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Full text of "Esame critico della questione intorno alla patria di s. Girolamo, libri IV"

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ESAME CRITICO 













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DELLA QUESTIONE 

INTORNO ALLA PATRIA 

DI S. GIROLAMO 



LIBRI ir- 

DEL PADRE 

FRANCESCO MARIA APPENDICI 

DELLE SCUOLE PIE 




ZARA, 

M. DCCC. XXXIII. 



u ed by V 



M D i "' X c \ C- 



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HARVARD 

| UNIVERSITY! 

LIBRARY 

JUN 19 19" 



Svenciiisua knjiifiiea 

U ZA6Rk8Ò 

Z AM JENA 

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±/€t wnut'rufjùmo ì/u 



more 

IL SIGNOR 

«udissi t a&iiMwiisnè 

" CAPITANO DI CAVALLERIA 
AUDITORE E SEGRETARIO STABALE DELLA CASA DEGl/ INVALIDI 
•' IN PADOVA 

FRANCESCO MARIA APPENDICI 

DELLE SCUOLE PIE 



(oorre oca w auMifo tudt? f O, dacché no 
io tH^rtiaaoùo cw trovtmnù con ^I/où m 
amccAenwle arata^ corr&Aona&ma. &n luti® 
oueóto tewrfio ^uoo non elodèe meu* cu, &6* 
vucuwim con 4em/vre nuovo tratti ao oene* 
voi&nza. tf)où /i/rcmcteóte ùnfa?*Me ne mteù 
4éuru aci<etù, ad UuuJtraiv & ormine, e t& 



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anàcmta det/a unaua, e delta nazione $1* 
urica non cdtrvmevzà,, cne de /w&ero diali 
vodlro Ar&Àn* G> dovuto cu, vodtm Juaal 
vendigli, de delle/ otàlcne de& celevre avute 
^Jolroivdcny, e del dia. alate ^ànvcvlcn,, 
cne avreolero Iwtuto icoraàdfawmo neomw 
ca/tnwncno, co Ao/atfo aueo conto, cA epte 4ù 
mercéavcmo, lad-cuwtdole l&ixa wdAodta. 
$rlticd?n&ìite mettedte d colmo alte spedire 
a^tàlez^e fottio cu, me, allora, a umido 
itelo aaodto del *83o eoo* a contento oc 



conodeervb Agonalmente m cradova, e 
cu/ ammwwv datvtclrio & lette doti dlcmo* 
mo, e cu, mente, eoe tanto vi dtilwieUcono, 

. S&uiiiao dedld&tvdo d& w^«<^few4g^ 
darvi, fatitene luuducó atépdjtato^ odia *f&* 



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- — „, ' ? " F'w^biw^ì ,» ii|i |ii "m >ii. 'C fauu - 



•Mia, e cie/ca araàtuaine, cne vi 
co/ao ora iivuon aedtro, cne mi offre teck* 
vione eleo meo Cmadcow Julia <xmtrov€tdto 
mtor?w a/ca eroina ai *7> <ffiro6amo. £/q 
cne tfUoc* amie m orna auro ottaetto caz/)<x/= 
maizene cmfcc/uùà> codi cai aaedto, diete ver* 
jaùJ&moj e (AeAei'Cùò meafco a oatii atiro 
avreste clcmodtrato, eoe co Ì7cwito dottore 
non ne/I afaérca, o nell ^Snanerca, ma 
m zlJavmazia eooe co \dcco nadcmwìito. 
tsvéa /wùcnè ie mowAuco e araw inco?n-> 
venze, cne con tanta lode ed^auite, non 
vi tadcuMio cmnAo cta/iot&rvù oGecdtmw eoe 
faHtf&po lai din/atte Miaaaióu, A&r?nettete a 



me, che io aecacnó a fyJiw il trattato cne 
acce anni dono cordo-rtato aa voi meaedemo 



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, andai cu rna/no mi memo nei ritagli cu t&triÀo 
conrfu/aaicu) 4oAra un teue argomento. 3fioo 
Imita maggior ruucaa, me vorrete aggra* 
acrto, aaaìito megux) conod-co e%i&re vri tyJoi 
gsrwicufeirna la orama, cAe i Aunti contro* 
vefài concernenti te code astiene aeua 
^ulrnazca diano A(tfà> m cnievro gwrrw . 
&o non Aottv A&r awtwntura luJmgcvrTni, 
cu, tewito neo Arefeiite afeunto, avvegnac* 
cnè non avvia A&rcwnato a Zotica neuo 
*toiudAare /origine, e neit eównmcvre e 
cufcut&re am/uamente lo dtato cu/ una con=> 
tesa, cne acfoo aaatfrro J-eeou/ cu/ art/iute tie- 
ne tuttora fra icrro cavile le Areteóe ai t?<e 
i/tudtn nazioni. ^toAeccnè Zierò ne dia, 4e 
iiuvro, cne raccomemao aua fy/odtra ami- 



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cvzuij avrà /a dorte ai m&rUanli, ta/i/vro* 
nazione aeo fy/odóro autorevole mmcwUsO, 
co non avrò awro a aeótderare; Aotc/w ak> 
a me, 4<vrà oc dcuao contro ale aùtacenù aó 
aualkóùi cuxzgcùofr^^ fy/vv-efo /euce. 

aù«*Jbaauó<i u y. oojitkuo sS33. 



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CAPO I. 



& Girolamo fa se stesso Dalmata j testimonianze di 
scrittori contemporanei* e della Chiesa Romana j 
tradizione popolare. 



s, 



fé mai vi fu disputa , nella quale i contendenti 
mossi dall' amor di nazione abbiano posto in opera 
tutto ciò , che l'ingegno, e l'arte potevano loro som- 
ministrare 9 quella è certamente , che si va tuttavia 
agitando fra gli eruditi della Dalmazia, dell' Istria, 
e dell' Ungheria intorno alla patria di S. Girolamo • 
Eppure una siffatta controversia non doveva, per 
quanto a noi pare, aver luogo; perciocché quando 
U S« Dottore nel fare il Catalogo degli Scrittori Uo 
clesiastici volle fra loro annoverare anche se stesso 
per far sapere alla posterità chi, e di dove egli si 
fosse, disse di esser nato in Stridone, citta, che* un 
tempo era stata il confine della Dalmazia, e della 
Pannonia, cioè, ch'egli era Dalmata. Hieronymus Pre- 
sbyterj egli dice, palre Eusebio naius in oppido Stri" 
l 



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2 
donisj quoà * Gothis eversimi Dalmatùe 4/mndam* 
Pannomimjfue confinium futi. Infatti dal tempo , in cui 
egli parlo in tal guisa del sito della sua patria, sino 
al 1400, epoca, nella quale ebbe principio la grande 
contesa, cioè p.el corso di ben dieci secoli tutto il 
mondo aveva sempre creduto, che fosse della Dalma- 
zia* E con ragione; perciocché tale è Y idea, che 
noi ci formiamo alla semplice lettura dell' addotto 
passo; tale la persuasione, che sentiamo in noi al 
considerarne il senso delle parole* 

Con tutto ciò la maniera di esprimersi del Santo 
celi' indicare il luogo di sua nascita pane ad alcuni 
non abbastanza chiara , e determinata • Credettero 
perciò potersi riferire non solamente alla Dalmazia, 
ed alla Pannonia, delle quali fa menzione il testo, 
ma ancora all' Istria, benché non vi si faccia veruna 
allusione, perché quivi non nominata, e benché trattisi 
coni* è . manifesto, non di tre, ma di due provincie 
>ole. Ritrova però chiarissimo il linguaggio di San 
Girolamo nell' allegato luogo chiunque ha cognizione 
dello stile de' Classici scrittori Xatini , che il Santo 
jsepp? così felicemente imitare nelle .sue opere* E frji 
gli altri ha egli potuto nel caso nostro seguire Orazio 
Fiacco, che nella Satira 1. Lib. 2* indicò nella ma- 
niera medesima la posizione di Venosa, dove era 
nato, coi versi seguenti: 

Segnar hvne LuranuSj, an Afulus ancepsx 
, Nam Fenminm arai finetn sub utrumqiie colonus. 



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s 

Coi quali versi e chiaro, eh' egli intendeva di signi- 
ficare , che Venosa citta della Puglia, ma confinante 
colla Lucania non apparteneva a questa ultima pro- 
vincia, se non per ragione di contiguità, e vicinanza; 
perciocché Venosa è ascritta alla Puglia, e non alla 
Lucania da Plinio Li b* 3. cap. 1 1 , da Tolomeo 
Lib. 3. cap. 1 , e dall' istesso Orazio nelT Òde 4. 
lib. 3. dove chiama sua nutrice la Puglia , e se stesso 
Ape Matina nell' Ode % lib* 4L Infatti il monte, e 
il Promontorio Matino esistevano nella Puglia, al 
dir di Pomponio Porfirio, e di Eleno Acrone antichi 
Gomentatori di Orazio, il quale nella Satira 5. Uh. | # 
così chiama monti suoi i monti dell' istesa* Puglia; 

Incipit ex ilio montes Apulia notos 
Ostentare mihi 

Avvicinata da S. Girolamo nella stessa guisa alla 
Pannonia la citta di Stridone , la quale n' era al con- 
fine, la pose esso, come infatti lo era, nella Dalmazia* 
Dall' altro cantò non potendosi supporre, ette 
Stridone fosse divisa, o tagliata dal confine per modo, 
che uua parte ne spettasse ai Dalmati, ed ai Pannont 
F altra, anzi dovendosi ammettere, che fosse tutta de 9 
primi, o de' secondi (attaccata per Io meno colle sue 
mura, o territorio qualunque al confine Pannonico, 
o viceversa), io dico, e sostengo colla veneranda 
antichità, eh' essa era propriamente situata sul suolo 
Dalmatico* E primieramente se Stridone fosse esistita 
al di là de' monti Bebii verso tramontana, cioè sul 



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4 

terreno della Pannonia , S. Girolamo non avrebbe 
detto: DalmatiasJ Pannoniceque j> ma bensì Pminonùe, 
Dalmaticeque . Chi parla di cose proprie, e vuole 
farle riconoscere per tali, come nel caso nostro, e 
se siano, come qui, congiunte, con altre, incomincia 
sempre da quelle , che gli appartengono più dawicino, 
e passa quindi a quelle, che vi hanno relazione. La 
stessa natura è quella, che in ciò ne guida* Perciò 
non solo qui, ma m molti altri luoghi nominò sempre 
prima la Dalmazia; perchè in essa appunto esisteva 
Striderne . In secondo luogo i monti Bebii essendo 
stati il confine tra le due provincie, come lo vedremo 
in appresso, Stridoj^e sorgeva al di qua de' suddetti 
monti sul territorio Dalmatico alle sorgenti del fiume 
Tizio, o Kerka, là, dovè dagli antichi geografi si 
collocava Sidrona. 

Afa Palladio Galata, Vescovo di Elenopoli, au- 
tore della Storia Lausiaca, contemporaneo, e nemico 
di S. Girolamo mostra apertamente, che noi non ci 
inganniamo nelT interpretare in tal modo V allegato 
testo del S. Dottore. Imperciocché Palladio, In hisù 
iMUsiaca Joan. Meursii operum voi. 8. ex recensione 
Joan: Lami EiUh FlorenU CI3DCCXLVL Cap. 
CXXVt. de Paula Ronu pag. 603, cosi fa Dalmata 
S. Girolamo. Ftrit eliam Paula Romana* mater Toxo- 
tii.... ad Spiriialem vitte institutionem accommodatissh* 
ma* cui impedimento fuit Ilieronymus quidam Dalmata; 
3s S/X7T0&0V yèyovev'lép&vvnég n<; cenò àxkpArixg. Niuno al 
certo meglio dell'amico conosce l'amico, e del nemico 
il nemico* Aveva Palladio infelicemente abbracciata la 



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eresia degli Origenisti. S. Girolamo, In prolog. Dialog. 
advers. Luciferi* non dubitò di rinconvehirnelo pufc- 
blicamente in tal guisa : Palladiusj, egli dice , servili* 
nequitioe eamdem ( Origenistarum} hceresim instaurare 
conatus est. Giusta il costume degli Eresiarchi, e dei 
libertini, i quali scherzano licenziosamente .sopra ciò, 
ch'essi non sono capaci di osservare, credè Palladio 
di aver punto abbastanza sul vivo, e pienamente sere* 
ditato S# Girolamo, se avesse scritto, come fece, che 
le mire del S. Dottore nel conversare in Roma, e 
nella Palestina con S. Paula, e le altre pie matrone 
Romane non erano affatto rette ed oneste, e che, in 
vece di avviarle alla vita dello spirito, o alla santità, 
ne le distoglieva, ed era a loro d' inciampo. Osservo? 
che essendo potuto accadere, che vi fossero in allora 
più Girolami, Palladio per mostrare, che parlava di 
quello, contro cui aveva scritto, cioè del nostro, alla 
aggiunta dèlia voce disprezzativa quidam uni il noriie 
della provincia, di cui era oriundo, vale a dire: Hie- 
ronymus quidam Dalmata. Del rimanente Palladio co- 
nosciuto e trattato da S. Girolamo, quantunque fosse 
dell'Asia, aveva tuttavia distinte notizie delle regioni 
dell'Occidente; e dai libri de' Geografi, e per mezzo 
de' viaggi da lui fatti a Roma, e pel resto d- Italia, 
e de' paesi adjaceùti sapeva ottimamente cosa s' inten- 
desse allora per Dalmazia, Pannonia, ed Istria * ed in 
quale di queste provincie esistesse la citta di Stridone. 
Ma con Palladio va ancora d' accordo lo scrittore della 
vita di S. Girolamo stampata dal Mabillon Analécl 
Tom. 2. pag. 185, e nuovamente dal ftlartianeo Tom. 6. 



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E qui qnal serie di dotti , e giudiziosi scrittori 
non ci si para davanti, i quali fecero nelle età poste- 
riori Dalmata il S. Dottore? Veggousì fra loro insi- 
gni Geografi unirsi di sentimento ai Biografi, ed agli 
uni, e agli -altri gli Storici, e gli Annalisti. Riserban- 
doci sf far uso più opportunamente delle loro testimo- 
nianze non possiamo però non produrre quella di 
Urbino Vili, personaggio, cui la gran dottrina, e 
sapienza innalzarono alla dignità di supremo Gerarca* 
Questo Pontefice adunque, che riunì al suo senti- 
mento quello de' più accreditati scrittori afttichi« e 
recenti , che avevano trattata questa questione, rico- 
nobbe nella sua Costituzione : Zelo Domm Dei, Stillar* 
toni. 4. (JoìutihiU 64, per l'erezione del nuovo Col- 
legio Illirico Lauretano la citta di Stridone patria di 
S. Girolamo in un luogo della Dalmazia soggetto al 
dominio Turco, come infatti lo era. Pubblicò Papa 
Urbano la sua Bolla nel 1627, ed il Contado diRnin, 
nel cui territorio alle sorgenti del Tizio vedremo es- 
sere esistita Stridone, non venne col resto della Dal- 
mazia mediterranea in poter de' Cristiani, ossia della 
Repubblica Veneta, che negl'ultimi anni di quel secolo» 
Che direm poi della Chiesa Romana, il cui giu- 
dizio e tanto maggiormente da valutarsi, quanto più 
grande e più scrupolosa si sa essere stata sino dai 
primordj del Cristianesimo la sua premura e diligenza 
nel raccogliere, e nell' appurare ogni qualunque più 
piccola notizia intorno alla vita, ed alle azioni di quegli 
Eroi della Religione Cattolica, eh' eas# colloca sugli 
altari alla venerazione da' fedeli? Désaa è, che poco 



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dopo la morte del Santo Dottore ne inserì nel libro 
della divina salmodia V Elogio* o Leggenda* testificando 

in tal guisa, ck' egli era Dalmata : Hyerotumus j ella 
dice , Eiisebii filini Sindone in Dahnatia Constantio ^ 
Imperatore natus. Chi crederebbe dopo ciò di poter 
con qualche fondamento asserire,. che in Roma, dove 
passò il Santo la massima parte della sua gioventù 
Iteli' istruirsi in ogni studio liberale, dove già adulto 
ricevè il battesimo, e dove poscia al fianco del gran 

' Pontefice S. Damaso, mercè que' suoi maravigliosi ta- 
lenti, e dottrina, pfer cui giustamente ebbe poi il titolo 
di Massimo fra i Dottori di S« Chiesa, era tenuto 
come T Oracolo della Cristianità in tutte le più imporr 
tanti controversie di fede; chi crederebbe, dissi, poter 
asserire, che s'ignorasse in qual luogo egli fosse na- 

. to, e che "la Chiesa Universale nelle lezioni del Bre- 
viario latto all'epoca, in cui cominciò a celebrarne la 
memoria, si allontanasse dal vero nel non averlo ascrit- 
to alla Paqnoniaj od all'Istria? Ma quando anche si 
prescindesse dalla fama, eh' erasi sempre di lui ih. Ro- 
ma conservata, e che si ravvivò maggiormente in quella 
Metropoli del Cristianesimo al giungervi della sua sacra, 
salala da*Reflemme, la Chiesa Romana non avevsf ella 
contezza delle siie opere? Ne ignorava essa quel luo- 
*g°? dove si fe Dalmata ' confinante coi Pannoni? La 
Storia Lausiaea di Palladio, e la vita scritta da Gen- 
naro erano in Roma sconosciute a segno, che, do- 
vendosi quivi far V elogio di S. Girolamo, non si sa- 
pesse, che fiatate nato In Stridone, e che questa fifcse 
esistita nella Dalmazia? Se dunque la Chiesa Romana 



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* - » 

interpretacelo il testo Gerolimjniano : iVaft» in oppido- * * 
StridoniSj quod • • • . Dalmatiw quondam* Pannonitequ&> *4 •' 
cortfinium futi 9 concimi se, <?h' era realmente Dalmata, e ♦ - 
che Stridone non apparteneva per conseguenza ne alla 
Pannonia, ne all' Istria v ma bensì alla Dalmazia, chi' 
si lusingherà colT avvicinare a questa quelle due provic- 
ele per mezzo d' ideali commenti, e di spiegazioni ipo- 
tetiche sufle parole confiniumj oppidum* quondam eòe» 
di vedervi più addentro, e di poter decidere con mag- 
gior sicurezza di quello, che fece la Chiesa Romana? 
Ne poi certamente, perchè V Istria nelle età po- 
steriori, secondo il linguaggio della Chiesa, ossia de 1 
Canoni, de' Concilii, e de* Pontefici (*) fo come prò-' 
vincia ecclesiàstica compresa in partibw Dalmatiaj 
ne verrà quindi, che S. Girolamo realmente Dalmata 
di origine sia perciò stato Istriario , non avendo por 
tuto nascere, che in una delle due provincie. Sono 
note, senza venire a particolari, le sagioni, per cui 
la Chiesa Universale non ha potuto sempre attenersi 
alla rigorosa divisione Geografica delle provincie ci- 
vili, e politiche nelle circoscrizioni delle Diocesi, o 
provincile ecclesiastiche» Ne abbiam veduto degli esem- 
pj anche a' dì nostri* Ma che perciò? Dovrà dirsi forse - 
lo stesso rispetto alla patria <Je' Santi, la quale con- 



(*) Vedi i due opuscoli intitolati: Opusc. i. Delia patria 
di S. Girolamo. Venezia Stabaper. Picotti 1824. Opusc 2. 
•„& Girolamo dimostrato evidentemente ài patria Istriano.*.. 
Trieste presso Gio: MareniglTi829.. • "♦'... 



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1© 

siderata puramente come notizia storica , o biografica 

, nulla ha che fare colle divisioni delle provincie Eccle- 

♦ siasticbe , e coi loro geografici confini? IìO scopo della 

Chiesa Romana maestra, é direttrice di tutte le altre 

fu sempre , indipendentemente da ogni altro riguardo 

quello unicamente d' indicare dove fosse nato quel 

personaggio, il cui elogio doveva essere inserito nel- 

T Offizio Divino. Non contenta essa perciò di dirne 

il luogo preciso di nascita fu di più ancor solita, per 

meglio contestarlo, di aggiungervi la provincia, in etti 

esso esiste, spesso la nazione, or qnesta, o quella 

soltanto, ed or ambedue; ma sempre in modo, che 

ciò, che ne dice, sia incontrastabilmente certo» Tale 

è il metodo costantemente da essa tenuto dal bel 

principio del Cristianesimo, e si abbonda di esempj 

per confermarlo (*)• Se poi per avventura il luogo 

di nascita del Santo era dubbio e contrastato, e la 

Chiesa non avea dati sufficienti per determinarsi con 



(*) Servano per tutti i seguenti : Thomas Apostoìus Ga* 
lilceus, Andreas Apostoìus Bethsaida* natus, qui est Galliate 
yicus. Linus Folaterris in E ir uria. Bibiana virgo Romana. 
Damasus Hispanus. Eusebius natione Sardus. Cletus Ro- 
manus de regione quinta é vico patricio. Paulus Eremita-* 
rum kuctor apud [nferiorem Ihebaidem. Patricius ma Jori 
in Britannia. Gregorius nobilis Cappadox Nazianzi in Cap- 
padocia. Petrus Nolascus Recaudi prope Carcassonam in 

Gallia. Thomas (de Villanova) in oppido Fontis plani To* 

le tana; Diceceseos in Hispania, Ludovicus nonus Gallio» rex. 

Canutus Svenonis Dunorum resisjilius. Fenceslaus Bohemi* 

Dux etc. eie. 



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* 11 

sicurezza nel suo giudizio, essa lasciava il punto in- 
deciso, siccome leggiamo nelle lezioni di S* Agata, 
che i Palermitani, e i Catanesi Facevano egualmente 
loro cittadina: Aqatìxa virgo* quam Panormitani* et Gita- 
nenses ci veni stiain esse dleunU E ci stupiremo, che il 
Breviario Romano sia stato in ogni tempo dai critici 
riguardato come un libro da uguagliarsi, anzi da an- 
teporsi per la sua autenticità alle più genuine istorie ? 
(*) Ed ecco quale fu, ed è il linguaggio della Chiesa 
Romana sul particolare, di cui trattiamo; linguaggio, 
di cui ella si valse per mostrarci la patria di San* 



(*) Fra le decisioni della Sacra Rota Romana si legge coram 
Moke da no 5 alias 309. Futi decisimi, quod liber Pontificali* 
sii aulheniicus 9 et approbatus per communem usimi y et auclo- 
ritalem tacite datarti per Papam y et pei a Los Pro? la lo s infe- 
riore*, qui utuntur co. Sicut dicimus de Breviario, et de aliis 
libri s y quibus utitur Ecclesia in cceremoniis et ordine Sa- 
cramentorum, et divinorum officiorum. Ratio est, quia Ec- 
clesia Romana pra^ dicium Pontificalem ( ©■ cosi dicasi del 
Breviario ) serva tum habet in Archivo publico librorum , ex 
quo extracium et copiatura facit fidem ad. n. in e. ad Audi- 
emioni de prasscr. Et quod sit authenticum tenent Jo: And. 
et DD. in Qie. 1. de jerur et In Recent, decis. 353. w. 57. 
p. 5. seguita Y istessa Rota t Breviariorum est magna auctori- 

tas cap. licet de probqju Cap. in nostra de teslibus ita 

ut hujusmodi Ustoria? atque antiquissimae traditiones tam- 
quam canonizaUe per Ecclesiam tanto magis corroborentur , ut 
ni simili , quod leges civiles in canonum sanctionibus relatte 
per Ecclesiam approbari dicantur ecc. 



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12 

Girolamo colle parole Hieronymm Sindone in Dalmatici 
natus j linguaggio , che malamente si appropria ai 
confini delle Diocesi, e delle loro sacre Metropoli, 
fra le quali pochissime sino all'epoca del S« Dottore 
erano state soggette a quei cangiamenti , che ebbero 
poi posteriormente luogo ; linguaggio in fine , che non 
ha relazione di sorta alcuna con quello della Caria 
Romana, e col 1 Libro delle Tasse della medesima, 
eh' è d* una data molto posteriore* 

AJla Chiesa Latina si uniformò anche la Greca 
Rutena nel far della Dalmazia il S. Dottore* Non 
ne addurremo in prova, se non ciò, che leggesi presso 
i dotti Bollandisti, è che è già stato riportato dal 
Chiarissimo Signor Canonico «Capor Arciprete della 
' Chiesa di San Girolamo degl' Illirici in Roma (*) 
Restant aliqua dicenda* dicono adunque, de memoria 
S. Hieronymi apud Gr<ecos s et Moschos. Henschennius 
noster in prtetermissis ad XV. Junii ad propositum 
nostrum observavit sequentia: S. HiEnoiXYMUS IN 
pace QUIESCEJSS refertur in MSS. Menaris Divionen- 

sibus 'et hoc clarius agnoscitur ex Synaxario 

Motcovitico j ubi tiqtus dicitar iti URBE Dalmatica 
Stri don E. Hactenus Henschennius. Synaxarìum att- 
ieni Moscoviticum j quod laudai j, est ittud* quod alias 



(1) Vedi Tsiioi due Opuscoli, che hanno per tìtolo: Opusc. ì. 
Della patria di S. Girolamo, risposta ecc. Roma 182 5 pres- 
so Bourliè: Opusc. 2. Della patria di S. Girolamo seconda ed 
ultima risposta ecc. Zara dalla Tipografia Battara i83i. 



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13 

apud nos vocatur SLAro-RussicvM s quodque ex 
sermone Slavonico-Latinum verbotenus reddidit Hlii- 
strissimus D. Joan: Gabriel Baro de Sparwenfeld <, et 
cum multis codicibus conttdit. 

finalmente quanto alla popolar tradizione circa 
il luogo patrio di S. Girolamo, la quale i Dalmati 
vantano aj pari degF Istriani, e degli Ungari, sebbe- 
ne non faccia essa prova ne per gli uni, ne per gli 
altri, come vedremo, tuttavia quel yolgar detto Parce 
mihij Domine* quia Dalmata sum può fissare per qual- 
che momento V attenzione de' nostri leggitori» Si 
concede, che una tale esclamazione tutta propria per 
altro del vivace e forte naturale del S. Dottore, e 
adattatissima al' carattere de' Dalmati , non si ritrovi 
ne nelle sue opere, ne presso alcuno scrittore con- 
temporaneo, e che sia un detto puramente popola- 
re* Afa siccome i detti, e le tradizioni del popolo, 
massime se sieno antiche, com 9 è questa, racchiudono 
sempre in se qualche principio di verità; e poiché 
se S. Girolamo fosse stato dell' Istria, o 'della Pan- 
nonia, 1' inventore di un tal' detto avrebbe sostituito 
alle «voci Dalmata sum quella di Pannoniuij o di 
IstrUmusj così i Dalmati faranno ognora anche di 
questo detto popolare tutto quel conto, che le leggi 
della buona critica loro permettono di fare* 



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14 

CAPO II. 

Prove Geografiche j la Stridane di S. Girolamo e la 
Sidrona di Tolomeo j sua posizione. 

L'antica geografia comprova quanto si è da noi 
sino ad ora esposto. Tolomeo Geoyraph: Ub. 2. nello 
enumerare le citta della Dalmazia non fece menzione 
di Strido ne, o Stridona* Una tale omissione m un 
geografo cotanto esatto , e che piuttosto abbondò nel 
nominare .le altre citta Dalmatiche , fece giustamente 
supporre agli eruditi , che quella, la quale egli colloco 
fra Burno, e Blanona, Burnunj, Sidrona, Blanonà s 
cioè Sidrona dovesse tener il luogo di Sindone, e che 
per conseguenza Sidrona, e Stridone non fossero due 
citta, ma una sola chiamata con due nomi in appa- 
renza diversi, ma gli stessi in sostanza* Rimasero poi 
eglino pienamente persuasi, che queste due citta non 
ne formassero che una sola, quando osservarono, che 
le tavole di Agatedemone, le quali rispondono alle 
dimensioni di Tolomeo, segnavano la posizione di Si- 
drona verso la sorgente del Tizio, o Kerka, che di- 
videva la Dalmazia dalla Liburnia alle falde de' monti 
Bebii, cioè nel confine settentrionale della Dalmazia 
colla Pannonia, dove S. Girolamo poneva la sua Stri- 
done* Né si creda esser ciò una gratuita asserzione» 
Fra i tanti scrittori, delle cui testimonianze ed auto- 
rità potremmo ora valerci, non citeremo, che Mario 
Pfegro Comment. Geogr. 6, il quale prende Sidrona 



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15 

per Stridane , Pietro Berzio che, al dire di Fra Ire» 
neo della Croce Stor. di Trieste lib. 6, parlando della 
Sidrona Tolomaica scrisse Stridono patria D. Hiero- 
nymi; Lodovico Dupino //* Itibliot. Stec. A. foni. 3. 
m Hierony. pay+ 1 38» in nota a< che chiama Slridona 
la Sidrona di Tolomeo» Cristoforo Cellario Geogr. 
Antiq. lib. 2. eap. 8 ; Carlo di S. Paulo In notit. Vet. 
Diacey. lib* 3. ubi de Episc. Dahnat.j Marco Marulo 
In Dissertai, de patria D. Hieronymi, quce extat post 
Lncii opus de Rvyno Datami, et CroaU Carlo Stefano 
In D'idioti. Geogr. Y. Sidrona j Michele Villa no va no 
In not ad Ptolom. Uh. 2. eap. ulUj il Munstero Ad 
eumdem Plot. toc. ciU; Casimiro Frcscot Memor. Geogr. 
della Dalmazia Y. Abitila; il Savonarola In Orb. 
Terrar.y. Stridon; e Ferdinando Ughellio ItaL sacr. 
Ma si va ben più oltre. Marco Marulo scrittore, 
che ad un' insigne probità accoppiava cognizioni let- 
terarie d' ogni maniera molto estese, ci attesta toc. eit. s 
che a' tempi suoi ancor si vedevano nell' indicato sito, 
dove sorgeva la Sidrona Tolomaica, e la Stridone 
Geroliminiana, cioè in un luo^o, che chiama Striyovo* 
delle antiche rovine, in mezzo alle quali gli abitanti 
del luogo avevano eretta una chiesola a S* Girolamo: 
Ab illis quoque, egli dice, qui nane de oppidis ei op- 
pido ( diruto Stridonis ) proxinus ad nos comtneantj, 
sape atulivimusin medio Sbiyovi esse adirne saeeUum 
ab aecolis quidem (edificai uni* ut ejus ibi permanerei 
memoria j ubi noverant natum. AZdiiun etiam porterà 
aliquatn superesse j quas parentum ipsius esse affirmant. 
Dell' istesso parere è altresì Monsignor Marnavizio Ve» 



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16 

scovo di Bossina ( Tomko Marnavicà autore di più 
erudite opere oriundo Dalmata, che fioriva sul fine del 
1500). In un suo manoscritto intitolato : Joannìs 
Tomeo Marnavich ecc. de Uh/ria* Ccesaribusq. J%- 
ricis Diahgor. libri septem 1603, si legge, Eratolim 
in mediterranei* Dalmatice ad fines Pannonwsj ut D. 
sciibit Hieronymusj ut vero habet in tabulxs Ptolemasusj 
in Libumùe oc Dalmatice terminis StridoniutUj, rive Stri- 
llona patria tellus Doctoris nostri j sed* ut idem scribi^ 
tua astate solo strata a Ùotliis et funditus^ eversa* cut 
jus locum Ucèt 9 certo assighare non ausimj crediderìm 
tamen esse, ubi hodie Shigovo dicitura locique admodum 
exigua signa ruderum ostentantisjprwter semirutum sa- 
ceUum D. Hieronymo sacratum prqpe montem Strigovna 
dictum . Qui mons distai sexdecim milliaribus ferme a 
sede Bosnensis Bassce Banya Luca vocatum • Hoc ut 
ita credami suadet et similitudo nomini^ et ipsa verba 
Hieronymij qui pattimi ih confimo Dalmatice^ Panno- 
nixeque collocai* licei revera intra Dalmatice fines inci- 
dat. Il citato manoscritto corredato di postille forse 
dell' autore , e di aggiunte credute dell' Ab. Fortis 
esiste ora presso V erudito signor D. Giorgio Plancich 
Dalmata, Lspettor Generale delle Scuole Normali 
nelle provincie Tenete, cui dobbiamo molti ringrazia^ 
menti per aver secondato le nostre premure colla più 
gentil maniera nell* appurare le notizie topografiche 
del contado di Knin. 

Un terzo scrittore , il dotto Roberto Papafava 
De sita Carniohs ecc. sostiene in tal guisa Tistessa 
opinione: Quo paeto y égli dice, Eeeksiam quoque Ro~ 



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17 

manam Dahnatiam accepissemanifestum est, cttm D.Hie- 
ronymum in Dalmatia natum in Breviari* leetionibus 
tradiU Quam urbem Sidronam Ptolenuei !, ut durissimi 
auctores sentiunt, ab eodem in mediterranei* Liburno- 
rum sub long, grad 44. 30 coUocatam ipse doctor e- 
ximòts suo tempore a Gothis eversam, oc solo (equa- 
tam fuisse metnorat. De loco (pddem plurimum dubi- 
tato*. Gommimi* iamen opinio est hodie Strigovum no» 
minori, ubi inter saxa et rudera semiruta (edicola D. 
Hieronymo sacra adhuc visitar sub ejusdem fere nomi* 
nis monte, Strigovno appellato XVI. pass. milL e se- 
de Bosnensis Basste Sonya Luca vocatur in Dabna- 
Hai, Libwmiosj et Pannonue finibus, ubi Hieronymus 
ipse situm describit. Quam urbem in mediterrapeis Li- 
burnorum fuisse testantur Joannes Cabilonensis, Mi- 
chael Villanovanus, Josephus Maletius, Petrus Ber- 
tius, Hieronymus BusceUus in Ptolenueum, Petrus 
Appianus, et Gemma Frisius In descript. Orb. Gèo- 
grapkis consentiunt plerique HCstoriarum scriptpres, et 
precipue Petrus Adrianus Vanden. Flandro In viU D. 
Hieronyj Ludovicus Vergerius JustinopoUtanus, Fauk 
stus Verantius In UbeL virg. Qnibus omnibus accedit 
Urbanus Vili. P. M. in Bescripto institutionis 
Ittytici Coltegli, quod in urbe Lauretana dedit anno 
CI3DCXXVII, ubi Stridonem in Turcica Dalmatia 
poiìiU Lo stesso ci attestano In adversar., et Sched. 
InediU ad Bcs Illyrj e Raffaele Levacovich, e Igna- 
zio Giorgi. — 

Lasciata ora da parte e la chiesetta in onor del 
Santo fabbricata da quegli abitanti, ed i ruderi delia 



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*8 

ejpa dei suoi parenti, ed altri racconti , che odorai 
tuttora e in quei dintorni 9 e per tutta la Dalmazia; 
lasciate, dico, tutte queste cose da parte come mo- 
numenti sospetti, e mal sicuri 9 potendo essere stato 
presso persone credule in rozzi tempi Y effetto della 
semplicità del loro animo , non possiamo però non far 
avvertire : 1. che le dimensioni del gran geografo Al» 
lessandrino .ci. portano a stabilire il sito di Sidrona, 
o Stridone alle falde del Bebio presso le -sorgenti del 
Tizio ; 2. che i ruderi , di cui parlava Marulo come 
esistenti al suo tempo, ce ne indicano il sito a tra- 
montana sotto quel monte in un luogo il più adatta- 
to e conveniente all', edificazione di una citta; 3. fi- 
nalmente che, siccome si sa non essere quivi esistita 
altra citta, che la Sidrona di Tolomeo, ossia la Stri- 
done di §•. Girolamo, così la, e non altrove ne dob- 
biamo riconoscere la posizione sotto il grado 43.30' 
di longitudine, e 44. 30' di latitudine, come mostra- 
nò le carte Tolomaiche* 

Benché fra le sorgenti di questo fiume quella, 
che dalla parte di Levante viene fuori da una caver- 
na in distanza di cinque miglia da Knin nel luogo 
detto Topolje sia da riguardarsi come la principale, 
mentre essa sola come ricchissima d' acqua bastereb- 
be a formare, e a fare scorrere con decoro un' fiume, 
ne riceve con tutto ciò altri considerabili aumenti dal 
torrente Rerkick, o Kersich, che discende dall' alto 
della Giogana detta Hersovaz* e dall' altro torrente 
nominato Kossovchizza, e che alla falda del così det- 
to monte Cavallo lambendo la campagna di Kossovo 



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' « 



i9 , 

si scarica nella Kerka. Nulla di più magnifico , ed 
imponente dello spettacolo, che offre il Kerkich dopo 
essere stato ingrossato dalle pioggie dell'autunno. Da 
un ciglione formato di tofo, a cui firn base le lunghe 
barbe della gramigna, ed il musco , rotola esso e pre- 
cipita giù le sue acque da una cataratta dell' altezza 
di circa cento piedi nelT oscura caverna , da dove 
sotto 1' istessa cascata esce fuori con grande abbon- 
danza d' acqua il Kerka* 

_ Quali acque poi confluiscano a ponente in que- 
sto fiume, così ce lo indica il naturalista Abate Fortis 
nel suo viaggio della Dalmazia Voi. L pag. US. La 
Butimschiza, egli dice, si forma sotto il monte di 
Stermizza dal concorso di tre torrentelli, il principale 
de' quali, eh 9 è detto Zoomi Potok ( nero torrente ) 
dopo nove miglia di corso dal monte GeUnàk serpeg- 
giando si conduce ad incontrare V acqua del Mracai 
nato dal monte Plissivizza , che perde il nome conser- 
vato per sei miglia di viaggio confondendosi col ru- 
sccllo Tiskovszi nelV alveo del maggior torrente* Il Tis- 
kovszijQ Tiskovaz entra a ingrossare V acqua del torrente 
nero poco prima* che il Mracai vi metta capo : egli viene 
dal monte Vulxza attraversando V ampia campagna di 
Sarby e Dugopolje, cui il Fuliza* e il monte Truhar 
separano dalla pianura di Grahovo* che giace olire 
V Austriaco confine. Entra finalmente poco lonUmo 
dalle spalle di Knin a ingrossare il fiumicello Butimm 
schiza la Plavnavschiza, acqua nata dal monte* die 
domina la campagna di Plavno accresciuta dal torre** 
tello di jRadugl Potok * che in alcune delle migliati 



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*0 
curie e detto Radiljcvaz, La concorrenza di tutte que- 
»te acque montane rende la Batimschiza ghiajosa, e 
per quanto io credo* fa delle di lei foci il principa» 
lissimo motivo ( non so perchè mai avvertito, e so- 
spettato da altri ) dell' impaludamento deli 9 ampia e 
fertile pianura. Forse il ponte, gotto di cui ella passa 
neW atto di mettere foce in Kerka anch' egli ha buo- 
na parte nella cólpa dell 9 inghiqjamento fatale. Queste 
acque pertanto 9 che raccolgonsi nel Butimschiza, e 
che ne rèndono perenne il corso 9 debbonsi considep 
rare anche esse come altrettante sorgenti del Kerka; 
e come elleno dalla parte d' occidente 9 così il Ker- 
kicb, e la sorgente di Topolje da quella di levante 
formano il cuneo 9 sulla cui estremità sorge al pre- 
sente la fortezza di Knin 9 così detta dall' illirica voce , 
KnùìjO KUnj che significa appunto cuneo* In ques- 
sto cuneo 9 o spazio bagnato dalle mentovate acque , 
dominata a settentrione dal Bebio, che è 1' odierno 
monte Dinar a, esisteva la Sidrona di Tolomeo 9 ossia la 
Striderne di S« Girolamo» 

É vero 9 che indarno da noi si cercherebbero al 
<{ì d' oggi in questo luogo i ruderi di Stridono an- 
cora esistenti a tempo del Marulo, e fra essi il vil- 
laggio di Strigovo colla piceola chiesa in onor del 
Santo. Nato Marco Marulo, come lo attesta il sacer- 
dote Andrea Ciccarelli nel suo opuscolo sugli uomini 
illustri di Spaktroj nel J450 9 e morto nel 1528 
scriveva appunto allora 9 quando i Turchi fattisi pa- 
droni della Bossina in breve occuparono pure la Dal- 
mazia montana, e mediterranea dal Drilone sino al 



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21 

Tedanio, e per conseguenza anche il circondario di 
Knin, dove il Mando poneva Strigovo fra le rovine 
di Stridone. Tutto cangiò d' aspettò nel luogo , di cui. 
parliamo , al giungere, ed allo stabilirmi de' Turchi 
in Dalmazia. Gli abitanti abbandonarono le loro sedi 
saccheggiate ed arse, riparando nelle citta , e ne' luo- 
ghi fortificati lunghesso la marina. Ogni avanzo di 
antico edilizio , . e di opera romana sfuggito al rio fo- 
rore del Goto, dell' Avaro, e dello Slavo scomparve: 
le Chiese o furono convertite in Moschee, o incen- 
diate, o uguagliate al suolo, e finalmente in luogo 
delle terre, e dei villaggi di prima ne sorsero de* 
nuovi popolati da gente di diversa credenza, e venu- 
ta dall' interno dell' Illirico. 

Alcuni fra gli scrittori Dalmati non avendo fafc» 
ta attenzione dove precisamente cadevano le dimen- 
sioni di Tolomeo, ne al vero confine antico delle due 
provincie errarono nello stabilir il sito di Stridone. 
Il Papafava, ed il Marqavich la posero troppo a set- 
tentrione coli' averla fetta sedici miglia sole distante 
dalla fortezza di Banja-Luka, citta dell' odierna Bos- 
sina; iì P. Dolci troppo verso ponente, e a mezzodì 
nella Liburnia collocandola nei contorni di Nadino; 
il canonico Giovanni Paulovich-Lucich, e V abate 
Andrea Giccarelli troppo verso il mare col situarla 
presso il forte di Duarc nella campagna di Lovrec- 
chio, lqjoghi mediterranei della Dalmazia antica dis- 
costi soltanto dieci miglia dal mare, più di venti dai 
monti, che dividevano la Dalmazia dalla Pannonia, 
e più di trenta dalle sorgenti del Kerka. Quegli, che 



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22 
meglio <T ogni altro V ha avvicinata al luogo, dove 
esisteva, è il prelodato Arciprete Capor. Dopo aver 
egli colla scorta del grande Straberne ragionato nella, 
sua erudita Appendice sulla catena de' monti Bebii , 
ed Ardiei, che prima di Augusto separavano la Dal- 
mazia dalla Pannonia, colloca Stridono nel luogo, dove 
in oggi sorge Grahovo, Grahovaz, Graovaz, o Racovaz 
piccola terra sul limitrofo confine Ottomano, e con- 
fronta opportunamente le carte Geografiche del Bleu 
del 163«5 con quella del Sansoni del 1688, e colla 
nuova Topografica della Dalmazia dei due ingegneri 
Melchiorri, e Zavoreo del 1787 dedicata al famoso 
Angelo Emo. Da essa risulta, che la posizione del 
moderno Strigovo , o sia Sirinaz 3 o Sdrinaz corri- 
sponde a quella dell' antica Strìdone, o Sidrona • 



capo in. 

Se dalt ignorarsi il sito preciso di Strìdone nella Dal- 
mazia ne segua, che & Girolamo non debba farsi 
Dalmata. 

Gli scrittori Dalmati, si va dicendo dall' autore 
~de' due opuscoli, non solo non convengono fra loro 
sul luogo preciso di Strìdone* ma ne tampoco sulla 
Provincia. Chi la pone * vi si legge opusc. 2 pag. 19 
nella primitiva Dalmazia* chi nella più estesa* clii nel* 
la Liburnia* e forse anche nella Giapidia. E guanto 
al luogo chi lo vuole sopra Duare, sotto Lovreccliio 



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23 
nella primitiva Dalmazia, e ehi a ^cordona* e chi a 
Sidrona presso Obbrovazzo nella Liburnia* e ehi a 
Strigna verso Cistainiza ( Costainiza ) ., chi al monte 
fastirevo * chi in Bukoviza* chi sotto il monte Stri» 
govna* ehi in Sidràgr* e Sidragha luoghi appartenenm 
ti dia Giapidia* e parte alla Liburnia. Cosa e questa 
scontordanza* si continua a dire, fra chi scrisse pei 
Dalmati? Queste foroj pugne contradittorie* o questa 
generak incoerenza ? Vuol dire , die lo spirito di par» 
titOj ed in alcuni il patrio calore fa travedere pescan- 
do nel torbido* palpando nelle tenebre, e camminando 
pel bujo smza incontrarsi * perchè ai prevenuti manca 
la buona crìtica * cinósura della ragione * guida del 
lume* e deW intelletto * e che può dirsi ragionevole 
mente* eh e un caos <f illusioni * e di contraddizioni* 
ubi nullus orda* sed sempiternus horror infcabitat* vuol 
dire* ch'essi non potetulo stabilire il luogo natalizio 
del Santo* esso non e nato nella Dalmazia, e che ap- 
parteneva o agli Vngari, eìie hanno saputo meglio de- 
terminare V Ungheria per la provincia* e Sdrinovar 
per la patria* o agli Istriani* che gli assegnano la so- 
la Istria, ed il solo luogo di Sdrigna. Tali sono le 
obbiezioni recentemente prodotte contro i Dalmati in 
questa controversia. Nel rispondere ora ad esse con 
quella pacatezza , e sangue freddo, che deve guidare 
la penna al saggio, si fa in primo luogo osservare , 
che la Liburni% e la Giapidia essendo state da Au- 
gusto incorporate alla Dalmazia , ancorché esistesse 
Stridone nelT una, e nelT altra % si può giustamente 
asserire ,, ed ammettere, eh' essa era realmente nella 



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24 • 

Dalmazia; si domanda in secondo luogo, se dall' igno- 
rarsi il sito preciso di Stridone, che autori gràvissi-' 
mi attestano essere esistita nella Dalmazia 9 ne segua, 
che. o se ne debba dubitare, o negare affatto V esis* 
tenza» Noi crediamo di nò; e per provarlo ci serve- 
remo di esempj tratti dalla storia, e geografia dill' 
istessa Dalmazia* 

Sappiamo, per esempio, da Stratone Lib. 7. e 
da Polibio In Except. LegaL* che la colonia ie Si- 
racusani, la quale sul finire della centesima olimpia- 
de, 300 anni in circa prima dell' era volgare sotto 
il regno di Dionisio il seniore si stabilì in lassa, ce- 
lebre isola dell' Adriatico, fabbricò quivi lina citta, e 
che alcun tempo dopo vinti e sconfitti cUlla flotta di 
Dionisio quegl' Illirici, che avevano ardito di acco- 
starsi a Paria, dove ora sulT isola dì Lesini sorge 
Starigrad, o Cittavecchia per attaccarvi la Greca co- 
lonia de* Parii., o Farii, passò sul continente Illirico, 
ed, occupatane la spiaggia marittima fra le foci del 
Nesto,e"deI Tizio, fondowi due Città, cioè Tragu- 
rio, ed Spezio. Per relazione di Vatinio Apnd Cicer. 
in episU sappiamo parimenti, che dalla Narona al Ti- 
zio parte in fra terra verso V Ardio, e il Bebio, e 
parte lungo il tratto marittimo esistevano più di ot- 
tanta citta, fra le quali si annoverava Stridone o Si- 
drona. Tolomeo , che sotto il vocabolo di Liburnia v 
comprende anche la Giapidia, da a oneste due Pro- 
vincie sedici citta poste fra terra. Quattro Strabone 
ne da alla Giapidia* Finalmente dalla Narona al Dri- 
lone nella parte orientale della Dalmazia, eh' era 



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25 

r antico Illirico primitivo, o propriamente detto, pia 
di altre Tenti citta si contavano, di cui parlano Stra- 
bone, Plinio, e Tolomeo. Ora chi il crederebbe? e 
nell'isola di Lissa, e nei luoghi presso Spalatro, 
dove furono edificate le citta di Tradurlo, e di Epe- 
zio 9 non vedesi il più piccolo avanzo di Greca Ar* 
chittetura, e fra le cento , e trenta città , che contava la 
Dalmazia dall' Arsa al Driloue, quattro, o cinque^ ap- 
pena ( se si eccettui il palazzo di Diocleziano a Spa- 
lata) ) possono mostrare qualche piccolissimo vesti- 
gio di edilìzio antico. Ma poiché di tante di queste 
citta non si sa il sito preciso , dove sorgevano, e poi- 
ché sebbene colla scorta degli antichi scrittori, che 
di molte lo indicarono con particolarità di circostan- 
ze locali, indarno si tenterebbe oggi dopo il corso 
di tanti secoli, dopo tante irruzioni di popoli accom- 
pagnate da guerre e desolazioni, e dopo tante vicen- 
de fisiche, che cangiarono, per cosi dire, la forma 
al suolo, di scoprirne con lunghe perlustrazioni, ed 
indagini le più accurate la posizione, che dovremo 
noi quindi concludere? Ch' elleno non esistettero? 
Che Polibio, Appiano, Tito Livio, Yatinio, Strabo- 
ne, Plinio, Tolomeo, Dioa Cassio, S. Girolamo, 
Procopio, e gli autori degl' Itinerarii ci rammentino 
delle citta nella Dalmazia /le quali non esistettero, - 
che nel loro capo? Che Stridone, perchè distrutta 
da' Barbari quasi dalle fondamenta ne sparirono poi 
per opera di altri Barbari i pochi vestigli ancor su- 
perstiti, o non fu mai al mondo, o non esistette, do- 
ve la collocarono S» Girolamo e le Tavole Tolomai- 



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«JT v.^skì 



26 
che? Se un cotal ragionare dovesse aver luogo, che 
dir si dovrebbae di tanti punti di Ebraiche, Greche, 
e Romane antichità universalmente ammessi, benché 
meno chiari del nostro in questione? Abbiamo infat- 
ti dall' Istoria dell' emigrazioni, che i Goti, i quali 
distrussero .Stridone, penetrarono realmente sino alle 
sorgenti del Tizio, e che a loro successero gli Un- 
ni, gli Avari, gli Slavi, i Croati, ed i Turchi, che 
atterrarono poi ogni monumento antico. Ad onta di 
tuttociò, e dei cangiamenti accaduti nella lingua, la 
rassomiglianza degli antichi nomi coi moderni , e quel- 
lo specialmente di Gradina ci fornirà delle akre pro- 
ve (!)• Credano pur dunque i sostenitori della causa 



(i) Nel luogo chiamato Bobovdol, che resta 6 miglia sot- 
to finiti là dove il Kerka formando uri isola vi fa una pic- 
cola cascata, è un luogo seminalo di canne , e di altre erbe 
palustri, essendo stato eseguito per ordine del governo vene- 
to circa la metà dello scorso secolo uno scavo, vi fu rinve- 
nuto sette piedi sotterra un architrave, e cornicione di mar- 
mo greco egregiamente adornato di basso rilievo, che rap- 
presentavano festoni di fiori, testuggini, cocodrilli, ed altri 
animali anfibii: Fortis loc.cit. pag. 116. Nel 1819 il Gover- 
no Austriaco avendo fatto fare un altro scavo per dare uno 
scolo alt acque, che allagano, e rendono malsana quella 
bellisima campagna, si trovò alla profondità di tre braccia 
un idoletto di marmo, e un grande sperone di ferro, ora 
posseduto dal prelodato ab. Planciclu Pare , che si possa da 
ciò dedurre, 1 che le grandi acque, le qualli cadono giù dal 
monte sovrapposto al luogo détto Gradina presso Stermizza, 



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27 

Istriana ciò , che più loro aggrada : a noi sembra ap- 
punto colla scorta della ragione, e della critica di do- 
ver collocare Stridone alle sorgenti del Tizio 9 dove 
tanti motivi concorrono a fissarne la posizione. E se 
r Arcidiacono Tommaso fra gli scrittori della Dal- 
mazia la pose nella Giapidia Dalmatica sopra il Cai> 
nero, e se gK altri scrittori la collocarono nella Li- 
bnrnia non lungi dal Tizio, o nella Dalmazia pro- 
priamente detta vicino al Tiluro, il non essersi- in- 
contrati circa la località, o sito preciso, impedì poi 
forse, che non s y incontrassero circa la sostanzialità 
delle ragioni e degli argomenti, coi quali provano, 
che Dalmata fu il S. Dottore ? 

Per quanto poi appare dalle loro opere non vi 
fu fra gli scrittori nazionali, od esteri chi trattasse 
questa eausa per spirito di partito * o per patrio co» 
fore. Spalleggiati i primi dall' autorità dello stesso S. 
Girolamo, e da quella di scrittori contemporanei, e 
dalla Chiesa Romana non hanno mai dubitato, che 



e Drinaz in tempo di alluvioni per mezzo del fiume Butim- 
schiza, e della piena del Kerka abbiano in parte trasporta- 
te, e seppelite sotterra a Bobovdol i ruderi di Stridone. % 
che a tempi de* Romani il Tizio, o Kerka avendo avuto in 
Bobovdol un letto sette o otto piedi più profondo; non v e- 
ra, come in oggi, intoppo al suo corso, e navigazione. Co- 
munque sia, ci attesta ancora il Fortis loc. cit. che; si trova 
presso Knin un osservabile quantità di antiche monete Romane, 
particolarmente dei tempi di Antonino. 



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28 

il S« Dottore non fosse della loro nazione ; si sonò 
i secondi occupati di un tal argomento, perchè in 
confronto delle ragioni, che militavano per gli Unghe- 
ri, e gì' Istriani, trovarono più forti quelle, che fa- 
cevano pei Dalmati. Quindi e gli uni , e gli altri Jion 
avendo avuto motivo di pescar nel torbido, non fe- 
cero, eh.' esporre candidamente i loro pensamenti; e 
però tutto il mondo li assolverà dall' intempestiva, ed 
acerba accusa, che loro vien data. 

Non basta finalmente , che gì' Istriani , e gli 
Ungheri abbiano saputo determinar meglio de' Dal- 
mati la provincia, ed il luogo di nascita del Santo. 
Fa d' uopo, che i primi lo determinino meglio de' ' 
secondi, o viceversa. S. Girolamo non potè venir al 
mondo, che in un sol luogo.. Ma, secondo il Lucio, 
la causa degli Ungari non è sostenibile, e quella de- 
gl'Istriani, al dir de' dottissimi Bollandisti, non può u- 
gualmente esser difesa, perchè la storia non si ac- 
corda colla geografia: nec Ustoria * essi dicono, nec 
Geographice ratioties conciliari possunt cum opinione 
illorurn 3 qui & Hieronytnum in latria natum asserunU 
E chiaro adunque , che gli scrittori Dalmati non furono 
mai, né sono nella dolorosa necessità, per difendere la 
patria del S. Dottore , di dover palpare nelle tenebre, 
di camminare pel bujo, e perdere il lume della ragione, 
mentre ancorché essi ignorassero il luogo preciso del- 
la patria del Santo nella provincia della Dalmazia, 
potrebbero tuttavia, secondo le leggi della buona crir» 
tica^ farlo loro nazionale. 



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20 
CAPO IV. 

Confronto degli antichi nomi di Stridone* e di Sidro- 
na coi recenti di Strigovo 3 e di Sdrinazj loro ri» 
gm/icato. 

E' un opinione erronea (1), e lo vedremo in tm 
altro scritto a parte , quella, che attribuisce alla vena- 
ta, ed allo stabilimento degli Slavi nelle provincie dell* 
Illirico, e della Dalmazia 1' introduzione dell' odierna 
lingua Illirica. Il presente idioma Dalmato-Illirico è il 
Tracio-Sarmatico antico, che conservassi ognora intat- 
to ad onta, che i Romani, gli Unni, ed i Turchi vi 
portassero seco il loro proprio al succedersi come con- 
quistatori, e Signori di tali vaste contrade. I nume* 
rosi popoli, che sotto varie denominazioni abitavano 
tra il Ponto Eusino, e il Baltico, e tra il mar Gela* 
to, ed il Dinubio, che per le loro vittorie sulle pro- 
vincie dell' Impero alla fine si stabilirono per conces- 
sione de' Greci Imperatori sul suolo, e fra le popò- 
lazioni dell' Illirico sotto il nome di Slavi, erano co- 
lonie di antica lingua Tracio-llliriea , o Sarmatica; 



(i) vedi le nostre dissertazioni premesse al Dizionario Il- 
lirico del P. Gioachino Stulii, e intitolate i. De prestantia et 
vetusta te Lingua? lltyrica*. 2. Dell! analogia della lingua degli 
antichi popoli deli Asia Minore con quelli della Tracia, 
e dell Illirico. 



