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Full text of "Documenti storici fabrianesi, raccolti e pubbl. a cura del can.supc0 A. Zonghi"

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SANSONI 

ANTIQVAEUTO 

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RACCOLTI E PUBBLICATI 



A CURA 



DEL 



Can."^" AURELIO/ ZONGHI '-. 



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TERRyE FABRIANI 



ROMA 
Dauio Giuseppe Rossi 



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RACCOLTI E PUBBLICATI 



A CURA 



DEL 



Gan.'*' AURELIO ZONGHI 

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Biblioiecario Comunale. Custode dell' AichÌTÌo Storico 
e Membro della Gommissione conseiTatrice dei loDimienti ed oggetti d'Aite e di antichità 

per la Provincia di Ancona 



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SCUOLA PROPR^'^^JOM// r 
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ROMA 

Dakio Giuseppe Rossi 



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Edizione di 2S0 esemplari. 

Duecento in carta comune 
e cinquanta numerati in carta forte di Fabriano 



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RACCOLTI E PUBBLICATI 



A CURA 



DEL 



Can.''° AURELIO ZONGHI 

Biblioiecdho Comunale. Custode dell' AichÌTÌo Storico 
6 Membro della Commissione conseiTathce dei Monumenti ed oggetti d'Aite e di antichità 

per la ProTÌncia di Ancona 



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SCUOLA PROPR'^-^JO.M// -: 
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Dario Giuseppe Rossi 



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adizione di 230 esemplari. 

Duecento in carta comune 
e cinquanta numerati in carta forte di Fabriano 



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STATETA jIRTIS UU 



(i8eo-tev4) 



ALLA ONOREVOLE 

RAPPRESENTANZA COMUNALE 

DELLA CITTÀ DI FABRIANO 
GLI STATUTI DELL' ANTICO SUO LANIFICIO 

CHE RICORDANO 

LA INTELLIGENTE OPEROSITÀ DE' NOSTRI MAGGIORI 

LA FLORIDEZZA CHE ANCHE DA QUESTA INDUSTRIA 

S' EBBE UN TEMPO IL NOSTRO PAESE 

AURELIO ZONGHI 

CHE LI HA ILLUSTRATI E RESI PUBBLICI 

A TESTIMONIANZA DI GRATO ANIMO 

0. D. C. 



PREFAZIONE 



Le principali città d^Italia Venezia, Ge> 
nova, Ragfusa, Fiorenza, Siena et molte altre 
hanno nelli loro statuti dechiarato le arti e 
le niercantie non togliere nobiltà. 

Capitoli delV università del- 
Varte della lana di Fabriano ri- 
formati nel /tf/tf - Proemio. 



Là arte della lana che nel secolo XIII già era florentissima in 
tutta la penisola, specialmente nella Toscana, in Venezia, e nella 
Lombardia, non pare che prima della terza decade del XIV fosse 
largamente esercitata anche nelUi terra di Fabriano: che i pro- 
tocolli notarili anteriori a quel tempo non ricordano mai alcun 
lanifìcio locale, sebbene contengano sovente contratti di panni 
fiorentini, milanesi ed eugubini acquistati dai nostri merciari 
per esser qui rivenduti, e di balle di lan,a e di bambagia (ballas 
lane et bombycisj ^ che ai fabbricanti toscani di qua si trasmette- 
vano; il che appunto dà indizio, se non della totale mancanza del- 
l'arte fra noi, di un' esercizio di essa certamente molto ristretto, 
non potendosi consumar qui le materie greggio che vi si pro- 
ducevano. È ben vero che di protocolli del secolo XIII e dei 
primordi del XIV non sono abbastanza ricchi i nostri archivi, 
che invece abbondano di carte diplomatiche; ma neanche in al- 

1) Colla bambagia si tesseva il panno chiamato allora fustaneum, oggi fustagno 
ed anche frustagno. 



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Vin PREFAZIONE 

cuna di quelle del secolo Xni mi è occorso mai di leggere un 
atto solo che ne faccia menzione neppure per incidenza. E nul- 
lameno lanajuoli vi dovevano essere, perchè il filare e il tessere 
la lana ad' uso delle famiglie e secondo la lor condizione fu in 
costume di tutti i popoli, e in Italia fin nelle più umili borgate, 
specialmente dopo il ritomo dei crociati, e dopo il rimpatrio dalla 
Germania degli umiliati lombardi: ma dessi, que' poveri nostri 
artigiani, non si erano ancora costituiti in sodalizio, siccome 
già era avvenuto in altre parti della penisola. 

Nella terza decade adunque del secolo XIV cominciano ad 
aversi documenti che accennano si alia lavorazione della lana 
in Fabriano, ma a fatti isolati, a società stipulate fra due o più 
persone per esercitarla, e non all'arte stessa già riunita in asso- 
ciazione tendente a stabilire su vasta scala un' industria nuova 
che, moderata da leggi sue proprie, migliorasse le condizioni e- 
conomiche del paese in cui sorgeva coli' estenderne anzitutto il 
commercio. 

Que' fatti isolati, quelle piccole associazioni già feconde di 
buoni risultati, sebbene individuali, a poco a poco trovarono 
tanti imitatori che nel breve spazio di due o tre decenni erano 
divenute abbastanza numerose le botteghe de' nostri lanajuoli alle 
quali accorrevano poveri e contadini che non avevano a suffi- 
cienza danaro per ricoprirsi di panni forastieri venduti certa- 
mente a prezzi più cari. Erano principalmente i ricchi che, o 
per amore di guadagni, o per sottrarre i popolani allo squallore 
della miseria, e cosi averseli anche più affezionati, alimentavano 
la industria nascente, ponendo tutto il capitale, che poteva 
occorrere all'esercizio più o meno largo di essa, ed ammettendo 
il povero operaio ad un eguale partecipazione dell'utile. Lo stos- 
so Guido Napoletano Chiavelli, il quale riuscì a farsi amare e 
temere più de' suoi antenati e successori, pur dominando e pre- 
potendo sempre, profondeva tesori nelle società contratte ad la- 
borandum et negotiandum in arte lane, e negli acquisti di 
molini con valchiere che restaurava e migliorava a bonoflcio 
de' suoi soci e di altri; i primi facoltizzando ad usarne gratuita- 
mente, siccome appare dalle condizioni apposte in que' contratti, 
i secondi sottoponendo a pagamento di piccole tasse, quando i lor 
panni avesser preferito di far gualcare ne' molini di lui. Con 



PREFAZIONE IX 

questo egli ebbe in niente senza dubbio di promuovere una con- 
correnza dannosa ad altri proprietari di valche S i quali non po- 
tendola sostenere venner difatti nella necessità di venderle a lui 
ed a suoi parenti*: ma il popolo che traeva jitile da quell'affet- 
tata generosità non s'accorse punto che in cosifatta maniera il 
suo signore cresceva in ismisurata potenza la quale più tardi gli 
avrebbe fruttato oppressione e tirannia. 

In tal modo protetta e favorita, l'industria della lana si andò 
così rapidamente svolgendo, che dopo pochi anni, cioè verso la 
metà del secolo XIV si poteva dire riuscita a soddisfare intera- 
mente ai bisogni di tutta una popolazione che non ebbe più 
d'uopo di alcuna importazione forastiera. E fin da quel tempo è 
a ritenere che se ne fondasse l'associazione; ma nel primo suo or- 
dinarsi le costituzioni dovettero esser semplicissime e, più che 
all'incremento dell'arte, tendessero a darle una forma estrinseca 
puramente legale, sia colla elezione di una rappresentanza die 
ne curasse il regolare andamento, sia colla distribuzione dei mol- 
teplici uffici, sia finalmente con determinare la esatta reciprocità 
dei diritti e doveri dei singoli aggregati fra loro, e con quelli 
stessi che ne reggevano i destini; conci ossiacchè tali sono gFinizi 
del formarsi di ogni corpo sociale, e quindi vengono le leggi che 
dirittamente lo conducano a raggiungere il suo scopo, variabili 
secondo la ragione de' tempi e delle circostanze, poche e semplici 
a principio, più numerose e complesse di poi, o per 1' avvertirsi 
di alcuni casi non considerati dai primi istitutori, o pel succe- 
dersi di nuovi bisogni impreveduti e spesso imprevidi bili. 

E se cosi sorse anche fra noi, non tanto il solo desiderio di 
avere un industria nuova, cui si sarebbe dovuto dar vita collo 
scambievole accomunare a profitto di essa i mezzi tutti indi- 



1) Nel 1358 i Monaci SUvestrìni di Montefano posaed erano Talchi ere nel 
Molino del Ponte del Gualdo (o del bosco, perchè costruito appiè di una selra — 
Du-Cange alla parola Gualdus o Gualdum, nemus stiva etc, d" onde i gualdari elio 
corrispondono alle nostre guardie forestali) le quali davano a cottimo a Stefano 
e Marcuccio Maistri dell' arte della lana. Libro del Merciaro Aml/rogio di Bona» 
ventura^ carte 81. Archivio Comunale Ses. Brefotrofio VoL 80. 

2) Sono moltissimi gli atti esistenti neir archivio comunale che contengono 
vendite di molini e valche a favore di Guido di Alberghetto Chiavelli dominante 
in Fabriano insieme al suo Genitore: ne ho dato un completo regesto nel Codex 
Clavellorum tuttora inedito. 

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X PBBFAZIONB 

viduali de' soci; ma il mutuo soccorersi tra loro, e più la pro- 
spettiva del benessere generale della lor terra nativa, intrav- 
veduto nello ingrandirsi del suo commercio, ne furon certo i primi 
e più gagliardi moventi; e questi, che per verità sono principi 
sinceramente filantropici, traspajono sempre dagli statuti dell* arto 
dai più antichi alle ultime ordinazioni avvenute nello scorcio 
del secolo XVII; imperocché ad essi, e s' informarono gli animi 
robusti di quegli uomini medioevali che ne fecero la prima 
compilazione, e religiosamente, dirò così, si attennero quegli o- 
nesti mercanti e popolani che nei secoli successivi, correggendoli 
ed ampliandoli a volta a volta, li resero meglio acconci alle con- 
dizioni dei tempi variati e delFarte progredita e progrediente: 
princìpi che perciò ne conservarono sempre vigorosa quella ori- 
ginaria vitalità, la quale per se sola fu sulllcionte a condur 
l'arte tra noi al suo completo perfezionamento. E di fatti i pan- 
ni fabrianesi ebber sempre e dovunque moltissima estimazio- 
ne *: cominciarono a perderla allora soltanto quando por i 
progressi della meccanica e della chimica applicate alle arti 
furono introdotti nuovi sistemi e più facili e più spediti di lavora- 
zione, e i tessuti forastieri riuscirono più appariscenti e meno co- 
stosi: vide l'arte nostra sovrastarle la propria rovina, e si pro- 
vò di scamparla riformandosi; ma i suoi conati non poterono 
arrestare la foga di quelle importazioni, che anzi crebbero sem- 
pre; ed essa illanguidi e cadde lasciando tutta intera la storia 
delle sue vicende negli statuti che ancora rimangono. * I quali 
per ciò solo non possono non interessare grandemente gli stu- 
diosi delle patrie memorie, siccome quelli che ci forniscono 

1) Rossi Senat. Aless. DeU*arte deUa lana in Italia e aU' Estero giudicata 
all'esposizione di Parigi 1867. Firenze Barbèra 1800 p. 14:?. 

2) Recenti scrittori delio cose nostro confusero orroncuinento Tuni versi tà del- 
l' arte della lana con quella delle berrette e guanti, e con V altra dello calzette 
e terzoni da donna, quasi che tutte insieme no formassero una sola detta, con 
nome generico, della lana; ma ciascuna aveva i suoi capitoli particolari (Archivio 
Comunale) j i suoi uffiztali distinti, e neppure un solo i*apporto esisteva tra loro 
o di associazione, o di dipendenza. Lo attestano anche gli statuti che ora si pub- 
blicano a pag. 70 e seguenti e a pag. 118 cap. XXKXIV. L'arte della lana, nem- 
meno quando completamente si riformò, restringendo la sua lavorazione alle solo 
pannine per soldatesche, ebbe alcun che di comune colio altre arti, e ne fan fedo 
non pochi documenti, oltre gli atti delia visita a|X)stolica fatta da MoQs. Vinci 
nel 1784, esistenti nell'Archivio Comunale. 



PREFAZIONE XI 

ampia materia per ri tessere una parte di storia nostra e forse 
(Ielle più importanti, comechè nascosta sotto la ruvida corteccia 
di povere leggi di un collegio di artigiani o neglette, o non 
ben comprese in certi tempi e da certi scrittori che, sol di gesta 
clamorose stimandola depositaria, di esse sole rimpinzarono i lor 
sempre vuoti volumi. Ma- nell'età di mezzo le arti raccolte in 
compagnie donarono sovente più lustro ad un paese che non 
una serie di battaglie gloriosamente trionfate: e ben se lo ricor- 
da ancora la monumentale Firenze, per non dire di altre, che 
per esse vide innalzate, quasi per incanto, le superbe moli di S. 
Maria del Fiore, di S. Croce, d'Or S. Michele; per esse arricchito 
il suo magnifico battistero di quelle stupende porte di bronzo che 
il divino Michelangelo avrebbe voluto collocare in paradiso, e di 
quel dossale d'argento massiccio che, considerato ancora qual mi- 
racol dell'arte, ci tramandò celebri i nomi di Maso Finiguerra, di 
Antonio del Pollajolo, di Maestro Cione e di Michelozzo di Bar- 
tolomeo *, i precursori del Cellini non superato ancora da alcuno; 
per esse finalmente vide risorgere gigante quel forte reggimento 
popolare, che spirò gli estremi aneliti sul rogo del Savonarola 
e che ci trasmise tanta eredità di venerande memorie da essersi 
incerti ancora, se alcun altra delle italiche repubbliche giungesse 
mai a tanta grandezza. 

E se la nostra piccola terra nel basso medio evo seppe pur 
essa procacciarsi una qualche rinomanza, il dovette principal- 
mente alle arti e della carta e della lana; quella celebratissima 
sempre e dappertutto, questa primeggiante sulle altre nella 
Marca e nell' Umbria *. Pertanto lo illustrarle, è debito di sto- 
rico, di cui rende agevole la soddisfazione il conoscerne princi- 
palmente gli statuti che le governarono. Di quelli dell'arte della 
carta non ne rimane, per quanto io ne sappia , neanche un 
articolo: questi dell' arte della lana, salvati non si sa come ^ 



1 ) Balflinucci. Notizie de' Professori di Disegno da Cimabue in qua. Volume 
quinto pag. 415. Milano Collez. de' Classici Italiani 1811. 

2) Rossi Ales. op. cit. ivi. 

3) Nella prima carta retro si legge quanto appresso — A dì IC Dicembre 
1832 fu fatto acquisto del presente libro dal Sig. Luigi Gastrica BartoU pel prezzo 
di baiocchi venticinque per ordine dell' anziano ff. di Gonfaloniere Signor Ales- 
aandix) Altini. 



XII PREFAZIONB 

dalla barbarie dei tempi e degli uomini, si hanno ancora tutti 
interi e contengono, come si è detto, non solo le memorie dei 
suo principio di esistere , ma le cagioni del suo rapido pro- 
gredire, del suo lento decadere e finalmente della sua totale 
scomparsa dopo una vita lunghissima di tre secoli e mezzo; in 
una parola di tutte le sue vicissitudini, non sempre le stosse per 
tutti gli antichi lanifici d* Italia, le quali, io penso, dovrebbero 
essere ampiamente studiate da chiunque volesse dar mano alla 
storia generale dell' arte; e però, ove ben m' apponga, non vi 
sarà alcuno che voglia dire infruttuosa questa mia umile fatica, 
se è vero che la storia, qualunque essa sia, non debba andar 
mai scompagnata da suoi documenti. 

E questo è lo scopo preciso della presente pubblicazione, il 
quale sarà fatto anche meglio palese, allorché verrà in brevi 
tratti riassunta tutta la materia contenuta nelle costituzioni del 
nostro lanificio, e possibilmente raccolta sotto alcuni punti di 
vista universali, che ne formino, a mo* di dire, tutta la sintesi. 

I più antichi statuti dell'arte della lana di Fabriano si eb* 
boro, come già fu detto, nel 1369; in quel tempo essa si costituì 
legalmente in sodalizio; ma non le fu data la vera forma di ente 
morale con personalità civile, se non quando dal Rettore della 
Marca, la prima autorità in quel tempo della nostra provincia, 
venner quelli muniti di regolare sanzione: ciò accadde nel S) 
giugno del 1370 ^ Fu allora che dal notare Nino di Maestro 
Paolo da Fabriano leggiadramente si ricopiarono, siccome ora li 
abbiamo, attestandolo la chiusura fattane da lui che è della stessa 
grafia di tutto il resto, (difl'erente da quella onde ne fu scritta 
l'approvazione dal notare Giovanni Melis}, ed i suggelli di am- 
bedue designati a penna secondo il costume del tempo, 1' uno in 
mezzo alla dichiarazione del notare dell' arte, e Y altro appiè del 
decreto di sanzione. 

Non erano trascorsi due anni dalla primitiva compilazione 
di essi, che già si vide il bisogno di riordinarli in alcuna parte, 
e questo bisogno, facendosi dipoi a quando a quando sentire, fu 
causa della totale loro trasformazione, comechè avvenuta lenta- 



l) Vedi a pagina 31. 



PREFAZIONE XIII 

mente, e nel volgere di tre secoli e mezzo: gli ultimi ordinamenti 
infatti, quelli cioè del 1618 continuati sino al 1674, posti a raf- 
fronto con gli antichi, si giudicherebbero appartenere ad un arte 
diversa da quella che fu in origine, se non fosse, che, per dirla 
l'istessa, il nome suo ed il medesimo obbietto ricorrano in tutti 
egualmente. 

Questi capitoli adunque e le successive riforme di essi rac- 
colti in un volume membranaceo di fogli sessantadue di mil- 
limetri 300 su 206 sono seguiti da altri sedici con le marche 
di trecento trentuno fabbricanti, più o meno elegantemente di- 
segnate, ad eccezione di pochissime difficili anche a determinarsi 
per la informe maniera usata nel dintornarle: i caratteri sempre 
diversi corrispondono agli atti differenti che vi si contengono, ed 
ai tempi egualmente diversi nei quali gli stessi atti furono scritti; 
questa disuguaglianza, avvalorata dal fatto di trovare ogni do- 
cumento munito delle firme autografe dei Legati, Vice Legati, 
Rettori, Luogotenenti e Governatori della Marca, quando costoro 
vi ebber parte, ovvero dei Podestà, e Governatori di Fabriano, o 
poscia da quelle dei rispettivi notari e dai sigilli degli uni e 
degli altri, ora impressi su cera, or delineati a penna, conduce 
direttamente a stabilire la incontrastata autenticità del codice. I 
quaderni ond'esso è composto sono disciolti, ma perfettamente 
conservati, sebbene ne siano andati perduti due delle marche, os- 
siano il nono e il decimo di tutto il volume che contenevano 30 
fogli e perciò cinquecento quaranta marche, se in quelli come 
nei rimasti ne erano disegnate 18 per foglio: così ci sono man- 
cati i nomi di quattrocento sessantasei mercanti di lana (i primi 
settantaquattro dell' elenco a pag. 141 sono stati tolti dal corpo 
degli statuti) e quel che più interessa i loro segnali, che ci 
avrebbero forse indicati non pochi fabbricanti di carta, eserci- 
tandosi spesso da un solo e Tuna e Taltra arte, come ho potuto 
rilevare dalle marche superstiti. La cartolazione del libro è tri- 
plice; la prima del secolo XV arriva al foglio 35: in quello che 
doveva essere il 36 rincomincia a capo e va sino al 27; la terza 
finalmente principia dal 31, ed è qui che mancano i trenta fogli, 
poiché è chiarissimo che il libro delle marche, sebbene oggi sia 
stato unito agli statuti, ne doveva essere in origine diviso. Sa- 
rebbe inutile una più minuta descrizione di questo codice già 



XIV PREFAZIONE 

da me illustrato nell' inventario manoscritto dell' archivio comu- 
nale: e dirò solo che la ultima riforma del 30 Novembre 1618 Tu 
pubblicata per le stampe dal primo tipografo fabrianese Cesare 
Scaccioppa, e che un esemplare su pergamena con aggiunte ma- 
noscritte di altre piccole ordinazioni e relativi decreti sino al 27 
Febbraio 1674 si custodisce in questo archivio comunale. 

Fermo nel pensiero che quosti statuti si possano considerare 
come documento per servire alla storia dell* arte, e in ciò non 
temo d'esser contradetto, trovai opportuno di pubblicarne tutta 
la serie, non ommettendo neppur quelle riforme che già furono 
altra volta stampate, perchè la edizione fattane dallo Scaccioppa 
è divenuta rarissima. 

Affini airarte della lana sono i capitoli della compagnia dei 
tessari compilati nel 1566 i quali, S(TÌtti in quattro fogli cartacei, 
si conservano in originale nel nostro archivio: raggiungerli a 
modo di appendice agli ordinamenti del lanificio, tanto più che 
sovente vi si fa di esso parola, e che i Priori del comune innanzi 
di approvarli sottoposero allo studio degli stessi deputati delfarte 
della lana, ho reputato utile per completare tutta la serie do'suoi 
documenti, terminati coir elenco do' mercanti aggregati all' arte, 
i nomi dei quali o trovai sparsi qua e là in seno dei medesimi, 
siccome ho detto, o scritti sotto ai segnali o marche di ciascuno: 
sulle prime ebbi in mente di riprodurre ancor queste in tanto 
tavole litografate; ma esaminatele meglio e considerato che quasi 
tutte sono formate dalle iniziali de nomi degli ascritti o sem- 
plicemente, in foggia di monogrammi, o collocato entro un 
cerchio od altra flgura geometrica, o congiunte fra loro da una 
linea orizzontale, e nell'un modo o nell'altro sempre sormontate 
dalla croce variamente rappresentata, stimai bastare la descri- 
zione dello più interessanti e meno romuni in piccole note ap- 
piè dell' elenco istesso. 

Ecco tutto il contenuto del libro il quale è destinato a rima- 
nere in una cerchia molto ristretta, in quella degli studiosi della 
storia patria: Essi non ignorano certamente la maniera di scri- 
vere usata nei diversi tempi ai quali si riferiscono i singoli atti, 
quindi io non mi son data molta cura nell' ammodernarne la or- 
tografia, che ho conservata nella sua originale integrità il più 
fedelmente che mi è stato possibile, sebbene abbia tolte via quasi 



PREFAZIONE XV 

tutte le abbreviature, e decomposti tutti i nessi. Ad agevolare poi 
la intelligenza di alcune parti oscure per ambiguità di dettato o 
per contorte costruzioni di periodi, o per vocaboli antiquati, dia- 
lettali e tecnici, i quali frequentissimi vi s'incontrano, avrei do- 
vuto infarcire il testo di annotazioni: ma riflettendo che le pri- 
me difficoltà sono di poco momento, perchè rarissime, e che certi 
termini oscuri per alcuni, non sarebbero poi stati tali per molti, 
nessuna osservazione feci intorno a quelle, e questi invece rac- 
colsi in un piccolo glossario stampato in fondo del libro: così 
detti il testo netto netto siccome lo trovai, senza neppure infra- 
mettervi uno jota del mio. 

Di note isteriche non vidi la necessità, perchè tutta la parte 
che avesse avuta attinenza alla storia nostra o d'altrui mi era 
riserbato di svolgere, siccome ho fatto, in questa prefazione: ag- 
giunsi finalmente un sommario cronologico di tutte le materie 
trattate nelle moltissime riforme degli statuti, e che mi sembrò 
sufficiente a facilitarne le ricerche. Tutto ciò mi occorreva indi- 
care intorno alla storia dell'arte ^ alla forma del codice, ed 
al sistema da me adottato nel pubblicarlo. Vediamone ora la 
sostanza. 

Due furono, a mio credere, gli oggetti principali ch'ebber 
presenti alla mente i compilatori dei primi statuti - Le persone 
che componevano la università - L' esercizio dell' arte - Le per- 
sone distinte in capi e subalterni erano vincolate tra loro da 
intima reciprocità di diritti e di doveri, d'onde una perfetta co- 
spirazione dei singoli al conseguimento del fine, cui siccome 
mezzo era coordinato l'esercizio dell'arte, perchè appunto per 
esso se ne dovea accrescere lo sviluppo, migliorare continuamente 
le condizioni; da qui la necessità che si osservassero rigorosa- 
mente e le costituzioni disciplinari, e le altre promotrici del suo 
svolgersi, favoritrici del suo miglioramento; da qui il bisogno 
d'introdurre frequenti riforme suggerite dall'esperienza, dal caso 
dall'imitazione d'altrui; di mantenere sempre viva la lealtà nei 
mercanti, la fedeltà negli operai; di eliminare qualunque benché 

1) Un brevissimo cenno di questa storia è dato nel proemio ai capitoli nuovi 
del 1618 . vedi a pag. 104. - 



XVI PREFAZIONE 

minima causa che questa o quella avesse in alcuna maniera po- 
tuto offendere o distruggere; di trar profltto iu una parola da 
tutto ciò che si fosse offerto opportuno al raggiungere di quel 
fine- Questo e non altro mi ò sembrato essere il vero punto di 
vista generale sotto cui sono a considerarsi le persone compo- 
nenti la università dell'arte rispetto air esercizio di essa ed al 
fine per il quale la s'istituiva. 

Le persone si distinguevano, come è detto, in capi e subal- 
terni; gli uni chiamati con nome generico offiziali^ 1 secondi la- 
voranti. Gli offlziali erano distinti in due ordini; il primo di Ca- 
pitani e Camerlengo, T altro di tulli coloro che in qualsivoglia 
modo soprain tende vano al buon andamento deirarte, o erano 
addetti al disimpegno di speciali incombenti; i Capitani ed il Ca- 
merlengo costituivano, per cosi dire, un ordine superiore, tutti 
gli altri erano offlziali di secondo grado, anche perchè immedia- 
tamente ai primi soggetti, esercitandosi quasi sempre da questi 

un potere delegato. 
Dei capsuni I Capitani scelti dall' adunanza generale per iscbcde segrete 

tra i giurati nel!' arte i più provetti ed i più idonei, il perchè 
la somma di tutto le cose nelle lor mani era riposta, non aveano 
facoltà di sottrarsi per alcun motivo, se non fosse stato di ma- 
lattia o di assenza, air accettazione dell' ufficio loro conferito, 
nel quale duravano sei mesi soltanto, e cui non potevano esser 
chiamati di nuovo a coprire, se non dopo due anni completi dac- 
ché Tebbero nell'ultima volta esercitato. Quindici giorni innanzi 
al suo termine, convocata per essi la congregazione di tutti gli 
ascritti, doveano proporre a se medesimi i successori, perchè non 
avrebber potuto tenersi in carica neppure un giorno solo di più 

(Rub, IL pag, 5). 

Nella gerarchia di quella società cosi grande era l'impor- 
tanza del capitanato, che da esso siccome dal centro di un cer- 
chio tutto dovea partire, ad esso tutto ritornare: quindi erano in 
obbligo i capitani di proporre al consiglio composto di sei uomini 
da loro nominati (Rub, il pag, 6) o all' adunanza generale eh' egli- 
no erano in diritto di convocare (Rub, v. pag. 7) tutto ciò che aves- 
sero reputato meglio profittevole all'incremento dell'arte, siccome 
è detto nella Rub. xxxiiij p. 20 - quod capitanei tbnbantur et 
DEBBAMT propofierc quid sit agenduin prò augtnento et inelio- 



PREFAZIONE XVII 

ramento et statu diete artis; quindi la ingiunzione che vigilas- 
sero attentamente perchè Y arte procedesse senza frodi, e non 
avesse perciò a patire la più lieve jattura nella rinomanza che 
si era procacciata; (Rub. vi. vili. pag. 7, s, 78, 90, 97, i35). E affinchè 
a questo fosse più agevole il riuscire, doveano fare eleggere 
dal consiglio quattro uomini dabbene e legali, quatuor bonos 
homines et legales (Rub. vili. pag. 8) per visitare tutte le botteghe 
degli artefici e dei tessari e delle tessitrici, i quali, se pure 
era mestieri, tenessero eziandio la facoltà di chiamare in aiuto 
gli officiali del comune (Rub. vili. pag. 9h e trovata la frode là dove 
era e di qualunque natura, ne avesser dovuta far sollecita denuncia 
agli stessi capitani obbligati a non frapporre indugio di sorta nel 
metter mani alle pene, che gli stessi statuti determinavano. 

E qu est' obbligo di punire le frodi era cosi strettamente loro 
imposto, che non si sarebbero neppur provati di non soddisfare, 
rimessamente adempire, perchè ancor eglino nella pena di cento 
soldi sarebbero ogni volta incorsi, che gli avesser contravenuto 
(Rub. vili. pag. 9). Gli uomini prescelti a questa specie d' inquisi- 
zione si chiamavano circatores (Rub. vini. pag. 8, 9, 42, 66) siccome 
scarij si dicevan quelli, pur nominati dai capitani, ai quali era 
egualmente commesso di prender cognizione di chiunque lavo- 
rasse lana in tempo vietato dallo statuto, o tenesse e vendesse 
panno fatto con lana filata al molinello (Rub. XLI XLiLpag.20,2ì): 
gli uni e gli altri i violatori della legge doveano senza indugio 
denunciare o ai capitani dell'arte, (Pag. 64) o anche agli officiali 
del comune e questi agire secondo le norme del diritto, quelli 
sommariamente e senza strepito di giudizio, sebbene alcuna fiata 
«i avesse d'uopo, per porre in sodo le verità dei fatti, (Rub. 22 pag. i4) 
di fabbricare anche un processo formale: allora il diritto di pu- 
nire passando nello stesso consiglio presieduto da ambedue da 
un solo dei capitani, la pena veniva applicata a maggiorità di 
suffragi, e ciò principalmente si osservava quando l'accusa era 
di crimine che avesse meritato la espulsione del delinquente dal- 
l' università, ovvero allora che fosse stato, dirò cosi, di diritto 
pubblico, cioè quando chiunque, anche estraneo all' arte, ne avesse 
data denunzia. Di quella pena e di questo giudizio fu pruden- 
tissima cosa non imputare ai soli capitani interamente la re- 
sponsabilità, essendo 1' una di tutti la più grave, e 1' altro per 

III. 



XVIII PREFAZIONE 

la solennità della forma e T importanza della causa a tutela quasi 
deir interesse pubblico ordinato e prescritto. 

Cosiffatto provvedimento circa al deliberare dei capitani in- 
sieme al consiglio otteneva il suo pieno vigore eziandio nel!' eve- 
nienza di certi casi straordinari, che gli statuti stessi non avean 
preso a considerare: le risoluzioni occasionate da un fatto spe- 
ciale costituivano ordinariamente una legge nuova chiamata ri- 
formanza ed aveva egualmente forza, che le antiche, di obbli- 
gare gli ascritti ad osservarla, ove però fosse confortata dalla 
sanzione dell' autorità superiore, moderatrice di ogni pubblica 
istituzione. 

Questo potere giudiziario dei capitani si estendeva anche 
alle liti vertenti tra mercanti e mercanti, tra questi e gli ope- 
rai e Analmente tra gli stessi lavoranti, le quali o dovevano essi 
pacificamente acconciare, ed ove non fosse stato possibile, decidere 
secondo il diritto; ma in via sempre sommaria, avendo a cuore 
in ispecial modo che non ne scapitasse ncppur menomamente la 
scambievole fiducia tra tutti, anima vivificatrice di ogni associa- 
zione, tenace legame di durevole concordia e di reciproco amore 
(Rub, XXXVII. paff. i9 ed altrove) \ in Una parola qucsto potere costi- 
tuiva una specie di privilegio di foro, benché assumesse tutti i 
caratteri di un regime paterno; e però si tramutava sovente o in 
ammonitivo o in correzionale, e sempre esercitato liberamente, 
siccome V interesso dell' arte veniva consigliando. Le lievi viola- 
zioni degli statuti, i piccoli screzi e non palesi fra gli ascritti, 
la rimessa osservanza di quelle ordinazioni, che inculcavano il 
rispetto e V obbedienza ai superiori, erano Y oggetto principale 
di queste due ultime specie di potere giudiziario dei capitani, 
quasi sempre però trattato con soverchia mitezza, d'onde il con- 
tinuo richiamarsi in vigore di queste leggi disciplinari, quasi- 
ché fosser poste da un canto, o com' era d'uopo, non esatta- 
mente osservate: r ultima, cioè l'obbedienza ed il rispetto ai ca- 
pitani era più d' ogni altra e caldamente raccomandata 'Pag, 61); 
perchè questo vincolo tra capi e subalterni ora considerato sic- 
come il mezzo più acconcio per guarentire all'arte il suo pro- 
sperare, all'associazione una stabile durata. La quale certamente 
avrebbe potuto correr gravi pericoli se non si fosse posta ogni 
cura nel mantenere uniti o concordi i vecchi clementi che com- 




PREFAZIONE XIX 

ponevano la università, se non si fosse usata molta prudenza nel 
r introdurvene dei nuovi. Sembra che a tutti quelli che esercita- 
vano il lanificio rimanesse egualmente aperto Tadito per entrare 
nella società (Rub. xxiv. pag. i5 e pag. 68)'', ma non è a credersi che 
assolutamente si andasse alla cieca in cosa di tanto momento, 
lo che non avrebber consentito né V indole dell' università costi- 
tuitasi, come è detto, nel miglior modo legale che allora poteva 
essere, né lo scopo della medesima tendente solo al migliora- 
mento dell' arte: é un fatto però che la forma dell' ammissione 
non ci è nota; ci é noto bensì che i capitani dovessero curare 
l'adempimento delle condizioni per la medesima richieste e ri- 
cevere da nuovi ascritti il giuramento (Rub. XXY. pag. i5) de fa- 
tiendo artem legalem sine fraude, et de obbediendo capitaneis 
qui prò tempore fuerint. 

Tali erano gli obblighi principali del capitanato dell' arto 
aventi per obbietto la conservazione dell' università e la tutela 
delle sue leggi e de' suoi diritti: gli altri, e son molti, riferibili alla 
parte disciplinare enumererò brevemente, comeché siano anche 
essi di non lieve importanza: dovevano i capitani esiggero e fare 
esiggere le collette imposte agli aggregati e le pene delle con- 
danne patite (Rub. XV pag. i2h ^^W^ quali per violazione agli sta- 
tuti fosser potuti incorrere, e vi eran tenuti insieme al camer- 
lengo sotto pena di essere entrambi dichiarati debitori di quel 
che avcsser mancato di scotere * {pag. 61): il conservare l'ordine 
nei mercati e nelle fiere dell'arte * era pur di loro spettanza e 
perciò assegnavano a ciascuno i posti nel fóro, impedivano che 
s'ingombrasser le vie, in ispecie le principali che sboccavano 
nel mercatale, non permettevano che i giurati nell'arte stesser 
confusi con i foresi e con i forastieri, e soprattutto doveano in- 
vigilare affinché rigorosamente fosse mantenuto nel vendere il 
prezzo che ad ogni panno di lana era stato attribuito dal consiglio 
dell' arte (Rub. lvij. pag. 26 j: erano in diritto nominare gli sti- 

1) Questa penalità in vigore anch^oggi colpisce principalmente gli esattori 
delle imposte dirette e indiretto e chiamasi dello esatto per lo inesatto. 

2) Il mercato o fiera dei panni di lana aveva luogo in ogni martedì, si te- 
neva nel foro del comune (oggi piazza Garibaldi) in allora chiamato anche piazza 
del mercatale, non poteva cominciare se non dopo il suono della campana pub- 
blica, ed era sorvegliato dagli stessi capitani insieme agli ufficiali della comunitì. 



XX PREPAZIONR 

malori dei danni trovati nei lavori per colpa di qualunqne degli 
artefici (Rub. lxiil pag. P5) e di rimuoverli anche dal loro offi- 
cio ove rettamente noi disimpegnassero, remozione che più tardi 
ebber facoltà di fare eziandio del camerlengo, dei valcatori, dei 
bagnatori, dell^offlziale del purgo e di dAXvi\fpag, ii9)se per avven- 
tura avesser cotestoro, in qualunque modo si fosse, contravvenuto 
agli ordinamenti dell'arte. Circondati da quella pompa solenne 
che fu sempre in uso nelle pubbliche mostre, accompagnati da 
tutti gli uomini dell'università presentavano in ogni anno a nome 
di essa il dono di un doppiere alla Chiesa di S. Niccolò nel giorno 
della sua festa (Rub, xxxiiL pag. i8)\ cerimonia durata fintanto- 
ché il Taumaturgo di Bari ne fu il solo protettore *. La elezione 
del notaro dell'arte il quale rimaneva pure in carica per sei mesi 
{Rub, XLYL pag, 22.); quella degli ufficiali subalterni e del ballo 
(cursore) era di pertinenza assoluta dei capitani, ai quali incom- 
beva eziandio di visitare tutti i luoghi ove i lavori venivano 
eseguiti, di rivedere i pettini, i telari, le pezze dei panni, di ri- 
cevere le assegno dei garzoni, che alcun mercante avesse con- 
dotto al suo servizio, di fare osservare i giorni festivi sia per- 
chè ognuno si astenesse dal lavoro, sia in riguardo all' adempi- 
mento degli obblighi religiosi; in una parola di reggere tutta quella 
piccola macchina sociale in modo che l'ordine ne rimanesse inal- 
terato, l'industria ed il commercio paesano se ne avvantaggias- 
sero, ed il benessere di tutti i soci e della terra fosse largamente 
difeso. 

Giunti al termine del loro officio dovevano fare ai successori 
esatta consegna di tutte le scritture dell'arte: cioè dei libri degli 
statuti, delle riformagioni, delle condanne, dell' entrata e del- 

1) Par fuor di dubbio che il primo protettore deU*arte fosse S. Niccolò di Bari 
nella cui chiesa si tenevano anche le adunanze generali: più tardi, cioè nel secolo 
XVI TuniversitÀ presentava in ogni anno un pallio alla chiesa di S. Venanzo nella 
festa di S. Oio: Battista protettore di essa {Pag. i23) e par certo che la cappella 
del S. Precursore nella chiesa cattedrale fosse decorata, siccome la si vede, a spese 
dell'università che ne aveva eziandio una nella Chiesa di S. Benedetto; finalmente 
si trova scritto che nel secolo XVIII S. Carlo Borromeo ne era pure il patrono, e 
che la sua festa era solennizzata dalKarte della lana, la quale a proprie spese fece 
fare il busto del Santo di rame dorato e la testa d* argento oltre una beUissima 
urna ricca d'intagli messi ad oro. Piuttostochò inferire da ciò che un Santo fosse 
sostituito air altro nel Patronato di essa, io penso che tutti e tre ne fossero 
comprotettori. 



PREFAZIONE XXI 

l'uscita, e di tutte le altre carte a lei appartenenti. Solenne e 
pubblica era la forma di quest* atto, perchè aveva luogo nell'adu- 
nanza generale dell' università, innanzi a cui, appena compiuto, 
si giurava da essi nient' altro rimanere nelle lor mani di ciò che 
riguardasse la carica che abbandonavano {Rub.xx.pag. isy Poscia 
seguiva il sindacato cui i cessati doveano essere assolutamente 
sottoposti, e se per aventura accadeva che in alcuna cosa contro 
la forma degli statuti avesser mancato, o perchè non usaron bene 
del loro potere, o perchè gli interessi sociali com' era d'uopo 
non curarono, o quel eh' è peggio manomisero, il sindaco eletto 
dai consiglieri dell' arte cantra quem deliquisset emanava for- 
male condanna secondo che gli ordinamenti stessi prescrivevano, 
{Rub. XXI. pag, i4) la quale era di pene pecuniarie e determinate, 
oltre all' ammenda dei danni, e all' inabilità di futura rielezione, 
benché sempre abbastanza lontana. Cotanto rigore che potea col- 
pire gli stessi capitani, e che non era possibile di sfuggire in 
alcun modo, giovava mirabilmente a tenere nella via della le- 
galità e della giustizia non solo tutti i giurati dell' arte, ma 
eziandio gli stessi ufflziali inferiori, perchè l'esempio dell'altrui 
castigo, dicasi pur quel che vuoisi, fu riconosciuto sempre e do- 
vunque siccome freno efficacissimo a trattenere dal delitto chiun- 
que miseramente vi fosse inchinevole. 

Il Camerlengo scelto dall'adunanza generale dell'arte tra i 
letterati e gli operai (qui sit licteratus et operetur artem pre- 
dictamj (Rub. IIL pag. iO) nell' istesso modo che si usava per la 
elezione dei capitani era anche egli, come si è detto, ufficiale di 
grado superiore: la cura di tutta l'amministrazione, nel principio 
certamente semplicissima perchè ristretta a piccole rendite e a 
spese minori, ma dipoi per lo ingrandirsi dell' industria e lo am- 
pliarsi del commercio, d'onde le une e le altre ognora crescenti, 
divenuta più grave perchè sempre più vasta * era interamente 
affidata a lui. Egli di tutto dovea tener conti e registri, cioè 

1) Nello scorcio del secolo XV e in tutto il XVI il numero delle botteghe dei 
lanari era grandissimo, e la università istessa oltre all'esser proprietaria di un 
purgo, di molini con valche, degli edifìci ove Tarte avea la sua sede, avea acqui- 
stati anche terreni e case, siccome si raccoglie da molti atti esistenti nelFarchivio 
comunale e notarile e dai libri de' catasti ne* quali sono descritti gli uni e le altre. 



Del Camer- 
lengo 



XXn PREFAZIONE 

delle rendite patrimoniali, dei proventi delle valchìere e dei purghi, 
delle tasse pagate dai lanajuoli sia per essere scritti nella ma- 
tricola della università, sia nel tempo dell'esercizio, per r appo- 
sizione delle marche o segnali, per la bolla dei panni, per il 
contributo alle spese ordinarie e straordinarie; delle collette, delle 
pene per condanne, delle elargizioni per atti tra vivi o per causa 
di morte, frequentissime, e di tutte le spese occorrenti al rego- 
lare andamento di un' industria così importante, che formava la 
principar sorgente di ricchezza della terra. Un notare nominato 
dal consiglio presieduto dai capitani aveva Tincarico della regi- 
strazione degli introiti e degli esiti e di scrivere qualsivoglia 
atto si fosse appartenuto airuf9cio del camerlengo; il che mentre 
gli dava maggior gravità ed autorevolezza, tendeva anche ad as- 
sicurare meglio gl'interessi deirarte, avendosi cosi una specie di 
riscontro perenne, che altramente si direbbe controlleria, dell'a- 
zienda di lui e nella quale non era improbabile il prevaricare, 
siccome accadde più di una volta ^ Neppure un solo ci è avan- 
zato, per quanto mi sia noto, dei libri del Camerlengato, 1 quali 
ci avrebbero posto sotto gli occhi coli' eloquenza dei numeri il 
vero stato economico dell'arte, ed inoltre somministrati elementi 
più precisi, che non abbiamo negli statuti, per rintracciare le vere 
cause di queir allernarsi della sua prosperità, determinato sovente 
per via d'induzioni e di congetture: in breve da questi libri, se 
non ci fossero mancati, si sarebbero potute trarre anche molte 
notizie relative all'esercizio dell'arte, che avrebbero sparsa molta 
luce sopra alcuni punti oscuri degli slessi statuti, e particolar- 
mente intorno a certi vocaboli tecnici dei quali si è perduto 
affatto il significato *. 

L'ufficio del Camerlengo durava sei mesi come quello dei 
capitani, del notare, e di altri ufficiali: nei primi tempi il ren- 
dimento de' conti aveva luogo entro quindici giorni dalla cessa- 
zione dell' ufficio ed innanzi all' adunanza generale dell'arte, che 
i capitani doveano convocare ad istanza di lui {Rub. Jil, pag. e). 

1) Per causa di aiinili frequenti preTaricazioni nel 1618 fu decretato che il 
camerlengo dovesse rendere il suo conto al fine di ogni mese e versare nelle mani 
del depositario dell* arte tuito il danaro rimasto presso di lui (Pag, 121). 

2) I pochi libri dell' arte della lana conservati nell* archivio comunale appar- 
tengono ad alcuni mercanti di essa, e riferiscono ad interessi puramente privati. 



PREFAZIONE XXIII 

Allora egli faceva la manuale tradizione al successore del sopra- 
vanzato denaro dell' università e di tutto ciò che in qualsivoglia 
maniera le fosse stato di spettanza; (Rub, III, pag. 6) e in cosiflfatta 
guisa rimaneva disciolto da ogni obbligazione; ma se nel ter- 
mine stabilito questo atto formale avesse mancato di fare cadeva 
nella pena della restituzione del doppio {Rub. in, pag, 6) di quel 
che avrebbe dovuto, pena gravissima introdotta forse per impe- 
dire render meno frequenti le illegittime appropriazioni, e che 
nuUameno sembrò poco efficace ad infrenarle, poiché più tardi 
e l'acconciare dei conti ed il deposito del danaro rimastosi aveva 
a fare immancabilmente come si è detto al fine di ogni mese. 
Nulla dirò dei rapporti che per causa di ufficio esistevano tra 
il camerlengo ed i capitani, imperocché a sufficienza ne ho par- 
lato, quando di questi ebbi ad intrattenermi: qui basterà soltanto di 
• ripetere che l' uno e gli altri erano siccome perno dintorno al quale 
tutte le parti dell'amministrazione necessariamente si doveano 
volgere, tenendone essi soli la direzione morale ed economica. 

Gli ufficiali inferiori o di secondo grado eletti or dai capitani, ^^cfiru ufflcia- 

*^ li inferiori 

or dal consiglio, ed ora dall' adunanza generale sopraintendevano 
direttamente all'esercizio dell'arte, curando anzi tutto la rigida 
osservanza delle ordinazioni contenute negli statuti: stavano sem- 
pre sotto la immediata dipendenza dei capitani, e sino al punto, 
che questi ebbero autorità di poterli anche liberamente dimettere 
{Pag. HO). Benché le attribuzioni di loro fossero nettamente dichia- 
rate, nullameno avevano obbligo di sobbarcarsi al disimpegno di 
altre nuove, delle quali, a profitto dell' università, si fosse rico- 
nosciuto d'uopo d'incaricarli, e di quel che operavano rendere 
esatta ragione, ogni qualvolta vi fossero stati chiamati: anzi se 
il timore avesse prevalso che rigorosamente non adempissero alle 
imposte incombenze si ponevano a sindacato, e soggettati nel 
caso di provata reità, alle pene costituite, quasi sempre pecu- 
niarie, ma talora anche affiittive; l'inflizione di queste ultime 
competeva al podestà e agli altri giudici ordinari della terra, 
innanzi ai quali i delinquenti erano deferiti e secondo il diritto 
statutario del comune condannati. 

Tali ordinamenti si applicavano senza distinzioni a chiun- 
que avesse appartenuto al secondo grado di quella piccola gerar- 



XXIV PREFAZIONE 

chia, di cui volendo pure accennare alcuna cosa in particolare, 
dirò che dei Cercatori, d^li Scari, e degli Stimatori de' danni 
già alquanto si tenne parola, allorché si trattò dei capitani; 
gli altri, cioè V ufficiale del Purgo, il Bagnatore, i Deputati alle 
valche, ai tiratori ed alla tintoria, il Contatore delle portate 
dei panni e dei denti dei pettini ed il Custode della bolla o 
marca del lanificio avevano principalmente incarico d'impedire, 
che si commettessero frodi dai lavoranti nelle operazioni riferi- 
bili air ufficio loro. Gli statuti già avevano indicato in qual ma- 
niera si aveva a compierne ognuna, perchè all' arte non dovesse 
venir meno giammai la sua fama, e perciò la sola lettera della 
legge dovea esser guida a codesti ufficiali nell'adempimento dei 
loro non difficili mandati. 

Eseguiti i lavori, siccome le regole dell'arte e le ordinazioni 
statutali prescrivevano, per il deputato della bolla che ne era 
il custode venivano marcati e quindi restituiti ai mercanti che 
li avevan commessi, e liberamente posti in commercio. Sarebbe 
al certo cosa superflua il riprodurre qui il testo delle molte- 
plici deliberazioni prese nelle adunanze dell'università e san- 
cite da chi ne aveva il diritto intorno al bollare dei panni, 
alle cautele da usarsi nella gelosa custodia della bolla, e fi- 
nalmente circa alla grande importanza attribuita all' ufficiale 
bollatore sopraccaricato di una responsabilità, direi quasi, im- 
portabile, dappoiché è facile rincontrarle qua e là nel seno di 
questi statuti; ma non sarà inutile però il rilevare che tutto ciò 
avea benissimo la sua ragione d'importare grandemente, impe- 
rocché questo misero bollo era siccome il passaporto dato alla 
mercanzia per potere girare tranquillamente in tutti i mercati 
vicini e lontani, senza timore che alcuno avesse potuto darle 
taccia di contrafl*atta e sfregiare cosi il lanificio che la produ- 
ceva; a dirlo in poco era la guarentigia della reputazione del 
lanificio tenuta altissima dovunque (pa^. 78, 90 ecc.) e guadagnata 
a prezzo di enormi spese, di copiosi e diuturni sudori. 

nei lavoranti Baccolto nel miglior modo che per me è stato possibile quanto 

dentarle gli Statuti dell'arte disponevano intorno agli ufficiali preposti a 

diriggerla, rimane ora a dire alcuna cosa dei lavoranti che la 
esercitavano: ma perchè 1' opera di loro era sifi'attamente censo- 



PREFAZIONE XXV 

ciata alla maniera stessa con cui la si doveva condurre, così nel 
parlare di essi accennerò eziandio alle loro principali attribu- 
zioni e al modo onde venivano eseguite, il che appunto costituisce 
quello che io chiamava esercizio dell' arte. 

Nella riforma dello statuto fatta nel 1387 (pag. 4i) sì trova Maestri e 

esplicita la distinzione di due ordini di lavoranti, cioè di maestri <^^«c®p°^^ 
e di discepoli, della quale non si ha alcuna traccia nelle ordina- 
zioni precedenti, sebbene si parli spesso dei primi. Quelli adunque, 
già provati nell'arte, appartenevano effettivamente alla università, 
perchè oltre al giuramento prestato di obedire capitaneis qui 
prò tempore fuerint^ e di concorrere prò posse al buon anda- 
mento della medesima, godevano il privilegio del segnale, ossia 
della marca da apporsi nei panni usciti dalle proprie botteghe, 
prendevano parte alle adunanze con voto deliberativo, potevano 
essere innalzati al grado di ufficiali, non escluso quello del Capi- 
tanato, sopr aintendevano ai lavori, dirigendoli secondo le prescri- 
zioni statutali, e soprattutto curavano il prosperare dell' industria 
entro i limiti della loro particolare giurisdizione. I discepoli al- 
l'incontro erano semplici lavoranti non ascritti alla università 
siccome soci effettivi, ma soltanto capaci di divenir tali e quindi 
non rivestiti di alcuna di quelle qualifiche godute dai loro mae- 
stri; ma invece dipendenti sempre da essi e per ciò riguardava 
la esecuzione dei diversi lavori, e per queir obbligo di soggezione, 
in tutto il resto, che gli statuti stessi imponevano doversi avere 
verso i propri padroni, essendo cosi reputati gli stessi maestri. 

Nello statuto poi del 1369 {Rubrica XLViii) si accenna anche 
ad un altr' ordine di lavoranti i quali si chiamavano ingengnones. 
Sebbene a me non sia riescito di trovare in alcun lessico il vero 
significato di questo vocabolo, forse dialettale e latinizzato, nul- 
lameno mi sembra non andar lungi dal vero , ritenendo che 
cotestoro fossero lavoranti avventizi, cioè eh' esercitassero 1' arte 
or qua or là, senza avere stabile ufficio in alcuna bottega; e in 
ciò mi conferma il sapere che non potevano esser occupati da 
alcun maestro per più lungo tempo di quindici giorni, scorsi i 
quali dovevano esser licenziati, ovvero, se si fosse voluto con- 
tinuare a ritenerli, assegnati ai capitani siccome addetti fissa- 
mente al servizio del denunziante. Né nella prosecuzione dello 
statuto, né in alcuna delle riforme successive mi sono più avve- 

IV. 



XXYI PBBFAZIONB 

nulo in questo nomo, il perchè forse fu lasciato in libertà de* 
maestri di averli al loro stipendio per tutto il tempo di cui aves- 
sero abbisognato, tanto più che anch' essi eran giurati neir arte, 
o almeno avessero obbligo di esserlo. Da questi tre ordini di 
operai venivano eseguiti i lavori necessari a trasformare la lana 
in un tessuto qualunque, perchè maestri e discepoli si avevano in 
tutti i diversi rami della lavorazione, dalla prima cioè de' cerni- 
tori, chiamati scillitores, della lana all' ultima, de' cialandratori o 
apparecchiatori. Io mi allontanerei troppo dallo scopo di questa 
- prefazione se ad una ad una volessi enumerare le parti tutte della 
lavorazione della lana, il che riuscirebbe anche inopportuno ed 
inutile, perchè dovrei ripetere quanto già si trova scritto in mol- 
tissimi libri, dal Garzoni, per non andare più oltre nell' antichità, 
al Sella, e al Senatore Rossi. Restringerò pertanto il mio dire 
intorno alle più importanti operazioni dell'arte, siccome a quelle 
che, potendo presentare alcuna specialità, meritino di essere a 
preferenza delle altre ricordate. 
Della lana le- Suporiormento si è detto , allorché si parlò de' capitani e 

fi^^^ degli ufficiali inferiori, del grande interesse che si poneva da 

tutti perchè l'arte venisse condotta con la più scrupolosa lealtà^ 
quasi che da essa sola fosse potuto dipendere il suo prospe- 
rare e non eziandio dal tenerla in corrente colle migliorìe, che 
in altri lanifici si andavano pure introducendo, suggerite dal- 
l' esperienza , dallo allargarsi del commercio e dal progredire 
della meccanica. Dalla più antica costituzione all' ultima ri- 
forma del 1674 si è sempre dietro ad impedire o prevenire le 
frodi che i lavoranti avesser potuto commettere. S'incomincia a 
parlare delle qualità della lana da usarsi nei lavori fin dalla 
Rubrica Vili dello statuto del 1360, e giù giù discorrendosene 
sempre, ove ne cada l'opportunità, si arriva al 1630, in cui si 
riforma che le pannine non possano farsi con lana di Salonicchi. 
E infatti si prescriveva che non si potesse lavorare altra lana 
che quella tolta agli agnelli ed ai castroni, aynellis et castronibus: 
codesta si chiamava lana legale, di tutte le altre qualità era detta 
falsa maliziosa, e guai a chi avesse contrariamente a quella 
costituzione operato, perchè oltre la pena pecuniaria di libre 
dieci ravegnane, in quel tempo gravissima, dovea patire la per- 
dita di tutto il lavoro che veniva pubblicamente bruciato nel fóro 



PREFAZIONE XXVII 

del comune ed in giorno di mercato, a maggior smacco e vergogna 
del contravventore. E perchè questa legge poteva esser facilmente 
elusa, se la lana si fosse tinta in nero e quindi lavorata, così nella 
Rubrica LI dello stesso statuto si dichiara ancor questa falsa e 
maliziosa, e si proibisce ai battilana ed ai pettinatori di lavorarla 
in qualsivoglia modo, sotto pena ad essi di cento soldi ravegnani, 
ed ai capitani di dieci libre, ove fossero negligenti nello scoterli. 
In un solo caso era permesso di adoperare di questa lana, per 
farne cioè panni moschi ad uso dei fiorentini, purché fosse stata 
tinta secondo la Bubrica LXVII {pag, 30) cui però fu derogato 
con delibera del 1392 {pag, 43). Nelle riforme successive non sì 
parla più di lana falsa o maliziosa, né si limita la lavorazione 
a quella soltanto degli agnelli e dei castroni; ma si proibisce 
l'acquisto di lane carmenate, battute, filate o in qualunque altro 
modo già acconciate, nelle quali non era facile conoscere se al- 
cuna parte di lana non buona fosse mescolata, e particolar- 
mente l'uso della lana schiava, eccetto che nei lenzi delle rascie 
(pag. 87), q della lana pelata per certe qualità di panni , e final- 
mente della lana di Salonicchi per le pannine, siccome già si ò 
accennato. E perciò fu espressamente imposto ai cernitori, al 
battitori, chiamati pure verghezzini, ed ai pettinatori che non 
dovessero por mano ad alcuna di quelle lane proibite, e se Ta- 
vesser fatto cadessero tutti nella pena di cinque soldi per ogni 
volta {Rub. XVIII pag, 43) *. Ai pettinatori poi era specialmente 
vietato di fare i pencilli (Rub. xxxpag, i7u cioè i lucignoli, che 
nel nostro vernacolo si chiamano pur oggi con quel nomo e anche 
budelli, perchè in essi pure si sarebbe potuto meschiare una parte 
di lana illegittima: ma dovevano invece tirarla a larghe falde, 
nelle quali la frode sarebbe stata presto scoperta, ed anche 
per farne lo stame che quasi sempre dovea essere usato nelle 
orditure dei panni. 

Gli scarteggini o scardassatori doveano avere poca importan- scardassatori 
za, perchè raramente si tien parola di loro; ed infatti se la cura 
principale era di apparecchiare la iana in modo che i panni 

1) Costoro ordinariamente non erano ascritti aU* universiii, nuUameno do- 
TOYano uniformarsi aUe sue costituzioni, altrimenti non potevano lavorare per 
quelli che vi appartenevano, e vi si uniformavano infatti pi*estando giuramento 
di non violarle. 



Pilatura della 
lana 



TeBsitura dei 
ponni 



XXVm PRBFAZIONB 

nostri dovessero sostenere non solo la concorrenza de' vicini la- 
nifici, ma eziandio superarla, era bene naturale che allo scardasso 
si avesse a preferire la pettinatura, la quale anche oggi gli 
è anteposta, quando si vogliono confezionare stoffe leggiere e 
di qualità superiori. 

L' operazione del filare però era molto diligentemente curata 
e da essa, forse non a torto, si faceva dipendere la buona riu- 
scita del tessuto; che V eguaglianza e la robustezza del filo assai 
vi contribuiscono, le quali pare non si potessero altrimenti otte- 
nere che tirandolo alla conocchia {Rub. XJlpag. io. e Rub. xui e 
XLiJi 2>ap. ei\ se male non ho interpretato le citate rubriche che 
vietano perfino di tenere panni lavorati con lana filata al mo- 
linello. I soli colorati potevano avere la trama preparata a questo 
modo, purché Y ordito fosse sempre di lana pettinata e tutto il 
tessuto contasse almeno dodici legami. Sembra che tali disposi- 
zioni non patissero posteriormente alcuna riforma, ovvero cades- 
sero a poco a poco in disuso, dappoiché non ho trovato più mai 
fatto menzione della filatura della lana alla conocchia, neanche 
negli ultimi statuti del 1618, lo che m' induce a pensare che an- 
cor qui fosse stato introdotto il sistema generalmente adottato di 
filarla sempre al molinello a corda aperta, o a corda incrocic- 
chiata, nel primo modo per V ordimento, nel secondo per la trama, 
dappoiché la corda incrocicchiata, rallentando di molto la velocità 
della ruota, faceva che la lana fosse meno torta, più grossa, e 
nel punto di proporzione che dovea sussistere tra l'orditura e 
la trama. 

Non é poi facile ridire in poco quanto é contenuto nello 
riforme dei primi statuti ^ in ordine alla tessitura dei diversi 
drappi, al modo di condurla, a dir breve alle moltissime cautele 
che si doveano porre e dai maestri de' telari e dai deputati a 
sopraintenderli, perchè l'arte non ne scapitasse ne' suoi guadagni 
e nella sua reputazione. 

Imperocché oltre ai capitoli speciali *, onde appare che i tes- 



1) Dissi nelle riforme de' primi statuti, perchè in questiona sola rubrica, ed 
è la LIV parla delle diverse specie di tessuti, e della maniera di farli. 

1 ) Erano già stampati i capitoli dei tessari, quando mi Tenne offerto in yen- 
dita un codicetto membranaceo che li conteneva insieme alle riforme successive 
le quali arrivano al 9 Luglio 1G44. 



PREFAZIONE XXIX 

sitori nel tempo stesso eh' erano aggregati all'università della la- 
na formassero eziandio una società particolare, quasi in ogni 
pagina degli ordinamenti del nostro lanificio si trovano essi ri- 
cordati, tanto era a cuore de' suoi moderatori che l' abilità e la 
rettitudine di costoro fossero incontestabili. E infatti le costitu- 
zioni che trattano di questi operaj si occupano esclusivamente 
a determinare con precisione gli obblighi loro, e circa 1' osser- 
vanza delle norme, onde doveano eseguire la lavorazione, le quali 
per ogni qualità di panno prescrivevano il numero dei legami, 
delle portate e delle poste (pag, 92 e 96), e che si lasciassero in 
ciascuno apparenti segnali perchè fosse agevole all'ufflziale spe- 
cialmente deputato di prenderne il conto; circa alle persone 
dei committenti il lavoro {pag. 6i)\ circa alla riconsegna "di esso 

(pag. 59), alla misura dei pettini (Ruh. XIII pag, 4 e pag. 84. 98J da 

sottoporsi a rigorosa verifica e marcarsi colla bolla dell' arte 
(pag. 85. 9S), perchè di altri non si potesse far uso e al numero 
dei denti ond'erano composti variabili e quelli e questi a seconda 
delle diverse qualità de' tessuti (^g. 95) e finalmente, per non dir 
di altre di minore importanza S circa alla quantità delle fila da 
porsi in ogni dente (pag. 97), obblighi tutti che inosservati tira- 
van sopra al contravventore multe più o meno gravi, e sempre 
proporzionate al danno che ne fosse potuto venire all' arte e a 
suoi clienti. E perchè non si potesse eludere la osservanza di 
cosifl'atte disposizioni, mandando altrove a tessere i panni com- 
messi ai maestri fabrianesi, sotto p^a della perdita del lavoro 

e di multe assai forti (Rub. LXIV pag. 25, e pag. 87, 92, 96, 97 ed al- 
trove) era solennemente vietato di farlo senza espressa licenza 
dei capitani, e senza attenersi alle prescrizioni che qui avean 
vigore. Le quali, siccome si è veduto, erano ben poche, ma ten- 
denti tutte a mantener alta la estimazione del lanificio, perchè 
aveano unicamente per obbietto d' impedire che fosse posto in 
commercio alcun tessuto, relativamente a quei tempi, non abba- 
stanza perfetto, ovvero inferiore alle fabbriche de' paesi vicini * 

1) Riguardano principalmente la yerifìca cui i tessari doveano sottoporre i 
lavori loro, perchè, trovati legali, venissero bollati dall'uffiziale dell'arte (pag. 93, 
95, 96, 97 ed altrove). 

2) Si avevano lanifici in Matelica, in Cingoli, in Osimo, in Pergola, in Fo- 
ligno ed era vivissima la concorrenza che si facevano tra loro: i più noti erano 
quelli di Fabriano, Matelica e Foligno. 



XXX 



PEBPAZIONB 



Purgazione 
dei panni 



OiiAlcatura 



Ma i panni cosi esciti dal tclajo av^an duopo di altre ma- 
niere di trattamenti. Della purgazione dei medesimi eflTettaata nel 
purgo deir arte ^ e del modo di eseguirla, il quale io penso non 
esser stato difTorme da quello che si usa ancora dalle nostre mas- 
saie nel toglier l'olio ai lavori di lana a maglia ed alle mezze- 
lane ^ niente si raccoglie ne' nostri statuti, sebbene si parli di 
quel che occorreva per simile operazione {pag, 8i) ' e si tenga a 
quando quando proposito degli obblighi dei purgatori o pulcatori 

(pag. 50 % i. 2. e pag. 63), 

Più diffusamente però si fecero riforme intorno alla gualca- 
tura, e bene a ragione, poiché per essa, se è bene eseguita, un sem- 
plice tessuto di lana divenendo compatto, morbido e flessibile si 
cangia in un vero pannolana, acquista elasticità e consistenza, in 
una parola accoppia il merito del feltro alla regolarità della tessi- 
tura: e questa pure dovea esser compiuta legalmente, siccome già si 
è detto, cioè a seconda di tutte le norme date negli statuti; e da qui 
la espressa proibizione agli oflSciali delle gualchiere di non sot- 
toporre al follo alcun panno che non portasse la marca o se- 

1) Due erano nel secolo XVI gli edifici aestinati alU purgazione dei la voi 
di lana, uno de' quali si conosce anche oggi sotto il nome — Del Purgo. — I 
questo Teniyano lavate le sole minugie o ragaglie^ cioè le caUe, i guanti, le b« 
rette, e gli scavezzi dei panni (caviclta); le tele di lana poi di qualunque specie 
erano digrassate neir altro di propri otn ora dei signori Fratelli Fibbi e ridotto 
dai medesimi a magazzino di legnami da commei*cio. É un vasto locale in cui ri- 
mangono ancora le tracci e del l'antica destinazione. Apparteneva in origine al co- 
mune, che ne fece cessione air arte della lana nel 1570 e dalla medesima ve« 
niva adattato al proprio 8or\'izio nel 1581 (in questo stesilo anno furtmo eziandio 
riformati alcuni statuti dell'arte) come attesta un latercolo verniciato a colori, 
già incastonato nel muro, e depositato dal Sig. F. Fibbi nella pubblica pinacoteca. 
Vi si legge questa iscrizione 

LANIFIGII 
COLLEOIUM 
FfiClT 
A. D. M.DLXXXl 

2) I panni di mezzalana, cosi chiamati perchè tessuti con trama di lana e 
oiHÌitura di filo di canapa, sono tuttora usitatissimi dai nostri contadini, che li 
tessono nelle loro case facendoli sodare nelle gualchiere esistenti ancora in al- 
cuni molini della cittd, e tingendoli ordinariamente da se stessi in nero, o a color 
verde-oliva cupo. 

