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Full text of "Giornale Arcadico di Scienze / Lettere ed Arti"

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^'li'^^ 



GIORNALE 



DI SCIENZE LETTERE ED ARTI 

TOMO LII. 

OTTOBRE, NOVEMBRE, E DICEMBRE 

1851 




ROMA 

NELLA STAMPERIA DEL GIORNALE 
PRESSO AiVTONlO BOULZALER 

1351 



SCIENZE 



Proposta di un nuovo perimetro per misurare il 
bacino muliebre : di Baldassarre Chimenz dottore 
in chirurgia. 



JL-igli è tempo di ascoltar la voce delV esperienza^ 
disse il chiarissi ino sig. prof. Asdrubali nel parlare 
dei vizi di conformazione del bacino. È tempo di 
convenire con questo ostetricante analitico, che mal- 
grado gli sforzi degli ostetrici moderni questo oscu- 
ro argomento segue ad implorare ancora de' nuovi 
lumi per evitare i funesti errori , ne' quali ci conduce 
troppo spesso il modo fino ad oggi usato nell' esa- 
me del bacino viziato nell' interno. 

Difatti , quantunque sia stato riconosciuto dai 
tempi più remoti che le difformità del bacino nel- 
la donna oppongono alcune volte delle difficolta in- 
sormontabili al parto per le vie naturali , la pel- 
vimetria , ossia l'arte di misurare il bacino, non ri- 
monta pressoché al di Ik di un mezzo secolo. 

Avanti Bandelocque e Coutulì., i primi che vi 
fecero l'applicazione di uno stromento , la mano era 
l'unico pclvimetro di cui i coltivatori della scienza 
ostetrica si servirono per riconoscere la natura e 
l'estensione dell' ostacolo che molestava o intercet- 
tava il proscguimcnLo dell' operazione. GÌ' istromenti 

1* 



4 Scienze 

dei due autori nominati sono stati modificati, o imi- 
tati in Germania , in Inghilterra , e nella nostra Ita- 
lia. Oltre a questi ne furono immaginati degli al- 
tri , che quantunque oftrano in certi casi alcuni van- 
taggi , lasciano tutti una qualche incertezza nei ri- 
sullamenti , che presenta la loro applicazione. 

Quando si considera la forma di tali istromen- 
ti , la disposizione delle parti sulle quali si propo- 
ne di farli agire, le diverso circostanze , in cui si è 
tentato di farne uso , ninno rimarra sorpreso della 
dimenticanza in cui meritamente sono caduti. 

L'osservazione ha fatto conoscere che il diame- 
tro sacro-pubiano e quello che trovasi più di soven- 
te alterato nella sua forma , e nelle sue dimensioni ; 
eppure su questi due punti opposti del Lacino (l'an- 
golo sacro-ventrale , e la simllsi dei puhi) si è fat- 
ta l'applicazione di un apparato di misure. Gli uni 
si sono contentati di misurare il bacino all' ester- 
no , gli altri air interno dalla parte della vagina. 
Esaminiamo prima lo stromento di Coutidì , e ne 
prenderemo le descrizioni datene dal professore De- 
sarmeaiix ^ e vedremo nel medesimo tempo quale sia 
l'opinione di cosi buon giudice in silTalta materia. 
Il pehimetro di Coutidì, che ha goduto una grande 
riputazione, è un' imitazione di uno stromento di cui 
si servon i calzolai per misurare la lunghezza del 
piede. Tal istromento è destinato ad essere introdot- 
to nella vagina : esso vien formato da due spranghet- 
te di ferro che sdrucciolano l'una sopra dell' altra, 
ed ha ciascuna alla sua estremità una piastrina fis- 
sata ad angolo retto. Nel fare scorrere l'una sopra 
l'altra queste due piccolo sprasighc, le due piastrine 
si allontanano : mentre una di esse deve fissarsi so- 
pra l'angolo sacro-vertebrale, nel tempo che l'altra sì 
porterà dietro la simlìsi dei pubi. Una scala lineala 



Nuovo Pelv^ietro 5 

a gradi sopra una delle sprangliette indica il grado 
di lontananza delle piastrine , e da in questo modo 
la misura del diametro antero-posteriore. Oltre gli 
inconvenienti che si attribuiscono a questo stroraen- 
to , e che consistono nella difficolta che la sua ap- 
plicazione incontra a motivo della sensibilità , e del- 
la resistenza delle pareti della vagina , non che nel- 
lo spargimento che il collo dell' utero forma nello 
stretto superiore ; ve ne ha uno al quale ninno ha 
pensato , e che rende questo istromcnto inapplicabi- 
le nella più frequente parte dei casi , pei quali esso 
è destinato. Tal inconveniente si è , che a motivo 
della tortuosità , che fa d'uopo dargli , l'angolo for- 
mato dalla riunione della piastrina posteriore coli* 
anteriore che la sostiene appoggia contro la parte del 
sacro , e la piastrina resta più o meno lontana dall' 
angolo sacro-vertebrale. 

// gran pehnmetro di Stein, specie di molletta in 
anelli a catena di cui le aste sono leggermente in- 
curvate a forma di becco , offre i medesimi vizi nel- 
la costruzione , e nella applicazione i medesimi in- 
convenienti. 

Non converrebbe adunque far ricorso a ninno di 
questi istroraenti per misurare il bacino all' interno 
dalla parte della vagina, specialmente in donna gio- 
vane, che avendo qualche vizio , o deformità voles- 
se sentire il giudizio di un professore ostetrico per co- 
noscere a tempo , se fosse possibile divenir madre 
senza esporre la sua vita , e quella della prole. Ma 
come potrebbe in questo caso tentarsi l'applicazione 
di uno stromento , la cui immissione dee produrre 
un forte lialzo di molti pollici nella parete della va- 
gina ? E non sarebbe esporre la paziente a indispen- 
sabili atroci dolori , che accompagnerebjjero la lace- 
razione dell' orificio , e della parte posteriore del con- 



6 Scienze 

dotto vaginale ? Certamente che in una giovane si po- 
trebbe, senza pericolo di alterare l'integrità delle par- 
ti, introdurre nella vagina il pelviinetro a catena di 
Stein , quello di Aitken che non è se non una ten- 
ta di donna divisa in gradi sopra uno dei suoi lati, 
o il perimetro digitale del nostro emerito professore 
Asdruhali^ specie di ditale, ossia cono, allungato egual- 
mente , diviso in gradi sopra uno dei suoi lati. Ma 
benché sia ingegnoso l'istromento applicato dalla par- 
te della vagina in una donna non gravida, esso in- 
contrerà, sempre una barriera insormontabile per giun- 
gere alla prominenza sacra-vertebrale : questo è (co- 
me si è osservato) la presenza dell' utero , lo spar- 
gimento del suo collo, la parete posteriore della va- 
gina. Pare che gli inventori degli stromenti da noi 
esaminati abbian del tutto scordato l'esistenza e la 
disposizione di questi organi nel bacino : si direb- 
be che non hanno mai veduto questa zona ossea che 
nello scheletro : tanto sono male adatti alle parti gli 
stromenti che ci han lasciato per misurare le dimen- 
sioni di essa. 

Gli stromenti di Stein , di Aitken , di Asdrii- 
hali presentano più vantaggi nella donna incinta , 
e nelle doglie del parto. L'introduzione di questi of- 
fre , è vero , meno difficolta nella circostanza testò 
mentovata, perche allora la vagina è flessibile , più 
o meno allungata, ed è suscettibile di prestarsi ad una 
estensione meccanica di una certa durata. Pertanto 
come la forma degli stromenti conosciuti finora non 
è in rapporto colle incurvature e le dimensioni del 
bacino , ne colla disposizione delle parti situate in 
questa cavita ossea, essi non potrebbero dare dei ri- 
sultamenti positivi come l'hanno con molto criterio 
osservato i più esperimentati pratici. 

Che se i peh'imetri rettilinei degli autori che ab- 



Nuovo Pelyimetro 7 

Jblamo nominato non possono applicarsi senza incon- 
venienti, ne seguirebbe perciò che presentassero più 
vantaggi che il dito indicatore bene esercitato ali* 
esplorazione di queste parti ? Questa proposizione è 
oggidì divenuta oggetto di qualche controversia. 

Suppongasi che le doglie del parto siano sta- 
bilite da un certo tempo in una donna deforme, che 
la testa del feto , o un forte tumore della cute co- 
perto di peli siasi introdotto nel distretto superiore, 
come si potrebbe giungere all' angolo sacro-vertebrale 
con tali pelvimetri in questione ? Il dito , l'introdu- 
zione puranco di tutta la mano, non offrirebbe in 
queste ultime circostanze che dei risultati o dub- 
biosi , o affatto inutili , poiché sarebbe impossibile 
questo modo di arrivare all' angolo sacro-vertebrale, 
avanti il quale si troverebbe la parte imbarazzata. 
Questi r&ezzi non potrebbero neppure esser tentati nel 
caso , ove il tronco della creatura occupasse inte- 
ramente l'escavazione del bacino ; sia che avesse pre- 
sentato le natiche , o i piedi , o fosse stato portato 
in tal situazione in seguito dell' estrazione di queste 
estremità. 

Farò manifestamente conoscere che tutte queste 
difficolta potrebbero sparire col pelvimetro che sarò 
per proporre. Il dito non è dunque ( come lo assi- 
cura la maggior parte dei pratici ) il miglior pel- 
vimetro, mentre se secondo essi quello solo sente, e 
può reuder conto di ciò che ha incontrato nell'inter- 
no del bacino : essi converranno pure che questo 
istromento ( il dito ) non può sempre scoprire ciò che 
ha luogo nel bacino , e che per conseguenza non 
può render conto di ciò che non ha toccato : e tut- 
to questo avviene il più delle volte. Per clii si da 
cura di riflettere , è cliiarissimo che il dito e un 
istromento troppo vario nelle sue dimensioni per cs- 



8 Scienze 

sere di im egiial vantaggio per tutti quelli che ne 
fanno rapplicazione nel caso in cui siamo. Nelle 
persone che lianno la mano corta e grassa , l'indi- 
ce isolato dalle altre dita piegate della stessa mano 
non arriva al più che a due pollici di distanza dall* 
ingresso della vagina , o dell' orlo inferiore della sira- 
fisi dei pubi. Ma non bisognerebbe che una sola linea 
per arrivare alla base del sacro : e ciò varrebbe co- 
me trenta, poiché l'occhio non saprebbe qui riempir 
l'intervallo per approssimazione, come accade nel mi- 
surare l'estensione di un corpo che si vede. Così quelli 
che ammettono che lo stretto antero-posteriore del ba- 
cino ha le dimensioni richieste ogni volta che non 
si può arrivare allo sporgi mento sacro-vertebrale, si 
espongono a cadere in questi abbagli , di che sia- 
mo stati testimoni . Qualche fatto, che ho avuto l'oc- 
casione di osservare su questo oggetto, avrà il suo luo- 
go altrove. 

Quelli che non vogliono altro pelvimetro che il 
dito, o la mano, operano nel modo seguente per mi- 
surare l'estensione del diametro antero-posteriore. Il 
dito indicatore introdotto nella vagina va a pigiare 
la sua estremità sopra l'angolo sacro-vertebrale ; nel 
medesimo tempo si rialza la giuntura della mano di 
modo che il lato radiale del dito tocca l'orlo infe- 
riore della sim/lsi dei pubi ; con un dito dell' altra 
mano si segna il luogo in contatto coli' orlo inferio- 
re della simfisi. Per aver la lunghezza del diametro si 
misura lo spazio tra la punta del dito , e la parte 
della giuntura che appoggiava sotto l'orlo inferiore 
della simfisi pubiana. Ma come la linea, che si sten- 
de dall' angolo sacro-vertebrale all' orlo inferiore del- 
la simfisi dei pubi, è più lunga che quella che si 
stende dall' istesso punto del sacrum all' orlo supu- 
biano della medesima simfisi , bisogna dunque per ot» 



Nuovo Pelvimetro 9 

leiiere un risultaraento esatto fare una deduzione so- 
pra della lunghezza di questa linea inclinata , o in- 
curvata. E quanto se ne dedurrebbe ? Baudelocque di- 
ce un mezzo jjollice : ^Ij'oiiso Leroy voleva che la 
deduzione non fosse che di tre linee. SulFautorita di 
quale dei due nominati autori si dovrà fondare uà 
esatto giudizio ? 

Questi due celebri ostetricanti potevano bene , se- 
condo le circostanze, aver ambedue ragione; di fatti l'or- 
lo inferiore della simfisi dei pubi di un bacino defor- 
me non può forse trovarsi piiì o meno vario, o den- 
so in diverse persone ì La misura presa col dito non 
essendo segnata sul suo orlo radiale che all' esterno 
della simfisi, la differenza di grossezza di questa sim- 
fisi deve necessariamente mettere delle differenze nel- 
la lunghezza del diametro e nella deduzione che far 
se ne deve ! Questa objezione non è la sola che si 
possa opporre a questo modo di misura. Le defor- 
mità del bacino non consistono solo nell' accostamen- 
to tra esse delle sue pareti antero-posteriori : la sim- 
fisi del pubi può avere acquistata maggiore lunghez- 
za , essere molto più bassa , e dare in conseguenza 
al diametro sacro-pubiano una estensione più grande 
che non l'ha realmente. La simfisi stessa può essere 
più , o meno deviata dalla linea media del corpo, 
come l'abbiamo veduto in un caso che necessitava la 
simfiseotomia , ove hanno segato uno dei pubi cre- 
dendo di trattare una simfisi ossificata , e nella qua- 
le non ora incurvata che di dieci linee. L'angolo sa- 
cro-vertebrale , più inclinato da un lato del baci- 
no, da egualmente una differenza nei risultati dell' 
esame manuale ordinario. 

Tutti i pratici concederanno dunque che il di- 
to, come istromento metrico del bacino, è sovente in- 
sufficiente, e che non si deve tentare di introdurre la 



10 Scienze 

mano intera nella vagina che durante il travaglia 
del parto. Il compasso di grossezza di Baudelocque è 
il medesimo di quello, di cui si servivano da gran tem- 
po nelle fabbriche di oggetti o vasi di forma ro- 
tonda. Questo compasso centinaio , ed allacciato al- 
le sue due estremità, si applica all' esteriore del ba- 
cino. Allorché si vuol conoscere l'estensione dello 
stretto addominale, si misura con questo compasso la 
distanza che si trova tra una spina anteriore , e su- 
periore di ogni osso innominato. Per conoscere poi 
le dimensioni dello stretto addominale nel suo dia- 
metro sacro-pubiano , si applica un'asta del compas- 
so al disotto dell' appofisi spinosa dell' ultima ver- 
tebra lombare , e l'altra sopra la regione dei pubi. 

Un quadrante a gradi indica l'estensione di que- 
sto diametro. 

„ Meno imperfetto di tutti quelli che esistono, 
,, dice il surriferito professore Desormeaux , questo 
,, istromento non presenta il grado di certezza che 
,, il suo autore avea promesso. „ 

Difatti per ottenere il grado di estenzione del 
diametro sacro-pubiano ( Tistromento già nominato ) 
il sig. Baudelocque deduce tre pollici per la gros- 
sezza delle ossa , e degli integumenti di questa re- 
gione del bacino , due pollici e mezzo per la ba- 
se del sacrum , e sei linee per la grossezza dei pubi. 
Neir insistere di più sopra queste esperienze Baude- 
locque avrebbe riconosciuto che le ossa , e i tessuti 
cutanei delle regioni sacro e pubiana presentano nei 
diversi individui delle varietà nella loro grossezza, che 
non permettono di ammettere tal deduzione rigo- 
rosa di tre pollici stabilita da questo esimio prati- 
co. Ben si sa ( come molti lo hanno osservato ) che 
la grassezza nei rachitici non è mai considerevolis- 
sima , ma peraltro il sistema muscolare è spesse voi- 



Nuovo Pelvimetro ^I 

te più marcato , il tessuto cellulare è più abbon- 
dante in una persona , piuttosto che nell' altra. Si 
sono vellute delle donne che presentavano delle eso- 
stosi in diversi punti della cavità ossea, ove un'af- 
fezione di questa natura poteva accompagnarsi con 
un certo grado di pinguedine. Ciò sarebbe d'altron- 
de un mettersi in opposizione formale coi fatti, so- 
stenendo che la rachitide non produce mai sul ba- 
cino degli sviluppi al di la di una dimensione data. 
Ho avuto occasione di misurare un certo numero di 
bacini viziati in diverse maniere e in diversi gra- 
di, che presentavano nella grossezza delle pareti in 
questione da quattro fino a dodici linee in più o in 
meno dei tre pollici assegnati da Baudelocque , ora 
su i pubi, ora sulla base del sacrum, ora sopra que- 
ste due parti ossee, nel tempo istesso che si riscon- 
trava palesemente una marcata differenza nelle gros- 
sezze, ora egualmente si vedeva la direzione obliqua 
dell'angolo sacro-ventebrale, che avea dato luogo all'er- 
rore di diagnostica profferita durante la vita di una 
persona. Sopra più di cento bacini ben conformati , 
ricoperti di tutti i loro tessuti che la malattia non 
avea avuto tempo di alterare , si è osservato che vi 
erano delle differenze non meno considerevoli sul vo- 
lume e sulla grossezza delle parti che formano il dia- 
metro antero-posteriore dello stretto addominale. 

La natura segue un andamento regolare nel mo- 
do dello sviluppo dei nostri corpi, e delle parti che 
lo compongono : essa però non ha assegnato limiti 
precisi alla loro estenzione. Cosi generalmente il ba- 
cino è di un volume , di una capacita , e di una 
estensione relativamente al volume e all' estenzio- 
ne delle ossa delle altre parti del corpo. Come gli 
sfaceli , le affezioni morbose che s'impadroniscono di 
tutti i nostri tessuti varrebbero a determinare ma- 



12 S e I E X Z E 

tematicamente il volume , a cui giugner potrebbero, 
e lo spazio che debbono occupare ? 

La misura col solo mezzo del compasso di gros- 
sezza non saprebbe dunque indicare in modo esatto 
la grossezza dei tessuti che formano, per mezzo dei 
loro respettivi rapporti, il diametro sacro-pubiano ; ed 
ancora meno dichiarare lo stato interno della cavita 
pelviana. Si vede ancora assai sovente il bacino pre- 
sentare all' esterno tutti i caratteri di una perfetta 
conformazione, e nel modo stesso nascondere all' in- 
terno un esostosi , un tumore steatomatoso che occu- 
pano una pai'te più o meno estesa degli stretti o 
della escavazione delia zona pelviana: disposizione che 
diviene causa di parti lunghi, difficili, e qualche vol- 
ta impossìbili, come si è veduto in molti casi, e co- 
me se ne riscontrano replicatamente numerosi presso 
gli scrittori dei trattati dei parti. 

Descrizione delV intropehimetro , e del compasso 
di grossezza. 

Questo istromento in acciajo forbito viene com- 
posto di tre \ ezzi principali : due grandi di dodici 
pollici di lunghezza colle loro incurvature , e una 
piccola di sette pollici compresovi il suo manubrio. 
Con questi tre pezzi formiamo due istromenti distin- 
ti e separati , che formano un complesso di misura 
del bacino . L' uno ha due pezzi ricurvi verso il 
loro terzo inferiore : essi sono eguali per la lunghez- 
za e il volume, e non differiscono per la forma che 
nelle loro estremità, superiori : rappresentando il pel- 
vimetro esterno , o compasso di grossezza diviso in 
gradi sopra uno de' suoi lati : e il terzo pezzo ne 
compone il pelvimetro interno. 

Questo stromcnlu, come abbiamo detto , e coni- 



Nuovo Pelvimetro 43^ 

posto òì due pezzi che sì riuniscono , e si separano 
ad arbitrio dulie loro estremità dritte , o superici i. 
L'uno porta un vano , o taglio destinato a ricevere 
l'estremità dell' altro pezzo : questo vano è sovrap- 
posto ad una vite di pressione che serve a mantene- 
re nel posto il pezzo che riceve, di modo che i due 
piedi del compasso possono esser separati Funo dall' 
altro secondo il bisogno. Se ne fa uso come quello 
di Baudelocque per misurare il bacino all' esterno. 

Descrizione del nuoi'o perimetro. 

Del pezzo diviso in gradi sulla sua lunghezza 
noi ci serviamo per formare coli' altro piccolo pez- 
zo l'istromento che proponiamo per misurare il ba- 
cino all' interno. Come è nel rectum che noi intro- 
duciamo questo pezzo, così gli diamo il nome di in- 
testinale. L'asta a capo movibile, che sostiene il qua- 
drante , ha il nome di pezzo del quadrante. 

Il terzo pezzo, il piiì corto ricurvo in due lati 
opposti, presenta nel mezzo della sua incurvatura un 
intaglio destinato a ricevere il pezzo intestinale so- 
pra di cui si fa scorrere, secondo il bisogno che si 
ha di allontanarlo, o di approssimarlo al centro del pez- 
zo. Esso si trova fissato nella sua posizione dal pez- 
zo destinato a ricoprire che l'iraane al suo fianco , e 
dalla vite di pressione che termina il manico. 

Questo piccolo pezzo ha due estremità, l'una fatta 
a becco di anitra, l'altru che serve di manico è ter- 
minata a forma di trifoglio ; all'estremità a becco di 
anitra, essendo quella che debb' essere introdotta nella 
vagina , abbiamo dato il nome di pezzo vaginale. 



44 Scienze 

Maniera d'applicare il perimetro. 

Sgombrato totalmente il retto con cristiere leg- 
germente purgativo, o col mezzo di una doccia ascen- 
dente, si fa giacere la persona da esaminare come se 
si dovesse applicare il forcipe. 

Essa deve essere appianata sulla sponda di un 
letto , le coscie allontanate l'una dall' altra , e le na- 
tiche più elevate del petto. Si prende il pezzo in- 
testinale dalla manca , s'inclina il manico dalla par- 
te dell'inguine diritto della donna, e si presenta all' 
ano l'estremità rotonda di questo pezzo. Si introdu- 
ce prima all' ingresso dell' ano la punta dell' indice 
della mano destra , e si fa sdrucciolare su quel dito 
restremita dell' istromento, che deve essere spalmato 
di una materia oleosa. Sovente accade che una con- 
trazione spasmodica s'impadronisce dell' ano nel mo- 
mento in cui si propone di applicare questo pezzo 
di stromento ; ma una volta che esso ha oltrepassato 
lo sfintere , si abbassa il manico che si riporta dalla 
dritta sul davanti della donna nella direzione della 
linea media della vulva : allora spingcsi l'istromento 
dal basso in alto nella stessa direzione, secondo l'asse 
dello stretto inferiore del bacino. 

Le pareti molli del retto , l'eccessiva ampiezza 
di questo intestino nella maggior parte delle donne, 
rendono questa operazione molto facile. Pertanto bi- 
sogna sempre aver l'attenzione di dirigere il pezzo 
intestinale con lentezza e circospezione, allinc di po- 
ter giudicare la natura , l'esten/ione e il luogo dell' 
ostacolo che potrebbe nuocere al parto; come le tan- 
te volte si è veduto, che l'intestino retto è situato 
a dritta nelle persone ben costituite: la quale situazio- 
ne polrcbbcsi rincontrare in un bacino dillbrmc , 



Nuovo Pelvimetro 15 

e così contribuire per sua natura al cangiamento eli 
direzione cleir intestino. Sarebbe dunque prudentissi- 
raa cosa, prima di ricorrere ai mezzi di evacuare Tin- 
testino retto , di assicurarsi dalla parte della vagina 
attraverso la parte posteriore di questo canale se Tin- 
testino è situato a destra o a sinistra : perche se 
discendesse a dritta dell' angolo sacro-vertebrale bi- 
sognerebbe aver l'attenzione di dirigere lo stromen- 
to dalla parte ove si trovasse situato questo canale, 
cioè dalla sinistra alla destra della donna , in vece di 
diritta a sinistra come l'abbiamo raccomandato pei ca- 
si ordinar]. Ma torniamo al pezzo dello stromento 
lasciato nel rectum. 

Si sostiene con una mano il manico del pezzo 
intestinale per conservarlo in rapporto coli' angolo sa- 
cro-vertebrale col quale deve essere appoggiato , e si 
usa l'altra mano per l'introduzione del pezzo vagi- 
nale. Questo pezzo s'introduce nella vagina, e a drit- 
ta del pezzo rettale, di modo che questo possa esse- 
re ricevuto nell' intaglio praticato nel centro del pez- 
zo vaginale. 

Quando i due pezzi sono introdotti, bisogna as- 
sicurarsi di nuovo della situazione ove si trova il 
pezzo intestinale collo spinger di basso in alto nel- 
la direzione dell'angolo sacro-vertebrale, in cui l'estre- 
mità dell' istromento deve ritrovare il suo punto d'ap- 
poggio. Si mette il pezzo vaginale dietro il pube , e 
vi si mantiene, dandone una stretta della vite di pres- 
sione che sovrappone al manico : e con questo ba- 
sta di volgere il manico da sinistra a destra. Si ab- 
bassa di poi il pezzo che ricopre , il quale concor- 
re a mantenere l'apparato nel grado di allungamen- 
to ove l'hanno fissato. Si consulta allora la scala a 
gradi delineata sulla lunghezza del pezzo rettale : es- 
sa da la misura del diametro senza che vi sia biso- 
gno di far la minima deduzione. 



i6 Scienze 

Allorché si vorranno conoscere le dimensioni di 
uno de' diametri obliqui , supponiamo l'istromento co- 
me h stato detto , s'inclinerà il manico del pezzo in- 
testinale verso la coscia diritta della donna; l'incur- 
vatura di questo pcizo sarà situata incontro la sim- 
fisi sacro-iliaca sinistra , ed il pezzo vaginale dietro 
il pube destro. 

Ma e importacte di assicusarsi di nuovo se i pez- 
zi nascosti hanno un punto d'appoggio sulla parete 
del bacino colla quale essi si trovano in rapporto , 
si potrà ciò conoscere con allontansi'e l'un dall' al- 
tro questi due pezzi dell' istromcnto tanto che la con- 
formazione del bacino potrà permetterlo. Si vuol co- 
noscere dopo il diametro coxo-pubiano ? Basta di ri- 
tirare l'istromento di modo da rimettere il pezzo in- 
testinale nella linea media del sacrum. Quando l'estre- 
mità del pezzo intestinale appoggia sul coccige (di 
cui è facile assicurarsi col mezzo di un dito messo 
air esterno sulla regione coxale del bacino ) si al- 
lontanano l'un dall' altro i due pezzi , e dopo aver- 
li portati al loro piii alto grado di apertura nella 
posizione ove si trovano, si consulta la scala divisa 
in gradi per sapere ciò che essa dà di estensione al 
diametro coxo-pubiano. 

Si è dovuto vedere che queste operazioni sono 
più pronte ad eseguirsi che ad esser descritte, e che que- 
sto istromento può applicarsi egualmente bene tanto 
sopra una zitella quanto in una donna coniugata, in- 
cinta , e nel travaglio del parto , poiché il pezzo più 
lungo , e più centinato non agisce in tutti i casi che 
nel rectum dietro la vagina e l'utero. Il pezzo va- 
gino-pubiano , molto corto , sottile , ed assai stretto 
per penetrare nell' orificio della vagina allorché sa- 
rebbe questa ancora provveduta della membrana ime- 
nea, non potrebbe cagionar dolori per la sua intro- 
duzione in questo canale. 



Nuovo Pelvimetko -17 

Ma il nostro pelvimetro saia di una applicazio- 
ne mollo facile dalla parte della vagina nei casi di 
gravidanza avanzata, ove questo canale è moltissimo 
ed assai prolungato ; nel caso in fine ove l'escava- 
zione è totalmente libera si ottiene in un modo si- 
curo il grado di estensione, non solo del diametro 
sacro-pubiano , ma quello degli altri diametri siasi 
obliqui , o diretti di questa cavità ossea. 

Il punto essenziale, dice l'egregio Capuron, è di 
determinare il rapporto del bacino colla testa della 
creatura .- ora come si potrebbe valutare la misura di 
questi due termini di paragone ? 

La questione non e senza dubbio facile a risolver- 
si ; pertanto l'istromento che proponiamo, applicato se- 
condo il nostro metodo, non potrebbe esso in qual- 
che circostanza servire di cefalometro quando il fe- 
to presenta la testa ? Suppongasi che la regione che 
SI presenta della testa sarebbe stata riconosciuta, co- 
me si può far promuovere il pezzo intestinale sulla 
meta della cavita sinistra del bacino quando esso è 
introdotto nel rectum , si potrà ottenere con qualche 
certezza su questa parte della cavità pelviana , sulle 
sue dimensioni , sulla estensione dei corpi che i due 
pezzi dell' istroraento si possono fra loro abbracciare 
facendo alcune modificazioni all' istroraento che si po- 
trebbe applicare dalla parte della vagina per servi- 
re durante il travaglio del parto per misurare la te- 
sta del feto. 

Ma tal quale è oggi , ed applicato secondo il me- 
todo che ho descritto ( il pezzo intestinale nel rectum) 
questo istroraento può esser utilissimo nei casi di af- 
fezione di utero , cosicché riavvicinando i due pezzi 
dell' istroraento dopo la loro applicazione potrebbe- 
si riunire come fra due mollette l'utero , un polipo, 
un sarcoma, un tumore qualunque c.licche si trovas- 
G.A.T.LII. 2 



18 Scienze 

re situato nella vagina , o nella grossezza del tes- 
suto retto-vaginale. 

Simile conoscenza sul volume del corpo delFute- 
ro non sarebbe senza importanza nei casi ove il col- 
lo di questo viscere è danneggiato, facendo incorag- 
gire un operatore a farne l'apertura : perchè un'ope- 
razione di tal natura non può promettere un felice 
esito stante che il corpo dell'utero , e suoi annessi sono 
nello stato normale , ed ognuno azzarda con intre- 
pidezza come in questa popolosa capitale sovente si 
osserva. 

Nel caso di retroversione di utero, l'applicazio- 
ne del pezzo intestinale sarebbe di una non lieve ri- 
sorsa per aiutare a rimettere il fondo di quel visce- 
re nella sua naturale posizione. I mezzi proposti lino 
« questo punto per facilitare questa operazione sona 
rimasti quasi sempre inefficaci , e nell' oscurità. 

Nelle mani dei valenti litotomisti qucst'istromento non 
potrebbe egli forse servire a far conoscere il volume 
di una pietra esistente nel cavo della vescica .'* Il 
pezzo intestinale sarebbe introdotto nel rcctum , si 
applicherebbe il pezzo vaginale su i pubi nell'uomo, 
facendone la deduzione di quattro linee per la gros- 
sezza di questa ragione del bacino : si potrebbe ac- 
cordare a quest' ultimo pezzo del vosero istromento 
(la vaginale) la forma e il volume che converreb- 
be per introdurlo nell' uretra , e per fissarlo al pez- 
zo intestinale per ottenerne quindi il desiderato in- 
tento. 

Ben sappiamo che tal istromento non può para- 
gonarsi col lilomctro contenuto nell' ingegnoso ap- 
parato per ridurre ia pezzi la pietra nella vescica. 



rd 



Riflessioni intorno il cholera morbus negli animali 
hruti^ ili Niccola De Angelis pubblico professore di 
clinica e di chirurgia veterinaria nelf archigin- 
nasio romano , perito veterinario della sacra con- 
sulta e della grascia , veterinario capo delle scu- 
derie pontificie , del corpo delle guardie nobili , e 
comprimario dello stabilimento di mattazione. 



D 



opo i travagli di uomini sorami intorno le malal-' 
tie contagiose , messe specialmente in isfolgorante lu- 
ce in Italia , dove prima di ogni altra nazione (1 ) 
fin dal secolo sestodecimo , l'immortal Fracastoro 
provò con inconcussi modi la loro esistenza , sarei 
io troppo ardimentoso d'intertenerrai in cosillatlo ar- 
gomento. SeralDrercLbe eziandio accrescersi l'ardimen- 
to mio in considerando l'opera dottissima pubblica- 
ta da pochi anni sulle malattie contagiose degli ani- 
mali domestici dal chiarissimo signor professor Me- 
taxà , celebre ancora per altre produzioni nelle na- 
turali scienze. Ne di minor pregio si è il lavoro del 



(i) L'Italia, maestra in ogni genere di sapere, anche nel- 
la veterinaria fu la prima a dislinguersi con ire famosi vete- 
rinari. Essi furono Giordano HitJJo calabrese vissuto nel prin- 
cipio del secolo i5.", Lorenzo Elisio l'omano sul fine di dello 
secolo, e circa la medesima epoca fiori Pietro Crescenzio bo- 
lognese: percioccliè la veterinaria deve a questi tre italiani 
interamente la sua conservazione nei tempi di oscurità e di 
barbarie. Sletaxà, mulallic conlugiosc degli animali domestici. 

2^ 



20 Scienze 

chiarissimo signor dottor Cappello intorno i contagi, 
di cui trovasi im limpidissimo sunto nel suo primo 
ragionamento della febbre pestilenziale colerica , ad 
oggetto d'illuminare le persone , che non fossero , o 
non approfondissero l'arte salutare, dimostrando loro, 
che tutti appunto racchiudonsi i caratteri di conta- 
gio nel cholera indico , che da tre lustri in ragion 
composta delle comunicazioni e delle disposizioni me- 
na strage di contrada in contrada , in cui talvolta 
si rimase sporadico , talvolta tornò novamente a fla- 
gellare , conforme ne insegna la storia tracciata ap- 
presso officiali relazioni. Perlochè non solo i professo- 
ri dell' arte medica , ma i governi , che in sì lut- 
tuose emergenze sono i veri medici , non risparmia- 
rono , ne risparmiano cure e spese per resistere all' 
indomito morbo , che, laddove più infuria , invade 
eziandio animali di ogni organizzazione. E appunta 
nella lettura de' pubblici fogli , che caddemi più fiate 
sott' occhio , che il cholera asiatico non solo attac- 
ca la più nobile specie organica, quale si è l'uomo, 
ma distende ancora nelle specie de' bruti le micidia- 
lissirae sue propagini. Vieppiù adunque non sembra 
avverarsi la sentenza di chi scrisse , che i morbi at- 
taccaticci da una specie all' altra non osservansi che 
in una sola circostanza , quale si è quella dell' an- 
trace pestilenziale. Ma fiso il mio pensiero , che la 
medicina si umana, come veterinaria discender debba 
non da soli principii teoretici ed astratti , ma dall' 
osservazione e dai fatti reiterati in più tempi ed 
in più luoghi , quindi è , che raoltiplici essendo i fat- 
ti che contestano , che il cholera orientale non so- 
lo nel luogo nativo , ma fino nel centro di Europa 
propagossi negli animali bruii , perciò bisogna con- 
chiudere , che alcuni morlji contagiosi , se vi con- 
corrino generali e individuali disposizioni , si dillòu- 



ChotEftA Morbus 2f 

dono dà Una s|iecie all' altra , conforme e «lei clio- 
lera asiatico , che passa nelle diverse specie animali. 
Per un maggiore schiarimento non dee tralasciarsi an- 
fcora , come nel colerico contagio manifestisi in al- 
cuni casi l'antrace , che generalmente manca , per la 
probabile ragione , che esercente l'attivissima forza 
sua il contagio colerico nei doviziosissimi nervi del 
sistema gastro-enterico, ne distrugge la vitalità : di mo- 
do che non puossi dalla natura reagire per far mo- 
stra di un bubouc , o di un' eruzione qualunque. Po- 
frebbesi per verità obbiettare , che i casi d'antrace re- 
gistrati dagli autori nel cholera orientale potrebbono 
formare l'eccezione della regola , perciocché per i po- 
chi esempi , che leggonsi negli annali universali di 
medicina (1831-32) sul male in quistione, non debba 
questo reputarsi dell' indole della peste bubonica. Che 
se comunemente non si dimostrano i genuini caratle- 
l'i della medesima , vuoisi tuttavia ripetere , che con- 
tro i fatti non giova contrasto di sorta. D'altronde ri- 
spetto al passaggio da una specie all' altra di mail 
contagiosi ammessi da alcuni scrittori , come si è det- 
to , per il solo antrace pestilenziale , se ne presenta 
un fatto luminosissimo nel benefico contagio vaccini- 
co , che per innesto dalla vacca comunicasi all' uo- 
mo , e dall' uomo torna a comunicarsi col detto in- 
nesto nelle specie brute. Potrebbe inoltre da taluno 
mettersi in avanti l'onibile morbo della idrofobia, se 
il prclodato signor dottor Coppello con inconcussi espe- 
rimenti, convalidati da una serie di osservazioni con- 
tinuate insino a questi ultimi d\ , non avesse tolto la 
idrofobia dal novero de' contagi , e con molto suo plau- 
so collocatala invece in quello dei veleni propriamen- 
te detti. Ma tralasciando questa discussione , che po- 
trebbe appoggiarsi con altri numerosi fatti , discen- 
do io alla slorica narrazione , avvertendo chi legge. 



22 Scienze 

che non lutti mi si e conceduto di raccogliere i fat- 
ti in j)rova dell' assunto mio , ma che pme essi sa- 
ranno tali , quali dimostreranno a chiare note , che 
il cholera è siffattamente contagioso , che dall' uomo 
si trasmette negli animali bruti. Per il che ho io esti- 
mato cosa utile di avvertirne il pubblico, affinchè, 
se l'infortunio si desse di vedere in questa capitale 
importato il cholera morbus , si potessero dal nostro 
paterno governo aggiungere , per gli animali dome- 
stici , que' provvedimenti che esige una pericolosis- 
sima malattia come il cholera , il quale , per la in- 
contrastabile ragione , con cui invase successivamente^. 
senza causa manifesta ., senza distinzione di luoghi , 
di stagione , di età , di sesso , di condizione , e per 
l'argomento nostro , senza distinzione di specie , de- 
ve vieppiù sempre risvegliare l'attenzione governativa. 
E merce di essa che potranno completarsi que' sani- 
tari regolamenti, che ammettano per fondamentale prin- 
cipio , che il cholera morbus asiatico per immediato 
e mediato contatto è trasmissibile non solo , come si 
disse , da uomo ad uomo , ma , dove imperversa, si ^ 
trasmette ancora nelle specie brute , conforme ne por- 
gono luminosa prova i seguenti fatti. 