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50 

quindi vi trovarono essi ne\Y Illirico e nella Dalma- 
zia Tistessa loro lingua, tranne le differenze proprie 
de' dialetti. / 

Nato S« Girolamo nella Dalmazia sapeva anch' 
esso il linguaggio de' suoi nazionali, e nell' asserire, 
che il luogo della sua patria era stato il confine del- 
la Dalmazia, e della Pannonia, nel nome di Strìdone 
vi espresse mirabilmente tutta la forza, ossia la vera 
etimologia* Srida in tutti i dialetti Illirico-Slavi si- 
gnifica mezzo ( meditidlium ) e Sridan, o Sridnij Srid* 
uaj Sridno ciò* eh 9 è nel mezzo* o posto fra due con» 
fini, com' era Strìdone. Dalla voce Srìdna i Romani 
con più dolce pronunzia fecero Sridona * e poiché era 
per loro cosa* inusitata principiar le parole per *r, e 
famigliarissimo poi per str* v' inserirono la lettera t* 
ed invece di Sridona dissero Strido* Stridona. La 
Sidrona di Tolomeo è anch' essa un nome pretto 
pretto Illirico, e derivante dalla medesima radice di 
Stridone. Usando pure gì' Illirici la metatesi, o tra- 
jezione delle lettere, il vocabolo Sidra * o Srida e per - 
loro T istessa cosa ; e n* abbiamo tuttora un docu- 
mento nei nomi dei luoghi detti Sidragn* e Sidraga 
nella Liburnia, e di quello di Sidra, che in alcune 
carte si da ad un ruscello, e ad un monte presso la 
fortezza di Knin, dove il fiume Butimschiza si con- 
giunge colla Kerka, e dove esisteva Sidrona. Ed ecco 
come Stridone, e Sidrona si riconoscono anche ri- 
spetto al loro nome per una sola, e medesima citta, 
e come per mézzo del loro significato etimologico noi 
ne ravvisiamo la verità della posizione indicataci da 



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51 ' 

S. Girolamo in quelle parole Dftlmatice ijuandan* Pa*- 
nomceque confinium fuiU 

Del rimanente la Sidrona di Tolomeo per una 
nuova metatesi meno grata all' orecchio divenne poi 
in bocca di Greci scrittori Strdona^ o Sardona. Non 
è da dubitarsi, che Procopio non alluda nel seguente 
passo alla citta di Stridone , o Sidrona; Uhigitilaus ve- 
ro solusj, egli dice, in JLiburniam Gothos ductabatj qui 
tèi cum Romania apud Sardonam arie conflixisset 3 
'vieti bello ad Burnum urbem se reeeperunU perciocché 
tuttociò, che qui egli dice, quadra per eccellenza non 
solo per ragione del nome , ma ben anche della posi- 
zione, e di altre circostanze con Sidrona. Infatti ancor 
Sidrona, secondo Tolomeo, era nella Liburnia presso 
le sorgenti del Tizio, e non lontana da Burno. Era 
poi ben naturale, che avendo dovuto Ugitilao co' 
suoi Goti venir alle mani coli' esercito Romano, si 
accampasse presso Sardona, .o Sidrona: perciocché 
sebbene fosse già stata prima distrutta da' Goti, mo- 
tivo, per cui forse Procopio la nomina senza 1' ag- 
giunta di oppidum^ o urbe* cioè di citta, poteva an- 
cora con tutto ciò per mezzo delle rovine, che n' e- 
rano rimaste, e per la sua forte posizione naturale 
servir loro di riparo, e di difesa. Finalmente la riti- 
rata de' Goti da Sardona a Burno dee riguardarsi 
come una conferma senza replica della posizione, o 
sito di Sidrona,. o Stridone* 

Sconfitti i Goti dall' esercito Romano, che stan- 
ziava nei contorni di Promona ( ora Promina presso 
Deriùs) citta della Dalmazia resa fortissima dall' istes- 



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32 
so Augusto con lunghe e grosse muraglie non are- 
vano da Sardona luogo più vicino per mettersi in si- 
curo, di Burno lontanò circa 15 miglia da Sardona, 
o Stridono • V ha degli eruditi, che nelle parole del 
passo di Procopio qui ubi cimi Romani* apud Sardo- 
nani acie conflixisset * leggono apud Scardonam, e 
prendono Sardona, o Sidrona per la rinomatissima 
citta di Scardona posta da Tolomeo sulla sponda 
dell' Estuario, o lago Scardonitano, il Prokljan formato 
dalla foce del Tizio, e dal mare, che per un largo ca- 
nale della lunghezza di 12. miglia s' insinua dentro. 
Ma i Goti non discesero dall' interno della Liburnia 
sino a Scardona , o iq altri punti vicinò al mare , ni 
a loro è dovuto V eccidio di alcuna citta marittima* 
Quindi deesi leggere nel testo di Procopio Sardo- 
itimi, e non Scardonam^ come pur vorrebbe il Far* 
lati Illyr. sacr. tom. 1. pag. 155. Del resto V antica 
'Burno porta in oggi il nome di Trajangradj la città 
di Trajano, e vi esistono tuttora in vicinanza nel luo- 
go detto Suplja Zarkva gli avanzi di un beli' arco 
dedicato a questo Imperatore» 

Dee poi certamente recar meraviglia 1' osservare 
come ad onta di tante vicende accadute nel corso di 
14 secoli nei luoghi, e nella lingua Illirica gli anti- 
chi nomi di Stridone, e Sidrona, di Sirdona, o Sar- 
dona riconòscansi non ostante anche oggidì nei re- 
centi di Strigovoj di Sdrenovazj Drinovazj e Drinau 
Strigovo senza dubbio è 1' istessa cosa, che Strido- 
vo, derivando da una medesima radicale, cioè dà 
Srida, o Sridno. Per dolcezza di pronunzia in alcuni 



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5$ 

dialetti il d cangiasi in jr, dicendosi v. g # naredjeno 
e naregeno - ordinato - usadjeno e usageno piantato» 
Alcuni addjettivi poi hanno più finali, o uscite* La- 
onde Sridnoj e Sridovo^ e con pronunzia Romana 
Sbidovoj e Strigovp sono 1! istessa cosa. NeU'istesso 
modo Drinovazj, o Drenovaz* Drinaz o Dinar con- 
tratto derivano dall' istessa voce Srida* o Sidra * Sri- 
don j © Sidranj a per restarne jcon vinti, basta rifleW 
ter e, che gì' Illirici ora mettono, ed or tolgono la $ 
iniziale in alèune voci, come p« e» pametan* e spam 
metan V intelligente, miriti* e smiriti pacificare ecc., 
e che se la metatesi cól far passare le lettere, e sil- 
labe da un luogo nelT altro delle parole ne cangia il 
suono, non ne cancella però Y origine , e non ne 
mata il significato* Dopo ciò e facile il comprendere 
.come da Sriìinovaz, ed omessa la Sj Drenovaz, Dri- 
naz * e Dinar 3 Dimora 3 X odierno nome del monte 
Beino, siasi formato dall' Illirica voce Sridnary Srid- 
nara* Del resto oltre V odierno villaggio Drenovaz 
( Sdrenaz, Stridnovaz ) lontano poco più di cinque 
miglia da Stermiza , ove se ne prendisi' la distanza in 
linea retta, che io crederei essere il monte Strigovna 
del Staralo, oltre Drinaz ^ o Drinina* Draga (i) fra 



(1) La voce Draga nel dialetto Dalmatico. significa valle, 
e l'attesta anche Stólli nel suo Dizionario. Quindi Brinimi 
o Strìdnina ( SridninaJ Draga vorrà dire la valle, o il pia* 
no di Stratone, o Sidrona* 



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54 

Drenovaz e Stemma sul fiumiceDo Butimschiza, ed 
oltre il monte Dinara, che hanno perpetuato, e per- 
petueranno il home 9 ed il sito di Stridone, o Sidro- 
ila, v* ha un altro luogo,* che merita le nostre con-* 
siderazioni , ed è quello, eh' e chiamato Gradina sul 
dorso di una collina del villaggio di Stermizza con- 
tigua al monte in oggi detto Orloviza, o Orlova Go- . 
rum Raccontano tradizionalmente i vecchiardi di quei 
. paesi , r che in Gradina esisteva ne* teìnpi antichi una 
citta. La r tradizione sembra confermata dal fatto. Sco- 
pronsi quivi, e si disotterrano dopò tanti secoli tut- 
tavia avanzi di Romane fabbriche, corniole, e meda- 
glie antiche. Come 1' Illirica voce Kuehistina denota 
vestigi! , o le rovine di una casa diroccata , così quel- 
la di Gradina i ruderi d' una citta atterrata. Final- 
mente sopra un colle presso Stermiza, e Gradina 
nello scorso secolo, cioè dòpo, che il contado di Knin 
venne in potere dei "Veneti, fa dalla famiglia Naehich 
eretta una Chiesa in ónor di S. Girolamo, la quale 
ci ricorda la mentovataci dal Mando distrutta all'ap- 
rivo de* Turchi. 

Siccome poi un istesso oggetto,, eh' esista in 
più luoghi, nella lingua dègl' Illirici, come già nella 
lingua santa, da motivo di denominarlo col medesimo 
vocabolo, che d* ordinario n f esprime la natura, o 
proprietà essenziale, così non è stupore, che oltre lo 
Strìgovo del Marulo alle sorgenti del Kerfca, un al- 
tro se ne ritrovi sopra Duare rammentatoci dal Ca- 
nonico Paulovich - Lucich , e dal Sacerdote Cicca- 
relli, che vi sia un monte col nome di Sirigovna y 



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55 

-dei luoghi detti Sidragn, e Sidraga nella tiburnia, e 
nella Giapidia; che fra i Pannoni, o Ungali ci si 
additi Srinovar, e Stridovo nell' isola Chacotornia fra 
la Mura, -e la Brava, e che S. Girolamo sia stato 
fatto oriundo di tutti questi luoghi, come già Omero 
di sette città. Giova bensì riflettere , per essere intie- 
ramente persuaso del valore delT espressione di S. 
Girolamo Oppido Strìdono s quod DabnatUe quondam 
Pannonueque confinium fuitj che tutti gli addotti vo- 
caboli portano seco Y idea di confine , come oltre i 
nomi di Sidrona, e di Stridone de* Dalmati, ce lo 
mostra anche lo Srinovar, Sdrinovar, Stridovo ecc. 
degli Ungheri Illirico - Slavi da loro chiamato illiri- 
camente anche medju - moije* esistente cioè fra, o in 
mezzo all' acqua, o sia fra la Mura, e la Brava, e 
in lingua Ungara Mxirakos, perchè posto fra i sud- 
detti [due fiumi. Andrebbe all' opposto lontano jjbd ve- 
ro chi si desse a credere, che il nome di Sdregna, 
o Sdtigna dovesse anch' esso dedursi dall' addotta vo- 
ce Srida r e Sridna* come lo Strigovo de' Dalmati, 
e lo Srinovar degli Ungheri ; perciocché non giace 
fra due confini, come Stridone* Fu quindi così chia- 
mata dall' illirica voce Stiriti \ o Sdirati* che signifi- 
ca propriamente lacerare* spogliare * escoriare j. e, in 
senso traslato, un luogo alpestre, e ineguale pei rotti 
e pontnti sassi, di cui è ricoperto* Tale infatti è Ut 
villa di Sdregna nell' Istria» 

Lo Storico di Trieste Fra Ireneo della Croce, 
che ci porgerà gran materia di ragionare in questa 
disputa, nega Lib. 6. Cap. 4, ohe 16 Strigovo Dal- 



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se 

malico esistesse dove dagli antichi geografi ai pone 
Stridirne, e Sidrona. Sidrona* egli dice, riposta da 
Tolomeo nella Libtirnia, non può, ne deve adattarsi 
con Sindone assegnata dal Santo nei confini della 
Dalmazia 9 e dell' Ungheria per essere' vicina ad Ob- 
brovazzOj e sei teglie incirca da Zaravecchia* come osm 
serva il mentovato Filippo Ferrario favorito dall' au- 
torità del Negro da esso creduto Balas* e non Stri- 
gona. Nei abbiamo già veduto , che Striderne , e Si- 
drona sono una sola, «ed istessa citta, e che Tolomeo 
colloca quésta presso le sorgenti del Tizio, o Kerka, 
da cui Obbrovazzo è lontano in linea retta più di 
venticinque miglia verso occidente* Filippo Ferrario 
distingue bensì nel suo dizionario geografico Sidrona 
da Stridone;.ma non dice, e non prova, che s'in- 
ganni chi sostiene il contrario. Dall'altra parte l'au- 
torità £el Ferrario non è senz' appello, conciosiacchè 
UBaudrend, che ne accrebbe il lessico, lo va passo 
passo giustamente correggendo. Mario Negro poi ac- 
curato geografo colloca Geogr. CommenU 6.» Sidrona 
nella Dalmazia, e quantunque non la chiami Strigo- 
vo, la crede però 1' istessa cosa, che Stridone, della 
quale, come già Tolomeo, non fa menzione in alcun 
luogo. Del resto Ireneo non si accorse, o finse di 
non accorgersi, che Mario Negro, il quale aveva vi- 
sitato 1' Istria, nel descriverla non fa motto di Sdire- 
gna. Ma e perchè mai la omise? Perchè non la tro- 
vò menzionata appo alcuno scrittore antico di autori- 
tà, e 'perchè per quelle ragioni, the diremo in ap- 
presso, e che i più avveduti possono già di leggeri 



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3* 
immaginarsi, gli parve non aver quivi potato avere 
S. Girolamo i suoi natali» Finalmente il Lodo, di 9 
era pienamente a giorno di questa controversia, pose 
Strigovo nella sua carta della Dalmazia nelT antico 
sito della Sidrona Tolemaica, ossia della Stridone 
Geroliminiana» 



CAPO V. 

Idea dell' Illirico j confini delia Dalmazia prima e 
dopo Augusto. 

L'Illirico primigenio, o propriamente detto, che 
negli antichi tempi dal fiume Drilone, o Bojana ar- 
rivava sino alla Narona, o Narenta, fii poi esteso 
verso occidente al Nesto, o Tiluro, V odierna Ceti- 
na, e dipoi sino al Tizio, o Kerka. Scilace Cariali- 
deno il più antico di tutti i geografi, de 9 quali ri- 
mangonci gli scritti, e che fioriva. 400 anni prima 
di Cristo, fu il primo ad accennare quest' ingrandi- 
mento dell' Illirico* Post Liburnosj egli dice, est Gene 
IUyricorunu Ebbero effettivamente i laburni ad orien- 
te prima il Nesto, e quindi il Tizio per confine* Un'al- 
tra aggiunta di gran lunga più considerabile sotto 
il re^ Agrone ebbe poi Y Illirico. Questo prìncipe pa- 
drone pure di una parte dell' Epiro al di la de' mon- 
ti Acrocerauni al suo regno, che già si estendeva si- 
no al Nesto, aggiunse non solo i Liburna e i Giapidi, 
ma anche gl'Istriani, e i Carni. JUa asceso al regno 



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38 

Genzìo ultimo re degT Illirici, se gli ribellò una gran 
parte de' suoi Sudditi 180. anni incirca avanti l'era 
volgare. Polibio In Fragmefi. N. 124. da agli Illirici, 
che si sottrassero allora alla di lui obbedienza, il 
nome propiamente di Dalmati. Hic popuhuj egli dice 
quamdiu vixit Pletiratusj ei parnitj post obitum vero 
iltiu** cum in regno Gentius successisset* ab ilio defè- 
cerunt Dalmata. Allora fu, che per la prima volta 
sentissi il nome di Dalmazia, mentre quell'Illirici, 
che risiedevano fra la Narona, ed il Nesto, e che 
dal mare a mezzodì arrivavano a Settentrione sin sopra 
il monte Adrio , o Ardio , essendosi posti in liberta di- 
chiararono per loro capitale la città di Delminio o Dal» 
mimo ( l' odierno Dumno ) e da essa presero il no- 
me prima di Dalmitani^ e poi di Dalmati. Tutti gli 
altri Illirici occidentali dal Nesto all'Arsa si posero e- 
gualmente in* libertà in quel torno. GÌ' Istriani, che 
al dir di Appiano, erano pur gente Illirica, toltisi già 
qualche anno prima dalla soggezione dei re Illirici 
vivevano sotto Capi , o Regoli loro particolari. Tito Li- 
vio infatti ci ricorda un tal Epulone, che comandava 
agi' Istriani. Bla poco tempo dopo cadde 1' Istria in 
un colla Cernia in poter de' Romani. Intanto non an- 
dò guari, che i Dalmati dal Nesto si estesero fino al 
Tizio, e che tutto il tratto di paese dalla Narona al 
Tizio prese il nome di Dalmazia. Confinati i Labur- 
ni al di la del Tizio, ed arrivando tuttavia sino al- 
l'Arsa conservarono al lor paese 1' antico home di Li- 
burnla emulando nel valore e nella potenza i vicini 
Dalmati. Sfa gli uni, e gli altri furono al fine dopo 



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39 

lunghe ed ostinate guerre costretti a cedere alla fona 
delle armi Romane* 

Premesse queste brevi nozioni sull'antico regno 
Illirico , che dall' Epiro giungeva sino all', estremità 
dell'Istria* e che sebbene diviso in più provincie, ab- 
bracciava con tutto ciò gente e popolazioni di un' i- 
stessa lingua , e costumi, ci si rende ora più facile 
l'esporre i confini della Dalmazia* Due sono 1' epoche* 
iu cui a nostro credere* dee essere ella considerata 
rispetto ai suoi confini* la prima dal detronizzamento 
di Genzio sino ad Augusto, e la seconda da Augu- 
sto sin dopo la morte di S* Girolamo» E per quanto 
«ai aspetta alla prima si è già detto, che quegi* Illirici, 
che abitavano fra la Narona, ed il Nesto, e che -era- 
no i famosi Ardici, o Tardici, sotto il re Genzio si 
misero in liberta col nuovo nome di Dalmati* Il trat- 
to adunque di paese, che racchiuso fra i suddetti due 
fiumi dal mare si andava estendendo a Settentrione 
su pei monti Ardii , è ciò, che primamente si chiamò 
Dalmazia* Ma non contenti quei Dalmati del proprio 
territorio a capo di pochi anni lo protrassero sino al 
Tizio trionfando dei vicini Liburni* A venti città, che 
già possedevano, ne aggiunsero più di sessanta altre* 
Dobbiamo una cosi interessante notizia a Yatinio, il 
cpiale Apud Cicer. Uh. «5* episi. 10* scrisse a Cicero- 
ne* GesaTj egli dice, adirne mila injuriam facitj de 
meis mpplicationibusj, et rebus gestis Dalmatici* adhuc 
ntin refertj quasi vero non jxistissimi triumphi in DaU 
malia res gesserim. Nam si hoc expectandum sim* dum 
fotofit bellum confidami viginti oppida sunt Dalmati* 



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40 

antiqua; r qtue ipsi sibi ascivenmt, amplini sexaginta* 
La Dalihazia , che qui descrìve Vatinio , confinava a- 
dunque a levante colla Narona, col Tìzio ad Occiden- 
te , coi monti Bebii, o Ardiei a tramontana, e col 
mare Adriatico a mezzo giorno* Che i monti Bebii, l 
e Ardii , i quali incominciando dal Tedanio, o Zer* 
magna 9 cioè dall'odierno Felebich ! a ponente, e fbr* - 
mando come una serie , o caténa di montagne, spes- 
so intersecate da feconde ed amene pianure si vanno 
dà tramontana avanzando a mezzo giorno sopra il 
Tizio, ed il Tiluro, e terminando quale più da lun- 
gi , e quale più d'appresso alle sorgenti della IVaro^ 
na fossero il confine prima di Augusto .fira la primi- 
tiva , o antica Dalmazia, e la Pannonia, così chiara- 
mente ce lo attesta Strabone Lib. 7. Pertingit etiam 
Pannonia* egli dice usque ad DaUnatianij et Ardieos 
versus meridiem • ••••• Hte sunt Pannonum montante 

planitils versus meridiem ad Dalmatiam mque s et Ar- 
dieos pertinente*. Questa dunque è propriamente quel- 
la Dalmazia, e quella Pannonia, nel confine delle qua- 
li S. Girolamo diceva di essere nato. Questa quella 
Dalmazia, la cui citta di Strido ne, o Sidrona situata 
nella Dalmazia era presso le sorgenti del Tizio limi- 
trofa alla Pannonia. Questa finalmente quella Dalma- 
zia, che dopo due secoli di una valorosa, e nobil^ 
resistenza agli eserciti della Bepubblica Romana fu 
alfine ridotta anch'essa in provincia con una nuova 
circoscrizione di confini. E questa è la seconda epo- 
ca, in cui dicevamo doversi riguardare la Dalmazia 
rispetto ai suoi limiti geografici. 



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41 

Desideroso Augusto di reintegrare in qualche 
do la guerriera nazione degl'Illìrici pensò di ppter ciò 
conseguire col fare, che quel lunghissimo tratto di pae- 
se, ch'era prima cosi rinomato sotto il nome d'Illirico, 
assumesse quello di Dalmazia* Pertanto egli 25 anni 
prima dell'Era volgare estese a ponente la Dalmazia 
dal Tizio sino alla città di Pola nell'Istria, a levante 
dalla Narona sino al Drilobe, fiume, che un tempo se- 
parava r Illirico dalla Macedonia, ed ora col nome di 
Bojana la Dalmazia dalla nuova Epiro, o Albania, e a 
tramontana dai Bebii, e Ardiei sino al fiume Sava. Stra- 
bone foc* di. così ne conferma l'estensione dal Tizio a 
Pola* Docuimusj, egli dice, in Italias descriptione primo* 
in Illyrici ora maritimà esse htros conterminos Italia 3 
et Carnos, Principesque nostros (Augustum* et Tibe- 
riunì) hodie Italia? fines ad Polam usque Istrice urbem 
protulisse. Poco dopo ne fu stabilito per confine il fiu- 
me Arsa per attestazione di Plinio Lib. 3* cap. 9* Nune 
finis Italite fluvius Arsia. La Giapidia adunque* che dal- 
l'Istria arrivava sino al Tedanio, e la Liburnia, che da 
questo fiume toccava il Tizio , presero anch'esse il no- 
me di Dalmazia 9 e per modo, che in appresso furono 
tenute dai geografi come vere parti della medesima; il 
che cosi ci conferma Yegezio parlando della Liburnia* 
Liburnia namque* egli dice, Dalmatue pars JadertiwB 
mbjacens civitati. Il cangiamento poi del confine della 
Dalmazia a settentrione dai Bebii, e Ardiei sino alla 
Sava prescritto da Augusto, ci è pure apertamente in- 
dicato dal gran Strabone, che, dopo aver distinto i con- 
fluì dell'antica, o primitiva Dalmazia colla Pannonia in 



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42 

tal guisa: Pertingit Pannonia etiam usque ad Dalma* 
Uamj et Ardieos versus meridiem si profieiscahtr. • • • 
Qute super liane (idesl oram Illyricam) sita est regio 3 
montosa est* frigida* ae nivalis s maxime qute ad Se- 
ptentrionem vergiti ita ut vites rara sint in editis* et 
planis loeis. H<e sunt Pannonum montante planities ver* 
sus meridiem ad Datmatiam usque) et Ardieos perti- 
nente* * versus Septentrionem ad Istrum desinentesj fa 
tagliare in due parti la Dalmazia dal monte Ardio; e 
dicendo, che una parte guarda il mare, e l'opposta re» 
' gione aquilonare l'altra, segna precisamente i nuovi 
confini della Dalmazia estesi, giusta la nuova circoscri- 
zione di Augusto al di là del più volte citato Bebio, 
e Ardio, e li prolunga sino al fiume Sava. Porro 
monsj, segue a dire, cui nomen Ardieum* Dalrnatiam 
medium secata ut altera ejus pars ad mare specie t* al- 
tera in divermm. Al quale passo avendo fatto atten- 
zione il' Lucio Lib. 1. e. 3. ne confermò l'autorità, mo- 
strando, che anche Tolomeo non ammise, che sino 
alla Sava i nuovi confini assegnati da Augusto alla 
Dalmazia. Ex tabulis enim Plolomm* egli dice, elare 
perspieitur Pannones a Dalmatis recessisse ad Savum, 
Dalmatiamque ad Savum usque tlilatatam fuisse, quod 
ultimo belio tempore Augusti evenisse conjeclari pò* 
test. Finalmente ciò pure confermato ci viene dalla re- 
cente testimonianza dell'erudito Farlati Illyr.Sacr.tonu 
i»pag. 107., il quale in tal guisa si mostra pienamente 
del parere degli antichi col far osservare di più, che 
la Pannonia meridionale , cioè l'odierna Bossina, ed 
una parte della Croazia rimasero incluse nella Dalma- 



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43 , 

zia. Pannonia* egli dice , jubente Augusto, fine* suó$ 
a 'meridie circa Savum contraxitj et hose Pannonia 
AustraUs* qwe post adventum Slavorum partim Chro» 
batte* partim Bosnia nomen adscivitj ili jus nomen» 
que migraviL Stabilito in tal modo a ponente , ed a 
tramontana il confine della Dalmazia (sull'orientale, 
e meridionale non occorre parlare , non entrando nella 
presente contesa) conviene ora vedere qual significato» 
dar si debba all'avverbio quondam* che s'incontra nel 
testo di S. Girolamo, cioè natas oppido Stridori* * 
quod a Gothis everstun Dalinatuè quondam Pannonice- 
quc confinium fmU 



CAPO VL 

S. Girolamo colV avverbio quondam alluse ai confini 
della Dalmazia* e della Pannonia prima di Augusto. 

E opinione di molli dotti, che S. Girolamo coli 9 av- 
verbio quondam alludesse propriamente a quel confi- 
ne, che prima de' tempi di Augusto divideva la Dal- 
mazia dalla Pannonia* Melchiorre Incoffero In Cliron. 
ad Annoi. Hangar, fu il primo a persuadercene seguito 
poi da Lucio. In Piot* ad disserU 9f. Mandi* e da 
Fra Ireneo della Croce* 1/ ultimo contro l'autorità di 
tutti gli antichi andò tant' oltre, che non dubitò di so- 
stenere, che il Santo volle quivi indicare che la Dal- 
mazia de' suoi tempi era stata estesa non solo al di 
là dell'Arsa, e dell'Istria presso Trieste, ma ancora 



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44 

pin oltre nella Gamia sino a Codroipo; il quale pa- 
radosso sarà opportunamente confutato. Altri al contra- 
rio si avvisarono, che il S. Dottore non avesse altri- 
menti in mira gli antichi confini della Dalmazia, e 
della Pannonia, ma unicamente quella Standone, di 
cui egli parla. Fra tali dispareri siaci permesso di 
far riflettere non dover apparire strano, che, avendo 
voluto il S. Dottore oltre il nome della sua patria tra- 
mandarne ai posteri anche il sito, dove era esistita, 
abbia egli ciò fatto in una dotta, ed elegante manie* 
ra, col dire cioè, ch'ella era stata un tempo il confi- 
ne di due nobilissime provincie. Certamente un tal 
modo di esprimersi del Santo è tutto di gusto ro- 
mano* Ce ne fa fede fra gji altri Plinio Lib. 3 cap. 
5. mentre disse di Ardea: Ardea .... dein quondam 
Aphrodisium**.. Cotoniti Arttun /lumen» = Virgilio 
jtEneid. Uh. 4» parlando di Didone : 

Nec te * noster amor , nec te data dextera quondam* 
Nee moritura tenet crudeli funere Dido. 

E nuovamente S. Girolamo stesso Epist. 24. scriven- 
do a Marcella sulla morte di Leta : Humilitatis fuit 
tanUe * tamque subjectce^ ut quondam Domina pluri- 
marum ondila omnium putareturj e nell' epistola a 
Paola cap. 14. Quid hoc virtute mirabilius fieminam 
nobilissima familice magni* quondam opibus tanta fide 
omnia esse dilargitam ? Dai quali esempj siccome con- 
sta, che questo avverbio si applica ugualmente alle 



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4» 

persone, che alle cose, e che denota sempre qualche 
reale cambiamento; così vi si apprende ancora, che 
può nel caso nostro senza alterazione di significato 
adattarsi ed esprimere quei confini , che Strìderne an- 
ticamente segnava fra la Dalnjazia e la Pannonia. 

È noto, che la Dalmazia, quale fa circoscritta 
con nuovi confini da Augusto, tale sempre si man* 
tenne non solo sino alla morte del Santo, ma anco- 
ra cento e più anni dopo. Ora se l'avverbio quon- 
dam si riferisce sempre a due tempi, o sia se deno- 
ta un cambiamento nel soggetto, di cui si tratta, e 
se nelle due provincie non avvenne alcuna mutazione 
geografica, come potè il Santo Dottore introdurre il 
quondam nel!' addotto passo, che la denotasse? E in 
vero se vogliasi applicarlo non al confine antico del- 
le due provincie, ma alla citta di Stridone, e se s'in- 
terpreti, o spieghi : Stridone fu confine finche sussi* 
stette , e non fu distrutta da Goti) ehi non vede, che 
si verrebbe con ciò a dare al quondam un senso, che 
non può avere, non significando esso per tanto tempo, 
sino a tanto, che ecc., come il quamdiu, il d\vm s e 
donev, ma già una volta* un tempo in senso finito e 
assoluto? Come? Stridone un tempo, vale a dire fin- 
che -sussisteva, fu confine della Dalmazia, e della 
Pannonia ; e. non essendo successo alcun cambiamen- 
to dr limiti , essa non esisteva più al confine , o se vi 
esisteva, non continuava tuttavia anche dopo la sua 
caduta a marcarlo colle sue rovine? Perciocché se 
era venuta a mancar Stridone coli' essere stata di- 
strutta, non era però venuto meno il confine mede- 



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46 

simo, sul quale era esistita, cioè le due provincie, 
a cui era stata limite. 

Ma la citta di Striderne, come ce ne avverte il 
Santo , era senza dubbio situata nel confine delle due 
Provincie* Se dunque quel quondam non ne segna gli 
antichi confini , in qual luogo di quelle due provincie 
era posta Stridone nella nuova circoscrizione dei confi* 
ni stabiliti da Augusto? Presso la Sava, si dira; poiché 
sin là, giusta i confini Augustani, giungeva la Dalma- * 
zia. Bla chi mai intese da alcun antico, o moderno geo- 
grafo, che presso il fiume Sava sia esistita Stridone, o 
Sidrona? Pretesero loro Stridone gli Ungheri ; ma la 
posero, e la pongono essi sulla Drava, 60* miglia più 
addentro; la vollero, e la vogliono loro gl'Istriani; ma 
eglino la ritrovano nella loro Sdregna in distanza forse 
di 200. miglia dalla Sava; la fecero, e la fenno loro i 
Dalmati, ma colla scorta di Tolomeo la mostrano 70. 
miglia discosta dalla Sava verso il mare a pie de'Bebii 
presso le sorgenti del Tizio. Ma che occorre andar ol- 
tre, se il signor Arciprete Capor. Opusc* 1. pag. 25. 
Opusc. IL pag. 37-, ha già esposto quanto ancora da 
noi si potrebbe aggiungere rispetto al senso da darsi al 
quondam nella presente questione? Rimettendo i no- 
stri lettori ai suoi opuscoli, noi conchiudiamo che in 
vista di tante incoerenze, le quali tosto spariscono, se 
si appropri! il quondam a confinium fuitj e non. al- 
Voppidum quondam eversimi* ognuno converrà, che 
V eloquentissimo S. Padre con quell'avverbio usato 
non per pura eleganza, o per pleonasmo, come recen- 
temente si asserì "da taluno, ne in modo condiziona- 



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47 

te, e restrittivo, ma determinato, ed assoluto amerà 
in mira dj annunziare alla posterità, che Stridono sua 
patria già esisteva nell' epoca la più brillante della sua 
nazione, e che prima, che la Dalmazia, e la Panno-» 
nia fossero vinte, e ridotte in romane provincie, ella 
ne segnava il confine* 

E qui non dobbiamo omettere, giacche quadra 
così bene al proposito, di riportare ciò, che scrisse 
il sacerfL Giccarelli dissert. sopra la patr. di S* Girok*» 
mo intorno a questo medesimo punto. Ecco fino ali* an- 
no 396., egli dice, la Dqhnazia era sempre la medesima 
enfro i confini Augustani* e noi sappiamo che tanti an- 
ni prima Sindone patria del Santo era slata distrutta* 
come egli nel librò De Viris IUustribus scritto nel $92. 
si spiega...» Ora donuimlo io quell'avverbio quondam, 
cioè una volta* ossia anticamente j a che tempi debba riferir- 
si? Ai primi antichi certamente* e non mai a quei^ dacché 
Auguste circoscrisse i confini della Dalmazia* la quale 
come chiaramente abbiamo osservato* non soffn alterazione 
sino al tempo* in cui il Santo aveva ciò scritto. Ancor- 
ché Strillone disfatta dai Goti fosse stata il confine di aU 
lora* non erano* nepotevan essere disfatti da essi i fondi di 
esso. Quindi sarebbero rimasti i Medesimi confini della 
Dalmazia* e della Pannonia* ne accresciuti* ne diminui- 
ti* ed il Santo avrebbe scritto* qnod a Gothis everswn 
Dalmatice, et Pannonice est confinium* o almeno avreb- 
be omesso V avverbio quondam, die denota un epoca 
remota* poiché era troppo vicino il tempo* è fresca la 
memoria dell 9 eccidio di Sindone. Ma & Girolamo col 
dire* che Stridane sua patria era una volta, quondam, 



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48 

il confine della Dalmazia, e della Pannonia ha inteso 
dire, di 9 era stato il confine dell'antica Dalmazia* dke 
dalla Narenta arrivava sino al Tizio, o Rerka* e in 
Settentrione fra i monti Ardii fino alla Pannonia me- 
ridionale j eh 9 e l 9 odierna Bosnia. Non ha egli inteso 
parlare dei tempi dopo la circoscrizione fatta, da Au- 
gusto * non avendo la Dalmazia fino fdlora ricevuta 
nei confini alcun alterazione ^ se non, come si e accen- 
nato j dalla Bojana sino al Drilone. 

Né pare poi certamente infondata Y osservazione 
dell' istesso Giccarelli , dove dice , che il quondam de- 
notando d'ordinario un' epoca remota troppo fresca 
sarebbe stata la rimembranza della caduta di Strido-» 
ne per applicarlo ad essa. Si può supporre con mol» 
ta verisomiglianza, che non fossero scorsi, che sede» 
ci anni incirca dall'epoca di quel doloroso avveni- 
mento al tempo, in cui S. Girolamo aveva scritto 
r allegato passo. Confessa il Santo, che lo aveva 
scritto nelT anno XIV dell' Impero di Teodosio il 
Seniore, cioè nell'anno Dionisiano 392, che, giusta 
la Cronaca Alessandrina, fu 1' anno antipenultimo del 
regno, e della vita di Teodosio. Dal regno di Co» 
stanzo, sotto il quale nacque S. Girolamo, sino al- 
l' anno XIV di Teodosio ebbero luogo per la Pan- 
nonia, e per le altre provincie Gsistrane de' Romani 
alcune escursioni de' Barbari, ma rapide, e leggiere 
furono le depredazioni, ed i saccheggiamenti , sicco- 
me si ha dagli Storici contemporanei. Più lunga e 
più fatale, conciosiacchè devastò miseramente quasi, 
tutte le regioni Gisdanubiane , fu quella escursione, 



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49 

che susseguì nel 376. la morte dell'Imperatore Va- 
lente. Annoiano Marcellino contemporaneo di 8« Gi- 
rolamo Uh. 31* racconta, che allora i Goti uniti co- 
gli Unni* e cogli Alani assaltarono Costantinopoli*; 
ma che rispinti ed esacerbati pei danni sofferti si 
sparsero rabbiosamente per le provincie dell'Illirico: 
digresri sunt* egli dice, effusione per Arctias provin- 
cia?) qua* peragravere ìicenter y ad usque radice* aU 
pium Juliarunu Intende qui Marcellino per provincie 
Settentrionali le provincie Illiriche, come consta dal» 
e seguenti sue parole Lib. 19 : Anatolia tum regente , 
egli dice, per Ilhjriwh Prafecturam . . • . Arctooe pro- 
vincite bonis òmnibus florucrunt. Del resto questa è 
quella strage apportata dai Barbari all' Illirico 9 h 
quale il nostro Santo cotanto deplora in Osea Cap. 
4«, e nella quale per la fierézza, e crudeltà da quel- 
le orde esercitata dalla ' Propontide sino alle Alpi 
Giidie in un cogli animali venne meno quasi ancora 
T istessa razza umana* 1/ istesso ripete U Santo in 
Soffonia Cap* 1. Quanto grande sia allora stato il 
furor delle armi, la sfrenatezza de 9 Barbari, e la ro- 
vina delle provincie lo apprendiamo parimenti dal Pa- 
negirico di Pacato, nel quale si legge,, che la Re» 
pubblica colle lagrime agli occhi scongiurava Teodo- 
sio a voler in luogo di Valente succedere nell'Impe- 
ro* Qiddquid atterit Gotilusj vi si legge, quidquid ro- 
pit Hunnusj quidquid aufert Alanusj ohm desiderabit 
Arcadiu*. Perdidi infortunata* Pannonias ; lugeo funu* 
lUgrici. Fecero pur menzione di questa orribile deso- 
4 



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so 

(azione dell' Illirico Orosio, Sozomeno, Socrate, Teo- 
doreto, S. Prospero, Niceforo, ed Ausonio* 

CAPO VII. 

Dell 9 epoca detta caduta di Stridone j e della prima 
calala de 9 Goti in Italia. 

S. Girolamo, che fece la più commovente pit- 
tura dei mali gravissimi arrecati dai Goti alle Pro- 
vincie del grande Illirico, e che si dolse amaramen- 
te della rovina della sua patria, non indicò V anno 
preciso di sì tristo avvenimento. Variano quindi gli 
eruditi nello stabilirne Y epoca* Il Farlati la pose nel 
395; ma malamente; poiché ci attesta il Santo stes- 
so Jn Sophon. , che del 392* più non esisteva. In 
questo medesimo anno la volle lo Stiltingo distrutta. Il 
Goleti però se, gli oppose, e porta per ragione, che 
quei Barbari, i qpali dall' anno 378. sino al 381* 
misero sossopra l'Illirico dalla Pannonia sino a Co- 
stantinopoli, non fecero poi più alcuna mossa, ed e- 
scursione sino al 393. Quindi egli fissa Y eccidio di 
Stridone fra il 377, e 380. per motivi, che sarebbe 
inutile di esporre. Imperciocché parla il . Goleti della 
caduta non della Stridone Dalmatica alle sorgenti 
del Tizio, ma del suo Srinovar. E qui piacemi di 
addurre il sentimento del nostro Chiarissimo Amico 
il Sig. Capitano Auditore Savenygg esposto nelle 



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M 

sue note inedite alla dissertazione del Coleti. Soste- 
nitore il Savernigg della causa Dalmatica dice, ever* 
sto Stridami oppiai a Gothis facto post anmim 392* 
statui nequitj su/uidem Hieronymus ipse in patologo 
Script. Eccles: affamata se usque ad prtesentem an- 
nuiti Theodosii Principi* XIV. qui est 592., libtum 
explanationum in Soplioniam scripsisse* quo Stridon 
ejus natale solum a Gothis jam eversa fiat* Hierony- 
mus anno 382 usque ad annum 385 Bornie ftdU Si 
anno 378. usque ad 382. Stridon eversa fuisset* di* 
rutas vilhdas invisisset* vel antequam anno 582* .fio- 
mani accederete vel priusqttatn anno 385« Roma abi- 
reU Ergo Stridon inter annos 395, et 392. a Gothis 
eversa fuit. E così dovette infatti accadere ; percioc- 
ché dalla Pannonia superiore, e dalla Giapidia, do* 
ve a pie delle Alpi Giulie già si erano anni prima 
fermati, e quasi stabiliti quei Barbari, fu loro facile 
per la strada, che presso il Tedanio, o Zermagna 
attraverso le gole de' Bebii , ossia fra Obbrovazzo , e 
Knin portava nella Liburnia, penetrare sino nlle sor- 
genti del Tizio, e distruggervi non solo Stridone, o 
Sidrona, ma le altre citta ancora della Dalmazia dal 
Tizio sino alla Narona. 

Bla se la rovina di Stridone non può essere poiv 
tata al di là dell'anno 392, l'irruzione de'Goti nell'I* 
stria , o Italia non può assolutamente determinarsi 
prima- del 400; ciò che proverà veramente ad evidenza, 
ehe nelT Istria non esisteva la Stridone Gerolimi- 
niana» E cosa certa, al dir dell' istesso $• Girolamo 
In Chron.y che i Goti diedero principio al saceheg- 



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52 
gio delle provincie romane dalla Tracia, e dalla Me- 
sia. Sconfitto nel 378» l'Imperator Valente, i Barba- 
ri vittoriosi digressi sunt per Arctia* provincia* * qua* 
peragravere lieenter ad usque radice* Alpiutn JuUarum; 
al dir di Ammiano Marcellino Lio. 31 cap. 16, il 
quale talmente in ciò si accorda con S. Girolamo, 
che l'uno sembra aver copiato dall'altro. L' .epoche 
le più terribili però de' progressi delle loro devasta- 
noni cadono negli anni 378, 386, 395,; 400, 401, 
402» Dal seguente passo del Santo In Comment. 
Sophon. ad an. 392« Iram quippe Domini etimi bru- 
ta sentiunt ammalia* et vastatis urbibu** hominibusque 
interferii* * et raritatem quoque bestiarum fieri., et volar 
titium* pisciumque * testi* IUyricum est* te*ti* Thracia* 
testis* in quo natus sum* soìmn* ubi prater ccelmn* et 
terroni* et crescente* vepre** et condensa sylvarwn curv* 
età perieruntj e da questo altro ex epist. ad, Hello- 
dorwn an* 396 scripta. 9 Fìginti* et eo atnpliu* anni 
sunt, quod inter CostantinopoUm * et Alpes Julia* 
quotiate Romanus sangui* effunditur. Thraciam Ma-. 
cedomam, Dardaniam* Daciam* Tliessalonicam * (Thes- 
saUam) Achafam* Epiro Sj Dalmatimn* cunctasque Pan- 
nonio* Gothus* Sarmata j Quadus* Alanus* Hunni* 
Marconuumi vastant* trahunt* rapiunt* si deduce qua- 
li provincie fossero state saccheggiate sino al detto 
anno 396, in cui il Santo scriveva» Ora in questi 
due testi non si fa menzione alcuna dell'Istria, e del» 
T Italia, e con ragione; perciocché i Goti non erano 
per anco entrati nelT Italia, di cui già da. augusto, 
o sia da quattro secoli V Istria faceva parte» Ma se 



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53 

ella fosse stata realmente devastata, come ai preten- 
de, in quella desolazione dell'Illirico, e della Tracia 
descrìttaci da S. Girolamo , senza dubbio non l'a- 
vrebbe esso passata sotto silenzio ; anzi per non con- 
fondere una provincia dell'Italia con quelle dell' Uli-t 
rico, e della Tracia, dove ancora si ritrovavano i 
Goti, ne avrebbe fatta menzione in un modo distin- 
to e particolare* Imperciocché i grandi scrittori, co- 
me S« Girolamo, non saltano nei loro racconti o de- 
scrizioni da una regione, o paese, che comprenda 
delle provincie sotto di se, ad un altro, che ne sia 
da altri confini disgiunto , com' erano fra loro 1* Illi- 
rico, e l'Italia, senza darne indizio al lettore» Avreb- 
be detto S. Girolamo; dall'Illirico passarono neWI- 
talia, e ne fu saccheggiata la Carnia 3 e V latria. Lo 
scopo del Santo era di mostrare negli allegati testi 
a quale deplorabile stato fossero ridotte le provincie 
dell'Illirico, e della Tracia, sopra cui soltanto cadde 
quella devastazione* I suoi testi ce lo danno a dive- 
dere in un modo veramente compassionevole; non si 
fa in essi allusione ai paesi d'Italia sin allora immu- 
ni dal furore di quelle orde sterminatrici. 

Se non che il silenzio del Santo intorno all'I- 
stria vuol essere riguardato come l'effetto della real- 
tà del fatto. Le Alpi Giulie si estendevano pel No-' 
rico, e per la Gamia sino al confine della Pannonia 
la dove congiungevansi col monte Albio. Fin la, e 
non più oltre penetrarono i Barbari nel 396* L'Istria 
rimaneva affatto separata da quella barriera per mez- 
to del monte Carvanca, ed Ocra, ossia dalla catena 



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o4 

de' monti dell'odierno Corso, e della Vena* L'Istria 
essendo Mata fuori del tratto di paese, che dal limi-» 
te della Pannonia, o dal punto, dove finivano le Al- 
pi Giolìe si estendeva sino a Costantinopoli, merita- 
tamente il S. Dottore la escluse dalla regione dell'Illi- 
rico, e della Tracia* Ne giova il dire, che come il San- 
to non nominò i dne Plorici, la Valeria, la Savia, la 
$Iesia, la Dardania; cosi omise parimenti l'Istria, e 
che, come quelle provincie furono manomesse, così 
anche questa • I due Norici sino jd 396* non erano cer- 
tamente stati invasi, come lo vedremo or ora, e per- 
ciò non veggonsi inclusi nel suddetto passo» Quanto 
alla Valeria, alla Savia ^ alla Slesia, ed alla Darda- 
nia essendo esse esistite nel gran tratto di paese , 
che dalle Alpi Giulie si estendeva sino a Costantino- 
poli, non era necessario, che fossero separatamente 
nominate. Del resto ninno scrittore di quei tempi, 
non che $• Girolamo, parla dell'ingresso de 9 Goti in 
Italia prima del 400, ed anche dopo, come ora lo 
dimostreremo più particolarmente. 

Non si può dubitare, che i Goti dopo essersi 
annidati, dirò così, alle radici delle Alpi Giulie, e 
dei monti Albii % non si fermassero quivi alcuni an- 
ni prima d' inondar anche l'Italia» Il loro gran mo- 
vimento per le provincie dell'Impero ebbe luogo nel 
595* Alarico re de' Goti, secondo Cario Sigonio, 
ed il Calvisio, soltanto nelT inverno del 401 • inva- 
se il Pforico contro il voler di Erio e per la sel- 
va di Trento, ( saltus Trentinus ) penetrò nella Vene- 
ria, la quale dalle fori del Pò giungeva sino all'I- 



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ss 

stria* Occupate le citta principali della Venezia, e pas- 
sato il Pò si diresse egli per l'Emilia, e la Lira- 
ria, dova da Stilicone, capitano generale delle armi 
Romane, fu nel 402. sotto Pollenza pienamente scon- 
fitto. Una seconda rotta ebbero i Goti nelTistesso 
anno, per la quale Alarico cogli avanzi del suo eser* 
cito fa costretto pien di scorno a riparare nell'Illiri- 
co, d'onde era partito. Questi son fotti, ai quali non 
v' è replica, perchè generalmente riconosciuti per cer- 
ti. Ma che ci dicono del preteso saccheggio dell'I- 
stria le storie di quel tempo ? Pretende il Farlati IL 
lyr. Saar. Tom. IL apud Coirti loe. cifc, il quale co- 
sì si esprime : Alarieus Ilhjrici, et Dalmatice provincia* 
depopulahis Italiani ingressus cxun Camionì* Fenetiam* 
et (Mas provincias vastassetj apud Pollentiam in Li* 
guria ctim Romani* ade conflixit, che la Gamia, e 
e l'Istria fossero allora invase, e messe a sacco da 
Alarico; ed il Cole ti, che fa calare i Goti in Italia 
per la Gamia, e l'Istria, aggiunge, che queste due Pan- 
nonie non poterono non essere anch' esse devastate, 
« manomesse; ma ciò non è, che una mera, e gra- 
tuita asserzione: perciocché quei Barbari si diresse- 
ro per l'Italia attraverso iÌNorico, ed il Tiralo ver- 
so Verona, e dopo la lor disfatta sotto questa citta 
tennero l'istessa strada ritornando nelT Illirico. Ma 
quando anche si volesse , giusta il seguente passo di 
Giornande» Mox Alarictis ereatm est rex: cum suis de- 
liberane suasit sua labore qtuerere regnum* guam «fte- 
nis per otium mhjacere: et sumpto exercitu per Pan* 
nonias* Stilicone et Valeriana Coss., et per Sirmium 



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•**■ 



Sft 

dextro latore tfuatti viri* vacnam infranti Italiani * *m« 
mettere, (la qual cosa è dubbia),' che i Goti avessero 
fatta la strada Romana, che da Sirmio passava per 
Petavione (Pettau), per Emona (Lubiana), per La- 
fatica Mansione (Logalez), per Fluvio Frigido (Vi- 
pacco), ed Aquileja; e quando avessero fetta anche 
quell'altra, che passava per Nauporto (Oberlaybach), 
per Planina (Summ» Alpes), e quindi sopra Ron- 
chi, e Monfalcone metteva ad Aquileja, in un* ipote* 
si,, e nelT mitrar Alarico coi suoi Goti non avrebbe 
toccato V Istria, la quale resta in un angolo al di qua ' 
de' monti Carsi, o della Vena, com'è ben noto» 

• Finalmente che fino al 404. l'Istria non fosse 
per anco stata invasa, e* consta dal Panegirico di 
Glaudiano per l'imperatore Onorio» Questo prìncipe 
fece nel detto anno 404» il suo ingresso in Roma 
sopra un cocchio trionfale appunto per le vittorie ri* 
portate sopra Alarico, come nelTistesso Panegirico ci 
attesta il citato Glaudiano ; ne fra le procacie itali* 
che allora malmenate vedesi nominata, o inclusa l'I- 
stria dagli Storici di quel tempi. Infatti , al dire del 
medesimo Glaudiano, dall'Epiro sino al Timavo tut 
to era ancor libero, sgombro, e tranquillo all'epoca, 
di! cui parliamo. Gè l'attestano i seguenti versi del 
ritoto poeta ; 

9 ? • # .»..».. . Rursusqiie loquuta 
In te Chaoniw moverimt carmina quercia. 
lUyrici legitur plaga fittoti* : arva teruntur 
Dalmatici PJiry (fio numerantur stagna Timavì* 



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S7 

Certo questi versi non possono applicarsi al tem- 
po di quei Goti, che stanziavano a pie delle Alpi 
Giulie ndl' Illirico. Onorio sali all' Impero nel 395r 
1 Goti , di cui quìi si parla 9 son dunque quelli, con 
cui Alarico calò in Italia* Il consolato di Onorio sì. 
pone da S» Prospero di Aquitania coetaneo di S. Gi- 
rolamo nel 399 ; ma giusta Y emendazione del Peta- 
vio cade nel 396. S* Prospero mette la discesa dei 
Goti nell'Italia nel 403; Italiani ingressi SHUcone et 
Aureliano Coss. La Cronologia di S. Prospero emen- 
data si riduce all'anno 400* Da questi versi, diretti, 
da Claudiano a Ruffino 

Geticis Europa catervis 

Ludibrio * prcedteque datur frondentis dà usque 

DalrnatUe fines apprendiamo, che i Barbari 

•ino a quell'epoca non avevano ancora invasa la Dal- 
mazia marittima , ne l'Istria, che prima di Augusto 
era l'estremità, o fine naturale dell'Illirico, e che 
era guardata anch' essa alle spalle da una catena 
di montagne* La 4 Dalmazia a' tempi di Claudiano con- 
tinuava ad avere al Nord il suo confine presso la 
Sava . Quei Goti, che dalla Tracia, ossia da sotto 
Costantinopoli avevano messo ogni cosa a soquadro 
sino alle Alpi Giulie, dalla Mesia, dalla Peonia, dal- 
la Savia, e dalla Giapidia s'inoltrarono pure verso 
la Liburnia, e la Dalmazia* Fu loro tanto più faci- 
le l'ingresso in queste due ultime provincie, quanto 
più sollecito, perchè sorprese dallo spavento, fu il 
nerbo delle colonie romane, e dei più facoltosi abitan- 



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** -^ 



58 

ti dall'interno della Dalmazia, e Liburnia a discen- 
dere verso il mare per tutelarsi ne' luoghi fortificati 
soli' ultima catena dei monti, che guardano il mare, 
e selle citta lungo la spiaggia» La Giàpidia , e le par- 
ti mediterranee della Liburnia, e della Dalmazia cad- 
dero quindi fin d' allora in poter de' Goti ; ed allora 
doe dal 38& al 592. fu distrutta Stri don e, e la mag- 
gior parte delle citta, ch'esistevano in fra terra dal 
Tedanio alla Narona* Ma non riuscì pero ai Goti di 
penetrare verso la marina, e perciò Glaudiano disse: 
Frondentis ad usque Dabnatue fines, cioè ohe arriva- 
rono sin dietro a quei monti, che sovrastano al ma- 
re allora ricoperti di utilissime piante, ed ora ignudi 
d' ogni sorta di verdura* La caduta delle città marittime 
non dee essere dunque ascritta alle incursioni de' Goti, 
ma bensì a quelle degli Avari , degli Slavini, degli Sla- 
vi, e degli Unni , le quali ebber luogo gran tempo dopo 
la morte di S. Girolamo, e di Glaudiano» Quindi saggia- 
mente scrìsse Pio IL In Decad.: Blind EpisU lib.2* 
Attila vero instaurato exercitu ad priorem ferme ma- 
gnittidinem per Germaniam in Illyricum redit* et Tra- 
guriiwij Sibenieumj Belgradum* Jaderam 3 Signum, Po- 
lam 3 ASmofdaxnque incendlU Anche le altre citta ma- 
rittime della Dalmazia Orientale Salona, Naroha, Epi- 
dauro, Ascrivio ecc. caddero come quelle dell'Occi- 
dentale non per mano de' Goti r ma degli Avari , e 
degli Slavi intorno al 600 dell'Era volgare, come 
può vedersi presso Porfirogenito , ed il Lucio, presso 
il Farlati, e gli altri Cronisti Dalmati, e nelle nò- 
atre Notizie Isterico-Critiche sulle Antichità j Storia j e 



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89 

Letteratura de Ragusei Tom. I. Dalle quali cose tutte 
consta manifestamente, che l'antica Stridono GeroH- 
miniana non era nell'Istria 9 mentre, se vi fosse sta- 
ta 9 avrebbe continuato ad esistere quasi due secoli 
dopo dell'epoca, in cui il Santo Dottore ne segnò 
la caduta» 



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61 



MUD SlQDItllXD» 



CAPO ì. 



Della pretesa Stridane Istriana.' Flavio Biondo n*i 
lo scopritore s ovai cónto debba farsi dell* sua *»- 
toriùu 



G. 



ftoiva, e seco si raMegrava la Dalmazia di 
aver dati i natali ad un personaggio, che ogni altra 
regione avrebbe voluto aver prodotto 9 quando sull'in»» 
comuiciamento del 1400» levossi l' Istria 9 V Ungheria» 
e per fino la Germania (1) a contrastargliene Tanti* 
co e pacifico possesso. Quanto strano però e futile 
sia apparsa sul suo primo nascere nel mondo de' let» 



(i) Gio. Battista Goina Istriano uomo di dottrina: De 
situ Istrice disse del Wimfelingio, che faceva S. Girolamo 
della Germania: De Stridonis autem oppido ~ ex quo ortum 
ajunt Hieronjrmum gravissimum et sapientissimum Ecclesia 
propugnatorem 9 multa quidem dicendo, forent pracsertim 
contro, TVimfelingium Germanum, qui supra vires etiam 
contendit, eum fuisse Germanum , digna mehercule de- 
mentiti. 



I 
i 
\ 



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62 
terati, perchè subitamente riconosciuta come insussi- 
stente una siffatta pretesa , possiamo ricavarlo da E- 
rasmo, uomo certamente non facile ad ingannarsi ut 
fatto di antichità e di erudizione, e dal saggio Mar- 
co Bf aralo* Erasmo, adunque In Vii* & Hierony* co- 
si si esprime , segnatamente contro il Biondo , il qua- 
le per far cosa grata a) suo amico Paolo Vergerlo 
il seniore di Gapodistria fu il primo contro la tradi- 
zione, e la testimonianza irrefragabile di autori con- 
temporanei ad aprir la strada per iscritto a questa 
disputa, turbando, e sconvolgendo le antiche memo- 
rie* Uodie nonnulli j egli dice, quorum Blondus de 
numero est* idem esse volunt (oppidum Stridonis) 
cum eoj quod hoc tempestate vulgus Sdrìgnam appel** 
tatj oppidulum in Istria Ital^ce regione . . . • . m- 
mirum id agentesj ut Hierongmum Italice *we vinài- 
cent ••••,• Mihi studium* etaffectus istiusmodi par- 
rum dignus indetta- gravioribus viris , immo in totum 
Christianism Qui in Libris Hierongmianis erti diìigen- 
tissime versatasi qui vitam Ilieronymianatn proxime 
exprimet, is sibi vindicet Hierongmum* etiamsi porro 
ultra Britannos natus fueriU E Marco Mando ubi 
supr. Dicentem (Hierongmum)* egli dice, rniln au- 
dire videor, ille meus est* et ego suusj qui ea 9 qaw 
docuij, magis naviter exequi contendete Me meus est* 
et ego suus* qui Sanctorum vitam unitari non[destitiU 
Ille denique meus est* et ego suusj qui Christi Do- 
mini mei est* et Dei mei* 

Ma questa nuova Standone dell' Istria, intorno 
alla quale v' è un altissimo silenzio presso gli anti- 



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63 

$hi, ebbe ella mai, o ha tuttora con che potere, in 
parte almeno, giustificare si grande pretensione, e il 
Biondo è egli uno scrittore, che facendo testo, come 
suol dirsi, si possa a lui prestar fede Dell'investigare 
le cose antiche? E quanto alla supposta Stridone e 
dalle testimonianze di chi la vide, e la esaminò, e 
dalle informazioni, che si possono avere, è certo, 
che non è se non un piccolo villaggio, dove non si 
scorgono vestigli di alcun antico, e nobile edilìzio, 
ne pare esservi mai esistito; eonciossiacche l'orrido 
aspetto del luogo, l'asprezza, e la sterilità del. suolo 
non potè attrarre persone a piantarvi volentieri la lo- 
ro dimora» Bfiransi però in vicinanza sul ciglione di 
una grande sovrastante rupe i ruderi di una piccola 
fortezza, o castello di non antica data, il quale dal 
Signore del luogo sarà forse stato fabbricato per a* 
silo, e difesa degli abitanti contro le aggressioni de Vi- 
cini. A questo villaggio quasi nascosto nel territorio 
della citta di Gapodistria, e distante circa 30* miglia 
dall' Arsa, fiume, che da Augusto in poi fu sempre 
il confine della Dalmazia, danno gli Istriani il nome 
di Sdregna, o Sdrigna derivatole dall'asperità ed ine-, 
guaglianza del suo piccolo distretto per lo più rico-n 
perto di puntati sassi dall'Illirica voce Sdritij o Sdi* 
rati) come si e detto altrove* Ha Sdrigna a tergo 
verso Settentrione una parte dell' Istria, al di la del- 
la quale vi è la regione degli antichi Carni, e quin- 
di la Pannonia Superiore limitrofa ai Carni medesi- 
mi. Pietro Coppo Istriano d' Isola descrivendo 1' I- 
stria così ne fa menzione come testimonio oculare : 



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$!ra> Portola* e Pietra jPefo#rt, egH diee, *t Y>wrt ti/jrf 
t»7fa, c7ie si chiama Sdrigna* guai dicono akuni terra 
natale del B. Hieroimo .• e£ e**er stata detta Stridone. 
Noi' molto bene habbiamo visto là detta villa* è non 
habbiamo in quella trovato alcun vestigio* ovver se» 
gitale di terra* eccetto tot poco di villa di circa 30. case. 
L'Ughellio Ital. sàcr. Tonu S. è pur deU'istesso 
parere del Coppo, mentre afferma non trovarsi in 
Sdrigna orma alcuna, che mostri l'esistenza di anti- 
ca città, sed triginta tantum rusticas casus. Lo stesso 
dicono e Leandro Alberti, e Luca Linda,. e Filippo 
Tommasini benché adettissimo, all' opinione degl'I* 
strianu Fra Ireneo medesimo lib. 6. cap. 3. riporta 
al proposito le seguenti parole del Tommasini; Non 
lungi da Portala* castella della mia Diocesi , sopra la 
cima d 9 un monte del Carso nel Marchesato di Pietra 
Pelosa si trova Sdregna, villa al presente* che può 
fare centocinquanta anime di Comunione . . . . luoghi 
tutti montuosi* e pieni di boschi* deserti di abitatori. 
Verso la parte della valle del Quieto* cioè verso 
Montona sonò vestigia antiche di muraglie* che mo- 
strano essere stato quivi un castello, che i paesani di- 
cono sino al giorno d 9 oggi essere il Castello di Strido- 
ne patria del glorioso S. Girolamo. Ireneo, che alle- 
ga T autorità del Tommasini , non nega la piccolezza, 
e T oscurità di questa villa ; mentre egli loc. cit. sog- 
giunge : Non deve maravigliarsi V UgltelHo > se ora 
nella villa di Sdrigna nulla vestigia antiquitatis exi- 
stant* ma solamente trenta case. E certo quando nel 
1850. trovandomi in Trieste le circostanze non mi 



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ett 

permise*» di potermi recare .a radere questo fogo* 
da quanti e nazionali, e forestieri, che l'arenano ve» 
duto, io mi informai^ se avesse quivi potuto ne' tem- 
pi andati esistere una città, tatti candidamente mi 
confessarono ^ che l'orridezza* e la misèria del luogo 
non lo poterono mai comportare. Sia e die si vor- 
rebbe di più) se Tistesso Ireneo tot. eU. ci accerta, 
che lo spazio del castello, le cui rovine non fanno 
prova di antica architettura, è così angusto e ristret- 
to , che non avrebbe potuto contenere un Monastero 
senza giardino. Celle di Monaci* egli dice, non di 
quelle di Stridane (patria di & Girolamo), qual per 
essere angusta, e ristretta rendeva» incapace di n- 
mU clausura. Sfa ciò basti a far conoscere qnal luogo 
scelto abbiano i filatori degl' Istriani per la patria di 
8. Girolamo, e qnal castello oppongano all'antica 
citta Dalmatica di Standone, o Sidrona. 