3) La cenere principalmente era adoperata al digi*a<(samento e lavatura dei 
panni di lana e ne era proibita espressamente la es}X)rtaziono dalla terra e ter- 
ritorio di Fabriano, affinchè non ne patisse mai difetto Tarte del purgo, come si 
legge nelle riforme del 1504 e del 1618, 



4-, 



Y^ 



PREFAZIONE XXXI 

gnale del maestro cui apparteneva {pag. 84, 87) e la bolla dei de- 
putati ai telari ed al purgo (Rub.^xxxi pag. 38 e pag, 50, 63), anche 
perchè fosse noto chi dovesse pagare le tasso imposte per questa 
operazione (pag. 75). Laonde era formalmente vietato ai giurati 
deir arte di far gualcare altrove che ne' molini dell' università 
(pag. 74) costruiti od acquistati ad uso esclusivo de* suoi ascritti 
e di non ammettere alla gualcatura i panni foresi, dei quali non 
si fosse potuta riconoscere la indiscutibile bontà; il che era prov- 
videntissimo per quel tempo^ perchè la estimazione del lanificio 
fabrianese peteva essere facilmente compromessa, ove, senza 
alcuna cautela, qualunque tela fosse stata indistintamente rice- 
vuta e sodata e quindi contradistinta colla marca deir univer- 
sità, come a testimonio della sua provenienza dalle fabbriche della 
nostra terra. 

Della maniera poi di eseguire la sodatura niente è detto in 
alcun luogo degli statuti, né mi è riescito di poterla apprendere 
nei libri dell'arte conservati nel nostro archivio: ma se è lecito, 
scrivendo la storia sia pure di. un arte, di mettere innanzi alcuna 
supposizione che ragionevolmente valga a spiegare il modo di 
un fatto non abbastanza dichiarato, mi parrebbe probabile il 
ritenere che il meccanismo delle gualchiere fosse posto in movi- 
mento dair acqua e costituito da truogoli e da uno o più magli 
che, cadendo regolarmente sopra i panni posti entro di essi e ba- 
gnati da un filo d' acqua che vi si lasciasse spilar sopra e piegati 
in modo da potersi svolgere ad ogni colpo, li rendessero per sif- 
fatta guisa infeltriti, morbidi, ed eguali ^ Questa mia ipotesi, se 
mal non mi oppongo, trova un appoggio nel fatto congenere 
della preparazione dello straccio per la fabbrica della carta pe- 
stato entro pile da magli posti in azione dall' acqua e senza 
altro concorso dell' opera dell' uomo che quello di regolare la 
continuità e la forza dei colpi. È un fatto che nello scorso secolo, 
quando ancora non erano state inventate le macchine che ora 
abbiamo per sodare la lana, il meccanismo da me superiormente 

1) GU antichi purgavano e foUarano contemporaneamente i loro tessuti di 
lana pigiandoli con i piedi ignudi entro un gran catino contenente urina allun- 
gata nell'acqua, e nel quale il panno era posto in modo che il follatore ne po- 
tesse tirar fuori a poco a poco la parte già passata sotto V azione de* suoi piedi, 
per assoggettarlo tutto intero alla stessa operazione. (Rich. Dictionnaire d' anti- 
quitès Komaines et Qrecques alia parola — FULLO — ). 



I 



I 



XXXIl PRBFAZIONB 

accennato era in uso presso tutti i lanifici d' Italia, e una 
descrizione esatta ce ne lasciò il Grisellini nel suo dizionario 
delle arti e dei mestieri (Voi. v pag. 300 e seg,) oltre il disegno dato 
nella tig. 21 della tavola XXII, disegno che fedelmente fu ripro- 
dotto dall'illustre Senatore Rossi nella sua più volte ricordata 
opera flg. 21 tav. IV. Questo meccanismo, il quale presenta un 
congegno di ruote dentate ingranantesi a vicenda per comunicare 
il moto ai magli verticali che il componevano, non poteva esser 
certamente quello adottato dai nostri maggiori, perchè la mec- 
canica non era forse ancor giunta a tanta perfezione; ma è certo 
però che l'azione dell'acqua come forza motrice era fin d'allora lar- 
gamente usufruita, e quindi è a ritenere che anche alla follatura 
dei panni fosse applicata, tanto più che le gualchiere erano so- 
vente stabilite negli stessi fabbricati dei molini de' cereali, e che 
alcune volte esse sole venivano chiamate semplicemente col nome 
de' molini; il che indica appunto che agissero nella maniera stessa 
di quelli. 

È fuor di dubbio poi che il modo e la durata della gualca- 
tura dovessero variare a seconda della diversità dei tessuti che 
vi si sottoponevano, e la ragione ne è semplicissima, adombrata 
eziandio nella riforma fatta nel 1563 (a pag. 75) ove sono deter- 
minate le diverse tasse da doversi pagare dai maestri e pro- 
prietari de' panni gualcati. 

Risulta dal fin qui detto che i tessuti di lana dopo la soda- 
tura ed una seconda purgazione non avessero d' altro avuto duopo, 
per potersi dire compiuti, che d* esser colorati come meglio fosse 
piaciuto, se non erano di lana fratescc^ vergati, o di lana 
già tinta. E per verità negli statuti del 1369 non appare che 
alcun altro lavoro si facesse intorno ai medesimi dopo quelli già 
enumerati, per il che è a ritenersi che i panni così semplice- 
mente trattati, e neanche distesi *, riescissero grossolani e per 
nulla appariscenti. E che cosi realmente fosser potute andare 
lo cose il Ricobaldo e Francesco Pepino * ce lo attestano allorché 
raccontano che nel secolo XII i nostri Italiani vivevano con tal 
parsimonia che, contenti di vestir panni e tele triviali, abbori- 

1) NeUo statuto del comune del secolo XIV si leggeva questa rubrica - Ut 
ntfUns jfionat pannum ad iiratorium - al quale fu dei*ogato nel 1372. 

2} Muratori - Dissertazioni sopra le antichità Italiane, Dissert. XXV. 



PBBPAZIONE XXXIII 

vano da ogni lusso; e più chiaro poi ne lo dice Giovanni Villani 
il quale parlando de' suoi Fiorentini ci lasciò scritto intorno 
a questa materia, che « I cittadini di Firenze vivevano sobrii e di 
« grosse vivande..*.... e di grossi panni vestivano loro e le loro 

« donne Passavansi le maggiori di una gonnella assai stretta 

« di grosso scarlatto d'Ipro o di Camo e le comuni donne 

<c andavano vestite di un grosso verde di cabragio per lo simile 
« modo. » È vero che codestoro descrivono i costumi dei secoli 
XII e XIII, e che io intendo riferire agli usi che avevano nel ve- 
stire i nostri popolani nella prima metà del XIV; ma tenendo 
conto, come si è detto, del silenzio de' primi statuti del lanificio 
fabrianese circa le altre lavorazioni de' panni soliti ad eseguirsi 
dopo gualcati, e dirette a renderli di più bella figura, non v^a- 
rebbe fuor di proposito il pensare che tra questi monti durasse 
ancora nello stesso secolo XIV queir aurea semplicità cotanto 
levata a cielo dallo storico Fiorentino, mentre nel tempo in cui 
egli scriveva, già nella Toscana era stata soprafatta dal lusso 
forastiero. E Y una e l' altra cosa era infatti a questo modo; della 
prima fan fede gli statuti che abbiamo sotto gli occhi; stanno a 
testimoni della seconda e lo stesso Villani e Galvano Fiamma 
Milanese che fioriva nel 1340 e non cessava mai dal riprovare le 
smodatezze del lusso nel vestire, giunte a tale nella Lombardia 
ed altrove da esser condannate non solo dai sacri pergami, ma 
da richiamare flnanco la seria attenzione de' governanti d'allora 
i quali si provarono di raffrenarle con speciali prammatiche, 
spesso inefiicaèi, sebbene inserite nel corpo di quasi tutti gli 
statuti comunali, e munite di rigorose sanzioni. Non è perciò da 
meravigliare se anche nelle piccole terre, e nelle più nascoste 
contrade se ne propagasse a poco a poco la mala semenza, che 
fruttificando nuovi bisogni, obbligò forse i nostri piccoli lanifici, 
affine di appagarli, di tentare una concorrenza colle fabbriche 
che quei panni di più bella mostra producevano; e quindi il ri- 
formarsi dell' arte ne' suoi lavori e ne' suoi statuti e quindi, se 
non erro, 1' applicazione ai grossolani panni nostri della carda- 
tura, della cimatura, e de' più fini apparecchi. Il che se da un 
lato potea considerarsi siccome un male, essendo indizio di am- 
morbiditi costumi, e perciò anche di animi infiacchili, da altro 
canto fu un eccitamento dato all' arte di abbandonare le antiche 

V. 



XXXIV PEBFÀZIOMB 

pastojc che la tenevano ristretta nell' angusta cerchia di un pe* 
ricoloso esclusivismo di ogni novità e di svolgersi a seconda delle 
esigenze del popolo in mezzo al quale avea vita. 

Se adunque della cardatura della cimatura e rifinitura de' 
panni niente ebbero a dire i primi ordinamenti del nostro 
lanificio, e non mi è occorso mai di trovare in essi ricordate 
queste tre operazioni, neppure per incidenza, ciò indica a mio 
credere, o che non fossero affatto eseguite sopra i lavori operati 
tra noi, o che vi si eseguissero nello stesso modo che si teneva 
in altri opifici, o finalmente che la maniera con cui si compie- 
vano costituisse un secreto dell' arte. Nella prima ipotesi il si- 
lenzio degli statuti sarebbe naturalissimo, non potendosi essi oc- 
cupare di una lavorazione che non esisteva; nella seconda però 
e nella terza mi pare che quel silenzio non trovi alcuna facile 
spiegazione, perchè ove il sistema di cardare cimare e rifinire 
fosse stato tra noi identico a quello che altrove si adottava, essi 
non avrebbero certamente trascurato di raccomandarne la esatta 
esecuzione, come facevano di continuo anche di quelle lavorazioni 
speciali in uso presso altre fabbriche, e introdotte nelle nostre; 
ove poi si fosse trattato di un secreto, convengo pienamente t^he 
su quello si sarebber dovuti tacere, ma perchè non ricordare al- 
meno i nomi coi quali si appellavano gli operai destinati ad 
applicarlo? Tanto più che nella Rubrica 63 sono enumerati tutti 
gli altri addetti alle diverse lavorazioni dei panni? Forsechè i car- 
datori, i cimatori, i rifinitori costituivano una classe privilegiata 
e perciò esenti da quel sindacato, cui ogni lavoro dovea esser 
sottoposto per gli stimatori del danno, quod eveniret in petijs 
pannorum defectu texariorum, texariaì^um, gualcatorum, purga-- 
torum, pectinatorum, scartaQatorum, bactaHorum et tintarumf 
Io non credo punto all' esistenza di privilegi di tal natura, e 
però affermo che la sola prima ipotesi possa avere un apparenza 
di verità; sola apparenza di verità, mentre non è improbabile 
che la scoperta di nuovi documenti le tolga anche questa sem- 
plice forma: finché però una tale scoperta non accada, il mio 
avviso non è certo privo di fondamento, ed io sono in diritto 
anche di sostenerlo. 
Cardatura e La più antica momorla pertanto intorno al cardare ed al 

imnturn . , . , , - , . , 

Cimare dei panni è del 1516 {pag. 57). Ivi, a dir vero, si parla so- 



PREFAZIONE XXXV 

lamente del cimare, ma questa operazione ci da indizio della 
preesistenza dell' altra, cioè della cardatura, dappoiché quella 
consistendo neir appareggiare ed uguagliare il pelo, non possa 
neanche immaginarsi, se per mezzo di questa il pelo stesso non sia 
stato fatto escire dal tessuto e così reso atto ad esser tosato. 
Dissi che la più antica memoria è del 1516, ed in verità alcuna 
più esplicita non ne ho trovata precedentemente: eppure io 
son di parere che anche prima di quel tempo le operazioni del 
cardare e del cimare fossero in uso. Quando esso abbia comin- 
ciato, non saprei determinare con precisione; ma se tortamente 
non ho inteso il testo della riforma fatta nel 1382 nella quale 
air art. V (pag. 43) si legge che non era permesso di vendere 
aliquod pannum laneum non fornitum de pulco, valca, tirato- 
rio, tinta, et omni alio magisterio opportuno pannis laneis, mi 
parrebbe non andar lungi dal vero, se quel qualunque altro ma- 
gistero opportuno ai panni di lana io riferissi al cardarli, cimarli 
e rifinirli; altrimenti qual se ne potrebbe pensare diverso da essi, 
essendoché tutte le altre operazioni distintamente siano ricordate 
e qui e nella menzionata rubrica? 

Checché sia però di codesto fatto sul quale non intendo d' in- 
sistere più a lungo con un raziocinio meramente induttivo, ma 
concludente, rimane accertato che la cardatura e la cimatura 
nel 1516 era già stata applicata al lanificio fabrianese; e come 
si eseguisse, a seconda delle difi'erenti qualità dei panni, gli stessi 
ordinamenti statutali ce lo fanno conoscere. Infatti alla pag. 88 
si legge che alcuni tessuti si potevano lanare anche prima d'es- 
ser dati alla gualca, ma da una banda soltanto; altri, come le 
rascie, si guernivano da ambedue le parti; altri, cioè le pannine, 
da una sola; e finalmente che le starnotto si doveano condurre 
con il pelo allo stesso modo che si usava con tutti i panni fab- 
bricati nella terra. Alla pagina 99 è detto che la cardatura da 
eseguirsi sopra uno stesso drappo era duplice, la prima a mezzo 
pelo e la seconda fatta per finire cioè, se non erro, in maniera 
da non occorrerne una terza. Quando poi si parla del modo di 
lavorare le saie, ed è alla pagina 100, si prescrive una triplice 
cardatura; la prima pure a rovescio avanti di portarle alla gualca, 
la seconda dopo sodate affinchè ne fosse fatto escire il pelo, la 
terza finalmente dopo averle avvistate a mezzo pelo. Questi siste- 



XXXVI PREFAZIONE 

mi corrispondono presso a poco a quelli che si adottavano al 
tempo in cui il Garzoni scriveva la sua Piazza Universale, e che 
continuavano con piccole variazioni ad esser gli stessi sino alla 
metà del secolo passato, giusta la descrizione datane dal Griselini 
nella più volte citata opera. Dal che discenderebbe che anche 
in allora la cardatura era alternata colla cimatura, non po- 
tendosi immaginare altra operazione intermedia tra V una e Y al- 
tra, dal momento che la prima doveva essere ripetuta. Il modo 
del loro alternarsi è pure descritto dai menzionati autori, e non 
pare sia dubbia la perfetta rassomiglianza di questo con quello 
che si teneva fra noi. 

Ciò posto è assai poco quanto ancora può. dirsi della ci- 
matura; che gli statuti medesimi ne trattano una fiata soltanto, 
allorché nel 1516 si riformò (pa^. 57) che non tutti i panni si to- 
sassero e quelli che doveano esserlo, nessuna persona per se 
per altri potesse tirare con raslello o con stanga..^, ad ciò 
nisciuno venisse defraudato. Quali fossero i panni da cimare e 
quali nò, tra i molti che qui si lavoravano, non è detto in alcun 
luogo, e rindovinarlo non è agevole, siccome non lo è neanche 
il figurarsi la maniera vietata di tirarli con rastello o con stanga^; 
ammeno che non si voglia pensare che si usasse Tuno o l'altro 
di questi due mezzi per far riguadagnare con violenza alla tela 
le dimensioni perdute nella purgazione e nella gualca; violenza 
che avrebbe rilasciato il panno, rendendolo lascoy sfrondato, e 
privo di robustezza, e perciò assolutamente proibita, perchè di- 
retta a defraudare i compratori: siamo sempre al medesimo punto, 
cioè che di ogni prescrizione lo scopo principale è d* impedire 
qualunque maniera di frodi. 
Dfliia tintura Ora, scgueudo sempre V ordinò della lavorazione, secondo 

che è tracciato dagli stessi nostri statuti, mi è duopo entrare in 
uno degli argomenti il più difficile a trattarsi, e nel tempo istesso 



1) Tutti sanno che cosa è il rastrello: applicando le punte di ferro delle 
quali ò armato ai lembi della tela, e tirandolo quindi pel manico, si eserciterebbe 
una forza assai maggiore di quella ottenibile colle sole mani, e che sarebbe causa 
di allargare trop|)o le fila del tessuto e renderlo perciò rado, floscio, e meno con- 
sistente. Non pretendo che questa sia la vera interpretazione da darsi a quel 
testo, ma mi pare assai probabile che così possa esser dichiarato. Nello stesso modo 
poteva essere adoperata una stanga attorcigliando sopra di essa i lembi del panno. 



dei lAunilana 



PnKFAZIONE XXXVII 

di grande importanza relativamente alla storia del lanifìcio. In- 
tendo parlare dell* arte di tingere i panni. Di essa dovrei dire 
lo stato in cui era tra noi nel 1369, quando cioè furono scritti 
i primi capitoli, * e poscia narrare il suo progressivo e necessario 
trasformarsi di mano in mano che vennero inventati nuovi pro- 
cessi meno dispendiosi, più confacenti ai gusti delle mode d'allora 
e che la obbligavano senza meno a spingersi avanti; ma tutto 
ciò è impossibile di rilevare da questi stessi ordinamenti che 
si restringono a porre in rilievo gli obblighi dei tintori * e a dare 
norme assai generali circa l'esercizio dell'arte; le quali cose mi 
studierò di ritrarre accuratamente, perchè anche per esse può 
aversi alcuna notizia utile alla storia. 

E prima ricorderò gli obblighi imposti ai tintori. Essi non 
potevano tingere alcuna generatione di panni o scavezzi fatti 
nella terra di Fabriano se non erano marcati della bolla dell'arte • 
(pag. 5i, 63) ed anche in questo caso doveano lasciare le teste 
scoperte dalla tinta, forse perchè potesse esser meglio verificato il 
lavoro precedente {pag. 63)\ cosi era formalmente proibito di ado- 
perare per il nero la tinta spagnuola formata di galla e vetriolo 
(pag. 58) tanto SÌ tenne ferma questa proibizione, che nel 1529 
(pag, 6ì) fu respinta all'unanimità dall'adunanza generale dell'arte 
la petizione di un tal M.® Bernardino tintore per la licentia de 
tengnere li panni per li forastieri a quel modo, abbenchè fosse 
stata favorita dal consulto di Gio. Battista Favarelle uno dei più 



1) É sorprendente la quantità deUo zafferano che s'introdusse in Fabriano 
nei secoli XIV e XV: in ogni protocoHo notarile di quel tempo s' incontrano molti 
contratti di acquisto e di rivendita di questa sostanza eminentemente aromatica 
e colorante. Non posso accertare se fosse usata nella tintura dei panni, perchd 
manco di ogni documento per provarlo: il suo prezzo eccessivo, e V impossibilità 
di fissare il suo colore mi farebbero propendere pel nò; ma a che serviva adunque 
tutta quella quantità? 

2) Più volte mi è occorso dì veder citati nei libri del nostro archivio i Ca- 
pitoli dei tintori della terra di Fabriano riformati ed approvati dalle autorità lo- 
cali; non mi è riuscito mai di trovarne il testo: V essere però esistiti indica cer- 
tamente che la classe di questi operai era ridotta a corporazione, come in Firenze 
ed altrove, e che V arte della tintoria si esercitava su larga scala (Mariotti ivi 
pag. 23. 26) 

3) Questo bollo (pag. 94) dovea esser di guato (guado) cioè azzurro, per 
distinguerlo dagli altri che sì apponevano nelle pezze prima che passassero alla 
successiva lavorazione. 



XXXVni PRBPAZIONE 

influenti nelle delibere dell* università, e de' più benemeriti del- 
l'arte. Dovevano inoltre scrupolosamente eseguire le commissioni 
ricevute dai mercanti, e portare a pesare all' ufficio del Deputato 
sopra la tintoria tutte le materie coloranti, che occorrevano per 
la tintura dei diversi tessuti, e le quali in presenza soltanto di 
lui si potevano mettere nelle caldare; altrimenti facendo s'incor- 
reva in pene gravissime (pag. 94, as). I panni foresi di qualunque 
specie si fossero stati non era lecito tingere in Fabriano senza 
facoltà dei capitani dell'arte (pag. 4i): più tardi però questo di- 
vieto divenne assoluto (pag. 88) e i tintori che Y avesser violato 
cadevano in multa di venticinque scudi. Tali erano gli obblighi 
di maggior peso de' nostri tintori. Ne avevano anche i mercanti 
e fra tutti merita di essere ricordato quello che riguarda la tin- 
tura in nero di alcuni lavori. Essi dovean portare all'ufficio del- 
l'arte, non mescolate tra loro, robbia, galla e scotano, perchè il 
tutto si potesse pesare separatamente dall' uffiziale, e quindi di- 
stribuire nella proporzione che era necessaria per la tinta delle 
diverse qualità de' panni: questa disposizione ci da notizia del 
come si componeva la tinta nera, ed in secondo luogo qual fosse 
la parte che gli statuti e i deputati prendevano nella sua com- 
posizione, non lasciata in piena balia degli operai per evitare il 
pericolo di qualunque contraffazione (pag, 86. 87)^ essendo, come si 
legge a pagina 88, cosi grande la umana malizia che non basta 
di proibire una cosa sotto grave pena, se non si leva anco Voc-- 
casione di farla. 

Le norme poi alle quali era duopo si attenessero e tintori 
e mercanti in questa lavorazione de' panni e che, ove il bisogno 
lo avesse richiesto, erano munite sempre di nuove sanzioni, si 
aggirano per lo più intorno alla verifica da farsi de' tessuti prima 
d'esser posti alla tinta, alla misura e qualità delle materie colo- 
ranti per ogni specie di tinta e di drappo, misura che dovea esser 
tanto giusta da doversi aumentare in ogni volta che si voleva 
aggiungere al tessuto da tingersi anche una sola ragaglia ^ {p, ut) 
e intorno alle stesse qualità dei panni che non potevano sempre 

l) Per questa disposizione si ha notizia anche deU" efficacia delle stesse 
materie coloranti variabile a seconda della diversa loro provenienza: si usava per 
esempio la robbia tedesca^ la pergolina e la comune; ma la pili potente era la 
prima, siccome chiaramente apparisce da quel che è detto a pag. M. 



.1 



PRBFAZIONE XX^lIX 

tingersi nel modo voluto dai mercanti, o per non essere lavorati 
in guisa da renderli capaci a ricevere quella determinata tintura, 
per non esser preparati siccome si esigeva perchè la stessa 
tintura si conservasse inalterata (pag. 9ì 93 ed altrove). 

È serbato egualmente il più profondo silenzio, sulla maniera 
di comporre le tinte, e l'indagarla non sarebbe certamente inop- 
portuno; ma io non oso neppur di tentarlo, comechè comprenda 
benissimo il vantaggio che risulterebbe alla storia dell'arte anche 
da una sola notizia su tale argomento. Imperocché se alcuna volta 
ho avventurato ad un ipotesi le mie riflessioni, volli sempre trin- 
cierarmi dietro l'interpretazione di qualche brano non abba- 
stanza chiaro degli stessi statuti. Ora però che intorno alla 
combinazione di esse niente valgo a raccorrò dai medesimi, po- 
trebbe sperarsi mai che una supposizione qualunque, eziandio 
la più artificiosa, riescisse almeno ad adombrare la verità? 

È poi anche più oscuro per fatto degli statuti il modo che 
si usava nei secoli XIV e XV per fissare i colori. Nonpertanto 
i pochi libri di spezieria e drogheria rimasti di que' tempi, e 
conservati nell'archivio comunale, e qualche protocollo di notaro 
mi pare che apportino molta luce intorno questo stesso fatto. 
Non una volta soltanto mi sono avvenuto in nomi di tintori fio- 
rentini stabiliti certamente fra noi, i quali figuravano in quei 
registri debitori del prezzo di allume acquistato sempre in buona 
quantità; non una volta soltanto nei rogiti notarili ho letto im- 
portanti contratti di quel minerale introdotto in Fabriano da nostri 
droghieri; mi è noto per la storia che l'alluminatura o allumina- 
zione neir arte di Calimala era stata condotta a tal grado di 
perfezione che i fiorentini, rinomati maestri di tinte, la propaga- 
rono non solo in Italia, ma ebber la invidiabile fortuna d' inse- 
gnarla perfino agli stranieri. Non è dunque improbabile che an- 
cor qui fosse seguito in quel tempo l' istesso modo che si usava 
in Firenze e particolarmente se si tenga conto del fatto certis- 
simo che i fiorentini erano maestri di tintoria nel nostro paese. ^ 

1) Nel 1392 un tal maestro Simone di Migliore tintore di Firenze ed abi- 
tante in Fabriano faceva parte della università della lana, come si legge a pagina 
43. L' influenza poi de* fiorentini nell* esercizio deir arte nostra era cosi accredi- 
tata, che è frequentissimo 1* incontrarsi in proscrizioni le quali obbligavano a se- 
guire in certe lavorazioni gF identici sistemi tenuti tra essi. 



XL PBBFAZIONB 

Niente poi è a dirsi su questo riguardo di ciò che potò essere 
nei tempi posteriori e a noi più vicini, poiché nel secolo XVI 
ed in seguito V arte d' alluminare i tessuti era dovunque cono- 
sciuti ssima. 

Finalmente per non trasandare alcuna notizia da me attinta 
in questi statuti circa ai tintori ricorderò che per essi erano 
state anco stabilite le tariffe delle mercedi per ogni pezza di 
panno e di rascia che avcsser tinto, variabili però a seconda 
delle qualità del colore, e dei tessuti. 
Rifioitundei Dopo la tintura dovevano i panni nuovamente distendersi e 

P*""* quindi sottoporre ad altre operazioni che, non essendo dagli sta- 

tuti nominate, io penso esser tutte comprese nella espressione 
generale del vocabolo — rifinire — il quale inteso nel suo signi- 
ficato letterale suona dar termine, condurre a termine e simili. 
In questo significato infatti pare che lo si prendesse e dagli 
slessi ordinamenti nostri quando proibivano che si rifinissero nel 
lanificio fabrianese i panni forastieri, e da quelli dell'arte della 
lana di Firenze quando, contrariamente a ciò che si disponeva 
tra noi, si accettavano dal di fuori e anche dall'estero i panni di 
qualunque specie per essere rifiniti nelle sue botteghe e poscia 
rivenduti a Roma, in Sicilia, nella Marca a Napoli e in Oriente. 
Questi duo fatti, e T ultimo principalmente, ci assicurano che una 
tela di lana poteva esser posta in commercio appena fosse stata 
rifinita; dunque è chiaro che nel nostro statuto il vocabolo rifi- 
nire compendia tutte le ultime lavorazioni da eseguirsi nei panni 
dopo essere stati tinti, e le quali come ognun sa, consistono nel 
dare ai medesimi varie forme di apparecchio secondo ò richiesto 
dalle differenti loro qualità. 

E qui cadrebbe in acconcio kU ricordare le specie dei panni 
che si lavoravano in Fabriano dal costituirsi dell'arte in uni- 
verstà sino al cadere del secolo XVII in cui viene a mancare 
la continuazione de' suoi statuti. Ma perchè un semplice elenco 
nominativo riuscirebbe inutile e noioso; esplicativo poi troppo 
lungo e monotono, cosi ho divisato di dare nel glossario anche 
questi nomi, corredandoli, ove sempre mi venga fatto, di oppor- 
tune dichiarazioni, le quali per lo più lio dovuto richiedere alla 
tradizione conservatasene tra noi. 



PREFAZIONE 



XLI 



Rieomposto così V ordine delle materie contenute in questi 
statuti, e non volendo affatto entrare in quella parie di storia 
che rirerisce al tempo posteriore ai medesimi, dappoiché non ho 
abbastanza copia di documenti per ciò fare, e di più oltrepasserei 
r obbietto di questa già troppo lunga prefazione; mi rimarrebbe 
tuttavia a dire alcuna cosa di altra industria a quella della lana 
molto aiBlne, e sovente ricordata negli stessi ordinamenti, cioè della 
industria delle berrette, dei guanti, delle calzette e dei terzoni da 
donna. Ma che cosa posso io aggiungere a tutto quello che già 
è stato scritto intorno ad essa ¥ Un' osservazione ed un fatto: Tes- 
ser vazione è che r arte delle berrette dei guanti e delle calzette 
era distinta da quella della lana, siccome feci superiormente nota- 
re \ sebben questa venisse spesso in soccorso dell'altra nella esecu- 
zione di alcuni lavori comuni ad ambedue, per es. nella purgazione, 
nella tintura e via discorrendo: il fatto poi è, che il commercio 
di cotali minuzie, principalmente delle calzette, era così vivo ed 
esteso, che si spedivano col mezzo dei Veneziani anche neir oriente, 
commercio durato sino ai principii del nostro secolo, e che fu 
sorgente per non pochi di abbondanti ricchezze, per il paese di 
fiorente prosperità. 



Del l'arte del- 
le berrette dei 
guanti e delle 
calzette. 



In questa prefazione io mi proposi di riassumere, siccome ho 
fatto, la storia del nostro antico lanificio; ^ ma in qual modo sono 
io riuscito a sciogliermi dalla diffìcile intrapresa? Riletto anco 
una volta tutto iutero il suo statuto, mi è sembrato di non essere 
incorso in alcuna di quelle inesattezze nelle quali è facilissimo 
di cadere, quando scrivendosi di cose lontane per il tempo che ne 
separa, o non si ha sempre la costante pazienza di ricercarne ac- 
curatamente la verità nei documenti superstiti, ovvero agli stessi 
documenti, se per avventura non siano abbastanza chiari ed 



Conclusione 



1) Nota D. 2 nella pagina X di questa prefazione. 

2) Mi reputo a debito di dichiarare, che molte prescrizioni meramente di- 
sciplinari le quali riguardavano più i rapporti degli operai coHa società in cui 
viveTano, che l'arte da essi esercitata, e I* università alla quale appartenevano, 
accennai di volo, o trascurai del tutto, per la sola ragione che la maggior parte 
di esse fu tolta dallo statuto comunale, la di cui osservanza era indistintamente 
obbligatoria per chiunque avesse avuta stabile dimora in Fabriano o nel suo 
territorio. 



XLII PBBFAZIOMB 

espliciti» si fa dire quel che non dicono, quel che si vuole che 
dicano a soddisfazione di certe innocenti ambizioncelle nate, 
cresciute ed invecchiate air ombra de' propri campanili. Io per 
contrario mi sono a tutt' uomo studiato di riprodurre con fedeltà 
questa istoria delF arte laniera fabrianese siccome si giace nelle 
sue costituzioni, il meno possibile concedendo air immaginativa, 
non facendo mai da indovino e spigolando qua e colà fra le 
molte disposizioni religiose, disciplinari e professionali, contenute 
nel codice, quel tanto e nulla più, che poteva occorrermi air uopo. 
Era però indispensabile di ordinare questo tanto, in cosiffatta ma- 
niera portato alla luce, consentaneamente air indole dell' associa- 
zione, allo scopo per cui venne dessa istituita e al modo final- 
mente che si teneva nelF esercizio dell' arte; il che non omisi di 
fare, raggruppando tutte le materie sotto alcuni punti di vista 
generali, e coordinandole alla dimostrazione storica di quei me- 
desimi obbietti eh' ebber presenti i nostri lanajuoli nella fonda- 
zione del loro istituto. Da ultimo trattai distintamente di tutto 
ciò che poteva riferire all' arte e rispetto alle persone che ne 
componevano la società e al modo con cui la si esercitava: ma 
qui ebbi molta cura di non toccar mai la parte tecnologica di 
essa, essendoché la coscienza mi proibiva solennemente di entrare 
in una provincia non mia, e mi attenni perciò alla storia pura 
pura, ricordando soltanto quel che. si operava in quella e alcuna 
volta, se lo statuto me ne dava argomento, anche il perchè si 
operava nella maniera che si era detta. A quando a quando 
infrapposi nel racconto alcune considerazioni, a dir vero tutte 
mie, ma consigliatemi sempre dal bisogno di riavvicinare od in- 
terpretare testi oscuri per se stessi o in disarmonia gli uni cogli 
altri: fui sempre sobrio ne' giudizi, dubitando della mia compe- 
tenza in pronunciarli, e cosi giunsi alla meta del mio lavoro, 
soddisfatto di avere adempiuto, il meglio che mi era stato pos- 
sibile, air assuntomi impegno. Dal quale non mi ritrasse neppure 
il timore di fare una cosa del tutto inutile; imperocché sebbene 
da un canto sia vero che nulla si avrebbe ad imparare da una 
storia dell' arte della lana in Italia ne' tempi antichi e medio- 
evali, essendo moltissime le mutazioni avvenute nelle materie 
prime, nella fabbricazione e nel commercio, ^ d' altro lato è ezian- 



1} Rossi, opera citata pagina 117. 



PREFAZIONE XLIII 

dio Véro che codesta storia potrebbe somministrare buona copia 
di materiale a quella, da rifarsi, della civiltà italiana neir evo 
di mezzo, civiltà che può benissimo esser misurata anche dallo 
stato più meno florido più o meno perfezionato delle arti in- 
dispensabili ai primi bisogni della vita: e fu per questo fine che 
io volli render noto ciò che in gran parte non lo era, confortato dal 
pensiero che anche il mio paese natale, siccome primeggiò sem- 
pre e primeggia tuttora su molti per la industria delle sue carte 
a mano, non abbia a tener l'ultimo posto nella storia generale 
de' lanifici italiani nei secoli di mezzo. 



Fabriano 15 Marzo 1880 



^URELIO ^ONQHI 



RUBRIOAE 



j. Quod quicquid reformaretur in arie approbelur 

per maiorem jpartem hominum stantium 

in adunantia 
.ij. De electione capitaneorum 

.iij. De electione camerarij diete artis et eius offltio 

.iiij. Ut quilibet obbediant capitaneis 

.V. Ut (luilibet accedat ad adunantiam 

.vj. De oiperantibus lanam falpani et habentibus 

pannum falQum 
.vij. Ut quilibet emens lanam bactutam adsignet 

capitaneis 
.viij. Ut (luilibet operet legalem lanam et de lioraini- 

bus eligendis supier infrascriptis 

.viiij. De parte obueniente circatoribus et ofiìtiali 

.X. De electione bavnli diete artis 

.xj. Ut quilibet recoUigat pingnus 

.xij. Ut nullus fatiat pannum fìlatum ad moninellum 

.xiij. Ut nullus fatiat jjannum in pectine minoris 

numeri quam novem legnminum 

1 



• • • ■ 

.XlllJ. 



.XV. 

.xvj. 



.XVIJ. 

.xviij. 
.xviiij, 

JCX. 



.xxj. 
.xxij. 
.xxiij. 
•xxiiij. 

JLXV. 

.xxvj. 
.xxvij. 
.xxviij. 
.xxviiij. 

.XXX. 

JCXXJ. 



.XXXIJ. 



.XXXllJ. 

.xxxiiij. 

.XXXV. 

.xxxvj. 



.xxxvij. 



ut nuJlus linrraL pannuin nel lanum in inliiila 

nigra 
De condcmpnalionibns et collccUs cxigendis 
De non recipiendo lanam uel fUalum quod non 

sii suum 
De non baciendo lanam de nocto 
De non latoorando die sabali iK).st uespcras 
Do bactarijs et jiectinatoribns hmandis in arte 
De libris et alijs scripturis readsignandis jier 

capitaneos 
De syndico eligendo prò arte 
De condempnalionibiis fiendis jKrr capitaneop> 
De non i)ortando i^annxim Btiblatum in foro 
De oiDerantibus artcm de nono 
De iuramento prestando capitRneis 
De uenientibus ad adunantiam jXDSt proix)sitam 
De laborentibus non tenendis in camera 
De non laborando teinix)re netito 
De homine eligendo ad bullandtim jKJtias 
Quod liceat pcctinatoribus faccre i)encilloH 
De non iportando pannum ad gnalcam uel cia- 

landrtun quod non sit Binguatum 
De non inuoluendo jKJtiam ad .cialandrum nisi 

semel 
De duplerio dando ecclesie Sci. Niccolay 
De duplerio fatiendo prò arte 
Quod mulieres uidtie haboant bc^nefitinm artiw 
De non portando lanam ad lìlandum ad do- 

mum alictiius 
De questionibus dilliniendis intcr aitificcs 

diete urtis 



.XXXVllJ. 

.xxxviiij. 



.xl. 
.xlj. 

.xlij. 

.xliij. 

.XllllJ. 

.xlv. 

.xlvj. 

.xlvij. 

.xlviij. 

.xlviuj, 

.1. 

.Ij. 

.lij. 
.liij. 

m • • • • 

.llllj. 

.Iv. 
.Ivj. 
.Ivij. 
.Iviij. 

^ • • a • 

.Ivuij. 



3 

De condenipnationibus cxigondis 
De proponendo in adunantia per capitaneos 
semel ad minus tempore eonim offitij prò 
utili tate et augmento artis prediate 
De diebus festiuis custodiendis 
De scarijs eligendis ad denuntiandum lalx)ren- 

tes tempore uetito 
De scarijs eligendis ad denuntiandum uenden- 

tes ipannum ad moninellum 
De pannis ad moninellum non tenendo 
Ut nullus contendat pingnus bayulo 
De hijs qui sponte se stingi fecerint de libro 

artis 
De electione notarij artis 
De collectis imponendis et soluendis 
De eultra et mataratio et duplerio artis pro- 

slandis 
Do ingengnonibus non tenendis 
De duobus iuratis in una domo 
De non laborando lanam in intinta nigra 
Ut nullus uendat i)annum diebus festiuis 
De inquisitionc fatienda centra laborentes tem- 
pore uetito 
De pannis non texcndis extra terram et di- 

strictum fabriani 
Ut nullus fatiat iniuram capitaneis 
De electione sonantis cajnjjanam die sabbati 
De locis non capiendis in foro 
Quod quilibet exerccns artem iuret in arte 
De forensibus non stantibus in foro comunis 
cum fabrianensibus 



4 

Jx. De slatuiis legcndis in adunanila 

.Ixj. Quod nomina hominum artis scribantur diuisim 

.Ixij. Ut nnllus dicat aliquid in adunanlia quando 

aliquid proix)neretur nisi ad arcngheriam 

Jxiij De exUmaiores cligendos (sic) ad exlimandinn 

dampnuni qnod oueniro jx^sBot in petijs 
pannonim 

.Ixiiij. Quod non liccat alicui fabrianensi uel forensi 

cjui non sit iuratus in arto lane terre fa- 
briani stare die fori in foro comunis ad 
uendendum pannum lane 

Jxv. Do fatiendo i)annum uergatum 

Jxvj. Quod quilibot de dieta arte jxDssit uendcrc pan- 

num et alias mercantias in fostiuilatibus 
SCO. malie de mense martij et de mense 
agusti 

.Ixvij. Ut quilibct ]iossit tingere lanam in tinta nigra 






Il V] ^n nomine dni. Amen. Hec sunt statata et orclinamenta artis 
^lane terre fabriani facta edita tempore Capitenatus proui- 
^ w-, g'dorum uirorum Luce Johanini de quarterio sci. Blaxij et 
^^S^Amorusi crissij de quarterio castri veteris capitaneorum 
diete artis per discretos viros Venantium bonanni de quar- 
terio sci.Venantij, Niccolaum iacobi de quarterio sci. Blaxij, 
Vannem picardi et Vagninum Cicchi de quarterio castri veteris 
Statutarios diete artis positos et electos per homines artis pre- 
dicte in generali adunantia diete artis ad ipsa statuta condenda 
et ordinanda, et scripta per me Ninum magri, pauli de fabriano 
notarlo et nunc notarium et scribam ad dieta statuta scribenda. Sub 
anno dni. mille ccc Ixviiij Indictione septima tempore Sanctis- * 
simi patris et dni. dni. Vrbani diuina prouidentia pp. quinti. 

9uod qnlcquld reformaretur In arte approbetur per malo- 
rem p«rteiii bomlnìiiii «tantliiiii In adunantia 

Statuimus et ordinamus quod quicquid in posterum propone- .j. 
retur tam in Consilio diete artis quam etiam in adunantia ac etiam 
statuta presenti a et que flerent in posterum reformentur et ap- 
probentur per maiorem partem hominum diete artis qui tunc es- 
sent presentes in diete Consilio et adunantia. 

De eleetlone capitaneorum 

Item statuimus et ordinamus quod capitanei artis lane de- .ij. 
beant esse duo quorum offltium duret per sex menses qui eligan- 
tur ad breuia in adunantia diete artis hoc modo: uidelicet quod 



(ì STATUTA ABTIB LAN.B 

Uant brcuia sccunduni numerum uenientium, duo quorum scripta, 
alia non scripta. Et illi quibus obueaerint breuia scripta sint 
electorcs electorum capitaneorum diete arlìs, dummodo ipsi electo- 
res in ipsa adunantia siot presente», et eligfi et uocari debeant 
electores capitaneorum per illos quibus breuia scripta obuencrint 
(le presenti. Qui electores et alij ante eorum electionem corpora- 
litcr ad sancta dei euangelta tactis scripturis iurcnt eorum electio- 
nem faccre bona fide sino fraude, quo iuramento prestito eligant in 
continenti de melioribus diete artis et de illis qui artem pannorum 
operentur, de illis quos nouerint et crediderint meliores et magis 
ydonoos ad dictum offltium, et electio quam fecerint obtineat 
pleoum robur, dum modo ipsa eleclio non Bit contra formam sta- 
tutorum prcsentium. EtCapitanei sic electi debeant ipsam electio- 
nem recipere et acceptare et jurare offltium dictorum capita- 
neorum; si recusauerint uUo modo soluant prò banno diete artis 
centum soldos rau. et ancon. medietas cuius banni sit comunis 
fabriani et alia medietas diete artis. Ipsi uero capitane! qui prò 
tempore erunt, debeant eligi Tacere alios capitaneos ante flnem 
eorum offitij infra xv. dies pena xL sol. rau. prò quolibet ipsius 
arti soluend. Qui capitane) babere debeant prò eorum Consilio 
speciali sex bomines de dieta arte eligeodos per eos ad voluntaton 
' ipsorum capitaneorum. Qui fuerìnt capitane! diete artis sex men- 
sibus non possint esse a tempore finiti offltij inde ad duos annos 
completos. 

B« elMUMM •mmtrmrlj diele «rtla et elas «MCU 

Item statuimus et ordinaraus quod dieta ars seu sotietas 
habero debeat unum camerarium qui sit licteratus et operetur 
artem predictam qui modo predictorum capitaneorum eligatur, 
offitium cuius duret per sex menses et recipere debeat et scribi 
facere omnes et singulas expensas necessarias toto tempore sui 
o£Btij in dieta sotietate de uoluntate diete sotietatis et omnes et 
singulos introytus qui ad eius manus paruenerint, et sui offltij 
infìra xv. dies post eius flnitum offltium reddere rationem dictì 
sui offltij camerario sequenti, pena xx." sol. in publica adunantia 
diete artis. Quam adunantiam capitanei qui prò tempore fìierint 
ad petitionem dicti camerarij congregari fatiant pena xx.** sol. 



Lr 



STATUTA ARTIS LAN-E 7 

prò quolibet, et id quod penes ipsum camerarium de dieta arte 
remanserit infra dictum terminum restituat sequenti camerario 
et qui centra fecerit non restituendo restituat cum duplo. 

Vi qaillliei obbedlani capitaneis 

Item statuimus et ordinamus quod omnes qui erunt in dieta .iiij 
sotietate debeant suis capitaneis obbedire in omnibus que eis 
preceptum fuerit per ipsos capitaneos prò utilitate artis, et si ali- 
quis recusauerit obbedire soluat prò banno uice qualibet quinque 
sol. rau. et anc. et nichìUominus predicta seruare, dum modo non 
sit centra ius statutorum et libertatem comunis fabriani, nec 
etiam centra constitutiones ecclesie. Et quod capitanei predicti 
inobbedientes condempnare debeant, et bannum facere de uenire 
in dictam sotietatem. 

ut qaililiet accedat ad adanantiam 

Item statuimus et ordinamus quod quandocunque fuerit prece- .v. 
nic^atum prò parte capitaneorum diete artis quod omnes de dieta 
arte ire debeant ad certum bannum, ut dictum et preconicgatum 
fuerit noce preconis et ad sonum campane, et non uenerit, quilibet 
eorum et qualibet uice soluat diete arti duos soldos, et si plures 
fuerint in una domo iurati in arte predicta suffltiat quod unus 
ueniat ad adunantiam. 

De operantibas lanam ftolf am et halientllias pannam telf mu 

Item statuimus et ordinamus quod omnes de dieta sotietate .vj- 
qui nunc sunt et prò tempore erunt teneantur uinculo iura- 
menti denumptiare et ad notitiam dictorum capitaneorum, qui 
Dunc sunt et prò tempore erunt, facere peruenire omnes et sin- 
gulos operantes aliam lanam quam legalem et habentes pannum 
fal^um in fabriano uel alibi, cum ad notitiam alicuius peruenerit 
aliquid de predictis ubicumque esset, et si aliquis negligentes fsicj 
fuerit soluat prò banno uice qualibet quinque soldos rau. cuius 
pene dimidia sit comunis fabriani et alia diete artis. Et idem 
intelligatur, ubicumque ex forma alicuius istorum statutorum in 



5TATCTA ABTI5 LAK.E 



hoc uolumino comprensorum imponatur aliqua pena, ci hoc ha- 
beat locum in penis asscendentibus quantitatem xx.^ sol. 



.vij. 



qalllliet emens Uii 



htteiatoai adsl^Bci capltoacl» 



Item statuimus et ordinamus quod si aliquis de dieta arte 
emorit ab aliquo uel ab aUqua persona ianam bactutam seu car- 
menatam uel filatum lane, ipsam Ianam et ipsum filatum et il- 
luni a quo omisset assignare debeat capitaneis qui prò tempore 
fuerint infra spatium trium dierum a tempore emptionis predicte. 
Et si quis uero centra fecerit soluat prò pena et nomine pene 
uice qualibet x. sol. rau. cuius banni medietas sit comunis fabriani 
et reliqua diete artis et ipsum filatum et Ianam perdat et libere 
deueniat in sotietate predicta 



qalUlMt «perei le^iftleBi lai 
di0 super iofrascrlptis 



et de h^wilaibas ell^en- 



w • V 

.VllJ, 



Offlciales de- 
beant duobua 
uicibua Baltem 
in Bez menses 
et etiem plu- 
ries uidere ca- 
meras texario- 
rum etc. 



Item statuimus et ordinamus quod non liceat alieni de arte 
predieta operari uel operare facere in fabriano uel alibi ubi- 
eumque aliam Ianam quam legalem, uidelicet de omnibus aynellis 
et castronibus, si quis uero centra fecerit soluat prò pena et no- 
mine pene uice qualibet x. libr. rau. medietas cuius banni sit 
comunis fabriani et medietas residij fsicj sit diete artis et alia 
denumptiatoris. Et laborerium in quo fucrit inuenta aliqua lana 
fal(a uel malitiosa deuenire debeat penes capitaneos qui prò 
tempore fuerint et totum et integrum sit combustum in foro co- 
munis fabriani in die fori et de die. Et ut predicta mclius ob- 
seruentur singuli capitanci, qui prò tempore fuerint in dieta arte, 
eligi facere teneantur ab ipsorum consiliarijs post iuramontum 
ipsorum quatuor bonos homines et legales, qui sint de dieta arto 
et eam operentur, in prima adunantia flenda per ipsos capitaneos. 
Et ipsi quatuor prestent corporale iuramentum de ipsorum offltio 
fldeliter exercendo. Qui quatuor teneantur et debeant duobus ui- 
cibus in sex menses ad minus cercare omnes cameras operantium 
ipsam artem, et plures uices ad uoluntatem eapitaneorum qui 
prò tempore fuerint, et etiam texarios et tcxentcs, et ad alia loca 
ubi crediderint ipsam artem operari, et si eis uidebitur sccuni du- 



STATUTA ARTIS LANiB 9 

cere offltiales comunis fabrìanì et si inuenerint aliquem u^l ali- 
quam personam operar! lanam fal^am uel malitiosam uel pan- 
num quod esset centra statutum diete artis, teneantur denumptiare 
§C7** capitaneis diete artis. Et éapitanei teneantur delinquentes con- 
dempnare secundun formam statutorum diete artis . Et si capita- 
ne! negligentes fuerint in condempnando soluat quilibet eorum 
prò qualibet uice e. sol. rau. Et hoc intelligatur de lana falca et 
panno falso. Et de alijs si negligentes fuerint in condempnando 
soluat prò quolibet et qualibet uice xx.^ sol. rau. Et quod cerca- 
tores qui nunc sunt et prò tempore erunt ad dictum offltium 
eligi non possint a tempore finiti ofiltij usque ad unum annum 
proxime uenturum et si dicti quatuor negligentes fuerint, prò 
quolibet soluat prò qualibet uice quinque sol. rau. 

De parte eliaeniente eireatorllias et eUltiali 

Item statuimus et ordinamus quod omnes falli qui inueni- .viiij. 
rentur per quatuor homines positos ad cercandum cameras prò 
panno et lana falsa et per oflìtiales comunis fabriani, reaporten- 
gj" tur per eos capitaneis diete artis et ipsa relation e facta de eis 
flentcondempnationes a xx. ^ sold. supra , medietas condempnationis 
sit comunis fabriani, quarta pars diete artis, et alterius quarte 
partis medietas sit dictorum cercatorum et reliqua oflltialis qui (sic) 
secum duxerint predicti quatuor seu cercatores. Et si non inue- 
nirent aliquem fallum, prouideantur predicti quatuor et dictus 
offltialis de bonis diete artis secundum deliberationem capita- 
neorum et consiliariorum suorum. 

De eleetiene Ibaywli diete artis 

Item statuimus et ordinamus quod capitane! qui modo sunt .x. 
et prò tempore erunt in dieta sotietate eligi facere teneantur 
ab ipsorum consiliarijs unum ex hijs qui sunt iurati in arte pre- 
dieta, qui ad petitionem ipsorum capitaneorum, quandocumque 
oporteret, prò necessitate et occasione artis requirat singulos de 
sotietate predicta et fatiat omnes alias ambaxiatas oportunas 
prò dieta arte, cuius offltium duret sex mensibus, et habere debeat 
prò mercede de bonis diete artis xxv. sold. et plus uel minus 
prout uidebitur capitaneis. t 



10 STATUTA ARTIS LAN.E 

VI qnilibel recQUI^ai plu^uatt 

.xj. Item stàtuimus et ordinamus quod si ali cui de arte predicta 

fuerit acceptum aliquod pingnus occasione alicuius condempna- 
tionis uel occasione alicuius alterius delieti quo teneretur so- 
tietati predicte, teneatur et debeat ipsum pingnus recolligere 
infra spatium xv dierum a tempore accepti pingnoris. Si uero 
ipsum pingnus infra dictum tempus non recollegerit, camerarius 
qui prò tempore fuerit ipsum pingnus uendere teneatur, et precium 
quam (quod) ex ipso recepit mieti et scribi facere in introylibus 
diete sotietatis. Et si camerarius fuerit negligens soluat prò banno 
diete sotietati e. sol. rau. cuius dimidia sit comunis fabriani, et 
alia dimidia diete sotietatis. Teneatur insuper bayulus diete artis 
uinculo iuramenti, quandocumque acceperit aliquod pingnus alieni 
de arte, illi cui acceperit personaliter uel ad domum precipere 
quod ipsum pingnus recoUigat infra xv. dies, alias uenderetur 
prò arte predicta. Et quod pingnus ualeat duplum condempna- 
tionis sui banni. 



nalIuA teliai panuam fllatam ad maniiiellam 



•xij. Item stàtuimus et ordinamus quod nullus de fabriano eiusque 

districtus qui sit de arte predicta audeat nec presumat facere in 
fabriano nec in suo districtu, nec extra fabrianum et districtum 
aliquod pannum lane nisi fllatum ad conocchiam, uidelicet tra- 
mam et stamen: qui uero contrafecerit soluat prò banno e. sol. 
rau. medietas cuius banni sit comunis fabriani et alia medietas 
diete artis. Et pannum sic inuentum et factum centra dictum 
statutum et ordinamentum medietas sit comunis fabriani et alia 
medietas diete sotietatis, saluo et reseruato quod si aliquis uolu- 
crit facere uel fieri facere pannum coloratum, uel album uel 
cuiuscumque alterius coloris, possit facere prò libito uoluntatis 
tramam ad moninellum, dum tamen pannum flendum sit de duo- 
decim legaminibus ad minus, ad hoc ut stamen ipsius panni sii 
pectinalum et habeat uruiuum de alio colore quam pannum. 



STATUTA ABTIS LAN.B 11 

ITI nnlliis fflRtiai pannam in pectine minoris nnueri qnam 
nQTem lef^aminam 

Item stataimus et ordinamus quod nuUus de dieta sotietate .xiij. 
audeat uel presumat facere nec fieri facere aliquod pannum lane 
in aliquo pectine minoris numeri nouem legaminum, qui uero 
contrafecerit soluat prò banno prò quolibet xx.**/. rau. cuius banni 
medietas sit comunis fabriani et alia diete sotietatis. Et si alieni 
texario uel texaria ftierit inuentum pectinem minoris numeri no- 
uem legaminum cum ipso laborando, soluat prò banno uice qua- 
libet X. /. rau. Et nichilominus nullus de ipsa arte det sibi ad 
laborandum usque ad unum annum. Et quilibet texarius et te- 
xaria ipsorum pannorum teneatur et debeat ducere per telam 
pectinem plenum et non uacuum, et si aliquis texarius uel texaria 
inueniretur pectinem uacuum ducere soluat prò quolibet filo unum 
den. usque ad quinque flios, ab inde supra soluat prò quolibet 
§3" filo xij. den. Et quod nullus texarius uel texaria in pannis larghis 
uel stremis non possit ducere nisi duos filos prò dente nisi per 
uruiuos, quod a quolibet latore possit ducere tres duplices et qua- 
. tuor duplices per totum residuum tele, et qui uel que centra fe- 
cerit soluat vj. (y prò quolibet duplo. Et capitanei qui pro- 
tempore fuerint teneantur et debeant bis ad minus tempore eo- 
rum capitaneatus rimari prò predictis inter texarios et texarias, 
et repertos culpabiles condempnare iu pena predicta. Et si capi- 
tanei fuerint negligentes soluant prò banno uice qualibet et prò 
quolibet quinque /. rau. 

ut nnUns tinf^at pannam nei lanam in intinto ni^ri^ 

Item statuimus et ordinamus quod non liceat alicuj de fa- .xiiij 
briano et eius districtu tingere nec tingi facere in fabriano uel 
eius districtu aliquam lanam, filatum, uel pannum in intinta nigra 
nec operari facere alibi. Et quod non liceat alieni tintori aliquam 
lanam, filatura seu pannum tingere in intinta predicta. Et hoc 
intelligatur de pannis gactinellorum et de alijs non. Et qui con- 
trafecerit in predictis uel aliquo predictorum, lanam sic tintam, 
filatura seu pannum perdat. Et hoc nou habeat locura in pan- 



12 STATUTA ARTIS LUS JB 

nis uctcribus. Et capitane! qui prò tempore fuerint diete artis 
ipsam lanam fiiatum seu pannum conburi facere in foro publico 
dicti comunis fteneanturj et nichilominus soluat prò banno uice 
qualibet e. /. rau. et anc, Cuius banni medietas sit comunis fa- 
brìani et alia diete sotietatis, ad boc ut in arte ipsa dieta de 
causa fraus aliqua siue dolus commicti non possit 



.XV. Item statuimus et ordinamus quod capitane! qui prò tempore 

fùerint teneantur et debeant omnes et singulas condempnationes 
et collectas suo tempore factas et impositas exigere et exigi fa- 
cere, et ipsas cum effectu facere deuenire ad manus camerarij 
sotietatis predicte, et si in predictis fuerint negiigentes soluant 
prò banno diete sotietati xx.^^ /. rau. dum tamen diete collecte 
non imponantur centra formam statuti comunis fabriani et con- 
stitutiones sce. matris ecclesie. 

He a«n reclplendt» lAMaat «el U*<«ai ^«•dl ■•« wàt «««ai 

.xvj. Item statuimus et ordinamus quod non liceat alicuj de so- 

tietate predicta reaccipere ab aliquo uel aliqua persona lanam 
seu fllatum lane quod datum fuerit ad fllandum, que et quod non 
sit suum et non habuerit scriptum in suo quaterne nomen et 
prenomen illius qui uel que fllatum reaportauerit uel remiserit, 
qui nero contrafecerit soluat uice qualibet prò qualibet libra so- 
tietati predicte quinque /. rau. Et quod lana seu fllatum sic ac- 
ceptum cum duplo restituat illi cui fuerit, et hoc statutum sit 
precisum. 



•xvij. Item statuimus et ordinamus quod non liceat alicui bactere 

nec bacti facere in fabriano et eius districtu lanam noturno fsic) 
tempore. Et qui contrafecerit soluat prò banno sotietati predjcte 
uice qualibet quinque /. rau. et laborerium quod fecerit diete 
tempore perdat. 



STATUTA ARTIS LANìE 13 

He n^a Iaborandi die salbali posi aesperas 

Item statuimus et ordìnamus quod non sit licitum alicui de dieta .xviij. 
arte tenere aliquem operarium, nec laborare aut laborari facere 
de dieta arte in die sabbati postquam pulsatum faerit ad uesperas, 
nee in uigilijs sèe. marie, natiuitatis dni. pasquatis, santi Johan- 
nis de mense Junij, Assensionis, Corporis xpi. et omnium sancto- 
rum, qui nero contrafeeerit soluat prò banno prò qualibet uice 
duos /. rau. et quod laborentibus qui starent ad diem ^ detraha- 
tur de suo salario quarta pars. 

He IbaetorIJs et peelisaìerilias tauandls in arte 

Item statuimus et ordinamus quod non lieeat alicuj de dieta .xviiij, 
sotietate dare ad laborandum alicuj baetario seu peetinatori, 
nisi prestiterit eorporaliter iuramentum de saluando et custodiendo 
omnes et singulas res illorum cum quibus laborauerit, et de non 
baetendo uel laborando aliam lanam quam legalem, et de obser- 
uando omnia et singula statata et ordinamenta sotietatis prediete 
approbata et eonflrmata per offltiales eeelesie: qui uero contra- 
feeerit soluat prò banno arti prediete uice qualibet v. /. rau. Et 
idem intelligatur in scellitoribus qui essent maioris etatis xv. an- 
norum, quod iuramentum non habeat locum in forensibus. 

De libris et alljs seriptaris readsif^andis per eapitanees 

Item statuimus et ordinamus quod capitaneì qui prò tempora 
fuerint teneantur et debeant uineulo iuramenti reassignare sub 
pubblica forma capitaneis sequentibus in prima adunantia que 
facta fuerit per ipsos omnes et singulas scripturas faetas tem- 
pore eorum offltij, uidelicet reformationes, condempnationes, exa- 
ctiones et ìntroytus camerarij et euiuscumque condempnationis, 
et teneantur et debeant reassignare et restituire dieta bora sta- 
tata et ordinamenta que prò tempore fuerint in dieta sotietate. 
Et jsi predieti capitanei, eamerarius et notarius predieta facere 
contexerint fcontempserintj et negligentes obmiserint uel se re- 

I) a giornata 



14 STATUTA AKTIS LANjS 

cusauerint in x. /. rau. diete sotietati condempnari debeant, et 
ipsa condempnatio exigi debeat cum effectu infra x. dies ab 
initio sue capitanante. 

Be syndUee eìÈgemém pr# arte 

.xxj. Item statuimus et ordinamus quod predicta sotietas habere 

debeat unum syndicum eligendum per consiliarios diete sotietatis 
qui sit et esse debeat de operantibus ipsam artem, qui syndicus 
teneatur et debeat requirere rationem a precedentibus capitaneis 
et camerario, et ab alijs omnibus et singulis offltialibus sotietatis 
predicte. Et si inuenerit ipsos uel ipsorum alterum fecisse et 
commisisse, seu fieri commicti fecisse ultra uel preter formam 
statuti diete sotietatis, eosdem uel ipsorum alterum sic repertos 
uel repertum culpabiles in simili pena, que inserta esset in sta- 
tuto centra quem delinquissent, condempnare teneatur, et debeant 
ipsam condempnationem exigi facere cum eflfectu infra tres men- 
ses ab initio sui oflBtij et si negligentes fuerint in predictis uel 
aliquo predictorum soluat prò banno diete arti xl./. rau. Teneatur 
etiam dietus syndicus defensare expensis omnibus diete sotie- 
tatis omnes et singulas causas et questiones quas dieta sotietas 
haberet seu habere contingerit occasione quacumque cum quibus- 
cumque personis, et quod notarius diete artis qui prò tempore 
fuerit teneatur et debeat scripturas spectantes ad offitium dicti 
sy indici facere, cui syndieo capitanei qui prò tempore fuerint cum 
uoluntate suorum eonsiliariorum possint de suo labore et mercede 
prouidere et salarium sibi constituere et ordinare, prout eis uide- 
bitur, inspeeto labore quem dietus syndicus substinuerit occasione 
dicti offltij. Insuper capitanei camerarius et alij omnes a quibus 
dietus syndicus requirere uellet rationem debeant parere diete 
syndieo in reassignando rationem toties quotiens fìierit eis pre- 
ceptum, et qui centra fecerit penam ineurrat quinque /. rau. 



De ••aÉieHip«ail«nlbii0 flendis per eapitone^ii 

*xxij. Item statuimus et ordinamus quod capitanei qui prò tèm- 

pore fuerint seu erunt in sotietate predicta possint et teneantur 
et debeant auctoritate presentis statuti omnes et singulos de 



STATUTA ARTt€ LAN^ 15 

arte et sotietate predicta delinquentes seu contrafatìentes centra 
formam statuti condempnare et condempnari facere de culpis seu 
delictis perpetratis et conmissis per ipsos uel ipsorum alterum 
centra formam predictam, et ipsas condempnationes exigi facere 
cum effectu, non obstante si in ipsis condempnationibus uel in 
§3^ actis ex quibus ipse condempnationes procederent, sollempnitates 
iuris fùerint obmisse uel non semate, sed potius condempnatio- 
nes ipse obtineat plenum robur occasione aliqua non obstante. 

De non portando ponnunt saMatam in foro 

Item statuimus et ordinamus quod nullus de arte et sotietate .xxiij. 
' mercator pannorum Jane audeat nec presumat portare nec por- 
tari facere in foro comunis fabriani in die fori aliquod pannum 
sublatum seu torculatum. Et si quis centra fecerit soluat prò 
banno sotietati predicte prò qualibet petia panni x. /. rau. et 
quilibet sit accusator et condempnator. 

De operantllias artem do nono 

Item statuimus et ordinamus quod si quis uoluerit intrare in .xxiiij 
arte et sotietate predicta dare debeat et soluere camerario diete 
artis qui prò tempore fuerit x. /. rau. Et si quis contenderet de 
predicta pecunia soluenda predicto camerario, Capitanei qui prò 
tempore fuerint non permictant illum uel illos intrare in dieta 
arte, nec illum uel illos recipere in eadem. Et nichilominus nullus 
de sotietate uel de arte predicta det illi uel illis consilium au- 
xilium uel fauorem sub pena xx.** /. rau. quando repertus erit 
culpabilis. 

Do inranionto proirtando eapilaneis 

Item statuimus et ordinamus quod quilibet qui operatus fuerit «xxv. 
artem lane in terra et districtu fabriani teneatur et debeat iu- 
rare capitaneis de fatiendo artem legalem sine fraudo et obbe- 
dire capitaneis qui prò tempore fuerint in omnibus que sibi im- 
poneretur per sacramentum, dum tamen non sint talia que sint 
centra statum ecclesie. Qui contrafecerit non iurando et uellet 



16 STATUTA ARTIS LAN^ 

operare artem predictam soluat prò banno uìce qualibet e./, rau. 
et anc. medietas cuius banni sit comunis fabriani et alia sotie- 
tatis predicte. Hoc addito quod si pater uel iVater carnalis seu 
aliquis alius suus consanguinens esset scriptus et appositus in 
libro diete sotietatis et cum babuerit bona comunia, non teneatur 
soluere aliquam pecuniarum quantitatem occasione dicti iura- 
menti, non obstante capitulo siue statuto quod loquitur — si quis 
uoluerit intrare in arte et sotietate predicta debeat dare et sol- 
uere camerario diete sotietatis certam quantitatem pecunie. 

Be aenteniibus ad adanantiam post praposilam 

.XX vj. Item statuimus et ordinamus quod si quis uenerit ad adu- 

nantiam diete artis post propositas flendas per capitaneos sol* 
nere teneatur camerario diete artis prò pena et banno xij. den. 
prò quolibet et qualibet uice 

He labarentibas naa tonendis in eauera 

•xxvij. Item statuimus et ordinamus quod nuUus de dieta sotietate 

audeat uel presumat retinere in sua camera nec alibi ad labe- 
randum aliquem, nec laborerium lane alieni operanti dictam ar- 
tem, qui teneretur alicui de dieta sotietate laborerium facere per 
aliquam promissionem habitam inter eos. Qui centra fecerit soluat 
prò banno diete sotietati x. /. rau. Et predicta obseruare teneatur, 
dum modo constar ent de promissis predicta per unum testem et 
per iuramentum petentis 

De aen laberande teatpore «elite 

.xxviij. Item statuimus et ordinamus quod nullus de dieta sotietate 

audeat uel presumat laborare nec laborari facere in fabriano 
nec alibi lanam pectinando nec bactendo nec scatarrando de 
mense septembris usque ad xv. dies octobria. Et qui centra fecerit 
soluat prò banno qualibet uice x. lib. den. rau. cuius banni me- 
dietas sit comunis fabriani, et reliqua artis predicte saluo quod 
quilibet bactarius, pectinator, scatar^erius, et quilibet alius de 
dieta arte possit laborare et laborari facere^lanam cuiuslibet per- 



STATUTA ARTIS LAN.S 17 

sone que non osset de dieta arte usque in lx. libr^ lane prò fa- 
milijs predictorum quorum esset lana, de mense septembris usque 
ad XV. dies octobris in districtu fabriani extra terram predictam 
per duo miliaria, saluo quod predicti laborentes debeant patere 
lìcentiam et habere predicta fatienda a capitaneis diete artis, 
prestito ab eis primo juramento quod non laborent lanam alicu- 
ius qui sit iuratus in dieta arte. Et teneantur dieti laborentes 
accipere lieentiam a dictis capitaneis appodissa ipsorum eapi- 
taneorum. Et qui eontra fecerit aliter laborando soluat prò banno 
e./, rau, medietas cuius banni sit eomunìs fabriani et reliqua 
diete artis. Et hoe statutum non exaudiatur in laborando lanam 
prò pannis coloratis factis ad modum pannorum florentinorum. 

