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Full text of "Giornale Arcadico di Scienze / Lettere ed Arti"

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GIORNALE 

ARCADICO 

DI SCIENZE, LETTERE, ED ARTI 

TOMO 11. 

APRILE, MAGGIO, E GIUGNO 
MDCCCXIX. 




ROMA 

«ELLA STAMPERIA DE ROMANIS 

Con Licenza dé'Sup. 







( ('(U/vi'/ff /'//cy''f' 



LETTERATURA 



jyotizie Biografiche di Ennio Quirino Risconti compilale da 
Giovanni Labus , Membro dell' Accademia Archeologica 
di Roma; della Pontaniana di Napoli i e di molle al' 
tre Società letterarie . Milano i8i8 dai Torchi di Gio- 
vanni Giuseppe de SUif'anis . 

Le Medesime compendiate in una Iscrizione Latina dalV 
Ab. Mor celli . ibidem . 

Annales Encjclopediques redigées par A. L. Millin : An- 
née i8iS Tome a. pag. i\-ì.. ad i^^. A. Paris au Bu- 
reau des Annales Encjclopediques . 

Discorso di Dionigi Stracchi , e Canzone di Giovanni Mar-- 
chetti in onore di Ennio Quirino fisponti . Bologna 1819 
dalla Tipografia Nobili . 

Elogio non ancor pubblicato di Ennio Quirino Visconti 
Socio Onorario della Accadenda Piomana di Archeo" 
logia letto nell'adunanza del di 18 Febrajo dal Ca- 
valier Gio. Gherardo De Mossi Socio Ordinario della 
stessa Accademia , 

iMon ci dobbiamo pmito maravigliare se tanti , e 
COSI dotti uomini , quali sono il Labus , il Morcelli , 
il Millin , lo Strocchi , il Marchetti , il De Rossi si- 
ansi faticati a gara in tessere gli estremi funebri 
elogj ad Ennio Quirino Visconti , la cui acerbissi- 
ma morte fu lagrimata da tutta Europa , e partico- 
larmente da Roma che §H fu patria . Imperocché En» 
nio Quirino fu del numero di quegli Uomini che ra^ 
G. A. To. U. 1 



a Letteratura 

ro appajono sulla terra , quasi imagini della Sapien- 
za infmita del Creatore: onde avvenir doveva , che 
molti tra coloro i cpiali , dotti essendo , apprezzano la 
dottrina , o dal dolore di tanta perdila stimolati o 
mossi dal disio di accendere negli altrui petti il sa- 
gro fuoco di gloria , lui che vivo ammirato aveano 
morto piangessero , e lo additassero per esempio al- 
le presenti , e alle future generazioni . K certamen- 
te dir si può che Ennio Quirino cosi nel comincia- 
re come nel compiere di sua mortale carriera fos- 
se favoreggiato dalla fortuna: la quale da prima il 
luogo del nascimento gli elesse in questa Città che 
tiene lo scettro universale delle belle arti , e poscia 
gli fu larga di cotanto celebri Encomiatori . E sem- 
bra eh' ella soltanto di vita concedesse al dotto Mil- 
lin , quanto bastasse a scriver le lodi del nostro En- 
nio : Imperocché non appena ebbe il suo lavoro com- 
piuto , che passò di questa vita nel di 16 del tra- 
scorso mese di Agosto , 

Noi poche acque attingeremo da tante fonti : 
E siccome lo Strocchi chiuse il suo aureo discorso 
con due brevi Capitoli , dove mostrò quanto di 
accrescimento abbiano avuto le arti , e le letteie 
per opera del Visconti ; riferiremo , e V uno , e 1' al- 
tro appiè del nostro scritto , peichè giudichiamo non 
potervisi aggiunger parole , ne via toglierne senza mi- 
nuirne la bellezza . Poi daremo luogo alla Iscrizio- 
ne latina del celebre Morcelli , in che egli maravi- 
gliosaniente , siccome suole, compendiò l'opera del 
Labus già suo discepolo, e che ora l'agguaglia, o 
gli è prossimo di piccolo intervallo. Né priveremo 



^ -E. Quirino Visconti 3 

i nostri leggitori della Canzone del Marchetti tutta 
spirante amor di Patria, e tinta nell'oro del soave 
Petrarca. All'ultimo pubblicheremo il catalogo tan- 
to delle Opere che il Visconti scrisse in Roma nel- 
la sua nativa favella, quanto di quelle che per lui 
furono composte in Francia nell' idioma Francese : 
e ciò facendo siamo certi di far cosa grata alle per- 
sone scienziate : Perchè le opere di Ennio Quiiino 
sono in guisa sparse nei vari Giornali , e nelle Ope- 
re di altri Autori , che assai difficile si rende il co- 
noscerle , e il rintracciarle . Il diligentissimo Tipogra- 
fo Nicolò Bettoni Jia diliberato di pubblicarle tut- 
te in due separate edizioni , Italiana , e Francese : le 
quali sono già aspettate con desiderio , come quel- 
le , che dovrebbono riuscir perfette da ogni lato ; 
sia per lo studio dell' editore ; sia per lo conoscimen-' 
to che hanno delle due lingue i traduttori , ciò so- 
no il Ticozzi 5 e il Sergent-Marceau ; sia percliè i 
disegni delle molle tavole da incidersi in rame sa- 
ranno diretti dal Palagj valentissimo dipintore , e 1' 
incisione sarà eseguita dal Locatelli discepolo del Mor- 
ghen , e del Longhi : e molto più perchè il Gli. La- 
bus sarà regolatore della lodevole impresa , Ma là 
tornando donde siamo partili , or qui alcune cose spor- 
remo che intorno la vita di Ennio Quii ino abbiamo 
raccolte . E siccome sogliono essere a veder piace- 
voli le immagini di que' grandi che lasciaiono nio- 
rendo fama di se , abbiamo voluto die in fronte di 
questo breve ragionamento fosse posta la effigie dì 
questo nosti'O dottissimo concittadino incisa in r;ime; 
della quale i fi'atelli di lui ci sono stati cortesi , 



4 L ET TUBATURA 

E cominciando , ci gioverà ragionare alcun po- 
co della vita dì Giovan Battista Antonio Visconti , 
che fu Padre del nostro Ennio . Nacque G. B. in 
Vernazza creila Diocesi di Sarazana 1' anno i 722. da 
Marco Antonio Visconti Dottore in Medicina : E la 
famiglia di lui era assai onorevole da undici gene- 
razioni , e per parentado congiunta coi Redoani , coi 
Caratini , e coi Rezasco : i quali in quel luogo so- 
no annoverati tra primi . Questo Giovan Batista da 
un suo Parente che era Arciprete in Vernazza fu 
mandato a Roma ad altro Parente, cioè Antonio Ma- 
ria Visconti Pittore nella Scuola di Giovan Ballista 
Gauli detto // Baciccio , che assai onorò questo suo 
Discepolo , e di sua mano in tela il ritrasse . Diede 
G. B fin dalla sua prima giovinezza grandi speran- 
ze di se . Tiiiperocchè mentre ancor studiava in Ret- 
torica ristabilì l'Accademia de'Varj , della quale sois- 
se la Storia , e ne fu creato Principe l'anno xjl^i- 
E si piacque della Latina , e della Italiana Poetiia ; 
e apprese le scienze Fisiche e Mattematiche; e con 
tanto ardore diede opera alla scienza numismatica , 
che in poco di tempo fu in quella reputato, dottis- 
simo . Per lo che giunta in Roma 1' Anno 1 768 la 
lacrimevole novella dello assassinamento del Winkel- 
man fu il Visconti sustituito a lui nell' Officio di 
Commissario delle Antichità . E questo resse con mol- 
to onore . Gonciossiaché avvenne pe' suoi consigli che 
il sommo Pontefice Clemente XIV. facesse aprire mol- 
te cave di Anliciiilà , le quali fruttarono abbondc- 
T ole messe di antiche cose , e ordinasse che di mol- 



E. Quirino Visconti 5 

tissime altre si facesse acquisto , e raccolta . On» 
de ebbe origine il Museo Vaticano , grande fin dal 
primo suo nascimento ; reso poi grandissimo per la 
muniflcenza di Pio V^I. , ed ora ( per gli accrescimenti 
fatti dall' immortale nostro Pontefice ) divenuto pi'es- 
sochè immenso , quale si conveniva alla Città che eb- 
be quasi communi col soggiogato Mondo del suo va- 
sto imperio i confini , A Giovan Battista siamo pur 
debitori del discoprimento della Breccia di Cori , dell' 
Alabastro di Civitavecchia , e di quello del Monte Cirr 
eco . E per lui molto di lume si sparse sulle tene- 
Li^e della scienza Antiquaria , come è a vedersi dal- 
le sue opere , il cui Catalogo fu dato dal eh. Ab. 
Cancellieri nell' Opuscolo Sulla Statua del Discoho- 
lo Roma 1816 in 8 pag. 67. Perle quali cose la- 
sciò Giovan Battista Visconti ardentissimo desiderio 
di se quando nel 1784 ci fu da morte rapito . 

Ma fra le laudevoli opere di lui quella a me 
sembra laudevolissima di aver, non dirò generati, per- 
chè questo a tutti gli Uomini è comune , ma con sag- 
gia e rara educazione formati tai figli , che sono stati 
di onore a lui , e a questa eterna lor Patria , Madre , 
e alimentatrice di grandi ingegni. Devierei dal propo- 
sto cammino se favellar qui volessi di Filippo Aurelio , 
e di Alessandro Visconti uomini dottissimi , esperti 
di ogni maniera di belle lettere , e peritissimi nella 
scienza antiquaria , e specialmente nella Numismati- 
ca . Il mio ragionare deve aver per segno il solo Ennio 
Quirino Visconti. Questi nacque in Roma 1' anno 1751 
dal ridetto Giovan Battista Antonio Visconti , e da Oi^ 



6 Letteratura. 

sola de' Filonardi gentil donna Romana che fu da 
Giovan Battista Antonio tolta in moglie l'anno lyòo. 
E tanto ingegno , e sapere mostrò Ennio Quirino 
nella fanciullezza quanto pochi nella virilità : per 
tal modo che a tutti pareva cosa maravigliosa , Im- 
perocché dopo soli dieciotto Mesi corsi dal giorno 
del suo nascimento sapea giù tutte conoscere le let- 
tere dell' aliii\beto : E compiuto 1' anno secondo di- 
scerneva le imagini degli Imperatori Romani im- 
presse nelle Medaglie da Giidio Cesare fino a Gal- 
lieno, comecliè la piccola sua lingua non fosse anco- 
ra ben atta a proferire speditamente que' nomi . Tra 
r anno terzo ed il quarlo narrava , e spiegava i fat- 
ti del Popolo d' Israele sopra trecento carte delinea- 
ti : e a chi ne lo addimandava rendeva confacevoli 
risposte intorno il Catechismo di Fleury : e leggeva 
già francamente i caratteri latini , e i greci . E per« 
che a taluno silfatte cose sembravano favolose , volle 
farne prova dinnanzi a molte dotte persone , tra le 
quali un P. Gioigi, un Bottari , un Leseur : e questa 
prova tanto a lui riuscì facile , quanto era sembrata 
agli altri dillicile. Nell'anno decimo della età sua die- 
de pubblico sperimento di se nel Palazzo del Car- 
dinale Ferdinando Maria de Rossi , discorrendo la 
Storia Sagi'a , e Romana , la Numismatica , la Cro- 
nologia , la GeograGa , e la Geometria . Poi nell'anno 
duodecimo ad altro più arduo sperimento si espose 
nella Biblioteca Angelica profondamente ragionando 
della Trigonometria , dell' analisi , del calcolo diffe- 
renziale . Neil' anno terzodecirao pubblicò il volgariz- 



E. Quirino Visconti 7 

zamento in versi della Ecuba di Euripide ; ed erasi 
ancora appai^ecchiato alla traduzione di Pindaro , ed 
avea tracciato 1' ordine che migliore semhravagli per 
condurre a termine il suo disegno . Le quali cose tut- 
te da un fanciullo operate forse vere non ci par- 
rebbero 5 se non ne facessero fede gli scritti in que- 
gli anni pubblicati , non che le testimonianze di uo- 
mini gravissimi , fra' quali il Cancellieri , il Mazzuc- 
chelli , e 1' Amaduzzi che al nostro Visconti ancor 
giovinetto intitolò il terzo volume degli aneddoti 
letterari . Si narra che un vecchio barbassoro uden- 
do le maraviglie che si facevano del prematuro in- 
gegno di Pico della Mirandola Fanciullo di sette an- 
ni , dicesse, lui presente, con profetica saccenteria : 
/' temo cìie crescendo negli anni non abbia egli a 
istupidire come addiviene a coloro che troppo d^ in- 
gegno mostrano nella lor fanciullezza . Le quali 
parole udendo Pico prontamente rispose . jE" comnen 
dire che voi messere abbiate nella vostra fanciul- 
lezza mostrato ingegno grandissimo . Che se la sen- 
tenza di quel vecchio in Pico non si avverò , molto 
meno riuscì vera nel nostro Ennio Quirino, di cui dir 
si può che i pomi dell'Autunno risposero ai fiori del- 
la Primavera , Collo studio delle scienze e delle lettere 
accoppiò Ennio Quirino lo studio delle leggi civili , 
e canoniche . E come che assai volte suolesse dire ciò 
che il gran Torquato diceva : 

„ Ingrati studj , del cui pondo oppresso 
„ Giacqui ignoto ad altrui , grave a me stesso ; 
non però di meno tanto in quelli per Io suo fera- 



8 Letteratura 

cissimo ingegno sovra tutti i suoi compagni si sol- 
levò , che ottenne la laurea d' onore nella Università 
della Sapienza. Che se avesse voluto correre quella 
via, certo che Roma gli sarebbe stata larga di dovi- 
zie , e di onoi'i . E già il Sommo Pontefice Pio VI. 
lo aveva nominato suo cameriere onorario col tito- 
lo di Monsignore , e secondo custode della Bibliote- 
ca Vaticana , ed avea con ecclesiastiche jiensioni ri- 
meritate le laudevoli fatiche , con che egli onorava 
la patria sua . Ma perchè 1' animo di lui a quella 
vita non incìiinava , delle ottenute dignità spoglian- 
dosi , assunse il libero officio di Bibliotecario della 
Chigiana,e di Prefetto del Museo Capitolino . Allora 
tutto si diede al profondo studio degli Autori Classici 
Greci , e Latini : i quali gli furono scorta non ingan- 
nevole per calcar francamente tutte le più recondite , 
ed aspre vie della Scienza Antiquaria , che a lui di- 
vennero facili e piane . E se fino a quel tempo gran- 
di uomini si erano per così dire diviso tra loro il 
vasto Regno della Scienza Archeologica ; ed altri dot- 
to era stato nel diciferare le antiche iscrizioni , altri 
esperto nella illustrazione delle monete , o de mar- 
mi , o de bronzi , o delle dipinture , o degli Edi- 
ficj ; ed altri le sacre cereraonie degli antichi inve- 
stigate aveva con laude ; il nostro Ennio tutte queste 
parti solo abbracciò , e siffattamente , che a ninno 
fu secondo, ed ebbe pochissimi eguali . Ne in lui 
dottrina generò superbia come in molti addiviene ; 
ma fu di gentili , e piacevoli costumi ornato , e di tan- 
ta modestia , e semplicità da incatenare gli animi di 
chiunque appressavalp . 



E. Quirino Visconti 9 

Intanto il sommo Pontefice Pio VI. aveva com- 
messa a G. B. A. Visconti Padre di Ennio Quirino la 
descrizione , e dichiarazione di tutte quante le scul- 
ture del Museo Vaticano : Ed egli non si fidando di 
di sue forze , comechè grandi elle fossero , ebbe ri- 
corso a quelle del suo figliuolo . Il quale a questa 
iharavigliosa opera diede cominciamento nell' anno 
vigesimo ottavo di sua età , e a fortunatissimo fine 
la condusse dopo ventisei anni di fatica chiudendo- 
la in sette gi^andi volumi . E quantunque il Primo 
volume portasse in fronte il nome di Gio. B. pure 
non è da porre in dubbio , che come gli altri, cos'i 
ancora quello uscisse dalla infaticabile penna di En- 
nio , Il quale mentre quella famosa opera fabrica- 
va , altre ne giva publicando gravissime : tra le qua- 
li degne sono di particolare ricordazione le due 
operette intorno i Monumenti degli Scipioni , e intor- 
no i Monumenti Gabini , 

Se ai Romani tutti fu lagrimevole molto la per- 
dita delle antiche maravigliose sculture , che dai Mu- 
sei Capitolino , e Vaticano furono trasportate a Pa- 
rigi 5 questa fu insopportabile ad Ennio , il quale tanto 
di sudore aveva sparso nell' illustrai'le . Per la qual 
cosa non potendo comportare di star da esse divi- 
so recossi a Parigi nell'anno 1799. ' ®^^ onorevol- 
mente fu ricevuto , e sperimentò verissimo quel detto , 
che agli uomini dotti è patria ciascun Paese . Impe- 
rocché fu nominato Conservatore del Museo del- 
le statue , e creati. Cavaliere , e pe* liberi suffragi 
de' suoi colleghi occupò con esempio nuovo doppia 



lo Letteratura 

sede iieir Istituto , 1' una nelle belle Arti , 1' altra 
neir antica letteratura . Di lui scrisse il eh. Millin (*): 
che Ennio Quirino Visconti era la più grande tra le 
conquiste che la Francia aveva fatte in Italia . Di lui 
suoleva dire il celebre Pittore David, che la Fran- 
cia compresa era da egual maraviglia (**) o gli anti- 
chi Capo-lavori mirasse , o il dotto illustratoi'e di 
quelli . A lui concorrevano da tutte parti quanti era- 
no uomini di gran dottxina bramosi di udire il suo 
avviso intorno lo scioglimento di astruse questioni , 
siccome ali antichi suolevano all' oracolo di Delfo ; 
e alla sentenza di lui la propria sottoponevano . 

Né solo privati uomini , ma una intei'a Nazione 
grande , dotta , gloriosa, l'Ingliilterra io dico, se stes- 
sa sottomise all'oracolo di quel nostro celebratissi- 
mo Concittadino . Imperocché l'anno 181 5. sendo 
tornato di Costantinopoli in Londi'a Lord Elgin , e 
avendo recate seco molte preziose reliquie della Gre- 
ca grandezza , tra le quali le statue d' Illisso , e di 
Teseo, e i Bassi rilievi del Partenone ; da coloro 
che governavano le cose publiche fu stabilito che a 
decoro , e vantaggio della Città dovesse farsene acqui- 
sto a spese dell' erario . Ma grave disputa nacque 
intorno lo stabilimento del prezzo : E quei che la 
Caìoera de' Pari , e gli altri che quella de' Comuni ri- 
empievano erano divisi in varj pareri. Allora i Gran- 
di del Parlamento gli occhi ebbero rivolti al nostro 
Ennio Quirino , e in nome della Nazione mandarono 

(*) Wlillin Monnm. Antiques incdits. t. 2 p. 3. 
l**) Monitcur uiiivcrsel. i8i8 u. 42 p. 186. 



E. Quirino Visconti ii 

pregandolo , che gli piacesse a Londra recarsi arbi- 
tro , e giudice della contesa . Ed ecco il fortunato 
naviglio che preme il Tamigi seco adducendo il sa- 
piente figlio di Roma : Il quale onorevolmente e con 
gran festa ricevuto que' marmi esaminò , e 1' eccel- 
lenza del lavoro ainmiratane , il prezzo ne stabili in 
trenta cinque mila Ghinee : E cosi fu eseguito co- 
me egli volle . Tra le più belle opere che per En- 
nio Quirino siano state composte in Francia si an- 
noverano quelle due con che i ridetti marmi illustrò . 

Aveva Ennio descritto , e illustrato dottamente 
il Museo Francese , aveva compiuto la grande ope- 
ra sulla Iconografia Greca , ed era in sul compire 
dell' altra sulla Iconografìa latina ; quando per gra- 
ve morbo causato da calcoli cessò di vivere il di i/^, 
Febrajo j8i8. nell'anno sessantesimo quarto dell'età 
sua lasciando dopo di se una tenera moglie , e due 
Figliuoli , che si mostrano degni di tanto Padre . 

Grande fu il compianto di tutti gli uomini scien- 
ziati poiché la dura novella si sparse ; ma più grande 
è il nostro che abbiamo in lui pei^duto il più chia- 
ro fra i nostri eruditi Concittadini , e siamo privi 
pur del conforto di possedere le ceneri di lui , le 
quali benché siano onorate d' assai , credo che pur 
si sdegnino di giacere in terra straniera . 

L. Biondi . 



12 Letteratura 

ARl'I . ( Estratto dcW Elogio di E. Q. Risconti del Cut.-. Dionigi 
Stracchi . ) ' 

„ i^ on sono qui noverate tutte le opere come non tutte le circo- 
stanze (della vita dclP Autore , perchè tale officio stimo essere pro- 
prio di biografo. Né saranno qui notate toltele principali cose , 
che degnissime di ammirazione occorrono negli scritti di Lui , ma 
unicamente quante possono bastare a documento di ciò , che fa 
detto in suo onore . 

,, Flora Farnese era nominata la bellissima statua di una gio- 
vinetta, che reca un fiore nella mano sinistra , e con la destra 
solleva alcun poco la vesta in atto di movere il passo . Il nostro 
Autore ha con bel ragionamento dimostrato non essere in quel 
marmo espressa 1' amica di Zefiro , ma la più facile di tutte le dee 
la Speranza , che sempre è pronta ad accostare agli uomini , a cui 
mostrando il fiore promette il frutto . F.ra questa la deità tutela- 
re dei chiamati alla successione dell' Impero , come la Fortuna lo 
era degli Augusti . 

, , Un simulacro che per la sua prefetta bellezza fii riputato de- 
gno di stare nel giardino di Belvedere in compagnia del Laoco- 
onte e dell' Apollo ebbe per due e più secoli il titolo di Anti- 
noo . E quando i caratteri di quella scnltura furono giudicati non 
bene convenirsi colle note sembianze del famoso Bitino , allora si 
congetturò essere q-iflla la figura di Teseo , o di Ercole imber- 
be , o più facilmente di Melcagro . Il nostro Autore , che megli© 
intendeva il linguaggio dell' arte allora eziandio , che era affatto pri- 
va dell' ajuto degli usati simboli , ravvisò Mercurio al crine vez- 
zosamente increspato , all' aria soave del volto , al dolce sguardo , 
alla vigorosa complessione delle membra , ciie palesa il padre e 
r inventore della palestra , al manto ravvolto intorno al braccio , 
indizio di speditezza nell' adempimento delle sue moltiplici faccen- 
de , e finalmente alla graziosa inclinazione del capo propria dei 
numi , che si piegano ad ascoltare le preghiere de' mortali . 

,, Molte congetture furono i)ropostc a ritrovare il vero subjet- 
to di quel gruppo , le forme del quale guaste dalla barbarie o dal 
tempo portano il nome notissimo di Pasquino . Questo gruppo fu 
già creduto rapprcbcntare un comltattimento di gladiatori , un Ales- 
sandro svenuto e sorretto da un suo soldato , un Greco eroe avcn- 



E. Quirino Visconti i3 

te fra le braccia il corpo di Ajace , che per furore si era da se 
medesimo estinto . II Bernini preferiv-a la bellezza di questo grup- 
po a tutte le antiche scultnre . Winkelman era di contrario pare. 
re . Il nostro Autore ha diffesa vittoriosamente la opinione dì uu 
celebre Artista Italiano intorno al merito dell' arte , e in quanto 
al subjetto comparando quella testa con altra trovata negli scavi del- 
la villa Adriana in Tivoli , ed osservando la simiglianza di altro 
gruppo , che esiste in Firenze nel palazzo Pitti , dimostrò eviden- 
temente essere ivi rappresentato Menelao nell' atto di sostenere il 
cadavere di Patroclo, che tale si manifesta per la ferita ricevuta in 
mezzo le spalle , come lo descrive Omero , dai versi del quale è 
nata questa scultura . 

Nella villa Panfili si ammira la bella statua di un giovine ve- 
stito da donna . Era già creduto un Clodio , o un Achille in Sci- 
ro . Il nostro Autore dimostra essere li ritratto un I-rcole che si 
adorna mollemente presso a Iole , o ad Onfale nella licenza de' 
baccanali . 

Le osservazioni da lui fatte sulle medaglie teneano sospeso il 
suo giudizio intorno a quel simulacro che volgarmente portava il 
nome dell' uccisore di Cesare , quando una Leila inscrizione trova-- 
ta negli scavi di Gabi , ov' era il sacrario della famiglia dei Cor- 
buloni, giustificando le sue dubbiezze, gli die mezzo a dimostra- 
re in quanto errore erano quelli , che ravvisavano Bruto là dov' è fi- 
gurato il più famoso capitano , che regnando i Cesari condusse gli 
eserciti Romani , cioè Domizio Corbulone , che soggiogava 1' Orien- 
te e r Occidente, mentre la tirannide di Nerone affligeva la capi- 
tale , ed infamava il Palazzo . 

„ Una donna giacente nel sonno, avente al braccio sinistro r-. volto 
un serpentello era dalla pubblica fama chiamata Cleopatra, e iu que- 
sto nome con bellissimi versi latini fu cantata dal Castiglione e dal 
Favorito . Winkelman giudicò nqn essere ivi rappresentata la bella 
ed infelice regina d' Egitto 5 ma bensì una di quelle ninfe, che dor- 
mendo al mormorio de' fonti furono subietti frequentissimi delle ar- 
ti antiche . Il nostro Autore considerato il decoro delle forme , la 
tristezza propria di un' amante tradita , il disordine delle vesti indi- 
zio di smanie , dopo le quali è naturai cosa cadere in un sopore 
affannoso, la coltre in cui è ravvolta dal mezzo in giù, disse es-* 



i4 Letteratura 

sere questo il talamo infido di Nasso . Una Arianna simile in tut- 
to a questa nella composizione della figura e nella disposizione del 
pannegg;iamento si osserva in un basso rilievo , ove Baerò sorpren- 
de r abbandonata Cretese, che dorme in Nasso , e ne rimane in- 
namorato . 

„ Una grande ara triangolare è nella Villa Pinciana la quale rap- 
presenta i dodici Dei maggiori , monumento de' più vetusti . Wìn- 
kelmann ha ravvisata una Giunone marziale là dove il nostro Au- 
tore scopre Vulcano al noto segno della tanaglia , che all' antiqua- 
rio Brandeburghese parve una forbice . Il manto che scende a pie- 
di di questa figura fu cagione , che nella parte superiore fosse ri- 
staurata in una Giunone , quando il simbolo portato in mano da 
quella Divinità dovea condurre 1' artefice a^restituire un Vub ano . 

„ La figura colossale che era nomi^iata il Sardanapalo , perché 
questo titolo porta scritto sul lembo della veste , non è altrimen- 
ti a giudizio del nostro Autore un Si^rdanapalo o Trimalcione , ma 
bensì Bacco vecchio e barbato , e sì dimostra che quella scrittu- 
ra è stato un errore de' secoli posteriori . 

„ Nella insigne opera di Agasia dotta volgarmente il gladiatore 
Borghesiano non ravvisa egli un Gladiatore , ma attesa la nobil- 
tà della figura eroica, e l'atto di chi a piedi combatte con un 
nemico a cavallo ( locchè si dimostra dalla elevazione dello scudo , 
e dalla direzione dello sguardo ) porta opinione che quella egre- 
gia scultura rappresenti qualche soggetto tratto dagli anticbi Poe- 
mi detti Amazzonidi , e che 1' avversario dell' eroe combattente pos- 
sa essere un' Amazzone equestre . 



G 



LETTER E ( Estratto come sopra ) 



Uome il nostro Autore abbia condotte le lettere e le Arti a por- 
gersi vicendevoli schiarimenti si può vedere nell'interpretazione di 
quei versi di Properzio del libro secondo elegia 02. 
Et crebcr platani s pariter surgentibus ordo , 

Plumina sopito quaeque IVIarone cadunt , 
Et levitcr 1 ymphis tota crepitantibus urbe , 
Qui suijito Triton ore reoondit aquam , 
A spiegare il senso dell' ultimo di questi versi invano si erano stu- 
diati sommi critici lo Scaligero , il Passerazio , il Brovchusio , il Mark- 



' E. Quirino Visconti i5 

land , il Bentlejo il Burmanno il Santenio , ed altri , e non ravvi- 
sando in questa lezione alcun senso chiaro aveano tentato di rin- 
venirlo ora mutando la voce recondit in recludit , ora dando alla 
voce recondit significato contrario al suo vero e naturale . Il no- 
stro Autore nulla cangiando la scrittura dei codici , e lasciando al- 
la voce recondit il suo significato spiega chiarissimamente il passo 
in questo modo : Un Fauno , che dermendo allarga la mano , con 
cui stringeva il collo di un otre pieno di liquore , era la bella ar- 
chitettura di un pubblico fonte , incontro al quale un Tritone col- 
locato nel pavimento bevea da' pertugi degli occhi e particolarmen- 
te dalla bocca le acque, che quel fonte perennemente, e i rivi cor- 
renti per le vicine contrade mandavano in tempo di pioggia . Un 
esempio di queste rotelle di marmo , nelle quali era scolpita la fac- 
cia di un Tritone , si può vedere in quel mascherone conosciuto 
sotto il nome di bocca della verità , che da Winkclmann fu cre- 
duto l'immagine di un Oceano. 

Il verso 294. dell' Argonautica di Catullo 

Post hunc consequitur solerti corde Prometheqs 

Extenuata g-ercns veteris vcsfigia pcence , 
Non avea alcuna buona spiegazione prima che il nostro Autore Io 
avesse illustrato . Giove avea condannato Prometeo ad essere legato 
al Caucaso, e per la palude Stigia avea giurato, che non lo avreb- 
be sciolto giammai . In questo mezzo Giove erasi innammorato di 
Tetide, e Prometeo sapea dalle Parche , che di Tetide dorea na- 
scere un figlio maggiore del padre , pej-lochc fé sapere a Giove , 
che grande pericolo gli sovrastava , nò qual fosse ]o avrebbe ma- 
nifestato se pria non lo scioglieva da quella rupe . Le minaccio di 
Giove nulla valsero a movere la costanza di Prometeo nel celare il 
secreto . Dall' una parte era la religione dell' inviolabile giuramen- 
to , dall' altra la necessità di violarlo . Fu dunque deliberato , che 
Prometeo fosse di sciolto dal Caucaso , ma , per conservare Y inte- 
grità del giuramento , dovesse portar sempre legata al dito una pic- 
cola parte di quella rocca. (Igino Po©»-. Astron. Cap. \h. ) Quin- 
di Plinio deduce V origine dell' anello che dovè essere da princi- 
pio vinculwn non gestainen . Dalla notizia di questa favola deriva 
chiaramente la spiegazione del verso 

Extenuata gercns yeferis vestigia ptvnce , 



i6 Letteratura. 

queste vestigia erano interpretate per vibices ossia i lividi lascia- 
ti dalle catene , colla quale spiegazione mal si accordano le paro- 
le extenuata , e gerens . 

Volkanos è la più antica ortografia di tnl nome , che privata 
del F'uu si riduce ad Holkanos quasi OXxa/o?, cosi da TXa/o? si 
è fatto Silvanus . II dottissimo Lanzi che conviene in questa deri- 
vazione deduce la voce Vulcano da oy^K» riportandolo con Varrone 
alla forza del fuoco . Il nostro Autore trova altra più bella etimo- 
logia , e crede questo un epiteto relativo alla sua arte fabrile , 
che fece al tempo della pagana superstizione il principale caratte- 
re di Vulcano. Qualunque sia il significato della voce oXx» que- 
sta voce altro non è che il verbale di '^^){(a , o 'eT^y.va traho , ma 
che tal volta è sinonimo di 'sX^eao primitivo di *£^at/^'&) nel signi- 
ficato di questo verbo opus ductìle Jctcio . Così ha detto Erodo- 
to ^(>^y.vffot.t Try^ivSvi , cosi ^ìT^nuarci presso Esichio vale levigato . 
Vulcano dunque sarà lo stesso che mallccifor, colui che lavora i 
metalli battendoli , arte propria di Vulcano da lui trovata in Len- 
no paese , che pei sotterranei fochi , e per le eruzioni fc pren- 
dere agli uomini dimestichezza con quello elemento , e forse of- 
ferì loro fortuitamente metalli resi trattabili dal foco , che diedero 
campo assai facilmente alle invenzioni delle arti fabrili . Come da 
'l^^& deduce Volkanus , cosi da \7\ctu il nome Sethlans dato a que- 
sto dio nella famosa patera Cospiana, che privo della aspirazione 
iniziale cangiata in S , e dell' altra , che soleva aggiungersi iuuan- 
zi alla lettera L, quale si trova nella parola stlites per litcs , sfia- 
ta per lata; stlocus per locus , così Helaus Io stesso che Hclas o/;hS 
4iictil<i faciens da 'sXató conjugato in mi . L' etimologia di Mul-' 
clber che Festo deduce a mulccndo ferro è analoga all' accenna- 
ta derivazione . L' etimologia recata dal Vossio e dal Clerico della 
parola Vulcano , il primo derivandola da 7'uéa/cam , il secondo dall' 
ebreo Balac desolare , oltre 1' essere forzate , sono tro|ipo remo- 
te dalle vere origini della lingua Ialina , e dipendono da ipotesi da 
non ammettersi facilmente . L' etimologia di Vulkanus quasi volnns 
candor , che trovasi presso Isidoro , e 1' altra appresso Fulgenzio 
0ov>.iy.et7rvci bulicapnus seno troppo assurde per meritare consiv 
derazione , 



E. Quirino Visconti 

Nei denari romani della gente Aurelia vcdesi un cocchio ii-at. 
to da due Centauri dendrofori , ossia con rami nelle mani . 11 ti- 
po di un Centauro nelle monete battute dalli Aurelio'politi di Tra- 
ci, i ha fatto sospettare qualche rapporto fra 1' immagine de' Cen- 
tauri e la gente Aurelia . Ecco intorno a tale argomento 1' opinio- 
ne del nostro Autore . 1 primi domatori de' cavalli per assogget- 
tarli si approfittarono della delicatezza degli orecchi in questo ani- 
male , quindi il nome greco di Centauro dalla parola kivtìiv ed 
ttvfOVf pungere le orecchie , e i nomi Latini di aureax e di au- 
riga ab agendis vel agifandis auribus . La voce Laconica avg , 
etVTOg , o piuttosto ttt;p , ctvpoi , secondo V idiotismo Spartano, che 
mutava il 2 della terminazione in P vale orecchio fra .greci e da 
questa si è formata tanto la voce latina cniris quanto la greca co- 
mune et/?; quindi è che etupo/ sono detti pres^ Esichio i lepri , 
quasi gli auriti . Questa etimologia del nome Centauro é più sto- 
rica e pili gramatic^e tli quella di Palefato che li vuole detti dal 
pungere i Tori euTeo tov Kivriiv Tttvfovf, mentre conviene che 
questo nome fu dato ai primi domatori de' cavalli . Applicando que- 
sta etimologia al Centauro espresso nei tipi delle monete degli Au- 
reli osserva che il nome Aurelio è anjilogo ai latini aureax , ed au- 
riga ambedue significanti secondo Festo primitivamente un cavalie- 
re , Questa interpretazione viene confermata da un medaglione dì 
Marco Aurelio , dove si vede un Ercole sopra un carro tratto da 
quattro Centauri dendrofori , 

La parte anteriore degli animali iragionevoli si chiama profome 
con chiaro vocabolo greco . La parte superiore dell' uomo perchè 
siasi chiamata Busto indarno si era cercato fin qui . Quelli ohe han- 
no illustrate le or'gin» della nostra favella si sono avvisati di tro- 
vare r etimologia della parola Busto nella voce teutonica Ernst pet- 
to . Osserva il nostro Autore che negli scrittori della bassa ed in- 
fima latinità niun vestigio sì trova del passaggio di tale voce d' u- 
na in altra favella, Busta erano chiamati i monumenti sepolcrali, 
quindi col nome di Busto si chiamò quella maniera d' immagine , 
che nei Bvisti , cioè nel monumenti sepolcrali solca comunemen» 
te osservarsi nella decadenza dell' Impero Konmno . 

Uno de' precetti , ch^ Orazio ha lasciati agli scrittori di tpa^g- 
die è questo : 

G. A. To. IT, a 



iS Letteratura 

Nec quart? loqui persona laboret : 
Il quale emisticliio ha dato luogo a dispute sulla interpretazione . Jl 
nostro Autore , ben sai»endo che i precetti altro non sono , che 
esami degli esempi , questi si diede a considerare e trovò essere 
legge costante del teatro Greco , osservata poscia da' migliori tra- 
gici moderni , che il nodo , lo sviluppo , e la somma dell' azione 
si aggiri in tre soli principali personaggi , 



JElos^ìo Epigrafico ad E. Q. Visconti del eh. Ab. 

Marcelli . 

ENNIUS.QLIRIINUS.JOAN.F.VISCOISTIUS . 

ROMAE . PROCREATUS . QUAE . PRAECLARIS . FLOREEAT 
ARTIBUS. A^ PVERITIA . IPSA . ÌNGEMO . ERVDITIONE 
ELOQVENTIA . OPINIONEM . HOMINVM . SVPERGRESSVS 
LATINA . ET . GRAhCA . PERBENE , NORAT . ROMANAM 
HISTORIAM . ET . MAGKORVM . PRIKCIPVM . ACTA 
DISPEXIT . GEOMETRARVM . ET . MATHESEOS . SCITA 
PERVIDIT . 

AdOLESCENS . AD . GRANDI A . QVAEQVE . NATVS . PATRI 
DOCTISSIMO . PALMAM . BREVI . PRAERIPVIT . ET . VNVS 
MAXIME . VISVS . EST . QVI . ANTIQVA . MONVMENTA 
DIGNOSCERE . CERTOQVE . IVDICIO . FRETVS . VVLGARE 
POSSET . IDEM . NOVIS , IN . DIEM . ARTIVM 
PRODIGIIS . IN. LVCEM . PRODEVNTIBVS , CLEMENTINVM 
ET.PIANVM. MVSEVM . AVIDE . COMPLEXVS . NVNQVAM 
IMPAR . ILLVSTRANDAE . VETVSTATI . ROMA . MIRANTE 
EXTITIT . DOCTIS . VIRIS . PLAVDENTIBVS • QVOD 
IN. VNO . HOMINE. PARATA. SVBSIDIA , INTELLIGERENT 
QVIBVS . AD . MAiORA . QVAEQVE . ADSPIRARE . FAS 
ESSET . 

Parta . iam . sibi , lavde . inter , ervditos . viros 
clarissima . magnos . ad . honores . vocatvs 

MVTAVIT . PATRIAM . EXPETITVS . A . PARISIENSIBVS 
DOCTRINAM . ADMIRANTIBVS . MAGISTRI . TOTIVS 
ANTIQVITATIS . EOQVE . AVCTORE . IMAGINES 
PRODIERE . MAXIMORVM . PRINCIPVM . ET . SCRIPTA 
ElVS. VVLGAlA- QVAE .NVLLA. AETAS . OBLIVISCETVR 



E. Quirino Visconti, ig - 

PROVEXIT . ENNII . GLORIAM . EA . BRITANNORVM 
SENTENTIA . QVA . VNVS . ARBITER . OPTATVS . EST 
QVI . ADQ VISITA . MONVMENTA, IPSORVM . DIIVDICARET 
PRETIVMQVE . SINGVLORVM . EDICERET . 

QVVM . DENIQVE . AD . DIGNITATEM . EIVS . ET . FAMAM 
NIHIL. DEESSET . IN . EOQ VE .ORNANDO . CELEBRANDOQVE 
ERVDITORVM . OMNIVM . NATIO . CERTARET . NVLLIVS 
DEMVM . EXPERS . HVMANITATIS . HABERETVR . VXSORE 
ETIAM . OPTIMA . ET . FILIIS . DVOBVS . SVAVISSIMIS 
AVCTVS . MAIORA . PORTENDERET . LVSTRO . XIIII 
INCIIOATO . INTER . BONORVM . LACRIMAS . PIO 
INVJCTOQVE . ANIMO . NATVRAE . CESSIT . IN . OMNIVM 
ANIMIS . VICTVRVS . DIV, GLORI ANTIBVS . SOCIIS 
QVI . TANTI . VIRI . DECORA . ATTIGERVNT , 



Per Ennio Quirino Visconti , Canzone del Conte 
Gio: Marcii et ti , 

\_% on ili te che securo incontro a Morte 

Sovra le invitte piume 

Traggi volando a le future genti , 

Di noi piangiam elie 'I tuo supremo lume 

Dal ciel concesso in sorte 

Ciechi ne lascia de V usato aspetto ; 

O lume d' ogni nobile intelletto , 

face eterna di saver profondo 

Inusitata al mondo , 

O spirito che a' rai del primo Sole 

Tuo divo raggio ricongiungi , or senti 

Come nostra Natura a Lui si duole ; 

Grave d' alta pieUide alza la tosta, 

Mostrando al Ciel quel che di te le resta, 
P' egual lamento ogni gentil favella 

Suona , e traendo afianni 

Su .Je piagge divise Italia stassj 

Ch' or , come vedi , alfin sente suoi danni : 

Questa misera ancella 

( Colpa d' antico mal che in lei s' alligna ) 

IVladce a' pravi intelletti , ai l>uon matrigna, 

Pur si sentia superba di tua luce : 

Tu maestro tu duce 

Sul dritto calle de' bei studi imprima 

Eiconducesti i suoi smarriti passi ; 

F. se ingegno potea ripprla in cima 



50 Letteratura 

De la gloria rhc sola oggi le avanza , 
Parmi s'avesse in te degna speranza. 
JVIa tu se' gito a riposata parte 
Di nostre cure in Kando , 
E tutte. iuantc le passate cose 
Indi palesemente riinirando , 
Guardi quai.ta e qual parte 
Di lor , chiamato dal disio del vero , 
Vedesti con 1' altissimo pen-irro. 
Si che forse di tanto or maravigli ; 
Onde i fermi consigli 
Porgevi in terra , e degli antichi Sari 
Quasi fra 1' alme altere e gloriose 
Degno di tanta compagna , ti stavi ; 
Ed elle in te dopo miir anni e mille 
Or tutte raccendean T aite faville . 
Peregrinando per lo tempo andato ; 
Dritte leggi e sostumi 
Sorger vedevi , e diohinar poi tosto ; 
Fatti gli error miseramente nana , 
E d' ignoranza nato 
furor nel sangue suo disio far pieno , 
E franca tirannia , rotto ogni freno , 
Di miseria gravar regni ed imperi : 
Tolta a' vani pensieri 
■Filosofia ti disvelava a un tempo 
Di tutte cose lo perchè riposto , 
Schiarando le caligini del tempo ; 
Quindi '1 pa salo a V avvenir fea speglio. 
Piangendo il male , e meditando il meglio 
Qual torrente cui nullo argin più domi , 
tra le i ose mortali 
11 tempo ra[)idissi:! o si voUe ; 
E r opre umane inco/itfa lui men frali 
Guaita , e famosi nomi 
Disperde, e luce d'alti esempli ammorta. 
Ed illustri mcinurie se ne porta, 
Di confubion sognando suo cammino; 
E tu , spirto divino , 
A la foga antichissima rapisti 
Parte di quel eh' una ruina iiivch'e. 
Si che ogni arte gentil d' alteri acquisti 
Lieta manaavi ove beltà s apprezza, 
Pr mo conoscilor d'ogni bellezza. 
Marav gliaro le superbe menti, 
Ciie tratio 1 jircgar loro 
Udian te nel Kriltatiico Senato 
Giù icante il divin greto lavoro*; 
Ove tal d' argomenti 
3Mova spaiiflevi e di dotti n^ Immensa 
Copia che quanto la icasia ne pensa 



E. Quirino Visconti se 

Sono immagini al ver scarse e leggiere : 
O Italico savere 

Come di somma riverenza degno 
Ti stavi de Y altrui possanza allato ! 
Ahi vana nostra nobiltà d' ingegno ; 
O Italia d' ogni ben sempre digiuna 
Nò tanto senn vincerà fortuna? 
Unica in tanta gloria umil virtude 
Che di tua eccelsa via 
Tra noi scendevi a far di te delizia 
In abito gentil di cortesia ; 
Bontà , che a 1' aspre e crude 
Pene , cui spesso uman valore è corto ^ 

Pronta soavitade di conforto 

Recavi in atto affettuoso e pio , 

Or premi gli astri , e Dio 

T' accoglie al sen benignamente , e dice : 

Vieni a cor' frutto a 1' arlior di letizia 

Cui le beir opre son prima radice ^ 

O nobil Alma d' ogni merto ornata 
Leva a me gli occhi , indi ti volgi , e guata , 
Poi vedi giù nel secolo dolente 

Lo tuo cammin giocondo 

Rider di luce che sarà più bella 

Quantunque volte si rinnovi il mondo 4 

E disdegnosamente 

Da' vilissimi pochi il guardo piega 

Cui '1 parteggiar si lo intelletto lega 

Che al tuo lume immortai ciechi si fanno ; 

Ahi stolti che non sanno 

Come Virtude in generoso core 

Di sue vere sembianze si rabbella , 

E mal contra Virtù pugna furore ; 

Per lei s' ottien laggiù fama verace, 

E non per altro innanzi a No: si piace . 
S' egli avverrà , Canzon , che Italia senta 

Tuo giu.to sdegno e il van lamento insieme , 

Dille : Colui che eterno onor ti fia 

Queste parole estreme 

A te converse : O dolce terra mia , 

O mia benigna madre , a .ui sovente 

L' innamorato spirito venia , 

Ancor, spero , sarai possente e lieta: 

Deh ! qual sentenza di lassù mi vieta 

Con questa speme almeno 

Nel tuo pietoso seno 

Depor la carne onde tu m' hai vestito ! 

E cosi sospirando iu Cielo è gito . 
Questa Prosa e questa Canzone furono recitate nell' Accademia del 
Casino in Bologna la sera del i. giorno d^ igig. 



ai Letteratura 

Catalogo delle Opere Italiane di Ennio Quirino Visconti (i) . 

Il i Ecuba di Euripide tradotta In versi . Roma per Arcangelo Casa- 
letti 1765. in 8. ..... 

Componimenti poet-r-i per 1' arrivo in Roma di due Principi il- 
lustri • Roma I7fì9- in 4- 

Kitlcssioni del sig. Abate Visconti Romano sulla maniera di tra- 
dur Pindaro. Nel nuovo Giornale de' Letterati d'Italia. Modena J770. 
F. II. luim. 1 1. pa;:;. 27. 

II "Museo Pio-Clementino descritto. Roma T. I. 1782. T. II. 1784. 
T. 111. 1790. T. IV 1788. T. V. 1796. T. VI 1792. 

Biglietto al Sig. Giuseppe Antonio Guattani sopi-a un Vaso Mar- 
moreo appartenente a S. E. il Sig. Principe Chigi . Nel T. I. de' 
Monumenti antichi inediti , ovvero IMotizie sulle Antichità , e Eelle 
Arti di Roma per Tanno 1784- pag- 25. 

Biglietto al Sig. Jenkins sopra un raro Frammento di antico in- 
tao^lio in Corniola , rappresentante Minerva sul carro di Diomede . 
ibid pag. 68. 

Biglietto al Sig. Ab. Gio. Christofano Amaduzzi , sopra un Dia- 
spro sanguigno con teste d'Arato, eSileno, e caratteri Greci . ibid. 
T. III. 1786. 

Monumenti scritti del Museo del Sig. Tommaso Jenhins . Ro- 
ma 1787. in 4' 

Monumenti Gabini della Villa Pinciana. Roma 1787. in 8. max. fig. 
Osservazioni su due Mosaici antichi Storiati. Parma nella stam- 
peria Reale 1788. in 8. max. 

Riflessioni sopra un Gruppo di Ercole, e Teiefo con la Cerva, 
nel T. V. 1788- pag. Zo de' Monumeati del Sig. Guattani . 

Lettera al sig. Ab. Francesco Cancellieri sopra la statua di Patro- 
clo , detta volgarmente di Pasquino . Nelle Notizie delle due famose 
statue di un liume e di Patroclo , dette volgarmente di Marforio , 
e di Pasquino , publicate dallo stesso Sig. Abate Cancellieri . Roma 1789. 
in 8. pag 27. 

Osservazioni sopra un Antico Cammeo rappresentante Giove Egio- 
co ec. Padova 179? in 4- M«-ix. 

Lettera su di una Antica Argenteria nuovamente scoperta in Ro- 
ma a S. E. Reverendissima Monsig. della Somaglia. Roma 1793. in 4- 
e nel T- XX. dell'Antologia Romana. 

Iscrizione Greche Triopee, ora Borghesiane, con Versioni ed os- 
servazioni . Roma Pagliarini 1794- in 4- Max. 

Pitture di un antico Vaso Fittile trovato ncljla Magna Grecia , 
ed appartenente a S. A. il Sig. Principe Stanislao Poniatowshi . Ro- 
ma Pagliarini 1794. in fol. fig. 

Descrizione ili una Antica Tromba Idraulii-a ultimamente sco- 
perta, ed illustrata, e communicata dal Sig. D. Girolamo Astorri ec. 
coli' aiuiessa figura . 

(l) Questo Catalogo fu publlcato Jal Ch. Ab. Cancellieri nella sua op«- 
letta sulla Statua del Discobolo , Roma Falgoni 1806 p. 7^ 76 , 77. 



E. Quirino Visconti . aS 

l'etera su di un' antico Pioml.o Veliterno scritta al Sig. Card. 

Stefano Borgia. Roma 179S. in 4- , e nel T. XXJII. dell'Antologia. 

Lettera su due Monumenti di Antonia Augusta . Roma an.7. in 4 fig 



Catalogo delle Opera Francesi del sudettó » 
§■ I. 

Note sommaire des principuux oinragcs , opuscides , articles dU 
i'crs eo. ec, ècrits en francais par le Chevalier Visconti (a) . , 

il otice des stalues, bustes «t bas-réliefs de la galerie des Antiques 
du Musee Napoleon . 

La mémc aùgiiientee et intitulée : Description des Antiques da 
Musce Royal . ^ 

Description dea vases peints du Musee Napoleort 
Wotice sur le tapisserie de la Reine Mathilde 
Wotice sur les statues apportées de Cassel et de Berlin . 
Notices des monumens publìés dans la Collection intitulée Mu* 
see francais (1) . 

^ Note critique sur les sculpteurs grecs qui onf porte le nom de 
Cleomene . 

Notice d' une statue egyptienne qui se voit A S. Cloud. 

Lettre sur le costume des statues antiques . 

Explication d' une lettre de Titus Quintius Flaminius . 

Description d' une mcdaille de Thermuse . 

Explication d un bas-relief en Thonneur d'Alexandre le Grand. 

Wotice sommaire de deux Zodiaques de Dendera". 

Articles sur Cleomene , sculpteur , Eckhel et Fabretti , antiaua- 
ires . ^ 

Note sur un camèe representanl la mort da Daphnis . 
Notice des Tableaux duprince Giustiniani. 

Un grand nombre de notices manuscrites de differente^ colle- 
ctions . 

L' Iconographie grecque 
L' Iconographie romaine 

(1) Voyez la liste des monumens dont elle fut !' obiet , a la paee 5 
de cetre note . ' ■> r 6 

(2) I figliuoli del defunto Ennio Quirino hait donato questo Catalogo 
agli Zìi Filippo A ureiio ed Alessandro: ed essi a noi . 

(3~i Cet oavrage n' est pas achevé ; M. Visconti n' en a publié qne le 
premier volume; mais il a laissè lo pian general de 1' ouvrage et un grand ■ 
travail contenant le choix de tous les monuments qui doivent le compo- 
set , la base de cliaque notice , particuLeremcnt de celle -lu grand carnee 
représentant 1' Apolbéose d' Auguste , connu sous le nom de Carnee de la 
S. Lhapelle , tous les dessins , ptesque i^utes les planches ec- ec. 



»4 



Letterattdra 



Deux mèmoJres sur les sculptures de la collcction de Milord 
Cotnte d' Elgin (i) . 

Lettre sus quelques monumens des peuples américains • 

§. II. 

Miìmoires qu' il a lus à V Acud&nie des Inscriptions et Belles 
lettres . 

JL/issertation sul le tròne de Jupi'ter à Olympie et sur I' opinion 
que M. Qaatremcrc de Quincy à emise sur le méme sujet daos 
les précedentes scannes . 

Note sur le pied romaiu. 

Observations sur P empreinte d' une pierre gravde trouvce danj 
les fouilles qne M De la Doucette , Ppcfet des hautes Alpes , a fai! 
faire à Moni scdeucus , aujourd' hui Mont Saloon . 

Dissertation sur une inscription decouverte prcs la ville de 
Carouge et dont une copie a ete' envoyée k V Academie par M. 
Baruel Beauvert , Inipecteur des Poids et Mesures . 

Remarques critiqnes sur une inscription grecque envoyée d' A- 
théncs, par M. Sanrcl, correspondant . 

Note sur un vase antique peint trouré en f^iVile et portant pour 
inscription ces trois Mots Ae;:^e , TXffì , Tra/So, recevez , con- 
scrtez , jouissez . 

Notice sur deux inscriptions prccques trouvée à Athènes, dons 
M. Fauvel a envoyé copie A M. Barbier du Bocage . 

Mémoire sur una mcdaille inedite des Aularés du Pont . 

Note sur une Iscription grecque sépulcrale trouvée prés de 
Smyrne et communiquée par M. Barbier du Bocage , 

Mémoire sur une épigrammc grecque qui servait d' cpitaphe au 
tombeau clevc dans le Ceramique exterieur d' Athcnes pour les guer- 
riers morts sous Potidce . 

Mémoire sur les ouvrages de sculpturc qui appartenaicnt au 
Parthenon, et qu' on voit à présent dans la Collection de Milord 
Comte d' Elgin . 

Mémoire sur les sculptures de la Cella du Parthenon . 

Panie de sa dissertation sur les monumens de T Acropolcd' A- 
thénes qui soat dans la Collection de Milord Comte d' Elgin . 

§. III. 

Mémoires (jiC il a lus à V Academie des BeuuM artes 

JU'issertation sur 1' empreinte d' une parte de vcrre coulée sur une 
pierre gravce antique de travail grcc ; pAte trouvce daus les fouilles 
de Moas Saleon , Mons Selcucus . 

(i) Voyez le délail de ces mémuires 2. • 3. 



E. Qummo Visconti . a 5 

Mémoire sur les monnmens de sculptnre de Phidi'as, extraits par 
Milord Elgin, du Parthenen et de T Acropole d' Athènes . 

Second Mémoire sur les scalptures de Phidias appartenant à 
Milord Elgin . 

§. IV. 
Dictionnaire des beciiix ctrts de VAcademie roytde 

Jll a redige un grand nombre d' articles pour ce dictìonnaire . 
Liste des uirticles qu il a Redig'és pour ce Dictìonnaire . 



^ccessoire 
Acrolithe 
Action 
A?athe^ 
Ai?le 
A'b/ìtre 
Ambre 
A]Ie2;orie 
Ametiste 
Amphitheatre 
Anagjlyphe 
Ancien 
Antique 
Antìqnitcs 
Antiquaires 
Are de Triomphe 
Archcographie 
Archeologie 
Arcas 
Athcnee 
Atlante 
AttriLut 
Aventiiireie 
Aureole 
Aulomate 
Abside 
Anneau 
Albente 
Bacchanale 
Bayre 
Baptistère 
Barbate 
Basalthe 



Bifsanite 
Basilique 

— Chretienne 

— Moderne 
Biblioteque 
Bitume 
Boucher 
Bouclier 
Bucrane 
Buste 
Calcedoine 
Carnee 
Candelabre 
Canephore 
Caryatide 
Catacombe 
Cenotaphe 
Centaure 
Calcedupre 
Char 
Chimere 
Chrysolithe 
Cirque 
Chrysofrase 
Cineraire 
Cipolin 
Cippe 

Colonne miliaire 
Colombaire 
Cornaline 
Corr»e 

Come à boire 
Come d' abondance 



Come d' abaqnc 

Cerne d' autel 

Come de belure 

Come de boeuf 

Come de boiic 

Come de' Cerf 

rome de chi re 

Cfidran Sobire 

T>amasqu?aer 

Décadence 

Dévise 

Diadème 

Fcole 

Eousson d' armcs 

Electre 

Emljleme 

Fontaine 

Groupe 

Genie 

Ferme 

Image 

Lycce 

Méandre 

Monochrome 

rJimbe 

Onice 

Porbe 

Prototype 

Sarcophage 

Symbole 

Sardoine 

Stele 

Type 



à6 Letteratura 

§• V. 

Cominisslon des Jnscrìptions et Medailles . 



I 



1 a compose presqne toutes les inscriptions et medailles do»t 
cette ComniissioB a étc chargée depuis dix ans. ' 

§• VI. 

Liste des articles qu'' il a redigés deus le Journal dea S«f«/iJ * 



JLjes Antiquitcs d' Athcnes par Stuars et Revett . 
Dissertation de M. Tochon . 

Fragmens de Dcn>3 d' Halisarnasse publiés par M- Mai 
iVledaille de Thermase, reine des Parthes 
Emendationes Liviaiiae , à Georg . Lud. Walchio . 
Inscription de Cyreties . 
Sur le Quatorzième des livres SibyllìnS . 

Lisfe des nofices qii' il a cumposèes pow' la Collection intitidèe 
Musèe Jrancais . 



ì 



apiter et Trìton , tètes colossale'? 
Jupitcr et deux déesses , bas-relief 
Junon 

]Vliner\re et Typhèe 
Trcpicd et Candclabre 
Minerve avec la Chlamyde 
Dantre Diplax 
Minerve pacifujuc 
ApoIJon du Belvedere 
Apollon Lyciea 
Apo lon dit r Adonis 
Melpomene colossale 
Muse restaurèe en Ccrès 
Muse dite la petite 
Ccrcs et fcmmc Isiaque 
Esculape et Telesphore 
Venus da Capitole 
Mcrcure dit le Lantin 
Hermaphrodite 
Bacchus 

Bacchus dit le Sardanapale 
Ariane dite Cleopatre 
Eaiine et une Panthére 
Hercule enlevent le trepied dcDelphes 



'•^enas accroupìe da Vaticaa 

Didius Julianus 

Alessaline avec Brittanicus enfant 

Livie en Cérès . 

Diane de Gabies 

Jeune fille romaine 

T/a joueuse d' Osselets 

Trèpied d' Apollon delphique 
et Autel de Mars 

Jeuric heros 

Menandre 

Posidippe 

Personnage grec dit Sextus 
de Cheronée 

Antinous en divinile Egyp- 
tieiine 

Julie lemme de Septime Se- 
vere 

Victoire Choragique 

Sacrifice aux lares 

Jenne vainqueur a la course 
et r enfant A 1' oie 

Jeune homme rexnerciant Ics 
dieux 



E. QviRiNo Visconti . 27 



Omphale et Mélicerte , bustes 
Floi e 

ChoKur de Nereides 
Amazone 

Jason dit Cincinnatus 
Le Laocoon 

Heros grec dit Phocion 
Silene et Bacchus enfant, ou le fau- 
ne à r enfant 
Centaure Borghese 
Venus alt bain 
La ProFÌdence 



Personnagc romain en Mer- 
cure , dit Germani cus 

Antinons en bon Genie 

Muse restaurée en fille de 

Lycomède 

Domitia en Hygie 

Femme Isiaque dite la Psyché 

Lirie en Muse 

Sabine de Gabies 

Faune Borghese dit l' Anapa- 
vomenos 

Minerve Armée de V Egide 



Oltre tutte le Opere sovraccennate il eh. E. Q. Viscon- 
ti scrisse la nuova illustrazione di famosi marmi della Villa 
Borghese , che sperasi di veder presto in luce . 



WM^BW^'ff*'**f**^^''^'''^^ 



Dissertazione di Tommaso Tajlor sopra i Miste- 
rj J^eusinj , e Bacchici , tratta dal Giornale 
Letterario Inglese intitolato The Pamphleteer na- 
mer. i5. (i) 

SEZIONE I. 



I 



1 Dottor Warburton provò iagegaosamente , che il sesto 
libro della Eneide di Virgilio descrive alcuni spettacoli, che si 
usavano ne'Misterj Eleusini ,' ma nello stesso tempo si smar- 
rì tentando di svilupparne la nascosta significazione ed il 
fine quanto oscuro , altrettanto importante . Io però coli' 
assistenza della filosofia Platonica ho potufo correggere i 
suoi errori , e difendere la sapienza dell'antichllh dalle ma- 

(0 L' autore di questa Dissertazione di già noto per le 
traduzioni fatte noli' idioma inglese delle opere di Platone , e di 
Aristotele traendo motivo appunto dalle opere del Divicio Filoso- 
fo , e da lui profondamente studiate , si sforza di pro\-are , che 
altro non fossero questi mistcrj , che altrettante rappresenta- 
zioni emblematiche dello stato delle anime , secondo la più 
antica filosofìa ? e siccome l'argomento è molto curioso, ed 
è con tutta l'arte trattato , e può inoltre servire di un com- 
mentario perpetuo al sesto libro della Eneide , perciò si è credu- 
te d' inserire intieramente questa dissertazione, volgarizzandola dall' 
originale inglese . 



ii8 Lt T T er A t un A 

Irvoli, ed ignoranti calunnie, che si fanno, con una noti- 
zia genuina di questa sublime istituzione , di cui le osser- 
vazioni , che sottopongo, debbono considerarsi come una suc- 
cinta dimostrazione. In primo luogo io presenterò al let- 
tore due notabili autorità , e queste perfettamente dimo- 
strative , onde sostenere V asserzione , che una parte degli 
spettacoli consistevano nella rappresentazione delle regioni 
infernali ; autorità , che non sono stale conosciute dal D. 
"Warburton stesso , quantunque siano della piti alta con- 
seguenza . La prima di queste è tratta dall' immortale Pin- 
daro in un frammento conservatoci da Clemente Alessan - 
drino nel 3. degli Stroniati : ah-Xa. nai Ylivìtt^oi; rrspi ruv 

va Kotv^ Ili V 'tt-o^ò-ovìa ^ okPìv fiiv I^iov re}\Svlxv, oiJ^iv 
ìi Atoi; tfcTov et^yjty ; cioè : Ma Pindaro ancona parlan- 
do de' Mister] di Eleusi soggiunge: Beato colui , che nel 
{'edere quelle cose sotterranee communì , conobbe il Jine 
della vita , e conobbe V impero concesso di Giove ; l'al- 
tro passo è tratto da Proclo nel suo commentario sopra 
la Politica di Platone pag, 872 , il quale parlando della 
mitologia sacerdotale , e simbolica , osserva , che da questa 
mitologia Platone stesso stabilisce molti de' suoi dommi 
particolari ; quindi nel Fedone , dice egli , venera con un 
silenzio convenei'ole V asserzione data «e' colloquj segre^ 
ti , che gli uomini sono posti nel corpo come in una cer- 
ta prigione , assistiti da una gnar^dia , ed attesta secon- 
do le ceremonie mistiche la sorte differente delle anime 
pure , ed impure neW inferno , i loro abiti, ed il tripli- 
ce sentiero , che nasce dalle loro essenze , e questo se- 
condo le patrie , e sagre istituzioni . Tutte queste cose so- 
nn piene di teorie simboliche , e di descrizioni poetiche 
su il' ascensione e discesa delle anime , de' segni dionisiaci 
le pene de' Titani , i trivj , e gli errori dell'inferno, 



De' Misteri Eleusini . 39 

ed ogni aitila cosa di tal natura , A«^o/ ìs. tv ^ctKPavt 
Tov TÉ iv «!7-opp'«To/c T^iyc/j-ivo» (i\ IV rivi (ppovpa. ìoija), 
oi« av6pu7roi siyvi rt, TrfiTrovan ti^CùV^ n^i ra? T5?>£Ta; 
fj.ctfrvfovii.ivoi rav <Pia.(f)cpcov H^iuv rn^ -^uxm y.iKa.ò-a.ffj.ivm 
ri Hai JtKetd-Afrov , ifc, Aiìov ct^/ot/f»?, K.ai rete, n ex^<^^'i 
<tv j iteti rete rpiotTovi a.?ro ruv oyaiwv no-i rtav Tratlùmav 
tlfffteov TÉ7<^a/p»/i£vo?' a'/w t»? fff/A/^6^/;i«$ aTravla. d-ea- 
ftati;((TTifiif']et, Kai r6i)V Tratfct rote, Tloiìi'l ctii Spv^Xovjxivuv 
tcvoJ'etìv ré Kcti ìict.$0(f'a>v , ruf ri àtovvffictzuv avvèiìii.a!lecv 
Myc[j.evetìv f xai ruv iv AiS'ov rf(oS'uv , kxi t«$ ^^ai/»j , x.ett 
Ttói' roiovreav etTravrcev » 

Premesso ciò ip mi avanzo a provare, che le rappre- 
sentazioni de' mister] minori erano dirette dagli antichi Teo- 
logi loro fondatori per significare occaltamenle la condizio- 
ne dell' anima impura rivestita di un corpo terrepo , ed 
immersa in una natura materiale; ovvero in altre parole, 
per significare , che una tale anima nella vita presente può 
dirsi morire per tanto per quanto l' anima può morire , e 
che nella dissoluzione del corpo presente durante lo stato 
suo impuro , soffrirebbe una morte ancora più lunga , e 
profonda. Che l'anima infatti finché non fosse purificata 
dalla filosofia soffi-isse la morte per la sua iinione col cor- 
po era ovvio anche aj Filologo Macfobio , il quale noa 
penetrando la segreta profondità degli antichi ne concliiu- 
se , che non intendevano altro , che ij corpo presente , con 
quelle descrizioni delle abitazioni infernali . Ma quc; lo è 
chiaramente assurdo , poiché si è universalmente convenu- 
to , che tutti gli antichi poeti , e filosofi teologi inculcava- 
no la dottrina di uno stato futuro di premi , e di peno ne' 
termini più chiari e decisi ; nello stesso tempo inlinj.tvano 
occultamente , che la morte dell'anima altro non era che 
una profonda unione coi legami caduchi del corpo . Infat- 
ti se questi uomini sapienti credevano ad uno stato futu- 
ro di retribuzione , e considefavano uel tempo 8iess9 la 



3q Letteratura 

connessioue col corpo come una morte dell "anima, necessa-f 
riamente ne segue , che la pena dell'anima , e la sua sus- 
sistenza posteriore null'altro sia , che una continuazione del 
suo stato presente , eduna trasmigrazione, come se fosse, 
da sonno a sonno, e da sogno a sogno. Ma seguiamo le as- 
serzioni di questi uomini divini , circa la congiunzione 
dell' anima con una natura materiale , E per cominciare 
coli' oscuro , e profondo Eraclito, il quale parlando delle 
anime disciolte dal corpo dice ; Noi viviamo alla loro 
morte , muojamo alla loro vita: Zufiiv rcv izìivav -S-ee- 
varov, Tsd-vay.ctfiiv /j Toi/ iy.nvcàv ^tov . Ed Empedocle 
biasimando la generazione in tal guisa ne parla: 

Li fé di vivi morti , e poi cangiolli . 

Ek fj.i]/ 5-etp ^uuv iTtd-ei vinfo., s/cTj ce.[j.oi^uv . 
E di nuovo 1,T incitandosi della sua connessione con questo 
mondo corporeo, pateticamente esclama: 

Piansi , e gridai vedendo lo spiacente 

Luogo 

Platone siccome è bene conosciuto, considerò il corpo co- 
me il sepolcro dell' anima ; e nel Cratilo acconsente colla 
dottrina di Orfeo , che 1' anima è punita per mezzo della 
sua unione col corpo . Questa era parimente l'opinione del 
celebre Pitlagorico Filolao , siccome si vede evidente dal 
seguente passo rimarchevole, in dialetto Dorico, conserva- 
toci da Clemente Alessandrino (Stromat. 1. 3. p. 4i^- ) 
Maprvùiovl oj f'. «.oli ot' TraT^aiot dscy^oyct tì xai ij,a.vlnc, co''e, 
cTia Ttvac, T//i«p/a;, a' A-^X^ tùù cccfiUTi a-vvi^ivu-l cti^ >ia.t Ka6a~ 
TTtD IV ffwU'Ci]i Tovrtù Ts3"*^7*'. Attcstaìto poì ttnclie i teo- 
logi , e gli Auguri antichi , che per qualche pena Vanì- 
ma al corpo si congiunge , ed è come in esso corpo se- 
polta . E fiiialmenlo Pitlagora slesso conferma i sentimen- 
ti esposti di sopra, quando osserva secondo Clemente nello 
slesso libro , che tutto ciò che vediamo allorché vegliando 
morte , e ciò che vediamo mentre dormiamo e un sogno : 



De' Misteri Eleusini. ai 

Ma , che i misteri occultamente significassero questa 
sublime verità, che l'anima coli' essere immersa nella ma- 
teria risieda fra i morti qui , e dopo ; sebbene segua per 
una necessaria conseguenza dalle osservazioni precedenti , 
tuttavia è indispensabilmente confermato dalla testimonianza 
del grande, e veramente divino Plotino nella prima Enneade, 
1. 8 p. 80. Quando V anima , àice eglij è discesa nella 
generazione partecipa del male , e profondamente si pre- 
cipita nella regione della dissomiglianza per essere intie- 
ramente immersa in ciò , che non è altro , se non cade- 
re nel tenebroso Jango . Edi nuovo poco dopo; l'anima 
perciò muore per quanto è possibile alV anima di mori- 
re , e la morte dell' anima è mentre è immersa nel pre- 
sente corpo , il discendere nella materia , e V èssere ri- 
piena della sua impurità , e dopo partendo da questo 
corpo il restare assorta nella sua sozzura Jìnchè ritorni 
ad una condizione superiore , ed innalzi il suo occhio 
dal fango , die V opprime . Perche l'essere immerso nel- 
la materia e il discendere nelV inferno , e il cadervi ad- 
dormentato (0 • ^iviMOivu (fi il'' ju,«Ta^))4'? etvTOv . livna.t 

(1) Questo passo senza dubbio allude all' antica, e belJ;^ sto- 
ria di Amore e Psiche , nella quale dicesi , che Psiche cadde ad- 
dormita neir inferno, e questo per avere temerariamente tcjìtato 
di guardare la bellezza corporea; e 1' osservazione di Plotino por- 
rà il profondo e contemplativo lettore in istato di sviluppare la 
maggior parte de' misteri , che in quella elegante favola si con- 
tengono . Ma prima di Plotino, Platone nel VII. Iil)ro della sua 
Repuldica, avea asserito che tutti coloro , i quali non possono 
nella vita presente percepire l'idea del bene, discenderanno ncll' 
inferno dopo la morte, e cadcranno addormiti nelle sue tene- 
brose dimore . O'c, av /x« cy^tì J^iopi(Tcta-6ctt tw Xojtó cltto tmv 
aMwi' Trctvìuv ct(piAù)V thi' tol> ctyctSov 1 /sav, y.a,i (à'cTria sv 
l^^'-XV ^"'- '^^v'^luv iMyyov J^n^iav, fi» kclto. é'c^ctv o.'KT^cl 
xaj' ov<Fiav 7rpoèviJ,ovfj.ivci; ehiyyjtv, ì«j tt etcì tovr eie, avr'lcàri 
tee Mya J'ici.7ropHj)iTctt , ovrì av'] to a.yxd-ov ovSiv (^nanf 



3a Letteratura. 

yxp TTXvl ciTctcìv ev tu t«; etyopo/OTMxo? tcttu md-a. Svc, e/? 
av^fiv ili /?cf,/Pcocv ay-OTiivov ia']a.i Trio-uv- etTroÒ-VììSZit ovv «'s 
•^vy» cty Ò-oLvor »ta< o' o-a.va.Toq ttt'7» » sta" £t/ £1/ tw (rufia.Ti 
0éjSa.TrTia[J.iVH , iv v'^T^ti 20-7/ taxet/tivaw , »a/ 7^^«o•£»l/a< a.VTtii' 
Ka.t s?^^^^ot.o■«; «''-5' ^tMffÉ^i'r) -w? a.vctJ'pa.fjiii ko-i atpsX» wa? 
T»v 0-^tv ìktoli ./Sop.éopoty >cct/ toi/to ia'] / to ìv Até'cv ih-3-cv'] ot. 
iTTiy.a.TO.J'a.ùd-nv. Qui il lettore osservi , che T oscura dot- 
trina de'misleri menzionata da Platone nel Fedone , che le 
anime impure nello stato futuro giacciono immerse nel fan- 
go , è in tjuesto luogo bene s^ legata ; e nello stesso tempo, 
che la nostra asserzione circa il loro secreto pensiere è nul- 
la di meno solidamente confermata . In una maniera simi- 
le lo stesso divino filosofo ntl suo libro sopra il Bello, En- 
neade I. lib. VI- spiega la favola di JNarcisso come l'em- 
blema di uiio che s' immerge nella contemplazione delle 
forme sensibili, come se fossero realità perfette quando nel 
tempo stesso altro non sono infatti , che come belle imma- 
gini apparenti nell'acqua, fallaci e vane ; Quindi, egli di- 
ce , come Narcisso col voler prendere V ombra *' immer- 
se nel ruscello , e disparye , così colui die è preso dai 
corpi belli , e non si astiene dall' abbracciarli , è preci- 
pitato non col suo corpo ma colla sua anima in una 
oscurità prò/onda ed orrida , e testando cieco nelV in" 
ferno , non conversa se non colle ombre. E ci» che più 
conferma la nostra opinione è , che la materici era conside- 
rata dagli Egiziani come una specie di fango . Gli Egizia- 
ni , dice Simplicio (^Sch. in Arisi. Phjs. p. 5o. ) chia- 
mavano la materia y che essi simbolicamente appellavano 



etSiva.1 TOi/ ot;'?4)? ep^Qi/7«. out' a>^^o a.ya.èov ov<Piv ; aXX' n 
TTiì nìco'^ov Tivoc, i(pct7r]iTa.i t^o^n ovK i7naT)i[jiyi i(pa.7r']iff6At ; 
y.a.t TOi/ vvv 0tov oviif>07ro7KOvvl et ., ncti v'ttvott'^vto. ., vrfiv iv- 
d-a.^"" s^'pT-efffia/, e/? Atefov "TrùOTi^ov ei(piito[Mivov tìKìuì stt^-» 
K-xìa-ìa-ftOiiv. 



De' Mistehj Eleusini . 33 

acqua il sedimento della prima vita , essendo la iì i a te- 
via , come una specie di fango. Aio nett AtyvTrriot r»v t«? 
■77-ptóT»? ^«»C , «'v t;'«r«p avjjL^ohiKui; ìzclKcvv v^ttoo-I a.^fi.)tv 
ruv t/'>.«v i7\iyov , oi^ov iXvv riva, ov<ra,v. Laonde da tutto 
ciò che è stato detto noi possiamo conchiudere sicuramcnite 
con Ficino , le cui parole esprimono il nostro proposilo per 
quanto è possibile : Finalmente , egli dice , affinchè iopos' 
sa comprendere l'opinione degli antichi l'eologi sullo 
stato delV anima dopo la morte in poche parole, essi con» 
side.ravan o , come noi abbiamo di già asserito , le cose 
divine soltanto come cose reali , e che tutte le altre era-, 
no solamente immagini ed ombre della verità , Quindi 
affermavano , che gli uomini prudenti , che alle cose di- 
vine attendono a fronte degli altri vegliano ; gV inipru- 
prudenti poi , che seguono altre cose sono illusi , co- 
me que' che dormono dai sogni ', e se in questo son- 
no prima che siano risvegliati muojono , dopo la lo- 
ro morte da simili , e più forti visioni sono tormenta- 
ti . E come colui , che nella vita attese alle cose vere , 
dopo la morte goderà della verità suprema , così que- 
gli che ha seguilo le cose false sarà tormentato da una 
estrema fallacia , e come il primo da cose vere torrà di- 
letto , così Poltro da fantasmi sarà vessato =: Denique, 
ut priscorum Theologorum sententia destata animce post 
moriem paucis comprehendam ; sola divina ( ut altius di- 
ximus ) arbitrantur res veras existere , reliqua esse re- 
rum verarum imagines atque umbras . Ideo prudentes 
homines , qui divinis incumbunt , pi ce ca:teris vigilare ; 
imprudentes autem , qui sectantur alia , in somniis omni.-> 
no quasi dormientes illudi , ac si in hoc somno piius- 
quain expergefncti fuerint moriantur similibus post di- 
scessum et acrioribus visionibus angi . Et sìcut eum , qui 
in vita veris incuhuit , post mortem summa veritate poti-' 

G. A. To. IL 3 



-34 Letteratura. 

ri , sic eum , qui falsa seclalus est , fallacia extrema tor- 
queri , ut ille rebus veris obtectetur , hi e falsis vexetui 
simulac-is . Ficin. De iininortalitate anima; lib. i8. /.». 4i i 

Ma sebbene questa velila importante fosse oscuramen- 
te mostnta ne' pi coi oli misteri , noi non delibiamo suppor- 
re che fosse general nuMite conosciuta neppure dagl' iniziati 
stessi . Iniperoioechè , siccome quasi ogni sorta di gente era 
ammessa a questi riti sarebbe stata una prostituzione ridi- 
cola il palesare alla moltitudine un a teoria così astratta 
e sublime . Era bastaute V istruirli nelia dottrina di uno 
stato futuro di premj e di pene, e ne'mezzi di ritornare ai prin- 
cipi daquali erano originalmente caduti; pt)i(liè questa ultima 
parte delia iuformazione era , secondo Piatone nel Fedone , 
l'ultimo disegno deraisteri; e la prima s'inferisce necessaria- 
mente dal presente discorso. Questa è la ragione per la quale 
era ovvio soltanto ai filosofi platonici , e pittngorioi , che 
derivavano la loro teologia da Orfeo stessa fondat ire origi- 
nale delle istituzioni sacre ; e perchè noi non incontri a ino 
notizia sopra questa particolarità in alcuno scrittore anterio- 
re a Plotino , il quale fu il primo , che avendo penetrato la 
scienza profonda dell'antichità, la palesò ai posteri senza 
l'inviluppo de'simboli misli«i , e delle favolose narrazioni. 

Quindi è che noi possiamo inferire colla maggiore pro- 
babilità , che questo spirilo recondito de' misteri non era 
conosciuto neppure a Virgilio stesso, che ha descritto con 
tanta eleganza la loro forma esterna , Imperciocch»^ non 
oslniiie le traccio del Plalonicismo die si trovano nella Enei- 
de nulla s'incontra di (pialche profondità nel totale fuori- 
clie quello che potevano dare una lettura superficiale di 
Piatone, e gli spettacoli de misteri . Ma questo non è co- 
nosciuto dai moderai , i qinli essendo intieramente ignoran- 
ti del Platonioismo , ed cssnido incantali dalle attrattive 
della poesia credono questo poeta profondo conoscitore di 



De' Misterj Eleusini . 35 

un soggetto, del quale con molta probabilità era assai leg- 
germente istruito . Questa opinione è molto più fortificata 
dal considerare , che la dottrina , che espone nelle sue Eclo- 
ghe è perfettamente Epicurea , filosofia alla moda nella età 
di Augusto; e che non vi è altra traccia in alcuna parte 
delle sue opere, se non nel suddetto libro; il quale poi- 
ché conuene una rappresentazione dei misteri , lo forzava 
a spiegare qualche tratto principale di questa filosofia , per 
quanto essi illustravano , e facevano parte dì questi misti- 
ci spettacoli . Tuttavia nella supposizione, che questo libro 
ci presenti con una fedele esposizione alcune parti di que- 
sti riti sacri , e questa è accompagnata colla maggiore ele- 
ganza , armonia e purità di versificazione , dovrà perciò ri- 
guardarsi come una reliquia senza prezzo dell'antichità, 
e come un monumento prezioso del misticismo venerabile, 
della scienza recondita , e della istruzione teologica . Que- 
sto sarà sufficientemente evidente da ciò che è stato già 
dimostralo, considerando alcune delle belle descrizioni di 
questo libro nel loi-o ordine naturale j nello stesso tempo 
che le descrizioni slesse corroboreranno le presenti elucida- 



zioni 



In primo luogo quando dice: 

facilis descensus Ai>erno . 

Noctes atque dies patet atri janua Ditis ; 
Sed revocare gradum , siiperasque evadere ad aiiras 
Hoc opus , hic labor est . Fauci quos cequus amavit 
Jupiter , aut ardens evexìt ad cethera virtus , 
Dls geniti potuere . Tenent media omnia silva; , 
Cocjtusquj sinu lahens circumvenit atro . 
non è egli ovvio secondo la spiegazione precedente , che 
per V^i^erno in questo luogo , e per le porte tenebrose di 
Plutone , dobbiamo intendere una natura corporea , il di- 
scendere nella quale è infatti in ogni tempo ovvio e faci- 

5 * 



56 Letteratura 

le , ma il ritornare indietro , e 1' ascendere nelle regioni 
superiori, o in altre parole il separare l'anima dal corpo 
per mezzo della virtù purgatrice è una operazione forte, 
ed uà faticoso lavoro ? Imperciocché un piccolo numero sol- 
tanto , i favoriti de' cieli, cioè coloro, nati col vero genio 
filosoflco , ed elevati dalle virtìi ardenti alle contemplazio- 
ni divine , sono stati resi abili d'adempire i disegni ardui . 
Ma quando dice che tutte le regioni medie sono coperte 
di boschi , questo intima troppo apertamente una natura 
materiale ; rmperciocchè siccome è ben conosciuto, la paro- 
la Sylva sendo usala dagli antichi scrittori per significare 
la materia , porta seco il passaggio, che conduce al baratro 
del corpo , cioè nelle tenebre profonde , e nell' obblio , per 
.mezzo della natura materiale ; questo mezzo è circondato dal 
négro seno di Gocìto , cioè dal più amaro pianto , e dalle 
lamentazioni , conseguenza necessaria della unione delTanima 
con una natura affatto straniera alla sua. Laonde in questa 
particolarità il Poeta perfettamente corrisponde con Empe- 
docle nel verso, che abbiamo citato di sopra , dove alluden- 
do a questa unione esclama : 

Per questo V piango e cedo al dolor mìo 
Poiché sempre conoscer debbe V alma 
Novelli regni . 
Nel luogo che segue , quando cosi descrive la grotta , per 
la quale Enea discende alla regioni infernali ; 

Spelunca alta fuit , vastoque immanis kiatu , 
Scrupea , tuta lacu nigro , nemorumque tenebris 
Quarn super haud ullre poterant impune volantes 
Tendere iter pennis \ tatis sese halitus atris 
Faucihus effundens supera ad convexa ferebat ; 
Unde locum Graii dixere nomine Aornum . 
poteva egli dare una rappresentazione migliore della natura 
•orporea , della quale una grotta difesa da un luogo negro . 



jDe' Misteri Eleusini S7, 

n da folti boschi è un emblema assai chiaro ? Imperciocché 
occultamente ci rammenta la condizione sempre irrequieta 
di una tale natura . 

Né con minor proprietà viene denominato Àorno , cioè 
privo di augelli , o della natura alata j imperciocché avuto 
riguardo alla sua lentezza ed inattività natia, ed alla sua con- 
dizione immersa , essendo situato nella estremità delle cose è 
perfettamente debole , e languido, incapace di ascendere alle 
regioni della verità , e di cangiare lo stato suo oscuro , e 
degradato per qualunque via splendida , e divina. La pro- 
prietà di sagrilìcare prima dì entrare alla Nolte e alla Ter- 
ra è chiara , essendo queste gli emblemi proprj della natura 
corporea. Nei versi, che immediatamente seguono: 
E-cce autem primi sub limiìia solis et ortus , 
Sub pedibus mugire solum , et fuga Coepta movere 
Srl^fifurn visceque canes ululare per umbram > 
Addentante Dea . 
possiamo concepire una allusione evidente ai terremoti ec. 
secondo la discesa dell' anima nel corpo , menzionata da 
Platone nel decimo libro della sua Republica , poiché 
la caduta dell' anima , come vedremo pienamente in appres- 
so , fu una delle verità importanti che questi misteri rive- 
lavano . E gli urli de' cani sono simboli dei demoni ma- 
teriali , i quali sono cosi denominati dagli oracoli magici 
di Zoroastro, relativamente alle loro malevoli, e feroci dispo- 
sizioni , sempre funeste alla felicità dell'anima umana. 
Quindi la materia stessa è rappresentata da Sinnesio nel 
suo primo inno con molta proprietà , e bellezza , come 
quella che latra contro l' anima con rabbia divoratrics ^ e 
perciò rivolgendosi alla divinità egli canta i 

MetJtap o'?T/C /Sopov u'XatC 
llùo(^vyeov v'-T^a.yi^x , xa/ ya^ 
Avct/Pvi af>.iJi.crt )iov(pu 
I%VO{ a ■d'iOV TtTctlVd , 



^8 Letter^ttiua 

Che questi demoni maleriali comparissero agl'iniziati in- 
tiiinzi alla visione lucida degli Dei stessi è evidente dal pas- 
so seguente di Proclo nel suo Commentario manoscritto so- 
pra il Dialogo di Platone intitolalo lAlcibiride primo: Nel- 
le più sanie delle iniziazioni prima della presenza del- 
la divinità appariscono i demoni terrestri , che invitano a 
rivolgersi dalle cose pure alla materia : Ev raic, ayicTctraii 

TtùV TìhirWV TTÙO T«5 3"«0V TTapouff/a? J'a.lJJ.OVUV '^ò'OVtWV ìk- 

j^ohctt 7rùo(pa,tvovr<x,t ^ x-oit a.7to tcov ot^pctVTUV ayct^Mv iti 
Tì\v v'-'Kììv TTfoKoi.'hcvp-iva.t . E Platone sopra gli oracoli espres- 
samente asserisce , che questi spettri apparivano sotto la 
forma di cani . 

Dopo questo , Enea vi ene descritto che si avanza nel- 
le regioni infernali nella notte profonda e nelle tenebre : 
Jbant oèscuri sola sub nocte per umhram , 
Perque domos Ditis vacuas , et in ani a resina , 
Quale per incetìam lunam suh luce maligna 
Est iter in sjlvis : uhi ccelum condidit umbra 
Jupiter et rebus non abstulit atra colorem . 
E questo colla maggior proprietà : imperciocché i misteri , 
siccome è ben conosciuto, ePano celebrati durante la notte , 
e nella llepublica di Platone citata di sopra le anime de- 
scrivonsi come cadenti nella generazione a mezza notte; 
essendo questo periodo particolarmente commodo alle tene- 
bre , ed alla obblivione della natura corporea ; a questa 
circostanza adunque la notturna celebrazione de' misteri 
senza dubbio alludeva . 

Quindi si prosenta al nostro sguardo la seguente bel- 
la descrizione: 

Vestibulum ante ipsum primisque in faucibus Orci 
Lucius , et ullriccs posuere cubilia Cui a; : 
Pallentesque habilant Morbi , trislisque Senectus 
Et Mtlus, et nialesuada Faincs , ac titrpis Ei^u-stas; 



De Misteri Eleusini 39 

Tenibiles 'visu formce ; Lethumque , Laborque : 
Tiun consnnguìjieus Lethi Sopor , et mala mentis 
Gaudia , mortifenimqiie adverso in limine Bellum , 
Ferreique Einnenidum thalami, et Discordia demens, 
f'^ipereum crinem victis innexa cruentis . 
In medio ranios annosaqiie hracJda pandit 
Ulmus opaca ingens : qtiom sedem somnia vulgo 
Vana, tenere ferunt , Joliisqiie sub omnibus ha?rent . 
Multaque preterea vaviariuìi monsVa feraruni : 
Centauri in foribus stabulant , ScjUceque hiformes. 
Et cenlumgeminus Briareus , oc bcllua Lerna; , 
Horrendum stridens , Jl ammisqve ai mata Chimcera, 
Gorgones , Harpyceque, et fumi a iricorporis umbrce . 
Certamente egli è impussibile descrivere con una pittura 
più viva lo malattie, alle <]uali la natura materiale è con- 
nessa ; la condizione dormente dell'anima per la sua unio- 
ne col corpo ; e le varie malnttie mentali alle quali per 
lina tal congiunzione diviene inevitabilmente soggetta . Im- 
perciocché questa descrizione contiene una triplice divisio- 
ne , rappresentando in primo luogo i mali esterni , de'qua- 
li la regione materiale è ripiena ; in secondo luogo inti- 
mando che la vita dell'anima quando è immersa nel cor- 
po altro non è che un sogno ', ed in terzo luogo dimostran- 
do sotto la figura di mostri terribili e di varie forme i 
varj vizj della nostra parte irragionevole. Quindi Empedo- 
cle in conformità perfetta colla prima parte di questa de- 
scrizione chiama questa abitazione materiale, o i regni 
della generazione arsp^rs* ^wpoi' (i) un luogo spiacente, 
senza dit'itto . 

Ev-5-OL (poVO? TÉ KOTO? Ti KXt O.T^'hWV iÒ-ViCt KUpCiìVy 



(1) Questa e le altre citazioni di Empedocle possono trottar- 
si in Jerocle negli Aurei Versi p. 186- 



4ò Letteratura 

ed in quello che tratta di coloro che cadono t 

«T»? 

ctvct >.iifjiO>vet, T£ Kcti cy.o]o<; m'hetaKoviriv , 
e qjiindi giustamente dice di un'anima, che fugge dalla 
divinità e dalla luce celeste per servire alla pazza discor- 
dia ne' regni della notte 

. • . . (pvya.^ 3-ic$iv , KAi a^«T»c 

N«/)4S/ [j-xivofLiveà Trtffvvoi; . . 
Dove si può osservare che la dìcordia demens in Virgilio 
è una esatta traduzione del Ne/kè/ [j,atvoiJ,svu di Empe- 
docle . 

Ne' versi che immediatamente succedono, i sospiri, e 
le triste miserie che seguono l'unione dell'anima colla na- 
tura materiale sono ben descritte : 

Hinc via Tartarei quce fert Acherontis ad undas ; 

Turhidus hic cceno , vastaque voragine gurges 

yEstuat , atque omnem Cocyto eructat arenam . 
Ekl allorché Caronte grida ad Enea di desistere dall'andare 
pili avanti e gli dice : 

Umbraruni hic locus est Somni, Noctisquce soporce . 
nulla può meglio esprimere la condizione delle regioni te- 
nebrose del corpo, nel quale l'anima quando vi discende 
nuli' altro incontra che tenebre, e profonda notte j e col 
persistere nella sua rovinosa carriera è alla fine immersa 
nel sonno profondo, e diviene veramente abitante delle fanta- 
stiche abitazioni de' morti . 

A. NlBBY . 

( Sarà continuato ) 



De Vita G. Garatonii . 4* 



Opuscoli Letterari . Fascicolo Terzo . Bologna . 
Annesio Nobili 1818. 

Opuscolo ih. „ ì^trocchi de Vita , et scriptis G. Ga- 
ratonii Commentari US „ . Chi affermasse che il Ca- 
\alier Dionigi Strocchi non iscrive latino nello stile 
aureo del secolo di Augusto potrebbe affermare al- 
tresì che Alessandro fu Un soldato vigliacco , e che 
Fabrizio , e Curio due malvagi . Gaspare Garatoni 
Ravennate membro del R. I. Istituto del Regno Lom- 
bardo-Veneto è dipinto dall' A. qual fu 1.° uomo 
eccellente « Erat in homine sìngularis morum sua- 
« vitas , sermonisque jucunditas , tum etiam con- 
ce stantia , et fides ; quae res validius quam fortu- 
« narum , doctrinarumque copiae humanos animos 
c< possunt devincere " . 2." Letterato scevro d' am- 
bizione « Fuit tempus in quo ad publica munia de- 
ce posceretur , non ille tamen quidquam de sua li- 
ce bertate deieri , nec suis avelli a literis passus est, 
<» quarum in facili praesidio bene , beateque latere 
ce persaepe contingit . Ncque enim ( sentenza nel 
te vero egregia , ed egregiamente collocata ) ncque 
«e enim publicse non prodesse putandi suat , et nul- 
cc lam Reipublicae partem attingant qui bene literis 
<c operam navando patriae consulunt historiae . » 
3." Sommo Filologo , di cui 1' A, dell' opera intito- 
lata M. T. Ciceronis sex Orationum partes ineditee 
( Majus ) scrisse ce Gaspar Garatonius Tullianorum 
" interpretum , atque editorum nostra estate facile 



/\1 L E T T E 11 A T U h A 

ce ;>i'incei)S :>j , Di soli tredici anni avea il Garatoni 
conipiulo il corso di Filosofia in Bologna . Recatosi 
dono a Roma fu indefVsso nello studio delle due 
lingue maestie . Divenuto in appresso Bibliotecario 
della Barberina vi dimorò quasi in volontaria ])ri- 
gione per ben trentasette anni in compagnia di Ci- 
ceroniani Codici , e dei Lambini , dei Gronovj , dei 
Grevj , dei Gruteri , degli Ernesti , e di ogni altro 
più celebre commentatore del Principe della Roma- 
na eloquenza . Sconvolte poscia le cose dell' Italia 
ritirossi in Bologna , dove visse tianquillamente in 
seno agli amici sino a terminarvi nel mese di Feb- 
braro del 1816 la sna carriera nel!' anno ;:4 di sna 
età compianto da quanti lo conobbero , e stimarono, 
singolarmente pe' suoi eruditi , e pazienti , ed in- 
gegnosi Commyntarj di Cicerone . 

Jì Commentario è diretto al Conte Alessandro 
Aghucchi amico esso pnre del Garatoni , e degnis- 
simo di esserlo di qualunque stimi la virtù , e la 
scienza . La lettera di dedica è un tal giojello , che 
i leggitori di queste critiche ci sapi-an grado di tro- 
varlo qui trascritto ; « Libellum quo Garatonium 
« nostrum laudandum suscepi ad te mitto non una 
et de causa , sed ob eam potissimum , quod quid- 
" quid id est qualenicumque est , liortante , et ju- 
« beute te conati suruus . Leges ipse et si quid pia- 
te cuerit , erit cur mihi gratuler sin autem : sed nolo 
ce mihi quod non debeo male ominari . Vale igitur , 
« meque hoc certe nomine quod gerere tibi mo- 
te rem studii amare velis . Iteriim vale . » 



Dk Patera Cospiana. 43 

Opuscolo V, « Philipp! Schiassi de Patera Cospia- 
« na Epistola ad Franciscum Kc[, Praefectum Musei 
ce Voltei'rani « . La Patera che qui l' A. prende ad 
illustrare , e la quale fu scoperta in Arezzo rappre- 
senta il maraviglioso parto di Giove , di cui scris- 
sero Esiodo , Pindaro , Apollodoro , Appollonio Pto- 
dio , Luciano , ed altri . Trovasi la Patera delinea- 
ta con diligenza dal Sig. Giuseppe Rosaspina in fine 
dell' Opuscolo . Essa è chiamata Cospiana dalla casa 
Cospi , che ne fu la posseditrice prima che passasse 
nel Museo dell' Instituto delle Scienze in Bologna , 
Ecco di qual modo vi sono disposte le cinque fi- 
gure incise nella Patera . Giove siede maestoso sulle 
nubi fra due Dee . Quella che gli è a destra lo 
abbraccia , e sostiene sì che non si muova con pe- 
ricolo che il parto vacilli . L' altra che gli è alla 
sinistra in piedi in atto di accogliere la novella Dei- 
tà . A tergo della Dea raccoglitrice si Vede Vulca- 
no sorpreso al vedere che sorta una Dea dalla fe- 
rita da lui aperta colla bipenne scagliata sul cra- 
nio di Giove ; come già i colpi di mai^tello su la 
durissima incudine . E chi non ravviserebbe Giove 
dal fulmine nella destra , dallo scettro nella sini- 
stra , dalla maestà del volto ? E chi non ravvise- 
rebbe nel parto la Dea del Senno dal cimiero , dalla 
corazza , dallo scudo , dall' asta , dalla minaccia ? 
Niun dubbio cade adunque intorno alle anzidette 
tre Deità . La controversia è solamente delle altre 
due , e potrebbe dirsi di una sola , giacche la Dea 
che abbraccia si fa conoscere assai per Venere dalla 



44 Letteratura 

colomba > e dai non essere al tutto vestita . L' al- 
ti a Dea è dall' A. riputata Diana adjutrice delle par- 
torienti. Io sono d'avviso ch'ella sia Giunone ; per- 
chè sconcia cosa sarebbe che a tant' opera fosse sta- 
ta presente la figliuola di Giove , e non la sua mo- 
glie , e sorella ; e ancor più sconcia > perchè Giu- 
none assisteva ai parti più nobili , se le Matrone 
Romane la onoravano sotto il titolo di Opigeria . 
Aggiungo che avendo Giove nella propria Reggia la 
divina levatrice dei parti più nobili non è verisi- 
mile che a lei facesse il torto di cercarne altre nei 
bosclii . Oltracciò : la veste della Dea è più assai 
conveniente alla maestosa Giunone che ad umile cac- 
ciatrice . E a chi potrà parer bello che due Dee 
di costumi sì opposti si trovino insieme ? Vero è 
che Diana ( senza dire de' lucrosi suoi amori con 
Pane ) ebbe dal solo Endimione cinquanta figliuoli , 
ma le Dee non perdevano per si poco il bel fiore . 
E potrebbe la opinione mai acquistar forza pen- 
sando che al parto della Sapienza non conveniva 
che assistessero , se non i personaggi più illustri 
della Reale famiglia . 

Se alcuno mi chiedesse qual fosse a parer mio 
r inventore del favoloso parto di Giove , risponde- 
rei essere stato un malvagio politico per insinuare 
la massima detestata dai buon Principi , che tutta 
la sapienza di governare consista nel saper adope- 
rare la forza . 

La lettera è ornata di molta erudizione , scrit- 
ta in ottimo stile , e degna per tutti i conti della 
celebrità del dottissimo Autore . 

Avv. Vincenzo degli Anton j . 



45 



Sonetti inediti delV antico Poeta Matteo di Dino 
Frescohaldi ( di cui parleremo in altro quaderno)^ 

iX ccorr' uomo , accorr' uomo ! i' son rubato : 
All' arme , all' arme ! correte alla strada , 
Prima che questa ladra se ne vada 
Che m' ha co' suoi begli occhi il cor furato . 

Ed hammi dato d' un dardo dorato 

Che in sino al centro del cor par che vada : 
Or si diparte . e va in altra contrada : 
Ed io rimango I9SS0 , isv suturato ! 

Amanti e donne correte a pregare 

Questa giudea che rendami '1 cor mio (1) , 
Che non mi faccia , come fa , penare . 

Ch'i' veggo ben ch'ella si va con Dio, 
SV eh' i' non veggio di poter campare : 
Poiché r anima e '1 cor non è dov' io . 



(0 Giudeo adoperarono gU antichi per ostinato-^ La crnsra cita 
M. Gino (5o) ove dice : 

O voi che siete ver me si giudei 

Che non credete il mio dir senza prova 
Guardate , se presso a costei mi trova 
Quel gentile amor che va con lei . 
Ma in questo luogo a noi sembra che giudeo valga incredido . 
E a fare che veramente significhi ostinato ci piacerebbe meglio que- 
sto esempio del Frescohaldi: o V altro dell' Angiolieri presso V Allacci : 
dove r amante per dire che il core della sua donna è ostinato dice 
Oiinè il Sito cor coìrC è tanto Giudeo ! In tutte le maniere però ^ 
noi sembra che questa voce ora non si potrebbe usare in rin;e d' ;uno« 
re sen?a pericolo di essere deriso , 



46 Letteratura 



lo veggo il tempo della primavera 

Tutti gli augei cantar per la foresta , 
E gli arboscelli metter verde cresta , 
E andar li pesci per le tane a schiera : 

E le donzelle da mane e da sera 

Danzar co' loro amanti , e darsi festa : 
Ciascuna pastorella venir piesta 
Colle sue pecorelle all' ombra nera . 

I verdi prati con fiori e viole 

Son colti dagli amanti con grati riso , 
Perchè natura e 1 tempo questo vuole . 

Ed io non posso già veder quel viso , 

E gli occhi che rilucon più che 1 sole , 
Da cui gran tempo, oh Dio, ne fui diviso 

^al Cod. f^alic. che fu dell'Orsino . 



47 



Nuova descrizione de' monumenti antichi^ ed ogget- 
ti r/' arte contenuti nel Faticano , e nel Campi- 
doglio , colle nuove scoperte fatte alle Fabbriche 
più interessanti nel Foro Romano , e sue adja- 
cenze ec, compilata per uso de' colti viaggiatori 
dair Auv. D. Carlo Fea. Commissario delle anti- 
chità Piomane ec. Roma Bourlié iSig. pag. 289 in 1 2. 

iAllorcliè nel Secolo XIV. colle arti risorsero le let- 
tere uno degli stndj che maggiore influenza ebbe al 
risorgimento delle une e delle altre fu quello dell' 
Archeologia , il quale insieme riunisce all' esame de' 
classici scrittori antichi quello de' monumenti delle 
ai^ti, che ancora ne sono viva ed apparente testimo- 
nianza : e può di buon diritto asserirsi che il maggior 
fìoriinento delle arti , e delle lettere succedesse in 
ragione diretta di quello studio medesimo , che tan- 
to le favorisce. Quindi fra i primi archeologi si pos- 
sono nominare il divino Petrarca , e 1' elegante No- 
\elliere di Certaldo , i quali trattarono , uno delle co- 
se di Roma nelle sue lettere, e l'altro della mitolo- 
gia nella sua opera della Genealogia degli Dei . Più 
crebbe questo studio nel secolo seguente , che con- 
tò come antiqua rj più celebrati i letterati ma"f>iori 
che forse mai ebbe 1' Italia , Leonardo Aretino, f*om- 
ponio Leto, Platina, ec. Dopo quella epoca questo stu- 
dio non ha fatto che accrescersi , ed il ciel \v lesse 
che mai non si fosse di sovercliio accresciuto , onde 
trapassando i limiti che ogni scienza deve avere non 
degenerasse in minuzie . Questa taccia può darsi a 
molti degli eruditi de' tre idlimi Secoli ; poiché in essi 
l'archeologia era caduta nel più vile disprezzo quan- 
do sorsero a rialzarla sopra basi più solide i lumi- 
nari della erudizione del secolo decorso , Te di que- 
sto nel quale viviamo , WinckeLnan , ed Ennio Qui- 
rino Visconti, onore e gloria di questa nostra pallia. 



48 Letteratura 

Seguendo adunque le traccie a noi indicate da que- 
sti valenti scrittori J'arolieologia non caniininapiù nel- 
la oscurità e nel bujo , e non si appaga più di va- 
ne ciancie e di congettu'-e chimeiiclie , n)a allume 
della verità perviene attenendosi strettamente agli 
autori antichi, che soli sono il fondamento e la gui- 
da di questa scienza , e questi stessi autori comparan- 
do co' monumenti , che sono 1' oggetto delle disquisi- 
zioni . E certamente non poca lode merita 1' autore 
chiarissimo della recente Descrizione de' monumenti 
antichi ed oggetti d arte contenuti nel Vaticano e 
sul Campidoglio ; e più ancora sarebbe laudabile , 
se avesse voluto distendere questa Descrizione stes- 
sa secondo i lumi , che 1' archeologia ha in questi 
ultimi tempi acquistato , ed avesse seguito il meto- 
do tenuto da Ennio Quirino Visconti nel catalogo del 
Museo Reale di Pai'igi : e piuttosto che vani sistemi , 
avesse seguito quelli dettati dalla testimonianza de- 
gli antichi Scrittoli , e dalla ispezione architettonica 
della fabbrica . Ma il chiarissimo Autore sembra 
che siasi lasciato un poco trasportare nella ncnien- 
cìatura de' monumenti dalle guide volgari degli stes- 
si musei distese da mani jion dei tutto perite , e cii'- 
ca le altre notizie , che 1 opera slessa contiene soDra 
alcuni antichi edificj non è slato così fedele ai clas- 
sici autori come si sare])be dcbidcialo . Ma sicco- 
me il di lui nome è assai illustre nell' Archeologia , 
tanto che le cose da lui dette e non contiadette da 
altri potrebbero tener presso di molli il luogo della 
verità: noi , che in qualche luogo non conveniamo 
con lui , abbiamo stimato essere cosa opportuna il 
dichiarare i nostri pensamenti sulle materie , delle qua- 
li in essa opera si tratta : affinchè , mossa la questio- 
ne , possano i lettori di quell' (eruditissimo libro e di 
qif'sti fogli prol'erire quella sentenza die più Joro 
aggrada. Si annuncia in una breve prefazione , che 
([uesta opera non è che il preludio di un'altra uiol- 
to maggiore che comprenderà la descrizione di tut- 



MoNUM. Antichi t>i Boma. /jg 

la Roma , e de' contoi^ni ; e dopo questa stessa pre- 
fazione , comincia la sua descrizione dal Ponte Klio 
oggi S. Angelo . Ivi parlando del ponte Trionfale , 
pel quale prima della edificazione dell Elio anda\a- 
si al \ aticano , soggiunge , che essendo il ponte Trion- 
fale fatto per diagonale nel più largo del fiwne , 
e perciò il più lungo , e il più debole di tutti , 
fu rovinato verso la fine del IV. secolo dell' era 
cristiana ; perchè al dire di Prudenzio nel 4o4 si 
andava alla Basilica Vaticana unicamente pel ponte 
Elio. A noi sembra però , che da Prudenzio non si 
rilevi questo , ma che si citi soltanto il ponte Elio 
come una delle \ie , e forse la pia commune per 
andare al Vaticano , a cagione del magnifico por- 
tico che presso là cominciala: 

Ibimus ulterias . qua fert via pontis Hailriani 
Laevam deiiidc flumiiiis pctemus , 

Questa svista leggiera è compensata da una vasta 
erudizione, colla quale il chiarissimo autore ha rac- 
colto molte notizie relative al ponte stesso Trionfa- 
le , ed al ponte Elio ; e quindi passa al vicino Mauso- 
leo di Adriano Augusto , oggi Castel S. Angelo : del 
quale dice , che Adriano lo fece edificare so<.ra l op- 
posta riva del Tevere ove CapiioUno dice , essere 
stati gli Orti di Domizia ; ma tiovandosi cjue::ti 
registrati da Vittore come esistenti nel secolo IV. 
non possono supporsi distrutti affatto fino da due 
secoli , e mezzo pji/ìia , quando AdriiOìO vi co- 
struì questo Mausoleo , ed anche un Circo , Ciò po- 
trebbe indurre a credere , che Capitolino indicajse la 
distruzione , o il cangiamento di quegli orli ; ma le [>a' 
role di questo Scrittole nella vita di Antonino Pio 
cap. V. sono assai chiare , e provano che gli orti di 
Domizia continuarono ad esistere anche dopo la fon- 
dazione del mausoleo : Sed. Adriano apud Bajas 
mortuo , reliquias ejus Romam pervexit sancte -, ac 
revercnter ^ atque in hortis Domiiice collocavi t . Pro- 
gegueudo a parlare del monumento sogijiunge il 

G. A. To. II. 4 



5o Lettehaturì 

eh. A, che dalla descrizione di Procopio , e dalla 
ispezione oculare si riconosce , che il corpo rotondo 
era ornato da un portico di colonne e da statue ; ma 
uè Procopio parla eli colonne , né 1' ispezione ocula- 
re le dimostra. Della seconda non v' ha d' uopo pro- 
varlo , dipendendo dallallo fisico di riguardare il mau- 
soleo , nel quale non limane la più piccola traccia 
delle colonne . Quanto a Procopio , reco le sue pa- 
role dove descrive il monumento nel lib. primo del- 
la Guerra Gotica e. aS, 

hJ^^lCtVQV TOU VcùfJUifACùV (tVTQKpCtTOpoi TAC^O^ 

i^có -art^Arie Avp^Aictg iff-nv (t^s-z-^wy tou -zs-ipilèoAov 
o'a-ov aSou l-Q^yw . ^ìiUfjLct ^oyov tiroKXQU ct^io^ . 
'sreTTolnrcti ya.p oc XlQou Trcipiov , Kctl oC A(6o( 
«$ aAÀtìAovg usiji.vKct(riv oic^ev ctXAo ivrog ^yoyTic, . 
'TrXfvpctì. Ti ctvTou Tia-QTOi'P^ ilcriv i(?-cti aAAwAstJS ■> su- 
pog fA,iv (ryi<^o\ ri eg Aitìof BoXyw i'-yccta-Tn zyjiv (T (t' . 
p^YìKog cT? v'TT^o To Ty\g 'zs-oMc^g ri^x^g ctycihi/^ctTo, 
Ti av(fi €K Al'óou ari tov a,VT9v , etvJ^pcov re kcci 

t'TTTTCàV , BctVfjt>Ct<riCi oUo, . TOVTOV cT? TOV Tai'<poV (* 

TraXctio^ (tv^pcóTToi ( sJ^okìì yctp t>i ttoKìì iTrljH,— 
^ia-fAct fivai j T(iyj(riJict(ri cTt/o sg cturov ctwa tov "^rg' 
p^fóoXov cPiyiico'j<ri , (Jt-spog sivcti tov TH')(^ovg ttìttoW- 
rcti. ioiKS yovv Trvpycò o'-vj/j^Ati) -siri/AM^ mg iKBivn 
'7rpolói{óhY\uiV'i>. Yiv fjt,€v ouv TO iVTctv^ct oyypcà^ct 
i^KctvcoTctTov . Il sepolcro di yidriano Iniperadore 
de Romani è fuori della porta Aurelia , distante 
dal recinto quanto un tiro di pietra . -E" uno spet- 
tacolo degno di molto discorso ; imperciocché è 
edificato di marmo paria e le pietre sono insieme 
commesse non avendo altro dentro , che le unisca. 
Quattro sono i lati e gitali fra loro , ed ognutio di 
essi ha di lunghezza circa un tiro di pietra ; /' al- 
tezza sorpassa quella delle mura della città . Sopra 
vi sono statue dello stesso marmo , di uomini e di 
cavalli , cose ammirabili , Gli antichi ( impercioc- 
ché sembrava poter servire di antemurale alla città) 



MoNUM, Antichi di Roma. 5i 

Jecero , che fosse una parte del recinto con due 
braccia di muro , che partono dal recinto stesso , 
Sembra adunque una torre elevata posta ciarlanti a 
quella porta ; era adunque ivi una fortezza assai 
alta . Ma questo passo non parla allatto di colon- 
ne , e non parlandone mostra che queste non esi- 
stevano . Dire poi clie fn dal tempo di Teodosio 
era circondato in largo da wi muro per custodir^ 
lo 5 jorse costruitovi da Aureliano , è una asserzione, 
che non può appoggiarsi all' autorità degli antichi 
scrittori ; e di più si oppone alla religione degli an- 
tichi verso i sepolcri ; religione che a' tempi di Au- 
reliano osservavasi, e tanto più dovea osser\arsi ver- 
so il Mausoleo di Adriano , che questo era il sepol- 
cro degli Augusti, e che , non poteva profanarsi se 
non per ordine degli Augusti stessi. Né si dica che 
un portico di colonne era necessario per sostenere 
le statue ; poiché Procopio non parla di statue esi- 
stenti sulla parte rotonda dell' ecTificio ; nra sul basa- 
mento quadrato , negli angoli ; e quando anche ^i vo- 
gliano supporre statue iutornp sulla cornice della 
rotonda , potevano queste starvi senza bisogno di sup- 
porre un portico di colonne intorno . 

Dopo avere descritto il mausoleo si avanza ver- 
so iS. Pietro , e dice che circa la metà della via 
sotto il Forte , lungo la riva del Tevere fu V an- 
tica porta Cornelia detta ancora porta di S. Pie- 
tro ; ma Procopio nel capo XIX del libro citato 
dice chiaramente che la porta Aurelia portava il no- 
me di porta S. Pietro , e questa , secondo il passo ci- 
tato , era non di là dal mausoleo , ma di qua da es- 
so ; e Procopio era scrittore contemporaneo alla jior- 
ta , scrittore di vista , oflìciale dell' esercito di Beli- 
sario , e che per conseguenza dovea bene conosce- 
re la situazione delle porte, tanto più che in altri luo- 
ghi ancora parla della porla Aurelia sempre come esi- 
stente di qua e non di là dal mausoleo , e mai non 
fa motto di questa pretesa porta Cornelia , della qua- 

4 * 



5a .Letteratura 

le niun antico scrittore discorre . Passa quindi l' A. 
alla descriziojìe d^l Vaticano, nella f[uale comincian- 
do dalla piazza descrive minutamente lutto ciò che 
quel mai^nifìco edifizio contiene , la Basilica in tut- 
ta la sua estensione , la sagrestia , la cupola , i sotter- 
ranei , il Palazzo , la Cappella Sistina, e Paolina , l'Ap- 
partamento Borgia , e le pitture che contiene , la 
Biblioteca , il Museo Chiaramonti , il Museo Pio Cle- 
menlino , la Galleria Geografica , le stanze degli Araz- 
zi , le Logge , e le Camere di RalTaelle, il Giardino, 
e tulto ciò cliC in cjueste parti si raccliiude di raro, 
non trascurando di notare il numero de' gradini , ed 
altre tali pai'ticolarità , onde 1' opera riesca di utili- 
tà e vauta""io aijii artisti , a' meri curiosi ed anche 
agi idjoti . 

Dal Vaticano passa 1' Autore al Campidoglio , e 
comincia col fare una descrizione del suo slato an- 
tico , Ivi pari indo delle amiche salite per le quali 
vi si andava dal Foro , noiiiina primieraiiiente i cosi 
detti cento gradini della lupe Tarpeja . /de ({uali se- 
condo l'Autore , pei' chi sa vedere se ne riconoscono 
ancora i resti ; ma siccome il libro è latto. anco la per 
chi non ha veduto Pioma , questa espvessii»ne ci sem- 
bia un poco digiuna ; e il dire che quesi.a salila 
eia di fianco alia Chiesa della Consolazione non ba- 
sta , essendo troppo vaga la proposizione , e taluno 
crederebbe volersi intendei'e la stJa(ia che presso la 
Chiesa della Consolazione comincia , laddove per ve- 
rità i cento gradini secondo il r-ìcconio di Tacito , 
e secondo gli scrittori del medio evo , quando an- 
cora esistevano , erano nella direzione della strada , 
che partendo dalla estremità occidentale dell^ piaz- 
za della Consolazione costeggia il monte e sale alla 
estremità più occidentale della cittadella , Che poi 
la strada scopeiia c|uasi due anni fa sia 1' antico 
clivo Capitolino , e che pel clivo Capitolino i Trion- 
fanti salissero al Canq>idoglio , e che la strada sco- 
perta sia ia sola per la <[uale sj ì»alisse al Campi- 



MoNUM. Antichi idi Roma. SS 

do£;1io co' quadrupc'u , è ciò che aviebbe dovuto 
niegJio provare 1' A. anzi clie contentarsi della sua 
sola asserzione ; tanto piti che assai difficile è il de- 
cidere che ciò non fosse per il clivo dell' asilo che 
rimane a scoprirsi , e del quale Tacito pari.» , e che 
il ("11. Autore crede che sia una cosa slessa colle 
Scale Gemonie . 

Dal Campidoglio antico giunge a descrivere il Cam- 
pidoglio moderno , i tre palazzi che lo decorano , 
ed i monjrmenti dell'arte , che questi racchiudono . In 
questa descrizione come in rpiella del Palazzo Vati- 
cano potrà da taluno desiderarsi una maggiore ci'itica » 
analoga ai lumi , che 1 Arclieologia ha acquistato nel 
secolo in cui viviamo . Sembi'aci , se pure non e' in- 
ganniamo, di veder riprodotti gli errori delie guide 
volgari , e vedere date alle statue denominazioni , 
che oggi sono riconosciute per false , come quella 
di Auguste velate alle statue sepolcrali incognite di 
donna ; chiamare vestita all' eroica la statua di Anu- 
l)i ; pretendere ritratti di Alessandro Severo e Mam- 
mea quelli sul gran Sarcofago , che oggi sono de- 
liniti per incogniti ; supporre Licomede Re di Sci- 
l'o la figura assisa nel lato sinistro dell' urna stessa 
detta di Alessandro , quando non ne ha alcun attri- 
buto ; dire che 1' antica pianta di Roma , della quale 
veggonsi i frammenti, non solo sia di Settimio Seve- 
ro , e Caracalla de' quali si leggono i nomi ; ma che 
sia stata continuata dopo , senza che se ne conosca 
alcuna prova; etl altre simili cose, che lungo sareb- 
be di volere enumerare . 

Ma limitandoci alle osservazioni archeologiche su- 
gli edifizj antichi , e sulla topografia , dcrpo avere 
parlato de' palazzi del Campidoglio , l'Autore passa a 
descrivere il Tempio di Giove Capitolino : lo dice 
fondato da Tarquinio Prisco , ed innalzato da Tar- 
quinio il Superbo ; ne descrive le vicende ; quindi 
esamina la Chiesa di Araceli, e dopo si fa a parla- 
re del Clivo Capitolino , e q^uindi del Tenipio di 



54 Letteratura 

Giove Tonante , che dice eretto da Angusto in rin* 
grazinmento a Giove di as>erlo saU'cito nella guer^ 
ra Cantabìica nelle Spagne da itn fulmine, quale 
in una notte oscura colpi il soldato che gli por- 
tata il lume , e a lui striscio la lettiga in cui viag- 
giava . Questo fatto viene così riferito da Svetonio 
nel 29 Jella vita dì Augusto : Tonanti Jovi jEdem 
consecravit liberatus pc/'iculo , qiium expediiioìie 
Cantahrica per nocturnwn iter lecticam ejus ful- 
gur pcrstrinxisset , servumque prcelucentem eocani- 
masset . Ma se fu un servo che il fulmine colpì ^ 
perchè si dice ora che fosse un soldato ? E quan- 
do mai nella storia Romana Servo e Soldato fuz^ono 
sinonimi ? Soggiunge che essendo angustiato dal Cli- 
vo si dovettero fare le due scale ne due lati , e 
parte degli scalini negV intercolunnj ; pure dagli 
avanzi apparisce , che non furono scale da alcuna 
parte meno negl' intercolunnj , e che pel declivio na- 
turale della salita si entrava nella sostruzione che 
girava di fronte , e da un lato del tempio , e da 
questa sostrnzione si passava nel tempio stesso per 
le scale negl' intercolunnj . 

Dal Tempio di Giove Tonante passa \ A. al vi- 
cino Tempio della Concordia , la cui interessante 
sco])erla si deve agli ultimi scavi , ne' quali appari 
la cella del Tempio , che perì per un incendio , co- 
me rilevasi dagli avanzi ivi trovati . Quindi viene a 
parlare del Tempio , al quale appartengono le otto 
colonne di granito di ordine jonico , che ha sempre 
poitalo il nome della Concordia finché gli ultimi 
sca\i non determinarono la topografica situazione di 
questo . Il eh. Autore studiasi di provare che es- 
so sia quello di Giunone Moneta ; ma osserviamo 
per poco quali siano i passi degli antichi scrittori 
che del Tempio di Moneta parlano onde se ne pos- 
sa stabilire la situazione : Livio nel lihro settimo , 
e. ao. pone il Tempio di Giunone Moneta nel sito 
della casa di Manlio , nella cittadella : Dictator » . . 



MondM. Antichi di Romv. 55 

Inter ipsam dimiccitionem cedem Junoni Monete^ vo^ 
vit , cujus damnatus voti . . . dictatura se abdica^ 
vit . Scnntus Daumviros ad eam cedem prò ampli' 
indine Popitli Rnmani faciendam creari jilssit . LO- 
CVS IN ARCE destinatùs , quae area tsdium M. 
Mania Capitolini filerai . Lo stesso alFenna nel ca- 
po XTI. del libro VT. parlando dello stesso Manlio , 
che Damnatum Tribuni de Saxo Tarpcio dejece- 
runt .... quod quum domwn ejits fuissct uhi mene 
cedes atque officina Monetcp est-, etc. Ora se la casa 
di Manlio fu nella cittadella , e se nella situazione 
dì questa stessa casa fu il Tempio di Giunone Mo- 
neta , e la Zecca ivi aggiunta , non pare che il eh. 
Autore ablaia buona ragione di porla nel basso della 
Salita Capitolina . Ovidio nel sesto de* Fasti V. 285. 
e seg. è concorde con Livio , e dice il Tempio di Mo- 
neta sulla sommità della cittadella ' 

Arce quoque in summa Janoni tempia Monetae 

Kx voto memorant facta , Cainille , tuo : 
Ante dotuus Manli fuerat , qui Gallica quondam 

A Capitolino reppulit arma Jove . 

Quindi nel verso 638 Moneta 1' appella : 

Candida te niveo posuit lux proxima Tempio» 
Qua fert sublimes alta Moneta gradus . 

Ninno antico scrittoi^e parla dell' incendio del Tempio 
di Moneta nel quarto secolo , epoca , alla quale con 
ogni ragione si ascrive il portico delle otto colonne 
dal Sig. Avvocato Fea , e pure allo stesso tempo ac- 
cadde secondo Zosimo lib. 2. capo i3 un incendio 
in Roma , che bruciò il tempio della Fortuna , e che 
questo fosse vicino a quello di Giove Tonante lo dice 
una iscrizione Prenestina , la quale benché esistente in 
Preneste non merita tanto poco conto quanto l' Au- 
tore ne fa , parlando in questa guisa : 

7T QFAE TJRPEIO COLERIS VICUSTA TONANTI 
VOTORf^M f INDEX SEMPER FORTf^NA MEORFM 

E che le otto colonne del portico fossero per un in- 



56 Letteratura 

cendio ristabilite la iscrizione antica ivi esistente il 
dimostra : onde più che ad ogni altia divinità sem- 
bra elle alla Fortuna quell' edificio dovesse asse- 
gnaisi . 

Dopo avere parlato di quell' edificio soggiunge il 
eh. Fea , che verso il fondo della scala secoìido gli 
scrittori del IV. e V. secolo vi stava la statua eque- 
stre di M. y^urelio sudcscritta ivi chiamata allo- 
ra di Costantino . Ma ( ci sia lecito di osservare ) co- 
me era possibile che nel quarto secolo , poco pii\ di 
cento almi dopo 1' epoca , nella quale visse Marco Au- 
relio , quando molti altri monumenti di lui esisteva- 
no , fosse di già obblialo questo ? Come potevasi at- 
tribuire nello stesso secolo a Costantino un ritratto 
con barba , quale né Costantino , né i suoi succes- 
sori , meno Giuliano , 1' usarono ? A. N. 

( Sarà continuato ) 



rjranagi itMBiyBMU i iuajmu faBg 



// Purismo nemico del gusto , o considerazioni sul- 
la Prosa Italiana : Perugia i8j8 pag. 190. in 8°. 

T ' 

Xj a. afFerma che il purismo e „ una affettazione 

55 di lingua , ovvero quello zelo scrupoloso di alcu- 
V ni uomini di lettere , che rigettano con orrore , 
" ^8^^ P'^* piccola innovazione in fatto di lingua „ 
Si propone „ di far conoscere i tratti più odiosi 
55 del suo carattere , di svolgere con la maggiore chia- 
„ rezza la falsila de' suoi principi , e di allontanare, 
5, per quanto è possibile , le conseguenze funeste , 
„ che ne verrebbeio alla letteratuia , ed alla elo- 
„ qnenza italiana „ . 

Égli chiama purismo moderno i ragionamenti di al- 
cuni moderni scrittori ; e dice purismo antico quel- 
lo , che seguitarono coloro , che nel XVI , e XVII. 
secolo con troppa severità giudicarono le opere di 
Toiquato . Un jìurismo (^ dice egli) che 1' altro somi- 
glia , nella sua essenza ; poiché aiaendue credono la 



Del Purismo * 5^ 

nostra favella avere avuto il secolo d' oro ; che i 
buoni scrittori di quel tempo devono essere i mae- 
stri del ben dire; che non possono i chiar-i Genf 
sottomettersi al tribunale del grnmmatichisino . 
L' A. infine cerca di far conoscere , che la nostra 
lins^iici poetica e classica , è meravi gliosamente ric- 
ca ' nia che ben altra cosa è la prosa Italiana . 

Venendo ai ragionamenti . Egli nel primo §. accusa 
i puristi antichi di stravaganza e di temerità . Delia 
prima colpa è prova la voglia , che essi hanno avu- 
to di nominare il nostro idioma Toscano o volga- 
re , e non già Italico . Della seconda è argomento 
la si)ietata guerra fatta da costoro alla Gerusalem- 
me liberata del gran Torquato , perchè il suo dire 
non fu da essi stimato puro ; ed il soverchio conto in 
che hanno tenuto il vocabulario della crusca , parti- 
colarmente quello compilato nei 1612 dallo stesso 
Inferigno non amico della fama di Torquato . 

Siegue nel nostro A. la condanna del purismo mo- 
derno , perchè mostra la superstizione , ed il falso 
zelo dei difensori di questo : dicendo egli , che essi in- 
giustamente credono di gran valore i scrittori del XIII 
secolo , e con gran danno dello ingegno vogliono 
ricondurre nel regno delle lettere gli antichi cep- 
pi grammaiicaU ., e proscrivere dalla linguale dal- 
lo stile tutte le voci, e l'elocuzioni che si sono 
introdotte da circa un secolo addietro . E per tal 
modo togliere a chi ragionando scrive quella filoso- 
fica bbertà , per cui gl'Italiani si faranno sempre 
una gloria di contare trai tesori del nostro Par- 
naso le opere di Metastasio , di Goldoni , e di Ce- 
sarotti , che giunsero alla sommità di quel monte , e 
la prosa di Beccaria , di Filangieri , e di Verri . 

Dice r A. , che lo scritto de' moderni puristi rigur- 
gita ad ogni periodo di parole inutili , e insignifican- 
ti , di participi , di avverbj , e di freddi pleonas- 
mi : che il loro dire non e chiaro , né fluido , né 
ìiaiurale. E per prova di questo considera il pri- 



5c5 Letteratura 

mo periodo del Galateo di M. della Casa , al quale ^ 
i puristi danno molto vanto . Asserisce , clie questi 
indarno allegano l'autorità di Alfieri : poiché , se il tra- 
gico Italiano disse , clie „ questo è il secolo , che vera- 
„ mente balbetta , ed anche in lingua assai dubbia , 
„ che il seicento delirava , il cinquecento chiacchie- 
„ rava , il quattrocento sgrammaticava , il trecento 
diceva „ egli ha errato : e per lo suo errore è giu- 
sta scusa r aver appreso la Italiana favella nell' an- 
no vigesimo settimo della sua età , ad aver avuto 
per primi maestri le opere di M. della Gasa ; e di 
Boccaccio , per cui molti suoi versi hanno , secondo 
eh' ei pensa , wul sforzata struttura . 

Quindi l'Anonimo arditamente asserisce , che l'Ita- 
lia è ricca di buoni poeti , ma non ha un modello 
di prosa, , cho si faccia leggere per la facilità , la 
grazia , /' espressione , e V armonia dello stile : clie 
lo stile del Decamerone , secondo che ragiona Tira- 
Loschi può convenire a piacevoli , e liete novelle 
dette a trastullo della brigata . Ma quel continuo 
ritondar di periodi , e quel sì frequente uso di epi- 
teti rende languida V orazione , ne lascia luogo a 
quella commozione d'affetti , che debbe essere il pri- 
viario fine et un Oratore . Né deve ciò recar meravi- 
glia , prosiegue 1' A. , perchè un' idioma novello è più 
conveniente ai poeti , che ai prosatori ; perchè gl'Ita- 
liani hanno quasi sempre scritto in prosa latina ; per- 
chè il solo Boccaccio non poteva cominciare , e perfe- 
zionare questa diilìcilissima opera dell' umano inge- 
gno . Macchiavello , Fra Paolo , e Segneri ne fanno 
fede ; e lo stesso purista Tiraboschi confessa inge- 
nuamente l insufficienza di questa prosa , e ne ri- 
marca le imperfezioni . 