Rispetto poi al Biondo noi gli renderemo tosto 
giustizia col ripetere ciò, che di lui fu già detto, 
cioè che grandemente si distinse fra gli scrittori dèi 
secolo XV», e coli' aggiungere di piif, che si rése 
insignemente benemerito della rinascente erudizione; 
ma non dissimuleremo nel tempo stesso , che in quel- 
la infanzia della letteratura prese non di rado de' gra- 
vi abbagli, come già 1' avvertirono i critici, e corno 
noi ora, prima di entrare con lui io disputa eolia 
patria di 8. Girolamo, il faremo vedere con molti 
esempj , pigliando come di volo ad esame la ina Geo- 
grafica descrizione dell'Istria. I partitane -degl' Istria* 
ni nella controversia sol sito di Stridone talmente 
5 



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66 

deferiscono al Biondo, che uiun conto finwo de' loro 
avversar), benché moltissimi di numero^ * toon pochi 
fra loro di grande dottrina, e critica forniti. Per loro 
il. Biondo solò vale per tatti gli altri; ogni altro, che 
ardisca entrate in lizza, nulla «a, e merita pietà agli 
bechi loro» Bla vediamo come egli abbia ragionato 
dell'Istria, e qui calcolo da ciò far si debba della 
ava autorità. 



CAPO IL 

Abbagli di Flavio Biande nel descrive* l'Istria. 

Il Biòndo adunque In lUd. Illustr. snè Reg. 
undtjive Idr. Epigr. eomprehen. pone : 

1* Il fiume Timavo, che scorre fra Aiptfleja, e 
Trieste * non hmgi dall' Istria presso Padova in di- 
stanza di 80» miglia dal suo luogo , e ndh avendo 
postò mente a ciò, che ne avevano scritta, Virgilio, 
Lucano, e Silio Italico, dice, ch'esso è ilBIedoaco, 
cioè l'odierna Brenta, die rende così fertili le deli- 
ziosissime campagne del Padovano» 

2. Il nome del Golfo, o seno Flanatico,To- 
dierno Cantero, che fa così denominato dalla ritta, 
• popolò di Flanona (Fiamma), e ehe bagna a Le- 
vante l' Istria confinante colla Dalmazia, e stato per- 
vertito dal Biondo in quello di Pmimtico ad onta, «he 
Plinio ìib. 3. cap. 19. parlando degl' Istriani avesse 
fetta menzione della Libnrnia, e del seno Flanatìcò^ 



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67 

e che al capo 21. si fosse così espresso: Flanatu* 
* quibus sinus nominator. È poi ben curiosa la ragie* 
ne, con cui giustifica la sua nuova denominandone : 
Flanaticm sinus 9 sono sue parole, a priscis a tempo» 
statum frequentiti * utopie* ut ita dixerim * insania 3 
nunc vero Camerius a nudtitudine cadaverum 3 qui* 
frequentibu$ ibi tempestatibus fmnt* est appeUatus. E 
furonvi non ostante di quelli, che in ciò lo seguirono, 
e fra gli altri il suo amico, ed ammiratore Bonfinio 
In HisL Uungar. Anche al Promontorio di Pola, 
che in oggi chiamiamo Promontori, e che è adja- 
centc al Cantero , diede il Biondo lo specioso , ed i- 
naudito nome di Promqntorium Fanaticunu 

5. Sostiene (ciò, eh' è un madornale errore) 
che le regioni dell'Istria, e del Friuli fossero prima 
chiamate Giapidia. Fultj egli dice, ex Pompe/o 
Trogo Justinus tic fuisse appellatam Istriani ab Istria 
amne* qui et Danubius accòlti* qui cum Argo no» 
fim Argonauta a Danubio in Adriaticum nutre bum 
meris deferte adjuvissentj in ea /apidum regione con» 
sedenta Istriam de patria) regionis nomine appettavo» 
runt. Le parole di Giustino , sopra cui egli si fonda, 
sono le seguenti : Istrorum gentem fama est originerà 
a Coleus ducere* tnissis ab Aeta Rege ad Argonauta* 
rapteresque fliw persequendos * qui ut a Ponto intra* < 
verunt Istrutti alveo Savi fluminis penitus inverti vesti» 
già Argonautarum insequentes naves* suas bumeris per 
fuga montium usque ad ìittus Adriatici morii transiti* 
lerunt* cognito quod Argonauta idem propter magni» 
tudinem navis priores fecissentt quos ut avectos Col» 



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ftft 

ehi non reperiantj sh)e mota Hegisj «Ve (tedio tenga 
navigationis juxtd Aqtdlejam censedertwt Istrlqtte ex 
vocabttlo amnUj quo a mari (Euxino) concesterantj tip* 
petiatu Nulla di più aggiunge Giustino intorno all'I* 
atro. Afa e dove sono nel!' addotto passo i Giapicti 
del Biondo? Dove gli abitanti delle sponde del Da* 
nubio, che prestino ajuto agli Argonauti, e che dan- 
no* il loro nome all' Istria ? 

4L Dice^ che Gii acropoli, òta Capodistria si» 
tuata nel seno di Trieste, e rivolta ad Occidente è 
nelT isola Pullaria. Le isole Pulìarie sorgono non 
nel lato occidentale dell'Istria, ma nel golfo Planati- 
co verso Oriente, e sono divise da Giustinopoli da 
tutta la latitudine dell' Istria» Juxta Isirorum agrwn 
Citta* dice Plinio Lib, 3. cap. 26., Puttana , et Ab* 
sirtides Grajis diete. Senza dubbio Plinio pària del- 
le isole del Garnero; perciocché le colloca fra Cissa, 
« le Absirtidi, ed appunto s'incontrano' in quel seno 
Cissa , che i moderni eruditi dell'Istria vogliono essere 
la così detta Punta Barbarica, e gli scogli Brioni, 
celebri a' tempi de' Romani per una fabbrica di Por- 
pora al dire del marchese Girolamo Gravisi, ma che 
altri sostengono essere 1' odierna Pago, e le Absirti- 
di, che sono Gherso, Ossero ecc. chiamate forse PuU 
lariie dalla loro piccolezza rispetto alle altre, che so- 
no più grandi. Ma passiamo oltre. 

5. V'ha presso Cittahova nell'Istria un piccol 
fiume, che con recente nome Quieto vien chiamato. 
Vuole il Biondo , eh' esso sia il Nauporto ; perciocché 
spesso egli dice/ A Justinopoti ad Nauportom* Ave 



. 



*9 

Quietum amnenij trans Nauportumj sive Quietum \ 
nei» ad Arsiam. Ma il Quieto dell' Istria non è il 
Nauporto più di quello, che lo siano il Tigri, o l'A- 
rasse; poiché il Quieto è distante 50. miglia dal 
fiume Nauporto in oggi Laybaeh, che scorrendo per 
la Pannonia si scarica nella Sava. Ecco come ne par- 
la Plinio Lib. 3. cap. 18. {Constai) subiisse (navim 
Argo ) Istro 3 dein Situo 3 dein Nauporto 3 cui nome» ex 
catissa est inter AEmonamj et Alpe» exorientu Aveva 
poco prima il Biòndo prodotto questo passo di Plinio , 
e aveva potuto accorgersi, che il Nauporto andava 
a sboccare nella Sava; con tuttooiò, passandovi so- 
pra, sognò il Quieto, che mette foce nell'Adriatico 
preisso Gittanova. HumtqjOj egli dice, quinque parìter 
mìllia passim obesi AEnonia ciaitasj cui nunc Civiiati 
novte est nomenj prope quamJSaaporii sunt ostia ftum 
minis Quieti nunc appellata in quem Alpibus exorien* 
lem Argo navim Plinius asserii fuisse rfemw^am^Dun- 
que dalla Sava vi è strada per acqua sino ai fiumi 
dell' Istria ? 

& Non si saprebbe poi da quai principi! fosse 
stato indotto il Biondo a confondere Gittanova nel- 
l'Istria, presso cui il Quieto entra nell'Adriatico, con 
Emona, citta della Pannonia molto nota agli antichi, 
non lontano dalla quale il Nauporto, al dir di Plinio, 
si scarica nella Sava. Tolomeo Ltb. % cap. 15. do- 
po aver descritto la Pannonia Superiore ci dice; 
Inter lialiam sub Norico civitas Pannonia! AEmona. 
Chiunque sa che ì Carni (del Friuli ), i quali si 
estendevanq per un lungo tratto sopra X Istria, gU* 



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! ! . " 70 

f molto prima de' tèmpi eli Tolomeo erano stati aggiun» 

fi all'Ita£a, e muti di confine al Norico, ed alla Pan* 
nonia superiore, riconoscerà facilmente il sito dell' E» 
mona, di cai parla Tolomeo , nella Pannonia lontano 
cioè dall'Istria in sol confine de* Norìci, e de' Carni* 
Quindi anelie ErocKano , che non la chiama Emona, 
ma Hema per contrazione , disse , cV era la prima 
ritta dell' Italia primwn Italia urbem per chi veniva 
dalla Germania* La qnal cosa era vera per i Gami , 
che a tramontana erano gK ultimi popoli d'Italia, ma 
non per gli abitanti dell'Istria, la quale era bensì 
regione d'Italia, ma posta a mezzodì dopo i Car- 
ni, né per la loro Cittanova, che non è la prima 
nell'Istria, troppo lontana dal confine settentrionale 
de' Carni, o sia dall'Italia, e che in fine non può 
. dirsi città a tramontana limitrofo all' istessa Italia • 
Zozimo infetti l<ib* 5, racconta, che il Goto Alarico 
uscendo dalla Pannonia, dopo aver superate le gole 
de' monti, che dalla Pannonia impediscono il passag- 
gio ai Veneti, innalzò le sue tende presso la citta di 
Emona: Quod oppidum inter Patrnoniam 8uperiorem s 
et Norìcttm tiium est Plinio altresì JLift* 3. cap. 24. et 
25. la riconosce tanto nel Norico, quanto nella Pan- 
nonia. L'itinerario di Antonino JExnona Sirmkanj e 
le tavole di Tolomeo, di Agatedemone, e di Teodo-» 
rio allontanano Emona dall'Istria verso settentrione, 
dov 9 è là cit$ di Lubiana* Finalmente Wolfango La- 
V zio ci adduce la seguente iscrizione !<&» 12» He»/*, 
Bonu capi 6« ritrovata a Laybach, o Lubiana, eh' è 
T antica Emona. 



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71 

AL TITIO. DECURIONI 
AIMONE 

Dal che evidentemente si deduce, che V antichissima 
citta di Emona, detta Mmm da Tolomeo, /timoni* 
da Plinio, Hemona da Capitolino in Muximbu f Hae- 
mona da Latino Pacato In Amegyr* TheoiLy Hema 
da Erodiaao, ed Aemom da Zesimo non era città 
dell'Istria, perchè situata sol confine de Piumoni, de' 
Norici, e de* Carni. Lodovico Schonleben I* Aemtn 
vendicata provò dottamente, die Layhach, citta del» 
r odierna Carniola situata presso la Sava è propria* 
mente l'Emona degli antichi, e che il fiume Naupor^ 
io, il quale ai perde Ticino ad essa, porta in oggf 
l'iste***) nome della citta: il che noi stessi potemmo 
verificare nel 1623. nel recarci alla grandmata Me* 
tropoli dell'Impero Austriaco* Ninne scrittore poi, 
che lo sappia, prima del Biondo ammise un' Emona 
nell'Istria* Contuttocciò ftiwi chi si accinse a dimo- 
strare, che esistette realmente nell'Istria ima cittì* 
chiamata Aemùna differente dalla Pannonica, e da nn* 
altra iEmona del Norieo, addneendone in conferma 
delle lapidi, da cui risulterebbe, che presso Cittano* 
va vi fosfine ima Colonia Hemamemkmj e die penda 
i Vescovi di Gttanova fi>ssero stati detti Epitoopi 
Aemonienses. Noi non abbiamo potato avere sino ad 
ora sotto gii scritti, in cui trattasi di tali scoperto* 
Giudichi chi li ha veduti, e letti, se defabanri h* 
realtà ammettere tre Emone* 

7. Dopo avere il Biondo in cotal modo geo- 
graficamente parlato dell'Istria passa a fimo anche 



igitizedffy CjOOQ IC 



7* 
qualche cenno isterico * ma con esito non maggior- 
mente felice. Racconta egli, che nna ragguardevolis- 
sima donna di nome Tentana regnò presso gì* Istria* 
ni , e che l'Istria fa in quel tempo miseramente de- 
vastata* Ma d'onde nna regina Tentana nell'Istria af- 
flitto sconosciuta pressò gli antichi istorici? Quali de- 
vastazioni a' suoi tempi nell'Istria? Dove nn antor 
moderno potè trarre tali notizie di antichità? Chi gli 
fa scorta nelle sne indagini? Ninno* E poiché con 
ragióni immaginarie % come vedremo, pretese di al* 
lontanare dalla Dalmazia la città di Standone patria di 
& Girolamo posta alle sorgenti del Tizio trasportan- 
do!* all'estremità occidentale dell'Istria, così è a cre- 
dersi, che di sua testa anche eambiasse in Tentana 
dell' Istria quella famosa Regina degl'Illirici orienta- 
li Tenta % di coi trovasi fetta' menzione presso Poli- 
Ino, Appiano, Zonara, e l' istesso S. Girolamo In Jovitu 
Aveva Lucio Flora Uh. S« cap. & scritto il seguente 
passo intorno ai laburni: IUyrieij seu Liburni sub extre* 
mis Alpum nulieibm agunt inter /lumen ArsiunxjTitium- 
fue Umgissime per totum AdriuÙcum Utus effusi. Hi re- 
gnante Tenta popuUHonibus non (contenti UeentUe seelm 
mdàUkrunL H Biondo, se giusta è la nostra congettura, 
avendo qui nominato l'Arsa, fiume dell'Istria, e gli 
Dlirici avvezzi lungo lido dell'Adria alle depredazioni, 
ed al bottino; diede un altro senso al testo di Floro, 
come vedemmo di sopra aver fette in quello di Giu- 
stino. In tal guisa fece regnare in Istria col nome di 
Tentana la regina Teuta, che sull'altra estremiti deH'KU 
IWcp aveva la sua aede regale nella citta di Scodnw 



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73 



capo m. 

Abbagli del Biondo nel prendere la moderna Sdrigna 
dM 9 Istria per V antica Stridane della Dalmazia* 

La pia bella scoperta però, che nel descrivere 
T Istria vi fiieesse il Biondo , è l'antica Stridone, pa- 
tria di S« Girolamo , eh' egli riconobbe nelT odierna 
Sdrigna* L* annunzia egli come un monumento molto 
glorioso per l'Italia, e conferma le sue idee, e i suoi 
pensamenti con ragioni non prima udite* Noi le andre- 
mo esaminando a parte a parte 9 riportando sempre 
secondo il nostro solito, le sue stesse parole* Adhibù* 
ta est nobis , égli dice, superiori loco deseribendis J- 
strim montibusj oppiai*, et casteUis solito major diti* 
fjentia , guod quidem mdla alia fseimus rottone, quam 
ut rem minime nobis , peritisene regionum dubiam, sed 
de qua muUos ambigere vidimus pmstantissimos Itati* 
ere, affile orbis Christiom atiarum provinciartan turo*, 
.. doeeremus , Stridonem oppidum gloriosi Hieronymi pa- 
triam in Italia, et gate nane est, et Octavii Augusti 
Imperatori*, et multo magis Ptinii, atque etiam natatium 
ipsius Hieronymi temporibus eroi, situm esse* ut tan- 
tum virum piane Italicum^ et non aUenigenam fidsse 
eonsteU Prima di tutto non è qui certamente giusto, 
e regolare il modo, con cui il Biondo ragiona* Con 
una diligenza maggior del solito, egli dice, ho enu~ 
merato le citta, ed % castelli dei monti dell'Istria per 



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74 

insegnare, che la villa di Sdrigna è la Stridone di & 
Girolamo 3 e che la patria del Santo Dottore e nell'I- 
talia* Quale strano accozzamento, ed unione di cose ì 
Avendo volato renderne , come fece, la ragione do- 
veva piuttosto dire: ho e&u diligenza descritte j ed e* 
saltate le città 9 ed i castelli dell'Istria, onde include- 
re fra essi anctie Sdregna * che per essere un villaggio 
di sole trenta ease posto fra nwntij e in un luogo non 
atto per la sma infelice posizione ad essere citta j do- 
veva essere taciuta* Avendo spacciato come grandi ed 
insigni i paesi più piccoli, e mena noti deW Istria ho 
mito Sdregna alle miglimi citta j e castella per far ve» 
date 3 che anche essa lo poteva essere. Non avendo e* 
gli però osato di negare, che molti rispettabili scrit- 
tori di se pia antichi, o suoi contemporanei sostene- 
vano, che S* Girolamo era Dalmata, ad arte 'ne in* 
deboli, e snervò la rinomanza, ed il eredito col di- 
re, che eglino però dubitavano, se lo dovevano ascri- 
vere a Sdregna nell'Istria, o a Stridone nella Dal- 
mazia* Ma come potevano essi dubitare, ed avere 
Sdrigna innanzi agli occhi, se niimo, prima del Bion- 
do, conobbe qnel luogo, e «e anche dopo essere 
gtata dosi fattamente sublimata <W Biondo i vicini 
per anco non la conoscevano? Infetti il Veneto Ma- 
rio Negro, che si mostrò così accorato nel descrive- 
re F Istria, ed altri ancora non ne fecero menzione- 
Ma cosa mai indusse il Biondo a fere tanti sforzi per 
togliere il S» Dottoro ai Dalmati, è darlo all'Italia, 
che era già sì famosa per tanti semidei , se Jb per- 
messo d'esprimersi così, e ricca di tanta lode 'e glo- 



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75 

ria àst essere con ragione invidiata da tutto il mon- 
do? Il prurito senza dubbio di scrivere, e dir cose 
nuove 9 le quali i veri saggi non avrebbero' poi pò-» 
tufo approvare* E ben se ne avvide il suo dotto con- 
temperaneo Gobellino Persona In HisU mar. temp. , 
il quale così lo dipinge come letterato: Proml Blon~ 
dkts ab eloquenti* prisca fvit 3 neque satis diligente}* j 
qua scripsih examinavitt non quam vera* sed quam 
multa scriberetj curami* 

Finalmente dalle stesse parole del- Biondo di so-» 
pra riportate ricaviamo ancora contro di lui 9 e de' 
suoi segnaci il seguente non {spregevole argomentò* 
L'Italia ai tempi di Ottaviano Augusto si estendeva 
sino a Pola • e due miglia più ad Oriente nell* età dì 
Plinio* cioè sino all'Arsa* confine 9 che ancor dura 
per testimonianza dell' istessó Biondo* Tutto il tratto 
dell' Istria , che di la si estende verso Levante , è 
Dalmazia* il cui nome, e limite mai non retrocedet- 
te da quel fiume* Ora il Biondo aveva poco prima 
così scritto: Oppida ipsi supereminent sima (Planali- 
co) Albonaj et Terranova* qua duo* et superìus Pi* 
simun j quod Arsite, et fimi (Flanatico) propinquantj 
Istria* atque Italia ultima sunt censendo* Questi luo- 
ghi sono dunque nel confine della Dalmazia. Come 
dunque Sdregna 9 che il Biondo ci dà per la città di 
Stridone, e che da questi luoghi è lontana circa 30* 
miglia a occidente, potrà essere il confine della Dal*» 
mazia* come della sua patria scrisse il Santo? È co-» 
sa certissima * segue il Biondo * che Sdrigna è la cit- 
tà di Stridane* Ma d'onde questa certezza? Dall' aver 



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76 
detto il Santo di essere fiato nella citta di Stridone, 
che fa nel .confine della Dalmazia, e deDa Pannonia, 
Sia pur cosi. Ma da cosa il Biondo conosce qui, 
che la Sdregna Istriana sia Stridone? Perchè le pa- 
role del Santo non potrebbero con egual diritto rife- 
rirsi allo Srinovar degli Ungari, ed allo Strigòvo 
de' Dalmati ? Certo Sdregna non fu nel contine della 
Dalmazia, ne limitrofe alla Pannonia; la Giapidia di- 
sgiungeva l'Istria dalla Pannonia. La cosa dunque 
non era così certa, come se la figurava il Biondo. 

. Un altro nuovo documento di consimile certezza 
produce egli col dire, che, in Sdregna si vede il se- 
polcro di Eusebio padre di S. Girolamo. Naturai* 
mente ciò verrà attestato da una qualche iscrizione 
propria per lo stile de' tempi del Santo? Nò, rispon- 
de Giacomo Tommasini, che lo vide. Presso Vallare 
egli dice per bocca d'Ireneo Lib. 5. e. 6. dalla par» 
te del Vangelo vi e una pietra in terra larga tre quarm 
te s e lunga cinque senza lettere j che quegli abitanti di» 
cono aver per tradizione de loro maggiori essere que- 
sta la sepoltura di Eusebio padre (di S. Girolamo). 
Ma è cosa dubbia , se cotesta nuda pietra quadrata , 
provveduta dagli abitanti del luogo per mensa di un 
altare, o per altro uso, sia di data antica. £ propria- 
mente la pietra sepolcrale di Eusebio, si risponde; 
ha più di mille anni di antichità; l'attestano gli o- 
dierni abitanti del luogo. Qual sorta di certezza sia 
.mai cotesta, lo dicano i critici. Con tutto ciò prose- 
gue il Biondo : Fisitur apud Sdrignam pnedicti Euse- 
\,Ui genitori^ & Hicrongmi sepulchrum, et fama per 



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77 

telati* successióne* tradita 3 et littori* lamina inscri~ 
ptis plumbea* j in eo* ut ferunt* reperite notissimmu 
Ma e dov' è la lamina? La producano pare, e la 
mostrino qual Palladio fatale ai Greci* Perciocché 
r eruditissimo Biondo flint, ab Incl. Imp* Rom. liU 
22. così colloca la Dalmazia nella Grecia: Dalmatia 
Gnecite regio prima. La mostrino, e la oppongano , 
ed allora gli Ungari, e i Dalmati vi si arrenderan- 
no. Ma che? La lamina non esiste; niuno, e nem- 
meno il Biondo dice di averla veduta. Tutti i recen- 
ti sostenitori della causa Istriana per quanto attacca- 
ti siano' alla propria opinione, o non ne parlano, o 
aggiungono ut fertur. Mariano Vittorio, Ireneo della 
Croce 9 il Tommasini, il Cetronio ecc* sebbene fac- 
ciano conto fra i loro argomenti anche delle bagatel* 
le, se ne tacquero costantemente intorno a questo 
singolare Gemelio* Vi è quindi gran sospetto, chela 
decantata lamina sia stata messa fuori da qualche 
impostore, come già l'iscrizione, in cui Giustinopo- 
H, o Gapodistria è detta Insula JEqidis (1), e che 
convinta poi di falsità alcuni più prudenti l'abbian 
fatta sparire , ovvero che tutto il racconto sia stato 
ordito da coloro, che cercavano per via. di finzioni 
ajuto e sostegno ad una causa disperata» 



(1) Una tale iscrizione trovasi riportata fra le Gruteriane 
pag. 164. Tommaso Reinesio uomo di purgatissimo giudizio la 
Syllog. lascrìpt avendola esaminata a £>ndo la credè supposta , 
e messa fuori da qualche impostore in tempi posteriori. 



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78 



CAPO IV. 

Abbagli del Biondo tieW Interpretare i tedi di San 
Girolamo. 

H Biondo finalmente cerea di suggellare la sua 
«utenza coli' autorità del medesimo S» Girolamo , 
mentre dice, che la tradizione degli Sdregnani viene 
confermata dal seguente passe del Santo' scritto, do- 
po aver sentito 9 ohe i Visigoti avevano saccheggiata 
l'Istria; Scribk attieni de (Mienonymu*) in Abàeuch. 
Mao parole del Biondo; Nonne hoc impletum esse 
audwimus in notine origini* regione finiurn Pamnonke* 
et lubrici, ubi post varia* Barbarorum incursione* ad 
pmtam de*aUitionem est pementum, ut neehumana ibi 
permansene creatura* nec animae super esse j, eomersa- 
rupie dieatar ex us 3 foce hominibus amkari et convi- 
vere consneverunL Tale è il passo di S. Girolamo, 
che il Biondo .erroneamente adduce come estratto dal 
comento ia Abacuch, e che in reltìi h sul proposito 
un* esposizione infedelissima. E primieramente s in- 
ganna quanto al luogo , non appartenendo esso al 
comentario in Abacuch» Il Lucio ad Mandi Apologe 
e fra Ireneo, che lo seguì 9 pensarono , che quel con- 
testo :fosse contenuto nel capo 4L Mn Oseam, dove S. 
Girolamo dice : Hoc qui non credit aeoidisse popolo 
Israel* cernai IUgricnm eernat Thracias^ Macedoniam, 
atque Panmnias , omnemqtte 4ermm qua a JProponti- 



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79 

de, et Bvsphoro usque uà Alpe* Jutias tendi tur* et 
probabit cum hominibus et ammalia euncta deficerk 
guae in usa* kotnimim a Creatore prius dLebaartur. Ma 
anche il Lucio, ed Ireneo s' ingannarono; percioc- 
ché nell'ultimo paèso addotto non si fa cenno deano 
dell' orbine di S. Girolamo, come il Biondo preten- 
de. Il viro luogo del Santo è chmqne il segfceofe 
batto dall' esposizione in Sophon cap* 1. Iram qwppe 
Dòmini iti**» bruta sentimi ani m anti*, et vmtatis nt» 
bUmss ho*tin&u*que interferii* j sMbuéktem et rarità* 
iem bestiarum quoque fieri* et volatitium , pisrìumque 
ititi* IUyrieum est* testi* Thraeia* testi* j in qua or* 
tu* *umj sohm* ubi praeter caehsm 3 et terram s et ere* 
scentes vepre* 3 et oendensa sytvarmn canuta perierunt. 
Ora in nessuno degli addotti testi dice il Santo, 
che la regione della sua origine è nei confini della 
JPannonitt , e dell' Illirico. U Biondo adunque <ae a» 
dnlterò il senso cambiandone arbitrariamente le puro* 
le* É poi noto «gli eruditi, senza «aver bisogno. di 
entrare nelle sottili distinzioni, die si leggono Opu* 
*c. 1. pag. 20* presso V Autore dei due citarti Opu- 
scoli, che il nome d'Illirico Minore era allora *éA 
discorso comune intieramente fuor di uso, e che ^ffi 
erano succeduti tre altri nomi di Provincie, quello 
della Muova Epiro, quello deHa regione Pievalitana , 
e quello di Dalmazia. Lo attestalo Sesto finflfo*, e 
lo Scrittore della Notizia dell' Impero, ambo con- 
temporanei di S. Girolamo. E nome d' Illirico poi 
resto soltanto al Grande Illirico, o BKrico Maggiore, 
e di questo solamente tanto S. Girolamo, «pianto i 



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80 

suoi coetanei) ed i posteriori iqteqdono di parlare y 
ogni qual volta nudamente, dirò così, e senz' aggiun- 
ta di altro lo hanno nominato. Ciò posto, sarebbe 
.certamente stato ridicolo il discorso del Santo, se a* 
▼esse collocata, come senza fondamento l'asserì 
.Biondo, e lo vanno ripetendo i recenti seguaci suoi, 
la. sua Stridone nei confini della Pannonia, e dell' II* 
lirico ; mentre quella era in questo . compresa* Pie 
meno insussistente è ciò , che il Biondo aggiunge, 
.c|oè che S* Girolamo parlò soltanto degli animali , 
che convivono cogli uomini; perciocché tratta quivi 
.principalmente degli animali, e bestie selvaggie* Mai 
pesci, di cui favella, convivono essi cogli uomini? 
Forse i lupi, i leoni, le volpi, se tri tolgano gli uo- 
mini, ed i volatili, non vanno altrove a cercarsi nu- 
trimento, e cibo? 

Erra del pari il Biondo, quando asserisce, che 
il S* Dottore all' annunzio delle stragi commesse dal 
Visigoti nell'Istria scrisse le cose riportate di sopra* 
Enumera il Santo ad una ad una le provincie, alle 
quali toccò' quell' orrido -scempio. Nel consento di O- 
sea aveva detto, che quella desolazione dalla Propon- 
fide giunse in sino alle Alpi, è nell r esposizione di 
Sofronia ne porta per esempio l'Illirico, la Tracia, 
e quel suolo, in cui era nato* Ma nelT Enitafto di 
Nepoziano Cap. 9. nominatamente ed esattamente e- 
spone ogni cosa in tal guisa : Pìgintij et ea amplim 
tonni stinta quod inter ConsUmthwpolim _, et Alpe* Ju- 
lia* (fuotidie Romanus sangui* effunditur. SciiMam, 
Thr ariani j, Macedomam, Dwdaniamj Daeiam^ Thes- 



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81 

Malonicam (Tlwssaliam) Achajam _, Epiros * Dàbna- 
tiamj cunctasque Pannonias Gothiis* Sarmata j Qtia- 
dm vastmtj trattimi 3 rapimi. Qui, si qui si ferma 
S. Girolamo inconsolabile per la rovina delle provin- 
cie dell'Illirico, e per la distruzione della sua patria* 
Nulla egli dice dell'Italia, nulla dell'Istria; e, in 
supposizione ancora, che i Barbari avessero portato 
il saccheggio, e la strage nelle contrade dell'Italia, 
ciò, che già abbiamo fatto vedere non essere avve- 
nuto, egli affatto non la cura* Oriundo dell' Elirico 
egli ha l'Illirico innanzi agli occhi, e nel cuore* Se 
l'Italia, e l'Istria gli fossero appartenute per ragio- 
ne di nascita, e se elleno in quel tristo frangente 
fossero state manomesse dai Barbari, le avrebbe il 
Santo taciute", e non avrebbe pianto alla rimembran- 
za del doloroso eccidio ? Sensibile alle altrui non si 
sarebbe egli permesso un giusto sfogo sulle proprie 
perdite, e sciagure? Nella Dalmazia, e nella Panno- 
nia, com'è manifesto, terminano le sue lagrime: al 
principio delle Alpi Nonché finiscono i suoi gemiti, 
e i suoi sospiri* f 

Opportunamente il Simbro parlando di queste 
Alpi In CommenU de Alp. appoggiato ad ottime au- 
torità così ce ne da il nome, e & da esse sulla te- 
stimonianza di S. Girolamo stesso dividere le Pro- 
vincie dell' Illirico dall' Italia : Tom Julite * quatti Cor- 
nieas Alpes etiam Noricce nominantur • • • • • Divi- 
duntur autem his Alpibus Ittyrici provincia ab Italia , 
idque Hieronymiis videtur observa&se in Epitaphio Nepo- 
tismi. Ma anche le Alpi Gamiche, dalle quali inco- 



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— ._. • i 



82 
minciava l'Italia, e vi finiva la Pannonia, furono 
dette Giulie a motivo della Citta di Julium Carni* 
eum , che quivi sorgeva , e che diversa da quella 
chiamata Forum Julii era nota a Tolomeo Uh. 2. 
cap. 14., ad Antoniuo In itinere Aquila Valdide- 
nam* ed a Plinio Lio. 3. e. 19. Separata la Pro» 
vincia dell'Istria per mezzo di queste Alpi dall'Illi- 
rico, come poteva il S. Dottore rattristarsi per Feo* 
cidio di lei, se i Barbari non erano penetrati, che 
fino alle radici delle medesime? S. Girolamo ne l'ac- 
cenna, ne lo ricorda; si duole della Caduta della pa- 
tria, si duole del saccheggiato Illirico, e si dimenti- 
ca della vicina Italia* Perciò Glaudiano contempora- 
neo del Santo non solo non estese le incursioni dei 
Barbari nell'Istria, ma ne fece immune ancora tutta 
la Dalmazia marittima con quei versi GeticU Europa 
calervi* ecc. riportati di sopra al capo 7. 

Jacopo Filippo Foresti da Bergamo In supple* 
meni. HisL, ed Antonio Bonfinio furono i primi ad 
abbracciare, e promuovere la nuova opinione del Bion- 
do intorno alla pretesa Stridone dell'Istria. Il primo 
racconta la cosa come dal tripode; il secondo vi en- 
tra in particolarità. Infatti parlando il Bonfinio della 
irruzione degli Unni del tempo di Attila nell'Istria., 
Quin et Stridonis oppidnnij egli dice, a Gothis ever- 
stuìhquod in Dalmatice quondam Pannonueque confinibus 
sitimi eratjD, Hieronymi patria* instauratum ab Humus 
iterum incensimi est. I Goti , e gli Unni , come lo fa- 
cemmo vedere di sopra, non penetrarono prima del 
400. nelT Istria. Il ristauramento della pretesa Stri- 



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85 
done Istriana è dunque una (avola del Bonfinio, il 
quale credeva Sdregna citta, quando non eriche un 
semplice villaggio. Ma in ipotesi pure che avesse po- 
tuto essere restaurato ciò, che non esisteva, chi ese- 
guì sì bella impresa? Gli abitanti del luogo, quando 
anche avessero voluto riparare quel castello , di cui 
veggonsi ancora le rovine, e che forse a' tempi di 
Attila non esisteva, lo avrebbero potuto fare? Tutto 
questo era appunto ciò, che il Bonfinio doveva dire, 
ma che tacque. Del resto se il Bonfinio si fosse scru- 
polosamente in tutto attenuto alle sue perpetue gui» 
de, cioè a Niccolò Olako, a Filippo Callimaco, ed 
al Turozio scrittori della storia di Attila, si sarebbe 
mostrato più conseguente ne' suoi racconti. Descriver 
do quegli autori le citta, e i castelli dell'Istria distrut- 
ti dagli Unni, della supposta Stridone non fecero 
parola. Ambrogio Calepino, il Faroldo, l'Irenico, e 
tanti altri tennero pur dietro al Biondo, ma fra sì 
numerosi seguaci diremo soltanto di coloro, che alle 
invenzioni del loro maestro seppero aggiungere qual» 
che cosa del proprio. 

CAPO V. 

Racconti di Giacomo Filippo Tommasini intorno a 
Sdregna. 

Giacomo Filippo Tommasini Vescovo di Citta* 
nova, o come altri vogliono diEnjoA nell'Istria no* 
to per piì» opere a nfatfnpa ci lasciò una specie di 



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84 

narrazione tradizionale, per cui Sdregnà, ed il suo 
castello salirono in grande rinomanza: Petronio me* 
dico di Trieste ne ritrovò l'autografo,* e Fra Ireneo 
della Croce la inserì con ogni accuratezza Lib.6.c. 5* 
nella sua Storia Triestina* Non dovremo dilungarci 
jielF impugnare untale scritto. Alcune delle cose, che 
contiene , sono già state confutate; le altre cadono da 
per se stesse» Noi lo riporteremo a brani, apponen- 
dovi delle brevi note, o riflessioni, non perchè il no* 
atro assunto lo ricerchi, ma per esaurire, e rallegra- 
re possibilmente il lungo, intralciato, e spinoso argo- 
mento, che abbiamo preso a trattare* , 

Dice adunque il Tommasini presso Ireneo : Sghi- 
gna villa .... luoghi tutti pieni di boschi* e desolati 
<di abitatori ecc. Verso la parte della Falle di Quieto* 
cioè verso Montana sono le vestigie antiche di mura- 
glie, che mostrano essere stato quivi un castello, che i 
paesani dicono sino al giorno d' oggi essere il castello di 
Stridane, patria del glorioso S. Girolamo. Ireneo Istria- 
no * e testimonio oculare aggiunge: che il sito di que- 
sto castello, o diroccata fortezza e tale, che appena 
potrebbe col suo recinto abbracciare un monastero di 
mediocre circonferenza spartito in ristrette ed anguste 
eelle. E questa è l'antica Stridone citta Vescovile, 
come vedremo, nella quale par, che non vi sarebbe 
stato luogo per la casa de 9 parenti di San Girolamo* 

Sotto alle cui rovine (del castello) seguita il 
Tommasini, vi e una grotta, che si profonda 208* 
passi quasi al pomo della valle. Ma e che ha qui da 
lare questa grotta con Stridone, e con S. Girolamo? 



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85 
Incominciò- quivi forse per avventura il Santo il novi-» 
aiato di quella vita monastica , che doveva poi prò» 
lessare nella spelonca di Betlemme? Tale forse ne 
sarà stata la tradizione; ne sarebbe à maravigliarse- 
ne, essendone nate, e corse delle altre ugualmente 
curiose, e mal fondate. Giace, continua a dire, grati 
patte della villa nella pianura del monte* ove anche 
e la Pieve dedicata a San Gregorio sottoposta al Fé- 
scovato di Trieste* Chiesa di onesta grandezza coti 
'quattro altari* ed il suo cimiterio serrato. Poco fon- 
tano discosto da questa* dalla parte di Levante* vi e 
una piccola Chiesa dedicata a S* Girolamo * sopra U 
cui altare* eh 3 e antico* si vede la figura di detto 
Santo di legno della grandezza di più di un braccio^ 
Il Santo ha il castello in mano, ed in capo il cap- 
pello Cardinalizio. Da ciò, che qui dice il Tòmma- 
sini, se non erro, si congettura Tanno, quando in- 
cominciò la tradizione intorno a S. Girolamo appres- 
so gli Sdreghani. Se la tradizione fosse già esistita 
in Sdregna, quando vi fu fabbricata quella Pieve* 
certamente la nuova Chiesa Parrocchiale non sarebbe 
stata da quegli abitanti dedicata a S. Gregorio, ma a 
8. Girolamo « Eglino senza dubbio avrebbero 'ciò lat- 
to indottivi da quella stessa divozione, che in oggi 
professano al Santo come lor nazionale, e paesano. 
Fu dunque fabbricata quella piccola chiesetta a San 
Girolamo , quando né nacque quivi la tradizione. 
Ma e in qual tempo? Dopo, che all'abito de' Car- 
dinali fu aggiunto T ornamento del cappello rosso ., di 
cui vedesi V indizio nella statua di San Girolamo in 



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86 

quel tempietto; statua, che ctaie l'attesta il Tommasi- 
ni, ed altri, che la videro, è antica, fatta allora cioè, 
quando fa edificata la chiesuòla. Ora Niccolò de Cur- 
ino In FiU Innoc. IF. apud Balutium in Misceli, tome 
7., Roberto Gaguino Hist. Frane; Bartolommeo 
Platina In Innoc* IF; il Yolaterrano, ed il Sabellico 
testificano, che i Cardinali apparvero per la prima 
Tolta col cappello di porpora sotto il Pontificato del- 
l' istesso Innocenzo, avendo ottenuto di farne uso nel 
Concilio di Lione Tanno 1243 , sedeci mesi dopo* 
terminato quel Concilio; il che cosi conferma il ci- 
tato Curbio; Interim Pontìfex* egli dice, post Conci» 
lium anno secando Cluniacum hit cum JRege Francia* 
et ipsius firatribus collocuturus * ubi Domini Cardino* 
ics* primo eapellos rubeos- receperunt 3 ' sicut in ipso 
Concilio filerai ordinatami Ma il Tommasini per dar 
maggior credito alla tradizione in favor di Sdregna 
racconta fra gli applausi d'Ireneo, e del Petronio del- 
le cose, che avevano secondo lui del prodigioso, ma 
ch'erano naturali, come il guizzar de 9 pesci, ed il 
cantare degli augelli. 

Dal Piovano di Stema* egli ripiglia, nella mia 
Diocesi Pre Biagio Sterlichio mi vien narrato* coni es+ 
so era stato venti due anni a servire in quella Pieve 
di Sdrigna* e che era opinione universale di fatti que- 
gli (Aitanti esservi il sepolcro di Eusebio ^ padre di 
& Girolamo* e quel castello l'antico Stridone. E poi 
aggiungea, che in mezzo tra la chiesa della Pieve* e la 
piccola vi era un albero di more nere di mediocre 
grandezza dhnm in due ramu Questo essendo state 



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87 
pik volte tagliato j rinasceva* e pullulava nella mede* 
sima forma» Anzi fabbricandosi la Chiesa di nuovo* ta- 
gliato F albero * e fattogli in quel tempo i fondamenti* 
crebbe alla grandezza* e forma primiera sparto pure in 
due rami. Ma questo e maraviglioso * che dicono* che 
nel tagliarlo gettava copia di umore come latte in tan- 
ta abbondanza* the si poteva raccogliere in tazze. An- 
zi afferma V istesso buon Sacerdote haver a suo tem- 
po più volte veduto* levandosi dagli abitanti vicino il 
terreno* ch'essi adoprano per mettere sotto la testa 
decloro morti* mentre tagliavano le stte radici* gettar 
copia di liquor bianco come latte. Si è detto di so- 
pra cosa sia il castello della pretesa Stridone Istriana. 
Quanto alla così decantata pianta di moro anche le stes- 
se vecchiarelle di campagna non se ne sarebbero mara- 
vigliate ; mentre vedevano tali alberi nascere, e cresce- 
re da per se bicipiti, o divisi in due rami. Appena si 
troverebbero de' mori, tale essendone la natura, che 
nelle radici, e non di rado negli stessi tronchi non 
&i allarghino quinci e quindi in due rami maggiori; 
e la frequenza, e l'evidenza dee togliercene ogni stu- 
pore, a meno che non ci maravigliamo, che vi sia- 
no degli uccelli a due piedi, delle bestie a quattro, 
e dei serpenti, che ne sono privi. Se poi si ferisca 
a questi alberi il ceppo , e massime le radici-, vedras- 
si tosto sortirvi dell'umor bianco, e se si vorrà, che 
ne bagnino 3 terreno, si facciano delle punture, o 
incisioni, quando le stesse radici ne sono ripiene* E 
poi cosa ancor più curiosa quello , che aggiunge, che 
quella pianta tagliata in dfctftP&a di due braccia nuo- 



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88 
▼amente pullulasse. Ma qual maraviglia, che da ra- 
dice sana e vegeta quell'albero facesse de' nuovi get- 
ti , ed anche da lontano, vale a dire, sino da dove 
poteva estendersi la vivida fecondità dell' istessa radi* 
,ce sotterra? ; " 

Il Tommasini per confermare i snoi racconti 

non contento della testimonianza dello Sterlich addi- 
ce ancora quella di una donna, che contava più di art 
secolo » Morì, egli prosegue, una donna vecchia di 
cento e quattordici anni* qua! dice anco per tradizione 
di più vecchi dello stesso loco 3 che mai si ricordava» 
noj che i legnami che sostenevano il tetto della Chic» 
sola (dedicata a & Girolamo) sieno stati mutati * ma 
si bene esso coperto (il tetto) accomodato. La rive» 
risconoj e la tengono in grande venerazione* e con» 
corrono da molte parti Sacerdoti a celebrare quivi la 
Messa , e narrano * che" a suo tempo il Fescovo di 
CapodUtria fu quivi , e tagliato di quei rami si tocco 
gli ocelli* e poi bado quel tronco con. molta divozione. 
Ho riverito io parimenti* questo luogo V anno corrente 
1646 «e Chi non sa, che il legname da fabbrica, acuì 
resta appoggiata la sommità de 9 tetti, tagliato ne' mesi 
convenienti può durare assai lungamente illeso, ed in- 
corrotto , singolarmente se esso sia di arice, di quer- 
cia,, o d'altro legno duro e compatto, e se il lavoro 
dell' istesso tetto per mezzo di coppi, e di tegole fra 
}oro strettamente connesse sia eseguito con maestria, 
ed arte? In pigritiis humiliabitur contignatio* et in w* 
, (imitate perstiUabit dowus, dice l'Ecclesiaste capu 10* 
v. 18. GK abitanti di Sdregna non furono lenti, co- 



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89 

me lo confessa la vecchia del Tommasini, nel ripa- 
rare con ogni diligenza il tetto di queDa Chiesola, e 
nefl' allontanare dalle sottoposte travi i danni della 
stillazione/Del resto scrive a proposito Plinio tib. 16. 
cap. 40. Mucianm ter Consid ex bis* qui e proximo 
viso eo (Ephesime Diance simulacro oc tempio )scripser e 
(narrai) . . . valva* esse e dipresso j et jam qtmdringentis 
prope uniti* durare materiata omnem novm similem.... 
super omnia memoratur Ofdes in Autide ejusdem Dece s<e- 
cuMs aHquot ante Trojanum belkim extedificataj quo nam 
genere materùe (hoc est Ugni) scientia obliterata* Co- 
se consimili ci narra pare Vitrnvio • Laonde non è 
meraviglia 9 se anche il legname della Chiesola di 
Sdregna naturalmente doro, e difeso dall' umidità ol- 
trepassò la lunga età di quella vecchia, e del suo pa- 
dre, e quella del suo nonno, e bisnonno ancora. E ben- 
sì da stupirsi, che ancor si vanti più di quello, che si 
dee, in questa disputa l'autorità del Tommasini, a 
cui la critica rinfaccia la frivolezza de' suoi racconti, 
e quella dell* istoriografo Ireneo , il quale volle mo- 
strare di non sapere, che le travi di legno duro ta- 
gliate a tempo debito, e guardate dall'umido non 
sentano la carie, e quella infine di coloro, che fa- 
cendo tacer la Botanica riconoscono la copia del su- 
go nei mori come cosa sorprendente* 



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90 

CAPO TI. 

Opinione dell' Arcidiacono Tommaso* e del Lucio j 
essi non parteggiano per gV Istriani* 

Siccome l' Arcidiacono Tommaso , qualunque ne 
sia il merito come Storico, fra i recenti è uno scrit- 
tore di data .piuttosto antica , essendo nato in Spala- 
to nel 1200., e morto nel 1268., al dire dell'Aba- 
te Ciccarelli Stor. degli Uomini Illustri di Spalato j 
e siccome Giovanni Lucio di Traìi awegnacchè po- 
steriore di tre secoli si riguarda comunemente come 
classico per la sua Storia- de Regno Dalmaiiw et Chroa- 
tiasj così Ireneo, ed i suoi seguaci fecero conto 
grandissimo della testimonianza di questi, due autori 
Dalmati, supponendoli in questa controversia del lo» 
ro partito. Sfa Ireneo, e tutti gli altri, che lo se- 
guirono, sono in manifesto errore, e, per farlo co- 
noscere, basterà consultare l'uno e 1' altro in fonte* 
e vedere cosa detto abbiano sul proposito, coli' addurr- 
ne le parole in originale. L' Arcidiacono adunque In 
HisU SaloniU cap. 1*, così scrive: Dalmatici est regio 
maritima incipiens ab Epiro* ubi est Dyrracchium* etpro~ 
tettditur usque ad sinnm Quarnerium * in cujus interio- 
ribus est oppidum Stridonis * quod Dalmatue , Pan- 
nonUeque confinium fuiU Hasc fuit patria tellm fi. Hie- 
ronymi Doctoris» Ed al cap. 13. ( Dalmatire, et Chro- 
batim terminusj ab Occidente Charintiam versus mare 
usque ad oppidum Stridonis* quod nunc est confinium 



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91 

DàhnatuB* et Istrice. Dai quali due luòghi chiaramente 
si scorg», che questo scrittore assai inesperto nel 
trattare le antichità, come tosto lo indicano i due pri- 
mi capi della sua Storia Salonitana, e come già noi 
l'abbiamo fatto vedere nelle nostre Notizie Storico- 
Critiche su Ragusa Tom* . 1. pag* 112* pose la città di 
Stridone nelT interno del Cantero, o Golfo Flanatioo, 
che appartenne, e appartiene alla Dalmazia; la disse 
perciò limitrofa all'Istria, a cui il Cantero è adja- 
cente, e prese la Garinzia per -la Garniola, che è par- 
te di quella* 

E certamente la Carnia * o Garniola sta alle spal- 
le deli' Istria, e finisce la Croazia, e presso gli scrit- 
tori del medio evo il tratto, o regione della Garniola, 
che giace fra il Friuli, e la Croazia, è spesso chia- 
mata col nome di Carinthia^ di Carnuto * Gomitano 
o di regione CarnuUma. Paolo. Diacono de Gest. Lon- 
gob. lib. 5. ci dice ài proposito parlando di un tal 
Duca del Frinii: Fugit ad Slavo s in Carnuntunij 
quod corrupte vocant Caranuhm* qui postea cwn Slam 
vis rediem • • • irnientibm super eum Foro-Juìiensibu* 
exHnctus est» 1/ istesso autore ci & menzione delle 
continue scorrerie di quegli Slavi, o Abari di Car- 
nunto , o Caranuto, o sia della Garinzia , e della Gar- 
niola nel Friuli , e nelF Istria ; dal che consta , che 
erano essi confinanti, e vicini fra loro, e che l'odier- 
na Garniola , la quale è adjacente* al Friuli, all'Istria, 
ed alla Croazia, è il Carnuto di Paolo Diacono, la 
Garinzia dell'Arcidiacono > e il Carnutano di altri scrii» 



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92 

lòri. Bla il seguente passo di Porfirogenito De Adnu 
Imp. cap. 30., che determina i confini della Croazia 
de 9 tempi suoi ad Occidente, sparge luce grandissima 
su quelli descritti dall' Arcidiacono* A Zentina (in- 
coti* Zetina) fluvio, egli dice, incipit Chrobatue regio s 
et cxtenditur juxta mare usque ad Istrice confiniti^ si- 
ve oppidum Albunum (Afoonam* quce ad Arsioni est) 
versus autem montana (ubi Corniola , vel juga Carmi- 
tanorum) aUquatenus subjacet Istria?. Ed ecco quale 
e la mente dell'Arcidiacono Spalatense, ed in qaal 
modo la sua Stridone, situata nelle parti interne del 
Garnero, o seno Flanatico, era nella Dalmazia, e 
confinante coli' Istria, e colla Carinzia, o Garantania 
del suo tempo* Nulla vide Ireneo di tutto questo 
contento comunque di farsi forte colTautorita dell'Ar- 
cidiacono.^ Ma il seguire in ciò l'opinione d'Ireneo 
che altro sarebbe, se non un porre Sdregna nel con- 
fine della Carni ola, e le parti interiori del Garnero. 
nel territorio di Capodistria? Perciocché Stridone se- 
condo r Arcidiacono era bensì limitrofa all'Istria, ma 
esistente sul suolo Dalmatico* Laonde per quanti com- 
menti vogliansi fare sugli allegati passi dell' istesso 
Arcidiacono non vi si ricaverà mai altro, se non che 
egli pose Stridone nella Dalmazia Giapidica sul confi- 
ne dell'Istria; il che senza dubbio basta per mostrare, 
ch'esso non può* e non dee essere annoverato fra que- 
gli Atleti, che militarono per gl'Istriani* Ma forse Ire- 
neo potè -essere stato indotto in errore dal seguente 
passo di Lucio in NoU ad Qp. M. Mortili: Thomas 



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95 
Archidiaconum Spdatensem cap. I. et 13. Jft*f» S** 
lontt., dice il Lucio 9 Sdrignam Istrice prò Stridane D. 
Hieronymi patria statuerej cujus auctoritatem BUmdui 
est facile secutus* ambobus ex similitudine nomini* de- 
ceptis. Ma se Ireneo avesse riflettuto alle ultime pa- 
role del Lucio, che e l'Arcidiacono, ed il Biondo 
s'ingannarono per l'omonimia, o somiglianza del no» 
me di Stridono con quello di Sdrigna ( l'Arcidiacono 
non nomina Sdrigna) non si sarebbe impegnato a so* 
stènère un punto , che non poteva difendere* 

Del resto il Lucio, come pure 1* osservò 1* Arci- 
prete Capor, ponderate bene quinci e quindi- da 
quel gran critico, ch'egli era, le ragioni di ogni par- 
tito, non solo affermò, che la Stridone di S. Girola- 
mo noni poteva esistere nelT Istria , ma concluse an- 
cora , che nemmeno doveva essere ammessa nella Pau- 
lonia; perciocché loc.*ciL egli scrisse » Rectequidem 
Marulm Stridonem Hieronymi patriam in Istria esse no* 
potuisse... scribit. E poscia » Conatus Incko feri pa- 
triam D. Hieronymi prope Dravum statuenti* evane- 
scunU Per la qual cosa: il Lucio, che il Vallarsio 
Op. S. Hieronymi Tom. XI. in Vii. fa gratuitamen- 
te sostenitore, come lo era esso , della causa Istriana, 
non solo non rimase dubbio, ed indeciso, come ul- 
timamente fu scritto , ma emise anzi tacitamente il 
suo giudizio per quella de' Dalmati* Imperocché a- 
vendo veduto, che le ragioni addotte dal Mando in 
favor de • suoi Nazionali erano abbastanza* forti, e con- 
vincenti nulla aggiunse del suo su tale argoménto. 
Così pure la intese l'Abate Coirti De siiti Strida Urbe 



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94 

PfataL D. Hierony. con queste parole/ Lucius mitent 
ipse nulHus parte* fuetto; et Mandi potius sententite prò 
Sidrona adscribit* 



capo vn. 

Del confine 1 delia Pahnonia colf Istria» 

Dividevasi l'antica Pannonia in superiore, ed infe- 
riore. La prima, che restava ad Occidente, e che per 
un piccolo tratto toccava V Istria dal lato meridiona- 
le, serbò sin dopo la morte di S. Girolamo i me* 
desimi confini* La seconda da tempi assai rimoti si 
estendeva verso Mezzogiorno sino ai monti Bebii, o 
Ardii confinando quivi coll'antica Dalmazia primitiva* 
Estesa sotto Augusto la Dalmazia sino alla Sava, non 
più i Bebii, o Ardiei, ma la riva di quel fiume ne di- 
venne il confine* S* Girolamo colle parole Dabnalùe 
quondamPannoniteque confinium fuit alluse alla Pannonia 
inferiore, ed ai suoi antichi confini colT avverbio quow* 
dam s cofhe si è veduto* Sarebbe quindi superflua ogni 
ulteriore indagine nel rintracciare il confine fra la 
Pannonia, e l'Istria; perciocché esclama opportuna- 
mente il Giccarelli , foc. qL pag. 76* Che hanno dun- 
que a fare gl'Istriani* che non solo sono* tanto lontani 
dagli antichi confini della Dalmazia primigenia , ma 
che perfino erano disgiunti dalla Dalmazia di allora 
con interposizione del fiume Arsa? E l'Arciprete Ga- 
por loc* cit* opusc* 1* : Determinato con il confine 



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95 

tra la Dalmaziaj e la Pmnonia inferiore propri* del- 
la patria del Santo. • . . ecco fissata così, una vastissi- 
ma distanza tra la patria del Santo 9 e V Istria * la 
quale ne confine* ne confinante pub in veruna manie* 
ra chiamarsi di Stridone* e meno ancora pretenderò 
di avere parte «• Contuttociò avendo stabilito di 
trattar questa disputa in modo 9 che il lettore ne veg* 
ga l'origine, ed i progressi , e possa da per se giù* 
dicare della validità, o insufficienza delle ragioni tan- 
to rispetto agli Istriani, e agli Ungheri, quanto ai 
Dalmati, ci occuperemo anche di questo punto, e di 
ogni altro, che potesse avervi relazione* . 