De h«mlne eli|(endo ad lutllandain pclias 

Item statuimus et ordinamus quod eapitanei qui prò tempore .xxviiij. 
erunt teneantur et debeant in prima adunantia per eos fionda 
ab initio eorum ofBtij cum suis consiliaris eligere et eligi faeere 
unum bonum et legalem hominem de dieta arte qui retinere de- 
beat bullam a buUando pannum, qui sic eleetus iuret et iurare 
debeat suum offitium bene et legaliter exereere. Qui bullator sic 
eleetus buUare debeat pannum seeundum modum infra scriptum, 
uidelieet quod fatiat iurare illum qui petiam panni uel cauicffum 
buUare uoluerit, quod ipsum pannum fllatum sit ad conoeehiam 
ab uno capite usque ad aliud, et quod dietam petiam siue ea- 
uicffum laborauerit aut feeit laborare. Qui bullator non buUet nec 
buUare possit aliquod pannum nisi gualeatum, saluo pannum de 
quo fuerit admissio seu perdita de eo, et quod petens bullare, sic 
esse iurare teneatur. Et quod non lieeat ipsi bullatori buUare 
pannum alieuius persone que non sit de dieta arte, et quod acci- 
pere possit prò suo labore duos den. et non plus prò qualibet 
petia siue cauiego. Et si dietus buUator fuisset negligens in diete 
offltio operando soluat prò banno diete arti quinque /. rau. 

flaiNl n«ii llceat pectin«l«riba0 teeere penciltos 

Item statuimus et ordinamus quod nuUus de dieta arte qui .xxx. 
pectinaret faciat pencillos nec pigare stamen sine licentia illius 




18 STATUTA ARTIS LAN.« 

cuius csset laborerium, qui aero conlra fecerit soluat prò banno 
diete sotietati sex den. prò qualibet libra. 



.xxxj. Item statuimus et ordinaraus quod non sit licitum alieni de 

dieta arte portare uel mietere pannum ad gualeam nel eìalan- 
drum quod non sit singnatum eius singno, quod singnum non sit 
eoloris panni singnandi, et ipsum singnum doboat esse positura 
et singnatum in libro diete artis, et quilibet de dieta arte habeat 
suum singnale quod non sit eonsimile alijs singnalibus. Qui nero 
eontrafceerit soluat prò banno sotietati prò qualibet petia et ca- 
uiefo quinque /. rau. 



«•n iiia«laeaÉi« pcilaat ad clalaadrwat n^mi se 

•xxxij. Item statuimus et ordinamus quod non sit lieitum alieui de 

dieta arte inuoluere seu inuolui faeere ad eialandrum aliquam 
petiam sui eauie^i nisi semel tantum. Qui uero contrafeeerit tam 
ipse quam etiam eialandrator prò quolibet et qualibet uiee et prò 
qualibet petia siue cauic^ (solvatj v. /. rau. saluo si petia seu 
eauie^um esset iterato gualeatum. 

Be dnpleria danda eedesle Scl« IWIcealaj 

.xxxiij. Item statuimus et ordinamus quod quolibet anno in feste sei. 

Nieeolay detur expensis diete artis eeelcsie sei. Nieeolay unum du- 
plerium eere ponderis vj. lib. et quod prò predictis exequendis de- 
beat imponi eolleetam in ipsa arte tempore quo imponitur prò ee- 
lebrando festum sei. Venantij. Et quod eapitanei qui prò tempore 
erunt fieri fatiant predicta pena v. /. prò quolibet. Et quod dietum 
duplerium deferatur ad dietam ecelesiam per eapitaneos diete 
artis qui prò tempore diete festiuitatis erunt una eum hominibus 
diete artis. Et quod tempore eongregationis dietorum hominum 
diete artis habeatur lieentia uiearij terre fabriani. 

Be dapleria telienda prm arte 

.xxxiiij. Item statuimus et ordinamus quod tempore quo neeesse ftie- 



STATDTA ARTIS LANìE 19 

rit facere duplerium prò arte fiat et fieri debeat dictum duple- 
rium illius ponderis quod uidebitur capitaneis et consiliarijs qui 
prò tempore erunt Et (prò) executìone predicta, si non esset pecu- 
nia in arte, imponatur coUecta inter artifices diete artisetquod qui- 
libet de dieta arte teneatur soluere tantum prò dieta coUecta, prout 
erit impositum, et quod quicumque non soluerit dictam coUectam 
et postmodum uellet dictum duplerium, non detur sibi nisi primo 
solueret arti xx.*^ /. Et hoc non exaudiatur de personis pauperibus 
de quibus remaneat in prouidentia capitaneorum diete artis. Et 
si capitanei et camerarius non obseruarent predicta soluant prò 
qilolibet et qualibet uice arti xx,** /. rau. 

^^€nI mulieres uldae liabeani benefllimn artis 

Item statuimus et ordinamus quod si aliquis de dieta arte .xxxv. 
decederet relieta uxore sua et ipsa sua uxor uitam duceret ui- 
dualem, et in dieta uiduali uita decederet, gaudeat benefltium 
artis prout uir eius gaudebat. 

De non portando lanani ad fllandnni ad domnm allenins 

Item statuimus et ordinamus quod non sit licitum alicuy de .xxxvj. 
dieta arte portare nec portari facere lanam ad filandum ad do- 
mum alicuius in fabriano uel eius burgis. Et qui contrafecerit 
soluat prò banno prò qualibet libra lane quam deferret xij. den. 
Et quilibet sit accusator et habeat dimidiam banni et eius dictum 
teneatur in secreto. 

He qnestionibas diillniendis Inter artiflees diete artis 

Item statuimus quod si aliqua questio esset inter aliquos de .xxxvij. 
dieta arte, quod capitanei possint et debeant ipsam questionem 
difflnire et terminare de bono et equo usque ad quantitatem e. /. 
rau. si erunt requisiti ab aliqua partium pena xx.*^ /. rau. dum 
tamen questio ipsa sit ciuilis aliter non. 

He eondempnationibns ex.i|(endi0 

Item statuimus et ordinamus quod quandocumque continge- .xxxviij 



20 STATUTA ABTIS LAN.6 

rit aliquem condempnari per capitaneos diete artis, ille qui con- 
dempnatus esset teneatur et debcat ipsain coadempnationem sol- 
uere infra x. dies a die coadempnationis facte sub pena quarti 
pluris, cuius condempnationis medietas sit comunis fabriani et 
reiiqua illorum quorum esse deberet per formam statuti diete 
artis. Et hoc exaudiatur, de dixnidia applieata eomuni, de iUis 
condempnationibus que non soluentur infra x. dies et de quibus 
ipsi comuni per formam alicuius statuti concedere tur ipsa dimi- 
dia. Et predicta executioni mandentur per capitaneos et came- 
rari um. Et quod ipsos condempnatos dare debeant oflBtialibus 
comunis infra scriptis ad exigendum ipsas condempnationes. Et 
si ipsi camerarius et capitanei fuerint negligcntes soluant qua- 
libet uice et prò quolibet xx.^' /. rau. Et hoc locum habeat de 
condempnationibus factis secundum formam presentium statutorum. 

Be jprmpommwném in adaMantla per empàimmemm seaid ad ■tiaas 
teatpore emrmwn mMtH pr# «tUltato et aa0«i«ato 
arti0 prediete 

.xxxviiij. Item statuimus et ordinamus quod capitanei qui prò tempore 

erunt teneantur et debeant, semel ad minus tempore sui offltij 
in generali adunantia diete artis proponere quid sit agcndum 
prò augmento et mellioramento et statu diete artis, et id quod 
fìierit reformatum in ipsa adunantia executioni mandare pena 
XX.*' /. rau. prò quolibet 

.xl. Item statuimus et ordinamus quod non sit lieitum alicui de 

dieta arte laborare nee laborari facere de dieta arte in dicbus 
festiuis, uidelieet die dominieo, festiuitatibus sce. marie, aposto- 
lorum, pasquatum, Natiuitatis dni. sci. Johannis de mense iunij, 
festiuitatibus corporis xpi. et Assensione dni. sub pena ij. /. prò 
qualibet uice centra fatienti. Et hoc non oxaudiatur in spandendo 
pannum et in reaceipiendo fllatum. 

De «earljs ell|(endls ad denontiaadaai labarentes teMpore 
velila 

xlj. Item statuimus et ordinamus quod capitanei diete artis qui 



STATUTA ARTIS LAN^ 31 

modo sunt et qui prò tempore erunt teneanlur et debeant eligi 
facere in dieta arte prout eis uidebitur quatuor scarios qui de- 
beant inquirere diligente? prò illis qui laborant de arte lane 
centra formam statuti diete artis in tempore uetito. Qui scarij 
habere debeant prò die quolibet quo yuerint ad inquirendum 
prò predictis prò quolibet eorum et prò eorum salario, quando 
yuerint per terram fabriani et per burgos diete terre, unum 
ancon. Et quando yuerint per distrietum fabriani habere debeant 
quolibet die prò quolibet eorum et eorum salario duos ancon. 
de pecunia diete artis a camerario diete artis. 

Be 0«ArlJs ell|(eiidÌ0 ad denanttondum nendentcs pannam ad 
maniueliain 

Item statuimus et ordinamus quod capitanei qui prò tempore ,-xWj- 
fuerint teneantur et debeant eligi facere in adunantia diete artis 
quatuor homines de dieta arte, uidelieet unum prò quarterie qui 
solieite inquirere et procurare debeant prò illis qui haborent, te- 
nerent, seu uenderent pannum factum ad moninellum centra for- 
mam precedentis statuti de non filando lanam ad moninellum. 
Et si quos inuenerint centra fatientes in predictis, uidelieet ha- 
bendo uel tenendo seu uendendo ipsum pannum, denuntiare de- 
beant uicario seu offitialibus comunis fabriani prò sca. Romana 
ecclesia qui prò tempore fuerint. Et si predicti quatuor in offltio 
fuerint negligentes, soluant prò banno uice qualibet xx.** /. rau. 
Et si dìcti capitanei fuerint negligentes in eligendo uel eligi fa- 
tiendo soluant prò banno prò quolibet xx.** /. rau. cuius banni 
medietas sit comunis fabriani et reliqua diete artis. 

De pannis ad moniiiellain nau teitendo 

Item statuimus et ordinamus quod non lieeat alicui de dieta .xliij. 
sotietate habere nec tenere pannum fllatum ad moninellum in 
sua camera uel alibi factum contra formam statuti. Et qui centra 
fecerit soluat prò banno uice qualibet x. libr. rau. Cuius banni 
medietas sit comunis fabriani, et reliqua diete artis. 

ut nuUas eontendat filii^iias liayala 

Item statuimus et ordinamus quod nuUus de arte predieta .xliiij. 



22 STATUTA ARTIS LANìB 

audeat uel presumat modo aliquo uel ingenio uel per se uel per alios 
contempdere nel contra dicere pingnus alicuj baiulo comunis fa- 
briani uel artis predicte seu aliquo numptio artis predicte, quan- 
docunque prò parte seu mandato capitaneorum artis missus fuerit 
prò aliquo. pingno accipiendo, seu aliquod preceptum fatiendo et 
qualibet alia causa. Et qui contrafecerit in predictis soluat prò 
banno arti predicte x. /. rau. Et hoc credatur relationi baiuli 
seu numptij cum sacramento. 

He I1IJ0 qat «ponte se mtiMÈgì fecerlnt de llliro mvtìm 

.xlv. Item statuimus et ordinamus quod si quo tempore aliquis de 

ipsa arte uoluntate propria se fecerit eleuare et stingi de libra 
et matricola artis predicte, seu in preterito se eleuare et stingi 
fecisset modo predicto et postmodum ipsam artem exercebit seu 
exerceri fecerit, cogatur per capitaneos ipsius artis adiurandum 
in arte predicta ipsam artem bene et legaliter operando et de 
obseruando omnia et singula statuta et ordinamenta ipsius artis 
facta et fatienda et de obbediendo capitaneis presentibus et ili- 
turis soluendo camerario diete artis prò dicto juramento xl. /. 
rau. sine aliqua diminutione, quos capitanei qui prò tempore 
fuerint, penes camerarium fatiant deuenire non obstante aliquo 
alio statuto ipsius artis quod in contrarium presentis statuti in 
aliquo loqueretur. Et si capitanei in predictis fùerint negligentes 
soluant prò banno arti predicte xx.^^ /. rau. cuius banni medietas 
sit comunis fabriani et reliqua diete artis. 

He eleetlone notorIJ mvtìm 

.xlvj. Item statuimus et ordinamus quod capitanei qui prò tempore 

erunt in ipsa arte, tempore quo flt electio aliorum capitaneorum 
una cum suis consiliarijs possint et ualeant auctoritate presentis 
statuti eligere unum bonum et expertum notarium prò arte pre- 
dicta prò sex mensibus futuris. Qui notarius teneatur et debeat 
scribere omnia et singula ordinamenta fatienda per artem, pro- 
positas et reformatìones, introitus et expensas camerarij diete 
artis et omnia et singula que expectant ad offitium ipsorum ca- 
pitaneorum et camerarij, et habere debeat prò suo salario et 



■H 



STATUTÀ ABTIS hkìiJE 23 

mercede de pecunia artis illam quantitatem quam capitanei et 
consiliarij declarauerint prò dictis sex mensibus. Teneatur in- 
super dictus notarius omnes et singulas scrìpturas que occurre- 
rint fatiende de toto tempore sui offitij in pubblicam formam 
reddere diete arti. 

Be eoUeetin Imponendls et •olnendls 

Item statuimus ordinamus quod quandocumque contingerit .xlvij. 
aliquam coUectam imponi inter lanarios terre fabriani prò uti- 
litate et honore artis, quilibet de dieta arte teneatur et debeat 
ipsam coUectam soluere infra xv. dies computandos a die impo- 
sitionis ipsius coUecte sub pena quarti pluris. Quam coUectam et 
quartum capitanei, qui prò tempore fuerint, exigi fatiant ab omni- 
bus non soluentibus in terminum supra dictum pena et banno 
V. /. rau. prò quoUbet capitaneo. Et quicunque de arte predicta 
contempderet dictam coUectam soluere, omnibus et singuUs be- 
nefltijs et offltijs diete artis totaUter sit priuatus. 

He ealtra et mataratlo et daplerlo arti» prestandis 

Item statuimus et ordinamus quod quandocunque aUquis de .xlviij. 
dieta arte mori contingerit, uel patrem aut matrem siue uxorem 
flUum uel flliam, fratrem et sororem, qui secum habitaret dari 
debeat per camerarium diete artis cultram, mataracfum et du- 
plerium diete artis. Et omnes et singuli de dieta arte teneantur 
et debeant yre ad domum defuncti quando prò parte capitanei 
fuerit preconicgatum pena et banno duorum solidorum prò quo-, 
libet, et si plures fuerint in una domo uel in dieta arte suffltiat 
quod unus uadat ad domum defuncti. 

He Iii9eiii;iioiilba0 non tenendls 

Item statuimus et ordinamus quod nuUus magister diete artis .xlviiij. 
audeat tenere aliquem ingengnonem qui non esset iuratusin arte 
predicta ultra xv. dies et qui sit minor xv. annorum: sed te- 
neatur quilibet, predictis diebus elapsis, capitaneis qui prò tempore 
fuerint assingnare. Qui centra fecerit soluat prò banno uice qua- 
libet X. /• rau. 



^ STATUTA AftTIS LAN^ 



De dhiob«0 ìuwmHm te mwÈm <!•■§• 



•!• Item statuimus et ordinamus qaod nbicunque in fabriano 

cssent duo in una domo iurati et scripti in arte et matricula, 
supradicti non teneantur uenire ad adunantiam diete artis, nisi 
unus tantum, statuto aliquo seu ordinamento ipsius artis in ali- 
quo non obstante. 

De nen lAberaad# lanAai la Intinto nlfm 

.Ij. Item statuimus et ordinamus quod nomini de arte predicta 

liceat in fabriano uel eius districtu seu alibi pectinare uel bactere 
pubblico uel occulte prò se ipso uel alia persona de fabriano uel 
aliunde aliquam lanam tintam in intinta nigra uel aliquam aliam 
lanam falsam seu aliquo modo malitiosum centra, prcter et ultra 
formam statuti et ordine artis predicte posilo sub H^ ut tìngat 
pannum uel lanam in tinta nigra. Contrafatientes uero in aliquo 
predictorum bactendo uel pectinando seu aliquod laborerium fa- 
tiendo centra formam predictam in e./, rau. per capitaneos artis 
predicte debeant uice qualibet condempnari soluendis arti pre- 
dicte. Et quod quilibet de dieta arte teneatur et debeat pena 
xx.^' /. rau. prò quolibet incusare et denumptiare capitaneis qui-' 
cunque et quotiescunque ad ipsius peruenerlnt aliquem facere 
uel fecisse aliquid centra formam predictam infra duos dies post- 
quam ad eius notitiam peruenerit Quas condempnationes capi- 
tanei qui prò tempore fuerint teneantur et debeant facere et exigi 
de facto omnibus iuris sollempnitatibus obmissis et si fuerint ne- 
gligentes soluant prò banno arti predicte x. libr. rau. et ancon. 
Quorum bannorum medietas sit comunis fabriani et reliqua di- 
ete artis. 

et nnllns nendat |pnnn«ii diebas festini» 

.lij. Item statuimus et ordinamus quod nomini de arte predicta 

liceat per se uel interpositam personam diebus festiuis, uidelicet 
diebus dominicis et diebus festiuitatum Sce. Marie, apostolorum 
et festiuitatis Natiuitatis dnj. Pasquatis resurectionis, Aasensionis 



STÀTUTA ARTIS LANìE 25 

Domini, Sci. Johannis de mense iunij et corporis xpi. obstendere 
nec uendere aliquod pannum ad minutum seu in grossum, centra 
fatientes soluant prò banno x./. rau. prò quaMbet fuicej et qualibet 
petia quam mustraret seu uenderet et quod de predictis quilibet 
possi t accusare, recepto ab eo corporale sacramento, et dicium 
eius teneatur in credentia et habeat medietatem banni, saluo quod 
si aliqua dictarum fesliuitatum de die martis contingerit euenire, 
ad obseruantiam dicti statuti minime teneatur. 

Itera statuimus quod quicunque fuerit capitaneus artis lane .liij. 
de fabriano de mense uetito in statuto artis predicte, teneatur et 
debeat omnes et singulos quos ad notitiam ipsorum capitaneorum 
peruenerunt per accusationem uel per inquisitionem laborasse 
seu laborare fecisse de dictis mensibus ai^tem lane in fabriano 
uel alibi, condempnari in pena contenta in statuto diete artis lo- 
quenti de non laborando tempore uetito. Et condempnationes 
quas fecerint de predictis exigere cum effectu. Et nichilominus ca- 
pitanei diete artis fatiant soUempnes inquisitiones, et si fùerint 
negligentes soluat quilibet x. libr. rau. Et capitanei sequentes 
teneantur facere soUempnem inquisitionem centra capitaneos pre- 
dictos quam alios de dieta arte. Et si inuenerint capitaneos pre- 
cedentes fuisse seu extitisse (negligentesj in predictis, ipsos capita- 
neos et quemlibet eorum et quemlibet alium repertum culpabilem 
condempnare in penam predictam. Et si ipsi capitanei sequentes 
fuerint negligentes pena simili puniantur. 

He panni» non temendis e&tra ferrani et dlstrlelnni tebrlanl 

Item statuimus et ordinamus quod non liceat alieni de dieta \\{\\ 
arte texere nec texi facere aliquod pannum lane extra terram et 
burgis fabriani sino licentia et libertate capitaneorum qui prò 
tempore fuerint Et qui contrafecerint soluant prò banno prò 
qualibet petia et qualibet uice xx.^^ sol. rau. medietas cuius banni 
8it comunis fabriani et reliqua diete sotietatis. Et capitanei, qui 
prò tempore fuerint uolentes dare licentiam alieni texario uel 
texarie de texendo pannum lane extra terram et burgis fabriani, 



26 STATUTA ARTIS hkSJE 

teneantur et debeant dicti capitane! prius illi tezario uel tezaria 
iaramentum prestare ffacerej, uidelicet ad scà. Dei euangelia cor- 
poraliter tactis scripturis, de tezendo pannum strimnmm lane de 
numero nouem legaminum, et de non mietendo in dictìs pannis fl- 
latum ad moninellum. Et de Bisis larghis texere de numero duode- 
cim legaminum et non minus. Et capitane! qui fuerint prò tempore 
teneantur et debeant de predictis inquisitionem facere, et reper- 
tos culpabiles condempnare. Et si dicti capitane! fuerint negli- 
genles soluant prò banno quilibet ipsorum xx}^f. rau. 

.Iv. Item statuimus et ordinamus quod nomini de dieta arte lane 

liceat modo aliquo dicto uel facto facere iniuriam capitaneis 
diete artis occasione alicuius condempnationis facto de eo per 
ipsos capitaneos, occasione alicuius delieti commissi per eum 
centra formam statuti artis, pena et banno xl./. rau. prò quolibet 



He elcettoac mmmmmiìm ^mtmmmmmmk die MiMtati 



.Ivj. Item statuimus et ordinamus quod capitane! qui prò tempore 

fuerint imprincipio sue capitanante teneantur et debeant eligere 
unum quem eis uidebitur ad sonandum campanam sci. uenantij 
de die sabbati, et ad portandum duplerium semper cum aliquis 
de arte moriretur. Qui habere debeat de pecunia diete artis sin- 
gulis sex mensibus prò ipsius mercede et labore x. /• rau. quos 
camerarius dicto artis soluere teneatur sino dampno et pre- 
iuditio sui. 

Be lectfl wàmm eaplendls la tero 

.Ivij. Item statuimus et ordinamus quod nomini de arte liceat ad- 

prehendere nec adprebendi facere aliquem locum, nisi ad breuia 
illum qui sibi daretur per capitaneos in foro comunis cum dissco 
uel aliqua re aliqua die, nisi in die martis de mane post sonum 
campane comunis quo pulsatur prò die, quod nullus capiat locum 
longum ultra septem pedum. Et quod aliquis non debeat ingom- 
borare uias assignandas per capitaneos: eontrafatientes in aliquo 




STATUTA ARTIS LAN^ 27 

predictonim soluat prò banno uìce qualibet v. /. rau. Et quod 
capitanei qui faerint prò tempore fatiant predicta obseruare. Et 
si predicti fuerint negligentes soluant prò banno arti predicte y. 
/. rau. prò quolibet 

^i«od qalllfcct e&ereens artem laret la arte 

C7" Item statuimus et ordinamus quod omnes et singuli existentes .Iviij. 
ia una domo et operati fuerint artem lane teneantur et debeant 
iurare in dieta arte, ad petitionem capitaneorum artis, de fatiendo 
et exercendo dictam artein legaliter et bona fide, et de obbe- 
diendo capitaneis diete artis qui prò tempore fuerint, et obser- 
uando statuta et ordinamenta artis prediete facta et fatienda si 
de uoluntate eapitaneorum processerit, pena et banno v. /. rau. 
prò quolibet qui predieta contenxerint Et capitanei qui prò tem- 
pore fuerint, quos inuenerint iurare fatiant, pena v. /. rau. prò 
quolibet eapitaneo. 

iPe iteaMflibaifl umm mimmtìhum te fi»ro ^mmamwÈim eum tabria- 
nen«ibai0 

Item statuimus et ordinamus quod nuUus forensis qui pannum Jviiij. 
de portauerit fabrianum causa uendendi non possit stare nec 
debeat in foro comunis fabriani die fori cum fabrianensibus uen- 
dentibus pannum fabrianensem, nec possit ipsum pannum uen- 
dere prò pannis fabrianensibus, sed separatim debeat stare a 
dietis fabrianensibus extra forum comunis fabriani, pena et banno 
X. /• rau. prò quolibet et qualibet petia panni. Et capitanei diete 
artis qui prò tempore fuerint teneantur predicta fieri facere 
modis omnibus quibus eis uidebitur, pena v. /. rau. prò quolibet 

Be wÉmtmtìm to^eadl* la adtaMMitla 

Item statuimus et ordinamus quod singuli capitanei, qui prò -Ix. 
tempore fìierint, teneantur et debeant legi facere per notarium 
diete artis in prima adunantia, quaip fieri fecerint tempore sui ca- 
pitaneatus, omnia et singula statuta artis predicte pena et banno 
V. /. rau. si fuerint negligentes. 



28 BTATUTA ABTIS hkSM 



%m0d MMMlnA hailaw mwiìm MrlbMit«r divi 



'^^ì' Itcm statuimus et ordinamus quod nomina lanariorum seri- 

bantiir diuisim, uidelicet nomina cuiuslibet quarterij per se, ad 
hoc ut quando aliquia de arte mori contingente requisitio ipso- 
rum lanariorum fieri possil per plures personas. 



^rctar^ alai 



Ixij. Item statuimus et ordinamus quod nullus de arte audeat uel 

presumat, quando aliquid proponeretur in adunantia generali aut 
in Consilio diete artis dicere nisi ad arengheriam. Qui nero con- 
trafecerit soluat prò pena arti predicte v. /. rau. Et quod capi- 
tanei diete artis dictam quantitatem exigi fatiant a centra fa- 
tientibus sub dieta pena. 



^«•d e«ealrc y a c t la petlja |Miaii< 



Ixiij. Item statuimus et ordinamus quod capitanei diete artis qui 

prò tempore erunt, in prima adunantia que flet in principio eo- 
rum oflltij, teneantur et debeant cum Consilio consiliariorum diete 
artis eligere tres bonos et legales homines de dieta arte ad exti- 
mandum dampnum et deteriorationem quod et que eueniret in 
petijs pannorum defectu texarionim et texariarum, seo ad gual- 
cam derectu gualcatorum, seu purgando defectu purgatorum, et 
omne aliud dampnum et omnem deteriorationem quod et que 
eueniret quoque modo in quocumque laborerio et opere flendo in 
dieta arte defectu pectinatorum, scatar^atorum et bactariorum, ac 
etiam ad extimandum deteriorationem et dampnum quod et que 
eueniret in lanis et pannis male tingendis defectu tintorum. Et 
ìpsi tres prestent corporale iuramentum de ipsorum offltio fide- 
liter exercendo. Quorum extimatorum quilibet ipsorum in soli- 
dum habeat plenissimum arbitrium et bayliam dieta dampna et 
deteriorationes extimare et declarare. Et capitanei qui prò tem- 
pore erunt possint et debeant repertos culpabiles in fatiendo dieta 



STATUTA AKTIS LAK^E 



29 



dampna et deteriorationes cogere ad refltiendum dampnum et sol- 
uendum extimationes flendas per dictos extimatores ad uolumpta- 
tem et requìsìtionem deteriorationem et dampnum passi summarie, 
et ad refltiendum expensas legitimas. Et si capitanei fuerint ne- 
gligentes in exquirendo predicta, penam incurrant qualibet uice 
xl. /. rau. cuius pene dimidia sit comunis fabriani et alia dimi- 
dia diete artis. Et dicti estimatores et quilibet ipsorum teneantur 
et debeant dieta dampna et deteriorationes extimare ad requisi- 
tionem conquerentis de predictis uel aliquo predictorum in quin- 
que dies postquam fberit postula tum, receptis a postulante ij. /. 
prò qualibet libra quantitatis petite prò extimatione dampni pena 
e. /. rau. cuius pene dimidia sit comunis fabriani et alia dimidia 
diete artis, quorum extimatorum offltium duret sex mensibus, qui 
extimatores non possint esse ad dictum oflQtium inde ad duos 
annos a tempore finiti eorum offitij. 



Extimatores da- 
mnorum etdeta- 
riorationum pan- 
norum teneantur 
eztlmare infra 
quinque diea ad 
requisitionem 
conquerentis. 



9u0d non lleeat alleni Itelirlanensl nel ferenal qnl non tfit 
Inmtns in arte lane (erre tabriani «tare die fari in 
fare eamnnia ad nendendnnt |iannnni lane 



Item statuimus et ordinamus quod non liceat alicuj fabria- 
nensi uel forensi, habitanti continue in terra fabriani uel cius 
distri ctu, in alijs autem forensibus nec in terra fabriani nec eius 
districtu sed aliunde uenientibus non habeat locum, qui forenses 
stare possint iuxta abbeueratorium fori extra forum, et alibi non, 
qui non sit iuratus in arte lane terre fabriani stare et morari 
in foro comunis fabriani die fori ad uendendum pannum lane. 
Et qui contrafecerit penam incurrat uice qualibet e. /. rau. cuius 
pene dimidia sit comunis fabriani et alia dimidia diete ariis. 



• « . • • 
.Ixiiij. 



tetlendo |iannnni ner|(atnni 



Item statuimus et ordinamus quod cuilibet de arte et sotie- 
tate predicta sit licitum facere et fieri facere pannos lane uer- 
gatos per longitudinem uel per trausuersum nouem legaminum 
ad minus, quorum trama sit filata ad moninellum, aliquo statuto 
in contrarium loquente non obstante 



.Ixv. 



30 STATUTA AUTIS LAKl^^ 



^«•d q«lllfcct de diete arte ipe««it vendere yaMi et altee 
■iereanttee te fféstliiltetltaie aie. auirle de 
■iarty et de aienfle agaetl 



.Ixvj. Cum in festo sce. marie de mense martij et sce. marie de 

mense augusti multe gentes consueuerunt accedere ad terram fa- 
briani et emerc nelle de pannis et alijs mercantijs in dieta terra 
existentibus, et obstante forma statuti diete sotietatis et artis po- 
siti sub rubrica de diebus festiuis custodiendis, homines diete 
artis non possint de dictis eorum pannis uendere, statuimus et 
ordinamus quod cuilibet de dieta arte et sotietate liceat in die 
fosti sce. marie de mense martij et in die fosti S(^. marie de 
mense augusti posse aperire cameras eorum et uendere eorum 
pannos et quocumque eis uidebitur, non obstante forma dicti sta- 
tuti in contrarium loquentis. 

Vt qalUfcet peeslt tlafere teaei te ttete alfra 

.Ixrij. Item statuimus et ordinamus quod cuilibet operanti artem 

lane sit licitum tingere et tingi facere lanam et fllatum in tinta 
nigra causa fatiendi pannos mischiatos et largos ad modum pan- 
norum florentinorum cum licentia capitaneorum artis lane. Et qui 
contrafecerit puniatur secundum formam statuti positi sub rubrica 
ut nullus tingat lanam in tinta nigra. Et lana quam quis tin- 
gere uoluerit, sit et esse debeat ualoris et extimationis quinque 
/• rau. prò qualibet libra lane extimanda per capitaneos et con- 
« siliarios diete artis et tinta sit et esse debeat de guado uel de 
rabbia et aliter non. 



Lecta conflrmata et approbata fuerunt omnia et singula su- 
prascripta statuta et ordinamenta in generali adunantia hominum 
artis lane terre fabriani mandato discretorum uirorum Vannis 
Picardi de fabriano quarterij castri ueteris, et Niccolay iacobi de 
fabriano quarterij sancti Blaxij capitaneoram diete artis in ec- 
clesia sci. Romaldi de Fabriano ad sonum campane uocemque 



STATUTA ARTIS LANX 31 

preconis more solito soUempniter congregata. Facto et misso di- 
ligenti partito per Vannem piccardi predictam de consensu et 
uoluntate dicti Niccolay capitanei eius sotii singulariter et diui- 
sim super quolibet dictorum statutorum et ordinamentorum ad 
bussulas et palloctas inter dictos artijQces artis predicte illic stan- 
tesy placuerut Ixxiij bominibus qui eorum palloctas miserunt et re- 
perto fuerunt in bussulam albam del sic. Et ita uictum et obten- 
tum ac etiam reformata et confirmata et approbata fùerunt dieta 
statuta et ordinamenta non obstantibus octo bominibus qui eo- 
rum palloctas miserunt et reperto Aierunt in bussulam rubeam 
del non. De quibus dicti capitanei et artiflces rogauerunt me Ni- 
num notarium infrascriptum sub anno domini mille, ecc. Ixviiij. 
indictioue septima tempore Vrbani pp.® quinti die xvj mensis de- 
cembris. Actum fabriani in ecclesia sci. Romaldi sita in quarterie 
sci. Blaxij iuxta uias a duobus lateribus res diete ecclesie et alia 
latera, presentibus Mactheo vannis, Tomassutio domini macthei 
et ser Laurentio agustini de fabriano testibus rogatis. 



Et ego Ninus magistri pauli de fabriano imperiali auctori- 
tate notarius predictis omnibus et singulis suprascriptis interfui 
et ea rogatos scribere scripsi et pubblicani exceptis certis addi- 
tionibus et correctionibus factis prout apparet scriptum manu 
alterius in uoluminibus et marginibus aliorum statutorum diete 
artis scriptorum et pubblicatorum manu mei notarij suprascripti. 

Correcta fuerunt omnia supradicta statuta per me Oliuerium 
de rodulphis de regio iudicem domini luce de Firdolphis de pan- 
cano militis fiorentini vicarij terre fabriani per sanctam roma- 
nam ecclesiam et ex commissione mihi facta per magniflcum et 
potentem militem dominum Ademarum de Agrifolio romane ec- 
clesie mariscalcum marchio anconitane rectorem generalem sub. 
anno dni. mccclxx. indictione viij tempore sanctissimi patris et 
domini nfi. dni. Vrbani pp.® v. die viij maij. 

In nomine domini amen. Anno a natiuitate domini millesimo 
trecentesimo septuagesimo. indictione viij die viiij.* mensis junij 



32 STATUTA ARTIS LAN£ 

Pontiflcatus sanctissimi patrìs et domini nostri domini Vrbani 
diuina proludente clementia pp.« quinti anno octauo. Magniflcus 
et potens miles dominus Ademarius de Agrifolio dominus de fonte 
et de tudello Romane Curie Mariscalcus et prouincie Marchio an- 
conitane Rector prò sancta Romana ecclesia generalis supradicta 
statuta et ordinamenta hominum artis lane de terra fabriani 
uisa et esaminata ex commissione dicti domini Rectoris per sa- 
pientem uirum dominum Oliuerium de Rodnlphis de Regio tunc 
judicem uicarij diete terre prout ex ipsius domini Oliuerij sub- 
scriptione manu propria facta in dictis statntis apparet, appro- 
bauit, et auctoritate sua confirmauit, mandauitque de cetero ab 
hominibus diete artis inuiolabiliter obseruarì si et in quantum 
non derogent in aliquo ecclesiastico libertati aut honori, uel ju- 
risdictioni Romane ecclesie, et domini Rectoris predicti, aut etiam 
constitutionibus generalis curie prouincie prelibate. 



Actum in terra fabriani in loco fratrum minorum de dieta 
terra et logia superiori dicti loci residentie dicti domini Rectoris 
presentibus Nobile uiro Macteo de Vicedominis de monticulo do- 
micelio parmensi diete prouincie Marescallo, et sapiente uiro do- 
mino Antonio de Ciuitate Castelli legum doctore judice maleficio- 
rum curie generalis diete prouincie testibus ad hoc uocatis. 



Et ego Johannes Melis de Amandula firmane diecesis publicus 
imperiali auctoritate notarius et index ordinarius et nunc nota- 
rius camere dicti domini Rectoris supradictis confirmationi et 
approbationi, mandato, exceptionibus, et reformationibus presens 
fui et rogatus scribere scripsi et pùblicaui signoque meo con- 
sueto singnaui. 



Loc. sigilli 



REFORMATIONES 



STATVTOBUM AHTIS IìAN^C 



In Dei nomine amen. Anno eiusdem millio. trecentesimo sep- 
tuagesimo secundo indictione decima tempore sanctissimi in xpo. 
patris et domini nostri domini Gregorij diuina prouidentia pp.® 
xj. die uigesima prima aprilis. Consilio dominorum priorum et 
xij consiliariorum auctoritate et credentie terre fabriani et ali- 
quorum aliorum honorum uirorum diete terre dicto Consilio adicto- 
rum et uocatorum per dictos dominos priores in pallatio dicto- 
rum dominorum priorum in sala terrena ipsius pallatij de man- 
dato Nobilis et sapientis uiri domini Johannis de monte flascone 
juris periti judicis coUateralis et locum tenentis Nobilis et po- 
tentis uiri Petri de murlis uicarij et capitanei terre fabriani et 
sui districtus prò sca. romana Ecclesia cum deliberatione, uolun- 
tate et consensu dictorum dominorum priorum in numero suffl- 
tienti more solito conuocato et congregato, qui fuerunt numero 
xxYJ, computata persona dicti locumtenentis. 

In quo quidem Consilio et coram consiliarijs dicti consilij 
dictus dominus judex et locumtenens cum presentia consensu et 
uolunctate dictorum dominorum priorum proponit et proponere 
facit infrascriptam propositam primo deliberatam edictam et 
formatam per ipsos domìnum locumtenentem et priores. 

Primo cum reperiatur quoddam statutum in uolumine statu- 
torum comunis nostre terre in quo cauetur quod pannus lane 
non possit poni ad tiratorium, quid uidetur et placet dicto Con- 
silio et consiliarijs ipsius prouidere, statuere, et reformare super 
dicto statuto et contentum in eo. 

Super qua quidem proposita et contentis in ea dictus domi- 
nus Johannes judex et locumtenens predictus cum presentia et 
uoluntate dictorum dominorum priorum petijt sanum et utile 
consilium exiheri 



31 STATUTA AttTiS LAN-fi 

Ser Simonutius bartolutij unus ex dictis et uocatis dicto Con- 
silio existens in ipso Consilio surgens ad arengberiam in ipso 
Consilio ad consulendum super dieta proposita, et contentum in 
ea dixit et consuluit,'quod remictatur in prefactos dominos lo- 
cumtenentem et priores et quod ex nunc remissum esse intelli- 
gatur et sit, et quidquid deliberatum ordinatum statutum proni- 
sum et reformatum fuerit per eosdem nel maiorem partem ipso- 
rum ualeat et teneat in omnibus et per omnia, quemadmodum 
deliberatum ordinatum prouisum statutum et reformatum esset 
per ipsum consilium. 

In reformatione et summa cuius consilij premisso facto et 
obtento diligenti et secreto scruptinio et partito inter consiliarios 
ipsius consilij ad bussulas et palluctas, per dictum dominum Johan- 
nem judicem et locumtenentem super Consilio dato et exhibito per 
suprascriptum ser Simonutium consultorem super suprascripta pro- 
posita et contentum in ea in hunc modum, uidelicet quod cui pla- 
cet et uult dictum et consilium suprascripti Ser Simonuctij con- 
sultoris super dieta proposita et contentis in ea datum et exhi- 
bitum, et quod fiat et executioni mandetur secundum ipsum in 
omnibus et per omnia sit et esse debeat una pars et ponat pal- 
luctam in bussula alba del si, et cui non placet sit et esse debeat 
altera pars et ponat eius palluctam in bussulam rubeam del no. 
Hepertum fuit piacere omnibus consiliarijs dicti consilij ponen- 
tibus eorum palluctas in bussulam albam del si. Et sic obtentum 
flrmatum deliberatum ordinatum prouisum et reformatum fuit 
dictum et secundum dictum et consilium predicti Ser Symonutij 
consultoris. 



Die xxij dicti mensis aprilis. Conuenientes in unum Nobilis 
et sapiens uir dominus Johannes de monte flascone jurisperitus 
Judex coUateralis et locomtenens nobilis et potentis uiri Petri de 
niurlis uicarij et capitanei suprascripti, Tubiucius domini Petri, 
Anthonius cichi salucij, Bonauentura Mantie et Anthonius Cicha- 
relli priores diete terre fabriani in sala superiori pallatij resi- 
dentie dicti domini locumtenentis, omnes unanimiter et concorditer, 
eorum nemine discordante, uigore remissionis in eos facto die ui- 
gesimo primo mensis aprilis, ut patet raanu mei Johannis Cancel- 



STATUTA. ARTIS LANìB 35 

larij infrascripti, prouiderunt, ordinauerunt, deliberauerun^t, sta- 
tuerunt et reformauerunt, quod statutum comunis, positum in uo- 
gj^ lumiiie statutorum comanis fabriani sub roblìca ('sicj ut nullus 
ponat pannum ad Tiratorium, sit suspensum et ex nunc suspen- 
datur et prò suspense habeatur quo ad pannos lane largos de 
colore uel de uisio de duodecim legaminibus uel ab inde supra 
laboratos ad modum pannorum florentinorum, et non ad alios 
pannos, usque ad beneplacitum consilij generalis centum comunis 
predicti, eo quia antiquum est continens in tempore isto potius 
daropnum quam lucrum. 

Actum in terra fabriani in sala suprascripta presentibus 
Mengho Bartholi de Urbino, XpoTano dicto ftilignato, et Anthonio 
Aluisis de pedemontum famulis dictorum dominorum priorum te- 
stibus ad hoc uocatis et rogatis. 

Et ego Johannes Petri de Cantellis de parma pyblicus impe- 
riali auctoritate notarius et nunc notarius et cancellarius comunis 
fabriani prò sancta romana ecclesia predictis omnibus et sin- 
gulis dum agebantur interfui et rogatus ac de mandato dictorum 
dominorum scripsi et publicaui, signoque meo consueto signaui in 
testimonium premissorum. 

Die xiiij mensis raaij raiij.<^ Ixxij. indie, etc. 

Suprascripta reformatio facta per dominum Johannem locum- 
tenentem et priores prefacti die xxij mensis aprilis signata fuit 
manu domini nostri domini Oxomen. rectoris marchio anco- 
nitane et scriptum est post ipsam reformationem hoc uerbum — 

Placet — etpostmodum subscripta manu cancellarij dicti domini 

Rectoris. Dat. firmi tertio jdus maij pontiflcatus domini nostri 
domini Gregorij pp.® xj anno secundo. Que quidem reformatio, 
una cum pluribus alijs reformatìonibus missis dicto domino nostro 

domino Rectori, signata fuit et remissa interclusa in licteris 

ipsius domini nostri domini Rectoris. Que reformatio et litere 

sunt in cancellaria dicti comunis fabriani. 

Et ego Johannes Cancellarius prefactus propria manu scripsi 
in fldem et testimonium premissorum. 



36 STATUTA ARTI8 LAN^ 



■ » * 99:^jst* 



In nomine sancte et indiuidue trinitatis, ad exaltationcm 
et reuerentiam et honorem excelse roaiestatis eterne et beale 
marie uirginis gloriose ac beatorum appostolorum petri et pauli 
nec non beati Jobannis batiste martiris gloriosi capitis et prò- 
tectoris, et ducis comunis et populi diete terre fabriani, ac ad 
exaltationem et magniflcentiam potentis militis domini Guidonis 
de clauellis de fabriano defensoris comunis et populi terre pre- 
diete et totius regiminis eiusdem terre fabriani, atque ad hono- 
rem et aumentum omnium collegiatorum artis lane terre fabriani 
prefate et comodum et utilitatem omnium singulorum collegia- 
torum. Hec sunt quedam statuta seu ordinamenta artis lane facta 
et ordinata per prouidos uiros Benciuenem michelis de fabriano 
quarteri sci. Jobannis, et Àndream uenimbeni de fabriano quar- 
terij castri ueteris capitaneos diete artis, nec non Bartholinum 
benciuenis, Niccolutium salinbcne, Franciscum alenutij, Bonaoram 
ser uinani, Bartholomeum uannis, Meum cole, Johannem saluj, 
Perum uannis, Petrum colo caselle, Petrum cicchi contis, Antho- 
nium massij et Gualterium phylippi de fabriano quarterij castri 
ueteris, Meum Johanninj, Niccolutium Anthonij et Guidum An- 
thonij de fabriano quarterij sci. Blasij hominesjuratos diete artis 
habentes ab uniuersitate et collegio diete artis lane plenum et 
generale arbitrium ac potestatem et bailiam super inflrascriptis 
statutis et ordinamentis creandis et decernendis, ut constat manu 
mey notarij inlVascripti, ad toUendum et dirimendum lites et dis- 
scordias et questiones que haberi possent in dieta arte et inter 
artiflces artis prefate, nec non ad honorandum, conseruandum, 
aumentandum, et manutenendum artem prefatam et artifices et 
collegiatos diete artis. Et publicata, autenticata et scripta per 
me Laurentium Ser Raynaldi uenimbeni de fabriano notarium, et 
nunc notarium diete artis de mandato et uoluntate supradictorum 
capitaneorum et aliorum supranominatorum diete artis sub anno 
domini Millo, iij.^ Ixxxj. Indictione quarta tempore domini Vr- 
bani pp.® vj die xiij mensis nouembris. 

Quoniam diuina mandat auctoritas quod uerìtas ceteris alijs 

prcferatur et honoretur: Ideo ut ueritas bonitas et legralitas artis 

Sj^' lane uigentis et merito commendando euidenter appareat in terra 



STATUTA ARTIS LAN-E 37 

fabriani, et ne in aliquo ualeant homines fabriani dictam artem 
lane exercentes fabriani ob defectum et malitiam alicuius incul- 
pari, et ut fama et bonitas pannorum gactinellorum et uisel- 
lorum laboratorum et laborandorum possit et merito augeri in 
terra fabriani, nec in aliquo ob certos forenses, suos huiusmodi 
pannos fabriani ad portantes et uendentes, possit ledi nel minuj, 

Statuimus et ordinamus quod nuUus juratus de dieta arte 
nec aliquis fabrianensis possit nec debeat uendere uel tenere in 
fabriano in eorum appotecis, domibus, uel locis consuetis aliquem 
seu aliquos pannos laneos gactinellorum uel uisionim lane car- 
frinie fllatorum ad molinellum uel ad conocchiam forenses, uide- 
licet factos alibi quam in fabriano, ingrossum uel ad minutum 
sub pena et ad penam decem libr. den. monete curentis in terra 
fabriani prò quolibet et qualibet uice, que pena toties exigi et 
commicti possit per capitaneos diete artis, quotiens centra factum 
fuerit, cuius pene medielaS sit comunis fabriani et alia medietas 
diete artis. 

Item ad hoc ut agnoscatur bonitas et legalitas pannorum 
gactinellorum et uiseorum qui flunt in terra fabriani ab alijs 
pannis gactinellorum et uiseorum qui flunt in alijs locis seu 
terris, Statuimus et ordinamus quod non liceat alicuj forensi fa- 
brianum uenienti uendere uel retinere ad uendendum pannos 
seu pannum gactinellorum seu uiseorum lane carfì*inie filate 
ad molinellum seu conocchiam, nisi die fori ante domum seu 
hospitium ft'ancischini cicchi palmeroli de fabriano hospitatoris, 
ut actenus fuit consuetum, pena decem librarum den. monete cur- 
rentis in terra fabriani, que pena toties commicti et exigi possit 
per capitaneos diete artis qui prò tempore fuerint, quotiens cen- 
tra factum fuerit prò quolibet et qualibet uice, que pena medietas 
sit comunis fabriani et alia medietas diete artis, ad hoc ut ad 
notitiam omnium perueniat illos pannos esse forenses, et ne ali- 
quis ualeat in hoc decipi uel fraudari, et ne defectus dictorum 
pannorum, si quis esset, possit fabrianensibus et diete arti inputari. 

Et ego laurentius Ser Raynaldi ueninbeni de fabriano Im- 
periali auctoritate notarius nec non notarius et offlcialis diete 
artis, predictis omnibus et singulis interfuì et rogatus scripsi et 
publicaui. 



38 STATUTA ABTIS LAM£ 

In dcy nomine amen. Anno domini millo. trecentesimo ociua- 
gesimo secando indictione quinta tempore domini Vrb^ni pp.^ vj 
die vij mensis maij. Consilio dominorum priorum et duodecim 
consiliariorum auctoritate et credentie terre fabriani in palatio 
dictorum dominorum priorum in cancelleria ipsius palati] de 
mandato prudentum uirorum Ambrogij bonauenture quarterij sci. 
Johannis, Nicolai bartolomei quarterij castri ueteris duwum ex 
quatuor dominorum priorum comunis fabriani in dicto Consilio 
existentium, et absentibus Bigo macthioli quarterij sci. Blasij et 
Massio Bartholi quarterij ppdij alis duobus prioribus in seroitium 
comunis fabriani arduis de causis euntibus, ac etiam de man- 
dato magnifici militis dni. Ouidonis dni. Alberghecti de clauellis 
de fabriano defensor is comunis diete terre in dicto Consilio 
existentis, in numero suffltienti more solito conuocato et congre- 
gato» qui fuerunt numero quatuordecim computata persona dicti 
domini defensoris. In quo quidem Consilio uenientes Benciuene 
Michelis et Andreas uenimbeni de fabriano capitanei artis lane 
terre fabriani produxerunt et exhibuerunt in scriptis quamdam 
suplicationem siue petitionem continentie infrascripte, uidelicet 
coram uobis sapientibus uiris dominis i^ioribus et Consilio co- 
munis terre fabriani 

Exponitur humiliter et deuote prò parte Benciuenis michelis 
et Andree ueninbeni de fabriano capitaneorum artis lane terre 
fabriani nomine diete artis uirorum, et comunis fabriani fldelis- 
simorum seruitorum dicenUum, quod cum hominés diete artis or- 
dinauerunt et fecerunt in dieta arte seu adunantia duo statua 
seu reformationes prò augmento diete artis et utilitate eiusdem, 
idcirco prò ipsorum parte humiliter et deuote supplicatur, quatenus 
placeat uestrìs dominationibus ipsa statuta per uos uidenda esse, 
uisaque et lecta conflrmare et ad probare. In dicto quoque Con- 
silio producta fuerunt ipsa duo statuta et ordinamenta scripta 
et pubblicata manu ser laurentij ser Raynaldi do fabriano per 
ipsos capitaneos dicentes, supplicantes et petentes dieta duo sta- 
tuta et reformationes, prout iacent, per ipsos dominos priores et 
consilium autenticari conflrmari et adprobari ad hoc, ut possint 
executioni mandari centra delinquentes secundum formam dicto- 
rum duorum statutorum. Que quidem statuta et ordinamenta et 
reformationes f\ierunt in dicto Consilio per me notarium et can- 



stàtuta abtis lanjb 39 

cellarium infrascpiptum lecta et uulgarì sermone exposita de 
puncto ad punetum de capitulo ad capitulum, prout iacent, man- 
dato dictorum dominorum priorum et domini defensoris: et super 
predictis uisa supplicatone et tenore ipsorum duorum statutorum, 
per supradictum Ambrogium de presentia et uolumptate alterius 
prioris et domini defensoris, facto misso diligenti partito inter 
ipsos dominos priores dominum defensorem et consiliarios qui 
fuerunt in summa quatuordecim, placuit omnibus dictis quatuor- 
decim in dicto Consilio existentibus ponentibus eorum palluctas 
in bussulam albam del sic nulla repertia pallucta in bussala ru- 
bea del non, que predicta duo statuta ordinamenta et reforma- 
tiones sint stabiles et firme et robur perpetuo obtineant flrmitatis, 
et executioni mandentur per capitaneos diete artis ac etiam per 
offltiales terre fabriani, si necesse ftierit, auctoritate presentis re- 
formationis. Et sic reformatum, et deliberatum et firmatum extitit 
non obstantibus aliquo statuto ordine et legibus in contrarium 
loquentibus, quod uel quem, uel que quantum ad presens ad pre- 
dicta nullam obseruationem mereantur, et dispensationeni aucto- 
ritate predicta penitus patiantur. 

Et ego Laurentius Augustini florentutij de fabriano imperiali 
auctoritate notarius nunc notarius et cancellarius comunis fabriani 
per ipsum comune super hoc deputatus predictis omnibus et sin- 
gulis dum agebantur interfui, et rogatus ac de mandato dicto- 
rum dominorum scripsi publicaui, singoque meo consueto sin- 
gnaui in testimonium premissorum. 



In nomine sancte et individue trinitatis ad exaltationem et 
reverentiam et honorem excelse maiestatis eterne et beate marie 
uirginis gloriose ac beatorum appostolorum petri et pauli nec 
non beati joannis bactiste martiris gloriosi capitis protectoris et 
ducis comunis et populi terre fabriani omniumque sanctorum et 
sanctarum dey, ad bonum et paciflcum statum» prosperum et 
tranquillum comunis et populi diete terre fabriani ac etiam exal- 
tationem et magniflcentiam potentis militis domini Guidonis de 
clauellis de fabriano defensoris comunis et populi terre iam diete 
et totius regiminis oiusdem terre fabriani, atque ad honorem et 



40 STATUTA ABTIS LAN£ 

aumentum omnium collegiatorum artis lane terre fabriani prefatc 
et comodum et utilitatem omnium et singolorum collegiatorum. 
Hec 8unt quedam statata seu ordinamenta artis lane facta et 
ordinata per prouidos uiros Anthonium francisci alenutij de fa- 
briano quarterij castri ueteris et Guidum Anthonium de fabrìano 
quarterij sancti blasij capitaneorum diete artis babentes ab 
universitate et collegio diete artis lane plenum arbitrium super 
infrascriptis statutis et ordinamentLs, ut constat manu mey no* 
tarij infrascriptiy lecta in generali CadunantiaJ artis lane et ap* 
probata per xlviiij homines diete artis quibus placuit mietere eo- 
rum palluctas in bussula alba del sic, non obstantibus octo homi* 
nibus diete artis quibus placuit mietere eorum palluctas in bussula 
rubea del non, ad tollendum et dirimendum lites et discordias et 
questiones que horirj possent in dieta arte et inter artifices artis 
prefate, nec non ad honorandum conseruandum aumentandum et 
manutenendum artem prefatam et artifices et coUegiatos diete 
artis. Et pubblicata autenticata et scripta per me laurentium sor 
Baynaldi Venimbeni de fabriano notarlo et nunc notarlo diete 
artis de mandato et uoluntate supradictorum capitaneorum diete 
artis. Sub anno domini Millo, iij.^ Ixxxvij. Indie tiene x tempore 
domini. Vrbani pp.^ vj die uigesima octaua madij 

KT* Statuimus et ordinamus prò aumentatione et statu hominum 
diete artis lane quod nuUus de dieta arte possit uel debeat la- 
borare uel bactere modo aliquo lanam alicuius non iurati in 
arte predicta sino expressa licentia capitaneorum diete artis, et 
quod capitanei artis predicte non possint nec debeant talem li- 
centiam concedere, nisi talis de arte predicta, bactere uel laboraro 
uolens lanam huiusmodi, soluat arti predicte prò qualibet libra 
diete lane, quam laborare uoluit, unum denarium, qui centra fé- 
cerit in aliquo dictorum capitulorum penam incurrat prò qualibet 
uiee quadraginta solidor. denariorum. 

87" Item statuimus et ordinamus quod nuUus de arte predicta 
possit nec debeat purgare nec reuersare aliquam petiam panni 
lane alicuius forensis uel alterius non iurati in arte predicta sino 
expressa licentia capitaneorum diete artis, et quod non liceat ca- 
pitaneis artis predicte talem licentiam concedere alicuj, nisi primo 
talis, purgare uel reseruare uolens, soluerit arti predicte prò qua- 
libet petia et cauitio panni lane quinque sold. donar, contrafatiens 



STATUTA ARTIS LAN^B 41 

uero in aliqiia parte dicti statuti penam incurrat prò qualibet 
uice xl. sol. don. 

§^ Item statuimus et ordinamus quod non liceat alicuj tintori 
iarato in arte predicta tingere aliquam lanam nel aliquem pan- 
num cuiuscumque conditionis sint alicuias forensis uel alterius 
cuiuscunque non iurati in arte predicta, non obtenta prius licentia 
a capitaneis diete artis qui erunt prò tempore, et quod non sit 
licitum dictis capitaneis talem licentiam concedere, nisi primo 
ipso tintor uolens tingere lanam siue pannum soluerit diete arti 
prò qualibet libra lane predicte unum denarium et prò qualibet 
petia panni predicti quinque sol. donar. Et si quis centra fecerit 
in aliquo capitalo predictorum soluat nomine pene diete arti 
quadraginta sol. den. 

ij^ Item statuimus et ordinamus quod nullus tessarius uel tes- 
saria jurati in arte predicta possint nec debeant tessere aliquam 
petiam uel cauitium panni lane alicuius non magistri artis pre- 
dicte et artem predictam exercentis sino expressa licentia capi- 
taneorum diete artis, contrafacientes uero teneantur soluere no- 
mine pene diete arti prò qualibet uice, qua contrafecerint, quadra- 
ginta sol. donar. 

fCr* Item statuimus et ordinamus quod nullus dissipulus seu non 
magister diete artis possit nec debeat facere uel fieri facere ali- 
quam petiam uel cauitium panni lane sino licentia expressa ca- 
pitaneorum diete artis et nisi primo habeat singnale in arte 
predicta, et habito singnali in dieta arte ex tunc habeatur prò 
magistro, et de cetero teneatur substinere honorem, ut alij magistri 
diete artis substinent» et qui centra fecerit soluat prò banno arti 
predicte prò qualibet uice quadraginta sol. den. 

gj" Item statuimus et ordinamus quod quilibet juratus in arte 
predicta, uolens facere scribere et ponere suum singnale in libro 
diete artis, teneatur soluere prò quolibet singnali sic apposito ui- 
ginti sol. den. Qui uero contrafecerit penam incurrat xl. sold. 
den. diete arti soluendorum. 

£7" Item statuimus et ordinamus quod nullus forensis uolens ini- 
tiare et facere artem lane in terra fabriani recipiatur ad iura- 
mentum in arte predicta, nec possit ipsam artem exercere in terra 
fabriani, nisi primo soluat diete arti duos florenos aurj. Et qui 
centra fecerit penam incurrat quadraginta sol. prò qualibet uice 
soluend. diete arti. e 



42 STATUTA ARTIS LAN^ 

Et ego Laurentius ser Raynaldi uenimbeni de fabrìano im- 
I)eriali auctoriiate notarius et nunc notarius et offltialis dict« 
artis predictìs omnibus et singulis interfui et rogatus scripsi et 
publicaui. 



In dey nomine amen. Hec sunt quedam statuta et ordina- 
menta condita et ordinata por uiros prouidos Petrum Cole Caselle 
de fabriano de quarterie castri ueteris, et Franciscum Florani 
Mlchaelis de fabriano de quarterie sancti Blasij Capitaneos artis 
lane terre fabriani habentes ab hominibus et uniuersitate eiusdem 
artis plenum et generale arbitrium et potestatem ac facultatem 
super omnibus et singulis infrascriptis et super alijs factis et 
negotijs artis predicte fldeliter et utiliter fatiendis et ordinandis. 
Et publicata et autenticata de mandato eorundem capitaneorum 
per me Johanninum Bartholomey Righi de fabriano pubblicum im-* 
periali auctoritate notarium, et nunc notarium et offltialem diete 
artis sub anno domini mille, trecentesimo nonagesimo secundo 
indictione quintadecima, tempore domini Bonifatij pape noni die 
prima mensis martij. 

Statuìmus et ordinamus quod Bullator qui elligitur per capi- 
taneos artis predicte secundum formam statuti ipsius artis tenea- 
tur buUare pannos et cauitios, uidelicet Bigios largos et stremos, 
et quod quilibet fatiat bullari dictos pannos modo predicte, prius 
quam eos mictat seu portet eos ad pulcum uel ualcham, sub pena 
quinque soldorum don. prò quolibet et qualibet petia et quolibet 
cauitio et qualibet uice qua contrafacerct in non fatiendo bullari 
pannos et cauitios predictos. Et nichillominus dent diete Bulla- 
tori duos denarios prò qualibet Bulla. 

Item staluimus et ordinamus quod cercatores qui eligentur 
per consiliarios diete artis, secundum formam octaui statuti supra- 
scripti, teneantur et debeant ad penam contentam in diete octauo 
statuto inquirere et cercare ad cameras artiflcum artis predicte, 
et ad alia loca ad que eis uidebitur et placebit, prò lana malitiosa 
et prò pannis factis centra formam statuti ipsius artis et prò 
Bigijs larghis et Gactinellis stremis non buUatis, et facere et 
obseruare quidquid in diete octauo statuto continetur, non obstante 
aliqua reformatione, uel alio quod in contrarium loqueretur. 



STATUTA ARTIS LANìB 43 

Statuimus et ordinamus quod cuilibet de arte predicta liceat 
tingere et tingi facere lanam in tinta nigra prò fatiendo pannos 
mescholatos ad modum pannorum florentinorum , non obstante 
quod dieta tinta non fuerit faeta de Rubbio et Guado. 

Sancimus et ordinamos quod quilibet iuratus in arte predicta 
teneatur et debeat uenire et accedere ad adunantiam artis pre- 
diete, quandocunque fuerit sibi mandatum uel dictum per capi- 
taneos diete artis, seu prò eorum parte sub pena quinque soldo- 
rum donar, prò quolibet contrafatiente et qualibet uice qua con- 
trafecerit, non obstante quod adunantia non fuerit preconicgata 
uel significata per sonum campane. 

Item statuimus et ordinamus quod non liceat alicui persone 
uendere uel pignorare, seu quomodolibet alienare alteri persone, 
nec emere seu in pignus uel prò pignoro recipere, nec modo aliquo 
jus acquirere net actionem, lanam laboratam uel inceptam labo- 
rari, aut fllatam, nec pannum laneum, nec cauitium panni lane 
non fornitum de pulce, ualca, tiratorio et tinta et omni alio ma- 
gisterio opportuno pannis laneis, sino licentia expressa capita- 
neorum diete artis, ad penam decem librarum denariorium prò 
quolibet contrafatiente et uice qualibet qua contrafecerit; cuius 
pene medietas applicetur comuni fabriani et alia arti predicte. 

Lecta, conflrmata et approbata fuerunt omnia et singula su- 
prascripta statuta et ordinamenta in adunantia generali homi- 
num artis lane suprascripte in loco infrascripto soUempniter 
adunata et congregata de mandato prouidorum uirorum petri 
cole caselle et francisci florani michaelis de fabriano capitaneo- 
rum eiusdem artis, ut moris est, facto et celebrato soUempniter per 
ipsos capitaneos partito singulariter et diuisim super quolibet 
eorumdem statutorum Inter omnes et singulos artiflces diete artis 
ìbidem stantes, ipsoque uicto obtento et approbato uiua noce per 
omnes artiflces predictos, quibus uisum fuit, dieta statuta fere ne- 
cessaria bona utilia et equa prò arte predicta, eorum nomine 
discordante, inter quos fuerunt hij, uidelicet Petrus cicchi mactutij, 
Pierus uannis, Andreas uenimbeni, Benciuiene michaelis, Nofrius 
jacobi, Bartolinus benciuieni, Bictus nassimbeni, Bartolomeus uan- 
nis, Johannes uannis, Vicus cicchoni, et Marcus Johannis de fa- 
briano artiflces diete artis, ac etiam magister Simon meglioris 
tintor de florentia habitator fabriani, sub anno domini millio. tre- 



44 STATCTA ARTI8 LAN.I? 

centesimo nonagesimo secundo iodictione quintadecima tempore 
domini Bonifatij pape noni die prima mensìs martij: fabrìani in 
ecclesia sce. marie de hospitali comunis fabrìani sita in quar- 
terio castri ueteris inter uias et dictum hospitale presentibus 
Johanne franceschutij, Anthonio nannis, Deutaiude Cicchi de fa- 
briano testi bus rogatis. 

Et ego Joannes Bartholomei Riglii de fabriano publicus im- 
periali auctoritate notarìus, nunc quoque notarius et offltialis diete 
artis predictis omnibus et singulis presens fui, eaque de mandato 
dictorum capitaneorum rogatus scribere scrìpxi et pubblicaui. 



In Dei nomine amen. Anno a natiuitate eiusdem M.^ ecc.® Ixxxij^ 
indictione xv.* tempore sanctissimi in xpo. patris et d. d. bonifatij 
diuina prouidentia pp.* noni die secunda mensis februarij in pa- 
latio habitationis cuondam dominorum priorum artium terre fa- 
brìani in quadam camera ubi est cancellaria dicti comunis, pre- 
sentibus ser ambrogio francissi et marco francissi de fabriano 
testibus. Commendabiles uiri Teneructius lemuctij, Joannes florani, 
Lippus uagnoli, et Massius bartoli de fabriano domini priores 
artium terre fabriani, ac Magniflcus et potens miles dominus 
Guido de clauellis de fabriano defensor etc. — , uigore comissionis 
eis facte per consilium comunis fabriani in hoc auctoritatem ha- 
bens, uisis auditis et diligenter examinatis supradictis statutis 
scriptis manu Ser Joannis Bartolomei de fabriano notarij supra- 
dictì per me xpofàhum cancellarium infìrascriptum, ipsis primitus 
de nerbo ad uerbum lectis, aduertentes quod ars lane est satis 
utilis et honoriflca terre fabriani et quod per prudentes et bonos 
homines et artiflces diete artis lane dieta statuta siue reforma- 
tiones sunt concorditer conflrmata, xpi. nomine inuocato, ipsa 
statuta et reformationes eonflrmauerunt et omologauerunt ac flr- 
mauerunt non obstantibus aliquibus statutis in contrarium loquen- 
tibus, rogantes me notarium et cancellarium inflrascriptum et 
michi mandantes ut de predictis publicum conficerem instru- 
mentum. _ 

Ego xpofanus de fabriano imperiali auctoritate notarius et 
nunc dicti comunis cancellarius et scriba predictis omnibus et 
smgulis interfìii et rogatus scribere scrissi et publlcaui. 



