cuno sottoposto, eh' el rettore et camarlengho sia tenuto di fa- 
re dare ricolta a quello tale non è sottoposto, et la sua ricolta 
sia de' sottoposti delF Arte; acciò che, se il sottoposto havcsse 
ragione contro a quel cotale, che gli sia tenuta, et possa seguire 
ragione contra la ricolta. E se per li Ufficiali , haveranno innan- 
zi el richiamo, sarà per scrittura o per testimoni o per confessa- 
re, o per sacramento, o concorde volmente conosciuto, che habbia 
ragione; che si debba fare pagare sei denari per decima: et 
quale officiale havesse el richiamo innanzi, per suo sacramento 
sia tenuto et debba dare termine ad accordare le parti , con ter- 
mine discreto secondo il caso et la possibilità, a quella pena che 
a lui parrà; et se le dette parti in pace potrà (are accordare, 
per sacramento sia tenuto da calende Luglio , innanzi debbino te- 
nere ragione, et da inde indietro non d' alcuna cosa, o vero ca- 
gione; a la pena di x lire per ufficiale. (1) 

(1) Qoi fl tento è ttroppiilo, né il mauotcritto ci àk uettan lame per 
raMrinarlo. 



108 BllBtB DBLL' ARTB 



Capitolo VI. 



Di chi non ubidisse i rettori e caifnarlengho 

Anco statuimo et ordiniamo , che ogni sottoposto alla dett^ ar- 
te sia tenuto, et debba ubidire i rettori et il camerlengho in fat- 
ti d^ arte , et ad ogni richiamo rispondere o vero raccolta o richie- 
sta, a la pena di due soldi per volta; et da la prima richiesta 
in su, se fusse a Siena, se havesse legitima scusa, siano tenuti 
per sacramento i rettori fare d* acettare la sua scusa ; et se fusse 
richiesto in persona et non avenisse , che si pòssa quel tale con- 
dennare in fino a v soldi: et se avenisse che alcuno sottoposto 
facesse danno o vergogna air arte o vero agli officiali, o al con- 
seglio, che i rettori et il camerlengho col loro conseglio , et con 
quello adiuto volessero di avere et di persone , quello cotale sot- 
toposto il quale havesse commesso, sia condennato in quello che 
parrà a la maggior parte degli officiali. 

Capitolo VII. 

Di chi negasse a richiamo 

Anco statuimo et ordiniamo, che qualunque negasse a richia- 
mo et con ragione gli fusse provato, datogli il giuramento^ et 
si spergiurasse , paghi xx soldi , et più et meno , secondo che con 
vitio r avesse fatto, come discretamente parrà a' rettori. 

Capitolo Vili. 

Di chi giurasse al sangue o al corpo di Dio 

Anco statuimo et ordiniamo, che qualunque sottoposto giu- 
rasse al corpo o al sangue di Dio o della Vergine Maria , e fiis^ 
se accusato , paghi per volta dodici denari ; et se il rettore fusse 
presente o il camarlengho , paghi tre soldi : o raccolta o raguna- 
ta d'arte, o rettori o camarlengho ciò fare pagare debbino, a 
la pena di xxv soldi per uno. 



DB* M AB8TE1 DI PIBTEA SEMBI 109 



Capitolo IX. 



i ehi loSene lùvario a ri 



Anco statuimo et ordiniamo, che qoalonqae sottoposto il qua- 
le tollesse alcuno lavorio a rischio ia Siena o in sua giurisditio- 
ne, che esso debbi arrecare una scritta de' veri patti al rettore 
overo al camerlengho, et il cam^rlep^io scrivere la dd>ba in sul 
libro authentico dell' arte de la Pietra, et che il maestro paghi 
xij denari per scritta d' ogni rischio, il quale il detto maestro tol- 
lesse; el die il camerlengho sia tenuto di tendere la scritta a 
quello maestro che toglie il detto rischio; et che in sul detto li- 
bro non si possa scrivere niuna altra cosa , salvo i patti che si 
fanno firn' maestri et discepoU, quando si pongono air arte pre- 
delta: et el rìschio che si toUe in Siena, babbi termine a recarla 
quindici dè^ et quelli che si prendano fuore di Siena o in sua giuris- 
dilioDe, babbioo termipe uno mese. £t intendasi di portare scrìtti 
tulli i patti di quello che die bavere, et d' (^ni cosa: et chi 
contrafacesse, paghi per ogoi volta vinti soldi: et intendasi di ri- 
schio di dieci lire, o da inde in su. 

• 

Capitolo X. 

ff 

Come $i facciano scrivere in $td Breve i nomi de' sottoposti 

Anco ordmiamo, che i rettorì e il camarlengho siano tenuti et 
debbano fare scrìvere i nomi de' sottoposti nel libro del Breve , 
e nomi proprj e sopranomi a Terzo a Terzo, a la pena di cin- 
que lire. 

Capitolo XI. 

Come non si possa tÓUare lavorio tolto per altro maestro 

Anco statuimo et ordiniamo, che nissuno sottoposto debba 
né possa lavorare né togliere lavorio tolto per patti o cominciato 
per altro maestro o a rischio, o a giornata; salvo che, se egli 
fusse di concordia con lui che tale lavorio havesse copiiiiciato o 



110 ' BRBVK dell' ARTE 

principiato , overo mandatovi i ferri o sue massarìtie o alcuno ma- 
gisterio deputato o richiesto a tale lavorìo : a la pena di dieci li- 
re di denari senesi il più o il meno , come agli uf&ciali della det- 
ta arte paresse che la materia et la cosa portasse, a verità et per 
saciamento siano tenuti. 

Capitolo XII. 

Come ii diano al Camarlengo i patti de* diicepoli 

Anco statuimo et ordiniamo , che chi s* haveàse posto o 8i pò* 
nesse alcuno discepolo, debba portare scritti e' patti a ^i officiali , 
et debbano apparire scritti per il camarlengho nel libro dell* arte: 
pena per chi non portasse la scritta de' patti infra uno mese , vinti 
soldi: et non possa nissuno discepolo ponersi con altrui , senza 
la volontà del suo maestro, a la pena di cento soldi: et quello 
tale maestro con cui si ponesse , noi possa tenere , anco (dai: anssi) 
debba tornare col suo maestro con cui sono i primi patti ; et qua- 
le discepolo entra di nuovo all' arte , paghi soldi dieci ; et non si in* 
tenda per li figliuoli, fratelli o nipoti d'alcuno maestro. 

* • * 

Capitolo XIII. 

» 

Come ri faccia la festa dei santi quattro Martiri 



». •»■ 



Anco statuimo et ordiniamo^ come la festa de' Santi quattro 
Coronati si debba fare alla Chiesa Maggiore il di di Santo Salva- 
tore, et ivi si debba fare cantare la messa et predicare, et ivi 
si debba offerire alle spese di ciascuno sottoposto a cui gK è 
possìbile, et ivi si debba lassare quella offerta che parrà a loro: 
et ciò che sì vince et per la maggior parte, quello vada ad es- 
secutìone; et nondimeno nissuno sottoposto non possa portare il 
cero, meno di mezza libbra ; e la detta offerta . si debba matare 
da la casa degli Uffiziali della Mercantia; et che i Rettori siano 
tenuti per sacramento fare il di della vigilia, comandare la rac- 
colta al messo dell' arte , che ciaschuno de' sottoposti overo mae- 
stro, sia la mattina a casa degli Ufficiali della Mercantia con li 
loro ceri in mano; et qualunque no' vi fusse, essendo a Siena^ 



db' MAKsni DI rarriA sbrbsi m 

che i rettori et camerlengo siano tenuti per sacramento conden* 
Dare tale sottoposto no' fusse alla detta offerta , io quindici soldi: 
et nientedimeno dia quello dovesse bavere offerto a la delta fe- 
sta, et i detti denari si debbano dare all' opérairio dell' Opera 
Sante Marie per fore la nostra cappella; et il detto operaio ci 
debba empire (^' anno ì nosti*i staggraoli, cioè dei doppieri ; et 
i sottoposti debbano dare ogn' anno uno cero fiorito di valuta di 
cento soldi. Et qualunque de' sottoposti, a la predica et a la mes- 
sa DOQ stesse, eh' e rettori et il camarlengbo per sacramento gli 
debbino tate pagare dieci soldi , et totta l' offerta si debba lassa- 
re a la «letta qpera a la pena di vinti soldi per uno di chi con- 
trafaoesse. 

CàFITOLO ^Y. 

Deir nUrart i tnautri foruiieri alt arte 



Anco statoimo et ordiniamo , che se alcuno maestro forestiere 
venisse a fare V arto della pietra a Siena o presso a quindici mi- 
^, che i rettori et il camarlengbo siano tenuti di fare giurare 
quél tale maestro, et tàr^i pagare all'arte lire quattro fra uno me- 
se che bavera lavorato ; et nissuno sottoposto non debba lavorare 
co' lui, se le predette cose none osservasse: pena per lo sottopo- 
sto che havesse havuto il comandamento ^ dieci soldi per di, et 
sia tenuto di farlo manifesto a' rettori o al caroarlengho fra otto di, 
che hanno lavorato insieme, alla pena di cinque eoldi per dì. 

Capitolo XV. 

Di ehi vietasse U pegno al messo 

Anco statuimo et ordiniamo, che nissuno sottoposto debba 
vietare alcuno pegno al messo deir arte , quando gli fusse chiesto 
in propria persona, di valuta di cinque soldi; a la pena di cin- 
que soldi. Che per una medesima cosa no^ si faccia pegnorare 
due volte, a la pena di diece lire: et intendasi per quante vol- 
te non comparendo. 



112 BUVE OBLL^ AVTB 



Capitolo XVL 



C(M6 U cafnerlengho (debba dare) le fiolitie déOe entrate a^ rettori 

knCfO ^tuimo et ordiniamo, che il rettore et il camerlen^ 
gQ siano t^uti di trarre a fine ogni richiamo il quale fusse scrit- 
to al libro ; i denari rescqotere e fare pagare denari pegno se 
gli è possibile, et dare a* nuovi òffiziali infra uno mese doppo la 
loro uscita; et che habbino per loro salario ciascuno de^ rettori 
una libra di pepe, sodo, et il. camerlengo una libi;a e mezza. Et 
questo debbano dare i detti officiali tra V uscire del loro ufficio ^ 
a uno mese: a pena del doppio: a pagare del loro. 

>\ » GàPi^oiiO Xyn. 'w'^ ' ^* 

Come ria pagato chi serve V arie 

Anco: slattiimo et ordiniamo, che i rettori ìet il camerlengo 
possano pagare de' beni dellliarte diì vi si scioperasse, e scritti 
siano i tempi per il camerlengo , et di rato sia pagato , acciò che 
r arte sia aitata et favore^iata. E se avenisse che i rettori o ca- 
merlengo si scioperassero sconvenevolmente , siano proveduti se-* 
condo la loro fatica: et ciò si metta in scrittura. > 

Capitolo XVIU. 

Come ri guardino le feste 

■ * • • . 

Anco statuimo et ordiniamo, che tutte le feste che coman- 
da la Santa Chiesa, si debbino guardare per li sottoposti, a la 
pena di vinti soldi per dì , salvo che se fiisse caso di pericolo : e 
che ogni sottoposto debba lassare opera a nona per tutte le Pa- 
sque deir anno, come s' è la vigilia della Natività di Cristo et per 
la Resurretione et per la Pentecoste , et per 1' Assuntione della 
Nostra Donna vergine Maria, che è del mese di Agosto: et per 
le altre festività de la Nostra Donna si debba lassare opera a ve- 
spero , come è Y Annuntiatione , che è di Marzo , et a la Purifi- 



db' MABfnU m PIBTBA SOStl ||S 

eatume che è di ferraio, et la Natività.cbe è di Betteint|ro.; a* 
la pena di cinque soldi: et non possa essere accMato, se non 
par testimoni di verità ; et in sua propria casa possa haver pa- 
rola, chiedendola al rettore o al camarlengo, dicendo fl fiMo bi-' 
so^sevole; et che le dette feste si debbano scriveire nel Breve etf 
Calendario, i nomi et soprannomi propri de' sottoposti et dis^na- 
to il loro segpo: et che no' si possa comprare ferri nò altre co- 
se r uno dair altro nò d' altrui, senza la volontà di cedui di cui 
fossero et de' rettori, et del canmrleng^, a la sq>radetta pena, 
più e meno come piacesse ag^ ufficiali, (e) il fiMto lo' paresse gra- 
vosa 

FESTE 



Gm m mt o 
La O reo Belil oiia 
VEfUuOM 
8. Antonio Abbate 
La Conversione 4k 8. Paolo 



La Purificazione deEa Vergine 
S. Agatlia 

La Cathedra di S. Pietro 
S. Matthia Apostolo 

Marzo 
V Annuntiatione della Vergine 
Tutti i venerdì di Marzo 



Santo Giorgio 
Santo Marco 

Maggio 
S. Giacomo e S. Filippo 
La Inventione della Croce 
L*Apparìtione di S. Michele 



Inglto 
8. Maria Madakna 
8. Giaeoaio Apostolo 

Afaila 
8- Locenao 

L' Aasmnione della VergiaiB 
La Decollazione di S. Glov: EatU: 
S. Bartholomeo 

Settembre 
La Natività della Vergine 
Santa Croce 

Ottobre 
8. Loca Evangdista 
S. Simone e Giuda 

NovewUrre 
Tutti i Saqti 
I Quattro Incoronati 
& Caterina 
S. Andrea Apostolo 
S. Pietro Ales&aodrino 



Junio 
S. Bamabe 
8. Giov. Battista 
8» Pletfo e 8w Paolo 



Deeembre 



S. Loda 
8. Thomé 
8. Galgano 



•il 



Le Pasque con i loro doi di seguenti S. Crescentio , 

La Resurretione S. Vittorio, 

La Pentecoste S. Savino, 

La NaUvità 11 Venerdì Santo, e 

I quattro Padroni; S. Bernardino 
S. Sano, 

Caì»itolo XIX. 

Chi Offesse giurato ad altra arte^ non possa essere 

né rettore tié camarlengo 

Anco statuimo et ordiniamo, che no* possa essere né sia ret- 
tore o camarlengho 9 nissuno sottoposto il quale havesse giurato 
ad altra arte, et :poi fusse venuto a la nostra; con questa condì- 
tione et modo cioè; che essendo venuto a la nostra, che haves- 
se per alcuno tempo lassata, et tornato fusse a quella di prima: 
pena, per chi il chiamasse o V accettasse, cento soldi per uno; 
se prima non havesse fatta V arte sei anni. 

CAPltOLO XX. 

Cqmfi il camarlengho tenga per T arte ogni denaio 

che riceve da' sottoposti 

Anco statuimo et ordinianio , che ogni denaio de* beni dell* ar- 
te, et di condennagioni ,0 di imposte che avvenisse o per qua- 
lunque modo venissero, che il camarlengho gli debba ricevere, 
et tenere per la detta arte, et mettere li debba in scrittura, si 
che appaia; a pena di vinti soldi, più e meno secondo V offesa. 

CAf^lfOLO XXI. 

Come il lavoro si tolte ^ si faccia à buona fede 

Anco statuimo et ordiniamo , che ciascuno sottoposto sia te- 
nuto, quando lavorasse in alcuno lavorio a rischio o a giornata) 
di fare esso lavorìo ;a JinionOr' fede senza fr4ido et: oonaervare 



DB* MABVBI 01 f IRMA SBAm HI 

bene ad ognijparte il suo diritto. Et dii oontnAcesse, et di oitf 
«ara accusato, che il maestro che Thavesse vitiosameate tolto a 
QUO per dare ad un' altro, sia condemiato per gli officiali m qoMIo 
che a loro parrà, secondo il fidlo commesso, io fino a quaranta sdl-^ 
di, più e meno secondo V offesa. 

CàMTOLO XXIL 

Come $t tmU al morto. 

Anco statnimo et ordiniamo, che i rettori et fl camarlengo 
siano tenuti, et debbano quando alcuno sottoposto passasse da 
questa vita, overo padre o madre o moglie o figliuoli o firatelfi 
carnali , di fare comandare a' maestri che fossero nella città overo 
ne' borghi, che siano a quella sepoltura; et chi fosse richiesto et 
non vi andasse , pa(^ per ogni volta cinque soldi : et queUi che vi 
sonno, non si partine in fino a tanto che qudlo a cui è morto, 
non è tornato a casa ; et che ^i ufficiali che vi saranno, debbano 
accompagnare i parenti in fino a la casa al tornare, et ine per 
Tarte proferirsi; et se gli ufficiali contraGaicessero , paghino per 
uno cinque soldi. 

Capitolo XXIII. 

Del rischio che si faccia buanOj et sufficietUe 

Anco statuirne et ordiniamo , che qualunque sottoposto tolles- 
se alcuno lavorìo a rischio , che esso lavorìo debba tare buono et 
sufficientemente secondo i patti ; a la pena di dieci soldi per chi 
cootrafocesse , et se fosse accusato, si come parrà a* rettori con 
loro consiglio et col camarlei^o: et ciò debbano fiare con di- 
scretione, et secondo il fotlo di colui che ha dato più e meoo^ 
et di colui che ha tolto, come a loro parrà di fore bene^ senza 
vitto: a la pena di cento soldi per chi contraCacesse. 

Capitolo XXIV* 

Che non si possa temere ragione in piazza 

Anco statuirne et ordiniamo, che i rettori aè U camarlengo 
potMno tenere ragkme inpiaxsa né in via né in nasiaiuM airt 



Iti ' .'^ < BRKVfi DBIiL^ ABTE' ^ 

tuo luogo io dì comandato da la ^anta Chiesa, o vero dagli uffi- 
dsdi della Itercantia : pena per quelli rettori o camarlengho che 
C0|itrafaces86| per: ogni volta vinti soldi; salvo che si possa tene- 
re nella ca^ et residenza di essa Arte. 

Capitolo XXV. 



• r 



Come si faccia la fetta ddfJrtej 
et che i vettori posmno fave comandare 

. Anco statuimo et ordiniamo, che i rettori et il camerlengo 
die per li tempi saranno , siano tenuti di fare la festa , senza chia- 
mare altri maestri sopra a ciò fare; et sia lecito a' rettori, et al 
camarlengho di comandare ad ogni discepolo di fare richieste, 
et ogni altra cosa che alP arte bisognasse ; pena , per chi contra- 
faicesse m nissuno di detti casi, quaranta soldi; la metà torni a la 
Biccherna, et T altra metà ali* Arte della pietra. 

Capitolo XXVI. 

Come si mandino doi doppieri a' frati de* JUantdlini 

per la Festa 

Anco statuimo et ordiniamo , che i rettori , et il camarlengo 
siano tenuti et debbano mandare ogn'anno per la festa del Corpo 
di Christò a* frati del Carmine , doi doppieri , i quali accompagnino 
la processione, la quale £anno essi frati per la Città, infino a 
tanto^chè sarà tornata, et poi gli faccino ritornare; et che i ret- 
tóri et il camarlengho, con il loro conseglio, siano tenuti et deb- 
bano andare alla detta processione con quella compagnia de' Mae- 
stri ehe a loro piacerà : a la pena di vinti soldi per uno : et deb- 
bansi pagare alla sopradettà arte. 

Capitolo XX¥II. 

Come si paghi la decima 

< r. • Anco statuimo et ordiniamo, che si debba togliere di ciascu- 
ni» riohiaiDaì Bei denari per Ura;^,per dedma, et la minore decfr» 



db' ■4Bm wraenu miBi vif 

ma non possa essere meno de* sei denari, el sia alle spese del 
perdente. «/. .. .»'"T:-. 

Capitolo XXVm. 

Che i rMari debbano mandare ad esecuiione ogni ordine 

I »■ •■ . r *: • • ■'» .Oi.i ... .ti» 4i.-il5fl. •-: •• '.' 

Anco sfatniniò el orCniamo^ ch0> i reMori et -eMaarteti^ 
siano lenutii el dèbbàbo oiasiefaiÉnoi ordine 'mctndèmi lid esÌBdMiòni», 
el finre giove «-foresKeri^^l'iAigare 'ili di V^^ «dlraio^ 

sa fiure, soHicìlaflienle e* ooMreflfetlo^ a In pena<di;kUoci' lire per 
imo ^ et per ogni 'volta/ " n: - -'...-li- ii ìsi: :.• -i 1 

■ Cwrroto XXIX; 'i'^i' ^I -»• Ii-'['.'JJ'»< 

Come gli ìèffieiM infimntm IbnoM^ - .^. n; 

Anco statuìmo et ordiniamo, che se avenisse caso, che per 
alcuna cagione gli ufficiali Tacchi! 'noni potessero trarre a fine, che 
essi siano tenuti di informare i nuovi officiali, si che, bisognando, 
esserti cirt Priore o cim'g^à\trrvPriori'o%sré^»bo|^iiiffim^ 
Mercantia o in casa de* Signori Difensori; acciò che le cose non 
si abbandonino, anco (intendi: misi) si mettano ad executione: a 
la pena di quaranta soldi, per chi contrafacesse, et per -ogni volta. 

* I ■ * 

Capitolo XXX. 

Che ninno mae^ro fkma fare aleuno lamroy n 

ie U primo non i pagato ' :. • 

j • .■ '» . ■ Il . ,' 

Anco statuirne et ordiniamo, ohe se niiBio maestro havesse 
latto overo cominciato alcuno lavoro di alcuna persona, et non 
fosse compiuto di pagare ; che niuno altro maestro non possa nò 
deU)a in tale lavoro nÒ con ìaì persona lavorare , se quello mae- 
stro non ò prima pagato , et contento della sua fotiga : a la pena 
di dieci soldi '^per cmscnno ifi che oontrafaceKè. 






118 , BRBVR DBIX' ART& ' 

Capitolo XXXI. 

Comt i fomaciari et i cavatori nano ti Breve 

Anco statuimo et ordiniamo , che tutti i cavatori usati , di qua- 
lunque cosa, siano tenuti di esseretal Breve delF Arte della pietra, 
et tutti i calcinaiuoli , et gessaiuoli della città et de le Masse , et 
del contado a quindici miglia, et tutti i fornaciari che cuocono 
i mattovii et: tegole et pianelle et quadrucci o altro arnese; et che 
i rettori et il camarlengho li possano costregnare, come gli altri 
sottoposti de la detta arte , et che i settori et camarlengho siano 
et debbano essere ubiditi da ogni sottoposto : pena , per chi con- 
trafacesse, vinti si^di per ogni volta {salvo) ne' latti d'arte; (o) che 
avessero a ubidire per li fatti di Comune. 

CAPiToik) XXXII. 

I ' ■ ■ 

Come J1 arte déBa pietra po$9a fare una bottiga di calcina 

Anco statuimo et ordiniamo, che F Arte della pietra possa 
fare una bottiga di calcina et di gesso et di mattoni et d' altro 
arnese, per dare divitia alla città di Siena, acciò che gli huomi- 
ni di Siena non siano gravati per coloro che vendono la detta 
mercantia; et che la detta mercantia si venda a peso in questo 
modo : cinque staja di calcina a lo staio grosso , et vendere quella 
sonuna (che) pesa; et del gesso la somma di quattro staia, et mirare 
quello pesa il detto gesso: et cosi vada per qualunque venderà 
caldna overo gesso a quello che pajrrà a' rettori et camarlengho , 
o chi sarà chiamato sopra di ciò. 

Capitolo XXXin. 

Come U camarlengo e rettori debbano scrivere 

V entrata déUa festa 

Anco statuimo et ordiniamo, che i rettori et camarlengho 
debbano scrivere V entrata della festa in sul libro dell' arte, et 



che (lebbaDO assegnare dae paia di staggioli a gU ufficiali nuovi ; 
a la pena di vìnti soldi per yolta. 

Capitold XXXIY. 

Chi mettette a mentire V un f àUro 

Ancho statoimo et ordiniamo, chi mettesse a mentire l' uno 
r altro et fiisse accusato, paghi cinque soldi; et se fosse pre- 
sente nessuno de' rettori o '1 camarlengbo o raccolta o rannata d'ar- 
le, paghi dieci soldi; et chi mettesse a mentire i rettori o ca- 
marlengho, paghi vinti soldi; et se ne la raccolta tale offesa si 
facesse o in rannata d' arte, paghi per ogni volta quaranta soldi, 
et siano tenuti i rettori fare pagare (a) la pena di vinti soldi per 

Capitolo XXXV. 

Chi domanda raccolta j paghi alt arte eoidi quindici 

Ancho statuiroo et ordiniamo, che qualunque sottoposto do- 
mandasse raccolta per suoi fatti , i rettori che saranno gli (da) deb- 
bano dare ; pagando tale adomandatore prima al camarlengbo del- 
l' arte soldi quindici , i quali debbano essere a sua entrata : et mes- 
so il partito et perdasi; tale adomandatore si perda quindici soldi. 

Capitolo XXXYI. 

Che i rettori nd fine del loro officio chiamino tré riveditori 

Anco statuimo. et ordiniamo, che nel fine di ogni offizio e 
rettori nuovi siano tenuti tre maestri dell' arte , cioè uno per Ter- 
zo, chiamare, i quali fra uno mese dal di saranno chiamati, hab- 
bino riveduta la ragione del vecchio camarlengbo; pena a cia- 
scuno di loro, soldi dieci, et così sia pena al camarlengo vec- 
chio, {che) finito il suo officio, non ara a essi riveditori la sua 
entrata et uscita fra dì otto assegnata. 



iiò "^ '^ BRE^^ bKU; ÀUTE ' 

CAPiTot<y'xxx^n. 

Dd sindacare i rettori 

Anco stattiimo et ordiniamo^ feicciò che te coàe dell'arte va- 
dino bene, che i rettori nuovi notifichino a la raccolta, che ad 
'O^inno sia lecito dare petitioni à' vecch? rettóri; et cosi date, 
"éi debbi leggere nella raccolta, absenti loro: -sopra le quali cia- 
'^cinlo podsà consègliare, prima udita la loro scusa; et quello in 
èssa sài*à deliberato, si debba mandare ad esecutione. 



Il 



CAtlTotò XXXVIII. 



Che i rettori non postino tenere denari del' Arte 



\ ■ .'Ti' 



Anco statuimo et ordiniamo, per togliere via ogni scandalo, 
che nissttab dè'^if^èt tòri pòssa ienere appresso a sèalteùno denaio 
o beni de la detta arte; pena a chi contrafarà, del doppio di quel- 
lo appressò a sé bàvera. ' 



CAt^lTOtO XXXIX. 



-■ \ : •lì .; »•. 



i . .. \Che\tfiuno jmestro di legname possa fare di pidra 

Anco statuimo et ordiniamo, per fuggire ogni lite et differen- 
za, che per V avenire hiuno m'àièstro di legname possa fare altro 
che tetti, palchi, et armadure di ballatoi : a la pena dì soldi die- 
òi'per chi darà ò^era in altro che di legname. 

CAPItOLO XL. 

■''■••'.'■' 
Come si debba amendare il Breve ogn'anno, una voUa 

■ ' Anco statuimo et ordiniamo, che ogn' anno del mese di'tkiag- 
"gJo, che 1 rettori et camarlengho con loro conse^io siano te- 
nuti ei debbano ' eleggere et chiamare emendatori so)pl[*a il Breve 
dell'arte, tre o quattro huoraini per Terzo, buòni, sàvi, dégni 
di fede , et che siano dell' arte della pietra ; et ciò che i detti 
emendatori prendessero sopra al detto Breve , debbino mettere in 



DF/ MAESTRI DI PIETEA SBlfESI fSf 

scrittura m carta bainbagiiià ; ei le dette scrittare legijere nefla 
raccolta , et dia che si prende per le due parti vàglia et tenga. 
Et che i rettori, et camarlengbo siano tenuti per sacramento le 
predette cose infra uno mese fore osservare , et mettere nel Bre- 
ve; a la pena di dieci lire per uno. 

Capitolo XLl. 

■ 

Ddt entrare i maestri dtUa pietra ddla città 

e del contado 

Anco statuimo et ordiniamo, che se alcuno maestro' della 
città o del contado di SienaT venisse a fere V arte della pietra 
a Siena o nel contado appresso quindici miglia , che i rettori et 
camarlengho siano tenuti et debbano fare pagare a quello tale 
infra uno mese, Inre quattro di denari per bene intrata, et uno 
cero r anno per la- festa dei Santi Quattro Coronati (di) soldi sei; 
alla pena di lire cinque a chi contraiacesse. 

Capitolo XUI. (1) 

Anco staturmo et ordiniamo, et d^ accordo fummo con li mae« 
stri di legame in presentia degli ufficiali , che tutti i maestri di 
pietra possino fare ballatoi a gesso o quadrucci , et scale murare a 
mattoni o a pianelle come a loro parrà ensusubielli (sic fórse : e 'iuii6- 
biarii) et potere murare buche di travi o altri pezzi di buche che 
lusserò per infino a braccia quattro per ogni verso: intendendosi 
grosso uno braccio il muro : e coprire tetti et fare scialbi et tra- 
mezzi di mattoni per taglio o di canneti scialbati : et se nissuno fa- 
cesse o murasse altro che questo ò facesse sopra questo, sia te- 
nuto di pagare al camarlengo dell' arte della pietra , soldi tre per 
ciascuno anno; et questo se intenda per ciascuno maestro di le- 
gname sottoposto air arte del legname , il quale contrafacesse. 

Capitolo XLIII. 

Anco statuimo, et ordiniamo, et d' accordo fummo con {''maè- 
stri di legname, in presenzai degV ufficiali, che i Tnàestfi deltei piiB- 
(1) Di qocAo 6 del aacMala eipilòlo» iaanea M eoàieé la rnbrìca. 



idi bbbVb obll' \btb 

tra possiao armare ballatoi di legname, e scale, et conciar travi, 
et cavagli et travi armate et poterle mettere nei edificii et far tetti, 
et palchi et uscia et finestre: et chi contrafacesse dei maestri 
sottoposti air arte della pietra, paghi et pagare debbi al camar- 
lengho de Y arte di legname ognuno e per ciascuna volta soldi 
tre di danari; et questo non se intenda per li maestri di pietra 
o di legname et ciascuno che lavorasse ne 1 Opera di Santa Ma- 
ria ne lo Spedale, che continuo lavorasse nei detti lavori; e 
mentre che stanno ne' detti luc^hr, non siano tenuti [talare i detti 
soldi tre. 

Questi 4oi statuti soprascritti ^^o questa faccia vfsngpno cassi , 
perchè nella faccia seguente si fa più largamente mentìone d^ o- 
gni cosa. 

■ ' ' • 

dÌsliu acoboo fatto iNfba l' abte del legnamb 
,, b l^ abte dbuia pietra 

.. ■ • 

Anco a dì xxV di Gennaio mccgCxlvi (1447) furono d^ a- 
cordo i maestri delV arte del legname^, e maestri deir arte della 
pietra , acciochè ogniuno possa lavorare e fare bene senza avere 
a conferire Tuno con V altro, con questi patti ^ D[K>di: che tutti 
e maestri di legname e sottoposti, all' arte del legname, possiao 
fare pa)cl)i murati , e tetti impianellati e senza pianelle, e scialbi 
.jin mufa.Q.ùfi..canipci e rimu^are buche di quattro braccia per o- 
gpx ver^o; e: se niurassero ^^gg^ore muraria sieno tenuti a ga- 
sare il dirìttp coin^ gli altri .sottoposti; soldi tre al camarleng^ 
fieirarte. per ciascheduno e ciascheduno anno. E i maestri della 
.pietrjE^ PP^inp mettere travi non arma^ e fare palchi e tetti e 
.armare bal^toi e tramezzi, e ornare volte e scale per murare 
j e fare ponti da murare ; e impacciandosi in altro di legname , sia- 
no , tenuti ^ pagare il dritto , come gli altri sottoposti ; pagare sol- 
di tre per ciascheduno all' arte del legname per anno ; e tutti i 
maestri e sottoposti' ali* arte del legname possine tenere per ven- 
dare, gesso e calcina senza conferire colla Pietra; e eh* e mae- 
stri della Camara del Comune e quelli deir Uopera e quelli del- 
lo Spf^dale possino fare ogni cosa senza conferire, se non con 
la sua arte, e non con altri; e tutti i denari che fussero can- 
cellati. (|a^ ^gjQJ parlila dì tutti i maestri et Ipvorenti. ch^. havesse- 



db' maceri di fistia senesi 193 

ro lavorato, ninno V uno dell* altro per tutto il mese di fer- 
raio prossimo a venire ugogcxlti e da ine in là, se niono farà 
de' lavorìi, V ano dell' altro conferìschi come detto è di sopra ^ 
è* nostri pegni rendar^i , senza pagare niente. (1) E questo ferono 
(P acordo e detti maestri duamati peli' arte del legname ; in pri- 
ma, maestro Guidoecio d'Andrea; maestro Paolo di Corso; mae- 
stro Antonio di matMlro Pietro eletti per V arte del legname e 
altri maestri con loro: per l'arte della pietra, cioè : maestro ^iir 
drtoccio di Pieiro di BarUdo d' Asciano ; maestro Meio di Franr 
ceeeo: et maestro Lomamo da Torriia eletti per l'arte della pie- 
tra e altri maestri in loro compagnia. Anco eh' e' detti maestri 
della pietra possine comprare da' maestri di legname o loro sc^ 
toposti, legname, et poterlo rivendere come a loro o a lui pia- 
cerà : et còsi fìirno d' accordo ognuna de le parti. 

Quod quidem statutum fuit sumptum et exemplatum per me 
Galganum Gennis notarìum Mercantie civitatis Senarum de manda- 
to DD. Offilialìmn Mercantie predictorum de libro statutorum seu 
Breve dictorum lignaminum civitatis Senanim, et confirmatum dein- 
de et approbatum per soprascriplos DD. Officiales Mercantie col- 
legialiter congregatos et convocatos, nec non Artium Bonificato- 
res ; quorum nomina inferius descripta apparebunt ; in eorum so- 
lita residentia Mercantie prò tribunali ad jus reddendum sedentes, 
prout et sicut in eo continetur : quod servari deberé mandaverunt 
sois partibus; sub anno divine Incarnationis mccccL, indictìooe xiii , 
die vero x mensis Julii, secundum communem usum notariorum 
civitatis Senarum , tempore Pontificatus sanctissimi in Christo Pa- 
tris et domini, domini nostri pape divina providentia Nicolai quinti, 
regnante serenissimo prìncipe et domino, domino Federico, Dei fa- 
vente clementia Romanorum rege semper Augusto, ut communi- 
ter Senis fertur. 

PttniM Piti ri de SigìiorinU; 

Aìiilr cast Angeli de JUarrettis; 

Joannes Neril dd Gargn^ ef 

Peirns Paidus Patii de Galleranis; 
officiale» Mercantie et Artium Bonificatore». 

(1) In lullo' qoeMo periodo il lento non corre, né abbiadi il modo di 



BRBTB DBLL AKTB 



Capitolo XLIY . 



Anco statuirne et ordiniamo , che se alcuno maestro forestie- 
re venisse a fare V arte della pietra a Siena o pre^sK) qiùndioi mi- 
glia , eh' e rettori et camarlengho siaào tenuti, di fare giurare qMel 
tale maestro , et fargli pagare air aHé\ soldi quaranta fra uno me- 
se che haverà lavorato; etnissuno sottoposto non debba lavorare 
con lui, se ié predette »ose nonne odseiHra^&e : pena , per lo sd- 
iòposto cbé havesse avutoci oóinandamonio^V dieci soldi per 41; 
et sia tenuto di farlo nianifesto a-. rettori o.caimarlengho fra otto 
di, che hanno lavorato insieme: a la pena di. cinque soldi peirdi. 

- .* 1 . . 1 .... « 

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• Capitolo XLV. » 

Anco statuirne et ordiniamo, che tutti i cavatori; usati, siano 
tenuti d'essere al Breve dell' arte della pietra, et tutti ti oaleioa- 
ioli et gessaioli della città et de le Masse yot^del contado a quin- 
dici miglia; et tutti i fornaciari che eocene i «mattoni et tegole, 
pianelle et quadrucci o altro arneeei: et chei rettori) el lòainar- 
lengho ^i po^^no costrengere come gì' altri sottoposti de k detta 
arte; et (^'e rettori et camarlengho siano et debbino essere n- 
biditi da ogni sottoposto: pena,y ^i* chi contraCacesse vinti soldi 
per ogni volta (<alt)0«) né* fatti d' arte, o che ha vesserò a obednre 
per li fatti di Commune (I). i . < 



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'Capitolo. XLVI. 


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Anco startuimo • et tnrdiniamo , che pagati ; i soprascritti soldi 
quaranta per lo giuramento di detta arte, come qui. appare, se 
intendine essere pagati per quello maèstro che pagati li ha et 
per suoi figliuoli, fratelli carnali , nipoti carnali , per linea masco- 
lina; et più in perpetuo non possine essere gravati da la detta 
arte^ suoi rettóri e camarlengho : i quali denari si paghino al ca- 
marlengo d^Ua dette arte ^\ per v'essa arte< ^ricevendo al presente, 
per di tempo in tempo come occorrirà : i quali denari si spendi- 
ne , per lo.. camarlengho ett reftpjre di detta arte per Qmai*e la Cap- 

(1) Qaetto capitolo è iu tatto lo stetso di quello sotto il noi i s ro xnt 



DB* v\B8nd Al .naiBA) mmtBì ttt 

de* santi Oualtro Coronali, posta nel Duomo; la qode si bm 
Ha, et ornata a proportione delV altre cappelle , come richie 
hioglio. I 



Anno Domini hcgccisvi inditione xv die decima septeodnris. 

Convocato, et x^ongregato il perfelto, et intiero numero de 
maestri dell* arte della pietra della città di Siena, per honore 
principalmente dell* etemo Iddio , et poi per honore della città , 
proriddero et ordinarono, che tutti i maestri forestieri di dett* ar- 
ie paghino soldi quaranta contenuti nel capitolo scritto di sopra , 
uno in fol; et uno in fol: i quali si paghino per entrare 
air arte; intendendosi confirmati et rifermi li soldi quaranta posti 
ad essi, et a ciascuno anno da pagarsi, per lo Consiglio del Po- 
polo y et Generale , si cmne in essa provinone più largamente si 
contiene. Con questa dichiaratione : che i detti maestri forestieri 
non possine essere convenuti ad alcun* altra gravezza ó spesa nuo- 
vamente da tarsi o imporsi , né alcun altra proibizione se Io' pos- 
sa lare per alcuno modo: non pr^udicando ( ) (0 

p^jfH*^*^ <^* anno per 1* oiferta de* santi Quattro Coronati 

Anno Domini mcccclxxiii inditione vi die vero quintsi JuniL 
Congregato et convocato il perfetto et integro numero de* mae- 
stri della pietra della città di Siena, per honore principalmente 
dell'eterno Iddio et della sua madre sempre vergine Uaria, et 
de* qnatbx) Incoronati avocati dell' arte della pietra , et per honore 
della magnifica città di Siena; providero et ordinarono, che tutti 
lì forestieri che vengono a lavorare et esercitare in nissuno mo- 
do l'arte della pietra a Siena o apresso a quindici miglia, paghi- 
no soldi quaranta per dritto et matrìcola della detf arte , in tem- 
po di uno mese che haveranno lavorato , et uno cero Y anno di 
soldi sei , per la festa de* quattro Incoronati Et tutti li sottoposti 
di delt' arte , cioè lavoranti et condatorì di pietre d* ogni ragio» 
■e, i muratori et cavatori dì pietre forti e dolci e fornaciai di 
mattoni e quadrucci e pianelle , et tegole , et fornaciai di calcina 
el gesso : et qualunque venisse ad imparare , et esercitare la det- 
f arte, sia esente di detto dritto anni due, et da inde in su sia 
tenuto et <M>ligato pagare il dritto come gV altri sottoposti; et di 
detto dritto non franchi se non il padre il figliuolo , et V uno fra* 

' (1) LWM Mia Go^. 



.» I' 



iS6 BEBVE dell' AETE 

tello l'altro, carnali dal lato di padre: et tutti ^' altri paghioa 
al modo ordinato. 

Item che tutti li sottoposti della città di Siena et del con- 
tado appresso a quindici miglia , paghino lire quattro di dritto , e 
matrìcola, perchè non hanno la gravezza di gabella e bollettino 
che ha posta il Comune di Siena ; et li forestieri sottoposti paghi- 
no di dritto air arte soldi quaranta, perchè hanno la gravezza del- 
la gabella e bollettino, come è detto: et tale bollettino non ostan- 
te, devino pagare detto dritto. 

Item che il camarlengho della detta arte che a quelli tempi 
sarà, sia tenuto et obbligato et babbi piena autorità di fare pa- 
gare a tutti li sottoposti forestieri e terrazzani, et il detto dritto, 
et ogni altro denaio che havessero a pagare alla detta arte. Et 
sia ancora tenuto et obbligato il mettere ad esecutione quanto 
nel Breve si contiene, sotto la pena di lire dieci; et di potere 
fare gravare tutti li sottoposti a detta arte realmente et personal- 
mente per detti denari; et non pregiudicando all' esentione che 
ha fatta il magnifico Comune di Siena, (che) qualunque venisse fa- 
miliarmente non possi essere gravato, come dice la legge del det- 
to magnifico Comune di Siena. 

Al nome di Dio a di v Decembre McccCLXXiii 
Sia noto e manifesto a qualunque persona che vedrà o leg- 
gerà la presente scritta, come hoggi questo di detto, i maestri 
de la pietra della città di Siena, i quali furono chiamati, etbab- 
bino piena autorità, quanto tutta 1' arte della generale raccolta, 
di poter fare quanto a loro parerà intorno a V accordo de' mae- 
stri lombardi; i quali maestri cittadini, chiamati dalla detta arte, 
sono questi, cioè: maestro Jntonio di Federico; maestro Urbano 
di Pietro ; maestro Francesco di Domenico ; maestro Francesco di 
Bartolommeo; maestro Francesco di Giovanni SabateUi; maestro 
Giuliano di Giacomo; maestro Stephano di Simone^ fornaciaio, et 
maestro Jntonio di Jgostino. 

Et dall'altra parte, cioè de' maestri lombardi, sono questi 
chiamati fra loro: maestro Giovanni di Guglielmo Orlandi, mae- 
stro Jacomo da Lamone; maestro Jntonio di Stefano da Lugor 
no\ maesti*o Jmbrogio^ fornaciaio da Sala; maestro Giovanni di 
Beltramo da SanvUo] maestro Mattheo da Sanmto] maestro Fitm- 



DB*llAB8ni DI PimjL SBHBSI 137 

te$eo éi maetiro Domenico da Sda; maestro CHovanni di Lanuh 
mt da StdUj fornaciaio; maestro Jntonio di Maettro Alberto da 
Lamone; ì quali maestri cittadini , et lombardi , hanno fatta questa 
oompositione et accordo, come qoi di sotto apparirà per scritto. 

In prima sono di accordo, che paghino soldi dieci per dritto, 
intendendosi per quelli maestri lombardi che sono o lavorano o 
lavorassero nella città di Siena o appresso quindici miglia , et an- 
co per quelli che verranno per tutto il mese di maggio prossimo 
che viene; et passato il detto mese di maggio, se intendine pa- 
gare secondo lo statuto dell* arte della Pietra. 

Anco sono d* accordo, che paghino soldi cinque Panno per 
la festa de* Santi Quattro , per ciascuno maestro. Anco sono di ac- 
cordo , che si faccia un camarlengo lombardo, il quale sia insie- 
me con il camarlengo cittadino , et possa riscuotere da ogni sot- 
toposto forestiero e cittadino ; et similmente possa il camarlengo 
lombardo. Et eh' e detti camarlenghi non possine tenere in mano 
più che venticinque soldi in su , cioè li ventisei soldi li debbino 
portare al banco , et ivi depositare detti denari a petitione dell* Ar- 
te della pietra; et siano insieme i detti camarlenghi a portare 
detti denari: alla pena di soldi cinque per ciascuno, et per o- 
gni volta. 

Anco sono d'accordo, che il camarlengho lombardo sia obli- 
gato nel medesimo modo che è il camarlengho cittadino, et a 
quelle medesime pene come è in sul Breve, quando non osser- 
vasse quanto nello Statuto si contiene. 

Anco sono d* accordo, che i garzoni che stanno con i mae- 
stri , non siano obbligati a niente : et vogliamo che i manuali che 
sono , paghino Y anno soldi tre per ciascuno , come dice il no- 
stro statuto. 

Anco sono d* accordo , che quando bisognasse fare la rac- 
colta, s' intenda i maestri lombardi essere obligati a venire al- 
la raccolta, nel medesimo modo che sono i maestri cittadini; a 
quelle pene nelle quali (caggiono) li cittadini maestri, come dice il 
nostro statuto, quando il camarlengho lombardo lo comandasse. 

Anco sono d^ accordo , che detti camarlenghi de\ino dare una 
ricolta overo sicurtà air arte della pietra , prima che lui entri in 
officio, si che r arte sia ben sicura; et sono d^ accordo et voglio- 
no che da maggio detto in là, quelli maestri lombardi che venia- 



130 BEbVB. DBLL' AR» i' :k 

e godere del Breve suo; con- tutte le sue immanità In iutto.ei per 
tutto, come nel presente capitolo si contiene. > 

Item che tutfi li caleinaioK e gessaioli co^ cittadini de la 
magnifica città di Siena, còme contadini o forestieri nella città , 
contado , iurisdi2ióné di Siena appresso alla dettìa città , come di 
sopra , assiduamente babitanti , debbino essere sottoposti alla det* 
ta arte , come nel Breve si contiene deir arte predetta. 

Anno Domini mdxii, Indictipne prima, die vero vi mensis JanuariL 
Spectatissimi viri tres Secreti de Collegio Baliae civitatis Se- 
nensis super, regimine deputati, convocati ctc. Audi^ infrascripta 
petitione^ et omnia contenta in ea, deliberaverunt ipsam appro- 
bare et approbaverunt in omnibus et per omnia , prout in ea con- 
tinetur et scriptum est, non obstantibus quibuscumque in contra* 
rium quoquo modo dispooentibus. Gujus petitionis tqnor talis est, 
videlicet; 

Li vostri minimi figliuoli e servitori, rettori et camarlenghi 
dell* arte della pietra y i muratori et fornaciari assidui della città 
di Siena con riverentia expongono : come per antico è stato con- 
sueto che Tarté et maestfi di pietra , muratori et fornaciari pre- 
detti sonno sempre stati uniti et conferiscono alla loro cappella 
nel Duomo dell^^. cbie^ Cattedrjale. Hora li muratori forestieri si 
sonno separati 4a dqtta .Cjapj^dine, et tutti li denari che, soleva- 
no Qqg^ere pef QO^ii^re a, dotta .cappella, se li cogliono fra lo- 
ri),, 0: tutti li port^Oria^Lopibardia senza conferirne a detta cap- 
pella , in grave danap,■^: yergOgpa della nostra città, et di detta 
cappella: et pe^taAj^l ^j^ppjiicaoo ad V. S. che si deliberi, che di 
detts^ c^pitudinQ.li ppnffjrji^copa (sic) secondo il Breve loro antiquo, 
nò. si pqssinp ■ aepai;fu>e„ ^t siano uniti, come nel Breve loro, ^ot- 
to, quella; pene che ^Ì4^o Breve si contiene, nò ms^uno tribù- 
nalq 4^)la nosfr^-cjfl^.ffi possi. ^avare fuori di detto. Brev^; Ijol 
qf^l oos^ jQ4tQa^pdp^i,,,^arà iJiùle e bonorevole alla nostra città, 
et a,. 4et^ cappella.^ 
-(„; ,,,;.;. . P^}^y^ Jugustinus Notarìus Secretorum 

li.Mli^Qnvocato, et cpngregatp il numero sufficiente dell' arte del- 
Is^ .^M;a, .sc^^Udni;. della città ^i .Siena per honor prima dell' on- 
W^^ ;^;fflagpo I#o et (J^c|la, uloriq^ ,^mpi:? :Vergin§ Blaria 



" L 



DB^lUBflTBl 01 FIBTBA SBllBSl iSf 

et de* beati santi qaattro Incoronati, Severo, Severìano, Carpofo- 
ro, Vittorino, avocati delV arte nostra; ordiniamo et statutmo, che 
m tutto M devi osservare , quanto nel presente nostro Breve è or- 
dinatOj eccettnato però in tutto , et sia annullato, dove dice : UniO' 
me che già era fra la nadra arte^ et T arte de' maettri muratori 
€ fanadari: si come in dietro la presente sententia dichiara , che 
fusaero divisi li maestri muratori e fomaciari in tutto et per tut- 
to dall* arie nostra. Et la detta sententia fu data a di 5 di decem- 
bre aoDO 1488, dalli nostri OflBciali della mercanta; et se inten- 
da la detta, si come fosse stata data hoggi, et siano separati li det- 
ti d* ogni attiene, ditione, voci o patti; seguendo 1* arte nostra il 
presente Breve, come di sopra; et fare la festa solita alli 8 di 
novembre, come dopo la disunione fare si soleva dalli nostri, et 
si osservi sempre in ogpi cosa che per noie! per la nostra ar^ 
te si iau^esse, et tutto sia a bonore et gloria del magno Iddio be- 
nedetta Amen. 

lUustrisrimo Signor (hvematore 

Essendo provisto per li statuti della Mercantia che ogn* arte 
che si esercita nella Città, debbi fare i rettori et bavere il Breve 
nel quale siano scritte et approvate le constitutioni , secondo le 
quali ^ babbia a regolare ; havendo gì* OflSciali della mercantia ser- 
vi di V. S. Illustrissima , havuto notitia che V università et arte del- 
la Pietra altrimente chiamati li Scarpellini, viveva senza ordine', 
noo facendo i rettori nò camarlengho come era tenuta, li fo fatto 
precetto per ordine di detti officiali , come per debito di loro offi- 
cio erano tenuti che dovesse fare i rettori e camarlengho e com- 
pilare il Breve secondo il quale detta Università se havesse a re- 
golare ; si congregomo i maestri di detta università , come ohe- 
dienti furono, il rettore et camerlengho et ordbarono alcuni Capi- 
toli da osservarsi nel loro Breve e domandarne detti capitoli ap- 
provarsi, perchè ciò non possano fare L detti officiali senza par-> 
tecipatione del superiore, et a tale effetto si mandano alla mede- 
sima, acciò parendoli, interponga la sua autorità, che da loro si 
possine approvare et confermare , e scrivarsì nel Breve da ordi- 
narsi per detta Università , et facendo fine , baciano rWerentemen-» 
le le mani: che nostro signore Iddio la conservi felicemente. 



Li molto magnifici Si^ori di Balia si oonteotina vedere li 
novi capitoli overo Breve delli scarpellioi, ^ referirne in scritto 
al signor Governatore la loro opinione. 

Filip: And: (t^i) 7 Decembre 73. 

Si contenta S. S. I. che li spettabili offitiali di Mercantia p^s^ 
sino approvare li statuti et ordini che chiamano Breve dell'uni* 
versila et arte della Pietra di già revisto e commendato da' moU 
to magnifici signori UiBciali di Balia, non intendendosi per tale ap* 
provatione (are pregiudizio alle ragioni loro o de' muratori né di- 
chiarare se questo si deve reputare nuovo overo antico collegio 
qia reservare al giudice competente la determinazione ^usta di 
questo punto , quando haverà ascoltato le ragioni delle parti e ne 
sarà più perfettamente informato. 

Filip: And: 33 Febbraja 73. 

Mdto Magnifici Signori Officiali di Mercantia. 

L' università dell' Arte della Pietra detta delli Scarpellini , per 
non bavere approvato il suo Breve dall'anno 1488 fino all'an- 
no 1573, pare che sìa cascata in pena di lire 25 per anno; il die 
ò successo , dicono , perchè da tal tempo in qua detta arte non è 
stata in piedi per mancamento d' huomini, et bora sendosi riba- 
vuta, et fatto nuovo Breve, ha supplicato a S. A. pergratia di 
tutto quello che per il soprascritto potesse essere cascata in pe- 
na ^ et dalla medesima il dì 26 stiante tornò rescritto: esf Ferd: 
jiMino gfraJtia. Vero vostre Signorie potranno farlo notificare alla 
della Università^ et accomodarne le scritture. Che Dio le feliciti. 
Di casa il (fi 29 dì Ottobre 1576. 

Alli piaceri di VV. SS. 

[(,< • i-; Federigo delli Conti di Monteaculo 

• • • 

litgf^ dd MtH»tri di Ptcfrà segnati nel Librò ddlé Jrti cam- 
- pUato nd MCCCLXin. (Archivio delle RiforMAgiòITi di 

Siena.) 



«» 



Maghter* NteliolaM MercH M. Joannes Dini 

M. fìOMWcus Agvstinii ^^ IL Cecbm Perencii 



< t 



db' M Attrai m piefRA sbnksi in% 

M. Aotonius fiochi (1) M. ComiMi^ihni Centils 

M. Stefinos Md tàrwt M. Paee Guidi ■■" 

M. Goalteria» 8ozrì M. lobannes inagistri Mihuecfi 

M. lacoliiis Pieri - ' M. Luca» Orfrf ' ' ' 

M. Pimi» -funtè - M. Donatus éc Aretiò * 

M. Mhmcciut NicMat M. GuidoccM Salri 

M. AntoDius BniMiecH (V) M. Sanus Marchi (6^ ' 

M. AgusiUm MartM (3)' ' II. Ruggerìus HérAfs 

M. Franciscito Gmf '' ^ '^ M. lohannes Cechi '' = 

M. MiHiael NeìK <4> ' M. loannes Vite 

M. Mliiiia Tùrinf (S) II. Andreas BindT (7) 



(1) Rìfwdci pel SiipreiB9.|Cffis^lo della Repabblici per Jl.bineflre^i MP.- 
{lio e di ÀìÉosto d€l 1373. 

(3) TroTO di lai qoesla memoria. 
' f 869. IfMtro' iétóbib t^fitiiièct^ié daiV per ono IfÒiK^ètlo di marmo biao- 
che che %i'iUiliè i'ta ft^fe 4b'i^Haèa'Ve-*SisnlòH bifl^oibi^; Tì^^^ èin(^ùè^*ol:1|. 
(àscBiTio dell' Ofira DEL DuoMO DI SiiNA. Memoriale ad abnom a'ci 4$ lèirgo.) 

(S) A^tib* m «ariiìlb iH 'VKiàiìo tà òt- Signori pei mesi iR dicembre e 
dt onòhre ftl isrtj. iflntòttM '^pdtb' dì S. Hefro io daslelTeechlp/è peV ÌSsì 
era Operilo' Jrtli' ìÀhrii' def 6>teb!ie"4tt^'8ieQa, eome appare dai segoelite doco- 

. ii»ill*»* • ' '■". ' ■'II' ■ 1 .!* t ' » • ■' • ■ '. t" ; I Mi • ■ ■ • i 



1881 "14 FToTembrit. Lire 1534. '13. ^ a M. Ag^ostioó ,^i Marlìno, operaio 
a fbré è far fare le mora e fondamenla delle mora àe\ Comune nel Inof^o del- 

lo ìà 'Véériéé prèsso là porta di S. Sano, (abcriyio dilli RiFQRjiiAGioifi di Si«- 

• 1 ■ ■ ■ ■ •■ i . '■ . • 

iìa. Libro d* Sntrata e Uscita di Biccherna ad annnm% 

(4f) Ebbe dne figlinole, cioè Margberila sposata nel 1371 a mae<itro Andrea 
del fo Francesco, maestro di legname, e Angela che fn moglie net 1391 di Uliro 
df FagnOf calzolaio. Ilei 1375 e '1377 è uno dei maestri dell' Opera del Duomo 
di Siena, i quali laToraTano alla Cappella di Piazza. Ho di Ini questa memoria 
di cose d' arte. 

1856. Aucbo diei al maestro Michele di Nello per due teste piciole per 
cinquanta soldi 1* una e per uno^ hraciò di guers dentellata per diciotto soldi 
brjccio. (Abchitio deLl* Opiba dbl Duomo di Siiiva. Entrata e Uscita ad aniium.) 

(5) Mino di turino di Mino fu prima del popolo di S. Salvatóre, poi di 
5. Maurizio, e^ in ultimo lornÀ ad ahitare nella contrada di S. Martino, e pre- 
cisamente nella via o chiasso dello Coda rimessa. Fu al serTizio dell' Opera 
del Doomo di Slènà, e nel 1375 è uno de' maestri che laTorarano alla cap- 
pella della Madonna di Piazza. 

(0) TroVo nel 1 375 una sna figliuola chiamata Valentina , sposa di mae- 
stro Paolo del fu Piero del popolo di S. Stefano, maestro di pietra. 

(7) Maestro Andrea di Riodo di Giacomo fu prima del popolo dell' Abadia 
Nvora, e pof il '8.' Crtstdforo. Nel 19^ 'risiedè per il bimestre di taglio e « 

Agosto. ■ ■• '''• '■""'*' '""' 



134 



BRBVB DHU; ARTE 



M. Andreas Benedictt 

M. Franciscus magislii Vaimuo 

eil (1) 
M. lacobus Brunazuoli . 
H. Cechus VaiìQuccii 
M. Ambrosius lehanois 
M. Franciscus Vannis 
M. Franciscus Guidi 
M. Meus Lotti . 
M. Ambrosius Glilai 
M. Donatus.llini . 
M. Nicbolaus Meuccii 
M^ Mìdos Tiirini 



M. Minuccius lacoM . 

M. Nicbolaus lacobi 

il. Dominicus Vannis (SI). , 

M. Gerardus Bindi (3) 

il. Dominicus vocatus MieiMm (4) 

M. Gratia Blalbi 

M. Giami^ ^acopi 

M. Laurentiuft K^s (5) 

M. lacobus Vaiinis (fi) 

ìi. Nicoluccius ^tfagistrl Paoli 

M. lacopus Blagistri Micbaelis 

M. Ioannes lunte 

M. Ioannes Ifadstrl Agnolini 



(I) Risiedè n€|l 1869 pel bimestre. 4i ..S^tteoibre e di Ottobre ; e nel 18117 
per i mesi di Mario e di Aprile* Nel ,18^4 ere operaio delle mora dei castai- 
lo di S. Qairico in Oseoot. , . , 

(9) Domenico di Vanni d' Ugolino del popolo diS. Desiderio^ fo fratello di 
Giacomo di V^nui deUo dell' Ae^ma^ Risiedè .n^I i^opremo magistrato, della. Rie- 
pobblics pel bimestre di Maggio e di Gi'figpo.dèl Ì864; nctl 1^79 4i| Gennaio f 41 
Febbraio; nel 1871 di Giugno e di Loglio, e nel 1870 di Novembre e Dicapn^- 
bre. Fu rettore dell' Opera del^Duomo^neU 859 ;j>pi dal 1^6,1 al 186^, • final- 
mente nel 1869. Mori nel 1888 ai 1.6 di Agosio. Furono sue figlipolj^ ^odiji^ 
eia, moglie di Gocciante di Jacopo,. e Mea marilata a Nicjcolò di Pietro. ManettL 
Nel 1871 e 1879 maestro Domenico doqò all' Opera del Duoifio, il castello di 
QnerciagroMa , e alcuni pezzi di terra iii corte di tornano. (Aacmvio dbll'O- 
p»A DEL Duomo di Siiìna. Pergamene di N. 900, e 954.) . . 

(8) Risiedè nel settembre e ottobre, del 1361, e nel gennaio e febbraio 
del 1865. Ho di. lui questo documento 

1864. Magistro Gherardo Bindi, magistro lapìdis, fior: ?iginti.aori, sol.* 58, 
den. 4 prò suo labore incepto circa fortiflcationem Asciani. (abchivio piLLS Ri- 
FokiuoiONi 1)1 Siena. Entrata e Uscita di Bipcherna ad annum.) 

(4) Questo artefice che fu figlinolo di un Vanni di BeutÌTQgMa,.ed ebke il 
soprannome di MMalda^ non è da confondere con Don^enicy, di Vanni detto 
di sopra. Nel 1875 e nel 1877 apparisce fra i maestri della Tlaglia del IHm^ 
mo di Siena. . 

(5) Da questo maestro Lorenzo di Bene del popolo di S*.,(^istoforo, Ifiqfia- 
le nel 1870 era morto, scese per dritta linea quel maestro Gino di Bartolo ora- 
fo e scultore, che fu scolare di GiapooH) della Quercia o della Fon$e. Di esso 
Gino, e degli altri artefici di questa famiglia sarà parlato più a luogo In seguila 

, . ,(6) È questi il figliuolo ài Gioranni di maestro Giacomo di Vanni d' Ugo- 
ijno, detto dell' Aequa, del quale non mancherà opportanità di parlare nel pro- 
gresso di questa pobblicaiione. 



OB* MAiorm DI ptsTRA «omi 1 39 

Ttaie M . laeolNw loteanift 

M. GovariMt Grafie M. Nieolaiit lotaiiirft 

IL GiMo IM M. Marlinas Giani 

IL Ghana Md, emmieeimrhu M. TureUos DiandU 

M. Ina—ri et Vidlerrit M. FrandMos looCe (1) 
IL CedbiM Gofd 

(1) ra aaliartt ai Clotila ai riera del popolo di 8. Martioo. Nel 1S8S ai 
li di SaneariMc isee leaUie eta ikbe io sKiflie Giovaaea di Pietro. 



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CMfi$9hnie eKè moeifro MaàuM M fu ^Mm Jfe jmt «c^ § jNjf 

Patii iuo fi^ a fra femaeeio'éiS^ G^àjpmif, ogfnfO dm 

' tìmntó'jiiaiféf. ricWiifó ìljri jmaiifii ffir ^jfatiwa^èi^ weagi 

In nomine Domini amen. Ailnd éjuftàein inillósimó CCLTuD , 
Indictione tertia, die vi Kalendis ottubris. Ego magùier ManudluB 
quondam Ranerii^— confiteor me — recepisse integre numeratipn 
a te fratfe Temdccio de'sancto Galgano none operano opere sancte 
Marie de Senis •^- Ix lib. den. sen. de somma et quantitate lire 
lih. den. sen. f|àas mihi dare et solvere promisistì -r-.Àro .mcto- 
ra sediom cori majorìs ecclesie. Cokiqpiitatis in pre<fic£s sexsagint^ 
13>: mihi solutìs, xx lib. denl q^ mihi mt^idro MaÌM^Bo ti 
Parti quondam filio meo .dedisti et sdvisti. sicul continetor in 

* '.l'i-- ,Ji '. 'i' 1 

istnunento promissionis a me titn bctò ,de' beton mòtarom se- 
diom: de qinbus se)csag|inta lib; dico et voco me béne'jpagatom^ 
contentinn esse. 

Actum senis /corani ipagMtns Sttfàno q. Jariami èi.But- 

^^_ ■■■■■ I """j' '**i 

naeeio quondam Troneettiy tèsnbqiB presentibas et rogatis. 

Ego Tòbannes Martini not predidtts mterfai et ea scripsi et 

poblicavi rogatos. 

■■•'''■ 

(1) Qiwi doeuiieiiti ebfl wftunmo éo^ ti maero # oMbét ab ^ •' la- 



140 DOC1 MENTI 

N.^ 2. 1259 16 Novembre 

Ddiberasione dd Gran Consiglio sopra il coro da farsi nd Dtuh 
mo. (Archivio detto. Pergamena N.<^235). 

Consilium campane et populi , Senis in ecclesia Sancti Chri- 
stofori more solito congregatum, fuit in concordia super facto cori 
ecclesie majoris civitatis Sen. cum dicto domini Pelacanis qui con- 
suluit et dixit super facto dicti cori , quod tres sapientes viri per 
Terzerium sint cum operano et videant et ordinent qualiter melius 
Pf^^Hi^ff^^ di^ta- ecclesia: et totum quod inde orditìaverint ij^i 
Novem de comuni concordia vel major pars ipsorum, ita fiat. 
S"°^ ?,^.^."W ^laud^ntur port^^ .que^^sunt^^v^^^^^^ 
,TTOmùi. et \érku8 pontem.' , . ., ;. ^ .^ .^4% 

Datutn 5ems m ecclesia suoradicta òor^m uonosdeo ikumsii 
Jòtjùro et JacoW) Mtoen|i^^,t^pT)us,preswtH)u^ Ip^.anjya floi^^ 
M.oGCLVlni. Indicuòne tertj.a„(Ue xyi Kaleods^^^ff^fjjgi. 

Ego Monte Castellani not. et nunc scriba comunis Sen. ^re- 

I ■ ' 

Prbmstóné de Nove detti a ordinare H lavorio dd CorOj sbMsare 
. la Chiesa j scavarne la piazza fi fare aprire la votala ciuf 
,, e ditfro u rescovado. CArchivio, detta Pergamena N.^ ?46d| 

■ 

Per jjupesens sqnptum,-^ sit pmnibus manif^^fqji^ qqp^ ^pipjj. 
hus Tavéna Talgmei et doniinus Jlenalcìus Gilii : don^inii^ Affricajx|e 
Guastelionis ; Billmcione Cerrentoni; Ugerius Beren{^eru;,j^s^pol;>!a^ 
I^mi et An'igus Jacobi noippe syo; e^^ R^erii CjttadiQ^ , ,et ,Jacobi 
IhViCire^^^^ quoniBjv gmt offij:^ 

domino Bóiga^o de Ppstiep,là,d^^^^ pt ab sua 

curia in generali Consilio campane comunis sene^i^^.^(i| qr^ljiif^ 
dum, costruendum et statuendum corum episcopatus senensis et 
que per^^ut.ad ipsum corum: cum esset in capitulo canonicorum 
ejusdem episcopatus, habita deliberatione eticKKgentilractata'iìile^ 



dell' ASTA 8KKB8E I4t 

eos de predictis faciendis et eiqpiediendis; pars Qlorumi videlicet 
df»t9Q8l4l<liia)dtis, el<doonDOs Àffiricante, Jacobus Lupi , et Arrìgos 
Jaeobi prò se et prò predictis Ranerìo Cittadini et lacobo Pieri 
Creste — • fuenmt — in piena concordia et stataemnt — qaod altare 
sancle Marie et choms pre&ti episcopatus et que pertinent ad 
ipsum corum — construantur • — et compleantur sicut — ordinatum 
— est per dominos Cammicos didi -episcopatus et operarios hoperis 
sancté Marie, salto; qood qaedam janua ex parte retro dicti episco^ 
patos vidèlioei illa que mine est aperta, sit et remaneat aperta, eC 
fiat in ecclesia, insta ipsam portam quoddam murum prò consci^ 
¥uido ipsam portam, et ingpressum et egressum dicti e[Mscopatiis^^ 
per ipsam portam.et prò retinendo terram epe mittit in quoro (ile), 
dicti episcopatus tit non cadat, nec impediat dictBuaa portam et= 
viam ipsius' fkirle. 

Alii verO"^ videlicet: dombus Tavena Talomei, Ug^srins Beren- 
g^ii, BiNiocione Cérrentoilij (oerant in concordia et statuerunt 
— qiiod tota éode^ debassaretur et fodere debeat ad modum 
[rfalee episcopatus et quod major janua episcopatus, que est ex 
parie retradiclK. episcopatus que nunc est clausa, aperiatur et a- 
ctetur Qtimelius potest actàri ritta quod homines et gentes pos- 
sint commòde ire et intrare episcopatum predictum; et quod al- 
tare sancte Marie, et corum ipsius episcopatus fiant et construan- 
tur suptus metam majorem dicti episcopatus; et quod fiant gradi 
ad ipsum corum ex omnibus partìbus per quos gentes ascendant 
et accedént ad Corum et ad Altare ejusdem episcopatus. 

Actum Senis in capitulo canonicorum episcopatus, coram de- 
mmo lacobo Ardenghi , frate (sic) Vernaccio operano operis sancte 
Marie et niagistro Rubeo Bartahmei testibus preseotibus et ro- 
gatis. In anno domini millesimo CCLVUll Indictione in die mi Ka- 
lendas decembris. ■ 

Ego Gualterìus olim Sandri potarius predictis omnibus inter- 
fui et ea rogatus a predictis boois hominibus scripsi et publicavi. 



ÌM McuMfnrri 

di, Nerbbctas Gmdi, Bértoldus Baldinocti; Christi iioidìd6 invocai 
to: considerata utili tate dict^ xxpere sancte Marie,: uno animo -«^ 
consulunt *— et precipiunt fcatri Melano operano diete: opere afe 
fabrice, quod fieri faciatires alias voltas consimìles iUis, que ex 
novo Gaote sunt, — tntèr illas duas consequentes cohinnas. Item 
ex parte altarìs sàncti Bartolomei per directum ut tendit ad illam 
januam que est ex dieta parte saacti Bartolomei, faoiat fieri alias 
voltas consimiles factis et faciendis, sicut videbitur melius expedire. 

Data Senis in ecclesia majori, coram magù^ Rub€0 quòn- 
dam BartoUMtMij magistro Urunp Bruscholi et magùiro Bwmor 
sera Brunaocty testibus presèntibus et rogatis. : 

Ego Pafanerius quondam lohannis not. — scripsi et publicavL 



N.^ 7.* 4 260 9 Giugno 

Parere di aleuni maestri deputati alla fabbrica dd Duomo ^ mh 
pra la stabilità di alcune volte nuovamente costruite. (Air 
CHiVio detto. Pergamena N.<> &50.) 

■•• ' ... •,, ^ ' 

In nomine domini amen. Almo ejnsdem millesimo CCLX. I»* 
dictione in, die quinto Idus Junìi. Omnibus inspecturis appareat 
evidenter quod magistri qui laborant, et sunt deputati in opera si- 
veitabfiia sbbcte Marie de Senis, silicet: magister Rubeus^ ma» 
gister Lulglius j Fentura^ Bruntis^ Gratiaj Ristorus, Fentura di- 
óhès Trexsàj Buonasera^ Graiiay Ventura de Grocti^ Stephanuis^ 
et J^cobmy\ una cum ma^tstro OHandà Bovacti et magistro Ben- 
dvene lieucehijqai duo non sunt de sumero dictorum nóagistrorum 
in dictiii òpera sancte Marie, simul convenerunt in ecclesia maiori 
senen : et — dicunt et consulunt fratri Melano operario diete opere 
sancte Marie — quod ille volte que ex novo facte sunt propter 
illés ifelskuras ique apparent in <^mo dictanim voltaruàif diete vol- 
te noq sunt dissipando Tel deìasgende; quia dicuntidiclimagislrii 
qffoé alie volte que fieri debent jukta illas, possunl ita bene oooiim* 
gi^ "Hlis, quod de cetero non aperientur ultra; nec diète tolte in 
qoibus sunlillei scissure, propter illas non defiùieni ulto modo.' 

Actum Senis coram Ruggerocto Albertini , Guido Paliberì et 
hfgbilbéno 'Ramieoi , toetibds* pt esealibiis et rogatis; i ^n. < in. 



dell' AXn 8E1IBU f 45 

Ego Falmerìus quondam Johannis not: predictis onmibos in- 
terfiii el ea rogatds scrìpsi et publicavi. 

MOTA 

Qoeflo è r altiflio docomento cbe mi tia noto intorno alla fabbrica éeì- 
V antico Duomo. Ma certaMenle ì larori por continuarla e «compirla dorarono ino 
al 1264» od q«al anno era già flnitn di rollare la cupola , («lara; come ai. pnò 
ricavare da qne«le dne partile di pagan»oalo. 

1S64. Ilem ggl lib. et xtol- fralri Melano operario cperis aancle Marie prò 
complemento aomme tercentarum librarum quas babere debebal a Comuni So- 
nar.* lecondum formam et •lautlameotom Consilii ilampane Comnnit Sen: et 
popoli Sen? prò fiondo melam prò ponendo in tnmmitate mete operìs aancle 
Marie. ( BiBLioTwa PcBBLiCà oi Sima. EntraU e Uscita della Biccberna ad annom.) 

1964. Mem x lib: Mbeo padellarìo prò malo beale Maiie firieinia- Itemzi 
lib: Kobeo padellario prò rame mete mele, operii aancle Marie. Ilem xt lib: 
Bnbeo padellano prò lertio ramii mele qne poni debet in metu operis aancle 
Marie, item xxiiij lib: el x sol: Rubeo padellario prò complemeulo qoadragin- 
la novem lib; et x lol: prò residuo preti! ramis mele operi» iaiile Marie qoé 
poni debet super mefam dlcti operis. (Biiliorga detta. Entrata e Uscita del* 
la iicchema, ad annum.) 

N.^ 8. * 1266 o Ottobre 

Patti e convenzìfmi di fra Melano operaio, con maestro Niecola 
Pisano j pela ìavorasione dd ptdpito di marmo dd Duomo^ 
(ARCHIVIO detto. Pergamena Hp 288^) 

In nomine domini amen. Omnibus inspectiiris hoc pnbltcìim 
instrumentum appareat evidenter, quod magister NiccoluSy lapi- 
dimi de parroocia ecclesie sancti Blasii de ponte de Pisis^ quon- 
dam Petri, convenit et promisit fratri Melano converso monaste- 
rìi sancti Galgani ordinis cisterciensis, operario operis sancte Ma» 
rie maioris ecclesie Senensis operariatus nomine prò ipso opere 
predicte ecclesie sancte Marie de Senis per stipulationem agenti , 
prò ipso opere stipulanti et recipienti ; quod hinc ad kalendas No- 
vembris proxime futuri , dabit ipsi fratri Melano prò suprascripto 
opere ecclesie sancte Marie de Senis vel ejus certo misso prò ipso 
opere vel ejus successori aut cui ipse preceperit , Pisis , suis ipsius 
magistri Niccoli expensìs, infirascriptos lapides de marmore de 
Carrara , videlicet collimellos tmdecim j silicet quinque ex eis lon- 

11 



146 DOCUMENTI 

gos se|[>tem palmos et medio palmo ; reliquos sex , palmis qilinqae 
et dicitis tribus , fornitos de. super de capitellis; etseptem petras 
ad archectos ceto ^ cmn aliis octo lapidibus necessariis inter ipsos 
archectos ; et tabulas septem lapidum ejusdem marmoris et coUu- 
nellos xvj et alios lapides necessarios prò faciendo et fiondo unmn 
pervium de marmore in suprascripta ecclesia sancte Marie de Se- 
nis; exceptis fundo ipsius pervii faciendi et leonibus elpodestal- 
libus suprascriptormn primormn midecim collunellorom , et etiam 
exceptis lapidibus necessariis prò scala ipsius pervii. 

Quod pervium sit et esse debeat amplum de intus bracchiis 
quator fncj ad bracchium canne pisane , nisi insto et innevitabili 
Dei et Maris impedimento remanserit, quod recuperare promisil 
idem magister Pficcdus quam citìus poterit, omnibus vitio et ma- 
lo ingenio remotis, prò pretio sexaginta quinque lib: denar: pi- 
san : de quibus predictùs magUter Niccólus habuìt fidem ipsi fra- 
^u Velano prò suprascripto opere ad infrascriptos termmos, vide- 
Ucet; medietatem diete quantitatis in proximo pascate Natìvitatis^ 
domini nostri Jesu Christi et aliam medietatem in kalendis martii' 
proxime subsequentibus. 

Insuper predictùs magister . Niccólus convenit et promisit (]|ì- 
cto fratri Melano , agenti , stipulanti et recipienti prò suprascripto 
(^pere sancte Marie de Senis, quod a kalendis martii proxime fa^ 
tivis in antea , continue stabit et morabitur Senis prò. predictis la- 
pidibus actandis et prò pervio faciendo, donec fuerit^coiapletum; 
et se a dicto opere dicti pervii faciendo de Senis non separabitur , 
donep ipsum opu^ dicti pervii fuerit bene completum , sine para- 
bola et licentia dicti< firatris Metani vel ejus successoris: salvo 
quod annuatim cUctus magisUr Niccólus j prò factis operis sapete 
Marie maioris cK^clesie pisane et ecclesie sancii Johanpi^ 'Slitisté 
ad.consiliandum ipsa opera ,, et;etisam prò suis ipsius magistri 
Nicoholi factis prqprìis, non capiendo aliud opus ad iaciendumi, 
Pisis reddire et venire liceat usque. ad quator vices, stando al 
mqrando diebus quindecim tantum prò qualibeti vice ^ quandi de 
Senis Pisas reddiret predictis de causis ut dictum est; non Gom» 
putatis diebus eundi et reddeundi. Et etiam in kalendis martii prò** 
xime predictis prò suis discipulis secum ducatSenas, ArwAfuxa 
et Lapum suos discipulos , quos secum prò infrascriptos salariìs , 
uti.iiifra scribitur, tenebit usque ad complementunoi dioti pervii, 



• 



dell' abtb skmbsk 147 

atantos faerìt termimis quocum eo stari et morari tenentur ipsi 
et qoisque eorom. 

Et hec omnia suprascripta et sìngola soprascriptorum , ut di- 
eta sunt, laciet et observabit sine briga et molestia et reclama- 
tiooe curie. Si ea ut dictum est, non observabit aut si centra 
predicta vel aliquod eorum fecerìt vel factum fuerii, penam cen- 
tum lìbr: denar: pisanor: minutor: et omnes expensas curie et 
advocatorum et alias que inde fierent, ei per stipuiationem com- 
poD»^ et dare promisit: et pena soluta, hoc instrumentum in suo 
robore et vigore oonsistaL Obligando se suosque heredes et bo- 
na sua eìdem fratri Melano prò suprascripto opere et ipsi operi 
ecclesie sancte Marie maiorìs de Seni^^, suisque successoribus ; et 
remmtiando' omnì iurì et legum et constitutionis auxilio et defen- 
siouibus, unde a suprascripta pena vel ab aliquo suprascripto- 
fom toeri vel juvari aut liberare posset. Et quod possit ipsum tuo» 
gùir um Niecholum prò predictis et singulis convenire ubique co- 
ram quocumque vel quibuscumque indice vel iudicibus ecclesiia- 
sticis vel secularibus. 

Qnapropter predictus frater Melanus, operarius suprascripti 
operis ecclesie maioris de Senis, opcrariatus nomine prò supra- 
scripto opere ecclesie diete et etiam ex lìcentia et potestate quam 
dicit se habere a Consilio et comuni Senaruro de bis et singu- 
lis promitlendis et faciendis , convenit et promisit suprascripto ma' 
gùtro Niccbolo per stipuiationem, quod suprascriptas sexaginta 
quinque libras denar: pisanor: prò pretio suprascriptorum collu- 
neDorum et tabularum , et aliarum suprascriptarum petrarum , da- 
bit et solvet vel darì et solvi facìet ipsi magistro Niccholo vel ejus 
heredibus ^ aut prò certo misso prò eo , sive cui ipse preceperit hic 
ad suprascriptos termisos, videlicet: medietatem ex e&in proximo 
pascate Nativitatis Domini et reliqpiam medietatem in kalendis mar- 
tii proxime subsequentibus Pisis,in denar: pisanis. Et etiam con- 
venit et promisit ei per stipuiationem , quod a suprascrìptis kalendis 
martii proxime venluris in antea , ipsum magUtrum Niccholo (sic) 
cum suprascrìptis duobus suis discipulìs et etiam uno alio dìsci- 
pulo^ prò predictis operibus faciendis tenebit, et stare et morari 
promittet in cìvitate Scnarum, quousque dictum pervium completum 
fiierìt. Et quod dabìl el: solvet vel darì et solvi faciet ipsi tnagir- 
tiro Nicchoio prò suo salario et mercede sui laboris prò singukx 



148 DOCUMBNTl 

die. quo ibi in ipso opere laborabit et fociet laborari , soldos octo 
denar : pisanor : et prò suprascriptis duobus suis disoipulis , prò eo« 
rum salario et mercede , soldos sex denar : pisao : prò siagulo die 
quo in ipso opere laborabunt ; in denar : pisanis solvendis in fine 
qujusque mensis sicut ceperit, ad rationem predictanì. Et etiam ho* 
spitium et lectos prò se et supradictis disoipulis tribus ; et etiam 
prò Buprascripto tertio discipulo salàrium sive pretium condecente 
pi:o singulo die quo ibi laborabit; salvo et intellecto instnimei^ 
coptractu, ex pacto inde inter ipsos contrahentes apposito^ quod si 
idem magùter Nicchdtis^ aliqua vice seu aliquibus vicibus de iro- 
Ijumtate .suprascripti fratris Melani operarii, iverit vel steterìt prò toh 
Gt^s predicti operis vel aliis faclis ipsìu^ operis vel comunis Sena- 
rum; idem operariiB dabit vel dari faciet ipsi magistro Nicchùlo prò 
suo salario et mercede sol : octo denar : pisanor: et expensasi-equo* 
ru9p^ et victum de singulo. die quo sic iverit, vel sfjeterit.; Et salvo 
et, intellecto si /ohannex filius ipsius . mo^t^tri Pfiócholi ffeaeriX je^ 
de voluntate ipsius magistri in predicto opere laborare vohierit, 
quod ipsum ibi stare et laborare promittet et patietur etipro sia* 
gtj^lO die quo in ipso opere laborabit , dabit et solvet ei, vel dari 
et solvi faciet ipsi magistro Niccholù prò salario et mercede su- 
pr^cripti laboris suprascripti sui iilii sol: quatoir den: pisaac.mi- 
mk: Et quod aliquos magistros qui in ipso opere laborabunt sine 
Uoeptia et voluntate ipsius magistri Nicohdinoa extcahet vel incile 
entrahi. Et quod eumdem magistrum Niccholum et èjus diècipidó^ 
Ub^rabit et faciet liberari a comune Senarum , durante suprasqriptp 
opbre^ ab omnibus ser\'iliis realibus et personalibus. Et beo. omnia 
suprascripta et singula suprascriptorum , qualiter dieta sont, facial 
et fieri Caciet sine briga et molestia et: reclamatione curie^! 

.Si vero ut dictum est , non observaverit aut si centra predicta 
vel aliquod predictorum fecerit vel factum fuerit , penam suprascri- 
ptam libr: C denar :; pisanor : et. etiam penam dupli totius siqpra- 
soripti pretii et salarii et omnes expensas curie et advocatorum ei 
s^Uas* que. inde fierent ei per stipulationem componere et dare prò*, 
nàisit, et pena soluta, contractus in suo robore et vigore consistat 
Obligando se operariatus nomine prò suprascripto opere , et ipsum 
opus et i)ona suprascripti operis sancte Marie senen: suosque suo- 
oe^sores ipsi timgistro Niccholo et ejus heredibus et renuùtiando 
li juri et legibus ei auxiliis et defensionibus et et^am* 



dell' astb sbhbsb f 4# 

fiorì tam eoclesiaslici qoam civilìs et omni alio iurì et auxìlio legi- 
timo, onde snprascriptus opus et bona ipshis operìs ecclesie sancte 
Marie maìorìs de Senis a suprascrìpta pena vel ab alìquo suprascri- 
ptor: tuerì, liberari, aut defendere posset Et quod ipsom prò pre- 
dictis et singulis convenire possit obique coram quocumque iodi* 
ce vel iudìcibus ecclesiasticis vel secularìbus volucrit 

Actum Pisis in ecclesia sancii Johannis Batiste pisan : Ranal- 
do, operano ecclesie sancte Marie pisan :. Buonaventura operaio 
operis sancti Johannis dicti, Benentende Rainerii, et presente do- 
mino Jacobo not: pisano qui similem cartam rogavit; ad hec te^ 
stibos presentibus vocatìs et rogatis. Die tertìo kalendas octobris 
sid> anno domini millesimo CCLXVI indictione nona secundum cur- 
som pisanorum. 

Ego Palmerius quondam Johannis not : et clericus . predictis 
omnibiis, una cum dictis testibus interfui et ea, ut supra continetur, 
rogatos scripsi et publicavi. 



N.^ 9. * 4266 4 4 Maggio 

Fra Mdano operaio del Duomo ^ intima a maeitro Niccolò di 
Pietro (Pisano) dt Jpuglia che faccia venire immediata^ 
metile a Siena a lavorar con lui, ArmAfo suo discepolo ^ 
come aveva promesso. (Archivio detto. Perg: N.<> 293). 

In nomine domini nostri Jesu Christi. Anno ejusdem domini 
millesimo CCLXVI, Indictione vini, die V Idus maii. Omnibus hanc 
publicam paginam inspecturìs pateat evidenter, quod in presenlia 
mei Hugonis not. et testium subscriptonim ad hec specialiter vo- 
catorum, frater Melanus, con versus sancti Galgani ordinis cistercìen: 
operarìus operis sancte Marie de Senis, requisivit magistrum Ni- 
cholam Pietri de JpuHoj quod ipse faceret et curaret ita quod Àr^ 
molfuM discipulos suus statim veniret Senas ad laborandum in dicto 
opere cum ipso magistro Nichda, sicut idem magisier Nichola 
convenit et promisit eidem fratri Melano operarìo, sub pena e libr. 
denarior : ut constat per instrumentum factum manu Palmerii not. 
Alioqnin procedetnr contra dictum magistrum Nicholam ad pre- 
(fidam penam. 



ÌM DOCUMENTI 

Àctum Senis in domo dicti operis^ coram Hugolbo qaondam 
Rodulfi not.y fratre Bartholo converso ordinis cistercien. Gratiano 
Giiidonis, et Ventura Ranerìi, testibus presentibus, et rogatis. 

Ego Hugo quondam Ciani not. predicte requisìtioni interfuì 
et eam rogatus scripsi et publicavi. 



N."" 4 0. * 4267 26 Luglio al 6 Novem.'' 4268 

Ricevute di pagamenti fatti da fra Melano a Niccola Pitano 
ptUa lavorazione del Pulpito. ( Archivio detto. Pergamena. 
N.<> 302). 

In nomine domini amen. Anno ejusdem millesimo CCLXVU, In- 
dictione x, die xvii Kalendas Augusti. Ego tnagixter Niccholui olim 
Petrij lapidum de Pissis, populi sancti Blasii, confiteor tibi fratrì 
Melano operano operis sive fabrice maioris ecclesie senensis, ope- 
rariatus nomine prò ipso opere recipienti et stipulanti , me rece- 
pisse et habuisse et in veritate habui et recepi Pissis a Ginatagio 
et Ghuccio mercatoribus senen. prò te et tuo nomine et dicti ope- 
ris dantibus et solventibus, lxxviiii libras bonorum denariorum 
pisanorum parvorum, prò pretio lapidum pervii quod fieri debet 
in ecclesia senen. et mi leonorum (sic) et vii basarum. Item 
confiteor tibi opereritus (sic) nomine recipienti , me a te habuisse 
et recepisse coram notario et testibus infrascriptis, Senis in domo 
dicti operis, xxv libras bonorum denariorum senen: minutorum 
prò conpimento salarii Johannis filli mei et Lapij Donati et Jr' 
nolphi, meorum discipulorum et a dictis summis et ab omnibus 
aliis denar: quos n^ihi aut dictis discipulis meis attenus dare et 
solvere promisisti aut dare et solvere tenebaris ullo modo vel 
causa, te et dictum opus et bona ipsius operis presentia et fotii- 
ra libero et absolvo — - promittens tibi jus meum et dictorum meo- 
rum filii et discipulorum, nulli alio esse datum — et casso omnè6 
promissiones, obligationes et instrumenta quibus ab hodie retro mi- 
hi in aliquo vel aliquo teneretis , et nolo quod amplius sint alicujus 
valoris. — 

Actum Senis in domo operis dicti , coram magistro lohamne 
Stephanij magistro Bruno Bruscholi^ magistro Orlando (Mandi 



dell' kWn 8B1IE8B III 

et mafbiro Fmtmra Duiùahn et RupokmOj testibos praseotibus 
et rogatìs. 

Egp Palmerius quondam JMumms not: et clericos, predicda 
aamibas inlerfui et ea rogatus scrìpsi et publìcavL 

Anno domini millesimo CCLXVU, Indictione xi, die vili kaleiH 
danmi Novembrtaram. Ego magiaUr Niechdug olim Pefrt, lapidum 
de Pissis, prò me et filio meo Johanne^ promittens de rato prò e0| 
eoofileor tibì fralri Melano operano diete operis, me a te habuisse 
et recepisse et in ventate habui et recepì coram notario et testibdft 
infirascriptiSy xu libras et xiii sol : bonorum denariorum senensium, 
prò pretto aut salario meo et dicti Johannù filii mei, trium men- 
sìom proxime preteritorum , videlicet : Julii , Augusti et Septembris; 
et a dieta summa te et dictum opus et bona ipsius operis libero el 
assolvo et pactum finem et generalem refiitationem de ulterìus 
non potendo aliquid inde tibi fado — 

Actnm Senis in domo dicti operis , coram Rusticbello Domi* 
■ici^ Ventura Rustichelli , et magiitro Johamu SUpham^ testibus 
presentibus et rogatis. 

Eodem anno et indictione, die secundo Idus Novembris. Ego 
magùier Niccholu$ dictus, prò me et filio meo dicto, de rato pro^ 
mittois prò eO| confiteor tibi fratri Melano diete, me a te habuis- 
se et recepisse xvi libras et viii sol: et vii dea: senen: prò pre- 
tio sive salario meo et dicti filii mei, proxime preteriti mensis o* 
tubris et a dieta summa te et dictum opus et bona ipsius operis 
libero et absolvo — 

Actum Senis in domo dicti operis, coram magiitro Johanne 
quondam Sttpham et Rusticchio Viviani , testibus presentibus et 
rogatis. 

Item eodem anno et indictione , die xVi kalendas januarii. Ego 
magÌMier Niceholui dictus , prò me et filio meo diete promitt^is 
de rato, prò eo confiteor tibi filtri Melano nominato, me a te ha- 
buisse et recepisse xvi lib : et ii sol : senen : qoos mìhi dare de- 
bebaa prò pretio sive salario meo, et dicti filii mei prò preterì- 
lo proxime mense Novembris et a dieta summa te et dictum o/pus 
et bona ipsius operis libero et absolvo — 

Actum Senis in domo dicti operis , coram magistrU Synumej 
\eniura de RajHdatio et Bruno Bruichdi^ testibus presentibus et 
rogatis. 



/ 



iS^ DOCUMBNTI 

Item eodem anno et indictione , die mi nonas Januàrii. Ego 
magister Niccholus dictus prò me et filio meo diete presente, con- 
fiteor tibi fratrì Melano diete, me a te habuisse et recepisse prò 
salario meo et dicti filii , xiiii lib : et viii den : de mense decem* 
bris proxime preteriti et ab bis te et dictum opus et bona ipsius 
operis libero et absolvo etc. promittens etc. obligans etc. renun- 
ptians etc 

Actum Senis in dotno dicti operis, coram magiHro Johatme 
Stephani^ et Rusticchio Viviani, testibus presentibus et rogatis. 

Item anno domini millesimo CCLXVIU, Indictione xi, die se- 
cando nonas Aprilis. Ego magister Niccholus dictus prò me et filio 
meo dicto, promittens de rato prò eo, confiteor tibi fratri Melano 
dicto, me a te habuisse et recepisse l lib: et viii sol: et x den: 
senen : prò pretio sive salario meo et dicti filii mei, trium mensium 
preteritorum proximor: videlicet, januarii, februarii et martii , et a 
dieta summa te et dictum opus et bona ipsius operis libero et 
absolvo et omnia per ordinem tibi facio et promittout supra; o- 
bligans etc. renunptians etc. 

Actum Senis in domo dicti operis , coram magistro Stephano 
Jordanis et Ventura Bovagi, testibus presentibus et rog: 

Item eodem anno et indictione, die Viii idus iunii. Ego magi" 
iter Niccholus dictus prò me et dicto filio meo de rato promit- 
tens prò eo, confiteor tibi fratri Melano dicto, me a te habuisse 
et recepisse xxviiu lib: et xv sol: et iii den: prò pretio sive 
salario meo et dicti filii mei , duorum mensium proximor : prete- 
ritor: videlicet: aprilis et maii; et a dieta summa te et dictum opus 
et bona ipsius operis libero et absolvo et omnia promitto per or- 
dinem et facio ut supra. 

Actum Senis in domo dicti operis , coram magistro Johanne 
Stephani et Lonardo lldibrandini , testibus presentibus et rogatis. 

In nomine domini amen. Anno ejusdem millesimo CCLXVIII, In- 
dictione XII , die vili idus Novembris. Ego magister Niccholus olim 
Petriy lapidum, de Pissis, populi sancti Blasii, prò me ipso in totuni|. 
et Johanne filio meo, et Lapo et Arnolfo^ discipulis meis, promit- 
tens de rato prò eis , confiteor tibi fratri Melano operarlo operìs 
sancte Marie de Senis recipienti et stipulanti prò ipso opere, me 
a te recepisse et habuisse Lxxiiii lib: et mi den: bonor: den: 
senen: minut: prò pretio et salario meo et filii et discipul( 



IMBLL' ABTfi SBHESE 153 

meonmi dictoram, qpas mihi et eis dare dd)eas prò quatuor prò- 
lìmis preteritis mensibus, videlicet: iuUo, augusto, septembr: et o- 
ctulM': et a dieta sumBia te et dictum opus et bona ipsius operìs 
presentìa et ftitura et ab oomìbus . aliis solutioDÌbus, promissioni* 
bus, pactis, et conventioiiibus et obligationibus, quibus mihi vel 
&& tenereris aliquo modo vel causa, ab hodie retro libero et ab- 
sd?o — 

Àctum Senis in domo dicti operis , coram Prette Buoncompa- 
gpii, magiaro Johaimt Stepìkam et Bernardo Mathei, testibus pre- 
sentibus et rogatis. 

Ego Pahnerius quondam Johannis not: predictis omnibus in- 
d et ea r<^atus, ut supra continetur, scripsi et publicavL 



ìi."" 44. 4274-72 83 Marzo 

Defiòerastotie del Potuta^ e de' quattro ProvedUari^ e Camariùir 
go dd Comune di Siena , colto quale è concesia la Civiltà «e- 
nese a Donato, Lapo, e Goro, maestri d' intaglio j floren- 
tinu (Archivio delle Riporm agioni di Siena. Consigli della 
Campana Voi. 15. a e. 56 t. e 57.) 

Die X kalendas Aprelis 1271-72. 

Item cum audiveritis petitionem quam fecit frater Helanus, 
operarius opere sancte Marie supra facto Donati j et Lapij et CrO' 
riy magistrorum intalliatorum, qui volunt devenire cives senenses: 
tener cujus petitionis inferius continetur ; facta de predictis omni- 
bus imposita apud palatium potestatis de conscientia camerarii et 
quatuor; quod super bis fieri debeat prò Com: Sen: melius et 
utilius consulatis. 

Dominus Deo de Talomeis consuluit, dicens: quod dictis ma- 
gislris intalliatoribus detur, et concedatur immunitas et recipiantur 
in cives; et dominus potestas tcneatur et debeat recipere predi- 
ctos magistros in cives, et eis perpetua immunitas et franchitia 
concedatur, sicut in petitione fratris Melani super hoc facta, pie- 
oius continetur. 

Tener petitionum Donati, et Lapt, et Gori^ magistrorum in- 
talliatofum est hic. 



154 DOCUBIBNTI 

Ck)ram vobis domino lacoppino de Rodillia, Dei et regia gra* 
tia Polestate Sen: et Camerario et iiij provisoribus Com: Sen: 
proponit et dicit frater Melanus. Cum in Gvitate Sen: non sint 
magistri ydonei ad faciendum intallias (sic) et alia opera subtilia 
prò opere beate Marie Virginis , et Danalus et LaptUj et Grorus 
qìumdam Ciuccij CiuH de Florentia sint in civitate Sen. et sint sa- 
gaces et subtiles magistri in intalliis et aliis operibus pertinentibus 
ad dictum opus beate Virginis, et sine eis non possit commode 
in dicto opere laborarì : et ipsi magistri velint offici cives senen-^ 
ses, et morari in civitate se assidue cum familiis eorum; dum 
tamen sint et esse debeant perpetuo immunes ab omnibus bone- 
ribus Comunis Sen: tam in datiis, quam in coUectis, et aliis ser- 
vitiis quibuscumque ; supplicat vobis prefatus frater Melanus, quod 
amore beate Virginis, et prò utilitate dicti operis, ut predictos 
magistros recipiatis in cives, et prestetis eisdem, et cuilibet eo- 
rum franchitiam, et libertatem^ et immunitatem omnium hone- 
rum et servitiorum pertinentium ad Com: Sen. 

NOTA 

DeUa dimora in Siena di qaetU tre artefici fiorentini , poche altre memo- 
rie ci restano. Ma dell' azione che essi, in compagnia di Giovanni pisano, eser- 
citarono nel progresso della scnltara presso di noi , ci sono buon testimonio 
le molte opere fatte da artefici senesi cosi in patria come fuori, nella prima 
metà del secolo XIV, Fra quesU sono più noti, perchè ricordati dal Vasari, Ago- 
stino ed Agnolo; ma del pari Talenti, e degni di uguale fama ci appariscono 
in questo esercizio e il Maitani , e Gano, e Coro , e Tino di Camaino , de* quali, 
quando verrà occasione opportuna , darò fuori quelle maggiori noUzie che ho 
potuto raccogliere. Ora per tornare ai predetti artefici fiorentini ; troTo che Do- 
nato nel 1 977 era ulBziale e soprastante ali* opera del Ponte di Foiano sulla 
Morse, e di lui parla il documento di N. 15 a pag. 156 di questo volume. Co- 
ro, morto già nel 1511, ebbe tre figliuoli; Neri, Ambrogio, e Gero, i quali 
couUnuarono V arte patema, e nel 1506 acconciò la fonte di Follonica. Di La- 
po, so che nel 1981 era architetto del Cassero di $• Angelo in Colle, e nel 1989 
ta capomaestro a guastare le terre de' Cacciaconti: Eccone il documento» 

1989. Item Uy lib: et x sol: magistro Lapo de la pietra prò suo salario 
viiy dierom quibus ivit in serritinm Comunis cum milite PotestaUs prò capo- 
maestro (M) prò fociendo desimi terras Cacciacomctnm. (BulioticA Pubbli- 
ca DI SiBRA* Entrata e Uscita della Bicchema ad annum.) 



DKU.^ AXt% HEirESB IS8 



N.^ IS. 4277 45 Aprile 



PdiMknm del feicooo dU ì^umi al Paledàj e Ctofuiglio di delta 
eiUft, per avere dottart onde fenmiiare U lavoro del fi«a- 
vo patoMM tfriMoopaUy e deBa coppeBa. ^Archivio detto. 
Deliberazione del Gran Consiglio Voi. 21 a e 66). 

Dies lovis XV Àprilis 1277. 
Cam per Consilinm Civitatis Sen: hactenus fberit firmatom 
el ordinatunii quodpro recompensatione domorum episoopalium , 
qne destmcte fuenint prò opere maioris ecclesie, deberet edifi- 
car! quoddam palalium episcopale a canto palatii novi versus ec- 
deaam sancii Ioannis , omnibus expensis et magistris , et opera- 
rììs Comtmis Sen : , dinn usque ipsum palatinm fuerit consiunatiim ; 
ut coostat in publico instnimento pnblicato mana Galgani not : et 
ipsom palatium cum cappella ad onorem Dei et Virginis boriose, 
et beati lacobi, et ad servitium et onorem Com: Sen: dominus 
Bemardus Sen: episcopus construi faciat, et magpias (tic) expen- 
sas fecerit, vero de suo; et usque nunc dictum Comune Sen: 
gravare distulerit de dicto opere fociendo, nec ipsum palatium et 
capellam compiere possit sine auxìlio et favore Com : Sen : petit 
a vobis domino Potestate et Consilio , et Com : Sen : dominus Epi- 
scopus quod intuitu pietatis , et prò onore Dei et dictì Com : Sen : 
et remissione nostrorum predecessorum, firmare velìtis, et taliter 
ordinare quod predictum palatium et capella quod est speciale 
palatium Com: Sen: quoad Deum et mundum et specìaliter prò 
recipiendis, cum expedit, amicis Romane Ecclesie et Com: Sen: 
compleatur in brevi sicut alias per dictum Com: Sen: fuit con- 
silium slabilitum. Et si ad presens expensas dicti operìs non po- 
test (acero Com: Sen: prelatum, petit prò aiutorìo dicti operis, 
quod de male toUectis, et inlicite acquisitis et de pecuniis sive 
perceptis sive celatis a diebus retro quocumque modo , et de u- 
surìs dicto Com: ben: debitis vel debendis, possit idem dictus 
Sen : Episcopus libere componere et concordiam jure ? facere , prout 
sibi videbitur et placuerìt; et de predictis vel aliquo predictorum, 
vel prò eis recipere et abere (mìc) prò opere supradicto ; et quod 
possit libere lacere super bis et de bis et eorum occasione to- 



tS6 DOCUMENTI 

tum, et quiquid (rie) potest, et posset Com: Sen: preiatum. Et 
quod UH coiicordaverint et satisfecerint ad voluntatem dottimi Epi- 
scopi Sen: sint vero absoluti, ac si dicto Comuni Sen: integre 
per^olvìssent, et satisfecissent. Et firmatum fuerit supra dieta par- 
te per Capitaneum Sen: et Priores xxxyj et consules MercaDtie, 
et Curiam: et postmodum per Consilium xxxyj Civit: Sen: quod 
dieta petitio deberet mieti ad presens Consilium Campane, quod 
fieret cum sic dicto Consilio videretur. 



N-^ iS. 4 277 H Agosto 

Rdasiofie di Ventura di Dietisalvi , e di Donato di Ricevuto mae- 
Mtri di pietra suUa visita ^ e misura per essi fatte a* Botti- 
ni di FofUebranda, (Archivio del Patrimonio Ecclesia- 
stico. Pergamene di S. Domenico. Registro B. N.^ gxliv ). 

In nomine domini amen. Anno domini millesimo ducentesimo 
septuagesimo septimo. Inditione quinta, die xi Agusti. Appareat 
omnibus evidenter presentem paginam inspecturìs, quod Feniura 
q: Dietisalvi j et Donatus q: Ricevuti j magistri lapidum, con- 
stituti a domino Gerardo domini Orlandi domini Bernardi Ru»- 
si de Parma, Dei et regia gratia Sen. potestatis ad petitionem 
Scalglonis Scalglonis Sindici, et procuratoris Conventus fratrum 
Predicatorum de Camper egio de Senis, ut conti netur per instru- 
mentum manu Guidi q. Donati not. pub. ad mensurandum bot- 
tinos qui sunt extra murum civitatis Sen: Fontis Brandi ex la- 
tere Scannatorii: dixerunt et retulerunt mihi not. infrascripto^ in 
presentia domini Meucci ludicis maleficiorum, se mensurasse di- 
ctos bottinos, et invenisse eos hoc modo, videlicet: bottinum in- 
feriorem longitudine xxxi bracchis ad banna de super, et de 
suptus xxiii bracchis, et unius tertii bracchi. Alium vero retu- 
lerunt, et dixerunt invenisse cupum xxiii bannarum, et unius 
bracchi, et ex latere superiori lxx brachiorum, et retulerunt et 
dixerunt, bottinum inferiorem esse infra terrenum fratrum Predi- 
catorum per VII brachia, minus uno tertio bracchio, et bottinum 
maiorem esse infra terrenum Fratrum supradictorum per xxiii 
brachia. 



DELL* AATB 8BNB8B f 6t 

Actiim Seo : in palatilo filiomm Hugonis Roggenf ni quo mora- 
tor dBctas domìniB PoteslaSy coram Manovello Guidi, et laoobo 
Sardo Y notariis, testibus presentibiis. 

Ego Barthdomeaa q. Henrigi notarìus, scripsi el pobbliea^. 



N."" ik.* 4»81 20 NoTembre 



Ddihenshne dd Gran Comi^ 90fra ti ritetidire Ramo di 
Paganello^ ftrthé patta lavorare iteDo fabbrica dd Duomo» 
(Aicaiyio dellb RiPouiAGioin m Sibka. Deliberazioiii del 
Gran Consiglio Voi. 25 Ii^io 30 tergo). 

Item cisn Magìster Jlonitit film Pagameli de partitNis iiltra- 
moDtanis, qui olim fait civis senensnr; ivenerìt mmc oA civitateiQ 
Sen: prò serviendo operi beale Màrìedé Senis; ex eo iqnod est 
de boois intalliatorìbiiSy el sculptoribns qt subtilioribiis de mundo 
qui tnveniri possili et ad dictum ' servitiom morari noni potesl, 
eo quod invenitor esbamiitus et condenpnatùs per contomaciam, 
occasione quod debuit jacere cum quadam muliere; eo existente 
extra ci\ìtatem Senensem : si videtur vobis conveniens quod debeat 
rebaaoiri el absolvi de banno et condenpaationibus suis,' ad hoc 
ut possit libere et secure servire dicto operi ad laudem et hono- 
rem Dei , el beate Marie Virginis j in Dei nomine consulate. 



N."" \b. 4284-85 27 Gennajo 

// Comizio dt^ Quindici ddiberaj che fra Magio operaio e i 
suoi comig^ieri convengano col vescovo di Siena riguardo 
a^ lavori da farti dinanzi alla chiesa CaUedrale. (Archivio 
dell'Opera del Duomo di Siena. Pergamena N.^ 422). 

In nomine domini amen. Anno domini millesimo GCLXXXUII, 
Indictione xiii, die xxvii mensis Januarii. Consilium sapientum 
vironim Quindecim gubernatorum et defensor um comunis et populi 
ci\itatis Sen. factum Sen. in domo Mei Nastasii, in qua morantur 
dicti Quindecim ad eorum officium oiercendum, finii in piena con- 



158 :; DocuNfBlrri 

cordia , et firoiavit et ^okùt quod fraier Mask» conversus monaste- 
rii Sancti GalgiBini et nunc operarìus operis sande Marie de Sems 
una cum uno ex Consulibus melrcaioruin civitatis.Sen. quem vo- 
luerit ipse fra(er ìf asius aligere, et cum Ugolmo BiUotti, Bonaventu- 
ra Patrici et Neri Renaldi consilìariis suis prò opere predicto, 
possint et debeant habere colloquium cum venerabili patri domi- 
nai il^wrldo^ episcopi, S^4. de opere quod fieri debet ei bpòcM 
fieri ante maiorem ecclesiam Sen. et de omnibus operibus que 
fieri ejEpèdhii^t etv'^expedieriiit fièri occasione predtcta. Et totimi «I 
quidqtiid ^er dictum\fraUrem*Masiuni cum unoex^consulibus mer- 
èatohiià queoL elegerit^ et onai/Gonsiliariis supradictis factum; fiierit 
et firmatum cum dicto venerabili patre domino Episcopo Senen. 
sit ratum et firmum et valeat, et teneat 

.Actuih Sema in domo VUoti Mei/ Kastàsii in qua morastur dicti 
Quindéòim. ad eoruni oiBcium exercendum, coram Pane Squarcia^ 
hipi, Fatio Beringnòni et Àcóc^o Bartolomei testibus presentiboaL 

EgO; Orlandus not. quondam Guglielmi, nunc scriba dictomm 
Quindepim^pnedictis Consilio et reformationi interim et (piod sopra 
contmetufì de mandato dictorum xi soripsi et publicavi* 



N.'' 16. 4885 46 Aprile 

AUogasUme di una gran tavola da dipingerri per la Compa- 
gnia di S. Maria che aveva la Cappella neOa chiesa di S. 
Maria Novella j da Duccio del fu Buoninsegna^ pittore Se- 



a,:,firra. J(ÀiicHiVio-Dit»LQ!MATiGO DI FIRENZE. Pergamenèl speC* 
tanti al Convento di S. Marco). 

, In Christi nomine Ameni Millesimo ducentesimo oetuagesimo 
quinto, Indìctione tertiadecima, die quìntodecimo fnensis Aprilis : fé- 
lìciter. Lapus quondam Ugolini^ popuU sancte Matie^ Novelle et 
Grtttdo magister quondam Spigliati , populi Sancti Laurentii , Becto- 
res sotietatis sancte Marie Yirginis, ecclesie sancre Marie Novel- 
le et Corstis magister quondam Bonagiunle et Dinus qiTondam Be- 
nivieni , populi sancte Marie predicte , operarii ut asseruenint electi 
de voluntate Sotietatis predicte ad infrascriptum opus fieri facien- 
dum prò Sotietale :predicta , rectorio et operano nomine prò So^ 



DBLL' ABTB SBmSB 159 

lielale predicta, locavenmt ad pingeadum de polcerima pictara, 
yaiìifain tabalam nmngyiam ordinatam fieri prò Sotietate predicta 
ad honorem beate et glorioee Vn^nis Marìei Dueeio quondam B(h 
umKmgme pictorì de Senis; promictentes et convenientes eidem 
Dmeeio^ operano et rectorio nomine^ ut dictom est, dare et sol- 
vere eiàem et ejos heredibus aot cui dederit et concesserit, prò 
pretio et nonune pretii picture diete tabule ab eo infirascrìpto 
modo pingende et fiende et in termino quo pietà et completa lue- 
ril, libras cenlum quimpiaginta florenorum parvorumi constituentes 
se rectorio et operano nomine, ut dictum est, sobitos Florentie et 
alibi ubique locorum, eos seu alterum eorum et sotìetalis predide 
invenerit el convenire vdnerit; et adutionem tei absolutionem, 
finem seu conpensationem in totum vel in partem non probarey 
aisi per scripluram publicam inde factam vel per hanc sibi red- 
ditam, cancellatam de voluotate creditcnris: et versa vice dictosDtio- 
CMS, coodncens dictam tabolam ad pingendum a predictis recto- 
nbas et operariis locantibus, ut dictum est, promisit et convenit 
eisdem redpientibus prò se et sotietate predicta, dictam tabnlam 
pingere et- ornare de figura beate Marie Virginis et ejus omni- 
potentis Filii et aliarum figurarum, ad voluntatem et placimentum 
dictorum locatorum; et deaurare, et omnia et singola lacere, que 
ad pulcritudiuem diete tabule spectabunt, suis omnibus sumpiibus 
et expensis. Hoc videlicet pacto et condictione habitis ìnter eos, 
quod si dieta tabula non erit pietà pulcra et laborata ad volun- 
tatem et placibilitatem eorundem locatorum , quod ad dictum pre- 
tium oec ad aliquam partem ei persolvendum nullatenus tenean-^ 
tur, et ad nuUam refectionem aliquarum expensanim ab eo in 
eadem tabula factanim : set ad ipsum Ducctum^ipsa tabula rema- 
neat. Et hoc sit in arbitrio et ad electioncm jam predictorum re- 
ctonop.et operarìorum. Et promiserunt inter se vicissiipi et ad 
invicem, silicet dicti reetorcs et operarìi , rectorio et operario no- 
mine , ut dictum est , se centra predicta vel aliquod predictorum 
qnidquam datum aut factum non habere nec dare vel facere in 
hitunun. Si vero centra fecerint, in totum, ut dictum est, non obser- 
^-averint etadimpleverint, promiserunt et convenerunt interse vi- 
cissim et ad invicem dare et solvere prò pena et nomine pene , 
silicet dicti locatores eidem Duccio j si fallerent et in fide non 
starenl; ac idem JDuceiia, eisdem locatoribus si CBdleret et in fide 



160 DOC I/MENTI 

non slaret, ipsìs servaiHibiis et in fide stantibue, libras quinqaa* 
ginta florenorum parvorum et dapmna omnia et expensas ea de 
oaosa rei^arpire. Obliganles dicti lòcatores prò predìctis servan- 
di9 adimplendis et fìrmis teiiendis se et horaines et univer»itatem 
Sotielatìs predìcte ; et dictus DuocinSySe suosque heredeset bota 
presehtia et futura , que constituerunt inter se vicissim et ad invi- 
cedi; silicet, dieti lòcatores prò dicto Dnoeio, et dictus Dnedui 
prò dictts :loc9itoribu8 et Sotietate ; precario possidere. ftenuncian- 
tes inté^ se vici8sìm et ad tnvìeeni exèeptionf \fion celebrati con- 
tractas et honfaete locationiis et condtictioiiiis , fori privilegio et 
note con^tutiòais 'beneficio et epistolis divi Adriani, etooHii aHo 
legum , < jùris aùIxiKo eis et cuique éòrum et Sotietati predicte per* 
titienti eiD. vel coiiipetettti ec. • 

Tatidem egcy làcobus jadex et notarius infrasoriptus predictis 
Ixpó ^ Guidoni , Cursóy et Dillo locatoHbus et Duccio conductori, 
volentibiis et confi teiitibus omnlia et j;ingula suprascripta, precepi 
prò gnarantigta et nomine juramenti, at michi lìcebat ex forma ca- 
pituH cònstitutionis civitatis Florentié, quatemis predicta omnia fii- 
ciant firmaque teneant et observent, ut scripta sunl et snpertus 
proimiserunt. •• • '' ' 

Actum Flòrenlie , ju9ta schalas Fratrom Predicatoruih ecclesie 
sancite Marie I^^oivelle ^ presentibu^; testibus , Terìo ComÌKMigiii, Bao- 
dino Bohfantis,' Lippo Boninsogne 'et fratre Paulo converso ordi- 
ni» "Predicatorw»;' con ventus sancite Marie prediete'. ' 

Ego lacebus Velforis de Mungnone, Imperiali autoritate ju- 
ddx et ' notar iiiS )' predicta omnia r còram tne acta; rogatus poblìoe 
scripsi. • 



•- 1 , i. ' 



N.*^ « 7. 1 286 f 6 Novembre 

Supplica de^ Prati Minori aUa Signoria di Siena per essere aiur 
tati aì> tirar e a compimento la facciata ddla loro Chiesa di 
S. Francesco. (Archjvio dkll^ Biformagioni di S^iena. De- 
liberazioni del Gran Consiglio Voi. 32 a e. 28.) 

Cum aùdìveritis legi in presenti Consilio quandam petitionem 
prò' parte FraiCrum^^ minomm de Senis, cujus teiior talis est. 



dell' artb sbnbse 1 64 

Vobis, pnideotibu» et nobUibus ac viris discreiis, Quind^ìm 
gubernatorìbu», et rectaribus Comunis et populi Sen: sigoificaiU 
FratresiHìnóres conventus Sen: quod iam sunt triginta anni et phis, 
quod facies ecclesie fuit luto, et lateribus eonstructa; ^jipectantes 
quod ad costructionem diete faciei ecclesie , Comune Sen : manum 
eia porrigeret adiutricem. Et quia Comune adiutorium non porre* 
lity et ipei a se ipsis hedificai-e minime poteraiity focies diete ec* 
clesie per tam. kmgium spatium temporis extitit imperfecta. Et qpaa- 
do veniunt ad locum eorum, cardinales, et episcopi, et alii ecr 
desiasticorum {Eedesiarum?) prelati, et ambasciatores de omni- 
bus civitatibus Tuscie, et vident faciem eorum ecclesie in imper- 
iéctiun; in honorem Comunis Sen: non nodcitur reichmdare. 

Cum igitur dicti Fratres intendant hedificare in proximo faciem 
ecclesie supradictam, et babeant ^uo milia marmorum, et unum 
albanorum (iic) et aliud nigrorum , et quia alia fere omnia eis de- 
Aierunt, bedificar^e non possunt sine adiutorio Comunis; cogitaye<f 
ronty quod si Comune daret eis auctoritaCem ^bselvendi eos, qifi rar 
tiene alicuius male ablati, teneantur Comuni; et totum quod per 
talem absolutionem haberi possent, in dictam constructionem faciei 
ecclesie converteretur : quod sine multo gravamine posset diete 
iam ecclesie facies consumari. Quare, cum hoc non possit fieri 
tbe Consilio Campane, supplicant vobis, nobiti et sapienti viro, do^ 
mino Potestati, velitis ponere, ut propter hec, detur eis consiliom 
Campane , ut ad honorem Dei , et Yirginis gloriose ac beati Fran- 
cisci , et ad bonum , et pacificum statum civitatis , et pop : Sen : 
jam sepe diete ecclesie (acics valeat ad pei'fectionem deduci et 
ad complementum. 



r. 



N."" 18. 1290 17 Loglio 

Ddiberaziont^ de" Diciotto governatori j e di femori dd Comune 
di Siena ^ coUa qwjde H assolve da varie condanne j maestro 
Giovanni di maestro Niccola, capomaestro ddf Opera del 
Duomo. (ÀRGHiirio detto. Consigli della Campana Voi. 40 
a e. 17 tergo.) 

Cum provisum sit per dominos xviii gubernatorcs et defen- 
sores Com^iS; et, populi. Scuq: quod naagister /elMNiMi olim jnor 

12 



163 DOGirNIRNTt 

giffn Nicchvtey magister operis beate Virginis Marte, et Gapus (mìcJ 
magistrorum diete opere, ad laudem et reverentiam et honorem 
gloriose Marie fietnper Virginis , offeratur dicto operi ; quia dictus 
magister Johannes sit valde utilis et necessarius diete opere; cam 
condepoationibus de eo faetis : quod faeta dieta oblatione , diete sue 
eondempnationes eaneellentur de libris Comunis Sen : sine aliqoa 
solutione peeunie ; et ab eis sit absolutus ad hoe , ut in dicto poa- 
sit libere stare , et laborare ad perfieiendum dictum ùfns tam per 
emn ineeptum : sine quo magistro Johannt bene perfiei non pos- 
set; et predieta sint firmata et approbata per xviii ad seruptineam, 
seeundmn formam Gonstituti, et postea sint predieta approbata ia 
eonsilio Ordinum Civitatis , et per ipsos Ordines ad seruptìneum , 
facto partito seeundum formam Gonstituti, seilicet per ipsos xviii, 
quatuor provisores Com : Sen : , eonsules militum , et consules mer- 
catorum; si vobis videtur quod dieta oblatio fiat et diete conde- 
pnationes toUantur et eaneellentur, et omnia alia fiant et execo* 
tieni mandentur, ut firmatum est, in Dei nomine eonsulatis. 

NOTA 

. Maestro GiOTaoni fa coiidanoato in seicento lire, al tempo del Potestà A 
Siena, messer Giorauni degli Accoraroboni; ma per qnal cagione, non mi è rin- 
scilo di troTare. Pare che pagasse un terso di più di qnella somma, ab o r iato 
io nome soo, da Fra Giacoppo, operaio del Duomo. Queste cose aS ritragfoao 
dalla seguente partita. 

1 S90 ottobrls. Item dccc librai a magiitro Johanne Nicchole prò una camr 
d§npnation$ [atta d$ eo in oc librai tempore Johannii Acehorimboni Senem^ 
Hi poteitutii et iolvit tertium plui, quod prò eo ioivit frater Jaeoppus ope- 
rariuM Operii iancte Marie. (Bibliotica Pusbliga di Siiiia. Libro d* Entrata a 
Uscita àéìU Biccherna, del mese d' ottobre ad annura a e 14 tergo.) 

Credo che riguardi lui anche qucst altro documento. 
,.:1Ì9S 9 Dicembre, .'fl^hn xxoj librai et ij eoi: et vj den: die r 4af amòrtfi ; 
iilieet, Ghezzo padellario xij lib: : et viiij eoi : prò ottone (ottone) et prò ra» 
me et prò iuo labore, prò laniernii balnei de Petrioloi et xij lib: et wiii 
so): èé VJ den: miriyislfo Johanni de "Opere iancte Marie et duobue euiìft' 
ffnarìlhii; proeoruin iàìorio, iiUcet; magistro' ioban ni pto xiff diibus et duo- 
lli# tenatis ad rationeià x. Éoiidi per diem et xxoioif eoi: vJ don: prò #9- 
pmuiM guai feeoruni: H dietie gignoribm prò ialario atii diermm aé raiio- 
nem vJ iolid. per diem, (Bibliotbca detta Libro d' Entrata e Uscita della Blc- 
cherna, ad aunum.) 

Fino dal 1984 S Senesi per ricompensare i senrigi che coli' arte sua Mh 
viinni a?e?a prestato nella fabbrica del^ Duomo , specialmente nella facciatai lo 
atiMiao dosate dèllh «iTlItè Senese, ftteendolo hnmoae da taUa In fraratta di 



DELL* AVTB SRUBSB 163 

dk m fkrm età Tmm» 111. MrtkitioM IV Mio SUIirto Smmm a U: 
IMw étw è la rakriea. 