Tolomeo pertanto Lib. S. eap. 15. così parla dei 
confini della Pannonia, che riguardano la presente 
questione: Pannonia superiora egli dice, (termina* 
tur) ab Occam monte Celio > et prò parte Caravanca 
a Meridie parte Istrice s et Ilhjridis. Il monte Gezio 
adunque finiva la Pannonia ad Occidente per mezzo 
di una linea retta tirata dall' intimo del seno Flanati- 
co , o Garnero, che giace fra l'Arsa, e lo stesso Car- 
nero, e che appartenne sempre alla Dalmazia. Una 
tale linea passando per dove al dì d' oggi in un' ame- 
nissima pianura sorge la citta di Gilly, o Cilleja, giun- 
geva sino al Danubio. Escludeva una tal linea e il 
Garvanca di Tolomeo, ed i Carsi d'Ireneo, e de' 
suoi seguaci; ma anche a Mezzodì terminava Tolo- 
meo la Pannonia per mezzo di altra linea retta tirata 
per la serie, o catena de monti Albii. I/abbreviatore 
di Strabone colloca il Garvanca, o i Carsi, che chiu- 
dono tutta F Istria alle spalle, fra il monte Ocra, e 



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96 

lAJbio. L'Ocra ad Occidente, e nel mezzo il Canan- 
ea occupavano tutta la latitudine dell' Istria. Quindi 
l' Albio a Mezzodì era riconosciuto fuori de' confini 
dell' Istria 9 ed ascritto ai Dalmati della Giapidia dagli 
accurati Geografi, fra i quali basti Strattone, che 
Uh. 7. così al proposito si esprime : Tota ora Istrice 
(per ambitum) stadiorum 1500. sequitur Japidum 
stadìorwn mille. Siti sunt Japides sub Albio monte* 

. qui finis, est Alpiunu Sfa i confini, che l'istesso To- 
lomeo Lib.2.c.l4. assegna al Norico, rendono mag- 
giormente chiara la cosa: Norieum* egli dice, termi- 
natur. • • . a Meridie parte Pannoniee superiori** . . . . 
tt quod inde est supra Istriani, eo monte* qui Carvan- 
eas appellabir. Da ciò si apprende , che il Carvanca 
restava sopra l'Istria, e che l'Istria arrivava sino al 
Carvanca* 

. Ma in che punto l'Istria propriamente confinava 
eolla Pannonia superiore? Precisamente là, dove la 
catena de' monti Albii si univa con quella delle Alpi 
Gamiche, cioè presso, ed al Sud dell'odierno lago di 
Zirknitzj, e vicino, ed al Sud di Adelsberg* ma per 
un tratto di confine brevissimo; poiché l'Istria rima- 
neva circondata dalla Giapidia all'Est, dal Norico al 
Nord, ed all'Ovest dalla Gamia, e dal mare Adriati- 
co» Ma Sdregna, giusta questi certissimi confini, in 
qual punto ella rimane? Ne resta più di 40 miglia 
distante, e per convincersene appieno basta osservare 

, con diligenza le. carte più esatte fra le antiche* Igna- 
ro, o piuttosto dimenticatosi il dotto Padre Vallarsio 
di tanta distanza così apud Cokti toc. ctt. c'indica il 



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97 

luogo , dove avrebbe dovuto esistere Sdregna per es-* 
sere in sul. confine : Igitur confinii focus * vi si legge, 
in quo Stridono (Sdrtgna) emt* ih extrema et orien~ 
tati laburni** parte requirendu** ubi ultimi Pannonice 
finte ponti stmtj quw Mine in Septentrionem flectitur. 
Istria autem iÀburnite* Pannoniasque termini* fini tur y 
et Ine e conspectu monti* Ocra* ubi Istriana provine 
eia initium habetj Stridon fare collocati debeU Ma in- 
tanto invece di collocarla sul confine., o di dire sin» 
ceramente, che la non si poteva collocare, perchè era 
più di 40. miglia discosta, affermò senza esitanza, 
eh' esisteva in quel tratto di paese , che giace fra* 
Emona, ed Aquileja, e che guarda le Alpi Giulie,* 
dove si uniscono i confini della Pannonia, e della 
Dalmazia * Quare* egli segue a dire, in hoc regioni* • 
parte* qute Aemonam Inter s et Aquilejam interjacet* 
qweque Alpe* Julia* respiriti ubi Pannonue* et Dalma- 
lite, otim lÀburniat fine* junguntur* et oppidum Sdrigna 
situm estj Stridonem *teti**e veri quam rimiUitnum esU 
Al /che molto saggiamente risponde il Goleti Loc. ciU 
col dire, che Sdrigna era dal confine della Pannonia 
assai più lontana di quello, che lo fosse Sidroha, e 
che l'Istria era distaccata dalla Pannonia per mezzo 
delle frapposte giogaje dell' Albio » IUua\ certtun est 3 
■ egli dice, Stridonem in cospectu monti* Ocrae a FaU 
lardo positum prope Dalmatiaejlstrueque fine* Dalma- 
tiae Pannoniaeque confinium dici nunquam posse* cum 
multo longius a Pannonia absit* quam Sidrona* inter* 
jectis Albiorum (dei Garniolani, della Giapidia, e dei. 
Carni a Occidente) montium jugis quam latisstmisj quas 
7 



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98 

Pannoniasab Istria determinent. L'istesso linguaggio del 
Valiamo tiene l'Autore dei due citali opuscoli; percioc- 
ché anch'esso paria indeterminatamente Op. 1. del con» 
fine dell* Istria eolia Pannonia • Mentre egli £i termi- 
nare l'antica Istria nelT odierno Carso, o monti della 
Vena, protrae di molto il confine della Pannonia ver- 
so l'Istria; e ciò per avvicinare Sdregna al confine Pan- 
nonico, la quale ne resterebbe con tutto ciò disgiunta 
da un tratto considerabilissimo • L' Arciprete Gapor 
Qptisc. 1. pagm 14» e Opus* 2. pag. 18» ha pur trat- 
tato questo punto» Quindi noi passeremo a parlare dei 
confini, che Pio de Rubeis seguito da Ireneo assegnò 
ajUa Pannonia* 

Questo scrittore adunque De Reb. gesL Mierong. y 
così descrive i confini della Pannonia: Dabnatiaj e- 
gli dice , IUgrici regio Liburnue contermina est versus 
Qeeasmu Pannonia vero dividitotr in Superiorem* et In- 
jerioreau Superi** ab Occam Norìeo, Septentrione Ger- 
mania, et Istro terminator; ab Oriente habet Pannoniam 
Inferiorem * a Meridie Ittyricwnj Inferior a Septentrjpne 
Germaniauu Con una tal descrizione di confini Pio di 
molto allontana l'Istria e dalla Pannonia, e dalla Dal- 
mazia, facendo, che il INorico termini sopra l'Arsa, e il 
seno Flanatico, e che la Liburnia disgiunga, e separi 
l'Istria dalla Dalmazia. Con tutto ciò chiude il suo di- 
scorso: Ex hoc uirimque Pannoniae descriptione satU 
constai quomodo Stridoms oppidtun Justinopolitam agri 
Istriae regionis in Dabnatiae Pannomaeque confinio ywi- 
tferit esse» Ma consta appunto il contrario. Impercioc- 
ché tutti gì* antichi geografi, ciò, che g» osservam- 



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99 

mo, van ricordando , che i Carni, ed i Norici stan- 
no atte spatte dell'Istria, e che non si dee protrarre 
la Pannonia oltre il monte Cesio, cioè oltre la linea 
tirata dall'Arsa confine detta Dalmazia reno il Da» 
nubio. Inoltre la Pannonia prolungata sino a Capo- 
distria 9 e a Trieste citta marittima avrebbe toccato 
col suo confine il Golfo di Trieste , o sia l'Adriati- 
co ; ciò che l'istesso S. Girolamo nega EpisU 33#, men- 
tre così scriveva a Castrazio » Homo Pannonicus, e- 
gli dice , idest terrenum animai ( cioè nato lontano dal 
mare) non tìmaeris Adriatici maris aestus* et Aegei* 
atque Jonii subire discrimina? 

E qui ci sia lecito seguir per poco Ireneo, che 
inoltrandosi per V antica Pannonia sotto il recente 
nome di Ungheria, mentre corregge il Lucio, cade in 
errori pia gravi. Aveva il Lucio In Not. ad Maral. 
Apolog. asserito, che la Pannonia non era il confine 
della Dalmazia a 9 tempi di S. Girolamo; perchè v'era 
frapposta fra loro la Savia: svista nel Lucio degna 
di essere osservata, e corretta; perciocché la Savia 
era parte della Pannonia, anzi ristessa Pannonia. Quin- 
di Ireneo così esclamava contro il Lucio : come dunque* 
dice, potrà il Lucio dire* che al tempo di San Giro» 
Ionio V Ungheria non confinasse colla Dalmazia per rt- 
trovard fra esse la Savia* se la Savia* al dir di 
Tolomeo, e riconosciuta per parte Australe dell'Una 
gheriafM* Ireneo aveva già prima detto: Tolomeo... 
distingue l'Ungheria in Occidentale* o diciamo Pri- 
ma * e Superiore* e in Orientale* cioè Seconda* e 
Inferiore * la cui parte Settentrionale dtiamavasi 



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Valeria, Y Australe Savia ; nel qual passo Ireneo 
peeca in primo luogo coli 9 attribuire alla geografia 
di Tolomeo , che non aveva consultata) quello, che 
dal Lucio era stato detto al Cap. 6» Lio. 1., per- 
ciocché Tolomeo non fa menzione ne della Savia, né 
della Valeria, ne potea far n eia; mentre il nome, e la 
divisione di taM provìncie fu posteriore a* di lui tempi* 
Pecca in secondo luogo nel confondere la Pannonia 
Superiore, e Inferiore colla Prima, e Seconda, men- 
tre erano fra loro diverse* La Superiore, e l'Inferio- 
re dividevano ne' tejnpi più remoti colla loro ampiez- 
za tutta quanta la Pannonia in due parti; e dopo, 
che il tratto, che rimane tra i fiumi, fu diviso in 
Savia, e Valeria, ottenne tutto il resto della Panno- 
nia Superiore, ed Inferiore» Sesto Rufo In Brev. c'in- 
segna chiaramente, che la Seconda Pannonia confi- 
nava colla Savia: Amantinis* egli dice, Inter Savum, 
et Dravwn prostrati*, regio Saviensis, oc Seeundorum 
loca Pannoniorum obtenta sunU E la Notizia dell'Im- 
pero ce lo conferma, mentre così congiunge la Se- 
conda Pannonia colla Savia , e Y una e Y altra sotto 
lui istesso Duce, o Governatore, Sub disposinone Vi- 
ri SpectabUis Dueis Provincia Pannonice Secundce Rp* 
portensi* * rive Saviae. Sfa che il nome di Pannonia 
Seconda occupasse tutta la regione, ch'era fra la Sa- 
via, e il fiume Sava, e la Dalmazia, noi lo appren- 
diamo dalle citta nominate dall' istessa Notizia dell'Im- 
pero, e poste al di qua della Sava, cioè le citta di 
Servitimi* Suda, Tour unum* Mons Aurcus ecc. Lo 
scrittore della prelodata Notizia dell'Impero ci la an- 



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101 

cor sape», che per Prima Pannonia s intendeva 
quella 9 la quale era posta fra la Sava, e la Orftva, 
la Valeria, ed il Monco; perciocché la mette sotto 
il comando dell' istesso Duce del Norico con le citta 
Pannoniche attribuite al Monco stesso siccome ad 
esso più vicine ; il che si può vedere dalla Carta «teU 
l'Illirico del Cellario Tom. 1. Geog. Antiq. Laonde 
il tratto delle Pannonie , che fra la Dalmazia, e la 
Sava dai Carnj situati alle spalle dell'Istria, e dalla 
linea tirata dall'Arsa al monte Gezio a Tramontana 
g' inoltrava sino a Tannino (Belgrado), ed ai con- 
fluenti della Sava , e dell' Istro a Monte Aureo , ed 
ai confini della Mesia Superiore, fa - chiamato Panno- 
nia Seconda, e Savia con tutta la regione posta fra la 
Sava, elaDrava; il resto poi di paese, che ve dal- 
la Drava al Danubio, lo divisero in due parti; alla 
parte Orientale sino al lago Penzoo , ed alle vicinan- 
ze di Yindohona (Vienna) diedero il nome di Va- 
leria, e alla parte Occidentale sino ai monti Cezii, 
ed al Norico quello di Pannonia Prima* Gli esterni 
confini dell'antica Pannonia furono conservati nella 
Prima, e nella Seconda, nella Valeria, e nella Savia, 
essendone però stata cambiata la divisione intenta sì 
rispetto ai confini, che agli aumenti delle previncie; 
perciocché V odierna Pannonia, ossia Ungheria si e- 
stende per un tratto lunghissimo al di la del Danu- 
bio ; mentre al di qua i confini antichi ne furono ab- 
breviati» In tanta varietà e di divisioni, e di nomi, 
cioè di Pannonia Aquilonare, Australe, Orientale, e 
Occidentale, di Superiore, e Inferiore, di Prima, e Se-» 



v 



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102 • 

ronda, di Savia, e Valeria ecc. non è maraviglia, se 
erro Ireneo, quando avvenne lo stesso ai Celiarli, ai 
Glttverii, e ad altri tali Geografi» 

Del resto per ritornare al proposito noi conclu- 
diamo col dire , che non sarebbe meno strano lo sta- 
bilire gli antichi confini* della Dalmazia, e della Pan- 
soma nel mezzo dell'Istria, e nel territorio Giustino- 
politano vicinò al mare, di quello, che fissare quelli 
della Gallia, e della Spagna neU'umbdico dell'In- 
ghilterra* Infatti ad eccezione del Biondo, del Ber- 
gomate, di Mariano Vittorio, del Tommasini, del 
Vallarsio, e di pochi altri Italiani di molto minor 
dottrina, e celebrità, un numero stragrande di scrit- 
tori in parte già citali, e in parte da citarsi rigetta* 
rono concordemente una siffatta opinione» Fra i let- 
terati Istriani fi primo ordine Pietro Coppo, il Con- 
te Rinaldo Carli, il Marchese Girolamo Gravisi, e 
Francesco Almenegotti assai benemeriti delle Anti- 
chità Istriane non presero parte in questa contesa* 
Finalmente i dotti Scrittori della nuova opera V Arm 
theoiogò Triestino, in cui ha tanta parte il chiaras. si* 
gnor dottore Domenico Rossetti giudizioso e indefesso 
illustratore delle cose patrie e nazionali, nei trattare 
dell'Istria non fecero venia cenno di questa contro- 
versia. 



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105 



GAPO vni. 

JSwwa opinione di Fra Ireneo della Croce sulla 
Dalmazia j n confuto. 

Insegno Fra Ireneo della Croce, die la Dalma- 
zia avanti Angusto dividevasi in Dalmazia Universa- 
le, la quale abbracciava anche l'Istria, e la Gamia si- 
no a Godroipo nel Frinii, e in Dalmazia Particolare, 
ch'era contenuta neH' Universale* Appoggiati all'auto- 
rità degli antichi noi abbiamo già fatto vedere, che 
prima di Augusto la Dalmazia dal fiume Pfarona non 
arrivava verso Occidente , che sino al fiume Tizio , e 
-che sotto l'Impero di Augusto fu estesa sino al fiu- 
me Arsa, termine dell'Istria. Ireneo nel sostenere il 
suo geografico paradosso si fonda unicamente sull* au- 
torità del Lucio, pretendendo, che questo scrittore 
labbia detto, che dopo la caduta del regno Illirico 
Crenerale, o Maggiore gli succedesse in tutta la sua 
astensione quello della Dalmazia* Essendo poi stata 
4' Istria prima di Augusto inclusa nell' Illirico, il qua- 
le, secondo Mela, terminava verso Trieste, dice Ire- 
neo venirne di conseguenza, che Sdregna doveva re- 
stare nel confine della Dalmazia, perche era estesa 
-sino a quel punto, ed anche più oltre. Intorno al che 
incominciamo ad osservare , che se V Istria avesse fetta 
parte detta pretesa Dalmazia universale d'Ireneo, Sdre- 
gna essendo situata nel territorio di Gapodistria non 



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104 

sarebbe ella stata Bel confine, ma nella atessa Dal* 
mazia. Laonde o avrebbe errato S. Qirolamo, che 
la pose nel confine 9 o Ireneo 9 che riconosce nella 
villa di Sdregna la Stridone Geroliminiana. Ma cera- 
to non può supporsi, che S. Girolamo errasse intor- 
no alla posizione della sua patria. Errò dunque Ire- 
neo. Il Lucio poi era troppo versato neU' antica geo- 
grafia del suo paese per non aver detto, come sap- 
pone Ireneo 9 che vi fu una Dalmazia Universale , la 
quale colla sua estensione uguagliò il grande Illirico; 
e 9 quando anche l'avesse asserito , la sua opinione 
non avrebbe certamente ritrovato fra i dotti chi l'a- 
vrebbe approvata. Imperciocché chi mai, in fuori di 
Ireneo, avrebbe detto, che le Pannonie, le Dacie, la 
Slesia , l'uno, e l'altro Norico , la Macedonia, l'Epi- 
ro ecc. fossero state complessivamente chiamate col 
vocabolo di Dalmatiche j le quali provincie e con ri- 
gor geografico e volgarmente erano comprese nel 
grande Illirico? 

Ma il latto sta, che il Lucio nemmen per so- 
gno disse ciò , v che Ireneo gli mette in bocca. Ecco 
infatti il sentimento del Lucio Lib. 1. cap. & (proht* 
Ho Dalmdtiae versus Boream) in caussa fuisse videtur, 
egli dice, ut Illyrici maritimi nomen obsolescéret* la- 
coque ejus Dalmatice vocabulum frequentaretur s et non 
soìum suo* veteres terminosj sed finitimam quoque Li- 
burtuam comprehendereL Qui è chiaro, che il Lucio 
non estende la denominazione della Dalmazia oltre la 
Liburnia verso Occidente; ciò- non ostante Ireneo 
così interpreta questo passo: Il nome delta Dalma- 



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10» 

ria abbraccia la Liburnùt j egli dice r & 4». dilato an- 
co* al sentir dell' tiesse (Lucio) j sin all' Istria* ove sta* 
situata la nostra Saligna* E pia sago, appoggiato 
sempre alla sola testimonianza del Lucio, peggio an- 
cora la discorre in tal modo : Chiaramente si scorge , 
che T origine di tante equivocazioni, seguite cai tem* 
fio ne nomi della Damazia* nacquero dalla mala intel* 
Ugenza di oleum in non distìnguere la Dalmazia pro- 
vincia particolare dalla universale* in cui cangiatosi 
F antieo nome «f Illirico rimase la memoria di questa 
solamente neWohbUvigne sepolta cpl nascimento di quel- 
lo. Ed capo 1&; Moramente si scorge* che V addotto 
testimonio del Breviario Romano "non devesi intendere, 
per il nome particolare detta provincia della Dalma- 
zia, ma per V universale da essa acquistato invece* 
e in mancanza dall' antico Illirico 3 nelli cui confini 
stava situata la nostra Sdregna* come si vede* e nel 
qual senso S. Girolamo* vien creduto Dabnotino* o na- 
to in Dalmazia. Ireneo o non intese, o non volle in- 
tendere il linguaggio del Lucio, il cui sentimento è il 
seguente: cioè, che il nome dell'Illirico, ch'egli chia- 
ma Marittimo, ed Occidentale, e che finiva al fiume 
Arsa, era stato, appresso alcuni scrittori, antiquato 
dal nuovo vocabolo di Dalmazia* Infatti egli Libé 1. 
e 6., dove tratta degli antichi confini, cosi sul fine, 
epiloga tutto, ciò, che aveva detto in tutto il capo : 
Dalmatia ergo 3 egli dice, apud Bgzantmos scriptores 
prò Illyrico Occidentali sumenda est* quod apud Con- 
stantinum Porphgrogenitum De Adm. Imp. cap. 30* da* 
re perspicitur, qui Dabnatiam prò universo Oeciden- 



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106 
UtU lUyrico prmter Nitrico* * antiquitus sumpUtm te- 
statar. Antiqui*** u/Uur Dalmati* incipiebat a confi- 
mi* Dyrrmchii 9 rive Antiboli** et ad htrxtc confini* 
pertingebat. E poco dopo : Dalmati* ergo nwritùn** 
ricut tempora Monarchia Romana in Japidiam^ Li* 
burniamo et Dabnatiam dUtinguebatwj Japidia ab Istrim 
Arri*, a Liburma Tedanioj Liburnia a Dalmati* Ti» 
ito, Dalmati* a Macedoni* Drino fiumùnbu* dUtermi- 
natisj ita quando * Stavi* occupata fiat* snblatis hi* 
dùtinetionibu** ab Oriente Dtftrachio^ due Drino flu» 
mine, ab Occidente Istria j rive Arri* fiwnine, * Se- 
ptentrione Albw y Brino 3 et Ardio montibusj * Meridie 
mari Adriatico* rive f Dalmatico terminabatur. Questi 
sono i documenti, eoi quali pretende Ireneo, che il 
Lucio confermi la sua divisione di Dalmazia genera» 
le, e particolare; documenti, che, come si è fino ad 
ora veduto, provano anzi l'opposto, e gettano a ter- 
ra le fondamenta, a cui pretese appoggiare il suo 
nuovo edificio geografico» 

Dopo ciò non è malagevole a comprendersi , 
quanto stranamente interpreti Ireneo le parole del 
Breviario Romano, che giustamente fa Dalmata il 
S. Dottore, applicandolo ai faki principj della sua 
Dalmazia universale, e non alla primigenia, o prò» 
priamente detta Àntiaugustana. Certamente l'Istria, 
prima di Augusto, era compresa nell'Illirico ; ma do- 
poché dall' istesso Impcradore ella venne unita all'Ita- 
lia, ed il confine dell'Illirico, o Dalmazia fissato ed 
fiume Àrsa, politicamente non ispettò più all' «flesso 
Illirico, e Dalmazia, e S. Girolamo, che piti di tre 



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■ " ■ « ■ " '» L 



IO* 

secoli dòpo Augnato, o si» dell'accaduto nuova divi- 
sione era nato nella Dalmazia, provincia dell' Borico, 
non poteva, ne può dirai Istriano, sì perchè non eb- 
be in Istria la saa nascita, sì perchè essa non era 
pia inclusa nell'Illirico* Dissi politicamente» Imper- 
ciocché sebbene disgiunti gl'Istriani dagl'Illirici, o Dal- 
mati , perchè incorporali all' Italia , niente di meno, 
tranne gH abitanti delle citta, e dei koghi pia popo- 
lati lungo la spiaggia taariétima, conservarono, e con- 
servano tuttora nell'interno detta provincia gli anti- 
chi usi, e l'antica lingua degl'Illirici: e pfcrè l'Istri* 
continuò lungamente nei tempi posteriori ad essere 
chiamata promiscuamente ora Illirico, ed ora Dalma- 
zia e nell'uso famigliare del discorso, e negli scritti 
de' Dotti. Del che così fa testimonianza anche il Fal- 
lati ttlgr. Sacr. parU % prolegonu pag. 109. Nee ve- 
ro, egli dice, si tota htec regio (Itterici), Augusto /*- 
bente y vocabulum Dalmati** suscepiU coniamo nomen jR- 
lyrici amisitj quod elioni Istria* et Carnia 3 quamvis in 
ItaUmrn regienem tr ansiate j aliquamdiu apnd scripto- 
res retinuerunt. E ne rende poi così dottamente ra- 
gione: Usus tamen appelUmdarum regwAum ubi semel 
popolari consuetudine invaiati 3 et multar um eetatum 
possessione gaudety hmul facile prineipum decretisi et 
tuctoritnte publica antiquari potesU Vulgus ehim ab coit- 
suetudine loquendi antiquitms recepta, et inveterata vixj 
aut vix guiderà avelli poteste ipsique liberati kòmines ve- 
tustissimi* > guibus assueverml antiqui 3 qtue in aliomm 
hlnis reperieruntj vùcabulis res* locosque appellare so- 
Icnl j et commini sermone vacuare perseveravi. Dal che 



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108 

senza dubbio mene , che anche la Chiesa Romana 
nei tempi posteriori comprese, e seguita a compren- 
dere in parSkas Datinoti* i Vescovi dell' Istria , ben- 
ché non siano nella Dalmazia, o nelT Illirico , ma 
nell'Italia* Ma e come potrebbe adattarsi un tale lin- 
guaggio alla citta di Stridore, patria di S. Girola- 
mo, la quale non politicamente, ma realmente esi- 
steva nelT antica Dalmazia, e non nelT Istria? Sfa 
noi abbiamo già toccato nel Capò i. del lib. \.' 
questa vecchia difficolta indarno rimessa fuori sotto 
un nuovo aspetto, e forma diversa dall' Autore dei 
due citati Opuscoli» 



CAPO IX. 

Altre ragioni in conferma della pretesa Dalmazia 
Universale s si confutano* 



Non solamente il Lucio , ripiglia Ireneo, m 
che Pomponio .Mela, che Lib. 2. cap> 3» & termi- 
nare T Illirico dalla città di Trieste; anche Carlo Si- 
gonio, che Lib.' 5. De Antiq. Jpr. itti, afferma esse- 
re stata T Istria 'inelusa neSf Illirico prima di Angu- 
sto, ed anche 1* istesso S. Girolamo fanno vedere, 
che il nome della Dalmazia succedette in tutta la sua 
estesa a quello dell'Illirico. E quanto a Mela, il qua- 
le, perchè non fe mai menzione in alcun luogo della 
Dalmazia, sembro forse per ciò ad Ireneo aver pre- 
so r Illirico in sua veo*, doveva riflettere, che quel 



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109 

Geografo non parlava quivi del «panile Illirico, il 
quale abbracciava molte provincie, ma dall' Illirico 
minore , al quale allora si ascriveva l' Illirico Mace- 
donico, la Dalmazia, la Liburnia, e la stessa Istria» 
Poteva egli infetti di ciò accorgersi dal vedere, che 
91 eia trattava in quel luogo dell' Illirico come di pas- 
so, cioè senza discendere ad alcuna particolarità,* e 
cbe vi nominava soltanto le citta dell'Illirico minore; 
ciò, che ci dimostra, che il suo discorso non versa- 
va sul Grande Illirico» Niuno poi contrasterà ciò, 
che affermò con ragione il Sigonio , che Y Istria pri- 
ma di Augusto non appartenesse, all' Illirico ; ma 
tutti negheranno, che la Dalmazia, in fuori del Mi* 
fine presso l'Arsa, avesse qualche cosa di comune 
coli' Istria. Finalmente Ireneo non riportando, ne ci- 
tando il passo, dove S. Girolamo estende sino a 
Trieste la Dalmazia, indarno, noi Y abbiamo cercato, 
ed indarno lo cercheremmo , non esistendo nelle ope- 
re del Santo. 

Ma noi stessi vogliamo suggerire ad Ireneo un 
passo del Santo Dottore, che non avrebbe dovuto 
trascurare; mentre in apparenza almeno faceva al suo 
proposito. Eccolo tratto dall' Epitafio di Nepoziano : 
Cumque Nepotianus arderei quotiate^ dice S. Girolamo* 
aut ad ^Eyypti monasteria porgere > ani Mesopotamue 
ùwisere thoro$ s vel eerte instdarym Ddmaixosj, quas 
Aitino tantum freto distante solitudine* occupare* Le 
isole, che da Aitino erano divise da un piccolo stret- 
to di mare, erano quelle, fra cui sorge la già Regi- 
na dell'Adriaco l'immortide città di Venezia. Diw- 



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110 

que la Dalmazia arrivava fino ai Veneti non che in- 
aino a Trieste» Un tale argomento però apparente- 
mente specioso nulla conclude in sostanza. La Dal- 
mazia, che mai non oltrepassò il fiume Arsa, come 
tante volte è stato detto, chiamò il mare Adriatico, 
die le bagna la sponda, mare della Dalmazia, e dal 
suo nome appellò isole Dalmatiche quelle , che riman- 
gono nel lato di Tramontana* Già dall' alta antichità 
ne&'istesso modo, perchè invece di mare Adriatico 
si nomava mare Liburnico, Liburniche, o Liburnidi 
ai dissero le isole, che spettavano alla Dalmazia; on- 
de con un tal nome pih tardi ancora da Apollonio 
Rodio ArgonauL Kb. 4», da Straberne Kb. 7. e da 
Plinio Ldb. 5. taf. 20» furono esse denominate. Ma 
che all' odierno seno , o Golfo di Venezia sia stato 
un tempo dato il nome non meno di seno Dalma- 
tico, die di Adriatico, ce lo attestano non pochi, 
fra i quali Locano Lab. 2. con questo verso: 

HUnc Dalmatici* obnoxia ftaetUnu Anton j 

Tacito Hist. Lii. 3: Può* Dalmatico mari transmisso, 
relictisqtte apud Anconam navibus ...j Solino cap. 26» 
( maria dieta stmt) a gentibus Ausonium _, Dalmati» 
eum s Ligugticamj ai quali autori si possono aggiun- 
gere Rutilio Hiner. Ub. 2.* Umaziano contemporaneo 
di S. Girolamo , il Gompendiatore di Stellano v. Lis~ 
«a s e Porfirogenito in FiU Avi BariL ambedue poste- 
riori a Rutilio. 

Passando Ireneo, coi suoi seguaci dalla città di 



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ili 

Trieste, che a loro crédere finiva la Dalmazia Uni* 
Tersale, nelk Giapidia, soli' autorità di Strabene ci 
dicono, che i Giapidi abitavano sotto il monte Al» 
bio; che la Giapidia apparteneva alla Dalmazia; che 
una parte dell' Albio era il Carso , o Carsi nelT Istria, 
e che perciò V Istria era compresa nella Dalmazia» 
Aggiungono inoltre, che avvi in sulT Albio un villag- 
gio chiamato Uria per testimonianza di Filippo Felt- 
rarlo, molto rinomato a cagione delle sue miniere di 
argento vivo, e poco discosto da Sdregna, e che 
quindi la Dalmazia, e Sdregna erano al di la delTAr* 
sa il confine della Pannonia* Ninno al certo neghe* 
ra, che il monte Albio non appartenesse alla Giapi- 
dia, e la Giapidia alla Dalmazia; ma ninno dirà, che 
il Carso sia lo stesso, che il monte Albio* Infatti il 
Carso, o Carsi sono quegli alti, ed alpestri monti, che 
sorgono nella parte boreale dell' Istria* Diconsi in 
oggi propriamente Carsi quelle montagne , •<$& da 
Opchina sopra Trieste si estendono sino al così det- 
to Sfonte Maggiore dividendo l'Istria dalla Carriola* 
H loro antico nome è Illirico* Kar*ce presso tutti i 
dialetti Illirico-Slavi si appropria a coloro, che per 
fabbricare edifizii, strade, ecc. rompono pietre, e fan- 
no da scarpellino* Rarseevo mesto 3 luogo alpestre , o 
sassoso, Karscevo darvo 9 d*b 9 ecc. legname, quercia 
nata, e cresciuta in suolo pietroso, e KartcUUe quasi 
rompersi le membra salendo luoghi montagnosi, o 
pieni di sassi* La sassosa isola di Cherso nel Carne* 
ro dee pure ad un tal vocabolo il suo nome. Del re** 
• sto i monti del Carso, che incominciano dalle Alpi 



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112 . 

Fforiche, s'insinuano nell'Istria attraversando in linea 
retta -la regione degli antichi Carni, o sia la Carrio- 
la • Da Tolomeo Lib. 2. sono detti i Carsi Carvan- 
fca, ù Caravanca in singolare dall' istessa voce di Kar» 
éù s Karsce* Karseevo alquanto corrotto: Quod inde 
Narici est * egli dice, supra Istriani j terminator a 
Meridie éo monte* <jbi Carvanea appeUatur. Il Car- 
vanea adunque frapponevasi tra l'Istria, ed il Norico, 
dove in oggi precisamente riconosciamo i Carsi, i 
quali per la loro posizione convengono appuntino còl 
Carvanea. Del che punto non ci lascia dubitare Y an- 
tico Compendiatore di Strabone Lib. 7., dove dice: 
Inter Ocram (monte, secondo ristesso Strabone , fra 
Aquileja, ed Emona 9 o Lubiana nella Carniola) ex 
Albio juxta lineam rectrnn monte* in Istria subii Cor» 
vancas. Molto più Agatedemone nelle tavole Tolemai- 
che, che fa occupare tutto il lato boreale dell' Istria 
dal oplo monte Carvanea , e che rimove Y Albio dal- 
l' Istria verno la Giapidia* Infetti T Albio , che ha una 
grande altezza, è affatto diverso dal Carvanea, o Car- 
so ; ed Ireneo seguendo il Lazio prese malamente per 
i monti Albii quello, che nella Carniola e chiamata 
Alpen con recente ed Alemanna denominazione; per- 
ciocché un tale nome di origine Teutonica non è prò* 
prio de' monti Albii, ma comune a quello di tutte le 
Alpi* Bla se la Giapidia, al dir di Plinio, dall'Istria 
arrivava sino al fiume Tedanio, o Zermagna, certa- 
mente i monti Albii dai saggi geografi non si cerca- 
no fra i Carsi dell' Istria , come vorrebbe Ireneo , ma 
in quel tratto di Dalmazia, che sopra il seno Flanar 



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«3 

fico, o Cantero si estende sino al Tedanio. Ma To- 
lomeo, che Uh. 2. eap. 15. fii terminare la Pannonia 
Superiore all'Occidente dal monte Gezio per mezzo di 
ima linea retta tirata dal fondo del seno Flanatico, o 
sia da quella parte della Penisola Istriana, eh' h si- 
tuata fra 1' Arsia, e V istesso seno, e eh' era, ed e 
attribuita aHa Dalmazia, esclude manifestamente e i 
darsi d' Ireneo , ed il Carvanca di Tolomeo. Bla non 
occorre estendersi maggiormente su questo punto , a- 
vendo già dimostrato con Strabone Lib. 7^ e col suo 
'Compendiatane, che l'Albio era riconosciuto fuori dei 
confini dell' Istria, ed ascritto ai Giapidi della Dal- 



Finalmente Ireneo per farci vedere, che Sidro- 
na città della Liburnia non era la Stridono di S. Gi- 
rolamo, propone il seguente argomento. Tolomeo , egli 
. dice, fa Sidrona città Liburnica* quindi se Sidrona* e 
Sindone fissero state le istesse cose* & Girolamo non 
avrebbe posta Stridone nel confine della Dalmazia* e 
della Pannoniaj ma della Dalmazia* e della Liburnia. 
Se si fosse Ireneo risowenuto, che a' tempi di S. 
Girolamo la Liburnia era tenuta per una parte della 
Dalmazia, non avrebbe latto alcun conto di un tale 
argomento. Infatti ce 1' attesta Vegezio, coetaneo del 
Santo col passo, che segue, già da noi altrove allega- 
to : Liburnia Dalmatùe pars est Jadertinte subjacens ca- 
vitati. Ugualmente gli altri scrittori di quel tempo 
Sesto Rufo, l'autore della Notizia dell'Impero, Eu- 
tropio, Ammiano Marcellino, e V istesso S. Girolamo 
non nominano mai la Liburnia come Una particolare 
8 



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114 

e distinta provincia, ma' sempre «otto il nome di Dal» 
mazia* Se non che essendo stata Stridone collocata 
da S* Girolamo nella Dalmazia, la sua autorità, come 
di quello, ch'era nazionale, e del luogo, deve per ogni 
conto prevalere a quella di Tolomeo , eh' era stranie- 
ro, e che nel situare alcune città della Liburnia sem- 
bra piuttosto essersi attenuto ai confini della Libur- 
nia antica, che prima del nome Dalmatico, si esten- 
deva sino al Nesto, o Tiluro, che a quella de' tem- 
pi suoi, la quale non arrivava, che fino al Tizio* 
Non è quindi maraviglia, che Cristoforo Cellario al 
passo del Santo Oppido Stfidonig* quod •••• Dalma* 
tue quondam j Pannoniaeque confinimi fiat apponesse 
la seguente nota Geogr. Antiq. lib. 2* e. 8. ; Sidro» 
pam quidem Ptolomaeus JUburniae dot* sed ita* ut in 
limite Dabnatiae inddat sopra fontem Titti amia** qui 
Liburniam finiU Ciò, che precisamente quadra colla 
posizione, che noi le abbiamo dato, e che il Farlati 
vbm wpr. pag. 155 riconosce con queste parole: Si* 
drona igitur, sive Stridori * si unp fuitj eademque ci- 
vitasj in confimi* Idburniae lab- oceani* Pannoniae ci* 
tra Savwn ab Septentrione* Dabnatiae ab Oriente ad 
fontes Titti posila fuerat. , 



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li» 

CAPO i. 



Ragioni di Mariano FiUorio in favore detta Sindone 
Istriana s m confutano» 



u, 



Jp dotto, ed elegante scrittore del secolo 
XVI* Mariano Vittorio Amoretti, nativo di Rieti, t 
Vescovo di Amelia giustamente celebrato per Tedi- 
none delle opere di S. Girolamo nella vita, cita ad 
tsse premette, lo fe ancor egli Istriano. Hieronymau— 
egli dice, Stridonis oppido natus est* qaad a Gothi* 
eversum Daltnatiae quondam* Pannoniaeque confinium 
fuiU Sdrignam id vulgus mine voeaU intra Petratti JPlfc 
losaaij Portulamj et Primontem positum. Mariano, 
tome Filippo da Bergamo , diede arditamente per 
certo il luogo di nascita del Santo, persuasosi forse 
di ritrovare così maggior credenza presso gl'incauti, 
giusta il detto di Giovenale TSat. 13 ; 

Nam ctim magna nudae swpere$t audacia cauuae • 
Creditur a multi* fiducia. # 

Ma chi tosto non si avvede delle arti, e dell'accor- 
tezza di questo scrittore allevato in corte, che, per 



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nrfn compromettere la propria riputazione, ascrive 
una tale opinione al volgo, ed a quello, le cui pe- 
date va seguendo , che qualifica tome citta una sem- 
plice villa 9 e che tralasciando senza ragione di nomi- 
nare la provincia dell'Istria, dove esisteva Sdregna, 
fa poi menzione di Pietra Pelosa, di Portala, e di 
Pirmonte luoghi ignoti a tatti, fuorché agl'Istriani? 
Propone poi Vittorio In Indie* Hieronynu V. Ittyrb- 
cumj alcuni argomenti , ma con molta cautela, e ri- 
serva come quegli , che, sebbene ami la causa, che 
difende, non vuole con tutto ciò per la invalidità del- 
le ragioni esserne convinto a proprie spese, o sia del 
suo buon nome* 

Ria sentiamo ornai come egli la discorra* Testi* 
Illyricum est, egli dice, testi* Thracia* testi*, in quo 
ortus sum, whmi . . . Hieronymus Illyricum a patrio 
solo hic separata et in catalogo Dalmatiam ab eodem 
dividens scribit* se Stridone ortumj idque oppidum 
esse in confinio Pannoniae* Dahnatiaeque. Blondus Fa* 
roliviensis scribit Sdrignam* quae olim Stridon* (ubi 
Eusebii Hieronymi patri* sepulchrum adkuc extarf te» 
statur) intra Arsiam /lumen Italiae* ea in ora Plinti, 
cceterorumqne veterum testimonio 3 ex ipsius etiam Au~> 
gusti descriptione limitem continerij proptereaque Z- 
strine j non IUyrico 3 aut Datmatiae Stridonem adscribl 
debere* Quod ipsum etiam ad me ab ejus regioni* vi- 
ro quodam grobo* atque erudito Monacho Sancti Jfe- 
nedicti Cassinènsi perscriptum fuiL Appoggia egli cosi 
4gtto il carico della difesa al Biondo, le cui ragioni 
abbiamo già di sopra confutate, e ad un tal Mona- 



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«7 

co, che chiama persona proba, ed erudita; quasiché 
i probi non potessero ingannarsi , e debba stimarsi 
erudito chi voglia 4» credere contro V apertissima 
testimonianza di tutta V antichità, che Sdregna picco- 
la villa nel territorio di Capodistria, discosta presso- 
ché trenta miglia dall' Arsa, fosse stata città, cioè l'an- 
tica Stridone di S* Girolamo, nel confine dell'Italia, 
e della Dalmazia* 

Mariano adunque , quasi attendesse ad altro f 
presenta in iscorcio in primo luogo il seguente argo- 
mento. Stridone, egli dice, secondo S. Girolamo In. 
Cataloga Script, fu 4iel confine della Dalmazia ; noni 
lii dunque in essa* Ma non fu neppure nella Paflno- 
nia, se ne fu in sul confine* Fu dunque fiiori dell'u- 
na, e dell'altra* Ma e dove fu? Nell'Istria* Fra Ire- 
neo, e Giacinto Gimma, che In Idea' ItaL HuU 
Tottu 3* Cap. 3* fa S* Ambrogio, e Si Agostino Ita- 
liani , quando anche i meno eruditi sapevano , che 
mio era delle Gallie, e dell' Africa 1' altro, apprez- 
zarono assaissimo un siffatto cavillo riprodotto ulti- 
mamente in campo con altre parole, ma senza effet- 
to* Imperciocché non può esso in alcun modo adat- 
tarsi al testo del S* Dottore* Aveva questi detto, che 
Stridone fu confine della Dalmazia, e della Panno- 
aia, ossia die era citta Dalmatica, la quale toccava 
la Pannonia col suo confine* Neil' istessa guisa aveva 
pure parlato Orazio di Yenosa sui} patria coi già al- 
legati versi : 

• ••• Sequor hunc Lucanm, m Aptdus anceps: 
iY<m Fenmnm ara* fine* *u4 utroque cohnus. 



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118 

Se dunque Venosa città limitrofa alla Puglia si disse 
eenfine della Puglia, né perciò si esclude, se non da 
ehi vaneggia, dall'una, e dall'altra; con qual fonda* 
mento si vorrà eliminare Sindone limitrofa alla Dal- 
mazia, perchè S. Girolamo coli' aver seguito Orazio 
la chiama confine della Dalmazia, e della Pannonia; 
mentre il colono Strìdonese arava anche esso i cam- 
pi dell'una, e dell'altra, siccome in oggi pure preci- 
samente succede in tutti i confini mediterranei dei 
Dalmati, e dei Turchi odierni. Forse perchè i Cam- 
pani erano confinanti coi Lucani, e coi Pugliesi, per- 
chè Venosa patria di Orazio non era, giusta il pen- 
sar di Mariano, né nella Puglia, né nella Lucania, 
ma nel confine di ambedue, delirarono a segno di 
essersi ascritto Orazio a lor cittadino? Le citta della 
Germania limitrofe alla Francia prima degli ultimi se- 
guiti cangiamenti politici erano nel confine della Fran- 
cia, e della Germania* Non erano esse forse contat- 
tori© fere citta Alemanne? Qualunque citta situata nel 
confine d'una provincia, secondo la nuova dottrina di 
Mariano, sarebbe fuori della sua provincia: dio die tm» 
plicat contradictionem in termini* per servirci della fra- 
se delle scuole. Certamente Palladio Galatà, Gennadio 
coetanei del Santo, e la Chiesa Universale dell'alta 
antichità ascrissero Stridone alla Dalmazia, e non al- 
la Pannonia come citta confinante; e, se si prenda, 
come è giusto, e ragionevole, Stridone per Sidróika* 
anche Tolomeo con altri innumerabili scrittori dotti 
al paro di Mariano Vittorio, e di maggior credito 
T Irene! , e dei tiimma sono dell' istesso senti- 



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^NUfttu^itek. 



H9 

mento* Si consultino le (avole Tolomaiche. I monti 
Bebii allungati da Occidente a Mezzodì separano la 
Dalmazia dalla Panntfnia ; le loro radici) o falde a 
Tramontana sono occupate dai Pannoni, e dai Dal* 
mati a Mezzogiorno. Presso questi giace Sidrona, o 
Standone dalla parte della Dalmazia , onde dall' erudii 
tissimo 8. Dottore citta Dalmatica fb detta, confine 
della Dalmazia 9 e della Pannonia. 

S. Girolamo 9 continua Mariano 9 per far noto ai 
posteri il sito della sua patria * ed in quale provincia 
fosse ella collocata, si elisie nato in Sindone, confi» 
ne della Dalmazia, e della Pannonia. Ora se Stando- 
ne era soltanto nel confine dell'ima, e dell'altra, es* 
sa non apparteneva ne a questa, né a quella. Per il 
qual modo d'interpretare il testo del Santo, che vo- 
leva far conoscere il sito della sua patria, Mariano 
Vittorio lo costringe a parlar così. Di dove siete? 
Son nato* risponde S. Girolamo, in Sindone * la 
quale non fu ne netta Dalmazia* rie nella Pannonia. 
Foglio però* ohe sappiate di qual paese io mi siaj non 
sono ne Dalmata , ne Paninone. Ma* in grazia s di do- 
ve siete f fifon h voglio dire. In tal guisa si stravol- 
gono i testi, e le sentente dei SS. Padri; così fbor 
di proposito, senzachè forse siansene avveduti, han- 
no fatto parlare il Dottor Massimo. Ma se Mariano 1 
Vittorio, Ireneo, e Gimma, ed albi più recenti la 
intesero còsi; non mancò nel tempo stesso un buon 
numero di colorò, che la intesero altrimenti, cioè co- 
me doveva esser intesa. 

Stridone, ripiglia Mariano Vittorio cogli eruditi 



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«0 

seguaci suoi, e del pari estranea élla Dalmazia, co- 
me alla Pannonia; e la ragione ne, perchè sorgeva 
nel confine, e non propriamente nella provincia* Qua- 
le è dunque la provincia, in cui esisteva? L'Istria si 
risponde* Nell'Istria n'esiste il sito nel confine della Dal- 
mazia, e della Pannonia, come dice S. Girolamo, la dove 
la regione dell'Istria si congiunge coli' estremità dell'u- 
na, e dell'altra. Afa se Stridone nel mezzo di tre Pro- 
vincie fu limitrofa alla Dalmazia, alla Pannonia, ed 
all'Istria, con quale coraggio costoro stabiliscono Stri- 
done nell'Istria, se , a giudizio loro, le citta, che 
sono ne' confini, o sia n$l punto del lor contatto, 
non sono nella provincia? Quindi se in tale, stranissi- 
ma maniera tolgono essi Stridone alla Dalmazia, ed 
alla Pannonia, perche poi la danno all'Istria, che è 
all' istessa condizione? Suppongasi finalmente, die 
S. Girolamo abbia allontanato Stridone dalle provin- 
cie, ne' cui confini giaceva, per qual diritto ardiscono 
ascriverla piuttosto all'Istria di quello, che alla Sle- 
sia Superiore , conciossiachè la Afesia sia limitrofo 
alla Pannonia, ed alla Dalmazia, e non all'Istria, 
che per la frappostavi provincia della Gamia resta di- 
visa dalla Pannonia? Ria nella Mesia, esclamano i 
fautori del Biondo, non v'ha documenti, ne memo- 
rie come nell'Istria, dove si mantiene viva la tradi- 
zione presso gli abitanti di Sdregna, dove v' è la 
tomba di Eusebio ricordata da una lamina (senza iscri- 
zione), .ed i. ruderi di un castello sul ciglio di un 
monte* Noi abbiamo già veduto quale fede prestar si 
possa a tali documenti* 



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121 

Un nuovo argomento ricava Mariano Vittorio dal 
già addotto passo di S. Girolamo. Testi» Illyrieum* 
Testi* Thrada* Testis^ in quo orto* sum* sohm* pre- 
tendendo 9 che il Santo separi quivi la sua patria dal* 
r Illirico. Osservammo già colla patente testimonian- 
za del S. Dottore, che ivi si parìa soltanto della 
Tracia, e dell'Illirico Maggiore, e che con questo 
solo confine circoscrive il suo suolo nativo* E in ve» 
ro il Santo con quelle parole non mostra d'aver avu- 
to maggiormente in mira V Istria di quello , che la 
Paflagonia, e la Gallo-Grecia. Tuttavia v'aggiunge- 
remo qui ancora qualche altra cosa per colmo di 
prova. Si duole adunque il Santo in quel testo della 
rovba di tutto l'Illirico, ma segnatamente, come do- 
veva, dell'eccidio di Stridone. E siccome egli vi para- 
la con enfasi, cioè da Oratore; così, dopo essersi in 
generale doluto dei mali della Tracia, e dell'Illirico, 
ritorna quasi piangendo, e sospirando a quelli della 
distrutta sua patria, oggetto del suo pianto, soggiun- 
gendo addolorato: Testi** in quo ortus min* sohun. 
Fcrse alcuno degl'Italiani lagnandosi della strage da- 
gli Unni apportata alla Venezia, sua provincia, avreb- 
be separato da essa il suo luogo natale? Forse avrebbe 
e|li cosi scioccamente parlato , unendo 1' una all' al- 
tp: Di si barbara strage e testimonio Venezia* test** 
nonio il Norieoj testimonio Aquileja mia patria? .Fe- 
<& uso S. Girolamo in quei testo di un' enfatica fi- 
gura rettorica per compassionare l'Illirico, e mostrare 
fcsieme, ch'egli ne era oriundo passando col suo di- 
scorso dal generale al particolare; del che frequentis- 



* 



122 

timi ne sono gli esempi presso i brioni scrittori an- 
tichi. Sentasi fra gli altri Sesto Rufo: Inde Ittyri- 
tum* Istria* libami* Dalmate domiti; od Aduqom 
tronsitmn esU Macedone* subaeUj cum Bardana, Mot- 
sis* ae Thracibus pugnatum esU Ponderando ora ben 
bene questo passo, «dicano i Fautori di Mariano Vit- 
torio, se lóro basta l'animo, che laLiburnia, la Dal* 
maria, la Macedonia, la Dardania, la Slesia, die Ru- 
fo aveva prima nominate, non appartengono all'Uliri- 
co? Imperciocché lo stesso scrittore dark loro la men- 
tita; mentre poco dòpo fra le diciassette provincie del 
Grande Illirico v'include e la Dalmazia, e la Slesia. 
I/istessó affermar si debbo del passo di S. Girola- 
mo, nel quale realmente intende dire; U Illirico j la 
Ddmmia* la Dardania ecc.* cioè V Illirico* in ed vi 
e la DahnaìUa* la Dardania ecc. Testimonio VIUuieo ,. 
testimonio U suolo* in cui son nato* cioè testimonio 
F Illirico* éov'e U mio suolo natale. Nel panegirico 
di Pacato, la Repubblica Romana gemendo sulT istes- 
se stragi, che deplora S« Girolamo, sembra distingue- 
re le Pannonie dal Grande Illirico» Perdidi infortì 
natas Pannonias* egli dice, lageo funus Illirici* spe- 
eto exddium Galtiarwn ecc. Sfa le Pannonie erano 
indubitatamente comprese entro i confini del Grande 
mirteo , allora come . prima ancora riconosciuti co* 
me tali» GÌ' istessi dubbii nascer potrebbero intorni 
al passo di S< Girolamo, benché insussistenti, se do- 
po dell' Illbieo aveèse immediatamente fetta menzione 
del suolo, in cui nacque. È famigliare agE scrittori. 
e dà non poca grazia al discorso la ripetizione ( eiwutf- 



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123 

lr)<fi$ ) della medesima cosa con altre parole* Sfa S. 
Girolamo frappose la Tracia tra l' Illirico, ed il avo 
suolo natale. Testi* IUyricum* testi* Tkrada, testi** in 
quo nato* som sohmu Bla che pia? Due altri esempj 
di simil tenore noi possiamo citare tratti dagli scritti 
di S. Girolamo stesso* Il primo appartiene al capo 4L 
In Oseam* Hoc* qui non credit j egli dice, acc%di**e 
populo Israel, tentai Illyricnmj cernat Thracias, Ma* 
éedsmam* atque Patmenias. Pone quivi di mezzo le 
provincia della Tràcia, nka non nega, die la Mace-* 
donia, e le Panpopie, le quali allora, come già di- 
cemmo, erano comprese nell'Unico per testimonian- 
za dell'Autore della Notizia dell'Impero, di Sesto Ru- 
fo, e di Zozimo, Autori di que' tempi, fossero dell'Il- 
lirico* L'altro esiste nella seconda Apologia .contro 
Rufino , ed & il Seguente : Certatim ad the de Ito» 
Uà* et urbe Roma* atque Dabnatia script* vènerunt* 
qwbu* me laudator pristmm ornasse* praecomisé Qui 
frappone Roma tra 1* Italia, e la Dalmazia, e non 
paria, che di due regioni, essendo Roma, che sém* 
bra nel contesto fermarne una terza , contenuta nel» 
ritaKa. 



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124 

CAPO H. 

Altre ragioni contro Mariano Pittorio, ed i suoi 
seguaci. 

Sfolto atto a rischiarare la materia dei confini & 
ciò, che apporta il sig. Arciprete Gapor Op. !• p. 20.^ 
Qp. 2. p. 27. soli 9 autorità di Gcerone Lib. 1. e 
che stimiamo a proposito di dover qui riportare* Il 
popolo A Napoli j, egli dice, e quello Jli Nola* essen- 
do entrati fra loro in grave dissensione per la linea 
di demarcazione del loro rispettivo territorio , e non 
avendo fra loro potato convenire, perchè i Napoleta- 
ni volevano estendere oltre la linea il lor territorio, e 
viceversa i Nolani, alfine chiesero d'accordo ai Ro- 
mani un arbitro , che decidesse a quale de 9 due appara 
tener dovesse il pezzo , o striscia in questione* Giunto 
in sul luogo V arbitro persuase ambe le parti conten- 
denti a ritirarsi alquanto dal territorio in questione* 
ed avendo essi aderito al suo consiglio , dichiarò tosto > 
che la striscia del medesimo suolo abbandonato e dai 
Napoletani, e dai Nolani apparteneva al popolo Ro- 
mano. Cosi queW arbitro die termine aUa contesa con 
una inaspettata lesione de 9 diritti de' due popoli ingan~ 
natu La quale a ragione Gcerone chiamoUa: Decipere 
hoc est, non judicare* Dopo ciò il signor Arciprete 
continua a dire: da qui si vede, che i Napoletani^ e 
Nolani erano in contatto di territorio senza un prede- 
terminato, e preciso confine, almeno relativamente alla 



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125 

striscia in contesa* e che volendo determinarlo* non po- 
tendo fra se farlo all' amichevole * a scanso di veni- 
re alle brutte* cercarono V arbitro che U componesse» 
Se il Romano invitalo* esaminata ben la cosa* ave** 
se deciso per la parte* ove più ponderava la ra* 
pione j oppure avesse deciso* che la striscia in conto* 
sa fosse toccata a ciascuno delle parti per metà* in 
allora per la prima volta sarebbesi stabilito il confine 
tra gli due popoli; ma poiché V arbitro abusando del 
potere ascrisse quella striscia alla pertinenza di Roma, 
invece di un confine* che per sentenza doveva fra loro 
stabilirsi* restarono affatto quei due popoli* almeno in 
rapporto al luogo contenzioso, senza reciproco confine* 9 
mentre con un fatto solo quell'arbitro stabUi due altri 
confini* uno tra il nuovo territorio Romano* e quel- 
lo di Napoli* e V altro tra il nuovo territorio Ro- 
mano* e quello di Nola* senzachè potesse determim 
nursi un terzo confine tra loro medesimi-* dir intendo 
tra i Nolani , e i Napoletani* oppure tra i Romani* 
e ciascun de 3 medesimi: cose tutte* die combinano con 
quanto sul proposito ho detto nel mio opuscolo pri- 
mo* e che se volesse prendersi altrimenti* di conseguen- 
za ne nascerebbe V assurdo del progresso infinito . La 
qual cosa egli Opusc. 1. pag. 25», così va dimo- 
strando» 

Se per formar i confini di due vicini territori* 
egli dice, è necessario vi sia un luogo terzo* il qua- 
le lo stabilisca *• e nel caso proposto essendosi i Ro- 
mani con quell'usurpazione messi fra mezzo ai terri- 
torj di Napoli* e Nola* ne verrebbe di conseguenza* 



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126 

d'enervi dovessero due altri terzi luoghi/ uno, che 
forma** il confine fra U nuovo territorio dei Romani 
con quello dei Napoletani. Posti in seguito questi due 
sdiri toni luoghi , per l* medesima ragione bisognereb- 
be immaginarsi non più due* ma quattro altri luoghi 
tórni, che fissassero i confini ai precedenti due terzi 
luoghi j ed in questa guisa dmnebbeei, senza mai finir* 
la, andar avanti in progressione geometrica di 4. 8. 
46. 32. ecc. Quanto si e detto del terzo luogo, efte 
divideva il territorio di Napoli da quello di Nola, di- 
casi anche dell'Istria, terzo luogo confinante con Vu- 
na e V altra provincia, e die non era ne Punnonia ne 
Mtahnazia. 