STATUTA ARTIS LAN-12 45 

In nomine domini amen. Anno domìni millio. quatuorcente- 
Simo quarto inditione duodecima tempore domini Innocentij pape 
septimi die trigesima mensis nouembris. Fabriani in Ecclesia 
sancti Niccolay diete terre. In adunantia generali hominum artis 
lane terre fabriani in dicto loco congregata et adunata ad so- 
num campane uocemque preconis, ut moris est, de mandato prò- 
uidorum uirorum Benciuenis michelis, et Joannis felippi de fa- 
briano capitaneorum diete artis lane, in qua quidem adunantia 
surgens dictus Benciuene, unus ex dictis capitaneis, de uoluntate 
et consensu dicti Johannis suj sotij, dixit et proposuit quod cum 
electio, que flt de capitaneis et camerarijs diete artis lane se- 
cundum formam statutorum diete artis dissponentium de dieta 
materia, sit multum tediosa et minus expeditiua quam extractio, 
que fieri solebat, de bussulis imbossulatorum in quibus imbussu- 
lari solebant capitaney et camerarij secundum modum alias usi- 
tatum: Ideo petijt idem capitaneus prouideri, et super predictis, 
per homines artis predicte, sanum et utile consilium exhiberj, 
post que 

Felippus deutesalue de fabriano unus ex dieta arte existens 
in dieta adunantia, sui;gens ad arengheriam super dieta propesila 
et contentis in ea dixit consulendo et consuluit, quod de cetero 
fiat imbussulatio capitaneorum et camerariorum de illis qui sunt 
uel erunt magistri in dieta arte et non de alijs, uidelicet quod 
capitaney diete artis, qui nunc sunt uel prò tempore erunt, cura 
Consilio consiliariorum eorum et illorum quos uocari uoluerint de 
arte predicta, et fatiant Breuia numero de quo eis uidebitur, et 
in quolibet breue scribatur nomen unius magistri artis predicte. 
Que breuia sic scrìpta imbussulentur et ponantur in quadam bus- 
sula que bussula sigilletur et sigillata semper sit penes camera- 
rium diete artis qui prò tempore erit, et adueniente tempore quo 
capitaney et camerarius debeant creari et ordinarj in generali 
adunantia diete artis, de dieta bussula primo exrahatur unum 
breue, et repertus scriptus in eo sit unus ex capitaneis, secundo 
extrahatur aliud breue et repertus scriptus in eo sit alter capi- 
taneus, tertio extrahatur aliud breue et repertus scriptus in eo 
sit camerarius artis predicte. Et quod predicti sic extracti de 



46 STATUTA ARTIS LAN.C 

bussula, prò tempore semestri in dieta adunantia in qua extra- 
hentur declarando, sint et habeantur prò ueris capitaneis et ca- 
merario diete artist statutis diete artis loquentibus de electione 
et modo electionis capitaneorum et camerarij et contentis in eia 
nequaquam obstantibus. 

Laurentius andree de fabriano unus de arte predicta existens 
in dieta 'adunantia, eUam surgens ad arengheriam dixit et con* 
suluit super dieta proposita et contentis in ea in omnibus et per 
omnia secundum et prout supra consuluit dictus felippus« 

Super quibus quidem consilijs et contentis in eis misso dili- 
genti partito inter homines artis predicte in dieta adunantia 
existentes ad bussulas et palloctas more solito uictum obtentum 
et ordinatum, deliberatum et reformatum fuìt per decem nouem 
homines in dieta adunantia existentes» mictentes eorum paUoctas 
in bussulam albam del sic, non obstantibus sex palloctis repertis 
in bussula rubea del non, que omnia et singula supradicta et 
consulta per dictos Felippum et Laurentium flant et observentur. 

Et ego Mactheus Vannis de fabriano imperiali auctoritate 
notarius et nunc notarius et offltialis artis lane terre fabriani 
predictìs omnibus et singulis interfui et rogatus scribere scripsi 
et publicaui. 



In nomine domini Amen. Anno einsdem domini Millio. qua- 
tricentesimo decimo octauo Indictione xj tempore Martini pape 
quinti die sexta mensis februarij: fabriani in ecclesia sci. nicolaj 
de fabriano. Congregatis hominibus artis lane in dieta ecclesia 
de mandato Bactiste de duomo et Guasparis Johannis uannis ca- 
pitaneornm diete artis lane ad sonum campane et uocem preco- 
nis more solito post factionem (sic) Consiliariorum et aliorum 
offltialium opportunorum diete arti, factis et electis ac nominatis 
omnibus offltialibus et consiliarijs supradictis, opportet quod ui- 
gore statutorum diete artis, ad minus semel in introitu eorum 
offltij, fiat proposita per dictos capitaneos prò utilitate comodo 
diete artis inter dictos artiflces prouider e. Idcircho dominus Oua- 
spar Johannis uannis unus ex capitaneis surgens dixit et prò- 
posuit inter homines diete artis ibi existentes, quatenus placeat 



STATUTA ABTIS LAN^ 47 

eisdem hominibus, quid sit agendum et reformandum prò utilitate 
diete artis et quìcquid per eos consultum fuerit, per dictos capi- 
taneos juxta eorum posse executioni mandabitur. 

Gualterius philippi de fabriano unus de dieta arte lane uo- 
lens consulere super dieta proposita, et ad releuandum tedium 
hominibus diete artis, dixit quod quicquid est uidendum et ope- 
randum prò utilitate artis qualitereuneque remietatur in capita- 
neos supradictos et eonsiliarios eorumdem uel alios artiflces diete 
artis quos ipsi eapitanei uoeare uoluerint, et illud quod per dietos 
eapitaneos et eonsiliarios ae etiam alios quos ipsi eapitanei du- 
xerint eligendos factum fuerit, totaliter habeat plenam roboris flr- 
mitatem, ae si factum et deliberatum foret in generali adunantia 
diete artis eum generali et plenario arbitrio et potestate. 

Super quo quidem Consilio dieti gualterij et contentis in eo 
misso diligenti partito inter homines diete artis in adunantia 
supradieta existentes ad bussulas et palluctas hoc modo, uideli- 
cet cuiucunque placet et uult dictum et consilium dieti gualterij 
consultoris sit una pars que ponat palluctam suam in bussula 
alba del sic, et cuiucunque placet et uult contrarium ponat pal- 
luctam suam in bussula rubea del non: faetaque diffusione et nu- 
meratione dietarum palluctarum repertarum in dictis bussulis 
placuit uiginti duobus hominibus diete artis ibi existentibus pò- 
nentibus eorum palluctas in bussula alba del sic, non obstantibus 
una pallucta in contrarium reperta. Et sic dictum et consilium 
dieti gualterij consultoris fuit obtentum, et per dictos homines artis 
predicte per eorum palluctas conflrmatum et approbatum ac de- 
liberatum. 

Item predictis anno indietione et tempore die xxj mensis 
junij: fabriani in ecclesia sane te marie in piancato posita in terra 
fabriani congregatis hominibus quatuordeeim artis lane in dieta 
ecclesia de mandato et uocatione supradictorum capitaneorum 
ibi existentium. Qui eapitanei insimul et unusquisque de per se 
dixerunt et proposuerunt inter dictos homines quatenus placeat 
prouidere super bulla et buUatore pannorum artis lane, et qua- 
liter et quomodo debeant buUarj panni artis lane. In qua con- 
gregatione unanimiter et concorditer, nomine eorum discordante, 
dixerunt quod eligatur buUator prò dieta arte ad buUandum pan- 
nos fiendos p'er homines diete artis in terra fabriani, et quod 



48 STATCTA A1ITI6 LASJi 

ciuilibet tenens bullam accipiat prò quolìbet panno quinquo de- 
narios hoc modo, uidelicet quod accipiat unum denarium prò suo 
labore, et unum alium denarium prò bulla plumbea ponenda in 
dictis pannis et prò quolibet panno, et tres denarios accipiat prò 
arte predicta, et dictus bullator siue tenens bullam teneatnr 
et debeat scribere omnia nomina fatientium dictos pannos: et 
singulis sex mensibus reasignare rationem, prout facit camera- 
rius et alij offltiales diete artis, et sic per eoe omnes, nomine 
discordante, fuit obtentum deliberatum et reformatum. Et quod 
nuUus possit nec ualeat portare uel recipere ad gualcham uel 
ad purgum aliquem pannum non bullatum bulla plumbea artis 
predicte pena et banno quinque sold. den. prò quolibet contra- 
fatiente diete arti lane applicandorum. 

Et ego Jacobus Marchi Jacobi de Fabriano imperiali aneto- 
ritate notarius et nunc notarius et offltialis artis lane terre fa- 
briani predictis omnibus et singulis interrii et ea rogatus scri- 
bere scripsi et pubblicani. 

In Dei nomine amen. Anno domini M.^ ccccxviij indictione 
xj."^ die xxij mense iulij tempore sanctissimi patris et domini 
domini Martinj pp.* quinti. Fabriani ante et juxta demos infira- 
scripti magnifici domini Tomassi preseniibus Nicolao romalductij 
et piero laurentij de fabriano de quarterie sancti Johannis testi- 
bus uocatis. Magniflcus dominus Tomas de ehiauellis fabriani et 
prò sancta romana ecclesia uicarius, uidens quod supradictum 
statutum siue reformatio super bulla toro pannorum lane est utile 
homnibus artis lanariorum diete terre, et dieta ars est utilis 
et honoriflca diete terre fabriani, xpi. nomine inuocato dictum 
statutum siue reformationem eonflrmauit et approbauit et prò 
conflrmata in futurum haberj uoluit, et obseruari in Aiturum 
precepit et mandauit. 

Et ego xpolanus de fabriano rogatus de predictis scripsi 
et publicaui et signnm meum apposui. 



STATCTA ABTIS LANìB 49 



In Dei nomine amen, anno domini miìlo. quadricentesimo 
octuogesimo septimo. Indictione quinta tempore Sanctissimi in 
xpo. patris et domini nostri domini Inocentij diiiina prouidentia 
pape octaui die nona mensis decembris. Congregata et coadunata 
adunanzia mercatorum artis lane terre fabriani more solito in 
domibus ecclesie sancti nicolai in quadam autem camera prioris 
diete ecclesie sita in dieta terra in quarterie castri ueteris juxta 
sua latera, primo et ante omnia per dictam terram fabriani pre- 
conizata per paulum franciscum tubicinam comunis fabriani per 
loca publica et consueta ad instantiam spectabilium uirorum ca- 
pìtaneorum, uidelicet Pieri ìohannini marri et Siluestri gregorj 
galassini de dieta terra, et Pieri bartholomej peccinini cambor- 
linghi, in qua quidem adunantia interfuerunt omnes infrascripti, 
uidelicet supradicti capitanei et camborlinghus, Perozius pieri- 
baptiste, Lucas Corradi rigij, Nicolaus iacobi Jampedis, Perozinus 
pieribaptiste, Johannes sanctis de ciucbis, Piermartinus nicolai, 
Bactistas pieri bactiste, Nicolaus antonij sancte dare, Guidus fatij, 
Pierandreas petri bechecti, Bernardinus brunicti paradisi, Petrus 
nicolai maffoli, Venturas marini, Lucianus angeli petri pauli, 
Franciscus vinani, Johannes angeli alias el zingaro, Nicolaus fran- 
cisci, Leonardus angeli de munticillo et Paulus uinturini, omnes 
mercatores artis predicte representantes totum numerum et ma- 
iorem partem diete artis, qui sic congregati et coadunati ad re- 
quisitionem et mandatum supradictorum capitaneorum, fuit in 
dieta adunantia per supradictos capitaneos propositum, foro et 
esse prouidendum super publica et euidenti utilitate diete artis; 
ex quibus coadunatis surgens Perozinus in dieta adunanzia nomi- 
natus et dixit, prò bone et utilitate artis esset bonum uocari 
quatuor mercatores diete artis qui habeant auctoritatem una cum 
capitaneis prouidere et reformare dictam artem ita et taliter, quod 
ea que ipsi agerent esset ad utile mercatorum et honorem artis 
predicte et terre fabriani, quod partitum fuit missum ad bussulas 
et palluctas el obtentum per uiginti palluctas albas del sic, non 
obstante una pallucta nigra reperta del non. Victum et reforma- 
tum. In mediate uolentes dicti mercatores prouidere una cum su- 



hO STATUTA ARTIS LAN.C 

pradictis capilaneis de hijs quatuor qui habeant prouidere super 
bono publico diete artis, unanimiter et concordanter datis et 
receptis nominibus per me Augustinum notarium inflrascriptum, 
nemine ipsorum discrepante fuerunt electi mercatores, uidelicet 
Perozinus pieribactiste, Paulus uenturini, Bemardinus brunicti pa- 
radisi, Johannes angeli alias el zingaro, qui homines sic electi 
assumpti et deputati una cum supradictis capitaneis fecenint in- 
frascriptas reformationes, quas uoluerunt poni in isto uolumine 
statutorum, et mandauerunt obseruari in dictis capitulis seu refor- 
mantijs seriosius apparet Et imprimis. 

1. Statuirne et ordinarne che nigiuno pulcatore ualcatore ne 
tentorc possa ne debbia pulcare ualcare ne tegnere alcuna gene- 
razione de pagni facti nella terra de fabriano, che prima non sia 
bollati della bolla dellarte alla pena de uno fiorino per qualunqua 
contrafacesse e per qualunqua uolta, della quale pena bolognini 
uinti sia et esser debia delloffltiale dellarte, bolognini dece sia et 
esser debia dellarte predicta et bolognini dece dellofltiale del 
comune che ne farà la executione. 

LimiUmos de no dire panni facti* diea panni de lana fkcti. 
M. D. p. et a. ( Magnifici Doséùni Prioret et MtguUtoretJ 

2. Item statuimo et ordenamo che li sopradicti pulchaturi 
ualcaturi et tenturi non possa pulcare tegnere ne ualcare alcuna 
generatione de Cauizj facti tessuti per qualunqua uia, o modo 
se sia, excepto Gactinegli bigi senza la sopradicta bolla, et expressa 
licentia de capitanei, o uero offltiali de dieta arte socio la pena 
di un fiorino de moneta da pagarse per la uia et modo supre 

diete per ciascuna uolta centra fecesse 

« 

3. Item statuemo et ordinamo che non sia licito ad alcuno 
della nostra arte de lana, ne anche ad berretarj, che possa ne 
debia comparare alcuna generatione de lana filata, o non filata 
da alcuno laorante, tessari et filatrice senza expressa licentia de 
capitanej et ofilciali de dieta arte, sotto pena de fiorini dui de 
monete, la mità aplicati al comune de fabriano, et bolognini uinte 
allofitiale dellarte che ne farà fare executione, et bolognini dece 



^ 



STATUTA ARTIS LAN^B 51 

aliarle predicta, et bolognini dece allofitiale della comunità che 
ne farà executione. 

Additio ' et questo non se ne intenda per chi uendesse lana de le soi proprie pecore. 
u, D. p. et R. 



4. Item statuemo et ordinarne che ninno foristiero uenendo 
ad habitare nella terra de fabriano, o nel suo districto non possa 
lare ne far lauorare de berrecte, se prima non giurarà nella 
dieta arte et pagarà quello se contene negli statuti della dieta 
arte sotto la rubrica de foristieri che uogliono fare et principiare 
larte nella terra de fabriano. 

Limitamus dove dice pagherà qnello si contiene nelli statuti de dieta arte, dica 
fiorino uno. » 

M. D. p. et B. 



5. Item statuemo et ordinamo che niuno maistro, ne laorante 
de berecte nella ditta terra de fabriano possa ne debia fare ne 
far fare alcuna generatione de berrecte ad ninuna persona della 
terra de fabriano, se non è giurato nella dieta arte, senza expressa 
licentia de capitanij, o nero offltiali de dieta arte, socto pena de 
un fiorino, della qual pena bolognini uinti sia et esser debia del- 
lofltiale dellarte, bolognini dece dello acusatore et bolognini dece 
dellofltiale che ne farà executione. 

Limitatio - la quale non uolendo concedere dicti capitani o ofBtiali sia in arbitro de 
M. S. P. di cognoscere se si debba concedere o no dieta licentia considerata la qualità de chi 
adimanda la licentia. 

M. D. p. et s. 

Epus Coronen i ^ 
Jo: ^, u- A Locumtenens 

Marchie Àn. f 



Suprascriptas reformationes artis lane ut supra factas tam- 
quam justas et honestas confirmamus ualidamus et approbamus 
in omnibus et per omnia, prout in eis et ipsarum qualibet con- 
tinetur et ita mandamus ab omnibus inuiolabiliter obseruari. 

Dat. Exij die xxviiij Decemb, Mcccclxxxvij, 

Robertus Garbo. 



t'i STATrXA AUTIS LAM.E 



yhs. 



In Icsu Cristi nomine amen. Anno saluti s M. cccclxxxviij in- 
diclione sexta tempore Innocentij Octaui ponti Acis maximi die 
uero xij ianuarij dicti anni 

Coadunati et insimul congregati Magnifici D. P. et speciales 
Regulatores prò tempore presidentes ad reqaisitionem et preces 
capitaneorum artis lane terre fabriani et hominum diete artis 
petentium et supplicantium perdictos IL D. P. et B. dieta capitala 
admicti ac recipi debere et etiam ipsa suprascripta capitula oon- 
flrmata per Remum Io. Epum. Coronen* Marchio an. locomtenen- 
tcm generalem, publicari ac preconizari et bandiri débere per 
tcrram fabriani et per loca consueta cum omnibus et singulis 
penis et alijs in eis contentis, ac etiam per dictos Dominos Priores 
dieta capitula sigillo comunitatis ad maiorem auctoritatem et 
ualiditatem roborari debere prò bone et publica utilitate comunis 
fabriani et diete artis. 

Que quidem capitola, additiones seu rcformationes diete artis 
aparent supra in presenti carta et in precedenti seu antecedenti 
scripta manu Ser Augustini magistri francisci in quinque capi- 
tulis, incipiendo ab eo capitulo qui incipit — Statuirne et ordi- 
namo — et flniendo in eum capitulum qui incipit — Item sta- 
tuirne et ordinarne che ninno maestro 

Qui M. D. P. et speciales regulatores unanimiter et concor- 
diter insimul cum Piero marri capitaneo diete artis et Pierozino 
pieri baptiste et Bernardino paradixi et alijs, uisis discussis et 
diligenter examinatis supradictis capitulis seu additionibus, con- 
flrmatis, ut supra, per Remum locumtenentem, predicta capitula et 
reformationes in fauorem diete artis admiserunt et acceptauerunt, 
et conmiserunt fieri bannimenta per loca publica et consueta, ut 
supra petitum est, cum bis tamen modificationibus et limitatio- 
nibus et additionibus, uidelicet quod ubi supra primum capitulum 
incipientem statuimo et ordinamo, ubi dicit - purgare ualcare o 
tegnere alcuna generatone de panni, - addatur de lana: item super 
tertio capitulo ubi dicit - che non sia lecito ad alcuno della decta 
arte, - addantur in hoc capitulo hec nerba, uidelicet - Et questo 
non se intenda per chi uendesse lana de le soi proprie pecore.- 



STATUTÀ ÀRTIS LkìiJB 53 

Item super quarto capitulo ubi dicit - pagerà quello che se 
colitene nelli statuti di decta arte - dica si paghi fiorino uno 
et non più. - 

Item nellultimo capitolo deme dice - senza expressa licentia 
degli offltiali o nero capitani di dieta arte addatur - la quale 
non uolendo concedere decti capitani o ofiltiali, sia in arbitrio 
de M. S. P. cognoscere se si debba concedere o no, considerata 
la qualità di chi adimanda la licentia. - 

Àc etiam addentes quod omnes pene de quibus supra in pre- 
cedentibus quinque capitulis fit mentio, quinta pars penarum sit 
comunis fabriani. 

In quorum omnium fidem et testimonium has presentes no* 
stras additiones Aeri uolumus manu Ser Hieronymi palamedis 
cancellarij et nostro solito sigillo fecimus impressione muniri. 

Ex palatio nostro xij januari Mccclxxxviii. 
Loc. Sigilli 

Hier. Palamedes not. 

In Dei omnipotentis nomine Amen, hec est copia, exem- 
plum siue transumptum cuiusdam supplicationis artiflcum, uideli- 
cet Capitaneorum et uniuersitatis artis lane terre fabriani cum 
rescriptis et signatura comunitatis diete terre ac etiam cum con- 
flrmatione infrascriptorum superiorum et cum sigillo uniuscuius 
ipsorum impresse reperto in uolumine statutorum diete artis al- 
ligate et in papiro scripte, tenoris et continentie infrascripte» 
uidelicet 

V. M. D. 

Expongono et supplicano li deuotissimi oratori artifici cioè 
capitani et uniuersità de arte de lana de Fabriano dicente come 
ad ciascheduno è noto quanto subsidio de 1^ dieta arte le mise- 
rabili persone ne receuono de la mercè de filare tessere e con- 
ciare lane et tele per condure panni ad la perfectione, et certa- 
mente quando la dieta arte alquanto mancasse, seria necessario 
ad una parte abandonare et andare altroue per substentarse et 
uiuere. Ma lassamo stare per più tempi longhi, ma solo se la 
dieta arte fosse otto iorni che non desse ad le pouere persone 
da fare, se conduriano in male essere; bora li dicti artifici figlioli 



54 STATUTA ARTIS LAN^ 

et seruitori de le V. M. S. desiderosi et adenti de la publica 
utilità et per subsidio et aiutorio de le pouere et miserabili per- 
sone, et anche perchè la dieta arte se habbia più presto ad au- 
gumentare che minuire, et che anche i mercatanti et artiste de 
la dieta arte ce se possa mantenere et fare la dieta utilitài co- 
gnoscendo el mancamento et dampno che continuo receuono da 
altri portanti panni ad fabriano de quella conditione et per- 
fectione et manco che ipsi artifici fanno: perché quilli mercanti 
che comparano altroue panni et conducoli ad fabriano la utilità 
solamente è la loro et el dampno et jactura de ipsi supplicanti 
et de le pouere persone: onde per obuiare ad tanto mancamento 
et dampno et ad ciò la dieta arte se possa mantenere et dare 
subsidio ad le pouere persone fanno recorso ad le V. M. S. et 
quelle humelemente pregano se digne concederli de farle refor- 
manza et statuto, et darli facultà et auctorità che niuno, tanto 
terriero quanto forastiero de qual conditione sia, possa ne uaglia 
portare panni ad fabriano, ne quelli uendere ne barattare per 
alcun modo, che el braccio uaglia ne uendase mino de bolognini 
trentatre de moneta: impero che in fabriano se fa fino al prezzo 
de uno fiorino el braccio, come ad ciascuno è noto: non inten- 
dendo in questo de panni forestieri senesi, mantouani et ueronesi, 
uenetiani, ne anche de londra et altri ultramontani che siano fini, 
li quali se uendono più d un fiorino el braccio; et chi contra- 
farà portando et uendendo li dicti panni casche in pena per 
ciaschuna uolta in fiorini dece de moneta, la qual pena de fiorini 
dece la quarta parte sia del comune de fabriano, 1 altra quarta 
sia de lo accusatore, 1 altra sia de 1 ofitiale che farà la executione 
et 1 altra sia de la dieta arte de la lana: Et quisto benché sia 
iusto et honesto nientedemeno el domandano de gratia et dono 
singulare de V. M. S. 
conceMio Concodimus mandamus cum potestate et facultate et etiam 

ut petitur — Priores artium et consilium credentie et reforma- 
torum etc. 

Dat in Palatio M.«o^ D. P.^' die dominico 22 Junij 1478. 

B. de Murre 



STATUTA ARTIS LAN^ 



55 



Locumtenens 



A. Epus Tyburtinus 
Marchie etc, 

Suprascriptam supplicationem concessam et signatam, prout 
supra, et a nobis conflrmari petitam conflrmamus, ualidamus et 
approbamus in omnibus et per omnia prout in ea continetur et, 
quatenus opus sit, de nouo concedimus. 

Dat. Fabriani prima februarij M. ecce. Ixxx- 

Robertus Garbo 



Confirmatio 



Conftrmamus suprascriptam reformationem. Jo, de Duchis 
Epus Coronen. Marchie etc. locumtenens. 
Dat. Exij xxviiij decemb. 1487. 

Robertus Garbo 



Idem 



Et ego Joannes Georgius de Saracenis de Cassia publicus 
imperiali auctoritate notarius et M.<^® comunitatis fabriani can- 
cellarius predictam copiam, exemplum siue transumptum, prout in 
originali inueni ita hic fldeliter copiaui, exemplaui et transum- 
ptaui» nil addens uel minuens quod sensum mutet uariet siue 
uitiet intellectum, sed forte literam siue punctum, prout accidit 
in scribendoy postulantibus, requirentibus et id fieri petentibus 
Berardino Guidutij et Jeanne Francisco fauarelli asserentibus et 
capitaneos diete artis se profltentibus. Et in fldem premissorum 
publicauiy scfipsiy signum nomenque meum apposui consuetum. 



In Jesu christi Redemptoris nostri nomine. Amen. Anno Do- 
mini M.° D. XV Indictione quartadecima. Tempore Sanctiss. in 
CSb. Patris et Domini Domini nostri Julij diuina prouidentia pape 
secundi. Die dominico sexta mensis Julij, Paulus franciscus Bacti- 
ste tubicina comunis Fabriani retulit michi cancellano infrascripto 
ad instantiam et requisitionem Jobannis francisci fauarelli et Ber- 
nardini guidutij capitaneorum artis lane terre fabriani per loca 
publica et consueta eiusdem terre una cum ejus sotio fecisse in- 
fVascripta bandimenta, et sono tube premisso in dictis locis, alta 
uoce, ut moris est, ea publicasse et notificasse, quorum bandimen- 
torum tenor scquitur et talis est, uidelicet 



56 STATUTA AETIS LAN.B 

Imprimis che nisciuna persona debbia ne uendere ne com- 
parare nigiuna ragione de lana o lauorata o filata de qualunqua 
rascione se sia, senza licentia de li capitane! de larte de la lana 
socto la pena se contene nel statuto de la dieta arte. 

Item che tucti tessari de larte, cioè de panni de lana, debbiano 
ponere le poste nella testa del panno che tesseranno de la qualità 
de diete panno, socto la pena se contene nel diete 'statuto. 

Item che tucti li mercatanti della dieta arte de lana debbiano 
ponere li lor signali ne la testa de li panni faranno, prima che 
li mando ad pulcare, socto la pena se contene nel diete statuto. 

Item che nisciuno pulcatore, o ualcatore, o tentore debbia 
pulcare, o ualcare, o tegnere panno alcuno che non ce sia la 
bolla piccola attaccata nel diete panno, socto pena se contene 
nel statuto. 

Item che nisciuno pulcatore, ualcatore et tentore debbia pul- 
care, ualcare o tegnere alcuna generatone de cauiczi tanto de 
lana quaato de meza lana senza la dieta bolla de la dieta arte 
ad la pena se contene in diete statuto. 

Item che nisciuno mercatante de la dieta arte de lana, o 
pulcatore debbia leuare alcun panno fornito del tirature senza 
loffitiale de larte de la lana, el quale offitiale debbia attaccare 
ad la testa del diete panno la bolla grande de la dieta arte con 
la polizza ad la dieta bolla de la qualità de diete panno, socto 
pena se contene ne die ti statutj. 
fSJ^ Item se adduce ad notitia ad ciascuna persona che non deb- 
bia portare per uendere alcuna generatione de panni che se uenda 
manco de bolognini trentatre el braccio, socto pena de fiorini dece 
applicati come se contene ne la sopplicatione signata et concessa 
per la M.<^ Comunità de fabriano et per Mon. S.^^ Réìno con- 
flrmata, et secondo etiam la continentia de li statuti de la 
dieta arte. 

Et ego Joannes georgius de Saracenis de Cassia publicus im- 
periali auctoritate notarius: et nunc M.<^® Comunitatis Fabriani 
Cancellarius de relatione predicti bandimenti facti rogatus, pre- 
dieta bandimenta, ut supra publicata, presentibus registraui et in 
fidem premissorum publicaui, signum nomenque meum apposni 
consuetum. 




STATUTA AUTIS LAN.E 57 



yhs. 



In Dei omnipotentis nomine Amen. Considerato che tra le 
altre arti de la terra de Fabriano, quali sono substentamento 
del popolo, 1 arte de la lana per tempo antiquissimo è stata uti- 
lissima et extimata come salubre et fructuosa in la dieta terra, 
et per mantenemento de epsa sono statuti et ordinamenti cele- 
brati et conflrmati dal conseglio de la dieta terra: quali per li 
tempi decursi sono stati: et secondo quelli la dieta arte se è nel 
suo credito perseuerata: et perchè la malitia del homini più pre- 
sto è cresciuta che minuita: et spesso occorrono casi dampnosi 
ad la dieta arte et ad homini quella exercitanti, ne li quali dee ti 
statuti non hanno faeta alcuna prouisione, unde per obuiare ad 
molti fraudi, quali in la dieta arte se sono ad li tempi passati 
commessi; per publica adunanza de la dieta arte se sono facto 
le infrascripte reformationi da conflrmarse et corroborarse per il 
M.^° Conseglio de la deeta terra, come fermo themone et optima 
substentatione de tuete le arti del popolo de fabriano: quali re- 
formationi sono infrascripte. 

g^ Primo ordinarne che nesciuno mercatante, o artesciano pur- 
gatore maestro, ne alcuna altra persona de qualunqua stato 
grado conditione se sia, che per se o per altri possa tirare 
panni da cimare con rastello ne stanga, ne qualunqua altro modo 
se possa fare, ad ciò che niseiuno possa essere defraudato soeto 
la pena de fiorini doi de moneta, do la quale un quarto sia del 
comune de fabriano, 1' altro de loflStiale de larte, Y altro quarto 
ad la uniuersità de larte de la lana et laltro de loffltiale del co- 
mune che ne farà exequtione: et quando in tal caso ce fusse ac- 
cusatore, lui habbia el quarto de la dieta pena applicata ad larte: 
et accadendo che loffltiale de larte, se trouerà per li tempi, in 
tal caso commettesse fraudo alcuna o per accordarse col delin- 
quente, per altra uia, lui incorra in pena de fiorini quactro da 
applicarse doi ad la dieta comunità di fabriano et fiorino uno 
ad la dieta uniuersità et fiorino uno ad loffltiale ne farrà execu- 
tione, et in questo caso de fraudo de loffltiale de larte non se 
ne possa far gratia. 

C7" Item ordinarne che niseiuno tenterò o altri de la dieta arte, 



58 STATUTA AHTIS LAN.K 

ne altra persona possa tegnere, ne far tegnere per se, o per 
altri in la terra di fabriano, o suo distrecto panno negro ne ca- 
ueczo de panno nero de tenta nominata spagnola, cioè galla et 
uitriolo, benché hauesse omne quantità de guato: reseruati panni 
che non auesse lenzi, socto pena de dicti doi fiorini da applicarse 
come de sopra. 

Item perchè alcuna uolta ne li panni sono facti signali de 
altra qualità, quale in effecto non se trouano lì panni in dampno 
de li compratori: imperò ordinamo che nisiuno tessaro^ maestro, 
artesciano, o alcun altra persona possa ponere ne far ponere 
nel panno più poste per signali, che quelle che con effécto sono, 
ad la pena de fiorini doi da applicarse come de sopra. 

Item per obuiare che li mercatanti et artisciani de la dieta 
arte non siano da garzoni, o altre persone defk*audati in grande 
o piccola quantità di lana, ordinamo che niuno de la dieta arte 
possa ne debbia ualcare per se o per altri ne anche pulcare, ne 
far pulchare birrecte de minore quantità de numero de sei peczi, 
et che siano sue proprie de quello le farà ualchare o pulgare ad 
la pena sopradecta de fiorini doi da applicarse come de sopra. 

Item che niuna persona o che sia maestro, o lauorante, o 
altri che fosse possa ne debbia fare ne far fare birrecte ne guanti 
ad nisciuna persona, la quale non exercite larte de la lana socto 
la iam decta pena da applicarse come de sopra: ma dimandata 
lircntia dal capitaneo de larte non se extenda dicto capitolo. 

Item per torre materia de scandoli ordiniamo che niuno mae- 
stro de la dieta arte possa ne debbia dare. ad lauorare ad nisiuno* 
garzone, o lauorante, qual fosse conducto ad pacto con altro ar- 
tesciano mercatante: el qual garzone o lauorante non hauesse 
finito il tempo col suo patrone, o uero che fosse debitore del suo 
patrone, ad la sopradicta pena do fiorini doi da applicarse come 
de sopra, ne la qual pena non se incorra, se non di poi che sera 
notificato ad quello che daesse da lauorare ad li decti pactuali, 
debitori. 
g7" Item per manutemptione della dieta arte ordinamo che tucti 
quelli che sono ne la dieta arte iurati, o uero che hauesse signale 
ne la dieta arte, siano tenuti et debbiano pagare tucto quello 
che generalmente se scote da li altri artisciani; et casu che al- 
cuno recusasse pagare siano cancellati del libro de la dieta arte, 



STATUTA ARTIS LAN-fi 59 

et non siano più hauti ne reputati per homini de la dieta arte: 
et se per alcun tempo da poi uolesse la dieta arte exereitare per 
se per altri, siano tenuti pagare il juramento et signale da 
nouo, purché de' tale recusatione de pagare appara per contraete 
per legitimi testimonj, o per relatione del baliuo con la presen- 
zia de un testimonio. 

K7" Item che li capitane! o camborlengo de la dieta arte siano 
tenuti et obligati rescotere tucto quello che per ladunanza se li 
comecterà per li tempi da uenire tanto de spese, quali se pene- 
ranno per honorare la dieta arte, quanto per ciaschuno altro bi- 
sogno de la predicta arte, et caso che alcuno de dicti capitanei, 
o camborlengo manchasse de non scotere, sia messo ad suo conto, 
et lui se intenda del tutto debitore de la dieta arte. 

§^ Item che tucti lì camborlenghi de la dieta arte, quali seranno 
per li tempi da uenire siano tenuti et obligati scriuere la sua 
intrata ed uscita, li correrà ad tempo suo, nel libro de la dieta 
arte et finito il suo offltio debbia rendere conto de la sua admi- 
nistrazione ad quelli li serra ordinato per ladunanza de la dieta 
arte intra tempo de otto jorni, sotto la pena de fiorino uno da 
applicarse per la mità ad la comunità de fabriano: bolognini 
dece ad larte: bolognini dece ad loffìtiale ne farrà executione: 
et li capitanei, o Camborlengo che seranno tracti de nouo non 
possano pigliare libri de li sei precessori, se prima non serra ren- 
duto conto da li decti offltiali uecchi, sotto la già dieta pena de 
un fiorino d applicarse al modo predecto. 

gj" Item che li panni o Birrecte forestiere che fossero portate 
in fabriano ad pulchare, o ualehare non sia licito ad alcuna per- 
sona ualcarle ne pulcarle, se prima non seranno bollate con la 
bolla piccola de l'arte da loiffltiale de larte predecta, secondo se 
costuma de li panni o birrecte de li artesciani de fabriano, socto 
la già deeta pena de fiorino uno da applicarse ut supra. 

Item che lofi9tio de la bolla de la decta arte se debbia uen- 
dere ne la decta adunanza per più terrore de li Artesciani, ad 
ciò che non habbiano ad trasgredire le bone ordinazioni de la 
dieta arte. 

§^ Item che tucti li tessari che tesseranno panni de lana siano 
tenuti et obligati quando reportano el panno tessuto al patrone 
ce debbia portare insemi col panno tutti li pedani actaccati al 






GO STATUTA ABTIS LAN.K 

dicto panno: et anche che nissuno tessaro de la dieta terra de 
fabriano habitante in epsa possa uendere nissuna sorte di stame 
ne per se ne per interposta persona, socto la già decta pena de 
un fiorino da applicarse come de sopra. 

Priores Artium, Regulatores populi et j „ , . . 

' Fabriani 
Quatuor deputati auctoritate consilij \ 

Visis lectis et mature discussis et ponderatis supradictis ca- 
pitulis reformationibus et ordinati onibus uniuersitatis artis lane 
et omnia tamquam honesta, utilitatem et decus diete artis, co- 
modum uniuersalem totius populi et honorem huius terre concer- 
nentia, ac juri et equitati consona, confirmamus, approbamus et 
ualidamus, ac uigore arbitr^j nobis actributi a Consilio sub die 
xxvij februarij 1516 celebrato, sub penis in eis contentis, quali- 
tatibus et conditionibus expressis, inuiolabiliter obseruari manda- 
mus in omnibus et per omnia: mandantes per presentes offltiali- 
bus nostre ditioni subiectis obseruent et ab omnibus ipsa ob- 
seruari fatiant, quibuscumque in contrarium fatientibus non ob- 
stantibus. 

Ex palatio nostre solite residentie sub fide sigilli comunis 
nostri die viij Martis M. D. xvj.® 

Loc. Sigilli 

Jo: Georgius Saracenus Cancell."' 

,g> " » f i * 

Al nome sia del nostro Signor yhu christo. Amen. Nel anno 
1529 ne la seconda indictione, al tempo del pontificato del S.^^ 
in xpo. patre S.*''' nostro Signor Clemente papa septimo a di xj 
de febraro del dicto anno. 

Congregata in unum la egregia adunantia del arte de panni 
de la terra de fabriano de mandato et commissione deli prestanti 
Vicentio de Cicco de ysaia et Antonio de Hieronimo capitanei, 
et Alexandre de bartolomeo de ranaldo camorlingo de la dieta 
arte, in pieno ualido et sufficiente numero, seruatis seruandis 
sono facte le infrascripte proposito, uidelicet. 

1. Se piace de far prouisiono che li officiali de questa arto 



STATUTA AHTIS LAX.E 



61 



siano obeditì nel loro officio, attento che non pò imponere 
pena maiore di cinque soldi, multi mancano dal obedientia; 
quid agendum. 

2. Fare prouisione contro quilli del arte, che conducono li 
panni per quilli che non sono del adunantia de la dieta arte. 

3. Se propone la petitione facta per M.^ bernardino tinctore 
per la licentia de tengere li panni per li forasteri a la tincta 
spagnola. 

4. Quid agendum sopra le parole del camorlingo de san ni- 
colò per la elemosina domanda de tre anni proximi passati se- 
condo lo solito. 

Super quibus omnibus 

Lo prudente consultore Pierfrancesco de becchictto uno del 
numero de la dieta arte, inuocato l'aiuto del immortale dio, super 
prima cosi dixe, che li uffltiali supradicti del arte per auctorità 
de questa . adunantia habia facultà et auctorità de posser impo- 
nere quella pena li piacerà den fin a la summa de carlini dece 
applicati per mità ad ipsi officiali, et per l'altra a ciascuno offi- 
ciale ne farà executione: et per più firmecza se habia ad confir- 
mare dal superiore hauente 1 auctorità. Posito lo partito in forma 
solita è stato uincto et obtinuto per faue xij del si, non obstante 
cinque de nò in contrario. 

Continuando lo parlare suo sopra la secunda dixe, che li 
capitanei debiano diligentemente dare lo juramento a tucti li 
homini de dieta arte, che non debiano conducere altri panni 
che li soi proprj, et per se medesimo et non per altri, et qua- 
lunca contrafarrà se intenda esser in corso in la pena di un 
fiorino dapplicarse comò de sopra. Victam et obtentum fuit per 
fabas albas de sic quindecim, non obstantibus daabus nigris de 
non in contrarium repertis. 

Supra lo pagare de la solita elemosina ala ecclesia de san 
nicolò dixe, che se remecta ali predicti capitanei del arte de 
pregare et fare opera se conceda dilatione ad pagare den fin a 
la festa de san Joanbattista proxima, et in quel tempo se ponga 
la spesa de questo insemi con 1 altre, et facciaseli lo douere et 
sia pagata. — Vento et obtinuto per faue decesepte bianche del 
sì, non obstante nulla nigra del nò trouata in contrario. 



L'offltiali del 
arte possono 
ponere pena de 
carlini dece 



De non con- 
durre panni 
per quilli fora 
deli* arte 



Remissione 
per pa^re la 
elemosina a 
san nicolò 



i}2 STATUTA ARTIS LAN-E 

Joanbaltista de fauarello egregio consultore circa la petitio- 
ne del tinctore ne la terza preposta dixe, che li capitanei del 
arte habiano omne auctorità che ha la presente adunantia, de 
posser dar licentia de tingere panni ala tenta spagnola ad ter- 
raczani et ad forastieri in quel modo che a loro parerà et pia- 
cerà. — Perso fo lo dicto partito per faue undeci nigre trouate 
in contrario. 

^De quibus omnibus rogatus fuit ser Fabius Thadei publicus 
Notarius. 

Priores Artium i „ ^ . . 

Tt 1 A n • ( Fabriani 

Populi et Comunis ( 

Visa supplicatione capitaneorum artis lanarie petentium con- 
flrmationem nonnuUarum reformationum in adunantia eonim 
artis editarum manu Ser fabij de dieta terra publici notarij 
factarum et rogatarum cum penis in eis appositis et applicatis 
ad obuiandum fraudibus que in dieta arcte commicti solent, eas 
omnes tanquam honestas et laudabiles ex decreto cohcilij cre- 
dentie sub die quartodecimo mensis februarij celebrati, conflr- 
mamus, approbamus et juxta illarum seriem in omnibus et per 
omnia obseruari mandamus, sub penis in eis contentis. In quo- 
rum fldem etc. Fabriani in palatio nostre residentie x Maij 
M. D. xxix. 

Loc. Sigilli 

Lucas Thomassinus de ripatransono 

Cancellarius mandato scripsi 1 



Al nome de Dio Amen. Li Capitanei del arte de la lana et 
homini chiamati da decti capitanei per comissione de ladunanza 
de decta arte rogata per mano de Ser Perdominico claro notare 
fabrianese, cohadunati asseme nel loco solito, uacante al bisogno 
de decta arte et per obuiare a fraudi, fanno li frascripti ordini 
et capitoli. 
tX* Prima non sia licito ad alcuna persona de la terra et conta 
(contado) di fabriano, ancora forastero di qualsiuoglia conditione, 
ardisca fare o far fare alcuna sorta di saia e panno, se prima non 
harà el signale nel libro de la decta arte, et in epsa arte non sarà 



STATUTA ABTIS LAN.fi 63 

giurato, socto pena et ala pena di fiorini tre de moneta per cia- 
scuno e ciascuna uolta sera trovato, da plicarse un terzo a la 
comunità di fabriano, un terzo a lofltiale sera deputato per l'arte, 
o altri inuentori trouaranno dei flraudi, et laltro terzo a quello 
ne farà executione con efecto. Placet Jo, de asUs aud. 

Ancora non sia lecito ad alcuno tentore purgatore, ualcato- 
re, et cimatore ardisca pigliare panni, saie, et mezzelane che 
non siano buUati dela stampa picela deputata da dieta arte: et 
trouandosi alcuno de loro contrafare, cada in la sopradecta pena 
de fiorini tre da plicarse come di sopra, et similmente cada in 
decta pena quello darà panni saie, et mezalane a tengere, pur- 
gare, ualcare et cimare, et omne uno né possa esser dela decta 

arte Ofltiale. Placet Jo. and. 

Ancora non sia licito ad alcuno tessaro tessere ad alcuna 
persona alcuna sorte de panni saia et mezelane, che non sia giu- 
rata et signata nella dieta arte tanto de fabriano quanto del 
conta, socto la detta pena da plicarse comò de sopra, exceptuati 
contadini per mezelane, quanto al iurare nel B,rie. Placet Jo. Astius aud. 

Ancora non sia licito ad alcuna persona fare alcuna sorte 
de berrecte o guanti de lana meschia, si no de lana fratesca, 
senza licentia de dui delli capitanei del arte almeno, et trouan- 
nosi alcuno contrafare, ancora tentore, pulcatore, ualcatore o 
cimatore de decte berrecte, o guanti, cada in decta (pena) comò 

de sopre daplicarse. Placet Jo. de Astis aud. 

Ancora non sia licito ad alcuno de qualsiuoglia grado et 
conditione comprare da forastieri alcuna sorte di panni alti, 
saie, panni bigi et mezelane, et quilli uendere in la terra de 
fabriano et suo conta, si no il prezo ascenderà a carlini dece 
il braccio, et si no saranno buUati con la bolla de decta arte 
socto la decta pena da plicarse come de sopra, et ciascuno de 
decta arte ne possa essere ofitiale, oltra lofltiale deputato da larte. 

Placet nisi tales forenses essent hahitantes fabriani et nisi 
tales panni fuissent in fabriano confecti. Jo. Astius aud. 

Ancora perchè nelli panni si fa signale d altra qualità che 



GÌ STATUTA AUTIS LANjK 

in effetto non si trouano li panni predecti in prciudilio dei 
compratori, però ordinarne che nissiuuo tessaro, mastro, arte- 
giano o alcuna altra persona possa ponere ne far penero nelli 
decti panni più poste per signale che quelle sono in effecto, socto 
la medesima pena corno di sopra da plicarse, et omne nno de 
la dieta arte oltra lofitiale deputato ne possa essere ofitiale. piacet 

Jo, and. 

Ancora ordinamo che loAtiale deputato per la dieta arte sia 
tenuto et obligato tutti i fraudi trouerà per li tempi, in t«mpo 
de un di di assenirli alli capitanei di dieta arte, et contrafacen- 
do cada in la sopra dieta pena comò di sopra da plicarse. Placet 

Jo, de,Astis aud. 

Alle V. S. M. 

Se expone per parte deli capitanei del arte de la lana et 
panni, qualmente V. S. sanno, quanta honoranza et utile in pub- 
blico et priuato dieta arte ha dato in li tempi penuriusi et cari- 
stusi in releuare et mantenere le pouere persone, oltra che per 
statuto et decreto de questo Mag.<^^ populo antiquato deue dare 
adiuto el fauore a decta arte protegere et mantenere. Hora per 
alcuni tanto di la terra quanto dil conta et forastieri, dieta arte 
è adulterata, guasta, et li si fa così grande prciuditio col tempo da 
distorgirla et anichilarla da quali fanno saie berrecte meschie 
et non sono discripti nella dieta arte et similmente guanti in loro 
grane preiuditio: donde recorreno a V. S. M. li piacia obseruar 
li dicti statuti et prouedere alla loro indempnità, piacendo confer- 
mar li sopra dicti capituli contro li trasgressori oltra si è giusto, 
reporterà de singular grazia. 

Obtinuerunt in concilio qnod habcantur prò conflrmatis^ cum 
hoc quod unusquisque possit prò usu sue familie facere laborare 
sagias fabrianen. de lanis propijs et cum licentia artis capita- 
neorum, quam ipsi capitanei recusare debeant nequaquam. 

Priores artium populi et comunis fabriani. 

Datum in palatio nostre solite residentie xxviij iulij H. D. xli. 

Jo. Thostus CanccUarius 



STATUTA ABTIS LAN-fi G5 

Epus Urbeuetan ) -^ 
V. Durantes p^^ Marchie ì ^^^^^- ^^^'^^• 

Retroscripta capitala capitaneorum artìs lanarie et hoiuinum 
ab eisdem uocatorura de terra fabriani per Mag."^ D. Johanneni 
Astium auditorem nostrum uìsa et bene considerata, ac demum 
nerbo placet signata, tamquam insta et rationi consona tenore 
presentium conflrmamus ualidamus et approbamus, ac ab omni- 
bus inuiolabiliter obseruari mandamus, semata tamen limitatione 
facta per comunitatem fabrianj in eius conflrmatione dictorum 
capitulorum; contrariis non obstantibus quibuscumque. 

In quorum fldem dal. Macera tae xxix Augusti niDxxxxj. 

V. Dur. Eps, Urbeuet. Gub. 

Loc. Sigilli 

San. Sal.^ canc.^ m.^**scripsi 

Io Joanbernardino de fo franco tronbicto de la comunità de 
fabriano mandai i sopre dicti bandi comò di sopre per li lochi 
soliti et consueti per la terra de fabriano in dicto dj et milesi- 
mo corno de sopre. 

Nel 1543 i seguenti articoli furono aggiunti, a modo di appendice, aUa 
precedente riforma. 

Ancora statuirne et ordinamo dordine della nostra adunanza 
della dieta arte che alcuno mercante non possa far tessere panni 
de alcuna sorta, se non ce fa porre le poste de quanto con effecto 
sera el ditto panno, et si sera trouato alcuno panno senza diete 
poste, ouuero fosse segnato più che non sono el dicto panno, cada 
in pena de fiorini tre per ciaschuna uolta da applicarse comò 

appare in i capitoli precedenti. Placet ffier.» Olympus aud. 

Item che alcuno tessario della terra de fabriano, o suo di- 
stricto non possa tessere alcuna sorta de panni tanto alti quanto 
bassi, se prima non ce pone le poste in dicti panni de quanto 
sono alti, socto pena de fiorini tre da aplicarse come de sopra. 

Placet Hier* Olympus aud, 

Item che alcuno tentore non possa tegnere alcuna sorta de 




66 STATUTA ARTIS LAN.« 

panni, ne saia d alcuna sorta, ne darli gaato più in su le teste 
de dicti panni e saj che in tucto el panno et saj, socto pena 

come sopra. Placet Hier* Olffmpus aud. 

Item che lofltiale de larte predicta sia tenuto porre la bolla 
grande nelli panni bigi, et che siano tenuti li mercanti et pa- 
troni de panni pagare per la dieta bolla soldo uno per panno. 

Placet Hicr* Olympus aiid. 

Item che tutti li homini de dieta arte siano tenuti et obbli- 
gati in tutti panni tanto alti quanto bassi et saie, quali per lo 
auenire se faranno, debbiano in essi mettere li loro signali sotto 
pena per ciascun panno che sarà trouato non hauere il signale 
del mercante, quale sarà patrone del panno, et similmente saie 
o panni bassi, de fiorini tre da aplicarse per un quarto allo 
offitiale del arte^ per un quarto alla comunità de fabriano, per 
un quarto al arte predicta, et per un quarto allo offltiale ne 
farà exequtione: questo acciò cognoscere si possa si sono panni ^ 
fabrianesi o forestieri. Placet Hìer* aud. 

Item che ogni uolta che ad alcun mercante ritornerà nella 
sua bottega alcun panno tanto alto quanto basso et saie che 
non siano stati bollati per lo offltiale, il diete offltiale cada in 
pena de fiorini tre da aplicarse come de sopra nelli precedenti 
rapitoli se contiene, et questo se intenda de panni finiti et saie 

tenute bollarli nelli tiratori. Placet Hierj Olyìnpus aud. 

Item che in tutti li panni tanto alti quanto bassi et saie 
fino al presente facti et che non fusscro stati bollati come di 
sopra si contiene, se debbiano bollare et pagare la bolla come 
nelli precedenti capitoli se contiene, et sia licito allo offltiale 
cercare tutte le bottige de mercanti, et inquirere diligentemente 
per li panni non fussono bollati tanto alti quanto bassi et saie. 
Et si alcuno mercante non u elesse che la bottega li si cercasse, 
onero in alcun modo fesse resistentia allo offltiale predicto, cada 
in pena per ciascuna uolta de fiorini tre da aplicarse come de 
sopra nelli precedenti capitoli si contiene. Et in ciò sia data 
piena fede allo offltiale predicto con suo iuramento et un testi- 
monio degno de fede. Placet Hier.^ Olympus auditor. 



STATUTA ARTIS LAN.fi 67 

Visa fuere per me Hier ™ Olympum de saxoferrato auditorem 
et quia iusta reperij signaui in fine cuiuslibet, ut apparet manu 
propria in supradictis capitulis ad effectum ut conflrmatio possit 
expediri. 

Alle S. V- M. 

Se espone per parte delli capitani et homini dell arte della 
lana et panni, qualmente V. S. sanno quanta honoranza et utile 
in publico et privato dieta arte ha dato in li tempi penuriosi et 
caristosi in aiutare et mantenere le pouere persone, oltre che per 
statuto et decreto di questo magnifico popolo antiquato se deue 
dare aiuto et fauore a dieta arte et protegerla. Hora per alcuno 
tanto della terra quanto suo Conta et forastieri dieta arte è frau- 
data, il che in danno de essa et anche delli hominj della dieta 
terra redunda. Donde recorrono a V. S. M. li piaccia conflrmarli 
li supradicti capituli et ordini fatti nella loro adunantia con le 
pene messe centra li transgessori, il che quantonque giusto sia, 
lo reporteranno de gratia singolare dalle S. V. M. quali Iddio 
conserui et exalti quanto desia. 

Supradicta capitula nouiter edita a Congregatione hominum 
artis lanae terrse fabriani tamquam justa, rationabilia, et frau- 
dibus obuiantia fuerunt solemniter approbata et confirmata die 
infrascripta a M.^^ Consilio Credentiae dictae terree sub poDnis in 
eis contentis. 

Priores Artium . 5.^^,.^^^^ 

Populi et Comunis } 

Dai Fab. die xxij junij 1543 

Jo. Pei*» honorius Cane.» 
Loc. Sigilli 

M. Vig.de Ru. Ep-us. Senogallien et Comes j GiTbr. Gnalis. 

Pro Marchiae An. ' 

Ante scripta capitula et sanciones per Capitaneos Artis ìa- 
narie et homines ab eis uocatos edita, ac per dominum Hierony- 
mum Olympum Aud. nostrum uisa, bene considerata et demum 
tamquam iusta rationi consona, et bonum publicum concernenti a 
uerbo placet signata, confirmamus uirtute presentium, approba- 



VtH STATUTA AKTIS LAN-IT 

muSf ac sub poenis in eis contentis obsoruari mandamus inuio- 
labiliter et non obstantibus etc In quorum fldem. 

Dat. Macerata xxvij junij 1543 

M. Senogallien. Epùs. Gubernator 

Desiderius Leopardus Cancellarius. 



Die vij Decembris M. D. xlviij 

Consilio CredentiaEì Mag.^* Comunitatis fabriani seruatis ser- 
uandis babito etc. 

Espongono et supplicano li deuotissimi Oratori artefici, li Ca- 
pitani et Uniuersità del Arte dola lana dela terra di fabriano et 
dicono gualmente a ciascuno è noto quanto sussidio dela detta 
arte le miserabili persone receuano dela loro mercé de conciar 
lane, filare stame, tramare, ordire et tessere per condurre panni 
et saie a perfettione. Et certamente quando la detta arte alquanto 
mancasse saria necessario ad una parte abandonare la terra et 
andare altroue per substcntarse et uiuere. Però li ditti Capitani 
et uniuersità buoni figluoli et seruitori de V. S. M. desiderosi et 
attenti dela loro utilità, et per sussidio et adiutorio del pouere 
et miserabili persone hanno recorso da quelle, considerando che 
alcuni non senza fìraude et preiudizio de mercanti de dieta arte 
ne uengono defraudati et inganati in buona summa, dimodo che 
in poco tempo tale esercitio redundarà in gran jattura et de- 
trimento loro per alcuni che sotto colore di uolere giurare et 
intrare in la dieta arte per la paruità de bolognini diece per el 
signale, et bolognini cinque per el giuramento, non curano de 
pagarli per hauer licentia et comodità de fare doi, o tre pezeoli 
de saia Y anno con le lane che rubbano a dìcti mercanti: et però 
per obuiare a tale inconueniente, et acciò che non habbino causa 
de robbare ditte lane, supplicano V. S. M. se degnino con loro 
prudentissimo ordine dar prouisione et modo che per lo auuenire 
non si habbia più a commettere tal fraudo: il che sarà cosa ju- 
stissima, et leuarassi la causa a chi robbare uolesse: et lidecti 
Capitani et uniuersità lo receuerà de gratia da quelle, quali 
Iddio conserui sempre in felicissimo stato. 

Obtinuerunt quod Mag.^^ Magistratus cum quatuor alij» do 



STATCTA ARTIS LAN.F. (V.) 

dieta arte, si uidebitur, uocandis, consideratis considerandis aii- 
thoritatem habeat presentis consilij prouidendi desuper et sta- 
tuendi ut opportunum judicarit etc. 

Priores Artium populi et comunis fabriani. 

Jo. Petrus Honorius Cancellarius 

Copia literarum E."» D. uicelegati super supplicatione et re- 
scripto predictis. 

a tergo AUi Mag.^» Priori di Fabriano nostri Car."* 

Intus — Mag.<^^ Viri nobis. Amen. Ce se espone per parte delli 
capitani et uninersità del arte dela lana de costi che hauendo 
alli giorni passati supplicato nel uostro Consilio dela Credenza che 
per esso Consilio se douesse dare prouisione et ordine che loro 
del Arte non fossero defraudati: Attento che molti sotto colore de 
uoler giurare et intrare in la decta arte, attento non se paghi 
più de dieci bolognini per el segnale et cinque per el giuramento, 
non curano pagare questa poca quantità per hauer commodità 
de fare doi o tre pezzoli de saia Y anno con la lana che togliono 
secretamente alli decti dela decta arte, et alli mercanti di essa 
alli quali lauorano le lane, come più appieno in la sua supplica- 
tione se contiene: Del che fattone proposta fu consultato che 1 
magistrato con quattro homini da elegersi hauessero authorità 
di prouedere che decta arte non sia defraudata, il che secondo 
el numero delle faue raccolte nelli partiti precedenti fti canoni- 
camente obteso, et per tale reputato. Ma che licentiato el Con- 
silio forono alcuni che dissero che un consigliere non haueua 
dato la faua, et cosi mancando uno, el partito ueniua ad esser 
perso per un terzo di una faua: però per toglier uia ogni dubbio, 
recercati de opportuno remedio, considerando che questo torna a 
beneficio de decta arte et suoi mercanti, uogliamo che la decta 
remissione habbia luogho, et secondo essa se mandi ad esecutione 
non obstante el defecto prefato al quale per questa uolta dero- 
gamo — Di Matelica a xij de Marzo 1549 

Fab. Epus. Lucer. Vicelegatus 

Oliuerius 
In uisita etc. 



70 STATUTA AUTIS LAN.K 

Die vi Aprilis 1&19 

Magnificas Magistratus et Ciues deputati ex rescripto Mag.<^^ 
Consilij credentiae terre fabriani sub die vij mensis decembris 
nuper elapsi celebrati, ad preces Capitaneonim et uniuersitatis 
artis lane eiusdem terrse, uigore authoritatis ipsis ab eodem ma- 
gnifico Consilio desuper attributse, solemniter decreuerunt et sta- 
tuerunt ad obuiandum comoditati (ìraudandi ut in supplicatione 
dictorum Capitaneonim et uniuersitatis superius continetur, quod 
in futurum, quicumque uoluerit adire et intrare dictam artem te- 
neatur soluere prò signo scutum unum auri, et prò juramento 
bolonenos quinque. In reliquis nero ad amuscim seruari debeant 
statuta et capitola eiusdem artis: et si Capitanei qui prò tempore 
erunt ea non seruauerint et ab alijs seruari non fecerint, ultra 
poenas in illis respectiue expressas, incurrant poenam unius acuti 
auri prò quolibet et uice qualibet applicandi prò dimidio fabri- 
cae palatij Mag.^**' Dominorum Priorum, prò uno quarto executori, 
et prò alio quarto dictse arti, et poena de facto possit exigi. 

Priores Artium \ 

^^^«t populi et Coniunis t P*»»"»"» 

Dat. ex palatio nostro die supradicta 

Jo. Petrus Honorius Cane* 



Ex libro supplicationum 1525 usque 1538 
Consilio Credentiae etc. — Die 4 Decembris 1525 

Li Capitani del arte delle Berrette et ^ non si sono potuti ac- 
Capitani del arte della lana ) cordare come loro me- 

desimi hanno esposto et è stato referito dalli Deputati sopra di 
ciò dal Consilio, et la causa dela differentia è perchè li lanari 
uoriano fare li guanti a lor piacere, et le berrette per loro usu, 
et li Berettari non co consentono, si non se faranno descriuere 
in la loro arte, finalmente sopra questo fu obteso un certo ditto 
de ser Domitio Venturino dicente che alli Maestri del arte della 
lana principali et capi, li quali esercitano la ditta arte, sia licito 



StATUTA ARTIS LAN.E 71 

et possine fare fino in tre berrette et fino in tre para de guanti 
per loro uso solamente, con licentia però delli Capitani del arte 
de Berrettari per li tempi essistenti: Et e conuerso alli Maestri del 
arte de' Berrettari principali et Capitani sia licito ogni anno per 
loro uso far mezza pezza de panno per ciascuno di essi con li- 
centia delli Capitani del arte della lana similmente per li tempi 
esistenti: et qualunque delli detti Capitani recuseranno le cose 
predecte, siano li lor capitoli annullati. 

Et ego Jo. Petrus honorius Canc.^ materna lingua huc re- 
tuli die 18 Julij 1549. 

• 

Col nome di Dio. Amen. Nel anno del Signor nostro 1549 la 
indictione septima al tempo del pontificalo del S."^** in Xpo. Patre 
et Signor nostro Signor Paulo per diuina prouidenza PP. iij et 
a di 27 del mese de septembre del detto anno. Nela terra di 
fabriano, nela sala di sopre del palazzo dela residenza del signor 
potestà appresso li soi lati et in presenza di battista de uenanzo 
de profilio, de bascone de alegritto da fabriano testimoni. 

Essendo uertita lite, causa et differenza tra li homini del 
arte de panni de lana dela terra de fabriano da una parte, et 
li homini del arte dele berrette dela detta terra dal altra; perciò 
che per li homini dela detta arte de panni de lana se proibiua 
a Thomini de dieta arte dele berrette posser fare saie, come nelì 
acti dele cause simili più latamente se dice contenerse, donde 
hoggi in questo presente soprascripto di le diete parti et ciascuna 
de esse uolendo perdonare ale spese, et ale liti et scandali da 
uenire obuiare, per interuentione Consilio et mezzo del R.™® in 
Chro padre et S-S.^**" Fabio Miganello da Siena Episcopo Lucinen. 
dela prouincia dela marcha meretissimo uicelegato, et del Mag.^^ 
et excelso del una et laltra legge doctore messer Francesco Sala- 
monio da Fara honoreuole potestà dela detta terra de fabriano 
et de alcuni altri desiderosi dela pace et concordia dele dette 
arti, cioè Baptista de francesco capitanio de dieta arte de panni 
de lana, et Giouanni de bartolomeo de ser giouanni, ser Baptista 
de Girolamo, et Jo. Ludouico Rigio homini spetialmente, come se 
dice, electi et deputati dal uniuersità et homini dela detta arte 
de panni, come dela detta deputatione constare disseno per mano 
de ser Syluestro gilio publico notarlo fabrianese di ciò rogato. 



12 «TATL'TA AttTIS LAN-« 

li quali hoinini deputati de larte de panni prodicti tanto in lor 
proprio nome, quanto in nome et ueco de Scipione de nicolò altro 
capitano dela detta arte de panni et Syluestro de benedetto alias 
detto faccia uno de detti deputati absenti, per li quali et ciasche- 
duno de ipsi de rato et ratibabitione promisseno et alias etc, et 
sotto linfVascripta pena et da una parte: et Beddino de pauluccio, 
Cola del marre Capitani de detta arte dele berrette: et Dominico 
de thomasso et Ciano de petruccio homini spetialmente deputati 
da epsa arte dele berrette come dela deputatione predetta con- 
stare si dice per mano de ser Cesare lauina publico notaro fa- 
brianese de ciò rogato dal altra: li quali tucti Capitani et depu- 
tati predetti, tanto dela decta arte de panni de lana, quanto dele 
berrette, tanto per epsi quanto per li altri dele arti predette suc- 
cessori, per certa scienza et non per errore alcuno de ragione o 
de facto renumptiando prima et ante omnia a dette liti cause et 
questioni et a tucte singole spese et interessi dela lite dal una 
ot laltra parte patite, con sollenni stipulationi dal una et laltra 
parte interuenentc deuennero ala infrascripta concordia conuen- 
tione, transatione et pacto cioè: 

Che li homini de detta arte dele berrette tanto giurati 
quanto li altri che giuraranno possano et uagliano perpetua- 
mente far dette saio liberalmente et senza pena a libito delli 
homini de dieta arte con li infrascripti però conditioni pacti et 
capituli cioè. 

Che epse saie, come de sopra, per li homini giurali et da 
giurarse de dieta arte dele berrette che so faranno, se debiano 
bollare per li Capitani et uffltiali de dieta arte do panni et colla 
bolla dela moderna arte de panni: et ogni uolta che alcune do 
epse saie, legalmente da farse, saran trouate senza la bolla pre- 
detta, li padroni di esse saie cusi ritrouate cascheno in pena che 
ne capituli de detta arte de panni si contiene, d applicarse 
per un terzo ali homini de dette arti per egual porzione, et li 
altri due terzi come neli detti capituli: 

Item che tucti quelli quali saran trouati in fraudo non siano 
scusati per che siano descripti et giurati nel libro de detta arte 
dele berrette, se non dece di innante dal di dela facta inuen- 
tiene saran giurati et descritti, et che la cognitione de (ìraudi 
predicti circa le saie prcdicte, come do sopra, legalmente per li 



STATUTA ABTIS LAN-B 73 

homini de detta arte dele berrette da farse sia et esser debbia 
comunemente de Capitanij del arte de panni et dele berrette: li 
quali Capitanij non essendo in epsa cognitione tra lor concordi, 
il potestà di fabriano che sarà per il tempo sia et esser debbia 
tertio cognitore et decisore con epsi: al giudicio del quale detti 
Capitani et offltiali dele arti predette, et li padroni dele saie 
cusi ritrouate in fraude stare et acquiescere debbano et in ni- 
sciun modo contrafare ne uenire sotto la infrascritta pena. 

Item che li capitani et offltiali di detta arte dele berrette 
siano tenuti et debbiano mostrare i libri deli giurati de dieta 
arte a ogni requisitione et instantia de detta arte de panni, et 
permettano che detti offltiali del arte de lana a libito loro pi- 
gliene nota deli descripti in detti libri senza impedimento et 
prohibitione alcuna, et questo acciò sia tolta ogni occasione de 
fraude. 

Item che detti offltiali de panni de lana siano tenuti andare 
al purgo per bollare le saie predette secondo lo stile et consue- 
tudine de detta arte: et se per negligenza deli detti offltiali de 
panni alcuna de dette saie non fosse bollata, non se intenda per 
questo li padroni de epsa esser cascati in alcuna pena de fraude: 

Le quali cose tucte, dette parte a se 1 una al altra et 1 altra 
al una premessero perpetualmente hauer rate et ferme, et centra 
non fare dire ne uenire, et poeto pena de ducente scudi per la 
metà ala camera ap.<^^, et per 1 altra al comune de fabriano et 
a la parte osseruante per egual portione da aplicarse: la quale 
pena tante uolte se intenda esser commessa et quante uolte 
sarà contrafacto: la qual pena commessa o non commessa, pa- 
gata o non pagata, e uero gratiosamente remessa nientedemeno 
le predette cose tucte ferme remangano: Per le quali cose tucte 
da osseruarse obligorno^tanto lor proprij bieni quanto de dette 
uniuersità, renumptiando et giurando, et rogandone me notare 
infrascripto che dele predette cose ne facessi publico instrumento. 