Ut immwmitaU wM§Ì8tri lohaanit fuoMam wuigUiri Nicboie. 
tt€m MUtwgrmmi H oràinao^rwiU, qmo4 wui§isi€r Johaoaet f'iu» quondam 
mm§Ì9iH llieckola« fui fuii éé eMtaie Pisana^ prò eivt et tanquam eitfis at^ 
mgmtU kékmimr §t àefmdahir, Bt Cofa tempore vUe eue iti imwntnie ak oarai- 
ème m 9im§mHe koneribue eomwnU SeneneU; eem éatUe et cotleetie et exactiO' 
tMme m feeiimmtkme et eatereHUe fkeieméie et alHe qmib meemmqme , 

fioatto rtewB ttailaaicola trorati aaeora aallo Statolo M Ì999, 4ofo fl 
^■al wmmù d iatóaoo la aMaorie éella dlaM>ra di Glor anni io Sieoa. Pare banri 
che agli lolaaicaie daggarti io poesia dita la toa aapdloray eoaM fi legga io 
ooa pietra locadrata aalla parete esteroa dell* AreireeeoTado: 
■OC* IST - SIPVLCKVlf • MifilSTill * lOANNIS • QVORDAH . MAGISTKI • HKOUt 

IT • M - BITS • IttOnVS 

N."" 19. 4298-99 4 4 Febbraio 

Dotmméa tMT Operaio dd Dttamo al Gran Camigtio. ( Aigh.^ d 
Ddìberaziooi del Gran Consiglio della Camfnna VoL 65. e 50.) 

A voi tenori Nove, governatori e difendìtori del Comime, e 
del popolo di Siena; propone e dice V operaio de Tuopera Sante 
Marie di Siena, che nelFuopera non à denari, onde possa lavorare 
più ; e perciò piaccia a voi di provedere sicom^ ella possa lavo- 
rare e per inanzi , a ciò che li maestri non prendessero altro la- 
vorìo, onde r uopera venisse in difecto. E perciò piacciavi di pro- 
vedere, sì {per) la provisione che si fece per li vostri anteces- 
sori, et si per voi medesimi, come la detta uopera continui il suo 
lavoro , si che non s^ abandoni : che non sarebbe onore di Comune. 
E perciò vi piaccia di provvedere per lo vostro senno et per la 
vostra bontià, che Dio et la Vergine Maria 1* abbia per bene* 

N."" 80. 1298-99 9, 45 e 4 6 Marzo 

DìMfersi slan%iamenti de" Signori Nove, co' quali si assegnano dd- 
le somme a Fazio de* Fabbri^ Operaio^ perché sia proceduto 
nd lavoro dd Duomo. ( Archivio dell' Opera. Pergamena 
N.o 528.) 

In nomine Domini amen. Anno Domini millesimo CCLXXXX VUL 



;|t64 DOCflMKNTl M. 

Indici : mi , die vnii mensis marzìlj Ckmsilittii pradentitm viroram 
dominorum Novem — visa petitione porrecta coràtn'èiSy prò par- 
te Faziìde Faforis, operarli et con^iliariórum òpedé^àcié Marie; 
ipsa petitione sotéphiter intellepta^ considerata : ac effs^m guoa,,per 
consilium Canapape ^t guinqqaginta pqr Tqr^eriuni fuitJriDi^tiv^ el 
stuntiatun) et ìa ipsos donoinos riovem remU^um, quod ipsi deh»- 
rent provid^re de peounia comunis Seii : operi avpradielo pix> 1»- 
borando et laborari faeiendo in dicto opere, usqne' ad prcMtflnum 
'futiirum festùm sanate Marie de mènse Augusti pròliinevèntiii4'; 
quod a presens jpro istis duobus mensibus, videlìcet^marzj^^ 
preli^ fi$it 9po4ìx% Qam^rario.^t u^i,;prQvisof:ibu$,jdpinu9Ì8| ISei^; 
quod dent et solvant de pecuma. ComMnék &en: Patio de Fabris 
operario supradicto, ducentas lib : den : sen : prò ipsis expepdis (jic) 
^t €0|i|yoi;tandis in opere supradicto : et quod quando fiet tfQbsQixlb 
Campane et quinquaginta per Terzerium prò faeiendo scruptinea 
de' dioti$ co lib: secundum formam ^tetutr sen i^ttitte-ùdéni' sorti- 
ptineum fiat prò aliis ce lib: deh: quas stantiaverunt dàii debere 
operario supradicto, Novem predecessores eorum, prò aliis duobus 
mensibos pi^etecitis; Item stantiavit et firmavi! et' in piena concor- 
dia foit, quod per dictum operàrium fiat cerna de onigi^trè labò* 
rantibusl in dicto opere et quod per ipsum operàrium ftteéà cenia 
de ihagistris de diclo opere^ expellantur omnes et singulr.magislri 
non siiffictentes; ita quod expense dicti operis minuantur adpresetisr. 
Ego Jacob^s not. olim Orlandi Attaviani not. «^^ corom Biodo 
Dietisalvi et Righahiccio Paganelli, testibss presentibus ; sub aimo 
Domini millesimo gclxXXXVIUI) indictione xii, die ootjavo-menBis 
Aprelis in pubUcand formamì.redegiL (sic) ' 
, j : In uomise Domini amenv Anno Domini mille&o GGLXXKXVIII^ 
inctitìt:^ii, dieiiiV diciiìBÌs tnaràii. Cònstliumiapientum itirol*ufli*do«- 
minorum Novem • — stantiavit — quod de pecunia comunis Sen : 
doitir^ et eKs(rivantui: Fafìo'd^'!R£j)ris operario operis S2làfete'ìi6- 
rie, quadringentas libras den: sen: — prò mensibus preteritis, vi- 
delioet ; jamiarii ^et fermar ir : eft^ ce Vtìhàà den : pr» duobus ,' y^vidal^ 
o^i man(ii preàenti^ et apf^is fù(!uii) prò ipsis ^expendenSis et 
convertondis in opere sttpradict5.''Cum inf <Kcto opere'vfion sii pecu- 
nia prò solvcndis magistris operis supradicti prò duobus ibéiisibus 
pretcritis, videlicet: januarii et februarii preter: et martii presen- 
Itti'èiéprelis^pnNiiméivvnlarii''" -)'<•' .u •,-.. o .iu »<l 'f.hin.r .A 



B^ JaeelMs noe*: otim Orlandi Mtanani eoi: — scripsi, et de 
mandato Bonfiglioli speziarìi, prìorìs dictoroin cNovèm nàbi Cacio- 
— corani Bbdo Dietisalvi et Riftalaccio Pa«;hanelli, testibus pre- 
seotibiis. «qh appo Oomioi niiUesimo cclxxxxviiii . indici: xii . die 
ocfavQ nensi^ aprflì§ ii^ p«i!b|ipaifl:TQnna^ ..; ,,,. 

In nomine Dcmiiniamen. jk^ana DoiaiiiÌjnillesJun^|^^ 
indict: xu. die xvi mensis marzii. Consilium — domiaonim No- 
Tem — et duorum ex consulibus militum et duorum e\ consuli- 
lAiS4fleUHailKe étVlùAnini ex quattor provisoribus comiini^Sen: ^ 
slantiavit, — quod de pecunia comunis Sen: dentar et solvantur 
Patio de PM»ri^\ (iperark)t>perì9*^anct^ Marie-, qèadi^nigentaii^ Kb!^ 
den: sen!— prò ttensBkis'jMimlr: et februar'fprel^ttcVet "alias 
ce B>: den : prò mensibus ittartìi ptesenlis et aprélis prasime' ven- 
turi; — 

Ego Jaeobus'not. olìtn Orlandi' A^tiviani not?-k--^sèrìp6Ì et de 
mandano Boonfiglioli speziarit, ^òri!( dictoiruni ddfniiioruni Ho^ 
Tem «^ in ' annù Domini millesmo ccLXXXxtknr,' ' iridìct : :m , dio' 
octavò mensis aprelis, coram Kndo DietìsàlviM RigbMoMìo Pa^ 
gabdfi, testibus preéentibus, in pj^iificsan- fotmMi ^edegi:-: * 



I I 



N." 24. 1306 19 Agosto' 

/ Signori Nove -ddiberano che fi spiani la piassapotla dmai^ 
H la Chiesa cattedrale, e si spiani e H allarghi dàUa parte- 
deOe case dei Canonici., e che si lastrichino et omarino /ai 
sepoltìire ehe sono in delta piasaa. ( AacHrvio-deéto; Perga- 
mena N.** 597.)- '■'- • • '.'^f ' '». . 

1 ■ ",.:-; 1 • , il'» 

' ' ! j Jt • »• ri» . iir! iii»{,.l 

Anno Domini millesimo CCCyi,^indictionò mi, diein^itrmonu» 
9Ìé du^f^. ' Cofi^Hum Vironmi pind^tdm dominormii lioieiii ^ i 
finnavit — qood platea que ésìi sìM maiorem écdesiam civitatiS' 
Sen^^n^is et ante hó^pitale sancte Marie de Seni^ e\planètur<; et- 
defieat explanarf \iphms domos canonicorum Epi^eopatus.^Schensìs. , 
Et qood sepoltiire qi#e sunt in dicfìa platea, dobcant la^tticari de 
narmore, expeitós illorum quorum sunt diete sepulture. ' 

Ego HÈiaus 'oiira Sozri notafìus , et mine scriba o^notarìus d»« ' 



166 BOCUlfliNTl 

clorum dominorum Novem predicte reformationi interfiiì , et eam 
9crip8i el publicavi rog^tus. 

HOTA 

troTandoti ehe an anno dopo, cioè nal 81 df ottobre del 1807, f Slgaeri 
Noto ordinano le medetlnie eoie: è da erederé che la pretenle deHkeratloiit 
non aTeiae arato per ^ello spatio di tempo , neitano eflétio. ■ 



N.** 22.* 4308 9. Ottobre 



. ' • ' ì ■ ■- ■ : 

JaCotno del fu Giliberto MarUcotti operaio dd Duomo àUuoga 

; la Tavola déW altare maggiore a nmestro Duccio.del fu Bo* 

, nina^ua, pittore senese. (Archivio detto. Pergamena N.<^ 603.) 

:. Anno Domini. HCCCVIU, indictiooe vii, dio vini mensis octo- 
brÌB. Appareai omDibus evidenter , quod dominus Jacpbus quon- 
dam domini Qiliberti de Mariscotlis de Seois, operar iii3 operia. 
s^cte Marie civitatis Senarum, nomine et vice dicti operisi el prp 
ipso opqre, idi^ ìuf^ parte; el Ducdus pictor, oMm Jloninsegnej 
civis senensis ex altera parte ; cum ipso Duccius accepisset a di- 
ete operano ad pingendum quandam tabulam, ponendam sopra 
maiorì altari Ynaioris ecclesie sancte Marie de Senis : c^munitor 
et concorditer fecerunt inter se pacta et conventiones infrascripta 
et infrascripCas , et pepigerunt et promiserunt sibi invicem inter, 
se, ocoasione laborerii diete tabule faciendi et complendi, prò ut 
inferius contììietur. 

In primis videlicet, quod dictus Ducctia promisU et conve- 
nit dicto domino Jacoppo , operario , recipienti et stipulanti prò di- 
tto opere sancte Marie , et eius nomine , pingere et facere dictam 
tabulam, quam melius poterit et sciverit, et Dominus sibi largie- 
tur ; et laborare continue in dieta tabula j temporibps qoibos labo- 
rari poterit in eadem ; et non accipere vel recipere aliqqod aliud 
laborerium ad faciendum, donec dieta tabula completa el bfiftk 
fiierìt Dictite autem dommus Jacoppus opeirarius , nomine dicli o^ 
peris el prò eo, dare et solvere promisit dicto Duccio ^ prò atto 
sdario dicti operìs et laborerii , sedecim sol : den : aen : prò quor 
libet die , quo dictus Duccius laborabit suis ma^bus in dieta far 
bida;. salvo quod, si perderei aliquam doctam diei ^ .dd)eal eicoo* 



DELL ARTE SBNBSB 167 

prtm de dicto stbrio, prò rata dode Rive lemporìs perdili. Quod 
quidem salarium, idem q>erarìii9y namine qao stipra, dare tenee* 
far et promisit dicto Duccio , hoc modo videlìcet: quolibet men- 
se, quo dictus Duccius laborabit in dieta tabula, dare eidem Duc- 
cio j decem libras denariorum in pecunia numerata, et residuum 
(Seti salarli, eiconputare in denariis, quos idem Duccius dare 
feoetor operi sancte Marie supradicto. Item promisit dictus Ope- 
rarìns, nomine supradicto, furnire et dare omnia ^ que necesse 
armi prò dieta tabula laboranda: ila quod, dictus Duccìum nihil 
in ea mietere leneatur, nisi suam personam, et sunm laborem. 

Et predicta omnia et singula sibi ad inricem inter se acten- 
dere et observare, et facere et adimplere promù^erunt, dictus do- 
minus Jaooppos, nomine dicti operis, et dictus Ducciui^ prò se 
ipso et suo nomine: et unus eorum alteri promisit nominibus su- 
pradictis, sub pena et ad penam xxv librarum denariorun seaen- 
Siam : qoam penam sibi ad invicem inter se antedìctis nominibus 
dare et solvere promiserunt, et unus eorum alteri promisit in quo- 
Ebef et prò quolibet articulo predictorum, si conmissa fumit; et 
ea data, commissa, soluta, vel non, predicta firma perdurent: et 
in predictis omnibus et singulis, et prò eis servandis, oblig^verunt 
abi ad invicem, et unus eorum alteri obligavit: scilicet dictus do- 
nunos Jacoppus, tamquam operarius, se et successores suos, et di- 
dum opus, et bona eius prcsentia et futura; et dictus Duccius 
se et suos heredes et bona omnia presentia et futura, pignori; 
et renunctiavenint e\ceptioni non factorum pactorum dictorum , et 
non iactarum promissionum et obligationum rei dicto modo non 
l^esle, fori pri\ilegio et omni jurium et legum auxilio. 

Insuper dictus Duccttuad maiorem cautelam,juravìt sponte 
ad sancta Dei e\'angelìa, corporaliter tacto libro, predicta omnia 
et singula observare et adimplere, bona fide, sine fraude, in o- 
ninìbus et per omnia, sicut superius continetur. Quibus domino 
Jacoppo et Duccio supradictis volentibus, et predicta confitenti- 
bosy precepi ego notar ius inlrascriptus, nomine juramenti, guaren- 
gie, secondum formam capituli Constituti senensis, quod hoc in- 
stnmientnm observcnt per singula, ut supra continetur. 

Actom Senis, coram domino Ugonede Fabris, judice; Nerio 
domini Gabrielli; et Tura Bartalommei; testibus presentibus et 
ntg^tisb 



168^ DocuMinn'i 

Ego" PaghanellUB iiotarhis filiuf» Dietifccis notar» ^predictis tu* 
terital, et earogatus scripsi etpublicavi. 

NOTA 

Da DìMùio ti può beo dine cbe la pittura Senese comiueiasi^ ad afere 
vna Tifa iplendida e coDtiuuata .* imperciocché , sebbene innanzi a lui , alano ttali 
in Siena molti cbe quella arte esercitarono, pure^ nessuno la erediti laaeiata 
dal Teccbio Guido seppe accrescere o degnamente consertare. NelU copiósa ree' 
eolta del nostro Istituto di Belle Arti, sono alcune tavole d' IgnoU «aeatri 
si, le quali fanno fede a che miserabile atato Ibise condotta la'pittnra 
di iioi« primaohè:sorgesse Dmeeio, il qoale, sebbene seguitasse le Iradlsloni fiel- 
r. arto biiantina» inoflfò: pome ella 4ì roiza e bieca cb' era pres^ i Greci, lòaae 
acconcia f tramutarsi. in bella e gentile, per il valore d'un ingegno Italiano. 

Duccio , cbe npn sapi^amo da quel maestro apprendesse l' arte , deve es- 
ser nato intórno al'\36d, se come pittore è ricordato nel 15^89, e nel 1985 fa- 
cera una tavola' 'pe^' là chiesa di S; Maria Nòrella di rirensé (vedi il Doeumen-* 
to di N. 19 ). :Nel ta95 apparisce- fra coloro cbe consigliarono soir edifloailo« 
na della Fonte ;P(iiÒTil,-;e nel. 1509 .larocavsj dna tarola col suo gradino f^ 
l'altare della fìappellfi del Falasco Pubblico di Siena* Dopo M-f5(IO ogpi mm- 
moria; di lui ci i^ban^ona; tantoché si può argomentare ohe non atasfe asollo 
a morire. 

Tra le Opere ^ilHK^e^o, rammentano gli eruditi Senesi una tarola'eóiì no- 
stra Donna e GesA isambino, nella Chièsa di S. Donato, colla scritta hi baaso; 
DVCCITS BONIlfSIGNB DE SBNIS. Ora da gran tempo é perduta. NairisUloltf di 
Belle Arti si Tuole- di lui, e certo ariegga molto la sua maniera .« un trìlti- 
tfi dora in piooole figure è nel mezzo la Madonna seduta in trono eoi Oirin 
Figliuolo in braccio ; ai lati i santi Pietro e Paolo , e sotto otto busti di Santi. 
Sopra è la Incoronazione della Vergine e i santi GioTanni Battista e GioTanni 
Bfangelista. Nelli sportelli del Trittico é rappresentata la ?ita di Gesd Crìtto , 
dalla Annunziazlbne fino alla Deposizione nel Sepolcro. 

Ma la pie ifrande opera che mai ficease^ fti la gran laTOla. peli*. altare mag^ 
giara del Duomo della, qvile parla il presente documento. Bssa è dipinta ^ai due 
lati, la qoell6 d* inn^inzi» figurò Maria Vergine che siede in irono col Bambioo 
Ge^A, contornala da rarj Santi, ed in basso ^j scrisse questi afléttuosi Tersi: 
MATBR - SANCTA * DEI * SIS ' CAVSSA * SENIS • RBQVIBI 
SIS f DVClO • VITA • Tfe • QVIA • DEPINXIT • ITA. 
NÓÌla parte di dietro , fece in Istoriette piccole, la ?ita di GesA Cristo. 

Quando nel 1500 1' aitar maggiore fu leTato di sotto alla cupola a traspor- 
tato >Tarso la tribuna > questa taTOla cede il luogo al bel Tabernacolo di bra^- 
zo fatto per lo Spedale da Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta* Ora mutala 
grandemente dall'antica forma: senza le cuspidi, i tabernacoletti, i pilastri a 

I 

il gradino, cbe sono in parte nella sagrestia, e separato il di dietro dal d'In- 
nanzi, é appesa alle pareti laterali de' due altari dnt Sacraménto e di 8. Ansano. 
Penò Duccio, tanto era grande opera, tre anni a finirla, e secondo 



DBLL' àXTE. 8BIIESB f4S9 

«i CTMitU ornò 4plal^ iMMMlf ÌnrM,#orp.. Ni IrwpMo.no Mia Miega dal 
piUare al DaoMO. accadalo 4i flKrc^ldl'iM 9 41 Ciupia del IMO fb ooa fetU 
fcr i SeaaiL Tara del Gratio, croaitU, Senese ^ dice , che n fu la p<« 6elto 
fa pela ek§ muti H vedesse ei facesse et ehostó più di fremala Marini d* oro , 
ef p9mo99Ì m fare più: efèeiékt Doècio dipeKOiiòre « e il Bòiidone^cìronifla auli- 
ca, »D«€Cio éiptnee quieta foeafo: intr'e^e^nietmttò di'ài fi festa , «la ttomé- 
•laa ea»fr«i4#t9aC<aiMWeati4iÉtialiiiPvaiiioi>. Anche acMiWi d'enlrala e IM 
•cita dalla BipaHwaa f^lt»r ansa l^i^ •p:UwajCha « #< épeierQ per4rm^p&rtara 
im iaooU éipiniQ da. Doccio. £• lS..M»t: 10. yti^.fwer /a<la la jno^aj&eiA t^ 
éeitm tavola^ pagati a' suonatori di trpmbettf^ eiammelle e smelare <c Si sear 
ta naalawDle qqello che ne racconU do aooDinio in oua soa cronica che al 
ha BBM. Bella LIMria Còftaodale df'SIeiié:"' 

la TAaola da V llllare anidre dèV Hótthio ti ini r parlotti al Dnonio. A*-' 
lìaaiiai^ a 41 ini dì 'Giog»aiil!ai»0 delta di iap»a / MQixIli ' 
M amem ^ dHt^ l«M*a. «.daOtt.l^'giitort^ predétta jii imfn\di'faf^'lm 
deU^ mUare ^tmafip^e a;/ìi«^./fpa|A:ijai€l/p la. quale sU^ Qffi a, t' aUa^(^ 
éi & BosUfatio,, la quale si chiama la MadoiHia desìi Occhi grosai f^'Madan-; 
■a Mie Craaie. Or queéta Madonna fu quella la quaU esaudì el pcqtulo di 
SSfmaj quando furo rotti e fiorentini a Ufo'nte Aperto, e in quésto mòdo fié 
^ahM^aA la daritf'laaoM, fenkè ftf fMd\ltÈkla nuova , lù-q^le^^'Ubtio pii^ 
beila diooia magiaeie^adà det,foHndietro H 'Testémunìo fmeekió'o Aué^ 
90. M im quéUo 4a eM^' fi^rid; ^i Ifuopf^^ ti aarr^ra Ciàbuttigke e orOfnò el 
fesooco uaa wtagnia edioota cpnpagnUf^..4i Pf^i './'''?M ^^ vna iSalennm 
pocisione, aeonpagnata da' signóri Nove e tutti e gii VffixiaU del Cornano e 
tuiii e popolari e di mano in mano tutti e pia degni erano apresso a In 
deità Tavola co' lumi accesi in mano ; e poi erano di dietro le donne e fan- 
cimgÈi oom: tUità M90siiMhi^\aconpagniorno la detta Tavola per infino 'ai 
Duomo, facendo la pocissione intorno al Campo, come s' usa . sonando le 
ekaoipame tutte a gloria» per- déìitdmione' di tanta mbiU tavolò quotf$o à^uA 
afa. La quai tavola fece JH»fch di .(l^ccot^ , 4iiffal#^0 (^ggi-* di ^c'iilaacgoa) , 
e feeoei in ekasa de' Muciatti di f^orfideMa porta a Stallar ^ggi. E tutto quel- 
lo dt ei stette a oroMione con molte limosine , le quali si fecero a povere 
persone, pregkando Idia e la sua Madre', la quale è nostra Àvòehata\ ci di- 
fenda per la sua infinita misericordia da ogni aver sita e ogni male, e guar- 
dici da mtani di traditori e nemiH di SienaC : 

■ ■ • 

N." 23. 1308 «0 Deecinbte 

MaMro Duccio dd fu Boninsegna' ni canfema. débùare di $0 
fiorini d'oro a lacomo dd fu Giliberto de' MoristMti, Op^ 
rato. (AAGHivio dettow Perg^meoa N.o 608). i 

: .. '■.:..•...»•••■• 

I 

Anno DMuai MCCCVIII indiclìone. vny die \% neowi decenH 



170 DOCUMKNTI 

bris. Ego magister Duooitm , piclof^ oHm Bowinngnt , eivis senen-» 
sis, prò me ipso focio — me prinòipàlém debttòrem -^ vobis do* 
mino lacoppo j quondam domini Ciliberti de Mariscòttis , operarlo, 
operis Saucte Marie de Senis — in quinquaginta fiorenis de bo; 
no et puro auro el recto pondere^quos a vobis dantei.et mutuane 
te prò dicto Opere et de ipsius pecunia mutuo nomeratos de ve* 
ro et puro capitali, non spe future numerationis , haboisse el ine* 
cepisse confiteor, et dictos L flofenos auri vobis recipienti ut di- 
ctum est, reddere et solvere prÒmicto bine ad Kalendas januarii. 
proxime venturi, in civitate Sen^riim vel alibji, ubiique locoruin 
et terrarum me inveniretis, prò dicto. Opere, et volueritis conve-. 
nire; et reficere et restituere promicto vobiB ntcipienti, «i dietum 
est, omnia et singula dapna, expensàs et mterés^ que* et quas 
in curia vel extra, feceritis et substinueritls prò dictis florenìs ter 
habendis vel eórum occasione, ut vestro simplici verbo, dine alia 
probationc, dixeritis vos fecisse.-^. .,, 

Actum Senis coram utfndrea magistro lapidumolim IWairt 
et Naldo ser Pagni, testibus presentibus et r^ ' ^'* 

Ego Paghanellus not: filiu^' Dietifects not: predictis omni- 
bus interfui et ea rogatus scripsi et publicàvi. 



»\ 



N.** ^i. 1308 24 Decembre 

# 

/ Sign&ri Naet édiherano che if^maettri manovali lavnranii 
neU^ Opera dd Duomo ^ sta 'datò H trino dati* Opera Jfetso. 
(AtiGHrvio detto, tibrò di Documenti artìstici dal sec.^XIV 

al sècolo XVl. N:o l.oV ' 

Il . ■'^ , ' » ■ 



\- w ■; . .. .Il- -♦ 



•• • •.' 



Dinanzi a voi signiori Nove, ghovematori e difenditori del ch<H 
mune e del popolo di Siena. Piaciavi di provedere sopra a^ nnae- 
stf^,^)l\4K|pera Sanete Marie, e manovali che non ano yino .dà 
Puopara, si che per questa chagione eglino vanno a bere a le 
taverne e a le lore'phaBc;'unde Tùopara ne riceve grande é^ 
no: e detti 'maifetri e manoivdlì non posoiio fare altro, perciò che 
non potrebero soferire di stare tutto di, durando Ihti^, che non 
bevesero: unde vi piaccia che questo stanziamento, eh' è choo 
questa pittzioiìe^^el qude fecero e vostri anticie^; che toi el 



dell' aatb senbse t7f 

debiate mettare a chonseglio di Chanpana: e questo vi dimandia- 
mo m piaciere di Dio e de la vergine Maria e per bene de l'vo- 
para. Idio eh' è signiore in questo e in ciò che voi avete a lare , 
vi dia a fare el migliore. 

In nomine Domini amen. Anno Domini mille8Ìoi0 CCCVlIIy 
inditione vii , die xxxiv Decembri& Coosilium — dominorom No- 
vem — audita — quadam petitione — qoe continet in faune modum. 

Ansavi e discreti signori Nove, governatori del popolo e del 
comune di Siena. A ciò che la Vergyie Maria la.qualo ò vostra 
advocata, che voi siato advocatori de la sua Opera, )a quale fa 
tare questo Comune e ùesi di testamenti e di limosine per bene 
d^ anime; e acciò che homini anno lassato e comprate certo vir 
gw, perchè chello vino abbiano quele gente che .stanno a quel- 
lo servigio , come so a' maestri manovali , che quello vino per- 
venga a le loro necessitade, siccome è lassato; perciò che se 
questo non sarà, degono tornare questo vi^e a le mani de lo Spe- 
dale e de la Mifsericordia : perciò vi sia racomandata k casa de 
la Madre di Dio, b ciò. eh' ella yi racomandi al $uo filliQk)^ che avo- 
chi per voi in cielo, advocando ;per lei in terra, voi. Dio vi lasr 
si fare quello che sia suo piacere e che sia fructo de le vostre 
anime, e sia lo mellio de Tuopara. Perciò sappiate signori No- 
ve, che r uopara riceve grande dapno, eh' e mastri che lavo- 
rano e fra di essi non posson stare senza bere, anzi vanno a 
bere a le taverne , e a loro case : imde per risparmiare uno de- 
naio, si ne perde T uopara xii denari, per lo tempo che perdo- 
no, andando e veiuendo; che mentre, lavorarebero. Perciò , pro- 
vedete, sicomc^ detta è di sopra. 

In prcsentia sapientis viri domini Georgii , judicis collaterali^ 
domini Andree, honorabilis potestatis civitatis Senensis, et ejus vi- 
ce gerentis iq hac parte ; et nobilis militis domini Salembenis , ho- 
norabilis capitauei comunis et, popoli Senensis — firmavit, quod 
dieta petitio proponatur in concilio Comunis Senensis, presente 
domino Iacopo, operarlo dicti operis sancte Marie, et quod ipse 
dominus lacopus di^to Consilio intersit, etid quod in diete Con- 
silio fuerit reformatum, executioni mandetur. — 

Et ego Uenrigolus quondam Paul! not : et nun^ scriba et a|> 
iictalis comunis Seiicn^i^ et dictorum dominonim Novem, predictis 
interfui et ea ^ripsi et pyblii;; rogatus. . 



f73 WVCUI^KHTI' • 

Nv" 25. <310i1i6 Settèmbre 



I 



< I • 



Maestro Lorenzo Maitani Senese è detto eù'pó^inslr&^ld Buó^ 

'•'■ ma ti' Ortrféliy> k fiMò ctnàdirio órvìdìino. ( AÀcMfVib dbl- 

' LA Comunità' m OrVìbi^. 'Ddibcrb-idrSKi èH Oq^uik? dal' 

■ is-io^f8ia' à oarte 6T • tci^-.> ' ' • ■■•'•'■■ ■ '"•" 

■«..," J :' fi- •»-.. •' •■■' ■ • •' 1" '.' ■''*-■ / 

Die' xHri>'SeptoittbrÌ6 AÀaò HGCCX. Convocato df oóngiK^ò 
oòn^oietoi In* nomine Domm aihèhV'G<Waili vol)ì!s' doroinis SepteM 
consàlibite ^ ^&^ttt arlìbiisl'Aimò Mi òffidium dét>utàtid Ji^tVi pa^^ 
té'Fabrice majori^ ecdéÉÌi^Ui4)ettìtbnè'et oilTiói^KiM j^oponitof ^ -^ 
quod ma^^i* LtiWréiOfu^'ò'liM' tM^ìH Fitttiii'èè-Setììkynfiixeit' 
satìs caput niagi^tet* ad ìhbHcaiki À«qpm<lh;mnfi;pr^ifart«fi^ 
Urbevetanl imltòcties fequisiUiè, Venit-'àdi cKitntc^M'^rl^ì^Mitfttir 
ad repafandàm ipsam fabridaitty qùe qtftisY mi^abéiUi^ rahiaM, éf 
ad' hedifieàndam eandein :' qàam' tft reparavit e( tìe^fiéavit, 'in' 
cospecta Ui^b^vètatii fK)puli "èvTdènter'apparét. Tuhb; ^od'córi:' 
titìiàìé ét> èxpek*tus'f(rit et ic^t in sj^onibus , tiécto '^óf pftriétè' 
ptilcrìtudln^' figùi'aiis^'qdé >àtìè^ dbbèt"^^^^^^^^ ex! paHÌé"UiHtci*it)n';' 
et in 'on»iibu6^'a)ib -ma^r9(eWi<^ et òhiknifèfntl^ ' Ipsi ésJìi^icé ojipòi^' 
tunis; tonc qma solHcitatuf'ad faddHdihn '(ii^Òdlcta^ mi- 

nuendo et temperando hou'in' ntòdipam 'i{iikiÀifàtei/i ; 'et quòd 
plus est, ip^ios'etaniot^e pò^iiIT Urbèvctani co'mmotus, in dieta 
civHate cunette' temporibus' vitti iié intotidit cmh' :ejuè 'femilta 
pertnaneref. Quàfé; «upplii^atàr vòbis', nomine qùb feuptìi, iqpaté- 
nus bonitati et industrio ejusdem* Mld^stri ' Ldti^eMif i!t u'tilitati 
diete fabfice et Coriltinis,' 'd^'^Mità fìòbigditate offitil' pr^dehtcs 
velitìs in' coiteJHò '<5bn*ulun4 stàtutefie et ordinare btr Vestiti decrt4' 
to et auctwitatè 'tìtiùeite i^pm c\icl«itf titiKiato jiredWte •fcfti'Iòc éV 
Comunica, «fi ilictus ma^^r''Lottrefrftttik habè^t'èt'hbbefe "dàifèM 
deavéfe et' peMfiìa dicti'Còmiidiéy dutiì i^érvì^&tìi in Àìtàtìtiìid' 
ca, quoUbet'anfiò, duòdecim' fltik^enb^' àùri bohi et'plit4' éf'Juitfi' 
ponderis; etiqiiOd. quilibet- caiiibràrttó ; qui ' [lìi-ò féhip(fre ftifertf •' 
Comunis predicti, teneatof vin<hil6''Jufàmetìti/dàrè 'et solvete dE- 
cto teagi^tro Ldteréhf io in prìncipicy et infra qtiiàdféòim dm sai 
catóariengatte;'4rè8= flóffe'ijos àdri :' Viso dicto ordinaméiito seù'Viòi* 
tificato sibi, sino apodixa dlò^hMóniitt''^tem "et sigillo si^é* biit^' 



•aiolà doniiM capitanei Uibìsvelem^ qiie apposi daberel in ea: mb 
obatante aliquo ordinamento facto vel faciendo, -«luod -ìm oenlrarkm 
loqneretur ;* qilod habeÉlor ih hac parte prò sospenao ef eorrecto. 
Quod si non fecerìt dictua ^amerarios, de sua pecunia pro- 
pria eidem magistro Laureniio det et dare et solvere teneatur 
ad ejus petitionem et mandatum; ac etiam quod dictus magister 
Laureniius possit quelibet arma portare sme pena , per civitatem 
predictam et burgps^ quando volmerìt.; et quod, si quis eum of- 
fenderei in persona fel rebus , puaialur, prout puniretur, si of- 
iénderetur aliquem civem urbevetanum^ secundum formam capi- 
tuli Constituti civitatis predicte; et quod possit etiam discipulos 
quos voluerity expensis diete felittice, retinere ad designandum, 
figprandum et laciendum lapidea prò parìele aopradicta. Et quod ipse 
magbter LauretUius sit ex nunc cfrìs urbevetanus , et prò cive ur- 
bevetano habeatur ipse et sua iamilia ; et quod habeat immiinilatem 
qmndecim annis proxime venturis ab omni datio, servitio et col- 
lecta et ab omni honere reali et personali. Et ipse magister Laur 
radimi offerì se paratura dare in acquisto in civitate et comitatu 
Urbevetano j quatuorcentas Ubras denariorum correntes et videro 
pontes et alia hedificia dicti Comunis et specialium personarum , 
et consulere quicquid super predictis fuerit faciendum prò veslre 
beneplacito bonitatis et voluntatis. Super quibus omnibus et sin- 
gulis petit utile eonsilium prò Comuni. 



,;. -' \' . NOTA 



Eccoci, a Lar?uia Mi^oi, al celebre arcbilello del Doomo di Orfìeio; la 
fina del qoale m poò dire che ÌBComioci Intoruo al 1310^ non Mpeodosì in- 
aanzl a questo tempo quali larori egli facesse. In Siena appena è se qualche 
▼ulta si trovi ricordato: ed a me che '*on diligenza ed amore grandissimo so- 
no andato cercando notizie di questo arieflce, ben poco dell' esser suo, pri- 
■ackè egli andasse ad Orrieto, mi è ve noto fatto di trovare. 

Harqoe Lorenzo in Siena iotoruo al 1375 da Vitale di Lorenzo, aopranoni- 
nato Maiano, maestro di pietra e di legname , e da madonna Gemma, sua mo- 
glie. Abitò nella parrocchia di S« Pietro a OtìIc e nel 1303 sposò una madon- 
aa Rìccola, che gli partorì Antonio e vitale il quale poi nel 1350 fu capo* 
maestro del Duomo d* Orfieto. Da Vitale, già morto nel 1356, scesero Dome- 
airo e Pietro. Domenico non era piò nel 1356, quando Pietro col suo testa- 
«eoto chiamava erede Chiara, aoa moglie. Ebbe maestro Molano un altro S- 
gHaolo dManalD Ambrogio elie fa moratore e padre di Lorwno, tt qoale do 



Orrel» •! rieeniWM • Mm: • m ae ha ricordo noi 1i7«* ta M> 
ti ipeofowe ^piefta fiuniflli* 

Per maggioro cliiareiia dello cose delle, poogo II segpenlo 

ALBERSTTO DE' VATANI 



LoaiHio 

I 

Vitali 

detto Maiano, 

maestro di pietra e di legoamo 

n. Geanana 



\ 



I 
Aiuaoeio 

muratore 

I 

LoBimo 

nei 1S70 era 

ritornato a Siena 



LORENZO 

n. 1S75Ì» ^ ISSO 

Arcliiletto del Duomo d' Orrieto 

m. Niceola nel 1S09 

n. . • • 4> 1 M7m 



I 

DoHnmco 

morto grà nel 1S56. 



Vitali 
capo maetlrò del 
Dnomo d* Orrieto 

nel 1S50 Nel 
1556 era già morto 

I 



1 

ANTONIO 

maestro di pietra 
già morto nel tS4S 



1 

PlITIO 

Al testamento nel 1856 
m. Chiara. 



N." 26. * 



1310 16 Settembre 



Ciolo, maertro di pietra del fu Neri da Siena prende per suo 
discepolo Tori fratèllo di Baldiwj da CasteifiorenHno (Ae- 
CHivio DEL Duomo di Siena. Pergamena N.^' 616.) 



In nomine Domini amen. Ex hoc publico instrumenio sii omni- 
bus manifestum ; quod Cidus magister lapidum de cappella sancii 
Salvatoris in Ponte ^ quondam Nerii de Scnis, fectt— Ugolinum, 
dictum Geriolum, de populo Sancii Ioannis de Senis — suum prò- 
curatorem — ad reeipicndum prò eo et ejus vice et nomine , 2V 
rium , germanum Baldini de Castro Fiorentino , nunc commoran- 
tem Senis, in discipulum et prò discipulo suprascripti Cioli. Et 
ad promictendum ipsi Terio^ vel ali persone prò eo, ^pod ipee 



dell' aite sekbsb 175 

Cfolitf magistcr tcoebii eaMfem T<TÌwm in sdom el prò suo é^ 
6cip^, ad lermiiiuin et temiìiiOE ttatuendum et statuendos a ^ 
do Cioh; et quod einn dictam suaai artem de lapidibQB docebit.*— 

Acliiin Pisi», io via poUica ante dommn babitationia Dnccii Ne- 
ni Booaveria, positam in via «aacte Varie, b cappella sancte En- 
fraxie. — DomiDice bcamationis anno Dombi Millesimo trecente- 
simo deehno, Indictioiie septinia, seatodecimo Kal: Octobris, ae- 
cundum cònmn ipiflanorum. 

Ego BonaccarsQS Aliai quondam Provwialia^ Vecctnano— 
DOt: — acrìpsi^^ — V. 



N.V27. 1310 S8 Novembre 

AaMatenieiilo de' ifoae sul lavoro già meommciaio dd ITniiii- 
eOj e ddla Mfran tavola del' Aliare maggiore dd Duomo, 
e $u i moeifri deD' Opera. (Ancmrjo detto. Pei^amena 
N.« 614.) 

In nomine Domini amen. Omnibus appareat evidenter, quod 
cum ad oflBcium dombonim Novem — • pertbeat — - habere curam 
et sollicitudmem et amorem circa operam beate Mane semper 
Virginis et circa conservationem dicti operis seu opere, et circa 
cesisandas expensas inutiles que bcumbunt opere supradicte , et ad 
eipensas utiles acceptandas et volendas prò ipsa opera conservan- 
da; — audita et diligenter mspecta prò visione fiacta per discretos 
et sapieotes viros de cìvitate Senarum, electos et deputatos spe- 
cialiter super providenda utilitate et commodo diete opere , et su- 
per necessariis et opportunis operìbus faciendis m opere supra- 
dicto; et habita supra predictis deliberatione plenaria: Invocato no- 
nùne Jesu Cbristi et beate Marie Yirgmis matris sue, — • decrevit; 
coosideratis redditibus et Cacultatibus et expensis diete opere; — - 
quod in operando et faciendo et fieri facendo opera seu opus 
musaicum, quod est inceptum, et etiam in laborerio nove et ma- 
gne tabule beate Marie semper Virginis gloriose , sollicite et cum 
omni diligentia procedatur; ita quod, quam citius fieri poterit, 
conpleantur : — et quod in laboreriis omnibus faciendis et super 
é^ conplendis, steut et. remaneaat solum decem magistri de me- 



>I7I) >^06CtJ]ffeMTl 

liriribiis el uliiioribHSitdìote Oj^ere^ taatiuti'let-ùon plus. -^ Alii^ 
wro Buigistiis omnibus deiit^eoinmurtinh: et' qi^ a 

44ih<lrèrìis>opekrbi^radioteVi*ciiiiii jpsnrà opere rédditus, fiicultates 
«t provi*ita8.i BOafidint «uffieibnies ad ilales 'et tmlas' et sie intolle- 
rabi^lès feaofièii^i^ysabstibeÉBasl'Qttori^ magistronini no^ 

M. Andreas Venture Mi Tiiw i^agawkcii 

ìki fnnmts S§iÉivtgnie'l .^v:ì'i...'^^U;^\C(nmimu^<hidam$ 
M. Tofanns Manni M. Ciotta Mmfffi - 

M. Cieffus Fenturt M. Jucctia de la /boa 

Ego Ioannes Paganelli notarius et none scriba dictonim do- 
mmonini/ Nò vernai— de hdandato discreti et sapientis viri ^Antonii 
magistri Pacis, prioris dictorum dominorum Novem— - coram ser 
1^lQ[«qlbIiVf^edii('mot^t0C ?eiiiiira>Guitbm^^^ tesllbiis prescMibln. li 
anno d^lni MQOÒQi^vindirtioiiiè vVmi, die xxvm Novembris, scripsi 
et (NMictìvi, togata».'' '/ » y 

NOTA 

Qui per musaico non è da intendere, come qualche erodilo aenete ha to- 
ist^jan éntteò paTiiiKlnto del iD«OflMl> 'fatto HI màraifi lavorali a MMineiao; 
OM phitloito on' opera M Torp e proptio mniaioo che ornava la pia antica te» 
«lata di qaol tempio. -^ iM.qi^a^i <;re4puza mi raflbrma il faporo olio aooba 
90! ;1 358., qiiaado alibbaqdonato il ^Duopio nuovo j, che più miignìflco areraoo 
pomjnciato i Senesi dopo il 1731 « fu ripreso ad ii^^randire ed ornare il vecchio', 
maestro Michele di ser ^femmo faceradi musaico in uuo de^ canti della fac» 
data, laflg[Qrà di San Michèle. {Vedi U pag. 108 in noia di quéito Volume.) 

Ma ^riM Ueglio al v^ggà i|aaoio aia Alsa la oplblone del Vatarl II qoa* 
le diee^ .|HlM<» pittore Senese aver;nel payimttnio del nostro Onomo, dato pHÈt* 
cipio di marmo ai ^imeaai delle figure dichiaro e seuro; e coma i prinl la- 
rori di esso parin^nto pon rìsalgoup a così sita antichità; piglierò la presenta 
occasioue pef farne un poco di storia. 

Ripreso che ebbero I Senesf, come ho deito. Il vecchio duomo intorno al 
1 85é ed ingranditolo ed Òr natoko , sécon'docbò comportara la fórma sua primt- 
thra, eomiitclarobo intorno al 1869 il pavimento di marmi a chiaro e aevro. 
B il prìBAO lavoro che si troti ricordato ne' libri dell! Opera del Dao«io»è^ 
queU' anno:, nel quale pqì\o ^i^ uà maestro Antonip di Branaccio t><filMiia li- 
ra e cinque soldi per jj braccifi p due quarri di tarsie di marmo de lo epoM' 
Mo di duomo V e sotto il 1 870 si legge che a maestro Sano di Marco par dO" 
dici porporellè per lo spaixo di duomo , a sol: 10 l'una, si danno £. Si « e 
a Francesco 'di'sèr Àntòuiò }^6r unb braccio emetto di compasso per deitto 
$pm%ù aif%|0ii¥ d^MI^MrtSiaimaaWilArttavie/aitfeiiiio !«*# 19 a<Md<16» 



DELL AKTB HKHBIR 177 

e fc i i lMel ti m • mtmmtf taso di Mara» p«r kiriekméfs^ii kimmeki • roM§i pelio 
t p mm éi dmotmo^ L. 4. #oldi 8« {kwemmm mwLV OrsmA mcl Doom m Suuu. 
latrala e Ufdla aé aaaoa.) 

Qaa H i dooiBMoii aoo doso parala eiie ik la? ori iH oraalo Crtli aello apaa- 
aa Jal émomm^ i qaali §anm aaao aaoora io onere. INm anoi dopo» eioè nel 
1S79 fa ioeoaiocialOy ■ ocoodo H Tliio, fl paTiaMOlo dM é aella oarala di soa* 
aa, dalla eopola m gii, e fra lo altro eote Ul apiaaala la roof a delia fhrtmm& , 
ialoroo alia foalo Moo aggrappali aleooi weariai: tloria, eàe oggi è graadeaa»- 
le logora, loco lo paotoali parala del Tliio « 1S79 «oemiòHa dee^oMi dia, oe* 
dii 9agrmm «Mterif >oo<awafiiai «MraioraiiM fMod m €diu m §§i, Mraium fitU 
af fwtimoa rolo eum komimièus» È del 1 S7S qael Umdo di pieeole pietre laToralo 
a laaaallo, doatrori lo iotogao dello cMà aailcho a Straa» oobm la va aoliea cro- 
airta ai legge m 1S7S. In guano «fuio si fets U fMoiaiaafo a piefre iansUats u 
V tmmm eegBoaie al lavorata oallo apaiio a pie del eoro^ il qoalo, eoao e aotOy 
orapoaift oaHo la cap al a . Tali aoao le pendo di oa likra dell' Opere del iaoaM 
« 1S74 oMfgieb' M Amérm éi Siinmceio optrolo, £.MCfa a aoW olio par •- 
ao flMMfiora 9k§ fheie mi mmsHri H mmmmsm§U, fiianéù fit ek&npita lo poaaf- 
mm étUm «patio éi daoaM, io gaola H fseU a fiéU coro. « M altri lavori, 
C O M O fregi ed ornati che poi forrirono per noqoadrare le florìe , parlano I to- 
gaenli docamenti traili dai detti libri dell' Opera del Daomo. 

1S7t. -A fmaeitro Matteio di BatUlo (tic) felle Ure, di€e§ »oléi, par «no 
èreaeio éi iarssia voiia (mola) che fede aUa eknssa (casa) pelle epasxù. 

1S80. J/oaalro Nanni di Conino die avere lire viniiéme, eeléi gnalordMt 
par futura éi due pietre intaniate di queie de lo epazo éi éuomo, che fw 
remo misurate per maestro Lncha di Cieche, a furane tracia uno e miese e 
«Il pocAo. 

1S98. A Sano di maestre Mateio, per due braccia e XfS di fregio per le 
spaso .... ferini 1 al braccio. 

— ^ A mtmestre Luca éi Ceche nuiestre éi eeneie, dt éette (80 Aprile) 
Mra otffiliaal, aoldi ei'n^aa, e quali $one per dt 55^ cAe servk m l'uoparm m 
eemeiare mtarmi per fare lo epaxo intorno al coro de l* altare ma§iore» 

1405. Maestro Cieche di GioTani concia si marmo. Anne date lire ìfinti- 
éme, seléi sei e quali furono per tJ braccia, J quarre di fregio a scaglioni 
per io sposto éi duonw. 

—— Anne dati per queste laverìe facto al tempo del nostre ufleie : fatte^ 
me patte et sute d' aecerée celi* operaie : per braccia seéiei , quarre une éi 
fregio éi «araio 6<aiicAo, «ero e rosso a spinL 

— (1 406) 1 3 Marto. Marchetie d' Adamo e compagni maestri di pietra 
éa Comuu^ E dieno avere a di x/i/ di marzo lire centoquaranta e quali li 
debiamo dare per una rotta (mota) anno fatto murare nelle spaszo centra 
a la sagrestia. 

Ecco il priaio documento che parli di lavori a figure nello spano del Duo- 
tee Seaeae. La ruota eoaCro a la sagrestia y non paò essere che il tondo di 
■aroM éowe e figarata la Fortezza. 

13 



178 DOCUMENTI 

Dopo quel tempo non troTO altro ricordo d' opere fatte nel parimeBtc», fri» 
ma del 1 493 ; nel qual auno si cominciarono col diserò di maestro Ootntn^ 
eo di Niccolò , capomaestro del Duomo, le storie di Giosaé e di Sansone, instame 
al tondo del Re Darid, e alle Agore di David, e di Golìa.! doeomeoll che ri- 
fiorirò qui sotto, ci faranno chiari di questo; mostrando quanto sia IMsa l'opi- 
nione di coloro che quelle Storie Tollero attribuire a Duccio. LaTorarooo nel 
fregio di esse , che è formato di certi pnttini, Bastiano di Cqtmo da Pirenie ed 
AffotHno di Niccolò da Siena, il quale in una sua memoria del 4 di giugno %4n, 
dice espressamente; che maestro Domenico (di Niccolò) fece la storie if^l re 
JÈMiifid, k Bastiano di Corso nel 17 di dicembre del 14ìi9 fu allegalo il detto 
fregio. Eccone il docomeéto. 

1495. Diceaubre. Bastiano di Chorso massiro da Wironno s'^aièské a di mv(f 
di déeembrs a fare brada cinquanta e piit quelo ehs a me pmYrà,'niH frogié-M 
qmulo si dsb§ fare lo spawo nel duomo a pie te sekalelo de V eAtmtg moféara* 
(idMflivio DBL Duomo di Sibra. Bfemoriale di Bartalom meo Oeecàl,> Oberalo e* f«) 

i 43é« i}omenieo di Francesco , cartaio de* avere — per tìs qmaéerni di fopU 
reuf^ij eòe Paulo nostro per la disegniatura de la Storia di Giosuè. ( Aecnno 
detto. Memoriale di Antonio di SaTio, Camarlingo, dal 1496 al 1497* a «.'Si.) 

JN.^ 28. 1310? 

Patti con maegtro Duccio per la pittura daUa parte di ditiro 
ddla tamia ddf Altare Maggiore dd Duomo, (Archiviò 
detto. Libro di Documenti Artistici N.*' 1.) 

In nomine Domini Amen. 
^ ..Questa è la concordia, che Buonaventura Bartalomel, et Pa- 
rigiotto ebero insieme, del fatto de la tavola de^ lavorio de la 
parte dietro. 

Conoscono ce sono trenta quatro storie principalmente ^ le 
quali stimano per la magiorezza d^ alcuna d^ esse storie , a le co- 
nfinale : et per li angioletti di sopra , et per alcun' altra opera , 
se vi si richiedesse di penello, che le dette storie sieno trenta 
otto: per trenta otto sia pagato, et abia et aver debia di ciasce- 
dtina fsic) storia, due fiorini d''oro et mezzo; fornendo esso mae- 
stro Duccio tutto ciò che fa mestiere di penello : et V operaio 
dell'opera, debia fornire di colore et d'altro che bisognasse: 
del quale pagamento, debia avere el mastro Duccio, ora contiati 
cinquanta fiorini d' oro et 1' altri debia avere, scontati questi, sh 
come servirà, per storia. 



0BLL' AMTB SOIESK 1 79 



N."" S9. 4315(1316) 8 GeODajo 



Ddabenisume dei Signari Natte dd Caneiglic 

re a fmt la nuova fooola di nastra Danna nétta laro Cat^ 
iedrale. (AmcÈvno dbllb RiFoiMAGiom di Siena. Pergamo 
ne del Camuoe di Massa N.® 333.) 

In nomine Domini amen. Congregatts dominis Novem, Vciil^, 
inro justitie, gubernatoribus , eC defensoribus Comunis et popidi ci- 
Tilalis Maasane, Consilio cr eden tic, capitaneis, et gonfaloneriia ao^ 
cietatum j et majori conailio popoli Masse y in palatio dici» commua 
de mandato nobilis, et sapientis viri Agnolini domini Salimbenis 
de Salimbenis de Senis, secunda vice Capitanei comunis et popidi 
suprascripti , Eacta primo proposita de infìrascriptis , de vobntala 
et consenso prionim dominonim Novem, et YexiUiferijustitie, se- 
condimi formam statutorum : sub annis Domini mcgcxV , indictione 
xiui, die ¥111 Jamiarii. 

Cum opus tabule nove beate Marie Yìrginis non possit per- 
fici et compleri, adeo quod non sit pecunia, unde possit satisfierf 
e&pensis lau^iendis prò dicto opere; et dictum opus opporteat ef- 
fectualiter compleri, et dare indugium dicto operi, quod Ceictum 
est, posset agiliter devastari; ordioatum fuit per dominos Novem, 
et yexilliferum justitie, gubcrnatores , et difensores comunis et po- 
poli Massaui, et consilium Crcdentie, quod magister Peruccius, o- 
perarìus operis beati Gerboni , prestet pecuniam opportunam pre* 
diete opere, diete tabule facicnde, et sibi magìstro Peruccio reci- 
pienti prò opere sancti Gerboni, prò securitate diete pecunie pre- 
stande, obligetur eidem oblatio totius cere que offeretur in fosti- 
vitate sancte Marie de mense augusti , et tamdiu oblatio diete ce- 
re sit dicto magistro Peruccio dieta occasione obbligata , quamdio 
steterit, quod sibi non fucrit de dieta pecunia integraliter satisEa- 
ctum: et credantur, et stentur de dieta pecunia prestanda, scriptu- 
re libri dicti magistri jPerucctt, et scripture libri illorum oflBcia- 
lium supra dicto opere diete tabule eligendorum, vel electorum: 
et quod de predietis fieret majus consilium popoli, in quo propo- 
oatur, quod si vidctur et placet dicto Consilio, quod predicta fiant^ 
nec ne: et totum et quidquid in dicto Consilio ordinatum fuerìt^ 



180 DOCfJliXNTI 

firmiter observetur: non obstante aliquo capitulo Constituti, quod 
itfj.òéMl^àrAini']o<j^èfè<ur:-4tìòà inde vobis videtur , et pla6et , pe- 
tit dictus dominus capitaneus, quod dicatis et consulatis. 

' ' Sef > Fhiti^ - Dilli ÙDus et dictis cónsiliar Us' surgens ab area^e^ 
rk,^ irti diclò teortiiWo dirity et oon»ùlit (sic)) quod fitfì et observe- 
tuf totuni, èf quìcquid in diòta imposita contineM*; non "astante 
aliquo capitulo Constituti) quod' in contrarium toqueretor. 

Summa dicti consilii est in dicto et Consilio dicti Fini, qui 
^iit et ^nsuTit fsic) ut ^iipra patet: facto inde diligenti partito ad 
sblruplìniam ptssidum , et palloctaruni , obtento per lxxt palloctas 
ìnventÈis^ et missas in pisside alba del de, non obstantibus sex 
pàlloctid inventis in pisside nigra del non. 

' Ego Cerbonius quondani Inghilberti abctorìtate imperiali no- 
tèirtud, prédicta omnia, prout in actis dominorum Nòvem , ila hio 
soripsi, et rogatus^ in publicam formam redcgi. 



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N.^ 30. * 1316 28 Ottobre 

Peiii^hne pòrta ai SigHori iVòre, perché sia conservata la piùà^ 

-' Wù fWa fere dal Potestà di Siena nella saia dei suo Pa* 

f ' ìazko' pve'egll rendeva ragione. (Archivio dbllb RiFOBMvir 

•• GioNi' M SìBNA. Consigli della Campana Tom: 87. a e. d52.) 

- .^Com 'mlJlivoritis legi ux dieio presenti Consilio per me Fran- 
crscum noisrìum prenotatum, quondam petitionem eie. Tenor dictcj 
petitionte talfé est, videlicel: Coram vobis dominis Novem, defeli- 
soribu^ et guberriatóribus comunis et populi civitatìs Senarum , pro- 
ponitur el dicitur, quod Presens dominus poteslas comunis Senarum, 
fecit mirabiliter el pulcre pingi salam sive curlem domus comunis 
Senensis, in qua ipse moratur, et ubi Potc»states Senenses soleni 
oomedere, que primo propler igncm, qui per rcctorcs comunis Se- 
nens^is preteritos ibi factus est, adeo erat nigerima et turpis et visu 
hòdibilis ^«icj, qùod nedum rectoribus talis óivitatis, qualis Sene est, 
feed qùibuslibet aliis singularibu^ fuisset hodiosa et indecens ad ha- 
bitandum. Nam visum erat ibi quasi fuisse cribanurti : nunc autem 
oculo esl delectabilis, cordi letabilis et singulis sensibus human» 
amabilis', iei Tnagnus honor etìam conHmibu^ sinc^li^; ut eorum re- 



OBLL- AITB SifNBSE J8t 

dores et preBides bene, polcre et honoritice habitenl, tam ratio- 
ne eoramet ipsoruni, tum ratiooe foreosium, qui persepe ad do- 
mos redonim accedont ex causis plurimis et divèrsis. Ihilto ta- 
men coetat comuni Senensi secundum qualitatem ipsius; verum* 
tamen si ibi fieret iteram ignis ia brevi in turpissimum et niger* 
rimum statuin pristinum deveniret; quare placeat vobis ad con- 
servatiooem et prò conservatione diete picture ita pulcerrime prò 
hoDore oomunis Senensis et rectorum ipsius j vestro solenni stan- 
tiare decreto, et post modum in oportunis consiliis comunis Se- 
nensis et per oportuna Consilia lacere sollenniter reformare ; quod 
presens Potestas comunis Senensis et quilibet alius , qui prò tem- 
pore fuerit, non possit vel debeat in dieta sala seu curte fiaoeré 
vel fieri lacere aut pati vel consentire aliquem fieri ignem de lignìs 
vel paleis vel aliis rebus , que fumum fiaciant, vel exinde fìunus 
exeat, ad hoc ut dieta pictura propter fumum non nigrescat, ad 
penam et sub pena centum librar, denariorum Senensium. 

( Fu ddiberato -^ Quod dieta petitio sit firma et ante vadat in 
omnibus, prout iacet età 

NOTA 

ATiitt) il 3 di Ottobre era stata presentata questa petiik>ne, nella qnale 
parlasi é' ana pittura fatta fare dal Podestà di Siena nella sala del Palazzo, do- 
t' e{;li abitava e soleva tenere ragione. Il qual palazzo, detto perciò del Podestà, 
era coofiunto a quello che serviva di dimora alla Sij^noria. I.o avere scambiato 
questa pittura con 1' altra della Sala del Consiglio nel Palazzo pubblico, è stata 
cagiono di opinioni, le quali io mi riserbo a confutare, allorquando tratterò del 
celebre pittore Simone Nart.ni. 

IS.* 3i. Ì3f8 8 Giugno 

Duccio del fu SacchfitOj Operaio, si confetta debitore di 300 
liire a maestro Camaino del fu Crescentino ^e ad altri M^ 
stri di pietra per lavori da etti fatti ndla fabbrica della Cat* 
tedrale. ( Archivio dell' Opera del Duomo di Siena. Per- 
gamena N.^ 652.) 

Anno Domini MCCCXVIII, indictione prima, die viii mensis 
joniL Ego Dticcius quondam Sacchecti civis senensis, populi sancti 
JohamiÌB, hoperarius (sic) et amministrator hoperis sancte Marie Vir- 



1 83 DOGUM KNTI 

ginìs de Senis, prò me ipso operarlo et ammiDistratorio nomine pro 
dicto hopero facio, constituo me principalem debilorem-— libi ma* 
gistro Catnaino olim Crescentini , commoranti in dicto hopere , pò* 
pali dicti , recipienti et stipulanti prò te et aliis magistrìs laboraa- 
tibus in dicto hopere — videlicet prò te et Tino filio tuo; (7orfi- 
no Guidi, populi sancti Johannis ; Tuccia Nerii, populi Abatie No- 
ve; Turino Pasfam'sfu, populi sancti Salvatorìs; Ceccho Ricevuiiy 
populi sancti Donati; Giovannino Fannis, populi sancte Petronil- 
le; Ghino Venture, populi sancti Peregrini; Chde Gratianij populi 
Mansionis; Gese Benedir populi sancti Mauritii; Ceffo Venture, po- 
puli sancti Stefani ; Pavdo Jndree , populi sancti Martini ; iftcche- 
le Ugolinij populi sancti Jobannis ; Ciolo Maffei, populi dicti ; Fan^ 
Ite Bentivegne, populi sancti Angeli ad Montonem; Andrea Raul- 
li, populi sancti Johannis; Andrea Johannini, populi sancti Ange- 
li ad Montonem; Ceccho Lunardi, populi sancti Johannis ; ^^nto- 
nto ifanm, populi dicti; Toczo Nuli, populi sancti Antonii; Bt^ 
nuecio Panecaldi^ populi dicti; Cido Neri, populi dicti; Nuto 
Neri, populi dicti; Jgnolino JUichelis, populi sancti Johannis; Jlnr 
dreuccio Fannis, populi sancti Angeli ad Montonem; magistris la- 
pidum dicti hoperis — in ccc libras honorum dcnariorum senen- 
sium minutorum, quas tihi et eis pro dicto hopere dare debeo — 
pro laborcrio et magistcrio, quod tu una cum eis fecistis in dicto 
hopere — a proximis preteritis kalendis januarii usque proximas 
preteritas kalendas junii — 

Actum Senis in domo dicti operis, coram Yannuccio Ducei 
et Bartalomeo ejus filio, et Johannino Nerii, testibus presentibus 
et rogatis. 

Ego Nicholaus notarius filius quondam Seracini, prcdictis o- 
mnibus interfui, et ea scripsi, publicavi, rogatus. 

N."" 32. 1318 8 Giugno 

Confeiàiohe di debito di Duccio del fu Sacchetto^ Operaio dd 
Duomo, a maestro Camaino del fu Crescentino, e a maestro 
Tino «uo figliuolo. (AkchiVio detto. Pergamena N.<^ 651.) 

Anno Domini millesimo CCCXVIII, indictione prima , die Tiii 
mensis junii. Ego Duccius quondam Sacchetti, populi sancì» Johan- 



DBU' àMtE SEMBn 183 

MB, liopenrins el ammiDialrator lioperìB sancte Marie Vii^nsda 
Sons — ooBBtilao me prìBcipelem debitorem et paguloreia vebis, 
nmffsilm Camaino Cmee n Hmi ^ et Tbio filio tuo, et Johmtb» 
Neriij in vigenti quinque floreois boni et puri auri et recipientis 
ponderis — qoos — solvìstis , prò dicto hopere — magbtrisy qii| 
iveraot Gerfidcho ad fiu»eiido8 mannos rubeosy et vecluralibiis ad- 
portaiitiiips diotoa marmos ad Seoaa ad dobnm dicti hoperia et i^ 
alia expeatm prò dicto opere — 

Actam Snis in domo dicti hoperìsy coram Bartalomeo Yan* 
nncGfiy eH Yamiccio Docci! , testibos presentibos et rogatia. 

Ego Nicbobus nofarius filius quoodam Seracmi, predictis omni- 
faoa interrii, et ea acripsi et publicavi rog^tus. 



ROTA 



Hffiraaso tteHO, 8 Milo ttamo fltono Dvccfo M U atechelia , Opariio 
« S. Maria di Siena fi «Mlikabce debitore di lire oUo e soldi dieei df dOMh 
ri ■■■fri, a «aeitro lino ài Camaimo • clM dicbiara rleev^re delta MMima per 
Yaoai castaido di delta Opera, al fsale doreraii detta ^«aatilà di deaero per 
re|inof del eoo ealario. 

Bollato io Sieoa da Niccolò notare Bfiìoolo del fb Seracino» alla pretensa di 
Ciovanoioo di Neri, e di maestro Torino di Pagamigio, 

Pariaiento nel detto giorno ed anno lo stesso Dnecio del Ai Saeehetlo si 
ceslitaisre debitore di esso maestro Tino di Cawwino, cbe dicbiara ricereee 
per Ceeeo d* Oriundo di Tonni, in lire settanta, e soldi dìeiasseUe di danari 
senesi « i quali detto Cecc*» dorerà arere dall' Opera del Dnomo per presso di 
lavoro di pietre, e per presso di calcina. 

Borato in Siena da Niccolò del fb Serscino, alla presensa di maestro IW 
rimm di Fa§anigio , di Vannnccio di Dnrcio , e di iartolomeo di Vannnccio. 

(Amcwrio niLL' OraaA oil Dcomo. Pergamene N. 658 e MI.) 

Di maestro Caimaimo di Creteenximo o Creteentie di DiHisaivi scoUore 
eenesr, le memorie cbe io bo raceolio. Tanno dal 1908 al 1888. Abilò nelU 
contrada di Valle piatta e in del popolo di S. Gio? anni. Il sno oobm apparisce per 
la prinsa volto nel 1298 come nno de* maestri cbiamatl a eoosifliare saprà R 
pie eoorenienCe Inogo per fondare la Fonte detto Fumava o di Mor§o Fnhu^ 
Dal 1800 al 1338 stolto si serrifi dell' Opera del Duomo di Siena. Nel 1808 
sttmè le piasse e le case posto ira Is chiesa dell' Abadia di San Donalo verso 
la porta Camollia^ le quali doverano essere mandato a torre per fare «ne mM- 
va strada; forae fuella detto delto Stufa Seeea. E nello slesso anno fb sinda* 

del Gomwm di Siean e dell' Opera del DMaso a dividere firn 



184 DOCUMBNTI 

i MoÉAèi di S. GalfflDo e la d0Ua Opera, alcani terreni poiti Belle ir«rti di Hi- 
cereto, Foiaoo e Tocebi. Nel 1 939 si trora che fa aoo de* aiaetlri a delerai- 
oare il confine della Piaisa del Campo dalla parte di Porla Salata. Finalmente 
nel 1 330 apparisce fra i mieslri che misurarono e disegnarono i looghì dote 
doTOf ano porsi le nuo? e mura della città. Ma la maggior gloria sua è V esaere 
stato padre di Tino, scultore degno di essere aruto fra i principali arteUcl ehm 
nel principiare del secolo xnr onorassero V arte Italiana. K piglio Tolentleri la 
presente occasione per parlare di Ini , perchè mi pare dobito di hooa cittadino» 
liberare dall' immeritato oblìo questa gloria sconosciota della mia patria. M è 
grande fentnra che per fede del ralor suo restino ancora alcune sue opere: 
fra le quali, per cominciare dalla più antica, dirò« essere il sepolcro innaltn- 
to dai Pisani alla memoria di Arrigo Vii imperatore: il che si profa per nn do- 
cumento pubblicato dal Ciampi {Noiisie inedite della Sagrestia Pistoiese de' Bel- 
li Arredi p. 196.) che qui mi gloTS riportare. 

Bxpense facto ad monumentum domini Imperaloris mense iulii anno Domini 
MCCCXIV. (stil: pisano) 
Tinta, caput magister opere, de somma libr: ecce, quas habere debet prò 
costroctura monumenti domini Imperatoris* 

Tinus scoiptor lapidum, de residuo libr: ecce, quas habere debet per eon- 
stmeturam tumbe domini Imperatoria, lib: riginti qoinque. 

Morto nel 1321 Antonio d'Orso, rescoro di Firenae, il celebre Franceaeo 
da Barberino, suo esecutore testamentario, diede a fare a maestro Tino una 
onorata e bella sepoltura, la quale essendo collocata nello spazio che è tra la 
porta di meato e la laterale sinistra di S. Maria del Fiore, non sono molti 
anni che fu trasportata sopra la seconda porta di fianco a mezzogiorno di qoel 
tempio. In questa occasione si scoperse una pietra incastrata nel muro, nella 
quale si leggono queste parole: 

OPERVM ' DE • SENIS * NATVS 
EX ' MAGISTRO * CAMAINO 
IN ' HOC • 81TV ' FLORENTiNO 
TINVS • SCVLPSIT • OMNE • LATVS 
HVNC ' PRO • PATRE • GENITIVO 
DECET ' INCLINAR! 
VT • MAGISTER • ILLO • VIVO 
NOLIT . APPELLARI. 
Questa {scrizione fti lasciata goffamente nella parete antica, qaandki aita 
sepoltura dei rescoro Antonio fu dato quel nuovo collocamento. 

Di più vi è ricordo che nel 1 322 il nostro artefice fosse condotto a lavo- 
rare neir Opera di S. Giovanni di Firenze: ma non si sa qoel che vi faraasB 
(Berti« Cenni Storici Artistici di S. Miniato al Monte pag. 140.) 

Altra sua opera è il monumento fatto al vescovo Felice Allotti morto oal 
t586. È in S. Maria Novella di Firenze, ed ha la scrilU - TlNVS • SENENSIS ' 
PA€IB (^^r.) È da avf ertire però che gli scrittori leggono LINVS e non TIMVd, 
aM lo Mon ho nesaan dobbio clie essi abbiano letto male, non easaodoaai aaai «a- 



VUO! MttiW'énKSE léo 



Imwé Ira §Pf wlMèI Smmh M'MmMv#Xpì99 ■■ 
Uro Tkm. Dei qMle pi r iMe a la !• eroi» eeeero la Ufola ii 
ìiMeiiMiH, éme è e%iau Haria Yergiat, «MAé» MUa eillè ii ,Tfira aptiaro a 
ib ■BBlari ; peata oggi aeDa eappell^ iaiicala a S. Galio iella MaMiiala ii Fi- 
fa. Ri paiteeaia ioMo tf aflémaro elM a lai, a aoa a qael preleso aiaeelro 
Um iabbaii iaro V arehitetlara iella eappella iati' lacaroaaU, Ofgi ii 8. Ra- 
■aietiaM Pnmmuik Va' altra opera iel noetro lYao^ìMMtU W 

■alla tao Si^rU F<M«e, la ^«ale al raol laaipi era oella PrìaMiiala, 
il a iMia kallailBiala, eoa Haria a taMarfliafa iella Vtta ii 8; Ciar BaMh. 
La ^oala apara fMta ael I81t para eto onU aia periata, aoa tronaaia l » riear^ 
iala aaBe pie raceirti Gmié§ ii Piaa 

Dalto ■■■ori» che li beano te Sina 4i ywito artales si ear* cke «gli 
mI ISIt-M «ra t$fo ■■wtfo 4el Dóóim, eclM od 1S44 cn aorto. Goa 
«■mO BMMirfa ko coMÌIalo f Alterello acfeate. 

.\ . . 



I 

CàMADMI 



la aaa Mamia aoao ial 1SI98 al 18S8. 

I 
tino (Martido) 

ae a l lera a arcbUella 

aofi ial 1819 al 1888. 

. \ . 

I 1 1 

lUaaBBaiXA Cola lUaToio 

■• Metro di 8er DoU 
pUtora 

N."* 33. 1317 45 Decembre 

Confemone di dAUo di maalro Vanni dd fu Bentivegpa, e di 
nmettro Antonio del fu Manno, maettrt di pidra. (ÀRcanno 
detto. Pergamena N.^ €50.) 

Anno Domini millesimo CGCXVIIIy indictione ii, die xV men- 
sis deoonbris. Nos magister Fommì olim Beuiivegne^ popoli san- 
cla Angeli ad Montonem, et magister JtUoniuM olim Manni de 
arie lapidum, popoli sancti loanms, conlrata Comitis, — cestitili- 
IBII8 noe principales debitores et pagàtores tibi Fuccino Mei Poe- 
e», in otto libras honorum denarionim seneosium minotomm j qoos 
moluo a te de vero et ptoro capitali. Ju^UMpns. = 



186 OOGUMBNTI 



Actum Senisy Meo Aiuti, et Niccholao Docciì, testibus pre- 
sentibus el rogatìs. 

Ego Niccolaus notarius filius quondam Seracini predictis o- 
mnibus interfui et ea scripsi et publicavi rogatus. 

N.^ 34. * I32H-22 \n Febbrajo 

Partrt dei niautri Lorenzo di maeriro Mattano , Niccola Nutì da 
Siena, Gino di Francesco, Tone di Giovanni, e Vanni di Gio- 
ne da Firenze ^ stilla nuova aggiunta dd Duomo. (Archivio 
detto. Pergamena N.® 667.) 

In nomine Domini amen. Nos LaurenHus magistri Matani 
et Niccola Nuti de Senis ; Cinta Franciscij Tone lohannii et Fan- 
nes Cionis de Florentia ; magistri provisores et consiliarii electi , et 
assumpti ab hoperario operis sancte Marie maioris senensis eccle- 
sie, et consiliariis operis prelibati, de conscientia et voluntate do- 
minorum Novem , gubernatorum , et difensorum Comunis et populi 
civitatis Senarum , super factis et negotiis novi operis jam incepti 
ecclesie sancte Marie prefate, ex parte graduum ecclesie memo- 
rate: visis equidem omnibus et hiis diligenter inspectis, que in 
dicto novo opere continentur, et que nostro judicio consequentur 
ex eo ; et habita super hiis inter nos deliberatione solepni : Chri- 
sti nomine invocato , de nostra comuni concordia nostroque iura- 
mento prius prestito, in hiis scriptis consulimus, videlicet. 

! la primis consuléodò dicimus, quod nobis videtur et patet, 
quod fundamenta novi operis que fiunt ad presens augmentum maio- 
ris ecclesie antedicte, non sunt suflScientia , eo quod jam incipiuat 
vallare in aliqua parte suL 

Item videtur nobis quod more predictì novi operis suiBcien- 
tes non sint, quia non sunt tante grossitudinis quod sufficientes 
6Ìnt ad substentandum pondus et ire ad tantam altitudinem, quan- 
tam opus novum predictum requirit et postulai; eo quod more 
facciate anterioris diete ecclesie versus hospitale sancte Marie de 
Senis , sunt grossiores mori (sic) novi operis memorati. Et dictom 
novum opus esse debet maiorb altitudinis veteris; ydeo eius more 
novi operis predicti esse debent majoris grossitudinis , maicnrisqae 
roboris et laboris, qauà more yeteris operis antedicti. 



DKUi* ABTB SUmSE 187 

Item nobis videtar et patet y quod fandamenta nova non con- 
veniaoi cum velerìboa et adiangendo opus novum cam veleri, b 
pilando obslendent aliquam novitatem; cum fundamenta veteris 
operìs iam sint rasisa , et novi operis fondamenta rasisa non erunt 

Item nobis videtur, quod super dicto opere non procedatur, 
Gom sit necesse dissipare de opere Domus veteris a medietate me- 
tis sopra, versus opus inceptum iam novum. 

Item nobis videtur et patet, quod in dicto opere non prece- 
datar; quia volendo dissipare opus vetus, causa coniungendi cum 
dicto novo opere, fieri non posset absque magno periculo metts 
et voltarum veterum. 

Item nobis videtur, quod in dicto opere non amplius proce- 
dator , quia metis predicte ecclesie , finito novo opere , non rema- 
neret in medio crucis, ul rationabiliter remanere deberet 

Item videtur nobis, quod in dicto opere non procedatur nl- 
lerìas; quìa postquam opus foret completum, non haberet roen- 
soram ecclesie m longitudine, amplitudine et in altitudine, ut iu- 
ra ecclesie postulant 

Item nobis videtur, quod m opere non procedatur deinceps, 
cum vetus ecclesia sit adeo bene proportionata et ita bene simul 
conferant partes sue in amplitudine^ longitudine, et altitudine: 
quod si in aliqua parte aliquid iungeretur, opporteret invite ut 
dieta ecclesia destrueretur in totum , volendo eam reducere ratio- 
nabiliter ad rectam mensuram ecclesie. 

Lalum, datum et pronunptiatum foit supradictum consilium per 
si^iradictos magistros in biis scriptis, sedentes in palatio dicti Comu- 
nìs Senarum in sala ubi Consilia Campane comunis Senarum fiunt. 
Cui palatio ex duabus partibus est via publica et ante Campus fori , 
et M qui sunt veriores confines. Sub anno Domini millesimo tre- 
centesimo vigesimo primo, Indictione quinta, die septimo mensis 
(ebraarìi; coram Nese Ughecti, Cuccio Cregorii^ Karlo domini 
Mìni, Francisco Cosi, et Nerio Righi, testibus ad hec presentibus, 
et rogatis. 

Ego Salvi filius olìm Cenni not: predicto Consilio et pronun- 
ptìaticmi interfui, et quod supra continetur, rogatus, scripsi et 
publica vi. 



188 DOCDIMCNTI 

N.^ 35. * ^ 321-22 17 Febbraio 

/ suddetti maestri j vi^a F inconvenienza di ptotedere wMa nuth 
va aggiunta dd Duonìo^ consigliatio che si oostruÌ9ca di 
nuovo una Chiesa bdlaj grande, e magnifica. (Archivio 

detto. Pergamena N.« 671.) 

In nomine Domini amen. Nos Laureniius magistri Matani et 
Nicchola Nuti de Senis; Cinus Franciscij Tane Johannis^ et 
Fannes Cionis de Florentia, magistri provisores et conmiiarii, eie- 
cti et assumpti ab operario operìs sancte Marie maioris senensis 
ecclesie et consiliariis operis prelibati, de conscicntia et volun- 
tate dominorum Novem, gubernatorum et defensorum oomunis 
et populi civitatis Senarum; super (iactis et negofiis novi operis 
iamincepti, ecclesie sancte Mafie prefate, ex parte graduum ec- 
clesie memorate; visis equidem omnibus et hiis diligenter inspe* 
ctis, que in dicto novo opere continentur, et que nostro iodicio 
consequentur ex eo; et habita super biis inter nos deliberatione 
solq)ni: Christi nomine invocato, de nostra comuni concordia , no- 
stroque iuramento prius prestito et dato super punctis defecUonis 
dicti operis, Consilio nostro, ut constat de dicto Consilio manamei 
nòtarii infrascripti; nunc vero super hedificando novain ecclesiam 
in hiis scriptis consilium tale damus, videlicet: 

Quod consulimus ut ad honorem Dei et beate Marie Virginis 
matris sue Sanctissime; que semper fuit, est, eritque in futurum 
.capud huius civitatis Senensis; incìpiatur et fiat una ecclesia, pal- 
erà , magnia {sic) et magnifica , que sit bene proportionata in lon- 
gitudine, altitudine et amplitudine et in omnibus mensuri^, que ad 
pulcram ecclesiam pertinent et cum omnibus fulgidis ornamentisi 
que ad tam magniam tamque honorificam et pulcram ecclesiam 
pertinent et expectant: ad hoc, ut noster dominus Jesus Christos 
et eius Mater sanctissima, eiusque curia celestis altissima in ipsa 
ecclesia benedicatur et coUaudetur in ynnis, et dictnm Comune 
ben: ab eis semper protegatur aversis et perpetuo honoretur. 

Latum, datum, et pronunptiatum fuit dictum consilium per 
dictos magistros, sedentes in palatio comunis Sen: ubi fiunt Con- 
silia Campane dicti comunis; sub anno Domini millesimo CCCXXI, 



DRLL ABTB SENESE 189 

V, die xvu moosis fèbr.:.^oram Nese U^ecti, Guccio 
Gregorìi et Nerio Righi , .testibu^ preseatibus et rogatis. 

Ego Salvi filius olim Ceonis not: predicto Consilio, et omni- 
bus suqpmdiclis interrii ^ et:ea rogatus scripsi et publicayL 



1 > 



N." 36. . 1329 13 Marzo 

I 

Déiberajniome dd (^amfi^€ d\(hr9Ìeto in favore di maettro Loren- 
zo di mMMiro Maitanp. ( Abcuvio del Comune 01 Orvieto. 
Libro di Rifòrn^^ze di detto Apno. Voi. xxi. p. 15.) 



. I 



Anno 8; nalivitale li C^JCXXIL .Inditf)ne quinta , die xiii meih 
sis martii. 

Omissis — ItsfD proposuitrjdoo(iinus Capitaneus quod videa- 
tur, et placeatidipto, Consilio providere et ordinare super infra- 
acrìptam petitippenii, que essf talis.; 

Coram vobi^^t — narra^r prof parte ofiBtialium nove maio- 
ris ecclesie sanct^ Marie ipajor^ pivitatis Urbisveteris, quod cum 
magister LaureiUim magistri Uailani ad pe^itionem populi et co- 
munis Urbisveteris , et.officialium ipsius civitatis, qui tunc erant, 
venit a civitate S^narun^ d^ civitatem, cum provisione salarìi trium 
bironeosìum grossorum de ^rgepto prò quolibet die; quod sola- 
rium pauco tempore babuit. Deinde prò exgravando opus predi- 
ctum, extitit sibi promissum por offitialos opcris predicti, duo tu- 
rooenses prò quolibet die, et quod dubatur eidem unum podere 
opagryiom 'e\ suffic^eptcm per comune Urbisvcteris, prò svplemefi- 
to dicti sui salarìi ; et Soptem qui crant , predieta promiserunt se 
tacturum (tic). Sub quq spe /et fidulia scrvivit diete operi per longa 
tempora, nec podere m^ sal^rium sibi primo, promissum habuit. 

Quare supplicatur prò parte dictorum o^.tialium operis pre- 
dicti, quod cum ipso magister Laurentius sit adeo utilis tam Co- 
muni, tam etiam predicto operi, quod vobis placeat in vestro op- 
portuno Consilio ordinare et firmare, quod eidom provideatur de 
dick» podere sibi proinisso, secundum quod placcbit prudentie 
vestre, et ad hoc ut ipso fnagjster Laurentius non habeat ma- 
teriam conquerendi, nec a diete opere discedendi. 

Meus fratris Oddi , unus de consiliariis ^icti consilii , consu- 



1 90 DOGUMBUTI 

luit — - quod idem magister LaureMint (git)' èìì ex mine firmiM 
in opere predicte ecclesie et ad ipsam opus feciendom et habeal 
et habere debeat illud salarium quod sibi prius' prómissum fcut in 
principio quando venit ad dictum opus faciendum: elicei ires 
turonenses grossos de argento prò quolibet die. et quod domini 
Septem eligant — quattor bonos bomines quos voluerint , et eÌ8 
videbitur expedire, qui — providendi facuitatem — habeànt 4^ 
cto magistro Laurentio et indepnitati ipsius; de eo silicet pre- 
terito tempore quo idem, magister Laurentim non babuit et rè^ 
cepit salarium sibi primo prómissum, silicet trium turoiùensium: 
— et quod totum et quicquid per dictos quatorboiios bomines 
sic electos circa predicta omnia et singula , et circa provisionem 
fiendam eidem magistro Laurentio erìì foctum <» taléat , teneat, 
et procedat — non obstantibus etc. 

Facto et misso soUepni partito per dictum dominum Capita- 
neum de bussolis ad palluctas , de consensu et "voluntate domino- 
rum Septem supra dicto Consilio Mei fratris Oddi ,-^ super pe- 
titionem ofBlialium sancte Marie prò magistro Laurentio j placoit 
txxxxiii consiliariis dicti consilii, qui miserunt eórum pàlhictas 
ùi bussola rubra de ttc, quod ex ^nunc omnia et^gdU qae in 
dicto Consilio dicti Mei continentur, sint firma et rata* •^•et exe- 
cutioni mandentur — non obstantibus Vii consiftariis Óicti con- 
silii , qui miserunt eorum palluctas in bus^là ni^a dèi no. — 
Et sic est obtentum, et reformatum. 



N.^ 37. 1322 18 Aprile 

Jltra Ddiberazione dd delta Comune in favore dd ìnaeHro Lo- 
renzo di maestro Maitano. (Aechivio detto. Libro di Rifor- 
manze. Voi. XXi. Anno 1322 p. 29.) 

In nomine Domini amen. Anno eiusdem a nativitate MCCCXXII, 
indictione quinta^ die xii roensis aprelis. Nobiles viri, dominus 
Raynerius domini Zaccherie, Mannus domini Corradi, Monaldus do- 
mìni Catalani , et Bonutius domini Petri , quattor boni viri electi per 
dominos Septem — ex autoritate — sibi concessa — p0r consilium 
consuhim artium et XL diete Civitatis,— volentesprovklere iodqpni- 



DELL* ABTB BEÈUSE f 91 

Ulti magistri Laureiùii quondam iragistrì lUàytani de Senià , prìn- 
cipafe magistrì operis maioris ecclesìe beate Marie Virginis , diete 
civitatis, prò eo tempore quo habere debuit salar ium sibi per di- 
cium Comune promissum, quod totum non habuit nec percepii , 
H prò utilitate operis supradicti , et ad hoc ut dictum opus de bo- 
ne in melius perducatur, et ipsé magister LaurentiuSy de tem- 
pore venturo stet et moretur prò principali magistro ad dictum 
opus fiM^endum, fieri faciendiun et exercendum, et non habeat 
materiam secedendiy et recedendi ab opere inèmorato ; et né di- 
ctum opus reoianeat sine magistro predicto; prò evidenti titiKtate 
dicti comunis et populi operis supradicti , — decreverunt, quod pré- 
dictos magister Lourefilittf habeat , et habere debeat cum cfféctu 
osque ad* decém annos pròrime subsequentes, Venturos^et compiè^ 
I0S3 quolibet dictorum annonim, per totum mensem agosti éujus- 
libet dictorMi annonim, trigintà rùseriùs {tiara nue, iensacót' 
maiurOj) boni grani, de grano Comunis predicti: quod graiium, 
qoolibel annOy ut dictum est, camerarìus^bonòrum rèbellium '^i- 
di Comunis — • leneatur , et debeat cum effebtu dare. — predicto 
mfl^stro LaurmMio — ita tamen quod ahte omnia; dictus magi- 
ster Lonrenfittf leneatur et debeat facere cum effectu finem et 
refìitationem et quietantiam — de non potendo et. non agendo j 
«indaco seu camerario comunis Urbisveterb — de toto eias sai- 
brìo et mercede quod et quam habere debebat, et petere pote^ 
rat dicto Comuni , occasione dicti offitii dicti operis et generaliter 
de omnì eà ete. et toto eie 



y."" 38. 4 325 16 Dicembre 

Domanda di tnatgtro Lorenzo Maitani , al Comune d* Onrieio. 
(Archivio detto. Libro di Deliberazioni dal 1325-26 N.<> xxrf 
a e. 75 t.) 

In nomine Domini amen. Anno eius anativitatc, MCCCXXV, 
indictionis octave, tempore domini Johunnis pape xxi, die xvi 
menc^is decembris — dommus Ricciardus (de Camerino) vicarius 
(domini Rodtdfi de Camerino Capitanei Comuni» et populi Civita- 
iii Vrbi99€ieri$) proposuii — quod videtur et placet — Consilio 



19:2 ^ocUiM^Ti 

providerc, et ordinarci saprà infrascripta petitìone^ que talis est 
In nomine Domini amen. Coram vobis sapientibus viri$ do- 
minis Septem ad defensionem Comunis et populi civitatis UiiMSve» 
toris deputatis, exponit et narrai magister I/ouretUttif, magislrì 
Haytaniy olim de Senis, universalis capud magister ad;fabricam 
operis ecclesie beate; Marie Yirginis de civitate Urbis veferis depiH 
^atus; quod, Qum tempore, quo idem magister XaureiiiittM ad pre- 
d|cj(am c^vitatem accessit ad fabr^q^aim <£cti operis iacieodam, fiie- 
qlj tmifc pe|r opportupum coosilium ordinatum; quod ipse magister 
Lf^urpi^iui. ^^herei haberje et recipere quolibet anno, dum aervive- 
d^ia o^r^ supradicto, certam quantitatem salarii, depe^cunia et 
^)k«re CpjDaunis Urbeyetani , et quod hsybereidebefet.immuoitalemy 
et) ifr^fuicbiMamm dieta ciyitate ab omoi datio, servitio, im|K)8Ìta^ 
et,collq6tar, et ab omni honere (sic) reali et perdonali , p^ tem- 
W^y qui^cijqfji, ^nf^orum ; et qij^pd idem magister LaurtnHu$ posai! 
pmPÌ9 arma perire ; et plura alia in servitium et commodum et 
u^t^t?^ ^\^ m^g^tri Laurenza fu^runt ordinata; Qt dictum tem- 
pusj^q^indccim; anpprum appositum in reformatìonfr. séu 
mentP siipradJQti iìonsilii sit» jGinitMm; qucjd.ordio9meiitiim seu 
fprmatiqjac^ fiiit MCCCX, indictione optava;, tempore itomioi Qe- 
ii^entuf pap^ quinti, die xvi mensis sep^embriSi et scripta per ser 
^staurum > Federigi tunc notar ium ,dpminorum Septem ^ et populi 
Urjtùsvetani; et idem magister l/aur^if^ sempeir serviverit, et ser- 
vici ; éf. ^vire intcndfit idictp popMlo , i^t jComuni .iij^.^brica et o- 
pere supradictìs : petit ideo et suplicat idem magister Laurenttiif, 
quod vobls placeat in Consilio consulum artium, et XL bonorum 
popularium diete Civitatis, proponere et ordinare, et ordinari fa- 
o^efi quod diclqs magi^|er Laurentius^ liabeat et habere debjaat 
salarium , immunitatem , et franchisciam , et privilegium , prout et 
sieat h^buit diclis quindecim annis , prp ilio tempore quo diete cofr- 
^lip videbitur , et plac^bit; et gaudpat et gaudere possit et debeat 
salario, immunitate, et privilegio, et dignitate, contentis et ap- 
positis , et declaratis in dicto ordinamento scripto manu dicti ser 
R^es^uri, prp ilio tempore, quo dicto Consilio videbitur expedire; 
et quod omnia et singula contenta , scripta, et declarata in dicto 
ordinamento de dicto et prò dicto magistro Laurensto, serveo- 
lur et veqfliceAt sibi locum, et prosint dicto dmagistro LourenltOj 
Ut ;lQCum.h|^buerunt| et seryata f|ierunt in dicto tempmre quìnde- 



dbllI A9n miBSB 198 

y prò tempore per didum coosUiam onUiiiuido, bop 
predict» ye\ aKciii predìctomm, aliquo capitalo Statoti 
coamnis, carte popoli, vel aKo ordinamento, vel iure, que'M 
oootrarium loquerentur ; que in quantum prediclis, vel alieui pre- 
dictonim essent contraria, cassa sint, et suspensa, et prò cassis, 
el mwp^^p^ habeantur et sint. (Fu oppravaiaj 



N/ 39. * 4329 26 Ottobre 

Dcltterosume del gran Camiglio deDa Campana wpra U paga- 
nmUo d* «Ito toltola /blla da moeitro Pietro Lorenzetti pe' fVYi- 
H di S. Maria dd Carmine. ( Abceivio dbllb Rifobmagio*!. 
Consigli della Campana, Volume 108.) 

Item, cum prò exauditione cujusdam petitionis eribite officio 
dominorom Novem prò parte Prioris , et totius conventus de Se- 
nis, Fkvtrum ordinis sancte Marie de Monte Carmeli, lecte , et vul- 
gtfizate per me notarium in presenti Consilio: domini Novem — 
prima die, que fiiit xxiiii presenti» mensis Octubris, et postea 
sobseqoenti die secunda , que fuit beri xxv dicti mensis , stantia- 
verint — quod domini eamcrarìus et mi provisores comunisSena* 
nmi, de pecunia dicti comunis, •— debeant — solvere dictis Fratrì- 
bus et conveotui quinquaginta iibras den : senensium , prò auiilio 
recollig^ndi quamdam tabulam bonorabilem, et valdc pulcram, in 
qua de beata Yirgme Maria, et beatissimo confessore Nicolao, et 
apostolis, et martirìbus, confossoribus, et virginibus, multa pulce- 
rima seriosius sunt depicta per magbtrum Ptirum LortmteiH de 
Senis : que tabula dicitur esse costi cl florenorum auri etc. Si di- 
cto presenti Consilio videtur, et placet dictam expensam approba- 
re prò utili et necessaria prò comuni Senarum , et stabilire et fir- 
mare, quod domini camerarìus et mi provisores comunis Sen: — 
debeant de pecunia comunis Sen: — solvere — dictis Fratribus, 
et conventui dictas quinquaginta Iibras den : Sen : — . 

NOTA 

Pietro di i^renso o LorensMii, chiamato erroueamente dal Vasari, Pie* 
fr« Immrmiif fii fratello Maggioro éf Ambrofio Urmtetiii pMtori asbidoe, i 

U 



• I 



164 ' «òclTtfÈNtl 

quiii gtOMero a oMiilèberte edaisereAcere 1' oaore MV 'lite évmmm^ éopétìbè 
^Uveiw, Segka^ Vg^Uno e Simone ;i#iirrt><, #ODi«raiibflà«lji pàààatlfi'iè»- 
iqori^.che io coao«ca di P<«iro ;coid e. «fleBea,, è quatta., \.' . 

1Sp5-6. 95 Febbraio. Petruccio di LoreofQ riteve Ui^€^ 110 j^ ^citnCa, 4f> 
pentura fece ne la tavola de* signori Nove. ( Biblioteca Pdulica di Sisma, In- 

• ■ - ' I ''ili''.'!:''»' 

Irata e Uscita della Bìccbema^ ad' annuni.) 

GII altri documeDtfVbé figaardanb opere da lui fatte, è delle ^aàt^ttóli pir- 
la il Vasari, sono i seguenti* 

lS3d. Aneho xx lib: a mostro Petro di Lorenzo dipegnitore, dipegni - 
t^^lUi^iyrie,-^ahe ^jk^efel^o ne la cknsa de l* opara sancte Starie^ì^^mcnifio 
DELL' Opeea del DUOMO DI SiEiiA> Entrata e tJscita ad annuni.) 

13^.3. Ancko ij lib: a mastro Petro, dipenlore^ per la dipenittra* d/e la 
pòrta "ifiuova'àeì duòmo, (aechitiò detto^ Entrata e Uscita ad ànnuni.) 

* ' 1385. Aneho lib: Lxxix a maestro Petro Lorenzi dipegndorel tq^sali U 
demo in trenta fior: d^ oro per fé prim^i paga de la dtpi^nitiiirk"^dé ta fa- 
vola di saneto Savino, che die avere- Anco 1 lib. a maesito Ci^sho de la gra^ 
malica che trasse la storia di saneto Savino in volgare , per farla ne la ta» 
vola^ (Aaaiivio detlo/ Entrata q Uscita ad anpum.) 

Il Tizio nelle Sue Storie Senesi mss. fotlo l'anno 1337 reeistra: « B^e 
anno Petrus Laureulii pietor Éenensis floruit: cuius pictura egregia inspieOur 
in ara ecelesiae Ùivi Martini, eupra Hostium quod est a latere deixtro et e 
regione artie \éÌ9Ì Sebastiani, quae est in eomu sinistro eéelesHae eiuidem. 

Intorno pòi alla |ia?oU fatta da Pietro per I Prati dèi Caroline, della fvale 
parla il presente documeutOy leggo questa partita. 

1830. 30 Decembris. Item lib: l Conventui et Fratribus'saneie Marie de 
Mantecarmelo f quos a Comuni reeipere tenebantur prò auxilio euiuedam 
èórum hohorabilis tabule picte, quam fieri fecerunt in altari Convent%i9 eO' 
rum ^* qui dati fuèrunt — magistro Petro l.oreuzeCti, pietòri^ (Biblioteca Pub- 
blica M'SùnrA* Entrata e Uscita della Biccherrta, ad annam.) 

Questa. ItTola fu tolta dair aliar mairgiore della cbiesa del Garfuine, «d era 
appesa sopra la porta del refettorio del Comeiito^ quando «al 1&18 aodò veti- 
dota In Ingbiltarra. ..».,. 

Nella sagrestia dèi Dooofio di Siena^ oltre la tavola della Natifità di Maria 
Vérgine dipinta heri34d, sorìo iì mano del nostro Pietro^ le storielle/ ora dl- 
?iae, d^, gradino di essa tavola ; ed alcuni quadretti ne* quali è pgurata la ilo- 
ria dell' UiTenkiotie della • <:(. Crocea tro¥ati non sono molli anni, dietro lè'oaoiìe 
dell'organo sinistro del Duomo- Nella casa dell' Opera del Duomo sono aleiioè 
mezze figure, , le ^uali dovettero far parie d| uq' ancona: e uella chleaetla di 
S. Ansano presso 1' Arbia fuori della porla S. Vi^iii^'' ^ di lui un' altra tavola 
colla Madonna', Gesù Bambilfio, S. Pietro, due Santi Vescovi e due Angeli. Vi 
è scritto il nome del pittore e 1' anno .1p30. 

Abitò il Lorenzelti uella parrocchia di S. Pietro in Castel vecchio, ed ebbe 
per moglie GiiaTanna.^i. Miiio del cioerchia, sorella di quel NIecoiò* il quale 
comjfOte ÀI .p<^ioett9, .4«M4. Pasaioina di Gi9sà« .Crk^ goaiido Pietro oioriMe è 



DBLt^ Mm 6anssE 195 

it BM ftma MM wJfgbhe bmII^ lm|| M ¥«r«> eW io J é c—c ««Hit 
al ■Baio e all' arte datta terribile peate M 1348. 

•rratall» ^ #lilre« li^, oea»alMaMil éeUe^ Jaaàrgffe ImrwmMii, M qaa- 
la BOB aarà foor 41 propoaito, dì riferire qoelle notisie che ho poCrilò roec»- 
^kmrns o la pie ootioa è M IW4. QBaal» .aoBo di eaoe r arto. 

iW^ 4n€9 ss «ol: • OMMOfro Ambrogio éipegniiaré pmr acmteùtiwrm al 
oIpo a U wuimi § iivrieciìioio (librieeioolo) de la nòstra J^ooao di Dmamtm, 
par iKpifiori. (ABaanrio onL'OpsB* *bl Hijoho. Ubro 4'IolraU e fJseila 

Lo portila ebe aegoooo rigoardaDO le pUtaro iMIo da JoiAroffo neSa ao* 
la de' Uovo dotU d§Ua Pae$^ sei Palaaso Pobblico. 

IW7^ ttt d' Aprile. 

iUioa o mmntra lotbooflo l^orootettì « dip^gmUore, par porle M pr»o é§ 
lo d^paoloro dal palato de' tigniari Nove, diede forimi é^ oro? zxxi IH: xrt 
eeàiM tw da»; (AoeBiTio tosiXB iliooiMaoiom ai Snaà. Libro d* latrata e Daci- 
la doBa Bfeebenui, ad aaaaai for 99 rorao.) 

*- iO ditUagaob 

Jboo o «MMflfO Aoibroflo LoroaiettI dipaalonv por porla dei prezo do 
lo diyaalara éU poUoo, dieoio fiorimi d: oro, de* fwnU avomo poUvta\4o* oi- 
piéori Ifooe (Aechitio dello. Libro detto a fo: 49. 

tSM. 18 di Febbraio. 

Jboo b flioaalfo Ambraogio Loroaiotli , dipéoi&re per parlo dei avo aa- 
Iorio deUe dipemiure tko fae nel Paiaewo de' ein§ ni or i Move, di eoi fiorini 
d'oro. (ABcanno detto. Libro detto ad aoooai f: 19.) 

— 94 SoUembro. 

^aco ol maeUro Aaibrogio Lorenxeltl, e quali diete forini d* oro fll éo^ 
me por paligia dit^ Nove, (abcbitio detto. Libro detto té: 99.) 

— 8 dì Decembre. 

Aneko al maestro Ambmogio Loreaietti, e «fuali diodo ferini à' oro, 
foro per dipen§itura the fedo nd Paioxo dnf Nove* (Abcbitio detlOb Libro del- 
lo a fot 57.) 

1550. 18 di Febbr^o. 

Iho Nooem Gubematoree et Defeneoree eoimmie H p o pmH eivitaii» ie^ 
normm dgnifomnme vobie cameràrio d quatoor provieoribue eomwnie , qood 
dodo et eolvatie $ex fior: de auro magietro Ambrosio Lorenzetti, pidori, prò 
ìtione partie eoo iaborie pietwre fede per eum in noelro Palatio* 
Sanie in nostro PaUttio èie xrm Fébr^tarii, (AacBirto detto. Delibo* 
del <^oeialoro ad aanaai*) 

— 90 fiiogao. 
ibioAo ai madre ABubroogio Lorenzeffi, dlp«iilora, e quali diede fiorimi 

fero por omo ealario di ,piuedipinglture fatte #al Palato del Comune. (AA* 
canno detto. Libro d' Entrala e Uscita della Biecbemà ad àbdaia a fo: 59.) 

•* 99- Bo? e» b r e. • 

itomi mmgieiro Aaibnaaia Loaeail; piatoW. prò qmlboddam fiftirie piede fC 



196 >A<9ocxrmMm'" 

Ìfù^iH9-t4m Mm^U\do MÌmrà m BhnékìfWiib. (AM«i¥i»> detto: 'likl» Mt% «1 
•ooain a fo; 40. •'<"■'• li- •■ -'•• \ '*J'"'^ ;::.!•»« .'i.- •• » u 

.1 { QoefC.altre parlile •TÌfMrd«Éi»«leMiilÉPV0fi'4i Ambn^gU^ pèt ilÉi Hut e per 
le ' Spedale* * •' ' •■» •• *» ■ •" ; •<•»*'• !* • '» • r»'» i • »: « ••''•■ »•"•' *•' 
ISSA, ilncibe itiiMftr» Aoibraogio koi«ii«Bltii]Mr fMfle di ifiiafld dl# dMa 
laeare par l« dtpa^fvrA- Ja Imote éiS^n Oaaeatiaa, In rranfajlorliìf id'ore 
A%.-.'jurx1»r. tei: x- ■ v* . i*' 

t :. - ^-. Jnoo «/iMit/ìlià: 4a</ ael i >ll dtiii; I ^velf po^ a indaflfQ' Paole 
Biodi, par faeiiura la predella da la lavofa di San Crueento a par lei taf ii ó *^ 
m^ tk9M90ffn^>'P9r^998flLpr9d9Um*' .<'.(■ a- < -..: > ->i.-;.r 'm 

— di Loglio. ..•••..••■;'■ . ••: ;i» -^---^ ••! •! 
Anco xviii ^^' ^^^ Bol.'i quali dii a maettro AiÉÉWodgio lorOoti, di' 

penigre^^ par T ^^alo a par io aAoMdailara eèa.dlpaiuay dbaafd dinéngi a 
^^ altare de la Vetrine M^tia. ^ 

1 1340. i4fiafto>o:maajCro Aabroogio LoreozetUrdipafviilora, par aowplìlièi»- 
(o da V Agniolo che età a l' altare magiare di iDaomùi che fnfieiin 'éi é qu è 
fiorini d'oro et mesa e due fiorini: li dii Biagio ChiaoeUi^o^etmU ueekio» 
Aneho a maestro . kmbmofgM LOrooooUì, per parte di-queUo eh» die ave^ 
ra per la dipintura la tavola di San Creeeeneio, in trenta. fiorini d'oro, oM 
L* hxxxxr, eoi: x* ■■..■***■',■ 

Aneho a oioaffro Ambroogio Loreuxi , dipentore > per parte ■' di é èn éri die 
onere per \la dipentura la tavola di San Creeeento, in trenta fhrkd fH* oro, 
/soma. opera nel Ubro de le mèmorio de^fatH di detta favela. 'V' -.^ 

— dncAo paghamo al maeetro Pkvolò Modi ; oiaai^lro dUan^Hdoio^'pér 
la predella e per le eolone de la tavola di San Creeeiénto (dk^ là qutUe di- 
p$gnie el oioaairo ABobroogìo Loreofei; ^fooranla è due Uèt nove eot4 a dtte 
den: (AmcHiTio iiiLL'>OvmiA dbl Duomo m SnoiA. Libri d'IMnle è Ufoite» ed 
anoos) ! 

. 1«40«.1» Settembre. ' ^ 

••>;. ilieaaCro Anbroofo {eie) .lone oie U é dlpatiroJra, de* dor#a> di; iPfriil 
famòre anni MCCCXL etara ri di grano leve, el quale li fece p^eeteahe 
eer Mino noetro retttore> Abatuta la detta poeta péroiò'ehe^si^éotà^M eho' 
M i^ dipegniaro la ehapella del .o<oilfél-oi (Aoooitio baOLO ^SnÉDAUf M S. 
#AK|A j»iLLA Scala. (CooU correnti dal ISSS el 1551. Libro aog|iet0>A'O.teer» 
Ile 65 Terso-) ■ ..\ • •/ -.a-. »... \-. *.iM 

.,.,« 11 Ti^o. poi Belle aoe Stori* SoMataotlo t* enoo 1^44 >\ dieet Awbaeiioi 
Mnrei^tìi, .pletor Se^emie hit temporUme fiotùit: Anno eném tpnajrtin»dÉaiÉ»- 
eo pieturam eontpicuam Nuntiationie Virginia eum tam'étooto ;dli|M4 di^ 
eeeneu, prò faeie templi divi Petri Castri velerie , Virgunoaiaegne^iéx admor 
f^ etmeiernationemy optine pitueit* Taòutum quoq^ ara^ ma/orie^'iUine oa- 
,dieulae* Hoc vero anno Mappomundum voluhilem uMOd in aula aacond» tor 
liaUniio . piiMIal Patata eet. Ola ntirfeeit. . > . i . . wr . 

L'afliretoo e la tavola soindicati noo esìstono più."'OboM albii^ioaiile piò 
^ J*yPH « ffW (i^ ,i.H.KilWÌOvCr#M^ipHito> tppreMleU Cannate, in tNi'«\iwr6hioiì\ 



DBLIi' I JtWe : aWBSB 197- 

L'sttiaii B^MOfUiXclM ia e^Bttkf à' Amòrogkt , ila iegaeale 
1345. Une tre a maettro Ambrogio pUtOft figliuolo di LoroBa#,|Mr#|« 
OMM /Igmn eké dipime nella camera de* iignori A'ove. (ABcnyio oellm. RI^ 
POuuMMfi M SmA. iDlraU • UaciU Mia Biecberna^ ad annan.) 



N.** 40, 1330 40 Luglio 



II 



JBlesjme di.:NÌQcday e Vitale a Capomaethi dd Duomo d^Ot*' 
vieto s dopo b morte di maestro Lorenzo Maitahi. (Aechivio 
GoMiJifALiH d'Obvibto. VoI. XXXI delle Deliberazioni , dal f 330 ' 
al 1331 a ò. 50.) 






In nomine Domini amen. Anno HCCG)(^Xy indicljpae xuJi, . 
tempore domini Joannis Pape xxii , die decima mensis Julii. Ck)n- 
vocato et congregato Consilio quadràginta virorum nobilium et po- 
pularium , et CapitSM^^i partis ^elfe. civìtatis Urt^vetane — dominus 
Matheus vicarius — potestatis, proposuit; quod cum occasione mortis 
magjistri LaurmUii /Hiagistri Maytatdj olim capud auigistri operia 
et fabrice ecclesie beate Marie de Urbeveteri , didom opus et fa- 
brìca provisione indigeat,' ad Noe ' ut dictmn opus et fabrìca tardi- 
tMent, vel impédimentum recipiat; quid videtup et placet dicto 
Consilio providere, et ordinare supra omni et qualibei titilitate , et ' 
comodo dicti op^ris, et fabrice, et ad hoc utdictum òpus, et lubri- 
ca desideratum finem recipiat; et quid laciendum et ordinandui^^, 
sii io predictis, et circa predicta. .«,i 

Neapoleutitts domini Petri, unusdeconsiliariis— dixit — quod 
magM^ fficda . . . (sia) et f^Ucdes magistri Lottrensa , (rie) ex 
mmc Slot et esse debeant càfpudknagistri operis et fabficé €Cclei^é 
sQpradicte, bine ad sex ménses proxime venturos; et qùod magisier ' 
MeuM . . . («uO ^^ Urbeveteri, .exbànditus et condepnatus còmunis 
diete, ci vitati^, occasione |Cu]qsdaQi..homicidii per.eim^Mt dici^., 
perpetrati, sit simul cum prediclis magistris Niccala ei^Fitaley et 
esse debeat òapud magistet* f>perì9, et fabrice memorate; et quod'^ 
oondepnatio et sententia lata centra dictum magistramf ifetim-^" 
sit et esse debeat suspensa , 'fiinc ad dècem anhos' pi^òximé yèh- 
toros, ita quod in dictum tempus ipse magister Meus possit sta- 
re et morari secure — in dieta civitate — dummodo. idem magi- 
ster . JfeiiJi..fi6iwiati t04« «ervive • debeat \ dicto • tempore -^ in .dicto o- 



198 OOCI/MmTI V 

pere : — et quricl ])redicti magistrt iVi eofo , €Jt FifaliSj et idem ma- 
gister Meui habeant — de pecunia oi^ris et Fabrice ecclesie supra- 
dldtiT, qruoltbdt tfie •=— dietorum deceiri annorum , decem sòlidos — 

NOTA 

^ ferino* già fé ut* aùù\ e piò che il MaiUni impiegaTa 1' arte tf f lugegAo 
neir innalzamento del magnifico tempio di OrTÌeto, quando intorno al Ghifiio 
del 1380 «gli paasò-'dl qo'etla vita. Dolse grandemente qoetter' perdi IH «gR ÒÌK 
▼i^iii, i ffoali. iMfv^uoacef ano tfqapto dalla maneaiiKa di. cea)'iÌD|ìfti€Ì «omo, 
foMe per riaeuttrne 4|ueU' opera. Noodi^ieno ycorierpi fucora, f4^/^ ff^ito anni, 
primachè alla memoria del primo architetto della loro chiesa poi^eas^ro o pie- 
tra, o parola. E di fatti la statna del Maìtani che è nella parete finitura ealer- 
na del Dnomo , non tì fu collocata che Intorno all' ultima metà del quattro- 
ceAiÀ^ eòa la gégnènte fierltlone. > at.: 

i -».'•// I » ì. i.ii.'.' '• ". 

BDAT LAPIS IflC NOMgN PKNB . 

OBUTRRATUM. ^ 

LAtJflRNtlI^S NTlilTAm SBtììtMsiS PÌtlM(ÌS tifili iFltl '\ *"'' ' * » 

* • mrus opftRia MAGtsnB fost biUTiNosiH"»''' '»•'■' 

..«OOfcM niPCNROS LMlt)R0é AB URBBVÉtAftA't >^^i ili"! .;.: 
,i , ^k;.) ri.BCVURLICA PRAlMpS J^BU^^rCUNPUTO»'! -j '•'.{*::( j<. 
• V , ,.,.':.1j ..... .OBllT ArtflQ .IICC(;XXX, ji. ......i. i^^.j ^ i'iil 

(T. JDai.l^ri dell' Arobifip «ifir Opera dèi l^oeiii;4tOrNÌ9to^iid» ÌH«r patidM 
Tjiile, e ifi;4iTe.r;»i tempi, letti e fpo^lialiO^igeijt^iliei^l^ coj^\\^tf^.^] fiW^I^ 
morefoli miei amici, traggo queste altre memorie ch^ riguardano ilnoe6ro Itoitanl. 
1534 ? Die dominieo jrx( nnensit Junii^ viginti odo fiot: da bonp.§i.pur0 
aUKiì talentifJ a'd^ cùria m eehtum^iÌóoaieÌm'denarì'or\lrneortóneif^ ra- 

tionem quatuor librarum prò quolibet Hèfréno,^editHn Wplé^ -éféfMI» ài' di-' 
vir.$U^ <K«àdi/iÌM^'trrd cérHdo €rbaldl>iàatraoh9 'umi éè ù!l/ì(féti»i*<il^^*9Ì^lHo, 
prò ftoffrndff , a(v Af^f«»V<« /<><<^« (ìm»< |W>> lH<f<^f\<¥il<lt.oj»fr<|n4frAttji^^tÌffr<f. 
eqéfraiU, qui i^eif. H Jaeifbot ma^if,t0r, ^^eutiua^ c(f||tft, m«4rf«<f:V''«^..0f^ff^ 
ionifte aiaWa, ciim fnairiafria ConsU^ m^'f^m^-. 

flit - ad fomanèfh vitri positam iuxta portam Epi$copatus,eittiiaiit prhisv€i€t'ùu 
r",DÌ9 m$reérii xxni mensu JuntLtrigtnta fior: - soTvH màgutro Lio* 
reiitiò ^(i^IrrkaUni; ea)Hf# •m^iìtM%M''Ì^^Ì^''É^aé''!ÌÌarà^p^^^ 
nkmihUi p)t0ètrUÌ9^^^i§ptÙ M iiKUiefidi^ÌMMMia9ìiér{$k*ymqfk^- aé^ éHo ffUil 
i49niU #'a6r«Ar<ì»preiar/r< 0|(b.tf»>.Voii<f »i|iio4Mifn0,ii«f«iita|iH^ 

1350. Lellu» «r Savicao: Aaòuarufif prò vettura' wUif ialtnarum melffia — . 
prò forma aquile xti eoi* ' 

■^- -^ l!liii 'Febiirtril. ■ '" '= ••' "•'" '■■ '' '" " ''"•'"^'•' '' '•'' 
- Pét00ìugikieiu$ OetovaOi kaéi4ii'' prò riu/kia^ 



DBLLNAirfB. aUBSB tM 

iM'ffv là fi m ^p a^léuimrm Aqma$ 4fMf ..lOfM (L* Jq^. im pMaUM owe- 

ISSO. xxTiii Apriiit. ,. 

m dis xxrtJamfirU, «fftM in dié^,fekrHflriiprQ^f^$^frH0riii,$Mfiorenas 

md rpli(MM«k q^Mtw likramm H.r,^..ptrp /or,. ., ■;,,.; ...„-, . 

Habuii " magiiter LaareoUas magUtri MaUDi — Rf^.^rfi^ mt^MuM 
fKftgriii»^ iM^epiis t^^dfd xxn .w^fntii W^kr morii H fnin^ in di$m xxn.jméw 
9iM MtM, .•^ef^itk.idfi itiiM m^fuièm^p i^Ueeim diebM^.,suihM4 ^xit» 4ittmm 
HetiL: 



issa..6dta{(i »(eiuit..ioaU. .. ... .- . ...V., 

ÌHgii^ Lai|ren|l^ ,ma§i9^i Matani , Jkok^ prfk Molariq ipt/fftf^.dlji^rjim 
mfntif Mtaii. pr^ifue prHtriii^ ad ra|j(a»«« fri .^.,-..jif ri dm^^fm 4(c\. 

.m^U hm ^mi.^^t^ iMfir^ , ffl'.j .....ii^:.*. . . i/:.-i» I i i." .../ili. 

M>eeem $€piem <t6r: iteli: jo/vit -- eamerariu» magiMiro Giaonocto RoUaa- 
4iy pietori $olventi Mi ef prò magiaro Gaidollo LoDardelli, pietori, prò pi' 
dura ei adgtnafura V^am feeerunt de dualniM formi* Amgilorum, (Sodo sii 
Éè % ild W%éófc«o Wulìa* |fcfta ^prtncipale del Daomo, gettati da maestro fjorem^^ 



e loii da naetiro Buxio di Biagio^ come opina il Della Valle). 
:i <AMli|n^t»>nBfr ève«Uri*'iM"1479. della «fob^lca. ddlMomo f OnMP 

fra,lik^^Hm^«^->,Vot9k iKM^'«'V . •. \. 1 ..- i.y. » ... r 

jraocyploi^m ma^pi|n f^fii afpio |Knri«fi(^5a»cl«^J|far^, dnignA' 



tum manu maguit^i Laurentiu, 

- '•' • .i '. .»^^À■'^i '•.•■• .•'•1.'. **'.•'•''•■'••'- .* .r. 

Rispetto agli altri artefici Senesi nominati in questo documento, cioè .* NiC" 
eola e Meo di Nuio o Nukm (detto qui da Orrieto) e Vitale di maestro Lo- 
remto Éi&iiftni i-hé -da metter- Ihorì" le tegnètati natMóiè , -tratte pariaMnte dai 
likri JélU .Abbridr M Duomo di Onrieto. * 

■ • * 

m4f •; .• . ^ '•-: l • •■;. :' 'J. ' . i-: 

TrigitUa duo toh et octo den: iolcit magistro Nìcolotio Nuli, per at^d^;- 

re a Perugia, 

— XXV Marti!. 

Quinque lib: et un sol: solvit ìkÀgisi^ò Hiecoliitto NtotI ile SeiHs, ^ tih 
HebmM prox{mè preteriti»^ qm^tmè sereitHt dieto operi prò xiù éoì: per di€9h 

1SS5^ Xfi Aprilis. ! • il • !•; ' : ;i»r .'.. •• , . -^ < -..J 

Qumitot lik: '-4oMi -r.^mfkgiUrQ f^fspo^ {loti prò foft^r^.filpreiio.un^ 
gmmginU eive figure de Ugno prò poro. ^. ^ ^ , 

— — ZTiii Decembris. . . ^ * 

ifoom Ii6; ioivit - cornerà Ani '-- 'ma^fillrò Ktelfiole *hàti>rà praW» «e j 
fiKiura tu fgurarum^videlieet: Sancii' F^aneisei^ Sàneti Dominiti, et 8emM 
ÀgmHni, ad toHdnem nt Utf^éti prò ^gmàHbet fgtmL > - 

1S45. xn Janii. . ••■^ :i . -■ 

Ma§i0tro Nicqle Iloti eaftilima^arrp didi opeHt, prò deetm peto diesai 
pr^Hms preteritie^proiu eoi: pr^ «iiafiM die.^^ .^. .^ 



étì Doomo d* Orvieto, che dal 13S0 al 1S48 ne fa Capomaettro, • efte'Hel '194Ì 
era già onorto. './...> 

in olUnfo di^fll(tfa'4l anaettro Iw^mò' Maiténi soà qàeAì i dòcttneoti. 

ÌÌZ9. Dh Stknik€è&^p9nulUwMìn9ÀHÉ MaH^ $exd§Hm fOii 9t xH $ùi: — 
Molvii " magisiro Vitali magiiiPi Laoreiitii magiari Malaol; prò ptHiù txixtn 
libr: ei ri ondarum boHonorum vtechiorum de pluribut ratiùhi^wg*" 

•' GelaechHHk$'ràiikiki$H iér Ifeieiut màgUiri Lippt 'SuperMtm operià /!*• 
hHé9 kanéié MàHB;i^àUÌBèruni)flMiÉimtnt mà§Uiri^ VltalM màgiari tmh 
rentii tamiguam eapmimagistrumdieii opere ^ in logiam dieti operii} exieigk' 
tilm» ibidem magieirie ejuedem operie ad labotàikàutkT ^ ^Mifieiri/éoram 
gmikie^P^IMIMe ìkSàpéritUi^ dieiò^màiUtro VtfaH^» tHikiyM^ a CòmwU 
eleàù èt'pàetiii,ut ekpuimtgùltr& ipìiòìrum^ iuraveruiU fIdeHiiir éMtire. (AÉ* 
CHiTio DALLA Cohunita' d' Obvibto. Deliberasfool del tSdnélgiiò, ad aasttai.) 

-f.' II'>;i ' ' • ■• : . : ■. '■•■••. fw' ,■ .-, ■ - \ V.. . •.. ■.'. -, 

Pwttè fra mMKro' AgdslinO;, e ¥MiMm ^owàtAmùffUmah da 
Siena^ e Simone e Jacopo di GHHto if'^restf^^iMf^'to^w- 
"' iknijkiòne dt ìiHà CàppéBd néOà Ptèvt di S. Marta dT ÀrtM- 
.., Mo. (Ahchivjo db' Contratti di F'iftEftsk. CàfiÌB spàrse.)'* 

<l «' !-■••• |. ■.!• • -.y '-li. • .» ■ ' • , 

ir.i. ntr^ aomorde Dio ama {^ii^y di yu de. febhri^iio 1332. ■ 

Questi sono e patti che sono enfra td maieslro jtfgiiatiNO da 
Siena da \ una parte , e Simone e Jacopo de Ghino d^retzo da 

r^altra: ' ' -"' " ■'^'■'- " ' ' ' ••^••'"' ' ' ■;•••"■, 

Emprima , che 1 detto maestro Jgustino dia fare una capei- 
la cumuDO altare «^Ik (nefkii) Pieve sancte Marie d\^^j*e»B0 en 
<|ueBto modo: che )a detta capella.dia essare largarci chiipo.deftT 
tro (la parte interna) dodici piej de taula (di raper/tcte)/ e dia 
'èèSer^é^ fondata da le latóre én sii doue (due) cotone, é ciakihMuna 
coIona de doi pezzi cum uno nodèllo én ìnezzb, bello e ben filtlo; 
i9 ,Vf,.(^oÌQ^e ,^n0|. alla Badia Sant^. fiora, le quàlpavéin^^ 
lOoUo detto maestro ensiemi: e le, ((lotte, coione .dia fQn((ìsMre ónso 
doi e (rio) capitelli boQnj eBuficientj e ben fotti^^slabe stiiio.(4(f- 
no) bene. E ritte che saranno le dette coione, sidiaifoudane so- 
ào eh icwtóhéduna ff èsèe cólohtó^urtò^ lavo- 

rato e sfolliate e bello e sùficrènfò'; é"da qu^to'^^h Sd'sé^^ 



de %uU& de riiamio bello e biaiidluy^e d€«Ò, i mm'sià tpèÌafo(cl()fef 
ma mMo), cioè lutto el fironteflj^iM dentAtt e de lato e V àreò 
de la detta capella; e dia ponere ea su i capeteli! una pietra de 
manao, che se chiama arcìiitrave; e dia legare le dette Colone 
collo muro della gjhiosa, si che stia bène. 