Nei rapporti ufficiali delle Indie leggesi , che il 
cliolcra morbus ivi riprodottosi nel 1827 con intensa . 
strage umana , ne fece consimile in ogni specie di 
animali bruti. Per la qual cosa i superstiziosi indiani 
ripetevano questo castigo, non osservato nelle prece- 
denti crassazioni della febbre pestilenziale colerica , 
dallo sdegno de' numi per la cessazione d'immolar lo- 
ro le umane vittime (1). Quando già nei governi dell' 
impero russo serpeggiava questa nuova peste , ed in 



(i) Oibliolcque uuivcrsclle, oclobre i83i. 



CnOtERA MORBUS 2S 

alcitnì Con molta strage , a Taiigarof furono veduti 
morire a stormo del dominante contagio gli uccel- 
li (1). Era il male parimenti nel suo dominio, quan- 
do nella vecchia capitale dell' accennalo impero mo-^ 
livano di cholera animali di ogni specie ^ inclusive 
i gallinacci , perciocché opinavasi da que' medici , 
che i polli d*India per la propria etimologia erano a 
preferenza attaccali dal morbo colerico (2). La com- 
missione sanitaria di P^enezta^ che per sovrano co- 
mando pertossi in Galizia ad effetto di studiare la 
colerica peste , riferisce , che nell' infuriare il male 
iieir umana specie, attaccava ancora gatti , cani , vac- 
che , galline , e simili (3). La commissione sanitaria 
lombarda , che inviossi per lo stesso scopo nell' im- 
pero austriaco , ha registrato , che presso Leopoli ca- 
pitale della Galizia furono affetti di cholera i ca- 
valli , i cani , e gli uccelli. In Vienna medesima vi- 
dersi morire del morbo in discorso quantità di stor- 
ni (4). Nella ricorrenza di questa pestilenza osservos- 
si a Berlino grande mortalità di galline e di pie- 
cioni ; nei dintorni poi di quella capitale un graa 
numero di stagni e di laghi furono per morte coni-» 
pletamente orbati di pesce. Nel circolo di Marien^ 
iverder videsi lo stesso fenomeno; che anzi furono em- 
piute quaranta grosse botti di animali aquatici , e po- 
scia con cautele opportune sepolti , ad oggetto di ri- 
Movere le mofetichc esalazioni , che gik incomincia- 



(i) Id. ih. novembre i8di. 

(2) Cappello , I. ragionamento della febbre pestilenziale 
cliolcrica pag. ^o nòta. 

(0) Annali universali di medicina voi. 60 png, aSy. 
(4) Id. voi, 61 pag. aa. 



24 S e I E N a E 

vano a svolgersi (1). Ne' fogli di Francia narrasi che 
un morbo simile al cholera asiatico sviluppossi , fa- 
cendone molta strage, negli animali domestici, e pre- 
cisamente nei cavalli , e nelle bestie da corna nel cir- 
condario di Burhon-J^anclea. Nella lingua e nelle 
labbra di questi animali rimarcaronsi vescichette ne- 
riccie , morendo l'animale quasi immediatamente con 
intensa nevrosi (2). Dai fogli suddetti rilevasi anco- 
ra , che in una tornata dell' accademia di medicina 
di Parigi rendevasi conto di un' epidemia nei volatili 
nelle vicinanze di quella capitale, e l'autossia dei me- 
desimi aveva manifestate evidenti lesioni del tubo en- 
terico, ed un mirabile alteramento nella pelle. A Bour- 
get scrivesi di essersi osservato lo stesso micidial fe- 
nomeno. A Comicul finalmente si è sviluppato con- 
simil morbo nelle galline, dimodoché il maire ha proi- 
bito la vendita di ogni sorta di volatili (3). 

Si racconta nella biblioteca universale, che l'anda- 
mento del cholera nel cavallo eccita negli astanti 
grande commiserazione , stante la privazione del vo- 
mito per la sua propria organizzazione. 

Dopo questi fatti nessuno , se io non m'inganno, 
potrà negare il passaggio del dominante morbo in ogni 
specie animale. Quindi ragion vuole, che anche i pro- 
fessori di 'veterinaria , nel sinistro evento , sieno vi- 
gilanti per suggerire quei più convenevoli mezzi, sia 
nella profilassi , sia nella cura risguardante gli ani- 
mali domestici. Né vuoisi obbliare , come fra le sa- 
nitarie cautele debba aversi in somma considerazio- 
ne di tenere riguardati i medesimi nei luoghi , ove 



(i) Biblioteqiie univ. decernbre i83i pag. ^i6. 

(a) Diario di Roma 18 aprile i832. 

(3j Noliiie del giorno, Roma io maggio i85a. 



Gholera morbus 25 

serpeggia il contagioso cholera , non solo per la lo- 
ro incolumità , ma soprattutto perchè non divengano 
conduttori del contagio , disseminandolo nella razza 
umana. A tal' effetto nell'invasione del contagio deb- 
bono il più possibilmente ritenersi in luoghi separa- 
ti. Diventa indispensabile il sequestro di delti ani- 
mali, se si svolgesse fra di loro il contagio. I piccioli 
animali domestici in siffatti casi vanno tutti distrutti, 
e sepolti con calce viva , persuadendo il sommo pe- 
ricolo in insinuanti e convincenti ragioni alla pove- 
ra gente , capace , per ignoranza , di mangiarne clan- 
destinamente le carni. 

I luoghi dunque abitati dagli animali si procu- 
reranno ventilati , e ben nettati una e due volte il 
giorno dagli escrementi , ed altre sozzure da traspor- 
tarsi in siti designati nei sanitarj regolamenti della 
sacra Consulta, Inoltre netterassi eziandio colf acqua 
pura l'insudiciato suolo : e giova avvertire , che non 
vi rimanga di detto liquido , il quale con somma fa- 
cilita si saturarebbe di principj eterogenei , d'onde 
ne verrebbero le mofetiche esalazioni : congiunte que- 
ste coir accresciuta igrometria, darebbero maggior op- 
portunità, a contrarre il morbo. Consta da esatte os- 
servazioni quanto predispongano alla contrazione del 
diolera morbus i luoghi umidi. Nel nostro cielo di- 
pende appunto dagli svariati eccessi di temperatura e 
di umidita il genio endemico delle febbri di periodo, 
come non ha guari confermavalo nella sua dotta me- 
moria il chiarissimo signor professor Folcili; teste an- 
cora questo dottissimo professore dal caldo umido ri- 
peteva principalmente l'influenza epidemica reumati- 
ca catarrale dell' anno decorso. Or dunque se coli' 
indole del clima vi si congiunga l'artificiale umidita, 
maggior ansa darassi al contagio. Per gli stessi prin- 
cipj non devesi eccedere nel lavare con acqua le va- 



26^ S e i E N Z tì 

rie parti del corpo , speclnliiiciilc ciucile delle gatil^ 
Le dei cavalli , contribuendo ancor questo eccesso ad 
arrestare l'insensibil traspiro. I cavalli da lavoro de- 
vono bene asciugarsi dal sudore ^ e coprirsi poscia 
con drappo di lana. Corrispondente dovrà essere il 
regime dietetico , mentre si userà la diligenza , per- 
chè il foraggio sia scelto e sano. E qui vuoisi da me 
ripetere ciò che reiterate volte ho inculcato , che si 
desistesse dal nocevole uso di aderbare in scuderia 
i cavalli , prorompendone per questo effetto non pò-» 
dii morbi esterni ed interni. Imperocché nei cavalli 
specialmente di scuderia debbono per l'aderbamento 
ripetersi numerosi e frequenti flogistici morbi , le 
intumescenze dei membri locomotori , le ostinate zop- 
pie , le coliche , e molte altre malattie che sogliono 
manifestarsi ricU' epoca , o saccessivamentc all' accen- 
nato aderbamento. Imperocché una matura esperienza 
mi ha dimostrato , che gli animali nel libero pasco- 
lo scelgono le erbe salubri e tenere , le quali per la 
freschezza ancora racchiudono appositi elementi nu- 
tritivi. Per contrario l'erba che somministrasi ai ca- 
valli di scuderia è afFascinata di buone e di cat- 
tive erbe , che per la privazione , in cui i medésimi 
èrano delle erbe fresche , divorano cori ingorda avi- 
dita. È ben noto che simili specie di erbe, oltre all' 
essere più dure , fiorite , e talor anche invecchiate , 
contengono principj mal sani , conforme risulta da 
chimiche analisi da uomini insigni replicatamente in- 
stituite. Ne taluno creda , che con questo igienico 
precetto intenda io porre in disuso nell' opportuna 
stagione la gramigna e la indivia , che sono erbe re- 
putate giustamente salubri. Ottimo poi sarebbe , che 
agli animali tenuti nel pascolo si scegliessero pr&^ 
terie asciutte , nel qual caso , per la buona qualità, 
dell'erbe, vanno preferite le praterie montuose, o' 



CuOLERA MORBUS 27 

degli alti-piani. Moltissima attenzione meritano i ri- 
coveri (Jellc pubbliche vie della campagna romana , 
come sono le osterie, le depositerie, gli alberghi etc. 
I medesimi osservansi comunemente non ventilati, col- 
mi , per COSI- dire , di letame, e di ogni sozziu'a ; 
d'onde divengono fomiti assai favorevoli alla propa-, 
gazione del contagio , e talora lo racchiudono per 
la dimora di animali malati , o di animali provenien- 
ti da luoghi sospetti. Massima perciò debb' essere la 
vigilanza sanitaria , perchè quivi si eseguano immau-, 
cabilmente le opportune discipline di sanità. La pro- 
filassi individuale ne' grandi animali domestici ( ca- 
valli , bovi etc.) aggirerassi almeno per 10 giorni, 
ed in ogni di , ncU' uso delle cosi dette polveri tem- 
peranti e diuretiche, come cremor di tartaro, e nitra- 
to di potassa. Mezz' oncia di cremor di tartaro con 
due ottave di nitro formerà la profilattica cura del 
cavallo , e doppia sarà la dose nei bovi. Ne sarà di- 
sutile somministrargli più volte al di le acque chia- 
mate bianche dai ycteriuarj , e beverone dal volgo , 
risultante di acqua con farina di grano. Opportune 
inoltre saranno le fregagioni secche praticate con pan- 
no di lana lungo la spina dorsale. Alle bestie la- 
nute , che sono al pascolo , sarà giovevole sommini- 
strare per circa 1 giorni due once di sale comu- 
ne , il quale sarà accresciuto agli altri animali in 
ragione della loro mole. Colla piti possibile nettez- 
za dovranno finalmente tenersi gli abbeverato] per gli 
animali domestici , che sono al pascolo , procurando 
ancora , che , immediatamente dopo una pioggia , non 
sieno i medesimi abbeverati. Che se sgraziatamente 
1 importato cholcra morbus si manifestasse negli ani- 
mali domestici , vuoisi rammentare che la cura dcbbe 
praticarsi dal complesso di quanto può presentarsi 
sotto l'occhio clinico. In mancanza poi di dcllaglialc 



2IÈ> Scienze 

relazioni si diagnostiche , come terapeutiche intorno 
il cholera asiatico degli animali bruti , fa di mestie- 
ri aver in vista ciò che venne considerato, ed ado- 
perato nella specie umana. Non sarà tuttavia spregie- 
vole , che io dica in iscoicio la storia del male , co- 
me si manifesta nell' uomo. Ed in primo luogo quanti 
furono medici in Europa che osservarono la malat- 
tìa, tanti convennero dell' identità della medesima col 
cholera delle Indie : e ne convennero inclusive i me- 
dici , che cola piiì fiate ebbero largo campo di ve- 
derla e di curarla. I suoi sintomi precursori sono do- 
lor gravati vo di testa , moti vertiginosi , singolare 
sensazione di pienezza nella regione del centro della 
vita organica con qualche fremito del nobilissimo 
viscere che vi si racchiude, ansieth, sete, dolore nel 
sistema digestivo , tensioni alquanto dolenti nell' e- 
stremita, e nella spina dorsale. Succedono a questi 
sintomi l'ansietà massima , la somma prostrazione del- 
le forze con singolare stringimento al petto ed agli 
ipocondrj ; vomiti di una materia bianco-bigia , vi- 
scida , simile all'acqua di riso, rade volte gialliccia; 
di color di cafFè , di verderame, nere, e commiste a 
vermi sono le alvine dejezioni con un odore suo pro- 
prio. La fisonomia più facile a concepirsi che a de- 
scriversi è cholerica , e distinguesi col nome di fac- 
cia colerica; languenti, e profondi nell'orbita sono gli 
occhi , circolari macchie livide mostransi nelle pal- 
pebre ; triste e smunta sempre più diviene la fiso- 
nomia , ceruleo (cianosi) è il color della faccia , un 
freddo marmoreo invade tutte le estremità, il naso, 
e le orecchie; quelle inoltre si fanno livide con forti 
spasmodici convellimenti. Talora questi veggonsi an- 
cora nei muscoli esteriori di altre parti del corpo. 
Le forze universali si deprimono in ragione delle al- 
vine e stomatiche evacuazioni ; che se per caso ri- 



CnOLERA MORBUS 29 

manessero soppresse , maggiori j.Vi verrebbero i cram- 
pi , e tutto il corredo di uà' intensa nevrosi si mani- 
festerebbe ; le orine ancora sono sempre soppresse : 
difficile in questo stato e l'uscita del sangue , e cre- 
scendo la narrata sintomatologia , il malato sen muo- 
re. Se poi questo stato riesca di superarsi , e succeda 
una reazione, sia per la propria naturai costituzione, 
sia per opera dell' arte, si può concepire un'aura di 
speranza; questa si accresce, se manifestasi movimen- 
to ne' polsi, calore, sudore, se fluiscono le orine, e 
gialle divengono le intestinali dejezioni. Talora però il 
male assume il carattere di tifo, associandovisi sovente 
svariate eruzioni , onde il pericolo di morte avviene 
spesso dopo questo novello apparato. Poiché varii sono 
i metodi di cura , io non terrò discorso sopra i me- 
desimi ; ma per l'obbietto che io ho impreso a trat- 
tare , puossi a un dipresso desumere , che il meto- 
do di cura debbe esser dapprima deprimente e rin- 
frescante , poscia calmante , se la patognomonica ne- 
vrosi prevalga nel decorso della malattia. Perciò le 
cacciate di sangue generali e locali colle bevande 
rifrescative sopra descritte saranno conducenti a sal- 
vare alcuni dei grossi animali domestici attaccati dal 
feroce malore. I narcotici , gli oppiati , il giusquia- 
mo , la belladonna , potranno a seconda de' casi più o 
meno convenire , onde adempiere le generali terapeu- 
tiche prescrizioni di questo morbo (1). Né deve omet- 



(i) La clinica osservazioae deve essere per altro la guida 
verace per giudicare non esclusivamente , come s'insegna in 
alcune scuole , ma dal complesso del tutto insieme, come si 
è superiormente accennato. É sopra queste basi inconcusse , che ' 
non ha guari il chiarissimo Lessona , professore della regia 
scuola veterinaria di Torino, istituì l'apposito metodo di cura 



so Scienze 

tersi l'uso giovevole delle fumigazioni acide , spe^ 
cialiueute quelle fatle coli' acido muriatico ossigenato 
( Cloro ) . Somma poi è la loro utilità per le ne- 
cessarie espurgazioni dei luoghi e delle robe in- 
fette. Quanto poi si disse sopra sul sotterramento con 
calce viva dei piccioli animali domestici , altrettan- 
to devesi praticare negli animali grossi. Che se nelle 
vedute igieniche si è sopra raccomandato un foraggio 
scelto e salubre , maggiormente dovrà praticarsi nella 
convalescenza di quegli animali , che fortunatamente 
scampassero dalla formidabile malattia. Ognuno poi 
apertamente si avvede , che dopo la guai'igione non 
breve dev' essere il loro riposo ; non sieno perciò sot- 
toposti alle respettive fatiche , finche non abbiano ria- 
cquistata la perfetta normalità. 



Istituto de sordo-muti di Siena. Terzo rapporto an- 
nuale del pio istituto dei sordo-muti stabilito e 
mantenuto in Siena da spontanee oblazioni^ dal 1" 
luglio 1830 al 30 giugno 4831. Siena 1831, 8". 



Jl terzo rapporto annuale di questo pio istituto ci 
è stato trasmesso dal benemerito direttore del mede- 
simo , prof. Grottanelli de' Santi. Noi gli rendia- 
mo grazie , per averci fatto conoscere un documento 
prezioso per la storia della filantropia, il quale prova 



ia uà epidemico mlcidlal morbo , che serpeggiò in un luogo 
del Piemonte nel luglio ed agosto i825. Storia della morli- 
fora nuxlcUUache serpeggiò fra le bestie bovine ce. Torino i^-ì"]. 



Istituto de sordo-muti 8t 

ciò che possane ia i»rcve tempo gli sforzi di pochi 
iiulivicki animati di vero zelo pel pubblico bene. 

Fino al 1S28 il pietoso pensiero d'istruire i sor- 
do-muti non viveva in Siena che nell' animo dell' ot- 
timo padre Tommaso Pendola delle scuole pie ad- 
detto ai nob. collegio Tolomei di quella citta. Egli 
aveva appreso dal celebre P, Assarotti suo concitta- 
dino e confratello le teorie di quell' insegnamento , 
e per circa tre anni ne aveva fatto privatamente 
qualche felice applicazione consecrandovi le poche 
ore , le quali sopravanzavano alle sue scolastiche cure. 

Nel luglio del medesimo anno , questo religioso 
animato dalle istanze di molti personaggi ragguar- 
devoli per dignità e per dottrina , e sostenuto prin- 
cipalmente dalla operazione del professore Stanislao 
GrottancUi , formò il progetto di aprire una scuola 
pe' sordo-muti , che venisse sostenuta dalla benefi- 
cenza e dall' amor patrio degli abitanti di Siena. Le 
oblazioni dovevono essere di due specie. 1" Elemosi- 
na annuale pel corso almeno di anni cinque ; tanti 
essendo presso a poco necessarj per restituire alla 
società, un sordo-muto istruito. 2° Elemosina per una 
sola volta onde erigere quel pio istituto. - Il P. T. 
Pendola si obbligava di continuare gratuitamente a 
dirigere tutto il sistema di ammaestramento ; il sordo- 
muto Pandolfo del Guerra, già da qualche tempo istrui- 
to, doveva, appresso giusta retribuzione, assumere parte 
del pratico insegnamento; e il prof. Grottanelli, ac- 
cettando la direzione economica, si ofl'riva di racco- 
gliere le oblazioni , promettendo poi di dare annual- 
mente conto ai contribuenti dell' introito e delle spe- 
se fatte. 

Si stabilivano alcune leggi fondamentali ad imi- 
tazione di quelle di simili istituti di carità, esistenti 
in Inghilterra ed in Francia : e queste leggi essendcì 



àS Scienze 

state approvate dal sovrano , fu data pubblicità al 

progetto. 

Non appena ammontavano a 900 lire toscane le 
oblazioni annuali ottenute dalla pietà de'sanesi, che 
già nel principio di agosto aprivasi l'istituto , e co- 
minciava la scuola con quattro sordo-muti. Questi 
non potevano gratuitamente godere che la sola istru- 
zione ; ma non ancora terminava il mese , quando 
Leopoldo II ordinava che dalla sua privata cassa fos- 
sero passate lir. 100 al mese nelle mani del diret- 
tore, coir obbligo di fondare un posto d'intiero man- 
tenimento a favore di un sordo -muto , proposto dal 
sovrano medesimo. L'istituto gareggiando in genero- 
sita col principe fondava due altri simili posti , e le 
sue rendite ascendevano sul finire di quel primo an- 
no ad oltre 3000 lire. Nel secondo ar^no la scuola 
contò dieci alunni , quattro de' quali vennero inte- 
ramente mantenuti , mentre sei ricevettero gratuita- 
mente , oltre l'istruzione , anche il vestiario. 

Fino a quest' epoca que' sordo-muti , che gode- 
vano dell' intero mantenimento, venivano collocati a 
dozzina in famiglie diverse; ma quantunque queste fa- 
cessero a gara nel ben trattare e custodire quegl' in- 
felici , pure sentivasi quanto sarebbe stato desidera- 
bile il poterli riunire in convitto. Questo voto è ora 
adempito. La società ha acquistato a tenue prezzo, e 
pagabile a rate , un locale ove sono non meno di 
quarantotto camerette , e che però si può rendere ca- 
pace di sopra venti alunni maschi ed altrettante fem- 
mine, oltre il comodo per la scuola e per le persone 
d'indispensabile assistenza , non che due botteghe , 
una delle quali di sarto , e l'altra di calzolaio , ove 
gli alunni imparano questi mestieri. Nel quarto rap- 
porto verrà dato il regolamento interno della casa di 
convitto 9 ma frattanto il direttore economico annun- 



IsTiTiTO de\sordo-muti 33 

zia „ clie prenderà a manteaere per interesse di par- 
ticolari quei sordo-muti che venissero presentati non 
minori di anni 5 e non maggiori di anni 14 per una 
lira al giorno^ tutto compreso ^^ . Speriamo che que- 
sto annunzio non desterà in chi l'ascolta una steri- 
le sorpresa, relativa alla economia dell' istituto , ma 
che invece animerà le persone benefiche ad occupar- 
si di rintracciare qualche povero sordo-muto , ed af- 
fidarlo alla filantropia de' sanesi. Qnanto facile sa- 
rebbe alle comunità di provvedere in siuiil guisa alla 
sorte di quegli infelici , che così crescono nel loro 
seno , di peso a se stessi ed alla società ! 

,, In un secolo in cui tanto si parla di filantro- 
„ pia , non vi è altro modo di distinguere i sedicenti 
„ filantropi dagli uomini animati da vero amore del 
„ prossimo, che il fatto. In mezzo alla civil società, 
„ nella quale gli uomini sono non di rado invitati 
„ ad elargire per ostentazione , per onor della clas- 
„ se , e d'altronde spesso obbligati dall'insistenza di 
„ non pochi postulanti ne bisognosi, ne morali, non 
„ vi è altro mezzo per meritare il nome di vero bc- 
„ nefattore , fuorché il fare delle carità ragionate. - 
•)-> Quegli stabilimenti per i poveri , ove chi dirige , 
„ chi assiste , non solo presta gratuitamente l'opera 
„ sua, ma contribuisce del proprio ; ove ciascun e n- 
„ tribucnte può entrare successivamente a far parte 
„ della amministrazione, ed ha ogni anno un rendi- 
„ conto , che la pubblica opinione ha dichiarato pre- 
„ ciso ed esatto , saranno tra i primi a dare alla so- 
„ cicta una garanzia, che l'elemosina ricevuta fu ra- 
„ zionale. ,, - Così termina il rapporto economico che 
abbiamo sott' occhio, e noi crediamo queste parole 
degne di universale attenzione. - Intorno poi al rap- 
porto intellettuale e morale , noi ci contenteremo di 
dire esser per ogni modo soddisfacenti i risultali di 
(i.A.T.LlI. 3 



34 Scienze 

«[uesto suo stabilimento , e conispoiidenti allo zelo dell' 
indefesso P. T. Pendola. Noi speriamo leggere in bre- 
ve neirAntologia un ragguaglio da lui medesimo sci-il- 
to di quanta concerne l'opera sua , onde a quello .ri- 
correranno que' nostri lettori che volessero averne pie- 
na contezza ; ma giacche invoca la testimonianza di 
quelle persone che visitarono l'istituto, noi con pia- 
cere ne coglieremo l'occasione di dire , che avendolo 
veduto ne' suoi principj , ed essendo poi recentemente 
tornati a vederlo ne' suoi progressi , siamo rimasti ma- 
ravigliati del suo rapido sviluppo. Nel trattenerci in 
esso ci tornavano in mente quelle ore che , anni ad- 
dietro , avevamo con tanto interesse passate in Genova 
neir istituto del padre Assarotti . E se questo per il 
numero degli alunni de' due sessi , e per il ben re- 
golato convitto presentava l'aspetto d'impresa matu- 
rata dal tempo ; quello di Siena dimostrava nel suo 
precoce sviluppo un vigore di gioventù fecondo d'ogni 
bella speranza ; quello di Genova era già coronato di 
pieno successo ; quello di Siena non lasciava dub- 
bioso il suo conseguimento. E se alla ricordanza del 
primo univasi il mesto pensiero che colla morte del 
degno vecchio che vi presiedeva potevano risultarne 
per l'istituto stesso le più fatali conseguenze; la vi- 
sta di quello di Siena non ispirava per contro che la 
piij. ferma fiducia nell' avvenire , appoggiata non solo 
alla gioventù del direttore , ma più ancora alla il- 
luminata cooperazione d'un ben istituito comitato con- 
servatore liberamente scelto noi seno di quella società 
di benefici cittadini, la cui unione presenta in se stessa 
la più bella e sicura garanzia. 



35 



Ètudes statistiques sur Rome etc. Studi statistici su 
Roma e la parte occidentale degli stati romani ec. 
del conte di Tournon prefetto del dipartimento di 
Roma negli anni 1810-14. Parigi 1831. Due volumi 
in 8° con un terzo di piante. 

ARTICOLO I. 

JLia prima considerazione che ci cadde in pensiero 
nel toglierci in mano l'opera del sig. di Tournon 
fu che , sebbene importantissima ella sia una statistica 
di Roma e parte si ragguardevole de' dominj romani; 
nondimeno debba riuscire di poca utilità, pubblica- 
ta diciassette anni dapoichè fu scritta. Il Say nel 
discorso preliminare all' economia politica e qual - 
che altro economista posero in dubbio l'utilità delle 
statistiche, allegando che s'esse sono veraci nel mo- 
mento in che si scrivono, non sono però tali allor- 
ché leggonsi , variando d'ora in ora gli elementi sta- 
tistici. 11 Gioja però toglie sottilmente a considerare 
cotesta proposizione, e spende molte pagine del di- 
scorso preliminare alla sua filosofia dalla statistica a 
confutarla. Egli prova con quell' immensa erudizione 
ed ordinato raziocinio che lo segnala : esservi fra gli 
clementi statistici, moltissimi di somma importanza, 
che sono immutabili :; altri che non cangiano se con 
che al volgere di più secoli ; altri , che sebben can- 
giano ogni anno , non per tanto son disutili a cono- 
scersi ; altri finalmente che variano ogni mese , ogni 
di , anzi ogn istante : i quali tutti non si debbono 
confondere [e porre cosi a fascio , dichiarandoli as- 
solutamente inutili. Cotesto ragionamento del Gioja può 

3* 



36 Scienze 

servire in gran parte di difesa alla tarda pubblica- 
zione dello scritto fraaccse : che noi però ci tenghia- 
mo carissimo; perchè quasi unico in questo genere di 
studi sulle cose nostre. Imperocché sebbene v'abbia 
dovizia d'opere sulla città eterna quanto a'suoi mo- 
numenti antichi e moderni , musei , statue , pitture , 
ceremonie ecclesiastiche, pratiche della sua curia ed 
altrettali cose: nondimeno v' ha gran difetto di iscritti 
in ciò che spetta la produzione , l'industria , il com- 
mercio, l'amministrazione ed i pubblici stabilimenti. Il 
sig. di Tournon si adoperò di riempiere questa la- 
guna. Egli, stato prefetto dal dipartimento romano a 
tempo dell'impero francese, studiò l'indole de' popoli 
che gli erano aflidati , e le sue considerazioni assai 
volte profonde faimo conoscere eh' è cosa molto utile 
udir lezioni da' filosofi pratici. Nuovo argomento di 
stima e di gratitudine è l'aver lui scritto di noi con 
verità ed amore : non come pur troppo sogliono molti 
stranieri che male istrutti della nostra lingua cor- 
rendo in poche settimane dalle Alpi al Lilibeo , gui- 
dati per lo più non da altri che da qualche igno- 
rante famiglio, tornano in patria , scrivono di noi per 
lo più cose false ed assai volto ingiuriose. Il sig. di 
Tournon , in quattr' anni che fu tra noi , ebbe agio di 
conoscere addentro le nostre cose e ne scrisse con 
quella schiettezza che è propria di un saggio osserva- 
tore. 

Conosciuto lo spirito che animò la penna dal sig. di 
Tournon ( cosa importantissima a volere ben giudi- 
care d'uno scrittore) diremo ch'egli part\ la sua opera 
in cinque libri. Nel primo trattò la topografia , e fece 
una descrizione di tutto il territorio che comprendeva 
il dipartimento di Roma, noverandove la forza e lu 
popolazione. Nel secondo discorse la cultura di que- 
sto paese, i prodotti e le spese. Nel terzo tolse a con- 



Statìstica di Roma 37 

siderare ritiduslria e il commercio. Nel rjnnrlo il gover- 
no , rammiiiistrazion della giustizia, la polizia, gl'isti- 
tuti pubblici. Nel quinto finalmente disse delle stra- 
de , de' ponti , degli acquedotti e di tutti i lavori ese- 
guiti e disegnati dall' amniinistiazion francese. IVoi 
renderemo brevemente conto delle cose più princi- 
pali , che leggonsi in questi studi statistici. 

L'antico dipartimento di Roma occupava gran tratto 
dell' Italia centrale. Esso avea per limiti la Toscana , 
l'Umbria, il regno di Napoli ed il mare. Abbraccia- 
va sei delle attuali provincie dello stato pontificio: cioè 
Roma e sua coraarca , la legazion di Velletri ossia la 
Marittima, le delegazioni di Prosinone, ossia campagna , 
di Rieti ossia Sabina , di Viterbo e Civitavecchia ossia 
il patrimonio di S. Pietro. Questo vasto paese si com- 
prende fra i 42" 45' 23" e 4r 18' e U di latitudine 
settentrionale: fra i 29° 28' 40" e di 30° 54' 27" di lon ■ 
gitudine orientale, fissando il primo meridiano all' iso- 
la del Ferro. Roma è pressoché nel centro di questa re- 
gione che si stende in forma di un quadrilatero allunga- 
to cioè sotto il 41'° 53', 54" di latitudine, e 30°, 9', 30" 
di longitudine. La maggior lunghezza da S. Lorenzo 
a Terracina sono miglia ISOè di 14, 1 a grado, e la 
maggior larghezza da Civitavecchia ai confini napo- 
letani 69 miglia. La total superficie 6000 miglia qua- 
drate, o rubbia 736 , 000 : della quale parte è mon- 
tuosa , parte è piana 

La montuosa si compone di rocce vulcaniche e 
calcaree. Imperocché calcarei sono gli Appennini che 
corrono paralleli alla riva del mare, e partiscono lo 
stato della chiesa del regno di Napoli: o calcarei sono 
1 monti Lepini che si distendono nella medesima di- 
rezione: laddove vulcanici sono i monti Cimini che dal 
mare si diligono verso gli Appennini, non che i monti 
Albani quasi loro paralleli. Quindi l'A. divide il paese 



38 Scienze 

di clie tratta in tre vasti bacini, ed in altrettanto vallate. 
Il primo al nord determinato dalla Toscana , dai monti 
Gimini, dal Tevere e dal mare, ed ha per. scolo il lago 
di Bolsena ed il fiumicello Marta : il secondo nel centro , 
che ha per limiti j Cimini gli Albani gli Appennini ed 
il mare : ov' è per iscolatorc il Tevere : il terzo a 
mezzogiorno fra gli Albani i Lepini ed il mare, ove 
sono le paludi pontine. Le tre vallate son quelle del 
Sacco , dell' Aniene e della Nera. 

Il bacino sottentrionale ha il lago di Bolsena, 
cir è il più vasto recipiente di questa parte dello stato 
pontificio, ed occupa colle sue acque 8620 rubbia d'esten- 
sione. Esso ha d' intorno boschi e terreni diligente- 
mente coltivati. Dalle sue acque s'alzano due isole abi- 
tate , cioè quella di Marta e la Bisentina ove nel 535 
fu esiliata e morì, per ordine del secondo suo sposo 
Teodato , la regina de' goti Amalasunta figlia del gran 
Teodorico e madre di Atalarico- Il lago porge ot- 
tima pescagione segnatamente di anguille d'una gros- 
sezza singolare e gustosissime. Il fiumicello Marta 
ne porta al mare le acque dopo un corso di i3 le- 
ghe e mezzo. Bolsena è posta sul lago del suo nome 
in luogo forte, già Vulsinio , citta principalissima dell' 
Etruria , ricca e popolosa. Il piacere che si ha nella 
veduta bellissima del lago e delle pianure e monta- 
gne, che s'alternano in variatissima maniera dove bo* 
schive , dove coperte d'oliveti e di vigne, viene in- 
torbidato dal pensiero che que' luoghi sieno nell' estate 
assai malsani segnatamente nelleparti piiì basse- S. Lo- 
renzo nuovo, villaggio posto sul confine dello stalo in 
luogo elevato , fu costrutto dai fondamenti per opera del 
pontefice Pio VI, onde trasportarvi tutti gli abitanti 
di S. Lorenzo Vecchio che perivano per la mal' aria 
della valle. Il slg. di Tournon dice che l'istoria di 
questa borgata onora quel pontefice assai più che qua- 



SfATisTicA DI Roma 30 

lunqiie arco trionfale : essa è ini monumento eterno 
della sua beneficenza, il quale innalzasi sulla soglia rae- 
desìna di quegli stati che resse. La via , dopo S. Lo- 
renzo, si ricopre d'un ghiaja vulcanica detta rapillo che 
assorbe facilmente Tumidita e da scolo alle acque. Essa 
abbonda in queste contrade ed è attissima a ben con- 
servare le viei 

Nel centro del bacino sopra un cono vulcanico 
e Montefìascone ^ 1' antico Falisco. La cupola della 
Sua catedrale , che torreggia altissima, scernesi per lun- 
go tratto. I bevitori di vino vi si fermano assai vo- 
lentieri, poiché ne produce di squisitissimo. Sulla som- 
ini là di questo monte vedesi attorno attorno l'antica 
Etruria. AH' oriente di Montefìascone in piano argillo- 
so e locata Bagnorea. Capo di monte è sopra un pro- 
montorio assai pittoresco non lungi dal iiumicello Mar- 
ta* Valentani è anch' egli posto sopra vnia eminenza 
presso la Toscana : all' occidente di Valentano sten^ 
desi un piano vulcanico arido e petroso. Canino sorge 
ove la pianura stendesi verso il mare: e cotesta pia- 
nura, tagliata del fiumicello Fiova, è tutta tristissima 
per l'aria malvagia. La porzione che si comprende 
nella Toscana ha il medesimo aspetto , la medesima 
mancanza di abitanti , la medesima cultura : tanto è 
vero che le medesime cause producono i medesimi effetti. 
Ciò che il sig. di Tournon ha voluto appositamente 
notare i perchè non si creda cosi di leggeri ad alcuni 
viaggiatori, i quali quanto innalzano l'aniministrazion 
toscana , altrettanto deprimono la nostra. Ch' essi per- 
corrano le maremme di Grossetto e di Volterra, e ci di- 
cano in che mai si deffercnziano delle romane. 

Sulla Fiora , che ha circa trentacinque miglia di 
corso, è fabbricata Mantalto la quale offerisce alle 
greggi ottimi pascoli invernali. Toscanella è sulla Mal- 
te nel mezzo di ricco territorio , munita di torri e for- 



40 Scienze 

tificazioni. Immensi vantaggi essa ritrancbbe dal ren- 
der navigabile quel fiume. Corneto di la della Marta 
giace nel mezzo di una grande e variata cultura , e 
secondo l'A. sarebbe esso il luogo piiì opportuno a 
studiar bene la nostra maniera di coltivazione si poco 
conosciuta. Fra Corneto e il mare sono le saline, che 
forniscono gran parte di tale al consumo delle pro- 
vincie che descriviamo. Il sale s'imbarca in un pic- 
colo porto chiamato dementino^ difeso da un raolo. 
II rimanente dellas piaggia ha tratto tratto alquante torri 
ben solide , ove sono uno o due pezzi di cannone ed 
alcuni soldati di guarnigione per assicurar la costa dalle 
incursioni barbariche. Cotesti luoghi erano abitati da' 
Tarquinj , popoli etruschi di cui sono stati scoperti mo- 
numenti importantissimi, già descritti negli Annali dell' 
istituto di corrispondenza archeologica non ha molto 
fondata in Roma. Andando da Corneto verso le monta- 
gne havvi Monte romano , villaggio recentemente for- 
mato sopra una vasta proprietà di S. Spirito che man- 
dò ad abitarlo una piccola colonia di projetti. 

A piedi del Cimino è costrutto Viterbo sopra un 
terreno rapidamente inclinato verso sottentrione , citta 
ne' bassi tempi molto ragguardevole. Vi fiorisce la cnl- 
cultura delle vite e degli olivi , non che qualche fab- 
brica di panni. Bagna] a è a piccol tratto da Viter- 
bo verso la parte orientale del bacino. Soriano, ap- 
partenente alle famiglie Albani, è locato sul princi- 
pio della pianura attorno un masso di rocce isolate. 
Dal pendio del Cimino col Tevere il piano è argil- 
loso , poco fertile e coperto di boschi. Fra i molti vil- 
laggi di questa contrada è notabile Vitorchiano che 
in premio di sua fedeltà col popolo romano ha il pri- 
vilegio di dare al senato quc' famigli che chiamansi 
fedeli del campidoglio. 

lì bacino centrale si suddivide doli' k. in parto 



Statistica di Roma 41 

occidentale o riva dritta del Tevere , in orientale o 
riva sinistra. 