Nel §. quinto l' A. desidera dimostrare , che la 
prosa de' puristi manca di naturalezza ; e per far 
ciò , considera la prima novella del Decamerone ; e 
si duole , che in cose narrate per diletto , ed in basso 
stile , si senta : convenevole cosa è . . . manifesta cosa 



Del Purismo . 69 

è ; e somiglianti modi di dire , che turbano l' ar- 
monia della Italiana favella . Petrarca , dice egli , ben- 
ché scrivesse in rima , assai meglio si espresse , 

„ Femina è cosa mobil per natura . 
Dante 

„ E quanto a dir qual' era è cosa dura . 
ED Ariosto 

„ Fu il vincer sempre mai lodevol cosa . 
Boccaccio ha voluto imitare i latini (dice 1' anoni- 
mo di Perugia ) ma ha mostrato di non sapere , che 
quelli non avevano nella lingua armonia naturale 
ed erano forzati a procurarsela con dare alle parO" 
le un giro artificioso . Ed ancorché questo non fosse , 
noi non potremmo (dice) imitare la disposizione del- 
le loro parole , poiché il nostro dire sarebbe oscu- 
ro , non variando le desinenze de nostri nomi , col 
variar de' casi . Seguitando le accuse contro il De- 
camerone y all' A. pare, che lo stile non sia conve- 
niente alla materia , di che si ragiona in una novel- 
la . Egli dice i che Boccaccio meglio avrebbe fatto , 
se in vece di novellare avesse scritti i catechismi. 
Non vorrebbe , che nel periodo vi fossero molti epi- 
teti , e perciò stima , che sia ingiusto il dire „ gi'a- 
5, ziose donne , amorose donne , valorose donne , pia- 
i, cevoli donne , lieta brigata , le canzoni vaghette , e 
5, liete, la verda erba,, . Crede eziandio , che AnnibaI 
Caro non cada in tali spiacevolezze; e perciò mol- 
to si loda di questo famoso scrittore . 

Nel §. sesto 1' A. vuol far sapere , che la prosa 
de' puristi manca di espressione . U espressione , Egli 
dice j in eloquenza è il risultato , come tutti san- 
no , della precisione , del colorito , e del calore , 
con cui si enuncia un idea , e un sentimento . La 
precisione deve essere così nelle idee , come nelle 
parole , che V esprimono . La precisione delle idee , 
cioè la loro giustezza , e la precìsion delle parole , 
cioè la loro proprietà , formano ciò , che si chia- 
ma precisione di stile . Ci fa poscia sapere che la 



(ì'o L E T TE RA t U R A. 

bru'ifa laconica .uon è la pi'ecisionc dello stile \ e 
ci addita Cicerone , perchè ci sia di scorta . 

// secondo mozzo d' animare V espressione ( sono 
sue parole, poiché con altre forse non si potrebbo- 
no queste cose significare ) è il colorito della fra- 
se , e delle parole , colorito , che esse non hanno 
naturalmente , ma lo ricevoìto dalla imm a i^i nazio- 
ne , o piuttosto da quella Jacolià dello spirito me- 
no definita d' ogni altra , che si chiama gusto o ge^ 
Ilio dello scrittore . Ed affinchè i suoi precetti abbia- 
no maggior valore ci reca un esempio scelto tra la 
folla , che la sola Genesi ne somministra^^ Vox san- 
„ guinis fratris tui clamat ad me de terra „ 

Cih , che contribuisce in terzo luogo ( prosiesue 
A. ) a render più viva l espressione , è il calo- 
re dell' animo , con cui V oratore , o scrittore emet- 
te le sue concezioni , e fa risentire negli altri ciò , 
che egli prova in se stesso . Il fuoco della pas- 
sione , V impeto del sentimento non può enunciar- 
si con quella freddezza , con cui parlerebbe la so- 
la ragione , o una 'verità speculativa . Fra gli an- 
tichi Cicerone , e Virgilio offrono i pia belli esem- 
pj dello stile passionato , e tra i moderni io non 
trovo uno scrittore più pieno di anima quanto Me- 
tastasio . Si avverta , che il calore dell' espressio- 
ne è cosa ben diversa dalla energia , e dalla for- 
za . Dante è il Poeta dell' energia , Metastasio del- 
la vibrazione , e del sentimento. 

Dopo aver 1' A. mostrato , che 1' espressione è il 
risultato della precisione, del colorito , e del calo- 
re , provoca i difensori della gloria di Boccaccio , 
afliinchè elicano , se questo novellicro sia o no pre- 
ciso , colorito , e caldo ; e poiché è certo , che al- 
cuno non vorrà mai tentar l' impresa , condanna Io 
Scrittore di Certaldo , come colui , clie non seppe 
queste leggi , sebbene chiaramente siano espresse nel- 
le opere di Cicerone , e di Virgilio , da' quali , egli 
dice , di averle apprese . 



Del Purismo . 6i 

Benché sia già da lui data sentenza contro il Deca- 
merone , pure FA. per apparir giusto , e generoso cer- 
ca , se alcuno de' buoni scrittori abbia mai fatte le 
difese di questo Maestro de' puristi . Ma egli fa co- 
noscere nel §. ottavo , che la ricerca è vana , poiché 
dice : che / i^iz/' della prosa de puristi sono stati ri^ 
coìiosciuti in tutti i tempi della letteratura . Giro- 
lamo Muzio scrittore del cinquecento asserisce , che 
lo stile , con che sono scritte le cento novelle , è 
aspro ^ non è grazioso, perchè il verbo è l'ultima 
parola del periodo , e perchè Boccaccio avendo avu- 
to natura poetica mostrar non V ha saputo , se non 
nella ^prosa ; nella quale cosa non è in verun modo 
da essere imitato . 

Annibal Caro , scrivendo a Leonardo Salviati , lo 
riprende per aver cominciala , una sua orazione fu-' 
nebre , dicendo „ Se 1' acerbezza di questo aspro do- 
„ lore . . . , „ E perocché questo modo di dire è 
simile in tutto allo stile de' puristi , e del loro ca- 
po , ( secondo che il nostro A. stima ) giustamente 
ne siegue , che anche quel famoso scrittore è fra 
gli accusatori del Boccaccio . 

L' autorità de' seicentisti dà nuova forza ai ragio- 
namenti dello Anonimo scrittore , dicendo egli , che 
questi si fecero una legge di fuggire in tutte le lo- 
ro opere per Jìno V ombra del purismo Toscano . 

La vana lunghezza , e prolissità de periodi : il 
duro intralciamento di voci e di clausole : lo sten- 
tato , e nojoso giro della orazione , di che Andres 
riprende i cinquecentisti , 1' A. vuole , che pure siano 
colpe di Boccaccio , e de' suoi seguaci . // purismo 
( crede egli ) essere stato cagione ancora degli er- 
rori del Bandiera , che ha recato Cicerone noi no- 
stro idioma , togliendo al Romano oratore la elo- 
quenza dello stile . 

Nel §. Nono 1' A. vuol far conoscere la necessità 
di una prosa, che non sia quella del purismo, e 
la predilezione degV Italiani per questo genere di 



€a Letteratura 

prosa . Diclamo brevemente quanto egli a lungo ra- 
giona . Crede r A. di aver mostrato , clie l' Italia non 
ebbe buoni scrittori , che agli altri possano dar lu- 
me , nel XIII , XIV , e XV secolo : e benché ci fos- 
sero stati , stolti sarebbero stimati quei moderni , che 
volessero imitarli . Poiché essendo il fine di ciascu- 
no che parla, o scrive, l'essere inteso; ed aven- 
do la italiana favella in mille parti mutata for- 
ma , perchè variati sono i costumi , ed arricchite le 
scienze , ed avanzate le arti ;" vuopo é , che colui , il 
quale vole insegnare , dilettare , o persuadere , ado- 
peri le parole , ed i modi novelli , e non già gli an- 
tichi „ O Italia , o Patria mia ( grida I' A. ) „ o 
5, Madre sempre augusta delle lettere , e degl' illu- 
„ stri ingegni, che l'hanno coltivate! sarà dunque 
5, passibile , che nella epoca più famosa della col- 
„ tura , e del gusto , questo scrittore eloquente , que- 
„ sto uomo desiderato , che aprisse agli altri uua car- 
5, riera intentata , non sia ancora comparso a corona- 
„ re i tuoi voti e le tue speranze ? „ Ma questo ef- 
fetto della divina Providenza , che indarno fu lun- 
go tempo atteso, nacque al fine fra noi ( dice l' A.) 
egli fu Beccaria . E che la cosa sia cos\ , lo piova 
considerando alcuni periodi dell'opera da lui scritta , 
e mostra come questi adempia quelle leggi , die egli 
ha proposte , e dalla osservanza delle quali tutta di- 
pende l' arte del ben dire . 

Nel §. Decimo 1' A. considera il Francesismo di Vit- 
toria Alfieri da Asti. L' onor grande, che i lettera- 
ti fanno al nome del Tragico Italiano dà vigore all' 
ultimo argomento contro il purismo , L'A, ragiona co- 
sì . Mille parole , e mille modi francesi si trovano nel- 
le tragedie di Alfieri , eppur queste si tengono in co- 
s'i alto pregio, che hanno reso il loro autore di fa- 
ma chiara , ed eterna ; necessario é dunque dire , che 
matto è colui , che crede , esser delitto ogni pic- 
cola innovazione in fatto di lingua . 



Del Purismo . 63 

Consìderazioìiì del Compilatore . 

La nostra Italia ricca di ogni cosa, che può far 
r uomo felice , che forse le più colte nazioni avanza 
in ogni maniera di lettere, non so se per malaventu- 
ra , o perchè alcuna volta ella è poco accorta sti- 
ma per valorosi coloro , che più l'apparenza ne hanno , 
che la sostanza ; e li pone in alto luogo , acciocché 
ad altri diano lume , ed esempio , Ma a ciascuno è 
manifesto , che la guida non esperla allontana spes- 
so il viandante dalla sua meta . Coloro , che ingiu- 
stamente sono fatti gloriosi , e motteggiando , e scri- 
vendo si fanno capi di una cieca turba , sovente 
per lo rumore, che in ogni parte suona di loro , vin- 
cono i seguaci del vero . Io non dico , che lo scrit- 
tore di Perugia sia fra questi , perchè non so se 
r Italia avrà in gran pregio l' opera sua ; né so se 
la fama di questa sarà durabile ; ma perciocché da 
una favilla può nascere un fuoco distruttore , se al- 
le cose arsiccie si appicca ; é necessario , che cia- 
scuno cerchi di estinguerla , affinchè non vada a toc- 
care gli aridi cervelli di molti , e rechi danno alle 
buone lettere , 

Dico dunque prima di considerare addentro i ra^ 
gionamenti dell' Anonimo , che se i Romani ridevano 
perchè Domiziano volle trionfare dei Parti , senza 
che li avesse mai veduti ; maggior diritto aljbiamo 
noi di maravigliarci , e di ridere , veggendo il no- 
stro A. fieramente armato contro i nemici, che so- 
no nella sua fantasia , ma che fuori di essa al pre- 
sente più non sono . E di vero , chi adesso è mai quel- 
lo che li g getta con orrore ogni pia piccola innova- 
zione in fatto di lingua , che proscrive tutte le vo- 
ci , che si sono introdotte da cij-ca un secolo ad- 
dietro ? Già di comune concordia è posto ed ese- 
guito il principio , che gli Artisti possono spesso in- 
ventare nuovi istrumenti , per condurre a perfezio- 
ne la loro arte , ed essi medesimi nominarli , Colo» 



66 Letteratura 

ro , che cercano , e considerano le cose , che la na- 
tili a produce , sempre chiamano con nuovo nome 
una pianta , una miniera , che essi prima degli altri 
fecero conoscere . Mille nuovi vocaboli liaiino i chi- 
mici intj'odotti ; né letterato , né scienziato alcuno 
Italiano ha mai mossa guerra contro costoro . 

Aver queste poche cose dette forse basterebbe 
per mostrar , che vana è ì opera dello scrittore di 
Perugia : ma perchè altri non creda, ciie se lA. 
non avesse diretti i suoi strali contro il vuoto, 
a\ rebbe potuto trionfare , non solo io farò conoscere , 
come meglio per nie si potrà , che i siioi nemici non 
esistono , ma che le sue armi non hanno piaita né ta- 
glio . Ed in vero considerando il prijno argomento , 
con che 1' A. vuol provare la stira'aganza de' Pu- 
risti., perciié dicono il noslio icboma volgare , o To- 
scano e noi) Italico ; pare che egli non sap'pia in qua- 
le alto pregio è Dante Alighieri presso coloro, ììbe 
appresero , o vogliono apprendere la grande arte (Tel 
ben dire ; e pare ancora , che ci non conosca, quan- 
to conviene, i ragionamenti di questo sommo sciiltore 
su tal proposito, come che egli faccia seiubiante di aver- 
ne qualche parte saggiata . Leggasi la sua o[:era de 
vulgai'i eloquentici . Si conosce cliiarainente che «jue- 
Sto primo Maestro de' veri letleiati Italiani , esami- 
nò i varj modi di favellare in ciascuna parie d Ita- 
lia come egli dice nel suo Convito „ Per le patti qua- 
), si tutte, alle quali questa lisìgua si stende , pere- 
jj grino, quasi mendicando sono mostrando andato con- 
„ tra mia vogliala piaga della Foiluna „ Poi in quello 
j, di volgare eloquenza dice,, adunque se le azioni lia- 
„ liane si hanno a misiirare , e ponderare coi costu- 
iì mi, con gli abiti , e col parlare , quelle delle azio- 
j, ni Italiane sono semplicissime , che non sono j)ro- 
>j prie di ninna città d'Italia, ma sono coniinu' in 
9, tutte ; tra le quali ora si può discernere il Vol- 
5, gare , che di sopra cercavamo , essere quello , che in 
fi ciascuna città appare, e che in ninna riposa . ► . , 



Del Purismo . G5 

„ Adunque ritrovato quello che cercavairo , di- 
„ cerno, che il volgare illustre, cai dinaie auli- 
„ co , e cortigiano in 11 alia è quello , il quale è di 
„ tutte le città Italiane , e non pare che sia di niu- 
„ na ; col quale i Volgari di tutte le città d" Ila- 
„ lia si hanno a misiu-are , ponderare e coiupaia- 
„ re „ Dunque l'Alighieri ha nominato il nostro di- 
re Italico , perchè non una parte soltanto , ma tut- 
ta Italia lo fé nascere , e perchè il parlare illustre , 
cardinale , aulico , e cortigiano in tutta Italia risuo- 
na . Dopo aver ciò detto chiaro , ne sitgue il seguente 
argomento: se tutti / Piaisti, clie lodano l'Autore delle 
cento novelle, inchinano volentieri all'autorità di 
Dante , come possono questi sdegnare che la nostra 
favella sia nominala Italica ? Che se taluno o pelu- 
che acceso dall' amor della Patria , o perchè trop- 
po riconoscente a quei scrittori Toscani , i quali 
hanno data norma al giusto, e dolce parlar nostro , 
o per ahi a fallace opinione abbia nominato Tosca- 
no il parlare Italico ; non può questo recar danno 
alla gloria di coloro , che mossi da ragione , onoi^a- 
no , e cercano d' imitare V Alighieri e il Boccaccio , 
e chi loro somiglia . Il secondo peccato de Puristi anti- 
chi è secondo \ AAa temerità onde, quai prodi difensori 
del gramatichismo ,e del Focabulavio , hanno ardito 
di esaminare , e condannare alcune parole , ed alcu- 
ni modi di xlire del famoso Torquato; e perocihè 
trova questi medesima colpa ne' Più isti moder- 
ni ; io cercherò di provare 1" innccen^-a degli uni , 
e degli altri . 

Io non so quale idioma parlassero i primi no- 
stri padri ; né , se questi vagando dall' una all' altra 
zona , e mutando le loro costumanze , abbiano fat- 
te della prima lingua quante favelle furono , e quan- 
te ora sono . Posso però , senza tema di errare , di- 
re , che la necessità , la qual (nuove gli uomini a 
manifestare ad altri i lox^o desiderj , ed i loro ragio- 
namenti , è la sola cagione , onde l' uom parli : e 
G. A. To. II. a 



66 Letteratura 

poiché questi desiderj , e questi ragionamenti non 
son proprj de' dotti ma di ciascun' uomo , che in 
società è raccolto , certo è che dalla bocca di tutti 
nasce il linguaggio . Non ci sono allora maestri , uè 
ci sono discepoli , ma ognuno insegna , ed ognuno 
impara nel tempo stesso . Siccome però , dove si 
uniscono mille ruscelli , e formano un largo llume , 
quivi è necessario radunar le acque fra buone ri- 
ve , onde i campi non siano inondati ; cosi , poiché 
una lingua è diventata ricca , quelli tra i suoi in- 
ventori , che più ingegno hanno, raccolgono quanti 
bei modi udirono , ne ianno tesoro nella loro men- 
te , e con i loro scritti ne eternano la memoria . 
Altri poi avendo considerato , che le parti , da cui il 
linguaggio è composto , hanno molte cose comuni : e 
che variando esse secondo i bisogni di chi parla , le 
loro mutazioni si fanno sempre in un tal modo , sta- 
bilirono regole di lingua ; acciocché quella tal maniera 
di dire non pera , e non se ne formi in sua vece una 
nuova , che recherebbe confusione ; onde in breve 
tempo sarebber tante , che la mente iimana tutte 
non le potrebbe ritenere . Ecco come nasce la Gra- 
matica , ed il Vocabolario di una lingua , ed ecco 
perchè le sue regole debbono essere attese. Ed ac- 
ciocché a questi i^agionamenti dia luce l' autorità 
de^li scrittori di eterno nome , si consideri prima ciò 
che Dante ragiona . Dopo aver egli fatto conoscere , 
che la lingua varia , come variano i costumi , e che è 
necessario , che questo non avvenga, dice, che la 
Gramatica soltanto può stabilire la favella „ Quinci 
„ si mossero gì' inventori dell' arte di Gramatica , la 
5, quale non é altro , che una conformità non alte- 
„ rabile di parlare in tempi , e luoghi diversi „ . 
Poscia ci avverte , che , essendo la Giamatica per 
consenso di molti slata ordinala , le sue regole de- 
vono essere da tutti attese, né alcuno può mutar- 
le „ Questa (cioè la Gramatica) essendo di comur 
„ consenso di molte genti regolila , non par sugget- 



Del Purismo . 67 

„ ta a] singolare arbitrio di veruno , e per conse- 
„ guenle non può essere variabile „ , Cicerone poi as- 
serisce , che ciascun' arie ha le sue leggi? nia queste 
nacquero quando quella già era adulta : Omnia Je- 
re cjiice siuit conclusa mine artihus , dispersa et 
dissipata quondam juerunt : ut in Musicis nume- 
ri , et voccs , et modi ; in Geometria lineamenta , 
Jormm , intervalla , magnitudines ; in astrologia eoe- 
li conversio , ortus , obitus , motuscjue syderum j 
in Grammaticis poetarum pertractatio , historiarum 
cogìiido , vcrbornm lutei prctatio ^ proiamciandi qui- 
dam sonus . Cicerone stesso conchiude , che era ne- 
cessaria un' arte : ^«rt? rew dissolutam ■> dirulsamque 
conglutinaret , et ratione qundam consti i/igeret . 

Venendo ai fatti ci sovvenga, che Tidlio loda 
Varrone dicendo : tu omnia divinarum , fiumana- 
rumque rerum nomina , genera , officia , causas ape- 
misti ; plurimumque poetis nostris , oinninoque lati- 
nis , et literis luminis attuUsti , et VERBis . Cicerone 
medesimo scrisse il libx'o Topica , in cui sono notate 
molte regole gramaticali . Cesare tanto ornalo dicitore 
non isdeg^iò la conoscenza della Gramalica , e ne die- 
de precetti : ed era ben quello il tempo o[ porluno , 
poiché la loro lingua era già alla maggior sua glo- 
ria ascesa , ed era peixiò necessario di dar più sta- 
bilità alle sue fondamenta , acciocché lungo tempo in 
questo allo grado rimanesse. L'autore crede, che 
la Gramatica sia degna solo delle menti corte ; e 
non sa , o non si ricarda , che Cicerone dice , che 
quasi infinita è la materia , e la moltitudine delle 
arti de' Gramatici . Quis huic studio literarum, quod 
profitentuì' ii , qui Grammatici vocantur , penitus 
se dedidit , quia omneìri illarum artium pene in- 
finìtam vim , et mateì'iam scientia , et cognitione 
comprehenderit'ì Potrà forse l'Anonimo presumere, 
che la Gramatica ci sia , che sia da sommi uomini 
appresa , ma che non siano attese le sue leggi per 
non trattener 1' ingegno co' ceppi graniaticaU ? Al- 

5 * 



éff Letteratura 

lora io ri<;ponderei , clie stolta cosa sarebbe il 
pensare Cesare , ed altri avere scritto , e commen- 
data ([ueir arte , li cui precetti fossero vani ; e ];oi 
ricorderei allo Anonimo , che i Mnsici , i Poeti , i 
Pittori , gli Scultoi 1 , a quali qiiidìihet audendi seni- 
per jiiit (er/ua fj' tesfas ^ imrt hanno le loro leggi , e 
queste non inceppano , ma guidano la loro fantasia , 
se in alto vola . La Jioslra niente è per sua natura 
tale , che se molte volte è intesa ad un' opera me- 
desima , vi contrae un abito; cioè fa ciò, che suol 
fare , senza la nostra coscieni-.a . Mille esempj ne 
potrei recare ; ma , jjer non iscostarmi dal mio pro- 
posito , considero ciò che accade a chi vuole ap 
prendere un idioma straniero. INel cosiiinciare , egli è 
seniore attento; perchè nel suo dire un nome dall' 
altro non discordi , e perchè questo convenga al ver- 
bo , che lo acconqagna ; nja poiché la meiiie sua è 
abituata all'osservanza di quelle i^egole , egli parla 
secondocliè la Grama'ica vuole: uè di ciò avveden- 
dosi egli, il suo ingegno , e la sua fantasia non sono 
da forza alcuna rattenuti . 

Se r A. non avesse l'animo infocato contro ogni 
cosa , che si oppone a' suoi pensamenti , oserei cre- 
dere, che quanto brevemente ho detto , dovesse ba- 
stare alla salvezza àe'Puristi falsamente accusati di 
stravaganza , e di temerità. Ma egli non è genero- 
so tanto , elle voglia perdonare a coloro, che accre- 
scono valore ai suoi nemici . Tjoppo dura cosa gli 
sarebbe il sottomettere la siia penna alla Gramati- 
ca , ed al Vocabolario ; e forse secca saiebbe la ve- 
na del suo ingegno , se non accattasse i niodi di 
dire dagli stranieri a guisa di poverello, che stima 
buono qualunque panno atto a rappezzare l' abito 
suo . E' necessai io perciò , che un poco io dica del- 
la voglia , che alcuni hanno di usar nuove parole, e 
nuovi modi . 

I più colti e valorosi popoli hanno fierament 
combattuLo contro coloro , che cercavaup di alterrart 



t)EL Purismo. 69 

le leggi loro , di muiar le costumanze loro. La Gre- 
cia., e l'antica Roma ne fanno fe<ie . I Greci ricusaro- 
no una nuova corda al!a l0"O lira , temendo che con 
lina nuova armonia nascessero nuovi affetti ne' cuo- 
ri de' cittadini . I Ronsani fecero la legge Oppia , e 
le donne non poie.ano a loro voglia \ariare i lo- 
ro ornamenti. CondilJac ha dimostrato^ che la lin- 
gua, e i costumi di un paese vanno di paro; (hi 
vuol, elle questi rimangano saldi, si Opponga alla 
entrata delle voci , e de' tnodi stranieri . Declinando 
l'impero di Roma, e(] imbrattandosi de'costiimi del- 
le vinte nazioni , 1' idion:a latino fu contaminato . I 
lilosofi sanno : che le voci soi?o segni deiìe nostre 
idee, e de' nostri pensieri, a clii ci ascolta; e che 
colui , che ragiona si serve de' vocaboli , come i Ma- 
tematici dell' alfabeto; i quali ora unendo , ed ora 
separando 1' una dall' altra le lettere , fanno palesi le 
verità, che più erano nascoste . Ma in quella guisa» 
che quelli errano , se non sanno ciò che ciascuna let- 
tera ad essi j-appresenta , o se con un segno ora una 
cosa , ora un altra vogliano significare , o se giuste 
non sono le soinine , e Te sottrazioni ; così clii parla 
se non sa il vero significato delle palmole , se muta 
questo significalo , o se non unisce i vocaboli in modi 
convenienti rende fallace il suo ragionare : ed alcuna 
volta inganna se medesimo , alcun' altra chi lo ascolta, 
e sovente reca 1' uno, e l'altro danno in un tempo 
stesso . Ecco la cagione , onde spesso i nostri pen- 
sieri non vanno per la diritta via ; si vengono alte- 
rando le nostre passioni , i nostri costumi , e 1' ope- 
rar nostro . Ora raccogliendo il frutto di queste 
dottrine ritorno al mio proposito . Se le nazioni di 
maggior conto vogliono ritenere le loro usanze , le 
loro leggi , convien che proveggano , che la loro fa- 
vella non si muti , né si corrompa . Ma l' A. dice 
che Orazio si doleva , perchè alcuni elidevano , che 
non fose lecito ad esso usar nuove voci , come Ge- 
oilio , e Plauto avevano fatto . ... 5, quid autein 



70 Letteratura 

„ Cscilio Plaiitoque dabit Roniaiuìs ademptum 
„ f^irgilio , P'^arìoque? Ego cur aquirere panca 

„ Si possitni iii\n leor ? „ 

e che Ciccione produceva nuove parole 5^ dummo- 
do esseiit idonea „ ; che le nuove idee , le nuove 
arti, e la nuova luce , che illumina le scienze ^ non 
ci possono essere rappresentate dalle antiche parole « 
e che la nostra niente ricca di concetti non può 
esser contenta alla povertà della lingua de' primi 
Scrittori Italirini . — Poniamo da parte l'equivoco del- 
la interpetrazione dello allegato passo di Orazio , per- 
chè quello invideor non è un i>etor , come intende 
l'Anonimo . E quindi si consideri , che quel poeta, 
volea trovar nuovi vocaboli : ma quando ? 

„ - si forte necesse est 

„ Indiciis inonstrare recentibus abdita rerum , 
„ Fingere cinctutis non exaadita Ctihegis „ 
Ed io ho già detto , che gli Artisti , i Fisici , 
i Chimici hanno nominate nuove cose con nuovi no- 
mi , ed i letterati non hanno ciò contradetto . Non è 
però lecito per cercar voci , e modi stranieri , ab- 
bandonare la naturai massa della nostra lingua , le 
giuste regole , con cui espressero i nostri antichi i 
loro pensieri . Oi'azio stesso per farci evitar que- 
sto inganno ci avverte , che la licenza di dir nuo- 
ve voci deve essere „ sumptn prudenter „ e dobbia- 
mo essere molto cauti in ciò fare „ 

„ In ver bis etiain tennis , cantusque serendis „ 
Cicerone nella sua adolescenza spiegava le orazioni 
Greche non solo con le parole , che erano in uso pres- 
so i Latini , ma con voci nuove , che egli medesi- 
mo formava imitando, se ciò che era nell'originale 
espresso , non si poteva in altro modo significare „ 
Postea mihi placnit , eoqne suin usus adolescens ; 
ut summornin orntornin grcecas orationes explica- 
rem : quibus lectis , hoc assequebar ; ut cnm ea qnce 
legeiem grasce Ialine reddercm , non so! uni opti- 
mis vei'bis uterer et tanien usitatis ; sed ctiain ex- 



Del Purismo . 71 

primerem qucedam ^>erba imitando , quof nova no- 
stri s cssent , dumniodo essent idonea „ Ed in que- 
sta maniera hanno operato quei , che nel XIII se- 
coìo arricchirono il nostro idioma , il quale fu trat- 
to quasi intieramente dalla lingua Latina volgariz- 
zata . Farebbe però non solo indarno , ma nocereb- 
be colui , che usasse parole nuove , o straniere in- 
vece di quelle , che già furono trovate . Cicerone 
ci fa sapere, che il primo precetto degli Oratori, 
era di parlare con voci latine „ in qua prcecipifnuv 
priinum , ut pwe et latine loquamur „ ed egli me- 
desimo dice „ Nani ut in simplicibus verbis , quod 
non est latinwn , sic in conjunctis ; quod. non est 
consequens , vituperandum est . Né si presuma di di- 
re con vocaboli , e modi diversi ciò , c!ie hanno ra- 
gionato Dante , il Petrarca , e il Boccaccio , ed al- 
tri ; poiché Cicerone istesso lo vieta col suo esem- 
pio . Egli leggendo le opere di Ennio , e di Grac- 
co soleva ridire i loro concetti variando alcuna vol- 
ta o i modi, o le parole; ma presto si avvide, che 
vana era questa sua impresa , perchè egli non avreb- 
be mai potuto trovare parole , e modi che alla ma- 
niera più convenissero di quelli usati da Ennio , e 
Gi'acco „ „ In quotidianìs autem commentationihus 
equidem niihi adolescentulus proponere solehain il- 
lam exercitationem maxime , qua C. Carbonem , no- 
strum illum inimicuni , solitum esse uti sciebam ; ut 
aut versibus pvopositis quam maxime gravibus , aut 
oratione aliqua lecta ad eum Jinem , quem memo- 
ria possem comprehendere cani rem ipsam , quam. 
l^gissem , verbis aliis quam maxime possem lectis 
pronunciarem . Sed post animadverti esse in hoc 
vita ; quod ea verba , quce maxime cujusque rei 
propria , quoque essent ornatissima , atque optima 
occupasset aut Eiudus , si ad ejus versus me exer- 
cerem , aut Graccus , si ejus orationem mihi forte 
proposuissem , ita si iisdeni verbis uterer , nihil prO' 
desse , si aliis , etiani obess^ , cwn minus idoneis 



7* liiETTERATTIRA 

uH consuescerem „ Ma 1' A. non crede , che si possa 
ragionare eli un' arie , o di una scienza nuova con 
le parole antiche , e pex'ciò vuole, che 1' idioma varj 
a nostro talento . Io ripeto ciò , che di sopra ho 
detto , cioè , che alcuna volta è necessario inventa- 
re alcuni nomi tecnici ; vorrei però , che e£;Ii si 
ricordasse , che Celso , Aonio Paleaiio , Fracastoro , 
Stay , e molti altri hanno scritto di Medicina , di Fi- 
sica e di altro co i modi , e con le parole della età 
di Cicerone; né avevano queste scienze apprese dall' 
oratore Romano , o dagli Scrittori del Secolo di Au- 
gusto . 

Queste cose , sebbene siano vere, non bastano 
al nostro proposito, poiché 1' A. potrebbe dire, che 
Celso, e gli altri parlarono di scienze nuove con vo- 
caboli , e con modi antichi , perchè la lingua lati- 
na è ricca ed ornata molto; ma noi non potremo 
dire ciascun nostro concetto col misero , e sempli- 
ce idioma del Boccaccio, del Petraixa, e di Dante. 
Lasciamo stare ciò , che io potrei provai-e a gloria 
degli Scrittori del trecento di pari consentimento di 
tutta Italia non solo , ma di ogni colta nazione . Mi 
sia lecito soltanto di allegare l'autorità deli' Alighie- 
ri , che ave\a diiitto di dar sentenza in fatto di lin- 
gua ; al cui giudizio spero che vorrà stare 1' Anoni- 
mo , per le somme lodi di cui 1' onora . Si consi- 
deri dunque il trattato della volgare eloquenza con 
cui Dante piova , che il parlare italico nel suo tem- 
po era illustre, cardinale , aulico , e cortigiano ; lo 
nomina illustre , perchè riceve , e dà luce „ Prima dun- 
„ que (dice egli) spieghiamo quello , die intendiamo 
„ quando \i aggiungiamo illustre , e perchè illustre lo 
j, aj)pelliamo. Per questo tutto ciò che illustre dicia- 
„ mo , intendiamo una cosa , la quale per lume essa 
„ dà e riceve , risplende „ Ed acciocché il suo ragionar 
sia chiaro prosiegue dicendo : che la nostra lingua dopo 
aver ricevuta molta luce da' suoi inventori , illmnina 
coloro , che ben l' hanno appresa „ perchè gli eccel- 



Bel Purismo . T'S 

„ lenti maesti'i eccellenteinente ammaestrino altrui „ 
Loda somina;iJente il magistero de' primi padri del- 
la nostra ftivella , poiché „ il Volgare (dice) di cui par- 
j, liamo innalzato di m;ìgistero , e di potenza innalza 
„ i suoi di onore , e di gloria . E che esso di Ma- 
„ gisterio sia innalzato , si vede per questo , che egli 
„ di tanti rozzi vocaboli Italiani , di tante perplesse 
„ costruzioni , di tante difettive pronunzie , e di tan- 
„ ti contadineschi accenti, cosi perfetto, e così civile 
„ è ridotto „ . Né cp.iesto egregio , semplice , perfetto , 
e civile idioma nostro opera indarno , ma molto ac- 
conciamente compie il fine di chi parla , „ poiché fa 
„ volere chi non vuole , e chi vuole fa disvolere „ e 
per questa sua possanza è giustan^ente detto cardinale , 
perché „ come tutto 1' uscio seguita il cardine , onde 
„ là dove il cardine si volta , ancor esso ( o entro , 
„ o fuori , che si pieghi ) si volge , così tutta la mol- 
„ litudine dei Volgari della città si volge , e rivol- 
,^ gè , si muove , e si arresta secondochè fa questo . 
Qualora 1' A. bramasse di sapere , se al pensar 
mio , ed all'autorità di Dante corrispondano i fatti, 
sì rechi a mente le opere di Galileo , di Macchia vel- 
lo , di Annibal Caro , che di nuova materia scrisse- 
ro con la perfetta favella . 

Dopo aver , come meglio io poteva , mostrato » 
che la lingua Italiana fu, ed é buona, e che colui, 
il quale seppe bene adoperarla in qualsivoglia pi'o- 
posito ha fama di ottimo dicitore ; farò appena mot- 
to dell' onore , che 1' Anonimo fa alla nostra Poesia , 
e del biasmo , che cerca di dare alla prosa Italiana. 
Perchè selibene più facil.nente trovino vocaboli , e mo- 
di nuovi i Poeti , che i Prosatori ; perchè in tutte 
le nazioni furono sempre primieii i Poeti a parlar be- 
ne la lingua materna ; pure quando la lingua é di- 
ventata ricca, i prosatoi'i possono servirsi degli adu* 
nati tesori in quella guisa , che ad essi convengono . 
Niuno mai si meraviglia , che dal medesimo umore di 
un tei'reno diverse piante siano ottimamente nutrite . 



74 L E T. T E R A T U II A 

Ciò che D.mte dice di maggior forza al mio l'agiona-? 
mento „ Perciocché quelli , che scrivono in prosa pi- 
„ gliano esso volgare illustre specialmente dagl'inven- 
5, tori , e perchè lo inventato rimane uno stabile esem- 
„ pio alle prose , ma non al contrario „ E nel conNi- 
lo aveva prima fatto vedere , come di questo Volgare 
non solamente si potevano comporre ottime poesie ; 
ma scrivere altresì prose eccellenti . Anzi per mo- 
strare quanta sia la bontà del nostro Volgare , am- 
monisce altrui di riguardarlo più nella prosa , che 
nei versi , per meglio conoscerlo nella sua simpli- 
cità che ne' suoi ornamenti : siccome si vede meglio 
la bellezza di una donna quando è meno compo- 
sta , e meno artificiata nelle sue vestimenla . Ecco 
le sue parole „ mossimi ancora , per difendere lui 
„ da molti suoi accusatori i quali dispreggiano esso , 
,, e commendano gli altri .... partendosi in ciò dal- 
„ la verità che è per questo commento la gran bon- 
„ tà del Volgare ; perocché si vedrà la sua virtù sic- 
5, come per esso altissimi , e novissimi concetti con- 
„ venevolmente , sufficientemente , e acconciamente . 
5, quasi come per esso latino , manifestare nelle cose 
., rimate , per le accidentali adornezze , che quivi so- 
5, no commesse , cioè la rima , e lo rimato , è 1 nu- 
„ mero xegolato : Siccome si può bene manifestare la 
5, bellezza di una donna quando gli adornamenti dell' 
„ azziniare , e delle vestimenla la fanno più annume- 
„ rare , che essa medesima ; onde chi vuole bene giu- 
5, dicare di una donna , guardi quella quando solo sua 
5, naturai bellezza si sta con lei , da tutto accidentale 
„ adornamento discompagnala . Siccome sarà questo 
„ commento , nel quale si vedrà l'agevolezza delle sue 
j, sillabe, la [Proprietà delle sue condizioni, e le soavi 
., orazioni , che di lui si fanno : le quali chi bene ag- 
„ guarderà , vedrà essere piene di dolcissima , e ama- 
5» bilissima bellezza . 

Se 1 Allonimo volesse considerare le cose fin qui 
dette ; se volesse porre in disparte i suoi giudizj , ed 



Del Purismo . jS 

esaminare attentamente le opei'e degli alti ingegni, 
che nel decimo terzo secolo nacquero ; forse più non 
direbbe, che gli scrittori di quel tempo non devo- 
no essere commendati , e molto meno imitati ; che 
le Leggi della Grammatica non devono essere attese ; 
che la lingua deve essere sovente variata ; che es- 
sendo povera la nostra favella dobbiamo cezxar pa- 
role , e modi sti'anieri ; che non chi scrisse in prosa, 
ma i nostri poeti soltanto sono lodevoli : ed egli stes- 
so farebbe le difese del Decamerone , e prenderebbe 
migliori arme contro la turba de fallaci scrittori , e 
contro i nemici della gloria de' buoni letterati Ita- 
liani . Ma Orazio ci fa sapere , che è grave cosa 

QurB imberbes didicere senes perdenda fnteri . 
Vuopo è dunque , dopo aver generalmente alcune co- 
se dette in fatto di lingua , particolarmente toccare 
un poco lo stile del Boccaccio , e del nostro A. : e 
ciò fare più brevemente , che per me si possa, cono- 
scendo i limiti di un giornale, e del mio sapere. 

Cicei'one ci manifesta , che il valore del parla- 
re da due cose procede : dalle semplici parole , e dal- 
la lega di queste „ prima vis est in simplicibus vev- 
bis , in conJLinctis secunda „ da questa unione na- 
sce 1 armonia delle voci , la quale sarà lodevole , se 
conviene con le regole della Grammatica, e se espri- 
me cfnaramente il concetto , clie è nella mente di co- 
lui , che parla . . . „ Numeri quidam sunt in 
conjuntione servandi , consecutioque verborum . Nu- 
meros aures ipsfe metiuntur ne aut non compleas 
verbis quid proposueris , aut redundes .... 
Consecutio autem , ne generibus , numeris , 
temporibus , personis , casibus pcrtubctur oratio 

C.ìmuiiia autem simpliciwn , conjuncto- 
rumque sunt hcec quique quasi lumina DiLVCiDUM 
breve , probabile , illustre , suave „ 

Le semplici parole non ritengoao costantemen- 
te il medesimo senso originale ; ma sovente il loio 
significato si vaina o per similitudine o per imita- 



yS Lette RATu HA. 

zione , o per pìep^amcnto , o per unione Si altra VO' 
ce . Cicerone ce lo dice „ Simplicia vcrba partiin na- 
twa siLìit , partim repcrta . Nativa ea qucv si^ìiificata 
snnt sensu : vr>pcvta qiice ex liis facta snrit , et fio- 
vata aiit similitudine , aut i;nitcitione , aut in/lexio-' 
ne , aut adjuntione verborwn „ . 

Il Boccaccio scrivendo il Decamerone mostrò, 
che egli aveva ben appresi i precetti dell' datore 
Romano .1 S'ioi vocaboli o sono detti per significa- 
re quello , per cui furono trovati ; o mutano senso 
1>pr similitudini , per unione di altra voce , o per 
uogo, dove sono messi . Il quale luogo negli scrit- 
ti Latini non era in ogni circostanza dalle medesi- 
me parole occupalo , non solo per evitare un suo- 
no rincrescevole , come 1' A. crede , ma per dare di- 
verso valore alle p'irole , le quali nel senso ancora 
variano perchè trasfcruntur , come dice Cicerone . 

Ecco la vera cagione di quel continuo riton- 
dar di periodi e di quel si frequente uso di epite- 
ti ^ che si vede nel Decamerone, di che l'Anonimo 
si lagna con l'Autorità di Tiraboschi . Io però oso 
dire che in tal guisa operando il Boccaccio ha potuto 
lasciare a noi un tesoro , per cui ciascun , che usa di 
sua larghezza , ricco diventa . Le parole ed i modi 
con che i dotti Italiani ora si esprimono , tiranne al- 
cune poche , che le arti , e le scienze , e le straniere 
costumanze ci hanno recate , tutte sono nelle ope- 
re dello Scrittore di Cerlaldo . 

Rispetto all' armonia delle parole insieme unite 
che deve recar diletto a chi ascolta , e non indur- 
re oscurità , non fu mai stabilita alcuna legge . Ci- 
cerone dice soltanto : Numrros aures ipse metiuntur 
AH' A. non piace il suono delle voci ordinate da 
Boccaccio ; ma chi mai potrebbe sapere , se il di- 
fetto sia in quello , o nefìe sue orecchie . Chi non 
bene apprese la dolce armonia della vera Poesia Ita- 
liana , sdegna i versi di Dante , perchè il loro sen- 
so è ad essi oscuro , ed il suono rincrescevole . I 



Del PuRis^io . 7^ 

buoni musici uniscono soavemente le loro note , ma 
non tutti coloro , che li odono , ne restano egual- 
mente tocclii . 

Per mostrar che il dire di Boccaccio è chiaro 
non voglio io recar noja , coli' esaminare j.artitaujen- 
te le sue cose . Ma lasciando stare , che se il suo lin- 
guaggio non fosse stato dolce , e piano, il comune di 
Firenze non lo avrebbe mandalo in Baviera , e tre 
volte a Roma per trattar gravi cose ; né sarebbe 
stato eletto ad esporre a comentare la Divina Com- 
media , né inviato ambasciadore a Petrarca richiama- 
to d' esilio ; prego soltanto 1' anonimo , che consi- 
sideii , le centp novelle , avendo fitte nella mente 
c[iieste parole , con che Cicerone ci ammaestra „ Di- 
lucidwn fit usìtatis verhis , proprìis , di.. posi as , 
nut civconscriptione conclusa , aut intermissione , cuti 
co/ìcisio/te verboruin . Ohscurwn autein aut longi- 
tudine , aut contractione orationis , aut amhigui- 
tate , aut inflexione , atcpie immutatione verborum . 

Per compiere il mio proposito devo ora esami- 
nare in qualche parte lo stile del nostio A. Per voler 
essere breve, e discreto toccherò soltanto il titolo 
dell' Opera , come quello su cui gli scrittori mettono 
maggiore studio . Mi pare , che questo sia oscuro 
contì'actione orationis et amhiguitate : ed in vero 
egli dice ; // purismo nemico del gusto . 11 voca- 
bolo nemico non esprime il danno , clie il Puris- 
mo apporta al gusto ; poiché se ciascun nemico po- 
tesse nuocere il suo avversario , gli uomini siiieb- 
bero r un dall' altro distrutti . Ed abbenchè essere 
nemico potesse significare apportar danno , rimaiie 
l'ambiguità per la parola gusto y il quale è uno de' 
cinque sentimenti , per mezzo di cui si comprendo- 
no i sapori ; ma questo può essere buoiio , o Jiò ; 
né solo per natura , ma per le consuetudini anco- 
ra . Dunque et contractione orationis , et amhigui- 
tate il titolo dell' opera è oscuro . 

Io non ardisco con questo modo esaminare gli 



78 Lettera t u r A 

scritti del Metastasio , del Goldoni , del Cesarotti . 
del Filangieri , e del Verri a' quali 1' A. da il pri- 
mo vanto . Né oserei dire ciò , che a me ne pa- 
re dello stile del Beccaiia modello di prosa , per- 
chè utili sono stali i suoi ragionamenti . Desidero 
però , che 1' A. dopo aver lasciala l' ira clie lo ani- 
ma contro il Boccaccio e i suoi seguaci , dopo aver 
bene appreso ciò , che Cicerone e' insegna , leijga 
nuovamente le opere de' moderni scrittori , e poi dia 
sentenza , se vuole . 

Lo Scrittore di Perugia si mosse per cercare 
la buona prosa Italiana , ma non seppe trovarla perchè 
Vie più , che indarno da riva si parte , 

Perchè non tox-na tal qual ei si move 

Chi pesca per lo vero , e non ha 1' arte . 

I Latini nel tempo di Augusto molto studiaro- 
no la lingua materna , sebbene dalla bocca di ciascun 
Cittadino la sentissero giusta , ed ornala . Cicerone 
Cesare , ed altri mostrano (juanta fatica ed arte , 
usarono per dir bene , e per conoscere chi bene di- 
cesse . Molti Italiani del secolo nostro nuli altro più 
della nostra lingua sapendo , che quello , che è bi- 
sogno a' sensali e barattieri , si faiuio sciittori e 
giudici delle cose altrui ; e biasimano , e lodano , 
sdegnando autorità e precetti , ed avendo per sola 
cagione del loro operare il loro talento . 
A voce più che al ver drizz:an li volti ; 

E così ferman sua opinione : 

Prima , che arte , o ragion per lor s' ascolti . 

Dunque importuna ignoranza è stala la lonta- 
na degli errori , che perseguitano la verità , e la bel- 
lezza della nostra lingua . Se 1' Anonimo volesse al- 
lontanarsi da questa nemica del vero , e ricreder- 
si ; io gli addito tutti i passi dai quali si deve guar- 
dare , Dico , che io glie li addito : ma non per mia 
bocca , né per mio movimento . Solo produco in 
mezzo ciò che con più dilfuso sennone ne ha quello 
Immortale , quasi facendo commento alle sentenze 



Del Purismo . ^^ 

della sua Comedia ragionato nel suo Convito . Quegli 
si doleva degl' Italiani del suo tempo , che ingiusta- 
mente vituperavano il loro volgare , lodando 1" altrui , 
e particolarmente il provenzale : e pure molti otti- 
mi dicitori ebbe T Italia in quel secolo . Se ali Anoni- 
mo non facesse forza come a me fa violenza que- 
sta autorità dell' Alighieri ; lo prego che almeno 
ponga cura alla sostanza , ed al valore delle sue 
ragioni . 

„ A perpetuale infamia , e depressione delli malvagi 
,, uomini d' Italia , che commendano Io volgare ahrui , e 
„ lo proprio dispregiano : dico , che la loro mossa viene~da 
,, cinpie abbominevoli cagioni . La prima , è cechità dì dì- 
)i screzi one : la seconda , maliziata sensazione^ la terza , cu- 
,, pidità di vanagloria ; la quarta , argomento d' invidia ; la 
„ quinta, e l'ultima, \\\ik di animo, cioè pusillanimità. 
,, E ciascuna di queste retadi ha si gran setta : che pochi 
,, sono quelli , che sieno da esse liberi , Della prima si può 
,, così ragionare . Siccome la parte sensitiva dell' anima ha 
,, suoi occhi , con ii quali apprende la differenza delle co- 
,, se , in quanto elle sono di fuori colorate ; cosi la parte 
,, razionale ha suo occhio, col quale apprende la dilferenza 
,, delle cose , in quanto sono ad alcuno fine ordinale ; e 
,, quest'è la discrezione. E siccome colui eh' è cieco degli 
,, occhi sensibili , va sempre, secondo che gli altri, giudi- 
„ dicando il male è 1' bene; cosi quelli , che è cieco del lu- 
,, me della diserezione , sempre va nel suo giudizio, secon- 
,, do il grido , o dritto , o falso . Onde, qualunque ora lo 
,, guidatore è cieco , conviene , che esso , e quello anche eie- 
„ co , eh' a lui sì appoggia , vengano a mal fine . Però è 
j, scritto, che '1 cieco al cieco farà guida : e cosi cadranno 
^, ambedue nella fossa . Questa grida è stata lungamente con- 
,, tro a nostro volgare, per le ragioni, che di sotto si ra- 
„ glonerauao . Appresso di questa, li ciechi sopranuoialJ , 



8o Letteratura 

,, che sono quasi infiniti con la mano in sulla spalla a que- 
,, sti mentitori, sono caduti nella fossa della falsa opinione, 
,, della quale uscire non sanno . Dell' abito di questa luce 
,, discretiva massicamente le popolari persone sono orbate ; 
,, perocché occupate dal principio della loro vita ad alca- 
„ uo mestiere, dirizzano fi l'animo loro a quella persona «. 
„ della necessità , che ad altro non intendono . E perocché 
,, 1' abito di virtude , si morale come intellettuale , subita- 
,, mente avere non sì può , ma conviene , che per usanza si 
,, acquisti : ed ellino la loro usanza pongono in alcuna ar- 
,, te , e a discernere le altre cose non curano 5 impossibile 
,, è a loro discrezione avei'e . Perchò incontra , che molte vòU 
„ te gridano : viva la loro morte, e muoja la loro vita , 
,, purché alcuno cominci. E questu è pericolosissimo difet- 
,, to della loro cechi là . Onde Boezio giudica la popolare 
,, gloria vana , perchè la vede senza discrizione . Questi so- 
„ no da chiamare pecore, e non uomini, che se una pe- 
,1 Cora si gittasse da una ripa di mille passi tutte le altre 
,, 1' anderebbeno dietro : e se una pecora per alcuna cagio- 
,, ne , al passare di una strada , salta , tutte le altre salta» 
,, no, eziandio nulla veggendo da saltare. E io ne vidi già 
,, molte in un pozzo saltare , per una , che dentro vi sal« 
,, tò , forse credendo saltare uno muro ; non ostante che il pa« 
,, store , piangendo , e gridando colle braccia , e col petto 
,, dinanzi si parava. La seconda setta contro a nostro vol- 
,, gare , si fa per una maliziata scusa . Molti sono , che a- 
,, mano più di essere tenuti Maestri, che d'essere: e per fug- 
,, gire lo contrario , cioè di non essf-re tenuti , sempre danno 
,, colpa alla materia dell'arte appnecchinta , ovvero allo stru- 
„ mento ; siccome il mal fabro biasima il fi'rro appresentato 
„ n lui: ed il mal celarlsta biasima la celerà j credendo dare 
„ la colpa del mal coltello e del mal sonare al ferro , e alla 
^ celerà , e levarla a se , Cosi sono alquanti » e non pochi , 



Del Purismo . 8i 

„ che vogliono , che l'uomo gli tenga dicitori : e per Uva- 
„ sarsi dal non dire, o dal dire male, accusano, e incol- 
,, pano la materia . cioè lo volgare proprio , e comendaiio 1' 
„ altro, il quale non è loro richiesto di fabbricare. E chi 
„ vuole vedere, come, questo ferro è da biasimare, guardi 
,, che opere ne fanno i buoni artefici ; e conoscerà la mali- 
„ zia di costoro , che biasimando lui , se credono scusare , 
„ Contro a questi cotali grida Tullio nel principio dì no 
„ suo libro, che si chiama Libro di fine di beni', peroc- 
„ che al suo tempo biasimavano lo latino Romano, e com- 
„ mendavano la gramatica Greca; per somiglianti cagioni, 
„ che questi fanno vile lo parlare Italico , e prezioso quel- 
,, lo di Provenza . La terza setta contro a nostro volgare , 
„ si fa per cupidità di vana gloria . Sono molti , che per 
„ ritrarre cose , poste in altrui lingua , e commendare qnel- 
„ Ja , credono più essere ammirati , che ritraendo quelle del- 
,t la sua . E senza dubbio non è senza loda d' ingegno ap- 
„ prendere bene la lingua strana j ma biasimevole è , com- 
,, meiidnrt quella oltre la verità, per farsi glorioso di ta- 
„ le acquisto. La quarta si fa da un argomento d'invidia. 
„ Siccome é detto di sopra, la in\ìdla è sempre, dove è 
„ alcuna paritade intra gli ucniini di una lingua ; e la pa- 
„ rjtade del volgare ò , perchè 1' uno quella non sa usare , 
,, come 1' altro ; e qui nasce invidia . Lo invidioso poi argo- 
„ menta, non biasimando colui che dice di non saper di-. 
„ re ; ma biasima quello che è materia della sua ( [era , di- 
„ spregiando 1' opera dj quella parie , a lui che dice , ono- 
„ re, e fpma . Siccome colui , che biasimasse il Itrro di una 
,, spada , e non per biasimo dare al ferro, ma a tutta l'o- 
„ pera del maestro . La quinta e 1' ultima setta si muove da 
,, viltà di animo. Sempre il magnanimo si magnifica in suo 
,, cuore j e così lo pusillanimo per contrario, seaipre si tie- 
,, ne meno, che non è. E perchè magnificare, e parvifi- 

G. h, To. U, 6 



8j IjEtter atura 

,,-caie, sempre hanno rispetto ad alcuna cosa per compa- 
,, razione, alla quale si fa lo magnanimo grande, e '1 pu- 
„ sillanimo piccolo ; avviene , che il magnanimo sempre fi 
„ minori gli altri, che non sono, e il pnsill;inimo sempre 
„ maggiori : perocché con quella misura , che T uomo mi- 
„ suro se medesimo , misuri le sue cose, che parte sono 
,, quasi di se medesimo. Avviene, die al magnanimo le sue 
,, cose sempre pnjaHo migliori , che non s(mo : e l'altrui men 
,, buone ; lo pusillanimo sempre le sue cose crede valere po- 
,, co, e 1' alitui assai . Onde molti i)cr questa vill^ dispre- 
,, giano lo propio volgare, e gli altrui pregiano : e tutti que^ 
„ sii colali sono li abbominevoli cattivi d'Italia, che han- 
„ no a vile questo prezioso volgare , lo quale se è vile in 
„ alcuna cosa , non è , se non quanto elli suona nella hoc- 
,, ca meritrice di questi adulteri ; al cui condutto vanno 
,, li ciechi , delli quali nelU prima cagione feci menzione ,, , 

JPe Grollis 



Tragedie cH Cesare della Valle Duca di Venti- 
guano. T. I. Napoli, pressa angelo Trani iSiS, 

^J uè tragedie si leggono in questo volume ; 1' una 
w<Jminala V Ippolito ; T altra V Ifigenia in Valide, A 
lioi sembra ch'esse abbiano un andamento assai sem- 
plice e naturale : uno stile liicido , ])iano , più vici- 
no alla mollezza del M.tastasio , che al \igore dell' 
Alfieri: ed una parsimonia d' imagini e di sentenze 
ben conveniente al modo col quale sono trattate . 
Questa semplicità , questa lucidezza, e qiiesla con- 
venienza stimiamo essere stale le potenti cagioni del 
largo platiso che ottennero dai l(;atii Najioliiani. Al- 
le quali ci piace d' aggiugnere la molla iiniiazione 
<ì' Euripide : per cui si vede come i Greci esempla- 



TRAGEDIE DEL VÉNTIGNANO . 83 

ri facciano ancora piacevoli e celebrate tutte le co-" 
se, che si compongono alla loro imagine. Né già vo-f 
glianio dire che il chiarissimo Duca sia giunto all' 
altezza di quel Greco maestro ; perchè da queste cai'- 
te vogliamo sempre lontana come la mordacità , così 
ancoja l'adulazione. IMa vogliamo principalmente lo- 
dare il buon senno , che guida qiiesto Cavaliere ne' 
suoi studii , e la nobile via eh egli calca , mentre 
molti chiarissimi ingegni la vogliono abbandonare per 
amore di novelli viaggi e di estianei condottieri . 
Fra quali non conq>utiamo già coloro , cui piace lo 
scegliere la materia delle loio tragedie dai dome- 
stici nostri fatti ; specialmente di quella età piena 
d' opere fortissime che fu per gì' Italiani più ferrea , 
e meno imbelle della presente, Ma crediamo solo di 
annoveiare que' pochissimi che per istudio di cose 
nuove vorrebbero dimenticate l' eteme leggi della 
bellezza , e del vero , sulle quali si fondarono cosi 
le tragedie di Sofocle , e d' Eschilo , come i poemi 
di Torquato e di Dante, Né concederemo che si pos- 
sano aprire nuove scuole intorno i precetti della sem- 
plicità , dell'ordine, della proprietà de' vocaboli, e 
delle forme . Ma ci accosteremo però francamente a 
coloro , che vorrebbero più spesso lasciate le fole 
mitologiche per le storie nostre ; i quali non pure 
hanno seco l'Alighieri, il Tasso, il Petrarca, 1 Ario- 
sto , e i Principi tutti ^ÌAV Italiano Parnaso : ma si 
fa loro capo quell' Orazio , che fino dai giorni d Au- 
gusto gridava 

Nec minimum meriiere deciis , vestigia Gì osca 
jiiusi (lese/ere , et celebrare doii'ditica fatta. 

Perchè veramente le cose a noi più prossime ci toc- 
cano meglio r animo , e più lo svegliano ali* amore 
della patiia , che i fingimenti d' un popolo troppo 
da noi lontano per età , e per costumi , Jnvitaiido 
noi dunque gli scrittori a trattare talvolta quegli ar- 
gomenti , onde l'Italiana storia si fece ne" bassi tem- 



$4 Letteratura 

pi così pietosa e terribile come la Greca; ringrazle- 
remo pur quelìi che ripongono sulle scene i fatti 
or feroci , or magnanimi della casa di Teseo e d'Aga- 
mennone. Siccome in questa città sogliamo del pari 
lodare Antonio Canova , o scolpisca egìi la statua di 
Perseo e di Cren gante , o quella di Wasington e di 
Pio Sesto. 

Ma il Duca di Ventignano che ha rifatte due tra- 
gedie d'Euripide, deve più tosto paragonarsi a chi 
volesse rifare l' Apollo di Belvedere : non già facen- 
done una copia : ma ora seguendo il greco model- 
lo , ed ora nuitandulo a suo piacere , per far cosa 
nuova. Nel quale consiglio ognun vede quanto sia 
d' ardire , e perciò di pericolo. Laonde instituendo 
noi alcun paragone fia Euripide , e il nostro Auto- 
re , speriamo c!i egli si terrà lodato anche là dove 
mostriamo limi Laute minore dell'imitato. Perchè glan- 
de per se medesima è quella gloria , die si racco- 
glie dai %inli per avere tenuta prova cogl' invinci- 
bili. 

Diremo per tanto la maccliina , l'andamento dell' 
opera, i caratteri degli attori, le divisioni delle sce- 
ne , il moto, il volgimento degli alfetti essere tutte 
cose tanto vicine ad Euripide, che non le vede for- 
se in altro modo chi le vede in Euripide. Ed anche 
alcuni dialoghi sono cos\ presso al Greco , che pa- 
jono piuttosto recati in volgare che impiaginati ; co- 
mecché ora con amplificazioni , ora con restringimenti 
si vengono accumodantlo al piacere de' moderni , e 
all'italiana indole, e alla singoiar manie) a del no- 
stro Autore. La quale non è poi sempre cosi pau- 
rosa che si possa dire sempre servile. Perchè anzi in 
cose di grande sostanza egli si diparte dal suo esem- 
plare : e specialmente nel carattere del Pì-o/agonì- 
sta , Ippolito. Giovine aspro : di ruvidi coslunii: qua- 
si selvaggio ; o almeno eveduto tale: perche fosse poi 
verosimile che nel lungo spazio il quale dalle noz- 
?e di Fedra corse tino alla morte di lei , non fosse 



Tragedie del Ventignano . 8S 

-accaduta qualche ventura , ond' ella avesse tolto ani- 
mo ad apinrgli il suo amore. Ma il Ventignano po- 
ne in Ippolito un certo affetto assai vivo per la ma- 
trigna : anzi una secreta e cara tenerezza > come di 
liglio vero. E così aprendo una via alla donna per 
mostrargli il cuor suo , non fa più verosimile quel 
sì gran timore che la ritiene. Nel quale , secondo 
Euripide , consiste la tirannide di Venere , che vuo- 
le Fedra amante , e al tempo medesimo disperata 
d' ogni pietà. 

Nella Fedra del Racine i più severi censori con- 
dannarono acerbamente quella scena ^ dove la regina 
esce in isinanie j anzi in delirii d' amore. E il Ven- 
tigriano temperando quella furia del francese poeta ^ 
serbò meglio il decoro , e seguì al tutto le orme di 
Euripide : se non che i versi del Greco sono cosi 
fieli , e grandi che fanno parere troppo tenue e mol* 
le r imitazione italiana. 

La Fedra d' Euripide scrive nelV epistola ; eh' ella 
s' è data la morte per la violenza sofferta dal figlia- 
stro. Questo carattere acerbissimo , e veramente tra- 
gico , mentre è pieno d' infamia ^ mostra pure quanto 
colei anteponesse il morire alla disonesta voce che la 
poteva cogliere in vita. Per questo modo non è da 
riprendere il ritornato Teseo , quando visto il cada- 
tere della sua donna -, e letta la falsa lettera , mon- 
ta in ira, ed invoca la morte sovra la testa dell'in- 
cestuoso figliuolo. Ma nella tragedia del Ventignano 
forse mancano a Teseo le ragioni di un tanto sde- 
gno : imperocché condanna egli un figlio per averlo 
solamente udito nominare dalla spirante matrigna : e 
disprezza la buona difesa d' Ippolito che dice 

.... Dunque del mio delitto 
Un mocmorar di moribonde labfa 
Fi a 1' indizio e la prova ? E ciò ti basta 
A condannar tuo figlio ? 

Perdi» è ancora da considerare , coirte Teseo era «ta- 



8(> Letteratura 

to fino a queir ora in istretlo colloquio con Ippoli- 
to : e per una lunga scena di io3. versi; e che il 
grido della ferita moglie si ode , mentre 1' accusato 
e propriamente col padre , sul teatro , al cospetto 
di lutto il popolo. Talché non può esservi spettato- 
re che noi difenda per quell'argomento, che i legali 
chiamano della neg(it.i\>a coartata : e non è simile al 
vero che una si aperta ragione non corra alla men- 
te d'un padre, che si fa giudice. Ma considerando 
noi queste cose , ci piace di prendere ancora le di- 
fese del tragico Napolitano : al quale forse rifuggì 
r animo nel dipingere con sì negri colori quella ma- 
trigna infelice: e colla confessione della colpa, scrit- 
ta in quel foglio da lei medesima , volle scemare l'or- 
rore ch'ella ispira in Euripide , ed accrescere pietà 
al dolente suo caso. Ma entriamo in gran timore che 
i più rigidi critici non ci perdonino questo sì gran 
cangiamento nel carattere dell'antica Fedra : special- 
mente reggendo che ne viene tanto danno alla \irtù 
di Teseo : il quale si fa crudo sopra il suo sangue 
senza ragione proporzionala alla sua crudeltà. E se- 
guiranno forse dicendo : che le persone della favola 
non si possono togliere dalla loro natura : e che la 
sostanza) di ([ue' vecchi fatti non si ha da mutare per 
non offendere le allegorie nascoste sotto il velo mi- 
tologico : senza cui le antiche poesie si farebbero ca- 
nore inezie , anzi novelle vanissime e puerili. Questo 
abbiaino più volte udito dii'e dagli eruditi. I quali 
aggiungono che Euripide già cambiò la storia d'Ip- 
polito , per quanto chiedevalo il bisogno della tra- 
gedia : ma non la cambiò tanto , che facesse di quel- 
la esecrata fetiimiua una penitente degnissima di com- 
pianto. Imperocché sotto il nome di costei si volle- 
ro significale quelle infami donne, che, rotte al vi- 
zio della lussuria , calunniarono gì' innocenti e casti 
giovinetti , che furono per esse uccisi , o almeno fat- 
ti miserabili : de' quali la sacra storia narra che fosse 
Giuseppe figliuolo di Giacobbe, che non piegandosi 



Tragedie del Ventignano . S*r 

aìle voglie della donna di Putifam-e , si vide caccialo 
in carcere per qiiel delitto eli' ei non volle commet- 
tere. Nò sarebbe certamente da lodare quel tragico, 
che per affetto di carità volesse nascondere la '"cl- 
jia dell' adultera Egiziana , e le risparnnasse 1' infa- 
mia di queir accusa ^ da cui vennero tutti i mali di 
quel giovine eroe. E perchè ijueUarte rea lu sem- 
pre cara a molti ippoeriti Irisli, giova assai ch'ella 
ne' teatri sia posta in tutto il suo lume , or;d<; pur 
si conosca e vituperi. Per tal modo usavano i Gre- 
ci : e per questo dicevano ^ che lo stesso caso fosse 
incontrato a Tenno di Cicno : di cui fu presa ia heh 
la Filonome matrigna di lui t o coni' altri vogliono 
Peribea , che respinta e cacciata se ne dolse al hia- 
rito , siccome Fedra. E il marito ^ chiudendo il fi- 
gliuolo dentro una cassa, gittollo a mare; dove Net- 
tuno che gli era zio , gli fu in ajuto: e recò la cas- 
sa all'isola di Leucofri. Quivi gli abitatori 1 apriro- 
no : e conobbero il maligno fatto: onde quel giovi- 
ne fu gridato Re : e quella terra fu detta Tenedo 
dal nouie di quel naufrago fortunato. Per egual njo- 
do narravano che fosse percosso Belloro fonte da Aft- 
tea moglie di Preto : e Peleo da Ippolita moglie di 
Acasto : di cui Orazio 

Vt Praetum rtmlìer perfida ciedulutn 

Falsis impulci it. crimiiiibus ^ nimis 

Casto Èctlorophonti 

Maturare riecein ^ refert : 

Narrai pene datum Pelèa Tartaro 

Magnessam Hippolytcn dum fugit ahslinens ^ 

D' Ippodamia raccontavano pure j cora' ella essendo 
in viaggio fosse colta da molta sete : e come Pelope 
che seco veniva , discendesse dal carro a cercare acqua 
per lei. E perchè intorno era glande arena di deser- 
ti , e tutto senza fontane , e perchè il buon marito 
s' era di molto allontanato li cerca dell* acqua , la 
malvagia femmina in quel tratto prese a tentare 
Mirtilo suo cocchiere. Ma il pio giovinetto avendo 



$8 Letteratura 

negato rli prostarsi a qiiell' oscena , egli accusò Mìi^ 
tilo a Peleo ili tentato adullerio. Ed e;Ji preso il 
mescliinello >, e rotandolo in aito, lo scagliò in cfuel 
mare » ch'ebbe da lui il titolo di Mirtoo. Filostrato 
nel sesto della vita d'Ajjpollonio racconta, come un 
tal Tiiiiasione d'Egitto amato dalla madrigna , e poi 
al solilo calunniato , fu astretto al lavoro de' cam- 
pi. E Fausta figliuola di Massimiano , moglie del gran 
Costantino, ad egiial modo che Fedra, accusò Cri- 
spo figliastro suo. Per cui lo sconsiderato padre dan- 
nò a morte 1 innocente Crispo : finche riconosciuto 
il vero , uccise ancora la moglie scelleratissima. So- 
no anche due simili esempli nel libro chiamato de' 
Fiumi ^ attribuito a Plutarco: al nome Ebro; e all' 
altro Licorina. Per tutte le quali storie si manife- 
sta , come fosse ampia questa famiglia di femmine 
sfacciatissime : e come fosse creduto utile il farne 
materia di tragedia , onde elle poi fossero consecra- 
le alla pubblica indignazione. E come non crederem- 
mo bene adoperare colui , che dipingesse con one- 
sta faccia le meretrici, cosi il consiglio d'Euripide, 
che aprì tutta l' infamia della svergognala Fedra , 
meglio ci piace che il gentile pensiero del Ventigna- 
no ; che con quel pentimento finale tolse una gran 
parte dell'odio dalla rea donna , e l' aggiunse all'in- 
nocente marito. Questo vogliamo che basti intorno 
r Ippolito. Dicasi qualche parola dell'Ifigenia. 

L' Ifigenia tiene del Greco assai più che l'Ippo- 
lito . Il primo allo è una sola scena fra il servo Eu- 
ribate, e r liiiperadore Agamennone tolta , e quasi 
accozzata da varii luoghi d Euripide . Se non che 
l'aulico a noi seridira avere seguito meglio il verisi- 
mile , imitando V uso di corte , e la natuia dei Rè : 
ne'rjuali si fa colpa l'aprire a' servi i chiusi arcani 
della loro menle . Laonde nel Greco que' segreti si ma- 
nifestano fra i due prencipi della casa d'Aireorcioè 
fra Agameinione , e Menelao . E questi rimprovera 
quegli d' ambizione , d'incostanza , e di debolezza : e 



Tragedie Del VentignAno. 9^ 

quegli stretto dalla prepotenza del vero e della na- 
tura , apre il suo pensiero , e la sua miseria al fra- 
tello : e per le sue stesse parole si mostra assai degno 
di quel rinipiovero . Ma nel Ventignano l'Imperatore 
chiama il servo a vedere la sua colpa , o almeno la 
sua viltà : ed il Re de' Regi s' inchina sino ad isve- 
gliare a mezza notte un servitore per fargli parte 
de' suoi aifanni . Veramente 1' arte d' Euripide pare 
a noi più fina , ed accorta , e conoscente il costume 
delie corti eroiciie. Non di meno in difesa del Ven^ 
tignano si potlà dire , eh' egli abbia scelto questo Eu- 
ribate j antichissimo e fido confidente del Re , per 
fargli poi eseguire quegli oi^dini , che male si sareb- 
bero communicati ad alte , e regie persone . Né già 
si vuole per questo lodare meno il Greco poeta : 
ma dimostrare che 1' Italiano forse è stato guidato 
non tanto dall'amore della novità, quanto da qual- 
che onesta ragione di verisimiglianza . 

In un' altra parte gravissima il Ventignano s' è 
dipartito dal suo esemplare : cioè nel carattere d' Ifi- 
genia . Imperocché avendola dipinta leggeretta, gra- 
ziosa , e tutta affetto pel suo genitore , tutto a un 
tratto ne fa un'eroina per la venuta di Taltibio,e 
per la narrazione della difesa di Agamennone : ed 
ella si gitta a una sicura , e disperata moi'te , men- 
tre sono tuttavia vive le speranze poste nel valore 
e nel giuramento ti' Achille . Ma il carattere dell' Ifi* 
genia d' Euripide s'innalza veramente ad un grande 
segno (li eccellenza : e ci pare la più bella e delica- 
ta invenzione che mai cadesse in animo di poeta . 
Quand eila arriva, quaudo scende dal caiTo, quan- 
do rivede il padre, e gli fa quelle richieste cos'i ca- 
re , anzi innocenli : e quando poi ccnosce la sorte 
che r aspetta , e pi'ega Agamennone , e riprega Achil- 
le che le si lasci la vita , quelle purole ti juettono 
in cuore una compassione dolcissima , e quasi mera- 
vigliosa , E vero eh' ella poi da quell' affettuosa in- 
nocenza così bella in una vergine , passa in una fer- 
ma deliberazione di morire , accompagnala da ragioni 



30 LetterAtittìa 

virili , e da spirili d'animo altissimo . Ma fjuesto mit- 
tamento è in Euripide d'un artiticio che può dirsi 
divino . E certo un Dio lo spirava , quando il pensò- 
Perchè seguendo l'indole regale di lei , toUale ogni 
speranza di salute , dopo le sue vane preghiere al pa- 
dre , la mostra nell'atto che il difensore Acliille ritor- 
na . Achille che viene dal campo , sotto una piojrgia 
di sassi , né però sgomentato , ma disposto alla resi- 
stenza , ed al sangue per iscampare la fanciulla . Lo 
vede la generosa, e tolto T animo eroico, in quell' 
atto che si contiene ad una figlia di tanto re , si leva , 
è s' inanima alf aspetto di quell' eroe furibondo , e 
terribile: quasi viergognando che una donna della casa 
d' Atieo si mostri timida della morte innanzi un cio- 
vine della casa di Peleo . Quindi la prende il desiderio 
di comparire magnanima: e determina di morire. E 
tanto Euripide si è fondato in questo principio , che 
toglie ad Achille la volontà di contradire a questo pro- 
posito veramente eroico : ma solo il pone nel dub- 
bio eh' ella si penta ; e gli fa dire : eh' egli andrà 
presso r ara ad attenderla : dove se mai mutasse con- 
siglio , cercando nuovamente la vita , egli le mante- 
rebbe la promessa di salvarla al prezzo del proprio 
sangue . 

Neil' una Tragedia , e nell' altra lodiamo la chiar 
rezza delle itnagini , e dello stile . Se non che 1' amo- 
l'e della bella semplicità ha forse condotto il nostro 
poeta a formare alcuni versi , che godono tioppo 
ilei sermone pedestre . Come quel d' Agamennone e 
del suo servo . 

( If. Att. 1. se. 1. ) 

Ag, Euribate ti desia . 

Eur: Chi mi cliiatna ? 

e r altro , in che Ifigenia chiede al padre la vita , 
Perche immolar mi vuoi ? che mal l' ho fallo ? 
E una tanta semplicità noi non lodiamo : benché 
molti esempi se n'abhiano ne' classici , e specialmen- 
te ne' poeti del trecento : salvo Dante , e il Petrar- 



Tragedie del Ventignano . ^i 

ca . Perchè l' arte era in quegli altri poeti ancor 
troppo rozza : e mancavano quegli squisiti accorgi- 
menti , onde il dire dello scrittore si fa sin^folare da 
quello del volgo. Né costoro vogliamo che sieno stu- 
diati , ed imitati in altre pai ti che in quello appar- 
tenenti alla proprietà de' vocaboli , alla gentilezza de' 
modi , alla naturale collocazione delle parole , alla 
parsimonia degli ornamenti , e a tutto ciò che acco- 
sta alla natura le opere umane, quando per le false 
arti ne sono slate disgiunte. Ma non per questo con- 
cederemo giammai che alcuni velasi incolti , e troppo 
umili degli antichi ( e sieno pure del Boccacci , e 
del Sacchetti ) si abbiano a prendere ciecamente in 
esempio : e con quelli difendere quelle poesie che non 
avessero la nobiltà , e 1' altezza voluta dalle muse , 
che i Latini e i Greci dicevano aver insegnato agli 
uomini di parlare ore rolundo . Ma certamente il Ven- 
tignano si mostra sovente buono alunno della scuo- 
la migliore . E sappiamo che molto plauso svegliaro- 
no nel teatro que' versi , con che Ipparco narra la 
morte d'Ippolito, e descinve i cavalli spaventati , e il 
giovinetto squarciato fra i sassi e le ruote . Ed anche 
nell' Ifigenia furono assai celebrate quelle palmole dove 
Achille a Glitennestra che lo prega , giura salvarle 
la figlia ; e quelle d' Ulisse , dove tenta di persuadere 
Agamennone a concedere Ifigenia alla scure del sa- 
cerd;)te . I quali luoghi essendo pieni ài versi nobili 
e belli fanno conoscere che il Sig. Duca potrà anche 
salire a maggior segno in questo difficUe arringo , 
dov'egli è entrato con tanto animo, e con augJirj così 
felici . i\è resteremo offesi per alcune maccìiie dove 
la bellezza di molte cose risplende . Ma vogliamo 
^ovra tutto lodare coloro che nati in nobile fortu- 
na , non trapassano oscuramente la vita nel faticoso 
ozio in cui molti gentiluomini si consumano . Impe- 
rocché dopo la bontà, il vero e principale ornamen- 
to dell'animo noi pensiamo che sieno le lettere: come 
quelle che sono sempre utili , e spesso necessarie 
alla vita , ed alla vera dignità umana . 



g'i Letteratura 

— B— ——■■—»— l^—^»^M—iw—i^W5i UHI—— ■■iiiimg^wi— »aiww«i^ 

Koja^p. aiix Buines de B ahylone par M. 1. C. Bi- 
che Rèsidt-nt a Bas^dad oriiè de gravares etc, tra- 
dotto e cdinme?it(to da J . Earinond antico Con- 
sole a Bassora. Parigi i^ii^. per Firmiti Didot . 

l.je mine di Babilonia , ceì^ìiratH C'itià tra le anti- 
che <, destar (le])!)ono ia curiosila e 1 ammirazione . L* 
idea a noi tratnan lata dip;]i scrittoin intorno alla sua 
vastità è tale da reputajsi ^ pjcssocliè , favolosa . 
Eppure gli avanzi, ciie di lei sono tuttora, attesta- 
no e la verità della tradizione , e la vanità della 
umana superbia . N.d dare un estratto del viai^gio 
del Sig. Riche non intendiamo entrare a parte dei 
rimproveri , che spesse volte gli fa il suo com- 
menlatore Raymond , non si potendo da noi verifica- 
re le cose di fatto; ma seguiremo im^ìarzialmente ora 
J' uno ora 1' alti'o , secondo il dettame del sano cri- 
terio , e della ragione . Perocché nostro scopo è so- 
lo il far conoscere quanta fosse la mole di quel- 
la Città , e dei suoi editìcj , di che restano gigante- 
sche reliquie , appo le quali sono un nulla gli avan- 
zi di Atene , e di Roma . 

Si ricava dal %. la* che 1' Autoi'e fece questo viag- 
gio nel i8i!i, e nei mesi di Maggio e Giugno . Do- 
po aver egli indicati i motivi della sua descrizio- 
ne , a cui dà il titolo di Memorie , ne assicura del- 
la scrupolosa fedeltà de' suoi racconti , e delle sue 
misure , e dice : che intorno al sito di Babilonia egli 
siegue l'erudito Maggiore Rennuell , il quale nella sua 
geografia di Eiodoto la ferma nei dinlorni d'Ilillah . 
Viene quindi descrivendo tutto il paese posto tra 
Bagdad , e Hillah, eh' è deserto , e incolto , salvo al- 
cuni tratti presso a questa ultima Città. Parla dei 
numerosi canali , e dei ruderi che sono ([uà , e là 
sparsi ; prova certa di antiche popolazioni; dei Ca- 
juivaiiserai o stazioni delle Caravane; del canale Nahr- 



RujNK DI Babilonia . 93 

Malca, o jluvius re^/Mi, opera allribuita a Nabucco- 
donosore ; ma di presente divenuto inutile . Sappia- 
mo da lui che i ralconi della bella specie detta Ba~ 
labau, che servono alla caccia daìV. .antilope, si precido- 
no nelle vicinanze di Ortakan . Hillah è a 4">- njij'liu di 
distanza da Bagdad , in che concorda anche il liay- 
mond , al grado di latitudine Sa. a8. giusta JNub- 
hur, ed è città situata sulla riva occidentale dell' 
Eufrate , mal costrutta , e popolata da circa sette mi- 
la persone tx^a Arabi , e Giudei. Giusta Aboulfeda, 
e il Geografo Turco , suo copiatore , questa città è 
fabricata sul terreno di BabiJoiiia . 

Biche parla di un berelLo di creta posto inci- 
irsa ad un legno sulla punta «Ji un cono vuoto , che 
ha la base ottagona e si \ede in una Moschea det- 
ta Mesdijd Escharus ; il quale berretto, si crede ual 
popolo , girare dietro al sole; ma Raymond lo con- 
Iradice , e assicura non averlo mai veduto , e lo 
rimprovera di non avere in vece citato il lylinareto 
vacillante , di cui ragiona a'nche INiebhur . 

Era questa una torre rotta ne' fondamenti , e 
che non istava in piedi che per V esattezza della 
perpendicolare . Ognuno che vi moutava sopra la fa- 
ceva tentennare a suo grado ; la qual cosa era te- 
nuta siccome un miracolo dai Mussulmani seguaci di 
Ali ! Ma sono tre anni che il prodigio è cessato , 
perchè un tale la fece vacillare cosi forte eh' essa 
cadde , e il devoto Mussulmano vi rimase sotto 
schiacciato . 

Parla poi il Riche dei due fiumi Eufrate, e Ti- 
gri , e alle loro inondazioni periodiche ascrive la 
fertilità di que' terreni . L' Eufrate nieii rapido co- 
mificia a cresceie piima del Tigri . Ciò accade a la 
metà del verno; ma poco dopo sujiiiuisce . INel Mar- 
zo cresce di nuovo , e nella fine dell'Aprile è nel- 
la sua inaggioie escrescenza, sulla quaL' dui a a tut- 
to Giugno . E alhna eh' egli innonda i paesi cÌìcq- 
gtanti , riempie i canali , che sono preparati 5 e i eu-* 



64 Letteratura 

de facile 1' agricoltura . L' inondazione giunge qua- 
si alle rive del Tigri, ed è tale che le zatte e le bar- 
che sottili attraversano il paese cariche di merci . 
Raymond assicura per lo contrario che 1' Eufrate è 
più rapido del Tigri , e cita in suo favore il testimo- 
nio di Erodoto ,, di Pietro della \alle , di Otter , 
d' Ives , e del Sestini , 

Lo squallore e il silenzio regnano sulle rovine 
di Babilonia : e fuori di un vecchio tronco , clie ha 
anche qualche l'amo colle foglie , nessun altro ar- 
bore vi alligna . Le rovine incominciano a due mi^ 
glia al disopra d' Hillah. Consistono esse in due gran- 
di masse , o colline unite insieme dalla parte di 
Settentrione . Altre piccole eminenze attraversano 
di tratto in tratto la pianura . Vedesi alla estreniità 
settentrionale di questa la rovina descritta da Pietro 
Della Valle . AH angolo Sud-est s innalza una col- 
lina stretta , che sembra essere stata un muro . Es- 
sa viene cucolar mente a congiungersi colla punta 
sud est della più meridionale delle due grandi masse . 

Sulla riva dell'Eufrate non avvi degna di con- 
siderazione che una sola rovina chiamata dall' Au- 
tore V argine ^ quantunque egli ci'eda che non sia 
stata mai destijiata a questo uso . Si dirigge essa 
dal Mezzogiorno al Settentrione ; in alcuni luoghi la 
Sua b^se Ila circa trecento verghe o novecento piedi 
di larghezza; in altri quaranta , e in altri assai me- 
no . La sua maggiore allezza perpendicolare è ora di 
4o piedi . Raymond aggiunge che 1 avanzo presente 
è lungo poco più di un miglio Liglcse , ma non con- 
cede che possa credersi un lato del Teuqiio di Be- 
lo , e del palazzo dei giardini pensili . 

)j Prima di cominciale a descrivere minuta- 
» mente le rovine di Babilonia fa d' uopo , dice il 
« Riche , Mvvertire il lettore ch'esse sono eminenze 
>i di terra formate dai ruderi delle fabbriche, e tut- 
M te scarnate, e ricoperte da pezzi di mattoni , da 
« bitume , e da vasi rotti „ . 



RtriNE DI Babilonia (JS 

Dall' argine eletto di sopra si stacca una di que- 
ste colline , ma bassa e nella direzione del mezzoeior- 
no al Settentrione . Dopo si appresenta la prima mas- 
sa grande di rovine di mille , e cento verijhe di lun- 
ohezza , di otto cento di larghezza nel suo maggior 
diametro . La sua altezza è irregolare , ma il pun- 
to più elevato è di circa sessanta verghe al di so- 
pra del livello dalla pianura . L' autore dona a que- 
sta collina il nome di Àmram , 

Volgenrk) al Nord-est è una valle lunga cinque 
cento verghe attraversata da una linea poco elevala 
di rovine . In fondo della valle è la seconda gran 
massa di figura quadra , la cui dimensione è di set- 
te cento verghe tanto in lungo quanto in largo , L' 
angolo S. 11. di questa tiene a 1' angolo N. È. del- 
la collina Amram , per mezzo di una cortina inolto 
alta , e che à circa cento verghe di laighezza , Que- 
sta che pare la più grandiosa delle rovijie di Ba- 
bilonia da questo lato dimostra vestigia di edilìzi mag- 
giori di tutti quelli che si \ edono al lato Orienta- 
le . I mattoni sono di JieUissimo conio , e questo luo- 
go n' è la cava la più abbondante . Il modo con- 
fuso di cavarli à reso difficile il poter determinare il 
disegno primitivo di questo edifizio. Gli operaj vi fora- 
no caverne immense , e palagi sotterraaei, e sovente vi 
restano sepolti , Per tutto trovansi niattcmi cotti ce- 
mentali con calce buona , Alla superficie veggonsi 
frammenti di vasi di alliastro , di belle stoviglie, di 
marmi, e una grande quantità di tegoli verniciali di 
un colore e di ima frescliezza maravigliosa. 

Il Raymond dice che quella calce altro non è che 
im gesso , di cui si fa uso ancora al presente , e che 
gli Arabi dicono Dioss , Se la tenacità , eh' egli ascri- 
ve a questa materia è quale egli assicura sul testi- 
monio di prove fatte sotto agli occhi suoi, non v'à 
certo miglior cemento di quello al mondo , Basii il 
rammentare eh' egli racconta aver veduto gitlare una 
piccola volta di solo Dioss , e cauimiiiaryi sop.u si- 
curamente poche ore dopo . 



gG Letteratura 

Verso la punta settentrionale di questa rovina è 
cavato enti'o di essa un burrone lungo circa cento 
verghe , largo trenta e cinquanta profondo . Vedesi 
in quel fondo ancora in piedi un pezzo di muro , il 
quale j)er la sua nitidezza sembra essere stato la 
facciata di un edifizio . Dicontro è un ammasso enor- 
me di macerie talché il burrone pare forato in una 
massa solida . Sotto alle fondamenta del lato meridio- 
nale è stata fatta un apertura , da cui si scuopre 
un palagio sotterraneo il cui palco è ammattonato , 
e i muri laterali fatti di larghi quadri , e bitume , 
Sovr'esso sono vasti macigni, ciascuno de' quali à 
alcune verghe di lunghezza , e una di grossezza . Un 
uomo a cavallo può passarvi senza chinare la lesta. 
La sua direzione è al mezzogiorno . Il dissopra di 
questo passaggio è cementato con bitume , e i mat- 
toni sono ripieni di caialteii , Alla punta settentrio- 
nale del burrone è un muro grossissimo fatto di mat- 
toni gialli . Ivi Biche fece scuoprire un bone colos- 
sale di granito gi'igio comune : di rozza scultura : 
posto sopra un piedistallo . Beauchamp , e Renell lo 
avevano creduto un Idolo. 

Raymond coli' autorità di Diodoro , e coli' analogia 
delle misure, si studia di provare essere questa la ro- 
vina del palazzo dei Giardini pensili, de'quali gli ulti- 
mi scaglioni avevano cinquanta cubiti di altezza : e 
asserisce essere ancora stato ivi tro\ato un pezzo di 
piombo , eh' egli crede dovesse appartenere al terzo 
strato dei giardini , che al dire di Diodoro era tut- 
to di quella materia • 

A r occidente , prosiegue Riche , è un' alti-a rovi- 
na . A tutta questa dà egli il nome di Kassr , cioè 
Palazzo, tale sendo la denominazione , ccn che appel- 
lano le genti del paese una parte di essa , eh' e iso- 
lata , disgombra da ruderi, e di sorpiendente con- 
sj[Ji> azione . Consiste essa in molti muri, e pilastri di 
otto piedi di grossezza, talvolta decoiati di nicchie , 
e Ijilvolta rinibizati da barbacani , e pontro-pilasln j 



RuiNE DI Babilonia 97 

e fabltricali con bei maltoni cotti. Il loro cemento 
è COSI tenace che i cavatori di mattoni disperando 
di poter toglierli senza romperli gli anno abbando- 
nati. Il culmine delle mura, che doveva essere as- 
sai più alto sembra aver sofferto il fuoco delle mi- 
ne . Al di sotto vi sono luoghi così profondi , che 
molti vi hanno perduta la vita, ne avvi più alcuno 
in oggi che osi tentare l'impresa. Qui vicino sono 
avvanzi curiosi a vedersi per la diversità delle ma- 
terie , di cui si compongono alternalivamente; la ma- 
gior parte di essi è fabbricata di mattoni indurali al 
sole , ma non vi si vedono nelle giujiLure le canne . 

In questo luogo è quel solo tronco di arbore in 
parte verdeggiante , di grandissima mole , e che i Mu- 
sulmani seguaci di Ali credono fusse preservato da 
Dio nella distruzione di Babilonia , onde il profeta 
polciise attaccarvi il suo cavallo dopo la battaglia di 
HlUah . 

L' ultima gi^an massa di rovine descritta da Pietro 
della Valle e da lui appellata la torre , o il tempio 
di Belo , trovasi distante dal Kassv un miglio verso 
Settentrione , a cinque miglia , e più da iiillah , e 
a nove cento verghe dall' Eufrate . Quei del paese 
chia mania il Mudjelibè , cioè a dire roversciata sot- 
to-sopra . ÌLssd à una forma allungata. L'altezza, e 
i lati jiono irregolari . Al settentrione à dugento ver- 
ghe di lungezza ; duecento diecinove al mezzogiorno, 
cento ottandue all' Oriente , e cento trenta sei all' 
occidente . L' angolo S. E. è il più alto , essendo an- 
cora di cento quarant' un piedi ; ma la facciata oc- 
cidentale 5 eh' è la più bassa , è la più bella a ve- 
dersi . Sulla cima il muro è basso interrotto , e fab- 
bricato con mattoni indurati al sole , frammischiati 
di paglia , e canna minutamente tagliala. Il cemento 
è di aigilla, e sovra ogni sliato di maltoni è uno strato 
di canna , La parte occidentale è ancora la più fa- 
cile ad ascendersi : e sulla cima , tutta rotta dall' età 
Lrovunsi avanci di rovine , mattoni pieni d' inscri- 

U. A. Tu. IL 7 



^S Letteratura 

zljrii, rottami di vasi, blLume, ciottoli, mattoni ve- 
ti'iiicaii , scorie, coiioliiglie , e pezzi di vetro, e 
di uiadre perla. Riche doziiandò a un Turco chi avesse 
potuto portare colà tjueste ultime sostanze : costui 
rispuse seaza indugiare il diluvio . E da notarsi che 
r dLitoLC vi scoperse tane di bestie feroci, e sentì a 
non dubicai'ue ,il puzzo che giltano le tane dei Leoni. 

Raymond niega che (juesta sia la rovina chia- 
mata tempio di Èe^o dal della Valle , e oppone , tra 
le allre cose le misure di altezza date da (jitesto viyg- 
giatore . Ci pare però che egli non abbia tenuto con- 
to dei caiiibriai^nii naturali, e delia distruzione arti- 
ficiale , c'ae deve essere accaduta in due secoli ; giac- 
ché Pietro della Valle visitò quei luoghi nel 1616. 

Riche fece scavare verso la vetta del lato setten- 
trionale dei Mudjelibè , e \i impiegò dodici uomini 
duranti tre giorni , in un passaggio di sessanta pie- 
di quadri , tutto rivestito di beliissitiii mattoni , ma 
iugond^ro di terra , e di ruderi . Fu scoj)erto un tra- 
ve di k gno di dattero , una lancia di bronzo , e qua]- 
cìie vaso . Infine si trovarono var] passaggi o corri- 
da] ; in uno <ie' quali , che si dirigge al mezzogior- 
lio iu scoperta una bara con uno scheletro conservato, 
òjilo la baia daJja parte (b'I capo eravi un sasso ro- 
tondo , e attaccat-o ai di fuori di quella un uccello di 
raiiie , e al di dentro un a)tro. Poco più lunge e fra 
le «line fu rinvenuto un altro sciieitro di fanciullo. 
L autore à un alta opinione dail antichità di queste 
cose e crede clje tutto il conidojo fosse destinato a 
uso di cerueterio , e fa osservare che non si ti^ova- 
no cranj dei morti ne qui , ne nell' urne sepolcra- 
li , che si scuoprono sulle rive dell'Eufrate. 

Pai'e però più probabile 1 o[)ini()ne del lìa^iuond, 
il quale prova con diverse ragioni che queste spo- 
glie uuiane non possono essere state colà nascoste 
che dopo che 1' edifizio era già caduto in rovina , 

A-!- fi]<lv; del MufljelilK'; , e alla distanza di set- 
tanta vciijlie sono i resti del recinto , che ciicou- 



RuiNE DI Babilonia. ^g 

dava queir edifìcio ., ma non sì veggono più che dal- 
la parte del seltentrione , e dell' occidente . 

Passa qnivi il Rjche dalla riva orientale alla occi- 
dentale dell' Eufrate , e dopo aver parlato di alcuni 
villaggi, e piccole rovine , che vi si trovano, viene a 
ragionare della jiiù sorprendente delle rovine di Babi- 
loaiia , situata a sei miglia S. £. da Hillah , e detta da- 
gli Arabi Birs-Nemrod , e dagli ebrei la prigione di 
Nabiiccodonosore , 

Il Bris Nembrod è una eminenzfi di figura al- 
lungata di settecento sessanta due verghe o due mi- 
la e duegento ottanta sei piedi Inglesi di circonfe- 
renza . Della parte di Oriente non s' innalza che dai 
cinquanta ai sessanta piedi al di sopra della pìanuia , 
ma dalla parte d' occcidente à cento no\anta piedi 
di altezza . Sulla sommità è un muro solido di tren- 
tasei piedi di altezza e ventotto di grossezza , il qua- 
le va allargandosi verso la cim^ , che è tutta rot- 
ta ed irregolare . Questo muro è traforato da un^ 
f)arte all' altra da piccoli buchi quadri disposti rego- 
armente.I mattoni sono belli, pieni diiiscrizioni, e, 
uniti con un cemento così forte che non possono 
staccarsi senza rompersi. L'altura della collina è 
ricoperta di enormi massi di muro caduti l'u- 
no sopra r altro , e ciie per 1' azione di un foco 
violento appajono vetrificati . Tutta l'eminenza non è 
essa stessa che una sola rovina sparsa di acanzi di 
pietre nere , di macigni , e di marmi . Alle falde \ e- 
desi ancora il vestigio di una scala , e più lunge 1 avan- 
zo del recinto quadrato , die racchiudeva questp edifi- 
zio 5 siiiiile a quello de] MudjcUbè , ma meglio con- 
servato . A poca distanza del Biìs avvi un' altra ro- 
vina più lunga che larga , nja iion inferiore in eie- 
V azione a quella di Kassi' , 

Parla poi l'Autore di altre rovine, clie si ve- 
dono dalla altura del Birs ; di alcuni canali , e 
d' altri avanzi , che si trovano nei cantoni d' Uillah 

7 * 



1 oo Letteratura 

e che si riconoscano per cose Babilonesi , e dice del 
Nebbt Ejoub ^ o sepolcro di Giobbe. 

Non passeremo soUo silenzio l AkerVouf ^ della 
dai^li ai)ilanli Torre di JSeììibrod . E" essa posta a die- 
ci niii^lia N. 0. di Baf^dad , fabbricala con inalloni 
crudi, di l'orma irregolare , con uno strato di can- 
na a ogni sei fde di mattoni , e forala da quei bu- 
chi regolari, elle si veggono nel Birs Ncvibrod di 
cui seinbia una imitazione in j>iccolo . Questa tor- 
re à ancorai cento ventisei piedi di altezza ; ne à 
cento di diametro , e trecento di circonferenza . Ciò 
elle tuttora avanzi:» di <|uesta rovina forma un mas- 
so di cento mila piedi cid)ici , 

Raymond qrede ali" incontro che 1' ^kerkouf sia 
opera di un Califo ; Ives la pretende un osservatorio ; 
Niebur un luogo di delizia d'un Re Persiano , e 
Otlier un sepolcro , Sembra però che la opinione di 
Riclie sia da preferirsi , perchè il carattere evithn- 
te della fabbrica è Babilonese , e se fosse stata fat- 
ta in teinjii posteriori , si sarebbe costrutta con an- 
tiche macerie , anziché con uiattonì induiali al sole, 

La niiiggior circonfereiiza assegnata dagli anti- 
chi scrittori a Baliiionia è di quallroQenlo ottan^ 
ta stadj , o sessanta luiglia circa ; la minore di tre- 
cento sossanla stadj ,- o (fuaranlaciuque miglia . Sira 
bone tiene la strj^da quasi di mezzo dicendola di tre- 
cento otlaiilacinque stadj ; ciò che cQriisponde a qua- 
raiUotto miglia, e uxi ottavo . Xenofonle racconta che 
allor quantlo Ciro la prese di notte tempo , gli abi- 
tanti nel quaitiere opposto alla porta per la quale 
egli entrò non ne fuiono informati che tre ore (lu- 
po r alzala del sole . 

Tulli gli scrittori concordano intorno allfi ma- 
ravigliosa altezza delle mura di babilonia, clieranq di 
trecento ciiKjuanta piedi . Furono esse abbassate per 
ordine di Dario Islaspe hno a cincjuanta cubiti , on- 
de togliere ai Cittadini , die sj ciano rivoltali il mo- 
do di difendersi . Erodoto assegna loro novanta piedi 



RurNE DI Babilonia. i^i 

dì grossezza, cosicché potevano passarvi sopra a grancV 
agio sei cani a paro . Il Riche si lagna di non aver- 
ne trovato alcun vestigio : ma Raymond soggiunge 
che egli ei-rò nel cei carie , e che ciò doveva lare al 
di sotto d'Hillah, a El Hheymar; presso il Birs-Nem- 
rod ) e vicino al canale di JVIahavil . 

L' argine artificiale lungo l'Eufrate, e il suo pa- 
rapetto era un opcia , che non cedeva in magnificen- 
za , e in solidità alle mura . Secondo Diodoro quest' 
ai'gine aveva cento sessanta siadj , o venti miglia di 
lunghezza . Di questa opera pure non rimane me- 
moria ; perocché 1' altra rovina di che ragiona il Ri- 
che dapprima, appellandola argine, fu lutt'altro , co- 
me egli dice . 

L' edificio piti sorprendente che fusse in Babi- 
lonia era la torre o il sepolcro di Belo , la cui ba- 
se secondo Strabone era un quadrato cii cui ogni la- 
to era lungo uno stadio, e alto uno slatlio, o otta- 
vo di miglio . Erodoto dice die questa base era la 
più ampia , ma la più l)assa delle otto torri , sopra- 
poste r una all' altra , di che componevasi tutto il 
monumento . Riche corregge gì' interpreti di questo 
Scrittore facendo osservare che la parola //««e? vuol 
dire ancora lunghezza . Ciò , che quadra meglio alla 
probabilità dicendosi , lunga , e larga lino stadio ; 
mentre in diverso modo non possono immaginarsi ot- 
to torri r una su l'altra , della quale la più bassa 
avesse uno stadio di altezza. Ma Raymotid non con- 
viene con Riche e con Renne! intoino alla misura 
di questo Stadio Computato dall' ultimo in 5oo. pie- 
di inglesi , giacché in tal caso la torre non sarebbe 
stata più alta delle muia della Città che di i4o. pie- 
di, e secondo Diodoro ottanta piedi , più alta di una 
delie torri della muraglia di mezzo del j^alazzo di 
Sessanta sladj . E invero la cosa essendo così, questo 
edilizio non meritava di essere annovei'ato tra le set- 
te niaiaviglie del Mondo. Egli si apj)Oggia dunque 
él' testo xuido di Erodoto , il quale parlando di «^u*- 



10» Letteratura 

sto monumento dice « E' un quadrato regolare liin- 
» go due stadj per ogni verso . Vi si vede nel mez- 
» zo una torre massiccia , che à uno stadio in lun- 
>j gliezza ed uno in larghezza ; su questa torre se 
33 ne innalza un'altra , e via discori-endo se ne con- 
ia tano fino a otto " Per la qual cosa sembra che 
Riche abbia avuto una idea troppo meschina di que- 
sta torre tanto celebrata . Era essa rinchiusa dentro 
un recinto quadrato di mura di due miglia e 
mezzo di circonferenza . La sua fama è ancora mag- 
giore potendosi credere con probabilità essere que- 
sta la torre , che i discendenti di Noè innalzarono 
sotto la condotta diNemrod nella pianura di Sennaar, 
la cui fabbrica fu interotta per miracolo di Dio . 

Il [Maggiore Rennell crasi studiato di provare che 
Mu(ìjelibet corrispondeva alla pianta della Torre , o 
Tempio dà Belo , anzi per tale 1' à segnata nella sua 
geografia , Il Residente Riche dopo aver date le mi- 
sure di questa rovina , e di quella del Birs Nemrod, 
viene discorrendo tutte le ragioni, per le quali egli 
crede più probabile che questa ultima sia l'avanzo 
della torre; ma il Raymond si oppone a tutti e due 
e con sodo ragionamento prova che non può esse- 
re né r una né 1' altra . Per dire il vero questa sen- 
tenza pare la più convincente . 

Seguitano poi le contradizioni tra il testo del Ri- 
cbe 5 e il commento di Raymond intorno alle altre 
fabbriche di Baiiilonia . Ma siccome non vi sono più. 
avanzi di queste, la cosa degenera in questione storica, 
e noi non andcreino più oltre per non imbarazzarci in 
una disputa , che può esaminarsi dai curiosi in Ero- 
dolo, in Miabone , in Diodoro , e in Quinto Curzio, 

Diremo solo che i punti disputati sono le po- 
sizioni del nuovo , e del vecchio Palazzo . Il primo 
era rinchiuso da tre recinti, de' quali 1' esterno ave- 
va cento sessaula stadj , o sette miglia , e mezzo di 
circonferenza . Quello di mezzo girava cinque miglia 
ed era decorato di pitture : e l'ultimo, che pure er^ 



RtiNE DI Babilonia . io5 

adorno nello stesso modo ,non ne gira^'a che tre , e 
tre quarti . Il muro esteriore dell' altro j.>aìazzo non 
aveva di circuito che tre miglia , e tre (jiiaiti . I giar- 
dini pensili , che soprasta^nno al nuovo palaz/u , e 
formavano un quadrato , secondo Strabene ^ di quat- 
tro plettri per ogni lato , erano aiti cinquanta cu- 
biti , o settantacin que piedi circa . 

Nessun vestigio si vede del passaggio sotterraneo 
aperto sotto il letto dell' Eufrate , né dell' obelisco 
in pietra alto centovenlicinque piedi , della grossez- 
za di cinque piedi quadri, che Semiraniide fece ve- 
nire dai monti dell'Armenia per innalzarlo in Babi- 
lonia . Dagli ulteriori schiarimenti , che il Riclie dà 
intorno al modo di cosuuzione presso i Babilonesi 
si ricava ; che alloiquando i muri erano di una cer- 
ta grossezza , l' interno era formato di ogni sorta di 
materiali, rivestiti al di fuori di bei mattoni , la qua- 
le opera è quella , che noi diciamo a scicco. 

Che due sono le specie di mattoni iinpiegati in 
quelle fabbriche, cioè i cotti e gl'inilurati al so?e. 
La dimensione dei primi è di tredici pollici quadra- 
ti , sopra tre pollici di grossezza . Ve n' anno dei mi- 
nori , e di diversa forma pei" certi lavori determina- 
ti , cioè per gli angoli rotondi ec. Il colore ti' è va- 
rio - I più fini sono biancastri , e tendenti al gial- 
lo : i più ordinar]' sono rossi come i nostri commu- 
ni : e infine se ne veggono dei neri , che sono du- 
rissimi . 

I secondi , detti crudi o indurati al sole , sono 
molto più grandi dei cotti . Veramente possono chia- 
marsi grossi pezzi di terra , frainmisciiiata di can- 
na , o paglia triturata minutamente , onde dar loro 
maggior tenacità, e consistenza . 

Tre sono le qualità di cein-nto , che ti'ovansi nel- 
le rovine di Babilonia . Il bitume , la calce , e 1' ar- 
gilla . Il primo sembra esser stato mj^na in uso , for- 
se perchè costava assai , ed è meno tenace ; giaccliè 
ora i mattoni ai ,quali è aderente «i staccano ^coa 



lè4 t-ETTERATUr. A. 

graiKlissima facilità . Le sorbenti di questo bitume 
trovatisi anche oggi presso Kerkouck , e a Hit nel Pa- 
chalik (li Bagdad . In questo ultimo luogo il poz- 
zo piincipale del hitume à due sorgenti divise da 
un muro . Da un lato il bitume s' innalza gorgolian- 
do unito all' oglio di nafta che gli orientali dicono 
Mumiè . Il Raymond aggiunge che se ne trovano al 
tre sorgenti a Anah nel Chamìch sulla riva del li li- 
me , e nella Mesopotamia distante otto leghe da Slil , 
a Tcerit ec. 

Sembra che il cemento della calce non altro sia 
che il Dioss , o gesso di che è stato superiormen- 
te detto , e non presenta particolarità veruna degna 
di considerazione . 

Il terzo cemento , quello cioè dell'argilla , era in 
uso soltanto pei mattoni indurati al sole , e giusta 
la relazione del Raymond , che in questa parte è 
più verosimile , s' impiegava nel seguente modo . So- 
pra la linea dei mattoni si poneva uno strato di ce- 
mento di argilla : sopra questa uno strato di canna , 
e sopra la canna di nuovo un' altrro strato dell' ar- 
gilla , e cos\ si proseguiva , onde donare vina mag- 
giore luiione , e consistenza alla intera costruzione . 

Termina il Riche la sua memoria con queste pa- 
role „ Ben lunge dall'esser vinti dalla difficoltà di de- 
„ terminare alcuni punti del piano di Babilonia, dob- 
„ biamo più presto, per ciò, che di lei rimane tut- 
„ torà , essere compresi da stupore alla vista della 
„ immensa ampiezza d' una Città , che à lasciato di 
,, se cos'i prodigiosi avanzi . Quando noi pendiamo 
„ per ima parte che già due mila anni sono essa 
„ non era più che un ammasso di rovine , le quali 
5, dopo aver somministrato mateiia a costruire im- 
„ mense città , sembrano tuttora inesauribili : e per 
„ r altra che la Capitale degli Abassidi , reputata 
„ comparativamente parlando la più bella , e la più 
„ vasta dei tempi moderni , non à lasciato che po- 
ti che vestigia sporgenti appena fuori del suolo , • 



RuiNE DI Babilonia. 2c5 

„ cìie tra non molto sarajmo interamente distrutte , 
,. dobbiamo formarci una idna vei^amente smisurata 
,^ della grandezza di Babilonia , e de' suoi edifici . 

Il S. Riche termina questo yiaggio con una diser- 
tazione intorno al famoso canale del Paliacopas , 
il quale secondo Erodoto fu fatto scavare dalla Re- 
gina Nicetri unitamente a un lago che aveva cin- 
quanladue miglia e mezzo di circuito ed era mol- 
to al dissopra diBabdonia . Questo lago però secon- 
do Diodoro girava cento venticinque miglia e stava 
nella parte più bassa della Città . L'oggetto di cos'i 
grande opera fu quello di deviare l' acque superflue 
durante 1 escrescenza dell' Eufrate ; le quali acque ser- 
vivano dopo ad annaffiare le campagne Arriano dice 
che ogni anno dieci mila uomini venivano impiegati 
allo spurgo del Pallecopas . Molte sendo le opinio- 
ni dei viaggiatori intorno alla sua vera situazione il 
nostro A. crede di poterla fermare al settentrione di 
Babilonia , e ne assegna ragioni fortissime e tra que- 
ste il testo di Arriano , il qiiale à espressamente clie 
allorquando Alessandro il Grande navigò il Paliaco- 
pas , Babilonia stava alla sua sinistra . 

Una delle condizioni più mirabili di questa grande 
minasi è quella di vedere le sue muraglie tutte segnate 
di caratteri , e d iscrizioni d' ignota lingua . Le lettere 
sono di pietra cotta : anzi formate dagli stessi mattoni, 
di che sono costruite le fabi iclie . Rendono la figura <ìi 
chiodi , e s'accostano alquanto alla forma delle nostro 
note musicali : siccome può conoscersi dalla lavo';* 
che qui offeriamo a' nostri leggitori . Finora se nr 
crede disperala la lezione ; se non che il eh. G. ]'. 
Grotefende professore di Francforte ha pubblicai;! 
una sua nota nelle miniere iV oriente ( p. 33 1 ) per 
la quale sembra eh' egli voglia aprire qualche via , 
onde penetrare in tanta oscurità . Egli ha formala 
una tavola e ha poste tutte le iscrizioni Babiloiii 
che conosciute , delle quali ha fallo confronto colle 
grande iscrizione pubblicata in Londra nel i8o3. Que- 



lo6 t,ETtERATURA 

sle sono in numero di otto : ognuna scritta in due 
versi COSI , che al primo vederle sì conosce la loro 
siniiglianza : ora tra 1' una e 1' altra : ora tra il prin- 
cipio e il fine d' ognuna : onde pare che sieno in ver- 
si , e forse rimati . Noi non allungheremo la nostra 
narrazione in descrivere queste tavole: perchè fino- 
ra sono di poco uso : e ne parleremo a qtiel tem- 
{)o , in cui il eh. Professore ci darà 1' alfabeto Babi- 
onico , eh' egli spera di pubblicare . Ma entriamo pe- 
rò in gran timore, che questo nuovo alfabeto non 
si rimanga nella stessa oscurità in cui veggiamo la 
lingua Geroglifica, e l'Egizia anlica ^ ed altre per- 
dute scritture africane ed asiatiche , sopra cui eru- 
diti gravissimi hanno finora sudato , in vano . Impe- 
rocché la prepotenza del tempo ha distrutte appie- 
no quelle vecchie memorie : né 1' uomo ha forza eh» 
basti per far guerra a. secoli cosi lontani. 






i07 



SCIENZE 



Sul Cianogeno , ' e sulV acido i'drocianico i Memoria 
del Sig. FàuqUelin (*) . Estratto . 

iVlentre 1' attenzione Ae medici è diretta a speri- 
mentare gli effetti dell' acido Prussico sull' economia 
animale , quella dei chimici è rivolta a conoscere 
sempre più 1' intima sua natura , e tutt' i fenome- 
ni , eh' esso presenta sugli altri corpi . Quelli che 
amajio tali cognizioni ci sapranno laUon grado , se 
noi ci facciamo ad esporre i risultati di alcune ul- 
teriori ricerche fatte dal cel. Vauquelin sopra quest' 
acido , e sopra il suo radicale . 

L' acido prussico è una di quelle Sostanze , di 
cui si sono più particolarmente occupati i chimici , 
e tutti conoscono le sperienze di Macquer, di Gu- 
ytton Morveaii di Bei'gman , di Schede , di Ber- 
thollet , di Curandau , di Porret , di Proust , e di 
molti altri , che sarebbe troppo lungo il nominare . 
Ma ad onta dei lavori di t;mti illustri chimici non 
si avevano fino al i8j5. idee bastantemente esatte 
sulla natura chimica di quest' acido . Fu in quest' 
epoca , che il cel. Gay Lussac in una bella Memo- 
i^ia (l'i appoggiala a convincenti sperimenti ci fece 
conoscere che l' acido Prussico aveva per radicale 
una sostanza composta di Carbonio, e di Azoto cui 
piacque di dare il nome di Cianogeno , il quale uni- 
to poi all' idrogeno costituiva 1' acido Prussico , 
che da quell' epoca fu chiamato acido idrocianico ; 
scoperta tanto più interressante in quanto che ci 
offiì vina combinazione di azoto , e di carbonio , che 
prima non si conosceva , e ci dette un nuovo esem- 

(*) Annal. de Cliìm. et Physiq. 
(i) Aunal. de thim. Aòut i8i5. 



io8 Scienze 

pio di un acido cito non conteneva la plii piccol* 
quantità di ossigeno . Queste sperienze del cel. Gay- 
Liissac, (juaniujifpe ben numerose , non erano però 
tali da cosliluiie una storia completa <1i quest'aci- 
do, oltreché alcune nierilavano di essere ri])etute, co- 
me ne conveniva 1' autore stesso . Eia dunque ne- 
cessario , che qualche altio ciiimico non meno es- 
perto di lui riprendesse il medesimo lavoro , il che 
ha voluto fare il Sig. Vauquelin aggiungendovi nuo- 
vi fatti egualmente interessanti , dei quali ci affret- 
tiamo a far conoscere i principali risultati . 

Incomincia 1' A. di questa memoria dall' esaìni- 
nare 1' azione del cianogeno suU' acqua , mentre , 
egli dice , dalla conoscenza esatta dell' alterazione 
del cianogeno su (juesto liquido dipende la spiega- 
zione dì molti fenomeni di esso, e dell'acido idio- 
cianico sugli altri corpi. 

Dalle sperienze fatte sull' azione del cianogeno 
sidl' acqua risidta che il medesimo sciolto in questo 
liquido si converte in acido carbonico , in acido 
idrocianico , in aiinnoniaca , ed in un acido partico- 
lare , che si 2)otrà chiamare acido cianico , ed in 
fine in una sostanza carboniosa; e ciò in virtù degli 
elementi dell' acqua , che decompone . L' ammoniaca 
Satura questi acidi, che si fonnano , d'onde ne ri- 
sidtano dei sali ammoniacali solubili , e la materia 
carboniosa essendo insolubile si depone . 

Dall' acqua passa quindi 1' A. ad esaminare l'a- 
zione del cianogeno sugli ossidi metallici . Ed in pri- 
mo luogo egli j)rova per via di sperienze , che gli 
ossidi alcalini portano nella costituzione di questa so- 
stanza un'alterazione profonda, ed immediata, i di 
cui risultati sono probabilmente i medesimi di quel- 
li , che hnnno luogo coli' acqua sola; si formano cioè 
l'acido idrocianico, l'acido carbonico, verisimilmente 
l'acido cianicp , una materia carboniosa , e 1' am- 
liiònìaca. I sali che si ottengono in questo caso non 
«ono però a base di quest'alcali , ma di potassa , o 



Del Cianogeno . joq 

di soda , mentre 1 ammoniaca , che si forma divie- 
ne libera . 

Quanto agli ossidi metallici ordinarii essi pro- 
ducono sul cianogeno liquido i medesimi elFetti de- 
gli altri con maggiore , o minor prontezza , secondo 
r affinità , che ciascuno di essi esercita sugli acidi , 
che si formano ; ma in questo caso hanno luo«o 
ti'e sali , o de' sali tripli formati parte a base di 
ammoniaca , e parte a base dell' ossido , come acca- 
de sugli ossidi di ferro , e di rame . 

Ha voluto inoltre sperimentare 1' azione del cia- 
nogeno sciolto neir acqua sul ferro allo stato metal- 
lico . Da queste sperienze si rileva , che il cianoge- 
no può sciogliere questo metallo senza che si formi 
il blu di Prussia ; ma è più verisiiiiile , che una tal 
soluzione sia prodotta dall' acido cianico , che si for- 
ma , Comunque sia tanto 1' acqua , che il cianogeno 
anche in questo caso sembra che si decompongano , 
mentre si ottengono 1' acido id^ocianico , 1' acido cia- 
nico , r acido carbonico , e 1' ammoniaca . 

Molto si è occupato 1' A. dell' a2;ione dell' acido 
idrocianico sul ferro per vedere se il blu di Prussia 
era un cianuro, oppure un idrocianato di ferro. 
Dalle sue sperienze sembra dimostrato , che l'acido 
idrocianico forma , sia col ferro , sia col suo ossido 
il ìììn di Prussia senza il concorso ne degli alcali , né 
dogli acidi , e che per consequenza il blu di Prussia 
si deve considerare come un' idrocianato di ferro . 
Singolare è l'azione del gas Idrogeno solÌL)iato 
sul cianogeno . Mescolando due volumi eguali di quer 
sii due gas sul mercurio , non si osserva alcun fe- 
nomeno , che annunzi una condjinazione , o una de- 
composizione , il volume reslazido lo stesso. Ma aven- 
do messo r A. questo miscuglio in conlatto di una 
quantità d'acqua insudiciente per sciogliere il ciano- 
geno e])be un pronto assorbimento ; il liquido pres^ 
un color gialK) di paglia , che passò a pt)co a poco 
al bruno . Esso non dava più segni della pjesejiza 
dell' idrogeno solfqiato coi sali di pioinbo , uà del 



! IO Scienze 

cianogeno , per cui sembrava che avesse avuto luo- 
go una decomposizione reciproca , si fosse cioè for- 
mato r acido idrocianico , clie tenesse in soluzio- 
ne dello solfo ; ma esso non manifestava i cai^atteri di 
quest'acido ; e quello che più fa meraviglia si è , die 
aggiungendo a questo liquido della potassa caustica 
in eccesso, alloi'a aveva luogo coli' acetato di piom- 
bo un precipitato formato di solfuro di piombo, ed 
il liquido dava il blu di Prussia col solfato di ferro. 
Per dare una spiegazione un poco vaga a questo fe- 
nomeno bisognerebbe dire coli A. , che v' ha fra il 
gas Idrogeno solforato , ed il cianogeno una combi- 
nazione chimica , e che 1' afiTuiilà della potassa per 
quest' ultimo , e quella deli' idrogeno per V ossigeno 
dell'ossido di piombo deteriiiina la foimazione del cia- 
nuro di potassa , e del solfuro di pioiidio. 

Anche r azione dell' ossido di Mercurio sul prus- 
siato triplo di potassa , e quella dello solfo sul cia- 
mu'o di Mercurio sono state esaminate dall' Autore . 
Quanto al primo , agendo quest'ossido sul prussiato 
di potassa non fa che separare una parte di potas- 
sa , e di sotto idroiianato di feno ])er sostituirsi a 
questi, e formare un sale quudiuplo. Quanto poi. 
allo solfo sul cianuro di Mercurio , esso non fa che 
decomporre quest' ultimo ad una temperatura mol- 
to iiiferiore a ([ueHa , alla quale il medesimo è de- 
composto quando è solo , 

Passa finalmente 1' A. ad osservare ciò che ha 
luogo nella soluzione del cianuro di potassa nell' ac- 
qua . Da queste osservazioni si rileva , che tutte le 
volte che il cianuro di potassa si trova a contallo 
coir acqua , si forma dell' ammoniaca , la quaJe si 
combina coli' acido carbonico , che nasce nello stes- 
ro tempo ; d' onde ne siegue , che una gran quan- 
\\ù\ di cianuro di potassa non può dare se non una 
piccola quantità d' idrocianato , poicliè una gran par- 
ie di questa sostanza è cambiata in ammoniaca , ed 
in acido carbonico . 

Termina 1' A. la sua memoria con alcune os^ 



Del Cianogeno . j , i 

servazioni sulla decomposizione del cianuro di Mercu- 
rio per mezzo dell' acido idroclorico . Nel ripetere le 
stesse sperienze del Sig. Gay-Lussac egli non ha ot. 
tenuto che una piccola quantità di acido idrociani- 
co ; ma nello stesso tempo trovò nella storta un 
sale , il quale avendolo esaminato, era una combi- 
nazione d' idroclorato di Ammoniaca , e d" idroclora- 
to di Mercurio, che chiamavasi altre >olte Sale 
Memhroth . Per rendere ragione di questo fenome- 
no bisogna supporre ; che il cianogeno sia in parte 
decomposto, e che il suo Azoto siasi unito ali Idro- 
geno deli acido idroclorico , o a quello dell' acqua 
per formare l'aminoniaca , e per una consequenza ne- 
cessana dell' idroclorato anirnonjaco-mercuriale . Nel- 
la prima supposizione bisognerebbe , che ^ì fosse de- 
posto del caibone , e nella seconda , che si fosse for- 
mato dell'acido carbonico, ma niuno di questi due 
elletti ha avuto luogo, se si eccettui un color legger- 
mente bruno , che ha preso il liquido . 

Ciò ciré più singolare però si è che avendo 
ripetuto qualche tempo dopo per due volte la stes- 
sa sperienza nqn ha potuto più ottenere il sai tri- 
plo di Ammoniaca , e di Mercurio . % possibile , ri- 
flette r A. che nelle prime operazioni , in cui si dis- 
poneva l'apparecchio il giorno aNanti la sperienza , 
H cianuro di Mercurio essendo restato per lun^o 
tempo in contatto colf acido idroclorico prima \ 
esser sottoposto all'azione del fuoco 1' acido idrocia- 
nico abbia subito una decomposizione . 

^q\ considerare f A. la proprietà , che ha il Mer- 
curio di attraire con gran forza lo solfo , e la facol- 
tà , che ha il cianogeno di unirsi facilmente all' Idro- 
geno , quando gli si presenta in uno stato conve- 
niente , ha imaginato , che il cianuro di Mercurio 
a secco potrebbe esser decomposto dall'Idrogeno sol- 
lorato meglio che dall'acido idroclorico . Cosi di fatti 
gb ila confermato la sperienza . Egli ha fatto passa- 
re del gas Idrogeno solforato , che si sviluppava len- 
tamente da un miscuglio di solfuro di ferro, e d'aci- 



112, Scienze 

<lo solfoi'ico allungalo , attraverso il cianuro di Mer- 
curio conlenuto in un tubo leggermente riscaldalo , 
e comunicarne con un recipiente raffreddato da un 
miscuglio di ghiaccio , e di sale . Al momento che 
il gas Idrogeno solforato fu a contatto col sale di 
Mercurio , (juesti si anneri , e ninna traccia di gas 
Idrogeno solforato si manifeslava in questo tempo all' 
apertura di un tubo posto sopra il recipiente . Ap- 
pena però che 1' odore di qi.esto gas incominciò ad 
essere sensibile arrestò lo sviluppo , e fece riscaldare 
il tubo per espellerne l' acido che vi fosse j)Oluto 
ancora restare . Aperto 1' apparecchio trovò nel re- 
cipiente un fluido bianco , che godeva di tutte le 
proprietà convenienti all' acido prussico , il quale for- 
ma \ a presso a poco il quinto del cianuro di Mer- 
curio impiegato . 

Quest' opei'azione è più facile, e somministra un 
maggior prodotto di quella , in cui s' impiega l' aci* 
do idrociorico . Solamente bisogna aver la caule- 
la di arrestai'e 1' operazione pochi momenti prima , 
i jìy si faccia sentire 1' idrogeno solfor.Uo , senza di 
che V acido idrocianico ne restereblie imbrattato : si 
pnòperò evitare quest'inconveniente pojiendo ali estre- 
mità dei tidjo un poco di Carbonaio di piombo . 

Siccome r acitlo idrocianico secco non è neces- 
sario , che per le ricerche chimiche , iiientre quello , 
clic si usa in medicina è sempre diluito nell' accjua; 
così i farmacisti possono seguire il piocesso del cel. 
Proust, che ricorda il nostro autore , e che consi- 
ste nel far passare in una soluzione satura a fred- 
do di prussiato di Mercurio una corrente d' idroge- 
])o solmrato fino a che ve ne sia in eccesso , nel rin- 
chiudere in un fiasco il miscuglio per agitarlo di 
lempo in tempo , ed infine nel filliare il liquido . 
Se r acido idrocianico , siccome accade quasi 
sempre contiene qualche traccia d' idrogeno solforato 
che si riconosce all' odore , vi si aggiunge un pò 
co di carbonato di piombo , che si separa per inc/.- 
%Q della filtrazione , 



ii3 



Memoria sul moto intestino delle parti de' solidi 
p< r servire di seguito ad una Lettera diretta al 
Chiarissimo Sig. Abbate Gio. Ignazio Molina , di 
D. Paoli Soeio corrispondente ec. Pesaro 18J9. 
Per Niccolo Gavelli Stamp. Cam. in 8. di p. \L)A, 

i nhblicò nell'anno scorso l'egregio A. una Memona 
in forma di Lettera sul Moto iìitestiiio de^ solidi , la 
quale fu posta a (ìisamina dal Sig. Cav. Luigi Bossi 
innanzi ali L R. Istituto Italiano , ed incontrò delle 
oj)posizioni per parie di un Conipilalore anonimo 
nella Biblioteca Italiana come sarà forse a notizia 
del Pubblico. Nella presente Memoria , di cui soltan- 
to intendiamo dare l'Estratto, discorre 1' A. più am- 
piamente la stessa materia , e risponde insieme alle 
obbiezioni che gli sono slate fatte dai soggetti nomi- 
nati. Nella prima parte incomincia dal provare la ra- 
rità de' solidi non apparente ai sensi , coli' argomento 
già addotto , tolto dal passaggio della luce attra- 
verso alcuni coi'pi ; al quale argomento aveano gli 
Avversar] opposto che ne' corpi diafani non si richie- 
de tanto una ujaggiore porosità degli altri , quanto una 
Ìiarticolare disposizione di niolecole delle loioparticel- 
e. L'A. non niega la necessità di ammettere cotesia 
disposizione di molecole , onde spiegare il fenomeno 
della trasparenza , ma soggiugne che se le molecole, 
comunque si voglia disposte , non lasciano tra loro 
degli interstizi , la luce non vi potjà mai libera- 
mente passare . Il ristringersi poi che fanno i cor- 
pi nel loro volume , quando si ralfreddano , ristrin- 
gimento che non si sa ancora sino a qual limile 
possa estendersi , non polendosi privare un cotpo 
di tutto il suo calorico naturale; il trapelare che fa 
l'acqua attraverso i pori di una sfera di argento, 
quando venga sottoposta ad una forte pressione , siq- 
G. A. Io. II, 8 



1 14 Scienze 

pome ha veduto l' Accademia del Cimento : il trasii- 
dauiento della lega di Darcet attraverso le palmeti di 
un piccolo tubo di ferro , quando venga esposta ad un 
fuoco Aiolento siccome ha osservalo G. Hall mentre 
era intento ad investigare gli effelli della compres- 
sione : in ulti ino la non istantanea propagazione del 
suono attraverso i cor|^ji , sonò gli altri fatti , dai quali 
dediice 1 A. la non perfetta densità de" solidi, che pur 
non apparisce tale ai sensi . 

Scende poscia a provare la mobilità delle loro 
particelle, e qui si vale primamente di un fatto no- 
tissimo, vogliam dire di quel tremito che si eccita nel- 
le parti tutte di uno stromento musicale allo stri- 
sciar dell' arco sopita la di lui corda , o al toccar que- 
sta leggermente , onde si produce il suono più o me- 
no intenso , più o meno continuato . In secondo luo- 
go si vale della osservazione fatta per la prima volta 
dal celebre Galileo , ripetuta in seguito , ed amjdiata 
dal Chladni , e del Paradisi , riguardante le figure re- 
golari , nelle quali si conforma la polvere sparsa so- 
pra una lamina di vetro , o di altra materia , quando 
sul lembo di questa scorra un arco da violino , Non 
solo in una lamina, ma anco in un altra congiunta al- 
la prima per n^ezzQ di corda elastica , si può collo 
stesso artifizio ottenere il movimento, e la disposizione 
della polvere in curve secondo lesperimento del Para- 
disi . Poco imporla il sapere in qual modo si muova- 
no le particelle del vetro , se a guisa di quelle dell' 
acqua mossa dalla c^diita di un corpo , oppure se cia- 
scuno elemento della superficie della lamina sia ani- 
mato dalla foiza motrice indipendentemente diigli al- 
tri vicini ; il certo si è che la polvere non si sposte- 
rebbe dai punti che occupa per disporsi in ligure no^ 
velie, se 1« molecole del vetro sottostante non conce- 
pissero un moto qualunque , e ad essa non lo comii- 
nicassero . In terzo luogo si vale degli esperimenti fat- 
ti da Biot sulla contenqioi'anea piopagazione del suo- 
no attraverso un solido, e l'aria a lui contigua. Per- 



MoviM. Intest. de' Solidi ii5 

cuotendo questo Fisico V estremità di un tubo di fer- 
ro , lungo talvolta gSi. metri , ha osservato che il 
suono non si trasmetteva solamente all'altra estremità 
per le vibrazioni dell' aria in esso racchiusa , ma per 
la massa eziandio dello stesso tubo , mediante il tre- 
mito delle sue particelle, e reca meraviglia il sape- 
re che questo secondo suono si propagava in un mo- 
do più rapido , e più distinto del primo . Sembra 
con questa risultanza collimare 1' osservazione di Has- 
senfratz , e Gay-Lugsac , i quali nelle cave di Parigi 
hanno sperimentato che percuotendo il parete col mar- 
tello , due suoni si formavano , divisibili dopo un cer- 
to intervallo di tempo uno tramandato dall'aria oscil- 
lante , r altro trasmesso per la stessa pietra , e che 
questo era più celere . Se tanto disposte sono a muo- 
\ersi le particelle de' solidi per una lieve percossa , 
per lo strisciare di un arco , quanto più non saranno 
esse mobili , allorquando risentono 1' impressione del 
Calorico, e dell' Elettricismo, attivissime potenze, e 
quando soggiacciono agli im])ulsi dell'attrazione, eh' e 
wna forza in loro stesse inerente ? 