E le dette Colone dino> (deftòoii^) éssare partite dal vtmt^ 
della (^liesa uno pè 'de taula^ ' '* ' **• - ^ ' 

E pia dia bre el detto maestro* elio frontespitode .k deltti 
capella, cioè da le lalora, uno Agnolg^ 'dd inaMio éoUo e releva- 
to, el quale annnzi la nostra Dona, esik'bdki e 'kificie«lé;edà 
r altro lato la nostra Donna , senieiliunleàiedke de mmt^ €MelaH> 
liato et relevato, e sia beito'o ben Aittav> > >"* '^ 

E più dia fiure elio meno del delto< frontesputo, ubo mezzo 
Sdvatore de marmo bello et frimde ìet-^ben bito. = - ' '- ' - > " 

E più dia Dare aseomo (a( sommo) el detto, Arontespizo; 4kd 
Agnus Dei de marmo 'enétalliatò-etveléVatut e* bellb 'e^ben tatto/ 

E più dia lare elio detti) frontespuEO, dia àutfiim cvèopj ah 
aarmo sodi, conci e lavorati, jé biate belli 'e^ben^fatiii} cioè Tu- 
■o da runa parte e l' uàtro (t tey dà l'atra {parto. 

E più dia ponterè uno* fervo 'el ^le-$tiaien-iMi U* détte coi' 
Ione, e sia ben Rombato cdle dette colonie,^ sia' tiene sùfieido- 
te, 8i che mantenga bene le* dette cotone' ef taNforio^, e sia^ de 
peso da centoventi libbre, eoe en quello tomo. 

E più dia fiu*e* elio dòtto frontespizo a sommo e cifcini sfol- 
lìati, si che tengano ' àtomo atòhioel 'Odetto frontespizo,*: e dino^ 
easare de marmo, e belli e bene 'lavii>rati e beh comessi còlld 
loro lavorio (sic). -i »• ' J ■ 

E più dia, per fare la detta capella, rompere el mofro- de 
la ghiesa, e cavarlo tanto che ne 'lientài^ ' f^o mezo braòéio , e 
dia lare elio detto muro cavàito^ unO'fròho belloe suficientede' 
petre concie ;'ioae *v^ro de matont; «siicbei t^ detto miircT reinanga 
hen suffiqfeaie e beh saldo { e dia In 'detta oapeHa tutta soforiia^ 
re (Yt/infredéBe^ oolfe?) é'eotoneòhart de caiehià^sr'dhe ^tia 
bene. (Dopo questo paragrafo neir originale è il* séji^uente, sìàM 
poi cancellsM : È pltk'&lu fo&e éepiéb^al iàio fhiintisfittd , uno 
treMy é retf^o plU ehe i4$offni a te'bcffor co)^,;H cHk fitti 

E*piu ditf-fiu^ el detto'Ultare'tutto de" peirev'obMic^(%iMl^ 



tre,piej dQ;tf)uki, e joagha s^^jii^^j ,e mezzo.» pò d^itaula^iA 
gf08SflL.<4ie:,r!espoiftd^... i ,,. :,., .;.•..-• . :;!;•.■ . .-i'.': ■! ^i. 

..„..j,K piùidi^irarei ello.muno da la %hìBi ( fkie$a ? ) a.Jftto.aLdet-! 
lo altiare (sic) una fine$tì:4,.la qufile serva ;alla4)$t|a csipfìlla; dia 
^jt(€iref49 lanpolona^j/eLSÌa,MÌ9,eiSuficÌ0me,odfUì (.fxgè Ii[, ^ per 
addolcimento Hi) metare i canchari:( intendi ^4^n0àriy0a9SfA(^i 

arpioni) ^^BÌaìkQ B«.poaMt>fiM;e^ l\uscio.dai'ebiiifton6;» li » 
.;;.m|£i diaifare |iittQMelv|$opraclfìltto kvoro «|t^uè<dye.fit>es^^^Q^ 
4a inamti if)i4eMp€||ro| Q^xalpino^ict det.malom « ide.^Ioi<e, et; 
4Q^M^m^ffjpj elideifeisrJi'<(i4pitìQbO' e .de inagislenQ^^ eldi>(^e altrd 
cosa che bisognasse a %q ite dalla «cajpjaUafScectQkab^tiepe^^ 
o\\M(B idia ooibea^iard aolatrorahoi eo oaleltde MairsMilpncàinH) che 
vene , lavorandoodol maèstri Oontittovamentci almeoe., o^déla.YfMk 
boia) (avare uQompiuta; pe^ «MUo vel^^ftiese. «da MaggÌQipro»p9 che 
vme'; (eicthe !lllDibiestfo.fifo«aiint Risilo filiolo debbia )te^e JlnniA 

•Il I £iiQQÌiUi jdovdmoidaife.al^idetto ìmaestito pèffuleideMe cose ibn 
re, e per pre^aQi.d' e9M,|efeLpei^/.sua>ìlttdigai, «ina^fisitero fiortoi 
qil9r«iM>d)|Qjri^,iieq;iquetfti({|ketfmeiii'ii»'CÌoèc laf4wi{ai|^rt«iif;ana sua 
vdloofiJtr iMiiAtrar.tepzi^ fMurte», -vedute le p^tei^iè) mafm^^e le «qk 
l0ni^, e> 'ngOmivtfata eliill(voro>;)«d' F^bltra lers»! parte , compiuta 
el lavoro. .i».:»"! <»||'iii|» «•) -uk» . .Iiii' hti'i /***•' i > ? • • .j 

InV iMo^r- dt «priiwùse, e^etoj^^maealrotìi^iMlJm teibpOfde la se- 
9MtiaMp0g0i$|.4^^<iri(iti«ftml«uQ.jfil^ obbli^i!à.« queste coae^ 
^.IRI^' Q)9s<)^i^Dà r|'»i|nfi (kilt/doi' maèstri che aacanao alld detto ktr 
voro, e diase fare questo lavoro tra V una ceUa/i^?).ida/là farh 

tfl.Vi^WQi ili .cimitero., .r.il n,:-. . < »; •! '., . :.il» .;.; li 

» ,.iiKl diett(Kmaie$tro.;àÌ0iiitttio. confessò. d'avere la prima pagai 
cJQÒ,tf9l]tQrtBode^:b:]detti>it|uarant^ fiorini dVoro^r • ". . SU 
; ,,, Qiet yjU!)4e F^^naiOij'ippe^éole .«ester Gianoy.meeser HoàmOf 
sfir. iQ^ccbpi^i miMtco Stefimoi, aere: Atosso, «teatimom , ^esle co»- 
^{iuitflQoi.prKm^sBe la p0oa-de.itiA^o libre^.^ll0»/pQt«oeeato -^potti- 

M,ut Aw^vDmvHm. HCCC^i^^ .detF«br$JK), fattcìsqiioqpM^ 

^?eÌH9> RprcflB^vde la\Pie^te ,> pr^ente Miiftes90r^ Ctew arQipt«% 
messer Tedino calonecho, ser Cecche capellano d' essa PiemiV 
i|W»8tro^»j3t^n9>«<lde0^ «M8tn>> T«p,: testi- 



OBLI« 1 iJQSi «flIIBSK >•! 

moiiL Simone e Jacopo da V una parte, e l'dMo*inafestrò Jgur 
9tm» da L' altra parie, «''fecero ensieinì lé'^<léfle'phmiissioni, a pe- 
na de tao libre, ' ** 

Die XIII de Ferraio in casa, inné presenza de Biodo de Van- 
ni et Frànpescp sMÓ,£tiolO| testimoni. 

E de sopr^i. , $e cout^pe che le icolonne iloviaoo essere de 
petra, cioè quelle che erpno « 'laBadia^ de doi pezzi Vuna; ora 
sono nuovamente en concordia corrigendo el detto capitolo, che 
debbuMM) AW^rajt^s^.lxriclnne de marmo de quattro petÉiiVu^^ 
con tre nodelli sfolliati V una, e bene lavorate a contentamento 
de 8iaMiiiee'4eii|iieopo( e debbono èssere esae^colonne lavorale 
a otto cantiriiim^i^f^bielie; é.pèn4|uesta nòk'a'g^^ 
el miic fll ro ^ Agu9tìnih 0ti fiorini* d* ora ^- ai tenóbi^dettiiéi sopra, 
dei quali ne confe^id' avere idue fiorinL- 'i - • i// i / 

E 1 malestro Giovatini filiolo del maiestro Jgiuiino^ s' obligò 
a tutte JeiileftQi Qose d^. lioenzai idei- padrei'-'^'n.^n : . ! 

Eo pre«enM4le Umetti teslaÉoik^:nìaieteo^9iij<tf(« feò&pro^ 
cunéoffl eliiMestiso (Siooniitti a; reoevere el-'decioipreflO^ et a'>lt^ 
berare et iqm^iffffur «r.i • > i !u: .u-tùli-.i . -< i -i 

MCCQUUUl, di».x¥ Augpisli; ^b domofiliorum Gbini; pr0^ 
seotibus Puccio Bedbi, Pethy KicoluociytesliHis «le.* Et preiains 
maf^ister. Ai^f0UÈi$mii{ìeggk: Jolfaàna)>^^o -m al prociH 

rator dicti sui patris, fuit confessus se babuisse a dictis Symooe 
et Jacopo. idH florettos et Lini aolidos et sex denarìos prò' pre- 
tio ei ealari» laborerìi supradicÉì,.et absolvii etliberavit eospe^ 
na dupli. dicti 'prelii.-' ■ --' »t'' •' - ; i - . > -■ • 

Et^diotmp inatramentuoi b quanbb pertinv^^ad dictos iriagi- 
stros jtfnjjfiifÉmtaf ^ e( Ioamnemy 'prefaMB ÌMniic» voluit oaneelknH- 
debere.. ?■ ; .r -ri ■•■ . ■■'■ -:'•■ ■ : ■ ■ ''•■ '•■'' "*•• * ' 

maàÙ9 ifMÌrlM di Macttrò èiihénwC; itif^ré 'la ' eoiipaKÓ^ ' di maettro 
iafiia dB Tdiif«f^<jM ^DUgafli^ m^fékké'Él'Oéièò Tarfair/réirÀtb d' Jir«iiò; 

tùìMnmo i; 'arte^ ^ffffm» •;, fprP^P . •^fj^fff . ?«l?*«««»m ^! ^poW9 * SfofM^ 
Dì mefttro 4^trijto ho queste anemorìc. ., . ' ^. . . i 

TSS9. Irtm ^ «ol: n mngutro Af;o«tiiio prò una Intera oHapi habuU a 

ai Sona, EatnU e ìSmkà dilla r 9 t M m ké '^ ì|#' tofc>a^' tflJlé 4fcj) ^' ' 



M4 .^^-^-tMCOWUllTi'i**) 

ìario tHum m§nHum, Ii6* zr. .m'kììì imM ; u 

Mori maeiUo Àifoaiino nel 1350. • i -i t ... . .i 

Questo docameoto, eoe a me .ni fa^o conoscere dalla cortesia dei chiaria- 
simo Prof. Caf. Francesco lk>oairii|''è''M»e^abl(e^Mche' perche c{'rorriiscé an 
Hlief rftnlto dtffìdflliéttui^ibò del éèeóllo t^tf^/'OM lÉfVotó><lt ioaiAÌftrò Ago- 
Mimo bm; 4»WaaM| Qeéaodi coiha«ia^.lrorBe<tèi|ierd0li-j «lil'Hip m.ù- 

Bmmi di pift moeitrt di ^tra tt9pra: > j|*l(|t^to dd nMiw ìDho- 
; itno di ^ieiia^w/altiwKatinen di J^jòà0\diOnabPk\;t di N(h 
veriAriB deC i3d3i (AiicHivio^DéLiiB iHpoiijIf^MCibmMSiiNA^ 



I .'i 



Voi. XXI delle PeRgiiGartandi If.-^ 4(l6(Kf)^''lii'. 



i " . I ' I ; ,1 ^ I 



In nomine Domimy'ibDipn^'iHeci'Cf»^ qéedAnrti(Mtl(|oisitiò el'^in^ 
vestigftlitf «|Od.-Q|t\ etifieriiintendìliitt- fìèr pi^òviduMii^Hiift) Bdlduc- 
chim CoDlbv;CÌvfBil.Slenen9einviOperàvi«n'ò^eritfi^^ Baf^m- 
civitatis Sen: et ejus consnium,ad invenienduirti^éwi ft f<< K >y gl' qd»» 
lilen Hlttiud, et cékriua >|[ieniiddtiir::jdpii6/dkle Alifi^iplB-^X^ 
sdb^ tanno OonininOteamó CMGXXXllIy'hdioiiofffè prkndFf d^'ÉtìM»- 
se Agusift /Srtcj..Ciiqiis<c^ 

hio 6sif vidélicet}» -ijiii.'i • - -u ••];«.•• ti;'! .'ii-j-'i ut< i^ìiì- ì^h.- 
.•I . In lOonuneaDooMni^ aniéàl etmifet- nrail«f8>1)olièd eilMpieil- 
tea ; viros ^i /homiiies ■> fide! di^Oi), . iiMlorf»- òperìe< yaiaràl Sc^Aeste 
civitatis Sen:, et qui multum desiderant opus.diotB|maidrié{<péclBH 
s^.;ÌQ jkmeti (effnp(M^i'fìeirfioiiieti;codEipàMtiyidi quodilsii^èbmi- 

qt^ptUT: «d;ipr9$QW(\Mik^iiw».liitiqnuii^^ 

et intenderetur solum ad perfectionem murorum intrinsiconHiii|iil{< 
lius grossitudinis qua fieri inc^Plunt; dimictendo semper mor- 

inredieta execHtioni imaadapdo;idipQ9klavtttfi^gto8dit«dìitfe«>el"fo^^ 
diaeKliietonnhi indl*orùm; inMtO'*t»liu^'-et*belériifs '^jieft )J|l'«llltctdtlQ('' 
p«ilteéfelM^ >^)$'al}4ù6' Wis^^ m^S^^ém\ '^' 

ad predicta per Operarium dicti opens. cum suo constilo intoiida- 

opus citius t4t oetoriu«i..copmilQfttiMU-fltMpepficiatan •> «ibhk:'! .'««i' i- 



Cii|Meiile^|0|itftwi«i»tMpradi^ Mmper 

b ofnflìiig ììtìitm . ^eaiUiwiii : p nÉrtafe» > <t idfeqire ipra opere ftf- 
pradici», elde«o pn»ippgè»iinqliircregipfiilm^iae.€l^^ 
inr per dici» ; OpmmwbL. ^ e wiwiitrj wt^ iai |k«dfa)lft uliyiv Se^ 
ri potsnol ^nnì ii|i«»diofli;:«l'ifaipntdi^ kiqiiiriHil^^iOperarins 
d cooailiarìi sopniÀoUi^ qiiibÌì jure via/el .noè», quibos oidiÉi 

Magpster P«ii(m / tf^ i iiiirii y mogiii l er ^lapidbimytert^ 
die iiltiiiia wtìosÌA Alp$A^ /jf^ adt<alicte Deieimiigeiià, teip^ 
liter tactis scrtpturis , dicere veritatem supra predictb : interroga' 
taf e dicto OpenirÌQ{,' et qpo-widittiftltwiifiilìmky iod nramen- 
to tcilificando,:diiiUiqpedpto evidenti, ttiaiori utililaleel.coiiiiiio* 
do altra duo mSifi Aorpnpnoii daanrtiiei nvillo pkià, etmiikin 
secare sino aliqpo.diflcriiiear , fieri. poesuot otililer mori siqMacK^ 
di, et de quibiis^ fo^ fit mentiov MMpie ad perfeetioneB ìpm- 
nm; dimicteodo ad- pre6eiia.^eoociinn niarattreuv fieodom sao lo- 
co et tempore* =. ; . < : j*;- 

Ibfitfter Torna oKbi Jfiiai(t), maf^atei* lapidom, lestia iorafaa , 
die anpraacripta, ad isaiiciarDei evaogelia, corporaliter tactis seri- 
pinris: iaterrogatas, .aoo iuraoMiito testificando diiit: qood prò 
atilitate non modica qierìs supradicta, estotilias Bmhnm, etsine 
aUqoo diflcrimioe voi dnbio secare potesit procèdi ad perCectioDem 
■ororom predictoitan inlrioBicoram operis snpradicti; obmicten- 
do ad presene ooni^ipm marmoreum supradictumi et fiendo suo 
loeo el tempore» i , 

Magister Cmus Compagni (i), magister lapidum , testis iuratus, 
die sapraseripta ad saiicta Dei evai^lia, corporaliter tactis seri- 
ptorìs dicere veritatem, sdo iuramento testificando, dixìt: quod 
prò celerìtate et ad perfectionem operis supradicti , et ut celerius 
opos predictum perficiatur, et ad celerius complementum , est 
otite muros predictos intrinsicos perficere cum effectu, sine con- 
cio marmoreo ad presens fiendo: quod opus fieri potest secare 
sine aliqao dobio vel discrimine operis snpradicti. 



(1) Ar» M Mkm éék pofalp 41 S. Pfeira ia Cvtelfwchio, «Me par wè^^ 
«■^ éoma Ma. Hai tS44 ai UM Magfia isaa lattwaala, a aal LafUa éeOa 

(9) Wm amtk' mf àék papato m S. Halfia ia GartatraecMa. ria M 1i96 
ara jfli iHpiBii Mr Opara M 



<fin^: :iq«i«d prD< inifidlrli cit'ievid^iori'n^Kc&te' operiti sopràdieii 
est, qii^aittri ibtr^siei supmdiieii operi» iiici6>ptv/òbinism ad pn^ 
Barn locfktìo maiPtfMe^- "pn^otchbt et : AiÉk»«»^ iaé perfectìoneÉi 
didti >operift iticQpii^relaxdttdadeimMrov Mt)c<itii;^ieii»*fii€Ìrit, ph> 
coUigaiido et fiondo suo loco et tempore m opere supródido) 
coiici(^ màrtnbreo : et? qaoé < ^redictà^ ^inititbr << ei ^ ' rókut^ - pt^ dicto 
opere» fieri 'pOBMfUf^^^be^aUquòdùiiiiiO: ve! 'dik^rtniiiie operis M^ 

pr|idtcti;:> • m.JI...': •:•;•' ni'-. 'ir' "•' 'i! . 'i-t.'i'i' ; ■ i" • •i-. 

' Magister Angém olim'iF^ittitre^a),' tnagidter là(>idtiin, testM 
iuratua )ad»sabieiia'evangelia^' C(N^rali<|eF'fa<^^ s^ j^iàUstro^ 

gattìsy isùo mra(meiitD'té9tifiimndoij dimtrqtsfddi ph)"meKorpl9t'ulJ^ 
liorìmullninidtcii operò eal^iqàod «é preséns^iptbndatiir mìam 
ad ponpleadinÉ et perfki|MMliiin^'opus et iai>oreriutii : intrinsiciÉto 
operis 8ufjradibtii> usque adftpérfeelioiiem ipdms, sine aliquo dl^ 
scrimìne vel dubio: obmictendo ad presens laborerifiiD et coni 
cium manmofeumy et' fiehduHi; eòuiplAto diote op&re 'iòtriiisico , 
8iMk loco* et temporp*; et 'vea0eafndb><imiirum, Mleo qùod^, quanrfèf 
fiet labofeciùm coécii itiamloréiv possit oommodè iovestìri , et db 
cU> muro iniriii^ico ladhererL' '! :t» itj» iiliin.i j.; . i -i i 
; : llagistor IGùiào l^^cU <3), magister' hij[)idum - test» inìratiia àà 
sanota Dei évangeUa, ìoorporaliter * laotis' scripturis', idie • prÌM9 
mensié Ottubris >(%((;/' et 'fscamìfiaCua^iilipra inquia tioue supmscripia 
per me Ganum Donati, notarium, ex commissione in Aiéfeotii 

. (1>.fr|tto^O!4el•Ppradetlc^ p<fiOj(.^,pjir)qi4D^p«eiliti..dl p^(r««.fo|(pl fti|» 
dello Spe|ili{te, coni^, app^irMce 4«^f^tf , dof^v^eo^n ,^||.,q^ 1521; Ju eom- 
pauila.ài maestro .Gtfi'dofitf di Pace, fa a distruggere il castello di ForDoli: è 
nel' lS*t4 era iosième ad Angelo il Ventura ad euìQcarè il cassero di GroaaeUr. 
(9) È qiièsìiqtiél kàékìéo' Angelo da SleAU, Il ^itfatd fn compagne é iieii 
fratello di màéalro iiyottfViD di értovo^f. ilèriaV6i^ del inagùiflco tefièlcro M 
feafOT» GoidO<-iFaiilali in 'Mjnzò* 'Àà AngtlOi' cbM'fn architetto del Comone^ilf 
Siena, è da attribuiceii^ disegno^jd^Uf diiepofte <ttS.| Agatino ji^' Toa e; U m^tkr 
va di S. Martino o Romana; la prima Innalzata nel 1335, e la seconda nel 1897. 
LAiirov9 nominitape^ la pria» tetta. ^el ^ò^^^¥à<^àeìÈà' tirh o Contrada di 
S4^i)uirlQ0i>'.Nel' Ì334: erai fntcoaaj^agnlaidi-.'GèMoiitf' di*' Foit* ad edlfieare«(il oite* 
aero di Grosseto Uopo il 1340 ci abbandona ogni neeoiorie ^dell'teeser see>"t- 
> r.|(S)(. Neil 13ill4 Iédet4e •màcchine' dèi battifo^chiitre l^< cdstoNoi<ar Bld. Nel 
1331 era a distruggere Fornoli, e nel i«t«4<la(NÌreva'liel<V)èeièr0M|||^ONaiel»* 



per gnpradictùtn^ Operartam;'^ ttlMiìi' èk'Mb "MHsiliariis, !^o hi- 
rametto te^^liCcandó, dhjt: quod prò tneliori e( 'fkUlioiri opcris 
sqNradicti est , quod noori mitlòuunr infrin^ci dicti ' operis nsqué 
ad peHectioneni fiand', el conipleatittir;' obiDÌcteiidò''èt relaxaiido 
ad presens coiriiini inarmoreoin flendimi ; post-perféctkmeiai dicti 
operis, suo loco et tempore; qtièd fieri potest etim magna utili'- 
tale dicti operis, et sine aliquo di^erimine vel dubio operis so- 
pradicti. 

Magistcr JnértM Rittùri ' de Camporegio , testìs luriatas ad 
sancta Dei evangelia , corporaliter tiact^ '^iptortsj /iiie quarto men- 
sb Novembrìs, et examinatos supfa inquisitione snprascripta per 
predictos Operariom et consiliarìos ; interrogatus , suo iuramento te- 
stificando j dixit : quod prò meliorì et utiliorì dicti operis est , ut 
sibi videtur, quod ad presens supersedatur laborerìo concii mar- 
morei, et intendatnr ad opus intrinsicum mactonum, etfiatusqué 
ad perfectioncm dicti operis ; et ipso opere intrinsico perfetto (slejj 
ut e\pedit, potcst suo loco et ^tempore intendi ad perfectionem 
dicti concii marmorei; quod dixit fieri posse optime, side àliquo 
discrìmme vel dubio operis supradicti : dimictendo in muris btrìn- 
sìcis morsas , quibus possit dictum conlbium martaioreum adhereri. 

Magister Ctcchus olim Pttri, magister lapidum, testis iura- 
tus, die suprascripta, ad sancta Dei evangelia corporaliter tactis 
scripturis , et interrogatus per predictos Operarium et consitiai^ios, 
supra inquisitione prescripta, suo iuramento testificando, dixit: 
quod considerata grossitudine muronim intrinsicorum operis su- 
pradicti, dictum opus mattonum intrinsicum potest ad presens peN 
tici usquc ad summum et finem ipsius opcris; obmictcndo còh- 
cium marmoreum ad presens, sine aliquo discrimine vel dubio; 
etiam si esset dictus murus minoris grossìtudinis quam siL 

Magister Ambronut Ture^ magister lapidum , testis iuratus, 
dio suprascripta, et e\aminatus per supradictos Operarium, et con- 
5Ìliarìos supra dieta inquisitione, interrogatus suo iuramento testi- 
ficando, dixit: quod opus mattonum intrinsicum dicti operis sancte 
Marie , sicut inceptum est , potesl secure procedi ad j>erfecti(jnem 
sine aliquo dubbio (sicj^ secundum judicium suutn : obmictendo 
ad presens concium marmoreum, coi.sìderata grossitudine ipsius 
muri, et di\il: quod hoc fieri facere, erit prò dicto opore uti- 
lius, quam citius dictum opus intrinsicum perficietur, multum. 



..„ ,.,Magfi4eiìiÌlMioqniMioagi^^ Ikmacotti, piiigÌ9ter lapic^Mn te^ 
s^ uiratii9y7JIÌ6.3upra8Qirip^9 ad sancta Dei evangeli ^corporalir 
ter tacti^..acripturÌ8| supira dieta iaquisitioiie interrogalus , suo iu- 
raineoto. ,teìrtifio«ndOy d^t: .quod opus intriBsicum maoUmuia tu* 
prpdioli ^perÌ3 sancte Blarie^ potest compleri u$que ad perC^ctio- 
oem, siile, .^lìquo discrioapfì vel dubio secure ; obmicteiido ad pre- 
s^ns poDciumi marmoreum : dixH tamen qupd melius et pulcrìua 
esset Eaceré murari simul dictum còncium cum alio muro inatto* 
Qum y ; et . ^psum opus simul, . compiere* ? 

Mi^ster ^Mic^u$ JjsnoUnij magister lapidum^ testis iuratuSi 
die suprascripta, ad saiicta Dei evangeUa, corpors^ter tactis scrìpto- 
ri^, supra dieta inquisitiooe ipterrog^tus ^ suo iuramento testifiusan- 
do, dixit: quod secundum suijun judicium sibi videtur, quod opus 
predictum simu). fiat et compleatur ad perfectionem , et erit meltus^ 
et pulortus apparebit: dixit tamen quod dictum opus iuceptum 
màttonum intrinsice , potest secure sine aliquo dubbio (9ic) vel di- 
scrimine compleri ; obmictendo ad presens concium marmoreum^ 
et,. cum ep etiam dimictendo aìiquam partemmuri màttonum , com 
quo possit coUigari , quando ipsum concium marmoreum murabitur. 

Blagister Chdlui Guidi j magpster lapidum , testis iuratus^die 
suprascripta y ad sancta Dei evangelia, corporaliter tactis scriptu- 
rìs, dicere verìtatem supra dieta inquisitione interrogatus , suo 
iuramento testificando , dixit : quod, considerata grossitudine muro- 
mm intrinsicorum màttonum^ et ejus fortitudine, potest secure 
procedi sine aliquo dubbio vel discrimine ad perfectionem ipsorum 
murorum intrinsicprum ; obmictendo ad presens concium marmo- 
reum, postea, completo dicto opere, fiendum suo loco et tempore. 

Ego Ganus notarius filius olim Donati de Senis examinatìo- 
nibus et interrogationibus Cactis supradictis testibus, et predictis 
eorum actestationibus et dictìs interfui : et de lioentia — domini 
Pini de Boaonia, iudicis coUateralis —- domini Nicchole domini 
^anuccij de Serra — potestatis — Senarum — sub anno Domini 
millesimo cccxxiuii, indictione secunda,die xx mensis Novem- 
bris, corao^ ser Andrea Bardi, ser Credo Pieri, ser Guidone Pa- 
tii , ser Salvi Renerìi , et ser Mino Tinelli , notariis , testibus pre- 
sentibus, predìcta onmia in publicam formam redegi, et — me 
subscripsi. 



DKLL AATB SBNBSE M9 



^."^ 43. 1336 6 Novembre 

Niecdino dd fu Jacopit Hensi, Operaio del Dwfum di Simia^ 
aOojfa a Bessuccio , del fu matiiro Giovanui maettro di ine- 
ira , a fare 60 gargolle dì pietra. ( Abcbivio dkll' Opbba 
DEL Duomo di Siena. Perguuiena N.^ 745.) 

Anno domini MCCCXXXV1, Inditiooe quinta, die vi nicnsLs 
Novembrìs. BemiceiuM olim magiu>lri Joannis magister lapidum ci- 
vis senensis — promisit — ISìccolino olim Jacobi Bcnzii, civii»e* 
nensiy operarlo operis ecclesie beate Marie Yirginis de Sems, -7- 
iacere sexagjuita gargoOae de lapidibus, marmorìs dicti operis, 
shre sexaginta lapides actas ad modum animalium quo vocantur 
gargoUe vulg^rìter; eum cornice quelibet earum aplicata, sicut fa- 
cta .641 Ulaquam fecit magister Johannes magistri ^guitjnì, ca- 
po! magister dicti operis , et ipsas gargoUas dare factas et com- 
pietas operano dicti operis, et politas secundum dectioncm , et. vo- 
lontatem , et judicium dicti magistri Joannis j et magistrì Ambrosii 
Ture, alterius capitis magistrì dicti operis, hoc modo, vidplicet: 
triginta, liinc ad Kalendas Aprìlis, pro\imc veoturas, trigiuta bine 
ad Kalendas lulii proximc veiituras — Et ipso Niccolinus, opera- 
rìus, — promisit dicto Bessuccio dare et solvere cum effectu prò 
qualibet dictarum gargoUarnmj decem et septcm solidos — . 

Actum^Scnis, coram Francisco Bonacuti , et Turcbio Tacche, 
testìbus presentibus, rogciUs. 

Ego Joanues filius olim Chele, notarius de Seuis, prediclis 
omnibus inlerfui, et ea rogatus scripsi, et publicavi. 

N-^ 44. 4337 

Pagamenti dd Comune d' Orvieto a maestro Ambrogio dì mae- 
stria Uaitano, ed a Vitale e Antonio del fu maestro Lorenzo 
de mae^ro Mailano. (Archivio del Comune d' Orvieto. De- 
liberazioni del 1337 Libro li. segnato XLiii i)ag. 46 tergo.) 

in nomine domini amen. Anno ab ejusdem incarnatione 

MCCCXXXVli. 

15 



210 fiOCUMBllTI 

Convocato et congregato Consilio etc. — - Decreverunt quod 
mb^fttcr ' jAnòi^Jéè' taibgistri JUaytani prò se, et FUide^eì Ju- 
ionio filiis quondam magistri Laurentii magistrì JUaylaui^ habeant 
et' heftiere debaftÀt -de pecania et avere comunis Urbisveteris , prò 
ffilctùra / cònsfrùctìone , et hedificatione cujusdam ligbe, que fit et 
fièrt debet péf^tK^'in llutnine Palee juxta pontem sanete' Lumi- 
nate; ultra facturàm et acconcimen quod' facere debènt in ponte 
predicto, secundum pacta inita Inter dictum Comume et predictos 
lìiagistros Jtnbrosium^ Fitalem et Jntoniutn^ teroentas libras de- 
hariorum currentes, quas tercentas libras Janas Bérardini came- 
rariuà et detentor pecunie die ti Comunis , que converti et expen- 
di debuit et debet in acconcimine pontis predicti , eidem magistrò 
Jmbrorio pit) se etdictis FUale et ^nfonto, de p^^cta pecu- 
nia dare et solvere possit — cum efFectu. ' 

• ••» V 

N.* 45. f337-f339 

Farie partite di pagamenti perU tabernacolo del Dtiomp d^Orr 
vieto lavorato da unaestro Ugolino di maestro yeri:^ orafo 
senese. (Archivio dbl Ditomo d^ ^Orvieto. Libri di entratale 
uscita de' Caàrarlinghi.) ;. : . . 



I. 



i337 Die VII toensis Maii. • • • n 

XX solidos solvit -^ Camerarius magistrò BarthòHtiO fabrò prò 
prelid D bollectaìlim Cum capittbus scacciatis (sic), quas: cmit prò 
mandacbis magistrorum tabemaculi corporis Domini nostri Jhesa 
Ghfisti, ad rationem Un solidorum pi*o quolibet centonariò. 

LV solidòs '^Ivil -^ magistrò Me^ magistri ^ndrèe fabrò ^ vi- 
delicet prò pretio vili ponticellorum de ferro confictorum in ban- 
òhts'dtctorum magistrorum prò limando — et prò duabus^cènnèUEs 
de ferro, et trium petiorum ferri, et vuj bocculatis de ferro prò 
dictSs mandachis, et prò conficcatura eot^aminisdictoràtoì'mandi^ 
òhòiiim; qui tiiandachi sunt apud magìstrùm Ugolinnm Feri ^ au- 
rificetìi de Sériis/'qui laborat taberriaculum de argènto prò cor- 
pore Domini nostri Ihesu Christi. 

Die vili mensis Maii. 

Dùòéntos decerti florenos àuri capicntes summam dccgxl li- 
brarum denarioruni parvorum currentis monete, ad raiionem un 



DELL' AftTB SKNiSSB ìH 

libramm eiusdeni monete , prò quolibet floreno, dìrtus ser Jaco- 
bus camerarius solvh — magistro Ugolino Feri , aurìfici de Se- 
ois, qoos confessus fìnt se in plurìbus vicibus habuisse et rece- 
pisse a dicto camerario, vel a quacumqne alia persona dante prò 
eOy qnocumqiie modo, prò tabemaculo de argento fiondo per di- 
ctmn magistrum Ugdinum prò corpore Domini nostri Jhesu Chri- 
stri y compensatis in hac solotione et confessione omnibas pagamen- 
ti» et sohtionibas tactis dicto magistro Ugolino de didis coi flo- 
renis anri, per dictum ser Jacobiun camerarimn, aut per Chyb- 
ram Yiviani de Florentia, et pulitiis factis de dictis ccx florenis 
aorì : dictns magister Ugolinui Feri per se et' suos heredes , fe- 
cit eidem ser Jacobo camerario dicti operis ^ recipienti prò dictò 
opere , — - generalem finem et refutationem , compensata in ista 
refiilalione , omni alia refiitatione et pagamento bete — - de dictis 
OCX florenis aun* 

Hoc actum fuit in casella dicti operis , obi flt paga magjbtro- 
ram et operarionim dicti operis, presentibus Ihitio Martini, mer- 
catore de panms vecchis, alias dicto Horigoccio, Ghjno Johannis , 
mercatore de pannis vecchis^ magistro Meo NuH de Senis, ca- 
pile magbtrorum dicti operis, testibus etc. 

Me X mensis Mail 

XL solidos solvit Camerarius magistro Ghymrdo magistri Pe- 
tri prò pretio unius corii conci de cervio, causa incorandi màii- 
dacos dicti operis , qui sunt penes magistrum Vgolinum Feri^ au- 
rificem de Senis. 

1337. Die VII! mensis JuniL 

Et prò VI diebus, quibus ivi ego camerarius cum uno famulo 
ad dictam civitatem {Seu:) ad portandum e flor: auri magistro 
Ugolimo aurìfici, prò facto tabemaculi de argento, quactor libr: 
et X¥i sol : de mense Aprìlis. r*^ 

— 12 Giugno. ^ 

Trìgìnta fior: auri— dedit — Eani, inagistro Ugolino Ferii ^ au- 
rìfici de Senis, prò facto tabemaculi corporis Domini nostri Jhe- 
su Christi. 

— XXVI JuniL 

Sexaginfa for: aurì — solvit — magistro I/goKiia magistri 
Ferii ^ aurìfici de Senis, prò opere tabemaculi corporìs Dombi 
nostri Jhesu Christi fiondi per dictum magistnim Ugdinum. 



212 DOCUMENTI 

1337 XXVI Juliis. 

Trcs libr: — sqlvit — Johanni Francisci • — prò cambio, ot 
melioramento ccntum fbr: aurì, quos camerarius misit apud ci- 
vitatem Senen: magistro Ugolino Feri, aurifici de Senis, prò fa- 
cto tabernaculi de argento. 

1339. 15 Giugno. 

TrecentQs fior: auri magister Ugolinus niagistri Feri^ auri- 
^ex Senensis fuìt confessus habuisse a cam : operis prò parte pretM 
ciburii sìve tabernaculi de argento facti prò corpore Domini no- 
stri Jhesu Christt per dictum magistrum Ugolinum magistri Feri^ 
dQ quibus trec^ntis ilor : auri dictus magister Ugolinus fecit fincm , 
^t refutationem. onerario dicti operis. 
, •^- pie, 27 Decembris. 

^ Trecentos octuaginta tres fior: et dimidium flor: auri solvit 
cam: fratri Bartholomeo Ritii, nunc priori fratrum capituli, el 
,conventus loci s^ncte Marie de Monte Carmelo de civitate Urbe- 
yetana^ procuratori magistri Ugolini aurifici^ filii magistri Feri, 
ciyis civitatis Sen : de populo sancti Petri Castri Veteris — qui 
Xrater Bqirtholomejus feeit finem, et refutationem camer: Operis 
ecclesie sancte Marie de Urbevetere de dictis tercentis octuaginta 
tribus flor : et dimidium de summa quingentorum septuaginta qua- 
.t9r flor : et dimidii flor : — quos habere debebat dictus magister 
Ugf^iuut a djclo ppere. , . 

;i:. .r. . « A'A^.- ■'■^ \ ISOTA . '■ ^- 

( 

I • , » 

Di questo celebre orefice senese, il qoale fu figlinolo di miMlro Veri dì 

> . • • • 

Uaolino, il più anUco ricordo eh' io couosca è del 1 «^39* Abitò in prima pel po- 
polo di S. Giorgio , poi in quello dì S. Pietro in CasleUecchio , e finalmente 
liéA* altro di' 5. Martino. De' tre fratelli suol^ Gìoratinì, Ék>^enfeo e Luca, qué- 
sti alUmi dne fecero r arte dell' orafo. Il Ciampi nelle Noiisie tiieéUé é^ki 
Sagretiia de* Belli Arredi, riferisce, che nel 1 557 maestro Ugolino foaw. chia- 
mato a Pistoia per decidere una questione nata fra gli Operai di S. Jacopo e 
niaestfo pi^o orafo da Firenze, per cagione di due lafole o fiancate d' argen- 
to con istorie fatte dal detto Piero peli' altare di S. Jacopo. Eccone il doca- 
mento : 

1557. Item magiilro Ugolino aurifici de Senis, quod venit Pittorium ae 
steterit (stetti ?) pluribut diebus prò decidendo quettionem ocea»iohe diete ta- 
bule intra dominos Operurioi et dictum Petrum etc» 

. Ebbe maestro Ugolino tre figliuoli. Agostino, sposalo nel 1680 a Jaeopp 
di ser Francesco idi Maldo di mcsser Jacopo; Franceschi, e Niccola , la quale 



DELL* Airre SENESE 2 1 % 



ià Rieeolò di Bernardo « Unaivolo. Qamaéo Mseitro U§oUno 
Ma si fnò oeofhMltamre, dM dò aeeadeate ìdIotbo al 1865. 
D^wtemteo di oMeflro Veri le Meaiorie gkmfODO fino al tSSS, eel fsal 
tm de' 8%Mri pel Tene di S. MartSeOb Ifli sposò eel 1S55 Jeeepe éal Ai 
e da lai fa coetìnoala la dlsceodenia dei Veri, HuiigUa noMe cIm si 
ael secolo XV. la qnale etera per arase oo oIìto verde io caaipo d* oro. 
FÌBaloMBle Lmea di oiaestro Veri, il quale aMiò oella eooirada di Slallo- 
regfi di foori, e fo del popolo di S. GioTanoi; prese per aMiglie nel 1548 oM- 
•artokMUMa di Vannoecio di ser GioTaooi e risiedè nel SopreaM M»^ 
per settnabra e ottobre del 1564. Ifli Tifova aoeora nel 1599. 
AvoiOo posto insicase eoU' aiolo de' libri pobUiei aaolle ooCiiie sa «msU 
1^ oe bo eoBipilalo il segoeole: 

ALISRETTO DE' VKEI 



eeoUHo 

I 

Vbu orai» 

r— , ^-^ . 

Loca Qwwàmm Doamico orafo UGOLOIO orafi 

orafo m. j 

n. 1555 Jaeopa | j i 

1145 larto l ow a iea di Gbetao Fiahcbsco Aooenno Niccola 

m. « 1596 



di Vaonordo 



1566JaeoBadi n. 
ser Frane e sco Hieeolòdi 
I Beroardo 

Visi orafo Uoouiio Dolalo 

oi. n. 1561 

Giacoaia di | 

Bindoccio I j I 

ULinni Aoonniio Artorio 
■•1451 0.1456 0.1444 



I i i i i i I 



^Mia O f à M M DOMBRIGO BaKTOLOMMBO BOnNMXIO IlABIAllO FeAHOttCO GàBBllBI.I^ 

e. 1495 D. 1467 o. 1497 n. 1414 o. 1464 a. 1416 n. 1466 

' I 

Amomo I I 

a. 1451 Dononco . FeAHCisco 

n. 1468 D. 1451 



N.'' 46. 4337-38 6 Febbra|o 

Bdiberagimie dd Gran *tì&n8Ìglio per cùndurre in FontAranda 
la sorgetUe ddT Acqua calda , che scaturisce presso ta Patite 
Becci. (Archivio dbll' Opeha dbl Duomo di Siena. Per- 
gamena N.o 755*) 

In nomine Domini amen. Anno eiusdem Domini millesimo tre* 
centesimo trigesimo septimo indictioné sexta, die veneris sexto men- 
sisFebr: Convocato et congregato generali Consilio Campane co- 
munis et populi et quinquaginta prò Terzerio de raddota , capitaneo- 
rum vexilliferorum , et consiliaroruro Societatum et Vicariatuum 
civitatis Sen : — de mandato — domini Bini domini Lelli de Ga- 
briellibus de Eugubio, — potestatis, et nobilis et et (sic) potentis 
militis, domini UiFreduccii domini Ermanni de Fulgineo — capitane! 
comunis et populi ac defensoris Societatum et Yicariatuum civitatis 
Sen : — Idem dominus Potestas in presentia dicti domini Capitani 
populi sui(ittc Judicis et domini maioris Sindici dicti comunis, pro- 
posuit in dìcto Consilio et — utile — consilium sibi petiit exiberi. 
i Quod cum vigore et tenore cujusdam nove addictiohis faote 
de ineiisé Maii proxime preteriti cuidam capitulo tertie distintio- 
nis. Goostituti comunis Sen : posile sub rubrica. « Quod expen-^ 
daiitur (\uingenìe libre den: annuatim prò reactatioue Fontis 
Brandij operarius operis sancte Marie sit operarius dicle fontis, » 
Et etiam consUiarii operarli operis sancte Marie , sint etiam con^ 
sUiarii. dicti operarli in opere seu prò opere dicti fontis. 

Gumque dictus Operarius, prò meliori conservationc dicti fon- 
tis et ut in ipso fonte major copia et habundantia bone aque ha- 
beatur continue, et non decrescat vel minuatur copia aque dieti 
fontis; procurare inteiidat, quod quedam copiosa vena aque, qoe 
dicitur aqua callda\ et surgit sive egreditur seu inveniri polest 
in confinibus contrate Fontis Becci , dirigatur — in dictum FoùCetn 
Brandum, expensis Comunis Sen: et ut predicta citius et melius 
expediantur et prò minori expensa perfìciantur ; Segna Lini ope- 
rarius dicti fontis — locaverit et dederit in summam sive ad ri- 
schium dictum opus, quactor bonis magistris expertis in simiUbus 
operibus aquarum. 



DBLL' ARTB SBNESB 315 

Sci Cam de stricta necessitate sit prò directione et perfectio- 
iie operis prelibati , terrenos specialium pcrsonarum tangere et f^P 
dere, prò ut de die in dicm fìierit opportunum ; si dicto presenti 
Consilio videtur • — solepniter reformare, quod dictis magistris ^pir 
dictum opus directionis, derìvationis et adductionis vene dbte Jque 
calide et ipsius aque conduxenmt a dicto operano , piene et per- 
fecte liceat et possint ipsi magìstri condoctores dicti operis et per 
se ipsos et alios quoscumque iaborantes conducendos ab eis vel 
aliquo eorum et ipsis eisdem conducendis laborantibus , in alienis 
qoibuscumque terrenis fodere et fodi facere et cavarì et fiEicere 
evacuar!, secundum illam longitudinem et ampKtudinem seu lati- 
tadìuem et etiam proftuiditatemf que dicto operario et dictis ma- 
ffBtais videbuntur expediroi semel et plurìes et totiens, quotiens eis 
videbitnr et placebit, ad hoc ut dieta aqua in dictum fontem me- 
iios et citius et perfectius deducatur; ita quod bone et laudabilis 
aipie in dictum fontem habundantia sit cum perseverantia: et quod 
nulla persona «— audeat — dictos magistros, vel eorum Iaborantes 
oooductos vel conducendos ab eis, vel aliquém ex illis, qui de- 
Cerrent aliquas res cum bestiis vel sine bestiis, occasione operi» 
diete aque, impedire in eorum vel alicuius eorum exercitio vel mi- 
oisterio pertinente ad dictum opus — et quod aliqua querimonia 
denunptiatio voi accusa fieri non possit de dictis magistris vel eo- 
rum laboratoribus aut rerum delatoribus, occasione operis preli- 
bati, alicui rectori vel officiali comunis Sen:< — 

Item quod ad instantiam et petitionem dicti Operarli operis 
gancio Marie et dicti fontis ^ domini Quatuor provisores Com : Sen : 
— teneantur — eligere tres bonos homines ad extimandum dapna 
predictorum, occasione inferenda vel danda in terrenis vel pos- 
sessionibus alienis — Et quod dicti tres boni homines teneantur — 
extimasse omne et quodlibet dapnum illatum vel inferendum in 
bonis et possessionibus alienis — sub pena centum librden:, et 
quod domini Camerarius et Quatuor provisores Comunis Sen: — 
teneantur «— dare et solvere cum eiTectu cuilibet dapnum passo — 
omnem quantitatem pecunie que per dictos extiroatores semel vel 
plurìes fuerit declarata , infra unum mensem inde proxime secutu- 
rom a die diete declarationis seu extimationis computandum — 

Ego Johannes, domini magistri Pelli de sancto Gcminiano-— 
DOt: publicus et nunc noi: reformationum — publicavi rogatus. 



2ir> DOCUMRNTI 

N." 47. 1338-39 8 Febbrajo 

Procura faiìa in maestro Simone di Martino, e in Donato ttfo 
fratdlo , qtiando andarono ad Avignone. (Archivio del Pa* 
TRiMONio db' Resti. Documenti del Convento di S. Domeni- 
co, filza A. n.o 41 fogli 5.) 

In nomine Domini amen. Anno Domini MCCCXXXVIlIIf in- 
(lìctione vili • — die octavo mensis Februarii. — Universis — pre- 
sens instrumentum publicum inspecturis pateat evidenter, qualiter 
ser Andreas olim Marcovaldi de Senis , rector ecclesie S. Angeli 
ad Montonem de Senis — fecit, — discretos viros, magistrum 5f- 
monem et Donatnm, filios olim Martini de Senis , «^ procurato- 
res — in Romana curia — ad impetrandum, et contradicendum li- 
cteras Apostolicas tam simplices quam legendas, gratiam seu ju- 
stitiam continentes, et quaslibet alias licteras; et ad contradicen- 
dum impetratis, et impetrandis, et ad conveniendum de loco et 
judicibus, et judices et loca eligendum, et recusandum. Et gene- 
raliter ad omnia et singula facienda, procurandaque in predictis, 
et in quolibot prcdictorum, utfuerint opportuna, et qood de jure 
vel de consuetudine requiritur. — 

Actum in ecclesia fratrum Servorum sancte Marie de Senfe, 
coram fratre Rartholomeo Acchursii de Senis, et fratre Guardia 
Puccii de Senis, et fratre Feo Vive de Senis, testibus. 

NOTA 

Simone di .Hartino, celeberrimo plUore senese^ dello erroneamente Simo* 
ne Hemmi, nacque, secondo la lestimonianza del Vasari, intorno al 1984. Il 
più antico ricordo che s'abbia di lo! è del 1320; sebbene come Tedremo pia 
innanzi, egli dipingesse nel 1315 una delle maggiori sne opere. Abitò nel po- 
polo di S. Egidio, e nel Gennaio del 1 594 prese per moglie Giovanna figlioola 
di Memmo di Fiiipjnteeio, pittore, il quale fn anche padre di LippOy stato eoa* 
pagno di Simone iu molti lafori. Ebbe Simone no fratello per nome ZkMuilo^ 
che fece la medesima arte, il quale maritato nel 1334 ad ona tal GioTanna, fo 
continuatore della famiglia de' Martini. Egli mori nell' Agosto del 1347, come ii 
ritrac dal Necrologio di S> Domenico di Siena a carte 8 Terso. 

1547. Donaluji.. pietor, germanut mn^ttfri Simonis , tepultm eet èie xn 
Anguiti. 



dell' AITB SBIf KSB 217 

Molte tono le aie»orie the kHora* • SImom# Mortimi ho raerollo: poesie 
cfce aegaoBO, rìguardaBo alevae wme opere. 

ISSI. M Occoflibria. 

iiem xxvj libras magiHv SìbhhiI Martini, pfefoH, ^noa ftoàtr» ilaèaèirl 
prm M H pTQ smis diMHpmiis ei ff mmro ti tùtorikuM ff TeactaùoBO figa- 
ro oBOietUtia ^iia pietà ut in Maia PmlatH éawHnarmm Nm^m. (tnLioracA 
fOBBUCA M Snnk. BnlraU o Uaetta della Bieeherna, aé.aiiaoai.) 

31 Iiìeonbre 

MauiTù SiflMoe di Martino, éiptniorey éU avere a A mUìwìo di Dieem^ 
èra» XX forini d' aro e quali die avere per tuo gatarù e de' emai diecepoH, 
per dipegnilura del Crorie/ieMO al muro dietro et a ehapo V atare (altare) di 
eaea de' sipmori i¥oo€, e per eotoH d* eeeo Cro^a/bao. — Di queiti denmri avu- 
io mdk mere Gienaia \Z^%,xx far: d* oro. i qmaii demo per hd a Mimo di 
Cimo Ughi ; et Mino promise di fare fare pienamente e lavorio, il ^iiolt è 
preeo a fare in eaea de' Nove el detto Sinone, (Abchitio dbll« RiroovAoio- 
n M SiBBA. MeoMirialo del Canarliogu della Bicckeraa, ad amn».) 

1SS3. 28 AprHia. 

Uem xiUJ lik:^ 9iy eoldt wutpietro Siaioni piefori, prò ano labore eer* 
tmmm pietwrarum^ quae feeit in Loggia Palata Comunis, de mandato domi" 
ni Cofmitie. ( tiMJoncA Pubblica di Sikua. entrala e UacUa di Biechema , ad 

- - 17 JOBii. 

item viij Uh: dieta Antonio (Brandie operarlo GonoBia) quoe denarioé 
iedit nuigislra Sìbmoì pietori, prò complemento laborerii pieture fuam feeit 
im domo dominomm Noceuu (Bibliotbca detta. Libro detto, ad anaom.) 

.... 20 Jonii. 

item TX lib-, iij eoi: magietro Simoni pietori, prò pietura quam feeit in 
Bierkerna de guodam eanelo Chrieioforo el uniue ekndi (schodi) ad arma 
domini Poteetaiit, (Bibliotbca delta. Libro dello, ad annom.) 

13S5-96. 38 Febbraio. 

Binda di Mannueeio, operaio, die atiere odi vintotto di Fehraio cccixr 
'1395-^8) le quali trenta lire eono per fare una lavala dipenta per . . . 
Btilazzo del Capitano di popolo. EH questi denari avuti ad% 19 il' Aprile cccxxn 
(15S8) le quali eediei lire^ dieoito (sic) soldi, quattro den: demo al maestro 
Simone, in cinque fiorini d' oro a ragione di Ire lire^ sette sol: , otto den: el 
Inorino. 

Aneo avuti a dt otto if Agosto anno detto 13 lir«, 1 sol: 8 den: le qua^ 
U demo contianti al maeetro SiBione. (Abchitio dbllb RiPoaaiAGioin di Sib- 
^A. Memoriale del Camarlingo della Bicchema, ad aonam.) 

132C. G Settembre. 

Maestro Simone dipegnitore, die avere a d% 6 di Settembre £.8. «ol: 15 
per sette dt che stette in servigio del Comune ekon uno eavallo et uno fan- 
te a pU ne le terre d' Areidosso e di Castro del Piano e di Schanxano, 
^ABcairio detto. MOflMiriale detto, ad annam.) 



21ft DOCUMENTI 

1 f%7. Àneo al ma^itro Simone dipéntor§, per ietue^nio vinti yiUi n oro 
doppii, a ragione di dieee denari el gUlio doppio, lire xxx. 

Anco al Mopradeeto maestro Simone per xvi leoni doppi a V armu del 
papoh, a ragione di eediei soldi, Lire iij sol: iiij, 

Anoo al eopradeeto maestro Simone per li fregi de V ariento intorno a 
gìMMUtroni a ragione di otto soldi l'uno: fuoro sedici fregi Lire 6, eoidi 8« 

Anco per dipentura de te sdx asti a ragione di soldi 4 V una. Lire 4» 

1528^ 3 Agosto. Anco a maestro Simone dipentore, /lorini 16 per la di- 
pegnitura che fede di Montemasei e Sassoforte nel pala%to de* Nove* (Abchi- 
Yio detto* Memoriale detto, ad annom.) 

1S99. 11 Angusti. 

Item I Uh: v sol: magietro Simon!, pintori, prò pietura duorum Angelet' 
forum, pU stani ad aliare dominorum Novem, (Buliotica Pcmlica di Sm- 
NA. Entrata e Uscita della Biccherna, ad annom.) 

.... z Ottobre. 

Anco a Simone Martini e Neri Mancini . . • per essere staìi xr d^ aV An* 
sedonia in servigio del Comune a ragione di \5 soldi per uno il giorno. Li- 
re 92, sol: 10. (abchitio dblls RiPOBHAOioin di Sibna. Memoriale del Camar- 
lingo, ad annnm.) 

1530-80. SO Febbraio. 

Anco a maestro Simone Martini, dipegnitore, le quali lire iij^ soldi v, de* 
mo per una figura che dipense nel Concistoro de' Nove, di Marco Begoli. (ab- 
GBiYio detto. Memoriale detto, ad annom.) 

ISSI. Maestro Simone di Martino ha Lire 3S. sol: 8. per suo salario càe 
tolse a dipingnere a rischio nel Palazzo del Comune, Arddosso e Castel dei 
Piano. ( BiBLiOT. Pubbl. di Sibna. Entrata e Uscita della Biccherna, ad annom.) 

1589. Magistro Simoni, depinctori, tres florenos de auro: dedimus eidem 
prò uno pedistallo crucis et aliis rebus quas fecit prò ornamento altaris do- 
minorum Novem. Lib: viUJ. (Bibliotbca detta. Libro detto, ad annom) 

1335. Aneho ciij lire xiiij sol: al maestro Simone, dipintore, e per lui 
a maestro Lippo i quali .... (la carta è lacera). 

Ancho ccxij lire Hj sol: e vij den: al mastro Lippo, dipentore, i quali 
ade in 70 fiorini d* oro per V adoramento de le cholone , ciuori e eiercini 
de la tavola di santo Sano. (Abchitio dbll' Opbra del Duomo di Sibra* En- 
trata e Uscita, ad annum.) 

1544. mexedima v di Maggio. 

Maestro Simone Martini, dipentore^ ebe per quatro letere che paghe per 
noi in chorte di Papa, cioè la nostra chonservatoria^ e la lettera de lo 'neer- 
to et la teiera di perdonando per la chapella di sa' iachomo : so' scrini eh' ai 
maestro Simone li deba avere — xx fior: d* oro. 

Maestro Grazia di .^9eo di miss: Grazia ebe, i quali dii maestro Simone 
Martini per noi in chorte di Papa per ricogliere nostre letere le quaH g* im- 
petraro, e no' le paghe e ritenesi i denari: sioome apa (re) iscrito a ano 
fiona o UbrQ di RiehógUare mmooo o fé: cjr. - for: miii d* oro. 



dell' Aa» SBfTBSB 919 

JfoctlfV SuBOiMB Nartioi « iN|Miifoi% «til*» < fiMiK éé* avtn im viia tua: 
wkkmmt aparé iscriio a sua ragoné (aie; a Ubro 4§' reUgiBsi fé: cekBXJBif, «-* 
«r /for: d* or». (ABCHino •n.LO Smwalb m S. Mama bblla 6cala di SiniA* 
Ubro « Debitori e Credilorì lUl U97 al Ì4\$, a carte 71 ) 

Ora per adebitami della promesfa già Ibtia nella nata al DooibmbIo di 
K. M p» 181 di fuetto foleise, piglierò a diaeorrere del grande affreteo nella 
8aU del Cenaiglio del PaUaio IPabMico di Siena, delU èsile Maisitrs o éM Map- 
pamomà», e dell' antere di eiio: etiendo in qnetCn hmiIIo Tarla e ditcerdl le 
epinleni degli erediti. Ma prioui di entrare ad etaminare qnette epinionl, aera 
bene di detcrirere raAretce cbe ocenpa per quanto è larga la parete In te* 
Ite aUa Sala. 

Sotto no anpto e rkee bal^aecbino, terretto da otto Apoftoli, siede in Iro- 
no HoaIra Donna, anUe cai glnoeelila sto ritto ip pie II di? faio Figlinolo. Due An- 
geli per lato tono inginoccbiall a pie del trono, offrendo alla Vcrgbie eanettri 
di ieri* Dietro al qnaN iono parimente io ginoeebio i quattro patroni della ell> 
là, cioè S. Anaano, S. Satino, S> Crefcenaìo e S. Vittore* Altri Santi e Sante, e 
qnattro Angeli stanno intorno intorno al trono. Sono In tatto trente figure nng* 
glori del f irò, disposte eon beli' ordine, quindici per lato. Neir emamento ebe 
inqnedra l' aff r esco, seno a quando a quando certi tondi, dentro? i il busto di un 
Santo che tiene o nna cartella, o un libro con scritto parete in lode della Vergi* 
ne. Hel tondo, cbe è sotto il trono, sono Tappresentate sotto te forme di vec- 
dda Telate, e di giorane incoronate, 1* Aulioa e la IfuowB Lsggs, \9 quali ten* 
gono una cartella, ove sono scritti H Deeaioga e i Sette Saeramemii» Presso a 
queste due mezze figure, è dipinto a cbiaroscuro I» due tondi il diritto e H ro- 
f escio della monete Senese; skia • tstds . civitas • vineims — alpa • nr . ohusa 
nmciMUV • IT • nais. Sotto il gradino del trono è scritte a lettere dorate queste 
erotto bella leggenda poetica. 

Li AUOBUCW ffOUCTI, BOSI BT «WLI 
OllDB f* ADOBBA tO CBLBSTB FBATO, 
IlOB MI DILBTTAN PIU' €■* B BDOB CONSMLI. 

Ma talob VBfieio cu pbb fbotbio stato 

DUPBBZZA MK B LA «A TBBBA ntOAiniA; 

e quando fabla fboeio b fiu' lodato, 
Cor ciasghbdijb cdi oubsio dib conoabiia. 

Besponeio Virginit ad dieta Snnetorum. 

DILBTTI UBI, FOBBTB BBLLB MBBTI 

CBB LI DBVOn YOSTBI PBBOni OBBSTI , 
COMB YOBBBTB TOl , TABÒ COBTBBTk 
Ma ss 1 FOTBBTI A' DBBIL TIBH HOLBaTI , 
GBAVANDO LOBO O COB TBBeOOBB O DAIfHI , 
LB TOSTBB OBAZtoB BOB SOM PBB QVBSTI , 
MB PBB QITALIJBQIJB LA VIA TBBBA DMAmn. 



220 D0C1IMBNTI 

Prìno a contrapporsi alle parole del Ghilmii e del Vasari, i ifaàli questo 
dipioto attrìbuiscoao a Simone, fa 11 oostro Uberto BeoToglienli. A?eodo egli 
trovato , che nel 1 980 un taì maestro Bfino dipingesse una Maestà con varii 
Santi nella Sala del Consiglio del Palaizo Pubblico , credetto di lui 1' affresco 
che tattaria esisto in quel luogo. 11 Padre della Valle fece capitole non solo di 
questa opinione nelle sv» Lettere Senesi ^ ma quel che è più, con quella sicur- 
tà che anche nelle cose dubbie suole usare, affermò che maestro Mino non fos- 
se diversa persona da Fra Giaeomo detto da TorHta. Ettore Romagnoli nella 
Biografia degli Àrtiiti Senesi ^ che si ha manoscritu nella Libreria PubbUea 
di Siena in i8 Yolorai in ottofo, si argomentò di provare il medesimo; gnar> 
dandosi nondimeno dal confondere queir artefice con il da Torrito. Dipoi l' abato 
De Angelis in quel suo indigesto libretto sopra Fra Giacomo da Torrita^ men- 
tre vuole di Simone quel lavoro, sostiene altresì che ^ esso parli la delibera- 
zione del 1516, colla quale si proibisce di far fuoco nella Corto del Podestà, 
perchè il fumo non rechi danno alla pittura nuovameuto ftittovl. Finalmente il 
Gaye, riferendo la eiUto deliberaztone del 1816, si accostò al parere dell' abete 
De Angelis; aggiungendo, che quella pittura fosse stoto fatto nel 1S89 da BMe» 
Siro Mino e restourato da Simone nel 15S1. 

Ma qui mi sia permesso di fore un poco di storia del nostro Palazso Pob- 
blioo, dalla quale si farà manifesto che V affresco di maèstro Mino doveva ea- 
sere già rovinato, allorquando nel 1815 Simone dipinse nella Sala del ComI- 
glio la Maestà con varii Santi. 

Nella parto piA bassa della Piatta del Campo, era sin dal secolo XII on 
edifizto destinato alla Dogana del sale e dell' olio. Abitorono in progresso di tem- 
po la parto superiore di esso, i Signori della Zecca, detti del Bolgano, ed II Po- 
testà. Questo edifizlo essendo stoto eletto nel 1S8S ad abitoiione della Signo- 
ria Insieme e del potestà, ebbe accrescimento notabile coli' acquisto nel 1998 
e nel 1 904 delle case de' Vignari e de' Saracini, posto dalla parte di Malbor- 
ghetto, di quelle degli Arzocchi che erano dall'altro lato di Malcucinato; e nel 
1905 e 1907 delle altre degli Ulivieri e di Tura di Ciampolo. Finalmento non 
bastondo queste case all' ingrandimento del Palazzo, furono spese nel 1 809 cen- 
to lire per comprare dal priore di S. Martino, la piazza e la chiesa di S. Lu- 
ca. Dipoi altre compre Girono fatto, finehè il Palazzo del Comune fu compito 
nel 1500. 

Da tolto questo si raccoglie che 1' antico Palazzo Pubblico, fin dal 1 998 
dovetto cangiar tonto per i nuovi accrescimenti, che la primiera forma ne an- 
dasse perduto intleramento. Né può credersi, che mentre le altre parti del Pa- 
lazzo erano mntoto, solamente quella che in antico fa destinato ai Consigli 
della Repubblica , fosse conservata. Onde, se i documenti ci provano che nel 
19S0 un maestro Mino dipingesse nella Sala del Consiglio; quella pittura do- 
vetto poi, per le detto cagioni, essere stota ro? ioato. Di più la seguento iscriikme 
dell' affresco tuttovla esistonto nella sala del Consiglio, sebbene sia in gran parto 
perduto , ci dice tanto , che basto a determinare , che queir affresco Ai fktto 
nel 1815 dal nostro Simone. 



DKLl/ AATK ftKNKSK Sìf 

)|4^tl -riMICBIITO. «fWMa fOLXB BBA* • • 

.1^. Du^ìx A\*A orni amL nomm »ikto . • . 
Et Jcho su' «UHArA: I' MI bitollo . . • 

9 ... A mil M 8TH0III . . . 



1 1 



Che fsò rettiCaini: 5f U man di %fiioiM . . ..; e bob eoa« gofluMoto iater- 
prelò U BoaagBoli; Smr Mimo éi Simtomé, pittura ia UMIo ctmIo dalU CmiImmi 
di fMll' «radilo ; iapecoediè M a rtr o Jftea Ai llfUaolo di firasiaaa , a sai 
1115 Tifata aaeon» . « 

ftCfU ora ad ataoiiaare.^aaiilo ii% ragionaTOle L' altra opiakma MMlaBBla 
dal De Aagelis a dal Gaja: hi quale foole che ioleoda di parlare dalia piltara 
ia discono la delìbarazioafi dal .1816, eoo eoi, par bob ridarreallo aotioo sta- 
lo di lorideaza a iBdeac oy |a pUlara ISilla rifare dal pretaota Podestà (aMt- 
ser GioraoBi di Brodaio. 4|efli iOli da Sasioferrato) oella sala dote ofli soleTa 
aaBfiare ed amjBiaisIfV U gipslitia, si proiUsoe di larrì ftioao.-, s a p piaa i o 
cIm« Ab- da' più aaticM l^aipi^ rabUamoe dal PodeaU era oal Palane Pa^ 
Uico iBleraaMBle dJTisa 4a.qoell|^,4rfli- altri BlBciali ;dal Coombo; ondo §mb 
agli credersi che. oella^^la |io4iBata.ai f^OBsIflt della BapBliMiea« bob solaaMii» 
la po tes s e il Pod^^ ^qiminislrwf giostiiia, na a ti anniitste a Cwessof i foo* 
00? ONre a qa, atroMa la Bepobbiica parseesso ohe io qrntU iBOgo liossa di- 
piato • '^peta di Bn Podestà? K se U piUara di AaiOBa fa Alta mi K15, eo- 
BM pare si raccolf a dalla riferita iscriiioue, la f Baie» seUMBo. asatila, d eoa- 
serra aocora scritto queir snoo ; oon poò essere che oella deliberaiìooe del 98 
d'Ottobre 1516 si parli di quella: e oltre slle ragiooi dette, nel brere spailo 
di appeoa tre. mesi, che tj^t^ ne correrebbero dal Luglio ( principio di quella 
poteilefla) air Ottobre, aà' 'opera si vasta, anche cogli aiuti di bmIU scolan e 
ganooly noa avrebbe potuto condursi da Simona. 

Un* uHlna obiexiooe il aflbeoU dai aokrì eontriddluori. Sembra ad eièl ìtf- 
Urile a aredersi, eha/4<Mlara lessa vero che nel 1 SI 5 SlmoBs dlpiogesse nella 
Sala dal OonsigUo^^bbia agU.doTola nel ISSI restaurarla, a ropiifui^rUM^ come 
dice il documeulo ; parendo difficile che nel brere spailo di cinque o sei an- 
ni quella pittura si fosse in modo guasta, da richiedere nof amente 1' opera di 
quel maestro. A ciò si risponde: che molte possono essere state le cagioni di 
questo deperimento: ma la plB niatttrale, mi sembra esser quella della salsedine 
profeoiente alla calce, e, quel che è più, dal «sale ehe nella corrispondente 
ftanaa del piano inferiore soleva conservarsi. La qaal cagione parve molto a 
proposito anche al Padre della Valle. E che ciò sia Tero» mi persuade ancora 
il feder#« che la slessa parete prolungandosi in altre stanxe di quel Palano, co- 
sse nella Cappella e orila Sala di. Balia, i medesimi effetti si reggono prodotti 
dalla slessa cagione nelle pitture corrispondenlL 

E qui, recapilolando le cose fino ad ora discorse, dirò: che nell'antica $^ 
U del Consiglio, maestro Jf^fio, nei 1S80, dipinse una Maestà. Che, per la nuo- 
va forma ed ingrandimento che fin dal 1994 ebbe il Palano Pubblico, dovette 
quella pittura anilarc perduta. Che qualora si foglia lenare per varo che Sin 



222 DOCUMKNTl 

mone la rettaaraate» debba ararla ingréiidlU é riUrtla In tanta parte, ehe M^ 
l' antica opera niente rimanesae. Cbt», inOne, il De ànifeìk e II Gaye a* ingan- 
narono, allorché Tollero che di ((netta pIRttri'inféndeiae di parlare la delibera- 
alone del 1816, mentre le stame <Pe|.?9dei|Lk pf^-etwa (affetta, non aono da 
confondere colla Sala del Consiglio. E che, in nltimo luogo, chi esamini aenia 
prèoccnpattone l' affresco che oggi ai Tede nel Palaztò fuMillco» al perinMderà 
non potere essere uscito che dalla mano idr un {lillore quat fn SliMona; iieln 
tanto perchè aTTÌ In éaso 1* impronta di itti,' guanto aikèM'a perehè la grandé»- 
za del concetto» lo stile, il panneggiare e tutte ie altre parfl Éfféìf^ù ton oiie- 
alro Tissnto in un tempo in cui V arté'aTeYa già fkttoi prióorl p^far, emani- 
Tlgliesi paaal, re^. qnell' atleftia che poi toeòè uh aelDolo dopò. 

Con questo ragienaaaento chiamando lo a' I^Ésié|nà le opinioni altrui ito- 
tomo ad una' controreraia che o toglierà ò data Unoèlrio Simone la lode e 
Il pregio di uno de* pid grandi e più belli aA^cArèhe bmfaio'n Palaxio del 
Comune aenese;'èd onorino 1* -aMeflce coneltbdiho'; ho leàtaVo di bònbrapporr» 
alle ragioni alérul ; le ragioni , non dleo^ mie l mi it^^d' òhe dair attentò ^ 
•ama del doeumwnli, dal lóro éònflrontiii ifella gittafir lóro'i'rtterpretMine tmtfi^ 
Tgno ftieilmente fboH: end* è che, aéf ttmói^ di ilib'atessb iion m' lirigabnn, én^ 
àò'ài «Ter tolto ogni dubUètà, è' Tinto* ogni prebeeupàtiòne ò dtlBeoItà ùMruf, 
aaostrarido che a 'nesaau- altro artefhie' poterà- di tal modo rinadre ttnT opeÉi 
di si Tèsto! oodoèlto è di tanto squiilta'SièlléXM, ftÉOHBtiè -ali*' aÉnco idèi Polmis 
oa, ai -pittore<di'-|fadonna Mura.' •■ • • '•'••*• • '•• • ■ 

• . •.".! '. •.'! .; • .i'.{ liti ■».; 'V ':\'t*\i l*r« .'•. '• ■ ■ «*• *. . • • 

Maestro CelUxio di ^Hemda. Siena ^.scMUorcj ed architetto frigia 
i:- a eoHr^nre la Chieea di S. CHovaìmi ^Batieta di Pùtoia. 

( Archivto deUl' Opbua di Sr IìlCoìh) di Pistòla, libro' di 

contràttì dal' 118S ài' là43 p. 24S.) 



-.« \ r.i. ■•..; 



,1... ,...:. . InXliyrUtì N(M3)ÌQe.aQien. . , 

S^r Vannes quondam Donati, et i > , 

Schiaeta quondam Lanfranchi , ' Opetarìi opere beati Jacob! 
apostoli, et' ieò(3lei^ié' elicti' Jòanhi^'^tiste de Pistorio, constitoti 
tote ptei^èritiatti duòrìim Xntianorum et VoxiUifèri lùsfitie, proprio? 
consensu et voluntàte: vice .et nomine opere beati ìohannis so- 
prascripte et.,prQ ipsa oper^.,.^t.puw via et modo quibuspotue- 
nint, loc^vemntet coDfOesseruntimagistro CeOtno quoadam NeeUj 
cappelle ^^ncte Marie Forisporte • inagistro Ibpidùm , ad construen- 
dum-y edificaffdum; iDokhpIendum el perficiendum ecdcsiam etedi<* 



DBLL' AITE' SSNISSB «S93 

Scialli saocti Johannis predicti , sittno pM^orii , iuxta plateam Coteu- 
nis Pistoni : coi ecclesie simt coofiiies ; a primo j cUcta Hadea ; a 
aecundo et a tertio, via seu terrenum diete opare; et a iiijy via 
pablica; pactis modis et oondìctioiiibus infrascrìpti^, videUcet; 

Qood dictus magister CeDmut stipulatiooe soleumi promisit et 
cofivenit dictis ser Vanni et S:>chiacte, òperarìÌB predictis, prò dieta 
opera recipieotibus et stipulantibug, bona fide, sìiie fraude^ sine-rii- 
qua malitia et fraude, reducere, seu redooi iaaere, laborare et la* 
borare facere, omnibus soìs somptibus et ékpensis, inarmum de quo 
operarì debet; et perfici et complerì et ornari, dieta ecclesia sai- 
cti Johamiis; et ducere dictam ecclcsiam. saocti Jobamùs iisqvè 
ad c^^Nity et usque ad cimassiam , et ipsam cimaasiandi òómpletanii 

Caput vero debet Cacere et compiere usque ad looaDÉ^ ce^^ 
■ices eift)liatà^,exoavatas, et ipsam comicem compiere, t addice!: 
labolas marmi albi et marmi nigri, cornice» tam ■umnorìsiB^tì 
qaam albi; bassas, columnas, capitellos, et eimasias, videUeei; 
dictas colomnas constniendas unoub lertii bradiii ; bassas; 'kmgas 
ffledìi brachìi; capitellos longos prO' omni verso^ miam medioa 
brachii; grossitudine et altitudine correspoadeiitftNB'ipsis òòhipiiis; 
et ipsas tabdas, cornices exfoliataSf'exoavatas laborare. et forma* 
re ita et taliter, quod murari posstnt et acie sintad* nourandum 
coQtionatis dietis et diebus, ita quod laborerium et eeciesia prek 
dìcta moirari et perfici et compleri ;po6sit< i •• ii i' i!*: • 

Et hoc ideo, quia dicti ser Tannes et Schiacta noa.obligent 

propter ea sese et eorum beredes et bona , sed soluni* btna et 

provenlus laborerii et opere ecclesia sancti Johannis predicti ; prè 

quibus convenerunt vice et nomine ipsms òpere, $òr*ptura solepnir 

ter dicto magistro Cdlino dare et solvere prò pretio el nomine 

pretii laborerii predicti, et prò pretio dicti marmori^j tamf albi 

qoam nigrì ; videlicet de quolibet brachio de filare tabularum al- 

barum sic reduttarum et chomiciatahun, actarum foratarum', sold : 

\%inti septem den: parv: pis:; et de brachio de filare marmoris 

nigri, solid: quinque et decem et. octo den:; et de brachio fila- 

ris comiciarum excavatarom, solid: xx septem denariorum; et de 

brachio filanim marmorum exfoliatorum solid: xx, octo denario- 

mm ; et de brachio de filare corniciarum marmoris nigri, solid : 

novera et den: sex. < - ' 

kem prò quolibet petio bassarum manodorisalbii,. solid :xx^ 



3S4 IWGOMVNTl 

1111 denarionim; et de qualibet colupna, que sit et esse debeat 
IoiigitudÌDÌ8 trìum brachiorum^ sive sit in uno petio, sive sit in 
duobus^ grossitudinis unius tertti brachi!, solid: quinqae deoarìo- 
nim;:et de quolibet petio capitelli marmoris albi, libras duas, 
sol: decem, den: x, et de quolibet brachio de filare cimase mar- 
moris albi solid : xviij. Et dictam solutionem teneanlur diati Ope- 
rarli: prò dieta opera y et eorum soccessoribus in dieta opera, b- 
oere modo et ordine jsto , videlict ; 

Prestita ydonea et fideiussionis cautione per dictum CeOmmn, 
de reducendis seu reduci faciendis, et de conciando et conciare 
beiendo marmum predictum , et res predictas bene , pulcre y stu- 
diose, solicite, et velociter et legaliter bona fide, sine aliqua firao- 
de aut malitia , modo et ordine ut predicitur. Et de libris centum 
denarr, quas libras centum den: dictus magister CeDiniu habere 
debet per. eum et per suos in pretio dicti marmoris. Et demnm 
in isto: modo infrascripto , dicti Operarli , prò dieta opera , dabmt ' 
et solvent eidemi magi^tro CéUùiOj ante initium dicti laborerii; ad 
hocV >nt reducere seu reduci focere possit et debeat dictum mar- 
mimi ;!iibrà8, centum denarior: et postea ipso marmerò reducto 
et cMcio , dare iet solvere eidem de brachio cujuidibet dicti labo- 
rerii. murati, pretium et salaria de *quo et quibus, supra dicitar. 
Hoc intellecto, vklelicet; quod piuratio dicti marmoris laborerii 
et edificii fiat expensis operìs prelibati ad rationem predictam et 
declaratam; et hoc etiam intellecto 6t expresse apposito, quod 
ipso CèOtitu^ semper habeat penes se, de pecunia diete opere, 
libras ' centum denarìorum ; quod in fine dicti operìs et comple- 
mento dicti edificii et laborerii diete ecclesie, dictus CeBiniuex- 
computare possit, teneat et debeat in opéribus laborerii predictl 
Et si denique laborerium non est tanti valoris , quod in eo non 
ascenderet pretium dictarum centum librarum donar: ut aliquod 
superfluum fuerit et esset; ditlus Cdlinui illud superfluum etre- 
siduum restituat et solvat 

Et hoc etiam apposite expresso, quod ipso CeBiniu teneator 
et debeat laborerium predictnm et edificium operare et operari 
facere, prout in concordia erit, vidclicet; Operarli diete opere 
prò tempore existentibus , expensis tantum diete opere de calci- 
na, lapidibus, mactonis, plumbo, ferro, magisterio muratorum, 
piombatura, manualibus^ pontàbus, castelUs, secetuts etaKis ne- 



DELL ABTK «SNE8E 125 

oessariis ad murandum. Que omnia et singula — promùserunt da- 
re eie. — Adum Pislorii b ecclesia S. Marie Maioris ; coram duofaos 
dominis Antianis et Yexillifero Justitie, absente Biagio, uno ex 
pvediclis AntiaBÌs, p iea eii lilwi s aer Lupo Guidi, et ser Guido Vaii^ 
■is GooCdiIì, Vanottccio Baldi Lupi Frediade Piatorìo; sub anno 
dominiee NativilBtia nullesimo treomteBinio zxx nono, indie! : vii, 
die zxii JoliL 

NOTA 

d f iiM p i, cke Hi il priMo a pabblleare il predale ^ocmmiiU» ncUe i¥o- 
fisit im 9 éit§ «ew aUra folta eitala. Ci da Sàeaa quatto aiaeitro Cellino ; wul ooI 
iamaaato aoa è fàrMm cha noairi la patria tua. Meglio eonfernerebbe que- 
lla D pjo i oa e la meuMiria, eha I' Arfaroll traita da on aotico libro e riferì po- 
tate il daatpi nelle MétmorU Mia vita di Cimo da Pistoia a pag: 156. la- 
m è railocaiioiM fbtta a onaetlro Cellino &eì eenolafio di quel celebre giu- 
lauoMifto o poeta, neHa quale dieeudoti ««be queir opera debba attere lafio- 
lela In l iana u di uMnno tenete teeoodo il ditegnauMnlo di un saettro é^ 
Jinaa, ai §mb oongbieUnraro aMlto ragioneTolaMate cbe aMettro Cellino be- 
te di fuetto patria. Certo è cbe a ne ooo è riutcito di troTare ne' nottrì ar- 
cbiij aerittura oettaoa cbe perii di loi: la qoal cote ati fa credere cbe uMe- 
4ru GtiKuo partitoti da Siena aocor giovanetto , diaMMratte longauMnte, e um»- 
rltao in Pittofa; onde allorquaodo nel 1359 era a larorare nel f:aatpo Santo 
di Pita, noi libri di quel tempo è cbiaaMlo da PUtoJa. 

ai tpet to poi al tempio di S. Giovanoi rotondo, dal pretente docomenlo 
appuriaee cbe il Vaaari t' inganna facendone arcbilello Andrea da Pita; e det- 
to me mo ria topradella che rìferitco qui tolto , si intende cbe qnel lavoro fol- 
te iueominciato già nel 15S7. Memoria, eke meeeer Giovanni Carlini et io 
StMutta , oviamo fatto di concordia eh* el maestro Cellino, ehe lavora in San 
Gi o vmmmi ritondo, eke debbi fare e dare compiuto uno aUovello (avello) di 
marmo eaneee et in Siena de' lavorare, per la sepoltura di messer Cino, bello 
e mmfnificko, secondo omo disegnnmento eh' eM medesimo ave dato e aviallo 
mfipo moi; il quale fede il maestro ...... (lacuna nell'originale) da Sie- 
na ; e questo medesimo de' lavorare lo decto marmo colle flgkure^ siamo in 
concordia: e de^ avere Cellino mprajcHplo per fattura di questo allavello in 
tmetOf essendo compiuto a tutte sue spese e posto alto nel luogo che s* è or- 
dinefo, fkfrini novanta d* oro. E oltre di decto allavello, ci de' dare per ri* 
fere lo lastriw di marmo ove stae il corpo. E di queste cose à carta fasta 
per marno di ser Carlino di t«r Spada, a dk Xi di Febbrajo MCCCXXXriL 
(ISM $iiU moderno.) 



16 



$26 DOCUMEKTI 

N." 49. * 4339 23 Agosto 

n Gran Consilio éMa Campana ddiiera che sìa rifatta il cor^ 
pò dd Duomo nuòvo ^ prolungc^téolo daBa part€ di Pia%*' 
' %a Manetii. (Archivio delle Rifohmagioni di Sibnìiu De- 
liberazioni del Gran Consiglio della Campana Tciiiio 125 fò- 
glio 18.) 

"i^ Convocato et congregato generali Consilio Campane com- 
munis et populi et quinquaginta per Terzerium — dominus potè- 
stas — proposuit in dicto Consilio et a consiliariis dicti consilii 
utile predicto Comuni consilium sibi petiit exhiberi. 

Quod , cum per operarium et consiliarios operis sancte Mar 
rie, quod fit et fieri intenditur in majori Sen. ecclesia, Cjpie de 
novo augeri et magnifìcari intenditur, et etiam per magistros di- 
cti operis et alios etiam magistros doctos et expertos in ope- 
ribus muramentorum ecdesiarum ; volentes ad magnificationes 
pulcras utilem et proportionalem (modum?) diete majoris ecclesie 
subtiliter et utiliter providere ; adinventi sint certi modi et ordi- 
nes magne pulcritudinis et utililatis et commoditatis prò dicto o- 
pere, videlicet: quod navis diete ecclesie de novo fiat, et exten- 
datur longitudo diete navis per planum sancte Marie versus pia- 
team Manettorum, scu plateam que Manettorum dicitur, sicut et 
quomodo designatum est per diclos magistros , et etiam scriptum 
apparet seu apparerò debet per manum scriptoris operis preno- 
tati; dummodo in opere novo diete ecclesie jam incepto, nicbilo- 
minus sollieite et continue procedatur, tantum quantum et prout 
requiritur ad pfoportionem operis diete navis. Qui modi et onK- 
nes relati diligenter et fideliter fucrunt per diclos operarium et 
consiliarios ejus, coram ofiilio dominorum Novem. 

Et ipsi domini Novem volentes quod secundum beneplacitum 
honorum et sapientum civium Seneasium examinarentur et exa- 
minati firmurentur prò bonis et utilibus prò opere prelibato; pro- 
pterea nmllorum sapientum civium Scnensium consilium semel et 
pluries tenuerunt: in quorum quolibet consiliorum per ipsos sa- 
pienles cives dicti modi et ordiiies commendati multum fuerunt et 
subbequ(?nter in magna concordia firmati et approbati. Et firmatum 



dell'ari sbnesb d27 

et stabilitum fiierìl in ultimo Consilio die beri habito et detento 
per ipsos dominos Novem : qnod predicti modi et ordines adinven- 
cd ad generale consilium Campane comunis et popoli Seo. addu- 
oereotur et super ipsis firmandis fieret solenpnis proposita. 

Si igitur dicto presenti Consilio videtur et placet oomi aucto- 
ritate polestate et balia , jure et modo quibus magis etc. etc. pro- 
vìdere ordinare etc. quod ad honorem et reverentiam omnipo- 
leiitis Dei et beatissime matris ejus Marie semper Yirginis gloriose 
et ad honorem et augmentum comunis et pqpuli Senen. in ope- 
re diete navis et predictis omnibus et singulis procedatur et ad 
perfèctioDem deducatur per presentem operarium et etiam futures 
epfotafioa, operis supradicti , secundum quod superius est narratum; 
b nomine Domini dicant et consulant. 

Somma et concordia dicti consilii super contentis in dicto 
primo articulo, fuit, voluit et firmavit se cum dicto et Consilio 
el secondum dictum et consilium dicti coosultoris hoc modo, vi- 
deUcet: quod fiicto super eia inter con»liarios — diligenti partito et 
scruplinio ad bussolos et palloctas secundum formam statuti Ben. 
per consiliarios in dicto Consilio eiistentes et se cum dicto et 
Consilio dicti consultorìs ad eadem se concordantes , misse iuerunt 
in bussolum album del ri et eodem bussolo reperte CCXIl. pal- 
locte. Et per consiliarios se ab eisdem discordantes misse fiierunt 
in bussolum nigrum del non et in eodem reperte CXXXn. pai- 
locte in contrarium predictorum. Et sic fuit et est super eis ob- 
tentum, firmatum et reformatum secundum formam statuti Sen. 
ut sopra plenius continetur et patet. 

MOTA 

La prime pietra MI' aecrescimento del Duomo, folUndo il corpo di esso 
[mavU) per a piano di S. Maria Terso la piatta de' MaoeUl, fo geUata se- 
cofOo il erooisU Aodiea Dei, il S di Febbrajo del 1850 e beoedeUa da fra 
Calfaao Pagliaresi, reseofo di Massa dì Maremna. Nei libri d' BnlraU e Usci- 
la dell' Opera del Daomo si leggono a ^eesto proposilo le segoenli McaMcie. 

1839. Agosto. 

tn priwui a' maestri che servirò al <ionsiglio che si fece dell' aeeresei* 

aiMio del Duomo, 

Anco a ser Binda scrittore, per cinque carte di pecora, che se ma fsdo 

UseptUau^omii del Duomo, Hb. u 

i/ Uk: e sol: e fuoM si spesero <» cerne e in pome e te win» eào 



228 OOCUMKNTI 

ti mandò a' preti di Duomo, perché venero a dieiare l' nfUtia, quanéa H fot^ 
dò la prima pietra nei fondamento de la facciata nuova del Duomo, 

1350-40 di Marzo. 

Anco a òiouàni di iìartello cavatore, per chavatura 41 kanne 1 ter- 
zo del fondamento de la facciata dinanzi del Duomo per 40 ioléi la can- 
na •• > txxtn lib: xiii tfoi: ÌHJ don. 

Anco a Neri Buoneif/nore e al detto Giovani thdvatore, per cavatura 16 
canne 1 brac: ^fS del fonamento (sic fondamento) de la parete da letto del 
dello Duomo, per 40 sol: 6 dea: la kanna xxxr/n lib: xin eoi: e iij cton. 

Anco a ter Biodo miniatore, per curie di pecora ebe il maestro Lindo, 
per fare dieegniamenli xx/ii eoi : vj den. 



N.^ 60. 4 339 3 Dicenlire 

Ddiberazione del Consiglio generale detta Campana colla quale 
ii richiama a Siena da Napoli maestro Landò di Pietro, 
orefice ed architetto Senese , e $i nomina per tre anni Capo^ 
maestro déla fabbrica dd Duomo. ( Archivio dbue Ripor- 
MAGiDNi. Deliberazione del Gran Consiglio. Voi. 125 a e. 54.) 

in nomine Domini amen. Anno ejusdem MGCCXXXV1ÌII, liK 
dictioile vili, die veneris, tertia mcnsis Decembris. 

Convocato et congregato generali Consilio Campane ComÉuiift 
t^i populi, et qoinquaginta per Terzeriirai de radota, capitaiieoHai 
et vexilliferorutn et consiliariorum Sotietatnm et Vicarìatuun ci- 
vitatis Sen: -— dominus Johannes de Luschis de Regio, judex col- 
lateralis, et vìcarius — donlini potestatis — proposùit ìa diete 
Consilio. — 

Quod cum notorium sit , et certum in civìtate Sen : quod pro- 
vidus vir magister Landus aurifex, est homo legalissimus, et non 
solum in arte sua prodicta, sed in multis aliis, preter dictam suam 
artem^ est homo magne subtilitatis et adinventionis , tam bis que 
^pectant ad edificationes ecclesiarum, quam etiam in bis qua 
«peotant ad edificationes palatiornm et domorum comunis et via- 
rum, et pontium, et fontium, et aliorum operum còmunis Sem; 
et ipse magister Landus moram seu habitatlonem contrahat ad 
presens in civitate Neapolitana , ut ibidem suum honorem au- 
gout et profectum : et convenientius et utilius esset prò comuni 
Sen: quod homo tiuite bonilatis, non abseas et ionginquus a civi* 



dbll' inrrB' sknrse i^9 

Me Sen :, set potkis in ipsa civitale conlimie permaneret , ni strani 
coosilhim et iuvamen impenderet tam operibus fiendis in majorì 
ecclesia Sen : quam comuni Sen : in omnibus^ alìiè sapradictis, quaiw 
do et quotiescumque ab operano operìs sancte Marie, et ejud con- 
siliarìis prò delia tptctantibus ad operam Sk Marie , vel constru- 
ctìonis diete majoris ecclesie^ fuerit requisitm; vel prò parte có^ 
nmnis Sen : prò operibas spectantibus ad ipsum comune Sen : re- 
quireretur, ut utilius et sapientius in hoperibus fiendìs, tam prò 
dido opere S. Marie , quam prò Comuni Sen : etiam cautius prò* 
oedatiir. Et ut predicta laudabiliter fieri pomnt, si dieto presentì 
Consilio videlur -^ firmare et solempmter refiarmare quod — prò 
mo specificalo et expresso salario diclos magister L&ndui tia^ 
beat — > ducentas lib: den: sen: prò quolibet anno quo steteril 
personaliter in ci vitate Sen! prò mandando, etàiandalre Tacienda 
eiecntioni ea omnia et singula que ordinabuntur et imponenfòr; 
quod bciat ipso magister LanduMj tam in Operibas et prò opft- 
rìbos oomunts Sen : in civitate et comitato Sen : , quam in opè<^ 
ribus, et prò operibus edifieationis diete ^ajorì^ ecclesie. 

Et dictum salariom ce lib: habeat — per tèmpus -— trìtiih 
amorum futuroror» tantum , sen quotibet anno dietènim trìum '^tt- 
norwD ce lib: dictorum den: hoc modo^ vidMicet: qiiod bpefarius 
Ofi^a sancte Marie, -—debeai solvere de redditllMsproveniendis 
ad suas manus; occasione dicti operis sancte Marie, dtmidlam 
diete quantitatis salarti supradicli: et domini (^me^arius et ini 
provisorea com: Sen: — aliam diitiidiartì dicti "S^lcirii' de pecunie 
oomwiis Son: Que solutione^ fieri debeaftfur *iinguKs sex iMnsi^ 
bus tali forma et modo, vid: quod in fine primorurtisex men- 
sium, dicti Cam: et mi solvant dicto magistro Landò, l lib: den: 
de pecunia comunis Sen: et eodem tempore et termino dictus 
operarius operis sancte Marie alias l lib. den:, de pecunia dicti 
operis sancte Marie, eidem magistro JUindo solveriC. loneatur — - 
et sic eodem modo fiat solutio in fine aliorum sex mensium se* 
queotium — Et prò dicto salario sic solvendo pafticulariter eidem 
in fine quonimlibet sex mensium temporis dicti triennij , teneatiif 
et debeat Tacere et executìoni mandare omnia et singula, que per 
officium dominorum Novem , prò factis spectantibus ad com : Sen : 
et operarium dicti operis Sancte Marie et suos consiliarios , prò 
iacti* spectantibus ad opus edifieationis diete majoris ecclesie, et 



i30 DOCUMENTI 

circa luaterias pradictoruin et cùrcuinstantias eorum et cajuslibef 
eorum, per Hpecialia pacta et conventiunes ordiiiabuntur fieri per 
ipsum magistrum Landum. 

Iloc tamen expresso — quod dieta ordinatio pactorum et eoo- 
veationum servandorum per ipsum magistrum Landum , fiat et fie- 
ri debeat per officium domiaorum Novem in his que spectarent 
vel spedare possent ad opera comunis Sen: et per operarium 
operis saiicte Marie et ejus consiliarios in bis que spectarent vel 
spoetare possent ad aliquod factum operiì* edificationis diete ma- 
jo^is ecclesie^ ante kalendas mensis Februarti proxime venturi, om- 
nino cum dicto magistro Landò, tunc presentialiter accedente^ 
Quod si allprum predictorum defecerit, vid: quod dieta ordinatio 
fieri obmicteretur ante dictas kalendas mensis Februarii, vel quod 
dictus magister Londta, secundum ipsam ordinationem presen- 
tialiter cpmparendo, non acceptaret, et secundum ipsam ordina- 
tionem laciendìui^, servare non promitteret, ipsa pacta -et conven* 
tiones, v^l pfomittere et se obbligare nollet vel noluerit; aut quod 
solum ips^ magMer Landuf, in veniendo Senas ante dictas ka* 
l^pdas.Fel^; adiacceptandum, et se obligandum, secundum ordi- 
n^tiopefAipjrQdjct^mrdesistenet vel deficeret: quod prósens pn»- 
ppisita, et totumiOt quidquid super predictis vel alicpio predioto* 
rum refora^abitur^ evanescat et expiret, et-sit et tóse intelligator 
Bullius efficapie vel valoris; ita quod nullam possit de cotero exe- 
cutionem ;habere, vel [uromereri ullo modo: dummodo propter 
predicta vel aliquid predictorum, non derogetur — alicui, vel ali- 
quibus de bis qoe concessa vel attributa sunt operario operis 
sancte Marie — . 

, , ROTA 

Maéttiro Landò, od Orlaiido dì Pietro orafo ed arrbite((o, fu del popofo 
dì S. Maurilio» Il pHdio rÌeorm> che ai abbia dell* esser suo è del 1311, nel 
qoal aooo ai'.IO^dì^ Aprile ai trova leali aoite al deposito latio nel moiiaalero 
4|. S. AnabrogiOt di Milaao • della corona falla Atk euo Landò e serrila per la c«re> 
nponia dell' incoronazione dì Enrico vii Imperatore. Il docamento di qoeaC* de- 
posilo si legge nel Voi. II. degli Aneddoti del Muratori nella Dissertazione do Coro- 
na ftrrea cap. xill. lo esso sono queste parole « preténie mugxMtro Landò do SO" 
nii , aurifabro predieti dotnini lìegii^ qui predicta w eoronam propriU ma- 
nlèiu fahrienviUn Quando i Senesi lo richiamarono da Napoli per sopraintan- 
>èera air accreaoiaB^nlo del laro Duomo, > egli ara forse al aarviiio M r# Ho- 



DELL KUB SBNBSB t.1j 

Wrto é' àm^, cose arcUltltfl^ OoMitMo al Gije la ugMialt aoliiia, par la 
falla fi coaoace chi fa foel mUiU aMMtfra éa Sieum aoaa Me II Yillaalj 
cba Mkò la aaaipaaa grotta del caaniaa 4f riraaia» e il prora T arrara dal 
Vatari, il f aala attriboìtce qaetlo tarerò ad an Ul aiaattro Ff^roeeio^ eagiiio di 
SfaMna Martini: artefiee che noo è mai flato. 

1SM. M deptaahritl ' ' ' ..-./. 

Sjtptrto tiro magistro Landò Pieri d# Senis, prò ipiims rémunerationo 
«r miitfuiiomo operiM,iabar§rH, «a mmgiaiérU f^teii par tua» in oréinmméo ar 
caaifpsaiido ea binimi ai caataiUr fiùretUio, a^Mtafrai «i^per ltirr<ai ^mlmtii pa- 
p«W, tta fiMd de facili puUa$ur H pmlsari poiesi. --foren: 300 a»r<. (Car- 
iaggio laadilo Tom. I. p. 4((4.) 

■ori aiaettro Landò ne' primi giorni 'di Agotto del 1849, coma ti ritrae 
da fsaeta parola dal Neeroìogio di S. Domenico a carta 5. 

1S40. Mmgisior Landna auri/kx $tpMu$ nt éi§ UJ AugunU ' 

Intorno ad atto ho raccolto qnaMi doeoaMnti. 

ISSI. 19 JanU. 

tmpriwUs cexviij /l^. iij sol. iiij dtn: nuiptfCro Landò Piarì aurifei , ti 
Caonluo Monaldini fahro, hoc modo, videlieei. Mngistro Landò tx fior: de aw 
ro, prò magisierio guod feeii occasione campane crasse (flc), cnusa fndendi 
oom pmìettre; compuf and: fior: auri iiij eoi: ei oj den: prò quolihei; uUra treo 
iBniei 99 Uh: éieio Cannhio prò eo quod fedi bèiaeMuìn diete eampane, 
dsmkme wieième* (BiBLiotKA Pdbmjca h Sibiia. Vwik» dalla ticcheraa; ad* a^ 

1833. 31 Aogofti. 

/Itn cxxvij lib: cj sol: Antonio Branche operario comunis Sen: fuor 
den: dedU magistro Landò aurifei in xxxviij fior: de auro^ quia actavit 
campanos comunis- (Riiliotbc.% delta. Ufcita della Biccherna, ad annnm.) 

1398. 31 Ottobre. ^ 

Jnco al maestro Landò di Pietro, lire UH eoi: x le guati iiij lire eomo 
per omo salmro di oij dt i quali stette in servigio dei comune di Siena al 
^t ti folle di Montemassi. (Aacairio oatLa RiroaMAaioni oi Sibha. Iltcita dal C«- 
■arliogo della Biccberna, ad auuam») 

1389. Maestro Landò, orafo, die avere per suo salaro de l' achoneime 
eia fteie de le ckampane del comune, --fior: xxxx d'oro. (Aacoirio detto. 
Lihro detto, ad annom.) 

1334. Il«ai wMigistro Landò uuri(lei prò salario quia stetU ad faeiendùm 
raiiamem murorum Pmganiei, lib: uUij sol: v. (Aacwna datto. Libro detta, 
ad aanom.) 

1889-40. 94 di Gìecaio. 

Aneko al maestro Orlando orafo offitiale a fare la chiesa maggiore lire 
xxMxf, sol: xiij, den: iiij, e quali furono per suo salare di cinque mesi co- 
mimeioti dal detto mese e fniti il sei alaggio, (abgbttio detto. Libro datiò, 
ad annom.) 

Mei rabbraia dal 1530 (1340) maestro Landò - prtnila a risekio ^meio- 



232 DOCUMKNTf 

me «, mauifìÈ Afattiso dH Giofatini, 'SdMMJCr^GitooMO (M Vunà, a far mh 
nir€. nei Campo éà Siena V ae^a neiia FofUe Gaja per 6000 forimi d* oro* t- 
(iACBiri#. delitti, fipete. per coadaire 1* acqua nella foole di Piatta.) 

N.^ 54. "" 4 339-40 4 Febbraio 

PaUi e (xmdizioni che fa meuer GotUieri di meutr Goto de^ Snn^ 
Btdoni con maeMro Agostino dd maegiro Giovanni 3 con mae' 
Siro Agostino dd maettro Rosso e con maestro Cecco dd 
maestro Casino^ per la facciata dd palazzo de* Sansedoni 
daUa parte della strada. ( Archivio della Famiglia Samsk- 
DONI DI Siena. Pergamena originale, in testa della quale è 
il disegno a penna della della facciata.) 

In nomine Domini amen. Qui di sotto saranno scritti e patti 
e le condizioni et modi che sonno da missere Ghontieri di mis- 
scre Ghoro do^ Sansedoni d^ una parte; e da maestro jégufiinQ 
del,, ma estro Giovanni j del popolo di santo Giovanni , maestro^* 
gustino d^] maesrtro Rosso , del popola dì santo Chimenlode^ Servi 
sante Marie , e maestro Cieccho del maestro Casino , del popolo 
di santo Moreggi, da T altra parte; i quali anno fatto insieme, 
'dèlia muraglia' d* uno palazo di detto missere Ghontieri, posto nel 
popolo di santo Vigilio, e di santo Pietro alle Schaie\ (poi S. 
Pidro Buio) sichome apare nel disigniato in questa cbarta di so- 
pra , e ciaschuno chapilolo per sé de' patti qui di sotto. 

In prima, clie delti maestri farano et muranno (ne/ bene e 
tealemente el detto palazo , nel ' modo eh' è disegniate di sopra in 
questa charta, et chon quelli patti et chondizioni, et mpdi, et 
prezo iscritti qui di sotto^ E anche che detti maestri mui*anpo 
(mureranno) la facciata del detto palazzo dinanzi.^ ^^trada, tulio 
4i*pì^re cho9CÌe ,. tanto quanto èe . longho ,. e* allo , in fino al pet- 
torale de le piane de le prime finestre. S sarà alta la detta ile- 
ciata cinquanta e sei braccia: murando el fondamento al (Ihno 
delle bottighe dal Canpo, et sarà murato da detto pettorale de 
le piane delle prime finestre in suso, tutto di mattoni nuovi, in 
yfilffì la strada; et sarà a tante porte et a tante, finestre , quwle 
sono disegniate in questa carta di pechora , qui di sopra ; cho merlli 
fr'fiporfi^di fuoTP dal muro, o chon archetti; si che sieno belli: 



DELL* AETB «BRESB ftS3 

e choperti-e detti merlli di sopra di pietre choncie. E rarano 
fsrosse le dette mura del detto palazo , chomè- divisa qui di sopra 
nel disigillato in questa eharta della piechora partifameote ; e cho- 
np divisare qui di sotto. 

E anche, fiaranno e detti maestri el muro inverso el fondacho 
della chorte di missere Gfaontieri, tanto alto, quanto sarà la ac- 
ciaia dinanzi a strada del detto palazo, e tanto lon^o, quanto èe 
la detta chorte di missere Ghontieri , grosso uno mattone e testa. 
E chominciarà d fondamento al piano de le biposte della volta 
della chorte di missere GhontìerL E in detto muro farano tre cha- 
minì di cimineia : a ogni palcho , uno risedio di cimineia. E si ia- 
rano uno chamino di prìvado: a ciaschuno palcho uno sodio di 
pri vado. E meCteranovi e chanelli di loro, in detti chamini di ' prìva- 
di: e sarà detto muro meritato e choperti e detti mcrlK di pie- 
Ire chonce. 

E ancho, farano e detti miieAtri el nniro della piazuola , lar- 
gito quanto èe la detta piazuola; cioè dal canto de le nostre chu- 
cine, indio a la chorte di missere Ghoittierì. E' sarà alto tanto, 
quanto* èe la feeeìata dinanzi a stradiei, merlato, e coperti e merlli 
di pietre concie', e sarà el muro grosso uho mattone e testa; e 
chominciarà el fondamento al piano de la volta de la corte di 
mi;»: Ghontieri. E si brano in detto muro della piazzuola uno cha- 
mino di prìvado, chon tre sedi; a ciaschuno palcho el suo sedie; 
cho* chanelli ne' detti chamioi, dì loro. 

E anco, alzeranno e detti maestri el muro che èe infra la chorte 
di misser Ghontieri e a la torre, tanto alto, quanto èe 1* affaccia- 
la dinanzi a strada di detto palazo, della grosseza che sarà el 
muro de la piazuola; e sarà alto al piano del fondamento de' menili 
della facciata dinanzi a strada e non più; senza tnerlli. 

E ancho, alzarano e detti maestri el muro delle chucine del- 
la facciata, (che è in verso la strada, tanto alto quanto èe la fac- 
ciata dinanzi a strada di detto palazo; de la grosseza che sa- 
rà el muro della piazuola. E sarà alto al piano del fondamento 
de' merlli della detta facciata, e non più, senza merli. 

E ancho, alzarano e detti maestri el muro eh* 'è chomunale 
da BOI a Vìncienti, della grossezza che è detto muro, e alto tanto 
quanto èe la facciata dinanzi a strada. E si farà in detto muro, 
chaaiìni di cimineia, e resiedi di cimineie a ciaschuno palcho 



sai DOi:UMB]ITI 

che bisognio sarà, e merlaranno detto muro, e coprirano e uier* 
li di pietre choacie. 

E ancho^ brano e detti maestri uno muro grosso uno mat- 
tone di dinanzi a strada alla facciata di detto palazo, che terrà 
el tcreno della strada deir andito, che andarà a cellieri. E farano 
le volte di sopra al detto andito pari cbo' (a strada , ebone ismi- 
ragli, per vedere lume ne' detti cellieri e nel detto, andito : e sara^o 
le volte di mattoni larghi, chome quelli delle volte che farano io 
detto palazo, e chavarà e votiarà e detti anditi, pari al piano del- 
le bottighe del Canpo; ^ sfirà el votio due braccia di detto an- 
dino al muro della facciata dinanzi di detto palazp, dal detto mu- 
ro che terrà il terreno della strada. E faranno e detti maestri 
detto niuro della strada che. terrà el terreno, di pietre choncie, 
achapezzate o di mattoni, quale a lorp pia^rà* 

E ancho, farano e detti maestri una volta, pari choUa stradaj 
d' uno mattpne grosso overo di mattoni larghi anpi uno quarro e 
mezzo quarro , nella nostra ei^trata del torrione ; tanto ^ande quan- 
to tiene el torrione p dì longhezza e d' anpiezza; e ta^iarano .e 
chavarano e votiarano, biotto el muro da U^^ in giuso, chome eoe 
incominciato a tagliare, infine al piano delle bottighe dal Canpo 
d' essa chasa , e lassarà uno murq tra noi e '1 pigionale che sta 
nella bottiglia dal Canpo , el più sodile che si potrà, ohe si pos- 
sa soste9ere suficientemente ritto : e farannp li spazzi di mattoni 
nuovi a spini nella detta vqlta. . : ; • 

E ancho ^ forano e detti maestri, pari cho^ la strada, una vol- 
ta nella bottigha di Niocoluppio Jacjhomi, tanto quanto èe lon- 
gho e largho el primo apazzo deir entrata della , detta ; bottiglia , 
uno mattone ^ossOjOverp di mattoni larghi, anpi uno quarro e 
mezzo quarro { e chavarano, e votia^rano tutto, terreno che aai^ 
sotto la detta volta, a pari del piano della bottigba dal Canpo d' es- 
sa casa. E se v' avara mattoni overo muro di mattoni, sarano del 
detto missere Ghontieri: e forando li spazzi di mattoni nuo^i a 
spini nella detta volta. 

E anche, farano e detti maestri una volta sopra alla detta 
bottigba di Niccoluccio, grossa uno mattone, o vero di mattoni 
larghi anpi uno quarro, e mezzo quarro alta chpme scmiio V altre 
volte del detto palazo, della longhezza e della larghezza che sa- 
rà la volta dello spazzo della detta bottiglia ; e farano lo qpazzo 
della detta volta a spini di mattoni nuovi. 



DBLL' AMB SSffBSB i3& 

E ancho farano le goiere sopra a V archora delle porte del* 
h feuM^ta dinanzi a strada, nere, di pietre chalcioaioole. 

E ancho farano e detti maestri cinque ìschudi di marmo, 
intagliati a la nostra arme e muranogUYmifroniiMioglt/nel detto 
paiazo, ne la bcciata dinanzi a strada. 

E ancho forano e detti maestri uno spigolo nel detto palazzo 
odia facciata dinanzi a strada , là 've mej^ starà. 

E ancho fiarano e detti maestri e choni delP archora delle porte 
della fEicciata di nanzi a strada di detto palazo , «no braccio longhi^ 
overo longhi chome sono V archora tonde del palazzo del Chomnno, 
se starano meglio : intendasi che le dette archora , sarano e choni 
di mezzo di tre qoarri di longho o più se piacerà a detti maestri. 

E ancho brano e detti maestri nella fiiccìata dinanzi a stra* 
da, da lato dentro, mio sporto di fuore dal nraro chòn archetti, 
là 've si riposarano e chondotti che ricievarano l''a<iua del tetto 
di detto palazzo; e farano detto sporto dì fuore dal muro, uno 
mezzo braccio o più, e mettaranovie docci delbi lerra, di loro^ 
che rìcevarano detta acqua ^ buoni e sufficienti e bene* murati 

E ancho. fanno e detti maestri chondotti nelle mura d' aquai, 
e mettaranovi e dianelli di terra*, di loro. 

E ancho farano e detti maestri chondotti, là 've votiarà Faqua 
del tetto per andare neUa citema, e metaraoovi e chanclli, di loro« 

E ancho forano e detti maestri tre leoni bene intagliati nella 
fiaM^ciata éammi a strada di detto palazzo , che gittarano di fuore 
dal muro V aqua del tetto nella strada; e sarano longhi di Cuore 
dal muro uno braccio o più , et sarano di marmo o vero di pie* 
tra, pertusati, chome a noi piacerà* 

E ancho diafarano e detti maestri le tettoie e palchi delle 
chase, là \e forano detta muraglia di detto palazo; et disfierano 
le mura, là due (dove) debono murare; e di che, debono avere 
pietre e mattoni alle loro propie spese , e mettarano salvamente 
le teghole e legniamo, là 've a noi piac^à, in questa casa o 
vero nel Canpo. 

E ancho darano e detti maestri al detto missere Ghontierì , 
tante pietre, mattoni e rocchioni, quanti a lui bisognarà a mu- 
rare per foro el fondamento d' una mora del detto palazo , senza 
pa^hare denaio , se bisogniarà da andare più sotto terra , che non 
sono ,^ patti iaentli qui di sopra. 



M6 DOGUMEMTI 

Ancho chel detto missere Ghontieri mettarà a le loro propic 
ispese, uno. maestro di pietra 3 quando si mura el detto palaizo, 
tale come a lui piacerà, affiaré detta muraglia ; el quale maestro pa- 
gkaranio e detti maestri per suo salare sei soldi per di, e non {mùì 
El quale maestro debba lavorare chala sua persona a murare dt^ 
to palazo e provedere che suficieolemente «i feccia detto palazo. 

E ancho ooogiooigiarano e detti maestri le mura è le volte 
che sono fatte e che si farano , chol muro de la facciata dinan- 
zi a strada di detto palazo > e chon ogni altro muro che Scese- 
ro di nuovo. 

E anoho Caraiio e detti maestri le piane, e le cornici delle 
porte: ei dì tutte finestre della facciata dihanzi a strada di detto pa- 
laie, dii marmo, tante quante ne bisogniarano , buoni e suficienti. 

E anchov farano é detti. maestri uscia, finestre' e impeachia** 
te in idetto palazo, tante quante anoi piacerà; ebrannoi cleoni 
QiQr di .mattoni di nove archorp^ oboo guire. (guiere) idi* mttttbni: 
inteùdasi di concio di mattobi e di murare solamente. * : 1 

j E.anchOf iarlMato e detti inaestri : tante deghe<,' cpianCe biso- 
gnii|rà :a Cvo! in detto muro che murano (mwrmrauno) di detto 
palazo di fuore e dentro,, nel modo che meglio staranti . . 
..t;t Siaoi0ho, chel tutte le mura e.volte che detti maestri farà- 
noi^lsiraniè. murate dichabwa; cioè quairo di rena e tre di ohiJ* 
eldaiìgueficolata 'lealemente* in .t : : 

•\ iiEi ancho viche fatto detto lavorio, e detti maestri forano ègbon- 
bffai)t,t.e ilaaav&no sghoahralQ a le. loro propie spese , tutta la via 
e,'\ i^asameotOi, diHcbaloinaecio . e dii'terraj sicché éetto^chasa* 
mento e la via rimangha isghonhnito. ' 

!. >G aéfìhOf sijBuno ini aoboodo cho detti maestri, che «elidette 
miaaerei Ohontieri vorà^ òhe «laidetta «muraglia vada più alta eKe 
ondinatai;éey o volese ehe isroesero el mupo^'più gt*odso, o aves- 
ae|ttùiJav(»rÌ0y in* detta nmipa^ifi^ che non Àebenò questi pati 
che aonM iscritti ia ques^ charta ; e detti 1 maestri sieno tMUli 
alfarla, e debono essare pagati di quello che più < faràbòy al det- 
to, dì .dite) maestiti bucmi, ;chè!aarano chiamati pei^ noi; V udo per 
lordettCB tmia$eré Ghontiém, e» 1! altro per li òeVA maestri. 

E flosiiegliantemeote, siamo in achordo el detto misSere Ghdn* 
tieri e i detti maestri, di rabattare al detto missere Gontieri^ di 
cfuello che facesero meno di moraf^a nel detto 'psdaMiv che non 



dell' aste sisnesb S3t 

diviiwfto queftti paUi e chondiiìoai, che sono iscrìtti in questa 
ciiarta, che debono lire. 

E aochoi che detti maestri metterano nelle dette miffa che 
EaffaDO in detto palazo , tutto ferramento che piacerà al detto min- 
gere Ghontieri óeatto e di foore, dando lo' detto miflaere Gon- 
tieri a detli maestri e Cerrameali che vi vorà mettere. 

E ancho , che detti maestri furano le more de le porle e del- 
le finestre più grasse e più strette che non sono disegniate in 
questa charta come piacerà al detto missere Ghontieri^ non faen- 
do ($ió) più muraglia. 

E ancho, che fiauranno e detti maestri Tempeste de Tarcho- 
ra de le dette porte e Tenposte delle finestre più alte e phi bas- 
se che non sono disigniate in questa charta; chome piacerà al 
detto missere Ghontieri. 

E ancho, sono in achordo e detti maestrìa che a missere 
Ghontierì rimanghino e chononelli (coUnméU) e le piane e le cor* 
nici vecchi, che sono nella corte di missere Ghontierì detto. 

£ anoho, siamo (jrie) in achordo, e detti maestri chol detto 
■issefn Ghontierì, che s'el detto misser Ghontierì vorà iare le mura 
che seno ordinate di mattone e testa, grosse uno iMraccio: e detti 
naestrì sieno tenuti di farllo per quindici soldi, sei denari la can- 
na di quadro, sopra a quello prezzo che ordinato èe, che de- 
bono avere della muraglia di detto palazzo. 

E ani^ho, sono in acordo e detti maestri, di mettare nelle det- 
te mora di detto palazo , tanto legpiame, quanto a missere Ghon- 
tierì piacerà ; dando missere Ghontieri e' legniame a detti maestrì. 

Per (piesta muraglia fare , sichome divisata èe in questa char- 
ta , debono avere e detti maestri dal detto missere Ghontieri tut- 
te le mura di pietre e di mattoni della facciata dinanzi a strada, 
là \e murano detto palazo ; salvo che non die tocchare la mora 
eh' è (ira noi e a' Vincenti : e debono disEeure detta facciata alle 
loro propie spese e portare via chalcinaccio e terrame che face- 
sero in disfare detta facciata, e in murare: e rimarano al detto 
missere Gontieri e chononelli e piane e chomici di dette mura. 

E ancho, averano e detti maestrì tutto el muro, eh' è in- 
verso el fondacho, tanto quanto èe la corte di missere Ghontie- 
ri, da la volta in buso; e votiarano el terame che farano nel di- 
tifare e nel murare^ 



^38 DOCVMeVTI 

£ ancho deboao avere el muro eh* è nella ehorte di mm^ 
sere Ghontierì inverso la casa che fu de li ArzocU , da la volta 
in suso, e votiare eirierame e calcinaccio che tarano nel disbre 
e nel mumreé 

Ancho debono avere e detti maestri el muro eh' è mverso 
la pìazuolla, cioè dal canto delle cucine, infino al muro della 
corte di missere Ghontierì, tanto quanto la piazuola èe longha, 
dalla volta insuso dalla corte di misser Gontierì; e votiare tutto 
terrame e 'Chalcinaccio che farano in disfare e in murare. 

E ancho debono avere e detti maestri el muro della cha- 
meretta del fante di Cianpolo, e votiare ogni terame. 

E ancho debono avere e détti maestri dal detto missere 
Ghontierì , per fere detta muraglia di detto palazzo nel modo di- 
visato qui di sopra; quatro cento diece fiorini d'oro, in questo 
modo, cioè : trenta fiorini d' oro ciaschuno mese , chominciando 
in kalende Gienaio^ trecento trenta nove (1339), el primo pag|ia- 
meoto : e chosi sarano paghati e detti maestri. 

E debono avere fatta detta muraglia di detto palazo, e chom- 
pita nel modo divisato quanto di sopra, in kalende Gienaio tre- 
cento quaranta (1340). E se detta muraglia e detti maestri non 
avesero chonpita in dette kalende Gienaio trecento quaranta fi 340), 
nel modo divisato qui di sopra ; sono in achordo e detti maestri , 
che '1 sopra più di trenta fiorini d'oro el mese che s'arano a 
paghare, e che di ritrovano avere in kalende Gienaio trecento 
quaranta (1340) debba rimanere al detto missere Ghontierì; e 
sieno per pena de patti non servati al detto missere Ghontieri; 
senza rondare mai denaio el detto missere Ghontierì a detti mae- 
stri. E niente meno, sieno tenuti e obrìghati e detti maestri di 
fare e di compire la detta muraglia di detto palazo, nel modo 
che divisa in questa scritta , alle loro propie spese , senza avere 
veruno paghamento dal detto missere Ghontierì. E somigliante mo- 
do , e in quella medesima pena , promette el detto missere Ghon- 
tierì a detti maestri di tenere e d' osservare quello che detto m»- 
sere Ghontierì ane promesso a detti maestri; si chome apare in 
questa charta' 'iscritta qui di sopra. 

E per questi patti tenere, ane fatta una charta el detto mis- 
sere Ghontieri et Pepo di (lacuna ddV atigimdé) fior : 

d' oro, et una altra charta anno fetta e detti maestri ddla della 



DELL AÌTB SBMESB 239 

5sottiraa , di guardia et d' achomanda che àono ricevuto da me Bin- 
«ioccio: a ciò che se detti patti non fossero oservati per li detti 
maestri al detto missere Gontieri, che io Bindoccio detto dia^ 
vi sia tenuto di dare la ragione sopra a detti maestri , a missere 
Ghontieriy e a Pepo, di cinquanta fiorini d'oro, della pena de' pat- 
ti non servati per li detti maestri: e ancho darò la ragione al 
detto missere Ghontieri e a Pepo , della muneta , che ayesero ri- 
cevuto e detti maestri, di più, che non aveseroiatto di muraglia 
ia detto palazzo. E somegliantemente darò io Kndoccio la ragio* 
ne sopra a detto missere Ghontieri e a Pepo a' detti maestri, se 
none oservassero e patti a detti maestri , di cinquanta fior : d' oro 
della pena, et ancho de' denari che avesero avere di rimanente 
ddb detta «onnÀa di ' qiiatrocento diece fior: d'oro: avendo^ e 
detti maestri oservati e detti patti iscritti qui di sopra , e fotto e 
chonpilo detta muraglia^ n^l modo iscritto e disegniate in questa 
charta iscrìtta e disviata qui di sopra ec. E se v' avesse di ri- 
manente, delle òarte là 've èe obrighato el detto missere Ghon- 
tieri, e Pepo, è detti maestri, che io Bindoccio avaro data la 
ragione sopra a choloro che non avarano oservati e patti , terol- 
la a choloro che non avara e patti oservati, a [ntizione di colui 
a chui non sérano oservati , per fare achonpire e detti patti iscrit- 
ti qoi di sopra. 