Il bacino del lago di Bolsena fin qui descritto è 
separato da quello del Tevere per mezzo del monte Ci- 
mino. Giunto il viaggiatore sul Cimino , portando il 
guardo verso il mezzogiorno, vede attraverso degli al- 
beri che coprono la montagna il Lazio la Sabina i 
colli Algidi ed Albani , tutto insomma il paese che 
per cinque secoli fu insanguinato dalle vittorie ro- 
mane. La via percorre i fianchi della montagna. Il 
lago di Vico già Cimino è uno de' molti scolatoi di 
questa contrada. Un Farnese duca di Castro e Ron- 
ciglione aperse un emissario che mena in una valle 
le sue acque soprabbondanti, ne mantiene il pelo uguale 
e produce una forza motrice assai notabile. I terreni 
della valle presentano una cultura floridissima. Non pun- 
to dissimile è la cultura del territorio de' Ronciglio- 
ne , abbellita dalla potenza di Farnesi suoi duchi. Il 
borgo di Caprarola è famosissimo pel gran palazzo pen- 
tagono del Vignola. I villaggi di Canapino, Valerano, 
Carbognano fino a Vignanello sono in suolo fertile e 
coltivato. Ma da Vignanello in poi l'aria malsana spo- 
pola e diserta le campagne. In questo piano v' han- 
no Bassauo , Bassanello , Gallese , Cerchiano ed Orte 
posto la dove il Tevere divien navigabile. Seguitan- 
do la riva destra del Tevere godesi il vario aspetto 
della valle della Nera che si apre fra i monti dell* 
Umbria , e quindi i bei colli ove siedono Otricoli, 
Magliano, Calvi. Da ultima è la pianura cui frammezzo 
scorre il Tevere. Principal montagna di essa è il Solat- 
ie alto dal livello del mare 760 metri, il cui noc- 
ciolo è calcareo. Nella pianura a mezzodi del Sjrattc 
evvi Sant-Oreste, Rignano, Givitella S. Paolo.- all' orien- 
te presso il Tevere , Nazzano , Torrita , Filaciano e 
Pongano , all' occidente Calcata e Stabbia. Appresso 



U2 Scienza 

e Morlupo e Castclnuovo di Porto e più vicino al 
fiume il villaggio di Piano. Givitacastellana è ben co^ 
strutta sopra una rocca vulcanica : ha mura alte da dieci 
a dodici metri, ed è naturalmente difesa da una lar- 
ga e profonda fossa. Essa fu l'acropoli di Faleria. Ne- 
pi, or piccola citta, già importante citta della con- 
federazione etrusca , è anch' essa posta sopra un' emi- 
nenza. Monterosi è l'estrema fimbria della catena de' 
Ciminl. A due leghe è Sutri dove rimane un anfiteatro 
cavato nella roccia vulcanica. Al sottentrione di Su- 
tri , posti sulla estrema fimbria cimina', sono Viano, 
Capranica , Barbcrano e più a basso in bella vallate 
Bassan di Sutri. Oriolo della famiglia Alieri è me- 
desimamente locato sopra vaga pianura. A piccola di- 
stanza da Oriolo è Monte Virginio, termine dei Ciraini. 
Quivi finisce la piccola cultura ed incomincia quella 
de'lati fondi. Imperocché , coni' è naturale , dove l'aria 
malvagia uccide la popolazione non possono prospe- 
rare ne le vigne ne gli oliveti. 

Il lago di Bracciano, che giace presso il castello 
di questo nome , fu dagli antichi detto sabatino- Esso 
ha ventidue miglia di circonferenza , una superficie 
di 2,T00 rubbia, e le sue rive s'innalzano sul mare 
di 145 metri. Ha le acque poco profonde e nutrisce 
una numerosa schiera di pesci , fra' quali son repu- 
tate assai le anguille. In questo torno è Anguillara. 
II fiumicello Arrone, che scorrendo cotesto tratto di 
paese va a metter foce nel terreno fra Palo e Mac- 
carese , quando si rendesse navigabile ne sviluppe- 
rebbe a meraviglia la cultura e l'industria. Dirigendo- 
si a mezzodì , scorgousi valloni profondi infra rocce 
vulcaniche coperte da rade boscaglie. Un altro Ia- 
go era a Baccano , dieciotto miglia da Roma , che 
cagionando morti per le sue pestifere esalazioni , fu 
da papa Alessandro VII, incanalato nel ruscello della 



Statistica di Roma 43 

Valca , che glttasi nel Tevere. A Baccano raggiun- 
gesi la via Cassia che mena di qui alla Storta. Non 
lungi sopra collina naturalmente forte era Vejo, gran 
rivale di Roma , la cui positura fu accertata dagli 
scavi fatti per i sigg. Giorgi nel ISIO. Seguitando 
la via, ove la valle del Tevere più si dilata, sorgesi 
Roma da' sette colli. Vedi il monte Mario coronato 
di cipressi, e le foreste e i pini delle ville Borghesi 
e Parafili : vedi torri , campanili, palagi, cupole fra 
le quali spiccasi suhliraissima la vaticana, d'onde trion- 
fante innalzasi sulla citta de' Cesari la croce di Ge- 
sù Cristo. Alla destra del Tevere è il monte Mario 
alto 146 metri di formazione marina ; siccome mani- 
festasi dalle molte conchiglie a diversi strati ritro- 
vate. Esso determina a settentrione la vallata del Te- 
vere. Quella parte di tal vallata che giace a libec- 
cio del colle appellasi f^al et Inferno : quivi è che 
l'amministrazion francese disegnava un campo santo, 
onde purgare i tempj dal fetor de' cadaveri. Traver- 
sata la f^al d'Inferno sorgono i colli Vaticano e Gia- 
nicolo, e quello spazio che Leon IH nell' anno 848 
cinse di mura perchè il sepolcro di S. Pietro fosse 
difeso dalle incursioni saracine. Entrasi quinci nell' 
Amelia , antica via consolare , che trapassa le più 
vaghe e pingui tenute della campagna romana , fra 
le quali è notabile l'immenso e fertile castel di Gui- 
do , proprietà di S. Spirito , Palidoro che medesima- 
mente gli appartiene, e Torrimpietra della famiglia 
Falconieri. Abbandonando alquanto l'Aurclia vassi a 
Ceri terra degli Odcscalchi, ed a Cerveteri feudo de'Ru- 
sj)oli. Da Cerveteri il suolo s'innalza bruscamente a 
settentrione, e foggiasi in coni separati da larghe e 
profonde vallate. Sopra un di questi coni è il borgo 
della Tolfa, e dappoi rAllumiere, ove molte centi- 
naja d'uomini travagliano all' escavazion dell' allume, 



44 Scienze 

noto in commercio col nome di allume romano. Siit 
mare è Civitaveccliia piccola ma graziosa e commer- 
ciante citta , posta la dove era Centum Cellae de- 
lizia dell' imperator Trajano , che vi fé' costruire un 
porto. Seguendo la costa del mare evvi S. Marinella, 
anticamente Castrum Noviim., S. Severa Pjrgos, Palo, 
Alsium., e Maccarese tutti luoghi assai pingui , ma 
però insalubri. A Palo vengono meno le colline della 
Tolfa ed incomincia un suolo formato dai depositi 
del Tevere. Cotesto fiume nato dalle montagne tosca- 
ne, dopo aver corso una via di 150 miglia con acque 
torbide e lente, compartesi in due branche, che la- 
sciano di mezzo un' isola , chiamata sacra. Il brac- 
cio destro o boreale sia formato dalla natura , sia dall' 
arte , è solo navigabile : imperatori e papi vi trava- 
gliarono , poiché egli è un canale importantissimo pel 
commercio di Roma. Le rive , ove scaricasi nel ma- 
re, vanno continuamente distendendosi, tantoché le tor- 
ri, che non ha molto erano sul mare, ora vi sono 
discoste di qualche centinajo di metri. Fiumicino , 
villaggio recentemente costrutto, è sulla destra bran- 
ca navigabile : Ostia sulla sinistra : Porto h più ad- 
dentro dalla parte di Fiumicino. 

Descritta la riva destra del Tevere, procede l'A. 
alla manca ossia orientale. 

Uscendo la porta S. Paolo di Roma percorresi la 
via Ostiense, e si giunge appunto all' antica Ostia, do- 
ve Anco Marzio fondò un porto , restaurato da Clau- 
dio , a])bandonato affatto dopoché Trajano formò l'al- 
tro sul braccio destro del fiume. Oggi Ostia si abita 
da poche e miserabili famiglie. Vicin d'Ostia è Ca- 
stel Fusano de' Chigi : in questo torno furono già Fi- 
cana e Tellena soggiogate da Anco Marzio. Appres- 
so Pratica e la foresta già sacra ad Enea, terminata 
dal Numico or futm£ torto., che separava i Uuloli du' 



Statistica, di Rom\ 45 

Laureati. Di la dal fiumicello e Ardea, posta su co- 
no vulcanico già metropoli de' Rutoli, or piccolo vil- 
laggio. Lasciando il mare e dirigendosi ai colli al- 
bani torna a godersi il vago aspetto di vigne ed oli- 
veti, ed uno suolo ben coltivato che ti rinfranca dalla 
monotonia della bassa campagna. Quivi hai TAricia 
che alzasi a lato di vaghissima pianura : quivi Gen- 
sano che con Nemi coronano il lago di Diana : qui- 
vi Albano , castel Gandolfo , Marino attorno all' al- 
tro lago , sul quale sovrasta il monte Albano per 930 
metri elevato sul mare. Dal monte Albano oltre i 
luoghi già detti scorgi dove su colli, dove in pianu- 
ra Frascati, Rocca di Papa, i Monti Compatri e Por- 
zio , Rocca Priora e tutto quanto quel paese che gli 
antichi chiamarono Lazio. Il lago Albano, che s'in- 
nalza sul livello del mare 306 metri, è notabile per 
Y emissario aperto da' romani attraverso del monte Tan- 
no 336 : opera che dopo 23 secoli attesta il poten- 
te volere di quel gran popolo. Tutto questo tratto 
di paese è vulcanico. Dalla Colonna , che giace suU* 
estrema punta di queste rocce, scendesi al piano, ed 
incontransi i villaggi di Lugnano e Zagarolo: e quin- 
di sopra un suolo, che gradatamente estollesi verso 
l'oriente , Palcstrina in luogo sterile di prodotti, ma 
ricco d'anticaglie. Presso Palestrina è Poli, Della Ca- 
tena e Monte Spaccato notabile per due crepature , 
delle quali una è larga un metro e profonda cento 
metri. Procedendo da cotesti luoghi giungesi all' Anie- 
ne, che si passa d'aprcsso Tivoli sul ponte Lucano co- 
si detto, perchè costrutto da M. Plauzio Lucano un 
secolo innanzi Cristo. La riva destra dell' Aniene o 
Teverone distendesi in un piano vasto ed arido che 
fornisce da molti secoli alle fabbriche romane il tra- 
vertino , prodotto di depositi calcarei d'acqua dolce. 
Alquanti laghetti solforosi occupano qua e là cotesto 



AB Scienze 

spazio le loro acque appellate albulae : dagli an- 
tichi si tennero per medicinali , ma or non si repu- 
tano tali. Di la del canale delle albule la pianura , 
attraversata dalla via romana , è tutt' arida ed infe- 
conda. L'Aniene si trapassa piiì presso Roma sopra 
im ponte , che tolse il nome da Mammea madre di 
Alessandro Severo. 

Dopo il ponte Lucano siamo in Sabina. Monti- 
celli , S, Angelo , monte Gennaro e la grossa terra 
di Palombara si presentano i primi da questo lato. 
Ma indarno vi cerchi Curi l'antica metropoli della Sa- 
tina , i cni abitanti Virgilio chiama prisci quiritest 
il povero borgo di Garrese ne tiene forse il luogo. 
La Sabina ha un' indole tutta propria cosi negli abi- 
tanti , come nel suolo : vi vedi una singolare atti- 
vita , variata cultura , paesi disseminati or su punte 
adunche , or su coste allargate , ora in valli profon- 
de : ma da per tutto olivo , vite , granaglie. Monte 
Rotondo , Poggio Mirteto , Magliano meritano parti- 
colar considerazione. 

Il bacino meridionale o delle paludi pontine è 
limitato a borea dai monti albani , algidi ed arterai- 
sii, a levante dai lepini , a ponente e mezzodì dalle 
frontiere napoletane e dal mare. Questo paese, abitalo 
dai volsci, è nella sua lunghezza tagliato dall'Appia 
famosissima via consolare. 

Velletri, difesa a nord dal verdeggiante Artemi- 
sio, è citta principalissima in questa contrada tutta 
piantata di vigne. Civitalavinia, parimenti ferace di 
vini, è a piccolo tratto da VcUctri. Dappresso e Ci- 
sterna , villaggio malinconico : il cui territorio a mez- 
zodì è piano argilloso e soventi volte coperto d'acque. 
I due Vasti lenimenti di Campomorto e Conca oc- 
cupano un ampio tratto assai fertile , ma intristito 
dall' aria malvagia. Di la da una foresta , in suolo 



Statistica di Roma , 47 

ineguale e di languida vegetazione e Porto d'Anzo con 
piccolo molo fabbricato da Innocenzo XII : stazione 
che sareJiòe importantissima, perchè la sola che si ab- 
bia fra Gaeta e Civitavecchia , dalle quali dista egual- 
mente. Nettuno è a due miglia da Porto d'Anzo. Se- 
guitando la sponda del mare , dopo Astura trovasi una 
catena di laghi , de' quali il primo e più vasto chia- 
masi di Fogliano, che ha 12,000 metri di circon- 
ferenza. Appresso le paludi innalzasi per 52T metri sul 
luare il promontorio Circeo di singoiar formazione con 
ampie e profonde caverne. Sul fianco d'un masso vul- 
canico è locata Terracina con piccolo porto. Lascian- 
do il mare e salendo verso le montagne, trovaiisi nu- 
merosi villaggi posti in luoghi eminenti e quindi d'aria 
meno impura. Tali sono Maenza , Rocca-gorga , Roc- 
CB'Secca, Luoghi ancor più considerevoli son Piperno , 
Prossedi , Sezze , Cori, Sermoneta, coronati d'altri bor- 
ghi minori , sventuratamente spesso infestati da'ladroni. 
Dopo aver descritto l'A i tre divisati bacini set- 
tentrionale , centrale, e meridionale , passa a dire delle 
tre grandi vallate del Sacco , dell' Aniene e della Nera. 
Noi però avendo forse soverchiamente abusato della 
pazienza de* nostri lettori con diffonderci fin qui in 
troppo particolari, tralasceremo di leggieri quanto con- 
cerne le tre vallate anzidette , contentandoci di nomi- 
narne semplicemente le città e borgate principali , 
onde far passaggio ad un altro subietto importan- 
tissimo di cotesto primo libro, eh' è la popolazione, 
t La valle del Sacco fsi estende da Lugnano fino 
a Coprano , e contiene Valmontone , Paliano , Feren- 
tino , Frosinone , Veroli , Alatri , Segni ed Anagni. 
La valle dell' Aniene corre dalle montagne di Fi- 
lettino fino là dove quel fiume tragittasi sul ponte 
Lugano : e racchiude Subiaco , Vicovaro, Finalraen- 
Ic la vallo della Nera e del Velino ha Rieti , Ter- 
ni e Narni. 



48 Scienze 

Fin qui ha l'A. descritto con isquisita tUligen- 
za il paese oggetto de' suoi studj , allargandosi an- 
cora in cose isteriche ed antiquarie , le quali a tutto 
rigore non apparterrebbero ad una statistica , ma che 
pur sempre è bello il rammentare.. Un capitolo con- 
sacra quindi alle variazioni ractereologiche , cui vanno 
soggette le provincie descritte : ed un altro ad indagare 
le cagioni del terribile flagello della mal' aria , che ne 
diserta cosi gran tratto. Descritto lo spazio de'produtli 
procede egli a considerare la forza che se gii procac- 
cia , ossia la popolazione: ed ancora in questa parte 
ama l'A. di spingere le sue osservazioni fino ai più 
remoti tempi , incominciando dall' indagare qual fosse 
la popolazione di queste nostre province innanzi la 
fondazion di Roma. Egli sulla scorta del Micali, del 
Durcan, de la Malie , e del Niebuhr opina che in- 
nanzi la dominazion romana , gli Etruschi , i Sabini 
ed i Latini , tre grandi confederazioni che abitava- 
no questo tratto dell' Italia centrale , fossero popo- 
lose , industriose e felici. Infatti ebbero esse nel me- 
desimo tempo ben ccncinquanta citta o luoghi forti- 
ficati , come deducesì da' grandi avanzi, che ancor veg- 
gonsi , di mura , recinti , necropoli ed opere pubbli- 
che di tanta lena da non potersi eseguire se non che 
da società popolosissime. Ai monumenti si aggiun- 
gono, per provar questo vero, le testimonianze degli 
antichi scrittori. Tutto in que' tempi remotissimi fa- 
voriva la propagazione : i costumi semplici ; la pò- j 
chezza de' Ijisogni ; la cultura de' campi comune a 
tutte le classi ; lo stato politico , poiché que' po- 
poli reggevansi a comune con proprie leggi ed usi , 
e formavano medesimamente un'alleanza a protezione a 
difesa di tutti - 

Un pugno di fuorusciti raunatisi sul Palatino ven- 
ne per ismania di conquista a turbar tale felicita ed 



STATL-jncA DI Roma 49 

ìspopolare con accanite guerre queste contrade. Seb- 
bene la popolazione scemasse dopo questa calamità , 
nondimeno Cssa rimane a tale da recarne ancor me- 
raviglia. Abbiamo un prezioso monumento del 278 
di Roma che fa ammontare gli abitanti di essa e delle 
sue colonie a 440,000. La potenza di Roma allora 
si restringeva fra il Tevere, i primi monti Sabini e gli 
Albani. Ora gli Etruschi possedevano un territorio an- 
cor più vasto fra il Tevere, il mare, la Fiora e la 
Paglia , cui devesi aggiungere lo spazio tenuto dai 
Volsci , da' Sabini, dagli Equi , dagli Ernici e dagli 
Umbri : popoli tutti che ancor viveano liberi, cosic- 
ché le Provincie che c'intertengono contenevano per 
lo meno un milion d'anime. Il censo del 296 can- 
gia di poco questo stato. Ma quando Roma , debel- 
lati i popoli vicini , incominciò ad estendere il suo 
impero su tutta Italia e poi sul mondo , il lusso che 
si mise nella classe piiì agiata de' cittadini cangiò il 
territorio più prossimo colla capitale in pascoli , in 
viva] , in boscaglie ; venne meno la minuta cultura e 
quindi la popolazione. Seguitarono poi le guerre ci- 
vili, e l'Italia che nell' anno 529 contava 750,000 ma- 
schi dai diciassette a sessant' anni, nell' anno T08 non 
ne contò più che 450,000. Le sanguinose battaglie, 
le usure eccessive de' ricchi , il lusso smodato , il di- 
sgusto delle nozze , i corrotti costumi contribuirono 
a vieppiù diminuir la popolazione. Cotesto scemamente 
toccò l'ultimo grado , allorché Costantino recò l'im- 
pero a Bisanzio. 

Non abbiamo alcun monumento per determinare 
la popolazione di Roma e delle sue vicinanze dopo 
quest' epoca. Certamente eh' essa non potea prosperare 
fra i perpetui combattimenti de' duchi di Benevento 
e di Spoleto , degl' imperatori e de' papi , fra le di- 
struzioni de' Saraceni e de' Normanni. Dojìo qua' lem- 
G.A.T.LII. 4 



so Scienze 

pi calamitosi il primo documento che leggasi è del 1198 
sotto il pontefice Innocenzo III che ci dice Roma po- 
polata di sole 35,000 anime. Queste ancora sminuiro- 
no a 17,000, allorché la santa Sede fu traslocata in 
Avignone. Le citta di provincia eran quasi vuote d'abi- 
tatori : Ostia e Porto erano disparse , le mura di Tu- 
scolo e di Tivoli rovinale : solo Viterbo scrLavasi iu 
qualche fiore, e rivaleggiava con Roma. Dopo il ritor- 
no de' Papi nel 377 incominciò Rora^ ad accrescersi 
d'abitanti, e il felice progredimento fu solo interrot- 
to dalle inquietudini de' baroni e dalla discesa de' fran- 
cesi contro Napoli. Quando Leon X teneva il pon- 
tificato Roma racchiudeva 60,000 abitanti : ma il sac- 
cheggio avvenuto sotto Carlo V ridussela a 33,000. 
Dopo questa sciaura la popolazione andò gradatamente 
crescendo, massime allorché Sisto V distruggendo i 
ladroni che infestavano le campagne , sminuendo il 
potere feudale , e rendendo a tutti egual giustizia , in- 
coraggiò l'agricoltura, e meritò il nome di restauratore 
della pubblica tranquillità. Sul finir del secolo se- 
stodecimo Roma accoglieva 138,000 abitatori, ed au- 
mentò in popolazione sino al 1 790 , in die se ne no- 
verarono 165,000, Ma il cangiamento di governo , 
l'invasion francese e l'esilio di Pio VI ritornarono la 
popolazione a 135,000 individui. Nel 1809 , quan- 
do Pio VII fu strappato dal suo trono, erasi scemata 
a 123,000. Sotto l'amrainistrazion francese la popola- 
zione non ebbe alcun movimento : però renduto il 
pontefice tornò ad aumentarsi, ed ora conta 150,000 
abitanti. 

La popolazione di tutto il dipartimento nel 1812 
era di 530,000 individui , de' quali 285,009 viventi 
ili citta e borghi contenenti sopra i 3,000 abitan- 
ti ; 245,000 nelle campagne. L'A. non comparte que- 
5ta popolazione secondo l'eia , il sesso , gli stati ci- 



Statistica di Roma 51 

vili e sociali , ma rapporta invece alcune tavole tol- 
te dal saggio statistico di Gabriele Galindri , ove si di- 
vidono in classi tutti gli abitanti dello stato papale. 
Queste sono le principali cose discorse dal be- 
nemerito sig. di Tournan nel primo libro de' suoi 
studi statistici. Terremo ragionamento degli altri nel 
prossimo fascicolo. 

Ab. C. L. MoRiciiiNi 



52 



LETTERATURA 



Commentario della vita di Pio Vili P. M. scritto 
in latino da monsignor Gio. Benedetto de conti 
Folicaldi. Roma 1832. 

A S. E. REVERENDISSIMA. 

MONSIGNOR FOLICALDI. 

G. I. MONTANARI. 



T 



anto mi è giunto grato il bel dono che le è pia- 
ciuto farmi del commentario latino scritto da lei a 
memoria e lode di Pio Vili di santa memoria , che 
io non ho parole per ringraziamela degnamente. Solo 
per mostrarle che sono riconoscente , le presento la 
traduzione che io ne ho fatta, la quale all' E. V. Rma 
intitolo e consacro. Se le piacerà accoglierla con quel- 
la gentilezza che è da lei , e con cui suole ricevere 
tutte le cose mie, io l'avrò per sommo favore. In 
frattanto le bacio le mani , e me le raccomando. 

Di Sa vignano 25 aprile 1832. 



Commentario di Pio Vili 53 

COMMENTARIO. 

Nemo parum din vixit qui virtutis 
perfectae perfecto functus est munere. 

Gin. 



Penso che i più si ammireranno, che io sfornito 
come sono d'ingegno abbia stabilito di porre in lu- 
ce , e fare di pubblica ragione un coraentarietto trop- 
po lieve in vero , e non acconcio abbastanza alle lo- 
di di Pio Vili. Che descrivere i fatti degli uomini som- 
mi e solo da chi possiede fior di favella e di eloquen^ 
za : e ben mi so che nel celebrare que' magnanimi , 
che tutt* altri di gran lunga avanzarono , ed hanno 
fama che vive e si stende per l'universo, abbisogna 
di tali scritture , nelle quali nulla si abbia a desi- 
derare d'arte o d'ingegno. 

Ma perchè non tutti sanno porgersi begli scrit- 
tori , ne io ci valgo a farla da oratore , piacemi che 
questo comentariuccio , qual eh' egli siasi , sebbene 
non dipinto de' colori del bel favellare , mostri l'ani- 
mo mio tutto devoto alla memoria di quel grandis- 
simo pontefice , ed alla santa sedia apostolica. 

Correva l'anno della fruttifera incarnazione 1761 
fortunatissimo alla divina sposa di Cristo, perchè il 20 
di novembre di Carlo Castiglioiii cingolese , e di San- 
sia Ghisilieri osimana nasceva Francesco Saverio , cui 
la provvidenza superna aveva fatto diseguo di aggiun- 
gere alla schiera de' venerabili successori di Pietro in 
Vaticano , e quindi aveva fornito di quante virtù con- 
venivano a tanta altezza. Ben conoscevano i genitori 
di lui, chiari per nobiltà di sangue e per pietà, che 
a' figliuoli era d'uopo più che di ricchezze far tcsoio 
di onestà , di gentili costumi , e di umana e divina 



54 Letteratura 

scienza , onde abbiano a crescere , non tanto a pro- 
prio bene , quanto di tutta la società : e però niun 
conforto mancò alla fanciullezza del figliuolo. E ben 
si piacquero essi conoscendolo, fin da' primi anni, tut- 
to ingegno e bontà , e più e più adoperarono per col- 
tivare questa pianticella della quale bellissimi frutti 
s'impromettevano . 

Ne a Francesco Saverio sarebbe elogio bastevole 
il chiamarlo erede della dignità e delle virtù di 
Celestino IV Casti glioni , e di S. Pio V. Ghisilieri 
suoi antenati : perocché verrei con questo mostrando 
eh' egli scendeva di generosa gente , il che non a 
merito , ma a fortuna vuoisi maglio riputare. Se non 
abbiasi a dire che Iddio desse lui tali antenati per- 
chè si componesse allo specchio delle virtù e digni- 
tà loro. Più degno di memoria è quanto segue. 

Poiché il Castiglioni fu uscito della puerizia, e 
di que* primi studi di che si suol ristaurare l'età pue- 
rile , nel fioritissimo collegio d'Osimo diede prova 
solenne di quanto ave^^a imparato. Poi levata la men- 
te a più sublimi discipline, entrò alunno al collegio 
di Montalto , che la splendida munificenza di Sisto V 
pose a comodo della gioventù marchigiana , e tanto 
di ricchezze e di eruditissimi professori il provide , 
che i cittadini n'ebbero allegrezza e maraviglia. 

Bologna, quasi presaga della futura gloria del Ca- 
stiglioni, miravalo con lieto viso intendere agli ardui 
domrai della filosofia , della morale e della teologia, 
poi alla scienza dell' uno o dell' altro diritto , svol- 
gere giorno e notte libri di storia sacra e profana. 
Nè questo bastargli : ma preso alla dolcezza dell'idio- 
ma nativo, non si cessare da fatica per bene appren- 
derlo , e desiderare pur anche di gustare alcun po- 
co delle favelle straniere. Però e che con tanta di- 
ligenza apprese la greca e la romana archeologia , che 



Comme;<tario di Pio Vili 55 

di ciò gli venne moltissiiua fama. E maraviglia con 
nuanta candidezza d'animo si diportasse coi coetanei, 
e cominciasse ad avanzarli tutti per lode d'ingegno. 
Compiè infatti con tanto successo i piiì nobili stu- 
di delle arti e delle scienze lodate , da destare di se 
in tutti grande aspettazione. Colti questi primi frut- 
ti dalle lettere , prese la laurea dottorale , e recos- 
si a Roma , ove glk la fama era precorsa al suo 
arrivo. 

Le accademie di storia ecclesiastica e de' con- 
cilj , che di quo' tempi erano in fiore instituite dal- 
la dotta mente di Benedetto XIV , il quale già da 
alcuni anni sedeva a capo della cristiana repubbli- 
ca, accolsero il Castiglioni, e l'ebbero suo; dal che 
venne poi che in opere piene di pericolo avesse egli 
a dar prove di quella somma dottrina , della quale 
gi'a Roma maestra delle cattoliche verità piii che mol- 
to si lodava. 

Guerra di sterminio minacciava alla ecclesiasti- 
ca disciplina e alla fede il sinodo di Pistoia , il 
quale involto in tenebroso velo spargea massime per- 
niciosissime alla cristianità. Mettevasi in guardia Pio 
VI , che allora teneva in terra lo scettro e le ve- 
ci di Cristo , e preparava armi ad allontanare ta- 
le peste dalla sua greggia. Chiamava vescovi da tut- 
te parti , e sceltissimi teologi , i quali da valorosi 
combattessero con lui , e portassero de' nemici me- 
moranda vittoria. Infra questi pastori spiccava prin- 
cipalmente la somma dottrina di Felice de Paoli che 
prima la chiosa di Fossombronc, poi quella di Ana- 
gni e di Loreto resse ed illustrò. Uomo perspicacis- 
simo. Fissava gli occhi a chi gli veniva innanzi , e 
gli leggeva nel cuore. Eg^li pensò che Francesco Sa- 
vorio CastiglÌ3ni suo concittadino ed amico sarebbe- 
gli conforto ed ajuto a tanta impresa. Ne s'ingan- 



56 Letteratura 

nò , polche l'opora sua gli valse assai , e a dispor- 
re gli argomenti , e a trascegliere le ragioni più for- 
ti e più acconcie a squarciare quel denso velo , che 
copriva mille errori e mille frodi , cui la bugiar- 
da e fulminata scuola di Giansenio aveva dato abi- 
to e sembianza di verità. Onde la sapienza di tan- 
ti illustri personaggi mostrò poi ignuda la menzogna, 
e varcando sicura quest' aspra e difficile via , condus- 
se a buon fine l'ardua ed intricata impresa : e fu- 
gati e dissipati i nemici, restituì alla chiesa la desia- 
ta tranquillità 

Il Castiglioni frattanto ogni di più si cresceva 
in fama : e però molti vescovi a gara si studiava- 
no avere lui, che da tant' anni dimorava in Roma, 
a vicario generale: e tra questi quel chiarissimo De- 
voti vescovo che fu d'Anagni , al quale egli aveva 
dato mano a comporre quelle celebratissirae istitu- 
zioni di diritto canonico, le quali poi volle illustrare 
ed accrescere colla propria dottrina. Poscia passò a Fa- 
no , ove pe* molti suoi meriti se l'ebbe carissimo 
quel monsignor Severoli che fu poi cardinale di san- 
ta chiesa : finché l'eminentissimo Archetti, che sede- 
va sulla cattedra d'Ascoli, con amorevolissime lette- 
se lo richiese e l'ebbe a vicario. 

Nacque desiderio alla fine del luogo nativo nel 
cuore del Castiglioni , e però vi si condusse. Tutfa 
la citta fu in festa ad accoglierlo , e principalmente 
l'eminentissimo Calcagnlni vescovo , il quale faceva di- 
segno di adoprarlo a più gravi negozj. Poscia pe' suoi 
meriti sortito al grado di proposto del capitolo cat- 
tedrale , viveva nel suolo natale in piena sicurtà di 
pace. Quando al mancare del secolo XVIII levossi 
d'improviso un turbine , che minacciava duoli e ca- 
tene alla misera Italia. Un gelo stringeva il cuore 
ai pastori dell' ovile di disto , che già le fiere guer- 



Commentario di Pio Vili. 57 

re , e tinti in sangue i verdi pascoli , ahi triste vi- 
sta ! miravano , e si sentivano in petto l'assetata spada 
dello straniero. E già quel Pio VI, che tanta gloria 
si aveva acquistata nel suo pontificato , fuor del suo 
regno ramingando in amarissirao esilio moriva. In tan- 
to turbamento , maraviglia a dirlo , il sacro collegio 
de' cardinali innalzava alla cattedra di Pietro Pio VII, 
che aveva mente e cuore da principe , ed era pro- 
prio uomo da que' tempi. Questi per celeste ispira- 
zione elegge il Castiglioni a pastore della chiesa di 
Montalto, vedovata per la morte di monsignor Mar- 
cucci , in tempo appunto in cui non solo la chie- 
sa , ma la civile società per tutta l'Europa in mi- 
serabile guisa veniva travagliata. 

Nel nuovo ufficio mostrossi egli diligenlissimo a 
coltivare la vigna del Signore , e buono e fidato 
agricoltore. Ne le durate fatiche , ne gli sparsi su- 
dori , ne le vegliate notti posso io narare si che mi 
acquisti fede : ne l'innocenza della vita , ne la tem- 
peranza , ne r affabilità , ne l'ingegno , ne V uma- 
nità , ne infine la fortezza e la reli<»ione è agevole 
cosa porre agli occhi altrui con pochi tratti di pen- 
na , senza scemar fede al vero. Non si cessò mai dall' 
insegnare , non tralasciò cosa the risguardasse il de- 
bito di buon pastore. Svegliò l'ingegno de' giovani , 
provvide al bene loro , e cosi soccorse alle bisogne 
di tutti , che la beneficenza , la protezione , o le esor- 
tazioni e i consigli di lui ninno si ebbe mai invano 
a desiderare. Quel tempo che avanzavagli dava tutto 
allo studio delle scienze piiì gravi , o delle sante scrit- 
ture , o de' sacri canoni , o de' santi padri , nella let- 
tura de' quali deliziavasi ed erasi molto e di sovente 
esercitato. Ma se ad una dovessi annoverare le cose 
operate da lui o a bene della greggia affidatagli , o 
ad incremento delle scienze , o conservare in al- 



5S Letteratura 

tri l'integvìtk della fede e de' costumi, prima mi man- 
cherebbero le parole e le forze che la materia. Che 
non può darsi tanta ampiezza d'ingegno , o facondia 
di parlare , o guisa alcuna di scrivere , che possa non. 
dirò io esornare i meriti del Gastiglioni , ma ne an- 
che annoverandoli porli alla vista altrui. 

Era ornai giunto quel tempo in cui le pietre del 
santuario fra gli adirati flutti di mar fortunoso disper- 
se sembravano a miserabile naufragio cadute.- pericolava 
la navicella di Pietro , i venti la battevano , le on- 
de la flagellavano ai fianchi , ne più raggio di spe- 
ranza mostravasi. Le truppe straniere invadevano le pon- 
tificie Provincie, e a Pio VII minacciavan catene. 
Polluti i templi , il freno sciolto alla militare licen- 
za. L' angelo di Montalto non temette le empie mi- 
nacce , non fuggi , pensando più bello il morire com- 
battendo , che nella fuga cercare scampo. Perseguita- 
to , ingiuriato , strappato dalla sua diocesi , per isco- 
nosciuti paesi vagando , fu costretto a sostenere i di- 
sagi e le amarezze dell' esigilo. Esule egregio fra 
tanti pericoli vest"i l'usbergo de' forti , e facendosi scu- 
do della Fede sfidò i nemici. Che egli ben sapeva non 
colle forze del corpo , ma con quelle dell' animo do- 
versi sino allo stremo combattere. Quantunque lon- 
tano , si affrettò a pascere le pecorelle a cui era stato 
tolto della irreprensibile parola del vero , e mostrò loro 
con apostolica liberta quali vie avessero a tenere , in 
quai luoghi stanziare a sicurtà , a quali fontane dis- 
setarsi. Ma dopo varj casi, dopo tanto alternar di 
vicende , colui che fa al suo trono scabello delle co- 
rone dei re della terra , nella pienezza della sua gloria 
girò uno sguardo su gli empi, e gli empi caddero nella 
polve. Pio VII , spezzati i ceppi, fra il plauso della 
religione , dell' Italia , e del mondo rendevasi al seg- 
gio degli apostoli, e cinto il capo di trionfali bende re- 



Commentario di Pio Vili. 59 

slituiva alla veneranda religione de' padri nostri l'an- 
tico decoro , e ricuperava le provincia alla sua do- 
minazione sottratte. Il Castiglioni pur egli affretta- 
vasi alla chiesa di Montalto , onde di nuovo recarsi 
amorosissimo pastore fra le braccia le sue dilette pe- 
corelle, colle quali a tempi migliori aveva passato gran 
parte della vita famigliarissimamente , in Leila e si- 
cura pace attendendo a Dio solo , ed all' alto suo 
ufficio. Ma tanta virtù cui ninno elogio adeguareb- 
bc , tante belle opere , tante singolari doti dell'ani- 
mo , tanti meriti verso la religione non potevano rac- 
chiudersi in quel piccolo angolo dell' Italia. 

Parlò lo spirito del signore : Pio VII ne intese 
la voce : e insignito dell' ostro romano il Castiglio- 
ni , e postolo neir alto senato della chiesa, mandol- 
lo vescovo a Cesena , perchè conoscendone le virtù, 
intendeva farne dono bellissimo alla sua patria. Do- 
po breve tempo veggendolo da più alti uffici, lo ri- 
chiamò , e fattolo vescovo di Frascati lo mise pre- 
fetto della s. congregazione dell' indice, e maggior pe- 
nitenziere. In questi gravissimi ministeri si rimase, fin- 
che passato di questa vita Leone XII, gli eminen- 
tissimi cardinali nel conclave tenuto il 31 di mar- 
zo 1829 a gara concorsero a porre le tre corone sul 
capo del Castiglioni , avvisando che la religione, l'Ita- 
lia , il mondo si allegrerebbero del vedere nell'otta- 
vo rivivere Pio settimo. Egli fu invero ferito da gra- 
vissimo dolore , e ne pianse a calde amarissime la- 
crime , poiché di molte e molte cose vi aveva, che 
da SI grave incarico lo distoglievano . Le pi'oprie 
spalle a tanto peso ineguali ( sccoadochè a lui pa- 
reva ), ma forti a giudizio di Dio, lo facevano stare 
in forse ; alla fine però non si rifiutò. 

Ho tentato di esporre in breve la vita del Ca- 
stiglioni per tante virtù e per tanti pregi chiara , 



60 L E T T E n A T U ft A 

confermata da tante prove della sua scienza : ed ora 
che sono a dire le cose da lui pontefice massimo ope- 
rate , temo non iscemi alcun poco della sua gloria 
il mio stile dimesso. E quale maniera di favellare 
vi ha che possa degnamente chiudere in parole o le 
private o le pubbliche virtiì del Castiglioni ? Che que- 
ste non sono già di quelle comuni, come la fatica nei 
negozi , la fortezza nelle turbolenze , l'industria nell' 
operare , la prestezza nel condurre a fine l'operato , 
l'avvedutezza nel provvedere , le quali virtù furono 
tutte in lui al sommo ; ma esse si levano assai più 
alto. E questo fia chiaro più della luce del giorno, 
per quanto ora imprendo a narrare. 