Non pago r A. de' fatti sinora riferiti onde pro- 
vare la disposizione, ossia attitudine delle parlicel- 
le de' solidi al movimento , e conoscendo che la ri- 
pugnanza comune in ammetterla nasce dalla grande 
distanza che a prima giunta si scorge tra un liqui- 
do , ed un solido , riflette acconciamente clie que- 
sta disparità ci sembrerà assai minore , se ci faccia- 
mo a considerare non due termini soltanto , interme- 
di ma 1^ serie completa de' differenti giadi di coe- 
sione dall' estrema solidità alla rarità estrema , Se 
a modo di esempio partendo dalla sostanza rarissi- 
ma della luce scendiamo col pensiero sino alle mo- 
lecole primitive de' corpi perfettamente solide , in- 
contreremo nella serie tanti gradj intermedj , che 
non di salto , ma insensibilmente ci faranno passa- 
re dal liquido al solido , incontreremo il molle , il 
tenero , il flessibile , il menp denso , il più d^nso , ^ 



ii6 Scienze 

via discorrendo ; e come ninna ripugnanza abbiamo 
in ammettere in ([uesti la mobilità delle particelle , 
così neppur l'avremo in ammetterla ne' corpi in ap- 
parenza solidissimi , ai quali ci vediamo giunti per 
gradi, e giunti che \i siamo , conosciamo di non 
aver toccato ancora 1 ultimo anello della catena . 
Se di più conveniamo col Boscovich che la diversa 
coesione ne' corpi possa dipendere dalla figura , dal- 
la disposizione , e dalla dimensione delle molecole , 
potendo coteste qualità variare assaissimo ; ne ver- 
rà che debba egualmente variare la coesione , che 
tra il liquido e il solido havvi una insensibile grada- 
2Ìone , e che se le particelle di questo mostiano una 
renitenza al moto , ella non dipende della loro per- 
fetta contiguità . Dipende secondo r A. dalla inflaen- 
za della loio figura , ond' elle si sono unite per una 
specie di polai'ità capace di essei'e alterata da al- 
cune potenze , e segnatamente dall' elettricismo nel- 
la sua continua circolazione attraverso i corj)i . Toc- 
ca qui di passaggio le ingegnose ricerche del Sig. 
Davy sulle decomposizioni , e su i trasporti operali 
dall' elettricità , e ci'ede che il primo germe di que- 
ste scoperte si ritrovi nelle Osservazioni sopra 1' os- 
sielettrico pubblicate nel j8oo dal Professore Bru- 
gnatelli , di cui meritameiite compiange la perdita 
immatura , 

Scema vieppiù la ripugnanza in ammettere un 
moto intestino nelle particelle de' solidi , quando si 
faccia entrare il tempo come uno degli elementi in 
questo candjiamento tisico. 11 celebre De Lue osser- 
vando con occhio attento le progressive dilatazioni 
di due termometri , uno a Mercurio , l'altro metal- 
lico , ha veduto che questo non riprendeva il suo 
volume j)rimitivo , quando si riportava alla primiera 
temperatura , e che la dillerenza n' ei'a tanto mag- 

{|iore , quanto più lente erano le variazioni del ca- 
orico termometrico ; d' onde ha conchiuso che que- 
sto lluido stan2,iando a lungo in un corpo nop du- 



MoviM. Tntest. de' Solidi it;/ 

l'O abbastanza ed elastico induce un mntamento di 
posizione nelle di lui particelle ^ che impedisce il ri^ 
cuperare il volume antico allo ablìassarsi della tem- 
peratura . Il Sig. Pictet avendo sottoposta una bar- 
ra di ferro alla pressione di dugensessanta libbre 
r ha veduta ristringersi nel senso longitudinale di 
una certa misura , e tolta subito via "la pressione 
ritornare alle sue naturali dimensioni , meno una 
differenza picciolissima ; quando poi la pressione si 
prolungava per alcuni giorni , ha osservato rimanere 
la barra ristretta al cessare della potenza compri- 
mente. D'onde è forza conchiudere che nel secon- 
do caso abbiano le molecole del ferro cangiata 
posizione: e se ciò è accaduto per lo spazio dipo- 
chi giorni , e per una pressione di poco momento , 
cosa dovrà mai dirsi di que' corpi che per il corso 
di secoli soggiacciono allo impero di tante potenze , e 
ad una pressione incomparabilmente superiore , come 
son quelli riposti nel seno delle montagne , e na- 
scosi nelle interne parti de' nostri edifizj ? Basta que- 
sto esperimento , dice 1' A. , a rovesciare 1' ipotesi 
di Boscoyich , il quale vuole le molecole de' corpi di- 
stanti tra' loro , ma le suppone immobili quando so- 
no a que' punti di vicinanza , eh' egli chiama limiti 
di coesione; sebbene stando anche questa ipotesi , non 
potranno le molecole in virtù di una potenza qua- 
lunque recarsi da un punto all' altro , da uno all'al- 
tro limite di coesione ? 

Con tutte queste ragioni crede l'A. di avere ab- 
bastanza dimostrata la porosità de' solidi , e la mobi- 
lita delle loro particelle, e di aver risposto alle ob- 
biezioni che gli sono state fatte su tale proposito . 
Quindi si fa a considerare 1' influenza delle esterne 
cagioni sul movimento intestino delle particelle sud- 
dette , e comincia da quella del Calorico, intorno 
la quale egli pensa che anco le piccole variazioni di 
temperatura , come son quelle , cui naturalmente si 
trovano esposti i corpi , sieno atte ad influire nella 



ii8 Scienze 

posizione delle particelle medesime . Oli avversar] , i 
quali avevano da principio dichiaralo mancare ne so- 
lidi , e massime ne' più compatti uno spazio , ove 
possano muoversi le loro parti , attribuiscono il can- 
giamento di posizione al solo aumento notabile di 
temperatura , e col mezzo di questo dicono dimi- 
nuirsi la coesione , e togliersi T ostacolo al movi- 
mento . Servendosi l' A. dell' esempio del ferro , il qua- 
le riscaldato dallo o ai loo. del T. G. cresce di 1/790 
in lunghezza secondo Dalton, e dallo zero al calor 
bianco soltanto di j / 80 , cioè dalle 1 200 alle j 2 1 5 
parti , mostra contro gli Avversar) che le grandi ele- 
vazioni di temperatura non hanno realmente il po- 
tere , che loro si attribuisce > di rendere mobili le 
parti de solidi , mentre sotto quel grado di calore 
avrebbe dovuto il ferro assai di più allungarsi . Ptiflet- 
te inoltre che questa dilatazione del ferro apparisce 
anche di minor momento quando si consideri co- 
me una quantità differenziale picciolissima della di- 
stanza , in che si trovano già le molecole del me- 
tallo ; che se una temperatura elevata rendessse ve- 
ramente mobili le parti di un corpo, si dovrebbono 
scorgere i segni del movimento nella diminuzione di 
durezza , e di tenacità , i quali segni punto non si 
ravvisano ; che infme un' alta temperatura essendo un 
grado intermedio di quella serie indeterminabile di 
gradi caloiiflci , di cui è capace un corpo senza can- 
giar costituzione , non può avere tanta efficacia da 
comunicare alle particelle la libertà al moto , e se 
ad ogni palio le si voglia concedere , rimarrà a spie- 
garsi perchè un' efficacia proporzionale non debbano 
avere le temperataUire inferiori , che sono pur es- 
se gradi intermedi nella serie suddivisala . Ricorda in 
una Nota FA. l intervallo di temperatura determina- 
to da Dalton fra il ghiaccio , e I' acqua bollente , il 
quale non è che la decima , la quindicesima , e for- 
se la ventesima parte dell' intervallo , che esiste dal 
ghiaccio al freddo assoluto . 



MovrM. Intest. de' Solidi ij^ 

Il vetro , prosiegue 1' A. , giusta gli esperimen- 
ti di Sjneaton , e di De Lue, passando dallo zero al- 
la temperatura dell' acqua bollente dilatasi nella sui 
lunghezza di i / 1200 , lo che dà per ogni grado del 
T. G. 1 / 120000. Nella ipotesi degli Avversar] che 
allo zero , e alle basse temperature le molecole del 
vetro siano immobili perchè manca loro lo spazio 
ove muoversi , per la picciolissima dilatazione sud- 
detta si allontànerebbono tra loro di una misura pres- 
soché infinitesima, ed in conseguenza niun cambia-' 
mento indurrebbono nelle proprietà della massa ri- 
guardo nlla luce. Eppure dalle Osservazioni di Brew- 
ster risulta che pochi gradi di temperatura , anzi il 
calore stesso della mano basta a disporre le moleco- 
le del vetro in modo , onde acquisti la facoltà de- 
polarizizante , ed agisca sulla luce a guisa di un cor- 
po regolarmetite cristallizzato ; Debbesi perciò con- 
cliiudere che le molecole del vetro anche ad una tem- 
pciatura bassa abbiano tanto di spazio da potersi 
muovere in varj sensi , e che se non lo avessero , nep- 
piire ad una temperatura elevata si altererebbe sensi- 
bilmente lai loro posizione . Opina dunque 1' A. che 
essendo gli atomi primi de' solidi già naturalmente 
situati ad una certa: distanza tra loro , e tali essen- 
do le variazioni di temperatura nella superficie , e 
ad una qualche profondità del globo terracqueo , 
che forsi due momienti non si danno , ne' quali il 
grado di temperatura sia precisamente lo stesso , pe- 
rò gli atomi anzidetti sieno in una oscillazione con- 
tinua , ed oscillino assai più cangiando di posizione 
sotto r impressione di una causa estrinseca qualsivo- 
glia . Quindi ne risulta quella specie di vita , che 
mostrano i minerali esistenti nel seno della terra , e 
che ben conosce colui , il quale è abituato a con- 
templare i grandi fenomeni geognostici : ella sareb- 
be forse inesplicabile se la solidità de' minerali si ri- 
guardasse siccome incompatibile col moto intimo del- 
le loro parti ; all' opposito viene chiaraimente illu- 



120 Scienze 

strata dalla opinione , di che stiamo parlando . 

Dal Calorico facendo l' A. passaggio ad altre ca- 
gioni che influiscono sul moto intestino de' solidi , 
ricorda quella inerente alle molecole stesse , vogliam 
dire l'attrazione molecolare, ossia 1' affinità: per que- 
sta , dice Egli , si recano le molecole da un punto 
all' altro della massa , ed ora si separano i principi 
costitutivi , siccome avviene nella concentrazione del 
rame delle piriti di Agordo , ora si riuniscono in com- 
posti novelli , ora finalmente si dispongono le mole- 
cole in una foggia regolare e geometrica , cioè in 
cristalli . Nella Lettera al eh. Molina per provare 1' A. 
quanto bene la cristallizzazione appalesi il moto in- 
terno delle molecole ne' corpi anche più compatti , 
si era servito dell' esempio de' cubi di breccia tro- 
vati da Saussure nelle coste di Genova , ne' quali 
si veggono de' ciottoli alcuni calcarei , altri di pe- 
troselce , e di giada talmente accomodati alla figu- 
ra del cubo , che naturale si è il supporre che ab- 
biano avuta parte nella cristallizzazione del masso » 
ed insieme con questo siensi distaccati dalla roc- 
cia . A silfatto esempio hanno contraddetto gli avver- 
sar] trovando più naturale il credere che dislacca- 
ti que' cubi dalla montagna per un qualche cataclis- 
mo del globo , e scorrendo gli uni sugli altri ab- 
biano data ai ciottoli racchiusi nel loro seno quella 
levigatezza di superficie , e quella conformità di fac- 
ce , che ne mentisce la cristallizzazione . Ma come 
in tal caso , soggiugne l' A. , rendere ragione della 
somma aderenza de' ciottoli al cubo da rompersi 
piuttosto che cedere nel distacco di esso , quantun- 
qu(i dotati sieno di molta coesione , e durissima in 
particolare sia la giada ? Sì sa pure che un corpo 
nel prendere la forma cristallina rigetta ogni mate- 
ria straniera quale ostacolo alla simmetrica sua di- 
sposi/ione: se i ciottoli non solo non furono esclu- 
si , ma rimasero anzi tenacemente incorpoiati al mas- 
so 5 è mestieri conchiudere che una cagione islessa 



MoviM. Intest. de' Solidi iftì 

divise quelli , e diede a questo la regolar forma 
di cubo . 

Una simile prova aveva all' A. somministrata 1' 
arca pectiincidus trovata dal Brocchi nello stalo di 
cristallizzazione ; ma ad essa hanno opposto gli Av- 
versarj che meglio assai si spiega il fenomeno collo 
ammettere l'infiltrazione dell'acqua nella soslanz.a del- 
la conchiglia senza distruggimento di forn)a,di quel- 
lo che col ricorrere al solilo movimento delle mo- 
lecole tendente a dare a quel corpo una struttura 
cristallina . Ciò nulla ostante 1' A. sostiene la sua pro- 
va facendo rilevare la pochissima solubilità del car- 
bonato calcareo , e la insufficienza dell' acqua infil- 
trata , onde produrre la cristallizzazione di esso , e 
Viiole che dissipata dalla conchiglia la sostanza ani- 
male , che teneva legate le particelle terrose , ab^ 
biano queste obbedito all' impulso dell' attrazione per 
riunirsi a foggia di cristallo . 

La evaporaiioìie , ossia la forza dissolvente dell' 
aria è la terza potenza che 1' A. pone in disamina 
come quella che sembra avere grandissima parte ne' 
fisici nui lamenti de' corpi : Egli però lungi dal riguar- 
dare il dissipamento dell'umidità come cagione dell' 
induramento progressivo di certe pietre esposte all' 
aria , lo riguarda piuttosto quale effetto del ravvi- 
cinamento delle molecole pietrose, le quali tendono 
a riunirsi sempre più , e ad escludere l'acqua inter- 
posta , quando la massa viene separala dalla sua ma- 
trice , disepellita , e tolta quindi a quella specie 
di vita , elle regna ne' minei'ali esistenti nel luogo 
natio . Tulto al contrario opinano gli avversar] , e 
colla sola evaporazione dell' umidiià spiegano il caia- 
biamento delle marne molli in solida roccia ; la du- 
rezza che acquistano , tratti che sieno dal suolo , gli 
smeraldi , e le acque marine ; e quella compattez- 
za che vanno guadagnando il travertino , tante spe- 
cie di marmi ec. Per mostrare quanto sia insussi- 
slente questa loro opinione si fa 1' A. a considera- 



i4^ Scienze 

re il modo , con cui 1' aria agisce sopra una ìiiasssi j 
eh" Egli immagina di fresco diSotterata , e nello sta- 
to ancora di mollezza . L' aria colla sua forza dissol- 
vente agiià subito sulla di lei superfìzie , la priverà 
deir umidità , e la indurerà in modo che chiusa ne 
rimanga la via , ond'ella possa penetrare nell' inter- 
no . Né vale il dire che gli strati superiori già dall' ai^ia 
diseccati prenderanno 1' umidità dei sottoposti per 
versarla in seno dell' atmosfera ; poiché se questo 
giuoco avviene col calorico , ben sa ognuno com' es- 
so tenda all' equilibrio , e come i corpi tutti ne sie- 
no pili o meno conduttori , lo che non può dirsi 
egualmente dell'acqua . Uniforme al parere dell' A. 
sembra quello di Lucrezio mentre parla del conso- 
lidamento della terrà ; né diverso è il modo di pen- 
sare di BerlhoUet, il quale veggendo alcuni precipi- 
tati di fresco formati in un liquido acquistare ben 
presto una durezza notàbile , e taluni corpi indu- 
rare maggiormente per l' antichità , cessata anche in 
essi r evaporazione , non dubita attribuire questo fe- 
nomeno all' azione reciproca delle molecole . Un ca- 
so , nel quale non si può a meno dal ricorrere a 
cotesta reciproca azione delle particelle, si é quello 
de' graniti /•igenerati così detti , che tutto dì si ri- 
producono nel mare di Messina , e la durezza de' 
quali cresce col progi^essO del tempo . Dopo quat- 
tro anni la coesione della roccia è sì debole ^ che si 
frange sotto le dita , diviene forte al dire di Spal- 
lanzani dopo dieci o dodici anni ; fortissima quan- 
do ne sono scorsi trenta , né però cessa dall' indu- 
rare vieppiù col farsi più antica . Per quanto vo- 
glia donarsi all' azione dell' ac([ua riguardandola co- 
me un legame delle particelle terrose , egli é evi- 
dente che giunta la roccia ad un grado di durezza 
somma , qual' è quella dopo i trent' anni , 1' acqua 
non potrà più esercitare soj)ra di essa alcuna azio- 
ne . E che si dirà mai delle costruzioni sott' acqua 
die prendono maggior solidità col lasso del tempo ? 



MoviM. L">JTEST. de' Solidi i aS 

Converrà di necesssità appigliarsi al moto delle par- 
ticelle , e al loro avvicinamento per ispiegare il feno- 
meno , ed ecco che la possibilità di questo moto 
quasi si converte in fatto dimostrato a soddisfacimen- 
to degli Avversarj , i quali non negando che possa 
aver luogo , non sono convinti che realmente lo abbia. 
Eglino sempre alieni dal concedere un movimen- 
to interno ne' solidi spiegano 1' alterazione della te- 
sta trovala a Roule col mezzo di una lunga,impres- 
sione dell' aria , e dell' acqua ; dicono anzi di non in- 
tendere il cambiamento della materia selciosa di essa 
in calcedonio , poiché anche questo è una selce . Ilis- 
ponde loro 1' A. che sebbene il calcedonio sia stret- 
tamente affine al selce piromaco pe' rapporti litogno- 
stici , pure ne differisce pe' suoi componenti , di mo- 
do che se la testa ha subito il detto cambiamento con- 
viene dire che le molecole in virtù del moto inte- 
stino abbiano preso un ordine diverso di composizio- 
ne . Col mezzo dell' aina, soggiugne l'A. , e colla varia 
ossidazione delle parti metalliche non sarà difficile 
lo spiegare la maggior vivacità di colore che presen- 
ta il diaspro primitivo di Siberia , o 11 petroselce 
di Patrin stando esposto all' atmosfera ; ma come 
poi rendere plausibile ragione dell'alimento nel pe- 
so specifico , e della maggiore di lui condensazione 
senza invocare il moto, e l'avvicinamento delle mo- 
lecole? 

Dopo avere l'A. calcolata la forza dissolvente 
dell'aria j e l'influenza dell'acqua sul moto delle 
particelle de' solidi , e dopo avervi fatte le esposte 
riflessioni , tocca di nuovo l'azione della eletlrieilà, 
ed a questa veramente ascrive grandissima parte nel- 
le alterazioni fisiche , e chimiche de' corpi . Per si- 
gnificare , e convalidare al tempo stesso cotesta fa- 
coltà alterante dell' elettrico fluido si approfitta del- 
le parole medesime dell' illustre Davy , il quale 
nella sua Memoria sull'azione chimica della elettri- 
cità pensando che 1' equilibrio elettrico è continua- 



ia4 S d I E N z K 

mente turbato in natura , e che il fluirlo ne' suoi 
passaggi scompone , e strascina gli elementi de' cor- 
pi 5 non esita punto in attribuire a tanta potenza 
gran parte de' chimici mutamenti, che ci offre il no- 
stro sistema , e vede nella potenza medesima chiara 
la spiegazione de' principali fatti contemplati da 
lunga pezza nello studio della Geologa , ma repu- 
tati sinora misteriosi . Pare che a queste fdosofiche 
vedute di Davy voglia dare l'A. anco una maggio- 
re estensione , mentre crede che dall' azione elettri- 
ca proceda quella vitalità che anima tutti ^li esse- 
ri della natura , e che non può non riconoscersi ne' 
minerali eziandio senza rinunciare alla osservazione , 
avuto però riguardo al posto infuno che occupano 
essi nella armonica serie degli esseri creati . 

Sin qui intende l'A, di aver data risposta alle 
obbiezzioni altrui , ed avere con nuovi argomenti 
guarentito viemmeglio il suo assunto : ora per som- 
ma delicatezza si propone egli stesso una diftlcoltà, 
ed è la seguente . Se le molecole de' solidi anche 
più duri sono poste ad una tale distanza tra loro , 
che tuttavia conservano una certa libertà al movi- 
mento , ed oscillano per poco che salga o si abbas- 
si la temperatura , e alla più lieve impressione di 
altra qualsiasi esterna causa , ne verrà in conse- 
guenza che esse sieno in un continuo movimento a 
guisa de' corpi in fermentazione , e ciò male si ac- 
corda con quella lentezza , che nella Lettera al Mo- 
lina erasi annunciata propria del moto intestino de' 
solidi . Resta però a suo giudizio dileguata questa 
difficoltà quando si contempli ciò che avviene in 
una massa , nella quale fuori di ogni dubbio appa- 
sisce il ristringimento delle molecole , come a ca- 
gion di esempio in que' cementi fatti di pozzolana 
che s' impiegano nelle costruzioni sott'acqua . Pren- 
dono essi ben piesto un certo grado di solidità , e 
«juseto è dovuto alla azione reciproca delle moleco- 
le , o a quella foggia di affinità che dicesi di eoe- 



MoviM. Ir^iTEST. de' Solidi i?5 

sione', ma siccome la solidità va crescendo col tem- 
po , conviene dire che l'affinità di coesione non li^ 
manga subito e pienamente soddisfalla in tutte le 
molecole , e che alcune di queste non sieno per au^ 
co disposte nel modo , che si richiede per il facile 
esercizio di loro attrazione . Il calorico che le tiene 
in una continua oscillazione; l'elettricità, di cui si 
è veduta la molta influenza ; e noi aggiungiamo an- 
che r acqua interposta , concorreranno a disporle nel 
modo opportuno ad attrarsi ; ma V attrazione di 
queste molecole cosa sarà mai in confronto di quel- 
la che ebbe luogo in moltissime al primo consoli- 
darsi della massa ? non dovrà ella portare un effet- 
to picciolissimo , e quasi insensibile ? Per verità se 
la forza di queste molecole non ancor soddisfalla , 
quando il cemento si rassodò , fosse di un valore 
considerabile o per la capacità di satui'azione o per 
la massa, avrebbe dovuto esercitarsi allora, o non 
avendo essa luogo , il cemento non sarebbesi mai 
consolidato , mancando una quantità necessaria al 
grado sufficiente di coesione , Questo raziocinio me- 
desimo può applicarsi a quegli affrettati consolida- 
menti , che si effettuano nei precipitati giusta 1' an- 
zidetta osservazione di Berthollet, ne' quali conso- 
lidamenti s' ingannerebbe ciii credesse intieramente 
soddisfatta la forza di aggregazione di tutte le mole- 
cole; ma ciò che rimane di questa forza è un pie-, 
colo elemento , che debolmente , e leggermente ras- 
soda la massa col favore delle potenze esteriori sud- 
divisate . Le stesse potenze estoiori non pos:5('iio 
che in un modo insensibile favorire quell' avanzo 
di affinità , poiché hanno a contrastare colla coesio- 
ne , che già in gran parte ha presa la massa . Pare 
adunque abbastanza provato che lento e quasi im- 
percettibile debba essere l'avvicinamento delle mo-» 
lecole , ed il conseciitivo induramento del corpo , 
perchè picciole sono le forze che lo promuovono , 
è perchè agiscono esse in vai modo tardo , e ìeix-. 



l 



1 56 Scienze 

iìssimo ; e così salda rimane la proposizione , che iiv 
questo senso erasi avanzata nella Lettera al Molina. 
Fa in seguito 1' A una breve digressione sul 
rincipio di vegetazione che taluni suppongono nel- 
e pietre , ed accenna a tal proposito l'osservazio- 
ne delle stalattiti della grotta di Antiparo , i pris- 
mi di smeraldo osservati dal Patrin a Odon-Tchelon 
infranti , e naturalmente riuniti come le ossa anima- 
li , e la i^iproduzione de' filoni nello intei-no delle 
montagne consolidate voluta dal dottissimo Sig. Can- 
tieri . Chiude finalmente questa prima parte della 
sua Memoria col dichiararsi altamente onoralo da 
coloro , che han voluto ponderare la sua opinione , 
ed ii valore delle prove che la sostengono ; prote- 
stando altresì che il solo amore del vero lo ha in- 
dotto ^ risponder loro in quelle obbiezioni , che gli 
sono sembrate men sussistenti ; ed in contrassegno dei- 
sta ingenuità confessa di aver abbi'acciata la spie- 
gazione dell'aderenza de' due mobili di legno sug- 
gerita dal Compilatore anonimo della BibL Ital. (1). 
()(ianto poi all'aver mutilato un verso di Luciezio , 
di che si chiede ragione nella stessa Bibl. , egli si 
discolpa col far noto aver cosi voluto i savj suoi 
Revisox-i ; fuori del qual caso si sai-ebbe guardato 
dal porre mano nel testo di un Autore s\ grave , 
e dal privare di senso un verso che parlava in suo 
favore . 

Noi in questo estratto forse soverchiamente mi- 
nuto abbiamo voluto seguire passo a passo , e fe- 
delmente r A. per nulla detrarre al valore delle ob- 
biezioni , e a quello delle risposte , e mettere così 
i nostri leggitori in istato di dare delle une e delle 

(1) Eccola. „ Pili 'liflìcile ancora sarebbe il dedurre argomen- 
to Ah due mobili di legno rimasti per cimiuant' anni l'uno ali al- 
tro sovrapposti e trovati dopo quel periodo aderenti ; pen-hc senjca 
ricorrere al moto inie.tino de' solidi , le parti rcsi:;o~e dei legni , 
sriolte forse dal calore , o anche dall' acqua , o dalla umidità , j)Q' 
tevatio condurre que' legni a tale stato che si credessero , come ^r- 
f enne infatti , incollati tra loro . 



MoviM. Intest. de' Solidi i^y 

altre un maturo giudizio . Ma poiché sappiamo in 
esperienza che soddisfatta non rimane la più parte 
de' Leggitori dopo la lettura di un' Articolo , nel 
quale manchi il giudizio del Compilatore , ed ama 
ricevere da lui quasi un incitamento , ond'ella stes- 
sa giudicare , perciò anticipiamo poche riflessio- 
ni sul merito delle risposte , riserbandoci in fine 
della seconda parte profferire la nostra opinione so- 
pra la massima. Ne in far ciò temiamo spiacere in 
alcun modo all' egregio A. , il quale a somma dot- 
trina accoppia docilità somma , come è proprio de" 
veri sapienti . Ora Egli parlando della influenza del 
calorico sul moto delle particelle de'solidi si studia 
pjovare contro gli Avversar] coli' esempio del fer- 
ro che le alte temperature non mettono in libertà 
di rnovimento le particelle , siccome elli pretendono . 
Questa ricerca pare a noi fuori di proposilo , an- 
zi di vantaggio agli Avversar] , imperocché potranno 
questi ripigliare „ dunque se le temperature eleva- 
te non fanno mobili le molecole de' solidi , molto 
meno le piccole variazioni di temperatura le ter- 
ranno in una continua oscillazione , e pronte a 
cangiar luogo „ . Oltre di che quando dicesi tem- 
peratura, alta 5 sempre s' intende tale i^elativamente 
al corpo che la soffre ; quel grado di calore che 
altissiino si é per un corpo dotato di poca coesio- 
ne , e che basta a dilatarlo assai , non è egualmen- 
te altissimo per un altro fornito di coesione maggio- 
re ; e perciò non reca meraviglia se il ferro , che 
tale fippunto si è , esposto a quelle temperature 
siasi di poco dilatato . Noi dunque avremmo mena- 
to buono agli Avversar] che le temperature ele- 
vate vf^lgono ad allontanare le particelle de' solidi 
(e questo é un fatto che non può negarsi); ma 
avremmo al tempo stesso sostenuto che , non es- 
sendo le particelle in perfetto contatto tra loro , 
possono anche dalle piccole variazioni termometri-. 
che essere commosse. 



!?§ Scienze 

L' aver avuta parte i ciottoli nella conforma- 
zione in cubi dei massi di breccia si deduce dalla 
molta loro adeienza a questi , e dalla necessità di 
supporli spezzati nel distacco de' cubi, quando non 
si vogliano credere divisi per effetto di cristalliz- 
zazione . Ma né r uno , ne l'altro di questi casi 
riconoscono gli Avversar) ; secondo loro il cubo si 
è distaccato dalla roccia portando seco intieri i 
ciottoli, ed anche prominenti sopra le sue fticce ; 
meglio consolidandosi, gli ha meglio incarcerati, 
e ha dato poi loro 1' eguaglianza alle sue facce col- 
lo scorrere sopra gli altri cubi, e coli' attrito cui 
è andato soggetto per le vicissitudini del globo . 
Né giova il dire che se i ciottoli non avessero avuta 
parte nella conformazione del cubo, sarebbono sta- 
ti da questo rigettati siccome corpi stranieri incapa- 
ci di cristallizzazione , peichè non è egli questo il 
caso di cristallizzazione in mezzo di vui liquido , co- 
me di un sale sciolto nell'acqua, o dell'acqua stes- 
sa che si congela; egli è bensì il caso di una mas- 
sa molle che nel farsi concreta prende una forma 
regolare ritenendo in se tutto ciò che ha di estra- 
}ìco . L unico modo di attaccale la spiegazione da- 
ta dall'avversario era a nostro giudizio quello di 
dimandargli „ se il lungo attrito è stato bastevole 
a logorare i ciottoli di giada sino a laili conq>ari- 
re tagliati con un coltello , come non ha logorato 
gli angoli , e i spigoli del cubo , e non ne ha di- 
strutta la forma ?„ 

Il fenomeno deW arca pcctunculus cristallizza- 
ta non si vuole dipenderne dalla infdtiazione dell' 
acqua , e si oppone dall' A. la pochissima solubili- 
tà del carbonato calcario ; ma intende ognuno che 
qui non si richiede la soluzione tlel sale terroso, 
che anzi questa concellorebbe la forma della con- 
chiglia : basta il rammollimento di esso, onde le ino- 
lecole insieme con quelle deirac([ua vestano le ap- 
parenze di cristallo. Diciamo con quelle dell'acqua 



MoviM. Intest. de' Solidi la^ 

poicliè ci sembra strano lo immaginare le particelle 
terrose della conchiglia , dissipata la sostanz,ii aiiiuia- 
ìe , riunirsi in forma cristallina senza l'intervento 
di un liquido . 

Parlando 1' A. della evaporazione vuole che il 
dissipamento della umidità da una massa , che fassi 
dui\a all' aria , sia piuttosto ei'fetto dellavvicinamen'- 
to delle molecole di essa, clie la cagione dell'indu- 
ramento , adducendo per ragione che sopra una mas- 
sa molle disottenata , e posta all' atmosfera si for- 
jna nella superfìzie ui'.a crosta , la quale proibisce 
all' aria di penetrare nello interno . Se ciò vero fos- 
se in tutta r estensione , polrebbono soggiugnere 
gli Avversar] „ dunque quella medesima crosta che 
imj)edisce all'aria, fluido sottilissimo, di entrare, 
impedirà di uscire allacqua , che viene espulsa dall' 
imi Ilio della massa dalle molecole che si avvicinano, 
e così restando il corpo molle nello interno non si 
cojisoliderà giamnjai ,, . Ma il fatto sta che una cro- 
sta cotanto innienetrabile a noi seiiibra poco ve- 
risimile , e concedendo pure che la superfìzie vada 
indurando più che le parti sottoposte , non veggia- 
mo improl)a}3Ìle che 1' aria abbia tempo sufliciente 
di insinuarsi in quel coi'po molle , trarne via ijna 
porzione della inijidità , lasciando J' altra a legame 
delle parti . 

In ultimo giustifìcaTido 1' A. la sua proposizio- 
ne sulla lentezza del njoto intestino de solidi mo- 
stra quanto debole sia quella residuale affinità , che 
dà ulteriore induramento al solido , e quanto de- 
bolmente la jjromuovano le cagioni esteriori . Es- 
sendo tittto ciò verissimo, non sarebbe però egual- 
mente vero che quelle deboli forze otterrpbbono il 
loro etfetto assai più presto , vale a dire avvicine- 
rebbono assai più presto le molecole , se queste fos- 
sero poste a distanza tra loro , prontissime al mo- 
vimento , anzi in una continua oscillazione V Le ri- 
ilessioni dunque dell' A. rendono ragione della leu» 
Q. A. To. IJ, e, 



j3o Scienze 

tezza del molo intestino de'solidi , ma non concilìti- 
no cotesta lentezza colla distanza , in che sono po- 
ste le particelle , né colla loro somma mobilità . 

( Sarà continuato ) 



Saggio sul principio della Popolazione ec. aggiun- 
te , Continuazione dell' Estratto , F, T. I. p. 2,63, 

Oiccome le fatiche di ciascheduno , che esercita 1' A- 
gricoltiira producono più di nutrimento, che la quan- 
tità necessaria per sostentarlo ; le nazioni , che special- 
mente sono occupate nella coltivazione del proprio 
tenitorio potrebbero a prima vista reputarsi co- 
stantemente fornite di cibo bastevole, ed atte ad in- 
determinalainenle accrescersi . La sperienza però lia di- 
mostrato , che sebbene ninna popolazióne sia già fu- 
mai pervenuta alla dura estremità in cui la terra 
le neghi una copia d' alimenti proporzionata all' agu- 
meiito degli uomini , nulladimeno anche tra i po- 
poli di Agricoltori il progressivo accrescimento del 
numero de' raedesijni è contenuto da alcuni limiti . 
hx terra non genera che pruni e roveti senza il soC' 
corso dell' industria umana ; il sudor della fronte 
de' contadini la costrigne a dare le biade , ed ogni 
altra vettovaglia necessaria al mantenimento delle 
Provincie . Ma 1' uomo non può affaticarsi senza che 
già siasi dalle antecedenti ricolte tratta una quantità 
d' alijuenti sufficienti a nodrirlo almeno per un an- 
no. Laonde qualsisia quantità di fecondissimo suolo, 
senza che anticipatamente esista il cibo per coloro 
che debbono lavorarlo , è inutile : e se il numero 
de' lavoratori s' accresce deve anche proporzionata- 
mente auinejilaisi la quantità di nodrimento assegna- 
ta per la conservazione della classe contadinesca. Se 
i frutti annuali della Terra abbisognano anche per 
la compra delle manifatture straniere , onde il pò- 



pRiNciPJ DI Popolazione. roi 

polo abbia alloggio , e vestito , o questi frjLUti an- 
nuali sono totalmente disutili per l' aggrandiinento 
della dazione, o adoperati per nutricare soltanto la 
plebe nostrale , questa rimarrà eternamente njisera- 
bilissima , e priva di tutti gli ornamenti della vita 
civile, 

Alle prudentissime considerazioni del Sig. Mal- 
thus puossi aggiugneie , c!ie ove non regni una de- 
cente specie di lusso tra i Proprielarj e non sia ono- 
rata la vita laboriosa tra i Plebei, può l'inipiego di 
tutti esser particolarniente diretto rdl' Agricoltura , 
e ciò non ostante la condizione de' contadini esser 
pessima,, e pochissimo favoreggiata la mulliplicazio- 
ne di essi . Di fatto prima che si propagassero i van- 
taggi del traffico , e si accostumaisero i doviziosi a 
pit giare alcune comodità per lo innanzi sconosciute 
ed una moltitudine di piaceri artificiosi, i ricchi ama- 
vano più di stipendiar soldati, e convitar ospiti , che 
di somministrare le proprie derrate agli agricoltori : 
essendo più loro a grado la mostra del potere , che 
r eccesso delle vettovaglie da non potersi commuta- 
re con altre merci lav(»rate per la mancan/.a delle 
Arti, e del commercio. Ancorché i Popoli vicini sien- 
si condotti ad uno stato di civiltà dalla communi- 
cazione con i più remoti, e dalla saluta atti ibuita 
ai resullamenti dell' industria, nulladiineno jn altri 
il calor eccessivo del clima, o la forza dell'abito fa 
gli uomini cosi pigri , e snervati , che piuttosto li 
contenta lo scarso , e salvatico cibo , quasi offerto 
spontaneamente dalla natura , che qualunque conio^ 
dita procacciata colle fatiche ; ed anzi clie trar pro- 
fitto dalla fertilità della terra in cui han domicilio , 
per la varietà delle stagioni rinvengonsi essi più sog- 
getti a frequenti carestie , che i popoli industriosi 
collocati sopra terre meno feconde . 

Soggiugne Malthus la narrativa delle differenti 
condizioni , nelle quali si trovano le nazioni , che 
vivono spezif^lmente dei profìtti generati dall' Agri-. 

9* 



i3s Scienze 

coltura . Se la tema fruttuosa abbonda , ed agevol- 
mente si distribuisce a più proprietarj , e se pron- 
ta , e non impedita è la vendita delle derrate , i 
lucii ritratti dal capitale impiegato nella bonifica- 
zione , e cultura del suolo sai^anno copiosi , i conta- 
dini saranno ricercati , e perciò ampiamente pagati , 
e spinti a moltiplicarsi ; onde crescerà insieme e ca- 
pitale , e Popolo . Per 1' agumentata moltitudine di 
questo i prezzi delle vettovaglie non scaderanno giam- 
mu talmente , che i capitali non fruttino più co- 
sì largamente come per lo innanzi; egli Agricolto- 
ri sebbene ricclii possessori di copiose derrate ne- 
cessitati a spacciar queste per vilissimo prezzo non 
possano oltre il cibo abbondante prendersi alcun pia- 
cei'e che sia comune in altri luoghi tra le persone 
opulente . Nelle descritte circostanze attualmente si 
tro\ano gli Stati uniti d America , ove però sempre le 
manifatture , e patrie e forestiere a comparazione del 
prezz,o de' grani si vendono caramente ; poiché offe- 
rendosi senza intermissione dagli Americani agli ester- 
ni grano , e dimandandosi le cose lavorate , di ne- 
cessità addiviene , che queste in America valgan più 
di quello . Inoltre essendo ivi abbondanti i salai) 
de' coJitadini , ed i lucri , che si ottengono dai ca- 
pitali destinati alla coltivazione della terra; né fon- 
di, nò lavoranti si rinverranmt , onde vi esistano la- 
vorerie , se le opeiate materie spacciate ad alto prez- 
zo non retribuiscano agli intraprendi tori profitti pro- 
poizionati agli ampj frutti , che cavar potrebbero dai 
capitali con somma facilità impiegandoli in dilferente 
maniera, e dalle mercedi che i manifattori pronta- 
mente conseguirebbeio colf occupazione ne' lavori 
campestri . 

Ove Malthus pone tra le condizioni essenziali per 
la j)iosi»e! ila d' liiia Provincia abitata da coltivato- 
ri l'abbondanza di terieni d'ottima qualità, paimi 
con ragione doversi nelle addotte parole ( acciò real- 
mente avvengano gli efletti indicati ) reputarsi coni- 



Principi di Popolazione. i3S 

pi^esa la qualilà dell' Aere circostante ; che se que- 
sto non è salubre la nostrale esperienza fatalmente 
n' insegna quanto la sola benigna disposizione del 
suolo a multiplicar le semenze affidategli scarsamen- 
te giovi alla Nazione. Inoltre puossi notare, che co- 
loro , che desiderano stabilirsi negli Stati uniti deb- 
bono possedere una determinata quantità di capita- 
le , e perciò il suolo Americano fruttifica feconda- 
to dal capitale Europeo, senza la presenza del qra- 
le saria quello insufficiente a mantenere e dilatare la 
rigogliosa popolazione. Finalmente si avverta che po- 
clie regioni sono siccome gli Slati uniti cinte da na- 
zioni barbare facili ad abbandonare alle costun ate 
T)er debolezza o per trascuranza 1' incollo territo- 
rio , onde a fronte di ([uaìsivoglia accrescimento 
d uomini sempre ferma rimanga la dovizia di fecon- 
dissime terre. 

Dopo aver particolarizzata la sorte degli Abi- 
tanti dell' America settentrionale Malthus considera 
quella dell' Irlanda, ove per la comunissima, e pro- 
spera coltivazione dei pomi di terrà si vive a buonis- 
simo mercato ; e la popolazione si è straordinaria- 
mente aggrandita : ma lo stesso vii prezzo delle pa- 
tate che formano la pia universale ricchezza di tut- 
ti , innalza ragguagliatamente il valore d' ogni altra 
cosa , e rende la plebe meschinissima ; pessimamen- 
te alloggiata , e vestita senza decenza : e neppur la 
porzione di pomi di terra pertenente al contadi- 
no è si grande , quanto potria stimarsi , perchè per 
r attitudine del suolo a produrli , i la volpanti sopra- 
vanzano il bisogno che ne hanno l' altre classi , e 
sono perciò le fatiche parcamente ricompensate . Al- 
trove poi per la bontà del territorio poco i grani 
si apprezzano , e le Arti che alimentano il lusso non 
hanno eccitato i ricchi allo spendio utile alla na- 
zione , ed i poveri alla fatica ; il soprapiù , soddis- 
fatti i bisogni domestici de' proprietarj non s' impie- 
ga interamente alla cultura della terra , perchè man- 



i54 S e I E N j: E 

ca lo stimolo al guadagno , non sperandosi ne faci- 
le né luci-oso spaccio de' frutti del suolo, e non es- 
sendo i l'icclii costretti dalla necessità di vivere lau- 
tamente, e ad avere in sommo pregio il danajo acqui- 
stato coir esito delle derrate . Inoltre il grano so- 
perchio dee servire alla compra delle manifatture 
le quali anche rozzamente lavorate dentro la Provin- 
cia valgono molto : imperciocché la vendila di es- 
se deve contrabbilanciare gli altri profitti , che il 
manifattore può per la fertilità del terreno ottene- 
re dal medesimo capitale , il quale speso nell' Agri- 
coltui'a ha agevolissima facoltà di elevarlo alla con- 
dizione de' ricchi paesani . Ove il vitto è a buon prez- 
zo , ed oltre la più infima specie di nodrimento al- 
tro non si desidera per mantenere una famiglia , es- 
sendo escluse le idee di decoro , e civiltà conunii 
Ira i popoli assuefatti à vivere tra le opere magnifiche 
delle arti meccaniche , e liberali , non può alcun prvi- 
denziale rilegno frenare il numero de' Matrimonj : co- 
sì fattamente per 1' abbondanza di Plebei , parago- 
nata alla scarsa necessità , che si ha di loro la con- 
dizione di questi deve essere la peggiore per la te- 
nuità de salarj , siccome realmente occorre in Polo- 
nia nella quale è scarso il numero degli uomini ma 
superiore al capitale che è destinato ad impiegarlo 
Se sciolti i conladini dal servaggio , e da qualun- 
que altra consuetudine opposta alla civile libertà 
s'aprisse alle arti, ed al trallico l'adito chiuso da gran 
tempo per l' inopportune leggi , e si potesse ogni pro- 
prietà acquistare francamente , ed alienare da qual- 
sivoglia individuo , le vettovaglie sollecitamente con- 
seguiranno un maggior valore perchè dal conmiercio 
spedite fuori del Uegno , e consumate intcriormen- 
te dagli opera) in copia maggiore che dagli abi- 
tanti di Contado , giacché tra quelli per la eoabi- 
tazione nelle Città , nelle Borgate , e ne' Villaggi si 
genera con maggior prontezza qualche modeiata spe- 
cie di lusso , e la consueta gara negli ornati della 



/ Principi di Popolazione. i35 

Suppellettile 5 e delle vestimenta, la quale pi^esto creai 
nuove arti, nuovi consumatori delle derrate , die iri 
tal guisa addivengono più preziose . Ricercate esse al 
padrone de' fondi dagli artefici niultiplicati , questi 
coir ansietà ed efficacia che gli somministra la sicu- 
ra , e lucrosa vendita de' gnuii richiede l' opera de' 
contadini , la cui sorte perciò subitanamente mi- 
gliora ; i ricchi più non si diletteranno nell' insipi- 
do sciupio , che si addice a barbare costumanze ^ 
ma comperando manifatture nodricheranno Cittadini 
proficui allo stato ; la masserizia diverrà comune tra' 
Plebei perchè col mezzo di questa potranno lusin- 
garsi d' ottenere quegli avanzamenti da cui prima 
erano certamente esclusi : da ogni parte perciò i Ca- 
pitali si accumuleranno , e saranno giovevolmente 
impiegati . A tali affermazioni di Malthus contradi- 
cono alquanto quelle di alcuni , che troppo loda- 
no i benefizj dell' Agricoltura , e pongono in mez- 
zo lo stabilissimo Impero della Cina siccome esem- 
pio incontiastabile della somma prosperità a cui con- 
duce la costante venerazione per tutte le consuetu- 
dini propizie all' Agricoltura ; ma fa di mestiere av- 
vertire , che la Gina sustituisce al mancamento de- 
gli esterni traffici un interno commercio , che a quel- 
li equivale per la immensa estensione , e pe'ditferenti 
climi delle Provincie , che la compongono . Di più 
le usanze vitupei^evoli colle quali nella Cina per- 
petuamente si minora la Popolazione abbastanza ma- 
nifestano quanto il naturale accrescimento del Po- 
polo sarebbe superiore all' aggrandimento de' mezzi 
di cui si può disporre per conservarlo . Ma non ostan- 
te che r attendere alla sola coltivazione del suolo 
non determini assolutamente lo stato prospero , o mi- 
serabile di un Popolo 5 non pertanto 1' agricoltura è 
la prima , e più necessaria tra le Arti , e la difl'e- 
renza tra i frutti ottenuti dalla Terra per essa , e 
quelli consumati dagli agricoltori crea , e misura la 
quantità dell' altre classi di persone . Tra i vantaggi 



i56 Scienze 

che risultano ne' Stati dalla vita contadinesca Malthus 
annovera quello di rendere le popolazioni manco 
soggette alla scarsità de' grani dependenti dalle dis- 
favorevoli stagioni ; coloro di fatto che hanno le vet- 
tovaglie in casa seinbia che meglio, e prima d' ogni 
altro degi^iano esserne forniti , rna l'Autore de' Dia- 
loglii sopra il commerzio de' grani assevera 1' oppo- 
sta proposizione ., perchè i popoli trafficanti prattican- 
do con tutti i Popoli , ed in tutti i climi sempre ri- 
trovano quella positui^a di regione in cui le biade 
abbondino mentre mancano in altre. La sperienza però, 
degli ultimi anni in cui le carestie , e le affluenze de 
grani sono state contemporanee in tutta l'Europa, e 
ne' Paesi che hanno un' aperto e diretto commercio 
con essa panni favoreggiar più che la contraria l'asser- 
zione di Malthus. Oltre ciò i Popoli di manifatttn i , e 
Mercatanti che vivono dell'altrui ricolte non possono 
essere che ristretti dentro angustissimi limiti , perchè 
è dimostrato da tutti gli scrittori di politica Econo- 
mia , che le grandi nazioni quasi interamente si ali- 
mentano colle patrie deriate . Simili considerazioni 
sulla uniformità delle stagioni in climi e luoghi di^ 
versi deprime i troppo magnificati guadagni della 
trasportazione de' grani nostrali ai lidi forestieri , per- 
dio spesso questi si offrono quando non si ricercan 
da alcuno , e mancano quando altri ansiosamente li 
dimanda . 

Discorre Malthus nel seguente Capitolo le na- 
zioni inclinate all' industria delle arti , ed al mer-' 
catantare . Auciie in queste il progi'essivo agumento 
del numero degli uomini s' intertiene priina che i cajn- 
pi dei Popoli con cui esse trafficano sieno totalmen- 
te lavorati , e sia a questi impossibile somministra- 
re a quelle c[uantità maggiori di vettovaglie . Primie- 
ramente cain[»iandosi le mode, o i costumi de' com- 
peratori , improvvisamente d'alcune manifatture arre- 
na lo spaccio : impensati ritrovamenti avviliscon le 
arti prima stimate ; per nuovi canali , e nuove stra- 



t Principi di Popolazione j57 

de di mare , e di terra le mercatanzie divei^samen- 
te si diriggono ; le macchine proprie d' una nazione 
die le ha inventate sono dal tempo fatte comuni a 
tutte. Qualunque tra queste cagioni scema i lucri de- 
gli opilìc) , e del traihco , i^afFrena V accumulazione 
de' capitali , ed insieme colla richiesta delle fatiche 
vien manco 1' accrescimento degli uomini , e la feli- 
cità de' già nati . L' Italia così scaduta dopo la sco- 
perta del Capo di buona Speranza insegna abbastan- 
za la verità di queste teoriche. Ma anche senza che 
gli stranieri avvantaggino , la competenza domestica 
è surficiente a produrre i medesimi effetti : i capita- 
li corrono ove sono attratti dal profitto , onde que- 
sto presto scade perchè i bisogni , e le facoltà dei 
comperatori non crescono colla quantità delle mer- 
catanzie ; ma anzi il prezzo di queste è misurato dal- 
la ricliezza , e dalla volontà delle nazioiii, che com- 
prano , ed hanno perciò a se soggette le nazioni che 
vendono . Non addiviene che il venditore de' grani 
sia sottoposto al compratore , percliè questi cercan- 
dolo ne ha indispensabile bisogno , ma non esiste un 
assoluta necessità delle manifatture onde non si com- 
porli il differirne il godimento . Finalmente nelle pro- 
vincie di fecondissimo suolo , se dispotici , o tumul- 
tuar] governi , o pessime instituzioni non turbino l'an- 
damento naturale delle cose , o presto o tardi si mul- 
tiplica il Popolo , e la ricchezza ; e lavorato il suo- 
lo più fruttuoso, si applicano i capitali alle arti ,e 
più non si compera dagli esterni ciò , che dentro le 
patrie mura si opera , ed insensibilmente accrescen- 
dosi la civiltà de' Regni si diminuiscono le rendite 
di quelli, che i primi pervennero all' opulenza coli' 
industria degli artieri, e l'avvedutezza de' negoziante . 

( Sarà continuato ) 



i58 Varietà' 



Varietà Leti erario . 

Jlliccviamo da Parigi la notizia che in quella Città verrà fra non 
molto pablicata un' opera italiana del Sig. Saverio Scrofani su la Do- 
ììiinazione degli Straniiyi in Sicilia patria dell' Autore . Kgli e ali- 
bastanza conosciuto nella Rcpublica Letteraria per altre produzio- 
ni del suo ingegno , già tradotte nelle lingue più colte d' Europa , 
e particolarmente por il suo viaggio in Grecia , per diverse memo- 
rie su reco:ioniia politica , e per 1' istoria de la guerre ser\'ill in 
Sicilia sotto i Romani. Questa deve considerarsi come una parte 
dell' opera che ora annunziamo ; la quale tratta in generale de' cam- 
biamenti politici introdotti dagli stranieri in quel celebre paese , da 
primi tempi Storici, fino al principio del Regno di Carlo III Bor- 
bone . Approssimando e confrontando fra loro i fatti antichi e mo- 
derai , r Autore si propone nell'introduzione di manifestare „ per 
„ quali vie gli Stranieri giungessero in Sicilia , con quai mezzi vi si 
„ tenessero, per quali cagioni e in qual modo 1' al)bandonassero : 
„ in ultimo , quanto a queir isola in si fatta mischianza d' Ospiti , 
„ di leggi , dì costumi , beneficio o danno siane avvenuto „ 

Mentre i Letterati italiani sono tutti rivolti a sostenere il no- 
bilissimo cadente edificio della pura lingua de' loro antichi maestri 
toscani, è ben da vedersi che l'egregio scrittore abbia cercato di 
narrare i fatti dalla sua patria in quel severo stile, del quale 1' Ita- 
lia vanta eccellenti modelli, ne' Villani , nel Macchiavelli , nel Guì- 
eiardini , nel Davanzati , e in molti altri insigni Storiografi . Né 
questa nostra credenza andrà fallita , se risguardiamo al saggio eh' egli 
ne ha dato nelle allegate Guerre servili , e se tutta l'opera corris- 
ponde a' seguenti due passi a noi trascritti da un nostro corrispon- 
dente . D opo aver parlato l'Autore del bel regno di Gelone e della 
felicità e grandezza della Sicilia sotto questo principe ; soggiunge . 

„ Non cosi /la Gelone a Cerone li. Vcdransi dall' una banda 
„ lontane genti affollarsi da più parti a soggiogar la Sicilia, Citta- 
„ dini farsene Tiranni : numerosi eserciti , fiere battaglie , sanguinose 
„ vittorie : Campagne guaste dalle armi straniere , e più dalle pro- 
», prie ; e a vicenda Città sforzate , saccheggiate ; templi predati , 



t SCIENTIP. LeTTER. lOf) 

„ inceneriti , nazioni intere andate in pezzi , o in catene , e da pel? 
„ tutto perfìdie, spopolamenti, strage, e licenza piri atroce^ che schia- 
„ vitù. Dall' .altra handa principi giusti; Santa libertà, e sommi com- 
„ positori di Leggi : Città erette , rifornite , accresciute ; a]zati tem- 
„ pli , e monumenti magnifici , in onore le arti , le scienze . Al di 
„ fuori i Siciliani combattere sull' Ellesponto. Alcibiade, vincere 
„ in Efeso TrasiUo , restituire al trono il Fé de' Molossi , prendere 
«, Anlandro e Corcira , occupare la Magna Grecia spedir Colonie 
„ all' opposto lido dell' Adriatico , spaventar Cartagine , e sostener 
„ per lungo tratto , e restringere le fatali armi di Roma. 

„ Maraviglioso però quanto lagrimevole fu talvolta Io scorgere 
„ in cosi vario alternare di beni , e mali , nello stesso tempo , o su 
„ lo stesso terreno unite con mostruoso accordo , ferocità di co- 
„ stumi , squisita urbanità, tirannia e libertà: accoppiati nella stes- 
„ sa Città, odj eterni a tiranni , e servile sommissione ; gli inven- 
„ tori industri di pacifiche arti , e d' istrumenti distruggitori degli 
„ Uomini : Albergare nelle stesse Corti e Stesicore o Falaride , i 
„ Bionisi e Platone, il piacere, e i tormenti: allignare in fine nel- 
„ lo stesso cuore , insigni tradimenti e fede incorrotta, crudeltà, e 
„ clemenza . Cosi per duro vicendevol corso trascorrendo d' una in 
„ altra fortuna , ma più afflitta nella avversa , che confortata nella 
„ buona, cedette in ultimo quell'isola dopo quasi trecent' anni al fa- 
„ to de' Romani: ma non già senza lor sangue, e sua gloria, quan- 
„ tunque mal venturata : che assai il dimostra il pertinace assedio di 
„ Siracusa , e il contrastare dSma sola Città, d' un sol Cittadino, ali* 
„ ardire di Marcello, e alle forze d'un tanto imperio,. 

Passando poi l'Autore alla dominazione de' Romani in Sicilia, 
quasi che volesse far riposare il lettore dalle tante guerre, stragi , e 
sangue quivi sparso, cosi dice . 

„ Wc mancarono tra Siciliani in si lunghi anni , pregiati ìnge- 
„ gni che nelle lettere, nelle scienze, ed arti, la fama, e il lustro 
„ rinnovassero dj' loro antichi . Filino d' Agrigento fu 1' {storico e 
,, il compagno di Annibale, non men forse illustre per lui , che 
„ per Polibio, Scipione. Diodoro d'Argira, detto il Siculo, sosten- 
„ ne nell'istoria e nella greca favella la chiarezza della patria; Sosi- 
„ eie d' Agrigento , tolse con sua eloquenza i pacifici agricoltori dal- 
„ la ruina, e divenne 1' amico di Pompeo il IMagno , presso «ui di- 



l4o V A T\ I E T a' 

„ fendcvali . Cecilio Calatlno , intimo fi' Au^isto , rirtn invili le Ict- 
„ tere eoa 1' amicizia del principe . Scopa Siracusano , mattemati- 
,, co e meccanico insieme, adattò il primo fra Romani , lo Gnomone 
„ al Quadrante. Celso Apulcjo di Centoripi dopo aver scritto di bot- 
„ tanica , e d' agricoltura, compose un trattato, per dissavventura 
„ perduto , su la rabbia de' cani . I due Filonidi , V tino d' F.nna , 
„ l'altro di Catania, furono sotto Tiberio i medici più riputati di 
„ queir età . Wacnuero pur essi in Sicilia , Flavio Vopisco uno de' 
„ sei famosi Scrittori dell' istoria Augusti : e quel Lupo insigne poe- 
„ ta , compositore, ed attore di sue tragedie , e quel Tito Calfurnio, 
„ che nell'egloghe, non cedette se non a Virgilio . In fine le arti la 
„ splendidezza in quell'isola^ seguirono gli ottimi studj , e divenric- 
„ ro pur esse, nell'epoca di cui ragionasi, oggetto di meraviglia a 
„ non pochi stranieri che da lontane regioni, visitaronla ; e atal si 
,, venne , che Roma stessa chiamò da quella contrada i primi artc- 
„ fici delle sue morbidezze, de' suoi teatri , e cambiando dopo la 
„ conquista di Siracusa, gli antichi insanguinati costumi, in altri 
„ delicati , e gentili, per la prima volta cinguettò d'arti, e d'artisti. 



tOP a iiTncJ t iMUiiMKmt aa^smm^nmKmiB niimmivmimÈiijmmjLMi. 'trfTzaBafmm,'» 



Raccolta di Classici latini con note , ai colti Italiani i Tipos^rafr 
Librai Vedova Poinha e figli . 



Ja stampa di Romanzi , di Viaggi, o d' altre Opere, che se non 
muojono al loro nascere, traggono una vita poco interessante, non 
poteva certamente acquistare agli Aldi , agli Stefani , agli Elzeviri ; e 
tra i moderni ai Bodonì , ai Didot quella rinomanza che godono ». 
buon diritto negli Annali tipografici . A tal grado l>ensì innalzò que- 
sti Maestri dell' Arte la pubblicazione di Classici di varie scienze, 
e di varie lingue , arricchiti di comcnti d' uomini altrettanto dotti 
quanto di buon senso, e stampati colla massima precisione ed acr 
turatezza . 

Quest'impresa , che tende a mantenere sempre viva la Lette- 
ratura , col presentarne la lezione perfezionata e riscbiarita dai più 
ralenti Filologi , è forse ancora l' unico mezzo per cui un Tipo- 
grafo può tramandare un colai nome ai Pssteri . Vogliosi noi «li 



SCIENTIF. LeTTER. i/^l 



offrire ili Pubblico , co' nostri tipi, un' Opera d'utilità non meno 
che di convenienza e soddisfazione , avevamo già da qualche anno 
divisato di por mano ad una raccolta di Classici latini , onde ad un 
tem pò liberare l'Italia dall'oneroso tributo impostole dalla propria 
negligenza, di dover raocorrere da più di un secolo di là dall'Alpi 
per ottenere alla Patria stessa di Cicerone , e Virgilio le mijjliori 
Edizioni dei Classici Latini. Ma dal meditato progetto ci distolse 
per allora un rinomato Tipografo d'Italia, che in varj suoi Mani- 
festi fece sperare di accingersi alla ristampa de' migliori Latini Scrit- 
tori , al quale di buon grado abbiamo noi ceduto la preferenza , 
considerati gli estesi e distinti suoi lumi. Kel decorso però di ben 
due anni non videsi alla luce un sol volume della proposta Raccolta, 
né il suddetto Tipografo fece più parola di tale impresa . Perciò 
ravvivandosi in noi il già concepito desiderio sotteutriamo colla 
maggior premura in si nobile lavoro , e presentiamo in questo no- 
stro Annunzio le condizioni, ed il modo con cui ci avviamo a pub- 
blicare quest' Edizione . 

E dunque nostro intendimento di pubblicare una raccolta , ohe 
non sarà minore di lOo. volumi , contenente tutti i Classici Latini 
con ottime note ; tanto pel testo quanto per le note ci saranno di 
modello le migliori edizioni di Lipsia date in luce dai rinomati 
Heyne , Gherlino e simili . Un valentissimo Professore che a.-siste 
alla correzione aggiungerà quelle altre note che crederà necessarie 
per vie più rischiarire qualche passo del testo; i frammenti di vari 
autori in questi ultimi tempi scoperti saranno pure annessi religio- 
samente a queir autore a cui appartengono . 

La forma, carta e carattere sarà tutto simile alle 4- pagine 
che sono unite al presente manifesto: la Junna è di 8. grchilu, il 
Carattere è quello , che dicesi nelle Stamperie d'Italia lettura , e 
Cicero da'" Francesi pe' testi: per le note il Carattere è testino) 
non vi sarà distinzione di carta, tutta sarà velina . 

L' associazione rimane aperta al nostro negozio in Torino, via 
di Po , e presso i Librai delle altre città d' Italia ch« dispense- 
ranno il presente programma , in ragione di 20 centesimi cadun 
foglio di stampa di 16 pagine , sino a tutto il mese di giugno del 
corrente anno; e dopo tal termine sarà di 25 centesimi, affinchè 
i primi Associati abl;iano a godere di qualche vantaggio . Si uarai^- 



ì^^ Varietà' 

jno anche degli Autori separati dalla Raccolta, ma questi non arran- 
no un prezzo limitato; si prevengono li Signori Associati che in 
verun caso dopo puoblieata tutta o parte d^Ila suddetta collezione, 
il di lei prezzo non verrà mai diminuito siccome avvenne in simi- 
li imprese alcune volte ; anzi adempiendo noi esattamente alle no- 
stre promesse, come promettiamo fermamente d' adem])i,vi, questa 
Raccolta dovrà aumentare di valore , sia perchè il prezzo fissato 
per i S'gnori Associati è modico as ai , sia perchè il numero delle 
copie cui stampiamo non è troppo copioso , onde chi avrà sottoscrit- 
to prima del mese di giugno non avrà certamente a dolersene . 

Non si aspetterà d' avere un numero d' Associati per dar prin- 
cipio alla stampa , come da taluno si è praticato , però se dopo pu- 
Micati 2 o 3 volumi formanti però Opere complete non si saranno 
raccolti almeno 5oo associati si Sospenderà la stampa. 

Nel corrente mese di febbrajo uscirà infallibilmente un volume 
che sarà il primo dei Commentari di Cesare , dietro 1' edizione di 
Lipsia i8o5. 

Appena raccolti 5oo Associati si pubblicherà un volume al me- 
se : per animare 5oo persone a tosto concorrere al sostegno di si 
utile impresa daremo loro gratis un volume ogni io , di modo che 
in fi iC della Raccolta avranno io volumi senza costo veruno, e to- 
sto raccolte le sudette 5oo firme ne stamperemo 1" elenco per ordi 
tic di data come avranno presa la loro associazione . 

Por non aumentare di troppo il valore dei nostri volumi abbia- 
mo tralasciato di unir agli Stori, i le carie gcograficlic , le quali co- 
mechè fin d' ora possano a taluno sembrar necessarie, abbiamo cre- 
duto bene di aspettar espresso il general desiderio degli Associr.ti, 
per farle accuratamente incidere, e distribuirle colla tavola di con- 
fronto della nomenclatura antica e nuova . 

La brama che la nostra Italia non sia più d' ora innanzi nella 
ftstidiosa necessità di senirsi di merce straniera ci ha dato la S[>in- 
ta ad intraprendere questa importante fatica; e questo stesso deside- 
rio dee essere bastante , perche gli Lialianl osservando la rettitudine 
della nostra intenzione vogliano di buon grado concorrere colle lo- 
ro sottoscrizioni ad animarci ad una impresa, che tende sempre più 
a promuovere la coltura delle lettere iti questa terra, fin dall' e^i più 
yimote madre felice del vero sapere, 
Torino li 4 Febbrajo i^iq^ 



SqiENTiF. Letter. j/3 



annotazioni pratiche sulle Malattie degli occhi raccolte , e ordi^ 
nate da Gio'^-ainb citi sta Quadri Dottore in medicina , e chirur- 
gia, ec. ec. f'olumi quattro in quarto ciascheduno de' quali con- 
tiene circa trenta fogli dir stampa , e qidndici tavole incise in 
rame , che si publicano per associazione . Napoli , nella stam- 
peria francese . li ig. Manifesto deW Editore . 



'gnuno comprendo dal prospetto dell'opera qui unito, come es- 
sa sia opportuna a formare un corpo di scienza utile per l'oculista 
pratico, e pel medico; e come le annotazioni, ed i trattati abbia- 
no fondamento sopra chiare osservazioni dimostrate al pubblico dall' 
autore, il quale essendo direttore di una scuola fondata a solo og- 
getto di curare tali infermità ha un campo molto vasto per far pro- 
gredire la buona pratica . 

Ogni annotazione , ed ogni trattato é corredato di numerosi pro- 
spetti di persone cubate nell' ospizio clinico , ma T autore prende 
spesse volte la sua norma da' casi osservati anche fuori della scuo- 
la ; e risulta dal di lui intero giornale di osservazioni che ormai eb- 
be a curare oltre quattro mila infermi , onde il publico potrà dar 
molto credito alle di lui opinioni . 

Egli ha cercato di mettere al fatto delle osservazioni più im- 
portanti il lettore, non meno esponendole per via di storie attenta- 
mente registrate , che dipingendo di sua propria mano gli occhi de^li 
infermi , quali si trovavano prima, e dopo la cura : e sopra tali di- 
segni vennero incise le tavole , a cui talvolta ha posto il bulino 1' au- 
tore medesimo - E poiché tale opera è diretta a far conoscere i pro- 
gressi dell' arte in questi ultimi tempi , ed a porre in chiaro mol- 
te dottrine esaminate nella pratica, V editore si lusinga, che molte 
persone protettrici delle scienze utili si associeranuo per coadjuvare 
la pubblicazione di un' opera si dispendiosa. Principalmente eli spe- 
ra , che gli amici dell' autore , ed i signori Medici , e Chirurghi , 
non che gli Amministratori de' grandi ospizj , ed i capi de' corpi 
militari, come veggono spesso il danno delle ottalmie neglette nel 
loro primo nascere , prenderanno, cura di questo lavoro col pruo-*. 
movere 1' associazione . 



i44 Varietà' 

Il primo volume si darà in luce alli i5 marzo 1819 , e gli al- 
tri seguiteranno in ogni anno , purché si abbiano trecento associati. 
ConiUzioiii deW associazione . 

I. 11 prezzo di ogni volume stampato con caratteri simili a que- 
sti, e carta pure eguale a quella del presente manifesto ( òuoni Cu- 
rai Ieri , carta sujficicnttt in 8. ) è fissato a carlini 24 ; ma gli asso- 
ciati pagheranno carlini 20 , ed avranno di più due delle principali 
tavole stampate a colori naturali . 

II. Chi desiderasse tutte le figure stampate a colori pagherà du- 
cali 4, cioè carlini 4f> ^d volume , ed associandosi all' opera carlini 56. 

in. Chi desidera l'opera in carta reaje del Vibrcno, e con tut- 
te le figure stampate a colori , e di più ritoccate a pennello paj^herà 
ducati 8. al volume ; ma ctrando ncll' associazione pagherà ducati 6 , 
(si noti , che 24 carlini equivalgono a franchi i6 e centesimi 5o. ) 

1 SifM>ori associati nel ricevere il primo volume pagheranno 1' 
importo <ii un volume , e mezzo ; la quale metà resterà in deposito, 
e verrà a scontarsi quando riceveranno 1' ultimo libro . 

Eglino sono pregati di segnare qui sotto il loro nome , coi ti- 
toli , e col ricapito chiaramente espresso ; peri he i libri si possano 
spedire al luogo del loro ricapito , e si possa pubblicare il catalogo 
dei signori associati . 

PROSPETTO DELL'OPERA, 
li I B K I. 

JL/iscorso preliminare, che spiega l'oggetto propostosi da' fcndalo- 
ri delle scuole cliniche , i regolamenti di quella di ottalmiatria , e 
varie cose circa il piano della presente opera . 

Prospetto de' lavori clinici dell'anno 181B e 1816. 

Trattato teorctico-pratico sulla tridiiaei cinliare, congiunto al- 
lo storie di 16 persone curate per detta infermità colle figure tratte 
dagli occhi infermi , e sanati . 

Supplimento in cui si espone concisa storia de' varj metodi £t,i- 
ti in uso per la cura della trichiasi cigliare . 

Annotazione I. intorno alla tigna palpebrale: 

Annotazione II. intorno all' ettropio . 

Annotazione IH- intorno all' cncantide . 

Annotazione IV. intorno allo ptcriglo , 



SCIENTIF. LetTERAR. 1^5 

Annotazione V. intorno al taglio de' futi varicosi della cona 
giuntiva . 

Annotazione VI. intorno allo stafiloma della cornea . 
Annotazione VII. intorno alla operazione della pupilla artificiale . 
Annotazione Vili, intorno air operazione della cateratta . 
L I B K II. 

Prospetto de' lavori clinici dell' anno 1816 1817. 
Trattato teoretico-pratico intorno alla formazione della pupilla 
artificiale colle storie di 3o persone assoggettate a questa operazione 
nella scuola publica , e coUe figure prese dagli occhi infermi , e sanatL 
Supplimento in cui si espone la storia de' varj metodi usati fi- 
nora , e le modificazioni determinate colla pratica di tale operazione . 
Annotazione l. intorno all' uso di medicine locali per la cura 
ielle oftalmie , e loro effetti . 

Annotazione il. intorno alla tigna palpebrale 
Supplimento al trattato della trichiasi cigliare . 
Annotazione III. intorno a' tumo.etti deUa palpebre , e circa 
la cura de' tumori entro l'orbita, i quali sebbene sviluppati nell' in- 
terno sporgono infuori per causa del loro volume . 
Annotazione IV. intorno all' ettropio . 

Annotazione V. circa le incisioni delle palpebre divenute vari- 
eose per ottalmia cronica . 

Annotazione VI. intorno all' encantide. 
Annotazione VII. intorno allo pterigio. 

Annotazione Vili, intorno alla cera del panno della cornea . 
Annotazione IX. intorno all' ernia dell' iride curata mediante i 
caustici . 

Annotazione X. intorno alla demoliziooe dello stafiloma della 
cornea . 

Annotazione XI. ove si vuole determinare per vìa di varie os- 
servazioni qual sia il valore di ciaschedun metodo praticato finora , 
onde allontanare la cateratta dalla pupilla . 

LIBRO III. 
Prospetto de' lavori Clinici dell' anno 1817 1818. 
Trattato teoretico-pratico sull' operazione della cateratta colle fi- 
gure tratte dagli occhi sottoposti all' operazione . 

G. A. T. II. 40 



l46 V A R I E T A'" 

SappUmento in cui si espone concisa storia de' V^arj metodipro- 
posti per detta operazione . 

Annotazione 1. circa le idatidi , e i tumoretti de)le palpebre . 

Annotazione li. intorno al flusso palpebrale puriforme. 

Annotazione III. intorno alla fistola lagrimale . 

Annotazione IV. intorno alle ulceri della cornea. 

Annotazione V. intorno all' utilità di recidere 1' ernia dell' iride . 

Annotazione VI. intorno all' utilità di una recisione parziale del- 
lo stafiloma . 

Annotazione VII. intorno alla cura dell' ipopio . 

Annotazione VIII. intprno alla «ura deli' ambliopia emauratica 
e dell'amaurosi . 

li 1 B R O IV. 

Prospetto de' lavori clinici dell'anno i8i8 e 1819. 

Trattalo teoretico-pratico sull' ottalraia . 

Supplimrnto in cui si considerano i principi su' quali fondava- 
V la pratica di molti maestri antichi per la cura delie ottalmie . 

Annotazione I. sui tumori della cavità orbitale . 

Annotazione H. sulla trichiasi della caruncula, della congium- 
tira oculare , 

Annotazione III. intorno alla fistola lagrimale . 

Supplimento al trattato della pupilla artificiale , 

Supplimenlo al trattato della cateratta. 

Annotazione IV. sulla Idrottalmia. 

Annotazione V, sulle malattìe dell' umor vitreo , 

Annotazione VI, sulle malattie de' nervi che appartengono agli 

occhi . 

Annotsiziqne VII. circa 1' uso, ed abuso degli occhiali, e delle 

lenti . 

Annotazione Vili, metodi da raccomandarsi ne' quartieri de' 
militari, ne' collegj e riegli ospedali, o case d' industria, onde pre- 
servare gli uomini dalla distruzione dagli occhi , singolarmente in ca- 
so di ottabnia contagiosa . 

Annotazione IX. intorno all' educazione , che si può dare a' 
ciechi incurabili per alleviare la loro disgrazia , ed al vantaggio di 
loro unione onde servire alle manifatture , siccome si pratica nella 
casa fondata da S. M. sulla fine dell'anno (818. in Napoli. 



Sqientif. Letter. i^y 



Jindice delle Materie Contenute nel To. \. degli Atti deW Acca- 
demia della Crusca . 
Breve Storia dell' Accad. della Crusca dcdla sua fondaz. sino a tutta 
il Marzo 1817. scritta dal Segretario Gio. Battista Z arnioni . 
D C U M E ?f T I . 
Docam. 1. Proposizioni per le lezioni sulla Rettorica . LXV. 

Dùcam. 2. Quesiti dell'ArchiconsoIo Conte Pietro de' Bardi 

intorno al Vocabolario , e Risposte ad essi . . . LXVIi 

Docum. Z. Istruzione data al Segretario Bastiano de Ros- 
si dai Deputati al Vocabolario relatirameute alla stam- 
pa di esso ..... . i . LXIXi 

Docum. 4- Istruzione data al- medesimo Segretario della 

Consulta su gli affari estrinseci del Vocabolario • LXXII* 
Docum. 6. Notizie riguardanti la terza edizione del Vo- 
cabolario ......... LXXIV. 

Dofum. 6. Notìzie Stori(*he della quarta edieione del Vo- 
cabolario scritte dal Vicesegretario Andrea Alamanni . LXXXi 
Appendice al Docum. 6. Quattro lettere di Monsig. Gio- 
vanni Bottarì a Apostolo Zeno . . . . . CVII^ 

Docum. 7. Prospetto degl'oggetti da aversi in mira per la 

quinta impressione del Vocabolario della Crusca * CXIII» 

Docum. 8. Lettera dell' Imperiale e Reale Istituto di Mi- 
lano alla Reale Accademia della Crusca 4 e risposta di 
questa a quello ........ CXVII* 

Costituzioni dell' Imperiale e Reale Accademia della Crusca . CXXI. 
Ruolo degl' Accademici Residenti , e Corrispondenti della 

Crusca .......* 1 CXLI. 

LEZIONI. 
Illustrazione di due passi della Divina Commedia di Dante. Le- 
zione di Pietro Ferroni ....... I 

Della necessità di formare una nuova Grammatica Italiana . Le- 
zione di Francesco Fontani ....>.. \% 

Della necessità di confrontare i Testi a penna affine di ren- 
dere più emendate , e corrette molte opere de' nostri an- 
tichi scrittori . Lezione di Francesco del Furia . . 2S 
Primo Capitolo del Dittainondo di Fazio degl'Uberti ridotto a 

più emendata Lezione .....•• 3/ 

Sopra il progetto di alcuni scrittori relr.tivo alla compilazionej 



i4S Varietà* 

del Vocabolario dì Lingaa Italiana . Lezione di Giuseppe 
Sarchianì ... ...... 

Dell' uso , ed abuso della Mitologia fatto dai Poeti . Lezione di 
Vincenzo Follini ....... 

Elogio di Kaiinondo Cocchi Scritto da Giovanni Lessi . 

Saggio del Poema di Luni di Raimondo Cocchi . ; 

De' Proverbi Toscani . Lezione di Luigi Fiacchi . ; 

Dichiarazione di molti Proverbi detti e parole della nostra lin- 
gua , fatta da Giovan Maria Cecchi a un forestiero che 
ne mandò a chiedere 1' esplicazione .... 

Che r Accademia deve prendersi cura delle produzioni Teatrali 
e della loro recitazione . Lezione di Lorenzo Collini . 

Illustrazioni di alcuni passi della Divina Commedia di Dante 
Lezione di Pietro Ferroni ..... 

Sulle traduzioni . Lezione di Giovan Battista Zannoni 

Sopra la Cronica di Amaretto Mannelli. Lezione di Vincenzo 
FolIinl ......... 

Sulla necessità di consultare i Testi a penna nel lavori sul 
Vocabolario ''Lezione di Luigi Fiacchi . . •. 

Suir eloquenza forense. Lezione di Lorenzo Collini 

Sopra un vecchio inedito Testo a p«nna di Scr Ristoro d'Arez- 
zo . Lezioni di Francesco Fontani .... 

Sulla nuova Compilazione del Vocabolario della Crusca. Lezio- 
ne di Giovanni Battista Zannoni. .... 

Della necessità di correggere molte delle definizioni, che si trova- 
no nelVocab. della Crusca. Lezione di Francesco del Furia. 

Sopra la seconda cena del Lasca . Lezione di Luigi Fiacchi 

Varie Lezioni della seconda cena d' Anton Francesco Grazzl- 
ni detto il Lasca tratte da Codici manoscritti 

Sopra tre passi di Catullo, Lezione di Giovanni Battista Zannoni. 

Saggio di Storia Fiorentina dei Secoli duodecimo , e decimo 
terzo Lezioni tre di Giovanni Battista Baldelli 
Lezione prima ........ 

Lezione seconda ........ 

Lezione terza ........ 

Della preniinenza di alcune lingae in genere sopra di altre, ed 
in specie della Toscana su gli altri dialetti d'Italia. Lezio- 
ne di Giuseppe Sarchianì ...:,. J4> 



ScENTiF. Letter. r49 



Reale Accademia delle Scienze di Napoli : Premio per V caino i8ao. 
PROGRAMMA. 

Oi domanda la descrizione di uno strumento : i. che riunisca 
in se i maggiori pregi , che proprj sono del più grandi e piii 
perfetti cerchi meridiani finora eseguiti , e dei piii grandi e 
più perfetti cannocchiali meridiani : 2. che le sue verificazioni 
non dipendano da qualsisia livello a spirito. 3. che possa ro- 
vesciarsi con fi.icilità , onda poter osservare nelle due sue posi- 
zioni contrarie : 4- cAe potsa eseguirsi da qualunque abile ar- 
tefice , cui non manchino i sussidj , che offre lo stato attuale del- 
le aiti . 

La memoria , accompagnata dal disegno dello strumento , potrà 
essere scritta in latino in Italiano . 

Il premio assegnato a quel nazionale o straniero , che soddisfe- 
rà al proposto Programma , sarà una medaglia di oro del valore di 
ducati seicento . 

I concorrenti dovranno consegnare la loro Memoria a tutto Feb- 
brajo del venturo anno 1820 ; inviandola suggellata al Segretario 
Perpetuo della Reale Accademia delle Scienze , Signor Cavaliere Teo- 
doro Monticelli , con sopraccarta a S. E. il Ministro Segretario di 
Stato degli Affari Esteri , senza nome dell' Autore , e solo distinta 
con un motto . Lo stesso motto sarà ripetuto sopra una scheda 
ben suggellata , la quale conterrà il nome dell" Autore . 

La proclamazione di colui che sarà stato giudicato degno del pre- 
mio , e degli altri che avranno meritato 1' Accessit si farà nella 
Sessione pubblica della Società Reale , del dì 3o. Giugno 1820. 

Le Memorie non approvate , e le corrispondenti schede saranno 
restituite agli Autori , qualora le dimandino . 

Il Conte di Camaldoli-Francesco Ricciardi 
Presidente della Reale Accademia delle Scienze , 

CAF. TEODORO MONTICELLI 

Segretario Perpetuo . 



Osservazioni 

II 


Meteorologiche fatte alla 


Spec 


ola del C 


ollegA 


^om. 






Marzo 1819. 






MATTlNi^ 




GIORNO 




SERA 




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lò 





























Ossemazioni Meteorologiche fatte alla Specola del Collegio Bomano 




volendosi da' eh. Astronomi abbondare per diligenza „„„„„„., , n ~T 

Ir, pini in ogni giorno • e volendosi à. nni ? ' P""g°"'^ '« Osservazioni 
meno facilmente ì disperdano "sia" oM ^"'^U^'^" '" P^^'"' ' '^^'"'^'^ 
colonna delle Meteo rji " n.'fi a Xp 1 =''^''/^^'^'-^ ' P^^^n'o nella 

b brina . E nelle colonne' d lo 5 Lo'" f c/.Z^Truol T.T " "'''''' ^ f ^° 

c^^^.i.^^ Q^^d^t^;:: n:^:SL-^"T ^"^."^r-; --- 

visi „„\ t croce s' in enT^ice^la'^a .VJ" d'dl ^'"'^'^ '^"^"/'^'^ = "^"^ '- 
primo gradino del pavinìeuto del [U.con: ' '' ''^ ' S""" '' '^"^'^^'^ ""° ^' 



IMPRIMATUR, 
Si Videbitur Rev. P. Mag. Sac. P. A. 
Candidus Maria Frattini Ai chiep. Philipp. Vicesg. 

IMPRIMATUR, 

Fr. Philippus Anfossi Ord. Praed. Sacri Palatii 
Apost. Mag. 



i57 

LETTERATURA 



ARCADIA 

Zj 2 4 . aprile 1 8 1 g. 



JLja Neomenia di Miinichione Olimpiade 649 anno III. 
dalla ristaiirazione d' Arcadia Olimpiade 33. anno I. 
sarà sempre di felicissima rimembranza agli Arca- 
di Pastori , e alla Italiana Letteratura . Imperocché 
in sul cadere di questo mese avventuroso 1' umile 
Serbatojo d' Arcadia accolse fra le sue rusticlie mu- 
ra la Maestà dell'Imperatore d'Austria, e della Im- 
peratrice sua Consorte : ove ambedue si piacquero 
di essere posti nel novero de' Pastori ; e 1' uno fu 
nominato Admeto mantineo , 1' altra selene cefisia . 
Il buon Cimante Micenio Custode Generale d' Ar- 
cadia , per la molta letizia ringiovanito , agli aduna- 
ti Pastori rivolto , così lor disse . 

M Compie ora felicemente 1' ultimo anno della 
?3 decimaquarta Olimpiade , da che gli Arcadi sedu- 
» ti al rezzo di questi Allori fecero risuonare le 
w Arcadiche Selve delle laudi , e del nome del glof 
» l'ioso Dardano Aluntino , sotto la quale pasto- 
M rale denominazione la Maestà dell' Augusto Giu- 
n seppe IL Imperatore , e Re si compiacque di ve- 
3j lare lo splendore della Sovranità . Oggi a quel- 
li la nostra gloria , o Arcadi Compastori , altra se 
w ne aggiunge , e più grande : oggi che le nostre Sel- 
>3 ve riempie la Maestà di Francesco I. Imperatore 
» e Re , e quella della Cesarea Consorte Caroli- 
« na Augusta Imperatrice , e Regina : cui non sem- 
J3 brò vile prendere le pastorali sembianze , e qui 
w sedersi pacificamente tra noi . Resti dunque il Pri- 
G. A. To. IL li 



i58 Letteratura 

3j mo ascritto tra i Regi acclamati Pastori d' Arca- 
jj dia sotto la semplice denominazione di Admeto , 
33 nome posseduto già nella Grecia da un Re di 
33 Tessaglia , la cui fama va congiunta con quella 
» di Apollo che gli armenti ne pascolò : e chiamisi 
3j tra noi Admeto Mantineo dalle Greche Campagne 
s> di Arca«lia celebri per la famosa battaglia combat- 
33 tuta tra i Lacedemoni , ed i Tebani . Resti la Se- 
35 conda annovei^ata fra le regie acclamate Pastorelle 
33 sotto la denominazione di Selene Cefisia dalle 
33 Greche Campagne situate lungo il Cefiso , fiume 
33 che scorre a poca distanza da Atene , Madre fecoa- 
33 da d'ogni bell'arte. Fate plauso adunque, o Pa- 
33 stori, al Figlio del Gran Leopoldo, al discenden- 
33 te della iinmorlale Maria Teresa , al Nipote dell' 
33 Augusto Giuseppe IT. : Fale plauso alla illustre 
33 Selene , rampollo della Augusta Bavarica Prosa- 
33 pia , vavj Principi della quale onorano i Fasti lu- 
33 minosi di Arcadia : E questo giorno sia sempre sa- 
3» grò per voi . Io intanto vecchio Custode di que- 
33 sti pacifici abituri mentre esulto sul dechinar del- 
33 la vita in un giorno per me s\ memorabile , e 
33 per la nostra Adunanza s\ glorioso , incido per 
33 ragion del mio ofiicio sul tronco del più verdeg- 
33 giante e maestoso Alloro de' nostri boschi i no- 
33 mi di Admeto e di Selene : ne più mi grava il 
33 morire , veggendo che Arcadia mia sarà mai sem- 
33 pre gloriosa e felice 33 

Non appena il buon Cimante si tacque che al- 
te voci di giubilo soUevaronsi al Cielo , né breve 
fine avuto avrcbbono quelle dimostrazioni della uni- 
versale letizia se lo stesso Cimante non avesse ac- 
cennato di voler nuovamente favellare : E poi che 
a gi^an pena ottenne che fosse fatto silenzio lesse il 
seguente 



> Arcadia iSg 

SONETTO 

Vieni , o Admeto , fra i boschi , e lieto mira 
Di Dardano immortal l'Ombra guerriera, 
Che il crin di lauri ornato erra, e s' a^giia 
Lungo la selva più frondosa , e nera . 

Venga teco Selene , in cui s' ammira 

Senno, e virtù, che dolce a 1' alme impera : 
Vieni , e dove legger zeffiro spira 
Guida il gregge su 1' alba , e su la sera . 

E mentre ei pasce o in monte , o in valle , |) in prato 
Tu Pastor saggio , e di solerte ingegno 
De la sampogiia al suon gli veggliia al lato . 

Che 1 buon gregge , ond'hai cura , è imago , e segno 
Ben d' altro gregge al tuo poter fidato , 
Genio nato a la sacra arte del Regno . 

Di poi Teonte Euroteo (i) uno de più rinoma- 
ti Pastori , entro i confini di breve Ragionameutcr 
chiuse la storia della umile origine d' Arcadia , e 
narrò come in poco di tempo sì rese grande ; e sta- 
bili Colonie per tutta Italia , ed altrove ; e nel suo 
seno accolse un gran numero di teste coronate , di 
Principi illustri , e di uomini dottissimi . E qui a ol- 
gendosi alla imagine del soavissimo Artino (i) > 
Tale aprendo a pindarico volo parvegli che quella 
si animasse , e si atteggiasse di gioja , a quella gui- 
sa che vivendo suoleva , quantuncjue volte alle di- 
siose orecchie gli veniano le laudi o della sua ve- 
ra Patria , o della adottiva : che entrandie furono 
da lui amate con caldissimo amore . E alla diletto- 
sa gioja di Artino sembrava che tutta Arcadia giois- 
ci) Principe D, Agostino Chigi. 
(2} Mctaslasio . 

Il * 



i6o Letteratura 

se , e s' infiorassero i prati , e le dispari avene spon- 
taneo suono mettessero , e i fatidici allori piegasse- 
ro le verdi cime , quasi per rivei^enza di qualche 
presente Divinità . E con ciò il saggio Teoate volle 
adom]>rare 1' allegrezza d' Arcadia per la solenne 
Acclamazione dil nuovo Augusto Pastore , e della 
nuova Augusta Pastorella , senza che i nomi ne pro- 
ferisse : giacché per somma modestia vietato avea- 
no che di loro si favellasse . Per la qual cosa i com- 
ponimenti poetici , che poi seguirono , furono di va- 
rio argomento . E v'ebbe di molti Sonetti recitati dai 
Pastori Clarisso Dettense(i), Clearco Lampeo(a), 
Filauro Erimanteo (3) , Craliudo Leutrense (4) , Me- 
gete Inopeo (3) Mirtillo Linceo (6) Larindo Tese- 
jo (7) , Gesippo Lamptjo (8) Darisco Abideno (9) e 
Cimante Micenio ()o). Un Capitolo in terze rime fu 
Ietto da Aristide Timbreo (i t) , eduna Ode Italia- 
na da Feralbo Leuconio (12) - Altra Ode Latina fu re- 
citata da Clonisco Sicionio (jo) ed uno Epigramma 
parimente Latino da Retisco Coroneo (i4) • Furono 
presenti parecchj di Santa Chiesa Eminentissimi Car- 
dinali (i5) , e molti de' più illustri Pastori (1*6; . 

(i) Monsignor Antonio Cioja , 

(2) Mansignor U. Carlo Mauri 

(3) Cav. Lui^i Biondi . 

(4) Avvocato Pietro Ruga 
(f) Francesco Bajtistini 

(6) D. Pietro de Principi Odcscalch'i 

(7) AJ». Loretantonio Santucci 

(8) Ab. Domenico Molajoni 

(9) Luigi Picromaldi 

(10) Al). Luigi Godard 

(11) Cav. Giuseppe Tambroni 

(12) Avvocato Giuseppe Vera 
(i3) Filippo Dc-Romanis 

04) Marchese Francesco CoHigol^ 

(i5) Eminenti*. Cardinali, Della Somaglia : Pacca: Consalvi : Al- 
bani : De-Gregurio : Cacciapiatti : Rivarola . 

(16) Risplcn leva tra le illustri pastorelle S. E. la Sig. Duches- 
sa di Devoushyrc nata Hervey . 

Filauro Erimanteo . 



.^1 



Sulle pitture d Innocenzo Franciicci da Lriola . Di- 
scorsi tre di Pietro Giordaìii alV Accademia di 
Belle arti in Bologna nelV estate del j8i2. Di- 
scorso primo . Milano Giovanni Silvestri 1819. 8.° 



X ietro Giordani , elegantissimo scrittore , ha preso ad 
illustrare Innocenzo da Imola , che fiorì nel secolo 
di Raffaello : che siede tra' primi della scuola Bolo- 
gnese : ed è gran lume della Romagna , la ffuale non 
ebbe mai pittore più nobile di costui . Ma stando i 
testimonii del suo valore pressoché tutti chiusi in 
tre contingue città , Bologna , Imola , Faenza , era 
quasi oscuro all' univer-sale . Se non che molti ven- 
ditori di quadri si andavano destramente valendo del- 
le tavole d' Innocenzo , onde ingannare la credula va- 
nità di qualche mal perito viaggiatore , cui le spac- 
ciavano per opere di Raffaello . 

Di un si chiaro artefice noi parleremo , quando 
r opera del Giordani sarà condotta al suo termine . 
Intanto ci piace toccare quelle sole cose, che ap- 
partengono all' eloquenza , all' exnidizione , ed alla 
filosofia del chiarissimo Autore . 

Ei rende grazie a chi salvò il Casino della viola 
in Bologna , dove sono le pitture di questo Inno- 
cenzo . Il qual casino nell'anno 181 a si voleva dis- 
fatto : e già il sarebbe stato , se S. E. Aluise Qui- 
rini da Stampalia non avesse comandato che si per- 
donasse a quel venerabile e quasi sacro monumen- 
to . Quindi r oratore esce in parole gravissime , e de- 
gne che si registrino ; specialmente perchè si veg- 
ga come dopo le tempeste civili rimanga esecrata la 
memoria di coloro che oltraggiano le arti , atterrando 
i templi , e gli edifizj per la rabbia miserabile delle fa- 
zioni , o per lo dispregio degli gvi ^ e dejla loro me- 
moria ^ 



l6l LeTTERATTJìxa 

„ Oh quale tristizia ha invaso questo male arri- 
Tato secolo , che fa sì poco , e tanto si briga e si 
studia a distruggere ? per quale o divina vendetta , 
o umana perversità questo male va infuriando s\ che 
in ogni contrada d' Italia ( né in Bologna meno che 
altrove) ci assorda lo strepito, e sozzamente offu- 
sca il polverio di cotidiane demolizioni ? Oh dura- 
no da molle età in mano de' Turchi ( i quali osia- 
mo chiamar barbari ) durano intatti assai monumen- 
ti dc-lle arti greche . E noi , noi Italiani , per qual 
furore, andiamo continuamente guerreggiando , but- 
tando a terra , riducendo a nulla le gloriose fa- 
tiche de' nostri maggiori ? forse abbiamo in dispe^t- 
to , o abbiamo a sdegno , che essi , come furono , co- 
sì appajano più ricchi, più potenti , più savj , più in- 
gegnosi di noi ? Speriamo forse , togliendo agli oc- 
chi degli avvenire il paragone , asconder lor la no- 
stra nullezza ? E forse che la storia tacerà ? forse 
che non griderà le nostre accuse ? E' egli possibile 
arder tutte le scritture ? abolire tutta quanta 1' uma- 
na memoria ? Le leggi legano le mani come a furio^ 
^o, e danno il curatore a chi fonde , e biscazza il 
pi'ivato pilrimonio degli avi. Tanto più è da pre- 
gare la provvidenza del governo , che non ci lasci 
straziare quella eredità di civile culto e di onore , 
che i maggiori in comune ci lasciarono ; e rifreni 
e castighi questa generazione , la quale annientan- 
do le glorie e le fatiche di tanti valorosi secoli che 
ci precedettero, toglientlo di mezzo i monumenti dell' 
ingegno e della privata e pubblica fortuna ; taglia 
i \ incoli clit l'età passata alla nostra, e alle futu- 
re congiungono , e corre sconsigliata a rendere il mon- 
do quasi novello e rozzo agli avvenire . Io libe- 
ramente confesso che io amo la conservazione degli 
edifìzi, e maggiormente de' più vetusti; i quali contem- 
plo come il migliore argomento di quello (pianto che 
sia di foi'ze ond' è capace la natura umana ; che è 
pur SI fragile e sì breve nel mondo : e però sera- 



Discorso del Giordani. i63 

pre una tristezza mi prende , qualora io vegga un' 
antico edifizio cadere . Ma come avviene che se un 
prode uomo non dagli anni e da' languori consuma- 
to finisca : ma per fiero caso di guerra , o per cru- 
deltà di privato nemico , o per impensato accidente , 
innanzi la sua naturale ora perisca , tanto più ci fa 
dolere della sua fine ; non altrimenti a me duole nel- 
la morte affrettata agli edifizi ; i quali io guai'do sic- 
come consapevoli per molte età e ricordevoli com- 
pagni de' casi umani „ . 

Queste, come noi dicemmo , ci pajono gl'avi ed elo- 
quenti parole : e dette con grande animo nel i8j2, 
mentre per la non pacifica condizione d' Italia mol- 
ti sconsigliati s' erano dati a distruggere templi , ca- 
se , e pitture d' ogni maniera . Pel die gran danno 
venne certamente alle arti : né alcuni si potranno 
liberare dalla vercocna di essere chiamati distrue- 
gitori . Laonde ci piace qui rammentare un rigido 
ed alto pensiero de' Greci , sempre maestri d' ogni 
nobile consiglio , I quali all' avvicinarsi dell' eserci- 
to Persiano , tutti mentre slavano per combattere 
si stiùnsero in questo magnanimo giuramento : Que 
templi , che saranno dai barbari o diroccati o ar- 
si , non tojmeremo a edificare giammai ; ma lasce- 
remo che ne rimangano i segni in sugli occhi de' 
posteri : d' empietà barbarica monumenti certi ed 
eterni . Così Senofonte . E certo a noi pare mera- 
vigliosa la sapienza di quegli antichi : che per tal 
modo infiammavano gli animi de' cittadini alla di- 
fesa della loro patria : e con quelle reliquie del fu- 
rore straniero avvisavano i figli del danno solFerto 
dai loro padri: e li scaldavano a non più sostenere 
il pericolo di simiglianli rovine . Ma si ritorni al no- 
stro autore . 

Dopo avere egli largamente riferito grazie a chi sal- 
vò e protesse questo edificio , ne tesse la storia . Per 
cui si conosce come il Casino della <,nola fu fabbri- 
cato da Annibale figlio di Giovanni IL Benlivoglio, 



i64 Letteratura 

e di Ginevra Sforza. Essendo egli giovane di ven» 
titrè anni elesse questo ameno luogo a suoi secreti 
e solitarii piaceri . Ciò fu nel i497- Quando poi I' al- 
tezza de' Beniivogli fu precipitata , e la famiglia de* 
Salicini fu spenta , il Cardinale Bonifacio Ferreri 
d'Ivrea intorno al i54o comperò quella casa: vi ag- 
giunse altre abitazioni contigue : e con sacerdotale 
munificenza vi ordinò , e liberalmente dotò un colle- 
gio , dove i discendenti de' Ferreri , ed altri piemon- 
tesi fossero alle scienze nello studio famoso di Bo- 
logna nutriti . Il quale collegio durò fino al 1 797. 
Questo fortunato luogo , come il giardino Ateniese di 
Accademo , e 1' orto Fiorentino de' Rucellai , accolse 
pure le lettere : e non senza fama : quando nel i5ia 
Giovanni Filoteo Achillini vi fondò 1' Accademia del 
Viridario : e il Ghisilieri , e il Lignani , ed altri de* 
primi nobili della Città vi aprirono l' Accademia dei 
Desti : che fu anche detta della Paiola . La quale ac- 
cademia veramente bene fu intitolata dai Desti : im- 
perocché que' letterati cavalieri nelle nozze de' com- 
pagni loro prendevano occasione di onorare se e la 
patria con giostre , tornei , e barriere , o con rap- 
presentazioni di poetiche favole miste di musiche : 
secondochè diligentemente narra Pompeo Vizzani. Nel 
qual luogo dice l'autore : che „ quando ei considera i 
tempi d' ozio sonnolento , de' quali certo non si potrà 
nulla raccontare , gli viene invidia e rammarico , ri- 
membrando gli affanni e gli agj , a che amore e corte- 
sia invogliava quegli animi generosi „. Recita quindi 
come quel giardino divenne francese, per volontà del 
suo signore tornato di Francia , al quale ( siccome 
avviene ) le sole fogge di quella nazione gradivano . 
E da ultimo racconta , come nel i8o3 vi fu con- 
dotta la scuola dell' agricoltura sotto la disciplina del 
Professore Filippo Re. 

Così narrata la storia del luogo, si viene dolen- 
do della barbarie die vi distrusse le opere di pit- 
tura : le quali mostravano quasi in compendio quan- 



^ Discorso del Giordani. i65 

to la scuola Bolognese quasi nel suo colmo sape^ 
va . Imperocché i più valenti maestri di quell' età 
comandati dall' ottimo Cardinale d' Ivrea , lo nobi- 
litarono . Prospero Fontana dipinse nella sala i fatti 
di Costantino luiperadore e di Papa Silvestro : e so- 
pra le storie all' intorno un bellissimo fregio di put- 
ti , di lioni , di tigri , franchissimamente colorite . Ma 
le cancellò una breve ora del Marzo del 1812. 

Tre dipinti del nostro Innocenzo Francucci da Imo- 
in due logge superiori son miracolosamente campa- 
ti : de' quali sino al 1797 ascosi da inchiodate la- 
pezzerie ei^a morta la memoria . La ravvivò scuopren- 
doli il chiarissimo Giambattista Martinetti : e agli ar- 
tisti bolognesi quasi tesoro insperato mostrolli . ìVIh di 
questi parleremo sotto il titolo delle arti , quando 
r opera del Giordani sarà compiuta . Intanto staremo 
contenti ad alcune cose , eh' egli viene significando 
intorno le allegoi'ie delle favole antiche : le quali al 
suo parere , anzi al parere de' savj universale , non 
sono altro che un antichissimo raccolto di civile sa- 
pienza . E perchè queste carte si facciano alcun po- 
co allegre pel giocondo subjetto , leggeremo quel- 
lo eh' ei dice sovra il modo onde gli antichi con- 
sideravano gli amori delle femmine . 

„ Que' trovatori di favoleggialo senno considerarono 
r amore , commiserando all' infinita moltitudine , che 
si stupisce alle pene , alle incostanze , ai pentimenti di 
lui ; si stupisce all' odio , o al disprezzo , e al ver- 
gognarsi che lo accompagnano , o gii succedono : si 
stupisce in vano , e non conosce la natura d' amo- 
re . Essi con bellissimo avvertimento ce la mostra- 
rono in quella favola di Psiche , ossia dell' anima in- 
namorata : dove ci rivelarono amore non esser altro 
che illusione , colla quale ci figuriamo dell' amata per- 
sona mille beni . E perchè malagevolmente può que- 
sta illusione trovarsi eguale ad un medesimo tem- 
po in due ; quindi è rarissimo l'amore pienamen- 
te ed ugualmente reciproco . Tanto poi maggiore la 



ì6G Letteratura 

difficoltà che alla illusione succeda nello stesso pun- 
to in entrambi il disinganno ; quindi il dolore e i la- 
menti dell' infelicissimo , che dopo il ravvedersi dell' 
altro si continua nell' amato errore . E secondo que- 
ste intenzioni dicevano di Psiche : bellissima e sem- 
plicissima giovinetta ; che avendo sortito uno spo- 
so giocondissimo ( il proprio figliuolo della bellezza ) 
ebbe da lui precetto che stesse contenta al goder- 
lo : fuggisse di conoscerlo ; ed appena V incauta cu- 
riosità vide ed esplorato con attenta lucerna conob- 
be r autore di tanti diletti , 1' amore crucciato , bat- 
tendo le ali , fuggi . Invano si alTaticò la dolorosa fan- 
ciulla di ritenerlo pei piedi . Ella cadde . E le fu- 
rono intorno tre ancelle della madre d' amore : j^s- 
suefazione ' Malinconia : Inquietudine : che maligne 
tormentavano la poverina . Cosi la favola fdosofò d' a- 
more ; il cui impero quasi non evitabile a ninna gio- 
ventù , spesso tiranneggia l' età debite alla pruden- 
za , all' ambizione , all' avarizia „ . 

„ Né meno sagacemente contemplarono coli' animo 
tutte le diverse indoli delle donne . E ciascuna per 
acconcia persona poetica simboleggiarono . Videro in 
una bellezza maestosa una castità che di superbia in- 
finita si mantiene; quale noi ravviseremmo per esempio 
nella virile moglie d'Odenato, Settima Zenobia impei^a- 
trice de' Palmiieni ... : o in quella figliuola d'un Re di 
Spagna , la quale al confessore che la esaminava di 
amori , fece risposta , che in corte di suo padre non 
aveva mai veduto altro Re . Questa superbissima ca- 
stità essi la figurarono in Giunone : la quale tra gli dii 
trovasse degno di sua dimesticliezza solo colui che era 
a lei fratello , e a tutti imperava ; per questo orgoglio 
quantunque gelosa e vendichevole , non facesse mai 
fallo al marito infedelissimo : per questa alttrigia 
( contro r usanza comune che s\ facilmente pci'Jo»- 
na r essere amate e richieste ) divenisse crudele a cui 
marufestamente piacesse la sua bellezza ; e quindi col 
peipctuo girare- della ruota fenea , e col moidere 



Discorso del Giordani. 167 

d' immortali serpenti punita la folle temerità d'Issione. 

„ Iinaginarono anche un altro genere similmenle ra- 
ro di pudicizia , in bella e nobile donna , ma non pia- 
cente , d' ingegno malinconico e austero : che non con- 
tenta a' donneschi esercizj anche le ai'ti e gli studii 
virili trattasse . E per quelle contemplazioni e fa- 
tiche , allontanandosi da ogni gajo piacere , disu- 
sandosi da Ogni dolcezza, ne divenisse più severa e di- 
samabile . E questa singolare persona . . . quegli anti- 
chissimi la nominarono Pallade Minerva: che niun ma- 
rito volle , ninno amatore: non veramente amata mai 
di bnono amore , ma da alcun' ambizioso vanamen- 
te desiderata . E Vulcano fu schernito de' suoi sforzi 
impudenti : e Tiresia acciecato per la imprudenza di 
vederla ignuda la\arsi: l'ossequio, benché riverente 
di Prometeo venne in sospetto e dispiacque, e coli' 
aquila divoratrice delle \iscere fu castigato. Col qua- 
le Prometeo intesero ad ammonii'e coloro che ad- 
domesticati per occasione di studi colle signore , vo- 
lessero trapassare i termini dell' insegnare „ . . . 

„ Previdero ancora il numero non piccolo delle 
donzellette innocenti e podere , non bramose de' pia- 
ceri che ingnorano , incaute a' pericoli non temuti , 
preparata: preda alle voglie de' ricchi potenti ; in ma- 
no ai quali cadute , passano a dilettarsi di ciò , on- 
de prima si spaventarono e piansero . Ma poi nell' 
uso della ricchezza fatte sicure e baldanzose , non 
si lasciano vincere a temenza , o a gratitudine ver- 
so r amatore che le trasse di miseria , sì che non osi- 
no desiderare più liberi piaceri , e non si diano ta- 
lora furtivamente , e talora insolenteniente a più gra- 
dilo amante. E i casi consueti di quelle descrissero in 
Proserpina , chiamata dai Giteci Korl , cioè la fan- 
ciulla , p Persefoni , T arricchita : che mentre allonta- 
nata dalla madre andava cogliendo fiori per le amene 
campagne di Enna , fu dal nume delle ricchezze im- 
pi'ovvedulainente rapita; poi colla guardia di Cerbero 
orrendo e trifauce gelosamente custodita : e male ten- 



i68 Letteratura 

tarono ritoglierla Teseo , e Piritoo : e liberarla fecero 
impossibile anche a Giove i fati , dachè eli' avea gu- 
stato della mensa del ricco rapitore. Al quale però 
l'averla fatta moglie, e ricca, e reina , tanto valse 
percliè ella stesse lungamente contenta di lui , che 
appena comparve a' regni sotterranei la bellezza di 
Adone , fu innammorata Proserpina ; e osando innanzi 
a Giove disputarne il possesso a Venere , vinse la me- 
tà della lite invereconda „ . 

„ In Venere bellissima , graziosissima , amabilis- 
sima e non punto sevei'a, la quale . . . mostrò di aver 
cari sopra gli altri Adone cacciatore, e Marte solda- 
to : rammentarono il costume delle belle , che ri- 
dendosi di ciò che neali uomini suole daulì uomini 
più stimarsi , antepongono a tutt' altro la spensiera- 
ta e ardita robustezza : e più particolarmente es- 
pressero quelle insaziabili di voluttà ( pari a Cleo- 
patra ultima de'Lagidi, alle due Giulie, alla moglie 
di Claudio , alle due Faustine , alla seconda Giovan- 
na di Napoli . . . ) le quali come abbiano ogni voglia 
sbramata , diventano ghiotte d' infamia „ . 

„ Diana fu simbolo di quelle false , lascive , 
superbe ; che non astenersi , non temperarsi del pia- 
cere sopportano : e con tutto ciò pretendono fama 
di pudicissime . Di lei narrarono lunga e variata isto- 
ria . E prima come spaventata a' travagli di La tona 
sua madre nel parto , si risolvesse di mai non pa- 
tire simile cosa ... e come per dar colore al su- 
perbo proposito , fjìcendo vita appartata dagli uo- 
mini per le montagne e ne' boschi , solo da vergini 
accompagnata , solo in caccia di fiere si travaglias- 
se : e quanto ferocemente nelle seguaci esigesse ca- 
stità , averlo provato la povera Calisto , s\ crudel- 
mente punita di non avere potuto difendeisi dagl' 
ijiganni e dalla violenza di Giove . Ma poi la casta , 
aiiiiaollito il rigore dell'altero proponimento , riscal- 
dala e intenerita alle bellezze di Orione , tanto di 
lui fu presa e perduta , che duro contralto ebbe Apol- 



\ Discorso del Giordani . j 6*9 

lo d' impedirla da farselo marito e signore : ed ella 
poi infuriando per gelosia che dal troppo bello e 
troppo amato giovane , con manifesto disprezzo , non 
puie r Aurora ma non so quali damigelle fossero 
a lei antiposte , colle proprie saette lo ammazzò . Se- 
guitavano i^accontando come non amoi^e soltanto (che 
{»iii condonabile pare ) ma vile avarizia , ( che anche 
e Dee e le regine occupar può) vinse la pudicissi- 
ma : che alle donate lane di Pan ricco pastore d' 
Arcadia sì lasciò persuadere : tornata poi in servi- 
tù di amorose cupidità andò cercando gli affetti , e 
i baci d" un pastorello di Caria . Né di queste miste- 
riose favole dovrà far beffe chi pensi quante vol- 
le nel mondo tali allegorie ebbero corpo di verissi- 
ma istoria „ . . • 

„ Ma quegli antichissimi prudenti siccome vol- 
lero che non andassimo presi alle vane larve di pu- 
dicizia : e ci scaltrirono a conoscere che i feminill 
appetiti cader possono in qualunque alta generazio- 
ne di donne ; cosi ad esser cauti ci ammaestraro- 
no proponendoci a quanto pericolo si divulghino , o 
anche solamente si cerchino , o anche non cercati si 
sappiano gli odiosi secreti di quelle che per super- 
bia volendo essere tenute impeccabili , ed essendo 
a sdegnarsi prontissime , hanno per la potenza ap- 
parecchiati strumenti delle inique vendette . Di die 
alle cose narrate di Cinzia aggiunsero la sventu- 
ra di Atteone : uomo di vita innocente, e di gentil 
le sangue, come nato di Aristeo figlio d'Apollo, e 
da Autonoe figliuola di Cadmo . Del quale Atteo- 
ne raccontarono che avendo, non di volontà ma per 
caso , veduta Diana ignuda in una fonte bagnarsi 
( cosi modestamente significavano 1' avere saputa di 
lei alcuna disonestà , eh' ella voleva occulta ) la fu- 
riosa dea fecelo sbranare a cani : e cani intendeva- 
no que' satelliti o cagnotti che dovunque adulando 
circondano la beltà o la ricchezza delle femmine . E 
dicevano eh' ella avealo innanzi tr^'^utat^^ ■« cervo: 



lyo Letteratura 

a significare come prima di spegnerlo volle avvilir- 
lo , e di mala riputazione falsa colle calunnie co- 
prirlo „ 

Per questa maniera il nostro elegante filosofo 
ragiona sulle riposte significazioni delle favole anti- 
che : di cui pochissimi conoscono la dottrina ; impe- 
rocché male s'apprendono alle scuole de' retori , quan- 
do si dovrebbero esaminare in quelle scuole che in- 
segnano r etica , e la sapienza civile . Che al dire del 
gran filosofo d' Arcadia i Greci poeti l' umana vita 
quasi in una tela delinearono : con descrivere sotto 
finti nomi gli eventi, che per lo più nel mondo na- 
scono . E chi guarderà fiso nella tessitura di quegli 
ordigni , osserverà che il vero sta dentro le favole 
e trovei^à che alle volte le storie di veri nomi tes- 
sono false cose , e finti fatti . Ed all' incontro le fa- 
vole per lo più sotto finti colori , e falsi nomi deli- 
neano eventi veri , e naturali affezioni : ed esprimo- 
no le varie condizioni delle cose, e i caratteri d'ogni 
persona . 

Non minore della Filosofia è 1' erudizione del ce- 
lebre autore : di cui leveremo alcun saggio dal luo- 
go , in che descrive il carro della Luna dipinto da 
Innocenzo : dove così ragiona . 

„ A Marco Manilio dicente , (lib. 5. ) che Febo 
corra i celesti spazi in quadriga , e sua sorella in 
biga , consentono per lo più gli autori : non però 
concordi nel dare cavalli al coccliio del sole : con- 
ciossiachè Sidonio , e Claudiano lo fanno tirare da 
grifi; e Filostrato ( e. i4) dice che gl'Indiani di- 
pingono il sole tirato da una quadriga di grifi: ed 
una scultura di tale maniera nella vigna de' Gesari- 
ni , con una iscrizione votiva di certi Claudii in ver- 
si orientali di antica lettera , fu veduta da Filippo 
Buonaroti . Assai maggiore varietà d' opinioni circa il 
carro lunare : che Festo Pompeo vuole tiralo da un 
solo mulo : di che Pausania ( i. 5. e. 1 1. ) fa cagione 
una sciocca favola che del mulo si racconta : ma 



Discorso del Giordani. 171 

tace qiial sia . Dal l'esto dei scrittori si concede alla 
luna la biga : la quale Manilio fa di cavalli : Clau- 
diano e Ausonio di giovenchi : ma Callimaco di bian- 
chi cervi : e questa sentenza piacque al divino Co- 
reggio , nella sua stupendissima Diana in S. Paolo di 
Parma . Annibal Caro , delle poesie dottissimo , di- 
scorrendo a Taddeo Zuccheri il dipingere ung^ luna 
nella camera da dormire del card. Alessandro Far- 
nese in Gaprarola , si ricordò Isidoro , e propose 
una biga d' un cavallo bianco , e d' un nero . Vede- 
te , o giovani , quante considerazioni erudite occor- 
rano ad un artista , pure intorno alle proprietà del 
suo suggetto , e quanto vi convenga essere forniti 
di lettere. Il nostro pittore con ottimo giudizio se- 
guitò Ovidio , credente candidi come neve i cavalli 
del carro lunare . Poiché dove non ripugni manife- 
sta ragione , si conviene massimamente compiacere 
alla vista : alla quale riusciva certamente men grato 
r unico mulo , o il diverso colore in due cavalli , 
o lo scuro in entrambi „ . 

Fin qui il Giordani . Lo stile poi di tutto questo 
suo scritto è quale si conviene al gi'ido che corre 
di sì nobile autore : che a noi pare sempre più vici- 
no all' ultimo grado della perfezione : imperocché 
Ugualmente é lontano dal cercare le misere ricchez- 
ze de' pedanti , e dell' accattare i falsi ornamenti di 
chi vorrebbe corrompere la favella , e di donna come 
dice il Poeta , farla meretrice . Possano queste gui- 
de reggere a bella meta gli studj de' giovani : e per 
tali esempi questo nuovo secolo si faccia finalmente 
tutto aureo , e pieno delle opere antiche . 



172 Le t-'T e r a t o 11 a 



Nuova descrizione de' monumenti ec delV Avvocato 
D. Carlo Jea Presidente alle antichità Roma- 
ne ec. Continuazione dell' estratto . V . pcig. /\'j. 



opo aver descritto le rovine del Tempio della 
Fortuna , clie il eh. A. con ragioni , come vedemmo , 
poco soddisfacenti chiama di Giunone Moneta , passa a 
discorrere del Carcere Mamertino e Tulliano, dove, 
dopo aver parlato della sua primitiva edificazione da 
Anco Marzio , e del suo ingrandimento da Servio 
Tullio donde derivano i nomi di Maiaertino , e Tul- 
liano ; e dopo averne descritto ogni parte assai dili- 
gentemente produce una lezione di un passo di Vel- 
lejo Patercolo dove egli legge postkm invece di pon- 
TEM , come commanemente si trova scritto. Quindi 
psosiegue la sua desciizione rivolgendosi all' Arco 
Trionfale di Settimio Severo , e Cara^alla, e con mol- 
ta esattezza parla de' bassos'iìievi , che lo decorano. Ne 
assegna con ogni probabilità 1' erezione all' anno loh 
dell era volgare, e lo mostra innalzato per le vit- 
torie riportate da Settimio sopra i barbari delf Orien- 
te , dopo la uccisione di Pescennio Nigro , e Clodio 
Albino . Dimostra la munificenza d(Vl regnante Pon- 
tefice PIO VII nel disterrarlo , e circondarlo di mu- 
ro fanno i8o3, e poco prima di finire la sua des- 
crizione parlando della scala fatta costruire in quel- 
la occasione per scendere , e girare intorno all' Arco , 
soggiunge : Dietro questa scala nel jdi'e il cavo 
largo per il muro di recinto , si trovo una gran- 
de porzione del Milliare aureo , centro di tutte le 
strade dell' Impero , posto nell- ondielico di Roma . 
Per ora nulf altro possiamo aggiungere a questa no- 
tizia , se non che riposiamo sulla fede del eh. Au- 
tore circa la verità della scoperta , non vedendosi 
più alcuno indizio di un monumento così interessan- 



X MoNUM. Antichi di Roma. 173 

:e , perchè come egli stesso affermai, pei' male inteso 
degli operai non si lascio scoperto con un arco . 
Ma frappoco vedrassl quale conseguenza seguirà sup- 
ponendo il Miniare in questo sito , dove probabil- 
mente esisteva . Quindi annunzia alcune scoperte di 
marmi fatte nelle vicinanze dell'arco di Settimio in 
varie epoche, ed indica vagamente la situazione dell' 
Arco di Tiberio : sulla strada dritta incontro al 
Tempio di Saturno ora S. Adriano . Ci sembra pe- 
rò , che il luogo di Tacito (^y^fnnal. Uh. a. e. /p- )? 
dove si tratta della edificazione di quest' arco , non 
lo dimostri incontro ; ma presso il Tempio di Satur- 
no , a lato di esso : Fine anni Arcus propter cedem 
Satund oh recepta signa cum Varo amissa ductu 
Germanici , auspiciis Tiherii , et cedes Fortis For- 
tunce . . . dicantur . 

Passando alla descrizione del Tempio di IMai-te 
Ultore , edificato da Angusto dopo la battaglia di 
Filippi 5 e trattando del Foro , che lo stesso Im- 
peradore vi annesse , soggiunge : e volle particolar- 
mente che nel Foro , secondo Svetonio , non nel 
Tempio , come dice il Nardini , si radunasse il 
Senato , per giudicarvi di cose di guerra , di trion- 
fi ^ e di cause criminali . Ma oltre che il Sena- 
to era solito adunarsi ne' Tempj ed altri luoghi 
coperti , e non allo scoperto , Svetonio nella vita di 
Augusto asserisce precisamente l'opposto , e a chiare 
note 5 come bene il Nardini osservò , dichiara , che 
Augusto volle che di siffatti affari si trattasse nel 
Tempio. Primieramente nel capo 2,1 dice: Tantum- 
cjue ahfuit a cupiditate quoquo modo impcrium , 
vel hellicam gloriam augendi , ut quorumdam har- 
harorum principes in cede Martis Ultoris jurarc 
coegerit , mansuros se in fide ac pace , quam. pe- 
terent etc. e più chiaramente nel capo 29. JEdem 
Marti hello philippensi prò ultione paterna suscepto 
voverat ; sanxit ergo ut de bellis triumphisque HEic 
consuleretur Senatus : provincias cum imperio pe-, 

G. A. To. ir. 12 



174 Letteratura 

tituri hinc deduceventur : qiiique 'victores rediissent 
huc ins^gnia triwnphorittn inferrent . Ed infatti qual 
luogo più proprio per alfari guerreschi die il Tem- 
pio di alarle ? Ed in prova di ciò che Svetonio di- 
ce , questo stesso Teinpio sulle medaglie si vede de- 
corato delle insegne de' trionfi , che al dire del ci- 
tato Svetonio i\i i capitani vincitori doveano ripor- 
re . Ha però ragione il eh. Autore affermando , che 
nel Foro di Augusto e non nel Tempio si agitavano 
le cause crimlnaìì , o per dir meglio i giudizj , poi- 
ché Svetonio poco più sopra a chiare note l'affer- 
ma : Fori extritetidi caiissa fuit , homiiiuDi , et jit- 
diciorwn inultiiudo , quce videbatiir non sufficienti- 
bus duobus ctiain tertio indigere . Itaque festinan- 
tius nec dum perfecta Martis cede publicatwn est 
cautumqup. , ut separatim in eo public a judicia , 
et soì'titìones judicum fierent . Non sendjra però , 
che abbia egualmente ragione allorché egli accusa il 
Nardini , poicliè quel grande antiquario non dice , 
che i giudizj si tenessero nel Tempio di Marte; ma 
bensì nella Basilica , luogo proprio per i giudizj , e 
che sovente gli scrittori confondono col Foro stes- 
so . Eccone le parole : Ebbe due portici ( / quali 
probabilmente furono in due lati opposti , mentre 
in un altro era il Tempio di Marte , nel quarto 
la Basilica per i giudizj ) ne' quali portici erano 
sfatue di capitani Romani . Svetonio nel 3i : Et 
statuas omnium triumphali effigie in utraque Fori 
sui porticu dedicavit etc. Dal Tempio di Marte Ul- 
tore quasi per incidenza si passa a parlare del Secre- 
tarium Senutus , edificio , che gli antiquarj pongono 
a S . Martina , appoggiati ad una lapide trovata nel 
secolo XV^I. 11 cliiarissimo Autore pensa però senza 
appoggiare la sua opinione ad autorità , ma solo fon- 
dandosi sulla somiglianza di nome fra l'antica divi- 
nila e la santa vergine e martire Cristiana Martina , 
che la Chiesa occupi iì silo del Tempio . Ma ques ■ 
fondamento dedotto solo dalla soiniglianza del noni. ., 



MoNUM. Antichi di Roma. 175 

senza che ne sia alcuna nel resto , ci pare molto 
leggiero in confronto della lapide ; e sembra altresì , 
che prima di affermar questo fatto conveniva bene 
determinare il Foro di Augusto , ed i limiti suoi , 
onde provare , che la Chiesa di S. Martina si trovi 
entro di questi . Quindi dopo aver dato qualche altro 
cenno sul Foro stesso , e sopra tre taberne di esso , 
che ancora si veggono , già riconosciute dal Pirane- 
si , indica il luogo dove esisteva la statua dell'Ocea- 
no conosciuta sotto il nome volgare di Marforio , e 
la dice posta nella piazzetta fra il Carcere e la Chie- 
sa . Viene quindi a trattare della Chiesa stessa di 
S. Martina , e la ripete eretta sul tempio di Marte 
Ultore ; la divide in Chiesa sotterranea e più antica 
dedicata a S. Martina , in Chiesa posteriore dedicata 
a S. Luca , e questa posta sopra la prima . Soggiun- 
ge innoltre : della prima si ha memoria in Aiiasta- 
sio nella vita di Adriano 1. e di Leone III. , che 
V adornarono ; dicendola situata IN tri bus foris , 
come il contiguo S. Adriano . Ora se Anastasio la 
dice IN TRIBUS FORis , si trovava nel limite de' tre 
Fori , era in una situazione equivoca , e poteva ap- 
partenere all'uno ed all' altro , al Romano , a quel di 
Cesare , ed a quel di Augusto ; ma il Tempio di Marte , 
che il chiarissimo Autore vi riconosce non era di 
certo in un angolo del Foro di Augusto , poiché 
n'era l'edificio principale , ed Anastasio non avreb- 
be mancato di dichiarare con maggior precisione, 
che la Chiesa era stata edificata sul tempio di Mar- 
te Ultore , come fa in altri Tempj cangiati in Chiese . 
Ciò però dee dirsi nel caso , che piuttosto della le- 
zione IN TRIBUS FORIS non debba leaijersi IN TRI- 
, ri testi SI trova ; e questa 

lezione non è tanto da dispregiarsi, poiché può so- 
stenersi con un passo di Procopio , ove trattasi del 
Tempio di Giano in questi contorni , come or ora 
vedrassi . Quello antico scrittore , che tanto lume ar- 
reca alla Topografia di Roma nel libro primo e. 25. 

J2 * 

\ 



J jG • L E T T E R A T I] li A 

della guerra Gotica, parlando del Tempio di Giano 
COSI si esprime : O' «Te lavo? ov'toc, , ^rp^ro? fiiv 111/ Twv 
cttyjttuv Ò-iMV , et/? Si V'eàiJLaici yMo(Ti!ìì tìi ffipsTfpct Uìvxtch; 
ixÀhow i'x^' ^- '^'^'' ^^^''^ '" '''•' '^T'^P^i ""Po '^'^'^ ^ovhivrtfpioo 
ohtyov v'TTifPa.vTt tol Tftct ^arx • oi/tu yap Va'[2,a.toi ra? 

Motpctc vivo[j.iy.a(;t y.Ahiiv . Questo Giaiio era il primo 
degli antichi Dei , che i Romani nella loro lingua 
chiamavano Penati . Ha il tempio nel Foro dinanzi 
alla Curia poco dopo aver oltrepassato i tre Fati ; 
imperciocché così i Piomanf hanno avuto V uso di 
chiamare le Parche . Qui è da notarsi che per Cu- 
lia Procopio intende quella a suo tempo in uso , 
cioè il Segretario del Senato , siccome più a lungo 
si è dimostralo nelle note al Nardini , che fra non 
molto vedranno la luce : e siccome questo Segreta- 
rio del Senato con più ragione si pone a S. Mar- 
tina , come di sopra asserimmo , ne viene che la le- 
zione in Tribus Fatis di Anastasio se non è da pre- 
ferirsi almeno è di un peso eguale all' altra in Tri- 
bus Foris; giacché il sito detto Fria Fata da Pi'o- 
copio era in queste vicinanr.c . 

Il eh. Autore dopo avere accennalo gli oggetti 
moderni , che nella Chiesa di S. Martina , e nell' an- 
nessa Accademia di S. Luca racchiadonsi , viene a 
trattare del Tempio di Saturno, che egli situa dove 
o«f^i esiste la Chiesa di S. Adriano . Comincia l'ar- 
ticolo dicendo : Hit rovaio il^ vero Clivo Capitolino , 
^7 vero Tempio della Concordia , e il Milliare au- 
reo hanno ragione il Idarliano , // P. Donati ed 
altri molti , / quali volevano qui il Tempio , e V Era- 
rio di Saturno , che Pomponio Leto , Pirro Ligo- 
rio 5 // Nardini , /' Olstenio e tanti altri portava- 
no sotto il Campidoglio , ove era anticamente una 
chiesetta di S. Salvatore in /Erario sopra V Ospe- 
dale di S. Maria in Portico . Tutti gli autori an- 
tichi ben intesi , profani , Farrone , Livio , Sveto- 
nio , Solino , Servio , Macrobio , J scoino riportati 
dallo stesso Nardini , qià lo pongono in faccia e 



MoNOM. Antichi di Roma- 177 

presso il C'ivo , la Concordia , // MiUiare Aureo , 
ed il Carce/'e : gli Ecclesiastici nn surrogano la 
Chiesa di S. Adriano martii'c . Egli è ben vero , 
che iitrov;\lo il Clivo Ca|)itolino , il Tempio della 
Concordia , ed il Milliare Aureo non sia difficile 
trovare il Tempio di Saturno ; ma che da ciò ne 
derivi la sua situazione nel sito della odierna Chie- 
sa di S. Adriano non sembra cosi chiaro ; e per ap- 
poggiarci agli antichi scrittori , che il eh. Autore cita 
dietro la scorta di Nardini , vediamo cosa essi ne di- 
cano . Varrone nel ca})0 7. de! quarto iibi'o de Lin- 
gua Latina parlando del monte Capitolino prima 
detto Saturnio afferma : Ejus vestigia etiam nunc 
manent tria , quod Saturni fanuni in faucihus : 
quod Saturnia porta quani Junius scribit , quam 
nunc vocat Pandanam : quod post cedem Satur- 
ni , in cedificiorum legibus parietes postici muri 
sunt scripti : Se pertanto un indizio della presenza 
di Saturno sul monte Capitolino era il suo Tempio 
posto nelle fauci , in faucibus , del Clivo , e non 
in faccia come il eh. Autore sostiene , in qual mo- 
do potrà questo applicarsi a S. Adriano , che n' è s\ 
distante ? La direzione del Clivo Capitolino , secon- 
do il eh. Autore è assai chiara , e se ne vede an- 
cora in parte 1' antico pavimento avanti al Tempio 
di Giove Tonante. E quella discesa si vede, che va 
a sboccare a lato dell' Arco di Settimio , dove esi- 
ste la scala per scendere sul piano dell' arco mede- 
simo , ed in conseguenza di qua e non di là da esso , 
dove S. Adriano esiste . Livio nel capo iG. del lib. /fi. 

indica lo stesso allorché scrive : Censores 

Clivwn Capitolinuni silice sternendwn curaveriint , 
et porticwn ab a)de Saturni in Capitoìiuin ad Sc- 
naculum lapide straveruut . Più chiara- 
mente Svetonio nel capo VL della vita di Ottone: 
Ergo destinata die , prcenioiùtis consciis ut se 
in Foro , sub /EDE saturai ad :\IìLHAB[U h 
AuiiEUM oppcrii'eniuv , mane Galbani saUUaiit . 