Io Pepo di missere Gero inprometto , eh' e sopra detti patti 
iscritti in questa iscrìtta da missere Gòntierì d' una parte, et da' det- 
ti maestrì da l' altra parte , di fare atenere et oservare al detto 
missere Gontieri, nel modo iscrìtto di sopra in questa charta; 
et in ciò oMigo mee Pepo chol detto missere Gòntierì di cosi fa- 
re: et in testimone di ciò òne iscrìtto di mia mano in sue que- 
sta charta. 

lo Giovanni del maestro Jguitino, cho' parola del doto mae- 
stro jiguilino^ prometto che deti maestri farano oni chosa, chome si 
chotìene ischito et disioiato; et chosi prometo che farano a bona 
fé, senza frodo. E se avenisse che detti maestri no faeesero le 
predete chose, di fare et fare a le mie propie ispesc. 

A di quatro di Pebraio anni MCCCXXXVIIII Pepo di misser 
(ìhoro da una partte , et mastro Jghustino del mastro Rouo Gra- 
fie et mastro Cecého Carini^ et mastro Jghìutino Giovanni, 
priDcipali, et mastro Gtomnni Jghtt$Hni da T altra parte, foro 



240 OOGUMKNTl 

in piciia choocordia de' sopradeUi patti , nel modo, che scrìtto è 
di sopra , in: presenzia di me Bindoccio di Latino de Rossi , et in 
presenzia del: maestro Aosio Grazie. 

iroTA 

Oggi della facciata del pilaiio Santedoni dalla parte della strada, noo ro- 
sta più DoHa. Maeiiro Àgoitino del maestro Rosià è stato creduto dal Roma- 
fftoli, Il ftiiÉoso Éiiettro Affiatino da Sieoa, ohe io eompagiiia di naeslro In* 
^éU, eoadosae M MflgnHko aooaoaeiilo del Veacoro Tarlali; Ma lo ho aioiira- 
to oho 11 aaealso a eoi si 4ev« questa lode, è Agoiitino di maestro Oéaoanml. 



N.^ 52 "" 4339-40 23 Mario 

Biìidoccio dd fu Latino de" Ro$si , Operaio , conduce maeeUro 
Gio vaimi del maestro Agostino per Capomaestro dét Optra ^ 
dd Duomo per U tempo di cinque anni (Archivio dell' O- 
t»ERA DEL Duomo di Siena. Pergamena N.^ 757.) 

Anno Domini millesimo trecentesimo nono, Indictioqe octava, 
die vig^simo tertio mensis MartiL Ego magister JohawuM filius 
magistri Juguitini^ ci vis Sen: faciens hec omnia in presenti^.— 
et auctoritate predicti mei patris , — loco et concedo tibi Bindoc- 
cio quondam Latini de Russis de Senis, operano (^ris maìoris 
ecclesie sancte Marie de Senis — et in presentia de voluntate 
tuorum consiliariorum y videlicet; Naddi domini Stricche, Jdiian- 
nis Niccholmi; Cecchi domini Bindi, Johannis Ture Gerii , Sìmo« 
nis ser Jacobi , et Bona venture domini Manfredi , — me et perso- 
nam meam et opera mea in capud magistrum, et prò capite ma- 
gistro omnium magistrorum et totìus predicti operis sancte Marie 
de Senis, kalendis Aprelis proxime venluris, ad quinque annos 
proxime conprebendos (sicjj prò salario, feudo et mercede cuiusli- 
bet annorum predictorum , centumquinquaginta libr : den : sen : mihi 
solvendo — quolibet mense. 

Et promicto tibi — opera mea et ministerii meietartis mee 
bene , fideliter et legaliter , bonìi fide sine fraude , horis et tempori- 
bus congruis et consuetis per totum prodictum tempMs diotorum 
quinque annoram prestare et dare operi predicto, et eins 4jieroi- 



DBLL' ABTE SEIIBSB 241 

tìo et eì et maji^tris predicci operis superasse el intendere — et 
noUiun aliud novum opus seu laborerìum diete mee artis, sive 
qood ad ipsam artem pertineat accipere, recipere, vel lacere, 
eitra laboreria el opera predidi operis , io aliqua parte vd loco, 
sìne expressa licentia et voluntate Uà operarli supradìcti — . 

llem y si quo casu eveniret infra predictom tempus me absen- 
tare ab opere et laborerio supradicto , seu obmtctere et preterire 
per aliquod tempus, infra quinquennium supradictum, non adesse 
seu non superesse dicto operi et laborerio operis supradicti, et 
perdere mei defectu vel causa, aliquod tempus^ sive spatium tem- 
porìs; quod de tali et prò tali tempore et spatio sic obmisso, pre^ 
tento, vel perdito ^- dematur et excomputetur de meo salario 
et feudo supradicto tantum , quantum prò rata et secundum ralam 
leligerit temporis et spatii supradicti obmissi, preteriti, vel per- 
diti — et prò ipso tempore , nullam aliam satisiactionem potere. 

Item, promicto — -cetera servitia, opera, et Consilia mea, et 
artis mee m bctis et laboreriis '— ipsius operis dare et exhibere 
bene et fideliter ad omnem tuam et successorum tuorum volunta* 
tem. — Et predicta omnia et singula tibi recipienti , ut supra , acten- 
dere et observare promicto, sub pena quinquaginta lib: den: sen:-» 

Item, ego supradictus magister Jgìi^inm, tibi eidem mag^stra 
Johanni fiiio meo, in predictis omnibus consentio, et meam au- 
ctoritatem, parabolam, consilium et consensum do et presto. -* 

Actum Senis in domo operis sancte Marie, in qua magistrì 
dicti operis morantur ad laborandum, coram Mino Bonavcnture^ 
scriptore dicti operis et Ugolmo Dietavive, testibus presentibus 
et rogatis. 

Ego Franctscus not:, vocatus Cecchus, filius olim Ture de 
Sen: predictis interfui, et ca rogatus scripsi et publicavi. 

(Neir Occhietto.) Carta chame maestro Giovanni Agustini si 
ftrmò cho* T opera per tempo di cinque anni per ehapamaestro. 



NOTA 



Pare che maestro Giovanni di msetlro Ag&tUno sia stato nel t337 ca- 
H>-aiaettro della fabbrica del Duomo d* Orvieto, ma per breve tempo. Le te- 
loeoti partite di pagamento che tono traile dai libri d' entrata e oscUa di quel- 
la fablMÌca, ci fanno leslìmooianza di ciò. 

17 



2i2 DOCUMENTI 

1537. die ultimi meiitit MaiL 
Viginii lib: et z ioh iolvii — dietut Cammrariut - magiaro Johaoni ma- 
gUiri Aguslìni de Senis^ capiti magistrorum dieti Operii^ prò expensie per 
eum faetit in veniendo a eivitate Senenei ad eivitatem Urbieveterie atm ma- 
gistro AKQitino euo patre et eum uno famulo cum duobus ronzinie; et in tron- 
fio in dièta eivitate Vrbieveterit viij diebut, computando xxx eoi: quos de- 
dit dieta suo famulo prò euo ealario, et in redeundo a eivitate Urbieveterie 
ad eivitatem Senarum, prout dietue magieter Johannes dixit dieta oamaro- 
rio eie ene, me preeente» 
.... die xij mentis Jolil. 
Tree Hbr: et xviiij eoi: et vij den: eolvit — Cametariue If erutto famuto 
Petrued Jannutii albergatorie, recipienti prò dieta Petruecio - prò expeneie 
faotie in dieta albergo per magietrum Johannem magiari Paoli ( leggi : Au- 
gastini) de Senie, caput magietrum dicti aperte, videlicet: prò tribue pleben- 
die duorum ronsinorum dicti magietri Johannis ir eoi: ad rationem r eoi: 
prò fualibet plebenda et viiij eoi: et viJ den: prò herba dictorum ronsffio- 
rum; et prò xvj tcoctie duorum famulorum dirti magietri Johannis, zl tal: 
ad rationem ij eoi: et vj den: prò quolibet ecocto prò quolibet famulo^ et prò 
r ecociie dieti magietri Johannis xr sol.-, ad rationem trium eolid: prò quo- 
libet ecocto, 

— die XI Augusti. 
THginta una libr: et xvj eoi: dedit — magietro Meo Noti, capiti magi- 
etrorum dicti Óperie, quoe dixit ee expendiese prò dieta Opere in eundo, 
etando et redeundo apud eivitatem Piearum cum dieta Camerario et magi- 
etra Johanne magietri Augostini , capite magietrorum dicti Operie et eum émo^ 
bue famulie dicti magietri Mei, et cum duabue famulie dicti magietri Jak^U' 
nh, et cum uno famulo dicti camerarii et dicti magietri Mei , et cum tribue 
ronxinie, videlicet : ab ieta eivitate ueque ad eivitatem Senarum et prò cura 
uniue ronzini^ xxx eoli et prò eundo, etando, et redeundo a dieta eivitate Pi' 
earum ad contratam Carrare prò facto marmi prò dieta eccleeia eanete Marie* 
Neir Archivio dello Spedale di S. Maria della Scala di Siena, nel libro dei 
Conti correnti A dal 1558 al 1355 a e. H terg. si legge: 
1541 9d Aprile 
lUaeetro Giovanni del maeetro Agustino ^ dell* Uopera, del popolo di S7 
Quiricho. 

— - Àncho à dato a di xxfi d' aprile anni MCCCXLI i quali ei ehontia- 

rana per la Vtpide di missere Buonchonte 41 lira « 10 eoi: 

Àncho avemone in ehontianti, anzi gli avemo nel lavorio del marmo 
del noetro sepolcho (sic) di eancto Jacomo lx lib: 



BBLL' àtaE SEMIESB Ì4S 

N."" 53. 4344 30 Giugno 

Trumumio dd itMiameaio di moeitro SimoDe di Martino (AftCHino 
dell' Uffizio dbl Rbgistbo di Sima. Libro delle Deounzìe 
della Gabella de'Gootratli ad aoiuim a car: 292 tergo.) 

Ser Geppus Ser Buonaiuti de Florentia, in anno domini mil* 
leàmo CCXUIU, Indictione Xll die ultimo Junii, fecit infrascriptum 
testamentom vid: quod. 

Magister Simon Martini pictor suum condidit testamentum, 
in quo inter alia in dicto testamento contenta, reliquit. 

Domine Johanne uxori sue , cameram suam totam , videlicet : 
toCum lectum in quo jacent, furriituin, et plures alias res, massa- 
rilias, et pannamenta in testamento descrìptas (sic). 

Item, reliquit eidem uxori sue, usum, et habitationem do- 
mas sue, sub certa conditioue in testamento descripta—-extimat: 
ce librarum. 

Die IH Augusti . solvit dieta domina Johanna ni libr : vi sol ^ 
et vili den. 

Item reliquit — Francische quondam Sai vucci , nepti sue , 
onam petiam terre vineate in piagiis de Vico, extimationis lxxxxv 
librarum. 

Item reliquit eidem, usum et habitationem in partem domus 
quam ipse testator et frater eius emerunt ab heredibus Alessi , 
extimatam xxx libr. 

Item reliquit eidem, dimidium omnium vegetum et aliarum 
massaritiarum ; et aliam petiam terre vineate in centrata de Vico 
extimatam l libr. 

Die li Agusti, solvit ii libr: xvi sol. 

Item reliquit — Johanne quondam Salvuccii nepti sue, et uxo- 
ri Agnotti X flor: 

Die XI Agusti, solvit de pacto viii sol. 

Item reliquit, et voluit quod — Caterina filia Donati fratris 
sui testatorìS| nubat prius quam sue sorores. et detur eidem in- 
dotem una vinea, quam dictus testator comunem babet cum di- 
cto Donato , et plus de pecunia dicti testatoris usque in summam 
ccxx fior. 



ili l>m:uMMTi 

Die XI Agusti solvU de pacto in libr: vi sol. 
' Réhn rdlfquil, €k voluit quod postea nubant Agnola,-MDiaiii- 
bra vocata Landoccia, filio dicti Donati^ et quod deUir illis ad 
ntificndtitn (erra, et vmea quam dmit s( Vònne Sigtifòrìn}^ eimi9 
ditnidium est Monastern de Vicd, et ultra de sua pecunia, ad vo- 
luntatcm dicti Donati. 

Die XI Agusti solvit i libr: vi sol. 

In omnibus autem suis bonis mobilibus, et inmobilibos — * 
Johannem, Bamabàtn, et Simonem nepotes suos, et filtos (Kcti 
Donati , et nascituros ex dicto Donato ex le^timo nlatrimonio , 
sibi hét^ddes instituit. Extimat: l libr. 

Die XI Agusti, solvit xti sol. 

NOTA 

Mori maetlr« Sindone in ATlgnoné alla Corte del Papa, inlorno al lagtto 
ééi 1344. Nel Necrologio di S* Domeuico di Siena, ti diee còli: 
1344 4 d' Agosto. 

MagUter Simon pietor mortuus est in Curia: eujui exequia$ fecimus in 
Conventu die iiij mensii Augusti 

Panmenlé che egli morisse ad Avigiione e non In Siena, come i stata o- 
plnlone di alcuno, si conosce dalle seguenti parole di donna GioTanna SMI mo- 
glie, riferite da do testinone nétta lite ciie sì agitò in Siena net 1X55- fra le 
WSBaote del Monastero di Vito, e gli ièredl di maestro Simone e di Mkmai» ano 
fratello. 11 testimone Giovanni di Bnonflgliuolo, dif*e: « quod ante m^taHia» 
tem proxime preteritam (la peste del 1348) domina Johanna uxor dieti ma^ 
gistri Simonis, i^edivit a Tignone Senas^ induta de panno bruno ut vidua di- 
etì magistri Simonis olim mai-iti sui, et tune dixit sibi testi, qubd dictus Mw»^ 
gister Simon mortuus erat Vignoni » ( Arcbivio ob' Rkstì DtfL^fATBiMòmo Ki!^ 
oLisiAgTico. Copia delle Cartepeeore della Certosa di Mag giano a e. 76.) 

Di più; che maestro Simone mortase nel 1344 è ooofermraiLO' éa^a aegnen* 
le memoria. 

1344. Sabato a dì tu d' Agostp. 

Maestro Simone Martini ebbe — vij fior: d* oro et ij sol: le ftkilt vinti e 
ire lib: e tiij sot: demo per ìui a maestro Lippe !iemmf, in malie di Cra* 
bielle (sic) di misser Mino, suo garzone, per lo mangiare et i9ilie, (Tifilie, 
ossia ulBzio de' morti) cAe fi federo per lo detto maeHro Sfmodfe: scritti a 
sua mgiono a libro a debito a fo: ccx. (AECHifio dillo SpneALini S. Maeu 
OBLLA Scala. Libro di Debitori e Creditori dal 1397 al 1416 a carte 71.) 

La qual memoria non fo intesa come si doTeva dal Padre della Vallea on- 
d' egli trovando in essa nominato nel 1344 e In Slena, maestro Simone^ credet- 
te* che questo artefice non solo nel 1344 fosse in patria e non in Avignone, 
ma che ancora fosse ?i?o. 



dell' AITB. SENESE ^45 

Eredi Mie eoie di Simone farooo i nipoti mmi da Ulo di fratello, fra i 
tfmdtèJUftrmaàa, ^é naciqpe iftoroo al 1843. Kììo nel 1975 io ona lijie che a^a 
con Angelo di Mico per cagione del potteaio di on pexao di terra in loogo 
detto Fimg§ia di Vico, racconta, di eaaere alalo ataenle dalla patria lo ipyio 
di dieci anni, dimorando parte in Avignone e parte in Roma. 

Iti fi fa d'anni 29, ma con manifesto errore; eaaendo egli gi4 nato al 
tempo del tettaaaento di Simotie. Prete Barnaba in moglie nel 1871 Uicia del 
Ita llieeol& Goerraaii, la qoale gli partorì molti flgUnoU: fra qncali è Simone, 
ohe fo padre , fra gli allrì , di 8Ugk>; il ^vato morendo nel 14SS, Ai «Itimo 

hio della caaa sa a. Fece il nostro Barnaba V arte dell' orafo» e risiedè, prl- 

della sna fimiglia, nel Supremo Magistrato della Repnbblica: come nel No- 
vembre e Dicembre del 1579, e nel Maggio e Giugno del ISSO nell' ufllcio di 
Capitano di Popolo. Morì di 75 anni nel SI di Dicembre del 141S, e fu sepol- 
to in S. Domenico : nel coi Necrologio si legge a e S4. 
I41S su Decembrìa. 

Baraabas Donali auriftx , irmnHìfU 9X hoc miiiMlo ad pairimm^ lUe 91 Ha- 
cem^rif «f as^pvliifa «af In as|niiaro anomm, fua (aie) «sf imira forfam CaiH 
oMfna prope koiiitm» dU 39 Deetmbriu 

Dopo le cose gli dette, non sarà innlile di moetrafe la di eoa n ds na i di 
maestro Mnona nel aegnente 



ALBEEBTTO DH MARTINI 



Mabxiho 



I 

SIMONE, pittore 

n « 1844 

m. 

IS9S €io?anna di Memaui 

di mippuccio 



Dorato, pittore 
•> 1847 
m. 
1894 Giovanna 



I \ \ I 

AAVOLA DlAMBBA CfOVAHlll, BAEMABA, OrafO 

^ 1869 della notalo n 1348 
aa. Landocela i^ 141S 

1* Giovanni di Contro m. 

^ Matteo di Faxio 1371 Lucia Goermixi 

•» 1436 

I 



SlMORS 



Catbbou 



Giovanni H Sera, 
pittoffe 



^ I i ì 1 — 

GlOnOIA GlOTAHNA GlOVAHlll SIM05B 

n. 1885 n. 1308 n. 1800 
m. 1409 ^ 1400 

Vitlco di maestro 

Mnaccio, Untore 



Bugia- Mariana 
n.18S7 



Niccolò 
n ISSI 
* 1400 



I 

ARTOIIIO 
•> 1494 



I 
Barhaba 

4> 1494 



I 

DOIOTBA 

♦ 1494 



I 

Staoio 
«» 1480 



240 DOCUMENTI 

^."^ 54. 4348 18 Novembre 

Jttogaziane a Stefano di Meo, Gualtieri dt mae$iro Sozzo, Nic- 
colò di maeitro Jacopo ^ maestri di pietta, Senesi, déUa cap- 
petta vriaggiore ddla chiesa di S. Pietro degli Agostiniani 
Hi Massa Marittima. (Archivio dei Resti del Patrimonio Ec- 
clesiastico. Pergamene di S. Agostino di M|issa, Reg: F. 
N.«6I.) 

In nomine Domini amen. Anno domini MCCCXLVIII. Indi- 
ctione secunda, die xviii mensis Novembris. 

Pateat omnibus evidenter quod Bonus quondam Venture, et 
Bandinus quondam Junte de Massa, operar ij opere ecclesie sancti 
Petrì de Massa , fratrum heremitarum sancti Agustini — • locavenint 
magistro Stefano quondam Mei et magistro Gnalterio quondam 
magistri Sozzi, et magistro Pficholo quondam magtstri Jacobi^ de ci- 
vitate Senarum, magistris lapidum — ad hedificandum et constnien- 
dum — capellam maiorem ecclesie nove dicti b. Petri, et loci 
dicti sancti Agustini, cum alia capella sancte Lucie; cujus iam 
incepta est hedificatio et constnictio : cum pactis — quod predicti 
magister Stefanus, et magister Guoitf rtu«, et magister Nichéh^ 
magistri lapidum , conduclores predicti — prombenmt Bono et 
Bandino operariis predictis -^ dictam maiorem capellam diete ec- 
clesie nove , cum dieta alia capella sancte Lucie — hedificare ot 
construcre -— ad illos modos — et cum illis mensuris altitudinis ^ 
longitudinis , et largitudinis , et cum ilio la\orìo et magisterio de- 
signatis et scriptis per prudentem ac sufficientem magrstrum, ma- 
gistrum Dominicum quondam magistri Jgustini do Senis, magi- 
strum lapidum, et cum illis modis, tenoribus, et formis, scri- 
ptis manu propria ipsius magistri Dominici , in (juadam carta pe- 
cudina, et prò ut in ea, manu dicti magistri Domtmci^ scriptum- 
continetur — • Et cum ilio lavorio — quod erit per dtctum magislrum 
Dominicum declaratum -—et cum ilio magisterio, usque ad finem 
et complementum — hedificationum dictarum capellarum, — bine 
ad duos annos proxime venturos — prò pretio — dumiliarum c^a- 
tum quinquaginta librarum don : Sen : minutorum , in civitate Ma^ 
sann expendibilium — . 



dbll' arte sbnbse . 2 17 

Acliim Masse , apud loo^m sancii Agustini frairum heremita- 
mm, prcsentibiis Regolo Guillelmi, Fazio Tini^ et Johanne Ghez* 
zareUi , festibos -— . 

Ego Michael quondam ser Fini Dini de Massa Mariptime, 
oot — scripsi et publicavi, rogatus. 



N."" 35. 1349 26 Novembre 

Maestro Giovanni di maeslro Jacopo di Vanni dell^ Acqua doman- 
da atta Repubblica di estere nominato provveditore del* A- 
eque dtUa città, f" Archivio delle Ripoemagioki di SìeHk* 
Deliberazioni del Gran Consiglio Voi: 147.) 

Cum ad opus discretionis et gratitudinis imputetur, si bonis 
heredibus parentum premia non negentur ; cum insuper deceat pro- 
bis soccessus ex parentum virtutibus iudicare; quia bona certa 
ssunt que ab exordio trahunt finero ; habito itaq : grato indelebiliq : 
recordio impcnsi muneris civitati Sen : per perìtum aquilegiim ma- 
gistnim Jacobum fannis^ qui sua peritia , suaquo industria in ce- 
lebrem diete civitatis centrum comluxit aquas irriguas, undantes ac 
ditissimas Fonlis Gai: discreti insuper et gratanter , attento quod 
vir peritu< magister Johannes, fìlius olim dicti magistri Jacobi ne- 
qiiaquam a paterna peritia sua indole degenerare videtur .. seu pa- 
ternui meritis, suoq: inp:pnio , ner non etiam ad dicti perfectionem 
operls summo ejus desiderio et fervore ad ip?;um prosequendum 
et perficiendum precipue extìmetur; est proìnde dictus magist'r 
/oftomier a Comuni Sen:. velut benemeritus fìlius, confovendus. 

Cum igitur audtveritis legi in hoc presenti Consilio — infìrascri- 
ptam petitionem exbibitaro — prò parte dicti magistri Johannis; cuius 
petitionis tener subicitur infrascriptus, videlicet: 

Coram vobis reverendis patribus dominis Novem Gubernat : et 
Defens: corounis Sen: bone memorie roagister Jacobus Fannis^ quon- 
dam pater meus, qui gratia Dei dum in humanis vitam agebat, sua 
industria adinvenit fertile et felix donum Foìiìis Gai, et aquarum 
conductus, que per eamdem industriam de diversis occultis partibus 
derìvavit in dictum fontem, et, ut notum est , extitit malitia nonnul- 
lonim, de quibus confisus est, lesus in tantum, quod nisi paterna 



248 DOCUMBNTI 

pia mairas predeces^niin vestrorum*— extcndissel clcmentiam suaro^ 
non tantum potuisset dici lesns, sed ipse magisler cum tota familia 
sua fuisset deradicatus: cuius paterne pie manùs provìsio parum 
duriavit, superveniente sibi morte: quo quidem patre meo viven- 
te, et postea, semper adstiti ad inventionem et prosecutionem 
aquarum predio tarum in opere predicto, omne meum opus, et 
stu(;)ium dedi, do, et dare intendo, ut consequatur optatus finis 
Ibi&Hóhiln cìvium super dicto negotio. Et vos discreti et pii - pa- 
tres noscitis quod in manutentione dicti laborerii et eius prosecu- 
tione, necessario opportet quod adsit unus bonus et congnoscens 
magister, qui de materia predicta intendat et avidus sit ad ea. 
linde ego magister Johannes^ olim filius dicti magistri Jacobi, 
cum reverentia expono et dico, et me fidelem et sollicitum of- 
fero, ut consuevi, in dicto opere exercitium dare, ita quod dictus 
bptatus finis cum prosperitate succedat. Et peto, quantum velitis, 
Tiabita consideratione ad dictum quondam patrem meilm et éiiis bona 
òpera, et ad me et mèarh sinceram fidem et ad consecutionem de- 
ciderli operis predicti per vos et vostra Consilia — stantiare, — 
quod michi statuatur -— illa provisio quanta et prò quanto tempo- 
re ©t prò ut eidem paternitati vostre — placuerit — Deliberaverunt 
— £cti domini Novem, — quod — camerarius et quactuor prodso- 
rès Comunis Sen : — anno quoiibet in perpetuum dent — dicto ma- 
stro Johannij -*- centum quinquaginta libras donar : Senen : •— . 

NOTA 

Giacomo di Vanni d' Ugolino ebbe a condnrre nel 1 ZliA e poi nel 1 S87 
e 1 840 r acqaa nella fonte di piana deUa la Fonte Gaia , per meaio di vie 
iottorranee, chiamale iiottini. Morì Giacomo di Vanni nel 1843 del roeae dt 
Agnato. Abitò egli prima nella parrocchia di S. Angelo al Montone , ,poi in qnella 
di 8. Stefano. Da Niocoloccia di Mino di Vinacciuolo apotata nel 1 890 .gli jiacqoe 
Giovanni, decapitato come faltario nel 1855. Del quale ftirono figliuoli 'daee- 
mo e Domenico, ohe continuarono V opera cominciata dall* ardo, e dal pa- 
dre loro. Fratello di Giacomo di Vanni fu Domenico sèallrire» il quale Itt'ftel- 
Core del Duomo di Siena nel 1850, 1861,1368» e 1864| mori, intorno al fr8$8. 



r • 



dell' AOTB 9BIIB.^B 
iLMIilTTO 0nX4 FAMICLIA DB MLL' ACQUA 



949 



UcoLmo 



Vaiim 



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1 
DooBfico teolton 


1 
GucoBO iBcegoere 


1 
aumba 


m» 


<» 188S 


♦ 1548 




BMettro di pietra 


wnttMÒ 


Beitore M Duomo 








• 


M mnmr 


di Siena Mi 1U9. 61. 










CkiM» di 


63.64. 










lafolcofie 


De* Priori Mll 657. 

56. 64. 67. 71. 79. 

CapiUoo del popolo 

nel 1665. 


• 

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! 






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GlOTAimi 


iage^aere 








♦ 1 


555 






1 ( 
AiiMunccn Uba 




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GmcUbIb 


di Riecolò di 










Ciacoso 


Pietro VaDetti 












1 

GlACOBO 






1 
Doannco 






fnijOKiiefe 




ÌDfei^oere 





K.^ 56. 



1356? 



Parere di Benci di Cìodc architetto da Fiorenza mpra U difMfì 
di alcune colonne^ e volte neBa Fabbrica del Duomo nuovo. 
(Abgmivio obll' Opbra del Duomo di Siena. Libro di Do- 
eomenti Artìstici N.^ 4.) 

Dinanzi da voi signori operari do Y opera di madona Santa 
Mtria di Sima, sia manifesto, sichome io Benci dì Clone, mae- 
stro da Firenzo f$ic) foe e dicho quello che qui è scritto apresso : 

Prima dicho . che le quatro cholone non si puono choregie- 
rp in niuno modo , se non si disfanno : e chon esso si vuole dis- 
bre le volte e V archora e mura che sono apo^ate in sulle dette 
chelone: e le dotte cholone sono Tuna rinpetto a 1' antra. La 
(tejóone si è, che tmovo rotte lo volte, e le mura pieghano: 
di che mi pare, che pogho siano peribaBtaro. 



^^50 BOCUMIiNTI 

La chagione e 1 difetto si è> perchè le pietre overo mar' 
mi delle cholonne , sono state chon pogho letto e chon chatino ri* 
piene. 

Anchora, si volea leghare sopra a li chapitelli delle dette 
cholonne , e cho la parete di ftiori , meglio che no si legharooo. 

Anchora , è chòmesso erore sopra le dette cholone ^ però 
che le mura sono piue grosse da V uno lato , che da 1' antro. 

Anchora j è difetto che V archerà di mezo tra V una parefe 
e r antra, non furono leghate nelli fianchi. 

Di che a me pare, che le ditte quatro cholone e volte ed 
archerà e mura che sono chon difetto apogiate a le dette cholo- 
ne, sie si debiano disfare e rifare, sichome diroe apresso. 

Prima di fare le ditte cholonne chon buone pietre di letto 
overo marmi, dentro e di fuori, tutto. 

E chonpiute le dette cholonne, si debiano leghare sopra li 
chapitelli, d'una stangha di ferro cho le pareti di fuori. 

Ed ivi siie volgiere, 1' archerà, e poi rifare le volte e so* 
pra e sopra (sic) a V archerà ripigliare lo muro che none sporti 
piue da Tuno lato, che da T antro, e ramenbrare nelle ditte 
mura i pilastri quadri che sono dalla parte dì fuori , e farli tan- 
to larghi e tanto grosi, quanto chapiano sopra li chapitelli delle 
ditte cholone. 

E. quando si farano P archerà di mezo da Funa parete a Fan- 
tra, sie si metta una stangha dì ferro da T uno fiancho a Tan* 
tro de r arche. 

E se voi voi (sic) voleste dire di volere trare queste quatro 
cholone, e volerle rimetere ne le ditte mizure; farebesi: ma ri- 
marano le volte e V archerà rotte , e le mura di sopra a V ar- 
cherà, rotte, e pieghate: di che a me non pare di fare m niu- 
DO modo. 

Se volete dire di ringrosare le cholone overo uKMre , Ifon 
si ramenbra bene lo vechio chol nuovo: rimaranno le volte rot- 
te e larchora e le mura rotte e pieghate: a questo noodo ndla 
chosa si puote bene risaldare. 

Anche, vi diche , che se queste quatro cholone vi parese rin- 
grosare , vi diche , che tutte V antre cholone e menbri che sono 
intorno a le mura, vi chonvérebe tutti ringrosare a quella me* 
dezima mizura , che quelle quatro ringrosaste. 



DBLL' AITB SBiiBSB tSI 

Audio vi cbooverebe rimetere archora di miovOy sotto a tut- 
te r archora che sodo latte , e che sono a lare nella detta chieaL 

Ancbo ne sare' (ioreòfte) la cbieza asai pine bazesscha (bauaj 
e perdereste grande spazio di tereno della chieza. 

Di che mi pare, che di questo ne segnirebe asai magiore 
spessa, che non sarebe a disfore e rifore quella parte ch'è rotta. 

Di che, io Bemei di Cttme, maestro di Firenze, rendo per 
mio chonsiglìo, che si debiano dis£au^ le dette cholonne e volte 
ed archora e mura, e debianosi riiare per lo modo che per que- 
sta scritta è scrìtto, ne la parte de' riCBu*e: le quali sono rotte. 

NOTA 

B€m€i 4i Cimu è mmhìosIo la aa do^aBCoto M 1S57 rifaarSaale la fab- 
Mca éel Dsomo M rirame. Poò Tedeni a pag. 11S M foL n. Mie MUmrtké 
Hmkmmé M Samoa ék ftaadMr. Sa m ha rieerio aoeka aai falsari 14 a 16 
Mte ihUtis ১li Ermdm Totemmi. 

Malta a ^«crto docaaMolo T aaoo 1i5S, pereliè ho riacoatro eka Sa qmi 
foaae riehiatto a parare di vaij aiaeaUI aofra il iifbllo éeìU faMrica 
ifiioea. lofiiUJ ne' libri MI' Opera io leggo che per focaia eagloae 
a Sieoa eoo on aoo eooipagoo» che fona è II ooatro Btnei éi Gùmt^ 
Wran€U€9 TnUmii, allora capoaueilro M Doobm di FireBse. Beeooo 
la Moaioria. 

1356 Aprile? 

A Praocietcho TaleoU , 9 al compagno da Firenié , tr§ forimi d' oro per 
lo eomsi§iio cko dierono dol DiÈomo nuovo. 

E Dello tlcifo aoDO, oltre Domenico d* Àgoctino e Niccolò dd Èlcrcia, 
fi vede nel Doconeato che segae a qaesto, diedero il loro cooslglìo allrt 
Rei foddetti lihri MV Opera ti trova folto I' aooo 
IS56. A maniro Ctoraani di »afUa Maria a MonH, 9 a macttro Ghe- 
rardo di iiodo, # a OMMftro Pietro da Bondino, ci a inoeflro Praaeìetcho del 
•aaffra Vaaaaccio, ci a macsiro iffteftoo di Melo» coi floriiU d* oro per lo 
m mcpli o che diero del DmooM nuovo» 

N.* 57. 1356? 

Parere di maestro Domenico d^ AgostiDO e di mae^ro Niccolò 
di Cecco del Mercia suUa cantintuuBiane ditta nunva fabbrica 
dd Dumno. (Auchivio detto. Libro detto, Documento di N.^ 5.) 

Al nome di Dio o do ìa sua madre santissima madonna san- 
ata Maria. 




2«5 BOCUNfKNTl 

Noi maies^tro DmHenieo ÀgioHni « 1 malestro ffieeoh di 
Ceccho Merci. 

Dinaifti da voi signiori , operaio è conseglieri delV uopera 
saDCte Marie di Siena, diciamo, ongnie cosa considerato, così 
nella chiesa vecchia come nella nuova, e considerando qaelle 
chose che si volgliono disfare della chiesa vecchia, come eoe, 
«1 chanpanile e la mete (cupola) e le volte lotte deHa chiesa vec- 
chia, e le volte tutte del San Giovanni, e volsi mutare e'I^ìo 
e la sepoltura del cardenàle ("Riccardo Petroni) el vescovado 
e tutto el chasamento de lo Spedale di monna Angniesa ; le qua- 
gli cose volere rifare di nuovo , ycostarebbe più di cento cinquan- 
ta miglliaja di fiorini d^ oro. E credesi per noi , che la chiesa 
nuova a volere mandarla inanti, la detta chiesa nuova, «iciMido 
sua proportione, e mcondo V entrata della detta hoopara, non si 
farebbe en cento anni: per la quale chagione, tutte queste ooae 
Considerate , pare a noi ^ che la detta chiesa vecchia estia ferma 
e si mantenga come ella ene; traendosi a fine ed a perfetkme 
r agionta, sopra a la quale al presente si lavora, che viene sopra 
al San Giovanni, con quelli adomi che si richiegono &Ha detta 
chiesa ; e crediamo , che la detta chiesa si potrà uficiare ira qui 
e cinque anni, e per gli cittadini usare. 

Sopra a lavorìo della chiesa nuova , diciamo ; che della detta 
chiesa, si faccia una chiesa ad onore di Dio e della sua beata 
madre vergine Maria, e del beato sancto Giovanni Batista, la 
quale avara otto volte e una cupola in mezzo pili alta de le 

dette volte, oivorata modo di tabernacolo, e^con quelgli 

modi che si rìchiedaranno alla detta chiesa : la quale sarà el vo- 
tio LVi b: per r uno verso ; per T altro lx b: con una trébuna 
da chapo: nel mezzo della quale chiesa si faccia una fonte del 
sancto batesimo. 

NOTA 

D9menieo figliarlo di jBwttro ÀfOitinó, 60 dal 1350 era caponaeatro del- 
l' Opera del Duomo. Egli fo de' Priori nel Selleeibre ed Ottobre del 1466 e nel 
NoTembre e Dicembre del 1 867. Nel 1 369 era gii morto. Queste aooo le me- 
morie di cose d* arte che ho di lui. 

1851. Maestro Domenico del maestro Agostino, e maestro Michele di Ser 
Mommo deno dar§ a dt 98 Setembre fior: xxxn perchè andarono a wUturarm 



DEU.' AETE 8BNESE 353 

Ì0 wmra éi GroMMto. (àscHirio dbujì Rirouu«H»ii M Suha. Defcitiiri • Cra- 
^ilori é^ OMBBoe voi: 89.) 

1S54. D9éM braeeia di fregio nero, U qm aU H posé inicmo atta jtfol- 
imrm éi «««««r Cfno nostro nitore, jtk§ fi$ ioidi 15 U iraeeio: wtoniamo i» 
imUo Uro otto da pagarti a wkamtro IkMMoieo dai maioUro Afitlpo, 
jfr* doU^mopora samet§ Mario, (kwcmwù »bllo StsbìALB m d. Maua 
Scala. Libro éo' Cooli Corrmli ae^Mto ▲ a carto 189 feno.) 

1857. Ài outeotro DoMeoiclio Afwlìoi undici Uro, otto ooidi por dioio- 
••M ék eko à MorvUo del deità fooee por xin eoi* ei ék; e eoi Uro por mtM 
aia di flMmio ohe à fatto dei dotto oute por V ÀgnoUo de la faooiaia» (Ab* 
€amno wmLL' Otbba »bl Doomo m Sinu. Lftro 4' Entrala • UieiU ad amnui , 
a carte 55 TOTia.) 

1MÌ. A mona GioootUta onofUe otto fa éi «MMifrv DoflMsieo AgwfCM, 
•taNiintf Uro, fuatro eoidi per carte disegniate e earto iniagliaio. (Aicn- 
fia éelto. Libro Mio, ad anniiM.) 

■Me Niccolò di Cecco del Mereia da Vaona di •ertoldo di Spaglia ava 
■Ofiie, Tari flflioob'^ cioè Jacopo, Veolora, Fraocesco, Taddea e Prancetca, 
It '4Mtf Mei 1 879 tposaroiio 1' aoa Mìoo e I* altra Anlonio fratelli e fif liooli 
m rnceoHè di Mino. Fra ì figUnoli di Ificcolò del Merda è ricordato anche Sa- 
em, fl firtl^ dice ékm iiolaM# il pedra niair innelaanials del campanUe éA 
la CiilBdrtli .M PiMo. Wn MiccoU mM 1881 de* Priori per i aMci di UhV^ • 
M ttayne.- e ael 18^ cyteilano del c^aiero di Caatifik>ne d'Orda. Pare che 
■ertae nel 1870. 

De* larori tool bo qaefti ricordi. 

1858* Aneko dici al wuiestro Nìcliolò di Ciecbo p«r cinque teste gran- 
di, por tre Ure e diodo coiài V una, dntl li^e. (Ancmrio dello. Entrata e U- 

1857. A meeflro Niccliolò ài Ceccbo lire 1« p«r una dnutgia fece " ai' 

Mmdko diewM ai o»aestro Niccholò di Cecche detto, sedid lire per due 
eie cfte foce — agli agnoli allato a la madonna da la facciata» (Ancmno det- 
to. Libro detto ad annnm a e 60 rerto.) 

1858. A maestro Niccolò di Ceccbo^ fio«# lire per tre pietre da aveUo 
tke cAoipfewo da lui per fiure V avello delle rede di sor Fantino* ( Anon- 
Tii dallo. Libro detto ad annoni a e. 00 rerto.) 

Aokcko diomo ai dato maestro Niccolò» irmfa e sd^ire^ lavoratura lo 
ime tavole a fogliami e armi: avevasele fatte a la caca per aUro lavorio. 
fwono istitnate per più maestri trenta e nove giornate (Amanno dello. U- 
Wo dello, carte dette.) 



254 DOCUMENTI 

ALBERBTTO DBLlA FAMIGLU DEI DEL MERaA 



CICCO 



Baitolohmeo NICCOLO 

fcaltore ed architetto 
^1 <» 1570 

VlSTUBA GALftANO m. 

Vaona di Bertoldo 
di Spaglia 

I i ì I i 1 

ANTOiiio Jacoto Buomatiiitura Saho Taodba Pbahcmga 

architetto m. ai. 

Mino di Niccolò^ Aotooio 

mauif calco di Niceolò, orai» 

N.^ 5^. 4 357 Giugno 

/ Dodici Gotftmatori déUa Repubblica di Siena ddiberuno eht 
il Duomo Nuovo perché minaccia roìdna, ria diifaito. (Air 
cHiVio dell' Opeea del Duomo di Siena. Libro di DocomeD- 
ti Artistici N.o 6.) 

In nomine Domini amen. Viri prudentes , videlicet , quator prò 
quolibet Terzerio civitatis Sen : electi per — • dominos Duodedm 
Gubernatores ec. In primis — - atente viso et inspecto opere diete 
nove ecclesie , et habito supra dicto opere semel et pluries com 
plurihus — et sufficientibus magistris civitatis Sen :, ac etiam com 
melioribus et sufficientioribus magistris operis diete nove eccle- 
sie ^ solepni tractatu, ratiocinio et colloquio, et demum delibera- 
tione matura , una simul cum dictis magistris cognoverunt et de* 
liberaverunt, moras prefate nove ecclesie omnino esse defeltuo- 
sas et non sufficientes ad substinendum laborerium necessarìum 
antedicte nove ecclesie, scilicet ipsas moras in brevi tempore lo- 
bricandas esse et ruendas; quibus moris aliqualiter de aliquo re- 
medio sufficienti provideri, neque reparari potest cum effectu; 
quoniam ipse more et que super dictis moris sunt, ruant; propter 
quam ruinam maximum periculum et dapnum sequi posse! tam io 
predictisj quam de lapidibus iam concis. 

Ideo sapientes predicti unanimiter , et concorditer provideninl 



dell' arte 8B1IB8E 255 

et ordinaverunt ; qtiod more volte et cuncta laborerìa cpie sont su- 
per clictis rooris diete uove ecclesie , quam citius fieri potest , di- 
sfaciantur : muris circumstantibus diete nove ecclesie salvis rema- 
neotibus. Et hoc facto, dombi Duodecim, qui prò tempore fuerint, 
teueantur, et debeant teuere illud consilium quod eisdem videbi- 
tur; et in dicto Consilio fiat proposita, quid sit agendum de dieta 
nova ecclesia; et totum et quidquid in dicto Consilio obtentum et 
deiiberatum fuerit , predicti domini Duodecim teneantur et debeant 
e\ecutioni mandare. 

(iVefr Occhietto) Come si prese in Conseglio che '1 duomo si 
disfaccia del mese di Giugno Anni Mille CCGLVII. 

NOTA 

La itoria della fabbrica del Dnomo Senete è stata ioTolta per gnu tem- 
po Io molta oscurili ed iocerlezza. E qnetto aTTeoifa mastimameole per non 
arerai acrillure antiche in (ania abbondanza, per le qoali si conoaceMero eoo 
ardine coolinuafo tnttc le ficende di qaell' edilizio dal tuo comìociamento, fi- 
so a cbe, dopo esserti allonlanalo dal primitifo disegno, ed afere per brofe 
spazio molalo e forma e direzione, esso non tornò a quella, jche cou poca dif- 
fereosa dalla più antica, aocb* oggi conserfa. 

Nondimeno, al barone di Romohr, parve che anche col solo aiolo dei do- 
comeoti allora noti si potesse comporre una storia bastantemente chiara ed or- 
Jìaata del Duomo Senese. Di fatto, nel folume II. delle sue Bieerehe Italiane 
mite aa questo subiello un discorso^ del quale riprodusse poi i principali argo- 
BMoti nel fascicolo di Gennaio del 1893 dell* Antologia di Firenze. Sostiene e- 
gli che il Dnomo Senese abbia afuto tre epoche e quasi tre fabbriche direrse: 
che la più antica fabbrica di stile anteriore al tedesco, con archi tondi, e con 
altre parlicolariti; di cui si veggono alcuni avanzi nella cupola e nel campanile; 
coBiociando dal secolo xr o 111 arrivasse fin presso al 1340. Che nella secon- 
da epoca, circa il 1 350, fosse fabbricato un imoroo afllitto nuovo e di maggio- 
re laof^hezia; il quale doveva stendersi verso tramontana, dirimpetto al Palaz- 
10 di Pandolfo Petrorci. Che questa seconda fabbrica, per esservbi scoperti mol- 
ti éifeUi, fotte abbandonata nel 13(33. E -finalmente che dopo quest* anno, da 
ni comincia la terza epoca, i Senesi rivolgessero il pensiero ad ingrandire ed 
abWllire il vecchio Duomo, il quale da allora in poi ebbe nome di fabbrica 
MiotMi: denominazione data dopo il 1833 al Duomo abbandonato, del quale ri- 
■tngoDO tuttavia grandiosi avanzi. 

Questa è la somma degli argomenti che in sostegno della sua opinione mi- 
te in campo il Rumohr .- e certo parvero di molto peso a coloro che di que- 
lla materia erano o* poco o niente informati. Ma oggi che nuovi documenti e 
Mrittore da me scoperte t e qui per la prima volta pubblicate, chiariscooo me- 
{lio, leeomlo il mio vedere, la storia de' fatti che alla fabbrica del Doomo Se- 



*256 MClWUfTI 

Dftie 9à alte viwaée tst ti rìferiicooo, è forte elM te Ofloione dK fMl Mi» 
te<lecco «ia io gran parte rìpoUla per oon ?era> 

Di Qua Chiesa cattedrale dedicata alla Vergine « e posta nel piano che fa 
detto perciò di Santa Maria, si ha ricordo fin dal 1000. Dorefa essere piccola, 
considerata la condiiione della nostra città a qnei tempi. Forse nei due secoli 
seguenti o fta rifatta di nooTo, o ingrandita. Appare di più che ancora nei pri- 
mi anni del secolo UH quel laToro continnasse; imperocché nei libri pobUiei 
dnlla Bioeherna; e sono le pia antiche memorie che parlino della fabbrica del 
nostro Duomo; si trofano nominati e i maestri che tì laforaTano, e V operate 
preposto al goTorno di quella. Cosi nel \%%9 aTera quel carico un maestro Ricete» 
e nel ISSO un tal Bencifenne. {Entrata e Uscita Mia Biechsrna ad ctnnos.) 

sia che durasse ancora la fabbrica del Duomo già cominciato on seco- 
lo innauii, o sia che si fosse dato principio ad edificarne on altro maggiore; 
è certo che nel 1359 si parla di sbassare tutta la chiesa, e di costmire aolto 
la cupola, r altare ed il coro con una gradinata intorno intomo, per la qnate 
si salga jid essi. Oltre a ciò, pare, che nello stesso anno fosse posto mano ad 
allungare il Duomo dalla parte di dietro, e nel 1Sd3 si IsTorasse a finire te 
enpola, la quale rimase compita nel 1364 (Documenti 8 e 7). E sebbene nel 
1384 s'incominciasse la facciala secondo il diseguo di Giovanni Pisano, non- 
dimeno la fabbrica continuò per tutto il secolo XIII ed anche per alconi anni 
del seguente. Altri e maggiori ingrandimenti ebbe il Duomo nel 1817, testimo- 
niandoci la cronica che ra sotto il nome di Giovanni Bisdomini, che in qnei- 
l'anno i Senesi accrebbero lu chiesa cattedrale del Duomo verso Valle Piatta, 
e cominciarono la facciata da S- Giovanni, che i bella e gran eoia. il ebe 
mostra che il Duomo si allungasse fino sopra il San GioTanni. Ma essendosi la 
questo accrescimento scoperti de' difetti nella costruzione delle more e delle 
Tolte, fu nel 1333 ricercato il consiglio del Maitani e di tre altri archilal- 
ti (Documeuti 34 e 35), i quali, Toduto che oltre i difetti predetti, la ehisss 
aTrebbe risentito grande mancamento, perchè la cupola non Tonifa nei ■ai' 
IO della croce, e mal si accoizafa il Tocchio col nuoTo; di più ogni propar* 
lione che era nella Tccchia chiesa cosi neir altezza, come nelU lougheiia e 
larghezza , per quello accrescimento sarebbesi perduta ; proposero, che on noo- 
To e più magnifico tempio ad onore della Vergine, patrona prìocipata della di- 
ta, da' fondamenti si edificasse. 

Ma He tale proposta avesse poi il suo efteiìo, non si può né aflbrmare, oè 
negare: attesoché le scritture pubbliche e i libri e le carte dell* Opera del Doo- 
mo, dopo questo tempo manchiuo affatto. Solamente si troTS che nel 1888 fs- 
rii maestri a ciò richiesti , opinarono ohe la fabbrica sarebbesi condotta eoo 
più celerità a perfezione, se, tralasciato il rifcslimento di marmo delle pareti 
di essa, si fosse atteso a compirne i muri esterni. (Documento 43). 

E qui io sono grandemente in dubbio, se in quel documento si parli d'o- 
oa nooTa e maggiore fabbrica, o pinttosto dell' aggiunta del vecchte Duomo gii 
incominciala molti anni innanzi, e non mai abbandonata, non ostante il coo- 
trarte parere del Mui$ani e degli altri maestri. 



dell' aktb xenksk 367 

Cheechè sia 4i ciò , questo solo i eerto; cke la fabbrica del Doomo , o 
fooi ebo Cosse faUa di ouoto, o che le si aggiangessero , o le si ingrandisaero «1- 
coae frU, eoo arerà malato fluo a questo tempo oè oel disegno principale, 
■é BeDa saa direzione. Ma fenato il 1 339 ebbe essa il maggiore ingrandimen- 
lo: imperdocchè piacque ai Goremanti della città di deliberare, che il corpo di 
■eiMO dì esso Dooroo fosse prolongato per il piano di S. Maria Terso la piax- 
n dB* Manelli» eosiechè la feeefaia chiesa dovesse eseere la croco della noora. 
Wm allora* che dato p r inci ^D eoo gruide alacrità al magniteo laToro^ i mi 
ei mostrano ancora di che ampiesia e belleaia sarebbe stato il wèoiwo 
i;ì Senesi chiamarono da Napoli» il maestro Landò, architetto molto sof- 
Sn somiglianti ediOsi, dandogli il carico di sopraìntendere a quello, lo 
che io ho riferite Intorno a lui, mostrano, contro la opinione del Ro- 
che Terameute maestra Landò Tonisse a Siena, e durasse in queir uflleio 
lo aporia che è dal Cennato all' Agosto del 1 340, incoi mori. (Documenti 49 e 50). 
Dorò questo laToro con varie interrusioni ; una delle quali fb cortanmnte 
per cagione della terribile moria del 1848; fino al 1856. Nel quaf anno, es- 
sendosi già scoperti difetti grandissimi nella costrusione della narata sinistra ; 
perahè lo mora che sostenevano le volte per esser sottili di troppo, o fond^ 

< V ' > 

io lemno che non reggeva a quel peso, cominciavano a piegarsi, e dar segno 
di rovinara; B^nei di Cione da Firenze, Nieeolò del Merda e Domenico cT J- 
fOofiUò da Siena diedero, a eia richiesti dall'operaio, quél lora perora che si 
logiln «el documenti di N* 56 ■% 57 di questo voluaso» Dai quali pareri a' Inten- 
de ■OD odio \w cagiono di qnei difetti, ma si ancora quello che di sopra è det- 
ta: che cioè la vecchia chiesa era destinata a formara la croce della nuova. 
La Repubblica allora , intpodendo qnaota spesa e quanto maggiora delle 
UBO fbrae , richiedessero i rimedi proposti , abbandonò quella magnifica impre- 
My imitandosi a dar compimento, e ad oraara il vecchio Duomo, il quale è 
qnol m e d esim o «Ae anche oggi si vede. Da questo tempo fino ai primi anni 
dri ooeolo X¥ ar lavorò nella fabbrica del Duomo, e del Campanile: easeudosi 
Miaro ino dol 1379 posto arano alla flicciaU che è volta dal lato dello Spedale. 

fi."" 59. 4358 3 Novembre, 1362 4 1 Marzo 

Due ricordi dd camarlingo déla Fabbrica dd Duomo d" Or- 
pieio $uKù condotta di matitro Paolo di Matteo da Siena 
per eapomaegtro di detta Fabbrica, (Archivio dell' Ove- 
«A DBL Duomo d' Orvikto. Libro rii Momorìo ilei ('^marlin- 
fso del 1.153 al l:i6i.) 

MCCCLVUI die III Ntnembris 
Paidua Maethei de Senis promish servire usque ad onuin 
anmai oontiiiaDm prò opere, prò xii sol: m die, ad penam ài 

18 



258 DOCUMENTI 

Statiitis contentam : prò ipso fideiussit magister Andreas de Senis 
ad penam l libr : quod serviet continuus per dictum teinpos , ad 
penam predictam. 

In nomine Domini amen. Anno domini MCCCLXII die xi Har- 
tii In domo operis sancte Marie. 

Constitutus coram me notario et testibus infrascriptis, magister 
Paìdus Mathei de Senis, el magister Moricus Petrucciani de 
Urbevctere — promisermit servire continue •— Iaborandi in diclo 
opere sancte Marie usque ad unum annum proxime venientem ^ et 
a dicto opere per dictum tempus non recedere , sine expressa li- 
centia camerari! y et Superstituum dicti operis, ad penam xx v lib ;, 
prò salario quatordecim sol: prò quolibet die, et prò quoUbel 
ipsonim. 



N."" 60. 1360 34 di Luglio 

Peivsione di alcuni cittadini Seum perché na dato comfrimufito 
alla pittura déUa B. V. Maria muU* ingremo di paria Ca^ 
moUia. (Architio dbllb RiPOluiAGiam di Sieka. Delibera* 
ziohi del Gran Consiglio Voi. 169. a carte 9.) 

■ • i ■ 

I ■ 1 

Magnifici Domini et potentes utique qaetuendl Glorìosos Deqs 
«n Sanctis suis letari dicitur in predicatione ipsorjum, qualibetupif? 
hònorificentia eorondem; tuncqde devotis pium se^rieddity oom Mi 
èós rédditur* honórìflce ofitium pietatis, qae foref ciAtasaMlBtfriltt 
divinorum. Ritumque devotionis hujusmodi tenetur actendere Comu- 
ne Sonarùm; ,nam))er;q€Ìiipit09 dvitatid $u(it celebrate ^M&tOfti^ 
figurate ymagines , dcvotionem pietatis huius , clarius adnotantes. 
El^est verum quod cordibus inest Senensium sub quodam peravi- 
do singulari honorabilitas in pictura reverendissime Mairìs Dey 
Virginis gloriose ab experto cògnite dicti Comuni» re&igH^n sin- 
gùlare , si ibi potissime pendet anelanter et fervide in' nonQuUif» Sen: 
civibus devotioncm demonstrari predictam, seu ubi per amplius 
hec apparet. Et ut nostis, cvidens locus talis est civitatis in in- 
troitus, prescrlìm apud ianuam KamolUe in qua seu supra quam 
figurali disposiitìohc dieta - pictura i inecpta, pìotittalis Sanctorum 
Dei firecipiieque'suoi Màtris »iìguvc|tio .preleudandaiquain<preeeUere 



DBLL' arti 8B1IESE ^89 

ndla scitiir. Hinc prò parte quamplurium SeDeaskun civium vobÌ9 
iMmiiliter supplicalur quod tam laudande incepte figoralioni digae** 
mini darì Ceicere, ac poni coloraliter coinpienientiiin. 

ilOTà 

8«ll* aatìea porta dU CasoUia, C^eeo e Nueeio , pittort fltnatij ararano dU* 
fiato Bel 1S10 una Nottra Donna con Tari Santi; la qnale^ ettendoti poi gna- 
flla, fa rifatta nel 1415 da Benedetto di Bindo, pittore pariaiente teneee. On 
aitoo aSreteo e granditfinio, era stato ineomincifto salta porta di food, ossia 
sair Antiporto di Canollia; dei ^ale, come solamenlr disegoato, partano doe 
pUbioai prasenlate al Graa Consiglio, 1* nna nel 14 di Giofmo del 1948, e 1* al- 
tra sei SI di LogUo del 1560, che ora per la prima Tolta al paUdlea. Da loft- 
te ci6 ri eonosee l' errore di qoelli che la piUnra dell* Aotiportp attrihoiseaoa 
ai ooalro Siwèone Martini^ y qnale essendo norto nel 1844 in iTigDOoef non 
pelora laTorare an alTreseo che nel 1846 e nel 1860 appena era copIndatS 
a dtiognare e non fa Anito che net 1561 ; non sapendosi però da qnal aiae- 
sftpo. I y iÉ s le errore è nato dalle porole del Ghiberti il ^ale deecrirendo le 
spero di BèménB, nel soo Commentario, dice cosi: JBra eeorincialo soilo 
perfo oAa oo ^ Bwmm «no froo4<ff<fno ietaria d' «no Jocorooo ii eoa: oiéBa 

dfagfoafo eolio einakreee Ora estendo certo che ai loapi del flhfter- 

tf la ^rfo eke «a o JIoomi era foella slessa di CaMollia; e sapendosi allrosl 
che Boo tanto àU' alfresco della porta, qoanlo all' altro dell' Inliporlo era sta- 
la data r nltima perfexione molti anni ionanai ; bisogna intendere che le pe- 
rnia: aro ««Ilo parta ; non Tolessero dire che qoeH' afliresco Tedalò dal GU- 
bertf Ibase solla porta di Camollia , ma presso di quella. Ed in questa opi- 
nri oonfsroM oMiggiormente H Tiaio , il foaie nel VoU I. dello Slorfc 
dice: Bie enim Symon inter praecipmùM hmins aetaiie pictaree eet ha- 
kUme: mmltafue opera euae artie eum Senae ium alM per^gregiaque reliquit, 
infer fMoa adkue Virginie Marie effigiee n a Mit eima eooterie eum Sanetie apad 
plolooo» Poparooooi vieitur in Sena nrbe mtfue regione CamoUiae; tametsi o- 
pm§ imperfeeium a Cardinoti transeunte in Franeiam seeum perductue, ra- 



N."" 61. 1360 25 Decembre 

Imbretriatura dal tulamenio di maestro Andrea di Cecco da Sie- 
na capamaestro dell' opero del Dwnno d' Orvitìo. ( Archi- 
vio dell' Opera del Duomo d' Orvieto. Libro d' Imbre- 
vìature di testamenti dal 1348 al 1363 pag. 72.) 

In nomine Domini, amen. Anno domini millesimo trecente- 
simo sexagesimo , indictiooe i^iii , tempore domini Innocentii , pa- 



260 DeCVKBNTI 

pe sexti', dio vigesìma quinta mensis Decembris. Ma^ster Àndrmt 
Cecffht Rmuddi de Senis habitator civitatis Drbiswoterìs, caput 
magister operis et iabrice sanote Marie raajorls de Urbevelerc, 
infirmus corporc , sanus tamen mente et intellectu , — presens te- 
stamentum — fecit. In primis voluit et judicavit corpus suum si 
e% hac infìrmitate mori contigcrit scppciliri apud ecclesìam san- 
ate Marie majoris de Urbevetere etc. 

Item reliqujt et judicavit fabricc siiuctc Marie majoris eccle- 
sia de bonis suisf ceotum libras deuariorum perusioormn. 

In omiiibus autem aliis suÌ6 bonis - Lucham Ristori de Se» 
ois, de villa Armajoii prope oastrum Rapolant, eomitatus et di- 
sCrìctits éivitatis Senàrum , cjus nepotem , suum herèdéin universa- 
lem insHtuit — 

Aetuqfì fuit .h9C in civitate , Urbisveteris iu domo Jobanijii^ 
i^cistrre , in, qua .Rictus te^tator Ixabitat, presentibuiì ioagìstro Paulo 
magistri Jani, Jaoobo sor Vannis, Angelello magistri Pttrij Ah- 
Umio Angelucir; Cola Bartolohici , msfgistro Moricho PfftruiUDiàni^ 
et Cihó' 'Cécébinf de Orbévetéri^ testibus ad hòc Vocatis etc. 

Et ^go ÌBs^rtliolomÌBus olim tìuidonis de Vrbeveteri Notarius etc. - 

NA«a.?*' •■'•.". "4362 Aprile 



:l 1 . •: I II 



iMerà di ftrr'tolo di maestro Fh^di olia Signoria éi Siena. (Aih 
GHiVfo dttLtfe: RiVoÉMfAGiom Di SiBNA. Lèttere, filzià ttt, 
segnata « fjetlere dei comuni di f otterrà e.^ujtoia»). (E 
autografe.) . . « . , x 

Magnificili Signiori miei e capitano di popolo e ghonfailon^ 
re (li giustizia della città di Siena ; fovi manifesto le novelle che 
di'KJvii 'SOM ( delti oonpiignia de taliani; iscrisse el conle;NÌQl6- 
lò a^ signori priori ed al capitano di Volterra , e giunse el messo 
a'Y'ortfdèl vespa ro adi quindici d'Aprile, eoe (kHìiemcha, ^chtelftì 
gièrite tuta era \)assata a Monte Schudaiò, e chélla détta dome- 
nicha a sera si chredéva di ft'rmo ch'egli aberghaissono o su 
quello di Champiglia o di Suvareto. Credesr di cfùà per la prù gien- 
te , che terranno per la vostra marema. La giente dell' arme del 
comuno di Firenze doveva essare tuta a Volterra ; anno riparato 
a ciò e Volteratii, che tuta là giente non si còndudba ivi, che ndn 



dell' AITB SENESE Mi 

vi sareboDO potuli stare ; àaogU sparti a Cholle e a Sangpoiìsm- 
Mi E da Slafgpsk giunsero la doaMnicha detta, cìenlo cioqoanla 
kmcie. Altre novelle di qua aoo ci à; se sentirò novella ninna, 
scrivarovelo: e Dio vi conservi sempre m buona pacie. 

Barteto del maestro Frtdi dipintore servidore vostra 
(Birakme) Signori Signori difensori e chapitano di popolo e 
g^Mmfidooiere di giustizia de la città di Siena. 

N."* 63. 4364 47 Mano 

QWijasMMic dt Antonio di Brunaccio moeitro dt Pietro, di feo»> 
lare 96 lArtatmU daM' Operaio, lat&rmmd& nélafMMrkm 
o del Duom» o dtUm eappeBa di PioMza. f AMnvio dell* O- 
PERA OEL Duomo ni Sibiia. Libro di Documenti Artìstici N.^ -8;) 

lo Jnionio di Brunaccio, maestro di pietra, imprometo di 
f o ler c f /dare: a l'^aopera Bante Marie, vinti e sei lire, sidiondo'la 
mia choscienzia; vogli dare in questo modo, cioè: che Toperaio 
de la deta uopera sia tenuto tenermi ogpii mese vinti soldi di mio 
salario, lavorando a 1' uopera overo a la chapela del Champo: e 
sed io JniogniOj nò lavorassi né a V uopera o né a la chapela 
deta, che V operaio mi posa astregnare ogni ano del mese di Se- 
teflibre di fiwmi paghare quatro lire 1' ano, e fino a tanto che le 
dette vinti e sei lire sieno pagate: e se avinisse, che Dio faces- 
se atro di me, che l'operaio posa a le mie redo adimandare 
Ire lire per ano, e fino a numero de le dette vinti e sei lire. 

Fata a di xwn di Marzo 1S64. E anche premete ii lire so- 
pra a le vinti e sei lire. 

N."" 64. 4364 8 ili Aprile 

Cemdotta di maetiro Paolo dt Antonio jcìiltore da Situa in cm- 
pamae$tro déla fabbrica dd Duomo d' Oratelo. (Aechitio 
DEL CoMUiiE d' Oevieto. Ub. 1. di Deliberazioni segnato 
LXXXUL pag. 30.) 

Die octavo mensls Aprifis Anno MCCCLXIY. 
Cong^w^iti -^ domini Septem Urbèiietano popMo presidenles j 



M2 DOGUIVBNTI 

una cum prudentibii& virìs Paulucio Jacobelli de Hagalollfe, ca- 
merario operis et fabrice sancte Marie majoris etc. — studentefi 
ex debile uU teoentur, prebere diligentiam et attentam euran et 
sollicitudiném circa fabricam et muricium operis ecclesie saMle 
Ilario et experientiam docti raagisterii maglstri PauH Jnionii de 
Senis scuUoris lapidum cxtiniantes ^ — ipsum magistrom Poiiftiiii in 
Archimagistrum logie et muricii operis et fabrice sancte Marie, 
prò quinque annis proxime subscquendis , cum salario decem el 
9PlOrSoldos,defi^rÌQrum cortonensium singulis diebus quibi^ Uibo- 
raverit, ipso magistro Paulo presente et acceptante , elegeruni et 
nominaverunt, prò evidenti utilitate ipsius Ssibrice. — Dentea — bar- 
liam dtcto magistro Paulo mandandi et ordinandi aliia magislrb 
lapidum et scultare, manovalibus, discipulis, servitoribus diete 
logie et muricii presentibus et futuris. -^ 



N.^ 65 "^ 1365-«6 49 Mano 

Supplii^ di Pietro di Landò da Siena alla Signoria di Firenze. 
(Abchivio DBLLB RiPORMAGioìti DI FiRENZB. Prowis. Filza 55.) 

Pro parte Peiri Itandi de Senis, magistri soUti habitare in 
popolo sancti Pauli de Florentia, reverenter exponitur vobis Domi- 
nis prioribus artium et vexillifero iustitie — , quod iam sunt novem 
anni vel circa , quod offitiales comunis Flor.^ deputati super con- 
struoti6ne et bediBcatione castri seu terre prò dicto comune fien- 
de in partibus vallis Sevis comunitatis Fior., locaverunt et con- 
cesserunti— dicto Pdro presenti et conducenti, ad hedificandom 
et construendum de muris et turribus dicti castri seu terre, bra- 
chi^ ^200. per lopg^fu^inem cum certis pactis et convenlionibQs 
contentis in istrumento etc, in quibus inter cetera continetur: 
quod dicto 4nagistro Peiro dar i deberent prò comuni Fior. quiiH 
<que soldos etdenar. 10 prò' quolibet bracbio quadro dicti muri et 
(turrìum. £t quod insuper certam quantitatem brachicMrum dicti mu- 
ri et turrium, locatam per dictos offitiales lohanni Lasari de Gum- 
mo, magistro, reconduxit a dicto lohanne de consensu et volun- 
tate predictorum, simul oum Buono Martini magistra -— Et quod 
.ipai magistri Petrus et Boàu$ habuerunt prò predìclis de pecu- 



DELL'* AITE 8KIIE8P. i€3 

cwMuis Fior, plures pecuoianm quantitatei», et fecerum mul* 
de kiborerìo supradicto, nec sletil nec stai per eo8, qDoaii- 
MH readmun GoaupleaDl; el qnody prediclìs noa obstantìiMis/qiii* 
dan ofiilìales ad revidendas certa» ratioiies eoflaunis Fkir. depu- 
ttfàj arbitrantes, quod de qnolibel brachio quadro dicti bmvì et 
torrìniii ieK^to per diclos Pehrum el Buommi, vel alkpieas ipio- 
ram , debeanior eis solummodo quattoor soldi et 9 dea., declara- 
f eiuMi , proat eis placuil, ipsos Fefmm el Amimi sea heredes 
didi Baem restare dare oomau predicto lib. 1280. s. S dea. 9. 
L p.; propter quod miper, videlicet die 20 Februar. prelerìli, 
hriex ratioiinin codhbiìs Fior, condepoavil dictum PHrmm m me- 
dfeMem tolias diete simiiiie et quantitaleni pecuuiae , videlicet in 
libris teicentis quadragbta s. 4. dea. 4. cam dimkfio f. p., dan- 
di8 et solvendis generali camerario camere comunis Fior. — . Qua- 
re, considerata presertim promissione predicla per diotos offitia- 
les beta, que deberet secundum iostitiam observariy quum ipse 
PHrm$ LamM est pauper homo et in caroeribus comonis fior, 
propierea detinetur, placcai dominationi vestre etc. 



N."" 66. 1367-68 4 Marzo 

Maetiro Jacomo dt Mino, e nuMtitro Rartolo dt Fredi, pttlort, 
fanno patio con frate Niccola dt Mino di Ghtdo, operaio^ 
dt dipingere una volta allato a gueDo détta CappéUi di S. 
Jmano in Duomo. (Archivio detto. Libro dello N. 9.) 

fai nomine Domini amen. Anni Domini MCCCLWU. addi pri- 
mo di Marzo. 

Sia manifesto a chiunque vedarà questa scritta, che addi, an- 
no e mese predetti, che Jaconup di Jftno, del popolo di sancto An- 
tonio, et Bartolo di Predi, del popolo di sancto Donato, cittadini 
dì Siena, composero e patio fecero con frate Nichelo di Mino di 
Ghida , operaio de V opera sancte Marie , di dipìgnare una volta 
a lafo quella de la cappella di sancto Sano, con questi patti, cioè: 

Imprima debonno e predetti dipignare fregi a lato a bottatti (tic: 
foCtoect) con belli fogliami, con quelli compassi che ben stiano, a 
piacere de Toparario: anco e bottacci^ a modo che piaceranno 



264 OOGUMBNTI 

a r operaio : a loro spese d' ogni colore : e fianchi de le volle debs* 
no dipignare azurro e stelle d^ oro, conformandosi col lavorio che 
ia Andrta e Criitofano e compagni , sì veramente che le faran- 
no più belle : e V operaio darà V azurro e V oro. Ancho , dipi* 
gnaranno ^i archi a meze figure in belli compassi ligatì, come 
più belli li sapranno fare , si che piacciano a V operaio. 

Ancho, che la debbano dare fatta addì vinti d'Aprile, per 
prezzo di vintidue fior: d'oro e mezzo; e se l'operaio co^oo- 
sciarà che e perdano, debano stare di quella perdita a la discre- 
zione de r operaio. 

Ancho , che 1' operaio debba dare a loro , calciiia e aq^pia 
appiè la volta. E io Niccolo predetto, ò fatta questa scritta di 
wiA mano, a chiarezza del patto; presente maestro Frametchodk 
maestro Tanghio^ e di ser Falcone Biadi, sacrLstano. 

E i' Frmicescho del maestro Tonghio fui presente a questa 
iscritta^ anno e di sopra iscritto. 

E io Ber Falcone, sacrestano , fui presente a questa sorìpla^, 
anno e di supradetto. 

N.^ 67. 4 367-68 6 Giugno 

•■ * ' • / 

Patti fra Niccolo di Miìio di Ghida e Piero di Gionta do Hondt- 
ne , e Giovanni di Viva , e Ruggero di Mone , e Martino di IM- 
leo, hùibardoj nuBesiri di pietra^ per la casirussione d' un 
ca$amenlk) nel piano di santa Maria. (Abchivio dbll' OPBitA 
DEL Duomo oi Siena. Libro di Documenti Artìstici N.® 9.) 

In nomine Domini Amen.. Anni Domini MCCCLXVIi , addi vi 
di Gennaio. 

Sia manifesto a chiunque vedarà questa scritta, ohe Fiero 
di Giùnta da Rondine e Gioi;ciiim dt Firn e Ruggieri ài Marne 
e Martino di Matteo^ lombardo, maestri di pietra, sUUogaro da 
Grate Niccolò di Mino di Ghida , operaio deir opera sante ìbtrìt^ 
di murare uno edifizio , cioè uno casamento posto nel piano ton- 
te Marie; da l'uno lato la via che va al Duomo, e dall^ altro il 
chiasso di Benciucchio, da l'altro Giovanni di Gano, e in parte 
Franciescho di Pietro Manetti; da l'altro del: Yiesoo vado eia par^ 
tei le heredo di Sino di Gionla,. con li infrascritti, patti» 



DBLL' jais MilBSB MS 

Imprima* che em maestri debbono murare le mora che bi- 
aogaaraono A detto hedifizio, a calcma, onero a terra, come pia* 
darà al detto operaio; el fondamenio larglio mio braccio infino 
d piano de la via, a camm, e Taltro muro tre qoarri: e deba- 
no iure Ire usciaie da la parte del chiasso di Beocinccbio, éme 
inorare a terra; le battitoioi e gli alchi a calcina come sarà pia» 
cere de T operaio. 

Ancho debano nmrare e tramezi bisognevdi a vokmlà e pia» 
cere de 1* operaio, e fore nsciaie con archi. 

Anche debbano bre finestre bisogpe? oli dentro e di foore al 
picere (sic: piacere) de V operano; debano murare alto sopra la 
imposta del palco otto braccia, e mio tramezo col frontone che 
si richiere a la nmira de V otto braccia : a o^ loro spesa, per 
presto di quarantaocto soldi la canna. 

E r operano debba dare a loro, pietre, rocchioni, ovvero 
amttoni, come piaciarà a V operario, appiè el muro e la terra 
certa feemUa}^ e la cricina e la rena appiè el muro in mortaio; 
e debba dare cavato el ftmdamento d' ogin muro che fisune fa- 
cesse; e debba V operano predeclo prestare a loro, l^name per 
fare e ponti, cioè ritorte e grati e correnti; e le finestre dal 
palco in su, e V usciaie si misurino voto per pieno. E questi patti 
hro, presente ser Cerino ser Nelli, e Niccolò Grifi. 

Et ego Gerios ser Nelli not: fui presens dictis pactis factis 
cum dictis magistris lapidum , absentibus magistrìs Piero de Ron- 
Una e Reggerio Mùni$, 

Io Nicolò Grifi fili presente a questo patto e choncordia fra 
l'operaio e detti maestri, insieme con ser Gierino Nelli. 

(Ntit occhktlo) Per ly soldi kanna el muro a calcina gros- 
so uno braccio, alto come bisogna per le càmare.) 

N.^ 68. 1368 4 Novembre 

Forti, e annporizioni de" mar stri ddla Pietra eoi Rettore dd 
Duomo peBa Cappdla de^SS. Quattro Coronati. (Archivio 
DELL* Opera del Ditomo. Libro Nero pagme 91 tergo.) 

In nomine Domini amen. 1368. 
Sia manifesto a ohi vedarà questa scritta, che addi quattro 



366 DOCUMENTI 

dì Novembre 1368, eh* e savi e discreti huomini, maestro Fran' 
ciescho del maestro F'annucciOj maestro Gherardo di Bmdo^ 
maestro itfmòricogio di Ghino j maestro Gioffannino di CiecehOj 
maestro Ruggieri di Mtme , maestro Michdt di iVieffo , tutti mae- 
stri di pietra eletti per li rettori et camàrlingho , e per la gene- 
rale raccolta delPArte de la pietra^ a conponare et ordinare oo- 
me la festa de* Quattro sancti Coronati si faccia nel Duomo , cioè 
ne la chiesa maggiore di Siena , con misser Niccholò di Ubo di 
Ghida , allora oparaio delP opara sancte Marie , e sagrestano de 
la detta chiesa; e composero^ e patti fecero col detto misser Nic- 
cholò , nel modo scritto di sotto, cioè: 

In prima che tutti i Maestri de la pietra, debbano venire b 
mattina de la detta festa , cioè de' sancti Quattro , a offerire uno 
cero per uno a la detta cappella ; e uno cero fiorito di valuta di 
ciotto (ne) soldi: la quale cera offerta, pervengha e pervenir 
debba a V opera sancte Marie , a le mani del detto operaio , che 
per li tempi sarà : la quale offerta sia tenuto , e debba spendare 
e convertire nelV acconcio de la detta cappella, infino che sia 
perfettamente compita; e poi la detta offerta debba essare de 
r opera sancte Marie predetta. E quando sia la cappella in atto 
che si possa oflSziare , sia tenuto T operaio che per li tenpi sa- 
rà, fare offiziare la detta cappella, come V altre del Duomo. 

Anche composero et ordinare e savi predetti , che '1 detto o- 
pefaio faccia, fare una cappella in quello luogho de la detta chie- 
sa , ove più piaciarà a sopradetti savi maestri eletti , di sqpra no- 
minati; intendendosi luogho competente, e dovuto, non guastan- 
do luogho neuno da altra persona dato ; e che sia propria nomi- 
nata la detta cappella , a* sancti Quattro Coronati. 

Anche composero et ordinaro, che T operaio debba prestare 
e impire gli staggiuoU di due doppieri di otto libbre V uno, fino 
che &\ facc^ la detta offerta ; e quali rimanghano a V opera san- 
cte Marie. 

E la detta composizione, e patti co' sopradetti savi maestri 
eletti, scritti di sopra, appaiono scritti di mia mano, frate Nic- 
cholò di Mino^ operaio, la quale scritta, è appo detti detti {iic) 
savi maestri , la quale debono dipositare a rettori dell' Arte de la 
pietra, e debono fare scrivare ne' loro breve de F Arte, accio- 
chò in perpetuo duri e basti, a riverenzia di Dio e de la beala 



OSUL* AXn BMMBSE MI 

V«rgpM>li«riaede*miictì.Qi]aiit> CoroutL (MeguUm im' ottni rfe- 
MerttsiMe fdfe iteno $oggéÈo.) 

A di vinticiiiqiie di Genab, mille quatrooento dnqiie, n dili- 
berò Be la rachoita gieiierale de* Maestri de la pietra, et btta 
piena reaaisione ne* savi oomioi, retori, chamalegho (m) cho'tre 
agiooti , a conferire cbo' Y operaio del Duomo, et di nuovo cboo- 
fenaare, aprovare i latti latti pegli atichi (ne) maestri schritti no» 
minati di sopra, e pienamente oservare, chome giace la detta 
scbritora di sopra; e che 1' oparaio e («te) per li tenpi sarà, de- 
ba oservare a loro i patii, chonpozioni (ne) di sopra idiitti (ne), 
■onestante, perchè per lo pasatto fsie) non si sia oservato: e que- 
sto è statto pier inpotenzia* Ora siamo di questo acborto (ite) di 
metare in asecuzione chon affetto (effetto)^ chome le dette chopoh 
ziÌDoi (ne) furo latte per li detti savi maestri antichi» E nomi de'Re- 
lori pasatti, so* questi: maestro Gtoommtno di Ckeho^ maestro 
Giommd d" Andreiay maestro Dcmmieo ii GUHmuUy maestro 
G9iOj loro diamarlengo, e maestro ^udreui di Atfido,-ei mae- 
stro Bartalcmeio del maestro JachomOj et maestro Guido d* J- 
ireia (jric)^ tuti tre aletti a la chopagnia de' retori a le predette 
diose metare a secuzione , et di nuovo a fermare col detto ope- 
raio. Et cosi anno fette; e pero io Chaterino di Chorsino, cha- 
va {sic: eavaliert) et oparario ò scritti qui di mia mano ne la 
loro preseUa e di loro volontà. Chosi promesse d' oservare. 



N.^ 69. 4369 4 8 Giogno 

Ddiberasiane del Comiglio Cttnerak sopra V ajuio di denari da 
farsi al lavorio détta cappétta di Piazsa* (AacHivio detto. 
Perg: N » 938.) 

In nomine Domini amen. Quidam viri prudentes numero sex 
ex Reformatoribus Senarum — provisiones infrascriptas in Dei no- 
mine ediderunt— - 

Item providerunt et ordinaveruni , quod operarius opere san- 
cte Marie teneatur et debeai omni anno, incipiendo in kalendis 
Julii , proxime venturis , expendere et convertere in feciendo labo- 
rerìam caf^Ue Campi, el ipsam cappellam usque quo compie- 



268 DOCUMINTl 

la loeril^ altra redditus diete cappelle, centum fior: a«ri de de» 
nariis diete opere sancte Marie, sub pena oeutuiÉiflor:. anrì, an^ 
ferenda a diete operano, per deminain Sanatorem, si dietus ope- 
rarius predida non servareti* Et quod domini Regulatorès subea^- 
dem pena V et eudem modo exigeada , teneantur et debeant revir 
dere dìctas expeasasy si facte soni, ut predicitur, per ipsum ope- 
rariiim in hedifieatìaiie diete oappeHe ; et si reperierint didmi o- 
perarium non convertisse dictos inlroitus diete cappelle et 4iol08 
centum flore auri^ ut predieitur, faeiant ipsum puniri, ut sope- 
rìtts^ dietum est. > . 

Approbata fiienmt omnia suprascripta in eonsilio Reformato* 
rom^^smb anno Domini mcqqlxviiiI, indietione septima^die xxtiii 
tnensis lunii. 

In supradietis anno, indietione, die xxyiiii mensis Jmii fiie- 
runt approbata 'omnia soprascripta in Consilia Generali. -— 

Ego Johannes oUm Tore de Prato not: reformatióDum eo- 
nranis Sen: pi^ictis inlerfui eaque scripsi et publicavi. 



NOTA 



La cappella di Piaiza, ordinata dalla RepahUica per ? oto faUo i|ella. pe- 
ste del 154S, ebbe principio nel 1553; ma non riutceodo di saiiifaxiope del- 
l' nnWersale, fu per ben quattro volte demolita ; fluchè intorno al 1 376 ebbe 
il sno compimento. Non piiò essere che il primo diitegno di essa fosse "dato da 
Duccio, non tanto perchè nel 1359 era egli facilmente morto da qualche an- 
no^ quanto perchè essendo stata fabbricala a spese dell' opera del Duomo, n- 
gMttytfl^ eosfl 4 che; e|(a li servisse del disegno e della direzione a iM tóo t»- 
pomaestroi e nel 1352 aveva questo carico Domenico d' Agotiino, e oel 1376 
i^ovt^nni éi i^ficeo^^ di altro arlefic^.a' si)oi stipeodiv Le memorie cbe. io ho 
raccolto so questa cappella jòno le seguenti: . 

1352. Si pagano Ure 2/. 1. 8. a Giovanni Cinuizi 9 compagni pisi- 
caiuoli, per tei doppieri e tiaggioli che furono por iati alla eappetta del Cam- 
pò nel giorno che fu fondata (ARCHiino dbllb riformaoioiu di Siina. Bntra- 
ta e «floila della Bìochtrna . ad aamim.) 

. 1359. À niù^stro , J^comQ , eapomacMlro de la ^appeiUa del Cmmfm um 
fior : d* oro per tua fatiga e magittero e consiglio che dii aìV mop*ira fra 
ptu volte. ^Archivio dbll' Opbra dbl Duomo. Entrata e Uscita ad anaon.) 

1360. A maéttro Michele di Ser Memmo^ cAapomoe^lro , dioee Ubre t 
dieee ioidi per quinéiàì dt cMb à serviti àel tfettfo me««' (di taglio) ftr iol- 
dt jri//#. (Atcmtid'dèlCOL Libro détto ad antmm.) 

If&7(0. .4; Mieibple » df iscitf llMimou eAcmorl^n^ibo vethia^ trenta ém Ure, 



- » t 



DELL* ABTB flBHESE i69 



cft# émmv aoer^ ptr fatura àfUa t kMBmm m ekt /Me; ^-'l mm gkmrwmà ftr 
$ma fatwra , Iét9 S3. J^S» 

— J' wuLmtri ekt feeUro la òom M n^^rmé eM «ifiM Mf co la ekokma 
M maialo dèlia ekapMa; eoneiaiura $ réeatmra di péiraia $ muraiura 

I 

irapg éi /èro, lire 60. 

— - A mauiro Chfecho del€iachi per ìampamaio M Ufnamé ftr deità 
ekmpelia /tor: 4 tf* oro « 95 eoidi. (AmcBiTio detto. LATO 4*eolroU « molli «el- 
la CippoHi éii Caapo me i—iiw a o. 104 • 107.) 

1S7K Ho lo iilb o y# ll o 4o Gìm^ Mieof^e^ Mro» • fiHlftf (dOMri) yfffcowo 
« fi» oMioffri ftr ima àojt di .noraio ooClo ia .gAoio^yta 4ol moffcllo. (Aj|* 
conno dotto. Libro d'ootrtU of^iUl ad anoom a corto 14 tergo). 



N.» 70. * 13e9 7 Dicembre 

• '•l'i.'' 

Fapa Urbano f. Ma Signoria di Firenze. (ÀiaiiViò 'dbuìì 

Rtfokmagiovi di FiREirzK. Capitoli. Libro divi p.7i.) (^<^<>~ 
pia sincrona,) 



•I 



Ui^b^nus episcopQs, schiis servOhim dei, dilecti^ filii? priòrt- 
biis artium et ve^lifero iu^titiae ac co. civitat Floren.'sartit. et 
apposfolic. ben. 

Cuin dBcctiis Blius lohannes Stefani do Senls SrehTlector , 
per nos ad opus et fabrìcam ecclèsie sancii lohannis Laterani dth 
putatus, prò operatiohibus et aliis ad predictum opuis et faÙ^idàm 
opportunis, ad partes illas sit presentialiter accessuros; devotio- 
nem vipstr^m rogamus actente, ac in Dominò èxdrtamui^; quatenus 
prò nostra et apòstolice sedis re>'erentia, in predictis, ^i ab eo 
fueritis requisiti, assìstatis eidem favorìbos et autitiis opportUnis. 
Dat. Rome ap. S. Petrum vi Id. Decbr. Pontif. nri'amo ociavò. 



IN.^ Ti. ' 4878 iS Aprile 

Maetiro Jacomo del fu Mino pi^i^re da Siena si obbliga a di- 
pingere una tavola per t altare maggiore detta Chiem dti 
Monaitero di Passignano. (AftCHivio DipIìOMAtico di Pinril- 
%E. Carte della Badia di Passigoano.) 

In Dei nomine Amen. Anno Domini ab q^ IncaroatìoDe 



970 DOCnMBMTI 

lesimo trecetilesimo Beptuagemmo secundo , Indictione decima , «— » 
die duodecima meniìs Aprelis. Actum in Coautatu fiorentino, in 
Monasterìo sancii Kcbaelis de Pasignano, presentìbiis testibus, 
Jacobo olim Yannis, et Francisco olim Corsi, farailiaribas didi 
Monastorii -— dopno Petro Joha^nis, priore Caoooice annoti Bar- 
tolomei de ScaoqMrtia ec. 

Pateat omnibus evìdoniflr, qood Jaeobui oUm JKInij pictor, 
populi «anoti' Àntam, Terzerii de Camollia de civitate Sénarum, — 
pi^iait i-^ teyeteitìdtì in Chridto ^trì et dòmino domino Martino 
Dei et àpostolice 'sedis gratia Abbati monasteri! sancii Michaelis 
de PasignanOi Ordinis Vallisumbrose , Fesulane diocenS| comita- 
ti J^cvreptie; ~ quod faciet seu fieri faciet et suis manibas p^ 
priis pinget cum infrascriptis figuris et istoriis , unam tabulam ti- 
gni cum predella et. duabus columpnis, actam fd altare ^largpln- 
dinis in totum quatuor brachiorum. et uniu9 quarti alterìua bra- 
chii , et altitudinis in totum quinque brachiorum : cum tribos col- 
mis, omnibus civoriis que requiruntur ad ipsam Tabulam: quam 
Tabulami .predeUam, et colupnas promisit et convenit dare, ferre 
i^t portare , seu dari , ferri et portari facere m dicto Mqnasterìo 
de Pasignano, pictam, positam et actam super altare dicti Mo- 
nai^terii, super quo idem dofunu^ Martinus Abbas predictns de» 
put^verit ponendam vel locandam, omnibus et singulis ^usdem 
Jacqbi pictoris supradicti sumptibus et expensis: salvo quod de 
sQmeriis: l^qp ad septem,menses proxime venturos. 
.,, In qu4, vero Tabula, promisit et convenit idem Jaeohu» pi- 
ctor predictus, tacere et pingere infrascriptas figuras missas ad 
bonum et legf^e aurum, de bono azzurro oltremarino, et aliis 
bonis congruis et , competentibus coloribus, videlicet: in colmo 
de medio , facere et pingere istoriam Sancti Spiritus , sicut descen- 
dit in Apostolos: in aliis vero colmis, in uno videlicet figuram 
i^fftp/ C4l4riq(e;cu9i quadam figura monacali genuflexagqxta pe- 
des, et in alio- figuram sancti Antonii Abatis; et in capitibus su- 
4)erioribuS^' dictorum 'Colmorum, in ilio de medio, figuram Dei 
Patri»^ qui ttiittat Spiritum» Sanctùm in Apo6tok)8 cum diversi^ 
Angelis : in aliis vero colmisv figuram sancte Marie sempttr Yir- 
ginis, sicut fuit annuntiata per Angelum. In predella inferiori di- 
ete Tabule, lacere et pingere quatuor istorias sancte Caterine , 
sicut reoepit martorium ; in capitibus diete predelle , duas medias 



dell' AKTB 8B1IB8B S7t 

figuras, videlicet; figuram s. Marie Magdalene, el sancte Agne- 
tìs, et in qualibet diclaram colupoanim lacere el pingere Ires fi- 
goras, videlicet; figuram sancti Prancatii cum qoadam banderai 
b maini levata cum cruce rubea pietà intus; figuram sancii Gre- 
goni, fiape; sancti Laurentii, martirìs; sancti Benedicti, abbatis^ 
ìnduti nigro; sancte Brigide; et fignram sancti Nicolai 

Quas omnes suprasoriptas figuras promisit et convenit eidem 
domino Abbati recipienti et stipulanti ut supra, tacere, et snis 
manibiis pingere in dieta Tabula, pulcras, et honorabiles , — et 
ipsam tabulam conducere et ferre seu conduci et ferri lacere —7 
in dicto Mooasterio de Pasignano, infra dictum tempus et termi- 
nom seplem mensium proxime luturorum : Et e centra dictus do- 
MDUs ìiafftiius àbfaas predictus — promisit — eidem Joùobo pi- 
clori prediclo presenti , solvere et pagare prò suo labore et mer* 
oafle diel» TàMe -^ florenbs aureos oetnagiùta* bonos «r l^gÉMb 
recti |iooderis «t conii fiorentini; fiB^iendo sohitionem didoram fio- 
rOBorum in fitte dictorum septem mensium in dicto MeÉÉsfcrio 
de Pasignano vel in dieta dvitate Senaram. •— 

Ego Bindus olim Cardi de Balbiano, — • Nolariw, predìctis 
onnibus et singnlis— interfui et ea rogatus — - scripaì et puUicavi. 

ROTA 



Giaeowio ài l/tno, dello H PeUiceiaj0, M fa (ferì ckianalo FarinaU del 
poyolo di 5. AatoDÌo, sposò oel 1844 Caleripia di Cerco di Tara, fornaio: 

■ t 

Mi f 866 si IroTa che egH arerà per w seconda noglie Margherita' d* AageTo 
m Tvcrle. tisiedè pe' «esi di Maggio e di Ciagoo del 1 SUI : per Mano ed Apri- 
le del 1577 • per taglio e Agoale del ti79. Nel 1562 fa «Aliale del sale pel 
Teno di Camollia. Farooo sooé igUooli , Giot annaj moria faocialla nel Fehhraio 
del 1437;'f*IMit^> spoMlo oel 1599 a IKiaieoica di Giacomo Ragooni, ed Agoo- 
lisa, móglie nel 1376 di Nanni di Gore. Giaeofno nel 1396 era gìii morto. 

Fra le opere che toltaTia rimangono di maestro ^aeomo del PeiUeeiaJo, è 
la tavola assai goasla fetta per la chiesa di S. Antonio di Fontehrauda, ora nel- 
r iaiilato dello iello Arti, lo €$§» è figaraio, nel ommo la Vergine col Bambi- 
no a qoelo incoraisa S. iMerina V. e M. 6. Maria Maddalena, e 5. Agnoae; od 
ai lati sono S. Antonio Ahale, e V Arcangiolo S. Michele. 

In basso è scritto » Jacbobcs Mi?ii db Sbfiis piuxit ahno Domiui mccclxu 

TBHPOna niMMTBBI MATBBI BBCTOBIS SANCTI A?IT0!IIICS («ìc). 

Rimane ancora la Madonna ai Serri detta ttei Belverde, la quale fa da lai 
dipinta nel 1363, come apparisce dal testamento di Francesco di CngHelmac- 
rio PatrfMl, 4l qwile' — ;/)ircf tooef I — qmod p$r noè kertd9$ — réeplUgfrHur gna- 



272 DOCUMKNTI 

dam tnipula in qua pici» #••• dibet Sancta Maria d0 Belvwdert^ qmam foee^' 
r$ étÌMt " magister JacobiMi pictor — quam fuid^m iakulam Uè pieiam p^- 
n$r9 debeant ei tenere perpetuo in eeclegia Servarum Sanete Marie de Senis: 
(AKCBivio DI* Contratti di Siiha. Rogito di Ser GioTanni di Daniello.) 
Le altre memorie di coae d* arte che ho di iui^ sono le tegoentl: 

\M9. Haeetro Giacomo di frate Mfno, pittore riceve eoi: 8. dm: it per 
aver dipinto la coperta de* libri di Rieeherna, (AMHmo DSLLk Ripmimacmmii 
M SiiHA* Entrata e Uscita della Bioeberna, ad annom.) 

1S83. 14 Ottobre. 
A masttro Jachomo del Peliciaio a 41 14 d' Ottobre per uno diàegnia- 
mento che dii a l' uopera della facciata di San Giovanni, (Architio Dbll'O- 
PIAA DiL DcoHO. Libro del Caniarlingo^ ad annam a carte 89 tergo.) 



- > 



N.? 72i 4375 H Mano 

Jhàiberagiane dt" SoprtutanH dtUa Fabbrica del Muamo di Or- 
mé^yCheri conduca in eapàmaetiro Giovanni di Slebno da 

• M JieHft. (ARCHIVIO BBLL A FABBBICA :DBL DuOMO D^ OETIBIO. 

Libro di Riformanze dal: 1373 al 1384.) 

,. ■ ■ ■■ . ' .• . '■. . ■ ■ ■ . ' 

•In nomtte Domini amen. Anno domini MQGCLXXV. ìa^lkh 
ne XIII, mensis Martii, tempore domini Gregorii XI. 

Superstites operis et fabriee ecclesie (sanete Marie maiorii 
de Urbeveteri) et camerarius operis et frabice supradicte, habi- 
tó inter èos soltepni tractatu et deliberatione ; ne per mòrtem 
magistri Patdi de Senis olim caput magistri operis et firabice 8u- 
pradicte, dictum opus et frabioa in temporalibus et spirilualìbas 
sustineat lenionem ^ et «t laborerìum operis et frabice prediclo- 
rum et alia prosegui et utiliter expediri. 

Coiiduverunt providum vinim magistrum Jóannem Stefani de 
Senis pre^entem et acceptantem in caputmagistrum operis supra- 
dicti prò uno ai\nA, cum infr9scrìptis conyentionibus et pactis-* 

In primis , quod dictus magister Johannes teneatur et debeai 
90 per totum mensem Augusti proxime venturum in dicto opere 
coram camerario — presentare. 

Item , quod — camerarius — - debeat — solvere dicto magistro 
Johannij prò eius salario, mense quolibet quo in diete opere 
fierviet, decem florenos auri. — 

Item , quod docte quas dictus magister /o/iouMc itcoìpiBl per 



oras, ni se assentaverit per unam doctam vel ultra, npo debeant 
per oStialem doctarum — de ipgius magislrì Joìèanms fialario de- 
traili, nec ad salisdatioDem didamm dodanmi uUateniis leBeatur* 

Item , dictas camerarius vel subcessores ipsius , teoeaiitur dare 
et coosigpare domum sufficientem per habitationem dicti magistri 
JMmmak H eius familie^ expensis operis supradicli Qam Ii&clo 
cum massariUis grossis. 

Item, quod dictus mag^ter Johannes habeal expeósis diete 
operi», exeotionem et immiinitatem que dantur forensibus venien- 
fims ad habitandum in Urbeveteri. 

Item^ quod dictus camer: teneatur — solvere, ultra dictum 
sahurium decem flor: in mense, omnes et singulas eipensas quas 
dictus magpster Johannei fecit vel faciet m accessu, mora et re* 
dita a Roma ad Drbemveterem^ prò se, uno bmulo et equo, ad 
Hrmandum suprascripta et infirascripta pacta* 

Item, quod incepto dicto anno, si contigeret quod aliquod 
laboreriom fieret in Urii)evetere extra dictum opus, (piod eidem 
magbtro Johanni liceat dictum laborerium aoceptare — ita tamen 
qood propter ipsius magistri JohannU assentia (sic) non possel 
m dicto opere pregudicium aliquod generari. — 

NOTA 

rio dal 1575 era Giovanni di Stefano al serTÌzio degli OrTietani, com» 
capoflMeatro della fabbrica della loro chiesa maggiore, lonaozi che aTetie quel 
earleo. Io IroTìiiDO nel 1369 architetto a resUarare Sao GioraoDi Laterano 
(Doe: 70). E nel 1566 laToraTa di scalpeUo per la chiesa dello Spedale di 8. 
Itaria deUa Scala dì Siena. Pare che nel 1579 fosse già morto. Queste sona 
!• WÈ^mone che ho raccolto di lui. 

1566. Maettro GioTanni di Stefano eke fa la ekapella a laio a la Nutiaia, 
Avene che ei ien^ due eholone $ due meze eholone fomiit con ea^eìli 
conci e aUrc eoie per la ekapella de le eaneieUa. 

— - Maeetro GioTanni di Stefano^ maettro di pietra, die avere dodici lib: 
In «efiire di pietre cioè du^ meti capitegli e due mete cimaee e due me%e 
èaee — per la capello allato a le cancella. 

E die avere per xtu giomesie e mexo lavoratura e detti marmi per xr 
ecidi ei di (arcbitio dello Sfidale di Sieha* ConU Correnti G dal 1564 at 
1571 a certo 85 Terso e 118.) 
1575 34 AognsU. 

^efiei Sfr Banutii prò emptione facto ab ipso uniue quaterni cartarum 
hanhaecinarum realis prò capitemagiMro , prò deeignando [eneetram parie- 
ili anieriorie Ecclesie. 

19 



S74 DOCUMENTI 

1S7S 81 aicU mensis. 

MagUiro Joanni SteOiDi^ eapUimagistro dieti operU prò ehu ioiariù iM- 
eti mentis deeem fior : awri* (Aaconrio pel Duomo d' Oetiito. KntraU e HtciUi 
ad amiiiiD.) 

N.^ 73. 4375 15 Settembre 

Lorenzo di Vanni ^ e Nuccio di Neruccio, pittori j si obbligano 
di dipingere il cappello della Tavola déf altare maggiore 
del Duomo. (Akghivio dbll^ Opera del Duomo di SisKa. 
Libro di Documenti Artistici N.® 12.) 

Al nome di Dio a dì XV di Settembre 1375. 

Memoria , che a dì detto alloghò Anbruogio di Benechasa o- 
[>araio a Lorenzo di Fanni et a Nuccio di Nerucio , dipentori , a 
dipegniare e a metare d^ oro e d' ariento e di collori el chapello 
della tavella deir altare maggiore di Duomo, in questo modo, cioè: 

Che detti Lorenzo di Fanni et Nuccio^ debano vere (sic: 
avere) et noi dar loro per loro sallaro el mese fior: cinque 
d' oro per uno di loro ; e anche loro dovano (doviamo) dare uono 
(sic: uno) gharzone alle nostre spese, che gli aitti a fare e lor 
bisogni intorno a^ fatti del lavorio : entendessi el detto sallaro so- 
lo della loro fadigha e magistero : e 1 detto lavorìo debono trare 
a fine da dì 17 di Setenbre a quatro mesi e mezo. 

Fatta questa scritta per mano di me Bartalo di Bartalomeio, 
chamarlengho de Tuopara, presente Miss: Mino di Petro, cha- 
lonaco e di (sic) maestro Lucha di Ceccho e di maestro PavO' 
lo di Niccoluccio: e per oservare e detti patti si vogliamo eh* e 
detti di sopra si leghino alla pena di fior: L d* oro di paghare 
a r uopara , se chosi non ci atenessero. 

Ed io Lorenzo di Fanni , dipentore , so' chontento alla detta 
scritta. 

E chosi s' obrigha Nudo di Nerucio detto di sopra. 

Ed IO Lorenzo ò fata la detta escrita a sua preghiera. 

NOTA 

Di Lorenzo di Vanni di Domenico ho riferito alcune notizie alle pagina 
85 di questo Toluine. Di Nuccio di Hferuccio, so che fu chiamato per aoprano- 
mo Cocco, e che nel 1390 si trovava a Pisa. 



dell' aitb sbnbsi 



rrt 



N.' 74. 



4376 88 Loglio 



C&mtigUo $opra i lavorio détte more détta CafpéBa détta Pia»' 
Ma dd Campo. (Abchivio detta Libro Nero a carte 48.) 

Addì MCCaXXVI. 
Sìa manifesto a chi vedrà questa scritta, come a dì xxii di 
Loglio amie detto, io Pietro VenturìDi Arcolani, operaio delFoo- 
para aancte Marie, a istanza di maestro Gioooitfit di Cieeeo^ ca- 
pomaestro de la detta huopara , e de la capella del Campo , ra- 
gNmai el mio consiglio , e cierti maestri , e altri cittadini di sotto 
scritti: la ragione (u, però che voleva consiglio, se le more de 
la capella del Champo che vengono a lato al Palazo, si seguise- 
ro, com'era principiato de lo 'n vestire el muro del Palazo, e se 
si dovesse traile (Irorle) nette di fuore del Palazo, per più salvez- 
a de* lavorìo de la deta capella: perchè di ciò si fece proposta. 



Lodovico calonaco 
Salvi di ser Pietro 
Miss: Niccolo di Mino di Ghida 
Miss: Bartalomeio di Mino 
Frate Bartahmeio Bolgharini 
Domenico di Pracido 
Niccolò di Meuccio 
Maestro Andrea di fratini 
M. Jaeomo di Mino 
M. Jghustino di Martino 
IL Minuccio di Jaeomo 



Andrea de Rosso 

Maestro Jghtutìno di 

M. Jaeomo BrunadugH (sic) 

M. Matto di Peruzo 

M. Gherardo di Bindo 

Burlalo di Antonio Rossi 

Pietro di Miss: Tancredi 

Bamabé di Donato 

Maestro Francieseo di ser Antonio 

Nanni di Chorsino 



Fata la proposta, Domenico di Pracido consigliò, che, acciochè 
per difetto del muro del Palazo, e per lo rimenare de la Torre, 
al tutto le dette more si facessero fuor del Palazzo, e dato el 
partito non v' ebe se nò u' nero che così si facesse : molti altri 
diserò, loro parebbe atenendosi a questo. 



lN.^^-7» 4376? 8 Ottobre 

ItMBra di waesiro Giovaoai di Stefano , scultore Sen9$e iU Comman 
d'Grmeto. É ^tUografa. (ÀiucpiviO' Comumìllb d' Orvieto.) 

Mangnifichi Signìori miej. So' stato in Corgneto et veduti qua- 
li V. pezi di H&armo , e òae parlato eoa Agnilu di Fucio , et Agni- 
Ui dt Fucio et io n' avemo parlalo coli' olEziali de la tere el «oo 
Lodovicbo de' YiieHeécfai . . . Cborgoeto. Et Lodovico et altri si- 
gnori officiali m' ano risspossto : che sono atti affarci ciò che p<^ 
tarano j che la frabricha di santa Maria d' Orvieto sìa per one 
( 09111) modo s«)disfatta. Et per poterci adoperare in piacere di te- 
sto Chomuno, pare a Lodovicho, che per voi Signori Setti si scri- 
va una lettera a lui, et una al Chomuno, preghandogli ; eoacies- 
siachosache per la frabt*icha di santa Maria è comindato uno lavo- 
rio per una porta , el quale lavorìo non si può trare a fine per mon 
potere avere marmo di niuno luocho per chascione de la guerra ; 
et essendo a loro noto per cierti libri , i quali sono ne la Frabricfaa ^ 
chonse Ohi rimase li qliesti duo pezi di marmo, jà dell' anj XL, 
di cierla quaotilà dS marmo che feciaio venire da Gbarara. 

Peruzo di Ct6ichareHo v' iformarà a pieno di questi btti ; in 
per ciò di queUo che bisogna, darete fede a lui, ehome se io fin- 
se presente ; in per ciò che esso è stato presente con mecho in- 
sieme a tutte quelle chose , et durataci fatigha con mecho insieme. 

M. GiatHtni di Sttfant^ da Stetti 
fatta a di viii d^ Ottobi^ 
( Direzione J Nobili et poltenti signori Setti d'Orvieto. 

N." 76. 1377 A dì 20 Giugno 

Consiglio sopra il lavoro della facciala del Duomo nd luogo 
dov' era la Loggia dd Vescovo, (Archivio dell' Opera del 
Duomo di Siena. Libro nero a carte 51.) 

Christo 1377. 
Sia manifesto a chiunque vedarà questa ischitura (rie) cho- 
me a di 20 di Giugnio anno sopradeto, io Pietro di Migliore, 



DBLL* AITB SEflESE 97t 

{speziale , uoparaio de 1' uopara sancte Marie , ritenni uno chon* 
s^io di questi citadioi nominati di soto, per avere loro oonse- 
f^ e loro dilibarazione sopra la faciala dinanzi a lo Spedale ^ 
cMà due era la logia del vescovo; perchò chos) ragiunati e "ve- 
dmo il modo 9 dilibararo tuti di concordia a lapbi bianelH e ne- 
ri; e faro latti bianchi, salvo che tre neri: e di ciò si Cecie pro- 
posta gieneralemente eh' ongnuo (ttc) potese chense^are: peróhè 
la proposta , chonsigliò missere Biado di Tengqcoio Talomei 
diosì si fociese, come è manifesto a tuti i citadmi, facìen- 
ilofli la piana dinanzi. 

Mìaa: Lodovico ohalonacho Nichelò di Meuccio 

M. Mateio di santo Antonio Bamabé di Donato^ orafo 

M. Ghane d'Arigho Jndrtia dì Gtiofo, orafo 

M. teldd 4t Thengocìo Maestro Krazia (sic) • JTè/ft ' 

M. Giovanni d' Anbniogio Giovanni Franciesco 

Ma e st r o JiAruoffio da Aomaf Maestro Mìnvtio di iMmó 

CÉpctanaedtro di santa Lipàrata M. GwmMd capoinaestrò 

Pietro Porcari M. Dommtcho di rollili 

Meio di Tato Talomei Ghuido di Biagio Pichogliuomini 

Franciescho di miss: Jacomo Maestro Franciescho di Fauni 

Jaoomo di Chonte Armalei M. Francietcho dd Tùngkio 

Ghabriello di Giovanni Picogliuo- Domeniche di Gniducio Rufkldi 

mini Maestro Patch di Saltfi: e tuli 
lagjo di Pighinéla il medesimo choùsiglìòro 

Maestro lacamo Brunacindi 



N.* il. 43^7 31 Wiglh) 

JttogagUme d' una ttatua di marmo petbi Cftppdla dd Cainpo^ 
a Mariano d* Agnolo , e a Bartolomeo di l'ommè , orafi Senesi 
(Abcbitio detto. Libro detto, carte 46 t) 

Memoria che a di 31 Luglio 1377, io Bartalo di Bartatomeio, 
pizicaiuolo, oparaio e camarlengho de la chapella del Chanpo, 
e camarlengho de T uopara sancte Marie, demo a fare a Baria- 
bmejò di fonie, e iMiirioiio* d' Agnkio, orali, una fighora ift 



278 aocUMBNTl 

mariiìo de la grandezza e misura che ragionevolemente eairarà 
nel votio degli archetti de lo more ; cioè uno Apostolo , el quale 
deliberà maestro Giovanni, nostro capo maestro; eoo questi pat- 
ti e modi, cioè: che detti no debbino avere e noi dar io^ della 
detta figura, fior: cinquanta d' oro, e ^nfino si veramentte che Cat- 
ta la detta figbura si deba lodare per li detti huomini di sotto 
scritti in questo modo, cioè: che possano lodare che n' abino del- 
la detta fighura el più, fior: sessanta d'oro, e U meno, possano 
lodare che n' abino fior : quaranta d' oro , sicondo che la det- 
ta fighura sarà bene fatta , e che para a detti stimatori. E questi 
patti furon presenti maestro Lucìta di CiechOj con maestro Ma- 
feto di Periizzo , e detti stimatori son questi (mancano i nomi). 



N.^ 78. 1377 29 Settembre 

AUogagione a Giacomo di Buonfredi detto Corbella del Uworo oc- 
corrente alla facciata del Duomo dalla parte dello Spedde. 
(Archivio detto. Libro detto pag. 51 tergo.) 

Christo 1377. 

Sia manifesto a chiunque vedarà questa ischrita come io Pie- 
tro di Migliore, ispeziale, oparaio de T opera Sante Marie alo- 
ghai a Jacomo di Buonfredi , chiamato Corbella , tuto i* lavorio 
che bisognia ne la faciata dinanzi a lo Spedale sante Marie, chola 
duve era la logia, di marmo bianco, con questi pati di solo 
iscriti: presente maestro Giovanni di Ciecho, chapomaestro de 
r uopara e di (rie) maestro Domenico di maestro Fanni e di mae- 
stro Minuccio di Jacomo e di maestro Francescho di set j^nknUo. 

In prima le pietre drite di mezo braccio, e da inde in giù 
chele spalete de le porte, cinque soldi il braccio. 

Anche, deba avere cho^ T archete piano da le ^nposte in so 
in due pezi o in uno che gli venisse chol becha^llo, trenta sol- 
di r uno. 

Anche, deba avere de la cornicie che va di sopra, tornata 
concia chome chela eh' ene , dicie soldi del braccio in petraia. 

Anche, deba avere d' ogni altro lavorìo che vi bisongniase 
di marmo bianco, quelo che giudicharà V oparaio eh* è o che sarà 



dell' aetb sbnbsb 279 

per li tenpi, col chapo maestro, e choo uno altro maestro che 
vera appreso di sé. 

Fata adi vintenove di Seienbre 1377. 

N.^ 79. 1377-78 42 Marzo 

Barialomeo di Tommè^ e Mariano di Agnolo ^ orafi ^ prendono a 
fare atto Statue per le more déUa Cappdla del Campo. ( A t- 
CHrvio detto. Libro di Documenti Artistici N.^ 14.) 

Al nome di Dio amen adì 12 di Marzo anni 1377. 

Noi Pietro di Migliore, hoparaio, e Giovanni di Ghalghano 
chaniarlengho de 1' uopara sante Marie, et Fiva di GuciOj orafo, 
et CrÌMtofano di Choiona, dipentore, conseglieri del sopradetto 
oparaìOy tutti di chonchordia per bene et per utile et per onore 
de V uopara sopradetta, per trare a fine la cbapella del Chanpo, 
la quale è sottoposta a la detta uopara; aviamo dato a fare que- 
sto dì soprascritto, a Bartalomeio di Tome , e a Mariano d* J- 
gnolOj orafi, otto fighure di marmo, grandi, rilevate, le quagli 
debono istare ne le more de la detta chapella de la grande (sic: 
grandezza) chome richiedarano i luoghi de le more de la sopra- 
detta chapella: megliorando le dette fighure, oltre a la fighura 
di santo Pietro , fatta per loro mano, posta in quelo luogho : e de- 
bano avere di fattura de le dete fighure fior: cinquanta d^ oro 
d* ogpiuna de le dette fighure; intendendo cose solo di loro ma- 
niCattura; in questo modo e patti infrascritti: 

Che r oparaio che è , o que' tempi sarà , sia tenuto e deba 
pooare le pietre per le dette fighure in Siena a tutte sue ispese 
e rischio, duve sarà di piaciere de^ sopradetti Bartalomeio e Ma- 
riano] e levare, quando sarano tratte a fine. 

E se per adomezza de le dette fighure, fosse di bisognio , o- 
ro, ozuru (tic: per azurro) o chorone o altre chose, die met- 
tare si fatto oparaio a le ispese de V uopara; e esi Bartalomeio 
e Mariano dieno mettare le loro uopare in si fatto adorno, sal- 
vo che ne le chorone o chapegli (laureole) si de* fare tutto a le 
spese de V uopara. 

Anche , promettono Y oparaio e chamarlengho sopradetti , e 
che sarano , prestare a Bartalomeio e a Mariano sopradetti , pre- 



280 DOCUMBNTI 

stare (sic) fior : vinticìnquc d* oro per tutto il mese d' Aghosfo 
prosimo che viene: e quagli fior: vinticinque d'oro nolidebono 
essare adimandati né ritenuti né ischootiati se non se ne' T ottava 
e ultima fighura: e alora lo^ dieno essare ritenuti e ischontiati es- 
si fior : vinticinqUé d' oro. 

Ancho, promettono e sopradetti oparaio e chamarlengho a' so- 
pradetti Bartalomeio e Mariano chome avessono fatte e tratte ft 
fine una o più di si fatte fighure^ dar lo* la quantità che lo* to-» 
cha, cioè di fior: cinquanta d' oro per una, interamente: e chosi 
dieno seghuire di fighura in fighura^ interamente. 

Ancho, sia tenuto e debano Pietro oparaio e Giovanni cha- 
marlengho per tutto il mese d* Aprile dare e penare due pietre 
per le dette fighure, dùve sarà di piagiere di Bartalomeio e di 
Mariano y chome detto è ne V altra facia. 

Anche, sieno tenuti T operaio e chamarlengho, che iki que' 
tempi sarano, dare e far penare ogni anno il meno dite pietre 
più a sopradetti Bartartalomeio ($ie) e Mariano per lo modo 
sopradetto pèir le dette fighure , per mfino a tanto che abino an- 
ta la quantità d' otto pietre per le dette fighure che dieno bure. 

Ancho, sia tenuto V oparaio e chatadalcngho (He) che sarà 
à quel tempo quando sarà fatta sifatta figura una o più , IClè- 
giare tre maestri a piacimento de Y oparaio e chamarlengho^ e 
quagli dieno vedere se la fighura per loro fatta alora è bornia 
come quela o migliore che al presente è posta ne la mora , fotta 
per loro: alora dieno avere si fatto paghamento. E se avenìsse, 
che non fusse migliòre di quelÀ cioè di fazione , che alora si die- 
no per r oparaio e chamarlengho chiamare a loro piacimento due 
maestri, e per Bartalomeio e Ihriano se ne die chiamare indo; 
si che in tutto siéno tre; e ciò che lo* dirano che sia pègioi^ di 
fazione , quelo debano avere di fatura per la detta fighura. E chó- 
si si dieno {stimare tutte di fighura in fighuira, chòlme siano fatte, 
per lo modo detto di sopra. 

fOccfitettoJ Alogagiohi di fichure per la càjffella del iCattljpo 
de le more, le quali prese a fere Pisino e Mariano j oràé. 



NOTA 



Bartolommeo di Tommi o di Tommcuo di ser Giannino deUo Pixiho, ora- 
io, eiibe per soglie LoreoVa di Ser GMho , tk quale gli partorì Akilkte aa- 



OBLL^AtTB SMBSB MI 

a Coirfi» il CtampoXkÈO FortefueM. MMetè BérMùmméù bH nipritoo Va- 
fMtvla MI 1M«. Osando MMiia è ilfeMo, taà itfr aaie t i iòfb tt 1494. 

Dodici arano la ftaiaa dagli ApoftoB eKa do^oratoo aiiarè me' UMrkaMI 
dalle altee della cappella di Piana. Pone ttoo ne ilihmo IMa Ae oll^; mm 
egfl Ti te ne Yeggono folamenle lei. InsieBM con Bariolomm§o di Mnail è eoa 
JTerieno d' Àgnolo, orafi; i quali oltre le figaro di 8. PfetrÒ, e di ft. Olo: fiat- 
IMa, flseero qnelle de' doe apoiloH 8. Iacopo dlàfkloM, è fi. JlKOpo aiinore; 
fiffaoMnI fil deeo larorò fl 8. VittOo, LmOo «i mèfiiko II 8. iéfloMhAèo , 
e Jielfao il Jaiimoflo dettò Sappd 11 8 ÌlidABO.QM i|^oMM ll|kraMe laM- 
tn flou ià ìRiooMni ti Tmrino^ non il aa. Qoéllb dbè leilatìll riìbanioÌNi «di 
tabernacoli , BMMlrano in clie atiterabOe tUto fotte condoda In ^nèl iMÉpI H 
aeoltiira Ib SMia. Porrò qai tolto le atettltrie che rilJWriaìio B faterò il q ne- 
tte ttacbe. 

1875-76. A fiartonoìtaeio di Tòail ttom Pbliw, M tt UrfiUiò IT *Ì4/ìMt, onÉHI» 
fèrhU fvttrbfiiM - k ««uifN l^dàaie pét W^ e M»Mld H Ima, Hià§lÌo- 
ré, por pàtio H ÌHtgkaméngo ^ «na ArfilM di «ìiìsiio èho lo' MHè II fÈ¥o 
por fa ^pcUa. (AicatVio ottiL'OFtaA est MMHiò. ttbnloi^MAe dal CaibarHà- 
fo oé annnm a carte 47 Torto.) 

un. À ^tbvanni di roHiincclò tltiro ékaOk M: ttfttHMHi j^ frogia- 
tara ééè pietro ài mamio por fero iéo flpfiérè, U ^11 Mi tti te Sfeo^ 
le dti Cfcoaipo, portò a la porta a fon GWéMÌ te «ilrlÉno y^lglMo Éò- 
^Mijfl, dU «tt AM Di dono li^ktài. (liién#hb'«t«ó.lArò riHiIrabi ètJtd- 
la oé MkéMi a cÉrt» 48.) 

A JaìchoÉto ii Béonfredf dotto feliòirMIà, por irò péèt¥é di okéféno 

por tro fgkuro pot la ckàpma dèi OAiilpo Ikr pófrihi ^fÉttkVb e Muffo V iMir 
dlodib itmò bkaokrò CiOrantaf di ^tho , éàptAnùéètihi. (tààiino iefèo. 11- 
Wo dello, a caffè 87 Torit».) 

—— A Niekolò di Franeioiéko, hhatomLÌo, Uté ifinttiitto, oàltdi àiéiéUtà, 
por dmmiglia eionto cinquanta mattoni o quagli mandò "a Vt'dotté ékapolìa 
por i à mnrt '9 ìa qkartu niora» ( Aacaitno detto. ifeaMÌrlflè del tiÉifcarlfflgo ad 
inarnÉi, a earta t8.) 

fS80. 1 ÉarlaAo d' Agttidlb Kbteaoégfi , /U*-M )anqnania àTt^porlap- 
okura di oah ÌSioi^bii4i< Èètinia ià quàìè - 'Me fnèìtà o HàmOà oéèoMlà ìa 
oompooixione fata co* loro. (AacHcno detto. Libro detto ad annnm, a carte 88 
Torto.) 

k liirtano dtff f o , fiorini uno d' oro mi$o im dotta /mWi^ por^oiò 

tk* H die pagharo V uopara» (Aacnno detto. Libro f carte dette.) 

« — A mMostro Giotannitao do fa piotra^ quoonmtm o tino' f lar ft ta o éim- 
qmauiaooto oolài por paru di pagjkamottto d^ una figurm di marmo di oan 
Matoio. (AacHiTio detto. Libro del Camarllogo ad annnm a carte 81.) 

1589. Giovanni di Tannuceio chiamato ci ChaUa da Ghalcna die avoro 
por ^utrcgi di duo pietre eko roekò da Ciorhaia por faro gli Àpottogli do la 
ekapoUa dot Chanpo. (AbchitIo detto. iMmoriale del Camarlingo ad annnm, 

■».) 



282 DOCUMENTI 

1889 Laudo di StefaDO, di^ntor$ toU$ a far$ da noi una figura éi S. Bar* 
ialomHo di marmo per cinquanta fiorini d' (>ro $$ la fighura fku9 &uoma^ 
per penare a la ehapeUa del Chanpo. La deità figura fu buona e aiaehaia 
a la detta ehapella, (abcbivio detto. Memoriale del CamarlÌDgo ad aooam, a 
carte 58 Terso.) 

1888-84 17 di Mano. 
A Giovannone portatore a di 17 Mano ekon eete ekonpagni per por^ 
tare una fiehura di marmo di ean Mateio da la botegha di maeetro GiOTaa- 
DinOi a la ehapella del Chanpoi quaranta eoidi e per tfino a loro e a' mute- 
etri che aitaro a tirarla euo (sic: sa.) (AiCHnrio detto. Libro detto ad annam 
a carte 4S Terso.) 

Maeetro GioTanni de la pietra dii avere per una figura di marwM 

di 5. Mateio che e' ataehò a la ehapella del Champo, fiorini cinquanta d* o- 
ro» (Abghivio detto* Libro detto ad anoam a e 69 Terso.) 