Infatti Pio Vili, benché pochi anni avesse a re- 
gnare , pure fé di molte cose , di molte ne stabili, 
e trasse felicemente a fine in tempi assai difficili : a 
modo che gli venne perciò la gloria e la fama de' chia- 
rissimi principi che l'avevano preceduto a quell'al- 
tezza di sacerdozio e di regno. E chi non sa che egli 
fin dal principio del suo regno seppe sottrarsi ai lac- 
ci della carne e del sangue , anzi persuase a que'che 
gli erano consanguinei di tenersi in molta umiltà , 
ed all'usata maniera di vita .'' E questo è poco. Ognu- 
no conosce quali tempi si volgevano , quali costumi, 
quali movimenti nella civile società , quando nelle 
piazze e ne' templi il popolo romano si affollava a 
salutarlo nuovo pontefice. Egli temporeggiando a mo- 
do di quel Fabio , che coli' indugiare vinse Anni- 
bale , anziché col piegare a novità alcuna, salva ed 
integra mantenne la maestà del sacro impero, e la sal- 
vezza de' popoli , e la pace , e la tranquillità dello 
stato : di guisa che a ragione si possa dire saggio e 
coraggioso nocchiero , perchè la navicella di Pietro 
ora qua ora cola da impetuosi flutti, e da fieri aqui- 
loni trabalzala, seppe con sapienza governare, e tau- 



Commentario di Pio Vili 61 

to forte contro quella fortuna si tenne , da riparare 
alla fine al desiderato lido. 

E chi vi ebbe mai che o per buon desiderio , 
o per isperanza di lucro valesse coni' egli in si bre- 
ve tempo a comporre tante e sì difficili cose ? L'Ar- 
menia cattolica dalla rabbia d'infestissimi uomini in- 
festata , e da novità turbata ed afflitta, veniva a'pie- 
di di Pio , pregando mercè a tanti mali. Egli ne 
ascolta le suppliche , e colf usata dolcezza ne al- 
levia il dolore : scrivere ai potentati d'Europa, pronto 
accorre , da mano , solleva , ne si aresta finche non 
la veda lieta e sicura. Abbisognano le nazioni della 
voce di uomini apostolici ? Pio manda loro uomini 
pieni di spirito divino , e cosi piìi abbondante è la 
raccolta che ne fa la religione. Ne si da posa mai. 
Diminuir le eresie , esporre riparo agli scismi , il- 
luminare i miscredenti , richiamare alla severa disci- 
plina de' canoni gli uomini di chiesa , difendere la 
maestà delle leggi ecclesiastiche , conservare la pu- 
rità delle dottrine evangeliche: queste furono sue prin- 
cipalissime cure. Arroge che non frappose indugio a 
consolare i cristiani di CostantiiwpoH , ponendo ivi 
una cattedra apostolica , e facendo vi sedesse un pa- 
triarca : sicché la regina dell' Oriente maravigliò veg- 
gendo la croce del Nazareno , da tanti e tanti an- 
ni a' suoi occhi negata , di nuovo nello splendore 
della sua gloria mostrarsi. 

Ben aveva egli conosciuto che la prudenza con 
saldi nodi ristretta alla sapienza formano il perfetto 
principe , e insieme gì' ispirano affetto più di padre 
del popolo , che di signore ; quindi è che pei con- 
forti della sapienza e della prudenza questo grand' 
uomo tenne quell' altezza di signoria con prò de'suoi 
sudditi. Spingevalo la sapienza a ridurre a miglior 
forma le leggi dello stato , ad usar dolci modi in 



62 L K T T E R A T U R A 

Terso i soggetti , a tutelare le lettere e le arti Io-» 
date , a risvegliare l'ingegno degli artisti e degli 
scrittori. Insegnavagli la prudenza a provvedere alle 
bisogne de' popoli , alleviandone i pesi, ristorando 
la fame de* miseri, il commercio , la pace interna ed 
esterna ; a cattivarsi la benevolenza de' principi e 
delle genti , sempre al proprio anteponendo il van- 
taggio de' sudditi. Profondo giureconsulto com' era , 
poicli' ebbe a mano il pontificato non permise che en- 
trassero i sacri limitari di Temide coloro che non 
erano dotti dell' una e dell' altra legge , e pieni di 
probità : poiché solo con ciò pensava potersi richia- 
mare in terra quell' incorrotta giustizia, che un gior- 
no offesa dalle umane scelleranze di quaggiìi , aveva 
riparato alle stanze del cielo. 

Spogliossi della suprema sua autorità , raccoman- 
dando air integrità de' giudici l'amministrazione del- 
la giustizia , perchè di que' che ricorrono ai tribuna- 
li alcuno non prendesse speranza che favorevole giu- 
dizio verrebbegli con altrui danno per favore del prin- 
cipe. Le quali cose cosi essendo, chi è che non ab- 
bia a ricordare a lungo o la diligenza di Pio VII! 
nel prendere consigli utili alla repubblica , o il co- 
raggio nel respingere i pericoli , o la costanza ne' 
travagli , o la premura , la vigilanza, l'attenzione po- 
sta a condurre a buon termine le cose intraprese .'' Con- 
viene che noi contessiamo, che nel pontificato di lui 
nulla si pensò, nulla s'intraprese, nulla si fé che 
non fosse ad incremento della religione e delle scien- 
ze , o non mirasse a compiere i desiderj delle pro- 
viucie , alla retta aministrazione del tesoro pubbli- 
co ^ e a diminuire le querele de' popoli. E tanta , 
e quasi divina virtù potè brevissimo tempo spande- 
re i suoi raggi per tutto, e far giungere il suo gri- 
do per tutte le parti del mondo. 



^"^^ Commentario di Pio Vili 63 

Rimarrebbemi a dire di molte cose che io stes- 
so vidi ed udii : ma a chi fu data tanta dovizia o 
prontezza di favellare, che la scienza di quest' uomo 
o la perizia nella pubblica azienda , o la virtù dell' 
animo , o l'ampiezza della mente, o la liberalità del 
cuore , o i benelicii , non già possa fare più belli col- 
le parole, ma annoverare? Conciossiacchè più presto 
che il principio il fine si possa trovarne. 

Mentre il santo pontefice caro a Dio e agli uo- 
mini neir alto suo ufficio si teneva , e andava pen- 
sando di dar segni veri dell' amor suo a' suoi suddi- 
ti , cominciò a venire in mala condizione di salute; 
la quale a poco a poco peggiorando, per la violen- 
za del male ridotto allo stremo il ventinove di no- 
vembre del 1830 passò soavissimamente di questa a 
vita migliore. Visse poco a se , non abbastanza al- 
lo stato , molto alla gloria. Durerà la sua memoria 
ne' secoli, e i posteri se ne piaceranno, e la traman- 
deranno chiarissima ai più tardi nepoti. L'inaspettata 
morte di Pio Vili fu udita con sommo dolore, spe- 
cialmente da tutti coloro che conoscevano le opere di 
lui : e lodando la santa sua vita , ben videro aver 
essi perduto un principe afFezionatissimo , un ottimo 
padre. 

Ora però tutti facciamo cuore nel vedere a lui 
dato, la Dio mercè, a successore Gregorio XVI, che 
in se tutte racchiude le virtù degne di un principe, 
€ che della sapienza e bontà sua inamorando il mon- 
do, lo tragge ossequioso a venerarlo. Viva 

Finché il sol porta e ovunque porta il giorno^ 

perocché tenendo egli quel seggio , in cui sempre fu 
il principato della chiesa , egregiamente si compone 



64 Letteratura 

all' esempio di que' romani pontefici da cui si ebbe il 

nome. Viva : e ninna età tacerà mai le sue lodi. 



Apresso la lettura di questo comentarietto credo 
non sarà discaro a'nostri leggitori trovare alcune iscri- 
zioni latine pubblicate in Savignano per l'esaltazione 
al trono di Pio Vili: due delle quali, cioè la secon- 
da e la terza, non potevano avere migliore raccoman- 
dazione di quella che fa loro il nome degli autori. 

DEO . AETERNO . RESPICIENTI 

QVOD 

FRANGISCVM . XAVERIVM . CASTILIONEVM 

PII . VIII . NOMINE 

AD . PONTIFICATVM . MIXIMVM . EVEXERIT 

ORBEM . QVE . CATHOLICVM 

IN . SPEM . FELICISSIMI . AEVI . REDVXERIT 

ORDO . POPVLVS . QVE , SABINIANENS 

MERITA . VOTA . PERSOLVVNT 

G. I. Montanari. 

PIO . Vili . PONT . MAX. 

PRINCIPI . INDVLGENTISSIMO 

QVI . DOCTRINAE . SVAE . CELEBRITATE 

SCIENTIIS .LITERIS.Q. DECVS . PRISTINVM . RESTITVIT 

AG . VETERIS . BENIGNITATIS . RECORDATIONE 

PROVINCIAM . NOSTRAM . DIV . LABEFAGTATAM 

IN . SPEM . QVIETIS . ET . FELICITATIS . EREXIT 

EAM . Q . AVXIT 

[QVOD . JOSEPHVM . ALBANIVM . V . E 

PATRON VM . MVNIGIPII 

ADIVTOREM . IMPERII . SIBI . ADIVNXERIT 

POEMENES . PHILOPATRIDAE . SABINIANENSES 

INDEPTAM . DIVINITVS . POTESTATEM 

SOLEMNI . CONVENTV . GRATVLANTVR 

B. BOBGHESI 



Commentario m Pio Vili 65 

PIVM . OCTAVVM 

PONTIFICEM . MAXIMVM . OPTIMVM . PRINCIPEM 

CRISTIANAE.REI.PVBLIGAE.NVPER.COELITVS.DATVIVI 

SOLIDAE.DOCTRINAE.CONSVLTISSIMVIM.ET.PATRONYM 

POEMENES . ARCHAEOLOGI . PHILOPATRIDAE 

SABINIANENSES . AD . RVRICONEM 

CARMINIBVS . VOTIS . CELEBRANT 

QVISQVIS . DOCTRINAE . CVLTOR . ADITO 

CARMINA . VOTA . NOSTRIS . CONIViNGITO 

G. Amati. 



n 



Della casa aurea di Nerone^ 
e della torre Cartolarla . 



'opo la distruzione della torre dei bassi tempi , vol- 
garmente detta cartolarla e cancellarla^ alla pendice 
del monte Palatino, e presso l'arco di Tito • si è fatta 
una rimarchevole scoperta. Si e veduto , che la torre 
era fondata sopra una più lunga e larga serie di pie- 
tre quadrilunghe, parte peperino, parte travertino, ap- 
poggiate ad un grosso muro ; ove si vedono in molta 
parte le impronte di altre sanili pietre, tolt(ì.'ie da tem- 
po remoto , forse per la distruzione della torre , o 
nel suo abbandono. Quasi nel mezzo di queste pie- 
tre vi è costruzione massiccia di muro misto di sca- 
glie, come dicesi, a sacco, da osservarsi. I pezzi 
quadrilunghi sono coloriti nelle commissure d'acqua 
di pozzolana paonazza ; quali si sono vedute in quelle 
del colosseo ^ potendosi credere contemporanee. 

Consideralo il tutto insieme del fabbricato ; e la 
direzione che ha v«rso il tempio di Venere e Ronia , 
e l'Esquilino; è Slato facile il capire, che esso an- 
G.A.T.LIII. 5 



66 Letteratura 

^ ticamente apparteneva a qualche edificio grande e 
suntuoso, anteriore a questo tempio ; e che formava 
parte di uu fabbricato addosso e sopra al monte , 
o sia al palazzo imperiale. 

Legg-endo la storia di Roma, e considerandone 
le località , specialmente le più classiche e visto- 
se ; chi non ha qui subito in mente la famosa do- 
mus aurea di Nerone ? Chi non ha parlato di questa 
' dopo il risorgimento delle lettere da Flavio Bion- 
do (1) , segretario d'Eug^enio IV, nel 1450 in poi ? 
Essi ne scrissero coli' autorità degli storici antichi : 
noi possiamo ora parlarne colla ispezione materiale per 
le scoperte , che ci hanno presentate gli scavi. 

Ripetendo meglio le notizie isteriche ; in prima 
sappiamo da Svetoiiio , nella vita di Necrone(l), che 
questo imperatore tanto grandioso , o piuttosto esa- 
gerato nelle sue intraprese , volle unire le due fab- 
Lriche imperiali, una sul palatino, l'altra suU' esqui- 
lino. Il monte palatino, dove Romolo fondò la cit- 
ta , era tutto occupato dai palazzi di Augusto , Ti- 
berio , Caligola , e Claudio , di ordinaria loro resi- 
denza. Ivi Nerone volle fabbricare un nuovo braccio 
ncir ang^olo verso l'esquilino tanto magnifico e ric- 
co, che si chiamò la casa aurea, domus aurea. Neil' 
esquilino vi era a qualche distanza la casa e i ce- 
lebri orti di Mecenate ; i quali legati all' imperatore 
Augusto (2) , restarono ai Cesari. 

Nerone volle unire quelle due grandi fabbriclic. 
Domain a palatio esquiUas usque fecit , dice Sveto- 
nio. Nel basso intervallo per la comraunicazionc do- 
vette egli costruire un gran punte. Clic questo s'iu- 



(i) Roma vìslaur. Uh. 7), 

(2j Dioae lib. (5ij e Mcibomio vUa Maui.aiL cap- 5s3. 



Casa aurea di Nerone te. G7 

nalzasse sopra colonne smisurate , eli otto e più palmi 
di diametro , delle quali una sia quella dirizzata da 
Paolo V avanti s. Maria Maggiore , già nel tempio 
della Pace, come scrive il Nardini (1), non si può 
credere ; perchè vi avrebbero dovuto stare tutte le 8, 
che erano in quel tempio. Allora sarebbe stato un 
portico altissimo, pesantissimo, incompatibile colf atrio 
o vestibolo assai vasto secondo Svetonio , e coperto , 
col colosso alto 120 piedi , e colle strade traver- 
se , due al pili , non 3 , quante ne vuole il Nar- 
dini medesimo. Comunque fosse costruito , per il no- 
stro proposito dobbiamo immaginarci , che fosse al- 
to molto , se vi si comprendeva almeno quel vesti- 
bolo si grandioso : e nel totale altissimo , per ren- 
derlo piìi commodo e raagnilico ; da comparire una 
comunicazione dei due palazzi sopra i due monti : o 
meglio, secondo Svetonio , che comparisse una casa 
sola ; la cui porta e vestibolo era in mezzo della 
facciata verso il campidoglio. Alti e larghi assai do- 
vevano pur essere i portici su le due strade ; per 
non offuscarle , e ang-ustiarle in proporzione. Da que- 
sto passaggio credo fosse detta nella prima edillca- 
zione la casa transitoria; non col Nardini , dal tran- 
sito , che avellano per essa quelli^ die dalla via sa- 
cra , o da altre convicine , passavano, al Celio , ed 
altri luoghi , eh' erano di là. (2) 



(ij Lib. 3 cap. i3. 

(2^ Foro transitorio in questo senso (u detto veramente 
quello di Domiziano nell' ora detto arco di pnnlano; del qua- 
le scrissi lungamente contro la opinione di olii io pretende il 
Foro d'Augusto, detto di Marte. Ked. il rngioimni. su lo ter- 
me Taur. ce. pag. yo e segg. Ivi Irallai anche a lungo dei 
tempj di Venere e Roma. 



68 Letteratura 

Queste osservazioni decidono insieme conlro il 
dubbio di Flavio Biondo e del Marliano , rigettalo 
dal P. Donati (1) : u4n atrium vergerei ad arcum 
Titi ; iblcjue Gum palatio conjungeretur domus : ari 
vero ultra Constantinl arcum , vallem inter caelmm 
et palatinum occuparet. 

Altre fabbriche vi fece Nerone dalla parte verso 
il Laterano; come lo stagno e case intorno , che SvC' 
tonio pure accenna. 

Sopra l'Esquiìino intorno alle delizie di Mece- 
nate furono fatte vigne , pascoli , boschetti per ani- 
mali domestici e feroci. IXitra insuper ar^^is ^ atque 
vinetis , et pnscuis, sytvisque varia cum inultitudine 
omiiis generis pacicduHì ac ferarurn. Marziale lo idk 
intendere col dire (2) ; 

Hic , uhi miramur , velocia munera , thermas , 
postulerai miseris tecta superbus ager. 

Tacito dice ancor più chiaramente (3): Domus ejuSy 
qua palntium ad (4) Maecenatis hortos continuaverat^ 
In seguito il fabbricato tutto quasi fu demo- 
lito da Vespasiano (5) in otlio dell autore. In vece 
dello stagno egli vi alzò l'anfiteatro , designatovi da 
Augusto , detto ora il colosseo ; stagno , grande a 



(i) De urbe Roma , Ub. 3 cap. 5- 

(2) De spect. nuin. 1. v. 8. 

(5) Aimal. lib. i5. a'p. 69, Vc^l. Venuti Descii-. lopo'^r, 
ìib. I cap. y. 

(4) Correggo ad in vece di et; pciolu": ;ui p:Mp, olic k» 
richieda il senso < e come lia dcUo colle p.uolc jtcalc pjo";iHi 
%i f a palatio esfjuUias usrpic. 

(5j Sveloa. in vita, cap. 9. 



Casa Aurea di Nerone ec. 09 

guisa di un mare , stagnum maris instar ; circonda- 
lo da edifizj in aria di citta : circum septam aedi- 
ficus ad urbium speciem. Da tale stagno Vespasiano 
prese l'idea di fare la naumachia nel centro , della 
quale tanto ho parlato altrove (1). 

Nella parte verso l'esquilino di fianco vi eresse 
il tempio alla Pace^ finita la guerra giudaica, sotto 
il suo consolato IV, ossia l'anno 75 dell' era cristia- 
na (2). Il gran ponte forse lo distrusse ugualmente 
tutto , lasciando il colosso. Fu Adriano , che per 
emulazione delle magnificenze di Trajano nel suo fo-i 
ro , vi eresse il magnifico tempio unito di Venere e 
Roma ; del quale vediamo ancora i grandiosi sterrati 
avanzi (3) , e trasportò il colosso (4) ; non Vespa- 
siano , come scrive il Nardini ; del quale si è ulti- 
mamente scoperta la proporzionata base di muro , all' 
angolo del Tempio di Venere } in opposizione alla 



(i) Osservai, tiill'aretia e sul potilo dell' anfit. Flavio ec, 
Notizie dei^U scavi neW nnf. Flavio, ec. 

(2) Ved. la basilica di Costantino, ec. Bagionatnento sopra 
ìe lerma tauriane, ec. 

(3) La pianta datane incisa nella nuova edizione del Nar- 
dini, iSi8, per nulla è giusta. In ispecie, chiude tutto il cir- 
condario con un colonnato solamente. II circondario era di 
muro , con dentro il colonnato , per ornarlo con sculture ; 
aperto nelle due fronti tanto da far trionfare le facciate del 
due più alti e maestosi tempj; e internamente con colonne 
di cipollino di 8 palmi e più di diametro , corrispondenti a 
quelle di due quadri, clie nel mezzo aggettavano, e inter- 
rompevano il colonnato nei due punii conispondcoù alla ti- 
ijionc dei due tempj. 

(4) Sparllanus, in vita, ctip, iS, 



70 Letteratura 

meta sutlanle ; come avevo preveduto dopo i primi 

scavi, che vi feci nel 1818 (1). 

L'architetto dell' uno o dell' altro imperatore 
lasciò al luogo i solidissimi fondamenti della testa 
del gran ponte dalla parte del palatino , che ora ve- 
diamo scoperti. Misurandone la lunghezza e la lar- 
ghezza , possiamo anche congetturare la solidità , la 
larghezza , e la direzione dei portici. 

Dalla parte opposta verso l'csquìlino , di fianco 
alla via sacra , non si vede il piantato di questi por- 
tici ; ma al luogo di essi vi è una grossissiraa so- 
struzione , o platea , masso di muro , quasi tutto co- 
struito con iscaglie di selci. Io lo suppongo tagliato 
da Vespasiano, per il prospetto del tempio della Pa- 
ce verso l'anfiteatro ; e sospetterei, che prima di Ne- 
rone, e per lui , la via sacra passasse \)m bassa ver- 
so il palatino , dove e la chiesa , diritta al tempio 
d'Antonino e Faustina. La direzione attuale si deve 
all' imperatore Adriano per allargare il suo tempio (2). 

Alla parte opposta vi era l'appoggio del monte, 
e il fondamento solido. Quella platea occupava gran 
parte anche dove è il tempio della Paco ; e dietro 
a questo per tutto l'orto oggidi delle Mendicanti , già 



(i) Ragion, sopra le terme tauriaite ec. pag. 28. 

(2) Se la via sacra fosse passata sotto l'arco di Tito, co- 
me opiriauo alcuni , che confutai nel Prodromo , pag. it , a- 
vrebbe dovuto salire di più dalla meta sudante, e discendere 
verso il tempio della Pace; facendo anche due voltate, all'ar- 
co di Costantino, e a quello di Tito; e passare sotto quest'ar- 
co , troppo angnsto per un trionfo. Da questo arco andava 
dritta una strada verso la via nova, e il tempio di Castore; 
della quale notai, che fu scoperto anni indietro im pezzo vi- 
cino il portone degli orli farnesiaai colU selciata. 



Casa aurea di Nerone ec. 71 

del card, di Carpi ; ove ancora si scorgono dei cor- 
ridoi sotterranei con varj resti di volte , e muri di- 
pinti del fabbricato neroniano (1). 

Vespasiano per innalzare quel tempio della Pace, 
il più grande di tutti i romani , al dire di Plinio (2), 
e come si presenta nelle sue rovine ; il piìi ornato 
di stucchi nella volta a cassettoni dorati ; di statue 
grandi , e minori , frammenti delle quali furono tro- 
vati nello scavo, o spurgo del 184C: colle 8 men- 
tovate colonne altissime di un sol pezzo di marmo 
bianco nella navata di mezzo , con pavimento di lar- 
ghe lastre di varj marmi preziosi ; vi spese , per re- 
lazione di Giuseppe Flavio (3) suo segretario , un 
fiume d'oro. Per trovare spazio conveniente alla pian- 
ta e air isolamento , tagliò ad angolo retto quella 
grande platea dal lato orientale ; lasciandovi una in- 
tercapedine fra il tempio e il rimanente. Onde rial- 
zar questo tempio al paro della nuova via sacra , 
colla facciata , che guardava l'anfiteatro , nella forma, 
con portico e 5 porte , che Costantino imitò nelle 
basiliche cristiane ; si dovette piantare una profonda 
sostruzione dalla parte della tribuna ; dentro la qua- 
le ancora si vedono vaste camere, che servivano di 



fi) Neil' angolo iiiconlro la facciata del tempio, nello sca- 
vo del iSig trovai dei imiri di camere, e pavimenti di qua- 
drelli di paste di vetro e di marmi, che furono lasciali al 
luogo; riscoperti nel 1829, fattavi la volta, e con chiusino 
sopra lasciati visibili. Dovevano appartenere alla fabbrica ne- 
roniana , lasciativi da Adriano; perchè non pregiudicavano 
alla pianta del suo tempio tanto più alto, e distante alquanto. 

(2) Lib. 35 eap. io HI/. 36 cap. 7. Ved. la basilica di Co- 
stantino sbandila pag. 10. 

(3) De Bello lud. lib. 7. cap. ì\. 



T2 Letteratura 

magazzini alle merci orientali e ad altri oggetti. Con- 
tro una 61 evidente costruzione di fabbrica tutta di 
cortina, e separata quale è questa, come potè il Pi- 
ranesi immaginarsi , che dessa fosse il Tablinio della 
casa aurea ; e formarne un insieme stravagantissimo? 
Il figlio Domiziano aggiunse nel detto lato 
la curva ancora esistente , visibilmente appoggiata ; 
sopprimendo la intercapedine ; per collocarvi una li- 
breria pubblica , e tenervi sedute letterarie. Nel lato 
opposto vi costruì all' esterno sulla via sacra un por- 
tico con 4 colonne di porfido rosso, e scala, la qua- 
le servisse all' ingresso nel tempio direttamente verso 
la biblioteca. La scala esiste in parte. Delle colonne 
se ne travarono due pezzi dall' imo scapo nello scavo 
del 1819, che collocai per testimonio nel cortile del 
palazzo dei signori conservatori in unione ai pezzi 
del colosso, sedente, in marmo, dello stesso Domizia- 
no , che ivi parimente furono trovati nel 1487 (1). 
Massenzio ristaurò questo tempio , a quello prossimo 
di Roma ; il senato però ne volle dar l'onore a Co- 
stantino , in odio di quel tiranno ; onde fu detta Ba- 
silica di Costantino dai regionarj posteriori ; come 
provai ne' due opuscoli. 

Tito , forse in vita, e poi dopo la morte del pa- 
dre , innalzò le sue terme , che Marziale chiama ve- 
locia ninnerà^ sulla parte dell'Esq uilino, o piuttosto 
v'incorporò parte delle fabbriche e del terreno delle 
suddette delizie neroniane verso l'anfiteatro ; più oltre 
unendovi le terme , le prime costruite in Roma ; in 
parte riconoscibili negli ora sotterranei (2) e orti di 
Mecenate, già occupati da Nerone, secondo Tacito. 

(r) Ted. la Basiìica pag. io e segg. 
(2) Le pitture attuali dovsvaao essere opera di Mecenate, 
aon di Tito. 



Casa aurea tu Nerone ec. 73 

Il senato in ultimo eresse nel clivo sacro del 
palazzo imperiale , il predetto arco trionfale al de- 
funto Tito , rappresentatovi sul carro , come lo ave- 
va decretato prima ; sebbene esso avesse poi fatto l'in- 
gresso in Roma col padre e col fratello a cavallo; 
come narra il citato Giuseppe Flavio. 

Questa è Tunica maniera di conciliare la con- 
traddizione, come proposi altrove (1). L'anno della 
erezione non consta. Il titolo di divo^ e Tito stesso 
portato dall'aquila in cielo, scolpito nel centro dell' 
arco, assicurano che venne eseguito dopo morto. La 
iscrizione , che riporta Lucio Fauno (2) , meglio il 
Grutero (3), da lui il Marangoni e tanti altri, e nell' 
ultima edizione dell' opera del Nardini ; ove questi 
ripete , che fosse apposta alla facciata verso il Cam- 
pidoglio ; parla di Tito vivente ; ed ho provato (4) 
col Marliani (5), che fu trovala nel circo massimo. 

Domiziano ridusse , e amplificò , secondo Plutar- 
co (G), la pajte dove era la casa aurea sul Palatino, 
della quale si sono trovati grandi avanzi negli scavi 
del 1724, e seguenti anni; dati da monsig. Bianchi- 
ni nel suo palazzo de Cesari ; con tante piante, al- 
zati , e spaccati , ove trionfa assai la di lui imma- 
ginazione. Nel 1828 il sig. Costantino Thon ne ha trat- 
tato nel suo palazzo de' Cesari sul monte palatino 
illustrato da Vincenzo Ballanti. 

Tuttociò si nota , per conoscere che come Ne- 



(i) Nuova descr. de'rnon. ani. pag, 288. 

(2) Lib. 2 cap. ig. 

(3) Pag. 244 num. 6. 

(4) Loc. eit. 

(5) Lib. 1 cap. 26. 

(6) In Domit. 



74 Letteratura 

rone occupò tutto quel tratto di terreno per le sue 

fabbriche ; onde Marziale (1 ) ebbe a dire : 

Unaqu£ jam tota stabat in Urbe clomus ; 

COSI Vespasiano ebbe in mira di sostituirvi le sue 
principali ; Tito , Domiziano, e il senato seguendone 
l'esempio. 

Questa unione di ediflzi entrava anche nella pra- 
tica generale degli imperatori ; di scegliere un loca- 
le , per collocarvene in qualche numero. Così prati- 
cò Pompeo col teatro , curia , e basilica : Augusto rie- 
dificando , e alzando di nuovo le grandiose fabbriche 
intorno al foro romano ; M. Agrippa col Panteon , 
le terme , e il portico degli argonauti , di cui sono 
avanzo le colonne di cipollino di 8 palmi e più di 
diametro , e i pavimenti di giallo scoperti fra il vi- 
colo degli orfanelli e la piazza del Panteon (2); Tra- 
jano col suo foro , e quello di Nerva ; Antonino Pio, 
e M. Aurelio , nel campo marzo , colle due colonne, 

coir arco trionfale , e il tempio da Commodo , o dal 
senato , dedicato a M. Aurelio , ora dogana di terra, 

di cui parlai altrove (3). 

Veniamo alla torre mentovata , la quale ha dato 

occasione a queste osservazioni generali sulle case di 

Nerone. 



(1) liOC. cit. V. 4- 

(2) Di tale pavimento se ne vede qualche pezzo nelle can- 
tine della casa , a mano sinistra nella strada verso la cliiavi- 
ca, dove è il macellaro. Lo feci restare scoperto quando si 
rislaurò la casa nel iSao. 

(ij fmmmeiiU di Fasti ) p»s- LXXII e segg. 



Casa aurka di Nerone ec. 75 

Più per congetture probabili , che per vere sto- 
rie , bisogna convenire , che dai secoli della maggior 
decadenza il palazzo imperiale sul monte palatino fos- 
se non solo abbandonato ; ma preda al primo occu- 
pante nelle varie sue divisioni abbandonate , e a po- 
co a poco andate in precipizio ; divenute proprietà di 
chi le spogliava , o se le appropriava stabilmente. 

Nella dissertazione sulle rovine di Roma, (1) d'ap- 
presso al Marangoni (2) e a tutti i nostri archeolo- 
gi , trattai di proposito delle fazioni di tante fami- 
glie prepotenti , le quali in guerra civile tra di loro 
fino dal secolo decimo , secolo detto dal card. Ba- 
ronio di ferro , s'impossessavano delle fabbriche an- 
tiche le più vaste e solide, per fortificarvisi ; ag- 
giungendo ivi , o nelle adiacenze delle alte torri qua- 
drate , per avancorpo. I miseri avanzi del mausoleo 
d'Augusto , di quello d'Adriano , del teatro di Pom- 
peo , di quello di Marcello , dell' anfiteatro Flavio , 
le chiese stesse , come il Panteon , ne sono testimo- 
ni. Delle ìnnumerabili torri ne vediamo frequenti ri- 
masugli ; e non poche , di varie epoche , quasi an- 
cora intere lungo le strade , o incorporate nelle case. 
Può dirsi , che l'aver queste torri , o per uso , o per 
vanita , era moda generale in tutta la Italia dal se- 
colo X, secondo il Sigonio (3); e in Roma le vedia- 
mo imitate altissime , e studiate anche nei campanili 
delle chiese. 



(i) ?^el tomo 5 del Winkelmann. 

(•).) Storia deW anfiteatro I< lauto. Roma 1746. 

{5J De regno Hai. Ub. 7. Secondo Gio. Villani Stov. fior, 
no. 5 nel secolo XII in Firenze ve ne erano moltissinic alte 
più di 100 e 120 braccia. 



76 Letteratuiia 

Tra le famiglie una delle più potenti e faci- 
norose , si conosce la Frangipane co' molti suoi 
aderenti. Non è qui luogo a farne la storia genealo- 
gica , che gli amatori possono raccogliere dal Zaz- 
zera , dalla storia latina scrittane dal Panvinio , il 
cui manoscritto si ha nella vaticana , angelica , e 
barberina. Altre notizie ne danno il Muratori, il Puc- 
ci, il p. ab. Nerini, gli annali camaldolesi, il p. Ca- 
simiro , il Marangoni , il card. Garampi ec. Al no- 
stro argomento ristringendoci per la torre , premet- 
teremo ; che essa famiglia ora fu addetta alla par- 
te dei sommi pontefici , e loro sostegno come vassal- 
la ; ora contraria. 

Per le notizie , che raccolsi dell' anfiteatro Fla- 
'vio nella dissertazione , può tenersi , che ella se ne 
rese padrona fin dal detto secolo X; e lo ridusse in 
qualche porzione a fortezza all' uso di quel tempo. 
Ma per avere un posto avanzato , tirò una linea di 
fabbriche dalla parte del Palatino sopra la nostra Tor- 
re (1); e passando per l'arco di Tito (lasciato que- 



(i) II Ficoroni p^esl. di Roma ant. lib. i cap. 4 png- iTì, 
e nella Osserv. sopra il diar. ital. del P. Montfaucon, pag. 4/,, 
per riprender questo , quasi che dica antica la parte laterizia 
sopra l'arco dello di Giaao quadrifonie al Velabro, dice, e 
ripete francamente , che questa laterizia è opera moderna de- 
gli ultimi secoli, ne' quali chiamavasi Torre de" Francapani; per- 
chè Vincenzo detto Cencio de' Francipani fabbricandola , se ne 
servì come di fortezza. Il critico , male ripreso dal p. Ricco- 
baldi neir apologia, confonde questa, detta torre, colla cnr- 
loiiria; e grossolanamente la crede moderna in quella parte 
laterizia. Era del tempo del sottoposto arco, di massi grandi 
di marmo. Lo prova la scala pure originale ; fatta di raarrai 



Casa aurea hx Neroxe te. 77 

sto come porta fortificata sopra), andava alla chiesa 
di s. Maria Nuova , costruita sulle rovine del tem 
pio suddetto di Uoma. 

Questa chiesa fu dedicata ai santi apostoli Pel- 
tro e Paolo nel 765 (1); riedificata nel 1123 dal card. 
Almerico , che la dette col monastero , pur ristaura- 
to , ai canonici regolari della congregazione di s. Fre- 
diano (2); dedicata alla ssma Vergine ; detta perciò 
santa Maria nova ; poi unitavi anche s. Francesca ro- 
mana , come notai nel Prodromo (3). 

Che i Frangipane avessero delle case qui intor- 
no alla torre , tutti gli scrittori più antichi de'has- 
si tempi Io accennano. E primo anche si può rica- 
vare dalla notizia, che da il Vendettini (4) ne'seguen- 
ti termini. „ Neil' archivio di s. Maria nova cap. 1 
trovasi un istromento di compra d'una casa fatta por 
Oddonem et Cencium Frajapanem, illustres consu- 
les germanos fratres^ filios quondam hon. mem. Lea- 
nis Frajapani anno 1139. Nell'anno 1 i40. Oddo Fra- 



lavorati tolti d^ altre fai) bri eh e ; però da credersi l'arco l;i- 
voro del terzo secolo. Lo provava la camera a volta che vi 
era sopra, con corridore intorno, di ottima forma, e costru- 
zione antica contemporanea , che ho bene esaminata più vol- 
te, e fatta ripulire da erbe e piante. Esteriormente ei'a stata 
rivestita di marmi, con qualche riparazione de' bassissimi tem- 
pi. Pur troppo quella opinione di moderna ha dato motivo 
a distruggerla nel i35o. 

(i) Anast. ili cita. , cap. 6 edit. Vignoli. Piazza Gerarcjt^ 
jiag. jiQ), Golt Prose, toni, i, diss. 5. 

(2) Pennot. Ilìat. trip. pag. 2^5. 

(S) Pag. 22. 

(l{) Serie crmwl, de seii. di fwina ; pa^. -j, 



78 Letteratura 

japanus viene nominato in un islrumento di locazio- 
ne di casa presso s. Maria nuova del dì 19 setlcni- 
bre „. Il Ciaconio nella vita del papa Gelasio li (1) 
dice fatta la di lui elezione in monasterio tutissimo 
Palladio , qaod ciiriae propinquiiin inter Fregepanwn 
aedes erat. Dove il Viltorelli nota : ,, Infra aedes Leo- 
nis , et Cincii Fregepanis , ait Platina ; non autera 
inter. Legendum infra. , constat ex actis Pandulfi sub, 
diaconi tuuc viventis, „ 

Pandolfo poi parla di un secondo attentato con» 
tro quel papa nella chiesa di s. Maria nova , quia 
ecclesia esset in fortiis Frajapauuin. Il Muratori (2) 
reca una testimonianza dell' ab. Gofrido Vindocinen- 
se, e la di lui lettera 8, in cui scrive, come pare allo 
stesso Muratori, intorno al 1094 a papa Pasquale H 
in tal guisa : Piae recordationis domnwn papam Ur- 
banwn (predecessore) in domo lohannis Frajapanem 
latitare^ 

La prima o casa^ o torre ^ si è resa celebre so- 
pra tutto per la storia del lodato papa Gelasio scrit- 
ta da Pandolfo Pisano (3) , e illustrata dal p. ab. 
Costantino Gaetani , il quale si diceva della stessa 
famiglia di lui (4). 



(i) Tom. I col. 299. 

(if Anliq. med. nevi, diss. XLII col. 793, Bicci iVbf. della 
Jam. Boccap. pag. 5. 

/i) Rer. Ital.scr.tom.Z co/.38i,poi separatamente nel 1702. 

(4) Il p- abate, forse ia ricordo di quel fatto accaduto 
in questa chiesa, fece incidere in rame le antiche pitture cJic 
vi erano, e sono. Il Mabillon nell' Iter italic. toni, i pag. i5i 
dice, che sbaglia nel credere, che rappresentino s. Benedetto 
fra gli apostoli Pietro e Paolo. Vuole , che rappresentino la 
B. Vergile eoa un vescovo e uii diacono. 



Casa aurea di Nerone ec. 79 

Neir altura del monte assai prima tlel secolo X. 
come prova il medesimo p. ab., si era fabbricato un 
monastero ; dato poscia ai monaci cassinensi da Atss- 
Sandro II. Indi, reso abbadia di tale celebrità, ne par- 
lano Pietro Mallio, Giovanni diacono, il Panvinio, 
riuniti dal p. Mabillon (1), ed dal p. Casimiro nelle 
sue memorie istoriche della chiesa e convento di 
Araceli (2). Ne dice abbastanza in compendio l'erudi- 
tissimo ab. Cancellieri (3). 

La torre e la casa , rispetto al monastero e 
chiesa , slavano al basso, e in alto. In vicinanza di 
questa chiesa al tempo di Giulio II, sul principio del 
secolo XVI, esistevano ancora insigni rovine del pa- 
lazzo imperiale con porte di marmo dirute, come nar- 
ra l'Albertino allo stesso Giulio (4): In parte pala- 
ta versus septemtrionem fuit locus Palladii^ ciijus in- 
signes existimt ruinae cuin marmar eis portis dirutis: 
quem lociim nunc Pallahriam , prò Palladium corrn- 
pte appellant ; in quo loco est ecclesia s. Mariae in 
P aliarla. 