E qui indarno l'Autore dei citati Ospue. 1. pag. 
45* ci oppone gli atti del martirio di S. Donato Ve- 
scovo di Tarai nell'Africa nato, al dir del Furiati, nel 
267 9 e martirizzato nel 304. Volete vedere, sono sue 
parole, ehe Ude e U senso dei testi di 8. Girolamo, e 
che con queste parole s'intende F Istria? Osservate un 
testo identico a quelli di S. Girolamo, che tronca ogni 
interpretazione equivoca, ed è invincibile, e trionfan- 
te per V Istria... Donatus, patre Cresccntine genitus /- 
striorum quoddam oppidum in Dalmatiae, Pannoniaeque 
situm eonfiniis, natale habuiU Questo testo è talmente 
chiaro, che non ha bisogno di commenti* S. Girolamo 
disse oppidum... j ed In Osea** Origbus regione finium 
Pannonue, atque lUgrii. Quii in S. Donato Istriorùm 
oppidum in Babnatue, Pannonùeque situm eonfiniis. Il 
modo di dire, e l'espressioni sono identiche in San 
Girolamo, e itegli atti di S« Donato per esprimere 



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J*i 



127 
l' Istria coi confini della Pannonia* e della Dabn*- 
zia* Dissi* che indarno ci appone gli atti di S» Do- 
nato; perciocché fra gli enunciati testi di S* Girola- 
mo, e quello sopra S* Donato non solo non ai scor- 
ge, a parer nostro, quella invincibile, e trionfmte idea* 
titùj che si spaccia in favor dell'Istria* e par cui di* 
resti* che l'uno debba immedesimarsi neU' altro; ma 
neppure una certa rassomiglianza* per cui possano essa» 
re fra loro paragonati* Infetti nel testo di 8* Girola- 
mo : In oppido Strìdonis, quod— Dùlmatios quondam, Pan* 
nonixeque confinum fiat si ha V idea dell' esistenza 
di un vero confine, cioè di quella linea di demarca» 
zione, per cui si riconoscerà la Dalmazia divisa dalla 
Pannonia; e in quello sopra S* Donato: htriorum 
quoddpm oppidum in Daimatite, Pqnnonùeque situm con* 
finii* l'idea* o nozione esplicita di un triplice confine* 
o sia del punto, dove tre proyincie vanno insieme col 
lor territorio a combadare* Ora perchè fra i testi ad- 
dotti esistesse la vantata identità, converrebbe* che 
quello di S* Girolamo avesse anch' esso: Stridonù 
oppido htriomm, food DaUfuiiUe quondam, Pannonùe» 
que confinimi firit. Allora si avrebbero anche nel testo 
GerolimÌDiano espresse tre. provinole. Sfa se fosse sta- 
to così scritto dal Santo* egli si sarebbe fatto Istria- 
no, ne sarebbe mai insorta* ne sussisterebbe tuttora 
la questione sulla sua patria* - , 

Si va ancor più oltre nella differenza dei due 
testi* S* Girolamo disse: DaUnaiUe quondam, Pannoniccm 
que confinhtm in singolare* nel senso cioè di un uni- 
co confine , chg divide due provinole* e il redattore 



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128 
degli atti di S. Donato: In Dalmatica Pannoniieque 
dtmn confinus in plorale; perchè si trattava di tre 
Provincie» Pie si dica, che S. Girolamo usò la voce 
finis nel numero del più, parlando della sola Panno- 
nia, e Dalmazia nel sopraddetto passo : Origini* regio» 
ne finium Pannomae atgue IUgrieij perciocché, quan- 
do per esprimere confine, limite si adopera la voce /£■ 
mitj i veri Latinanti, come S. Girolamo, la pongono in 
plurale, e dicono fine$ 3 finium j ma l'idea, é il sen- 
so porta seco non ostante il numero del meno* Così 
diciamo Athencc, Venetics ecc. in plurale, e non v'ha, 
che un' Atene, e una Venezia. S* Girolamo finalmen- 
te alla citta, che nomina, da il suo nome di Sindo- 
ne: Oppidum Stridonis j e il redattore degli atti di S. 
Donato lo tralascia, sostituendovi un quoddanu Ep- 
pure sarebbe egli stato in obbligo di dirci il nome 
della patria di S. Donato» Avrebbe così tolto quel 
quoddamj che potrebbe farci sospettare essere stato un 
villaggio invece di citta* Ma quel redattore, per quan- 
to pare, non fu Dalmata, Il Farlati istesso IUgr. Sacr. 
Tom* i. pag. 708. lo fa Greco di origine. Quindi non 
converrebbe maravigliarsi delle sue inesattezze geogra- 
fiche* Si osservi per ultimo, che se mai S. Girolamo 
nominò l'Istria, come nel passo seguente Choron*ad 
Ann. 339.: GaUus Caesar soUieitatus a Constantio pa- 
truele* *?uf in Jsuspidonem oh egregiam indolem venerata 
in Istria occiditur, la nomino distaccandola dalla Dal- 
mazia , e dalla Pannonia, le quali quasi sempre u- 
nisce insieme, mentre l'Autore degli Atti di S. Do- 
nato la unisce a queste due provineie. 



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j£ — J 



129 

capo m. 

Opinione del Salagio seguita da altri Scrittori intorno 
alla natura de' confini; si confuta» 

Steffano Salagio, erudito Canonico delle Cinque- 
chiese, mostrassi da prima indeciso intorno alla patria 
di S. Girolamo in tal*guisa nella sua opera De Sfa- 
fu Eccles. Pannati: Hinc qtwqtie est s quod D. Hie- 
rònymus Pannonia * sive Dahnaiia ortusj ma nel to- 
mo quarto per non aver saputo comprendere come il 
confine fra due provincie potesse formarsi tanto da 
una parte, quanto dalT altra nel punto, dove elleno 
vengono a contatto, abbracciò al fine la causa degT I- 
striani. Seguendo egli per lo più quello, che Maria- 
no Vittorio, il Vallarsio, ed altri avevano già detto 
sulla natura de' confini , si sforza di provare , che un 
luogo, il quale forma confine, non dee essere nell'i- 
stesso tempo parte di un luogo , e limite di ambedue 
i luoghi , che confinano , ma bensì un luogo terzo -di* 
stìnto da quelli. Per la qual cosa pretese , che la cit- 
ta di Stridone fosse confine della Dalmazia, e della 
Pannonia in modo, che non appartenesse ne all'una, 
ne all'altra, ma che fosse situata nell'Istria con posi- 
zione tale, che dividesse la Dalniazia dalla Pannonia 
nel terzo luogo confinante coli' una, e colT altra» An* 
che i meno intelligenti di tali materie si accorgono 
tosto della falsità dell' ingegnoso cavillo del Salagio; 
sì, perchè anche la sua pretesa Stridone Istriana 
9 



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450 

avrebbe dovuto chiamarsi confine rispetto all' una , e 
all' altra provincia , sì ancora perete la stessa sempli- 
ce, e genuina nozione della voce confine indica 9 e 
mostra, eh* quel luogo, il quale si dice confine, ter* 
mina la provincia, in cui si pone, per modo, che 
resta congiunto all' altra, la quale ne è il principio 
rispetto a se 9 ed il fine rispetto al luogo, che dicesi 
confine. Tal' è il giudizio , che ne diede il Coleti Loc. 
eiL 9 e che ci piace di riportare colle stesse parole* 
Al neque* egli dice, tyjusce viri (del Salagio) au~ 
{toritati acquiescere sane possimi, cum argomenta prò- 
pim inspiri*)* quae ad hujusmodi quaestionem diri» 
mendam congessit» Primum illud est* ingeniosum for» 
tasse* sed tamen nativae ventati minime aptptm* qyp 
o$ tenditi Stridonem in Dalmatiae* Pawwniaeque fuis» 
se confinio* ut ad neutram provinciam per liner et s sed 
in Istria eo sita positam* quo DaUnatiam a Pannonia 
confine utrique loco disjungeret. Verum nugari quo» 
dammodo mihi videtur Satagiusj tum quippe Strido» 
nem Istriae eonfinium ad utramque dici debuerat* et 
ipsa eonfinii genuina* simplex* oc pura notio haec est* 
hoc sonai vox^ ut* qui locus, confinis appellatur* ita 
provinciam* ubi ponitur* terminet* ut alien cohaereat* 
cui inde respectu sui* et ibi finem habet respeetu lod* 
qui confinis diciturj neque bisce immorali deeet* quae 
nimis frivola* quaeque etiam rejecimus paullo superius 
in responsis Pallarsio objectis. 

L' Autore dei due citati opuscoli riproduce 1' e-» 
sposta dottrina del Salagio circa i confini, e dopo ri- 
portato il testo di S. Girolamo : Hi&vfufnms -patre 



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151 

Eusebio ette così la discorre Opusc. 1» pag. 21 : 
Da questo periodo* egli dice si vede, che il castello 
. di Sbidone era un confine della Dalmazia* e della 
Pannonia* cioè un terzo luogo confinante con V una, 
e coli 9 altra provincia* e die non era ne Pannonia* 
ne Dalmazia* Confinando V Istria con tutte due queste 
Provincie* come abbiamo dimostrato* ed essendo- con~ 
venuto al ZV. 14, che ad una delle tre* Pannonia* 
Dalmazia* ed Istria appartenga la patria di S. Giro- 
lamo * risultando dal testo del Santo * che non è la 
Pannonia* ne la Dalmazia* égli e incontrastabile* che 
questo terzo luogo fu V Istria* e che il castello di Stri- 
done era compreso nell'Istria, e che V Istria fu lapis* 
tria di S. Girolamo. Se Stridono avesse fatto parte 
della Dalmazia* il Santo avrebbe detto Stridono della 
Dalmazia confinante colla Pannonia: oppure se avesse 
fatto parte della Pannonia* avrebbe detto Stridane del' 
la Pannonia confinante eolla Dalmazia j ma egli chiam 
rumente disse Stridone confine della Dalmazia* e della 
Pannonia* cioè un terzo luogo* ossia un altra provine 
eia* la quale confinava con queste* e che non era ne 
Dalmazia * nò Pannonia* cioè V Istria. Ciò, che si è 
di sopra detto contro Mariano Vittorio , ed il Sala- 
rio, dee riguardarsi come una risposta diretta , e ca- 
tegorica a quanto qui espone il citato Autore; ma il 
prelodato Arciprete Gapor (Opusc 1.) dice delle 
cose degne di essere notate , e riportate* Chef Una 
citta* un castello* un paese qualunque, egli dice, non 
potrà essere situato in maniera* che stia sull'estremità 
del territorio della provincia, e senza un terzo luogo 



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132 

\ faccia in quella parte il confine di un' altra provincia 

vi ine? Non ci porta anzi a questa nozione la stesaa 
voce confiniumt Che altro esprime* se non V immedia^ 
' ' te connessione di due* o più luoghi fra loro distinti per 

diverse ragioni politiche * o naturali che siano? Quan- 
do Giulio Cesare In CommenL de BelL Gali. Uh. 6. 
| - parlando de Parigini scrisse* che: Confines erant Se- 

nombus* non altro per certo voleva indicarci* se non 
che gli uni cogli altri vicendevolmente si tenevano «en- 
| za verun frammezzo di altri popoli vicini . • • Il co- 

j stello* o città di Stridane o fosse di pertinenza Pan* 

I nomea* oppure DaUnatina* essendo stata costrutta*, per 

\ con dire* sull'orlo del territorio di una delle due prò» 

t vincie* senza meno e faceva parte di una di esse* e 

i (per quanto portava la lunghezza del suo contado) 

faceva ancora coli 9 estremità della sua linea il termine 
divisorio delle due provincie. Questa e Videa* che a» 
• ver dee della voce confinium chiunque vuole esattamene 

te servirsi d 9 essa* e questa idea ha pure avuto il 
Ferrarlo quando sulla scorta delle paróle del Santo ha 
detto qualche cosa relativa alla di lui patria. Il passo 
di questo autore dice cosi: Stridon urbs Pannoniae 
superiora ( Dalmatiae in confinio Pannoniae Inferiori*) 
in Illt/rici confinio* sive e contra . . . Il dire e con* 
tra del Ferrano vale lo stesso come se avesse detto •* 
Sive Stridon urbs Illgriei in confinio Pannoniae. Puo- 
le dunque questo autore* the Sindone da lui creduta 
città* se apparteneva alla Pannonia* veniva col suo ter» 
ritorio a contatto coli 9 Illirico * e se apparteneva all'Il- 
lirico* parimenti col suo ^territorio toccava la Pannò- 



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133 

niaj ne vi era lena provincia, che in quella parte 
delle due nominate formasse confine* Finalmente è por 
molto a proposito 1' argomento 9 che porta il Signor 
■' Arciprete riflettendo sulle parole condizionali del sud- 
detto Autore :, Se Stridane avesse fiuto parte della 
Dalmazia * il Santo avrebbe detto ecc. Se Stridono 3 
dice il Signor Capor, avesse fiuto parte dell' Istria* 
il Santo avrebbe detto Stridono dell' Istria confinante 
colla Dalmazia * o colla Pannonia* oppure se avesse 
fatto parte di alcuna di queste due* avrebbe detto Stri* 
dono della Dalmazia * o della Pannonia confinante eoU 
V Istria» Ma egli chiaramente disse Sbidone confine 
della Dalmazia e della Pannonia* e non fece parola 
deW Istria j dunque nella Dalmazia * e nella Pannonia 
e da cercarsi la patria del Santo * e non mai neU 
Vlstria. 

Un 5 altra difficolta , ma di genere diverso ci op- 
pone ancora il Salagio, alla quale brevemente qui 
risponderemo per non dovere nuovamente entrare in 
disputa con questo scrittore. Aveva dunque, Mariano 
Vittorio osservato pel primo , che S« Girolamo in al- 
cuni luoghi delle sue opere chiamava la lingua Ro- 
mana (Latina) lingua della sua gente * o nazione * e 
stwi i Romani* o Latini. Da ciò si è creduto poter- 
si inferire, che il Santo siasi fatto oriundo dell' Ita- 
lia, o sia Istriano» Gran conto fece di un tal argo- 
mento il Salagioj avendolo riguardato 'sotto tutti gli 
aspetti; ma chi ben pondera le cose , tosto ne vede 
la futilità, e l'inconseguenza. Sparsa infatti a' tempi 
del Santo la, lingua Latina per tutto l' impero Roma- 



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434 
*o erasi pur resa quasi cornane nelle atta, e luoghi 
piil popolati, e distinti dell'Illirico, e della Dalmazia» 
Le colonie , e le magistrature Romane , e molto più 
i maritaggi fra nazionali, ed esteri ne furono in gran 
parte la cagione. Anche al presente lungo la spiaggia 
Adriatica dall'Arsa sino all'Albania si parla 1' Illiri- 
co, e l'Italiano, e possono gli odierni Dalmati situa- 
ti alla marina chiamar con verità loro l' una, e V al- 
tra lingua» L'istessa cosa avvenne a' tempi de' Roma- 
ni» Ma ciò non prova , che la Latina , o Romana non 
fosse considerata come stamiera, e come nativa l'Il- 
lirica. Nel primo senso diceva S. Girolamo sua la 
Latina, e suoi i Latini, non perchè quella lingua 
fosse a lui nativa, e suoi nazionali i Latini, ma sua 
per essere stato i^ essa educato, suoi i Latini per a- 
ver contratto gl'istessi usi, e costumi, ed aver avuto 
comuni con loro gli studj, e gli esercizj nelle belle 
arti, e gravi discipline: sua in una parola per genio, 
ed affetto quella lingua, e suoi coloro, che la parla- 
vano; e che sia così, l'apprendiamo dalle istesse sue 
parole Advcrs. Ru/jtn: linde me, egli dice, putabam 
benemereri de Latini* mei*, et nostrorum ad discetta 
drnn animo* concitare, inde in culpam vocor. Nel qual 
passo distingue i Latini, de quibiis putabat benemere- 
ri pel suo affetto verso loro, dai Dalmati, o Illirici 
suoi nazionali, che animava al sapere: et nostrorum 
( dei Dalmati ) ad dUcendum animo* concitare* Nello 
atesso modo In Prolog, in Daniel» egli chiama *uo 
Tito Livio : Ad inteUigendas extrema* parte* Danieli* 
multìplex bistorta necessaria ut, praecipueque nostri 



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135 

LiviL Non era Tito Lino ne dell' Istria, né della 
Dalmazia; contuttociò lo chiama suo* 

Ma il Salagio dal seguente passo Ex Commetti* 
hai. ìibm 7. eap. 19. Zython gemi* est potionis ex fru- 
gibus* quoque confectum* et vulgo in Dalmatiae* Pm+> 
noniaeque provincia gentili* barbarogue sermone appeU 
latur Sabajumf insta, che la lingua de' Dalmati, e de) 
Pennoni fu afflitto straniera al Santo ; poiché un Dal» 
mata, o Pannone non avrebbe chiamata barbara la 
propria lingua; nel che certamente erra il Salagio» 
Sanno tutti gli eruditi, che, tranne la Greca, e la 
Romana, tutte le altre nazioni, secondo Fuso di scri- 
vere de' Greci, e de" Latini, erano giudicate barbare, 
e barbare le lingue, i riti, gli usi, e i costumi* Segui 
ÉJ. Girolamo lo stile degli antichi, e col chiamare bar» 
barala lingua de' Dalmati, che per lui era materna, 
non fece alcun torto, ed ingiuria ai suoi nazionali, 
ne dichiaro con ciò di essere Istriano : la qual cosa 
tanto più è vera, quanto, che allora quando dovette 
nominare gì' Italiani , che parlavano il Latino plebeo , 
e «volgare corrotto e per sintassi, e per pronunzia, 
non gli chiamò uomini di sua nazione, ma solo di 
lingua j alla qual lingua Latina non diede egli il no* 
me di barbara come all'Illirica, ma di rustica* e mtft- 
tareé NelTistesso senso egli protesta in sei sette luo- 
ghi di aver pubblicata dall'Ebraico la versione delle 
sacre scritture per gli uomini della sua, lingua,, o sia 
per coloro, che facevano uso dell'idioma Latiopè E 
certamente se 8. Girolamo fosse stato Italiano di ori- 
gine, il caso stesso gli avrebbe fatto nateci* l'occa»' 



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136 

pione di doverlo dire in qualche luogo delle sue ope* 
re. Perchè non avrebbe egli chiamato piuttosto gì' Ir 
taliani gente sua di quello, che con perifrasi uomini 
tU sua lingua? Che di più focile, e conveniente 9 che 
il dire d'esser nato in Striderne citta dell' Italia? Ma 
ciò non fece egli in alcun luogo de' suoi scritti* Dis- 
se bensì d'esser nato in Stridone, che era il confine 
della Dalmazia 9 e della Pannonia. E con ciò si ri- 
sponde anche all' Autore de' due Opuscoli 9 che ritoc- 
cò pure questo argomento» 



CAPO IV. 

Confronto di tre passi di S. Girolamo j essi non 
provano V esposta dottrinai intorno al confine dell 9 Istria 
colla Dalmazia* e Pannonia. 

In tre luoghi parlò S. Girolamo della regione 9 
o citta 9 dove egli nacque* Onde poter confrontare, 
fra loro questi passi , e dedurne quelle conseguenze 9 
che ne risultano, è prezzo dell'opera il nuovamente 
qui riportarli tutti per esteso. II primo adunque è 
il seguente: In CataL Script*. • Hieronymus patre JEti- 
sebio natus in oppido Stridonis , quod a Gotlds ever- 
sum Dalmatiae quondam* Pannoniaegue confinimi 
futi* Il secondo In CommenU Oseae cap. 8./ Nonne 
hoc completum esse audimus in nostrae origmis regio- 
ne finuun Pannoniaejj atgue IUyrici* ubi post Barba* 
rorum incursione* in tonimi desolationem est perven- 



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137 

turn* ut nec humana ibidem creatura manserit j nec 
-animai stipereste dicatur de iis * quae hominibus ami' 
cari, et convivere conmeverunt. Il terzo finalmente 
In CommenU Sojforu cap. I. Iram quippe Domini e- 
tiam bruta sentiunt ammalia * et, vastatti artibus, Ao- 
minibusque interfectis * solitudinem , et rarilatem be- 
stiarum quoque fleti 3 et volatiUumj pticiumque testi* 
Illyrieum est* testi* et Thracia* tesiti y in quo natu* 
su?n* solumj ubi praeter ctelum* et terram 3 et crescete 
te* vepre* s et condensa sylvarum 3 exmeta perierunU 
Niuno certamente dira, che S« Girolamo siasi con- 
traddetto nei suoi scritti. Quindi nei tre addotti passi 
non solo non debbono scoprirsi contraddizioni, e ri- 
pugnanze, ma ritrovarsi per lo contrario fra loro quel- 
la relazione, ed accordo, che si addiceva alla materia, 
ed alle circostanze, in cui il grand' uomo li scriveva. 
Non è già, che sia necessario dover esser l'uno con- 
seguenza immediata dell'altro, e che riguardar si deb- 
bano quali corollarj di una stessa proposizione, come 
alcuni sembrano averlo accennato. Basta, che l'uno 
non sia in opposizione all'altro. 

Ora si domanda cosa disse il Santo nel primo. 
Niente altro, che di esser nato in una citta, che di- 
strutta da' Goti fu un tempo il confine della Dalma- 
zia, e della Pannonia, o sia in una citta della Dal- 
mazia confinante colla Pannonia. Questo passo preso 
separatamente da se, o posto a confronto cogli altri 
4 due presenta esso l'idea di due, o di tre provincie? 
Chi nel leggerlo, e nel considerarne con attenzione il 
senso si persuaderà, che. quivi si alluda ad un terzo 



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158 

luogo, o sia all'Istria? Il preferire questa, che non 
è nominata nel testo, atta Dalmazia, ed alla Panno- 
ma, delle quali vi si & aperta menzione, non sarebbe 
egli un volere , che si verifichi a forza quel trito , e 
volgar detto, che Inter duos litigante* tertius gaudente 
Il dire poi , die siasi fra i dotti convenuto ( fra il 
Vergerio, ed il Biondo sul principio del 1400»), che 
la patria di S. Girolamo possa anche appartenere, al-» 
f Istria, che altro è, se non fere, che la privata opi- 
nione di pochi prevalga alla comune, e generale , 
che dopo il 400. 1' ha sempre dichiarato Dalmata ? 
Sulla qual generale opinione così anche si espresse il 
Farlati hoc. ciL; Sidrona* egli dice, eadem videiur 
e$se 3 oc Stridon , patria Divi Hieronymij, de cujus 
positione magna est inter scriptores controversia* cum 
Sanctissimum tUum Doetorem Pannonii civem esse swm 
dicati tj, Istri simun vindicent. Dalmata fero ex 

OPUS IONE COMMUNI j MAGISQUE JHECEPTA eutìldem 

repetantj et suum esse confirmenU 

Ria come, ed in che i patrocinatori della causa 
Dalmatica pervertirono, siccome si va dicendo, il sen- 
to in questo passo? Se la Dalmazia prima di Augu- 
sto aveva realmente altri confini, come V abbiamo prò» 
vato, gli autori Dalmati non solo non interpretano ma- 
lamente il quondam, riferendolo ai confini Antiaugu- 
atani, ma gli diedero anzi quel significato, che deve 
averte. Imperciocché quando si fosse trattato di confi- 
ni, che fossero sempre rimasti gli stessi, come il San- 
to avrebbe potuto fer uso del quondam* se non vi 
fosse stato nel testo a che poterlo riferire? Dall'ai- 



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tro canto Sindone, benché distratta, avrebbe tutta- 
via continuato col suo aito, e colle sue rovine ad es- 
ser confine» 

Di due sole provincie ugualmente 9 cioè della 
Pannonia, e della Dalmazia parla il Santo Dottore nel 
testo secondo colle parole: In regione originis nostra* 
finitati Pannoniaej atque IUgrici eie. La voce /Snw quan- 
do significa confine usurpature dice il Facciolati V. 
Finis, hoc notione fere in plurali j e non occorre arre» 
carne esempj essendo owii ai buoni Latinanti. Quindi 
nondevesi spiegare: nella regione j o luogo di nostra ori» 
ginej o nascita dei confini della Pannoma* e dell' litui* 
codina nella regione di nostra origine tonfine della Pan* 
noniaj e dell'Illirico. Il finmm è Genitivo sostantivato, 
come s'esprimono i Granatici, refto da originis no- 
strae cioè Stridonisj guae eroi in confinio- (in finibus) 
Pannoniaej atque IUgrici. Quindi 1' esser adoperata in 
plurale non da l'idea di più confini, e di un terzo 
luogo, come si Vorrebbe, ma di quell'unico confine, 
che divideva l' Illirico , o la Dalmazia dalla Pannonia : 
ciò, che doveva avvertirsi, e non fti avvertito nello spie» 
gare in regione originis nostrae finium Pannoniaej atque 
IUgrici. È poi chiaro, che il vocabolo IUgrici sta in 
luogo di Dabnatiae nell'allegato passo. I geografi an- 
tichi, e quelli, che posteriormente, come S. Girola- 
mo, e tanti altri li hanno saputo dottamente imitare, 
dal contesto del lor discorso fanno tosto intendere * se 
parlino dell'Illirico proprio, che dal Drino si esten- 
deva sino alla Narona, o dell'estero, che giungeva si- 
no all'Arsa, abbracciando ciò, che anche in ofgi dal- 



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140 

la Qojana sino all'Istria passa sotto il nome di Dal- 
mazia, o finalmente del Grande Illirico, o Generale, 
che a' tempi di Sesto Rufo, e di S. Girolamo abbrac- 
ciava diciassette Provincie* Ecco dunque anche in que- 
sto secondo passo dileguato ogni principio di un ter- 
zo preteso confine, o provincia, cioè dell'Istria* 

Il terzo passo finalmente lega anch' esso perfet- 
tamente coi due precedenti* In esso il Santo chiama 
in testimonio delle desolazioni di allora e la Tracia, 
e l'Illirico preso in senso generico, o esteso, e no- 
mina quindi colTistessa voce testi* il suolo, o paese, 
dove era nato, cioè Stridone già posta da lui nel pri- 
mo testo sul confine della Dalmazia, e della Panno- 
nia, le quali erano comprese nel Grande Illirico, di 
cui ragiona ; di modo, che chi ha presente il contenu- 
to del primo testo, cioè, che il suo luogo natale era 
Stridone nel confine della Dalmazia, e della Panno- 
nia, si avvede tosto, che il Santo riferisce l'istesso luo- 
go natale, o patria a quelle due provincie comprese 
nel Grande Illirico, col quale nel testo aveva inco- 
minciata la sua patetica figura, cioè Testi* IUyricumj 
Testi* et Thracia 3 Testi* in quo nata* surn sohun. 
Nulla, sì nulla può in questi tre passi farci nascere 
r idea di un terzo confine , o provincia ; nulla ci per- 
suade a riconoscere in essi la moderna Sdrigna per 
l'antica Stridone Geroliminiana, o si prendano essi 
ad ubo ad uno in maturo esame, o si raffrontino in- 
sieme fra loro; tutto ciò, che si volesse aggiungere 
in conferma della loro patente coerenza, ed armonia > 
tutto sarebbe superfluo. Dall'altro canto il Signor Ar- 



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141 

ciprete Capor, che fastamente si meritò l'approva-* 
zione dei dotti Estensori dell'Antologia Fiorentina per 
le sue riflessioni, e rispetto a questi medesimi testi, 
ed alla materia de' confini potrà soddisfare le brame 
di colui, che volesse saperne di più riguardo a que- 
sto punto* Noi passiamo intanto a materie , e a dn 
scissioni più liete. 



CAPO V. 

Stridonej patria di S* Girolamo* non fu Villaggio, a 
Castello * ma illustre Citta Vescovile. 

Aveva veduto il più volte citato Ireneo, che la 
villa di Sdregna per ragioni già addotte, e per altre 
che addurémo, non poteva in alcun modo esser ri- 
tenuta per citta* Quindi abbracciò egli l'opinione di 
Pio De Rubeis, il quale aveva scritto, che quell'istes- 
sissimo castello, di cui in Sdregna vedevansi ancora i 
ruderi, era la vera Stridone di S* Girolamo : che gli 
antichi Stridonesi avevano te loro abitazioni sulle ru- 
pi, o balze, che si mirano all'intorno, e che la Sin- 
done Geroliminiana non fu mai citta, ma un sempli- 
ce castello , anzi una villa , quale è anche • al giorno* 
presente* Per lo che Ireneo Lib. 6* cap* 5. ci dice . 
senlza mistero: Prova non minore (delle altre) sono 
anche le parole* ni semirutas villulas 3 quae Barbaro- 
rum effligerant manus etc. Quali apertamente dimostra* 
no,, che mentre vìveva U Santo* non era (Stridane)) che 



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142 

piccola trilla. Si appoggia qui Ireneo aopra un docu- 
mento di Pio del seguente tenore: Porro ìmjusmodi 
oppidum (Stridonem) ex illis ego arbitror 3 de quibus 
idem Hieronymus ad Paulinum scribit. Le parole di 
8# Girolamo, alle quali allude Pio, sono le seguen- 
ti : Compulsi sumus fratrem PauUnianum, dice S. Gip» 
rolamo, adpatriam mittere s ut senrirutas villulasj qyune 
Barbarorum effugerant manusj et parentum comuni* 
nitim censum vender et. Primieramente Pio indica 
malamente il testo del Santo , U quale non scrisse a 
Paolino, ma a Pammachio sulla morte di Paulina 
ina moglie; in secondo luogo pudica anche peggio; 
perciocché se Stridono (la patria di Girolamo) era 
una di quelle mezzo diroccate ville , con quaf dirit- 
to quel Sant' Uomo vendeva la sua patria? Con 
qual titolo vendeva tutte le altre , che non erano 
Standone, e sulle quali non avea maggior diritto, 
ed azione il compratore di quello, che il venditore f 
Che f San Girolamo vende la patria ? Si può egli 
ragionar peggio, ed esser condotto ad illazioni più 
stravaganti? Ma il passo di San Girolamo portato 
per intiero discuopre appieno le incongruenze di que- 
sti scrittori. Nqs in ista provincia (in PaUestina), egli 
dice, aedificato monasterioj et divertono prope exttu~ 
etom.. Umtis de tota orbe confluentibus turbi* okruimur 
. monachorumj ut nec coeptum opus deserete* nee supru vi- 
re* f erre valeamus. Compulsi sumus fratrem PauMnianum 
ad patriam mittere j ut semirutas villulasj quae Barba- 
rorum effugerant marni* j et parentum eommunium een~ 
mtm venderei, ne coeptum Sanctorum ministerium dese- 



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445 

rentes risum maledici* , et aemuUs praebeamus. Aveva 
con grandi spese S. Girolamo fatto edificare un mo- 
nastero unito ad un ospedale pei pellegrini, e non 
essendo state sufficienti a mantenere tanti monaci, che 
venivano da ogni parte, spedì il suo fratello Paulì- 
niano nella distrutta patria a vendere alcune villette 
(poderi, possessioni, tenute provviste di cass^), che 
non erano state rovinate, e che erano ai due fratelli 
venute in eredità come beni paterni. Anche i meno 
esercitati nella lingna Latina avrebbero subitamente 
compreso ciò, che il Santo Dottore intendeva dire, 
ne come Pio, ed Ireneo avrebbero asserito, che la 
patria d'un uomo, che col ricco suo patrimonio, e 
grandi facoltà fabbrica monasteri, ed ospizj, e nutre 
gran quantità di monaci, e, di pellegrini, che la pa- 
tria, dico, di un uomo, la quale egli stesso chiama 
apertamente città, natus Strìdonis oppido* fosse un o- 
scuro villaggio di pochi, abituri. 

Afa Ireneo coli' autorità non si saprebbe di qua! 
dizionario dice, che la vóce Oppidum non significa 
citta, ma castello, o fortezza, quale fu per l'appunto 
quella di Sdrigna* Ecco le sue parole dirette contro 
coloro, i quali sostengono, che Stridone fosse cittìu 
Quanto si allontanino dalla verità, egli dice, lo dimo* 
f trono le stesse parole del & Dottore* quale asserisce 
la stia patria essere un castella* e non citik: oppido 
Stridonis * quod a Gothis eversum etc. Sia pure, che 
talvolta, cioè quando si paragona la voct jjpjridut* 
con quella di Urbs* o di Civitas, significhi qualche e#- 
*a di meno; contuttociò oppiami porta sempre seeo 



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144 

l'dea di un aggregato di molte fabbriche, cioè di cosa 
simile ad una città* Non è però così , quando si ado- 
pera in modo assoluto, e senza aggiunta di sorte, 
come nei seguenti esempj tolti da S. Girolamo stesso 
Dealer, eap. 4. vastantes cunctoè civitates illius uno 
tempore j non fuit oppidum* <quod nos effugeret... cun- 
ette urbes ertali munitae muris altissimi* > portisque* et 
vectibusj, absque oppidis innumeri* j quae non habebant 
muros. Del resto anche S. Isidoro L. 18. Origm.c. 2. 
dislingue oppidum da castellum. Oppidum j egli dice, 
magnitudine j, et moenibm discrepai a vico* et castello y 
et pago. E già prima aveva detto: Vici* et castella * 
et pagi ii sunt^ qui nulla dignitate civitàtis ornantur , 
sed volgari hominum convento incoluntur. Ma certo 
dove oppidum resta solo , o sia si adopera in senso 
assoluto denota sempre citta; e ciò per testimonian- 
za dell' istesso S. Dottore peritissimo della vera dizio- 
ne Romana. Quindi egli In ViU Hilar. chiama empo- 
riumj et oppidum Gaza, celebre citta della Siria, ed 
Epidaurum oppidum Dalmatiaej che era anche colo- 
nia Romana. Plinio Lib. 3. cap. 23. numerando le 
citta della Dalmazia, che pur in oggi conservano l'an- 
tico nome , dice : a Natone amne C. M. pass. Epidau- 
rum Colonia j oppida civium Romanornm MUzinium* 
Ascriviamo Buina* Olchiniunij Scodra. Ma cosa fu 
Scodra? Città, al dir di Tito Livio Lib. 44., chiaris- 
sima per la residenza dei Re dell'Illirico. Sulpizio 
In EpisL inter Tullian. lib. 4. nunu 47. chiama Me- 
gera, Corinto ecc. florentissima oppida. Cicerone. In 
OraU prò Sexl. Rose. Amer. j siccome Quintiliano 



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^ ^ 



143 

Uh. 6. top. 3. prendono nell* istesso senso tiri*, 
e eppidwn* Ma a chi non* è noto l' usa pr ornisene, 
ed indistinto di tali nomi presso San Girolamo? 
Chiama egli In Vers* Thren. Hierem. appidum* et 
eivitas domina gentium Gerusalemme, citta nobilissU 
ma, e primaria della Giudea, e In V%U Hikar*, e 
in Epitaph. Ponine appella le più illustri citt^ ora 
nrbsj e oppidaj ora rivi tate* j et castra* Si può, do» 
pò ciò in qualche modo menarla buona ad Ireneo, 
a Pio, ed al Gianna, se hanno interpretato oppidum 
Stridonis per piccola Villa, e se nel numero del pia 
hanno preso la voce VMula per qua grande citta. 
La critica non era H loro forte; ma non si può fcr 
certamente l'istesso con coloro, che, avendo trattato 
il medesimo soggetto in tempi pia illuminati, e pre- 
teso di vedervi più addentro, hanno ripetuto le istes-. 
se cose. 

Ma ciò, che contro il pensar di Pio, e di Ire- 
neo mostra, che Stridone non fu mera villa, o ca- 
stello, e, che ella era decorata di sede Vescovile; 
distintivo, che allora non concede vasi, che alle città 
veramente illustri, e ragguardevoli. Prova n'è il pri- 
mo sinodo Niceno, il quale fra i Vescovi, che ne 
sottoscrissero gli atti» ci presenta Domino , Vescovo 
di Stridone* 1/ istesso S. Girolamo poi ce ne ricord* 
«n altro di nome Lupicino. Descrivendo il .Santo In 
EpisU 43. ad Chromat., et Jotrin** o biasimando i 
costumi della sua patria Stridone, Accessit buie pa* 
teliae, ci dice f juxt* tritwn popidi proverbimi digm/m 
opercuhm , Lupicinus Sacenbs • • • videlieet far/Òr** 
10 



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446 

tam novera debilis gubernator regata et coecus coectun 
ducat in fovemn. Ma risponde qui Ireneo, e quasi 
tutti coloro, che scrissero intorno a questa disputa, 
che questo Lupicino non era Vescovo, ma semplice 
Parroco, o Curato della villa di Sdregna, e che per- 
ciò è quivi dal Santo chiamato sacerdote, e non Ve- 
scovo, o Papa, come nell'istessa lettera aveva chia- 
mato Valeriano Vescovo di Aquileja. Ma che dirassi 
di Donino (1) antecessore di Lupicino (2), che* gli 
atti del concilio Niceno annoveravano fra i Vescovi? 
Crederemo, che il parroco di una semplice, e povera 
villa sedesse in quell'augusto, e venerando consesso 
fra trecento, e diciotto Padri Infoiati? Ne dee poi 
far meraviglia, che S. Girolamo abbia chiamato Lu- 
picino Sacerdote invece di Vescovo, avendo potuto 
giusta l'uso di quei tempi servirsi dell'uno, e dell'al- 
tro nome. Infatti, egli Lib. 3. in Ruflm. chiamo non 
una sol volta Sacerdote V istesso Pontefice Romano. 
Quid de Papa Anastasio* egli dice, de quo nuUi* ut 
ai*:, veruni videtur* ut tantae urbis Sjcerdos vel w~ 
noeenti libi injuriam facete potuerit? Ed al cap. 6./ 



( ì ) Il nome di Domnus , o Domnius dopocchè S. Do- 
mino, o Doimo fondò la chiesa di Salona, e la illustrò col 
proprio sangue, divenne come nome nazionale, particolarmente 
nella Dalmazia propriamente detta, dove esisteva Salona. 

(a) I nomi di Fuk, Vucich , Vukovich ecc. sono anche 
in oggi usuali per 1* Illirico, e per la Dalmazia, e corrispondo- 
no ai Latini Lupus, Lupicinus. 



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147 

Ék/riari jam in Damino dormienti* proferì epistola* * et 
viventi* Anastasia dieta contentini* ... quod nulli verum 
vide tur j -ut tornirne urbis sacerdos innocenti facere inju- 
riam potueritj vel attenti. Ma San Girolmo chiama 
Epist. 89* cap. 6*9 scrivendo a S. Agostino, Sacerdo- 
dozio Tistesso Episcopato j o grado episcopale con 
queste parole : DieU.~ seditione popuU conclamante * 
propter unius verbi dissonantiam Episcopum pene Sa- 
CEBDOTIVM perdidisse. 

Del resto se consalteremo l'istoria ecclesiastica 
della Dalmazia, vi troveremo delle novelle prove in 
favor di Stridone come antico Vescovato. Essendo 
stata questa citta posta, come si è veduto, alle sor* 
genti del Tizio, rimaneva come nel centro fra il ma- 
re, e la Sava, e fra il Tedanio, e la Narona. Era 
per la sua posizione rispetto alla Dalmazia mediter- 
ranea ciò, che era Salona rispetto alla marittima* 
Quindi, dopo che fu annunziato per l'Illirico, e la 
Dalmazia il Vangelo di Cristo da alcuni degli stessi 
Apostoli, e stabilmente piantata la fede dai loro im- 
mediati discepoli Clemente, Tito, Domnio, Androni- 
co, Apollinare, ed altri (Parlati Wyr. Saar. tom. 1.) 
Stridone fu una delle prjpie citta ad esser dichiarata 
sede Vescovile nelle parti interne della Dalmazia* In- 
fatti il suo Vescovo col nome diDomno si trova sotto- 
scritto agli atti del primo sinodo Niceno* Distrutta 
poi circa il 400. la citta di Stridone, il Vescovo di 
Dalmio, o Delminio (DaUnatensis* vel Dumnensis E- 
piscopus) e quello di Dfuccaro, o Maccaro (Episco- 
pio Macharensis) ressero poscia la Dalmazia mcdi- 



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448 

terranea (Fattali tànu A*). Ma «otto i Duchi, a * 
Ha detta Croazia divisa la Dalmazia in quattordici 
6kkppaoie dall'Arsa al Tifato, 1* antico Vescovato di' 
Stridone fa ristabilito in quello di Tinnio (1) (Tin- 
nimsis Episcopo*) citta, o castello, che da alcuni 
fa malaménte presa pei' V antica Arduità* e che fa 
Todierno Rnin, albo castello, che quivi esisteva 
verso la giton sorgente del Tizio, dove anche in oggi 
veggonsi grandi rovine di fabbricati, ed il luogo b 
Riamato KapiUdoé Si vuole, che Crescimi™ IT., che 
salì al trono nel 1050», fosse il pio istitutore, o 
rffcstauratore di questo Vescovato, di cui cosi parla 
T Arcidiàcono Tommaso JLib* 15» Bistor. SaloniL 
Fùherunt etiam Cròatorum Retfesj egli dice, spe» 
éialem habere Pontificem* petieruMque ab Arcìdepi- 
stùpo Spalatemi j et fecerunt Bpiscopum j qui Croa- 
Uènsis appeUabatur* posueruntque sederà ejus in Campo 
m Ecclesia SL Marìae Firginis juxta Castrum Twnten- 
«*é Hic multa* obtinuit parochias/habuitque praedia* 
et possessione* per totem pene Regnum Croatiaej quia 
Regali* erat Episcopo** et Regi* Curiam sequebaturi 
eratqtie unus ex Principibtis Atdae* et sua jurisdictio 
Hsque ad Drammi ftuvium extendebatur. Bai qual luo- 
go dell'Arcidiacono si viene in chiaro, che i Teseo- 



(i) Là voce latinizzata di Tinnium deriva dall'Illirica Stó- 
rta, Stinaz ( ommessa la s , 7 ina, o Tinaz) che significa rape, 
o. sasso , e figuratamente, luogo dirupato e scosceso, qual era quel- 
lo, dove questo castello sorgeva. 



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149 

jA di Tinnio erano gran Cancellieri del Regno 4i 
Croazia, e che, come la Corte, e la Curia di quei 
Duchi, e Re era mobile, ed ambulante, così i Ve- 
scovi la seguivano, ovunque ella si fermava. Il Fur- 
iati ci dà la storia del Vescovato di Tinnio, oRni*. 
jDopocchè il Turco si stabili in Dalmazia divenne Ver 
.scovalo t* partibus* e la sua Chiesa fu, ed è racco» 
mandato a quello di Sebenjcp. 

CAPO VI. 

& Girolamo non fu di viUereccui, o volgane stirpe, 
ma d'illustre * e nobd famiglia. 

Dopo essere stato ammesso da Ireneo, e dai $isq| 
seguaci, che Stridone era una miserabile villa di eaq»* 
pagna, dovevano eglino ancora, per essere conse* 
guenti a se stessi, sostenere, che il S. Dottore Iosa? 
nato da genitori poveri, e di bassa condizione* Infetti 
.Ireneo Lib. & e. 3. tentò di farlo credere in tal gui- 
jsa: ma V autorità di S. Girolamo* egli dice, confon- 
de gli altri colle seguenti parole SpisU 1. ad Nepotismi * 
natm paupere domo* et in tugurio rusticano* qui via 
jnilioj et cibario pane rmgientem saturare penirem pa* 
teram, nane similamj et metta fastidio $ novi gemerà, 
et nomina pisàum etcj nelle quali parole si spesato* * 
gli avversar}, e vedranno stabilita la verità daUSant* 
medesimo. Ma qui Ireneo non giudica meno «torta- 
mente intorno alle figure, o tr<opi degli autori di 
quello, «he inturno alle parole, ed alle sentente dei 



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IrfO 

Santi Padri* Nell'allegato passo v'ha una bellissima 
figura contro quei chierici , che nati di campestre , e 
povera famiglia aspiravano alle ricchezze, ed alle de- 
lizie della vita; o sia fa uso il Santo di quel forte 
schema, di cui Quintiliano InstituU OraU LU>—* eap. 
3. dice : Nostra persona uiimur prò aliena* et alias prò 
aliis fingimus. Ricco , e dotto , quale era S. Girola- 
mo, molto a proposito col suo finto esempio per ris- 
vegliar T amico ozioso esdamava ': Dunque io povero 
non cercherò ricchezze ? Dunque io ignorante delle 
lettere non attenderò allo studio? Del resto Ireneo ci- 
tò anche malamente il testo del Santo , non aspet- 
tando esso all'Epistola prima , ma alla seconda; ed 
avendo troncato il passo, il senso gli celò il vero- 
Il luogo intiero è come segue: Gloria Episcopis est 
pauperum inopiae provider e: ignominia sacerdotis est 
propriis stadere divitiis. Natus paupere domo* et in 
tugurio rusticano, qid vix milio* et cibario pane ni- 
gientetn saturare ventrem poter am* nunc similam* et 
mella fastidio. Novi et genera* et nomina piscium* 
in quo littore concha lecta sit* calleo: saporibus fl- 
vium discerno provihcias* et cibortim rarità** oc novi»* 
sima delectat. Audio praeterea in senes* et anus absque 
liberis quorundam turpe servitium: ipsi apponunt ma- 
tulam* obsident lectum. E chiaro, che il discorso del 
Santo si aggira intorno agli Ecclesiastici di mala con* 
dotta, e non intorno a se stesso; imperciocché tutto 
dedito com' egli era alla mortificazione, ed alla pe- 
nitenza perchè oppone la propria persona, conosce- 
va poi egli veramente . le provincie dai sapori degli 



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181 

uccelli, e dalla rarità de 9 cibi, e andava incontro al 
proprio danno? Un tal genere di figura di comuni» 
cuione è come una formula di riprendere molto in 
tuo presso gli scrittori Canonici; essa fa gran colpo, 
e in apparenza include nel discorso quelli, ai qua- 
li non è diretto* Così San Paolo Ad Hebr. capii. 
2. 3«: Quomodo nos effugiemus* si tantum neglexeri* 
mus salutane Attaccatissimo a Cristo, com'egli era, 
forse aveva negletta la propria salvezza? Bla Grazia- 
no Ad Caput GeneraUter 40* Coma 16* Qiu rischia- 
ra a meraviglia il luogo di S. Girolamo in tal gui- 
sa: Quod vero Hieronymus* egli dice, se ipsum tali- 
bus eonnumerets tale estj quale iUud Pandi ad Phi- 
Uppemes: quicumque imperfecti sumus* hoc sentiamus. 
Finalmente l'asserzione dell' istesso S. Dottore, il qua- 
le In EpisU de FirginiU ad Eustoch* cap. 12. rac- 
conta con tutta candidezza, che la mensa nella sua casa 
paterna era molto lauta e splendida, e che gii da più 
anni per V acquisto del regno de' Cieli aveva rinun- 
ziato a cotali lautezze , conferma appieno, che non 
parla di se, ma che il parlar suo riguardava altri: 
Cmn ante annos plurimosj egli dice, domo, parenti- 
bus, sororej cognati* * et quod bis difficilUis est* con- 
suetudine lautioris cibi propter Coelorum me Regna 
castrassenu 

S'inganna ancora grandemente Ireneo, allorché 
per procurare a Sdregna l'onore di essere stata la 
culla del Santo, non dubita di fargli dire di esser 
nato di rusticana, e servile condizione* Imperciocché 
afferma egli, che ciò ci è confermato dall' istesso San 



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132 

Girolamo ÉpisU 43. > meftlrfe coé\ scrive à Cromami 
ed a Giovino : In mw patria rusticiiatit vernaadaDcm 
venier ett, et in diem vtvitur* et sanetior est, fd 
ditior eri» Ma queste {parole per cài raggiunge, e eoo*, 
prende tutta la forza, ed il valore della frase di S. Gi- 
rolamo, non offendono punto la nobilita, e il decori di 
Stridone* Infatti non ebbe il Santo in mente di va- 
ler quivi far intendere con quel rusticitatis vernacola* 
«he la sua patria fosse di condizione servile, o pove- 
ra j contadinesca j o zottica,, tale cioè per natura , ed 
educazione, quali esser sogliono i piccoli, e meschini 
villaggi, e terre poste in luoghi fuor di nano , alpe» 
etri, e miseri, ma una citta naturalmente semplice j, ed 
aliena dotta coltura degli studj, perchè dedita al traf- 
fico > ed ai guadagna. { Infetti la voce rustìciias * con 
cui il Santo caratterkza i suoi Stridone&i, significa 
semplicità naturale s aUontanfmento dagli stodj, e dotte 
Orti liberali j dalla erudizione eco» e difficilmente si tro- 
verebbe in tutte le opere del S. Dottore, <che\egK 
abbia fatto uso in altro senso di questo vocabolo. 
Neir Epistola seconda Ad Nepoiian. cap. 11. Nee 
rasticus tamen» et simplex fratcr* egli dice, idea se san* 
etam putet* si nihU noveriti ne peritus j et eloquens 
Ungua aesHmet sanctkatemj multoque melim est e due» 
bus ùnperfectis rusticitatem sanctam haberej tjuam elfr» 
4/uentiam peccatrice*** Ety •* cap. 3» Jonae r perspieuum 
est praedicatìonem Reges mandi audire novissimo s s et 
deposito folgore eloquentiae* et ornamentisi ite desore 
vèrborum* totos se simpUciiati * oc rusticitati fraòert. 
£ dunque evidente , che & Girolamo da bensì ai suoi 



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concittadini le taccie di gente semplice e rozza, co* 
me quella, che allo studio, ed alla coltura preferiva 
la brama disordinata delle ricchezze, ma che non ac- 
cusa altrimenti con ciò l'illustre sua patria dì abbie- 
zibne, di servitù, e di oscurità rispetto ai suoi abi- 
tanti. 

E qui senza dubbio è prezzo dell 9 opera, benché cii 
che sino ad ora n' è stato detto, potrebbe bastare, di 
far vedere, che S. Girolamo nacque da una onorata no* 
bilissima famiglia Stridonese* Su di ciò , se non erro , 
si ravvolge propriamente il cardine della questione* La 
spregievolezza di Stridone, e l'oscurità della nascita 
del Santo sono 1' ancora, a cui inavvedutamente senza 
dubbio s' attaccarono Ireneo, Pio, ed i loro segnaci; 
perciocché riconoscono, e confessano, che la pretesa 
Stridone dell'Istria e per la sua situazione, e per al- 
tre circostanze non fu citta, ma semplice villa di po- 
che case. Fa dunque mestieri di rivendicare la sua 
fama alla citta di Stridone, e la chiarezza del suo li- 
gnaggio a 8. Girolamo; nel far la qusfl cosa ci at- 
terremo, giusta il nostro costume, ai documenti, che 
sì ricavano dalle opere delTistesso S« Dottore. Seb- 
bene egli, come gran maestro di umilia cristiana, 
occultasse con insigne modestia le glorie del proprio 
casato, ce ne lasciò tuttavia dei chiari, e bellissimi 
indizj, che gK sfuggirono non volendo* 



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154 

CAPO VII. 

Prove dirette della nobiltà di & Girolamo. 

« 

E primieramente ebbe egli tre nomi, contrasse* 
gno certissimo di nobiltà, quello cioè di Soffronio , 
di Eusebio, e di Girolamo • La pluralità de' nomi 
non ebbe mai luogo ne' villaggi, ne nella classe dei 
servi, ma soltanto nelle città, e appresso le persone 
ingenue* cioè di educazione , e costumi Romani* Era- 
no già a' tempi di S.Girolamo andati in disuso i pro- 
nomi p. -e. de 9 Lucii, dei Cnei, dèi Publii; e ad es- 
si si sostituivano altri qualunque Greci, e Latini, 
come vediamo nello scrittore de' Saturnali, il quale, 
awegnacchè fosse personaggio nobilissimo, e Conso- 
lare, era chiamato Macrovio* Ambrogio* Aurelio 3 Teo- 
dosio j così Boezio aveva i pronomi di Publio* Ota- 
%ianOs Porfirio* A nido j Manlio j così tanti altri, 
che con altri soprannomi si leggono ne' monumenti 
Grnteriani • Può perciò conghietturarsi, che in S. Gi- 
rolamo , patrizio Stridonese , il nome di Soffronio fos- 
se nome proprio, e quello di Eusebio cognome gen- 
tilizio; perciocché Eusebio chiamayasi anche suo pa- 
dre; quello finalmente di Girolamo gli venisse qual 
giunta peculiare dalla sacra professione , cui erasi de- 
dicato. Dalla lettera 36. scritta da lui a Gastorina sua 
zia da parte di madre, con cui ebbe qualche grave 
dissapore , o altercazione , raccogliesi, che ella era 
donna magnortun spirituum* et altioris subseUii* come 



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155 

solea dirsi , e non femminuzza di villa; ma dalla 41* 
diretta a Ruffino, nella quale parla di un certo Bo- 
lloso suo coetaneo, e pure Stridonese, possiamo for- 
mare una chiara idea della veramente illustre , e nobi- 
le stirpe del nostro Santo* Bonosus tuus s egli dice, 
imo meusj eU ut verius dicam y noster scalanti praesaga* 
tam Jacob sommante jam scandii..* Ecce puer tenesti* 
saecuti nobiscum artibus institutusj cui opes affittimi 
dignitas opprime inter aequales eratj contempla maire, 
sororibus... quasi quidam novus paradisi colonus ince- 
diti Queste cose al certo in un tal giovane di Stra- 
done non sanno di stirpe , e patria villereccia , e cam- 
pestre. Esse provano , che Striderne era citta, e che 
vi era fra i suoi cittadini delle illustri, e nobili fa- 
miglie. Ma San Girolamo era uguale a Bonoso per* 
stato e condizione; perciocché dopo soggiunge il San- 
to: Scisj Domine Jesuj ut ego s et Me (Bonosns) 
pariter a tenera infantia ad florentem usque adoleveri* 
mus aetatem* ut Udem nos nutricum sinus* iidem con** 
plexus foverint bajulorwnj et cum post Romana stu- 
dia ad Blieni semibarbara* ripas eodem cibo * pari ute- 
remar hospitio. 

Abbiamo già veduto di sopra , che la mensa del 
Santo nella casa paterna era, secondo portava il suo 
grado, giornalmente imbandita di cibi squisiti, e ra- 
re vivande. La sua veste fu la toga. Racconta egli 
Lib. i. in Ruffino j conte gli tornavano a mente, o ve- 
gliasse, o dormisse, le cose, che da fanciullo, e da 
giovane aveva fatte . Quo magis stupens* egli dice , co- 
no, et recalvo capite mute saepe mihi videor in somnis 



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436 

tùmatuhuj et mmpta toga* ante Hheiorem ceoirover- 
moìam declamare* I fondi ereditarli, ossia quelle vii- 
fette sporse per tatto il territorio, a vender lo quali 
aveva inviata il suo fratello Pauliniano, mostrano afe* 
bastanza le ricchezze della sua casa* Che dirò-dei mo- 
nastero, e dell'ospizio, che fece fabbricare, mentre di* 
morava in Betlemme? Che del suo lungo, e certamente 
dispendioso soggiornar lontano dalla patria, e in Ro- 
ma specialmente? Che di tanti viaggi intrapresi, e 
(atti qua e la non senza vistosissime spese per V Ita- 
lia, per le GàUie, per la Germania, per la Grecia, 
« per r Oriente? Che finalmente della sua libreria, 
T arricchimento della quale fa sempre un tenero og- 
getto delle sue core? 

Egli poi ci rammenta Uh. I. art Muffi», la far-» 
ha dei servi in easa del ano padre» Memini* egli di- 
ce, me puero cunitasse per cellula* servtdontm diem, 
fèrialum dmxuse htsibw, et ad OririHum saevientem di 
amae mai iracbam esse capèivum. — So, che Ireneo, ed 
Enrico Palladio in Histor* FarajaL non avendo potato 
digerire, dirò così, queste celle, o camere dei servi, che 
come manifesto ihdizio della nobiltà, e delle ricchezze 
della famiglia di S. Girolamo, attestavano nel medesi- 
mo tempo, che la vtHa di Sdregna non era la Stridonc 
Dalmatica, coniarono una nuova interpretazione , -che 
facesse al loro proposito* Ma quanto veramente a 
proposito? Biro soltanto , che ifuosti due eruditi in* 
stancabili neH* inventare in questa controversia supe- 
rarono ae stessi, ma neU' aggiungere ad inezie inezie 
sempre maggiori. Ci fa sapore Ireneo, che quelle 



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'^i ^. l 'M *. ^ 



1*7 

éeUe de'servi, erano le celle de'monaci, presso i qua~ 
li 3 Santo ancor fanciullo fu istruito nelle belle arti» 
Non sarebbe al certo credibile, che Ireneo avesse pò» 
tato andar tant' oltre, se non ce lo attestasse lMh> !• 
eap. 6, con queste parole: Conferma maggiamente * 
egli dice, le nostre prove ciò* che dice il & Dottore 
In Buffiti. Uh. i. cap. 7.* ove narrando le sue azio- 
ni fanciullesche j aggiunge le tegnenti parole* mcmini 
me puerum cursitasse per cella* servtdorum etcm Ritro- 
vo diversi pareri degli autori intorno all'intelligenza 
delle parole ceUas servulùrumj mentre Mariano Vitto- 
rio, Lippomano, Surio (vi si può aggiungere chiun- 
que ha capito, e commentato il S. Dottore) ed altri 
vogliono che fossero le camere dei proprf servitori do- 
mestici* quali col mentovato Palladio dico essere le eel- 
le del monasterio di AquUeja* non essendo verisimi* 
le 3 che il Santo chiamasse celle le camere dei proprj 
serventi j ma intendesse le celle de 9 monaci* non di 
quelli di Stridane* sua patria. • •• ma del collegio dei 
chierici di Aquileja. Confonde qui Ireneo i Monaci 
Coi Chierici, che a' tempi del Santo erano già fra lo- 
ro distinti; ma h cosa ben graziosa, che fra i Mo- 
naci, e Chierici di Aquileja egli introduca anche la 
zia di' Girolamo Castorina, dal seno della quale strap- 
pato a forza era condotto prigioniero alla scuola del 
burbero, ed accigliato Ortilio ; né sarebbe stato 
al certo buono i^ metodo di educazione , quando 
fosse stato libero ai giovanetti di far delle cor- 
se qua, e la per le celle de' monaci, e turbare 'cosi 
i pii silenzi} della solitudine. Ma da chi mai fra gli 



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158 

antichi s'intese, che il Santo, allevato nei più teneri 
anni da' monaci di Aquileja, passasse la sua giovinez- 
za fra loro ? Certo ne egli dopo esser stato inizia- 
to nella Religione , ne alcun altro degli antichi lo dis- 
se, tranne Pio de Rubeis, Ireneo , e Palladio segui» 
ti poi anche dai più recenti» 

Del rimanente non v' ha in tutta la lingua La- 
tina voce più propria , e più adattata di quella di ceì- 
iae per esprimere le abitazioni de' servi presso gli an- 
tichi; perciocché nell'istesso senso di San Girolamo 
V adopero Cicerone Philip. 2. •* Chonchyliatis Ctu Pom- 
pei perUiromatis servorum celli* tectos strato* videres: 
Yetruvio Lib. 1. cap. 9. dice pure ; Circum in por» 
ticibus cubicula etiam* et ceìiae familiariae; Columella 
JJbm 1. cap. 6..* Optarne soluti* servi* ceìiae tneridiem 
aequinotialem spectante* fient: Svetonio In VitelL cap. 
16. confugits egli dice, in celioni janitorisj religato prò 
foribus canej ed altri , che, si possono consultare presso 
Lipsio In Salumai Lib* 1., il Pignorio de servi* 3 ed 
il Pitisco nel suo dizionario. Bla anche le celle mona- 
stiche ebbero nel loro principio la lor denominazione 
dalle celle de' servi, mentre anch'esse erano anguste, 
e disposte per ordine, ed i monaci erano uguagliati 
ai seni nel diritto* 

Se non che da un altro lato meglio ancora scor- 
ger si può la nobiltà della stirpe, e l' affluenza delle 
ricchezze nella persona di S. Girolamo. Aveva egli 
ancor da giovane, e primacchè abbracciasse il mona- 
chismo Epi*U 34. invitato a farsi seguace di Gesù 
Cristo un certo Giuliano, personaggio fra i primarj 



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15? 

per nobiltà, ricchezze ed autorità, che vivessero al- 
lora in Dalmazia. Il Santo Ub. supr. cap* i. così 
scrive ad Ausonio, fratello di Giuliano: Jam demis- 
so siniliegmate equus pùblicus stenwbatur (ad Auso- 
nio che partiva), et nobile juvenem punicea indutum 
tunica baltheus ambiebat. E così di Giuliano: Come- 
tuta rei familiari* domina (audio) vastationem totius 
barbaro hoste provineiae (haec una ex multis^ nec ma- 
xima), et in communi depopulatìone privata* posse*- 
sionum stuarum rumas* abaclos armentorum y et pe* 
cudum greqes, vinctos 3 occisosque famulo*. Contuttociò 
gli soggiunge: Tibi major pars dereUcta substantiae, 
ut tantum tenteri*, qtumtum (erre potè*. Ed al cap. 2. 
Cut autem et tu nolisesse perfectus? Cur qui in $aecu~ 
lo primus es s non et in fluisti familia primus sisf 
e nel capo seguente lo esorta suIT esempio de 9 Gran- 
di di Roma, che avevano abbracciata la fede di Cri- 
sto : Neque est 3 gli dice, quod excuses nobilitatemi et 
divitiarum pondera. Respice Sanctum virum Pamma- 
chiumj et ferventissùnae fidei Paulinum presbiterum s 
qui non solwn divitias* sed se ipsos Domino obtule» 
runt...' Nobili* esf Et itti* sed in Christo nobiliores. 
Divesj et honoratus? Et illu Finalmente al cap. A. 
gli porta l'esempio di se stesso, come a lui in tutto 
eguale* Quod si tibi, gli dice il Santo, tacita cogito* 
fio scruputum moverti* cur monitor ipse non tali* sim, 
qualem te esse desidero j et athletae . suis imitatoribus 
fortiores sunt: et tamen monet debilior* ut pugnet Me* 
qui fortior est. Falso, e certamente da deridersi sa- 
rebbe stato cotesto parlar di S. Girolamo a Giulia- 



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no, se non fesse siato uguale a lui di condizione, 
cioè per la gloria , e per le ricchezze, de' maggiori. 
Quale scrupolo avrebbe mai potuto nascere nell'ani- 
mo di un nobilissimo, e ricchissimo Dalmata per la 
parole di S* Girolamo, se nato questi, come vuole 
Ireneo, i* una povera villa da parenti miserabili, non 
avrebbe potuto far vedere di avere abbandonato pe* 
amor di Gesù Cristo quello, che non avrebbe avuto? 
Del resto si può tener per cosa certa, che que- 
sto Giuliano, del quale parla qui in siffatto modo t 
fesse realmente Stridonese di patria, e quel medesi- 
mo Giuliano Diacono, patriota di San Girolamo, del 
quale & menzione In Epist. 45. a Cromazu), ed a 
Giovino, ed al quale a capo di qualche tempo, cioè 
dopo aver lasciata ogni cosa per Gesù Cristo, ed ab* 
bracciate il monachismo, scrive la lettera" trentesima* 
li' uno, e l'altro è Dalmata, l'uno, e l'altro legato a 
S« .Girolamo con vincoli di patria, e di amicizia; il 
nome concorda dell'uno, e dell'altro; e vedremo con- 
cordarvi parimenti l'offizio di Diacono, e la santità 
della vita, se porremo mente alla forza maravigliosa 
di quella lettera paranetica, per mezzo della quale il 
& Dottore, mentre Giuliano già combatteva fra i 
domestici infortuni!, e l'instabilità delle grandezze u- 
mane, lo trasse irresistìbilmente in .seno della pie- 
tà ; e della religione* 



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161 



CAPO VOI. 