Et ego Jo. Bapta quondam domini Polydori de Saracenis 
ciuis fabrianensis publicus ap.<» auctoritate notarius predictis 
omnibus et singulis una cum prenominatis testibus interfùi: et 
ea rogatus a dictis partibus scribere et publicare, scripxi et pu- 
blicaui: nec non ad requisitionem hominum diete artis lanse ad 
maiorem eorum intelligentiam materna lingua huc retuli: in quo* 

10 



71 STATUTA ARTIS LAN.E 

rum omnium et singulorum fidem me subscripxi et signum meum 
apposui consuetum. 



Al nome della S."^* et Indiuidua Tornita et Gloriosa Maria 
Vergine et delli santi Jean. Bat.* et Romualdo Aduocati della no- 
stra mag.^* Communi tà di Fabriano, et tutta la Corte del Cielo: 

Capitoli et reformationi fatti, e stabbiliti per li spettabbili 
huomini Rodolfo Marchetti, Ceche de Bufferà, et Jo. Antonio de 
Pier de Becchetti Capitani et Camerlengo delle uniuersità del- 
l' arte della lana della terra di Fabriano, et Francesco di Venanzo, 
Tosino del Marre, Gironimo alias bescanti, et Amoroso di Pran-- 
ccsco eletti, e deputati secondo Y ordine, e commissione eC arbitrio 
a loro dato dalla generale adunanza, et uniuersità, et huomini 
dola detta Arte: Per la mantentione conseruatione del Molino, 
ualche, et edifltio fatto, et comprato inemfiteotico per la detta 
uniuersità, et utile uniuersale delli huomini d* essa: Acciò facil- 
mente esso edificio si conserui, et il fruito e censo ordinario se- 
conde r obligo iurate si paghi senza detrimento di detta uniuer- 
sità. Per il che essi capitani camerlengo et huomini elotti haute 
mature conseglio, e doliberation fecero ordinorne Y infrascritti 
capitoli e reformatiene per il commue utile della detta uniuersità, 
Q suoi huomini, e confermati dal R.^^ superiore sarà osseruati 
inuiolabbilmente sotto le pene dechiarate in esse; et acciò nessune 
possa sotto le scudo della ignoranza scusarsi mandorno fossero 
publicati ne luoghi soliti, et consueti. 

Imprima essendo cesa molte importcuele che Futile commo- 
dità et interesse publico, e commune sia antiposte al priuato; 
ordinorne, et reformerno, che nessuno, e qual si uoglia huome, 
persona, mercante, e artefice della detta Terra di Fabriano e ha- 
bitante in essa, che esercitasse, e facesse esercitare arte, e arte- 
ficio de lana e pertinente, e dependente d' essa, possa ne li sia 
in alcun modo lecite andare, mandare e portare dalla publica- 
tiene delli presenti ordini, a ualcar panni, saie, rasce, e altre 
simil cose pertinente a esse artificio altroue, eh' in detto Melino, 
ualche et edifltio, condotte, e fatto dalla detta uniuersità, et chi 
contrauerà al presente ordine de fatte incorra senza alcuna di- 



• • 



STATUTA ARTIS LANìE 75 

cbiaratione in pena d' uno scudo per ciascuno panno, rascia, e saia, 
lauoro, e per ciascuna uolta d' applicarsi per un terzo allo ac-^ 
cusatore il quale sarà tenuto segreto, et li si concederà con un 
testimonio, et per Y altro terzo alla uniuersità di detta Arte per 
mantentione d'esso edificio, et l'altro terzo all'esecutore, et in ciò 

non si farà gratia alcuna. Placet ^Drusus Auditor, 

Item considerando, che doue manca 1' ordine certamente al- 
cuna uniuersità con ragione non si può sustentare, et alcuno 
fermo, et retto firmamento delle cose non si può edificare senza 
gran confusione, et occasione d' errore; pertanto ordinorno, et re- 
formorno. Che il ualcatore starà per li tempi in dette ualche, et 
edificio di detta arte debba, e sia obligato indistantemente pi- 
gliare li panni, rascie, e saie et altre cose simile, che li si da- 
ranno a ualcare, e quelle, secondo saranno consegnate, deligente- 
mente costodire e ualcare; senza eh' babbi riguardo a qualsiuo- 
glia persona, o antiponga o postponga alcuno, e sia chi fosse de 
Capitani o Camerlengo de detta arte o officiai d' essa, o per lor 
comandamento, e facendo il contrario esso ualcatore incorra esso 
jure, e de fatto senza alcuna dechiaratione in pena d' uno scudo 
per ciascuna uolta che contrafarà, d'aplicarsi come di sopra, e 
non se ne possa far alcuna gratia. Placet Dmsus Auditor, 

Item perche la negligenza, e' la moltitudine delle facendo più 
delle uolte suol portar longhezza di tempo per il quale ne causa 
alcuna uolta danno, e non poco alli artefici, et in ciò udendo 
quanto sia possibbile remediare: ordinorno, e reformorno, che 
esso ualcatore debba, e sia obligato in tutti i modi, intermine di 
tre giorni di lauoro o dopo che harà receuuto o nero che gli 
sarà stato dato il panno, o saia, o rascia o altra cosa, quelli espe- 
dire et ualcare, altrimenti passati detti tre giorni lauoranti, pos- 
sa, e sia lecito al mercante o artefice, e padron del lauoro repor- 
tarselo, et andare a farlo ualcar altroue in qualunque luogo gli 
parrà, senza che babbi a pagar cosa alcuna. Placet Drusus Auditor. 

Item perche conuiene ragioneuolmente, che ogni fatica babbi 
'1 suo giusto premio, e mercè; per questo ordinorno et riformorno, 
che ogni mercante o artefice sia obligato pagare per la ualcatura 
di ciascun panno colorato bolognini dodeci, e per ciascun panno 
bianco o rascia o folla di saia bolognini otto in mano del Ca- 
morlengo di detta arte: Intendendo, e dichiarando, che il presente 



7fi STATUTA ARTIS LAN.E 

capitolo babbi luogo ancor quando essi mercanti o artefici fos- 
sero trouati bauer contrauenuto ai primo capitolo^ cbe oltre la 
pena in quella contenta pagbi anche il premio, et mercede si 
contiene qui, se come ui fosse andato a ualcare, a ciò esso edificio 

si mantenga e il fitto pagar si possa. Placet Drusus Auditor. 

Item essendo molto conueniente, che a chi domandare cose 
giuste, non si le deue denegare V audienza et quello, che ad altri 
non nuoce et altri gioua si deue liberamente concedere, per tanto 
ordinorno et reformorno, che se alcun mercante o artefice des- 
siderasse andare a ualcare i suoi panni o lauori altroue, che 
in dette ualche d' essa uniuersità, forsi parendoli tornarli più a 
seruitio, o utile, e di ciò ne dimandasse buona licenza alli Capi- 
tani, pagato barra esso mercante o artefice la debita mercede, e 
pretio si contiene nel precedente capitolo in mano del Camer- 
lengo d'essa uniuersità, essi Capitanij siano obligati decta li- 
cenza liberamente concederli, et il Camerlengo ben costudire decta 
mercede, a ciò uadi in benefitio di decto edifitio, secondo sarà 
ordinato da gli huomini sopra ciò deputati. Placet Dtìmus Audit&r. 

Item perche è cosa nana hauer la lege se non u' è chi in- 
tieramente e giustamente la mandi a esecutione, pertanto ordi- 
norno, et riformorno, che il Mag.<^** S.^"" Podestà o Judice delle Ap- 
pellazioni Caualiero, et altri loro ofSciali ogni uolta saranno re- 
cerchi per la esecutione de presenti Capitoli debbano, come con- 
uiene a buoni Rettori, de fatto e senza alcuno iuditio o scrittura, 
anzi estraiudicialmente esseguirle, e centra '1 trasgressore rigo- 
rosamente procedere, et ogni aiuto, e fauore giusto, e ragioneuole 
prestare alli Capitani et officiali, et homini deputati de detta 
uniuersità sotta la pena de tre scudi applicati alla R.^* Cam,"* 
App.*^* per la metà, et per Y altra all' accusatore, et esecutore, e 
di più sia obli gate rifare ogni danno, et interesse alla detta uni- 
uersità et suoi Ufiiciali, che inciÒhaueSSe ^aiiiO. Placet Drusus Auditor. 

Item acciò se dia quella più facil uia et modo, che li tran- 
sgressori de questi presenti capitoli possano esser ritrouati, poniti, 
e gastigati, et ordinorno che si possa procedere per ogni causa 
tanto de inquìstione, accusatione, inuentione, denuntie o qual 
altro modo fla possibile, e secare et facile, che '1 delinquente, e 
trasgressore sia trouato, e debitamente ponito e possa ogni uno 

accusare. Placet Drusus Auditor, 



STATUTA ARTIS LAN.E 77 

Item per dar più facile esecutione alli presenti Capitoli, acciò 
li transgressori d'essi sian trouati et castigati, ordinorno et ri- 
formorno, che V officiale deputato a bollar li panni babbi auto- 
rità, e facultà d' andare, cercare, et inuestigare li transgressori, e 
gli si creda e dia quella piena fede come si contiene nelli Ca- 
pitoli antiqui. Placet Drusus Auditor. 

/ Item perchè ogni legge si sforza remediare, che li fraudi 
non si faccino e commettano, et considerando che in questo es- 
sercitio, et arte u' è più comodità che in qualsiuoglia altro esser- 
citio; Pertanto udendo in ciò remediare quanto fla possibile, che 
gY huomini, e uniuersità d' essa arte sempre continui in la bona 
espettatione, e credito; ordinorno, et reformorno, che non sia le- 
cito a nessun Mercante o Artefice della decta uniuersità e arte 
de lana, far tengere, e a Tentor tengere alcuna rassa o saia alta, 
che non li dia o babbi in effetto sei scudi di guado per pezza, e 
che esso Tentore non possa in nessun modo tenger dieta rassa 
negra, se prima non sarà uista dal Capitanio, ouuer officiali o 
stimatori d' essa arte, e da loro dato licenza di tengere, la qual 
licenza non possano dare, se con effetto decta rassa non ci sarà 
sei scudi di guado, et esso Tentore non possa tegnere se non è 
bollata, e fatto paragon col saggio. E chi contrauerà a questo 
presente capitolo, intendendo tanto Capitani, officiali, stimatori 
tentori, e padron d' essa rassa, incorrano et incorrer debbano 
ciascun de predetti in pena di scudi sei per ciascuna pezza, et 
ciascuna uolta applicata come di sopra, e di ciò Capitani et altri 
officiali di detta Arte non possi far gratia senza Y adunanza. 

Placet Drusus Auditor, 

Item, per toglier uia ogni occasione de negligenza in esse- 
guire questi presenti ordini, Ordinorno e reformorno, che li Ca- 
pitani Camerlengo, et officiai dell'arte debbano e siano obligati 
sotto uincolo de luramento et de pena de duo scudi per uno far 
opra, e con effetto esseguire, e far esseguire centra tutti quelli 
che saranno trouati contrauenire alli presenti ordini, e ciascuno 
d' essi infra termine di dieci giorni dal di della inuentione, e de- 
nuntia, o accusa; intalmodo, che effettualmente babbi a pagar la 
pena contenta nelli sopradetti capitoli, li quali dieci scudi per 
ciascuno siano aplicati alla R.^* Cam."* Ap.^* per un terzo, e 
r altro air accusatore, e Y altro all' esecutore. Placet Drusus Auditotr. 



7K STATUTA ABTIS LAX.E 

E tutto sia a laude, e gloria, et honore della santa Trinità, 
et Vergine Maria, e s. Jo: Bap. et Romualdo adoocati, e de tutta 
la Corte del Cielo, et honore, et utile, e mantentione del mag: pub: 
de Fabriano, et suo populo et uniuersità della detta Arte: 

Cristophorus Madrutius miseratione diuina Episcopus Sabin. 
S. R. Ec. Car.^^ Princeps Tridentinus in Prou. inarchi» Ancon. de 
latere legatus. 

Retroscripta capitula uniuersitatis artis lame super huiusmodi 
exercitio et arte concernentia uisa per Dominum Drusum Furla- 
num auditorem nostrum et per uerbum placet signata, tamquam 
insta rite et recto facta confirmamus et approbamus ac inuiola- 
biliter obseruari mandamus non obstantibus etc. 

Maceratae ultima junij 1563 

Sertorius Petrucius Locumtenens 

Mattheus Lucidus 



Essendosi anchor per tempi antichi sempre considerato, et 
molto più con esperientia ueduto di quanto honore reputatione 
et utile sia stato sempre a tutta la terra, et tutti Y altri mer- 
canti et territorio di Fabriano Y esercitìo, e larte della lana e, tra 
tutte r altre mercantie che in detta terra si esercita, questa es- 
ser quella che più d' ogni altra apporta a tutti indistintamente, e 
maxime a pouere, e miserabile persone più frutto, e sussidio, e 
che senza questa la maggior parte della terra per uiuere sarebbe 
stretta girsene mendicando: et per tal conto di continuo è stata 
agiutata, fauorita, et con diuersi ordini statuti et reformationi di 
essa, et con la gratia de dio ingrandita, et esaltata in quel bel- 
r essere e reputatione, che hoggi dì si ritroua; Però li mag.** e 
Prudenti Priori Ridolfo Marchetti, Francesco di Bufferà Capitani 
di detta arte et Gioanantonio de piero Bechetti Camorlengo 
considerando essere per mantentione, e reputatione di detta arte 
spediente et necessario fare alcuni ordini per remediare ancor 
a molte flraudi che a essi mercanti si usano, fecero far comune 
e generale adunanza di detta arte a loro loco solito, oue discorso 
di molte cose pertinenti ad essa, fu fatto comune resolutione 



STATUTA ARTIS LAN^E 79 

elegere quattro homiui mercanti che douessero prouuedere per 
ogni modo, e uia che a loro meglio paresse, al bisogno et hutile 
comune di essa arte, et furono a tale effetto eletti, e deputati gli 

saui, prudenti et discreti homini Mercanti, Michelangelo 

Siluestro di Beddino, Siluestro di Ciampatello, Giacomo amante 
con ampia autorità et potestà, e balia di poter chiamare, et a- 
giongere ciascheduno altro paresse: et tutto quello che da loro 
fusse fatto statuito, et ordinato, si hauesse per approuato, et con- 
firmato da essa generale adunanza, transferendo loro ogni auto- 
rità, et potestà che essa adunanza hauesse. 

Per il che li sopradetti homini chiamato in loro agiuto fauo- 
re l'onnipotente Dio, e la sua Gloriosa ma tre Maria uergine, ag- 
giunto con loro il prudente, e discreto huomo Giouanni Mar- 
chetti hauendo hauuto fra di loro maturo discorso, e conseglio 
deliberemo unitamente per comune hutile della sopradetta arte 
di fare et ordinare, si come fecerrono et ordinorno gli infrascritti 
statuti, ordini, reformationi, e decreti, quali dopo la conflrma- 
tione del R."° superiore, si debbano inuiolabilmente, sotto le pene 
che in esse si contengono, attendere et osseruare. 

Et acciò nissuno per alcun tempo ne possa alcuna ingno- 
rantia pretendere, et in caso di contrauentione, sotto quella scu- 
sarsi, ordinorno similmente, conflrmati che fossero, douersi publi- 
care a tutti luochi soliti consuetj. 

Et primamente per essere stato maturamente considerato da 
sopradetti homini eletti et aggionti, e molto bene creduto, con 
effetto discorso, gli mercanti di lana essere mal seruiti nel pui- 
care, e che per questo glie cosa necessaria, e spediente che la 
detta arte habbia pulchi da sua posta, oue meglio si possa, e con 
più comodità pulcare, hanno tolti, et condotti homini, e pulchi, 
oue tutta 1 arte possa comodamente andare a pulcare panni ra- 
scie saie et simile, et oltre hanno medemamente presi tiratori a 
pegione che in quelli medemamente si debba tirar li suddetti 

panni et altri simili. Placet Fahritius Auditor 

Et acciò che li panni, rascie, saie, e simile siano ben pulcati, 
e con la mercede si possano pagare tanto gli pulcatori condotti, 
quanto anchora il fitto, o censo annuale de pulchi, e tiratori: 
et perche anchora si teglia e proibisca in quanto sia possibile la 
comodità, et occasione a quelli che robbando la lana, metendola 



80 8TATLTA ARTI8 LAN^ 

in simili lauori uanno a pulcare in luochi che facilmento non si 
può sapere e per altre cause anchora che per lauenire ui potesse 
nascere: Placet. 

Si ordina che nisuno di qual si uoglia stato, o condilionc 
che esercitasse, o facesse esercitare 1 arte della lana non ardisca 
ne presuma andare, o mandare a fare pulcar pannj di qual si 
uoglia sorte, rascie, saie et simili in altri pulchi, che in quelli 
condotti presi et ordinati dalli sopradetti homini, et qualunque 
della sopradetta arte in modo alcuno centra farà se intenda ipso 
fatto senza altra dechiaratione esser incorso in pena de dui fio- 
rini e mezzo per panno, per rascia de altri doi fiorini e mezzo 
da applicarsi per mezzo fiorino alla detta arte per sostentione, e 
pagamenti de detti pulchi, et salarj di pulchatori sopra detti, e 
del restante per un terzo all' accusatore inuentore, o denuntiatore 
quale sarà creso, con un testimonio, e tenuto secreto, e Y altro al-* 
r esecutore, et si sarà saia bassa mezzalani, e simili la pena se 
intenda de un fiorino per ciascheduna saia mezzalani, e bolo- 
gnini dieci, li dieci bolognini da applicarsi alla dotta arte, et il 
restante da applicarsi come di sopra. Placet, 

Item si ordina che per 1 auenire non sia alcuno de sopra- 
detti mercanti che faccia in alcun modo tirare alcuna sorte de 
panni di rascie di saio et simile in altri tiratori che in quelli 
deputati, et condotti da sopradetti homini sotto pena de un scudo 
et un grosso per ciascheduno panno rascia, saia, o simile da ap- 
plicarsi per un grosso alla suddetta arte per pagamenti de detti 
tiratori et il resto come di sopra. Placet, 

Item si ordina, che si sarà alcuno di detti mercanti che pa* 
rendoli douere esser meglio seruiti, e più comodamente in altri 
pulchi che in quelli condotti dalli sopradetti homini, o nero in altri 
tiratori, domandando a li sopradetti offltiali licentia di uoler gir 
a pulcare o firmare in altri pulchi o tiratori, sia lecito a essi 
homini, offltiali dar licentia; ma che prima paghi quello che uorrà 
la licentia alla detta arte per ciascheduno panno, o rascia bolo- 
gnini uenti per mantentione degli edifitij come di sopra e bolo- 
gnini diece per ciascheduna saia bassa, et inoltre debba dire a 
essi offltiali il luoco oue uogliono pulcare. Placet. 

Item che il moderno si ossemi in quelli che uorranno fare ti- 
rare in altri tiratori come di sopra, cioè che debbano pagare 



STàTUTà. ARTIS LAN^ 81 

un grosso per panno, per rascia, per saia ot simile, e dire douc 
uogliano tirare. Placet. 

Ilem per essere spediente e necessario al pulchare la cenere, 
e uedendosi che tuttauia se ne caua fuori della terra e territorio 
di Fabriano e che per questo ne nasse mancanza e carestia e 
più ne nasceria per 1 auenire, se non si prouedesse con qualche 
buono ordine, per tanto si ordina che per. lo auenire non sia al- 
cuno tanto della terra, o territorio de Fabriano, quanto terriero o 
forastiero che ardisca ne presuma in alcun modo» o uia uendere 
o far uendere, portare o far portare alcuna quantità di cenere 
fuor della terra, o territorio di fabriano sotto pena a qualunque 
centra farà per ciascheduna uolta di bolognini uenti per coppa, 
la perdita della cenerà, da aplicarsi la suddetta cenerà all' arte, 
li uinti bolognini per coppa per una metta air accusatore in- 
uentore, o denuntiatore il quale sarà creso come di sopra, e 1 altra 

metta ali esecutore. Placet accedente consensu comunitatis. 

Et perchè per lo auenire li sopradetti ordini si osseruino in- 
tiiolabilmente e che per negligentia con il tempo non uadano in 
dessuetudine, si ordina a tutti offltiali de detta arte che per li 
tempi saranno, debbano sotto uincolo de giuramento, e sotto 
pena de un scudo per ciascheduna uolta che saranno negligenti, 
fare osseruare li sopradetti ordini et eseguire centra tutti quelli 
che contrauerranno in fra dieci giorni dal di dell accusa, denuntia, 
inuentione, a talché con effetto infra detto tempo li sopradetti 
delinquenti habbiano a pagare intieramente tutta la pena in la 
quaje saranno incorsi per le suddette contrauentioni da aplicarsi 
la detta pena delli predicti ofBtiali ipso fatto alla Camera Apo- 
stolica. Placet. 

Item acciò per carestia de esecutori non si manchi far inuio- 
labilmente osseruare li predetti ordini, et si ordina che il podestà 
judece, Caualiero estraordinarij et altri ministri di giustizia deb- 
bano ad ogni instantia et requisitione di essi offltiali dell arte 
conmettere, et eseguire centra tutti li transgressori che li saranno 
proposti inante sommariamente, e senza alcuna tela judiciaria, 
et etiam appellatione remota, sotto pena a essi podestà, giudice, 
et altri esecutori, comò di sopra, di scudi diece per ciascheduno 
et ciascheduna uolta, che ricercati ricusaranno uolere eseguire, o 

11 




82 STATUTA ART18 LAN^ 

fare coramellere di eseguire, da applicarsi ipso fatto alla Reue- 
rciida Camera Appostolica. 

Confirmamus et obseruari mandamus. 
Paulus Odescalcus Gubemator. 

Et il tutto possa essere sempre a laude honore e gloria dell 
i mortale Dio, e della gloriosa uergine Matre Maria sempre Vergine. 

Paulus Odescalcus Prot^ Apo.^'" Prouinciae Marchiai Ancon. 
generalis Gubernator etc. 

Retroscripta capitula Uniuersitatis artis lanse Terra) Fabriani 
per nos ut supra uisa tamquam rite et recte facta publicamque 
utilitatem et commodum concernentia confirmamus, approbamus, 
ac in futurum inuiolabiliter obseruari mandamus eie. non obstan- 
ti bus e te. In fldem etc. 

Macerata) xxvj feb. M.D.Ixiiij. 

Oliuerius Cane.» 



Per ouiare in quanto più possibel sia alli furti che di conti- 
nuo si fanno neir esercltio della lana, cosi da lauoranli come da 
tessari e filatrice et altre persone, si ordina o statuisce, che in 
tal caso si possa procedere per accusatione, inquisitione et de- 
nuntiatione, et il Pedestri, Judice et altri oflltìali debbano ad ogni 
requisitione et inslantia di ciaschadun Mercante procedere contra 
qualunque persona che gli si metterà auanti alla cattura personale 
et in questo basti et si creda al giuramento del Mercante et ad 
ogni altro leggiero inditio, o presuntiono, et che detti oflltiali 
possano procedere contra li incolpati a rigoroso essaniine, stanto 
un solo inditio soflitiente ad arbitrio di esso Podestà et Judice, 
ancora che il furto non fosse de più importanza di un' oncia di 
lana, e la pena sia, fino a una libra, la catena, o berlina, et da 
una libra insino a due libre, la pena se intenda la frusta, et se 
il furto sarà di maggior importanza, la pena sia oltre la resti tu- 
tiene del tolto la suddetta ft*usta et altre pene ad arbitrio di esso 
Judice: Dechiarando che nelle medeme pene se intendano incorsi 
tanto quelli che hauranno commesso il furto, quanto quelli che 
saranno trouati per alcun modo, o uia hauere comprati detti 



STATUTA. ARTIS LANìE 83 

furti: E tutti quelli che daranno inditio di sopradetti furti gli se 
promettano dalli Capitani della detta arte scudi dui, et ancora se 
intendano per quelli che la comprano, saranno tenuti secreti: 
Dcchiarando che per più facilità de ritrouare detti furti gli offl- 
tiali possano libberamente cercare Pulchi, Tonte, Valche e tutti 
altri luoghi che a loro pareranno, e se alcuna dei padroni di 
detti Pulchi, Tento, Valche, o de altri luoghi per qualunque modo, 
o uia impedisse la suddetta cerca come sospetto di qualche farto, 
si possa procedere centra di esso alla cattura et ad altro secondo 
gli inditij che ui saranno ad arbitrio del Judice: Et nienti de 
meno per ciascheduna uolta che se impedirà, ipso facto se intenda 
essere incorso nella pena de dieci scudi, da applicarsi per la metà 
a la R/** Camera Apostolica, un quarto ala Comunità et l'altro 
air offltiale dell'arte. 

Et per che centra li soddetti delinquenti se debia procedere 
senza alcuna retardanza, o remissione, se ordina che li Capitani 
dell arte siano obligati fare eseguire centra li predetti, et se in 
ciò saranno negligenti incorrano in la predetta pena di dieci 
scudi per ciascheduna uolta da aplicarse come di sopra. 

Et per che non si possi alcuno escusare hauer compro ingno- 
rantemente non sapendo che fossero cose robbate, dechiaramo per 
questa nostra ordinatione che tutti quelli o quelle che compre- 
ranno da altri che padroni de botteghe, o senza saputa delli pa- 
dróni, da Garzoni o lauoranti, che se intendine cascare in le so- 
pra dette pene respectiue et hauere compro cose robbate et deb- 
bano esser puniti nelle sopradette pene come compratori di cose 
rubbate, senza potere allegare ignorantia alcuna. 

Appresso ordiniamo et commandiamo che nessuno ardisca 
portare ftiore del Territorio di Fabriano cosa alcuna attinente 
atti esercitij della lana per uendere, tanto nel Territorio quanto 
fuora se non saranno Padroni^ fattori, o garzoni di ordine delli 
padroni et saputa loro. Et sempre che se trouarà che alcuno fat- 
tore, garzone, o altri habbino uenduto clandestinamente o por- 
tato a uendere senza detta saputa, tanto loro quanto li compra- 
tori se intendano cascati in le sopraddette pene respectiue. Però 
uogliamo che non solo si osseruino in Fabriano, ma in tutto il 
Territorio et Jurisditione nostra per ouiare a tutti furti che in 
qualsiuoglia modo si potessero commettere, reserbando al castigo 



84 STATUTA ABTIS LAN.R 

di magior arbitrio nostro ogni altro caso, che non si coinpn?n- 
desse ne li sopra detti ordini, che potesse occorrere in preiuditio 
et danno deli' esercitio. Datum Fabriani Die tertia Septembris 
m. d. Ixv. 

Item statuirne et ordiniamo, acciò li libri che si tengono 
presso i mercanti per tener conto tanto de lane quali danno a 
filare, quanto delli altri del dare et hauere li sia data fede, et 
acciò in quelli non si possa fare alcuna fraudo, uolemo che li 
detti libri siano cartolati del numero delle carte, et si noti Y anno 
il dì che li sarà dato principio, et quelli che contrafarà al diete 
capitolo, detti libri non siano cresi; concurrente legalitate per-- 
some uel aiijs presuntiofiibus arbitrio superwris. 

Itcm ordinamo et statuirne, acciò li mercanti di detta arto 
non habbino da essere defraudati da alcuna persona, che pigliano 
a filare tanto starno quanto trama, non ardisca ne presoma met- 
tere in esse altre lane che quelle quali con effetto li saranno date, 
et contrafacendo sieno astretti alla restitutione et al peso che li 
è stato dato et consegnato, et incorrine in pena del falso extra- 
ordinario, datogli però sempre il suo giusto calo da credersi alli 
libri delli stessi mercanti secondo il capitolo sopradetto. Et quando 
alcuno fosse contrafacente sopra di ciò cada in pena de due 
scudi da applicarsi come de sopra. 

Perchè molti della detta arte ualchano et purgano centra li 
ordini della stessa arte» ponendo o facendo porre un segno per 
un altro, statuimo et ordinamo che nessun mercante presuma de 
penero o far penero in rasce panni et saie altro segnale che el 
suo proprio: et contrafacendo al detto ordine cada in pena de 
scudi sei da applicarsi come de sopra. 

Statuimo et ordinamo che li Capitani che saranno per li tempi 
habbino autorità de uedere che tutti li pettini che sono fatti per 
rasce panni et saie arriuino al giusto segno del numero che sarà 
il pettine, et trouandosi meno li sia pena dui scudi et la perdita 
del pettine e sia priuato in tutto d* uffltio, perchè nesuno di detta 
arte li possa dare da tessere alcuna sorte di robbe; et li pa- 
droni cadine in pena de scudi diece da applicarsi come de so- 
pra, et altri che trouaranno il fìraudo ne debba dar notitia alla 
istcssa camera sotto la medesima pena. 

Item ordiniamo e statuimo che a nesuno mercante sia licito 



STATUTA ARTIS LAN^E 85 

far saie di nouanta, ne nesuna altra sorte de panni se non a- 
scenderà al numero de cento, se non saranno cardati subito che 
saranno reportati dalla ualcha, acciocché non si possa uendere 
saia de nouanta per rasce de cento. Et contrafacendosi cada in 
pena de scudi diece come de sopra, oltra V interresse della parte 

da essigersi manu regia. Bt nulla fraude uendatur iuxta 

ordinamenta artis. 

Rem ordiniamo e statuimo che tutti pettini tanto alti quanto 
bassi debbano essere bollati con la stampa deputata dalla stessa 
arte, tanto quelli che si trouano al presente quanto quelli che sa- 
ranno per rauuenire. Et contrafacendo cada in pena della perdita 
del pettine e de scudi quattro per ciascuno e ciascuna uolta che 
contrafarà da applicarse come de sopra. Et il prouento del bollo 
che pagherà si aplichi air elemosine de' poueri da distribuirsi dai 
Capitani come sarà ordinato. 

Supradicta decem capitula concernentia artem lanae tcrrse 
Fabriani per nos bene considerata tamquam justa conflrmamus 
approbamus M. D. Ixviij. 

Vincentius Porticus Vicelegatus 

Alexander Pallant.* prothonotarius ap.«^ Gub. Generalis 

Retroscripta capitula uniuersitatis terrae fabriani per preces- 
sorem nostrum alias confirmata tamquam insta rito et recto facta 
conflrmamus et approbamus ac inuiolabiliter obseruari mandamus 
non obstantibus etc. 

Dat. Maceratse xij octobris in. d. Ixviij. 

Horatius Gualterutius Locumtcnens 

Matheus 

Indiuidue Trini tatis, Beatissime Virginis, et sanctorum Joan- 
nìs Baptiste, et Romualdi aduocatorum inuocato presidio. 

Volendo gF huomini, e F uniuersità della Mercantia della lana 
ouuiare, e remidiare a molti inconuenienti, fraudi e disordini, 
che tutto il giorno si commettono in fare Rasce, e panni, ei altri 
lauori con non puoco preiuditio, et danno de comperatori, e del 
Arte; e considerando l'arte non esser altro, che una racolta de 



Del bagnare 



Del tingere 



86 STATUTA AUTIS LAN.B 

molle leggi, precetti, et ordini, i quali corrotti, tutto Tarliflcio 
si guasta, e uà in rouina; e uedendo per questo rispetto la mer- 
cantia della lana ogni giorno andare de male in peggio per le 
molte falsità, che in quella si commettono. 

Hanno in piena, e generale adunanza risoluto, e stabilito di 
riformare, e far nuoue leggi, ordini, e capitoli per lì quali le Ra- 
sce de Fabriano possine stare al paragone delle Fiorentine, e di 
qual si uoglia altro luogho, e cosi li panni, e altri lauori, et a 
questo effetto oltre a Michel Angelo de Girolamo, Credentio de 
Bufera Capitani, e Matteo Simoncelli Camerlengo del arte, hanno 
anco eletti, e deputati quattro huomini del arte, cioè: Corrado 
Santa Croce, Bernardino Piccinino, Bartolomeo Marchetti, e Gio- 
uan Andrea Manaro, acciò tutti insieme faccino questa reforma 
con ampia facultà, li quali dopo lungo, e maturo discorso, per 
commune utilità del Uniuersità del Arte, e di tutti li compratori, 
hanno stabilito, e fatto gì' ordini, e capitoli inflrascritti da esser- 
uarsi inuiolabilmente sotto le pene (in caso de contrauenzione) 
che in quelli saranno espresse. 

Prima perchè V esperientia chiaramente dimostra che una 
delle cause principali per le quali questa Mercantia é uenuta in 
tanta declinatione, e le faccende si sono cosi diminuite è perchè 
le Rascie, e Panni non essendo bagnali rientrano puoi fuor di 
modo, onde per questo rispetto non è chi uoglia comprare; però 
per rimediare a questo inconueniente ordiniamo, che passato tutto 
settembre prossimo si debbiano bagnare le Rasce in tela alla 
Fiorentina con quel ordine, e modo che sarà statuto da Deputati 
sopradetti, e passato tutto Decembre prossimo debbiano bagnarsi 
li panni in quel modo, che sarà ordinato da Deputati senza al- 
cuna excettione, e tutti quelli, che passato il detto tempo contra- 
uerranno, incorrano ipso iure, et ipso fatto per ciascuna uolta, e 
per ciascun Panno, o Rascia in pena de cinquanta scudi, la metà 
de quali inremissibilmente debbia applicarsi al R.*^» Camera, e 
r altra metà al esecutore, et Accusatori quali saranno tenuti se- 
creti; et il lauoro ad esempio de gì' altri debba bruciarse publi- 

Camente. Placet Fabìus Gubemarius Auditor. 

Item perchè nel far tingere le Rascie si commettono molte 
falsità, onde ne nasce che non hauendo la tinta le cose debite, e 
necessarie per conseruarsi, manca presto, e la Rascia uiene a 



STATUTA ARTIS LANJS 



87 



perdere il colore in breue tempo con grandissimo danno de com- 
pratori; ordiniamo, che non si possa in modo alcuno, o sotto 
qual si uoglia pretesto tingere Rascia che non habbia almeno 
libre quindici de Robbia Pergolina, o uero libre uinti de Robbia 
commune, e libre quattro de Galla almeno, e per leuar ogni uia 
et occasione de fraudare, e contrauenire a questo Capitolo, li 
tintori non possine tingere Rasce, se prima non pesano detta 
Robbia, e Galla, e di ciò Y offltiale del Arte, impetrata però prima 
la licentia da Superiori, glie ne possa dare il giuramento, et in 
caso de contrauentione il Tintore incorra in pena de dieci scudi 
per ciascuna uolta, che contrauerrà, da applicarsi la metà alla 
R,^* Cammera, e Y altra metà al esecutore, et accusatore, et il 
Padrone della Rascia incorra nella perdita di detta Rascia, la 
metà della quale debbia bruciarsi publicamente e 1' altra appli- 
carsi alla R.*^*^ Camera, a gli accusatori, et esecutori nel modo 
che si è detto de sopra inremissibilmente. Placet FabUts Gubemarius 

Auditor. 

Item acciò le Rascie possine conseruarsi nella loro intiera 
bontà, e perfettione, e per leuare ogni occasione de poterle cor- 
romperle, e falsificare; ordiniamo, che tutti quelli che uogliono 
far Rasce, non possano in modo alcuno, o sotto qual si uoglia 
colore lauorare, ne far lauorare lana pelata, eccettuandone però 
la lana schiaua per fare li lonzi, e se alcuno contrauerà incorra 
per ciascuna uolta in pena di quaranta scudi, de quali la metà 
debbia applicarsi alla R.*^* Camera, e Y altra al esecutore, et Ac- 
cusatore come di sopra. Placet Fabius Gubemarius Auditor. 

Item perchè molte uolte auiene che le Rasce, che sono tes- 
sute fuori de fabriano non arriuano al giusto numero come quelle, 
che si tessono in Fabriano; ordiniamo, che passato tutto settembre 
prossimo non possa alcuno sotto qualsiuoglia colore mandare a 
tesser fuora de Fabriano Rascie, o Panni sotto la pena de diece 
scudi per ciascun lauoro e ciascuna uolta che si contrauerà, da 
applicarsi come di sopra e che Y offltiale del Arte non possa 
metterai sopra bollo alcuno se prima non ci troua il bollo del 
Tessaro sotto le medesime pene, e similmente ai pulcatori non 
sia lecito pulcare panno o Rascia alcuna se prima non ce uedono 
il bollo del Tessaro, e trouandosi o Rascia, o Panno senza bollo 
tanto r offltiale quanto il Polcatore incorrano nelle medesime pene. 



Della lana pe- 
lato 



Del tessere 
fuora 



Del rcfenire 
laiiori forastic- 



DvA cardare 



Del liollare 



88 STATUTA AUTIS LAN.« 

Itcm perchè la malitia bumana è così grande, che non basta 
de probi biro una cosa sotto grane pena se nt>n si lena anco l'oc- 
casione di farla: ordiniamo, che non si possa né rifinire, né tin- 
gere Rasce, o Panni, o altri lauori, che non siano tessuti in Fa- 
briano, e contrauenendosi tanto li conduttori, quanto quelli che 
li fanno condurre incorrano ciascuna uolta in pena de uinticin- 
quo scudi per ciascuno da applicarsi come di sopra. Phtcet Fainus 

Gubcrnarius Auditor» 

Itcm per chiudere con ogni nostro potere la strada a quelli, 
che uogliono fraudare questo esercitio, perchè può facilmente 
aueniro, che uno auendo un bel panno ui attacchi doi portate, 
e lo cardi da ambedui le bande, e poi lo uenda per Rascia, eoa 
grandissimo preiuditio; ordiniamo, che niuna sorte de pannine 
che non arriui al numero di nouanta portate, prima che uada 
alla ualcha si possa cardare se non solo da una banda; e con- 
trauenendosi il lauoro debbiasi publicamente brusciarsi, e tanto 
il cardatore, quanto il Padrone del Panno per ciaschuna uolta, 
incorrano in pena de quindeci scudi per uno da applicarsi come 

di sopra. Placet Fabius Gubernaritis Auditor, 

Itom essendo cosa chiara, che della falsità d'un solo ne pa- 
tiscono molti huomini reali, e spetialmente di questo esercitio; 
acciò con Y occasione di questi nuoui ordini non possano li com- 
pratori esser ingannati giamai, e quelli che esercitano la mer- 
cantia realmente non ne patiscano danno, come potrebbe succe^ 
dere: ordiniamo, acciò non possa alcuno falsificare il bollo del la- 
uoro, che douendosi fare una nuoua maniera de bollo, nel quale 
si manifesti il lauoro bollato esser bagnato; non sia lecito ad 
alcuno tener questo nuouo bollo, se non a quelli che saranno de- 
putati a bollare le Rasce, e Panni, e non possa lauoro alcuno 
esser bollato se non da deputati a ciò, sotto pena di cento scudi, 
e la perdita del lauoro d* applicarsi come di sopra; cioè la metà 
alla li.^ Camera, e Taltra metà al Esecutore, et Accusatori. Se 
alcuno uolcsse però bollare il suo lauoro con qualche altro bollo, 
oltre a quello che si è detto di sopra, lo possa fare, pur che in 
quel suo bollo non si dica, che il lauoro sia bagnato; altramente 

incorra nelle medemme pene. Placet Fabius Gubemarius Auditor. 

Itom: che tutti li sopradetli Capitoli s'intendano senza pre- 
iuditio do gì' altri capitoli Antichi del' Arte. Placet Fabius Gubema" 

riiis Auditor. 



STATUTA ARTIS LAN^C 89 

Item: acciò li trasgressori più facilmente possano trouarsi in ^^^ offitìau 
fVaude e punirsi, per supplimento, e dechiaratione de tutti li ca- 
pitoli antedetti ordiniamo, che se alcuno sarà trouato in fraude 
dal offltiale del Arte, la quarta parte della pena debba applicarsi 
al detto offltiale, et il resto alla R.^ Camera, et al esecutore nel 

modo, che si è detto di sopra. Placet Faòìus Gubemarius Auditor, 

Approbamus, confirmamus, et seruari mandamus ut supra. 
Datum Maceratte die xxiij augusti 1581 

Fabius Archiep.^ Nazaren. Gubernator 

Antonius Perat.* 

In Dei Nomine Amen. Hec est copia sumptum siue exemplum 
cuiusdam supplicatìonis porrecte per uniuersitatera Artis lante 
Mag.<^« Terre fabriani 111.™° et R."^® D. Cardinali Columne in Pro. 
Marc. Anc. de latere legato ac per eumdem signate et per me 
Notarium infrascriptum de nerbo ad uerbum copiate ac in hoc 
uolumine inserte et registrate cuius quidem supplicationis tener 
talis est. 

Hauendo V Uniuersità dell' arte della lana di fabriano cono- 
sciuto per esperienza, che il bagnar delle Rascie che si fSa in fa- 
briano alla fiorentina torna in gran danno et preiuditio della 
detta Uniuersità et anco della pouertà, per non hauere essa uni- 
uersità la nera maniera del bagnare alla fiorentina, per il che 
tuttauia se u^de tornare in grandissimo danno et preiuditio di 
detta Uniuersità et pouertà, et sondo questo stato proposto nel- 
r Adunanza publica d' essa Uniuersità per utile publico et ho- 
nore d' essa uniuersità et per questo esser mancate le faconde 
et non potersi far ritratto perché le rascie uengono assai più 
brutte di prima et anco perchè li compratori di più luoghi le 
uogliono al modo di prima et per questo tornare in gran danno 
della pouertà: Per il che s' è risoluto neir Adunanza che ogni 
Mercante et ogni altra persona che per Y auenire uorrà fare le 
dette Rascie et panni le possa fare nel modo et forma che si fa- 
ceuano prima fussero fatti capitoli et ordini della detta Uniuersità 
et adunanza di tenore che si douessero fare et bagnare alla fio- 
rentina et confermati da Monsig" Mirto Arciuescouo e Gouerna- 
tore della Prouincia della Marca. Però s' ordina che non obstanto 

1! 



90 STATUTA ARTIS LAN^ 

detti capitoli tutti Mercanti di fabriano et ogni altra persona 
che uorrando per Y auuenire far le Bascìe et panni, li possano 
fare come per il passato auanti f ussero fatti li sudetti capitoli da 
Mons.*'' Mirtho Gouernatore conflrmati sotto il di xxiij d' Agosto 
1581. Dechiarando per il presente capitolo non si tolghi l'autho- 
rità a quelli che uorrando fare le Rascie et panni alla fiorentina» 
che li possa fare, a finché se mai da qualche uno si ritrouasse la 
nera arte de farli alla fiorentina si possano fare et continouare 
di bene in meglio, con questo però che siano obligati farci met- 
tere il bollo et bollettino che dica Rascia del Mercante da fabriano 
bagnata alla fiorentina et siano bollate dalli Deputati dell'Arte- 

Item che sia lecito a tutti i Mercanti di bagnare le rascie et 
panni con tauolette facendoce mettere il bollo et bollettino nel 
modo de prima, non obstante altro capitolo che fiisse in contrario. 

Placet et fiat ut fuit deliberatum. 

Il Cardinale Colonna legato. 
Maceratse die xxiij Decembris 1581 

Sanctes Af.» Sec.» — Omìsso Sigillo. 

Et Ego Jo. Franciscus Carpinus Ciuis Fabrianensis publicus 
Apostolica et imperiali authoritate Notarius nec non in Archiuio 
Romane Curie descriptus supradictam copiam, sumptum, siue 
exemplum de suo proprio originali extraxi et copiaui de uerbo 
ad uerbum et in hoc uolumine inserui ac registraui; ideo me sub- 
scripsi signumque, nomen ac cognomen meum solitum et consue- 
tum apposui rogatus et requisitus. 



A. D. 0. M. J. et F. 

Per esser V arte della lana di non poco utile alli mercanti, 
et lauoranti, et anco a tutta la nostra terra di Fabriano, et per 
esser sì in questo luoco, come in tutte le fiere, et luoghi le rascie 
et panni di Fabriano apprezzati, et tenuti in grande stima, et 
conto, et acciò tutta uia più 1' arte si mantenghi in reputatione, 
et si augmenti, et anco per ouuiar a qualche fraudo che potria 
farsi, et acciò nesuno sia gabbato nel comprare, si è decretato 
in piena, et publica adunanza di delta arte di fare et publicare 



STATUTA ARTIS LAN^ 91 

con il fauore dì Mons.® Gouernatore della Marcha li infrascritti 
capitoli per utile, augumento, et honor de detta arte, et che 
quelli contrafarà sia sotto posto alle pene che in essi saranno 
dechiarate. 

Et principalmente ordinamo, et statuemo che tutti li mercanti 
siano tenuti, et obligati tutti li panni che faranno da settanta in 
su bagnarli, et acciò apparisca in publico et publicamente che 
sono bagnati, se ordina che siano tenuti bollarli con il bollo, 
che sera a questo effetto ordinato, et chi centra farà caschi in 
pena, secondo che nel seguente capitolo sarà dechiarata, da appli- 
carsi come in questo. 

Item ordinarne et statuemo che nessuno mercante possa te- 
nere in bottega o in qual si uoglia fiera, o uer' luoco panno da 
settanta in su negro, come si è ordinato, che non sia bagnato 
et bollato, et quando alcuno sera trouato non bagnato ouuer non 
bollato se intenda fraudo, et caschi il padrone di quello in pena 
di scudi diece da applicarsi per un terzo all'accusatore, un altro 
terzo air esecutore, et per altro all' offltiale del arte e questo si 
intenda per ciascun panno et per mezzi panni et per ciascuna 
uolta che in fraudo sera trouato. 

Item ordinamo et statùimo che ciascun mercante che uorrà 
tengere panni da settanta in su negri sia tenuto et obbligato 
tengerli di guato et farli reuedere et bollare al reuiditore secondo 
le rascie, et che sia sottoposto alli ordini, pene et capitoli, secondo 
quelli che tengono le rascie, et chi sarà trouato in fraude caschi 
nelle medesime pene che incorrono quelli che tengono le rascie. 

Item statùimo et ordinamo che li sopradetti capitoli siano 
da osserijiarsi da tutti inuiolabilmente dopo la publicatione de 
essi, conforme alla uolontà de tutti li mercanti dechiarata in pu- 
blica et piena adunanza. 

Suprascripta capitula uniuersitatis et mercatorum lana? terre 
fabriani conflrmamus approbamus et obseruari mandamus non 
obstantibus e te. 

Macerata3 die xxiiij Augusti 1588 

O. Bandinus Gubernator 

Jo. B.* P. Cancellarius 



92 3TATCTA ABTIR LKSM 

A. D. 0. M. J. et P. 

Per ouiare et prouedere che ciascun men^ante uenda sotto 
il suo uero nome e numero di poste tutti li suoi lauori di panno, 
et che nesuno compratore che delle predette cose non è infor- 
mato sia defraudato et ingannato, et che il mercante uenda come 
gli si appertiene li suoi lauori per accrescere et non diminuire 
il credito di detta arte, et che non si faccia, come se intende es- 
ser stato fatto per il passato, che molti metteuano il numero di 
settanta, et poi contro il douere et giusto, auendo in suo potere 
li lauori, aggiongeuano il maggior numero di nouanta in preiu- 
ditio del anima, del compratore e di detta arte: per questo in 
piena et generale adunanza essi mercanti hanno ordinato et sta- 
bilito sotto il di 6 di giugno 1590 di publicare con il mezzo et 
fauore dell' 111.°*** Monsig."^ Gouernatore li infrascritti noui capi- 
toli sotto le pene in essi dechiarate quali sono. 

Et prima ordinamo et statuimo che non sia lecito a nessun 
mercante ne tessaro della terra di Fabriano o habitante in essa 
di tessere ne far tessere alcuna parte di panno di doe poste di 
numero di nouanta in giù, o a basso che non abbia però lenza- 
tura di meno di Ali uintedoi di lenze quale sia di trama e non 
di starno; ma se alcuno le sopradette sorte di panni uorrà fare, 
sia lecito solo farli con la cordellina piena et che non sia orcipa 
sotto pena tanto al mercante che lo farà fare, quanto al tes- 
saro che lo tesserà o lo farà tessere, et non in altro modo, di scudi 
dieci per ciascuno e ciascuna uolta per la metà alla R.*'^ Camera, 
et il resto un quarto all' accusatore et Y altro quarto air esecu- 
tore che ne farà la executione. 

Item che a nessuno mercante come di sopra li sia lecito far 
tessere detti panni fuori della terra di Fabriano in altro modo 
che nel sopradetto, sotto le medesime pene, et contro quelli che 
centra farà alli sopradetti ordini, ciascuna persona et oflitiale ne 
possa fare et dare accusa et querela, al quale sia dato fede 
senz' altro. 

Item che nessuno tessaro della terra di Fabriano o habitante 
in essa possa reportare o rimandare per qual si uoglia persona et 
louare dalla sua bottega alcuna sorte di lauori per riportarli al 
suo mercante, o ad altri che da essi in qual si uoglia modo fus- 



STATUTA ARTIS LAN.B 93 

scro tessuti, se prima che li leui, o porti non sera stato reuislo 
et bollato dal ofiitiale et bollatore di delta arte, sotto pena di 
scudi dieci da applicarsi come di sopra, nella quale pena si in- 
tenda incorrere et esser incorso il detto offitiale et bollatore, 
quando habbia trouato simeli lauori et che sia stato chiamato et 
che non 1' habbia uoluto riuedere et bollare et andato a bollare, 
il quale ojffltiale et bollatore debba andare per tutto quel giorno 
che li sarà notificato sotto le medesime pene. 

Suprascripta capitula uìsa per D. Romeum locumtenentem 
nostrum confirmamus et obseruari mandamus non obstantibus etc. 

Dat. Maceratse die 15 Augusti 1590 

D. Archiep.^ Auenion Gubernator 
Jo. Pac-* Cane.» sub.* 

publicato il di 24 d' Agosto 1590 

Al Nome de Dio amen. 

Essendosi dalla Mag.<^^ Congregatione, et Adunanza del Arte 
della lana della Terra di Fabriano per utile e decoro di detta 
Terra, e di tutti che esercitano la detta Arte fatti alcuni ordini 
et capituli concernenti, et spettanti a simile esercitio e mercantia 
per non solo mantenere, ma in quanto fia possibile accrescere 
il credito e riputatione alle rascie e panni, che si fabbricano in 
detta Terra, essendo necessario metterli ad esecutione, acciò a 
ciascuno siano noti, ne di quelli se ne possi pretendere, ne da 
nessuno allegare ignoranza: D'ordine et espressa commissione 
del 111.™° et R."'^ Monsig.** Fantino Arciuescouo di Cosenza et 
Gouernatore della Marca, et delli Mag.<^* Capitani et deputati di 
dett'Arte si publicano del tenore infrascritto. 

Per ouuiare alle firaudi che si potessero commettere in tin^ 
gere le rascie et panni di 80 di guato, s'ordina che tutti li lauori 
che saranno fatti di guato da ciascuno si debbano portare al- 
l'offitio nuouamente fatto per bollare, quali trouandosi realmente 
dal offitiale ben fatti et di guato sofflciente alla tacca ordinata, 
debba boUarh gratis, ma non essendo di paragone, non li debba 
bollare in modo alcuno sotto pena al offitiale che li bollerà de 



94 STATUTA AKTIS LAN.fC 

• 

scudi uenticinque per ciascheduna uolta da applicarsi per la 
metà alla R.^^ Camera, un quarto al accusatore ed un quarto al- 
l'esecutore. 

Volendo li mercanti far tingere di negro alcuni lauori, bol- 
lati che saranno di guato debbono portare alFoffitio Rubbia, galla 
et scotano separatamente Tuno dalKaltro, acciò se possi dal o£B- 
tiale pesare et darli il suo giusto douere come qui sotto se dirà. 

Che per ogni rascia di cento et panni de ottanta per negri 
debba darli libre otto di Rubbia tedesca buona, ouero libre quin- 
dici di Rubbia pergolina buona, ouero libre uenti di Rubbia co- 
mune buona, quale Rubbia sia approuata dal deputato del offitio 
o deputati. 

Che per ogni lauoro come di sopra debba darli libre quattro 
di galla et libre otto di scotano buono come di sopra, e tutte 
le sopraddette Rubbia, galla, et scotano debbano portarsi a pe- 
sare per mano del deputato, ne possi il Mercante, ne il Tentore 
mettere dette robbe nella caldara, se presentialmente non ci sarà 
il deputato creato a questo effetto. 

Et se nessuno ardirà tanto Mercante quanto Tentore di tin- 
gere nella Terra di Fabriano lauori negri, se prima non saran- 
no bollati di guato all'offitio, o nero che non osseruasse nel tin- 
gere di negro il portare Rubbia, galla, et scotano, come si è de- 
chiarato di sopra, caschi in pena per ciascheduno lauoro, et cia- 
scheduna uolta de scudi dieci de pauli, tanto il Mercante, che li 
farà tingere, quanto il tentore che li tengerà, da applicarsi co- 
me di sotto per la prima uolta scuti 10, et per la seconda scuti 
25 et la perdita del lauoro: per la metà si applichi detta pena 
alla R.^^ Camera, un quarto al accusatore et Faltro al esecutore 
che ne farà Fesecutione. 

Che tutti quelli che portaranno a bollare, o rasci o panni, 
non li sia lecito portarli in detto offltio del Arte, se non dalle 
due bore di giorno fino alle 23. bore. 



In Dei nomine Amen. Volendo li Mag.<^^ Capitani, et Depu- 
tati dell'arte della lana nella Mag.^ Terra di Fabriano proue- 
dere a molti fraudi che si commettono nel tessere rascie et panni 
di mercanti di detta terra con pregiuditio grandissimo de Com- 



f S7ATUTÀ ABTI9 LAN<£ 95 

pratori et d'essi Mercanti et per mantenere et accrescere credito 
honore et reputatione alla Terra et dare nome bone a dette pan- 
nine, affinchè li Mercanti ne habbino a riportare sodisfatione 
et utile; però con licentia consenso et commissione dell'Ili.™^ et 
R.™*^ Mons/ Fantino Arciuescouo di Cosensa et Gouernatore ge- 
nerale della Prou.^ della Marca ordiniamo l'infrascritti capitoli. 

1 Et prima che tutti li Mercanti della Terra di Fabriano deb- 
bano mandare tutte le tele de rascie et panni al offltio noua- 
mente eretto dal Arte doue gli sarà dal deputato bollato, trouan- 
dolo giusto, senza pagamento alcuno, et se alcuno ardirà di dare 
a tessere dette rascie et panni senza esser bollati dal deputato, 
cada in pena il Mercante che darà a tessere dette tele non bol- 
late di scudi dieci per ciascuno o ciascuna uolta applicati per 
la metà alla R.^^ Camera Apostolica, per un quarto al. accusatore 
et per l'altro quarto al esequtore che sarà. 

2 Item ordiniamo e comandiamo a tutti li tessitori che deb- 
bano portare a bollare tutti li pettini di rascie et panni al detto 
offltio che li sarà dal deputato bollate gratis, auertendo che i 
pettini di rascie bianche siano de poste cento di altezza e di 
quarti tredici e mezzo alla mesura della Terra di Fabriano et li 
altri pettini tanto de rascie mischie quanto de panni mischi et 
biancbi debbano essere de giusto conto, secondo li capitoli nicchi 
di detta arte. 

3 Item che a tutti li Tessitori che uorranno esercitare nella Terra 
. di Fabriano et suo distretto debba essergli li pettini bollati dal 

deputato del Arte et che siano de poste cento et de altezza de 
quarti tredici et mezzo per le rascie bianche, et se nesciuno ar- 
dirà di tessere dette rascie bianche in pettini non bollati et de 
giusto conto come di sopra, cada in pena di scudi otto applicati 
come di sopra. 

4 Item che le rascie meschie siano de poste nouanta et tessute 
in pettini di poste nouanta reseruando che li Capitani di detta 
arte possano, mancandoli lo stamo, dar licenza in scriptis de due 
portate sole et non più, et si alcuno ardirà di tessere dette 
rascie in altri pettini che di nouanta et di altezza di quatordici 
quarti et mezzo, et bollate dal deputato del arte cada in pena 
il tossaro che le tesserà o le farà tessere di scudi otto per cia- 
scuna rascia et ciascuna uolta applicata come di sopra. 



06 STATUTA ABTIS LkTXM 

5 Itcm clic tutte lo altre pannine di qualunque sorte si sia, si 

di 80. 70. 60. o 40 si debbano faro di giusto conto come nelli 
Capituli uecchi, intendendo che di Panni mischi li Capitani pos- 
sono dar licenza mancandoli lo starno di farle di due portate 
meno et non più, et se alcuno ardirà di contradire a questi ca- 
pituli cada in pena di scudi tre come nelli capituli ueccbi appli- 
cati come di sopra. 

Q Item che alcun Tessitore non possa in alcuna rascia, ne mi- 

schia mettere più di due fila per dente, et cosi in tutte altre 
pannine, et se alcuno contrauerà a detti Capituli cada in pena 
di scudi otto applicati come di sopra 

7 Item che non si possi fare nelle rasce tanto bianche quanto 
mischie più di due poste, et mezze di doppie per rascia, et nelle 
pannine solo due poste per panno, .et contrafacendo cada in pena 
il tessitore che le tesserà di scudi quattro applicati come di sopra, 

8 Item che tutti li lauori tessuti debba portarsi al offltio no- 
uamente eretto dal arte per riuedere se è di giusto conto et ben 
tessuto secondo li ordini sopradetii, et che abbino il segno del 
mercante et il numero delli lauori che farrà, et non possi ne* 
siuno leuare alcun lauoro del detto offltio se non sera bollato 
dal deputato di detta arte sotto pena a chi leuerà o farà leuare 
alcuno lauoro non bollato di scudi diece applicati come di sopra. 

9 Item che per la riforma delli pettini habbino li tessitori 
tempo sino a mezzo agosto prossimo a rassettarli, et passato 
detto tempo non gli sia amessa scusa di sorte alcuna ma cada 
in pena di scudi come di sopra applicati. 

10 Et per ouuiare alli molti fraudi che si commettono nel man- 
dare a tessere li lauori fori della Terra e distretto di Fabriano 
in pregiuditio grandissimo del honore del arte e danno de Com- 
pratori, si ordina a ciascuno che uorà mandare a tessere fuor 
della Terra lauori di qual si uoglìa sorte debba portare la tela 
al offltio doue sarà dal deputato contate et trouandole iuste gli 
sarà bollate et faciasegli la bolletta per portarlo fuori la qual 
bolletta gli serva per ristesse giorno fatta et non più, et se al- 
cuno mercante ardirà contrauenire cada in pena de scudi dieci 
applicati * come de sopra. 

11 Item che tornando detti lauori tessuti di fuori della Terra 
et distretto di fabriano, debba il mercante mandarli a scaricare 



STATDTA. ARTIS LANìB . 97 

al oflfitio per contarli; si seranno di giusto conto et ben tessuti 
come di sopra gli siano bollati, et trouandoli di non giusto conto 
et altezza né ben tessuti come di sopra cada in pena il Mercante 
di scudi uinticinque per la prima uolta et per la seconda scudi 
uinticinque et la perdita del lauoro, quale lauoro debba abrusiar- 
lisi in publico et applicato come di sopra. 

12 Item che in tutti li lauori debba il tessaro in fine di esso la- 
uoro lassare due cordoni con diuidere le mezzette, acciò si conti 
con più breuità et per mercede all'oflciale che conterà detti lauori 
debba il mercante darli quindici bagiochi per lauoro, et per cia- 
scheduna uolta: Intendendosi solo il pagamento per li lauori che 
si tesseranno fuor della Terra: ma quelli che si tesseranno nella 
Terra debba contarli gratis. 

13 Item che nesiuno di qualunque grado si sia ardischi di finire 
in questa terra de fabriano o suo distretto alcuna sorte di ra- 
scie panni forastieri, ne di purgo, ne de cardo, ne di tentoria, 
ne di sorte alcuna di fattura sotto pena di scudi uinticinque per 
ciascheduno lauoro et la perdita del lauoro d'applicarsi come dì 
sopra. 

14 Item che li capitani o altri deputati dal arte possine andare 
a riuedere et l'arte, et altri luoghi pertinenti a detta arte, et fa- 
cendoseli da alcuno resistenza cada in pena di scudi uinticinque 
applicati come di sopra. 

15 Item che Y offltiale che prò tempore sarà deputato a tal ca- 
rico sia tenuto dar conto al Podestà delle fraudi, che ritrouerà 
in detto mestiere et incorri parimente lui nella pena di 25 scudi 
ogni uolta si boUarà le rascie et altri panni non conforme all'or- 
dini fatti dalla congregatione d' applicarsi le pene come di sopra. 

Supradicta Capitula etiam de peritorum Consilio confirmamus, 
approbamus, et obseruari mandamus 

F. Archiep.* Cosen Gubernator. 

Marcellus Pice.''* V. Cancellarius 

Die 27 Julij 1593 Durastantes publicus tubicina terrae fa- 
briani retulit mihi notarlo et cancellarlo infrascripto publicasse 
supradicta banna per loca solita et consueta. 

Àlphonus de Comitibus Cancellarius 



98 ^ STATUTA AUTIS LANJS 

Sit Nomen Domini Bcnedictum 

Hauendo TArte della lana della Terra di Fabriano fatti di- 
11 ersi ordini et capitoli del modo di tessere le rasoio bianche di 
cento, et le rascie meschie di nouanta, et hauendo uisto per espe- 
rienza che riescono flosce e troppo languide per difetto che sono 
tessute in pettini troppo radi, che non solo gli rendono bruttezza, 
ma anco gran' danno in pregiuditio de compratori, onde per re- 
mediare a tale inconueniente si ordina li sotto scritti Capitoli. 

Per la facultà data dalla generale Adunanza alli Capitani et 
fiomini deputati di detta Arte congregata sotto il dì 8 di Maggio 
1596 si ordina a tutti li tessitori che uorranno tessere nella Terra 
di Fabriano che possine tessere dette rascie bianche di cento in 
pettini di altezza de quarti dodici e mezzo in tredici e mezzo, e 
trouandosi tessere in pettini più alti caschino in pena per cia- 
scuna uolta di scudi otto applicati la metà alla R.^* Camera, un 
quarto air offltiale del Arte, e Y altro quarto al esecutore, portando 
detti pettini air officio del Arte che gli si boUaranno gratis. 

Item che le rascie Meschie si possano tessere in pettini che 
non passino di altezza di quattordici quarti, et passando caschino 
in pena come di sopra. 

Suprascripta Capitula conflrmamus et inuiolabiliter obseruari 
mandamus. 

Datum Macerataa die 18 Maij 1596 

C. Epus de Comitibus Gubernator 

Jo. Pac.8 Sec.« 

Die uigesima secunda mensis Maij 1596. Marcotius Tubicina 
rctulit so hodie una cum socio publicasse suprascripta capitula 
nuper facta et conflrmata per' loca solita terraB Fabriani. 

Jacobus Antonius Perangelus Notarius et Mg.<^® Comunitatis 
diete Terre Cancellarius ad fldem rogatus. 

Laus Deo 

Volendo Y Arte della lana di Fabriano rimediare quanto più 
puole alli fraudi che si potrebbe commettere in fabricare le sta- 
rnotto quanto meschie, quanto d' altri colori in danno de compra- 



STATUTA. AllTIS LANìB 99 

tori e pregiudilio di detta arte, per ordine della generale adu- 
nanza congregata sotto il di 24 de noembre 97 (1597) ordina li 
sottoscritti capitali da osseruarsi in perpetuo. 

Et prima ordina et espressamente comanda a tutti li Mer- 
canti e tessitori di detta arte che nessuno faccia tessere ouuero 
tessa starnotto mescine, se non saranno almeno di settanta por- 
tate con lonzi de uentidue fila, o uero con la cordellina dentro 
il panno e non di fuori, e trouandosi di meno portate e non tes- 
sute come di sopra cada in pena tanto il mercante che le farà 
tessere, quanto il tessano che le tesserà di scudi uenticinque pei* 
ciascheduno e* ciascheduna uolta applicati per la metà alla R/'* 
Cam.* Ap.*^, un quarto al accusatore et un quarto all'esecutore 
che ne farà effettuale esecutione: le altre starnotto, purché non 
sia meschie, sia lecito farle^ sino al numero de sessanta e non 
manco, e trouandosi de manco cada in pena come de sopra. 

Item ordina che le sopradette stamette tanto meschie quanto 
d' altri colori si debbano condurre con il pelo come li altri panni, 
cioè cardarli a mezzo pelo per auuistare et poi di nuouo cardarli 
per finire, di modo che habbia il pelo come gli altri panni soliti 
che si fanno in fabriano, et accottonarli, e trouandosi dette sta- 
mette fatte in altra forma, che come si è detto, cada il Mercante 
che le farà fare in pena de scudi 25 applicati come di sopra et 
il lauoro si debba abbrugiare in piazza publicamente. 

Item uolemo, che il BoUatore, che sarà per li tempi 

non possa penero cartelli in dette stamette, se non saranno ac- 
cottonate e finite come di sopra, e trouandosi che detto bollatore 
bollasse in altra forma, che come si è detto, cada in pena di scudi 
uenticinque applicati come de sopra. 

Item si saranno trouati detti lauori non finiti come di sopra 
fuori della Terra, o a fiere o in qual si uoglia luoco, uolemo sia 
lecito ad ogni persona procedere o per accusatione o in ogni 
miglior modo sotto le moderne pene applicate come di sopra etc. 

Antescripta capitula conflrmamus approbamus, ualidamns, et 
contrarijs quibuscumquo non obstantibus exequi mandamus etc. 
Datum Maceratse die quarta Mensis Martij 1598 

J. Seuerolus V. legatus 
Stephanus sauinus Secretarius 



100 STATUTA ARTIS LANjB 

Hauendo Noi Marc* Antonio de Magistris dalla terra de Sen- 
nino deir una, et Y altra legge Dottore, della Terra de Fabriano 
et suo contado Potestà, uisto quanto danno possa apportarsi alla 
mercantia et terra de Fabriano dal fabbricare le sagie di nouanta 
simili alle rassie di cento; et uolendo rimediare, che quelle non 
si uendano per rassie di cento in danno del Compratore; dell' Arte 
de Mercanti; et di tutta la terra istessa: Per ordine dell' Ul.^'S et 
R.*"^ S/ Cardinale Bandino legato della Marca datoci a bocca; et 
per lettere qui sotto da registrarsi; Noi Marc' Antonio de Magistris 
suddetto, Gironimo Posenti, et Gio. berardino Pelacchia Capitane! 
della detta arte ordiniamo, statuemo, et facemo Y infrascritto ca- 
pitolo, quale commandiamo debba da ciascuno perpetuamente os- 
seruarsi inuiolabilmente cioè. 