Nella chiesa l'anno 1118 Gelasio fu eletto papa. 
Ma appena se ne sparse la voce, (riferiremo la rela- 
zione di Pandolfo Pisano (5) adottata dal Platina, tra- 
dotta dal Muratori negli annali a qucU' anno ) , che 
Cencio Frangipane, uno dei fazionarj dell' imperato- 
re Arrigo V, adirato da quella scelta ; perchè avreb- 



(i) Mas. Hai. toni, a pag. i6x. 
N P«^. 9 e segg. 

fZj Le sette cose fat. di Roma ani. mini. 7 /)<zg. 53. 
C^J De mirab. iirb. pag. ip Lugd. i52 0. 
(i>) Rer. Hai. sa: toni. 5 col. 38 1. Cmlilis Cuinmcnt. de 
sen. roni. pag. 227. 



80 Letteratura 

be volalo uno della sua famiglia (1); con una mano di 
masnadieri ruppe le porte della chiesa , prese per la 
gola il pontefice eletto, e con calci lo percosse; e 
a guisa di un ladrone lo trasse alla sua casa conti- | 
gua , e quivi lo imprigionò. All' avviso di questo ese- ^ 
crabile attentato furono in armi Pietro prefetto di Ro- 
ma , Pietro di Leone con altri nobili , e dodici rio- 
ni della citta , coi trasteverini : e saliti in campido- 
glio , spedirono tosto istanza e minacce ai Frangipa- 
ni , perchè mettessero in liberta il papa. Fu egli in 
fatti rilasciato ; e trionfalmente condotto al palazzo 
del Laterano (2). 

In pena di questo sacrilego attentato Calisto II 
nel 1120, come riferisce lo stesso Pandolfo (3), co- 
mandò, che le torri dei Frangipane fossero demolite; 
e vietato di mai piìi ripararle : Hic prò pace servan- 
da turres Centii Fraiapanis , et inatrls ejas domine 
Bonae ( come legge il Zazzera (4), o domus tjranni- 
dis , et iniquitatis , (come il Papebrochio) , dirui^ et 
reparari non ibidem praecepit. Ma il decreto non fu 
eseguito. (5) Anzi in seguito vari pontefici non ebbe- 
ro altro asilo. E convien credere , che le abitazioni. 



(i) Bonincontrì H'ist. sicul. ia Lamli Delie, erud. par. 6. 
pag. J28. 

(a) Noterò , che Pandolfo soggiunge : per viam sacrarti gra- 
diens Lateranum ascendit. Cosi intende per via sacra, la stra- 
da attuale, perchè più vicina; e perchè per la fabbrica e 
monastero di s Maria nova le vera era chiusa. 

(5) Pag. 419. 

(4) Star, della fam. Frang. pag. 88. 

(5) Il Vendettini del seti. rom. lib. i cap. 6 pag. ilo tra- 
duct male atterrò per praecepit. 



Casa aurea di Nerone ec. 81 

forse compresovi il colosseo , fossero o in tutto, o in 
parte ampie , veramente sopra e sotto al monastero 
e chiesa ; giacche vi stavano eziandio i cardinali coi 
loro familiari ; e vi si tenevano concistori. D'Innocen- 
zo II, il quale nel 1130 vi si rifugiò contro l'anti- 
papa Anacleto II, e vi ebbe combattimento ; il card. 
d'Aiagona scrive (1): Petrus aiitem P etri Leoni s cum 
sectatorihus suis humilitatem, Innocentii parvi pendens 
non posidt Deum adjutorem sibi-^ sed sperans in mul- 
titudine divitiarum , in potentia parentum , et fortitu- 
dine munitionum , hostiliter fecit aggredi domos Fra- 
gepanum^ in quibus se Innocentius cum fratribus suis 
receperat, Sed cantra spem sibi accidit^ quia et In- 
nocentii partem modicum laesit\ et ejus satellites non 
sine gravi damno sunt ad eum reversi . . . Vulgus 
etiam ita sibi adstrinxit ; ut praeter Frangepanum , 
et cursorum munitiones papa Innocentius nullum in 
urbe subsidium haberet. Di nuovo nel 1133 (2): Ad tu- 
tas domus Fragepanum, de Laterano descendit^ et apud 
s. Mariani novanta et Cartulariam ^ atque colosseum. 
E pili chiaramente Fr. Tolomeo vescovo di Torcello, 
contemporaneo, uell' istoria del suo tempo (3): se re- 
collegit in domibus Fragepanensium , quae erant in- 
fra colizeum , quia dieta munitio fuit tota eorum. 

Del papa Alessandro IH all' anno 1167 ei dice 
anche di più lo stesso cardinale (4) : Haec igitur et 
alia imminentia mala cum beatus pontifex conside- 
ratione sollicita praevideret , post illud excidium po- 



(i) Pag. 434. Cronica di Pisa, tom. i5 col. 974. 
(1) Pag. 458. 

(3) Stampato dal Lfibaizio in Hcumov. 1698 pa^. £75. 

(4) P'ig. 458. 

G.A.T.LIII. 6 



82 Letteratura 

putì, quod exigentibus peccatis , acciderat \ dimisso 
lateranensi palatio cum fratrlbus suis , et eorum fa^ 
miliis ad tutcìs domos Frangepanum descendit-^ et apiid 
sanctam Mariam Tiovam , atque cartidariam , atqiie 
colosseum se cum eis in tato recepii • ibiqu,e prò in-' 
cumbente malitia imperatoris (Federico I) quotidianis 
episcopornm et cardincdium fìebant conventiis , tra^^ 
ctabantdr causae , et responsa dabantur. 

Della torre si fa menzione in altre carte. Come 
per esempio, w^ ordine romano XII di Cencio Ca- 
merario scritto sotto Celestino III (1), prima del 1192, 
si registra , che la famiglia Frangipane per censo della 
casa pagava al papa VII soldi di denari provisioni : 
In domo familiae Frangipanorum de Cartidaria VII 
solid. den, provis. Cencio , fatto poi papa col nome 
di Onorio III, nel 1217 confermò alla chiesa di s. Tom- 
maso in formis , e di s. Michele Arcangelo , criptas 
in coliseo duas camminatas cum. horto , et aliis per" 
tinentiis suis sub Cartularia (2), 

Nel 12^0 Federico H s'irapadrom della torre; la 
quale, mentre i di lui partigiani v'insultavano il pon- 
tefice Gregorio IX, precipitò colla morte loro : /?o- 
mae Petri Frangipani turrim tenuit ; hac vero spon" 
te corruente , isto gradu dejectus est Caesar (3); e 
Alberico monaco delle tre Fontane (4): lìomae quae^ 
dam turris cecidit mirabiliter Frangipanorum , in ca-^ 
thedra s. Petri , qaam imperator contra papam cu' 
stodiri faciebat ^ anno 1240, Egli la rifaLhricò me- 



(i) Presso il Mabilloa Mus. Hai. toni, 2 pag. igo, 
(1) Ballar, vatic. toni. 1 pag. loi, 
(3j Curtius pag. 02 1. 
(il Ad himc ann. 



Casa aurka di Nerone ec. 83 

glio a sue spese , per favorire i Fiangipane suoi par- 
tifanti ; non già , che la rimettesse il padrone Pietro, 
come scrive il Marangoni senza darne prova. Adhuc 
aiUeni spirans minarum , scrive il lodato cardinale , 
et caedis , turrim Petri Frangipanis , cujus potentia 
divi Petri credebat humiliare priniatum , sumptibus 
propriis refici procuravit (1). 

Ma poco ne godè la famiglia: perocché irritato 
da sempre nuovi insulti il papa Gregorio, coli' ajuto 
de' buoni e fedeli sudditi della santa sede con ar- 
mi e con macchine ne fugò i difensori ; e la mu- 
tilò , e ridusse nello stato , in cui l'abbiamo veduta 
fino al 1 830. Ne racconta l'avvenimento il card, d'Ara- 
gona nei termini seguenti (2), che meritano esser intesi 
benché alquanto prolissi : Caesar aiitem tumentis pe- 
ctoris praerumpentes insidias diutiiis cohibere non va- 
lens , Petrwn Frajapanem romanum civem genere no- 
hiletn , sed nobilitate degenererà , qitem praedecesso- 
rwn suorum vestigio vassallum ecclesiae notio public 
ca manifestata blanditiis et mercede corrumpens^ man- 
miliario sibi cum pecuniae loculis de regni Siciliae 
spoliis patenter adjiincto^ gravem absenti pontifici se- 
ditionem excitavit in urbe ; ac qiiorumdam nobilium 
conflsus obseqido , qui jam fere consumptis propriis 
animam venalem exponunt , in Petri sede nefarium 
ponere titulum Caesaris cogitabat. Ne vero putredo ne- 
glecti vulneris latius crescerei in reliquum corpus ef- 
fusa , provisit pater doctissimus remedium festinatum\ 
subitos languoris twnultus forti medicamento prae- 
scindens : et fidelium ecclesiae in armis , et muchi- 



(i) Card. d'Aragona pag. 586. 
(2) Pag. 58 1. 



84 Letteratura 

nis ade ordinata , cancellariam turrim illum Bahel 
niello priori fatigatam impulsa comminuit , et poteri- 
ter evertit , ac Caesaris maie state depressa. Degen- 
tibiLS ibidem erat sola fuga praesidium , et abdita re^ 
ceptacula in tutelam. 

Vi si vedevano in parte levati i quflchi di tra- 
vertino , i quali servivano di fondamenta ad essa , e 
già al ponte neroniano. Sembra ^ che con tal guasto 
i romani volessero farla precipitare. Ma come era di 
materiali fortissimi , che oggidì si sono fatti saltare 
colle mine; cosi avrà, resistito immobile; quantunque 
mal concia nei fondamenti , nella sonvraita , e nell* 
interno, ridotta a circa 80 palmi. Ne levarono alcuni 
travertini , perchè servibili ad altri usi. E in questo 
stato la mentovarono semplicemente i tanti scrittori 
dei secoli appresso; che se ne formerebbe un volume. 

Resta a dire qualche cosa della doppia denomi- 
nazione, di torre cancellaria., e cartularia. Il Pauvi- 
nio scrive^ che sì chiamò cancellaria^ da Pietro Fran- 
gipani , che era cancelliere di Roma. In un breve di 
Giulio III, riportato da me altrove (1), leggo di Ma- 
rio Fraigane , incaricato delle antichità , che viene 
detto Civis romanus , et dictae urbis cancellarius (2), 
Abbiamo veduto, che al tempo di Gregorio IX nel 124i 
così era chiamata appunto da quel Pietro cancelliere.. 



(\) Relaz. di un viaggio ad Ostia, pag. gy. 

(a) Si chiama anche torre dal cancelliere la bella e nobile^ 
che la casa Orsini possedeva sotto il campidoglio , la quale 
nel di 20 marzo iSaS fu disfatta dai romani a ^wTorej per- 
chè il padrone si era collegalo col re Roberto, cedendo Astu- 
ri, Stura, alla di lui gente; acciocché facessero guerra ai 
romani , come narra Gio. Villani slor. fior. lib. io cap. 6S. 



C\sA kvntk DI NsaosE se. S5 

Ma per altre autorità sembra, che l'altra clenominazìoae 
sia la più antica , se non è la più ragionata. Al- 
cuni critici moderni la creilono chiamata chartularia^ 
ò cartularia , perchè vi si contenessero carte , come 
in una spe; ie d'archivio ; o vi si lavorasse carta. Ma 
provato colla storia, che unicamente servisse di for- 
tezza dal principio della sua costruzione, non è pos- 
sibile , "che fosse ^destinata a quegli altri usi : tanto 
più , se rovinata, e riedificata militarmente quadrata, 
nella forma solita delle altre torri , senza finestre , 
« colia Scala interna , fotse di legno da cima a fon- 
do in giro ; e servi per cosi poco tempo. 

Sembra poi noft credibile , che il sì valente cri- 
tico monsig. Gaetano Marini , in un' opera precisa- 
mente di archivi, di diplomi , ed altre carte (1), ab* 
bia potuto adottare quella seconda opinione ; e seri- 
"vere , che probabilmente ne secoli di mezzo si lavo- 
rava tal carta (dei papiri) presso l'arco di Tito, nel 
luogo denominato <la ciò ahartaria , o turris char- 
tidaria ; citandone in documento il Mabillon per ii 
iletto ordine romano^ scritto, come si disse, prima 
del 119^2. Nel secolo X, epoca d^lla prima lorre^ e 
molto meno nel secolo XIII non era più in uso ii 
papiro ; e la Carta moderna di stracci , inventata po^ 
co dopo , non avrebbe mai potuto lavorarvisi. 

Il Marangoni aggiunge », che la torre era volgar- 
mente anche detta di f^irgilio. Resti per lui la no** 
tizia , quando non se ne dia documento. 



Avv. D. Carlo Fka.- 



T 



(:r) l papii-i diplom. pag. Xltt. 



S6 



// convito di Dante Allighieri (*) con note critiche 
e dichiarative di Fortunato Cavazzoni Pederzini 
modenese e d'altri. Modena dalla tipografia carne-' 
vale 1831. {Un voi. in 8 di pag. XFl - 388.) 



N. 



el tomo XXXIX a pag, 305 e segg. di questo 
giornale ebbero per me buona parte di degne lodi 
que' chiari spiriti del marchese Giangiacorao Trivul- 
aio , del cavaliere Vincenzo Monti , del signor Gian- 
antonio Maggi per le cure poste da essi a purgare il 
Convito di Dante dai tanti errori, ond* erano brutte 
Je antiche edizioni. Ne furono per me dimenticati que* 
generosi , quanti mai sono , che al tempo nostro si 
studiano di far sempre più bella , secondo il merito, 
la più grave e nobile prosa , che ci abbiamo , del 
beato trecento. Parlando allora dell' edizione di Pa- 
dova 1827 doveva io sì ricordare espressamente il no- 
me del signor Angelo Sicca , direttore della tipogra- 
fia della Minerva , per cura del quale quella edizio- 
ne non cedette di pregio alla milanese rarissima. Ma 
non sia già quel silenzio interpretato sinistramente ; 
intendasi invece che raccomandando l'opera , come si 
fece , si venisse tacitamente a lodare l'accuratissimo , 
che ne diresse quella ristampa. La quale si fa più 
gloriosa ; dacché il nuovo editore ne ha dato il te- 
sto a quella affatto conforme , o poco meno : e gio- 
vandosi prudentemente delle fatiche di quanti suda- 



(**) AUlghierl : cosi legge collo Scolari l'editore modenese. 



Convito di Dan^eì 87 

font) sulle auree cute ileirAligliieri, ha espresso riii-^ 
teiidimeutO suo nella dedicatoria al signor marchese 
Trivulzio , il cui nome accresce pregio alla novella 
(edizione : della quale dedicatoria , che e in data di 
Modena 15 febbraio 1831, parmi che siano da rife- 
rire al proposito le seguenti parole :,j Io intendo da- 
^, re il testo fedelissimamenfe come l'avemmo di Pa- 
^, dova nel 1827, al tutto secondo la intenzione de' 
,^ sigg. editori milanesi , dall' accuratissimo sig. An- 
t, gelo Sicca. Ìl corpo delle note ^ nelle quali eglino 
i, ragionarono le loro emendazioni alla lettera del tc- 
^^ sto , con esso rappendice del eh. al). Pietro Maz- 
^, zuCcliclli, nella quale reruditissimo letterato addus- 
si se i propri luoghi degli autori citati per tutta l'o- 
), pera, in conferma di quelle stesse; io l'ho lascia- 
ci to indietro , siccome cose le quali indubitamente 
,, vinsero la loro prova , e già furono coronate di 
iy lode universale , ed ora pare che non farebbero più 
,, altra utilità. Salvo che la correzione d'assai luo- 
ii ghi , o Col ragionamento solo o Colla autorità di 
i, varie lezioni , fu pe' S'gg. editori milanesi propo- 
li sta, noli affermati vamente» ma per modo di dubbio ; 
j, e quiv sempre ho pensato di volere portare le no- 
), te i per non invidiare io ai leggitori il piacere di 
<n giudicare e fermare da se la elezione del miglio- 
j, re* E perocché tra la enorme multitudine o va- 
ji rieta de' passi guasti potè qualcuno rimanerne tut- 
44 tavia nascosto e inosservato ; ed anche per la u-^ 
4, mana condizione , poterono qUe' meritissirai cdilo^ 
4, ri , nel rimondare il campo troppo insalvatichito, 
4, a dirlo colle parole di loro stessi , offendere col 
4, sarchio àlciin rampollo di pianta gentile : ed io so- 
,4 no andato via via accompagnando quelle note dette 
4, con assai delle altre , portanti le considerazioni d'al- 
„ cuni savi ed amorevoli scrittori prima e dopo qiiol* 



88 Letteratura 

„ la edizione padovana , e molte pvire di me stesso ; 
,, le quali tendono tutte a mettere un compenso ri- 
„ spettoso a que' pochi accidenti , se veramente bi- 
,, sognava. „ Egli poi , l'editore modenese , lia tratto 
le note e dichiarazioni non solo da quelle dovute ali* 
ingegno del Tasso , del Biscioni , del Perticarl , de- 
gli editori milanesi, dello Scolari; ma si da quelle, 
che nel sovraccitato articolo di questo giornale io 
venni sponendo senz' alcuna pretensione : delle quali 
ha tenuto pur qualche conto , com' e a vedere alla 
pag. 22-42-249-251-293-300-355-367-378-387, del- 
la ristampa di Modena. Di che vo' rendergli molte gra- 
zie , quando ha creduto apprezzare sì nobilmente il 
grande amore , che si pone per me alle carte dell* 
Alighieri : di quel padre dell' italiana eloquenza , che 
strinse d'un nodo solo tutte le anime oneste, che ora 
vivono nel bel paese , come quelle che già ci visse- 
ro o che vivranno. E quando ancora ha mostrato di 
non essere sempre riguardo a quelle note in una sen- 
tenza con me , deggio sapergli grado , che invece di 
porsi a contraddire aspramente, come sogliono i piiì, 
se n'è passato con un modesto silenzio : il che è in- 
dizio di gentilezza , tutta propria di letterato, E quan- 
do pure si è incontrato a dovere per forza di ragio- 
ne opporsi ai milanesi editori , lo ha fatto per si one- 
sto modo , che essi stessi que' generosi potrebbero te- 
nersi più lieti di esser vinti , che di vincere nella con- 
tesa. E dico potrebbero ; quanto la morte ne ha mie- 
tuto due vite preziose alle lettere, lasciandoci in de- 
siderio del Monti e del Trivulzio : alla memoria de* 
quali già demmo tributo di lagrime in queste carte: 
ed ora ci è dolce di rinnovarlo , e sempre ci sarà , 
dacché i loro nomi già si congiunsero per dotte fa - 
tiche a quello dell'Alighieri , per cui si fa eterna e 
gloriosa l'italiana letteratura. A quanti sono studiosi di 



Convito ni Dante 89 

quel divino vogliamo intanto raccomandato di nuovo 
il Convito , che per le cure del Cavazzoni Pederzi- 
ni è fatto ancora , se non più perfetto , almeno più 
agevole e piano : che è gran benefìcio , massime pe' 
giovani , i quali tutti vorremo vedere gir speculan- 
do dietro le traccie di tale, che nell'amore della vir- 
tù e della rettitudine ;_accese il freddo suo secolo, ed 
i futuri. 

Domenico Vaccolini. 



// Parnaso Mariano compilato , e dedicato alla Ver^ 
giìie Madre di Dio da T^incenzo Tranquilli. Ro- 
ma , nella tipografia Perego-Salvioniy i 832. Tre 
f^olwni in 8. 



jLì ab. Vincenzo Tranquilli e già benemerito della giu- 
risprudenza per aver pubblicata un' opera sulle ipo- 
teche : ora lo si è reso ancora delle buone lettere colla 
stampa del presente Parnaso mariano , che forma una 
raccolta de' migliori versi , che dal secolo del Petrar»- 
ca fin qui siano stati scritti in lode di Nostra Donna : 
e bastano a raccomandare quest' opera i soli nomi 
dell'Alighieri, dell'Alamanni, dell'Arici, del Ben- 
ho , del Costa , del Cotta , del Filicaja , del Lemc- 
ne , del Manfredi , del Mazza , del Minzoni , del Mon- 
ti , del Petrarca , del Varano , dei fratelli Zannotti, 
del Zappi , e di molti altri , che tralasciamo per 
amore di brevità. Il più lungo componimento della 
raccolta è il poemetto di Ang<5lo Masza sui dolori di 
Maria , diviso in quattro brevissimi canti in ottave 
sdrucciole : e poiché su queste ottave noi conservia- 



90 Letteratura. 

mo una lettera critica , sciua però sapere ne da chi 
scrìtta , n^ a chi diretta , ma dettata a nostro avvi-» 
so con molto giudizio, cosi non dubitiamo di offerirla ai 
nostri leggitori , cui importerà meno di sapere il no- 
me dello scrittore , che di vedere in essa qilanto si 
Contiene. Potremo dire peto che avendo mandata es- 
sa lettera all' illustre nostro amico sig. Angelo Pez- 
zana, ducale Libliotecario di Parma^ egli cosi ci ri- 
spondeva: ,^ E* probabile, che quel C. D. della lettera 
sulle ottave scrucciole del Ma^za , significhi un Ca* 
millo Dei-Bono parmigiano ^ filippino , che dimoi" à 
lungamente costL ,, 

C. E. M. 

LETTERA 

Stdte ottave sdrucciole ad onore di M. V". 
addolorata , di Angelo Mazza. 

Ho ricevuta la copia da voi Speditami della re-* 
centissima edizione delle ottave sdrucciole sui dolori 
di M. V. del nostro concittadino Angelo Mazza. Ve 
ne rìngrezio di buon cuore , e vi assicuro , che la \ 
mia riconoscenza è proporzionata alla preziosità del 
dono , che mi avete fattoi 

Nella lettera ^ onde avete accompagnato il vo- 
stro dono , voi mi richiedete il mio parere : ed io 
ve lo espongo subito , e in modo conciso quale ap- 
punto convicnsi a lettera. 

Sulla concatenazione dei canti del poema io os- 
servo 4 che il canto IV, aggiunto dall' editore a que- 
sta edizione, non si addice al tutto simmetrizzato, a 
cui l'autore in una edizion precedente volle ordina- 
re i tre canti, ond' egli formò il suo poema. L'au- 
tore medesimo , il quale per quanto appare in queste 
cose, vede assai meglio dell' editore , sembra che cort- 



Parnaso Mariamo 9\ 

validi il mio sentimento coU' avere affatto tralasciato 
il canto IV, nella precedente edizione , e coli' aver 
premesso all' edizione medesima un avviso ai leggi- 
tori, in cui adduce la ragione del tralasciamento» Ora 
poi ciré piaciuto air editore inserire in questa edizione 
anche lo stesso avviso » dovea sopporvi una nota : 
imperocché quell* avviso ed il canto IV si escludono 
vicendevolmente. 

Ciò premesso sulla concatenazione dei canti , vi 
espongo le mie osservazioni sulle ottave- Se le con- 
sidero nel loro complesso , vi dirò che basterebbero 
esse sole per rendere immortale l'altissimo poeta , che 
ne e l'autore. Tanto risplendono pei lumi delle molte 
loro bellezze poetiche ! Tanto sono dotte I 

Se poi non nel loro complesso, ma singolarmen-» 
te io considero le stesse ottave , le reputo bellissi- 
me dalla prima fino all' ultima , dal primo fino ali* 
ultimo verso , in quanto al loro pregio poetico : ma 
a mio giudizio difettano in qualche concetto. 

Tralascio , che il consigliare attribuito dal no- 
stro autore all' Amore divino nel canto I. ott. IL v. 6. 
non si può a lui attribuire per rapporto alle altre due 
persone della SS. Trinità , ne inteso il termine con- 
sigliare nel suo senso proprio , ne inteso in senso di 
muovere o di spingere , che veramente l'amor divi- 
no e lo spirito del consiglio , ma si alle creature , 
ed anche a G. G. come uomo ; che l'amor divino con- 
siglia il padre ed il verbo in questo solo , che la 
Comunicazione di lui è ad ambedue la prima ragio- 
ne di quello , che conseguita ad essa comunicazio- 
ne ; e che questo propriamente non è consigliare. Tra- 
lascio, dissi , queste cose, siccome troppo astratte, e 
passo ad altre osservazioni. 

Nella medesima ott. IL del canto I. V. 7. e 8 
l'autore dice , che il Verbo passò in seno a M. V. 
quasi in cristal limpido raggio. 



fa L « t !• K K A T U ft, 1 

Per qual fine qui la similitudine del raggia, SJ* 
non per dimostrare , che il Verbo incarnò in M. V, 
illesa la verginità di lei , come illeso il cristallo , per 
entro vi passa il raggio ? Qnesto è sicuramente , e 
nessun' altro può esser l'oggetto. Ma chi non vede 
che il Verbo non abbisognava certo, siccome spirito, 
di passar qual raggio in M. V. per incarnarvisi sal- 
va la verginità di lei , come fuor d'ogni dubbio ne 
abbisognava per uscirne incarnato , restando lei ver- 
gine ? Dunque la similitudine del raggio applicata al 
Verbo dee ritenersi alla sua natività , non alla sua 
incarnazione : e l'applicarla alla sua incarnazione , è 
un errore contrario non solamente ai principj della re- 
ligione , ma a quelli eziandio della ragione. 

L'insigne nostro poeta non potrebbe in questo luo- 
go schernirsi con quel passo che egli ha tratto dall* 
Apologetico di Tertulliano, ed ha allegato nella notaSl: 
nel qual passo il Verbo è detto radius dei delapsus 
in f^irgiiiem. Egli stesso si toglie questo schermo nel 
canto li. ott. XXV. v. 1. (al quale verso corrispon- 
de la citata nota 31 ) , e nel canto IV. ott. V. v. L 
dove simboleggiando il Verbo , sotto il nome di rag" 
gio nel primo luogo , e sotto il nome di candore nel 
secondo, riferisce ad imitazione di Tertulliano questa 
similitudine alla natività eterna così bene , come alla 
temporale , quantunque in un modo totalmente divei-so; 

Vero è, che Tertulliano nell' addotto passo esprime 
la incarnazione del Verbo, al radius Dei aggiungen- 
do delapsus in Virginem, Ma dicendo delapsus ha 
voluto continuar la metafora del radius^ non indi- 
care che il Verbo sia passato in M. V. , come raggiov] 

Finalmente Tertulliano non dice Verhwn Dei da- 
lapsum in F'irginem^ ut radius , ma radius Dei de 
lapsus in F'irginem. La prima proposizione è del no- 
stro autore , e ( sia detto con sua buona pace ) r 
falsa. La seconda è di Tertidliano , ed è vera. 



Parnaso iMariamo 93 

II nostro poeta termina l'ottava XIV del citato 
canto I coi seguenti versi : 

H nuovo fato di mirar s^ invogliano^ 
E la disciolta umanità rinterrano 
L'ombre che del perduto aer s'indonnano. 
Mentre i protervi nel delitto assonnano. 

Il poeta qui si oppone a quel passo dell' evan- 
gelio di S. Matteo dove si legge ( XXVII. 53 ) che 
que' giusti risuscitarono dopo che fu risorto G. C. 
In fatti la risurrezione di G. C. è tutta spirante al- 
legrezza e consolazione , laddove il nuovo fato , che 
gli stessi giusti s'invogliano di mirare , è tutto pie- 
no di cordoglio e di ambascia. Inoltre il risorgimento 
dei mentovati giusti è riferito dall' autore nella te- 
ste citata ottava , come uno dei prodigi accaduti im- 
mediate dopo la morte di G. C. L'autore adunque è 
caduto in un vero inescusabile anacronismo. 

Nel canto H ott. XIX v. 3, non mi piace quel 
dire mutde le membra di G. G. crocifìsso ; perchè egli 
è un dire contrario a quel passo del vangelo di S. Gio- 
vanni (XIX, 33 36) da cui risulla chiaramente, che 
a Gesù crocifisso non fu rotto neppur un osso. E que- 
sto è un certo punto di storia sacra , che pare non 
ammetta alcuna locuzion tropica neppur in un com- 
ponimento poetico. Forse m'inganno. Comunque sia , 
si condoni il mutile al nostro poeta , e il confractoS" 
que artus a Benedetto Del Bene ricorrendo alla cata- 
cresi , e in qualche altro modo se si può. 

Eccovi gittato sulla carta il mio parere sulle da voi 

speditemi ottave sdrucciole. Se non eravate voi, io mi 

sarei ben guardato di scrivere osservazioni censorie 

sulle stesse ottave , che da tanto tempo meritamente 

-voliUint docta per ora virum. Non avvi cosa tanto 



94 Letteratura 

aliena dal mio carattere , quanto lo scrivere di tali 
osservazioni. Ma vinto dalle vostre preghiere, ho do-» 
vuto cedere, ed operare contro il mio genio ed il mio 
costume. Risguardate ciò , come una prova indubitata 
della sincera amicizia , che ho con voi. 

Sono immutabilmente vostro vero amico 
C. D, 



^s 



Memorie storiche di monsignor Bartolomeo Pacca , 
ora cardinale di santa chiesa , sul di lai soggior^ 
no in Germania, dall' anno MDCCLXXXf^I al 
MDCCXCIF' in qualità di nunzio apostolico al 
tratto del Reno dimorante in Colonia. Con un ap- 
pendice su i 7iunzi. Dedicate all' Emo e Rmo sig. 
cardinale Fabrizio Sceberas Testaferrata 'vescovo e 
conte di Senigallia. 8. Roma J832 presso France~ 
SCO Bourliè. (Un voi. di pag. XV e 302.) 



v_ihi non conosce le Memorie che l'eminentissimo 
Pacca due anni fa rese pubbliche sul suo ministero del 
sommo pontefice Pio VII.'* Memorie veramente pre- 
ziose per l'istoria ecclesiastica e civile di un tempo, 
che ninno fra noi ricorda senza sdegno e commise- 
razione. Sì certo: sdegno pel gran calice di amarez- 
za , onde fu abbeverata da una soldatesca felicità ed 
arroganza quell' anima mansuetissima del Ghiaramon- 
ti : commiserazione per lo stato di abbiettezza in cui 
l'augusto e venerando gerarca fu gittato a gemere lon- 
tano da' suoi fedeli , lontano da questa Roma inde- 
gnamente ridotta alla condizione di una francese prò- 



Memorie del card. Pacca 95 

vincia : da questa Roma , che madre universale rac" 
colse due volte , come ben dice il visconte di Cha- 
teaubriand , la successione del mondo ; qual' erede 
cioè di Saturno e di Giacobbe (1). Oh quanto Ita- 
lia tutta ne sospirò I Quanto ne sospirò questo popol 
romano, nemico per carattere di ogni prepotenza e di 
ogni oppressione , virtuoso avanzo delle virtù de suoi 
maggiori (2) ! E quanto pure se ne angustiarono quegli 
spiriti cortesi , che da tutte le parti del mondo qua 
vengono ad onorare la maestà della donna delle na- 
zioni , e gì' illustri avanzi di una gloria immortale! 
Certo quelle Memorie saranno famose quanto quel pon- 
tefice , quel soldato conquistatore, quelle colpe , quel 
tempo : ne istorico parlei'k quind' innanzi delle cose 
nostre , senza aver prima profondamente disaminato 
ciò che ne riferì un cardinale, un ministro , incor- 
ruttibile dispensatore di gloria e d'infamia , il quale 
potè ben dire j Pars magna fui. 

Or ecco altro libro, che l'inclito porporato of- 
fre , pilli che a quel lume del sacro collegio sig. 
cardinale Sceberas Testaferrata , alla chiesa romana 
ed alla sua storia. Vi si narrano i fatti più memo- 
rabili della sua nunziatura al tratto del Reno dall' 
anno 1736, in cui vi andò successore del card. Bel- 
lisomi , fino all'anno 1 794 in cui promosso da Pio VI 
all' altra regia di Portogallo, cede il grado in Colo- 



(i) La moUitude des souvenirs , l'abondance des sentiments 
vous oppressene , et votre ame est bouleversèe a l'aspect de 
celle Rome , qui a recueilU deux fois la succession du monde, 
come heritière de Saturile et de Jacob. Chateautriand, Lettre 
sur Rome. 

[i] Parole dell' eniincntissimo Pacca nelle Memorie del SU9 
minislero, p. 83. edizione di Civitavecchia. 



d6 LBTTBKAXUai. 

ixia ad Annibale della Genga , che poi fu papa Leo- 
ne XII. Niun' opera al pari di questa , per ciò che 
a me pare , ci fa chiaramente conoscere la verità del- 
lo stato , in che trovavasi la chiesa germanica do- 
po la meta del secolo XVIII: ninna ci pària più aper- 
to delle varie sette che in que' d\ congiurarono contra 
la potestà legittima de' pontefici: ninna dell'audace con- 
gresso d'iims e degl' inganni che avvilirono il consiglio 
dell'impero; finalmente delia deplorabile cecità degli 
arcivescovi elettori di Treveri, di Colonia e di Ma- 
gonza , i quali nelle loro temerità e presunzioni con- 
tra la santa sede non avvisarono (imbecilli ! ) il precipi- 
zio che già era per subissarli. „ Essi non videro (dice il 
„ porporato a carte 176) che gittando a terra l'auto- 
„ rifc'a pontificia , eh' è l'unico baluardo di tutte le 
,, altre potestà inferiori , preparavano la loro ruina» 
„ e la caduta de' principi ecclesiastici. „ E tale av- 
venne : imperocché guardati sempre biecamente que- 
gli arcivescovi dagli' altri principi secolari dell' im • 
pero, caddero in fine nel 1803: ne più ebbero for- 
za, abbandonati a se stessi, di rialzarsi : essendo man- 
cata loro quella ginsta protezione , che avendoli re- 
si grandi , tali pure li manteneva. 