1884. Mateio d'Ambruogio detto Sappa^ orafb, dke dare fiorini dieee — « 
quegli eòe in preeta ^per una figura di marmo che toeee (fio: tolse) a /b- 
re. Le quagli figure ei debono pare a la ehapella del chanpom (Aicmno det- 
to. Libro Ifero a carte 77 Terso.) 

1404. Bartalomeo di Tome detto Filino, orafo de dare uno eappeUo di ra- 
me dorato ei fece per porre al ean Piero intagliato a la chapeUa (del) Chan- 
pò. (Abchitio detto* Libro Roeeo a carte 5,) 

1 49S. Melo di Matteio detto Sapa die dare lire tedici, i quali (denari) U 
demo per una figura di marmo di eanto Andreia e chomo la eoneegnia die 
eeeere quitto da V uopara - Anne dati a d» 80 di Maggio 1 49S fiorini qua- 
tardici, eoidi quindici e qua' eonno per una fighura di eanto . • •• di mar- 
mo, la quale fede Matteio euo padre* Hoei (sic) fktmmo d* acAordo cAon lui: 
e la detta fighura ei die panare a la ehapella del Chanpo* (architio detto. 
Libro Giano dal 1490 al 1444 carte 67 Terso.) 

1496-97. Genoaìo 

GioTaoDi di Turino, orafo, de dare a di 18 di Gienaio fiorini vintieim' 
quCt eoidi quatro gli preetamo per parte di fattura d' una fighura di mar- 
mo à preeo a fare, la quale ei dee panare a la chapeUa del Chanpo* (AAcm- 
Tio detto. Memoriale del Camarlingo ad annom a carte 80 Terso.) 



N.^ 80. 1378 24 Maggio 



JUogagume a Giacomo di Buonfredi detto Corbella, di diveni la- 
vori occorrenti per la Cappdla dd Campo. (ÀRCHrvio detto. 
Lib. Nero pag. 54.) 

Christo 1378. 
Sia manifesto a cbiimque vedarà questa ischrita, come adi 



DUX' AXn OMESE S83 

vìotiqualro di Magio 1378, alogliai a Jacomo di Bwmfrtài deto 
CarbéBaj sete bracia overo più di mora la quale Usognia a la 
capela del Canpo, a quela ischeda, overo misura che maestro 
GitMfafmi di Cteeho, chapomaestro li darà, per prezo di cinque 
lire?, e trenta soldi il braccio, eséendo bene acapeseato. Angho 
(ffcX li alo^mo trenta bracia di tavole dì marmo, larghe tre 
qnari e mezo V una , per trenta soldi il bracio. Anche , li alo^- 
mo vinti bracia di tavolete di marmo, a quela misura che li da- 
rà maestro Giovanni di CtecAo, chapomaestro, per prezo di die- 
de soldi il braccio. 

E tuta questa conposizione e pati sodo fati ne la presentia 
di maestro Agtuiino di Mattino deto Suehiéio^ e di maestro 
Giovanni di CieehOj chapomaestro. Fata ne la camara del Capi- 
tano del PqK>lo. 



N/ 81. 1378-79 4 Mano 

Lettera di Bartòh di maedro Lorenzo oro/b, oBa RepnhUiea. 
(AacHivio DBLLB RiFoKM AGioKi. Lettere di diversi, filza 63.) 
(E autografa.) 

Al nome di Dio amen. 

Magpifichi, e potenti Signiori Difesori del popolo de la cita 
di Siena, signiori miei. E' savio uomo Atonie di Nicholò Froche- 
rani (Foicherani) ucì («te- per usci fu detto) a di viii di Feraio 
prosimo pasato a questo chasaro ; e in quelo medesimo di acietò 
e giurò di venire : ora , dicie eh' è per una riformagione fata a di 
XX di Feraio, ed esso si difende e non vole venire, e non à ra- 
gione; in però chostui era trato come parla la riformagione, che 
de* osare chavato infra uno mese a 1' ecita (vaeìta) di tale chaste- 
lano. E per tanto chon riverenzia io mi vi rachomando, che cho- 
stui non la meta dentro e di fuore a suo meglioramento : io sono 
ubidiente a vostro istato e mio chonseglio, ed ò chompito el mio 
tempo ; e per tanto io mi vi rachomando ched egli vengha a V ofi- 
cio ched egli acietò e giurò , si che non faci befe de' vostri pari. 

Bartolo di maestro Lorenzo ^ orafo, nel casaro di Monte Ri- 
tondo per lo cbomune e popolo di Siena: fata a* di mi di Marzo. 



(tKt^ìtMi^) Maiignifiòfai e potenti signiori difensori e ehapi- 
tano dì popolo do la cita di Siena, signiori miei. 

NOTA 

Dà Battaiù di Lor^nwo oréfo discesero i BariòHi fàMiflia nobile oftiDUedl 
fisire del sècolo XY. BgU «posò nel 1856 Francesca di ser Angelo da MonleTer- 
chi, che gli partorì Lorenzo » setaioolo , morto nel 1 SOO ; e poi Crislofana di 
maestro Francesco di GiOTanni, la qaale fece Onofrio orafo e Cino scultore, e 
scolare ài ÌSiàcotno della ifueréia, Bartolo moH nel Ì4tS. Queste sono le ùìi^- 
ìiàé 'è* iétb bke (H là) bo rvèiJàftò; 

1 88a. Bartolo di maestro Lorenzo, die avere per pinfreetàare una mnwem 
ià$ H Muneidta di \iHom9i: acùneiò fin <é< Giugno paeeeiio, x soldi» (AUcHino 
WSLL* P^ilA ML DOOifOu Vcmoriale del Ca^rllngo ad «niiom, a carte 40.]| 

1589. Bartolo d«i maestro Lorenzo, orafo, die dare adì xmt di Marzo fiat: £: 

* • , . . . « 

ébe da Gherardo di Benardo , presente Mino d' Àgniolo, perchè aeoneiasse 
uno ehalieie — Àne dati fior: uno, sol: sette e qua' denari doveva aibet^ "per 
faiura d' uno ehalieie fece a la ehasa. (Biblioteca Pubblica di Siena. Libro 
della Compagnia di S. Antonio Abate a carte 9.) 

:,tl4t; BèrthIliS ^<ii/Ùtri LanrenUi, aurifex, die 98 Madii obiif,4i ka^ 
ordinis indutus deportatum corpus eius ad convenium, sepultumque iaeet in 
ol^uttpo prsptf ^ortam ecclesiae die 99 dicti ì^ensis» (Biblioteca detta. Necro- 
logio di i. Domenico a' carte 64.) 

ALBBEBTTO DEI BARTOLI , OàjtFi 



Beite 

'I 

Loifioizo orafo 

y "! i •)■ ■ I l — i . , }« ■■ I !. ^ .. •— ■ j 

Mmuixio / . BARTALO orafo OH^vnlo 

u. 1581 ' ^ 1418 

1M. <i ^ ì^^anceéèa di ser ABKèb 
S.a Grìslofima di maeSCro FrsÌB#esco di Gioraoni 

I; 

Ili.i.tl 'Ulti lllllt '1 <llÉ «ttl( !■ Ili I I <■ 

I I 

ItmÉno GINO ONoraiD orafi» 

4» 1590 orafo e scultore <» 1455 

I ' * im m. 

Hàmt I «S; A|iollonii 

^ 1494 Citrina diBfrtplomeo , , di Benedetto 

ai Francissco 

;y I llll I IH >■ fi 



bautai^ 

n. 1491 «» 1494 



1 



^ 1494 

fiAtnsÉA 

m. 

ÌD^òVkò di CalllttMè 



iX.^ 82. 4379-80 t MWSP 



ÌHmanda 4i maatro Jacooio dd Tongl^o di /brc il TobeniMO- 
lodi S. Pidro in Duomo. (Aicuviq iw4.'0?ua pei» Du(h 
HO oi SiEK4. Libro di Bocumaofi Arlìstislici N.^ 17.) 



41 Bome di Dio, ^meo. A dì U di M»m 1379. 

Io Jachomo di niaeslro FroacetcJio del nm^slro Toihj^ 
prometto a voi Aognolo Vaanucot, operaio daU^ooper^ WWIH 
Maria y di lare imo taberoacbolo a tre fronteispizi^Jbdlo ed ador? 
nato di civori e di fogliame, sichome per imestro Jachomo del 
PmdaiOj dipintore mi darà el disengpo; d fiial^ «ia jdi ^rando- 
«9 e di lar^za, quaato si richiede a J! alare di emOQ Pietro 
di Duomo, e per meiervi deatro el sam Piero, cif' fd prciseote 
49tmi0j dipiotore da Uicba à rinfresch^uri^ e adorvarQ^j^^lu^le 
è di leagDO isc(4pito; e iato che sar^, so' cboatextfo chft ai sMou 
per Pmmèj orafo, o fier uno o due altri pfues^tri jnteodeot^ elio 
piacerà a F operaio fil^ sarà a quelo teopo^ cho m^ clwl dato 
PizÌMO a la dcyta istìma. E per Is dele chose f^re, io faeomo de- 
to ò wti e ricevulì da te Aognolo VanMcq, ceraio sopradeto, 
fiorini dodici d' oro clMmianti in ima mano. E a chiare^ di if^ 
ste chose dete, io Jachomo sopradeto ò fata la presente iscrìta 
di mia propia mano, el sopradeto di e mese ed ano. 

(jO^cM^t^y Di m^testro Jacomo dd Tanghio per ìf> tab^- 
nacholo di sam Piero.) 

N.^ 83. 4380 À di SS Luglio 

Lettera dd Comnne di Siena ai f^oherrani iopr^ Bartolo di mae- 
atro Predi. (Archivio vblle Rifouiagioiii. Gopiaiellere del 
Comune Voi. 6.) 

Prioribus popoli et Comunis Vulterr^, sic. Oooor^ndi ajpù- 
ci, firatresque karissimi. RetuUt nobis vir prudens Nerius PetH 
eivis noster dilectus, quem bis diebus ad conapectum vestruoi 
nj&imus super expediuonem negotii magbtri tortoli dvi^ aoMri 
karissimii oratorem , solifiilam operfim qfook apud domianm epi- 



S86 DOCIIMBIITI 

scopum amastis impendere, ut sibi piena salari! satisfactio fierel, 
eidem debiti prò pictura quam fecit in vestra ecclesia cathedra- 
li: et qualiter idem episcopus insistens voluntati sue tenaciter, 
noluit a suo flecti proposito. Nos autem aflectionis vostre since- 
ritatem, effectu caritatis procedens, grata commendatione prose- 
quimur. Verumtamen solius bone voluntatis effectus non sufficit 
ubi requiritur operis complementum. Itaque decet, amici dile- 
ctissimi, vos ulterius progredi et exiberì efficacia et constantia 
plenos eumdem antistitem requirere et inducere , quod idem 
Batialus mercede debita non fraudetur. Et ubi nequiverit episco- 
pus ab intentione sua convelli .... propterea vacuus (?) a vobis 
recedere sbe justa videlicet receptione salarii prò opere quod per* 
egit Quo quidem ad decorem vestrum pertinet .... Ideo cumulata 
prima (propria?) instantia, vestram amicitìam exoramus, quod tam 
prò juris observantia, quam nostrum (nostrorum) contempla tione 
procuremini taliter providere velitis, quod idem Bartalu» prò bo- 
ne servitio integrum salarium assequatur : nam si vestra fratemi- 
tas hoc facere, prout juste tenetur, retardaverit, cogeremur ex 
officii nostri debito , quo civibus nostris debemus assistere , justitia 
mediante, indemnitati providere dicti Bartali remediis opportonis; 
attento maxime quod ipse fuit operariorum fidem promissam se- 
cutus ; qui viri sunt .... dictioni vostre subpositi et subiecti. 



N.^ 84. 1380 27 d'Agosto 

Lo 9tesso Comune ai Fdterrani , 9opra U medmmo maestro Bar- 
talo di Predi. (Archivio detto. Libro detto.) 

Prioribus populi et Gomunis civitatis Vulterre , sic. 
Amici karissimi. Repetitis vicibus amicitiam vestram per no- 
stris exoravimus litteris prò insta debitaque expeditione Bartali 
magistri Predi ^ pictoris, civìs nostri dilecti. Et novit Deus, causam 
videro nescimus cur iustis deprecationibus nostris efficaciam non 
dedistis. Si enim maior quantitas debetur prò opere quod pere- 
git, numquid vultis, cum dicti Bartali iactura, lucrifacere quod 
sibi debetur, ultra quantitatem per vestrum episcopum declaratamt 
Numquid spoliare debetis indebite nostrum civem ? Numquid facta 



mix' Asra nanm S8T 

proniisfiioiie per vestros cives tane operarios ecclesie vestre, de 
ntisbceiKlo coodigpe dido Bartolo prò suo labore , et ipso Bar^ 
lah fidem eorum sequente, negligetis eoa cogere ut promissionein 
eorann adimpleant Certe hoc esset imastom, et poseetis rodar- 
gli merito, quod vos qui terram vestram judicatb, sitis iustitie 
trusgressores , cum eam diligere debeatis. Poslea (?) refert idem 
Barkdut nobis esse contentimi quod eligatur tertius per vos seo ve- 
stmm Comune arbitratoribus eligendis a partibus adiungendus. Quo 
bmmIo ei^ potestis hoc cum honore vestro renoere 7 Fatigati ig^ 
tur iaotis descriptionibus litterarum, vestram firatemitatem, po- 
stremo requirìmus, et quanta possumus instantia d^Nrecamur, ul 
tHidem iustis nostris precibus concedatis et opere prosequemini 
vola nostra, ita quod satìs&ctionem sue mercedis dictos Bairtàhu 
ooosequatur a vobis. Aliter compulsi jurìs dictamine quo tenemur 
prolegere nostros cives, ne lesiones indebitaspatiantur, expediet 
Bobis indemnitatì sue opportunis remediìs providere. Deom vocan- 
les in testem, quod doluimus centra vos, quos ot veros fratres 

dffigimns qui equam stalliere Datum Senis die xxm Angusti 

terlia hdictione. 



N."* 85. 1380 30 Agosto 

Lettera de^ FoUtrrani alta Repubblica di Siena iopra U mede- 
simo Bartalo. (Archivio delle Rifobmagioki. Filza 21 del- 
le Lettere.) (È originale.) 

Amici carissimi: Vestra rogamina nobis prò factis maijstrì 
(siej Bartoli novissime iterata, tamquam fraterna amica gratitudi- 
ne compleiamur: Et quam pluries scripsisse recolimus, quod no- 
stra non interest in tali facto, nisi solum apponere nostra roga- 
mina, cum causa que agitur apud diocesanum nostrum, velut ec- 
clesiastica veniat ventilanda. Idcirco nil hic nobis occurrit aliud 
respondendum, quam per alias nostras literas rescrìpserìmus. Per 
viam rogaminum semper sumus in pratica prò exauditione vestra- 
ram precum, et contentatione civis vestrì, causidici. Et spe no- 
stra credimus operari , crebris rogaminibus nostri hanc spem no- 
slram loventibus, quod talis causa ad alhid bonum pactum de- 



t88 opcinfpMTi 

veoiet, VÌA dvis v^ster non hffBl (erminos equitatis. Datom Viil- 
ten!<i^y die pemdtiino Augiusti^ t^fia indinone. 

Priora populi et conumis civitati^ Vulterrarum. 

(Dirtsume) MjE^gDifici^ et potentibus viris, domiois DeleDso- 
ribus populi civitatÌ9 Seaarum, amicis karissimb. 

NOTA 

Delle pittare flitte dal nostro Bartolo nella chiesa maggiore di Volterra, 
non parlano né gU scrittori nostrali, né il Vasari. Solamente neirArchirio di- 
plomatieo di Pirenie è ani pergamena, della quale porrò qai il transnnto die 
te debbo alla cortesie del mio carissimo Cesare Gaastì. 

m liaa ÌÈ Ottolirti Indiamone IV. - Giofanpl di ser Biagio e GioTanni di Gia- 
« a|tp ^Q^tp d| Yolterrey operai fieli' opera della Chiesa maggiore di Volterra, 
«e col coiisenso di Simone, toscoto di detta cittA, per pagare i debiti dell' ope- 
«c ra medesima e sodisfare e Bartolo di maestro Fredi pittore da Siena per la 
<c pitlnra della cappella maggiore ed altre spese, rendono al nobile Lisio del Ai 
« GiOTtnni de' Baldinotti da Volterra, una casa posta in qnella città nella con- 
« tradì di 8» Angelo In eapo le Coste, e nn' altra posta in Via Nuora, desòrit- 
^ iù m^ Ì9fQ e^nflnl, per prei^^ di fior: 55 4' oro.- Rogito di <er Agostino del 
ce tot ser Martino da Volterra. » Dalla qaal carta apparisce che finalmente Bar- 
loto di maestro Fredi fa sodisfatto deUe sue fatiche. 

Oggi in Volterra, per qaanto io sappia, non resta noUa delle opere fiitle- 
ti dal detto maestro. 



Bi.^ 8.6. I3&0 

Lodo dato da Cecco del Giuccha , e da Stefaiio di Fantqzzo mae- 
stri di legname , sopra una tamia fatta da maestro France- 
sco del Ton^io, e da maestro Jacomo, sm figliuolo^ per 
r Opera dd Ptumo- (archivio dbll' Opera del Duomo di 
S^i^A. Ubro di Documenti Artistici N.^ 18.) 

Al nome di Dio amen. 
Sin qotaiùfe&to a chi vedrà questa scritta, che maestro Cecho 
ed Giucha j maestro di legname , albitro per Y oparaio dell' uo- 
pera sante Marie , chiamato a stimare la tavola che à fatta mae- 
stro Franpi^ffho del maestro Tonghio e Jacomo^ suo filgliuolo; 
« Stefano del maestro Fantozzo^ albitro per la parte del mae- 
stro Francie$cho : e stimiamo la detta tavola in tutto , vinti e die 



DELL' AATB 8BIIBSB Mt 

fiorini (f ora Ed io Sitfàno del maestro Fonlasso. ò fatta qoe* 
sia scritta di mia mano. 

Ed io maestro Cieeho del Giucha , so' chontento a la detta 
senta. 

(OeehUaoJ Serietà d' mio lodo dato d'una tavola in ira Fiio- 
pera e maestro Francie$eho e maestro Jacomo del TangkkK 



N/ 87. 4384 35 Giagno 

Barlolommeo di Tommè e Nello di Giovanni orafi prendano a fa- 
re quattro statue d'argento pd Duomo. (Archivio detto. 
Libro detto N.'> 20.) 

Al nome di Dio amen adi xxv di Giugnio 1381. 

Noi Bartahmeio di Tommè di ser Gianino et Nello di Gjo. 
«Btmi, orafi, toliamo a fare da Franciesco di Vanuccio ^ oparaio 
de r aopera sante Marie da Siena, qoatro fighure d' ariento di 
popoUnOf meglio; e diebooo esere le dete quatro fighare e 
quatro Marteri del Duomo sante Marie da Siena, chon uno cho- 
ianeto in mano , ogni una d^ ariento , per metarvi gli arliqui de' so- 
pra detti Santi ; e le dette fighure debono avere da piei uno pe- 
destallo d' ariento: di longheza la fighura e '1 piedestallo, uno 
bracio e terzo o più: e deti pedlstali vogliono esare intomo ismal- 
tati cho le storie del Santo che starà ine suso, e la fighura ismal- 
tata in parte e fregi, e dorati e chapegli (laureole) e le sova- 
vi (basi) del pie : e V (^araio die e deba dare della libra a no- 
stro ariento e oro e challo (calo) , e ogni altra spesa eh' acadese 
ne le dette fighure , e pedestali e ghofanetti , sedici fiorini d' oro 
e mezo: e le dette fighure volle pesare Tuna vinti lire d' arien- 
to oboi pedestallo et col ghofanuccio ^he (che) terano i' mano : e 
86 pesasero più di vinti lire Y una, doviamo tolare di quello che 
pesasero più, T ariento, o quello che valle, senza darci di fa- 
zone (fattura) ninna chosa. 

E le dette fighure debono esare fate dal di deto di sopra a 
diciotto mesi prosimi che venghono: e 1 sopradetto oparaio ci 
ém dare o br dare a dì primo di Luglio prosimo che viene , du- 
giento fiorinate d' ariento ; e ine a chalende Setenbre prosimo che 

20 



390 DOCITMBHTl 

viene ci debd dare dugiento cinquanta fiorini d' oro, e da ine e 
sei mesi venenti ci die dare el sopradeto oparaio, quairociento 
fiorini d^ oro. 

E quando el deto lavorìo sarà fato e trato a fine, in tato 
ci die dare il deto Franciescho , oparaio , V avanzo de' denari che 
restarà a dare de le sopradete ficghure e lavorij al pregio deto 
di sopra. 

Ed io Bartdomeio di Tommè sopradetto cho'' volontà de' so- 
pradeto NéUo di Giovanni j chonpagni, ò fata questa iscritta dì 
mia mano, a dì e ano sopra iscritti. 

A chiareza del sopra iscritto, Franciescho di Vannuccio, 
oparaio. 

(Occhietto) Serietà di Bartalomeio di Toméj detto Pizi- 
no, orafo. 



N.^ 88. 1381 6 Agosto 

Magio di Giovanni prende a fare da Francesco di FannucciOy 
operaio , una campana per il Duomo. (Archivio detto. Li- 
bro detto N.o 21.) 

Al nome di Dio e de la Vergine Maria. 

Magio di Giovani, chanpanajo da Siena, tele a fare una 
chanpana a Franciescho di Vanucio, oparaio de V uopara sante 
Marie , del peso di tremiglia libbre , cho' gli infrascritti patti : 

Che la detta chanpana mi deba' dare buona e bella e bene 
sonante a detto di chantori e d^ ogni buono chonoscitore di canpana. 

E se avenise che la detta chanpana non fusse buona, bella, 

e be' salda, e bene sonante, che '1 detto Magio la deba rifare 

a le sue proprie spese, tante e quante volte bisogniase, infino a 

* tantoché non vengha buona e bela e bene salda e bene sonante, 

chom' è detto di sopra. 

E debami dare la detta chanpana a la sua butigha e ine sia 
provata e chonosciuta, si veramente che io gii debo dare una 
chanpana rotta , la quale chanpana rotta è sul cbanpanile del Dixh 
mo ; e deba avere el dettò Magio due fior : del cientonaio , a cha- 
lo de r uopara. 



dell' ABTE SEITBSE Sfi 

E del roetalo che Yì metarà el detto Magio , àdba avere do- 
&i fior: del centonaio, a chalo del detto Magio. 

E deba dare al detto Magio , vinti lire di ciera nuova. E se 
bìsogniase stagnio o rame per lo nostro metalo, gli deba dare. 
E ogni altra spesa eh' achorisse , deba Magio paghare a le sue 
propie spese. Fatta la detta scrittta a di xxi d' Aghosto, ano 1381. 

E i' Magio di Giovani , canpanaio , so' contento a che se 
à detto. 

( Occhietto ) Senta de la chanpana .... che fa Magio chan- 
panaio. 

NOTA 

Da Magio di Giùwinni di PeHfio, campaoaiOf discesero i Campani, fami- 
flia nobile. Magio risiedè nel supremo Magistrato nel 1S78 per f mesi di Mar- 
zo e di Aprile. Nel 1S99 fo egli dipinto come ribello insieme con altri, nelle 
pareti del Palazzo Pobblico, con questi rersi: 

Magiut campanarios 
Se io fossi stato al mio roler contento, 
Le zappe bsTerei nelle mie mano; 
Ma io eh' era on TiUano , 
Da' traditori hebbi honori e pregi , 
Capitan fatto al ponte San Moregi. 

Vi fo dipinto ancora Tofano suo figliuolo, parimente campanaio, al quale, 
Tenoto nelle mani del Reggimento , fa poi tagliata la testa. 1 Tersi diccTano 
cosi: 

Tofanui Magii. Hic capite plexas est in urbe Sena. 
Credendo alle parole di mio padre 

M' ha qui condotto , et egli et io diserto. 
El proTorbio è Tero e certo.* 
Succine mangia el padre eh' al figliuolo 
Allega e denti, e per lui paté duolo. 

Ebbe questo Tofano, Giovanni che seguitò 1* arte patema, e Niccolò pa- 
dre dì Fieiro, anch' esso campanaio. Il seguente documento riguarda il layoro 
CmIo da Magio per il Duomo- 

1S89. Magio di Gioranni, ekanpanaio die avere per una ehanpana eke fe^ 
He a V uopara sanete Marie per 1 3 fior: el eentonaio del suo metalo, e per 
S fUirini el eentonaio del metalo de V uopera, lavoratura- Alitivi di suo me- 
tatto 1780 lib: -- ebe del metalo de V uopera 1730 lib: ~ monta 248 /for: d* o- 
ro. ( AECHiYio DELL' OPiEA DEL DuOHO. Memoriale del Camarlingo ad annnra a 
earte 54 Terso.) 



992 DOCUMENTI 

E fiacche quk sì parla di campane del Duomo , non sarà ioopporMoo ^ 
trar fuori gli allrì documenti che riguardano lo campane fatte per quella cbì^ 
M nel secolo XIV. 

1S06. A Tofano di Magio ehanpanaio a di it d* Otobre fior: einqtàe, soldi 
sesaniadue; e quagli denari sono per faeitura d'una chanpana eh' el d€io 
Tofano et à fato, la quale ii chiama la squilla , la quale pesa libre dugien- 
tosesantadnque: la quale campana i en ehanbio di quela che v*€rainmu^ 
zi , perchè quela di prima si rupe, la quale pesò lib: dugiento cinquantaeinque^ 
a ragione di fiorini due soldi quindici el centonaio ; la quale ehanpana $ 
poto fede fare et fede missere Sozo, operaio» Rupesi la deta canpana per 
sancta Ilaria d' Aghosto prosimo posato. (Architio detto. Libro d' Entrata e 
Uscita ad annum a 55 verso.) 

A Nanni di maestro Nichelo nostro a dì xr di Setenbre sol: sete, e 

quagli spese in pane e vino et uno chacio^ quando Tofano tragittò la ehan- 
pana del Duomo f cioè la sqnileta. (Abchiyio detto. Libro detto , a 55.) 

1597 8 Febbraio. 
A Tofano di Magio , ehanpanaio a di fui di Febraio fior: diede, sol: ctn- 
quantoto^ den: oto, e qua* denari ò levato da una sua ragione scrita in sul 
Memoriale a fo: 40 e quagli sono per parte di paghamento di fior: sesanta 
e tre quarti d' oro che desso à da avere da V uopara per faeitura d* una 
chanpana^ la quale ci fé* e de' insino di Dicienbre prosimo passato; la qua^ 
le è in sul chanpanile di Duomo e chiamasi santo SaTino, e pesò lib: dumi' 
glia seteeiento. (archivio detto. Libro detto ad annum^ a 61 ) 



N.^ 89. 1382 9 Maggio 

Jllogagione a maestro Bartalo di maestro Predi di una tavola 
per la cappella delf Jnnunziata nella chiesa di S, France- 
sco di Monialcino. ( Archivio db' Resti del Patrimonio 
Ecclesiastico. Montalcino, Compagnia di S. Pietro. Registro 
U. LVIl a e. 43-47.) 

A di 9? di Magio 1382. 

Sia manifesto a chi vedarà questa scritta che Bartalo dd 
maestro Predi da Siena, dìpentore tolle a dipegniarè ima tanta 
de la capella de V Anunzìata del logo de frati minóri da Montici- 
no, (sic) da Nucio di Monchino, procuratore de la conpagnia di 
santo Pietro, sichome apare charta per mano di Guido TebaÌl(fi, 
con questi patti e modi di sotto scritti. 

In prima, el dello maestro Bartalo promette al sopradetto 



dell' arte senese ^93 

Nuccio, dipegniare la detta taula e metarlla tutta a oro di fiori- 
80 fiaot e azuro olltremarbo e lacha, e tutti gli altri fini colo- 
rì j e dipegniare e fare la detta taula a detto d* ogni buono dipen- 
tore e oso di buono maestro : e si promette la detta taida el dei- 
Io Bartolo darlla dipenta e fatta sichome di sopra si chontiene, 
di cbie (qui) uno anno prosimo che viene , e darlla posta la det- 
ta taula i su r atare là due dovarà stare ne la detta eapella al 
detto termine a la pena (rie). 

E '1 detto Nucio di Menchino promete al sopradetto maestro 
Bartah , per prezo e nome di prezo di ciento setanta fiorini d' oro 
per la sopradetta taula : con questi patti e modi : eh' el detto Nu- 
cio promette dar e pagare al detto maestro Bartolo 50 fior: ad 
ogni sua volontà , e 50 fior : a chalende Gienaio prosimo che vie- 
ne, e r avanzo^ eie (rie: eioé) 70 fior: fatta e depenta, posta 
la detta taula a la detta eapella e altare, sichome di sopra si 
chontiene: e se avenisse che posta, fatta la detta taula, el detto 
Nocio non avese e detti 70 fior : che 1 detto , che detto (rie) mae- 
stro Bartolo sia tenuto fare termine al detto Nucio , 3 mesi. E le 
flopradette cose promette e l'uno a V atro e l'atro a l'uno oser- 
vare eciet. 

NOTA 

Dì Bartolo di maestro Fredi o Manfredi, che fu anfore deUa casa de' Bar- 
foli Battilori erano neUa chiesa di S. Francesco dì Montalcino due tarole de- 
scrìtte dal Padre della Valle nel Tomo 11 pag. 198 delle Lettere Senesi, È nel 
mezzo di una di esse rapfH-esentata la Incoronazione dì Maria Vergine; e nei 
lati, i fatti della fila della Madonna e dì Gesù Cristo. Sotto è questa iscrizione: 
BARTOLVS . MAGISTRI . FREDI . DE . SENIS . PINXIT . ANNO . DOMINI . 1388. 
1 laterali di questa tavola, dalla chiesa di S. Francesco furono trasportati nella 
cappella delle Carceri di Montalciuo, da dove non sono molti anni che Ten- 
nero a Siena, ed oggi si reggono nella Gallerìa dello Istituto di Belle Arti. 

Neir altra tavola, che è nella sagrestia della chiesa predetta, è dipìnta nel 
Mezzo la Deposizione dalla Croce, e ne* laterali, ora dinai, vari fatti della vi 
ta del B. Filippo da Montalcino, il battesimo di S. Giovanni nel Giordano e 1' Ad* 
gelo Custode. In basso della parte di mezzo è scritto a oro {OPUS BARTHO- 
II) MAGlSTRi FREDi DE SENIS ANNO DOMINI 1582. 

È da credere che questa sia la tavola data a fare a maestro Bartolo dal- 
la Compagnia dell' Annunziala, della quale sì legge 1' allogazione nel presente 



294 DOCUMENTI 

N.^ 90.* 4 372-73 il Febbrajtf 

Lettera di SpinéUo TVrfomet, di Andrea di Vanni ^ di Gievanni 
Fincentij e di Niccolò di Nerìno, ambasciatori del comu- 
ne di Siena. Da Pisa. (Archivio delle Riformagioni dì 
SiEffA. Lettere, filza xXx.) 

1372. 
bingnìori nostri. Giongniemo qua sabato a sera al tardi , cbo' 
molto mal tenpo poi che ci partimo; e quasi entramo in Pisa per 
caso in nuno tenpo cogli anbansadori fiorentini ; e ancora per ca- 
so ci trovarne tutti neir abergho del Capéllo. E scavalcati che 
fumo, subito fumo a loro. Yiderci volentieri, e insieme ragiona- 
mo de' nostri andamenti. E la domenicha di mane tolemo insie- 
me un legnio per le loro e nostre persone, che costa fiorini 100 
d' oro ; e tre lengni per loro e nostri cavagli , e costa fiorini 
quatro d' oro per cavalli : e sicondo ci dichono menano in tutto 
e loro cavagli, cioè in tutto xxiui e sono molto bene a cavallo 
e orevogli di vistimenti tutti d' un colore ghabani e mantegli fo- 
derati e chosi d^ un cholore e a uno modo cavalcano, e ancho 
di panni citadineschi e di più robe sono vestiti chon una soma 
per uno. Di che noi vedendo che non si può entrai*e in mare, 
e per forza ci è chonvenuto e conviene a loro e a noi restare; 
e vedendo chome sono orevogli: subito deliberamo, per onore di 
nostro Chomuno e delle vostre e nostre persone, chonprare uno 
bello cavallo per uno: e chosi abiamo fatto, e costano intorno di 
fiorini 200 d' oro. E ancho abiamo diliberato, e chosi per la gra- 
zia di Dio faremo, una roba per uno d'un panno, e non aremo ri- 
spetto a quelle faciemo costà; inperochè in lutto siamo disposti, 
se dovessimo osare disfatti di ciò che abiamo al mondo , onorare 
in ogni cosa , si intomo a le cose dette , e si a le cose che voi 
Signiori nostri e' inponeste , nostro Chomuno e voi. Di che chon 
reverenzia vi ricordiamo eh' e fatti nostri vi sieno rachomandati ; 
che potete, si che in tutto di questa andata noi non ne siamo di- 
sfatti; che bene potete chonprendere le spese ne portiamo. E per 
infino a qui ongni dì abiamo speso intorno di due fiorini più che 
non abiamo di salare; e ogni di ci chosta solo la stanza deirai- 



dell' aste senese ^95 

bei^o, due fiorini; vivende fore di questo a nostre spese. Di che 
li preghiamo abiate chonsiderazione quello cbosterk per lo camino 
e a Yìgnone. E avisianvi che tutti e chavagli che ci deste, tutti 
jnleramente mcniano e chosì tereno, si che 1 volgare parlare 
de' nostri nemici paia non vero, come non è; anco (ansi) si mo- 
stri la magnificenza che si suole mostrare del nos^ Chomuna 
Noi non vi potiamo per questa notificare quando ci partiremo, 
pare a noi mille anni , ma el mare è molto groso. Come ci parti- 
remo, vcl singnificaremo. Iddio ci cbonducha a salvamento, se è 
di suo piaciere. 

Miss: Spinello Talomei 
jindrta di Fauni 
Miss: Giovanni di Nichelò 
Nicholaio di Nerino 
Vostri Anbasciadori in Pisa adi xtu di Ferab 



N."" 91. 1384 24 di Febbrajo 

Leiiera détto «feiso aUa stessa. Da Napoli. (Archivio detta Lettere 
di diversi. Filza 63.) (E tutta di suo pugìw.) 

Al nome di Dio amene. 
Signiori: É si è vero, che per piue lelare; una del mese di 
Genaio , la quale lètara arechò uno frate Niccholò del Mercia al 
papa, e oto letare a^ chardeoagli per parte de^ Signiori, racho- 
mandando il maestro Aleso che fuse onorato del chapelo; pri- 
ma altre lètare simile del mese prima di Dicenbre. Ora del 
mese di Feraio , al prencipio del mese , gionse (rate Christofano 
cho' letare somigliante a rachomandare , che per amore del Qu- 
muno di Siena fuse il maestro Aleso onorato del chapelo ; e cho- 
sie per uno choriere a V isita (uscita) di Novenbre : sie che so- 
no ispeso rinovate. Ora di Feraio una a Domenicho de' Rufal- 
dL E in efeto (effetto) Domenicho un die andando al albergho a 
pregharlo che durase fadigha di venire al pappa a rachomandare 
el maestro Aleso ; e so' infra piue volte ito a lui ; e si mi disc : ve- 
di, JndreiOj io per amore del Qumuno so' tenuto venire, e lare 
ciò che posso; mo io m' ò molto a dolere del Qumuno: io de- 



ÌM DOCUMENTI 

gho avere 4^1 Qumuno dumiglia fiorini promesi a denari , eh' el 
QuiBuno di Siena dia dare al pappa per lo fato di Talamone; mo 
nondimeno io oggi mangiarò chol pappa; verete a la cholaziooe, 
e io insieme chon voi parlarò chol pappa. Fumo a lo streto se^ 
greto chol pappa, dicendo del maestro Aleso, e dandogli la le- 
tara del Qmnuno. Dise , che voleva eh' el maestro Alesso fiise 
onorato per Y amore del Qmnono di Siena , il quale Qumuno ama- 
va sopra tuti gli altri chomuni; e che pine volte pensò ne le sue 
tribolazioni, e persiguitazioni 've eso pottese fidarssi di stare si* 
quro; e ricerchando ogni chossa, sie deliberò in Siena; avendo 
a la mente .pappa Alisandro, il quale fue sanese ed ebe quatro 
persiguitazioni; isendo eso pappa santisimo uomo. E sanesi so- 
no fedelissimi e valenti uomini, fedeli di santa Chiesa e avorevo- 
gli (rie : per amorevoli) de la sua persona. Io per la loro fedel- 
tà , e per la fede del pappa Alisandro , e vo' in tuto mi diliberai 
di volere darmi a loro. avendo molto e mote (rie per molte) 
chose dise e siriae (?) io degho avere parecchie migliaia di fiorini 
dal Quaianò di Siena, de' quagli già il Qumuno di Siena promise 
quie a Domeniche Rufaldi dumiglia fiorini ; e chosie voglio ischri- 
vare a loro, che a Domeniche lo' piacia di dare dumiglia ficnrinL 
Qunchiudendo il mio dire , io mi chredo eh' el pappa non 
vi pensava né aveva animo; mo io chonpresi che le furono pa- 
role di Domeniche , 've el pappa inpose a maestro Giovanni suo 
mediche, nostro citadino (I), che ne scrivese, e eh' eso voleva farci 
richi , ed e6ar& leghati cho' noi , e volere , se noi tenavamo du- 
giento lancoe, quanto volesimo, eso ne voleva paghare la me- 
tà , e che ciò che noi guadagniasimo , fuse nostro ; sie chome 'n 
una altra letara ò isohritto ; e questo fue deto pure alerà. Mo poi 
mi feci qucienza (coscienza) che voi vedeste unde vene il diman- 
dare que' domiglia fiorini , che' gli aviamo tante e ftanite volte par- 
lato ; mai , se none chon grandb amore , senpre ci vide , dicendo 
senpre , chomendando i Sanessi ; $alvo che la prima volta che noi 
di Novenbre a die quindici gli apresentamo le lelare , eso so^n- 
gniando, ridendo un pocholino, dise: io vo'ch^e Sanesi mi sieno 
rachomandatti e vògli servire. Mo nondimeno io ò d' avere da un- 
dici miglia fiorini ; èmi stato per loro ischritto , e perciò gii ave- 
vo sospessi. 

(1) Giovanni Casini. 



dell' AETB SmBSB SOI 

CharllOi ischrìtta e mandata a la reina, si è chome il ducha d' An- 
giò a* è parttito da Taranto e tenutto inanzi verso Barlleta ed ès- 
si fermo a una tera la quale si cbiama Aiquaviva, e ine à fermo 
fl chanpo, ed è presso a Barlleta a quaranta miglia, V è i' re Ghar» 
lo choo sua pottenzia: e ssi à mandatto il ducha a' re Charló il 
guanto della battaglia per lo die di santo Giovanni dì Giugno pros- 
simo : i' re Charlo V à aeettatto moUto graziossamente : i' re k 
iscbrìtto a tuti i giotigli uomini. 

Il ducha, si dice per molti modi, e per moliti parllari ^ 
chondo le passioni che ce n' a , eh' eli ducha à a ssè dumiglia cin- 
que ciento chavagli e ssi à fiantaria assai. Altri dichono ; 6 a que- 
sto do fede ; eh' el dueha à a ssè ^attro miglia chavagli e sse- 
miglia fantti, se d'altrui in questo teopò non gli verà^ non sso. 
r re Cbarllo à a sse otto miglia chavagli fra di ssoldatti e di ehon- 
ti, o di baroni; foniti assai; non si dice il quantti: ohredo che 
sieno assai , che ci sono le ragioni isprease. Dicessi novele assai : 
novele sie diomef missere Bernardo de la Ssalle, miasére Gio- 
vanni de r Auto è tomatto a missirichordia a piei de' re Charflo ; 
i quagli erano moko fedelisimi del dècba. 

Poi eh' i' ehi ischrito , udii dal chonte di Nola chome mis- 
sere Bernardo viene, chom'è detto di sopra, chon patti di non 
esarre chontr' a re, né chi è choleghato chon esso. Sete savi e 
prudenti, sbgiorì. Per farvi chiari io non mi parttirò ch'io non 
rachordi al ssanto Padre , sie chome missere Bernardo è nimicho 
mortlalé del Quotano di Ssiena , e eh' esso >ìene nel Patrimonio ; 
've Bolssino e altre tere de la Chiessa si tenghono per missere 
Bernardo della Salla, e che a questo ssarebe bene di provedere: 
non è da fidarssi a questo, percciò che sso alquna volita passano 
le chosse, e none altro odono. 

Andai marttedie, a die quatordici del mese di Giugno, al 
santo Padre, e pressi chomiatto, e rachomandai i' regimento e '1 
Qumuno di Siena, sie chome fedellissimi de la santa Chiessa, e 
de la Santità ssua; e sie richordai sie chome missere Bernardo 
de la Ssara (Sala) aveva da' re Charllo il salvo chondoto , e cho- 
m' esso se n' andava a Viterbo ; 've quie era da provedere. El 
pappa disse, che sopracciò ne terebe chonsiglio, e farebe bene 
di romparlo. El papa si parte di Napoli, e vane a Nocera pres- 
so a Chastelo a Mare, poi forsse si d^tendarà pi' oltre (friik oltre). 



29^ DOCUMBMTI 

da Parma, missere Bernardo de la Ssalla, questi tre veoghono in 
choteste partti di chostà , chontra a giente che ssi dice che viene 
& oltramonti ; giente in aiuto del dncha d' Anggio ; e re Charlo 
lo' dà, oltre a la promesione, fiorini sei per chavalo; 've mo- 
stra, che missere Bernardo si sia achoncio cho' re Carlo , sicon- 
do la letara. 

Di queste novele, Tengho (1), il quale era ed è molto cho'rè, 
e chol pappa , il quaP è del nomare (numero) del vostro regimen* 
to, e prudente e savio, n' è piùe pienamente informato per Tuso 
eh' eso à ch(^li uomini de V arme. 

Il vostro servidore Jndreia di Fauni vi si racomanda. 

Data in Napoli , a die quatro di Luglio. 

(Direzione) Mangnificci, e potenti Signiori difensori e cha- 
pitano di poppollo de la citade di Siena, singniori suoi. 



N.^ 93. 4384 

Lo stesso alla stessa S. A. e S. D. ma sicuramente i scritta da 
Napoli ud 1384. (Archivio detto. Filza detta.) (È tutta di 
suo pugno,) 

Mangnificci Singniori. Tengho, vostro charo citadino, e ser- 
vitore de la singnioria vostra, è stato longho tenpo ssoldato, e 
usato in ato d^arme in Lonbardia: io Tò chonociuto a Napoli 
eh' era de la brighata di Domenicho Rufaldi, ed è istato a la pro- 
vidigione de re Charlo, ed è molto amato da esso, e dal pappa. 
'Ve aviene eh' eso dimandò al pappa la badia a Tori per (2) uno suo 
nipotte; il quale, el pappa dimandò quanto tenpo il garzone ave- 
va: dise il pappa, eh' era tropo giovano: mo truova un uomo sa- 
vio , e siati choncedutta. 'Ve Tengho truova uno frate Tomasso da 
Fissa, e profaralgli questo monache, il qual'è oggi abatte: e 
sie si chontrataro insieme di tenere la badia per infino a tan- 
to eh' el suo nipote fuse in etìà da esare abatte, e mentre fa- 
re' istudiare il gharzone ; e Tencho cho' suoi amici dia istare al 
tenpo atento di prochaciare un abadia overo uno veschovado ono- 

(1) Toloroei. 

(2) Torri, Badia ueUa Montagnola di Siena, a 10 miglia dÉUa^ltà. 



rebole, sicoodo eh' e^ sodirfaciese a onore, per choolenprazioiie 
de r abate dire (?) da Tori; sie che lasando V abadia, non fuse si 
pichola cho:ssa che fuse meno che onore. E chosie trovato, il 
gvzooe si laciesse abatle, ciò il nipottedi Tengbo. Se voi dite: 
cfaoiiie io il sso? adimandandola io al pappa per lo maestro Alea- 
«o; la quale avarei avuta, se no* fuse il traditore di Grate Maria- 
BO che none voleva asentire ch'io la dimandasse, per ch'esso la 
e»ichava, esso frate Mariano, per sse. Fumi deto ch'io non m'in- 
paciasse, perciò eh' erssera Domenicho e Ten^io ano data la so- 
prìchazione, e '1 pappa lo' 1' à ssegniata: e chossie fae. Vuole di- 
re alquno che questo abaie è uno merchatante pissano, il qual'è 
iBolto chòl Mastro Giustiziere, padre de la moglie del nipote del 
pappa (i). Preghoròlo che fuse al pappa a rachomandare questa 
badia, e chosie si siguie. Quanto a me, l'abate foce bene di cho- 
sie fare, poi che Tengho s'era choniratato cho' lui; perciò che 
due monacci, l'uno da Sangimingnano il qual è istato.in Chorte 
{Nue messi, e disaminati e testimoni ed oso era al primo chon- 
ciestoro fato: e Dio pò fstre ongni chossa: mò non era d' altro 
che di quelo da Sangimingnano, sie che Tengho trarupe, e fugli 
di foto seognatta (i^). Questi monaci mi disono questo. 

L' altra parte , frate Mariano prima mi disse di volere esare 
abate a Tori per insino ch'd gharzone fusse abate: tenere la ba- 
dia per lui, none istante che fuse abatte, pensando l'onore, e 
al fine d' esagli prochaciato una badia onorevole o uno vescho- 
vado. Questo mi disse frate Mariano. Questi pati mostra che fra- 
te Mariano sia chontra a Tori; che nonne mi maraviglio eh' el 
maestro Aleso il mandò per suo fidato ed eso prochaciava per 
sé chome traditore. 

Singaiori miei cho' riverenzia dimando perdono. Questo che 
si dice essere abate da Tori è pissano, e de la sua rìcheza none 
rimare a Siena, anche fanzi) n' andarà a Fissa, e non mai fue che 
ninno pisano murase una pietra a la badia a Tori, anche (ansi) 
r ano fata i nostri citadioi ed è uno grande pechato a none pu- 
gurare (procurare) che le chiese del nostro chontado (non) ven- 
gbino a le mani de' forestieri. Chotesta badia sarà di qunche (chiun- 

(1^ Carlo Ruffo, non padre ma zio della moglie di Francesco Prigoaoi ni- 
pole dei Papa. 

ii) la ^Milo perìodo il coalnUto è perdalo «latto. 



S04 DOCUMRNTI 

tigiani de^ re , e sono pocho riverenti verso il papa e a chardd^ 
nagli. r ò piue volte veduto passare per via i chardena^i , che 
quasi do' 1* è trato il chapucio ne' chie siede levarsi rìitL E pen- 
sate che per niuno chortegiano non si sentie se none tuto bene. 
Mo è perchè in fra 4 papa e re à auti assai iscandoli e obese , 
forse che Idio non lasarà a punire; perciò che già istete per fior- 
za il papa in prigione. Questo non fue onesto; né forse nel qno- 
re del pappa non è dimentichato. Ed è infamato il pappa di cho- 
se, che no si potrebe per lo pappa mai prusumare, sogniaodolo. 
Fue Irata boce eh' erano trovate per lo re , letare eh' el papa 
mandava al docha, per achonciarsi a legha cho'luL Alquno (fise, 
che questa boce fue perchè el papa servisse di denari f re. Un' al- 
tra volta vene una bocce che Vilanuccio si partiva da' re e ve- 
niva nel piano di Nocera chon tuta la sua brighata. Uno savio 
mi disse : questa boce è trata fiiore per fare paura al papa, a ciò 
che el pappa si ritorni a Napoli. E chossie si chredete. Se Vfla- 
nucio fuse venuto , temevasi che venendo e' non domandase deosf 
ri al pappa e che i soldati non prendesono e robasero de'chor- 
tegiani e de^i altri. Una chosa vi richordo, che i chardenagK 
sono povarissimi: iion eie n' à sei che tenghind a loro dodici cha- 
vagli , e pegio che ci à di que' che none ano tre i' lc»ro istala. 
ne' altrui. Quelo di Fissa , quelo di Nociera, è vero che rifiutano 
ciò che l'è donatto. 

Il vostro servidore Jrtdrea Fauni j vi si racomanda. 
Data in Nociera a die quatro d' Aghosto 

NOTA 

Àndr§a di Vanni d' Andrea^ pittore, aacqae intorno al 13S9. Abitò od po- 
polo di S. Antonio, ed ebbe per moglie noa madonna Piera. Da ohi «ppren- 
desae I' arte è ignoto: ma non si andrebbe molto lungi dal rero, dicendolo di- 
scepolo de' LorenMettU He\ ISSSj ed è la più antica memoria cba io eoMfca 
deU* eaaer ano; aTCTa eompagnia d' arte con Battalo di maestro Fr^i, Po Ao- 
droA nomo molto ripotato ne' tempi soci nel maneggio delle pobblicke Dmooo- 
dé; tantoché si trora che dopo arer preso parte alla cacciata de* Nobili Mi 
1868, ebbe molti carichi ed ofBcii nella Repubblica. Risiedè nel 1S70 per il bi- 
mestre di Maggio e di Giugno ; e nel 1 372 per Noyembre e Dicembre. Fn Capi- 
tano del Popolo nel Settembre ed Ottobre del 1379, e nnovamento risiedè nel 
ISSO pel bimestre di Maggio e di Giugno. Inoltre nel 1871 ebbe il carico è 
Gonfeloiiiere del Torio di 8. MartiBO ; nel 1 576, di Rettore dell' Open M Bar 



DBLLI AftTB SEMK8E 3M 

■•« • ék rravreéilore éella tiectam. WiaMàmtmÈt ■■fcMciitDW mI U79 ai 
Vipa te ATifMwe; è Biadalo aeir asso tefseate a Piranae par Mécanni M 
aaahM aia 4ova?a lare la faala 4'araM aia ara a Saoli Caaia ; pai «ai 1S78 
fa itoiaaa aé alag^ara il Saoalara, a aal 1S84 aabaaaialara a Hafiali al Papa; 
■alla fvala «IUbm taa ca»Bcniona a e r in e la leltera, tkm ara ai pabMieaaab 
•ala aaa apara é' arie, ébm aolla e in dìfaiai toagW, OMiilMa aal M- 
g»a il Mapali, agli hem , aggi ooo laalasa €lk9 «m tarala éi Haiatea mtà 
Maaa jartaaita éi HapoH, ad «m graateaiaia aalla aagraalia dalla aMaaa il 
t. MaAuw la fliau IMIa aal 14M, a 1* aftraaco dal cap pa l loaa di 8. Calariu la 
tb >aMaaica m' è a^giata datta Saola. La piltara di Casalaea prawa ilapaU» la 
lavato dai MM aalla Oiaaaiu daH* Alftarioa faari dalla porta ÓfMedl Maaa • 
ima dMf aa«o r i tardala dal doa««a«ll €lk9 qaì aalta ri fe tfra a ia , taa» 
■ari Aadraa lataraa al 1414, aa ooa trovaadad fra i aapèM 
», dava la aaa feaiiglla draira I prapr i a avallo, è da c io d ata aM 
la aÉi flMMa aecadane Antri di patria. 

Itrt. Jiaditi^a aadraa af Praaciaaafco éi Taaai, d<paaearl, per rariiaa éi 
Ifo t^pafia Ék$ dl l pti iati a «a Ihiaaia, ai i ai a affaafa Ura. (dacmno mh.l' On* 
tu asL Dooao m Srha. Liiiro di Eatrala a Uaclla dal CaaaafttBgo, a aarle 78 






A aiaaafro Aadraa 41 Taoni, «p aa lora, p$r éip§§miiwù a • ala l ta i ara la 
afta 4 a p r aaa a al OrùeU/iBm. (Aacaino detto. MaaMriala del CaaMrlla- 
fo ad a aaaa i , a aarta 78.) 

M9S9tro Aadraa a Aalotto Jl Fraaeaaeo éa Venetia, dipingono io 

adira eoi Bmomo, (Aacaino dalla. Batrata a Uscita ad anaoBn.) 

187f. 1 aatlaaibra. A w^eMro Aodraa di Vaaol, dlpaiilorr, por oaiario éi 
dipi§niimm dei Oonfhlono doì Tono di A Martino: eòo poliEa Uro 98. ool- 
di 8. dea: 8. ( Aacmna oblli RfFoavAaiDin m Sibiia. Eatrala a Ueaita dalla 
adaaaa^) 
1888. A maootro Aodraa di Vaoai, diponiore, fiorini aaa por inokooma» 
oi nioo io mani a la Noitra Éfonna o 'I figUmoio o i' aitro figkmro aia 
noUa faoeiaia di Duomo dinanzi a lo Spodaìo: por Saafa ITofia d* J- 
ffcaila. (AacaiTio dell' Omu obl Dooao m Sbita* latrala a Uaaita ad aa- 
omm, a aarla 58.) 

1888. A iaokooM éi Tome por n poto o aiaaa di oiagnio dorato , eèa aiaa- 
onm Aadraa, éipontore, por V Ammoiata, ooi: m don» r. (Aacanno dallo. Li- 
ftp» dallo ad aaaaai, a aarté 51.) 
I888*v9« Paooraia. 
A wmooiro Aadraia di Taoai, a di 5 di formio por-- ironia d* oro o fiai* 
M aaiia por im éipininra lo faoiata éinanti oopra io porti eoi Daoma. 

A maootro Aodraia dotto, fior: ooi «T oro por dipintura la eapola éi aa#- 
eaa Jacaaie intoroioo. (Aacamo dotto. Libro detto ad aoBoai, a carta 80.) 

AMrè «o8tia dalla opera d' Androa ci dà n Tiaio ael voi. Ili della aae 119- 
afariaa Sraaaaar OMa:, la pia parta delle v^^ ^^ H^^ *^*i' ^i^*^ da aa li- 

21 



30(> DOCUMENTI 

hte di nitHO dello «lesto Andrea, dove erano notati molti ricordi e memorie 
de' lavori snoi. 

1370. Boe anno floruU Andreas Vanni», pietwr senensi* pU pinxit taèu* 
/Off altari» sancii Sebastiani in scelesia saneti Martini a sinistra infere • 
demiium eeclssiam, 

1400. Afidreas igitur Vauuìs^ pietor Ssnensis, ut in suis eonspeximus li- 
kris, ad cappeUam partjulatn iuxta Turrim sonantem quam eampanite nmi- 
supemu», dit>i Jaeobi intercisi kistoriam, atque martirium pretto /torenorum 
octo, quos Joeobus Thome numeravit, pinxit» Figwam Mtque efi^m Christi 
Uyneam coloribus adornaìHt} Btariam tfirginem ae divum Jokannem ex tifro- 
ftitf latere* Stellas quoque nec non Jesu Christi imaginem patihulum ex ee 
ferent^m rutilanti veste in angulo eum Angelis quatuor post ee ei beaiam 
(mherinam domine Lape senensem, pretio fiorenorum quinfue etiam eolofi* 
ònf in pttriete ilio angulari, pinxii, Paulo Tuceii tabeUionis edituo id prò» 
curante, et Jacobo Ambrosii Brixie famiUe camerario solvente» Quo eéttuù 
insuper auetore basim are divi Bonifatii^ Marie Virginis kistoriam eum a 
Joseph despansaretur, viginti fiorenomm pretio Aedreai ipse pietor^ee fuo- 
^iip pinxisse deseribit, 

Sed postquam inter picturas vagati sumus et ad proprias hae tempesta^ 
te mea Campansiacas edes incolatum t'raduximus in Divi Stephani parro' 
ohia, ut civium quorumdam instantiam eomprimamus» 

M^ni canonici Mdis majoris , et rectoris ecclesie divi Stefani iamno hoc 
quadringentesimo supra millesimum snlutis opera, ae centum fiorenorum pre* 
fio ab eodem' Andrea Vannis tabulam insignem maioris are eiuedem divi Ste^ 
foni fuisse depietam, uti in vetusto ejuedem pietoris libro conepeximus. in 
ee m^nque testes qui conventieni interfuerunt nomina , Johannes Poeeius , 
mercatore Bernardinus Franeisei ihirghiani, Jacobus Ambrosii Brisius, lena' 
rème, Ambrosiìis Andree^ aurifsx: quos sane libuit ponere, ne quisquem he* 
rum testium quotuor agnatus existimet tabulam sumptu familie sue, sed Mi' 
ni rectoris depietam fuisse; et ligneam prius a Barna lignario fabroy qui iu* 
xta divi Georgii eeelesiam exercebat ministerium , per ipsum Minum prime 
fuisse redemptam^ 

Tabulam quoque maioris are fratrum Minorum divi Franeisei opera et 
sumptu Petri Bindi Ugurgerii, nec non Catherine uxoris eius . et BartoUmei 
MalevoUe equUie /Uie, hoc anno erectam fuisse in eodem Isgimus eodiee; ab 
ipso quoque Aoflrea biennio prius depietam , pretiumque illiue a Catherie^ 
post viri obitum, eum inter mulieres Tertii . Ordinie^ religionie ^uedem neié 
longe a conventu fratrum se recepisset, fuisse solutum. Crueiflamm quo^e K- 
gneum sumptu Catherine iifusdem fuisse fabricatum, ab eedem Andrea sede* 
eim fiorenorum pretio tum pictum , iuxta dice Dominiee BeiurreeHende «li- 
ni huius, 

Rigyardo alle lettere che qai si pubblicano del nostro Andrea, ìèo 
to bene di rionirle insieme, qaaiitnnque Tome fra loro dilbrenie di 



dell' àÉtn 881IB8E 



307 



ALBBRSTTO DB* VANNI auticmi 



AMMUU 



|— 



Mio Mcete 



Vanm 



Itti Otoviraa 



15M GièeowÈM di Vannaccio 



I 
MMKA 

piium 
1SS9? « 1414? 



I 
N. N. 

# IMS 



I 



pittore 
•» 1594 
AAf^ Moiialdetti 

I» 1»4 

I 

I 



I 
Variii» orai» 

Bel 1404 icliiafo 

te Berberia 



I 
CufiovMe 

pittwe 
♦ 1411 



Cucottà 

Goidoecio 4i 
CriitAfiMO 



N.^ 96. 



1384 46 Maggio 



CamiratlQ di compagnia d' arte tra Fede di Nalduccio , e Landò 
di Stefano , pittori «ettet t. ( ArncHivio de' Contratti di Sik- 
HA. Protocollo dal 1384 al 1387 senza nome di notajo, allo 
scaiTale 37 ^ palchetto 2.® ) 

In nomine Domini amen. Anno eiusdem MGCCLXXXIIII ^ Ind : 
septima, die xvi mensis Maii. Actum Senis, coram Ber Petro Cec« 
cbi lohannetti not: et Petro Sozzi Bindi Mancucoii, lanifice de 
Senis ec. 

Pateat publice quod Fede quondam Nalduccii , pictor de Se- 
nis ex una parte, et Landus Stefani, pictor de Senis ex altera 
parte, volentes simul facere sotietatem, et compagniam in arte et 
exercitio pictorie , fecenmt simili sotietatem et oompagniam in di- 
età arte pictorie per tempns dnraturum unios anni incipiendi in 
kalendis Junii prox: futret finiendi ut sequitur, cum infrascriptis 
pactìs et condictionibus , videlicet: quod predicti debeant stare, et 
habere in apotheca posita insta fundacum de Salimbenensibus», 



%M JDQCUiillBITf 

quam modo tenet dictus Fede] ita tamen qupd dicto Landò non 
acquiratur de dieta apotheca aliquod jus domìnii diete apothece 
propter dietam sotietatem, sed in principio, medio, et fine sit et 
esse debeat dieti Fedis. Et qood dictus Fedes teneatur , et debeat 
mietere omnes massaritias necessarias ad dietam artem ad uten" 
dum in dieta arte toto dicto tempore, de suo pròprio. Et si con- 
tingerit diete massaritie yel aliqw edrjum rumpi , vel if^ni6^ «ifMd 
omne dapnum quod inde sequeretttr, sit et esse debeat comune 
inter eos* 

Uw) ^od dictus Fede tesaatiir, et debeat mietere, et <olo dicto 
tempore tenere in dieta sotietate C for: auri, in quibus coQopu- 
tentur^ et eomputari debewt io dÌQta qua^titate C fior: avrì, ooMies 
ameses cofFanorum, et coiFanuaciorum , et tabularum ingiessata- 
rum, qui et quc modo sunt, et dictus Fedes habet in dietam apo- 
thecam, prò ioa extimatione qua valent, et ipsi idem sotii fuerint 
in concordia , secundum extioiatiónem quam concorditer facient in- 
ter eos. Eli m àicii coiFani , et coiTanuccij et tabule , et alie res 
non fuerint tante extimationis quod capiant summam Cflor: auri, 
quod ab inde supradietus Fedes adimplere teneatur in florenis, 
cA p9qyf4a ^^u^ 4lC9inì quantitatem C flor : auri. ' 

Item quod in fine dicti temporis dietam sotietatem dividere 
debewt^ detractis primo per dieimii. Fedem ofnnibus raastaiìliig 
qm» muffii hi dieta apotheca, eC sottetete, et dictis C fior: auri 
pw medium, lucri , et quod absit, dapni, ad comodum et indomo- 
dum utriusque. 

Item dictus Fedes teneatur et debeat dare et donare diete 
Landò consQtio suo , nunc ad presens xx flor : auri quos iam sol- 
vit dicto JLando, prout ipse Landtui eonfessus fiiii se habuìsse, 
al recei^tase b quantum dieta sotietas duret inter eos dicto tem-' 
pore unius anni. — Et si occurreret dietam sotietatem non donn 
re dicto tempore uoius anni, defieetn \et occasioDe dicti JUmdi, 
quod tuiic dblos Jjandus tenea^r , et clebeat dicto Fedi dicto» 
XX fior : auri sic donatis restituere. Et si occurraret (rie) dietam 
sotietatem non dorare inter eos dicto tempore defectu dicti A- 
4if I quod tunc et eo casu dictos Fedef teneatur et debeat dare 
et solvere dicto Landò alios xx flor: auri; ita tamen quod bob 
iBlelligatur defectus , mors ^ vel infirmitas alicujus eorum , nee ÌB- 
tetUgMiir deii^tMB qui procederet a oomiini Senarom* 



dell' hWn SKNBSB M§ 

Quam soCielatem , et omnia , et fùflgula soprascripta promise* 
mm dicti consotii attendere ^ et obsenrare uiter eos toto dìcto 
tempore ) etc. 

NOTA 

Fé4$ 4i Naldmed» di Faée del popolo di 8. Pleiro o Offlo, ipoi6 mI \$4$ 
Calorioa di Giacomoecio di Caldo, e oel 1 388 Loda di AMbroflo BMoecL M- 
iMè noi 1M9,e ocl 1871 fa degli Dflniali di Mercanala. Noi 1874 li trova- 
Ta io Pisa; poi ritornato io patria fo CootlgUero pel Torto di S. MarHao noi 
1886à e rbfodè naorameote oel 1888. Morì ai 18 di Dicembre del I8a0 e fo te- 
pollo lo 8. Doneaico. Ibbe Fède od fratello parlnoote pKloro, dai ^«Olo dUoeié 
la fimiflla de* MaUmtei; del qoale ho qoofla MOMorlo' d' aita. 
1869 %S OUobre. 

À Agnolo di Naldoceio, diptm^r; ìèM MdM, aoW S pef d^ponlora It #• 
Ma dei paglia di S. Maria d' Agosto^ • la mOa § dodiH paia di MtagimH, 
• dipentura del pennone del popolo poeto al Duomo, ( Aacanrio dbllo Rifoo- 
■AMom DI Siena. Entrata e Uscita della Sicclierna ad anoom, a carie SI.) 



N.^ 97. 4384 

AUogagUmt déìt graticole dd Duomo a mne$tro Bertino él Fie- 
ro da Aoiien, francese. (Archivio dbll' Opkìia del Dvoifo 
DI Siena. Libro Nero pag. 79.) 

Anno 1384. 

Malestro Bertino di Piero ^ citadino di Siena, tolse a tare le 
l^ticole in Duomo a quele more che sone a ebapo el choro, 
due stano e preti a dire el divino oficio, che sono qiiatfo pasi- 
ne, siche vengha chiuso da chapo del choro in suso: e 1 detto' 
lavorìo die fare bene e buono, chome sono le gratichole che sono 
al palazo del Podestà, overo farle mi|;liori: e del detto lavorio 
die avere sette soldi de la lira di ciò che pesarà. E U dMù lavarioi 
die chomittciare a fare in chalende Setenbre che vera ne V ano" 
detto di soprd : e '1 detto maiestro Bertino no' deba fare neunr 
altro lavorìo , insino a tanto che non àrà fatto questo ; salvo che 
r oparaio gli posa e sia tenuto di dagli licenzia quando bisognia- 
se per sei di o per otto di. 

E i paghamenti de le dette graticbole si debaiio dare in que^ 
sto modo: che maiestro Bertino abi in due ani ottociento fior: 



310 « DOCUBfBVri 

in questo modo : che d^ ogni tre mesi abia ciento fior : e la pri- 
ma pagba si chominci quando chominciarà a fare el detto lavo- 
rio. E quando sarà fatto el detto lavorio, si deba pesare e dagli 
ciò che verano schontiati e denari eh' ara auti; e sia tenuto el det- 
to maiestro Bertino a pònarc el detto lavorio a le sue spese, 
salvo che V oparaio deba fare fare le bucharele e pionbare a le 
spese dell' uopara. 

E questa scritta ò fatta io Franciescho di Vanucio, oparaio 
de V uopara sante Marie , di volontà de' mei chonseglieri , e ò (at- 
ta una scritta di mia mano in propria forma e data a serbare 
Andreia di Gino, fibiaio, a chiareza di maiesstro Bertino. 

(Occhietto) Le graticole del Duomo a capo al coro che si 
dero affare al maestro Bertino di Piero. 

NOTA 

Maestro Bertino di Piero da Roaen io Normandia era in Siena fin daf f SffO. 
Ebbe il carico di maestro deU' Orologio pubblico, come apparirà dalle memo- 
rie riferite qui sotto, e laTorò di graticole. Frese per moglie madonna Margle- 
rita di Laca d' Angelo, e morì nel 1591. 

1S61. Botino cAa lavora e' lavorìo degli arìiqui (reliqnie). ( AicHivio mol- 
lo 9VBDALK DI S- Maiia DILLA SCALA DI SIMA. Couti correoU B del 1358 al 
1864 a carte 106 tergo.) 

1 871 . Maestro Bertino di Pietro dn Rouen di Normandia maestro d* oriwo- 
li del ComufM di Siena ha fior: 1 8 per salario di 6 mesi. ( AiCHivio dille 
lliroKKA«ioiii DI SiiHA. Entrata e Uscita della Biccberna ad annum.) 

1879. 4 é' Agosto. 
A maestro Bertino di Piero» maestro de^li oriuogli, nove fior: per suo 
salario di tre mssi serviti aehonciare eli orinogli a ragione di trenit' e sei 
fiorini V ano per la pagha di Luglio d* Àghosto e Setenln'e» ( Aigbitio detto. 
Libro detto ad annam.) 

1889-90. 4 Gennaio. 
Si troTi sotto il 4 Gennajo 1889 posta a credito di maestro Bertino cbe 
U le gratiohole in Duomo ce ona passine ebe si pose in Daemo ali* altare di 
tt aaato Vetorio e pesò jietta libbre seimigliacieDtonuYantoto » e nei 1 890 si tro- 
Ti pagata la calcila, e pagato ce maestro Domentiro di maestro Sano mj|fflffs 
ce del ooicio per la pietra concia di quella passine per 1' altare di San Vittorioi'» 
(In detta partita si fa par nieuiioDe del pagamento di una quarta graticola.) 
(AiCHiTio DiLL' OviiA DiL DUOMO DI Shha. Lìbfo Nero a e. 118 t. e 119.) 

1890. Maestro Bertino di Piero, die dare fior: 87 sol: 99 e qua gti danti' 
ri ttbiam paehati per carbone a Luciano di sor Bartolo^ e a Franeiéscko per- 
chè tùvomro in su la graticola d» dì % di Movenhre a dì S di Ferraio e 



deli/ arte senese .111 

per demmri dati a la baglio del (Ifliwolo eké rlm4U9 di Fier^ dèi mat»tr0 
■•rtiao, f9r d»nari dati a Nanna fylimola di deità maestra leitioOi per jp«- 
«9 per lei, e per la madre, (laomno detto. Liliro detto a e. 19S.) 
Tedi per qoette dee oltiflMi eienorie il DoeooMDto di E- 109. 



N.'' 98. 4384-85 24 Febbrajo 

AUogagUmt di tre fineitre di vetro dd Duomo a maegiro Jaoo^ 
mo di Castello. (Archivio detto. Libro detto pag. 79 verso.) 

* MCCCLXXXmi. 

Maesstro Jachomo di Chattélo del vetro. Sia memoria che 
adi 24 di Ferraio, noi Franciescho di Vanniiccio^ operaio, et 
Niccolò di Franciescho , chamarlengo , demo et alloghamo al det- 
to maesstro Jachomo tre finesstre di vetro fighurate per lo modo 
gì* imporremo : le quagli finesstre (è) V una air altare dei Maestri , 
la seconda air altare di san Bastiano , e la terza a V altare di 
san Savino. Diele penare , fare lavorare e achonciare a tutte sue 
spese di vetro , ferro , fattura e ogni altro arnese; salvo che noi 
doviamo fare penare et levare el ponte a le spese deir nopara 
e deviagli dare fior : tre d' oro netti del braccio quadro , e la 
rete debba fare V uopera a le spese deir uopera propria. 

Ane dati adi 26 di Genaio anni 1385 (1386) fior: diecie d'oro 
i quali denari ò messi a entrata da lui, io Pietro di Bartalomeio 
chamarlengho e schontiarooli in una finestra di vetro di bracia 
16. 1/3 fecie e pose a chapo a la cbapella de' maestri de la pietra, 
de' quatro Martiri. 

NOTA 

Giacomo di Castello di Mino di Martinello, maestro di Tetro, abitò prima 
■el popolo di S. Maiiino, e poi in quello di S. Vigilio. Da Bartolommea di Cec- 
eo di Loto sposata nel 1359 ebbe Ranieri, il qoale seguitò 1' arte del padre. 
P« Giacomo centorione del Terzo di S. Martioo nel 1879, e risiedè pel bime- 
ilre di Loglio e di Agosto del 1577, e pel Marzo ed Aprile del 1884: mori 
peeo dopo il 1404. De' sooi IsTori ho queste memorie. 

1 869. A maestro Jachomo di Cbaslello cinquanta e due fior; d* oro e irenr 
ta e quairo soldi per una finestra di vetro dietro aU' aliare magiore» Fu mi* 
surata xrii e mezzo bracia per iij fior: d' oro al brado. Vogliono a danari 
cLzxzrm lib: e x soldi, (aichitio dell* Opbia dil Duomo di Sibna. Libro di 
latrale e Uscita ad annnm, a carte 58 rerso.) 



312 DOCUMKIITI 

f S70. A «MfCro Jft«OBO • « • . M v^ro (retro) fw^rania « oit9 /fof^ d'O' 
90 § m9X0 per sedici braeeia • tino sesto di fnesira di ftsire posta sofuta l' w 
scio di sagrsstio* (Ascnrio 4ftto. Libr# dello, a carte 64 feno.) 

Ànoho demmo al deiio maesiro lochamo vimii soidi psr wmm libra 

di vstro ohe mise a la rota (occhio) dell' aliare magiare e per suo magisiS' 
rOy una lira, (Aichitio detto. Libro e carte dette.) 

iS7t« A maestro Jaooao dt Cbaatello trenta e sei fior: d* oro s ima t§ra 
s einqus soldi s sei den: per xn brada e uno ottavo d* una finestra di va- 
Uro the feeie a Mo a la éhiooiola per a raeione di tre fior: al bre^eim* (4P- 
^rioi ^oì$£u Libro detto M 4DBuia>) 

Nel 1S79-80 18 di Febbraio maestro Giacomo è eletto a riattare ooa par- 
te dell' ooehio di retro sopra 1' altare maggiore del Doomo, come appare dal 
YoL' 198 delle Deliberasiooi del Gran Consiglio della Campana. 

1885* A maestro Jachomo di Chastello detto del Vetro, sol: fuaremtano' 
9é por una finestra di vetro fses a ehapo ìa ehapella de' w^aestri di pietra* 
(Aaconne 4atto. Libro del. Camarlingo ad aonom, a carte 1CML) 

Dice il Morroua nella soa Pisa Illustrata, cbe neffa cbifta 4( 8. Franco* 
ioo di qpéìU città era nna retraU con 1' Assunsiojoe di M. Vergine, 8. Fraoee- 
iCOy 8. 4ntonio, 8. Gherardo, e sotto donna Datuccia Sardi genuQeaaa. Brarf 
questa iscriiione: 

■oc OKTS raCIT ■▲«imi JAGOBUS CASRLLI di SBHIl AH: D. 1891. 

Di maestro Banieri figlinolo di Giacomo lo questa memorie. 
I4<lt9. A maestro Ranieri di maestro Jacomo del Vetro tremtuna èibK: d^ 
dipi sol: par 89 di, e 1^9 lavorò a fare le finestre di vetro del Hlfomf». (An- 
CHivio dettp. Entrata e Uscita ad annnm, a carte 70 rerso.) 

N."" 99. 1385-86 7 Febbraio i% Mftis» 

Taddeo dt Bartolo prende a dipingere gli angioletti «opra if Cfh 
ro del Duomo, (Archivio detto. Libro di Docunieiìti Arlisii- 
ci N.® 24.) (Scrittura di mano dd pittore), 

AI nome di Dio amen: anno Domini 1385. 
Sia manifesto a qualunque persona che vedrà questa iscritta , 
chome addì sette di Fcraio, io Tadeo di BartalOy dipintore da ^f- 
m òttoltOy {ho toltoj a dipegpiare da Jachomo del maes^o Frai|cjer 
scho del TonghiOj cbon volontà del detto maestro Francitscha,, 9m 
padre, tutte quelle fighure che anno a stare sopra al choro de 
la detta chiesa magiore di Siena : il qual choro è intorno a V al- 
tare magiore de la detta chiesa: e debbole dare fatte per tutto 
Marzo io Tadeo sopradetto , chon questi modi e chondiziopi ^ cìpè - 



dell' aste sbhrse ih 

Cbe gli angioletti debbono istare ed essare lavorati chom*è 
quello ched io Jodeo sopradetto, dipinsi per iseieda; salvò ched 
io non vi debbo mettare giemarelle né graail^; e le ^aeae fi- 
gliure debbo £aure per lo modo che sta queUa che fece Ckkmciar 
WBBtj (eioi: FroneeMCO di famuiMiò, detto ti Ckiancinni Fedi la 
Mto t.* a fog. S5 di quetio wolwnu) salvo ch'io non vi debbo 
meltare azurro oltremarino, né fare neuno drflqppo. 

E debbo io Tadeo sopradelto, iiaitte le dette fi^inre, elègpa- 
re per la parte mia uno huomo mtendente, e Jo^homo debba eie- 
giare uno huomo per la parte sua, chon volontà de B^oosigniore 
di Fazio Pichoglqonùoij operaio della detta chiesa; e quagli dio* 
si aletti (édtijj abino a vedere se le dette fighure ano magistero, 
quanto quelle che soprascritte sono; ed ancbo abino a giifdichwne 
quello che de le dette fighure si viene, cioè de V una aoto w- 
pra: e quello che esa huomini eletti giodichano che si ven|^ de 
le dette fig^wre, quello ne debbo avere io 7adeo, e Jacham 
sopradMo darmene: salvo che le dette fighure non possìno essere 
istimate da cinquanta soldi in su. Ma se ^ stimatori istimpranno 
cinqpianta soldi, o da inde in giù, che io Totko g^ debi avere 
sicboodo la loro istima: e se le dette fighure none istessero be* 
ne chome quelle , io Tadeo m' obrìgho a rachoncialle a mie ispe- 
se; cioè chome quelle che di sopra sono iscritte. 

E chosi m' obrigho io Todeo sopradetto chon volenti di Bar- 
talo del maestro Jftno mio padre , d' oservare al detto JmeiionB 
ogni patto e chonvengpia che di sopra sono iscritte; e il dette 
faehomo del maestro Franeieseho del TonghiOj propiamente 
&' obrigba a me Tadeo d' oservarmi ogai patto e chonvengpia che 
sopra iscritto ène; egM a me ed io a lui, in buona fé senza (rodo. 

Cd io Tadeo sopradetto, 6 iscritto di mia mano. Presente a 
la sopradetta scritta, fu Bamabè di Donato, orafo, e GUwanm 
dà ser JachomOj orafo. 

Io Jachomo del maestro Franem^io^ seno choalealo a la 
sopradeta scrita tata di sopra, isorita di mano del sopra detto 
Tadeh; e chome in esa iscritta si contiene, chosi prometto d' o- 
servare, e per chiareza di ciò ò iscrito questo di mìa mano, di 
e eoo sopradetto , ne la presenza de' sor»ietti testimoni. 

Ed aocho iscrivo io Tadto chon volondl del detto Jmehomo^ 
che in quanto che i maestri, cioè gli slimatori, non s^àchordas- 



Sii DOCfMRNTI 

sero a la istima, che si debbi chiamare un terzo a piaciere de 
Toparaio, e à' Jachomo e di me Tadeo sopraiscritto. 

Io Bamabé di Donato^ orafo 3 fui presente alla sopra detta 
iscritta, di, anno di sopra. 

Ed io Giovanni di ser JachomOy orafo, fui presente a la 
sopradetta iscritta, chon volontà del sopradetto /achomo e Tadm, 
cioè e patti iscritti di sopra. 

1385. 

Sia manifesto a qualunque persona vedrà questa isscritta , 
che none istante a la iscritta fatta di qua di mia mano in questo 
foglio, che adì dodici di Marzo, io Tadeo di Bartolo j dipintore 
fui in cbonposizione cho' maestro Franciescho di TongKio , e chon 
laehomo suo figliuolo, di fare de' sopradetti angioletti iscritti di 
qua nel detto foglio ^ chom' io dovevo farli di biancho, chosi far- 
ne vinti d'oro fino brunito, e davanzo dibinncho, c|ìome iscrit- 
ti sono di là , chon queste chondizioni , e patti : si veramente 
cheffatti i sopradetti angioletti , si debba per ciaschuna de le par- 
ti elogiare uno huomo intendente, che debbano istimare i sopra- 
detti angioletti e vedere se anno bontà ^ quanto uno che l'opara- 
io à di mia mano messo a oro brunito ; e se giudichano che stm 
bene quanto quello, abino a stimare quello che si viene de V uno; 
si veramente che la istima che si farà non possi passare la quan- 
tità di due fiorini V uno. E che , se i detti angioletti none avesse- 
ro bontà quanto quello che à V uoparaio di mia mano , ched io 
Tadeo sia ubrighato a rachonciargli e fargli buoni quanto quegli, 
a mia ispesa. E se avenisse, che se none avessero gli stimatori 
choncordia, che si debbi alegiarc chon volontà di ciaschuna de 
le parti , uno buono huomo per terzo , si veramente che V albttro 
ed ancho il terzo che si chiamarà per sopradetto maestro Fran- 
ciegcho e per Jachomo , suo figliuolo , sia chon volontà di Bunsi- 
gnore di Fazio Picbogliuomini , oparaio de la detta chiesa ma- 
giore di Siena. E prometto i sopradetti vinti angioletti dargli fatti 
a otto dì del mese d' Aprile prosimo che viene. 

E per chiarezza de le sopradette cbose ò fatta io Tadeo dì 
Aarfo/o sopradetto questa iscritta di mia mano, presente Buon- 
signiore di Fazio, oparaio sopra iscritto, e di Pietro di Bartalo- 
meio, suo chamarleogho. 

lo lachnmo sono contento a la sopradétta iscrìtta, fata di 



DELL* AMB SEMISE lift 

topra per mano del sqMradetto Todetò, e per chiarezza di ciòt 
io Jadwmo di maestro Franceseho 6 fola questa iterila di mia 
mano, ne la presenza de' sopradeti testimoni. 

lo Buonsigpiore di Fazio, operaio de l'iioperasaBCle Marie 
fai presente a la sopradetta serietà fatta per omo di Taddeo e 
soscricta di mano di Jacamo del maestro Frunoeteho, e riman- 
gilo chontento a la sopradetta alo^^one de' vmti agpiolettL 

Io Pietro di Bartabmeio, kmarlengho de Fnopera sopradet- 
ta fin presente a la sopra detta scritta^ scritta di mano di Ta^^ 
ÌMÌ9 sopradetto e soscritta di mano di JaekMio di maestro Fm»- 
cmeho, di e ano di sopra scritti. 

(Ocehidi») Scritta de le fighnre date per maestro Jaehomo 
a Tadeio di Horlofa, dipintore. 



N."" 100. 1386 

JBogagiane a Giovanni Peruzzi tnoeifro di pktra A€ docci di 
iridrc da poni nel muro da kUo al campanSe dd Duomo. 
(AmcHivio detto. Ub. Nero pag. 88.) 



memoria che maestro Gìovmì PeruMsi^ maestro di pie- 
tra , tolse a fare da Boonsigniore di Fazio, aoperaio, infino adi 
▼iiii d* Otobre ani 1384, da le sesanta a le settanta braccia di 
docci di pietra per pònare sul moro eh' è da lato del chanpanile 
infine da piei ; cioè quella quantità de' detti docci . che fomischa 
el detto lavorìo. I quali docci debba el sopradetto maestro Gto- 
nani fare i detti docci di buona pietra e bene schietti, sichome 
si ricbide (mìc) a a fatto lavorio, et debali fare larghi nel votio 
et anche grossi , si che V operaio dicha che sia bastevole , et po- 
narlli a la Ta^ia /"cioè : alh bottega à€ Mamiri deT Opera) 
a jogni sua spesa. Se ine li vorrà achonciare ne la taglia , debba 
avere del vino de la chasa , si chom' è usato dame a maestri 
quando si lavora. Et anche li deba dare conci , et abochati V Udo 
cho' r altro. — De' quali docci chosi fatti , sichome detto è di so- 
pra, debba avere soldi vintidue del braccio. 



316 DOCUMENTI 

N.^ lai. 43«6 

JUogagUme a maettro Loca di Ceccho degU ieaKmi ài marmo da 
porri in Ihèomo avatiH ètte gratiede. (Archivio dello. Libro 
detto pag. 87 ve#so.) 

1386 
Sia memoria che maecfCro Lucka dt Citeho , maesiro di pie- 
tra à tolto da Buonsigniore di Fatte, operaio, a fare schaloni di 
laarmo per penar» dèe (dot») debano stare le gralMiole del te* 
rO| e dovevansi penare sotto la prima passina e non par pi6. 
De le quali pietre ce ne so* venute parte, e parte fie sie^ ne la 
petraia a Ghallena , sicondo dicie esso maestro ÌAàtììa. Non* sofat** 
te venire però che non s' e' potuto avere vettura : e debaie fare 
venire V uopera a spese delP uopera. De le quali pietre debba 
avere del braccio, quello che dirà Buonsigniore operaio, è male- 
stro Giovannino j maestro di pietra. 



N.^ 102. 4387-»» 13 Marzo 

Jttogafione a maMro Berlhio dt Piero, dt due jmmine per le 
froHcolt éM Duomo. (Ancsrvio delto. Libro detto p«^ 93.) 

At nome di Dio. Anteo* 1388' 
Maestro Bèriino^ di Pitro, ma^tnv ó^ le graticole di Duo* 
ma, fieete questa copusizibne (tic), e patto ohon Buonsigniere <N 
Pàcio, nostro oparaio e cho' me Binde di Bartalotneio, camnrleft* 
go, e di volere e eonsetimento di tre de*' sud conseglieri, cioè! 
raisser Pietro di San Salvadore; di misser Bartalo di Buonristoro; 
e diflifaìone di Niekolè^, 0|ji ad) »ii di Marzo, anno detto, di 
kre le dm pesine de le* gratioòle resta a fare in Duomo de la 
sema (mrnima) de le quatro pesine a hii allogate per Fraoeiesoho 
di Vànnuccio, eparaio estate delV uopara : cbome de la deta alo* 
gagione apaio (sic) patti fatti per mano del deto Franoiesoo ìih 
dietro fo: 79, con questa agionta et cKon questo modo: ch'oso 
maestro Berttno promete di dare fate le date due graticole più 
belle lavorate che quelle che al presette sonno poste etrite in 



D£Ll/ ABT£ UOilSSE 317 

Duomo, r ima a Tatare di santo Vitorio, e Y atra a santo Sa- 
n»; ^ ppfwele etf^ meMo BertiMO dare lata T una d* ctoe due 
gratichole a chalende Aghosto prosimo che viene a uno ano pro- 
sino che «e^iirà^ ^m sarà per ohaltede Agoalo asni I3M; po- 
sta d rim «t Irata a hsm.^ e oapiMtPto é^ogfd ckisa. 

B BiiOttsigDore di Fazio, promise sicome eparaiov prestare 
al detto maestro Bettino per poter Dare la detta graticola per in- 
fitto la quantità di fior: cmqueciento d'oro, in questo modo: fior: 
50 d'oro ora al presatte, e poi T «vazo obe #pnno fior: 450, 
ongM mese fior: trenta d' oro da cnlea4# Mogio, Moi i3M a co- 
lende Agoalo, Anni 1380. 

Ancho promise il detto maoBtro JBertJno ol sodato Buonsi- 
gniore, oparaio, di darò fata e trataafiooe posta la quarta grò» 
ticola in Duomo in qoesto modo, ed a questo termine* 

Ch' eso promise darla fata e posta da caleode Agostoi anni 
1380, a dicioto mesi prossimi che seguiranno , e che viene a esa-» 
re Data e posta per loto il mese di Gionaio anni 1390: e Buon- 
signiore promise a lui prestare sicome oparaio, infino la quao- 
tità di fior : 500 d' oro per questa siconda graticola , in questo 
modo : ongni hiese fior: vintisette e tre quarti, si che in capo de^ di- 
cioto mesi eso abia avuto iti presto per questa ultima graticola , 
fior: 500 d' oro, còme detò è. 

Ancho, promise il detto maestro BtrtinOj che Pihil detto 
tempo disopra detto e dichiarato, mentre Tara le dette due gra- 
ticole, di non fore né fare fare alcuno lavorio, perfino a tanto 
che le dette due graticole sarano fate a conpimento é poste e 
late , poste le dette due gradcole di sopra dette , e nominate. Et 
per la forma detta et dichiarata di sopra , si deba foro la ragio- 
ne di quello che montaranno, a ragione di soldi sette la lira; e 
sconti prima e denari a lin prestati per la forma deta di sopra, 
si deba interamente pagare di ciò che montaranno le dette due 
graticole; ed ancho dagli fior: 190, soldi 70 resta avere de l'a- 
tre due graticole tato inazi a queste, come apare indietro fo: 192. 

(OcekidÈo) A dì ni d'Aprile fumo in concordia col dette 
l aaeatr o Bertuio eh' e' lavorìo , el quale da ogi adietro eso aveso 
coounciato, eh' eso il posa trarre a fino infra 1 date tenpo, ma 
cha di auovo alcuno lavorio posa pigliare né fare, altro cheqoeli» 
lo de le graticole. 



%iti DOCUMENTI 

N.^ 403. 4388-89 5 Febbrajo 

Memoria di un camig^io faito do varj mautri di Pidra per 
riparare al difettù del eampanUe dd Duomo. (Archivio dbl 
Duomo di Sibmà. Memoriale del 1388-89 segnato D. 10. 
a e. 69.) 

Memorm cbe adì v di Ferraio , vienardì , Buonsigniore di Fa- 
zio, ceraio y el miaser Crìstofano Cieretani et Bernardino di Fran- 
ciescbo et Tatteio (sic) di Bartolo, suoi consiglieri presenti, ritenero 
ono consiglio ne la casa "de V uopara de^ maestri di sotto iscritti. 
Nel quale Consilio proposero, che consigliasero che lo' paresse 
daffare nel difetto del pelo del canpanile di Duomo. 

E prima e detti maestri andare nel canpanile fino n(41a mi- 
tà, e poi rimirare di fuore el difetto del canto guasto, e tomaro 
ne la casa dell' uopara, e ine fatta la proposta che modo e cbe 
rimedio lo' paresse da tenere. 

* * 

Maestro Jacomo de Riccio Maèstro Fauni di Btrtìndlo 

M. GroMia di maestro Maffèio M. Martino di maestro Luca 

M. Pavdo di Salvi M. ifeio Serpentaro 

M. ifeio Lotti M. Jgustino de' legniamo 

M. Giovannino di Cieccho J gufino di Fannino^ orafo 

M. Jacomo detto Scarpdintf Mariano d' Jngnido AomaneDi 

M. Jacomo detto Malecami M. Marita di Turino 

Nanni del Cicchia, de' legname Nanni chiamato Nanni d'Onga^ 
Luca di Giovanni de' legname . ria , dipentore 

Maestro Giovannino di Cteecho consigliò si ghuastasse le pii» 
pole e i civorì del canpanile e difaciesesi infino al piano de le 
prime finestre , et poi si miri al difetto del canto guassto e acon* 
cisi per lo meglio si può , per ciesare pericolo : però che se ne 
convene fare ano canpanile nuovo, secondo para agli operarari (rie) 
per li tenpi saranno, e apresso si rìchuopra d'uùa pvpda A pion- 
bo; nel colmò «ia una bandiera a Tarme del Comune y di ferro. 

Maestro Jacomo detto Jscarpdino consigliò non si gbuastas» 
se muna cose, ma cbe si murino cierte finestre^e poi si aconoi 
el difetto del canto guasto. 



DELL knm SBNESE Slf 

Messo partito, el detto cosi^ di maestro Gioooittitiio di 
Cieecho ebe dodici lupini bianchi e cinque neri. 

Messo partito di maestro Jacomo Scharpéino^ ebe sette bìa&- 
chi e diecie neri. 

Vento el consocio di maestro GiòwfmMO. 



iV 4 04. 4390 da Luglia 4 Dicembre 

Farle ddiberazUmi dd Comune di Orpieto $uBa eondoUa di 
morirò Luca di Giovanni da Siena, per capamaeitro déUa 
Fabbrica dd Duomo di e$$a città. (AechiVjo imbl Duomo 
D'Ornvipro. Libro di memorie e contratti dal t384 al 1393 
segpaìo T.) 

• ■ • < 

1390 Die xxviiu Julik 

Congregati — frater Mittias, et dominus Berpabutius, et do- 
minus Ugolinus Laurentìi, camerarius, et Giannottus Mey, onus ex 
Superstilìbus — deliberavenint — quod magister Lucai .... de 
Seois, magister lapidom, laboret io dicto opere per mepsem, et 
laborerium suum evideater ap{)areat, antequam cooducatur^ vel 
declaretur salarium aliquod. Et quod camerarius isto interim dum 
laborabit, mutuet eidem magistro Luce pecuniam prò eipeosis suis, 
quousque et donec conducatur, et salarium declarabitur: et ubi 
noti conduceretur, quod dictus cam: possit solvisse dicto magistro 
Luce dictam pecuniam prò expensis, sine suo preiuditio vel dam- 
|Hio: qui mensis incipiatur die sabati xxx Julii. Et ubi conducatur, 
quod mutuatìo predicta cxcomputetur eìdem magpstro Luce in sala- 
rio suo declarando, et episcopo admittatur, presente dicto magistro 
Luca et acceptantc. Et sic dictus magister Lucom, die xxx Julii 
in dieta fabrìca laborare ìncepit super pila elevanda, animo et 
intentione Iaborandi supra ipsa tote posse. 
— Die secundo A gusti. 

Booutius Ugolini, et Laurentius Lictii, et Andreutius Fatioli, 
tres ex dominis oiBcialium Septatu> buius civitatis^— concorditer 
assignaverunt magistro Luce, capiti magistro, pilam battismi et 
supra ipsa Iaborandi , et tangendi com laboreriis , licentiam con- 
cesseruot. 



Uè DOCUMKHTfl 

iS90 Die èeplini» Septembm. 

CoDstìUitus tflagìsidt Ìalùoì cor&m — fratre MatUa vicflffìo 
àantàsÀ Urbévetefltfi fepÌBO0(i4, et dokiiao Barnabutio Mey, domino 
Ugolmo Laurenzi canonicis et coram Leonardo , camerario — pe- 
tiit sibi salarium dèd^rarì , -^ ut magiis audaUer laborare poaait su- 
per laborerio jam incepto super pila predicta. — Qui quidem sii- 
pranominati — respondiderunt (sic) eidem magistro Luce, ut pete- 
rcft id tjMd volebtti ée Baiarlo m mense a Fabricha predKcta. Qd 
magister Lucoi — petiit sibi dari prò suo salario quolibet mense 
decem fior: aurì, et alias massaritias necessarias — • 

Ad que j pfedicti -^ videtites petitionem dicti magistri Iitice — 
etìse illicitam , et cotieordare non posse cum — magistro Luca : 
volentes una queque dictarum partium ad concordiam de salario 
predicto pervenire, ad hanc concordiam devenerunt, videlicet: 
quod dictus camerarius *- ex parte una , et magister Lucoi ex 
parte altera, declarationem dicti salarit et aliarum rerum petita- 
rum posuerUtit in manus Leonardi ser Tey et Monaldutii Nerii Butii. 

— Die XVII Octubrìs. * 

Infrascripia est petitio producta per magistrum Luthaim de 
Senis, coram Leonardo ser Tey, et Monaldutio Nerii arbitrìs-^ 
electk a dicto magistro Luca^ et a dicto camerario. In primis. 

Domando se volete che jio (sic) ristia uno anno, o volete 
due, fior: x d^ oro il mese. 

Anqae, domando la prestanza per uno mese innanti, per 
potermi fornire di quello che mi fa bisogno. 

Anque , domando d* èssare pagato a quella medesima ragione 
da poy in qua eh' io cominciay a lavorare il san Paulo di pietra 
rossa, per comandamento del camarlengho, sidl xv di Luglio in 
òha (qua). 

Anque, domandd se jio perdesse alcuna dotta (parie di tem^ 
pò), cW io noi velaio che me ne sia facto sconto. 

Anque, domando la libertà del lavorìo, chome capo maestro 
d' esso lavorìo. 

Anque, dimando che se a venisse, ch'io veghiasse la notte, 
e facesse flghure o neuna altra cosa, che e' sia mia di poterne 
ftire quello eh* io volgliò. 

— - Die XXII mensis Octiibrié. 

Supradicti *-* arlntri *— auditis partibus — et visa sttpradicta 



DKLL^ ASTE WHESR 331 

pelilkme — * Chrisù nomine invocalo — talem declarationeiii fece- 
nini inter dictas partes, videlicet: Quod dicUis magister Lucat 
teneatar , et debeat stare ad laborandum — super pila batistmi , pri- 
mo; et subsequenti, laborerio dìcle pile finito, in aliis laboreriis b- 
brk^ — duobus annis proxime venturis, inceptis die tricesimo men- 
às lulii proxime preteriti ; et habeat — > prò suo salario et labore 
in dicto tempore duorum annorum, quolibet mense novem fior: 
ainrì — . 

Item quod Cam: — teneatur -— dicto magistro Lue€ lacere 
prcHrtantinm prò uno mense ante. 

Item quod Cam : teneatur dicto magistro Luce assignare do- 
mum prò sua habitatione, et res, et massaritias necessarias. 

Item declaraverunt , quod si eveniret fieri aliqua dotta per 
eundem magistrum Lucam — quod hec remaneat| in discretio- 
oem Camer:, in rcmictendo vel excomputando in totum vel in 
partem. 

Item quod dictus magister Lucas — - possit mandare omni- 
bw nagistris et roanualibus diete firabice prò necessitatìboa su 
laborerii et non alìter — . 

Item quod a medio floreno supra lucrifiendi per dictum 
magistrum l/uchamj habeat videro dictus Camer: tamen cum di- 
scretione, et ab inde infra, libere remaneat in manus dicti ma- 
gistrì Luce — faciendi quicquid vult -— . 
— Die septima Decembris. 

Cum magister Luccis, caputmagister fuerit, et sit infirmus, et 
propter infirmitatem eidem mutuaverit certam quantitatem pecur 
nie prò eius substentatione , et petat ad presens sibi fieri prò sua 
necessitate maiorem mutuattonem : — ad que Franciscus , et Gian- 
nottus , tam eorum nomine quam vice et nomine eorum sotiorum. 
Soperstituom , colloquiom habentes— - deliberaverunt^ qpod Cam: 
possit magistro Luce prò sua substentatione tam prò confectio- 
Dibos , quam prò aliis necessariis prò victu et vestitu, donec venìat 
ad sanitatem , de pecunia — fobrice mutuare sine suo preìudicio. 
— - Die ultimo Decembris. 

Magister Lucas Johannis de Senìs , caputmagister Logie fira-^ 
Wce sancte Marie — promisit — solvere — Camerario diete fra- 
biee — aut in laborerio diete frabrice excomputare , — * centum. 
celo lib: den: currentinm, et decem sol: qjoas confessus foii — 

92 



322 DOCUMENTI 

recepisse a dtcto Cam : — mutuo , — prò suis necessitattbus , tem- 
pore due ìnfirmitatis et sanitatis. 

NOTA 

Questo Luca dt Giovanni era stato capomaestro della Fabbrica del Boo- 
mo d'Oryieto anche Del 1387. Uo anno innanzi laroraTa pel Doomo di Flreo- 
ze, come apparisce da' seguenti documenti. 
1586 16 Oclobris. 

Delib$ravérunt quod rniagiiivr Lucas de Senis, qui céiaiAt qwindam fgu- 
ram Angelicam ex marmore prò dieta opera, habeat — pre integra aelitfio- 
ne — in tumma fior: ioiuri xx* 
— ' 13 NoTembris* 

Luce Johauuis de Seni» in preetantia super pretio sibi debendo prò figti" 
ra uniuà Agnoletti per eum celando^ fior: x auri- (Aichivio dell' Opiba di 
S. Maria i>bl Fiore. Bastardelto di Deliberazioni e Stanziamenti, II. xxiii a car- 
te 38 terso.) 



N.^ 405. 1392 4 Decembre 

Lodo di Ristoro di. Lottino, Brizio di Casetto^ e Ambix^o di Gio- 
vanni, Chiavari^ sopra una graticola fatta^ dà Andrea di 
Sano pd Duomo. ( Archivio dell' Opera del Duomo di 
Siena. Libro di Documenti artistici N.^ 27.) 

MCCCLXXXXn. » 

Al nome di Dio e de la Vergine Maria, adi mi di Dicienbre. 
Sia manifesto a chi vetrà (sic) questa iscritta del lodo del 
lodo (sic)j el quale si dà tra Tuopera santa Maria, (e) Andrtia di 
Sano^ per la graticola che chonpì el sopradcto Andreia. 

El quale fu chiamato per Tuopera, Jlt^tono di Lottino, e 
per AndreiUj Brizzio di Chaseto, e por me Ambrogio di Gto* 
vanni, terzo, chiamato di choncordia d' amedune le parti; oioò 
di Franciesscho di Yannuccio , operaio, e de' soprascrito Andreia 
di «Sano; sopra a la soprasschrita gratichola chonpita per lo so- 
prascrito ^itdreia di Sano e Franciescho di Vanmicio, operaio, 
per cierta disschonchordia da Y uno a Y atro. 

. Lodiamo e sentenziamo tutt' e tre di choncordia, cioè; Rir 
storo di LotinOy chiavaio, e Brisio di Chasetto^ ed io Ambrmih 



dell' AETB 8KIESE 3^ 

fio di Crioifanni RumnegH, chiavaio, terzo ; che Jndrtia di Sano 
sopradetto dia (debba) rendare a V uopera de la quantità che monta 
e' lavorio che à fatto , diciotto fiorini. 

Posti e deti dicioto fiorini a sua ragione a libro Nero a fo : 
133, cioè a ragione del deto Jndreia di inatto, che deba dare e 
deti fior: dicioto, per me Ghabrielo di Giannino, chamarlengo, si- 
choodo e' lodo. 

Io Franciescho di Vanncio , oparaio deli' uopara sante Marie, 
so' cbontento a questo lodo dato per Ristoro di Latino e per Briw- 
sto di Chasetio e per Jnbruogio di Giotfanni Chiavari. 

Ed io Jndreia di Sano , chiavaio , so' chontcnto a' lodo che- 
ànno dato : ciò' Brizi (sic) di Chasetto e Ristoro di botino e Jn-^ 
brogio di Giovanni, chiavaio. 

NOTA 

Del lavoro delle Graticole pel Daomo fiitto da Anér$a di Sano ptrltmr 
yeiti altri doe docoaaeuU. 

1S9S. A Andrea di Sano, cAlaoaio, fior: navaniasH, Hre novantoiré, 
Mi: due per resto di pagkamenio de le graticole di Duomo, come apare a 
Ubro Nero fo: 183. 

— Andrea di Sano, chiavaio da la boeha del Chaeaio, el qttate lavora 
la ^uartta graticola che ei debe panare in Duomo, die dare lire mille ee» 
demio otantuno avuti r pik volte da me Giovanni d' Andreia ehamarlengo 
ieU' uopara choniiando 2074 libbre di ferro lavorato, ebe per ,quatro eol^ 
ài £ avemo da le rede di meeetro Bertino. (Abchivio bbll' Opbia dbl Duo** 
■o DI SiKiA. Libro del Camerlengo ad annam a carte 54. e Libro Nero a car- 
te 184.) 

Andrea di Sano che fn de' GraxMini saecetse a Maestro Domenico da Ca-- 
taglione nel carico di temperatore deU' Orologio pubblico. 



N."" 406. 4396 e 4 397 30 Settembre 8 Febbraio 

Patti e convenzioni con Tofano di Magio per la fattura d' una 
campana pd Duomo. (Archivio detto. Libro Nero pag. 157. 
e seg.) 

1396 30 Settembre. 

Memoria che adi xxx di Setembre 1396 diliberaro miss: Soz» 
di miss: Franciesho, hoperaroy e suo choDseglierì asente Peiro di 



324 OOCUltìSNTI 

Christofaiio Belanti, eie (mìcJ miss : Jachomo da Todi calonacbo, e 
Andrea di Franciescho Purgbiaui, e maestro Martino di Luchaf 
tuti e tre chonseglieri de Y oparaio deto, che in quanto che in 
quanto (sic) cbed e' piacese a miss : lo Vescovo, e a' Chaloaaci ched 
si disfaciese due chanpane antiche le quali son in sul chanpanile 
del Duomo , le quali si chiamano la chanpana di $an Savino , e 
la chanpana del Tenore j e di queste due, e di cierfto metalo che 
ci è ; che è circha libre trecieciento (9ic)\ se ne fano (ne) in tuto 
una, la quale si ctiiami la. chanpana di sancto Savino j e che la 
decta chanpana faccia e fare deba Tofano di ilfagfio^chanpanaio, 
cho^ que* modi e patì che misser Sozo iarà cho' lui. 
1396 2 Ottobre. 

Adi II d'Ottobre anno dcto, diliberaro e chalonici di Duo- 
mo , che si facia per lo modo detto di sopra , cioè misser Anto- 
nio di Tano, vicharo, e misser Pietro di sancto Salvadore, e mis- 
ser Antouio di Giovanni del Feda, e misser Antonio da Pisa, e 
misser Memo di misser Tomaso , e misser Jachomo da Todi, mis- 
ser r Arcidiacono, misser Vincighuera, misser Pietro Pavolo, mis- 
ser Bartalomeio, e misser Andreia. 
— 20 Novembre. 

Adi XX di Novembre si sì diliberò di nuovo e da chapo per 
nufiser Sozo deto e per tuti gì' infrascritti chalonaci, e 8Ì per 
maestro Mariino ch<msegliere de^ V oparaio , e presente e volente 
Tafano soprascritto, nella sagrestia di Duomo, che col nome di 
Dio èl déto Tofano sia tenuto e deba fare de le dete due chan- 
pane , cho' r agionzione infino a le vintoto p a le trenta cienti- 
naia, una chanpana bela e buon sonante: e quanto che questa 
volta non venise chosi fata , che '1 deto Tofano sia tenuto a farla 
overo rifarla tante volte, che una volta eia vengha buona chom'è 
d^: e^aa cha^o ^yjeoe okVsa priitia' voltai esa non vei^ha chotfl 
ben fata , che a V altre volte eh' eso la rifarà , e V operaio gli de' 
prestare tanti danari che chonpri le legiiia e la ciera che bisognarà 
a esa chanpana , e eh' el deto Tofano sia tenuto di tenere a la- 
vorare e fare esa chanpa (sic) Magio ^ suo padre. 

Anche dicie eso Tofano che del paghamento de la deta chan- 
pana, el poche e 1' asai rimete ne la discretione di misser Sozo 
deto, si veramente eh' e danari che misser Sozo dirà ch'abi d'esa 
chanpana , se li deba fore acbonciare a sua ragione in Bicheraa, 



dkll' artb senese :I2$ 

de' danari che V uopara à d' avere in Bicherna , cioè de' danari 
che si posano trasmutare. E a tute chose asentiro e sopradeti 
operare e deti chalonaci, et maestro Martino, et si e1 deto Tofano. 

Adi XXI di Novembre, per deto di misser iiozo detto, si m- 
pero le de te due chanpane, e chosì rote demo eso melalo al so* 
prascrito Tofano di Magio j e pesò in tutto libre dumiglia qua- 
Irociento otantasete. (Seguono diverse partite del metallo consegna- 
to di mano in mano a detto Tofano.) 

Adi xiiii di Dicienbre, saldare ragione insieme Tofano di 
Magio deto , chon misser Sozo hoparaio de la deta chanpana, cioè 
del metalo datogli e di quelo che ci à renduto ; e trovare eh' el 
sopradeto Tofano à auto dall' uopara, libre tremiglianovantoto 
di metalo, posto che a questa ragione in tuto sia libbre tremiglia 
dogientonovantoto : imperochè queste libbre dugiento di divario, 
dicie Tofano deto, e chosì misser Sozo deto, che s' erano , quan- 
do se gli die el metalo de le chanpane ; e ancho dicie eso misser 
Sozo che n' è bene chiaro. Del quale metalo infino al di ii di 
Diciembre deto eso Tofano j ciene de una chanpana di peso di 
libbre tremigliascteciento , e libbre trecientocinquanta dicie eso 
Tofano che chalò per lo scemo del fuocho, quando eso metalo 
si fonde : si che eso Tofano resta a dare a Y uopara, libbre qua- 
rantoto di metalo. 

Adi vili di Febraio 1396 miss: Sozo di miss : Franciesco, ho- 
paraio, e Tofano di Magio chanpanaio soprascriti, saldare insieme 
d'acherde la ragione de la soprascrìta chanpana che deto Tofano 
ci à fato e dato , come di sopra apare , e di piena choncordia ri- 
masero , chel deto Tofaìw abi ed aver deba di fatura de la sopra- 
scrìta chanpana, fior: due e uno quarte del cientenaio di quelo 
ch'eia pesa: che viene fior: sesanta e tre quarli. 

N.^ 107. 1397 6 Luglio 

n Consiglio deW Opera dd Duomo ordina U modo di riparare 
al danno ddle volle deUa Chiesa. (Archivio detto. Libro det- 
to pag. 164.) 

A dì Vi Luglio. Bagnati V operaio con tutti e suoi censiglie- 
rì nella casa dell' uopera ; per ragionamenti prima avuti fra loro 



326 OOCUMBNTI 

e ancho co^ alcuni maestri di pietra , e di legniame ; vedendo e 
considerando quanto V aqua che piove danifica le dette volte, pe- 
rò che le chiudende che v'erano per pareti, erano state fatte a 
canniccio e giesso e erano scassicciate e guaste , per le quali en- 
trava r aqua come deto è , e facea grande danno. 

E pertanto deliberare esso di sodamente e tutti d' accordo, 

cioè; Favolo di ser Puccio, operaio, miss: Antonio di da 

Pisa , canonico ; maestro Giovanni del Cichia , Jacomo di Minuc- 
cio Tegliacci, e Jacomo di Giovanni Pini, consiglieri del deto o- 
peraio, che, col nome di Dio si facesse fare sopra esse volte in 
scambio di canniccio, scuole a ma tene piano con morelle di ma- 
toni, e testa, sìcome era stato deto per maestro Giovannino de 
la pietra , e altri maestri ; e se paresse , anco mandate su le 
scuole un poco, e finirle a matoni per taglio e gesso, si facesse; 
e però io Bartolomeo di Giovanni Sermini kamarlengo dell' uope- 
ra, di volontà dì tutti n' ò fatto questo ricordo el di sopradetto. 
(Feciersi, e anconciarsi del mese di Luglio, e d' Aghosto.) 



N."" 4 08. * 1399-UOO U di Marzo 

Lettera di Don Gaspero Ubaldini maestro di orologi aUa Repulh 
blica di Siena. Da Città di Castello. (Archivio dellb Rifob- 
MAGioNi DI Siena. Lettere di soggetti di distinzione Tom. 11. 
N.032.) (Manca dell'anno, ma è del 1399-1400.) 

Hanificos etpotentes dominos (sic), umili recomadatione pre- 
misa. r ò intexo molte volte per alquni di vosstri zitadini, che voi 
avite grande bixogno de un sofitiente magistro per achonzare lo 
vosstro oriolo, ci quale è molto lograto: Io mi proferischo a voi 
Segnori mei con tuti quanti i mei sentimenti. Fazove sapere, cho- 
me i' ò fato V oriolo de Rialto de Venexia , el quale sona con du' 
homini e inanze che quegli du' homini sona le ore, e'I vene fo- 
ra uno gaio el quale canta tre volte per ora. Ancora ò fato del 
prexente a Orveto a lo oriolo del chomune lo chorso del sole e 
quelo de la luna , el quale fa so chorso chome fa quelo del celo. 
Adeso de presente fazo uno oriolo al chomune de la Cita di Cha- 
stelo , d quale ve fazo uno homo di metalo : sera fato da qui a 



obll' arte sbnbsb 327 

uno mexe. Le me operatione sono chognosute per ogna terra. 
Dtchovi per certo, che tuto quanto lo mio desiderio è de servire 
a uno Canto cbomune e vivere e morire cbon voi; e no' voglio 
guadagnare con voi altro che l'onore e la fama. Pregove, cari 
Segnori che voi respondatc al portatore de la prexente chon al- 
quna vostra letera, e subito serò moso, oferendomi a voi. Data 
in la Cita di Casstelo adi xxiv de Marso. 

Vostro minimo servidore 
Don Gasparo deli Ubaldini 

IfOTA 

Questo maestro Gasparo di Simone degli Ubaldini che fa forse da Città 
di Castello, Tenne Teramente a Siena Terso il Maggio del 1400; e rifatto il 
pubblico orologio, tì morì ncll' Agosto del detto anno. Non sarà discaro ai ca- 
nosi della storia della meccanica nel Medio Eto di conoscere i nomi di colo- 
ro che per lo spazio di un secolo e mezzo ebbero a temperare il pubblico oro- 
logio della nostra Città. La prima memoria che se ne abbia è del 1360, sotto 
il qual anno narrano i cronisti che fosse fatto per la prima Tolta l'orologio sud- 
detto da un maestro Ferino, In seguito si troTa aTcre arato il earioo di tem- 
peratore di esso, nel 1363, frate Lnca dello Spedale; nel 1369, maestro Miche- 
ledi ser Jfémmo, orafo, scultoree mosaicista: nel 1376. maestro Bertino da 
Rouen; nel 1396 maestro Domenico da Castiglione; e nel 1398 maestro An- 
drea di Sano. Poi nel 1400 il nostro Gatpero degli Ubaldini; e morto Ini, mae- 
stro Bartoìommeo di Giovanni detto il Fortuna da Cornato; nel 1401 maestro 
Bartolommeo di Ventura da Cortona detto il Pellegrino* Qaiodi dal 1406 al 
1415y frate Ambrogio di Binda, domenicano, e poi camaldolense , ricordato 
ancora fra i maestri di Tetro. In seguito frate Jacopo delto Spedale, e nel 1425 
frate GioTanni da Milano , ingesuato. Neil' anno segoento riapparisce maestro 
Bartolomeo di Ventura detto Pellegrino, Nel 1450 era temperatore dell* oro- 
logio Don GioTsnni monaco di S. Martino, e nel 1453 Don LodoTlco di Niccolò 
deir istesso ordine; Nel 1468 Antonio di Tuccia, orafo, nel 1469 maestro Die* 
niiio di Cecco da Viterbo , e Analmente nel 1 470 maestro Giovanni di Bario» 
lommeo da Fabriano. 



)28 DOCUMBNTI 



DOcmnEirii SUL csoro del 



nifi 



4 363 — 4 397 



N.^ 4 09. 4 362 25 Settembre 

Francesco del Tonghio piglia a fare un leggio e due iedie dd 
coro dd Duomo. (Archivio dell' Opera del Duomo di Sib* 
Sa. Libro di DocumeDti Artistici N.® 7.) 

Al nome di Dio e della sua madre Vergine Madonna santa 
Maria e di tutta la chorte di paradiso, amen. 

Sia manifesto a qualunque persona vederà questa iscritta, 
che io Francegcho figliuolo che fui di maestro Tonghio da Sie- 
na, prometto al maestro Domenicho di Fauni da Siena, operaio 
per Io tenpo presente delF opera sante Marie di Siena, nel mggguui 
adi nv di Setenbbre (sic) di fare uno legio il quale die tatare 
nel choro del duomo di Siena; e 1 detto operaio mi die dare 
ogni fornimento e paghare ove bisognasse segha grossa : e 1 det- 
to operaio mi die dare per mio salare del magistero, quello che 
diranno due maestri suficienti acciò giudichare , e 1 detto operaio 
dia chiamare V uno maestro e io V altro : e la detta leticMie si 
die lare a sua e mìa volontà, chome vederemo che sia pia ra* 
filone, per conservare V onore e H bene de T opera e 1 mio; si 
veramente che Y operaio che sarà a quel tempo, die essere terzo 
chon questi due maestri. 

Anche, gli prometto di fare due sedie di choro, el quale die 
istare nel detto duomo di Siena , sichome m' à dato V abitro (sic), 
si veramente eh' el detto operaio mi darà la misura delV alteza 
e dellargheza (sic) de le dette due sedie del choro : e '1 detto 
operaio mi die dare ogni fornimento , chome detto è di sopra a' 
leg^o, e io debo avere del mio magistero quello che detti mae- 



dell' AMSn SS1IB8B .129 

Stri che saranno eletti per lo le^^^ diranno; si^ veramente che 
io debo fore tutto V avanzo éeì detto choro per la medeainia isti- 
ma : e 1 detto operaio mei deba iscrivere sul livro de Topera, si 
che chi dipo' lui venisse , no' mei possa tdere per aUfona pers<^- 
na che venisse fare a lui disinore e a me disinore e danno, si 
chome fa fare la 'nvidia ispesse volte. 

A questi patti fu presente Giovanni Mighetti cbamarleng^o de 
r opera sante Marie nel presente tenpo , e maestro MUMe ài 
ser Memmo — e maestro Jntonio Brunacei e maestre firtanaii- 
m Dtfri e maestro Gtòtiofiiit da Santa Maria a Monte. (Mime^ 
foeehiM$). 



N."" 140. 4368 85 Settembre 

Pani fra mantro Francesco del Tonghio, e T Operaio del Duomo 
per U mddetto lavoro. (AncHivio detto. Lilnro Nero pag. 1 6.) 

1362 25 Settembre. 

lo maestro Domenico j oparaio dell uopera sancte Marìci doe 
a iSBu*e uno leggio di legniame, e' quale legpo die stare P Duomo, 
a maestro Franctscho del maestro Tonghio , e prometto al detto 
maestro Franciescho ongni fornimento, legniame, segha grossa, 
si chome oparaio de la detta opera , e Y uopera sancte Marie : 
overo V operaio che per li tenpi sarà , gli à^thi dare per suo sa- 
lario del magistero, quello che diranno due maestri suficienti ac- 
ciò giudicare ; e V uno de maestri die chimare (fic) el detto mae* 
stro Fraficieteho e V atro e' detto operaio : e l' operaio de T uo- 
para die essare terzo cho' detti due maesti (tie) e la detta le- 
zione si die (are a volontà de T oparaio, e di maestro Francie- 
ichOj chome vedaranno che sia più ragione per consalvare T ono- 
re dell' uopara, e delFuopara e del detto maestro Franctéfcko. 
Fatta questa iscritta adi xx^ di Settebre 1362. 

Ancho, gli do a fare, detto di, due sedie del choro del Duo- 
mo, e V oparaio gli debba dare la misura deir atezza, e de la 
largheza delle dette due sedie del choro, e T uopera gli debba 
dare ogni fornimento, come è detto di sopra alleggio: e Fio- 
raio che per lo tenpo sarà gli debba dare per suo magistero^ 



330 DOCUMENTI 

quello che detti maestri, che saranno aletti per Io leggio, diranno. 
E' tendisi che V oparaio sia cho' detti maestri , terzo , chome è det- 
to di sopra per lo leggio ; si veramente che V oparaio che per 
li tempi sarà gli debba dare, al detto maestro FrancieschOj tutto 

V avanzo del detto choro per la medesima istima che diranno e 
detti due maestri , e V operaio. 

A questi patti fue presente Giovanni Mighetti , chamarlengho 
de la detta opera, e maestro Michde di ser Memmo e maestro 
Niccolò dì Ciecho , e maestro Antonio Brunacci , e maestro CHo- 
vanni di Giunta , e maestro Giovanni Dini; e Tuopara sancte 
Marie debba dare al detto maestro Franciescho o chi lavora cho* 
lui, del vino, chome a' maestri che murano, che stano a giornata 
nell' uopera. 

Àncho r uopera die pagare a detto maestro Frandescho e 
ferri, sichome si paga a maestri che lavorano a giornata nel- 

V uopera. 

NOTà 

Apparisce dalle seicenti memorie che on' altro leggìo di legname fosse 
fatto pel coro del Duomo dodici anni dopo a quello fabbricalo dal Tongkù 

1378 Marzo. A Andrea di MinuceiOi operaio quindici lire diwie 9ol: per 
iepeee ohe fede ad andare a Pisa, eglie'l maestro GioTanni del maestro Neri, 
per fatti dHl'uopara: ciò fit per lo legto» (architio dbll* Opbia dbl Duoho 
DI SniiA. Libro del Camarlingo Uscita ad annam a e. 60.) 

1574. A GioTanni di Sera^ dipintore, tre lire cinque sol: tre dan : per 
sue fatighe a mettare V oro l' axuro et cinabro nel leggìo et per cierte cose 
ti mise di suo. 

A maestro GiOTanni di Cieccho, dieci fiorini per un peso di noeie per fa* 
re U ehapitello del leggio, 

A Giovanni di Sera, dipintore, vintinove sol: per mettitura d'oro e di 
cinabro et dentegli dello schalone del leggio a suo cinabro et oro, et per 
sua fadigha. 

A Crlstofaoo di Chosona, dlpenlore, quaranta sol: per mettare di colore 
9 quattro Santi che sono a capo el leggio, (Archivio detto. Libro detto ad 
annom.) 

1574 Giugno. A maestro Neri Ranacciogli, fior: 1. perche fu con altri mae- 
stri a stimare el leggio (^Gli altri maestri furono maestro Franceacbo del Ton- 
ghìo, maestro GioTanni di Stefano, maestro Cecche del Gìnccha.) 

A maestro GioTanni di maestro Neri da Massa, eientotrentadue fior: per 
fattura el leggio di legname et cosi fu stimato per questi maestri soprascritti 
a sol: 72 el fiorino. (Archivio detto. Libro d' Entrala e Sscita ad aanum » 
«. 79 L) 



dell' àWn SttfBSB 331 

N.^ 4M. 4368 2 Loglio 

Elezione di tnaesiro Neri Ramiccioli o Hòmaiore dei lavori del co- 
ro fatti da maestro Francesco del Ton^^. (Abghivio detto. 
Libro di Documenli Artistici. N.o il.) 