178 Letteratura 

Ora se secondo il eh. autore stesso ( p. 264 ) le ve- 
stigia del Milliario aureo esistono dietro la scala , 
per la quale si discende al piano dell'Arco ; e se se- 
condo Svetonio il Milliario aureo era sub mde satur- 
ni , di necessità ne siegue , che il tempio di Satur- 
no stava fra il Tempio della Concordia ed il Foro , 
cioè dove si è vedalo , che sboccava il clivo Capito- 
lino , di qua e non di là dall' arco di Settimio . Né 
Svetonio è il solo scrittore a porre il Tempio di Sa- 
turno sopra il Milliario ; ma Tacito nel primo delle 
Storie e. 27. dice lo stesso parlando del medesimo 
fatto di Ottone che iniiixus liberto , per Tiberiancun 
domitm in Velabrum , inde ad Milinriwn aurewn 
sub (Sileni Saturni pergit. Quanto poi a Solino, egli 
nel capo 1. non parla se non della edificazione del 
Tempio , senza aggiungere altro , che risguardi la sua 
situazione : Aedem ctiam quce Saturni csrariwn fer- 
tur comites ejus condiderunt in honorem Satur- 
ni, quem cultorem regionis illius cognoverafit ^^' 
titisse etc. Nulla di più rilevasi da Macrobio se non 
che il Tempio era sul Foro : imperocché nel pri- 
mo de' Saturnali cap. 8. cosi si esprime : Quamvis 
Varrò lib. 6. qui est de sacris cedibus , scrib^^ '• 
wdem Saturni ad forum faciendam locasse L. T^^r- 
quinium regem , Titum vero Largium dictatorem S^' 
turnalibus eam dedicasse . Ma il passo di Servio e 
assai chiaro e mostra il Tempio di Saturno nel Foro > 
dinanzi al Clivo Capitolino , presso il Tempio del- 
la Concordia ; cioè secondo quello , che Varrone as- 
serisce , e secondo ([uello clie fu veduto di sopra . 
Cosi egli parla nelle note al secondo della Eneide 
V. ij6. Orestis vero ossa etc. Condita ante Templum 
Saturni , quod est ante clivnm Capitolini ^juxta Con- 
cor'dire Templum : ora la Chiesa di S. Adriano non è 
né dinanzi , cioè nello sbocco del clivo , né presso 
al Tempio della Concorrlia . Asronio poi nell' argo- 
delia Miloniana mostra il Tempio di Satur- 
Foio : prcesidia in Foro et circa omnes Fo- 



mento 
nj n.-l 



MoNUM. Antichi di ?. oma . 1 7^ 

ri aditus Pompejiis disposidt : ipse prò cernrìo (cioè 
il Tempio di Saturno ) ut pridie consedit si-ptus . 
A questi Scrittori , che il chiarissimo Autore ci- 
ta ne aggiungeremo due di egual peso . Dionisio 
nel principio del sesto delle sue Antichità Romane 
pag. 341- afferma, Ettì tcvtwv cpao-/ ruv v'^raruv rùv 
N2«y v.ctd-iipwùnvcti TU Kpova Kctra mv ctvoS'ov rnv ite to Ka-r/- 
raXiov (pepovffxv ìk t»? aj/opa?, y.u.t J'iifjLOTìMt; a.va.S'tix.^ywan 
T&) $H(ù y.a.y i'KcLaTOv ivia,vTov t'oprai,'; t« kcli Svffiui; . Dicono ^ 

che sotto questi Consoli fosse dedicato il Tempio a 
Saturno , nella salita , che dal Foro porta al Cam- 
pidoglio , e che fossero decretate in onore del Dio 
ogni anno publiche feste , e sagrificj : l'altro passo è 
di Festo , che così si esprime : Saturniique diceban- 
tur , qui Castrum in imo Clivo Capitolino incole- 
hant , ubi ara dicata ei Deo ante bellum Troja- 
nuni videtur , quia apud eam supplicant apertis ca- 
pitibus , 7iam Italici auctore j^nea velant capita . 
Da ciò 5 che fin qu\ si è esposto , e dai passi alle- 
gati conviene riconoscere la situazione del Tempio di 
Saturno nel Foro , presso il Tempio della Concor- 
dia nello sbocco del clivo Capitolino , sopra il mil- 
liario aureo ( cioè fra il fianco occidentale dell'Arco 
di Settimio , il Tempio della Concordia , e quello 
della Fortuna ) ; delle quali circostanze neppure 
una ve n' ha , che possa convenire alla Chiesa di 
S. Adriano , dove siccome vedrassi esisteva la Basi- 
lica Emilia . 

Dopo avere situato il Tempio di Saturno , ove oggi 
si vede la Chiesa di S. Adriano , il chiarissimo Au- 
tore parla dell' Erario , che nel Tempio era conser- 
vato , e del registro che vi si conservava delle nasci- 
te de' bambini, e cita a tal proposito Servio, che nel 
secondo delle Georgiche a;. 5o2 afferma : Populi ta- 
bularla , ubi actus publici continentur , significat au- 
tem Templum Saturni , in quo et cerarium fuerat 
et ubi reponebantur acta , quce susceptis liberis fa- 
ciebant parentes . E supponendo a S. Adriano il 



i8o Lettera TUTx A 

Tempio (li Saturno , crede , che ivi fosse la porta 
Saturnia poi delta Pandana , citata da Varrone . Quin- 
di soggiunpje , che secondo Anastasio fu convertita 
in Chiesa da Onorio I. nel 63o ; laonde non fia di- 
scaro di riferire ciò che questo Scrittore dice : Fedi 
EcclesiauL beato Adriano martjri in Tì'ibus Fatis , 
quam et dedicax'it et dona multa ohtulit ; parla 
quindi dei varj ristauri , e cangiamenti , clie la Chie- 
sa ha sotferto , e sostiene con molla ragione , che 
nulla più esiste dell' antica fabbrica , e che del mu- 
ro stesso della facciala può molto dubitarsi . Della 
porla di bronzo che già esisteva in questa Chiesa , 
ed 0£;gi si ammira nella Basilica Lateranense , ne 
altri 1)1 -isce il lavoro ai tempi di Adriano I. nel se- 
colo MII. allorché questa chiesa fu dallo stesso Pon- 
tefice adornata . Ma a dire il vero ci sembra stra- 
no riconoscere per opera de' tempi più lagrimosi del- 
le arti quella porta , che si distingue ])er la bella 
disposizione de' compartimenti , e c!ie da tutti gì 
intench'uti si ammira per la eleganza de' fogliami e 
delle cisellalure , che la dichiai-ano a prima vista lavo- 
ro de'teiupi di Augusto . Giustamente TA. rinq^rovera 
r OiStenio d' aver collocato in questo sito il Tempio 
di Roma ; ma non sembra così retto il suo giudizio 
neir allontanarsi da coloro , che vi pongono la Ba- 
silica Emilia : L angustia del totale del sito , se non 
ci fosse u/i altì'U ragione , rigetterebbe da qui , 
la Basilica , che vi pretendono non pochi antiqua- 
rj , di Paolo Emilio , che Cicerone , Plinio , ed al- 
tri lodiuto come tanto grande , e magnifica ; di 
cui or oì'a riparleremo . Quest' angustia di silo non 
esiste più , tosto, che si pone il Tenqiio di Satur- 
no in altra parie ; d' altronde il chiar. Autore alla 
p. 277. dove parla di nuovo della Basilica di Paolo 
Emilio la j>on'.3 pure da questa parte fra S. Adria- 
no , ed il Tempio di Antonino , e Faustina ; e da 
«(uesìo lalo infitti la mostra Stazio , che parlando 
del Cavallo di Dainiziano ( Sylv. lib. r. \\ '-19 ) di- 



\ MoNUM. Antichi di Roma. i8i 

ce 5 che da un lato cioè a destra verso occidente 
avea la Basilica Giulia , e incontro a questa ad orien- 
te quella Sublime di Paolo Emilio : 

jet latcrum passus liitic Julia tempia tuentur , 
Illinc belligeri sublimis Regia Panili . 
Sublime , per le belle colonne di marmo frigio , 
che la decoravano , le quali forse sono le stesse che 
quelle che si veggono in S. Paolo , come si vedrà os- 
servato da chi fece le note al Nardini ( Tom. 2. 
p. 228. ) . Ma che S. Adriano occupi il posto di una 
Basilica , e per conseguenza della Basilica Emilia , Io 
dimostra più chiaramente una iscrizione ivi trovata 
nel j655 nel fare i fondamenti della nuova fabbri- 
ca , la quale è riportata da Gualdo ( De lap. sep. ) 
in un manoscritto della biblioteca privata di sua San- 
tità , che quando esisteva nella Biblioteca Vaticana 
r anno i8i3 avea il numero 8263 ( p. 71. a tergo ) : 

GAVINIVS.VETTIVS 

PROBIANVS . V. C. PRAEF. VRB 

STATVAM . CONLOCARI 

PRAECEPIT . QVAE . OR 

NAMENTO . BASILICAE 

ESSE . POSSIT . INLVSTRI 

Questo Gavinio Vettio Probiano , in altri marmi 
nominato Gabinio , e che ornò la Basilica di una sta- 
tua , fu Prefetto di Roma 1' anno 378 dell' Era Vol- 
gare ed è conosciuto sotto il nome di Probiano . 
Termina il eh. autore il suo articolo di S. Adria- 
no cercando di mostrare più vera la lezione IN tri- 
bus FORis di quella IN tribus fAtis , colla quale si 
trova variamente denominata questa chiesa in varj 
testi di Anastasio . Ma di questo soggetto fu abba- 
stanza parlato di sopra , dove trattossi della chiesa di 
S. Martina . 

-A . N. ( Sarà continuato ) 



j82 



Rime di Fi'a Jacopone . 

V^uesto è il titolo di un codtcetto portatile in carta per- 
gamena , che abbiamo di presente alle mani per la cortesia 
del N. U. Giangiacomo Marchese Lepri , il quale n' è amo- 
revole posseditore . Questa epigrafe però è di molto infe- 
riore all'età del libro: poiché dessa pare senza dubbio del 
secolo decimosesto sul cominciare : quando che 1' operetta 
intiera non può avvicinarsi a noi oltre la fine del decimo- 
quarto , o il principio del decimoquiuto : perchè così ri- 
chiedono la ortografia , la forma delle lettere majuscole , e 
quella tale rozzezza che fa distinguere l' una dall' altra età 
nelle antiche scritture . 

Contengonsi nel libretto oltre a sessanta laudi , e can- 
zoni spirituali: molte delle quali sono di già pubblicate nel- 
le parecchie Edizioni delle Rime di Fra Jacopone da To- 
di , e principalmente in quella più compita , che citasi dal 
Vocabolario , stampata in Venezia per Niccolò Misserini 
nel 161 y con le scolie ed osservazioni di Frate Francesco 
Tresatti da Lugnano ; il quale per vero dire , non sembra 
che si facesse molla coscienza nella fedele collazione de' Co- 
dici , ch'egli racconta di avere esaminato. Poiché in molti 
luoghi si tolse la cura di raflTazonar que' semplici versi di 
Jacopone intarsiandovi più sonanti parole , e torcendo verso 
le formole Petrarchesche la sintassi ; non senza lasciarsi 
fuggir qualche volta alcuna strofetta , come col nostro Co- 
dice potremmo mostrare a chicchessia . 

Ora essendo noi persuasi che nelle antichissime rime 
di questo divoto per mezzo alle rozzezze , parte del tempo , 
parte dello special carattere suo , si possano raccogliere non 
poclic gemme, come di già fecero gli studiosi della Lingua 



^»\ Rime di Jacopone . i85 

Italiana : ci siamo posti a svolgere il libretto ; e come ragiou 
■voleva abbiamo cercato se fosservi di quelle non ancora co- 
nosciute . Ed a prima vista ne abbiamo trovate parecchie , 
diverse di metro e di argomento : alcune delle quali non 
possono essere d' altri che del Frate da Todi ; altre perchè so- 
no più nette fan sospettare che sieno d'altro scrittore più 
limato, e meno antico. Tra queste ultime avremmo volu- 
to collocare quella occorsaci nel rovescio della quarta car- 
ta , la quale principia Anima benedetta , che limpida e 
molto elegante ci parve ; ragionando tra noi , che tanto sa- 
remmo creduti nel dirla di Frate Jacopone , quanto chi si 
studiasse di aggiudicare ad Ennio le veneri catulliane. 

Giuntaci però alle mani la vita di questo Beato scritta 
a Suor Caterina de' Ricci da Gio. Battista Modio , la quale 
trovasi nell'edizione delle Rime di Jacopone lasciataci dal- 
le stampe del Salviano in R.oma nell' anno i558 , abbiamo 
in essa letto , come trovandosi in punto di morte quel vec- 
chio Francescano ,, a frati che il persuadevano che bisogna- 
,, va pigliare i sagramenti della Chiesa , egli rispose che as- 
,, pettava il suo carissimo Fra Giovanni di Alvernia per le cuL 
„ sante mani volea communicarsi . I frati questo udendo tan- 
„ te più si contristarono . Perciocché parca loro impossibi- 
„ le, elle Fra Giovanni ci si potesse trovare prima che egli mo- 
,, risse 5 per stare molto discosto da CoUazzone ove Fra Ja- 
,, copone si trovava infermo : tanto più non potendo averne 
„ avuto nuova alcuna j e per questo maggiormente lo stimu- 
,, lavano . Et egli senza più attendere a' frati comiuciò a 
,, cantare un cantico , che comincia 

5, Anima benedetta 

,, Dall'alto Creatore 

,, Risguarda il tuo Signore . 
,, Il qual cantico appena finito, ecco che videro venire due 



j84 Letteratura 

„ de' frati forastieri , 1' uno de quali era il sopradeito Fra 
,, Giovanni d'Alvernia, la qual cosa mosse tutti a meraviglia 
„ et divozione grande „ Sopra questo racconto adunque noi 
non dubitiamo di asserire che la canzonetta da noi rinvenu- 
ta sia quella stessa colà mentovata : tanto più die in essa 
oltre la somiglianza perfetta del principio rinvengonsi i segni 
delle medesime circostanze . Cioè eh' ella sia stata detta da 
un Uomo ardentissimo di Dio , e vicino al compimento de' 
suoi desiderj 5 assoluto già e benedetto nella confessione ,• 
e presente ad una immagine di Cristo Crocifisso .* 

La qual canzone manca nelle stampe, perchè manca pro- 
babilmente nella maggior parte de' Codici 5 i quali conten- 
gono quelle , che o Fra Jacopone stesso scriveva , o i suoi 
frati copiavano quand'egli era in vita . E puossi con ragione 
dire che essendosi da circostanti udito cantare il buon vec- 
chio , tal' uno più adatto ne trascrivesse i versi ; e presso 
altri la sola rimembranza ne rimanesse. Vogliamo anche ag- 
giungere , che non dee far meraviglia , se questa canzone è 
più netta d' ogni altra , che certa di lui ci rimase , perchè fe- 
ccia fra Giacopone in età veramente consumata ed in pun- 
to in cui gli umani sentimenti intender sogliono alle ultime 
prove 5 mentre l'anima si scevera delle corporali miserie , e 
tutta al cuore la virtù si restringe . Né picciolo argomen- 
to potremmo di qui trarre : che la poesia nasce dalle pas- 
sioni dell' animo: e più quelle sono intense più questa ne 
sorge orgogliosa , spontanea , e vera figlia della Natura: (|uan- 
do che da coloro che non hanno conoscenza d' affetti nuli' 
altro aspettasi che imitazione fredda e servile delle opere al- 
trui . Che se risguardare si volesse anche (juesta can/,uiiet- 
ta come un estemporaneo lavoro , tale essendo essa stata, ve- 
drcbbesi quanto l'arte di cantar versi all'improvviso caduta 
sia in basso 5 dacché molli fecero mestiere di questa più che 
liberale facoltà : e si tentò dire estempuraucaiuente cose che 



Rime di Jacopone . i85 

lasciar debbonsi alla penna degli scritlori , onde s' acquisti- 
no onore , e fama cogli anni . E per verità noi , anzi che 
tante canore ciance , terremo per modello di estemporanea 
poesia questa canzonetta; nella quale veggiamo avveralo il 
favoloso canto de' cigni , che diconsi allorché muojono piìi 
soavemente cantare . 

Volgendoci ora al tempo, ed al luogo in cui fu dettata, 
una cosa fralJe altre degna di special ricorda mento osserve- 
remo; che nella infanzia cioè della nostra lingua, in Todi fuo- 
ri de' conGni della Toscana fioriva circa il 12^0 Frate Gia- 
copone della famiglia de' Benedetti , e prima assai di questa 
molte canzoni avea fatte , delle cui voci fu arrichito il Di- 
zionario della Crusca . Nò ciò crediamo che fosse senza for- 
tissima nigione : perchè in esse canzoni trovaronsi parole, e 
modi assai schietti , e soavi , incogniti agli scrittori Fiorentini 
chiusi per ogni parte dall' appennino, e dal mare : ma poscia 
que' bei modi fecersi ad essi comuni , e suonarono altri più 
grandemente in bocca di Dante altri più dolcemente in boc- 
ca del Petrarca, e del Certaldese, Da questo commercio (sia 
lecito sempre dirlo ) crebbe la lingua Italiana : ed ognun sa 
che fin dalle ultime spiaggie di Sicilia ne furono recati sulT 
Arno parecclij tesori di greca bellezza , e da Roma le ere- 
dità latine; mentre quei dell'Italia settentrionale mescendo 
nel volgo latino , e longobardico le provenzali maniere la 
prima alleanza slringeano tra quella lingua e la nostra . 



nima benedetta 
Da l'alto Creatore 
Ragguarrla il tuo Signore 
Che confitto t' aspetta (i). 

(1) Questo e il tema della canzone, anzi il cardine intorno al qua- 
le si ag;^ira . Usarono cc^i qualclie volta i lirici Grecia mendi 
rado i latini ^ e gì' italiani più spesso , 



iS6 Letteratura 

Ragguarda i pie forati 
Confitti d' un chiavello , 
Sì forte tormentati 
Di così gran flagello ! 
Pensa eh' Egli era bello 
Sopr' ogni creatura , 
E la sua carne pura 
Era più che perfetta . 

Ragguarda in quella piaga 
Ch' Egli ha dal lato dritto : 
Vedi , che il sangue paga 
Or tutto il tuo difitto ; (a) 
Pensa eh' Egli era afflitto 
1)' una lancia crudele : 
Per ciaschedun fedele 
Passò il cor la saetta ! 

Ragguarda in quelle mani 
Che fecerti e plasmar© : (3) 



(2) Difilio per difetlo antitesi ia grazia della rima . Se altri non 
molto versato nelle atitiche maniere ci domandasse perchè inve- 
ce di quello storpio il poeta non adoperò delitto ; risponderem- 
mo che questa è parola nata dopo , a tempi di Jacopone non co- 
nosciuta : diffatti per voler dire colpa ed anche vizio Dante , il Pe- 
trarca , e il Boccaccio scrissero cUJctlo . Delitto anticamente detto 
citasi soltanto dal V. in un Ms. della Vita di •"?. Antonio eh' era 
del Redi , ed ora più non si trova : è notahile però , che delit- 
to colà si adopera in Ietterai versione delle sacre carte : non ti. 
ricordare Signore de" delitti della mia gioi'entìi . Ne quella an- 
titesi dee recar meraviglia in .Jacopone , se non recala nell' Ali- 
ghieri dispitto , e rl^pitto . 

(3) Plas/naro . Tlastnure fu antico verbo ora oMiato , del qua- 
le si hanno molti escitipj , specialmente in caso a questo consi- 
mile , quando si è voluto dire di Dio , che fece un suo simu- 
lacro di fatfgo . Ne sappiamo con quanta buona ragione gli scul- 
tori abbiano sostituito il modellare all' imprimere eh' essi fanno 



Rime di Jacopone . 187 

Vedi , come que' cani 
Giudei le conficcaro . 
Allor con pianto amaro 
Grida al Signor verace : 
Per me corresti in Croce (4) 
Amore con gran fretta . (5) 

Ragguarda in quella faccia 
Ch' era si rilucente : 

le effiiiie delle cose , e degli uomini sopra tenera creta . Poiché 
modellare none di legittima fonte; e siccome vien da moJello , il 
dImiiiut.i\-o del qnale chiaramente dice che significhi un riliei'O in 
piccolo dell'' opera che si vuol fura in grande ( come lo difinisce 
il V. ) perciò sembra che piuttosto convengasi il modellare a cia- 
scuna arte che faccia prima il saggio di un qualunque lavoro ; e 
plasmare si addica meglio al ritrarne le immagini in creta . Che 
i latini dissero plustes dal Greco i fabbricatori di statne in cre- 
ta , quali erano Damojllo e Gorgaso in Plinio : plastica ne chia- 
maron 1' arte ; e con proplasticu vollero significare , che tale ope- 
ra faccasi per copiarla quindi in marmo , e in altra materia : ed è 
quella stessa che ora comprendesi sotto il nome di scoltura, abben- 
chè questa sia il lavoro dello scarpello . Cosi a qnei che plasma- 
no o modellano , cioè plasticatori , non si conviene il nome di scul- 
tori . Vogliamo però dire che il plasmare è parte nobilissima del- 
la grand' Arte di Fidia: poiché in essa vuoisi più d'ingegno e nel- 
lo scolpire più forza di mano ; e che gli artefici antichi apprez- 
zavano più la pre)plastica di Arcesilao , che le opere in marmo 
d' altrui . Quando però sappiasi mutare la durezza de' marmi in car- 
ne , che sembri palpabile e viva : allora 1' arte arriva al colmo : e gli 
statnarj sorpassano i plasticatori , quanto della creta è più duro il 
ijitidissimo marmo di Paro . 

(4) Croce non farà mai rima con yerace del verso anteceden- 
te : è tale però il consentimento dell' orecchio traile due parole , 
che egli quasi non si avvede della differenza . Abltondano le antiche 
poesie e specialmente il Canzoniero di Dante di queste rime va- 
gabonde , che diconsi assonanti , le quali son proprie de' verseg- 
giatori spagnuoli . 

(o) Con gran fretta : abbenchc sia molto propria questa manie 
ra per dinotare il gran desiderio della Redenzione , che spingeva 
Cristo a farsi crocifiggere , non ostante la giacitura è troppo bas- 
sa : e quel che deesi perdonare all' infanzia spesso non può con- 
donarsi alla virilitA . 



i88 Letteratura 

Velia piena di sputi 
E di sangue corrente f (6) 
Pensa anima dolente 
Come lo tuo Signore 
Fu morto dall' Amore 
Solo per darti vita ! 

Ragguarda il santo capo , 
Ch' era sì dilettoso : 
Vedil tutto forato (7) 
Di spine , e sanguinoso ! 
Anima Egli è il tuo sposo . (8) 
Dunque perchè non piagni 
Si che piangendo bagni 
Ogni tua colpa infetta ? 

Vedil tutto piagato (9) 
Per te in sul duro legno 
Pagando il tuo peccato ! 
Ora il Signor benegno (10) 

(6) Vèlia piena di spuli-E di sangue corrente . Si compensa li 
primo verso dal secondo : il primo dà una pittura sconcia , e schifo- 
sa : né alcun nobile pittore ha dipinto mai gli sputi in faccia del Na- 
zareno nel Pretorio , né sul Calvario ; che non quanto Icggesi nel- 
la storia è argomento di pittori , e di poeti . // sanifue corrente 
parò è il vero dire: e quanto ciò sia legittimo concepimento pos- 
son dirlo e Virgilio , e Guido Reni . 

(7) Vedil tutto /orato ec. Sieguc una pittura vera , e severa . 
Diciamo severa : perchè se considerisi il sanguinoso capo , ed il 
sangue corrente della faccia detto di sopra, vedrassi come il pen- 
nello imiti ben la natura . 

(8) Questi Apostrofe all' anima penitente di chi parla, ed i ver- 
si che seguono toccano il cuore di chi legge od ascolta ! di che 
non duhitando, diciamo, che Jacopone consegui il gran vanto de' 
poeti di render comuni agli altri le oneste e generose passioni . 

C'j) Qwcsta ultima strofe serve di epilogo al componimento , e 
mira allo stesso oggetto del suo principio , e gode anch' essa di cscm- 
pj antichi . 

(io) Benegno antitesi per benigno , su di che non giova dire 



Rime di Jacoponb. 189 

Per menarti al suo Regno 
Volse esser crocefisso ! 
Anima guardai fisso 
E di lui ti diletta 

Amen. 

Ora porremo un altra Canzone , die leggesi nel Codi- 
ce suddetto : più bella , e pivi spiritosa della prima . Sem- 
braci di rinvenire in essa una eleganza continua , ed un affet- 
to straordinario dell' autore . Né con ciò vogliam dire che qual- 
che neo non \i apparisca, e ch'ella sia poetica al maggior 
segno : perchè il tempo non richiedeva si fatte perfezioni : 
ma non può d'altra parte negarsi eh' ella sia tanto netta che 
valga a muovere il più gran dubbio s'ia si appartenga a Fra Ja- 
copo ne da Todi . 

Non ostante esporremo un qualche argomento che po- 
tria farla credere di lui . Sappiamo dalla vita citata di que- 
sto Francescano, ch'egli fu per 1' innanzi Uomo di secolo, 
letterato , e avvocato nel foro : anzi di quegli , che per 
arti furbesche fan sorda guerra a olienti più che agli av- 
versar") ; razza perversa , e non estinta giammai , Narrasi 
ch'egli vesti la seraBca divisa dappoiché perdette la sua bel- 
la , e casta moglie : la quale feritasi nelle ruine di una sa- 
la di ballo , fu da luì dopo molta renitenza slacciata, e vi- 
sta sotto le gentili gonne cinta di crudelissimo cilicio . Né 
guari andò che per la rimembranza delle colpe antiche diven- 
ne quasi pazzo. Mortificossi con austerità senza esempio; 
ed era vago di comparire il più abjetto degli uomini nell' 
oprare , e nel dire . 

più (li quel che si è dclto alla nota (i) . Saria soffribilc anohc a 
nostri s'O"" simile antitesi piattoste che una parola impropria per 
la rima. 

Q. A. To. II. i3 



j go Letteratura 

E tra le altre cose ftK.coiUasi clr egli una volta irape- 
golossi tulio nudo di li^juida rasina , e poi si ravvolse in mol- 
te piu:ne che addosso aitacaleglisi lo facean comparire un 
mostruosissimo uccello ; e cosi n'andò in mer.zo ad una pia- 
cevole brigala , che n'ebbe schifo e dispetto assai grande. 
Standosi povero e lacero un altra volta a servigi di piazza , 
e richiesto da un tale, che certi polii a casa sua ne por- 
tasse 5 presigli e gitosene, cacciolli dentro alla sppollura di 
lui . E in altro le!nj)o avvenne, che avendosi coinporalo in- 
testina di capretto , delle quali pativa assai gola , appiccolle 
nella sua cella 3 ove per multi giorni si dilettava dì fiutare 
quel fracidntr.e , e di conversare co' vermi : finché sparsosi 
il fetore ogni di piìi crescente pel monistero , ne uioslrò a 
tapini frati la sozza origine come un trofeo: di ciie riscosse 
improperj , e penitenze da mentecatto . Giva per le contra- 
de in traccia di chi lo vituperasse , e il battesse: e i fan- 
ciulli gli correan dietro con urli e fischj gridando Jacopo- 
ne Jacopone ; il quale era miserabilmente divenuto il sollaz- 
zo della Città . Né son da passarsi sotto silenzio le sventu- 
re che sofferse pel suo troppo libero dire contro Papa Bo- 
nifazio , dal quale fu tenuto gran pezza in carcere , e per- 
cosso di anatema , che pianse poscia moltissimo . In mezzo 
a queste av versi ladi , stravaganze, e traversie scrisse il suo 
divoto ma in gran parte rozzo canzoniero , assai dal lato 
della lingua prezioso : e ciò mostra quel eh' è verissimo, che se 
un vijlano impazzisce, prosegue villanamente a parlare; (quan- 
doché un elegante dicitore divenuto pazzo , mescerà sempre 
a pazzeschi modi scelte e graziose parole. 

E poiché abbiamo veduto ciò che far seppe Jacopone in 
pTmto di morte nell' altra canzonetta , potremo con qualche 
ragione ed analogia dire , che questa fu da lui fatta ne' pri- 
mi tempi della sua conversione a r)io : prima cioè chft 



Rime di Jacopone. 191 

tanto gli ribollisse l'animo per lo fervore della penitenza, 
per lo squisito dolore , e per la incessabile contemplazione 
dello spirito , che lotta co' vincoli del corpo finché gli spezza . 
La prima idea di fatti raccolta dal Poeta , fu quella d' im- 
petrar dalla Vergine che gli togliesse d' innanzi il velo che 
accecava la tapinella anima sua . Or m' ajuta , e consiglia 
contro i mondani acosi e molli lacci . . . Porgi soccor- 
so .. . Porgi il tuo santo raggio all' errante e debil navi- 
cella della vita ; sono le preghiere di chi nuovo sentiero im- 
prende nel quale spera salvezza. E son figli delle stesse in- 
tenzioni 1' argomento per dimandar la Grazia benedetta : 
e quella più che umana familiarità di parlare colla Madre 
di Dio , pregandola a ricevere le sue lagrime amare , per- 
chè §11 e prossimo e fratello : perchè Carità non suol pa- 
tir dimora ; chiudendo la vaghissima stanza col dire ; Non 
aspettar quelV ora che il lupo mangi la tua pecorella . E 
cosi senza più dilungarci, sembraci che da capo a piedi que- 
sta canzone sia il primo frutto della conversione di quell' 
uomo : del quale grandi cose avrebbe mostrate 1' Italia se 
quel che di lui avvenne non fosse accaduto . 

Che diremo poi della somiglianza , che v' ha tra questa 
e quella notissima del Petrarca : Vergine Bella ? . . . Anche 
il Petrarca ricorrea per non tanto diverse cagioni alla Madre 
di Dio . Ma il Petrarca era uomo pili dotto : il Petrarca avea 
poetico ingegno : il Petrarca possedea l'arte dei versi , e mol- 
ti , pria di quelli , ne avea nobilissimamente cantati : il Pe- 
trarca infine quasi ottanta anni scrivea dopo Frate Jacopone : 
e questo lasso di tempo , che due secoli collega , ne' quali 
la italiana lingua giunse alla più perfetta maturità , voglio- 
no essere a quest' uopo considerati . E pure ? Tralasciando 
quel che viene direttamente dalle metafore delle sacre carte , 
chi è che non sappia essere stato il Petrarca accusato di li- 
cenza per la spietata stampa della 2." strofe ; per la Fine^- 

i3 * 



i^n Letteratura 

stra del del lurmte e altera della 3.* ? Le quali cose lian 
costato guerre di penna 5 non meno che quell'altra rergine 
pura e d'o£;ni parte intera (*) . Ma l'arte all' elk del Pe- 
trarca era di gi^ molto cresciuta ; e può quasi di esso dirsi 
quello che forse piìi arditamente si scrisse di Raffaello , star- 
si cioè la Natura timorosa d' esser vinta da lui : quando che 
]a canzone nostra vedesl ricca di naturalezze e povera d' ar- 
tifizi , La ragione p-i per la quale manchino questi versi 
nelle raccolte di Rimo di Fra Jacopone sarà prossimamente 
la stessa, che quella da noi proposta per 1' altro componi- 
mento ; anzi che dire ch'ambedue siano stati tenuti nascosti 
da cohìro , che i primi posero in luce le rime suddette , o 
da quegli altri che apprestarono 1' opera , i consigli, e le ma- 
terie al Tresatti per la compiuta Edizione : perchè potreb- 
besì con questo arrecare onta ai benemeriti della lingua Ita- 
liana , agli antichi ed operosi ingegni Fioreatini . 



aria Vergine bella 
Scala, che ascendi e guidi all'alto cielo» 
Leva da me qviel velo (1) 
Che così acceca 1' alma tapinella . 

r*1 \ questo proposito riferiremo una strofetta, che leggiamo in al- 
tri' ó'i l'''I-^ 'ì^'^'le nP" ^'' '■'^^'^*^ '" «■"t"'"'"^ '' ■""^'■''' 1*^^'*^"^ = "'*^'" 
i.'.s.nflo gli errori , poco intelligihile lo scritto. Parla il Poe. 
tu aiiii Verginei e si fa esemplare della divina Scrittura. 
Tu l'cdi. sempre (ju'i Gesù diletto 
C/v in te discese come pioggia in lana , 
O i,ome «tve in terra piana piana : 
Xou oprando rancore né di/etto . 
v\ altrove 

gloriosa candida e lucente , 
delicata più che Java , o mele , 
pura ctìlouibina senza /eie 
Concedi a me la puriìà di mente 
= c r: Tcnà fnrto -li lrc;ger bene questa ed altre canzoni ne ar- 
riorhirèmo il ..ostro giornale per mantenerlo sempre in grazia degli 

"'^ K^n dS^-r^^me cantava S. Bernard. p.r l^cca di Da..te ed 
v> di ! •; •■ '•' '^'A^'"' ""^'' *" '^''''•^^' ^' sua mortai it u . 



Rime di Jago pone. ig3 

Vei'gìne santa , e del tuo Padre Sposa 

Di Dio sei Madre e Figlia : 

vaso picciolino , in cui si posa 

Colui , che il ciel non piglia ^ 

Or m' ajuta , e consiglia 

Contro i mondani ascosi e molti lacci : 

Priegoti elle ti spacci (2) 

(3) 'Nanzi di* io muoja , o Verginella bella . 
Porgi soccorso , o Vergine gentile , 

A quest' alma tapina , 

E non guardar eh' io sia terreno e vile , 

E tu del ciel Regina . (4) 

O stella mattutina , (5) 

O tramontana del mondan viaggio , 

Poi'gi il tuo santo raggio 

A questa errante e debil navicella. 

(2) Ti spacci : spacciarsi in signiiì.';ato neutro passivo per io ^^e- 
lìirsi, sbrigarsi non senza laudevolissimi esempj de''Fioretti di S.Fran- 
cesco e del Dccamcrom: citasi «lai Vocabolario : un modciato uso 
di questo verbo piacerebbe adi nostri , che lo senton porhissimo . 

(3) ''Nunzi che . Potrassi leggere senza pecJcato d' inf-ddeltà Jtnzi 
che da qualcuno , cui poco piacesse una sincope in principio di 
verso : quanto sia bel modo l' anzi che , e /' innanzi che lo mo- 
strano gli antichi e i moderni politi scrittori . 

(4) Se non e' inganniamo pajono molto più s'jmplici questi quat- 
tro versi di que' due del Petrarca che rinchiudono i sentimenti stessi. 

Soccorri alla mia gugrra 
Benché io sia terra , e tu del Ciel Regina . 
Né vi manca la sobria e vera poesia - 

(5) stella niatultina , ec. sino al compimento della strofe . Qui 
s' innalza assai la musa del valoroso Autore sopra i gradi de versi 
celebrati di sopra : né crediamo che maggior nobiltà possa dasiJera^ 
si di questa. Udiamo il soavissimo Petrarca: 

(^ergine chiara , e stabile in eterno ; 
Di fuesto tempestoso mare stella 
D' ogni ftidel nocchier fidata guida , 
Fon mente in che terribile procella 
lo mi ritrovo sol senza governo . 



194 Letteratura 

"Bfeciel si aperse , e in te sola discese 
La Grazia benedetta : 

E tu dal ciel discendi , e vien cortese (6) 
A chi tanto t'aspetta. 
Per grazia fusti eletta 
A sì sublime 5 ed eininejjte seggio : 
Dunque a me non far peggio (7) 
Di cjuel che a Te fu fatto , o Verginella . 

Ricevi , Donna , nel tuo grembo bello 
Le mie lacrime amare : 
Tu sai che ti son prossimo e fratello , 
E tu noi puoi negare . 
Vergine non tai-dare , 
Che carila non suol patir dimora : 
Non aspettar quell' ora , 
Che il lupo mangi la tua pecorella . 

Porgimi mano , eh' io per me non posso 
Star più , che altrui mi prieme : 
La carne , il mondo , ogniui mi grava addosso. 
Il lion rugge e freme : 

(6) Vien cortese . Il Chiarissimo Ab. Marco Mastrofini nostro 
Amico e Maestro nella sua dotta opera de' verbi italiani discorre del 
vieni troncato in vien ; il quale certamente non è tropjìo acconcio 
nelLi 2. [lersona del singolare , e reca ambiguità . Egli a fronte 
dell' esempi di Dante Tur^. 6. 109. e' insegna che làen ove non è 
accompagtiato dal pronome tu sia da schivarsi : qui però il tu non 
manca . 

(7) Dunijue u me non far peggio , ec. Chi volesse provare la 
ragionevolezza di questo peggio , crefliamo , che farebbe peggio 
dell' innocente autore che Io scrisse jicr meno . GÌ' idiotismi così 
nudi sono il sugello della venerabile antichità in fatto di lingua : e 
rappresentano ancor qualche volta la fisonomia degli scrittori, to- 
me in questo caso . F,p|>ure con qualche non tristo esempio del 
Vocabolario Veronese potrebbe edificarsi argomento in prò di quest'- 
errore da liLUJ sfijuirsi giammai . 



Rime di Jacopone . i ^5 

L' anima di nie teme . 

S\ gran nemici ..le Dio mi terrà nudo? 

Vergine fammi scudo , 

di' io vinca quel , die sempi^e a te ribella . 

Donami Fede , Speme , Cantate , 
(8) Notizia di me stesso . 

Fammi eh' io pianga , ed abbia in Dio pietate 
Del peccato commesso . 
Stanimi ognora da presso , 
Ch' io più non caschi nel profondo a basso : 
Poi neir estremo passo 
Tirami su nella superna cella . 

Amen. 

(8) Notizia di me stesso . Nosco te ipsuni fa assioma rti ogni 
Kcliglone e di ogni civiltà . Qui vale cosci'.-nza di quel che imo ab- 
bia fatto ili bene od in male : ed è appunto nei o. significato datoci 
dal Buti , di che vedi il Vocabolario . La sola prosa però a nostri 
giorni può rinchiudere questo modo assai prezioso , che non sa ri- 
splender nel verso . Come il tirami su dell" ultimo endecasillabo pec- 
cherà sempre di queir ardire che tira spesso i poeti fuori de' naturali 
confìni . 

C. S. 



Opuscoli Letterari . Fascicolo Quarto . Bologna ylnnesio 
Nobili i8i8. Opuscolo Terzo: SulV origine de'' Numeri 
Etruschi e Jìoniani , e sulV infissione del Chiodo annale 
in Roma , ed in Etruria ; lettera del Professore F. Orio- 
li al charissiino Sig. Professore Giuseppe de Matthaeis . 

J-1 Sig: Professore de' Matte! seguendo le opinioni del Goii , 
dell' Heilbroner , e del Corsini , pensa che i chiodi annali che 
ogni anno s' infigevano nel Tempio di Giove Massimo in Ro- 
ma , e nel Tempio della Dea Norlia in Boisono si ponesse- 



1^6 Letteratura 

ro verticalmeute sopra una qualche cornice , o altra cosa di 
rilievo per meglio vederli , e che l'aspetto di tali chiodi le- 
gasse ben presto nel popolo 1' idea dell' uiiil^ con quella d' 
una linea normale al piano dell' orizzonte . Da ciò deduce 
il Sig. Professore che il chiodo fosse l'archetipo dell' unità 
Romana , ed Etnisca, e che l'innesto vario di tanti I l'ar- 
chetipo fosse delle altre note compendiose che presto nac- 
quero . Il Sig. Professor Orioli tiene tuli' altra opinione di- 
stinguendo l'origine delle Cifre Toscane, dall'origine delle 
Cifre Romane . Quanto all' origine di quelle egli dopo di 
avere premesso non essere più problema ( come non lo è do- 
jio la publìcazione del saggio del Lanzi ) l' indole grecizzan- 
te d' ogni Alfabeto d' Italia che ci resta , trae 1' origine de* 
numeri Etruschi I V X dalle lettere iniziali delle parole Gre- 
che adoperate a significare i numeri . Il Cinquanta, il Cen- 
to , il Mille non si conobbero dagli antichi Etruschi . Quan- 
to alle forme Romane , ecco il parere del eh' A. che ci pia- 
ce qui di riferire colle stesse sue parole ,, Immagino che ì 
,, Latini addottarono 1' antica notazione Etrusco-Italiana , ma 
,, la sottoposero a questi due generali Canoni . i° di capo- 
,, volgerla , e rivolgerla per dare agli elementi andamento da 
,, sinistra a destra più conforme all'indole della propria scrit- 
, tura . a" di ridurre prossimamente a poco a poco le note a 
,, somiglianza delle lettere latine corrispondenti ,, . 

Conobbe 1' egregio A. che questi due canoni non sareb- 
bero stali facilmente intesi a prima giunta dai leggitori , e 
perciò soggiunge ,, Proviamoci con tali due principi di por- 
,, re in chiaro il sistema . Capovolti , e rivolti I ed X ri- 
,, mangono inalterati . Sottomesso all' istessa operazione p^ 
,, divenne V lettera Romana j il T, o cinquanta divenne j^ : 
,, si conservò tale molto a lungo , e fu poi ridotto a Ro- 
,, mana lettera mozzandogli la gamba sinistra , con che ven- 
,, ne L : il ^ (ù fatto C : il circolo tagliato per mezzo ri- 



De' Numeri Romam 197 

,, mase un tempo, ìndi si laiinìz,z,ò cangiandosi in M ; e pei- 
„ che figura la più prossima , e perchè iniziale del latino 
„ Mille . Io non parlo (jui del Cinquecento che non trovan- 
„ dosi in una nota particolare presso i Toscani , si creò dai 
„ Romani per un nuovo metodo di bissecaniento della no- 
„ ta millenaria ,, 

Pago io di avere fedelmente riferito le discordanti opi- 
nioni di due letterati di vaglia intorno all'origine dei nu- 
meri Etruschi, e Romani , non potrei erigermi in loro Giu- 
dice , che per somma arroganza . 

Piuttosto esporrò io pure il mio sistema , se non per 
istruzione , almeno per onesto passatempo . A me piace di 
trarre la richiesta origine dalla Geometria in questo modo . 
E certo che qualunque linea retta somministra 1' idea dell' 
unità , senza bisogno che sia eccitata dal chiodo perpendi- 
colare confitto sopra la cornice dei due Tempj ; 1' angolo acu- 
to formato da due linee rette eguali somministra l'idea del 
V Romano j acquistata la quale si presenta come sponta- 
neamente 1' X , protraendo le due linee al vertice, con che 
si hanno appunto due V ; il rettangolo somministra l' idea dell' 
L i il semicircolo aperto la somministra del C ; V altro se- 
micircolo, gli estremi del quale sieno uniti per mezzo del dia- 
metro , la somministra dell' M ; la qual idea è somministrata 
con maggior perfezione abbassando due perpendicolari dai 
due estreiui del V. Non mancherebbe un terzo mezzo di ac- 
quistare la stessa idea che io esporrei , se noH bastassero i 
due già detti . Il mille s' indicava anche dagli antichi Ro- 
mani cosi CID, e quindi con cifre pure geometriche. 11 mio 
sistema oltre ad assegnare una sola , e nobilissima origine ai 
numeri si Etruschi , che Romani , non abbandona tutto al 
vario innesto accidentale de' chiodi , né consente che alcuna 
lettera Greca soffra l' incomoda situazione di star capovolta , 
e che di più le sia mozzata una gamba , 



198 Letteratura 

Si opporrà , nvei- io bensì trovato i numeri Etruschi , 
è Romani nella Geometria , ma non già derivato da essa 
la loro origine . Al che lasciando io di dire essere sugge- 
rimento natìirale di cercar le cose dove si trovano, rispon- 
do , che se altri ha potuto trarre il suo sistema dalla fortui- 
ta combinazione de' chiodi , ed altri dal capovolgere, e rivol- 
gere l'antica notazione Etrusco-Italiana , e dal ridurre prossi- 
mamente a poco a poco le note a somiglianza delle lettere 
latine corrispondenti , strano sembrar non debbe che io mi 
fondi sulla Geometria , se non per avere un origine sicura ; 
nel che sin qui ninno è riuscito , uè forse alcuno riuscirà 
mai , almeno per avella probabile . Che se non pertanto il mio 
sistema non piacesse , io poi non vo' disperarmi , 

Per quanto possa esser vero che le questioni simili a 
quella di che si tratta nel presente Opuscolo sìeno di tal 
indole da non lasciare che facilmente se ne scopra la verità ; 
ciò non pertanto è sempre cosa laudevole il tentare 1' im- 
presa , anche perchè tanto solo basta per mettere gli iutra- 
prensori nella necessità di procurarsi il corredo di molta 
erudizione, e di esercitare l' ingegno j di che ridonda gran- 
dissimo vantaggio alle scienze , ed alle lettere . Spesso acca- 
de che cercandosi ciò che non si troverà mai , si trovi ciò 
che cercato mai non si sarebbe , ed era utilissimo il cono- 
scere . 

Il Big. Professore Orioli accoppiando alla scienza pro- 
fonda una singolare modestia , si scosta bensì dall'opinione 
del Big. Professore de' Mattei ^ anzi pure la impugna , ma 
senza orgoglio , e senza mancare alle leggi del rispetto , e 
dell'amicizia. In tal guisa la buona armonia fra lelter.iti In- 
vece di scomporsi sì conserva, e riesce più gradita. Impari- 
no a tale scuola coloro , che non sanno criticare senza deri- 
sione , e talvolta senza villanìa, ed insulto. 

Lo stile della lettera ini è paruto in qualche tratto al- 



De' Numeri Romani 1 99 

quanto trascurato : il che se pur fosse vero , potrebbe beri 
perdonarsi il difetto a clii sa scrivere con tanta erudizione , 
con tanto criterio , e con tanto ingegno . 

^ La Città di Bologna che sempre si è distinta in qual- 
che Scienza sino a meritare in ogni tempo l'onorevole epi- 
teto di Dotta, ora si distingue singolarmente per non pochi 
soggetti versatissimi in ogni genere di erudizione . Tali so- 
no ( il nominarli torna lo stesso che fjire il loro Elogio ) 
il professore Mozzofanli , Schiassi , Valeriani , Orioli , Bar- 
toloni , e li SSri. Molina , Bianconi , Bruni , Angelelli . Sen- 
to che mi si chiede. Fiorisce Bologna anche nella Medicina 
e nella Chirurgia ? Senza dubbio . Anche nelle Matemati- 
che ? Certamente. Anche nelle belle lettere? E' fuor di con- 
trasto . Anche nella scuola di Giurisprudenza ? E che ? So- 
no io forse obbligato di rispondere ad ogni interrogazione ? 
Vincenzo Avv. uegliAntonj. 



Di una nuova Scena di Tei'enzio. Art. 1. 

'al chiarissimo Signor Abate Francesco Cancellieri 

abbiamo ricevuto in grazioso dono una scena non 
per anco tra noi conosciuta , che vuoisi del nostro 
antico comedo Terenzio, ultima dell' Andriana . Fu 
dessa per la prima volta trovata in un codice diAlt- 
dorf, e senza alcuno studio venne pubblicata dal eh. 
Signor de Mùrr ne' memorabili della Biblioteca di 
Norimberga. Non appena però giunse alle mani del 
Cav. Albino Millin dotto Francese, di cui ci resta- 
no molte opere , e il nome caro alla sua non me- 
no che ad ogni letterata nazione , fu dal medesimo 
mandala al valoroso Napolitano Gio. Antonio Cassit- 
ti: il quale per aver data gi^an pruova d'ingegno nel 
pubblicare molte favole di Fedro disseppellite da' co- 



aoo Letteratura 

dici , potea nobilmente trattare di simil cosa: tanto 
più cHe fin allora , quale fu poi dal de Mùrr stam- 
pata, comparia la scena suddetta mal trascritta , e pie- 
na di errori. Avendola ora dun.fue il Signor Cassitti 
corretta , distinta nelle sue parli , e punteggiata se- 
condo le regole, oltre di averne rilevato i sensi, e 
data genuina scrittura in alciuie voci : noi sua mer- 
cè , e per la fruttuosa amicizia del Cancellieri sia- 
mo i primi a farla conoscere nel suo più beli' aspet- 
to alla letteraria repubblica. 

E prima bisogna che diciamo , terminarsi V^n- 
dricina di Terenzio senza che si veggano concluse le 
nozze di Carino con Filicnena : qiiàwìo che dall'ar- 
gomento tribuito a Sulpizio AppoUinare , e dagli an- 
tecedenti della catastrofe pare che oltre Panfilo an- 
che il povero Carino dovesse aver la sua sposa: ma 
di esso più non si parla nello scioglimento. La sce- 
na , della quale si tratta , rivede G remete , che a 
Carino concede l'altra sua figlia e la dote , di die 
tutti restano contenti e sod^lisfatti. Poniamoci dun- 
que ad ascoltarla. Panfilo dice a Davo , come ognun sa, 
Tu Bave ahi (lonium. Ma poi ( e questo è nuovo ) 
scorge che ne viene lo stesso Cremete : ed aggiunge 
a Davo in Emistichio , il quale è congetturale del 
Slg. Cassitti. 

Sed eccicni ipsum , mane . 
Fermando cosi Davo , e lasciandol da parte con Ca- 
vino , va Panfilo incontro a Cremete ; e seco lui par^ 
ìando , così prosieguo la Scena novella : 

ANDRIA - AGTUS V. SCENA VIL 

Pamphilus - Chremes - Chaui^us - Da.vus. 

Pamph. 

1 Te expoctobniTi. Est de tua re qnod agore ego te volo, 
<.)|)er,in» dedi ne me esse oblilum dicas ui:e gnalae allerae , 
Tihi ine o[)iuur iuveuisae digiiuui le al.jiie illà .... 



Nuova Scena di Terenzio. 201 

Chau. 

.... Perì 
Dave ! de meo amore ac vita sors toUilur ! 
Chr. 
5 Non nova (i) islhaec mihi conditio est, si voluissem, Pamnhile. 

ChA-r. 
Occidl ! 

Dav. 
Mane . 

Ghar. 
Perii ! 

Chk. 
Id quaniobrem nolui (2) eloquar. 
Non idcirco quod euni ad fìneoi mihi nollem. 
Char. 

Hem ! 
Dav. 

Tace . ^ 
Chrem. 
Sed amiciliam nostram (3) quse a patribus nostris tradita, 
Non aliqua parte studili abreplam (4) tradi liberis 
Wnnc quum copia ac fortuna, utrique ut obsequerer, dedit, 
Detur , 

Pamph. 
Bene factum 

Day. 
Adi , atque age (5) homini gratias 
Char. 

Salve , Chreme ! (6) 
O amìcorum meorum omnium mihi amicissime ! (7) 

Pamph. 
Td mihi non minus (8) est gaudio, quam id quod abs te expeto. 
Me reperisse ut habitus aiiJe hac fui tibi . 
i5 Animum quoad cumque adplicaris 

Studium ex inde in te ( meuni ) (g) tute existimaverìs. 

Chrem. 
Id ita esse facere conjecturam ex me licet : 
Alieuus abs te, quis Lamen esses noveram . (10) 

Char. 
Ita res est . 

Chrem. 
Gnatam tibi meam Philumenam 
2u Uxorem , et dotis sex talenta spondeo. 



202 Letteratura 

E qui siegne 1' ultimo verso già noto : 

Intus transigetur si quid est quod restet. Plaudite. 

NOTAR : in Mss. Allordurpli. habentur hcsc. 

(i) non nove (2) non rolui (Z) amicitia nostra (4) non ali- 
ena parte stndii arfdnctam (5) Abi , ntque age. (6) Salve Cre- 
mes (7) Amicorum mcorum oranium mihi agissime (8) Quid mihi 
commiims (9) ( meiim) (/ee^/ (io) tamcn quis tu esses noveram. 

Lodando intanto ii bel lavoro del Sig. Cassit- 
li ; siccome questa è cosa , intorno alla quale molto 
si pai'lerà ; ci riserbiamo ad esporre in altro quader- 
no ciò che in generale , ed in particolare vi abbia- 
mo osservato , e che vi osserveremo eziandio. 

C. S. 



Iscrizioni Nomentane . A D. Loretantonio Santucci 
amico dolcissimo , Luigi Biondi . 

ilLvendo brevemente illustrate le Iscrizioni dell' an- 
tica Nomento , lio creduto di dover elegger voi , a 
cui sopra tutti gli altri la mia Operetta indiinzzi : 
SI perchè voi siete Nomentano : sì perchè coll'aju- 
to vostro il mio qualunque lavoro mi si è reso 
più facile , che stato non sarebbemi senza quello : 
SI perchè la nostra antichissima amicizia mi sprona- 
va da lunqo tempo a darvi qualche pubblica testi- 
monianza dell'amore, che io vi porto, e dell'ono- 
re , in che io vi tengo . E se il presente è piccolo , 
né tale , che a' vostri meriti si confaccia , e che ag- 
guagli il desiderio che avrei di donarvi molto ; vi 
pre"o a voler considerare più la mia intenzione , che 
ia picciolezza del dono : il quale , se non per altra 
rosa , vi sia almeno grato per (piesta , che parla del- 
la patria vostra . Sappiate adunque , che il mio ra- 
gionamento è diviso in quattro brevi Capitoli . Nel 
primo Ilo voluto premettere alcune poche notizie in- 



ISCRIZ. NOMENTANE . - 2o3 

torno Nomento : Nel secondo ho fatto parola delle 
Iscrizioni recentemente cavate dal sepolcreto disco- 
perto lungo la via Noinentana all' iind ecimo miglio 
da Roma , e circa a un miglio presso la vostra Ter- 
ra : Nel terzo ho illustrate quelle , che già trovate 
ab antico , si conservano o dentro Mentana , o ne' 
Poderi convicini , Finalmente nel quarto ho parlato 
di altre Iscrizioni, che dalla vostra Patria sono sta- 
le trasportate a Pioma , e collocate nel Museo Vati- 
cano . Amatemi come suolete , e quanto io vi amo . 
Di Roma li 27. Marzo 1815. 

CAPO I. 

Notizie intorno V antico Nomento . 

Nomento ebbe più antica origine che non ebbe 
Roma , come testimonia Virgilio al VI della Eneide : 
Dove parlando dei Re d'Alba così dice: 

Qnei che son [à di quercia inghirlandati 
Ili Gabii di Komento, e di Fidene 
Parte propagheranti il picciol regno ; 
Parte su' monti il tempio ti porranno 
U' Inno , e la terra che da lui dirassi , 
r. Gollazia , e Pomezia , e Boia, e Cora, 
Che questi nomi allor quei luoghi avranno 
Ch' or ne son senza. 

Per la qual cosa i Nomentani sono chiamati da Ti* 
te Livio (1) priscl latini : e furono uomini bellico- 
si : e assai volte vennero alle prese coi Romani : e 
se da questi furono vinti la sconfitta non generò ad 
essi iufaiuia, e l'aver combattuto fortemente coi for- 
ti generò gloria . Taix|uinio Prisco fu il primo che 
a Roma li sottomise . Poscia insieme con tutti gli 
altri popoli del vecchio Lazio si ribellarono dai Ro- 
mani : e tre volte in tre anni , e in tre guerre cad- 

(1) LIL. 1. cap. i5 num. 38 



Ì04 L E TTERATURA 

(lero , e finalmente alla terza più non risursero . Le 
quali guerre sono niemorabili negli annali di Roma . 
Imperciocché nella prima i Consoli T. Manlio Tor- 
quato , e P. Decio amarono più la Patria che se sles- 
si : e l'uno 

• 'I Figliuol percus»e 

F, viver orbo per amor sofferse 

De la militia , perch' orba non fasse : 

V altro offri la propria vita in sagrifizio agli Dei per 
la salale di Boma . Per lo contiario nella seconda 
guerra i Consoli Tiberio Emilio Mamercino , e Q. Pu- 
blilio Filone più se stessi amarono che la Patria: ed 
ebbero soverchia cupidigia dell' onore del Trionfo : 
ed eccitarono dissensione tra Plebe , e Senato . Nella 
terza i Consoli L. Furio Camillo , e C, Menio ruppero 
siffattamente gli eserciti degli antichi Latini , che il 
germe di ribellione in quelle paiti si estinse . E le 
Città , e le Castella de' vinti furono dai vincitori , 
quali più dolcemente , quali più aspramente tratta- 
te . E Nomeato fu tra le prime : perciocché gli abi- 
tatori di Nomento furono ricevuti nel numero dei 
Cittadini Romani (a) . 

Allora la gloria militare del Popolo Nomentano si 
confuse colla gloria di Roma : a quella guisa che un 
fiume , entrando in altro maggiore , perde il nome , 
benché la forza non perda . Ma la uberlà del Ter- 
ritorio , e la squisitezza de' vini resero Nomento il- 
lustie, e per particolar fama assai celebre (5) . Su 
che è a leggersi C. Plinio al Libro XIV cap. I^ . 
Dove parla del prodigioso valore di LX jw^tii di 
terra coltivata a vigna da Acilio Stenelo . il narra 
inoltre come Remio Palemone il Grammatico avendo 
comperati alcuni vigneti per trascuraggine negletti, 
j)Otè por le cure del nominato Stenelo , e per la 

(2") Livio lib. 8. rap. a. ad 12. 

(3) Co' im:I. (I- l'vc rustie. T.i!>. 3. cap. 3. 



IscRiz. Nomentane. 2o5 

fertile natura del suolo renderli di tanto migliori 
nel breve spazio di otto anni , che dove i ridetti vi- 
gneti erano slati comperati DC Nummi , la sola ven- 
demmia dell' anno ottavo fu venduta CCCG . Ed era 
tanta la dovizia delle uve , che a vederla le genti 
vi concorrevano . Per la qual cosa Anneo Seneca , 
che non suole va poi essere ammiratore di cose fri- 
vole , siffiittamente di quella possessione s' innamo- 
rò , che non si vergognava di vantarla per la più 
bella, e la più cara cosa ch'egli avesse \ista giam- 
mai , E la comperò quattro volte pili che non era 
costata dieci anni prima : e sovente le coltivate vili 
gli resero sette Cidei , cioè \l\o Anfore di vino per 
ogni jugevo (4) . Né la copia del vino , come assai 
volte addiviene , ne minuiva la bontà . Anzi il vino 
Nomentanio era reputato prezioso quanto il Faler- 
no . Laonde molti illustri personaggi Romani ebbero 
presso Nomento Poderi , e Ville . Coinelio Nipote 
nella Vita di Pomponio Attico fa menzione dei due 
soli poderi posseduti da quel grand' uomo : il No- 
mentano , e 1' Ardeatiuo . Marziale parla più volte 
della sua Villa Nomentana (5) : E Cajo Plinio , e 
Columella ragionano dei Poderi di Anneo Seneca , 
e del Grammatico Remio Palemone , secondochè ab- 
biamo già riferito , 

La fama 5 la ricchezza, la molta popolazione dijNo- 
mento operarono , che la Via, la quale da Roma con- 
duceva colà , e poi si stendeva alle altre Città su- 
periori , cangiasse nome , e di Figid/iense , o Ficul- 
nciise si chiamasse Via Nomentana; e si appellasse No- 
mentano il Ponte suU'Aniene, che attraversa la stes- 
sa Via a due Miglia e mezzo di distanza dalla no- 
stra Giltà , Che la Via Nomentana avesse Jiorae di Fi- 



(4) 11 Culeo , o Culleo era la maggiore tra le misure romane , né 
potea trasportarsi che sopra un carro tirato da due buoi . Cito dft 
Ee rustica e. i2. 

(5) Lib. 6. Epig. 43 Lib. i3. Ep, 119. 

G. A. To. IL \\ 



2o6 Letteratuwa 

culnense ci vien detto da Tito Livio (6). Il quale 
narrando la partenza dei concitati Plebei da Roma 
verso il Monte Sagro , dice , che presero la Via No- 
mentana cui funi Ficulnensi nomen fuit . Alcuni 
hanno tenuto , che quella Via si chiamasse Figulnen- 
sis a Fis^'dis, perchè su quel sentiei-o fossero molte 
fornaci di Vasellaj . Altri hanno stimato essersi così 
chiamata da qualche antico , e forse sacro albero , o 
tronco di Fico ( Lat. Truncus Ficulnus ) . Io leg- 
gendo in Livio (7) , che ai tempi di Tarquinio Prisco 
tra le Città dell'antico Lazio una ve n'ebbe chiamata 
Ficulnea vetus , non dubito che quella antica Via 
avesse preso nome da quella antichissima Città . Ora 
per la corruzione de' Vocaboli la Via Nomentana 
chiamasi J^ia Lamerì.tana , il Ponte Nomentano Ponte 
^Lamentano ; e Mentana appellasi la Terra edificata 
sopra , o presso le mine dell' antica Nomento . 

CAPO IL 

Iscrizioni Nomentane recentemente scoperte 
I. 

Ara con Encarpo , e due Colombe che volando 
si baciano . 

DIS 

M. LI . . . . EROTI 

VESTIARIO . DE . HORREIS 

AGRIPPINIANIS 

CLAUDIA . TI. F. MOSCHIS 

VIRO . CARISSIMO 

Il Nome gentilizio può essere Livio , o Licinio , 

o altro che incominci dalla sillaba LI. Il cognome , 



(6) Lib. o. cap. 2^. num. Sa 
(^) Lib. 1 cap. i5. 



ISCRIZ. NOMENTANE . 207 

V o terzo nome personale può essere Ilermeroti , o 
Eroti , frequentissimo ne' buoni tempi , e di origine 
greca . 

Dis Manibus Sacritm Marco Livio ( aut Licinio ) 
Hermeroti ( aut Eroti ) Vestiario de Horreis Agrip- 
pinianis Claudia Tiherii Filia Moschis Viro Ca- 
rissimo . 

La Claudia Moschide , che cfuesla Iscrizione pose 
al suo defunto Marito era Donna ingenua figliuola 
di un Tiberio Claudio . Quel nome Moschis è gre- 
chesco , e significa Vitellina . Le due Colombe di- 
notano la fedeltà conjugale. 

Era stato il Marito di Moschide Vestiarius de 
Horreis Agrippinianis . E per ciò vuoisi intende- 
re che il suo mestiero era di far traffico di Vesti , o 
formandole , come oggidì sogliono i Sarti ; o ven- 
dendo le cose , che alle vestimenta appartengono , 
come fanno tra noi i Mercatanti di panni , e drap- 
pi ; o presiedendo al luogo dove la vendita si ese- 
guiva . E doveva esser costui Mercatante di buona 
ragione : perchè i piccioli Sarti , o Merciaj chiama- 
vansi Vestiarii tenuiariì per indicare che facevano 
o vendevano vestes tenuiores . Di che fanno fede 
due Iscrizioni riferite dal Grutero : la prima alla pa- 
gina 65o num. 8. , 
M. CINCIVS . M. L. 
THEOPHILVS 
VESTIARIVS . TENVIARIVS 
la seconda alla pag. 1067 

MERCVRIO . SACRVM 

MATTIVS . PATROBIVS . VESTIARIVS 

TENVIARIVS 

L' esercizio dell' arte di Vestiario fu reputato ono- 
revole in guisa; che se taluno di Vestiario fosse di- 
venuto l^^egoziatore , ciò è grande e ricco Merca- 
tante , pur non si vergognava di rammemorare quel 
suo primo mestiero : come è a vedersi da una an- 
tica Iscrizione riferita dallo stesso Grutero pag. 65 1 
num. 3. i/j * 



2o8 Letteratura 

IVL . VICTOR 

NEGOTIATORI 

QVONDAM . VESTIARIO 

TESTAMENTO . EIYS 

IVLIVS . CLEMENS 

AQVILIFER . LEG. Ili . ITAL 

FRATER . EIVS 

E in quella guisa che tra noi si usa , era vi pres- 
so i Romani antichi il costume di scegliere tale o 
tal' altro tra i Vestiarii , perchè fornisse di vestimen- 
ta o r Imperatore , o i Pontefici , o altri simili uo- 
mini di grande affare . Di che son teslimonj epe' 
rozzi versi , che il Grutero ha trascritti nella sua 
grande Opera pag. 1173 num 6. 

Hoc tumulo Bajoli condunlur membra sepuìli 
Sed pollens minima darò remeavit Olimpo 
Meruit Ponlijlcum qui primus P'estiarius esse 
Qaem servalor Poli redimwit stola perenni 
Hcec dccornsus amici depinxit in vertice Tymhae 
ylcolotììus ne latent quis hic humatus qiiiescat 

Dove io avviso che la parola Tjinbae fosse una vo- 
ce popolare di antica greca origine , dalla quale poi 
sia derivata la voce Italiana Tomba : giacché i La- 
tini pronunciavano V in vece di Y , onde ne' Pie- 
destalli tlegli Obelischi veggiamo scritto AEGVPTO 
in vece di AEGYPTO : E gì' Italiani in desinenze si- 
mili pronunciano in vece di V , come Colomba in 
luogo di Colamba . Ed in realtà la parola Tuniba 
nel nostro senso fu spesso usata dagli Scrittori de' 
bassi tempi : lo che vien provato con molti esempj 
dal Menagio . 

Ma ritornando al Marito di Moschidc , questi ave- 
va esercitato il suo mestiero ai Granaj di yigrippi- 
na . E qui è da notare che la parola Horreum non 
sempre presso gli antichi indicava il luogo , ove il 



I.SCRIZ. NOMENTANE . 209 

solo Grano si riponesse . Imperocché vi sì riponevano 
e ori , e argenti , e cose altre preziose , e ogni sorta di 
mercalanzie . Oltrachè avevano la medesima destina- 
zione che hanno i nostri Monti di Pietà , conservan- 
dovisi i pegni , e i depositi . Perciò oltre ai Granaj 
privati ve n' era di molti pubblici ; e P. Vittore ne 
annovera fino a 3og : I quali per la più parte 
prendevano nome dai loro Autori , come Horrea Jiii- 
ceti Vargiinteii Sei ani : Horrea Augusti , Domitia- 
Tìi , Germanici , A grippince . E questi Grana] di Agrip- 
pina erano nella ottava Regione , cioè a dire nel Fo- 
ro : ed alcuni asseriscono essere stali gli stessi che i 
Granaj di Germanico , come quelli che fossero slati 
lubricati da Germanico , e da Agrippina dopo se- 
guito il lor Matrimonio : Altri per lo contrario opi- 
nano che fossero diversi , e come diversi li accenna 
P. Vittore : la cui opinione sembra confermata dal 
nostro marmo . 

Suolevano coloro , i quali qualche arte o mestie- 
ro esercitavano , indicare il luogo del loro traffico , 
come nelle nostra Iscrizione si vede , ed in altre as- 
sai . Fra le quali piacemi qui trascriverne una , per- 
chè appartiene ad un' altro Vestiario , che traflicava 
in una Contrada chiamata Vico Toscano . (8) 

P. FANNIVS. P. L 

APOLLOPHANES . DE 

VICO . TVSCO . VESTIARIVS 

CLODIA . ALISCA 

Ma egli è tempo di passare alla seconda Iscrizione . 

I I 

Quadro di Travertino 

SCIFONIA . T. F 
PAVLLA 

Scifonia Titi Filia Paulla 
Donna ingenua . 

(8) Giutero pag. 617. num/fl. 



aio Le TT ERAT UR A 

Altro Quadro di Travertino simile 
IN. FR. P. XI 
IN. AGR. P. XIIX 
Probabilmente questo Travertino ^ra sottoposto al 
primo , ed indicava che l' area sagpra , dalla quale era 
aggirato il Sepolcro di Scifonia , éi stendeva XI Pie- 
di lungo la strada , e XMII Piedi per entro il Cam- 
po. Foi'se Scifonia è nome derivato dal Greco <r»v(po?, 
e del Latino Scjphus Tazza , Bicchiere . 

IIL 

Cippo rozzo 

L. ANTEIVS . . 
L. MENOGE . . 
IN FRONTE 
PED. XII 
IN AGRO 
PED. XII 
Lucius Antejus Ludi Libertus Menogenes . 
Il Cognome Menogenes è Grechesco , ed era assai 
usato particolarmente fra le genti di vii condizione . 
Nulladimeno lo ebbe anche il Padre di Pompeo il gran- 
de . Imperocché essendo egli di volto similissimo al 
suo Cuoco , chiamato Menogene ; accadde che i Ro- 
mani cominciarono a distinguerlo dagli altri della Fa- 
miglia col nome di colui , al quale tanto somigliava : 
ne potè pili venir fatto a quell' uomo magnanimo , e 
bellicoso di staccare da se quel sordido nome (q) . 

IV. 
Cippo di Travertino 

L. BETVIN 
C. L. LICINVS 

L^urius Betuinus Caii Libertus Licinus 
Questo sepolcro semplice , e povero non chiudea cer- 
tamente le ceneri di quel Licino , di cui parla P. Te- 
renzio Varrone ne' seguenti due versi : 

Marmovto TJcinus tumulo jacet : at Cuto parvo : 
Poinpejus nullo . C/-edinius esse Deos? 

( Sarà continuato ) 

(9) Val. Max. 9. i5. a. 



211 



Dissertazione dell' Ab. M. A. Lanci sui versi di Nembret- 
te e di Pluto nella divina Comedià di^ Dante. 

Raphel mai amech zabi almi 
Pape Sataa , pape Salati aleppe 

Roma 1819. presso Lino Contedini / 



n 



'ante viaggiando 1' inferno verso 1' ultimo centro , sente 
suonare un corno tanto altamente , eh' ei dice eh' avrebbe fat- 
to fioco ogni tuono del cielo . Drizzando gli occhi ed il pas- 
so dietro quel tanto strepito , giunge a un gran pozzo lutto 
coroaato di torri : che non sono già torri , ma giganti vivi , 
ì quali ne circondano la sponda conficcati e sepolti dall' um- 
bilico in giuso . E già ad uno d' essi ei s' appressa , e ne 
raffigura le smisurale spalle , il gran petto , le braccia giù 
per le coste , ed una faccia lunga e grossa , come la pina 
che a Roma or vedesi negli orti del Vaticano . 

Raphel mai amec zabi almi . 
Cominciò a gridar la fiera bocca , 
Cui non si convenieu più dolci salmi . 

E '1 duca mio ver lui : anima sciocca , 
Tienli col corno e con quel ti disfoga , 
Quando ira od altra passiou ti tocca . 

Cercati al collo e troverai la soga 
Che "1 tien legato , o anima confusa , 
E vedi lui che '1 gran petto ti doga . 

Poi disse a me : egli stesso si accusa : 
Questi è Nembrotto per lo cui mal colo 
Pure un linguaggio nel mondo non 4' usa . 



Ili Letteratura 

Lasciamlo stare , e non parliamo a voto : 
Cbe così è a lui ciascun linguaggio , 
Come '1 suo ad altrui , che a nullo è nolo . 

Tutti finora aveano creduto che fosse veramente voto d' ogni 

sigiiificanza quel verso 

liajel mai ainec zabi almi 
E in questa opinione ne confortavano assai argomenti . 

l." il silenzio , anzi 1' ignoranza di tutti gli spositori , ed an- 
co di quegli antichi che toccarono 1' età di Dante . 2° il 
dire di ^ irgilio , che ne fa certi Nembrotte avere parlato 

in quel linguaggio che a nullo è noto . 3." il parere univer- 
sale de' savj che acchetali in quelle Virgiliane parole, stima- 
rono che non s' avesse a cercare piìi oltre . Ma il eh. Ab. 
Lanci Professore di lingue orientali uell' Archiginnasio Roma- 
no oggi tenta di mostrare , come il tempo , e la dottrina 
possano scuoprire assai cose , le quali si giacciono occulte , e 
(juasi al tutto disperate di luce . Egli s' è dunque posto a 
dicifcrare questo linguaggio con una disertazione piena di 
rare e riposte dottrine Arabesche , e Poliglotte : ponendo- 
vi per epigrafe quelle parole del Purgatorio , che il poeta 
grida ai lettori , perchè aguzzino gli occhi al vero : dicen- 
do loro j chò il velame è qui tanto sottile che si fa legge- 
ro il trapassarvi per entro . La qual cosa noi stimiamo es- 
sersi detta dall' Ab. Lanci per prova di sua modestia . Im- 
perord'.è non può certamente stimarsi sottile quel velo che 
per cinque secoli non s' era squarciato ancora da tanti uo- 
mini sommi, che con lungo studio, e con occhi acutissimi 
hanno guardato in questo si profondo e meraviglioso poema. 
1)1 tre partì è dall' autore diviso il suo ragionamento: 
dicendo; determineremo primieramente il modo della lezio- 
ne : in secon/Io luo^o esamineremo se Dante ci ha dato ar- 
gomento a conchiudcre essen'i in quel ^>erso un linguaggio ; 



Versi di Nembrotte e di Pluto . a 1 5 

e per ultimo le qualità del linguaggio dichiareremo • E 
come promette , così procede . 

Fattosi perlanlo a fermare la vera lezione del testo, sen- 
za la quale non si potrebbe mai iuterpetrarlo , egli stima suo 
debito il notare distintamente tutti que' modi , co' quali tro^ 
vasi scritto il i^erso di Nembrotte ne' codici più, preziosi e 
per antichità e per postille, che formano V ornamento del- 
le Romane Biblioteche . 

Bibl: Vaticana Ms. del Boccaccio n. 8199 
Raphel mai amec zabi almi 

Ms. del Bembo n. 8197 
Raphel mai amech zabi almi 

Ms. fig. degli Urbinati . n. 365 
Raphel maj Amech zabi Almi 

Bib. Barb. Ms. del Secolo i^. n. i534 
Raphel maj amec zabi almi 

Bib. Casanattense . Ms. del sec. i4. A. III. 4> 
Raphel mq,i mec zabi almi 

Bib. Angelica. Ms. con postille S. i. q. 
Raphel inai amech zabi almi 

Bib. Corsiniana Ms. con postille, n. i368. 
Raphel mai amech zabi almi 

A quest' autorità è da aggiungere quella della Crusca : 
la cui edizione dicono fondata sovra la fede di cento e più, 
codici manoscritti che tuttavia si conservano in molti luo- 
ghi e presso varj gentiluomini della nobilissima città di Fi- 
renze (V. Pref del Volpi Ed. Comin. ) Per le quali autori- 
tà il Lanci condanna apertamente la lezione del Nidobeato 
seguita dal P. Lombardi : 

Raphegi mai amech izabi almi 
ove si vede cangiato in Raphegi ed in Izabi il Rapltel e Io 
Zabi delle altre edizioni , « de' pili celebrati codici di Firenze 



ai4 L E T TER at un a 

e di Roma . E questi ultimi singolarmente danno molto con- 
forto alla sua sentenza. Perchè siccome abbiamo quel verso col- 
la mancanza di quelle sillabe scritto dalla mano medesima 
del Boccaccio e del Bembo , cosi non crederemo giammai 
che due poeti d' orecchio tanto fino e gentile ne abbiano po- 
tuta scemare la quantità , o per ignoranza , o per vaghezza 
d'errare. Ma si dee credere che il Boccaccio eì Bembo 
l'abbiano scritto a quel modo per seguire l'autorità de' Co- 
dici più solenni ed autentici , da' quali essi traevano le co- 
pie loro. Lodata quindi l'opinione del Lanci, non taceremo 
pure chea moki è sembrato ch'egli esca in parole troppo amare 
coutio il Lombardi è 1' edizioni Romane . Perchè dobbiamo 
confessare liberamente che quel chiosatore durò una fa- 
tica molto utile e celebrata : che le sue note sono an- 
cora le pili belle di quante girino per le mani degli stu- 
diosi : che seguitando il Nidobeato , purgò il poema di mol- 
tissime, è brutte macchie ; che buone varianti si trovarono 
nel Codice Gaetanì per la prima volta studiato dai chiaris- 
simi che curarono la seconda edizione : e che queste fatiche 
hanno giovato assai a svegliare e diffondere lo studio , e l'ia- 
tendimenlo di questo altissimo poema in Italia , e fuori : on- 
de al Lombardi , ed ai Romani editori deggiono molto le no- 
stre lettere per questo stesso che il Lanci osserva sapiente- 
menle m: che quando fa trascurata la lettura di Dante, 
il biion gusto cadde in Italia ; ne alla prima vita e al suo 
splendore risorse , se non quando si tornò di bel nuovo al- 
la meditazione di quelle carte die gli fecero tanf onore . 
Crediamo che con tali dichiarazioni possa comporsi in pace 
qualche questione , che forse può nascere dalle querele del 
Lanci contra il Lombardi . Per cui dopo aver noi tributate 
a questo eccellente scoliaste le lodi che gli si deggiono , 
non niegheremo che nella sua chiosa non sicno alcune men- 
de j le quali sono penetrate o p*;r 1' oscurità e fortezza de' 



Versi di Nembrotte e di Pluto . ai5 

coftcetti Danteschi, o per la iaferma condizione di tutte le uma- 
ne opere, o per lo stancarsi della diligenza in così lungo e 
faticoso lavoro . Il che forse avvenne , perchè a' posteri rima- 
nesse da spigolare un poco dentro quel ricchissimo campo, 
dove il Lombardi già seppe mietere largamente . Il quale se 
può difendersi in alcun suo peccato , certo , è da difendere 
in questo j perchè seguitando egli la comune ed antichissima 
opinione , per la quale tenevasi non essere nel verso di Nem- 
brotte alcuna significanza , lo lesse a quel modo che gli par- 
ve più intero , e meglio accomodato al giudìcio dell' orecchio 
ed alle prepotenti leggi dell' armonia . Ora però che per le 
cure e la dottrina del professore Romano vuoisi cercare , se 
in quella parola sia alcuna qualità più nobile che non è quel- 
la del nudo suono , noi saremo contenti di leggerlo , come 
pare che richiedano non solo tutti i migliori codici , ma an- 
che il senso che sotto il velame di quello strano verso si 
possa chiudere . 

L' A. viene considerando che sarebbe assai dura cosa il 
credere che Dante avesse voluto invilire uno de' bellissimi 
tratti della divina Comedia con bizzarre e sciocche parole . 
E quelle di questo Nembrotte s'accostano veramente ai ghi- 
ribizzi del barbiere Burchiello, quando per far paura a' fat- 
torini della sua bottega , cantava . 

Coche de busìor , stinche tralecche 
Lee salem scaca sac , salem molecche . 
Vere baje ; che pure non si rimasero senza le erudJtìs- 
sime note degli sposi tori : i quali da fontane Ebraiche , Cal- 
daiche , Arabiche , Siaiche e Siriache gravemente le deriva- 
rono . Ma quel buon barbiere era uno spirito bizzarro ; e 
nulla più . I suoi scoliasti erano genti che si pi-endevano 
gioco de' leggitori ; e forse anche si facevano beffe dell' ar- 
te dell' interpretare , Non può dunque istituirsi alcun para- 
gone fra il barbiere di CalinjaU , e il Cantore dell' infer- 



2i6 Letteratura 

no : nella cui mente rigida e quasi fiera non sembra che do- 
vessero entrare imagini , le quali non fossero austerissime ed 
alte , e tutte nudrite di virile sapienza . Specialmente in que- 
sto passo, ove ( siccome osserva il N. A.) il poema è tut- 
to atteggiato ad ispirare il terrore : che è un affetto che mai 
non iscompagnasi da gravità . E qui vogliamo osservare , co- 
me il Mazzoni , quel gran difendi tore di Dante , poiché giun- 
se a dichiarare questo luogo , per salvarlo dalle accuse degl' 
inimici , cercò alcune difese, che non bastarono al suo bi- 
sogno . Imperocché pensò di recare 1' esempio d' altri gran- 
di poeti che fecero il medesimo : e citò alcuni luoghi di Mar- 
ziale , dove a condannare la Fabulla , e l'oscena Lelia e il 
mal grazioso Rufo , ed altri , mescolò alcune voci greche fra 
le voci latine: siccome fecero Ausonio Gallo, e Giovenale 
nella satira sesta : e Augusto in quella lettera eh' egli scris- 
se per deridere Mecenate . In tutti i quali luoghi da que' 
poeti non furono usate voci ignote , e fantastiche , e ridevoli , 
ma veri e vivi vocaboli tolti al Greco linguaggio, ch'era 
notissimo a tutti gli uomini che fra' Romani conoscevano gen- 
tilezza . E questa è cosa veramente tutta diversa dal fatto 
dell' Alighieri : che con que' latini esempli potrebbe difender- 
si , dove ne' suoi versi adoprò voci Latine , o Greche : ma 
non dove egli pose vocaboli , che non sono d' alcuna vera 
favella . E grande è qui 1' errore del buon Mazzone : men- 
tre per iscusare il Baphel e V amec recita quel luogo di Ci- 
cerone nel settimo delle Epistole , in cui quasi scherzando 
inventò quelle due parole Appletas , et Lenlulilns , a deno- 
tare le qualità d'Appio, e di Lentulo . Dove ognuno subi- 
to vede per se medesimo il valore e 1' uso di que' due vo- 
caboli di Tullio : ma di quelli di Dante nulla sanno né i 
lettori , né il chiosatore : che ha fatto scusa alle cose igno- 
te coir esempio delle note . Il qual modo a noi sembra as- 
sai strano, e lontanissimo dai buoni ordini dell' arte logica. 



Versi di Nemerotte e di Pluto. 217 

Un altro argoraeato trae il Lanci dall' apparente man- 
canza della misura . Perciocché qualunque elisione si am- 
metta , e si distenda il più che si possa quel verso , ne 
verrà sempre la somma di dieci piedi , 

Ra-phel-ma-i-a-mech-za-bi-al-mi . 
diremo forse che il poeta di migliaje di terze rime tutte di 
ben misurati versi composte (e sieno pur materie le più fa- 
ticose a trattarsi ^fallisse allorquando voleva cercare in- 
significanti vocaboli ? E qui dottamente dimostrasi come in 
molti luoghi del poema si leggono versi che al grossolano 
leggitore pajano errati : e noi sono : perchè in essi furono 
seguite le leggi del pronunciare , e non il material numero 
delle lettere . Cita egli perciò quel trittongo. 

Dal vostro uccellatojo che coni' è vinto 
e il verso : Nello stato primajo non si rinselva 
€ l'altro che si fa intero per la voce che il proferisce: 
Or D , or I , or L in sue figure 
E afferma non trovarsi misura certa nel verso 

di' ieu no" m puous , ne' m' vueil a vos cobrire 
se non venga letto al modo de' Provenzali . Pel qual ragiona 
mento conchiude : che il verso di Nembrotte mostra d'ap- 
partenere a tal favella , nella cui pronuncia da mozzo eh' ei 
sembra si faccia intero . E cosi ragiona . Havvi dunque uu 
linguaggio nel verso di Nembrotte che profferito al modo 
che Dante ha inteso , ed il linguaggio porta , deve inte- 
ro suona? e . E son d' opinione che a sommo studio abbia 
Dante così segnato i vocaboli , perchè si conosca bene la 
verità d' un linguaggio . Facendo pure considerazione che 
la divina Commedia non e di soli versi Italiani compila- 
ta , ma sparsa di lingue varie : leggendovisi ora versi La- 
tini , ora frammischiati d' Italiano e Latino , ed ora Pro- 
venzali del lutto : é forza il credere che siccome ove lin- 
gua cambiò ( ma lingua ben nota ) ci diede giuste misure , 



ai8 Letteratura 

e ci dichiarò sentimenti compiuti , così debba essere il ver- 
io di Nembrotte articolato nel suo dialetto , non tanto di 
esatto metro , quanto contenente un significato che alla per- 
sona , in bocca di cui fu messa ben si confaccia . E veg- 
gìamo che volendo egli rimare V ebraica voce SABAOTH 
di già introdotta fra le latine nelle laudi della Chie- 
sa: mancandogli la voce sorella la rinvenne fra V Ebrai- 
che radici : e disse cantando . 

Osanna sanctus Deus Sabaoth 
Superillustrans ciarliate tua 
Felices ignes horum malahoth . 
Nel che sono due cose a notarsi : prima : che il SABA- 
OTH, e il MAL/4 HOT H vanno accentati all' ebraico mo- 
do nelV ultima sillaba , percJiè venga il giusto metro de' 
versi colP accento acuto alla fine . In secondo luogo : ( al 
che non hanno atteso i glossatori ) che essendosi nel lati- 
no alterata la pronunzia del SABAOTH Dante ha volu- 
to seguire la stessa alterazione nel MALAHOTH; laqual 
voce in pili codici Malacoth , e Malacot è segnata . Per- 
ciocché nelP arabica favella il Sabaoth , che nel numero 
del meno è SABA ( esercito ) nel numero del piii fem- 
minile puntato di SCEFA sotto il primo elemento si 
proferisce SEB.40TH ( gli eserciti ') . E in quella guisa 
che Dante scrisse il MALAHOTH, volendosi da lui si- 
gnificare I REGIVI , non si deve tal voce dedurre da ME- 
LAHOT , che significherebbe LE REGIIVE : ma si bene 
da MALHUJOTH, ovvero MAMLAI10TH(^ I REGNI), 
così nel più. suonando il singolare MALCHUTH , e MA- 
MLACHA . Quel cambiamento adunque al quale, il SE- 
BAOTH fra i latini soggiacque ( tacendo della B. che pu- 
re dovrebbesi dolcemente produrre ) fu seguito con poeti- 
co ardire da Dante nel Malchujot , o Mamlacìioth , facen- 
dolo per tre sillabe , a venustà di rima in pari modo a' 



Versi di Nembrotte e di Pluto. 219 

SABAOTH , latinamente suonare Malahoth. Non pertan- 
to qualunque sia la licenza , eh' egli si prese come poeta , 
non inventò il vocabolo , ma seppe in una dotta lingua 
rinvenirlo . E ornato il poeta di tanti lumi letterari e 
scientifici dovea forse smarrirsi nel ritrovare un linguag- 
gio , che si convenisse a Nembrotte ? E se tutti i versi d' al- 
tre favelle ; de' quali ha sparso le cantiche, sono \>eri lin- 
gu-aggi , qual a>' ha ragione che noi debba esser quello che 
suona sulle labra di chi fu il primo re della terra ? 

A questo secondo argomento seguita il terzo ; che si trae 
da quella parola salmi usata dal poeta; ov' el dice: che a 
quella fiera bocca non si convenieno più dolci salmi . On- 
de il Lanci conchiude che la metafora Salmo non può con- 
venire ad un urlo che non abbia alcuna signifìcanza : e che 
il poeta solamente n' awisa , che que' salmi non erano dolci. 
Questo argomento è veramente sottile : e ad alcuni parrà 
forse troppo sottile ; ma è pur forza concedere , che gitta 
un lume bellissimo ; sulla interpretazione pensata dal nostro 
sposi tore . 

La quale egli trova chiara , e certa nell' arabo idioma : 
in cui questo verso . 



♦ 



O-'^'O^ Cr^^ ^ùj 



Raphe Imai amec hza bialmi 
letteralmente suona 
Esalta lo splendor mio nell' abisso , siccome rifolgorò 
per lo mondo 

Concello appieno orgoglioso e reo ; e degno di quella enGata 
anima di Nembrotte j che nel mondo avendo cercala sempre 
la luce della gloria , ora si finge che la cerchi ancor ne l'oscu- 
ro pozzo d'abisso. E a dritto. Perchè tanto si addice a que- 



220 Letteratura 

sto superbo il cantare quel salmo di se medesimo , com' è 
dicevole , eh' ivi la bella Francesca parli ancora d' amore col 
suo cognato , e il fiero Ugolino ancor si pasca del cranio 
del suo nimico . 

Alla quale considerazione un' altra pure si aggiugne , ed 
è : che il dire di Nembrotte si accosta a quello di quegli 
altri dannati , che priegano il poeta , perchè di loro parli nel 
mondo : né coloro gli chiedono altro segno di carila. Ma di 
questo lo scongiurano sotto la pioggia del foco Guidoguerra , 
il Tegghjajo , e Iacopo Rusticucci : dicendogli : quando tu 
camperai da questi luoghi , quando tu ritornerai a rivedere le 
stelle, quando ti gioverà il dire ; io fui all' inferno -.fa che 
di noi alla gente favelle . ( Inf. e. 16. ) Ed il medesimo 
prego gli fa quel misero Ciacco, che pure non seguitò mai 
gloria , ma solo la dannosa colpa della gola . E non di manico 
in inferno , che altro chiede al suo cittadino , se non questo? 
Ma quando tu sarai nel dolco mondo , 
Priegoti che alla mente altrui mi rechi. C^'^if-7^ 
E di tal sete arde la miglior parte di que' dannati . Dalle 
quali cose appare manifesto, che nulla sentenza si conven- 
ga meglio a quel prodigio dell' umana superbia : e che be- 
ne si confà non solo colla condizione del Re di Babelle : ma 
coli' indole ancora dell'intero poema. Né in più brevi pa- 
role potrebbe mostrarsi la superbia unita alla confusione , 
che sono le due qualità di Nembrotte. Perchè la superbia 
pare in quel chiedere d' essere celebrato: e la confusione nel 
volere che di lui si dica non già per lo mondo , «ìome gli 
altri dannati vogliono, ma per l'inferno: dove la gloria si 
fa onta , e dove il più celebrato è sempre il più reo. 

Ma due forti argomenti si oppongono a questa chiosa . 
K il I^nci saggiamente li prevede : ed anco li combatte con 
grande artificio . Laonde se tutti i nostri leggitori non en- 
treranno nella sua sentenza, tutti certamente n»; ioderaano la 
dottrina, ed il prcspicace intelletto . 



Versi di Nembrotte e di Pluto. 221 

Primamente può opporsegli , eh' ei non abbia seguita 
quella stessa lezione de' codici Romani e della Crusca , che 
a lui piace di scegliere siccome vera . Conciosiachè in que- 
sta è scritto : Rapìu-i mai amecìi zah'i almi ; Ed egli per 
trarne la sua interpìelazione ha mutato senza fede di co- 
dici , e letto 

Riwhe linai ainec ìiza bialmi . 
A questo ei risponde . Che le antiche scritture al secolo di 
Dante iiun erano così chiaramente stergate , che parola vi 
fosse bene distinta da parola . Ma in tale guisa vi era- 
no collegati i caratteri che il senso , e la pratica sola 
del leggitore li disgiungeva . Da ciò è avvenuto , che in 
progresso di tempo , cangiata V ortografia , e la foggia 
dello scrivere , perchè meno incomoda ne venisse la lei- 
tura , SI cominciò a disunire le parole , come i sentimen- 
ti chiedevano . 3Ia ove alcun senso non appariva , la di- 
sanione delle voci si restò al talento degli scrittori . Se 
Dante non aveva fatto palese il significato delle parole Nem- 
brottiane , qual regola doveano seguire gli amanuensi nel- 
le staccare quelle voci , delle quali il significato del tut- 
to ignoravano ? E' dunque avvenuto , che quelle voci con 
inesattezza staccate fin ne' prind esemplari , dessero occa- 
sione a posteriori copisti di seguirne l' errore . Cosi argu- 
tamente il Lanci : il quale seguita mostrando come la sua 
nuova lezione s'attiene tutta alle lettere scritte in que' codici 
e in quelle edizioni da lui commendate : e le lascia nel lo- 
ro ordine: e solamente le divide come vogliono le parole. 
Siccome pur si deggiono dividere in alcun luogo que' versi 
provenzali , che il poeta fa cantare ad Arnaldo nel 27 del pur- 
gatorio . Onde si fa noto che quantunque tutte le edizioni 
pongono giau sen diviso in due parole , pure debbo legger- 
si giausen : che vale gioioso. E dove scritto è /^em chella. 
sì ha da correggere per achella ; perciocché ackella è int<s 
Ci. A. To. II. i5 



222 Letteratura 

rapatola dell'antica lingua romana, che vale il quella iegV 
Italiani : e la particella per non si può mai congiungere con 
quell' « , senza che pera significhi il frutto del pero . L'e- 
mendazione di questi due luoghi si avvalora per lo suffra- 
gio del dottissimo sig. Amati , e del Sig. Reinaud Socio de 
biografi Parigini . Ed è così evidente e sicura che tutte le fu- 
ture edizioni se ne dovranno giovare . Potendo anzi per quel- 
lo studio che abbiamo durato sulle cose de^ Trovatori , pro- 
durre autorità che coofortino questa emendazione. Perchè il 
giausen di Dante troviamo adoperato da Rambaldo dì Vaqus- 
ras nella canzone che incomincia Sains : che dice 
Sai'is , e Jais , humils , et orgi^illos 
^obes e larcx , e volpilx et ardit 
Sui , . . . . e J^IAUSEiy, e marrìt . 
la quale così suona 

Savio e folle , e umile , ed orgoglioso 
Avaro e largo , e timido ed ardito 
Sono .... e gioioso ed ismarrito 
Per simile diciamo dell' achella , e dell' aquesta : in cui 1' af- 
fisso era parte di quel pronome dimostrativo . E Romano Gio- 
fre nel canto : Bel moureul : 

C un nantz , qu» fon mot petit 
Torneit al faec un singlar 
Don achella gent deu sopar . 
cioè : Ch' un nano che fu molto piccolo , girava al foco un 
cinghiale , donde quella gente (fovea cenare . E il veneziano 
Bartolomeo Giorgi nella Ballata : Jesu : 

Ben es fol chi V arma uhlida 
Per aquesta mortai vida 
che in Italiano vale 

Folle è ben chi V alma oblìta 
Ha per questa mortai vita . 
Pe' quali testimoni si fa chiarissima l'emendazione di que- 



Versi di Nembrotte e di Pluto . 223 

ste due parole ne' celebri versi d'Arnaldo . E se ne verrà con- 
chiudendo , che in quel modo che non s' erano ancor ben 
divise o bene unite quelle sillabe provenzali , le quali pur 
sono di lingua che fu in antico nolisssima , e tutta nostra : 
cosi pure non si sono bene divise alcune di quelle voci Ara- 
besche : di favella tanto ardua , e lontanissima dall' Italica . E 
questa è bella risposta : e forse basta a vincere la prima obje- 
zione . 

Ma la seconda a noi pare di più gran peso : né cosi fa- 
cile è lo sbrigarsene : perchè nasce non da ragioni estrinseche, 
ma dall'intelletto, o come i moderni dicono dallo spirito 
del testo medesinao. Imperciocché udite quelle parole di Nem- 
brotte , Virgilio dice al discepolo : Lasciamo stare colui : il 
parlar seco sarebbe vano . 

Che così e a lui ciascun Unsuassio 
Com' è '/ suo ad altrui , che a nullo e noto . 
E a questa opposizione veramente assai grave il nostro 
chiosatore pone la seguente risposta . 7Vo« ci sgomenteremo 
di provare , che cjuesti tre versi medesimi fanno eviden- 
za, che r^embrotte parlava con quegli scabri accenti una de- 
terminala favella . Imperciocché dopo a^>erci il poeta signi- 
ficato la durezza del suo salmeggiare, soggiugne che pel 
suo malvaggio potere, PUR UN LINGUAGGIO NEL 
MONDO NON SUSA . Vennero dunque tra gli uomini 
diversi linguaggi , e V uno V altro non intendeva . Forse 
Nembrotte senza lingua rimase? e muti i suoi discendenti ì 
Mettiamo che perdesse in pena del suo ardimento la na- 
tia favella ; ma non avrà forse in alcuna di quelle fa- 
vellato ; nelle quali si divise e moltiplicò il primiero lin- 
guaggioì E non poteva Dante farlo parlare in alcuno de' ge- 
nerati idiomi? Si disconveniva egli forse? Pertanto a qua- 
lunque idioma egli facesse passaggio , certamente che gli 
altri favellatori non intendevano lui : ed è ciò che indi- 

l5 * 



2^4 Letteratura 

car volle il poeta . Ma io so?i fermo , che quelle voci A 
NULLO £' NOTO debbono intendersi A NULLO DI 
NOI DUE : a Virgilio e a Dante : benché a questo come 
visitatore delV inferno , non come sublime scrittore della 
Cantica. Perocché Virgilio per non parlare a vuoto, dice 
a Dante di lasciarlo , non essendo inteso da loro , e que- 
gli non intende la loro favella . E qui ragionando col 
poeta diciamo : che il linguaggio di Virgilio e di Dante è al 
linguaggio di Neinbrotte , come il Nembrottiano a a quel- 
lo di Dante e di Virgilio . 3Ia siccome il parlare di Dan- 
te e Virgilio , benché non compreso da lui , è pur una 
favella così tale debb' essere quello di Nembrotte , benché 
da Dante e da Virgilio non compreso . Queste sono argute 
investigazioni j e il Lanci ha tatto l'estremo dì sua forza per 
trarre il senso di que' versi al bisogno suo . Ma se questa è 
una verità si dee pur confessare col medesimo Dante che a 
pie dal xiero sempre il dubbio rampolla . Onde questa si fa- 
rà forse una bella materia per disputare fra coloro che segui- 
ranno le parli del nostro interprete , e quegli spiriti pili dif- 
ficili , che non volessero stare contenti alle sue considerazio- 
ni . Intorno le ragioni Arabiche lasceremo il deciderne a' co- 
noscitori delle lingue orientali : di cui in questi fogli noi li- 
beranaente riferiremo i giuJicj . Imperocché a questi principal- 
mente s'è rivolto il nostro professore : mostrindo cosi quanto 
ei confidi nella bontà della sua causa . Onde ha ìnlitul.ito il 
libro al doltissimo Mezzofanti , che è il più celebrato fra i 
Poliglotti Italiani viventi . E cosi il Lanci si divide dalla 
scliiera di quegl' indovini , che saprebbero con radici d'igno- 
te lingue dare significanza al gracidare de' corvi , ed al mug- 
gire delle vitelle : e che veggono eserciti , e palagi nelle fi- 
gure delle nuvole, quando sono girate dal vento . Se duniiue 
il voto degli Arabisti sarà pieno ed uni forme , seconduchè 
ci fa credere la dottrina dell' Ah. Lanci allora si farà dcbi- 



i 



Versi di Nembrotte e di Pluto. aaS 

to de' chiosatori il cercare quegli argomeati onde meglio sciol- 
gasi la questione che nasce dal ragionare di Virgilio . Diremo 
intanto , che sarebbe cosa al tutto strana , e quasi incre- 
dibile che Dante avesse scritte quelle lettere coli' intendi- 
mento di nulla significare : e che poi nell' Arabo si trovas* 
sero esprimere uu alto , nuovo , e cosi degno concetto . E 
questa sarebbe sempre una assai bella curiosità letteraria ; e 
non meno meravigliosa , che il veder formato il primo verso 
dell' Eneide con lettere che un fanciullo tirasse a caso fuori 

di uà urna . 

( Sarà continuato ) 



2a6 



SCIENZE 



Sul moto della Canfora nelV acqua . Lettera al chia- 
rissimo Signor Professore Barlacci . 

JAiandando ne' momenti di ozio su i primi nume- 
ri del pregiatissimo Giornale la Biblioteca Italiana 
mi sono nuovamente imbattuto nella Memoria del Si- 
gnor Conte Paoli suU' Attrazione di superfizie , nel- 
la quale 1' egregio Autore prende motivo dal movi- 
mento siiir acqua della canfora , e di altri corpi di 
combattere 1' opinione del Professore Carradoiù sulla 
differenza della forza di adesione dalla chimica affi- 
nità . Veggendo che il Signor Conttì non è alieno 
dall' attribuire in parte il fenomeno della canfora al- 
le volatili emanazioni di questa sostanza , e che egli 
dà molto peso agli esperimenti de' chiarissimi Fisici 
Venturi , Brugnatelli , e Prevost tendenti tutti a pro- 
vare la stessa cagione , mi sono indotto a comunicar- 
le un mio tentativo , il quale sebbene semplicissimo 
non è stalo , per quanto io sappia , fatto da altri , 
e che già da parecchi anni ho partecipato a qualche 
mio amico curioso delle fisiche novità . Nel farmi per- 
tanto ad esaminare il movimento della canfora suU' 
acqua io allora non avea presenti che due cagioni 
soltanto del fenomeno , quella proposta da Romieu , 
vale a dire 1 elettricità , e 1 altra da Venturi , gli ef- 
fluvj cioè emanati da quel materiale urtanti nell' 
acqua , e ripercossi sopra di esso . Per determinar- 
mi con vma sufliciente probabilità alla investigazione 
dell'una, o dell'altra volli conoscere adeguatamen- 
te il fenomeno , e in tale circostanza feci le seguenti 
osservazioni, i.'* Gettati più pezzetti di canfora sulla 
superlizie di un' acqua limpida e tranquilla , il fé- 



Moto della Canfora . 227 

nomeno die apparisce consiste meno nello girar de' 
pezzetti siiir area del liquido , dappoiché bene spesso 
non si allontanano da quel punto , ove sono caduti , 
quanto nello scostarsi dall'acqua circostante ora in 
un lato , ora nell' altro , e con tal sorla di moto 
che non esiterei chiamare piccioli salti . 2.° Meglio 
assai riesce la cosa quando i minuzzoli sono scabri , 
irregolari , ed in conseguenza presentano degl' inter- 
stizi fra le particelle prossime alla superficie : ho pro- 
vato di porre suU' acqua de' cubetti di canfora levi- 
gati nelle facce con lamina di coltello , e gli ho ve- 
duti restare immobili. 3.' Se i minuzzoli oltrepassano 
una certa grandezza conservano lo stalo d' inerzia ad 
onta che sieno scabri , ne abbiano alcuna forma geo- 
metrica . Siffatte osservazioni , dalle quali mi par- 
ve rilevare non solamente l'urto reciproco tra l' ac- 
qua e la canfora cagionato dagli effluvj di questa , 
ma le circostaze ancora naturalmente opportune ed 
al producimento degli effluvj , ed al sollevamento de' 
pezzi , siffatte osservazioni , dissi , mi resero inchine- 
vole al parere di Venturi , e mi decisero a sperimen- 
tare se impedita 1' evaporazione della canfora conti- 
nuavano o nò a muoversi i pezzi , Non vidi altro 
modo di arrestare V evaporazione , e non ari-estare 
al tempo stesso 1' elettricità , se per avventura 1' esi- 
to di questa avesse avuto luogo , che quello di av- 
volgere i minuzzoli con sottilissimo strato metalli- 
co , ed a tal uopo mi valsi di quelle tenuissime fo- 
glie di oro , delle quali si servono i doratori . Pre- 
si adunque vari pezzetti di canfora , e mi studiai da 
prima che fossero egualmente scabri intaccandoli leg- 
germente colla punta di un ago ; diedi in oltre po- 
chissima superiorità in grandezza a quelli , che do- 
veano rimaner nudi , per compensare il peso , qua- 
lunque esso sia , della copertura metallica ; ricoper- 
si infine questi colla foglia di oro , lo che facilmen- 
te ottenni coli' inumidirli pria alquanto colf alito . 
metterli poscia a contatto dell^ foglia , e in di ver- 



22$ Scienze 

sì sensi ruotolarli sopra di essa mediante 1 estremo 
ottuso dell' ago sincliè niun pimlo fosse rimaso sco- 
perto . E' facile il concepire che questi fiammenti di 
canfora rivestiti della foglia di oio aveano qua e là 
delle punte dove più , dove meno ottuse , delle qua- 
li poteva liberamente uscire l'elettrico fluido , quan- 
do vera stata fosse l'opinione di Roinieu (r/) . Pos- 
so però accertarla , Signor Professore , che gettati tut- 
ti i pezzi sopra l'acqua contenuta enti'o un largo 
recipiente , ed osservati con occhio armato di lente, 
mentre quelli nudi offrii'ono il consueto fenomeno , 
quegli altri rivestiti di metallo non manifestarono spe- 
zie alcuna di movimento . Ho proliuigato la prova 
per più ore , e 1 ho ripetuta quante volte mi è oc- 
corso mostrarla) a chi avea vaghezza di veder egli 
stesso r esperimento , e sempre con egiial risultanza. 
Io ne dedussi allora la conseguenza che non V elet- 
tricità , ma )e volatili emanazioni della canfora fos- 
sero la cagione del di lei movimento suU' acqua , niun 
riguai'do aven(!o all' attrazione di su})erf)cie : Ella uje- 
glio di me potrà mettere a calcolo 1' influenza di 
quest' ultima pretesa cagione , e conciliare gli esperi- 
menti c!ie la sostengono con quello che le ho io rife- 
rito , e con tutti quelli che convengono col mio . 
Oserò soltanto dirle che senza impacciarsi in esperi- 
menti , chi si fa ad esservare unicamente il fenomeno 
non vi scorge 1' azione equabile e tranquilla di una 
chimica forza , ma 1' urto interrotto e violento di 
una meccanica potenza . Gradisca questo lieve atte- 
stato della mia stima e mi creda ec. 

G. F. 



(a) Lasciando i pozzetti per più ore sull' acqua mi confermai 
«he r involucro metallico realmente impediva il dissipamento del- 
la sostanza , poiché a capo di detto tempo non ritrov.ii i pezzet- 
ti nudi , e vi ritrovai quelli coperti . Finalmente a poco a poco 
si di^fii la copertura, ed anche questi si volatilizzano . 

(0 Siccome mi sono avveduto da poco tempo clic in questo 
esperimento hawi una porzione dell' ossigene dell' ossi<lo , che 
si sviJnpp.T, per('iò si deblie tener conio di cotesta quantità di 08- 
■i'vsono: s\ihippTrn . n.fTuu-hé V analisi proceda eoa csatlf/.za . 



22< 



)i[/ìessioni sul Ragionamento del Sig. Dottor Palazzini 

dintorno al vajuolo umano die ha regnato nel i8i6 nel 

astretto di Viadana in confronto del vaccino : dirette 

il Sig. Prof. Giacomo Folcili dal Dottore Giuseppe 

^onelli . 

Chiarissimo Sig. Professore 

el num° XXV. degli Annali Universali di Medicina del 
\. Dottor Omodei (fascicolo di Gennajo 1819) ho letto 
ìgionamento del Sig. Palazzini intorno al vajuolo urna» 
, che ha regnato nel Distretto di Viadana . Non dirò , 
le mie osservazioni fatte qui in Fallano nel i8i5. e 
lite con alcune dilucidazioni in un Rapporto (1) non 
ho uniformi a quanto il medesimo asserisce: dirò per al - 
non potersi negare , che il parere unanime dei più eru- 
li Pratici, e l'esperienza che con linguaggio sempre ugua- 
ha parlato per organo di tanti diligenti Vaccinatori , non 
sdano del tutto d' accci-do con quanto leggiamo nel divi- 
ito rngionamento . Ed affinchè dopo tante discussioni, ed 
Isami , a' quali la vaccinazione ha vittoriosamente resistito 
lotto il sagace rigore di Comitali , d' Istituti , e di Accade- 
lie le più illustri , non abhia a rendersi successivamente 
liosa una pratica cosi salutare, e benefica presso i timi- 
li , o presso chi ragionar volesse a suo modo sopra i teo- 
retici pensamenti del Sig. Palazzini , vengo ad esporre alcu- 
mie riflessioni sopra il di lui scritto . 
Riferisce il Sig. Palazzini , che sei vaccinati furono assa- 
llili del vajuolo arabo , quattro de quali il contrassero termi- 



(1) Inserito fra gli Articoli della Società TVIedico-Chirargica di 
l'arma nel fascicolo 60 dsl suo Giornale per il 1816. 



aSó Scienze 

nata appena la vaccina ( pag. 3y. ), uno sul finir di que- 
sta ( pag. 38. ) laddove 1' altro era stato vaccinato dieci anni 
innanzi ( png. cit. ) . Le sue molte e varie riflessioni in pro- 
posito eli' Egli dice discendere dalle fatte osservazioni , di- 
rette ad iscolpare la vaccina dalia calunnia , che imputar si 
potrebbe di non aver preservato , riduconsi alle tre scjjnen- 
ti . Son desse la vreesistenza , o coesistenza del vajuolo ara- 
bo col vaccino in forza di epidemico predominio ; la pos- 
sibile alterazione , o illeggittimità del pus vaccino in cor- 
so , e finalmente V imperfetto perturbamento , o mutazione 
del sistema animale in forza di cui non possa che in parte 
essere esclusa V invulnerabilità del sistema istesso all'azione 
contagiosa di simil genere ( pag. ^o. ) . Or queste ragioni 
da lui" ricercate nel modo il pia plausibile onde ispiega- 
re l'attacco dell' Arabo nei suoi vaccinati, non sono tali 
a parer mio da giustificare la vaccinazione , che anzi sotto 
il peso della sua relazione capaci sarebbero ad oscurarla , se 
esaminate col più imparziale snulinio non si rinvenissero 
appoggiate a mal fermo sostegno . 

Ed in quanto alla prima sembrami Sig. Professore Chia- 
rissimo che molte diffìcolcà si oppongano onde stabilire la 
preesistenza o coesistenza del vajuolo arabo nei quattro in- 
dividui da lui nominati alla pag. 3y ( cioè nei due Sacca- 
ni , e nei due Negrini ) ; giacché 1" arabo non comparve con- 
Icmporancanienle al vaccino, ma bensì dopo lo sviluppo, e 
termine di quest' ultimo j che vai quanto dire, dopo il com- 
pimento di tutte le fasi del vacciuo . Quest' ultima rifles- 
sione guida a conchiudere , che 1' arabo sviluppatosi ni i vact 
cinati in quistione sia stato contratto posteriormente alla ino- 
culazione vaccina , e che il corso del vajuolo vaccino nei 
niedesimi fosse meramente locale . Ed infatti se vogliasi por 
mente agli efi'etti del periodo terzo del vaccino nel suo cor- 
so non locale, ma costituzionale, si rileverà ajjevolmente , che 



Vajuolo Umano e Vaccino. sSi 

in tal periodo si esercita sulla fibra del vivente orgnnismo 
una mutazione , una modificazione specifica , propria , e re- 
lativa allo stesso vaccino ( giusta l'opinione di Rubini) (2) 
che toglie la suscettività a contrarre il vajuolo arabo . Or 
di tal indole appunto ti è dimostrata realmente 1' energia di 
azione di qnesto terzo periodo ( chiamato anch' esso costitu- 
zionale ) ', cosiccbè nella ej)idemia dell' arabo ( per tacere 
tante altre epidemiche costituzioni ) , di cui parla Carra- 
dori nel Voi. Vili, del Giornale Pisano ( pag. 28.^ ), e nel- 
la epidemia , di cui ho reso conto nel mio rapporto , non si 
è osservato manifesJnrsi 1' arabo dopo il corso regolarmente 
e costituzionalmente compiuto della Vaccinazione . Lo si è 
bensì riscontrato svilupparsi in alcuni individui contempo- 
raneamente al corso del vaccino , coincidere le varie sue 
fasi con i diversi periodi di questo , come 1' azione locale 
del vaccino colla delitescenza dell' arabo , il periodo costi- 
tuzionale del primo collo stadio di azione locale del secondo 
e così discorrendo delle altre fasi di essi ; non mai però do- 
po che in virtù di un corso costituzionalmente compiuto del 
vaccino si era indotto nella fibra dell' organismo vivente quel 
cambiamento , quella modificazione specifica , che render lo 
dovea invulnerabile ad attacchi di nuova infezione . Alle ri- 
flessioni , ed ai fatti fin qui enunciati accrescono una con- 
ferma senza eccezione le belle prove instituite da quel sa- 
gace , e profondo osservatore il Sig. Dottor Sacco nell' aver» 
inoculato il vajuolo arabo in diversi periodi della vaccina. 
Ha egli riscontrato seguire lo sviluppo , ed il corso dell' ara- 
bo , allorché il di lui innesto si esegui dal primo al quinto 
giorno dell' innesto vaccino : ha rilevato prodursi qualche leg- 
giera alterazione nel luogo delle incisioni , ed anche qual- 
che pustola , se 1' inoculazione si fece dal quinto all' unde- 

(2) Kirtessioni sulk felibri chiamate gialle , e svxi contasi la genere. 



2Ò2 Scienze 

cimo; ma osservò per altro 1' intinn inefficacia dell'irtnesto 
dell'arabo, qualora questo si fosse praticato doli' undecimo 
al decimo terzo giorno dopo l'inociilTto vaccino. Donde emer- 
ge , che siccome i fenomeni i più ycnerali , i più costanti , 
ed insieme i più essenziali , che caratterizzano il terzo pe- 
riodo della vaccinazione , sono ( come ognun sa ) la forma- 
zione dell' areola con un aspetto di flogosi flemmonosa , ed 
una pirettica alterazione universale , o almeno perturb^zio- 
no febbrile, cosi innanzi allo sviluppo di questi fenomeni 
non ha luogo l'azione, la virtù preservativa della vaccina . 
Ma dopo la formazione dell' areola , dopo la maturazione 
perfetta delle pustole non è più capace l'individuo ( co- 
me lo era precedentemente a quest' epoca ) di essere attacca- 
to dal vajuolo naturale . Egli è quindi , che il dirsi ora , 
che il vajuolo arabo sopraggiunto dopo uà corso compiuto 
della vaccinazione preesistesse delitescente , sarebbe lo stes- 
so che il dire , che il vaccino non abbia impresso nella mac- 
china il suo grado d'invulnerabilità alla infezione dell' arabo j 
e che per conseguenza da questo non preservi la vaccina- 
zione , e che sia dessa inutile. E con ciò quale onore al- 
la vaccinazione ? quale omaggio alla verità ? Laddove però 
se il nostro A. , invece di ricercare una nuova ragione del 
fatto , non si fosse egli allontanalo dalla opinione emessa da 
tanti valenti Pratici ( quale non vorrei supporgli ignota ) sul- 
la reiterata infezione dell' arabo possibile ad avvenire in alcu- 
ni individui specificamente costituiti dalla natura (3) ; avreb- 

(3) i\li astengo dal qui nuovamente riferire il parere dell' Isti- 
tuto Nazionale della vaccinazione di Londra, le opinioni di Gardien, 
di Demaiigeon , e del mi» ottimo amico il eh. Professore Wlatthcy, 
avendo io di i-ió diffusamente parlato nel mio citato Rapporto, spe- 
cialmente nelle note 6 e j. Ved. Borsieri „ De variolis §. i65. „ e 
l'osservazione di Jlewson citata alla pag. i4J>- del Voi. i. del Giorn. 
di Med. prat. del Sig. Consigliere Brera. Anche il Dottore Albers di 
VVutistorf in una Memoria, di cui si fa cenno nei nuovi Commen- 
tari 'li Padova (Voi. i. pag. 3i6. ), espone dei fatti, dai quali risul- 



Vajijot.0 Umano e Vaccino . 233 

be potuto convincersi , c'ic iu questi 1' inoculazìoue vacciua 
garantisce per la prima volta dall'arabo, e die avrebbe (les- 
sa dovuta ripetersi onde assicnrnrne 1' ulteriore preservamen- 
to . Che se all'esposte idee aggiungasi , che lo stadio di de- 
litesceuza dell'arabo, per quanto voglia supporsi più lungo 
di quello del vaccino , non potrà al certo uguagliare tutta 
la durata del corso costitu/oionale di questo ; non si avrà un 
nuovo motivo per non sottoscriversi alla preesistenza dell' 
arabo nei vaccinati del Sig. Palazzini ? Dunque, siccome in 
tutto 1' intiero corso del vaccino non si vide sviluppo dell' 
arabo , né di segni prodromi della sua eruzione ; così dovr;i 
dirsi , che 1' arabo siasi contratto posteriormente al periodo 
costituzionale della vaccina . Qualora poi ammetter si voles- 
se , che Io stadio di delitescenza dell' arabo possa essere di 
una ben lunga durata , cosicché conceder si volesse altresì , 
che la ragazza, di cui paria alla pag. ^2., tro\andosl di 
mal limole, e di mal essere quattro o cinque giorni prima 
dell'innesto vaccino avesse attualmente delitescente il vajuolo 
arabo ; non ne siegue già con quella certezza che egli s' im- 
magina ( nel fine della cit. pag. 42.)» ^^'^ la /orza respetti- 
va contaggiosa dovette reciprocamente elidersi percorrendo 
un corso fiacco il vaccino, ed un coi so brevissimo P (ik/- 
bo vajuolo die sopraggiunse . Giacché se il vajuolo arabo 
era delitescente, ne siegue, che non avea e§so agito sulla 
fibra dell' organismo medesimo . E se non aveva agito , non 
poteva aver prodotto quel cambiamento , suscitato quel mor. 
boso processo chimico-animale , in virti'i di cui si diminui- 
sce , o si toglie secondo le circostanze la suscettività a nuo- 
ta , che molti indh'uhd possono casen' attaccati dal vajolo ( natu- 
rale) anche due volte. Merita \>oì di essere ri( ordito non seii/a 
grande elogio quanto fie ;ivvi:^a Brora in riguiì-do a questa cotanto 
diversa opportunità ocoasioiiaU' della fibra viveuie alla su'^cettività 
dei contagi nella sua Opera,, Dei contajjj , e cma dei loro uftetti ec.,, 
pag. i56, e iBy fascio. Ili. 



a34 Scienze 

ve identiche affezioni (4) . Dunque l' arabo non poteva^cc- 
care il vaccino . Ma se fiacco, se lento fu il corso del vac- 
cino dunque dpvrò conchiudere, che il Sig. Palazzini sotto la 
voce di un corso lento ( che nei suoi enunciati individui 
fece il vaccino ) voglia intendere ciò , che tutti gli esperù 
Pratici esprimono col vocabolo dì corso locale . Ma se vo- 
gliam dirlo locale ; ne siegue che non fosse costituzionale : e 
se non fu costituzionale non ha in tal circostanza alcun luogo 
veruna dilucidazione neU' impugnare la preesistenza , o coesi- 
stenza dell' arabo col vaccino ', essendo purtroppo noto che la 
vaccina locale, quantunque innestata quindi in altri individui 
produca la vaccina costituzionale, nuUadimeno non preser- 
va r individuo , su cui non ha costituzionalmente agito . 
Innanzi nero di passare all' esame delle altre teorie del 
Palazzini , mi si offre a considerare una esperienza dal me- 
desimo fatta , la quile è una imperfetta replica di altra con- 
sìmile già prima da me eseguita nell'anno i8i5, ed espo- 
sta nel testé citato rapporto . Un esperimento dì questa 
natura , e ( quasi direi) di novità, qu^il da niuno 6a qui 
erasi tentato ( per quanto io <iii sappia ) in quell' estensio- 
ne , in cui fu da ma istituito; esperimenta diretto ad ag- 
giungere un gran lustro alla virtù anlivajuola del vaccino , 
non meritava di essere con si fredda concisione esposto , co- 
me egli ha praticato (5) . Ma boasl potevasl nella esperien- 
za esaminare il fitto con pien criterio, ed osservarlo in tutta 
la sua ampiezza , non che in tutte le sue i-clazioni senza sten- 



(4) Brera 1. c'it. pag. 19. Fascìc. I. 

(5) ^ella pag. 44- irmitaadosi a dir solamente . „ Che la forza 
„ del vaccino poi sia prtvatcnte in confronlo di quella dui natura- 
„ le , viene diinoslralo in un modo assai chiaro da una esperien- 
„ za non ha gaari da me inlraprt-sa . Avendo rinni'^tufa una pari 
,, cfuantità di pus vaccino , e di umano , Z' inferma che fii con 
,, codesta miscela innestala non sofferse che un lento , e poco 
„ pronunciato vaccino „ . 



Vajuolo Umano e Vaccino. a35 

dere un. velo sull' intiero esito dall' esperienza medesima . 
Non dovevasi specialmente obbliare la descrizione precisa 
dell' integrale andamento , forma e caratteri delle pustole 5 né 
dovevasi tralasciare il proseguimento della esperienza fino ad 
inoculare qualche individuo coli' umore in esse pustole ela- 
borato , onde assicurarsi , se questo nuovo innesto promuo- 
veva lo sviluppo dell' arabo , o del vaccino j o se realmente 
dalla infezione del primo garantiva , come io ebbi la soddis- 
fazione di rilevare . E se Willan inoculò contemporaneamen- 
te i due fluidi ad un medesimo individuo ; opinò poscia , 
che ,, i fluidi vajuoloso , e vaccino infievoliscono mutua- 
mente la loro azione respeltiva senza distruggerla affatto ; 
laddove dietro la mia esperienza dimostrai palese la intiera 
decomposizione, la perfetta neutralizzazione del contagio del 
vajuolo arabo operata dal vaccino nel luogo medesimo della 
pustola, in cui sì era da me simultaneamente deposto un dopo 
l'altro il pus del vajuolo arabo , e l'umore vaccinico senz' 
alcuna previa miscela dei nominati fluidi , ond' evitare quest' 
alterazione , eh' era realmente facile ad accadere nel trat* 
lenimento richiesto per la miscela di essi in seno all' aria 
atmosferica , e che tanto da lui a buon diritto si teme . E 
forse per questa ragione saggiamente dal n. A. avvertita 
( pag. 5o. ) , ma quindi sventuratamente trascurata nel tem- 
po dell' esperienza , accadde a lui di riscontrare nel soggetto 
del suo esperi nìento un lento , e poco pronunziato vaccino . 
Né fìa ciò maraviglia , giacché ,, il vaccino tenuto esposto 
anche per brevi istanti, all'azione dell'aria, e della lu- 
ce affatto manca di azione „ (6) . 

Cosa dirò poi dell' esame , che fa il Sig. Palazzini delP 
attuale qualità intrinseca del vaccino in confronto della pri- 
mitiva ! Fuvvl recentemente il Dottor Kinglake , il quale 

(6) Brera 1. cit. pag. 102. Fascic. III. 



236 Scienze 

dichiarando falsi per Io più gli ese nipj della inefflcacia della 
vaccina noli' investigar la ragion di un qualche,fatto realmen- 
te veridico di sopravvenienza del vajuolo nei vaccinati , fa 
travedere qnalche dubbio della indebolita forza dell' umor 
vaccinico inoculato , ma più l'attribuisce ad ,, una qualche cir^ 
costanza dovuta tutV al più al temperamento (7). Soggiun- 
ge quindi con molto savio giudizio in difesa della scoperta 
àennerina , che la maniera ,, per decider meglio <juesta que- 
stione ( cioè della verità del ritorno del vajuolo nei vaccinali) 
,, si è di ripoìtare e ben esaminare i fatti riferiti di va- 
„ juolo naturale alla vaccinazione succeduto . Il termine 
,, vajuolo naturale e un' espressione troppo vaga per de- 
,, cidere in realtà della presenza di questo esantema . Es- 
„ so può infatti presentarsi in diverse circostanze con una 
„ forma in apparenza la stessa , ed essere poi in soslan- 
j, za digerente nella sua natura costituzionale , ed anche 
„ locale . . . ( 1. cit. ) Voglio per altro nel discorso in pro- 
posito ciecamente credere alla natura delle osservazioni del 
n. A. e tenere per vero vajuolo 1' eruzione sopravvenuta ai 
di lui vaccinati , quantunque non ne abbia alcuna istoria ri- 
ferita . Le ragioni però, ch'Egli adduce per riguardare al- 
terata l' attuale materia vaccinica in corso , saranno per me 
di grave peso , quando egli potrà dimostrarmi essere state 
le sue teorie all'unisono colla pratica osservazione , la quale 
abbia presentato nei suoi vaccinati un esito egualmente e 
generalmente discorde da quello , che solevasi ottenere coli' 
umore vaccinico di fresco umanizzato . Non intendo io già 
di negare , che in genere la vaccina col lungo riprodursi fra 
i bambini in virtù di ripetuti innesti nella specie umana giun- 
ger possa al punto di perdere affatto di efficacia . Ma nel 
caso nostro finchò dica il Palazzini , che se il vajuolo na- 

(7) V. Giorn. di Wledic. pral. di Brf ra Fascie. XXXV. pag. 244. 



Vajuolo Umano e Vaccino. 2^7 

turale avrebbe assai più dilatato i suoi confini „ se la vac- 
„ dilazione ( pag. ,^7. ) la quale si esegui dal D. Orsi di 
„ Cizzalo con la pia grande sollecitudine , non avesse tol- 
„ to a codesto morbo il luogo , o^e posarsi ,, che ( p. 38. ) 
vaccinava ( Egli ) con esito pieno tra i molti una in- 
tiera famiglia di sette figli , e che fra questi fu assalita 
una giovinetta ,, . . . in cui il vaccino, senza essere spurio 
„ fatto avea un corso assai lento „ : che ( pag. 3ci. ) i 
due fratelli di Luigi Pesci vaccinali nel tempo istesso , in 
cui Luigi era afltdtto dell' arabo ,, restarono illesi dal con- 
„ taggio vajuoloso „ : die pag. 48. fra le tre sorelle della 
famiglia Tosi una fu vacciiTata „ core cinque buone pustole , 
le quali fecero tutte un regolare andamento , alla seconda 
non fu attaccata che una sola pustola , la quale anch'es- 
sa fece un corso vigoroso , e regolare , e la terza si eva- 
se dall' operazione ,, dal complesso di lai miste osserva- 
zioni senza uniformilk di egual successo mi veggo costretto 
a coachiudere senza tema di errare ( per quanto sembrami) 
che non siasi alterato il suo umore vaccinico . Giacché avreb- 
be l'arabo dilatato i suoi confini ad onta della vaccinazione 
del Dottor Orsi da lui riferita ; non avrebbe secondariamen- 
te potuto dire, che vaccinava con esito pieno : che anzi avreb- 
be il vajuolo arabo dovuto invadere tutt' i sette della fami^ 
glia di Casaletto , gli altri due fratelli del Pesci , e tutte tre 
le sorelle della famiglia Tosi qualora 1' umore vaccinico sof- 
ferto avesse realmente quell' alterazione , che da lui gli vie- 
ne ora imputata . Riscontransi talvolta , è vero, delle anoma- 
lie sull' esito della vaccinazione , ma uopo è rammentare , 
che desse furono rilevate in ogni tempo anche colla pratica 
di umor vaccinico di fresco umanizzato , e convien confessare 
che desse il pii\ delle volte non dall'alterazione di un tal 
umore dipendano , ma bensì da una diversità , che infinita 
dimostrasi nelle umane costituzioni , E se convalidar volessi 
G. A. To.n. 16 



a58 Scienze 

con qualche documento tal mia assertiva, difficile non mi 
sarebbe il produrre una serie di fatti , che consognati si leg- 
gono o nelle varie opere periodiche , o in altre che apposita- 
mente della vaccinazione discorrono . Piacerai fra le tante di 
scegliere una delle osservazioni di M. Granier registrate in 
pna sua memoria coronata dalla socieià di Medicina pratica 
di Montepellier , ed inserita nel primo volume degli Atti di 
essa Società. Ci racconta Egli avere inoculato molti fanciul- 
li coir umor vaccinico tratto dalle pustole di un bambino, 
che trovavasi attualmente al settimo giorno di corso del vac- 
cino. In uno di lai fanciulli si osservò nell'indomani in una 
delle iiicisiijul una pustola acuminata , quale infiammando- 
si rese dopo due giorni una materia saiiiosa , e sanguino- 
lenta , dopo di cfi : inaridi spouLneamìnte nel non) giorno. 
Mostrossi intanto fin da questo il la vera vaccina nelle due 
incisioni drll' ahro braccio, e percorse questa reg'darmeate i 
suoi ordinar] periodi. Oc silfalia anom.tUa potrà dirsi, che 
dimostri un' alterazione dell' umor vaccinico ? 

Ma ciò non è tiiuo; poiché esteude ancor più oltre il 
n. A. i suoi ragionaioenli , e ci avverte, che per la di luì 
enunciata cagione d' imperfetto perturbamento , e mutazio- 
ne del sistema animale , di mutazione imperfetta per pover- 
tà , o irresolarità di azione , non possa che in parte essere 
esclusa l'invulnerabilità del sistema istesso all' azione conta- 
giosa di sirai] genere 3 imperfetto perturbamento, dissi a cui 
attribuisce Egli la terza cagione della sopravenienza dell'arabo 
al vaccino. A tal effetto pertanto, dopo aver detto (pag. ^0.') 
che il vaccino nei cinque , a cui sopragiunse dappoi l' uma- 
no 'Vajuolo , senza portar con se caratteri , che lo potes- 
sero per ispurio qualificare fatto avea un corso assai len- 
to e benii^no „ passa quindi , a credere che inducendosi co- 
si nel sisteraa una imperfetta, ed irregolar mutazione, non 
debbasi ,, se non che imperfettamente togliere alla machi- 



Vajuolo Umano e Vaccino. 239 

na la suscettibilità di contrarre il vajuolo a''abo , e forse 
soltanto per un certo tempo , e sotto V influenza di certe , e 
date circostanze „ : Siccome però 1' enuaciata dottrina del 
Sig. Palazziol riman tutta fondala sullo stabilimento di una 
terza specie di vajuolo vaccino , lenta da lui denominata 
( pag.. 45 ) la eguale tenga un luògo medio , per così dire, 
tra lo spurio, ed il vero j cosi mentita L[uest' ultima , viensi 
a rovesciare in un colla distinzione del fondamento il suo 
teoretico edìfizio . 