Il card. Pacca tratta di queste cose con quella 
fina sagacita, con che trattate le avrebbero un Goramen- 
done, un Polo, un Bentivoglio. Le narrazioni sue, 
dettate sempre con ischietta facilita, bene ci rendon 
fede dell' amenità di quegli studi , eh' egli non ha 
mai cessato di aver carissimi. E veramente noi non 
sappiamo chi più dell' eminentissimo Pacca ami i leg- 
giadri poeti ed i bc* prosatori ; chi più ne faccia la 
sua delizia in quelle ore, che lìbere gli rimangono da' 
negozi gravissimi della chiesa e dello stato. Nel che 
certo si è egli proposto l'esempio di grandi uomini , 
che illustrarono non meno la porpora , che la tiara 



Memorie del card. Pacca 97 

e la santa sede : uomini che le austere dottrine bel- 
lamente congiunsero con le più gentili venusta delle 
lettere. Chi piti di queste vaghezze conobbesi di un 
Bessarione , di un Bembo , di un Bibiena , di un Sa- 
dolcto , di un Bentivoglio , di un Pallavicino , di un 
Quirini , di un Polignac , di un Bernis , di un Pian- 
gi ni ? Chi pii!i di un Pio II, di un Leone X, di un 
Urbano Vili, di un Benedetto XIV ? Chi piiì di un 
s. Gregorio Nazianzeno , di un s. Giovanni Crisosto- 
mo , di un s. Girolamo, di un s. Agostino.'* E Io stes- 
so s. Carlo Borromeo non gradì che il celebre amico 
suo Pier Vettori gì' intitolasse le commedie di Teren- 
zio ? D'onde si b fatto, che tutti gli scritti del cardi- 
nal Pacca abbiano una tale immagine di sempli- 
cità , e mostrino un brio s\ vivace , da innamora- 
re chiunque legge. Ed io gli ho letti con quel gran 
desiderio e con quell' avidità , con che rare volte 
mi accade leggere molte opere de' moderni : e talo- 
ra ho detto : ,, Ecco materie gravi , e spesso aride e 
ingrate ! Vedi come ha saputo renderle e piane e gen- 
tili il sapientissimo porporato ! Certo non è egli quelT 
irto Senocrate , a cui debba Platone raccomandare di 
far sagrificio alle grazie. „ 

Nella nunziatura che il card. Pacca tenne per ot- 
to anni al tratto del Reno accaddero in Europa gran- 
dissimi fatti. Primieramente la morte di Federico II 
di Prussia e dell' imperadore Giuseppe , poi il breve 
imporo di Leopoldo ed i principii della rivoluzione 
francese. Intorno alla prima mi. par curioso ciò che 
diccsi a carte 32: „ Neil' agosto dell' anno 1786 mo- 
,, ri il gran re di Prussia Federico II, e la notizia 
,, mi fu subito comunicata con biglietto di officio 
,, dal sig. Dohm ministro della corte di Berlino al cir- 
,, colo di Wcstfalia residente in Colonia. Io gli ri- 
,, sposi parimente con un cortese biglietto di officio, 
G.A.T.LIL 7 



98 Letteratura 

„ ma dovetti astenermi ^i dare al defoato monarca 
„ il titolo regio : poiché non si volle giammai dalla 
,, santa sede riconoscere la regia dignità negli elet- 
,, tori di Brandeburgo dopo la solenne protesta fatta 
„ per breve dal pontefice Clemente XI, quando Fe- 
„ derico elettore di Brandeburgo nel principio dello 
„ scorso secolo assunse quella dignità ed il titolo re- 
„ gio, e fu per re dall* Europa intera riconosciuto. 
,, Il ministro prussiano capi il motivo della mia re- 
,, licenza , e non se ne oflese : ma alcuni giorni do- 
„ pò venne in mia casa e mi disse , che si farebbe 
„ in Roma cosa grata al nuovo sovrano Federico Gu- 
,, glielmo II se nell' almanacco romano detto Cracas 
,, gli si fosse dato il titolo di re. Io comunicai il di- 
,, scorso fattomi alla segreteria di stato , e nelfanno 
„ seguente fu nominato nell' almanacco quel raonar- 
,, ca col titolo regio. „ 

Intorno all' elezione di Leopoldo II all' impero, 
parmi da considerarsi assai questo passo a cart. 130, 
in cui appare di qual grave momento Pio VI credeva 
essere i consigli del suo nunzio in Colonia, ,, A' 
,, di 20 febbrajo dell' anno 1790 morì l'imperadore 
,, Giuseppe II, e gli successe negli stati ereditari il 
,5 fratello Leopoldo gran duca di Toscana, e di poi an- 
„ che neir imperiale dignità. Poco tempo dopo si ra- 
„ dunarono , secondo la costituzione dell'impero, alla 
, dieta di Francfort gli ambasciadori e i ministri del- 
,, le corti elettorali per distendere la così detta ca- 
„ pitolazione imperiale , o sia quell'istromento di pat- 
,, ti e di condizioni , che l'eletto imperadore promel- 
,, leva e giurava prima di prendere possesso della nuo- 
,, va dignità. A richiesta , come allora mi fu scritto, 
,, di Leopoldo fu nominato nunzio straordinario a quel- 
,, la dieta monsignor Caprara allora nunzio a Vienna: 
,, prelato che non godeva il favore e la fiducia di 



Memorie del card. Pacca 99 

„ Pio VI? il quale s'indusse a sceglierlo per quella 
„ legazione , onde non dar materia di disgusto a quel 
„ principe eh' era per montare sul trono imperiale. 
,, Mi fu allora insinuato da Roma di recarmi a Franc- 
„ fort come privato , che andava per sola curiosità. 
„ di vedere le funzioni e le feste di quella elczio- 
,, ne , ma coli' istruzione d'informare il santo padre 
,, dello stato degli affari e delle negoziazioni, che si 
,, sarebbero allora fatte. Io vi andai in vero, e fui ac- 
„ colto in casa , e trattato con distinzione ed amo- 
„ revolezza del nunzio monsignor Caprara. Nel mio 
„ carteggio con Roma mi astenni di parlare del nun- 
„ zio e delle sue operazioni, perchè altrimenti facen- 
,, do avrei credulo di tradire i diritti dell'ospitalità: 
,, ma per ubbidire agli ordini pontificii mi restrinsi 
„ a raccogliere quante notizie poteva da' buoni cat- 
„ tolici di mia conoscenza sulle intenzioni ed i pro- 
„ getti degli avversarli della san*a sede , e comuni- 
„ cai tutto con sincerità alla segreteria di stato. Die- 
,, di avviso , che tra i progetti era quello di aprire 
„ negoziazione di accomodamento con Roma , e di 
„ proporre un nuovo concordato; ma che sotto no- 
,, me di concordato intendevano una spontanea con- 
„ cessione del papa di ciò , eh' era allora in contro- 
„ versia. Feci osservare che in Germania , dove gli 
„ arcivescovi e i vescovi erano elettivi , astenendosi 
„ il papa dal fare concessioni, potevano ai prelati 
,, d'allora succedere altri di diverse massime , e de- 
,, voti alla santa sede , i quali avrebbero rispettata 
„ l'autorità pontificia , ed osservati i sacri canoni ; 
„ ma che facendosi nuove concessioni , i diritti ce- 
,, duti anche sotto buoni vescovi non si sarebbero mai 
„ pili riacquistati. Aggiunsi finalmente quelle altre 
„ osservazioni , che se si fossero sempre fatte da'mi- 
„ nistri pontificii , Roma non avrebbe ora motivo di 

7* 



100 Lettkratua 

,, essere malcontenta degli antichi e dei recenti con- 
,, cordati. Seppi che Pio VI trovò giuste" le mie os- 
,, servazioni : e quando gli si fece motto di nuovo 
„ concordato , non volle prestarvi orecchio. „ 

Quanto poi alla rivoluzione francese non è a di- 
re se importanti sieno per l'istoria le cose sì candi- 
damente narrate dal nobile autore , il cpiale si tro- 
vò quasi alle frontiere del regno di Francia. Egli an- 
zi dal consiglio e dalla benevolenza del suo Pio VI 
fu eletto nunzio straordinario a Luigi XVI, quando 
si ebbe notizia che quei virtuoso ed infelice princi- 
pe si era sottratto alle catene che lo tenevano oppres- 
so. Vana notizia : perciocché quelle catene non fu- 
rono da Luigi cambiate che con la mannaia, la qua- 
le gli mozzò il capo dopo aver veduto distruggere 
una monarchia splendidissima di quattordici secoli , e 
gridarsi da un commediante Callot d'Herbois quella 
sanguinosa repubblica, che tuttavia per orrore ci fa 
rizzar le chiome sulla fronte, e induce a fremere tut- 
ta Europa. Popolo veramente non so s'io dica se più 
atroce o piìi forsennato ('J): che sì alta corona stra- 
scinò pel fango , e bruttò di un sangue sacro , e per- 
chè .'' Forse per esser libero ? Non già : ma per por- 
gere il collo al ferro di un Marat , di Saint-Just, 
di un Danton, di un Robespierre e di tali altri mo- 
stri, i quali tripudiando quasi della terra e del cie- 
lo sdegnati , piiì dolce vista non ebl)ero fra le osce- 
nìù. e le crapule che di vedere alzala la mano del 
carnefice : mostri che fecero della Francia il disono- 
re dell' uraan genere. Il card. Pacca però , alle por- 
te di quel grande spettacolo di scelleratezza, così giu- 



(i) Le genie loujours legcr et quclquejois tres-cruel de la 
natìon francaise . dice Voltaire Essai dcs mocurs toni. Vl.cap. i38. 



AlK.IUKlt: DET, CAUD. PacCA 10 J 

dica imparzialmente anche coloro che si dissero emigra- 
ti. „ Nello sfesso anno 1 791 (sono sue parole a cart. 1 43) 
,, e ne' due seguenti io fui spettatore della grande cmi- 
„ grazione del clero e della nobiltà di Francia rifu- 
„ giatisi nelle citta situate sulle sponde del Reno , 
)> ed a poca distanza da quel gran fiume. I primi clic 
,, vi comparvero furono gli ecclesiastici delle pro- 
„ vincie della Francia limitrofe della Germania e 
,, de' Paesi-Bassi , i quali per aver rifiutato di prc- 
,, stare lo scismatico giuramento prescritto dall' as- 
„ serablca nazionale , spogliati de' loro heneficj , ed 
„ esposti giornalmente ad una fiera persecuzione , cer- 
,, carono un asilo ne' paesi esteri più vicini alle lo- 
„ ro chiese ed alle proprie patrie. Debbo rendere giu- 
„ stizia alla verità dicendo che la maggior parte di 
„ quegli ecclesiastici, specialmente delia venerabile 
,, classe de' parrochi , tennero una condotta religiosa 
„ ed edificante , e non decaddero giammai da quella 
„ stima e riputazione , che gli aveva preceduti nel 
,, Belgio e nella Germania. Debbo però confessare con 
„ grave rammarico , che mentre la grande pluralità 
„ dei prelati francesi mostrò in quella circostanza tan- 
„ to zelo per edificare la chiesa , e diede vera edl- 
„ ficazione a tutti i popoli dell'Europa, la presen- 
„ za di alcuni e la condotta che tennero uon cor- 
,, rispose all' alta opinione , che si era di essi con- 
„ cepita. Varie pie religiose dame mi avevano pre- 
M gaio di avvertirle subito cha fossero giunti in Co- 
,, Ionia cotesti confessori della fede : il che io non. 
„ mancai di eseguire. Ma quelle divote dame , che 
„ reputavano que' vescovi quali altrettanti liarii ed 
t, Euscbi de' nostri tempi, rimasero sorprese in ve- 
„ derc la foggia di vestire ed il loro conversare in 
„ mezzo al gran mondo con leggerezza e con seco- 
,7 laresca disinvoltura. I)opo rcmigraziojic del cloro 



102 Letteratura 

„ accadde quella della nobiltà francese , chiamata al 
„ Reno dai due principi reali, il conte di Proven- 
,, za ed il conte d'Artois ^ per tentare colle armi l'in- 
„ gresso in Francia , e la liberazione dell' infelice 
„ monarca loro fratello. Si videro allora venire a tor- 
„ me da tutte le parti di quel regno e i principali 
,, signori di Parigi e i nobili delle provinci e , che 
,, da me famigliarraente trattati, mi fecero quasi per- 
„ dere la speranza di vedere il fine de'tanti mali che 
,, tormentarono allora l'infelice regno di Francia. La 
,, maggior parte di cotesti nobili emigrati , ma spe- 
„ cialmente i grandi signori della corte , non con- 
,, tenti di non esercitare alcun atto di religione , non 
,, dissimulavano ne tacevano i loro sentimenti di una 
„ decisa indifferenza per ogni principio religioso, con 
„ grave scandalo de' buoni tedeschi e con grave de- 
„ trimento della religione cattolica in Germania. ,, 

Il voler qui recare tutto ciò che di sagace e di 
veramente degno di un ministro , il cui spirito era 
anche più grande della sua dignità , sarebbe cosa piut- 
tosto impossibile che scabrosa. Converrebbe trascri- 
vere tutto il libro. Non posso nondimeno tenermi dal 
riferire il passo seguente , nel quale narrasi l'ospita- 
lità eh' egli ebbe da* monaci di Benedictbevern : e si 
fa elogio dell'ordine benedettino in un tempo, in che 
ne abbiamo adorate e tuttavia ne adoriamo le virtiì 
ne' due immortali pontefici Pio VII e Gregorio XVI. 
„ Partito da Monaco (così a cart. 172) giunsi la pri- 
„ ma sera ad una grande badia di monaci benedet- 
„ tini detta Benedictbevern , eh' era allora compresa 
>, nel territorio dell' elettore di Baviera. Fui accolto 
„ da queir ottimo abate e da' suoi degni religiosi col- 
„ le maggiori dimostrazioni non pur di venerazione 
„ e di rispetto , ma anche di affezione e di cordia- 
„ lita , che mi richiamarono alla memoria i be' tem- 



Mii:;vtonitì DEL CARD. Pacca 103 

» pi dell antica amabile ospitalità. M'indussero que* 
» buoni monaci a trattenermi con essi anche il gior- 
, no dopo per Vedefe il monastero : e vi restai con 
, mia grande soddisfazione» Vidi quando i contadi- 
, ni , che lavoravan le terre del monastero , ed al- 
, tri impiegati ^al loro servigio vennero nel luogo 
, destinalo a desinare colle loro famiglie : e notai la 
, differenza che v*era tra quelli ed i contadini e le 
, altre persone di campagna di altri paesi ^ nella fac- 
, eia de quali è la misera e straziata loro vita : e 
, quegli addetti al servizio dell* abbadia erano ben ve- 
, stiti , ben pasciuti ^ di bel colore ^ e con un* aria 
, di giovialità, e di contento che provava la loro co- 
, moda esistenza. Se tutte le nazioni debbono esse- 
, re grate e riconoscenti al monachismo , dal quale 
, feisse riconoscono in gran parte la conservazione del- 
, le scienze e delle arti, ed il ritorno della buona 
, coltura nelle campagne , gratissiraa dovrebbe es- 
, ser loro la Germania é, perchè si può quasi dire 
, che i monaci la crearono. Dove ora si veggono fìo- 
, renti e popolose le citta con tutte le arti di uu* 
, avanzata civilizzazione, ed amene e ridenti campa- 
, gne ridotte a perfetta cultura , furono un giorno 
, orridi deserti , foltissimi boschi lasciati in abban- 
, dono a bestie indomite e feroci , lagune pestifere 
ed ammorbanti paludi. I monaci per incantesimo 
furono gli autori di questa così giovevole meta- 
morfosi : ed anche adesso varie citta e terre indi- 
cano col loro nome , eh* ebbero la prima loro ori- 
gine da una badia o da un monastero. Ora nello 
scrivere tali memorie mi amareggia e mi attri- 
sta il pensiero , che poco dopo la mia partenza 
di Germania i successori ed eredi dì quegli insi- 
gni benefattori della loro nazione si sentirono suona- 
re air orecchio Tintimo funesto : Veteres mlgrafe 



104 Letteratura 

„ coloni; e si videro cacciati dalle pacifiche loro Se- 
,, di, e spogliati degli averi, frutti degli stenti e del 
„ sudore de' loro primi fondatori ! ,, 

Nel fine del libro, prima dell' /appendice dei do^ 
cumenti , è una istruzione pe' nunzi : cosa piena di 
sottilissimi avvertimenti , tratti dalla più fina ragione 
e prudenza ; e perciò giovevole assai a chi dal pon- 
tefice sarà quind' innanzi eletto al dilicato ufficio del- 
le ambascerie nelle varie corti di Europa. Per essa 
massimamente conoscesi con qual senno l'eminentissi- 
mo Pacca entra a consigliar sulle cose della santa 
sede , e per qual via di dottrina e di pratica sia egli 
pervenuto a quell' altezza di universal riverenza , che 
rende si autorevoli le sue parole in tutti i negozi della 
chiesa. „ Prima di chiudere questa mia relazione o 
,, sia memorie isteriche (dice a cart. 187 ) , mosso 
,, da quella naturale inclinazione di animo e da quell' 
„ affetto , eh' io sento anticipatamente per tutti colo- 
„ ro che intraprenderanno un giorno il corso delle 
„ nunziature da me già fatte , non so dispensarmi 
,, dal dar loro que' consigli e suggerimenti , che mi 
,, somministra la passata esperienza : imitando quo' 
„ canuti piloti , che a' loro giovani successori ncU' 
„ impiego , prima che sciolgano le vele , indicano la 
,, direzione che debbono prendere per giungere al por- 
,, to destinato , e gli avvertono dove sono scogli , 
„ e pericolosi banchi di arena sotto le acque nasco- 
„ sti onde evitarli , e quali sono i venti favorevoli 
,, alla loro navigazione. ,, 

In tredici articoli è compresa questa istruzione, 
dove l'onorando porporato ha posto così gran parte 
della sua mente : dove ha soprattutto inculcato una 
sentenza , che pur Euripide con quel suo gran ma- 
gistero inculcò nelle Supplici : 



Memorie del card. Pacca IOS 

Mal fida cosa 
Duce o nocchiero audacemente ardito : 
Chi sa ne U' uopo esser pacato , è saggio : 
E verace fortezza è la prudenza (1). 

Sentenza d'oro , la quale io stimo avere avuto non 
piccola parte a far pronunciare dall' oracolo di A- 
pollo in Delfo , che saggio era Sofocle , ma più sag- 
gio era Euripide (2). Ed il card. Pacca cosi di- 
ce a cart. 218 : ,, I ministri delle grandi potenze, 
„ le quali hanno a loro disposizione potenti eserci- 
„ ti , flotte numerose ed importanti alleanze politi- 
,, che , possono nelle negoziazioni e trattative alzare 
„ la voce , perchè le loro parole hanno l'eloquenza 
,, di Ercole, che parlando teneva imbrandita ed in. 
„ alto la clava : ma al ministro della santa sede non 
„ rimane ora che la sola arma ed il solo mezzo del- 
„ la persuasione. „ 

Io fo voti sinceri affinchè s'abbiano molte altre 
opere che a questa si rassomiglino sia per la gravi- 
tà delle cose , sia per l'utilità : opere che ci con- 
solino e ristorino in parte di quella grande farragine 
di scritti , o perniciosi o stolti , sotto il cui peso 

Tristior Enee ludo bibliopola gemit. 

Né l'eminentissimo Pacca potrebbe coronar meglio le 
sue letterarie fatiche , che aggiungendoci le memo- 
rie della sua nunziatura di Portogallo. 

Prof. Salvatore Betti. 

(i) Traduzione di Felice BelloUi. 
(2) V. Suida alla voce a-o<po5. 



106 



ARTI 

ELLE-ARTI. 



Cenotafìo eseguito dal sig. Giuseppe Sarti 
architetto e plasticatore (1). 



A, 



.ncorchè iri questo cenotafìo non intervenga grandez-» 
za di dimensioni e preziosità di materia, pure per lo 
bello stile sansovittiano che mostra , a questa no- 
stra età rinnovato , non vogliamo di esso tacere t e 
chiunque schifiltoso vuol dire, dica, e cicali contro a 
suo beir agio : che per sicuro egli s'avrà da noi per 
guiderdone meno che un marcio soldo. 

Nella chiesa de' SS. Lorenzo e Damaso , di fron- 
te l'ultimo pie-dritto a sinistra di chi entra in essa 
basilica , elevasi in basso-rilievo uno zoccolo ricinto 
all' imo di una fascia , e su detto zoccolo due pi- 
lastrini corinti surreggenti una cornicetta architravata, 
orlo , e coperchio a foggia di cassa sepolcrale , il 
qusle girando convesso nella sommità , s'incartoccia 
di poi agli estremi , e fa due volutine a piombo i 
mezzi de' pilastrini suddetti , distanti fra loro tre gros- 



(i) Furono fin negli antichissimi tempi questi artefici f 
fra' (juali veaaero molto Igdaii Pemofil» e Goi'gaso< 



Belle-Arti 107 

Sczze e due terzi : delle quali grossezze o teste, quat- 
tro e mezzo ne ha lo zoccolo , sette i pilastrini , e 
due la cornicetta architravata , l'orlo , e il coperchio 
insieme uniti* 

Sotto il vivo della medesima cornicetta architra- 
vata pende tantosto da un nastro svolazzante, nel cam- 
po dell' inter-pilastro , un medaglione porgente il vol- 
to di colei a cui il cenotafio e innalzato (1). Ap- 
presso è la inscrizione in caratteri romani di rilievo, 
che cosi dice: 

ANNAE . BONTADOSTAE 

PAVLI . SILVESTRI . VXORI 

FILIAE . DVLCISSIMAE 

MATER . INFELICISSIMA 

FAG . CVR (2) 

Finalmente eccl un mazzo o gruppo dì arnesi con 
assai bel garbo acconci : i quali posano sullo zoc- 
colo. Essi ne avvisano che la morta giovane eserci- 
tavasi nella musica, nella pittura, e nelle scienze: 
esempio certamente a qualunque età ammirabile , a 
questa nostra quasi incredibile. 

Ora porremo sott' occhio le parti minute del ce- 
notafio , e in prima la base de' pilastrini sunnomina- 
ti , la quale si compone di plinto , bastone, filetto, 
gola-diritta , e listello sopra , a cui si unisce per mez- 
zo di un cavetto il fusto. Questo fusto o scapo ha 
il dintorno con un poco di scorniciatura , ed il suo 



(i) Quel volto fa modellato dal sig. professor Cincinnato 
Baruzzì. 

(2) Il dottissimo abate sig. Girolamo Amati compose que- 
sta inscrizione. 



108 B E L L É - A U T 1 

fondo è rabescato di una cosi detta candelìera a fo- 
glie di acanto , che è leggerissima senz' esser secca, 
pulita, e scartata a finimento quanto si possa il più 3 
e sonovi nel vero alcuni avvolgimenti di steli , e di 
viticchi in specie , che tu gli diresti proprio fatti col- 
la punta del pennello. II solito cavetto lega quindi 
il sumrao-fusto al collarino : ed eccoci al capitello. 
Siffatto capitello ha di altezza un tantin meno clìe 
un diametro , ne è invenzioue del Sarti , ma è tolto 
di pianta da un capitello antico, sono or ora dieci 
anni rinvenutosi in uno scavo operato appo il circo 
di Sallustio (1). Consiste la particolarità di detto ca- 
pitello corintio nell' avere l'abaco retto , e fogliami 
promiscui , vale a dire d'acanto a d'acqua con di mol- 
to bella osservanza e misure dell' arte collocati. La 
cornice che gli posa sopra è semplice : in fatto non 



(i) Questo capitello di marmo bianco è alto pai. rom. 2 
onc. 3, ed è largo, al suo nascimento, pai. a ouc. 8, e al suo 
cimacio pai. 3 onc. 9. Fu trovato precisamente nell'orto de' 
frati carm. scalzi alla chiesa della Vittoria , e perciò rimase 
proprietà loro. Essi frati venderonlo quindi al sig. Cantala- 
messa architetto ascolano, dalle cui mani passò in quelle del 
sig. ingeguere Gabriele Gabrielli , egli pure ascolano , ma 
però dimorante in Roma. Tutto questo si è detto, stante che 
essendo un tal cnpltello di vaglie forme, e ben conservato, 
il vorremmo vedere allogato in sito di pubblica ragione , 
cioè m un museo , onde non corresse più rischio di perder- 
si. Diremo pure, ora che ne cade in acconcio, che il signor 
Antonio Sarti, architettore accademico, lo disegnò alla litogra- 
fia , un terzo meno del vero, con assai valentia, insieme ad 
altre ottime cose antiche di ornato architettonico , facenti parte 
di un' opera , che il medesimo avea intrapreso, e che, con 
grave danno degli studiosi dell'arte, non fu mandata a com- 
pimento. 



Belle-Arti 109 

e altro che una fascia o architrave , che vogliam chia- 
mare , un listello , un uovolo intaglialo di una fil- 
za di foglie , un gocciolatore o cimasa coronata di 
un pialletto, iliceve , come notammo , questa corni- 
ce architravata un coperchio , a modo di sarcofao'o , 
nel cui liscio avvi lavorato un caspo di acanto, dal 
quale nascendo alcuni steli , e vilucchi , e fogliami 
in varie guise , fa quel coperchio nell' opera un ono- 
rato finimento. Vi sono ancora alcune fave che escon 
fuori sotto le volutine di esso coperchio , e che gi- 
rano su per le medesime in un certo modo svelto e 
leggiadro , che danno bellissima accordanza. 

L'altezza totale del cenotafio misura pai. rom. 15, 
e la larghezza maggiore 6. Tutta l'opera è di terra 
cotta tinta a marmo bianco. 

Dopo tutto ciò noi ci rallegriamo col signor Giu- 
seppe Sarti , perchè con questo suo lavoro ne ha mo- 
stro , quanto amore egli professi a' nostri maggiori 
che operarono ne' buoni secoli. E certo il seguire' An- 
drea Contucci da San-Savino , che in questo genere 
di lavori fu sommo , sarà sempre cosa lodata : sic- 
come sarà quella non meno di aver egli ritornato , 
pel primo , in uso le terre-cotte , che nell' antichità 
furono cotanto gradite , e che oggi noi , noi moder- 
ni , gonfi di fasto e di ricchezze abborriamo , pre- 
ferendo più presto di condurre ogni ornamento nelle 
fabbriche nostre di solidissima e preziosissima malta. 

F. G, 



ìiO 



VARIETÀ' 



Delle lodi del sommo pontefice Gregorio XFI. Orazione scrilia 
da Giacinto Cantalamessa Carboni e recitata in Ascoli ec, 
Ascoli tip. di Luigi Cardi MDCCCXXXIL (difac. i5 in ^J 

J-/ifficile impresa parlar degnamente della virtù , che regna! 
E pure ha vinto con onore siffatta prova quello squisito giu- 
dizio di Giacinto Cantalamessa Carboni, parlando prima de' 
benefici fatti dal regnante pontefice allo stato; poi di quelli 
fatti ad Ascoli in particolare. Occasione al ragionare si fu la 
festa di quella città pel primo anniversario della coronazio- 
ne , quando convennero il terzo giorno nel palazzo del co- 
mune generosi spiriti a rinnovare tra' cantici e suoni la sin- 
cera esultanza. Alla quale porgevan motivo i novelli ordina- 
menti, cui la sapienza del principe in mezzo a tante pertur- 
bazioni dava principio: ordinamenti tanto più degni, in quan- 
to racchiudono il germe di quelle istituzioni , che l'esperien- 
za ed il voto de' savj a bene de' popoli dimanderà (") : or- 
dinamenti^, che sono in singoiar mo<lo proficui agli ascolani, 



(*) L'oratore ha tolto dal nostro giornale tom. L pag. agS 
queste parole , che ci è bello qui riferire , com' egli stesso le 
riferiva.,, Quando le generazioni venture, disse uno degl'illu- 
stri letterati, di cui a' dì nostri Italia fiorisce, colle colpe 
della età presente vedranno la grandezza di animo e la cle- 
menza impareggiabile di questo sommo universale pastore , 
converranno tutti d'accordo eh' egli ne fu dato da Dio per 
mostrare al mondo sulla sedia augusta di Pietro la vera ima- 
giuc della bontà supcrua. „ 



Varietà' 111 

i quali ottennero cosi il sospirato riprìstinamento della loro 
delegazione. II libro è ornato di una stampa litografica , che 
offre l'idea di un munumento già eretto nella piazza del po- 
polo all' occasione , che dicemmo , per cura e studio del sig. 
Ignazio Cantalamessa. Vedi sorgere in disegno la statua colos- 
sale del sovrano pontefice, a' cui piedi una Fama ed un'altra 
pongono ghirlande: ai lati su due piedestalli di minore altez- 
za vedi l'Europa e l'America con simboli appropriati: non ve- 
di le altre due parti del mondo cattolico , che pure in quel 
festeggiare vi figuravano (*). Leggi bensì tre iscrizioni: la pri- 
ma sotto il pontefice, la seconda di fronte al monumento, la 
terza dalla parte opposta. Riferiremo quest' ultima che a noi 
risparmia molte parole, ai leggitori procaccia nuovo diletto. 

IVRA , LEGESQVE . DARE . GENTIBVS 

IMPERIO . VIM . VRBIBVS . DIGNITATEM 

CIVIBVS . CONCORDIAM . OPPIDIS . MONVMENTA 

MILITIBVS . ARMA . DVCIBVS . ANIMVM 

RELIGIONI , REVERENTIAM 

VNO , TANTVM . ANNO . RESTITVERE 

DIVINVM EST. 

Ma non vogliamo finire senza molte Iodi all' autore delle me- 
morie de' letterati ed artisti ascolani già dedicate al N. IJ. sig. 
conte Giuseppe Rosati Sacconi , degno fautore de' buoni studi: 
delle quali parlava il nostro giornale tom. XLVII pag. '2^o , 
rallegrandoci col Cantalamessa-Carboni , che nelle patrie isto- 
rie, delle quali è peritissimo, ha trovato di che infiorare bel- 
lamente la sua orazione. 

D. V. 



l*) Vedi Diario romano del 22 febbraio i832. 



412 Varietà' 

Poesìe italiane di vari autori. Firenze, tipografia Magheri i83i. 

X nomi degli autori compresi in questa nuova raccolta di poe- 
sie sono i seguenti: Monti, Filicaja , Petrarca, Ugo Foscolo, 
Pindemonte , Leopardi, Berchet , Manzoni, Borghi. Pare , che 
l'editore di questi versi siasi proposto di raccogliere quanto 
di più bello in poesia si riferisce all'Italia, o alle vicende di 
questi ultimi tempi , tanto fecondi di avvenimenti, e di gran- 
di delitti, siccome di grandi virtù: e con ciò spezialmente 
intendiamo parlare de' versi del Monti quivi inseriti , cioè 
la Baswilliana , ed i tre primi canti della Mascheroniana ; che 
forse dall' editore non si conoscevano i due ultimi , con che 
dal poeta si è dato compimento a quel suo nobilissimo la- 
voro, e che sono stati stampati questo slesso anno con bel- 
le ed erudite annotazioni a Gapolago. 

Nulla diremo del Monti , con che si dà principio a que- 
sto volumetto, e degli altri nobilissimi ingegni, che gli fanno 
corona, e da' quali riceve, e dà nuovo splendore: diremo sol- 
tanto poche parole intorno le due romanze di Giovanni Ber- 
chet , cioè i| Profughi di Parga , divisa in tre parti , e l'al- 
tra il Trovatore. Chi ha lette tutte le poesie del Bcichet, 
non potrà negare a questo letterato italiano molta spontanei- 
tà e felicità di verso, ed una certa novità d'immagini, e ciò 
si riferisce all' invenzione poetica ; ma quando siamo al colo- 
rire que' pensieri , le sue tinte non sono già quelle del Raf- 
faello della poesia Lodovico Ariosto , ma quelle più presto del 
più infelice ed inesperto coloritore. 

Perchè poi alle nostre parole si presti piena ed indubi- 
tata fede, trascriviamo alcuni versi del Berchet, e chiediamo 
ai nostri leggitori , se sieuo essi poi classici o romantici , se il 
seguente sia il vero linguaggio ritmico della più bella , ar- 
moniosa e poetica delle lingue viventi. 

Il Berchet parla di un greco , che vinto dalla dispera- 
zione, è sul punto di gettarsi nel mare : 

,, Ecco ei sorge. -Per l'erto cammino 

,, Che pensier , che furor l'ha so?piulo ? 



Varietà' 1 13 

,, Ecco ei stassi , che pare un tapino , 
,, Cui non tocchi più cosa mortai. - 

E nella terza strofa al verso 4- 

„ Il suo sguardo sui flutti piombò. 

Strofa quarta, verso i e 2. 

,, Remiganti , la voga batteste , 

„ Affrettate : - salvate il furente. 

Strofa quinta, verso 4> 5, 6, 

„ Fra i tacenti una voce sali : 

,, Che t'importa , o vilissimo inglese , 
j, Se un ramingo di Parga mori .' 

Strofa decima , verso i, 1. 

,, I nocchieri a quel corpo grondante 

„ Tutti avvolgono a gara i lor panni. 

Strofa dodicesima, verso i, e 2. 

,, A quel prego, su i banchi - giuliva 
„ Del riscatto , la ciurma s'arranca. 

Dopo la lettura dì questi pochi versi, tratti dalla prima parte 
della prima romanza, noi chiediamo ai letterati italiani , se 
questa potrà mai essere bella, vera, ed imitabile poesia. 

Ogni lingua ha la sua indole particolare, ed in ognuna 
v' ha modi , che si devono o no usare , appresso 1* auto- 
rità di que' sommi che ne precedettero , e furono dall' uni- 
versale per classici salutati. Ma siccome uno solo è il uero ed il 
bello, cosi ciò che fu dichiarato da un'intera nazione, rap- . 
presentata dai granili che ne conservano il sapere , e ne au- 

(i.A.T.LII. 8 



H 4- Varietà' 

inenlano le glorie o ignobile o da uoa usarsi , non potrà 
di lei^gieri acquistar fedo , ed antorità dall' uso fattone da' 
novelli letterati. E noi per quanto siuceraineute onoriamo l'in- 
gegno del Manzoni , non crederemo mai , che possa divenire 
una parola nobile , e veramente poetica , quella di ta- 
pino da lui usata nel suo inno di sublime argomento la Pas- 
sione , che poi si legge adoperata anche dal Berchet nella se- 
conda strofa al 3 verso. Finalmente per dir tutto in poco noi 
crediamo, anche coli' autorità del Monti, che molte parole ben- 
ché dir vogliano (e ciò non è certo in questo caso) cose alte 
e dignitose, non saranno mai tali se i più dotti in fatto di 
lingua altrimenti pensarono. E siccome non vi è che una via, 
che conduca alla virtù , cosi in fatto ancora di letteratura una 
sola ve n'ha, a nostro avviso, che sia vera e retta, onde ot- 
tenere un nome immortale , ed una corona risplendente tutta 
di luce sua propria. 



Solenne distribuzione de' premj ed esposizione dell'anno i83i 
dell' accademia provinciale di belle arti in Ravenna. Ra- 
venna presso A. Roveri e figli 1 832 ( in 8. di pag. 36) 

KJ n bel discorso viene innanzi: è del segretario dell'acca- 
deniia conte Alessandro Cappi. E' tutto nelle lodi di Luca 
Longhi pittore tanto modesto , che non usci mai finché visse 
di Ravenna sua patria ; al quale il Vasari contemporaneo, ed 
il Lanzi più tardi, furono forse meno giusti o meno sinceri 
estimatori. Qui e detto singolarmente di una adorazione di 
Gesù Bambino, dipinto di Luca , che il comune di Revenna 
depositò alla pinacoteca, jin quello segui il pittore la sua pri- 
ma maniera; accennandosene un' altra, che egli stesso segui 
dopo aver veduto Raffaello , od almeno qualche stampa dì 
Marcantonio Raimondi. ,, Ma il confesso , ( soggiunge l'elo- 
,, gista ) nella sua prima e più raccolta maniera sobrio nel 
,, comporre , semplice e naturale del disegno , e delicato e 



Varietà* 1^5 

,, gustoso nel tuono delle tinto, veggo più la dolce anima sua 
„ e mi riesce più originale. ,, (i) 

Segna un cenno si dei lavori degli alunni , si delle ope- 
re degU artefici concorsi al premio: ed è in fine l'elenco delle 
opere , che furono esposte : tra le quali riluce un£| bella in- 
venzione d'architettura del sig. professore direttore Ignazio Sar- 
ti : piante spaccati e facciate di grandioso edifìzio che, a te- 
nore di un programma, fu già progettato per l'ateneo di Forlì (2). 
Allievi ed artisti non meno della città , che della provincia 
vengono ogni anno in Ravenna a nobile gara : la quale colla 
guida prudente e col favore universale non potrà non ren- 
dere frutti copiosi nelle arti, dalle quali ogni comodità ogni 
giocondezza del vivere viene derivando , e si conserva feli- 
cemente. 

D. V. 



(i) Una illustrazione delle opero sì ad olio e sì a fresco 
del Longhi è lavoro , che il conte Cappi, tenero della pa- 
tria gloria , promette condurre in qualche anno. Desideriamo 
lo compia, com'è da lui , per provvedere si ad un vuoto , che 
è nella storia dell'arte, come alia fama di un degno pittore 
di cui può gloriarsi la nostra Romagna che ne vanta buon nu- 
mero del tempo migliore ; benché pur troppo mal conosciuti 
o dimentichi dagli scrittori. A questo proposito non mi par 
da tacere ciò , che a questi giorni mi scriveva un mio dotto 
amico : che il sig. Gaetano Giordani, custode della pinacoteca 
di Bologna, riunisce da qualche tempo le memorie degli ar- 
tisti di Romagna per darne opportunamente una storia in 
appendice al Lanzi. 

(a) Questo progetto del Sarti meritò a preferenza di molti 
altri il premio della medaglia d'oro dall'accademia dei fiier- 
giti di Forlì appresso il voto in iscritto dell' accademia di bel- 
le arti di Venezia l'anno i83o. Sei disegni acquerellati a in- 
chiostro della china in sei fogli, alti m. 0,68, e larghi m. 1,00. 

8* 



116 Varietà' 

Poesie giovanili di F. G. Modena , per Gemirùano Vincenti 
e compagno i83i. 

Xxbbiamo parlato altra volta colla dovuta lode' di 28 sonet- 
ti dell' autore di queste poesie giovanili , che sebbea cerchi 
di nascondersi colle iniziali F. G. non è però raen vero esse- 
re il facile ed elegante poeta modanese, sig. Francesco Galvani. 
Noi fra i molti elogi , che gli potremo tributare per que- 
sti suoi versi , uno solo vogliamo , che ne conosca , ed è di 
avei" ben tenuto a memoria qual precetto del Venosino 

Sumite materiam vestris qui scribitis aequam 
Viribus .... 

Il perchè cantando il Galvani della donna del suo cuore ha 
potuto toccare il segno : né sarà mai altrimenti dove chi scri- 
ve non senta esso prima le cose che altrui vuol far sentire . 
A confortare sempre più il giovane autore a seguire in ogni 
suo lavoro non altri, che il proprio cuore, trascriviamo una 
brevissima lettera , che possediamo inedita di quel gran lette- 
rato j che fu Ippolito Pindemonle, che nel dettare i suoi ele- 
gantissimi versi non tenne mai altro modo. La lettera è diret- 
ta a Giovanni de Bizzarro di Ragusa , che gli chiedeva alcun 
verso in morte della sua amatissima sposa Marietta Tarma , che 
fu pianta da vari poeti con alcune rime impresse in Pisa nel 1806. 
„ Con molto mio rincrescimento son costretto a rispon- 
„ derle, che io far non posso ciò ch'ella desidera da me. Non 
,, dubito , che la sua amante ornata non fosse delle doti più 
„ belle; ma egli è impossibile a me il compor versi per un 
„ soggetto da me non conosciuto. Se i versi , che io scrivo , 
,, non sono affatto spregevoli , io credo doverlo appunto at- 
„ tribuire all' uso mio costante di parlar solamente di quel 
,, che ho veduto , di quel che ho provato ; di quel che diret- 
,, taraente mi toccò , mi commosse l'animo. La gentilezza dell' 
„ animo suo, che traspira nella sua lettera, mi fa sperare, eh' 
,, ella prenderà ciò in buona parte, e che non lascerà per quc- 



Varietà* IH 

,, sto dì credermi quale con molta stima io mi fo un pregio 
,f di dirmi. 

Ora non ci resta , che fare un voto , ed è, che il sig. Gal- 
vani voglia finalmente render di pubblico diritto le sue erudi- 
te note a 53 Novelle del Boccaccio , le quali possono , cosi 
ridotte , esser lette senza pericolo della gioventù. È tanto più 
fervido e sincero questo nostro voto, in quanto che sappia- 
mo averne ottenuto i conforti del più grande de' poeti mo- 
derni Vincenzo Monti , dopo il giudizio del quale ogni nostra 
lode diverrebbe inutile , o almeno soverchia. 

C. E. M. 



Ristretto della storia dalla letteratura italiana di Franco Sai' 
fi già professore in molte università. d'Italia. Lugano ; coi 
tipi di G. Raggia e comp. i83i. Due volumi in 8.° 

A ranco Salfi benché lontano dall' Italia , che il vide nasce- 
re , non cessa però di occuparsi sempre di quegli studi , che 
hlla letteratura della penisola si riferiscono: e noi già parlam* 
tuo con elogio di questo scrittore. 