In nomine Domini Amen. 

Anni domini mccclxviii, addi due di Logllìo. Raimati V infra- 
scritti conseglieri de V operaio de Y opera sancte Marie a con- 
segliare e diliberare quello che sia bene e utile de 1' opera; fot- 
ta prima proposta che si debba foro d' eleggiare ano buono 
huomo per V uopera sancte Marie che stimasse el lavorìo del 
maestro Franciescho del TonghiOy secondo e patti: el nome di 
Dio invocato, furo in concordia, missere Lodovico, canonico, e 
Vannicino, e Cristofono di Mino; non ostante che non vi fusse 
Andrea d' Ambruogio ; e di concordia chiamare maestro Neri Ita- 
nucciuogfi per stimatore per Y uopera sancte Marie ; e maestro 
FranceMcho chiamò maestro Pavoluecio di Montepulciano: e de 
le predette cose, io frate Niccholò di Mino di Ghida, operaio, 
feci la proposta e fui in concordia co' predetti consiglieri. 

Sono in concordia el dì detto e detti consiglieri co^ Y operaio 
predetto, che 1 coro si muri el piutosto che si può, col consi- 
glio degV infrascripti maestri. 

Maestro Francescho del maestro FannucciOy maestro Ghe- 
rardo Bindij maestro Francescho Tanghi, maestro Neri Ranue* 
cinomi e maestro Pavduccio da Montepulciano, e co' la mag- 
giore parte di loro , furo in concordia addi 3 di Luglio che 1 co- 
ro si murasse, secondo che va el vecchio a retta linea. Carta 
per mano di ser Petro .... gienaro di ser Cerini. 

N.^ 4 42. 4370 23 Agosto 

n Gran Consiglio delibera sopra U salario da darsi a maestro 
Francesco del Tonghio pd lavoro dd coro di legno dd Duo- 
mo. (Archivio oelle RiFORMAGiom di SiSNa. Deliberazio- 
ni del Gran Consiglio Tomo 183, a carte 177 verso.) 

Cum fuerit facta fides et expositum magpiificis — dominis De- 



Ì32 EiOCÙmMTl 

fensorìbus populi Senarum per magistrum FrancUeum Tongliii 
de Senis, quod, ul est et esse debet comuniter omnibus Senen- 
sibus manifestum , ipse fecit corum Ecclesie maioris, et in ipso 
faciendo passus est infinito» labores cmn suo filìo et familia , jam 
sunt vn anni et ultra; et consìderatis dispendiis et laboribus tol- 
leratis per eum et tres eius filios et laboratores, non est sibi con- 
stitutum tale salarium quod sit justum; ymo per illud cogere- 
tur, ut asserit, cum sua familia deserere civitatem Senarum. Ideo , 
si dtcto Consilio -— placet providere — quod domini Regulatores 
mature investigare fdtbeant) de predictis tam per se quam per 
magistros et alios qui sint de predictis instructi. — Quod sala- 
rium sit (fictis magistris competefis, et quid invenerint, referant 
dictis Defensoribus. Et quod domini Defensores^ una cum dictis 
Regulatoribus , declarent salarium quod eis videtur conveniens 
et justum ; et quod , tale salarium '— solvi debeat eidem magistro 
Francisco per operarium — opere sancte Marie. 



N.^ 443. 4377-78 9 Gennajo 

Patti con maestro Francesco del Tonghio e con Giacomo suo fi^ 
f/liuolo per il lavoro del deffo Coro. (AUchivio dell' Opera 
DEL Duomo di Siena. Libro di Documenti Artistici N.<> 1 3.) 

Questo di faciemo conposizione cho* maestro Franciescho di 
Tonghio e cho' maestro Jaohomo figliuolo del sopradetto maestro 
f^rancetcho, che essi cbosì Tuno chome T altro dieno fare uno 
choro ne la chapella magiore di Duomo, chome istano le mura, 
ftitto sicondo ano disegnamento dato per lo sopradetto maestro /a* 
chomo più belo se più belo sapessono o potessono fare : et del 
sopradetto choro ne dieno per in principio fare due sedie , le qua- 
1^ le quagli (sic) dieno avere fatte per tutto Marzo prossimo che 
viene o prima , et poste ne la detta chapela a la volontà de V o- 
paraio: le quagli sedie dieno fare a ogni loro ispesa e dare fat- 
te : salvo che V uopara die dar lo' la chasa duve possine fare il 
detto lavorio et vino, sichondo V uso de la Chasa per li altri mae- 
stri , et a loro et a chi lavorasse cho' loro per lo detto lavorìo : 
et cbosi fatte le sòpradetle ti sedie, si die per li detti maestri 



dell' 4ATS fBlfSSE 939 

ire UDO Diaestro a loro piacimeolo, e per V oparaio el cha- 
marleogho cbiaoiarDe uo altro: e quagli chiaoiati el eletti, dieoo 
iscioiare le due sedie latte et ìd quaoto dod fùssooo d'achordo 
essi chiaoati ($icj di fare si latta istioia: et chon essi chiaoìati sìa 
a lare si latta istima V oparaio et chamarleogho et Fìm di GuciOj 
orafo, choDsegliere del detto oparaio: echosi tutti iosieme, e le 
dette due parti di loro, veduto sì (atto lavorìo, possaoo istioiare 
le dette sedie latte; et ciò che istimaraDO et dichiararaDO che i 
delti maestro Franciescho e maestro lochamo abioo de le dette 
due sedie per questo prezo chome tocha, et a quela istiDui, die- 
no e sopradetti maestri fare e lare lare a choDjnmeDlo lutto V al- 
tro eboro , sc^ueodo come detto è , per lutto la oiagiore chapel- 
la di Duomo. 

B allora latto sì fatto e dichiarato il prezo che essi dieno a- 
vere di tale lavorìo , el chamarleDgho (ne) dieoo dare a sopradelli 
maestri de la pecuoia de V uopara, fior: cioquaDla d'oro o più^ 
se essi poiraoo: e essi maestri sieoo leDuti d'avere fotti al detto 
termioe le dette due sedie: e io quauto no' l' avessooo fotte al ter- 
mine , sia licito a 1' oparaio preseote dod dare dìudo danaio di 
(agli sedie. 

Aoòho , a ciò che il sopradetto choro abia efTetlo e trag^iasi 
tosto a fioe , sieoo tenuti i sopradetti due maestri noo fone dò Iò- 
lare dìud altro lavorio die esso choro, dò preocipiare: e se choD- 
trafaciessono, istiaDO a quela pena na (sic) et coodaDagioDe che 
a r oparaio para : il quale oparaio sarà alora. 

La sopradetta alogagioDe et clionposizioiie hi fatta per Pie- 
tro di Migliore, oparaio e per Giovauoi di GalgaDO, chamarl^i- 
gho alora de V uopara , di volere e conseDtimento di Cristofano 
di Qmma e di Fiva di Glwccio, orafo e di maestro Itartino e 
di maestro Sozzo ^ tutti e tre chonseglieri del sopradetto opara- 
io, e di più altri cittadini assai. 

Al nome di Dio amen. Adì detto, 1377. 

Vera chosa è , che maestro Franciescho di Tonghio e mae- 
stro Jachom» suo figliuolo furono in questa chonposiziooc iosie- 
me, per potere dare eiletto e trare a fioe il choro prencipiato 
de la Chiesa magiore, chon pacie e chon amore d' ognuna de le parti. 

É di volere e di piacimento di Pietro di Migliore, oparaio, 
e di Gioranni di Gha^;»no chamarlengho , e di fimi di Ghwecio , 



SS4 ÌKlCUMBlfTI 

che maestro Jaehomo facia vantagio a la persona di maestro Froir- 
eetchOj uno garzone a piacimento di maestro Frunciescho di co- 
sto di fior :....!' ano , il quale salare <fie paghare maestro /o- 
éhomo sopradetto de' suoi denari propri , durante H detto choro ; 
e se più costasse di fior : .... si die paghare del chorpo de la 
chonpagnia^ come T altre ispese. 

E più è di volere de' sopradetti , che se bisognia per lo detta 
lavorìo, maestro Jachomo detto die prestare de' suoi danari propr 
infino la quantità di fior: 50 d' oro, e fatto il detto lavoro, die trare 
maestro Jachcmo predetto i detti fior: 50 d'oro e ogni utile: e cho- 
sì del danno, il quale Idio ciessi, sia e stare s'intenda chomunale 
tra loro due , chosì de l' uno chome de l' altro chome de l' uno. 

E se avenisse chaso, il quale Idio ciessi, che durante il det- 
to lavorìo, o per chagione del detto lavorio, tra maestro Franr 
ciétcAo e maestro Jachoùio sopradetto avenisse alchuna diferen» 
zia disensìone per qualunque modo, alora in quel chaso e sì 
fatta chosa chome fusse fatta, abino a vedere e conosciare e di* 
chiarare Pietro di Migliore, speadale e Viva di Irhticcìo, orafo, 
e Giovanni di Ghalghano, mereiaio; e quelo che per tutti loro 
overo per le due parli di loro ne fusse fatto, quelo se ne deba 
fare e atenere e oser vare per li detti maestri, maestro Fruncìt- 
9chù e maestro Jachomo: e in quanto per alcuno alora di loro 
non s' oservasse le predette choso ^ sieno tenuti V uno a 1' altro 
di dare quela quantità di danari che per li sopradetti Pietro e 
Viva e Giovanni fusse detto, o dichiarato. 

E io maestro Franok$chù di Tonghio sopradetto ^ so' chon- 
tento a la sopradetta iscritta e patti; 

E io knaestro Jaohinno. . ^ . ; 

(Occhietto) Di maestro Fremceiolid del Tonchio. Messa a 
libro Nero a fog. ) 



! _ 



N." in. 4378 23 Settembre 



,»• ; 



Giovanni di Martino e Andrea di Giusto, orafi ^ sono detti a stima^ 

re i lavori del Coro. (Archivio detto. Libro detto N.^ 15.) 

Il ^ . 

Al nome di Dio amen. Adì 23 di Setenbre, 1378. 
Sia mamfeslo' a chi vedrà questa scritta, ched io Pietro di 



dell' AKfB 8BIIE8E S3S 

Migliore, oparaio de V uopara sante Marie éa Siena, di dionsen- 
limeoto e volontà di misser Lodovico, calonacho, e di ser Ne» 
roccio dì ser Sano, e d' Jndreia di GiuitOj chonseg^ieri del ao- 
pradetto oparaio, libaramente e pienamente rhnmrtfiamo in Giù» 
vamm di maestro Martino y orafo e in Jndreia di GùutOj orafo 
che de* tatti del choro e' quale deba fare maestro Franducha di 
maestro Tanghio e di maestro Jocomo suo fi^uolo, chome apa- 
re per una scritta fatta p^ mano di Giovanni di Galgano allora 
chamarlcngho della detta uopara; che ciò che detti GAovamii e 
Jndreia j di sopra detti (e) nominati, diranno che delti maestro 
Francie$cho e Jacomo suo figliuolo abino del sedie del detto choro 
che far debano o d' altra chosa eh' a esso choro s' apartenesse, 
testiere e ogni altra chosa ch'ai detto choro s' apartenesse; pro- 
mette; èli fopradetlo oparaie d'oservare pienamente end^paghn* 
menti, et in ogni altra chosa eh' esso Giovanni et Jndreia so- 
pradettì diranno et giudicaranno , nonostante à uno lodo dato*, 
per Bartalameio di Tammè detto PizùiOj orafo e di maestro 
Bama maestro di legniame , fatto per mano di ser Giovanni 
notaio; eh' el detto lodo sia di neuno valore e 'ntendasi vano et 
Ctiasso. 

Ancho eh' el sopradetto maestro FranctetcAo et Jacomo suo 
figliuolo, promettono libaramente tenere e oservare ciò che per 
Giovanni è Jndreia sopradetti giudicaranno e lodaranno che abi- 
no del sedie del detto choro che far debano e d' ognialtra chosa 
che al detto choro s' apartenesse ; e di tenere fermo e de rato , 
sotto la pena di cinqueciento fiorini d'oro di paghare a colui che 
atenesse el sopradetto giudicamento e lodo che si darà pe' detti 
Giovanni e Jndreia sopradettL E 'n tendasi che colui che no' vo- 
lesse atenere el detto lodo, dia e paghi la detta pena, detta di so- 
lerà a chi aterrà el detto lodo. 

Ed io Giovanni di Franciescho, isberghiere, a preghiera de' so- 
pradetti nominati ò fatta questa scritta e nella loro presenzia , ano 
e dì detto: presente misser Domenicho proposto di Duomo, e 
di misser Tieri arcidiachano di Duomo. 

Ed io Pietro di Migliore oparaio, so' contento d' atenere e 
d' oservare ciò che si giudicarà o dirà per Giovanni di maestro ■ 
Martino e Jndreia di Giutto, orafo, dirano: e però ò fatta que- 
i4a iscritta di mia mano, anno e dì detto di sopra. ^ 



SS# DOCUmOfTI 

lo Frmtuioehù dd maestro Tùnghio son choblenlo d' atenere 
e oservare ciò che ne la detta iscritta si chontiene , anno detto e 
mese iscrìHo di sopra. 

Io Imokomo del maestro Francetcho , sono chontento d* ate- 
nere e d' oservare ciò che ne la sopradetta iscritta si chontiene , 
di ed ano e mese iscritto di sopra. 

Io misser Dominicbo fui presente alla sopradetta scritta. 

Io misser Tieri, arcidiacono di Duomo fui presette a la so- 
pradetta scritta. 

(ùeckkUo) Iscritta di chompromesso del choro. Messa al 
libro Nero a fo: 61. 



N.^ 4 4 5. 4379-80 6 Febbraio 

DdiberaMÌone dd Concistoro sìd lavorio dd Coro. (Archivio 
detto. Pergamena di N.<^ 399.) 

In nomine Domini, amen. Anno Domini ab incamatione eiosdem 
MCCQ.XXVI11I , Indictione tertia, die sesto (sic) mensis FebruariL-— 
Domini Defensores et capitaneus populi civitatis Senarmn — • con- 
gregati in numero sufficienti ; — audita petitione coram eis focta 
per magistrum Franciscum del TonghiOj magieitrum lignaminis, et 
per magistrum Jacobum eius filium de conpositione cum eis Cbh 
cta per operarium operis sancte Marie de Senis de laborerio cori 
novi fiondi per eos in maiori ecclesia civitatis Sen :, ponendi circnm 
circa altare maius diete ecclesie, servanda, prò ut de ipsis conven- 
tionibus et pactis predictis dicitur apparerò in qnadam scripta for 
età de predictis inter Pietrum Migloris {sic) olim operarium ope- 
re predicte et ìpsos magistrum Franciscum et filium , manu dicti 
Petri — . 

Videntes quod conventiones — et pacta debentur inter quoslibet 
paciscentes observari; — et quod laborerium dicti cori cedit et ?e- 
nit in comodum, honorem et reverentiam diete maioris ecclesie 
et diete opere; ideo— decreveruat, quod Angelus Vannuccii, ad 
presens operarius diete opere , det seu prestet — Pietro Miglioris 
olim operario diete opere — librum diete opere , quod vocatur 
e* Libro Nero in quo scribuntur negotia diete opere : in quo Ilvo 



mu: htm «nbsb 337 

d fe m Pietn» -^ scribat ptète mfstìù tm àmm fiMiaél IbusIm per 
6001 Pietnim — cmn dicUs magiMro Ffanet$ùo H Jocabo fitto wè 
de fiicto dicti cori — de verbo ad verbum. Bt quod ipsa pada et 
coQventioiìes observenlur , prò ut promiteum et cooTéotum fuit io- 
«er eosj operarwm et magistros. 

Itaque ipsi magister FraneisenB et filius possint 't valeaùt la- 
borare et prosequi laborerium dicti cori — et non laborare io aKo 
laborerio, donec fuerit conpletum dictum laborerium;-^ ita tamen, 
quod dietuni laborerium dicti cori nullo modo debeat vei possit 
eitimari, dooec et quousque ftierìt conpletum et finitum et non 
ante vel alio modo. Et quod dictus Angelus ad pre ens operarius 
et ahi sui successores qperarii diete opere -* debeant dictis ma- 
fjKstro Ftamciteo et filio suo predicto dare et solvere de denariis»-^ 
diete opere occasione dicti laborerii dicti Cori, secundum posaibi- 
ytatem diete opere — - prò ^atisiactione pretii seu salarii eisdem 
nagpstris debiti seu debendi dicti cori : — hoc tamen — deolarar 
lo, — quod si de predictb vel predictorum occasione, ipsi domini 
Defensores et Capitaneus popuK — alice (rie) modo incurrent vel 
iocorrerc possent aliquam peuam vel dapuum , seu eunde habere 
vel recipere aliquod dapnum vel preiudicium; quod ex nunc ha* 
beantur prò non factis et sint eo casu advenieute nuUius valoris 
vel momenti. — 

Post quam in continenti dictus Prior, et Capit: supradictus — 
pf«cepit4^dicto Angelo operarlo prebcmi — quod preslet etexibeat 
dictum librum dicto Pietro Mij4lori> (sic) occa>ioiie supradicta. — 

Postquam die Vili mentis Februdrii, supradicti domini De- 
fensores et Capit: populi — voleiites declarare quautitatem pecu- 
nie dandam dictis Magi>tro Francisco del Tonghio et Jaeobo fi- 
lio suo, quolibet anno per operar ium diete opere — fueruut in 
piena — concordia, et -— dcclaraverunt, ad hoc ut dictum opus et 
laborerium cori pcrticiutur, quod quilìbet operarius qui prò tem- 
pore erit seu fuerit operarius diete opere, asque quo dictum la- 
borerium cori conpletum et fiiiiluni fuerit, — dictis magistro Froti- 
eiieo et Jaeobo Glie suo — debeat mutuare, -^ dictis magistro 
Ft-Ufteuef} et Jaeobo filio suo — quolibet anno in kalendis Sé- 
ptembris, quousque dictum laborerium cori completum et fiuitutti 
M acJlutum fuerit, quattor (He) ceutos fior: aurì de dea: et pe- 
cunia diete opere -^. 

2? 



338 4>pCVIiKNTf 

Die Villi mensili Fe^ruarii supradicti -r- Joannes magistri Mar- 
imi f vOGiLtu^ Bnzsa , et Jndreas Justi aurifices , cives Sen : arbi- 
tri et hofpines electi , ut dixerunt , ab operario opere prediate et 
a magistro Francisco et Jacobo eius 6lio suprascriptis circa ne- 
gotium — laborerii dictì cori, constituti in consistono supradi- 
cto in presentia mei Gani Biondi not: infrascripti et coram ser 
Filippo magistri Johannis de Casulis et Buccino Cini aurifice 
de Sonis, tostibus presentibus; — intellectis deliberationibus,— » 
suprascriptis et declaratis per dictos — doroinos Defensores — • 
circa negotiuro laborerii dicti cori, et prestantie fiende eis ma* 
gistris de quantitate supradicta ; -— judicaverunt et determinaverunt 
sic fieri exequi et observari, prò ut supra provisum et delibera- 
turo est per dictos dominos Defensores; hac tamenconditione,— 
quod dictus magister Francigcus et Jacobm eius filius teneaotor 
-— * continue laborare in laborerio dicti cori, usque quo fuerii conir 
pletum ot finitum et non in alio laborerio; et si in alio laborerio 
laboraverint vel aliud laborerium fecerint ipsi vel alter ipsorum, noo 
habeant dicto (sic) florenos a dicto operario; — nisi foret et esset 
df) novo per ipsum operarium tunc temporis residentem, et dictos 
Johannem, et Andream declaratum — et deliberatum. 

Ego Ganus olim Biondi — notarius pub:'— scripsi et pubticavL 



N.^ 4 4 6. 4 382 4 Novembre 

Lodo sìdle differenze fra /' Operaio , e i maestri Francesco e 
Giacomo del Tonghio, per cagione dd coro suddetto. (ÀR- 
cuivio della Libro di Documenti Artistici N. 22.) 

Al nome di Dio. Amen. 
Anno domini MCCCLXXXll adi 10 di Novembre. Noi Pietro 
di Mi|2;lioro o Giovanni del maestro Martino e Agnolo Vanmicci 
H\eiii (sic) por Franciosco di Vannuccio, oparaio de Tuopara .«ante 
Marie por Y uria parte ; e per maestro Franciescho del Tonchio, 
e maestro Jachomo suo figliuolo per T altra parte; a dichiarire 
e a recharli a choncliordia. di cierta diferonzia ch^ era infra loro 
de^ fatti; (lei ohoro, el quale maestro Franciescho e maestro Jacho- 
mo son tenuti di faro al detto oparaio; e udite le dette parti, ciò il 



DEtL* AMB 8Btin»B 339 

detto Franciescho (Fammucd), e maestro FmndeBcho e maMtro 
JmekomOf e quello che per l' una parte a V altra s* adimandava; 
e vedalo i' lavorìo fatto d* esso choro , e avuto choosigMo d' esso 
lavorìo fiiCto ismo a questo dì, per quatro solenni maestri: ciò 
maestro Ckeeho del Giueeha e maestro Neri Eannckli e mae* 
atro Jfeo di JftRo e maestro Bama di fumo, e di loro mano 
avola scrìtta de la loro dilibarazione; ismido da* detti maestri pie* 
■Mjinftate informati: acciò ch'el detto lavorìo si se^hua chon 09B 
floliciludine e afelio, e (tffMo) che c^i diferenzia che infra le dette 
parti fosse, aia levata via; chol nome di misser Domenedio, di choo- 
chordia di noi tre dichiariamo ^ che per le dette (jNint) si feccia 
r ODO a r altro chome apresso diremo. 

Inprima, che per delti maestro FrandèM^ e maestro /•- 
atomo chon que' lavorenti che voranno apresso di lorO| debino 
avere fatto chon ogpu afetto, e messo in. chiesa el detto cho* 
ro daffioore a due testiere, da :|ueslo dì a trenta mesi seguenti 
oo"ngpii fornimento e adornamento che sono T tre sedi forniti 
che al presente vi sono, e chome per la scritta de V alogagione 
si dichiara^ da fuori da le dette due testiere; fornito d* ogni altra 
chosa di cigniture , di more , e intrate dì sagrestìa e di chiocìole. 
E acciò che il detto choro abbi pieno afelio, sichome detto 
aUamo, dichiariamo, che per delti maestro Franck»eho e mae- 
stro Jaehùmo non si possa pigliare in esso tempo del fare el det- 
to choro, neuno lavorio né picholo né grande, a la pena di do- 
gato fiorini se 1 pigliassero , a pagharli a V uopara sante Marie , 
a la richiesta de V oparaìo. 

AncO| acciò eh' al detto choro si dia afelio, chome detto 
abiamo, in esso tempo per detti maestri; dichiariamo, che se per 
loro si manchasse di non darlo fatto, chome detto abiamo, chagp- 
no in pena di fior: treciento, di pagharli a V uopara sante Marie; 
si veramente se per chaso d' infermità o per altri chasi fortunevoli 
r avenisse; la quale chosa Iddìo cicssi; che per quelli chetali cha- 
si per loro non si fusse potuto fare, non s* intendine obrigliati a 
essa pena, e anco non sìeno ohrigati a le dette pene, in quanto 
per r oparaio iiou lo' fìisse atenulo e oservato quello che noi per 
la presente scritta dichiariamo eh' esso faccia a lora 

Anco dichiariamo, che per la informazione che avemò da 
sopradetli maestri CUUho e maestra/Veri e maestro Jbo e nuie- 



340 DOCUMfiMTI 

Btpo Asma de la stinia e valuta del detto lavorio fallo d^ esso 
choro ismo a questo di , che per Franciescho operaio sopradettu 
si dia a' sopradetti maestro Franciescho e maestro Jachomo fior: 
eeciento , de' quali pachi a chalende Dicieobre , fior : dugiento, e 
^salende Gienaio seghnente e prosimo che viene, fior: dugienlo, 
e a santa Maria d' Agosto prosiraa che viene , fior : dugiteto. E 
M a* detti maestro Franciescho e maestro Jaehomo bisognasse 
ohe (sic) detti fior : dugiento fare prometare ad altrui al detto termine 
di santa Maria d' Aghosto, eh* el detto Franciescho oparaio sia le* 
nuto a loro richiesta prometare a chie vorrano essi fior: dugien- 
lo e fame iseritura in su e* libro de V uopara a ohie esso pro- 
metare che debi avere al detto termine, a chiareza di chi la detta 
fMomesione ricievari. 

lo . Franciescho di Vanuccio , oparaio de V uopara sante Ma^ 
rie, so' chontento a la sopradetta scrìtta. 

Io Franciescho del maestro Tonghio da Siena , so* chontento 
a la sopradetta iscritta. 

Io Jacomo del maestro fVafieie^c/io , sono chontento a la 
sopradetla iscritta. 



N.' 417; 4386 17 Dicembre 4 385-6 8 Genni^o 

% 

* . / ' ' ' * 

Scritta fra T Operaio del Duomo , e i detti maestri per la eot^ 
tinuaxione del medesimo lavoro. (Archivio detta Libro del- 
lo N.o 23.) 

Sia manifesto a chi vedrà qupsta scritta, che noi Buonsigno- 
re di Fazio Picchogliuomini, e Pietro- di Bartalomeio, operaio e 
chamarlengho de Tuopera sante Marie, aviamo fatta chonposizio- 
ne e patto en questo di detto di Sdpra chon maestro Franck' 
scho del maestro Tonghio e con maestro Jachomo suo figliuolo, 
siehondo che di sotto apare scritto paititamente , per ehagioae 
del choro eh* essi maestri debono fare d' intorao a V altare ma- 
giore di Duomo. 

In prima , ch^ e sopradetti maestro Franciescho e maestro 
Jaahomo promettono a noi Buonsignore e Metro delti di sopra, 
d>.ayefe»!èitto e posto tn/rbiesa a fine d*'ci^i lavorio éhe sì ri- 



DELL* AlTK SWeSh 34 1 

dMede a eso, quarantadiM aedi, chomiÉciaiido dui cbanto de Teo* 
Mie de la sagrestia chon quatte nere che ne* detti i|aaraiitadae 
tedi ealraiio e cho' lo *iiginoobiatoio diBaaci, sichoode qeello tìaf al 
preseole è a T entrata de la sagrestia, salvo che le testiere s^ in- 
tesdano razie. 

El sopra detto lavorìo promettono i sopradetti maestri Frmm 
dache e «aefitro Jaéhomo dare e avere Catto e posto in chiesa 
sichoodo che di sopra si chontieneY per tutto il mese di liarao 
proesiaio che seghurà, chon queste condinoai e patti: che fhttd 
il detto hvono e posto in chiesa, alora e in quel chaso ai. de* 
haoo chiamare due buoni uomini, cioò Tmo per la partede V 9* 
peraìo e V altro per la parte de* detti maestro Fnaneièfefco e mart* 
stro Jaehomo, i quali chosi eleltr debano stimare il detto ^mm* 
rio^ e sichoodo la loro stima chosi si mandi ad eseohumAse. E 
se evenisse che i detti eletti non avesoro chonconia, alora per 
1' operaio e per li detli maestro fVancìcscfto e maestro /adhp- 
w» di loro chonchordia s' ebgha uno booBO uoflm ronfidale k 
fieerima de le dette parti, il quate chosi^ detto sia i' loogM^ di 
lerao cfao' detti arbriti (MftH; a fere la detta slima. 

Anche prometìamo noi Boonsignore e Pietra a' so^radelti 
maestro Frmncitttho e maestro Jaehtm» di prestarvi fiorini da* 
gienlocinquanta d' oro in questo modo^ cioè: che noi doviamo fi» 
chogliare de' vostri pegni dal prestatore per fior: novantaqaattro d' o 
ro, A verameate che a noi, eie (cké) a Y uopera debano de' detti 
pegoi rimanere tanti che vagliano la detta quantità di fior : Lsunit 
d* oro , e tutti gli altri pezi lo' dovamo rendere a loro voloiAii* 

Anche prometiamo a' sopradetti maestre Froncirfcfco e mae* 
stro /ocfcoma, di dipositare a Pietro d' Agniolo di Petie, laaaino* 
le, fior: sessantaqaattro d'oro chon questa condiaoae; che s' a* 
viene che detti maestro Francieteo e* maestro Jmoho- (ite)' tion 
ci avrano dato fatto quella parte del choro che ae la presente 
scritta si chontiene e in quello tenpo , cioè per tutto Marzo prò- 
Mo; che alora e in quelto chaso il sopradetta Petro sia tenuto 
a ristituirei il sopradetto diposito di fior : sessantaquatro d' e#o ; 
e se eviene che a quello tempo il detto lavorio sarà trattar a fi^ 
ne sichood o la presente scritara, che alora e ia quello ohastr il 
itm Peiro d' Agniolo non sia teaulo a^ rislitmrc» il ^ópnóMo 
iìipmiUì. '■■•' »» 



342 DOCUMENTI 

Ancho prometiamo, che l'avanzo di tutta la sopradétfa quan^ 
tità, cioè insino fior: dugicntocinquanta d'oro, di darli a detti mae^ 
stri Franeiescho e maestro Jachomo in questo modo, cioè: 

In chalende Gienaio prossimo che viene ^ V un terzo , e io 
chalende Foraio seghuente T altro terzo, e in chalende Marzo T al- 
tro terzo d^ esso avanzo. 

Ancho prometono i sopradetti maestro Francieicho j e mae* 
stro Jachomo di dare fatto e avere fatto e posto in chiesa tutto 
)' altro choro che restasse a farò intorno a V altare maggiore di 
duomo, d'ogni lavorio che a esso si richiede , e di lavorio di mo- 
re e de lo inginochiatoio dinanzi, sichondo eh' è fiatto quello che 
di sopra è dichiarato , a mezo il mese d' Aghosto prosskiK) che 
viene, che sarano anni BfcccLXXXVi. 

. Ancho con questa condizione, che fatto il sopradeCto avanzo 
del choro, alora si deba chiamare per 1' operaio chealora sarà, 
uno buono uomo , e per li detti maestri Franeiescho , e maestro 
Jachomo un altro buono uomo; i quali eletti ahiuo a vedenvso 
il detto avanzo del choro sarà fatto conferente e bello , sìdioioe 
quello che prima sarà fatto ; e due (doue) non fusse chonferente 
né bello come quello, allora i detti buoni uomini eletti abino a 
vedere quello che manchasse e farne stima; e sicondò loro di- 
chiarazione, si deba mandare ad eseehuzione per le dette parti. 

Si veramente, che 1' operaio che per quello tenpo sarà, sia 
tenuto e deba prometare , a pitizione del maestro Franeiescho e 
di maestro Jachomo ^ la metià del residuo del sopradetto choro 
darlli e paghargli ne la festa di santa Maria d\4gho (s9o)^ con 
questa condizione, s' intenda la dotta promessa, in quanto il detto 
lavorio sia fatto nel sopradetto tenpo e altrimenti nò : o sì vera* 
mente che detti maestri dieno al detto operaio si fatta sichurtà, 
eh' esso ne rimangha contento, de la detta quantità che prometes- 
se chome detto è. 

Al nome di Dio, amen. MCCCLXXXVI adì viii di Gienaio 

Io maestro Franeiescho del maestro Tonghio so' chonlealo 
a la sopra detta iscritta e patti e composisioni , sicome in essa si 
chontiene : chosi prometto d' oservare ; e in chiarezza di ciò , ò 
fatto questa iscritta di mia mano , di e anno detto di sopra : pre- 
sente Mariano & Jgnolo e Petro d'Agnolo, lanaiuolo e Bar* 
talomeo di Tomi di ser GianniwK 



dell' abte senese 34:ì 

lo Jachemo di maestro FraneeiCho sopradetto, sono chon» 
lento a la sopradita iscrita, sichome in essa si coatieue, e cbosi 
prometo d' oservare; e a chiareza di ciò, ò fata questa iscrita di 
mia mano, cU e ano sopradetto, ne la presenza di Petro d' Àn- 
gDolo, lanaiuolo, e Mariano & AngwÀo e Darfabmiejo di Tome 
di ser Gianino. 

Io Pietro d' A|$niolo , lanauolo , fui presente a la detta scritta 
e cosie soscrivo di mia mano. 

Ed io Bartalomeio di Tommè deto Pvsino^ fui presete la 
sopradetta scritta di sopra, fatta di mano di maestro Francie$cho 
e laehomo suo figliuolo sopradetti ; adì e ano sopradeta di sopra. 

Ed io Mariano d' Agniolo Romanegli fui presente alla so- 
pradetta iscbrìtta, anno e ài detto di sopra, e perciò ci ò qui di 
me* mano ischritto. 



K.^ 118. 1385-86 4 di CSennaiò 

Compra ddla casa de* maalri Muddati fatta daW Operaio peh 

garanzia dd lavoro del coro. (Archivio dettOé Libro Nero 

a carte 83.) 

Anni MCCCLXXXV. 

Noi Buonsif^nore di Fazio, operaio dell' uopera sante Marie, 
chonpramo per la sopradetta huopera adi mi di Gennaio dal mae* 
stro Jacììomo del maestro FraìUMcho del Tonghio la terza par- 
te per non diviso d' una chasa posta ne la via de- Maestri de la 
porta a TArcho, per prezo di novanta fior: d'oro, chbm' apare 
charta per mano di sor Cenni Manni. ^ 

E 1 sopradetto terzo de la sopradetta chasa prendemo per 
sicurtà di novanta fior: e quagli noi gli doviamo presta (re) in 
questo modt), cioè: il terzo in calcnde Gennaro, il terzo in ca- 
leode Ferraio, e T altro terzo in calende Marzo; non estante eh' e 
sopradetti denari ahi chonfessato avergli ricevuti, sicome apar 
ne la charta. 

Ed è vero eh' el maestro Franeeseho et maestro Jacomo ci 
anno promesso di dare fatto quaranta et due sedie e le mòre 
che sono infra esse sedie del choro de V altare maggiore , per tu- 
cto el mese di Marzo prossimo che viene; per quel modo eh* a- 



344 IH>CV|W«TI 

p#rf p^ iM^i scrÌGta ch'^ ip6(«^ M>ì e loro, la qfmUt «li aviamo 
iqc^li. di mwo (U Piero 4i Sa.rtalpmeo chaiMrleogp de la ddl»- 
fi| tlfK^pfr^ 

fi at iiv^nissei cb' el 3Qprade¥o iM^strci Frucmchei «l. iqm^ 
4(ro JacmM. desse, fatto ^L sQi^adetto lavorìo sicoiM debita è di 
sopra; che alora la sopradetta chasa gli debba Q$a4ife ristituils 
^W^a qeuoo prezzo , si veriicDQntfl[ eh' e|^ deba picare la cabeU 
la altra spesa che v^ entrase. 

E ia qu9intOi €)gK|io iion ^Mf^tro fatta il sopr^etto lavorio 
ài 3Qpr4d^o t^rmioe, chQ. ^lora la chasa riniaiig» a la. aoprsidet^ 
M wp^ra por iK>va«M fior: e jp quanto elglino readeswra e so«* 
pfs$(ÌfMti ii0.v9iU£| fipr: debam riavere la sopradetta cha^, si ve* 
ffaUK^te pbeise gli rivenda |)er nostro dato et fiitki, et pegbÌM 
ogni spesa che v' entrasse. 



iiA.iHf.lh i oM 1386-87 SlIfMars» 

itfflo màhoato dei ^^^ invaderla (Aachivio detto. Verp^/tmài 

In nomine Domini aa;^0[o.J<(is Matheos olim Vannis, canoni* 
Olia maioris Senen; ecclesie y el Rector ecclesie sasctil Antonii 
de Seta: efc Johannes Francisoi lori mercator de Sen: elecAi-T^ 
p«r Buoociignerem oKnx Patii de Piccelominibiis de Sea^; opetaiMM 
(0|>eife sanate Marie maioris. San : ecclesie — ^ex una. parie; elma^ 
pstarun»! . Francmcum del Vmfkio , et magistnim^ JacobUm filiiMi 
dicti magistri Francuci ex 4^ parie; super Ittibus^ -^el éiSStr 
pentiisi que sunt — et eese rm posaenli ialep diotasl paples^ nomine 
et occasionfì cbori novi diete, ni^opis Senen: ecclesie et paetor 
jnim. factorum- poo- hedificalipne ipsius ebori per partas easdensy****' 
prò ol de compremisso in nds belo piene constai -^t- manu Wai 
noi: elim ser Dominici de Sen:. Visis et intelleotis petitionìbuit ai 
responsionibus partium predictarum, et pactis et convenlionibos 
ipep parleàeaadem faetis •««• super hedifieatione -r- dicti chorì, — et 
hatìila inter nos coUatione de hiis et delìberatione matara prò uti^ 
ttlate et oobcordia partium predictarum : Cbrisli nomuiei repetilo, 
lale*^— kMdunkT-damnSi^-rrr piro ut inferiqs conikielur. 



dell' kwn mnsB 341 

h primis qnidem laudami» — qood prefati magisler fVtm^ 
tueuMj et magister Jacobus eius fiKus — > debeant, -^ oom rami 
qua potenmt celeritate prosequi et compiere iocohatum per eo9 
lalMrtrnni movi oberi diete maioris Senen : ecclesie , sub forma «t 
laboreriis mcohatis, cum angelettis, parapettis, et mediis figm*is. 

Item laudamus — quod predìcti raagisltr #Wn€Ìtefit et na^ 
gL<4er Jaeokui et eonim quilibel avpenrivens, qo} diclnm ooram 
et eius laborerium compleverit habere debeat a dieta opera san- 
cte Marie — prò quolibet sodio dicti cori, que in totum sunt 
oetoagiotaduo sedia, computatis duobus aedììs prò qualibet mo- 
ra, quadraginta orenos de miro prò quolibet sedie; et ad hoc 
ut ìpsi magister Praneiscu$ et magister JueobuM -^ reddantor ma- 
gia solliciti ad expeditionem et cemplementum dicti ehori et eius 
laborerii , laudamus « quod in quantum ipsi magister Firanei»cu$ 
et magister lacobuM dictum eonm perfeeerinl bme ad kalen* 
das Junii, tunc currentibus annis Domini millesimo trecentesimo 
octoagesinio odavo, debeant — operarius et eamerarius de peeu» 
ina diete opere dare et solvere dictis magistro Franeiico et ma- 
gistre Joeobo — quadragintaduos fior : cum cfimidio unius fior: auri 
prò quolibet sodio, m tsta quantitate computatis dictis quadraginta 
flor: auri prò quolibet sedio. Et ne defectu solutiònìs pecunie — di- 
ctum laborerium, et ipsius cori perfectio retardentur, laudamus,— 
quod operarius diete opere et eius eamerarius «—solvere teneantur 
et debeant dictis magistro Franeisco et magistro /acoòo ~- quoli- 
bet mense, quousque, ut dictum est, ipsum corum et eius labore- 
rium perfectum et completum fuerit, sexaginta quinque for: aurr. 

Et si ante dicti teraporis 6nem, ipse magister fVtmcr>eti« seu 
magister Jacobus compleverit ipsum corum , debeant — ipsi opera» 
rius et eamerarius eisdem magistro Fronctico et magistro Jbeofto— 
solvere complementura flor : auri , seu pecunie quantitatis debite prò 
laborerio dicti cori, ad ratìonem per nos superius declaratam. 

Itera laudamus, — quod dicti operarius et eamera ri us debeant 
— solvere eisdem magistro Francisco et magistro facòhò '— oc>- 
casione laborerii trium hosfiorum, videlicet sacrestie, organorum, 
et cbioceiole decem fior: aorì. 

Latum — > fuft dicium la«dum — - sub anno domini millesimo 
trecentesimo octuagesimo sesto, tndictione decima, die xxii mensis 
Martii^ oei^am demino iir>itenne Antonii plebano ecclesie sancti Jo* 



S46 DOCUMENTI 

haoDis de Sén: Ceccho Bindi de Sen: et Antonio Jacobi Fradcisci 
de Napoli ,• testibus presentibus et rogatis. 

N^ 120. 1388 49 Maggio 

Compromesso ddt Operaio e di maestro Giacomo del Tonghio, 
per la stima dd lavoro predetto. (^Archivio detto. Memoriale 
del Camarlingo segnato D. 10. a carte i verso.) 

Memoria che Martedì adi xviiii di Magio, che Buonsignore 
di Fazio, operaio et miss: Cristofano di ... . Cerretaoi^ calona- 
cho di Duomo , et Bernardino dì Franciescho Purghiani e Tadeio 
di Bartolo , dipentore, consiglieri del detto operaio ; essendo da ca- 
sa Cierretani; furono. in piena concordia co' maestro /acomo del 
jmaestro Franciescho del Tonghio^ maestro del coro di Duomo 
che va intorno a T altare maggiore, di chiamare due maestri; cioè 
uno el hoperaio e V altro chiamasse maestro Jachomo detto. E 
quali maestri avessero a vedere , se essi sedi e lavorìi d' esso co- 
ro , esso maestro avesse fatto come ragionevolmeate die fare. L' o- 
peraio chiamò maestro Bama di Turino, maestro di legniame; 
e maestro Jachomo chiamò Bartalomeio di Franciesco^ detto Ca- 
vicchio, maestro dì legname. 

Adi 20 di Magio. Bartalomeio detto Chavichio giurò dì ve- 
dere esso lavorìo e giudicare dirittainente a la chuscienzia sua. 
Maestro Barna non volse essere a giudicare esso lavorio : V ope- 
raio chiamò questo di sotto. 

Adi XXIII di Magio chiamò F operaio maestro Luca di 

maestro di legniame. — Adi 4 di Giugno 1388 essendo io casa 
de' Priori , V operaio e maestro Jacomo che fa il coro, compromis- 
sere per carta di ser Michele di sqr Jacomo di Chele in questi 
cinque maestri di sotto , cioè che dìciessero e tre di loro in eoo- 
cordia, d' atenere el lodo dessero del coro, se T aveva fatto come 
aveva promesso. 

Maestro Cienni à'jingniolo 

Maestro Giovanni Corbini 

Nanni del Cicchia 

Cavicchio 

Maestro Luca di Giovanni 



dell' aitb senese S47 



N.* 124. 4388 8 Gii 



MI I 



Lodo de" maestri ehianuUi daW Operaio, e da maestro Giacomo 
dd Tonghio. (Arghtvio detto. Pergamena di N.<^ 1102.) 

In nomine Domini amen , anno Domini , millerimo trecentesi- 
mo octavo, inditione undecima, die octava mensis Junii. Pateat 
omnibus evidenter, quod prudentes viri, magister Cornei Angdi^ 
mieter Johannes Corbinij magister Ifannes del Ùichiay magister 
Bartolomeus Francisci vocatus ChariehiOj et magister Lueas 
/olwfinit, omncs uiagistri lignaminis, cives Sen., arbitri, «- nomi- 
itati concorditer inter Buonstgnorem Patii de PidiolominHMis de 
Senis, operariiiih-— et Dominicum Venturini camerarium -—opere 
saiicte Marie maioris ecclesie civitatis Sonar: ex una parte; et 
ms^strum Jaeobum magistri Franeisci del Tonghio ^ magbtmm 
lignaminis prò se ipso et suo nomine et vice et nomine omnium 
filiorom et heredum dicti magistri Franeisci *- ex alia parte ; '— 
sedentes prò tribunali , Senis in palatio •^- Coomnis et Populi 
civitatis Sonar : visis et auditis juribus utriusque parte — - Christi 
nomine invocato, laudaverunt — - in hunc modum, et in hac forma: 
quod dìctus magister Jacobus magistri Franeisci ^ teneatur — pe- 
nero et remictere in arclicttis chori diete maioris ecclesie per di- 
ctom roagistrum Jaeobum factum , et in ghuieris dictorum archet- 
torum, et in omnibus voltarellis dicti chori, rosettas onmes ibi- 
dem debitas , videlicet ubicuroque non sunt : et quod ipsas omnes 
debeat ibidem affigere et confichare ita quod bene stent. 

Item quod dictus magister Jacobtu teneatur et debeat incol- 
lare, ubicumque in dicto choro habile est, omne et totum rego- 
tamen dicti chori prò ut stant prime très sedes dicti chori. Item 
teneatur, — totum dictum chorum bene invernichare, videlicet m 
partibus ubi non vernichatum est. 

Item teneatur — confichare et affigere quicquid confichandura 
est, et conficharì et affigi debet in qualibet parte dicti chori; et 
similiter teneatur — pulire dictum chorum per totum ubicumque 
opus et necesse est, et secundum quod ad dictum laborerium 
rcquir;»lur. 

Iteni laud^tViTuiit, quod in quantum pretlicta onmia actentur 



348 oocuHSlrri 

et fiant in dicto choro per dictum magistrum Jacobum, predicti 
<^^ffi^^ €^ Cffmrqrìus teneanUir et debeaiit laboreriun^ dicti tìyb- 
ri prò boDO et bene fulctto accipere et adceptaro, sine aliqua 
e»Mptk^neft1rt^icti9 wa|j;i$M*<ii /cic^o^ intagraltter solvere. 

llem laudB^ieraot , qmod ia casu qua dictus Jacobus labore* 
rium supra per dictos arbitros declaratum, non faceret et facere 
recM^sMrjBit, p^iidafe dìctpp .magister Jacobus de pretio et laboreriis 
fUcti chwÀf! <pwquaginta. Aor: auri; quos quinquagiota flor: aurì 
pp^dJAti f;4)Ar^iiu^ et camqu^rius legiptime de ssdario et florcMM^ 
4icth OMigì^trJ^t A^OO^i pPQ ^cto ooro oidem magislro JaixdKk pr# 
iUàtavof^flli r^tinere UbiHB^ ao' licite possint. 

' .Item,, iBfwA in Q^su quo dicti operar ius et camerarius 0|KMi 
predici^ ;v#l aliai persona diceret vai allegharel, quando et post 
dìc^lfunu l^borerium fuerit eooopletum per dictum magistrum /ao^ 
bum,, non foro bene factutn vel completum^ vel in aliquo defi- 
QWfi a supra 9peGÌ9catÌ6 et iMdatl^ quod Ujq^ q% nuic declaratio 
fte pr^iciis fiuert debeat per supradictos omnes arbitros , qiuoraàÉ 
dicto^ et declarationì «Aeturr.'^t stare debeai per dictas parte». *-«* 

Ipswpeii awQ Domiaij et ioditione preidiolìs; die vero qukila- 
deCWia- mejnsìs Junii,; juagisttìr JaMbuSj pcedictis namiiiibuftj 
8pN9Al0 6t e;^' eerta scieutia assereas senhabere uotitìam de con- 
imtisJq^supradicto laud<>V ìpsum laudum^ ^ ocìnia in eo> contenla 
41 qMalibiet, parte i sui in presentia mei notar» , et festium intra- 
wripiQrum - adprob^vit in iomnibus et per oiània. -^ Actum Se* 
JM, oocam fratve Jaoobo CioU de Sartianèllo oive Senar: et An* 
Ionio Abbatis de Florentia liab tatpre Senar : , testibus. -**- Insuper 
anno Doroioi, inditione et die dictis, Buon^i^aore Patii operarras 
|Nre4iictuS' et Dominicus V^ntucidi camerarius diete opere -^ di- 
ctum loudum, et omnia in eo contenta approbaverunt. -^ Actma 
S^ois^ ooram magistro Lncha Johamiis et Nanne magistri Ni* 
j^Qlay de Sevis., tesiibus. -**: 

Ego Michael filius ser Jacobi Chelis de Senìs — notariu», --* 
irogalus scripsi et manu propria publicavi. 



.■i: 



dell' AftTB ttmSE 349 



fir iti. I38f 



Giacomo dd Tooghio e Mariano d' Angelo Romanelli, fri^NoM m 
fare U latKnv détte tettìitre^ feffièreffe, e toteniaeoff dd co- 
ro. (AmcHivio detto. Libro di Docomenti Arliatid N.« 86.) 

Al nome di Dio, amen 

Noi Jachomo del maestro Fmneimeho del fVmgMa : -e Jfa- 
rteno d* Jngelo Ramaneglij orafo, adimandiamo a voi Rondignio» 
re di Fazio . . (la carta è lacera) . . Bartalomeio chamarlingho 
de r oopera sante Marie da Siena , ehe in qa . . . . aiHmandia- 

mo di volere torre affare et lare le testiere grandi elle 

af!àre i' nel choro di dietro a V atare magiore del doomò tutte 

qoe I detto choro bisogniaranno, ed aneho i tabemaoo^ 

li e qiialli si sono more del detto clioro, fomiti; affine 

di ciò che bisogna; cioè .... ogni altra cosa te qoali adfanao- 
ifiamo di volere fare in questo modo. 

Che Jachomo dicie e dimanda di volere ture tutte le testie» 
re e tabernacoli d* esso choro a fine, di ciò ^he bisognia ed a 
quelle obrigarsi in suo privato nome .... che le figure che v' 
audarano in e tabernacoli e nelle tesriere, ciò fighure rilevate ò 
gargolle che v* andarano , le quali adimanda e dicie di volere la- 
re Mariano d" Àgniolo sopradetto, ed a quelle obrigarsi in suo 
privato nome : le quali cose adimandiamo di volere torre ailarei 
cholle condizioni e modi iscritti di sotto, cioè: 

In prima adimando io Jachomo j che in quanto sia di vostro 
piacere e del vostro consiglio , di volere torre affare le dette te- 
stiere, cioè le magiori, per quello modo che istà il disegnio che 
V ò mostrato , o molto più belle ; e in ciò credo e profero me- 
gliorallo assai: sono le dette testiere due. 

Ancho, adimando di volere lare diecie testiere pichole de 
r entrate del choro detto, adorne per quello modo e lavorate che 
si chonvengano a tale choro. 

Ancho , adimando di fare sei tabernacholi in sulle more per 
quello modo eh' io vedrò che sieno più belli e onorevoli. 

E questi sono i patti che io Jachomo adimando a voi per 
fare le dette chose: 



350 DOCUMENTI 

III prima adimando, che ogni spesa di legniame di qualun- 
que ragione lengnio si sia o di qualunque cholore si sarà, che 
vi bisogniasse , paghi V operaio de^ denari de V uopera , e chosì 
ogni ispesa di sega grossa sia alelle {iie: a le) ispese de T uopera. 

Ancho, che ogni ferame eli' entrasse in el detto choro o a- 
guti o bullette o di qualunque ragione ferro si sia e chacio per 
choUa, e vernicie o cholla .... per vernichare, si paghi T o- 
peraio de^ denari de V uopera. 

Ancho, che ogni legniame mi sia dato condotto alla bottigha 
dov^ io lavoro , alle ispese de V uopera ; e la detta buttiglia ancho 
mi paghi r uopera. 

Ancho adimando del vino al modo usato , ciìome date a^ 
altri vostri maestri, per me e peMavorantL 

Ancho , che tutte le figure di rilevo ch^ andarano in el det- 
to lavorio mi debiate dare fa .... di dipinto o d^ ale e d' ogni 
altra ispesa che vi .... e testuccie che v* andassero, le quagli 
sia tenuto V operaio . . . . T uopera. 

Ancho .... altro dipinto ci andasse, paghi V operaio de' 
denari de V uopera e chosì . . . . o stagnio o fazone di dipintore. 
Ancho (adamando) acciò ch^ io possa fare il detto lavorio chon 
sotecitudine, d'avere la prestanza ora i'nel principio da T uope- 
ra , di quatro ciento fiorini il meno .... ci sta per mie bisogni 

Ancho adomando, per potere paghare i gharzoni e lavoranti 
e per altre mie spese, d' avere ogni mese trenta fiorini in presta 
da r uopera. 

Ed io Jachomo sopradetto, prometto, faciendomi voi le so- 
pradette chose, di dare fatto e tratto a fine di ciò che a me 
s' aparterrà , in tre anni prossimi che seghuiranno, le dette testiere 
e testierette , e tabernacholi soprascritti : e sMo nelle faciese cho- 
m' io prometto, voglio e obrighomi chadere in pena di ciento fi(H 
rini a V uopera , di mie denari propi pagare. 

Nella qual pena none intendendosi io chadere, se ciò ave- 
nisse eh' io nelle potesse fare per chagione di mia inferniità o 
per altro chaso fortuito, per lo quale si conosciese per discrette 
persone che mi fuse forza il no' lavorare in sul detto lavorio : al- 
lora adimando che in tal chaso mi sia alonghato altretanto tem- 
po il termiiìc, quanto per cscre informo, overo per l'altra det- 
ta chagione, io perdesse: e a quello allotta sia tenuto avere il 



DELL* ASTB 8BIIE8B 351 

detto lavoro lumito , se no ne vo' chadere T nella detta pena. 

Ancho «dimando, che per parte de Tuopera Toperaio chia- 
mi uno maestro intendente a questo lavorìo, ciò sia o maesto (ne) 
le^Diame, o dipintore, overo orafo; ed io per la parte mia ne 
voglio chiamare un altro de V una delle sopradette arti. Ora si 
diiamino : i quali chosi chiamati ; fetto che io avaro una delle te- 
stiere grandi e uno tabemacholo delle more e una testieretta de 
Tentante del detto choro;ai due maestri allora adunando, che 
per parte de V uopera e mia lo' sia dato in conpagnia Airfolo- 
«efo di Tome, orafo, detto Pisino, i <piali tutti e tre insieme 
dnno a vedere e a stimare la detta testiera e tabernachdo e te- 
stieretta del detto choro, e quello che si gìudicha per loro che 
mi sia dato per la mia fatigha, di prezo della detta testiera e ta- 
bemacholo e testieretta , si si intenda che a quella ragione e isti- 
ma r uopera mi debia puoi paghare de l'atre (tic) chome tocha 
per una per arata ; e chosi de' tabernacholi come delle testiere. 
Ma se avenisse che Ptsttto no' si potesse avere in quello tenpo, 
adimando e voglio che a me sia licito e a me apartengha di chia- 
mare uno altro huomo intendente per chonpagnio a detti albitri 

e per terzo, il quale modo chiamati eh' è detto, voglio 

lo* sia detto .... chome per 1' uopera sono posti e chiamati a 
tale esercizio giudichare, e in quello che veghono essere fl do- 
vere, giudichino. Ma se avenisse che tutti e tre si che 

no si acordassero, so' contento e adimando che a quello che due 
s' acordano , vaglia et basti al detto gudicio dare. 

Ancho , choncio sia chosa che non è a ninno maestro bene 
possibile .... edere ogni tcnpo che si mette in pensare , in tro- 
vare e in fare le chose in per (ò che) aviene chi fo lavorio a sti- 
ma, senpre i maestri ne vano chol chapo rotto; adimando che 
sopra ad ogni istima che sarà fatta, che l' uopera mi dia dugien- 
to fiorini d' oro. 

Ancho ^ in chaso di morte, no' voglio che i miei figliuoli sie- 
no tenuti di fare trare a fine il detto lavoro, ma sieno pagati per 
quello che fusse o si trovasse fatto per arata ^ Scendo la stima 
fotta . overo se no' fusse fatta , per lo modo detto s' intenda che 
si faccia: e così in chaso d'infermità conosciuta, se avenisse che 
sì vedesp eh' io noi potesse fare ; il modo detto che in chaso di 
morte, chosi in questo si tengha. 



S52 

Aficbo, se «venisse ohe T opera no* mi atenesse le cbose 
dM mi promttar^le » cioè delle paghe e delli altri fornimenti che 
mi a?«rà a dai^ ù di legname , o d' altro ; che alora io po^sa 
pigliare lavorìo d' altri e lavorallo insine al fine , né sia tenuto 
a seguire il vostro insino eh' io avaro il tenpo a me posibile, 
aenia tnio ischoocio' e questo istia nel mio giiidicio a dichiara- 
re : e no' voglio es^r tenuto a ristituire denaio che di prestanaa 
avese sopra pl*eso avuto , se no* a schontiarlo quand* io arò il 
omkIo^ cbom^ è detto. 

; Aficho adimando, ch.^ se aveaisse che T operaio elle è oche 
sarà per li tenpi aveniro , non volesse segMìre il detto lavorio più 
ioanzi, che quello ohe fusse fatto o che istesse infine b sei me- 
si | ohe 00^ mi atenesse le chose che mi prometerete; vo^io allora 
^ id quel chaso ^ eh' el mio dano si facia cinqueciento fiorini ; 
oltre acciò che mi si venisse de' lavorio fatto^ il quale vogMo si 
Olimi per lo modo detto e per li detti maestri ^ chiamati cbome 
detto eoe di sopra. E alora V operaio che eoe o che sarà , sii 
tenuto di darmi de' denari de V uopera quello che io restasse ad 
av^fB de' lavorio fatto ; e oltra ciò anchora mi sia tenuto di dare 
la delta pena di cinqueciento fiorini, e se noUi avessero, si sie 
tenuto d' achatali (d* accattarli) alotta alle ispese de 1' uopera 
oiò the avesse ad avere , si eh' io sia interamente paghato. 

Ed io Jaehomo ni* obrigho , in quanto le dette cbose e pro- 
messe che mi farete mi sieno osservate , di no' pigliare altro la- 
vorìo insine a tanto che tutl' e dodici testiere e vi tabernacholi 
sienO ratti afline; e se centra ciò facisse (sic) vo'chadere in 
pena a 1' uopera di cento fiorini d' oro. 

Anche , che i beg operaio prometto interamente .... 

si legniamo grosso. 

E io Mariano d^ A%nioìo Romaneglij orafo, adimando a voi 
Bunsignore, operaio, e Bindo, chamarliogho de Tuop ra ed al 
vostro onorevole consiglio , di volere toro a fare e dare fatte af- 
fine di ... . che bisognìa; eioò intagliate e diprnte tutte le fi- 
gure griandi e pichole e teste e ghorgoUe di qualunque ragione 
di rilievo entraranno i' ne tabernacholi o testiere o 'n au taber* 
nacholi o testiere del choro del duomo d'intorno a l'altare ma- 
giore : le qua' testiere e tabernacholi adinmnda di volere fare h^ 
òhamo sopradetto, con queste condisioni e patti. 



DELL ABTE SENESE 353 

In prima ched io le farò ad ogni mia ispesa di ciò che bi- 
wgmrk b sulle dette fighure, e per qualunque modo, cioè (fi 
legniame, di cholori, di giesso, o di fazione di cholorito, o d'al- 
tri adorni ; cioè i* nelle proprie fighure , e ancho de V ale che vi 
bisogmiarà ad esse figure, eie (eioi) a quelle che ssi richiède. 

Adimando in prima , che fatte le sei figure magiori delle mo- 
re, cioè di legname, che per V operaio si chiami uno maestro 
per parte de V uopera, ed io ne chiamare per la mia parte uno 
altro; e chosì ancho di concordia delle partì si chiami il terzo; 
se i due albitri no' si acordassero ; ì quali debino essere maestri , 
cioè orafi o dipintori e persone pure e fedeli e confidenti alle 
parti; i quali abino a giudichare quello che V uopera mi dia di 
salaro d' esse fighure chosl di legniame fatte : e chosi V operaio 
eh' è , o che sera , sia tenuto di darmene de denari de V uope- 
ra, alotta. 

Ancho , che fatto di legniame tutto V avanzo delle dette fi- 
gure che bisogniarano i^nel detto lavorìo, per lo medesimo mo- 
do si chiamino maestri per T Uopera e per me; e così il lerzo, 
com'è detto di sopra; e maestri delle sopradette arti: e per lo 
modo detto, istimino e giudichino quello chMo n' abia da l' Uo- 
pera ; e chosi Y operaio sia tenuto a darmene di danari de V Uo- 
pera, chosi fatte di legniame a fine, com^è detto. 

E per poter fare le predette chose, adimando in presta xxx 
fior: d' oro per lo legniame; la quale prestanza no^mi si ischonti 
issino al fine de' lavorìo; ciò quando sono dipinte, mi si schontino. 

Ancho adimando, quando sarò per darle al dipintore , tren- 
ta fiorini per prestanza a lui per oro e per altre sue cose che 
li bisognarà, i quali mi sieno prestati chome io dirò averne bi- 
sognio: e puoi fatte le dette fighure afiìne di dipinto, si stimino 
per lo modo detto , cioè che per lo medesimo modo si chiami albi- 
tri e terzo a giudichare quello che Y Uopera ne debba dare in pa- 
gamento a me : chosì secondo i' loro giudicio Y operaio eh' è , o 
che sera, mi paghi de' denari de Y Uopera. 

Le quagli profero di dare fatte da ogi a xxx mesi , se a ogi 
a VI mesi sera fatto uno tabernacholo : e se più Jacomo pugnia- 
se, per arata a me s' alonghi il termine, {forse manca ddfiney 



34 



^54 DOCUMENTI 

N."" 123. 1388 13 Giugno 

Sedia dd Disegno fatto da maestro Mariano Romanelli, per la 
forma ddle testiere dd Coro. (Archivio detto. Memoriale 
del Camarlingo segnato D. 10. a carte 9.) 

Memoria che Sabato adi xiii di Giungnio Buonsigniore di Fa- 
zio, operaio, tenne uno consiglio nel Duomo, di volere di maestro 
Jacomo dd Tonghio e di Mariano d* Àngniolo , e ine propose 
r operaio dinanzi agli infrascritti di sotto, e dimandò consiglio; 
avendo udito maestro Jacomo e Mariano detti, come dovessero 
fare le testiere grandi e picele dinanzi al coro nuovo, e come 
dovessero essere fatte. E veduto eh' e 1 disengnio di Mariano io 
carte ^ e '1 disengnio di maestro Jacomo in tavola , diliberaro e 
partirò quale disengnio più lo' piacese. 

Prima, partito se lo' piacesse el disegniamento di Mariano; 
ricolto el partito, furo quindici lupini bianchi tutti di concordia 
senza ninno ischordante. 

Secondo , partito se lo' piacesse el disegnio di maestro Jor 
corno] ricolto el partito, ebe uno lupino bianche, e quattordici 
lupini neri. 

Questi so' nomi de' Consiglieri. 
Cristo f ano del maestro Bindoccio^ dipentore, 
Maestro Neri di Rannucciudi ^ de' Legname, 
M. Lucha di Tommé^ dipentore, 
Franciesco di Vannuccio de la Vaccha, 
Maestro Jacomo di Castdlo, del Vetro, 
M. Bama di Turino, de' Legniamo, 
Piero di Bandino, orafo, 
Maestro Jacomo dd Pdliciaio, dipentore, 
Nanni di Jacomo j dipentore, 
Maestro Ber tino di Pietro, fa le graticole e urìuoli, 
M. Giovanni dd Cichia, de' legniame, 
Pavolo di Giovanni Pei, dipentore, 
Maestro Luca di Giovanni y de' legniame, 
M. Martino del maestro Luca de la pietra, 
Giusaffa di Filippo y dipentore. 



DELL ARTE SENESE 3$S 



N.^ 124. 4388 27 Settembre 



Compotisione fra f Operaio e maestro Giacomo dd Tooghio io>- 
pra U lavoro deDe testiere e tabernacoli dd Coro. (Archi- 
vio detto. Memoriale detto a carte 36 verso.) 

Memoria a chiareza, che a d) 27 Settembre 1388 BuonsìgDO- 
re di Fazio, operaio, e Bernardino di Francescho Purghiani suo 
eonsi^iere, ed io Domenico Venturini insieme coMoro andamo 
ne la casa di maestro Jacomo di maestro Francitscho de Ton- 
ghio, che sta da la porta a V Archo: e a la casa andamo per 
cagione ch'el detto maestro Jacomo aveva male ne la gamba, 
né poteva iscire fuore. E ragionando insieme di cierta conposi- 
zione fatta intra loro ^ cioè maestro Jacomo detto , co' V operaio , 
di cierte testiere e tabernacoli, il detto maestro Jacomo debba 
iare^ foro in concordia come apresso qui di sotto è iscritto. 

L' operaio detto e maestro Jacomo detto foro in piena con- 
cordia d'oservare T uno a l'altro, e V altro a l'uno pienamente 
quello dicìe la scritta intra loro fatta: la quale ane l'operaio, e 
feciesi già più tempo passato : si veramente acietto (eccetto) e ri- 
selvato eh' el tempo cominci in calende Diciembre prosimo che 
viene, el primo comincio, e poi seghua ongni parte, come in essa 
scritta si contiene. 

Anco s'intenda e dichiarato sia, che conciósiacosachè mae- 
stro Jacomo dìcie va al presente a Lucha a lavorare, promette 
tornare a calende Diciembre prosimo, e seghuire come dicie la 
scritta, e subito nel detto calende cògliare le misure e spazj do- 
ve Mariano possa mettare et conciare e lavorare el suo lavorìo, 
come à composto co' V operaio. 

E anco s'intenda e dichiarato sia, che in quanto esso mae- 
stro Jacomo al detto calende Diciembre prossimo no' fusse tor- 
nato , e colte le misure con Mariano detto , e lavorare e' lavo- 
rìo suo, a l'operaio sia licito potere esso lavorìo aloghare affa- 
re a chui gli piaciarà liberamente. E maestro Jacomo promette^ 
rendare a V operaio liberamente 40 fior: àne auti in presto per 
esso lavorìo : che so ischritti nel libro Nero de V uopara ; sen;E8c 



356 DOCU&IKMTI 

che l' operaio sia teauto più che si vogHa a tòllare niuno suo la- 
vorìo fatto, neMegniame. 

Presenti e testimoni questi di sotto iscritti. 

E cosi fu contento esso operaio e Bernardino suo cossiglie- 
re (rie) ed io apresso di loro, e cosi maestro JacomOj tutti di con- 
cordia , e che si seghuisse el disegnio di maestro Mariano de le 
testiere e de* tabernacoli , come pienamente si prese nel consiglio 
eh* apare indietro a fo : 9. E cosi tutti di concordia mi dissero 
ch'io ne facessi memoria. (Mancano i nomi de* Testinumil 

N.* 125. 1388-89 10 

JUogagione de' Tabernacoli ^ e delle Testiere dd Coro di Duth 
mo a Mariano Romanelli, a Barna di Turino, a Giovanni ài 
tnaesiro Francesco detto del Cichia, e a Luca di GiovanoL 
(Archivio detto. Libro Nero dal 1349 al 1404 carte lOS. 
verso ). 

Al nome di Dio, amen. 
Memoria che Buonsigniore di Fazio Picogliuomini , oparaio 
deir uopara sancte Marie di Siena, e misser Cristofano di ... • 
Cierretani, calonaco di Duomo, et Bernardino di Franciescho Pur- 
ghiani et Jacomo di Conte Armalei, cosiglieri del detto oparaio, 
et io Domenico Venturini , camarlengho della detta huopara sante 
Marie, a di diecie di Gennaio 1388, allogamo, e demmo affare 
a Mariano d' Jngnido Romanelli, orafo, cittadino di Siena, et a 
fama di Turino j et a Giovanni di maestro Franciescho detto 
del Cichia, et a Luca di Giovanni, maestri di legniamo et cit- 
tadini di Siena, sei tabernacoli da le more sopra al coro nuovo 
dietro e dalle latora de 1' altare maggiore del Duomo. E due te- 
stiere grandi co' le testierette attachate che staranno dinan^ii ne! 
capi del detto coro, et diecie testierette eh' anno a stare a Teor 
trate del detto coro; salvo le fighure grandi et piccole et gor- 
golle el tesste et serafini, le quali furo e so' allogate a tfartano 
d' Àngniolo Romanelli proprio, corno appare i' ne la sua allega- 
gione in questo libro a fo: 103, di mano di me Domenico Ven- 
turini, camarlengo. L'alogagione de ledette testiere , et testieret- 
te et tabernacoli abbiamo alogato et dato affare a detti maestri 
co' patti , modi , et condizioni di sotto iscritti. 



dell' arte sbnesr 1S7 

In prima, che detti maestri promettano di fare et dare fotte 
da mezo Ferraio 1388 a diocie mesi prosimi che veranno, ona 
testiera grande et una piccola con essa attachata et uno taberna- 
colo , e poste al detto coro nuovo di Duomo, ad ongni loro apesa 
di legname, ferramento, dipentura, et d' ongni altra spesa acor* 
rente : salvo che le fighure , teste , et gorgoUe et sarafini e quali 
v* à affare Mariano proprio di taglio e di dipinto , come appare 
ne la sua allc^gione di per sé. La quale testiera grande et pic- 
cola et tabernacolo , debbano e detti maestri di sopra iscrìtti fare 
per quello modo che sstà ne' disegni ó' una testiera grande , et 
d*una picchola attaccata con essa^ et uno tabernacolo di mano 
di Mariano d' Àngnio (rie) Roinane^i : e quali disegni abbiamo 
appo noi. E quali disengni si furo deliberali per quindici maestri, 
di volontà chiamati de' V operaio e suo consiglio adì 13 di 6iu- 
gnio 1388: e quagli disengni fu per loro diliberato si fiatciessero 
e seguissero, secondo e detti disegni. E così è scrìtto di ipia ma- 
no su detti disengni come si presero di fare: e secondo e detti 
disengni e detti maestri dieno fare le dette testiere grandi e 
pìccole et tabernacoli, le quali debbono avere fatte et tratte af« 
fine da mezo Ferraio 1388 a tre anni prosimi che seghuiranno. 

Anco sia dicliiarato, che fatto e' àranno la testiera grande 
eo' la piccola et uno tabernacolo; la quale dieno avere fatto tra 
diecie mesi come detto ène di sopra a la pena di ciento fior: 
d* oro di pagare a la detta uopara, se no' V avessero fatta come 
di sopra promettono, accielto caso d'infermità overo morte, la 
quale Dio ciessi , o d' altri casi fortuiti che lo' sopraveoissero. 

Anco siamo in questa concordia co' detti maestri , che fatto 
eh' àranno una te-liera et testieretta, et uno tabernacolo, come 
•letto ène, che per F operaio, ch'ai presente, o che per li tempi 
avenire sarà, si debbia chiamare uno buono et sufficiente mae- 
stro , el quale sia confidato air uopara , et uno ne debbano chi£l- 
mare essi maestri predetti : e quali due maestri sieiio confidènti a 
le dette parti: e cosi chiamati, debbono vedere diligientemente 
esso lavorìo fatto, salvo che le fighure teste et gorgolle et sera-' 
fini si debbono stimare d' intagliato et di dipinto , sicondo e pat- 
ti aviamo co' Mariano proprio. Et veduta per loro la testiera 
grande co' la piccola et uno tabernacolo fatto , quello che per 
loro sarà giudicalo et dichiarato che detti maestri debbino^ avere 



358 DOCUMENTI 

flel detto lavorio fatto ; cioè una testiera grande e una picola ata- 
chata a essa e uno tabernacolo; sia tenuto Toparaio eh' è e per 
li tempi sarà et camarlengho di paghare a' detti Mariano , Air- 
na, Giovanni^ et Lticaj maestri detti, de' denari dell' uopara san- 
ie marie. 

Anche siamo in questa concordia co' detti maestri, che se 
caso avenisse che detti due maestri non avessero concordia af- 
fare la detta istima , che allora si debba per le dette partì eleg- 
giare uno buono et sufficiente huomo cittadino di Siena , el quale 
aia confidente a le dette partì, per terzo, affare la detta istima: 
et quello che per loro sarà giudicato et dichiarato che si dia per 
r oparaio et camarlengho eh' è, overo sarà per li tempi a venire, 
per lo detto lavorio fatto à detti maestri di sopra iscritti , sia te- 
nuto r oparaio et camarlengho pagare a detti maesti'i de' danari 
dell' uopara; fatta la detta istima. Sempre inteso et dichiarato, 
che la detta istima sia fatta di tutti e tre albitri, o almeno de' tre 
e duc/sieno in concordia. 

Anche siamo in questa concordia, che per potere fare el 
detto lavorìo allogato a detti maestri com' è detto et dichiarato di 
sopra, che l' oparaio et camarlengho sieno tenuti prestare al pre- 
sente a detti maestri per potersi fornire di legniame et d' altre 
cose bisognievoU al detto lavorìo , al presente dento fior : d' oro , 
i quagli si debbono ischontare, fatta la detta stima. 

Anche siamo in questa concordia co' detti maestri , perchè si 
possine fornire di quelle cose a loro bisognievoli , 1' operaio et 
camarlengo che sono, o che per li tempi avenire saranno, sien 
tenuti dare a' detti maestri , da questo dì a diecie mesi prosimi 
che verranno, ongni mese vinti fior: d'oro; e in capo di diecie 
mesi, che sarà fatta come anno promesso la testiera et testieretta 
et tabernacolo, si schontino e detti danari co' ciento fior : detti 
di sopra, in esso lavorìo fatta 

Anche sia dichiarato, che se a' detti maestri 1' oparaio et 
camarlengho che sono , o che saranno per li tempi avenire , 
no' lo' desse ongni mese la paga di ciento fior: d'oro, com'è 
detto; che passando e due mesi, che detti maestri possino acat- 
tare, e r operaio promettare et pagare de' danari dell' uopara e 
'1 costo e '1 capitale. 

Ancho siamo in questa concordia co' detti siaestri. che fotta 



dell' artb senese 159 

che sarà la sdma de la testiera et testieretta et tabernacolo , e 
detti maestri sieno tenuti di fare 1' avanzo de le testiere et te- 
stìerette et tabernacoli che resteranno affare nel detto coro, per 
quella medesima istima ; et per errata parte trarre affine el tutto 
del lavorìo al termine che di sopra è scritto. E V operaio et ca- 
marlengho che so* et che saranno per lì tempi avenire, sia tenuto 
di fare s^juire el detto lavorìo a detti maestri. 

Anche promettono e detti maestri fare e detti lavorìi bel- 
^ come quelgli fatti die si motrararanno (rie) ne la testiera , et 
testieretta, et tabernacolo fatto di prìma e stimati. E cosi, secon- 
do e detti disengni nominati di mano di Mariano, debbono se- 
£^re, et fare V avanzo et per quella istima data alle prime, co- 
me toccharà a T avanzo, dieno essere pagati. E 'ntendasi et di- 
chiarato sia in questo modo : che dichiarato che sarà che debbino 
avere de le testiere et testierette et tabernacoli di prima stima, 
per quella medesima istima dieno fare l'altre testiere, et taber- 
nacoli e scontare ongni denajo avessero auti, e vedere che mon- 
ta r avanzo che resteranno affare. Effatta la somma che montarà 
r avanzo, partire per vinti e sei mesi, quanti danari toccha per 
mese; e quello toccha per mese, sia tenuto V operaio et camar- 
lengho che sono et che saranno per li tempi avenire, dare addet- 
ti maestri de' denari de V uopara. Però che in esso tempo deb- 
ixmo aver fatto et tratto affine el tutto del detto lavorìo; sempre 
inteso et dichiarato, ch'essi maestri lavorino in esso lavorìo. 

Anche siamo in ({uesla concordia, che tutto el lavorìo che 
tark Mariano dì fighure grandi et piccole et teste, et gorgoUe et 
serafini, lo intagliato, et dipinto, die pagare l'operaio et camar- 
leo^io de' denari de T uopara, come apare ne la sua allogagio- 
ne propria, come apare in questo libro a fo: 103. 

Anche promisero e detti maestri di dare fatto , et tratto af- 
fine el tutto del detto lavorìo da mezzo Ferraio 1388, a tre an- 
ni prossimi che veranno, ot no' prèndare affare altro lavorio, a 
la pena di diigiento fior: d'oro: la quale pena promettono di pa- 
gare all'uopera se contrafaciessero, accietto caso di morte o dMn- 
fermita , od altri casi fortuiti che l' avenissero : la quale cosa 
Mio ciessi : in essi casi non s' intendano caduti ne la pena. 

Anche promisse 1' operaio e suo consiglio, se a' detti mae- 
stri bisopiasse una iscritta infra '1 detto tempo di ciento fior : 



360 DOCUMBNTI 

<^^ 0^0} che r operaio sia tenuto a loro istanza d^ acattalgli; e deir 
ti maestri sieno tenuti di pagare el costo per sei mesi : e se detti 
maestri no^ gli rendessero nel detto tempo, V oparaio gli dia (debba) 
j^schontare ne le loro paghe, pagando sempre elglino el costo, 
iofino che gli dovessero avere de le paghe loro. 

Anche promes<ie el detto operaio fare trarre affine et a per- 
fezione el detto lavorio, et esso non abandonare per inCno sarà 
tratto affine, e di fare le dette paghe, come è detto di sopra, a la 
pena di fior: cento d^oro; la quale pena se contrafaciesse, sia tenuto 
V operaio et camarlengho ch^è, o che saranno, di pagare a' detti 
maestri de^ danaii de V uopara. 

Aacho promisse el detto operaio pr esstare a^ detti maestri, 
per lo detto tempo eh' anno aiTare esso lavorio, la casa dove 
possine lavorare^ cioè dove stanno le carra, senza tornelo W(tie) 
alchuna pigione. 

Ancho fu concieduto per Y operaio e suo consegliq et ca- 
marlengho aMetli maestri adi x di Gennaio 1388, ch'essi possine 
fare uno coprime sopra al coro nuovo in quella parte lo' parrà 
e diello fare a le loro ispese, e quello lavorìo che lo' parrà. 
Effatto el detto lavorio, l'operaio e suo consiglio debba avere 
cittadini e maestri, quelgli e' a loro parrà, e mostrare esso lavo- 
rio; e se lo' piaciarà, s' intenda eh' essi maestri debbano fare d 
tutto de' lavorio d' esso coprime, seghuendo la forma di quello 
aranno mosstrato per essempio; a le spese de 1' uopara, e sti- 
marlo per lo modo de l'atra alogagione di sopra detto; e cosi 
pagare per l' operaio et camarlcngo de' denari de l' uopara a' detti 
maestri , cioè a Mariano , Barila , Giovanni et Luca. E cosi se 
si diliberrà (siCj delibererà) per lo modo detto , debbano essere 
pagato de' lavorìo fatto per 1' esempio. 

Ancho sia dichiarato , che conciosiacosachè detti maestri 
largissero a 1' operaio e suo consiglio, a preghiera d' esso ope- 
raio, potessero alogare una testiera, o la testieretta attaccata et 
uno tabernacolo, salvo che figure, teste, et gorgolle et serafini 
si rimanessero affare a Mariano , come appare ne la sua alloga- 
gione; la detta testiera et testieretta attacchata, et tabernacolo 
posano alogare 1' operaio e suo consiglio, così senza le fighure 
come detto ène, a chiunque lo' parrà, non estante sia stato alo- 
gato. el tutto a' detti maestri , sì veramente el debino alog^e se- 



DELL AftTB SfiHBSB :)fi I 

oondo et disej^io de la testiera et testieretta et tabernacolo di 
mano di Mariano j el quale aviamo appo noi, e che essi mae* 
stri so' tenuti a seghuiro del loro lavorio. E però esso operaio e suo 
consiglio allogare a fare a maestro Jachomo del maestro Framr 
eneho del Tonghio essa una testiera cola testieretta allacchata et 
tabernacolo, come n apare carta per mano di scr Giovanni Gori 
(atta adi 18 Marzo 1388. E alogdargli la testiera et testieretta 
attacchata et tabernacolo da la parte de la sacrestia , si veramen- 
te il detto maestro Jacomo debia seghuire el disegnio aviamo di 
mano di Mariano , de la testiera et testieretta et tabernacolo^ 

Ancbo so' in concordia essi maestri , oh' el disegnio dato 
per Mariano^ che fatto el tutto deMavorio, l'operaio sin teimCo 
a dare el disegnio a Mariano^ et Mariano sia tenuto dare a 
r aopera la copia del disengnio di sua mano. 

Questa iscritta ò fatta io Domenico Venturini, camarlengho 
de la detta huopara, di volere de l'operaio e suo consiglio , co- 
me appare al mio memoriale affo: 81 la loro dUiberazione , e di 
volere in presenzia di detti maestri , et ratifichato qui di sotto di 
loro mano salvo di mano di maestro Bama , che non sa iscrivare. 
Io Mariawj d' Jngnolo Romanegli sono contento a In detta 
ak^ugione, e così prometto d' osservare sìchome qui è iscritto 
per mano di Domenico Venturini, camarlengho, cioè in quello 
che in questa iscritta di sua mano ci so' obbrighato. 

lo Giomnni del maestro Francescho del Cichia so' contento 
a la sopradetta scrita e così prometo d' oservare. 

lo Lucha di Giovanni so* chontento a la deta sopraiscrita , 
e cosi prometo d' oservare» 



N." 426. 4388-89 40^ Gemajo 

Memoria ddl* aUogasione predetta a Mariano Romanelli, a Bar- 
na di Turino, a Giovanni del Cicchia e a Luca dt Giovanni, 
deOe tiiiiere e tabernacoli dd Coro. (AncHrvia detto. Me- 
moriale detto a carte 65.) 

Memoria che a dì Xidi Giennaio, Boonsignore di Fazio, ope- 
raio , <^ mif§ero GristoliMio Cieretaoi ^ Jnromodi Conte Armale», 



362 DOCUMENTI 

e Bernardino di Franciescho Purghiani, suoi consiglieri, delibe* 
raro, che se maestro Jacomo di maestro Francescho del Jan- 
ghia non fusse tornato a Siena e colte le misure del coro , com' a 
promesso, per tutto il presente mese di Gennaio detto di sopra, 
ch^ e* lavorìo el quale esso era tenuto di fare de le testiere e 
tabernacoli , s^ intenda e sia aloghato a fare , per quello modo e 
forma V aveva esso maestro Jacomo, a questi maestri di sotto 
iscritti ; sì veramente che de* denari che dovessero avere in quel- 
la parte tochava a maestro Jachomo, sia rimesso ne 1' operaio 
e suo consiglio, lo* dia quella parte de* danari lo* parrà, a quel- 
lo termine lo* parrà. Anco s* intenda lo' sia prolongato el tempo 
tanto, quanto maestro Jacomo à perduto de le promesse fecie. 

Questi so* maestri 

Maestro Mariano d' Jngnido Romandgli , 

M. Bama di Turino ^ 

M. Giovanni di Maestro Franciescho y 

M. Luca di Giovanni. 
Essi maestri cosi furo contenti e promisero d* oservare. 
Anco fu concieduto a essi maestri, esso di, potessero fare a 
le loro spese cierto lavorìo di capello sopra al coro, a le loro 
spese quella parte lo* parrà. E cosi fatto , se piacesse a* cittadini 
e a' 1* operaio e al suo consiglio si seghuisse , si debba alora fa- 
re a le spese dell* uopara , e debano essere poi pagati per istima 
tutto 1* avanzo e *1 tratto a fine , come lo* parrà. 



N.°427. 4388-89 10 Gennaio 

L* Operaio, annulla T allogagione ddle testiere del coro fatta 
« maestro Giacomo del Tonghio. (Archivio detto. Libro Ne- 
ro dal 1349 al 1404 a carte 104. verso.) 

Al nome di Dio. Amen 1388. 
Memoria che a' di xxvii di Settembre, volendo maestro Ja- 
como del maestro Francescho del Tonghio, maestro di legname, 
andare a Lucca a lavorare; e conciofussecosach* el detto mae- 
stro Jacomo s*avese alogato da Toparaio dell' uopara sante Ma- 
rie, cioè da Buonsigoiore di Fazio, cierte testiere et testierette 



dell' aate senese 34(3 

el tabernacoli per lo coro nuovo dietro a V altare maggiore di 
Duomo ; come appariva iscritta per mano di Binde di Bartalomeio, 
el quale fu camarlengbo dell' uopara nell'anno 1387; e non oser- 
fttido el detto maestro Jacomo e patti eh' aveva d' esso lavorìo 
co' r uopara ; e no' dovendo esso pigliare altro lavorio ; e cosi 
era ubrigato co' 1' uopara sotto cierta pena ; e volendo elgli an- 
dare a lavorare a Luccha , come detto ène , fu in questa concor- 
dia co' r oparaio e suo consiglio , anno e dì detto , che s' el det- 
to maestro Jacomo no' fusse tornato da Luccha in calende Di- 
ciembre prossimo 1388, e lavorasse e attenesse quello aveva pro- 
messo a esso oparaio, che ongni allegagione che esso oparaio 
avesse fatta al detto maestro Jacomo de le dette testiere et te- 
slierette et tabernacoli, fusse anullata e del tutto rotta et cassa; 
e a r oparaio fusse licito alogare el . detto lavorio a chui gli piar 
ciese. E cosi volse Buonsigniore detto, oparaio, e esso Jacomo 
ne £aciessi memoria io Domenico Venturini, camarlengho dell' uo- 
para. Apare al mio memoriale a fo: 37. 

Anche seghui che no' tornaldo (tic) el detto maestro Jacomo 
al detto termine di calende Diciembre , e passato el detto termi- 
ne, escrisse una lettera a Buonsigniore, oparaio, ch'aveva sentito 
che 1' oparaio aveva alogato e' lavorio detto , scrisse eh' esso 
o' ^a contento. 

Anche seghui che a di x di Giennaio 1388, no' tornando esso 
maestro Jacomo, come aveva promesso, l' oparaio e suo consiglio 
allogare esso lavorio a Mariano if Jngniolo Romanegli et a Bar- 
na di Turino et a Giovanni del maestro Franciescho detto Or 
ehia e Luca di Giovanni , maestri di legniame , co' modi e patti 
et condizioni come apare a loro in questo libro a fo: 105. 

N."" 128. 4 388-89 4 3 Marzo e 43 Giugno 

Mariano d' Agnolo Romandli ri alloga a fare le figureH/di legno 
per It testiere e tabernacoli del Coro. (Abchivio detto. Li- 
bro detto a carte 103.) 

Sia manifesto a chi vedrà questa iscritta , che conciosiacho- 
sache a di xxv di Settembre 1387 Buonsignore di Fazio, opa- 
raio dell' uopara f^nte Marie di Siena, e Kndo di Bartalomeio, 



%%U UOCUMSIfTI 

SUO chamarleugo de la detta huopara abino dato affare a JC»- 
riano & Jngniolo Ramandglij orafo, cittadino di Siena, tutte le 
fighure grandi e piccbole entraranno overo bisogniaranno ne le 
testiere e tabernacoli ; aviamo date a fare i^ questo dì a maestro 
Jacomo del naaestro Franci scho del TonghiOj le quagli testiere 
e tabernacogli si debbono. fare nel coro nuovo di Duomo, con que- 
sti patti e condizioni. 

In prima; eh el detto Mariano promette di fare ad ongoi 
sua ispesa di legniamo tutte le fighure grandi et piccole bisognia- 
ranno per le dette testiere et tabernacogli et pagare ongoi dipen- 
tura et colori et gieneralmcnte ogni altra cosa bisogniasse per le 
dette fighure et chosi di gorgolle et teste. 

Anco siamo in questa concordia, che fatto che saranno tut- 
te le fighure che andaranno in una testiera grande, et una pio 
ciola, et uno tabernacolo di legniame, che allotta si chiamino 
per r operaio ch^ è, ovvero sarà , uno buono e suficiente maestro 
confidente al detto hoperaio , ed uno se ne chiami per lo detto 
Mariano; i quali due sìeno confidenti a le dette parti. E quello 
che per loro sarà istimato chessi vengha del detto lavorio fatto 
per lo detto Mariaìw , sia tenuto V operaio eh* è, overo sarà, pa- 
gare al detto Mariano del detto lavorìo fatto per lui, fatta la 
detta istima. E se chaso avenisse, che detti due maestri non aves- 
sero concordia de la detta stima, se lo^ debbia dare uno savio e 
buono huomo per le dette parti et a loro confidato ; (e) quello che 
per loro sarà giudicaio overo per due di loro, sia tenuto a pa- 
gare Toparaiodel sqpra ^tto lavorìo. 

Ancho siamo in questa concordia, che fatto la xaeU del. re- 
siduo del detto fighure (sic) che restaranno atTare de le detift 
testiere e tabernacogli, si stimino; et quello saranno istimate, si 
pachino per la. fprmfu>chi;^r«tai<ii^^pra; ed a questo. nedesiopR) 
modo detto e chiarito di sopra, si stimi e paghi di quello re* 
starà' affare, e cosi sit chiamino per le parti albitri et terzo, et 
quessto medesimo modo si tengha ne la stima, del dipen^^i cioè 
di chiamare albitri et terzo, come detto- è di sopra^ Cioè tra tre 
volte si stimino e paghino per V operaio a M sopradetto Mariano^ 

Ancho promise il detto Mariano di^re falbe et tratte affine 
a perfezione tutte le dette fighure grandi e piccholef, dipeote et 
tratte affine, da questo di a trenta mesi proshimì eh», voraiino. 



DELL ABTE SENESE 3€8 

Aiicfao promisse l'operaio al detto Mariano prestare al pre- 
senle per fare el detto lavorìo fior : trenta d' oro. Effatte che sa- 
rumo le fighure deMegniame che bìsf^iaranno per una testiera 
pande et una picola et uno tabernacolo, che l'operaio sta te- 
nato di fare al detto Mariano un' altra prestanza dì fior: trenta 
d'oro per dare al dìpengnitore. 

Da qui in su e detti patti isciro & una iscrìtta di mano di 
Biado di Bartalomeio camarlengho deir uopara mio antecessore , 
e qui io Domenico Venturini camarlengho 1' ò rigistrata e scritta 
(fa di sopra in propria forma. 

Appresso, Sabbato a di tredici Giugno 1388, Toparaio e suo 
consiglio ritenne uno consiglio in Duomo di maestri di sotto iscrìt- 
ti, di volere di maestro Jacomo del maestro Franciescho del Toit- 
9M0 e di Mariano d' Jngnolo Romandgli e ogni uno die suo 
disengnìo. Maestro Jacomo die el suo disengnio in tavola , et Ma- 
riano in carta. E ogniuno asengniò sue ragioni addetti consiglie- 
ri, e amendue e detti maestri e V oparaio e suo consiglio furo 
m concordia , che quello disegniamento piacesse più al detto Consi- 
lio, ogniuno rimaneva contento s^ oservasse e si seguisse. E detti 
coosiglieri feciero mettare el partito co' lupini : il disegniamento 
di Mariano ebbe quindici lupini bianchi , senza nhmo schordante. 

El dbengniamento di maestro Jacomo ebbe uno lupino bian- 
cho et quatordici neri: sì che fu diliberato la testiera et testie- 
retta et tabernacolo de' quali aviamo el disegni (sic) di mano di 
Mariano detto , si prese si faciesse secondo quel disengnìo. Apa- 
re al mìo memoriale esso consiglio affo: vini. Qui di sotto so' no- 
mi de' consiglieri. 
Maestro iVert Aanucctuolt de'le- M. Jacomo dd Pdlicciaio, Air 

gniame pentore 

M. Luca di Jommé, dipentore Pietro di Bandino^ orafo 
M. Jachomo di Casldlo del vetro M. Martino de la pietra 
Giovanni di Jacomo detto Gio- Nanni dd Cichia de' legniamo 
vanni d' Ongaria, dipentore Favolo di Giovanni Fti, dipen- 
M. Bertino di Fiero de le graticole tore 

Franciescho di Vannuccio de la M. Lncha di Giovanni de' le- 

Vaccha gniame 

Cri$iofano del maestro Bindoc- Giu$afia di FUippo, dipenlolre 

ciOy dipentore 



3(>(> DO€iniENTI 

Appresso adi 28 di Settembre 1388, T operaio, cioè Bdonsi- 
gniore di Fazio disse a Mariano detto, che voleva che lavoras- 
se el suo lavorìo, secondo el suo disengnio vento (vinto) per li 
maestri di sopra iscrìtti : el quale disengnio aviamo appo noi : apa- 
re al mio memoriale a fo: trenta e sette, come gli fu detto. 

Ancho adì vinti nove d^ Ottobre 1388, diliberò Buonsigniore 
di Fazio, operaio, che Mariano avesse m presta trenta fior: 
d* oro , oltre a la prima prestanza aveva auti : e cosi ane auti per- 
fino adi xiiii di Novembre 1388: apare in questo libro a sua 
ragione a fo: 97. E quali danari, che so^sesanta fiorini d'oro in- 
fino a questo dì , come in questo libro e doto foglio apare avere 
elgli auti, no' gli die Toparaio co' ifaruino ischontare, sennò nel* 
la posciaia pagha, quando ara tratto e fatto affine tutto el lavo- 
rìo che debba fare per questa alogagione: alotta nella posciaia 
papaga (sic) gli die iscontare e ritenere de la somma resterà a- 
vere el detto Mariano. 

Ancho adi sette di Ferraio 1388, Toparaio detto, e suo con- 
siglio diliberar si prestasse a Mariano d' Àngniolo detto sopra, 
e sessanta fior: d' oro àne auti da questo dì a dietro, come apa- 
re di sopra ; anco trenta fior : d' oro. E quando ara fatto el la- 
vorio de' legname , cioè d^ una testiera et d' una testieretta et d' uno 
tabernacolo, cioè le fighure et gorgoUe et tesste et serafini, die 
r operaio anco prestarli trenta fior: d'oro per dare al dipentore. 
Apare al mio memoriale essa diliberazione a fo: lxx. 

Appresso adì detto sette di Ferraio 1388, T oparaio e suoi 
cosiglieri essendo in Duomo, diliberaro, eh' el tempo di trenta 
mesi che Mariano doveva dar fatto el suo lavorìo, come apare 
in questo foglio; considerando el molto lavorìo grande e no' per 
suo difetto corso el tempo per bene de lavorìo ; el tempo comin- 
ci adì sette di Ferraio 1388, e finiscano i trenta mesi come se» 
ghuono per V avenire. 

Ancho s' intenda essere dichiarato, chonciosiacosachè errore 
no' possa aparire , che fighure die fare Mariano nell' altre testie- 
re e testierette et tabernacholi; che non aviamo el disegnio sen 
no' de' V una testiera uno tabernacolo; sia e'ntendasi dichiarato, 
che nelle testiere et testierette et tabernacoli fuori del disengnio 
eh' aviamo nelle testiere et testerette et tabernacoli, facci quelle 
fighure e sstorie eh' a lui parrà convenirsi ; no' mutando el disen- 



BELL ARTE SENESE 367 

ffùo di fuore da le fighure che debba fare ne' medesimi ispazi, 
come si mostra per Io disengnio ; e quello s' 'ntenda sia tenuto a 
segbuire. E nei tabernacoli sieno fighure grandi 3 come fu dilibe 
rato per uno consiglio fatto adi xxv di Ferraio 1387, e scritto 
per Binde di Bartolomeio mio anticiessore : apare al suo memo- 
riale affo: 102; nel quale consiglio si dilìberò,che ne* primi ta- 
bernacoli de le teste , figure grandi (sic) , ne V una sia sancto Pie- 
tro, nell' altra sia Sancto Favolo, e negli altri quatro tabernacoli 
sieno i quatro Sancti di duomo , sancto Sano, sancto Savino, sancto 
Yettorìo , sancto Crescienzio. E V altre figure sopra a* tabernacoli 
fecie Mariano quelle figure come credarà convenirsi et gorgolie, 
angnioletti e teste, come credarà vi stieno meglio. E ne le testerette 
sia dodici istoriette del Credo di mezo taglio, seghuìtando la forma 
d^;li spazj de la tcstieretta eh' è attachata co la testiera grande. 
E anzi , se parrà a Mariano , i)ossa fare fighure di tarsia dù {dovè) 
(^ parrà che stia meglio fuor dal disegnio dato, duve si vegono 
le figure. 

Appresso sia dichiarato , che in quanto caso d' infermità fos- 
se ne la persona di Mariano , la qual cosa Idio ciessi , allora sia 
rimesso ne V oparaio eh* è, o sarà per li tempi avenire , a prolon- 
gai^i el tempo, come credarà convenirsi. 

Anco s' intenda , che ¥ oparaio et chamarlengho, che so* al 
presente et che per li tempi avenire saranno, sieno tenuti d'oser- 
vare e detti patti a Mariano di sopra iscritti e pagare de* denari 
deir uopara; e in quanto no* gli dessero e danari, come di so- 
pra è dichiarato, et stime fare come detto ène di sopra , sia te- 
nuto r operaio et caraarlengho di prolonghalli el tempo altrettanto, 
quanto per loro difetto venisse non oservalgli e patti di sopra iscrit- 
to et in ongni parte. E cosi Mariano sia tenuto ad oservare co- 
me di sopra è scrittto e promette pienamente d* oservare. 

Questa scritta di sopra ò fatto io Domenico Venturini camar- 
lengho delK uopara sanate Marie, e così questo dì Buonsigniore 
di Fazio oparaio e suoi consiglieri mi dissero iscrivessi questi pati 
in qnesto libro; come apare la loro diliberazione al mio memo- 
riale a fo: 80. E cosi fu contento esso Mariano. E scritto a di 
diciotto di Marzo 1388 e ratificato qui di sotto di mano di ifo- 
riano. 

Ed io Mariano d* Jgniolo Romanegli so* contento a la sopra- 



3(>ll DOCUMENTI 

delta iscrìtta dì sopra e aloghagiooe, cornee iscrìtto qui di mano di 
Domenico Venturini al presente camarlengbo , e così prometto pie- 
namente d'oservare ecc. Adi 18 di Marzo anno no fnc) iS88. 



N.^ 129. 4 388-89 19 Marzo 

Giacomo del Tonghio piglia a fare una tt^iera ad un taber- 
nacolo del coro. (Archivio detto. Libro detto carte 107.) 

Al nome di Dio. amen. 1388. 
Memoria che a di xviiii di Marzo 1388 Buonsigniore di Fa- 
zio, operaio deU'uopara sancte Marie, et miss. Crisstofano di . . .. 
Cierretani, havendo la bocc di Jachomo di Conte Armale!, et 
Taddtio di Bartolo barbiere , suoi cosiglieri , allogaro a maestro 
Jachomo del maestro Franciescho del Totichio affare una testie- 
ra grande chola picolina eli' è atachata con essa testiera grande , 
et uno tabernacholo atachato con essa testiera: quella che viene 
da la parte dela Sacrestia sul canto del coro nuovo di Duomo. 
La quale testiera co' la testieretta atachata , e 1 tabernacolo die 
fare el detto maestro Jachomo^ secondo uno disengnio che noi 
aviamo di mano di Mariano d* Jgniolo RomaneUi de la testiera, 
et testieretta et tabernacolo, com' è ubrigato esso Mariano et 
compagni di fare el loro: salvo fighure grandi, picoUe, et teste 
et corgolle et serafini , et figure d' ongnì ragione die fare Maria- 
no'^ ed essare pagato come sta ne la sua alogagione in questo 
libro a fo: 103, de la detta alogagione fatta al detto maestro 
Jacomo e patti , et condizioni. Fecie la carta questo dì , ser Gio- 
vanni Gori , scritta qui di mano di me Domeoico Venturini a chia- 
reza, di volere de V operaio e suo Consiglio. 

N.^ 130. 1390 31 Luglio 

Jltre testiere e testierette allogate a Mariano Romanelli ed a^i 
altri suoi compagni. (Archivio detto. Libro detto a carte 123). 

Memoria che a dì 31 di Luglio 1390 Buonsigniore dì Fazio 
Pichoftliuomini , operaio de V uopai^ saikcte Marìe , Al miaser Ni- 



cbolò di ... . cbalonac^bo di pfioinOy e vicbaro del yeschovo, e 
Petro di Guido Federighi, e Bar(alc)ineio di Vanni Cini e Francie- 
acbo di ser Pietro , consiglieri del detto hoperaio , ed io Agniplo 
di Ghano camarliengho c|eir iiopera sante Marie , facemo una chon- 
posizione p patto cpn JUariano Roìnanegiij e maestro Bamq di 
Turimo^ e maestro Giovanni del Cichia e maestro Lucha di (Ho- 
qatl^t, maestri de le testiere, et tabernachogli che debono fieure 
al choro; in que^ modo. 

Ch' e sopradetti Mariano e suoi chonpa^i nominati di so- 
pra, prometano di darci fatta una testiera, e una testieretta e 
ifiio tabernacliolo tratto a fine di fighure e di tutto, salvo le fi- 
gjbure grandi ; di chi (qui) a quatro mesi prosimi che venghano , 
che viene in chalende Dicienbre: e noi loMoviarao prestare jfipr: 
ckigieiito d' oro, in questo modo: fiorini ciento d^ oro al presente, 
e fior : cento in quatro paghe , cioè fior : xxv per mese , infino a 
chalende di Diciembre prossimo che viene. 

Anche prometono el deto Mariano e suoi chompagni di so- 
|ira nominati di dare (atta e posta e tratta a fine V altra testiera 
e testieretta e taberaacholo , da chalende Dicienbre a tre mesi pro- 
simi che venghono e che seguiranno , che verrà in chalende Mar-- 
;eo; tratta a fine d^ ogni chosa V una e T altra; e noi lo' doviamo 
prestare da Dicienbre a Marzo fior : ciento d' oro. E chosl ne 
furo in achordo cho' noi , in choncordia fra loro. E tutta questa 
chonposizione, fatta di nuovo , non s' intenda che possa progiudi- 
care a' patti fatti vechi dell' aloghagione delle dette testiere, te- 
stieretta e tabernacoli, fatta cho' noi. 



ti."" 134. 4 3921 42 Dicembre 

Lodo dato dai tnaettri , Andreoccio dt Bartolommeo da Siena , e 
Taviano de(Balgiano, da Folttrra^ sopra H lavoro fatto nd 
Coro da Barna, Luca, e Giovanni maestri dt legname. (ÀBr 
GHivio detto. Libro di DocumCAti Artistici N.^ 28.) 

A. D. MCCCLXXXXU addi XII di Diciembre. 
Al nome del nostro Signiore Iddio e de la sua benedetta madre 
JUdonna e santa Maria e di tutti Santi e Sante di paradiso: Amen.. 

25 



\ 



370 bOCtJMENTI 

Noi Andreuccio di Bartalomeio da Siena , o io Tornano di 
Niccdaio del Balgiano da Volterra, ciascheduno di noi insieine 
chiamati ìstimatori; in prima ci detto Andreoccio, chiamato per 
Io operaio Franciescho di Vannuccio del Duomo di Siena , ed io 
Tamano^ chiamato per la parte de^ maestri , cioè per Itama, per 
Giovanni e per Luca\ cioè che no' (noi) vediamo e stimiamo uno 
lavorio d^ una testiera grande e una picciola e uno tabernaculo: 
el quale lavorìo è posto al coro a mano ritta dell' altare manie- 
re del Duomo di Siena : e chosi istimeremo sicondo la nostra chu- 
scienza. 

In prima facciamo el tabernaculo e '1 legniamo e chon ogni 
fiuo fornimento che vi sia fatto, sicome pare a noi, a lire cinque 
ciento novanta e una e soldi dodici. 

Ancho nel detto tabernacolo , a lire dodici e soldi quattordici. 

Monta la soprascritta ragione, fiorini d'oro cientosessantaset e 
lire due; cioè chon oro ed altri colori nel sopraiscritto taberna- 
culo : e mettiamo il fiorino d' oro a ragione di lire in e soldi xvi. 

Ancho facciamo , che la testiera grande chol legniame e con 
ogni suo fornimento che vi sia fatto, sicome pare annoi, lire mil- 
le Lxxi e s. VI. 

Ancho, ne la detta testiera soprascritta, lire undici e soldi 
diciotto. 

Ancho per oro od altri colori ne la sopra iscritta testiera, 
lire cinque e sordi (sic: soldi) quattordici. 

Monta la soprascritta ragione , fiorini d' oro dugiento ottantasei, 
e lire due, e soldi due. 

Ancho , faciamo la testiera picciola eh' è appichata dinanzi 
co' la grande , cho' legniame e chon ogni altro suo fornimento che 
vi sia fatto suso, sicome pare annoi, lire ciento settanta sei e 
soldi sette e dan. sei. Monta la soprascritta ragione de la detta 
testiera piciola , fiorini d' oro quarantasei e lire una e soldi un- 
dici e danari sei. E 'ntendasi ogni ispesa fatta per la nostra ve- 
nuta , messi mandati per questa cagione , pagare alle ispese del- 
l' opra del soprascritto Duomo. 

E prieghiamvi carissimamente, voi Franciescho di Vannuccio 
operario del soprascritto Duomo, e voi Gabriello di Giannino ca- 
niarlingho del detto operaio, eh' e maestri vi sieno rachomandati 
per r amore di Dio e de la vergine Maria. Amen. Amen. Amen. 



dkll' arte sknksb 971 

lo Franciescho di Vannuccio oparaio de V uopara sante Ma- 
rie , so* chonteiito a questo lodo scritto e dato per malestro 0(0- 
mano e per maiestro Jndreoccio; chiamati, maiestro Jtaviano, per 
malestro Bamuj e per maiestro Lucha, e per maestro Giwiat^ 
«i; e maiestro ÀndreoeciOy per parte de V oparaia 

lo Giovanni di maestro Franciescho so* chonteto al detto lo- 
do sento dentro, dato per maestro Tornano del BagianOy e mae- 
stro Àndreoccio di Bartalomeia. 

Io Luca di Giovanni so* chontento a questo lodo dato per 
maestro Taviano del Balgiano e maestro Jndreoccio di Bar- 
telomeio. 

E io Niccholò dair Aquila canonico di Siena me subscribo a 
queste cose scrìpte in questo follie, a pregerò e de volontà di ma- 
gJKlro Bama , il quale non sa scrivere , in presentia di Julìano di 
Cenino e di Gabriello camarlingo dell' opera e molti altri ine pre- 
sentì et<^ Et Bama predecto è contento al presente lodo. 

NOTA 

Dì questo Andreoecio dì Bartolomeo, maestro di legname, il qoale, com« 
feggiamo, ael 1392 dimorafa a Volterra, souo in Pisa nella chiesa di S. Mar- 
tino di Chinsica due armadii, doTe in lettere incaTate nel legno e dorate, si leg- 
ge questa iscrizione. 

iSTA . DUO - ABMABIA . BT . ALTABK • FACTA . rVinUlIT 
TBMPOBB • SU . JACOM . DB . LOBBHftAllA . SlHORIS 
SaBDI . BAllDIlfi . POBCABII • BT . BaBTBOLOHBI . TlllBOil. 
OpBBABIOBCM . ECCLBSIB . SABOTI . MABTINI . CHIUSIGB 
QCB . PBCIT . Magistbb • ARDBBOCCIUS • BABTOLOHBI . DB 

SBifis . AN1II8 • Domini . ■ccclxxxtiiu . bt . mccclxxxx 

Il chiarissimo prof: Francesco Bonaini, il quale, nelle sue MnnorU inedi' 
U iniomo alta tfiia ed ai dienti di Francesco Traini; Pisa 1846, parlò di 
questi due armadii.e ancora fu il primo a riferirne la iscrizione: credette di 
■Boo del nostro Andreoecio le pitture che vi si yeggono ne' sodi interni. Noi 
iatece siamo d' opinione che al nostro artefice sia da attribuire il solo laTor» 
di legname, apparendo dalla iscrizione riferita, e dal presente documento, ehB 

lo esercizio fosse a lui proprio, e non mai quello di pittore. 



Ì7% ÌM>CVMB1ITI 

N/ 432. 4394 28 Maggio 

ÌMh di Martino di Luca, e di Domenico di Niocolò del ìamro 
de^ sopradetti Maestri. (Archivio dello, Libro dello N.» 29.) 

AI nome di Dio. Anien. 1394 Fatta adi 28 di Magio. 
Qui di sotto sarà isscritto per noi maiesftlro Martìnn éi Lti- 
dha, maiessiro di pietra da Siena, e io JDomatieho di Niccolò 
tàÈièsétvo d{ tengn^me da Siena , ohiamali di concordia per V una 
parte e per V altra ; cioè io Domenicho di Niccolò sopradetto cU^ 
Alato per parte de 1* oparaio , e maiessiro Martimo di Lueha chia- 
malo per la parte di malestro Barna di Tarino e per maiealro 
Oiomnni di maiesstro Franclesscho e per raniesstro làucha di 
Otoi;annt, maìesstri di legniame da Siena, e quagli anno fallo e' 
lavorìo de le testiere e de' tabernachogli che sooè in sul cboro 
del Duomo di Siena. E noi maiesstro Martino e io Domenicho so- 
pradetti aviamo riveduto el detto lavorìo , cioè de la lesstiera cho' 
la tesstieretta dal elianto de la sagrestia di Duomo, chon cinque 
laberoacoglì , se la detta tesstiera cho^ la tesstieretta rissponde cho' 
la tessUera e cho' la tesstieretta isstimata ; e cbosì se e cinque 
tabernachogli risspondono ongniuno di per se chol lahernacbolo 
di san Piero istimato , se chonferisschono e detti lavorìi o di più 

o di meno 

E chosì aviamo riveduto e sstimato el pegiorafnento del so- 
pradetto lavorìo, secondo la nosstra chuscienza, non gravando 
r anime nostre. 

E cossi di prima aviamo fatto ; la testiera grande óho' la tes- 
stieretta, veduta d' in parte in parte el pegioramento, e rechata a 
isomma: ed è £ 46. — ►. — 

Sì veramente che e detti maìesstri abino a faro le chose vi 
sono meno, le quagli sarano isscritte qui di sotto. 

In prima, manca e due segni de' Yangclissti, e ne le chape- 
lelte vi mancha dodici capitolini di bosso , o $^i fra vènti e lan- 
pane di bosso ne le porporele de' piliori dinanià^ e una fogliare 
di bosso da la parte dietro de la tesstieretta a lato a la bancha; 
e due fianchetti di fogliarele piane ne la parte dietro de la tesstie- 
retta ; e quatordici frondiciele di bosso in su le chonfichature de' 



DBLL' 4IITB SBNESE t73 

ébelooefiì de' V entrata. E nel fontesprizìo vi maneha iino miffdÌQ' 
ouolo cbo^ la 'nsegnia de V uopara. E nel piliere de la te^lie- 
reila^ audio nel piliere dietro a la teii»ti«ra, \i naaiiclMMip De'tian- 
chetti , sedici (rondicele di bosso : nel piliere dietro vi iwittcha m^ 
figqretta, e uno cliaodelieretlo ne le porporele. 

E la ta\olelta fatta a tabernaclioletto che è uè la boUig^i, 
■OD è tratta a fine quella che doveva stare su la tes6liera. 

Quesl' è el primo tabernadiolo el quaF è di dopra a la det- 
ta tesstiera de la sagrestia^ die V aviamo riveduto e poi fialfana- 
lo el pe^ioramento , ed è rechato a ssorama, ed è el pe^^MiraiMA- 
lo £ 23, 16. — 

Si verameate, che e detti nuiies^tri aÌMiio affare le dK)$e cl^ 
vi inancbanO« le cpia^li sono iss(*ritle qui di sotto. 

In prima^ manclia al fontesprizio di niezo ne Tarcho aghuto, 
uno cholonelo a volto e messo d' oro; e niancha 4fiattrO(lQBtei|)ri- 
zi di sopra , dietro a la pupola (cHpnla). E ancho abiao a dilonga- 
re e due cbolonegli avolti |^06si, m che stieno liene» 

Quest' è 1 sichondo tabernacholo sej^nte : medesimanj^nle 
r aviamo riveduto e sstimato, e il pegioramenlo ò rechato a s^ 
ma, ed è £ 94. 16. #^ 

Si Veramente Y che e detti maiesstri abino a fare le chose che 
vi manchano, le quai:li sono isscritte qui di sotto. 

In prima, maneha in sul fontesprizio di mezo in su T arclio 
aghuto, uno cholonelo avolto e messo d* oro, e mancini lA-e fonte- 
sprizi di sopra , dietro a la pupola. E ancho abino a dilongbare t 
due cholonegli avolti grossi, sì che stieno bene. 

Quest^ è '1 terzo tabernacholo seguenie: medesimamenle Ta- 
viamo riveduto e sstimato e 1 pegiorameoto è recbaio a somau^ 
ed è £ 88. i6. — 

Sì veramente , che e detti maiesstri abino a fare le Gho«e le 
qas^i vi roanchano, le quagli sono isscritte qui di sotto. 

In prima, vi manca al fontesprizlo di meao grande , iioo chc^- 
loaelo avolto e messo d^ oro su Tarcho aghuto, e manca una tes- 
ilBcia ne la porporela. e quattro fontesprìzi di sopra, dietro a la 
papola ; e •ancho abino a dilongbare e due cholonegli avolti grò- 
ày s) che ^ieno bene; e maneha al tabernacholetto di sopra, sai 
j^bn^olette. 

Quest' è el quarto tabernacholo segpente : medeaimamoBlp 



374 DOCUMENTI 

r aviamo riveduto e stimato el pegioramcnto e rechato a somma, 
ed è £ 42. 18. -- 

Si veramente , che e detti maiesstrì abino a fare le chose che 
vi manchano, le quagli saranno isscritte qui di sotto. 

In prima vi mancha al fontesprizio di mezo grande in su T ar- 
che aghuto, uno cholonelo avolto e messo d^ oro; e manchavi una 
testucia ne la porporela, di bosso; e manchavi quattro fontespri- 
zi di sopra, dietro a la pupola. E anche abino a dilonghare e due 
cholonegli avolti grossi, sì che stieno bene; e manchavi dodici 
ghorcholete a' tabernacholetti. 

Quest' è el quinto tabernacholo seguente: medesimamente Fa- 
viamo riveduto e sstimato el pegioranicnto e rechato a soma, 
ed è £ 16. 15- — 

Si veramente che e detti maiesstrì abino a fare le chose che 
vi manchano, le quagli sono isscritte qui di sotto. 

In prima, vi mancha al fontesprizio di mezo grande una te- 
stucia di bosso ne la porporela; e manchavi uno cholonelo avol- 
to messo d' oro su T arche aghuto ; e manchavi quattro fontespri- 
zi di sopra, dietro a la pupola; e manchavi sei ghorgliolette al 
tabiH*nacholetto di sopra. 

Somma el tutto di questo pegioramento de la tesstiera e de* 

detti tabernacogli £l5i.l4. — 

Con più eh' e sopradetli maiesstri sieno tenuti di fare le sopra- 
dette chose isscritte di sopra, infra sei mesi; e quanto che non 
r abino fatte al termine, chagiano in pena di quaranta fior: e in- 
tendasi per la testiera e pe* tabernacogli. 

E questo è '1 miglioramento che noi troviamo , sichonie noi 
aviamo e veduto a parte a parte. Troviamo che in prima a la 
tesstiera grande cho' la tesstieretta da la sagrestia, v' è di miglio- 
ramento £ 34. 5. — 

E '1 primo tabernacholo he (sic: che) v' è su, cioè il primo 
da la sagrestia, v' è di miglioramento . . . . £ 9. 13. — 

E 1 sichondo tabernacholo seguente , troviamo che v' è di mi- 
glioramento £ 7. 10. — 

• E '1 terzo tabernacholo seguente, troviamo che v' è di miglio- 
ramento £ 9. 15. — 

E '1 quarto tabernacholo seguente, troviamo che v' è di mi- 
glioramento £ 38. 7. — 



DEIJ.' AHTK 8BNBSB S75 

E1 quinto talM^rimcbolo sejaiente, troviamo che v* è di mi- 

mlioranif^nto £ 17. 10. — 

Soma 1)01* tutto questo miglioramento, £ 117. 



N.^ 133. 1396-97 16 Febbrajo e 8 di Marzo 

Ddibera&iont dell' Operaio e de" suoi Consiglieri^ sopra la nuo- 
va stùna da farsi di parte dd lavoro dd coro. (Archivio 
detto. Libro Nero pag. 140 tergo.) 

Memoria clic questo di xvi di Fehraio 1396, diliberaro miss: 
Sozo di mi:^s: Franciescho hoparaio e suoi consiglieri, cioè, miss: 
Jachomo da Toili (^alonacho e Pietro di Cliristofano Belanti, o 
Andrea di Franciescho Purgliiani, e maestro Martino di Luca^ 
tuti chonseglieri del deto hoparaio ^ cbe per cagione eh* el choro 
del Duomo che è d' intorno a 1' altare magiore non è interamente 
stimato; anco di Dicembre nel 1392 si ferie una stima, overo si 
de lodo per cierti maestri venuti da Volterra; stimare la parte 
verso sancto Pietro, e da lato là ù so' e gli orghani; di che Tal- 
Ira parte di rincontra verso la sagrestia . si debano fare per que' 
maestri a la propria forma; e quali maestri che lavorare, furo 
questi; maestro Bama di Jurmo, maestro Giovanni di Francie- 
scho dd Cicilia j maestro Lucha di Giovanni; e di poi avendo 
essi maestri fato V altra parte del choro per lo modo si può ve- 
dere; di Magio 1394 per l'operaio che allora era e per li deti 
maestri , si rimise in maestro Martino di Luca , e in Donienidu) 
di Nichelò del legiiiame, ch'avesero a vedere e sliuiarc e'I più e 
1 meno che ano fato. Di che esi due maestri feciero cierta sti- 
ma, e lasaro eh' esi maestri d'eso choro avesero a fare cierti la- 
vorii , come apare per lo loro lodo ; e qua* non ano fato. 

Onde che non esendosi questo lavorìo al luto spicificato e 
salda la loro ragione, perchè è posto che debin dare e danari 
ino auti; come apare in dietro a fo: 146, e non n'è posto e' lavo- 
rìo anno fato , che n' abino dato , e le ragioni staiuio male ; di 
che , per questo diliberaro e \ oparaio e suoi chonsiglieri , che 
liberamente sia rimeso ne deti maestro Martino di Luca e in Do- 
menico di Nichciò de'legniame, eh' abino a veliere el deto la 



37è DòcuiiiiifeTi 

voriò j e che i/na volta ési t1^ faciano stmia per )o nttCklo ìo* par- 
rà, sì che irf tuto la ragione si saldi. E 'ntendiisi che non prè^ 
giudichino a la stima fata pe^ dòti maestri Maviano, e maestro 
Andreuccio che vennero da Volterra. 

Ancbo che deti maestri Martino e Domenicho eleti stima- 
tiltì, afiinb a \e6ettì tòte Ife te^tlerctè de V entrale, se <fe* soAò 
cbonferente a la prima testerò ta , che è a piei san Piero , la quale 
fii stimata pe' deìfi stimatori vènlili dai Volterra , è che dei! lo t^ 
gnanò èl menò , et più, chòme crèdòho convéhifsi, é ch&sl stimi- 
no. Scrito qui per me Benedeto di Giovanni camarìengho. 

Adi Vili di Marzo 1396. Vene qui maestro Giovanni dì Fratta 
cteic/io, e maastro Bama di Turino^ e presenti i deti maestro 
Martino e Domenicho stimatori soprascrifi, dichoho che so*choii^ 
teliti a la deta reinisione per lo modo soprascrito , e ()roihétono 
fare ratifichare é^ lodo che per li deti stimatori $Jàrà dato e fdtd, 
a le ìrede del soprascrito Luca di Giovaiii loro òhòhipd^tò e:^ 
to al deto lavorio. Posta e caésa , perché poi al tempo tR Pàvblò 
di sèr Puccio operàio nel 1397 si saldò la ra^bné co' Uìàéétrì 
sopiràdeti. Apàre di rhaho d( mò ftàriolòmeo Hi (lidvantii SHr iftiiri, 
kànàarlèngo cleir nopera. 



Jntró ioido di' 'sopràdetti Maeàlrl (Archivio dotto. Libro di Do^ 
cumènti Artistici N.® 30.) 