Neil' intiero decorso del suo ragionc'raento si è il n. A. 
sovente valuto delle voci di corso fiacco del vaccino , corso 
lento , fasi assai lente j \ìr però mai sempre obblìato d'il- 
lustrare le sue espressioni con un esempio, autenticarle con 
qualche istorica narrazione . Sfugijita con ciò sarebbe quell' 
ambiguità di senso non disgiunta presentemente dalla espres- 
sione di corso lento, e che permette a prima giunta di esi- 
tare a decidersi per la credenza , se lento sìa stato questo 
corso in riguardo alla durazione più protratta , o in riguar- 
do all' attività meno energica , o in riguardo dell' una , e 
dall' altra , insieme . Il prelodato M. Granier ( 1. cit. ) ci 
racconta , che una fanciulla di tre anni , la qmle fin dall' 
epoca della sua nascita ritiovavasi in uno stato di languore , 
e di debolezza estrema fu vaccinata contemporaneamente a 
molti altri bambini . In tutti com,)iutamente riuscì la vac- 
cinazione fuorché nella fanciulla di tre anni ; giacché in que- 
sta circa l'ottavo giorno presentossi in una sola incisione una 
pustolina , che si accrebbe con una lentezza straordinaria . 
Alloichè ebb" essa acquistato tutto il volume proprio del suo 
sviluppo , era larga , poco elevata , circondata da un areola 
assai scolorita , e conteneva una materia di fosco colore : la 
crosta leggiera e molle non cadde che al 3^. giorno della 
sua comparsa ; or qui vedasi qual precisione nel descrive- 
re la forma , e J .ludamento delia pustola , non che i ca- 
lò' * 



24o Scienze 

ratteri della sorprendente lentezza ; né altro vi manca sal- 
vocbe la notizia suli' effetto preservativo dal vajuolo . Or non 
leggiamo in tal fatto con tutta 1' evidenza un anomalìa di- 
pendente dalla particolar costituzione dell' umor vaccinico , 
non da una specie singolare e sui generis della vaccina da 
distinguersi col nome di lenta secondo il Sig. Palazzini ? Ci 
assicura il Sig. Gav. Brera ( pag. 160. delle sue lezioni cit. 
dei Contagi ec. ) , che nell' Aprile del 1802, in virtìi di 
una fredda temperatura dell' atmosfera la piìi gran parte dei 
bambini da lui vaccinati rimase senza successo, e che nei 
pochi , nei quali si manifestò 1' effetto si vide differita 1' e- 
ruzioue delle pustole fin oltre il 12". 14°- e 20°, giorno an- 
cora dopo il seguito innesto . Or parla Egli forse di mate- 
ria vaccina alterata ? non già. Ma se spinger vogliamo ancor 
più innanzi il discorso , fino ad analizzare alcune proposizio- 
ni del n. A. sparse in più luoghi del nominato di lui Ra- 
gionamento , dedur ne potremo con agevolezza , che : se il 
suo vaccino non fu spurio ( pag. 87. e 4^ ) ? *^ ^^ P^''" 
corso le sue fasi costituzionali assai lentamente ( pag. 87 ) j 
se ha iiulotto ( per servirmi delle sue medesime parole ) un 
perturbamento imperfetto , irregolare ( png. 49 ) j sia stato 
il vaccino negl' individui in quistione legittimo , e genuino 
ma locale soltanto . Desterebbe quindi sorpresa nell' animo 
di chiunque il riflettere , con qiial diritto affermar si pos- 
sa , che un cosi descritto vaccino abbia percorso ( come egli 
dice ) le sue fasi costituzionali , se scampo non vi fos- 
se a sottrarsi dall'errore col ritenere le medesime non per 
fasi costituzionali , ma per fasi unicamente , e semplicemen- 
te regolari ; giacché sotto il senso di corso costituzionale in- 
tendesi presso tutl' i più sensati Vaccinatori quel corso vac- 
cinico , il quale abbia suscitato febbre, e perturbazione feb- 
brile (8). Passando dunque la cosa in lai termini , chiaro 

(ii) Legg. specialmente la lettera flel Doitor Matty al Prof. Bar- 
zellotti nd Voi- VII. del Gioni. di .Alc^l. prat. di t^i'^ra. 



V AIUOLO Umano e Vaccino. h^l 

apparisce essere slato unicamente locale il vacdiiio , di cui 
Egli ragiona . Ma , e se locale ei fu , che meraviglia , se 
1' arabo siasi qniiidi sviluppato ? E con quale solidità di ra- 
ziocinio potrà dopo ciò sostenersi eoa il n. A. l' esistenza 
di un' altra specie di vajuolo vaccino , la quale ara , per 
così dire ( son sue parole ) tra lo spurio ed il vero , ma 
ehe ad ogni modo non arriva ad indurre nelf economia 
animale una perfetta e regolar mutazione ( pag. 4^) ) ? Non 
dovremo anzi , in vece di adottare questo nuovo ritrovato di 
una specie lenta , riconoscere sotto il di lei aspetto la mede- 
sima legittima vaccina-, la quale per qualche particolar circo - 
stanza non abbia nell' individuo sviluppata la sua specifica 
azione costituzionale, da cui unicamente , ed immediatamente 
dipende il tanto sorprendente effetto preservativo della vaccina ? 
Giova dunque dedurne , che non ha essa degenerato dai carat- 
teri della legittima vaccina ; che non è una specie diversa daU 
la legittima , e vera vaccina j e che alcune anomalìe , le quar 
li talvolta sì offrono all' occhio del pratico traggano origine da 
uno stato di particolar costituzione individuale da un diverr 
so grado di quella opportunità occasionale , che rende mer 
no atto l'individuo ili quell'epoca a risentire gli effetti del- 
la potenza irritante , ed a reagirvi . 

Qui però non han termine le riflessioni del u. A. poi- 
ché soggiunge Egli , che per la da lui enunciata cagione ere- 
de fermamente ( pag. 45 ) che in molti una sola pustola 
( di vaccino ) , ed anche due non arrivino a soddisfare 
perfettamente allo scopo . Affm di rendersi però ugualmen- 
te ferma una siffatta credenza nell' animo di tutti , richie- 
devasi in favore dell' addotta opinione il sostegno di altret- 
tanti esempj , per quanti ve ne sono in contrario ; richie-r 
devasi la testimonianza irrefragabile di altrettanti esperimen- 
ti^ di controprove ; da opporsi alle tante in senso opposto 
già praticate^ e conveniva altresì rimuovere dalle menti di 



a^i Scienze 

ognuno quella confidenza di verità ispirata dal parere una* 
nime dì tutt' i Vaccinatori i più savj . Laddove se la bre-vi- 
tà di una lettera ( i dicui limili ho già di molto oltrepas- 
sati ) non mi vietasse di ulteriormente diffondermi non mi sa- 
rebbe gravoso il riferire un numero assai vistoso di osserva- 
«ioni (9) comprovanti colla più chiara evidenza , che una o 
due pustole vnctiiiìche possono operare , e realmente operano 
neir orgnnismo vivente quel grado istesso di cambiamento , o 
Modificszione specifica , che egualmente operatasi in altri in- 
dividui in virtù di una pustolazjone più numerosa , rende 
questi ugualmente che quelli , invulnerabili a una nuova 
infezione di sirail genere . Aggiunger potrei il risultamento 
di tante controprove , le quali dimostrarono nei vaccinati in 
quistione frustraneo non solo il secondo innesto del vaccino , 
ina r innesto ancora dell' arabo . E mentre mi propongo ta- 
cere una gran seiie di fìtti di tal natura , che non devo- 
no al n. A. essere affatto ignoti , neppur rammenterò al- 
cuni casi sotto i miei occhi avvenuti nel 181 3 , e nel i8i5 , 
nei quali ho riscontrato cinque individui inutilmente vacci- 
nali per la seconda volta , frustraneamente inoculati col virus 
dell' arabo , e garantiti quindi dalla infezione del va juolo epi- 
demico , quantunque in essi nella prima inoculazione vacci- 
na una sola pustola si sviluppasse fino a compire regolarmen- 
te il suo corso costituzionale , Soddisfi dunque perfettamen- 
te air uopo preservativo anche una , o due pustole vaccini- 
che , ed è falso che il vaccino nell'azione di una sola pusto- 
la si renda incapace a togliere in alcuni individui la suscet- 

(()) Vcd. sperialmcnte nel primo Voi. degli Atti della Società di 
IVTcd. prat. d' i\!onti tU (r la prima o scrvazionc di IVI. (■rnnìcr nella 
sua cit. IVIcm ov' Igl? ridi .'ima : m ora altre annloghc osservazioni 
comunirate ria Piirl'sit, Cu'lloi'n, }-u»'^oi), e Demaiigro:i . Vcd. an- 
che noi Voi. XXVn. della Itlìlù.ihéqui: l\'lcilìco/c ,\i Parìg! alla 
pag. 21 4- l'estratto del Rapport sur les vaccinations ec. ce. par 
1/L. llusson . 



Vajuolo Umano e Vaccino. 243 

tivìlà a contrarre 1' arabo , perchè non abbia turbato in quel 
corso alla sua foggia la fibra dell' organismo animale . 

Ed eccomi, Sig. Professore Amatissimo, a dar fine a 
queste mie riflessioni colla seguente conclaiusione , /' innesto 
vaccino legittimo , e costituzionale , preserva fedelmente 
V economìa animale delV uomo dal vajuolo arabo . Non 
ammalano facilmente di vajualo arabo se non quelli , che 
non subirono un corso costi tiàzionale di vera , e legittima vac- 
cina ; o quelli , i quali colla prima vaccinazione preservati dal 
primo attacco dall' arabo , doveano essere nuovamente vacci- 
nati per essere garantiti dalla seconda infezione di esso , a 
cui soffrire li avea natura disposti. Quindi è che se dal fin 
qui detto emerge , che o il vajuolo umano non circolava de- 
litescente nei vaccinati del Sig. Palazzini innanzi alla loro 
vaccinazione , ovvero che in essi fu unicamente locale il cor- 
so della vaccinazione medesima , che ripugna alla parte isto- 
rica del di lui Ragionamento 1' alterazione supposta nell' umo- 
re vaccinico delle sue vaccinazioni ; che non è ammissibile 
una terza specie nuova di vaccina , la quale da lui imma- 
ginata altro non è che il vaccino locale di fondo legittimo 
e vero , ma non costituzionalmete sviluppato; che finalmen- 
te ad altre cagioni devono riferirsi quelle anomalie , quali 
vorrebb' Egli ripetere da imperfetto perturbamento : ne siegue , 
che le additiate riflessioni del n. A. non possono meritarsi quel 
grado di stabile fondamento , qual si converrebbe onde ov- 
viare controversia . 

Gradisca , Egregio Sig. Professore , 1' assicurazione de' miei 
sentimenti di profonda stima, e di alta considerazione. 
Paliano li a5 Aprile 1819, 



344 

Costituzione Epidemica di Giugno , Luglio ce. dell' 
anno 1818. Memoria del Dottor Pier Luigi Vd- 
lentini Prof. P. di Terapeutica nelV archigin- 
nasio Romano , Medico Primario di S. Spirito , 
è de' Pazzi. Roma 1818 nella Stamp. de Roma- 
nìs . 8". di pag. 62. 

JLje idee teoretiche sulla natura de' morbi, e loro 
cagioni patiscono senza tregua dubbj,ed opposizio- 
ni : elleno messe a cimento con la cotidiana osser- 
vazione o cadono in dispregio , o si rettificano , e 
sempre più probabili divengono e salde . I canoni 
più certi di Pratica non sono mai abbastanza con- 
iermati . E poi , sebbene la natura , V andamento , i 
periodi , ed ogni carattere di umana infermità sia 
costante , talune cause per loro parte operano soven- 
te in modo da cotnplicare con fenomeni avventizj , e 
mollc'plici apparenze qualsivoglia spezie di morbi . 

Di coteste verità persuaso il eh. A. ci fa dono 
della preseate Memoria , quarta tra le già date alla 
luce col medesimo titolo (1) . ed in essa si propo- 
ne di considerare le febbri intermittenti , non che 
V Emi/riteo de' Greci , o Scmiterzana come le più 
popolari e comuni , lasciando le poche apoplessie , le 
gastriche , ed altri acuti morbi avvenuti nell' ulti- 
mo trimestre del 1818. , 

Ed incominciando asserisce che per le vicende , 
e cambiamenti dell'aere si generano le varie infer- 
mità ; che però nella state alle dileguate febbri con- 
tinue , onde gran parte d' Italia fu trista, e tante 
dispute insorsero (a) , le intermittenti successero ; 

(1) Delle tre atiteccdenti ha taciuto il nostro Giormùe , men- 
tre fonn di 'lata <ilqu<into antica . 

(2) AUufic certamente T A. alla petecchiale del 1817 , nella ((ua- 
le la costitLizione atmosferica favori la. diffusione del conlai,itì . 



CosTiTuz. Epidemica . i!^ 

delle quali bramando alcun poco investigare la ori- 
gine 5 ci rammenta che 1' Atmosfera fu assai calda 
sino al settembre , e che le cadute piogge del Lu- 
glio le compartirono una maggior malsanìa , sì per- 
chè r aere divenuto caldo-umido è per se stesso no- 
cevole , sì perchè le acque riconducono al suolo 1' esa- 
lazioni delle sostanze minerali, delle quali son piene 
le campagne latine ; s' impaludano , e stagnano ; ca- 
gionando poscia gran copia di que' miasmi cotanto 
efficaci nell' indurre febbri di carattere intermitten- 
te , e pernicioso . E tocca brevemente 1' opinione del 
eh. Sinibaldi che tiene all' Idrogeno azotato abbon- 
dantemente svolto ne' luoghi pantanosi doversi tribui- 
re le febbri periodiche ; annotando peraltro che , 
oltre il gas nominato , si denno avere per cause oC' 
casionali i diversi vapori malsani , che dalle stagnan- 
ti acque provengono per lo sfacimento de' vegeta- 
bili , e degl' insetti . Appresso seguita a noverare al- 
tre cagioni operanti , parte come potenze deprimen- 
ti , parte come poterne perturbatrici , ed irritanti : 
espone in iscorcio 1' opinione dell' ingegnoso Darwin 
sulla causa prossima delle intermittenti ; e premes- 
so come deduca l' Inglese Scrittore tutti i fenomeni 
a quelle pertinenti dal difetto , ed accumulamen- 
to della potenza sensoria , dalla conseguente quie- 
scenia , e riazione de' sistemi viventi , e degli organici 
apparecchi , toglie occasione a produrre le seguen- 
ti difficoltà „ 1." Se le accessioni ed i periodi di fred- 
do, e di caldo dal difetto , e dall' accumulamento del- 
la potenza sensoria avesser principio , allontanar si 
potrebbono ; essendo l'uno, e l'altro conseguenze 
delle diminuite , o accresciute azioni vascolari gene- 
rali , o parziali, ed all'uopo potendosi coteste az;io- 
ni accrescere , o diminuire : 2." dovria la febbre 
per lo squilibrio della potenza sensoria segviir sem- 
pre 5 o assai spesse volte i moltiplicati , o scemati 
movimenti vascolari , il che non avviene : 3.° accre^ 
scendosi oltre Tnodo tai moli nel caldo , e consu- 



24^ Scienze 

mandosi 1' indicata potenza , dovrebbe per difetto dì 
essa il freddo nuovamente succedere : 4.° senza che 
il freddo preceda, e siavi perciò accumulamento di 
essa potenza, le febbri alcuna fiata col caldo prin- 
cipiano : 5." quando in qualche parte vi è torpore , 
principalmente nei vasi e nelle glandule, dovrebbe 
senza fallo apparire il periodo del freddo : ma ciò 
Jion accade , come scorgiamo in coloro , che di ostru- 
zione di fegato , milza , e pancreas patiscono : 6. fi- 
nalmente per improvvise irritazioni in parti sensibi- 
li e membranose sorgono le intermittenti , come 
per recenti osservazioni teniamo per fermo „ . E vuo- 
le quindi che gli si conceda di avventurare il suo 
pensiero sulla causa prossima delle intermittenti , 
eh' egli fa consistere Tiella irritazione del sistema 
ncrveo perchè le cause occasionali agiscono sii i ner- 
vi , ed i sintomi non sono se non effetti di nervose 
irritazioni „ Non può dubitarsi ( ei dice ) che nel 
freddo il polso frequente , piccolo , ineguale derivi 
da siffatte irritazioni , le quali ampliandosi , e sten- 
dendosi per le fibre eccitabili del cuore e delle ar- 
terie producono il periodo del calore ,, . Una è per 
lui la natura delle intermittenti sempre nervose , e 
non differenti che per grado . 

Furono le febbri estive per la più parte terzane 
semplici , e doppie scortate dagli ordinarj sintomi , 
proclivi a diventar perniciose : le autunnali facili 
alla recidiva , e sorgente infausta di altri morbi , as- 
sumendo talvolta il carattere di febbre lenta; e se 
Sydenham vide una particolar manìa tener dietro 
alle intermittenti particolarmente quartane del j66ì. 
6a. 63. il eh, A. osservò eh' elle sanavano le manìe , 
e gli accessi malinconici , e si astenne dal troncarle 
colla china , seppure la gravezza loro , o un qualche 
timore di conseguenti croniche infermità non gli co- 
mandava al tri mente . 

Dalla considerazione delle cagioni rimote, dal tem- 
peramento degl' infermi , e dagl indizj di complica- 



CosTiTUz. Epidemica. a/j? 

zione deduce l' A. la terapia speciale delle febbri 
in discorso : quindi ne' pletorici piemelle il salasso 
se avvi dolor grave di capo , delii io, dolor pleuriù- 
co ; gli emetici , se non manchino i noti segni di bile 
ridondante nello stomaco, e nel duodeno ; ed i più 
lievi iiurganli ove le vie intestinali mostrino di essere 
ingombrate da' vermi, e da corrotte niaterie . K di- 
scorrendo sopra altri particolari ci fa sapere cKe do- 
po le piemesse indicazioni avevan luogo gli anti- 
lebrili , e per primo la corteccia peru\iana a quando 
a quando congiunta ai sali catartici , a gli aromatici •, 
stimolanti , oppiati , calibeati secondo che ne parla- 
no i Scrittori di Pratica . Nelle ribelli poi partico- 
larmente autunnali , adoperava gli antispasmodici e gli 
amari . Ci rende anche noto che nelle quartane molto 
giovamento traeva dall' unire alla china ora il sa- 
le ammoniaco , or quello di assenzio , ed ora il tar- 
taro stibiato ; ed opponendosi al metodo di Hof- 
fmanno di salassare indistintamente gl'infermi , ristrin- 
ge cotesta misura terapeutica alla sola circostanza di 
buon temperamento , fresca età , e soppressione del- 
le avacuazioni sanguigne . Né vuole che generalmen- 
te si addotti r uso del tartaro stibiato nelle inter- 
mittenti in mancanza della china giusta l' Odier ; 
né che si pensi oltre agli arseniati di potassa e di 
soda . Qualche cenno qui giunto ci dà onde regola- 
re la parte dietetica ; e più in particolare muove 
discorso delle perniciose, delle quali riporta alcune 
frodolenti sendaianze per vieppiù eccitare l'attenzio- 
ne de'Pratici; e commendata la sollecitudine nell' am- 
ministrare la benefica corteccia , si dilata in alcune 
considerazioni sul metodo curativo fatte di già al 
proposito delle intermittenti in generale . Tra le diffe- 
renti perniciose degne di osservazione ci espone quel- 
la sofferta da tal Giovanni Nisi, ch'ebbe per suo di- 
stintivo sintomo Vdfonia ; ed altra di Gioacchino 
Lenzi , ed una terza di Marco Sperandio di anni ot- 
to , entrambe accompagnata da petecchie . 



248 Scienze 

La Semiterzanu e il soggetto secondo della Memo- 
ria : in poche parole sappiamo mercè la lodevole eru- 
dizione dell' A. che ne pensassero Ippocrate , Aga- 
tino, A rchigene, Sennerto , Galeno che forse , a det- 
ta anche di alcuni moderni , ce la descrisse più ac- 
curatamente , e pretese che la sia composta della ter- 
zana intermittente , e cotidiana continua, o viceversa. 

Non ci daremo pensiero di riportare 1' andamento 
di silFatta febbre, che viene dall' A. minutamente de- 
scritto; ma siaci piuttosto permesso di far sapere che 
il medesimo consente volentieri , quanto alle cagioni , 
con que' Pratici , che tengono la febbre in discorso 
qual cotidiana continua remittente gastrica da pravi 
umori generata , bile in spezie , e pituita ; e che 
non la vuole flogistica , siccome Spigelio , poiché sa- 
rebbe accutissima , e priva di ordinate remissioni . 

L'aere caldo umido , ed um i do -freddo , variabile 
pel soffio di venti diversi in primavera ed autun- 
no ; alcune qualità di cibi , le acque gelide impru- 
dentemente bevute ; il temperamento bilioso ec. so- 
no le più ovvie cagioni della semiterzana . Essa fu 
osservata in Taso da Ippocrate , sendo 1' aere umi- 
do e freddo . Galeno , e il celebre Baglivi contra 
l'affermazione di Petronio , che di rado la vide, so- 
stengono che la sia "famigliare assai tra' Romani . Ma 
l'A. non crede che presentemente sia così comune ; 
uè vuol sopportare che altri dica malsano , e stem- 
perato il cielo di Roma , perchè la natura del no- 
stro terreno, la prospera vegetazione, le abbondan- 
ti sorgenti di acque purissime sono per lui argomen- 
to di certa salubrità : e in prova ne reca la lun- 
ga vita , ed il florido temperamento de' Romani , in 
parte degenere per le discipline , ed i moderni co- 
stumi . 

E soggiunge quindi come <fuesta febbre taloi^a si af- 
i'retti acutamente, tal altra lenta proceda , ed insidiosa 
allo stomaco, ed alle intestina , come inchini a pigliar 
natura diversa; come abbia le sue cilsi con sudo- 



CosTiTuz. Epidemica. '2^9 

ri , flussi di ventre accompagnati da dolore ; e co- 
me air opposito , fatto il suo genio spesse fiate ma- 
ligno , al dir d' Ipocrate nel i.° degli Epidemici, uc- 
cida con cardialgia , singhiozzo , vomito , delirio , le- 
targo quelli a preferenza , che sono per lunghi mor- 
bi deboli, e consunti . 

Sul proposito della cura , ci accerta che dalla spe- 
rienza apprese a combatterla col metodo il men com- 
plicato : consiglia il salasso ne' pletorici , le deple- 
zioni emorroidali ; i leggein purganti , gli emetici , se 
le intestina dien segni d' impurità , e lo stomaco di 
materie biliose : ed ove il caJor sia moidicante , de- 
cotti di orzo acidulati ; ove il temperamento pituitoso, 
la radice di scorzonera bollita , aggiunto nitro pu- 
ro od antimonio al modo di Baglivi ; in somma tut- 
te le indicazioni allega che possono trarsi dalla com- 
plicazione , e da sintomi che V accompagnano , riserba- 
ta la corteccia peruviana alle sole intermittenze . 
Cosi pure altre cose ci dice della dieta , e del 
modo con che debbe ciascuno , a morbo vinto , se stes- 
so governare . 

Noi siamo certi che tornerà lode molta all' A. per 
questi suoi Opuscoli , e ben gli è dovuta se si ri- 
guai^di a certa purità ed eleganza di stile , a cei*^ 
ta nitida , ed ordinata sposizione de' morbi ; molto 
più se si consideri coni' egli sia cauto e parco nelV 
itso delle teorie , ed ami piuttosto attenersi ai fat- 
ti , ed alla autorità de' Padri dell'arte , de' quali sap- 
piamo che abbia una cognizione molto estesa . 



a5o 



Con timi azione delle Nuove Osservazioni sopra gli j4cidì , 
e gli Ossidi ossigenati del òig L. G. Tìienard . 



IL 



.n annundato nelle naif precedenti osservazioni che gli aci- 
cidi idroclorico , uilrico ec. erano suscellivi dì ossigenarsi 
più. volte. Importava 11 determinare la qanntitJ» di ossige- 
ne , eh' essi potevano prendere ; ciò appuuto ho fitto ri- 
guardo l'acido idroclorico, siccome sf)n per dire brevemen- 
te . Hj preso dell" acida idroclorico li(jiildo al punto di con- 
centrazione , in cui cotnbinamiolo con la barile ne risulta- 
va una dissoluzione , che leggermente evaporata lasciava de- 
porre dei cristalli d' idroclorato . Ilo saturato quest" acido 
col deutossido di bario ridotto in pasta molle con l'acqua 
e la triturazione ; quindi ho precipitato la barite d^l liquo- 
re con una conveniente quantilà di acido solforico ; poscia 
ho ripreso l'acido idroclorico ossigenato, l'ho trattato con 
il deutossido dì bnrlo , e 1' acido solforico per ossigenarlo 
di nuovo, ed in simil guisa l'ho cpricalo di ossigene sino 
a quindici volte . Si eseguisce cutesta operazione le cinque 
o sei priine volte senza che sì sprigioni del gas ossigeno , 
specìalmen;e se non si satura compiuiarneiite i' acido idro- 
clorico , e se 1 idrodor'ito si versa nell' acido solforico ; ma 
oltre il detto limite egli è difficile di non perdere un* po- 
co di ossigene : la m^ìggior parie di (piesto gaz resta tut- 
tavia unita all'acido. Ho ottenuto co.^i un acido, che rac- 
chiudeva trentadue volte il suo volu;ne di ossigene alla 
temperatura di ao , e sotto la pressione di o ». ^(i. , e sol- 
tanto quattro volumi e mezzo dì gaz idroclorico vale a di • 
te, che il volume dell' ossigone sendo 7 , ([uello dell' acido 
idroclorico non era che 1. 

Sebbene l'acido idroclorico ossigenato prcj a .ato con il 



Dell' Ossigeno COGLI Acidi . a5i 

metodo ora descritto contenga una dose grande di ossige- 
ne , pur esso non è ancora saturato ; può riceverne nuo- 
va porzione , ma per fargliela assorbire ùi di mestieii ado- 
perare un altro mezzo . Consiste questi nel mettere 1' aci- 
do idroclorico ossigenato in contatto con il solfato di ar- 
gento ^ al momento si forma dei cloruro di argento inso- 
lubile , e dell' acido solforico ossigenalo solubilissimo . Quan- 
do questi è separato col filtro , vi si aggiunge dell' aci- 
do idroclorico, ma in minor quanlltà di quello che è 
contenuto nell' acido idroclorico ossigenato , di cui poc' an- 
zi si è fatto uso ; allora nel miscuglio di acido solforico 
ossigenato e di acido idroclorico si versa tanto di barite che 
basti a precipitare l'acido solforico ; e di botto I' ossigena 
abbandonando l' acido solforico per unirsi all' acido idroclo- 
rico fa passare cotesto al suinmum di ossigenazione . Appa- 
risce adunque che si può trasportare tutto l'ossigena da uno 
all'altro di questi due acidi, e con un poco di attenzione 
si scorgerà eziandio che per ottenere dell' acido solforico al 
summuin ài ossigenazione altro non si avrà a fare , che ver- 
sare dell'acqua di barite nell'acido solforico ossigenato, in 
modo però da precipitare solamente una parte dell' acido . 
Tutte queste operazioni con un poco di abitudine si fanno 
senza incontrare veruna difficoltà . 

Accoppiando i due metodi , de' quali ora ho parlato , 
ho potuto ottenere coli' acido idroclorico ossigenato , il quale 
conteneva in volume quasi sedici volte tanto di ossigene , 
che di acido idroclorico reale . Egli era si debole d'altron- 
de che da un volume di acido non si ritraevano che 3 voi. 
63. di gaz ossigene sotto la pressione di jCJ; cent. , ed alla 
temperatura di i8°. 5. centigr. 

L' acido idroclorico ossigenato mi ha offerto novelli fe- 
nomeni degni di osservazione . 

Preparato di fresco non offre svolgimento di bolle subito 



252 Scienze 

dopo essere stito filtrato ; raa non corre gran tempo che 
si veggono minutissirné bolle sorgere dal fondo del vase , ve- 
nire alla superfixie del licore , ed ivi rompersi nel caso an- 
cora in cui 1' acido sia stato una sol volta ossigenato . Sap- 
ponendo che questa lenta decomposi/iione potesse provenire 
dall'azione della luce , ho riempiuto quisi intieramente di 
acido una piccola caraffa , e dopo averne fermito il turac- 
ciolo , l'ho rovesciata, e l'ho posta in luogo oscuro . Do- 
po alcune ore è accaduta l'esplosione; l'acido conteneva 
piìi di trenta volumi di ossigene : pur tuttavia questo stesso 
acido messo sotto il recipiente della macchina pneumatica 
non lasciava svolgere che una picciolissima quantità di gaz , 
che in esso Irovavasi rinchiusa : 

Aveva io creduto sino ad ora che l'ossigene tutto si svilup- 
passe dall' acido idroclorico sotto la temperatura della bol- 
lizione; mi è accaduto osservare assolutamente il contra- 
rio . Avendo fatto bollire dell' acido idroclorico ossigenato 
per una mezz'ora , vi ho ritrovato ancor dell'ossigeno. 

Per mezzo dell' ossido di argento si può dimostrare la 
presenza dell' ossigene nell'acido idroclorico ossigenato , che 
è stato sottoposto al bollimanto ; appena ha luogo il con- 
tatto che 1' ossigene subito si sprigiona . Qiest' ossido ci 
offre anco il mezzo di determinare facilmente la quantità 
di gaz ossigene contenuto nelT acido idroclorico ossigenato j 
l'analisi anzi non esige che pochi minuti . Si prende un tu- 
bo di vetro graduato ; si riempie quasi intieramente di mer- 
curio ; vi si versa quindi un volume determinato di acido, 
poi si termina di riempire il tubo col mercurio , e si ro- 
vescia sul bagno ', finalmente vi si fa passare un eccesso di 
ossido di argento in sospensione neU' acqua , ed immediata- 
mente si vede il volume dell' ossigene contenuto nell'acido . 
§i valuta d'altronde la quantità di cloro, ed in conscguen- 



Dell' Ossigeno cogli Acidi . 253 

«a la quantità di acido idroclorico decomponendo una quan- 
tità dell' acido stesso col nitrato di argento (i) . 

Lo sviluppamento dell' ossigene dall' acido idroclorico 
ossigenato è si rapido che non senza pericolo si opererebbe 
sopra un acido debole , il quale contenesse ventisei a trenta 
volumi di ossigene . Il tubo balzerebbe probabilmente dalle 
mani dell' operatore , ovvero ancora si spezzerebbe ; parimen- 
te violentissima si è l'effervescenza che si produce, quan- 
do 1' estremità di un tubo caricato di ossido di argento s'im- 
merge e si agita in alcune gramme dell'acido , di cui ab- 
biamo parlato : siccome quest' acido rimane distrutto , l'os- 
sigene è restituito al suo stato di libertà , e si slancia con 
forza spruzzando lunge il liquido . 

Versato l'acido idroclorico il più ossigenato possibile 
sopra il solfato , nitrato , o fluato di argento non cagiona al- 
cuna effervescenza . Tutto il suo ossigene si unisce all' aci- 
do del sale , mentre l'acido idroclorico coli' ossido d'argen- 
to forma dell' acqua , ed un cloruro . 

Ho fatto già parecchi tentativi per assicurarmi se gli 
acidi ossigenati potevano prendere tanto più di ossigene , 
quanto più contenevano di acido reale , ovvero se 1' acqua 
colla sua quantità influiva sulla maggiore o minore ossige- 
nazione dell' acido . I miei saggi però ancor non mi hanno 
pienamente appagato in tale inchiesta . 

Ho egualmente tentato senza un deciso successo sino 
a questo punto di ossigenare la magnesia, e l'allumina; 
ma sono giunto a sopraossigenare molli altri ossidi , vale a 
dire quello di zinco , di rame , e di nickel ; non riuscirebbe 
1' operazione , o almeno imperfettamente , se si contentasse 

(i) Siccome mi sono avvedalo da poco tempo che in que- 
sto esperimento hnvvi una porzione dell'ossisene dell' ossiilo , che 
si sviluppa, perciò si debljc tener conto di coletta cjuaritit,ì di os- 
sigene sviluppato , affinchè l' analisi proceda con esattezza . 

G. A. To. IL 17 



a54 Scienze 

1' operatore di affondere doli' acido ossigenato alle dissolu- 
zioni saline di questi tre metalli , e precipitasse il liquido 
col mezzo della potassa . 

Fa d'uopo sciogliere gli ossidi di questi metalli nell'aci- 
do idroclorico tre a quattro volte ossigenato , e decomporre 
1' idroclorato ossigenato con la potassa , o la soda , aven- 
do cura di aggiugiierne un piccolo eccesso. Havvi anzi una 
precauzione di più a prendersi nella preparazione del sopros- 
sido di rame , ed ella si è di mettere il deuto^sido di ra- 
me neir acido idroclorico ossigenato a varie porzioni , dì 
modo che 1' acido idroclorico ossigenato sia in eccesso : se 
V ossido fosse predoininante , la maggior parte dell' ossige- 
ne si svolgerebbe . In tutti i casi 1' ossida si precipita in 
massa gelatinosa , o nello stato di idrato . Quello di zinco 
è giallastro , quello di rame di un verde olivo , e quello 
di nickel di un verde sporco alquanto cupo . I due primi 
lasciano dipartire una porzione del loro ossigene alla tem- 
peratura ordinaria: quando si fanno bollire Ui'U'aojtia, lo 
sprìgioiiameijto è assai più abbondante ; tuttavia essi , ed 
in ispecie quello di zinco , non abbandonano tutto I' ossi- 
gene che hanno assorbito ; imperocché quando in appresso 
si ^isciolgono neir acido idroclorico , e che il liquido si ri- 
scalda , si ottiene novella quantità di gas . L' ossido di 
nickel si decompone egualmente alla temperatura del bolli- 
mento , anzi la sua decomposizione ha principio al di sot- 
to . Trattato coli' acido idroclorico egli si disooglie come gli 
ossidi di zinco e di rame j e si desossigena per il calore sen- 
zachè apparisca dal cloro . Aggiungiamo ancora che questi 
differenti idrati ossigenati si rivestono sensibilmente de' co- 
lori , che caratterizzano gli ossidi ordinarj dopo averli fat- 
ti bollire nell' acqua ; cosi 1' idrato di zinco passa dal gial- 
lo al bianco, quello di rame dal verde olivo al bruno cu- 
po . Il Sig. Rothoff Chimico Svedese avea già annunziato 



Dell' Ossigeno cogli Acidi . 2 55 

che il deutossìdo di Nickel si decomporipva per lo disecna- 
menlo . Questi nuovi idrati r.issoin'gliano , come si scorge, 
a quei di barite, di slrontiana , e di calce j formano una 
classe analoga a quella degli addi ossigenati : probabilmente 
ne scoprilo parecchi altii . 



Segue ,la quinta serie di Osservazioni sopra gli ^ciili , 
e gli ossidi ossigenati del medesimo Sig, Thenard . 

X fatti , end' è composta questa serie di osservazioni , so- 
no cosi rimarchevoli , che probabilmente cagioneranno una 
qualche sorpresa ai Chimici anche i più distinti . Procure- 
rò di esporli colla maggior possibile brevilH . 

1. Gli acidi nitrico idroclorico ossigenati sciolgono 
1' idrato di deutossido di mercurio senza effervescenza j ma 
allorquando si versa in seguito nella soluzione un eccesso di 
alcali si svolge molto ossigene , e V ossido di Mercurio , che 
ricomparisce subito in color giallo, non tarda a ridursi . 

^". Questo idrato si riduce egualmente mettendolo in 
contatto con il nitrato , e l' idroclorato ossigenati di potassa; 
si vede passare dal giallo al grigio , e si vede al tempo stes- 
so sprigionarsi molto ossigene . 

3" L' ossido di oro estratto dall' idroclorato di oro col- 
la barite , ed avente un poco di questa base che gli dava una 
tinta verdastra , fu posto in gelatina nell' acido idroclorico 
ossigenato: all'istante ebbe luogo una viva effervescenza ; es- 
sa era dovuta all' ossigene ; V ossido divenne purpureo , e 
qualche tempo dopo era perfettamente ridotto. 

4-° Gli acidi solforico, nitrico , e fosforico ossigenati fan- 
no all' istante passare 1' ossido di oro al color di porpora , 
come l'acido idroclorico ossigenato; ma 1' ossido, invece di 
prendere in seguito l'aspetto dell' oro precipitato dal solfalo 

17 



a56 Scienze 

di ferro , diviene bruno cupo . Queste sperienze non tendo- 
no esse a provare che realmente esiste un ossido porporino 
di oro ? 

5.° Quando si versa l'acido nitrico ossigenato sopra 
l'ossido di argento , succede una vira effervescenza ; ella è 
tutta dovuta all' ossigena, come ne' casi precedenti : una par- 
te dell' ossido di argento si scioglie , 1' altra subito , si ri- 
pristina , e si scioglie in appresso essa ancora , purché 1' aci- 
do sia in sufficiente dose . Fatta la soluzione , se vi sì 
aggiugne a poco a peco la potassa , si produce una nuova 
afFervescenza , ed un precipitato di un violetto negro cu- 
po : tale almeno è sempre il colore del primo deposito . 
Questo deposito è insolubile nell' ammoniaca , ed è secon- 
do tutte le apparenze un protossido di argento simile a 
quello che un Chimico Inglese ha osservato esaminando i 
prodotti dell' ammoniaca sopra 1' ossido di argento , 

6.* Gli acidi solforico , e fosforico ossigenati riducono 
parzialmente ancora l'ossido di argento , dando luogo ad una 
viva effervescenza . 

7.° Ho già parlato dell'azione dell' ossido di argento so- 
pra 1' acido idroclorico ossigenato , e ho detto che questi 
due corpi per la loro reazione producevano dell'acqua , uno 
sviluppo di gaz ossigene , e del cloruro di argento : ma 
questo cloruro è violetto . Ora il cloruro violetto , in qual- 
sivoglia modo sia prodotto, lascia sempre un residuo me- 
tallico quando si tratta coli' ammoniaca ; fenomeno che il 
Sig. Gay-lussac ha osservato nel cloruro bianco , divenuto 
violetto per 1' azione della luce . Ne viene quindi che trat- 
tando 1' acido idroclorico ossigenato con l'ossido di argento , 
una piccola porzione di ossigene che si sviluppa proviene 
dall' ossido stesso . In conseguenza per determinare la quan- 
tità di ossigene dell' acido idroclorico ossigenato per mezzo 
dell' ossido di argento , secondo il metodo precedentemente 



Dell" Ossigeno cogli Acmi . aSj 

indicato, fa duopo tener conto dell' ossigene proveniente da 
quest' ossido . A lai efFetto basta fare un secondo esperi- 
mento , nel quale si raccoglie il cloruro di argento prodotto 
e mescolato all' eccesso di ossido di argento ; si tratta il mis- 
cuglio coir ammoniaca , e si ottiene per residuo il metallo 
dell' ossido ripristinato : la quantità di questo residuo fa co- 
noscere immediatamente la quantità ricercata di ossigene . 

Farò notare in proposito del cloruro -violetto , eh' egli 
corrisponde probabilmente al protossido di argento . 

8." Subito che s'immerge un tubo caricato di ossido 
di argento in una soluzione di nitrato ossigenato di potas- 
sa , si produce una violenta effervescenza , l' ossido di ar- 
gento si ripristina , l'argento si precipita , tutto l'ossigene del 
nitrato ossigenato si svolge nel tempo stesso che quello dell' 
ossido, eia soluzione , che in appresso altro non contiene, 
che nitrato di potassa ordinario , rimane neutra se tale era 
da principio . 

9." L'ossido di argento si diporta con l' idroclorato ossige- 
nato di potassa nello stesso modo che col nitrato ossigenato . 

10," O 51 ponga dell' argento sottilissimo nel nitrato, o 
nell' idroclorato ossigenato di potassa , tutto l' ossigene del 
sale si svilupperà in un subito . L' argento noa sarà affat- 
to attaccato , ed il sale resterà neutro come prima. L'azio- 
ne sarebbe meno viva , ed anche molto meno viva , se il 
metallo fosse meno diviso . In tutti i casi sembra eh' ella 
sia meno forte sopra 1' idroclorato , che sopra il nitrato. 

11.° Non è l'argento il solo metallo capace di separa- 
re 1' ossigene dal nitrato , e dall' idroclorato ossigenati di 
potassa . Il ferro, lo zinco, il rame, il bismuth , il piom,- 
bo , il platino posseggono eziandio questa proprietà . Il fer- 
ro e lo zinco si ossidano, e cagionano nel tempo stesso uno 
svolgimento di ossigene ; gli altri non si ossidano , almeno 
sensibilmente . Tutti erano stati adoperati in limatura . 



a58 Scienze 

Ho anrlie sperimenlata l'azione dell' oro , e quella del- 
lo stagno : (juesli metalli non agiscono sopra le soluzioni 
neutre , o almeno si veggono al più alcune picciole bolle 
sorgere di tratto in tratto dal liquido . 

il". Molti ossidi, rrcettuali quelli di argento e di mer- 
curio , possono egualmente decompf>rre il nitrato, e l' idro- 
clorato ossigenati dì potassa : citerò in ispecie il perossido 
di manganese , e quello di piombo - Basta anzi pocbissima 
quantità di questi ossidi in polvere per cacciare tutto 1' os- 
sigene della soluzione "salina ,• 1' effervescenza è forte . Soa 
di opinione che il perossido di manganese non subisca al- 
cuna alterazione ; e possibile saria che quello di piombo 
fosse ricondotto ad un grado minore di ossidazione. 

l3. Sì sa che l'arido nitrico è privo di azione sopra 
il perossido di manganese , e sopra il perossido di piombo, 
ma non è lo stesso dell acido nitrico ossigenato : esso scio- 
glie l'uno e l'altro colla più grande ficiiità. La soluzio- 
ne è acconij)agnala da un abbondante sviluppamento di os- 
sigene . La potassa produce in cjuella di manganese un pre- 
cipitato negro a fiocchi , ed in quella di piombo un pre- 
cipitato del colore di mattone . Questo è meno ossigena- 
to del perossido di piombo ; poiché trattandolo coU' acido 
nitrico , si ottiene del nitrato di piombo , ed un residuo 
color di pulce . IVel momento dell' addizione della potassa 
accade una viva effonvesc^uza . 

i4- Finalmente i solfali , fosfati , e fluati ossigenati si 
diportano coli' ossido di argento, e probabilmente cogli al- 
tri corpi nello stesso modo che il nitrato , e 1' idroclorato 
ossigenati'di potassa. La maggior parte de' sali alcalini ossi- 
genati sono dotati ancora delle stesse proprietà , che i sali 
ossigenati di potassa . 

Quale si è mai la cagione de' fenomeni che abbiamo 
sinora esposti ? Ecco ciò che ora ci si presenta ad investi- 
gare . 



Dell'Ossigeno cogli Acidi. 2S9 

A tale oggetto ci sia permesso di ricordare quelli che 
offrono 1' ossido di argento , e 1' argento col nitrato ossige- 
nato neutro di potassa. L'argento sottilissimo sprigiona ra- 
pidamente l'ossigene di questo sale; non si altera punto, 
ed il nitrato ossigenato diviene nitrato neutro . 

L' ossido di argento sprigiona ancor più rapidamente 
dell'argento l'ossigene dal nitrato ossigenato; esso stesso è 
decomposto, si ripristina, l'argento si precipita tutto inte- 
ro , e non si trova più nel liquido che il nitrato di po- 
tassa neutro ordinario . Ora in siffatte decomposizioni 1' azio- 
ne chimica è evidentemente nulla ; non resta dunque che 
attribuirle ad una cagione fìsica ; ma esse non dipendono 
né dal calorico , né dalla luce ; d' onde siegue che esse sia- 
no probabilmente dovute all' elettricità . Procurerò di as- 
sicurarmene in un modo positivo; cercherò ancora di co- 
noscere se la cagione , qualunque essa sia , potesse essere 
prodotta dal contatto de' due liquidi, ed anco de' due gas. 
Indi n' emergerà forse la spiegazione di un gran numero di 
fenomeni . 



Di un mezzo per accrescer la forza della polvere da. 
Cannone . 



I 



1 Colonnello Giorgio Gìbbs annunzia nel nuovo Giorna- 
le scientifico di Novajorck , il quale colà stampasi colla dire- 
zione del professor Silliman , aver egli eoa appositi speri- 
menti conosciuto, che sensibilmente accrescesi la forza della 
polvere da cannone , mescolandola con una data porzione 
di calce viva . La persona impiegata dal Colonnello pef 
demolire a forza di mine alcune rocche nella sua campagna 
usava di caricare per di lui ordine due mine eguali ; l'uua 



26o Scienze 

colla polvere ordinaria , 1' altra con un pes© eguale di altra 
polvere , nel quale però comprende vansi due parti della so- 
lita , ed una di calce viva polverizzata . Questa seconda 
carica non produceva mai effetti minori della prima , ben- 
ché la quantità di polvere reale , che conteneva fosse mino- 
re di un terzo . Giova ancor di notare , che poche ore prima 
dell' esperimento faceasi la mescolanza della polvere colla 
calce , ed in bottìglie ben turate si conservava . Se questa 
mescolanza faceasi la sera innanzi erano minori gli effetti 
^he se ne ottenevano . 

La calce viva meschiata alla polvere , secondo che pensa 
il Sig. Gibbs in seguito delle sue esperienze assorbiva l'ac- 
qua igrometrica , della quale poteva essere imbevuta , favo- 
reggiando cosi la sua infiammazione coli' asciugarla . Ma 
egli crede , che ove la mescolanza fosse troppo antica , la 
ealce combatterebbe gli elementi medesimi della polvere ; 
e che perciò il desiderato vantaggio n' andrebbe perduto. 
Con questi principi , cioè pel maggior asciugamento della 
polvere , il suddetto spiega la maggior portata , di cui go- 
de un pezzo d' artiglieria, quando siasi per le replicate sca- 
riche riscaldato . 

Il Compilatore degli Annali dì Fisica , e Chimica (*) da' 
quali abbiamo tolto questa notizia , annota , che parecchj 
anni indietro fecersi a Vincennes appositi sperimenti , ana- 
loghi a questi del Sig. Gibbs ; i risultati dei quali , secon- 
do che egli rammenta, furono : che la calce viva non aumen- 
ta in alcuna guisa la forza della polvere, alla quale si mes- 
chia . Ma il medesimo ignora , che si concepisse l' importan- 
za di mescolare polvere , e calce viva nel giorno istesso 
dell'esperienza. Che un cannone riscaldato ( prosiegue a di- 

(*) Mars 1819. 



Polvere da Cannone . a6r 

re il Com|)ilatore ) abbia maggior portata di altro, che sìa 
freddo, è palese da gran tempo , e ciò è stato noa ha gua- 
ri verificato col pendolo ballistico : ma egli dubita assai 
che possa abbracciarsi la spiegazione che ne dk il Sig. Gibbs. 
Crede in generale il medesimo Compilatore , in quanto ali» 
memoria, di cui si parla, che l'A. sia stato ingannato da 
falsi indizj , sopratutto per ciò , che concerne la gran ten- 
denza che possa aver la polvere ad impregnarsi dell' atmo- 
sferica umidità . 

Noi , che abbiamo la sorte di vedere da lungo tempo affi- 
data la fabbricazione della polvere ad un uomo vaghissimo 
di nuovi ritrovali , molto generoso , ed intelligente intra- 
prenditore , speriamo , che egli , se ancor non ha fatta pro- 
va su questo particolare , vi si accingerà : che ci reca fasti- 
dio il silenzio dei nostri sopra tante cose , le quali possono 
essere nobilmente trattate ove molti ingegni si rinchiudono; 
ai quali il pubblico stintolo, qualora mancasse, intendiamo 
noi dare , in quanto possiamo , per la gloria delle Scienze , 
• dell' Arti nostre . 

C. S. 



Del princìpio della popolazione , aggiunte . Continuazio- 
ne dell'Estratto, f^. p. i3o. 



Oi considera finalmente da Malthus la sorte de' popoli , che 
attendono con prospero successo all' agricoltura , alle arti , 
ed al traffico ; e li ritrova immuni da quei nocumenti , 
che soaosi ponderati nella considerazione de' popoli, i quali 
ritraggano quasi 1' intero sostentamento , o dalle sole fatiche 
campestri , o dalle sole industrie cittadinesche , e mercanti- 
li . Se la Polonia non foss« abitata da miserabili contadini , 



a62 Scienze 

ma vi si riempissero le cllth di artefici , e di mercatanti , là 
nazione al certo non sarebbe più , né schiava , né inerte | 
i capitali agevolmente si accumulerebbero , e potrebbero 
sempre essere impiegati con lucro ; il grano superfluo alli 
bisogni delle famiglie de' coltivatori sarebbe venduto vantag- 
giosamente ai manifattori » e la fatica <dei primi avrebbe un 
valore certo per la dimanda de'secotìdi , e le cose lavorate 
non varrebbero tanto , quanto per lo innanzi , paragonando- 
ne i prezzi in eguali circostanze . Giovami in questo luogo 
il rammentare ciò , che da altri è stato sul medesimo sug- 
getlo osservato , cioè a dire , che le carestie , ove non sieno 
genei'ali manco nuocciono a coloro, che collo spaccio delle 
proprie mani "a iure linvengono i mezzi necessarj per com- 
perare le vettovaglie negategli in sufficiente copia dalle ter- 
re che coltivano , e che se sono diffuse le arti i meno ro- 
busti , o per età , o per sesso , o per infermità , che altra» 
menti nelle famiglie contadinesche vivrebbero d' accatto , o 
sarebbero mantenuti dai guadagni dei piìi vigorosi , han fa* 
cnltà di vivere a sue spese j ed anche le persone occupate 
nella coltivazione non sono costrette a consumare alcune 
stagioni , nelle quali la terra non porge occasioni di lavoro 
in una oziosità fetale , ma nulladimeno necessaria . 

Rivolgendo quindi 1' attenzione alle contrade oTe lengonsi 
in pregio le manifatture , ed i traffici , il progresso della 
nazionale prosperila sarà ivi ancora men raffrenato , se non 
si dispregino i profitti , che conseguir si possono coli" agri- 
coltura . Un popolo di artefici non può sussistere che col 
commerzio esterno , ma se ad un popolo in cui abbondino 
e manifattori, e contadini manchi il mercatantare co' forastie- 
ri sempre il commerzio delle Città colle campagne potrà 
bastevolmcnte mantenere le arti , se non in quello splendo- 
re , che era 1' effetto delle dimande esterne , almeno in uno 
stato di mediocrità, che probabilmente non può declinare. 



ppmcipj DI Popolazione a63 

Se per la competenza straniera , o domestica , ovvero per 
la mutazione degli usi , o lo scemamento dell' opulenza , o 
P accrescimento dnfll' industria nelle contrade colle quali 
trafficano i mercatanti nazionali , i capitali dei ricchi, e le 
fatiche de' plebei non potranno piìi vantaggiosamente impie- 
garsi in alcuni lavori , la di ctìi quantità è soprabbondante 
pr porzionalamente alle ricerche dei comperatori , non per- 
tanto le ricchezze dei negozianti rimarranno non operose , o 
si avviliranno le mercedi degli opera). Imperciocché l'agri- 
coltura offrirà facile , e vantaggiosa occupazione nel dissoda- 
re le terre incolte , o LoniGcar le già colte : e se prima 
per deficienza di spaccio si diminuì il valore delle manifat- 
ture , indi per l'affluenza dei capitali diretti ad accrescere la 
somma delle derrate si diminuirà il valore di queste , e cosi 
fattamente al manifattore , che sarà a più buon mercato 
nutrito , verrà minor nocumento dallo scemato prezzo dei 
lavori, e l'agricoltore, che colla medesima quantità d'ar- 
gento può acquistare le materie artefatte , o in copia mag- 
giore , o di qualità migliore non sarà grandemente danneg- 
giato dalla valuta più lassa delle vettovaglie. Volendo più 
possessori di moneta divenir filtajuoli degli altrui poderi , 
la gara dei medesimi per ottenere gli affitti accrescerà le 
paghe annuali , e scemando i lucri dei cittadini denarosi , 
agumenterà le rendite dei proprietarj delle terre , e perciò 
impoverisce una classe di persone senza molto discapito del- 
lo stato , perchè contemporaneo è 1' arricchimento di altre: e 
non può tanto nuocere lo spendio minore di quella , per- 
chè in queste forse con inferiore utilità, ma certamente 
altrettanto cresce la facultà di vivere lautamente. Perciò 
l' aggrandimento di un popolo intento a corre i vantaggi 
che può ottenere dal suolo, ove dimora, e dall'industria 
che può eccitare è quasi independente dall'avanzamento, o 
retrogradazione degli ajtri popoli , e da ogni non prevedute 



264 Scienze 

avveaimento , che , o per deficienza d' averi , o per variare 
d' usanze , o per la prospera/iioae interna delle ani in que- 
sti , gli dilungbi dai mercati ai quali solcano per lo innanzi 
concorrere . Nulladimeno anche nelle nazioni sostenute qua- 
si dal solo interior Commerzio , che distribuisce a quei che 
han domicilio in villa i frutti dell' arti cittadinesche , ed agli 
abitanti delle città le ricolte accumulate col sudore dei 
contadini , la prosperità non è affatto progressiva , ed inde- 
terminato l'accrescimento del popolo. Se le terre fertili,© 
collocate lungo il mare , o le rive dei fiumi sieno intera- 
mente coltivate , e 1' accumulazione dei fondi abbia esauste 
tutte le più lucrative diramazioni dell'industria de' manifat- 
tori , e de' traffici de' negozianti , la concorrenza de' soprab- 
bondantì capitali ne scemerà i profitti ; il grano men co- 
pioso , o di specie men pregiata ottenuto dalle terre meno 
feconde, o non ottimamente poste, con maggiori spese non 
darà ai possessori la rendita , che si aveva dalle altre j e 
perciò non si accresceranno più i mezzi dei proprietarj , e 
de' negozianti per occupare la plebe proporzionatamente all' 
accrescimento della medesima , che perciò non sarà più avu- 
ta in sommo pregio , e cosi abbondevol mente pagata , sic- 
come prima addiveniva . Non si dee però credere , che le 
nazioni con alcuna regolarità di periodo pervengano all' epo- 
ca , in cui lentam ente scadono per necessario effetto del 
colmo della conseguita prosperità . Infinite possono essere 
le circostanze d' una regione , che alterano il tracciato anda- 
mento dell'opulenza nazionale. Imperciocché qual provin- 
cia può vantarsi di esser governata da ottime leggi in ciò, 
che spetta all' annona , e diretta da utili consuetudini in 
ciò , che pertiene ai contratti di fitto delle possessioni , 
sebbene ogni istituzione men buona , che regoli le faccende 
campestri distolga molli dal rivolgere i loro capitali alla 
«ohivazione del suolo , che perciò ne ò quasi sempre mal 



Pbincipj di Popolazione a65 

provveduto ? Iiiollre la bonificazione delle terre sovente 
richiede grandi capitali , che non si posseggono dai proprie- 
tarj men ricchi , non si impiegano a tale efFetto , che rara- 
mente dalla negligenza dei piìi ricchi , e mai per la qualità 
delle convenzioni dai fittajuoli . Se i prezzi delle derrate 
scadano , ma si migliori 1' arte della cultura , lo spendio 
minore , che si ha per ottenere le vettovaglie ne bilancia 
l'avvilimento; o se prosperino le manifatture , ed i traffici, 
la diminuzione della valuta delle materie operate equivale 
per l'agricoltore ad un reale agnmento di profitti, e seb- 
bene scemi in ambedue ì casi il denaro ritratto dalle "ven- 
dite de' grani , non scema il guadagno de' venditori . Fi- 
nalmente , se dentro alcuni limiti , e per alcun tempo mon- 
tino i prezzi del frumento , gli alti profitti de' coltivatori 
non prima calcolati , e resultanti immediatamente dal suo- 
lo , con maggior agevolezza si dirigeranno a rompere i 
campi , che equivale all' acquisto di nuove terre fertili . 
Tali irregolarità notai e da Malthus nell'ordine prefisso ai 
Regni i ntorno 1' accrescimento , e la condizione o misera o 
fortunata degli uomini abbastanza sembrano giustificare 
l'autore dalle opposizioni fatte alla di lui opera da alcuni 
Scrittori Inglesi .Questi fondano i loro argomenti sopra 
una proposizione , che certamente non può essere negata , 
cioè , che irregolare è la moltiplicazione degli uomini , ed 
altrettanto irregolare è la moltiplicazione degli alimenti , e 
che conseguentemente qualunque ragionamento intorno ad 
esse è disutile , qualsisia pronostico è assolutamente da 
non credersi . Ma corre gran differenza fra le cose gover- 
nate dal caso, e quelle sottoposte a regole sconosciute , ma 
moltipHci , e dependenti da circostanze, che non si pos- 
sono antiveder con chiarezza , e che talora contribuiscono, talora 
contrariano tra loro nella ' produzione d' alcun effetto. Se è stol- 
tezza il ragionar sopra le prime , delle seconde , siccome i prò- 



ì66 Scienze 

bletni iiideterminali, ma limitati da alcune condizioni sono spes- 
so sciolti in varie, ma cognite, e stabiliie maniere, pnossì 
con molla verìsimigli anza , ed utilità assegnare l'andamen- 
to , non immutabilmente certo , ma sicuramente variabile a 
norma di alcuni accidenti , che talvolta si possono anao- 
verare . 

Disaminata la condizione de' popoli qupl più qual meno 
inclinato alla vita cittadinesca , o villereccia , e discusse le 
utilità» , e gli svantaggi di ambedue, succedono due Capitoli 
nei quali si discutono li premj coi quali alcuna volta si 
gratifica il trasporto de' grani nostrali ai mercati forestieri, 
e gl'impedimenti , coi quali si arresta l'arrivo dei grani 
forestieri ai mercati nostrali • 

Ad alcune contrade non ostante , che ne sia ubertoso il 
suolo sogliono esser portate le vettovaglie dagli stati stranie- 
ri , ed essere il popolo in buona parte sostentato dall' al- 
trui agricollun la quale lo assoggetta alln nazione venditrice. 
Puossi attribuire tal volontaria suggezzione a molte cause 
evidentemente sviluppate dall'autore , cioè .die istituzioni , 
cbe impediscono la libera divisione , ed alienazione delle 
terre , e le vendile dei grani piìi opportune all' agricolto- 
ire , ed aflSdano la coltivazione dei fondi ai fillaiuoli per 
brevi durate, e così fattamente ritardano l'arricchimento 
de' Coltivatori , e distolgono coloro, che si han procacciate 
dovizie in altri modi dall' impiegarle a far migliorare la pa- 
tria agricoltura : alle tasse impiste sopra la produzione dei 
grani , alle quali , se non corrisponde un egual dazio sui 
grani stranieri nell'entrata dei nostri porli, può giovar più 
alla nazione consumar le vettovaglie straniere , che le pro- 
prie : finalmente agli aggravj sopra tutte le consumazioni i 
quali faran sì necessariamenie , che ( seppur la contrada 
non ritrovasi nel periodo dello scadimento si accrescano I« 
mercedi degli Opera) , e le spese della cultura, econsegueu- 



Principj DJ Popolazione 267 

temente si allontanino dalla terra i capitali dei doviziosi . 
E' vero che contemporaneo sarà l' agumento del costo dì 
qualunque manifattura^ ma talora nel producimento di 
queste vi hanno i grandi capitali . e le singolari macchine 
parte maggiore, che l'opera dell'uomo, e perciò non mon- 
terà tanto il valore di esse quanto il valor del grano, che 
è prodotto con grave fatica del Contadino . Inoltre alcuni 
resultati delle arti sono peculiari ad alcune regioni o più 
ricche, o più ingegnose, o più fornite di alcuni mate- 
riali altrove o sconoscimi , o rari , e per questa ragione 
se cresce alquanto lo spendio per conseguirli potrà 
agevolmente farsi mi^giore la valuti dei raeiesimì. Gli 
altri popoli , o per necessità , o per assuetudine sborseran- 
no^ un prezzo più alto per comperarli , e se ne faran mas- 
serizia , onde la quantità venduta si diminuisca, non calerà 
al certo la moneta , che a cagion di questo traffico guada- 
gnano i venditori , perchè il denaro pagato per una quanti- 
tà minore di merci , equivarrà a quello col quale prima se 
ne acquistava una copia maggiore . In tal maniera le leggi, 
le costumanze, i dazj uguagliano la coudizione delle nazio- 
ni fornite di fecondo tenitorio, alla sorte di quelle, che 
ne sono sfornite, e vivono colle arti, e col traffico,- e seb- 
bene le prime sieno da anteporsi alle seconde per la facoltà 
ohe posseggono di ottenere il vitto dai proprj campi , nul- 
ladimeno, fmchè persiste lo stato in cui si ritrovano sono 
generalmente più travagliate dalle carestie . Imperciocché le 
richieste di grano fatte dalle regioni , che quasi assoluta- 
mente ne mancano sono costanti , laddove le dimanJe di 
quelle , che agevolmente possono conseguirlo coli' opera pro- 
pria, essendo sommamente variabili sono difficilmente sod- 
disfatte , giacché i negozianti delle contrade ove i grani so- 
no abbondanti innanzi che se ne faccia la precisa ricerca 
uoa sanno , se vi debbano spedire grani , ed in quale quaa- 



*68 Scienze 

tilk . Il più opportuno provvedimeuto per ovviare alle an- 
gustie delle Stagioni sfavorevoli è riputato dall'Autore un 
collegamento di statuti , che al possibile favoreggi l'esito 
de' grani nostrali , e ne rimuova 1' entrata de" grani forestie- 
ri j ed il pili efficace mezzo per ottenere la prima delle 
cose ricercate è il premio che si concede in Inghilterra all' 
estrazione dei grani fuori dell' Isola . Adamo Smith nella 
celebratissima opera sopra la ricchezza delle nazioni contra- 
dice ai vantaggi , che da altri si magnificano , attribuendo 
la presente opulenza dell' Inghilterra in buona parte al 
gran favore accordato all' uscita del frumento : e perciò egli 
assevera , che ogni moggio di grano , che sorte a cagion 
del premio, scema 1' affluenza del mercato dimestico ; che 
la tassa pagata dal popolo per gratificare l'estrazione, ed 
il pili alto prezzo del grano , che rimane dentro lo stato 
diminuiscono nell'infime classi il potere di comperare le 
vettovaglie, e però raffrenano 1' accrescimento della plebe, e 
innalzando il valore della fatica ritardano i progressi dell' 
industria ; e che finalmente montando la valuta del grano 
prima base dell' alimento degli uomini cresce il costo di 
ogni merce , e così fattamente il lucro ritratto dagli agri- 
coltori nella rendila delle derrate si perde nella compra 
delle materie Ifivorate necessarie al decoro della vita civile. 
Risponde Malttius con molta acutezza alle riferite opposi- 
zioni : ed incominciando dalla prima considera, che la fa- 
cultà di spacciare il grano a piìi basso prezzo ( che è 1' effet- 
to reale del premio ) non accresce i bisogni , e le consuma- 
zioni altrui , ondo cresca considerevolmente il prezzo del 
grano . Difatti mentre si vende maggior copia di esso dai 
mercatanti delle contrade , in cui l'esito è protetto, ai ne- 
gozianti dell' altro mancheranno i compratori consueti , 
e gli ampi tnagazzini di grano non venduto faran si che il 
prezzo non possa agumentarsi . Inoltre non tutto il frumea- 



Principi di Popolazione 269 

lo che è spinto fuori del regno dal premio sariasi venduto 
nel regno j ma piuttosto saria rimaso disutile ai negozianti, 
ed allo stato, perchè l'abbondanza di un anno non accresce 
la consumazione proporzionatamente alla maggior quantità 
di vettovaglie prodotta . Intorno alla seconda dìlllcoltk pro- 
posta da Smith avverte Malthus, che se a ragion del pre- 
mio cresce il pre^lBO del grano, ed anche quello della fati- 
ca , alla plebe non ne viene alcun nocumento , perchè co- 
lui che ha lucri maggiori può soggiacere a maggiori spese; 
che se non crescessero proporzionata mente le mercedi dei 
lavoratori , presto i proprietarj dei fondi , ed i fìltajuoìi di- 
verrebbero molto pili doviziosi , e spanderebbero le ricchez- 
ze loro sopra le altre classi di persone , e che la tassa 
sborsata da tutti a beneficio de' venditori di grano far^ si, 
che questi ne dimandino sempre maggior quantità ai colti- 
vatori , che avranno perciò un bisogno progressivo di operaj , 
ai quali ritorna il vantaggio del Dazio posto per a- 
dempiere la promessa de' premj . Per rispondere all' ultima 
obiezzione finalmente l' autore ripete ciò , che già altrove 
ha detto colla mira di provare , che il prezzo di moltissime 
manifatture o poco o nulla è alterato dalle variazioni addi- 
Venute nel valore delle vettovaglie . Aggiugne ancora , che 
di tutti i materiali delle arti , e di tutti i lavori, e delle 
derrate che ci arrecano i trafficanti esterni non si cam- 
bia la valuta per V estratto frumento , onde i van- 
taggi dei venditori del medesimo sono infinitamente supe- 
riori agli svantaggi , che comportano, come compera tori 
d' altre mercanzie . L' effetto sicuro , ed immutabile del pre- 
mio assegnato agli imbarcatori del grano è quello di accre- 
I scere gli attuali profitti dei coltivatori , ed animarli perciò 
i a dilatare ì seminati attuali , e bonificar molte parti del 
tenitorio ; compiute le operazioni secondate dal premio si 
tidurranno i lucri degli intraprendi tori, ed i prezzi dei 

G. A. To. II. i8 



270 Scie n z e 

grani 5 imrasdiataraente allora una porzione di capitali abban- 
donerà 1' agricoltura , e cosi successivamente occorreranno 
delle alternazioni per le cjuali si conserverà un valor mezza- 
no delle vettovaglie , che impedirà la miseria della plebe , 
ma non disanimerà gli speculatori , e si manterrà il merca- 
to interno meu provveduto per 1' uscita promossa negli anni 
di abbondanza , onde non si volgano ad qUkì negoziati i capi- 
tali degli agricoltori , e piià provveduto negli anni di carestia, 
per l'abbondanza de'terreni coltivati, ond? la scarsezza dei ri- 
colti non sia cosi fatale per l'infime classi. La quantità del po- 
polo nelle stagioni favorevoli forse inclinerebbe alquanto più ad 
aggrandirsi , e si celebrerebbe un numero maggiore di matri- 
tbonj, qualora non fosse favorito l'esito dei grani j ma negli an- 
ni sfavorevoli perirebbero , o per fame , o per la cattiva qua- 
lità de' cibi molti dei già nati . Si è detto da alcuni, che la 
protezione accordata dal governo all' esito del frumento possa 
talvolta far sì , che il pane dei grani nostrali altrove si man- 
gi a miglior mercato , ed indurre il basso popolo ad incol- 
pare di durezza i Governanti , e ad abborrire i statuti che 
favoreggiano 1' estrazione dei grani , ma siccome questi pron- 
tamente generano l'affluenza de' medesimi, subito il popolo 
sarà disingannato. Più d'ogni altra obbiezione proposta con- 
tro 1' estrazione delle vettovaglie mi sono sembrale da valu- 
tarsi quelle , che il Sig. Arcidiacono Cagnazzi fa avvertire 
nei suoi elementi di economia politica Gap. XI. §. VI. con- 
siderando le nazioni, ove è scarsa la moneta, epoca Infor- 
za pubblica per sostenere il patrio commercio . E' superfluo 
il trascrivere qui gli argomenti d-.-l sopradetto chiarissimo 
Scrittore, potendosi agevolmente leggere con chiarez^ra espo- 
sti nella di lui opera irapreòsa in Napoli nel 181 3. 

( iSri/à continualo^ 



271 



Nuova Cura della Idrofobìa . 

J_j' illustre Professor Moricliini si è degnato comu- 
nicare alla Società del Giornale il seguente squarcio 
di Lettera scrittagli , non lia guari , dal Sig. Anto- 
nio Maria Salvatori Medico in Pietroburgo . 

„ Mi fo un dovere di notificaile la scoperta da 
„ me fatta 1' anno scorso , durante il mio soii^ior- 
„ no nel Gav^erno di Paltava, di un nuovo mezzo di 
„ curare l' Idrofobia . Felice mi riputerò se potrò 
„ contribuire a salvare la vita a qualcuna fra le tan- 
„ te vittime che annualmente periscono di tale cru- 
5, delissima malattia „. 

„ Gli abitanti del Distretto di Qadici hanno fatta, 
„ non so in qual modo, ne da qual tempo , l' impor- 
„ tante scoperta che vicino al frenulo della lingua 
„ dell'uomo, ovvero dell'Animale morso da un Ani- 
,. male, oppure da un uomo divenuto rabbioso , si 
5, manifestano alcune pustole biancastre , le quali 
„ spontaneamente si aprono verso il i3"° giorno 
„ della morsicatura , epoca in cui si dichiarano i pri- 
„ mi sintomi della vera idrofobìa , giudicata da es- 
„ si in allora del tutto incurabile . Il metodo loro 
„ consiste dunque nell' aprire le pustole suddette con 
„ stromento tagliente , avendo cura di far sputare 
„ all' infermo /' icore che sorte , e gargarizzare più 
„ vjlto la bocca con acqua salata. Questa opera- 
„ zione deve esser fatta il nono giorno dopo la mor- 

i8 * 



272 Scienze 

„ sicatura . Tanto sono sicuri delF efficacia di tal 
„ metodo , che 1' idrofol)ìa non è per essi di alcun 
„ terrore . Io non posso citare che un solo esem- 
„ pio , di cui ne garantisco la verità . L' invito dun- 
„ que a verificare tale scoperta interessantissima „ . 
Questa pratica salutare degli abitanti del Distret- 
to di Gadici di aprire le pustole in vicinanza del fre- 
nulo della lingua ci iMchiama a memoria quella an- 
tichissima di strappare a' cani il verme esistente sot- 
to la lingua , siccome cagione della loro rabbia , del- 
la quale l'anno menzione parecchi Autori . Plinio nel- 
la sua Storia Naturale ( 1. 1^. e. 5. ) cos\ ci ha la- 
sciato scritto „ £!sù veriniculus in lins^ua canum , qui 
vocatur a Gitecis Ijtta ( allyssa ) , qu,o exenipto iii- 
fantihus catulis , nec rabidi fiiint , nec fastidiwn 
sentiant „ Etmullero ripete la cosa stessa , sospen- 
dendo però il proprio giudizio ( Praxis 1. 2. .s. 3. 
e. 4- ^'''^- 4- ^"' "• )" ^^ cane rabido valgo ajjir- 
matur sub ligua ejus latere vermem quemdain oblon- 
gum 5 rfuein alii a se ipsis visum testantur , quo ma- 
ture dentpto , nullus canis rabidus fiat ; eodeni ve- 
ro increscente , rabiem necessario supervenire .... 
Mem hanc ceu nondum sufjicientcr expJorutam in 
medio relinquo „ Questa, pratica però d;i taluni tut- 
tora seguita è fondata sopra un falso supposto , poi- 
ché quel corpicciolo situato sotto la lingua de' ca- 
ni , e che ha le apparenze di verme , non è altri- 
ffienti tale , siccome han veduto i celebri anatomi- 
ci Casserio , e Morgagni . Egli è un corpicciolo fu- 
siforme , di una tessituia media fra il ligamt^nto , e 



Nuova Cura d'Idrofobia 273 

il tendine , di 3 , o 3 pollici di lunghezza , rivesti- 
to di particolare membrana , il quale scorre sotto la 
lingua j e s' inserisce co' suoi estimerai nella sostan- 
za muscolare di essa . Par dalla natura destinato a 
dare maggior fermezza alla lingua ben lunga de' ca- 
ni , ed ajutarla ne' movimenìj . Intanto riguardo all' 
origine della scoperta riferita dal D. Salvatori potreb- 
be credersi che non ignorando i Russi la pratica di 
togliere il verme al cane, onde prevenirne la rabbia, 
e supponendone 1' esistenza nell' uomo stesso preso da 
idi'ofobia , abbiano tentato di toglierlo anche a lui , 
e vi abbiano invece trovato tante pustole bianca- 
stre . L' esito felice avrebbe mostrato loro il van- 
taggio della incisione , e 1' esperienza ammaestrati gli 
avrebbe sul tempo opportuno d' inciderle . Qualo- 
ra la cosa fosse andata in tal modo , sai'ebbe que- 
sto uno de' tanti esempj che un errore abbia dato 
motivo al conoscimento di una verità importantissi- 
ma al genere umano . 



lUMPKXnWMBBMUaM 



S74 

ARTI 

BELLE ARTI. 



Scultura m Teresa Bciiiiicauipi . 



E 



gli è vero che la sLoria de' nomi è sovente la sto- 
ria delle cose . Pei'cliè molte italiane femmine e nel l' 
antica età , e nella moderna dettero opera alla pit- 
tura , noi abbiamo i nomi di pittrice , di dipintri- 
ce , ed anche di dipintoressa . Ma perchè ])Ochissi- 
me donne si rivolsero alla scultura , si desidera an- 
cora ne' nostri vocabolarj il titolo di Scultrice : del 
qual titolo noi però di presente onoriamo la genti- 
lissima Teresa Benincampi : donna assai nelle buone 
lettere esercitata , e valente operatrice di belle sta- 
tue in marmo , e di molti ritratti siuiigliantissimi al 
vero . Fra' quali è ora da vedersi il busto di Fede- 
rico Cesi , Duca d' Acquasparta , fondatore e prin- 
cipe de' Lincei: che per concessione del sapientissi- 
mo nostro governo , e per cura ed opera dell' Eccmo 
D. Pietro de' Piincipi Odescalchi sarà fra breve col- 
locato nel Panteon. Né di quest'onore dovea frau- 
darsi un uomo si celebrato , e cosi benemerito del- 
le scienze che si dicono naturali . Iinpercioccliè i 
primi campioni di esse uscirono da quella Accademia : 



Scultura — T. Bemncampi . 276 

siccome narrasi che dal cavallo di Troja uscissero 
gli eroi . E dell' alfa compagnia del Cesi erano Fa- 
bio Colonna , Galileo (jalilei , Giambattista dalla Por- 
ta , Giovanni Eckio , Marco Valsero e tutti coloro 
che restaurarono la guasta filosofia , e il primo lume 
ne sparsei'O per Europa . De' quali il eh. D. Baldas- 
sare Odescalchi Duca di Ceri fece nel i8o6 una lo- 
data storia : tutta piena di belli insegnamenti , di pel- 
legrine notizie , e scritta in sì candido stile , che la 
possiamo dir degna di cpie' grand' uomini di che par- 
la , e di queir Accademia nobilissima de' Lincei che 
fa tanta parte della letteraria gloria di Roma . Dob- 
biamo per tanto assai commendare la famiglia de- 
gli Odescalchi , perchè in poco tempo abbia per dop- 
pia guisa emendata la colpa de' nostri avi , che avea- 
no lasciato senza onore un nome cosi glorioso ai 
Romani Principi , ed all' Italia . Onde con vergogna 
nostra lo straniero che tra noi veniva . chiedeva una 
memoria della vita del Cesi : e non era dove mo- 
strarla , Chiedeva di leggere almeno il sasso , che ne 
cuopre il sepolcro : e né questo gli si poteva addi- 
tare ; imperciocché le ossa del gran filosofo si giac^ 
ciono in Acquasparta senza pure una lettera che le 
insegni . Ma oggi finalmente il Cesi avrà ottenuto 
queir onore eh' era debito alla virtù sua ; e se ne 
vedr.à 1' iiuagine posta fra quelle di coloro , che fan- 
no fede a tutte le genti che gì' Italiani non sono 
ancora moi'ti alla "loria , 

La nostra ScuiLrice avea già lavorato questo bu- 
sto per la sala do' Lincei : cui duiollo per segno del- 



«7^ Belle Arti 

la sua riverenza verso il loro maestro . Quel mo- 
dello è grande una voJUi e mezzo più Jel vero . Ma 
il sasso ora da lei operalo è alto poco più del na- 
turale : eseguito con molto amore: e finito con mol- 
lo intendimento d' arte. Né taceremo eh' ella ha vin- 
to una grave difficoltà : che nasceva dal non tro- 
varsi alcuna effigie del Cesi né in tela , né in pie- 
tra : essendo rimasa solamente una medaglia in bron- 
zo , dov' egli è ritratto da mano poco esperta : e con 
un volto che appare freddo , e muto . Quindi la no- 
stra artefice ha tolte da quel metallo le sole pro- 
porzioni e le ì'uiìQ principali del capo : ma nel 
rimanente ha seguito l'intelletto, o coaie i nostri 
scultori dicono , /' ispirazione . La quale è in lei ve- 
nata nel leggere la vita del filosofo : e nel pensai'e 
com' egli menò giorni sempre misei'i e dolorosi : per- 
seguitato dai domestici , e dai cittadini : e pasciuto 
di quell'amarezza, che gli fruttarono le male arti de- 
gli uomini , e la sua troppa virtù . Per ciò la Be- 
nincampi ha cercalo di dare a questo volto un' aria 
di dolce malinconia : e segnare sulla fronte , e fra le 
ciglia la meditazione , e la fortezza del filosofo , con- 
giunta a un po' di dolore , che segni l'alFanno perpe- 
tuo della sua vita : e svegli in chi guarda il sasso 
qualche spirito di pietà verso il fondatore infelicissi- 
mo de' Lincei . 

Del quale accorto consiglio daremo lode alla no- 
stra Scultrice ; che sola ne' giorni nostri al sesso che 
prende sua qualità dal dirsi bello e gemile, aggiun- 
ge la lode di trattare la scultura ; arte virile e no- 



Scultura — T. Benincampi . 277 

kilissima : che può dirsi specialmente utile agli uo- 
mini , quando fa eterne le imagini di coloro che si 
fecero degni d' eternità per lo vigore dell' animo , e 
per r opere della mente . 

G. P. 



Pittura di Paesi :n G. B. Bassi 

X^ ra i Pittori di paesi è in molta fama il Sia G. 
B, Bassi di Massa Lombarda . E i quadri da lui ter- 
minati negli scorsi giorni acquistano fede alla pub- 
blica voce : perchè veramante sono vaghissimi , ed 
operati secondo tutte le buone leggi dell' arte . Noi 
qui faremo memoria di tre tavole , che rappresen- 
tando la campagna nelle or'e del mattino , del mez- 
zodì , e della sera , si possono quasi chiamare un 
poema del Giorno , diviso in tre canti . Tanto la 
invenzione è leggiadra , gentile , e tutta vicina alla 
bellezza delle poetiche fantasie . 

1. L'artefice per significare il mattino ha immagina- 
to d' essere nell' interno del tempio che dicesi di Dia- 
na : posto alla sponda del lago Albano . Un negro 
arco gira tutto il sommo del quadro : e fa che allo 
spettatore paja d' essere dentro quell' antro ; dalla cui 
porta piovono freschissime edere, e vilucchi , ed al- 
tre foglie che si fanno quasi traslucide incontro 'Iso- 
le: e tessono una ghirlanda leggerissima tutta mos- 
sa al vento, e piena di vei'dezza e di luce. Al de- 
stro lato i muschi , e le piante più negre tengono 



'■ijS Belll Arti 

accordo colla interna oscurità della grolla . E al la- 
to sinistro i primi raggi baltono la rolla muraglia del 
tempio : da cui diresti quasi sporgere la cornice , e 
i fregi delle nicchie dove sono più toccali dal lume . 
La metà del terreno è all'ombra: e l'altra al sole : 
talché sulla bocca di quella grotta ti sembra vede- 
re la lite del giorno colla notte la quale fugge là 
dentro . Dopo il suolo del tempio , e la strada s' al- 
za una breve e sottile fratta d' arbusti : e di là da 
essa ti si apre il lago tutto placido , e allegro , e fre- 
sco come si conviene dopo 1' aurora . Tu senti il fred- 
do di queir acqua , slata finora sotto 1' ombra : e ti 
punge r umido di quelle piante bagnate ancora per 
la ruggiada . E qui è dai notare accorgimento di 
esperto artefice . Perchè avendo egli dietro le rupi , 
che incoronano il lago , mostrato il Castello di Palaz- 
zuolo , la Rocca di Papa , e 1 monte Cavi , ed un 
fianco del Tuscolo , segnò una fascia di leggerissima 
nebbia fra Palazzuolo ed il monte ; e così venne a 
significare quell' ora in che il vapore notturno è al- 
zati» già dallo stagno , ma non è ancora disciolto per 
la potenza del sole . Pel quale artificio niuno è che 
non conosca , quella essere la prima ora del d\ : 
siccome vedesi anche nell'estremo orizzonte : dove la 
parte oWeWtàle è tutta del color delle rose , fin do- 
ve si gira sulle cime de' grandi e nmestosi monti Sa- 
bini, che fuggono nel più alto termine del quadro. 
Una barchetta che riceve assai chiarezza nella can- 
dida vela, e si raddoppia nello specchio dell'acqua, 
dà vita al Iago. Due villanelle, ed un pastorello ve- 



Pittura de' Paesi — G. B. Bassi . 279 
stili alla foggia de' Tuscolani , che stanno sali' innan- 
zi , e si guardano in atto d' amore , rallegrano que- 
sta lieta campagna , e questa dolce ora . La tavola è 
stata dipinta pel magnifico Mecenate S. E. il Sig. Con- 
te Esterasi . 

a. Per simile modo è lodato il quadro della Grot- 
ta di Posilipo dipinta con quella luce che prende 
all' appressai'si del mezzogiorno . La quale opera ha 
tanto incontrata la grazia dell'universale , che il Bas- 
si avendola per la prima volta composta per S. A. R. 
il Principe Enrico di Prussia , la replicò pel Princi- 
pe Hercolani di Bologna : e poi per altri : ed ora 
ne rinuova il sesto esemplare per S. E. il Conte 
Archiuto di Milano . La grotta è mostrata sul limi- 
tare che è sco/crto dalla parte che guarda Napoli. 
Ed è mirabile 1' ardimento dell' artefice per avere 
scelto un soggetto così poco variato , e s\ digiuno : 
e perciò fuggilo a tutto potere dai pittori di cose 
campestri . Né minore è la difficoltà da lui vinta nel- 
lo stringere dentro il breve spazio d' una tela una di- 
ritta strada sotterranea , che dicono della lunglizza di 
2G34 palmi ; nella quale non sola inente li sembra en- 
trare, ma tutta la giri, e la passi , e ne giungi all' 
ultimo , finche ne vedi la luce opposta ; se non che 
essa luce è tinta per la polvere eh' ivi gira perpe- 
tua , e commossa da' carri , e non mai spenta dall' 
acqua . Perchè quella cieca via non vide mai piog- 
gia : né la vedrà se prima il sovrapposto monte non 
si divida . Perciò le molte lucerne che pendono dal- 
la volta sono dipinte come a traverso un velo :» co- 



28o Belle Arti 

s\ nel velo le persone : e dietro esso velo un coc- 
chio , che pare ormai giunto oltre il mezzo di quel 
cammino : anzi è presso ad uscire dalla veduta . Il qua- 
le è stato con finissimo artificio posto in quel fondo 
per rompere la figura circolare dell' ultimo giro del- 
la grotta : che per le leggi pittoriche si dovea ta- 
gliare con qualche piccola massa d' ombra . Né me- 
no sottile è un altro pensiero dell' artefice : il qua- 
le qui si vuole notato , afiinchè i giovani veggano 
cojne i valenti sappiano porre rimedio a que' di- 
fetti che talvolta ha seco la iiatura de' luoghi dal 
pittore imitati . Pel fumo continuo di quella polve- 
re , che soffiasi dalla grotta , accade che le piante 
e l'erbe che ne vestono 1' entrata sieno per lo pia 
fosclie , e lorde: onde poi rendono più tosto figura 
di cose morte e invernali , che di liete e fresche ver- 
dure. Il dipingerle sarebbe stata follia. Grande la fa- 
tica : brutto Teifetto . Ora 1' artefice pensò <li mostrar- 
le in un giorno di primavera dopo quelle prime e 
brevi pioggie d' aprile , che sono sempre seguite da 
un temperato sole. Ed egli ha cosi bene adempiu- 
to l'intendimento suo; che tutte le foglie pare che 
splendano a doppio s\ pel nuovo lume , come per la 
pioggia recente . Sono ancora assai belli in questo 
luogo que' che dagli artefici si dicono accidenti di 
luce . Perchè dal lato diritto si vede piovere giù 
dal cielo un largo raggio, che tocca, ed illumina tut- 
to il tufo . E da quello balza , e ripercuote al lato 
sinistro sovra la sommità d' alcune pietre , e sul 
grande arco dell' antro . Qui la rupe destra è tutta 



Pittura de' Paesi — G. B. Bassi . o.i]^ 

coperta di musco verdissimo : e pare che i' umido di- 
stilli per ogni sasso ; essendovi qiiasì dipinto quel 
freddo , che 1' uomo prova in parti rivolte ad Aqui- 
lone, né giammai visitate dal sole. Quivi son grup- 
pi di gente : ed un asinelio : e fanciulli die vengono: 
ed un roìnito che chiede pietà : e sotto alcuni casta- 
gni suir alto del sasso è il sepolcro di Virgilio , che 
ne si mostra né si nasconde : ma cresce la riverenza 
del luogo, e la bellezza del nobile quadro , 

3. Nel terzo si vede una scena del Palatino : che 
oggi è detto gli Orti Fariiesiani . L' ora è della 
sera : mentre declina il sole : il luogo é un portico 
di quattro antichissimi archi del Palazzo de Cesari 
presso una casetta moderna . I primi due archi so- 
no inombra: la luce è dietro negli altri due: on- 
de il fondo della tavola é tutto sfavillante , mentre 
r innanzi è quasi opaco , ed in luce reflessa . Qui 
par di godere già il fresco della sera , mentre più 
là dura ancora il bollore del giorno . Piace il vede- 
re sotto r onìbra del muro starsi una donna che vez- 
zeggia un bambino quasi persuadendolo a ritornare 
alla culla . Sulla cima dall' arco passa 1' ortolanella 
che torna con un canestro pieno , e va in casa a 
riporlo . Tutte cose che segnano 1' ora del vespero . 
Dietro le ruine si levano alcune alte elei illustrate 
dal sole cadente , che col loro verde fosco fanno pa- 
rer più vivace il diafano zaffiro del cielo . Qui è da 
osservare come tutto posi in un piano : e come il 
pittore abbia saputo variare l'ombre, e i lumi de- 
gli archi , de' sassi , deli' erbe , delle fabbriche moder- 



!i8a Belle Arti 

ne ed antich»-. Nel che gli sono state specialmente 
di grande ajuto quelle vecchie muraglie ; le quali 
co' mutabili loro colori sogliono assai soccorrere al 
bisogno degli artefici in queste dilTlcili opere . Una 
cosa per ultimo loderemo : ed è : la moralità che 
può trarsi da questo quadro . Perchè lo scegliere un 
luogo , dove la casa d' un ortolano è fondata negli 
archi, sovra cui già splendevano i palagi d'oro del 
superbo Nerone , certo è consiglio che non è pri- 
vo di filosofico intendimento . E se ne possono trar- 
re bellissime considerazioni . Per la qual cosa vor- 
remmo che i pittori di queste delizie più spesso me- 
scolassero r utile al diletto : imitando i grandi poeti , 
che sotto il velame delle loro fole sempre cercaro- 
no di porre quello che giovi a render gli uomini co- 
noscenti del vero , e d' ogni stolta gloria magnanimi 
dispregiatori . 

G. P. 



283 



Wiimii I III i, nfntiumii '\ i i <t\>ti\i' » ^ifi"m ,\''r ' imi'W i»iiiiiiwi"im itii— n"iiiii— wiiim 



J'arietà 



J\h\Àdi.nio soito gli occlij un Operetta col titolo che siegue ; Wle-r 
moire ■'nir la i".'rsijlcation adressd et dedid à V Accademie Fran- 
coise par le Conile de S.Leii , imprimé a Rome par dt' Rotnaìiis 
eii i}^»9- 4- Tosto che udremo il parere de' dotti Francesi sopra 
di Cisa, ci f^ireino a parlarne sopra questi fogli. 



i^on ri pi.ice d'interloquire i-i alcune questioncelle mosse dall' A. 
B. supia un fbiilio Milanese circa V epi-rate fatta dal Morcelli per 
la sepoltura del Marchese G)o\-anni P;itrÌ7:j antipenuUInio Senatore 
di Koma , prima recata sui nostri fogli politici , e quindi da noi trai- 
le varietà del To. 1. pag. 465. Il dubbio che si fé sdrucciolare, 
eh' Ella non fosse opera del celebratissimo Preposto di Chiari , perchè 
voUersi trovare in essa alcune inavvertenze, le quali non si credea- 
no degne di lui, è ora svanito per doppia cagione. La prima 
cioè che il chiarissimo Sig. Giovanni Labns rispose a qucU' articolo 
giustificando le pretese inavvertenze ; la seconda percliè il suddetto 
big. Laóus ci ita contestato esser ella veramente opera del Morcelli ; 
ed un'esemplare scritto ce ne ha mandato, in cui non è quel debili- 
tuverunt , che fa rima coli' cxtulerunt , non ad exempUnn parìa 
ma in extmpUan : con alcune pochissime correzioni Oriograjiche. 
Chi f )sse vago ili leg'^ere bine ind : le erudizieni messe in campo per 
quest' affare , leirga i fogli pubblici Milanesi del io. e del i4. Apri- 
le , anno corrente . 



Jl orremo piuttosto un'altra Epigrafe dello stesso chiarissimo Mor- 
celli , e volesse il Cielo che assai tardi si leggesse quella che sarà 
posta ^opra la tomba di lui! possano le stesse lettere , che giovine 
Io Nutrirono, confortarlo nella più lontana vecchiezza! 



REQVIETI . ET . . MEMORIAE 

lOSEPHI . ALOIS . E. TERZi 

PATRICIA . BERGOMATIVM . NOBILITATE 

POST . INFAVSTAM . GALLORVM . EXPEDITIONEM 

RVSSIACI . IMPERII . DECORA . ADEPTI 

ET . COMfVGIO . SPLENDIDISSIMO . AVCTI 



284 Varietà' 

QVI . PIETATIS . STVDIO . INGENT . LAVDE 

LITTETiARVM . AMORE . CLARVS 

PICTORIAM . QVOQVE . ARTE.M . H0^0".4VIT 

PICTOR . IPSE . EGREOiVS . ET . PICrOUVM . FAVTOK . Ai^NIFICVS 

HEV . DIVRNO . MORBO . TOTA . IiXGEMìSCENTE . PATRIA 

AD . CAELESTIA . BAPTVS . MEDIOLANI 

NONO . ET . VICESIMO . AETATIS . ANNO 

AD . GRANDIA . QVAEQYE . PROGNATVS 

DECESS. Y. 1D\ S . aPRIL. AN. M OOCC XVIIH 

ELISABETHA . GALLITZINIA . C. F. DOMO . PETROBVRGO 

LVCTV . ET . LACRIMIS . CONFECTA 

MARITO . INCOMPARABILI . CONTRA . VOTVM . FEGIT 

NVMQVAM . IMMEMOR . FVTVRA . DESIDERI! . SVI 



siccome il eh. Sig. Giovanni Labus degnandoci di sua dotta 
corrispondenza , altre ce ne ha mandate , frutti del bello stile che gli 
fa tant' onore : invitiamo i letterati ad ammirar le seguenti . 

1. 

lOSEPHVS . IOAN . F. LARBERIVS 

MEDICVS . CLINICVS . OCVLARIVS 

QVEM . OMNES . CONSENTIVNT . FVISSE 

VIRVM . EXPERIENTISSIMVM 

HOC . MANSVM . VENIT 



XIII. RAL. MAI. AN. M. DCCC. XVII 

ANNA . ET . CATARINA . LARBERIAE 

FRATRIS . FILIAE . QVAE . ET . HEREDES 

BENEMERENTI . POSVERE 



Varietà' 285 

2. 

HEIC . SITVS * EST 

ANTONIVS . MARiA . FP.ANCISCI . F. REINA 

QVI . ET . CASTELLIVS . MARCHIO 

MEDIOLANENSIS 

PATRICIA . NOBILITATE 



YIXIT . AN?JOS . P. M. LXX.VII 



©.XI . KAL. IVLIAS . AN. M. DCJ.C. XV IH 

PETRVS . FRANCISCI . FIL. CARCANVS 

GENER . CVM . FILlls . MAERENS . FECIT 

SENI . SVAVISSIMO 

ALTORI . PLEBIS . MAGISTRO . PIETATIS 

AVE . AMOR . NOSTER . ET . VALE . IN . PACE 

3. 



S 



a 



THERESIAE 

VIRGINI . DVLCISSIMAE 

SOLERTI . OBSEQVENTI 

nA2H2 . MOT2IKH2 . METEXOT2H 

. ANN. XIII 

IOAN. BAPTISTA . BARBOLIVS 

ADVOGATVS . ET . MARIA . BESGHIA 

PARENTES 

DESIDERIO . SVO . P. P. AN. M. DCCC. XVI. 
G. A. To. II. 19 



a86 Varietà' 

QVIETI . ET . VIRTVTI 

IVLIAE . FELICIS . FIL. ROVlDAE 

NOVARIENSIS 

FEMINAE . FRVGI . MODESTAE 

INTEGRAE . FIDEI . MANSVETISSIMI . INGENI 

<5VAE . MORBVM . QVADRIMESTREM . SAEVISSIMVM 

INFRACTO . ANIMO . TOLERATA 

DIEBVS . NOVISSIMIS . MAGISTRA . ITEM . PIETATIS 



OBIIT . PLACIDO . EXITV . IV. ID. MARX. MDCCCXIV 



AETATIS . SVAE . XXIV 

FRANCISCVS . KAROLI . FIL. FIORETTI . MARITVS 

ET . THERESIA . MATER 

LVGENTES . FECERVNT . CONIVGI . INCOMPARABILI 

FILIAE . DESIDERATISSIMAE 

5. 

H. S. E. 
ROSA 

PVELLA . TRIMA . SCITVLA . BLANDA 

QVAE . RELICTIS . IN . LVCTV 

lOSEPHO . MOSCATELLI© 

ET . CATHARINA . LABVSIA 

PARENTIB VS 

DECESSIT . IDIB. SEPT. AN. MDCCCX 

IOAN. STEPH. F. LAB^'SIVS . I, C. 

AVONCVLVS 

MAERENS . FECIT . ALVMNAE . SVAE 



Varietà' 287 

6. 

DOMINICO . COLVMBO 

DOMO . GABBIANO 

SACERDOTI 

PIO . COMI . SOLERTI 

RHETORI . ET . POETAE 

SODALI , ATHENAEI . BRIXIANI 

QVI . NATVS . ANN. LXIIII 

VTILIS . MVLTIS . NEMINI . GRAVIS 

DEGESSIT . IV. NONAS . APRILES 

AN. M. DCCG. VIII 

AVDITORES . AMICI . ET . COLLEGAE 

PIETATIS . CAVSSA 

P. C. 



Leggesi da pochi giorni in. Napoli la seguente . 
CONSTANTINO . MELILLO 

E Q V I T I 

VIRO . SVMMA . INGENII . ALACRITATE . ET . ELOQVENTIA 
PRAEDITO . PROBITATE . ATQVE . AMICITIA . NEMINI >_ 
SECVNDO . QVI . PER . OMNES . HONORVM . GRADVS . AD 
MAGISTRATVM . SVPREMVM . EVECTVS . ITA . SEMPER 
SE . GESSIT . VT . FACILITATIS . SIMVL . ET . IVSTITIAE 
SEVERIORIS . EXEMPLAR . APVD . OMNES . HABERETVR 
QVVMQVE . A . FERDINANDO . BORBONIO 
REGE . PROVIDENTISSIMO . CVM . ALIIS . VIRIS . CLARISSIMIS 
ANNONAE. VRBIS. PRAEFEGTVS. ESSET. DEXTERITATE, CONSILiI 
NEAPOLIM. SEMEL. ATQVE. ITER VM. A. CARITATE.UBEIUVIT j 



»88 Varietà' 

caietanvs 

xii . vir . litibvs , ivdicandis 

vitvs . maria 

vnvs . ex . praefectis . cvrsvi . pvblico 

p h il ip p v s 

qvaestor . in . hirpinis 

FILII . MOERENTISSIMI 

POSVERVNT 

VIXIT . ANNOS . LXXVI. MENSES . V. DIES . Ili 

DECESSIT . IX. KALENDAS . MAIAS . A . CiDioCCCXII 
SODALES. COLLEGAE. BENEMERENTISSIMO. LOCVM . DEDERVNT 

Virus Maria Mclillus . 



Estraffo Ji una Intiera del Sig. Vincenzo Colosimi stampata 
negli annali dcW Agricoltura Italiana^ Gennajo 1819 , sopra il 
ìnodo di fah ricare il Pane co' Pomi di terra . 

Jlli scogitai infornare i tuberi ridotti a fette , che dopo csiccati 
dall'acqua di vegetazione si riduisero tanto consistenti da potersi 
convertire in polvere pestandoli nel morlajo . Presi da ciò argomen- 
to 4 ed av^cnio incoraggilo il Sig. Raffaele Fablnani di Carlopoli a ri- 
durne buona parte in pezii , infornarli, e farli macinare nel muli- 
no a mo lo di grano , ottenemmo una farina non dissimile da quel- 
la che »i ottiene dal grano cavallo . Persuasi che avremmo ottcìiu- 
nato dalla medesima dell' eccellente pane, si fece stacciare , ed ap- 
parecchiato il lievito con la farina del graio , si compose la pasta , 
hi quale fermentò a dovere , e risultò così ben condizionato , che 
facilmente si ridusse in pani che furono cotti col metodo ordinario . 
11 pane che ottenemmo potrebbe esser atto ad imbandire qualun- 
que mensa . 11 mentovato mio collaboratore Sig. Fabbiani , da allo- 
ra lo ha apparecchiato sempre con l' istesso metodo per la sua fa- 
miglia , e vengo dal medesimo assicurato , che per nulla grava io sto- 
maco , che si digerisce con facilità , ed è molto Hutritivo . 



Varietà' «89 

Assieme a qaesta mia riceverete , signor Presidente , una mostra 
di farina, e de' biscottini apparecchiati con la medesima , dal che 
rileverete, che non senza ragione vi dettaglio come coifaceute al 
pubblico bene il seguente processo . Si prendono i tuberi non ger- 
mogliati , si puliscono bene e si fanno seccare al sole , indi si met^ 
tono a bollire in una caldaja , o si espongono al vapore dell' acqua 
bollente, ma appena si conosce, che i medesimi possono essere de* 
corticati dalla epidermide che li ricuopre , si tolgono , e raffredda- 
ti si decorticano e si tagliano a fette sottili , le quali si espongono 
al sole , e vi si fanno restare fino a che privati dell' acqua di vegeta- 
zione divengono duri a segno da potersi ridurre in farina . Per ta- 
gliare in breve tempo i tuberi in fette sottili mi sono servito di uà 
istromento approssimativamente simile ad una streggia di cavallo . 
Esso consiste in un quadrato di ferro di qualunque grandezza , tutta 
r aja del quale contiene tanti coltelli di ferro paraleìli , e distanti tre 
in quattro linee tra loro, perpendicolari, ed inchiodati nel quadra- 
to da una parte , e taglienti dall'altra. Si addatta ad uno de' lati del 
quadrato un manubrio per tenerlo in mano ; onde impiegarlo com- 
modamente al bisogno . Si usa 1' istromento facendolo scorrere sulle 
patate poste su di una gran tavola, riducendole cosi a lamine sot- 
tili , ed uguali. 

Non è sempre favorevole la circostanza di poterli seccare a do- 
rere, esponendoli al sole. In questo caso dopo che i tuberi sono 
stati ridotti a fette, ed asciugati al sole per fargli acquistare quel 
grado d'inasprimento che si conviene per ridurli in farina, bisogna 
metterli nel forno , che abbia la temperatura del calore dei raggi 
del sole di està . Si debbe mettere somma attenzione in operazione 
siffatta, acciocché i tuberi vengano ben diseccati . Apparecchiata quin- 
di la farina si staccia con setaccio fino , e quella poca ci'usca , che 
rimane si riserba ad altro uso . Si prende il lieviio formato colla 
farina del grano in quella quantità, che si conviene; e quindi si 
mescola gradatamente colla farina de' pomi di terra 5 e si formano i 
pani , che si fanno cuocere al modo ordinario . 



ago 



V A R I E T A' 



"Modo di purificare gli olj uegef abili , separarli dalla morchia , 
e toglier loro il mal odore . Estrutio dagli annali suddetti. 

Jllimescola successivamente vin quarto d' oncia dì acido solforico 
( olio di vetriuolo ) sei once d' acqua , ed una libbra di olio , anche 
recente, in una bottiglia . Scuoti fino che la misura dlveii£;a latti- 
ginosa; e quindi muovi da tanto in tanto per 24. ore. Chiudi la 
bottiglia, e lasciala per otto giorni. Poi decanta: ed avrai un olio 
perfettissimo . 



Mezzi per ottcnerf. le cicaje (legumi ) di facih: eottura . Memoria 
del Sig. Cosimo Moschetlini : estratta dagli ninnali dell' Agri*- 
coltura Italiana: Fehrajo 1819. 



Se 



'e le lenti appo gli Ateniesi davansi in dono ai Filosofi, se al- 
cvxne famiglie specchiate di Roma , come di Fabio , di Cicerone , 
di risone , di Lentulo si recarono ad onore 1' unire al loro no- 
me il derivato dalle fave , dai ceci , dai piscili , e dalle lenti , che 
i loro maggiori avevano con somma cura , ed in preferenza at- 
teso a coltivare ; convien dire , che le civaje erano appo loro sti- 
mate molto , ed in sommo pregio tenute . Non lo sono meno a 
giorni nostri ; giacché verdi passano quotidianamente per la men- 
sa di tutti , e secche incerti tempi, e giorni dell'anno, non ven- 
gono escluse da quella de' facoltosi , e di gusto dilicato . Sono di 
fatti gustose , nutritive, ed innocenti. Presentano però questa qua- 
lità , quando per essere di facile cottura , preparate si trovano pa- 
stose . Essendo dure , e renitenti alla cottura , perchè mancano di 
pastosità , né gustose si sperimentano , né nutritive , ne di facile 
digestione . Quindi come si cercano le prime , cosi vengono rifiu- 
tate le seconde . 

Gli antichi ebbero di questa disposizione delle civaje varia , ed 
opoosta cognizione ; giacché Tcqfiristo le distinse , chiamandole le- 
gumìnia cocfilin et incoctilia . Ma sebbene si avessero preso il 
pensiero di ragionare della loro coltivazione , pure npn mi costa 
che si fossero applicati ad indagare d' onde provenisse tal disposi- 



Varietà* 291 

itione . Se le civaje eottoje sono le sole pregiate , crèdo , che la 
ricerca onde provenga tal disposizione , potrebb' essere utile , per- 
che aprirebbe la strada a ritrovare il mezzo come averle sempre 
eottoje . La sperienza costantemente ha dimostrato , che dove un 
terreno ha naturalmente dato civaje eottoje , Comechc la semente 
sia di crudeli , eottoje sempre le darà ; che se un altro le avrà 
date crudeli, sebbene la semente sia di eottoje , proseguirà a dar- 
le cradeli . Di fatti chi va al mercato a comprar civaje per semen* 
te , non cerca se sono di facile , o di difficile cottura , conten- 
to che siano sane , e ben garantite . La divisata condizion dun- 
que delle civaje dipende dal terreno . Si vuol non pertanto no- 
tare , che tal fiata si sperimentano dure , non perché tali sieno 
in se stesse , ma per difetto dell' acqua , che s' impiega alla cot- 
tara . Si sa , che un de' mezzi , di cui usavano gli antichi per giù-* 
dicare della purità , o impurità dell' acqua , era quello di mettere 
a cuocere con essa le civaje , ncU' idea che dove queste subiva- 
no una perfetta cottura , 1' acqua era pura : impura poi a prò* 
porzione de' gradi di durezza , che presentavano . Di fatti le ac* 
qiie dure , e crude , quali sono quelle che portano seco unito 
il solfato di calce , o la terra calcare , non sono atte alla cot- 
tura delle civaje . 

Intanto se la qualità di dure , o di eottoje , che presentano le 
civaje , si deve principalmente al terreno , che le ha date , com- 
prende ognuno , che ad escogitare iin mezzo , come obbligar quel 
terreno , che le dà dure, a produrle eottoje, convien conoscere 1' in- 
dole , e la natura tanto di quello che le dà di facile , che dell' al- 
tro che le produce di difficile eottura . Cosi non fia gran fatto ma- 
lagevole la maniera di correggere il difetto di questo , ed obbligar- 
lo a produrle eottoje . 

Il terreno che meglio si addice alla coltivazione delle piante le-" 
guminose , è lo sciolto , e sostanzioso insieme . Tal' é 1' humus 
degli antichi , ossia pulla humus dei nostri Campani , che noi di- 
ciamo terriccio , o terra vegetabile . Da questa sorta di terreno si 
colgono le più pregiate civaje; giacché si trovano essere di faci- 
le preparazione , pastose , di molto buon gusto , nutritive , e tran- 
ne 1' abuso innocenti . Come i terreni si allontanano dall' indole , 
e qualità dall' humus , e sji vanno avvicinando o «Ila densità dell* 



aga Varietà* 

argilla o alla rarità della salibia e della calce , a proporzione le ci- 
;vajc , che da questi si raccolgano , allo itanaiido^ì dalla condizio- 
ne di cottoje si avvioiiaiio a lineila di dure . V è di fatti una cer- 
ta graduazione; giacche non sono tutte del pori facili a cuocersi 
e «uscettibili di una pari pcrf«'tta cottnra , come non lo sono in 
ugual grado difficili , e renitenti . Da ciò chiarametite si deduce , 
che a disporre un campo , che naturalmente dà dure le civajc a 
darle cottoje, fia d' uopo alter;ire la naturai costituzione del terre- 
no; ed avvicinarli all'indole, e qualità della terra vegetabile. 

Ella è cQsa risaputa, che le terre argillose, calcari, e sa!>biose 
quantoppiii si depurano , tantoppiù si stori!is('ono ; polche semprep- 
più cresce la densità, e comiiattczzi dell'argilla, e si scema la po- 
ca adesione delle particelle della calce , e rlella sabbia . \ render- 
lo fertili , egli e d' uopo vincere la troppa adesione delle parli in- 
tegranti della prima , e la gran porosità delle seconde . Lo che suo- 
na quel dire ; che convien ridurre le loro particelle ititegranti a 
quel grado di coesione , che media sia tra la densità argillosa , e la 
porosità silicea, e calcare . Si ottieie ciò colla miìcela in giusta 
proporzione delle medesime tre terre elementari . Di fatti 1' ana- 
lisi de' terreni fertili ha dimostrato , che costano di terra silicea , 
calcare, ed aluminosa. La proporzione poi, giusta gli esperimen- 
ti del Sign. Gioòert , stati in seguito confermati dal Sig. Filip- 
po R: , dev' es ere la seguente. In conio parti di terreno ferti- 
le debbono contenerci 7^ in 79 di tem silicea , 5 in ìZ <\ì cal- 
care , e 9 in i4 di aluminosa. Un terreno con condizionato dall' 
arte se non e sulle prime un vero terriccio, o terra vegetabile , 
come quello che riconosca la sua origine dalla natura , coli' clas- 
so degli anni lo diverrà . Ccnciosiacchè dove il terriccio è il pro- 
dotto dell' ultima analisi , che col discioglimento vanno a subirti 
gli esseri organizzati, massime le piante, il terreno artefatto non 
conterrà per le prime ne carbonio , nò fosfato di calce , nò altra 
sostanza salina, come il terriccio; ma verrà però nd acquistarle 
gradatamente dietro alla completa putrefazione cui tutti gli anni an- 
dranno a soffrire le piante , e gli animali o nel suo seno , o sul- 
la sua superficie . 

Ecco pertanto divisata la maniera di un terreno conforme al suo 
destino , ed in consegnenza di far fertile quello , che fosse naturai- 



Varietà* agS 



mente sterile, e di obbligare queir altro a dare non pia civaje da- 
re , e di nìan' uso per V uomo, ma di facile cottura , e pregevo- 
li . Fatto è però, che non r' é stato finora, chi si avesse tolto il 
nobil pensiere di render co' concimi fertili i suoi campi silicei , o 
siliceo-calcari , o argillosi . I contadini , fittaiuoli, ed i piccoli pro- 
prietarii meritano scusa, tanto per T ig'io anza , in cui forse sono 
della utilità della pratica divisata , quanto per essere la imnresa di- 
spendiosa , e superiore' alle tenui loro finanze . Ma per più titoli non 
sono degni di scusa ì proprietarii ricchi . i. Perché in tanta luce di 
agricoltura non dovrebbero i?;iorare la virtù meccanica de' conci- 
mi , ossia delle terre medicatrici . 2. Qualunque spesa occorresse per 
]a esecuzione non dovrebbe avvilirli dietro la rillessione , che sta- 
bilirebbero un capitale di molta , e sicura rendita , quali sono i 
campi fertili atti a dare ubertose racolte di grani , civaje , coto- 
ne : derate di prima necessità , e di valore . 3. Perchè vivendo 
la moltitudine di esempio, e pochi di ragione , lo e^em[)io volen- 
tieri s' imita , e la ragione non da tutti s' intende . Preceden- 
do quindi essi coli' esempio , averebbero sicuramente segnaci , ed 
imitatori ; ed a capo di qualche tempo non avremmo più terreni 
sterili . ^uali quindi , e quante nuove sorsive di ricchezza ! 

Finche non averà luo;;© questa nobil impreca economica, nell' uso 
de' concimi , trovo un altro mezzo di migliorare la condizion de' ter- 
reni , e renderli fertili , ed idonei a dar civaje cottojo. I letami co- 
minciano ad essere vantag2;iosi, do[)ochè han subito la prima fer- 
mentazione , lo sono ancora dopo 1' ultima analisi , per cui vanno 
analmente a ridursi in terriccio . In questi due differenti stati pe- 
rò non concorrono di una pari maniera alla fertilizzazione de' cam- 
pi , giacché sulle prime la loro azione e chimica; chimica poi e mec- 
canica, ridotti che sono in terriccio. Generalmente parlando, non 
si può negare , che coli' uso de' letami si miijliora sempre la con- 
dizione de' campi . 3fla si v;:olc avvertire , che siccome la sterilità 
può derivare o dalla poca, e ninna coesione dalle parti costituti- 
re del terreno , qual' è il sabbioso , ed il calcare , o dalla som- 
ma sua densità, e compattezza qual' è 1' alumino^o , co=i i letami 
dovendosi adattare alla natura del terreno, si comprende , che al 
rabbioso , e calcare comlucono mejlio che siano grassi , ed all' ar- 
gilloso ridotti a terriccio . 



294 Varietà* 

Mi riacrW^ce solamente, che in circostanze di poter facilmetite 
ammassare copia sufficiente dì letami , somma sia la negligenza 
de' contadini , e de' proprietarii . Perchè contentarsi del solo fimo , 
e piscio degli animali, che si allevano in villa, e nelle stalle, e del 
poco strame secco, che questi rifintano, ed ai loro piedi si gitta? 
Tatti gli esseri organizzati , conseguentemente tutte le parti , di cui 
costano gli animali , e le piante , possono dare ottimo letame . Per- 
chè non attendervi , e trarne profitto ? 

Che il letame sparso in competente quantità sui campi , che si son 
destinati alla coltivazione delle civaje , conduca a renderle cottoje , 
non è a notizia di tutti . Imperocché se li più attenti de' nostri con- 
tadini non mai s' inducono a coltivar le fave , se pria non avranno 
letamato il campo, la ragione, che ve li determina , non è la cot- 
tura, ma la prosperità delle piante , e 1' abbondanza della raccolta. 
Di fatti o che il terreno le dia cottoje o dare, è sempre da es- 
si letamato . Intanto non s' ignora , che si stimano molto le fave che 
vengono ne' giardini , pe '1 solo motivo , che sono di facile cottura . 
Riescono però non tali per la natara del terreno , ma per la copia 
de' letami, che i giardinieri vi spandono opportunamente alla pro- 
sperità degli ortaggi , che per tutto V anno vi coltivano . Se la pra- 
tica si estendesse per tutte le civaje , si raccoglierebbero tutte dal 
più al meno cottoje , a proporzione della qualità, e quantità de' letami . 



OPERE DI ENNIO QUIRINO VISCONTI . 

Divìse in tre classi e in due separate edizioni , Z' una italiana « 
V altra francese , ed amendue nelle due forme di 4- e di 8. ; 
per associazione . 

iwiLANO , 1819: 

Classe Prima — Mv sto Pio Cmmentino , fascicolo 1, 2, o, 4. e 
5, con 65, tavole in rame . Anche 11 1. fascicolo del secondo con 
12. tav. è già pubblicato ed uscirà quanto prima il seguente . 

Classe seconda — Iconografia Romana T. 1. fascicolo 1, 2, 3, 
4, e 5, con 16. tavole T. 1, fase. 1. con 9. tav. in rame. Si è di- 
visa in due tomi questa IcONOGteAFiA per non ingrossar di tropp» 



Varietà' 295 

il volume, e per il maggior comodo de' sig. Associati . Dopo imme- 
diatamente uscirà la Iconografia Greca . 

Alla Classe Terza, che comprende tutte le OPERB Varie , si da- 
rà cominciamento tosto che si saranno terminate le due Ico5fOGRA- 
jiE . Per tal modo questa edizione avrà il pregio di tutte compren- 
dere le Opere di questo celebre scrittore . 

É al tatto superfluo discorrere i rari meriti di ENNiO QuiRiHO 
Visconti , generalmente riconosciuto per il prinicipe degli Archeo- 
loghi del nostro secolo . Si sa che il MosEO Vw Clementxno è il 
più ricco deposito che ne conservi i nobili avanzi delle greche arti 
e della vetusta erudizione ; si sa che nella due Iconografie ha egli 
colorito il disegno, tentato da varj , né mai da niuno eseguito, che 
offre in quattro volumi le genuine immagini degli uomini più fa- 
mosi di tutta 1' antichità IVon. vi è poi persona mezzanamente colta 
che non saooia e non vegsra qaal ricca messe di copiosissime co- 
gnizioni somministri la compiuta raccolta degli Opuscoli di Vis- 
conti comnresi in questa edizione nella C/o.we delle OPERE varie . 
Di una co;a ci piace 1' avvertire i lettori , cioè che questa edizione 
italiana e francese , prima ed unica che si abbia di tutte le Opere 
di un tanto ingegno non fu già intrapresa per eseguire una libraria 
speculazione , ma -i da una società di colti e studiosi uomini , che 
mosse pili d;tir amore della itali ..ia storia e del vero avanzamento 
de' buoni studj e dell' arti , ha voluto fare di essa un caro dono all' Ita- 
lia e all'Europa . Perciò si sono eseguiti gì' intagli in rame a con- 
torno, perciò si è ammessa anche la forma d'ottavo, acciocché mi- 
nima riuscendo la spesa , ciascuno possa provvedersene e profittar- 
ne . II Mosso , la cui edizione originale non si può a meno ave- 
re del prezzo di 700. franchi , in questa edizione si avrà con cen- 
to , poco più; la Iconografia Greca che si paga 36o. fanchi, 
non ne costerà che circa cinq-ianta, e la Iconogfafia Romana che 
vale 70. franchi a Parigi , si avrà in Milano con venti . Ond' é pa- 
lese il motivo perchè dalla colta Europa questa edizione sia stata 
accolta con plauso e col favore il più lusinghiero , e perché assai 
bene incominciata vada migliorando ognor più . Essa si raccoman- 
da da sé medesima non solamente colla nitidezza della carta, beltà 
di caratteri , moltiplicità di tavole disegnate ed incise dal valente 
allievo del Cav. Longhl , Sìg. Locatelli , ma segnatamente per essere 



296 Varietà' 

diligentemente assistita e diretta per la parte scientifica ed archeolo- 
gica dall' egregio e celebrato antiquario Sig. Dott. Già. Labus, e per 
qucdla dei disegni dal rinomato pittore Pelagio Palagi - In fine del- 
le Opere il prelodato Sig. Dott. Labus , siccome ha premesso alla 
intera edizione la Fila clclV Autore , che fu coronata dal Bresciano 
Ateneo, cosi darà oltre un critico esame delle opinioni di Ennio 
Quirino che non ottennero il pieno consentimento dei dotti ; an- 
che tre indici utiliisimi , l'uno epigrafico di tutte le antiche iscri- 
zioni riportate por entro i volumi classificato coli' ordine Scalige- 
riauo ; il i^cox^àù hiblio grafico degli scrittori lodati, spiegati, cri- 
ticati e difesi; il terzo archeologico delle Materie compilato anali- 
ticamente, e che potrà servire di un copioso dizionario di antichità 
e belle arti . 

L' associazione è aperta presso la Società Tipografi a dei Classi- 
ci Italiani ( Fasi Stella e C.) in contrada di Saita TVlargherita , e 
presso Antonio Tenenti , al prezzo di centesimi 20. ogni fo.;!io dì 
stampa in 8. , e di centesimi So. per ogni tavola. L'edizione in 4- 
ha doppio prezzo. (F. M.) 



IMPRIMATUR, 

vSi Videbitiir Rev. R Mag, Sac. P. A. 
Candidus Maria Frattini Archiep. Philipp. Vicesg. 

IMPRIMATUR, 

Fr. Philippiis Anfossi Ord. Praed, Sacri Palatii 
Apost. Mag. 



Osservazioni Meteorologiche fatte alla Specola del Colleg.Rom. 



Aprile 1819. 



25 



MATTINA 




barometro 


Term. 


!gro. 


28 2 


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27 II 

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27 IO 



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27 II 

28 o 
28 o 



Term 


II 





II 


2 


II 





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2 


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II 


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II 





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12 





II 


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11 


3 


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12 


2 


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34 2 
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24 8 



26 .. 

21 5 

22 o 

24 2 
17 2 

25 - 



Osservazioni 


Meteorologiche fatte 


alla Specola del Collegio 


Romano 


Aprile 1819. 






MATTINA 


GIORNO 


SERA 


Meteore 






















B 


Stato 


Eva- 




Stalo 






Stato 











del 


Vento 


del 


Pioggia 


Vento 


del 


Vento 






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por. 




Cielo 




Cielo 








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I 44 


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s.n. 




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n.s. 


sir. I 






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n. 


I 43 


po.mac.o 


n.s. 




Lev.sir. i 


n. 


lev. I 






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s.n. 


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12 


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n. 




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lib. 1 


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n. 


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22 


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23 


n.s. 


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n.p.s. 


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n. 


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mez.sir.^ 


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pi.^.n.l.t. 




26 


s.p.n. 


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mez.lib.o 


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n. 


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29 


s.p.n. 


1 27 


tra. 1 


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//è. I 


s.p.n. 


Ira. 1 


n.f 




3o 


n. 


I 34 


tra.gre.o 


n.p.s. 




raez. I 


n. 


raez. i m 




Volendosi da' eh. Astronomi abbondare per diligenza , pongonsi le Osservazioni 




Triplici in ogni giorno ; e volendosi da noi ristringere in pagina , affinchè 




meno facilmente si disperdano , usiamo alcune abbreviature . Pertanto nella 




colonna delle Meteore pi significa pioggia i lampi t tuoni n nebbia g gelo 




b brina . E nelle colonne dello Stato del Cielo s vuol dire sereno n nuvolo , 




p poco . Le altre abbreviature nelle colonne de' venti sono per se stesse 




intelligibili . Quando segue un ' asterisco s' intenda gfrare quantità ; cve tro- 




visi una f croce s' intenda piccola quantità: 





3oi 



mmaaa/KisaBBBa 



LETTERATURA 



Continuazione della dissertazione del Sig. Taylor sopra 
i mister j Eleusìnj , e Bacchici. V. To. 2. pag. %'j. 



E 



iiea avendo traversalo la palude Stige incontra il mostro 
tricipite , Cerbero , guardiano di queste abitazioni infernali; 

Tandem trans fluvium incolumis vatemque , virumqu* 
Informi limo , glaucaque exponit in ulva . 
Cerberus hcec ingens latratu regna trifauci 
Personat , adverso recubans iinnianis in antro . 

Nel qual luogo per Cerbero noi dobbiamo intendere la par- 
te distintiva dell'anima, della quale un cane per la sua 
sagacilà è 1' emblema ; e le tre teste significano la triplice 
distinzione di questa parte lìella potenza intellettiva , dia- 
noetica , e doxastica . Circa la tre specie dì persone descrit- 
te , come situate sui confinì de' regni infernali , il poeta 
certamente intese per questa enumerazione di rappresentarci 
ì tre caratteri più rimarcbevoli , che sebbene non meritino 
apparentemente una pena , tuttavia sono ciascun di loro si- 
milmente immersi nella materia , e conseguentemente richie- 
dono un grado simile di purificazione . Le persone descrit- 
te sono , come è ben conosciuto , primìerameate le anime 
de' bambini rapite da un fine immaturo; in seteondo luogo 
quelli, che ad una morte ingiusta sono condannati j e final- 
mente coloro, che stanchi della loro vita divengono rei dì 
suicidio. Rispetto ai primi, o ai bambini, la loro connes- 
sione colla natura materiale ò ovvia. La seconda specie, 
quelli condannati ad una morte ingiusta dee supporsi rap- 

G. A. To. IL 20 



3o2 Letteratura 

presentare le anime degli uomini , i quali quantunque sia- 
no innocenti del delitto , pel quale vengono ingiustamente 
puniti , sono stati nondimeno rei di molte colpe , per le 
quali ricevono il proprio gastigo nell'inferno , cioè una unio- 
ne profonda con una natura materiale . La terza specie , o i 
suicidi , come che apparentemente sìansi separati dal corpo : 
di fatto hanno soltanto cangiato un sito per un altro di 
simile natura ; quindi una condotta di questo genere secon- 
do gli arcani della divina filosoGa , in luogo di separare 
1' anima dal corpo , soltanto la rende alla condizione perfet- 
tamente corrispondente alle primiere sue inclinazioni , ed 
abiti , lamenti , e mali . Ma se noi esaminiamo questo sog- 
getto pili profondamente , troveremo , che questi tre carat- 
teri sono posti giustamente nella stessa situazione , perchè 
la ragione della pena è in ciascuno egualmente oscura . Im- 
perciocché non è ella giusta materia di dubbio , il perchè le 
anime de' bambini siano punite? E non è egli egualmente 
dubbioso , e sorprendente , perqhè coloro , i quali sono sta- 
ti ingiustamente condannati a morte in un perio do di esi- 
stenza , siano puniti in un altro ? E quanto ai suicidi , Pla- 
tone nel suo Fedone dice , che la proibizione di questo de- 
litto negli arcani è una dottrina profonda, e non facile ad 
essere intesa . Infatti la vera causa , per la quale i due 
primi di questi caratteri sono nell' Inferno, può soltanto ot- 
tenersi col riguardare uno stato primiero di esistenza , sor- 
vegliando il quale la latente giustizia dalla pena sarà mani- 
festamente rivelata; le inconsistenze apparenti nell'ammini- 
Slrazione della provvidenza saranno pienamente riconciliate; 
ed i dubbj concernenti la sapienza del suo procedere saran- 
no intieramente sciolti . E quanto agli ultimi , o ai suicidi 
la ragione della loro pena , ed il motivo , per cui un' azio- 
ne di questo genere ò in generale altamente atroce , è estre- 
mamente mistico, ed oscuro; perciò la soluzione seguente 



De' Misteri Eleusini 3o3 

di questa difficoltà sarà senza dubbio ricevuta aggradevol- 
mente dal lettore Platonico ; poiché 1' intiero di essa noa 
può finora trovarsi , che in un manoscritto . Olimpiodoro , 
il più erudito, ed eccellente commentatore di Platone par- 
la della proibizione del suicidio negli aTrcpp'uTo. , ed osser- 
va ciò, che segue: D argomento , dice egli, che Platone 
impiega in questo luogo contro il suicidio , deriva dalla 
mitologia Orfica , nella quale quattro regni sono celebrati: 
il primo del Cielo , al quale successe Saturno , tagliando 
le parti genitali di suo padre y dopo Saturno Giove suc- 
cesse nel governo del mondo , avendo precipitato suo pa- 
dre nel Tartaro. Dopo Giove , Bacco venne alla luce , 
che, secondo il racconto, fu per gli stratagemmi di Giu- 
none messo in pezzi dai Titani , dai quali era circonda- 
to , e che dopo gustarono della sua carne : ma Giove sa- 
lito in collera per questo, fatto scagliò il suo fulmine con- 
tro i rei offensori , e li ridusse in cenere . Quindi dal 
vapore del fumo , che dai loro corpi ardenti usciva, essen- 
dosi formata una certa materia , ne fu prodotto V uomo . 
£"' perciò contro la legge distruggere se stesso , non per- 
chè (^ come le parole di Platone sembrano alludere) noi 
siamo nel corpo come in una prigione assistiti da una 
guardia , poiché questo è evidente, e Platone non avreb- 
be chiamato misteriosa questa asserzione ; ma perche il no- 
stro corpo è Dionisiaco , o proprietà di Bacco ; imper- 
ciocché noi siamo una parte di questo Dio , essendo com- 
posti dei vapori de^ Titani , che gustarono la sua carne . 
Socrate perciò timido nello svelare Inarcano di questa nar- 
razione nulla di piìi aggiunge alla favola , so non che 
noi siamo posti come in una prigione assistiti da una 
guardia ; ma gV interpetri riferiscono la favola aperta- 
mente : Ka/ zoTt to fj-vd-iKOv £7riyjip>i[j.oc, to/oktoi' . Uctpx t» 
Op{p£/ TEfi-ff«ps5 ^a.ci'hua.i wctp'xìiJ'ovrcci . TìpeoT» /xiv «' rew 



3o4 Letteratura 

Ovpavov , »'v o' Koovo; J'hJ'ì^ato iKTifLcov Tcc a.iS<^i% tow 
Tru-Tpoc . MsT.« /« rov Kpovov o' Zivi i/èx<7iMv<yiv kclt ar etnici- 
fUGcL^ rov TTctn^x . BiTct rov A/a S'udirono o' Atovvtroi; o'v 
$jig-/ jcxt'étt/^ovXpi' T«? Hp'a; roty? Tripi ccvtov T/Tati/a? ffs-apar- 

THV^ KCtt TMV C-^ùHaV CLVTOV CtTT oyiViff-3'OCt . lieti TOVTOVi Oùyiff^-Hi 

p' Zìjjc iKiùavvMai , y.xt ìk t«c ctid-ctXti^ tmv et.rfji.mv ruv ctvoctPo 
3-ivruv i^ xvTUV v'T^mc ytvo^juviìc. yivteÒ-cti rovg ctvò-peùTrovi , ov^ 
ori (t)\ tPoKii hiysiv (^^2^/?, (Ptori iv rtvi /sff/iO) itrfjiiv ra> ffa- 
fictri^ rovro yxp S'uT^ov ieri, y.cti ovk av rovro at^ropp'HTOV i'hiyi, 
a>,X'oT/ ou tfìi i^ctyxytiv }''fici(; i'avrovi coU too ffufLaro^ ti'fzav 
if'icvviyiat.y.ou ovroi /ispo? y^f ctvrov isfitv , ityi ì'a txs 
a/3-aAw; raiv ìfrAvcav avyKiiiJ.ìò-ct yivsa.fj,ivc>)v rav ffotpKuv too- 
rov . O' U.ÌV ovv SwHpaiT»? spj-o) To ciTropD'iirov eféiKvv^ roti 
fj-vd-cv ovJ'iV ttMov Trpcartd-ita-/ rcv w*? iv rivi (ppovpa io-fiSV » 
Of' i'i i^>iyiira,t rcv fiuò-ov Trpoa'] i^-icceiv i^aò-iv . Dopo 
questo egli osserva assai bene , che questi quattro govervì o- 
scuramente si.^nificano le differenti gradazioni della i>irtii , 
secondo le quili la nostra anima contiene i simboli di tutte 
le virtù teoretiche , e catartiche, politiche , ed etiche. Imper- 
ciocché., o rende energico, secondo le virtù, teoretiche , l'esem- 
pio delle quali è il governo del cielo , onde noi possiamo in- 
cominciare dall'alto ^ e perciò il cielo riceve la sua denomi- 
nazione Tritp i rov ctvco opctv dal guardare in alto; o xnve ca- 
tartica! nicnt^f , r esempio del quale è il regno Saturnio ; e 
sotto questo rapporto Saturno è denoniinato dall' essere un } 
puro intelletto , che vede da se stesso : e quindi si dice , 
che divora i suoi proprj figli per significare la conversio- 
ne dz se stesso a ss stesso , ovvero rendtf energico secon- 
do le virtù politiche : e di queste è simbolo il governo 
di Giove; e quia li. Giove è il Demiurgo, c^sì chiamato, 
perche opera in se»o;i:lo grado , o V anima rende energi- 
ca secondo U virtù etiche , e fisiche , simbolo delle quali 
é il regno di Bacco ; e sotto questo rapporto si narra che 



De' Misteri Eleusini 3;;5 

fosse messo in pezzi dai Titani perchè le virtii non sì 
seguono ; ma sono separate V una dalV altra : Aivnrovra.t 
/'e TOt/? cT/a^spoti? pctò-iLovc, -rtav ctp'.Tùtv not^ afe, Y\'w'ij.V7iaei, 
->J.t/;^» (TVjjil^o'ha. i'^ovaa. Trctauv tiov apirav ,Teov ts d-iapuriy.CtìVf 
nai xa.d'apriKav , «a/ TrohiTmav, Kxt nd'iKcov . H yap kclto. rac, 
S'SupuTif.ctg ivipyit tù'v Tra.pa.ìiiyjMx »' tmv ovpa.v(dv Px(7i7^tiot,, 
t'va. avud'iv ap^ot^fO^ci , ^to Kctt ovpct.voi n^tnat vrapct rcv 
etveo cp^v . H zad-xpriKcc; ^)i ìì'c Trapxfsfyfxct, tt' Kpovnx f:ot- 
ci'hitct, ^ S'io iioe.1 'Kpovoc iiptna.i oiov o' Kopovsvc, ne, uv (Pietro 
s ecvTov opav . Aio kcci ìtctrcnriviiv rat. oÌKiict yivvnixctTct. ?:iyt- 
ToLi , (àc, (X.VTOÌ Trpo^é'ctvrov i7n(/\pi(pi,)V . H Kctra. rete, ttO'.i- 
rviv.eLc, eti crvji^ohov ìi' rov <Pio(; /aetcìhnet , cT/o Keti Syy-icvpyoi; o 
2st/c , 6)'? TTspi ret J'ivnpx ivipyeov . H y.etrei reti v^■ly.cLi itxi 
(pvffiìtot^ ap«Ta; , ea'v cvp./2c7\DV »' rov é'iovvaov ^etTiT^na , //• 
Kcti C7raDa.rrirxi , <Ptort ovh. ccvrxzohovd-ovtriv ecKAttheti^ eti' 
ttptrstt . Fili qui Olimpiodoro , qe' quali passi è da osservar- 
si, che come i Titani sono gli ultimi artefici delle cose, 
ed i pili prossimi alla loro fabbricazione , perciò si dice , 
che gli uomini sono composti dei loro frammenti , perchè 
1' anima umana ha ùria vita parziale capace di procedere 
alla più estrema divisione , unita colla sua propria natura. 
E Etìentre l'anima è in iin> slato di servi tìi , col corpo es- 
sa vive confinata , come se fosse in legami pel dominio di 
questa vita Titanica . Possiamo osservare inoltre circa que- 
sti spettacoli de' piccoli misteri , che siccome erano fat- 
ti per rappresentare la condizione dell' anima , mentre ser- 
ve al corpo , troveremo , che una liberazione da questa 
schiavitìi per le virtù catartiche era quella , alla quale la 
scienza degli antichi alluse colla discesa di Ercole ^ Ulisse 
otc nell' Orco , e col loro pronto ritorno dalle sue tenebro- 
se abitazioni , Quindi dice Proclo nel suo trattato sulla 
Politica di Platone p. 38 1 , Ercole essendo parificato dal- 
le sagre iniziazioni , p godendo frutti puri , ottenne al- 



5o6 Letteratura 

yfne uno stabilimento perfetto fra gli Dei . Cioè conoscen- 
do bene la condizione terribile della sua anima durante la 
sua cattività nella natura corporea , e purificandosi secondo 
le virtù catartiche , delle quali certe purificazioni nelle ce- 
remonie mistiche erano simboliche, fuggi alfine dal legame 
della materia , ed ascese di là da quello > dove le sue ma- 
ni potevano giungere . Perciò si disse di lui : 

Trasse il trifauce cane all' alto giorno : 
intimando , che colla temperanza , colla continenza , ed al- 
tre virtù portò in alto la parte intellettiva , dianoetica , e 
doxastica dell' anima . E quanto a Teseo , che è rappre- 
sentato come eternamente condannato alle pene nell' Orco , 
lo possiamo considerare come un carattere allegorico , del 
quale Proclo nella opera ammirabile citata di sopra p, 384. 
dà la seguente bellissima spiegazione : Teseo , e Piritoo , 
dice egli , sono favoleggiati di avere rapito Elena , e di 
essere discesi nelle regioni infernali , cioè erano ambo 
amanti della bellezza intelligibile , e insibile ; ' dopo uno 
di costoro ( Teseo ) per la sua magnanimità fu liberato 
da Ercole dall'Orco; V altro però vi restò, perche non 
potè sostenere V altezza ardua della contemplazione divi- 
na . Questo racconto di Teseo non può infatti conciliarsi 
in modo alcuno con quel detto di Virgilio: 

. . sedet , ceternumque sedebit 
Infelix Theseus . 
Né io vedo , come Virgilio può conciliarsi con se stesso , 
imperciocché poco prima lo rappresenta come liberato dall' 
Orco . La conghiettura d' Igino è assai probabile , cioè , che 
Virgilio in questo abbia commesso una svista , che se fos- 
se vivuto avrebbe senza dubbio scoperto , ed emendato . 
Ciò è più probabile almeno della opinione di Warburton , 
il quale crede , che Teseo era un carattere vivo , che en- 
trò ne'misterj Eleusinj per forza, e perciò fu imprigionato 



De'MistepxJ Eleusini 3o7 

sotto terra , e dopo condannato ne' regni infernali . Imper- 
ciocché se questo fosse il caso , perchè Ercole non fu rap- 
presentato anche egli come in pena ? E questo sarebbe sta-» 
lo con più ragione , poiché egli di fatto trasse fuori Cer- 
bero dall' Orco , mentre la favolosa discesa di Teseo fu 
seguita da una colpa non reale; ma d'intenzione: senza di- 
re , che Virgilio sembra essere il solo scrittore dell'antichi- 
tà , che condanni questo eroe all' eternità della pena . 