& Girolamo ricevette il Batterne in Roma, e non 
in Aquileja. 

La Chiesa Universale Romana nétta Leggenda , 
o Lezioni nell' offizio del Santo ci attesta ab antiquo, 
eh' egli fii battezzato in Roma: Hieronymus, ella di- 
ce, Eusebii filius Stridane in Dalmatia Constando 
Imperatore natus Romae adolescens est baptizatus. La 
Chiesa si attenne in ciò all'autorità del Santo Mede- 
simo EpisU 57. et 58., il quale avendo consultato 
intorno ad alcune questioni sull'ortodossia il Papa 
S. Damaso , dice, rendendone ragione, eh* egli adi 
dubbj di fede ricorreva in Roma all' Oracolo Aposto- 
lico, perchè quivi aveva ricevute le vestimenta di Cri» 
sto * cioè il sacro Battesimo. Mihi* egli dice EpisU 
1., Cathedram Petti j et fidem Apostolico ore landa* 
tam censui considendam* inde nane animae meae pò* 
stxdans dbumj unde ohm Christi vestimenta suseepL E 
nella 2. Ego igitur 3 ut ante jam seripsi* Christi ve* 
item in Romana urbe susdpiens nane barbaro Syriae 
Umite teneor. • • Ego interim domito* si qms Cathe- 
dra* Petti jungiturj meus est Che per veste di Cristo 
intender si debba il Battesimo, ce lo insegnano tutti 
i pih dotti spositori, perchè una volte tutti i neo- 
fiti, dopo anrer ricevuto il Battesimo, si vestivano, 
giusta il cito della Chiesa, di bianche vestimenta, 
11 



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tei 

siccome si vede ncffl* Orda Romanus* presso Isido- 
ro, Rabano, Alenine, Dorante, ed altri scrittori, ed 
esegati, i quali concordemente dimostrano, che il Rat» 
tesimo non può essere meglio espresso, che col vo- 
, caboto d'indumento, o veste di. Cristo* Bla S. Giro- 
lamo, che lo sapeva per esperienza, così ce lo con- 
ferma In EzectUeL e. 18. Nudi* fide* egli dice, at- 
ipie virtutibus tributami* vestin\entùm Chris ti * de qua 
scriptum est ad Galatas 3«s quotquot in Christo 6o- 
ptizati estis» Christum induistis. Hòc vestimento nuda» 
erats qui vestem non habens muptialem projectus est 
de convivio. E al cap. i. in Soph.: Vestis filiorum Rem 
gisj et Principum indumenttun Chrlttus est s quod oc- 
eepimu8 in bapiismo juxta illudi indiate vos Christum 
Jesumf Sebbene V ha ancora un altra ragione rispet- 
to a S« Girolamo, ed è, che egli non fu battezzata 
nell'infanzia, ma in età già grande, cioè neU' ado- 
lescenza; il che egli stesso confessa a Pammachio 
nell'apologia de' libri, ohe scrisse contro Gioviniano; 
perciocché dice quivi di essere rinato col battesimo 
all'innocenza, che aveva perduta, e che da una tal 
epoéa conservò poi illibata sino alla morte; la qaal 
cosa mostra, che era già avvanzato, quando ricevet- 
te il battesimo* Dall' altro canto è chiaro per le sue 
opere, che passò quasi tutta la sua gioventù in Ro- 
ma addetto quivi allo studio dell' umane discipline. 
Dopo aver dunque da giovane ricevuto in Roma il 
battesimo para poi per Gerusalemme a professare 
nell'eremo la vita monastica* Gò ricavasi dall' Epistom 
la 2.cap*l*> che scrive a Nepoziano* &tm essem odo- 



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163 

lescentj egli dice, immo pene puer, et primos impeto 
lascivientis aetatU eremi duritia refraenarem, scripsu 
Soggiornando il religiosissimo giovane in Roma, re- 
gia sin d' allora della Cattolicità , non avrebbe cer* 
to ricercato altro luogo , ne l'avrebbe potato ritrova» 
re più opportuno per ricevervi il celeste lavacro» 

In tal guisa aveva parlato il S» Dottore del ano 
battesimo» Gontuttociò si è voluto, e si vuole tuttora» 
che parlasse tutto altrimenti non solo rispetto a que- 
sto punto, ma ancora ad altri di rilievo spettanti alla 
sua vita» Infetti aveva detto il Santo in maniera quan»» 
to chiara, altrettanto eloquente di essere nato in Stra- 
done nel confine della Dalmazia, e della Pannonia; 
ma ecco, che si alza il Biondo, il Bergomate, ed 
altri, che si oppongono alto gridando; non è così; 
è nato in mezzo all'Istria, dove non vi fa mai con- 
fine di provincia» Aveva scrittp , che Standone era 
città assai ricca; no, grida Ireneo, il Tommasini, e 
Vittorio, non è così: è una povera, e squallida vili* 
di sole trenta case» Abbastanza chiaramente aveva 
fatto intendere, che egli discendeva da illustre, e no- 
bile famiglia; ma gridano Ireneo, &imma, e Pio: non 
è così; è di stirpe pastorizia, e rusticana, allevato 
con aglio , e pane di miglio» Racconta d' aver corso 
quando era fanciullo per le celle dei suoi servitori 
nella casa paterna: no, non è così, grida Ireneo, ed 
Enrico, Palladio: corse per le cellette dei monaci, e 
per le camere de 9 chierici di Aquileja* Aveva final- 
mente detto allo stesso Sommo Pontefice di avere 
in Roma vestita Cristo col battesimo, o sia d'aver- 



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184 - 

ri ricevuta la bianca stola dell'innocenza; no, grida 
Ireneo, e Palladio, gridano gl'Istriani, ed i Carni , 
no, non è così; in Aquileja, e non in Roma ricevè 
il battesimo , e fa iniziato nei cristiani mister}* Ma 
gridino pure quanto essi vogliono, seguiti e sostenuti 
dall'eco di nuovi aderenti alla lor opinione; eglino 
non otterranno mai col gridare, cbe la verità non e— 
inerga dal bujo , ov' è stata confinata, e cbe tardi, o 
tosto non trionfi loro malgrado» 

E primieramente dà Ireneo alle parole vestirne*» 
tum ChrisH * colle quali attesta fi Santo d' aver ri- 
cevuto i| battesimo in Roma , una interpretazione as- 
sai curiosa* Sostiene egli, cbe sotto la figura di veste 
di Cristo non sia designato il battesimo del Santo, 
ma la sua ordinazione al Sacerdozio* Del cbe però 
nulla v* ha di più assurdo ; perciocché dalla lettera 61. 
Advers. Error. Jomu HierosolymiL si raccoglie senza 
equivoco, cbe il Santo non in Roma, ma in Antio- 
chia ebbe i sacri ordini da Paulino Vescovo di quel» 
la citta* A me misello homine* son sue parole, Mit- 
rine memorine Episcoptis Paulinus audivi t; man ro- 
gavi U s ut ordinarer f Si rie presbyterium tribuitj 
ut monaclmm non mtferas* fu videris de tuo jtidicio: 
sin mitem sub nomine presbyteri tollis mila propter 
qttod secundum dereliquij ego habeo* quod semper ha* 
bui. Era partito S* Girolamo per l' Oriente ad ogget- 
to soltanto di menare una vita penitente nella tacita 
solitudine, e non per esservi Sacerdote, ed eserci- 
tarvi offizj ecclesiastici. E per verità se priipa di par- 
tire per T eremo avesse ia Roma, o altrove gii ri- 



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165 

cerato qualche ordine , perchè gli avrebbe dorato 
rincrescere d'esser promosso al sacerdozio, e di ab» 
bandonare la vita monastica, che in ipotesi non avreb- 
be abbracciata? Sebbene Ireneo si sforza nel tempo • 
stesso di applicar le parole vesti* ChrUti all'abito, <f 
indamente monacale, che fa indossare al Santo in 
Roma. Bla lo storico Triestino tratta por questo pun- 
to alla solita sua maniera, col produrre cioè molte 
cose inutili , molte confuse, e molte false • Ci, occu- 
peremo per un momento di quelle soltanto, che sono 
meno indegne di essate confutate. Prima di tutto è 
cosa molto dubbia, se il Santo desse principio in 
Roma alla professione monastica* Sembra anzi più 
probabile esser ciò avvenuto in Oriente, il che pare 
potersi dedurre dalla lettera 22., che il Santo scrive ' 
ad Eustachio. Cum ante anno* plurimo* * egli dice, do» 
ino.» parentibusj sonore* cognati* * et quoti his difficilius 
est* consuetudine lautioìis cibi propter caslorum me re- 
gna castrassem, et Hierosolymam militaturus pergerem, 
bibliothecaj qurnn mihi Romae summo studio eonfe* 
ceram* carere omnino non poteram. 11 senso di que- 
sto luogo, se non m'inganno, è il seguente: quando, 
abbandonata (in Occidente) Roma, la patria, la ca- 
sa, i parenti, ed una vita agiata e comoda, mi por- 
tava a Gerusalemme per esser soldato di Cristo, cioè 
monaco nel deserto* La qual conghiettura sembra ac- 
quistar maggior peso, allora, che il Santo scrivendo 
a Marcella la esorta a recarsi a Retlemme, ed allor- 
ché dice a Paulino EpisU 13, cap. 2., che la gran 
popolazione di Roma vi frastornava la vita menasti- 



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166 

ea, ed i solitarj, rendendone ragione in questi tei* 
mini. De tota huc (Romam) orbe concurri tur j piena 
est ritrita* universi generis hominum, et tanta ubius» 
• que sexus compir atio * ut quod alibi ex parte fugiebas* 
lue totum sustinere cogaris. 

Ma ehi non si stupirà, che Ireneo , il quale al 
cap. 6* aveva acremente sostenuto, che S. Girolamo 
da fanciullo, e prima, che andasse in Roma, aveva 
soggiornato nel collegio de 9 monaci d'Aquileja, e qui- 
vi incominciata la vita monastica, vada poi qui di» 
cendo, che abbraccio il monachismo in Roma? La 
qnal contraddizione mentre egli si sforza di sostene- 
re, cade in un'altra più palpabile, affermando, che il 
Santo in Roma non ancor monaco era vero chieri- 
co, conciossiacchè in quel tempo monaco e chieri- 
co fosse la stessa cosa. Il che per altro quanto sia 
falso, possiamo apprenderlo da più p'assi del S. Dot- 
tore, il quale ne notò la differenza. Infatti scriven- 
do egli a Rustico monaco EpisL 4. cap. 8., dice: Ita 
trgo age* et vive in monasterio* ut clericus esse me- 
rearisj e neW EpisL 13* cap* 2. a Paulino; Non de 
Episcopio* gli dice, non de presbyteris* non de eie- 
riris hquor* quorum aliud officium est 3 sed de mo- 
naeho, ed de monacho nobili. Intorno ai chierici poi 
così scrive a Negoziano EpisL 2., e. 15. : Igitur cle- 
ricus j qui servit AScclesiaej e dei monaci in tal gui- 
sa ad Eliodoro EpisL 1. e. 5.: Interpretare vocabulum 
monachi* hoc est nomen tuum .* quid facis in turba qui 
solus est Noi potremmo ancora seguire Ireneo, quan- 
do colla scorta di S. Tommaso entra da teologo a 



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167 

parlare delle tre specie di battesimo; quando come 
giureconsulto stabilisce per esempio : Quoti verba in- 
teUigenda sint secundum propriam tujmficationem, et 
communem usum loquendi: assioma 9 che se è vero, 
ed utile ncll'interpretare le leggi , le sanzioni, e ciò, 
che si scrive senza schema, o figura, assai mala- 
mente è da Ireneo esteso ed applicato in genera- 
le ad ogni altra cosa; poiché si verrebbe con ciò ad 
eliminare il senso figurato delle sacre Scrittore, e 
delle stesse lettere di San Girolamo ripiene di tali 
locazioni; quando come acuto dialettico per mostra- 
re , che da San Girolamo col vocabolo vesti* Chri- 
sti non viene - significato il lavacro battesimale , ci 
pianta questo faceto argomento: Le vesti si lavano, 
e non lavano; ora il Battesimo lava* dunque non 
può dirsi veste j quando finalmente facendosi vedere 
intelligentissimo nello studio dei Santi Padri dall'in* 
dice delle opere di Ugone di Caria trascrive, ed a£> 
fasteOa quante sentenze più può dai Dottori, i quali 
interpretano i vocaboli di Pestis Christi nel senso, o 
no idi battesimo; potremmo, dissi, seguirlo in que- 
ste, ed altre sue lunghe discussioni; ma con qual prò, 
se per lo più tratta di cose, le quali non apparten- 
gono maggiormente al Vesti* Christi di S. Girolamo 
di quello, che Costantinopoli a Sdrigna, o Cartagine 
adAqmleja, e se il suo scopo nel caso nostro dovea 
essere di scoprire qual fosse la mente del nostro, e 
non quella degli altri Santi Dottori. 



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106 



CAPO IX. 

Altre difficoltà di Ireneo y ed Enrico Palladio sul 
battesimo di & Girolamo; si confutano. 

. Avendo supposto Ireneo, che S« Girolamo fesse 
stato battezzato non in età adulta, come segni , ma 
da bambino, ognuno può idearsi, giusta il suo modo 
di ragionare , in quante contraddizioni dovesse neces- 
sariamente cadere, e quali sferzi fere pei dare alla 
sua ipotesi l'apparenza almeno di probabile* Non du- 
bitò egli di attaccare la testimonianza della Chiesa 
Romana, e quella dell' istesso S. Girolamo per ven- 
dicare l'antichità del battesimo del Santo alla Chie- 
sa di Aquileja» Dall'altro canto Enrico Palladio, au- 
tore della storia del Friuli, tutto intento ad illustrare 
le antichità Gamiche, non perde di vista anch' egli 
questo punto, e mercè dei documenti, che ne addu- 
ce in prova, sembragli aver esso stesso in certo mo- 
do rigenerato S« Girolamo a Cristo, e donato il Dot» 
tor Massimo alla Chiesa, ed alle Università* Bla sen- 
tiamo Ireneo, che lab. 6* eap. 6* così scrive: Ci rap- 
presenta (la chiesa cattedrale di Aquileja) Voltar mag- 
giore nella parte dell 3 Epistola effigiato in pittura an- 
tica Vimagine del Santo Dottore (Girolamo), ed indi 
poco distante una cappella con un altare dedicato al- 
T i* tesso * netti cui. ornamenti fuori di essa* e $omnàr 



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4«9 

& deWarco in pietra viva sta scolpila con bellissime 

tetterò Romane la seguente iscrizione >\ 
s 

D/rO *HIEEONYMO • QVf IN • IMO SAN CT A* ECCLESIA 
LAFACETM • GRATI AE^SFSCEPIT 9 ET • FIDEM. 

V ha inoltre una lapide sulla porta del tempio 
a mezzodì con una epigrafe , che Francesco Palladio 
riporta per esteso nel libro ottavo delle cose del Friu- 
li scritte da lui in Italiano , e nella quale si legge, 
elle questo Tempio -primario di Aquileja , distrutto 
dai Barbari , fu riedificato e consacrato da Popone, 
Patriarca d' Aquileja, nel MXXXL Sfa l'indizione XIII» 
non vi concorda; perciocché in quell'anno erat indu- 
cilo XIV; cyclus Sotis quarta* * et Lunae sextus. Ma 
tanto peggio per gli Aquilejesi, se si dovesse tener 
per vera questa iscrizione; mentre essa grandemente 
pregiudicherebbe all'antichità della tradizione* Imper- 
ciocché vi si ricaverebbe apertamente, che il gran 
documento- sul battesimo di S« Girolamo non sareb- 
be stato messo anticamente sull'arco di quel Tem- 
pio all'epoca, in cui si suppone battezzato il Santo 
nella sua prima infanzia, o adolescenza, ma bensì al-; 
lo» soltanto quando il Patriarca lo fece rifabbricare, 
e lo consacrò, cioè nel 1031* Quindi 1' opinione, o 
credenza degli Aquilejesi, la quale si oppone alla te- 
stimonianza di S. Girolamo, e della Chiesa Romana, 
che lo dice battezzato da adulto in Roma, sarebbe parto 
senza dubbio, come lo è, dell'ignoranza, che regnava 
nei tempi del medio evo, fecondissimi di cotafi errori. 



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Ì7Q 

Ma Ireneo si oppone, e sostiene, che i' iscrizio- 
ne è vera, e la gran ragione ne, perchè fa antica* 
niente, e pubblicamente esposta in quella Chiesa, es- 
sendo statò delitto scrivere, ed esporre in pubblico 
cose false; il che egli tenta di confermare con que- 
ste parole del Baronio Histor. Eccles. ad mu 290. 
man. 35.: Adeo 'execrandum erat in publicis tabu* 
Uà falsum quid seribere* vel ex eis atiter quam scri- 
ptum essets redime* ut hoc ipsum crimen pruno ca- 
pite lesae MajestatU* ut Ulpianus Uh. 2* ad Leg. Jud. 
MajesU tradita induderetur. La quale autorità non fa 
punto al proposito; mentre non trattasi quivi dei Gre» 
dtdis o Ingannati, ma dei Falsari*, ed Ingannatori, 
che maliziosamente viziavano le scritture de 9 pubblici 
archivi! coli* inscrivere, e col copiare* Dall'altra parte 
la credulità, o la falsità non pensata, o proveniente 
da malìzia non fa soggetta a pena, secondo la legge 
Liboniana, e Cornelia de Falsi*. 

Non meno inconseguente si fe ancor vedere Ire- 
neo, quando osa affermare, che si farebbe un grave 
torto alla Chiesa d' Aquileja , la quale fu sempre in 
grande venerazione, ove si ammettesse che sulle sue 
porte fosse stata scritta, e messa qualche cosa falsa. 
Certamente non avrebbe così parlato Ireneo, se aves- 
se avuto presenti al pensiero le parole del Santo in- 
torno al suo battesimo, ed il giudizio, che già ne 
aveva pronunziato la Chiesa Romana» Imperciocché 
per quanto grandi avesse egli supposto esser le glo- 
rie della Chiesa Aquilejese, non l'avrebbe anteposta 
aUa Romana, la quale sapeva esser la prima di tut- 



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«71 

te, e non aver mai parlato a caso nelle cose di qual- 
che importanza* Quindi egli stesso avrebbe tenuta per 
apocrifa nna iscrizione , la quale e quanto all'indizio* 
ne , e da ciò, che contiene, si deduce manifestamene 
te essere falsa* Infatti esaminandone le parole Lava» 
crum gratiae suscepit et fidati) che vogliamo di pHk 
per riconoscerla come tale ? Non fu S# Girolamo bat- 
tezzato da bambino, e gentile , ma già adulto, ed edu- 
cato da parenti cristiani* Quindi egli portò, e non 
ricevette, come malamente si espresse Fautore della 
iscrizione, la fede al sacro Fonte* Già Cristiano di* 
▼oto, e di desiderio, e battezzato in ispirito ne ave* 
va differita , come leggiamo aver fatto anche Teodo- 
sio, 8* Ambrogio, ed altri, giusta l'oso di que'tem* 
pi, l'abluzione, avendo pero per V avanti , cioè dai 
primi anni esercitata la vera fede in Dio, come rica- 
vasi dalle seguenti sue parole Uh. 2* in Ruffiiu: Quan- 
to magis ego Chistianus de parentibus Chrutianis na- 
to*. Anche 8* Agostino dice della fede de 9 Catecume- 
ni TtacU 44* in Joatu: Quaere ab eo in quem cre- 
dati Eo ipso* quod Caihecumenus est* diciù in Chri~ 
stum. La fede precede, ed il lavacro vien dopo con- 
fermando quella, secondali detto dell'Apostolo: Qui 
credideritj et baptizatns fuerit, hic sàhws eriU E Fi- 
lippo Diacono Aet ApostoL 8., rispose all'Eunuco 
dell'Etiopia, che chiedeva la salutare lezione: Si ere- 
di* ex tato corde* UceL Con pace adunque dei Car- 
ni, e degT Istriani a noi pare doverci in ciò attene- 
re al giudizio della Chiesa Romana, che parlò con 
cognizione di causa, e seguir piuttosto l'autorità di 



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172 

8. Girolamo ) che quella dell'autore dell'iscrizione, di 
Ireneo* e di Palladio, che la giudicarono vera, per- 
suasi di non dover ritrovare fra i aaggi chi sia per 
farcene colpa, se così la pensiamo* Del rimanente la 
pia credenza degl'Istriani, dei Carni* e dei Friulani, 
e il loro innocente inganno derivando dalla semplici- 
tà dell'animo* e dalla riverenza* e divozione verso 
il Santo è un documento parlante della loro pietà * 
e .divozione* Errar est * (credulità*) dice Fianco In 
EpisL 23* Lib. 10* tnfer TuìLj et quidem in optimi 
cujmque mentem facUlime irrepit. E Giovanni Ger- 
sone Tom. 1* de Clar. FeriU grad. 6* : Cadit existi~ 
moti», vel pia eredulUas super ventate* vel fidatale* 
§ed tantummodo super mpparmìia, véC probabilitate , et 
hoc utique non est periódosumj vel fidsunu 



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173 

CAPO L 

S» Girolamo non fu Potinone * od Ungaroj ragioni 
di Melchiorre Incoffèro-j ri confutano. 



D< 



"opochè contro Y opinione universalmente 
messa 9 che riconosceva Dalmata S* Girolamo, pretesa 
il Biondo aver dimostrato 9 ch'era Istriano^ insorsero 
anche i Pannoni, o Ungari a farlo della lor nazio* 
ne* Credettero essi di poter ciò sostenere con tanta 
maggior diritto a preferenza degl* Istriani , quanto era 
più chiara, ed autorevole la testimonianza del Santo , 
che dice d' esser nato in una citta, che era ftata il 
confine della Dalmazia, e della Pannonia; Qttoth... 
Dahnatiae quondam, Pannoniaeque confinium fuiU Con* 
tnttociò non debbono lusingarsi gli Ungari di avere 
in questa causa la verità dal canto loto per quelle 
ragioni, che ora in particolare andremo adducendo* 
Nei confini della Croazia, della Stiria, e della Un- 
gheria presso il confluente dei fiumi -Mura, e Bra- 
va in quel tratto di paese, che l'Autore della To- 
pografìa Ungarese chiama isola Muraria, e Giuseppe 
Bedecovich isola M uro-Dravana , e Chachotornia gli 
indigeni, vi è un piccolo castello chiamato Srinovar, 
Scrinovar, Sdrinovar, Stridovas, Stridoga, Stridovo, 



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174 

Stridono, Striglia, e perfino Stridon, al dir dell'Aba- 
te Coleti* Questo luogo è situato fra la Drava, ed 
il Danubio nella provincia, che a* tempi di S. Giro- 
lamo, siccome consta dai suoi contemporanei Aure- 
lio Vittore, ed Ammiano Marcellino, si chiamava 
Valeria* Fra N questa, e la Dalmazia vi era la provin- 
cia della Savia, che dal fiume Drava si estendeva 
alla Sava, e da questo fiume ai monti Albii sino ai 
Bebii, e Ardiei si frapponeva tutto il rimanente del- 
la Pannonia Cisamnense, o al di qua della Sava, vale 
4 dire la Pannonia Prima, e Seconda; il che si ri- 
cava da Sesto Rufo, coetaneo di S* Girolamo* Que- 
sto luogo, che è un villaggio in oggi discosto per 
jm tratto di quasi cento miglia dall' antico confine 
della Dalmazia, è quello, che si sostituisce alla Stri- 
derne di S« Girolamo, o Sidrona di Tolomeo* Vo- 
gliono alcuni, che Melchiorre Incoffero In Chroru ad 
dntyd. Hung. <m* 141, sebbene sia provato, che h> 
prese daWolfango Lazio, sia l'autore di questa opi- 
nione .abbracciata poi e difesa da Ludovico Schonle- 
ben In AnnaL CarnioL tonu 1. parU 3., da Gio- 
vanni Sambuco, dal Furhman, dalJordan, dal Già» 
vinich, dal Bombardio, dal Timon, dal Yalvasori, dal 
Bedecovich, dal Piarista Orang, dallo Stiltingo, dal 
Coleti, e da altri ancora* Gli argomenti che questi 
autori apportano in conferma del loro assunto , sono 
tutt' altro, che irrefragabili* 

E incominciando da quelli dell' Incoffero , che è 
il Biondo degli Ungati , egli dice : Egomet loctun Sri* 
novarj et eversae irbis antiqua* reliquia* curiate fa» 



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17* 

stravi: ex quibus hodie Pagus extat, incolis qtridem a 
religione cattolica alieni** sed apud quo* memoria Hie- 
romfmi co loco nati firmissima constai: id continuo te* 
statar limpidi fontis onda* qui media scaturii area 
quondam aedibus parentum Divi Hieronymi sepia: ho~ 
dieque 9 ut fertur* morbis salutem praebet vel potu* 
vel lavacro. Distai sane Stridon (hoc est Srinovar) 
vix quarto a linea Pannoniae lapide > retinetque prom 
udscuam cum Ulyrica * seu Slavonica 3 quae Saneti 
Hieronymi nativa futi* Pannonicam* seu Hungaricam 
linguanu II nome adunque di Srinovar creduto affine 
a quello di Striderne, le vestigia dèi ruderi di mia 
supposta antica citta ancora esistenti in quel villag* 
gio, la tradizione mantenuta presso quégli abitanti non 
cattolici, che S* Girolamo fosse quivi venuto al mon« 
do, un fonte perenne di limpida acqua , che scaturii 
sce in mezzo all'area della casa dei genitori di S* Gi» 
rolamo, e che adoperata dagl* infermi opera meravi-» 
glie sui loro corpi, e 1' uso della lingua Illirica in 
quella regione sono i fondamenti, sui quali si appog* 
già rincoffero coi suoi seguaci; fondamenti in vero 
assai deboli, e malfermi, come quelli, sopra, i quali 
hanno egualmente creduto poter erigere il loro edilì- 
zio le altre parti contendenti* 

E primieramente la fama, o tradizione degli Un- 
gali è distrutta dall' opinione di una contraria credei*» 
za dal lato dei Dalmati, e degl'Istriani. V ha in tutti 
e tre i partiti un bel numero di gente, che la pensa, 
e tiene per la propria causa, per lo più gente, prèsso 
cui per r ignoranza de* loro avi è molto escara la 



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176 

fama, e leggiera la credenza per non sapersi uè co- 
me, né quando precisamente incominciasse; percioc- 
ché potè essa nascere assai tardi , mentre nell'animo 
delle persone rozze, e imperite vi è sempre l'adito 
aperto alla credenza delle favole* Al nome poi di Sri- 
novar, oltrecchè molto dissomiglia da quello di Stri* 
done , vien contrapposto quello dello Strigovo Dal- 
matico , e della Sdregna Istriana, che per verità pos- 
sono sembrare più vicini a quello di Stridone* Seb- 
bene nulla v'ha di più inconcludente , ed insulso , che 
il confidare negli argomenti tratti dalla sola omoni- 
mia nel rintracciar il vero» 

Ma alla tradizione, o piuttosto alla voce dei roz- 
zi , e poveri abitanti del luogo , ed all'antichissima 
analogia del nome che cosa aggiunge l' Incoffero ? Una 
sorgente salutare, alla quale molte altre consimili pei 
salutevoli effetti delle loro acque ritrovansi in quella 
provincia. Ma abbia pure queir acqua una virtù stu- 
penda, e quasi celeste, chi ardirà ascriverla alla tau- 
maturgia, dirò così, di. S. Girolamo, se nulla ha, per 
cui possa in particolare esserle attribuita? Finalmen- 
te r Incoffero ci mette avanti dei ruderi, i quali non 
è provato, che siano gli ayvanzi d'una citta, e che 
appartengano alla patria di S. Girolamo, il quale per 
sua confessione era nato sul confine della Dalmazia , 
€ della Pannonia in distanza pressoché di cento mi- 
glia da Srinovar* Ma anche nel villaggio di Strigo- 
vo nella Dalmazia, al dir del Mando, e del Papa- 
ia va sussistono ancora delle rovine di una citta, ed 
ugualmente gl'Istriani decantano in Sdrigna le reli- 



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177 

quie di un castello. Non veggo poi cosa valer possa 
in favore degli Uagari la . lingua nativa di S« Giro» 
lamo, cioè l' Illirica, o Slava ancor superstite nella 
regione di Srinovar* Forse un tale argomento non 
milita esso del pari per gì* Illirici , e Dalmati, e per 
gli stessi Istriani, e Carni; anzi i Sarmati, e i Rus- 
si, perchè dell' istessa lingua, noir potrebbero arro- 
garsi S* Girolamo a loro nazionale anche essi? 

Ma se rincoffero non seppe far proprie degli 
Ungari delle regioni, eh' erano comuni nel tempo 
stesso ai Dalmati, ed agl'Istriani loro avversar), non 
è maraviglia, che si mostrasse anche meno giudizioso, 
quando trattavasi di produr documenti, ed interpre- 
tare le altrui autorità, e testimonianze* Infatti avendo 
egli allegato come esistente nelT Archivio della Chiesa 
di Traii una certa lettera di Silvestro IL Papa spedi- 
ta nel 1000. a Stellano Duca di Ungheria, dopò le 
più diligenti ricerche, secondo che ce lo attesta il 
Lucio In NoU ad Apolog. Hieronynu Mar. Mandi, 
non essendo stata ritrovata cade quasi ih sospetto 
di fraudolenza* NelTistesso modo mentre egli arreca 
un passo di Osea, o Soffonia, il quale «non fa al 
proposito, lo ascrive ad Abacuch profeta, e, mentre 
altrove crede appoggiare i suoi raziocini! a' testi di 
S. Girolamo, commenta, senza avvedersene l'erudite 
baje di Flavio Biondo. 



12 



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*7« 



CAPO IL 



Ragioni di Lodovico Schónleben in favore degli Un» 
garis si confutano. 

Lodovico Schónleben , * erudito Canonico di La* 
biana , avendo veduto , che gli argomenti dell' Incof- 
fero nulla avrebbero giovato alla causa, che difende- 
va, he accorse in ajuto col ravvicinare la Dalmazia, 
di cui parlava S« Girolamo , al fiume Drava; e seb- 
bene non avesse scrittore contemporaneo , o più an- 
tico del Santo, che lo confermasse; anzi sebbene co- 
noscesse, che Ammiano Marcellino, Aurelio Vittore, 
Sesto Rufo , el' Autore dell' una , e dell' altra Noti- 
zia dell'Impero gli erano apertamente còntrarj, volle 
niente di meno appuntellare il suo nuovo edilizio con 
macchine, e sostegni, che al primo soffiar di un ven- 
to un po' gagliardo sarebbe stato per rovinare insie- 
me col suo architetto* Infetti comincia egli tosto con 
un aperto anacronismo a chiamare come testimonio 
dell'età, e dei tempi di S. Girolamo Procopio, il 
quale fu posteriore più di un mezzo secolo alla morte 
del Santo ; e ciò allora quando i confini delle an- 
tiche provincie andavansi già per l'Europa confon- 
dendo, e alterando con nuovi incrementi, e diminu- 
zioni a seconda delle successioni, e degli arbitrj dei 
barbari dominatori* Ma e che di grande suggerisce 
Procopio allo Schónleben? Che al suo tempo i con- 



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179 
fini della Dalmazia arrivavano >siiko a Sirmio, citta * 
la quale sorgeva al di la della Sa va nel punto , dove 
essai si congiungeva coli' Istro* Bla non pia oltre f 
Non sino alla sponda della Dravà, dove giace Sri- 
novarf No; perciocché mentre i Barbari turbavano 
qua, e là i confini dell'Illirico, la Dalmazia conserva- 
va fermi i sudi presso la Sava, ed il Danubio, dove 
era Sirmiò, e non oltre; e cde ciò propriamente in- 
tendesse di dire Procopio 9 lo possiamo desumere da 
Menandro Protettore poco piti giovine di Procopio* 
M enandro adunque, che fioriva sotto l'Impero di Mau- 
rizio , racconta In ExcerU LegàU de Àbaris, che 
il Principe degli Avari s il quale risiedeva al di tk 
della Sava nella provincia di Sfamo ■> comandò agli 
Unnij che seco militavanoj di passare la Sava* ed in- 
vadere la Dalmazia come provincia di giurisdizione* e 
genere diversom Laonde a tempi di Procopio , ed an- 
che dopo la Dalmazia restava ancora al di qua detta 
Sava, cioè quasi cento miglia lontana da Srinovar, 
o sia dalla pretesa Stridone Ungarese* 

Bla chi non ammirerà la scienza geografica del* 
Io Schonleben, quando dice, che Sidrona si prende 
malamente per Stridone, perchè questa è nei confini 
della Dalmazia presso la Orava, e Sidrona molto pifc 
al di qua, e quando aggiunge queste poco pesate 
parole : Quid diflìcultatis concedere est patrimn & Hie* 
rongmi fidsse inter Sahariani, Petoviam* et dottor- 
niam ad Drammi? Quale difficolta? Ogni cosa è fin 
cile a chi non approfonda le cose, o le voglia a suo 
modo. Quale difficoltà? Tutto ciò, che gl'Istriani op- 



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180 

pongono agli Uiigari, e che producono in favore 
della loro Sdregna; tutto ciò, che abbiamo detto noi, 
e diremo ancora contro gl'Istriani , e gli Ungari, ec- 
co tutto quello, che forma la gran difficolta, per cui 
non si può concedere allo Schonleben quello, che egli 
ricerca, cioè che la Stridone di S. Girolamo esistesse al 
di là della Drava. Bla egli va ancor più oltre» Dopo 
aver riportato ciò, che Inarco Marulo scrisse di Stri- 
go vo, e fatto osservare, che quello scrittore parla di 
cose adite, e Tlncoffero all'opposto di cose vedute , 
cosi soggiunge: Cut mine eredendum est? Marniti* 
auriUan* Incìwfer oculatam /idem allegai. Hie ad 
Dravum in Pannonia Superiore > ille in Dabnatia* vel 
potius in Liburnia Stridonem locai... Meliti* ergo di» 
vinavil Inolio fa* j ad ut ocidato testi potius crederemo 
quam attriti* deeetn. E poscia quasi si pentisse di es- 
sere stato dalla parte degli Ungari dice : Nisi et Istria» 
nis aUyuid tribuendum censeretn. Nam si Liburnia tem- 
pore Divi Hicronymi attributa est Dalma tiaej pars illa 
Istriae, ubi Sdrigna sita est* reete dici potest media 
inler Daìmatiam s et Pannoniam » ideoque confiniwn 
utriusqtte. Chi non si sarebbe immaginato dalle paro- 
le dello Schonleben in tal modo proferite, che dallo 
Incoffero, come testimonio di vista, non fosse stata 
dopo lunghe ricerche ritrovata fra le altre cose V istes- 
sa culla, in cui vagì il santo Dottore. Sfa che si vanta 
egli di avervi scoperto, e veduto? Un fonte salubre, 
delle rovine, la tradizione di quegli abitanti, che come 
Luterani non prestavano culto a S* Girolamo, una 
«erta affinità di nome 'fra Srinovar, e Stridone, e 



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181 

V esistenza dell* idioma Illirico ; cose tutte , che come 
di sopra si disse 9 non giovano maggiormente a sta- 
bilire i natali del Santo a Srinovar, di quello, che 
la sete degli Etìopi, ed il ballo de' Messicani. 

Del rimanente si può asserire 9 che anche Ma- 
rcilo fosse testimonio oculare di ciò che racconta. Gli 
antichi ruderi di Stridone esistenti nel suo Strigovo 
non erano nelle Gallie, o nella Gran Brettagna 9 ma 
in quel tratto di Dalmazia, da dove molti della li- 
mitrofa Turchia 9 i quali li avevano veduti 9 si reca- 
vano in quel tempo a Spalatro, <\ove soggiornava il 
Marulo. Conobbe ancora questi come uomo di gran 
mente 9 e di molta erudizione 9 che'il protrarre la Dal- 
mazia dei tempi di S. Girolamo sino alla Orava era 
una mostruosità 9 e che Strigovo 9 secondo le dimen- 
sioni di Agatademone s 9 e di Tolomeo esisteva nell' an- 
tico luogo di Sidrona, o Stridone 9 che in esso si 
ravvisavano ancor superstiti dei vestigi d'una antica 
città 9 e che il nome di Strigovo pochissimo discor- 
dava da quello di Stridone* Diceva Salamone : Sapien^ 
tis oculi in capite ejus. Anche le cose lontane si fan- 
no presenti al saggio* Tale è il testimonio di vista; 
ma se egli vaneggia 9 nulla vede. Quanto non è egli 
puerile il ritrattarsi 9 che fa lo Schonleben 9 o sia il 
passar, dalla causa degli Ungari a quella degl'Istria- 
ni con quelle parole: Nisi et Istriani* aliquid trihuen- 
dum censerem ? La verità non ha parti 9 che si taglino, 
per dir cosi 9 col coltello; né S. Girolamo potè na- 
scere in un medesimo tempo in due luoghi, in Un- 
gheria 9 e nell' Istria. Se dunque l' Incoffero testimo- 



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183* 

aio di vista non- vaneggia, secondo il sentimento dello 
Sehonleben , certamente vaneggeranno i difensori del- 
la causa Istriana 9 i quali sono di uà parere affatto 
diverso da quello degli Ungari; ma se gì* Istriani va- 
neggiano, di grazia 9 qnal parte di credenza si so- 
gna lo Sehonleben doversi loro attribuire? Quindi 
egli nella causa medesima vuole, e non vuole, affer- 
ma) e dubita 9 e, mentre col deprimere l'una coli' elo- 
gio contrario all'altra, giudica l'una e l'altra vera, 
conferma evidentemente, che ambedue sono false* E 
intanto lo Sehonleben, che ragiona di siffatta manie*- 
ra, fu ancor ultimamente citato come uno dei più 
grandi sostenitori della causa Istriana* Del resto egli 
neppur conobbe dove precisamente fosse situata Sdre- 
gna# Lontana quasi tutta la lunghezza dell'Istria dal- 
l'Arsa) e posta al di qua dell' antico Carvanca, o Car- 
so non può) se non dagli imperiti) e malcàuti geo- 
grafi essere riconosciuta nel confine della Dalmazia) 
* dell'Ungheria. 

In altre cose similmente ci porta lungi dal ve- 
ro r illustratore della Carriola? Ci dice egli In Cor- 
nioL tanu \. parL 5. an. 308. per esempio, che la 
provincia chiamata Savia, la quale giace tra la Sava, 
e la Brava, fa cosi detta da Massimiliano Gallerio, 
3 che è ialao* Raccontano bensì Ammiano, e Vittore, 
che da Yaleria, moglie di Gallerio, ebbe il nome la 
provincia Yaleria; ma della Savia alcuno non ne fa 
parola. Sembra anzi, che già circa i tempi di Augu- 
sto, e di Tiberio ) e della gran vittoria riportata so- 
pra i Pannoqi quella regione situata fra i due fiumi 



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183 

avesse acquistato una siffatta denominazione. Cosi pa* 
re confermarcelo Sesto Rufo. In Deviar. Bathone 
vi si legge: Pannomorwn Rege (a Tiberio Coesore) 
stibactOj in diliotiem nostrani Pannoniae venertmU Amati- 
tinis Inter Savum , et Dravum prostrati*, regio Savien- 
sisj, oc Secundorwn loca Pannoniorwn obtenta sunU 
Anche domande De Succes Regru afferma che nella 
istessa epoca luna, e l'altra di queste provincie fu 
vinta dai Romani* 

S' inganna del pari lo Schonleben cap* 1* nella 
divisione e nel numero delle altre provincie del Gran- 
de Illirico, cioè della Savia , della Valeria, della Dal- 
mazia, delle Pannonie ecc.; talché non dee parere 
strano 9 che egli abbia confusa la Dalmazia di S. Gi- 
rolamo colla Savia, e colle altre Pannonie al di qua 
del fiume Sava* Afferma egli, che prima della Divi» 
sion dell'Impero fatta da Costantino il Grande l'Illiri- 
co abbracciava diciassette,, o diciotto provincie, e che 
dalla morte di quell'Imperatore sino alla declinazione 
dell'Impero, occupandone i Barbari le regioni, un tal 
numero sia stato diminuito; la qual cosa è contrada- 
detta da Zosimo Lib* 2.., il quale è il solo, che par- 
li di tal divisione* Alteri, egli dice, (quetn Praetorio 
praefieiebat Hlyrici) Macedònes attribuita et G*eten- 
sess et Oraeeiam, et eireungaeentes insula*, et Epirmn 
utramque, e Hlyrios, et Pannonios ad Faleriam usf/ne 
et Misiam Superiorem. Del resto prima di Costanti- 
no il numero n'era anche minore; perciocché come 
egli di un Pretore solo, che prima comandava , ne 
fece quattro ; cosi accrebbe i nomi delle provincie da 



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X 



184 
essi governate. Da quel tempo sino alla declinazione 
dell'Impero sempre se ne andò aumentando il nume- 
ro* Sesto Rufo In Breviar. ne enumera diciassette 
a' tempi di Yalentiniano !•* che regnò 27. anni do- 
po Costantino* Habet IUyricum de^em et septem pro- 
vincia y Noricorum duo* s Pannoniarwn duo* , Vale* 
riam* Saviam* Dakmatiam* Maesiam* Daciarum duo** 
et in Dioecesi Macedoniae provinciae sunt septem s Mace- 
donia* Thessatia, Achaja s Epiri duae j PraevaU*. La 
Notizia dell'uno e dell' altro Impero, scritta nell'eia di 
Arcadio, e di* Onorio* cioè 60* anni dopo* quando 
già declinava l'Impero* con si esprime: Sub dispo- 
sitene Viri illustri* Praefecti Praetorìo Italiae proviti- 
cioè IUgrici sex 3 Pannomae Secundae * Saviae* Dal» 
matiaej Pannomae Primae s > Notici Mediterranei* iVo- 
rici Ripensi*. Egli aveva già nominata prima la Yale» 
ria* parlando de' Duci posti ai confini delle Provin- 
cie. Tutte le altre provincie del Grande Illirico le 
enumera nel Catalogo delle Dignità dell'Oriente» Co- 
si egli scrive: Duces per IUirycum duo* Ceripensis, 
et Maesiae Primae: Consolare* per IUirycum tre* j 
Cretae* Macedoniae j Daciae Mediterranae j Praeside* 
per IUirycum octo* ThessaHae* Epiri Fetori** Epiri 
Novae* Daciae Ripensi* j Macedoniae Primae* Pre» 
valitanaej Dardamae* Macedoniae salutari*» Così l'Il- 
lirico al declinar dell' Impero arrivò sino al numero 
di vent' una provincia, ed in seguito* cioè prima* e 
dopo la caduta dell'Impero in Occidente n'ebbe mol- 
to più* che non ne aveva avanti Costantino, e a' suoi 
tempi* Giornande contemporaneo* di Teodorico, Re 



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1 1 i* mt* ■ *i 



188 

de' Goti De Success Regni j ne conta diciotto. Laon- 
de il decrescimento 9 di cui parla lo Schònlebpn, es- 
sendo affatto supposto^ come si è fino ad ora vedu- 
to , ne risulta, che egli non seppe distribuire le Pro- 
vincie secondo i veri tempi, e che in certo modo è 
scusabile 9 se poi protrasse i confini dèlia Dalmazia 
de' tempi di S. Girolamo olire la Pannonia Superio- 
re, oltre la Savia, ed oltre anche la Drava. Ala in* 
torno a ciò più particolarmente nel capo 9 che segue. 



capo ni. 

La Dalmazia conservo intatti sino al sesto secato 
di Cristo i confini assegnatile da Augusto. 

E generalmente ammesso da tutti i buoni geo- 
grafi 9 che i confini assegnati da Augusto alla Dal- 
mazia 9 ove si prescinda dal piccolo tratto 9 che le 
tolse ad Oriente Costantino il Grande colla istituzio- 
ne della nuova provincia detta Prevali, l'Albania odier- 
na, rimasero sempre gli stessi sino al sesto secolo 
di Cristo. E per quanto riguarda la immutabilità du- 
rante quel tempo dèi confine settentrionale , che è lo 
scopo delle nostre ricerche in questa disputa cogli Un- 
gari, noi ne avremmo molto a dire; ma taglieremo cor- 
to, come suol dirsi, coli 9 attenerci soltanto al più mas- 
siccio, e decisivo. Diciamo adunque, che la Pannonia 
Savia, ossia la Slavonia di oggi 9 la quale aveva a 
tramontana il fiume Drava per confine, era ali'epo- 



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18$ 
ca, di cui si parla, tenuta per un* provincia affitto 
diversa dalla Dalmazia. Infatti Straberne, e Plinio, per 
incominciar dai pia antichi, ben lontani dal riguar- 
darla come aggiunta da Augusto alla Dalmazia, le 
ascrissero per lo contrario la celebre citta di Siscia, 
non ostante che fosse posta al di qua della Sava nel- 
l'isola Segestica bagpata dal fiume Culpa. Strabone 
Lib. 7. così lo conferma parlando de 9 Dalmati, che 
3on arrivavano se non al fiume Sava. Reliquam pia» 
gam 9 egli dice, Pannonii obtineni usque ad Segesti- 
cam~. Caeterum Segestica est urbs Pannoniae. Pene 
Segestica est Siscia, et Sirmiwn... Agrumque Sardio- 
rum Inter mare, gentesque Pannoniae cadit... Porro 
mons, cui nomen Ardium, Dalmatiam mediata secat, ut 
altera pars ad mare spectet, caetera in diversum. E 
Plinio Lib. 5. cap. 25. : Colapis , egli dice , in Samum 
infiuens gemino alveo insalata ibi efficit, quae Sege- 
stica appellatur... ad Septentrionem Pannonia vergit, 
finitar in Danubio* In ea colonia JEnwtaa, Siscia» 
Lucio Floro, Lib. 4. cap. 12. separa anch' egli così i 
Dalmati dai Pannoni Sayii. Ad Septentrionem ferme 
fonversa plaga ferocius agebant Norici, IUgrici, Pan- 
nonii, Shdmaiae, Mgsi... Pannonii duobus saltibus, 
oc tribus fliwiis Bravo, Savo, Istroque vallantur. Fi* 
nalmente . Tolomeo Lib. 2. Fab. 5* assegna il fiume 
Sava per confine tra la Dalmazia, e la Pannonia. 
Nella divisione delle, prò vincie fatta nel 323 da Co- 
stantino la Dalmazia è separata dalle Pannonie, e 
dalla Savia. Sesto Rufo, che fioriva nel 350., e che 
era coetaneo di S. Girolamo, ce lo & vedere in tal 



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187 
guisa: Provincia* liabet IUyrìcwn septem, et decem; 
Naricorum dnas, Pannoniarum duo** Valerùm* &» 
viam, Dahnatiam, Maesiam etc. Ugualmente nella di* 
visione dell'Impero in Orientale, ed Occidentale fat- 
tasi d'ordine di Teodosio fra i due suoi figliuoli Ajv 
cadio, e Onorio la Notizia delle Dignità dell' uno ; e 
dell'altro Impero mostra la Dalmazia disgiunta dalle 
Paulonie, e dalla Savia. Porro , vi si legge, Dioe- 
eesis IUyrici Occidentali* provinciae sexj Pannonia 
Seconda, Savia* Dahnatia* Pannonia Prima, Norw 
cuoi Mediterraneum , et Noricwn Ripense. Teodosio 
morì del 393. 

E noto, che Sirmio patria dell' Imperator Pro* 
bo esisteva nella Savia, e che in questa provincia 
presso r istessa Sirmio vi era la città di Cibali* FÌa» 
vio Vopisco non ascrive la prima alla Dalmazia, ma 
propriamente alla Savia: P rebus, egli dice, oriimdus 
e Pannonia civitate Sirtmensi ttobiliore maire, quota pa» 
trej e Zosimo ascrive ugualmente la seconda non alla 
Dalmazia, ma atta Pannonia dicendo : Licinius gd Ci* 
balim colligebat suo*: id oppidum est Pannoniae in coU 
lesittun.. Pannoniae civitas estSirmUtìn, quamad utram» 
que partem flumen aUuit in Istrum se exoneram... Co* 
stantinus, occupata Cibali, et Sirmio etc. Zosimo, e 
Vopisco erano scrittori di quel tempo* Ma anche S. 
Atanasio , che scrive ai solitarj , ed. a Gioviano fatto 
Imperatore nel 363., e ristesso S. Girolamo, che 
del 396., e 397* nomina tutte le provinole saccheg* 
giate dai Barbari da Costantinopoli sino alle Alpi Giù* 
lie, distinguono la Pannonia Savia dalla Dalmazia • 



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188 
Infetti S. Atanasio scrìvendo ad un certo Marco di 
Siscia lo fa Pannone in tal guisa: Marcus SUciensis 
Saviaej e S. Girolamo In EpitapLad Nepotiatu com- 
prendendo insieme sotto le parole: cunctasque Pmrno- 
nia* la Pannonia Prima, la Seconda, e la Savia, 
così separa la Dalmazia da quest' ultima: Figinti* et 
eo amplius anni sunt * quod inter Con*Umtinopoìim* et 
Alpe* Julia* quotiate Romanu* sangui* effunditar s 
Scythiam* Thr adoni* Macedonimn* Dardaniam* Da- 
ciotti, Dahnatiamj Thessalonicain (lege Thessàliam) 
Adugam* Epiro* * Dalmatiam* cunctasque Pannonia* 
Gothmj Satinata* Guadus, Alanu** Unni* Vandali * 
Marcomonni vasUmt* trakunt* rapiunU 

Se non che dall'epoca, in cui questi scrittori 
così parlavano dei confini della Dalmazia, noi pos- 
siamo ancora progredire quasi due secoli avanti sen- 
zachè essi punto variino dal modo , nel quale Augu- 
sto avevali determinati. Giornande, che fioriva nel- 
r anno 530., Lib. !• de succes. Regn.* nominan- 
do a parte la Dalmazia, così la separa dalla Savia. 
lUyricus autem cuncta* egli dice, per parte* quidem* 
et membra devincta ad unum tamen corpus optata est* 
quae habet intra se provincia* decerne et odo: Hae 
sunt: Norici duae 3 dime Pannoniae* duae Valeriae , 
Savia* Dahnatia* Maesia Superiora Dardama* Daeiae 
duae* Macedonia* Thessatia* Achajaj Epirus* J*rae- 
valigj Creta. Finalmente Cassiodòro, che era segre- 
tario di Teodorico, che regnò in Italia sino al 525., 
dicendo apertamente Lib. 9w EpisU 8.: Dalmatiam* 
aique Saviae provincia* * e al Lib. 5* EpisU 23 , seri- 



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189 
vendo a Coloseo: Proimle prosperi* initiatu* auspici* 
ad Syrmienses Pannoniam* quondam vedeva Gotjiorum 
proficiscerab ci mostra che la Dalmazia avendo formato 
uha provincia da se non fu mai confusa colla Savia 
prima del 600. di Cristo ; perciocché Cassiodoro vis- 
se nel quinto, e nel sesto secolo; e si sa d'altronde, 
che soltanto dopo l' Impero di Giustiniano la Dalma- 
zia si estese sino alla Drava , e dall' Istro a tramonta- 
na, e occidente sino alla Garnia Cisalpina, ed Aqui- 
leja, essendo succeduta in tal modo all'Illirico antico* 
Ora a chi non parrà strano , che in vista appunto 
di tali 1 e tante autorità, le quali certamente Giovanni 
Stiltingo, e Jacopo Coleti illustri patrocinatori della 
causa ungarese non dovevano ignorare, abbiano con- 
tuttociò voluto sostenere, che la Pannonia Savia era 
stata compresa da Augusto nella Dalmazia mediante 
i nuovi confini da lui stabiliti? Sia più strano ancora 
dovrà sembrare, che uomini così dotti siausi dati a 
credere di poter ribattere le addotte testimonianze di 
autori così gravi, e contemporanei coll'accozzare insie- 
me alcuni passi (Coleti Ab. sup. pag. 15 33 et seqq.) 
del solo Dione Cassio, scrittore del terzo secolo. É 
in vero chi da questi luoghi di Dione Uh. 49. Pari- 
nomi Iiabitant ad Istrum fluvium a Norico usque ad 
Jf isiàm Europaeam* Dalmati* .vicini; e al libro 54* 
Dalmatia* ut quae arma et per *e* et ob Pannoniae 
propinquitatem requireretj Augusti etistodiae commista 
est, stimerà poter dedurre, che la Savia fosse unita 
alla Dalmazia, e che' questa arrivava sino alla Drava 
nel punto precisamente, dove v' è l'isola Muro-Drava- 



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190 

n&, ola supposta Stridone ungarica? Certo, che i Pan* 
noni , i qnali cominciavano al nord del Danubio t era- 
no vicini ai Dalmati* Sfa <juai Pannoni? Quelli, che 
abitavano presso il fiume Culpa , e al di qua della 
Sa va, e non quelli, che erano racchiusi fra la Sava* 
e la Dfrava. A questi ultimi, e non ai primi si riferì* 
scono i passi di Dione. Da questa pretesa vicinanza 
dunque non ne segue, che la Dalmazia s\ estendesse 
sino all'Istro, o che quella Pannonia, la quale prima 
della nuova circoscrizione Augustana confinando per 
mezzo de • Bebj, e degli Ardj coi Dalmati si dilato si- 
no alla Sava , formasse allora una soia provincia colla 
Dalmazia. Abbia pur quindi voluto Augusto, come 
dice il Coleti, che la Dalmazia, onde tenerla in do* 
vere coli appostate legioni, e togliere così l'occasione 
di tumultuare , e di unirsi ai popoli Breuci, Salassi, 
ed altri della vicina Pannonia Savia fosse affidata 
alla sua custodia ; siasi pur tutta la Pannonia , dopo- 
ché Siscia citta della Savia cadde in poter de' Roma- 
ni, arresa a Cesare, ed abbia accettate le condizioni di 
pace: Ita In* (SciscidnU) in potestatem Coesori* rece- 
piti, reliqua etiam Pannonia paci* conditiones accepitj 
"come scrive tib. 49 il citato Dione; forse da tutto ciò 
potrassi ricavare con certezza, o, per meglio dire, non 
sarà ella sempre una mera congettura, che la provin- 
cia della Dalmazia fosse allora stata da Augusto col- 
l'aggiunta della Savia estesa sino alla Drava? Plinio 
non da alla Dalmazia d'allóra dal mare all'ultimo suo 
confine settentrionale, che 120 miglia, e tante a un di- 
presso se ne contano sino alla sponda della Sava* 



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Quante non ne avrebbe ella dovuto avé*e <fi pni«, «r 
fòsse stata estesa sino alla Dravà?" 