Benché l'Italia vanti ia questo secolo vari ristretti della 
sua letteratura , ed anche a questi ultimi giorni il eh. cav. 
Giuseppe Maffei abbia pubblicato il suo col seguente titolo 
Storia della letteratura italiana, dall' origine della lingua fino 
al secolo XIX. Milano, dalla società tipografica de' classici ita- 
liani^ i8a4 tf"^ volumi in 8.°, non è però men vero, che anche i 
nuovi ristretti possono essere di molta utilità si per i giovani, 
sì percolerò anche più tnaturì, che non volendo darsi particolar- 
mente allo studio universale delle patrie cose, si contentano di 
conoscere in compendio i nomi, la patria , e le opere di quegli 
scrittori, che più Vennero in grido d'illustri in ogni maniera di 
gravi sludi o gentili. Diremo poi con tutta libertà , che il sig. 
Salfi ha talora trascurato qualche nome più conosciuto > per 
notarne alcuno più oscuro , né sempre è stato esatto nell' as- 
segnare agli autori da lui citati nell' indice universale la loro 



118 Varietà' 

vera patria. E ben si doveva distinguere il luogo di nascila, 
il che spesso si deve al caso, da quello del padre, ch'è il ve- 
ro da assegnarsi agli autori: e simili inavvertenze ora tanto- 
meno si soffrono, dopo le grandi opere piene di critica del Ti- 
raboschi , del Denina, del Bettinelli, e le biografie particolari 
dei dueBarotti, del Baruffaldi giuniore , dell'Affò, del Pog- 
giali, del Vermiglioli , e di molti altri distinti letterati, che 
con molta cura ed amore posero mente alla illustrazione del- 
le patrie glorie, ed all' incremento degli studi in questa no- 
bilissima Italia. 



Elogio storico del come Giuseppe Angelo Saluzzo di Meniisi- 
glio scritto da Giuseppe Grassi. Torino, per Giacinto Ma- 
rietti tipografo libraio i83i. 

VTiuseppe Grassi torinese fu a questi ultimi tempi uno dei 
più belli ornamenti della italiana letteratura , di che fanno 
ampia fede e le varie opere da lui publicate , e le lodi spon- 
tanee di uomini lodatissimi , quali furono il Lamberti , il Fo- 
scolo, il Monti. 

Il presente elogio è uno de' più perfetti fra i molti lavo- 
ri del Grassi : e ripetiamo con piacere , che ciò pensava egli 
slesso nelle brevi notizie biograflche da lui cortesemente det- 
tate a nostra istanza. Dopo aver detto la pessima condizione, 
in che era venuto il Piemonte per l'invasione francese, così 
si esprime: ,, Non abbandonai tuttavia le lettere italiane, ed 
il mio primo saggio in esse fu VElogio storico del conte Sa- 
luzzo , pubblicato nel i8i2, del quale anche adesso arrossi- 
sco meno degli altri lavori fatti in età più matura , per una 
certa sua indole, che sotto straniera dominazione ritrae un 
non so che di generoso e di franco. ,, 

Crediamo di non poter chiuder meglio questo breve ar- 
tìcolo , che trascrivendo per intero un brano di lettera del 
Tacito allobrogo indiritta al nostro autore , e premessa dall' 
editore con savio accorgimento alla ristampa di questo elogio. 



Varietà* 119 

,, Parigi 12 aprile 1812 .... Resta, che io mi congra- 
„ tuli teco di questo pensiero , che t'à venuto in mente, dì 
„ voler celebrare la meraoria d'un uomo , per le fatiche del 
,, quale il Piemonte salì in tanto grido di paese dotto e ci- 
,> vile. Certo i piemontesi debbono maggiormente tenersi ob- 
,, bllgati a quelle ossa, e vieppiù onorare quelle ceneri san- 
„ te , che i francesi alle ossa ed alle ceneri del Lavoisier lo- 
„ ro debbono essere, e sono obbligati ad onorarle. Che di- 
,, rò di me, e dell' osservanza e della venerazione, in cui 
„ le tengo ? Conciossiachè quell' uomo grande amasse me , co- 
„ me se figliuolo stato gli fossi, ed io in luogo di padre lo 
„ avessi ed amassilo. Né mai , finché avrò vita , me lo ricor- 
,, derò non solo senza desiderio , ma senza lagrime. Erami al- 
„ lora ogni vento contrario, ed ei mi sostenne, acciò non ca- 
,, dessi e non andassi del tutto in precipizio. Di qua e di 
„ là vedevami ad ogni ora crescere le cagioni di rammarico 
,) e di dolore, ed ei mi consolava. Volle sollevare la mia nmi- 
„ le fortuna , e indirizzare verso il porto la mia povera na- 
), vicella sbattuta , e quasi sommersa , e fecene opera , e non 
„ potè: In fine l'ultimo ufficio suo verso di me fu un ufficio d'a- 
„ more e di pietà j e se stato non fosse che deruruo l'uno 
„ e l'altro in gente crudele ed inesorabile, gli veniva fatto 
„ il pensiero di dar ricovero a questa mia travagliosa vita. 
,, Or non fia mai che io non ti lodi , e non t'esorti a segui- 
,, re il tuo proposito di spargere nembi di gigli e di pur- 
,, purel fiori per onorar l'ombra di un tanto nostro concit- 
„ ladino. Fallo , che già di là ti sorridono le muse , e di qua 
„ ti fa plauso ogni anima gentile e generosa : e tu ne acqui' 
), sterai nome non solamente di giovane dotto , ma ancora 
„ di ben costumato, e dabbene. Porocchè nissun maggior se* 
„ gno v'ha di cuor ben nato , e di mente ammaestrata d'ot- 
,, time discipline, che il far onore ai morti, che han lasciato di 
,, qua una memoria degna d'onoranza. Mi ti raccomando , e ti 
„ abbraccio con ogni affetto. ,, 

C.vnto Botta. 



Ì20 Varietà' 

Poesie di Niccola Cirino socio di varie accademie. Napoli 
pe' tipi della Minervn. 

i.VJLai non mancarono nella patria di Teocrito e del Meli uo- 
mini per ogni maniera di nostrale letteratura lodatissimi : se 
non che forse si è talvolta desiderato nelle poesie di queg'li 
scrittori una maggiore lindura nella lingua , ed una imma- 
ginazione meno fervida sì, ma più vera; poiché è indubitato, 
che il vero bello poetico non già consiste nel troppi orna- 
menti , e nella pompa di strani pensieri , e di antiquati vo- 
caboli , ma si nella semplice eleganza dello stile, nella spon- 
taneità del verso, nella evidenza delle immagini, e finalmen- 
te nella proprietà delle frasi e delle parole. Le poesie del 
Cirino non mancano né di una certa facilità, né di qualche 
bel pensiero : e di questi pregi ne vogliamo lodato l'autore. 
Vorremmo però ciò che or ora accennavamo, cioè più lingua^ 
più stile , più eleganza finalmente. 

La Corilliade> poemetto in quattro canti, in cui l'autore 
descrìve la morte della sua donna , è composto di versi sciol- 
ti e di terzine, e preceduto da una breve epistola a Delia Se- 
bezia in terza rima , alcune odi di vario metro , più altri com- 
ponimenti in verso sciolto, due in ottava rima, due in terzi- 
ne, un sonetto posto a pie di una nota, del genere descritti- 
vo su Zisa, celebre castello discosto non un miglio da Pa- 
lermo, sono i vari ritmi, in che si é esercitato l'autore. Ab- 
biamo poi veduto con piacere come abbia tolto ad argomen- 
to de' suoi versi o nomi chiarissimi per bella fama d'ingegno, 
o lodati per opere di pietà, od augusti per dignità, siccome 
sono quelle di Francesco I e di Ferdinando II sovrani delle due 
Sicilie , del sommo pontefice che fu Pio VII, di Francesco 
Testa, di Vincenzo Zuccaro, e di altri tali, che furono, o 
sono tuttora bella' e ben fondata speranza di gloria , e di no- 
vello ornamento della loro terra natale. 



Varietà' 421 

Ero e Leandro carme dì Museo il grammatico, che tradotto 

dal greco in rime italiane alla sig. Ottavia Corsi ed al sig. 
Donato Grassi nel giorno del loro sponsali Alessandro Cor- 
si fratello e cognato amantissimo O. D. C. Firenze coi 
tipi Calasanziani i832. 

i-loi parlammo altra volta con elogio del traduttore di questo 
poemetto, il quale sebbene abbia taciuto il suo nome in fron- 
te del presente volgarizzamento , non è però meno da noi 
conosciuto , come l'autore di una grammatica greca , cioè il 
eh. Stanislao Gatteschi delle scuole pie. 

Molti furono i traduttori di questo poemetto , e primo 
di tutto il padre del gran Torquato , Bernardo Tasso. Meri- 
tando dopo lui di essere nominati non senza lode, almeno per 
la parte dalla fedeltà, il Baldi , il Salvini , e da ultimo il 
felicissimo traduttore di Plutarco, il veronese Girolamo Pompei. 

Se il Gatteschi abbia o no superato , oltre i riferiti , gli 
altri moltissimi volgarizzatori, che lo hanno preceduto, è ciò 
che non osiamo assicui'are. Diremo soltanto j ch'egli è il pri- 
mo che abbia corso l'aringo , voltando quel carme in ter- 
zine: e che questa sua versione non manca da cima a fondo 
né di facilità, né di una certa classica eleganza , il qual pre- 
gio è forse il principale di questo lodatissimo lavoro. 



Vita del B. Giovanni Colombini da Siena fondatore de' poveri 

gesuati composta per Feo Belcari - Imola 

per Ignazio Celiati i85i 

-Ljodevole impresa si è questa del sig. Galeati che si fa a ri- 
produrre aurei scritti de' nostri buoni antichi a vantaggio della 
gioventù, che intende allo studio della bellissima delle hngue -• 
e quante volte ci presenterà di somiglianti opere noi gliene 
sapremo sempre grado. Per primo saggio del suo lavoro ci 
porge la vita del B. Colombini scritta da Feo Belcari , che 



122 V A R 1 E T A* 

a detta del Cesari ha 11 pregio ,, che fu scritta nel quattro- 
,, cento colla lingua medesima del trecento , cioè conservò il 
,, medesimo natio candore e purità di lingua in quel tem- 
,, pò medesimo che essa cominciava a perderlo, e a guastar- 
,, si : il che è qualche cosa simile ad un prodigio. ,, Ora 
poi il Galeati è per porre in luce. Le vite d'alcuni primi coni' 
pagai del B. Colombini scritte anch'esse dal Belcari : il che 
pure ci piace, ma ci piacerebbe assai più, che in luogo di 
razzolare nelle scritture del quattrocento, si facesse a ripubbli- 
care le prose di quel signore dell' altissimo cauto , nelle quali 
sole è più filosofìa che in tutti gli scrittori del sec. XIVò E 
cosi correndo quelle con facilità per le mani de' giovani, ap- 
prenderebbero essi e i veri modi dell' italico scrivere, e quan- 
to l'Alighieri valesse anche nello sciolto sermone. 

GiAwrKAMCESCo Rambelu. 



Prospetto, Il progresso delle scienze delle lettere e delle arti. 

i5i farà parola in quest' opera di tutto quanto è rivolto a 
promovere la civiltà e l'umano sapere, segnatamente in Italia. 
Opera di molte persone , e di non breve lavoro , sic- 
come quella che di più parti e le più svariate è composta, 

darassi alle stampe nella guisa dichiarata qui sotto. 

Condizioni deW opera, s modo di farne l'acquisto. 

L'opera si comporrà di 3 volumi in ottavo , da uscire 
in luce nel vegnente anno i832 , iu sei fascicoli, de' quali 
ciascuno sarà non minore di fogli io di stampa. 

Due fascicoli formeranno un volume. 

Sarà pubblicato un fascicolo in ogni bimestre. 

Il prezzo di un fascicolo sarà di carlini 5. 

Gli esemplari saranno inviati nelle provincic del Regno, 
franchi di porto. 



Varietà 123 

Pel rimanente d'Italia e pe' paesi oltremontì, le spese di 
porto saranno a carico degli associati. 

I danari dovran pagarsi in Napoli , sia nell' alto della 
consegua dell' esemplare , sia nell' atto della soscrizione. 

Le soscrizioni e i danari ricevonsi nella libreria di Ca- 
millo Settembre , Toledo n. ago, e nella libreria di R. Ma- 
rotta e Vaspandoch , largo della Trinità Maggiore. 

Né lettere , nò danari saran ricevuti , se non franchi di 
porto. 

Coloro i quali procureranno io associati , ovvero la ven- 
dita di IO copie, avranno l'undecima gratis. 



Le antiche iscrizioni perugine raccolte, contentate, e pubblicate 
da Gio. Battista yermiglioli. Edizione seconda corretta, ed 
accresciuta di oltre a CCLX monumenti etruschi ed ina- 
diti per la maggior parte. 

XJa. che lo studio delle antiche lingue d'Italia, e degli etru» 
schi monumeuti, erasi con felice successo divulgato per tutta 
la colta Europa, ampia testinxanianza ne' paesi stranieri all' 
Italia rendendone le recentissime opere di MuUer , Niebuhr, 
Creuzer , Guiguiaut, Dorow , Steimbuchel, Raoul-Rochette, e 
di altri , le Iscrizioni Perugine già pubblicate in due volumi 
in 4 negli anni i8o4-i8o5 venivano anche di là da' monti 
sollecitamente ed avidamente ricercate ; ma io stesso , mio 
malgrado, doveva rifiutarmi ad ogni dimanda, poiché n'era 
d'ogni esemplare sfornito. Né ciò poteva essere di manco , 
imperciocché dopo la rinomatissima opera dell'ab. Lanzi, uiua 
libro fino ad ora erasi visto , che ampio tesoro di etru- 
sca paleografia contenesse, quanto l'opera delle Perugine Iscri- 
zioni. Voglio anzi aggiugnere , che mentre il Lanzi , ragunan- 
do per l'opera sua monumenti da tutta l'Etruria nostra , dagli 
esteri musei, da opere stampate e manoscritte, non pubbli- 
r.ò che 56o iscrizioni etrusche all' incirca, questa nuova edizione, 
di una sola città ne contiene oltre a 4^0 ed olire a aoo o 



^24 Varietà' 

inedite , o dal medesimo autore pubblicale in diversi detta» 
gli , e cosi l'opera intiera unitamente alle iscrizioni romane 
aumeutate anche esse , novererà oltre a 85o monumenti scritti. 
Tesori cosi preziosi del perduto linguaggio d'un gran popolo, 
già divenuto un giorno di tutta l'Italia padrone e signore , 
onde i suoi monumenti hanno sempre relazione con i più gran- 
di oggetti della storia, per se medesimi raccomandandosi, non 
hanno bisogno per avventura che da me venga implorato a 
prò di essi il favore e la generosità dei dotti d'Italia , e del- 
la patria in modo speciale ; e particolarmeate in un tempo , 
in cui gli scienziati stranieri vorrebbero in questi importan- 
tissimi studii contrastarci la palma. 

L'edizione verrà eseguita in 4 grande coÌ| caratteri di 
questo programma , con le tavole occorrenti , e con caratte- 
ri nuovi etruschi. Se ne incomincierà la stampa tostochè sarà 
raccolto un sufficiente numero di firme. L'opera si pubbliche- 
rà in due parti, ed in due sole difstribuzioni si dispenserà agli 
associati, che pagheranno per ciascun foglio di stampa bajoc- 
chi 4 2 P^" * centesimi 25 tli franco , e per ciascuna tavola 
bajocchi 5 2 pari e centesimi 3o. 

Le associazioni si riceveranno in Perugia dall' editore in. 
via del Corso N. no e da' principali librai d'Italia. 



NIHIL OBSTAT 
Ab. D. Paulus Delsignore Ceus. Theol. 



NIHIL OBSTAT 
Petrus Lupi Med. Colleg. 

NIHIL OBSTAT 
Petrus Odescalchi Gens. Philolog. 

IMPRIMATUR 

Fr. Dom. Buttaonl Mag. S. P. A. Socius. 

IMPRIMATUR 
Jos, Della Porla Patr. Constant. Viccsg. 







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seevazìoni Meterolo^iche. ){ Collegio Romano )[ Otto 


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'I2'J 



SCIENZE 



Saggio d'una distribuzione metodica degli Animali 
f^ertebrati a sangue freddo^ di Carlo Luciano Bo- 
naparte principe di Musignano. 



Ciotto il titolo eli Saggio d'una distribuzione metodica 
degli Animali Vertebrati pubblicai recentemente un qua- 
dro in cui vengono classificati secondo le mie vedute tut- 
ti gli Animali Vertebrati a sangue caldo , e degli al- 
tri a sangue freddo , la Classe dei Rettili. Il difetto 
d'alcune indispensabili notizie mi trattenne dal presen- 
tare allo stesso tratto la Glasse dei Pesci, che avrebbe 
compito l'intiero quadro; e mi fece trascurare relativa- 
■mente ai Rettili stessi l'indicazione dei luoghi natali 
:e del numero approssimativo delle specie conosciute. 
Ora, che ho procurato i materiali opportuni, mi av- 
venturo ad esporre sullo stesso piano delle precedenti 
la Classe dei Pesci restata indietro : ed , acciò tutto il 
lavoro riesca d'una esecuzione uniforme, lo riprendo 
dalla già accennata Classe dei Rettili ; tanto più 
volentieri , perchè nella distribuzione di quella Classe 
mi sembra espediente l'introdurre non pochi cambia- 
menti, che m' ha suggeriti un nuovo esame di questo 
argomento. 

G.A.T.LII. 



130 

PROSPETTO 



vJIi Amfibj sono Animali vertebrati, a sangue fred- 
do , ovipari (o ovivipari), forniti di polmoni. 

Costituiscono la quarta Classe della prima Pro- 
vincia del Regno Animale. 

SOTTOGLASSE 1. REPTILIA 

Respirazione per mezzo di soli polmoni : cuore 
biloculare , bi- (o tri-) aurito : pene : accoppiamento 
con coito : uova dure o coriacee : niuna metamorfosi. 

Corpo racchiuso in una teca consistente in due 
gusci formati dalle costole saldate insieme e dallo 
sterno : pene semplice : lingua adnata : niun dente : 
quattro piedi : osso del timpano connato col cianio. 

ORDINE 1. CHELOmi 

FAMIGLIA 1. TESTUDIIVID.^. Piedi digitati : gusci 

ossei : timpano manifesto. Terrestri o d'acqua dolce. 

§ TESTUDiNiNA. Labbra cornee. 

§§ ciiELiNA. Labbra carnose. 

FAMIGLIA 2. TRIOIVYCIDJ3. Piedi digitati : gusci 

coriacei : timpano latente : labbra carnose. Fluviatdi. 



Animali vertebrati 131 

FAMIGLIA 3. CHELOisiD^. Piedi piimiformi : lab- 
bra cornee : timpano latente. Marine. 
§ sPHARQiDiNA. Gusci Coriacei. 

§§ CHELONtNA. GuSCi OSScl. 

Corpo catafratto : costole separate : pene sempli- 
ce : lingua ad nata : denti conficcati nelle mascelle : 
quattro piedi t osso del timpano connato col cranio. 
Cuore triaurito ! polmoni non estesi all' addome ! ster- 
no lungo : ninna clavicola : orecchie clausibili con 
valvole : ano longitudinale. 

(hatì) ORDINE a. EWAMOSAURII 

Piedi corti , pìnniformi. Marini. Fossili. 

FAMIGLIA 4. ICHTHYOSAURID^. Denti inseriti in 
un solco comune. 

FAMIGLIA 5. PLESloSAURiDiE. Denti inseriti in di- 
stinti alveoli. 

ORDINE 5. EMIDOSAURII 

Piedi digitati. Fluviatili. 
FAMIGLIA 6. CROCODii.iD^. Più Serie traSverse di 
piastre ossee che formano uno scudo superiore : denti 
inseriti in distinti alveoli. 



Corpo coperto di squame : costole separate ac- 
cerchianti almeno gran parte della circonferenza del 
tronco : pene duplice : lingua libera : denti non con- 
ficcati nelle mascelle : ano trasversale. 



132 Scienze 

ORDINE 4. SAUAII 

Mandibola di un sol pezzo (tornii connati all' a- 
pice) : osso del timpano libero : occhi cospicui : quat- 
tro piedi o almeno i rudimenti di essi : sterno corto : 
clavicole. Terrestri. 

FAMIGLIA. 7. GEKKOIVTD^E. Lingua carnosa, piana, 
non estensibile, libera all'estremità: una palpebra so- 
la! corpo depresso, tozzo: squame piccole: gola non 
dilatabile : dita libere , quasi uguali : denti applicati 
al lato interno dei tornii. Lenti. Notturni. 

FAMIGLIA 8. 8TELLiOJ\iD7E. Lingua grossa , non 
estensibile , quasi adnata , appena intaccata : gola di- 
latabile : dita libere , disuguali. 

§ STELUONiNA. Corpo depresso : denti innati 
sul culmine dei tornii. 

§§ AGAMiNA. Corpo deprcsso : denti applicati 
al lato interno dei tornii. 

§§§ iGUANiNA. Corpo compresso : denti appli- 
cati al lato interno dei tornii. 

§§§§ DRACONINA. Corpo comprcsso : denti in- 
nati sul culmine dei tomii. 

FAMIGLIA 9. cham.«:lE0]VID.^. Lingua lunga , car- 
nosa , indivisa , vibratile , inguainata alla base : gola 
dilatabile : timpano latente : denti innati sul culmi- 
ne dei tomii : osso frontale semplice: corpo molto com- 
presso : squaraette graniformi ; coda preensile : dita 
coadunate due-tre. 

FAMIGLIA 1 0. VARANID^. Lingua lunga , biparti- 
ta , vibratile , inguainata alla base : gola non dila- 
tabile : timpano manifesto : denti applicati al lato in- 
terno dei tomii : osso frontale duplice : corpo svelto, 
non compresso: dita libere , disuguali. 

FAMIGLIA 11. LACERTID/E. Lingua sottile, vibra- 
tile , forcuta , non niguairiata : gola non dilatabile : 



Animali vertebrati 133 

tìmpano manifesto : corpo svelto : squame cliversifor- 
mi : dita libere , disuguali. 

§ AMEiriNA. Denti innati sul culmine dei to- 
rnii : lingua lunga. 

§§ LACERTiNA, Denti applicati al lato interno 
dei tornii : lingua breve. 

FAMIGLIA 12. OPniOSAURiDTR. Lingua poco esten- 
sibile, non inguainata : gola non dilatabile : timpano 
manifesto : denti applicati al lato interno dei tornii : 
corpo allungato , verticillato ! squame in distinte se- 
rie trasverse. 

§ coRDYLiNA. Lingua semplicemente intaccata* 

§§ TACHYDROMiNA. Lingua bifida , lunga. 

§§§ oPHiosAURiNA. Lingua . bifida , breve. 
Privi talvolta di due o di tutt' i piedi. 

FAMIGLIA 13. AlVGUiDiE. Lingua carnosa , poco 
estensibile , semplicemente intaccata , non inguainata : 
corpo terete : squame uniformi , imbricate , lucenti* 
Privi talvolta di due o di tutt' i piedi. 

ORDINE 6. SAtlROPHIDII 

Mandibola di un sol pezzo (tomii connati all'a- 
pice) : ne l'osso temporale ne l'osso del timpano li- 
beri : occhi latenti : almeno i rudimenti di piedi sot- 
to la cute : un sol polmone , o il secondo semplice- 
mente rudimentale. 

FAMIGLIA 14. AMPHISB/ENID^. Lingua lanceolata, 
depressa , bifida , appena estensibile , non inguainata : 
Xorpo verticillato : squame uniformi : timpano latente. 

ORBIINE 6. OPHIDII {Serpenfes.) 

Mandibola di due pezzi (tomii congiunti all'api- 
ce[^per mezzo di un ligamento) : almeno l'osso del tini- 



''SA Scienze 

pano mobile : ne piedi , ah omo piate , ne sterno , n^ 
bacino, ne terza palpebra, uè tirapa'no: un sol pol- 
mone , o il secondo semplicemente rudimentale : lin- 
gua sottilissima , bipartita , vibratile , inguainata alla 
base : corpo lunghissimo , terete. 

FAMIGLIA 15. BOID./E. Niun dente velenifero : ap- 
pendici sporgenti dai lati dell' ano. 

§ TYPiiLOPODiNA. Occlii latenti. 

§§ ERYciNA. Corpo cilindrico : capo non di- 
stinto dal tronco : bocca piccola. 

§§§ BOiNA. Occhi cospicui i capo distinto dal 
tronco. 

FAMIGLIA 16. COLUBRID^. Niuu dente velenifero: 
ano senza appendici. 

§ COLUBRINA. Ventre scutato. 

§§ ACROCHORDINA, Piccole squame sopra e sot- 
to : coda terete. 

*■ FAMIGLIA IT. HYDRID^. Denti Veleniferi accompa- 
gnati da denti solidi nella mascella t coda per lo piiì 
compressa : narici quasi sempre supere. Marini. 

FAMIGLIA 18. V1PERID.E. Denti veleniferi soli nel- 
la mascella. Ovivipari. 

§ VIPERINA. Senza fovee capitali. 

§§ CROTALiNA. Duc fovec Capitali. 



Corpo nudo : costole separate , non accerchiantl 
il tronco ! brevissime : lingua adnata : osso del tim- 
pano connato col cranio : condilo occipitale duplice : 
ano rotondato terminale. 

ORDINE 7. BATRACHOPHIDII 

Ecaudati ! apodi .- occhi latenti j secondo polmo- 
ne rudimentale. 
FAittiGLiA 19. C^CIUD.^. Cranio non suturato. 



Animali vertebrati 135 

SOTTOGLASSE 3. BATRAGHIA. 

Respirazione per mezzo di polmoni e di bran- 
cliie , almeno per un periodo della vita : cuore uni- 
loculare , uniaurito : niun pene : accoppiamento senza 
coito : uova aggruppate , membranacee : pelle nuda : 
due polmoni uguali : costole imperfette : lingua car- 
nosa , adnata : metamorfosi in alcuni. 



I. 

Metamorfosi : branchie decidue. 

ORDINE 8. GADUGIBRANGHIA 

Branchie nelle sole larve , operculate : quattro 
piedi. 

FAMIGLIA. 20. RANIDAE-. Ecaudati : corpo corto e 
largo : arti anteriori più corti : sterno e clavicole com- 
piute : costole nulle : ano rotondato. Larva apoda , 
fornita di coda e di un becco corneo. Erbivora ! 
§ piPiNA. Senza lingua, 
§§ RANiNA. Lingua. 
FAMIGLIA 21. SALAMANDRIDAE. Caudati: corpo al- 
lungato , quasi terete : arti di lunghezza uniforme : ne 
sterno , ne clavicole : costole brevissime : ano longi- 
tudinale. Larva tetrapoda. 



^J^JlIi^Jg Z, ^m|)mi|)WJeM^m {Immutabilia.) 

Ninna metamorfosi : branchie persistenti : ano lon- 
'itudinale. 



136 Scienze 

ORDI]\B 9. CRYPTOBRANCHU 

Branchie obsolete nel fondo di due spiracoli. 
FAMIGLIA 22. AMPHIUMIDAE. Cranio non suturato: 
corpo quasi tcrete : coda compressa : piedi quattro. 

ORDINE IO PERENIVIBRANCHIA (Phanerobranchia) 

Branchie cospicue , libere. 
FAWir.nA 23. siREiviDAE. Cranio suturato : corpo 
compresso : piedi quattro o due. 



137 



TAVOLA METODICA 

CIIjASSE I¥. AMFIIIBIA 

SOTTOCLASSE 1, REPTILIA 



co ORDINE 1. CHELONH g- 

P co 

J» °| FAMIGLIA 1. TESTUDINIDAE. *n ^ 
"^^ ^' § TESTUDININA. "^ 

1. Testuclo, L. {Chersine^ Merr.) 

1. Testudo ^ Bell. Cosm. 20. 

2. Chersus , Wagler. Afr. i. 

3. P)^xis , Bell. I. 
4- Kinixys , Bell. i. 

2. Emy.s, Nob, et Wagl. nec Auct.(7>rra- 

pene^ Bell. Cistuda., Fieni.) 

1. Cistuda,Nob. Ara. S. i. 

2. Emys, Aristot. Eur. As. Afr. 2. 

3. Terrapene,Nob. necAuct. (Emjs^Bell.) 

1. Clemmys, Wagl. (Vedi la Nola in fine.) Cosm. (") aS. 

2. Pelomedusa, Wagl. Afr. 1. 

3. Phrynops , Wagl. Am. m. i. 
4- Platemys, Wagl. Ain. ni. r. 

5. Platysternon , Gray. As. or. i. 

6. Podocnemys , Wagl. Am. m. 3. 

7. Hydromedusa , Wagl. [Chelodina,Fitz. pp.) Ain. m. i. 

8. Rhinemys , Wagl Am. m. 4- 

4. KÌnosternum,Nob. {Kin.etStei-nothcsrus,BeU.) 

1. Staurotypus, Wagl. Ani. i. 

2. Pelusios, Wagl. Am. 2. 

3. Cinostcrnon , Wagl. Aiu. 4- 

9^ 



138 S e I E N Z K 

5. lìy(\vaHpìs,Be\\. (Chelodina, Fifz. p.p.)Oc. 1. 

6. Cliclyilia, Schweig. {Chelonurn^ Ftein. 

RaparaiGray.Saurocheljs^Latr.)Km. S. 1. 

§§ CHELINA. 

7. Chelys, Dumer. {Matamata^ Merr.) Am. ra. 2. 

FA]>iiGHA 2. tujoixycidae, 

8. Trionyx , GeofFr. As. or. Oc. 1. 

9. Aspidouectes , Wagl, Ara.AiS.Afr.6. 

FAMIGLIA 3. CQELOIVIDAE. 

§ SPIIARGIDINA, 

10. Spliargis, Merr. {Coriiulo^ Flem. Der- 

matocheljs, Blcdìw,) M.caldi e temp.-;!, 

§§ CIIELONINA. 

\\. Chelonia,Brongn. (Care«rt, /¥err.) Tutt'i mari. io. 



ORBINE 2» ENALIOSAURII 
FAMIGLIA h. ICUTHIOSAURID/E. 

12. Ichtyosaurus, Kòuig. {Profeosaurus ^ 

Home. Gr/phus, TVagl,) Foss. Eur. 4. 

FAMIGLIA 5. PLESI0SAURIDJ5. 

13. Saurotlon,Hays.(5'rt«roc<?Mrt//^5'?//rtrr/.)Foss.Am.S.2. 

14. PlesJosaurus,GonyL. (//«//f/racon, /^^.)Foss.Eur. 2. 



ANf>i4T.! v-r:n'r£EitiTi -139 

ORDINE 5. EiUlDOSAtJRII 

FAMIGLIA 6. CROCODII,lDJ2. 

15. Teleosaurus , Gooflr. Foss. Eur. 1, 

16. Stoiieosaurus , Geoilh Foss. Eur. 1. 
il. CrocoJilus , Laui\ 

1. Alligator j Cuv. {Champsa, ìFagl.) Am. 4' 

2. Crocodilus, Cuv. [Champse, Merr.) Afr.Ara.As.Oc. 7. 
S. Gaviaiis , Oppel. {Rantphosloma, tVagt.) As. m. 3j 

ORDINE 4. SAURII 
Famiglia T. gekronid.** 
1 8.Caudlverbera,Laur. (ZJroptatus^Dwner.) 

I. Ptychozoon , KuhI. (Pieropleura, Gray.y As. m. i!' 

2 Caudiverbera, Gfay. [Crossurus, Wagl.) As :ii. i- 

3? Sarruba, Fitz. Madagastì. i' 

4. Uroplatus, Fitz. (Rhacoessa, TFagl.) As. ni. i. 

^9.Ascalabotes,Licht.Cuv.(6'if(?///OiS'c/^/^e•^V/.) 

1. Platydactyhis , Filz. As-ra-Aff. 5. 

2. Ascalabotes , Plin.F'itz.(Iare«to/ajG/'<y.) ÈUr.riì.As. Af. 5. 

0. Vhc\s\xtiVA,QMi-aj Inaiti. {Anoploj)usJFagl.part.)^h\ i- 
4- Anoplopus, W. part. {Platydaclylug,Gr.part.]h.Ìi'. t. 

5. Thecodactyliis, Cuv. Am. ni. 1* 

20. Hemidactylus, Cuv. E.m.o.As.Am. n- 

21. Gekko, Laur.part. (Gec«.y,/?rt/Z«.jOrt/'^.) 

1. Ptyodactylus , Cuv. Ari*. 3. 

2. Phyllodactylus , Gray. As. of. !• 

3. Sphserodactylus , Cuv. As. Afr. 2- 

4. Stenodactylus,Fitz.(^5Crt/aio/e5,?f'.Mecy^«c<.)Ai'r. As. 5. 

5. Eublepharis , Gray. As. m. « 



^AO Scienze 

6. Gonyodactylus, Kuhl. {Cyrtadactylus,Graf.] Oc. Afr. i. 

7. Gymnodactylus , Spix. Am. ni. 9. 

8. Phyllurus , Cuv. Oc. t. 

FAMIGLIA 8. STELLIONI»^ . 

§ STELLIONINA. 

22. Plirynoceplialn.s , Kaup. As.cenlr. 4. 

23. Stellìo, lj?i\x\\( Agama, OppeL) Af.As.O.Am.m.7. 

I. Trapelus,Cuv.(u^g-rtm« et Tapaya,Fitz.) Afr. 4- 

2 ? Aniphibolurus,WagI. [Gemmatophora,Kaup .) Oc. 2. 

3. Leiolepis , Cuv. As. or. ni. i. 

4. Stellio , Wagl. Afr. i. 

5. Uromastix , MeiT. Afr. As. 5. 

§§ AGAMINA. 

Ih. Agama, Dauci. Afr.As.Oc. 8. 

1. Urocenlron, Kaup. [Doryphorus, Cuv.) Am. m. t. 

2. Phrynosonia, Wiegm. {Tapayaì Gray del.) Am. 4* 

3. Platynotus , Wagl. Am. t. 

4. Tropidurus , Neuwied. Am. 7. 

i.Tro^'xàoXeT^'iSjCvLy.iSceloporus, Wiegm.) 
i.TroT^\Aur\xs,'ìioh.[Ecphymotes,Cui'.) 
3.0plurus, Cuv. 

§§§ IGUANINA. 

25. Iguana , Laur. 

1. Ctenosaura, Wiegm. {Cyclura, Ilari.) Am. i. 

2. Hypsilophus , Wagl. {Iguana , Daud.) Am. 3. 

3. Metopoceros , Wagl. Am. i. 

4. Amblyrhynchus , Bell. Am. i. 

20. Basiliscus , Laur. 

t. Basiliscus, Kaup. Ani. m. i. 

2. Corythaolus, Kaup. Am. m. i. 

2T. Anolius , Cuv. 

I. Oedicoriphus , Wiegm. Am. m. t. 



Animali vertebrati Uti 

■2. Dactyloa , Wagl. [Anolis, Bum.) 

I. Dactyloa. 

I. Xipliosurus, Fitz. 
S. Draconiua , Wagl. 

4. Norops , Wagl. 

5. Polychrus, Guy. {Pneustesì Merr. del.) 

1. Polychrus , Fitz. part. 

2. Ecphymotes , Fitz. part. 

6. Ophryoessaj H. Boie [Loph'yrus,Spix part.) Am. m. 

7. Enyalius , Wagl. 

8. HypsibatusjWagl. nec Auct? [Pneustes,Kaup. 

nec Auct. Leiocephalusì Gray. Ecphy- 
motes, Fitz. part.) 

28. Otocryptis , Wiegm. 

§§§§ DRACONINA. 

29. Lophyrus , Diimer. part. 

i.LyrocephaluSjM. [Lophyrus,0. Uranoscodon.K. )A.S. 
2. Gonyoceplialus , Kaup. As- 

3 ? Corylliophanes , Boie. Oc. 

4? Lophyrus , Fitz. As. Oc. 

5. Brachylophus , Cuv. As. 

6. Physignathus , Cuv. As. m. 

7. LoTphurai,Gv.{Isliurus,C.Hydrosaurus,Kaup.) Oc. 



Am. m. 


4. 


Am. m. 


5. 


Am m. 


I. 


Am. m. 


T- 


i\m. m. 


4. 


Am. m. 


0. 


Am. m. 


7- 


Am. m. 


2. 


Am. 


3. 


Am. m. 


i. 



8. Chlamydosaurus, Gray. 


Oc. 


I. 


30. Calotes , Cuv. 






I. Branchocela, Kaup. 


As. m. Oc. 


2. 


2. Calotes , Kaup. 


As. m. Oc. 


7- 


3. Chamaeleopsls , Wiegm, 


Messico 


T. 


31. Draco , L. 






I. Sitana , Cuv. (Semiophorus, Wagl.) 


As. ra. 


I. 


■2. Draco , Cuv. 


As. or. Oc. 


5. 


' 32. Ornithoceplialus , Wagl. 






I. Ornithocephalus, Sommer. 


Foss. 


2. 


a. Pterodactylus , Cuv. 


Foss, 


6. 



44^ S e I E N 2 li 

FAMIGLIA 9. CHAItt/ELEOIVID.^. 

33. Chamaeleon , Laur. Eur.m.As.Afr. 7, 

FAMIGLIA 10. VARAIXID^. 

34-. Varanus , Merr. 

1. Heloderma , Wiegm. Am. m. ti 

2. T upìnavahis, Fkz. {Hjdrosaurus,ì'Vagl.j Afr.As.Oc. 9. 
5. Polypticus, Wagl. Afr. Oc. 3, 

4. Varanus , Fitz. {Poljdcedalus, Wagl.) Afr. 4. 

5. Psammosaurus , Fitz. Afr. t. 

35. Geosaurus , Cuv. Foss. \. 

3G. Megalosauius , Buckland. Foss. 1. 

37. Mosasaurus , ConyLeare. Foss. 1- 

38.? Iguauodoii , ManLell. Foss. 1. 

39.? Mostoclonsaurus , lager. Foss. 1. 

FAMIGLIA 11. LACERTIDyE. 

§ AMEIVINA. 

40. Ameiva , Licht. {Tejus, Merr.) 

1. Ada,Gr. (Dractsna? Merr.fiec L.Thorictis, U^.) Am. m. t. 

2. Crocodilurus, Spix. Am. ra. t. 
5. Monitor , Fitz. (Podìnema, Wagl.) Am. ni. i- 
4- Ameiva, Fitz. {Ctenodon, Wagl.) Am. m. lo. 
5. Cnemidophorus, Wagl. {Aineiva,Fitz.part.] Am. 2. 



41 



6. Tejus, Fitz. (Acranlus, Wagl. 


Am. m. 


I 


7. Trachygaster, Wagl. 






I. Cenlropix , Spix. 


Am. m. 


2 


2. Pseudoanieiva, Fitz. 


Am. m. 