Né 1' indicazione segreta delle favole circa la pena delle 
anime impure è meno bella , e profonda, siccome l' estratto 
seguente del manoscritto di Olimpiodoro sopra il Gorgia di 
Platone mostrerà pienamente : Ulisse , dice egli , discenden- 
do all' Inforno vide fra gli altri Sisifo , Tizio , e Tan- 
talo : vide egli Tizio , che giaceva sulla terra , ed un 
nwoltojo divorava il suo fegato , poiché il fegato signifca, 
che egli vir^eva solo secondo la parte desiderativa della 
sua natura , e per questo era infatti internamente pruden- 
te j ma la terra significa la condizione terrestre della 
sua prudenza . Sisifo però vivendo sotto il dominio dell' 
ambizione , e della collera , era impiegato nel rotolare 
continuamente una pietra sopra un' eminenza , perchè per- 
petuamente ne discendesse di nuovo ; cosi la sua discesa 
indicava un vizioso governo di se stesso , ed il suo roto- 
lare della pietra la condizione difficile , refrattaria , e 
quasi saltante , della sua vita . Finalmente egli vide Tan- 
talo in un lago , e che vi era un albero dinanzi a lui 
con abbondanza di Jrutta sopra i rami , che egli deside- 
rava di gustare , ma che svanivano al suo sguardo ; <7«e- 
sto indica infatti , che egli vivea sotto il dominio della 
fantasia , ma il suo stare sospeso sopra il lago , tentan~ 
do invano di bere indica la condizione elusiva, umida, 
e rapidamente corrente di una tal vita. O Oé'vaciv^ t'.xriX- 

■^MV ili CtS'OU OlS'i TOV 1t<ni(pv, Kctl TOV TlTVDV 3 KXI Tctv 



5o8 Letteratura 

tciTkOV , ctt Tov ^iv '^Ttrvov , i7i-i t«? yii^ oz/ì im/xtvov , Ha.$ 
eV/ TO «:7-ap avtou »ffS-iiv ? f-4' • T° /"•^'' '^^^ HTrap fftifictivn 
o't/ xar* TO i7r$^vfJ,tìTi>tov /i^po; e^ncrì , kxi i'tct tovto icu 
(fpo. ,H' cTéi/t/^éto yn (TtiiJ-aivit xo ;:^;,3- o i^/ e 1/ auTOt; (p^ovniJ^a. - O 
«Tg 2/o-''?o?5 xara, io ^l'hcTifiov , Kctt ^v^j^onìic, ^nacti ezvhti 
rov hid-ov «-cti Truy^iV Kot,Ti(pépev ^ STriiJi TTipt avTcf, x.ctra.pp'11 
y.cty.cùc, TroP^iTiucfjLivoi , At-3-ov J'e ly.vhn , J^tct to (rnhvpov , y.cti 
avTiTVTTùv T)»c ctvrov caconi . Tcv J^i Tavrcthov nJ'iv ìv h/fj-v»., 
x-di o't/ iv «Tsvtfpo/? lìcctv cTTupctt^ Koit nd-iM Tpvyctv , KCtt 
eL^aviii lyivovro ai' cTrupat . Toijto «Té (rtìiJ,afVèi thv Kotrcc thv 
(fxtvTcto'tav ^aiìv . Avt» Ji a^iJicLivn to cA/(r-3-«pov , Kxi ^iv- 
•ypov f zai ^-ciTTOvoc TroTrxvofjnvcv , Così, che secondo la sa- 
pienza degli anticlii , e la più sublime filosofia , la mise- 
ria , elle uu' anima soffre nella vita piesente , quando si 
dà in preda alla parte irragionevole , è come il principio 
di quel tormento , che soffrirà dopo 5 tormento , che sebbe- 
ne sia dello stesso genere, sarà molto più terribile, vee- 
mente , e durevole . E pel saggio testé dato , il lettore 
può conoscere quanto la spiegazione, che dà la filosofia Pla- 
tonica a queste favole , è superiore alle fredde , e languide 
interpetrazJoni di Bacone , e degli altri moderni mitologi , i 
quali possono in verità indicare la loro corrispondenza in 
qualche parte col mondo naturale , e morale : polcìiè la mi- 
rabile connessione delle cose le simpatizza col tutto ; ma 
nello stesso tempo essi ignorano , che queste favole sono 
composte da uomini divinamente saggi , i quali le forma- 
rono secondo il modello del più sublime originale, cioè 
dalla contemplazione dell' essere reale , e permanente , non 
riguardando gli oggetti delusivi , e fluttuanti del senso . 
Questo infatti sarà evidente per ogni mente ingenua , ri- 
flettendo , che^ questi uomini saggi considerarono , che l'Or- 
co principiava nella vita presente ( siccome è slato da noi 
abbondantcmcptc provalo ) e che per conseguenza il senso 



De' Misteri Eleusini 309 

non è altro , clie l'energia di un'anima, che dorme , ed 
ha percezione delle delusioni de' sogni . Quindi è assurdo 
nel più allo grado V immaginare , che uomini di questa 
tempra volessero comporre favole solo dall' ombre , senza 
guardare agli originali chiari , dai quali questi oscuri fan- 
tasmi erano prodotti : per non far menzione , che l' essere 
in tale armonia colle spiegazioni intellettuali , è una prova 
incontrastabile , che erano derivate da una sorgente in- 
tellettuale . 

Ciò basti circa la mostra dei pìccoli misterj , o la pri- 
ma parte di queste istituzioni sacre , che erano propriamen- 
te chiamati nT^ìr» , e /jiuticm; , come quelle , che conteneva- 
no certi riti da osservarsi, e certe apparenze, e la tradizio- 
ne delle dottrine sacre necessarie d' esser premesse alla ispe- 
zione delle visioni più chiare , o della i7ro?rTiiet . Impercioc- 
ché la gradazione de' misterj è in questa guisa disposta da 
Proclo nella Teologia Platonica libro 4- P- 220. La parte 
da osservarsi precede , dice egli , la iniziazione , e V ini- 
ziazione precede V ispezione . Tlpoiiyiirctt yxp »' /ììtìAst» 
T«; fj,vncicài; , ati']« ìi t«? iTroTTTiioLc, . Nello stesso tempo 
si deve osservare, che tutta la iniziazione era in cinque 
parli distribuita , siccome no siamo avvertiti da Teone 
Smirnèo nella sua opera de Maiìiematliica p. 18. , il qua- 
le cosi elegantemente paragona la filosofia a questi riti mi- 
stici ; Di nuovo , dice egli , la filosofia può esser chiama- 
ta la iniziazione nelle vere sacre ceremonie , e la tradi- 
zione dei genuini misterj ; imperciocché vi sono cin mie par- 
ti nella iniziazione ; la prima di esse h una puntazione 
preliminare ; conciossìachh non siano ancora comniuriicati 
i misterj a tatti coloro, che li vogliono ricevere \ ma vi 
siano certi caratteri , che sono prevenuti dalla voce del 
banditore , come quelli , che hanno mani impure , ed una 
voce inarticolata; qHÌndi e necessario, che coloro, chg 



3io Letteratura 

non sono discacciati dai mister} siano primieramente pur- 
gati da certe purgazioni : ma dopo le purgazioni viene 
la tradizione de^ riti sacri . Là terza parte e V ispezio- 
ne ; e la quarta, che e il fine ,e disegno della ispezio- 
ne e il legamento del capo , e V imposizione della coro- 
na , cosicché per questi mezzi -gV iniziati possono essere 
abilitati a communicare agli altri i riti sacri ne' quali so- 
no stati istruiti ; sia che dopo egli divenga Daduco , sia 
che divenga interprete de' mister] o sostenga qualche altra 
parte delV officio sacerdotale . Ma la quinta , che e pro- 
dotta da tutte queste è V amicizia colla divinità , ed il 
godimento di quella felicità , che nasce dal conversare 
intimamente cogli Dei . Simile a questo è la tradizio- 
ne delle ragioni politiche ; imperciocché in primo luogo 
precede una certa purgazione , o un esercizio delle conve- 
nevoli discipline mattematiche dalla prima gioventù , Per- 
ciò Empedocle asserisce , che è necessario di essere puri- 
ficato dai pensieri sordidi coW attingere a cinque fon- 
tane entro un vaso di bronzo indissolubile : ma Platone 
vuole , che la purificazione debba trarsi dalle cinque 
discipline mattematiche- V aritmetica, la geometria , la stere- 
ometria, la musica , e Vastronomia : ma la tradizione filoso- 
fica dei teoremi , logico , politico , e fisico è simile alla ini- 
ziazione . Egli (^ cioè Platone) però appella eTroTrTna. , o 
ispezione una occupazione sopra gli esseri intelligibili , e 
veri , e sopra le idee . Considera poi il legar del capo , 
e la coronazione , come analoga al potere , che ognuno 
riceve dai suoi istruttori di guidare gli altri alla stessa 
contemplazione . La quinta gradazione poi è la pia per- 
fetta felicità , che ne nasce , e secondo Platone un assi- 
milazione alla divinità , per quanto più, è possibile all' 
uomo . Ma sebbene 1' ittottthx, o ispezione caratterizzasse 
principalmente i grandi mislsrj , ciò non ostante era simil- 



Del Cognome Cicero 3ii 

mente accompagnata dalla /mvìkto; , o iniziazione, siecom* 
sarà evidente nel corso di queste ricerche . 

(^ Sarà continuato ) 



Una congettura sulV origine del cognome Cicero, del Prof. 
F. Orioli. 



N< 



on mi è avvenuto di leggere in alcun luogo che il prin- 
cipe degli oratori latini traesse il cognome da una parola 
Osca, la quale per cagion d' infamia e di dileggiamento sì 
diede a coloro, cui la famosa malattia Campana faceva 
verrucosi e come cornuti nel volto . Non pertanto ciò a me 
par chiaro; e siccome immensamente probabile del pari mi 
sembra quel sentimento di Glareano e di alcuni altri , che 
il morbo verrucoso dì Capua dee considerarsi qual' uno de' 
meno equivoci progenitori o attinenti della moderna sifilide, 
verrebbe da ciò che il nome di Cicei-one suonerebbe di leg- 
gieri quanto 

Sono tre i testi d' antichi autori che intorno a questo 
argomento si danno luce scambievole. Il primo ( trascuran- 
do nel riferirli ogni ordine cronologico) è di Prisclano,ìl 
secondo di Plutarco , il terzo d' Orazio , al quale possono ag- 
giungersi alcune vecchie glosse di suoi cementatori . Pri- 
sciano scrisse ( /. a°. png. 5^8. ed Putsch. ). Cicero .... 
primus ab habitu faciei nominatus est . . .e venne con ciò 
ad indicarci lontanamente questo cognome esser venuto da 
difetto nel viso . Ma Plutarco ci spiegò 1' enìmraa più alia 
distesa, narrando (m "vita Cic. interpr. Xil") . Qui primus 



3i2 Letteratura 

cjus familiae Ciceronis cognomentum lulit , videtur vir non 
contemneìidus fuisse : itaque ne posteri quidem eain ap- 
pcitationeni rcpudiarunt , scd amplexi sunt , quamquam 
vulgo riderelur . A cicere eniin traliilar : et priinus Cice- 
ro ita cognomi n atus Juit , quod in extrenio naso Jissuram 
obscuram, qualis est in cicere haberet . Ipse aulem Cice- 
ro , de quo hic scribimus , cum prinium ad rempublicani 
se contulisset et magistratum ambirei , suad^entibus anii- 
cis , ut cognomentum illud fugeret atque mutarci fertur ja- 
ctantius dixisse : contenturum se, ut nomen Ciceronis quam 
esset Scauroruni et Catulorum gloriosius efjiceret . 

L' agnome fu dunque ridicolo , e si venne in questa 
circostanza da specie di ragadi , come sono nel cece , all' 
apice del naso . Ed era tanto ridicolo , dirò àri'die ignomi- 
nioso , che Cicerone l'Oratore fu consigliato a spogliarsene . 
Ora siccome non si giudicavano atti a generar dispregio gli 
antichi agnomi di Lentulo , di Fiibio , ed altrettali che si 
dedussero da altre civaje , i quali certamente vulgo non 
ridebantur , ben fa d' uopo affermarfl due cose : i°. che s' in- 
ganna Plinio (^His. nat. 18, 8.), quando afferma, oppostamen- 
te a quanto leggemmo scritto da Plutarco e da Prisciano , 
essersi detto Cicerone un antico attinente dell' Oratore per la 
perizia nel coltivare i ceci ; la qual perizia, o un nome che 
la rammenti non possono generare infamia o muovere a riso; 
come una perizia analoga, e l'agnome che si pretende averla 
indicata né portavano disdoro , né congiungevano idea di 
ridicolezza ai nomi dei Fabj e dei Lcntuli . 2." che il di- 
fetto indicato dal soprannone Cicero era qualche cosa più 
disdicevole, e dnva pii!i anche luogo alle beffe altrui , che 
non comporta l'idea d'un semplice pedicello sul naso , o 
d'una semplice fissura . Veggiamo s' egli ò possibile di giun- 
gere a più secreti molivi di ciò. 



Del Cognome Cicero 5i3 

La famiglia dei Ciceroni si veniva d'Arpino , paese delia 
Campania , e anticamente di lingua Osca: e in quella vec- 
chia, favella Cicero dovette di necessità scriversi Ciceiu ; per- 
ciocché gli Osci mancavano della vocale O, siccome è noto , 
almeno sugli scritti. Or bene: un altro Ciceru Osco s'in- 
contra presso gli antichi , il quale mentre colT ascendente del 
nostro Tullio ebbe commune l'agnome , per una combina- 
zione , eh' io non posso credere accidentale, pur con esso eb- 
be comune lo sconcio del volto . E questi Messìa Cicero , 
dal commentatore Porfirione chiamato Ciceiìo , di cui ci 
racconta il Poeta di Venosa un i-idevole contrasto con un 
tale Sarmento nella celebre salirà del viaggio ( / i. Sat. 5.). 
Evidentemente per mio avviso la stessa voce Cicerii, chq fu 
Fenduta latina dai TuUii volgendola in Cicero , fu latiniz- 
zata dai contemporanei di Messio traducendola Cicerius o Ci- 
cerrus. Ma questo Messio amaramente viene beffato dall' av- 
versario suo per due cagioni: i.° per l'eccedente sua lun- 
ghezza , dalla quale forse , uomo nuovo e affatto infimo co- 
me sembra essere stato, trasse il nome di Messius , altra 
Osca parola che vale , siccome lutti sanno , quanto gran- 
done ( major ) . Cosi per contrario il suo competitore 
sembra che fosse detto Sai mento perchè gracile e sottiliuo 
quale Fiacco ce lo descrive , come sajebbe a dire , tral- 
cio secco dì vite. 2.° ciò che più fa al caso nostro , egli è 
beffato , io diceva , per una specie di corno o ceca , cre- 
sciutogli , alla sinistra della fronte , a motivo del morbo 
campano , tantoché dovette sottoporsi ad amputazione e con- 
servarne orrida cicatrice . Invero a ben considerare le pre- 
cedenti cose non é dunque la congettura , ma il fatto che 
ci suggerisce certi ravvicinamenti , i quali non han bisogno 
m raziocinio per essere insieme collegati . 

Ma prima di riunirli di nuovoin un epilogo, poiché mol- 



2i6 Letteratura 

che san valere . Ma un morbo endemico d' un paese famo- 
so , anzi infamalo per le sue lascivie; un morbo clie spar- 
gea la fronte od il naso d' un bruito esantema verrucoso , 
intercalato da lividi screpoli , ed a cui sopravvenivano , do- 
po anche cicatrizzata la piaga o il taglio fattone , sconcie 
deformità di faccia ; un morbo infine, il quale per queste 
sue particolarità veggiamo aver prodotto effetti idenleci a 
quelli cui produceva in principio , e Cui produce talvolta 
anche oggidì la sifilide , vogliamo dir che non fosse un' au- 
lica varietà di quest' ultimo vecchissimo malore, eh' è omai 
certo ad ognuno uon essere a noi venuto dall'America , sic- 
come un tempo falsamente si credeva ? Queste cose furono 
già discusse da molli . Si scorgerà consultandoli , che male 
io non m' apposi nel mio pensiero . 



Giurisprudenza Romana , ossia Corpo del Dritto Civile 
Romano volgarizzato col Testo a fronte Tom. I. in 4» 
Milano 181 5. presso Ferdinando Bar et , coi Tipi di 
Gio. Giuseppe de Stefani s . 



K 



on rechi meraviglia se prendiamo oggi a parlare di un 
volume, che in Milano fu pubblicato fin dall'anno i8i5. 
Forma questo colle Istituzioni di Giustiniano la prima par- 
te della versione annunziata dell'intiero corpo del Dritto Ci- 
vile , che gli editori hanno in qualche modo proseguita ne- 
gli anni successivi , e che si propongono di condurre al ter- 
mine . Conveniva necessariamente risalire al primo volume, 
onde riuscisse in fine completa la relazione di un'opera, 
che molto interessa la Giurisprudenza Romana, e lutti que' che 
la studiano e la professano. Precede nn^ prrjazione dell'Edi- 



Versione del Dritto 3 17 

lore Italiano, nella quale egli commenda l' utilità di questa 
parte elementare del Dritto Romano^ rigetta 1' opinione di 
Accursio, elle essa in quattro libri fosse divisa per allusio- 
ne ai quattro Elementi , onde credevasi composta la natu- 
ra ; e deduce simile divisione dallo stile degli antichi Giu- 
reconsulti , che in quattro libri ripartirono le Istituzioni del 
Dritto civile. Propone il volgarizzamento come un mezzo sus- 
sidiario opporlunissimo per apprendere con facilità la Roma- 
na Giurisprudenza . Si riporta al giudizio del, colto pubbli- 
co intorno alla fedeltà nella versione, chiarezza nello stil», 
proprietà nei termini, esattezza nell' ortografia . Circa i pre- 
gj dell'edizione, eseguila sul modello di quella di Colonia, 
pone il divisamento di aggiungervi il testo latino a fron- 
te , e di corredarla coli' intiere note di Dionisio Gotofredo , 
e colle* scelte di Cujacio , e dì altri Giureconsulti . Pio- 
mette in fine la versione delle Pandette affidata al Signor 
Avvocato Antonio Padovani professore di Legge Ci vile nel Li- 
ceo di Como, e quella del Codice , di cui si è incaricato il; 
Signor Avvocato Giuseppe Carozzi . 

Si trovano egualmente volgarizzate le due prefazioni de- 
gli editori di Colonia , e di Ginevra , e la Storia crono- 
logica del Dritto Romano Giustinianeo, che sebbene si dice 
continuata fino alle età a noi vicina , tuttavia non giun- 
ge , che all'epoca dì Cujacio . Dopo l'indice latino de' §§. 
del testo vengono nelle due lingue le tavole sinottiche 
dell'opera , ossia l'esposizione dell'ordine tenuto ne' libri delle 
Istituzioni , delle quali poi siegue il testo latino col novel- 
lo volgarizzamento . Vi sono aggiunti due indici , 1' uno 
italiano latino assai copioso delle materie , e l'altro lati' 
no italiano dei titoli , secondo l'ordine alfabetico j e poi, 
a maggior conjmodo , secondo l' ordine de' libri del testo . la 
fine è arricchito il volume della tavola latina , ed italiana, 
che dimostra i gradi di cognazione, 
jG. a. To. II. ai 



2i6 Letteratura 

che san valere . Ma un morbo endemico d' un paese famo- 
so , anzi infamato per le sue lascivie? un morbo clie spar- 
gea la fronte od il naso d' un bruito esantema verrucoso , 
intercalato da lividi screpoli , ed a cui sopravvenivano , do- 
po anche cicatrizzata la piaga o il taglio fattone , sconcie 
deformità di faccia ; un morbo infine, il quale per queste 
sue particolarità veggiamo aver prodotto effetti identeci a 
quelli cui produceva in principio , e Cui produce talvolta 
anche oggidì la sifilide , vogliamo dir che non fosse un" an- 
tica varietà di quest' ultimo vecchissimo malore , eh' è ornai 
certo ad ognuno non essere a noi venuto dall'America , sic- 
come un tempo falsamente si credeva ? Queste cose furono 
già discusse da molti . Si scorgerà consultandoli , che male 
io non m' apposi nel mio pensiero . 



Giurisprudenza Romn.iia , ossia Corpo del Dritto Civile 
Romano volgarizzato col Testo a fronte Tom. I. in 4- 
Milano 181 5. presso Ferdinando Bar et , coi Tipi di 
Gio. Giuseppe de Stefanis . 



N< 



on rechi meraviglia se prendiamo oggi a parlare di un 
volume , che in Milano fu pubblicato fin dall'anno 18 15. 
Forma questo colle Istituzioni di Giustiniano la prima- par- 
te della versione annunziata dell'intiero corpo del Dritto Ci- 
vile , che gli editori hanno in qualche modo proseguita ne- 
gli anni successivi , e che si propongono di condurre al ter- 
mine . Conveniva necessariamente risalire al primo volume , 
onde riuscisse in fine completa la rolazione di un'opera, 
che molto interessa la Giurisprudenza Romana, e tutti que' che 
la studiano e la professano. Precede wwtì prof azione dell'Edi- 



Versione del Dritto 017 

lore Italiano, nella quale egli commenda l' utilità di questa 
parte elementare del Dritto Romano; rigetta 1' opinione di 
Accursio , elle essa in quattro libri fosse divisa per allusio- 
ne ai quattro Elementi , onde credevasi composta la natu- 
ra ; e deduce simile divisione dallo stile degli antichi Giu- 
reconsulti , che in quattro libri ripartirono le Istituzioni del 
Dritto civile. Propone il volgarizzamento come un mezzo sus- 
sidiario opportunissimo per apprendere con facilità la Roma- 
na Giurisprudenza . Si riporta al giudizio del colto pubbli- 
co intorno alla fedeltà nella versione , chiarezza nello stilft , 
proprietà nei termini, esattezza nell' or tognifia . Circa ,t pre- 
gj dell'edizione, eseguila sul modello di quella di Colonia, 
pone il divisamento di aggiungervi il testo latino a fron- 
te , e di corredarla coli' intiere note di Dionisio Gotofredo , 
e colle* scelte di Cujacio , e di altri Giureconsulti . Pio- 
mette in fine la versione delle Pandette affidata al Signor 
Avvocato Antonio Padovani professore di LeggeCivile nel Li- 
ceo di Como, e quella del Codice , di cui si è incaricato i\ 
Signor Avvocato Giuseppe Carezzi . 

Si trovano egualmente volgarizzate le due prefazioni de- 
gli editori di Colonia , e di Ginevra , e la Storia crono- 
logica del Dritto Romano Giustinianeo, che sebbene si dice 
continuata fino alle età a noi vicina, tuttavia non giun- 
ge, che all'epoca di Cujacio . Dopo l'indice latino de' §§. 
del testo vengono nelle due lingue le tavole sinottiche 
dell'opera , ossia l'esposizione dell'ordine tenuto ne' libri delle 
Istituzioni , delle quali poi siegue il testo latino col novel- 
lo volgarizzamento . Vi sono aggiunti due indici , V uno 
italiano latino assai copioso delle materie , e l'altro lati- 
no italiano dei titoli , secondo l' ordine alfabetico ; e poi , 
a maggior commodo, secondo l'ordine de' libri del testo . la 
fine è arricchito il volume della tavola latina , ed italiana» 
che dimostra i gradi di cognazione. 

J}. A. To. IL 31 



oi8 Letteratura 

Gli equivoci grossolani, che s'incontrano nel volgariz- 
Zflmenlo della prefazione ci fecero nascere un forte sospet- 
to , elle (jiiesta p irte di lavoro sia stata abbandonata senza 
molla sorveglianza a qualche immaturo allievo ; ed in ve- 
ro si stenterebbe a credet-e , che un uomo erudito nel men- 
zionarsi l'edizione apud Junctas, traducesse: appresso le giun- 
te (;?, XI), e dove si citano le correzioni dì Gronovio , 
e V Edizioqe di Yan-Leeven , per Lagdani Batavorum 
rendesse in Lione , ed in Olanda ( p. XI. e XV) ; e per 
TanreUianos lahores : V Edizione de' Taurelliani ( ibid.") 
neppuT sappiamo persuaderci, che un Giureconsulto potesse in 
tal modo abbagliarsi , che nominandosi le restituzioni fatte ex 
P. Pithoeo , volgarizzasse col soccorso del P. Piteo : , tra- 
sformando in un Claustrale quel P/efro Piteo, che fu allievo 
di Cu)ncio , e Procurator General? regio in Guienna (/?. 
XV. ) , e pili sotto vedendosi : ad Fetrum Fabiuni Sa- 
niQrianuni : materialmente rendesse : a Pietro Fabro Sa- 
niorano , come se ignorasse , che fu Signore di St. Jorry 
(/7.ZX.Y.Y/.)0lt.re di elle potremo ben 'attribuire a scorrezione 
tipografica la Cìlià di Baruti T^ev Barilo (^LXFFIJ) ed altrove 
V Esarcato di Ravennate per : Ravenna : Dono per Dino j 
Causabuorio per C asaubono : così pure 1' omissione della 
patria di Giuviinni Sambuco , che fu Pannonius : (^LXYXI^ 
della Chiesa Arcivescovile d' Incmaro , che fu Rehmensis , 
e Vescovile di Suan:/-, che fu Fasionensis : (^. LXXXI. 
e LXXXV.) nozioni , che non ponevano certo in imbaraz- 
zo qualunque iniziato negli clementi geografici : ma il nostro 
sospetto , che tale versione sia di penna diversa da qnella , a 
cui dobbiamo il volgarizzamento dell'Istituzioni, si rinforza per 
altri passi , che non farebbero onore ad un Giurisperito. Que- 
gli che all' ope Basilicorum : tradusse, col soccorso delle 
Basiliche , (XIII. ), e parlando degli edilli di Giustiniano 
trasmessi Ad Armeniani . Phcenicem Libuni , Ponticam , 



Versione del Dritto 5ia 

IJellespontum , yEgiptum , Alessandviam , per regolamento di 
quelle regioni , affermò , che pubUcati 'vennero in Arme- 
nia, in Fenicia, n eli Elle sponto, in Egitto , nelV Alessan- 
dria : sopprimendo , alterando , e confondendo le denomi- 
nazioni delle Provincie Romane ( LXXIII. ) : quegli inol- 
tre , che delle Greche costituzioni excerptce cioè estratte 
dalla compilazione Giustinianea , disse che sono da essa 
escluse ( LXXVil. ) , ed in fine parlando dell'Etimologia 
delle Ecloghe ci regalò un Illarone di Teocrito , e ci fece co- 
noscere i poemi di Orazio Appollinare nel volgarizzare 
il passo : Eclogai dicuntur, ut Bucolica Maronis e Theocrito: 
Apollinaris Horatii poemata eclogas nominai , (LXXYL): 
quegli per certo o non avea sufficiente cognizione delle co- 
se , che iraduceva , o fu sorpreso da un sonno più grave 
di quello, che lo stesso , Orazio rimprovera ad Omero . Ma 
scendiamo al volgarizzamento del testo . 

E primieramente perchè le nostre osservazioni noa ven- 
gano attribuite a quello spirito di malignità , da cui siamo 
per natura , ed istituzione alienissimi , giovi il dichiarare , 
che un gran numero d' inesattezze si debbono forse ripete- 
da quelle scorrezioni tipografiche , che l' umana diligenza 
non giunge ordinariamente a sradicare affatto . Quindi avre- 
mo volentieri per iscusato l'Autore della versione, se leg- 
giamo: Amasurio Sabino: per Masurio Sabino (pa^. iSg.): 
si fosse nominato erede: per si fosse nominato un'erede, e 
cosi nella definizione del legato , donazione per donatio 
qucedam dpag. lyS. ): in oltre ; molta di^^ersità tra il com- 
modato , ^W^pag. 265. ove leggersi doveva : /,a .7 m«/»o, 
ed il commodato:, e similmente : tenditore per creditore 
alla pag. a68. ; come pentauro: per: ippocentauro: ( pag, 
277. )•• ornamenti , per armenti: (pag. 277. ). Così scor- 
rendo più avanti s^ incontra h pag. 33 1. : nel solo terzo in 
luogo del solo triplo: alla pag. 337. §. n. si legge e 



320 Letteratura 

V intentargli l'azione di omicìdio , invece di e- P inten- 
targli l' azione di omicidio , come porla la lettera , ed il 
senso del testo , che non iil terna ti va mente , ma cumulativa- 
mente accorda 1' esercizio delle due azioni . Nello stesso mo- 
do alla pag. 365. si ha per un dato luogo : il testo ri- 
chiede per dolo malo . Né altrinienti aWn pag. SgS. §. 4- • 
la frase ; cum eo ereditar experiatur : si traduce: aggradi' 
to da un creditore: forse per aggredito , sehbeii un tal la- 
tiuismQ noti sia ricevuto in Italiana favella ; inoltre alla pagi- 
na 4o3. §• % quel: come se fosse:, in luogo di ^e Jos- 
se: alla pag. 49 ^« pi-t-gnare: per pugnrf.le : , e finalmente 
legge Flavia per Fabia alla pag. 4»i. §• io. 

Dalla stessa causa vogliam ripetere la confusione , che 
prodiice nel contesto delle disposizioni la particella non fuor 
di proposito inserita pag. ì^y. §. 4- i '79» §-io. 283. §. 20., 
ed omessa per equivoco alla pag. i53. §. 6. , ov'era essen- 
zialmente necessaria . Né altra origine fuori che quella de- 
jgli errori di stampa , crediamo , che abbiano avute le o- 
xnissioni , e lagune, che tratto tratto s' incontrano sd oscu- 
rare il più bel pregio di una versione, vogliam dire esat- 
tezza, e fedeltà , segnatamente nelle materie giuridiche, nelle 
quali una sola parola è capace di alterare la mente del le- 
gislatore : cosi alla pag. g3. §. 3o. quel può essere non 
ascoltato: per exceptione doli mali repelli , sopprime la 
qualità dell' eccezzione doli mali, in cui tutta consiste la 
forza della disposizione. Del pari alla pag. io(). pr in e. del 
§. 6. la versione mancante delle parole ; si immohdis : , può 
indurre 1' errore , che 1' usucapione delle cose mobili richie- 
desse lo spazio di un biennio : in Italico solo : . Per essersi 
trascurata la frase destituto testamento , nel volgarizzamento 
alla pag. 197. §• 2. non si comprende il perchè da Lega- 
tari sì perderebbe il profitto della liberalità del Testatore. Alla 
pag, so3. 5* 12. tutti intieri mancano li due ultimi perio- 



Versione del Dritto Sai 

<Ji ia proposito della prestazione de' fidecomìssi nella ce- 
lebre forinola di Aqiiilio Gallo pag. òi'j. §. 2. , ia cui ugni 
parola è sostanziale: l'elegantissimo tratto , ^u^e^ue adver- 
sus le petitio , vel adi^ersus te persecutìo est , erìtve , si 
legge tradotto colle sole non corrispondenti parole , tutto ciò, 
per cui io ho azione contro di te . Le frasi greche sono ge- 
neralmente trascurate, all' infuori de' luoghi , ne* quali sono 
prese ad imprestito le traduzioni de' versi Omerici . 

Siamo d'accordo coli' Autore, che la distanza grande 
fra la latinità de' Giureconsulti , e l' indole della lingua ita- 
liana presenti ad ogni passo gravi difficoltà , Perciò quanto 
a noi siamo ben lungi dal criticarlo , se nort si scorge la 
desidei-abile cOrrispondenzai del voi gacizzia mento . Ma noni 
pertanto taluno de' piìi rigidi , e schivi , che dalla proprie- 
tà , e significato de' Vocaboli fanno in gran parte dipen- 
dere la scienza del dritto , potrebbero in luoghi non pochi 
esiggere maggior precisione , e chiarezza . Per esempio non 
riinarran sodisfatti del costruirono 'magistrature , e degli: 
animali, che nascono in Cielo: al lib. 1. T. i. §. 11., 
e 12. p, y3. per magistratus creari ^ e per ammalia , qucB 
mari , coelo ; et terra nascuntur : averebbero che ridi- 
re sull' : Electrum : che si traduce per Ambra , la quale gli 
somiglia nel colore ; e non già nella materia , §. 27. pag. 
gì. sulla parola: Litterce : che si rende come : /7aro/e ; , al 
§. 33. pag, 91,, ove significano la materia colla quale fu- 
rono scrìtte : e sul vocabolo di donazioni dopo nuziali per 
propter nuptias : frase introdotta da Giustiniano, perché ab- 
bracciasse così le anteriori , che le posteriori alla nozze . /. a» 
t. 6. §. 3. p. 119. • Né altri così agevolmente gli menereb» 
bero forse buono, che per haeres extiterit: s' intenda : i^eri-' 
Jìcata V eredità l. a. t. 16. §. 9. p. 161 : , che peculio 
significhi stipendio, l. a. t. 20. §. 17. p. i83., e che la 
frase secunduni tabulasi al t. 17. §. 6. /j. i63, vaglia : fat- 



'òli Letteratura 

to prima convalidare il Testamento : , e poiché il volgariz- 
zamento è diretto a facilitare la intelligenza del testo in gra- 
zia dei feneri allievi , taluno dubiterà, che la frase : Ex qui- 
bus causis lis crescit: l. 3. t. 29. §. 'j. pus;. 3i3. spiegata, 
nei casi, in cui la negativa fa crescer la lite: ,e la Ru- 
brica della l. 4> *■• 8. : de Noxalibus actionibus interpreta- 
ta come titolo : delle azioni nossali : p. 3jy. contengano per 
lo meno altrettanta oscurità nella versione che nell'originale. 

La nozione sui hceredis nello stretto significato del dritto 
Romano richiede un' attenzione straordinaria per fissarla con- 
venientemente , e conservarla uniformemente in tutti i passi. 
Non ostante quel sùus si spiega ora per suo Erede , ora per 
Erede suo, talvolta per ^'ero Erede, altrove per Erede pro- 
prio, lasciando così un' incertezza sulla precisa inlelligenza . In 
un lavoro di questo genere, ed in materia si delicata la prima 
cura del traduttore quella deve essere di conservare scevra 
da ogni errore la verità , ed integrità dei principi . Ora qua- 
lunque zelante sostenitore di questo volgarizzamento si tro- 
verebbe senza meno smarrito nella difesa di parecchi tratti, 
nei quali l'Autore semrba essere andato ben lungi da questo 
scopo principale . Senza pretendere d,i pronunciarne giudizio 
ci limiteremo al confronto del testo colla versione , sottopo- 
nendo alla decisione dei Giurisperiti le brevi riflessioni , on- 
de 1' abbiamo accompagnato . 

L. 1 t. a 3, §. 6. Quem velit Acloreni periculo ipsius 
Tutoris Prcetor , vel qui Proi>inci ce prwerit decreto consti- 
tuet : volg. • Il Pretore , o chi presiede alla provincia 
stabilirà con suo decreto un Curatore a suo piacimento , 
ed a tutto rischio del Tutore .-Intanto il Curatore vien de- 
putato a j*«ricolo del Tutore in quanto la scelta della per- 
sona è lasciata a di lui arbitrio , e non a quello del Pretore . 

Ibidem t. 25. §. 12. : Iteni is qui status controversiam 
a pupillorum Patre passus est cxcusatur a Tutela : volg. : 



Versione del Dritto 323 

ne Prt esente colui che , che fu dal Padre del pupillo po- 
sto in procinto di perdere la condizione di Cittadino : Vo- 
gliono tutti gl'Interpreti che la prola status s'intenda pro- 
priamente ddlo slato di libertà , e solo per deduzione \iene 
applicata agi' altri due slati civitatis et Familiae . 

Ibid. t. -2.6. §. 8. : Sed si suspecti cognilio susceptofue- 
rit : Posteaque Tutor vel Curator decesserit , extinguitur 
susvecti cognitio : volg. : Ma se la causa di sospetto si apra 
dopo la morte del Tutr>re , o Curatore non deva progre- 
dirsi : E assurda cosa il portar la introduzione della lite 
dopo la morte , clie eslingue la lite già introdotta vivente 
il Tutore . 

L. 2. t. 1 §. 20. Pro modo scilicet latitudinis cujus- 
(fue agri , quae prope ripam sit : volg. : in proporzione della 
vastità di ogni fondo ivi situato : Non dall' estenzione del 
predio in genere , ma da quella della ripa , si toglie la 
proporzione per distribuire fra li adiaoeuti 1' alveo abbando- 
nato dal fiume . 

Ibid. §. 28. : Arbitrio atitem ludicis continetur ut ipse 
cestimet quale cujnsque frumentum fuerit : volg. : sta poi in 
arbitrio del Giudice il decidere quanto tocchi a V uno , e 
quanto alV altro . L' officio del magistrato si aggira non- 
tanto sulla quantità , che sulla qualità del frumento; cosic- 
ché : secunduni qualitalcni , et mensuram possessoreiii ado- 
ri condemnet : , come spiegò Teofilo . 

Ibid. t. 4- §■ 2> •■ "^ tamen eo nomine hceredi ulilitef 
caveatur : volg. : purché a tcd titolo si procuri un vantag- 
gio aW Erede: non si traila qui di vantaggio, ma di Cau- 
zione . 

Ibid. t. 8. §. 2. : Ad c.rhibendum de his agi potesti volg.: 
Si potrà intentare V azione reale sulla cosa: L'azione ad 
exhibendum è propriameule personale , e solo perchè si ac- 
corda contro il terzo possessore si annovera fra quelle , che 



i)4^ Letteratura 

sono in rem scriptce . L'azione intanto non riman definita. 

Ibid. : In costitutione guani ad Ccesarienses Advocatos 
ex sugestione T rihoniani proviulgavimus : volg. : In quella 
costituzione da noi emanata agli Avvocati regj per censi' 
glio di Trihoniano : Tutti convennero gì' Interpreti , che 
fosse diretta la costituzione agli Avvocati di Cesarea : di- 
sputarono soltanto se fosse la Cesarea di Cappadocia , o di 
Palestina . 

Ibid. t. g. §, ultìm. : Siquem adrogaverilis vel si cujus 
Bona libertalum conservandarum causa vobis addicta fue- 
rint : volg. : o se lo arroghi qual figlio , o se ne faccia 
aggiudicare i beni a fine di lasciargli la libertà ; Rimane 
confusa la libertà dell' arrogato , di cui non si cerca , con 
quella degli Schiavi del Testatore oberato , della quale par- 
la il Legislatore . 

Ibid. t. i3. §. 1. Et in eo par omnium conditio est, 
quod et filio posthumo , et quolibet ex cceteris liberis sive 
fceminini sexus sive masculini prceterito , valet quidem 
testamentum, sed postea agnatione posthumi , sive posthumas 
rumpitur : volg. È in ciò pari la condizione del figlio po- 
stumo di un sesso , a dell' altro a quella degV altri figli , 
che se venga preterito valga il testamento , e solo per- 
de il suo vigore per la nascita del postumo , o della po- 
stuma : . Quel Cceteris liberis non sta per 1' effetto di pa- 
rificare i figli nati ai figli postumi , ma per indicare l'egua- 
glianza di condizione fra i postumi di primo e quelli di ul- 
terior grado. L'autore non ebbe presente l' insegnamento di 
Calllstrato nella legge 220. de verb. signif. che : liberorum 
appellatione nepotes, et pronepotes, cceterique , qui ex liis 
descendunt , continentur : INò 1' interpretazione di Teofilo ; 
Ncque est hic ulla differentia inter filium , autfiliam , aut 
nepotem , vel neptem : 

Tit, 20, §i 2. : Olim quidem erant legatorum genera. 



Versione del Dritto 3a5 

(juatuor : per vindicatìonem , per damnationem , sinendi 
modo, per prceceptionem ; volg. : Quattro specie dì Legati 
vi erano una volta , per vindicazione , per donazione , per 
permissione , per precetto : Quel precetto , che sì pone ia 
quarto luogo ia vece di prelevazione , meglio starebbe nella 
seconda sede invece della donazione , che nulla ha che farci . 
Anche nel lib. 3. tit. 28. §. ult. non fu intesa la natura 
del legato per damnationem, che si dice: lasciato in via 
di pena : 

Ibid. §. 7. Veluti fructus , qui in ilio fundo nati erunt 
aut quod ex illa ancilla natum erit : volg. : Come i frut- 
ti , che nasceranno da un terreno , o da una schiava : . 
Eppure si trova già spiegato nel /. 1. §. 'ò'j ., che : pare as- 
surda cosa , che V uomo dovesse considerarsi nel numero 
dei frutti ! 

Lib. 3, tit, 28. rubr, ; Per quas personas nobis obli- 
gatio aquiritur : volg. : Per mezzo di quali persone con- 
traggansi obligazioni : 

Ibid. ]^vìncip. : ^idmonendi sumus , adquiri nobis non 
solum per nosmetipsos , sed: etc. volg. : Dobbiamo avvertire , 
che non solo s'incontra un obligo da per noi stessi , ma: . ec. 
Il Teorema è vero nel senso opposto, che cioè si acquisti 
un azione derivante dall' obligo, che altri assume versoi no- 
stri Figliuoli , o schiavi . 

Lib./^.t. i.§. 6. Si quis argentum utendum acceperit , 
quasi amicos ad ccenam invitaturus . Volg.: ^e taluno avrà 
ricevuto del danaro da impiegarsi in una cena cogli amici , 
e V avrà invece speso in un viaggio : Se trattasi dell' abuso 
del oommodato , quell' argentum non è sicuramente danaro, 
ma vasellame d'argento. 

Tit. 3. 5- 10.; Placuit , non solum perempti corporis 
rationem habendum sed eo amplius quidquid perempto eo 
corpore damni vobis illatum fuerit , velati si seryum tuum 



'3a6 Letteratura 

eie. itein si ex pari mularum imam , vel ex fjiladrigis 
unarn etc. j Volg : /u ritenuto , che non solo debhasi cal- 
colare la perdita della persona , ma anche il danno etc. 
Parimenti , se sarà stata uccisa una di due nude ap- 
pajate , o uno di quattro cavalli accompagnali : a meno, 
che non si stimino come persone i muli , e i cavalli , ed an- 
che gli schiavi, che presso gli antichi stavano in luogo di co- 
se , corpus non potrà mai significar persona . 

Tit. 6. §, 2. : Si quis agat , Jus sibi esse altius ctdes 
suas tollendi , prospiciendiquc , vel projiciendi aliquid , 
vel iminittendi tignuni in vicini oìdes : Volg. Se taluno prò- 
ponga di poter alzare la propria casa , procurarsi una 
certa luce , o gettare una qualunque cosa , o appoggiare 
del legname da fabrica alla casa del vicino . La servitù 
prospectus si confonde coli' altra luminum . Quella pn&jì- 
ciendi non dà la facoltà di gettare , ma tignum nostrum su- 
per alterius fundum provehendi , quamvis in nulla parte 
fundi requiescat, cioè di far de' poggetti , o mignani . Che 
poi tignum s' intenda del solo legname noi consente Cajo , 
che scrisse : Tigni appellatione in lege XII. tahb. omne 
genus materire , ex qua asdijicia Constant , signijìcatur : . 

Ibid. 5- '3.: Prcejudiciales actiones in rem esse vi- 
dentar , quales sunt , per quas quceritur , an aliquis liber , 
vel libertus sit : Volg. Le azioni pregiudiziali sono pur es- 
se reali : tali sono quelle in Jorza di cui si ricerca , se 
taluno sia Jìglio, o liberto : Nuovo inciampo sullo stesso vo- 
cabolo liber . Qui sta in opposizione dello schiavo , come è 
ingenuo in opposizione del liberto : Dunque non dinota il 
figlio , ma r Uomo libero . 

Tit. i5. §. S. : Si non relìnquendcB possessionis animo , 
sed postea reversurus inde discesserit : Volg. : se avrà ce- 
duta la cosa senza volontà deliberata di cederla , ma bensì 
di ritornare al possesso , si considera non averlo mai per- 



Versione del Dritto 5^7 

dillo. Qui non si purla , che di semplice discostamento: L' 
idea della cessione , che travisa il testo , è affatto estranea, 
e senza appoggio . 

Tanto basti sull' indole della versione de' diversi passi . 
Quanto poi all' andamento dell' intiero contesto , dal quale 
dipende la connessione de' precelti , e la chiarezza delle par- 
ticolari disposizioni , ci restringeremo a qualche oservazione 
sopra il solo brevissimo titolo XIX. del lib. i. De Jìducia- 
ria tutela, perchè si comnrenda , che in un'impresa , qua- 
le richiede diligenza, criterio, e maturità non ordinaria, pos- 
sono scorrere anche in pochissime linee molti equivoci intor- 
no r integrità del testo , la fedeltà della versione , e la ma- 
niera di argomentare del Legislatore . Ecco il testo , e la 
versione per farne il confronto . 

Tit. XIX. De fiduciaria Tutela: TIt.XlX.'DelluTiitcìa fiduciaria: 

Est et alia tutela, quce fiduciaria Havvi nn altra tutela , che chiamasi 

appcllatur\naìn si pater filiwn, fiduciaria. Se il Padre emancipa il 

vd.Jilium,nepotem,t>clneptem,vel figlio , o la figlia, o i nepoti impn- 

deinceps , iinpuberesmaniuniic- beri , diventa tutore legale; ma se 

rit, legilimam nanciscitur eorwn egli muore , i figli maschi diren- 

tutclam . Quo dcjìincto, si libo- tano tutori fiduciari del fratello , o 

ri cjus i'irilis sexus cxistanf,f- sorella . Quindi è che morto il Pa- 

duciarii tutores f-'elfratris vel so' drone tutore legale i di lui figli di- 

roris efficiuntur . Atcjui patrono vengono tutori leggittiml ; perchè 

legittimo tutore mortuo , liberi il figlio del dcfoiito se non fosse 

quoque cjus legilitnisunt Tutores: stato emancipato dal Padre vivo , 

quoniam filius quidein defunctl , dopo la morte di questo, diverreb- 

si non esset a vivo patre einanci- be padrone di se, né ricadereb- 

patus , post obituin ejus sui juris bc in potestà paterna, e quindi ne 

ejficeretur,necinfralruin potestà- mono sotto tutela .11 liberto poi se 



5a8 Letteratura 

tem reciderei, ideoquc ncc in tu- fosse rimasto schiaro, sarebbe stata 

ielam : Libtrtus aiitcm si servus verso i figli del suo Padrone ciò 

mansissct,utiqueeodemjureapud ch'era pel Padrone stesso prima 

liberos domini post inoriem ejus che morisse . 
Juturus esset . 

Si pone nel testo la specie , che il Padre manometta 
Jìlium , veL filium , nepotem vel neptem , et deinceps , im- 
puheres . La traduzione nomina soltanto ; il figlio , o la fi- 
glia , o i nepoti impuberi , manca il volgarizamento della 
frase , et deinceps , che comprende sotto la disposizione gli 
ulteriori discendenti impuberi dell' emancipante, ed in par- 
ticolare pronepotem vel proneptem , come si ha dalla para- 
frasi del diligentissimo Teofilo . Con quell' atqui patrono 
legitimo tutore mortuo etc. si forma Giustiniano una dif- 
ficoltà dedotta da ciò , che morto il Patrono tutore legitti- 
mo del suo liberto , li figli del patrono rimangono tutori le- 
gitimi del medesimo , e non già fìduciarj , siccome chia- 
ma i figliuoli rispetto ai fratelli , e sorelle, impuberi. Nella 
Yersione si prende la difFicoltà contro la regola per una coa- 
seguenza della regola stessa ; rendendosi ; Quindi è che mor- 
to il patrono tutore legale etc. Eppure si aveva sott' oc- 
chj la bella nota di Gotofredo , che tutto pone in chiaro il 
contesto sotto il numero, io. Objectio: patronorum liberi li. 
bertinorum impuberuni patroni legitimi sunt tutores . Igi~ 
tur fratres a parte emancipatorum impuberum fratrum le- 
gitimi tutores dicendi non fidaciarii . 

Prende V Imperatore a sciogliere la difficoltà , che si era 
proposta, colle parole : quoniam filius quidem defunctis etc; 
ma il traduttore , come se non 1' avesse compresa , toglie que* 
sto tratto come un corollario dell'erronea conseguenza, che 
aveva premessaa ; e senza rilevare la distinzione de'casi , che se- 



Versione del Dritto 329 

co porta la differenza del dritto intorno la qualità delle due di- 
verse tutele, legittima , cioè, e fiduciaria, forma di questo tito- 
lo un laberinto , in cui si perde senza guida la meùte d' un te- 
nero alunno . Avverte a questo proposito Giustiniano , che 
il figlio impubere non emaucipato dal Padre diverrebbe sui 
juris dopo la morte dì esso : nec in fratrum potestatem re- 
ciderei: prese abbaglio il traduttore , dicendo che : non rica- 
derehhe in potestà paterna: della quale è assurda l'idea do- 
po la morte del Genitore . Oltre di che il traduttore segui- 
to avendo il testo di Gotofredo non ha avuto ragione delle 
parole ; filiorum suorum , e delle altre et cceterorum : , che 
si leggono nel secondo periodo delle volgale edizioni . Si tro- 
vano è vero indicate queste varianti lezioni nelle note la- 
tine , ma come si può pretendere , che ne percepisca il signi- 
ficato , e la forza quel giovine allievo, che ha bisogno di 
una traduzione Italiana per iniziarsi ne' misteri di Temide ? 
Quindi non saremo punto sorpresi, se qualche troppo se- 
vero Censore riducesse a Problema , se una traduzione rechi 
ad essi più di ajuto, che d'imbarazzo. 

Ad onta di tutto ciò v'è da sperare , che questa ver- 
sione delle Istituzioni non andrà in quell'assoluta dimenti- 
canza , a cui sembra condannata 1' altra pubblicata da Fran- 
cesco Sansovino: perchè verrà se non altro sostenuta dal pre- 
gio di aver il testo latino a fronte colle note de' più insi- 
gni Interpreti . 

Non entriamo a parlare del volgarizamento delle Pan- 
dette e del Codice , poiché non è giunto alle nostre mani , 
che un solo fascicolo . Chiunque conosce mediocremente gli 
scogli, che s'incontrano nell' interpretazione de'Rescritti Im- 
periali , e delle opere di Papìniano, di Africano , di Scevo- 
la, e degli altri profondi antichi Giureconsuti , intorno alle 
quali si affaticarono da più secoli i più sublimi ingegni , 
difficilmente sì persuaderà , ^e l'arduo lavoro possa essere 



33o Letteratura 

condotto a tal grado di perfezione , che la A-^era scienza del 
Romano Diritto si acquisti senza la cognizione della lingua 
latina . Anzi non osiamo discostarci dall'opinione savissima 
dell' Eccardo , e del Duchero , che slimarono indispensabile 
a formare un perfetto Giureconsulto lo studio della latinità par- 
ticolare di ciascuna età non meno, che de' singoli Autori. 
Chi ne abbandona gli originali per affidarsi alle versioni ras- 
somiglia a quello sconsigliato , che avendo innanzi agli occhi 
un'oggetto, gli volge le spalle per contemplarlo in uno spec- 
chio fallace , che ne deforma la bella imagine . Guai a quel- 
lo studioso di Giurisprudenza , che appressa per inflngarda- 
gine le labra alle basse lagune onde evitar la fatica di rìsa- 
lire alle limpide sorgenti . Una volta, che abbia attinti i pri- 
mi elementi da fonti impuri , ed abbia cosi caricata la mente 
di fallaci nozioni, e di erronei principi, è quasi impossibile che 
si risolva a tornare indietro , e riporsi sulla buona strada, per- 
chè : quum semel est imbuta recens servabìt odorem testa 
diu : horat . 



33 1 



Iscrizioni Nomentane ec. V. to. 2. p. 202. 
CAPO III. 

Iscrizioni di non recente ritrovamento , che si conservano 
in Mentana, e ne^ poderi circonvicini. 

J-Jo Sperandio Autore della SahitM Sagra e Profa- 
na nel riferire le Iscrizioni dell' antica Nomento sif- 
fattamente le affastella , che mostra di non averle 
mai né vedute , ne intese . Ecco in qual modo so- 
no state da lui pubblicate 

L . APVLEIVS . L . L . ASCLEPIADES 

TRIB . MIL 

L . APVLEIVS , L. F. APVLEIA . L , F 

SOPHANVBA 

D^ SVO FEGIT 



L . HERENNIVS . L. F. HOR . GALLVS 

P . RVTILIO . L . F . HERENNIA . L. F 

MERVLA . MINOR . HERENNIA . L . F 

MERVLA . MAIOR 

Il primo affastellamento deve essere ordinato , e 
diviso in tre diverse Lapidi : le quali si veggono in- 
serite nel muro a destra lungo la Via maggiore del- 
la Terra di Mentana. 

L 

In ordine la V. 

Immagine d^ uomo scolpita in rilievo Jino alla cintura con 
Sago , Anello , e Parazonio . 

L. APPVLEIVS . L . F 
TR . MIL 



53a Letteratura 

IL 

In Ordine la VI. 
Simile d' uomo togato 

L . APPVLEIVS . L . L 
ASCLEPIADES 

IIL 

In Ordine la VII. 
Simile di Donna 

APPVLEIA . L . L 

SOPHANVBA 
DE . SVO FEGIT 

Lucius Appulejus Ludi Filius Trihanus Militum . 
Lucius Appulejus Ludi Lihertus Asclepiades . 
Appuleja Ludi Liberta Sophanuba . 

Sarebbe opera vana , non che lunga e sottile, il vo- 
ler rintracciare qual fosse il Lucio Apulejo Tribu- 
no Militare , del quale fa menzione la prima lapi- 
de : SI perchè il nostro Apulejo non ha nel marmo 
alcun cognome : si perchè la Gente Apuleja fu chiara 

f)er molti grandi uomini , ed ebbe parecchi Conso- 
i ne' migliori tempi di Roma . Quest' una cosa dirò : 
che Cicerone ci ha lasciati scritti i nomi di tre Lu- 
cii Apulej : e sono : L L. Apulejo Saturnino sedizio- 
so Tribuno della Plebe; del quale 1' Arpinate parla 
in più luoghi : II . L. Apulejo Accusatore di Verre 
insieme con Q. Cecilio Negro : E questi segui non la 
milizia , ma il Foro : perciocché Tullio lo chiama ho- 
minem non cetatc , sed usu forensi atqae exerci- 
tallone tironem (i) III. L. Apulejo Pretore nella Ma- 

(i) Divinai, in Q. Caecil. i5. 



ISCRIZ. NOJVIENTANB. 333 

cedonla : dove ebbe per Questore Gneo Plancio (i) . 
Forse che da alcuno di questi discese il nostro L. 
Apulejo , che fu tribuno Militare . E perciò ne ha le 
insegne : ciò è a dire il sago , il parazonio , e I' anel- 
lo . Imperocché il sago fu veste militare : ed era in- 
dizio di gueri'a , come la Toga di pace : Laonde 
le parole saga sumere , ad saga ire, in sagis esse 
significano lo stesso che prender le armi, andare al 
campo , essere negli alloggiamenti. Questo sago era 
una vesfe aperta , la quale si univa , e stringeva coli' 
ajuto di una fibula , o altra cosa simiglievole : ecce- 
deva di lunghezza la tunica , e si sopiapponeva a tut- 
te le altre vestimenta. Il sago dei tribuni Militari, dei 
Centurioni , e degli altri primi dell' Esercito era 
migliore che quello de' Soldati , come , parlando del 
tribuno Decio , accenna T. Livio Lib. 7. e. 34 • 

11 Parazonio era una spada senza punta la quale 
pendeva da una zona o fascia . Che fosse insegna 
dei Tribuni Militari dedncesi da quell' Epigramma 
di Marziale > che ha per titolo Parazonium (a) 

MilititB decus hoc , et grati nomen honoris , 
Arma tribunitiiini cingere digna latus . 

Allorché gì' Imperatori innalzavano qualcuno alla di- 
gnità di Tribuno militare gli davano colle proprie 
mani il Parazonio . 

Non m' intratterrò a provare , che i Tribuni Militari 
portavano 1' anello d' oro , essendo cosa a tutti notis- 
sima . Né dirò comQ essi Tribuni furono creati da Ro- 
molo ; come anticamente erano eletti per autorità de 
soli Consoli , o Dittatori ; come in processo di tempo 
la elezione fu comune tra i Consoli , e il Popolo ; co- 
me di frequente ottenevano la dignità senatoria ; ed 
altre cose siffatte ; le quali mi porterebbero troppo 
fuori di via . Solo mi piace trascrivere q^uelle parole 

(1) Pro Gli. Piane. 1 1- 

(2) Lib. XIV. Ep. ò-t. 

G. A. To. IL aa 



334 Letteratura 

del Giureconsulto Marziano (i) con che egli ci ammaC' 
stra dell'Officio dei Tribuni Militari,, OjfLciiim Tri- 
bunorum est , milites in castris cotitinere , ad exerci- 
tationein producere , clavcs portarwn sitscipere , vi- 
gilias interdum circumire , jruinentationibus com- 
Tìiilitonuin interesse ,fj'ument/cin probare , viensorum 
fraudem coercerc- , delieta secundmn suce auctori- 
tatis inodum casligai'e , princ/piis frequentar inte- 
resse , querelas CoTnmilitOìULin audire , valetudina- 
j'ios inspiccre „ 

Ma Scendo ritorno al nostro Tribuno Militare , 
furono da lui resi liberi due Servi , che forse era- 
no Marito , e Moglie , e uno si chiamò Asclepiade , 
nome assai usato tra i greci : 1' altra Sofanuba . La 
quale volle nella lapide notato , che quel sepolcro 
era stato fatto co' suoi proprj denari . DE SVO FEGIT. 
Né ci dobbiamo maravigliare vedendo Asclepiade in 
larga toga ravvolto : perchè ai Liberti era lecito ve- 
stirla , e ne andavano pomposi : Onde Orazio sdegno- 
samente esclamava contro Mena Liberto di Gn. Pom- 
peo (a) 

T^idesne , sacrain metiente te viam 
Cuni bis ter ulnarwn toga , 
Ut ora vertat ìiuc et huc euntium 
Liberrima indignatio ? 

Passiamo ora a riordinare , e diciferare le rima- 
nenti Iscrizioni confusamente riferite dallo Speran- 
dio . Queste devono dividersi in quattro parli , cQ' 
me siegue . 

I. 

In Ordine la FUI. 

L . HERENNIVS . L . F , 
HOR . GALLVS 

(i) Leg. 12. Digest. <jle Re IMilitjyri 
(a) Epodon Od. 4- 



ISCRIZ. NOMENTANE. 335 

II. 

Jii Ordine la IX. 

HERENNIA . L . P 
MERVLA . MAJOR 

III. 
In Qrdine la X. 

HERENNIA . L . F 
MERVLA . MINOR 

IV. 

In Ordine la X\. 

P . RVTILIO . C. F 

Lucius Herennìus Ludi Filius 
Gallus ( ex Tribù ) Horatia . 
Hereniiia Ludi Filia Morula major 
Herennia Ludi Filia Menda minor . 
Publio Rutilio Caii Filio . 

Questa ultima Lapide, dove è il nome di Publio 
Rutilio , deve esser stata posta in opera in qualche 
fabrica , se pure non è nascosta in qualche privata 
casa , o in qualche Vigna de' contorni . A me non 
è venuto fatto di ritrovarla, e forse era un fram- 
mento di Lapide maggiore . La Gente Rutilia fu nu- 
merosa d' assai , ed era duplicala ; cioè Patrizia , e 
Plebea . 

La Gente Erennia nominata nelle altre tre Lapi- 
di fu Plebea, e divisa rielle famiglie de' Balbi, e de' 
Galli . Il nastro Lucio Erennio fu del numero di 

aa * 



336 Letteratura 

questi ultimi , come vedesi dal cognome Galliis . 
Nelle Famigliari di Cicerone vien nominato un' Eren- 
nio Gallo (i) . Il Lucio Erennio Gallo , del quale 
parla la nostra Lapide , appartenne alla Tribù Ora- 
zia , che fu lina delle rustiche , e prese nome dal- 
la Gente Grazia , quanto ni un' altra nobile , ed an- 
tichissima . Di questa Tribù non fanno mai parola 
gli Autori : ma le antiche Lapidi assai sovente . 

Poche j)arole aggiungerò intorno le due Erennio 
ambedue Figlie di un Lucio Erennio , ed ambedue 
chiamate col nome di Menda ^ cioè Merla viccello 
notissimo ; se non che 1' una è distinta coli' Addiet- 
tivo Major ; \ altra coli' addiettivo Minor . E qui 
osserverò , che siccome Lucio Erennio Gallo fu fi- 
gliuolo di un altro Lucio ; cosi è probabile che la 
Erennia Menila maggioi^e fosse Sorella del nostro Eren- 
nio , e la Erennia Menila minore gli fosse Figlia . In 
tal guisa ambedue erano figliuole di un Lucio Eren- 
nio , e la prima cioè la Zia era chiamata maggiore 
per non essere confusa colla Nipote ; la quale per- 
ciò era chiamata ni more . 

Queste tre Iscrizioni della Gente Erennia sono scol- 
pite in tre grandi A^xhe di buon marmo , elegante- 
mente scorniciale ; le quali collocate nella Piazza di 
Mentana servono per sedili . Anzi le arche , che ivi 
stanno son cinque ; poiché ve ne sono altre due 
simili alle tre descritte : e queste due hanno anch' es- 
se la loro Iscrizione : Ne so comprendere come lo 
Sperandio riferendo, sebbene confusamente, le tre pri- 
me Iscrizioni abbia trascuralo affatto le limanenti , 
che pur staano nel medesimo luogo alla veduta di 
tutti . 

L 

Ju; ordine la XII 

L . BRVTIVS 
HOR 

(j) Enist. «td Farn. X. 32. 



ISCRIZ. NOMENTANÈ. 33^ 

IL 

In ordine la XIII 

BRVTIA. C.F 

Lucius Brutius ( ex tribù ) Horatia 
Brutta Cali Filia 

La gente Brutta o Bvuttia probabilmente ebbe ori- 
gine nella Calabria : Imperocché Brutius significa Ca- 
labrese . Cicerone ebbe molta famigliarità con un Lu- 
cio Bruzio Cavaliere romano , chiamato da lui ,> ado- 
lescens omnibus rebus oriiatus 55 (i) 

Le Iscrizioni delle ridette cinque Arche sono tut- 
te scolpite in uno dei lati minori . 

Ora mi convien far parola di quattro Lapidi , le 
quali dallo Sperandio sono state passate sotto silenzio 

L 

In Ordine la XIF. 

Nel luogo detto la Mezzaluna . Belìissirnci -dra , ottimo,- 
mente consentala . 

D. M. 

Q. IVLTO . LOLLIANO 

FRATRI 

DVLCISSIMO 

Il Cognome Lolliaiio è stato forse accattato dalla 
Geijte Lollia . Tacilo parlando della rotta dello eser- 
cito comandato da M. Lollio Legato in Germania sot- 
to Augusto , la chiama Lolliana Clades (a) 

(1) Fara. XIII. 38. 

(2) Ann. Lib. I. e. io 



338 Lett eratura 

IL 

In Ordine la Xf^. 
Nel Casino de^ Bar onci . Bel Cippo nel muro . 

DIS . MANIBVS 

MARTIALI . VIXIT 

ANN. Villi 

MENS . VI . DIES . V 

FECIT 

IVLIA. NICE 

ALVMNO . SVO 

B. M 

Marziale era un fanciullo povero , e forse nato 
d*illegitimo congiungimento : Giulia Nice per la pietà 
che n' ebbe , lo alimentava , e lo educava : Il mise- 
rello si mori tra il nono anno ed il decimo : E sic- 
come aveva ben meritato della sua benefattrice , ella 
questo monumento gli pose . 

III. 

In Ordine la XVI. 

Frammento di buon marmo che serve di gradino alla 
Porta del Castello verso la Fonte . 

. . . FELICISSIM . . . AELIVS . AVG . LIB ... 

Accenna qualche opera pubblica dei tempi di Tra- 
jano , come è chiaro dal nome del Liberto Elio . 



ISCRIZ. NOMENTANE. 339 

IV. 

In Ordine la XVII. 

Nella Vigna de" Santucci. Base quadrata scorniciata da tut- 
te quattro le parti , con sopravi V incavo per V urna 
Cineraria . Nel lato destro e scolpito un sistro di bel- 
lissima maniera : Nel mezzo belle Lettere , ma guaste 
dal tempo . 

. . . ERVLANO 

PHAEDRO . SACERDOTI 

NOMENTANORVM . MATRIS . D. M 

. . . NIS . XXXV . ET . SANEIAE 

HILARI . . . ANNIS . XX 

CVRIOSE . QVIT . AI T 

Nel lato sinistro P urceolo . 

ET MELIZVSAE . VERNAE . SVAE 
VIXIT . ANNIS . XVIII . POSITA HIG . A . XXX 

Nella prima linea il tempo ha corroso il Prenome : 
e forse anche il principio del Nome gentilizio , che 
probabilmente era Meriilano . 

Ciò che manca nella quarta linea facilmente si sup- 
plisce così 

riXlT , JIVNIS XXXV 

Nella qufnta linea prima della parola HILARI si 
veggono le tracce di alcune lettere così malconcie 
dal tempo che disperiamo di leggerle , finche la La- 
pide non venga j)OSta a miglior lume . 

Dopo la sLessa parola HILARI sembra che debba 
seguitare la Lettera V. Vixlt . Finalmente nella sesta 
linea QVIT sta in vece di QVID , e sieguono i due 
Monosillabi : AD . TE . 



34o Letteratura 

. . . Merulano Phedro Sacerdoti Nomentanorum 
Matris Deorum Magnce : vixit annis trigintaqui?i- 
que . Et Sanejc^ ( vel Sanetae ) Hilaii : vi- 
xit annis viginti . Curiose quid ad te ? 

Et Melizusce F'ern^v suce . 
Vixit annis Decemocto . 
Posita hic a Triginta viris 

Questa Iscrizione è ben preziosa pe' Nomentani . 
Imperocché di queste due cose ci ammaestra , am- 
bedue per Nomento onorevoli. L'una, che v'ebbe 
in quel Municipio un Tempio consagrato alla Dea 
Iside , con un Sacerdote di quella Dea : il quale 
chiamavasi Sacerdote de' Nomentani . L' altra , che 
v' ebbe in Nomento un Sodalizio , o Collegio o Ma- 
gistrato di trenta persone. 

Ho detto che il Tempio Nomentano era consagra- 
to ad Iside , e mi accingo ora a provarlo . La La- 
pide dice : Sacerdoti Matris Deorum Magnce . In 
origine la gran Madre degli Dei non era che la Ter- 
ra di tutte le cose generatrice . E perciò di lei can- 
tava Lucrezio (i) 

Quare magna Deum Mater , materque ferarum , 
Et nostri genitrix luec dieta est corporis una . 

Né diversamente Stazio , non mi sovviene in qual 
luogo della Tebaide , appellò la Terra 

Hominum , Divumque eterna creatrix . 

Ma questa Divinità cominciò in progi'esso di tempo 
ad avere più nomi , e diversi culti . Imperocché 
era chiamata Cibele , Berecinzia , Rea , Opi , Giuno- 
ne , Ce!rere , Proserpina , Vesta , Maja , Fauna , Ma- 
dre Idea , Dea Bona : E tutti questi nomi suoleva- 
no avere I' addjettivo di Gran Madre degli Dei . In- 

(i) Lib. 2. V. 598. 



ISCPJZ, NOMENTANE . 5^1 

tanto Iside era adorata nel!' Egitto , ed era anch' es- 
sa considerata come la Terra , e chiamata Oinnipa- 
rens Dea , Frugifera Dea . Poco prima del SecO' 
lo di Angusto il culto della Dea Iside fu traspor- 
tato a Roma , ed anche a questa Divinità fu dato 
nome di Grati Madre degli Dei ; come è a vedersi in 
molte Lapidi . Ma inf[aanto ai riti , e misteri Isiaci 
fu conservato 1' uso Egiziano . E siccome questi riti , 
e misteri notturni si celebravano a suon di Sistro ; 
che era un' istromento Egiziaco ; cos\ il Sistro fu 
sempre un distintivo di questa Dea . Per la qual cosa 
Ovidio facendo voti ad Iside per la salute di Corin- 
na sua , la quale giaceva in dubbio di vita , doloro- 
samente esclamava . O Dea \ per li tuoi sistri ti pre- 
go . (i) Ora dunque vedendo noi scolpito nel de- 
stro lato del sasso un bellissimo Sistro ; non possia- 
mo andare errati affermando , che il Tempio Nomen- 
tano fosse sagro ad Iside gran Madre degli Dei , 

Il Sacerdote Fedro aveva morendo lasciata una 
sua Verna , cioè una Ancella nata in sua Casa . Que- 
sta poco dopo venne a morte pur essa , nella età 
di anni dieciotto : E il Collegio dei trenta le die- 
de a sue spese sepoltura presso il suo Signore . Don- 
de possiamo dedurre due cose ; ciò è a dire , che 
questa Ancella era stata cara a Fedro , e che Fe- 
dro era stato caro al Collegio dei trenta : Il quale 
prese cura , che le reliquie loro insieme giacessero. 
Molte piacevoli , ed erudite curiosità intorno ai 
Sacerdoti , ed ai Misteri Isiaci possono leggersi in 
Apulejo (2) , in Plutarco (3) , ed in altri molti . Solo 
mi piace queste poche cose annoverare : che i Sacer- 
doti d'Iside vestivano una veste di lino sottilissima , e 
bianca, come quella che doveva essere sempre di re- 
cente lavata ; ed eran perciò chiamati linigeri : che 
il capo , il mento , e tutto il immanente corpo ra- 

(1) Amor. Lib. 2. Eleg. 10. r. 11. 

(2) Met. Lib. XI. 

(5) De Iside , et Osiride . 



34^ Letterata ra 

devano : e che il sacro sistro recavano nella de- 
stra . Laonde Marziale parlando del ladro Ermogene , 
il quale non si rimaneva di rubare la sagra suppel- 
lettile de' Sacerdoti e de' Tempj , cosi scherza in que- 
sti due versi (i) 

Linigerì fugiunt calvi , sistrataqite turba 

Inter adorantes cwn stetti Hermogenes . 

Per quello poi che pertiene ai riti noVturni , que- 
sti si assomigliavano d' assai ai nostri giuochi Carna- 
scialeschi . Imperocché alcuni , armati in fogge diver- 
se , prendevan sembianza o di guerriero , o di gladia- 
tore : Altri in abito di uccellatori , o di pescatori 
venian mostrando lor canne , quali invescate , e qua- 
li lunghe , e piegevoli con filo ed amo pendente . 
Questi di porpora vestiti , e preceduti dai Littori 
coi fasci , gi'avemente incedevano cangiati in Conso- 
li . Quelli ricoperti da lacero pallio , cól bastone 
nella mano , cogli zoccoli ai piedi , e con tale una 
bai'ba sul mento , che lunga ed ispida imitava quel- 
la dei becchi , facevano satira ai Filosofi . E v' ave- 
va taluno che stretti i piedi in auree scarpette , ve- 
stito in drappo di seta , con lunga chioma posticcia , 
e con donneschi abbigliamenti ; alternando i brevi 
studiati passi facea di se mostra , quale novello Ti- 
resia , in femina trasformato . Ed avveniva , che qual- 
cuno di cotesti fui'fantelli al separato stuolo delle 
vei^e femine si mischiava : Cosi quelle ceremonie per 
istituto castissime , alle quali , senza sacrilegio , non 
potea ninna femina esser pi^esente , se per dieci gior- 
ni innanzi non si fosse astenuta dai maiitali , e mol- 
lo più dagli altri non leciti congiungimenti , diven- 
nero fonti di libidine , e di prostituzione . Né gua- 
ri di tempo trascorse , che per pubblica autorità 
furono ai Romani , e ai soggetti Popoli interdette , e 
i Sacerdoti cacciati , e perlino i Tempj distrutti (2) . 

(0 Lib. XII Ep. 29. 

(2) FJav. Gioscf. Ant. Glud. XVIII. 4- 



ISCRIZ. NOMENTANE . 34^ 

Mi rimane di far parola del singolare motto , che 
leggesi in questa Iscrizione Curiose quid ad tei Y^ 
prima di tutto osserverò , che esso mollo non può es- 
sere interpetrato in guisa da significare che il Sacer- 
dote Fedro non volesse , che i Viandanti, si fermas- 
sero a mirare il suo sepolcro , e a leggerne l' Epi- 
tafio . Imperocché i sepolcri non per altra ragione 
sulle vie pubbliche si collocavano, se non perchè i 
viandanti vi si fermassero a contemplarli , e aves- 
sero compassione di que' trapassati , e fossero ammo- 
niti che li aspettava egual fine . Perciò nelle lapidi 
sepolcrali sono frequenti le parole Aspice Viator , 
Siste Viator , Le^e Viator , Cave viator , e simili . E 
qui in acconcio di quel che ho detto mi tornano a 
mente tre belli Epigrammi , che trascriverò , trala- 
sciandone altri infiniti . 

I. 

Ex. Aul. Geli. Noci. Attic. Lib. I. cap. ^^. 
Sul Sepolcro del Poeta Marco Pacuvio 

Adolesceììs, tametsi properas , te hoc saxum rogat 
IJti se adspicias : deinde quod scriptum est legas . 
Heic sunt poetce Marcei Pucuviei sita 
Ossa : hoc volebain nescius ne ,esses : Vale . 

n. 

Ex Martial : Lib. FI. Ep. 28: 
Hoc Sub marniore Glaucias humatus 
lunato Flaminice jofiet sepulcro . 

Quijles talia , nil jleas viator 



344 LKTtERATDRJL 

iir. 

Ex Antìiol Latin. Edit. Pisnurens : Class, f^. Ep.Zn. 

Vivitc. jelices , mojieo , mors oìiinibus in stati 
Exemplwn a nobis swnite qui legitis . 

Posto dunque per verissimo che i sepolcri si col- 
locassero sulle Vie publiche perchè fosser veduti ; e 
si scolpissero le Iscrizioni sui Marmi perchè fossero 
lette ; ci conviene indagare per qual cagione il no- 
stro P'edro avesse a sdegno , che i curiosi si fermas- 
sero innanzi al suo Monumento . Io accennerò tre di- 
verse interpetrazioni , e chi legge farà scelta di quel- 
la che migliore gli sembi^erà . 

I. Credevano i superstiziosi Gentili che vi fossero 
taluni , i quali alFascinassero cogli occhi : Il perchè 
disse Virgilio Ecloga 3. JoS. 

Nescio qui teneros oculus mihi fascinai agnos . 

Si può dunque credere , che quelle parole Curiose 
quid ad te non siano dirette a que' viandanti , che 
con occhio compassionevole guardassero quel sepol- 
cro; ma a qualche viandante , che con occhio trop- 
po curioso e maligno si arrestasse soverchiamente a 
squadrare il sasso ; quasi volendo operare il fascino , 
e turbare 1' eterna sicurezza ^ e tranquillità del de- 
funto . 

II. L'addiettivo curiosus ha due significati nella 
lingua latina . Il primo è buono e significa diligente . 
Onde Tullio disse : „ Perinulta alia colligit Crysip- 
pus , prout est in omni historia curiosus „ : E Pe- 
tronio parlando di un pittore diligente , lo chiamò 
„ Pictor curiosus „ , ed altrove disse „ homo non 
quidem doctus sed curiosus „ . Il secondo significa- 
to è cattivo , e si confV a coloro , che troppo s' im- 
pacciano de' fatti altrui : e questi erano reputati uo- 
mini maligni e pieni di mal talento : perchè dice Più- 



ISCRIZ. NOMENTANB. 345 

tarco ,, che i curiosi vanno in traccia de' \\zì per 
palesarli, e si tacciono intorno alle virtù ; e le lo- 
ro orecchie quanto avidamente bevono le narrazio- 
ni degli adulteri , e degli omicidj , altrettanto si ren- 
dono sorde al racconto delle cose laudevolmente ope- 
rate „ Laonde Plauto gridava questa sentenza , che 
Curiosus ttemo est qui non sit malevolus . Dalle quali 
cose si può dedurre che le parole Curiose quid ad 
te siano dirette ad uno di costoro , il quale , per 
natura malevolo , non inchinerebbe il perverso animo 
a pregar pace alle ossa sepolte , ne farebbe voli , 
perchè fosse la terra ad esse leggera . 

III. La voce Curiosus si usa anche sustantivanien- 
te. Imperocché vi erano certi pubblici Ministri , de- 
nominati Curiosi, \ quali dagl' Imperatori erano man- 
dati attorno per le Provincie ad esplorare se ninna 
cosa si commettesse contro le Leggi , o contro il Prin- 
cipe. Ed erano uomini pessimi, come isono tutti i 
delatori ; né si vergognavano di farla da satelliti , 
imprigionando quei che stimavano rei : e sforzando 
violentemente e senza misericordia i poveri al pa- 
gamento de' pubblici Dazj . Avvi nel Codice Giusti- 
nianeo il Titolo de Curiosis , che è il vigesimo terzo 
del Libro duodecimo . E ad evidenza della pravità 
di costoro gioverà trascrivere la L. i. del suddetto 
Titolo , la quale fu data da Costantino Imperatore ,, 
Curiosi , et Stationarii , vel quicumque funguntur 
• hoc inunere , criinina Judicibus naiiiiaiida memine- 
rint , et sibi necessitatein probationis incumbere non 
citra per(culufn sui , si insontibus eos caluinnias ne- 
xuisse constiterit . Cesset ergo pirwa consuttudo , 
per quain carceri aliquos iinmittebant „ E dunque 
assai probabile, che il Sacerdote Fedro avesse in vi- 
ta odiati questi malvagj , e ne avesse ricevuto dan- 
no : e perciò volesse che fosse scritto sul suo sepol- 
cro . Curiose quid ad te : cioè a dire : „ Vattene o 
Spia : Qui non ci è nulla a fare per te ,, . 

La qual congettura potrebbe ottener forza da una 



346 Letteratura 

di queste due considei^azioiii , deiùvate dal doppio vi- 
lissimo ufficio , che i Curiosi esercitavano di Pubbli- 
cano , e di Delatore . E inquanto alla prima conget- 
tura 5 dico : che essendo di pubblico diritto il terre- 
no , su che era posto il monumento di Fedro , non 
poteva quel Gabelliere accensarlo, siccome suoleva 
mettere a censo gli altri terreni di dominio partico- 
lare . Onde a lui , solito a spiare con ingordo occhio 
le possessioni altrui , acconciamente dir potè vasi „ 
Quid ad te? E che quel terrena fosse del Comune 
de' Nomentani vien dimostrato dall'antica tradizio- 
ne, che narra: essersi in quel luogo, ov'è la Vigna 
de Santucci , ritrovate in più tempi molte Lapidi 
sepolcrali appartenenti a persone di origine e con- 
dizione diversa : e si dimostra eziandio dal fatto del 
Magistrato , o Sodalizio dei Trenta : i quali assegna- 
rono parte di quello stesso terreno per sepolcro al- 
la giovine Melizusa . In quanto alla seconda congettu- 
ra é da osservare , che il Sacerdote Fedro dovè , 
mentre che visse , esser' esposto al vigile sguardo dei 
Delatori , siccome colni che presiedeva a que' riti 
notturni , i quali , secondochè dianzi si è detto , era- 
no assai Volte generatori di disordini , e di delitti . 
E per conseguente ninno forse pii'u che Fedro , nel 
picciolo Municìpio , di che parliamo , que' Delatori 
abborz'iva . 

(^ Sarà continuato ) 



\ 



347 



Poesie Inedite di Pacijìco Massimi Ascolano in lode di 
Braccio II. Buglioni Capitano de'' Fiorentini e Genera- 
le di S. Chiesa : con una narrazione delle sue Gesta , 
distesa da Gio: Battista f^eriniglioli. Perugia i8i8. Pres- 
so Francesco Baduel , pag. i36. in 4°- 



N< 



oi siam d' avviso , che gli Amatori tutti delle amene Let- 
tere , e particolarmente coloro che sulla bella lingua del La- 
zio fanno profondo studio , debbano saper buon grado 
al chiarissimo Sig. Gio: Battista Vermiglioli del regalo da 
esso fatto alla letteraria Republica , rendendo di comune di- 
ritto i versi dell' Ascolano Poeta Pacifico Massimi . E se i 
versi di uno dei buoni Poeti del XV. secolo hanno in se 
medesimi tanto pregio da farsi leggere con diletto da per 
loro stessi, pure al facile loro intendimento non poco ha 
contribuito a nostro credere il Vermiglioli , premettendo ad 
essi una assai erudita Narrazione delle gesta di Braccio II 
Baglioni , le di cui militari imprese principalmente canta il 
Massimo . A tenerci sempre a quella brevità , e varietà , che 
legge deve esser di ogni giornale, e che tanto piace ai Leg- 
gitori che amano con molti , e brevi cenni avere la idea 
di molte , e svariate cose ; crediamo dover discorrere in que- 
sto nostro primo Articolo della vita del Baglioni distesa dal 
chiaro Editore, dandone di quella un ristretto: dal quale 
crediamo , che non piccolo diletto ritrarranno coloro , che 
le Istorie dei Bassi tempi studiano , ed amano di conosce- 
re . Sarà nel secondo Articolo , che parleremo del Codice 
da dove le Poesie del Massimi furon tolte , e seguendo 
le dotte illustrazioni del Vermiglioli ne daremo qualche Sag- 
gio ; perchè possano i gentili postri lettori §iadicarne . 



54^ Letteratura 

Della vita di Braccio II. Bagliori i : Istoria . 

.iJLgitata Perugia allo iacomÌQCÌamento del XV. secolo dai 
due partili dei Nobili , e dei Popolani ; ed avendo procu- 
YAto il Pontefice Urbano VI , ed i Fiore*itini di restituirla 
alla quiete, e ad una slabile calma ; per tema che il primo 
dell' antica sua libertà non la privasse , si collegò al Duca 
di Milano, che nel i/joo nedivenne assoluto Signore . Scorsi 
due anni morto il Duca ; la Duchessa per attendere allei 
cose di Lombardia restituì Perugia al Pontefice . Continua- 
rono le fazioni , e le Cittadinesche turbolenze sotto ai Pon-« 
lificati d'Innocenzo VII, e Gregorio XII, quando nel i4o3. 
comparve il celebre condottiero di armi Braccio Fortibracci 
da Montone . I perugini conoscendo il valore di Braccio , e 
temendone 1' ambizione j piuttosto ch'esser soggetti di un pro- 
prio loro concittadino amarono di ricever leggi da un Mo- 
narca straniero , e perciò a Ladislao Re di Napoli che trion- 
fante era entrato in Roma nel i4o8. con solenne capitola- 
zione si sottomisero . Perseguitato il Fortebracci ( per isti- 
gazione de' suoi concittadini ) dallo stesso Ladislao > sotto 
i di cui vessilli militava , si allontanò dallo Esercito, e fat- 
tosi capo de' fuorusciti Perugini, che tuttora infestavano il 
Contado, e minacciavano la Città, dichiararossi apertamen- 
te loro Nimico . Braccio fu valorosamente respinto la pri- 
inavolta , che tentò farsi Padrone di Perugia ; ma non de- 
pose le armi né si scoraggiò per questo , che anzi attenden- 
do più favorevole occasione ritentò la inipresa , e facilmen- 
te gli riuscì d' impadronirsene . Ritenne 1' assoluto dominio 
di Perugia fino al 14^3. anno in cui Braccio mori . Dato 
cosi dal eh: A. un quadro della politica sitozione di Perugia 
passa a dire cerne la Famiglia Baglioni con quella di Brac- 
cio i ' imparentasse . 



P. Massimo di B. Baglioni 349 

Chiara , ed illustre la Famiglia Baglioni fino dal XII. 
vSecolo, deve però alle prosperila di Braccio Fortebracci 
quella dignità, quello splendore, e quella Fama cui perven- 
ne particolarmente nel XV, e nel XVI. secolo . 

Pandolfo di Oddo Baglioni sostenitore fierissimo del par- 
tito dei nobili, e vittima di quello, militò sotto le Insegne 
di Braccio da Montone , e lasciò morendo un Figlio noma- 
to Malatesta, che seguendo e nelle massime , e nel corag- 
gio le orme paterne fu carissimo al Fortebracci , al quale 
non solo fu unito coi vincoli della più stretta amicizia ; ma 
con quelli ancora della più prossima parentela , avendo tolta 
in Moglie Jacoma Fortebracci , sorella , secondo Francesco 
Maturanzio , o secondo altri , Nipote di Braccio da Mon- 
tone . Da Malatesta , e da Jacoma nacque Braccio II. del 
quale parliamo, il primo di altri cinque Fratelli nomati , Carlo 
Sforza , Guido , Rodolfo , e Giovanni . Il nascimento di Brac- 
cio baglioni può fissarsi all'intorno dell'Anno 1 4 ip- Braccio 
cliiamossi per Braccio da Montone , al quale la Madre 
stimò dovesse rassomigliare per le qualità politiche , e mi- 
litari , avendo cosi a lui presagito gì' Indovini , che ( se- 
condo le costumanze di quei tempi ) consultati avea seudo 
gravida di lui . Braccio contava appena il sesto anno dell' 
età sua , quando mori Fortebracci da Montone . Malatesta , 
e Nello Fratelli , morto l'Autore della Braccesca Fazione si 
adoperarono, e con buon fine di ridurre Perugia sotto la 
Dominazione di Martino V. Grato il Pontefice al felice riu- 
scimenlo della cosa concesse loro in proprietà , ed in loro 
a tutti i discendenti della Famiglia Baglioni , Spello illustre 
terra dell' Umbria 5 concessione che venne solenn(?menta con- 
fermata dal Pontefice Sisto IV. Questo fu il primo, e sta- 
bile fondamento della dignità e maggioranza , cui pervenne 
la Famiglia Baglioni e che conservò per molti lustri del 
decimo sesto secolo . Mercè l' onorato mestiere delle Armi 

G. A. To. 2 23 



35Ò Letteratura 

non solo questa Famiglia si guadagnò la stima , e la con- 
fidenza dei suoi concittadini ; n)a immenso nome , e fama 
illustre si procacciò per tutta Italia . Malatesta padre di Brac- 
cio II Buglioni mori in Ispello l'Anno 1437. quarantasette- 
simo dell' età sua con sospetto di \eleno . Morì Malatesta 
essendo assoluto Signore di Spello, Col di Masicio , la Ba- 
stia, e Cannaja . Queste Terre , e Castella elessero subilo 
a lorp Signore Braccio , giovine di tre lustri, e pochi più j 
ina che di già dava grande espettazlone di coraggio , e di 
prudenza . Gli Scrittori tolto la inclinazione sua per il Me- 
stier delle Armi nulla dicono della Fanciullezza . Il nostro 
Braccio prima che terminasse 1' Anno diciassettesimo dell' 
età sua contrasse onorevoli , ed illustri sponsali con To- 
derina Fieschi nobilissima Dama Genovese nepote del Prin- 
cipe di quella potentlssma Republica . Seguendo Braccio la 
sua inclinazione al mesliero delle armi si pose ad eserci- 
tarlo sotto le insegne di Niccolò Piccinino Confjploniere della 
Chiesa, ed Erede in gran parte della fortuna, e del nome 
4el Fortebracci da Montone. Il eh. A. narra particolarmente 
molte militari imprese di Braccio , che furono tutte illustri 
e gloriose , ed all' Anno i^^3. dice come Braccio nella rotta 
fatalo data da Sforza Signor di Pesaro alle armi di Pic- 
cinino fu fitt^o Prigioniero, e che Nicolò poscia cambiò con 
altro prigìouiefo dello Sforza medesimo. Tornato in Peru- 
gia per riayersi da alcune ferite fu dalla Patria , risguardan- 
do il merito più che la età , collocato nel consiglio <iei dieci 
più virtuosi Cittadini , che attendevano al disbrigo delle più 
importanti faccende della Città . Ritornato sotto le armi di 
Piccinino fu che questi , spedito con altri compagni contro 
Antonello della Torre Napolitano , che tramava alla vita 
di Niccolò , e presolo, fu fatto padrone ( seguita la morte dello 
Antonello) della Contea di Sterpeto, che esso godeva per 
donazione del Pontefice Eugenio IV. Nicolò Piccinino pas- 



'1 



P. Massimo di B. Baglioni 35 1 

salo per ordine del Duca di Milano in Lombardia lasciò nelle 
Marche alla testa delle truppe per la Chiesa contro lo Sfor- 
za Francesco suo Figliuolo . Braccio militò sotto il nuovo 
Capitano sempre con eguale coraggio . Accordatosi il Poa- 
tefice con lo Sforza , Braccio Baglioni si acconciò agli stipea- 
dj del Pontefice , si pose nell' Esercito della Chiesa . For-i 
7^.:^ nel 1448. la Republica di Firenze a porsi in istato di 
guerra per difendersi delle armi di Alfonso Re di Napoli , 
che pareva volesse gettare a terra la libertà di quella Re- 
publica , prese a suoi stipendj valorosi Capitani , che delle sue 
truppe avessero la direzione, ed il comando 5 fra varj eb- 
bero i Fiorentini ricorso a Braccio e Carlo , Fratelli Baglio- 
ni . Quantunque brevissima fosse la durata di questa guer- 
ra pure Braccio molte lodi acquistossi , ed arrecò qualche 
particolare politico vantaggio a quella Città . Servendo sem- 
pre Braccio sotto le Pontificie Bandiere , fu da lui con pu-»' 
blica soddisfazione regolata la solennissima pompa della in- 
coronazione di Federico III. in Re de' Romani fatta in Ro- 
ma dal Pontefice Nicolò V. successo ad Eugenio IV. Con- 
tinuò Braccio sempre piìi a dare prove illustri a Roma , ed 
all' Italia del suo valore , del suo coraggio , e della sua pru- 
denza sedando i piccoli tumulti, che in varie Città della 
Chiesa insursero in questi anni . Ma siccome accade nelle 
umane vicende , che all' Uomo pienamente non debba arri- 
dere la sorte ; perciò avvenne , che al nostro Braccio tan- 
ta gloria venisse amareggiata dalla perdita della sua ama- 
ta consorte Toderina, seguita l'anno i454. nella sua Terra di 
Basila . Calisto III. successo a Nicolò V. stimò molto il no- 
stro Braccio , e 1' onorò del posto di Vessillifero nella solen- 
ne pompa dalla sua esaltazione . Credevasi giunto Braccio alla 
meta de suoi desiderj, e teneva per fermo d' esser eletto dal 
Pontefice Capitano generale delle genti della Chiesa 5 infrut- 
tuosi per altro furono i desiderj suoi, sendo a lui anteposto 

13 * 



35a P. Massimo di B. Baglioni 

Giovanni Ventimiglia suo rivale ; ma nipote del Pontefice . 
Commosso Braccio per questa elezione dimandò ed ottenne 
da Calisto di ritirarsi in Perugia restando agli stipendj Pon- 
tificj . Restituitosi nella sua Patria si occupò nelle dime- 
stiche , e nelle pnbliclie faccende . Per le publiche fu eletto 
in uno dei dieci Magistrati , e fé mostra, che alle militari 
sapeva ben congiungere ancora le civili cognizioni . Per le 
dimestiche , furon cjueste parte liete , e parte funeste ; le lie- 
te furono i matrimoni de suoi due Fratelli Guido , e Ro- 
dolfo . Il primo tolse in Moglie la Figliuola del Sig. di Fa- 
briano e Cugino del Sig. di Camerino : il secondo tolse in 
Moglie Pantasilea Figliuola di Slmonetto da Castel Peccio 
di Orvieto valoroso Capitano dei Fiorentini . Le funeste furo- 
no la morte di Jacoma Fortebracci sua Madre, e la morte di 
un tal Benedetto da Bettona suo Uomo d' armi , e da lui 
fortemente amato, uccisogli in un popolare tumulto in "Vi- 
terbo . Si ristorò ben presto di così fatte perdite togliendo 
in Moglie Anastasia Sforza figliuola di Borgio Fratello di 
Francesco Sforza Duca di Milano . Tali nozze accaddero al 
terminare del i456. Nel vegnente anno arrise nuovamente la 
sorte al nostro Braccio, poiché Calisto III. negli ultimi mesi 
del suo Pontificato lo risarcì de' sofferti torti , e lo elesse 
Generale di Santa Chiesa . Insignito il nostro Braccio di 
questo glorioso titolo non lo smentì giammai ; sia per le il- 
lustri militari imprese , che condusse a fine ; sia per la fe- 
deltà , che mantenne sempre ai sovrani Pontefici . l'an fede 
chiarissima delle prime , e lo zelo , ed il coraggio con cui 
si diportò nel 1^68. sotto Paolo II. là nella Romagna per 
combattere Rimini ; la quale impresa quantunque avesse 
infelice riusci mento pure non siminuisce la gloria del Ca- 
pitano , che vi pose tutta 1' opera sua ; e per condurla a buon 
fine gravi risrhj incontrò: ed il giovamento , che con la mi- 
litare sua arte arrecò, allorché con le sue genti si mosse 



Letteratura 353 

in ajuto dello Esercito Pontificio per ricuperare la Rocca , 
e la Citth di Assisi 5 e la prudenza ( virtù cotanto necessa- 
ria in un buon Capitano!) con cui nel 1478. ripose sotto 
la Eclesiastica obbedienza la Città di Castello , che per fa- 
zione dei Vitelli tentato area di distaccarsi dalla Chiesa ; ed 
il coraggio in fine con cui il nostro Braccio si condusse sot- 
to il comando del Duca di Urbino nel Ponteficato di Sisto 
IV. in questo anno medesimo 1478, quando le armi Ponti- 
ficie unitamente a quelle del Re di Napoli si mossero a 
danno della Toscana ; volendo questi due Sovrani la distru- 
zione della Famiglia dei Medici , e della Republica Fioren- 
tina : guerra che certamente non avrebbe avuto effetto se 
più felici successi avesse partoriti la tanto rinomata congiura 
dei Pazzi . Ma il nostro Braccio non sol col coraggio si mostrò 
degno del titolo di Generale di Santa Chiesa ; ma ancor con 
la fedeltà. Ed in fatti sendosi reso chiarissimo per le suo 
militari cognizioni molti potentati cercarono di toglierlo alla 
Chiesa, e di allettarlo ad entrare ne' loro stipendj j tali si 
furono il Re Ferdinando di Napoli , il Senato Veneto , ed 
il Duca di Milano suo stretto parente ; vani però furono i 
loro tentativi , poiché Braccio devoto, e fedelissimo si rimase 
alla Santa Sede . Imprese cotanto gloriose ed una così lea- 
le fedeltà non poteva non attirare al nostro Braccio il cuo- 
i-e di tutti i Principi della Romana Corte; ed ecco il no- 
stro Capitano non solo distinto dai Sovrani Pontefici; ma 
ancora da tutti i Cardinali , i quali tanto alla morte del 
Pontefice Calisto HI,- quanto alla morte del Pontefice Paolo 
II. temendo , che durante il Conclave venisse turbata la 
publica quiete, fidandosi della prudenza di Braccio a lui com- 
missero la guardia della Citth di Roma , e del Conclave 
medesimo . 

Ella è però cosa meritevole delle più serie filosofiche 



354 Letteratura 

meditazioni quella di vedere Uomini , che nella lor vita han 
quasi sempre mostrato coraggio , prudenza , consiglio , one- 
stà : in un fatto poi, in una incontranza dimentichino tutti 
questi nobilissimi pregj , che tanto han concorso a procac- 
ciar loro fama , e celebrità , e farsi in un punto conoscere 
ai lor contemporanei , ed alla posterità per Uomini capaci da 
lasciarsi acciecare , e condurre dalle più vili passioni ; Ma pur 
tant' è ! ed il nostro Braccio con un sol fatto , che fu di far 
eseguire per suo ordine la barbara occisione di due suoi stretti 
parenti , macchiò tanta gloria , oscurò tanta celebrità . 

Le Terre , e lo Stato , che possedevano i Baglioni , ed 
i Discendenti di Malatesta , e di Nello, furon causa di spes- 
se contese fra Braccio, e Pandolfo suo consubriao. Questi 
dopo la morte di Nello ottenne assoluta , e piena conferma 
della Signoria di Spello . Braccio ed i suoi Fratelli tocchi 
da ambizione , e da gelosia ( tarlo che spesso rode il cuore 
dei grandi ! ) fece uccidere Pandolfo, e Nicolò suo tìi^Iio in 
una mischia , che si accese nella publica Piazza nel 17. No- 
vembre 1^60. nella qual mischia rimase ucciso ancora Pie- 
tro Grispolti , che accorso era per dividerla ; siccome accade 
generalmente, che i Grandi trovan chi gli sostiene ancor quan- 
do divengono tristi ; perciò Braccio ebbe dalla sua i primi , 
e pili potenti Cittadini ; Guido fratello di Braccio colse un 
cosi favorevole momento , e prese possesso di Spello , che 
poi rimase per piìi tempo nella sua Famiglia . Che Braccio, 
ed i suoi Fratelli fossero gli uccisori di Pandolfo , e di Nel- 
lo non vi ha luogo a dubbio, vedendosi il Breve di assolu- 
zione emanato da Pio II. nel i46i. diretto a Braccio , ed 
ai suoi Fratelli . Nel qual Breve per non aggravar tanto il 
delitto di Braccio dicesi , che gli uccisi , Pandolfo e Nello 
minacciavano la di lui morte . Ad esso Braccio oltre le spiri- 
tuali satisfazioni accordate agli altri ancora , ingiunge il Pon- 
tefice , che per lo spazio di otto giorni fra l'ora di nona e 



P. Mass]M0 di B. Bagljoni 353 

vespero debba visitare a pie nudi la Chiesa di S. Dome- 
nico , e di S. Pietro . Nel processo di tempo Braccio ebbe 
molto a cuore di riconclgliarsi con quelli della Famiglia dello 
estinto Nello , e de' Figli suoi consubrini j ed essendo esso 
grande, dovizioso, e polente non durò fatica a riuscirvi per 
cui fé sì , che il suo Figlio Grifone togliesse in isposn Ata- 
lanta Baglioni figliuola di Galeotto di Nello , e di Angela 
Acquaviva contessa di S. Valentino . Questo figlio seguen- 
do le orme , e gli esempi del Genitore era in brevissimo 
tempo riuscito un giovine di alto , e nobilissimo spirito , 
dì raro valore , e di singolare ingegno . Ebbe però il nostro 
Braccio il dolore di perderlo sul più verde di sua età , sul 
più bello di sue speranze , ed ebbe il cordoglio di veder- 
selo proditoriamente , e barbaramente uccidere il di primo 
di Maggio dell'anno i477- ^ Porto Riccioli nel Teritorio 
di Ganaiano , credesi da un Famiglio del Signor di Sassofer- 
rato . Tacito , ma significante giudizio della Provvidenza, che 
lavar volle nel sangue medesimo di Braccio , il sangue 
dell'estinto suo Consobrino , ed a se chiamò quella giustizia , 
che pi-esso gli Uomini la grandezza forse , e le dovizie cer- 
carono di eludere e di distrarre ! Se il nostro Capitano non 
avesse con una tale occisìone macchiata la sua Fama , sareb- 
be egli stalo il modello dei Capitani, lo specchio dei Nobi- 
li , 1' esempio dei buoni Cittadini: poiché non solo con le 
Bri) i si distinse, ma più volte 1' abbiain veduto nella sua 
Pallia sedere a Consiglio , e gli altri tulli dal suo av- 
viso dipendere . Singolare , e da vero buon Cittadino fu V 
amor suo per la Patria ,c questo amore chiaramente dimo- 
strò in più incontri , ma in particolare nell'anno 14/3, quan- 
do i Sanesi minacciavano con le armi i Perugini , i quali ad 
ogni costo volevano recuperare il sacro Anello di Maria Ver- 
gine, che involato a Chiusi fu trasportato in Perugia; ed 
essendo in Roma per questa vertenza Amb.isciatori Sanesi 



356 Letteratur a 

e Pehugini , Braccio che era uno dei dieci della Magistratura 
si adoperò con ardeute zelo per le conservazione di così ca- 
ro pegno, per mantenere il quale protestava eh' esso avreb- 
be volentieri s^gn'ficato , e sostanze, e figlinoli , e la sua vi- 
ta medesima . Nobile nelle sue idee , nella sua condotta si 
distinse per varj Edificj , che eresse , per il suo amor per 
le lettere , e per i letterali ; per molti , e magnifici spetta- 
coli che diede in varie occasioni in Perugia , per i quali 
ebbe egli grande trasporto. Molti spettacoli il chiarissimo nar- 
ratore delle sue gesta ci descrive^ ma in particolare quelli , 
che Braccio diede per solenni/^zare il Magnifico ingresso in 
Perugia del Pontefice Pio II , e di quelli molti , che diede 
ancora per onorare la bella Margherita da Monte Sperello, 
moglie di Francesco di Pietro della Bottarda da esso forte- 
mente amata , dal che vedasi chiaro che il nostro Braccio 
non molto piccavasi di fedeltà verso la moglie sua . La mu- 
nificenza del Baglioni si estese ancora come abbiam detto in. 
proteggere le lettere ed i Letterati . Nelle prime era sufficen- 
temente istrutto, almen tanto ne conosceva da distinguersi nel 
suo grado ; per i secondi può dirsi liberamente eh' egli se 
ne dichiarasse Mecenate , Fu il nostro Braccio che per la pri- 
ma volta chiamò in Perugia gli Stampatori , i quali allora noa 
erano che venturieri, e viaggiavano appunto la Italia per di- 
vulgare fra noi questo utilissimo ritrovato; e per la prima 
volta vi fece imprimere il trattato giuridico del celebre Le- 
gista Perugino Filippo Franchi . Seguendo il nostro Baglio- 
ni gli esempi degli altri Signori d' Italia in un secolo tanto 
felice per le lettere tenne aperta la sua corte a tutti co- 
loro che le coltivavano j ed i Poeti principalmente furono da 
lui accolti e protetti . Pacifico Massimi fra tutti fu a lui 
più familiare ed amico ; e Pacifico per contraccambiare le 
amorose cure di Braccio cantò di lui , delle sue imprese, co- 
me nel nostro secondo ariicolo discorreremo . Olire Pacifico 



P. Massimo di B. BArxi,iONi 35; 

Massimi fu suo intimo amico e consegrato a' suoi servigj 
un tal Niccolò di Montefalco versiflcatore Italiano j erano 
accolti nella sua corte ancora i Poeti Campano , Montagna, 
e Francesco Maturanzi . Ad istanza e richiesta di Braccio 
scrisse un trattato delle pestilenze il celebre Medico Niccolò 
Rainaldi da Sulmona . A compiere finalmente il carattere 
di un vero nobile, a tante doti il nostro Braccio accoppiò 
ancora la munificenza , che grandiosa e splendida fu in tutto 
il viver suo . Ampliò la Chiesa de'Servì e donò cospicua som- 
ma di danaro perchè quei Padri fabbricassero una nuova 
Cappella all' imagine di Nostra Singora . Condasse magnifica- 
mente a fine il palazzo di sua abitazione in capo alla Piazza , 
che Malatesta suo Padre aveva incominciato fino dall' anno 
i436. nel i479 Rit^ornato Braccio dalla gnerra di Toscana 
edificò ne' suoi orti una piccola Chiesa nomata anch' oggi la 
Madonna di Braccio . Queste opere del Baglioni danno chia- 
ra prova di quanto , mosso da Religione, amasse lasciar me- 
moria di sua magnifica liberalità . Volle la sorte che il 
nostro Capitano ponesse fine a' suoi giorni colle armi alla ma- 
no in difesa della sua Patria , poiché fu nell' occasione , in cui 
Carlo Fortebracci venendo alla testa delle armi Fiorentine 
contro il Papa minacciava Perugia , che Braccio di anni 60. 
scorrea a Cnvallo per la Città onde reprimere e sostenere 1' 
impeto de' nemici . Affaticato il nostro Capitano da sì labo- 
riose fatiche contrasse grave e pernicioso moibo , che condu- 
cendclo all'estremo delle sue glorie, lo fé cessare di vivere 
agli otto di Decembrc di questo stesso anno »479 • Nella 
morte di Braccio Secondo Baglioni perde la Italia un prode 
guerriero , la Safita Sede un suddito fedelissimo . 

Questo è il ristretto della narrazione scritta dal chia- 
rissimo Sig. Gio: Battista Vermiglioli . Noi non possiamo che 
giustamente ammirare la dovizia dell' erudizione della quale 
fa sfoggio il noslro autore . Temiamo che a questa erudizio- 



358 Letteratura 

ne medesima dobbiamo forse la maacaiiza in questo lavoro 
di quella semplicità e chiarezza , la quale se ad ogni lettera- 
ria fatica si conviene, molto più poi pare che si ricerchi in 
una isterica narrazione ; Dobbiamo però ancor convenire es- 
sere questo un difetto , del quale , rallegrandocene col nostro 
Autore, ci auguriamo che pecchino molte opere, che veg- 
gono la luce ai nostri giorni , onde non essere così sollecl- 
In mente forzali a condannarne tante altre appena uscite al 
pubblico per esser di queste troppo chiara la inutilità . 

Pietro Odescalcui 



Mime del Conte Antonio di Montcfeltro pubblicate in 
Rimino per le stampe del Marsoner , e Gran- 
di iBic). 

Vanesie rime devote , eh' erano in un codice della 
reale biblioteca di Napoli , ora sono fatte pubbliche 
da vin Anonimo e dedicate da Luigi Bertozzi a Fran- 
cesco Moroni sacerdote novèllo , nel dì del suo pri- 
mo sagrificio . Assai lodiamo questi esempii pe' qua- 
li si viene disusando l' infelice costumanza delle Rac- 
colte , che sovente erano il martirio de' poeti , e la 
vergogna dell' arte loro . Così la repubblica delle let- 
tere trarrà almeno alcun frutto da questo genere 
di libri : e il nome di que' che ne sono donati po- 
trà promettersi maggior onore in grazia della miglio- 
re ([iialità del dono . 

Queste rime sono di quel beato Trecento , del 
q;!ale sembra clie gì' Italiani or vogliano conoscere 
OiTni carta la piti dimenticata . E vogliamo lodame- 
li . Perchè grande segno di animo nobile è il vene- 
rare la memoria de vecchi : e bello è 1 entrare nel- 
la scuola del signore dell' eloquenza , cioè di Cicero- 



Rime del C. di Montefeltro. 35^ 

he ; il quale si lagnava nel Bruto , che molte cose 
irlcolte e rozze degli antichi dicitori del Lazio fosse- 
t'Ò per incuria degli uomini cadute dalla loro me- 
moria : onde sclamava Oh avessimo noi ancora que 
versi , / quali ( come Catone n attesta nel Uhi o 
delle Origini^ Jiirono cantati tic' primi banchetti 
de' Quiriti ! Quel sapiente desiderio di Ciceror.e re- 
stò forse vano , peicliè quelle anticaglie latine non 
furono mai più ritrovate . Ma i nostri a quel che 
sembra , non dovranno sospirare le antichissime scrit- 
ture Italiche ; perciocché d' ogni parte lo studio di 
queste s' accresce , é allarga , e promette di vincere 
la guerra del tempo , e della naturale negligenza de- 
gli uomini . 

Ma perchè alcuni potrebbero scambiare i fini e le 
ragioni delle cose , e di là ricevere dinno , donde 
vogliamo che ricevano utilità , ci giova il rii)etere 
che le antiche rime (salvo quelle di Dante , e dei 
Peti-arca , e poche altre d* altri pochissimi ) sono per 
lo più senz' arte, senza spiriti glandi ed alti , scarse 
d' artificio , e come il Bembo diceva odorano assai di 
campagna . Onde si vuole guardarle còme quelle 
venerabili canzoni degli agresti Quiriti , a cui Cicerone 
sos[)irava : che con tutto quel suo sospiro non avrebbe 
già mai per esse cangiata la sua magnifica eloquenza ; 
ma ne avrebbe soltanto tolte quelle forme che ben si 
convenivano al dir latino , e conosciute le proprietà 
di molte voci , onderà incerto l'uso per la mancanza 
degli scritti di que' primi , che le inventarono . 

Cessi da noi, che si voglia ritornare alle ghiande 
gli uomini pasciuti già di frumento : che anzi voglia- 
mo qui rammentare ciò che scrisse uno de' nostri col- 
leghi in un suo trattato „ Veramente eravamo aiida- 
j, ti in molta intemperanza di stile per lo fasto di al- 
5, cuni autori che credevano la fiumana delle paro- 
j, le essere copia , il tumore magnilicenza , ed il ri- 
„ bombo armonia ^ Era bisogno il mostrare tutte le 
„ opere de' vecchi , ed ancor le più povere , onde 



36'o Letteratura 

„ col loro meschino aspetto avvisassero i presenti del 

„ lusso in che molti marcivano . Siccome fece Tacito 

,, che a ritornale i corrotti Romani alla virtù de' po- 

5, poli forti ed innocenti, dipinse loro i costumi sel- 

,5 vaggi e quasi feroci degl' antichi Gerinani . Era bi- 

„ sogno il ritrarre le nostre lettere da quella falsi- 

„ là; ed un poco di parsimonia anche soverchia non 

„ può fare scapito per alcun tempo : siccome utile 

„ e sano è il rifrenamento del digiuno a que' corpi , 

„ che per la troppa e viziata pinguedine sono pres- 

„ so al corrompersi . Ma siccome i digiuni sono me- 

„ dicine , e non sono nutrimenti , e se si facessero 

„ più lunghi che all' inferjiio non sieno bisognati , 

„ se ne può tanto scemare il vigore , che gli si af- 

„ fretti per altra guisa la morte , cosi noi guarde- 

„ remo che le nostre emendate scritture non cadano 

j, a tale aridezza , che si dicano poi vuote di for- 

„ za , e quasi di vita . Conciossiàchè 1' arte del dire 

„ già sarebbe tutta vana e perduta , se si potesse 

„ dimenticare quel solenne precetto , che Tullio scri- 

„ veva al severo Bruto : Una eloquenza , che in se 

5, non abbia alcuna cosa che la faccia mirabile ^ 

„ non è eloquenza : cosi io stimo „ . Ed altróve „ 
„ Niuna gloria consiste nella sola emendazione sen- 

„ za la bellezza . Imperocché Quintiliano seguace 

j, grandissimo di Tullio decretò nel primo libro del- 

„ le Istituzioni oratorie . Ninno troppo ammiratore 

j, d^ antichità faccia i discepoli troppo arsi ed aspri , 

5, leggendo loro le cose de Catoni , r/e' Gracchi , e 

j, de' loro simili . Imperocché si faranno digiuni ed 
y, orridi . Ne il giovaiie nel suo intelletto stima 

5, bene la forza di quegli stili : e d' altra parte si 

•)-, fa contento di tale eloquenza , che per color.o era 

„ bella : ma pe' nostri e già strana : e quel cK è 
„ peggiore , il fanciulletto imitando tai cose si cre- 

„ de d' essere un gran fatto ^ ed è un nulla. Quel- 

„ le nostre cronichette poi , e que' traltatelli , e que' 

„ versicciuoli non furono scritti nò da Gracchi , né 



Rime del C. di Montefeltro . 36 1 
„ da Catoni ; né quindi hanno sangue , né rigore , 
„ né copia , né quelle parti per le quali innalzasi 
„ r eloquenza . (i) 

Dopo aver noi dunque seguitato Cicerone in quel 
suo pregiare le antiche scritture , il seguiremo pur 
sempre ia queste sue dottrine intorno la vera elo- 
quenza . Per cui terremo in queste gare di lingua 
quel diffìcile mezzo , nel quale stimiamo consistere 
r eccellenza di tutte 1' arti . 

Ma tornando al nostro Antonio da Montefeltro 
stimasi che queste sue rime sieno assai divote, e non 
prive di qualche leggiadria . Ma 1' oro al solito v' é 
misto a' càrhoni : né tutto può dirsi d' una bontà 
e d' un colore . Eccone il Sonetto a Gesù Crocifisso ! 

T 

X sacri piedi , e 1' una e l' altra palma 

Ti furo in Croce , o Re del Ciel , confitti . . 

GV invisibil nimici ivi sconfitti , 

E franto il slogo , e sposta la gran salma . 

D' esigilo llherasli la prim' alma , 

E gli altri che con lei eran proscritti : 

Oggi purgasti i suoi primi delitti , 

Che ne interdisser 1' aula eterna ed alma . 

Quella pietà che in tal giorno ti mosse 

A salvar tutto '1 mondo , anco ti mova 
Verso un' altr' alma combattuta e vinta . 

Fragili e debil son le umane posse : 
A grandi assalti prostrata si trova 
Ì5e non è 1' alma di tua grazia cinta . 

Qui è qualche proprietà di voci , e di modi. E clii 
il niega ? Ed anco un conveniente ordine : e un caro 
affetto di religione negli ultimi versi . Ma i sottili 
accorgimenti de' nostri grandi e veri poeti classici, 
o^ quelle arti venute dalle scuole dei Latini , e dei 
Greci, ove sono? Certo che niuno le vede. E chi 
recasse questo Sonetto poverello nel canzoniere di 

CO Perticar!' Trattato degli Scritt. del trecento, lib. .. oap. 9, 



ZGÒ, L E T T E R A T U U A 

M. Petrarca , recavcbbe in una corona d'alte matrone 
tutte ornate di seta e d'oro una meschina femmina di 
contado co' capelli scarmigliati , e la gonnella strac- 
ciata . Questo genere di poesie si vuol leggere , ed 
anco lodare secondo le leggi dell' arte critica : la 
ffuaiv? guarda a' tempi in cui gli uomini scrissero . 
Ma è bisogno 1' evitare un equivoco , che viene dal 
nome di Classici , che si è voluto" dare a tutti co- 
loro che scrissero in antico. Che veramente (jui cal- 
za bene quello che dice V Allegri : cioè che gli equi- 
vochi sono stati Id mina di quasi la metà del mon- 
do . L' essere Classico i'i lingua è qualità assai di- 
versa àAX. n^s.'xe Poeta Classico . Per essere classici 
nel fatto della favella bastò l'appartenere a que' tem- 
pi migliori : e V avere solamente corrette le licenze 
plebee cogli or<lini grammaticali : o per meglio dire 
colla ragione delle ptrole . Ma 1' essere Poeta Clas- 
sico è bene altro : ed altri spiriti si ricercano , altre 
dottrine , ed altre qualità così rare e quasi celesti , 
che gli uomini per la meraviglia ancor danno a chi 
le possiede il titolo di divino. . E nel trecento non 
solo tutti non potevano essere divini , ma i più era- 
no men che mediocri : siccome accade ora , ed ac- 
cadei'à in perpetuo . E a chi volesse sostenere il con- 
trario , noi non faremo altra risposta che di un sor- 
riso di compassione . 

Finiremo intanto colle notizie die si danno del 
Montefeltresco dal dottissimo editore : il quale noi 
sappiamo essere uno di coloro per cui la bella Ro- 
magna ha in questi giorni il vanto di vincere molte 
Provincie italiane nella gloria delle lettere , e dei 
gravi studj . Queste cose adunque per lui si nar- 
rano di ALHtonio da Montefeltro . 

„ Egli fu settimo Conte d' Urbino , e figliuolo di 
„ Federigo Secondo morto in esiglio : da cui non 
„ ebbe in ei-edità , se non il dritto lasciato dall'avo 
„ Conte Noi fu sugli antichi dominj della sua casa , 
„ de' quali era stata spogliata dal celebre Cardinale 



Rime del C. di Montefeltro . 563 

„ d' Albornozzo . Coli' ajiito de' Fiorentini egli i-i- 
5, dipelò Io stato avito , e ne dilatò anzi il confine : 
„ assoggettandosi nel i384 la città di Gublìio . Fu 
„ uomo di alto affare , e il vero fondatore della 
„ Feltresca potenza . Morì in avanzata età ai io eli 
„ Aprile del \f\ol\ '• siccome vuole la più fondata 
55 opinione : e fu sepolto nella Chiesa de' Minori del- 
„ la sua capitale . Le croniche di tjue' tempi parla- 
5, no molto della sua somma riputazione nel mestie- 
,, l'e delle armi : ma niuna ci aveva fatto motto che 
„ egli avesse anche coltivate le muse . Ce ne dan- 
j, no però testimonianza le presenti rime , che si 
5, trovano in fondo a un codice delhi divina Com- 
„ media conservato nella Reale Biblioteca di Napo- 
j, li . Esse non possono dirsi belle , se si pesino a 
5, sottile bilancia ; ma appartengono tuttavolta al se- 
„ colo d' oro : danno fiato talora di bello stile : né 
5, temono il confronto di altre Toscane del raedesi- 
j, mo tempo , a cui si è accordata grande autorità 
5, nel fatto della lingua . Finalmente sono rime d' un 
j, Principe : e le lettere si riputerebbero fortunate , 
5, quando loro accadesse di esser rette da chi fa- 
,5 cesse altrettanto . Aggiungasi ch'elle danno moti- 
5, vo a credere: che la protezione da' Feltreschi con- 
j, cessa a' buoni studj risalga ad un epoca più an- 
5j tica di quella che suole comunemente determi- 
5, narsi ; onde almeno per questa parte importano 
5, alla Storia Letteraria , e non sono indegne d' es- 
„ sere pubblicate „ . 



364 



Nuova descrizione de monumenti ec. dell Avvocato 
D. Carlo Fca Presidente delle Antichità Roma- 
ne ec. Fine dell'estratto . V, to. 2. p. 172. 

li chiarissimo Autore passa quindi a parlare della 
via Sacra , e mostra quanto gli antichi stessi fossero 
discordi sulla sua origine ; ne determina il princi- 
pio nel Geroliense al Sacello della Dea Slrenia , non 
lungi dall' Anfiteatro ; ne traccia la direzione lungo 
il così detto Tempio della Pace , quello di Remo , 
e quello di Antonino e Faustina ; la continua Uno 
alle radici del Campidoglio , facendo in ciò uso della 
autorità di Festo; e con ogni ragione asserisce, che 
presso il così detto Tempio della Pace cangiasse di 
direzione . Parla in seguito del Foro Romano , e do- 
po avere mostrato molto concisamente ciò che ne 
dissero gli antichi scrittori , e ciò che i moderni pen- 
sarono , dicliiara , che la sua ampiezza dovè ristrin- 
sersi a misura , die attorno di esso si alzarono le 
fabbriche : e protesta di voler tratiare del Foro 
quale presso a poco era all' epoca di Augusto e di 
Tiberio , fondandosi sopra la descrizione , die ne fa 
il poeta Stazio al tempo dell Imperator Domiziano . 
Pretende , che la sua lunghezza originale debba pren- 
dersi dal Campidoglio al Palatino , e per conseguen- 
za ne determina la diagonale circa fra la colonna 
di Foca , ed il così detto Tempio di llomulo , sem- 
pre appoggiandosi a ciò , che dice Stazio parlando 
della statua equestre di Domiziano , e tutto ciò sem- 
pre per mostrare il Foro qiial fosse all'epoca di 
Augusto e (li Tiberio. E cominciando dalla colonna 
di Foca si la a pmiare dell' interessante discoprimen- 
to della iscrizione sul suo piedestallo fatto il dì i5 
Marzo j8i5 , pel quale si è dellnitivamente determi- 
nata r epoca , e 1' uso di essa contro tutto ciò che 



MoNuM. Antichi di Roma. 565 

dagli archeologi si era per lo innanzi congetturato . 
Ne riporta l' iscrizione supplita , come egli crede , e 
come ha fatto di nuovo segnare sul piedestallo ; con- 
viene colla commune credenza , che essa appartenga 
all' anno 6c8 dell' era volgare , che sia stata tolta da 
altra fabbrica forse del tempo degli Antonini ; ne as- 
segna le dimensioni , e con molta ragione conghiet- 
tura , che verso il secolo XI. e XII. quando fu in- 
nalzata la contigua torre di recente distrutta , non 
ne fosse coperto se non che il piantato delia scala 
attorno . Proseguendo la sua descrizione il eh. Au- 
tore parla della scoperta dei due grandi piedestalli 
di muro già coperti di marmo , trovati nell'anno 1818 
alla distanza di palmi 11 dall'ultimo scaglione della 
colonna , e che egli crede servissero per sostenere 
altre due colonne onorarie di granito , di 5 palmi 
e tre oncie di diametro , le quali sono state in par- 
te ritrovate negli ultimi scavi . Fondandosi sopra al- 
cuni mattoni trovati attorno al muro del piedestallo 
che è più verso il Campidoglio , dice , che essendo 
simili ad altri del tempio della Pace , e del tem- 
pio di Venere e Roma possono far credere queste 
colonne di quel tempo : di qual tempo però noi di- 
ce; imperciocché supponendo gli avanzi esistenti, de- 
nominati tempio della Pace, avanzi certi di quello, do- 
vrebbono dirsi dell' epoca di Vespasiano ; ed il tem- 
pio di Venere e Roma fu eretto da Adriano ; e per- 
ciò in materia d' iscrizioni pare che Vespasiano , ed 
Adriano non possano dirsi di uno stesso tempo ; ma 
debbe inoltre osservarsi , che i marchi , che si leg- 
gono su' mattoni non possono servire di pi'ova nel 
determinare l' epoca di una fabbrica , poiché questi 
potrebbero essere stati posti sopra mattoni anche die- 
ci secoli prima , ed i mattoni venire impiegati dieci 
secoli dopo , essendo tolti da altri edificj ; ovvero 
la fornace potrebbe per molti secoli avere conti- 
nuato a portare lo stesso nome . E così appunto potè 
avvenire circa i mattoni trovati nel piedestallo sud- 
G. A. To. II. a4 



36G Lett eratura 

detto ; imperciocché il nome , che ivi si legge della 
fornace Domiziana , cioè spettante in origine alla fa- 
miglia Domizia , mostra , che i mattoni da quella for- 
nace venivano , e nulla più . Quindi ci sembra non 
esser questi un aigomento n.ollo decisivo per dichia- 
rare i due pilastri di una epoca qualunque , poiché 
i mattoni vi poterono essere trasportati d' altrove , ed 
avere servito ad altre fabbriche , come sembra evi- 
dente dalla costruzione totale di que' pilastri , che 
sono formati di mattoni irregolari , e con molto ce- 
mento , ed indicano il IV e V secolo : o quaiido an- 
che voglia suppox'si essere stati que' mattoni posti ivi 
originalmente essi non potranno servire di altra pro- 
va se non che la fornace Domiziana continuava ad 
esistere e servire quando que' pilastri furono eietti , 
qualunque sia l'epoca in cui essi vennero edificali. 
Proseguendo la descrizione il eh. Autore soiicfiunce 
che sei palmi pui oltre , verso ponente si e scoperta 
una strada selciata nella direzione da quel portico 
delle otto colonne, che egli chiama tempio di Giu- 
none Moneta al tempio di Venere e Roma formando 
angolo acuto coìla via Sacra ; e da ciò vuol dedur- 
re , che da questa strada cominciava il foro , e che 
fuori di esso erano le tre colonne onorarie . Sembra 
però , che questo raziocinio senza alcun' altra prova 
non sia cos\ convincente come il eh. Autore preten- 
de ; poiché resta a determinarsi , come da Livio nel 
lib. 1. e. i3. si potè dire il carcere imminente al Fo- 
ro , se n' era così distante : Career ad tcrrorem iii- 
creseentis audaeice media urbe imminens foro 
redificatur? se il Foro era lastricato di travertini piut- 
tosto che di scici , ed in caso che esso fosse lastri- 
calo di selci , la pretesa strada della quale non si 
sono scoperti , che due o tre selci potrebbe essere 
una parte del foro, e l'area di travertini attorno 
alla colonna potè essere stata fatta , o per la colonna 
Stessa, o anteriormente per qualche altro monumento 
ivi esistente prima che la colomia \i fosse eretta , e 



J 



MoNUM, Antichi di Roma. 367 

perciò la colonna potè stare nel foro egualmente che 
i due piedestalli citati di sopra, ed il piano di tra- 
vertini con quella specie di mezzo gradino , che si 
è scoperto \ei'so ponente essere un pezzo del Foro 
stesso lastricato più nobilmente . Dalla colonna di 
Foca passa a daie un cenno del Tempio di Giulio 
Cesare , il quale egli dice che di fronte guardava il 
Colosso di Domiziano , e quindi asserisce , che pros- 
simo a questo tempio senza conoscersi il sito dovè 
stare l'arco di Augusto noto per le medaglie , e per 
Longo Scoliaste di Virgilio pubblicato dal Mai . 