Indarno poi il dotto BoDandista Stiltingo cerca 
giustificare il suo preteso prolungamelo della Dalma- 
zia sino alla Brava coli'avverbio quondam del passo 
di S. Girolamo , credendo , che i confini fissati da Au- 
gusto né fossero gli antichi ; perciocché egli suppone- 
va , che ì detti confini Angustani avessero variato si- 
no al tempo di S« Girolamo; il che abbiam fino ad 
ora veduto essere apertamente falso. Indarno parimenti 
il Coleti coli' interpretazione di questo avverbio appli- 
cato agli stessi confini fece Dalmata, e Pannone il santo 
Dottore con queste parole : Dalmata Hieronymus jure 
putaturj si antiquo* Dalmatiae fines spectes Augusti 
àevoj revera Pannonius appellando est* si Stridonis 
situm in ipso Pannoniae Saviae adita malis stalliere* 
Imperciocché abbiam provato altrove 9 che il Santo 
non intese d' indicare con quel quondam i confini Au- 
gustani, che erano nuovi 9 ma quelli della Dalmazia 
primitiva ? che n'erano gli antichi. Laonde il quondam 
non può aver luogo , se non rispetto al confine set- 
tentrionale della Dalmazia prima della circoscrizione 
Augustana. 

L'autore de' due Opuscoli., Opusc.l.pag.SG* ed 
Opusc* 2* pag. 50. paragona il quondam interpretato 
dagli scrittori Dalmati (anche gli Ungaresi entrano 
a partii del bel complimento) al giuoco de' bussolotti; 
e ciò perchè non vogliono* concedere, che esso avver- 
bio si riferisca aH'oppidum eberswh* ma bensì al DaJ- 
matiae..é Pannoniaeqnt eanfiniam. Non vedono però 



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199 

gli scrittori Dalmati come il Santo abbia parlato con- 
tro il burnì senso, e la sana critica, dicendo, che Stri- 
done sua patria, era un tempo confine della. Dalmazia , 
e della Pannonia, allora quando cioè quelle due prò- 
vincie avevano a settentrione un altro confine* Anzi 
/essi non dubitano punto , che tale debba essere il sen- 
so del quondam j mentre la storia attesta loro, che la 
Dalmazia prima di Augusto arrivava realmente soltan- 
to sino ai Beb ii, e agli Ardj, dove era situata Strido- 
ne, e dove incominciava la Pannonia, e che quell'Im- 
peratore protrasse la Dalmazia insino alla Sava. Non 
trovano parimenti in contraddizione con se stesso il 
Santo , se nel testo In Oseam eap. 8. • ♦ • In nostrae 
origini* regione finium Pannoniaej, atipie Illyrici* non 
ripete il quondam come nell'altro testo, e le ragioni 
ne sono. 1.° perchè al Santo bastò, e sarebbe bastato 
a qualunque scrittore di gusto, l'averlo posto sola- 
mente nel primo, dove voleva come scrittore eccle- 
siastico far sapere precisamente dove, e quale fosse 
la sua patria ; 2.° perchè il testo secondo non era af- 
fatto concatenato col primo quanto al sentimento; im- 
perciocché S. Girolamo non parla in esso di se , ma 
delle sventure, e stragi, che ebber luogo nelle Pro- 
vincie della Pannonia, e dell'Illirico (della Dalmazia) 
nel punto segnatamente, dove anticamente esse confi- 
navano, ed esisteva Stridone sua patria, che ne ta- 
gliava il confine. La dotta Antologia fiorentina Revis. 
Letteraria Decemb. 1829 annunziando l'opera del si- 
gnor Arciprete Capor la intese nel senso medesimo : 
Clie il quondam* egli dice , si debba attribuire al cor fi- 



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19$ 

ne A non al rovesciamento della citta, cel dimostra e in 
storia* • •••.,£ la ragione della lìngua* giacete il quon- 
dam non e posto in mezzo ad eversum, ma dopo Dal- 
mazia* e l'autorità di Erasmo* ecc. 

Del resto per ritornare al Coleti, tegK dopo es- 
sersi caldamente opposto al suo collega il Farlati, il 
quale scortato dagli antichi saggiamente negò, che la 
Dalmazia fosse stata sotto Augusto prolungata fino 
alla Drava , così malamente conclude : Num Dalmafia 
Augnsti aétate produci ad Dravum non potuti? Num 
producta non fuit't Imperciocché ninno gli negherà, 
che lo potesse essere , ma che lo sia stata tutti gli 
diranno esser quello ciò, che doveva provare non con 
la sola autorità di Dione, ma colla testimonianza di 
molti storici, e geografi contemporanei. Sebbene non 
l'avrebbe in alcun moda potuto provare; mentre re- 
almente la Dalmazia non arrivava , che sino alla Sava. 

Finalmente di molto minor peso sono le altre 
ragioni, e documenti, che da questi scrittori si addu- 
cono in favore degli Ungari. Tale sarebbe per esem- 
pio un Breve di Papa Niccolò IV. del 1447. scrìtto 
al conte di Gilli, per mezzo del qual Breve si viene 
a risapere, che da tempi antichi esisteva una chiesa 
fabbricata sopra la casa paterna di S. Girolamo nel- 
l'isola Muro-Dravana. Ma un tal documento, perchè 
dall' istessa data si scorge, che apparterebbe non a Nic- 
colò IV. ma bensì a Niccolò V. fu per questa, ed altre 
ragioni dal dotto canonico Salagio meritamente ripro- 
vato , e messo fra le carte apocrife, e supposte. Può 
esso consultarsi anehe presso il CrccarelK, ed il Coleti. 
13 ■*• " s 



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194 

CAPO IV. 

Stridane come citta vescovile non appartenne alla 
Pannoma* 

Per nulla dissimulare in questa controversia fa- 
remo qui noto un documento, che sfuggì ad alcu- 
ni difensori della causa Ungarica; intendiamo parla- 
re delle sottoscrizioni , che veggonsi appiedi de 9 canoni 
Pficeni distribuite per provincie, e fra le quali esiste 
la seguente : Provinciae Pannoniae Domnus (Episcopus) 
Stridomiensis. Secondo il compilatore di una tal di- 
stribuzione Stridone sarebbe dunque stata città della 
Pannonia. Ma e chi fa quel compilatore? senza dubbio 
un qualche saputello greco, il quale, perchè non era ab- 
bastanza versato nella geografia, prese dei gravi abba- 
gli nett'assegnare a quei Vescovi la loro provincia ri- 
spettiva» Infatti come egli errò nel* porre il Vescovo 
di Tebe nella Macedonia, e la Macedonia nella Dar- 
dania; così per la vicinanza delle due provincie ascrisse 
malamente alla Pannpnia la città di Stridone, che 
era nella Dalmazia. Essendo poi stato sufficiente a 
quei Vescovi il porre semplicemente il proprio nome, 
e quello della loro sede sotto quegli atti, non attesero 
a quello della provincia* Quindi una siffatta distribuì 
rione di provincie appena ottenne qualche riguardo, 
e credito appresso gli eruditi* Infatti il Tillemont 
HisL Eccles. tolti. 12. noU 2. ad ViU Hieronymi così 
scrive al proposito: Stridono egli dice, dont estoit 



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&+Jeromej estoit xur les confins de la Dalmace* et de 
la Pannonie. Il la faut mettre dans la Dalmace selon 
PaUade* qui dit s que & Jerome estoit de eette prò» 
vincie. Cepedant dans les souscripsions da concile de 
Nicée Domnus. de Stridon est attribue a la provincie 
de Pannonie j et distingue de ceux de la Dahnacie* qui 
precedent immediatement* Les soucriptions n s oht pas 
une intiere autor ite y mais de quelque temps* qxt elles 
solente elles ìnontrent* que Stridon estoit comprise al- 
lori dans la Pannarne* et e' est* que la geographie a 
erée 3 et suivù Ma non sapendosi quale credenza pre- 
star si debba a quello scrittore giustamente tacciato 
di falli geografici , ne in qual tempo abbia precisa?» 
mente attribuito i nomi delle provincie a quei vesco- 
vati, l'incertezza ne vizia , e scema l'autorità* 

I moderni geografi sono fra loro intorno a ciò 
divisi di sentimento. Il Ferrarlo Voc. Sidrona, et Voe. 
Stridon mostrasi ugualmente favorevole ai Dalmati , 
ed agli Ungari. Il Baudrand nulla di più vi aggiun- 
ge; motivo, per cui è da tutti tirate? al proprio par- 
tito* Ma il Cellario Uh. 2. cap. 8. tonu i. si dichiarò 
senza ragione per gli Ungari dicendo : Plures persuasi 
sunt (Stridonem) esse eandem* quae Ptolomaei est Si- 
drona 3 quam in mediterraneis Liburniae posuit. Noi 
abbiamo dimostrato, che secondo le dimensioni di To- 
lomeo tutti i più accurati geografi la pongono al di 
qua dei Bebii, che separavano la Dalmazia dalla Pan- 
nonia presso le sorgenti del Tizio in sulla sponda Dal- 
matica* Seguita il Cellario, ma nulla concludono i suoi 
argomenti, e le «uè ragioni : Ip se Hieronymnss egli dice, 



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196 
ih Sophoniae commetti. 2. cap. 1., vuìelur Illyricum, 
quo Datmatia* et Illyricum continetur, a patria sua he» 
parare. Testi* 3 inquitj Illtjrium (tutti i codici hanno 
Illyricum) est 3 testis Tluraciaj testisi in quo ortus 
sum s solum. Quapropter videtur ita in Dalniatiae con» 
finio fitisse* ut tamen magis ad Paimoniam Infèriorem, 
quae cis Savum estj vergerei. L'Illirico, di cui nel te- 
sto fa menzione S* Girolamo, non è l'Illirico Mino- 
re, ma il Grande Illirico, o Maggiore, il quale non 
che la Dalmazia, e la Liburnia, abbracciava anche le 
Pannonie; onde il Santo non sarebbe stato ne Dal- 
mata , ne Pannone , se avesse distinta • la sua patria 
dall'Illirico; ma egli certamente non la distinse; poi- 
che ci attesto altrove di esser Dalmata, nato sul con- 
fine della Pannonia. Dall'altro canto il senso dell'ad- 
dotto passo, come si è veduto, è il seguente: Testis 
Illyricum * testis mea patria > quae in Illyrico est. Fi- 
nalmente il Cellario contro l'autorità di Tolomeo, di 
S. Girolamo, e di altri innumerabili eruditi intrude, 
come si vede dalla sua carta dell'Illirico, per inciam- 
po dei mal pratici la citta di Strillone nella Panno- 
nia. Nelle carte del Sampson Stridone, o Sidrona è 
pur malamente collocata sulla Sava ; perciocché Tolo- 
meo la attribuì alla Liburnia, la quale non si estese 
mai al di la dei monti della Dalmazia, ossia del Bebio, 
o Ardio. H Gantellio s* inganna del pari ponendo Stri- 
done, o Strigovo nelle sue carte poco discosto dal 
fiume Varha sull'ultimo confine dell'attuale Bossina, 
o Peònia antica ; perciocché la Liburnia, e la Dalma- 
zia non prolungò mai sino là il suo confinet 



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197 

Tra gli Ungari l'erudito padre Giuseppe Bede- 
covich sostenne, che la pretesa Striderne Ungarica fu 
Vescovato, il quale finì colla rovina della citta. Molto 
ci rincresce di non aver potuto procurarci la sua 
opera in foglio stampata a Neiistadt dell'Austria nel 
1752. presso il tipografo Miiller* Ungaro, come era 
il Bedecovich, non dobbiamo sorprenderci, che in 
questa disputa riferisca ogni cosa ai Pannoni* E bensì 
meraviglia, che l'erudito Padre Sebastiano Dolci In 
Vii. Div. Hierony.j, et apud Coleti dopo aver fra gli 
altri seguito i dotti Raffaele Levacovich Arcivescovo 
di Acrida, e l'Abate Ignazio Giorgi In Adversar. in 
ediU ad Res IUyric. in ciò che scrissero sopra Strido- 
ne di S. Girolamo, abbia poi sostenuto, che il sijo 
di quella citta doveva essere posto nel confine della 
Dalmazia, e della Pannonia in guisa, che tanto i 
Dalmati, quanto i Pannoni con egual diritto se la 
potessero attribuire: Sltum Stridonis in Dahnatiae et 
Pannoniae finibus figendutn ita, ut aequo jure et Dal- 
moine 3 et Pannane* illusa sibi adlribuant. Ma se il 
Dolci mostrò, che Stridone citta Illirica non poteva 
essere annoverata fra le Istriane, non provò però, 
che dovesse ascriversi alla Dalmazia in modo , ut 
aeque cum secunda Pannonia aliquid provinciali* juris* 
et societatis habueriL Infatti non provò, che il confine 
la tagliasse, o tagliar la dovesse in due, come per 
esempio lo è Legnago, e Verona dall'Adige, e che 
una parte spettasse agli uni, e l'altra agli altri* Ria 
noi abbiam già fatto vedere, che essa doveva essere 
tutta de' Dalmati > o viceversa, apportando le ragioni, 



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198 
per le quali apparteneva ai Dalmati* Del resto men- 
tre il Dolci così si esprime: me judice* post Varde- 
josj, Nedimunquej et eo prorsus loco, quo Sidrona po- 
sila est a Ptoletnaeùj Stridon collocari opportune pot- 
este benché ne indichi il sito* ove sorgeva; con tutto 
eiò non solo non lo determinò seguendo le dimensio- 
ni di Tolomeo, e la recente geografia; ma fe anzi 
suppórre • che esistesse nel contado di Zara in vici- 
nanza dell'antica città di Nedino* l'odierno Nadin, il 
quale è poco meno di 30* miglia discosto dalle sor- 
genti del Tizio * o Kerka, dove realmente giaceva 
Stridone* 

Ninno poi fra i partigiani dell'Istria fece Sdre- 
gna Vescovato ; e ciò molto avvedutamente* Sapevano 
essi, che anticamente il numero de' Vescovati era più 
ristretto* che non poi* essendosi allora usato di fon- 
darli soltanto nelle grandi* e rispettabili citta* onde 
non avvilire la dignità episcopale ; il che così ce lo 
attesta l'antica lettera addotta da Graziano A cap. 
Ep. DisU 80. scritta a nome di Papa Anacleto: Epi* 
scopi s vi si legge* non in castelli*, aut modicis civita~ 
tibus debent constitui..... non ad modicam civitatem* 
ne vilescat nomen Episcopi. Tale è pur un' antica leg- 
ge ecclesiastica TiU de Privileg. cap. 1. ex EpisU 85* 
Leonis Primi. Epùcopalia gubernaeula* si legge, non 
nisi nutjoribus populis* et frequentioribus civitatibus 
praesidere oportet* ne honar* cui debent excellentiora 
committi * sui nwnerositate viteseaL Infatti il Concilio 
Niceno* per non parlare di altri, al quale* onde con- 
solidare, e raffermare la nascente chiesa per impegno 



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1 99 

dell' istesso Costantino il Grande, concorsero tutti i Ve- 
scovi delle tre parti del mondo, non oltrepassò il nu- 
mero di 318* Sfa in supposizione ancora, che la Sdre- 
gna Istriana fosse stata citta, come pel suo piccolo 
castello taluno potrebbe supporre, ed ammesso pure, 
che i Triestini già dall'età degli Apostoli abbiano ri* 
cevuto il loro Vescovo da Sant' Ermagora Patriarca 
di Aquileja, sarebbe egli credibile, che in distanza di 
sette, o otto miglia incirca da Trieste fosse stata isti- 
tuita una nuova sede vescovile, quandp in quel tem- 
po erano cosi poco numerose, e quando, per grande, 
che vogliasi supporre essere stata Sdregna, ignota pe- 
rò a Strabone, a Plinio, ed a Tolomeo , sarebbe stata 
sempre" molto al di sotto di quell'altezza, cui exQellen- 
tiara committerentur ? E se la vicinissima Giustino- 
poK , o Capo d' Istria , antico ed illustre municipio dei 
Romani, a dir di Plinio Ub. 5* cap. 19., ossia nobile 
e popolosa città non ha potuto avere un tal onore 
prima del 756* per attestazione di Andrea Dandolo 
Annoi. FeneL* di Carlo Sigonio de Regn. ItaLj e 
degli stessi archivii Istriani; si potrebbe congettu- 
rare, che prima della caduta dell'impero d'Occi- 
dente nell'Istria provincia lunga soltanto 50* miglia, 
e larga 3<5# nella sua maggior latitudine niun' al* 
tra citta fosse insignita della dignità vescovile in fuori 
di Trieste, e di Pola, intorno alle quali parlano tanti 
belli, ed antichi documenti* Per le quali ragioni adun- 
que la Stridone di S. Girolamo viene eliminata dal- 
l'Istria considerata anche come vescovato* 

Sia anche gli scrittori Dalmati non avendo riguar- 



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20O 

data Striderne come citta, ne fetta attenzione ai due 
Vescovi, de 9 quali ci pervenne il nome, cioè di Do- 
ttino sottoscritto agli atti HA primo sinodo «Pficeno, e 
di Lupicino additatoci da S« Girolamo, affermarono, 
che la chiesa Stridouese fu soltanto chiesa parrocchia- 
le. Eppure dalle lodi, die il Santo da alla citta di Stri- 
none 9 avrebbero potuto, convincersi del contrario* In 
due luoghi celebra il Santo la grandezza , e la magni- 
ficenza della sua Standone, cioè nel catalogo degli 
scrittori, dove narra, che nell'alta antichità era stata il 
confine della Dalmazia, e della Pannonia, e quando 
scrivendo a Cromazio, ed a Giovino ne riprende il lus- 
so con quelle parole : In mea patria Deus venter est* 
eie* Nel primo credè egli di averla abbastanza lodata, 
e fetta conoscere col dire semplicemente, che Striderne 
era quella citta, che determinava il confine fra due 
nobilissime provincie* Imperciocché non distingue vansi 
le provincie per mezzo di piccole terre , 6 villaggi, ma 
di grandi citta, di monti, di fiumi ecc. Nel secondo al- 
lude alle gare degli Stridonesi, per l'acquisto delle 
ricchezze, e per la lautezza delle loro mense, avendo 
avuto in mira con quel Deus ventereste et in dieta 
vivitar il celebre apotegma di Platone riportato da 
Eliano Uh. 12. Var. Ist. cap. 29, intorno ai conviti, ed 
al lusso degli Agrigentini: Comedunt quasi eros mori» 
turi. Persuasisi in tal modo, che Stridone non era villa, 
ma città, e che, essendo stata innalzata a Vescovato, 
non ara meraviglia, che il suo vescovo Domno si ve- 
desse segnato fra i padri del sinodo Niceno, poteva- 
no ugualmente arguire, che parlando S. Girolamo di 



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SOI 

Lupicino Capo ecclesiastico di Stridone , non parlava 
di Ini come di un curato, o parroco, ma bensì di Ve- 
scovo. Riportiamone tutto il testo allusivo. In mea pa- 
tria rusticitatis vernacula* dice il Santo, Deus venter 
est* et in diem vivitor* et sanctior èst iìle 3 qui dittar 
est. Accessit hmc patellae 3 juxta iriturn populi sermo- 
nem 3 dignum operculum Lupicinus sacerdos* secundum 
illud quoque j de quo semel in vita Crasstanait risisie 
LnciUus: similem habent labra lac tucani, asino earduos 
comedente : videlieet ut perforatomi nàvem dehitis gtibcr- 
nator regata et coecus coecos diicat in foueam* talisque 
sit reeter, quales Wi qui reguntur. In due oggetti si 
raggira il contesto della pittura, che fa 8« Girolamo 
dei mali morati della sua patria Stridone, sul vivere 
molle, e disordinato de' suoi abitanti quanto al lusso 
delle mense, e al troppo affetto per le ricchezze, e 
. sul ninno impegno , e cooperazione di Lupicino per 
trarli dal male, e avviarli al bene. Siccome niuno di- 
rà, che quel, che appartiene a Stridone, cioè alle pa- 
role: In mea patria Deus venter est 3 et in diem vivi* 
tur 3 et sanctior Me est 3 qui ditior est* possa appro- 
priarsi ad una villa di poche case, dove appena s'ha 
con che sfamarsi, nonché vivere allegramente alla gior- 
nata, e siccome ognuno all'opposto lo riferirà ad una 
numerosa popolazione di grande, e ricca città; così 
tutti diranno pure, che quello, che riguarda l'altra 
parte, cioè Lupicino chiamato sacerdote, e retore, e 
paragonato al piloto, o capitano d'una nave, conviene 
non ad un semplice curato, o parroco di villa, ma 
bensì ad una persona di grado maggiore per la di- 



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805 

razione d' un gran popolo, ossia a chi si trovi costi- 
tuito in dignità vescovile. Vedemmo già infatti , che 
S. Girolamo da alla voce Sacerdoti anche il senso di 
Vescovo* Io però non andrò più oltre , mentre , chec- 
ché si voglia credere, per me son di fermo senti- 
mento, che se Stridone patria di S* Girolamo non 
fosse stata 9 che villa 9 e non avesse avuto 9 che un 
semplice curato, (si sa 9 ch'ebbe il diacono S* Giu- 
liano a 9 tempi di Ispirino) il santo Dottore avrebbe 
fatto a meno di tramandarne la memoria alla poste- 
rità, che non avrebbe potuto giustificare avanti i suoi 
contemporanei, se non fosse stata tale, e che sarebbe 
poi stata ritrovata contradditoria da coloro, i quali 
l'avrebbero letta ne 9 tempi posteriori» 

Del resto il Giccarelli per non negare, che una 
fosse Vescovato, ammise più Stridoni, fondandone la 
possibilità sulT esempio di cinque antiche citta col no- 
me di Antiochia, e di due Varadini, e di tre Gra- 
discile moderne* Sfa il fatto sta, che non vi fu, che 
una Stridone sola , la quale fu realmente Vescovato* 
£ ben lo fece vedere il Papa Urbano Vili* allorché 
nella già citata sua costituzione; Zelo Domus Dei 
pubblicata nel 1627» fra i tre alunni, che destinava 
pel collegio Illirico in Loreto §• 3. voleva, che uno 
fosse propriamente del territorio della già diocesi di 
Stridone, che egli riconosceva in Dalmatia Tur cica s 
Bosnaque s nel sito cioè, in cui colla scorta di Tolo- 
meo, e di S* Girolamo l'abbiamo noi collocata, e ehe 
per la pace di Passarevitz dalle mani Turche passò 
in quelle de 9 Cristiani* Sapeva quel dotto Pontefice, che 



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205 

rimaneva memoria dei suoi Vescovi, e che quella cit- 
tà, che avea dati i Giuliani, i Bonosi, gli Ausonj, ed 
i Girolamo per la sua posizione, ed altri suoi pregi 
particolari erasi meritato un tanto onore (!)• 



CAPO V. 

Degli amici di & Girolamo nativi di Aquileja. 

Ci si presentano ora gli amici , che ebbe S* Gi- 
rolamo nella citta di Aquileja. Molto più, a nostro 
credere, egli n'ebbe in Standone, e per la Dalmazia, 
che egli segnatamente include fra i luoghi, dai quali 
riceveva lettere. Certatim , egli dice, In Ruflin. Apo- 
log* i. Uhm 3. cap. 3. ad me de Italia* et urbe /la- 
ma s atque Dahnatia ( scripta ) venerunt. In questo 



(i) Ifon v'ha òtta della Dalmazia nel continente, o sulle 
isole , la qual» non vanti qualche illustre allievo di quel rinomato 
Collegio. Il nome di molli è già degnamente registrato negli annali 
ecclesiastici della Dalmazia (Farlati Ittjr. Sacn)} né certamente 
saranno dimenticati > senza parlar de' viventi , e di quelli singolar- 
mente , che occupano i primi seggi in oggi nella gerarchia eccle- 
siastica , i Giurovich di Zara , i Giurinovich di Nona , i Leva di 
Scardona , i Berghelich di Spalatro , i Ferrich di Ragusa , e gli 
Zudenighi di Lesina , i quali erano tutti nel tempo medesimo Vi- 
carii Capitolari delle Sedi Vacanti , alle cui Cattedrali eglino ap- 
partenevano. Alla memoria dell' ultimo , cioè di Niccolò Zudenigo 
nativo di Cittavecchia nell' isola di Lesina uomo di antica probità 



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204 

passo 9 siccome nel seguente, tratto da una lettera a 
Paolino; Uno ad Occidentem navigandi tempore tan~ 
iae a me epUtolae flagitantur , ut si cuncta ad singulos 
velim rescriberej occurrere nequeam 3 si allude ad un 
gran numero di lettere, alle quali deesi supporre, che 
il Santo rispondesse* Assente per tanti anni dalla sua 
provincia, e patria crederemo noi, che egli mai non 
iscrivesse ai parenti, ed amici? Può dunque con ra- 
gione presumersi, che molte delle sue lettere sono 
andate smarrite, e che molte non sono state conser- 
vate, o perchè scritte nella patria favella, essendo 
che gli Stridonesi non si piccavano di molta letteratura, 
o perchè, quantunque scritte in latino, non versavano, 
che intorno ad affari domestici e famigliari. Esistono 
quindi, e certamente non tutte, ma quelle solamente, che 
contengonp massime, e documenti di Cristiana sa- 
pienza* Intanto avvenne , che molte essendo le lettere 
scritte dal Santo a persone di Aquileja, e due sole 
ad individui Stridonesi, una alla zia Gastorìna, ed 
al Diacono Giuliano l'altra, i fautori detta causa 



ecclesiastica , dotto nelle scienze filosofiche, e teologiche , ed ugual- 
mente versato nelle belle lettere debbo io qui rendere un picciol 
tributo di stima , e gratitudine , essendo stato da lui obbligato col* 
le più colte e gentili maniere, allorché nel 181 (.• feci in sua compa- 
gnia il riaggio della Dalmazia. Mori nelT ancor fresca età di anni 
58. nel 182 1. Lasciò egli inedite delle orazioni , e dei versi latini, 
un corso di prediche Illiriche, ed una dissertazione sulla sua patria, 
scrìtta a nostra istanza. 



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20tf 

Istriana anche da ciò argomentarono, che fosse egli 
perciò nato nell'Istria; ragione, come ognun vede, in 
i»e debolissima, e perciò senza effetto dal Vallarsio, e 
.specialmente dall'Autore dei due Opuscoli gigantesca- 
mente ingrandita. Imperciocché se ciò fosse vero, co- 
me pretendono, ne seguirebbe, che il Santo fosse di 
A^quileja, e non di Stridone, avendosi molte lettere di 
lui , che riguardano quella citta , e pochissime questa. 
Ma chi dira, che il Santo fosse d'Aquileja, perchè 
ne esistono lettere scritte a persone Aquilejesi? 

Non consta poi dove, e come il Santo cono- 
scesse tanti illustri personaggi d' un' istessa città. Con 
Ruffino, e con Nicea ciò avvenne in Oriente, come 
si raccoglie dalle loro lettere, e con Eliodoro, e con 
Nepo^iano in Roma, quando era condiscepolo del pri- 
mo, attestandocelo il Santo istesso In PraefaU in 
Abdiarn con queste parole : Hoc est illnd tempus * mi 
Pammachi luce dulcior* quo egressi scholam Retho- 
rum diverso studio ferebamur* quando ego y et Eliodor 
rus carissimus parìter habitare solitudinem nitebamur. 
Non sarebbe poi facile a discoprirsi dove conoscesse 
gli altri. È certo però, che la grande intrinsichezza, 
«he ebbe con quei personaggi, fu la principal cagione, 
per cui tante volte, e con si vivo interesse fece poi 
menzione di Aquileja. Aveva * lungamente convivuto 
con Eliodoro, con Nicea, e con Ruffino, ed era sta- 
to in continua corrispondenza epistolare con Croma- 
zio , con Eusebio , e con altri ; perciò egli era a gior- 
no di ogni particolarità spettante a quella grande citta , 
che amava quale altra* patria. 



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206 < 

» 

Ma chi crederebbe doversi ascrivere il carteggio 
del Santo con gli Aquile) esi, e la sua predilezione 
per la loro citta unicamente alla vicinanza di Sdii- 
gna, ossia della pretesa Sfaridóne Istriana? S. Giro- 
lamo non che abbia in alcun luogo delle sue opere 
mostrato di esser Istriano , non nominò mai neppure 
per incidenza alcuna citta, alcun luogo, alcun fiume, 
o monte dell'Istria, come cose a lui totalmente estra- 
nee; e ciò contro il suo costume; perciocché fu anzi 
solito largheggiare nel rammentare, e descrivere i luo- 
ghi da lui veduti» Fa egli menzione della Dalmazia, e 
delle due sue nobilissime citta Salona, ed Epidauro In 
ViU Hilary dell'isola Iiissa EpisU ad CastruCj di al- 
tre isole Dalmatiche, mentre così scrive : ExtruU mo- 
nasteriaj etmultus a te per inmlas Dalmatiae Sqncto- 
rum numerus mstentatitrj della città di Aitino nella 
Venezia, di Concordia; {li molti luoghi delle Gallie; 
della Palestina in Epitaph. PauL, della Siria ecc.; ma 
non ci da mai il più remoto indizio di aver veduto 
l'Istria, e di appartenerle: Non ci da del pari a di- 
vedere, che la sua patria fosse in vicinanza di Aqui- 
leja, anzi piuttosto, che n' era pe& un lungo tratto di- 
visa. La prova ne esiste netta lettera 34, che dal- 
l'Oriente scrive a Cromazkt, a Giovino, ad Eusebio 
Aquilejesi, nella quale gì' informa dei santi proponi- 
menti della sua sorella. Soror mea s egli dice, Sancii 
Juliamin Ckrigto fmctus est Me plantavit* vos riga- 
te.* Domimi* incrementum dahit. Hanc mihi Jesus prò 
vtdnere* quod Diabolo* infUxeratj, praesHtit vivant red~ 
dendo prò mortila. Huic ego s ut ait gentili* poeta* 



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207 

omnia etiam tuta timeo* Satis ipsi lubricum >adolescen- 
tute* in quo et ego lapsus sum* et vos sine timore 
transiti*. Hoc Ma nune maxime ingrediens iter omnium 
est fulcienda praeceptUj omnium est sustentanda solatìi** 
ià est crebris vestrae sanetitatis EpistoUs roboranda* 
et quia charitas omnia sustmet* obsecro, ut etiam a Pam 
pa Valeriano litteras exigatis* Nostis pueìlares animos 
his rebus plerumque solidari, si se intelligant eurae esse 
majoribus. In mea enim patria rusticitatis vernacula 
Deus venter estj con quello , che è stato riportato nel 
capo antecedente. Se Stridone fosse esistita nell'Istria, 
e fosse stata così poco discosta da Aquileja, qoal bi- 
sogno vi sarebbe stato, che dalla Palestina il Santo 
partecipasse a quei suoi amici tutti premurosi per gli 
affari di lui ciò, che non avrebbero ignorato, e che 
anzi essi stessi avrebbero dovuto comunicare a lui? 

Si osservi ancora, che se la sorella del Santo 
fosse stata nel territorio di Gapodistria lontana circa 
40. miglia da Aquileja, al certo il santo Dottore 
avrebbe desiderato, che non tanto per lettere, quanto 
colla presenza, che fa maggior colpo, ella venisse so- 
stenuta, e rassodata nei santi proponimenti; ne egli- 
no, come suoi intimi, avrebbero ciò ricusato di fere» 
Si osservi in fine, che il carteggio del Santo cogli 
Aquilejesi relativo alla sua sorella avendo potuto aver 
luogo ugualmente da Sdregna nelT Istria, che da Sri- 
novar nell'Ungheria, o da Stridone nella Dalmazia, 
e che gli affari in lontananza solendosi fare appunto 
per lettere, e quelli in vicinanza colla presenza, e 
coli' intervento personale, la lontananza nel nostro ca- 



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208 

so è prova piuttosto per i Pannoni, e i Dalmati, che 
per gl'Istriani* Fece S. Girolamo prima di ritirarsi 
nell'eremo molti, e lunghi viaggi, e contrasse molte, 
e distìnte amicizie in Roma, nel resto d'Italia, nelle 
Gallie, e nella Germania. Egli scrive del pari agli 
amici in Roma, nelle Gallie, ed altrove, che a quelli 
di Aquileja* Forse nacque egli in Roma, od ebbe la 
sua culla nelle Gallie? Si vuole, che la lettera 34. 
fosse scritta ai preti d' Aquileja nel 374* La sorella 
del Santo era poco prima passata sotto la direzione 
del diacono Giuliano , che fu il primo a darne avviso 
al Santo, siccome egli Episi. 57* ce lo attesta scri- 
vendo a Giuliano medesimo* Sororetn meam* egli di*» 
ce, filiam in Christo tuam gaucho* te primiim nuncian- 
te* in eo permanere* guod coèperaL Hic enim* ubi mine 
snm* non solum quid agatur in patria* sed an ipsa pa- 
tria perstetj ignoro. Giusta il calcolo dello Stiltingo S. 
Girolamo fu per la prima volta in Aquileja nel 570., 
dove stette sino al 373, ma interpolatamente (npud 
Coleti pag. 24). e di la passò poi in Palestina. Os- 
servò giudiziosamente l'istesso Coleti, che il cartqg*- 
gio del Santo cogli Aquilejesi rispetto l'affare della 
.sua sorella ci presenta una laguna, e che l'oscurità 
delle sue cose domestiche dalle sole lettere, e docu- 
menti superstiti non ci permette di poter dire cose 
positive. Possono quindi farsi tante ipotesi, quante 
si vogliono ^ ma .senza speranza di ottenerne creden- 
za. Tale è quella, in cui, perchè l'Istria non aveva 
per anco in allora Vescovi,. si & S. Girolamo, e la 
sua sorella diocesani di quello di Aquileja per le ri- 



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200 

portate parole: Notti* pueUares animos hU rebus pie* 
rumque solidari j- si se inielligant curae esse majoribuss 
massima riferibile a tutte le persone di estimazione , 
e di credito, come erano quei venerandi preti, ed il 
▼escovo Valeriane Dall'altro lato noi abbiamo già 
provato^ die Standone patria di S« Girolamo era Ve- 
scovato, ed aggiungiamo qui, che, poiché la condotta 
del ano vescovo Lupicino non poteva esser approva* 
ta dal Santo, non è meraviglia, che 1» sorella ricon- 
dotta sul buon sentiero dal diacono Giuliano fosse 
poi raccomandata dal Santo stesso, fra gli altri, al 
vescovo Vaiolano, al quale non solo S. Girolamo, ma 
tutta la sua famiglia doveva essere molto bene affetta* 
Mariano Vittorio benché dalla lettera scritta ai 
preti Aquilejesi apparisca, che essi erano di una pa- 
tria diversa da quella di & Girolamo, contuttociò 
sostenne da prima, che erano Stridonesi ; ma scoperto 
il suo errore, affermò nette note ad essa lettera o che 
essi erano dì un luogo vicino a Stridone, o ehe cer- 
to avevanvi avuto soggiorno; ta qual cosa affatto non 
si deduce dalle parole della lettera ; perciocché il San** 
to scrisse loro mentre la saa sorella era in Stridone, 
,o sia in patria* Certamente il Santo non avrebbe loro 
scritto di consolarla con lettere, e di ottenerne altre 
dal vescovo Valeriano, se fossero stati presenti , e cosi 
poco da essa distanti* Le raccomandazioni , lo ripe» 
tiamo , e le commissioni per lettera hanno luogo sol» 
tanto fra gE assenti, quando cioè è impossìbile rab- 
boccarsi insieme. Gromazio, Giovino ee&, erano Àqui~ 
lejesi, ed Aquiie|pse era pure U Vescovo Valeriano, 
14 



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210 

Quivi è chiaro, che l'accorto Vittorio si studiò, ma 
indarno, di allontanare con simili arzigogoli la Stridone 
Geroliminiana dalla Dalmazia per ascriverla all'Istria. 

Ma Ireneo non fa pago di così poco* Volle che 
il Santo chiamasse propriamente Aquileja sua patria* 
Scritse (S* Girolamo) * dice Ireneo « repistola 6* anco* 
va a Fiorenza 3 notificandogli di aver ricevute lettere 
dalla patria, cioè da Paolo Vescovo di Concordia di- 
chiarandolo, patriota con queste parole: seripsit mi- 
hi j, et quidein de patria Raffini Pauhis senex. Scrìve 
S. Girolamo a Florenzio , che soggiornava in Gerusa- 
lemme, dal deserto della Siria* L'oggetto n'era il ri- 
cupero di un codice di Tertulliano, che apparteneva 
al vecchio Paolo Vescovo di Concordia, e che bra- 
mava di riceverlo* Ecco tutto il luogo di S* Girola- 
mo. Saipsitmihij, et qtiidem de patria sopra dkti fra- 
tris Raffini Pautus senex* Tertulliani secum codicem 
apud eum esse 3 quem vehementér reposcit» Dica ora 
chiunque vede^ chiaro, ed e spassionato, se qui S. Gi~ 
rolamo parli della sua patria? Dica, se nelT adotto 
passo si faccia menzione d' Aquileja? Parla, è vero, 
il Santo di patria , ma di quella di Ruffino, il quale 
non era di Aquileja, come erroneamente si crede, ma 
di un luogo nelT interno della provincia della Venezia, 
come cosi lo prova Lib. 2. in Raffi il Santo medesimo: 
patria derelicta (Ruffinw)* egli dice, Aqmlejae habitat. 
Non poteva dunque Ruffino esser considerato Aquile- 
jese, che per cagione di soggiorno, e di domicilio. 

Ugualmente fuor di proposito è il seguente pas- 
so della lettera 42*, che si va citando, scritta dal 



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211 

Santo a Nicea Suddiacono di Aquileja. Expergtieerej, 
scrive, evigila de sonino, praeata munii chartae schedu- 
lata inter delicias PATMjMs et communes* mas ha* 
buimtts peregrinationesj et suspiria: si amas* scribe ofc- 
aecrantij perciocché dal nome di patria ivi contenu- 
to, e che si vede riferibile al solo soggetto, cui scri- 
ve, chi dira, che S. Girolamo era come Nicea, di 
Aquileja, o che tale si credesse essere per la sola 
ragione della vicinanza a quella città? Non potrebbe 
poi non essere riguardata come la più gran sottigliez- 
za, e come un volo di fantasia l'asserire, che dal sen« 
so dell'addotto passo si debba dedurre, che, se San 
Girolamo non era nativo, come noi fa, di Aquileja, 
era però patriota in un senso più ampio, o sia come 
quegli, che essendo di Sdregna 40. miglia distante 
d' Aquileja apparteneva all'istessa nazione, all'istessa 
provincia, e all' is tesso governo, a quello della Vene- 
zia. Lo vide anche l'Autore dei due Opuscoli, il quale 
Opusc. l.pay, 39. dopo aver detto, che S. Girola- 
mo, chiamando patrioti gli Aquilejesi, fa prova. con 
ciò per l'Istria ; nell'Opuscolo 2. pag. 64. dice poi 
saggiamente d'aver parlato di ciò, ed altre cose con- 
simili in modo dubitativo * mentre si servì delle paro- 
le sembra * se e vero* 

Finalmente sono ancora mere ciance , che l' istes- 
so Autore sembra pure riconoscere come tali toc* ciU* 
e che con altre ragioni di tal fatta non dovrebbero 
piìi esser riprodotte, che S. Girolamo sia stato educato 
sinQ ai 15. anni di sua età in Aquileja. Imperciocché 
apprese egli i primi rudimenti delle lettere da fan- 



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212 

ciotto in Striderne Egli slesso ci racconta In Ruffa. 
Lib. I, eap. 7* 9 come strappato dal seno della sua 
zia fosse condotto prigioniero al suo maestro, che 
dal nome di quello di Orazio chiamò Qrbilio* Non 
ancor sortito di fanciullezza ei venne quindi condotto 
in Roma per appararvi l'umanità, e la filosofia* Sta- 
dio quivi sotto la disciplina di Donato Gramatico, 
come ci si rende chiaro dal seguente passo In Apo- 
log. advers. Ruffa, eap. 4.: Puto, qnod puer legeris*— 
in Tereniii comaediis praeceptoris mei Donati (Cam* 
mentano*). Ed al capo 40* Ezechiel •• • Dwn essem Ro- 
mae puer, et Uberalibm studiU erudirer* soìebam citm 
eeteri* ejusdem aetatb* aique propositi* etc. Finalmente* 
che in Roma non fosse in fiore maniera alcuna di 
bello studio, e di utile dottrina, alla quale egli non 
desse opera, ed in cui non porgesse luminosissime 
prove del suo prodigioso ingegno nella stessa adole- 
scenza, può ciò ampiamente desumersi dalla lettera 
51 ♦ scritta a Damione In Praefat. in Job.], et eap. 
2. EpisL Paoli ad GalaL Per le quali cose, senza di- 
lungarsi di più, ci rende manifesto, che non in Aqui- 
la, come gratuitamente asserirono Ireneo, Pio de 
Rubeis, ed i loro seguaci, ma prima in Striderne, e 
poscia in Roma, dove passò la massima parte della 
sua gioventù, si applicò il Santo agli studj, ed alle 
arti liberali (!)• 



(i) L'autore dei due Opuscoli Opusc. ì. pag. 3y sostiene , 
che la Paulonia avendo avuto in quei tempi a sua capitale li città 
di Sirmio, e la Dalmazia Salona provvedute di cospicui monasteri , 



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213 
CAPO VI. 



Altre cagioni delle conoscenze* ed amicizie del Santo 
cogli Aquileje ' 



ne$u 



Forse non senza ragione qui noi chiediamo di 
poter ascrivere ad un 9 altra causa ancora , vale a dire 
alle relazioni commerciali, che un tempo sussistevano 
fin Aquiteja, e la Stridone Dalmatica, qualcheduna del* 
le tante conoscenze, che ebbe S. Girolamo cogli Aqui- 
lejesi. Benché ciò, che saremo per dire sopra un tale 
soggetto, si riferisca a' tempi molto remoti; contutto- 



e scuole, i parenti di S. Girolamo per ragione di vicinanza , di pa- 
terna tenerezza , di figliale affetto ec. lo avrebbero dovuto mettere 
in educazione in una di quelle atta, se fosse stato Pannone, ovvero 
Dalmata , e che ciò non constando , si deve supporre , che lo met- 
tessero in Aquileja, metropoli della provincia della Venezia , e del- 
l' Istria , di dove era il Santo , essendo nato in Sdregna. Una tale 
ipotesi però è contradetta dal latto , perciocché anche nella sua 
Cronaca afferma il Santo di aver avuto in Roma a suo maestro il 
celebre Donato Gramatica Fictorinus Rhetor 9 etDonatus Gram- 
maticus meus prceceptor Romae insignes habentur. Per quanto 
grande poi vogliasi supporre essere stata allora la coltura in Àqui- 
leja , in Sirmio, ed in Salona, certamente i giudiziosissimi genitori 
del Santo, sacri ftcando il loro affetto al vantaggio del figliuolo, non 
potevano procurare né a lui , né al mondo cattolico un bene, mag- 
giore, che col collocarlo in Roma , sede del sapere, per dargli una 
completa educazione. 



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214 

Ciò non sarà pei* essere ne meno veto) ne meno ag- 
gradevole ai nostri lettori singolarmente Dalmati» È 
noto come Aquileja) colonia Romana» al dir di Tito 
Livio Lib. 40, e per la sua grandezza, e nobiltà , e 
per la dna popolazione, e ricchezze primeggiasse fra 
tutte le cittk della Carnia, e della Venezia. Ella pel 
gran commercio, che faceva con regioni, e popoli re- > 
motivimi, e segnatamente colTItalia, e coli Illirico 5 
sul confin del quale esisteva, ài rese tanto celebre, e 
famosa, quanto poi per la virtù, e per la saviezza 
dei suoi cittadini divenne la città di Venezia in tempi 
posteriori* Mela tib. 2. cap% 4. chiamò Aquileja la rie* 
caj Strabone Lib* §, Opus Romanorum munitumj Giu- 
liano Cesare contemporaneo di S. Girolamo In Orat. 
Italiae emporitim opulentumj et copioswìij unde Maesi* 
et Pannoniij et Itali 3 qui Mediterranea tenent 3 mer» 
ces advexerintj e Giustiniano In PrttefaL NoveUue 
29.^ Aquilejam omnium sub Occidentem urbium ma* 
ximanij et quae mtdtoties eum ipsis etiam regiis certa* 
tnen susceperitj e Ausonio finalmente ne disse : 

Nota inter claras Aquileja ciebeiis urbes 
ìtala ad iUyricos objecta colonia monte** 

Situata la cittk di Stridone, al dir di S. Giro- 
lamo, nelle parti mediterranee, e propriamente sul 
confine della Dalmazia, e della Pannonia, in un luo- 
go perciò adattatissimo a ricevere, e ad inviare altro- 
ve merci di ogni genere, fii senza dubbio citta assai 
mercantile. Il Santo ne rampognò molto acremente, 
perchè con parole caratteristiche, gli abitanti come 



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215 

unicamente dediti, e come dominati dal sovverchio 
amore delle ricchezze, e del guadagno. In mea patria, 
egli dice. ... sanclior est* qui ditior est. Ora chi ne- 
gherà, che Strillone per fare il suo gran traffico, ed 
acquistar quelle ricchezze, di cui il Santo ci parla, 
non -avesse commercio anch'essa cogli Aquilejesi, e 
che gli abitanti di Stridone, dopo aver ricevute te 
merci dalle provincie della Tracia, e del grande Illi- 
rico , 4 non frequentassero in qualità e di trafficanti atti- 
vi, e di condottieri delle altrui mercanzie per la via 
di terra quella citta, che era l'unico emporio, o scafe, 
come si dice, di quei tempi? I Mesii, ed i Pannoni 
erano in comunicazione diretta coi confinanti Dalmati, 
o Stridonesi, e gli uni, e gli altri, al dir di Giuliano, 
ab Aqxiileja merces advehebanU Quindi i gran convo- 
gli, o trasporti di mercanzie da una citta all' altra; 
quindi (cosa, che i difensori della Strinone Istriana 
non vorranno intendere) la sicura, e facilissima tras- 
missione di lettere da un luogo all' altro; quindi il 
frequente passaggio di S. Girolamo per Aquileja, o 
dovesse egli dalla Dalmazia recarsi in Italia, o vice- 
versa; quindi il suo soggiorno, e dimore in essa, e 
l'occasione di contrarli sempre le amicizie delle persone 
piti distinte; quindi l'ordine, che sembra aver dato al 
suo fratello Pauliniano di toccar Aquileja, ed abboc- 
carsi quivi con Cromazio, dopo aver vendute in patria 
le paterne ville e possessioni (1); quindi finalmente 



(i) Mariano Vittorio là spedire da S. Girolamo il fratello 
Pauliniano non nell'Istria, ma bensì nella Dalmazia a venderò 



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216 

il nian bisogno, che ebbe ti Santo, di attraversare, e 
veder l'Istria, dietro la quale per la Giapidia, e per 
la Gamia passava la gran strada romana da Standone 
ad Acpjileja» 

Ma questa strada sembrerà a taluni troppo lun- 
ga, e faticosa in quei tempi, non considerando essi, 
che sino all'epoca della caduta della Repubblica Ve- 
neta Una grandissima quantità di bovi, o manzi da 
macello faceva a piedi un viaggio più lungo, e disa- 
stroso venendo dalla Moldavia, e dalla Vallachia in- 
stilo a Spala tro, da dove sopra barche dette perciò 
Marniere erano condotti a Venezia, ed in altri luoghi 
d'Italia, E certamente per nna via ugualmente di* 



dopo la morte dei genitori i beni - fondi paterni. Mittit propte- 
rea (Hieronjrmus) Paulinum (Paulinianum) , egli dice, In 
ViL S. Hieroty. , in patriam jam a Gòthis vastatam, ut je- 
mirutas villulas , quae Barbarorum effugerant manus , et 
parentum communium venderei census; obierant enim Hie- 
ronjrmi, Paulinique pùrentes. Degebat hoc tempore Ro- 
mas Ruffinus... Ex ea (Roma) Aquile jam, et patriam re* 
versus postea est (Ruffnus). Pauliniano adhuc in dalmati*, 
et vicinis ori* manente, Meminit hujus rei in Episu ad Pam- 
machium, et in altera, quae ad ipsum Rufjinum , his verbis 
Hieronymus: Compulsi sumus Jratrem Paulinianum ad pa- 
triam mittere, ut semirutas villulas , quae Barbarorum ef- 
fugerant manus, et parentum communium census venderei. 
Ed a Raffino : Frater meus Paulinianus necdum de patria re- 
versus est, et puto, quod eum Aquilejae apud S. Papam 
Chromatium videris. Ed ecco come uno dei più grandi mer- 
•arj de' Dalmati rende infine omaggio alla verità. 



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217 

stante da Carnunto citta della Pannonia presso il Da- 
nubio trasportavansi le merci in Acptleja, e nella Ve- 
nezia 9 attestandocelo Plinio Lib. 37. cap. 3» in tal 
guisa: AfferUar a Germani» (electrwn) in Pamnoniam 
maxime provinciam. Inde Fendi* qmos Graed Henetos 
vocimi* rei famam fecere 3 proxind Pamumiae id acei- 
piente* circa mare Adriatieum.... sexccnta fere millia 
passuum a Carnunto Pannoniae abest Utu* Germanicum. 
Bla e non sappiamo (Sagredo Stor. VeneU idi 9 anno 
1596, e Miehiele Bado» Fitturi Noiii. suìTAgricol. in 
Dalmat.)j che le mercanzie stesse dell'Indie, e della 
Persia prima della scoperta del Capo di Buona Spe- 
ranza dal mar Nero, e dal Danubio attraverso le Pro- 
vincie della Tracia, dell'Illirico, e della Dalmazia 
erano trasportate a Spalato? 

Gli Stridonesi però potevano far giungere le loro 
merci, che ricevevano dalle proyincie della Tracia, e 
dell'Illirico per un'altra strada ptti breve, e piti co-» 
moda in Aquileja, cioè per la via di mare. Fra le 
strade, che dall'interno della Dalmazia conducevano 
a Salona, e che molto facilitavano il traffico, era ce- 
lebre quella, che fece fare Tiberio Augusto, e che ci 
è ricordata Apud Sponittm In Misceli Erudii* An<* 
tigtupag. 179. colla seguente iscrizione: 



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1218 

Tìb • Cassar • hivi • Avgvsti • F • 

^rfc • Ihp • Pojstif •Max • 

TitJJf • Potest . XXI. Gos • III. 

Vi ah • Saloisis • ^i> • Castell. 

DOESETIATIFM • PJEJt • Jtf/LL • PaSSVVM 

CLVI. Mvmr • (1). 

Sé poi gli abitanti di Striderne avessero amato 
meglio di trasferir le merci a Scardona celebre citta 
marittima, potevano effettuarlo e più sollecitamente, 
e con minor dispendio pel fiume Tizio, o Kerka, il 
quale appunto presso quella citta mette foce in mare. 
Che ciò realmente si praticasse in quei tempi, ce lo 
indica chiaramente il seguente testo di Strabone IAb. 
7.: Estj si legge, in ea (Scardona) ftuvius (Titius), 
quo adverso subvekuntur merce» usque ad Dahnatas, 
et urbe* Scardon, et Liburna* Il che ci fa vedere, che 
il Tizjo, o Kerka ingombrato ora, e ripieno in più 
luoghi da banchi, ed isolette formatesi dalle illuvioni 
delle acque vicine , e dalla caduta di macigni distacca- 
tisi dalle' alte pietrose sponde doveva un tempo essere 
quasi tutto navigabile con barche di traghetto. Co- 



fi) Presso lo Sponio loc. ciu si legge inoltre la seguente 
iscrizione : 

Itbm . riAM . Gàbiniànam . 

Ab . Sàlonis . àndetwtm . Apervit . (Tra, CaE5àr) . 

Et . Mvnit . per • Leo . VII. 



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2i9 

munque sia 9 è certo, che strade terrestri-marittime pél 
trasporto delle mercanzie se n'ebbero presso i Dal- 
mati in ogni tempo. I luoghi , o scale commerciali si 
sono per verità non poco combinate -e per l'Illirico, 
e per la Dalmazia; ma dora tuttavia in generale un 
siffatto vetturaggio 9 o trasporto di mercanzie dell'in- 
terno al mare, e viceversa* 

L'odierna Serajevo, che giace ancor essa nelle 
parti Mediterranee della Dalmazia (nella Bossina) sul 
confine dell'antica Pannonia (dell'Ungheria) citta va- 
sta , e comoda , popolata, e ricca t posta al di sopra 
delle rovine della patria di S. Girolamo verso Orien- 
te, e distante circa 80. miglia dal mare sino al 1800. 
taceva in certa guisa le veci dell'antica Stridone* Dissi 
sino al 1800; perciocché il commercio terrestre di 
queste provincie dopo gli ultimi cangiamenti, e vicen- 
de non ha per anco preso uno stabile avviamento* 
Del resto come ad Aquileja successe Venezia, a Sa- 
tana Spalato, e ad altri antichi emporii della Dal- 
mazia altre moderne citta, fra le quali nome grandis- 
simo acquistassi Ragusa Notiu Isterico Critich. Tom. 
l.pojf» 210; e 226; còsi Serajevo alla nostra Stri- 
done; e, come le merci da Stridone conducevansi a 
Satana, o Scardona, e poi per mare ad Aquileja, così 
da Serajevo a Spalato, dove erano imbarcate per Ve- 
nezia* Da questo vicedendevole traffico nacque una 
tale corrispondenza fra i Veneziani, e gli abitanti di 
Serajevo, che molti di questi tenevano casa aperta an- 
che in Venezia* L'istessa cosa è a supporsi essere 
anticamente accaduta fra gli Aquilejcsi , e gli abitanti 



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220 

di Striderne; motivo» per cui potè S# Girolamo aver vedu- 
ta Aquileja* quando coi suoi parenti recosai a Roma, e 
rivederla, e soggiornarvi a più riprese, ed avere così 
contratta l'amicizia con tanti distinti personaggi, ad 
alcuno dei quali raccomandò poi dall'Oriente la propria 
sorella* , 

Finalmente e ancora a presumersi, che il Santo 
sia stato personalmente nella citta di Satana* Egli stes- 
so In V%U HiLar* sembra indicarcelo, mentre dice di 
aver quivi inteso il gran prodigio operato da S. Ba- 
rione nella citta di Epidauro, cioè l'uccisione del mo- 
struoso drago j che ne infestava i contorni: Hoc Epi~ 
dourus* egli scrive, et omnia Ma regio usque hodie 
praedieat, matresque docent Ubero» suo* ad memoriam 
in postero* bransmittendam... Mirabatur omnis civi- 
fot, et magnitudo signi Saloni* quoque pererebueraU 
La notizia codi ben particolarizzata del prodigioso av- 
venimento, e il tuono di fidanza, e di sicurezza, con 
cui viene esposto,, sembra indicare senza dubbio la 
presenza del narratore in Salona, quando per la pri- 
ma volta ne giunse quivi la fama. Infatti perchè no- 
mina egli piuttosto Salona di quello, che altre citta 
della Dalmazia, nelle quali il miracolo di S. Barione 
si era ugualmente sparso, e disseminato? Per me, non 
crederei potersi dare spiegazione più acconcia per in- 
tendere l'addotto passo di quello, die l'ammettere, 
die 8* Girolamo ebbe contezza la prima volta di quel 
prodigio, mentre egli soggiornava in Salona* Crederei 
del pari* che il santo Dottore fosse assai noto non 
solo di fema, ma anche di persona nelle altre città 



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221 

marittime della Dalmazia. Ruffino ( ciò die fu già 
detto altrove ) sparse anche per la Dalmazia i suoi 
famosi libri contro il Santo ; la qùal cosa c'indica, che 
egli vi si era ben conosciate* Non ardirei di dir Io 
stesso delle citta infra terra, che non ebbe occasione di 
dover vedere, e che dedite al mercimonio, ed air agri» 
coltura erano poco, o niente amanti delle lettere, e 
de' buoni stndj; motivo, pel quale chiamò egli l'istes» 
sa sua Stridone rusticitatis vernacola* cioè semplice, ed 
Uleterata. 

CAPO VII. 

Esame di un passo di & Girolamo : esso aUmde alla 
Dalmazia * provincia del Santo., 

Nel trattato, che S. Girolamo scrisse contro Gio- 
- variano, al cap. 7* del Uh. 2* si legge il seguente 
passo già addotto e commentato dall' Arciprete Gapor : 
Caeterum quis ignorai, dice il Santo, unamquamque 
gentem non communi lege notarne* sed his, quòrum apud 
se copine est* vesci solitami Verbi gratin Arabe* * et 
Sor acini j et omnis eremi Barbarla camelorum lacte* et 
carnibus vivant j quia... In Ponto et Phrygia vermes 
alboss et obaesos* qui nigella capite suntj et nascuntur 
ìignorum earie prò magnis reditUms pater familias eri- 
giL Et quomodo apud nos attageis * et ficbdvla * 

MULLUS, ET SCABVS IN BELICI IS COMPUTATO^ ita 

apud ittos 2vx,o<fxyov, come disse, luxuriae est E più 
sotto: /« &ggptos et Palaestina propler boum raritaiem 



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s -a 

nmtp vaccata comedi t* tauroitunque, vitulorwnque asso* 
munt in cibi*. Asr in nostra provincia scelus 
putant v itu los depurare. vìsbe et imperato* 
Valens nuper legem per Ori bjst eh beùerat, ne 
quis v itu lo rum carni bus fesceretur utilità ti 
agricultur&profidens.Dqì contesto di questo passo 
consta, die e la Pernice (o piuttosto il Francolino) e il 
beccafico fra i volatili, la triglia, e lo scaro fra i pesci 
erano tenuti in grande pregio nella provincia, dove na- 
cque il Santo. Certamente i beccafichi, le triglie, e lo 
scaro di mare non adornavano le mense dei Pannoni 
presso la Drava , e il Danubio » Quindi non potendo 
all' Ungheria , il testo del Santo sarà solamente rife- 
ribile all'Istria, e alla Dalmazia. So, che nell'Istria 
si trovano e Beccafichi, e Coturni, e Starne; ma non 
saprei, se in 1 quella quantità come per la felice tem- 
peratura del clima, e per l'abbondanza del cibo loro 
gradito nidificando prolificano e presso il mare, e fra 
le alte montagne della Dalmazia (1)* So del pari, che 
le Triglie si pescano e nel mar dell'Istria, e lungo il 



(1) La Pernice della Dalmazia chiamata in lingua Illirica 
Jareb y o Jarebiza appartiene a quella specie, che gli Ornito- 
logi chiamano Perdio: Saxatilis , o Greca: distinguesi essa 
dalle altre specie di pernici dette Perdix Francolina , Perdix 
Rubra , et Perdix Cinerea , per mezzo di alcune note ^ o ca- 
ratteri particolari , ma soprattutto per la sua maggior grossez- 
za. La pernice, che talvolta si vede di passaggio per la Dalma- 
zìa , e che si chiama in Illirio Skyersjulja , appartiene alla 
terza specie , cioè a quella di Perdix Cinerea. 