Che il Mercante quale uol fare o farrà sagie de nouanta 
portate sia obligato et debbia scriuere nelli suoi libri sagie di 
nouanta et alla bottega dell' arte debbia assegnarle per sagie de 
nouanta, et cosi scritte uolendole fare senza pelo non ui possa 
fare lenzo di sorte alcuna, et uolendole fare con il pelo, si esse- 
guisca r ordine delli capitoli fatti sopra le stamette e sopra li 
panni cioè il lenzo di fila uentidue, onero la cordellina dentro 
alla sagia, et non si possa cardare se non da riuerso prima che 
uada alla ualcha; et poi portata dalla ualcha si debbia cardare 
et dargli il pelo come se fa alle stamette et panni, et che sia au- 
uistate et di poi Tauuistare a menzo pelo si debba ricardare 
et finire et poi de nono cimarle et poi si debbono accottonare 
da riuerso; et se non saranno fatte tutte queste cose et cosi os- 
semate non ce si possa mettere il bollo sotto quelle pene che 
portano li capitoli delle stamette; nel quale si possa estendere 
nel presente sudetto si et in quel modo parla esso capitolo; et 
tanto incorra il Mercante quanto il tessaro et boUatore che con- 
trauenesse a ciascuna cosa già detta et il simile il bagnatore: 
et che uolendole far negre, nel tengere si debbia osseruare il ca- 
pitolo del tengere le rassie. In fede ec. 

Dato in Fabriano dal nostro palazzo questo dì xvij di De- 
cembre 160J8 

Marcus Anton ius de Magistris de Sennino Potestas. 

Jo. Thomas Claudius Canccllarius Criminalis de mandato. 



STATUTA ARTIS LAN^ 101 

Die dieta 17 Xbris 1602: retroscriptum bannum publicatutn 
fuit per loca solita terrse Fabriani per Jo: Baptam. de Nuceria 
publicum preconem legante me notario. 

Petrus Dominicus Florent. Notarius et V. Cancellarius 
rogatus scripsi. 

Tener literarum talis est Videlicet 

Foris (omisso sigillo) Al Molto Mag.*^° come fratello il Potestà 
di Fabriano. Intus uero. Molto Mag.^*> come fratello. Intendendo 
che per fare cotesti Mercanti saie di nouanta col pelo et cardo 
le uendeuano per rascie di cento in pregiuditio dell' Arte et de 
compratori, et che uolendo li Mercanti rimediare a questo in- 
conueniente fecero alli mesi passati un adunanza tra di loro, et 
da Messer Giouanni Marchetti huomo uecchio fu uotato che tanto 
nel principio quanto nel fine si ponesse su dette saie segno dif- 
ferente dalle rascie, et che detto noto non fu approuato per ma- 
lignità di alcuni, ma rimesso a me di pigliare sopra ciò qualche 
risolutione, et parendomi il uoto del suddetto M.' Giouanni molto 
a proposito, ho uoluto non solo conflrmarlo, ma ancora ordinare a 
uostra signoria che ne debba far fare capitolo particolare, et 
che si osserui inuiolabilmente et me le offero. 

Di Macerata li 21 di Nouembre 1602. 
Di V. S. 

come fratello 
n Cardinale Bandino 

Annibale Conti 







In Dei Nomine Amen. Hec est Copia cuiusdam decreti facti sub 
die uigesima prima Mensis Junij 1614 per 111.'*"* et R.™^"* D. An- 
gelum Abbatem Stufae Terree Fabriani Gubernatorem super Ca- 
pitulo artis lanae Fabriani de non laborando, ut dicitur, lane pe- 
late, et per me Notarium et V. Cancellarium infrascriptum roga- 
tum et hic annotatum, cuius quidem decreti tener etc. omissis 
aliis etc. est 

Qui 111.°*'" et R."**» D. Gubernator sedens etc. uisis etc. prse- 
dicta omnia admisit si et in quantum et conflrmauit suprascripta, 
quee ftierunt resoluta in Congregatione sub die 16 presentis mensis, 



102 STATUTA ARTI8 LANvC 

ot anni, quo ad Capitulum alias obtcntum in eadcm Congrega- 
tione de anno 1580 sub die 23 Augusti super usa, ut uulgo dicitur, 
della lana pelata, et dieta quae fuerunt obtenta in ultima con- 
gr^atione, in posterum obseruari mandauit omni meliori modo etc. 

Angelus Stufa Gubernator 

Et ego iniVascriptus Brunamontius a Schigia Eugubinse dio- 
cesis publicus Apostolica, Imperiali, Serenissimique Urbini Ducis 
auctoritate Notarius et Judex ordinarius Terrse Fabriani prò D, 
Fortunato Ungarecto Judice, V. Cancellarius de predicta sententia 
rogatus fui. Ideo in fldem et robur premissorum hic me subscripsi 
signumque meum solitum et consuetum apposui rogatus et roqui- 
silus etc. Salua tamen semper etc. 

Die 21 Mensis Junij 1614 omni meliori modo. 



A di 16 Febbraro 1618 

Li Capitani dell* Arte della lana di Fabriano per 1* autorità 
concessali sotto li 22 gennaro dall'adunanza di detta arte, ordi- 
nano, che per Tauenire non si possi fare nelle rascie tanto bian- 
che quanto mischie più di quattro poste di doppia per rascia, e 
nelle pannine solo due poste per panni, et contrafacendo cada in 
pena il tessitore che le tesserà di scudi quattro applicati per la 
metà alla R.<^* Camera Apostolica, un quarto air accusatore, o 
r altro quarto air esecutore: riseruando il consenso di Monsignor 
111.™® Gouernatore di Fabriano. 

Retroscriptum capitulum conflrmamus et approbamus et obser- 
uari mandamus. In fldem etc. 

Datum Fabriani die 16 Februarij 1618 

L. Pepolus Gubernator 




, JL 



lì 





DELL'YNIVERSITÀ DELL'ARTE DELLA LANA 

DI FABRIANO 

approvati ci conflrmaii dall' lUustriss. et Reuerendiss. 

noR com LTiMio Fimi 

Nobile Bolognese dell' una et dell' altra Segnatura 

Referendario di N. S. 
e Gouernatore dlgnissimo di questa terra 

Al Nome D' Iddio. 

Hauendo la diuina Prouidentia dotato la nostra Patria di 
Fabriano di molte e diuerse cose atte, e necessarie al uso di 
molte, e varie Mercantie (dono in vero grandissimo) essendo la 
Mercantia, come disse Cassiodoro, il decoro delle Città; atteso che 
la vita senza quella (secondo M. Tullio) non sarebbe cosa alcuna; 
perche la Mercantia sola è quella, che somministra Y entrate a 
ricchi, il vitto a poueri, il vestire al vniuerso, li beni dell' Indie 
a gli Esperij, quelli dell' Occidente a gli Orientali, quei dell'Ostro 
a gli Sciti, e quei di Settentrione a Mezogiorno. Platone parlando 
di queste Arti Mecaniche, le chiama prime, e più delle altre ne- 
cessarie, che però forse la legge ciuile, de Infantibus expositis, 
va equiparando queste due cose assieme; 1* esser cosa bellissima 
auanzarsi in ogni genere d* Arte. Chi vorrà mai reuocare in dub- 
bio, che la Mercantia non sia giouata molto per acquistare la 
pratica de Nationi straniere, amicitie de Rè, e da quella non si 
cani l'uso, e esperienza di molte, e grandissime cose? Se volete 
Mercanti Edificatori di Città eccoui Massalia, eh' edificò Marsilia, 
per la qual cosa ancora adi nostri e molto reuerito da Galli; Se 
legislatori ecco Solone; Se sani ecco Talete; Se mattematici Hip- 



104 STATUTA ARTIS LANA 

pocrate; Se Poeti Plauto; Se sofisti Elio; Se comici Calila; Se Fi- 
losofi Platone, Pittagora, Cleante, Epilteto; Se principi, il pru- 
dentissimo a tempi nostri Alfonso d* Este Duca di Ferrara, non 
gettaua da se medesimo Y Artegliarie ? forse che questi, e cento 
altri, che per breuità tralascio, oscurarono per esercitarsi nelle 
arti mecanlche la fama loro, come molti poco saggiamente cre- 
dono ? anzi accrebono loro honore, e gloria, mostrandosi al mondo 
persone vniuersali, e di facile riuscita in ogni attiene; e perciò 
oggi vediamo, che le principali Città d'Italia Venetia, Genoua, 
Ragusa, Fiorenza, Siena, et molt' altre hanno nelli loro statuti di- 
chiarato le arti, e le mercantie non togliere nobiltà. Gli antichi 
hebbero in tanta veneratione gì' Inuentori delle Arti, che fìirono 
da loro adorati per Dei. Soleua dire il gran Solimano, a tutti gli 
huomini è necessario sapere esercitarsi in qualche arte, sia pure 
di che grado, e condi tiene essere si voglia, per potersi nella for- 
tuna auersa sostentarsi. Concludiamo con Salomone che dice cosi: 
Tutti questi hanno sperato nelle loro mani, e ciascheduno nel arte 
sua è sapiente, e senza tutti questi non s'edifica la Città: stante 
dunque tutte queste cose, che la Mercantia aggiunge (oltre le fa- 
cultà) splendore, decoro, et ornamento alle Città, et a gli huo- 
mini; li nostri Antichi, punto non abusando il dono della larga 
mano della diuina misericordia, introdussero in Fabriano V Arte 
della lana, e benché il princìpio Aisse piccolo, accioche il tutto 
fusse a gloria del Altissimo (con leuare l'occasione dell'otio pa- 
dre de tutti i vitij) ad vtile, e reputatone della Patria, et a be- 
nefltio de compratori, ordinorno alcuni buoni Capitoli; ma perche 
la mente humana non può le cose future pronosticare (essendo 
caso riseruato alla diuina sapienza) non poterono fare Capitoli 
se non atti, e proportionati a quel principio, et a quel tempo. 
Hauendo poi V ingegno humano (al quale non si può assegnare 
meta, ne termine alcuno] inuentato di fabricare diuerse sorte di 
pannine, che a quei tempi non erano in uso, sono stati necessitati 
quelli, che sono venuti doppo, giungere Capitoli a Capitoli, se- 
condo la necessità, et il tempo ricercaua. Hora, si perche a tempi 
nostri tanta multiplicità de Capitoli gcneraua più tosto conflisione, 
che nò; sì anco, perche molti, o per instigatione del antico ser- 
pente nemico del humana generatione, per se stessi piegheuole 
al male, o per malignità de proprij cuori, correndo al precepitio 



STATUTA ABTIS LANìB 105 

delle loro pouere anime, non curando punto essere addilla ti, ne 
stimando il proprio honore, per souerchia auidità di guadagno, 
non hauendo forse altro Dio del proprio interesse, punto pensando 
alla breuità di questa vita caduca, e frale, diffidando della pro- 
uidenza di Dio, non pensando, che quanto più indugia il gastigo, 
tanto più compassa la tardezza co '1 tormento, hanno inuentalo 
diuerse maniere de fraudi, le quali non solo sono in pregiuditio 
de buoni, e reali Mercanti, e del arte tutta; ma anco in danno 
de Compratori; L' Uniuersità dell' Arte per remediare, all' vno, e 
r altro inconueniente in vna adunanza congregata adi UH d'Agosto 
del 1617 fatta bandire per publici trombetti dalli Signori Capi- 
tani Battista Stelluto, e Gioseppe Vallemani, per decreto vinto 
canonicamente del Mag. Clemente Licinio con voti nu. 31 del si; 
e 12 del nò, diede ampia, et assoluta autorità, e facoltà a sig. 
Capitani con quattro huomini da chiamarsi, di potere aggiungere, 
leuare, diminuire, et accrescere Capitoli, et ordiìiationi secondo 
alle Signorie loro paresse fusse o vtile, o necessario^ Laonde con- 
gregatisi nel nome di Dio, nel luogo solito da farsi l'adunanza, 
inuocato humilmente 1' aiuto diuino, acciò li somministrasse fare 
solo quello che fusse a gloria di sua Diuina Maestà, e salute del- 
l' anime, et a beneficio vniuersale, posposto da banda ogni loro 
proprio interesse li Sig. Capitani Vincenzo Gilij, Clemente Licini, 
Pier Aloigi Benigni, e Gio. Battista Vecchi; chiamati, et eletti 
per huomini li Mag.<^* Piernicola Gilij, Brunetto Brunetti, Francesco 
Marchetti, e Gioseppe Vallemani; hauendo più e più volte ben 
visto, e considerato li capitoli, tanto vecchi, quanto moderni, e 
di quelli molti come inuteli, e non buoni leuati afatto, altri li- 
mati, e reformati, altri conflrmati, et altri fatti di nuouo, hanno 
formato vn corpo di Capitoli, quale da Monsignor Illustrissimo 
• Lucretio Popoli Gouernatore di Fabriano, doppo hauerli matura- 
tamente considerati, essendo stati approuati, e conflrmati, doue- 
ranno osseruarsi inuiolabilmente sotto le pene che in essi si con- 
terranno. E prima. 

Che la rascia bianca sia di portate cento; che la portata sia L 
di fila quaranta, e la mezzetta di fila venti, e nel istesso modo 

11 



106 STATUTA ARTIS LAN^E 

di fila quaranta per portata s' intenda douersi fare ordire, e tes- 
sere tutte le altre pannine di qualsiuoglia sorte; tanto bianche, 
quanto mischie, tanto di rasce, come de panni, saia di nouanta 
co '1 pelo, stamette, pirpìgnani, cottonì, e saie basse, eccettuando 
solo li panni mischi, o tinti in lana, come si parlerà al Capitolo 
nono, e so sarà trouato alcuno de sopranominati lauori di manco 
portate, o di manco fila di quaranta per portata di quello sarà 
assegnato a detti lauori nelli loro Capitoli, cada in pena il Mer- 
cante di scudi cinquanta per ciaschedun lauoro, e per ciasche- 
duna volta, con la perdita di quel lauoro che sarà trouato in 
fraudo, quale debba essere abrugiato. Al capomastro de Tessitori, 
che sarà trouato a tessere, o vero hauerà tessuto detto lauoro, o 
di manco portate, o di manco fila per portata, pena scudi vinti- 
cinque, et neir istessa pena di scudi vinticinque cada quel Mer- 
cante che darà più da tessere a detto Tessitore doppo che sarà 
stato colto in fraudo, per ogni lauoro e per ciascheduna volta, 
che li darà da tessere, et altresì al Tessitore, che lo pigliarà, e 
nell' istessa pena cada il Capomastro sudetto se facesse tessere 
sotto nome d'altri a suo conto. Àlli lauoranti, che tesseranno, o 
haueranno tessuto quel lauoro di manco portate, o vero di nuance 
fila per portata, la pena di scudi quattro per ciascheduno, e per 
ciascheduna volta; e se sarà trouato cadere nel medesimo errore 
la seconda volta tanto il Mercante, quanto il Capomastro, come 
li lauoranti siano priuati dell' esercitio (oltre le sudetto pene) 
per tutti li giorni loro, e pena scudi cinquanta alli Signori Ca- 
pitani, o altri Offltiali, che trattassero di rimetterli all' esercitio, 
dico scudi cinquanta per ciascheduno, e per ciascheduna volta 
da aplicarsi la metà alla Reu. Cam. un quarto all' esecutore, 
r altro air Accusatore. 

Raflicle mischie^ e colorate. 

II. Che le rasce mischie, o vero colorate tinte in lana, etiam 

che siano d' un solo colore (purché rimangano nell' istesso colore, 
che sono tinte in lana) si possano fare di portate ottantotto, e 
che le portate siano di Ala quaranta; et essendo trouate o di manco 
portate, o di manco fila per portata; cadano li trasgressori nelle 
pone del Capitolo primo per ciascheduna rascia, e per ciasche- 
duna volta d' aplicarsi conio di sopra. 






j 



STATUTA AUTIS LAN^ 107 



Tinnir Stami neutri* 



Che non si possano tingere stami negri per attramarci tramo III. 
mischie, quando però non le facessero ordire di cento, per farle 
di guato; E se sarà trouato lauoro, o ordito, o a tessere, o tessuto 
che non sia di cento per farlo di guato, cada in pena per ogni 
lauoro, e per ogni volta di scudi dieci d' aplicarsi come di sopra. 
Auertendo che non vogliamo sia lecito farlo di cento per rima- 
nere mischio, ma solo per farlo negro di guato, sotto la medesima 
pena d' aplicarsi come di sopra. 

Rancie Turchine^ Aaurre e Paonaue. 

Che non si possa fare rascie per torchine, ne per azzurre, ne IV. 
per paonazze se non si fanno di guato; E le paonazze di guato, 
e di cremosino, sotto pena di vinticinque scudi per ciascun la- 
uoro, e per ciascuna volta. 

Saie di nouanta co 'I pelo. 

Che chi vorrà fare saie de nouanta co '1 pelo, sia tenuto no- V. 
tarlo al suo proprio libro, che dica saie di nouanta co '1 pelo, et 
air Offitiale dell' Arte assegnarle per l' istesso; E volendole fare 
senza pelo, debba esseguire 1' ordine delle stamette, al seguente 
Capitolo sesto, e nel farle tingere, tanto di guato, quanto negre, 
s' osserui Y ordine delle rasce di cento al capitolo primo, e chi 
contrauerrà, cada in pena di ciascheduna saia, e ciascheduna volta 
di scudi cinquanta d' applicarsi come di sopra. 

Stamette Minchie. 

Che le stamette mischie si faccino di portate settanta, e non VI. 
meno; e che la portata sia di fila ventidue; o vero con la cordel- 
lina dentro il panno, e non di fuori. Le altre stamette (purché 
non siano mischie, o d' vn color solo) si possano fare di portate 
sessanta, e non menoi con la sopradetta lenzatura, o cordellina; 
e che le sudette stamette, tanto mischie, quanto colorate si deb- 
bano condurre col pelo, come li altri panni soliti a farsi in Fa- 
briano; cioè cardarli a mezo pelo; e poi di nuouo cardarli per 



108 STATDTA ARTIfl LANJ? 

finire, di modo che habbiano il pelo come li altri panni soliti a 
farsi in questa terra; e tronandosi dette stamette fatte in altra 
forma, cada in pena chi contrauerrà, per ciascheduna stametta, e 
per ciascheduna volta di scudi yinticinqued*aplicarsicomedi sopra. 

nel b«UaM le Steaieite «al 

^^I- Che il Bagnatore, che sarà per li tempi, non possa bollare, 

né afflgere cartella a dette Stamette, se non saranno finite come 
di sopra, e trouandosi detto BoUatore, che bollasse, o hauesse 
bollato in altra, che nella sudetta forma; cada in pena di scudi 
dieci per ciascheduna volta, d' aplicarsi come di sopra, con la 
priuatione dell' Offltio ipso facto, e che nella Cartella tanto di 
Saia di nouanta, quanto di Stametta debba porre Saia, o Sta- 
metta co '1 pelo. 

numi MiseUe, • Colorati. 

Vili. Clie chi vorrà far panni tanto mischi, come bianchi, o bianchi 

per tingere, non possa farli meno di portate sessanta, e le por- 
tate de bianchi, o de bianchi per tingere siano di fila quaranta 
con li lenzi di fila ventidue, o vero con la cordellina dentro il 
panno conforme al Capitolo delle Stamette, e in caso di centra- 
uentione pena al Mercante, Capo Mastro de Tessitori, e lauoranti 
del Capitolo numero I. 

PAnnl MlMhiy o liuti In laaa. 

IX. Che li panni mischi, o vero tinti in lana si possano fare or- 
dire, tessere, o fabricare, con le portate di fila dicidotto per me- 
zetta, con lenzi di fila ventidue, e non meno, e chi contrauerr/i 
cada iii pena il Mercante, Capo mastro, e Tessitori del Capitolo 
numero I. 

Plrplf^nani. 

X. Che li Pirpignani tanto mischi, quanto colorati, o di qual si 
voglia sorte non si possa fare di meno di portate quaranta e la 
portata di fila quaranta per ciascheduna portata; ne si possa a 
detti Pirpignani fare lenze, ne cordellina di sorte alcuna; e si 
sarà trouato di manco portate, o di manco fila per portata, cada 



STATUTA ARTIS LAN.!? 109 

in pena tanto il Mercante, Capo Mastro de Tessitori, e lauoranti, 
come si è detto nel Capitolo numero I. E trouandosi fatto con la 
cordellina etiam d'un filo solo cada in pena il Mercante di scudi 
vinticinque, il Tessitore di scudi dodici come di sopra. 

Cottonl. 

Che li Cottoni siano orditi di fila quaranta per portata, che XI. 
non habbia lenze di sorte alcuna, ne anche un minimo filo di 
cordellina; ma circa la quantità delle portate, sia in arbitrio del 
Mercante di fabricarlo di quante portate vuole; purché nella testa 
del lauoro vi faccia tessere il numero delle portate, come anco 
nella cartella, acciò il compratore non resti defraudato: e se si 
trouerà le portate di meno fila di quaranta; o vero di manco 
portate di quelle, che saranno segnate nella testa del lauoro, o 
vero sarà trouato con lonzo di qual si voglia sorte, o cordellina, 
cada in pena tanto il Mercante, come il Capo Mastro de Tessitori 
del Capitolo numero primo, d' aplicarsi come di sopra. 

Sale iMiflise. 

Che le saie basse per non essere mai state sottoposte né a xil. 
bagno, né a regola di sorte alcuna, si possa fare ad arbitrio del 
Mercante di quante portate egli vorrà, purché la portata sia di 
fila quaranta, sotto pena al Mercante, et a chi tesserà di scudi 
cinque per ciascheduna, e per ciascheduna volta, con questo però, 
che nella testa vi sia tessuto il numero delle portate, acciò le 
buone si vendano per buone, e le altre per quelle che sono. 

Ordltrlct. 

Che le Orditrici che ordiranno tele di qual si voglia sorte XIII. 
(eccettuando li panni mischi, o tinti in lana del Capitolo nono) 
di manco fila, che di quaranta per portata cada in pena di scudi 
dieci per ciascheduna tela, et per ciascheduna volta d' aplicarsi 
come di sopra. 

liOnn^heua de Orditori. 

Che le Rascie siano di dieci passini, che il passino sia di xiV. 
braccia sei e mezo per ciaschuno, e questa sia la vera, e reale 



Ilo STATUTA ARTIS LAN.fi 

longhezza di tutti gli orditori, e quelle rasce, che saranno trouate 
di maggior longhezza, cada il trasgressore in pena di vinticinque 
scudi per ciascheduna, e per ciascheduna volta, d'aplicarsi come 
di sopra; e facendola di più longhezza, debba segnarla nella pò* 
liza, che dà al Tessitore, e farla notare al libro dell' OfHtio, e 
farne poliza di quello, che sarà di più. 



XV. Che accadendo per accidente qualche lauoro mischio di qual 
si voglia sorte venisse macchiato, o dal purgo, x> da altra causa, 
sia lecito con licentia de Signori Capitani por li tempi (parendoli 
però) farli dare qualche bagno a loro libito, purché rimanga mi- 
schio, e questo s' intende per i mischi, non già per le rasce tinte 
in lana d' un colore solo; e se alcuno ardirà farci bagno di qual- 
si voglia sorte senza licentia de Signori Capitani, cada in pena 
per ciascun lauoro, e per ciascheduna volta di scudi dieci d*apli- 
carsi come di sopra. 

nel b«Uare fllse, e jpetllal. 

XVI. Che li Tessitori debbano portare le filze, e li pettini alla bot- 
tega deir OfflUo, e dal Offitiale, che sarà per li tempi, farseli bol- 
lare, et in caso si perdesse detto bollo debba riportarlo subito 
air Offitiale, il quale gratis lo debba sempre bollare, et questo 
s' intenda per tutti li pettini, e filze necessarie al nostro esercitio, 
et in caso si trouasse pettine, o filza, tanto nell'atto del tessere, 
quanto fuori d' esso non bollato, pena al Tessitere per ciaschedun 
pettine e filza, per ciascheduna volta scudi cinque, etiam che la 
filza, pettine fùsse giusta, e se non fusse giusta pena scudi vin- 
ticinque per ogni volta. 

Jkitemum di fllse, e pettini. 

XVII. Che le filze per le Rasce bianche non sia lecito farle di al- 

tezza maggiore di tredici quarti, e le filze per le rascie mischie 
di quarti tredici e mezo; ma di minore altezza, tanto le mischie, 
come le bianche si possano fare; e contrauenendo, cada in pena 
il Tessitore per ciascheduna volta, et per ciascheduna filza di 



STATUTA ARTIS LANiB 111 

scudi otto, et neir istessa pena cada Y Offltiale con la priuatione 
deir ofHtio ipso facto, se la bollarà, d' aplicarsi come di sopra. 

Bl portare a ballar tela all' Ollitlo. 

Che il Tessitore hauta qual si voglia tela dal Mercante, pri- XVIII. 
ma che la porti a far tessere, sia obligato portarla all' Offltiale, 
che sarà per li tempi a farsela contare, e bollare, et assieme con 
detta tela debba portare una poliza del Padrone della tela, nella 
quale vi sia scritto il nomo d' esso Mercante, il nome del Tessi- 
tore, il colore, et il numero della tela, o Y offltiale fatta la debita 
diligenza, se la trouerà giusta, la debba bollare, notare al suo 
libro, e nella poliza debba fare il retroscritto, che dica reuista 
per me N. et trouata giusta, qual poliza debba il Tessitore ri- 
portarla subito al Mercante, prima che porti detta tela a tessere; 
e se r Offltiale non la trouerà giusta, non debba bollarla in modo 
alcuno, ne fare il rescritto in detta poliza, et il Tessitore sia te- 
nuto a tessere il numero di detta tela nella testa di detto lanoro, 
secondo sarà notato in quella poliza, e non ve lo tessendo cada 
in pena di scudi cinque, e nella moderna pena cada T Offltiale se 
bollerà detta tela senza fare il rescritto in detta poliza per ogni^ 
tela, e per ciaschuna volta con la priuatione dell' offltio ipso facto. 

Segviita del Capitola precedente. 

Che se il Tessitore doppo haurà egli in persona, o altri per lui XIX. 
portato la tela a contare, e bollare con la poliza del Mercante 
air offltio, e doppo eh' egli di propria mano, o del suo Ministro 
hauerà assieme co '1 Deputato contato quel lauoro in deiV Offltio, 
e fattosi fare il rescritto nella poliza, che dica essere reuisto, e 
trouato giusto, e portata detta poliza di sua propria mano, o suo 
mandato, al Padrone; se doppo tutte queste coso esso Tessitore 
sarà colto in fraudo di quel lauoro, o che sia di manco portate, 
che sia di manco fila per portata, vogliamo, che tutta la pena 
cada sopra esso Tessitore, atteso che il Mercante non lo vede 
più il lauoro, doppo che vi ha fatte queste diligentie, et il Tes- 
sitore ne può fare d' esso quello, che li piace, et in questo caso 
vogliamo, che quel lauoro non sia abrugiato, né il Mercante sia 
sottoposto a pena alcuna, ma per non essere giusto, li si tagli li 



112 STATUTA ARTIS LANJS 

lenzi et il Tessitore li rifaccia il danno, perchè il Mercante di- 
mostra a sufficientia l' innocenza, et integrità sua, hauendo fatta 
la poliza, mandatala all' Offltio, e rihauta la rescritta per mano 
propria d' esso Tessitore, o di altri per lui; ma non potendo il 
Mercante mostrare la poliza rescritta, non habbia scusa alcuna, 
s' intenda hauere fraudato, e cada nella pena del Capitolo primo. 

Del abraf lare lanari. 

XX. Che a quelli lauori che si douranno abrugiare si debba leuare 

vna canna di detto lauoro colto in fraudo, e quella abrugiare con 
tutti gli ordegni, et il resto sia dato a poueri, o a luoghi pii 
per r amor di Dio ad arbitrio di Monsignor Illustrissimo Gouer- 
natore, e de Signori Capitani. 

Bollare tele nel Ollltla. 

XXI. Che nessuna tela possa essere contata, né bollata se non 
nella bottega dell' Arte, e se si trouasse, e prouasse essere bollata, 
e contata dall' Offltiale altroue, che nella bottegha dell' Offltio; 
cada in pena tanto il Tessitore, quanto 1' Offltiale per ogni tela, 
e per ciascuna volta di scudi cinque- per ciascuno, et all' Offltiale 
la priuatione dell' Offltio ipso facto, d' applicarsi come di sopra. 

Cbl non portare a ballare tele al Oilltla. 

XXII. Che se il Tessitore si trouasse hauere portata tela a tessere, 
che non hauesse portata a contare, e bollare con la sudetta po- 
liza all' Offltio, ancorché detta tela fusse giusta; cada in pena di 
scudi dieci per ciascuna tela, e per ciascuna volta d' aplicarsi 
come di sopra. 

Tessere. 

XXIII. Che nessun Tessitore possa mettere nel tessere Rascie, o qual 
si voglia altra pannina più di due fila per dente sotto pena di 
scudi dieci per ogni lauoro, e per ciascuna volta, d' applicarsi 
come di sopra. 

Tessere In pettine nan f Insto. 

XXIV. Che se il Tessitore metterà vna tela di cento in pettine, o 



STATDTA AHTIS LAN^E 113 

filza di nouanta, e se una di nouanta la mettesse in pettine, o 
filza di ottanta; o vna di ottanta in filza, o pettine di settanta, 
e cosi successiuamente di tutte. fusse trouato a tessere qual si 
voglia lauoro a quattro, o vero a tre fila per dente, cada in pena 
per ogni lauoro, e per ciascheduna volta, di scudi dieci, d'appli- 
carsi come di sopra, con la perdita del pettine, e della filza, 
quale debba essere abrugiato publicamente; Et a detto Tessitore 
non possa nessuno Mercante darli più da tessere per vn' anno 
doppo la commessa fraudo, e non possa essere reintegrato senza 
la nostra Adunanza, finche non sia passato detto tempo; e se 
doppo la reintegratione, fusse vn' altra volta colto nel medemo 
errore, sia priuato del esercitio per sempre, né possa seruire né 
meno per lauorante. 

Scerciare. 

Che nelle Rasce tanto bianche, quanto Mischie, non possa il XXV. 
Tessitore farci più di poste quattro di doppie per Rascia, e nello 
altre Pannine solo due poste per lauoro, e contrafacendo cada in 
pena di scudi quattro per ciascheduno lauoro, e per cìaschcfduna 
volta d'aplicarsi come di sopra. 

I«a«ciare del cerdenl tiella cada del lanara. 

Che il Tessitore, prima che leui il lauoro dal telare, debba XXVI. 
nella coda d' esso lauoro lasciare dui cordoni, con diuidere distin- 
tamente le mezette vna dall' altra, con vna distantia tale, che 
r Offltiale possa con breuità, e facilità contare, tanto le mezette 
quanto le fila, et in conlrauentione cada in pena di scudi quattro 
per ciascun lauoro, e per ciaschuna volta, d' aplicarsi come di 
sopra; oltre che contrafacendo darà sospetto di fraudo^ 

I«aaorl snUto tessuti al ollltlo. 

Che tutti i lauori (tessuti che saranno) dalli Tessitori deb- XXVII. 
bano essere portati all' Offltio, prima che siano portati alla botr- 
tega del Padrone, o al Purgo, o in qual si voglia altro luogo, per 
riuedere se siano di giusto conto, e ben tessuti secondo gli ordini 
sopradetti, e che habbiano il numero del lauoro (che sarà notato 
neir Oflitio) nella testa di detto lauoro, e che non sia lecito, né 

15 



XXVIII. 



XXIX. 



XXX. 



XXXI. 



114 STATUTA ARTIS LANA 

al Mercante, né al Tessitore leuare, né far leuare detto lauoro 
dair Offitìo, se prima non sarà stato reuisto dal Deputato, et 
contrafacendo cada in pena per ciascun lauoro, e per ciascuna 
volta di scudi dieci d* aplicarsi come di sopra. 



prU. 



Telarl de MerMUitl 



Clio essendo trouata qualche fraudo in vn telare, il qual te- 
laro sia del Padrone del Lauoro, il quale lo faccia tessere da la- 
uoranti a suo conto, cada in pena del doppio di quella pena 
che sarà assegnata a quella firaude, e come Mercante, e come 
Capomastro de Tessitori; E questo acciò li Tessitori imparino a 
non deiVaudare^ a spese de maligni Mercanti, e s' intenda per 
ogni lauoro, e per ciascuna volta, d* aplicarsi come di sopra. 



Bl rlnediere telarl, • elil fìmrh wenimie 



Che li Signori Capitani, o altri huomini a tale effetto depu- 
tati possano, e debbano andare riuedendo li Telari almeno due 
volte il mese, et altri luoghi pertinenti a Tarte, doue si possono 
commettere le fraudi, e se da alcuno li sarà fatto resistenza cada 
in pena di scudi vinticinquc, se non darà in nota tutti li fraudi, 
che si trouaranno, a Monsignor Gouernatore, che sarà per li tempi. 

CU pvrgttrà altrene elie nel p^rg» dell' Arte. 

t 

Che nessuno sotto qual si voglia colore, o pretesto, possa 
andare a purgare lauori in altro luogo, che nel Purgo dell' Arte 
di qual si voglia sorte di pannine, sotto pena di scudi vinticinquo 
per lauoro, e per ciascuna volta d' aplicarsi come di sopra. 

Ointie del pttr0Atere« 

Che r Offltiale, che assisterà in detto Purgo debba spedire 
li lauori di ciascheduno Indiferentemente, secondo li toccarà, e 
che saranno stati portati prima nel Purgo, e che non possa sotto 
qual si voglia colore, o pretesto gradire, né eccettuare persona 
alcuna; sotto pena all' Offltiale maggiore di detto Purgo, di scudi 
dieci per ciascheduna volta; e se in assenza dell' Offltiale mag- 
giore, li Garzoni di detto Purgo eseguissero altrimente, pena per 



STATUTA ARTIS LANìR 



115 



XXXII. 



XXXIII. 



ciascheduno Garzone, e per ciascheduna volta, e per ogni lauoro 
scudi due d' aplicarsi come di sopra. 

Bel parlare sensa polUia. 

Che r Offltiale del Purgo, non possa purgare qual si voglia 
lauoro, se prima non haurà haute la poliza del nostro Camer- 
lengo deir Arte, sotto pena di scudi dieci per ciaschcdun lauoro, 
e per ciascheduna volta, d' -aplicarsi come di sopra; e parendo 
alli Signori Capitani e Deputati del Purgo, lo possine priuare 
dell' Offllio. 



Bel purgare rag^f Ile. 

Che r Offltiale del Purgo non possa purgare nessuna sorte 
di ragaglia, senza poliza, eccetto che a Mercanti, e questo s' in- 
tenda per loro vso, non per mercantia; Per ragaglie s'intende 
lenzi, qualche matassa di starno, o di trama, vna camisciola, vn 
paro, due di calzetti per loro vso, ma non le dozzene, né meno 
cose tessute, che queste vogliamo non si possano purgare, né a 
Mercanti, né a chi altro sia senza la poliza, sotto pena di cinque 
scudi per ciascheduna volta d' aplicarsi come di sopra. 

Belle bra^e del parga. 

. Che non possa né Mercante, né Purgatori, né chi si voglia XXXIV. 
altra persona, per qual si voglia causa, et occasione, leuare né 
fare leuare le brace dal Purgo, sotto la pena a chi le leu ara di 
scudi quattro per ciascheduna volta, e di sei a chi concederà, e 
comportarà che si leni d^ aplicarsi come di sopra. 

Bel ballare 11 lanari di fl:iiata* 

Che le Rascie, Saie di nouanta, Panni di ottanta, et altri la- XXXV. 
uorì di guato, che deuono andare per negri, fatti da ciasche- 
duno, si debbano portare all' Offltio dell' Arte a bollare, quali 
trouandosi dal Offltiale ben fatti, e di guato sufficiente, conforme 
alla tacca ordinata, debba l' Offltiale bollarli gratis; e se dall' Of- 
fltiale sarà bollato, che non sia realmente di paragone, cada in 
pena V Offltiale, che lo bollarà di scudi vinticinque per ciasche- 
dun lauoro, e per ciascheduna volta, e neir istessa pena cada il 



116 STATUTA ABTI8 LANvS 

Tentore, che metterà nella caldara detto lauoro per farlo negro, 
senza la bolla del guato postaci dal nostro Offltiale per ciascun 
lauoro, e per ciascuna volta d' aplicarsi come di sopra. 

M portare a ballare lanari di c:iiata« 



XXXVI. Che tutti quelli, che portaranno Rascie, Saie di nouanta, o 
Panni, o panni di guato, non li sia lecito portarli in detto Offltio, 
se non dalle due bore di giorno, sino alle hore ventitré, e che 
dett' Offltiale non possa bollare detti lauori in altro luogo, che 
nel proprio Offltio dell* Arte, e bollandoli altroue cada Y Offltiale 
in pena di scudi dieci per ciaschedun lauoro, e per ciascheduna 
volta, d' aplicarsi come di sopra, e parendo a Signori Capitani 
possa leuarlo dair Offltio. 

RablMi da darsi a lanari di gmata per neri. 

XXXVII. Che ad vna Rascia per negra, o ad vna Saia di nouanta, 
o ad un Panno d' ottanta se li debba dare per ciaschedun lauoro 
libre otto di Rubbia Tedesca buona, o vero libre quindici di Rub- 
bia Pergolina buona, o vero libre venti di Rubbia comune buona, 
e recipiente, qual Rubbia debbo essere approuata dal Deputato 
deir Offltio, e che per ogni lauoro, come di sopra, debba darli 
libre quattro di Galla, e libre otto di Scotano, e tutte le sopra- 
dette Rubbie, Galle, e Scotano, debbano portarsi a pesare airOf- 
fltio distintamente per mano del Deputato, nò possa Mercante, 
Tentore, o chi sia, mettere detta robba nella caldara, senza la 
presenza del Deputato. E se nessuno ardirà tanto Mercante, quanto 
Tintore, o chi altro si sia, di tingere nella Terra di Fabriano, o 
suo distretto lauori negri della sopradetta spetie, se prima non 
saranno bollati air Offltio, o vero che non osseruasse nel tingere 
detti lauori, il portare Rubbia, Galla, e Scotano come di sopra, 
caschi in pena per ciaschedun lauoro, e per ciascheduna volta, 
tanto il Mercante, quanto il Tintore, che tingerà di scudi dìece, 
e se vno ricadesse in questo errore, la seconda volta caschi in 
pena di scudi vinticinque per ciascheduno, e la perdita del la- 
uoro d* aplicarsi come di sopra. 

Ra^a^lle nelle Oaldare. 

XXXVIII* Che nelle sopradette Pannine di guato da tingere negre non 



STATUTI ARTIS LAN^ft 117 

si possa nelle Caldare mettere scauezzi di qual si voglia sorte 
di pannine, saie, mezzolani, calzetti, né qual si voglia altra spe- 
cie di robba, se a quei scauezzi, o qualità di robba, che vi si 
trouasse non costarà per giuramento deirOffltiale dell'Arte, es- 
serli stata messa in detta Caldara robba sufficiente, et approuata 
per portione, e questo s'intenda solo per li Padroni de detti la- 
uori, perchè vogliamo, che non sia lecito né a Tentori, né ad 
altri, sia che si voglia, metterci cosa alcuna, senza licentia del 
Padrone in scrittis, e chi contrauuerrà cada in pena della per- 
dita della robba, e di scudi doi per ciascheduna volta, e per eia- 
scheduna specie di robba, d'aplicarsi come di. sopra. 

Ba^aflle nelle caMare. 

Che nel tingere altri colori non sia lecito a nessuno (dal 
Padrone in poi) mettere, né far mettere in dette Caldare, o Tini 
nessuna sorte di robba, benché minima, senza licenza del Padrone 
in scrittis, sotto pena della perdita della robba, e di scudi due 
a chi ce la metterà per ciascuna volta, e per ciascuna spetie di 
robba, d'applicarsi come dì sopra. 

nel iMif^are. 



XXXIX. 



Che tutte le Rascie, e tutte le altre sorte di Pannine si deb-: XXXX. 
bano portare a bagnare alla Bottega dell' Offltio, per mano delli 
Bagnatori, che saranno per li tempi, et in materia di bagnare 
detti lauori, si debba osseruare tanto da Mercanti, quanto da 
Offltiali, o di chi altro si sia, tutti li Ordini, e Capitoli che si 
contengono nella Bolla della felice memoria di N. Signore Papa 
Gregorio XIIIL data in Roma nella Camera Apostolica il dì viii 
di Luglio M. D. Lxxxxi. l' anno primo del suo Pontificato, a chi 
contrauerà cada nelle pene contenute in detta Bolla, la qual Bol- 
la debba essere sempre mai tenuta, e custodita dalli Signori Ca- 
pitani, che saranno per li tempi. 



Tempa prefissa dal telare al iMicne. 

Che per remediare alla souerchia fretta, la quale cagiona, 
che li lauori non vengono ben custoditi, netti e conditionati di 
tutte quelle debite manifatturei che si conuiene, et acciò li Ma- 



XXXXL 



XXXXII. 



118 BTATUTA ARTI8 LAN.B 

nefattori tanto di Purgo, quanto Conciatori, Cardatori, Valcalori 
Tintori, Cimatori, Bagnatori, et altri non habbiano scusa per la 
fretta del Mercante non hauerli bene accomodati, ordiniamo non 
Kia lecito a nessuno dare a bagnare lauoro alcuno; se dal dì 
che Thauerà rihauto dal Telare, non v'entra lo spatio di giorni 
otto per li lauori bianchi, quali deuono andare per negri, o per 
colorati; e giorni cinque per li mischi, non computandoci il gior- 
no, che lo riceue dal Tessitore, né il giorno che io darà a ba« 
gnare; £ chi contrauerrà, cada in pena di scudi dieci per ogni 
lauoro, e per ciascheduna volta, tanto il Mercante, che lo por- 
tara, mandarà a bagnare, quanto chi lo bagnarà, d* aplicarsi 
come di sopra. 

Bel Adanaama. 

Che l'Adunanza non s'intenda canonicamente fatta se il nu- 
mero de Mercanti non ascendono almeno al numero di vinti- 
quattro, e che non s'intenda vinto il partito, se li voti non pas- 
sano la metà. 



Bel Adanan 

XXXXIII. Che nelle nostre adunanze non possa interuenire più d'vno 

per Bottega, e questo habbia interesse nel negotio. 



C^lsettori nen panna Intervenire al adivnan 



XXXXIV. 



Che essendo l'Arte nostra diuersa in molte cose dalfArte do 
Calze tti, et essendo TArte de Calzetti, Arte da se stessa e diuisa 
e distinta dalla nostra, con hauerc Purgo, Capitoli, Offltiali, et 
adunanze da se medesima, et essendo li Calzettari in maggior 
numero di Noi, et essendo quasi tutti segnati nell' arte nostra; 
acciò nelle deliberationi, e determinationi dell'Arte nostra, non 
sia mai decretato, o vinto cosa in danno, e pregiuditio di que- 
st'Arte a benefltio della loro; Ordiniamo, che tutti quelli che 
esercitaranno dett'arte de Calzetti, non possono interuenire alle 
nostre adunanze, né hauere offltio alcuno nell'arte nostra, sotto 
pena a chi contrauerà di scudi dieci per ciascuna volta. Questo 
Capitolo s'intende per quei Calzettari, che esercitano Y arte de 
Calzetti per mercantia, non per quelli, che sono stati Calzettari 



XX XXV. 



xxxxyi. 



STATUTA ARTIS LANìE 119 

et hoggi sono Mercanti de Pannine, e non esercitano Parte de 
Calzetti; né per quei, che faranno vn paro di calzetti por suo 
Tso, o di casa sua. 

Bel ftarare iicll'Artc. 

Che per rauuenire quelli che vorranno entrare nella nostr'Arte 
per ftibricare qualsiuoglia sorte di Pannine, non possa esser ara- 
messo senza il consenso della maggior parte de' Signori Capi- 
tani, che saranno per li tempi, e che debbano pagare d'entratura 
scudi cinque in mano de Signori Capitani, quali danari debbano 
spendersi a benefltio dell'Arte; e questo si fa, perche chi entra 
a questo tempo ritroua gli edifitij fatti a spese de passati, non 
essendo il douere, che altri entrino a godere, et a parte de beni 
e sudori altrui, senza qualche debita recognitione. 

Cbl non è ascrltlo nell'Arie* 

Chi farà fabbricare pannine di qual si voglia sorte, che non 
sia scritto nell'Arte, da mezo lauoro in su (che per mezo lauoro 
per vso, e non per mercantia se li concede) cada in pena di 
scudi dieci per ciascuna volta, e per ciascun lauoro d'apKcarsi 
come di sopra. 

C^e alll eintlall non sia lecito raecomandare 

11 reo a Superiori. 

Che quando sarà stato ritrouata qualche fraudo, e che la 
fraudo sia certa, non sia lecito alli Signori Capitani per li tempi, 
né ad altri Offltiali raccomandare il fraudolente a Signori Su-» 
periori, sotto pena di scudi dieci, per ciascuno, e per ciascuna 
volta d'aplicarsi come di sopra. 

Ointlall, che non temono ni possano lenare da Capitani. 

Che gli Offltiali dell'arte, tanto Camerlengo, quanto Bagna-^ XXXXVIII. 
tori, Valcatore, TOffitiale principale del Purgo, e suoi lauoranti, 
sieno stati messi dall'Adunanza, o da Signori Capitani, o da 
huomini deputati sopra il Purgo, o in qualunque altro modo; se 
in fra anno saranno trouati non seruire fedelmente, e con quel- 
la debita diligenza, che si conuiene, li Signori Capitani per li 



xxxxyiL 



120 8TATCTA ARTIS LAh\B 

tempi, li possano lenare» e mettere altri io quei luoghi, purché 
TI sia il cooseaso della maggior parte di loro; ma seaza la vo- 
lontà, e consenso della maggior parte, non possano leuare, né 
mettere m minimo lauorante del Purgo. 

XXXXIX. Che se vn Fattore, Baitilana, o altro Manifattore di Bottega 

si partirà da vn Mercante, non possa essere pigliato, né ammes- . 
so al suo seniitio da altro Mercante, se prima non hauerà sodi- 
sfatto il Padrone, d*onde sarà partito, sotto la pena a chi Io pi- 
gliarà, o di pagare subito tutta la quantità di quel debito senza 
eccetione alcuna, o di mandarlo ria subito: e non pagando, o 
non lo mandando via, cada in pena di scudi dieci per ciasche- 
duno, e per ciascheduna volta, d'aplicarsi come di sopra. 



L. Che per Fauuenire non si possa cauare cenere dalla Terra 

di Fabriano, e suo Territorio, sotto pena di scudi vno per cia- 
scheduna volta, d*aplicarsi come di sopra. 

mi finire IammI fM-Mtlcrf* 



LI. Che nessuno Mercante, nò qualsiuoglia altra persona ardischi 

dì finire, né fare finire in questa Terra dì Fabriano, o suo di- 
stretto, alcuna sorte di Pannina forastiera, né di Purgo, né di 
cardo, né di Tentoria, né di alcuna altra sorte di fattura (dalle 
saie basse in poi) sotto pena dì scudi vinUcinque per ciasche- 
dun lauoro, e per ciascheduna volta, d*aplicarsi come di sopra. 

Sei atettere 11 segaale ^irmprim ■elll laseri. 



LII. Che nessuno Mercante possa, né li sia lecito mettere, né 

far mettere altro segnale nelli suoi lauori, che il suo proprio, 
cioè ristesso e* haurà dato in nota nel libro dell* Arte, sotto pena 
di dieci scudi, d*applicarsi come di sopra. 



A Rasele eeatprete aen si pess* Hiettere 11 segaele 

M elil le 



LUI. Che nessuno Mercante, che comprarà Rascia, o qual si voglia 



STATUTA ARTIS LANìE 121 

altro lauoro da altro mercante, tanto onto, quanto purgato, vai- 
calo, finito, possa in detto lauoro metterci altro segnale, che 
quello di quel Mercante, che V haurà fabricato, et il bagnatore 
non possa metterci altro segnale, che quello di quel Mercante, 
che Thaurà fabricato; Et il bagnatore non possa metterci nella 
cartella altro nome, che del proprio Mercante, che Y hauerà fa- 
bricato, sotto pena al Mercante, che mutasse il segnale di scudi 
dieci, et al bagnatore scudi quattro per ciascun lauoro, e per 
ciascuna volta, d'aplicarsi come di sopra. 

ni ter parole con li tMBtIall. 

Che per ouuiare scandali, risse, e contesse, fsicj che potesse sue- LIV. 
cedere (come suole molte volte succedere) tra Mercanti importuni, 
et Offltiali dell' Arte, che saranno per li tempi, come Camerlengo, 
Bagnatori, Valcatori, Purgatori, et altri Offltiali; Ordiniamo, che 
nessun Mercante, né qual si voglia altra persona, etiam per causa 
legittima concernente all' Arte, ardisca fare parole, o altra di- 
mostratione di disgusto contro detti Offltiali, ma sentendosi gra- 
uati, debbono andare a Signori Capitani, che loro remedieranno 
a quanto sarà espediente, e chi contrauerrà cada in pena di scudi 
dieci, per ciascuna volta, d' aplicarsi come di sopra. 

Chi non esercito» 

Che nella nostra Adunanza non possano interuenire quelli LV. 
Mercanti, che non esercitaranno, ancorché siano segnati nell'Arte, 
né tampoco (mentre non esercitano) possano hauere offltio, o am- 
ministrazione di sorte alcuna, sotto pena di scudi cinque, per 
ciascheduno, e per ciascheduna volta. 

Belli Ontiali che sono debitori al Arie. 

Che nessuno possa essere ammesso né etiam pallottato a lvi. 
qual si voglia Offltio dell' Arte, se sarà debitore di somma alcuna, 
benché minima all' Arte. 

Mèi Canterlenfo. 

Che il Camerlengo dell' Arte sia obligato ogni mese rendere lvII. 
il conto della sua amministrazione, o a Signori Capitani, o a chi 

16 



122 8TATUTA ABTI8 LANìB 

s* aspetterà, e sborsare tutto V auanzo del danaro che resta de- 
bitore, in mano del Depositario, eh* a quest' effetto sarà fatto, e 
non lo sborsando s' intenda priuo dell* Offltìo. 

LVIII. Che li Signori Capitani, che saranno per li tempi, debbano 

in fine del loro Offltio, reportare air Adunanza tutte Y entrate, 
et uscite deir Arte. 

Seti* tmmmm dici ««*€•• 

LIX. Che almeno una volta al mese; e questo sia nel principio di 

ciascun mese, si debba da Capitani renouare la tacca del Guato, 
et in caso di contrauentione pena scudi dieci per ciascuna volta. 

Be Cia^toll Tceekl, • wmmU 

LX. Che si debbano osseruare inuiolabilmente tutti questi Capi- 

toli, senza potersene riportare alli Capitoli vecchi; quando però 
non venisse qualche caso, che per dimenticanza, o per inauer- 
tenza non ne Aisse stato parlato, e messo in questo Corpo de 
Capitoli, in questo caso tanto vogliamo si debba ricorrere, e go- 
uernarsi secondo li Capitoli vecchi. 

€«pla de Captlelf In CaaMlUirla Crlwlaalc* 

LXr. Che di questi Capitoli se ne lasci vna copia in Cancellaria 

Criminale, e Y Originale lo debba sempre tenere in mano, e cu- 
stodirli li Signori Capitani per li tempi. 



•Ui«hf della ValveMltà dell' Arte della 

della Terra di Falirlai 



Alli Reuerendi Canonici di S. Venanzo per recognitione del- 
l' acqua per il Purgo una libra di cera lauorata da pagarsegli 
ogni anno per la festa di San Gio: Battista, et per detta festa 
si paga anco il Palio baiochi 63 e quattrini 4. 

Alli Monaci di San Biagio, per recognitione dell' acqua come 
di sopra, una libra di cera lauorata per la festa di San Biagio 
ogn' anno. 



STATUTA AETIS LANìE 123 

ÀUi Monaci di Santa Catarina, per annua risposta delle Val- 
che some numero dodice e mezo di grano, o prezzo di esso; vno 
scudo e mezzo per risposta del Molinello, et vn paro di capponi 
ogni anno, da pagarseli il grano di mese in mese, cioè vna soma 
il mese, et d' Agosto vna soma e meza, il paro de capponi per 
la festa di Santa Caterina, et la risposta del Molinello in Ano 
deir anno. 

Alla Compagnia del Santissimo Sacramento scudi cinque ogni 
anno per elemosina. 

Alla Illustre Communità di Fabriano, per annua risposta del 
Sito concesso oue è il Purgo, scudi dieci da pagarsi la festa di 
San Gio: Battista. 

Per la festa del Corpus Domini si raccoglie doi Cerei de 
libre cinque in circa di cera lauorata. 

Per la festa della Madonna delle Gratie, si paga una Torcia 
de libre doi per elemosina alli Frati di San Domenico. 

Per la festa del Gloriosissimo San Gio: Battista Protettore 
di dett' Arte si raccoglie il Palio, et alli Signori Soprastanti per 
detta Festa si paga libre doi di Cera lauorata, e baiochi ses- 
santatre, e quattro quattrini. 

Per la festa di S. Romualdo si paga per il Cereo baiochi 
vintisei. 

Per la festa di San Siluestro vna Torcia di libre tre per 
elemosina. 

Si deue fare tre Offitij ogni anno per detta Vniuersità, a 
beneplacito de Signori Capitani. 

Che li Signori Capitani procurino con ogni lor diligenza, et 
cura, che gF infrascritti Oblighi si eseguiscano, et adempiano alli 
debiti tempi, per il buon gouerno, e mantenimento di dett' Arte. 

Che il Camerlengo debba, et sia sua cura particulare di so- 
disfare alli debiti tempi li sopradetti Oblighi. 

Supradicta Capitula confirmamus, et approbamus, et obser- 
uari mandamus etc. 

Dat. Fabriani Die 30 Nouembris 1618. 

L. Pepvlvs Gub. 

Lactantius Merllinus Cancell. 



V^4 STATCTA AllTIS LAN.« 

CitPITOI^I 

DELL* Arte della Lana di Fabriano 



Noi Capitani del Arte della Lana d* ordine dell* Adunanza 
ordiniamo, che li Tessitori non siano tenuti a tessere il numero 
del lauoro nella testa d'esso, ma in vece del numero, il nostro 
Offltiale debba bollare in vna mezzetta in flne del lauoro una 
cartella di carta pecora, nella quale vi sia il nome del Mercante, 
del Tessitore, il numero, et il colore del lauoro, et che siano te- 
nuti a riportare detta cartella alla botega del nostro Offltio as- 
sieme col lauoro: e se saranno trouati a tessere senza detta car- 
tella, e se non la riportaranno ali* Offltio assieme col lauoro, cada 
in pena ciascuno, e per ogni lauoro, e per ciascuna volta di 
scudi cinque d' aplicarsi etc. 

Item ordiniamo, che dal nostro Offltiale dell* Arte li siano 
bollati pettini, e filze col bollo di fuoco, e che trouandosi filza, o 
pettine senza detto bollo, tanto neir atto del tessere, quanto fuori 
deir atto, cada in pena de Capitoli, quando però quelle filze, e 
pettini, che saranno trouati t\iori deir atto del tessere, non siano 
rotte, et non atte air esercitio; perchè trouandosi rotte, e non atte 
in modo alcuno per V esercitio, vogliamo non siano tenuti a 
pena alcuna. 

Item vogliamo, che se in qualche mezzetta in flne del lauoro 
mancasse qualche filo, purché non sia in tanto eccesso, che de- 
notasse quel lauoro non fosse principiato, e tessuto giusto, non 
siano tenuti a pena alcuna. 

Item perchè nel Capitolo 23 si proibisce, non possano mettore 
più de due fila per dente, dechìaramo, che questo s* intenda dallo 
quattro poste di doppie in poi concessoli nel Capitolo 25, e se per 
disgratia li mancasse qualche dente per la filza, purché non passi 
il numero di 15 denti, vogliamo non siano tenuti a pena alcuna; 
ma da dette poste, e detto numero de denti in poi, cada in pena 
de Capitoli. 

Supradicta Capitula conflrmamus, approbamus, obseruari man- 
damus; Moderando poenam ascriptam in Capitulo, vbi dicitur (se 
saranno trouati a tessere senza detta cartella, e se non la ripor- 
teranno air Offltio, insieme col lauoro) illam reducimus ad scuta 



" STATUTA AnTIS LANìE 125 

tria, declarando quod tunc ipsi dicentur inuenti texere absquo 
cartella, quando ipsam non exibebunt Dominis dd. Rasciarum, 
et deputa tis a Mercatoribus absque alia reuolutione subbij. 

Dai Fabriani ex Palatio nostrae solitae residentise sub 
die prima Martij 1619. 

L. Pepolvs Gubernator 



Essendo arriuato ali 'orecchie dell' 111."*^ et R."»° SigJ Cardi- 
nale Pio Legato della Prouincia della Marca 1' abuso introdotto 
nella nostra patria di Fabriano da molti mercanti in dare per 
le mercedi, e fatighe de loro poueri Artisti in vece di denari 
contanti, diverse sorti di robbe con molto danno et oppressione 
di essi lauoranti; ha mosso la pia mente di S, S. Ili™ et R."* a 
scriuere a Mons. Tanara Gouernatore che voglia con la sua pru- 
denza, et diligenza diradicare, et sbarbare un tanto inconueniente 
da questa Terra, il quale potendo ciò fare de facto, ha voluto 
nondimeno per la sua benignità far ciò sapere alli detti Mer- 
canti, acciò essi medemi, che sono stati ministri del detto male, 
con opportuno rimedio l'habbino a medicare. Onde per l'autorità 
concessa a noi Capitani, et huomini deputati della nostra Adu- 
nanza congregata sotto li 2 del presente mese di Decembre 1621 
in Palazzo con l'assistenza di Monsig. R.*"^ Gouernatore, in virtù 
d'un decreto vinto con voti 21 del si, et 7 del nò Ordiniamo, et 
espressamente comandiamo, sotto pena di scudi cinquanta per 
ciascuno, e per ciascuna volta, che non sia lecito a nessuno dare 
per le mercedi, fatighe, et manifatture de nostri Artisti, lauo- 
ranti, manifattori, et manifattrici di qualsiuoglia sorte, nessuna 
sorte dì robba di che qualità e quantità esser si voglia, da incor- 
rere nella detta pena, dopo la pubblicatione del presente capitolo, 
tanto chi darà dette robbe, quanto chi le riceuerà: ma solo pos- 
sono darsi denari contanti, grano, pane, o vino; con questo però, 
che quelli vorranno dare (per scarsezza de denari, e non per mer- 
cantia) grano, siano tenuti darlo con queste tre conditioni sotto 
la suddetta pena. Che il grano sia buono, e recipiente. Che non 
possa darsi a prezzo maggiore di quello spianerà, o darà TAbon- 
danza in quel tempo, o vero quello si venderà quella settimana 



1:W 8TATUTA ARTIS LAN.E 

in piazza nella casa del grano. Che col grano sieno obligati darci 
seniprc qualche parte de denari, perchè (non vìuendo Thuomo di 
solo pane) non sia necessitato riuenderlo con perdita. Che qnelli 
vorranno per strettezza de denari dare il vino, non possano dare 
altro vino di quello delle loro entrate o rendite, e che al tempo 
della vendemmia hauranno riposto nelle loro proprie cantine; e se 
alcuno infra anno comprasse vino dentro, o fuori della nostra pa- 
tria, territorio, o Prouincia, e poi lo desse in pagamento a i detti 
lauoranti s'intenda esser incorso nella suddetta pena. E perchè 
non possa nessun Mercante sotto colore di credenza, o sotto qual 
si voglia altro pretesto dare al suo manifattore, e manifattrice 
qual si voglia parte di robba per fargliela poi scontare nelle sue 
manifatture presenti, o future, che sarebbe ristesse per diuersa 
via; dichiaramo, che se quello, o quella, che riceuerà dette robbe 
l'anderà in termine di tre giorni a denuntiare alla corte, sia li- 
bero, et libera, et essente da ogni pena; et guadagni il quarto 
della pena, nella quale sarà incorso il Mercante, cioè fiorini ven- 
ticinque. Et perchè questa legge sia vniuersale, et osseruata da 
tutti sempre inuiolabilmente, preghiamo li SS.'* Superiori con 
quella humiltà, et riuerenza, che si conuiene si contentino ap- 
prouarla, et con la loro autorità astringere airossenianza di essa 
tutti quelli, che nella nostra Patria lauorano lana, tanto se sono 
scrìtti, come se non sono scritti, sotto le sopradette pene, da ap- 
plicarsi la metà alla R.** Camera, un quarto air esecutore, et 
l'altro quarto ali* accusatore. 

Nos Carolus Emanuel Pius de Sabaudia tituli Sanati Nico- 
lai in Carcere Diaconus Sanctae Romansa Ecclesisa Cardinalis, 
Prouinciaa Marchiao, Asculi, et prttstdatus de latore legatos, pne- 
sentem prouisionem, et capitulum sub die seconda instantis men- 
sis per Adunantiam Mercatonim Artis lanaa Terr» Fabriani fac- 
tam ad toUendos abusus Mercatorum dieta» Artis super modo 
mercedum operarìjs in dies soluendarum prò bone publico, et ut 
firaudibus in quantum fieri potest obuiam eatur, in omnibus eius 
partibus approbamus, et confirmamus, atque in fùturom ad vn- 
guem perpetuo seruari mandamus sub po^nis inflictis, et etiam 
trium ictuum funis publìce inflingendorom iis qui in sere laere 
non poterunt, et alijs arbitrio nostro iuxta fàcti, et personanim 



STATUTA ABTIS LAM^ 137 

quali taiem. Volentes insuper, et sub eisdem posnis statuentes in 
huiusmodi decreto etiam comprehendi eos, qui lanse artem exer- 
cent, et in futurum exercebunt, quamuis in dictse artis societate 
minime descripti fuerint 

Datum Maceratse ex aedibus Palatij nostrse residentse die 28 
Decembris 1621. 

C. Cardinalis legatus 

Jo. Bapt. Palon.^ Sec. 

In Dei Nomine. Amen. Hsec est copia siue exemplnm cuius- 
uis decreti facti in adunantia et uniuersitate hominum artis 
land8 Fabriani apparentis et existentis in libro eiusdem artis et 
adunantisB per me Notarium publicum infrascriptum rogatum 
tenoris infrascripti siUicet. 

Congregata et cobadunata adunantia et uniuersitate homi- 
num ariis lanad Fabriani in palatio solito residentiae B."^^ D.°' 
Gubernatoris Fabriani bannita per loca solita per publicum tu- 
bicinam de ordine D.^* Clementis Lìcinii et D. Vliuerii Ronghaa 
capitaneorum dictae artis in sufficienti et in valido numero con- 
gregata de mandato R.°^^ D.°^ Joannis Tanare Bononiensis ad 
prsesens Gubernatoris Fabriani et super proposita in ipsa adu- 
nantia inter alia decreta fuit factum infrascriptum decretum. 

Omissis aliis ad causam non facientibus etc. Videlicet Domi- 
nus Joannes Yecchius de Vecchis de Fabriano Mercator unns ex 
dieta adunantia inùocato Nomine Domini super proposita etc. 
hoc suum esse dixit consilium et decretum. 

Che li signori Capitanei con doi Homini da chiamarsi for- 
mino un Capitolo nel quale prohibiscano sotto pena di scudi 
cinquanta che a nessuno sia lecito dare per le mercedi de loro 
manefaitori o manefattrici de qual' si voglia sorte per le loro 
mercede robba de nessuna sorte eccetto denari contanti, grano 
o pane, et carne: il vino me rimetto alla prudenza de quisti che 
faranno il Capitolo, con questo però che quelli, che per scarzezza 
de denari, et non per mercantia daranno il grano lo diano con 
queste tre conditioni: che sia grano buono, et recipiente, che non 
lo possano mettere maggior prezzo di quello spianarà in quel 
tempo TAbbundanza ouuero quello si venderà quella settimana 



]28 STATUTA ABTIS LAN^B 

nella piazza nella casa del grano. Et che con esso grano siano 
tenuti a darai qualche parte de denari acciò li poueri in riuen- 
derlo non faccino perdita alcuna, et che incorrano nelle pene 
tanto quelli che daranno le robbe, quanto quelli che le riceueranno 
d'applicarsi la metà alla R.<^ Camera, un quarto all'accusatore, 
et Faltro quarto alFesecutore: che detto Capitolo da farsi lo regi- 
strino nel libro in carta pecora de nostri Capitoli infrascritti, 
lo facciano approvare da Sig.^ Superiori, bannire, et afflgere le 
copie nelli cantoni de Piazza, acciò nessuno possa pretendere 
ignoranza, et che Teffettuazione et rincorrere nelle pene cominci 
dalla pubblicazione d'esso Capitolo. Pregando li Sig.*^ Superiori, 
che con la loro autorità astringano alFosseruazione tutti quelli 
che lauorano lana, tanto se sono ascritti nell'arte quanto se non 
sono ascritti. 

De mandato ut supra etc. fuit positum ad scrutinium supra- 
scriptum articulum, et fuit obtentum per fabas viginti unam fa- 
uorabiles, septem contrariis non obstantibus, et omissis aliis de- 
cretis super aliis in dieta adunantia propositis. 

Cuius decreti uigore supranominati D. Clemens et D. Vliue- 
rius ac homines per eos vocati et nominati fecerunt ac forma- 
uerunt retroscriptum capitulum. 