Dopo ciò soggiunge : alla dirittura di essa , cioè 
della fabbrica del Tempio di Giulio Cesare ^nelV an- 
golo verso mezzodì si è sterrato SENZA dubbio il 
Tempio di Castore e Polluce , e ne dichiara un' avan- 
zo le tre magnifiche colonne corintie scanalate, anco- 
ra esistenti presso S. INlaria Liberatrice ; descrive le 
■ scoperte ivi fatte negli ultimi scavi; gli assegna 11 
colonne di fianco ed 8 di fronte , e per una prova 
ulteriore adduce la scoperta del lago di Giuturna 
che era presso di esso . Ma circa alla pi-ima parte 
di questo articolo ci sembra , che sarebbe stato ne- 
cessario addurre prove dedotte dagli antichi scrittori 
per porre il Tempio di Castore in questo sito pre- 
ciso , tanto più che Svetonio , e Dione sembrano op- 
porvisi ; il primo nella vita di Caligola e. 22. affer- 
ma che queir Imperadore : partem Palaiii ad Fo- 
rum usque promovit , atque a?de Castoris , et Pol- 
lucis in vestibulum transjigurata , consiste fis stvpe 
Inter fratres deos , medium se adorandum adeunti- 
bus exhibehat . E più chiaramente Dione nel lib. LIX. 
p. 761. To Ti Aio(ncovpsiQV ro ev t» ciyopct rn P'ù- 
f/,ciia, ov J^ictTSu,cov , J^ict pétrou tcov ctyccAiy^ctrcov n- 
(TocPov cTì ctvTou eg to ttciXoctìov iTroinirctTo ' OTrcag 
Kcti TTvÀcùpoug Tovg Aiocrscovpovg {^i^g ys ncti s?^syev ) 
€^n . Ed avendo tagliato il tempio di Castore esi- 
stente nel Foro Romano , a traverso di esso , fr al- 
le statue fece V ingresso nel Pai azzo , così che a ea 

24 * 



368 Letteratura 

i Dioscuri ( come egli anche diceva ) per portinai . 
Ora se il Tempio di Castore servì tX ingresso al pa- 
lazzo , e se fra le statue de' Dioscuri che erano in 
esso si fece Y apertura conviene dire ciie il Tempio 
era rivolto al Campidoglio onde potesse aveie il fon- 
do unilo al palazzo da potere servire d'ingresso. 
Ma r edificio in questione non è in modo alcuno uni- 
to al Palazzo , né ha la fronte rivolta al Campido- 
glio; ma è di lìaneo all' uno , ed all' altro , ed aifat- 
to isolato meno di dietro dove potè avere una com- 
niunicazioae colia Curia ; dunque non sembra cosi 
chiaro, e cos\ fuor di dubbio come il chiariss. Au- 
tore sostiene , che esso sia il Tempio di Castore : o 
abiieno sarebbe slato opportuno lo sciogliere questa 
obiezione , il che ci sembra molto difficile essendo 
i passi citati bea chiari . Circa poi alle colonne , che 
ne formavano il peristilio , gli architetti dopo gli 
scavi eseguiti per ordine e a spese di S. E. il Sig. 
Conte di Blacas Ambasciadore di Francia sono di ac- 
cordo elle fossero almeno tredici e non undici di fian- 
co , onde essendo pura materia architettonica pare 
doversi piuttosto agli architetti aver fede . Finalmen- 
te circa il lago di Giuturna il eh. Autore sembra ave- 
re asserito d' essersi ritrovato , solo trasportato dalla 
supposizione , che le tre colonne esistenti siano del 
Tempio di Castore ; imperciocché pè la posizione sua 
conviene con ciò che alFerma Dionisio , né l'esisten- 
za sua oltrepassa i giorni piovosi . Di questa secon- 
da asserzione non può esservi altra prova , che il 
fatto di andare a vedere il preleso lago ne' mesi di 
eslate , ed anche nell'inverno dopo molli giorni se- 
reni, e si troverà sparito ; onde conviene credere, 
che quel poco di acqua p itrida , e sozza, che ivi 
si vede comparire dopo la pioggia nasca parte dall' 
acqua che esternamente vi cade , parte dallo scolo 
de' monti ara-enli; e pure D oaisio e gli altri anti- 
chi , ch3 parlano del lago di Giuturna cel mostrano 
perenne, e 1' appellano fonte, e presso il Tempio di 



MoNUM. Antichi di Roma. 369 

Castore , e di Vesta lo dicono ; e per non citare tutti 
coloro , che ne hanno parlato, basti Dionisio , che 
nel VI libro pag. 35 1. così si esprime narrando l'ap- 
parizione de' Dioscuri dopo la battaglia al Regillo : 
Apctvreq J'g Tcov Xttttùòv itcciTipoi , Kcil ctTTovi^avrii 
etTTo ryig XiQcii^oq n ■zs'cipct to Uoov Ty\g ^<TT^rtq ctyct- 
J^it^oùTi XiiJbvnv TToiova-ct s^m-Su^jov oKiym ec Ed am- 
bedue tenendo i ccwalli , e lavandoli nella fonte j 
che sorge a lato del Tempio di Vesta facendo un 
piccolo lago profondo ec. Ora la laguna momenta- 
nea , che il eh. A, pietende essere il lago di Gin- 
turna si trova non presso , ma dentro i limiti del 
Tempio ; non accanto , ma lungi e separata dal Tem- 
pio di Vesta ; così che frammezzo vi sia tutto intie- 
ro il tempio preteso di Castore , se come il eh. A. 
pretende fu il Tempio di Vesta a S. Maria Libera- 
trice; peggio ancora se il Tempio di Vesta fu in al- 
tra parte del Foro . 

Continua quindi il eh. A. la sua descrizione ac- 
cennando la scoperta fatta nelle vicinanze di questo 
edificio l'anno jSij de' Fasti Consolari, altri fram- 
menti de' quali si sono trovati negli idtimi scavi , e 
con ragione suppone , che fossero collocati nel por- 
tico di questo edifìzio magnifico , E dopo avere dis- 
corso della Curia , i cui avanzi riconosce in quell' 
edifìzio laterizio situato dietro i granai presso S. Ma- 
ria Liberatrice , si fa a parlare del Tempietto lol on- 
do volgarmente chiamato di Romulo , ed al fonda- 
tore di Roma l'attribuisce anche egli secondo la ge- 
neralità degli Antiquari . Ivi dice essersi trovata se- 
condo il Fulvio la Lupa di bronzo esistente oggi 
nel palazzo de' Conservatori , che Flami/no Vacca 
in generale dice essersi trovata nel Foro Romano . 
Sembra però , se non altro per analogia , che Fla- 
minio Vacca ne individui il sito presso l'Arco di Set- 
timio : Intesi dice , che l'Ercole di bronzo , che oggi 
si ritrova nella sala di Campidoglio fu trovato nel 
Foro Romano appresso all' arco di Settimio Seve- 



Bjo Letteratura 

ro , e vi fu trovata anche la Lupa di bronzo , che 
allatta Romolo , e Remo , e sta nella loggia dei 
Conservatoì-i ( Mem. §. 3. ) Descritti i vaij ristauri , 
e le pitture della Chiesa di S. Teodoro eretta sulle 
rovine del Tempio , viene a trattare del Tempio di 
Vesta , die situa a S. Maria Liberatrice , e con mol- 
ta erudizione ne da la Storia . Ma una obbjezione 
potrebbe farsi da alcuno al eh. A. sulla situazione 
di questo Tempio ; imperciocché Dionisio nel libro IL 
p. 12,6. pone il Tempio di Vesta fra il Campidoglio 
ed il Palatino , cioè nel Foro , gv tcù vlstcc^'j tov tè 

YLctTTlTùùXlOV , KCtl TOV IletXcjiTlOV yuplCù , (TUlJUTrSTToKKT- 
fJt,iV(dV ììcf^YÌ TCàV \o(pCt>V kVl 73-ipi^oXU) , KCtl ^icrr.Q CtfA- 

(poiv Qucrrìg Tvig ctyopag ev n KciTS(ncevct(rTeti to Upov : 
nel campo fra il Campidoglio ed il palazzo , essen- 
do stati riuniti nella città i due colli , con un re- 
cinto , ed in mezzo a tutti e due giacendo il Foro , 
nel quale è edificato il Tempio . Inoltre dicendo- 
si da Dionisio stesso nel luogo citato di sopra il 
Tempio di Vesta presso la fonte di Giuturna ; ed 
essendo questa secondo il consenso unanime degli an- 
tichi scrittori nel Foro ; e nel Foro riconoscendola 
pure il eh. A., per conseguenza siegue che anche il 
Tempio di Vesta stesse nel Foro. Ora secondo i li- 
miti dal eh. A. assegnati , S. Maria Liberatrice ove 
egli pone il Tempio di Vesta si trova fuori del Fo- 
ro, di là dall' edilizio delle tre colonne, dall'Autore 
chiamato Tempio di Castore , e quasi direi alle falda 
del Palatino : e perciò non è nella situazione descrit- 
ta dal più accurato ed esatto scrittore delle cose 
Romane, Dionisio Alicarnassòo. 

Viene quindi al Tempio di Antonino , e Faustina , 
ed accuratamente ne descrive le parti ; le scoperte 
ivi fatte ; e le vicende sofferte dall' edificio ; dà qual- 
che cenno sulla Basilica di Paolo Emilio , della qua- 
le fu discorso di sopra dove Irattossi del Tempio di 
Saturno ; e dopo passa al vicino edificio conosciuto 
sotto il nome di Tempio di Remo , e dal eh. A. at- 



MoNUM. Antichi di Roma . 37 1 

tribuito ad ambedue i fratelli ; suppone che 1' edifi- 
cio fosse doppio ; rotondo sulla via Sacra , e qua- 
drilungo inteinamente , dove è ogj^i la Chiesa dei 
Santi Cosmo e Damiano . Ma ci sia lecito fare osser- 
vare al eh. A. che quegli avanzi che dietro il Tem- 
pietto rotondo esistono sembrano affatto appartenere 
ad un edifizio separato , addossalo forse di dietro al 
Tempio rotondo , ma colf ingresso in altra parte , e 
chi sa se quell' edifizio quadrilungo fu mai un tem- 
pio . Del rotondo però non può negarsi , e giusta- 
mente l'Autoi'e crede esserne avanzi le due colonne 
poste avanti l'Oratorio della Via Crucis ; ma fuori 
di sito , come si vede sul luogo stesso , e come da- 
gli scavi fatti verso la metà del secolo passato tro- 
vossi . Descrive poscia la Chiesa de Santi Cosmj e 
Damiano , ne espone con molta dottrina la Storia , 
ed accenna la scoperta fatta nel sotterraneo di que- 
sta Chiesa de' frammenti della iconogi^afia di Roma. 
Dopo il Tempio di Remo, il eh. Autore passa agli 
avanzi , die ivi dappresso si veggono , e che da quat- 
tro secoli almeno portano il nome di Tempio della 
Pace . Per tale anche egli lo riconosce , e dopo avere 
dichiarato erronea la opinione , che ne faceva un 
Tabliiio riferisce la scoperta ivi fatta di mattoni cori 
marchi indicanti la foinace di Vespasiano , Tito , e 
Domiziano . Ma ci sembra in primo luogo , che sa- 
rebbe stato necessario in un argomento di tanta dis- 
puta il riportare il marchio per intiero , tanto più 
che v' Ila taluno, il quale suppone che l'epigrafe sia 
la solita , e communissima ex figlinis domitianis , 
cioè della fi- miglia Doniizia , ed in tal caso la prova 
non sarebbe di alcun peso . Inoltre giova ripete- 
re qui ciò che in altro luogo si disse , che i mattoni 
con bolli sono una prova assai debole onde de- 
terminare 1' epoca di una fabbi^'ca . Quindi soggiun- 
ge : Peggio ha opinato chi ignorando la Jornia del- 
la fabbrica^ le sue variazioni, e il detto bollo ha 
voluto j urne una Basilica di Costantino . Circa però 



Sja Letteratura 

alla prima parte di questo rimprovero , pare , che 
potrebbe applicarsi egiiabiiente al eh. Autore , che 
più sotto (pag. 283. ) vi riconosce la forma di una 
Basilica : la sostanza s' itnifai'a una Basilica . E 
alla pag. 284. Celata cosa è che le basiliche cristia- 
ne di Costantino , e le altre posteriori a cinque na- 
vate hanno cinque porte e il portico avanti a mez- 
za altezza della facciata come questo tempio , imi- 
tato poscia nelle minori quanto alla forma del por- 
tico . Dunque sembra farsi a torto dal eh. Autore il 
rimprovero d' ignorare la forma di questo edificio a 
chi Io ha creduto un'avanzo della Basilica di Co- 
stantino , posta dai Regionarj in questo quartiere , e 
da Aurelio Vittore descritta come magnifica . Anzi 
poiché sarà di molto giovamento a ciò che si disse 
sulla sua somiglianza colla forma di una basilica ne 
aggiungeremo qui una pianta in dimosti^azione (i)-Ag- 

(0 DICHIARAZIONE 

della Tavola annessa . 

»• Via Sacra secondo la sua direzione primltiv-a anteriore alla 
edificazione della Basilica . 

2. Direzione data posteriormente alla stessa via, tagliando le 
fabbriche che vi s' incontravano - 

S. Essedra, o Tribuna principale. 

4- Essedra aggiunta contemporaneamente , tagliando le fenestre 
che ivi esistevano come negli altri arconi , decorata di un portichet- 
to di due colonne , e due pilastri ; con due ordini di nicchie qua- 
drate decorate di mensole con Vittorie , opere del tempo della de- 
cadenza . 

5. Ingresso più nobile aggiunto alla fabbrica di fianco corrispon- 
dente air Essedra stessa, e decorato di quattro Colonne di i)ortido 
rosso . La scala si vede addossata ad un masso , e questo è appog- 
giato ad una specie di contrafforte (a) il quale sembra ricorrere per 
tutto questo fianco . 

6. Scaletta, che comincia al piano del portico , e va nelle sof- 
fitte dell' edificio . 

7. Scaletta , che comincia al piano del portico e va a raggiun- 
gere la scaletta precedente (6) , per fare la quale si è chiusa una 
delle aperture del portico. 

8. Portico destinato a servire di prospetto principale della fab- 
brica , al quale in origine si entrava per una sola porta (io), e for- 
se per due porte laterali , 



Soaji/i'ea ai [''{Tùài/dù. 



no 







1 L/f^ 



Z^ J^ fC Sff 



MoNUM. Antichi di Roma. Z^Z 

giunge inoltre il eh. A. che è contro l' autorità di 
Sesto Aurelio Vittore , // gitale parla di Massenzio 
non di Costantino vagamente per una Basilica ri- 
staurata . Ecco le parole dello scrittore citato nei 
suo libro de Ccesaribus onde poter giudicare della 
giustezza di questa osservazione ; jddhuc cuncta ope- 
ra quce ( Maxentius ) magnifice construxerat , Ur- 
bis Fanum , atqùe Basilicam Flavii meritis Patres 
sàcravcre . Ora l'avverbio magnijlce può beile adat- 
tarsi agli avanzi in questione , che se non di buono 
stile , possono dirsi certamente magnifici ; il verbo 
construxerat non pare poter significare un ristauro 
ma una costruzione nuova ; l'espi-essione Flavii me- 
ritis patres sacravere dimostra , che disfatto e mor- 
to Massenzio il Senato la consacrò a Costantino , e 
perciò Basilica di Costantino si disse . Suppone quin- 
di il nostro Autore che l' essedra nella navata late- 
rale fosse aggiunta da Domiziano ; ivi pone la libre- 
ria del Tempio della Pace ; e crede , che Settimio 
Severo lo ristaurasse dopo l' incendio avvenuto sotto 
Commodo l'anno J91 ; ma quanto all' essedra , essa 
sembra di costruzione tanto cattiva quanto il resto 
della fabbrica , e perciò di molto posteriore a Do- 
miziano ; del ristauro poi fatto da Settimio Severo 
del Tempio della Pace , siccome non v' ha autorità 
per sostenerlo , perciò se ne può dubitare ; tanto 
più , che Procopio nel capo XXI. del libro IV, delia 

9. Nicchia formata posteriormente con altare , forse dopo ch« 
la fabbrica fu riilotta afl uso cristiano . In origine dovea servire di 
porta laterale al portico, comeT altra incontro la quale si è supplita 

^ 10. Porta principale del portico ; le altre , che ha di fianco cr;>- 
no in origine granili fenestre , e poi furono ridotte in porte taglian- 
do i parapetti . 

11. iVIuro di fabbrica anteriore alla Basilica , distratta nella sur* 
eostruzione . 

12. Muro di una fabbrica di ottima costruzione laterizia, <!i 
«trutta nel cangiamento di direzione dato alla strada e ncll' edific:i 
zione della Basilica . 

i3. Contrafforte addossato posteriormente, e «ostruito di pe- 
simi materiali . 



374 L E T T E R A T U R A 

guerra Gotica pare indicarci il Tempio della Pace 
nello stato , in cui 1' incendio Commodiano I' avea 
ridotto , cioè in rovine . Nulla può dirsi circa la de- 
scrizione ch'egli fa delle parli dell'edificio , la quale 
in generale è molto accurata. E solamente può ag- 
giungersi che il portico di fronte , nel quale invece 
di salirsi , come ne' tempj faccvasi di rito , si scen- 
deva , per la sua picciolezza non corrispondente in 
modo alcuno alla vastità della fabbrica , non può 
dirsi un pronao . Chiama l' incendio , che arse il 
tempio della Pace esaggerai o da Erodiano ; ma pu- 
re questo scrittore fu a quello di poco poste- 
riore , e perciò dovea aveiiie notizie sicure . D' al- 
tronde Erodiano è riconosciuto per uno scritto- 
re accurato , e se v'ha luogo a criticarlo non è 
certamente nella narrazione , che fa dell' incendio 
Commodiano , nella quale si trova perfettamente di 
accordo con Galeno , e Dione scrittori contempora- 
nei all'incendio. Il eh. Autore finisce il suo arti- 
colo coll'indicare la scoperta fatta sotto il pavimen- 
to della via Sacra di creta , e teiera 'vergine Jluvia- 
tile, e da ciò ne conclude , che in questi contorni 
non furono mai Vulcani , come pretendono alcuni 
moderni geologi. Ma lo scavo di pochi piedi è egli 
sufficiente , in un luogo , che ha sofferto tanti can- 
giamenti , per determinare la natura del suolo? E 
quella arena trovata sotto il pavimento non potè 
forse esservi stata scaricata per eguagliare il suolo 
stesso ? Ma di questo lasciamo ai geologi la discus- 
sione ; a noi basti aver mosso de' dubbj onde possa 
con più certezza determinarsi l' oggetto della ([ue- 
Stione . L' opera termina colla descrizione dell' arco 
di Tito , opera insigne che mostra lo stato delle arti 
ne' tempi de' Vespasiani , e mirabilmente contrasta 
cogli ornati goffi , pesanti , e trascurati del preteso 
Tempio della Pace . Il eh. Autore espone il signifi- 
cato de' bassorilievi , che ne formano I' ornamento 
principale, ne' due più grandi de' quali vedonsi espres- 



MoNUM. Antichi di Roma. Zy5 

si gli oggetti sacri tolti agli Ebrei e trasportali in 
Roma nel Trionfo , il candelabro , la mensa , le trom- 
be ec. e Tito stesso sul carro trionfale, coronato dal- 
la Vittoria , circondato da' Littori , e guidato da Ro- 
ma ; e determinate le misure del* monumento , con- 
chiude il libro col dare un cenno sulle vicende sof- 
ferte dall' arco ne' secoli della barbarie . 

A. N. 



Difesa di Marco Polo intorno a' suoi racconti del Vecchio 
della Montagna Principe degli assassini. 

LTjlarco Polo è il principe de' viaggiatori moderni: e del no- 
me suo s' onora molto P Italia , che già fu la prima inse- 
gnatrice d' ogni cosa magnanima a tutte le genti d' Europa . 
Onde sì fa debito d' ogn' Italiano il difendere costui, dov'egli 
sia con ingiuste offese dall' altrui malignità combattuto. E ne 
fecero mal governo alcuni de' nostri che il dissero un^ oscu- 
ro raccontatore di vecchie Jole : e lo straziarono molli stra- 
nieri , parlandone come il Certaldese , di quel Cipolla , che 
in Truffia , e in BiiJJìa per le montagne de'' Bachi per- 
venne alla terra della Menzogna . Si dee confessare che ia 
alcuna parte delle sue narrazioni egli notò i fatti uditi dagli 
uomini materiali e grossi di quelle barbare contrade , dov' 
egli fu pellegrino : e le credette , secondochè richiedeva la rozza 
onestà de' buoni avi nostri , Ma non si può concedere eh' 
egli abbia falsificata ad ingegno la storia : e che le imagiai 
trovate nella sua mente , spacciasse indi per veri fatti . Che 
anzi troviamo in lui una grande semplicità e schiettezza tutto 
lontana dall'arte de' ciurmadori . E già il tempo medesimo, 
che di tutti i giudici è il sapientissimo , ora si viene fa- 
cendo suo difenditore . Perciocché assai racconti che si sii- 



376 Letteratura 

mavano favolosi, si vanno scuopreiido fonfl^tl nella saldezza 
del vero: e si sono falle testimoiiie del Polo le storie e le 
memorie di quelle genli , ond' egli pel primo o visilò le lerre, 
o descrisse le costumanze . 

Noi qui pertanto facendo conoscere a nostri leggitori 
le notizie raccolte dal Qualreinére in Francia , e drdl' Hara- 
mer in Germania sul Secchio della Montagna , sugli Ismai- 
liti , e sugli Assassini, daremo uno splendidissimo esempio 
della fede di Marco Polo . Al quale pur oggi accade quel me- 
desimo, che in antico accadde ad Erodoto, padre della vec- 
cliia storia, che per le cure de' posteri molte volte fu pur- 
gato dalla taccia di menzognero : e fu forza il crederlo la 
que' racconti , dove gli uomini non 1' aveano voluto crede- 
re : mostrando esser certa quella dottrina che i filosofi in- 
segnano ; che cioè molli falli nella natura delle cose sono pili 
presto veri che verisimili . Di tal genere adun {ne è l'istoria 
del vecchio della montagna dal Polo raccontata con queste 
parole. 

te Mulehet è una contrada , nella quale anticamente so- 
tc leva stare il Vecchio detto della Montagna . Questo no- 
•c me di Mulehet è come a dir luogo doiie stanno gli ere- 
« tici nella lingua Saracena (i) : e da dello luogo gli uomi- 
cc si chiamavano Mulehetici , cioè eretici della lor legge . La 
et condizione di questo vecchio era tale, ch'egli avea nome 
« Aloadin , ed era Miometlano ; ed avea fallo fare in una 
tt bella valle serrala fra due monti altissimi un bellissimo 



(1) Questo medesiino afferma Mesalek autore Arabo, che fiorì 
intorno il 1 4oo. . Fra i popoli che servono il Sultano d'Egitto è u- 
na gente che dicesi Ismaeliti , che tengono Musiaffa. . ed altre 
castella ivi prsso . EUi sono que' medesimi , che tengono iVluIehe- 
de , cioè eretici : perch'' elli dicono d essere ijìgliuoli della set- 
ta che conduce nel diritto cammino , (V. Quatr. y. 26i$. ms Ara- 
bo 588. fol. 179. veri. 190. ) 



Difesa di Marco Polo 377 

« giardino con tutti i fratti ed arbori che avea saputo ri- 
« trovare: e dintorno h quelli diversi e varii palagi e ca- 
cc samenti adornati di lavori d' oro , e di pietre , e di for- 
ce nimenti tutti di seta. Quivi per alcuni piccoli canaletti 
» che rispondevano in diverse parti di questi palagi , si ve- 
ce deva correre vino, latte, mele, ed acqua chiarissima: e 
«t vi avea posto ad abitare donzelle leggiadre e belle che sa- 
cc pevano cantare e suonare d' ogni strumento e ballare : e 
et sovratutto - ammaestrate a far tutte le lusinghe agli uomi- 
cc ni che si possano imaginare. Queste donzelle bellissime 
et vestite d' oro e di seta si vedevano andare sollazzando di 
« continuo per lo giardino , e per li palagi : perchè quelle 
ce femmine, che li attendevano, stavano serrate , e non si ve- 
ce devano mai fuori all' aere . Or questo vecchio avea fab- 
•f bricato questo palagio per questa causa ; che avendo detto 
«e Macometto che quelli che facevano la sua voglia ande- 
ce riano in paradiso, dove troveriano tutte le delizie, e pia- 
ce ceri del mondo, e donne bellissime cou fiumi di latte , ei 
te voleva dar ad intendere eh' egli fosse profeta e compagno 
ec di Macometto : e potesse far andare nel detto paradiso chi 
ce e' voleva . Non poteva alcuno entrare in questo giardino . 
ce Perchè alla bocca della valle era fatto un castello fortis- 
cc simo e inespugnabile: e per una strada segreta si poteva aa- 
c« darvi dentro . Nella sua corte il detto vecchio teneva gio- 
« vani di dodici fino a vent' anni , che gli paressero dispo- 
ct sti all'arme ed audaci e valenti fra gli abitanti di que' 
ce monti ; ed ogni giorno loro predicava di questo giardino 
ce di Macometto, e com' ei poteva farveli andare . Fi >juan- 
ct do gli pareva, faceva dare una bevanda a dieci o dodici 
ce de' detti giovani , che li addormentava, e cosi mezzi mor- 
ce ti li faceva portare in diverse camere di detti palagi : e 
<c quivi come si risvegliassero vedevano tutte le sopradelte 
ce cose : ed a ciascuno 1» donzelle erano intorno cantando , suo- 



378 Letteratura 

« nando , facendo tutte le carezze e i solazzì che si sapeva- 
ec no imaginare : dando cibi e vini delicatissimi di sorte che 
ce quelli inebriati da tanti piaceri , e da' fiumicelli di latte 
et e di vino che vedevano , pensavano certissimamente essere 
et in paradiso : e non si avrebbero mai voluto partire . Pas- 
ci sati quattro o cinque giorni , di nuovo facevali addormen- 
te tare e portar fuori : e quelli fatti venire alla sua presenza, 
ce domandava dov' erano stati : i quali dicevano . Per grazia 
« vostra nel paradiso . Ed in presenza di tutti raccontavano 
et tutte le cose che vedute aveano con estremo desiderio e 
ce ammirazione di chi gli ascoltavano . Il vecchio rispoudea . 
ce Questo è il comandamento del nostro profeta : che chi 
•e difende il Signor suo lo fa andare in paradiso : e se 
ce tu sarai obbediente a me , tu avrai quata grazia . Con 
te tali parole li avea cosi inanimati , che beato si reputava 
et colui cui '1 veccliio comandava che andasse a morire per 
ce lui . Di sorte che quanti erano signori o altri che fosse- 
tt ro inimici del detto vecchio, tutti erano uccisi per que- 
ce sti seguaci ed assassini : perchè niuno temeva la morte , 
te purché facesse il comandamento e la volontà di detto vec- 
ce chio : e si esponevano ad ogni manifesto pericolo , disprez- 
ee zando la presente vita : e per questa causa era tenuto in 
et tulli que' paesi come tiranno , Avea costituito due suoi 
et vicarii ; V uno alle parti di Damasco: l'altro in Curdistaua; 
it che osservavano il medesimo ordine co' giovani eh' egli 
te mandava: e per grand' uomo eh' e si fosse, essendo ini- 
et mico del vecchio , non poteva scampare che non fosse uc- 
te ciso . (2) 

Fin qui Marco Polo. Il cui racconto quantunque ve- 
ro , pure non può negarsi che non sia di que'veri che hanno la 



(2) Ed. del Ram. cap. 21. 



Difesa di Marco Polo 379 

faccia della menzogna . Essendo assai duro il credere dall' un 
canto, che l'uomo possa giungere a' termini d'una tanta im- 
postura : e dall' altro , die si trovino anime cosi stolte da cre- 
dere che un giardino posto nel fondo d'una valle chiusa da due 
montagne, sia quell ultimo cielo, dove ponevasi il paradiso, 
ma 'quegli stupidi Turchi s'hanno creduta ancor questa. Umana 
cecità ! E que' fiumi di latte, e que' ruscelli di mele sono forse 
leggiadri nelle rime de' poeti : ma in quel giardino saranno 
pure siali poveri fiumi , e brulli ruscelli . Perchè lasciamo 
stare le inniimerabili gregge che bisognano e trovare tanto 
latte , che scorra a torrenti ; lasciamo stare la difficoltà di 
trovar quella copia di mele da fitrne fiumi ; cui sembra che 
a pena basterebbero tutte l'arnie d'Egitto. Ma quel latte 
che fuggiva su quell' arso terreno , e scilo quel sole cosi 
cocente , dovea in poco d' ora rapprendersi alle ripe , e dar 
di se mal odore: e quel mele non può essere che non fosse 
tutto infettalo e negro per mosche, e mosconi, e vespe, e 
tafani, di che tanto son piene le terre d'Asia . Or vedasi 
che delizie ! Non di meno que' gonzi le prendevao per cose 
celesti ! 

i\ò coloro erano gon/à soltanto, ma erano scelleratissi- 
mi: e sì dicevano Ismailiti da un tale Ismnillo , il più 
antico di que' vecchi della Montagna : anzi il fondatore della 
rea setta . La quinle si disse anche degli Assassini : titolo 
che secondo il Ch, Silvestro de Sacj viene dalla voce Tla- 
chiche , che significa Laliovaro oppiato . La quale origine 
bene si conferma per le parole del Polo , ove dice che quo' 
giovani fossero inehriati per una bevanda che li addornienta- 
va , e rendevali come morti. Perchè il Sig. Wilkeu nella sua 
storia delle crociate si fa a pensare che quanto si narra del 
viaggiatore Ilaliano intorno quo' giardini incantati, si debb'i 
credere non già come un fatto reale , ma come un sogno di 
quei poverelli , che rapiti erano in un eccesso di mente per 



33o- Letteratura 

lo vigore dell' oppio . Ora a\\ codice arabo della imperiale 
Libreria di Vienna , segnato al numero 107 , intitolalo I ri' 
cordi di Hachein , e letto dal celebre Sig. Hammer , pone 
finalmente in tutto il suo lume la narrazione del Polo : né ci 
lascia più dubitare sulla realtà di que' sacrileghi giardini , 
da cui uscirono tanti fanatici e tante colpe . Noi qui ne por- 
remo le parole, in Italiano recandolo . 

Volgarizzamento Hacìiem . 

« Il nostro racconto si volge a dire d'ismaillo , capo 
« di coloro che s' appellano Ismailiti . Egli seco tolse quanto 
« potea di genti , e di arnesi : e gran forza d'oro, e di per- 
» le, ed ogni ricchezza degli abitanti. Giunto a Tripoli si 
ec divise dal Sultano di Egitto che seco era , e si trasse a 
ce Massìate , ove adunò le genti delle Castella del suo do- 
te rninio per cagion di sollazzarsi . Fyi lutti fecero festa al loro 
te duca : e si vestirono di belle robe con isfoggiate gale, di che 
ce li avea regalati il Sultano j e adornarono la grande rocca 
« di Massìate d'ogni bontà della natura, e d' ogni bellez- 
« za dell' arte . 

M Ismaillo co' suoi fedeli entrò la terra con tanta pom* 
ce pa , che né prima fu vista mai , né poscia si vedrà più 
ce la maggiore. Quivi inlese, inanzi ogni cosa, a farsi una bella 
ce e fiorila corte d'uomini gagliardi della persona e del cuo- 
ce re , per crearne ì suoi fidi . Poi fece uu molto dilettevole 
ce giardino, conduceodovi acque freschissime , e allegre ; nel 
« cui mezzo era un palagio di quattro palchi : dove al som- 
ct mo s' aprivano quattro logge , che guardavano i quattro 
ce venti : tutte ornale e magnifiche , aggiunte per altréttaa- 
ct li archi , che sfolgoravano di stelle d' oro e d' argento . 
ce Quivi erano cristalli , e rose , e vasi di porcellana , e cop- 
te pe , e catini di materia finissimi e di lavoro . E v' erano 
« Mamelucchi venuti sino dal Nilo : maschi e femmine : la 



Difesa di Marco Polo 38 1 

•» sul fiorire degli anni; vestiti a seta e bisso: conbraccia- 
cc Ietti d'argento e d'oro; e leggiadii tanto ohe non pare- 
cc vano de' mortali . Le colonne tutte cinte di ghirlande met- 
« tevano una incognita soavità d'odore indistinto fra il mu- 
cc Schio e r ambra ; ed un simile profumo veniva da alcuni 
« vaselli d' alabastro , che di sotto gli archi delle logge 
« splendevano . La villa era poi divisa in quattro giardini 
« alle quattro fronti del palagio bene corrispondenti . Nel 
?c primo erano peri , meli , fichi , viti che s' abbracciavano 
e,c cogli olmi, e gelsi, e pruni, e ciregi e quante sono l'utili pian- 
te te che mette il suolo. Nel secondo erano limoni, aran- 
ce ci, olivi , melograni, e ogni dolcezza che si frutta dagli 
« alberi . Ma i meloni , ì cocomeri , la varie famiglie de' le- 
« gumi ingombravano il terzo giardino : mentre il quarto era 
r tutto miniato e odoroso di gelsomini, di narcisi , di ta- 
f:c marindi , basilico , rose, violette, anemoni, gigli ,ed ogni 
« color più gentile . Per tutte le parti poi del verde loco 
« in freddi e molli canali tremavano ì ruscelletti , finché 
!" intorno al palagio si acquietavano in un chiaro , turchino , 
ce lucidissimo lago. Ivi presso di sotto un bosco si ripara- 
ci vano gli struzzi, e le capriole: e pascolavano le selvati- 
cc che vaccarelle: fuori del bosco saltavano e volpi e lepri: 
ce e le seguivano pernici , e quaglie col denso e tardo popo- 
ct lo dell' anitre , e delle oche . 

ec Attorno il palagio Ismaillo fece piantare lunghi e 
ce strettì filari di piante , pe' quali formavansi le cieche stra- 
ce de che guidavano nella villa . Alla cui soglia innalza vasi 
ce un grande palagio in due diviso : in superiore , ed in iu- 
te feriore , e da quest' ultima si saliva a' giardini per una scu- 
ce ra chiostra , tutta cinta e guardata da sì alto muro , che 
ce non era via eh' occhio d' uomo vi potesse passare , In ca- 
ec pò la quale era un ricetto veramente romito, e fresco, onde la 
cf casa del principe dall' arcana villa si divideva . Nella par^ 
G. A. To. II. 25 



382 Letteratura 

ce le inferiore della casa era la stanza , in cui gli uomiai 
et della corte solevano radannrsi : e là seduto avanti la por- 
te la . sovra grandi cusiiui si stava il vecfliio: e faceva sedersi 
« attorno i suoi fedeli ; e voleva mangiassero e bevessero 
ec iuNÌno al di^rlin^rf» del sole . Ma quand' era in sai far bra- 
ce no, e^li V )lgevasi a torno , e feriiava 11 viso in chi gli 
ee sembrasse d" animo piìi valente. E f« , grida vagli , m We- 
tt ni: assiditi p/isso me. E l'eletto sedea beatamente sallo 
«e stesso cuscino del vecchio: che bevev;< seco : e tenevagli 
te parlamento dall'eccelse condizioni dell' Imamo Ali: e del 
ce suo valore, e della genlile^ia , e del largo animo: finché 
re ad lorinenlavalo per la potenza del Bcndiè (j lei l^ oppio) da 
ec lui ministralo : cht in poco lenjpo faceva il glo^^netlo ca- 
et dere come cadono i corpi morti . Allora il principe Ismaillo 
ec si leva ; prende fra le braccia il giovincUo che dorme : lo 
ec pirla n.lle sue stanze: ne chiude l'uscio: l'adagia nel 
«f rlcelto eh' è jjresso al chiostro; e finalrtvente lo depone in 
ce mezzo al palagio de'ijnattro giardini : dove lo affida a 
ee quegli schiavetti , e a quelle fanciulle , che lo spruzzino 
ce d'aceto, sinché si risvegli . Tornalo a' sensi volge egli la 
ec faccia meravigliata a que' giovinetti che dicono , ÌVoi aspet- 
ce ti ino pur III tua morte: perchè la stanza die vedi t^ è 
ce fatata dal cielo . Questo è uno de' mille padiglioni del 
ce paradiso di Macometto : e noi lo guardiamo . Se fossi 
ec già morto , tu qui rimarresti eterno : ma tu ancor sogni 
«e e fra poco ti desterai . 

ce Ispiaillo intanto era tornato a' suoi cortigiani . E l'ini- 
<t ziato nuli' altro vedeva che q ■ e' fiori di soavissima glovi- 
«e u'-zza , orn iti al modo il più regale e divino : guardava 
« li loco: respirava l'odore di que' profumi : entrava ne' 
ce prati a ved(;re (juclie bestie , quegli uccelli , e quell' ac- 
M que che scorrevano , e quegli alberi che frondeggiavano : 
•e poi la eleganza del palagio, e i vasi d'oro, e lo scherza- 



Difesa di Marco Polo 383 

«t re di que' fanciulli in abito d' priore . Ond' el ritnanevaai 
« stupefatto , non bene sapendo se quella fosse ombra di 
« sogno , a cosa certa . 

ce Dopo molitore Ismaillo rientra nella sua stanza: la 
te chiude : va nel giardino : dove i suoi schiavi si alzano lutti 
te in piedi , e con reggimenti di altissima riverenza il circon- 
cf dano . Quando 1' eletto il vede: O principe , grida , sogno 
ce io , o san desto ? Ismaillo grave rispose : Guai se ad altro 
te qualsiasi mortale tu dirai le cose che qui vedi . Sappi 
te che Ali tuo signore , t' ha oggi mostrato il tuo luogo nel 
ce cielo . Sappi ch^ egli ed io siamo ora seduti insieme nella 
te più divina parte del firmamento . Obbedisci dunque da 
" cieco V Imanio , che ti fé parte della sua gloria . Isma- 
ce ilio dice , e comanda che si rechi la cena : e viene la ce- 
te na apprestala in vasi sfavillanti d' ogni ricchezza , e colmi 
et di quanti cibi donano le terre e i mari . Piovono intanto 
« le stille e gli aliti delle rose : e si reca la soave bevaa- 
€t da, ov' è mescolata la semenza del sonno. (3) Il giovane 
tt cade, e cosi com'è addormentato , Ismaillo lo riconduce 
ec al suo letto , e ritorna a' suoi corlegiani . Dopo alcun tem- 
>» pò rientra, gli bagna d'aceto il volto, il ripone su quel 
ec cuscino, dove inchinossi la prima volta: ed ordina, che 
te un Mamelucco lo scuota , e risvegli . Scosso e sveglialo 
ec esso apre gli occhi, e li spalanca , e li gira, e si vede 
ce fra gli antichi compagni, e grida: Non v^ e Dio fuorché 



(3) Qui ci piace di notare come il Boccaccio seppe non solo di 
questa bevanda, ma anelie di questa istoria. Perchè nella novella 
di Ferondo narra come gli fosse data: una polimero di tna ravigiiosa 
virtù, la quale sole^'usi usarti dal Vecchio d'iUa Mjnfa°^na rptando 
alcuno volisi^a dormendo mandare wd suo paradiso , o trarlone . Ed 
ella più inen data, senza alcuna lesiona , faceva, per si fatta ma- 
nieruy pili o men dormire colui clic la prendeva, che mentre la sua 
virtù durava , alcuno non avrebhe mai detto colui in se «Ker vita . 

25 * 



584 Letteratura 

tt Dio , e Maometto è il gran profeta di Dio . 11 vecchio 
«e Ismaillo allora accostasi all' iniziato : e Io accarezza : e a 
ce lui eh' è già tutto fuori del sonno per le cose vedute , 
ce ed è già sacro ai servigj del suo tiranno : O Figlio : di- 
ce ce ,i quello che tu vedesti non fu già sogno: fu prodigio 
ce delV Imamo Ali : che ha già scritto il tuo nome nel 
ce libro de' suoi . Se tu serbi il secreto , tu se' certo della 
te tua gloria : se parli , V ira rlell' Imamo t' aspetta : se 
et muori , verrai dal martirio alla pace . Ma guai se nar- 
cc ri ciò che vedesti ! Per una grande porta tu entrasti 
ce nel favor dell' Imamo : e ti facesti della sua casa . Ma 
ce se il tradisci , già gli sei fatto inimico : già se' caccia- 
te to dal dolce albergo . Cosi quel misero facevasi schiavo 
et ad Ismaillo : che a fondare la sua potenza si cinse di co- 
te tali uomini , fatti ciechi , e gagliardi con que>ti sotlilis- 
ec simi ingegni . Per questo modo regnava il Vecclùo , e 1' 
3j obbedivano gli assassini . 

Tirati adunque gli stolti Maomettani all' esca di quelle 
speranze , e credendo avere pregustate le dolcezze del cielo 
giuravano pel loro principe ogni delitto : sfidavano ogni pe- 
ricolo : desideravano con cuor sicuro la morte : la quale non 
solo non era temuta , ma era desiderata da loro , che la guar- 
darono come principio e cagione di tutte le gioje . Cosi ì 
Mangiatori dell' oppio , quando il loro signore avea conse- 
crato alcuno all'inferno, s'accostavano alla vittima dissegna- 
ta : spiavano per lunghi mesi uà momento propizio per {scan- 
narla : e trovatala non la lasciavano più fuggire . Che se incon- 
trava ch'ei fossero colti in mezzo il delitto, non si smarri- 
vano per tormenti: ma li sostenevano eoa un animo che 
vìncea la natura : e spiravano dentro il fuoco , e sotto la 
spada , e senza spargere lacrima , nò confessare peccato . Del 
che veniva che quando i tiranni d'Oriente avessero sete di 
veadetla , o volessero sbrigarsi di qualche forte nimico , si 



Difesa di Marco Polo 385 

volgevano al capo de' mangiatori deW oppio , e per prezzo 
d'argento n'otteneano questi uomini intrepidi, che si met- 
tevano per viaggi lunghissimi , e uccidevano altri e se stessi 
per cagioni che sovente loro erano del tutto ignote . (4) Noi 
discorrendo i libri , che ne parlano , racconteremo queste loro 
opere di sangue: e ne diremo alquante delle moltissime. 

Raccontasi che intorno al quinto secolo dell' Egira ( cioè 
verso gli anni del Signore iioo. ) questa razza si ponesse 
anche in Aleppo ; e che il loro maestro eh' era astrologo e 
medico traesse alla sua fazione il principe Ridovano , che 
accrebbe que' tristi d'ogni maniera di possanza, e d'onore. 
Onde sotto il suo regno ebbero in quella Città tanto incre- 
mento , e si fecero cosi terribili , che rubavano femmine , e 
fighuoli in mezzo le vie : né alcuno osava di star contro a 
quella sicura insolenza . Anzi accadeva sovente che trovan» 
do essi alcuno di altra religione , si gittavano sull'infelice, 
e gli stracciavano le vesti dal corpo, lasciandolo nudo e 
muto : perchè temeva d'incontrare vie peggio che l'esser nu- 
do . Ma se alcuno o ladro , o barattiere , o sicario chiede- 
va da loro difesa, essi l'accordavano incontanente, né la- 
sciavano il degno fratello senza il soccorso dell' iniqua lo- 
ro pietà . 

Spaventosi poi sono i fatti che registra il eh. Quatre- 
mère , avendoli raccolti dalle storie slesse degli Arabi : pe' 
quali dimostrasi a quanto ardimento incltavagli quella smi- 
surata e infernale superstizione . 



^ (4) Abbiamo due storie A\ questa setta scrìtta in Persiano 1' una 
e di Aladino Atamesta, l'altra è di Nirkhoud, che ha trarto molte 
materie dalle note del Visire IN'Jzam Almoulk . Tra gli Europei 
oltre il Sacy ed il Quatremcre , e 1' Hammer , ne scrissero il Falco- 
net nel Tomo XVJI degli atti dell' accademia di lettere : e M. lour- 
dain nel nono volume delle notizie de' manoscritti 



386 Letteratura 

L'anno iii5 fu una grande festa in Bagdad, dove il 
Sultano Moamed accolse in atto qunsl trionfale Atabecco si- 
gnore di Damasco . Grande era lo splendore della corte ; e 
la pili gran sala del palagio piena de' capi dell'esercito, e 
de' maggiori del popolo . Fra quali teneva luogo illustris- 
simo 1' Emiro" Amedballo , che governava molte provincìe : 
ed era tanto onorato e potente quanto alcun altro gentiluo- 
mo il più poless' essere . Un tale vestito alla Siriaca si di- 
mise dalla folla: s'appressò all'Ernifo; piangeva, inchinava- 
lo , e porgevagli un foglio . Il buon Emiro gli si rivolge con 
lieto viso: prende la carta, e gittatovi l'occhio, ecco il 
ribaldo snuda il pugnale : lo vibra : ma noi ferisce . Amed- 
ballo si scaglia sul traditore, e lo stramazza; e gli sta sopra 
quasi godendo della vittoria . Ma intanto un secondo assas- 
sino viene alla spalla dell' Emiro , e la passa con un coltel- 
lo . Grande tumulto per quelle stanze : mille ferri si trag- 
gono : i due assassini 1' uno suU' altro scannati nuotano nel 
proprio sangue. Non di manco un terzo salta furioso sui 
cadaveri de' compagni , si gitta sul ferito Emiro, gli figge 
ancora una volta un terzo coltello nel core , e lo finisce e 
poi cade ancor egli morto sovra tutti que' morti . Stettero 
i riguardanti : né si rimasero dal meravigliare quel si gran- 
de furore , finché non seppero che quei Ire erano de' Man- 
giatori delV oppio: e che Amedballo avea giurato di spian- 
tare dall' Asia la maladetta loro semenza . 

Al disperato valore di costoro aggi ungevasi anche l'im- 
peto delle femmine , che sovente con esempli atrocissimi 
aguzzavano T ire de' mariti , de' figli . Di che narrano questo 
esempio le storie d'Aleppo , e la Cronica della Siria . (5) 



Mss. Arab. 728. fol. i54- cron. Siriach. T. 1 p. 006. 



Difesa di Marco Polo 387 

Correvano gli anni del Signore 1126: ed era giorno di 
venerdì, festivo pe' Mussulmani . Il Principe Berseky si tras- 
se di buon mattino alla mesrliita maggiore per farvi le sue 
preci secondo l'uso. E già egli era giunto al più eminen- 
te loco del tempio, qunnd' otto Mangiatori drappi/) trave- 
stiti alla sacerdotale, gli vennero sopra , co' pugnali in allo , 
presti a svenarlo . Ma perchè in qne'tempi ferrei , e 'U mezzo 
tante fazioni , il principe ad ogni ora tremava per la pro- 
pria vita, s'era fasciato sotto la cappa d'una forte maglia 
di saldo rame : e si f;iceva seguire da uum squadra dì renio 
armati satelliti . Gli assassini però venendogli sopra dal fi)n- 
do della Mcscliita lo giunsero prima che i suoi guardiani va- 
lessero ad ajutarlo : gli addoppiarono adosso i colpi con tan- 
ta rabbia che infransero il rame della corazza , e quivi mor- 
to il lasciarono . Una pronta vendetta colse que' tradito- 
ri dentro quel tempio medesimo : e tra per lo valore delle 
guardie , e per la furia del popolo , tutti furono trucidati 
salvo un giovinetto ch'era d' una villa del contado di Azaz j 
e solo in quel tumulto Irovò la via di fuggire la morte. La 
madre di costui ch'era grave d' anni , e assai gelosa delle 
Leggi degli Assassini , saputa la fine del Principe , e la strage 
degli uccisori , fra quali era il suo figliuolo , ne rise di gran- 
dissima gioja , vestissi d' allegri panni , e tutta empiè la 
città della sua felice ventura . Ma non iscorsero troppi gior- 
ni , che il figliuolo a lei tornò sano , e salvo . Or d(ive ogni 
altra madre si sarebbe tenuta felice , qui Ila stolida ne prese 
sì grande affanno , che si troncò le trecce, si mise a bruno, 
e cominciò un sì fatto lamentare che ne volle morire. Ope- 
rando costei per matta anzi inumana superstizione quel me- 
desimo che si racconta delle Spartane, che per alto e iuesti- 
mabile amore di patria volevano più tosto vedere i figli mor- 
ti che vivi . 

Seguitano gli scrittori narrando i feroci fatti di que' ma- 



388 Letteratura 

snadieri : e vengono mostrando per quali ingegni giunsero 
al fine del loro intendimento : imperocché non temevano di 
violare l'ospizio e rompere ogni vincolo il più sacrosanto, 
solo che potessero gratificare a quel loro profeta . Ibn-Fer- 
rat (6) narra come uno di costoro venuto da quel giardino fa- 
tale col proposito di uccidere il Visire Moiueddlno si acconciò 
per servitore con esso Visire : e fu scelto per camminare alla 
stafTì del suo palafreno . Un giorno che Moineddino era sce- 
so a visitare le sue stalle , Io staffiere se gli presentò ignu- 
do: forse per togliere ogni sospetto dall'animo del suo si- 
gnore . Ma il tristo avea celato uno stocco dentro la cri- 
niera d'un bel cavallo che teneva per mano 5 onde il la- 
sciarlo, il correlali presso, 1' afferrarlo pe' crini , il trarne il 
ferro, il ferire fu u« punto solo, e il tradito Visire pri- 
ma sì mnorì eh' ei sapesse quale inimico si nascondeva sot- 
to la divisa del suo palafreniere . 

Né i nostri eroi che andavano al passaggi(» di terra san- 
ta poterono tutti fuggire queste insidie . Perchè Guglielmo 
di Tiro nel libro XVII delle sue storie ci lasciò scrìtto, co- 
me regnando Baldovino terzo , cadde il valoroso Raimondo 
Conte di Tripoli sotto i colpi d' un Ismailita sulle porte di 
Gerusalenune . Tutto il popolo sì commosse ardendo alla 
vendetta di quel pio capitano : corse alle armi e menò stra- 
ge grandissima dì tutti gl'infedeli ch'erravano per la terra. 
Intanto i coraggiosi Templari entrarono nelle provincie del 
Vecchio , e le guastarono : e lo strinsero a fermare un pat- 
to , per cui fosse tributario di dare ogni anno duemila scudi 
d'oro in oro al servigio delle crociale . Non per questo si 
rimase quella baldanza. Ma verso l'anno 1272 il principe 
Eduardo figlio d'Enrico III Re d'Inghilterra fu ferito da uno 



Ibn. T. 1. p. 55i. 452. e T. 2. p. 93. 



Difesa di Marco Polo 589 

degli Assassini in mezzo la Città di S. Gio-vanni d' Acri . (jj 
E se devesi prestar fede allo storico Rigordo (8) il re Fi- 
lippo Augusto , stando a Pontoìse , ebbe lettere di Palesti- 
na , le quali significavano che il grande Assassino, per gli 
stimoli del re d' Inghilterra , avea mandato in Francia due 
suoi Fedeli , che l' uccidessero . Veramente di questo noti 
sì mostrano persuasi gli storici Guglielmo di Gujardo , e 11 
Sìg. della Ravagliera j non sì potendo credere che un re 
Cristiano ponesse tal vendetta in mano de' Turchi : e che un 
valoroso s' inchinasse ad arti cosi basse per liberarsi dal va- 
lore del rivale . È non dì meno cosa certissima, che al buon re 
Filippo Augusto ne venne una smisurata paura : e da indi in 
qua sempre si guardava come fosse una rocca assediata : stan- 
dosi in mezzo le sue genti d'arme, tutte vestite d' acciajo , 
<",he giravano con grandi mazze di ferro sovra le spalle , co- 
me sempre vedessero sul capo del re pendere la scimitarra 
d' alcun Mussulmano . Noi perdonando al terrore di quel mo- 
narca , non daremo mai fede a quella lettera venuta di Pa- 
lestina : ma più tosto la crederemo una novella insìdia de' ni- 
mici del nome Cristiano : i quali per questo modo cercava- 
no di seminare lo scandalo fra i vittoriosi difensori della 
nostra santissima religione . Il che sì chiarisce per quello che 
accadde nell'anno 1192 secondo il racconto d' Ibn-Ferrato, d' 
Albufera , di Bar-ebreo, di Sanuto, dì Niceta , d'Alberico, 
e d'altri molli (9) , 

Nella città di Tiro vennero due servì della corte del- 
la Montagna : e per nascondere il malvagio loro talento, 
non mica siccome Maomettani ; ma siccome Cristianissi- 



(7) Pale. Mcm. Acc. di lett. T. 17. p. 144. 

(8) Duch. Scrip. Frane. Hist. T. v. p. 36. 

(9) Ib. T. 4. p. 267 Mb. ann. T. 4. p. 122. Cron. Uv. T. t 
San. Secr. p. 200. Nic. p. 262. Alh. ann. 1192. 



5go Letteratura 

mi si viveano : che anzi si erano con sagrilego animo ve- 
stiti con abito monacale. Onde ogn' uomo tenevali in con- 
to di pietosi e di santi , e rendeva loro quella riverenza, 
che alla creduta loro virtù conv"eniv?si . Fra tutti il nobi- 
lissimo guerriero Corrado di Monferrato era tanto preso da 
que' due ippocriti , che disgiunto da essi parea non sapesse 
vivere. Ora avvenne che un giorno, che usciva tutto solet- 
to dal suo palagio per entrare in quello dell' Arcivesco- 
vo , i due fìnti monaci , sguainate le spade che tenevano 
sotto le tonache , lo stesero ferito in terra . Poi si levaro- 
no a corsa, e in un tempio ivi presso si rifuggirono. Ed 
essendosi in quello strascinato semivivo 1' infelice Corrado, 
quivi di nuovo gli furono sopra , e Gnirono di svenarlo . 
Ma presi ì sicarii dal popolo, riconosciuti per Ismailiti, in- 
terrogati per sapere chi li avesse spinti a quel si atroce , e 
si lungamante meditato delitto , risposero : eh' egli erano agli 
stipendii del re d' Inghilterra : che loro debito era 1' assassi- 
nare Corrado : che per questo solo aveano ricevuto il bat- 
tesimo , e vestilo l'abito de' monachi Cristiani: a nuli' altro 
attendendo che a torre dal mondo quel nimico del loro no- 
me . Ora a questo racconto Gregorio Bar-ebreo soggiunge, che 
per le sottili ricerche che quindi si praticavano , fu conosciu- 
to coloro non essere mandati dal pio re degl' Inglesi , ma 
dall' infame Sinauo , che allor regnava quella setta : la qua- 
le non contenta dì combattere la Cristianità colla spada e nel 
campo, adoperava anche le armi della calunnia, e nascon- 
devasi perfino sotto gli abiti sacri per uccidere i campioni 
della nostra fede . E certamente si dovrebbe uscir fuori del 
senno per credere che l'invitto re Riccardo cuor di Jione , 
quello spavento de' Mussulmani , quel degno rivale del for- 
tissimo Saladino, s'inchinasse fino a comperare i tradimenti 
ed il ferro degli eterni nostri uimici . Rivale egli di Corra- 
do, forse poteva godei e nel saperlo morto: ma nudritoer.1 



Difesa di Marco Polo Sg» 

di spiriti troppo magnanimi ed alti perchè si facesse sicario: 
e fidasse a' Turchi la sua vendetta: e commettesse un peccato 
cosi vigliacco da farlo segno d' obbrobrio a tutti i presenti, 
e a tutti gli avvenire . Per le quali cose ci piacerà di con- 
chiudere , che i re d' Inghilterra furono più volte calunniati 
da costoro : siccome i re di Francia furono più volte da co- 
storo insidiati . 

Imperocché come si trova per le scritture di Guglielm» 
di Nangis , l'anno iz'ÒG. , il vecchio della Montagna inviò 
in Francia due de' suoi fedeli per uccidere il re San Luigi. 
Ma nel tempo stesso che que' sciaurati erano in via quell' 
iniquo senti mutarsi il cuore , e cangiarsi la rabbia in u» 
affetto nuovissimo di pietà ; per modo che suU' orme de' 
primi spedì due secondi ministri , che facessero accorto il 
re del pericolo che lo minacciava . Questi giunsero avanti 
a quelli : il che fu tenuto come prodigio del cielo : e il 
re ne fu salvo . Ond' egli , secondo la santità dell' animo 
suo , non solo perdonò quella rea intenzione , ma gli uni e 
gli altri donò di grandissimi doni : e mandò al Vecchio ri- 
chiedendolo d'amicizia e di pace. Perchè l'aver pace con. 
quella furia era pur ricercato da' più potenti .■ non valen- 
do la forza d' interi eserciti a difendere la vita di colui , 
ch'egli avesse fermato di tor via dai vivi . Il che si con>fer- 
rnava per mille fatti : ma sovra tutto per la conosciuta ce- 
cità di que' suoi pro.seliti , La quale acciocché meglio sì 
vegga, per lo infrascritto memorabile esempio sarà manifesta . 

Enrico Secondo Conte di Sciampagna avendo viaggia- 
lo insino a' regni dell'Armenia minore , passava accanto le 
terre degli Assassini . Laonde il loro principe , fatto cor- 
tese , gli mandò dicendo j che come più tosto potesse Io vi- 
sitasse . Il Conte tenne l'invito. E il vecchio gli mosse in- 
contro una gran turba di cortigiani : e l'accolse magnifica- 
mente con quella pompa che per lui potevasi la maggio- 



59* Letteratura 

re . Gonducendolo poscia pe' luoghi del suo dominio , ven- 
nero a' pie' d' un nobile castello , su cui levavasi una tor- 
re altissima , in cima alla quale era una grande schiera d' 
uomini vestiti a bianco : e stavano due per ogni merlo . 
Qui rivoltosi il re assassino all' ospite Enrico : Tu , gli dis- 
se , nel tuo legno non hai sudditi , che nelV obbedire si 
agguaglino a^ miei . Vedi . E cosi dicendo fa un cenno ; 
e a un colpo due di coloro dall' alto si gittano , stramaz- 
zano , sono morii . L'Ismaelita si gira tutto rìdente al Con- 
te , che era fatto muto per lo terrore : e segue dicendo : 
Se tu 7 vuoi con un altro cenno vedrai precipitare da 
quella cima tutta quella grande schiera che V incorona . 
Enrico non volle e pregò la vita di que' ciechi : Ma con- 
fessò ancora che nel suo regno non sapeva d'avere un sud- 
dito solo che fosse atto a mostrargli la sua obbedienza 
per quella via . Avendo poi goduta quella strana corte per 
alcuni airi giorni , si apparecchiò a ritornare in Sciampa- 
gna ', onde il Vecchio dopo averlo presentato in modo ve- 
ramente signorile , Vanne , gli disse , e se tu avrai alcuno 
inimico , fa tu ch'io il sappia , e tei farò da questi miei 
figliuoli svenare . 

Tutti i fogli di questo giornale sarebbero scarsi a scri- 
vere solo una decima parte delle fiere opere di questi po- 
poli . Solo diremo , che in esse fino all'anno iSgi. si cre- 
de che dimorassero . Quando venuto in Asia quel folgor 
di guerra, l'invittissimo Tamerlano , decretò che i Man- 
giatori d' oppio si mettessero a ferro e fuoco senza pietàj 
e così fu fatto ; ed ebbe fine quella infausta loro potenza . 

G. P. 



393 

SCIENZE 



Rapporto di osservazioni dirette a confermare i vantaggi 
della vaccinazione contro il vajuolo arabo : con alcune 
analoghe riflessioni sulV azione simultanea dei due vajuo- 
li arabo , e vaccino . 

Questo è il medesimo Rapporto che alcuni anni 
sono inserì il Sig. D. Tonelli negli Atti della Società 
Medico - Ghirugica di Parma , e del quale ora cor- 
retto 5 ed accresciuto ha voluto il eh. A. far dono al 
nostro Giornale . Noi volentieri lo accettiamo giudi- 
candolo opportunissimo a vincere la ripugnanza , che 
regna tuttora in alcuni capi di famiglia alla vacci- 
nazione de' loro figliuoli , ripugnanza fondata sulla 
falsa opinione che questo mezzo preservativo spesso 
riesca inutile . e talvolta anco pernizioso . 



S 



uole la pubbh'ca vanità riporre lo splendore, e il pregio delle 
cose nel]' anlicbilà delle loro origini. Ninna scienza parve 
nobile , e magnifica a molti , se i suoi principi non si 
credevano coevi al Fato, od al Caos: almeno eguali agi' is- 
tessi principi dell' esistenza di Adamo . Nel che questi Uo- 
mini somigliano pur molto a quei buoni Genealogisti , clit- 
non han per legittima alcuna nobiltà , la quale non sia an- 
te scecula , o non abbia avuta la sua nascenza col mondo , 
o non sia stata almen purgata nel fuoco di Troja , o nelle 
acque di qualche diluvio . Non dissimile si è stato il pare- 
re di alcuni Anti-vaccinisti , i quali , per infirmare la prnli 



394 Scienze 

ca salutare della vaccinazione , opponendo la sopravenienza del 
vajuolo arabo nei già vaccinati , declamano con dire , che i 
vantaggi di quella se fossero reali , e decisivi , sarebbero stati 
noti assni prima dì Jenner . Oh errore ? Ma non è forse noto 
di presente, che trascurandosi questa eccellente pratica, si 
vede con a niliante sorpresa pnsseggiar non di rado la pe- 
ste desolatrice del vajuolo arabo , e mietere a suo proprio 
bell'agio un maggior, o minor numero di vittime nelle più 
popolate contrade? Con umiliante sorpresa, dissi, giacché a 
di nostri , in cui corre il solo quarto lustro dopo la pubbli- 
cazione della scoperta Jenneriana , pur costa il quadro della 
mortalità assai diminuita, come, fra gli altri lo dimostrò 
Bateman (i); ed è noto altresì, che presso qualche Nazio- 
ne (2) già da tempo immemorabile si conoscono i benefici 
eiFeltt del vajuolo vaccino. Con umiliante sorpresa , ripeterò 
finalmente, gÌ!>cchè , quantunque a quest'epoca abbia la vac- 
cinazione resistito a tutte le possibili discussioni ed esami di 
Comitati, d' Istituii, di Accademie le più illustri j pur si 
odono addurre alcuni eventi o non bene osservati , e peggio 
interpetrati , o fallaci in apparenza e capaci di far cadere in 
errore i poco esperti , ma che poi analizzati collo scrutinio 
di uo imparziale raziocìnio , e purgati da qualunque dubbiez- 
za aggi ungono sem;j re nuove prove a vantaggio della pratica della 
vaccinazione modesimn . Di tal tempra sono senza dubbio gli 
esempi in alcuni Paesi di questa Provincia testé con entusia- 
mo prodotti della sopravvenienza del vajuolo arabo nei già vac- 



(i) Nella sua Mcrmria „ sui pro^r^s.ù, e io ^iato anucde della 
vacci nazione „ inserita nel na;n. LXXXIII. degli \ii!iali di Gand . 

(2) Pre5;o gP In liani del Perà. Ve. l l" Eìsai /JoUli-jua sur la nou- 
vcUc-Esiìu'^ni , di Humboldt . AacSie neU' Indostan alcuni dei Bra- 
mini sostengono non e;^cr nii>vo fra qucU' antichii5ina Nazione un 
tal ritrov^ato . Ved. nel Voi. VI. dil Giorn. Pisan > x^oj. l' Istoria 
di alcune interessanti vie inde delia vaccinazioni del Prof. Car- 
radori . 



Della Vaccinazione . SgS 

cinalì . A verificar questa mìa assertiva potrei ia difesa della 
vaccinazione dubitare delT eiH-acia del metodo nell' istituir- 
la (.■}) , o della mancanza di corso costituzionale nel vajuolo 
vaccino (4) • Detratti questi dubbj potrei far costare la ra- 
rità di somiglicvoll escnpi (5) essere in ragione diretta delia 
rarità di quei soggt'tti , che non godendo di uno stato d'in- 
sensibilità permnnente ai contagj abbiano uno stato d'insen- 
sibilità lemporaria alla contaglone delle malatie eruttive con- 
tagiose , od uno stato di un'attitudine straordinaria a con- 
trarre le infezioni di esse, come riflette l'Istituto Nazionale 
della vaccina di Londra (6). Potrei mostrare altresì , che questi 

(.^) MI' Autore della osservazione del vaiuo'o naturale sopraggiua- 
to al vaccino riferita alla pag. 222. del Voi. V. del Giorii. di Med. 
Prat. del Si , Consigliere Brera , cadde in pensiero di ripetere il 
fatto dal metodo di attenuare coir aoipia la materia vaccinica essiccata. 

(4) .' osservazione Sanzio lata oramai dalla sperienza di tatt' i graa 
Pratici della vaccinazione , che dessa senza operare mi certo uni- 
versale perturljamento proprio della sua azione specifica sul corpo 
non goda della facultà preservatrice del vajujlo arabo, come un 
esempio ce ne offre il Dottor IVlattliy in una sua lettera diretta al 
Sig Prof. BarzeilottI , ed inserita nel Voi. VII. del sullodato Gior- 
nale di Brera , dì una fanciulla Sanese, la quale contrasse il vajuolo 
arabo, percbè avea sofferto un corso legittimo si, ma locale so- 
lamente , e njQ costituzionale del vacciao . 

(5) Eseinpj di tal natura al dire del mio Amico, e cel. Prof. ]\Iat- 
they ( ved. la nota (1) pag. 12. della di lui traduzione della Etio- 
Icgia della rogna di Wichmann da esso arricchita di molte prati- 
che , fcd erti. lite annota/.ioni ) perdonsi nell' Oceano immenso di fat- 
ti contrari . Ouesti rari esempj jq virtù delle jjjà act;urate o-ssor- 
vazioiii di oculatissimi Pratici riduconsi ad uno fra mille vaccinati 
detratti gli p rr iri in proposito commessi, le negii^cnze, eil i falsi 
rap|)orti , come risulta dalle sperienze del Dot. vViliaiìjod ad uno fra 
tre mila , come vuolii dimostrato in ui Rapporto dell'Istituto Na- 
zionale (Iella vaccina di Londra ivi pul)blicato nel liiii. Chj anzi 
asserisce Brera nel IV. Volume del suo Giorn. pag. 5oi esser pro- 
vato dietro r osservazione di più miilioni di vaccinati , che la so- 
pravvenienza del vajuolo dopo un e-satta vaccinazione é cotanto ra- 
ra , che appena la può paragonarsi alla proporzione, i[i cui sta un 
individuo , che per due volte si trova soggetto al vajuolo arabo . 

(6) Nel suo Rapporto non ha guari enunciato ( not. anteoe l. ) 
Quasi analoga a quest' ultimo stato supposto dell' Istituto di Lon- 
dra si é r opinione emessa da Gardien ( V. Traile dcs Accoiidic- 
muns . Tome Quatrième pag. 4'^y ) <1* Demangeon ( V. Hiòliot/m ino 



SgG Scienze 

rari esempj non depongono contro la virtù preservativa della 
vaccina, e che la vaccinazione in tali casi riguardo alla im- 
muni là , che provoca nella macchina alla infezione va juol osa, 
va d'accordo colla immunità, che vi lasciano il vajuolo spon- 
taneo , e r inoculato (7). Potrei far rilevare , che il vajuolo 
naturale sopraggiunto nei già vaccinati compie rapidamente 
il suo corso sotto un mitissimo aspetto , e non riesce letale, 
quantunque abbia talvolta l'apparenza di essere gravissimo (8). 
Potrei .... Ma siccome tutti questi punti hanno di già 
sotto il travaglio di tanti Maestri dell'Aite esaurito tutte le 
prove possibili in vantaggio della vaccinazione ; perciò non è 
mio lo scopo di tesserne ora in favor di questo uno scritto 
apologetico , quale raggirar si dovrebbe necessariamente nella 

Medicale ec : Voi. XXIX. pag. 119. Paris i8io ) e dal testò men- 
zionato Prof. Mattliey ( nella cit. Annotazione alla Traduzione su- 
detta ) i quali son di parere, che presso alc'uii iadividui specifi- 
camente costituiti dalla natura un primo attacco del v-a|uolo uma- 
no non basta a distrn-gere tutta la suscettibilità a questa malattia 
eruttiva , e che perciò in tali soggetti si richiedereboe la ripetizio- 
ne dell' inoculazione vaccina altrettante volfe , quante sarebbero quel- 
le della reiterata comparsa del vajuolo naturale . In questi fktti adun- 
que , che posson riguardarsi come tante eccezioni alla regola , è 
giuoco-forza il convenire, che la vaccina preservi per la prima voi 
ta dell'arabo, lo che equivale al dire, che la vaccina preservi per 
sempre e senza eccezione; e che perciò non e il vaccino, che 
manca di effetto nel garantire, ma è la vaccinazione che manca di 
essere ripetuta per preservare . 

(■^) Quante volte Io si esso vajuolo comune non ha assalito due o 
tre volte lo stesso individuo ? Non è forse talvolta comparso il mc- 
desinìo anche dopo T inoculazione vajuolo-a ? Sono molte le osser- 
vazioni su tal proposito riferite dal Borsieri , e da altri degni Scrit- 
tori ; ed anche 1' istituto nazi«nale della vaccina di I-ondra nel 
suo Rapporto gi<à altra volta citato ( not. 5. y ne ricorda quattro 
esempj . 

(8) Ved. nel Giorn. Pisano Voi. Vili. pag. 90. il ragguaglio del 
Prof. Carradori del viaggio fatto intorno alla Terra per jìropagnre 
la vaccina : - il Rapporto del Comitato della Società Jenneriana di 
Londra nel i8o5 : - ro|)era di Rooerto VVillan puhiicata nel 180G 
il Rapporto altre volte nominato dell' Istituto Nazionale della vac- 
euia di Londra ; - e finalmente T aureo parallelo della utilità di- 
mostrata dalla pratica biella inoculazione vaccina su quella del va' 
juolo naturale dell' esimio Prof. Barzellotti . 



Della Vaccinazione . 397 

vipetizioue di già conosciuti argomenti. E bensi mio scopo di 
aumentare le storie dei vantaggi incalcolabili di questa pre- 
ziosa scoperta , facendo costare , che il vajuolo arabo non tor- 
nò a comparire dopo una vaccinazione compita j che la vacci- 
nazione , nel suo corso non terminato , con evidenza sempre 
costante mitigò il vajuolo arabo sì nella intensità, che nella 
durazione del suo corso ; che 1' umor vaccinico neutralizzò , 
e decompose la marcia del vajuolo arabo simultaneamente de- 
posta in una istessa incisione nel momento dell' innestoj che 
finalmente la vaccinazione istituita ancora nell' individuo me- 
desimo già assalito da febre prodroma dell'arabo esantema , e 
perfin sotto la di già incominciata eruzione di questo, miti- 
gò , ed infievoli la pertubatrìce virulenza del vajuolo arabo . 

Epidemico insorse nell' anno i8i5 il vajuolo arabo nel 
luogo di mia attuai residenza . Venti individui furono dal 
vajuolo comune assaliti, mentre contemporaneo era in essi il 
corso de 1 vaccino , ed in lutti si vide costantememe aver la 
di lui forma declinato di molto dal naturale suo stato, non 
essendosi mostrato cosi violento , né di così lunga durata nel 
percorrere le fasi dei suoi stadj . Un fatto di tal natura non 
è altresi totalmente nuovo . Se ne leggono alcune osservazio- 
ni prodotte da molti , e specialmente da Woodwille, da Ber- 
retta di Milano , da Luigi Colla di Parma , dal Prof. Carradori di 
Prato, dal Dottor Bruni di Firetize , e dal Medico Saluz- 
zese Tommaso Pensana . Ma , se mal non mi appongo , gli 
effetti sorprendenti da me osservati nella complicazione della 
eruzione vajuolo^a colla vaccinale mi hanno presentato qual- 
che vantaggio superiore alle osservazioni a me note dai sul- 
lodati Scrittori . Siami dunque permesso di esporre le partii 
colarltà di alcune fra queste mie osservazioni ; giacché , le al- 
tre essendo in sostanza simili , parmi inutile il descrfverle , e 
tedioso riuscirebbe il leggerle , o sentirle contare . Le divider 
rò in due classi , noverando nella prin^a quei soggetti , che 

G. A. To. IL a6 



398 Scienze 

subirono il vajuolo naturale allorché il vncclno era giunto a 
maturità ; e nella seconda quelli , nei quali comparve l'arabo 
pria che il vaccino giungesse alla sua maturazione. 

Tre sono gl'individui compresi nella prima Classe . Nel 
primo di questi ( num. 1. dell'annesso Prospetto) dopo es- 
sersi inoculalo il vajuolo vaccino nel dì 28. Giugno , per- 
correva esso regolarmente i suoi stadj , quando nel i. di Lu- 
glio ( nono giorno dopo 1' innesto vaccino ) si vide compari- 
re una mite felìbre , quale per i sintomi , da cui era corteg- 
giata , non escluso l'aspetto flemmonoso dell' areola , ed il co- 
lore argenteo dei bordi delle pustole , si credette appartenere 
a quell'apparato di fenomeni morbosi tutto proprio dell'azio- 
ne specifica, costituzionale dell'inoculato vajuolo . Si protrasse 
la febre ( alquanto pii!i orgogliosa ) fino al terzo giorno , sul 
declinar del quale fu dessa seguita da una discreta eruzione 
di pustole di vajuolo arabo , Quelle intanto del vaccino dopo 
aver presentato colla loro depressione centrale i bordi alquan- 
to rilevati e P areola di circa due pollici , incominciarono a 
manifestare un color giallastro nella superficie , e proseguiro- 
no regolarmenle le loro fasi dell'ultimo periodo di disseccazio- 
ne . Le pustole per altro del vajuolo arabo dopo aver per- 
corse le loro consuete fasi di eruzione , infiammazione , e sup- 
purazione , si disseccarono tutte ad un tratto nel di 9. Luglio , 
giorno 17. dopo l'innesto vaccino, e nono dopo la comparsa 
della febbre . Non mi sorprese la sollecita dissecazione delle pu- 
stole del vajuolo arabo, giacché abbiamo in Borsieri : In be- 
nigni ssimis vincuUs variolis singula stadia breviora esse 
consnevenint 5 nec plerumquc. unumquodque eoruni tres 
dies excedit , sic ut nono jam morbi die exarcscere pustU' 
Ice incipiant , et decidant , in facie potissimutn : ( Cap. IX. 
De variolis ec. §. CLXXIII. ) Mi sorprese bensi la pronta 
universa! disseccazione di tutte le pustole senza quella grada- 
zione lor propria di disseccarsi successivamente in ragione 



Della VACcmAziONE. 399 

dell' epoca della loro comparsa , : Hoc ipsutn ( exsiccationis 
stadi uin ^ .... ai faci em primiiin , aut qua parte prius 
variolce floruerant , sese manifestare incipit : ( Frank . Epi- 
tome ec. Lih. III. de exarttkeni . Variolce §. 33 1.) e sen- 
za lacerazione dell' epidermide in veruna delle pustole -vajuo- 
lose , come suole accadere specialmeiite negli arti . Che anzi 
turgide di marcia , divenute aspre nella superflcle , compar- 
vero ia un baleno giallognole , ed acquistarono immantiueute 
una consistenza gommosa . 

Accadde ugualmente lo slesso nell'altro individuo (num. 2. ), 
in cui i due vajuoli seguirono lo stessissimo corso del finqul 
descritto ( nel num. i. ) a riserva dì una varietà nei giorni 
essendosi l' innesto vaccino istituito nel di 24. Giugno . L'eru- 
zione , che fu discreta , dell' arabo seguì nel di 2. Luglio (no- 
no giorno dopo l' innesto vaccino ) circa le ore vespertine , 
mentre erasi nella mattina del giorno istesso tratta la materia 
dalle pustole vacciniche per inoculare altri bambini , quali 
furono tutti preservati dal vajuolo epidemico . La disseccazione 
poi delle pustole del vajuolo arabo mostross» nel 4-° giorno 
dopo la loro comparsa ( nel di 5. Luglio ) Dietro così solle- 
cita disseeazione delle pustole vajuolose potrebbe inferire talu» 
no , che desse non fossero che il ravaglione, o vajuolo spurio , 
conosciuto dai Francesi sotto il nome di variolette . Resta 
però pienamente esclusa siffatta idea dal riflettere , che que- 
ste pustole vajuolose fecero la eruzione successiva , e non .si- 
maltauea nelle diverse parti del corpo; che sì mostrarono 
rosse, renitenti , ed infiammale, e no(i già come altrettante 

("vescichette ripiene di linfa; e che finalmente si videro sup- 
purare: caratteri tutti che fan distinguere il vajuolo vero dallo 
spurio, come fra gli altri lo hi dimostrato Gardìen nel suo 
prospetto comparativo delle differenze , che passano fra gli 
ambidue menzionati vajuoli . 

Nel dì 23. Giugno si praticò l'innesto nel terzo individua . 

26 * 



4oo Scienze 

Percorreva esso regolamente i suoi stadj e nel di primo Lu- 
glio fu tratto da tali pustole il fluido per uso di altri sog- 
getti , quali furono tutti in seguito preservali dal vajuolo . 
Nei di 2. Luglio (^io.° giorno dal praticato innesto ) compar- 
ve una risentita febbre, e dopo poche ore si copri tutto il 
capo di esilissime pustole , quali nel di seguente gradamente 
si diffusero per tutto il corpo . Il carattere di queste pustole 
vajuolose era quello di coerente, ma ad onta di tali preludj 
di gravezza non offriva altri sintomi allarmanti . Nel di g. 
Luglio ( ottavo dalla eruzione [delle pustole ) erano queste 
giunte al loro grado di maturazione , quando tutto ad un trat- 
to si disseccarono , senza che la disseccazione seguisse regolar- 
mente a tenor dei luoghi della eruzione, cioè prima nella 
faccia , poi al petto , e quindi agli arti inferiori . Bensì si vi- 
dero tutte disseccarsi in un punto , ed, in maniera che nella 
loro base mostravano come un peduncolo, rassomigliando cia- 
cheduna pustola a quel porri , nei quali suol praticarsi la le- 
gatura ad oggetto di procurarne la caduta . A riserva di que- 
sto esile peduncolo conserva vansi le pustole del vajuolo arabo 
turgide , ed aventi quasi il volume istesso , giacché non es- 
sendosi l'epidermide lacerata , non era da esse uscita la marcia . 
D'altronde le testé dette pustole così turgide, e disseccate 
assunsero il colore, e la consistenza di una gomma simile in 
lutto, e per tutto ai caratteri che assume la pustola del va- 
juolo vaccino allorché si dissecca , e dopo -tre giorni si sepa- 
rarono senza lasciare nella cute il minimo segn» di cavità , ov- 
vero ombra di cicatrice . 

Il rìsultamento di queste osservazioni va pienamente d' ac- 
cordo con i principj della quarta legge generale dei miasmi 
stabilita ed illustrata dal cel. Prof. Rubini nella sua aurea 
Opera intitolata : Riflessioni sulle febbri chiamate gialle , e 
sui contagi in generale. Giacché non hanno simultaneamen- 
te coesistito nel periodo terzo della malattia le due modifica- 






Della Vaccinazione. 4oi 

iloni specifiche indotte dai due vajuoli vaccino , ed arabo j nou 
hanno cioè queste due forme morbose esistito contemporaneamen- 
te nei nominati individui nel terzo stadio di azione costituzio- 
nale. Ma bensì il vajuolo vaccino ha percorso il suo terzo pe- 
riodo allorquando 1' arabo trovavasi in quello di delitescenza , 
e di azione locale ; passò quindi 1' arabo al periodo costitu- 
zionale , da cui era già uscito il vaccino , e con ciò malgrado 
la coinci'lenxa di corso dei due vajuoli nei medesimi individui 
non ebbe luogo a riscontrarsi nel medesimo istante quella mo- 
dillcazione propria a prodursi da ciascheduno di essi nel cor- 
po vivente , per essere tal modificazione incompatibile nello 
stesso tempo in due maniere diverse sulla fibra del medesi- 
mo soggetto . Ma passiamo alla seconda classe . 

Diciassette sono gl'individui in essa compresi, come rile- 
vasi dall' annesso Prospetto, nei quali cioè comparve il vajuolo 
naturale pria che 11 vaccino giungesse al suo grado di matu- 
razione . In 14. di questi fu l'arabo più, o meno discreto: in 
tre fu coerente . In tutti la febbre precedette di tre giorni 
l'eruzione . Per evitare una pesante , ed inutile ripetizione, 
tralascio di presentare la storia di tutti i soggetti compresi 
in questa classa potendo dopo la descrizione precisa di qual- 
cheduno supplire agli altri il sunnominato Prospetto , dal qua- 
le appariranno agevolmente le minime differenze, ch'esister 
possono fra una storia, e l'altra. Il num. 1. è uno dei i4, 
che subirono l'eruzione discreta del vajuolo spontaneo . S'istituì 
in esso r innesto nel dì 24. Giugno . Era già nel di 27. sen- 
sibile il travaglio dell'affezione locale nei punti delle prati- 
cate incisioni mercè un principio di leggiera elevazione, quan- 
do mostrossi una mite iebbre . Essendo questa pirettica alte- 
razione universale una conseguenza della /lagosi cutanea ordì' 
ta nelV intimo tessuto delle fibre , e dei vasi della cute istes- 
sa per V impresione specifica de W applicato miasma ( giusta. 
il saggio parere del Ch. e celeberrimo Prof. Tommassini , 



4o2 Scienze 

nella noia 22. alle sue: Ricerche Patologiche sulla febre gial- 
la ^ , e ripetuta più o meno per associazione di movimenti 
in altri punti . . . i egli è perciò , che poca essendo 1' e- 
stensione , e poca per qualunque motivo la ripetizione delle 
parziali flogosi ordite nella cute, conae scorgesi nel vajuolo di- 
screto , mite esser dovea la febbre. Fu questa nel terzo di 
susseguita dalla comparsa successiva , e regolare di piccole 
macchie rosse alla fronte , quindi al petto , ed agli arti . Ele- 
vàronsi desse in forma di pustole nel di seguente , dopo di 
che aurnentaudosi in volume si videro renitenti , rosse , e 
corteggiate ancor da flogosi nella cute della base. Giunte col- 
le solite gradazioni di accrescimento al di 3. Luglio ( y." 
dall' invasione del male ) presentaronsi le pustole ripiene di 
marcia, dopo aver il volto acquistato un volunio maggiore 
dell' ordinario . (Questo sintomo della intumescenza della fac- 
cia relativo in ragione del numero delle pustole non mostrossì 
in tutti gli annoverati soggetti , giacché in molti di essi fu 
discre-tissima 1' eruzione vajuolosa , ) Seguita nelle consuete 
forme la suppurazione, quantunque assai piti sollecita , lun- 
gi dalla gradazione successiva di disseccamento in ragione 
dell' epoca della comparsa , ad un tratto ricuoprironsi tutte 
Je pustole vajuolose di croste nel di 7. Luglio ( i3.° giorno 
dalla invasione della febre ) , la caduta delle quali ebbe luo- 
go intieramente nel giorno seguente a riserva dì quelle, che 
si erano dalla bambina graffiate . Simultaneo si fu il corso 
del vajuolo vaccino , il quale proseguì a percorrere colla massi- 
ma regolarità i suoi stadj , ma con qualche lentezza , talmen- 
te che nel di 4- Luglio (giorno 12.° dal praticato innesto) (9) 
dopo aver le pustole vacciniche presentato un' areola rossa di 
circa due pollici , i' induramento del tessuto celluioso , la 

(9) Cioè tre giorni flopo la matur.ìzionc delle pustole vacciniche 
in altri individui già vaccinati contemporaueamcntc al soggetto in 
questione . 



Della Vaccinazione. 4<^3 

depressione nel centro j ed il colore argentino nei bordi, ne 
trassi la materia limpida di un bel color di perla, con cui 
inoculai una bambina di tre mesi (io). 

Né punto dissimile dall' esposto si fu il corso degli altri i3: 
individui di questa Classe seconda, come potrà rilevarsi dill'an- 
tìesso Prospetto, dei quiili nel passar sotto silenzio le istorie 
non posso trascurare la precìsa descrizione di quanto offrì 
di singolare il num. lij- Queito bambino di tre mesi , che 
avea già dormito nello stesso letto, ove giaceva una di lui 
sorella maggiore di un lustro, la quale fin dal 25. dell'ante- 
cedente mese di Luglio era stata assalita da un vajuolo con- 
fluente fu da me inoculalo colla materia vaccinica tratta dal 
num. 2. della seconda parte di questa Classe . Tre incisioni 
feci in esso coli' umore vaccinico, ed in un altra incisione 
deposi la marcia del vajuolo arabo presa dallo stesso indivi- 
duo testé citato ( num. 2, ) , e quindi subito appresso deposi 
nella medesima incisione la materia di una pustola vaccinica . 
Dopo quattro giorni da simil praticato innesto comparve alla 
prima vertebra dei lombi una congerie di pustole , clie ben 
presto riunironsi in una avente la figura di un triangolo iso- 
scele di circa un pollice di lunghezza nei due lati più lun- 
gbi , e di quattro linee nel lato più breve . Nel di seguente 
venne in iscena la febbre; nella sera alla distanza di due linee 
all'intorno si manifestarono altre undici pustole sferiche di 
vajuolo arabo fra loro neppur coerenti , e contemporaneamente . 
anche nella intiera periferia del corpo pochissime pustole al 
numero in circa di una trentina , le quali tutte prontamente 



(io) Nella quale feci tre incisioni colla materia vaccinica, e nel 
tempo istcsso una incisione colla marcia del vajuolo arabo tratta pa- 
rimente da una pustola dello stesso individuo ( num. 1 ) . Felicis- 
simo si fu r esito di questa nuova vaccinazione , giacche nella bam- 
bina inoculata fece il vaccino il suo consueto regolar corso , ma non 
comparve affatto il vajuolo arabo costituzionale , nò fuvri pustula- 
zione locale al luogo della puntura. 



4o4 Scienze 

sì disseccarono nel y,° giorno senza lacerarsi, ed efFondere 
marcia a riserva della maggiore alla prima vertebra dei lom- 
bi , dove formossi nna crosta , che cadde piìi tardi . Ai luoghi 
delle praticate incisioni comparvero regolarmente le pustole di 
vajuolo vaccino con i loro consueti caratteri , che per brevità 
non ripeto . Progi'edivano esse colle pustole del vajuolo arabo 
con questa particolarità, che mentre le pustole vajuolose sup- 
purarono in fretta , e seccarono rapidamente, le pustole della 
vaccina si mantennero alquanto stazionarie senza riempirsi per- 
fettamente di umore ; ma dopo quattro giorni divennero tur- 
gide riassumendo cosi il quasi sospeso loro stadio costituzio- 
nale . Marcalissima si fu nelle tre pùstole del legittimo in- 
nesto vaccino la depressione centrale , ed alquanto minore 
nella pustola formatasi al luogo , in cui fu simultaneamente 
deposto il pus del vajuolo arabo . NuUadimeno tentai con que- 
sta altre osservazioni , ed inoculai colla materia di essa pu- 
stola due bambini , nei quali mostrò la inoculazione otto pu- 
stole del più regolare vajuolo vaccino , con cui furono essi im- 
muni dalla infezione dell' arabo . 

( Sajà continuato ) 



Del Calendario Gregoriano , e dell' astronomia Bomana : 
Notizie Storiche del Sig. Ab. Giuseppe Calandrelli pro- 
fessore nelV Università Gregoriana , e direttore dell' Os' 
servatorio . 



A 



llorchè nel prossimo passato anno in diversi fogli roma- 
ni furono riportate molle notizie risguardanli la storia del 
Calendario Gregoriano , e della Astronomia romana , furono da 
me fatte alcune riflessioni , che giovevoli poteano essere agli 
eruditi . Queste a voi diriggo Signori Giornalisti , poiché es- 
sendo nell' impegno di rendere nel dotto vostro Giornale 



Del Calindar. Gregor. ec. 4o5 

Arcadico inteso il pubblico di quanto può interessare le scien- 
ze , le lettere , e le arti , ne facciate quel!' uso , che più op- 
portuno potrà sembrarvi : 

Si crede comunemente che Luigi Lilio sia stato il pri- 
mo , che ai numeri d' oro , i quali regolavano i noviluni , so- 
stituisse l'età della Luna , ossia 1' Epatta con particolare or- 
dine distribuita in tutt' i giorni dell'anno. Si vuole adun- 
que che Luigi Lilio Medico , ed Astronomo calabrese pre- 
sentasse a Gregorio XIII. il suo piano , il quale fa man- 
dato a tutti i Sovrani , ed ai Matematici i più celebri 
d^ Europa per esaminarlo . Questo fu universalmente ap- 
provato , ma fra quelle comuni lodi V autore finì di vi- 
vere . 

Il Ximenes nell' introduzione al Gnomone fiorentino (p.VL) 
rileva ; che fra Giovanni Tolosani dell' ordine de' Predica- 
tori in una sua opera cronologica , dedicata al Cardinale Ala- 
manni , distribuisce 1' Epatte nel modo stesso , che furono 
poi proposte dal Lilio a Gregorio XIIL L' opera del Tolo- 
sani era già cognita fin dal i535 , e fu poi stampata a Ve- 
nezia nel iS'jS , cioè sette anni prima della riforma . Nel 
medesimo anno iSyS furono pubblicate a Venezia le Opere 
di Maurolìco Abate messinese , tra le quali , nell' Opuscolo 
nominato Computus Ecclesiasticus , e precisamente alla p. 87, 
si parla dell' Epalta , e questa si prende nel senso medesi- 
mo del Calendario Gregoriano . Dopo tutto ciò sembra cosa 
molto stravagante , che il Lilio s' abbia a fare ancora au- 
tore delle Epalte del Calendario Gregoriano , e che Fra Egna- 
zio Danti , che pur era Domenicano , ed impiegato nella ri- 
forma dei Calendario , non manifestasse il libro del Tolosani . 

Gregorio poi XIII nel suo Breve , inserito nell' Ope- 
ra di Glavio , (i) cosi s'esprìme. Allatus est nobis liber 

(1) Calend. Greg. pag. if. 



4o6 Scienze 

a dilecto fiiio Antonio Lilio artium et medicince doctO' 
re , qiiem quondam Aloysius ejiis geimanus frater con- 
scripserat . Dunque non l'Autore Luigi Lilio Medico , ma 
bensì il suo fratello Medico , presentò il libro al Papa , quan- 
do già era morto Luigi Lilio , il quale per conseguenza non 
pot(^ godere le comuni lodi . 

Si dice ancora , che a motivo delta Congregazione , e 
correzione del Calendario , Gregorio XIII convocasse mol- 
ti letterati , fra i quali ebbe luogo Antonio Lilio fratel- 
lo del defunto Luigi . Molte adunanze essi fecero , e sem- 
pre appoggiate a delle osservazioni astronomiche . Conve- 
nendo perciò fissare un sito ove adunarsi , ed a proposi- 
to per le osservazioni , fece il gran Ponlcfce costruire 
espressamente nelV alto della Biblioteca questo sito , che 
si vuol chiamare Specola astronomica vaticana . Si aggiu- 
gne' ancora , che la sala ove Egnazio Danti tracciò una 
Meridiana fosse la sala del Calendario , la quale in quei 
tempi avesse Videa di una loggia aperta , dipinta dalli fra- 
telli Zuccari , e quindi ridotta a sala chiusa da fene- 
Sire in tempo di Urbano FUI. Sì deplora finalmente la 
perdita degli strumenti , che servirono per questa opera- 



zione 



Nel 1577 fu da Gregorio XIII nominato Monsig. Vin- 
cenzo Laureo alla presidenza della Congregazione per la ri- 
forma del Calendario (1) . La maggior parte poi , che Anto- 
nio Lilio ebbe nella Congregazione , altra non fu , che nel 
presentare al Papa il libro del fratello espose , che allorché 
il S. Padre lo avesse giudicato a proposito, domandava in 
compenso la privativa delle stampe, ed il monopolio delle 
medesime . Fu accordato al Lilio quanto desiderava , e da 
ciò ne derivarono tante inquietudini per parte della Polonia, 

(1) Anna, di Gresorlo XIII. To. I. pag. 3i2. 



Del Calendar. Gregor, ec. 4^7 

e della Francia , onde lo stesso Monsignor Laureo vivamen- 
te rappresentò al Papa di dare altro compenso al Lilio , e 
togliergli la privativa delle stampe, ed in ciò finalmente con- 
venne il Papa (i) . 

Fu questo sito sempre denominato per Torre de' Ven- 
ti , La denominazione dì Specola astronomica vaticana è 
molto recente , ed ebbe luogo quando il Cardinale Zelada 
fu nel 17S0 nominato Bibliotecario di S. Chiesa , e fu al 
medesimo dalla Santa Memoria di Pio VI. concesso un ap- 
partamento al Vaticano, che già era stato abitato da Bene- 
to XIiI , ed ove questo S. Pontefice venne a morte . Fu al- 
lora , che sopra la porta , la quale dalla Biblioteca condu- 
ce alla Torre de' Venti si scrisse Specula T^aticana . 

Era veramente il Cardinale nella determinazione dì for- 
mare in questo sito un Osservatorio astronomico , e nel 
tempo stesso impegnare il Papa a far condurre una grande 
meridiana nel tempio di S. Pietro . Un giorno infatti vol- 
le il Cardinale medesimo, che anche io unitamente salissi 
dalla Biblioteca alla cosi detta Torre de' Venti . Si osservò 
allora che alla porta di una di quelle camere esisteva anco- 
ra una grande bussola di legno , colle armi intagliate di 
Gregorio XIH , e simile a quelle , che ai nostri tempi sì 
osservavano nelle anticamere Papali del Vaticano , e del 
Quirinale. Da ciò si rilevò essere stato questo luogo fre- 
quentato da Gregorio XML Dissuasi quindi il Cardinale a 
formare in questo sito un Osservatorio , il quale dovendo 
servire alla pubblica instruzione , era troppo lontano dalla 
Cilth . Osservai inoltre che non sarebbe stato ben colloca- 
to questo Osservatorio ; poiché avendo di poco declinante 
dal mezzodì la grande cupola di S. Pietro , questa impediva 
una parte del cielo più interressante , In proposito poi del- 

(1) Tom. II, pag. 270. 



4o8 Scienze 

la grande cupola aggiunsi , che acciò la uieridiana in S. Pie- 
tro corrispondesse alla magni licenza del tempio sarebbe sta- 
to necessario di collocare il forame gnomonico nella lan- 
terna , onde neir altezza superasse il gnomone fiorentino . 
Ma a questo grandioso piano si opponeva la grande tribu- 
na sottoposta , e la non corrispondente estenzione della na- 
vata , la eguale si estende da mezzodì verso tramontana . 
Si fece finalmente riflettere al Cardinale , che essendo slata 
condotta la meridiana da Egnazio Danti , questa non dove- 
va avere avuto altro fine, che di far conoscere al Papa coi 
proprj occhi , che 1' Equinozio di primavera cadeva circa gli 
1 1 di Marzo ; cosa che a quei tempi veniva anche dimostra- 
ta dall' ombra degli orologi solari , la quale circa il di 1 1 . 
Marzo descriveva la linea equinoziale , segnata sopra i me- 
desimi . Allora dunque s' incominciò a dire , che questo 
luogo, servito fosse alla riforma del Calendario. Fu ciò 
Ilei 1784 indicato in una piccola iscrizione, che il Cardinale 
fece apporre al fine di una meridiana esistente ancora nella 
camera di cantone del suo appartamento , contigua alla sca- 
la del Museo . Preventivamente però nel 1^83 sulla mede* 
sima falsa voce 11 Ch. Morcelli , al quale il Cardinale si 
riportava nelle iscrizioni lapidarie ideò la seguente , inserita 
alla pagina 2^5. dell'eruditissimo suo libro (i). 

PIVS ."vi . FONT. MAX. 

EXORNATA . ATQVE . AVCTA . SPECVLATORIA - TVRRI 

IN . QVA . CLARISSIMORVM • MATEMATIGORViVI 

CONVEWTVS 

AD . KALEND VRI . GREGORIANI . ORDINATIONEM 

CELEBRATI. SVNT 

ADITVM . A . BIBLIOTHF.CA . IN . ADSCENSVIVl 

A P E R V 1 T 

VTI . E\. SEDES. ET. LOCVS 

IN . CARDINALIS . BIBLIOTREGARU . TVTELA . ESSET 

(1) Inscrìptiones. An. ij'60. 



Del Galeno ar. Gregor. ec. 4^9 

In questa lapide 1' exornala alque mieta si riferiscono 
a quanto il Cardinale avea intenzione di fare con il con- 
senso del Papa , benché poi non eseguito . Tanto ciò è ve- 
ro , che nel 1787 giunto in Roma il Toaklo Astronomo di 
Padova , e desiderando vedere la meridiana di Danti, io me- 
desimo lo condussi al Valicano . Unitamente al custode del 
Museo per molto tempo si cercò la camera della meridiana , 
e finalmente si trovò , che il custode medesimo 1' avea ri- 
dotta a sito opportuno per la caccia delle palombe . 

Bisogna però dire, che fin dal 1785 avea il Cardina- 
le dimesso il pensiero dell'Osservatorio Vaticano . Pùtrovan- 
dosi per tanto ncll' estate di quell' anno il Boscovich in Ro- 
ma , dimostrò al Cardinale medesimo il desiderio , che ave- 
va sempre avuto di vedere stabilito un Osservatorio in Col- 
legio Romano . Rammentava che Benedetto XIV. nel prin- 
cipio del suo Pontificato venendo in Collegio , espressamen- 
te ordÌHÒ al P. Borgondio Rettore allora, e gih suo mae- 
stro , che si formasse questo Osservatorio in Collegio . La 
morte peraltro improvisa del Borgondio ^ e la poca diligen- 
za del P. Procuratore , che dovea rimettere il denaro dalla 
Sicilia, fece lutto svanire. Aggiungeva ancora di aver po- 
steriormente ripresa questa idea , facendo formare i disegni di 
una grandiosa Specola astronomica da erigersi sopra la gran 
cappella della Madonna . Vistosissima era la spesa , e fondate 
speranze ne aveva nella munificenza della Corte di Portogal- 
lo , se le note turbolenze insorte non fossero . In questa 
circostanza però desiderando il Boscovich di terminare i suoi 
giorni in Collegio , esibiva di fare a suo conto acquisto de- 
gli strumenti necessari] , e si ristringeva a domandare la sola 
fabbrica . Unitamente ci occupammo in far fare i disegni 
che conservo ancora, del novello Osservatorio , il quale do- 
vea erigersi sopra la gran volta semisferica della tribuna del- 
la Chiesa di S. Ignayjo . No« fu possibile realizzare il prò- 



4io Scienze 

getto del Boscovicli . Fu dunque allora , die il Cardinale 
cogli avanzi della cassa delle scuole del Collegio , si deter- 
minò a far costruire nel 1787 il presente Osservatorio, ab- 
bandonando così del tutto r idea della specola vaticana (l) . 

(1) Può dirsi che il Collegio Fomano sia stato un Osservatorio 
astronomico cotitiiuiato da Clavio in poi . Le osservazioni di Cla- 
vio sopra la nuova stella di Cassiopea fatte nel 1672 è ben verisimi- 
le che fossero fatte nel Collegio vecchio, il quale era la casa , che 
la Marchesa della Toifa IVipote di Pnolo IV. donò alli P. Gesuiti, 
zd istanza di Pio IV. Era questa casa nella parte verso ponente , 
che occupa ora la Chiesa di S. Ignazio , e fu già propria , ed abi- 
tata da Paolo IV. essendo Cardinale . La ristrettezza di questa ca- 
sa, ed il caso fortuito, che una pioggia notturna hagnf^sse diversi 
scritti riguardanti il Calendario , che il Clavio dovea nella mattina 
presentare a Gregorio XIII , furono i motivi impellenti , onde questo 
gran Pontefice si determinasse a fare a sue proprie spese, e de' suoi 
Pvipoti il Cardinale di S. Sisto , ed il Cardinale V^astaviJlani la magni- 
fica presente fabbrica del ( .ollegio Romano . Pu in seguito il Collegio 
Eomano Osservatorio per lo Scheincro , il quale più volte sopra le 
macchie solari vi fece delle osservazioni, riportate nella sua Bosa 
Ursinu . Servì similmente , al Gottignies , specialmente all'occasione 
della Cometa del i664. all' Escjiinanli , al Borgondio, al Boscovich , ed 
air Asclepi . Ma questo Osservatorio del Collegio Romano altro poi 
non era , che un qualche luogo elevato dove V Astronorno jirov- 
veduto che fosse d' Istni menti esatti e necessari potea fare qual- 
che buona Qiservazione . Questo stesso può dirsi degli altri antichi 
Osservatorij, che si possono ricordare in Roma, come quello del 
Ponteo a S. Maria in Vallicella , quelli del Bianchini nella casa 
de' Lucchesi sotto Monte cavallo, ed al Palazzo della Canccllaria ; 
dei PP. Leseur e Jacquier alla Trinità de' Monti , del P. Audifredi 
•\lla Minerva , del Cardinal Zelada nel Palazzo di sua abitazione al 
Gesù , e li due del Duca di Sermoneta ne' suoi Palazzi a S. Ma- 
ria Maggiore , ed alle botteghe oscure . Tutti questi Osservatorij so- 
no stati , e pili non si rammentano . Lo stesso sarebbe accaduto 
all'Osservatorio erotto in Collegio Romano, che già abbandonato 
rimaneva al solo zelo de' viventi Astronomi , se le provide , e be- 
nefiche care del Regnante Sommo Pontefice non avessero a ciò 
provveduto . Perche poi la memoria di tutto fosse rimessa alla fu- 
tura età gli Astronomi presenti , prima deir ingresso all' Osservato- 
rio hanno fatto collocare in una nicchia un' Urania sedente coli' 
iscrizione nella base 

PIVS. VII. P. M. 

HANC 

MIHI. SEDEM. DEDIT 



Del Calendar. Gregor. ec, 4*» 

E beasi vero, che all'occasione della riforma del Calenda- 
rio furono fatte molte adunanze ; ma queste non mai alla 
Torre de' Venti , e molto meno appoggiate a delle osserva- 
zioni astronomiche . Il Clavio per preciso comando di Clemen- 
te Vili, ha minutamente descritto in un tomo in foglio di 
pagine 680 , quanto si operò in quella occasione . Neil' in- 
drizzo che fa alle lettore , cosi s' esprime , Atque Ulinam aut 
Liliiis adhuc viveret aut , certe ex rerum mathematicarum 
peritis , qui summi Pontificis auctoritote scppius in Tir- 
be conveninius , ut institatam Calendaiij emendationem 
oomniunicatis viribus , et consiliis perducerenius ad exitum , 

Nella prossima nicchia sotto il busto del S. Padre si legge 
PIO. VII. PONT. MAX. 

cvivs. mvnifj<:entia 

SEDI. HVIC. VRANIAE 

DECVS. AYCTVM 

STABILITAS. PARTA. EST 

ASTRONOMI. DECVRIALES 

GYMNASII. GREGORIANI 

A. M. DCCGXVIII 

Finalmente all' ingresso della nuora camera dello strumento de' pas- 
saggi si è collocata la seguente . 

PIO. VII. PONT, MAX. 

QVOD 

SPECVLAM. SIDERIBVS. OBSERVANDIS 

MVLTIPLICI. AVCTAM. INSTRVMENTO 

ET. ANNVO. CENSV. DITATAM 

CONCLAVI. HOCCE. ADIECTO 

AMPLIAVERIT 

ASTRONOMIS. AERA. CONSTITVERIT 

IIDEM. ASTRONOMI 

PRINCIPI. MVNIFICENTISSIMO 

AVCTORI. STVDIORVM. OPTIMORVM 

DEVOTI, GRATIQ. ANIMI. ERGO 

ANNO. MDGCCXVI 



4»2 Scienze 

auisquis alius hoc tempore superesset . Similmente nella let- 
tera diretta a Clemente Vili, posta in fronte dell' opera , 
Clavio espressamente dice , che tutti quelli i quali impie- 
gati furono nella riforma , per decennium in Urbe conventus 
habuerunt . Se da Gregorio XIII. fosse stato fabbricato il sito 
della Torre de' Venti per questi congressi , il Clavio non 
avrebbe colla generica espressione In Urbe indicato il Va- 
ticano e la sala del Calendario , nella quale unitamente al- 
li congressi si suppongono essere state fatte osservazioni astro- 
nomiche . 

Riporta il Clavio le sue osservazioni fatte in Roma in- 
sieme ad altri sopra la nuova stella di Cassiopea apparsa 
nel iSya , e del Cigno osservata nel 1600 , e delle fasi 
stesse di Venere (1) . Possibile dunque , che nel citato li- 
bro tra le osservazioni rammentate non se ne trovi né pur 
una , che coli' espressione communìcatis virìbus appartenga 
alli congressi tenuti in Roma per la riforma ? 

Le osservazioni che necessarie erano alla riforma , si ri- 
ducevano alla lunghezza dell' anno tropico ; al giorno in cui 
il Sole entrava in Ariete , o ne' Solstizi] j all' anticipazione , 
che i noviluni veri , o astronomici aveano sopra i numeri 
d'oro dell'antica tavola Dionisiana j e se si vuole all'obbli- 
quità dell' Eclittica . 

La lunghezza dell'anno non portò osservazione alcuna a 
fare . Clavio nel ( cap. V. pag, 8 1 ) dice esser stato nella ri- 
forma adottato 1' anno , secondo le tavole Alfonsine , co- 
struite nel 1260, e questo non perché uniforme fosse stalo 
ritrovato alle loro osservazioni j ma unicamente , perchè era 
il medio tra il massimo di Tolomeo , ed il minimo di Al- 
bategnio . 

(1) Clavii In Sphaer. lojin. de S^c. Bos, Edit. Mogun. Tom. 3. 
pag. 75. io4. »o5- 



IDEt Calendar. <jREGOR. ec. 4^3 

Rispetto all'ingresso del Sole in Ariete, Clavio senza ram- 
mentare osservazione alcuna nel ( cap. Ili pag. 7 3. ) sem- 
plicemente si riporta a quanto si conosceva nel tempo del- 
la riforma , in cui circa li 1 1 Marzo cadeva 1' Equinozio 
di primavera . 

Parlando dell' anticipazione de' noviluni alla ( pag. 4- 
e ii8 ) riporta quanto si sapeva , e sempliceraeute dice , che 

~ 1 . . -1 • ... 

in 012 - anni i noviluni veri anticipano prossimamente 

di un giorno il norilur^io , che s'ottiene colla disposizione de- 
gli aurei numeri nel ciclo dioianoveunale . Da ciò il Cl.vìo 
medesimo deduce , che dal Concilio Nicepo fino al tempo 
della riforma l' anticipazione giugneva a ^ giorni prossima- 
mente , e che perciò sotto il Pontificato di S. Pio V. ia 
tutti i Messali , e Breviarij gli aurei numeri erano stati por- 
tati innanzi di 4- giorni . 

Ma a b^n riflettere il Clavio non poteva riportare osser- 
vazioni fatte alla meridiana della Torre de' Venti , perchè que- 
ste erano già state fatte antecedentementa alla riforma , e 
col ritentarle alla Torre de' Venti si comprometteva la ri- 
putazione degli Astronomi impegnati nella riforma . 

Non si vuol rammentare 1' osservazione del Solstizio fat- 
ta da M. Paolo Toscanella nel 1467 alla gran meridiana fio- 
rentina dal medesimo condotta nella Chiesa cattedrale di 
S. Maria del fiore . Né pur anche quella del i5io fatta al- 
lo stesso Gnomone , dove si osserva ancora un marmo , il qua- 
le rappresenta 1' immagine solare nella posizione medesima ia 
cui essa cadde al mezzodì nel di 12. Giugno , come porta, 
l' iscrizione segnata sullo stesso marmo . 

Si vogliono qui dunque rammentare le osservazioni qua- 
si contemporanee alla riforma , e fatte dallo stesso Egnazio 
Danti , eh' ebbe distinto luogo nella congregazione della ri- 
forma medesima . Questa osssrvazioue è riportata iu una ìscti- 

G. A. To. IL aj 



4i4 Scienze 

zione posta uella facciata di S. Maria novella di Firenze , 
L' iscrizione porla 1' anno i5;2 , e si dice che diligenti ob- 
servatione perspecln tiopicorum distantia ^6." Sn'. 3g". 5o'". 
Era dunque l' obbliquith dell' Eclittica aS." 28', .jc/'. 2b"'. 
La seconda osservazione è descritta n^lla medesima {'jicoiata , 
ed il medesimo Danti osservò 1' Equinozio di primavera ridot- 
to all'anno 1575. 11. di Marzo io.""" 24-' biella mattina . Non 
occorre poi rammaricarsi perchè non si sono ritrovali alla 
Torre de' Venii gì' istrumenti usati per le osservazioni , che ivi 
si vogliono fatte. Nella facciata medesima di S. Maria novella 
s' osserva ancora un gran quadrante di marmo, col quale il 
Danti osservò la distanza de' tropici , e similmente s' osserva 
l'armilla equinoziale di bronzo, colla quale osservò l'ingresso 
del Sole in Ariete . Lo slesso Danti poi avendo fatto un buco 
gnomonico nell' occhio della facciala della medesima Gliiesa , 
osservò nello stesso anno iSjB l'Equinozio nel di ii Mar- 
zo 4°"^ e 12' dopo mezzo giorno (1). Finalmente Danti me- 
desimo Professore di Matematica nello studio di Bologna nel- 
lo stesso anno 167 5 condusse una linea meridiana nel tempio 
di S. Petronio , che s'osserva ancora poco distante dalla li- 
nea del Cassini , ed in questa sua linea gnomonica osservò 
il Solstizio d'inverno, e lo trovò cadere fra li 11 e 12 del 
mese di Dicembre (2} . Or dunque se la congregazione del- 
la riforma del Calendario fu posta come si è osservato , in 
piena attività nel 1577 ' ^^ '' Danti medesimo era uno de 
primi appartenenti alla medesima , diveniva del tutto inuti- 
le ripetere le osservazioni gih dal medesimo fatte , e neces- 
sarie per la riforma . Non dovevano poi , come si è detto , 
ripetersi al Gnomone della Torre de' Venti senza compromet- 
tere la stima del Danti medesimo . 11 Cassini nella citala ope- 
ra attesta , che in tanto il Danti , e a Firenze , e a Bologna 

(i) Zimenes. Gnom. Fior. 

(2) Cassini B/lerid. di S. Petronio. 



Del Calendar. Gregor. ec, /^i5 

avea condotte le meridiane di un Gnomone iien alto , acciò 
nel piano della meridiana id rendesse sensibile il moto del 
Sole da un giorno all' altro ^ cosa die non si ottiene con un 
Gnomone di poca altezza . Ma che mancavano forse in Ro- 
ma Chiese nelle quali si potesse avere un altezza grande del 
Gnomone? S. Pietro medesimo, benché allora non avesse la 
sorprendente altezza della cupola , pur aveva delle consi- 
derabilissime altezze . Come dunque di tutto ciò convinto il 
I)anli potea , senza cedere la sua stima , ritentare queste sue 
osservazioni coli' altezza di un Gnomone di pochi palmi alto 
come è quello della Torre de' Venti ? 

( Sarà continuato ) 



Osservazioni sulV injluenza dell' acqua nella formaiione de- 
gli acidi ossigenati , e sulle combinazioni dell' ossigeno con 
questo liquido, del Sig. Tlienard. (i) Estratto. 



A 



vendo noi riportato le osservazioni , e le sperienze del 
Sig. Thenard intorno le combinazioni dell' ossigeno con di- 
versi acidi (2) , crediamo opportuno di aggiungervene alcune al- 
tre sull'influenza dell'acqua in queste ossigenazioni , esuli' 
acqua ossigenata, le quali oltre che sono egualmente inte- 
ressanti delle prime , hanno ancora con esse il più stretto 
rapporto. 

Aveva 1' A. dimostrato nelle sue ricerche sugli acidi os- 
sigenati , che mettendo l'ossido di argento in contatto coli' 
acido idroclorico ossigenato , tutto 1' ossigeno di questo sì 
sviluppava nel momento stesso , e che al contrario restava 
interamente nel liquido, allorché invece dell'ossido di ar^- 

(1) Annal. de chim. , et phys. 

(2) V. To. 1. pa;;. 099 • 

»7 * 



4i6f Scienze 

gerito 5' impiegìiva quest* ossido unito agli acidi solforico , 
nitrico, fosforico, finoriro ec. I.a conseguenza , che sembra- 
va doversi dedurre da queste sperienze era, che l'ossigeno 
poteva unirsi all'acqua coli' intermezzo degli acidi , ma ch'es- 
so non si univa all'acqua sola , poiché se quest'ultima com- 
binazione fosse stala possibile , per qual ragione non avreb- 
be avuto luogo a misura , che 1' acido ìdroclorico ossigenato 
fosse stalo distrutto dall'ossido di argento ? Una tale coa- 
6ei;ueTiza però ^ senjbrata all' A. troppo precipitata, e per 
qui^sta ragione hi crt^fluto necessario d'istituire nuove ricer- 
che per assicurarsi, se realmente l'acqua pra o nò siiscettì- 
bile di combinarsi coli' ossigeno. 

Non avendo potuto ottenere 1' ossigenazione dell' acqua 
versando l'ossido di argento nell'acido ìdroclorico ossigena- 
to , mentre a] momei>tp 1' ossigeno si sviluppava con effer- 
vescenza , volle sperimentare l'acido solforico ossigenato, e 
l'acqua di borite. Aeisòa quest'effetto a poro a poco l'acqua 
di barite nell' acido solforico ossigenalo avendo cura di agi- 
lare continuamente il liquido , ed allorché giunse al punto 
di satiirazione rilevò, die l'effervescenza, la quale fin' al- 
lora non era stala sensibile , diveniva molto viva , e che il 
solfato di barile si precipitava in Cocchi. Separò al momen- 
to questo precipitato per mezzo del filtro , ed ottenne un 
liquido, che non conteneva né acido solforico, né barite, 
almeno non fondava precipitato né col nitrato di barite, né 
poll'acido solforico, ma che però racchiudeva moli' ossigeno. 
Con questo mezzo dunque giunse 1' A. ad ottenere 1' acqua 
ossigenala , nella quale riconobbe le seguenti proprietà. 

„ L' acqua ossigenata posta nel vuoto non abbandona 
l'ossigeno, che contiene j essa si concentra, e 6nisce coli' 
evaporarsi. Immersa in un miscuglio frigoriflco si agghiac- 
cia senza subire alcun' alterazione , mentre perde tutto il 
sqo ossigeno esposta ad uaa temperatura di 100". Messa in 



Dell'Acqua cogli Acidi ì 4*7 

contatto coir ossido di argento lo riduce al momento disos- 
sidandosi essa stessa , in modo da produrre una consideri bi- 
le effervescenza . L' argento allo stato metallìro la priva di 
ossigeno quasi egualmente bene dell'ossido: lo slesso acra- 
de coli' ossido di piombo color di pulce. L'acqua di barite, 
di strontiana , e di calce formano con essa un'infinità di 
pagliette simili a quelle , che si ottengono dal miscuglio di 
un acido ossigenato , e di queste soluzioni alcaline. 

Ma se l'acqua è suscettibile di ossigenarsi, riflette 1' A, , 
esistono realmente acidi ossigenati? L'acqua ossigenala ab- 
bandona pili facilmente il suo ossigeno qttando é pura che 
quando contiene un poco d' acido , come 1' acido fosforico , 
fluorico , solforico , idroclorico , arsenico , ossalico ec. Si 
prenda infatti l'acqua ossigenata, si riscaldi fino al punto 
di perdere molto del suo ossigeno, e vi si aggiunga a poco 
a poco uno di questi acidi , i quali potranno ancora essere 
prima riscaldati , e cesserà nel momento stesso lo sviluppo 
del gas. Gli acidi solforico, fosforico, ossalico, fluorico 
possono ancora riscaldarsi per più d' un ora senza perdere 
tutto l'ossigeno, che contengono (i) . Così la loro presenza 
nell'acqua ossigenata accresce l'affinità di questo liquido per 
1' ossigeno. 

Lo stesso ha luogo collo zuccaro , con molte altre so- 
stanze vegetali, e con diverse sostanze animali ; onde sem- 
bra verisimile all' A. che la maggior parte de' corpi abbia, 
un'azione tale sull'acqua ossigenata, che tenda o a riunire 
più intimamente l'ossigeno alla medesima, o a separarlo: 
tutti gli acidi sono nel primo casoj i metalli, i solfuri me- 
tallici , gli ossidi metallici , il carbone ec. sono nel secoa- 



(i) L'acido fluorico V abbandona un poco- più presto degli al- 
tri , quando la sperienz» si fa nel retro , perchè (^ue^to ne tsu» 
attaceatg. 



4i8 Scienze 

do. Qtiesti risultati fanno credere all' A. , che tali fenomeni 
dipendano dall'elettricità. 

Ma proseguendo Egli le sue ricerche è giunto a com- 
binare coir acqua una dose molto considerabile di ossigeno. 
Prese 1200. p. d'acqua, che contenevano solamente tre vol- 
te , e mezza il loro volume di ossigeno; le pose in un va- 
se di vetro sotto il recipiente della macchina pneumatica al 
di sopra d' una capsola quasi piena d' acido solforico ; esse 
prontamente si congelarono , e sì ridussero in pochi giorni 
a 3o. parti. L' acqua da quel momento invece di 3. volu- 
mi , e mezzo di ossigeno ne racchiudeva ^i. , ed è persua- 
so 1' A. , che se la quantità , su cui operava , gli avesse per- 
messo di spingere V evaporazione molto più oltre , avrebbe 
ottenuto un'acqua carica d'una dose molto pii'i grande dì 
ossìgeno. Quest' acqua Ossigenata , e concentrata fino al pun- 
to dì contenere quarantuna volta il suo volume dì ossìge- 
no gli ha presentato le seguenti proprietà. 

,, Essa è insipida , inodorosa , priva di colore , e senza 
alcun' azione sul tornesolej sì congela , e si svapora nel vuo- 
to senza decomporsi. Il calore dell' acqua bollente ne svilup- 
pa prontamente tutto l'ossigeno: lo stesso effetto viene pro- 
dotto dal carbone , dal perossido di manganese , dal perossi- 
do di cobalto , dal perossido dì piombo , dall' ossido di ar- 
gento , da quello di platino, e dal platino medesimo, dall' 
osmio, dall'argento, dall'oro, dal palladio, dal rodio, dall' 
iridio , quando questi metalli sono molto attenuati. Le effer- 
vescenze sono quasi sempre vivacissime, ed in alcune circo- 
stanze di già indicate l'ossido metallico sviluppando l'ossì- 
geno dall'acqua abbandona nello stesso tempo il suo: i me- 
talli d' altronde non sì ossidano mai . 

Ma quello the merita un' attenzione particolare è un 
fatto del tutto nuovo , che sorprese l'A. medesimo. Si è 
desso , che mettendo 1' acqua ossigenata in contallo coll'os- 



Dell'Acqua cogli AcroL 419 

sido eli argento , 1' ossigeno di ambedue si sviluppava pro- 
ducendo una viva effervescenza. „ Sembro , dice 1' A. , che 
., in cjuesto caso vi dovesse essere produzione di freddo se- 
,, condo ciò che insegna la teoria : Eppure ha luogo il con- 
5, trario. Il liquido si riscalda in una maniera sensibilissima : 
,, e se debbo giudicare dalla piccola quantità di liquido , 
„ sul onde ho operato, crederei, che il calore debba es- 
„ sere multo considerabile , e probabilmente eguale almeno 
,, a quello dell' acqua bollente con i liquidi molto ossige- 
,, nati II perossido di manganese , l'argento, il platino agen- 
,, do sull'acqua oesigenata , e sviluppandone l'ossigeno , che 
,, essa contiene , riscaldano egualmente il liquido. Sarà mol- 
,, to interessante il ricercare se in queste decomposizioni ab- 
,, bia luogo qualche fenomeno elettrico. 

,, La causa di questi singolari risultali è ancora per 
„ noi nascosta ( prosiegue 1' A. ) (i), solamente noi vedia- 
,, nio , ch'essa non risiede nell'affinità, almeno nel modo, 
„ in cui ordinariamente si concepisce ; ch'essa è probabil- 
,, mente fìsica, e che forse si riferisce all'elettricità. Mi sa- 
,, rebbe permesso di aggiungere , che qualunque sia questa 
„ causa , essa agisce in un gran numero di circostanze , e 
,, che non è irragionevole il pensare, che da essa dipenda- 
„ no i principali fenomeni, che ci offrono l' argento fulnii- 
,, nante , il cloruro di Azoto , o il liquore detonante di Du- 
,, long, il ioduro di Azoto, e molte altre sostanze delo- 
,, nauti ? 

L' A. ha voluto spingere le sue sperienze anche più ol- 
tre. Egli ha potuto ottenere un'acqua che conteneva 120, 
volte il suo volume di ossigeno , e questo è il maximum , 



(1) Per verità sarebbe possibile di spiegare fino ad un certo 
punto lo sviluppo (lei gas per mezzo del calore suscitato : ma don- 
de viene questo calore? La difficoltà anche in questo caso non sa- 
rebbe , che allontanata . 



4so Scienze 

a cui sia giùnto cohtinuando a sciogliervi il deulossido di 
bariuin per mezzo dell'acido idroclorico ec. Ma concentran- 
do quest'acqua sotto il recipiente della macchina pneumatica 
coir acido solforico è arrivato perfino a combinare con essa 
un-n quantità di ossigeno eguale a 4^0. e più volte il suo 
\olume. 

Quest' acqua così concentrata possiede molte proprietà 
rimarclievoli , di cui eccone le principali. 

,, Posta sulla pelle ne attacca ben presto 1' epidermi- 
de , la imbianchisce , e produce per qualche tempo delle 
forti punture. 

„ Ha un sapore , che sembra essere nello stesso tempo 
astringente, ed amaro, e che si avvicina a quello dell'eme- 
tico. 

,, Quando se ne tnette qualche goccia in un tubo , e 
vi si aggiunga in seguilo 1' ossido di argento , il tubo si ri- 
scalda al punto, che non si può più tenere in mano, e 
V effervescenza è una delle più violenti. 

„ Finalmente quando se ne metle un poco più in uu 
bicchiere, e vi si fa cadere in un istante l'ossido di argen- 
to recentemente precipitato, ed ancora umido, ne nasce una 
specie di esplosione. 

A compimento di questo articolo noi abbiamo creduto 
di qui aggiungere i nuovi risultali sopra la combinazione 
dell'ossìgeno coli' acqua comunicali dal Sig. Thenard all' 
Accademia Reale delle Scienze il di 29. Marzo decorso. 

Io sono ( è l' A. stesso che parla ) in fine giunto a sa- 
turare l'acqua di ossigeno. La quantità che si trova conte- 
nerne in questo stalo è 85o. volle il suo volume, o il dop- 
pio di quello che gli è proprio nello stalo naturale. Quest' 
acqua satura di ossigeno possiede proprietà affatto singolari ^ 
ed eccone le più rimarchevoli. 

La sua densità è = 1,455 , e perciò se si versi ia ub' 



Dell'Acqua cogli Acidi; 4^1 

acqua rion ossigenata , la sì vede discendere a traverso que- 
sto liquido come uno sciroppo , sebbene vi sia solubilissi- 
ma. Attacca l'epidermide all'istante, l'imbianca e vi pro- 
duce un senso di punture di una durata proporzionale allò 
strato del liquore applicato sulla pelle : Se questo strato 
fosse troppo alto , ovvéro si rinnovasse , la cute slessa ne 
sarebbe infine attaccata e distrutta. Applicata sulla lingua , 
la iihbianchisce egualmente , addensa la saliva , e produce 
sull'organo del gusto uila sensazione diRicile ad esprimersi, 
ma che ricorda quella del tartaro emetico . La sua azione 
sull'ossido di argento è violentissima. Diffatti ogni goccia di 
liquido che si faccia cadere sopra l'ossido di argento secco , 
producfe una vera esplosione coii sviluppo di calore , che 
nella oscurità si scopre accompagnalo da vivissima luce. Ol- 
tre l'ossido di argento , molli altri ossidi agiscono con vio- 
lenza sopra r acqua oissigenata , come il perossido di manga- 
nese , quello di cobalto, gli ossidi di piombo , di platino , 
di palladio , di oro , d' iridio ec. Molli metalli in istato di 
estrema divisione danno egualmente luogo allo stesso feno- 
meno , e ne citerò per esempio l'argento, il platino , l'oro, 
l'osonio, l'iridio , il rodio, ed il palladio. In tutti i casi 
precedenti è sempre 1' ossigeno combinato coll'acqua , che si 
sviluppa , e qualche volta ancora quello dell' ossido j ma in 
altri una parte dell' ossigeno si combina con lo stesso me- 
tallo , ciò che accade con l' arsenico , il moliddeno , il tuh- 
steno ed il selenio. Questi metalli si acidificano pek-fino corti 
isviluppo di luce. 

Ho avuto di nuovo l'occasione di riconoscere chiaramen- 
te che gli acidi rendono l'acqua ossigenata più stabile. L'oro 
estremamente diviso agisce con gran forza sopra 1' acqua os- 
sigenata pura , e pertanto è affatto senz'azione sopra quella 
che contiene un poco di acido solforico. 

Noi abbiamo creduto di dovere arricchire il aostro Gior- 



42a Scienze 

naie con la esposizione delle sperienze del eh. Tbenard so- 
pra gli acidi e 1' acqua ossigenata , e perchè ci sembrano il 
lavoro il più nuovo ed il più interessante fatto nella scien- 
za da un" anno a questa parte , e perchè tendono diretta- 
mente a rischiarare la gran questione , se 1' affinità chimica 
dipenda in tutto o in parte dallo stato elettrico de' corpi , 
come le memorabili sperienze del cel. Davy hanno già fatto 
sospettare. 



Esame comparativo di alcune ipotesi relative alla elettri- 
cità atmosferica : di Saverio Barlocci Professore di Fi- 
sica Sperimentale nella Università della Sapienza. 