Al nome di Dio. Amen. 1396. Fatta adì |6 Marife. 
Qui di sotto ssarà isscritto per noi malestro MarìrHo Ai Le- 
chà^ maiesstro di pietra da Siena, od io Dfmienichó di IVichólb 
maiesstro di léghiamé da Siena , chiamali di concordia \Mpr V opa- 
faio de V uopàrà sante Marie e per maiesstro Bnrha di Tarino, 
inaiesstro di legniamo e per maiesstro Giotèni'A di maiéiMllt> 
firàncieischo , inàiesstrò di lej^niilmc , e per le re'dé di xiiiSèsSiS^ 
Lucha di Giovanni^ maiesstro di lengniame, a rlvetì^ffe'é sls^tiitté^ 
re el pegioramento de le tésstiérette , lo quagli b ^òpràdeWi roales- 
stri tòlsero affare à le èfnqtió InUàtc del choi-fl Hi I)itómò^ à'élé 
sono rìsspóndenfi a la tessfierolta ìsstimMa da \ii^ì la testi'èirtl di 



DSLL' AtTE SEUESB Stt 

Piero, la quale issrimaro e oMfèMtrì òhe ttteéró dà Vdflerra' 
e chon più, afkuiò a mimare )é òHode le f|da^ è MP(M^*d6fd in^éélst- 
atfi Aovètano Ihrc e ponare a la tesstiera da la sagrestia è k\tìtt^ 
qm tabèmachoglt , e quali noi riveriemo, thotbfé apàfe pét k> no- 
sifro lodo, ei quale fecieitfio ffel i39i; 

E intendasi la detta isstima okra a la sstima che per lidi 
nel sopra détto lodo fu fatta. 

Ih prima , ariano isstimato le cose le <(oagK é' MprUdeKi tiitifr^ 
ssiri dotévano fere e ponare, ehome dicie in sul nossfro lòdtt, M 
qnle facièmo nel tS94 adi 3é di Magio, e Mittto é ^Aliamo 
le chese le quagli vi manchano £ 6^. ^^. *^ 

Si veramente eh' e sopradetti ttmies^ àbillò pMste Vi chose 
le qoagli sarario qui di sotto nominate. 

In prima, ale charlotte de là testièra dd U d«gM§tia , ^uÉb- 
lordici chapitelU2Ì, e quagli sobo fatti. 

Aiichò poftghino vinti e tré ghoti^olettè , le (|iulgK s6ho IHttè. 

AÉébo ]^Mi{jttino due téétuteié di Bbsso, el ^(dègli (èk) Mtìb (kttè. 

Aacho ponghino lo sscfandiciaolo òfaò' k 'hsègna de P ttopèltik. 

E le détte chose ponghino a loi^ tùogAb òbblft dù inilAtàtiò. 

E le dette chose abino posste per tutto èl IMiiè di Mar^O 
inDsimò ; e 'ti quanto non V abino pòs^è , i^stitUisbhinò frMitui- 
teano) a T uopara quindici lire e abnsi {sic: abbiùVM) te chbHé 
scfpradett^. 

Qui di sotto sarà iscritto ci p<»giòràinèbto e là stinto de te 
teestie^ette, cioè quello che tòhò pegio dà là tésstièretà ìàMittiatà 
per e maiesstri che venero da VoltiSrrà | é dii^emo # t>Éigni èHM- 
la , cioè eniendasi due tesstieretie per etilista ; e 'ntehdasi ed è 
in quessta stima tanto lavorìo quaiitb pbrta è^ lavóTib de V Èva 
di bosso, la quale e sopradetti diaiéfetri che Venerò dà Tòltéh^ 
federo isl;timàre a frate Guidò. 

Prima le due «esitietette 4a piei e %Y olfatti MUO iSétilÉft- 
te e loro pegioàimenti . . i . . v . i Fkà\ 14. C 43. 

E intendasi ne la detta iti^Mma tanto la^^<Mo tfiMiJb p^im 
due Ève di bos^o. 

Anchò, e V altre due tesstierefe che SOM à plei ài tàbèrna- 
eUrio che prtncipiò Méhiano /"cioè : MàHMo dT Jglédlo RmUt- 
ne§K) e intendasi mf^^étesikhàmraté Hi <^éMa stitna e' lavorìo di 
éae E^. . . . Ficfr. 18. £ 43. 



. I 



378 DpcUMKKTI 

Ancho^ e V altre due tesstierette che sodo a piei sanlo Sa^ 
vino e inlendasi medesimamente in quessta stima e' lavorio di 
due Ève Fior. 14. £ 44. 

Anche, e V altre due tesstierette che sono a piei santo Sano: 
e intendasi medesimamente in quessta stima e' lavorio di due 
Ève Fior. 14. £ 44. 

Anche e V altre due testierette che sono da V uscio de la 
sagrestia, e intendasi medesimamente in quessta stima e lavorio 
di due Ève ... Fior. 14. £ 46. 

Anche, stimiamo, che in su la tesstieretta di san Favolo per 
uno simile lavorìo, doveva Fior. 5. 

Anche che detti maiesstri rendano e V Eva che g' ano (jèìc: 
eh" egli anno) la quale feciero isstimare à maiestri da Volterra. 
E intendasi el fiorino a tre lire e diciotto soldi 

E più, che la sopradetta rimissione fatta per T oparaio, per 
lo suo chonseglio e per detti maiesstri e quagli ano fatto el so- 
pradetto lavorio , maiesstro Martrino (sic) e io Damemcho sopra- 
detti avessimo a chonferire chol chamarlengo e a saldare et a os- 
servare e diterminare e dar fine , si che la loro ragione si chon- 
chuda (conchiuda) e si saldi. 

E più, che noi chonfermiamo ongni lodo che fosse dato per 
questo lavorio. 

E r mpotente (sic) Idio e la sua madre vergine Maria vi dia 
grazia a voi ed a noi di fare si a voi e a noi , che noi salviamo 
V anime nosstre. E si aviano riveduto e sstimato el sopradetto la- 
vorio, sechoqdo el nosstro parere e la nosstra chusscienza. 

Io miss: Sozo di miss : Francescho de' BandinegU , hoparaio, 
soV contento e apruovo V infrascritto lodo e cosi voglio che se- 
ghua come in esso si chontiene ^ e perciò ò iscritto di mia ma- 
no, adi xvii d' Aprile mccclxxxxvii e so' contento che tu Be- 
nedetto camarlengo lo scriva su livro de V uopara. 

E io Giovanni di maestro Francescho dd Cichia^ sono con- 
ato a la detta stima e lodo scrito qui dentro, die, ano e mese 
detto di sopra, per misere Sozo; e chosi prometto d' oservare. 
E io Totnè di Giovani , sichome Martino de* maestro LuchOy 
premete di f^re e ratifiopre a le redo di maestro Lucha di Gio- 
vanni el deto lodo iscrito pe' detti istimatori , cioè maestro Mar* 
tino ye maestra Domenicho; e per ciò fare oservare, obrigo me 
e mie rede, e beni, e rinunzio a ogni benefizio di ragione. 



DEIX' ARTK 8BNESB 379 

Adi xvii d' Aprile 1397, io^anni di Jachomo speziale a pre- 
e volontà di maestro Bama di Turino del lengname, scri- 
vo qui , come il sopradetto maestro Bama dicie volere osservare 
e rattificare il detto lodo, come per li detti maestro Martino, e 
maestro Domenicho knno lodato, sicome apare iscritto per lo pre- 
sente lodo ; e quessto ò scritto io Nanni di Jachomo ispeziale so- 
pradetto, di preghiera di detto maestro Bama, perchè il detto mae- 
stro Bama disse non sapere iscrivere , nella presenza di Checcho 
di Genni pizziehaiuolo e di maestro Giovanni di Franciescho del 
lengname : e cosi soscrivaranno qui di sotto di loro propia mano. 

Io Checho di Cienni pizichaiuolo fili presente a la sopradeta 
scritta, fata per mano di Giovanni di Jachomo speziale, ano e di 
dello di sopra. 

Io Giovanni di maestro Francietcho del Cichia fui presente 
a la deta scrita, fatta per mano di Giovanni di Jachomo, speziale. 

NOTA 

Frale Guido di Giovanni, certotino, DoniDalo eooia ttfoialore io quatto 
JocomealOy laTorò pel Coro del Dooono aleooe fidare di botto e di noce, co- 
se apparitce dalle segoenti memorie. 

1390-01 A frate Caldo di Giovanoiy fraU di Certosa, sta a PonHgnano, 
foTz cinque e quagli den: li dei per detto defl' operaio. Oamoli , perché ha 
fatte eei fghure, cinque di nocie cuna di bosso. (Archivio bkli.' OraaA bel 
DcoHo DI SiiiiA. Entrata e Uscita del Camarlingo ad annom a e. 54.) 

1593. Guido di GtOTanni, frate da Pontignano, fiorini vinti^ come aparo 
al Memoriale fo: 17. Furo per una flghura di santo Savino, e nove fghu- 
r§ di Virtii, per panare al ehoro di Duomo. (Aftcanrio dette, latrata e Utei- 
la del Camarlingo , ad annam, carte 57.) 

1S94 Dicembre.— Frate Guido da Pontignano — Jfifie dati adk 1S di Di- 
ciombre 1394 due flghure di lengniame grandi per fior: 15 Vuna. (AROnviO 
detto. Libro Nero a e. 140 yerto.) 

1395. A frate Guido de' frati di Ciertoea da Pontignano fior: quindici, 
soidi sesantaeinque , den: quattro — demo per suo detto a Giovanni e fentu- 
ra di Francesco Venture - per detto di frate Guido. - I detti dovea avere de 
le flghure, intagliate: santo Sano, santo Savino, santo Creseentio. (AfteviTfO 
detto. Entrata e Uscita del Camarlingo ad annum, a e. 59.) 

Anebe maestro Landò di Stefano , pittore e teuHore, (Tedi i Docm. 79 
e 9<l), il quale abitò nella Parroecbia di S. Martino e fa sposo di Caterìoa tfi 
Cbimenti nel 1381 ^ e nel 139 . . . di Lucia di VauaaeciOy larorò Agore; di le- 
g«o pel detto Coro.* il cbe si ritrae dai seguenti ricordi. 

1391. Landò di Stefano, dipentore, die dare fior: ri d'oro, e quagti de- 



%S^ DQCHMMTI 

ffi«, ioti vinii V una dilU tette, (àbcbitio detto ^ Libro dflUo, earle 116.) 
1 S99. A maestro Lucha, maeetro del ehoro lire tre, per ispese fate per li 
maestri^ quando venero n stimare le testiere et tnbemaeholo del ehoro, per 
una sera albercarono ne la chasa ; et altre spese fate. (Archivio detto. Libro 
del Camarlingo a 55 tergo.) 

— A maestro Barna di Tarino e maestro GioTanni di maestro Francieacho 
e maestro Lacba, maestri de le testiere et testierete et taòemachogli del thto- 
«IO nuovo del Duomo, (tic) fior: dugiento vitieinque, lire eiento oto, sol: ein- 
que, den: sei, ( Aicbitio ^etto. Libro del Camarlingo ad annnm, a fo: 56.) 

1598. Mfsestro Barna di Tarino, maestro Glo?annì di maèstro Francietcbo 
d€tto del Cicbia e le rede di maestro Laca di Giovanni, maestri che fecero 
le testiere grandi e tabernacoli del coro d' intorno a V altare magiare, deno 
avere adi // d* Aprile, fior: centoeinquantanooe , soldi tre; e quagli sono per K- 
re t04, sol: 6, che montò la stima faeta per maestro Andreoccio di Bartolo* 
aeio da Siena, sta a Volterra, e per Ataviano di Nicholaio del Balgiano da Voi- 
eorra, del tabernacolo di san Piero a capo la testiera, come apare per lo 
èùdo che dero di loro mano. 

Annone auti adì n d* Aprile, fior: cinque <f oro , e quali sono per una 
Bva Uagliata in bosso, eh* era stimata, che dovea stare sul bracialle di sam 
Piero; chi un' altra n era stimata a l'altro braciole di san Favolo; l'una 
delle quali avevo; l' altra se lo* mette a denari, perchè non s' ebbe; (Aecbi- 
▼10 detto. Libro Nero, a carte 168.) 

Retta ora che alcuna altra notiiia sia data intorno al principale artefice 
che lavorò d' intaglio nel coro del Dnomo. 

Francesco del maestro Tonghio di Paganello^ maestro di legname, che a- 
bitò nel popolo di S. Donato, nella contrada di S. Pietro a Ovile, nacqne intor- 
no al principiare del secolo XIV e nel 1 329 sposò io prima una madonna Ne- 
ra, la quale gli partorì Giacomo, Nanni, e Pietro ; e fatto già vecchio menò 
ana seconda moglie per nome Biagia di maestro Landò Martini. Maestro Fran^ 
eesco nel 1388 non era più in vita. Esercitarono 1' arte paterna Nanni e Gie- 
comò, il quale fa marito di Erminia d' logletto di ser Mannello, e mori nel 
1390. Credo di questa famiglia e forse fratello di Francesco, anche frate Gia- 
comino, certosino, ed orafo, ricordalo dal Ghiberti nel suo terzo Commentario* 
( Vedi il Voi. I. del Vasari dell' edizione di Le Mounier a pag. xiii.) Di lui ho 
queste memorie. 

1406. Frate Jacomino del Tonghio de' frati de la Certosa, die dare fior: 
due d* oro sanessi e quali li prestamo cotanti inanxi questo di per parte H 
pagamento d'uno crocefisso deba fare a l' uopera. (Abchivio dell' Opkia ml 
Duoiio DI SiiifA. Libro Rosso Creditori e Debitori ad annum a carte 48.) 

Frate Jachomo del Tonghio , frate di Ciertosa di Magiano die dare fior: 
due li prestamo perche ci faciesse uno erode fisso in una crocio di diaspro* 
(Archivio detto. Libro detto a carie 48.) 

Anche Martino di Luca , lavorò d' intaglio figure per ornamanto del coro, 
tomo si ritrae da questi ricordi. 



dkll' aste senese 383 

ISSS n SeltMkro. 

A flic«tlro Mmriìmo di «oMCro Locha mR x/i di 8§iftmkr§ fhr: dm§ §^ 
9mi, ài volw dàU' operaio, per umm fipkmrm di oom Gimfonmi BaHtim IiiIa- 
fUmta di hos90. 

A wM€9tro Earlino di Lacha , /lor: tf m, perehi e* iniagliò eUrto fglmro di 
Vmm por io teotiore doi coro alla Magrooiia dei Ihtomo. (ARcnno dell' Opiba 
ML DvoHO. Entrata eó Uscita del Canarliogo, ad aonom, a earta 59 e 5S Teno.) 

1394. Mooitro Martino di L«€iia oko 'maglia U flgkmro dMa tootiorc db# 
viomo aitato alla sagrootia^ dio doro for: dmo d* oro,i quaU li praffamn di 
mioro dM* operaio. (AiCBino detto. Libro Nero a carte 144 verio.) 

1 395. A maestro Martino di Lacha, intagliatoro di fgkwro. Uro treaiaeei, 
\ f m aìi (denari) ^ infino ad^ SO d* Agosto per sei fguro intagliò di bosso: 
fbr» jMT le cero di Duomo* (Aftcìinno detto. Entrala e Uscito ad annos, a ear* 
le 15S Terao.) 



APPENDICE 



N.^ 435. 4868 20 di Maggio 

Lettera dì Gherardino de' Pii, Capitano dd Papcto di Siena j 
al Comune ed uomini di MonticianOj dd 20 di Maggio 1262. 
(Archivio delle Ripormagioni di Siena. Deliberazioni del 
Gran Consiglio. Tomo IO, carte 35 verso.) 

Die XIII. Kal. Junii 
Gherardinus de Piis, Dei et regia gratia Capitaneus Populi 
el Comunìs Senensis, Priores xxiiii et ipsi Vigintiquatuor; Pro- 
vidis viris, rectori, camerario, Consilio et comuni de Monticia- 
DO, salutem et amorem sincermn. Recolimus vobis alia vice no- 
stras licteras destinasse, ut lignamina que expediunt operi san- 
de Marie prò iusto et decenti pretio Senas deferre deberetis. Cum- 
que mandatum nostrum transieritis surda aure, grave ferimus et 
molestum. Quare vobis universis et singulis, firmiter et districte 
precipiendo, mandamus ad penam et bannum C marcarum argen- 
ti Cornimi vestro , et \igìnti quinque libr : den : senensium ab uno 
i|iioque vecturalium torre vestre auferendas, precipiendo manda- 
mus , (sic) quatenus lignamina dieta, utcumque sunt prò dicto opere 
deferatis^ pretio condecenti: alioquin contra vos ad ezbanniendimi 



et condemnanduin actente procedébimus ; Ita quod de vesira mobe* 
4ioalift Mullaai eognodcetis commoduin reporfasse. Nos aijrtem feicie* 
mm V0ÌIÌ8 60lvi de labore vestro prò ut iustum foerit atque deoens. 

N,' Wf * 1333? 31 aennai» 

iMt&fa dd fei€évo di Siena Denusdto UalavoUi ai «ede O^mr- 
naieri dd Fofolo di Orvido, dd 31 di Gennaio dd 1333 (?) 
( Archivio dell' Opera del Duomo d' Orvieto. ) 

Nobilfbps et prudenti^us viris J^riorì septem p| ipsìs sepfem 
Gubernatoribus et Defensoribus comuois et populi de civit^te Dr* 
bevetana, amicis carissimis: Donosdeus, dei gratia episcopus Se- 
nensis , salutem et dispositam ad beneplacitum voluntatem. Impo- 
suìmus esperto viro magistro Fauni olim magistri ÀmmannaHj 
civi Sen : generali operario et capiti magistro operis vostre maio- 
ris ecclesie Urbevetane, quod ex parte nostra vobis super facto 
Q?r^ filPf^ri ligni^mini^ Ipqueretur: super quo facto est de oóstra 
intentione et beneplacito plenarie informatus. — Datum in cassa- 
re MAtrp de j^. Inoocontia, die ultisio Januarii, indioiione prima. 

NOTA 

Vanni o Giovanni di Tura dplV Amfii\annaffì (Èref^}y^jifo e m^^ftro di te- 
gname , fa capomaettro del bellistimo coro della Cattedrale d' Orrieto, dove- 
dal 1330 al 1340 in cai moH, stette continuamente a layorare. La pia anti- 
ca memoria che io abbia dell'esser sao io Siena, è del 1305, dalla qaale ap- 
pirt^kfe cb0 ^a^i ^Ultò BAlla iBonlrada d' Ofile e oeUa Parrocdiia di 8. Donalo. 
Mi^ <^Wfm^ 0^ «9Qgl|e ffiadpnAa .^tina ; e pdi Calerlua di BvUàom^», U 
Sfi^P pt ^opr(iv?|a^. l rìQwdi cft© ,^ delle ^^f^ ine ,ipqo /yieali. 
1333 30 peceiqbre. 
I,tem xri li^: xrii $ol: magistro Vannaccio de l* Amannato prò retMiia 
saiarii , quod habere debet p ro magisterio muri qui fU supra turri eamfonth 
rmm. ( Bwliotbca Pubblica di Sibua. Entrata e iJscKa della Bicchema td aimiim.) 
liSSI dOtr iMioarii. 
^fr poi: ffti\>it prò VfiCi^^ra r di0r^ni uniui rons^ni, q/M^ m^t§^0' 
Jol^f^H^pes ^4M.e^VAti, cafip^t operis cori, habuit, eauiu fiM.ndi u^a c^^ «i«|<' 
Uro Niccola Nati capite magittrorutn dicti pperiSy apud eiv%t€Uem iVanbffi- 
sem ad videndum et emendum arborei poppi et alvani (?)• (Abchitio mi* 
L^OvBBA dbl Duomo d* Obvibto. Entrata e Uscita ad annom.) 
^4^867 rm iai|ii. 

i¥t0ùiii 4iuaiwor Ubr: M xiit 4ol: dictus Cam^rarhn •• di$iU m étUnt 



DELL AKTB SENESE 38o 

m mtpmkà ÌM$9 prò ditto opere — vid: prò n diebut fuibus itti mia cum ma- 
§Ì$iro Jokaime AnunaaaU eapUe miagUtrorum Cori, ad poriandum mensmras 
aagiitro Coati elavario (è questi Conte di Lello Orlandi tenete, il quale feee 
■na graticola o cancello di ferro, tuttavia io esaere, pel Duomo d' Orrieto. Mo- 
ri Jolonio al 1343) prò facto grati* (cioè della graticola) prò expeneii dicti 
mmpJ Miri Johannb et mei camerarii et duorum eguomm, menei» Amgueti; quin- 
pK0 fOr: eoi: xri. (AmcHivio detto. latrata e Uscita ad annoai.) 



N.^ 437. 4384 9 Aprile 

Lttiera di Andrea di Vanni alla Repubblica di Siena. Manca 
déffannOj ma édd 1384. (Abchivio dbllb Rièobiiagioiil 
Filza 37 delle Lettere.) (Il fo^io è lacero.) 

A die tre del mese dì Marzo gionse qua Y anbaciatta del Qo- 
miino di Firenze, ne la quale inbaciata è 1 maestro Nofirio de' fra- 
ti di Sanato Agustino, e suo chonpagnio si è ano citadino asai 
da bene merchatante. 

L'aobaciata al Santo Padre sie fue pine parttL La prima si 
è, chome sempre furono figlinogli di santa chiessa e che chossie 
btendono essare chon afeto (effetto) intorno a Tenore del Santo 
Padre. La siconda partte; che per partte di quelo Qumimo sie pro- 
feriscono forza a difendare conlra i nimici de la sua Santità, e 
chie facciese chontra a sanità Chiessa, e chie metare avere e 
persone per partte del Popolo di Firenze. La terza parte si fue : 
che per parte di quelo Popolo si dimandava la benidizione sua 
per quelo Qimiuno. La quartta sie fue, che al falò de^ denari eh' es- 
si degbono dare al chonte Amerigho soldato de' re , che si ne di- 
manda uno termine per la inposibilità loro. La quinta, ch'oche a) 
eso gli fuse racomandato quelo Qumuno e quelo PopoUo e quelo 
lamento sie cx)me suoi chriattn*e e divottissimi de la sua Santi- 
tà. Prima dise maestro Nofrio, poi il popolare, ch'ognuno l'ucfie. 

E vero eh' esi sono inbaciadori a' re. Quelo eh' essi si tratano 
Bon so niente : s' esi fano legha insieme overo chosi trattano del 
iÌBito d' avere Arezo per denari , eh' n' à asai bisogno , non so il 
vero: si rimanga nel suo luogho. Ho io chredo veramente, eh' esi 
si legharano a legha col papa, perciò eh' el papa mira di piace' 
lo' di ciò che dimandano. 11 maestro Nofrìo per parte e racho- 

36 



386 DOCUMENTI 

maiidigia del Qumuno di Firenze sì è fatto veschovo di Volterra, 
aponendo che quelo di Volterà è uomo none di papa Urbano Se- 
sto , ma è antipapista ; e che quela tera , è tera di guardia ed è 
di sospetto ed è tera del Qumuno di Firenze. Questo ci disc il 
chardinale di Fissa, che grande bisogni (sic) {ne di chosi fare per 
piacere a quelo Chumuno. Nicistà fue di chosie piacere, che non 
si poteva fare di meno. E chosie ci disse il papa a me e a mis- 
ser Antonio di Chonte(?) mezedima santtia: gV inbaciadori molto si 
chontf attano cho' Y andare ispeso al papa e a' re : quelo che si tra- 

ta , non so : se s' inponghono 

. . . •. Voi siete pure in grandissima grazia di sanf Eohie^ 

sa per lo vertudoso vostro oparato e oparatto e sete molto . . . 

. in tuto r uso che si è fato dì schriva- 

gli era di nicisità, perciò che pare che siate piue suoi dimesti- 
chi .e de chardenagli sie che T uso c^ è alza- 
to molto ad amore il nostro Qumuno che non era. Chosie quan- 
do veni a la Santità sua, perche non era chie richordasse .... 

a Firenze inbacedori il quaV è misser Ubertto figliuolo 

del Chontedi Nola e viene insieme chol chardenale di Ravena in 

sue a Fissa , poi andarà a Firenze : non so si ve- 

i*à a r altre tere, el chardenale di Ravena il quar è leghato in 

Provenza. Elo vissimo uomo e da bene , il quale à po- 

cho tenpo che tornò a Napoli ed era islato leghato in Ongharia. 

lo non so : se sono insieme a T an inbaciadore si è 

uno giudiccie savissimo quanto niuno altro che sia i^ Napoli ed i 
nome missere Mateio Chrespano. 

. '. . . . . . . . chome misser Marsiglio lonbardo ne le tere 

in Chalavra à schonfito il Chonte di Trecarcho (Tricarico^ ed è 

di chassa di Sansavarino barone che sia chol Ducha. 

La rotta fue di più di treciento fra presi e mortti. 

' Novelé si è chome i Gienovesi armano diece ghalere. Oto 
ne vano: chontra i^ re di Cipri, due sie sono a la guardia del . • 
insino a Ghaetta. 

Il vostro servidore \ndreia di Fauni vi si rachomanda. Data 
i' Napoli, Sabato santo, a die nove d'Aprile. 

(Direzione) Mangnifficci e potentti Signiori Difensori e '1 Cha- 
pituno del Foppollo, Signiori de la cittade di Siena. 



387 

TAVOLA w mmm 

DEL PRESENTE VOLUME 



AvTertìmeDto dell' Editore pag, v 

STATUTI DELLE ARTI 

" Breve dell* Arte de' Pittori Senesi dell' anno 1 355. (Pubblicato nelle 
Lettere Senesi ée\ P. della Valle voi. i. pag. 143-161; e nel Carteg- 
gio Inedito d* Artisti del Doti. Giovanni Gaye. Voi. II. pa|(. 1. ) 1 

' Breve dell'Arte degli Orafi Senesi dell'anno 1361. (Pubblicato dal 

Gaye nell' Opera suddetta. Voi. I. pag. 1. ) - 57 

Breve dell'Arte de' maestri di Pietra, Senesi, dell'anno 1441 • 105 

BOCLMENTl DELL' ARTE SENESE 

1259 26 Settembre. Maestro Manu elio di Renieri fa confessione 
di aver ricevuto lire 60 .dall' Operaio del Duomo per fat- 
tura de' seggi del coro -139 

16 Novembre. Deliberazione del Gran Consiglio sopra il 

coro del Duomo • 140 

28 detto. Provisioni de' Nove uomini deputati ad ordinare 

il lavorio del coro, della chiesa e della piazza del Duomo • id. 

* 1259 60 11 Febbraio. Il Gran Consiglio delibera di tirare avanti 

il lavoro della fabbrica del Duomo. (Pubblicato dal Runiohr 
nelle Ricerche italiane. Voi. II. pag. 159.) . . . «142 

20 detto. Ordine all' Operaio del Duomo che faccia una 

volta fra le due ultime colonne della Chiesa; che apra 
una porta di fianco, e costruisca le scale esterne di pie- 
tra dal lato della fac4!iata principale « id. 

1260 31 Maggio. Altro ordine all'Operaio che faccia costruire 

sei volte m^lla chiesa del Duomo « 143 

* 6 Giugno. Parere di alcuni maestri sopra la stabilità di 

alcune volte fatte nel Duomo. (Pubblicato dal Rumohr 
neir Opera suddetta. Voi. 11. pag. 128.) « 144 

* 1265 29 Settembre. Allogazione a Niccola Pisano del pulpito 

di marmo del Duomo. ( Pubblicato dal P. della Valle nel 
voi. I. pag. 179 delle Lettere Sanesi^ e dal Rumohr nel- 
l'opera citata. Voi. 11. pag. 145.) • 145 

* 1267 li Maggio. V Operaio del Duomo ordina a Niccola Pisano 

che faccia venire a Siena, Arnolfo suo discepolo. (Pub- 
blicato dal Rumohr. Voi. 11. pag. 15*2.) «149 

Luglio e Novembre. Pagamenti a maestro Niccola sud. 

pel lavoro del pulpito. (Pub. dal sud. VoL II. pag. 153.) • 150 

1271-72 23 di Marzo. Civiltà senese data a Donata, Lapo e Goro 

da Firenze «153 

1277 15 d'Aprile. Domanda di ajuto di denari del Vescovo di 

Siena, per il lavoro del palazzo^ e della cappella vescovile " 155 

1 1 d* Agosto. Misura de' bottini di Fontebranda fatta da 

Ventura di DieliscUti, e da Donato di Ricevuto. . . «156 



388 

' 1281 20 di Novembre. Richiamo a SìeiìB dì Ramo dì PaganeUo. 

(Pubblicato dal Rumohr; Voi. II. pag. 142.) ... - 157 
1284-85 27 di Gennajo. Deliberazione di accordarsi col Vescovo 

intorno al lavoro della facciata del Duomo. . . * • id. 

1285 15 di Aprile. AUogagione a Duccio pittore, di una tavola 
per la Compagnia di S. Maria in S. Maria Novella di Firenze. - 158 

1286 16 di Novembre. I Frati Minori supplicano per essere aju- 
tati a tirare a fine la facciata della loro chiesa . . • 160 

1290 17 di Luglio. Giovanni di maestro Niccolò da Pisa è asso- 
luto da varie condanne - 161 

1298*99 11 di Febbraio. L* Operaio del Duomo domanda ajuto 

di denari al Comune «163 

9, 15, 16 di Marzo. Ajuto di denari dato dal Comune 

all'Operaio del Duomo • Id. 

1306 19 di Agosto. Il Comune delibera che sia spianata te piaz- 
za del Duomo ec • 165 

* 1308 9 di Ottobre. Allogazione a Duccio pittore, deUa tavola 
dell'altare maggiore del Duomo. (Pubblicato dal P. della 
Valle nelle Lettere Senesi, Tomo li. pag. 75.). . • • 166 

1308 20 Dicembre. Confessione di debito del sud. maestro. • 169 

24 detto. Il Comune delibera che sia dato il vino a' mae- 
stri del Duomo « . • 170 

1310 10 Settembre. Elezione di maestro Lorenzo Maiiani a ca- 

pomaestro del Duomo d'Orvieto • 172 

16 detto, dolo di Neri maestro di pietra piglia per ano di- 
scepolo Tieri da Castelfiorentino. ( Pubblicato dal Rumohr. 
Voi. II. pag. 402.) « 174 

28 Novembre. Deliberazione del Comune sopra il Musaico 

e la tavola dell' aitar maggiore del Duomo. ... «175 

(?) Concordia con maestro Duccio per la pittura della 

parte di dietro della tavola del Duomo «178 

1315-16 8 di Gennajo. Il Consiglio di Massa delibera che sia con- 
dotta a fine la tavola della Cattedrale «179 

1316 28 d'Ottobre. Petizione intomo alla pittura della sala del 
Potestà nel Palazzo pubblico di Siena. (Pubblicata dal De 
Angelis. Notizie di fra Giacomo da rorrtfa ; Siena 1821 
pag. 63, e dal Gaye. Op. cit. Tomo. II. pag. 429.) • 180 

1318 8 di Giugno. L' Operaio del Duomo si confessa debitore 
di Camaino di Creecenzino , maestro di pietra , e di Tino 
suo figliuolo «180 e 181 

1318 15 Dicembre. Vanni dì Bentivegna e Antonio di Manno 

maestri di pietra, fanno confessione di debito. . . «185 
' 1321-22 17 di Febbraio. Parere di Lorenzo Maitani e di altn 
maestri sopra la nuova aggiunta del Duomo di Siena. ( Pub- 
blicato dal P. della Valle. Op. cit. Tomo II. pag. 60. e 
dal Rumohr; Voi. II. pag. 129.) «186 

17 detto. I suddetti maestri consigliano che sia costruito un 

nuovo Duomo. (Pubblicato dal Rumohr. Tom. II. pag. 132.) - 188 

1322 13 di Marzo. Il Comune d'Orvieto delibera a favore di 

Lorenzo Maitani «189 



389 

132S 12 di Aprile. Altra deliberazknie sol medetiiiio soggetto. • 190 

1335 16 di IMceiiibre. DoiMiida M detto Lermio Maitam al 
Comune d'Orrieto -191 

1329 26 d'Ottobre, n Gonsigtto del GoaRHie di Siena delibera so- 
lira il pagamento della tarola fatta da PUir^ Latrati al 
Carmine. (Pubblicato M Rnmohr. Voi. II. pag. 121.) • 193 

1330 10 di Loglio. ViiaU Maitani, e Nieeoki Ifnti eletti ca- 
pomaestri del Duomo d'Orrieto - 197 

1 332-33 7 di Febbraja Maestro Agostino scoltore da 8iena,pattnisee 

il lavoro di ona cappella di marmo nella Pieve d* Arezao • 200 

1333 30 di Novembre. Esami di più maestri di pietra sopra 

lavoro del nuovo Duomo di Siena • 204 

1336 6 Novembre. Allogagione a Beaveeio del fa Giotanni • 209 

1337 Pagamenti del Comune d' Orvieto ad Amhrogio^ Vitale e 

ad àmiomo Mailanù • Id. 

1337-39 Pagamenti a Ugolino di Vieri ^ oraib,per H lavoro del 

Tabernacolo del Duomo d'Orvieto • 210 

1337-38 6 di Febbrajo. Il Gran Consiglio delibera die sia con- 
dotta nella fonte Branda la sorgente dell' Acqua calda. • 214 

1338-39 8 di Febbrajo. Procura fatte in maestro Simone Mar- 
tini e in Donato suo fratello - 216 

1339 22 di Luglio. PatU con Cellino di Nese per la costruzione 
di S. Giovanni di Pistola. (Pub. dal Oampi. Notizie Inedite 
della Sagreetia de" BeUi Arredi pag. 137.) .... «222 

23 d'Agosto. Deliberazione del Gran Consigltoche sia rifatto 

il corpo del Duomo nuovo. (Pub. dal Rumohr Voi. II. 
pag. 135 • 226 

3 dì Dicembre. Richiamo da Napcrii di maestro Landò «228 

1339-40 4 dì Febbrajo. Patti per la costruzione della facciate 

del Palazzo Sansedoni dalla parte della Strada. (Pub. del P. 
della Valle Lettere Senesi, Tomo II. pag. 131.) . . - 232 

' 23 di Marzo. Condotta di Giovanni del maestro Agostino 

a capomaestro del Duomo. (Pub. dal Rumohr Op. cit. to- 
mo IL pag. i39.> «240 

1344 30 di Giugno. Transunto del testemento di 5imofieMarrtfit. • 243 

1348 ISdiNovembre. Allogazione a vari maestri di pietra del lavo- 
ro di una cappella in S. Pietro degli Agostiniani di Massa - 246 

1349 26 di Novembre. Domanda di maestro Giovanni di maestro 
Jacopo delTAcqua^ di essera eletto provveditore delle acque 
della citte -247 

1356 (?) Parere di Benci di Cione architetto da Firenze sopra 

il difetto del Duomo Nuovo * 249 

(?) Parere di Domenico d' Agostino e di Niccolò del Mer- 
da sopra il suddetto argomento "251 

1357 di Giugno. Deliberazione de' signori Dodici che sia disfot- 
to il Duomo nuovo * 254 

1358 3 di Novembre, 1362 li di Marzo. Ricordi sulla condotte 

di Paolo di Matteo, a capomaestro del Duomo di Orvieto. - 257 
1360 31 di Luglio. Petizione perchè sia compitela pittura so- 
pra te porte di Camollte * 258 



390 

1360 25 di Dicembre. Transunto del tesUmeiita di Andrea di 

Cecco da Siena, capomaeslro del Duomo d'Orvieto . - 259 

1362 d' Aprile. Lettera di Battalo di maestro Fredi pittore alla 

Signoria di Siena. (Pub. dal Gaye Op. cit. toI. I. pag. 70.) « 260 

1364 17 di Marzo. Obbligazione di Antonio di Bmnaccio^ mae- 
stro di pietra coir operaio del Duomo di Siena . . «261 

8 di Aprile. Maestro Paolo é^ Antonio è condotto a capo- 
maestro del Duomo d'Orvieto « id. 

1365-66 19 di Marzo. Pietro di landò da Siena supplica la Si- 
gnorìa di Firenze. ( Pub. dal Gaye Op. cit. voi. I. p. 73.) • 262 

1367-68 1 di Marzo. Jacopo di Mino e Bartolo di Fredi pigliano 

a dipingere una delle volte del Duomo di Slena.. . « 263 

6 di Gennajo. Vari maestri si allogano coli' Operaio del 

Duomo a costruire una casa nel piano di S. Maria. • 264 

1368 4 di Novembre. Composizione de' maestri dell' Arte della 
Pietra coli' Operaio del Duomo per la cappella loro de' Ss. 
Quattro Coronati - 265 

1369 18 di Giugno. Deliberazione sopra il lavorio della cappella 

di Piazza «267 

7 Dicembre. Lettera di Urbano V. alla Signorìa di Firenze. 

(Pubblicato dal Gaye Op. cit. voi. I. pag. 74.) . . «i 269 
1372 12 di i^prìle. Jacopo di Iftno piglia a fare una tavola per 

la chiesa del monastero dì Passignano « Id. 

1375 11 di Marzo. Giovanni di Stefano è condotto a capo mae- 
stro del Duomo d' Orvieto « 272 

15 di Settembre, Lorenzo di Vanni e Nuccio di Neruccio 

s' obbligano di dipingere il cappello della tavola dell' al- 
tare maggiore del Duomo di Siena • 274 

1376 22 di Luglio. Consiglio sul lavorìo della Cappella di Piazza. - 275 
(V ® di Ottobre. Lettera al Comune d'Orvieto di maestro 

Giovanni di Stefano " 276 

1377 20 di Giugno. Consiglio sul lavoro della facciata del Duo- 
mo di Siena « Id. 

31 di Luglio. Allogagione a Mariatw ó* Angelo e a Bario- 

lommeo di Tommè d'una statua per la cappella di Piazza. • 277 

29 di Settembre. Giacomo di Buonfredi piglia a fare il la- 
voro della facciata del Duomo di Siena «278 

1 377-78 12 dì Marzo. Bartolommeo di Tommè e Mariano d' Agnolo 

s'obbligano di scolpire otto statue perla cappella di Piazza • 279 

1378 24 di Maggio. Allogagìone a Giacomo di Buonfredi di di- 
versi lavorì per la cappella di Piazza • 282 

1378-79 4 dì Marzo. Lettera di Bartolo di maestro Lorenzo alla 

Signorìa di Siena -283 

1379-80 2 di Marzo. Maestro Jacopo del Tonghio domanda di 

fare il tabernacolo di S. Pietro in Duomo • 285 

1380 25 di Luglio. Lettera del Comune di Siena ai Volterrani, 

in favore di Bartolo di Fredi • id. 

27 d'Agosto. Altra dello slesso ai medesimi. . . . • 286 

30 detto. Risposta de' Volterrani al Comune di Siena. • 287 

Lodo di vari maestrì di legname sopra una tavola liita- 



391 

irtiaU pel I>aoino da FranetMco e Giacomo del Tongkio. » 288 

1381 25 di Giugno. Bartolommeo di Tommé e \eilo di Giovanni 
preDdoDo a fare quattro statue d'argento pel Doomo. • 289 

6 d* Aprile. Allogagione d*una canipana pel Duomo a Ma- 
gio di Giovanni 290 

1382 9 di Maggio. Bartolo di maestro Predi s'obbliga di dipin> 
gere una tavola in S. Francesco di Montalcino. . . • 292 

1372-73 17 di Febbraio. Lettera di Andrea di Vanni e di altri 
ambasciatori del Comune di Siena. ( Pubblicata ^1 Gaye 
Op. cit. voi. I. pag. 76.) • 294 

1384 24 di Febbrajo. Altra dello stesso Andrea di Vanni. • 295 

Altre dello stesso Andrea al Comune di Siena . • 997 e 298 

1385 16 di Giugno II medesimo alla Signoria di ^na . • 300 

4 d' Agosto. Altra dello stesso alla stessa. (Pubblicata dal 

Gaye Op. cit. voi. I. pag. 78.) • 302 

1384 16 di Maggio. Contratto di compagnia d'arte tra Fede di 

Nalduccio e Landò di Stefano pittori • 307 

Allogagione a maestro Berlino di Pietro da Rouen, delle 

graticole del Doomo • 309 

1384-85 24 di Febbrajo. A maestro Jacopo di Cast dio sono date 

a tiare tre finestre di vetro pel Duomo «311 

1385-86 7 di Febbrajo e 12 di Marzo. Taddeo di Bartolo prende 

a dipingere gli angloletti sopra il coro del Duomo . «312 

1386 Allogagione a Giovanni Peruzzi del lavoro de'docd di 
pietra pel Duomo • 315 

Allogagione a Luca di Cecco degli scalini da porsi avanti 

alle graticole del Duomo , > - «316 

1387-88 13 di Marzo. Allogagione a maestro Bertino di Piero 

di altre graticole pel Duomo • id. 

1388-89 5 di febbraio. Consiglio di più maestri per riparare 

al difetlo del Campanile del Duomo «318 

1390 da Luglio a Decembre. Deliberazioni del Comune di Or- 
vieto sulla condotta dì maestro Luca di Giovanni da Sie- 
na a capomaestro del Duomo dì essa citte. ... «319 

1392 4 di Dicembre. Lodo dì vari maestri Chiavari sopra una 

graticola fatta pel Duomo da Andrea di Sano. . . • 322 

1396 e 1397 30 Settembre 8 Febbrajo. Tofano dì Magio pattuisce 

la fattura d* una campana pel Duomo «323 

1397 6 di Luglio. Consiglio per riparare al danno delle volte 

del Duomo • 325 

1399-1400 24 di Marzo. Lettera di Don Gaspero Ubaldini^ mae- 
stro d' orologi • alla Signorìa dì Siena • 326 

DOCLJIE>TI SLX COMO OEL DUOMO 

1362 25 di Settembre. Francesco del Tonghio piglia a fare un 

lef^gio e due stadie del coro « 328 

25 Settembre. Patti per il suddetto lavoro. . . . • 329 

1368 2 di Luglio. Seri Ranuccioli è chiamato a stimare i la- 
vori del coro fatti da Francesco del Tonghio ... -331 

1370 23 d'Agosto. Il Gran Cunsiglio delibera sopra il salano di 

maestro Francesco del Tonghio pel lavoro d^ coro. > Id. 



392 

1377-78 9 di (lODii^jo. Patti con lo stesso Fr^metseo e con Già- 

corno suo fif^liuolo per la fattura del coro predetto. • 332 

1378 33 41 Setli^mbre. Giovanni di Martino e Andrea di Giusto, 

orafi sono eletti a stimare i lavori del coro. . . «334 

1379-80 6 di Febbraio. Deliberazione del Concistoro sopra U la- 
voro predetlo «1136 

1382 10 di Novembre. Lodo di vari maestri di legname sopra la 
dilEerenKa nata tra Franeeteo e Giacomo del Tonghio e 
1* Operaio del Duomo 338 

4385 17 di Decembre , 1385-86 8 di Gennaio. Scrittura fra l'Ope- 
raio del Duomo e i detti maestri per la continuatone del 
lavoro del coro « 340 

— — 4 detto. Ck>mpra della casa de' detti maestri per garanzia 

del lavoro predetto «343 

1386-87 22 di Marzo. Lodo di vari maestri «344 

1388 19 di Maggio. Compromesso dell' Operaio e di Giacotno 

del Tonghio «346 

8 di Giugno. Lodo de' maestri cbiamati dai predetti. « 347 

1388 13 di Giugno. Scelta del disegno della iorma deUe testiere • 354 
27 Settembre. Concordia fra l' Operaio e Giacomo del Ton- 
ghio sul lavoro delle testiere e de' tat>emacoli. . . -355 

1389 Giacomo del Tonghio e Mariano d' Angelo Romanelli^ piglia- 
no a fare il lavoro delle testiere, e testierette e taberna- 
coli del coro «349 

1388-89 10 di Gennaio. Allogagione delle testiere e tabernacoli 

predetti a vaij maestri 356 

detto. Memoria della detta allogazione « 36i 

detto. L'Operaio annulla l'allogazione delle testiere fatta 

a Giacomo del Tonghio « 362 

1388-89 13 di Marzo e 13 di Giugno. Mariano Romanelli si 
alloga a fare le figure di legno per le testiere ed i taber- 
nacoli del coro « 363 

19 di Marzo. Giacomo del Tonghio piglia a fare una testiera. • 368 

1390 31 di Luglio. Altre testiere e testierette allogate a Maria- 
no Romanelli ed ai suoi compagni « id. 

1392 12 di Dicembre. Lodo sopra il lavoro fatto nel coro da 

vari maestri « 369 

1394 28 di Maggio. Altro lodo sopra il medesimo lavoro. - 372 

1396-97 16 di Febbraio e 8 di Marzo. L'Operaio e il Consiglio 
del Duomo deliberano che si faccia nuova stima di parte 
del lavoro del coro «375 

10 di Marzo. Altro lodo sopra il lavoro suddetto. . • 376 

APPENDlCJs 

1262 20 di Maggio. Lettera del Capitano del Popolo di Siena 

agli uomini di Monticiano > 383 

1333 (?) 31 di Gennajo. Donnsdeo Malavolti Vescovo di Siena 
scrìve al Comune di Orvieto. (Pubblicato dal P. della Valle 
nella Storia del Duomo d' Orvieto, pag. 282.) . . «384 

1384 9 di Aprile. Lettera di Andrea di Fauni alla Repubblica 

di Siena « 38& 



DOCUMENTI 



PBR LA 



STOMA DELL' ARTE SENESE 



RACCOLTI BD ILLUSTRATI 



BA& 90TT. aASTAVO KI&AVS«I 






Tomo II. 



Sbcoli XV. e XVI. 



rsHM OVOBATO FO: 

/854 



PARTE PRUA 



Itel 14«« al t4ft«. 



SECOLO ZV. 



N."" 1. 1400-01 4 Febbraio 



Jllogasiant a macero Taddeo <it Barbilo détte pftt«re «Ubi cop- 
pétta dt S. Jnkmio né Duomo. (Abchivio dell' Otiba dbl 
D«M>HO DI SicHa. Libro Nero pag. 178.) 

Memoria, che a dì 4 di Ferraio, Piatolo di aere Fàocio, operaio, 
misser Pietro di Cecho, chanomdio, Antonio di Francescho di Ca- 
brino, banchiere, Tadeio di FranceMchOj dipentore, tutti e tre 
chonsiglieri del sopradetto operaio, asente Mateio di Ghalgano di 
Goccio Bichi , suo chonsiglìere ; diliberarono , che sopra a V avlta- 
re (sic) o veramente chapella di santo Antonio posta ne la chie- 
sa magiore , sì dipingha per le mani di maestro Todeto di Air- 
folo, dipentore, uno giudizio y con quelle fighure e adomo che 
per r operaio che ène al presente o per li tempi sarà , insieme- 
inente dilìberaranno ; e similemente ogni altra fighura che acha- 
desse dì fare ne la volta o veramente ne la detta facciata, chon 
questi patti e modi che apresso diremo': 

In prima , eh* el detto oparaio debi fare fore e disCeire ogni 
ponte che al detto lavoro bisogniasse, a le spese de V uopera. 

Ancho, che V oparaio li debi fare anchonciare ffic) le mu- 
ra, e fare fare el primo iscialbo dùnque (Vlotmnqiie) sì dovarà 
dìpingniare , per quello modo che parrà al d^to maestro Tadeio ; 
e più li deba dare fatta la chalcina tutta che nel detto lavoro 
andarà. 

Ancho , che V uopnraio debi metare ogpi colore e oro , e 



fi DOCUMENTI 

Ogni altra chosa che nel detto lavoro andarà. E intendasi , eh' el 
detto maestro Tadeio non metta nel detto lavoro, se non la per- 
sona sua elio' e pennelli. 

Ancho, eh' el detto maestro Tadeio debi lavorare el detto 
lavoro bene e perfettamente quanto sa. 

Ancho, eh'el detto maestro Tadeio debi lavorare nel detto 
lavoro ogni di che non sieno coffiandati da la Chiesa, e se ne 
perdesse nonno, el debba rifare nel detto lavoro. 

Ancho, eh' el detto maestro Tadeio inchominciarà a dipigna- 
re el detto lavoro quando sarà fatto lo scialbo e bene asciutto. 
E inehomineiato el detto lavoro a dipigniare, che detto maestro 
Tadeio non debi tralasare e' lavoro, per infino a tanto che l' abia 
iratfo a fine. 

E cliliberarono e sopradetti operaio e chonsiglieri , che V o- 
pera sta ohrighata a dare e pagare per salaro del sopradetto mae- 
stro Tadeio^ per queHo tenpo che esso po&arà a dipigniare el 
detto lavorio^ a ragione di fior: centocinquanta l'aBao, pagato 
ogni mese che lavorare nel detto lavoro , chome tocha per erata 
parte, cioè fior: dodici e mezo el mese. 

E chosi furono d' achordo le parti: per chiareza di loro io 
iachomo d' Anbruogio Brizi , chmiarleii§^ de' uopara, òne iscrìt- 
to qui di mìa mano. 

Ed io Tadeio di Bartolo soprascritto , so' chontento d' osser- 
vare chome ne la sopradetta scritta si contiene; e per chiareza 
di ciò ò scritto di mia propria mano adi xviii di FeraÌ0| ano 
st)praseritto. 

N."" 2. noi 10 dì Giugno 

Maestro Taddeo di Bartolo prende a dipingere tdcune storie nd- 
la parete sopra la sagrestia dd Duomo, (ArcWyio db' Con- 
tratti. Rogiti di ser Bartolomeo di Jacopo da Radicondoh' 
dal 1400 al 140t.) 

Anno domini MCCCCl, indictione vini, die x mensts JuoiL 
Actum in domo opere maioris Ecclesie Senensis, coran ser 
Mariano Johannis presbitero , et sacrista diete maioris Ecclesie Se- 
nen: et Potrò Goidonis. ligritterio de Senis, testibus: 



dbll' abtb sbitesb 7 

Cam hoc sìt, quod magìster Taddeus Aorfolt, pìctor de Senis 
promìserit et se locaverit Paulo ser Fuccii , tunc operarlo opere 
maioris Ecclesie Sen: recipienti prò dieta opera, per tempus unhis 
anni, aut prò maiori tempore, ad pingendum certas storias in di- 
eta Ecclesia maiori, prò certo pretio, at de predictìs latios con- 
stare dicitor in locatione et conductione predicta. Nunc vero Be- 
nedictos Alessi operarius diete opere, de consenso —domini Fran- 
cisci Blaxii de Tolomeis, canonici senensis, et Johannis Donati, 
cartarìi de Senis, habentium vocem Mactbii Francisci, pizzichaioli 
de Sen: — consentientium nomine diete opere: et magister 7*ad- 
àem Bartùlij pictor suprascriptus*— revocaverintet annidlavermt 
promissionem et locationem predictam — . 

Et de novo convenerunt, ipse Benedictus, operarius, et magister 
Taddeìu predicti, — quod dictus magister Taddeus pingat, et pin- 
gere teneatur — videlicet in pariete muri super ostium sacristìe 
diete Ecclesie, sex storias cum sex figuris de Testamento vete- 
ri, in tempore — duorum mensium, et si citius finierit dictum 
opus, debeat alibi pingere in dieta Ecclesia, ad vokmtalem dicti 
operarii usque ad Gnem dictorum duorum mensium a die inceptio- 
nìs; prò salario et pretio duodecim florenorum auri, cum dimi- 
cfio alterius floreni prò quolibet mense: et si in dictum tempus 
non valeret perficere dictum opus, et opporteret ipsum ulterius 
stare, videlicet ultra dictos duos menses, ad perficiendum dictum 
laborerium ; quod tunc et eo casu, ipse Benedictus operarius te- 
neatur solvere et satisfacere eidem magistro Taddeo , prò eo tem- 
pore quo steterit ad perficiendum dictum opus et dictam picturam, 
ad suprascrìptam rationem. Qui magister Taddeus teneatur miete- 
re personam suam et operas manuum suarum , et non aliud , nisi 
pennellos. Et dictus operarius omnia alia necessaria ad predicta etc. 

NOTA 

lolonio a queste ed altre pitture che Taddeo fece per il noftro Doomo, 
ko I MfoenU rìcordL 
1401. 14 di OUobre. 

Maestro Tadeo di BarUlo, dipeniore, adi zmi d' (Hobre fer iiij dì ser- 
vai a dipengniar§ a le sue fghure che dipen$e a la pasina de la chapMa 
de f aliare mugiore; nove lire* 
1404. 94 di Magfio. 

La dipentura che fa maestro Taddeo di Barialo. dipentore ne le pareti 



8 DOCUMENTI 

a capo «/ coro del Duomo ^ die dare a dk 24 di Maggio sol : trent€Ure per 
libèfre undici di biancho teccho t* ebbe da Bindioo dì Gialli, dipentore a sol: 
3 la lihbra» ( Archivio dell' Opera del Duomo* Bastardelle del Camarlingo ad 
annulli, a carte 4.) 

1404-05. 6 di Marzo: 

Maestro Taddeo di Bartalo, dipetstore, die dare a dk 6 di Marzo per tou- 
tanti fior: dieci sanesi , e quali dèmo questo d\ per detto dell' imperato per 
parte di pagamento d* uno mese e mezzo servì a dipegniate a ehapo V al- 
tare maggiore di Duomo, (Archivio eletto. Memoriale del Camarlingo ad an- 
nam, a carte 45 Terso.) 

1405. 10 di Decembre. 

Maestro Tadeo di Battalo, dipentore, a di xmii di Dicembre fior: tren- 
fa à' oro sanessi: li die contanti Meio d* Angniuolo di Ghino per detto de 
l* oparaio per ij sporteli à dipento ne la facia de li organi* (Archivio del- 
to. Entrata e Uscita ad annam, a carte 72.) 

1405 Setteitfbre e 1406 Gennaio. 

Maestro Tadeio di Bartalo , dipentare da Siena , lavora a presente in 
Duomo die avere a di • • . • d< Settembre, fior: 30 d' oro sanesi, e quali so* 
per 'dipentura qtustro istorie a dipento dietro a V altare magiare. Cominciò 
a dipegfUttte a di xviiij -di Giugno 1405 et di flnUo a di xiiij d* Aghosto. 

— — Maestro Tadeio di Bartalo, de* avere a di xiit di Gienaio fior: qua- 
ranta d* oro sanesi, e quali li debe avere per dipentura e futura per li spor- 
teli de li organi. 

E die avere a di ... di Gienaio fior: sei if oro sanesi, i quali so' per 
dipentura del panno de V Asunzione de la Nostra Donna, la quale està ne 
ia finestra degli orghani. (Archivio detto. Iiibro Rosso di Bebìiori e Gredltori 
« carte 1S6 ?erso e 1-88 verso.) 



N." 3.* Mot 27 Aprile 

Jllogasione della Tavola déll^ aitar maggiore deUo Spedale di santa 
Chiara di Pisa^ a Giovanni di Piero da Napoli ed a Martino dt 
Bartolommeo da Siena, pittori, (Archivio degli Spedali riit- 
NiTi DI Pisa. Rogiti di ser Pnpodi Puccino da Calci, N.® 415.) 

Magistri Johannes olim Pieri de Neapoli et Martinus olim 
Bartholomei de Scnis, pictores, habitantcs Pisis, in cappella sancii 
Felicis — ceperunt ad pingendum a ser Tomaso olim Terii de Cai- 
cinaria — procuratore — prò dicto hospitali , tabulam unam ab al- 
tari maiori, sito in ecclesia sancte Giare, ad figuras sanctorum et 
sanctarum, scilicet cum Virgine Maria tenente Filium in brachio, 



dell' aite senese 9 

io medio; et iuxta eam cum sancto Augustmo et sancto Johanne 
Baptista ex parte una ; et ab alia parte, cum sancto Johaone Evan- 
gelista et sancta Clara: a supra (?) vero tabula cum Trinitate in 
medio, ab una vero parte iuita epsam cum Virgine Maria, ab alia 
vero iuxta eam, cum Angelo; a parte vero infima in basa, apo- 
stolos duodecim cum octo prophetis ex lateribus^ et cum duobus 
serapbin in circulis existentìbus in ea: et dictas Gguras et tabu- 
lam aureare, colorare, auro et coloribus finis. 

Et per sollempnem stipulationem, suprascriptì magistri/oban- 
nei et Martinut promiserunt et convenerunt suprascripfam tabu- 
lam pingere ad suprascriptas figuras, omnibus eorum et cèiusque 
eorum expensis, tam de auro quam coloribus et aliis omnibus spe- 
etantibus ad predicta, a kallendis Maii proxime venturi, ad octo 
menses proxime secuturos, cum hoc pacto et condictione habitis 
Inter eos , quod suprascriptus magister Johaimei sua propria ma- 
nu teneatur facere figuras magnas et parvas diete tabule: alia ve- 
ro laboreria ipsius, inter se ipsos (acere possint, prout eis vide- 
bitur et melius placebit prò infirascripto pretio.— • Quare suprascri- 
ptus Tomasus — promisit — suprascriptis pictoribus et cuilibet eo- 
rum dare et solvere prò pictura diete tabule, florenos nonaginta- 
quinque auri boni et iusti pondens, solvendo in tribus pagis, vi- 
delicet: primam pagam, scilicet florenorum quindecim, in principio 
laborerii; secundara vero pagam, quando est dieta tabula in statu 
sive opere aureandi ; tertiam vero pagam , quando dieta tabula est 
completa et posita super altari ; dummodo quod sint ad ponendum 
et ad iuvandum poni in suo statu super altari, sumptibus tamen 
bospitalis. Et in casu , quo dicti pictores vel aliquis eorum in ali- 
quo predictorum deficerent, quod dictus ser Tomasus ^ — non te- 
neatur in aliquo , ultra velie suum — . Aclum Pisis in hospitali no- 
vo, presentibus Stefano olim iohannis de cappella sancte Marie 
maioris et Cbristoforo olim Leonardi , calsulario , de cappella san- 
cii Frediani, lestibus ad hec vocatis et rogatis — anno ( Mcccciii ) 
(stili pis:) et indictione (x.) die xxvii Aprilis. 



10 DOCUMENTI 

N.^ 4-* U02 5 di Maggio 

/ pittori già detti riscuotono la prinui paga del prezzo deBa Po- 
pola predetto. (Archivio detto. Rogiti detti. N.<>415.) 

Magistrì Johannes et Martinu» pictores suprascripti et quilibct 
eorum, coram me Pupo notario et testibus iofrascriptis, habuerunt 
et recepenint a domino Antonio de Federicis egregio legum docto- 
re, magistro et rectore hospitalis predicti, prò prima paga pitore 
suprascripte tabule, ut in suprascripta carta proxima continetur, 
florenos quindecim auri puri et iusti ponderis, de quibus vocave- 
runt se bene quietos etc. Et inde dictum dominum Antonium et 
hospitale predictum prò dieta prima paga^ absolverunt et libera- 
Yerunt in totum. Et suprascriptam cartam promissionis et obligar 
tionis quantum m dieta summa cassam vocaverunt etc. Et taliter 
me Pupum notarium etc. Actum in suprascripto loco, presentìbus 
ser Guaspario filio lohannis Massuferi de cappella sancii Leonardi 
in Pratuscello et ser Antonio notario, filio magistri Paoli Pove- 
rini de cappella sancle Margarite, testibus ad beo vocatìs et ro- 
gatis, suprascriptis anno (mgcgciii) et Indictione (X.) die quin- 
to Maii. 



N.^ 5. * U02 25 d'Agosto 

/ ricordali pittori fanno ricevuta di saldo deUa seconda rata dd 
prezzo della taìxda predetta. (Archivio, Rogiti e N.^ detli.) 

Magister Johannes olim Petri de Neapoli et magister Mar* 
tinus olim Barlhdomei de Senis , pictores suprascripti et qnilibet 
eorum, coram me Pupo notario et testibus infrascriptis , habueront 
et receperunt a frate Tomaso olim Terii de Galcinaria sindioo et 
procuratore dicti hospitalis — prò parte secunde page picture tabule 
suprascripte, ut in suprascripta carta conventionis continetur, flo- 
renos triginta in moneta pisana — . Actum in cancellaria dicti ho- 
spitalis, presentibus, Stefano olim Johannis de cappella sancte Ma- 
riae Maioris, factore dicti hospitalis et Antonio Fieravante de cap- 



DBLL' 4BTB 8BNESE 1 1 

la Bande Eufraxie , lestibus ad bec vocatis el rogatis , soprascri- 
sanno (vcccgiii) et indictione(x.)die vigesìmoquinto Augusti. 

.• 6.* U02-U04 

tri pagamenti ai rammentati pittori per varie opere e spese 
faite per fo Spedale predetto. ( Archivio detto. Libro di Cre- 
ditori e Debitori N.« 1053, carte 107.) 



Magister Johannes olim Pieri de Neapoli de' bavere per una 
tila cbe luy depinge , come appare al libro di creditore , anno 
OS a r. 99 fior: lxxxxv 

E de' bavere die Martii 1 403 per una figura grande di tela , 
quale ebbe mona Fraocesclia, cioè per depintura, fior : ▼. s. nxiy 

E de' bavere die Aprili^ 1404 per innoratura di uno payo di 
Difilerì che fé' Pellegrino fior: v 

E de* bavere die Januarii 1403 per ponivi su la treminti- 
de miei due fenestre della cancellarla . fior: — . s. xxxv 

E de' bavere die Novembris 1403, per depintura et p • . 
. zatura di quattro fenestre per la camera mia et 1' altre due di 
esso fior: ii 

Et de' bavere Martino die Augusti 1405, per xxx figure 
raxone di sol : xv V una : montano .... fior : vi. s. xx 

Et de' bavere /o/iaiim die Augusti 1405 per dipintura del 
irò e altre cose, quando si mise la tavola .... fior: u 
Somma fior: cxvi. s. xxx 

Ano bavuto, come appare in lo ditto libro di creditore anno 
02 .... , fior: xxxxxv. s. in 

Ane liavuto da f. Thomaxo j Martino suo compagnio die ii A- 
ifis 1404 fior: — . s. ni 

Ane ha^mto da Mattbeo et Martino compagnio del soprascrìt- 
maestro Johanni, die xiv Aprilis 1404, lib. xiiii. fior: — . s. un 

Ane havuto Aprilis 1404, da fra Johanne da Buiti in con- 
ati per mona Francescba fior: <— % s. n 

Ane liavuto die xxv Novembris 1 403 , da fra Nicolao in con- 
ati fior: — . 8- Il 

Ane bavuto die xviii Junii 1405, da Matheo, Martino sopra- 
dritto fior: — . s. I 



12 DOCUMENTI 

Àne havuto die xviiii Julii 1405, da Matheo, Martino 
6or: — . s. i 

Ane havuto die Augusti 1405 da Johanni Soppardo 
fior: xxxvnii 

Ane havuto die Augusti 1405 da Johanni Soppardo 
fior. Ili 

Ane havuto die Septembris 1405 da Matheo spendito- 
re fior: i. s. xxx 

Ane havuto die Augusti 1405 da Matteo . . . fior: ii 
Somma fior: cxvi. s. xxx 

NOTA 

La tavola dif^inta da qnestì dne maestri, è InttaTia in gran parte In esse- 
re: màncèTÌ il gradino o predella, nella quale do?efano essere le figure defli 
Apostoli, de' Profeti, e de' Serafini. Di più i pittori non seguirono in tutto le con- 
disioni deli' allogazionei perchè in luogo della Trinità, e della Vergine coli' An- 
gelo, Ti fecero gli ETangelisti san Marco e san Luca. Questa taTola era dsis 
a Taddeo Bartolo ma i documenti scoperti e pubblicati per la prima volta dal 
chiarissimo prof. Bonaini nelle sue Notizie inedite intorno alla vita ed ai di- 
pinti diFraneeeeo Traini* Pisa 1846, 1* hanno restituita ai loro Teri avtori. Di 
altre opere fatte dal nostro Martino di Bartolommeo in Pisa ci ha dato nolisia 
il detto Professore Ronaini, cioè: le trenta figure che pel detto Spedale di a. Chii- 
ra dipinse nel 1404; e di una tavola per lo Spedale dei TroTatelli, aUogatagli 
da Antonio da Sancasciano, come si legge nella iscrizione che è a baaso di essi. 

HOC • OPyS . FBCIT . FIBBI . S . AIITOIflYS . DS • 8 . GA8SlA1fO . 
MARTIIVyS . DB . SBIflS . PINXIT . A . D • MCCCCIII • 

È un dossale , dove in mezze figure è dipinto la Madonna col B. €• nelle 
braccia, con S. (;io?anni Batista e S. Autonio Abate, a destra; ed a ainistra, S. 
Bartolommeo e S. Dorotea. 11 gradino è guasto dal ritocco: ma sono intatte lo 
figurette delle cuspidi della tavola; cioè il Redentore, S. Caterina V. e M. S. Ja- 
copo Apostolo, S. Pietro, e S. Agata. 4lfa maggiore opera dell* artefice aenese sco- 
perse il detto Professore nella chiesa, ora profanata, di S« Giovaoni Batliita, 
già dei CaTalieri Gerosolimitani, preai^ la porta Fiorentina del oaateOo di Ca- 
acina. Sono aflrescbi parte a chiaroscuro , e parte a colorì che oeenpuio le 
quattro pareti della chiesa. Rappresentano storie del Vecchio Tealanento, la 
Crocifissione , il Banchetto di Erode , la Madonna e vari Santi. Sotto la pittva 
della Crocifissione che occupa tuUa la parete di faccia ali* ingresso, si legge a 
iitica questa iscrizione: 

... BIS . DB . CASCINA . ANNO . DOMINI . m(cCc) LXXXXTI . . . 
MABTl(Nrs) . (bARTO) LOMBI . DB . aBNlS . PIN8IT . TOTTM . (OHJS) 
MTITS . BCCLBSIB . SANTI . IOHANNI8 . BAPTISTB. 



dell' ARTK 8B1IV8E 13 

N.^ 7. U02-3 12 Marzo 

éÉUogaykme di una groHcola di ferro pd nuovo pulpito dd Duo- 
mo di Siena a Jacomo dt Giovanni, chiavaio. ( Abchivio del- 
l' Opeea del Duomo. libro Nero a e. 189.) 

Sia manifesto a chi vedrà questa scripla, che Jaehomo di 
Giovanni j chiavaio sotto la chiesa di santo Martino, el quale è 
\fà predente, tolle affare da Benedetto d' Alesso, operaio, una gra- 
tichola intomo al pergholo del marmo che nuovamente si fo in 
[)iionio, alla scieda e similitudine di quella gratìcha (sic) che è in- 
tomo alla capella del chardinale : il quale lavorìo e gratichola de' 
Eare buono e perfetto e bene lavorato ; el quale lavorìo esso /a- 
ekomo fotto che Y avrà , de' penare ritto e aconcio , chome si rì- 
diiede a perfezione , intorno al detto pergole del marmo. E chon 
esso Jaehomo detto non facciamo alchuno patto ne' pregio che 
avere debba della detta graticha, ecietto che componiamo cho' 
hn^ che (atta e tratta a fine la detta gratichola a perfezione in- 
torno al pergolo , allora , cosi tratta affine, si debbano elegiare per 
l'operaio e per lo detto Jaehomo j due buoni maestri e fare ve- 
dere el detto lavorio a quello che, a chuscienza e dichiarazione 
che sarà fatto per li detti due chosi aletti , el detto Jacomo de' a- 
vere dall' uopera; e chosì debba esser paghato per Io chamarlen- 
ip che in quelli tempi saranno ; con questo inteso , che debba fa- 
re il detto lavoro tutto stangniato : e a ongni tempo eh' el detto 
/scoino avesse fatto la detta graticola e lavoro , e il pergolo non 
fosse fatto, sicché penare non si potesse; sia tenuto 1'^ operaio 
pigiare essa gratichola per lo modo e composizioni di sopra di- 
cUarite , ubrighandosi el detto Jacomo di porlla e rìzare intomo 
al pelalo a richiesta dell' operaio. 

E se in questo mezo tempo che principia esso lavorio, se 
bisogpiasse al doto Jacomo denari per lo ferro , charbone , e per 
islagnio , sia tenuto V oparaio di farllili prestare a sua richiesta. 
El detto patto e conposizione scripta per me Nichelo di Gheri 
camarlengho de Y opera in presenzia di Benedetto operaio e Ja- 
como detto, e testimoni maestro Sano del maestro Matteo j e di 
Nanni di Favolo, adi xu di Marzo kgcccil 



14 fK)€UMBNTl 

E non stante , che di sopra dicha ; che debba fare Jaehomo 
detto la detta gralickoU alla simitudine (sicj et scieda di quelfei 
della capella del chardinale, siamo dapoi d^ achordo, lui la faccia 
a sinQiKtudine et scieda di quella ch^ è intorno a V akare del Cro- 
cefisso, che viene verso V altare di santo Vittoria 

La detta gratichola sospesa , perchè no^ va a preféziooe il 
pegamo (sicj^ e perchè il detto Jachomo à tenutti e teneva fior: 
vlnticinque sanesi de la detta chasa per lavorìo eh' esso »? èva cho- 
minciatto e per suo danno d' esso lavorio. Ora abiamo auto chon- 
chodia (rie) chol detto Jachomo, e dieli per suo danno fior: sei 
coretti (sic), inperochè aveva lav(M*ato libbre trecietto di fero e 
aveva pei'duto assai tempo a chòUare le misuro e a lavorare il 
detto ferro : e chosi fumo d' achordo ; e però abiamo abatota que- 
sta pofita per me Ghalerino di Corsino chavaliere e oparaio. 

N/ 8. 1402 di GiogDO 

AUogagnme a Paolo di Giovanni Pei della pittura di due poni- 
ne net Duomo. (Archivio dell'Opbra del Dhomo di Sie- 
na. Libro Nero pag. 185 verso.) 

MCCCCII. 

Sia manifesto, die Benedetto d' Alesso, hoparaio de l' impa- 
ra sancte Malie , cìmA suo chonsiglio , aluoga a Favolo di Otoem- 
ni Fei, dipentore, a dipelare due passine chon quelle storie 
che seghuirauDO a la passine chomineiata sopra 1' «atrata de h 
sagrestia , e chome a lui saranno date affare : le quali die dipia- 
gpiare a ogni spesa, ecietto che oro e azzurro, che a W il do- 
biamo dare e pagliare a le spese de V uopera. Esso d^iba eho- 
miaciare a dipingniare el deto lavorio in calende Lo|^a pr as si - 
mo evenire, 1402, e de' seghuire el detto lavorìo, iafino che sarà 
tratto affine, chon buoni et perfectt chol ori: e noi gli dotNamo 
far fare e ponti e disfiare, a le spese de V uopera: e 1 deMo^ Fth 
volo debba avere del detto lavorio di ciasehuna de té due paarine 
dipingnìarà fior: cinquantadue d' oro; sicché de' avere de le det- 
te due passine fette che V avara , fior : cientoquattro d* oro. 

E, di volontà dell' operaio detto , io Nioefaolò di Oberi cha- 
marlengo dell' uopera 6 fatta questa scri^ra. 



DKLL' ABTE UDf BSB 1 5 

Anne avuto fior: dentoquattFO 4^ oro per dipeoUira le dette 
due paBoine, dipeosse, chom^ di sopra ai ohontieiie. 

ROTA 

^iMflo arte6ee Moete ho dato pweeeUe noUiie «Uà fȧ, S7 M Vo- 
prteo di qaotU Raccolti. 



N.^ 9. U04 di Maggio 

JUogufiomt a Taddeo di Barialo di pitture dn /bnj nei Jhumo 
di Siena. (Amcsrvio detto. Libro detb^, eaiia i^i verte.) 



Id Cbristo 1404. 

Memoria, chome Taddeo di Jlarlelo» dipeulore , à Ioli» a la- 
vorare et a dipegviiare da ooi Catherìno di Corsine, boparaio e 
mise. Sana rettore di sancto Pietro a Uvile o ehaloBaeho di Umh^ 
aM), et Giovaiuii Pucci, rìtagliere, et Meo di Giovanni, li^ittiere, 
tocti e^ quatro consiglieri del decto boparaio ; di concordia chon* 
dnssero et alogarono al detto Taddeo, per tempo d' uno anno pros- 
simo che segbuirà, chominciaodo a dì 26 di Maggio, anno detto, 
con questi pacU et modi: 

Cb^ el detto Taddeo debba d^iigniare le passine et chapelle 
et mura, le quali sono di sopra a le graticole del ferro intomo 
a r akare maggiore , ovvero chapelle , overo in qualuache altro 
InogQ al decto boparaio piacierà; et debba avere per uno anno 
fior: centocinquanta senesi, nel decto anno, cioè , distendendo per 
mese, a fior: dodici e mezo per ctaschuno mese: e1 detto Tad^ 
dea debba lavorare d detto lavorìo bene e diligentemente a uso 
d" offn buono maestro , senza ninna fraude e senza mettare niuno 
teopo in mezzo, overo £aure alchuno ditto lavoro, oè di nascho- 
sto, né di palese; e che Tuopara gli debba dare tucto fornirne»- 
to, cioè, azuro, oro, et ogni chdore, et o^ altra coea biso- 
gnievole al decto lavorio, sicché el decto Taddeo non abbi a 
mettare se no' la sua fadiga del pennello. 

Ancho inteso et dichiarato j, eh' el decto Taddeo abbi licenza 
dal decto boparaio di potere lavorare di per sé due mesi del de^ 
cto anno, cioè quelli mesi, e in quello tempo che parrà al de^ 
cto operaio. 



16 DOCUMENTI 

Ancho y eh' el decto Taddeo non debba lavorare nel decto 
lavoro deiruopera per tempi gattivi, o ghiacciati, ne' quali teopi 
non si facesse buono lavorìo, e che non lavorando non debba 
avere alchuno salare da la detta huopera. 



N."" 10. U04 9 Giugno 

Condotta di Nanni del maestro Giacomo da Lucca e di tnaettro 
Cristofano di Francesco per cavare e lavorar marmi pd 
Duomo. (Archivio detto. Libro detto pag. 196.) 

Memoria, che a dì 9 di Giugno, noi Chaterino di Corsine , 
hoperaio dell' uopera sante Marie , aviamo facto merchato con 
maestro Nanni del maestro Jachomo da Luccha , et maestro Cri- 
stofano di Franciescho, sta in Yallepiatta, a cavare di petrìera 
cinquanta braccia di marmo di quadro, e più se bisognarà. El 
decto marmo debbano chonciare a uso di buono conciatore, se- 
guendo la misura et filo del canpanile, là due el decto marmo 
si de' mettare et lavorare. El quale marmo dieno conciare ne h 
casa dell' uopara a ogni loro spesa , et debbano fare dritto , buono 
e leale concio ; et le decte pietre debbano essare di lecto di due 
terzi infino a uno braccio, seguendo le misure come toccano da 
la maggiore a la minore ; et debbano a ogni filo fare due legac- 
ci di braccio uno e mezzo l'uno, et così seguire per tude le 
fila; et debbano avere del decto lavorìo, cioè tanto di petriera 
et concio a Siena , per ogni braccio quadro , misurando le parti 
di fuore che si vedono, Kre quatro di dan: senesi per ogni 
braccio. 

'Ancho, anno tolto a trare di petriera et aconciare sessanta 
braccia di marmo nero, o più se bisogniasse al decto lavorio, 
facendole di letto el più che potranno, el meno uno quarro; e 
debbano avere del braccio quadro bene concio a uso di buono 
maestro, soldi trentacinque per ogni braccio. 

Ancho, promettono amenduni sempre stare in sul decto la- 
vorìo a lavorare, et non debbano fare né lavorare niuono (sic) 
altro lavorìo , per iffino eh' el decto lavorio sarà conpito , et tra- 
ete a fine ; a la pena per ciaschuno di loro , di fior : vinticinque 



DBLL* AITB «HBSE 1 7 

(f orO| la qual pena debba veair^ alP uopera sante Marie; e aien- 
le di meno, al decto hoperaio sia licilo et possa fare coapire el 
decto larorio a le loro proprie spese , se più eostasse, fil ipesto 
fii na la presenzia di maestro Dommicho ài Niechoh j et di noa»- 
sfro Duccino & Jgniolo decto Marredaj maestri dell'uopera, 
et di Nanni di Favolo , factore dell' uopara, presenti a detti pacti. 



N."" II. 1404 IO LvgUo 

L' Operaio ed i Consiglieri dd Duomo di Siena^ ddiberano che 
sieno toUi gli altari dd CorOj la dipintura di Giovanni 
d^ JuOy e la figura di Gianni Tedesco. (Amcaivio detto. 
Labro di Debitori e Creditcnri dal 1404 al 1419 carte 10.) 

Al some di Dio. Adi x dì Loglio 1404. 

Bamiato Foperaio, cioè Chatarino di Corsido, et suo tonsi- 
§^ e oalonaci di Duomo; esseado priore de detti calonaci miss. 
Francesco di Biagio Tdomei: ne la chappella di sancto Seba«- 
in Duomo, co' aggionta di vmti cittadini al decto consiglio, 

i per lo decto operaio et chalonaci ; ne la quale adonanra et 
Consilio fu fatta proposta per lo decto operaio, che conciosia cho- 
se cfae, gli altari che erano appoggiati al coro, cioè a le more del 
deeto coro ; e che sopra essa materia più colloqui s' erano te- 
mrti, e sempre era stato ottenuto, che detti altari si levassero 
vìa, conciosia cosa che era occhupazione de la decCa chiesa; per- 
obè nel decto consiglio fu consigliato doppo moki diri , per miss. 
Francescho Francescho (sic) di Biagio Tolomeì, che in tucto e 
detti altari, vedute et udite moke et molte ragioni et cbagioni, 
si levassero in tucto via; et simile fu consigliato per Antonio di 
Guido di ser Vanni, e per miss: Antonio da Pisa, et per ser Lo- 
renio Yentorini; missesi a partito et vinsesi et obtenest senza niu- 
oo lupino in contrario, che decti altari in tucto si levassero via. 

Ancho fu consigliato per li detti , e simile obtenuto nel me- 
desimo consiglio, che si levasse via la dipentnra di misser Gio- 
vanni d' Azo (degli Ubaldini) la quale era ne la eappella di san- 
cto Savino. 

Ancho nel medesimo consiglio, fu dilibarato e ottenuto, che 
Tomo //. 2 



18 DOCUMBNTI 



si levasse via la fighuradi Gianni Tedesche, (de' Tarlati da Pie- 
tramala) non obstante due lupini in contrario. 

Scritti e sopradetti partiti per me Nastagio di Francescho 
speziale, camarlingo delPuopera, anno, mese, et di decto di sopra. 



N.^ 12. U04 20 Agosto 

Condotta di maestro Spinello Jretino al servìzio defl^ Opera dd 
Duomo di Siena. (Archivio detto. Libro detto a carte 10.) 

In Christo MCCCCIlll. 

Memoria a chi vedarà questa scrittura, chome Caterino di 
Corsine operaio dell' uopara sante Marie di Siena , conduce et à 
condotto, di volontà et diliberazione et concordia del suo consi- 
glio , questo di xx d' Agosto , anno decto, el discreto huomo mae- 
stro Spinello di Lucha d' Arezzo , dipintore , per tempo d' ano an- 
no prossimo a venire , cominciando V anno quando verrà a ser- 
vire in dipintore et per dipintore a dipingniare nel Duomo di 
Siena, in quelli luoghi che piacierà al decto oparaio; per sala- 
rio et nome di salario nel decto anno di fior: cento quaranta 
d' oro contanti ; con questi pacti et condizioni : 

Che esso maestro Spinèllo dipigniarà ne la cappella che pia- 
ciarà al decto operaio, et se finita la detta cappella di dipignia- 
re, piaciarà al decto operaio et suo consiglio, debba essare pa- 
gato per errata {sic: per rata) di tempo che darà ne la decta 
cappella: e1 decto oparaio rimanga libero, non piacendo la de- 
cta cappella: et simile rimanga libero el aedo Spinèllo: sempre 
intendendosi , eh' el decto Spinello debba seguire di bene in be- 
ne e meglio; et che esso non abbi a mettare nel detto lavoro^ 
ninna chosa, se non la sua fadiga del pennello. 

Adi primo d' Ottobre Mcccciiii , venne el decto maestro Spi- 
nello, et cominciò a servire e lavorare ne la cappella di sancto 
Sano in Duomo. 

Scritta la decta memoria et conposizione per me Nastagio 
speziale , chamarlingo dell' uopera. 

(d^ altra mano) Finitto il detto lavorio , e pagatto. 



dell' arte senese 1 9 

N.^ 13. U04 Settembre 

Lettera di Spinello di Laca da Arezzo alt Operaio dd Duomo 
di Siena. ( Archivio detto. libro di Documenti H.^ 14). (Man- 
ca della data, ma è del Settembre del 1404). ( É di sua mana) 

Hagiore mio carissimo; scrivetimi, quando: e se pure vole^ 
eh' io sia costà , so' presto : bene ch^ e miei cìladini mi pregano, 
ch^ io agimai mi vorino pure qua ai loro servigi ; che anno grande 
fede in me; purch' io noi merti, ma per loro virtù: pure una vol- 
ta mi convene atenere quello chMo a voi ò promesso. Pertanto 
scrivetimi ; io so^ presto al vostro servitio. 

Spindlo di Luca , dipintore , servidore vostro 
(Diresione) Al venerabile et savio huomo, misere Catterino^ 
operaio di Duomo, in Siena. 

ROTA 

Le fe|06nti parUte di pafanenlo rigoardano i lavori di piltora fSitlI d» 
SfinHio pel nostro Doomo. 
1404. 1 di Ottobre. 
Mauiro SpineUo di Locha , dipintore d* Aretso , da' dare a di pHmo 
d' Otto&re per eoniarui lire quatro, eoi: nove: demo per lui a Nanni di PavO" 
lo nostro, perchè gli eompraese eerte cose per la casa, cioè legnia, vino, olio 
tale e altre cose, 

1404-5. 9 di Gennaio. 

E de* dare (Spinello) a dt 2 Gennaio, per contanti fior: vinti sanes^ 
dèi per detto deU' oparaio ; disse voleva andare ad Arcuo per tutto el pre^ 
senio mese, 

E die dare a d» 9 d' Aprile, per contanti fior: tre sanesi : demo per 
suo detto in mano di Goasparre suo figliuolo* 

E die dare lire quatro, soldi tre-, demo per lui a Nastagio di Fran- 
cesco, speziale, per uno marzapane dorato ebbe da lui per donare a la sua 
couutrej donna di maestro Domenico di II icoolò. ( Abchivio obll' Ofika dbl 
Duomo di Sibna. Memoriale del Camarlingo ad annam, a carie 95.) 
1405 15 di Giugno. 

Maestro Spinello d' Arezzo^ dipentore, lavora al Duomo, di» dare adi 
xiij di Giugno fior: tre sanesi contiati, li demo per detto de V operaio. (Am- 
cnrio detto. Memoriale detto, carte 18 Terso.) 
— 17 d'Agosto. 

Spinello di Locba d' Arezzo, dipentore» Annone dato adì xvij d* Agh^ 



20 DOCUMENTI 

sto fior: ottaniauno, iol: tredici, e quali deba avere per mesi sette che ha 
serpiio i L'mepara, 9Ì0è per dipegniare; a far: cxl i l* anno: che viene il,m^ 
se fior: z/, sol: xni^ den: 4. (Abchiyio detto. Libro Rosso, Debitori e Creditori, 
ad anomn, a carte 58 Terso.) 
1406. 13 d' Aprile. 
À dì XII <r Aprile sol: undici, demo al Formica portase « ser Cristo- 
fano eancéUiere, per una lettara ci fede per mandare a maestro Spinello d* A' 
retto, (abghiyio detto. Bastardello del Camarlingo N. 4, a carte 4 Terso,) 



N,^ 44. U04 

Jttogagione di àue finestre di vetro pel Duomo di Siena a frate 
Ambrogio dt Biodo. (Archivio detto. Libro detto a 195 verso^) 

Memoria, ebome frate Jmbruogio di jBtitdo dd^ frt^ di sao- 
cto Domenico da Siena à tolto da noi Chaterino di Choilsino;| ho- 
paraiOf et da' suoi chonsiglieri , a fare due finestre di vetro poste 
r una a chapo Y altare et capella di sancto Sano, et V altra a cha- 
po la chapella et altare di sancto Vettorio , a ogni sua spesa d' ogni 
e ciaschuna chosa, cosi vetri, pionbi, e (^i altra chosa; facte. 
et poste a ogni sua spesa ne'decti luoghi; per prezzo et Bone 
di prezzo dt iior: due e mezzo d'oro infido tre per braceia ; non 
vài^eancfo ; come ditò cft {tiacerà a Giovanni Pucci rita^iere et Gio- 
vanni di Donato, chartaio, mezzani al dicto mercato. 

Ancho , eh' el decto frate Jmbrtiogio debba fare per Io de- 
cto prezzo di sopra, a le decte finestre, la rete di rame e ac- 
conciarla et porla al decto lavorio ; et noi gli doviamo dare e fer** 
ri et ponti facti a le diete finestre et uno manovale quando por-^ 
rà el decto lavorio. 

NOTA 

Questo frate Ambrogio di Bindo^ che fu prima dell' ordine di S. DomeBi- 
co, e intorno al 1413 passò nella religione di CaroaJdoli;, oltre essere slato 
maestro di Tetro assai Talenle , rome apparisce dalle opere che fece e per il 
Duomo, e per lo Spedale ; fu ancora temperatore, e maestro dell' Orologio pub- 
blico di Siena nel 1406 e nel 1415. Discorre di frate Ambrogio il Padre Vin- 
cenzo Marchese, neUe giunte e cor r exioni al Voi. 11. della sua bellissima ope- 
ra delle Memorie de* più insigni artefici Domenicani, he memorie che ho di 
questo artefice^ tirano dal 1398 al 1416: dopo il qnal' anno, non troTandosi 



dell' arte senese 2t 

pli ricordalo, è da credere che pannta di quota Tita. Beco le noUtie che ho 
éelle §nù opere. 

1S9S. A Vochio del vetro tondo grande a ekapo at 9nomé /lor; 15, Ur: 
treniaeinque, eoi: diciannove^ den: due^fra per kuopare di frate Ambmogio 
éi Biodo, e di maestro Domenico di Ificcolò, «T piombo et fio di rame et ftr^ 
ri et altre eoee, fuorché le epeee del mangiare. (Abcbitio dill' Ofma mul 
Dvoao DI SiKNA. Entrata e Uscita ad annoili.) 

1404. Frate Anbrogio di Biudo de* frati di Camporeggi (S. Doineofco) eàa 
fk le fneetre dèi vetro a thapo V altare di saneto Savino et di eemeto Vit- 
torio* ( ABCHnrio e Libro deUo, a carte 2 ▼erto,) 

1405. 34 Agosto 

Conduxerunt fratrem Ambrosiani de ordine sancii Ùominiei ad tem- 
perandum orilogium Comunis prò tempore unims anni. (Aneinno dills #i- 
POBMAOioiii DI SiBHA. DcUberaiiooi del Concistoro ad anniim.) 
140S-9. 36 di Mano. 

Fra Anbrogio di Biodo d^ frati prediekatori , die «vere a <A iir? di 
Marzo , far: vintidue d* oro , sol: tintisette e qntOro denari , per una fmo' 
eira di vetro flgkurata a flghure grandi sopra alla ckapeUa di santo Bastia- 
mo; a ragione di fior: due d* oro, sol: dieeie ti braccio. ( ABcnno d«x' Ora- 
BA BBL DuoBO oi SiEHA. Meflioriale di detto anno» a earte SS Tene.) 

1411. MemoHa, eke a dk xxHij di Aprite 1411, noi fra ObmglMmo di 
Martifèo, sagrestano de lo Spedale, e frate NeUo di taf ^iooasmi, «erttfara 
dello Spedale, faciemo chonpositione e patti ekon frate Amhrooglo di Biodo 
de* frati di Champoreggi, in questo modo : eh' esso ci debba dare folte due fr- 
mostre di vetro e di piombo e stagnio, et ogni altra ckosa apartenente a es- 
se finestre dare fatte; salvo che la rete doviamo fare far noi, et aneho i feri 
che bisogniaranno per panare esse finestre doviamo fare noi'- et d' esco la- 
vorto deba avere (f ogni braccio di quadro, fior: 1 sanese; e piii gli dobiamo 
dare inftno a uno mexo quarro (T ogHo, e pii$ gli dobiamo dare il vetro ohe 
bisogniarà a esse finestre d* ogni fatta, e dobiamogHgU eontiaro saldi 5, den: 
6, libr:. E non deba fare niun altro lavorio, se non à fomite le dette finestre. 
E perchè ne le dette finestre vi vogliamo fare armi, gti dobiamo fare el di- 
segnio. Et piit per te dette armi che vi voliamo, et di prima non erano sta- 
te ehontie , rimasse ehontento a quella discretione para a fra Ghuglielmo : 
ai 4Leèia*li prestare fior: tre sanesi al presente, a schontiare poi de la somma 
eko dovere avere, (abchitio dillo Spidalb di S. Mabu dilla Scala di Sibka. 
i ^a d cm o di frate NeNo dì ter Gioranni, a carte 99 di namerazione moderna.) 
•«-* Frate Ambrogio Biodi de* frati di Chanporegi, die avere per queste fl- 
mestre fatte per lui ne la sacrestia , misurate d* accordo per maestro Gilio 
(di Biagio), cAome apare per la sua scritta la quale i ne la filza, 

— in prima, quatro finestre di quatro Martiri, misurate brada vinti- 
nove, per fior: 1 e due tersi braeio- montano fior: xuii. lib: \, sol: sei. 

- E die avere per tre finestre fatte a ocA<, misurate braeia quindici^ 
per forimi uno, braoeio, per maentro Gilio: in imito far: 15. 



22 DOCUMENTI 

— E die af>€re per V oehio de la taereetia^ fatto a oehi, misurato per 
maestro Gillo sei brada, a fior: uno brado , monta fior: ru ( Abchitio ììwl- 
l' Opbra dbl Duomo. Creditori e Debitori^ ad annam, a carte 256.) 

— Abbiamo in ehaea di tuo (di frate Ambrogio di Biodo) quatro ehasse 
di vetro di pii$ cholori^ da finestre, le quagli sono intigite per noi ; e V avan- 
zo sono intigite per Mdo di Frandestho di Mino, a pitixione del Vescovo e 
de la sua Chorte e piò per Benedetto di Biodo (pittore e maestro di Tetro). 
(ARcmvio detto. Libro Rosio, dal 1404 al 1409, carte 336.) 

1414. lu qaest' anno il nostro frate era spenditore di Palazio. 
— 35 d' Aprile. 

— Et eonduxerunt fratrem Ambrosiam ad temperandum orilogia prò 
tempore unius anni inehoati > statim finita prima firma et eondueta prece- 
denti et flniendi ut sequitur. 

— • 37 di Agosto. 

— Fiat apodissa fratri Ambrosio Biodi , qui fedt eampanam de ùriuolis, 
de fior: 55 in una manu prò salario campane^ et in olia manu deeem fior: 
prò parte salarii de temperando oriuolos, 

-— 50 Agosto. 

— Deliberaverunt — quod fraHr Ambrosios non poesit nee dekmU am- 
plius ire ad temperandum oriuolos — et quod sii remissum in Dominos et 
Capitanmtm Popuii de locando alio magistro» (abchiyio dbllb RiFOBiiAfiioin 
DI SiBNA. Deliberazioni del Concistoro ad annnm ) 

1415-16. 39 di Febbraio. 

Al nome di Dio. Amen> A dì ^9 di Feraio 1415 a frate Ambmogio di 
Biodo de V ordine di Chamaldoli a dk f9 di Feraio lir: 437 - quali fumo 
per parte d' una finestra di vreto (sic) eh' eso ci fede di là in sala, e dùve 
H mangia, doè quella finestra di mexo, 

s- Frate Ambrnogio dì Binde de V ordine di Chamaldoli, die dare Ur: 
otto, e quali ebe per parte dipaghamento d' una derta finestra di vreto eh* eso 
d à tolta a fare per prexo e per lo pregio che costò e V altra eh* eso fede 
in sala (cioè nella Sala delle Balestre), (archivio detto. Libro del Camarlio- 
go del Concistoro, dal 1415 al 1419, a carte 96 verso e 109.) 



N."* 15. U05 8 Febbraio 

Condotta di maestro Sano dt Matteo a * servigi détta fabbrica dd 
Duomo di Orvieto, (Archivio dell'Opera del Duomo di 
Orvieto. Libro di Riformanze di detto anno.) 

1405 die vili Februarii 
Infrascripta sunt paeta et conventiones faeta — in opus, et 
fabrica sancte Marie, et magistrum Sanum infraseriptum. 



DELL* AUTB SBNESB 23 

Magister Sanus magistrì Mathei de Senis , locavit se , el o- 
peras suas magistro Meo Yenture aurìBci de Urbevetere, came- 
rario majoris ecclesie Urb^eteris, ad laborandum et laboreria fa- 
ciendum in dicto opere et fabrica diete ecclesie , de sculturis qui- 
buscumque in lapidibus martnoreis et aliis quibuscumque lapidibus 
et in quolibet membro diete ecclesie prò uno anno venturo , jam 
incepto in medio mensis Januarii presentis , et ut sequitur finien- 
do ; prò salario — • sue persone et operanim suarum mictendanim , 
viginti fior : auri et in auro bono et puro , et justì pondcris sol- 
vendorum de mense iu mensem prò ut tangit prò rata, et cum 
una domo, et cum uno lecto fulcito, et masseritiis expedientibus 
ipsi magistro ad usum ipsius magisteri!, expensibus diete Eabrice. 
Promictens dictus magister eidem camerario bene et l^aliter ac 
sollicite laborare, et laborare facere, et requirere et sollicitare 
laborantes et ire ad petrariam marmoream quoquo loco existen- 
tem, et quamlibet aliam petrariam extra civitatem Urbisveteris , 
prò ut ei injunctum fuerit per superstites et camerarìum diete fa- 
hrice qui nunc sunt et prò tempore fuerìnt : et advenientibus ca- 
sibus, quibus ipse magister absentaret se etiam cum licentia , prò 
facto suo , predictis laboreriis, aut aliquo casu fortuito sive egritu- 
dinis, aut alterius imminentis sinistri, quo minus possit dictum 
soum ministerium exercere; quod tum, et liiis casibus, promisit 
solvere doctas ejus fiendas^ prò ut capiet, prò rata dicti sui sa- 
larii per illum deputatum sive deputandum ad hoc. Et non absen- 
tare se a dieta fabrica, et a ministerio suo predicto, nec aliquam 
conductam acceptare , sine expressa licentia petita , et obtenta a 
dictis camerario, et superstitibus. Et hec omnia facere — et ob- 
servare ad penam centum florenorum auri — . 

Actum fuit hoc in camera diete Fabrice, presentibus Petro 
Michi, et Nocho Dominici, testibus; cum presentia et delibera- 
tione superstitum dicti Operis, et Fabrice. 

NOTA 

Di Sano o Amano di maestro latteo, scaltore ed architetto 9en€!»e, bo 
memorie che dal ISO 2 Tauoo fiuo al 1429. Fa sea prima inoglic Cristorora di 
Cecco dì Domenico, e morta lei, aoa tale madonna Bartolommea. Nel 1404 ebbe 
r ufficio di Petrone ossia di stimatore del Comune, e di operaio delle acque 
della città, rinnuo?atogli nel 1 407. EleUo castellano del cassero di Montalcioo 
nel 1416, ▼! fu mandato come suo confidente maestro Giùwtnni ài Giacomo, 



24 DOCUMENTI 

fffrehè egli aiteadeise come ^uto di Giacomo della Quercia al lavoro della foo- 
te della piana del Canopo. Fece pnaestro Sano alcune altre opere in patria e 
ftaorì, delle qoali sarà discorso in segnilo; ma il maggiore e pia onorato eser- 
cizio gli fa dato in Orfieto> dove fu capomaestro di quel magoiBco tempio dal 
1 407 al 1 495 con Taria Interrazione, e vi larorò il fonte battesimale nel 1 407 
e non nel 1400, come^per aterne male interpretala la isorhione, afiérma fi 
P. della Valle. B che questo sia il vero anno di qaeUa opera, oltre le panie 
della detta iscrizione, lo confermano queste di una deliberazione del 1 8 di Mar- 
zo dell'anno citato. 

1407. liem aetendentet ad laudabile laborerium ineeptum, nondum^ue fini- 
tum de loco baptiematis, et quod propter defteentia marmi non poteet dietum 
laborerium ad finem conduci ; deliberaverunt, quod eamerariue poseii mietere 
ad emendum marmum ad civitatem Senarum, et in omnibus lode in qwibue 
reperireiur» (Aacairio mill* Omba dbl Duomo d' Obtibto. Libro di Riformae- 
ve ad annom.) 

Di alcune opere sue in Siena parlano i seguenti documenti 

1898. A Sano di Mateio per due braccia e 1/3 di fregio per lo «pojso, 
/lor. 1 al braeio: ( Archivio dell* Opbra del Ddovo di Siin a. Uscita del Ca- 
marlingo ad annom, a carie 60.) 

1401. A maestro Sano maestà (sic) di chondj fior: %, soldi trentuno, oko- 
me apatere (sic) al memoriale a fò: 35 per una fgkura di meurmio a la dU- 
peia di san Bonifawke» (Architid detto. Uscita ad annum, a e 57 ferao.) 

1416. 15 Maggio. 

Operarius Camere solvat expensas famulorum qui vadant prò magistro 
Japo et magistro Laurentlo, magistris ktpidum et aliis magistris^ prò faetis 
Montis Jovis» ( ARCBiTio DELLE RiFORMAfiioiii DI SiENA. Delibcrazìoni del Conci- 
storo, ad annum.) 

-— 1 LngUo. 
Jfiat mandatum magistro Sano magistri Matlei, et magistro Namil de 
|.ucba, quia sub pena C fior: auri sequantur laborerium fontis Campi, premi 
ineeperunt et obHgati sunt. ( Arcbivio detto. Deliberazioni dette, ad annum.) 

— - 18 Luglio. 
*Deliberaverunty quod magister Johannes Jacob! vadat ad eustodiam Cas- 
seri Montis Yleini prò confidente magistri Sani magistri Mallei , qui habet fa- 
eere ^uoddam laborerium fontis Campi» Cum hae ^oondictione., quod dietsu 
magister Johannes debeat se obligare in Bicherna^ prout est okUgatus dialus 
magister Sanus. Et post reversionem magistrorum de Monte Giuovi, debeat 
etiam transmittere unum alium magistrum ad dietum cassarum, ut labore- 
rium ibi ineeptum perfiei possit. (Archivio e Deliberazioni delle, ad aanuBB.) 

— Maestro Sano di Matteo ha lire 4 per cagione della fonte del batte- 
simo, fa di gieuo* ( archivio dbll' Opbba del Doovo di Siena. JSotrata e U- 
celia, ad annum, a carte 10.) 

1417. 1 Settembre. 

fhHberaoerun$ quod mietatur prò magistro Sano et magistro , ÌUuasji de 



liKI.I. \nTE S£NBSE S5 

Lveka, qmi facimmi fòniem Cmw^^, qwoé mom édewéa mi é§ Paintia pdm éemt 
tmmH9 m§ m àé faeUnào laòorwHmm qmod ^ frowU$€rmmi» (AKuno bbllb Ri- 
voBMAMom M Sisiu. Deliberaiioiii del Concitloro, ad asmiB.) 
1417. 19 Setlenìira. 
Magitter Saaos • • . • ma§iitmr tapl^m éé 8$ais, cmtttiHituM te ^§$9t^ 
firn Dominarum^ promisii magistro lieobo Pieri deUa Qoereia, fMOiI i^€ p^r- 
fkM ioium laborerium q%tod Unsimr fàc9r9 ad fimt§m Cawkpi^ te fwolor «ei»- 
jet praxiwu tecuiuros^ Ha iam^n qmod éieimi wm§i$tmr Jacobos fàUimi tum, 
hémc ad ptr toium di§m mviUj prÉ$§nii$ SMiuif SeptimMs , de nèmt fmm$ 
sM dare imutur. (Abghitio detto. Likro detto, ad auraa.) 



N."" 16. 1404-5 10 Febbrajo 

Memoria d* un restauro fatto al Campanile àé Duomo di Siena 
da maestro Francesco dt Giunta. (AyHivio dell'Opera del 
Duomo di SieUa. Debitori e Credit, dal 1404 al 1419 a e 10.) 

«404 10 Febbraio. 

Memoria, che adi x Ferraio MCCCGIII, Oiaterìno di Cor- 
sino, operaio ed el suo consiglio, absente Jacomo di Toma spe- 
ziale, allogaro a maestro Francesco di Gionta^ maestro di pie- 
tra , a £are overo racconciare el canpanile del Duomo in questo 
modo, cioè: ch^ el decto maestro Francesco debba avere soldi 
vinti el di, cioè ogni di che lavorare al decto lavorìo; et com- 
pito el decto lavorio, si rimette el decto maestro nel detto ope- 
raio, e suo consiglio di ciò che vedono o vorano avere discre- 
zione di Carli alcuna provisione , oltra dei soldi vinti el dì. E pe- 
rò io Nastagio di Francesco, camarlingo dell' uopera, di volontà 
dì dette parti ò iacta questa scrittura di mia propria mano. 

(D'altra mano) Fu finitto el detto lavoro, et pagatto el 
detto maestro. 

NOTA 

Medi qaaldie notizia di qaetlo aite6ee nel Volane ferino deHa preteMe 
Raocalta a pag. 135. Nel Memoriale 4el Camarliogo dell' opera 4al Beono, sof- 
ia r ottoo 1409» a carte IO, iroro io piopofHo del laroro del Campaaile, qne- 
Iti ricordi 

Matsiro Fraoeefco di Cioola, «ioafiro di piMra , lavora sul ekapaniU 
d#' aver§ a di 30 di Magio lir§ SS. 

£ die av€r§ lift ttintiein^ue t '^uali ti debe av€r§ per provisioné de l' a- 
foeiota del fÈmdàmoMo dst okanto dèi 



26 DOCUMENTI 

N.^ 17, U05 27 Marzo 

Condotta di maestro Andrea di Bartolo di maettro Fredi, o di- 
pingere la cappella di S. Fittorìo nd Duomo. (Abghivio 
detto. Libro detto, carte 12 verso.) 

Cristo MCCCCV. 

Sia memoria, chome noi Chaterino di Chorsino, operaio del- 
r uopera sante Marie e misser Sano di Bartolomeo canonico di 
Duomo et Giovanni Pucci , ritagliere , Meo di Giovanni ligrittiere, 
et Jachomo di Tomma , speziale , tutti e quatro consiglieri del de- 
cto operaio , di concordia alogano a maestro Jndrea di Bartolo 
di Fredi dipentore , la chapella di sancto Yettorio , et racconcia- 
re la volta d^ essa cajfblla , a dipengniare la storia di Sancto Yet- 
torio in essa chapella : e debbala dipegniare a uso d' ogni buono 
maestro, per intino a la risega del marmo da pici, per prezzo 
e nome di prezzo di fior: sessanta senesi, cioè de la sua £adi- 
gha; e V uopera debba mèttare colori et ogni altra cosa biso- 
gnievole al decto lavorìo; e ch'el decto maestro Jndrea debba 
lavorare nel decto lavorio continuo et assiduo, senza mètare niu- 
no tenpo in mezzo. 

£ io Nastagio di Francesco , chamarlengo d^ essa opara ò 
scritta questa condotta di volontà , et in presenzia de le dette par- 
ti, a dì 27 di Marzo 1408. 

(D^ altra mano) Fatta la detta chapella ed è paghatto. 

NOTA 

Anche di qaesto arteflce vedi le notizie a pag. 41 del Volarne I. di qMSta 
Raccolta. 

N."" 18. 1405 SII Aprile 

/ Soprastanti della fabbrica det Duomo d" Orvieto ddìbtrano 
che maestro Angelo da Siena sia condotto per loro Capo- 
maestro. (Archivio della Fabbrica del Duomo di Orvieto. 
Libro di Riformanze di detto Anno.) 

1405 die XXI Augusti. 
Congregati Superstites, dictus Camerarius (Ser Paucratius U- 



DELL AETE SENESE 27 

tu Urbeifd.) dixit et exposuit, quod cum in dieta fabi'iea sii maxima 
necessitas unius caputmagistri , et ad qjus aures venit, quod quidam 
magister Jngdus de Senis, nunc comorans in civitate PLsarum bo- 
nus, et optimus magister, libenter veniret ad laborandum in dieta 
ecclesia; quod provideatur per ipsos superstites, quid agendum 
sit cum mietendo prò ipso magistro nollet suis sumptibus se bue 
conferre. 

Deliberavenint quod ipse camerarius procuret mietere prò 
dicto eaputmagistro , et si veniet, de expensis itineris provideatur 
ad diseretionem eamerarii predicti. 



N.^ 19. 1406-1413 

Ddiberazitmi tuUt pitture da farti da Taddeo Bartoli néla Cap- 
pela e néla Sala preuo al Concistoro del Palazzo Pubbli- 
co di Siena. (Archivio delle Ri^obmagioni di Siena. De- 
liberazioni del Concistoro, Tomo 332.) 

* 1406 25 di Agosto. — Deliberaverunt supradicti magnifici Do- 
mini et Capitaneus Populi, simul convocati in consistorio, quod to- 
tum residuum denariorum , qui superaverunt eisdem de eorum ex- 
pensis, couvertatur per operarium Cam. in omatione capelle Palatii ; 
quod fiat per manus magistri Taddey Bartali cum illis fignris, or- 
naftonibus et auro et modis et formis , de quibus eidem videbitur 
prò ornatione diete cappelle et honore nostri Comunis: et facto 
iaborerio predicto , prò parte ipsius magistri Taddey debeat elìgi et 
vocari unus magister, et alter debeat eligi et voeari per consisto- 
rium Dominorum , cpji lune temporis residebunt , qui habeant tassa- 
re laborerium prediclum; tassationem cuius solvatur per dictum 
operarium Caro, sine aliquo suo preiudicio aut danno. 

* 29-30 detto. — Prefali magnifici Domini et Capitaneus 

Populi una cum Vexilliferis etc, eorura bona concordia et vigore 
ipsorum balie , decreverunt, quod omnia residua, que supcrarent 
in futuris singulis dtfobus rocnsibus camerario consistorii et etiam 
expensori Dominorum — et etiam omnes quantitates pecuniarum , 
que solverentur per illos qui renuntiarent officiis Comunis senen- 
sis , pervenire deb^nt ad operarium Caro.^ qui prò tempore fuerit, 



28 DOCUIiiKMTl 

qui teneatur dictam pecuniam convenere in pictura et onurtione 
capelle Partii, non obstante reformatione, prò qua eaveCur quod 
deberent soli^ et dari expensorì Dominonun; que ^antiiates ex 
nnnc intelligantur et sint obligate dieta de causa: declarantes etiam 
quod , completa capetla «t pictnra et ornatione ipsius , converti si- 
niiliter debeant in ornatione et pictura salette nove usque ad per- 
fectionem ipsius , simul cum denariis cassettine , qui iam obligati 
sont prò pictura et ornatione diete salette. 

* 140730di Giugno. — Concordi ter ipsi Domini et Capitaoeus 
Populi deliberaverunt, quod magister Taddeus pictor possit in cap- 
pella super altare destruere picturas Coronate ibi existentes, et ibi 
novas pingere picturas, ut sibi melius videbitur convenire. 

■ ■ " il 9 di Ottobre. — Deliberaverunt Domini et Gapitaneus 
Populi supradicti, quod in consistorio pingatur per magistrum Tair 
deum figura domini nostri lemi Gbristi et sancti Theme , prò qni- 
bus sdlvatur eidem prò extSmatione, prout «fieri debet de ^eapella, 
quam pingit presentifiiliter. 

. 10 di Novembre. — Deliberaverunt, quod fiat decretom 

domino Potestati - quod precipiat magistro Joddeo Bartali^ picto- 
ri, quatenus per totum presentem mensem debeat complesse pi- 
cturas capelle Palatii Dominorum, pena xxv flor: auri sen: inmi- 
ctendorum in cippo domini Potestatls* 

1 6 detto. — Deliberaverunt ^ quod mictatur prò magi- 
stro Taddeo Bartali pietore , et «ibi precipiatur quod non (fisce- 
datde Palatio Comuni s, quin perfiòiat picturas cappelle dicti Pa- 
latii, tamen stet in Palatio suis expensis, non Comunis. 

— — 23 Dicembre.^ — Voflentes sequi deliberatiooem foctam 
de modo solutionis pichire focte in cappella Palatii Dominonnn, de 
qua patet manu ser iohannis Francisci de Asciano , elegerunt -pi^ 
parte Comunis ad extimandum laborem in eo factum per magi- 
strum Taddeum Bartali, pictorem^ Martinum Bartolomei ma- 
gistrì Blaxii; Taddeus elexit Checcum Manni, pictorem. 

1407-8 8 Gennaio. — Decreverunt -quod fiat sanctus Chrìsio- 
forus in loco ubi erat, magnus, et super eadem materia elege- 
runt Tuccium et Bartalomeum Iohannis qui possint super eadem 
fecere et disponere ut putaverint convenire. 

1 di Febbraio. — Priores et Capitaneus Populi ex o- 

tia - et magister Tadàeui tx alia parte, conconliter elegerunt io 



dell' arte senese 29 

lerUum ad extimaDdam pictoram cappelle, Johannem Francisci 
lohaBoini , qui eum magistro Martino^ et Cheeoo Manni , pictori- 
bus, babeant exttmare, ut eia videbitur conveniens. 

1408 11 di Aprile. — Tuccius Simonis Fecini, Bartalomeus 
lohannis Cacchi, vigore remissionis in eos facte -declaraverunt, 
qnod magister Taddéus Bartati^ pictor, habeat prò suo salario 
et mercede picture facte de figura sancti Christofori penes hostium 
coDsistorii j tam prò suo labore , et suorum garzonum , quam etiam 
prò coloribus, auro et aliis quibuscumque > in totmn triginta tres 
florenos aurì senenses. 

-—^25 detto. — Johamies Francisci Jòhamiini, Checcus Man- 
ni j pictor, coQCorditer déclaraverunt - quod magister Taddeus 
BartaluSj pictor, qui pinxit cappellam Palatii et figvras Jhesua 
Christi et saocti Thome in consistorio , babeat - a Comuni - prò la- 
borerìo et salario suorum (sic) - et suorum garzonum , et prò Golorì^ 
bus et aliis quibuscumque prò dictis picturis cappeDe et consisto- 
rìo y in totum * ducentos quinque fior : auri nitidos. 

1413 9 Ottobre. — Deliberaverunt - quod operarius Camere 
faciat fieri pulcrum hostium ad hostium consistorii ^ ut possit po- 
slea ibi pingi prout deliberatum est, et nratet loeu» dicti hostii , 
pnmi latiociaium babiieFUAtv ioter €os« 

•••^-^ ft détto. '^ Yid^dtes qtmd' imiri extra hostium con^i- 
storii scialbati , pingantur prò honore Palatii ; quos sic videro est 
quid ìtìtbc (èìc : turpe). - Cum sit pietà capella , et etiam sunt ibi 
volte iam picte - et desiderantes prò honore ipsius loci, quod do- 
ping! detteant - habito colloqMio sii^a dieta materia *- remiserunt 
in egregios viros dominum Pielrum de Pecciis , et ser Christofo- 
rum Andree cancellarium , quod in ipsis muris et locis pingi fa- 
ciastflbs honomtas et pulcras figuras de quibus eis videbituf; 
et ex nunc concorditer remisernnt in ipsos, quod debeant decla- 
rsire pretium dandum esse magistro Taddeo BartaU, prò pleto- 
ra predicta. Stati» constitutus in consisterlo - predictus magister 
Taddeus Bartali^ pictor, conduxit ab eis locantibus, dictum la- 
vorìum (sic) pingenduro in diete loco illis figuris et eo modo et 
forma quibus dictis domino Petro et ser Christoforo videbitur. 

- ■' i 3 detto. — Auditis deliberationibus iiactid - de pingen- 
do ad hostium seu muros consistorii, et de hostio consistorii fa- 
ciendo, ac etiam de remissione superius facta in dòminum Pie- 



30 DOCUMENTr 

trum de Peccìis et in ser Christoforum Audree , ac etiam de Yo- 
catione facta magìslro Taddeo pictori ; ratificaverunt omnia supra* 
dieta et delibera venint exequi prò honore nostri Comunis. 

NOTA 

Per corredo e compimeuto delle notiiie rignardantì le opere fatta da Tad- 
deo nella capella e nella teletta del Palazzo Pubblico ^ aggio ngerò quest'altre 
memorie* 

1407-8 7 di Febbraio. 
Maieitro Tadeìo di Bartalo, dipeniore die avere a dk 9iJ di Feraiù 1 407 
fior: vinti ianeii per la dipentura di ean Chriitofano^ e quelo più eh$ di* 
ehiarrà Bartolommeo di Giovanni Ciechi e Tueio di Simone, in ehui fu eko- 
meeOf quando tara tra io a fine la detta fighura. E la detta fighura la de^ 
mettare a oro fino e oMuro oltramarino. -- A d\ xj d* Aprile lodaro TUecia 
di Simone e Bartolomeo di Giovanni Ciechi, che maestro Taddeo aveste per 
V oro e per V axurro, fior: tredici eaneei. ( Archivio dbllb RirouiAeioin di 
SiiHA. Libro d' Entrata e Uscita del Camarlingo, ad annom, a e 90 rerso.) 

1408 13 Aprile. 

Camerariui eoneietorU dei magistro Taddeo Berteli , pictori^ som fior: 
auri $en: prò parte den'' iibi debitorum prò pietura taneti Christofori faeta 
per eum. 

t9 detto. 

Camerariut eoneiitorii — eolvat eeptem fior : auri senemes magittro 
Taddeo Berteli, pictori ^eibi debitoe prò residuo pieture faete per eum de fi- 
gura saneti Christofori. (arcbitio detto. Deliberazioni del Concistoro, ad an.) 

1414 SO Giugno. 

Camerarius Biceherne solvat Berto Antonii camerario Conaistorii Uh: 
Lxxriii sol: xri netti solvendos per ipsum camerarium magistro Tadeo Barta- 
li, pictori, prò pietura Salette ante Consistorium^ prò residuo sui saiarii de- 
clarati per habentes auetoritaiem, (Archivio e Deliberazioni dette, ad annuB.) 



N.^ 20. 1407 1 di Maggio 

Maestro Martino di Bartolomeo si alloga a dipingere qua**.: u vet- 
te del Duomo di Siena. ( Archivio dell^ Opera del DuoMa 
Libro Rosso dal 1404 al 1419 a carte 206.) 

Maestro Martino di jBarfafomeo^ dìpentor e, à tolto da noia 
fare quatro volte, a dipcgnare di buoni cholori e bene fatte, cho- 
me quella che esso dipenso , quella di sa' Nichelò , là du' è di- 
pinto lo' ferno (inferno)] e dobiamoli dare fior: sesata quatro dV 



dell' abtb senese 31 

ro di Uitt' e quatro ; e dobiàli dare i ponti fotti , e azuro e verni- 
eie e stagno e chalcina per lo sciabo (sic) : ogni altra chosa die 
metare di suo : e diele dare fatte , tratte a fine , per tempo d' uno 
anno, chomiciando a di primo di Maggio 1407, e finito primo di 
Magio 1408. 

None andò inazi il detto merchatto e però abiamo abatutta 
la detta posta. 

NOTA 

Haettro Martino fa credoto della famiglia de' Bulgarini, nobili Senesi; 
ma leoza fondamento, imperciocché egli nacque da an maestro Bartolomeo , 
orafo , figlinolo di maestro Biagio , e appartenne- ali*, ordine de* Riformatori , 
mentre I Bnlgarini furono dell' ordine de' Noto. Il Cittadini lo fa de* Semi, i 
quali ebbero per arme uno scodo» col campo azzurro trarersato a sghembo da 
noa fascia d' oro, con due palle parimente d' oro» sopra e sotto. Martino ebbe per 
moglie Caterina di Domenico Pascucci. Risiedè nel 1417» nel 149S e 1439. Nel 
14S0 fu castellano a Monte Agalolo. Nel 1435 Gonfaloniere della Compagnia del- 
l' Abadia Nuova e poi di quella di S. Giusto; e nel 1438 Capitano di quest* nl- 
tima. Le sue memorie giungono fino al 1 433. Delle altre opere fatte da lui per 
Il DoomOy ho i seguenti ricordi. 

1405. Aprile. 

Antonio di Landueeio speziale de' dare adi 1 8 d* Aprile per contanti 
sol: trentadue, i quali ebbe per cinabro, ogria, sinopia buia, e sinopia chiara, 
die a Biagio di Bartalommeo (leggi: Martino di Bartalommeo) dipentore, di- 
pegne la chapella di santo Crescienxio^ in mano di Pietro d' Agnolo» muo gar^ 
zone, (Archivio dbll' Opbra dbl Duomo di Siena. Bastardello dal 1404 al 1411» 
a e. 54.) 

1 406. Maestro Martino di Bartolommeo» dipentore, ane dati fior: dieci^ sol: 
einquantadue per uno mese e terzo disc V oparaio à servito a dipegniare a 
la eapella di san Savino a ragione di fior: otto el mese. Ane dati fior: vin- 
tatto, e quali aconciamo per detto de l* operaio : disc doveva avere fior: di' 
cienove per dipentura la voìta de la chapella di san ìficholòy due (doTe) si 
dipegnie lo 'nferno , e fior: due per uno archo verso la porta, e fior: sette per 
salaro d* uno ano à servito Luigi di maestro GioTanni» suo garzone. (Ar- 
CBfTio detto. Libro Rosso ad annum» a carte 43.) 

1407 3 di NoTembre. 

A maestro Martino di Bartolomeio, dipentore^ a di tre di Novembre, fior: 
due, sol: trentanove, e quali li demo per détto de V operaio, jper una tavo^ 
la aconciò de V altare de' Maestri de la pietra , a la quale rimesse cierti 
colori e santi, (architio detto. Entrata e Uscita, ad annum, a carte 58.) 

1415. Fior: sei per dipegniare e adorare, cholori, oro, azurro e uòpare 
datte per maestro Martino e Gualtieri» dipentori-, e per dipentura d* esse fi^ 
gmre (Nostra Donna» e S. GioTanni) a maeUro Martino» dipeniore fior: 6. (Ab* 
cBivio detto. Libro Rosso» a carte 110.) 



32 iKM:uniiDiTi 

\4Ì9. Mtmiro Martina éi- AtrUloiiie<», 4i|iMKbrr, d^àwn Hré gmairo, € 
qìUfgU ionno f&r ckagione rittfreMthò la HfuMiaia è 1* Angmiolo éi Duom^* 
( AmcBif IO detto. Debitori e Creditori, ad. aBDom , a carte 87 rerao.) 

1435. Maeiiro Martino di Bartalomeio^ dipeniore, de* dare lire vinti, soldi 
quatordieiy $ ifua' den: sonno Ure f 8 per libhrs iij d* aturo de la MagniOm 
Ane date lire vinti sol: quatrodiei (sic) e quali trovamo avere dati per 
darvi UJvori fui per V opera , eioi a éèraf^ la lupa ehe tiene el paffUò , e 
due bambini dipense e uno telaio a V ofhio de la sagestria (aio) e a^tre efto- 
se servite a V uopera, ehome apare per uno suo bastardella segnato H a fs: 
Vi',d' aehard» eho' lui questo di </ di Dieiebre 1453. (abciitio detto. Libro 
GiaUo dal 1490 al 1444^ a e. 69 torgo. 

Dipiofe ancor» per jo Spedale di 8. Maria della Scala di Sioao, la apera 
dell' Orologio > come ti ritrae da qoesto ricordo» 

1448. A le spese si fanno per gli oriuoli , lire dodici in tnano di moa- 
alro Martino di Bartalomeo per sua fatigha e più spese eh' sso fseia. ( ▲■€«- 
▼10 DBiiEO Smdalb dilla SCALA DI SuufA. Libro di Ricordi dal 1S56 al 14S8 
a carte 64 fcrso e 128 rerso.) 



N." 21. * 1407 18 Gingno 

Spinello Aretino, e Martino di Bartoloraneo do Siena hanno a 
fltn le pitture ddlà Sala di Balia né Palazzo Pubblico. 
( Abchivio delle RiformagioNi di Siena. Deliberazioni del 
Concistoro ad annum.) 