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223 

lido dell'opposta Italia; ma so ancora, che esse non 
possono pel sapore essere paragonate con quelle, che 
in gran copia si prendono nel mare della Dalmazia 
propriamente detta* Non è certo difficile in varii 
punti e presso la scogliosa spiaggia, ed accanto alle 
isole il rinvenirne delle maggiori di quelle, che da 
Orazio erano dette Malli BUibres. È certo, che nel 
mar di Narenta, e intorno alle isole di Lagosta , di 
Meleda, di Giuppana se ne prendono talvolta, che 
arrivano sino a tre libbre. Ala amando le triglie, 
e i barboni di stanziare intorno a' sassi, il mar 
della Dalmazia ripieno di scogli , ed' isole non po- 
trebbe essere più adattato alla natura di questo pe- 
sce, il cui sapore è tanto più squisito, e delicato, 
quanto più alta è 1' acqua , e pietroso il fondo . dove 
vive. • 

Bla quel pesce , a cui si dava dagli antichi il 
nome di scaro, e che Ennio chiamava (cerebrum Jo~ 
vis) il cervello di Giove, alligna egli nelle acque lun- 
go l'Istria? L'antichità, stante il suo silenzio, non 
ce lo attesta, e i moderni, giusta le loro relazioni , 
non lo conoscono neppur di nome. AH' opposto nel 
mar della Dalmazia, cioè da Gattaro sino a Sibenico 
suir incominciar della primavera. specialmente se, ne fa 
buona pesca. Ateneo Deipnosoph. IAb. 7. pag. 238., 
così ci rammenta questo pesce. Carnivorwn hunc (Sca~ 
rum) esse* dentibus minime serrati* , atque soUtarium 
prodit Aristotile* . •• solatìi pisdum ruminare* alga ft- 
benter vesci .♦ qua et etim penantur* destate vigere. Epi~ 
carmes m Thebes Nuptiis: Sparo* nos piscamar s al- 



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224 
que scuro* , quorum nei; dercum qmdem fin e$l tii* 
rejicere. Plinio Hutor. Fiatar. Lib. fkeap. 4i, c'indica 
i luoghi, dove si pescava a' tempi suoi , e come fosse 
introdotto Bel Mediterraneo... Nane usuro* egli dice, 
datur principato* * quia solus piteium dicitur ruthùmre, 
herbisque vescij non atti* piscibmj mari Carpathio ma- 
xime frequenx. Promontorium Troadu faeton sponte 
nunquam transiti Inde adveetus Tiberio Claudio Principe 
Optate* e Uberto ejus praefeetm dossi* inter Ostìentem, 
et Componine oram sparso* disseminanti. Quinquennio 
fere cura adlUbita est* ut capti redderenhtr mari. Po- 
$tea frequente* uweniuutur ItaUae in littore non ante ibi 
cupti* Veramente Plinio cera queW Italiae m littore 
non intende il mare Adriatico , ma bensì Medito*» 
raveo» Contuttociò i moderni* naturalisti t . coinè Bo* 
mare, ed altri dal mar della Grecia estendono una tal 
sorta di pesce a quello della Sicilia, col quale l'Adria- 
tico è in comunicazione, il Linneo Tom* 1» parU 3* 
pag. 1280. dopo aver descritti gli Scari del mar di 
Arabia dice di quelli del mare di firma : Est «stufa 
bifurca appendicibus transvertds ad caudae la ter a. .. aé 
ulnam fere longus, ovali* etc. Tali sono appunto quelK 
della Dalmazia, che non oltrepassano le due libbre* 

Sebbene, a dirla come fai sento, non so indur- 
mi a credere, che il pesce che in oggi chiamasi dai 
Dalmati Searam* Searan 3 o Scar sia queHo stesso, eh 
eui parla 8. Girolamo col nome di Scora*. E vero, 
che l'odierno Scaro Dalmatico, il quale è quasi del- 
l' istessa forma del merluzzo, si conta pure fra i buoni 
pesci* Ma quanti, e quanti non sé ne hanno di gran 



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A 



223 % 

Jungla migliorici) Quindi io supporrei, che per Scaro 
, di S. Girolamo intendere si debba il Dentice* o Denta* 
le* che chiamano della Corona, e che si pesca e pres- 
so la terra ferma , e tra le isole in Dalmazia, e spe«* 
cialmente sul declinar della state nel canale di Sebe-* 
nico 9 dove se ne prendono del peso di 40* e pia lib«* 
bre* Certamente un tal pesce non ha pari nel sapore. 
Paolo Giovio In libelli de piscibus Roman, de durata 
racconta, che i pescatori nel vendere gli Scari li con-* 
fondevano colle Orate 3 specie anch' esse di Dentale , 
che nel mar di Dalmazia arrivano sino al peso di die- 
ci libbre, e che sono di nn gusto il più squisito, e 
raro* La qual cosa certamente non avrebbe potato 
aver Ipogo, se il pesce, che chiamavano Scaro, non 
avesse avuto grande rassomiglianza poli' Orata f e col . 
Dentale. Nonnulli optimorum studiorum laude insigne* 
existimantj, dice Giovio, inter Aurata* Scartini illnm 
fmtiquis pretiosissitntun piseem a piscatoribus vendi* qui 
dente» fiumani* simile* j et ad ruminmdutn ntaris ber* 
bas phtrìmum idqneos habeaU tnaxinie squanvnrtm «pe- 
ne assimiletur, Caeterum ego crediderim eum non fa* 
elle a nobis deprehendi errore vendentium* <fui sitali* 



(1) H mare della Dalmazia può stare senza dubbio a Aron-» 
te di qualunque altro mare il più celebrato per le molte, specie 
di pesci veramente nobili , e distinti. La tema di non ingrossare 
"di troppo questo scritto ci trattiene dal dare qui un indice dei 
nomi Illirici dei pesci i più rari Lo produrremo altrove più op» 
portunamente, 

15 



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226 
tudine deoepUj neque animadversa sapori» nobilitale in 
foro piecario cum auratisj et sorgi» commiscere con- 
meverint , consenta tornea pìscatorwn Sapphiru* piscis 
sic a Cganeo eju* gemma colore étetas* inter aurata* 
longe sapidissima existimatur, qui fintasse stara* anti- 
qui* fneriL Trovandosi in Ragfnèa nel gennajo del 1852* 
il signor Francesca Contraine 9 dotto professore Bra- 
banzese 9 a cui là Storia Naturale, e singolarmente 
T Ittologia va già debitrice di alcune interessanti sco- 
perte 9 gli comunicai i miei dubbj sul proposito, e ne 
ebbi gentilmente in risposta la seguente lettera 9 che 
conferma le mie conghietture 9 e che riporto qui in 
originale. 

Je mempresse avant mon depari, egli mi scrive, 
de vqus trasmettre par éerit te resultai de notre der- 
niere conversation sur le Poisson* que le Dalmat nom- 
use ScARO. he poisson connu des ancien* sous le nom 
de Scarusj et donjt porle PUnecomme d'un poisson 
tres delicata n est p'oint une espece du gerire Scarti* 
de Linné ; la descriptionj que Pttne en donne j falt voir 
cLurement* quU n appartieni pas mime a la famitte 
des Ldbroides ; ette porte a croire* camme le dtt Coti- 
vier (Regn. Animai, voi. 2. pag. 267.) que e 3 est 
vose espece de Spara** dont la chiar stirpasse toujours 
de beaueoup en deKcatesse ceUe des Lahres. Et Saint 
Jerome di*ant* que ce poisson est un des morceaux le 
plus friant* ce que le Daknatien* attribuent partii**- . 
Hèrement a la Pancette * ou region abdominale* je m 9 &- 
zwdcrài de dire d'apre* eètte derniere àssertion* qjme 
r? pobson diit parvenir a d n s grande* dimensions, cet~ 



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227 

te parti* (Pancetta) itant trop peu veUtmineuse pour 
qu on y fosse attention* lorsque Veepèee est trop pe- 
tite; et par eonsequent il ne peut pas étre un des 
Score* de* NaturaUéte** qui soni ordmairement peu 
consideratici j d'aprì* lo première os*ertion s que il est 
probabUj que le poinon justement estimi 9 et conno a 
Sebenico sous le nom de Dentale della Corona, et que 
Von prend rncore don* le canal de Catturo* a la No* 
renta (si aggiunga anche fra le isole, e pressò il con- 
tinente della provincia di Ragusa) ef mix DardaneUes * 
est eeluij que vante Su Jerome j la téte* et la region 
ab dominale en étant recherehées des Goumands* Ce 
poissonj que Mr. Nardi regardq comme une rareté du 
Sparus Dentex L», me paroit devoir eonstituer une espe- 
te propre* a la quelle je propose le nom de Dentex 
Regali s. Cuvier (loc cifc) onore, malgré Vassertion 
de IbfmesquemSehmaltz (Indice d' litologia Siciliana 
Palermo 1810.) quaucune espece du Genre Scarne se 
trame don* le Mediterranée, E* effel je noi jamais 
fremè j queiqu'il y dt dejk dnq tm*> que je sui* oc- 
eupé a vtsiter tant la mer Adriatìque* que lo mer J#e- 
diierranée. Bisso nen fall point de tout mention dans 
son ouvrage sur le* principale* production* de V Euro- 
pe meridionale» Le poisson que Von nomme a Raguse 
Scarno j oì* Scanno est le Sphyraena SpeU Lae. (Edo* 
$phyraena Linn,), Voila, Monsieur* ce que je poi* 
trotti dire de cet ùitéressant poisson j si don* le court 
de, me* voyage* je parviens a reunir des donnees plus 
certame* o ce segete je itoti* le* com snum queroL JEn- 
tretemp* recevet Vassuranee de lo porfidte considera* 



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228 
Itoti, avee la quelle je ai l'honnetir d'étre. Or dunque, 
o vogliasi intendere per il pesce Scaro di S« Girola- 
mo quello, che in oggi conosciamo sotto il nome di 
Scafami (1), o Scanno, o il Dentale, e l'Orata della Co- 
rona; la qual cosa sembra molto ragionevole* sarà sem- 
pre vero 9 che questi pesci essendo in tutto l'Adriatico 
proprj soltanto delle acque tra le isole , e il littorale 
Dalmatico, si pub dare con ciò una giusta spiegazio- 
ne alle parole del testo del Santo :. Apud no* Atta* 
' jfWj et FiceduLtj Mullusj, et Scarti* tp deliciis cont- 
putatur, ed avere una prova di più per riconoscere 
Dalmata il Santo Dottore. 



(i) I signori fratelli Domenico, e Gian Luca Conti die Gara- 
gru n ornamento di Traù , loro patria , in un paragrafo di lettera , 
così si esprimono : — Dopo aver esaminale le opere, che ab» 
biamo , di varj Ittiologi , desiderosi di determinare lo Scaro 
del nostro S. Girolamo ci siamo rivolti ai pratici interrogan- 
do i pescatori, e qualche marinajo di buon senso. I primi af- 
fermano , che lo Scaro si prende a Narenta , e quasi in 'ogni 
mare della Dalmazia orientale. Lo denominano Scarmo , e lo 
descrivono: testa rassomigliante a quella della così detta An- 
gusigola , becco però meno lungo , corpo simile al Mollo , 
ma meno schiacciato , del peso di libbre una , ed una e 
mezza grosso veneto , commestibile delicatissimo . — / mari» 
nai asseriscono , che lungo le coste della Barberia se ne pe- 
sca : in copia, ma di piccola mole , e che nel canale di Co- 
stantinopoli è poco comune , ma per altro grande , e fino a 
quattro libbre di peso. . . . Da quel! epoca noi pù fate abbiamo 
potuto aviere alla, nostra mensa lo Scaro, peèce erbivoro di dc- 
licatolsaport, e che meritava di essere celebrato dai Romani.* 



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229 
Ma anche le altre parole del Santo, ciok.. ^At 
in nostra provincia scelus putatur vitulos devorare pos- 
sono applicarsi agli abitanti dell'antica, e dell'odier- 
na Dalmazia. Mancanti essi di praterie, e di grassi 
pascoli non possono alimentare in quantità bestiame 
bovino. Dall'altro canto , onde coltivare a granaglie 
i loro piani chiusi , e per lo più intramezzati da 
monti sassosi, avendo .bisogno di bovi indigeni (1), 
non' è meraviglia, che abbiano creduto, e credano 
commettere in certo modo una scelleraggine degna di 
espiazione uccidendo, e mangiando quei vitelli, o gio- 
venchi, che la necessita aveva loro insegnato, ed in- 
segna à dover allevare per formarne de' buoi aratorii; 
nel che per 1' utilità dell' agricoltura del proprio pae- 
se avevano prevenuta lungo tempo • prima la legge 
promulgata a tale effetto dall' Imperator Valente. 

CAPO Vili. 

Conclusione dell'opera» 

Certamente nel trattare questa questione noi sia- 
mof andati molto più in lungo ,di quello , che ci era- 
vamo da principio proposti. Il punto principale della 



(i) Si hanno nelle regioni dell'Illirico due sorta di buoi 
atti all'aratro, quelli cioè chiamati di piano (od poljaj, che so- 
no di unghia tenera, e quelli di montagna (od Karsja) di un- 
ghia dura. L' ultima specie è quella , che in generale è adattata 
ai terreni dell'antica Dalmazia primitiva; e delle sue isole. 



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Controversia atondo stufo rutazfofte oo» altri oguaU< 
mente disputabili* e litigiosi noi mmo entrati in tan- 
te questioni, quanti orano per essere i capi del nostro 
libro. Corto egli era necessario, die essi fossero di- 
scussi, se volevamo basare il nostro giudtaio sopra 
dati, e principj sicuri. Noi lo abbiamo fitto sena* 
esserci spaventati all' aspotto dell* improba fatica, e 
dell' immenso tedio, che come inseparabile da tali di- 
scussioni ci attendeva» Noi l'abbiami fatto» Con qua»» 
le esito? Lo veggano, e lo giudichino g^i altri* In-* 
tanto è ormai tempo di aamsmnar le véle nella Aocft» 
orsa eoi ridurre qui sotto in un sol plinto di tiste 
tutto quello, ohe fa da noi qua, e là sino ad ora 
detto 9 ed esposto. 

S. Girolamo fu dunque, a parer nostro, Dal- 
mata. Eg£ stesso lo lasciò scritto; perciocché i luo- 
ghi /Ielle sue opere, dove egli parla della sua patria, 
esposti, e commentati eoa sana critica lo.danno chia- 
ramente a divedere. Infatti Y interpretazione, che ven- 
ne loro data, e confermato dalla testimonianza di 
Palladio Galata, scrittore contemporaneo, da quella 
di Geunadió, e della Chiesa Universale Romana, di 
fiochissimo posteriore alla mòrte del Santo, e dalla 
tradizione ddla nazion Dalmata, che attraverso il lun- 
go corso di 14. secoli essendosi costantemente prò» 
pagata sino alla generazione presento, tòlse, e toglie 
ogni sutterfegio aUa sognate prescrizione* La Stride» 
no di 8* Girolamo, por giudizio di •molti e gravissk 
mi autori, & la Sidrona dt tf olomeo. San Girolamo, 
che pone quella sul wrrftrte defla Dalmazia antica, e 



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231 

della Pannonia Inferiore si accorda perfettamente con 
Tolomeo, che colloca questa ne!T istesso luogo alle 
sorgenti del Tizio presso i monti Bebii. Imperciocché 
giusta i gradi di longitudine , e di latitudine assegnati 
da Agatedemone, e da Tolomeo, il sito di Sidrona ca- 
de precisamente dove S. Girolomo colloca Stridone, e 
Marco Jkf aralo Strigovo; ciò, che troviamo verificato 
nel confronto, nella interpretazione, e nel significato 
delle antiche voci Stridore, e Sidrona, derivanti dal- 
l' idioma Illirico con le recenti di Strigovo, di Sdri- 
naz, o Drinaz» Le irruzioni de' Barbari, che nel de- 
vastamento del Grande Illirico successero ai Goti , 
agli Avari, ed agli Slavi, e le rivoluzioni fisiche, a 
cui nei corso di tanti secoli andò soggetto il suolo, 
dove esisteva Stridone, ne hanno fatto aparire le stesse 
rovine, ed hanno distrutto i monumenti, die gli abi- 
tanti del luogo, per serbarne memoria, avevano più 
volte innalzati. Bla il confine della Dalmazia 9 e del- 
la Pannonia Antiaugustana , attestatoci da Strabone , 
e da S. Girolamo coli' avverbio quondam * e la tra- 
dizione conservatasi a dispetto di tante contrarietà dai 
nazionali coli 9 aver dato il nome di Gradina ( di città 
distrutta ) al luogo ove sorgeva Stridone, e coli' aver- 
vi rifabbricato dopo 4a partenza del Turco da quella 
regione in onor di S« Girolamo la Chiesa rammen- 
tatati dal Mando ci persuadono con ragione a dover 
collocare Sindone sui confini dell'antica Dalmazia, e 
della Pannonia Inferiore, e non della Superiore, che 
confinava ad Occidente colla Giapidia Dalmatica %: e 
coli' Istria. Dopo di ciò non può non apparire ai ve- 



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1 1 ■■«>■ 



ri dotti ufto sfrattò paradossò V opinione dì Paola 
Vergerlo a seniore {Panegir. Divi Hieron.), e di 
Flavio Biondo* che fecero Istriano il Santo* e quella 
di Wolfapgo Lazio* e di Melchiorre Incollerò $ che 
lo ascrissero agli Ungari; e ciò dopo dieci secoli, che 
era stato universalmente riconosciuto come Dalmata. 
E per quanto si appartiene agl'Istriani noi vedetnmoj 
che * come il Biondo aveva presi altri gravi abbagli 
nel descrivere l'Istria; così parimenti s'ingannò ri* 
conoscendo nella moderna Sdregna Istriana l'antica 
Stridone di S. Girolamo* Ignota cotesta pretesa Stri- 
dono a tutti gli antichi Geografi, che vissero prima 
del 1400., posta in un luogo infelice* e non atto a 
contenere una citta nel territorio di Capodistria in 
distanza di 30* miglia dall'Arsa* dove incominciava 
la Dalmazia, e di 40. dal limite dell'antica Panno- 
nia Superiore essa non poteva servir di confine ad 
alcuna provincia. Quindi indarno Fra Ireneo della 
Croce colla stia nuova , e immaginaria divisione di 
Dalmazia Universale* e Particolare* indarno Mariano 
Vittorio* Domenico Yallarsio, e Stellano Salagio se- 
guiti dall' Autore dei due citati Opuscoli tentarono 
di sostenere con una nuova dottrina intorno alla na- 
. tura de' confini l' ipotèsi del Biòndo ; perciocché le lo- 
ro ragioni in apparenza speciose esaminate con rigo- 
re logico si riducono a puri cavilli * essendo le inter- 
pretazioni* ed il senso* ehe danno* dei passi di S.Gi- 
rolamo allegati in conferma dei loro pensamenti af- 
fatto arbitrarli , e nulla loro suffragando l' autorità del- 
l' Arcidiacono Spalatense* e del ludo; che anzi ft- 



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353 

vomiscono ì Datatati loro frazionati < Ne punto giovò 5 
anzi piuttosto nocque non poco alla causa degl'Istria* 
ni T essersi sostenuto dagli Irenei , e dai Pii de Ru- 
beis, dagli Enrichi Palladn, e da altri , che la citta 
di Standone era una povera villa > dove il Santo na- 
cque da una misera oscura famiglia; che esso, stan- 
te la vicinanza di Sdregna ad Aquileja, fa battezza- 
to, ed educato in quella citta; e che coinè Diocesano 
del suo Vescovo Valeriano, e come soggetto al Go- 
verno civile di quella provincia perciò si faceva pa- 
triota di quei distinti personaggi Aquilejesi, coi qua- 
li aveva contrato amicizia, ed a cui raccomandò poi 
la propria sorella. Imperciocché noi abbiamo fatto 
vedere* che Standone fa un'illustre città, essendo sta- 
ta decorata di sede Vescovile; che il Santo educato 
prima nella sua patria, e quindi in Roma da adulto 
ricevette in Roma stessa il Battesimo, e non in Aqui- 
leja} e che le sue, amicizie cogli Aquilejesi non fu- 
rono l'effetto di alcuna sua dipendenza dalla citta di 
Aquileja, ma l'opera puramente di quelle combinazio- 
ni, per cui 1* uomo contrae delle relazioni amiche- 
voli nei luoghi, per dove passa, e dove soggiorna» 
Nulla parimenti giovarono alla loro causa colla sco- 
perta della casa > e dèi sepolcro di Eusebio Padre 
di S. Girolamo fatta nota dall' istesso Biondo , e poi 
sostenuta da Ireneo* e 4al Tommasini con maravi- 
gitosi racconti in favore di Sdregna* Imperciocché 
tutto è supposizione, e chimera * non potendosi da 
.tante loro asserzioni su questi* ed altri punti indica- 
ti f e già discussi ricavare il miniai? principio di prò- 



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254 

va diretta in conferma di ciò 5 che gratuitamente van- 
ne tfpàtiriaùdoi Finalmente nel prendere in disamina 
gli argomenti, che apportano gli Ungdri in feroce del 
loro SrinoVar, abbiamo dimostrato, -che il Salito non 
ha potato aver quivi i som natali* Le ragioni* che 
allega V Incorro , sono affatto puerili, come quelle, 
che ftverieeono ugualmente la emsa dei Dàlmati, e 
quella dégV Istriani. Parve allo Schonleben d'averle 
rena forti* e valevoli per mezzo dell' antica geografia 
della Paulonia; ma certamente egli ndn arrivò, co- 
me avrebbe dovuto, a dimostrare* che V antica Dal- 
mazia a 1 tempi di S. Girolamo era «stèsa sino alla 
Univa; motivo per cui forse in ultimo aderì al par- 
tito degl'istriani. Molti in appresso si accinsero a di- 
fèndere gli Ungari , fra i quali assai si distinsero lo 
StiltingcJ, ed il Coleti. Loro scopo fa pute di pro- 
vare, che la Dalmazia sotto Augusto realmente giun- 
geva col suo eeftfine sino alla Brava; ma la testi- 
monianza di Dione Cassio, a cui unicamente essi si ap- 
poggiano, non essendo quale dovrebbe essere, meri- 
tamente viene rigettata. Bla noi abbiamo provato col- 
r autorità di moltt scrittori, i quali si successero a vi- 
cenda nel corso di sei secoli, che la Dalmazia, pro- 
lungato sotto Augusto il suo confine settentrionale dai 
Bcbii rfla sponda della Sava, lo Conservò, e manten- 
ne intatto due secoli dopo la morte -di S. Girolamo, 
cioè dino al 600. dell'era volgare. Dal che grata- 
mente abbiamo conchiuso cóntro lo Stiltingo , ed il 
Cole ti, che essendovi stata l'intiera provincia della 
Savia fra il fiume Sava, e la Drava, lo Srinovar , 



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235 

o sia la pretesa Striderne Ungarese, che giace sopra 
quest'ultimo fiume, restava più di 80. miglia lontano 
dal limite della Dalmazia , e che non Scendo perciò 
tipnfine fra le due provincie, come lo faceva la vera 
Stridone^ al dir di S. Girolamo 1 Dalmatiae quondam 
Pannoniaeque confiniwn futi* gli Ungari non poteva- 
no jn alcun modo attribuirla a se stessi» Avendo fe- 
ralmente il citato Anonimo Greco ascritta la citta di 
Stradone come sede Vescovile alla provincia della 
Pannonia, ed il Cellario avendone abbracciato il sen- 
thnehio, noi ne abbiamo dimostrata a lungo 1* incom- 
patibilità, ed insussistenza; talché per niun titolo la 
citta di Stridone spettante alla Dalmazia dee essere 
annoverata fra le citta Pannoniche. 

E qui noi ponghiamo fine alla nostra disputa 
con una riflessione, ed è , che lo fitiltingo , ed il Co- 
leti scrivendo per gli Ungari maggiormente giova- 
rono alla causa dei Dalmati, che a quella dei loro 
Clienti. Imperciocché essi non poterono avvicinare in 
alcuna maniera la Sava confine della Dalmazia alle 
sponde della Drava impediti dalla provincia della Sa- 
via, che disgiunge questi due fiumi: è però nulla 
conclusero in favor degli Ungari; ma avendo dovuto 
combattere nel tempo stesso contro i fautori dell'Istria 
loro awersarj lo fecero con tale abilità e bravura, 
che i Dàlmati non potrebbero saperne loro abbastan- 
za buon grado. 

Tolle caput tanto gens Dalmata dve superba j 
Afre Ubi finitimae sit metus invidine. 

U. A. 



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INDICE 

ve' capi e belle materie, contenute 
in ciascun libro. 

LIBRO L 

CAPO I. & Girolamo fa se stesso Dalmata j testi- 
monianze di scrittori contemporanei * e della Chiesa 
Romana j tradizione popolare» pag. 1. 

CAPO IL Prove geografiche j la Stridone di &Giro- 
lamo e la Sidrona di Tolomeo j sua posizione, p. 14. 

CAPO III. Se dall' ignorarsi U sito preciso di Sin- 
done nella Dalmazia ne segua* che S. Girolamo 
non debba farsi Dalmata, p. 22. 

CAPO IV. Confronto degli antichi nomi di Stridone* 
e di Sidrona coi recenti di Strigovo* e di Sdrìnazj 
loro significato, p. 29. 

CAPO V. Idea dell 9 Illirico j confini della Dalmazia 
prima j e dopo Augusto, p. 57. 

CAPO VI. S. Girolamo colT avverbio quondam alluse 
ai confini della Dalmazia 3 e delia Pamwnia pri- 
ma di Augusto, p. 43. 

CAPO VII. Dell'epoca della caduta di Stridane* e 
della prima calata de' Goti in Italia, p. $0. 



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238 

UBRO U. 

CAPO L Della pretesa Sbidone Istriana* Flavio 
Biondo ne e io scopritore* guai conio debba far* 
si della sua autorità p. 61. 

CAPO IL abbagli di Flavio Biondo nel descrivere 
V Istria, p. 66* 

CAPO III. Abbagli del Biondo nel prendere la mo- 
derna Sdrigna dell'Istria per V antica Stridono della 
Dalmazia* p. 73. 

CAPO IV, Abbagli del Biondo nelf interpretare i te- 
4ti di & Ginolvm. f . 78. 

CAPO V. Racemi di Girnomo Filippo Tommasini 
itOorm a Sdregna* p. 8S. 

(ZAPO Yì» Opinione dell Arcidiacono Tommaso, e 
delJjueioj essi non parteggiano per gl'Istriani* p. 90. 

CAPO VII» DdeonfinedeUa Patmonia coli 9 Istria, p. 94. 

CAPO VIII. iV» w *>/***#* di Fra Ireneo della 
Ifooe sutta Dalmsmaj si confida p. 109* 

CAPO IX* -^ftne ragioni in conferma delia pretesa 
. Dalmazia Universale j ci confutano, p. |tì8. 

tigna #/. 

CAPO I. Magioni di Mariano nitori* in favore della 
Stridane Istriana; si confidano, p. |4& 

CAPO II» AUre sragioni oontno Mariano Vittorio* ed 
i savi sognati, p. 124» 

CAPO IIL Opinione del SaUgìo seguita da altri Scrii- 



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23» 
lori intorno òlla natura de 9 confini j si confuta- 
no, p. 129. 

CAPO IT. Confronto di tre pam di S. Girolamo j 
essi non provano V esposta dottrina intorno «I ton- 
fine deW Istria colla Dalmazia* e Pannonia. p. 196* 

CAPO ▼• Stridane* patria di S. Girolamo -non fu 
Villaggio* o Castello* ma illustre Città Vescovi» 
le. p. 141* 

CAPO TI. S. Girolamo non fu di villereccia* o vol- 
gare stirpe* ma d'illustre* e nobile famiglia, p. 149* 

CAPO VII. Prove dirette della nobiltà di S. Giro- 
lamo, p. 154. 

CAPO Vili. & Girolamo ricevette il Battesimo in 
Roma* e non in Aguileja p. 161 

CAPO IX." AUré difficolta di Ireneo* e di Enrico 
Palladio sul battesimo, di S. Girolamo j si confu- 
tano, p. 168. 

LIBRO IV. 

CAPO I. S. Girolamo non fu Pannane* od Ungaro* 9 
ragioni di Melchiorre Incofferroj si confutano, p. 1 73. 

CAPO II* Ragioni di Lodovico Schonleben iti favo- 
re degli Ungarij si confutano. j>.i7 8. 

CAPO III. La Dalmazia conservò intatte sino al se- 
sto secolo di Cristo i confini assegnatile da Augu- 
sto. -$. 188. 

CAPO IT. Stridane come Citta Vescovile non ap- 
tenne alla Pannonia. p. 194. 



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240 

CAPO V. Degli amici di 8. Girolamo nativi ài AqttU 
leja p. 203. 

CAPO VL Altre cagioni delle conoscenze* ed ami- 
cizie del Santo cogli Aquilejesi* p 9 213. 

CAPO VII. Esame di un passo di & Girolamo* 
esso allude alla Dalmazia* provincia del San* 
io. p. 121. , 

CAPO TUL Conclusione dell'opera p 9 229« 



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-' V 



ELENCO DE' SIGNORI ASSOCIATI 

A QUEST'OPERA 



AVVERTENZA. 



' I nomi dèi sigg. Associati, che tuttora mancano in questo 
elenco , se arriveranno a tempo, si metteranno in un foglio di 
supplemento. Così Teditore daià a conoscere la propria vico* 
noscenza a chi avrà favorita t edizione di a uè sta opera. 



***** 



Ajlacevich Rey. D. Gregorio Professore di Grama* 
fica nelT !• R. Ginnasio di Spalato* 

Alberti (degli) Gian-Lorenzo Vice-Direttore dell'I. & 
Ginnasio di Spalato. 

Alberimi Illustrissimo e' Reverendissimo Monsignore 
Benigno Vescovo di Scatari. 

Allegretti Rev. D. Bartolommeo I. R, Direttore delle 
Scuole Elementari di Lésina. 

Andrych Giacomo Possidente di Curzola* 

Antunovich Rev. P. Celestino de' MM. OO. Cattare 

Appendini Urbano Sacerdote delle Scuole pie Diret- 
tore dell'I. R. Liceo Convitto in Zara. 

Arbànas Rev. D. Nicolò I. R. Direttore delle Scuole 
Elementari di Ragusa. 

Arneri Riagio I. R. Consigliere di Appello in Zara, 

Arneri Girolamo Possidente. Curzola. 

Aver Pietro maestro delle Scuole Elementari di Lesina* 
16 



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242 

B 

Baccich Rev. D. Francesco Mansionario dell' ex-Cat- 
tedrale di Curzola» 

Baccotich Stefano Maestro delle Scuole Elementari di 
Sebenico» , . 

Pallarin Gian-Paolo h R» Console Austriaco a Sentiri. 

Ballovich Andrea, I. R» Controllore doganale a Cab» 
taro» 

Ballovich Reverendo»» D. Vincenzo Canonico Peni- 
tenziere» ed Abb. della Collegiata di Cattaro» 

Barbieri Domenico-Biagio I» R» Pretore a Lesina» 

Barbieri Francesco I» R» Maestro Postale a Tran. 

Barbieri D» Steflano Alunno presso TLR» Liceo-Con- 
vitto e Studente di Umanità in Zara» 

BarissicblUnstriss* eReverendiss» Monsis» Gabriele Ve- 
scovo di Alessio, Visitatore Apostolico della Ser- 
via» Bulgaria» Albania eoe» eec» Ragusa» 

Bartulovich Puovick Giuseppe Podestà a Macarsca. 

Bassa Reverendiss» D. Dojmo Canonico Decana della 
Cattedrale di Spalato. 

Benvenuti (di) Angelo Dottore in Legge, I» R» Con- 
sigliere di Governo 5 Procuratore Camerale» e 
Membro Onorario dell' L R» Società Agraria di 
Lubiana» Zara» 

Bersa Giuseppe Preside dell' L R» Tribunale di Spa- 
lato» 

Bervaldi GeKneo Pietro Dott. in Legge» Zara»Cop» 2» 

Bettio Abb. Pietro Membro dell'Ateneo Veneto I»IL 
Bibliotecario di S» Marco in Venezia» 

Boglicb Giuseppe I» R» Deputato Sanitario a Cittn- 
veeebia» 

fionda (di) Marino Orsato Cavaliere di S» Sh forno, 
e Ciambellano di S» M» 1» R* A. Ragusa» Cop»2» 



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245 

Bordini Illustri** e Reverendi*». Monsig. Filippo Ve- 
scovo di Sebenico. Copie 2* 

Bonaldo Reverendiss. D. Francesco Canon, della Cat- 
tedrale, e Direttore delle Pie Scuole di Chioda. 

Borzatti de Lowenstern Girolamo Possidente. Cherso. 

Sorelli (di) Francesco possidente. Zara* 

Boschi Reverendiss* D. Gregorio Canonico Parroco 
di Curzola. 

Boxich Giorgio L R. Consigli, d'Appello in Venezia. 

Bdtner Rev. D. Antonio Professore di Gramatica nel- 
TI. R. Ginnasio di Spalato. 

Botteri Giammaria Chierico prolesso delle Scuole Pie. 
Zara. 

Bottiza Rev* D. Andrea Cappellano Curato di Vernik. 
Curzola. 

Rottura Rev. D. Pietro Professore di Filosofia teore- 
tica, e pratica nell'I. R. Liceo di Zara. 

Bozzoli Ber. D. Annibale Segretario presso l'I. R. 
Ispettorato Generale delle Scuole Elementari in 
Venezia. 

Boxiekieviek Lorenzo. Zara. 

Brambilla Agostino Professore di Umanità nell'I. R. 
Ginnasio di Zara. 

Bronich P. Girolamo AL O. Zara. 

Brosovich Giovanni Professore di Umanità nelT L IL 
Ginnasio di, Spalato. 

Buratti Vincenzo Aggiunto presso 1' I. R. Pretura di 
Rnin. 

Burick Rev. P« Andrea dei MM. OO. Parroco di 
Verlicca. 

Burick Domenico possidente. Tran* 

Busnardi Rev. D. Marco mansionario della Metropo- 
litana, ed Economo del Seminario Arcivescovile di 
Zara. 

Buxa Reveradiss. D. Giorgio-Antonio Arcipr. Pàiw 
roco e Vicario di Pago. 



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244 



Calogera Francesco } .j .. * % 

r , ° . v > possidenti* Curzola. 

Calogeri Vincenzo \ r 

Calvi Giacomo . I* R. Consigliere del Tribunale di Ra- 
gusa. 

Campst Reverendiss. D. Giorgio Can. della Cattedrale, 
di Ragusa. 

Candido Paolo Assistente alla Ricevitoria Doganale* 
Zara* • 

Capor Matteo Possidente. Curzola. 

Capogrosso (di) Vincenzo I. R. Colonello della Forza 
Territoriale. Spalato. 

Caranton Giovanni I. R» Segretario di Governo. Zara. 

Carlesi Nicolò Possidente. Curzola. 

Carrara Rev. D. Spiridione Professore Supplente di 
Religione nell'I. R. Liceo, e Spirituale dell'I. 
R. Convitto di Zara. 

Carrara D.Francesco Studente di Teologia, ed Alun- 
no ilei Seminario Arcivescovile di Zara. ' 

Carstulovich Rev. D. Giovanni Professore di Umanità 
nell'I. R. Ginnasio di Spalato. 

Carstulovich D. Luigi Studente di Teologia, Alunno del 
Seminario Arcivescovile di Zara. 

Casotti (di) Bfarco possidente. Trai). 

Castelli Dottor Luca I. R. Fisico- Circolare* Spalato. 

Cavanis Conti (di) fratelli Sacerdoti in Venezia. 

Cernizza Cesare membro della Commissione di Pub- 
blica Beneficenza a Zara* 

Cbiprich Reverendiss. D. Marino Canonico Decano 
della Cattedrale di Ragusa. 

Chiprich Rev. D. Antonio Parroco di Canna. Ragusa. 

Ghjulich'Rev. P. Innocenzo Lettore Teologo e Crono- 
v logo dei MM. OO. a Ragusa. 



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245 

Gobarnich Reverendiss. D. Giuseppe Prefetto dell' I. R. 
Ginnasio, e Can. Onorario della Cattedrale di 
Spalato* 

Gippico Rev. D. Giuseppe Catechista nell'I. R. Gin- 
nasio di Spalato» 

Colludrovich Giovanni Segretario dell' I. R. Intendenza 
delle Finanze in Zara* 

Colombo Rev. D. Angelo. Ragusa. 

Columbis Dottor Giacomo Avvocato a Cherso. 

Corponese (di) Marino possidente. Zara. 

d 

Da Gemona Rev. P. Giacomo Cappuccino Superiore 
dell'Ospizio a Castelnuovo. 

JDedich Giovanni Scrittore presso FLR. Pretura di 
Macarsca. 

Depolo Glicerio Sacerdote delle Scuole Pie a Ragusa. 

Depolo Antonio quondam Giovanni. Curzola. 

Dimitri Demetrio Chirurgo. Curzola. 

Disecco Giovanni Vice-Console delle Due Sicilie. Le- 
sina. 

Dobrauz .Pietro maestra delle Scuole Elementari, e di 
calligrafia nell'I. IL Ginnasio di Ragusa. 

Dorcich Dottor Francesco a Cherso. 

Drago (di) Vincenzo L R. Pretore di Traù. 

Drasicb Reverendiss. D. Antonio Canonico Onora- 
rio. Spalato. 

Dubovich Rev. D. 'Matteo Parroco di Pitve. Lesina. 

Dudan Reverenda Blonsig. D. Marco Can. Preposta», 
. , Rettore del Seminario Vescovile, e Vicario Ge- 
nerale a Spalato. 



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S4S 



Fabiani Rev. D. Pietro Parroco di Vranielu Lesina. 
Fabianich Rev. D. Giorgio Cooperatore Arctpretale 

a Pago* 
Fabianich Fr. Donato M. O. Uditore di Filosofia 

nell'I. R. liceo di Zara* 
Fantella Rev. D. Marino Cooperatore Parrocchiale a 

Lagosta. Ratafià* 
Fantella D. Nicolò Studente di Teologia , ed Alunno 

del Seminario Arcivescovile di Zara* 
Ferrari (di) Latus Rev* D. Matteo di Arbe. 
Ferretich Rev* D. Giovanna» Verbeoieo. Veglia» 
Filippi Doti» Gian-Giuseppe Avvocato in Zara. Cop.2. 
Filippi Rev. P. Vincenzo Lettore di Teologìa dei MMU 

OOL a Corsola. 
Fortis Rev. D. Giuseppe. Tran. 
Fortis Natale Cancelliere presso IL R. Pretore di 

Tran. 
Franceschi De Giovanni Studente di Teologia, ed Alun- 
ne del Seminario Arcivescovile di Zara* 



G 



Gaghich (di) Cavaliere Geremia addétto al servizio 

del Collegio & Su IL I 1 Imperatore di tatto le 

Russie > e mo Conaolo a Raglia* 
Gamalin Re* IL Nke» Parroco di Gelsa. Lesina. 
Garagnin (di) Gio. Luca Cavaliere detta Corona di 

Ferro. Traù. 
Garagnin (di) Domenico Possidente. Traù. 
Garzetti Dottor Antonio Consigliere d'Appello in Ve* 

nezia. 



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247 

Selinich Rev. D. Matteo Parroco di Dal* Lesina* 

Gergich Luca Proto-Maestro presso IX R. Caposcuola 
in Cherso* 

Gerichievich Rev. D. Vincenzo, Parroco di Kiarra* 
Curzola* * 

Ghetaldi (di) Biagio Gambettano di S. 91. I. R.A. 
ed L R. Consigl. di Governo a Zara. Per copie 2. 

Ghetaldi (di) Matteo Alunno dell' L R. Convitto, e 
Studente di Umanità* Zara» 

Giani Giuseppe Geometra Catastale* Zara. 

Giaxich Dott. Nicolò L R* Consigi* di Governo, Zara. 

Girardi Rev* D* Francesco Maestro priv* appr* Gin- 
nasiale in Sebenico. 

Giunto Alessandro Possidente a Curzola* 

Giuppanovich 1). Matteo Uditore di Filosofia, ed Alun- 
no del Seminario Arcivescovile di Zara* 

Giuriceo Illustriss* e Reverendissimo Monsig. Antonio 
I* R. Consigliere di Governo, e Vescovo di Ra- 
gusa. Per copie 2, 

Giuriceo Rqv* D. Francesco* Ragusa. 

Giuriceo Nicolò Alunno dell'I* R. Convitto; e Stu- 
dente di Umanità* Zara* 

Gosetti Girolamo LR* ControlloreDoganale a Ragusa* 

Gosetti Giacomo Alunno di Concetto presso l'L R. 
Magistrato in Venezia. . 

Graziani Angiola nata Picciolati. Venezia* 

Grisogono (di) Francesco I* R* Ricevitore Doganale 
a Ragusa* 

Guglielmi Rev* D* Lmgi Candidato per la suprema 
laurea della Sacra Teologia, e Professore di Sto- 
ria Ecclesiastica, e di diritto Canonico nel Semi- 
nario Arcivescovile di Zara* 

Guglielmi Rev* D. Giuseppe Amministratore della Par- 
rocchia di Comisa a Lissa. 

Guglielmi Vincenzo Uditore di Filosofia nell'I. R. 
Liceo di Zara* 



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^^SSSiwmffSmm^ 



«48 

Guina Reverendiss. D. Silvestro Dótt. in Teologia Can. 

detta Cattedrale di Spalato. 
Giurato Rcv. D. Gio: Pro-Cancelliere Arcivesc Zara» 



Ivacich II» D. Steffano Professore d'Umanità nell'I. 
R. Ginnasio di Zara. 

Ivanissevich Dottor Gio: Antonio Avvocato. Curzola. 

Ivanissevich Gio. Antonio Maestro delle Scuole Eie* 
mentali di Ragusa* 

Ivanovich Giuseppe Possidente* Cattaro. 

Ivcevich Rev. D.Vincenzo Catechista delle Scuole Eie* 
mentali di Spalato* 

I vieti Steffano Maestro delle Scuole Elementari di Ra- 
gusa. 

K 

Kragtievich IDustriss. e Reverendiss. Rlonsig. Rene» 
detto Vescovo Greco in pensione a Venezia. 

Krismann Giovanni Impiegato presso IX R. Ragione- 
ria Provinciale. Zara. 

Kreckich Giovanni Battista Computista presso V I. R. 
Ragioneria Provinciale. Zara* 



Xiepopilli Giovanni Attuario politico a Spalato. 
.Xovrovicli Demetrio Possidente a Cursola. 

Lovrovich Giovanni idem. 

Lubin Reverendiss. B. Antonio Canonico a Traù. 

Lubin D. Antonio Uditore di Teologia nel Semina» 
rio* Patriarcale di Venezia. 



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949 
Lupi Rev. D. Pietro Cappellano Curato del Borgo 
Pille. Ragusa» 

M 

Macchiedo Dottor Girolamo Avvocato in Lesina. 

Manger Rev. D. Pietro Professore di Religione nel 
Seminario Vescovile di Spalato» 

Jttaniago Conte (di) Pietro Cavaliere di terza Classe 
del reg. Ordine Austriaco della Corona di Feri- 
rò, Membro dell'Ateneo , e Socio dell' Accademia 
di belle Arti, ed I. R» Consigliere <\i Governo a 
Venezia. 

Mardessìch D. Antonio Studente nell'I» R» Liceo di 
Zara» . 

Jttarchesi Agostino Studente di Umanità nelT L R» 
Ginnasio di Zara» 

Marchesi Vincenzo Chirurgo maggiore nella. Divisio- 
ne della Sfarina di Guerra. Zara» 

Marcovich Molto Rever» Padre Ambrogio Ministro 
Provinciale de'MM. 00» Ragusa. 

Mariani D. Giacomo Studente di Teologia, ed Alunno 
del Seminario Arcivescovile di Zara» . 

Marini Gio; Battista Sacerdote delle Scuole Pie. Ra- 
gusa. 

Marinovich Molto Rev. Pad» Antonio Segretario del- 
la Provincia di S» Girolamo in Dalmazia» 

Marinovich Antonio» Sebenico» 

Marincovich Dottor Antonio» Lesina» 

tyfaslach Molto Rev» Padre Angelo Lettore di Filo- 
sofia e Teologia, Vicario generale dei PP. Pre- 
dicatori» „ Ragusa» 

Massimo Rev. P. Antonio Guardiano dei PP» Conven- 
tuali. Spalato. 

Matcovich Rever» D» Andrea Parroco di Antivàri. 

Mazzanovich Reverendiss. D. Luigi Cam» a Tran» 



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*90 

Mercussich Rev.D. AnL GooperaL Arc^pr. a Macarsca» 

Mercussich Rev. D* Casimiro. Zara. 

Mestameli Rev. D. Giorgio. Pago* 

Mestrovich D. Simone Stud. di Filosofia ed AUun- 
no del Convitto di Zara. 

Miaglicvieh Rev. Pad* Ghia. Domenicano. Sebenico. 

Michakvich Molto Rev* Padre Benedetto Befinitore 
generale del terzo Ordine di S. Francesco, ex- 
Provinciale, e Professore detta lingua Illirica an- 
tica, e della Dalmata volgare nel Seminario Ar* 
chrescovile di Zara. 

Mttcovich Rèverendiss. Monsig. D. Pietro Can. Pre- 
posito , e Vicario generale a Ragusa. 

Milcovicb Matteo Attuario presso V I. R. Pretura di 
Spalato. 

Milleta Rev. D. Pasquale Parroco a S. Croce. Se* 
benico. 

Millich Francesco Uffiziale di Cassa allaTesor.di Zara. 

Miossich IUustriss. e Rèverendiss. Monsig. Paolo Ge- 
mente Vescovo di Spalato. 

Monico Illustriss. e Rèverendiss. Monsig. Jacopo Pri- 
mate della Dalmazia. Metropolita dell'Istria ecce. 
Gran Dignitario, e Cappellano della Corona di 
Ferro dei Regno Lombardo- Veneto, e Patriarca 
di Venezia. Per copie 2. 

Meschini Rèverendiss. D. Gio: Antonio Socio del- 
l' Accademia delle belle Arti, e dell'Ateneo di 
Venezia, Vice-Direttóre nel Seminario, e Cano- 
nico nella Chiesa Patriacale di Venezia. 

Muzio Rèverendiss. Can. D. Nicolò Parroco, e Deca» 
no in Nona- 

N 

Nani Girolamo I. R. Consigliere di Governo, e Capi- 
tano Circolare a Spalato. 



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sai 

Novak IHustriss. e Reverendi*». Monsignor Giuseppi 
Francesco Metropofita di tutta la Dalmazia, ed 
Arcivescovo d? Zara* 

Novak Venceslao Professore di Gramatica nelTL R, 
Ginnasio di Zara* 

Novacovich Antonio Cancelliere presso 1*1. R. Preta- 
ra di Zara* 

Nutrizio. (di) Giuseppe Possidente* Tran* 

o 

Orefici (nobile degli) Sua Ecc. Dott* Francesco Con* 
sigKere intimo, e Presidente generale di Appello 
a Venezia* 

Ostaich Reverendiss. D* Girolamo Canonico della 
Cattedrale di Lesina* 

Ostoich Nicolò Possidente a Curzobu 



Paluscovieh Re?. D* Marino ex-Parroco. Ragusa* 

Parma (di) Giulio Possidente. Zara* 

Paulinovich Reverendiss* D* Lorenzo Canonico a 
Maearsca* 

Paulovich Matteo Alunno presso l'L Rag* Confitto, 
ed Uditore di Filosofia nel Liceo di Zara* 

Pavicich Rev* D* Domenico Cooperatore di Sfirze 
a Lesina* % 

Pavicich Rev. D* Tommaso Parroco di Bogomigiie a 
Lesina* 

Pavicich Rewr. D. Andrea Parroco di Grabie. Le- 
sina* 

Petris Reverendiss* tì* Giuseppe Canonico Provica- 
rio, ed Ispettore Distrettuale scolastico. Ghetto. 

Petris Rever. D. Cosmo Parroco di Caisoks Cherao. 



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252 

Petris Giuseppe Maria Chierico delle Scade Pie, lidi* 
, tare di Filosofia nel Liceo di Zara. 

Pellegrini (di) Dottor Cesqre Medico* Curzola» 

Pellegrini Nicolò Farmacista» Spalato. 

Perich Reverendiss. D. Nicolò Canonico della Cat- 
tedrale di Ragusa. 

Petcovich D. Marco Uditore di Filosofia nel Liceo di 
Zara. . 

Pinizza Rev. P. Bonaventura Superiore dei PP. Con- 
ventuali. Sebenico.. 

Pitarevich D. Gio: Uditore di Filosofia, ed Alunno 

nel Seminario Arcivescovile di Zara. 
- Plancich Reverendiss.D. Giorgio L R. Ispettore ge- 
nerale delle Scuole Elementari nelle Provincie 
Tenete. Con» 4. 

Plancich Rev. B. Matteo Parroco di Cittavecchia. 

Plancich Giorgietto. Zara. 

Plencovich Dottor Paolo I. R Pretore di Macarsca. 

Politeo Giovanni Possidente. Curzola. 

Pufflias Rev. D. Giovanni. Spalato. 

PuUich D. Giorgio Alunno presso V I.R. Convitto, ed 
Uditore di Filosofia nel Liceo di Zara. 

R 

Raccamarich Rev. D. Giovanni. Pago. 

Raffaeli! Reverendiss. Monsignor Giuseppe Canonico 
Primicerio della Cattedrale di Lesina, e Vicario 
generale. ' r 

Raffaelli Giovanni Alunno di Cancelleria presso TI. R. 
Governo» Zara. 

Raffaelli Reverendiss. D. Pietro Dottore in Teologia 9 
e Canonico Decano della Cattedrale di Cattaro. 

RajachsicbIDustriss. e Reverendiss* Monsig. Gius. Ve- 
scovo Greco della Dalmazia, ed Istria. Sebenico. 

Resti Michele Vice-Serdaro. Traìi. 



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255 

Rinaldi Teobaldo Alunno dell' I- R. Convitto, ed Udi- 
tore di Filosofia nel Liceo di Zara* 

Bocci Rev. D. Luca Ragusa. 

Roncalli Carlo Cancelliere presso l'I.R. Pretura della 
Brazza. 

Rosani Reverendiss. Padre Gio: Battista • Procurato- 
re generale delle Scuole Pie* Roma. 

Rosnati Dottor Giuseppe Domenico I. R. Consigliere 
dì Appello a Venezia. 

Rossi Antonio Alunno presso 1' I. R.* Pretura di Ma* 
carsca. 

Rubrizius Giuseppe I. R» Deputato Sanitario a Ra- 
gusa. 

s 

Santich Rev. D. Matteo I. R. Ispettore delle Scuole 
Elementari in Dalmazia. 

Scacoz Illustriss. e Reverendiss. Monsignor Giovanni 
. Vescovo di Lesina Commendatore dell' Ordine 
Imperiale Austriaco di Leopoldo. 

Scarich Rev. D. Gio: Matteo Dottore in Sacra Teo- 
logia, e Professore dello studio biblico del vec- 
chio Testamento , e dei dialetti Orientali nel Se- 
minario Arcivescovile di Zara. 

Scariza Rev. D. Lorenzo Professore di Gramatica nel- 
l'I. R, Ginnasio di Spalato. 

Scarra Gio: Antonio Maestro delle Scuole Elementa- 
tari a Lesina. 

Sceveglievich Rev. D. Giovanni Maestro delle Scuo- 
te Elementari a Cattaro. 

Scbaffarick Paolo Giuseppe P. O. Professore delle 
belle Arti a Neopianta. 

Schaller Barone (di) Ferdinando I. R. Consigliere 
di Governo, e Capitano Circolare a Ragusa. 

Scopinich D« Gio: Studente di Teologia, e Alunno 
nel Seminario Arcivescovile di Zara. 



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584 

SeHach Francesco Possidente* Zara. 

Selvàtico Conte Silvio Vice-Presidente di Appello a 

* Venezia 
Semitocolo Rev* D* Giovanni Professore di Grama- 

fica nell'I. R. Ginnasio di Ragusa. 
Serragli Luigi Negoziante a Ragusa* 
Shmmatti D. Stellano Uditore di Filosofia nell'I. R. 

Liceo di Zara. 
Sunonich D. Rinaldo. Sfirze. Lesina. 
Slormich D. Rocco Studente di Teologia ed Alunno 

nel Seminario Arcivescovile di Zara* 
Smerchinich Rev. P. Domenico Guardiano dei MM* 

OO. di Gurzola. - 
Smerchinich Francesco Negoziante a Cnrzoia* 
Smerchinich Pietro Negoziante a Corsola. 
Smoglian Rev. D. Gio: Maria Mansionario della Gal* 

tedrale di Zara. 
Stalio Luigi Maestro delle Scuole Elementari a Le- 
sina. 
Striseo Girolamo Cancelliere presso 1* I. R. Pretura 

di Gurzola. 
Supuk Alessandro Serdaro a Verlicca. Spalato. 
Sottina Rev. D. Girolamo Professore di Gramatica 

nell'I. R. Ginnasio di Zara. 



Tadich Giovanni Scrittore presso V I. R. Pretura di 
Gurzola. 

Tedeschi Valentino Maestro delle Scuole Elementa- 
ri a Macarsca. 

Toich D. Bortolo Uditore di Filosofia nell'LR. Liceo 
di Zar*. 

Toncovich Antonio. Zara. 

Torre Luca Sacerdote delle Scuole Pie. Ragusa. 



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253 

Trojanis Gio: Possidente a Gurzola. 

Tromba Gio: I* R. Commissario Circolare a -Ragusa* 

Turich Gio: Serdaro alla Rrazza* 

Tvartko Tommaso Sacerdote delle Scuole Pie. R*« 



Tvartko Gio; Attuario politico presso l'I. R* Pretura 
di Macarsca. 



u 



Ujevick Gio: Maestro delle Scuole Elementari a Ma- / 

carsca. 
Ulm Dottor Francesco I. R* Pretore a Curzola* 



Valentich Ih Nicolò Uditore di Filosofia nell'I. R* Li- 
ceo di Zara* 

Vedoa Giorgio Librajo a Venezia* Cop. 12. 

Verzotti Girolamo Scrittore presso l'I. R* Pretura di 
Curzola. 

Vidovich Demetrio Membro della Commissione Agra- 
ria a Curzola* 

VUlina Francesco Saverio Sacerdote delle Scuole Pie* 
Ragusa. 

Villiza Rev. D* Gio: Cooperatore Parrocchiale * 
Slarih* Zara* 

Vlahovich Rev* D* Giorgio Diacono Emerito, Curato 
della villa di Naplak, e Direttore delle Scuole 
Elementari di Arbc. 

Vrancovich Giacomo Maestro delle Scuole Elemen- 
tari a Macarsca. 
' Vucovich Pietro Scrittore presso Y I. R. Pretura di 
Tran. 



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sue 

z 

Zaccich Rev. D. Gio: Parroco di Sfirze. Lesina* 

Zaffiron Rev. D. Giovanni. Zara» 

Zanchi (di) Ferdinando Alunno dell'I. R. Convitto, 

e Studente di Gramatica. Zara. 
Zancovich Rev. D. Vincenzo Maestro Comunale a 

Gelsa. Lesina. 
Zannini Bartolommeo. Curzola. 
Zelgher Giuseppe Professore di Gramatica nelT h R. 

Ginnasio di Spalato. 




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APPENDICE AGLI ASSOCIATI. 



Nobile di Benvenuti Giovanni. Zara* ; 

Detterà Bartolommeo I, R. Pretore politico e YTce~ 

Direttore dèi Ginnasio di Ragusa. 
Bonacci Giorgio I. R. Ricevitore Demaniale e Can- 
tonale delta Brazza. 
Rotteri Stefano Scrittore effettivo presso VI. R. Pretura 

a Lesina. 
Bucchich Pietro Possidènte Segretario Goinàinale. 
Bulat Dottor Francesco L R» Pretore della Brazza. 
Casnacich Antonio Avvocato. Ragusa. 
Dubocovich Giorgio Parroco di Lissa. 
Gazzari Marino del fu Gìovaani Avvocato in Lesina. 
Ipsich Giovanni A-nniinistratore Pretorie, liissa. 
Pozza-Sorgo Conte Nicolò* Ragusa. 
Scarneo Dottor Tommaso Giuridico. Miluà Brazza. 
Stulli Biag'o Possidente.. Ragusa. 
Vendramini Rev. D. Michele Professore emerito del 

Ginnasio di Ragusa. 
Vulich Matteo Ricevitore Doganale a Postire. Brazza. 
Vrancovich Reverendiss. Dott. Giuseppe Maria Can. 

della Cattedrale di Lesina. 
Zamagna (Nobile di) Matteo Attuario politico alla 
Brazza* 



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V 



ERRATA 



CORRIGE 



Pàgf. 18. linea 28. giocami I 

— 17. L essendo stato] 

— 43» 1» 4. injus,no- 

menque migpravit 

— 67. 1. 4.Flanatico* 

siaus - - - - - 

— IL L 1 7. ab Istri-amne | 

— 75. 1. 22. finui " 

— 79 L 1 1 • piscumque 

testis - - - - • 
— > 106. L S. tempora 

— I17.L 7. dell'Italia, 

e detta Dalmazia -J 

— ISO. L22.novissi- 



156. 1» 5. nobile ju- 
venem -----< 
162. L 5. esegati 
172. 1. 13. credu- 
lità» saper - - -. 
201. 1. 27. retore - 
225. 1. 20. sqaamram 



fogaja 

dove essendo stato 
In jns, nomenque Dalma- 
ticum migravit 

Fanaticus sinns • # • 
ab Istro amne 
sinui. 

pisciumque, testis 

tempore. 

della Pannonia 9 e della 

Dalmazia 

novitas 

nobìlem juvènem. 
Interpreti 

crednlitas non super 
rettore 
squamraarum. \ 



h- 



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