Et ego Jo. Antonius Manarius publicus utraque auctoritato 
Notarius de Fabriano Camerinen. Dìodc. quia in predicta adu- 
nantia et decreto in ea ut supra facto rogatus extiti ac ex libro 
prsedictse artis et adunantise de verbo ad verbum fideliter et per 
ordinem soprascriptum decretum extraxi et copiaui, ideo scripsi 
publicaui et signo meo consueto muniui ad robur prsemissorum 
requisitus hac die XXI mensis Decembris 1621. 

Nos Priores Artium, Populi et Comunis Fabriani testamur 
B. Joannemantonium Manarium supradictum esse notariura pu- 
blicum et autenticum, scripturisque suis huiusmodi plenam ubique 
fldem adhiberi. In fidem etc. 

Datum die XXII Decembris 1621. 

Franciscus Vecchius Cancellarius 




STATUTI ARTIS LANJI 129 



>■ I» b4 o; 



In Dei Nomine Amen. Haec est copia exemplum siue tran- 
sumptum cuiusdam decreti facti in adunantia artis lanse Fabriani 
existentis in libro eiusdem artis et adunantise per me notarium 
publicum infrascriptum rogatum tenoris infrascripti, videlicet 

In Dei nomine. Àmen. Anno Domini 1624 die vero quinta 
mensis Januarij dicti anni. 

Congregata, et cohadunata adunantia artis lanie Fabriani 
in aula loco solito de ordine, et mandato D. D. Jacobi Marchetti, 
et Jo. bernardini Picinini duorum ex Capitaneis dictm artis factis 
prius solitis bannimentis per tubicinas in executione decreti adu- 
nantise factse sub die tertia instantis mensis, in qua quidem adu- 
nantia sufficienti in numero fuit propositum a supradictis D.D. 
Capitaneis prout infra videlicit etc. Super propositis in dieta 
adunantia inter alia decreta fuit factum infrascriptum decretum 
conflrmatum a Domino Josepho Vallemania uno ex dieta adu- 
nantia tenoris prout infra sequitur, videlicet, omisis aliis ad cau- 
sam non facientibus etc. 

Il SigJ Clemente Licinio uno di detta adunanza leuato dal 
suo luogo chiamato il nome di Dio disse come qui sotto. — So- 
pra la 2.^ essendo mancati molti mercanti et per la difflcultà 
che alla giornata si vede per radunare questa adunanza, et a 
ciò per Tauuenire si possano adunare con più facilità per fare 
il seruitio di detta arte, che con il numero de venti Mercanti si 
possa fare l'adunanza. 

Il Sig." Giuseppe Vallemania uno di detta adunanza chia- gj „ o 1 21 
mate il nome di Dio disse come qui sotto. — Sopra la 2.* con- r^ — ttt 
fermò il detto del Sig.^ Clemente con questa gionta, che li Signori ' 

Capitani faccino autenticare ciò, quando sia vinto, da Mons.'* 
Gouernatore. 

Et quia Ego Joannes schimberna de Sigillo Nucerin. Dioec. 
habitalor Fabriani publica Apostolica et Imperiali auctoritate 
Notarius et ad praesens actuarius ad ciuilia dicti loci Fabriani 
de predicta adunantia et decreto in ea ut supra facto rogatus 
fui et sum, et ex libro dictsB artis et adunantise de verbo ad ver- 
bum fideliter et per ordinem extraxi et copiaui; Ideo in fldem et 

17 



130 STATCTA ARTIS LAN^ 

robur prsemissorum Ine me subscripsi et signum nomenque mcum 
solitimi et consuctum apposuì rogatus et requisitus salua tamen 
scJMpor et omni modo meliori. 

Àpprobamus et conflrmamus praedictum capitulum in quorum 
fidem etc. Die 16 Jan. 1624. 

Franciscus Maria Brancaccius Gubernator 



In dei Nomine. Amen. 

Hauendo li Signori Capitani della nostra Arte, come quelli 
che continuamente inuigilano per la reputatione delle nostre 
r<innine, visto che al nostro offltio ritornano bene spesso rascie 
malissimamente tessute, et che il mal' tessere, da altro non de- 
riua che dal mal' pagare, ritrouandosi Mercanti, che fanno tesse- 
re le loro rascie per vilissimo prezzo, et che li poueri Tessitori 
astretti dalla necessità, e dalla fame le tessono. Acciò detti tes- 
sitori habbiano prezzo equiualonte alle loro fatighe, et si accin- 
gano a tesserle perfettamente bene, come vanno tessute, et acciò 
queste rascie malamente tessute, non togliano il credito alle buo- 
ne; hanno detti Signori Capitani proposto il caso in pubblica 
adunanza. E però noi sopra ciò Deputati d' ordine della nostra 
Congrcgatione per il presente Capitolo ordiniamo, et espressa- 
mente comandiamo, che in auuenire, non sia lecito a qual si vo- 
glia Mercante che farà fabricàr rascie, pagare al suo Tessitore 
per tessitura d*una rascia di cento, meno di scudi cinque, et del- 
la rascia di nouanta di scudi quattro e mezzo; sotto pena, tanto 
al Mercante che paga, quanto al Tessitore che riceue, di scudi 
cinque per ciascheduno, et per ciascheduna volta che contrauerrài 
da applicarsi la metà alla R."^* Camera Apostolica, un quarto 
al esecutore, Taltro al accusatore, et uogliamo che quello che in 
termine di tre giorni andarà a denuntiarlo alla Corte resti lib- 
bero dalla detta pena. Dichiarando che questo capitolo non 
astringa quei Mercanti che fanno tessere nelli proprij Telari e 
nelle proprie case loro e botteghe, perchè questi douranno pa- 
gare conforme le conuenlioni che faranno con i loro Tessitori; 
Quanto poi al modo del pagare detti Tessitori, si dichiara che si 
debba osseruare il Capitolo conflrmato dairill.'"^ et TSL"^^ Sig.« Car- 



STATUTA ARTIS LANìB 131 

dinaie Pio, et che questo non pregiudichi quello in modo alcuno ec. 
Nos Marcus Antonius Bragadinus utriusquo signature S."** 
D. N. Ref. et Gubernator approbamus et seruari mandamus su- 
prascriptum Capitulum, prout iacet. In quorum fldem etc. Dat. 
Fabriani hac die 25 Aprilis 1627. 

Marcus Antonius Bragadinus Gub. 



In Dei nomine Amen. Haec est copia exemplum siue tran- 
sumptum quorumdam decretoriim factorum in publica adunantia 
Artis lanaa Fabriani per me infrascriptum Notarium rogatum in 
libro dictse Artis sub die uigesima octaua Junij 1629. quorum 
quidem tener talis est prout infra sequitur: omissis alijs etc. * 

2.* Stante che il Capitolo n.° 24, come sentirete leggere pu- 
blicamente dichi che le rascie di cento non si possine mettere nel 
pettine, o filza di nouanta, medesimamente quelle di nouanta in 
quello d'ottanta, né quelle d'ottanta in quello di settanta; e per- 
chè s'è trouate le rascie di cento in vn pettine di nouantaquattro, 
e una di nouanta in vn pettine di ottantaquattro, al superiore 
non pare di far pagare la pena conforme al detto Capitolo, stante 
che passi il pettine il n.° di 90, e quello di ottanta, quid agen- 
dum largo modo omissis aliis sequitur. 

Sopra la 2.^ Che ristessi Signori Capitani, quali hanno Ben- si n.o 1 19 
tito la difflcultà, che trouano questi dottori sopra detto capitolo, ^^ ^ 
lo dechiarino in maniera, che s'intenda caduto nella pena del 
detto Capitolo, quando una rascia di cento in pettine filza sarà 
messa in manco numero che di cento, e cosi successiuamente 
quelle di nouanta, e di ottanta. 

3.* Stante che giornalmente al nostro oflìtio venghino rascie 
dal Telare di mala qualità, e mal tessute, e perche non c'è ca- 
pitolo particolare sopració, quid agendum largo modo. 

Sopra la terza. Che quando compariscono alla bottega del sì n.o [ 19 
nostro offltio rascie fabricate di lane cattine, e grosse, che perciò nò ^ 1 3 
conoschino li Signori Capitani possano dette rascie apportare 
poca reputatione all'Arte, e faccino danno alle rascie buone, stante 
che tutte le rascie passino sotto nome di rascie di fabriano; in 



132 STATUTA ARTIS LAN^ 

questo caso li Signori Capitani che saranno per li tempi habbino 
ampia autorità di/ condannarli a farli leuare i lenzi, o a quello 
che a loro più giusto parerà. 

Omissis aliis in dieta adunantia existentibus^ descriptis, et 
rogatis etc. 

Et quia Ego Joannes schimberna de Sigillo Nucerin. Diaec. 
incola fabriani publicus apostolica et imperiali auctoritate Nota- 
rius et ad praasens actuarius ad Ciuilia dicti loci fabriani de pre- 
dictis decretis, et adunantia rogatus fui, et sum, et ex libro 
adunantiae praedictae extraxi, et copiaui de nerbo ad uerbum 
prout iacet etc. Ideo in fldem, et robur praemissorum hic me sub- 
scripsi, et signum, nomenque meum solitum, et consuetum appo- 
sui rogatus, et requisitus etc. salua tamen semper et omni me- 
liori modo. 

Nos Hieronimus Bossius Utriusque Signaturoe S.™^ D. N. Ref.^"** 
et Gubernator approbamus secundum capitulum quod incipit 
(stante che il Capitolo n.° 24 come sentirete) et obseruari man- 
damus prout iacet. 

Sequens vero Capitulum; quod incipit (stante che giornal- 
mente al nostro offltioj approbamus cum hac adiecta conditione 
et lege, che non si possine tagliare tali rascie, né farli leuare 
li lenzi, né cofidannare li pretesi delinquenti, né far altro sen- 
za il consenso di MonsS Gouernatore prò tempore, o del suo 
locotenente, se la parte ricorrerà e vorrà essere sentita. Datum 
Fabriani hac die 5.^ Julij 1629. 

Hi. Bossius Gubernator 



Essendo da molti mesi in qua comparsi alla bottega del. no- 
stro oifltio molti lauori fabricati e con detrimento della reputa- 
tione di tutta l'Arte, di lana di salonicchi, lana più atta da schia- 
vine che da pannine nobile, et hauendo Noi con fraterne ammo- 
nitioni più volte essortati detti Mercanti a desistere, e vedendo 
che r esortationi non hanno forza, e che continuamente si lauora 
detta lana; Volendo Noi per autorità concessaci dair adunanza 
rimediare a tanto incoueniente: Per il presente Capitolo si proi- 
bisce a tutti li Matricolati nella nostra Arte della lana il pos- 
sere fabricare in auenire nesuna sorte di pannine registrate nelU 



STATUTA ABTIS LKVM 133 

nostri Capitoli di detta lana solonichi, sotto pena di scudi diece 
e la perdita del lavoro da vestirsene peneri bisognosi, a tutti 
quelli che in auenire gli saranno trouati, o tele ordite, o lauori 
in Telare, o fuori di Telare, o in qual si uoglia altro modo di 
detta lana, per ciascheduno, e per ciascheduna volta, d'applicarsi 
la metà alla Reu. Camera, vn quarto all'Esecutore, e l'altro al* 
l'accusatore; Commandando espressamente al nostro Camerlengo, 
che non debba bollare più nessuna sorte di tele ordite di detta 
lana, sotto pena di scudi diece per ciascuna uolta d' applicarsi 
come di sopra, anzi comparendo o tele, o lauori di detta lana 
all' offltio, sia obligato sotto la medesima pena a denuntiarlo 
alla Corte. 

E perchè sappiamo che al presente alcuni Mercanti si ri- 
trouano dette lane, ci contentiamo che per Io smaltimento d'esse, 
possine per tutto il mese de Marzo prossimo a venire fabricare, 
dalle rascie in poi, tutte l'altre sorte de lauori, perchè le rascie 
vogliamo siano prohibite di presente; e passato poi detto termine 
s' intendono proibiti tutti gli altri lauori contenuti nella nostra 
Arte sotto la suddetta pena. ' 

Nos Joannes Abbas Blanchettus Bononiensis Vtriusque Si- 
gnaturae S.™* D. N. Ref.''^^ Fabriani, et Territorij Gubernator su- 
prascriptum capitulum approbamus, conflrmamus, et ad vnguem 
obseruari mandamus. Dat in nostro solito palatio • Fabriani hac 
die xiv xbris. 1630. 

Jo. Blanchettus Gubernator. 



In Nomine Domini amen 6.^ Decembris 1637. 

Desiderando li ss."^ Tiburtio Righi, Siluestro Piccinini, Paolo 
Ronca, e Christoforo Panuntij al presente Capitani del Collegio 
dell'arte della lana prouedere in quanto sia possibile al ben go- 
uerno, mantenimento e decoro del suddetto Collegio, e mercantia: 
Pertanto in virtù dell'autorità concessali in publica adunanza 
14 Gennaro passato hanno stabiliti, et aggionti gl'infrascritti ca- 
pitoli da osseruarsi inuiolabilmente, e perpetuamente sotto le 
pene in essi contenute, con decbiaratione però espressa, che non 
s'intenda derogato per li presenti ad altri capitoli e prohibitioni 
fatte sopra il medemo particolare, ma che debbano osseruarsi, 
e quelli, e questi. 



134 STATUTA ABTIS LAN^ 

Prima dechiariamo che veruno Mercante possa interuenire 
all'adunanza, che non facci ogn'anno diece Rascie almeno, o ten- 
ghi bottega aperta di rascie nella pubblica Piazza sotto pena di 
diece scudi per ciascuno, e ciascuna volta d'applicarsi come sopra. 

2.° che tutti li mercanti, che possono interuenire all'adunan- 
za siano descritti dal Cancelliere del moderno Collegio col nome, 
e cognome, e li ss.*^* Capitani prò tempore siano obligati dare il 
nome, e cognome' de suddetti, e così anco, secondo si aggiun- 
geranno alli Bagnatori, e li Bagnatori portar la nota in Cancel- 
laria Criminale sotto le medeme pene di scudi diece, e da ap- 
plicarsi come sopra. 

3.° Quelli sono vsciti, o sono, o saranno in futurum offltiali 
d'altr'arte non possano interuenire a dett'adunanza, intendendo 
d'oifltiali d'altr'arte di lana. 

4.° Ogni volta si farà l'adunanza debba il Cancelliere notare 
tutti quelli che interuengono, qual nota debba mandarsi per ogni 
volta da ss.'^ Capitani in detta Cancellaria per le mani de detti 
Bagnatori sotto detta pena di scudi dieci da applicarsi come sopra. 

Nos Abbas Gaudientus Polus Gubernator Fabriani supradicta 
omnia Capitula approbamus, et conflrmamus, et inuiolabiliter ob- 
seruari mandamus in perpetuum sub dictis poenis. In fidem. Dat 
ex nostro Palatio hac die 6.* Xbris. 1637. 

Abb. Gaudentius Polus Gubernator. 

In Dei Nomine Amen. Anno a Sanctissima Domini Nostri 
Jesu Christi Natiuitate millesimo sexagesimo quatragesìmo quarto, 
Indictione 12 sedente S. D. N. D. Vrbano octauo Diuina Proui- 
dentia Pontifico maxime Anno eìus XXI. Die uero nona mensis 
Julij dicti Anni etc. 

Essendo stato inhibito dalli mercanti dell' arte della lana di 
fabriano a tessitori del medesimo luogo, che non potessero tes- 
sere più nel modo, che si faceua nelli pettini di nouanta, con or- 
dinare, che non si bollassero per l' auuenire le loro Bascie se non 
erano nelli pettini di cento, e tredici quarti, conforme alli Ca- 
pitoli fatti da Mons.® 111.™° Popoli in quel tempo Gouernatore di 
fabriano: Per la qual cosa preuedendo li tessari non poter lauo- 



STATUTA ÀRTIS LANìB 135 

rare con i pettini di cento e tredici quarti al prezzo stabilito da 
detto Monsig.® 111.™^ Pepoli, che però i tessitori hanno tralasciato 
di lauorare da un mese e più con gran danno di tutta la terra, et 
non essendosi potute aggiustare dette parti tra loro, né con mezzi 
di più persone; perciò Mons. Ili™ Carlo Terzago al presente Go- 
uernatore di Fabriano per rimediare all' ìnconueniente, ci ha più 
volte fatto fare adunanze nel proprio palazzo, e sentire le ragioni 
dell'una e T altra parte, et hauendo anco precettato i tessari, co- 
me costa negli atti della cancellaria criminale, perchè i medesimi 
tessari in due loro adunanze hanno rimesse a S. S/>* 111.™* le loro 
pretenzioni per T aggiustamenti per sempre de capitoli, et hauen- 
do S. S/^ IH.™ pigliato informatione da persone non interessato 
ed anco dai medesimi Mercanti, e fatto costare ai SS/^ Capitani 
dell' arte della lana che era necessario di accrescere il prezzo a 
tessitori, et hauendo anco essi SS/' Mercanti rimessa detta dif- 
ferenza in Sua S."» 111."^*^ 

Quindi è che la medesima Sua S/** IH™* senza derogare agli 
altri capitoli si de mercanti come de tessitori, pretentendo rime- 
diare solo ai capitoli che vengono in questo aggiustamento ri- 
formati, dice, dechiara, ordina e decreta nell'infrascritto modo e 
forma, cioè 

Che li tessitori habbiano doi mesi di tempo a raggiustare e 
reformare li pettini de cento da cominciare il giorno suddetto, et 
raggiustandoli prima di detto tempo gli si debba dare il prezzo 
stabilito, come qui sotto, quando lauoraranno con i pettini di cento. 

Che li Mercanti debban dare e pagare in denari contanti a 
tessitori per loro mercede di ciascuna rascia bianca al pettine di 
cento e tredici quarti fiorini undeci, e boi. trenta, e per le rascie 
meschie in pettine di nouanta fiorini dieci e bolognini trenta 
per rascia. 

Che circa lo scossare non si possi in modo alcuno ciò fare, 
se non conforme alla misura, che si darà, e debbano incorrere 
nella pena di otto scudi, tanto li mercanti, quanto li tessitori non 
scossando conforme la misura, et occorrendo che il mercante 
commandasse al tessaro, che tiri più basso della misura, debbo il 
tessaro farsi fare il bollettino dal mercante, e mostrando il tes- 
sitore il bollettino, non incorra nella pena, et occorendo, che il 
tessitore scossi senz' ordine del mercante come sopra, il mer-^ 



136 6TA.TUTA ARTIS LANìB 

canto non incorra in pena alcuna, ma solo v'incorra il tessaro. 

Che circa gli orditori non possine essere più longhi di sei 
braccia, e mezzo, e chi lauorerà più lungo, o farà ordire le tele 
più lunghe incorra in pena detta di sopra. 

Che sia lecito a Capitani, et offltiali de tessitori d'andare a 
riuedere i telari, et ognuno sia obligato sotto pena di dieci scudi 
a lasciare riuedere, e lasciar fare V inuentioni anco a tessari, senza 
esser impediti da ss/^ Capitani, e mercanti dell' arte della lana. 

Che circa la misura suddetta si debba mettere, e tenere nel- 
rofHtio dell'arte della lana, e facendo meno della detta misura 
debbano incorrere alla pena già stabilita come sopra, ma sin- 
tanto che non vi sarà messa detta misura, li tessitori non incor- 
rano in pena alcuna. 

Et tanto SS.*^ lììJ^ decretò, stabili, et ordinò non solo nel 
modo suddetto ma in ogni altro miglior modo ec. 

Presenti et accettanti li SS/^ Gio. Battista Vallemani, Fran- 
cesco Coradini. e Girolamo Domitiani Capitani, e Benedetto Pic- 
cinini, e Paolo Licini Deputati dalla detta arte della lana, et 
anco Cesare Piergentile, e Pompeo Cocchi Capitani, et il Sar- 
mento Mauritio Bufacchia, e Saluatore Donnini Deputati della 
detta Arte dò tessitori, come costa per gli atti dell' Istromento 
Notarile nelli libri di detta Arte registrato ec. 

Actum fabriani in Palatio D. 111.°^ et R.™* D. Gubernatoris 
praesentibus ibidem Quirino Andrcse Quirini de Forosempronio et 
Sebastiano Sprecarello de Gualdo habitatoribus fabriani testi- 
bus vocatis. 

Carlo Terzago Gouernatore dichiaro e decreto conforme di 
sopre. 

Ego Andreas Mannus Canthianen. Eugub. Dicec. incola terrao 
Fabriani publicus utraquo auctoritato Notarius, de presentibus 
omnibus et singulis una cum domino Augustine Adamo rogatus 
fui; ideoque in fldem hic me subscripsi et pubblicani requisitus. 



In Dei Nomine amen. Infrascripta est copia siue exemplum 
et trasiimptum cuiusdam decreti facti in publica adunantia col- 
legij artis lano^ fabriani habita sub die V.* Junìj instantis anni 



STATUTÀ ARTIS LAK^ 137 

1652 rogati per me notarium infrascrìpium et deseripti in libro 
adunantise eiusdem artis tenorìs etc. 

Omissis aliis etc. propositum fuit secundo loco, prout infra, 
videlicet 

Stante la difflcultà grande che si troua in radunare le per- 
sono al numero 8u£9tiente per 1' adunanze; se pare ridurre il nu- 
mero a minor quantità. 

Ex consulto D. Siluestri Piccinini obtento, nomine penitus di- 
screpante et omnibus votis fauorabilibus etc. — Sopra la 2.% 
che r adunantia di quest' arte si possa fare e sia lecito a farsi 
col numero di quindici huomini, e con licenza di chi s'aspetta 
bisognando. 

Ego Andreas Mannus Canthianen. Eugub. Dioec. incola fa* 
briani publicus utraque auctoritate Notarius, Judexque ordinarius 
quia de predictis rogatus fui prsBsentem copiam de suo proprio 
originali copiaui et exemplaui; Ideo in fldem hic me subscrìpsi 
et publicaui requisitus hac die 9 X6re. 1652. 

Nos Hieronimus Casanata utriusque signaturse referendari us, 
fabriani eiusque districtus Gubernator supradictam determina- 
tionem approbamus conflrmamus et debitaa executioni in Aiturum 
demandari mandamus. 

Datum fabriani ex palatio apostolico nostrte solitae residentiae 
hac die decima tertia Xbris 1652. 

H. Casanata Gub. 



In Dei Nomine Amen. InfVascripta est copia, siue exemplum, 
et trausumptum cuiusdam propositionis factaa ab 111.™** D. D. Ca- 
pitaneis IH.™* Collegi j Artis Lanse Fabriani, ac Decreti fauora- 
biliter obtenti super eadem propositione in publica adunantia, 
siue congregatione eiusdem Artis, habita sub die tertia Januarij 
preteriti instantis Anni 1653 tenoris etc. 

Che essi SS.*"* Capitani assieme con li SS.'* Siluestro Piccinini, 
Gio: Battista Vallemani, Pietro Peroli, e Leandro Bastari Huomini 
chiamati dalli medesimi SS.*** Capitani, in virtù del decreto fatto 
nella publica Adunanza sotto li 9 Decembre prossimo passato 
sopra la prima proposta, e per consulto del S. Piero Ferretti; 

18 



138 STATUTA ABTIS LANJB 

hanno slimato esser bene, che le rascie colorate per verdone cupe, 
e per tanè di guato, si diano al Tintore fiorini sei per ciascuna 
Eascia; con obligo alli Tintori medesimi di portarle alla Bolla, e 
farle bollare, come si fanno le Rascie negre, con farne una tacca 
honesta conforme al pagamento; e trouandosi alcuna di dette 
Bascie non bollate come sopra, sia pena al Padrone di essa di 
scudi cinque per ciascuna Rascia, e ciascuna volta, d' applicarsi 
per un terzo alla Reu. Camera, un terzo all' Accusatore, e l' altro 
terzo air Arte; E che li Bagnatori, venendoli alle mani dette Ra- 
scie, che non siano bollate, né scritte al libro, non possine ba- 
gnarle sotto la medesima pena d'applicarsi come sopra, quali Ba- 
gnatori debbono anco inuigilare sopra li fraudi. Però il tutto si 
propone, acciò si risolua quello li parerà esser a beneficio del- 
l' Arte, e che li compratori non restino defraudati, come per il 
passato, e parendoli bene, si faccia questa risolutione per mag- 
gior validità passare anco da Monsig/ 111.°^° nostro Gouernatore, 
o da chi s' aspetta. Il Sig.^ Siluestro Picinini consulente. Che si 
dia esecutione alla proposta fatta, e li SS." Capitani che si ca- 
uaranno, inuigilino sopra questo negotio, e faccino passare detta 
risolutione da chi s' aspetta, con farla aggiungere nel libro degli 
altri Capitoli, e tutto questo si fa, acciò il compratore di dette 
Rasce non sia defraudato, e per mantenimento della pannina, e 
deir Arte. 

Fuit obtentum suprascriptum decretum per vota quatordecim 
fauorabilia, duobus contrarijs non obstantibus etc. 

Ego Andreas Mannus Cantianen. Eugub, Dioec. incola Fabriani 
publicus utraque auctoritate Notarius iudexque ordinarius de 
prsedictis rogatus, et prsesentem copiam de suo proprio originali 
exemplaui, ideo in fldem hic me subscripsi et publicaui requisitus 
hac die 7 Februarij 1653. 

Nos Hieronimus Casanata V. Ss^ S.^'^ D. N. P. Ref.» fabriani 
eiusque districtus Gubernator supradictam determinationem ap- 
probamus, confirmamus, et debit89 exequutioni in futurum deman- 
dari mandamus. Datum fabriani ex Palatio Apostolico nostrae re- 
sidentiae hac dio 15 Februarij 1653. 

H. Casanata Gubernator 



STATUTA ARTIS LAN^ 139 



»^*-fr-<ae«S&»->-«*-o- 



In Del Nomino Amen infrascripta est copia siue exemplum, 
et transumptum cuiusdam partìculae Decreti obtenti in publica 
Adunantia, siue Congregatione 111. ™» Collegij Arlis lanae Fabriani 
habita sub die 23.^ Decembris 1658 per acta mei Notarij infra- 
scripti ex consulto D. Succursi Ferretti etc. 

Che r Adunanza in auenire si riducili al numero di dodici. E 
che li SS/^ Capitani futuri debbano inuigilare, che la Pannina sia 
di buona qualità di lana, di buona perfetione, e conforme alli 
Capitoli; cosi anco debbano andare a riuedere li Telari, come 
sono obligati in conformità dei Capitoli, e similmente riscuotere 
dai debitori. 

Sopra la prima. Che Y Adunanza in auenire si riduchi al nu- 
mero di dodici, omissis alijs non facientibus ad liane rem. 

Ita est Andreas Mannus Notarius rogatus, et in fidem hic 
me subscripsi, etc. 

Nos Joannes Franciscus Nigronus Nob. Januen. utriusque Si- 
gnaturae S.'°^ D. N. P. Ref. fabriani eiusque districtus Gubcrnator 
supradictam determinationem approbamus, conflrmamus, et debitae 
exequutioni in futurum demandar! raandamus. Dat. fabriani ex 
Palatio Apostolico nostraa solitae Residentiae hac die 3 Martij 1659. 

Jo. Franciscus Nigronus Gubernator 



In Dei Nomine Amen. Haec est copia, exemplum, siue tran- 
sumptum cuiusdam propositionis factse Inter alias per D. Lucam 
de Jonantonijs in publica Adunantia habita sub Die 19 Januarij 
1674, seu Consulti in vim dictae propositionis factae per D. Jo- 
sephum Ferrettura Capitanum Artis, seu Collegij Lanae Fabriani 
sub num. 4, omissis alijs, tenoris sequentis, videlicet. 

Super 4.* Che il Sig.« Capitano assieme con un altro Mercante 
da elegersi dal medesimo si portino da Mons." 111."*° Gouernatore 
con rappresentarli il preiuditio notabile che la nostra Arte ha 
riceuuto, e che riceue per non osseruarsi il Capitolo sopra la 
prohibìtione di purgare le Pannine tessute fuori del nostro Purgo, 



140 STATOTA ARTIB LAKiR 

e nei Purgo de Calsetti, con supplicarlo voglia prouederci pf^r 
giustizia con mandare un Bando per 1* osseruanza totale de me- 
desimi et altro che parrà alla somma prudenza di Sua Sig/^ 111.'"*. 
E perchè in auuenire tutti quelli che hanno da purgare habbino 
più ageuolezza, stimarei bene che tanto li Rouersi, quanto Saie, 
Stamette, o simili le debbano prima di purgarle portarle a pesare 
nella nostra Arte, e prenderne la Bolletta dal nostro Cammerlengo, 
e secondo il peso farli pagare a ragione di sette paoli il cento 
sin che le Rascie, e Panni restaranno al prezzo di paoli sette, e 
diminuendosi, o crescendosi si debba diminuire, et acrescere a 
portione (proporzione) di quelli anche le Saie, Stamette, et al- 
tre simili come sopra. 

SI n.o I s ItA consulente Dno. Luca de Jonantonijs, ut supra fìiit obten- 

j^^ ^,1 ^ tum dictum Decretum prout in margine. 

Et Ego Petrus Nicolaus Gallus fabrianen. Camerinen. Diopc. 
publicus Apostolica auctoritate Notarius Judexque ordinarius quia 
de predictis rogatus fui in fldem hic me subscripsi publicaui 
requisitus etc. 

Nos Jo. Baptista Crescentius Romanus utriusque Signature 
SS."*' D. N. Ref.'^'" Fabriani eiusque districtus Gubernator supra- 
scriptam determinationem approbamus, conflrmamus, et seruari 
mandamus. 

Dai Fabriani hac die 27 Januarij 1674. 

Jo. B. Crescentius Gubernator 




UGO M lEltCM 



AGGREGATI 



ALL' UNIVERSITÀ DELL' ARTE DELLA LANA 



1369 

Luca di Giovannino 
Amoroso di Crisso 
Niccolò di Giacomo 
Vanni di Riccardo 
Venanzo di Bonanno 
Vagnino di Cecco 

1381 

Benciviene di Michelo 
Andrea Venimbeni 
Bartolino di Benciviono 
Niccolò Salimbeno 
Francesco di Alenuccio 
Bonaora di Ser Vinano 
Bartolomeo di Vanni 
Meo di Gola 
Giovanni Salvi 
Piero di Vanni 
Piero di Cola di Casella 
Piero di Cecco del Conte 
Antonio di Masso 
Gualtiero di Filippo 
Meo di Giovannino 
Nicol uccio di Antonio 
Guido di Antonio 



CapitaDì del 
1.0 semestre 

Capitani del 
'Àfi semestre 

Consiglieri 



Capitani del 
2.0 semestre 



i 



1387 

Antonio di Francesco di \ 

Alenuccio i 

Guido Antonio ' 

1392 

Piero di Cola di Casella 1 
Francesco di Fiorano di 

Michele 
Pietro di Cecco di Mattuzio 
Nofrio di Giacomo 
Betto di Nassimbene 
Giovanni di Vanni 
Vico di Ciccone 
Marco di Giovanni 
Maestro Simone del Mi- 
gliore tintore di Firenze 

1404 

Benciviene di Michele 
Giovanni di Filippo 
Filippo Diotisalvi 
Lorenzo d* Andrea 

1418 

Battista da Domo 
Gaspare di Giovanni di 
Vanni 



Capitani del 
1.0 semestre 



Capitani del 
1.0 semestre 



} 

5 

A 



Capitani del 
2.0 semestre 



Consiglieri 



Capitani 



142 

Gualtiero di Filippo 

1487 

Pier OioTanoino Mairi « 

'io di ' Cali 



STATUTA 
CoQBijrliere 



CapiUAi 



Camerlen^ 



Sii rostro di Gregorio 

GaUssino ) 

Piero di Bartolomeo Pie- ^ 

cinini j 

Perozzo di Pierbattista 
Luca di Contado di Rigo 
Niccolò di Giacomo Giampù 
PerozziDo di Pierbattista 
Giovanni di Sante de Cicclii 
Piermartino di Niccolò 
Battista di Pierbattista 
Niccolò di Antonio di Santa Chiara 
Guido di Fazio 

Pierandrea di Pietro Becchetti 
Bernardino di Brunetto di Paradisi 
Pietro di Niccolò Maffoli 
Ventura di Marino 
Luciano di Angelo di Pierpaolo 
Francesco di Vinano 
Giovanni di Angelo alias il zingaro 
Niccolò di Francesco 
Leonardo di Angelo da Mon tecchio (Treia) 
Paolo Venturini 

1488 

Pietro Marri \ 

Perozzino di PierbattisU > ^•P*'*"* 
Bernardino Paradisi Camerlengo 

1511 

Giovanni di Francesco 1 

Favarelli ; Capitaol 

Bernardino di Guiduccio ) 

1529 

Cicco d* Ysaia \ 

Antonio di Gironimo < C»P*«»al 



Alessandro di Bartolomeo ; 
di Rinaldo ) 

Pierft*ance8co de Becchitto Consigliere 
Gio: Battista Favarelio 
Maestro Bernardino Tintore 
Battista e Ser Romualdo Righi 
Battista di Francesco Vallemani 



Camerlengo 



ARTIS LANiC 

Romualdo di Ser Rofino 

Pietri) di Cosila 

Romualdo di Giacomo de* Rundelli 

Salvatore Pierroatteo o Pier Gentile di 

Gio: Pietro 
Gioampiero Tochalceli 
Scipione e ftutelli di Niccolò di Simone 
Patrizio di Nasone 
Giovanni di Paolo di Ser Marco 
Bartolomeo di Silvestro di Pelachia 
Domiziano Toni * 
Giovanni di Ser Gio: Battista di Pier 

Marco 
Bernardino di Bufera 
Bartolomeo di Maestro Luca dalle Fibbie* 
Ambrogio di Baldassare Calderaro 
Gio: BattisU di Ser Gabriele 
Piorsante di Francesco di Bastiano 
Ser Federico Pelegrini 
Cicco Cappanaroli 
Piemicoiò di Piennatteo orefice 
Giacomo di Federico Zannarìni 
Bosone e Vincenzo di Ronca 
Agostino di Paolo detto Spiccia 
Giovanni del Signor Licinio 
Tomassolo di Angelo di Masso 
Niccolò di Silvestro Barbarini detto stro: 
Silvestro di Mone de* Rundelli 
Gnoro de Leta 
Cola di Pernassuzio 
Georgio di Bernardino dell* apparita 
Mallo di Ser Niccolò 
Girolamo di Matteo da Matelica 
Pierantonio Mani 
Piero Bechitti 
Mario Florio 
Ser Damaao Qentilino ' 
Giacomantonio Marzochi 
Cola di nigi di berto di viola et co. 

1 } Marca - Cesoje da tendere: marca usata 
anche per la carta. 

2) Maestro Luca dalle Fibbie fu distinto pit- 
tore del secolo XVI. Ramelli. Cenni bio- 
grafici. Crocciti 1800. 

8} Marca - Tridente entro cerchio col manico 
in forma di croce. 



STATUTA ABTIS LAN^ 



143 



Cicco e Bartolomeo di Bartolomeo del 

prete (presbiteri) 
Vincenzo di Franceschino del Bastaro 
Bino di Ser Agostino 
Giovanni Maria di Manuntio 
Venanzo Franceschi 
Matteo di Marchetto 
Costantino di Benedetto Galassini 
Rodolfo Mattioli 

Sebastiano di Francesco Toccalceli ^ 
Angelo di Ser Zaffino * 
Francesco di Vico Bargagnati 
Alessandro di Bartolo di Romaldo 
Francesco di Amoroso 
Piersimone Constantìni 
Piersimone di Gii'olamo di Giovanni di 

Niccolò. 
Camillo di Bartolomeo di Ser Giovanni 
Menico di Labieno di Lorenzo di Costanzo 
Rodolfo della Stufa 
Romualdo di Ser Luca 
Meo Pici nini 
Bastiano di Pachatroscia 
Cecco e fratelli Pierantoni 
Monalduccio Gioan paoli 
Giorgio di Pieruccio 

1549 

Battista de Francesco 

Scipione do Niccolò 

Giovanni de Bartolomeo de Ser Giovanni 

Ser Battista de Girolamo 

Gin: Ludovico Rigio 

Silvestro de Benedetto 

1568 



^ Capitani 



Rodolfo Marchetti 

Cecco de Bufferà > 

Gio: Antonio de Pier de 



: Capitani 



Becchetti \ Camerlengo 



Francesco de Venanzo 

Tosino Marri 

Geronimo alias Biscanti i ^^^"***^ 

Amoroso de Francesco 



) 



i Capitani 
Camerlengo 



) 

» 



' Deputati 



1) Marca -Colonna sormontata da croce radiata 
2] Marca - Corno da caccia sospeso ad un 
cerchietto con sojjra la croce. 



Silvestro di Beddino 
Silvestro di Ciampatello 
Giacomo Amante 
Michelangelo di Girolamo 

1581 

Michelangelo di Girolamo ) 
Credenzio de Bufferà 
Matteo Simone olii 
Contado Santacroce 
Bernardino Piccinino 
Bartolomeo Marchetti 
Gio: Andrea Manaro 

Senza data 

Gentile di Pannunzio 

Gioacchino Marri 

Benedetto Piccinini 

Piero Piccinini 

Prospero di Ser Domenico 

Giovanni di Bartolomeo Stelluti * 

Cecco di Tito 

Organtino di Tiberio 

Antonio di Girolamo 

Gioanguido di Ballarlo * 

Piergiorgio Bellario 

Giovanni Maria Pierromaldi 

Lauro di Fabriano 

Andrea di Ser Gregorio 

Pierromaldo di Perozzo 

Onofrio di Giovanludovico di Onofrio 

Berto Rachi 

Piersante Taddei 

Piertomasso Piermartini 

Tosino Marri (1563) 

Gio: Battista Toni di Maestro Giacomo 

Ser Battista di Girolamo 

Polidoro di Raffaele 

Beddino Paolucci 

Lauro Orsi 

Cola Marri 

Venanzo di Ser Giovanni 



I] La marca è una stella. 

2) Marca - Cerchio con entro due corde che 
8' incrocciano: nel punto d'intersecarocnto 
sorge un asta con a capo due uncini, 
forse r àncora. 



144 



STATUTI ARTIS K.ANÌB 



Silvestro Moscatelli 

Lodovico di Bartolomeo Ranaldi 

Gio: Francesco e fratelli dell* Uomo 

Augusto de Matte! 

Tommaso di Luca dalle fibbie * 

Martino Pupillo 

Ser Silvestro Gillo 

Martino di Francesco di Maracone 

Francesco Stelluti • 

Giobattista de Chella Teniore ^ 

Kicola di Giovanni Righi 

Battista di Ser Antonio 

Tono Vicarelli 

Geronimo Giovagnoli de Gualdo 

Mattio de Federico fabro 

Profilio de Niccolò de Rigo * 

Ventura de Giovanni Ventura 

Cristofano Vintorini 

Patrignano de Beddino de Ciuccio 

Nigie de Giampiero de Cerepiglia 

Michele dalla Castrecha ' 

Giulio de Paolo de Ser Agostino 

Piervincenzo de Silvestro con Giacomo 

fratello de Bucchio 
Solviestro de Giovanpietro del Capa- 

najolo 
Bellino de Console 
Lorenzo de Romaldo d* Alberto ' 
Augustino de Bitto de Gio: Battista 
Ciencio de Guoro da Gubbio abitante 

in Fabriano. 
Mallo de Ciuccio da la Bastia abitante 

in Fabriano. 
Johanni Antonio de Ventura. 



1] Marca • Quadrato diviso in nove quadratini 

con sopra la croce. 
V) Marca - Stella, il cui raggio verticale si 

innalza in forma di croce con due bracci. 
8) Marca - Bidente col manico in forma di 

croce a due braccia. 
4) Marca - Cerchio con entro il compasso 

aperto e sotto la lettera P gotica. 
5} Marca - Lettera V dalla cui base sorge 

una palma. 
6) Marca - Leone rampante tenente nelle 

branche un' asta che in alto ha la croce, 

in basso il tridente. 



Batista de Dominico de Fomari da Fa- 
briano * 

Giovanni de Bitto de Nina 

Pietro de Tomasso de Francesco da 
Fabriano 

Luca dei Fomaie da Fabriana 

Donino Ungarini 

Cola Ungarìni 

Gironimo da Bescante 

Antonio di Santa Chiara 

Mariotto de Bernardino de Cierido 

Nicholò et Solviestro d* Aostino alias 
Faresse de Tachone 

Tomaso de Gironimo Tochalcieli 

Sabbatino di Sabbatino 

Giovanantonio alias Caracio de Ber» 
nardino vasario (1561) 

Giovanni e Bartolomeo Perini 

Niccolò de Barnaba dei Frati 

Alissandro de Pietre de Petrelino * 

Marciellino de Marciello 

Piero Giachomo de Piero Ciistofano da 
la Serra abita in Fabriano 

Lorienzo de Meo del Vecchio 

Giacomo Amante ' 

Dominico Veniziano abitante in Fabriano 

Cicho de Gionbatiata de Bufera 

Anctonio de Giachomo * 

Sante e Zeferino de Martino 

Bastiano de Rigo 

Rocho d' Antonio de Gillo 

Gioagne de Ser Paolo de Zucharo 

Stefano Chiappe 

Tito de Luzo 

Morico Severino 

Pietro e Vicho Ysaia 

1) Marca - A B in monogramma: in parte la 
stessa che anche oggi i signori Fratelli 
Fomari pongono nelle loro carte cioè A. 
Q. P. Antonio Qlo: Battista Fomari. 

2} Marca - Un cappello prelatizio, eguale a 
quello che sMacontra nelle carte di al- 
cune fabbriche fabrianeai. 

3) Marca - Corona formata di un cerchio 

rialzato di due punte e nel mezzo la croce. 

4) Marca - Tre monti entro cerchio con sopra 

la croce. 



STATUTA ARTIS LAN* 



145 



iVoricde d' Antonio de fattorielio 

GioTam paolo di goro di Sante 

Antonio de Balu 

Pierdomenico Ventprini 

Bartolomeo Cbiayellini * 

Cola de Giovanpaulo fino 

Fabriano d* Antonio 

Gironamo de Piermatteo 

I>sagnnccio bitto de Nagni 

Cesaro de Gaodentio 

RoBcio Ventorino 

Giovanfrancesco Gostantini (1568) 

Baldassare de Santi Mancia 

Vigho Cichi Pelacchia 

Paolo de Venanzo de Ronga 

Niccolò de Rienzo de Casanova 

Scipione de Cristofano Mancino 

Bartolomeo de Cruciano del cavalieix) 

Matteo Chalone 

Aostino d* Agnolo de Maracone 

Pierantonio de balzoraino 

Giovangiacomo Bastari 

Scipione de gioranbattista de m esser 

Cecchino Montano * 
Pietre de Lorenzo dalla Castrecha 
Maestro Loro de Macaldino (1578) 
Batromeo d* usebio d* and rea de pa- 

tregnano da le yingne 
Piersante de bastiano de V angiolo 
Scomaco Simoncili (Simoncelli) • 
Guerriero d* Antonio 
Bitto Scapricino 
Oratio Dionisi 
Pietre de Luchitto 

]} Marca • Aquila spiegata con pugnale im- 
merso nel collo. I ChiavelHni costitui- 
vano il ramo cadetto della famiglia dei 
Chiavelli Signori di Fabriano. Il pugnale 
immerso nel collo accenna forse air ec- 
cidio dei Chiavelli avvenuto nel 25 Mag- 
gio 1435. 

2] Marca - Tre monti elevati sopra una stessa 
basa che ha nel mezzo una croce. 

3) Marea - Scala entro cerchio e sopra una 
stella: questa marca trovata spesso nelle 
carte lavorate in Fabriano si è ritenuta 
Un qui appartenere alla famiglia dei 
Conti Slelluti Scala. 



Giorgio Agostini 

Pietrepaolo de giova ngni no 

Framinio da chaldarola 

Francesco Flolontino (fiorentino?) (\S1^) 

Niccolò Perozo alias miglio e fratello 

Alovige de Cruciano 

Belardino de Manne io 

Gio: Battista de profilio 

Giuljo Ferretto 

Francesco de Gionmario 

1587 

Firavante Perolo 

Piernicola de Dominicho de beon/a 

Statilio Razante 

Enea Giaropè 

Bartolomeo de Gio: Corgniale 

Valerio del Giovano da Matollica 

Vangelista de Giulio dallay Castroca 

Giuseppe de Marcello * 

Vincenzo Lotti 

Patrignano de Calametta 

Venanzo Gaspare Corgniale 

Cesaro de Giampè 

Vico de Cataldo 

Baldassare Vallemani 

Ruggiero Manciotti 

Vincenzo de Battista 

Francesco de Fabritio Stufa 

Francesco de Costantino 

Gionta de Gionta 

Berto de Santi Brancotto 

Tommaso Semprebene 

Antonio de Romaldo 

1590 
Giuseppe Coloccio 
Rogiero d' Ansoino 
Agostino Angelelli 
Piersanti de Casiola 
Cipriano Santachiara 
Solviestro de Renbrochio 



1] Marca - Corona con cerchio gemmato, rial» 
zato di tre punte sormontate da un gio- 
betto: quella di mezzo è più bassa, ed 
il globetto forma la base di una croce clic 
vi si eleva. 

10 



146 



STATUTA AHTltf LANìE 



Atcanio Barrante 

Aleaaandro Bonarri 

Piaraante Ranaldini 

Pìerantonio Amoroaatto 

Mario Manni 

Cruciano Ambrosi 

Donnino Bastarì 

Andrea da Gavino 

Niccolò Buzziconi 

Biagio Fracentino 

Mario Monacello? 

Rinaldo Mascotti? 

Pietro Paolo 8abUatini 

(zana il lo Domi ti j 

Mattio Mattei 

Michele de Oiovannolo Boncei 

Ijodovico Brirereilo 

Gio: Battista Amoroeetto 

Gio: BattisU Siato 

1600 

Lucio Casteletti 

Giacomo Ciabachitto 

Francesco Malatesta 

Antonio do Tarquinio 

Andrea de Zucharo 

Andrea de Serpe 

Tassiano Caldoro 

Bigio de Costantio Taddeo 

Pier Aluige de Niccolò 

Belardino e Amadisse de Aquilante 

Pannuntij 
(tio: Battista Bosio 
Matteo Buscatto 
Battroroeo e Porfirio di Zuccaro 
Giuliano Baasitto 
Piersimono e Oioranpaolo Mancia 
Gio: Maria Baglione 
Cristofano Spaccati^ossia 
Luciano de Pietre 
Gio: BattisU Ballisti 
Giambattista Papa (1600) 
Domenico de Belala ino 
Bastiano Braccini (1610) 
Francesco Le|iorino Bu^catti (IBll) 



) 



Csi>itftni 



ì 
) 



CspiUm 



Bartrilomeo de Santi dei Turco 

Ijorenzo de Cruciano 

Giobatta d* Ascanio Marchetti 

Theodosio de Giorgio Baldaaaini (Ì6\2) 

Bernardino alias Moricune 

Pietro Fedele (1613) 

Gio: Vittore de Gio: Antonio 

Mario Giovanazzi 

Venturino di Giombo 

Piennatteo Maffoli (16U) 

Venanzo BravetU ;1615) 

Niccolò Fanciulli 

Roroaldo Toni 

Piersimone Cirinella 

Francesco de Giulio 

BattisU Stelluto (1617) 

(ttosepi)e Vallemani 

Vincenzo Gilg (1618) 

Clemente Licini 

Pier Aloigi Benigni 

Gio: Batta Vecchi 

Pìemicola Gilg 

Brunetto Brunetti 

Francesco Marchetti 

Clemente Licini (1621) 

Oliviero Ronca > 

Gio: Vecchio de Vecchi * 

Francesco Carlucci (162:?) 

Giacomo Marchetti (1624) ^ 

Gio: Bernardino Piccinini^ 

Her. di Gio: Andrea Ambrosi (1625) 

Guidobaldo d* Annibale (1627) 

Scipione Bra^olini 

Agostino Poroli di Pietro 

Silvestro (Cenerini (1628) 

Ruggiero C 

Stefano Albanese 
Paulo Pagniano (1690) 
Antonio Cap|>anna 

ìj Fu autore degli annali di Kabruuio 

duti dai tigoori Fratelli Fomari; oomin* 
riano dair ori^ioe e terminano coiraono 
ie02. Il 1 anonico Girolamo De Vecchi li 
corredò di copiotiiaaime noto scritte in 
marinine e li arricchì di l'rciiosl docu- 
menti estratti dal j*ubblici archivi. 



) 



Capitani 



Ch|o talli 




STATUTA ARTIS LAN^. 



147 



Giovanni Oiovannino 
Oironimo Pince (1632) 
Pierrincenzo Baldassino (1633) 
T. Bastiano Biagio de Maasatio 
Andrea Zuccarino 
Gio: Battista Palmerio 

Quirino Riff. (1634) 

Pierlorenzo Gilij 

Angelo Attone (1635) 

Gio: Battista Calcagna detto pirano(1636) 

Lorenzo Boteghone (1637) 

Tiburtio Righi 

Paolo Ronca 

Ghristofaro Panunzi 

Bartolomeo Casiola (1638) 

Severino Baldasslni (1639) 

Santie Capogrosso (1640) 

Bastiano Crivelli de Gubbio 

Bartolomeo de Dionisio Abasetti (1641) 

Carlo Vitale (1643) 

Domenico Bertolini (1645) 

Giovanni Semprebeno 

Simone Martini (1647) 

Sinibaldo di Andrea Maruti 

Ottavio di Bartolomoo Lucci 



Camillo Bienciveni (1649) 

Gio: Luca de Tiburtio Nena (1652) 

Silvestro Piccinini (1653) 

Gio: Batta Vallemani 

Pietro Peroli 

Leandro Bastari 

Camillo Baldassini 

Gio: Pietro Pencilli 

Sante di Rocco (1655) 

Gio: Francesco Moscani 

Pietre Bonsignore (1658) 

Salvatore Caldori 

Girollamo Domitiani (1659) 

Girollamo Angeletti (1662) 

Pier Domenico Bianchi 

Gio: Mario Bonaventura Corsali (1663) 

Pier Simone Ferrata (1668) 

Bastiano Cristiani (1669) 

Luca Gionantoni (1674) ^ 

Giuseppe Ferretti 

Arcangelo Carlucci (1678) 

1] Genitore del valente giureconsulto e di- 
stinto letterato Domenico Gionantoni, di 
cui scrisse brevi cenni biografici il prof. 
C. Ramelli. Crocetti 1831. 



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Al nomr dk la Santissima Trinità Padre Figliuolo e Spirito 
Santo e db la gloriosa sempre Vergine Maria di Santa Barbara 

PROTBTRICE DB LA NOSTRA COMPAGNIA E DE TUTTI LI SaNTI DEL ClELO. 

Questi sono Capitolj Ordinj e Statutj de la Compagnia de i 
Tbssari di Fabriano di tutte quelle cose che hanno da osser- 
uare gli huomini della detta Compagnia. 



Perchè nessun Regno, né nessuna Republica può bene esser 
gouernata senza le buone leggi, le quali insegnano ad honorarc 
Iddio, rendere a ciascuno il suo, e non fare offesa al prossimo: 
Tutti coloro dunque che faranno le tre sopra dette cose uera- 
mente si potrà dire che sia buon cristiano. E perchè nulla gioua 
r arricchirsi nel mondo ingiustamente, se poi l'anima eterna- 
mente ha da esser confinata a le eterne pene hanno pensato gli 
Imomini di detta Compagnia, per non offendere Iddio, e non de 
fraudare il prossimo douendo uiuere col sudore suo e. premio de 
le sue fatiche, fare i presenti capitoli, ordinj e statutj acciò 
ognuno sappia quanto ha da osseruare, e da quello che si deue 
guardare. E perchè molti non hauendo T amore de la uirtù in- 
corrono nel peccato; si è aggiunta una poca di pene, acciò chi 
non uorrà per amore osseruare i presenti statutj et ordinj, sia 
forzato ad osseruarli per lo timore de la pena. E perchè ogni 
bene uiene da Dio, acciò sieno questi ordinj più fermi e stabilj 
si cominciarà con quelli, che tendono ad honore di Dio. Dopo 
seguiteranno quelli che appartengono a V utilità de particolarj, 
et a la conseruatione de la compagnia. 

In prima ordiniamo che nessuno habbia ardire de biastemare 
il nome di Dio, né del Signor nostro Giesu Cristo, né de la sua 
Santissima madre Maria sempre uergine, né di Santa Barbara, 



150 CAPITOLI DEI TESSARI 

né di nessun Santo e chi guidato dal demonio bestemmiàrà il 
Santissimo nome di Dio, o del Signor nostro Gibsu Cristo, cada 
in pena d' un grosso. 

Chi bestemmiarà la sua madre Santa Maria, cada in pena 
di due bolognini. 

Chi bestemmiarà in qual si uoglia modo Santa Barbara, o al- 
cun altro Santo cada in pena di un bplognino per ciascuna uolta. 

Ancora che gli offltialj che saranno per lo tempo habbia da 
intimare ogni primo sabato del mese a tutta la compagnia che 
ciascuno si debbia trouare la seguente domenica in San Venanzo 
a la prima messa come è solito, e chi non ce se troua cada in 
pena di un bolognino, e se gli officiali non faranno detta intima- 
tone cada per ciascuno di loro in pena di due bolognini per uno. 

Ancora che detti offltiali per due di prima facciano intimare 
la festa di Santa Barbara, che uiene a quattro di Decembre, acciò 
ognuno la deggia honorare sotto pena di un grosso per cia- 
scuno offltiale. 

Ancora che tutti de la Compagnia sieno tenuti a guardare 
la festa di Santa Barbara, e che in tal dì nessuno lauori cosa 
alcuna del mestiere, e chi centra farà li maestri cadano in pena 
di due carlinj, li lauoranti di un carlino, e li garzoni di tre bo- 
logninj de i quali i due terzi si applichino a la Compagnia, et 
un terzo a chi farà T esecutione. 

Ancora che il di di Santa Barbara tutti quelli de la Com- 
pagnia si xleggiano retrouare in San Venanzo a la messa cantata, 
e chi fosse ne la terra, che senza legitimo impedimento non ci 
si trouasse cada in pena di un carlino, e chi fosse infermo, ouero 
hauesse qualche legitimo impedimento, da non potersi trouare a 
detta messa lo deggiano fare intendere a gli offltiali, i quali con- 
siderino bene se Timpedimento è lecito, o nò. E quando lecito 
non sia, noi debbiano amettere sotto la pena di sopra. E chi 
non farà intendere agli offltiali Y impedimento che ha cada in 
pena di due bolognini. 

Ancora che gli offltiali siano tenuti a far celebrare Y offltio 
per l'anime de morti di detta compagnia il di dopo Santa Bar^ 
bara sotto la pena come di sopra. 

Ancora che tutti quelli de la Compagnia siano tenuti a guar- 
dare tutte le feste comandate dala santa madre chiesa sotto pena 
di due bologninj per ciascuno. 



J 



CAPITOLI DEI TBSSARI 151 

Àncora che ciascuno dela Compagnia sia obligato le feste 
quando sentirà sonare a la Comunione andare accompagnare il 
santissimo sacramento, sotto pena di dui bolognini a chi non sarà 
legitimaroente impedito, e gli altrj dì di lauoro quando passasse 
il Sacramento di nauti a la lor casa, si debbano ingenocchiare 
tutti e dire un pater nostro et una aue maria a laude del sa- 
cramento pregando Iddio per la salute de Y infermo al quale è 
portato detto sacramento. Item che tutti coloro che sono in tempo 
siano obligati a commonicarsi due uolte Y anno, la pascua e '1 
natale e chi noi uorrà fare sia casso dalla compagnia o sog- 
giaccia a le pene che parerà agli offltialj. 

Ancora che quando si uolesse commonicato qualche infermo 
de la Compagnia che tutti debbiano andare ad accompagnare il 
sacramento sotto pena di due bologninj. 

Ancora, che ciascuno quando si lena la mattina, o uà a dor- 
mire la sera, e quando si pone per mangiare a tauola, e quando 
si leua debbia dire un pater noster, et una aue maria, e la sera 
tre pater noster e tre aue marie, ouero un de profundis per l'a- 
nime de morti, e che ciascuno sia obligato a sapere il pater no- 
stro r aue maria e '1 credo. 

Ancora che nessuno giuochi a carte, o a dati ouero ad altro 
giuoco prohibito, e chi centra farà soggia ^soggiaccia) a la pena, 
che parerà agli offltiali. 

Ancora che ciascuno porti honore, e riuerenza agli offltialj 
che saranno per i tempi, e non li dica né parole ingiuriose, né 
faccia cosa che non si deue sotto pena di un grosso. 

Ancora, che nessuno de la compagnia pratichi con gente di 
mala fama, e che non uada dicendo male di nessuno de la com- 
pagnia né d' altro sotto la pena de Y arbitrio degli offltiali. 

Bel terc ^U oflltlall, e dell' eflMie toro. 

Ancora che ogni anno il di di S. Barbara si debbiano fare 
tre offltiali, et un Camerlengo che habbia a tenere i denarj, ri- 
scuotere le pene, et altre solite spese de la Compagnia et a pa- 
gare, et a rendere buon conto di tutto quello che scuoterà e pa- 
gara, e duri detto offltio del Camorlengato un anno, e gli altri 
offltij tre mesi. £ detti offltiali si faccino per brigidi« E che gli 



152 CAPITOLI DEI TESSABI 

offllialj uecchi, dieci di prima che finiscano Toflìtio loro, habbiano 
a cauare gli offltij nuouj e non cauandoli cadano in pena di due 
fiorini da scuotersi come di sopra. 

Ancora che gli oflìtiali canati come di sopra sieno obligati 
a pigliar Y ufiìtio e chi noi uolesse pegliare cada in pena di due 
scudi, e si scota come di sopra. 

Àncora che gli offltiali che saranno stati in offltio, finito che 
haranno il tempo, debbiano rendere il conto de la loro ammini- 
strazione ali nuoui oflitialj in termine di diece di, e pagare in- 
tieramente se saranno debitorj, e non pagando in detto termine 
cadano in pena di due florinj per uno, da riscuotersi come di sopra. 

Ancora che quando se comanda l'adunanza ogn'uno ce debba 
gire: e chi non obedisce, non haueYido lecita cagione cada in 
pena di cinque soldi per eiascuna uolta. 

Ancora che quando qualche uno de detta adunanza mancasse, 
che r adunanza possa in suo luogo remettere uno de più uecchi 
che ci sia. 

Ancpra, che non si possa fare adunanza se non ci si troua 
presente i due terzi de le persone, et facendose altramente sia 
inualida e di nessuno momento. 

Ancora che chi fusse escluso da la compagnia per hauer con- 
trafatto a li Capitoli, non possa per un anno essere rimesso, e 
passato il detto anno se uuole rientrare, rientri come nouitio, et 
in quel anno non goda alcuno priuilegio. 

Hele come apiMirlenentl a i Maestri del'arte 

Ordenamo ancora che si sarà alcuno di detta compagnia che 
uolesse far bottega da se, che innanzi che la cominci deggia an- , 
dare a dirlo agli oflìtiali dela compagnia. Et essi insieme con 
uno Capitano del arte de la lana deggiano uedere si quel tale è 
sofflciente a far detta bottega, e se non sarà sofflciente non sia 
ammesso. E quando sia approuato dai sopradetti, prima che co- 
mincj il mistiero paghi un fiorino a Santa Barbara in termine 
di quindicj di e cominciando la bottega, non hauendo pagato, se 
li possa fare esecutione per la detta quantità come di sopra. 

Ancora se nessuno maestro fusse trouato che neramente ha- 
uesse defraudato alcuna quantità di lana a i mercanti, che colui 



CAPITOLI DEI TBSSABI 153 

sia cacciato uia da la compagnia, e non possa più lauorare in 
Fabriano. E caso che ce lauorasse cada in pena de diece carlini 
per ciascun panno che farà, da scotere siccome de sopra. 

Ancora che occorrendo, che qualcuno de la Compagnia s' a- 
malasse o fosse messo prigione per debito, o in qualunque altro 
modo cadesse in necessità alcuna, non se potendo aiutare del suo 
deggia farlo intendere a gli o£9tiali, che saranno in quel tempo, 
i quali habbiano autorità di mettere un bolognino per telaro de 
panni, et un soldo per telare di Saie, e con quelli denari si sou- 
uenga i detti bisognosi. 

Ancora se occorresse che qualche maestro o lauorante habi- 
tante in Fabriano, hauesse qualche figliuola da marito, la quale 
fosse pouera debbia farlo intendere agli offltiali, et essi faccino 
r adunanza, e propongano il caso di quel tale, et essendo persona 
bisognosa, e di buona uita, e fama, e si metta per brigido *con 
r altre, et a quella che sarà canata si dia cinque fiorini quando 
si maritarà. E se innanzi che si mariti cadesse in uergogna del 
honore e dela fama perda li detti cinque florinj. . 

Ancora che se si amalasse qualche uno de la compagnia, e 
non se potesse per pouertà aitare, lo debbano fare intendere 
agli offltiali, i quali debbiano aitare detti infermi con quello de 
la Compagnia; e quando de la Compagnia non ci fusse cosa al- 
cuna, habbiano autorità di cercare fra quelli de l'arte per aiu- 
tare detti infermi di tutto quello che se potrà. 

Ancora che non sia nessun maestro, che pigli garzone alcuno, 
che sia stato a patto co i maestri di Camerino per imparare il 
mistero del tessere, e che sia partito senza la lettera del ben 
seruito, e se alcuno maestro o lauorante lo pegliasse per garzone o 
per lauorante cada in pena di tre scudi da scuotersi come di sopra. 

Ancora che se fusse qualche uno a che fosse stato tolto el 
pegno per debito, che 1' ofiitiale debbia consignare detto pegno 
al camorlingo, et esso li deggia dare 1' esecutione, e questo si 
faccia acciò il detto pegno non uada male. 

Ancora, che tutti i maestri siano obligati a pagare un bolo- 
gnino il mese a li offltiali che saranno per li tempi, e non pa- 
gando cadano in pena del doppio. 

Ancora che nessuno maestro de l' arte possa licentiare a nis- 
suno lauorante, finché non ha finito il panno che ha nel telaio, 

^ 10 



154 CAPITOLI DEI TBSSARI 

et un altro dopo quello. Eccetto non hauesse lecita causa, la qual 
cosa habbiano a giudicare gli offltiali che saranno in quel tempo. 
Àncora se occoresse lite alcuna o parole fra un maestro e 
l'altro, fra maestro e lauorante, o uero fra lauorante e lauo- 
rante, che gli offltiali che sono in quel tempo deggiano pigliare 
le differenze e liti, e cosi de le parole come dei fatti e faccino 
ogni opra di concordare le parti. E quando non potessero gli 
offltiali soli, deggiano eleggere due huomini de Tarte, e cosi in- 
sieme decidano, et assettino le dette liti e differenze. E se per 
caso, alcuna de le parti, per non uolersi accordare né rapacifl- 
care con Tauersario suo cercasse impedire per qualunque modo 
gli offltiali, che non faccino detta elettione, quel tale cada in 
pena di quattro carlini da scuotersi come di sopra. 

De le eo«e apiMirtenentl a I lavoranti e i;arsoiii 

Ordiniamo e statuimo che tutti i lauoranti che lauorano in Fa- 
briano siano obligati a pagare a la compagnia cinque soldi l'anno. 

Ancora se nessun lauorante uolesse fare qualche viaggio, 
non hauesse dinari, deggia notificarlo a gli offltiali, et essi 
siano obligati darli un grosso per amor di Dio, e non uolendolo 
darò cadano essi in pena di un grosso, quando non habbiano 
lecita causa. 

Ancora che quando un lauorante si uolesse partire dal suo 
maestro, gli domandi licenza, dicendo, finito che sarà quello, et 
un'altro panno si proueda d'un altro lauorante, che lui si uuol 
partire. E partendosi senza buona licenza, non sia maestro ninno 
che lo pigli e dia da lauorare. E dandoli, cada in pena di tre 
fiorini da scuotersi come di sopra. El detto lauorante deggia pa- 
gare cinque soldi alla compagnia. 

Ancora se un garzone si partisse dal suo maestro con debito, 
che non possa per alcun tempo lauorare in Fabriano, insino che 
non ha apieno satisfatto detto maestro. E se alcun maestro lo 
pigliasse a lauorare cada in pena per ciascuna uolta di sei fio- 
rini come di sopra. 

Ancora, se lauorante alcuno fraudasse al maestro lana, o 
scambiasse filato, o facesse altra furbaria, sia casso per sempre 
de la compagnia, e mai per alcun tempo non possa lauorare in Fa- 



CAPITOLI DfiI TESSARI 155 

briano. E se alcun maestro Taccettasse, e desse da lauorare cada in 
pena per ciascuna uolta di quattro fiorini da scuotersi come di sopra. 

Ancora, quando uiene qualche lauorante nuouo in Fabriano 
sia obligato, come di sopra è detto, a pagare ala compagnia cin- 
que soldi. Et il maestro che lo piglia, sia tennto a farlo inten- 
dere a gli offltiali in termine di otto di. E non lo facendo inten- 
dere a l'uno et a l'altro detto maestro cada in pena di due car- 
linj da scuotersi come de sopra. 

Àncora che quando alcun lauorante sarà creditore di qualche 
somma de denarj del suo maestro, che noi possa far conuenire di- 
nanzi al potestà: ma dicalo agli offltiali, ese glioffltiali in termine 
di otto di nolo fanno pagare, detto lauorante possa far conuenire 
detto maestro di nanzi agli Auditori dola mercantia, e ce faccia 
anco chiamare due de li quattro deputati sopra le differenze. 

Ancora, che quando un garzone senza lecita causa se parta 
dal patrone deggia pagare al detto patrone bolognini uentiquat- 
tro per quel tempo che non è stato seco. El pagamento sia in 
questo modo: paghi al patrone bolognini uenti, e bolognini quat- 
tro a santa Barbara. E se si scusasse in qualche modo, non gli 
sia creduto, se quello che allega in suo fauore, non si prona per 
altri garzoni de la bottega. E non pagando detta quantità se 
possa far pigliare per tutti i luoghi doue sia. 