A fenomeni che ci presenta la nostra atmosfera , e le con- 
tinue vicende a cui soggiace in forza degli agenti che su di 
essa esercitano la lor poderosa influenza , han risvegliato in 
tutt' i tempi l'ammirazione dei fisici , e richiamato la loro 
attenzione ad esplorarne le cause. Ma rimasero queste per 
lungo tempo celate al filosofo , ed i principi delle antiche 
scuole ritardarono singolarmente i progressi di questo ramo 
importantissimo delle fisiche scienze, finché non giunse quell' 
epoca fortunata , in cui col soccorso dei nuovi lumi , e del- 
le recenti scoperte , si diradarono in parte le folte tenebre 
in cui tutt' i fenomeni meteorologici giacevano involli. Ma , 
ad onta di tultociò, del dubbio e della oscurità vi rimane 
tuttora , e variano le ipotesi , e i pensamenti dei fisici sui 
principali fatti che la meteorologia ci presenta. 

Le nuove teorie sulla evaporazione, che sono il risul- 
tato dei lunghi lavori , e delle più profonde indagini su que- 
sto oggetto, intraprese dagli illustri Fisici De Lue , Saussu- 
re, Gay-Lussac , e Dalton , bau certamente spianata la via 
alla spiegazione di tutte le meteore dipendenti dai diversi 



Elettricità' Atmosferica. 4^3 

stati, e dalle diverse forme, che l'acqua prende nell'atmo- 
sfera ; e cosi ancora le nuove scoperte , ed i progressi fatti 
nella teoria dell' Elettricismo , han resa facile la cognizione 
di molti fatti , che al potere si riferiscono di quest' agente 
così abbondantemente diffuso nei tre regni della natura. Ma 
quantunque però convinti siamo della sua esistenza nell'at- 
mosfera , quantunque sia in nostro potere di sottrarlo alle 
nuvole burascose per riconoscerlo sotto gli stessi caratteri , 
e sotto le stesse apparenze di quella elettricità , che artifi- 
cialmente ci procuriamo coi noti mezzi ; e benché infine si 
possa col soccorso di sensibilissimi istromenti anche a ciel 
sereno rilevarne la esistenza , e valutare i diversi gradi del- 
la sua intensità ', pur nondimeno incerti ancora restiamo sul- 
la sua origine , e sulle cause che concorrono al suo svi- 
luppo , ed alla sua produzione nell'atmosfera : Varie , e di- 
scordi ci si presentano su quest' oggetto le opinioni dei Fi- 
sici . 

Si riguardò un tempo l'elettricità atmosferica generata 
dall'attrito reciproco dei vapori, e dell'aria, o dal riscalda- 
mento delle nubi , o dalla riunione subitanea degli elementi 
di questo agente diffusi , e sparsi per le regioni dell'atmos- 
fera , cbe si combinano insieme al momento in cui il ba- 
leno ed il tuono ne annunziano la formazione. Ma bandite 
queste ipotesi vaghe , si convenne donila maggior parte dei 
fisici di riguardare il nostro globo come il gran serbatojo , 
e la fonte dell' elettricismo considerato qual fluido sottilissi- 
mo , imponderabile, ed incoercibile, i-apidissimo nella velo- 
cità del suo corso , e nella sua propagazione , cui servendo 
i vapori di veicolo , si diffonde per loro mezzo nelle diver- 
se regioni dell' aria. Dopo le ingegnose ricerche del P. Bec- 
caria su questo oggetto , fu riserbata all'illustre Volta ita- 
liano la gloria di segnalarsi in questo ramo importante della 
Fisica Sperimentale, Pose egli fuor dì dubbio con luminose 



4^4 s 6 1 E ft ? É 

esperienze , clie i vapori sollevandosi dai corpi terrestri , n« 
tolgono la elettricità , la quale diviene in essi latente come 
il calorìro , e per ciii egualmente che per il calorico si ac- 
cresce nella massa vaporosa la Capaci ik di contenerla rac» 
cliiiisa. Cosi nascosta l'elettricità risiede nel Vapor traspn^en- 
te , ed elastico, finché per l'addensamento di esso o iit va- 
pori Acssicolari , o in gocciole nella formazione delle neb- 
bie , delle nuvole , e della pioggia , o in piccoli ammassi so- 
lidi nella produzione della neve, e della grandine, non sia 
obbligata a «pn*i,ionarsì , e a manifestar la sua azione , di- 
minuendosi per ijUi'sti cambiamenti di stato nel vapore acquo- 
so la capacità di contenerla. Con questi principi riuscì feli- 
cemente il lod. Autore a render ragione dei diversi feno- 
meni che r aerea elettricità ci presenta. 

Con eguale successo il chiarissimo Professor Venttiroii 
applicò in:^egnosameute questa stessa dottrina alla spiegazio- 
tie di quei cambiamenti diurni , e di quelle vicende a ctil 
Va soggetta tanto nei di Sereni che nei burascosi la elettri- 
cità atmosferica (i) . Essa infatti per mezzo degli Elettro- 
inetri apparisce positiva a ciel sereno , e qiiasi sempre ne- 
gativa si mostra quando il Cielo è coperto da nuvole oscu- 
re , e burascose : Nei di sereni cresce nella sua intensità dal 
bascer del Sole fino al meriggio , e diviene quindi sempre 
piià languida verso il declinare del giorno. E' un Quadro 
Elettrico Franklìniano quello , che secondo i divisamenti 
del dotto Autore dà origine all'alternativa di queste vicen- 
de : 1' alto strato di nuvole costituisce la superiore armatu- 
ra , il suolo 1' inferiore , e 1' aria secca interposta lo strato 
coibente. E' facile comprendare , che se negativa sarà l'elet- 
tricità del superiore strato , come accader deve quando i va- 
pori sono attenuati , e disciolti pel Cielo sereno , dovrà con- 

(i) Opuscoli Scientifici di Bologna i8i8. Fascicolo XI. 



Elettricità* Atmosferica. 4^5 

traria, cioè positiva, mostrarsi l'elettricità del basso stratq 
atmosferico al suolo adjacente: Che se i vapori verranno ad 
addensarsi in nubi nella superiore regione, diverrà manife- 
sta, e sensibile l'elettricità loro latente, e questa positiva 
elettricità produrrà per le leggi stabilite l'elettricismo ne- 
gativo nella più bassa regione. Agi' indizj pertanto che i no- 
stri Elettrometri comunicanti col basso suolo ci sommini- 
strano , noi dovrem sempre riferire dei stati elettrici contra- 
ri nella regione delle alte nuvole sovrastanti. Cosi se la elet- 
tricità positiva di ciel sereno aumenta nella sua forza verso 
il meriggio, ciò accade perchè nella regione superiore i va- 
pori attenuati , e disciolti , sono elettrici negativamente , e 
questa negativa elettricità dev'essere tanto più forte nelle 
ore più calde in cui essi sono tanto più attenuati , e di- 
fliciolti ; come deve al contrario divenire più debole verso il 
tramontare del Sole, e corrispondentemente decrescere la po- 
«itiva elettricità del basso strato. E similmente facile da que- 
sti principi discende la ragione per cui così irrequieta , e 
variabile ci si mostra la elettricità delle nubi temporalesche, 
che qui al basso negativa apparisce r cresce gradatamente nelP 
addensamento del vapor sovrastante , massima diviene al ca- 
der della pioggia , e al diradarsi della nube , scema , si £a 
nulla , e quindi ricomparisce positiva. Questo ingegnoso con- 
cetto , non è dissimile da quello , benché diretto ad altro 
scopo, con cui il prelodato Professor Volta volle render ra- 
gione della formazione delU grandine , e del suo ingrossa- 
mento , supponendo appunto fra due strati di nuvole riv«^ 
«titi da elettricità contrarie i primi embrioni di neve saltel- 
lanti , e respinti a vicenda da uno strato all'altro, imitanti 
la danza elettrica , che si scorge nei corpiocioli interposti fr^ 
due lamine metalliche diversamente elettrizzate. Ma chi con- 
tradisse la teoria del Volta (i), e trovò difficoltà nell' am- 

Angelo Bellan,. Giornale di fisica. Paria iBiy. Quinto Bimestre. 



4a6 Scienze 

mettere , che due strati di nuvole dotati di elettricità con- 
trarie possano mantenersi divisi e sta/.ionarj nell'aria senza 
venire al contatto, porrebbe forse in dubbio, che lo strato 
di nuvole costituente la superiore armatura di questo gran 
Quadro Frankliniano possa rimanere immobile al suo por- 
to , senza congiungersi al basso strato per vicendevole attra- 
zione. Io però non veggo ripugnante ai principi di sana Fi- 
sica , che un equilibrio di forze trattenga questi strati di 
nuvole divisi da intervalli più o meno graiull nelle rispetti- 
ve loro posizioni richieste alla produzione degli enunciali 
fenomeni , e per un tempo proporzionalo alla loro durata, 
finché uno squilibrio , o una variazione di forze , o il con- 
corso di altre cause non obblighi questi strati vaporosi a 
variare nei rapporti di posizione , e di luogo. Noi rilevia- 
mo infatti attentamente osservando gli elettrometri atmosfe- 
rici rivolti verso la stessa nube temporalesca , che non sem- 
pre della stessa intensità sono gì' indizj Elettroscopici , ora 
mostrandosi piìi o meno forti , ora arrestandosi per qualche 
intervallo di tempo, per quindi ricomparir nuovamente , il 
che probabilmente deriva dal variar frequente nei rapporti 
di distanza fra questi strati di nuvole ondeggiami , ed il 
suolo. Qual' è poi 1' altra ipotesi , che possa a questa sosti- 
tuirsi più acconcia a rendere una ragione plausibile , e più 
soddisfacente degli esposti fenomeni ? 

Non si potrebbero certamente abbracciare in preferen- 
za delle enunciate teorie i principi , che un' illustre chimi- 
co Francese (i) per tanti altri titoli benemerito della scien- 
za volle adottare per spiegare 1' orìgine , ed i fenomeni del- 
la elettricità atmosferica. Crede esso contro il sentimento del 
Volta non solo , ma anche dei chiarissimi suoi antecessori 
Lavoisier « Laplace , che il cangiamento di stato nei corpi 

(i) Annales de Chiinie Juia 18 iS. Pag. i58. - Sur la forma- 
tion des nuages orageux - par M.. Gay-Lussac. 



Elettricità' Atmosferica. 427 

niente influisca allo sviluppo della eleltricith . Cosi quan- 
tunque si sperimenti secondo Vilke , che lo zolfo liquefat- 
to, e versato dentro un bicchiere di cristallo , manifesta nel 
raffreddamento la elettricità resinosa ; pur nondimeno lo 
stesso fenomeno non si osserva nel raffreddamento dei me- 
talli , e che perciò non può dedursi da questo fatto , e da 
qualche altro analogo un principio generale. Come non pro- 
duce elettricità la congelazione dei corpi , cosi, Egli pro- 
siegue , non può essere originata dalla loro liquefiizione , 
né dalla vaporizzazione , né il ritorno dei vapori in stato 
liquido puoi' essere considerato come sorgente di elettricità , 
dovendosi attribuire quella elettricità , che in questi casi si 
manifesta a quella che può nascere o dal semplice attrito , 
o dal contatto. Con questi principi par che convenga a ri- 
guardare l' elettricità abituale dell' aria come originata da 
un processo Galvanico, o di contatto. L'elettricismo inoltre 
secondo i suoi divisamenti é semplicemente disseminato per 
1' atmosfera , e non aderente alle mollecole aquose dell'aria : 
In una nuvola burascosa esiste la stessa quantità di fluido 
elettrico , che poteva esistere nello stesso spazio di aria se- 
rena ; ma al momento che il vapore aquoso si trasforma 
in vapor vescicolare , e genera le nuvole , 1" elettricità si 
distribuisce tutt' all' intorno di queste sferette vuote , che 
costituiscono detti vapori vescicolari , e si sperimenta in que- 
sto caso una tensione elettrica. Se questi però si ravvici- 
nano di pili , e si aumenta considerevolmente la densità del> 
la nuvola , l' elettricità allora di queste sferette , o vapori 
vescicolari , corre a distribuirsi alla superficie della nuvola 
addensata , e la pressione dell" aria esterna ne impedisce il 
dissipamento. 

La elettricità del vapore costituente le nebbie, e le nu- 
vole distinto da Saussure sotto la denominazione di vapor 
vescicolare, fu prima di ogni altro dallo stesso fisico con- 



4a8 Scienze 

teinplata , altribueiido appunto la forma/Jone di queste sfe- 
rette vuote all'elettrico fluido, die ne riempie P interno, 
p le inviluppa a guisa di piccola atmosfera. Ne dedusse egli 
nna verisimil prova dalla loro somma mobilità , dalla dilTi- 
collà di addursi al contatto, dal rotolare di esse sull'acqua 
$enza mescolaivisi j ed in fine dai rovesci dì pioggia , che 
sieguono ordinariamente le esplosioni eleltriche delle nuvo- 
le , nelle quali il vapore per l' abbandono della elettricità 
perde questa forma passando allo slato di vapor concreto , 
e si discioglie la nube (i) • Ma è appunto questa quella elet- 
tricità , che latente nel vapor sottile, è divenuta sensibile 
nella condensazione del medesimo , per cui positiva ce la 
mostrano gli Elettroscopi : E se la elettricità si supponesse 
diffusa e libera nei spazj aerei , non aderente alle molecole 
aquose , e mai ritenuta da alcun vincolo che la nasconda j 
se inoltre , secondo i pensamenti dell' Autore , 1' atmosfera 
fosse in uno stato permanente di elettricità vitrea , mentre 
la terra è in uno stato abituale di elettricità resinosa , sem* 
pre della stessa indole ci si mostrerebbe la elettricità atmos- 
ferica , né si saprebbe a qual causa attribuire il variar fre- 
quente nella specie di elettricità , la cessazione dei segni elet- 
trici , e la loro riapparizione connessa intimamente , come 
la costante esperienza ci dimostra coi diversi slati che l'acqua 
prende nell'atmosfera. 

Che il cangiamento di stato nei corpi sia la causa del- 
lo sviluppo della elettricità ( ciò che nega l'Autor della 
nuova teoria ) sembra ora chiaramente provato dall'esito co- 
stante di tanti esperimenti dal nostro Volta non solo ma da 
tanti allri illustri fisici istituiti, che prescelsero la meteoro- 
logia per oggetto delle loro meditazioni , e delle loro ricer- 
che. Indìzj infatti di elettricità ci si mostrano Dell'evapora^ 

(i) Saussure - Essais sur 1' Kygromctrie ijSS. cap. II. |. 2i». 



Elettricità' Atmosferica. 4^9 

zloae dei liquidi , nelle chimiche effervesceuze , e negativa 
sempre si scorge la elettricità di quei corpi d'onde le so- 
stanze volatilizzate si staccano , se debitamente isolati , si 
facciano essi comunicare cogli Elettrometri. Positiva al contra- 
rio la elettricità si appalesa nella ossidazione dei metalli , e 
specialmente del rame, e del ferro, come può sperimen- 
tarsi versando dell' acqua sopra lastre roventi , ed isolate ; e 
da un cambiamento di stato dee ripetersi lo sviluppo di 
tale elettricità, dalla fissazione cioè di uno dei principi co- 
stitutivi dell' acqua solidificato nel metallo , che passa allo 
stato di ossido. Se poi nel raffreddamento dei metalli fusi 
in vasi di cristallo il detto Autore non vide indizj di elet- 
tricità sensibile, come sì osserva nello zolfo, ed in molte 
altre sostanze, conviene anche riflettere, che» la elettricità 
eccitata nei corpi coibenti , come è lo zolfo , il vetro ec. , 
rimane ad essi in cerio modo aderente, per cui con diffi- 
coltà la cedono , né la perdono che nei luoghi ove si toc- 
cano ; al contrario i corpi deferenti poco atti a conservare 
la elettricità che acquistano per la facilità con cui la tras- 
mettono , tutta la cedono al piìi piccolo contatto al corpi 
ambienti , o all' aria umida che li circonda. La non riusci- 
ta dunque delle riferite sperienze derivante forse da queste 
cause non può distruggere un principio generalmente rice- 
vuto,» e confermato, che il cambiamento di stato renda sen- 
sibile la elettricità , senza ricorrere o all' attrito , o al con- 
tatto , misere, ed insufficienti risorse per spiegare d'onde 
provengano quei torrenti di elettricità , che in forza dell' 
evaporazione , e della volatilizzazione dei corpi si versano 
dal basso suolo nel seno dell'atmosfera. Quanto è dunqije 
più semplice, e più conforme a ciò, che l'esperienza c'in- 
segna di rassomigliare la elettricità al calorico , che ora si 
asconde , ora si manifesta con gradi di maggiore , o di mi- 
nore energia , mostrandosi tutte le fasi , e cambiam.eatj doli' 

G. A. To. 2 28 



43o Scienze 

elettricismo atmosferico del tutto analoghi a quelli del ca- 
lorico nel \apore aquoso. Ed in maggior coniLinia di ciò 
gioverà l'Aggiungere, che se nella compressione subitanea di 
un volume di ana rislietto , si oltien sviluppo di c;doiico, 
e di lucej si ha ancora svolgiujeuto di eleliricità. Ho io ve- 
riticato coir esperienza questo fatto fissando verticalmente, 
stabiiiiieaie un cilindro di cristallo dt-niro cui scorreva esat- 
laujnite uno slaniuli'o : Facendo comunicare coli' aria inter- 
na un lilo uieiaiiico lermiuaule ia vane punte, che traver- 
sava li iondu del ciiindi'o , meuue i altra estremità del det- 
to tilo cuiiiuuic ava con un' LletLrumetro a paglie, gì' indizj 
di cicltrlcua j^oaiuva lurou sensibili per la divergenza di 
alcuni gradi ned atto che con un Iurte colpo di mazza si 
depiiiueva lo stùuiullo , e si icaeru anche più lurti col soc- 
corso dei Lonutusaiori. Quella causa aduui^ue che nella com- 
pressioae dell'aria, e del vapore separa e sprigiona il ca- 
lorico e ia luce j è la slessa che svolge , e rende sensibile 
in tal circostanza la elettricità che vi giaceva vincolata, e 
nascosta. 

L'illustre Fisico de Lue (i) riconobbe anch'esso la 
grande iuliutnza del vapore aquoso sui fenomeni elettrici 
dell atmosfera , e speciaiuiente sili progressi diurni della elet- 
triciià , asserendo esser quiSti uniformi a quelli della eva- 
porazione : Ma volle portar più oltre ancora le sue indagi- 
ni ad esplorare V indole , e la natura di questo agente ^ e 
considerando quell'aumento che nella elettricità si scorge dal 
nascer del Sole fino alla metà del suo corso sull'orizzonte, 
dedusse da ciò che la luce concorra alla sua formazione , e 
che incontrando i raggi solari nell'atmosfera delle sostanze 
con cui si combinano , diano così origine a quella elettri- 
cità , che allora si manifesta, e si accresce in proporzione 

iJO BiLliot. Brltan. Octobre 1811. 



Elettricità' Atmosferica. 4^1 

che aumenta 1' intensità della luce del giorno . Ora in pro- 
posito della influenza solare sulla elettricità al mosfeiioa , non 
deve qui tacersi l' ingegnosa idea , che il mio Collega , Sig. 
Professor Morichini concepì circa alla sua origine . Neil' esa- 
minare esso le ammirabili proprietà della luce sulle traccie 
segnate dal celebre Herschel , Bitter, Eckman , e WoUastcn, 
volle riguardare quest' astro ancora come la fonte peren- 
ne del magnetismo , e della elettricità ; e dopo aver speri- 
mentata la forza magnetizante nel lembo estremo del rag- 
gio violetto, diresse i tentativi ad esplorare, se ì diversi 
raggi dello Spettro colorato manifestassero qualche indizio di 
elettricità . Io mi associai unitamente al Professor Carpi ai 
suoi lavori ; e dagli esperimenti da noi istituiti neJl' an- 
no scorso, si ottennero degl" indizj di elettricità positiva nei 
raggi violetti , mentre elettricità positiva ci mostrarono i 
raggi rossi , e niun' indizio di elettri<ità sensibile i raggi di me- 
dia refrangibilità . La luce introdotta in una camera oscura 
per un foro rotondo , veniva riflessa da uno specchio di 
cristallo piano , ed orizzontale contro uno specchio conca- 
vo di un palmo , e mezzo di fuoco , tinti ambedue nel loro 
rovescio del colore di quei raggi, su cui volevamo istituire 
le nostre ricerche , e per mezzo di elettroscopj sensibilissimi 
esposti al fuoco dello specchio concavo si esplorava la na- 
tura , e 1' indole della elettricità. Le interessanti sperienze 
di Ritter istituite cogli apparati Galvanici sulle diverse sen- 
sazioni che si eccitano nei nostri organi sottoposti all'azio- 
ne della elettricità , sembrano confermare gli enunciati fat- 
ti. Egli ci attesta , che allorché si fa giungere all' occhio k 
elettricità positiva , gli oggetti compariscono più grandi , più 
brillanti , e di un colore rossastro j e quando 1' occhio è elet- 
trizzato negativamente, li vede più piccoli, meno distinti, 
e di un colore bìeu. Ma la delicatezza di queste ricerche, 
e le circostanze diverse, che potrebbero influire a renderne 

a8 * 



43a Scienze 

dubbiosi i risultali, invitano a nuove, e più scrupolose os- 
servazioni prima di pronunziare un giudizio sopra un ffitto 
così importante nella teoria degli elettrici fenomeni. 

Iq ogni modo però, qualunque sia la sorgente della 
elettricità , o derivi essa dalla terra , o si tramandi dal So- 
le , sarà sempre vero , che il vapore aquos© le serve di vei- 
colo , e che è il mezzo efficacissimo alla sua diffusione, al- 
lo sviluppo dei suoi fenomeni , ed alla sua libera circolazio- 
ne. La colonna di densi vapori che si solleva con impeto 
dalle viscere di un vulcano ardente , è sempre accompagna- 
ta da lampi , e traversata da fulmini , che or sembrano de- 
rivare dalle alte regioni dell' aria , or sorgere dal focolare 
stesso del vulcano in azione. La grandine dovnfa alla con- 
gelazione dei vapori ascendenti per un freddo originato dal- 
la evaporazione esterna delle nubi , secondo 1' opinione del 
Volta , o più verisimilmente da una subitanea espansione , 
è sempre accompagnata da fenomeni elettrici : il lampo ed 
il tuono precedono ordinariamente la sua caduta , e nel nio- 
znento della sua formazione sensibilissimi sono agli Elettro- 
metri gì' indi zj di elettricità. In fine nella formazione dei 
Bolidi , nella produzione delle Trombe , ed in tutta la bella 
serie dei fatti che la meteorologia elettrica ci presenta , noi 
troveremo argomenti onde convincersi sempre più della ve-^ 
rilà degli adottati principi, e dell'esposta e sostenuta teoria, 



435 



Conti ì nazione della Memoria del Sig. Conte Paoli 
sul Moto Intestino de solidi. Ved. To. i." pag. 1 13. 
di questo Giornale . 

lA.vendo il eh. A. nella prima Parte della Memoria 
risposto alle obbjezioiii fattegli dal Compii, della Bi- 
Lliot. Ilal. ,ed avendo determinata l' influenza delle ca- 
gioni esterne ed interne sul moto delle particelle de' 
solidi , si propone in questa Seconda di raccogliere 
altri fatti per comprovare vie meglio l'assunto , e 
Vuol giovarsi di due opere a lui sconosciute j)er lo 
innanzi , quali sono la Dissertatio de intestinis moti- 
hus particularuin solidorwn quiescentium etc. Ro- 
berti Bofle , e r altra del Signore Cantieri Sulla jor 
inazione , e struttura del calcedonio , e delle altre 
pietre ad esso affini. Pi'emesse alcune cose di poco 
rilievo viene subito al primo fatto tolto dalla Disser- 
tazione di Boyle consistente nella decomposizione del- 
le piriti di ferro esposte all'aria, e quantunque Egli 
conceda che la vitriolizzazione debba attribuirsi all' 
ossigene dell' aria , pure osservando che le particelle 
salificate al centro della pirite si portano in efflore- 
scenza alla superficie , tiene per manifesta una spe- 
zie di circolazione in esse. Il secondo fiitto si raggi- 
ra sopra alcune macchie osservate dal Boyle in una 
turchina le quali con moto irregolare , e lentissimo 
progredivano dall' una parte all' altra del fossde , e 
del progresso delle quali si assicurò il lod. Fisico 
col farne disegnare la posizione in epoche diverse . 
Il terzo riguarda alcuni diamanti tratti dalla minie- 
ra di Gane , de' quali assicura Gallo che nelle recen- 
ti loro fratture presentano una spezie di untuosità 
che poi si dilegua colla lunga esposizione all'aria ; 
fenomeno molto analogo a quanto 1' A. avea detto 
nella Lettera al Molina delle selci , de' smeraldi , e 
delle acque marine , che indurano all' aria . Il quar- 



434 Scienze 

to finalmente concerne il vetro artifiziale , del quale 
si nota il fendersi spontaneamente , il perdere la tra- 
sparenza per r azione dell' aria , quando abbondi di 
principj alcalini , e il crescere di volume nel raffred- 
damento , siccome fa V acqua nell agghiacciarsi , nel 
quale aumenlo di volume vuoisi scorgere una ten- 
denza alla cristallizzazione , anche dopo il passaggio 
allo stato di solidità . 

Dall' opera di Boyle passa 1' A. a quella del Gautie- 
ri , ma pria di valersi de' fatti in essa annoverati già 

S revede un obbjezione per parte de' Vulcanisti , e de' 
ettunisti , i quali accorderanno di buon grado che 
i contenuti nelle rocce siensi formati a spese della 
roccia stessa , e in virtù dell' attrazione , ma sostei'- 
ranno che ciò sia accaduto quando la roccia era an- 
cora nello stato di mollezza o per 1' azione del fuo- 
co , o par quella dell' acqua . Egli nulla meno pro- 
mette di trascegliere qae' fatti , che sono i meno es- 
posti a coLesta obbiezione, none ómmettendo quegli 
altri eziandio , i quali sebbene ad essa soggetti , pu- 
re rendono in qualche modo probabile il movimen- 
to intestino de' solidi . Tali sono le palle di porfi- 
do nel porfido , le quali al dire del Gautieri sono 
frequenti nella cava di S. Stefano a Scheniaitz nell' 
Ungheria ; le palle di basalbe , nel basalte di cui par- 
la il Reuss ; le palle di ferro nel ferro lucente pres- 
so Altembarg in Sassonia ec. ec. A questi contenu- 
ti vuol aggiungere 1' A. alcuni altri che riscontran- 
si nelle lave, i quali per essere fusibili di natura, 
o decomponibili njn possono aver resistito all'azio- 
ne del fuoco , e deggiono in conseguenza essersi ri- 
generati nel raffreddamento della lava per attrazione 
delle loro particelle. Vuole aggiungere ancora le sfe- 
re di spato calcario , le (juali secondo l' osservazio- 
ne di Saussure compongono gran parte della monta- 
gna des Oiseaux in Provenza vicino ad llyéres , e 
deduce essersi formate coteste sfere a spese della ma- 
teria circostante per sola forza di attrazione , giù- 



MoviM. Intest. de' Solidi . 4^5 

sta r opinione di Patrin , dall' essere la materia cir- 
costaiile cavernosa , e meno densa delle sfere , sì che 
mostra aver soinininistrato una porzione di se stessa 
alla loro composizione . Vuole aggiungere non meno 
quella sfera giagantcsca , che Pa.'assau nel suo Sui^gio 
sulla mi-ieralogia de Pirenei lia figuralo alla Sommità 
della montagna vicino a Pragneres , unitamente a tut- 
te le altre cristallizzazioni , che sono descritte nella 
montaona medesima . Crede finalmente che a que- 
sta serie di fatti appartenga il gi-anito formatosi nel- 
la spaccatura di una i^occi \ calcaria compatta , di cui 
fa menzione il Gautieri sulla testimonianza del Sou- 
lavie ; i filoni di granito entro il granito stesso de- 
scritti dallo Charpentier ; i rognoni di schisto rac- 
chiusi nella massa del granito al Capo di Buona Spe- 
ranza delineati da Abel ec. ec. E qui lia termine 
il novero de' fatti sottoposti alla suddetta obbiezio- 
ne de' Vulcanisti , e Nettunlsti , da quali nuUaman- 
co deduce 1' A. la conclusione generale , che nel no- 
stro pianeta abbia luogo una incessante cicolazione 
una continua distruzione , e riproduzione , il cangia- 
mento di una roccia nell'altra, eh' è quanto dire 
un movimento delle particelle della materia , 

Superiori poi all' obbiezione sono i contenuti che 
si trovano ne' terreni di alluvione , ne' quali in qua- 
lunque sistema non può ammettersi uno stato di fu- 
sione , come forse si potrebbe fare in riguardo alle 
rocce di meno recente formazione . Ma appunto in 
questi terreni , vale a dire negli strati di creta , e di 
marna spesso si trovano de' ciottoli di selce piromaco 
i quali o si vogliano provenienti dalla marna stessa 
modificata, o in altro qualsiasi modo generali, sem- 
pre dimostrano che le particelle selciose han dovuto 
muoversi onde riunirsi , e comporre i ciottoli , poiché 
strano saria il supporli preesistenti, e depositati in- 
sieme colla materia che li contiene . Ne' medesimi ter- 
reni terziari si riscontrano talvolta le agate , e i cal- 
cedoni j e stanno appunto nel gres cristallino soprap- 



436 Scienze 

posto al granito quelle masse rotondate , o rogno- 
ni di quarzo, che si osservalo nella montagna della 
Tavola al Capo di Buona Speranza . In una argilla fer- 
ruginosa sta il ferro pisiforme , di cui parla il Gau- 
tieri ; ed esso riguardar si debbe come una seci'e- 
zione dal restante della massa , la quale ha ritenu- 
to in se una porzione del metallo in conformità 
delle leggi di attrazione molecolare determinate dal 
Berthollet. Nello stesso modo conviene riguardar le 
etiti , quantunque la genesi di questo minerale si 
reputi comunemente oscurissima , conviene cioè sup- 
porre che i loro principi siensi riuniti , e separati 
dal rimanente della massa sia per effetto di cristal- 
lizzazione , sia per ritiramento , senza che su que- 
sto fenomeno abbiano potuto avere influenza le ester- 
ne cagioni. La decomposizione molto innoltrata , e 
le cristallizzazioni rigenerate , che Flurl ha vedu- 
to nelle antiche scorie di ferro concorrono a dimo- 
strare la medesima forza , che agisce continuamente 
tra le particelle de' solidi , e fa cangiar loro posi- 
zione . Chiude qui 1' A. 1' opera del Gautieri , del- 
la quale si è giovato sinora , e nel chiuderla pro- 
testa di non essere intieramente d' accordo con lui , 
il quale dopo aver detto che onde spiegare il ra- 
dunamento della sostanza calcedonica non è ne- 
cessario il supporre V intera massa .... ifi istU' 
io di mollezza , giacché /' attrazione sa rompere i 
ceppi della roccia contenente ; in appresso mostra 
credere che uno stato di fluidità , o mollezza si ri- 
chiegga , affinché la sostanza calcedonica possa ob- 
bedire all' impulso dell'attrazione , e portarsi a for- 
mare i contenuti ; e a tal fine adduce varj eseinpj 
di minerali , che trovansi molli all' uscire del suo- 
lo. L' A. sostiene per lo contrario che 1' eflicacia 
dell' attrazione stia appunto nel vincere la difilicolt^ 
del mezzo , ove si radunano i contenuti , la qual 
difficoltà svanirebbe , ([uando il mezzo fosse o mol- 
le , o fluido : e s' Egli ancora ha addotto escmpj di 



MoviM. Intest. de' Solidi 4^7 

minerali molli all' uscire del suolo , dichiara averli 
addotti unicamente per far conoscere che ne mùie- 
rali solidi hav^ù una continua circolazione , e che 
quindi tutti gli esseri della natura sono animati 
da un incessante movimento intestino. 

Eccoci pertanto a que' fatti che V A. ha ricer- 
cati altx'ove , e che giudica non meno degli ante- 
cedenti superiori a qualunque opposizione , che pos- 
sano fare gli Avversar] . Il primo si è la decompo- 
sizione de' graniti , sulla quale Egli nella Lettera al 
Molina ( pag. 18. ) avea forse precipitato il suo giu- 
dizio ascrivendola a cagioni esterne, come all'in- 
fluenza dell' aria , dell'acqua , del sole ec. Ora chia- 
mando a nuovo e più maturo esame la cosa si av- 
vede della insuflficienza di esse cagioni , e della ne- 
cessità di ricorrei'e ad una forza interna , vale a di- 
re al giuoco di affinità , o a quella specie di vita , 
eh' Egli ammette ne' minerali esistenti nel luogo na- 
tio ; la qual foiza interna provata una volta neces- 
saria per ispiegare 1' alterazione del granito , ne vie- 
ne per legittima conseguenza l' intestino movimento 
delle particelle di esso. Le ragioni dirette a questo 
scopo pare a noi che possano ridursi alle seguenti : 
j . Se dall' aria , o altra potenza esterna nascesse la 
decomposizione del granito , dovrebbono assai più 
della roccia alterarsi que' massi che formano parte 
degli edifizj ; ma questi sebbene circondati dall'aria 
rimangono inalterati per il lasso di secoli sfidando 
le ingiurie del tempo : 2. Il kaolino generato sen- 
za dubbio dal granito decomposto , e segnatamente 
da fel tspa li scorre co' suoi strati ne' più profondi, 
e interni seni della roccia , dove non ha accesso 
r aria , o altro agente , e dove non può aver luo- 
go che un lento e cupo lavoro di affinità : 3. Da- 
to per un momento che le cagioni esterne fossero 
cotanto possenti da agire fin dentro la roccia , al- 
terata si dovrebbe osservare la superficie di tutte 
le roccie granitiche , e cangiati in argilla i fcldispar 



438 Scienze 

ti, lo che in fallo non si verifica. Queste medesime 
ragioni sono poi applicate alla decomposizione del 
porlìdo a base di petroselce , e al di lui passaggio 
in argilla osservato da Petriu nella montagna di Zilh- 
na neir alta Ungheria ; non che al diallagio bruno , 
che il De Buch ha trovato nello stato di decom- 
posizione non lungi dall' istmo di Koningsvog nella 
Fiumarca : ivi il diallagio decomposto unitosi per in- 
testino movimento al feltspato, esso pure alteralo, co- 
stituisce una massa di tal durezza, che a stento si 
fende sotto il martello . 

Siccome la formazione de' ciòttoli di selce piro- 
maco àvea prestato all' A. argomento al suo assun- 
to , così il loro sfacimento gli otfre egualmente una 
prova validissima. Englefield esplorando la struttu- 
ra fìsica dell" Isola Wight ha adocchiato negli strati 
di creta molti ciottoli selciosi , alcuni ridotti in 
frammenti , allrì in polvere , senza però aver per- 
duta la loro forma originaria. Si studia cotesto Na- 
turalista di spiegare il fenomeno immaginando che 
gli strati di creta fossero da prima orizzontali , e 
che poscia per un qualche cataclismo abbiano pre- 
sa r attuale inclinazione , eh' è di circa 67 gradi ; 
che in questo mutamento di posizione abbiano gli 
strati strisciato gli uni sugli altri rompendo , e in- 
ducendo in polvere i ciottoli contenuti , tanto più 
che la presenza di questi facilitava il loro movi- 
mento. Si oppone il nostro A. a questa ipotesi con- 
siderando che in una convulsione tanto violenta , 
quanto è quella capace di mutare la posizione de- 
gli strati , avrebbero dovuto i ciottoli non solo rom- 
persi, e disfarsi in polve, ma perdere del tutto la 
loro primitiva forma : considerando inoltre , chò lo 
sfacimento de' ciottoli avrebbe dovuto essere presso 
a poco eguale in tutta l' estensione degli strati , 
mentre a detta di Englefìeld egli è pi 11 profondo in 
vicinanza delle fenditure de' strati medesimi. Ua\ vi- 
sa pertanto nel fenomeno le tracce di quella for- 



MoviM. Intesi, de' Soìidi 4^9 

za sempre attiva che ora forma , ora scompone t 
corpi , ed è la principale cagione del movimento 
delle loro particelle ; eh' è quanto dire crede che 
que' ciottoli abbiano sidjìto una vera decomposizio- 
ne , e questa sia maggiore in vicinanza delle fen- 
diture degli strati , appunto perchè colà la massa 
della collina era più disposta al disfacimento. 

Il lod. Englefield continuando la sua descrizione 
parla di una cava di creta , ove le selci sono dis- 
sposte in banchi regolarissitni , e quasi orizzontali , 
ed ove si osservano qua e là delle fenditure riem- 
piute dalla materia selciosa , come se , al dire di quel 
Naturalista , accadute le fenditure mentre la mate- 
ria silicea non era ancor consolidata , siasi questa 
sottratta dalla pressione laterale collo sboccare per 
entro ad esse . Il nostro A. non acconsente a que- 
sta spiegazione del fatto , e opina che le particel- 
le silicee quasi circolando fra i banchi della ci età 
siensi riunite in ciottoli , ed una parte di esse pe- 
netrando sino ai fianchi delle fenditure siasi ivi ver- 
sala riempiendole a modo di miniera metallica che 
riempie la cassa del filone , Sopita due esempj egli 
appoggia la sua opinione. E' tratto il primo dalle 
fenditure de' tronclii arborei, ne' quali sovente tio- 
vasi versata materia gommosa o resinosa non per 
la pressione del legno spaccato, ma in forza della 
circolazione , ossia per trasudamento. E' tolto 1' al- 
tro dal gres di Fontainebleau , il quale nella super- 
ficie rimasa a nudo per il distacco della massa of- 
fre dopo alcuni mesi una incrostazione silicea , e 
questa vuoisi generata da un fluido che circola per 
entro il gres, e che viene a trapelare sino alla su- 
perficie ; sia p^i questo fluido di natura quarzoso, 
oppure vesta i caratteri del quarzo sotto 1' azione 
dell' aria , giusta il parere di Patrin. E qui di nuo- 
vis-^4r--prende a conqìarazione il trapelar che fanno 
da' tronchi arborei alcuni materiali gommosi , resi- 
nosi , balsamici , e si rileva che come il trasudar di 



44^ Scienze 

questi moslra la loro origine , e circolazione nella 
pianta , rosi altrettanto indica 1' incrostazione di si- 
lice nelle rotture del gres . 

Dopo questi fatti decisivi per 1' A. , egli passa ad 
annoverarne alcuni altri , i quali servono a rinfor- 
zare vieppiù r argomento . Così il passaggio delle 
stalattiti dalla struttura fibrosa a quella irregolar- 
mente spatica , e poi alla spatica perfetta non è se- 
condo lui r etfetto di una semplice soprapposizione 
di parti , ma la risultanza di un movimento , o di 
una tendenza ad acconciarsi in quel dato modo . 
Cosi non è tampoco l'opera di una semplice soprap- 
posizione la compattezza che vanno acquistando le 
incrostazioni silicee della fonte di Geyser in Islan- 
da , le quali da porose e friabili divengono fibro- 
se , e quindi si fanno compatte , ed uniformi . Così 
il tronco d' albero osservato da G. Makenzie pres- 
so il villaggio di Pennicuick , il quale senza essere 
sepolto nel suolo , e ritto sulle radici nel luogo istes- 
so , ove, a quanto sembra, egli crebbe, trovossi 
cangiato in gres nell' interno , ed in carbon fossile 
nella corteccia , sai^ebbe di molto conforto alla teo- 
l'ia dell' A. , se altri fatti simili si conoscessero nella 
storia naturale , i quali sgombrassero ogni dubbiez- 
za sulla verità di esso. Così in fine lo innalzamen- 
to del suolo , che giusta l' opinione di De Bue con- 
tinuamente accade nella Svezia , e nella Norvegia , 
gravissimo argomento somministrerebbe contro co- 
loro , i quali nel seno delle montagne veggono una 
perpetua inerzia , ed allora soltanto concedono alla 
materia il moto , quand' essa è organizzata ; ma co- 
testa opinione del lod. Naturalista , die pur ha in 
suo favore l'universale credenza di f[ue' Popoli , e 
le osservazioni di Celsius, e Linneo , i quali per as- 
sicurarsi della elevazione del suolo hanno in diver- 
se epoche segnato delle linee ne' scogli sopraslanù 
al mare , cotesta opinione , soggiunge 1' A. , dovreb- 
be essere avvalorata pria da fatti consimili, ed esclu- 



MoviM. Intest. de' Solidi 44' 

dere pria il sospetto dell' abbassamento delle acque 
del luare , perchè potesse ascendei e al grado di fisi- 
ca verità , e sostenere la teoria dell interno movimen- 
to de' solidi . 

Da tutti questi fatti , ed altri che avrebbe potu- 
to facilmente aggiugnere , trae 1 A. la conclusione 
generale che le pai ti de solidi ponno , come quel- 
le de' liquidi , concepire un movimento intestino , e 
che tra i solidi maggiore è il movimento ne' mi- 
nerali , appunto perchè in essi sono pia energiche 
le jorze della natura , e quel principio di distru- 
zione e di riproduzione , onde fra tutti gli esseri 
accade una perenne circolazione : alla qual con- 
clusione egli si dichiaia nuovamente pronto a rinun- 
ziare , quando con plausibili ragioni dimostrato gli 
venga il contrario . Intanto in una Nota immedia- 
tamente apposta ci fa sapere che nel Journ. de Phar- 
macie ( Sept. 1818. ) si annunzia una Memoria del 
Sig. Muthuon, nella quale si stabiliscono alcuni prin- 
cipi quasi del tutto consentanei a quelli da lui pro- 
posti nella Lettera al Molina del d\ i5. Maggio 18*7, 
ed ora più ampiamente sviluppati. Gode egli in ve- 
dere cotesti uniformità di pensare in un rispettabile 
Fisico Fi'ancese, né dubita appropriarsi il giudizio 
pronunziato dal Sig. Gadet , ove si ^ileva la impor- 
tanza della scoperta , e il modo eh' essa presta on- 
de assegnare la spiegazione di moltissimi fatti geo- 
logici sinora incomprensibili. Il disputare poi sull'an- 
teriorità dello scoprimento non lo stima convenevo- 
le a persone che si occupano pel solo amore delle 
scienze e del vero ; tanto più che se il Boyle , e il 
Cantieri non avessero prevenuto amendue , sarebbe 
di egual onore 1' aver Mutliuon il primo alla Fran- 
cia , e lui all' Italia proposta un' opinione ben lonta- 
na dalla mente de' Filosofi. 

Memori della promessa fatta nell' antecedente Ar 
ticolo di esporre in fine della seconda Parte il no- 
stro giudizio suir opinione dell' A. diciamo con filo- 



44^ Scienze 

sofica in£;eniìità die un movimenlO intestino ne' so- 
lidi giunti al maximiiin di loro compattezza non ci 
sembra ancoi'a abbastanza dimostrato . Noi concedia- 
mo all' A. che sino al punto , in cui 1' affinità di coe- 
sione non è pienamente soddisfatta , possano le par- 
ticelle de' solidi cangiar posizione, avvicinandosi sem- 
pre più tra loro , ovvero entrando in novelle com- 
binazioni chimiclie ; ma non ci sentiamo disposti a 
concedere che quando la massa è divenuta compat- 
tissima conservi ancoi'a nelle intime sue parti la fa- 
coltà al movimento , ammenoché la di lei coesione 
non venga nuovamente indebolita da cagioni este- 
rioi'i . E per servirci di un esempio , ninno pone in 
dubbio che il carbonato calcarlo deposto dalle ac- 
que dell' Aniene vada col lasso di tempo facendosi 
più duro , e sia perciò di grandissimo pregio nella 
costruzione degli edifizj ; ma chi mai vorrà sostene- 
re che i' induramento non sia ancor cessato ne' mas- 
si di travertino componenti 1' Anfiteatro Flavio da 
parecchi secoli , e che in que' massi persista tutto- 
ra un movimento intestino delle particelle ? L' A. me- 
desimo alla pag. 92. della Memoria là dove parla 
dell' alterazione del granito , confessa che la decom- 
posizione tanto frequente nelle rocce granitiche non 
si osserva in que monumenti costrutti colla roccia 
stessa , che destinati alV immortalitri sembrano sfi- 
dare le ingiurie del tempo , e delle stagioni . Ep- 
pure sì ne' massi di travertino dell' Anfiteatro Fla- 
vio- , come ne' monumenti di granito sarebbe neces- 
sario provare un profondo lavoro di decomposizio- 
ne , o di alterazione qualunque , perchè si verificas- 
se in tutta r estensione la sua teoria . Noi però du- 
bitiamo assai che in questi e simili altri casi possa 
verificarsi , mentre veggiamo venirne in conseguenza 
r assurdo che 1' affinità di coesione nelle particelle 
de' solidi non ottiene mai il suo pieno effetto , qual' è 
la stabile e perfetta unione di esse ; che anzi cpiest' 
etfetto si protrae per cosi div« all' infinito . Dovreb- 



MoviM. Intest. de' Solidi 44^ 

he l'egregio Sig. Paoli persuadersi che, la roccia,, o 
altrg iiiinerale qualunque sinché sta nel suo luogo 
nativo, attesa l'umidità, non acquista mai il grado 
sommo di coesione , e perciò il diamante tratto di 
fresco dalla miniera presenta nelle fratture una spe- 
cie di untuosità ( pag- 73-)' perciò le selci, gli sme- 
l'aldi , e le acque marine indurano maggiormente 
air aria ( pag. ^ò. ) : ma converrebbe provare che il 
Diamante sia eternamente untuoso , e gli smeraldi 
indurino eternamente per provare che in essi sono 
le particelle in un continuo movimento . La teorìa 
dunque del Sig. Paoli merita a nostro giudizio loia 
certa restrizione in riguardo a quelli corpi , ne' quali 
la coesione è giunta al massimo grado relativamente 
alla loro natura , e ne' quali le particelle non tor- 
nano a scomporsi , se non quando la coesione vie- 
ne da cagioni esterne diminuita . 

Premessa questa dicliiarazione , facile ci sarebbe 
il muovere de'dubbj sopra molti fatti addotti dall'A., 
se non temessimo di dilungarci troppo in parole , e 
recar noja al Leggitore . Riguardo per esempio alle 
piriti potrebbe dirsi che quando in esse comincia la 
\itriolizzazione , già è scemata 1' aggregazione delle 
particelle , e già i pezzi sono ridotti in frantumi ; 
e che la pratica di calcinarle , e d' inafìTiarle con 
acqua è fondata appunto sull' osservazione che il 
sale più presto fiorisce in una pirite franta . Riguar- 
do le macchie che osservò il Boyle progredire da un 
estremo all' altro della turchina , non si dichiara se 
queste macchie progredivano isolate , ovvero erano 
una continuazione di quelle sin da principio esisten- 
ti nel fossile ; e ciò era necessario a dirsi , mentre 
in questo secondo caso potevano essere l' effetto 
della ossidazione ulteriore di un qualche ossido me- 
tallico per il contatto dell' aria . Quanto al cristal- 
, lo : eh' esso cresca in volume nel raffreddarsi^ è lo 
È stesso che dire che 1' accrescimento in volume ac- 
cade quando la massa ritiene ancora in se una dose 



444 Scienze 

di calorico eomuiiicatole dalla sorgente calorifica , 
e che perciò non ha preso aicora uno stato di so- 
lidità perfetta . Se il medesimo cinslallo si rompe 
senza urto, sappiamo che questa rottura avviene il 
più delle volte dietro i cambiamenti repentini di tem- 
peratura neir atmosfera : s' egli perde la trasj)arenza 
ciò mostra che i suoi elementi non sono s\ bene 
combinati , né abbastanza compenetrati da formare 
un composto omogeneo , e da avere un' azione comu- 
ne , e risultante, come si esprime il Berthollet ( Stat. 
Chim. tom. II. pag. 334- ) • 

Non ci fermiamo sopra quei fatti , che a detta 
dello stesso A. non racchiudono in se un irrefra- 
gabile argomento in prova del movimento interno 
de' solidi per essere soggetti alla già ricordata obbie- 
zione de Vulcanisti e Neltunisti , chei contenuti nel- 
le rocce siensi prodotti mentr' esse erano nello stato 
di mollezza per V acqua , o per il fuoco : vogliamo 
solamente notare riguardo ai contenuti nelle lave , 
che se questi corpi si rigenerano nel tempo in cui 
le lave si raffreddano (^son parole dell' A.), pro- 
vano che le loro particelle si riuniscono nel seno di 
una massa ancor molle , e in conseguenza son fuori 
di proposito : come altresì vogliamo notare riguardo 
alle sfere di spato calcano componenti gran parte 
della montagna des Oiseaux , che 1 essere cavernosa 
la sostanza frapposta alle sfere medesime è per noi 
argomento dello stato di mollezza della massa , in 
tempo del quale esse si formarono , mentre quelle 
caverne sembrano indicare non tanto una perdita di 
materia , quanto lo sviluppo di un lldido elastico ; 
né tralasceremo di osservare clie n{;llo stesso ])a- 
ragrafo pare 1' Autore non troppo a se coerente , 
poiché facendo il caso in cui le sft;re sieno nate in 
mezzo di una massa fluida o molle , dice che allora 
vi sarebbe divario nella tessitura , e nella cristalliz- 
zazione , ma la densità dovrebbe trovarsi eguale o 
quasi eguale in tutta la massa ; e poche linee appres- 



Movim; Intest. de' Solidi 44^ 

so , per la maggior coesione acquistata dalle sfere cri- 
stallizzando , spiega la difi'erenza di densità tra queste 
e la materia circostante : dopo di che potrebbe sog- 
eiugnersi rz se la cristallizzazione ha cagionato nelle 
sfere una densità maggiore , dunque anche nel caso 
che desse sieno nate in mezzo di una massa fluida 
o molle dovranno presentare un divario di densità 
dalla materia circostante non cristallizzata zz: 

Non veggiamo poi con quanto di ragione si sos- 
tenga che i contenuti ne' terreni di alluvione costi- 
tuiscono una prova per il movimento delle particel- 
le de' solidi superiore a qualunque difiicoltà ; impe- 
rocché quantunque le montagne di alluvione non si- 
eno tutte un' opera dell' acqua , cioè a dire non deb- 
bano tutte le diverse loro stratificazioni alle ac([ue 
( Bibl. Ital n°. XL. pag. g/j- ) 5 pur questa è la loro 
ordinaria origine ; laonde a prevenire 1' obbiezione 
che quelli contenuti sieno nati durante la mollezza 
delle jnontagne , sarebbe mestieri provare che appar- 
tengono a montagne non originate dalle acque , e 
questa è cosa non tanto facile a provatasi. 

La spiegazione data da Englefield sulla materia si- 
licea die riempie le fenditure della creta la giudichia- 
mo assai più plausibile di quella data dall' A. , poi- 
ché mentre le fenditure ci annunziano il passaggio 
della creta dallo stato di mollezza a quello di soli- 
dità, ci annunziano nel tempo stesso che molli deg- 
giono essere stati i contigui banchi silicei , e forse 
più lungamente molli attesa la loro posizione , e l' in- 
dole della materia tarda alla coesione ; per lo che 
probabilissimo si fa il credere che la materia selcio- 
sa non per anco solidificata abbia sotto la compres- 
sione trovato un esito entro le fenditure stesse del- 
la creta . Né per noi è di gran valore 1' esempio del- 
le incrostazioni che appariscono atta superfizie del 
gres di Fontainebleau potendole derivare dall' azio- 
ne dell' aria , e della umidità sulla medesima superfi- 
zie senza ricorrere ad un fluido quarzoso che cii-- 
G. A. To. IL 29 



4J6 Scienze 

colando per entro la massa venga ivi a trapelare . 
Nulla diciamo infine del tronco arboreo di Pennicu- 
ick , e dell' innalzamento del suolo della Svezia , giac- 
che r A. stesso non fa gran conto di questi fatti 
non confermati da ulteriori osservazioni . 

G. F. 



ARTI 



BELLE ARTI, 

Idea per un monumento a Dante Alighieri. 

VJ n artista Toscano scrisse ad un gentiluomo Cor- 
tonese intorno questo uionumento alcune conside- 
razioni , che a noi pajono degne , che i nostri leg- 
gitori le sappiano . 

Prende principio dal narrare coni' egli si compiac- 
que dell' au)or patrio de' Fiorentini , leggendo il Ma- 
nifesto de' j8 Luglio del i8j8 ove fu detto : Dante 
colla divina Conunedia, prodigio all'età nella quale 
egli visse , e prodigio alle posteriori , innalzò a se 
un monumento più durevole del marmo e del bron- 
zo . Vola per essa ancor vivo . E da queste pa- 
role il Fiorentino Architetto prende argomento di 
dichiarare , che il Cantore altissimo è alzato in quell' 
onore di fama , che il fa immortale : e quindi sol- 
levato all'apoteosi poetica : siccome veggiamo in quell' 
antico marmo , che ci mostra coinè simile gloria fos- 
se già ottenuta da Omero . Vuole perciò il eli. Au- 
tore che al nostro Poeta non si alzi un monumento 
funebre : il quale si vuole lasciato al solo luogo do- 



Monumento a Dante. 447 

ve giacciono le sue ossa . Ma vuole che quasi a per- 
sona eterna si consacri alcun luogo pubblico : sic- 
come gli antichi solevano , quando intendeano a me- 
ritare i fatti de' loro cittadini o per lettere , o per 
arme famosi . E perciò segue cos'i ragionando : Dante 
come mortale ha in Ravenna uno splendido monu- 
mento , ove haìi riposo le invidiate sue ceneri . . . 
Nobile e sublime pensiero ; e ben altra cosa che 
un semplice Deposito : col qual nome siamo soliti 
chiamare questi monumenti junehri : sebbene la vo- 
ce Depositus presso i Romani altro non esprimesse 
che la deposizione del cadavere in terra . Dante . . . 
attenderà di meno da suoi concittadini ? JVoi non 
ne possediamo le ceneri : e per conseguenza un mo- 
numento funereo rappresentarcbbe un idea falsa : e 
per quanto magnifico si facesse , si rìsehierebbe di 
far cosa sempre da meno da' Bavennati . E di al- 
tro genere disconverrebbe : ne sarebbe ammissibile 
in un tempio distiano : dove ogni altra memoria 
è del genere mortuario . A rendere dunque più ce- 
lebrata la riconoscenza de' Toscani verso sì bene- 
merito cittadino , il nostro architetto vorrebbe che si 
costruisse un vago portico a imitazione d' altri in- 
nalzati in Roma : e come quelli che si dicevano dì 
Antonino Pio , di Ottavio , e di Livia : e si chiamas- 
se il Portico di Dante . In mezzo il quale dovreb- 
be collocarsi la statua del poeta coronato dal Ge- 
nio della Toscana . Le pareti si vorrebbero ornare 
con bassirilievi , e statue appartenenti all' Alighieri , 
e a' suoi poemi . Questo edificio , egli segue , vorrei 
si collocasse nella parte di Firenze, la più vicina 
al luogo , donde questo portentoso uomo trasse il 
natale ; e per ciò in faccia il destro fianco del Duo- 
mo : ove un frammento di marmo , obliato dai più , 
ci ricorda'^l suo nome , col titolo di Sasso di Dan- 
te . E qui lo scrittore aggiunge cosa , della quale 
veramente non siamo noi molto persuasi . Perchè cita 
egli questi versi del canto XXV del Para4iso 

^9* 



448 Belle Arti 

Se mai continga che il poema ìsacro 
Al quale ba posto mano cielo e terra 
Sì che m'ha fallo per più anni macro , 
Vinca la crudeltà che fuor mi serra 
Dal bello ovile , ov' io dormii agnello 
Nemico a' lupi che gli danno guerra , 
Con altra voce ornai , con allro vello 
Ritornerò poeta , ed in sul fonte 
Del mio battesmo prenderò il capello . 
E da questi versi egli vorrebbe trarre che il poe- 
ta : Predisse che nel Tempio di S. Gio^vanni avreb- 
be riposato la sua salma dopo esservi laureato : 
e così pare che possano inteì'pretarsi . Mentre a . noi 
pai'e in vero, che il poèta ivi dica eh' ei brama di 
ritoi^nare nel belV ovile di Firenze : ov' egli era stato 
cittadino cos\ pacifico che parve un agnello che vi 
dormisse . Poi mostra il suo desiderio di prendere la 
corona dell' alloro nel Battisteo di S. Giovanni , non 
già per esservi sepolto , ma per ritornarvi poeta con 
altra voce . E chi possa leggere in cjue' versi la vo- 
glia d' essere sepellito , crediamo che potesse vedere 
anche le cose invisibili . Ma questo sia detto sola- 
mente intorno 1' interpretare quel luogo di Dante : 
non già per toglier lode al nostro chiarissimo ar- 
chitetto : di cui anzi lodiamo il gentile consiglio : 
pel quale il monumento del più gi^ande de' Fiorenti- 
ni verrebbe a collocarsi in uno de' più splendidi luo- 
ghi della città , e presso uno de" più maglifici edi- 
iìz] d' Italia . 

Narra poscia l'Autore , come questa proposta fu 
accolta bene da' pochi amici suoi : ma ad alcuni par- 
ve cosa troppo vasta: non per diffidenza del coraggio 
de' magnanimi Toscani , ma per la lunghezza eli esi- 
gerebbe uìì opera di questa jaita , e pel timore di 
molti di ìion viver tanto da vederla ultimata . Per 
dir vero non siamo assai persuasi che a fabbricare un 
portico si abbiano a consumare le vite degli uomi- 
ni: e in pochi anni noi vedemmo sempre , e veggia- 



Monumento a Dante. 44c) 

mo ancora alzarsi fabbriche di grande mole . Ma lo- 
diamo il pensiero di agevolare l' impresa , minoran- 
done gli ostacoli . E certo un grande ostacolo dell' 
impi'esa si toglie , mostrando che il pertica che si 
debbe fare , è già fatto . Imperocché , 1' Autore se- 
gue , si potrebbe pre\>alersi della più maestosa log- 
gia del mondo pel più maraviglioso de' ìiostri cit- 
tadini . Ecco il come . La loggia deiV Orcagna , 
prodigio d' architettura relativamente alV età nella 
quale fu innalzata , non serve più a verun uso pub- 
blico . Si Jormi una gran tribuna corrispondente 
alV arco di mezzo ., che si profondi in semicerchio . 
Z' arte garantisce la fabbrica da ogni sinistro even- 
to , la Regia zecca che rimane a tergo di questa 
loggia non perderebbe che una cattiva scala , e 
poche stanzette semi-oscure , da potersi facilmente 
recuperare stendendo l'uffizio dall' alt/ri parte . An- 
zi si avrebbe il vantaggio di chiudere alcune fine- 
stre 5 che dejormano la loggia . Posta adunque per 
cosa indifferente la perdita di questo locale , pa- 
ragonata all' oggetto che si ha in veduta , e for- 
mata la gran tribuna , porterà questa il nome di 
Tribuna di Dante ; e crederei che si potesse ornare 
colla maggiore semplicità nella seguente maniera. 

Dal piano sino all' impostatura della volta potrà 
esser dritta senza ingombri : meno una cornice colo- 
rente a quest' altezza : colla quale si accompagnerà 
una parte delle membrature delle imposte de' gran- 
di archi . 

Al di sotto dell' impostatura s' incasserà circo- 
larmente un basso rilievo diviso in tre porzioni : 
ciascheduna delle quali esprimerà un fatto de' più 
celebri , tolto dalla divina Commedia colla respet- 
tiva epigrafe . 

L' Emiciclo della Tribuna non avrà altro orna- 
mento che di Lacunari , o casse quadre di genere 
semplicissimo , per seguire V architettura della log- 
gia . Di queste casse undici anderebbero nel giro : 



45o Belle Arti 

e cinque nelV altezza . Nel colmo si lascerà una 
lanterna semicircolare , che si farà la quarta parte 
deir intero diametro della Tribuna : la qual lan- 
terna gittcrà un gran lume dall' alto sulle sculture. 
Nel fondo della Tribuna sarà collocata con co- 
lossali figure V apoteosi , com è detto di sopra . . . 
in modo che si possano collocare altre quattro sta- 
tue , che rappresentino p. e. la Poesia , /' Eloquen- 
za , e la Teologia : o altre virtù speculative o mo- 
rali : che si credessero più adatte a significare la 
sublimità , e la religio le del divino Cantore . 

Qui seguono alcuna altre considerazioni dell'Au- 
tore , che lasciamo per amore di brevilà . Ma non 
possiamo lasciare la protesta colla quale ei chiude 
il suo ragionamento . 

Non si creda che ('io derivi da volontà di cen- 
surare le disposizioni state prese : che io so ris- 
pettare quanto si debbono , per quanto mi senta di 
diversa opinione . Ma trattando di Dante dico , che 
non ci abbiamo da contentare di fai' quello che si 
puh , ma Ciò che si deve alla dignità dell' intera 
nazione : i cui individui sono stati invitati a con- 
tribuiì'vi con pubblico manifesto , e che sicuramente 
non possono mancare di corrispondere alV invito 
da veri Toscani ; non essendosi mai in essi estinto 
il genio per le nobili intraprese . 

A questa proposta il gentiluomo Gortonese ha scrit- 
ta una lettera piena d' amor di patria : la quale ci 
piace di riportare per l' intero . 



Carissimo arnica 



S. 



)ommirnente grnlita mi e giunta la vostra lettera , nella quiile 
con fino (lisccrnimonlo e con hella novità esponete le vostre idee 
sopra uà monuincnio perii nostro maggior Poeta, Dante Alighie- 
ri . Voi sapete quanta venerazione io professo per quel Sovrano 
ingegno , di cui la gloria (crescendo col progresso del tempo, e de' 
lumi , si é sollevata a tal' a|>i(;e , che fra la schiera de' grandi 
Italiani egli a r^tgionc e ijiudicato univ^ersalnientc grandissimo . Lo 



Monumento a Dante. ^di 

stadio continuo, e le moltiplicate e^lizioiii della Divina Commedia 
sono manifesti argomenti ilei generale entusiasmo dell' Europa por 
Io snbljlime Cantore di Beatrice , cioè di quella donna dciP intel- 
letto , com' ei la chiama , di quella celeste Filosofia che dal centro 
della terra per la scala delle cose sensibili ardita si solleva alle sfe- 
re , e spinge 1' acuto sguardo per entro a (jaella eterna luce che 
da se è vera. Vanto unico dell' Alighieri si è di aver trattato sen- 
za smarrirsi si vasto e si magnifico soggetto , e di aver cosi richia- 
mato la Poesia, risorta fra noi In gran parte per opera sua, al 
suo più. antico e nobile istituto. Per questa ragione divenuto e- 
gli il poeta dei moderni per «(^cellenza , é stato decorato merita- 
mente del titolo di divino: e per questa ragione appunto si pnò 
applicare a Lui meglio che ad altri il noto distico d' Ennio 

„ Weino rae lacrumeis dccoret, noe funera fletu 
„ Faxit : cur ? volito viva per ora virum . ,, 

Afferrando questa ide:» primordiale voi avete dimostrato , a me 
pare ad evidenza, che al divino Alighieri ( trattandosi di volerne 
onorar la memoria ) si conviene qualche cosa di meglio, che uno 
de' consueti Deposili , congenere a quelli , che esistono nelle no- 
stre Chiese, e originariamente destinati a raccogliere le spoglie mor- 
tali de' nostri benemeriti concittadini. Voi avete saviamente os' er- 
rato , che deve stare lungi dagli uomini, oramai resi divini dalla 
riconoscenza e dal consenso de' popoli e de' secoli , qualunque con- 
trasegno che indichila fragilità dell'esser nostro, e faccia contrasto 
coir idea di morte all' idea d' immortalità . Dante aduiKjue , dopo il 
corso ordinario della sua vita mortale , risorto mediante la Divina 
Commedia a vita nviova e immortale, non dev'esser più riguardato 
come un semjdice uomo , ma dev' essere dalla venerazione , e dall' 
amor dei Toscani con più nol'Ili auspicj divinizzato . L' Omero Ita- 
liano deve andar del pari col Greco ; e coir apoteosi di quello deve 
far beli' accordo l Apoteosi di questo - 

Né faccia inganno il dire , die altri f;randi Fiorentini, i Macchia- 
velli, i Michelangioli ,i Galilei, avendo illustre e onorato monumen- 
to nella Chiesa di Santa Croce , non deve quello di Dante andar 
disgiunto dai loro . Imperocché quei monumenti, oltre che furono 
quasi tutti eretti dalla pietà d(;i grati Gducittailini alle ceneri ancor 
fumanti di quelli illustri , furono destinati ( Kiova il ripeterlo ) a 
serbar quelle ceneri ; e cosi non si dipartirono dal loro officio di 
urne cinerarie , o Tumuli , che a forma de' nostri riti religiosi deb- 
bono custodire i corpi dei defonti . IMa riguardo a Dante la cosa 
va altramente . Non essendo noi possessori delle di lui spoglie mor- 
tali , un' Urna , o Deposito mortuario , ancorché grande e magni- 
fico si scosterebbe di tropj>o dal suo vero uso , e mancherebbe di 
convenienza . Abbia dunque l'onore delle invidiate sue ceneri 1' illu- 
stre Ravenna, clie avendolo con si pietosa ospitalità raccolto esule, 
vecchio, infermo, e mendicante la vita di porta in porta, trova in 
esse a ragione una degna ricompensa di virtù si gentile . Abbia Dante, 



452 



Belle Arti 



cotn'ha di fatto, in quella Città magnifico Deposito , che attesti all' 
Europa il rispetto e V amore degl' Italiani tutti per si subblime in- 
telletto : ma abbia la Toscana , e Firenze madre illustre di si illustre 
figlio il vanto di richiamare la memoria a più alti onori, vale a dire 
di eseguirne 1' Apoteosi . Né altrimenti far si dovrebbe a mio cre- 
dere , qualora oggi si trattasse di volere erigere un monumento o 
al Petrarca o al Boccaccio ; poiché di veruno di questi tre primi. 
e sommi Toscani , resi venerandi dalla stima Imiversalc, e dal lun- 
go volger degli anni, malaugviratamente noi non possediamo le ce- 
neri : onde mancando il titolo per eriger loro i consueti Depositi, 
trovar converrebbe altro modo a fine di onorarne la memoria , co- 
me conveniente e desideraliile sarebbe che oggimai si facesse, per 
tener da noi lontana anco l' ombra del sospetto di poca gratitudine 
verso coloro , che tanto incremento dettero alla gloria Toscana , e 
tanto beneficarono V umanità , promovendo efficacemente con V e- 
sempio e con ogni mezzo il risorgimento delle Lettere , e della cul- 
tura Europea . 

Del rimanente , io non sono raffinato conoscitore d' Architettu- 
ra : pare vi dirò francamente , che i due progetti da voi proposti 
a me pajono ambedue bellissimi , e onorevolissimi per la Toscana 
e per Dante ; cosicché molto sarei dubbioso sulla scelta . Solo incli- 
nerei al secondo, perche assai più grandioso, più sbrigativo, e di 
spesa minore . Cosi come voi ben osservate , la più bella loggia del 
mondo servirebbe al più nobile uso che possa idearsi a favore del 
più elevato ingegno , che mai producesse il nostro paese . E se si 
rifletta che dopo una colpa inespiata di cinque secoli , dopo i tanti 
progetti indarno proposti e abbandonati , la Toscana è in dovere di 
far molto , e 1' Italia in diritto di attender molto , non sembra al 
certo gigantesco questo progetto , per condurre a termine il quale 
il più è già fatto , e di non grave spesa si è quello che rimane da 
farsi . Bisogna, come voi dite giustamente, far di più di quello 
che è stato fatto a Ravenna, ove pure un bello e splendido monu- 
mento conservasi per V Alighieri . Ora se dopo un IVlanifesto assai 
energico , che fa prova del vivo desiderio de' Toscani di condurre 
questa impresa onorevolmente , se dopo che la generosa gara dei 
cittadini avrà fatto accumulare il capitale necessario per erigere un 
bel Monumento , se dopo che si avranno le migliori intenzioni di 
far bene, non ostante 1' esecuzione sarà comune, o mediocre, o 
mal conveniente ( e ciò deve secondo me accadere ad onta della co- 
nosciuta abilità degli Artisti , se il j)ensiero si ristringe a un sem- 
plice Deposito , per le ragioni sopra allegate ) noi avremo il dispia- 
cere di sentirci rampognare di piccolo animo dagli Italiani e dagli 
Esteri , cioè di non aver saputo agguagliare 1' opera al soggetto , e 
di esser rimasti addietro ai Ravvennati , che pure han fatto di più 
che erigere a DANTE una semplice Urna , inalzandogli e intitolan- 
dogli un Sacello o E(h"cola sepolcrale . JVla o 1' uno o 1' altro dei 
vostri i)roggetti voglia adottarsi , o qualsivoglia altro die più sembri 
opportuno, il mio desiderio sarà sempre che non si perda giammai 
di vista quello che fu detto in un' antica e magnanima deliberazio- 
ne della Kepubblica Fiorentina per la rinnovazione di Santa Kepa- 



Monumento a Dante. 4^3 

rata : non do^'crsi intraprendere le cose del Comune , .9e il con- 
celte non è di farle corri spandenti ad un cuore che i'ìen Jatto 
grandissimo , perché composto deW animo di più cittadini uniti 
insieme in un solo volere . 
Sono con vera stima 

Cortona 22. Ottobre 1818. 

Vostro Affezi10HA.tissimo Amico 



Noi non entreremo giudici in queste dispule , che 
sempre sogliono moversi , quando s' invitano tutti 
gli artefici a parlare delle cose appartenenti alle ar- 
ti , e ad esporre in libero modo i lor pensamenti . 
Solo diremo che quel nome cU Jpoteosi quanto con- 
veniva al tempo degli Dei falsi e bugiardi , altret- 
tanto ci sembra mal convenire al nostro • Nel quale 
siamo in una vera , e santissima religione , che non 
lascia che gli uomini vadano ad accrescere il nu- 
mero degli Dei : siccome veramente suona la Greca 
voce ttVot3-?« : Deum facto : il che propriamente 
non può dirsi neppure di quelli che sono canoniz- 
zati dalla S. Chiesa . Aggiungeremo ancora che que- 
sto genere di onori non è così nuovo , come si viene 
dicendo . Imperocché anche i Latini , e i Greci n'usa- 
rono : e quindi fecero differenza da' Sarcofagi a' Ce- 
notafii . E Sarcofagi , cioè divoranti carne chiama- 
rono quelle tombe , ov' erano I' ossa de' morti . E 
Cenotafi , cioè sepolcri voti appellarono que' monu- 
menti posti alla memoria , e al nome de' cittadini chia- 
ri pel sangue , o per la virtù . Onde Ulpiano ne' di- 
gesti ( lib" j 1 . tit. 7. ) insegnò che il Cenotafio po- 
tevasi vendere ; perchè gì' Imperadori aveano dichia- 
rato eh' al contrario de' sepolcri , essi Cenotafii non 
erano cosa sacra . Si est Cenotaphium , posse hoc 
vcenire dicendwii est : nec eniin hoc esse religio- 
sum , dÌK>i Fratres rescripserunt . Quindi sappiamo 
per Lampridio che ad Alessandro Severo fu innal- 
zato un Cenotafio in Francia , mentr' egli avea Sar- 



/^54 Belle Arti 

cnfago in Roma . ( e. 63. ) Ed i celebiM Cenotafii Pi- 
sani (de' quali scrisse quel lume della Romana por- 
pora , il giunJe Cardinal Noris . non erano final- 
menle che due grandi sassi posti dalla città di Pisa 
in onore di Cajo , e di Lucio Cesare figli d' Augu- 
sto . Né gli antichi Fioi-entiai furono lenti ad ono- 
rare di tal genei'e d' onori il loro Poeta . Poiché ne 
pijisero lìn nel trecento V imagi ne nel pubblico Pa- 
lagio detto dell' aite de' giudici , e notaj , con una 
iscrizione metrica scritta da Domenico di Silvestro . 
E Giotto contemporaneo del gran poeta lo dipinse 
neir altare della cappella del Potestà di Firenze . I 
quali fatti onorano assai quel generoso popolo : che 
ora seguendo V esempio degli avi suoi ha decretata 
a questo nobilissimo cittadino una memoria più so- 
lenne , e più degna della civiltà de' tempi floridissi- 
mi in che viviamo . 



Pittura zn Biscnrra . 

_i stato esposto finora alla pubblica vista nella Ro- 
tonda un gran Quadro dipinto dal Sig. Biscarra pen- 
sionato della Real Corte di Torino . E c[uesto il pri- 
mo Quadro di composizione , che siasi veduto di que- 
sto giovine Artefice , il quale per certo dà fondate 
speranze di voler montare in pregio di egregio di- 
pintore . Ha egli rappresentato la Sibilla Tiburtina , 
che appare ad Augusto , e gli annunzia la piossima 
venuta di Cristo sulla Terra . E sulla sinistra del 
Quadro il globo della terra ^ e sovra esso il figliuolo 
di Dio sotto figura di un b. m])ino , che tiene la cro- 
ce colla sinistra mano . A«:caato vedesi la Sibilla 
montata sopra alcuni gradi , e profetizzante . Sul da- 
vanti , e dallo stesso lato vedesi un Sacerdote , pron- 
to a sacrificare , e clie soprafatto dalla visione , si 
mostra spaventato . Vicino a lui sta un vittimano 



Pittura — Biscakra . 555 

occupato a ritenere la vittima , mezzo ignudo , e ac- 
covacciato per terra . Nel mezzo è Augusto , il quale 
ripieno dì spavento riguarda l'apparizione. Alla de- 
stra in fine Agrippa , e Mecenate , e più indietro al- 
cuni soldati formano un gruppo , in cui sono espres- 
si diversi affetti . 

È da lodarsi l'ignudo della schiena del vittima- 
rio ; ma sarebbe stato desiderabile che il Sig. Biscar- 
ra avesse messa più dignità , e meno paura nelP Im- 
peratore dandogli una positura più nobile ; che la 
Sibilla egualmente fosse stata più elegante , e svelta; 
che i due Cortigiani , secondo la Storia , avessero di- 
mostrata una età più matura ; e che in fine le ve- 
stimenta , specialmente del Sacerdote , avessero avu- 
to un carattere Romano , e storico , e non capric- 
cioso . Ove air avvenire il giovine Artefice si venga 
afforzando nella correzzione del disegno , e temperi 
in parte il tuono del suo colorire , lo ripetiamo con 
piacere , si acquisterà meritamente fama di valoroso. 



Pittura di Paesi rz Monti . 

Al Sig. Giovanni Monti da Ferrara è uno di quei 
valenti , e studiosi giovani , che tuttoché agiati si 
danno a coltivare con passione lodevolissima le Bel- 
le Arti . Ed egli ha fatto tanti progressi nel dipin- 
gere Paesi che ben può dirsi assai vicino alla perfe- 
zione . Molte sono le opere , che veggonsi nella sua 
Officina da Lui condotte con molto vigore . E tra 
queste parleremo con piacere di un Quadro rappre- 
sentante un pezzo di Campagna Romana , eh' è mol- 
to bene immaginato , e per 1' effetto delle linee 
semplici , che formano l' indietro, e per il bel grup- 
po di fabbriche , che occupano il mezzo del quadro , 
e per la massa in somma della composizione , che ha 
molto del sublime ideale dell' arte . Meritano mol- 



456 Belle Arti 

tissima lode altri due quadri , che 1' artefice ha de- 
stinato in dono al Poeta dell'Italia, Cav. Vincenzo 
Monti suo Zio . Uno di essi rappresenta un gruppo 
di montagne , e una grande caduta di acque neil in- 
dietro . Le tinte sono vaporose , e lucide cosicché l'oc- 
chio si l'iposa con molto diletto in una soave alimo- 
nia . Sul davanti è un romitorio ritratto dal vero , e 
alcune figure di frati , e di contadini , che danno 
movimento alla scena . L' altro è tolto dallo stesso 
punto di vista delle ruine del Palazzo dei Cesari , di 
che fu ragionato nello scorso mese in descrivendo 
le pitture del Sig. Bassi ; ed è a nostro intendijnen- 
to condotto con molto valore , e diligenza . Anzi di- 
remo avervi egli aggiunto felicemente , nel fondo al 
di là di quegli antichi archi , un bellissimo , e riden- 
te cielo col prospetto del Campidoglio . La qual co- 
sa riunisce all' effetto mirabile della trasparenza , la 
sublimità filosofica del concepimento , in ravvicinan- 
do le idee della grandezza , della severità , e dei 
trionfi del Popolo Romano alla magnificenza , e mol- 
lezza degl' Imperatori . Il davanti del quadro è ani- 
mato da una danza di contadini espressa con molta 
pi'ontezza di atti . Qui le frasche sono trattate con 
miglior magistero che negli altri quadri . Invitiamo 
il Monti a proseguire animosamente la intrapresa car- 
riera, e ad attenersi quanto più potrà alla composi- 
zione sublime , e ideale , alla quale sembra così bene 
incaminato , Perocché , lo ripeteremo , il solo ritrat- 
to della natura presa tal quale si presenta ai nostri 
occhj è cosa più da diligente , che da profondo Ar- 
tefice . 



457 



anatomia ad uso dei Pittori e Scultori di Giuseppe Del 
Medico Professore di detta Scienza nella Insigne Roma' 
na Accademia di S. Luca . Ristampa del 1819. 



c 



.chiunque disegna o rappresenta la figura umana viva , e 
nei suoi \arj atteggiamenti , e nei suoi proprj caratteri , e nelle 
eventuali passioni, deve esattamente ripetere la natura ed i suoi 
fugaci movimeuli , se vuol produrre impressioni analoghe al 
vero . Impresa quanto mai dir si possa difficile è questa , e 
cel dimostra lo scarso numero delle opere veramente stima- 
bili , paragonalo al numero delle opere mediocri e delle pes- 
sime . Un genio che ha sortito i doni di ben vedere, di giu- 
stamente concepire, di maestrevolmente eseguire, si forma 
un sistema , parto dei suoi talenti , che tutto è in lui , e ter- 
mina tutto con lui , o al più lascia modelli o precetti tra- 
dizionali , che degenerano col passare da mano in mano , o 
da bocca in bocca ; ed in fine sì alterano tanto che diven- 
gono eirori inammisibili , e tornar si deve a desiderare favo- 
revoli circostante per una nuova caniera . Le vicende delle 
belle arti nelle tre epoche, Greca , Romana Imperiale , e Ro- 
mana Pontefìcia, dimostrano , che gli artisti coevi di Per'cle, 
di Angusto e di Leone , furono ingegni felici , che llasciaro- 
no opere ammirabili , ma non lasciarono precetti didascali- 
ci che costituissero una scuola , nella quale gli artisti tutti , 
egualmente apprendessero a veder la natura tal quale è , né 
altra differenza fosse fra di loro che nella esecuzione . 

Noi intendiamo che allora la natura si vede, quando di 
tutte le ossa la situazione , le forme eie articolazioni sono 
note : quando gli attacchi , la figura e le azioni dei musco- 
li , esternamente sensibili sieno cogniti : e quando si sappia 
la strettura della pelle , che tutto vela , e lutto più o me- 



458 Belle Arti 

no discopre . Quindi educati i giovani artisti a vedere i com- 
ponenti della figura nella loro semplicità , e nel loro com- 
plesso , acquisteranno massime costanti e senza alterazioni 
progressive . 

L' Anatomia del Professor Del Medico pubblicata nel 
i8ii, è un'opera che tutti riunisce i pregj necessarj . Era- 
no mancati gli esemplari di quella edizione , e 1' autore an- 
nunziò una nuova ristampa, che già è per le mani di molti. 
Di questa intendiamo dar conto nel presente articolo , 

Divide 1' A. il suo trattato in tre sezioni: la prima per 
le ossa ; la seconda per i muscoli , e la terza per ì comu- 
ni tegumenti e per i visceri . 

Quanto necessaria sia 1' osteologìa agli Artisti sentiamo- 
lo da Benvenuto Cellini nel suo discorso sopra il modo d' 
imparare 1' arte del disegno pag. 122. Ediz, di Mil. Ora per- 
che tutta r importanza di queste tali virtù ( belle arti ) 
consiste nel fare bene uno uomo e una donna ignudi, a 
(juesto bisogna pensare che volendogli poter far bene e ri- 
dursegli sicuramente a memoria e necessario di venire al 
fondame-ìilo di tali ignudi , il qual fondamento si e le lo- 
ro ossa ; in modo che quando tu avrai recatoti a memo- 
ria una ossatura tu non potrai mai fare figura o vuoi 
ignuda , o vuoi vestita con errori e questo si e un gran 
dire . Io non dico già che tu sii sicuro per questo di fa- 
re le lue figure con meglio o peggio grazia , ma solo ti 
basti di farle senza errori che di questo io te ne assicuro . 
Per sviluppare questi princìpi l'A. presenta alla pag, 6. 
un quadro, dove le ossa sono tutte denominate nell' ultima 
colonna ; e nella terza , seconda e prima colonna sono le di- 
visioni corrispondenti dello scheletro : utile ritrovamento col 
quale si risolve o ricompone lo scheletro a piacere dell' Ar- 
tista , che a colpo d' occhio vede qualunque osso a qurde 
artìcolo appartenga, e viceversa ogni articolo da' quali ossa 
sia composto . 



Anatomia pel Disegno 4^9 

Dcpo ciò spiega cosa intender si debba per ApoGsi , per 
cavità , per cartilagine , per ligamento , per sutura e per ar- 
monia . Convenienti ci sembrano questi preliminari , come 
conveniente è la denominazione delle parli coi termini Ana- 
tomici , che tolgono 1' abuso d' improprie nomenclature fe- 
raci di cento equivoci . Cìie Lionardo chìam'i Jlicili del brac- 
cio le ossa ulna e raggio ; che Benvenuto denomini stinco 
della gamba , o fucile maggiore la tibia ; fucile minore la 
Cbola , e tant' altri consimili, stia pur bene a scrittori di 
quei tempi , che si esprimevano , come potevano ; ma che 
ora si usassero tali termini , sarebbe indecente , anzi vergo- 
gnosa cosa . 

In tanti separati articoli fa poi osservare artisticamente 1' 
A tutte le cose descrivendone solo le apofisi che risaltano nel 
nudo, o che danno attacco o denominazione ai muscoli: ri- 
leva esattamente la meccanica di ogni articolazione deter- 
minando quali sieno i movimenti che queste possono esegui- 
re . Dodici tavole incise diaustrano quello che il testo spie- 
ga sullo scheletro . In queste commendiamo la precisione , 
la nitidezza del diseguo , ed il metodo introdottovi dall' A. 
di dare la spiegazione di ogni sigla sulla tavola stessa e di 
aggiungere alla spiegazione della sigla il numero del para- 
grafo nel quale si parla della parte delineala . In egual ma- 
niera il testo con opportune citazioni invia alle tavole , ac- 
ciò vedasi quello che si è descritto . Così armonizzato il te- 
sto e le tavole sono di facile uso, e vi trova 1' artista i pre- 
cetti teorici , e le forme delle parti . 

Non possiamo non far menzione del Quadro della pag. 3i. 
I sistemi di Lawater e di Camper sulle forme costanti delle 
teste , e sulla linea faciale sono compilati in quella tavola 
anzi ridotti a certe formole , se,uendo le quali il disegnato- 
re compone a sua scelta di profilo o di faccia, ola testa di 
un Negro , o quella di un Calmucco , o quella di un Eu- 



46o Belle Arti 

ropeo , o quella di un Eroe, o quella di un Nume Greco- 
Romano . Il bello nou è stato ancora bea definito : i filosofi 
cercavano di descriverlo , gli Artisti di rappresentarlo , e gli 
uni e gl'altri vogliono generalizzare nn sentimento che è par- 
ticolare di ogni uomo: ma fissando per principio , che quan- 
to più le forme delle teste umane si allontanano da quelle 
degli Animali tanto piìi acquistano di bello , ne viene in con- 
seguenza che le teste africane ed asiatiche saranno meno bel- 
le delle teste europee : e quelle Eroiche e quello già idolatra- 
te saranno anche più belle di quelle degli europei . 

Termina la prima sezione con alcune osservazioni sull' 
induramento progressivo delle ossa, e sulle differenze che pas- 
sano fra lo scheletro virile ed il muliebre . Cosi spiega come 
i bambini abbiano articolazioni assti pieghevoli; come gli adul- 
ti mostrino prominenti le apofisi ; e come i vecchj facciano 
vedere più massa di ossi che gli adulti, e cosi sono indicate 
le varie dimensioni delle ossa dello scheletro Muliebre, che ve- 
desi rappresentato nella tavola decimaterza , e quindi met- 
tendo a parallelo questa tavola , con la tavola prima non vi 
sarà occhio per imperito che sia , che subito non distingua a 
qual sesso , ciascuno scheletro appartenga . Tant' è vero che 
le ossa stabiliscono la fondamentale forma della figura . 

I muscoli esterni sono nella seconda Sezione tutti rac- 
colti . Cosa sia muscolo j la sua divisione in parte carnosa 
ed in lendinosa ; come la sola parte carnosa si contrae e 
rilascia all' istante o graduatamente ; come la contrazione si 
mantenga o si aumenti a seconda della volontà ; e come si 
cambino i contorni del nudo cambiando lo stato attivo del 
muscolo, viene dall' A. prima dichiarato. Poi con uniforme 
sistema in tanti separati articoli descrive ad uno ad uno tutti 
i muscoli esterni della faccia , del collo , del tronco , delle 
estremità superiori e delle estremità inferiori , assegnando la 



Anatomia pel Disegno 4^i 

denomlaazione anatomica (i) di ciascuno, la situazione, gli 
attacchi e gli usi . Le tavole , dalla deciniaquarta alla tren- 
tesìmaterza che rappresentano i descritti muscoli oltre il van- 
taggio della spiegazione degli asterischi a pie d'ogni ta- 
vola , e la indicazione del paragrafo che segna il luogo del 
testo dove di quella parte si tratta , fanno vedere i musco- 
li ciascuno separamenle . Grande chiarezza arreca questo me- 
todo . Nella superficie muscolare dell' uomo molli muscoli 
si mostrano da un capo all' altro e fauno vedere i punti do- 
■ve si attaccano ; molti nascondono un attacco, e molti sono 
quasi internaaieute da altri muscoli coperti ; ma essendo ia 
queste tavole rappresentate le ossa con tutti i strati musco- 
lari ciascuno da se , può lo studente vedere quello che 1' 
anatomico miteiialmente sui cadaveri dimostra. Sia per esem- 
pio la tivoli vealltre : la prima figura dimostra le ossa del 
cubito congiunte all'omero, le ossa della mano ed i primi 
muscoli che le vestono iu parte interna: la seconda figura 
ha soprapposta a quelli muscoli il secondo strato muscolare: 
la terza figura ha il primo il secoiido ed il terzo strato di 
muscoli j così in una sola tavola si vestono i detti ossi di 
carne , andando dalla prima figura alla terza ; e si spogliano 
passando da questa a quella . Descritti e rappresentati i mu- 
scoli , considera 1' A. nell'articolo decimo che: Tutti i mo- 
Timenti eseguiti dai muscoli esterni che deve un Artista co- 

(i) Leggfndo nei trattatisti di arti , e sentendo ripetere da 
taluni anche al presente; il Pesce dai braccio e il inuscolo infra 
il pomo granato e il pettignonc,c tante consitnili strane denomina- 
zioni fa veramente pietà . Non si comprende come ristampando e 
parlando non si adoperino invece di quelli i nomi di BicipUe^ d'iTra- 
pczio,^di Retto daW addome . Nò dicasi che i derivati Greci e Latini 
difiìcilmentc si ritengono a memoria; tutte le scienze ed arti antiche 
conservano le prime nomenclature . L' architettura non si serve for- 
se dei medesimi nomi propri registrati da Vitruvio . Non intendono 
anche ora gli Architetti cosa sia 1' abbaco , il gocciolatore , 1' imo- 
scapo ? ec. ec. Le sole arti sorelle la Pittura, e la Sooltura sdegne- 
ranno o ignoreranno la nomenclatura giusta degl'ossi, dei muscoli, 
della pelle e del nudo ? 

G. A. To. IL 3o 



4^2 Belle Arti 

nosoere nella figurasi riducono a due classi: a quelli di alcu- 
ne parti molli , cioè dei tegumenti ddla faccia e del collo , 
ed a quelli delle parti solide , o sieno delle ossa componen- 
ti lo scheletro: Per rendere questa parte di scienza dimostra- 
tiva , e per comprendere in un punto di vista i quesiti tutti e 
convenienti soluzioni, ha l'A. immaginato di registrare in 
tre colonne tutte le parti mobili , le loro azioni o movi- 
menti ed i muscoli moventi . Nasce per esempio all' arti- 
sta il bisogno di sapere qual muscolo operi in un dato mo- 
vimento di un articolo in una figura? cerca alla prima co- 
lonna la parte sulla quale è nato il suo dubbio: trova nella 
seconda colonna il movimento dato : la terza colonna gli dà 
il muscolo operante ricercato, coli' indicazione del paragrafo 
dove di quel muscolo si tratta . 

Dato conto dei muscoli nel modo sopracennato passa a 
considerare l'azione dei medesimi per tenere 1' uomo o so- 
stenuto sui piedi , o seduto ; e determina quali sono i musco- 
li che muovono quegli articoli che possono farlo cammina- 
re , correre, saltare e lottare. Qui 1' A. premessa 1' excen- 
tricità degli ossi componenti lo scheletro fa osservare la mobi- 
lità somma delle tibie dei femori , del baccino delle verte- 
bre , e della testa; ed in conseguenza se i muscoli delle 
estremitei inrcrìorì e del tronco , non stanno in azione tonica 
r uomo non si può sostenere sui piedi j così allorché è se- 
duto cessano di agu*e i muscoli delle inferiori estremità, e 
continuano quelli del tronco . Quando cammina, il centro di 
gravità di lutto il corpo che cado traile estremità inferiori 
passa nel centro di una sola gamba: sia la g;imba destra la 
prima a volersi portate avanti, il tronco inclina a sinistra, 
e la corrìs|)ondente gunba lo sostiene piegandosi sul piede 
per secondare 1' ayanzameuto del tronco che va inclinando a 
destra per sostet^ersi sulla corrispondente gamba : Alternan- 
dosi queste azioni 1' uomo cammina . Considera il correre co- 
me un camminare acGeleratlsslrao sulle punte dei piedi con 



Anatomia pel Disegno 4^3 

inclinare la testa , il tronco e le braccia in avanti ; il salto 
è preparalo con la flessione anteriore della testa , piegamen- 
to dei cubiti e delle articolazioni delle inferiori estreinìtà , 
che poi con fortissimo slancio si estendono ed alzano il cor- 
po da terra . Sulla ginnastica non entri in particolarità ri- 
portandosi air articolo decimo, nel qunle gli artisti trove- 
ranno quali muscoli agiscano per muovere i loro atleti a se- 
conda delle altituJini che a loro avranno d ite . 

L' ultima sezione comprende alcune osservazioni sui te- 
gumenti ; le denominizioni esterne della figura , ed una com- 
pendiosissima idea de' principali visceri contenuti nella testi e 
nel tronco. La pelle è quella che materialmente imitano i 
statuarj , e rappresentano i dipintori . Quando sappiano che 
i muscoli sono coperti della membrana adiposa , ricettacolo 
del pingue umore la cu' abbondanza o scarzezaa costituisce 
la differenza dei contorni della figura ; quando nella cute 
conoscono inerenti il colore dell'uomo, l'organo del tatto, 
la sede dei peli , e le poche arterie, e le molte vene che ia 
certi luoghi pìiì abbondanti ramificano j e quando vedono 
nella cuticola un sottilissimo diafano squammoso pertugiato 
velamento , sanno quanto non è loro disutile a sapersi . Bre- 
vissimo è 1' articolo secondo di questa sezione , mentre le de- 
nominazioni esterne sono tutte indicate nelle tavole 34. e 
35. <ton asterischi posti localmente sulla figura rappresen- 
tante il Gladialor Combattente , e ripetuti per darne i no- 
mi d' arte . Le tre ultime tavole mostrano la mole e la for- 
ma del cervello , ed i visceri , che stanno nel petto e ne 1 
bassoventre , veduti anteriormente e posteriormente: l'arti- 
colo ultimo compendia di questi visceri la struttura e 1' uso. 

Tanto si affaticano gli artisti per imitare ed abbellire una 
lesta o un tronco , tanto si sforzano ad imprimervi i segni 
delle passioni d'ogni genere, e non dovranno sapere cosa 
conliensi nella lesta o nel tronco ? e saranno loro ignoti i 
rapporti che passono fra interno sentimento ed esterno catto. 
Le Varietà seguono dopo le Tavole. 



Oiservazioni Meteorologiche fatte alla Specola del Colleg.Rom. 

















Maggio 


1819. 








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Osseri>azioni 


Meteorologiche fa Uè 


alla Specola de 


l Collegio 


Roma no 


Maggio 1819. 








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3 56 


niez.lib.i 


s.n. 




mez.lib.x J5. 


mez. b 




21 


s. 


5 55 


tra.s;re.o 


s.n. 




mea. I Jj.H. 


mez. 1 


pi.t 


22 


n. 


3 56 


mez. I 


n.p.s. 




mez.lib.x m'.n.s. 
mcz sir.l in. 
po. 1 m.]n.p.s. 


mez. 1 


23 


n.s. 


3 21 


lev.sir. I 


n.p.s. 




mez. 


pi.«. 


24 


s.n. 


2 3q 


fra. 1 


n.s. 


2 56 


mez. I 


fi.g.n. 


25 














n. 


mez. 1 m 


pi.l.t.^. 
pi. t 


n. 


2 9 


po.lib. I 


n.p.s. 




mez. I • 


26 


s.p.n. 


I à 


maes. i 


n.s. 


9 !> 


po- I p- 


oo. I 


27 


n. 


I 37 


//Z.. I 


n. 




mez. 1 L. 


po. I 


pi;§.l.t. 


28 


s. 


I Iq 


tra.ma. i 


s n. 


I 96 


mrz.lib.i mìs. 


po. I 




2<, 


s. 


2 47 


maes. i 


n.p.s. 


g6 


mez. 1 n. 


mez. I 


pi.t 
pi.t 


3o 
3i 


s. 
n. 


3 37 
3 i3 


iir. I 


s.n. 
n. 




pi' lib. I n.p.i. 
fw. s.n. 


s/r. I 
po. I 


Volendosi da' eh. Astronomi abbondare per diligenja , pon 


5onsi le Osse 


rvazionl 


Triplici in ogni giorno ; e volendosi da noi ristringere 


in pagina . 


affinchè 


meno facilmente si disperdano , usiamo alcune abbreviai 


nre . Pertan 


nella 


colonna delle Meteore pi significa pioggia i lampi t tu 
b brina . E nelle colonne dello Stato dei Cielo s vuol di 


oni n nchbi 


a g gelo 


re sereno n t 


involo , 


p poco . Le altre abbreviature nelle colonne de" venti 


sono per s 


e stesse 


intelligibili . Quando segue un * asieriscu s' intenda gran 


quantità ; < 


3ve tro- 


visi una -f croce s' intenda piccola quantità: 







466 



ì^arieta 



A .?. E. Slg. D. Vletro de" Principi Odescalchì direttore del Gior- 
nale Arcadico . 



\\ Sig. duca di Ventigaano è piaciuto scrivere una sua difesa in- 
torno alcune cose da m ao^atj uolla tri,edia dell' Ifigenia e dell' 
I^jpoliio . E pero lé da i-ssa titesa si s hiai-isoe a an tempo e 1' acu- 
to ing 'giio e il cuor gentile dì questo chiarissimo cavaliere, io prego 
r E. ^ ■ a voler ordinare eh' essa si pubi)liohi nel gijr lale d' Arca- 
dia . Ne potrà certa nente spiaoere che nella r.'.pu dilica delle lette- 
re entri tanta forza di cortesia , che stringa i censurati a farsi edi- 
tori delle censure . 11 qu;d costume se dee parere leggiadro ad ogni 
maniera di gente , dee poi esser earisìimo a coloro che danno ope- 
ra alle lettere, le quali umane si dicono perchè ajutano Ja vita civile 
a farsi più riposata e più bella. Che se quelle noto furono ingiuste 
io stesso per questo modo trarrò i leggitori d' incanno : e se furo- 
no giuste , non sarà picciolo segno della loro bontà , 1' avere vinta 
la prova di una sì forte difesa. E nell' un moilo e ncll' altro stimo 
che questo conj'iglio non torni vano a chi si piace di tali studj : per- 
ciacchc io credo altissima e vera quella sentenza di Tullio nelle 
Tusculane , dove dichiara : che sempre a lui piacque V uso de" fi- 
losofi del Peripafo , e di tjuclli deli.' Accademia : i ijuaii usava- 
no disputare d'' ogni cosa in contraria parte . H non solamente per- 
chè non si può d' altro modo Iro'-'ure in ciascuna cosa il verisimi- 
le ^ e'/ vero , ma eziandio porcile quel modo è un assottigliamen- 
to grandissimo delle arti. Onde noi i quali solamente cerchiamo 
auule possa essere la verità delle cose , siamo apparecchiati di 
contrastare senza pertinacia , e d' essere contrastati senz'' ira al- 
cuna. 

Alla grazia , e all' amor vostro caldamente mi raccomando , 

L' Anonhno autore della nota alle 

Tragedie del Duca di Ventignano . 

Napoli 23. Maggio 1819. 



.„^ inficile impegno è il proferire giudizio delle opere altrui con sif- 
fatto accorgimento che il vero non prenda sembianza di adulazione 
pella lode, e nel biasimo di mordacità . Ma voi , egregio Sig. Con- 
te, vi siete mirabilmente riuscito nel ragionamento , onde vi piac- 
que adornare il quarto Quaderno del Giornale Arcadico , intorno alle 
due mie prime Tragedie : Il quale, a mio credeie dovrebbe servi- 
re di modello a tutti coloro , che assumono il penoso ufficio di Ari- 



Varietà' I^'q'j 

starchi . E se io anderò qui appresso facendo parola su taluna del- 
le rostre proposizioni , ciò farò soltanto perchè i leggitori , dietro 
il paragone delle due direise sentenze , sieno in grado di giudicar sa- 
namente di quelle mie Tragedie . 

Per amor di chiarezza e di brevità anderò ripetendo o riassu- 
mendo ciascuna delle vostre critiche, soggiungendovi le mie osser- 
vazioni . 

1. li Duca di Veìitip;nuno , che ha rifcdte due Trag-cdic di. 
Euripide , deve paragonarsi a chi volesse rifare V Apollo di Bel- 
vedere. ; non già facendone una copia ; ma ora seguendo il gre- 
co modello ora muiandolo a suo piacere per far cosa nuova. 

Quando una tale similitudine fosse opportuna, avreste detto as- 
sai poco , mio Sig. Conte, nel seguente periodo. „ Nel ijuale con- 
siglio ognun vede ijuanio .■ila di ardire , e perciò di pericolo . ,, 
Ma dovevate piuttosto so.:giugnere ,, Nel i/uale consiglio ognun 
i^ede quanto sia di Icìuerilà, e di stoltezza „ Imperocché in quel- 
la statua il Nume viene miiprescntato nell' atto di scoccare o di ave- 
re scoccato uno strale . Quindi le sue braccia , e le sue gamlic , ed 
il suo volto, ed in ogni parte in somma della sua persona si veggono 
in tal guisa disposte che sembrano cospirare o aver cospirato a quella 
azione . Laonde chi volesse farvi alcun cangiamento a suo piacere 
per far cosa nuova , noii potrebbe che (ar cosa deforme . Ma una 
Tragedia, ove non •^ih una soia , ma pia persone di vario volto , 
carattere , e condizione intervengono , parmi più acconciamente pa- 
ragonabile ad una scultura ovvero ad un dipìnto , in cui molti per- 
sonaggi si veggono rappresentati . E cosi chi volesse rifare la ce- 
lebratissima Gena del Vinci , potrebbe mutar del tutto la figura d' 
uno de^li Apostoli per far cosa nuova: e ciò farebbe con ardire , 
e pericolo , non già con l emerita e stoltezza perchè non gli sareb- 
be impossibile di non far cosa diforme . 

2. Ragionando intorno all' Ippolito , sembra Sig. Conte che vo- 
gliate ripremlermi di non aver seguito il greco modello nei carattere 
del Protagonista, che in Euripide vien dipinto «.«yyro , di ruvidi co- 
stumi e quasi .selvaggio , onde poi fosse vcro-si^nile che Fedra 
non avesse avuto mai t animo di aprirgli il suo amore . Indi pro- 
seguite ,, IVla il f^enlignano poii<j in ippolilo un certo effetto as.^JÌ 
vivo per la madrigna . . . 'piasi di figlio vero . E cosi aprendo 
ima via alla donna per nioslrargli il cuor suo , noìi fa più vero- 
simile quei gran l'inore^ che la ritiene. 

Qui avete propriamente colpito nel segno . Poiché appunto per 
aprire alla Donna una via onde mostrare il cuor suo ad Ippolito, io 
volli porre in esso queir affetto per ¥edra quasi di figlio vero . E 
quali gravissime ragioni a ciò m'inducessero, concedete che io bre- 
reinente vi esponga . 

In Euripide rinccstaosD amore di Fedra non viene a risapers ida 
Ippolito che per via di qa Ha vecchia nudrice , che glie ne fa la in- 
decente dichiarazione assumendo in tal modo il vergognoso ufficio di 
mezzana . E per quanto io sia devoto di quel classico Poeta, non 
mi bastò l'animo a riporre sulla scena una tanta ignominia . Ora è 
da riflettersi come , preclusa questa via per giugnere al princip^l no- 



468 



Varietà' 



do della Tragedia , era pur forza disohiaderric un' altra tutta nuova 
e niù decento . E questa fu appunto V ingentilire alquanto il carat- 
tere d'Ippolito, non a;i:'t matandolo affatto, ma dipingendolo, come 
nel greco esemphre, S'^hi\ro di donne, e di amori, ed aggiugnendo- 
vi soltanto un certo affettuoso ris[)etto per la madrÌ2;na , ohe non è 
poi del tutto in-veriìim'lc ii un cuore ben fatto , e virtuoso • 

Cosi mi riuscì nel!' atto 3 d" ordinar quella scena , in cui Ip- 
polito , mosso dal desiderio di ricoaci'iarsi con Fedra perchè Te- 
seo al suo ritorno %r,ier poss;^ della d tmesiica p ice , si trattiene 
seco lei in lungo colloqnio , sul fluire del ((nilc quella infelice Regi- 
na, tratta in errore da una amhigua esclamazione del figliastro, si 
crede tradita da Ismene, e palesa ella stessa ciò, che suppone già 
da altri palesato . 

Wé sembra inverosimile che , malgrado l' affetto d' Ippolito , 
Fedra non si facesse animo ad aprirgli il suo amore . Awcgnacché 
si legge ripotuto più volte nel cor^o dcUa Tragedia come ella, ap- 
pena conosciuto il suo nascente amore, chiedesse ed ottenesse dal 
marito V esilio del figliastro ; e come , dopo lun<a separazione , el- 
la non si ritrovasse in compag.nia di lui che da soli venti giorni : 
nel qual breve tempo non poteva certamente aver F animo di par- 
largli del suo afìe^to . Perchè , come vico detto parimente in più 
luoghi della Trago l-'a , Fedi-a conosceva pur troppo la severa vir- 
tù , e r alterezza d' Ippolito ; e sa,}eva che egli 1' amava e rispet- 
tava perché ropntax'ala ca^ta , e virfiosa : doleva tiui'idi essere cer- 
ta che apro'idcgli il cuor suo, lungi dal nul'a ottenerne , ne avreb- 
be al contrario perduto V affetto e la estimazione . 

3. Ma le vostri più gravi censure si aggirano, Sig. Conte, sai 
prono ito di non aver' io somministrate a Teseo buone r igioni per 
condannare suo figHo : sopratutto perché , ouando si o le II grido 
della ferita Fadra , è già erran tempo che Teseo ed Ippolito si tro- 
vavano ragionando insieme sulla scena: talché nnn può esservi spcf- 
tafore che non difenda Ippolito con ijueW argomento , che i lega- 
li chiamano della negativa coartata . 

Non so comprendere in vero come abbiate voluto credere che 
quel mal' augurato grido fosse di Fedra , e non piuttosto d' Isme- 
ne , che fin dal principio dell' atto quarto per ordine di Teseo era 
andata in traccia della Regina dapprima per le vie della Città , e 
poi per la Reggia . E se quel Iuo2:o della Tragedia non vi sembra 
chiaro abbastanza . la stessa enormità del supposto errore doveva 
indurvi ad una benigna dubitazione, e quindi al gentile consiglio 
d' interrogarne 1' autore o almeno di enunciar dubitando la vostra 
severissima sentenza . 

Perdonatomi questo lieve sfogo sul proposito di una censura for- 
se non meritata ; e che più m' incrobbe In considerazione della fa- 
ma ed autorità del censore, il quale giustamente siede fra i prin- 
cipi della Italiana Letteratura . 

Ma quello ; che più imjiorta , si è V osservare se io abbia som- 
ministrato a Teseo buone ragioni per condannare suo figlio ; e que- 
ste anderò 1' una dopo 1' altra accennando . 

I. Fedra aveva fatto bandire Ippolito : di che il padre credeva- 



Varietà' 4<^9 

lo flolentissimo • 2. Ritornando in Trezene , TeseO' dimanda al fi- 
glio perchè sia inetto, porche pianga, e se abbia saputo uadagtiar- 
si r affetto della Madri;<!ia . Ma Ippolito risponde in modo poco sod- 
disfacente; e poi salta fuori chiedendo al padre la permissione di par- 
tire sollecitamente : della finale strana inchiesta Teseo si mostra 
giustamente offeso, e meravigliato. 3. Si odono le grida d" Ismene: 
il Coro palesa al Be che Fedra era già inferma; e però Teseo sde- 
gnato chiede oontn al figlio del sno silenzio . 4- Tutti accorrono 
nello stanze di ledra , ma il solo I|)polito non ardisce di entrarvi . 
6 Teseo chiede alia moribonda moglie chi V abbia uccisa, ed elU 
proferisce il n'irne d'Ippolito. 

Ora 10 iTmando a voi itesso , egregio Sig. Conte, se un tanto 
cumulo d' indizi vi sembri pur tuttavolta insufficiente a condurre in 
errore noa dico già un freddo e sagace criminalista, ma un deso- 
lato conserte, il quale nel primo impeto del dolore e dello sdegno 
rivolj:e intorno a se gli sguardi offuscati dalle lagrime, e scorge tut- 
ti i -cospetti riunirsi mirabilmente a danno di colui , che solo in sua 
corte aver può gravissime ragioni di odio contro la trucidata Re- 
gina. 

4- Ma il tragico di Atene , ( voi rispondete ) seppe fare anche 
di meglio . Imperciocché nella sua tragedia F.-ulra scrive nella epi- 
stola ewnern data la morte per la violenza sofferta dal Jl^liastrn . 
E sebliene jioi vi piaccia di accennare con somma sagac'tà le ragio- 
ni per le quali io al>l)ia voluto qui dipartirmi dal greco esemplare, pu- 
re entrate ?Vi ovo/i t'unire che i più rigidi critici non mi perdonino 
questo sì gran cangiamento nel carattere di Fedra , onde ne vien 
sì gran danno alla virili di Teseo . Essendovi (dcuni eruditi i qua- 
li affermano che la sostanza di quei vecchi fatti non si ha da 
mutare per non offendere le allegorie nascoste sotto il velo mito- 
logico ; e sostengono inoltre che sotto il nome di Fedra si vollero 
significare quelle infami donne , che calunniarono gV innocenti e 
casti giovinetti , 1 quali vennero per esse uccisi o fatti miserabili . 

Incomincierò dunque dal notare come , se io mi fossi indotto ad 
una troppo servile imitazione di Euripide , avrei dovuto riporre sul- 
la scena ad un sol fiato ed una vecchia nudrice , che si fa mezzana 
di un amore infame , ed una principessa incestuosa in vita e calun- 
niatrice in morte : Spettacolo il quale , se fu tollerato ed applaudito 
dai coltissimi Ateniesi, muoverebbe i nostri Italiani a giustissimo e 
profondo ribrezzo . Laonde ben diceste, Sig. Conte , che io, facen- 
do altrimenti , volli scemar f orrore che Fedra ispira in Euripide . 
Conciossiachè è da rammentare che non mai l'orrore, ma soltanto 
il terrore , e la pietà debbono dalle Tragedie vcjir'i eccitati nell' 
animo degli ascoltatori : e se i nostri antichi maestri da questo sa- 
no consiglio si discostarono talvolta , essi in ciò non debbono da 
noi lodarsi , e molto meno imitarsi . 

Indi prosej'juirò di.-cinlo che se ad alcuni eruditi piace ravvisar 
nelle vecchie favole delle sapienti allegorie,, vi sono altresì degli 
altri eroditi incima de' quali sta 1' immortale Giovan Battista Vico ; i 
qnali nelle vecchie favole altro non veggono che vere e severe isto- 
rie di fatti avvenuti ia tjae' tempi remotissimi, e pervenute <t noi 



470 Varietà' 

guaste ed alterate dalla ruggine del tempo , e dalla fallacia delle 
tradizioni. Talché per esse non altro si conosce se non che il fat- 
ti sia avvenuto: ma il come fosse avvenuto rimane quasi un ente 
ignoto , e tutto di ragione della fantasia de' Poeti . Così nella favo- 
la di Fedra il certo sembra che ella si fosse data la morte per amor 
del figliastro , e che Ippolito venisse ucciso o bandito dal padre per- 
chè creduto uccisore della madrigna . Ma il modo , in cui tutto ciò 
avvenisse , non è chiaro abbastanza per la sola autorità di un Poe- 
ta, come era Euripide : il quale, acconciando a suo piacere quella 
favola per renderla aggradevole a suoi ascoltatori , e' insegnò a far 
lo stesso per meritare il plauso de' nostri . 

E sia pure come si vuole , che in Fedra abbia Euripide voluto 
dipingere quelle infirmi donne , che calunniarono i casti giovanetti. 
Ma che perciò ? Lascio ad altri la cura di decidere se un tal vilis- 
simo carattere accoppiato alla finale impenitenza , potrebbe venir mai 
senza biasimo innalzato alla dignità del coturno . E qui valgami l' e- 
sempio del tragico Francese, il quale con sano accorgimento volle 
fingere che Fedra, non dalla sua delusa lussuria, ma dalla gelosia con- 
cepita per Aricia venisse indotta a calufiniare V innocente Ippolito. 
Del quale atrocissimo misfatto ella poi fa pubblica penitenza appiè 
del marito piantandosi un pugnale nel cuore dopo aver manifestata 
la sua colpa , ed i suoi rimorsi . Tanto quel classico Scrittore si re- 
putò in dovere di scemar 1' orrore che Pedra ispira in Euripide, ed 
in dritto di rifare quella vecchia favola a suo piacimento . 
fin qui dell' Ippolito . Or della Ifigenia . 

5. li primo atto è una scena sola tolta e quasi accozzata da 
varj luoglil di Euripide . Ed appresso „ .9e non, che /' antica ha me- 
glio seguito il verisimile imitando f uso di Corte, e la natura 
dei Re , ne' quali ci fa colpa V aprire ai servi i chiusi arcani del- 
la loro mente . Laonde nel greco que'' segreti si manifestano fra 
i due principi Agamennone , e Menelao . . . Ma nel F'entignano 
V Imperatore chiama il servo a vedere la sua colpa . . . e s'' in- 
ehina sino ad isvegliarlo a mezza notte per fargli parte de'' suoi 
affanni . 

A quale di queste due contrarie proposizioni dovrebbero i leggi- 
tori appigliarsi ? Il vero si é che tanto io fui colpito dalla bellezza 
e semplicità di quella Protasi , la più felice di quante ne ordinasse 
il Greco Poeta, che nulla io vi aggiunsi, vi tolsi , vi mutai, o qua- 
si nulla . E di fatti cosi in Euripide come nella mia Tragedia /' Im- 
peratore Agamennone chiama il servo a vedere la sua colpa , e 
5' inchina sino ad isvegliarlo a mezza notte non già per fargli 
parte soltanto de'' suoi affanni ma per inviarlo sollecitamente incon- 
tro alla Regina Cliteunestra . Ne in Euripide Agamennone manifesta 
alcun suo segreto al fratello Menelao : ma (juesto secondo Principe 
sorprende il messo <li Agamennone, e vicn sulla scena a rimprove- 
rargli la sua viltà ed ambizione, e ad insistere perche Ifigenia venga 
immolata . Le quali cose nella mia Tragedia si veggono eseguite da 
Ulisse, che mi parve ben fatto di sostituire all'insopportabile per- 
sonaggio di Menelao . 

6. In M«' altra parte gravissima il f'^entignano si è diparlilo 



Varietà' 47» 

dal suo esemplare cioò^ nel curali ere d^ Ifigenia , avendnla dipiit- 
ta leggeretta , graziosa , e iutlo alfelto pel suo Genitore . 

È pure in niuiia altra cosa ijuanto in questa io m' ingegnai dì 
essere scrujjoloso imitatore del greco modello per la meraviglioia bel- 
lezza di quel carattere . In guisa che nulla feci dire alla mia Ifige- 
nia ohe non fisse già detto , o dir si potesse da quella di Euripide. 
Ne saprei indovinare in qual parte io abbia, mio malgrado, potuto 
dipingerla leggereila . ISfella s.-ena ddl' atto 2. ella non ragiona col 
su òrcnitore altri iiiLMiti , che in Euripide; né altro vi aggiunsi che la 
breve dimora nel Tempio di Diana , e I il desiderio che mostra dì 
assistere all' imminente sagrificio ponendo cosi in lei un certo de- 
voto affetto per la Uivinità tutelare tlclle vergini . E nell' atto quar- 
to Ifigen a si mostra dapprima perplessa fra i due contrarj voleri de' 
suoi Genitori ; mentre la madre aveale imposto di non discostarsì 
dalla sua tenda , ed all' opposto il Padre la sollecitava a seguirlo nel 
Tempio . Né quando Agamennone por indurla all' obbedienza le fa 
credere che Achille 1 attende all' Ara , ella perciò dimentica il ma- 
terno imperio come avrebbe dovuto fare se fuss€ stata alquanto leg- 
gerefta : ma s\ contenta di ripregare il Padre che voglia attendere la 
Regina p-er andar quindi tutti uniti nel Tempio . Che se finalmen- 
te ella cede allorché si cr'3dc trascelta dalla stessa Divinità per con»- 
piere quel misterioso sagrificio , allora ijuel suo cangiamento sembra 
derivare da un santo zo'lo aazicchc da feminile leggerezza . 

7. In Euripide IJh^eiiia delibera di morire perchè perduta ogni 
speranza di salute dopo la sua inutile preghiera al Padre , ed- 
inanÌDiata a nolute emulazione dalla presenza di Adiille : quasi 
vergognando che una dnn.ia della casa di Atrco si mostri timida 
della morte innanzi ad uà Gio'^i.at della famiglia di Pelea . Ma 
f I/i^enia del Fenfignano div'isne eroina tutto ad un tratto per 
la \.'enuta di Taltibio , e per la narrazione della difesa di Aga- 
mennone ; ''d ella si getta a sicura morte , scudo tuttavia vi^'c le 
speranze poste nel valore, e nel giuramento di Achille. 

Ma quali cose T ihiijio dice nella sua narrazione ? dice che Aga- 
mennoiie è nel mauife to pericolo di venire ucciso dalla infuriata 
plebe perchè ab.ian loaato dai suoi Guerrieri medesimi . Talché Ifi- 
genia comprende essere elh stessa cagiono di un si gran danno. 

V. però la questione qui riducesi a ilciMlere soltanto ove liigo- 
nia abbia ragioni più forti e più verisimili di gett;»rsi a sicura mor- 
te, se in Euripide per gareggiare con Achille, o in Vcntignano per sai' 
rare il proprio Genitore. E lanciando ohe altri ne proferisca giudi- 
dizio , piaoemi notar qui soltanto che in virtù isa e timida fanciulla 
la filial tenerezza suol e^serc in cima di ogni altro affetto purché 
non parli T amore: mentre 1' emulazione nel!' affrontare con dispe- 
rato ardinento i pericoli e la morte suole aver luogo fra gli Eroi 
guerrieri e talv-olta a:iche in altri per grandi cagioni politiche o re- 
ligiose E che perciò il solo a nore del verosimile m' imlus'sc ad un 
si grave cangiamento; persa iso che anche il verisimile ra sogetto al- 
le vicende de' tempi , de' costumi . - Ciò ba ti per la Ifigenia . 

Nulla dirò del mio stile . Su tal proposito , Sig. Conte la vo- 
stra opinione è di tanta autorità ohe io la tengo per infallibile. Pia- 



47: 



V A R / E T A' 



cerni che ne loliatc U semp'icità, e la chiarezza; pìacemi veder- 
mi d^ voi noverato fra gli alunni della scuola migliore . M;i duole 
però altrettanto il dover confessare io <;tes<?o che V amore delja sem- 
plicità mi abbia condotto a formare aleitni versi , che godono trop- 
po del sermone pedestre : e da.>Imi ancora che il mio stile si giu- 
dichi da voi più vicino alla mollezza del Metastasio che alla robusteza 
di Alfieri : di che fai sempre io stesso in gran timore , e posi ogni 
studio ncr fare altrimenti . Potrei soltanto replicare in mio confor- 
to e difesa che i tragici greci , che i francesi pervennero a tanta 
altezza di fama scrivendo ciascuno a modo suo , ed in vario stile : 
imperocché ninna simiglianza si ravvisa fra quello di Sofocle , e T 
altro di Euripide: e Kacine , e Corneille scrissero fra loro sì diver- 
samente che questi a Seneca, ed a Lucano, quegli a Metastasio pn^ 
trebberò venir comparati - Tutto ciò )»raltro non basta a spegnere 
neir animo mio nne' sospetti , che ora vengono dal vostro gravissimo 
giudizio confermati . 

Ed ecco tutto quello che ho potato andar raccozzando ami© pri. 
E qui voglio , Si^. Conte, farvi sicuro che quanto dissi non fu già 
per confutare le vostre sensate opinioni , ma a solo oggetto di difen- 
dere me stesso alla presenza di un tanto giudice , quale voi siete . 
E sono purtuttalvolta in gran timore, che ciò non torni a mio danno 
e che per questa mia diceria io non abia a vedermi paragonato ad 
Anteo , che si dibatte inutilmente per divincolarsi dalle braccia di 
Alcide . 

Gioverà ad ogni m^do ques"to dialogo nostro per rendere viep- 
più manifesto quanto difficile sia il por mano nelle opere degli an- 
tichi Maestri senza correre in gravissimi pericoli : e come altron- 
de si possa riprendere con urbanità, ed accogliere di buon animo 
la censura , onde non abbia poi a risultarne che reciproca estima- 
zione , e benevolenza. E della b'enevolenza vostra piacciavi credere, 
Sig. Conte, avido, più che ogni altro il vostro altissimo estimatore. 

Duca di Veittignano . 



AMMENDA SPECIALE NEL V." QUADERNO . 

To: 2." Pag. igy- lin. 21., e 22. dopo le parole et V ai' 
tro semicircolo , gli estremi del (juale sieno uniti per mezzo 
del diametro <:<: leggasi così :>i la somministra del D, e flnalmeiì- 
te la perpendicolare abbassata dal vertice di un angolo acuto 
la somministra dell' M. 



473 



INDICE 



be' PRINCIPALI CAPITOLi CONTENUTI NEL II. VOLUME 
DEL GIORNAI.E ARCADICO . 

APRILE . MAGGIO . GIUGNO . 1819. 

LETTERATURA . 

Notìzie ed Elogi parecchi di Ennio Quiri- 
no P^isconLi con ritratto in rame , . p. i — — 

Di.ssertazio'is di Tommaso Taylor sopra i 

Mister j Eleusini , e Bacchici 2j -— 3oi 

Opuscoli Letterari , Fascicolo Terzo . Bolo- 
gna , Aiinesio Nobili 18 18, Str occhi de 
f^ita et scriptis G. Garantonii-Schiassi de 
Patera Cospiana 4" ~" """ 

Sonetti inediti deW antico Poeta Matteo di 

Dino Fiescohaldi , . . 4^ ~-" — 

Nuova descrizione de monumenti antichi , 
ed oggetti d' arte contenuti nel T^aticano 
e nel Campidoglio , colle nuove scoperte 
fatte alle jahhriche più interrcsanti del Fo- 
ro Romano , e sue adjacenze ec. compila- 
ta per uso de' colti viaggiatoli dall' ylvv. 
D. Carlo Fea . Commissario delle anti- 
chità Romane ec. Roma Bourlie 1819. 
pcig. 289 in 12. con tav. in Rame . . . ^'j i^i 564 

// Purismo nemico del gusto , o considera^ 
zioni sulla Prosa Italiana : Perugia i8i8. 
pag. 190. in 8." 56 — — 

Tragedie di Cesare della l'halle Duca di 
Ventìgnano. T. I. Napoli , presso Angelo 

Trarli 1S18 6a — — 

T^ojage aux Ruines De Bahjlone par M. I. C. 
Riche Rèsidfmt à Bagdad ornh de gra- 
vures etc. tradotto e commentato da I. Ray- 
mond antico Console a Bassora . Pari- 
gi 1818. per Firmin Didot con la\'. in rame. 92 — — 
Arcadia li 24 Aprile 1819 — iSj •— 



474 

Sulle pitture d' l'inoccmn Francueci da [mo- 
la . Discorsi tre dì Pietro Giordani aW 
Accademia di Belle arti in Bologna neW 
estate del 1S12. Discorso primo . M.lano 
Gioi'anni Silvestri liSn) 8." .... 161 .1. 

Bime rivendicate a Fr Jiconone da Todi . —1^2 — 

Ojyuscoli Letteri'-i Fiscicofo Qavto: Bolo- 
gna Annesio Nohdi 18(8. Opw^'^oln Ter- 
zo : Sull' origine d^' ytun'^'i Etruschi e 
Romani , e sali in fissione del C'iiodo an- 
nale in Borni , ed in Etruria ; lettera del 
Professore F". O-ioli al diarissimo Sig. Pro- 
fessore Giuseppe Dò Mittaeis . . . . — »q5 — , 

Di Ulta nuova scena di Terenzio. Art. I. . -^ ì\m -^ 

Iscrizioni fomentane __ 20» Ò61 

Dissertazione delV Ab. M A. Lanci sui v^ersi 
di Nemb rotte e di Plato nella divina Co- 
media di D inte art. I. ....,.__ 211 — 

Una congettura saìV origine del cognome Ci- 
cero , del Prof. F. OìjU _ _^ 211 

Giurisprudenza Bomana ossia Corpo del drit- 
to Civile Romano volgarizzato , col Te- j 
sto a fronte. Tomo I. in 4- Milano i8i5, 
presso Fer'iinan-^o Bnret , coi Tipi di Gio. 
Giutep'ip de Stefanìs _ ... 216 

poesie ined'te di Pi^'fi<-'y .Misim! .d'eroi a- 
no in l-id-^ di Br.i^ci.y U Bi-^-'itni C'im- 
tano de Fiorentini e Generale di S. Chie- 
sa ; con uni nnmzione delle sue Gesta , 
distesa da Gio. B ittista Inermi glioli . Pe- 
rugia 1818. pres.<;o Francesco Badaci , 
pag. 1.36. in 4- nrt.T — . — 54? 

Rime del Conte .Antonio di Montefeltro imbu- 
cate in Rimino per le stampe del Mar so- 
ner , e Grandi 1819 — — 558 

Difesa di Marco Polo intorno a' suoi rac- 
conti del f^ecchio della Montagna Principe 
degli assassini — ^ — 3^5 



475 



SCIENZE 



Sul Cianogeno , e sulV acido idrocianico : 

Memoria del Sig, F^auquelin (*) . Estratto .107 — — 

Memoria sul moto intestino dellle parti da' 
solidi per servire di seguito ad una diretta 
al Chiarissimo Sig. Abbate Gio. Ignazio 
Molina , di D. Paoli Socio ccorrispon- 
dente ec. Pesaro 1819: Per Niccolo Garwdli 
Stam. Cam. in 8. di p. i44' • • > • ii3 — 433 

Saggio sul principio della popolazione ec. 

aggiunte . Continuazione dell' Estratto . . i3o a6i — 

Sul moto della Canfora nelV acqua , Lettera al 

chiarissimo Sig. Professore Barlocci . . — 22Q — 

Rijlessioni sul Ragionamento del Sig. Dottor 
Palazzini intorno al vajuolo umano che 
ha regnato nel 1816 nel distretto di Via- 
dana in confronto del vaccino : dirette al 
Sig. Prof. Giacomo Falchi dal Dottor Giu- 
seppe Tonelli . , -—220—^ 

Costituzione Epidemica di Giugno , Luglio ec. 
dell'anno 1818 Memoria del Dottor Pier 
Luigi Valenlini Prof. P. di Terapeutica 
neW Archiginnasio Romano , Medico Pri- 
mario di S. Spirito , e de' Pazzi . Roma 1 8 1 8 
nella Stamp. de Romanis . 8. di pag. 52. — 2^4 — • 

Continuazione delle nuove Osservazioni sopra 
gli Acidi e gli Ossidi ossigenati del Sig. 
Ij. G. Thenard — 25o — - 

— Segue la quinta serie di Osservazioni so- 
pra gli Acidi , e gli ossidi ossigenati del 
medesimo Sig. Thenard _- 255 — 

Di un mezzo per accrescere la forza della 

polvere da Cannone — sSq — 

Nuova cura della Idrofobìa . . . ' . — 2.nx r— 

Rapporto di osservazioni dirette a confer- 
mare i vantaggi della vaccinazione con- 
tro il vajuolo arabo con alcune analosjie 
riflessioni s14.ll' azione simultanea dei due 
vajuoli arabo, e vaccino . art. \. , . ,—- —m 389 

Dsl Calendario Gregoriano , e dell' astrono- 
mia Romana ; Notizie del Sig. Ab. Giù- 



475 

seppe Calandrolli professore nelV Università 
Gregoriana , e direttore delV Osservatorio . 
art. 1 — — 4o4 

Osservazioni sulV influenza delV acqua nella 
formazione degli acidi ossigenati , e sulle 
combinazioni deW ossigeno con questo liqui- 
do del Sig. Tkenard . (i) Estratto . . . — — 4^^ 

Esame comparativo di alcune ipotesi rela- 
tive alla elettricità atmosferica : di Save- 
rio Barlocci Professore di fisica Speri- 
mentale nella Università della Sapienza . — — 4^^ 

ART IMBELLE Arti 

Scultura = Teresa Benincampi con t. in rame . — 274 ~~ 

Pittura di Paesi— G. B. Bassi . . - . — 277 — 

Idea per un monumento a Dante Alighieri . — — 44^ 

Pittura =. Bi scorra — — 4^4 

Pittura di Paesi = 3'hnti — — 555 

Anatomia ad uso dei Pittori e Scultori di 
Giuseppe Del Jlcth'co Professore di detta 
Scienza nella Insigne Romana Accademia 

di S. Luca. Ristampa del iSig. . . . — — 4^7 

Varietà Scientifiche Letterarie . . . . . i38 2b3 4^4 



IMPRIMATUR, 

Si Videbitiir Rev. P. Mag. Sac. P. A. 
Candidus Maria Frattini Archiep. Philipp. Vicesg. 

IMPRIMATUR, 

Fr. Philippus Anfossi Ord. Piced. Sacri Palatii 
Apost. Mag. 



Errori occorsi nel Tomo II del Giornale Arcadcia 
Aprile^ Maggio y Giugno i8ig. 

ERRATA CORRIGE 

pag. 11. liii. i5. 
Eh. Quirino Visconti cessò 
di vivere nell'anno sessan- 
tesimoquarto dell' età sua Sessantesimo settima 

pag. 344- ^i"- 4- 
burnite Discite 

pag. l[Òo. ìin. 6. 
Verticalmente stabilmente Verticalmente e staLil- 

mento 

pag. 45^' lìn- i4* 
Elettricità positiva Elettricità negali v.t 






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