1407. Die XYiii Junii. 
Locatio facta de Sala nova ad pingendum. 
Hagister Martinns pictor olim Barlholomei ^ conduxitad pio- 
gendum omnes quator voltas «S'ala Nove (ora di Balia) Palatii Do- 
minorum Priorum, usque ad cornices existentes in fine voltaruni 
predictarum , bonis, et ydoneis coloribus, cum similibus, et toti- 
dem figuris, et laborerio, modo et forma quibus piote sunt alie 
quator volte cappelle dicti Palatit; omnibus expensis de coloribus^ 
et de omnibus aliis ipsìus Oìagistri Martini: excepta calcina, et 
pontibus, que fieri debeant, et solvi expensis Comunis Sen: et 
non dicti magistri Martini 'y et cum conditione, quod non debeat 
ibi poni aurum in pannellis, sed loco auri, ponere possit stagiiuai: 
de quibus omnibus habere debet a Comuni Sen : quatraginta qoaior 
fior: auri senen: Et promisit totum dictum laborerkim iécisse, et 



dell' artb senese 33 

explevisse lune ad per totum meiisem Februarii proxiroe venturi. 
Magister Spindlui Luce^ pictor de Aretio, loca vi t se, et ope- 
ras suas ad pingendum totum residuum diete Sale P/ove, quam 
pingi promisit et tcneatur illis figuris et storiis, modo et forma 
qoibus ei imponetur per eos in quibus commissum est vel de no- 
vo committeretur. Et ad dictas picturas faciendum promisit esse 

continue, et secum habere (manca, ma i certamente 

Guasparri o Farri) filium suum, quousque compleantur ad plenum. 
Et dictas picturas omnes Tacere debet omnibus expensis de colo- 
rìbus, pontibus, et omnibus aliis Comunis Senarum: ita quod non 
debeant mietere , nisi personas suas tantum. Et debent habere sa- 
larium, inter ambos quolibet mense, quindecim flor: auri; et in- 
cipere dictum laborerium ad tardius et incipere (sic) in calendis 
Martii prox: vent: antea non teneantur. Et ultra dictum salarium, 
habere debeant ambo expensas mane , et sero prò comodo eorum 
vite condecenti, expensis dicti Comunis. Constat latius de condu- 
ctionibus , et locationibus supradictis manu mei notarii infrascripli. 
(Ser Michde di ser Jacopo di Chde) 

NOTA 

NeUa Sala Nuova chiamata poi la Sala di Balia o del Papa, dipinte Spi- 
nello i fatti della fila di Alessandro Ili. Questa pittura che era molto andata a 
■Mie, non è mollo che è stata assicurala da roTÌna maggiore. In migliore sta- 
to sono le pitture delle Tolte, IsTorate da Martino di Bartolommeo a parti - 
meaU aeeondochè richiedefa la forma di esse a crociera, con flgorette allegori- 
che , mollo gentili di colore, e di graziosa mofenza. Le altre memorie che ri- 
goardano questo lavoro sono le seguenti. 
1408 4 di Aprile 

OperariuM Camere preetet magistro Spinello qui pingit Salam novam„ 
viginii fior: auri de denariis deputati» ad dietam piciuram faci^ndam. 

S9 d' Aprile. 

Operarius Camere salvai magistro Martino Bartalomei pittori, quadra'^ 
gifUa quatuor fior: auri sibi debitoe prò pittura faeta per eum de voltii Sa- 
le nove. ( Archivio obllb Ripormagioni di Siina. Deliherazioni del Concistoro 
ad annum.) 

11 di Luglio. 

Deliberaverunt - quod magister Spinellus pietor^ pingat isloriam prelii 

Yenetorum cum imperatore FedericKo per mare, prout patet in illa carta 

fifa» eommodavit Bettus Benedieti» (archivio e Deliberaziooi deUe> ad aonam.) 

Ma maestro J/arftno fece ancora nel Palazzo Pohhlico altri lafori, com» 

da questi ricordi. 

Tomo II. ^ 



M DOCUMENTI 

SUO predicto, de quilius dissit (rie) se penitene. — Quibus omnibas ec. 

Actiim Senis in apotecha Johannis olim Salimbenis vocali V Af- 
fannato, barbitonsoris, sita in Campo fori Comunis Sen:, coram et 
presentibus Nanne olim Francisci Caffarini, mercatore de Senis, 
<$bt MaVtiÉo fl^ta Ferri not : de Casulis — et ser Benedicto oKm 
Johannis ser Bindotti de Senis, testibus etc, 

Ego PatiluB filtus olim ser Gani Biondi noi:— particnilam su- 
prascriptam de testamento predicto sumens, propria manu scripsi^ 
et publicavi. 

NOTA 

Bartolo di maestro Fredi, autore de' fiartoli Battilori, nobili senesi, nacque 
intorno al 1530. Fu scolare de' Lorenzetti, e nel 1355 faceta compagnia d'ar- 
te con Andrea di yanni. Sposò nel 18^7 donna Bartolommea di Cecco clie 
"gli parler) molti flg1hioli« Ma il solo de* maschi che gli sopraTrisse, fo Andrea, 
Di ciò ippariéce quanto falsamente il Vasari , e coloro che continoano aneora 
a giurare in tutto nelle sne parole , abbiano credulo che figlinolo del noatro 
Bartolo fosse anche Taddeo, il quale, come si ha per certissimi argomenti, na- 
cque da un barbiere per nome Bartolo di maestro Mino, Risiedè il nostro Bar^ 
tolo nel supremo magistrato della patria nel 1 373 , pei mesi di NoTcmbre e 
di Dicembre, nel 1380-81 per i mesi di Marzo e di Aprile; nel 1389, per i 
mesi di Maggio e di Giugno,* e finalmente nel 1401 per-i mesi di Norenbre e 
di Dicembre. Morì ai 36 di Gennaio del 1409-10. 

Delle molte «pere dell' arte sua, fatte in Siena, ho raccolto ì seguenti rioordL 

1361 18 di Luglio. 
A Bartolomeo dtil maestro Manfredi, dipentore, lire settanta per eataro 
di dipegniare ne la sala del Consiglio, ( Abchiyio dbllb Biformagiohi di Sib- 
KA. Libro di Entrata e Uscita della Biccherna, ad annum.) 

1374 1 Decembre. 

A Bartalo di maestro Fredi , dipentore, sei /Sor: d' oro e trentotHf eoi' 
di, ebe per la dipentura che fede della ehapella de' Maestri della pietra, 
eh' è 'n DiMmo. (archifio dbll' Opbra dbl Duomo. Libro del Camarlingo, ad 
annum a e. 68.) 

1389 15 di Aprile. 
Maestro Luca di Tom me et maestro Bartalo di Fredi ei Andrea euo /!• 
gliuolOf dipentori, dieno avere a di 15 Aprile 1389, eiento trenta fiorini d'o- 
To, in queeto modo e termine : ora al presente, otto forini d* oro e per san- 
ta Maria di Settembre prossima che viene, vinti e qwUro fior: d' oro e am- 
zo : dipoi de la detta festa a iiij mesi, debba avere trenta e due fior: d* oro 
e mexo : e cosi V altre due paghe di iiij mesi in quatro mesi, 39 fior: d* oro 
e mexo, che sarà la somma d^ 130 fior: d* oro. E qttesti danari lo* promet' 
temmo per l* Università de' CaUolari, per una tavola deftbono dipingniare, 
de la iato eapeUa di Duomo^ (Amcmvio detto. Libro Nero a e 1M.) 



dell' arte SBffRSE %7 

1S9« 31 OiceMkre. 

Cum Bartholas tnagistri Fredi , pieior de Senis^ sii obligatus fratrt^u^ 4$^ 
MmUe OUveio ée Senit eisd^m fingere quamdam taMam frff/wJmfiQfp^ per 
him€ md kalgndas Martii wél per totum mtnum MmriU prtéicUf nàìC^tt jm? 
ma; deertvenmi , quod cum diciu§ B«rtliol«» m mm dnU éfmin^ffmm: IfirUnmm 
9ii a§trietma pém^en in »ala CpmBtkié r^àUe» CàwmnU Stm:; fy^rf ip%i Mf • 
Ikolat §m mmne »ii e€ —$• inUUipaiur ab$olmiMtM ab omni pmi^ %u9fi^ tncwrr. 
r^ref dieta de rawta, et haheat ultra terminum predietum, tantum rerinifitMiyw 
^Miffiliiiii MiabU ad distas pieturas eonstruemdaà im 4mi« iMmiimtrumf (Aft- 
CHiTio DBLLB RiPORMAttioHi DI SiBNA. Delìbersiioiii del Concistoro. VoL 149 a 
carte 13.) 

1 399. A Bartalo di maestro Predi , éipentore, fior: vinti, libre dento vin- 
tidué, eoidi sei auti per pese d' oro e d' oriento e den: contanti e denari 
pagkati per lui in più volte • . . . Queste chose auto per la tavola di san 
Piero che fa. (Archivio dbll'Opbka dbl Duomo di Sieha. Libro del Camr- 
lÌBgo «d aooaiD, a carte 56.) 

1393 11 di Dicembre. 

DeUberaverunt, guod Bartalot n^agittri Frodi, Crietofanas magiefri Bin- 
docci et Mena Petri , pietore», kfnbeant ab operario Camere Comunis Sen: qua- 
imar /for: otiH in auro prò e^rum sulario et labfifre , eo guod pinxeruni et 
reaetaveruni Mappamundum •« Item 4^t et eolvai eie guae spenderunt ( sic ) 
in Qwwro et aiiii coìoribus in dicto oconeimine dfeti Mappamundi: in totum 
librae duodeeim, 

13 detto. 

Deliberai um fuit - quod Bartaloa magistri Fcodi H Giofaflà Filippi et Cri- 
atofauBS magistri BÌDdoccii habeant - a Cam^erario Bicberne viginti fiof: ouri, 
videlicet sex fior: et duos tertios aiterius floreni prò qHplibet eorum, prò eo- 
rum salario et labore et pieture (fio) * et eo guod pinser%n§ bitj^aia im fa- 
eie Palata Comunis, (Abchitio obllb Ripormagioni di Sibiu. Deliberazioni del 
Concistoro ad aonam.) 

1 397. A maestro Bartalo di maestro Fredi> dipentore^ fior: cinque, lite tre, 
eoidi diciotto, sono per fatiga di dipentura la figura di santo Vittorio che 
età in uno de* tabernacoli del coro id' intomo a l' altare, e per V oro d* es- 
sa : r asuro si pagò da per sé* ( ARfiBino dbll' Ofbra drl Duomo di Sibra. 
Libro del Camarlingo, ad annom a e. 56.) 

1409-10 96 GeoQaio. 

Magister Bartolos magistri Predi , pictor, die 36 Januarii \ 409, sepul- 
tusfuii inclaustro circa murum refectorii prope ingressum. ( Bibliotrca Pub- 
blica DI SiBiVA. Necrologio di S. Domenico a carte 53.) 

1410. Bartalo di maestro Frodi ora sue rede-^die dare ckome apare a Li- 
bro Nero fo: 1 35 a una sua ragione fior: xliii. ( É stata sbatuta la detta po- 
eta di comandomen^o di misser Okaierino hoparaio e di consentimento - de^ 
suoi coneiglieri che irovaro che eeo fu fnto debitore per una tavola tolse a 
fare per V Uàpara,^ quale eso fede ed è posta in Duomo a Voltare di san 



38 



DOCUMENTI 



Tomaso. (Archivio dbll* Opera del Duomo. Libro Rosso dal 1404 al 1419 a 
carte SO.) 

Nelle deliberazioni del Comune di S. Gemigoano si legge sotto r anno 1 S66 
al SI di Ottobre, questa memoria : che cioè, essendo nata lite fra gli Agostinia- 
ni, e gli Olivetani da una parte, e il Comune di S. Gemignano dall' altra, per 
cagione d' Immunità, fu stanziato che fosse dipinto nella sala del Palazzo pub- 
blico un Agostiniano ed un Olivetano da Bartolo, pittor senese, pel prezzo di 
Ure dieci. 

Non sarà inutile che^ dopo le cose riferite, ponga qui il seguente 



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dell' arte senese 39 

N.^ 23. 4 407(T) 

U Operaio del Duomo di Siena domanda Ucensa di edificare 
una nuova Sagrettia. ^Arghivìo delle Ripormagioni di Sie- 
na. Filza 1 1 4 dello S<;rittiire concistoriali.) Manca deli^ anno , 
ma forse è del 1407. 

In nomine Domini, amen. 

Dinanzi a voi magnifici e potenti signori, Priori, Chapitano 
di Popolo et Utiziali de la Balia della città di Siena, signori nostri. 

Dimandasi per lo vostro servidore Caterino di Corsino, ope- 
raio dela vostra Chiesa magiore e per li suoi consilieri chon ogni 
debitta rivercnzia , di volere idificare (sic) una sagrestia per essa 
vostra Chiesa ; in pero ch'essa Chiesa n'à grande necistà et bisogno; 
inperochè quella eh' è al presente non sarebbe soficette a uno 
picciolo chastello, ed è a grande vergogna di tutta la città; inpero 
eh" essa Chiesa meriterebbe avere la sacrestia onorevole e bella , 
come si richiede a tanta laudabile e onorata Chiesa. E per tanto 
pregiamo (sic) la vostra Signoria degnate concedare licenza di po- 
tere volare (volgere) una volta sopra la via del Comuno da le mura 
d' essa Chiesa a la casa eh' esso operaio e suo Consilio ha compra- 
ta da Niccolò di Cristofano di Bernardo, facendovi cietti (certi) che 
essa volta non \' occupa essa via: imperocché viene alla e sfogata 
trenta braccia e più ; ed è diliborata per li maestri e per più 
conscgli ritenuti [)er lo detto operaio, e per li suoi anticissori, 
cir essa sagrestia non si può idificare in nissuno altro luogo che 
stia meglio e più con forma e minore spesa; e in e>so luogo si 
farà spidilamentc e ratto, grande, bella e onorevole come se ri- 
chiede alla bellezza della Chiesa vostra. L'onipotente Iddio vi con- 
servi in buono slato e tranquillo. 

N.^ U. U08 3 Agosto 

Patii con Sano rfrf maestro Matteo detto capomaestro della fab- 
brica dd Duomo d' Orvieto. (Archivio dell' Opera del 
Duomo di Orvieto. Libro di Riformanze, ad annum.) 

1408. Die tertia mensis Augusti. 
Item dicti Superstites , advertentes quod magister Sanus ma- 



40 DOCUMENTI 

gistri Macthtìj de Seiiis qui stelit amcMlo prò aliquo tempore in 
exércitio dicti offitii capomagistri , et opus inccptum jam ipse ha* 
bet in mente, et quod huc usque se bene gessiti et si alias re- 
quireretur, multum laborarelur de tempore, anlequam reperiri va- 
leret: deliberaverunt , quod dictum magistrum Sanum in capoma- 
gistrum conducatur per dictum Camerarium, cum pactis et con- 
ditionibus et salario, ut infra in ejus conduetione descriptis se- 
riatim. 

1408. Die tertia me^ists Augusti. 

In nomine Domìni amen. Anno Domini millesimo quatorcen- 
lestmo octavo, Inditione prima, die tertio mensis Augusti. 

Cum hoc sit quod expertus vir magister Sanus magistri Ma- 
ihey de Senis, preterito tempore jam elapso steterit et servierit 
jn laborando, lapides marmoreas intagliando, et alia cxercitia fa- 
eiendo prò honore, comodo, et utilitate operis, et fabrice Eccle- 
sie sancte Marie de Urbeveiere cum certo salario: — et temptis 
locationis et conductionis ipsius magistri Sani sit de proximo fi- 
niendo. Igitur — Camerarius et Superstites , volentes ch*ca utilita- 
4em diete fabrice providere, et advertentes ad peritiam, ac ma* 
gisterium, ac fidelitatem dicti magistri Sani^ temporibus retroactis, 
«I circa laboreria Ecclesie antedicte ; ideo dictus Camerarius — con- 
duxit dictum magistrum Sanum de Senis presentem, etacceptantem 
in capomagistrum (sic) operis et fabrice antedicte « — prò uno anno 
proximo futuro, incipiendo in kalendis mensis Septembris proxi- 
me venturis. Et dictus magister Sanus locavit personam et ope- 
ras suas eidem Camerario — prò tempore supradicto cum pactis, 
condìtionibus , et conventionibus infrascriptis. 

In primis : quia dictus magister Sanus tanquam capomagister 
in loya dicti operis et fabrice promisit, — laborare et labore- 
ria facere prò dicto opere et fabrica , et in dieta Ecclesia , et in 
laya et alibi — - in lapidibus marmoreis , in schuituris et aliis qui- 
buscumque laboreriis ubicunque. — Et requirere et sollicitare ilia- 
gistros et operarios laborantes prò dieta fabrica , et eis designare 
et alia quecumque laboreria facere. ^ Et quando opus fecerit ire 
ad petrariam. — 

Itera, quod dictus magister Sanus non possit discedere de 
civitate Urbevetana durante dicto tempore locationis et conductio- 
nis. necaliam conductam accoptare, tempore suprà^ictò durante , 



dell' abtb sbub^ 4 f 

iibìi cum expressa licentia et vohmtaie Camerarti et Soperstitirani 
operis et fabrice supradicte , salvo et reserrafo quod dicfo magistro 
Sano liceat ad beoeplacitum sui prò suo fecto recedere a dieta 
civitate, et extra ipsam civitatem UrbisveterM stare XV diebus in 
totum, computatis diebus accessus, et redditus: et hoc ibfelligator 
una vice tantum toto tempore diete sue localioDis^ et eoadoctio- 
nis, et anni supradicti. Et quod, tempore sui recessus debeat ita 
et taliter providere, quod magistri et operarii diete fabrice non 
perdant tempus propter absentiam dicti magistri Sani in dictis 
quindecim diebus; set (ne) eos decere debeat et laboreria desi- 
gpiare , et estendere ita et taliter, quod dietum opus et bbrica nul* 
lum patiatur dapnum — propter absentiam dicti magistri Sami. Et 
propter absentiam predictam in dictis xv diebus Gendam, positus 
super doctas debeat eidem magistro Sano doctas faòere, secun- 
dom quod eidem posito et deputato videbitur: considerato salario 
dicti magistri Sani et aliis circumstantiis , tempore et mimsteria 
Et eidem magistro Sano casu fortuito eidem yaiinente seu egrìlu- 
dinis seu alterius casus, ita qaod suum magisteriuro non pósset 
exercere, debeant docte Beri prout actemis est usitatum et prout 
debetur, omnibus consìderatis ec.'-— 

Item, quod dictus magister Sanus — debeat habere quoli- 
bet mense in toto diete uno anno, decem florenos aurietin au- 
ro, vel tantum de monetis capientibus quantitalem, quam valebit 
florenus tempore solutionis sibi fiende. Et quod quolibet mense si- 
bi magistro Sano fieri debéat solutio x t*or : auri prò salario an- 
tedicto , detrahendis quo de jure et secundum consuetudinem diete 
fabrice deberetur detrahi. 

Item , quod Camerarius dicti operis — prò pretto quo gramun 
valebit, teneatur do grano quod haberet dieta CBdi>rica vendere et 
dare eidem magistro Sano prò vita sua, et sua fiitmlià. 

Item, quod Camerarius — teneatur operarì ctim Comune diete 
Urbisveteris civitatis, quod dictus magister Sonia possit deferri 
arma, absque pena prò tuitione sue persone. 

Item, quod Camerarius una cum Superstitibus operentur ad 
posse quod dictus magister Santu sit exemptus durante cUototen»- 
pore locationis et conductionis ab omni honere et factione Comu- 
ni» Urbisveteris et nuliius artis diete civitatis. 

Iteflif quod Camerarius teneatur concedere sibi magistro i^ano 



42 DOCUlfBfiTI 

domum condecentem ad habitandum cum lecto , et massaritiìs ne^ 
cessariis et cum duobus botticellis seu vegeticulis bonis. 

Que omnia et singula ec. 

Acta fuerunt predicta in Urbevetere in camera seu casella 
diete fabrice, solite residence Camerarii— presentibns Petro Me- 
chi et magistro Petro alias Petro fratris Vannis de Urbevetere, 
testibus. 

NOTA 

1 Soprastanti della fabbrica del Duomo di Or?ieto riconduMero maestro Sa- 
no a loro CBpomaestro nel 1409, nel 1410 e nel 1411. La deliberazione del 
15 Agosto del 1410 dice così u Consideraniei ad dictum opus et qwintum eH 
éxpediens ^t neeenarium ae utile prò dieto opere et fabrica lahoritium iis- 
fraeeriptorum magietrorum maxime prò capella nova jam incepta et non per- 
fecta , videlieet magietri Sani eapomagistri et magistri Christofori maQistri 
Francisci de Senie — Ideirco deliberaverunt quod dictus magister Sanns in ea- 
pomagittrum (sic) et dictum magittrum Christoforam in magistrum dietorum 
operie et fabriee prò uno anno proxime futuro — per Camerarium de novo 
reeondueantur ad eervitia, opus et exereitia dietorum operis «e fabriee* 

Finalmente sotto la daU del SI di Febbraio del 1435 si legge altra De- 
liberazione del seguente tenore: 

Quod cum paetum sit inter fabrieam et magistrum, Crìstoforum de Ss- 
nis, caput magistrum operis diete fabriee^ quod de presenti mense bine inde 
fiat deelaratio per unam partem alteri ; et modo videlieet^ an dieta fabrica 
velit ipsum magistrum Cbristoforum prò tempore futuro , an ipse magister 
ChriStoforas velit prò tempore futuro diete fabriee servire prò capite magi" 
stro - IdeireOy petiit dictus Camerarius per dictos dominos Conservatores et 
SuperstiteSf ad quos speetat ~ providere — de electione capiliSr magistri ftené» 
prò anno proxime futuro — Super quibus omnibus ■- dicti domini Conserva- 
tores " deliberaverunt — quod , cum magister Sanus de Senis, qui alias fuit 
caputmagister in dieta fabrica, et est utilis et suctilis homo in dieto magi- 
steHo, sit prope, videlieet in eastro Griptarum ; quod dictus Camerarius de- 
beat destinare ad magistrum Sannm unum nuptium cum Hetera ex parte swa 
in qua sibi seribàt — quo modo tempus eleet ionie eapimagistri ovenit -* et 
quod ab, eo euret scire voluntatem si vult attendere ad veniendum prò capo- 
magistro in dieta fabrica. 

E di fatto maestro Sano nel 7 di Marzo del 1425-26 fu condotto per on 
anno. Dopo il quale lo troyeremo a Perugia cbiamatovi a dirigere i la?orl del 
eanale e fbsso del Trasimeno cominciato sotto Braccio da Montone., e continoa- 
lo per molti anni. 



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DELL ABTB SBIIESE 43 



N.^ 25. 4 408 47 Settembre 



DèUberasione de* Soprastanti aUa fabbrica dd Duomo di Or^ 
rido di condurre maestro Oislofàno dt Francesco da Siena y 
e patti di essa condotta. ( Abchitio detto. Libro detto, ad ano.) 

1408 
Die decima septima mensis Septembris 

Item coDvocatis — quator Superstitibus fabrìce — Camera- 
rìus — coram eis proposuit — coiti in loya diete fabrìce ad pre- 
sens non sint . nisi tantum duo magistri ad laborandum super la- 
borerio inceplo prò capeila fionda in dieta Ecclesia, videlicet ma- 
gistrum Ciprianum (Clementis) de Florentìa, et /o/iannem (Lan- 
francbi) de Mediolano, qui ad dictum laborerium Caciendom oroni- 
modo non sufficiunt; et sit quod in dieta civitale Urbeveter: ma- 
gister Christoforus Francisci de Senis qui, ut dicitur per magi- 
stmm Samum capomagistrum , est suificiens et expertus magister 
in hoc opere, et se conduceret ad bborandum in dieta Eabrtca, 
ad rationem sex fior: auri, mense quolibet. 

Item Supersites prefati ^- deliberaTerunt super proposito — 
conductionis magistri Christofori^ quod attenta necessitate magistro- 
rum et laborerii incepti , et non perfecti , quod dictus Camerarius 
babeat licenliam , et potestatem conducendi dictum magistrum Chri- 
stofomm — . 

In nomine Domini. Amen. Anno Domini millesimo ccccviii. 
Indictione prima, die xvii mensis Septembris. Supradictus — Ca- 
merarius — coDduxit ad laborandum in dicto opere et fabrica ma- 
gistrum Christoforum Francisci de Senis in magistrum diete fa- 
brìce prò uno anno incipiendo in kalendis mensis Octubris pre- 
dirne futurì — cum salario septuaginta flor: auri in auro prò toto 
dicto tempore unius anni, solvendonim eidem magistro Christo fo- 
ro per dictum Camerarium de mense in mensem prò rata ut tangil. 
Qui magister Christoforus locavit personam suametoperas suas 
eidem Camerario — prò dicto tempore unius anni— * et promiiit — 
eidem Camerario — bene et diligenter, et sollicile et perfecte, mo- 
re boni et experti magislri, in arte sua ut roelius sciverit et omnia 
predicta facere — et ire ad petrariam quamlibel extra dictam ci- 



44 DOCUMBNTI 

vitatem et quocuraque loco eiistentem, et etiam quolibet alio loco — . 
Aclmu lìiit Hoc in civitate Urbeveteri , in camera , isea casel- 
la dicti operis et fabrice resìdentie solite dicti Camerarii , presen- 
tibus Angelo Angelutii de regione S. Angeli, Scarterà Meniculii, 
et m£^istro Sano Mattei capomagistro dicti operis et febrìce, 
testibus. 



N.^ %6. U08-9 t% Gennajo 

JBogaziime a Giacomo della Quercia icultore, del Uworo déUa 
fonte Gaja di Siena. ( Archivio dell' Opera del Duomo. 
Pergamena N.<» 1370.) 

Omissis etc. 

Die XXII Januarii (1408-9) Delibera verunt magnifici Domini 
et Offitiales Baylie quod fons Campi fiat per magistrum (tiioftoa il 
nome) eo modo et forma et prout designatum est Et quod babeat 
duomilia fior: auri sen: non obstantibus quibuscumque , et cpod 
promictat et se obliget etc. Et quod eidem magistro detur locus 
^i possit laborare etc. Item quod «idem explanentur vie, sum- 
ptibus Comunis, ita quod conducat taborerium etc. 

Conventioni in fra 1 magnifico Comune di Siena etc. e mae- 
stro Jacomo del maestro 

1. In prima, che maestro Jacomo predetto sia tenuto e deb- 
ba fare o far fare uno disegno d' una fonte nella sala del Consi- 
glio, x^on iotagliameoti , figure, fogliami, e cornici, gradi, pilastri 
e beccatelli e altri lavorìi ragionati. 

3. Item , .ch^ el detto maestro Jucoba sia tenuto e debba iafra 
1 termine di 20 mesi, cominciando in calende Aprile proiimo 
seguirà nel 1409, edificare, e avere edificata una (onte di mar- 
ino in sul Campo di Siena nel proprio luogho là dù è la fonte 
al presente, di longheza di braccia xvi e di larghezza di brac- 
cia otto , cbo' le figure , foglame , e marmi che nel disegno so- 
-prasorìtto chiaramente si dimostrano, non diminuendo alcuno la- 
vorio, ma piutosto migliorare e acrésciare. 

3. Item , che esso ìnaestro Jacomo sia tenuto e debba fere 
e far tiare la fonte predetta, cosi da Y acqua -in giù come da 



dell' AITB miBSE 45 

l'acqua in su, a le sue proprie spese d' Offki bvorio: inteudeii- 
dosi che perinfino a ¥ acque e da inde in giù uno quarro sia di mar- 
mo, e da inde in giù di mattoni con certe pietre necessarie e 
oportune al difitio de la detta fonte, con isciallM e muro ragio- 
nevoli per lo lavorio predetto. 

4. Item, che a maestro Jaeomo predetto sia lecito mettare 
e far mettare in Siena tutti marmi , calcina , calcestruzo e mattoni 
e qualonche altre cose fossero necessarie per la detto lavorìo^ 
senza pagare alcuna cabella; e anco s' intenda essere fìrandio 
e libero , ^e per lo soprascritto contratto uscisse alcuna cabella al 
Comune di Siena. 

5. Anco, che del presente contratto, el detto maestro /a- 
COMO volendolo publico, el notaio ne sarà rogato non ne possa 
né debba avere più che fior: .... 

6. Item , eh' el detto magnifico Comuno di Siena sia tenuto 
e debba dare e pagare al detto maestro Jaeomo^ per lo lavorìo 
predetto, quel prezo e quantità de pecunia sarà dichiarata da 
fkMucflèho <b GkrÌBlofano al presente Capitano di Popdo e Gon- 
faloniere di giustizia; non passando però la somma di fior: mil- 
lesecento senesi, né da IMO senesi in giù. 

7. Item , eh' el prefato Comime di Siena sia tenuto e debba 
dare e fare el detto pagamento di due mesi in due mesi, come 
tocca per rata della somma predetta, cominciando in kalende 
Aprile proximo seguirà, ricevendo dall' operaio delF acqua, con 
qne' ttodi si pagano maestri e lavorenti lavorano ne' lavorìi del- 
le fonti. 

8. Item , che al detto maestro Jaeomo sia lecito e possa ca- 
lcare e fiau* cavare a ogni marmerà e petrera per lo lavorìo pre- 
detto , senza alcuna contraditione , pagando el debito prezo secon- 
do el costume de V opera sancte Mane. 

9. Item, che tutto e' lavorìo vechio de la muragla si leva- 
rà da la fonte vechia , sia e essere s' intenda del detto maestro 
Jaeomo. 

to. Item, ch'el detto maestro Jaeomo sia tenuto e debba fa- 
re e curare, che le figure de' lavorio soprascrìtto sieno, ed esse- 
re s'intendano lustranti, secondo el corso de' bucmi maestrì, Ca- 
cieiido tutte le predette cose a buona fede, e senza fi^e. 

Ego Qfltts olim Guidonis de Belforte ^* id lotwm quod sopra 



46 DOCUMENTI 

continetur scriptum manu mei litterali sermone usque in trigesi- 
ma linea presentis instrumenti, scriptum inveni, vidi et legi in 
quodam libro sive memoriali facto in Consistorio dominorum Prìo- 
rum civitatis Senarum, existenti inter abreviaturas et protocolla ser 
Nicolai Laurentii not: defuncti, et tolum id quod supra continetur 
vulgari sermone a dieta trigesima linea infrascriptum inveni, vidi 
et legi in quodam folio bonbicino existenti in quadam filza gè- 
storum in dicto Consistorio manu dicti ser Nicolai. — Ideo hic 
me publice subscripsi et publicavi. Anno Dominice Incarnationis 
millesimo quadringentesimo duodecimo, ìndit: quinta — die primo 
mensis Junii. < — 

Die XX mensis Octobris 1419 cassatum et cancellatum per 
me Anthonium Johannis Grennari not: de voluntate dicti magistri 
Jacobi ob liberationem factam ante domino Caterino operario prò 
Comune Sen: opere sancte Marie et dicti fontis.^- 



N.^ 87.* 4 409 42 Maggio 

Sano di Matteo aUa Signoria di Siena. Da Ortneto. (Abghitio 
DI RiFORMAGioNi 01 SiEMA, Lettere filza 39.) ( È autografa.) 

Magnifici et potentes Domini, domini mei singularissimi, subie- 
ctiva recommendatione premissa. Ho inteso al presente come in 
Comune è facta certa remissione con certi modi , la quale con- 
cerne la persona di maestro Cristo fano di Francescho^ cittadino 
nostro. La verità è , che lui si condusse co la fabrica de la Ecchiesa 
magiore di questa città sopra uno lavoro nuovamente incomincia- 
to nella decta Ecchiesa per lo presente anno. Et quantunque ^i 
sia volontaroso venire a ubidire et essere ai piedi de la M. V., 
non dimeno io agio pur rispecto allo honore di nostri cittadini, 
che per caso che occurra sia quanto vuole avantagiato, none 
honore ritrarsi da la obligatione prima facta di sé ; et serebe in- 
giuria e mancarebe sua dirittura. Questa fabrica ne serebbe in 
grande preiudicio e disviamento del lavorìo; perochè del com- 
ponere di questo lavorìo, el quale è magnifica cosa, io V ò messo 
ne la pratica. E serebbe grande fadigha e perdimento di tempo 
' averne « sgrossare uno altro. Et pertanto^ pregho la vostra M. ve 



dell' abtb sefese 47 

piaccia per amore e gratia dì questa Comimità e di me, vostro 
servitore; vi piaccia la gratia a lai facta sospendarla, e riser- 
varla al tempo de la ferma sua; la quale finita, prestamente sa- 
ri ai piedi vostri E piacciavi amectei^li lo scambio a quello abìa 
a fare, a le spese sue. Sempre disposto ai vostri comandamenti 
In Orvieto adi xii di Magio. 

El vostro servidore iSano di maestro Mactheo da Siena , ca- 
pomaestro deir opera di sanata Maria. 



N.^ 28.* 4 409 42 Maggio 



/ Prefìdt dd popolo di Orvido atta Signoria di Siena. Da Or- 
melo. (ÀBCHrvio detto. Lettere, filza xix) (È ortgmafe.) 

1409 

Magnifici domìni et bonorandi amici nostri carissimi De prò- 
limo didicimus occunrisse, quod in vestro Conmni fìiit provisa 
qoedam remissio , que personam civis vestrì indostrì magistri Cri- 
siofori Francisci^ petraioli, habitaCoris nunc in civitate nostra Ur- 
bevetana respicit et concernit; ipse quidem avidus est se iuxta 
seriem provisionis vestre parata obedientia exibere. Et licet vobis 
ascribamus ad laudem devios revocare ad patrìam, maxime vir- 
tuosos; tamen ut veritas vobis non lateat, ipse magister Christo- 
forui est obligatus prò uno anno £abrice et operi nostre maiori 
Ecclesie Urbeveiane , que est hujus civìtatis honor , speculum atque 
decus, prò certo salario servire. A qua cum bonore discedere 
non liceret; ipse quidom vacai struciure mire spetiei operis no- 
viter per eum incepti, cuius ordine sculture preinstructus est; 
quo nova testa confundetur cederetque ad grave dapnum et inre- 
parabile preiudicium fabrice prelibate, si se a diete laborerìo pre- 
sumeret absentare; degeneraret de facili compositìo intermissa al- 
terius manus. 

Quare cum agatur de re piiìi^sima vestrique cives in honore 
e&ioiio magistratus tam incliti operis obtineant principatum a pri- 
mordio fundamenli, eos respicimus ad confidentiam pleniorem, 
precamur affeclu velilis et placcai meritis beale Virginis nostri- 
que coulemplatione et gratia, donec opus inceptum laudabilem 



J^n OOGUBfBNTJ 

fineiD inspìciat , usquc fiiaxiine 9A tempus compleluin annalis firme 
eidem graliam collatam dilatioiie ampliare, reddalque absentia 
excusatum. £t in ais, que prò eo promissa soni vostro cornimi 
mns eoipensis alterum admictere sulirogandum. Parati semper ad 
qmnia vobis gratia. In Urbeve(ei*e xii mensis Maii. 

Conservatores pacis, Urbevetano P(^lo, [ureaidentes. 



N.^ 29.* 4 409 U Maggio 

/ meiuimi alla «fesia. etc. (Archivio detto e Filza dMto.) 

Hagni^i Domioi boaorandi fratres precarissimi (rie) premissa 
sincera salute. Per /elw nostras licteras honorande fratemitati 
vestre rescripsisse commemoramus super facto magistri Chridoforì 
FrancUciy civis vestri, prò quo de reditu suo provideratis ad pa- 
triam, et prò parte nostra affirmatumfuisse, quod ipse obligatos 
fiierat, erat, et est prò uno anno prò certo salario fabrìce et ope- 
ri fnaiocis Ecclesie nostre Urbevetanae , cum ydonei fideiossoris 
poestatione, super quodam laborerio mire eminentie noviter ince- 
pto per virum excellentem magistrum Sanumj capomagistmm di- 
ete Ecclesie; et quare ipse magister Christoforui ad satisbctio- 
nem dicti magistri Sani praticam certam obtinuerat, quo absentia 
Jbuittwodi ligantur roanus quo ad incrementum laborerii ; nuoc ve- 
ro, minime nostris licteris respondentes , iterastis missionem. Ec- 
ce quidem, ut ipse non possit appellari trangressor mandatorom 
vestrorum, venit ad obedientiam vestram; patienter quidem feri- 
mus.pro satisfactione intentionis vestre. Vos stricUus deprecao- 
tes, quatenus velitis et placeat ipsum quam potestis citius remicte- 
re. Quod, nisicontingat, cederet ad maximum detrìmentum diete 
fabrice, et nobis necesse foret centra ipsum magistrum ChrUo- 
forum et eìus fideiussorem prò interesse diete fabrice et prò io* 
dennitatibus providere. Parati semper ad omnia vobis grata. In Ur- 
bevetere xxuii mensis Haii. 

Conservatores pacis, Urbevetano Populo presidentes. 



dell' arte senese 49 

M.^ 30. 444 1 48 Settembre 

// Comune di Siena $erwt ai FoUerrani in fatfore di Taddeo 
di Bartolo, putire. /"AmcmVio delle Ri^ormagioUi di Sieha. 
Registro delle Lettere. N.^ 11.; 

Priorìbos Vidlerre scriptum est Miramur immense, amici ca- 
risani, quod littene nostre tam caritative tamque dulciter et fra- 
•ieme, caritati vestre scripte in causa magistrì Taddei pictoris, 
4ileclissimi civis nostri , contra ilios sindicos socieiatis sancti Fran- 
cisca qui sua opera cx)nduierunt, non sohim sibi non profuerint, 
scd potius per ea que intelleumus et vidimus eidem gravanaen 
el Documeotum addiderunt. Non enim (sine tamen improperatom 
sii dictum) vestrates taliter ad vesira rogamìna tractati fiierunt, 
seu tractarentur in antea. Cognoscit, non ambigimus , vestra pru- 
dentia, <[uam honestum ac debitum sit prefatum civem nostrum, 
4|ui tam liberaliter et bona ide contraiiit cum sindicis antediclis , 
per Uligiorom anfractus et lOngiEi dispendi^ contra jus et fiis, seu 
adverse partis potentia seu alia quacumque causa indebite lialiga- 
ri. In eius favorem omnia jura clamant. 

Quare A. V. rogamus omui qua valemus instanzia (sìc)j qua- 
teotts velitis et placeat prò honore vostro, prò justitie debito, po- 
tius quam contemplatione nostra, ordinare cum officialibus ad quos 
pertinet^ qood prefato magistro Taddeo jus summarium et expo- 
dita justitia , sola facti veritate inspecta , equitatis districto judicio, 
sicut casus exìgit , ministretur. Aliter, eum opporteret nos ex for- 
ma ordinamentorum nostri Corounis sibi de aliis remedìis provi- 
dere : ad quc, quia odium pariunt, procederemus animo dispIicentL 
Parati ad quelibet grata vobis. 

N.^ 34. 4 414 30 di Settembre 

Rispoiia dei Folierrani. (Archivio detto. Filza 21 delle Lettere 
al Comune di Siena.) 

Magnifici Domini , fratres et amici honorandi. Litterarum ve- 
stranun tenorem. fraterno sinceritatis oculo intoentes, vidimus 
Tomo II. 4 



80 DOCUMENTI 

quantum nobis inilicat Magnificentia vestra circha litigium ortuui 
Inter honorabilom civem vestrum magistrum Jadeum, piotorem , 
et cives nostros dileclos de sotietale santi Francisci , et quod no- 
bis placeat curo offitialibus noslris, ad quos pertinet, operarì, ut 
eidem vestro civì summarìum fiat etc. Quibus intellectts, taliter 
respondemus. 

Et primo, vestris prefalis literis perceptìs, omnibus negotiis 
seposilis quibuscumque, ut de hoc et de ventate clarios ìnforma- 
ri possemus , coram nobis cives nostros prefatos de dieta solietal 
te sancti Francisci accersiri fecimus , et eos tnm in presentia pre- 
fati magistri Tadei , quum in ejus absentia examioe diligeoti dis- 
cussimus. Et per ea que ex inde aurire potuimus et colligere, 
vere perpendimus rem aliter se habcre , quam vobis relatum fue- 
rit et expositum : cum prefati cives nostri inter alia que narrare 
videntur, dicunl, jurant, et pronta cumulant sacramenta eidem ma- 
gistro Tadeo de jure in aliquo non teneri, propter multa et va- 
na per eos allegata, quorum longa esset narrationis series, et 
maxime propter renuntiationem dicti laboritij per eum faeta ho- 
Hìinibus diete sotietatis. Et ob id , si recto actenditur veritati , sin- 
ceritas vestra, cit'cumspecta prudentia, ac justitie vestre reetitu- 
do, ob puram quam vobis depromimus veritatem, justo rationis 
oculo judicabit, prefatum magistrum Tadeum de predictis conqueri 
non debere, nec coram Dominatione vestra tantas lamentationes 
porrigere ; cum eidem , prout intelleximus , per antecessores no- 
stros, ac etiam per nos sepissime et semper prolatam fuerit ei, 
et oblaluni corani domino Capitaneo populi Civitatis nostre, quem 
sibi in judicein delegit in dieta causa, virtute decreti per eiim 
delati a nìagnifieis Dominis et patribus nostris dominis Florentinis, 
ac etiam coram quocumque alio judice civitatis hujus , semper so- 
licitatores asistemus ; et quantum possibilitas adesset ei in cunctis 
favoraviles esse , ut jus summarium sibi fierel et expedilum. 

Nichilominus, Magnificentie vestre intuitu, zelo justitie ac ve- 
stri nominis contemplatione omni solerti studio et sollicitudine 
diligenti curavimus hucusque, et prò futuro curare non sinemus, 
ut tanta et talis altercatio inter dictas partes omnino precidalur, 
et eidem civi vestro in quibuscumque contingentibus coram quo- 
euuKiue magislratu civitatis nostre favorabiles totaliter erimus, 
ut expeditam justitiam procul dubio consequatur. Nec creda! dieta 



dell' aite senese 51 

Testra Clarilas, quod eidem vestro civi, aut alteri dictioni vestre 
supposito possernus equo animo tollerare, ut a noslratibus aliqua 
violentia inferretur, a qiribus volamas et optamus grata et prompta 
servitia seroper provenire. Ceterumque^ ut Dominatio vestra de hiis 
omnibus et aliis clarius sit previsa, ad MagniBcentiam Yestram 
transmittimus caros et honorabiles cives nostros et oratores, Johan- 
nem Taviani Corsini ^ et Franeiscum Nicola] Jacopi, nostra inten- 
tìone pienissime informatos: quibus in exponendis nostra parte 
vobis placeat fidem credulam adibere, tamquam nobis. Datum 
Voltenris, die ultimo Septembris MCCCCXI, quinta Indictione. 

Priores Populi et comunis Qvitatis Vulterrarum. 

(Dirtsione) Magnificis dominìs dominis Priorìbus, Gubema- 
loribos Comunis et Cap: populi civit: Sen:, honorandis firatrìbos 
el amicis nostris carissimis. 



NOTA 



n CoBone di Sieoa io data del 1 7 di Ciof no ave? a acriUo un* altra lette» 
ra ai Volterrani del segoeole tenore - Priorihus, Collegio dvUaiis VuUerra' 
rmm* Quod quedam paeta de certo laborerio SoeietatU $€tneii Fr^neiici de 
VulierrU facia et inita per Nannem Justi et .Yaniiem Taviani^ eymdieoe diete 
Soeietatie eum magistro Taddeo Bartboli , pittore, eerventur eidem, Keeomwien' 
daiur in pieno forma, (aichitio detto. Registro detto.) lo Volterra esistono t«t- 
feria opere di Taddeo * ana delle qoali è ora nella Cattedrale, ed è nna taro- 
la non §o da qaal Inogo ivi trasportata •■ parte d' no' altra è incastrata in nna 
perete della chiesa di S. Michele : e finalmente nella chieaetta di S. Antonio è 
mmo teita tafola con questa scritta: tadets . baitoli • di . flBHif . boc . orrt 
ruaar . 14 . . cioè 1418, come vi lesse il Giachi, il quale potè federe a' seoi 
leaspi intiero qoesto millesimo. 



N.^ 38. "^ 1412 10 di Giugno 

Conferma dtdl' alhgazione dd lavorio deUa fonie de Campo fai* 
ta a maegtro Giacomo della Quercia (Archivio dell'Opera 
DEL Duomo di Siena. Pergamena N.^ 1401.) 

In nomine Domini amen. Anno domìnice Incarnationis M(XCCX1L 
Indit : V, die veneris x mensis Junii. In Consilio generali Campane 
Comunis et Populi ^ìvitaiis Senar:— Vieta et obtenta fuit infra- 



hi DOCUMteNTl 

«d4pta provisio: quo prius obtenta fuerat in con^Sio Popoli — cojus 
lenor talis est, videlicet. 

Insuper facla proposta in dicto comilio PopuK «super tnate- 
tia deliberatiottis facte, quod fons Campi debeat fieri cum 'certo 
'designo ; qui fons locatus fuit magistro Jacoho magistri Pieri cum 
<)ertis pactis et modis: pio quo qutdem fonte, dictus magister Ja- 
eohns haberc debet duo milia flor : auri cum certis pagis ; tle qua 
quautitaté jam habuit a Comuni Senar : centmn vigìnti flor : auri. 
Et audito in dicto Consilio, dicto magistro Jacobe, et super pre- 
diotis feddilis cotl^liis, etdetnde dato et misso partito adiupinos 
albos et nigros, fuit finalitèr victum — et deliberatutn , quod dictus 
ioifls 'fiat et 'tìiGfri debeat prò ut alias ordinatum et déHbéralfim fuit, 
<t ph) ut facta est locafio didto magistro Jatobù; oam hàc de- 
claralione et additione videlicet: quod operfetìrius Ecclesie tnajoris 
et cathedralis civilatis Sen : teneatur et debcat ipsum fontem fieri 
facere, et solvere de tempore in tempus denarios opportunos et 
tamen deboat de prcdictis conscrvari sine danno a Comuni Senar: — 

^go Johannes Christofori de Scnis — notarius Reformalioaum 
•^— scripsi et publicavi. 



N.^ 33. 1412 13 Luglio 

Il Conci^loro cassa ed anmUla ogni pena nella quale fosse incor- 
so Caterino di Cor sino ^ Operaio del Duomo per cagione 
ddi lavorio della fonte di Piazza. (Archivio detto. Perga- 
mena N.« iiO-i.J 

In nomine Dentini amen. Anno ab eius incarnatione , millesimo 
qtiatriiigénteéimo'duedeeimo, indit: quinta — die tertia de^Hia raéo- 
sis Julii. Magnifici — Domini Priorcs , Gubernatores Comuois 
et Capitaneus PòpuU civitatis Senar: — Visa quadam refòrmatio- 
Tie factain Comuni Senar: sub annis Domini Mccccxn, die decima 
mensis Junii —in qua piene continetur de modo tén^do in con- 
structione fontis fiondi super Campo Fori; nec non viso quodam 
decreto facto per magnificos et potcntes Doitìinos et Capitaneum 
Populi — sub die decima octàva dicti mensis Junii, in quo etiam 
eontinétitur ' €etii lììodi i^ervandi in óonétrtMone tliclr fontis Bendi, 



DBLL ARTE SSNBSB 53 

de quo plenius constai manu scr Nicolay olim Dardi not: publi- 
cì — al audito egregio mìlite domino Catherine, operarla noai^ 
ris senensis Ecclesie qui lamentatur, quod in dicto decreto — sii 
apposita pena sibi qui solutunis est pecuniam prò dicto fonie coot 
struendo, si non solverei quolibet mense sectindum ordioem da- 
tum in dicto decreto; etetiam conquerente, et se lamentante de 
certa clausula apposita in dicto decreto, qua continetur, quód si 
non solverei dictas pag^ mense quolibet secundum ordinem ibi 
datum, quod dette jam assignate in dicto decreto per conservatio- 
nem indepnitatis opere sancte Marie, intelligantur disobligate et 
Doo assignate diete opere; quod maxime redundaret in dapnuvi 
diete opere sancte Marie et etiansi in verecundiam ipsius domini 
Catberìni; et etiam narrante, quod conveniens non vidcatur^ quod 
eidem qui solutunis est pecuniam predictam prò dieta opera , ^it 
impoiiita pena predicta: et magistro Jaoobo qui facturus et coq- 
structorus est fontem, nulla sit pena apposita. 

linde facta per dictum priorem dictorum priorum propositi 
super predictis et super dieta materia — deliberaverunt • — qiiod 
preiiatus dominus Catherinus sit et esse debeat operarius ad dictum 
fontem construendum — una oum aliis operarìis jam electis prò 
dicto fonte fiendo: videlicet, prudentibus viris Ghino Barthalomey, 
Thomaso Vannini, et magistro Domimco : quem dominum Catbe- 
rinum ex nunc ad societatem ipsorum concorditer fecerunt et eie- 
gerunt Et ex nunc etiam cassaverunt omnes penas appositas in di- 
cto decreto et etiam clausolam positam. Quod si observatum non 
fuerit, ({uod dette jam assignate intelligantur disobbligate et prò 
cassis et vanis haberi voluerunt: ita quod de eis nulla executio 
fieri possit et prò conservatione indepnitatis diete opere confirroa- 
verunt et ratificaverunt omnes dettas jam datas et assignatas dicite 
opere , seu dicto domino Catherine -— in decreto predicto. Decla- 
rantes tamen et volentes quod per ipsum donùnum Catherinum , 
qui dicit piene esse paratum observare quantum extitit in dicto 
Consilio generali deliberatum, piene fiat, et executioni mittatur cir- 
ca pagas et quantitates per ipsum nomen diete opere solvendas. 

Ego Joannes Francisci Mini de Asciano — not: Consistorii- — 
ea scripsi et publicavi rogatus. 

(Ndl' Occhietto.) Charta chome i Signiori anno levatte le 
pene, ^ fatb^ , opar^ T op^rw) per la fonte del Chanpo. 



54 DOCUMENTI 

N.^ 34. 1413 7 Febbraio 

Cùndotta dì maestro Agostino di Niccolò da Siena ai servigi de- 
V Opera dd Duomo di Orvieto. (Archivio della Fabbrica 
DEL Duomo d' Orvieto. Libro di Riformanzc del detto anno.) 

Magister Àugustinus Nicoìay de Scnis locavit se et operas 
suas circumspecto viro Petro Zanobii civi urbevetano, camerario 
operis et fabrice maioris Ecclesie, conducenti (lieto nomine prò 
dieta fabrica ipsum roagistrum Àugustinum petraiolum ad lalK)ran- 
dum et sculpendum lapides cujuscumque generis, speciei prò di- 
eta fabrica , et suura laborerium et ministerium — exercenduro io 
dieta fabrica, et in quocumque actu secunduni peritiam artis sue 
circha lapides predictos laborandos ad voluntatem et deputationeoi 
capumagistri seu camerarii diete fabrice prò tempore existentis, 
in logia diete fabrice et in quocumque alio loco prò ipsa fabrica 
tam in civitate quam in comitatu , tam in petrariam Vutunluli quam 
in petrariam Vallis Cirii. Promittens eidem camerario in dicto no- 
mine—bene et sollicite et diligenter laborare, et laborerium et 
magisterium et peritiam suam ponere et exercere ad lapides la* 
borandos et sculpendos, intagliandos prò dieta fabrica et sine do- 
lo et fraudo; et prò diebus et horis obmittendis per dietum ma* 
gistmm Àugustinum in dieta fabrica, doctas ejus Gendas per tllum 
qui est deputatus vel prò tempore depuUuidus fuerit , solvere cum 
effectu dicto cjunerario — secundum quod tangit prò rata sui ga- 
lani ; hoc declaralo et pacto firmato intor dietum camerarium 
et dietum magistrum Àugustinum,, quod de mensibus Madii, Jih 
nii, Julii, et Agusti, durante tempore presentis locationis et con- 
ductionis, prò uno quoque die quo obmiserit laborare dictus ma- 
gister Àugustinus in dieta fabrica, teneatur solvere doctam ad 
rationem unius diei, cum dimidio alterius diei, et prò uno die 
cum dimidio fieri , et fieri debeat oidem magistro Àugmtinój dc- 
ctas in dictis temporibus per dietum deputatum seu deputaodum 
ad doctas. Et a dieta fabrica et dictis laboreriis non discedere, 
nec aliud laborerium extra diclani fabricham non acceptare ne- 
que suscipere, durante tempore predicto, absque supradicti ca- 
merarii , et Superstiluum licenlia. Et ferramenta eidem commodan- 



dell' arte SBNE8B 55 

da causa Iaborandi lapides predictos — fideliter tenere, et custo- 
dire, .salvare, reddere et restituere eidem camerario integraliter el 
cum effeclu ad requisìtionem ipsius camerarii — prò infrascripto 
salario, et prò uno anno proximc venturo inchoato die primo men- 
sis Februarii proxioie preteriti, anni presentis, quibus (^«ìcjdictus 
magister Àugu$iinus cepil laborare in dieta fabrica. 

Actum fuit in Urbevelere, presentibus Petro Mechi de Ur- 
be vetere, et magistro ^aito capumagistro diete fabrice, de Senis. 

NOTA 

Intomo a maestro Àgogiino di Niceolò, si ritrae dai libri deUa Fabbrica del 
DsooM d' Onrieto, che egli fln dal 1405,V forse aoche inoaoti, era a lavora- 
re in quel nagnifico tempio in compagnia di Nanni di maestro Jaeomo da Lac- 
ca, e poi da Siena, (stipite della nobii famiglia Cmiori o Amid§i) e nel 1406, 
Jl Orbetano chiamalo il Mastro, parimente da Siena Eccone le meiporie: 

1406 XXII Octobris. 

VÌmo ef considerato quod eum sint operi, et fahriee ìttilia et necessaria 
•xerciiia magistrorum Nannb mngistri Jacobi , Angostini Nicolay et Mastri (Or- 
betani) laborantium lapidum ~ tdeireko '- deiiheraverunt — quod Nannes, An- 
goatinus et Mastro conducantur ad opera et exerciiia predieta prò guator men- 
Mue inceptis Septemhris, cum salario dieto Nanni, sex fior: auri; dieta Aogn- 
slioo, guinque fior: auri; et dieta Mastro, quadraginta sotid: prò quolibet mense. 

1407 die 7 mensis Martii. ' 

Deiiheraverunt, quod Camerarius Fabrice habeat plenam potestatem con- 
dueendi ad servitia , et exercitia diete Fabrice providum virum magistrum 
Sannm Malhey de Senis capomagistrum diete Fabrice , et Nannem magistri 
Jacobj, ei Aagnstinnm Nicolai, et H/fastrum Orbetannm , omnes de Senis, ape- 
rariùs diete Fabrice prò uno anno proxime futuro, cmm salario consueto, si 
ei in quantum dictus Camerarius non possit ipsos, prò tempore sex mensium 
proxime fuiurorum inceptorum die primo presentis mensis Martii et ut se- 
quUur flniendorum, prò minori salario conducere. 
-•- die xYiii mensis MarlH. 

Camerarius Operis, et Fabrice S. Marie de Urbevetere — una cum in- 
fraseripiis eapomagistro et operariis diete Fabrice residentibus in camera 
dirti operis, ad requisìtionem dicti camerarii, dicti capomagistri, tHdelicet 
wusgister Sanns Malbey de Senis, Nannes magistri Jacobi, Angnstinns Nicolai, 
ei Mastrus Orbelaous , omnes de civitate Seno rum, locaterunt se Camerario 
predieto — per sex menses proxime futuros, inceptos die primo mensis Mar- 
tu, ad laborandum cum pactis, modis et salnriis hactenus consuetis et hoc 
paeto iniio, et firmato: quod dictus Camerarius per duos menses ante fnem 
dietorum sex mensium, si dictus Camerarius et Superstites intendunt dietos 
eapaw^agistrum et operarios uiiimos dicios sex tnenses finiendos, reformare 



56 DOCUMBKTl 

«f reeondueeret eUdem dtbeat patefacers ei clarifUiare; tt sic dieii eopofiui-> 
gUtri tt operarii, si nolleni ultimot dicios sex mentes cum dUia Fabrie^ 
laboraré et stare, debeant similiter diete camerario patefaeere intentionem 
ipsórum* 

1407 14 Giagoo» 

Si delibera che si riconducano maestro Sano capo maestro e i maestri 
NaDoi^ Agostino e Mastro coi solili salarj per tutto il mest proBsimo futuro* 

die XT JulH. 

Traetantes quod^ eum magister Sanns capomagister, Naonea , Aagaatiuas 
et Johannes de Hiediolano operarii diete Fabriee, teneantur stare per totum 
mensem Augusti proxime futurum; et Camerarius teneatur notificare eis ti- 
trum dieta Fabrica -- intendat, dietum capumagistrum et operarios recondu" 
cere prò tempore fuluro per duos menses, ante finem eorum conductionis ; id- 
eircho, pensantes dictam Fabrieam nichil posse laborerii facere sine dietis 
capomagistro et operariis; deliberaverunt ^ quod Camerarius habeat plenam 
potestatem conducendi ad opera^ exereitia, laboreria diete F'ibriee dietos ea- 
pumagistrum Sanom, et prefatos Nauoem, et AugasUnam, — prò uno annùpr^^ 
xime futuro, finita ipsorum eonductionCy incipiendo; si dum dictus Camera" 
rius possit cum eis minori salario convenire et cum pactisy modi$ hattenus 
eiMìSuetis } ac etiam conducendi Mastrum Orbelanum prò uno anno^ et eum 
salario de quo eum eo poterit convenire* 

die XXX Augasii. 

Camerarius ) eonvocatis omnibus infraseriptis capomagistro, mafiacrtf, 
et operariis diete Fabrice, videlicet : }Iagist er Sànùs mngisiri Malhej d« S^ 
nis, capomagister i Ciprianns Clementis de Florentia y Naniies magistri JacobI 
de Senis , AngusUnus Nicolay de Senis, magistri; Mastrus Orbelànu* de Ss- 
nis, operarius, qui unanimiter sese loeaverunt diete Camerario prò tempere 
unius anni proxime futuri, incipiendo die prima mensis Septembris, eum sa» 
lario ipsorum capomagistri et magistrorum solito — et dicti Mastri OrbeU* 
ni operarii, cum salario trium librarum de quolibet mense* 
1413 13 Febbraio. 

Camerarius proposuit» — Quod^ cum mayister Augustinus Nicolai de Se' 
nis accesserit ad civitatem Urbisveteris, et locutus fuerit eum Camerario di' 
ete Fabrice eum alias laboraverit, et steterit, et Fabricha indigeat de eo, eum 
ipse scit, et predictus est bonus magister foliarum, prò ut asseruii eapuma- 
gister et adiscerit plus quamseiebat tempore, quojam istic stetit, et tune tem- 
perie habebat quolibet mense prò suo salario, quinque fior: aurii quod vide- 
tur^ et placet, an conducatur vel non, et prò quanto pretto. Et eerviverit 
uno mense in dieta fabrica, quod sibi dari et solvi. Super siites — delibera' 
verunty prò utilitate diete Fabrice , quod conducatur prò uno anno proxime 
venturo ad rationem sex florenorum auri prò quolibet mense — et prò men- 
se preterito solvatur sibi —ad rationem quinque florenorum aurù 



dhll' ABTB SBHESE 57 

N/ 35. U43 di Giugno 

JUogagione a Catelano di maestro Favolo da Orvieto e a Gio- 
vanni dt Tofano di Magio do Siena j maestri di campane j di 
due campane pA Duomo di Siena. (Archivio detto. Libro 
detto N.o 34) 

Al nome di Dio, ameh. Adi di Giugnio 1413. 

Sia manifesto a qualunqoe persona vedarà la presente schrit- 
ta , alogagione overo pacto , chome maestro Chaidano di maestro 
Favolo da Orvieto, e Giooaititi di Tofano di Magio da Siena, 
maest^i di cbampane, ano tolto a (are di nuovo due chanpane a 
quella misura , groseza, eh' a noi Chaterino di Chorsino e suo chon- 
silio j operaio de la Chiesa chatedrale di Siena, para o disporr : 
e le dette chanpane diano fare be' fatte cho' buono et perfetto suo- 
no, siche piaccia a Y oparaio et suo cbonsilio et oniversamete 
a tuli i citadini di Siena : e chosi Catte , le die àsxe a ogni pruo- 
va che si deba dare chanpane bene sonati, per spazio di due 
mesi , posto che sarano in sul nostro chapanile. E se esse chan- 
pane saranno buone, chome detto ene di sopra, alora debano ave- 
re il paghamento de la loro iadigha^ cioè, uno mezo fior: del cen- 
tonaio, di quello eh' esse chanpane pesaranno ; agioato questo pat- 
to, che se le dette chanpane saranno buone e prefete (sic), ale- 
rà in quello chaso rimagha ne la dischrezione de Y oparaio e suo 
cbonsilo (sic) di tare provigione, overo quello più che a loro pa- 
ra, o piacierà. 

Ancho, eh' el detto oparaio deba dare a loro le chose biso- 
gnievoli, cioè; terra, matoni, legnia, stercho et filo, ciera e due 
manovali, che essi aitino a loro a le dette chapane quando lo^ sarà 
di bisognio; e debano avere del pane e vino a Y osanza de Tuopa- 
ra, chome si fa a li atri maestri; e uno letto per lo maestro 
Chatélano; e ancho sevo e ogni cbosa bisognievole. 

Ancho inteso; se le dette chanpane no' fussero buone, bene 
Eatte , chome detto è di sopra , eh' essi non debano avere niente 
del detto paghameto e rifare le dette chanpane a ogni loro spesa 
in tute le spese , per infino a tanto che le dette chanpane vegi- 
no (ite) boiìo fatto, come dotto ene di sopra. • 



58 DOCUMKNTI 

Ed io Chaterino Corsini operaio ò fatti) questa schritta di mia 
mano ne la presenzia di maestro Chatdano detto e dì GUmébmì 
detto, e quali soschri varano di sotto esàrc chontenti a* sopradetti 
pati di sopra, ne la presezia di maesti*o Domenicho di Nieholò 
chapo maestro de V uopara sante Marie ; dì , anno sopra detto. 

E io Catalano di maestro Favolo d' Orvito ($ic) so^ contento, 
sichome ene scritto di sopra di mano di misere Caterino, con vo- 
lontà di Giovanni mio conpangnio sopradetto ; di e anno e mese 
sopradetto. 

E io Giovanni di Tofano di Magio da Siena , so^ chonttentto 
a la sopadetta iscritta, anno e di di sopra. 

(J tergo) Di maestro ChatéUzno da Orvieto e di Giovanni 
di Tofano di Magio per la chanpana di Sovana. 

N.^ 36. UU 

Giovanni dt Tofano di Magio, campanaio ^ domanda di rifare due 
campane del Duomo. ( Archivio dbll^ Opera dbl Di^omo di 
Siena. Libro di Documenti Artistici N.^ 32) 

Dinanzi a voi honorevole e savio chavaliere misser Chatte- 
rino, hoparaio del Duomo di madonna santta Maria, e dinanzi a 
voi onorevogli e savi cittadini, cioè savide la detta chiesa aletti 
(detti) per lo Chomune di -Siena. 

Si profera dinanzi a la vostra Magnificienzia e diciesi per me 
Giovanni di Tofano di Magio ^ chanpanaio ^ di volere rifare cot- 
teste due chanpane ; le quali sono rotte ; V una di peso di lire sei- 
miglia e V alttra di peso di lire quattromiglia , e d' ongni peso che 
a voi sarà di piacere , cho^ questi patti e modi e chondizioni che 
saranno qui di sotto iscritti^ 

In prima voglio due gharzoni che m* aittino, che stieno a tut- 
te vostre ispese; e più voglio ciento some di legnia, o più queie 
che v^andarano; e più la ciera per le chorone de le dette chan- 
pane; e più el sevo per fare le ttoniche, el filo del fero per le 
ttonichere cerchi del fero ci mettarò di mio, ttre ch'io n*ò da 
me: e più e piei per le forme e fusegli e mìle mattoni per lo 
fornelo; e più istercho e alttro foniimentto che s' aparttengha a le 
dette due canpanc. 



\ 



DBLL* AITB gBHESB H9 

E più adimando; tàUe le dette due cmpaiie che sieno bele 

e buone e ben sonanti polìHe a detto d* ogonino dì voi; 

adimando per mia fodigha, JBor: «do del cienttonajo d' oro: e in 
qoantto le dette due canpane non venissooo bene a profezione^ttc^^ 
io mi vo^io perdare ogni mia ispesa, o di mìo lavorantte che 
m' aittasse a lare el detto lavorìo : e dì questo voglio dare buone e 
sofizienti ricb<rille , e non voglio uno quattrino , se in prima voi non 
ditte , eh' e^ lavorìo sia belo e buono; e darlo sonante a ongni de- 
bitta pruova , e voglio fere e voglio fare (rie) amedune le forme 
a un' otta e cbominciare a tragittare la minore, e se quela vi pia- 
ce, sì farà r alttra; e se no vi piaciese, sì mi voglio avere per- 
dutta la {jBMligha; e la forma magiore rimarà fatta e no ne per- 
darette chavele: e chosl el fomelo sarà migliore, che di prima. 

(Didro) Dìroandita di GJocmmi di Je/bno per fare le chapane. 



N.^ 37. 1443 (T) 

SerUia di Luca di Bendi, campanaio da CorUma di urna cam- 
pana da farsi per la ehiem cattedraU di Siena. (Archi- 
vio detto. Libro detto. N.<> 33) 

Memoria di quello che b per bisognio per fare una canpa- 
na di peso di lire cinquemila, o circa. 

Prima, è di bisognio d' avere uno abitare grande, e atto a 
podere fare edificiare la forma de la campana, e bre la can- 
pana, si che si possa serrare dentro e di fuora quando a me pia- 
cesse o di di, odi notte che fusse per bisognio: quessto cbiegho 
a r opera in pressto e non cosstandomì niente. 

E più chegho in presstanza da la sopradetta opera onne 
legniame che mi fusse per bisognio per fare ponti, o altra arma- 
dura che fiisse per bisognio per condurre le forme al luogho 
dove è di bisognio, per dare e mettere el lavoro a perfezione 
di bene; cioè non tagliando né mozzando del detto legniegnia- 
me (mìcJ, niente. 

E più ò di bisognio in prestanza d' una tinella per tenere 
aqua, che sia de tenuto di sei o otto barili d'aqua. 

Ltgnia. Prima, metto a spesa per fare la detta oanpana dì 



so DOCUltltllTI 

peso di lire cinquemilia , o eircha., bisognia quattro cento some di 
legnie o più: faccio che cosdiio fiorini da 25 o 30 o circa Fior: 30^ 

JUattoni. E più ò di bisognio tremila mattoni, che Tagliooo 
fiorini X più Fior: 10. 

Terra. E più ò di bisogpio some cinquecento di terra per 
fare la forma e per murare la fornace e per murare la fòssa 
dove s' ara a naèttare le forme : faccio che cosstbo due soldi la 
soma: nK)ntarebbe a lire quattro el fiorino^ e cosi rasgiono: a 
qoessta rasgione d* enne merchato che insieme facemmo, monta 
cpiesta terra ...*«. ^ . . Fior: 12. 

Cera* E più bisognia per fare la corona de la cappana 
cioè le maneche lire cinquanta di cera nuova e soda; cossta- 
rà Fior: 5 o più. 

FUo di ferro. E più è di bisctgaio cinque pesi di filo di 
ferro per involare intorno a le forme * cossterà el peso , soldi 
quaranta; monta Fior: 2. 1. 2. s. 0. 

Seti^. E più è di bisognio, per lo detto lavoro, sew; colsilo 
da fare candele: vele essere lire trenta, cosstarà Fior: i. o circha. 

Manovali. E più è di bisognio opere di manovali cirofaa a 
cento trenta e non meno: costavaono circha sedipi fior: q più, 
col vino e altre cose Fior: 16. 

Cerchi di ferro. E più è di bisognio cérchi di ferro , e al- 
tre massarize di ferro: montarano più di cinque fiorini Fior: 5. 

Taglie e Canapi. E più è di bisognio ^per mettere le dette 
forme, taglie e canapi e fimi: se convenghono acattare e, tenerle 
per lo meno quindeci dì, cosstaranno anche due fiorim, o cif* 
cha Fior; 2. 

Jqìia. E più bisognia grande quantità d' aqua per immol- 
lare la terra per le forme 9 per murare: cosstarà ancbo due 
fiorini Fior : 2. 

E più volete eh' io sia tenuto di darvi fornita la canpaoa di 
battagliero , e d^ enne ferramento che se richiedesse per aM)zzar- 
la, dando voi onne quantità di ferro che fusse di bisogiùo perla 
detta canpana, e dando voi el mozzo lavorato e fatto: cosstaranao 
questi ferramenti a farle lavorare, diece fiorini, o più. Fior: 10. 
SomoML in tutto questa spes^ Fior : 96;. 

E più ci Àia spesa de la mia persons^, cioè del mangiare e 
del bere e per T abitare. . . < 



DELL* MITE SftNBSE 6f 

Questa scrìtta è per mano di Lucha da Bandi , canpanaio 
da Cortona. 

E più chiegho per mio salario e per manifattura de la detta 
canpana con quessti patti scrìtti de sopra, che a me sia dato, per 
enne centonaio, fiorìnitredi<^ ebe peserà la 'caD^ana, coA que- 
ssli patti; che di mano in mano vQ.vie ^ pnssstati denari che 
me sarà per bisogmo di paghare , o per legnià , o per ten^ , o per 
qualunche cosa fusse di bisognio per lo detto lavoro. Come voi 
vederete e toccharete le coee bi(90gnie?oli , io so >^rto che voi 
inleMOete ineglk) eh' io non so uè dire uè proferìrec ìè so certo, 
-die seapre io sirò raccomandato a la MagnifioieB^a vosBtra. Idio 
ve lassi pigliare partito che sia buoiio per V anima e per lo «orpo, 
aqiNittro tire tA iorino s'intenda: montarebbe in lutlo, fior: 1SQ, 
mettendo voi lotto ei metallo, lebe fesse per iiisqgnio. 

' Se volete isapere dù 'e sono de' miei lavorì da duemilia line 
4n su; prima in Lnccha, tre canpane; 1' una suona a chonsiglie, 
di tre mia; la seconda di 5eoo, che suodo a Tore; la terza 
io santo Frediano di 4O00 lire. Per lo contado de Luccha, a Pie* 
ina Santa feci per la roccha di Montrone, pesò 9000 Kre. A La- 
mari, una di SOOt) lire: a LMata ona di 30iM lire, una a Mon^ 
lecark). Due di duemila lire V una , in Yalle di Nievole ; a Bag- 
giano, una di 3000. Nello contado di Pissioia, a Casale Guidi, 
ima di duemila lire: a Prato, due; una di MOO lire, V altre di 
9MÒ line: sono in su lo canpanìie de la Pieve, e a la chiesa 
dove è la cintola di Nostra Donna. — A Pisa, ne feci una di 
^ittidoi migtiaja: a Montetopoli ima di 3000 lire:aPireDze, una 
idi »600O lire in sancta Repareta: a Lacigniano di Yalle di Chia- 
na, una di 3000 lire: a Cortona, una di 3500 lire: a sancta 
Maria d' Orvieto : una di 5000 lire : la canpana di Massa di Ma- 
remma fu di lire 4500; no' ve cento le menori che sono a ceo- 
•tonaia. 

(Bieiro) Dimanda per fere la canpana. 



62 DOCUMENTI 

N.' 38. 1413 8 Settembre 

Jacomo d** Andreuccio e compagni e Turino di Sano tolgano a 
fare da Caterino di Corrino operajo del Duomo una figura 
d'argmUo che debba rappresentare santo Crescenzio; o san- 
to littorio. (Archivio e Libro delti N.® 35.) 

Al nome di Dio, adì 8 di Settenbre 1413. 
Noi Jachomo d' Andreuccio e chompagni e Turino di iSoiio y 
orafi, voliamo tòUare affare. da miss: Chaterino di Chorsino, huo- 
paraio de V uopara sancte Marie di Siena , in quanto sia di suo 
piaciere , una figura chon base d^ ariento , cioè d^ ariento popolÌDO, 
meglio, la quale figura deba essare de la grandeza di quella 
di santo Sano, eh' è al presente in Duomo, la quale fecie Pig- 
lino; con questo dichiarato, che dove nella base di sancto Sano 
sono ismalti, in quella faremo noi siéno cierli ispassi bene fatti, 
chome achadaranno ne la detta base, senza smalti; e la detta 
figura cho' la base, voliamo Care di peso di lire diciotto , o cir- 
cha ; però non vediamo si possa fore di menore peso : chon que- 
sto dichiarato, eh' el detto miss: Chaterino ci deba dare, o fiure 
dare de la nostra fadiga e magistero , fiorini sessanta d' oro sa- 
nesi; e più ci deba dare, o fare dare tutto T ariento, overo la 
valuta d'esso, per fare la detta figura e base; e la detta figura 
e base diciamo sarà fatta per Paschua di Suressione del nostro 
Signiore Idio prossima che viene ; se già non ochorisse a noi cha- 
so d' infermità , overo ofBti di Chomuno. E in chaso che la detta 
figura e base non faciessimo, noi Jachomo e Turino j ci obrigia- 
mo ciaschuno di noi per lo tutto rondare e ristituire al detto miss: 
Chaterino tutto 1' ariento e danari avessimo auto da lui per la det- 
ta chagione, cioè figura e base. E la detta figura deba essare di 
santo Vettorio, overo di santo Crescienzo; e la detta figura deba es- 
sare bene fatta e bene tratta affine per modo sia detto, stia bene. 

NOTA 

Di Gineomo di Àndrtueeio del Mosca, orafo senese, ho queste menorìe 
de' suoi lavori faUi per il Duomo nostro, 
1409 10 di Maggio. 
CioTaoi di ser Jacomo (medico, del fu ter Salvi) e chompagni korof^ 



deli/ arte senese 63 

dieno uv€r§ a dk x di Magio fior: viniiéuo 9§ne9i, # quali Mono per uno in- 
òernoekolo fide fare mieser Chaierino di CKoreino , hoparaio , in sul quale 
tabernaeholo i legaito uno Hehiere di crietalo, e età in eagreetia e meteviei 
dreniù el corpo di Nostro Signiore Giesii Christo el Venerdì santo, {Jacomo 
d* Andreuccio è compagno del detto Giovanni) (abcbivio dell' Opbb4 del Duo- 
nò. Libro RoMO a carte 918.) 

1419 90 d'Aprile 
JacoBo d* Aodreacek), horafo, die avere a dì 90 d* Aprile fior: cinque 
per uno iabemackolo da tenere l' ostia. ( abcbivio detto. Libro detto, a e. 939.) 

1494 ffO Ottobre. 

Aneho deliberarono; che acciocché Jacomo d' Aod reaccio , orafo ^ possi 
fornire i candelieri allui allogati, che detto Camarlengo possi comprare V a- 
rienio necessario al fornimento d* essi candelieri, e consegnarlo a detto Ja- 
cooio senta suo pregiuditio, o dnnno, et sollecitando che al piii presto si può, 
eieno forniti et possinsi usare a servitio de la deeta opara, a laude et hO' 
nore dello onipotente Idia. (Abciiivio detto Deliberazioni, Libro E. 5. a e. 4.) 

14S9-S9 13 di Marzo 

Similmente veduto et udito, che Jacomo d' Andreuccio, orafo, à facti due 
candelieri d' oriento a la Chiesa magiore , come a lui fu imposto , de* quagli 
e* dobba essere pagato / et volendo fare che lui abbi il suo credito : - delibe^ 
rarono , che sia pienamente rimesso ne l' operaio et in Meo di Niccolò di 
Ciane, uno dtf conseglieri, i quali debbino et passino fare il salario a deeto 
Jacomo per li detti candelieri ad ragione di lire quattro, o infino a quattro 
e mesa per oncia del detto lavorio, come alloro parrà essere più ragionevo- 
le. (ABCmno, e Deliberazioni dette, a carte 39.) 

1439 98 d' Aprne 

Deliberarono — circa i candelieri d* oriento lavorati per Jacomo d' An- 
drevooki -- e uditi p<à orafi et veduto el lavorìo facto, et dichiarato che el 
deità Jacopo -- abbi — per ciascheduna oncia deU* oriento piià fino che è in es- 
si candelieri, lire quattro. (Akcbiyio^ e Deliberazioni dette a carte 44.) 



N.^ 39. * 1414 17 Maggio 

L* Imperatore Sigismondo alla Signoria di Siena. (Archivio del- 
le RiPOBHAGioNi DI SiBNA. Lettere, filza 3.) ( J^ Originale.) 

Sigismundus Dei gratia Romanor. Kc\ semper augustus, ac 
Hungarie etc. Rex 

Nobiles , hoDorabiles et fideles dilecti. Pridie vestris ambaxia- 
toribus apud nostram CelsitudiDem constìtutis, ab ipsorum expressio- 
ne verbali iotelleximus , et etiam a plarium aliorum fidedignorum 



64 DOCUMBllTf 

vivis relatibus habuimus, quanta decorositate et puichritudiiie ae 
dcceiitia Hospitale vestrum sit constructom , quantfeque victaoni 
copia sit fulcitum, reddituum quantitatibus ionumerisdotatuni, et 
utensilibus infinitis prò infirmorum paupenim et peregrinonim col- 
leccione provisum existat : quod nostrum animum regium invitata 
qualitcr illud Hospitale in singulis suis sitibus, videlicel cameris^ 
ccnobiis , dormitoriis , et singulis edificiis habere possuauis in car- 
ta pictorìs magisterìo exaratum. Ideo fidelitates vestras attente re- 
quirinius et liortamur, desiderantes quatenus prefatum Hospitale 
vestrum prout iacet et edificatum existU in singulis partibus et 
coUateralibus suis, aliquem de vestris pictoribus Caciatis depio- 
gi, €t Nostre Maiestati prò beneplacito siugulari illud velitis de- 
stinare , gratam plurimum nobis in eo benevolentiam osteosuru Ce- 
terum eie. 

Datum in Montecalvo die xvii maii Regnor, nostr: Hungar: 
XXVIII. Romanor: vero quarto. 

Ad mandatum domini Reg. Michael de Priest. 

(Direzione.) Nobilibus et honorabilibus Consilio et Comraum 
civitatis Seiiensis nostris et Imperli sacri fidelibus dilectis. 



N.' 40. 4iU 43 Giugno 

Riiposta della Repubblica di Siena. (Archivio detto. Registro 
delle Lettere N.^ 14.) 

Die XIII mcnsis Junij 
Domino Sigismundo Dei gratia Romanorum Regi semper au- 
g«sto ecc. Rungarìe etc. Regi sic responsum est. Serenissime BriD- 
ceps, et illustrissime ac invictissime Domine, pater et domine oo- 
ster BÌngalarissioì^ Vestre indile HaiestatÌ6 Jitlera$, qua deoiil re- 
verentia accepimus per manus spectabilis viri Grassi S. V. fami- 
liaris et tìdelis, et ipsarum continentia adnotata, statim magistrum 
fiospitalis nostri sancte Marie de la Scala militem el decretoruin 
doctorem venerabilem , etcivem nostrum amantissipQum , domioum 
Karolum, ad nos vocari fecimus, sibique injumLÌBius ut CNtnnia que 
ipse V. M. contifì^bant lìttere illieo adimpleret: el sic factum es- 
se a prefoto Grasso didioimus , cum a QobÌ6 de IrodeiMdo ad su- 



dell' AftTB SSinsSB gf 

blmiìlalis Culminis Vestrì presentuim huraatiiler nagisque necessa- 
rie licentiam pmUilaret. Preterea iios, comunilateiii , et regimeii 
nostrum Olsittiditii Vestre, lamqiHnn sacri Iraperii et veslrì sacra- 
tissimi numinis fideles et devotos, hwniliter et cordialiter 4|iiaR- 
tmn possumus reddimus recommissos. Ad cigiis Celsifodinis man» 
data inveniemur indefessis aniiiiis semper prompti. 



N."" 41. U44 84 Gingilo 

Giacomo di maettro Giovanni di Giacomo pUtm'e , ai aioga oaoit 
dtieepalQ con Bartolomeo di Piero, ortrfo francett, (ARcnvio 
DEL Duomo di SieKa. Pergamena. N.^ i4i6.) 

In nomine Domini. Amen. Anno ebsdem Domini ab incarna* 
tione, millesimo quatringentesimo quartodecimo, Indictìooe septi* 
ma, die autem vigesimoprimo Junii. -— . 

Pateat omnibus evidenter, quod prudens, et m arie aorifi-t 
corum probus vir, magister Bartalomeus Pieri de saocta Maria 
de Podio, provinole Franchorum, ad presens conmorans et exe#* 
cens artem, et ministerium aurificorum in civitate Senarum, sua 
dicti magistri Bartolomei libera et spontanea voluntate , et ex 
certa scientia. — fuit confessus, et recognovit Jacobo filio ma* 
gìstri Joannis Jacobi pictoris de Senis, aurifici de Senis, con- 
moranti in Terzerie Civitatis, et populo saneti Johannis de Senis, 
presenti et locanti se dictum Jacobum^ et operas suas, et per«« 
sonam eius cum dicto magistro Bartolomeo j ad exercendum artem 
aurificorum^ tam in civitate Senarum, quam extra , prò tempore, 
et ad tempus duorum annorum proxime venturorum, et hodie ini* 
tiatoniin, eidem magistro Bartolomeo presenti, et conducenti se 
dictum Jocobnm. et operas suas prò tempore prelibato, ad exerceo* 
dam artem, et ministerium aurificorum, cum pactis — in{rascr^tis« 

Quo tempore durante, idem magister Bartalomeus promisit 
dicto Jacobo presenti et stipulanti , ipsum Jacobum in dicto (rie 
forse : miniMerio) et arte bene, et diligeater erudire et personam 
eius, et totam industriam eius erga eruditionem ejusdem Jacobi 
liberdliter exhibere gratis; dictumque Jacobum tanquam filium 
iB cunctis emergentibus erudire^ et tractare •— tamquam fiaciunt el 
Tomo II. & 



66 DOCUMENTI 

facere consueverunt magistrì boni et perfecli, eonun discipulos: 
et in casu quo contingat ipsum magistinim Bartahmeumy predicta 
eius arte, et ministerio exerceado, dictum Jacobum eius disci- 
pulum ducere extra civitatem prefatam ; eidem Jacobo de expen- 
sis victui suo necessariis diligenter de suis propriis boais, et fa- 
cultatibus providere, prout et sicut condeceus erit et tempus e- 
xigerit. Et omnia et singula grata, necessariaque ad artem pre- 
dictam eidem Jacobo exhibere, et eumdem Jacobum dicto du- 
raste tempore ab «arte, et miuisterio predicto non repellere, sed 
eum tractare in cunctis exigentiis tamquam faciunt , et Tacere con- 
sueverunt boni patres erga bonos filios , et perfectus magister er- 
ga discipulos suos. Sub pena, et ad penam centum florenorum 
aurì: quam penam etc. 

Pacta vero et conventiones, que fuerunt inite , et composite 
inter dictas partes , et dictis nominibus , et quolibet dictorum no- 
minum^ infrascripte sunt; videlicet: 

In primis, quod idem /acoftu^ teneatur, et debeat per totum 
tempus predictum eidem magistro Bartolomeo in arte, et mini- 
sterio antedicto bene, et diligenter servire, et eumdem magistrum 
Barìalomeìim prosequi, et eumdem verere et honorare, tamquam 
faciunt et facere consueverunt veri boni discipuli erga bonum 
magistrum, gratis etsinealiquo salario, et suis dicti Jacobi pro- 
priis sumptibus et expensis in dieta civitate Senarum tantum. 

Item, quod idem magister Bartalomeus tencatur et debeat, 
casu quo contingat dicium Jacobum extraherc prò dieta arte, et 
ministerio exercendo extra civitatem Senarum; quod tunc, et eo 
casu adveniente, idem magister Bartalomem teneatur, et debeat 
sibi dicto Jacobo providere per totum tempus predictum , et extra 
civitatem Senarum de sumptibus , et aliis necessariis erga victum 
dicti /acoòt, propriis sumptibus, et expensis ipsius magistri Bar* 
talomei, ot dictus /acoòii^ teneatur et debeat, dicto dm*ante tem- 
pore, eidem inagistro Bartaltnneo servire, et porsonam eius, et 
operas suas prestare, ad servilia prelibata, tam in civitate Sena- 
rum, quam extra, in qualibet parte mundi ad mandatum dicti 
magistri Bartolomei. 

Iiem, quod idem magister Bartalomeus teneatur, et debeat 
per totum dictum tempus erga dictum Jacobum , personam suam 
libere exliibere erga dictum ministerium, et artem suam, et in- 



dell' arte senese 67 

dnstriain fideliter demonstrare , et ipsum Jacobum fideliter eru- 
dire, et eumdem docere io cuoctis ad dictum ministeriiim, et ar- 
tem ex^entiis, tamquam facìt, et facere consuevit verus pater er- 
ga filium, et perfectus magister erga discipulos suos. 

Item, quod predicta omnia, et singula sint, et esse inteUì- 
gantnr inter eos composita , et ordinata ad veram et puram fidem, 
et omni suspitione careant. 

Acta fuerunt predicta Senis, m domo Joannii Jacobi patris di- 
di Jacobi: presentibus Cola Angeli magistri Cole, et Lodovicho 
Marti (?) sutore de Senis, testibus. 

Ego Antonius olim Johannis Gennari, publicus — notarius — 
scrìpsi et publicavi. 

NOTA 

Qoesto maestro Giacomo, orafo, nacque da qoel Giovanni di CiaeoMO di 
Angelo, pittore, detto d' Uogheria, autore della nobil famiglia della Piaxta o 
Paganelli, del quale ho parlalo a pag. 40 del primo Volume della preaenle 
NaccolU. Di Bario! ommeo di Piero, orafo frauceae, non conoaco DessooA noliiia. 



N.^ 42. 44U (T) 

Dichiarazione di Turino di Sano (?), orafo ^ contro Pietro di Cri- 
stofano, orafo. (Archivio delle Ripormagioni di Siena, fil- 
za 114 delle Scritture Concistoriali.) 

Dinanzi da voi Magnifici Sìgniori de la cita di Siena; io penso 
che voi avite fato fare a Petro di Chrisiofano^ orafo, due fornimen- 
ti; r uno si è uno chapeleto chor uno liupardo, il quale liupardo, 
sichondo sento che voi faceste i pati di volelo tuto d^ariento fino, 
^i è d'ariento fin ongni altra chosa, salvo eh' e piei e la coda; e 
sapite che pesano once 8, o più, in pero che sono sodi e chosi 
sono chuegi (quegli) de^ Lione d' aricnto a lega, siche monta più 
di fiorini tre , solo V ariento de^ lione e de^ liupado, senza e fiori 
che sono dipenti : e metaragli per ariento fino, che sono de Toncie 
pia di 10. Siche el Chomuno non abia dano. E ancho ci è pe- 
gio; che voi chredete che iMiupardo sia dorato, e gli è insolfa- 
to ed è inzafaronato. E che sie ciò che vi si dicie dorato, or io 



68 DOCUMKMTl 

n' ò udito pur asai parlare a tutti gli orafi, e io anche me ne 
chonoscho asai , perche no^ sia orafo , e se di chuesto voliate èsare 
chiaro, fate d^ avere chuache uno (qucdcheduno) se^ntenda, e 
vedrete che io dirò il vero : e lui si dovrebe vergogaiare d' avere 
promeso chuelo none atiene. E a voi sarebe poche onore, se non 
vedeste la ragione de Chomuno. Io schrivo il utile de Chomuno 
di fior: 12,0 più: e ancho meritarebe osare chendenate de Ta- 
ranto dicie osare fine. E se non fuse che gi (gli) orafi no' sano i 
pati degli arienti , eglino V {U) chodenarebero. Ora voi sete savi 
signiori , e penso no vorete lasare il vostro onore. No' veglio (fi- 
re de r ate (tdtre) chose che vi sono suso, e Chapitane di po- 
polo è bene informato. De Turino j Idio vi dia onore. 

(J fergo) Data in Choncestoro e ^nnazi fèla in chase (caso) 
fare ischivare una volta. 



N."" 43. UU-15 3 Gennaio 

Compromesso di maestro Jacopo di Piero della Quercia da una^ 
e di maestro Nanni di maestro Jacopo da Lucca e di maestro 
l^anhi di Jacopo da Siena dall^ altra parte; néUù tòro itte 
per cagione di due pezzi di marmo per la fonte di Piazza. 
(Archivio dk' Contratti di Siena. Rogiti di ser Barfolom- 
iffeo di Jacopo dà Radicondoli dal 1397 al 1417.) 

Anno Domini MCCCCXllIl, inditìone vili, die tertia mensis Ja- 
nuarij. Actum Senis in episcopali Palatio, coram ser Johanne ser 
Gerii, et ser Antonio Ghuidonis de Calci, notariis, testibas pre* 
sentibus et rogatis. 

Magister Jacobus magistrì Pieri de Senis , magister lapidom, 
ex una parte ; et magister Nannes magistri Jacobi de Luca , ha- 
bitator Senarum , et magister Nannes Jacobi ^ magistri lapidom ex 
parte altera ; eorum comuni concordia , commiscnint et compromi- 
serunt — omnem litem et questionem inter eos vertenlem, occa- 
sione duorum lapidum de marmo (sic) conductorum Senis per fon- 
tem dd Campo , que non receporunt bone (sic) ; et de doobus h- 
pidibus marmoreis fodendis et cavandis de petreria marmoris per 
diclos magìstros, scilicet Nannem magistri Jacobi de Luca, et 



DBfcL' 4BTB SRKESE 69 

Natmem Jacobi de Senis, loco dictonim duonim lapidum; in pro- 
vidos viros dominum Caterinum, operarium Ecclesie maioris, et 
magistrum Dominicum Nicolai , magistnim ligoaminis de Senis, 
tamquam in eorum arbitros et arbitratores etc. quod habeani der 
declarare de vectura et conducitora et fioditura dictonim duonim 
lapidum fiendonim de novo, bononim et perfectonim ad electio- 
nem suprascripti magistri Jacobi magistri Ptert et etiam lapida- 
nim conductaniro (ne), et de tempore: et quod debeant fodisse 
dictos lapides . et etiam cujus debeant esse lapides non boni qui 
sont Senis: ita tamen, quod tempus fodiendi dictos lapides ìnci- 
piat in kalendis Martii proxime venturi : dantes el etiam promit» 
lentes etc. sub pena C. libranim etc. quam etc. obligantes eie 
et juramentum etiam eum guarentigia etc. et voluerunt partes pre- 
dicte dictum compromissum durare per tempus decem dierum, et 
non ultra. 

NOTA 

il Tizio oel Voi. X. e. 233 delle lue UiitoriaB Senenses mu. ci dà 1' e- 
strallo di una convenzione passata tra Giacomo della Quercia, con i piaestri 
Sano di Motteo, e ymni da Lucca. 

1415. Instrumentum not legimus celebr.ttum anno Domini \4iS rogatum 
a Franeieco Joannis Andree tahellione senensi quadam in mansione et Mta- 
tione ante Ejfiseopium tita^ in qua magister Jacobus figurat et statuae fan- 
tie Gaii in Campo Fori teulpebat, hoc est in loco, qui dieitur Opera maio- 
rie Ecclesie, indit. rn die vero Januarii decima, vacante sede Bomani Im- 
perii ; Jacobus ipse locavit Aosaoo maijistri MaUhei . senensi lapicide, et seul- 
tori, tum magistro Naaui olim mugistri Jacobi, Lucensi: et ita ipsi conduxe- 
runt ab ipso magistro Jacobo Senensi, et filio magistri Pieri della Qqereia, 
Senenei, omne marmoreum opus Campi Fori: quod opus ipso magisUr Jaco- 
tef eonduxerat a Comuni Senensi et operariis, iuxta formam prt^rimm per 
ipsuw^ Jacobo iD et operar ios desìgnatam , ita ut figure debeant fièri et labo- 
rari per ipsum magistrum Jacobum , idest manu sua propria, eum ali/is fui' 
cimentis, et ornamentis ad iudicium boni magistri et Francisci Lipieide, Quod- 
que ambo illi conductores supradicti teneantur conducere omnes lapides ela- 
horatas ad dictum fontem suis erpensis, edificare, atque murare ab aqua sn- 
pra, idest usqite quod aqua elevatur, et ab aqua supra nom teneatur ipse Jace- 
fcos wsagister, Quodque fontem absolutam dare debeat ifulto mensistm 18. 
iUsnweniique Jacobo» dare dietis eonductoribus pretio duarum nùUium ae dm- 

CÉMtamm libr: denariorum sen: ila ut singulo solvat fior: ducentos^ idest tir 

» 

bras octingentas, tum residuum, opere absohUo» 



70 DOCUMENTI 

N. 4i. "" 1414-15 26 Gennajo 

Lettera di Domenico di Niccolò al Camarlingo^ e ai Sopr(utaiUi 
dd Duomo d'Orvieto. (Archivio della Fabbrica del Duo- 
mo D^ Orvieto. Libro di Riformanze del 1415 9 Febbraio.^ 

In nomine Domini. Amen. Die vini Febr: 

Convenientes etc. ad infrascripta ordinanda et statuenda y se- 
cundum quod, ut dicitur, apparet in Cancellaria eorum civitaiis Ur- 
bevetane in quadam reformatione nuper facta in ipso Comuni de 
infrascripto capomagistro conducendo in ipso opere — occasione 
cujusdam lilere transmisse per ipsum capooaagistrum conducen- 
dum dictis camerario , et su^ìerstitibus , tenoris et continentie in- 
frascriple, videlicet: 

i{i Al nome di Dio. Facta adì 26 di Gonnajo 1414. 

Charissimi , come vostro minore servitore , voglio essare sem- 
pre a' vostri piedi e voglìovi èssare racomandato per tucte le volte. 

E' m' è stato aportato qua por Io vostro malestro Cristofano 
di FrancetcOj vostro maiestro di pietra, e ànimi decto a boc- 
cila, come per vostra parte, se jio volessi actèndare a venire 
oboista a stare uno tempo con esso voi, per seguitare certi vo- 
stri laborìi di pietra e di legname. Dico di sì. Saremo d' acordo, 
pure ch'io sapi fare cosa che s^(sic: m) in piacere a chotessta 
Comunità : con tuclo che mi jiia malagievole far partita , m' in- 
giengniarò di farla, se saremo d^ acordo in questa forma 

Dico, per la mia persona voglio el V anno ducento fiorini, 
overo ducati: non so el vostro modo; s' intenda buoni, e 'nten- 
dasi possto e levato , salvo e necto d' alcuna gravcza che avenis- 
se di ripresaglia, o d'altro inpaccio che s' apartenesse a la vo- 
stra Comunità. E prima che io mi muova , voglio che mi facciate 
prestanza d' una buona parte di questi denari , si ch^ io possa las- 
sare la casa fornita. 

E ancho, dico 'he (che) io voglio monare uno buono garzone, o 
duo, se vorrete, che sono buoni, che lavorano molto bene di le- 
gname, se volete fornire quollo coro che è principiato^ e questi 
lavorano bene di tornio , di fogliame e tarsìa , pero eh' io non so 
come fusse i>crvito di chosstà de' vostri. Di questo mi risponde- 



DELL^ ABTB SBNfiSB 71 

te, che modo jio ahi a fare. E se voi sete d' acordo, fate che jio 
lo sappi prestamente, però eh' io vorrei venire a kalende Luglio, 
iio credo che voi mi servirete de la casa coMe massaritie, si eh' io 
possa stare; inperochè non so per arecarla di qua, chosstà; e 
quando sarrò chosstà, mi fornirete, si ch'io possa vivere, acio* 
eh' io possa actendare a lavorio e ancho de' ferri per la\t)rare: 
credo bene ch'io arrecharo aìùurio ferretto ila me. iio mi penso 
non avere decto apieno: se Iio avesse dimenticato alcuna cosa, 
so' certo che Voi suprirete al mio fallire. Per ora altro non di- 
co: a Dio racomando. Rispondetemi presto e sodo: se mi scri- 
vete, fate che sia da me proprio, aciochè io non sia istroppiatO| 
come fu maiestro CrUtofano. 

Per lo vostro Domenico di Niccolò j maiestro de l'Opera san- 
ta Maria da Siena. 

Subscriptio ipsius lìctere talis erat videlicet: al Ghamarleii- 
go e Soprastanti de la Fabrìca di santa Maria d' Orvieto. 

Ipsa lictcra de verbo ad verbum — lecta eisdem superstiti- 
bus etc. — considerata indigenlia, et necessitale cujusdam boni 
capomagistri , qui in ipso opere et Eabrica valeat stare et labe* 
rare et recuperare que necesse sunt cirGa labororia diete fabri- 
ce, et etiam fama laudabili et vrrtutibus et scientia ipsius prefoti 
magistri Dominico nominati in sùprascripta lictera — Ordinave- 
runt et deliberaverunt quod dictus Camerarius . . . (manca il rtato.) 



N.^ 45 ^ 1415 86 d'Agosto 

AUogaziont a ììiaeMro Domenico dì Niccolò dd lavorio dd coro 
ndla cappdla dd Palazzo Pubblico. (ÀitcHivio pixlbRi- 
PORMAGioAi DI Siena. Deliber : del Gran Coosij^o T: ifS.) 

Fuit in dicto Consilio solenniter provisum et ordinafum^ utio 
ex dictis consiliariis in dicto Consilio consulente. Ùm fuen. :g 
catus corus Capello Palati! quibusdam ' ma^stris , qui ipsum face- 
rent pulcrum et decoratum, prout decet ip ilio loco; cum dictj 
magistri. quibus locatus fuerit, ipsum non faciant ita et taliter 
quod satisfaciat dicto comuni de dicto coro, prout opporteret, et 
qood ex omnibus concivibus placeat oculis et mentibus eorum ad 



72 DOCUMENTI 

pulcritudinem dicti Palaiii; quod sit piene remissum in magnifi* 
POS Dominos etc., qui sìiftul conscrvent et debeant dictos magi- 
8tì*os, quibus primo iocatus fuit dictus corus, de factis sedibus 
presentis dicti cori per ipsos factis, conservare indennes. Et tan- 
dem ppovideant, quod dicti magistri in dicto coro amplius in an- 
tea nil faciant, sed tollatur per dictos Dominos etc. a dictis ma- 
gistris, et illittn locent magÌ3tro JPpmmico lohannU (sic)^ intalliatori 
de Senis, ad faciendum co medo et forma, quibus eis videbitur 
QOnvenire. Et ijuicquid in predictis fuerit factum per eosdem, va- 
leat eil teneat pieno iure , prout si factum esset per totum comu- 
fie) Senarum. 

NOTA 

n coro della cappeUa di Palazzo, era stato allogalo nn anno inoanil a Si- 
mof[\^JIfif^Ofhife ad Aplonfo e Paolo ilarlinii.v^ perchè non rioscÌTa di uti- 
sfazione ^^ , Piibbh'co , fu tolto loro, e dato a fare a Domenico di i^ieeolò^ e 
non di ^'otanm, come p^r errore è detto nel presente docamento. In que- 
sto laYoró c6e tuttafia è in essere, penò Domenico lo spazio di tredici anni, 
Vsdme TedrèAlo aotto I* anno 1 4^ Esso è di bellissimo componimeulo e di 
spaila ittianifbitd ri ^ boa) magli intagli , come nelle tarsie che sono oe* Yestano 
épfiift^ì 4^\[pe^M e rgpj^ra a t i jt a no il Credo ossia il Simbolo degli Apa«toU, se- 
fpqdo i 4if^gaJ» cpmeè fama^dt Taddeo Bartoli* Metto qui i docam<|Qti cbe 
rìguariftnp.i lavori del pripie coro della Cappella di Palazzo. 
t^14 31 Agosto. 

Maeéirò Stnione d* Antognlo, Maestro di legname^ die dare adi SI d*Àgo- 
Uo ìire diciaesette^ soldi tredici den: quatro e qua' denari ane auti per por- 
te di paghamento del choro de la Chapella del Palazo , come n' apare cKar(a 
M!ff't''.fìV^ (i{>«e(ì lfatf(^f )lt maestro Nicholò notaio del Concistoro. (At- 
CHiTio detto. Libro del Camarlingo del Concistoro, segnato X. a carte 97.) 
1414 15 NoTembre. 
DeUberaverunt , quod magister Simon, et Antontus et Paulos MarUni qw 
oàfiditiéfÙìt* 'ad faàiendum eohih èappéHe, habeant a eainerario Consisiorii 
ii^rxxxn:'^flèere)nanserunt camerario in offlHo prosDime preterHo, ae eliam 
haheant lib: xir, quas habuit scriptor de eassettina Consistorii. (^mchifio 
Mtp< Beliber/iti^i 4el Caqcistoro, a)È| fnnom.) 
■H87« Afple. ..„ .„, , . 

. Op^ariuf Camere oonsignare debsat Priori fratrum Servorum eertum 
principium ehort olimfaeU prò Kapella Palata, quod est subtus voìtas Pe- 
rnii, quoa eisdem darì aelioeraverunt #n elemosina. (Archivio detto- De0- 
ttèrazloni de( CoacSstoro, ad annoili.) 

« 

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DELL*' àMfftm 9MKESE 73 

N/ 46. 1445 

Gmemra di Checca di Piero ftrende a rieanuMre un fregio da tà- 
tare pd Dtiomo. (ÀBiainrio i«LL'OràBA del Duomo di Sw- 
HA. Libro di Docomeiiti ArtislicL N.^ 36.) 

Sia manifeslo, chome moona Ginevra ^ donna di Checho di 
PierOy à tolto a fare da noi Cbaterino di Chordao, oparaio, Gigi 
IO questo di , uno beffo d' atare magiore di lughesza di nove 
braccia, o più, cho' dieci storie di Nostra DoBAa, e dieci figure 
in mezo d' esse e due armi ne le leste; e diele lare bene, be' Uir 
vorate del potilo de* cbopocimi (cioè: de* Genioli, detti ancora, li 
ScappueenU) eh' essa ci à btti, o-me^io; e die lavorare i fre*> 
gi di tomo, chordoni d' oro e fidiamo di pelle; e noi li dobia» 
mo dare le pelle e vehrtto che va sotto le pelle, e l' oro che va 
Be' profili de le pelle e la babagia che va di iotlo: ogni alfra chft- 
sa die mètarc dì suo : e die avere nel detto lavorìo soldi quaran«> 
ta otto, e'I detto lavorìo die chominciare in Ogni Santi 1415, o 
inazi, e dielo dare finito dal di a quatordici mesi che seguirano, 
o inazi. 

Questo faciemo ne la presezia di Cristofono di Giovanni Cri- 
aloCani Petroni, e di Giuliano di Antonio da Cictà di Chastello, e 
di Doccio di Jachomo, nostr» fatore. 



NV 47. 4446 17 Agosto 

DeUbera%ione di richiamare in Ormda maeetro Domenico (di 
Niccolò) da Sietw per riattare U tetto déla Chiesa Catto- 
drch di quéOa città. (hMcmpno della Faibkìga del Duor 
MO M OnviETo. Libro di Riformanze di detto Anno.) 

1416. Die XVII mensis Augusti. 

Item, advertentes quod de necessitate sit babere queodam 

bonum et optimum magistnun qui poasit viders ei aptare tectum 

et onvailum tecti maioris Ecclesìe Urbis veteris, ne dictns todw 

valeal periditarì : r-- fMiberavenmt , qood dictns camerarios (Po- 



74 DOCUMENTI 

trus Zenobii) possit — mietere ad civitatem Senanim prò magislro 
Dominico (Nicholai) de Senis et prò eo mietere magistmm Chri- 
sto forum de Senis qui laborat in loya, et quod possit in et prò 
dieta causa expedire illam quantitatem pecunie, prò ut videbitur 
dicto camerario, tam prò salario dicti magistri Dominici ^ quam 
prò expensis in aecessu, et recessu, et aliis necessarìÌ!<. Et quod, 
si dictus magister Dominictis noUet venire, nisi prius conduce- 
retur prò uno anno; quod tune lieeat dicto camerario comictere 
dicto magistro Chrisloforo, quod ipse possit conducere prò uno 
anno cum salario prò quo convenerit; ita tamen, quod- non tran- 
scendat quantitatem ducentorum florenorum auri in dicto anno. 
Et si dictus magister Dominicus personaliter veniret ad Urbem- 
veterem ad videndum dictum tcctum , quod dictus camerarius de 
pecunia diete fabriee possit — sibi et sotiis quos ducet Senis, ta- 
cere — expensas, ad placitum dicti eamerarii et donare et trade- 
re dicto magistro Dominico j prò eiusiaccessu, ultra expensas, 
illam quantitatem pecunie, secundum voluntatem et discretionem 
dicti camerari!. — 



N."" 48. U16 (?) Maggio 

jiUogagione della fonte del Batterirw^ a maestro Sano dt maestro 
Matteo, a maestro Nanni di maestro Jachomo e a maestro 
Jachomo di Corso, detto Papi, da Firenze. (Archivio dbl- 
L^ Opera del Duomo di SieKa. Libro di Documenti Artisti- 
ci. N.o 37.) 

Sia manifesto a qualuque (ne) persona legierà la presente 
schritta, chome misser Chaterino, oparaio de la chiesa cateda- 
le (sic) di Siena e uopera sante Marie e suoi eonsiliert, di cho- 
mune chonchordia diliberaro , che la fonte del batesmo s^ aio- 
gasse; cioè tutto iMavorìo del marmo; a maestro Sano del mae- 
stro JUateio e a maestro Nanni di maestro Jachomo e a maestro 
Jachomo di Corso , detto Papi da Firenze , per ((uello modo , patti 
e chondizioni e pregio che para , piacierà al detto misser Cha- 
terino. 1 nomi loro sono questi: misser Pietro Pafvoli, chatona- 
cho; Checo di Bartalomeio Petrucci; Checho di Nttccio^ iigrittie' 



dell' AATÈ SCRBSB 7S 

re; Galgano d' Agniolo di Gano, lanaiuolo; tutti qifóttro chonsi- 
lierì del detto oparaio, chome più chiaramele apare per mano 
di ser Francesco di Giovanni del Barbuto j notaio de V uopera 
sante Marie. 

E per mètare in esecuzione la detta diliberazione e chome- 
sione (atta in me Chaterino, operaio predetto , ogi questo di • • . 
di Magio abiamo alogatto il detto lavorio a V ifraschitti maestri ^ 
cioè: la metà d'esso lavorìo a maestro Sano di maestro Matdo 
e a maestro Jachotno di Chono V una metà : V atra metà a mae- 
stro Nanni di maestro Jachomo; l'altra metà, per no diviso: 
questo intesso y che i sopradetti maestri debano il detto lavorio 
lavorare insieme T una parte e l'altra, e no* divisi nel detto lavorio. 

In prima, debano i detti maestri bre il detto lavorio bene 
e be' fotte e netto, chome sta quello de' ìe^o (leggio) di duo- 
mo, o meglio, tutto lustrato batie i tutte le parti s' ano a vede- 
re, salvo i piani de' gradi, pomiciati senza lustrare; cioè, comi- 
ci, basi, tabernacholi , gradi, tarsia di marmo, in tute le parti 
bisogniarà. 

Anche, se bisognio fusse di fare alchuno cresimeto (sic: ere' 
scimenio)j a noi sia licito in sodo chonsalvali, se fusse più; e 
se fusse meno, chosalvare noi. 

La dimanda loro si è 6or : 90 de la fonte di sopra, senza i 
gradi; e de' gradi cho'concii e tarsia ^ lire 7 del braccia E det- 
ti maestri il detto pregio anno rimesso i' me Chaterino, operaio, 
come a me piacierà, o para. Di ciò abiamo piena rimessione da' 
detti maestri. 

Ancho, se a noi piacerà di dallo (dar loroj uno chapo mae- 
stro, el quale abi a provedere il detto lavorio cho'le misure, mo- 
dani, chonponimeto , e fallo Dare bene e diligetemele; a noi sia 
licito, ed essi il debano ubidire in ogni chossa. 

Ancho, finito el detto lavorio, ch'essi il debano murare, o 
-Care murare , e noi lo' dobiamo dare chalcina , matoni e ogni altra 
chosa, che s' abisognasse a murare. 

Ancho, che i detti maestri sieno tenuti di trare a fine una 
de le sei (aciate, overo quadra e murala a secho per sagio se 
starà bene a detto d' ogni valete maestro, e se no stese bene, no' 
dieno èsare pagati per essa foccia. I^ predette chosse s'itendino 
a buona fé senza frode, o malizia, o difetto nisono, a la pena di 



76 )M)CUliKNTf 

fior: so per ciascbuno di loro i' sodo obrigati, Tuno per Tatro, 
in ogni chaso che no^ci fusse oservato per loro. 

Ancho, loMobiamo darei danari, sichondo lavorano in sul 
detto lavorio. 

Ancho, intesso che la prima tarsìa la quale sta a piei la 
fonte , sia rimossa i' maestro Papi la facia (a) suo modo , stando 
bepe, e a piacimento de T operaio. 

Ancho, che la la tarsìa (sic) de le poporelle, possa mètare di 
stucho vermilio lo scfaachetto di mezo. 

Ancho, Patre due le die fare tutte di marmo, cbome sono 
disegniate. 

Ancho , debano chavare tutti i marmi bisogniarano a la det- 
is^ fonte e gradi, belli, be' bianchi, senza pelo, o vene nere e soz- 
ze : e dieiio av^e d' ogni braccio soto sopra , chomioi , schalioni, 
piani di fnQre e dentro , e debano avere d' ogni braccio stesso , 
($ie$o) schii trenta del braccio. 

(fiietVQ ) V alogagione de la fonte del Batesimo. 



N.^ 49. * 1416 21^ di Settembre 

/ fiegoUi^ori M Cofnum di Siena riàolvono sul salario da dard 
a maestro Gi/acoino della Quercia pttr U lavorio dèUa fonie 
fili, PiafiW^ <Arc9ì^0 detto. Pergamena di N.^ 325.) 

In nomivi Domini. Amen. Anno ejusdem Domini ab Incama- 
lio^e iniUa$ÌB(io quadringente»mo sexto decimo, indictione decima, 
àie : vìgesipio aewndo mensis Septembris. -^ Johannes Palarmi de 
Gerretanis — Petrus ser Antonii, legumdoctor, etSanus Luce-^ 
tres ex donùnis Regulatoribus — Comunis Senarum; absente Fran- 
cisco Gbristofori eorum quarto consotìo: — ^ visa cpiadam deUbera- 
tione facta die vigesima secunda Januarii currentibus annis — - mil- 
lesimo quadringientesino Dotavo, in qua continetur in effectu, quod 
fiat foos super Campo fiorì civitatis Sen :, aecundum novum desi- 
gnum,, quod designatum eat in quadam caria peoudina per siagi- 
stffum Jacobum Pisri ÀngfiiAe Senis, se«d^torem; et quodha- 
èeretiiro ledtficalione, oomutrucjtÌQDe, aive CacUira dìeii fontis flore- 



dell' AnV SBHBSE 11 

DOS duo mille aurì seùenséè: el considerato, qdod modo dicitnf, 
quod ipse habeat monetam ad ràtionem Kbranm mi. sol : U. prò 
quolibcft florenOy secmidom quamdam delibératìoneiù faclam in do- 
mo Officialium mercantie ^-^ que quidem deliberai facta (iiit posi 
deliberatioDem et prooiissioDem dicti fontis et saldrii: — et — 't^m- 
siderantes quod leges condite e^tendontilr ad fetunmi tempus, nec 
respiciunt ad pretium , et ideo let sive deliberatio illa non debet 
obstare pfomissionibus et deliberationibus lactis de dicto fotite fo- 
ciendo: voleotes predieta declaì'are el omlie dobium et ambigui- 
tatem tollere, ne lis aliqoa oriatur: -— deliberav^nrunt «^^ quod pre- 
lato magifttro Jócobo «*• solvatur prò (fictÌ8 duobus miHibus flore- 
nis in moneta — ad rationem libranim quactuof prò quolibet flo- 
reoo, et sic éidem magistre Jacobò debeat obserfarì- — . 

Ego Angelus olira Guidonis Simonis -^ nOtdrius — scripsi et 
piiblìcavi. 

Die XX mensis Octdbrìs Ì419, cassatnm et òanòeUlittitn per 
me Amonium Jeannis Gennmìo notarium de Senis, de voluiitate di« 
cti magislri /ertoòi, ob liberationem per eum faclam domino Ca- 
terino Corsini — operano opere sancte Marie et dicti fontis — . 



JM.^ 50. U4 6 83 Ottobre 

Condotta ai $ervigi della fabbrica dd Duomo d' Orvieto di Uut* 
CIRO d' Angelo da Siena detto U Marretta, maestro di le- 
gname. (Archivio della Fabbrica del Duomo d'Orvieto. 
Libro di Riformanze, ad annum.) 

In nomine Domini amen. Anno Domìni millesimo quatrincen- 
lesimo sexto decimo, Inditione nona, die vigesimo tertio mensis 
Octubris. 

Facta primo proposita — super conductione experti in arte 
lignaminis nia^istri Buccini Jngdi vocati Marrecta de Senis, qd 
de proximo accessit in dieta Urbevetana civitate prò faciendo la- 
boreriam, quod expedit prò trabis et cavallis tecti magni diete 
majoris Ecclesie, in fabricando dictos caballos, seu aliter actan- 
do, prout fuerit expediens et opportunum; et super declaratioDe 
sui «alani et ejos sotii qiiem seonn dniil pro'eausa antedicla:-^ 



78 DOCUMENTI 

viso — quod adventus dicti magistri Dueeini fait et est necessa- 
rius super laborerium prefatum fiendum, quod aliter tectus diete 
Ecclesie possit de facile ruinari : et habito pluries colloquio cum 
dicto magistro Buccino: exinde auctorìtate, potestate — - conces- 
sis — -conduxerunt, et deputaverunt in capudmagistrum et in ma- 
gistrum ad faciendos et fabricandos dictos et quoscumque cabal- 
los, seu trabes actandas cum aliis necessariis et uUlibus prò dtctis 
cabalHs diete Ecclesie — supradictum virum expertum in arte li- 
gnaminis magistrum Duccinum Angdi de Senis — cum pactis, 
declarationibus , temporibus et salario infrascriptis. 

In primis , quod dictus magister Duccinm Angdi — - sit con- 
ductus prò dicto laborerio faciendo et dictorum caballorum dicti 
tecti — cum aliis laboreriis utilibus, et necessariis fiendis prò di- 
ctis caballis actandis , fabricandis et ponendis — prò ilio tempore, 
et prò illis mensibus, quibus erit expediens prò laborerio antedicto. 

Item, quod salar ium dicti magistri Duccini sit — prò ilio tem- 
pore quo serviet in dicto laborerio ad rationem ducentorum flore- 
norum auri in anno, ad rationem quinque librarum denarionim cor- 
rentis monete in civitate Urbevetana prò quolibet fior: 

Item, quod cum dictus magister DuccintM duxerit secum quem- 
dam artificem in arte lignaminis , ut eum debeat juvare in labore- 
rio et in aliis necessariis ad laborerium supradictum , deliberave- 
runt quod dictus ejus sotius , vel coadiutor similiter conducatur — • 
et quod *— magister Duccinus habeat — prò salario et previsione 
dicti ejus sotii, vel coadiutoris •— quolibet mense quo serviret io 
predictis, sex florenos auri — 

Item , quod tempus conductionis dicti magistri Duccini et — 
ejus sotii, seu coadiutoris, incipiat — die sextodecimo dicti mensis 
Octubris. — 

Acta fuerunt predicta in civitate Urbevetana in camera seo 
capella operis etc. — presentibus — Potrò Mechi de Magaloctis de 
Urbevetere, et magistro Christofano Francisci de Senis — testi- 
bus etc. — 

NOTA 

Di Dueeino che nacque da Angelo di Pagno^ «egatore^ chiamato Marrttta, 
la più antica memoria che io abbia è del 1585, la più moderna del 1481* n 
compagno, che Duccino condasae seco ad Orrieto, chiamaTaai Matteo ; non è 
àkt beml te egli foaae Matteo di Nanni detto Bemaeekino , soolare di Demt- 



dell' AIITB SBIIBSe 79 

nieo di Nieeolò, del quale atro opportanttà di diaeonrere |iià ianaiiiì ; o Mait§o 
di DotMnieo, cbe nel 1453 faeeTa di legno ao taberaaeolo per la eonpafoia 
di S. Ansano. Della dimora in Orrieto di Jfolfeo e di ShieHno d' Angelo bo 
qoetU allrì ricordi. 

1417 17 Aprilit. 
Uem dedit et solvit magiaro Doccino «f Maoteo de Senii fro uno ter- 
tio mense quo eerviverunt - prò salario ipeorum, fiorenoi eeptem auri et eoi: 
quinquaginta quinque, (AncHino detto. Libro d'Entrata e Uscita dal 1416 al 
14S5 ad annani.) 

— 9 Mali. 

Deliberaveruni , quod eum campana grossa maioris Seelesie egeat adtarif 
«f habilUer pulsari possit; et adtento quod ad presene moie pulsatur; et eum 
magister Doccinus de Senis offerat se Uà et taliter odiare, quod hahUiter qui' 
libet seolar (sic) eam pulsari faeiet ; quod ~ eamerarius possit — etnn dieto 
magistro Doccino loqui, et ab eo seire quowtodo et quaUter et quaniam quan^ 
titaiem denariorum eausa predieta expendi oporteret: et quod veUei prò tuo 
labore: et ipso audito, — referat eisdem et tune deUberabuni» (AmcBino detto. 
Libro di Riformarne ad annum.) 

N.^ 51. U16 17 Novembre 

/ Regolatori dd Comune di Siena insieme con due degli Opt- 
raj deUa Fonte di Piazza ^ deliberano, che nano fatte da 
maestro Jacopo di Piero due lupe che gettino acqua neUa 
Fonte predetta. /"Archivio dell' Opera del Duomo di Sie- 
na. Pergamena N.® 1429.) 

In nomine Domini. Amen. Anno eiusdem Domini ab incama- 
tione, millesimo quadringentesimo sexto decimo, Inditione decima, 
die decima settima mensis Novembris. — Sanus Ture prior, do- 
mious Petrus ser Antonii, Franciscus Crislofori et Johannes Pa- 
larmi de Cerretanis, — Regulatores, Statutarii et maiores Reviso- 
res rationum Comunis Senarum , — congregati — eum — Tomme 
Vannini, et magistro Dominico dell' Uopera, duobus ex tribus 
operariis fontis Campi — deliberaverunt, quod lupe ponende in 
dìcto fonte ad proiciendam aquam in dictum fontem , stent et pò- 
nantur ad iacendum , et fiat super unaquaque quidam puer qui se- 
deat super unaquaque dictarum luparum, et fiant de bono mar- 
more , ita quod bene stent. Quas quidem lupas — faciat magister 
Jacobui Pieri , cui concessa est factio et constnictio dicti fontis : 



80 DOCUMìmTl 

et sic promixit idem magister Jaeohui facere in meliorì forma, 
qaa tnelius fièri poCest Et de salario dictamm luparum, et pae- 
ròrom — libere reraisit — in operarios diete fontis. — 

Et — statim — dicti domini Regulatores et Operarìi — deli- 
beraverunt, — quod inquiratur — si aliquis denarius superest de de- 
nariis, qui expendi debent in constructione dicti fontis^etsi non 
esset residuum aliquod , totum quod superest a denariis dicti fon- 
tis supra, solvat magister Franciscus Fcddambrini , geùeralis ope- 
rarius aque civitatis Senar : — 

Ego Angelus olim Guidonis Simonis, — notarius — rogatus, 
— scripsi et publicavi. 

Die XX mensis Octobris 1419, cassatura et cancellatum per 
me Antonium Jobannis Genoani notarii — de voluntate dìcd ma- 
gistri Jàcobij ob liberationetn per eum iactam domino CateriDO 
prò còttitmi Se