Priores Artium i „ 

Ti 1- * r. • ì Fabriani 
Populi et Comunis S 

Supradicta Capitula Artis Textorum Fabriani quum prius tra- 
dita essent inspicienda et examinanda deputatis artis lanae, et 
ab eis rclatum fuisset non inferro aliquod preiudicium dict^ ar- 
tis lanse fuerunt ex decreto Mag.*^^ Consilij Credentise sub die 25 
Januari 1566 tamquam insta et honesta approbata et confirmata, 
prout et nos in uirtute dicti decreti approbamus et confirmamus 
et dieta omnia et singula capitula obseruari mandamus sub poe- 
nis in illis contentis. In quorum robur etc. 

Dat. Fabriani ex Palatio Residentiae nostrse die x Fe- 
bruarij 1566. 

Jo. Petrus Honorius Cancellarius. 
Cujus autem supradicti decreti magnifici Consilij Credentise 



156 C4PIT0LI DBT TBSSARI 

tenor talis est: vidclicet — Dìo veneris vì^esimaquinta Januarij 
1566. — Consilio Credentiae etx;. 

Proposi tee 

Omissis alijs 

2.^ Relatio circa conflrmationem capito lorum artis Teztorum 
Fabriani. 

Fuit in dicto magnifico Consilio soUempniter decretum et 
obtentum ser Siluestro Gilio consulente per fabas ^. 

Quod capitula Artis Textorum fabriani attento quod non 
coQflrmaiio ca- pr89Judicant arti lanas, prout relatum fuit ab ipsius artis lan» 
feiuo^lMn!!*' " Deputatis, sìnt ex nunc aucthoritate pr^Bsentis consilij tamquam 

honesta et justa conflrmata et approbata sub poenis in illis 
contentis. 

Jo: Petrus Honorius Cancell. 



(• 




INDEX RERUM 



Robriece statutorum anni 1369 pa?. 1 

Statato condita anno 1369 « 5 

Reformaflones. 

1372 Super rubrica Statuti Comunis Fabriani — quod 

pannus lane non possit poni ad tiratorium. . « 34 
1481 Quod a fabrianensibus non vendantur panni lanei 
forenses gactinellorum vel visiorum lane carfrinie 
filatorum ad conoechiam vel ad moninellum . « 37 

« De eadem venditione vetita forensibus nisi die fori « 37 

« Confirmatio precedentium capitulorum . . « 38 
1387 Quod nuUus de arte possit vel debeat laborare vel 
bactere modo aliquo lanam alicujus non jurati in 
arte sine licentia capitaneorum . . . « 40 

« Quod nullus possit nec debeat purgare et reversare 
aliquam petìam panni forensis vel alterius non 
jurati in arte « 40 

« Quod non liceat tingere lanam vel pannum alicu- 
jus forensis « 41 

« De non magistris, vel non exercentibus artem, vo- 
lentibus texere aliquam petiam vel cavitium panni 
lane « 41 

« Quod nullus possit facere aliquam petiam vel cavi- 
tium nisi habeat signale (marca) in arte . . « 41 

« Quod volens quis ponere suum signale in libro 

artis solvat xx.^^ sol. den. « 41 

« De forensibus volentibus exercere artem lane in << 41 
Fabriano «41 



158 STATUTA ARTIS LANJB 

RefWnnaitone». 

1392 De bullandis pannis et cavitiis antequam mictan- 

tur ad pulchum vel valcam Pa^. 42 

« De offltio cercatorum « 42 

« Qiiod liceat tingere lanam in tinta nigra prò fa- 

tiendo pannos mescholatos « 43 

«e Quod unusquisque de arte accedat ad adunantiam « 43 

« Quod non liceat vendere vel pignorare lanam la- 

boratam, nec pannos non fornitos . . . . « 43 

« Confirroatio predictorum quinque statutorum. . « 44 
1404 De forma electionis capitaneorum et camerario- 
rum artis « 45 

1418 Provisio super bulla et buUatore pannorum artis 

lane et qualiter et quomodo debeant pulcari . « 47 

« Conflrmatio eiusdem provisionis per Thomam de 

Clavellis « 48 

1487 Che i panni non siano purgati, valcati né tinti 

prima di esser bollati' « 50 

« Che nessun cavizzo, eccettuati i gactinegli bigi, non 

sia finito e custodito senza licenza . « 50 

« Che non si compri lana filata o non filata da alcun 

lavorante tessaro o filatrice « 50 

« Che r arte delle berrette non sia esercitata da al- 
cun forastiero non giurato nell' arte . . « 51 

« Che non si diano a lavorare berrette a persone 

non giurate neir arte « 51 

« Approbatio suprascriptorum statutorum . . « 51 

« • Mandatum pubblicationis eorundem capitulorum 

per Priores comunis Fabriani « 52 

« Supplica dei capitani dell' arte perchè sia fissato 
il prezzo ad alcuni panni forastieri che si portano 
a vendere in fabriano « 53 

« Concessio priorum artium et consilii terre fabriani « 54 

« Conflrmatio concessionis per locumtenentem pro- 

vincide marchi» . « 55 

« Conflrmatio altera ejusdem anni . . . « 55 

« Publicatio huiusmodi concessionis per tubicinam 

comunis fabriani (1511) € 55 



STATUTA ARTIS LANA 159 

Rltormanse. 

1516 Che non si possano tirare panni da cimare con 

Fastello ne stanga Pag. 57 

« Che non si possa tingere panno nero di tinta 

spagnola « 58 

« Che i segnali corrispondano alla qualità dei panni 

segnati « 58 

« Che non si possano purgare berrette di minore 

quantità di numero di sei « 58 

« Che non si facciano lavorare berrette e guanti 

a chi non eserciti Tarte « 58 

« Che non si possa dare a lavorare a garzoni condotti 

da altro mercante, o artigiano . . . . o: 58 

« Che ogni segnato e giurato nell'arte debba pagare 

la tassa imposta a tutti a 58 

« Che i Capitani e Camerlenghi riscuotano coli' ob- 
bligo dell'inesatto per esatto ciò che devono pa- 
gare gli aggregati all'arte « 59 

« Che i camerlenghi tengano i registri dell'entrata e 

dell'uscita e rendano conto della loro amministrazione « 59 

« Che non si possano purgare o valcare berrette fo- 
rastiere, se prima non siano state bollate . 

<£ Che la bolla dell'arte sia venduta all'incanto 

« Che.i tessitori riportino al padrone anche tutti li 
pedani attaccati al panno 

« Approvazione dei suddetti capitoli 
Adananasa dell'arte nell'I! Febbraio 1529, e proposte 

relative « 60 

1529 Proposta 1.* Provvisione perchè i capitani siano 

meglio obbediti « 61 

« Proposta 2.* Simile contro coloro che conducono 

panni per quelli non ascritti all'arto . . . « 61 

« Proposta 3.* Supplica di M.° Bernardino tintore 

per tingere panni forastieri alla tinta spagnola . € 61 

« Proposta 4.* Sull'elemosina da pagarsi al Camer- 
lengo di S. Niccolò « 61 

« Delibero dell'adunanza sulle dette proposte . . « 61 

« Approvazione fattane dai Priori del Comune . <( 62 



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160 8TATUTA AETIS LANA 



1541 Che alcuno non lavori né saje nò panni se non 

avrà il suo segnale, e non sarà giurato neU*arte • p^, 62 
« Che i tintori, purgatori, valcatori e cimatori non 
possano pigliare panni, saje e mezzelane se non 

saranno bollate « 68 

« Che non si tessano panni, saje e mezzelane dei 

non ascritti alFarte « 63 

« Che non si facciano berrette e guanti di lana mi- 
schia, se non di lana fratesca . e 63 
« De* panni forastieri da rivendersi in Fabriano . « 63 
« Dei segnali da porsi nei panni dai tessari, maestri, 

ed altri artigiani « 64 

« I fraudi si denuncino ai capitani deirarte . « 64 

« Istanza ai Priori del Comune per Tapprovazione dei 

suddetti capitoli, e sanzione de' medesimi . . « 64 
« Conferma fattane dal Governatore della Marca . « 65 
1543 Che dai mercanti si debbano porre nei panni le 

poste corrispondenti « 65 

« Simile obbligo imposto ai tessari . . . « 65 

« Che i tintori non diano il guato più in su delle 

teste de' panni € 66 

« 1 panni bigi siano bollati con la bolla grande . « 66 
« Pene contro i mercanti che non ponessero i loro 

segnali nei panni « 66 

« Simili contro gli officiali che omettessero di bollarli « 66 
« Che tutti siano obbligati far bollare i panni la- 
vorati anteriormente a questi capitoli . . « 66 

« Dell'officiale cercatore « 66 

« Approvazione dell' uditore della Marca . . « 67 
« Istanza ai Priori del Comune per la conferma dei 

detti capitoli, ed approvazione dei medesimi . « 67 
« Sanzione del Governatore generale della Marca . « 67 
1548 Istanza al Consiglio Comunale, perchè aumenti la 

tassa di ascrizione all'arte « 68 

€ Lettera del Vice-legato in approvazione dell'atto 

consiliare « 69 

« Decreto del consiglio in ordine all' istanza suddetta « 70 



1563 



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« 



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« 



STATUTA ABTIS LANA 

RlfonuaiiaEe. 

1549 Vertenze tra gli uomini dell' arte della lana e 

dell'arte delle berrette 

Istromento di composizione tra le detti arti 
Che tutti i fabbricanti dei panni di lana siano 
obbligati farli valcare nel molino dell'ante . 
Obblighi imposti ai valcatori 
Tassa per la valcatura di ciascun panno 
I mercanti possano far valcare altrove i loro panni 
purché paghino all' arte la solita tariffa 
Che l'esecuzione dei presenti capitoli sia affidata 
al podestà, o al giudice delle appellazioni . 
Del modo di procedere contro i trasgressori 
Facoltà conceduta al bollatore di panni per tro- 
vare i trasgressori 

Della quantità di guado da adoperarsi nella tintura 
di ogni pezza, e degli obblighi dei tintori . 
Del termine pel pagamento delle pene dovute dai 

trasgressori 

Approvazione dei suddetti capitoli 
Oggetto delle seguenti riformanze 
Che i mercanti dell'arte facciano purgare i loro 
panni nei soli purghi dell'università 
Che li facciano stendere nei soli tiratori dell'arte 
Che possano servirsi di altri purghi e tiratori, pur- 
qhè paghino la tassa determinata in questo capi- 
tolo per manuntenzione degli ediflzi 
Che non si estragga dalla terra e dal territorio di 
Fabriano la cenere necessaria a purgare 
Del modo di fare osservare i presenti capitoli 
Che il podestà, il giudice, ed altri ministri di giu- 
stizia debbano procedere contro i trasgressori 
Conferma ed approvazione di questi capitoli 
Pene per i furti commessi dai lavoranti, tessari, 
e filatrici, e modi per trovare i delinquenti 
Del modo di procedere contro i medesimi 
Dei compratori di lana rubata . . . . 
Che, fuori del territorio di Fabriano i^on si possa 



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162 STATUTA ABTI8 LAN^ 

Rlfemianse. 

vendere alcuna cosa attinente alFartc* se non dai 
padroni o fattori e garzoni autorizzati 
Del modo di tenere i libri dell'arte 
Provvedimenti perchè non sia cambiata la lana 

data dai mercanti a filare 

Che i mercanti facciano porre in ogni panno il 

segnale proprio 

Che i pettini per rascie panni e saie siano giusti 
Che non sìa lecito far saje di novanta né altra 
sorte di panni, se non ascenderà al numero di cento 
Che tutti i pettini debbano esser bollati 
Approvazione de' soprascritti capitoli .* 
Della lavorazione delle rascie ed altri panni . 
Del bagnare le rascie e panni 

Del modo di tingerle 

Della lana pelata 

Del non far tessere le rascie o panni fuori d 

Fabriano 

Del non rifinire nò tingere i lavori forastieri 
Del modo di cardare le pannine 
Che si debba bollare ogni lavoro e quando . 
Dell' applicazione delle pene nelle quali incorre- 
ressero i trasgressori dei presenti capitoli 
Approvazione del Governatore della Marca . 
Deroga al capìtolo che permetteva il bagnar le 

rascie alla fiorentina 

Che i mercanti siano tenuti bagnare tutti i panni 
Che non si ponga in vendita alcun panno da set- 
tanta in su non bagnato, e non bollato 
Che i panni negri di settanta in su siano tinti di 

guato e bollati 

Approvazione dei suddetti capitoli • . . • 

Del modo di tesser il panno di due poste 

Che non si facciano tessere detti panni fuori della 

terra in altro modo che il prescritto 

Che i tessari non riconsegnino i panni tessuti se 

non furono rivisti e bollati 



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STATUTA ARTIS LKìiJR 163 

RlftonnaiiBe. 

1590 Approvazione del Governatore della Marca . . Pa^. 93 
Senza data 

« Che i lavori fatti di guato siano portati all' offlzio 

per esser bollati « 93 

« Che i mercanti portino air offlzio la rubbia, il 

guato, e lo scotano per esser pesati . . . « 94 
« Della qualità e quantità di rubbia per i panni di 

ottanta per negri « 94 

« Della quantità di galla e scotano . . . . « 94 
« Pene per Y inosservanza de' precedenti capitoli . « 94 
« Del tempo in cui i lavori si devono portare a 

bollare « 94 

1593 1. I Mercanti debbono far bollare tutte le tele 

prima di mandarle a tessere « 95 

« 2. I tessitori bollino tutti i pettini . • . . « 95 
« 3. Del numero delle poste dei pettini e della loro 

altezza « 95 

« 4. Delle poste delle rascie mischie, e dei pettini 

per tesserle « 95 

« 5. Che per le altre pannine si osservino i capitoli 

vecchi « 96 

« 6. Che i tessitori non possano mettere più di due 

Ala per dente « 96 

« 7. Delle poste da farsi nelle rascie e nelle pannine « 96 
« 8. Che i lavori tessuti si portino all' ofiSzio per es- 
ser verificati « 96 

« 9 Tempo per la riforma dei pettini . . . « 96 
« 10. Che i lavori non si mandino a tessere fuori 

della terra se prima non siano stati bollati . . « 96 
« 11. Che i lavori fatti tessere fuori della terra si 

scarichino nell' offlzio dell' arte per esser bollati . « 97 
« 12. Prescrizioni per agevolare il contare dei lavori, 

e delle mercedi ai contatori « 97 

« 13. Che non si possano finire nella terra i lavori 

forastieri « 97 

« 14. Che i capitani e deputati possano rivedere 

l'arte ed i luoghi ad essa pertinenti . . . « 97 



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164 STATUTA ARTIS LANiE 

Riromiaiize. 

1593 15. Obblighi del deputato a visitare 1' arte 
Approvazione de' precedenti capitoli 
Del modo di tessere le rascie bianche di cento e 

le mischie di novanta 

Dell' altezza dei pettini per le rascie mischie 

Approvazione dei sopradetti due capitoli 

Del modo di tessere le starnotto 

Del modo di cardarle . . . * . 

Del modo e tempo di bollarle 

Del procedere in caso di contravvenzione 

Approvazione di questi capitoli 

Che non si vendano rascie di novanta portate per 

rascie di cento, e del modo di lavorarle e rifinirle 

Decreto di Monsig. Governatore che approva la proibi- 
zione di lavorare le lane pelate 

Capitolo che determina il numero delle poste nelle ra- 
scie bianche e mischie, e nelle pannine 

Capitoli nuovi dell' università dell'Arte della Lana 

1618 Proemio 

I. Rascia bianca 

IL Rascie Mischie colorate 

HI. Tingere stami negri .... 

IV. Rascie turchine, azzurre, e paonazze 

V. Saie di novanta col pelo . 
VL Starnotto mischie .... 
VII. Del bollare le starnotto dal Bagnatore 
Vili. Panni mìschi o colorati , 

IX. Panni mischi o tinti in lana . 

X. Pirpignani 

XL Gettoni 

XII. Saie basse 

XIII. Orditrici 

XIV. Lunghezza de orditori 

XV. Rasoio panni macchiati. 

XVI. Del bollare filze e pettini 

XVII. Altezza de filze e pettini 
XVIIL Di portare a bollare tele all' offitio 



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STATUTA ABTIS LANìB 

Capitoli nuovi deir università delF Arte della Lana 
1618 XIX. Seguito del capitolo precedente . . . pag. 

XX. Dell' abbruciare lavori « 

XXI. Bollare tele nell' Offizio « 

XXII. Chi non porterà a bollare tele all'offitio . « 
XXin. Tessere « 

XXIV. Tessere in pettine non giusto 

XXV. Scorciare 

XXVI. Lasciare due cordoni nella coda del lavoro 

XXVII. Lavori subito tessuti airOffltio 
XXVni. Telari de Mercanti proprij 

XXIX. Del rivedere telari, e chi farà resistenza 

XXX. Chi purgherà altrove, che nel purgo dell'Arte 
XXXL Offltio del Purgatore .... 
XXXIL Del purgare senza poliza . 

XXXIII. Del purgare ragaglie 

XXXIV. Delle brago del Purgo 

XXXV. Del bollare li lavori di guato . 

XXXVI. Ora di portare a bollare lavori di guato 
aH'offltio 

XXXVII. Robba da darsi a lavori di guato per neri 

XXXVIII. Ragaglie nelle Caldare . 

XXXIX. Ragaglie nelle Caldare 

XXXX, Del bagnare 

XXXXI. Tempo prefisso dal telare al bagno 
XXXXIL Dell'adunanza .... 
XXXXIIL Dell'adunanza .... 
XXXXIV. Calzettari non ponno intervenire al- 
l' Adunanza 

XXXXV. Del giurare nell' Arte .... 
XXXXVI. Chi non è ascritto nell' Arte 
XXXXVII. Che alli Offlziali non sia lecito racco- 
mandare il reo a Superiori « 

XXXXVIIL Offltiali che non servono si possono 

levare da Signori Capitani « 

XXXXIX. Dei garzoni o Battilani, che si partono, 
e non soddisfano . : « 

« L. Della Cenere « 



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166 STATUTA ABTIS LAKìB 

Capitoli nuovi dcir università deirArte della Lana 

1618 LI. Di finire lavori forastieri . • . . Pa^. 120 
'< LII. Del mettere il segnale proprio nelli lavori . « 120 
'< LUI. A Rascie comprate non si possono mettere il 

segnale di chi le compra « 130 

« LIV. Di far parole con li Offlziali . • « 121 

<i LV. Chi non esercita « 121 

« LVI. Delli Offlziali che sono debitori al Arte . « 121 

« LVII. Del Camerlengo . . , . . «e 121 

LVIIL De Signori Capitani « 122 

« LIX. Della tacca del Guato « 122 

« LX. De Capitoli Vecchi, e Nuovi .... « 122 

'< LXL Copia de Capitoli in Cancelleria Criminale « 122 
« LXIL Obblighi deirUniversità deifArte della Lana 

della Terra di Fabriano « 122 

RIfWraiAiise dei capitoli nuovi 

1619 Che ogni lavoro porti il nome del mercante, e del 
tessitore, il numero ed il colore del lavoro . « 124 

« I pettini e filze siano bollati con bollo a fuoco . « 124 

1621 Decreto circa le mercedi dei lavoranti . . . « 125 
« Conferma del suddetto decreto pel Legato della 

Marca « 126 

« Delibera dell'adunanza delfarte intorno le mercedi « 127 
1624 Che l'adunanza dell'arte possa tenersi con il nu- 
mero di venti mercanti « 129 

1627 Delle mercedi dovute ai tessitori . . « 130 

1629 Delle frodi che si commettono nel tessere le rascie « 131 
« Che le lane per le rascie siano di buona qualità « 131 
« Decreto di approvazione « 132 

1630 Che le pannine non possano farsi con lana di Sa- 
lonicchi « 132 

« Decreto di approvazione « 133 

1637 Che non possa intervenire all' adunanza chi non 

fabbrica dieci Rascie all'anno e non tiene bottega « 134 
<( Che sia tenuto il registro di quelli che possono 

intervenire all'adunanza « 134 

« Che i non ascritti, o gli ufflziali di altr'arte non 

possano intervenire all'adunanza .... « 134 



STATUTA ABTIS LANìE 167 

Rifermanxe. 

1637 Che in ogni volta debba tenersi nota degFinterve- 

nuti alle adunanze Pa^. 134 

« Decreto di approvazione « 134 

1644 Della riforma dei pettini per tesser rascie e del- 
l'aumento delle mercedi ai tessitori . . . « 135 
« Che lo scossare sìa fatto conforme alla misura . « 135 
« Della lunghezza degli orditori . . . . « 136 

« Che i capitani ed altri offlziali rivedano i telari « 136 
« Che la misura degli orditori si debba mettere e 

tenere nell'ufflcio dell'arte « 136 

1652 Che l'adunanza sia legale col numero di quindici 
uomini . . . « 137 

1653 Delle mercedi dei tintori secondo il colore delle rascie « 138 
1659 L'adunanza è legale con dodici ascritti all'arte . « 139 
1674 Proposta di fare istanza a Monsignor Governa- 
tore per r osservanza dell' ordine di purgare le 
pannine nel purgo dell' arte « 139 

Elenco dei Mercanti aggregati all' università dell' arte 

della lana « 140 

CAPITOLI DELL' ARTE DEI TESSARI 

1566 Proemio « 149 

« Delle pene contro i bestemmiatori . . . . « 149 
« Dell' onorare la festa di S. Barbara protettrice 

dell' arte « 150 

« Del guardare tutte le feste comandate dalla Chiesa « 150 
« Dell* accompagnare nelle feste il SS. Sacramento 

portato agli infermi « 151 

« Dell' accompagnarlo sempre quando è portato ad 

alcuno della compagnia ^ 151 

« Delle preghiere da recitarsi nella mattina e nella 

sera e nel giorno . « 151 

« Che non si giuochi a carte, dadi od altro giuoco 

proibito « 151 

« Che si porti onore e riverenza agli offlziali . . « 151 

« Che non si pratichi con gente di mala fama . « 151 



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168 CAPITOLI DEI TESSASI 

Del Aire gli olllzlall e dell' ofllzlo loro . 

« Degli offlziali, del camerlengo e degli uffizi loro 
« Del fare le adunanze dell' arte 
Delle eose appartenenti al maestri del' arte. 

« Del far bottega da se 

« Pene contro i frodatori della lana .... 
« Del soccorrere quelli dell' arte che ammalassero o 
cadessero in alcuna necessità .... 

« Del dotare le figliuole povere degli ascritti all' arte 
« Del non prender garzoni stati a Camerino se non 

hanno il ben servito 

« Dei pegni fatti per debito agli ascritti nell' arte . 
« Che gli ascritti paghino un bolognino al mese 
« Che non si possa licenziare alcun lavorante se 
non ha finito il panno che ha nel telaio ed un al- 
tro dopo « 153 

« Del comporre liti o differenze fra maestri e mae- 
stri, maestri e lavoranti e tra lavoranti e lavoranti « 154 
Delle eo«e appartenenti al lavoranti e ^Arzonl. 
« Che ogni lavorante paghi cinque soldi all'anno . « 154 
« Del soccorrere i lavoranti che volessero fare alcun 

viaggio « 154 

« Del licenziarsi dei lavoranti . • . . . « 154 
« Che i lavoranti disonesti siano cassi dalla compagnia « 154 

« Dei lavoranti forastieri « 155 

« Dei lavoranti creditori de' loro maestri . . « 155 
« Pene contro coloro che senza lecita causa si par- 
tono dal padrone « 155 

« Decreto di approvazione dei suddetti capitoli . « 155 
« Delibera del Consiglio di credenza che autorizza i 

priori ad approvarli « 156 



^9^f^ 



AB STATUTì AfiTIS LANI lEBBf !AfiBM 



GLOSSARIUM 



Accottonare p. 99, 100. - Vuol 
dire arricciare il pelo, il che si faceTa 
da riverso, cioè dopo sollevato colla 
riversetta - vedi Riversare - per que- 
Isto modo si avevano i panni ratinati 
ancor oggi usitatissimi. 

Anconttanaiii « Ancontta» 
wkum - Ai^ontanns - Anconitani; 
moneta d' argento o di mistura co- 
minciata a battere in Ancona nei 
principi del secolo XIV. Si distingue- 
vano in grossi e piccoli; i primi ave- 
vano il valore di ventiquattro denari 
ed erano di puro argento: i secondi 
detti anche semplicemente - piccoli di 
Ancona -valevano assai meno. Battei 
glinieZannetti della Zecca Biminese, 

Arenulierla pag. 28, 34. Ro-' 
strum - suggestuni^ cioè Locus edi^ 
tior ubi conciofutiur publice, Ducan^ 
gè, Glossarium - Ringhiera - Bigon- 
cia, ove si usa parlare pubblicamente 
in consiglio o fuori. Yarchi L* Ercth' 
lano Voi, i, p. ii5» 

Assentre. pag. 64. Denunciare; 
parola usata tuttora dai nostri con- 
ladini per indicare la denuncia che 



danno per es. della nascita di un 
bambino allo stato civile, del bestia- 
me che posseggono per effetto deirim- 
posizione delle tasse e via discor- 
rendo; e perciò dicono ho assenito un 
pajo di bovi; ho assenito una crea- 
tura nata in questa notte ecc. 

Avvistare pag. 99, 100. Cosa 
avvistata significa di bella apparenza 
e che tira principalmente a se V al- 
trui vista. Ma in questi statuti la 
parola avvistare è usata in attivo e 
perciò potrebbe esser sinonimo di 
apparecchiare che vuol dire rendere 
di bella apparenza, od anche di ci- 
mare, leggendosi a pag. 100 .... et 
poi portata dalla valca si debbia car- 
dare et dargli il pelo,,,, et che àia 
avvistata et dopo V avvistare a mejtso 
pelo (cimata a mezzo pelo) si debba 
ricardare et finire, 

Bactartns pag. 16 ed altrove. 
Battilano, il cui uflScio era di ungere 
e battere la lana. 

Ba^i^elit-BaJ^eclitpag. 97: 

moneta di rame del valore di cinque 
quattrini corrispondente a Cent. 05; 



170 



GLOSSARIUH 



alcuni del popolo danno ancora il no- 
me di bajocco al pezzo di cinque cen- 
tesimi attualmente in corso. 

Balio pagr. XX, XXI, XXII. Dal 
latino hajulìM e bayulus pag. 9. 10. 21 
che significava incaricato alla esecu- 
zione di una determinata faccenda. 
Anche oggidì nel yemacolo fabriane- 
se si da il nome di Balio a colui che 
tenendo Tufiicio di Cursore o Usciere 
ha obbligo di citare in giudizio, notifi« 
care le sentenze, ed eseguire quelle 
de* tribunali cìtìIì. Vedi Ducange 
alla parola Bayulus la quale pare 
tragga la sua origine dal verbo baju" 
lare, cioè, sostenere per incarico: in 
altri tempi si chiamò hojììo il capo di 
una squadra di poliziotti, al quale 
soltanto si dava il mandato di ese- 
guire alcune operazioni. 

Balivo. Sinonimo di Balio. Vedi 
Balio. 

» 

Balla pag. Vili. - Balla Lanae • 

Balla bomhycis - Quantità di lana o 

di bombagia rinvolta entro una tela 

a forma di sacco. 



- Vedi Balio. 



Berlina pag. 82. Pena durata 
fino quasi a di nostri, per la quale i 
malfattori venivano esposti agli scher- 
ni del pubblico in un luogo che si 
chiamava appunto con questo nome. 
{Muratori, Lissertaa, sopra le an^ 
tiehità italiane. Dissert. 33). 

Bissili -Vedi Panni Tisellorum. 

Bolla - Vedi Signale. 

Boloi^tiii - Moneta bolognese 
di valori diversi a «econda che era 
di argento o di mistura: in latino 
del tempo si ehiamavano * honaneni 
et bologneni - Battaglini e Zannetti 
Zecca Riminete. Vedi Denarius. 



Bombyeis pag. Vin. Vedi Balla. 

Braccio pag. 54. Terza parte 
di una canna, misura lineare dei tes- 
suti, la quale ò stata in vigore sino 
a che non s'introdusse univMvalmente 
la misura metrica. La canna corri- 
sponde a metri 2, 01, e il braccio a 
metri 0, 67: questo si suddivideva in 
terzi, in quarti, ed in ottavi, ed era 
perfettamente eguale a due piedi 
romani. 

BroTia pag. 5, 45. Nel senso 
in cui questa parola è usata negli 
statuti manca affatto nei lessici, ma 
non par dubbia la sua significazione 
di scheda - piccola carta che portava 
scritto il nome di coloro i quali si 
volevano eleggere air ufficio di capi- 
tani e di camerlenghi. - 

Brividi pag. 151, 153. Schede 
nominative delle persone da eleggersF 
ad un ufficio qualunque. Si chiude- 
vano entro bussolo e quindi al tempo 
della rinnovazione dell* ufficio no ve- 
nivano estratte e la elezione si dice- 
va fatta per brigidi 



pag. 31. Cista, pyoHs 
qua colliffuniur suffragio " Ducange - 
Vasetto, in orìgine di busso e perciò 
chiamato bussolo, nel quale venivano 
depositati i voti dei corpi deliberanti. 
Conserva anch'oggi lo stesso nome. 
Questa bussula in Fabriano edjdtrov^ 
era di due specie, Tuna bianca e Tal- 
ira rossa; nella prima, detta del si» 
raccoglievansi i voti favorevoli alla 
proposta; nella seconda, i contrari, • 
si chiamava del nò. (Muratori* Op» 
eit. Lise. 33). 

Carflrinla « Oarftigviiait 

(liana) pag. 37 - Nello statuto co- 
munale del 1415 Lib. II. Rub.eccxzvij 
si parla delle pecore carfagnine dei 
foresi apportanti danno alle aitivi 



QLOSSARIUM 



171 



proprietà; ma non ai determina la 
distinzione tra queste e le pecore 
comuni. Dalia tradizione per^ che 
dura tuttora, si apprende chela lana 
carfrinia o carfognina era quella delle 
pecore nere, o color tabacco, o ma- 
culate, colla quale si laToravano i 
panni bigi, o mischi detti anche gcte» 
tinelli. 

CUuriliii* pag. 63 ed altroye * 
Specie di moneta battuta in Firenze 
e in Napoli. La prima valeTa mezza 
lira toscana, la seconda dieci grani, 
essendo la decima parte del ducato. 
Non si può dire se in questo statuto 
si accenni alFuno o air altro, ma ò 
più probabile che si parli del carlino 
toscano a causa delle molte relazioni 
commerciali esistenti tra Fabriano e 
quella proTÌncia. 

Oaraieiiato pag. 8 - Vedi La- 
na cannonata. 

€)a«trone« pag. 8 Rub. VIU. - 
Si chiamayano così gli agnelli grandi 
castrati, la lana dei quali era prefe- 
rita a tutte le altre, perchè ordinaria- 
mente più lunga e più fina. Oggidì 
si appellano con questo nome anche 
i montoni che si castrano, dopo aver 
servito alla riproduzione della razza. 
{Muratori. Op. cit. Diss. 33). 

CaTtcttaiii - CaTltlmii pag. 
17 ed altrove - Ritaglio, scampolo 
di una pezza di panno. Questa parola 
era talmente consacrata dair uso, che 
in quasi tutti gli statuti delfarte della 
lana si trova adoperata, e corrisponde 
air italiano scavezzo. 

€)lil«d«te - Vedi Tiratori - 
Stenditoi. 

ChtoTcre - Vedi Tiratori - 
Stenditoi. 

Clal»ndlro pag. 18 - Nella m* 



brica xxxn dello statuto 1369 ò proi* 
bito d*involg6re più di una volta nel 
cialandro alcuna pezza di panno o di 
scavezzo; e altrove si parla anche di 
lana cialandrata. Che cosa era adun- 
que il cialandro ? Presso di noi si da 
ancora il nome di cialandro ad nna 
pietra ovale, liscia, destinata a schiac- 
ciare i nodi del panno; ed eziandio si 
chiamava cialandro un istromento di 
vetro a forma di campana, levigato 
negli orli della bocca e adoperato a 
lucidare la carta e i cartoni. Negli 
antichi libri de* nostri cartari il cia- 
landratore non era altro che un ap- 
parecchiatore a mano, sostituito oggi 
dall» macchina a doppio cilindro. Ma 
il cialandro de* lanaiuoli, ricordato 
nella citata rubrìca, par che non fo»- 
se identico a quello de* cartari, seb- 
bene forse destinato allo stesso uso« 
e la dissomiglianza si rileva dal mo- 
do diverso con cui Tuno e ralti*o ve- 
niva adoperato: non ò facile pertanto 
determinare la forma di un simile 
ordigno adottato dairarte della lana, 
ammeno che non si voglia immagi- 
nare simile ad un subbio nel quale 
si ravvolgesse il panno per esser ap- 
parecchiato, nello stesso modo che 
oi*a si adopera il mangano per le te- 
le di canapa, lino e cotone. 

€Ìreatore« pag. XVII. 9, 42 - 
Ufficiali delParte destinati a visitare 
le botteghe dei lanari per iscoprìre 
le fk*odi che si fosser potute commet- 
tere, lavorandosi lana proibita o alcu- 
na qualità di panno contro le ordina- 
zioni degU statuti. Vedi Scarii. 

^•■••eeliia - lo stesso che roc- 
ca da filare la lana. 

CmpV^ pag. 81 - Misura di ca- 
pacità per gli aridi ed era una fra- 
zione del Rubbio, cioè Tottava parte. 
Oorrìspondeva, usata pel grano, ad 
Ett. 0,35,081, e si suddivideva in 
quattro provenne; ove poi fosse stata 




172 



GLOSSARIUM 



adoperata per misurare altri cereali, 
il peso della coppa yariara sempre: 
anche la cenere si Tendeva a coppe, 
come apparisce dallo statuto al luogo 
citato, uso die continua tuttora. 

Cordellina, pag. 92, 100, 107, 
108, 109 - La cimossa o vivagno di 
nn pannolana è disuguale da tutto 
il resto del tessuto: la orditura di essa 
chiamata lenzo o lenzatura era ordi- 
nariamente di ventidue fila, e queste 
si attorcigliavano come le ""corde ed 
allora la cimossa prendeva il nome 
di cordellina pag. 107 § VI; o non. si 
torcevano affatto e in questo caso ri- 
teneva quello di lenzo. Altre volte 
avveniva che i panni dovessero avere 
il lenzo e la cordellina; questa si tes- 
seva al di dentro e così divideva il 
panno dal lenzo il quale ne formava 
sempre il vivagno, per i) che il panno 
stesso aveva due cimosse, Tuna diffe- 
rente dall'altra. Si parla anche di 
cordellina orctpo, ma come fosse fat- 
ta non si può dire con certezza. L*or- 
cipoggia è una corda che si lega nel 
capo dell'antenna del navilio da man 
sinistra. Questa specie di cordellina 
avrà avuta alcuna rassomiglianza di 
torcitura e di materia con quella fu- 
ne della nave, e pei*ciò chiamata or- 
cipa? 

Cordoni pag. 97 - Vedi Mez- 
zetta. 

Cnltra pag. 23 - Nel senso in 
cui qui è adoperata significa coperta 
mortuaria posta nelle bare dei de- 
fonti, o per adagiaverli sopra, o per 
ricoprirveli a seconda dei costumi 
dei diversi paesi: anche oggi si ap- 
pella tra noi collo stesso nome, e si 
usa nello stesso modo. 



bero corso in Fabriano nel basso me- 
dio evo e dopo. Il denaro era frazione 
di queste diverse specie di monete. 
La lira valeva 240 denari ossia 10 
anconetani gi*08si d'argento, quindi è 
chiaro che Tancon etano valeva 24 de- 
nari, ed altrettanto valeva il bolo- 
gnino grosso d'argento, mentre il 
piccolo, cioè di mistura, corrispondeva 
pure all'anconitano della stessa lega 
e al valore di circa sette centesimi. 
Batiaglini e Zannetti citati. Vedi An- 
conitanus e Bolognini. 

Denti - Vedi pettine. 

Ditfens pag. 26-1 mercanti non 
potevano a loro talento scegliersi il 
posto nella piazza del mercato il qua- 
le veniva ad essi assegnato dai ca- 
pitani cum disco vel aliqua ré, cioè 
con un segno, il quale consisteva o 
in un circolo (disco) fatto sul terreno, 
come anche oggi si usa, ovvero in 
una specie di tessera data ai medesi- 
mi in cui fosse indicato il posto, for- 
se numerato, che potevano occupare. 

Dnplerins pag. 18, 19, 23, 26- 

n funate dei latini, il doppiere de- 
gli italiani, ossia quella torcia di cera 
formata da più candele unite insieme 
e chiamata anche torchio. (Muratori» 
Op, cit. Diss. 33), 

Fiixa - p. HO - è sinonimo di 
pettine, come si dice espressamente 
a pag. 113. 

Fiorino d'oro - Il fiorino di 
oro pontificio nel principio del secolo 
XV. valeva trentanove bolognini e 
mezzo; più tardi anche cinquantasei 
bolognini di rame - Vedi Bolognino. 



Denarins - denaro - Le 

lire ravegnane, ed anconitane, i 
grossi anconitani, e i bolognini eb- 



Folia di saja - p. 75 - gualca- 
tura di saja; follare, gualcare e so- 
dare indicano una stessa operazione. 



GLOSSAmUM 



173 



Frnsto p. 82 - Pena che tra 
noi B'infliggeTa ai ladri, i quali de-> 
nudati nelle spalle venivano condotti 
attorno per la terra, e frustati con 
correggie di cuojo. 

Galla p. 87 ed altrove - É un 
escrescenza a forma di globetto pro- 
dotta sulla quercus insectoria da pun- 
ture d* insetti. Se ne faceva e se ne 
fa uso neirarte tintoria per il con- 
cino e Tacido gallico che contiene: 
alla nostrale, anche nel secolo XVI 
e ne* posteriori, era preferita quella 
di levante, la quale è spessissimo ri- 
cordata ne' registri de' droghieri e ne' 
diversi atti notarili di que' tempi. 

Grosso - Una monetina papale 
di puro argento del valore di cinque 
bajocchi, cioè di Cent. 26 circa, era 
chiamata volgarmente grosso, foi*se 
perchè aveva la forma e la valuta 
dei grossi anconetani ai quali pare 
fosse sostituita. - Vedi Anconitanus 
e Denarius. 

Grossam (in grossum) p. SS - 
Equivale a molta quantità; nel nostro 
vernacolo dura ancora il modo di 
dire - vendere e comprare all' in- 
grosso - per indicare un contratto 
di qualche entità. 

Guado e guato p. 30 ed altro- 
ve - L'isatide tintoria di Linneo è 
il guado di cui parlano spesso i no- 
stri statuti, le foglie del quale con- 
tengono una materia colorante feco- 
losa azzurra che serviva a tingere in 
turchino: è ignoto se questa pianta 
fosse coltivata tra noi, ma e certis- 
simo che lo era in Toscana e nel 
Veneto, 

Imbnssolatlo p. 45 - I nomi 
dei maestri dell'arte che potevano 
essere eletti capitani o camerlenghi 
si ponevano entro il bussolo (vedi 



Pallocte) da dove si estraevano quan** 
do veniva il tempo della rinnuova- 
zione di quegli offici: il porre adun- 
que questi nomi nel bussolo si diceva 
imbtMsolatio ed anche imbursatio da 
borsa; il tirameli fuori, extrcKtio; vedi 
Bussolo. 

Insen^nones p. XXV e 23 - 

Vedasi ciò che ne è stato detto alla 
pag. XXV della prefazione. 



carfrinia - Vedi Carfrinia 
o Carfagnina. 



liana carmenata p. 8 - Era quella 
passata per lo scardasso grosso o scoT" 
tnenotto e perciò detta anche scar- 
dassata, da cardare e in latino cor" 
menare (Muratori op, cit. Dis. 33). 

liana cialandrata - Vedi Gialan- 
drum. 

liana di Salonicchi pag. XXVI, 
XXVII e 132 - proveniente da Saio- 
nicchi (l'antica Tessalonica) città 
della Turchia europea - questa lana 
doveva essere di qualità assai infe- 
riore alle nostre e perciò più atta 
da schiavine che da pannine. - Vedi 
Pannine e Schiavine. 

liana fratesca p. 63 - Lana bi- 
gia e grossolana usata per le tonache 
de' frati minori. 



pelata p. 87 e altrove - 
Dalle pelli ovine vendute ai concia- 
tori di corami si toglieva la lana con 
un ordigno chiamato bussa, e tale 
operazione era detta pelare la lana; 
ma la lana pelata è propriamente 
quella tolta alle pelli delle pecore 
uccise per il macello; mentre quella 
tolta nello stesso modo alle pecore 
morte di malattia, si diceva e si dice 
mortaccina ed è di qualità assai in- 
feriore a tutte le altre. 



174 



GLOSSARIUM 



liana schiara - Vodi Schiavine. 

lie^ainen - Legame p. 11, 26. 
E un mazzetto di fila di lana che si 
lega dairorditore nel principio della 
tela: il numero di questi mazzetti 
Tarlava secondo l'altezza che si voleva 
dare al panno da tessere, il quale se 
doveva essere di doppia altezza, cioè 
di due braccia (vedi Braccio) ogni 
legame era composto di dieci portate 
(vedi Portata); se poi il panno eradi 
una sola altezza, come le saie, cioè di 
un braccio, i mazzetti o legami si 
formavano non già di portate, ma di 
venticinque coppie di fila dell'ordito, 
come si usa tuttora nella tessitura 
dei mezzolani, e nelle tele di canapa 
e di lino. 

liibra - Moneta, detta anche 
Lira. Vedi Denaiius. 

lilbra - Unità. di peso: si com- 
poneva di dodici oncie e corrispon- 
deva a Chil. 0, 339, 072; l'oncia si 
divideva in otto parti, ciascuna delle 
quali dicevasi un'ottava, l'ottava in 
tre denari, il denaro in tre scrupoli, 
lo scrupolo in ventiquattro grani, 
e il grano finalmente era pari a 
Chil. 0, 000, 049. 

lienxo - Lenzatura pag. 58 e al- 
trove - Vedi Cordellina. 

Henetta p. 97. Significa mezza 
portata, e si suddivideva nel fine della 
tela in due cordoni che, era prescritto, 
8Ì dovessero lasciare per render più 
spedito il conto delle portate nella 
verifica da farsi dei tessuti per gli 
ufficiali dell'arte. - Vedi Portata. 

Palloete^ pallucte etc. p. 31 ed 
altrove - Erano quelle palle colle 
quali si dava il voto nei partiti: e 
in questo «igni ficaio soltanto si deb- 
bono prendere le palio tte delle quali 



è parola nello statuto del 1369. Però 
si aveva anche altra specie di pai- 
lotte adoperate pel medesimo uso, 
ovali, di legno di faggio e bucate da 
un capo all'altro; entro questo foro 
si ponevano dagli elettori, o dai de- 
liberanti le schedine che portavano 
scritto il nome di colui o coloro che 
si volevano eleggere ad un dato uf- 
ficio, ovvero l'approvazione o reje- 
zione di una data proposta: negli ufiici 
comunali di Fabriano si conservano 
ancora alcune di queste paliotte. 

Panni n^aetinelloram p. Il 

ed altrove - Che cosa precisamente 
significhi la parola gactinelli, e gac^ 
tinegli non si sa dire, perchè man- 
cante nei lessici che si son potuti 
consultare : forse indicava una spe- 
cialità di tessuti, come più tardi fu- 
rono le londrine, le olandette, i per- 
pignani, gli arpini e via dicendo. 

Panni iarn^lil vei stremi 

p. Il - Panni larghi o stretti, cioè 
più meno alti a seconda della mi- 
sura dei pettini e del numeix) dei le- 
gami. 

Panni mesenlati, p. 30 ed 

altrove - Erano tali i panni tessuti 
con lane di diversi colori naturali o 
artefatti, mescolate e confuse insieme 
in modo da rendere un colore parti- 
colare difficile a determinarsi, non. 
avendosene alcuno predominante, e 
perciò detto mesculato, meschiato, ed 
anche mischio : quest'ultimo vocabolo 
è in uso tuttora. 

Panni viAeliorani p. 37 - 

Panno bigello. Si chiamava cosi il 
panno villanesco, assai grossolano, 
tessuto con lana di color naturale, 
cioè di pecore nere e macchiate, on- 
de il panno stesso veniva o color 
marrone, o grigio scuro. 



OLOSSAUIUM 



175 



Pannine p. 88 ed altrovo - I 
tessuti di lana fini, non completa- 
mente cardati e cimati, onde conser- 
TaTano una peluria più o meno fina 
a seconda della qualità della lana 
usata nel fabbricarli, venivano sotto 
il nome di pannino, col quale s* in- 
dicavano anche alcuni altri panni 
lavorati con un sistema speciale, co- 
me erano le pannine pei soldati: la 
fabbricazione di queste continuò in 
Fabriano sino al cadere del secolo 
scorso. 

Pannns Mslns vel de tì- 
filoy Tel Tlftlornm p. 26 ed al- 
trove - Pare che questi tre nomi in- 
dichino una stessa qualità di tessuto, 
cioè il panno bigio, di color simile 
al cenerognolo che dovea essere in 
gran moda nel secolo XIV, trovando- 
seno fatta memoria da molti scrittori 
di quel tempo. Lo scambio della B 
colla V e viceversa è frequentissimo 
nei manoscritti del medio evo. 

Pannufi •trlmmnft p. 26 - 

Questa parola manca nei lessici : sem- 
bra però che sia sinonimo di stremus, 
cioè stretto. 

Pannns snUatns sen tor- 
enlatns p. 15 Rub. XXIII. Questa 
specie di panno non poteva portarsi 
a vendere nei pubblici mercati. Per- 
chè? Non ò agevole indovinarne la 
qualità, sebbene non sia improbabile 
il ritenere, che si chiamasse cosi il 
panno tolto (sublatus) dalla vasca del 
purgo, e posto al torchio (torculatus) 
per levargli, spremendolo, quel resto 
d'oleosità e d' immondezza che con- 
servava anche dopo la purgazione. In 
questo stato il panno era cosi imper- 
fetto da non esserne probabile la ven- 
dita, e da qui, forse, la proibizione 
contenuta in quella rubrica. 

Pannns vernata» p. 20 Rub. 
LXV. Panno listato, fatto a striscie, 



a liste, e dotto pure vergolato. An- 
che il Boccaccio nella nov. X ricorda 
codesti panni vergati i quali dove- 
vano essere di molto pregio. In quel 
tempo si lavorava eziandio il panno 
scacca to, ma negli statuti del lanificio 
fabrianese non se ne fa alcuna espli- 
cita menzione, sebbene debba rite- 
nersi che ancor questo fosse qui la- 
vorato, sapendosi che le vergature si 
eseguivano per longitudinem vel per 
transversum le quali però, se aves- 
sero avuto luogo in uno stesso tes- 
suto, avrebbero formati gli scacchi 
che gli davano il nome di scaccato. 

Peetlnis p. 1 1 e altrove - Pet- 
tine - Il pettine dei tessitori ha la 
forma di un rettangolo, più o meno 
lungo, alto ordinariamente dieci cen- 
timetri, composto di stecchini di canna 
disposti verticalmente nelle due bac- 
chette lunghe del rettangolo e tenuti 
fermi da un filo impeciato che passa 
da uno all'altro di essi chiamati denti: 
nello spazio che è tra questi si fanno 
entrare le fila dell'orditura che erano 
ordinariamente due per ogni dente 
(pag. 96). I pettini si dividevano in 
quarti, ed il quarto era di venticin- 
que cannuccia, quarta parte di cento. 
L'altezza pertanto di un panno ve- 
niva determinata dal numero dei 
quarti del pettine e perciò si prescri- 
veva per es. (pag, 95) che i pettini 
per le rascia bianche fossero di quarti 
13 Vfl poi* lo mischie di 14 Vt ^ "^i^ 
discorrendo; divisione che si appli- 
cava anche alle poste dei panni, le 
quali dovevano corrispondere ai denti 
del pettine; quindi il dire panno di 
quarti 13 Vt ^^^ ^'^ stesso che indi- 
care la sua altezza ragguagliata a 
quella di un pettine che avesse avuto 
337 denti. - Vedi Legamen - Porta- 
ta - Posta. 

Pedani p. 50 - Le fila dell'or- 
ditura che rimanevano senza trama. 



176 



olossàhium 



ossia aranzaTano necessariamente do- 
po terminata la intramatura, perchè 
nei telai de* panni di lana le casse 
che racchiudono il pettine nel fine 
della tela non hanno più lo spazio 
per dondolare, si chiamavano pedani 
che ordinariamente avevano la lun- 
ghezza di due palmi (Centim. 20), ^ 

Pendili p. 17 - Era vietato ai 
pettinatori di fare i pencilli, cioè ti- 
rare la lana a lucignoli, che tra noi 
si chiamavano anche budelli ed al- 
trove caramelle. Vedi la prefazione 
alla Rub.» Scardassatori. 

PerplK^nanl p. 108 - Panni 
ordinari fabbricati a modo di quelli 
di Perpignano, città della Francia, ca- 
poluogo del dipartimento de' Pirenei 
orientali. In Matelica e in Fabriano 
se ne lavoravano in gran copia. 

Petla panni - Pezza di panno, 
ossia tutta la tela che è stata tolta 
dal Telaio (Muratori op, cil, Diss. 33), 

PezKoloy Pezzola p. 68, 69 - 

Dinota uno scampolo di tela più o 
meno lungo, ma sempre minore della 
pezza che secondo la qualità aveva 
una determinata misura. 

Picare «tamen p. 17. - La 

parola pigare manca nei lessici. Si 
ha però ~ picare - che significa impe- 
golare, di cui la precedente potrebbe 
essere una corruzione. La lana per 
l'ordito si suole immergere in una 
leggiera soluzione di colla, e di poi 
si fa asciugare al sole, afiUnchè le 
fila meglio reggano all'attrito del 
telaio. Quel non liceat pigare sta" 
men pare che accenni alla proibizio- 
ne d'incollare la lana che deve usarsi 
per i Diramare. - Vedi Stamen. 

Portata - E quella parte di or- 
ditura formata ordinariamente dalla 
unione di quaranta fila (p. 109); di- 



cesi ordinariamente, perchè le por- 
tate dei panni mischi erano di fila 
trentasei (p. 108); la quale unione 
viene disposta sui pironi o piroli dei- 
orditoio dal principio al fine e dal 
fine al principio, finche non si abbia 
la lunghezza della tela, o prescritta, 
o ordinata. Il numero delle portate 
variava a seconda della finezza della 
lana e della qualità del panno, sic- 
come è facile riscontrare nelle pre- 
scrizioni imposte ai tessitori. 

Posta - Che cosa era la posta 
di un tessuto? Il numero delle poste 
variava anch' esso secondo la quali- 
tà del panno e 1' altezza che gli si 
voleva dare. Quindi era prescritto 
che le rascia bianche fossero di 100 
poste, le meschie di 90, le pannine 
di 80, 70, 60, o 40 e via dicendo. Al- 
trettanto si prescrive parlandosi delle 
portate. Siccome poi si doveva veri- 
ficare se ogni tela era di giusto conto, 
perciò fu statuito che i tessitori do- 
vessero lasciare le poste alle teste 
della pezza, i pedani ed i cordoni nel 
fine della medesima, le quali cose 
tutte rendevano più spedita la veri- 
fica e più difficile la speranza di na- 
scondere lo frodi che si fosser potute 
commettere. 

Pnlcam, pnlcatores, pnl- 
care - Lo stesso che /Jwr^uwi,/)Mr- 
gatoveSi purgare. Che cosa era il 
purgo è stato detto a pag. XXX della 
prefazione. 

Parc^im - Vedi Pulcum 

flnarterlnm - Quartiere. La 
terra di Fabriano era divisa in quar- 
tieri, cioè in quattro parti, che ave- 
vano i seguenti nomi: 

l.Di S. Giovanni (S. Johannis). 

2. Di Castel Vecchio (Castri Veteris). 

3. Del Poggio (Podii). 

4. Di S. Biagio (S. Blaxii). 



GLOSSABIUM 



177 



Quello di S. Giovanni Tonira chia- 
mato anche di S. Venanzo, perchè in 
esso è fabbricata la chiesa princi- 
pale intitolata al santo Martire ca- 
merinese, ove si solennizza la festa 
di S. Giovanni Battista, il più antico 
protettore di Fabriano. 

ReTeriMire pag. 40 - Il pelo 
del panno per esser sottoposto aU*a- 
zione delle forbici del cimatore do- 
veva esser tirato fuori con i cardi, 
e sollevato con la reversetta^ formata 
da una lamina di ferro a guisa di 
pettine con denti cortissimi; e que- 
sta ultima operazione si chiamava 
con vocabolo proprio riversare, 

Rafleia p. 84 ed altrove. Que- 
sta specie di panno si fabbricava in 
quasi tutti i lanifici d'Italia, perciò 
è notissimo che con -tal nome veni- 
vano indicati certi tessuti per lo più 
grossolani, chiamati anche sargie nella 
Spagna ed in Francia, i quali servi* 
vano a diversi usi, oltre a quello del 
vestire. Il Muratori (opera citata Dis, 
33) fu di parere che tal sorta di panno 
prendesse il nome dal paese ove si 
fabbricava, cioè dal regno della Ra- 
scia, oggidì Servia, i di cui popoli si 
appellavano Rasciani. Le rascie con- 
fezionate in Fabriano erano di di- 
verse qualità, sia in riguardo alla 
maggiore o minore finezza, al modo 
di lavorarle e ai diversi colori coi 
quali erano tinte; e sembra che il 
commercio ne fosse attivissimo, per- 
chè principalmente ad esse fu rivolta 
r attenzione degli ultimi riformatori 
de' nostri statuti. 

Rientrare pag. 56 - Dicesi del 
tessuto di lana il quale si raccorcia 
coirasciugarsi, dopo essere stato ba- 
gnato. 

Rovesciare il panno, vuol dire 
cimarlo dalla parte i*o vescia del pelo 
non appianato dai cardatori. 



Rabbia - Ruhia Tinctorum. È 
un'erba nativa dell' Oriente e dell'Eu- 
ropa meridionale, coltivata particolar- 
mente nel contado di Avignone, nel- 
l'Alsazia, nel Palatinato, nella Fian- 
dra, nell'Olanda, ed altrove. Le sue 
radici erano adoperate per la tintura 
in rosso, e anche per consolidare pa- 
recchi altri colori p. 116. L'uso che se 
ne faceva nelle nostre tintorie fu tal- 
mente grande, che ne fu introdotta 
la coltivazione anche tra questi monti, 
specialmente nel territoi'io di Pergola, 
onde quella che di là proveniva si 
chiamò pergolina, e la nostrale si 
disse comune; ma la preferita era la 
tedesca, siccome si rileva da ciò che 
è detto a pag. 94 ed altrove. 

Saje e Sanale - Sono sinonimi, 
e tornerebbe inutile il dire che cosa 
fossero codeste saje,^ poiché si cono- 
scono da chiunque per que' tessuti 
di lana bassi, sottili e leggieri, lavo- 
rati ordinariamente a spina e usati 
ancora a di nostri. 

ilearU p. 20, 21 - I cercatori o 
gli scari erano altrettanti ispettori 
dell'arte che aveano cura d'invigi- 
lare, perchè fossero scrupolosamente 
rispettate le leggi religiose, discipli- 
nari e professionali giurate dagli a- 
scritti all' università. So tra l' ufiìcio 
di costoro era alcuna differenza, que- 
sta riguardava le diverse costituzioni 
che gli uni e gli altri aveano obbligo 
di fare osservare. - Vedi Circatores. 

SelilaTlne p. 132 ed altrove - 
Panno assai grosso molto peloso, usato 
più per coperte da Ietto che per ve- 
stire, e lavorato con lana schiava, detta 
cosi per la sua provenienza dalla 
Schiavonia (Slavonia). 

Selliltores p. 13 - Cei-nitoVi 
della lana, ossiano gli operai occupati 
a sceglierne le direrse qualità che 
si hanno anche in uno stesso vello. 




178 



QLOSSARIUM 



Seo«0are il iranno confor- 
me alla mlsara p. 135 - Sembra 
elle questa parola, certamente del 
vemacolo marchigiano, indicasse il 
tessere il panno secondo la misura 
data, nò più alto, ne più basso di 
quello che era prescritto negli statuti, 
oTTero ordinato dai committenti. 

Scotano " Rhus coriaria, Nei 
nostri monti abbonda cotesto frutice 
di cui si fa molto commercio per la 
concia dei cuoi. Siccome però la cor- 
teccia de' suoi fusti tinge in giallo 
e quella delle radici in bruno, cosi è 
che lo scotano era moltissimo adope- 
rato nei tempi andati per la tintoria 
de' panni di lana. 

ileotere pag. XIX ed altroye - 
Riscuotere il pagamento delle tasse, 
delle multe e in genere delle rendite 
deiruniyersità (Muratori op, citata 
Bis, 33). 

Stanale * Segnale, o marca pro- 
pria di ciascun maestro dell'arte che 
si apponeva nelle pezze del panno da 
lui fabbricate. Anche i mercanti dove- 
vano avere i loro segnali e a pag. 
XIV della prefazione se ne è fatto 
ricordo. La bolla poi dell'università 
era anch' essa una marca; ma ben 
distinta da quella dei maestri e dei 
mercanti, come apparisce chiaramente 
dal testo degli statuti. 

SoMo - Vedi Denarius. 

Stamen p. 10 ed altrove - Sta- 
me. La parte più fina della lana e 
che ha più nerbo. I pastori svellono 
dalle pecore i migliori fiocchi di lana 
e li filano a modo di canapa, e que- 
sto filo tirato in cosiffatta guisa ò il 
vero stame. Con esso soltanto s' in- 
tramavano i panni di qualità supe- 
riori, siccome è prescritto quasi ad 
ogni pagina de' nostri statuti, spe- 
cialmente in quelli del 1369^ i quali 



ordinavano che la lana da intramare 
fosse filata sempre alla conocchia. 

Siamette p. 99, 108 e altrove - 
Stoffa a due stami, ossia di tutto 
stame pettinato tanto nell'ordito, che 
nel ripieno. 

Stenditoi - Vedi Tiratori. 

Taeea p. 92 ed altrove -Nel si- 
gnificato in cui questa parola è ado- 
perata negli statuti significa misura, 
quantità, ed anche mezzo di paragone 
tra quello che era prescritto ed ese- 
guito. Taccare il panno, secondo il 
linguaggio dell'arte della lana di Fi- 
renze, voleva dire apporre nelle teste 
del medesimo e nella sua bandinella 
il prezzo che costava alle botteghe 
dei mercanti che lo vendevano (Can- 
iù Storia degV Italiani VoL SP pag, 
i07i). 

Tiratori, Stenditoi, Clilo- 
dale, CliloTere p. 33, 35, 56, 79 

ed altrove - Della forma de' tiratori 
usati nel lanificio fabrianese e desti- 
nati a stendere i panni, dopo esciti 
dalla gualchiera e dalla tinta, niente 
si raccoglie dagli statuti dell' arte. Se 
ne avevano molti, pubblici e privati ed 
anche conosciuti al di fuori, quali 
erano quelli dell'ospedale del Buon 
Gesù, ove i forastieri portavano a 
stendere e tirare i loro panni pagando 
tanto per tesa. (Archiv. del Brefo^ 
trof. Voi. 74 passim) Il Griselini (op, 
citata VoL V p. Sii) dà un'esatta de- 
scrizione degli stenditoi de'tempi suoi, 
chiamati anche chioverc e chiodaie. 

Ilnrlram p. 10 - Orvivo, quasi 
orlo vivo. Vocabolo dialettale che si 
adopera per sinonimo di cimossa. 

Valca, valchlera ^ lo stesso 
che gualca, gualchiera, parole consa- 
crate dall' uso, più che secolare, in 
tutta la provincia marchigiana. 



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NOTA alle pagine Vili e XII della prefazione 

Nel ricercare le notizie intorno alle origini della università 
deir arte della lana nella terra di Fabriano, mi era avvenuto 
soltanto in que' fatti isolati, e singolari accennati alla pag. Vili 
della prefazione, e mai in un documento del secolo XIII o dei 
primordi del XIV che queir arte addimostrasse fin d' allora lar- 
gamente esercitata, e costituita in corporazione: e si sappia che 
non feci risparmio di tempo e di pazienza nelle lunghe e diffi- 
cili investigazioni praticate nelle carte diplomatiche custodite 
neir archivio comunale e in quello domestico del Signor Augusto 
Agabiti-Rosei, nei protocolli notarili, e nei libri d' amministra- 
zione del comune, e dell' ospedale del Buon Gesù, i più antichi 
che io mi conosca. Che anzi T aver trovato un elenco dei collegi 
dello arti deputati nel 1278 ad eleggere il podestà (Carte Di- 
ploma Fabrianesi Voi 4. pag. %G3), senza che di quello della lana 
neppur si facesse menzione, mi confermò nel ritenere, che dessa 
fosse sorta poco prima della metà del secolo XIV, siccome afferr 
mai alla pag. XII della stessa prefazione. Ma non erano stati da 
me consultati alcuni codici membranacei del secolo XIII, perchè 
le intitolazioni sole di essi mi dicevano che nessun profitto ne 
avrei potuto trarre allo scopo cui io intendeva. E che cosa in- 
fatti mi sarei potuto impromettere da indagini sopra libri - Inqui- 
sitionum, denumptiaiionum, et sententiarum..,. ad reinveniendum 
et recuperandum possessiones et pubblica comunis fabriani, tali 
appunto essendo le materie contenute in quei codici inesplorati? 
Eppure in uno di essi che ora sto svolgendo per rintracciare, se 
sia possibile, le origini delle nostre comunanze o comunelle, mi 
fu dato scoprire un prezioso documento che riporta al 1294 la 
esistenza tra noi della università dell'arte della lana. Eccolo. 

Il codice s' intitola « Liber sententiarum latarum per sapibn- 

TBM VIRUM DOMINUM RoLLANDUM DE BaLANEOREQIO OFFICIALEM ET EXE- 
CUTORBM COMUNIS FABRIANI SUPER POSSESSIONIBUS ET PUBLICIS COMUNIS 

PREDiCTi ANNis MCCLXxxxiii ET MccLxxxxiiir, nella carta XX 
tergo si legge una sentenza, del 22 Giugno 1294, a favore del 
comune contro Brectuldum dni. Raynaldi et nepotes ipsius 
silicei Cichum Higugeptum Brectoldutium Corradutium fUios 



180 

gdam. Cwradi dni. JRaynaldi che avevano occupala una parte 
della montagna delle Chiuse di proprietà del comune, pronun- 
ciata in paiatio comunis fabrìani in Consilio generali dicti co- 
munis, presenti settantaduo consiglieri, cioè 

Priores artium - Censi liarij priorum - Consules mercatorum - 

\ Gilio|us Alberici 
Capitanei ARTIS UNE ^ Marchutius Egìdij - Capitanei notariorum - 

Beccariorum-Guarnellariorum-Calzolariorum - Fabrorum - Bova- 
riorum - Cappellaiorum - Sartorum - Magistrorum lignaminis et 
petre - Merciariorum - Fornagariorum et Consiliari j adjuncti de q. 
S. Johannis, de q. Castri veteris, de q. Podij et de q. S. Blaxij. - 
guibus omnibus, son parole testuali della sentenza, commissa fuit 
dieta terminatio facienda tra i beni posseduti dal comune e dai 
discendenti di quel Sig. Rinaldo. 

Per questo documento adunque resta provato, che la univer- 
sità dell'arte della lana già esisteva tra noi negli ultimi anni 
del secolo XIII; che fin da quel tempo era legalmente costituita, 
godendo il diritto di farsi rappresentare da suoi capitani nel 
consiglio generale della terra, e perciò anche retta e governata 
da statuti particolari dei quali, ora è a dirsi, che siano una ri- 
forma quelli del 1369; e finalmente che la sua importanza storica 
è tale, da poter stare a paro, per rispetto almeno alla sua origine, 
ai più antichi lanifici d' Italia. 



FINB 




V- 



INDICE DEL VOLUME 



Prefazione VII al XLIII 

RubricdB statutorum anni 1369 1 

Statuta condita anno 1369 5 

Reformationes statutorum ab anno 1372 ad 1602 . . 31 
Capitoli nuovi dell' università dell' arte della lana ri- 
formati nel 1618 101 

Elenco dei mercanti aggregati all' università dell' arte 

della lana 141 

Capitoli della compagnia de' Tessari 149 

Index rerum 157 

Ad statuta artis lansd terree Fabriani glossarium . .169 
Nota alle pag. Vili e XII della prefazione .... 179 



ERRORI 



CORREZIONI 



^ina XI Linea 37 — retro 


retto 


» XXIII > 


11 — rimastosi 


rimasto si 


» XXIII 1 


32 — e soggettati 


assoggettandoli 


» XXXI 1 


* 28 — oppongo 


appongo 


» 27 1 


24 — de portarerit 


deportauerit 


» 31 1 


* 7 — placuerut 


placuerunt 


» 40 1 


> 38 — reseruare 


reuersare 


» 44 1 


> 14 — M. ccc.lxxxij. 


M. ccc.lxxxxij 


» 53 1 


► 16 — MccclxxxTìiJ 


McccclxxxTiij 

• 


> e3 1 


> 37 — fabriano 


fabriano 


> 78 ] 


> 33 — Priori 


Pier 


» 157 1 


► 18 — 1481 


1381 


> 166 : 


p 22 — Robba 


Robbia 



\ 



l 






DOCUMENTI STORICI FABRIANESI 

li ACCOLTI K PUBBLICATI 

DAL 

CANONICO A. ZOXCIII 



CAUTE DIPLOMATICHE FABKIAXESI dal lOU al tì99. Voi. I," 
— Ancona Tipo^M'alia del Coniiuorcio in 8.° 1872 L. 8. — 

CAPITOLI DELLA FRATEUMTA DEI DISCIPLINATI DI TABIUA- 
NO, con tavola. — Fabriano TipoiLrrafla Sociale ia 8,'* 1871> 
L. 1, 50. 



STATUTA ARTIS LAX-E TERREE FABRIANI ah auno mo ad 
/ffTf. Voi. un. in 8.* — Roma Dario Oinsoppo Hosìjì 1880. — 

Su carta comune L. 4, .V) 

Su carta forte di Fabriano « 0, — 



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s. VrjMvrm N. ir>-2 A, od in FABRIANO presso la TIpOffimllA CSenllle. 



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