I 


8? Exypnesies , Kaup. 


Oc? 


I 


§§ LACERTTNA. 






Laccrta , L. [Si'ps , Laur.) 






I. Lacerta, Wagl. 


Cosm. 


2» 



Animali vertebrati 143 

Q. Zootoca , Wagl Eur. i. 

3. Podarcis , Wagl. Eur.As.Afr. 8. 

4. ^otopholis,WHg].{J[spìstis,PFagl.nec Hoffm.) Eur. i. 

5. Algyra , Cuv. [P sammuros , Wagl.) Eur. m. i. 

6. Tropidosaura , Boie. [Fitz. pari.) Eur. m. i. 
7? Psammodromus, Fitz. Eui". in. i. 

FAMIGLIA 12. OPniOSAURIDvE. 

§ CORDYLINA. 

42. Gordylus, Gronov. {Zonurus, Merr.) kix, 5, 

§§ TACHYDROMINA. 

43. Tacliydroraus , Dauci. As.Oc. 2. 

44. Cicigna , Nub. 

1. Cercosaura, Wagl. As. i. 

1. Gerrhonotus , Wiegm. Am. 6. 

3. Cicigna , Gray [Gerrhosaurus, Wiegm.) Afr, I. 

§§§ OPHIOSAURINA. 

45. Heteroclactylus , Noli. 

1. Cbamoesaura, Fitz. [Monodactylus? Merr.) Afr. a. 

2. Chirocolus , Wagl. [Heteroclactylus, Spix.) Am. ra. i. 

3. Lepidosoma , Spix. Ara. ra. i. 
4.. Trachysaurus , Gray. Oc. i. 

46. 'ài\\\xQ^\\9,.^'\\x.{TetradactYlHs?Merr^ ? 1. 

47. PseudopuSjMerr. {Sheltopusik,Lat.Bipes,Op.)lE<\iT. or. A.S. 1. 

48. Ophwsam-us,D[imer.{Njalinus,Merr.)Am.S. i. 

FAMIGLIA 13. ANGUID^. (*). 

49. Gymnophtlialmus , Merr. 

1. Gyrnnopluhalmus , Fitz. Am. m. T. 

1. Ablepharus, Fitz. Eur. i. 



{•) Qutita i'niiiiglia piuUostocliù far seguilo alla precedente dovreWie 
correre parallclla ad essa : l'ultimo genere di quella (Opìiioiaunis) ai con- 
nslte natuialraente coli' ultimo genero di «jucsta (Ariguis) . 



IH Scienze 

50. Scincus, Laur. 

1. Tiliqua, Gray. [Cyclodus, Wagl.) As. Oc. 5. 

2. Mabuya, Fitz. part. [GoTigjIus,ìVagl.) Eur.m.Af.Am.io. 
3? Heteropiis, Fitz. Arabia. i. 
4? Spondylurus , Fitz. [Euprepis IVagl. part.) ? i. 

5. Euprepis, Wagl. (Mabuja, Fitz. part.) As.Afr.Am. i8. 

6. Scincus , Filz. Afr. i. 

7. Splicenops , Wagl. Afr. i. 

51. Seps , Dauci, nec Laur. 

1. Lygosoma , Gray. Afr. i. 

2. }ìemicrg\s,W. {Seps, Fitz.Tridactj!us,Peron.) As. in. i. 
3? FevomeVis,Wag\.{Seps,Fitz.Telradacljliis,P.)Oc. i. 

4. Seps,Merr. {Chalcides,Laiir.Zfgnis,F.necU-^.)Eav.m.Aù\As. 4- 

5. Sce\oles,Vaz.{Bip(;s,Merr.Zjgms,}F. nec F.) Afr. X. 

6. Pygopus, Merr. [Bipes, Lacep.) Oc. i. 

7. Pygodaclylus, Fitz. {nec Merr. quod. del.) Ani. ra. i. 

8. 0'^\\.ioàes,y^d.^\. [Pygopus, Auct. part.) Am. m. i. 

52. Anguis , L. 

I? Otophis? Dalmazia. i. 
a. Anguis, Eur- As. Afr. 3. 

ORDINE 5. SAUHOPHIDII 

FAMIGLIA 14. AMPHISB/ENID/E. 

53. Acontias , Cuv. Afr. 3. 

54. Chalcis , Wagler. 

1. Chalcis, Nob. {Chalcides, Fitz. nec Laur.) i. 

2. Brachypus, Fitz. i- 
1. Co-gh'idiS^GvaL-^. YìlL.{Colohus, Merr. neclll. Chal- 
cis, Merr. Chaniaesaura,Sc/ui.) i. 

55. CUìroteS^Cuv. {Bipes, Latr. Biinanus,Opp.) Am. 1. 

56. Ainpliisbaeua , L. 

1. Lepidosternon , Wagl. Am. m. i. 

2. Amphisbacna, Wagl. Am. ni. 5. 

3. Blanus, Wagl. (*) Eur.m.occ. i. 

(*) Si connette naturalmenlu col gcuLie {Cacilici). 



As. 


2 


As. 


I 


Am. 


3. 


As. 


3 



Animali vertebrati 14;"» 

ORDINE 6* OPHIDII 



FAMIGLIA 15. BOID^. 

§ TYPHLOPODINA. 

57. Typhlops , Hempr. 

1. Typhlina , Wagl. 

2. Rhinophis, Hempr. 

3. Tj'phlops , Wagl. (Stenostoma , Spix.) 
4 Cylindrophis , Wagl. {Iljsia, Fitz.part) 

§§ ERYCINA. 

58. Ilysia,Hempr.(Zbr^r/x,0^/?.wec i^rtZr. 

Torquatrix^ Gray-Anilius^ Oken.) 

1. Xenopeltis, Reinw. As. Oc. 2 

2. Elapoidis , Boie. As. Oc. i 

3. GeoTp]ì'is,yVa§\.{Catostoma,TVagl.necLesueur.)Am. i 

4. Uropeltis, Cuv. As.m. Oc. 2 

5. Ilysia , Wagl. Am. 5 

59. Eryx , Dauci. 

1. Gongylophis , Wagl. As. i, 

2. Eryx, Merr. {kuc Clothonia, Daud.) Eur.or.As.Afr. 2. 

3. Calamaria , Boie. {Duberria, Fitz. pari.) As. 4' 
^? Analchf'Wagì. [Anodon,Sntith,necjiuct.) Afr. i. 

5. Oligodon , Boie. Oc. 2. 

6. Cercaspis , Wagl. {Hurria, Daud. pari.) As. i. 

7. Aspidura , Wagl. As. i. 
8? Duberria, Fitz. part. As. Afr. 8. 

9. Homalosoma , Wagl. (Duberria^ Fitz. part.) Afr. 2. 

10. Brachyorrhos , Kuhl. (Atractus, Wagl.) (*). As. 7. 

§§§ BOINA. 

60. Boa , L, 

1. Enygrus , Wagl. As. 2. 

2. Eunectes , Wagl. As. 2. 

(•) Si connctle col genere Zticìwìiis, ullìmo del gruppo Colubrina. 

G.A.T.Lll. IO 



K 



l'iG S e I E N a E 

3, Boa , Wagl. Ani. m. g. 

4. Epicrates , Wagl. Atri, lu, i. 

61. Xipliosoma, Y\iz.{Corallus,Daud.cìeL 

Cenchris, Grcif^ nec Auct.) Am. m, 8, 

62. Constrictoi', Laur. {Python^ DaiuL) 

1. Python , Wagl. Oc. 3. 

2. Conatrictor , Wagl. As. Oc. 4- 

FAMIGLIA 16. COLUBRID/E. 

§ COLUBRINA, Cosra, 200, 

63. Herpeton,Lacep,(/?/i/720yy7r?^.?,il/err.) 

1. Herpeton , Fitz. As. i. 

2. Homalopsis, Kuhl. (Cerberus , Cuu.) As. 3. 

3. Hypsirhina , Wagl. As. 2, 

4. Hydrops , Wagl. Am. m. 2. 

5. Helicops , Wagl. Am. m. 5- 

6. Pseudechis, Wagl, [Quid Pseiidoerjx, Fitz p) Oc. i. 

64. Heterodon , Latr. (*). 

1. Heterodon, Wagl. Am. s. 2, 

2. 'Rh'\nostoìm,Filz.{^mbljcephalusPKuhl,necS.}A,tn. m, 2, 

3. Xenodon , Boie. As. i, 

4. Oph'is , Wagl {Cerasles, Laur. pari.) Aro. 6. 

65. Natrìx, Nob. (N.Cerastes,Coronella,Laur.p,) 

1. Dasypeltis , Wagl. Afr, l. 

2. NatriXjNob. iTropidonotus,Kuìd.part.) Cosm, 20. 

5. YXa^\%j'^o\ì. [Tropìdonolus, Kuhl. p art.) Cosm, io, 

4. Spiloles , Wagl. Am, i, 

5. Pseudoelaps, Filz. ]^art. (Coìuber, Wagì.) As. Am. 4- 

66. Dipsas, Laur. (Bmgarus Opp. nec Auct,) 

1. HerpelodrySjBoìc {Chironius? Fitz.) Am. 6. 

2. Dipsas , Boie, As. Am. 5- 

3. Bucephalus, Smith. Afr. 5. 



(') Si connette col gruppo Viperina, 



Am. 


I. 


Afr. 


i. 


As. Oc. Am. 


2. 


As. Oc. Ara. 


3. 


As. 


5. 


Eur.or.As.Afr 


7- 


Ani. 


I. 


Am. 


1. 


.)Am. 


ii 


Afi% 


I. 


As. 


3. 



AKlMÀti VERTEBRATI 14-7 

4. Vnt6aS,Wag\.{j4mblicephalus?Kuhl,?ìec Boie.)As. i. 

5. Dryophilax , Wagl. Am. 1. 

6. Thamtlodynastes , Wagl. Am. l. 

67. Coronella , Nob. 

i, Macrops , Wagl. 
2. Telescopus , Wagl. 
3 ? Boiga , Fitz. 
4? Sibon, Fhz. 

5. Dendropiiis, Bo'ie {Jhreiulla , Gray.] 

6. Tyrìa , Fitz. part. 

7. Leptophis, Bell. 

8. Oxybeli's , Wagl. 

9. 'DrjoT^hìs,T)aìì\mSin.{Drj-iniis,3t.PasseHta,Gr'.)Am. 

10. Langaha > Brug. [AmpliislratefGoldf. Xiplio 

rhjnchus, JVagl.nec S^-v.) 
il. Tragops , Wagl. [Drjinus > Mer*r. part.) 

12. Gonyosoma, Wagl. As. 1. 

i5. Chlorosoma, Wagl. (Coronella, Fitz. part.) Am. ì. 

14. Philodryas, Wagl. Am. i. 

i5. Oxyrhopus, Wagl. (Sibon, Fitz. part.) Am. 2. 

i6. Lycodon , Boie (Nympha? Fitz, del.) As. 6. 

ij. Rhinobolhryum , Wagl. Am. ni. i. 

18. Opliìtes, Wagl. As. I. 

G8. ColuLer, L, {Natrix ^ Merr. part?) 

1. EryllirolampruSjFr.Boie. [Pseudoelaps et Du- 

berria,Filz.part. Cerastes,Laur.part.)A.m. *j 

2. Gisella, F. p. {Duberrid, F. p. Cerastes,L.p.) Aiv. Am. 3 
5. ScylA\e,Gvon.Merr.'Wag\.{Pseu(lo-boa,Schn.) Am. 2 
4? LiophJs, Wagl. (Nonne ad sequent?) Am. 6 
5. Coluber, J^oh. (Zamcnis, ff'agl.) Euf.Am.s. (*) 8 
6? AiluropSjMicliaelles, nec Wagl. (Col. vivax.) Dalm. i 

7. Chrysopelea , Boie. (Tjria, Fitz. part.) As. 3 

8. Psammophis, Boie. (Macrosoma, Leach.) Afr. 4 



(') Cohiher Constriclor, Kiw. S Coluhct Leoparclinii.'i. Dalmali.T. 

Coiiibcr Riccioli. Italiac. 



148 Scienze 

9. Caelopeltìs, Wagl. (Malpolon, Fitz. pari.) As.Af.Eu.m.CjS. 

IO? Malpolon , Fitz. part. Am. m. i. 

II. Periops, Wagl. {Hcemorrhois ? Boie, part.) Env.Ah: 2. 

12? Haemorrliois , Boie,part. As. i. 
i3. ZacholuSiW. (Coronella,L.p. Coluber,F.p.)EurAm.s. [**) 5. 

§§ ACROCHORDINA. 

69. Acrochordus , Hornstedt. Oc. 1 . 

FAMIGLIA IT; HYDRID^. As. 10. 

70. Chersydrus, Cuv. {Jcrocordus^Shaw.) As. 1 . 
1\. Hydius , Schn. {Hydrophis^ Opp.) 

X. PelamySjDaud.nec lc\\\\\.[Hydrophis,Latr.p.) As. i. 

2. V\a\.ur\JiS, ^air. [Aipjsuriis? Lacep.) As. 2. 

3. Enliydris, Daud. nec Fiera. As. i. 

4. Hydrus, Daud. As. 3. 
5? Leioselama , Lacep. As. i. 
6. ^yàvoi^h\s,hd,i'c.[Disteira,Lac.Latìcauda?L.)ks. 4. 

72. Trimeresuius, Lacep. {Alecto^ Wagl^Oc. \ . 

73. Bungarus, Da\iA.{Jspidoclonion, PFagl. 

Pseudoboa^ Oppel.) As. or. Oc. 4. 

FAMIGLIA 18. VIPERID^E. 

§ VIPERINA. 

74. Elaps, Schn. {**'). As.Af.Am.12. 

I- Elaps. As. Afr. 

2. Micrurus, Spix. Ara. 

75. Naja , Laur. 

^- '^»]!i,tÌQh.{Aspis, Wagl. nec Auct.) As. Oc. 6. 

2. Uraeus , Wagl. Afr. i. 

76. Scpedon , Merr. 

1. Sepedon , Wagl. Afr. 2. 



(•) Coluher Neumayeri.TiiAmaùx. (*•) Coluber Ainoenus A.m.S.i:lc. 

(•**) Àfiìnc al gruppo Erycina. 



Animali vertebrati 149 

1. Causus , Wagl. Afr. i. 
3. Acanrhophis, Daud. [Ophryas, Merr. Hoplo- 

cephalus ? Cuu.J Oc. 2. 

T7. ^\r>eYa^Y)ai\d.{Coluber,f^ip.Cobra,y4spis,Lau.)^Bt.cont. i5. 

1. Echìs , Merv. {Scjtale, Daud. jiec Juct.) As.Afr. 2. 

2. C6hrdi,Lz\\Y.[Echidna,Merr.p.,Cobra,FUz.p.)Mr. 2. 

3. Vipera , Laur. Merr. [Vip. Cobra, Aspis, F.) As. Eur. 

1. Ammodytes, Nob. [Cobra, Fitz.part.) i. 

2. Vipera , Nob. [Vipera, Aspis, Fitz.) 2. 

4. VeViiiS,Merr.[Coluber,Laur.Vipera,Fitz.part.) Eur. A.S.S. !• 

5. Aspis,Laur.uec yVa§^\.[Cerastes,fV.Aspis,F.p.)A.[r. 3. 

§§ CROTALINA. 

78. Cenclms , Dauci, nec Gray. 

1. Trigonocephalus,Op.(Co/j/u'«^,i'i'.L«cAe«J,Z'.)As.Oc. 4* 

2. Megaera , Wagl. As. i. 
3.CraspedocepbaIus,K.(2Jo/Aro/?.y,5yo.Co/>Aja*,i>/.)As. Oc. Am. io. 

4. Alropos , Wagl. As. i. 

5. Tropidolaemus, Wagl. [Cophias, Boie,part.) Oc. i. 

6. Lachesis , Fitz. Am. m. i. 

7. Cenchris, Daud. [Tisiphone,Fitz.Ancistrodonf 

Beauv- Scytale? Rafin.) Am. s. 3. 

79. Crotalus , L. (^Caudisona^ Laur.) 

1. Caudisona, Fitz. [Crotalophorus, Gray.) Am. s. 2. 

2. Uropsophus, Wagl. Am. x, 

3. Crotalus, Fitz. Am. s. 5. 



ORDINE 7. BATRAGHOPHIDII 
FAMIGLIA 19. C^CILID^. 

80. Siplionops, Wagl. (*). Ara. "4-. 

81. Coscilia , L, Am. m. 2. 

82. Epicriura, Wagl. {Ichthyophis.Fitz.) As. Oc. 2. 

(*) Si connette naluraluuiile con Blanus delle Amp^^ishxnidoe . 



ioO S e I È N 5? E 

SOTTOCLASSE 2. BATRACHIA, 



ORDmE 8- CADUCIIÌRANCHIA (lìcmce.) 

FAMIGLIA 20. RANIDAE. 

§ PIPINE. 

S3. Pipa, Laur. {Asterodactjlus, fVagl.) Am. m. 2. 

§§ P.ANINA. 

84. Xenopus, Wagl. {Dactjlethra^ Cuv.) Afr. 3- 

85. Microps , Wagl. Am. m? 1. 

86. Hyla, Laur. {Calamita^ Schneid.) 

1. Calamites, Fitz< Oc. f. 

2. Hypsiboas , Wagl. As. Am. 6. 
3 ? Rhacopliorus , Kuhl. As. Am. 3. 

4. Auletn's, Wagl. (^owfirtjGrrtj.) As. Am. It. 
5.Hyla,Nol).(i?e«tZro/iya5j.^F'./rya.?,7^F.neci^ac/!.)Eur.As.Afr. 4- 

6. Pliyllomedusa ^ Wagl. Am. 2. 

7. Scinax, Wagl. Am. 3. 

8. Dendrobates , Wagl. Am. 1. 

9. Eubaphus , Wob. Am. m. 2. 

10. Hylaplesia , Boie. Oc. 2. 

11. Phyllodytes, Wagl. Am. m. t, 
l'i. Hylodes , Fitz. {Enjdrobius, JFagl.) Am. 2. 

87. Rana , L. 

I. Leptodactylus,Fitz.part.(Cjjr</g-rt«//«<s,?Frtg'/.)Am. io. 

9.. Rana, Filz. [Raiiaria, Ra/ìn.) Cosm. 16. 

5. Pseudis , Wagl. Ara. m. i. 

88. CeratO[jliry.s,Wiccl. {SLonibus?Gravenhorsl.) 

1. Ccratophrys , Wagl. Am. m. 2. 

2. Megalophrys, Kuhl. Oc. I. 

89. Hcmipliractus , Wagl- Am. ni. 1- 

90. Physalsemus , Fitz. Ara. m. 1. 



Air. As. m. 


3. 


Am. m. 


I 


Am. m. 


I 


Eur. 


2 


Eur. 


I. 


Eur. As. 


2. 


Cosm. 


12. 


Am. m. 


1. 



Anim.\li vertebrati 151 

91. Breviceps , Merr. 

1. Systoraa , Wagl. [Engystoma , Fitz.) 

2. Chaunus, Wagl. 

92. Bombi nator , Merr. 

1. Paludicola, Wagl. 

2. Pelobates, Wagl. 

3. Alytes , Wagl. 

4. Bombltator , Wagl, 

93. Bufo , Laur. 

1. Bufo , Cuv, 

2. Otilophus, Cuv, 

3. V>.\i\n&\\3i,'Pìiz.{0xyrhynchus,Spix,nec Orti.) Am. m. 8. 

94. Brachyceplialus , Fitz. Am. m. 1 . 

FAMIGLIA 21. SAtAMANDRIDAE. 

95. Salamandra , Laur, 

1. Salamandra , Fitz. Eur.As.Afr. 6, 

2. Salamandrina , Fitz. Italia. i. 

96. Triton , Nob. nec L, 

1. Geotriton.Nob. [Salamandra, Recent.sp.) Am.s.Eur.It. i5, 

2. 'Tr'\ì.on,\jAViv. {Triturus,Rafiii.Moìge, Merr.) Cosm. 20. 

97 ? Pleurodeles , Michaelles, Spagna. 1 . 

^i0jlw^ 2, S^Wpiip^jem^tjJ ilchtjoda) 

ORDINE 9. CRYPTOBRàNCHIA 

FAMIGLIA 22. AMPniUMID^. 

98. Protonop.sis,Barton, {Crjptohranchus., 

Leuck.AhrancJius.,deìnMonopoma, 

Harlaii. Salamandrops., TFagl.) Am, s, 1. 

99. km\A\'mmdi.,GiXxà, [Chrisodonla, Mitch.) Ani. s. 2. 



152 Scienze 

ORDIJXE IO. PERENIVIBRANGHU 

FAMIGLIA 23. SIRENID^. 

100. Siredon, Wagl. {Jxolotl, Cuv.) Messico. 1. 

101. Hypochton,Merr.(Proto«,La«r,/?. nec L.)Eur. 1 

1 02. Necturus,Rafinesque.(/ì/eno&r<:mc/zz^j', 

Harlan. Phanerobranchus^Fitz.) Ara. s. 1. 

103. Siren , L. 

I. Siren, Gray. Atri. s. i 

a. Pseudobranchus , Gray. Am. s. 2 



Numero totale delle specie. 1370. 



Animali vertebrati 153 

Nota sulla Testucìo Caspica di Gmclin , per servire 

di Supplemento alla Monografia delle Testudinine 

inserita nelle Osservazioni sulla Seconda Edizione 



del Regno Animale del B. Cuvier. 

Ho avuto campo di accertarmi che la Testudo 
caspica lungi dall' essere identica colla nostra comu- 
ne Emys lutarla non appartiene neppure allo stesso 
genere , ma bensì al mio Terrapene finora da me cre- 
duto esclusivamente Americano. Eccone la diagnosi ; 

TERRAPENE CASPICA. 

T. testa depressiuscula , ovata, carinata, margine 
integro replicato; scutello marginali impari quadrato ; 
scutorum sulcis concentricis subobsoletis: sterno nigri- 
cante , postice bifido , antice leviter emarginato : collo, 
pedibus, cauda ac capite gracillimo flavo-lineatis. 

Testudo caspica^ Gmel, Sjst. ^.pAOUì. sp. 24.- 
Schneid. Schildkr. p. 344. - Daud. Rept. II. p. 124. - 
Shaw^ Gen. Zool. III. p. 63. 

Emys caspica^ Schweigger, Konigsb. Arch. 1812. 
p, 306. et 430. 

Clemmys caspica^ Tfagler^ Icon.Amph. IL tab. 24. - 
Michaelles^ Isis p. 1295, 

La TortueCaspienne., Bosc,Nouv.Dict.XXILp.261 . 

Die Kaspische Schildkrote^ Gmel. Reis. Russi. III. 
y3. 59. ^. 10. 11, Extat in Museo nostro. 

Abita in Dalmazia e presso il Mar Caspio sem- 
pre nelle vicinanze di paludi ove l'acqua salsa si mi- 
schia con la dolce : comune presso Ragusi. Lunghez- 
za del guscio anche due piedi , e al dir di Gmelin 
giunge ncir Ircania ad una mole tale da sopportare 
il peso di tre uomini : gli esemplari maggiori eh' io 
abbia osservati son lunghi otto lìollici. 

10^ 



154 Scienze 

Il Signor Dottor Michaclles di Norimberga ha pub- 
blicato sotto il nome di Cleinmjs Sìgri2 una Terra- 
pene di Spagna molto simile alla precedente : io non 
rho veduta , ma dalle stesse notizie che ce ne da l'au- 
tore ne desumo la diagnosi : 

TERRAPENE SI6RIZ. 

T. testa depressiuscula , ovata , ca rinata , margi- 
ne integro non replicato ; scutello marginali impari 
quadrato ; scutorum sulcis concentricis subobsoletis ; 
sterno postico bifido , antice non emarginato ; collo , 
pedibus caudaque aurantiaco-liueatis ; capite robusto, 
supra unicolore. 

Clemmjs Sigriz^ Michaelles^ Isis. p. 1296. 

Abita le paludi della Spagna meridionale : si ven- 
de nei mercati di quelle citta. Lunghezza del guscio 
6 pollici , ma probabilmente anche molto maggiore. 



Oltre la Terrapene caspica e una bella varietà 
dell' Enijs lutarla ( var. radiolis nwnerosisshnis sul- 
phureis , Michaelles che ho ricevuta anche dall' Un- 
gheria , sotto il nome di Einys pannonica)^ vengo as- 
.sicurato che vive in Dalmazia un' altra vera Emjs af- 
fatto diversa e singolarissima po' suoi costumi molto 
selvatici. Sarebbe mai quella stessa di Grecia annun- 
ziata dal Signor Bory de S.' Vincent come specie nuo- 
va , ma della quale non so che abbia ancora dato ne il 
nome ne la descrizione ? 

Osservo finalmente che nel Catalogo dei Rettili del 
Museo di Vienna l'acutissimo Signor Fitzinger registra 
anche XEinjs europaea come diversa dalla lutarla. 



155 

PROSPETTO 



Pesci sono Animali vertebrati a sangue freddo , 
ovìpari (o ovivipnri), formati pel nuoto , privi di pol- 
moni : respirano dentro l'acqua per mezzo di Lran- 
cliie situate ai lati posteriori del capo ; hanno nn 
cnore uniloculare , uniaurito ; il corpo squamoso o 
nudo , fornito di pinne invece di piedi ; niun coUow 
Costituiscono la quinta ed ultima Classe della 
prima Provincia del Regno Animale. 

SOTTOGLASSE 1. OSSEI. 

Scheletro fibroso : cranio suturato. 



Scheletro fibroso-osseo : mascelle complete, liberei 
branchie lamellari, pcttiuiformi, libere; da ambedue i 
lati del capo un' apertura branchiale munita d'operculo. 

ORDINE 1* ACANTHOPTERYGII 

Più raggi spinosi alla pinna dorsale , almeno uno 
all' anale , e quasi sempre , alle ventrali. 

TAMIGLiA 1. rEP.CiDyE. Pezzi operculari col mar- 
gine denticolato o spinoso : gote non loricate : denti 
alle mascelle , al vomere e quasi sempre alle ossa pa- 
lali ne : bacino sospeso alle ossa della f;pr>lla. 



15G Scienze 

§ PERCiNi. Pinne ventrali sotto le pettorali. 

§§ TRACHiNiNi. Pinne ventrali avanti le pet- 
torali : gote liscie. 

§§§ uRANOscopiNi. Pinne ventrali avanti le pet- 
torali : gote falsamente loricate ( i pezzi sotto-orbi- 
tali larghissimi , attaccati posteriormente alle ossa tim- 
paniche , non già al preoperculo.) 

§§§§ POLYNEuiNi. Pinne ventrali dietro le pet- 
torali : muso rigonfio : pinne verticali squamose : pa- 
recchi raggi delle pettorali liberi , filiformi. 

FAMIGLIA 2. sPHVRiEiviD/E. Pezzi operculari col 
margine integro: gote non loricate : denti solo alle 
mascelle e alle ossa palatine ; molti canini acutissi- 
mi : bacino indipendente dalle ossa della spalla: cor- 
po allungato : due dorsali remote. 

FAMIGLIA 3. MULLiDiE. Preoperculo col margine 
integro : gote non loricate : bocca piccola , debol- 
mente armala : due cirri sotto la mandibola , retrat- 
tibili : squame grandi, poco aderenti, tanto sul capo 
quanto sul tronco : due dorsali separate. 

FAMIGLIA h. TRIGLID^ . Gote loricate ( i pezzi 
sotto-orbitali che ricuoprono una porzione della gota , 
articolati col preoperculo.) 

§ TRiGLiNi. Due dorsali : capo parallelepipede. 

§§ coTTiNi. Due dorsali : capo rotondato ov- 
vero depresso. 

§§§ sconpAENiNt. Una dorsale soltanto. 

§§§§ GASTEROSTEiNi, Alcuni aculci liberi in- 
vece della prima dorsale. 

FAMIGLIA 5. sci^NiDyE. Pezzi operculari col mar- 
gine denticolato o spinoso: gote non loricate: bocca 
protrattile ; niun dente al vomere ne alle ossa pala- 
tine. Pinne verticali spesso squamose. 

§ sciAENiNi. Cranio rigonfio con ossa caver- 
nose : linea laterale continua. 



Animali vertebrati -157 

§§ poMACENTRiNi. Cranio non rigonfio , ossa 
uoii cavernose : linea laterale interrotta sotto la fine 
della dorsale. 

FAMIGLIA 6. SPARiDiE. Pezzi operculari integri, 
senza spine : bocca non protrattile : palato edentulo: 
squame grandi : dorsale senza squame. 

§ SPARiNi. Molari emisferici t gote squamose. 

§§ DENTiciNi. Denti tutti conici , alcuni in- 
curvi , prominenti : gote squamose. 

§§§ LETHRiNiNi. Gote senza squame : talvolta 
molari emisferici , ma disposti in una serie sola. 

§§§§ cANTHARiNi. Denti numerosi , conferii , 
tutti tenuissimi. 

§§§§§ OBLADiNi. Una serie di denti taglienti; 
niun molare emisferico. 

FAMIGLIA T. M/ENIDjE. Bocca cccessivamente pro- 
trattile : talvolta denti al palato, o il preoperculo col 
margine denticolato. 

§ MAENiNi. Dorsale senza squame. 

55 CAESiONiNi. Dorsale squamosa. 
FAMIGLIA 8. cn./ETODOiVTiDiE. Corpo compresso , 
squamoso : pinne dorsale e anale fortemente coperte 
di squame conformi a quelle del corpo. 

§ CHAETOtoONTiNi. Palato edentulo : denti se- 
tiformi conferii in arabo le mascelle. Colori vivissimi, 

§§ PiMELEPTERiNi. Palato edentulo : denti ta- 
glienti. 

§§§ BRAMINI. Palato dentato- 
FAMIGLIA 9. SCOMBRID^E. Pezzi operculari integri .- 
corpo liscio ; squame piccole e liscie : pinne verti- 
cali generalmente non inviluppate da squame : coda 
e pinna caudale robuste. 

§ scoMBRiNi. Prima dorsale continua , secon- 
da e parie corrispondente dell' anale decomposte ia 
più pinnule spurie : corpo fusiforme. 



158 Scienze 

§§ TRiCHiunTNi. Una sola dorsale continua ; 
almeno gran parte dei raggi dell' anale ridotti a pic- 
cole spine: corpo lunghissimo, molto compresso : mu- 
so allungato : bocca profondamente fessa. 

§§§ xiPHiADiNi. Una sola dorsale continua : 
muso ensiforme. 

§§§§ CENT RONOT INI. Alcuni aculei liberi in- 
vece della prima dorsale. 

§§§§§ CARANciNi. Linea laterale loricata ! 

§§§§§§ FOMERiNi. Corpo molto compresso, ap- 
pena squamoso ; capo col vertice tagliente : due pin- 
ne dorsali continue. 

§§§§§§§ ZETNi. Corpo molto compresso , appe- 
na squamoso : bocca molto protrattile : una sola pin- 
na dorsale. 

§§§§§§§§ coRYPijAENiNi. Corpo comprcsso, più 
o meno allungato ; capo col vertice tagliente : una 
sola dorsale che corre lungo tutto il dorso. Raggi 
spinosi talvolta molli. 

FAMIGLIA 10. CEPOLIDAE. Corpo lunghissimo , mol- 
to compresso : squame piccolissime : muso corto : boc- 
ca piccola , poco o obliquamente fessa. 

FAMIGLIA \ \ . THEUTHiDAE. Corpo compresso , 
oblongo ; bocca piccola , non protrattile : denti ta- 
glienti disposti in arabo le mascelle in una serie so- 
la ; palato e lingua lisci : una dorsale. 

FAMIGLIA 12. OpniCEPHAUDAE. Porzione delle os- 
sa faringee divisa in picciolo sfoglie irregolari. 
Possono vivere a lungo fuori deW acqua. 

§ ANABATiNi. Molti raggi spinosi. 

§§ opiucEPHALiNi. Niun raggio spinoso meno 
la spina delle pinne ventrali ! 

FAMIGLIA 13. MUGIUDAE. Operculi lisci : squa- 
me grandi : capo depresso , coperto di grandi squa- 
me o piastre poligone : labbri membranosi , Tinferio- 



Animali vertebrati 159 

re carenato interiormente : denti sottilissimi : due dor- 
sali , l'anteriore formata di soli quattro raggi spinosi. 

§ MUGiUNi. Coda liscia : pinne ventrali situa- 
te poco dietro le pettorali. 

§§ TETRAGONURiNi. Coda fornita di creste^. 

§§§ ATHERiNiNi. Coda liscia : pinne ventrali 
molto dietro le pettorali : Locca molto protrattile. 

FAMIGLIA 14. GOBIDAE. Raggi Spinosi della pinna 
dorsale gracili e flessibili : aperture branchiali piccole. 

§ GOBI NI, Pinne ventrali sotto le pettorali , 
riunite almeno alla base in un disco incavato. 

§§ BLENNiNi. Pinne ventrali avanti le petto- 
rali , separate, didattili. 

§§§ CALLioNYMiNi. Pinne ventrali situate sot- 
to la gola , remotissime , piiì larghe delle pettorali : 
aperture delle branchie consistenti in un foro ai lati 
della nuca. 

FAMIGLIA 15, lophid;e. Pinne pettorali stipitate : 
aperture delle branchie consistenti in un foro die- 
tro di quelle. 

FAMIGLIA 16. LABRID^. Labbra (carnose) dupli- 
cate : corpo oblongo , squamoso.- dorsale unica, coi 
raggi forniti per lo più d'un appendice membranoso. 

§ se ARI NI. Denti squamiformi. 

§§ LABRiNi. Denti mascellari robusti , conici , 
ineguali. 

§§§ CHROMiDiNi. Denti mascellari e faringei te- 
nuissimi , conforti : bocca protrattile. 

FAMIGLIA 17. FisTULARiD/E. Bocca situata all' e- 
stremita d'un muso tubuliforme. 

§ FisTULARiNi. Corpo cìlindiìco. 

§§ CENTRisciNi. Corpo Ovale , compresso. 



160 Scienze 

ORDINE 2. MALACOPTERYGII 

Niiin raggio spinoso o uno soltanto alla pinna 
dorsale e alle pettorali: ninno all'anale e alle ventrali. 

tJl::.itii 1 . yJLvdOiVlllUxLeó , {GasteropterygU.) 

Pinne ventrali situate dietro le pettorali , non 
attaccate alle ossa della spalla, 

FAMIGLIA. 18. CYPRIIVIDJ5. Corpo squamoso : ne 
pinna adiposa, ne intestini ciechi: margine della ma- 
scella formato dagl' intermascellari : bocca poco fes- 
sa : niun dente mascellare , o denti mascellari tutti 
o quasi tutti tenuissimi : raggi branchiali poco nume- 
rosi. Sono i meno Carnivori di tutti i Pesci. 

§ ANABLEPTiNi, Duc pupille I (la comea e l'iri- 
de divise in due parti da una fascia trasversa) : un' 
apertura all' estremità della pinna anale ! Vivipari ! 

§§ PAEciLiNi. Pinna anale imperforata : ma- 
scelle con denti. 

§§§ crpRiNiNi, Pinna anale imperforata r ma- 
scelle edentule. 

FAMIGLIA 19. ESOCiDiE. Corpo poco squamoso ; 
niuna pinna adiposa : niun intestino cicco , o due sol- 
tanto : denti in ambo le mascelle ; alcuni acuti : mar- 
gine della mascella formato dagl* intermascellari , o 
almeno ì mascellari privi di denti e nascosti nella 
spessezza delle labbra. Sono voracissimi^ 

§ ESociNi. Aperture branchiali di forma e gran- 
dezza ordinaria : pinne pettorali mediocri : niun' intesti- 
no cieco. 

§§ EXOCETiNi. Aperture branchiali di forma e 
grandezza ordinaria : pinne pettorali eccessivamente 
grandi ! niun intestino cieco. 

§§§ MORMYRiNr. Aperture branchiali consistenti 
in una piccola fessura verticale : duc intestini ciechi. 



Animali vertebrati 161 

FAMIGLIA 20. siLURiDAE Niuna squama: polle nu- 
da o con piastre ossee : margine della mascella for- 
mato dagl' intermascellari ; i mascellari rudimentali , 
o convertiti in cirri : per lo piìi una pinna adiposa. 
Quasi sempre la dorsale e le pettorali col primo rag- 
gio consistente in una robusta spina articolata. 

§ SiLURJNi. Operculi branchiali mobili. 

§§ LORiCARiNi. Operculi branchiali immobili! 
FAlttlGLiA 21 . SALMONIDAE. Corpo Squamoso : pri- 
ma dorsale con tutt' i raggi molli, seconda piccola, 
adiposa (formata semplicemente da una pelle piena di 
grasso e non sostenuta da raggi) : intestini ciechi nu- 
merosi. Comprende i pia completamente dentati fra 
tutti i Pesci. 

§ SJLMONiNi. Margine della mascella formato 
in gran parte dai mascellari. 

§§ scoPELiNT. Margine della mascella formato 
dagl* intermascellari. 

FAMIGLIA 22. CLUPEIDAE. Corpo squamoso : niuna 
pinna adiposa : intestini ciechi numerosi : margine del- 
la mascella formato nel mezzo dagl' intermascellari , 
e sui lati dai mascellari. 

§ AMiNi. Capo loricato. 

§§ cLapEiNi. Capo non loricato. 

OÙtll SI. OlltbtaCCmaiH. (StemopterjgH.) 

Pinne ventrali situate sotto le pettorali ; bacino 
immediatamente sospeso alle ossa della spalla. 

FAMIGLIA 23. GADiDyE. Pinne ventrali situate sot- 
to la gola , acuminate. 

§ GADiNi. Pinne ventrali evidentemente iugu- 
lari : squame liscie e molli. 

§§ MACROURINT. Pinne ventrali quasi toraci- 
che : squame ruvide e durc- 
G.A.T.LII. \\ 



162 Scienze 

FA3lTGtlA 24. PLEUUOIVECTIDAE. Corpo eccesslva- 
mente compresso : capo non simmetrico ! ambedue gli 
ocelli dal medesmo lato. 

FAMIGLIA 25. CYCi OPTERIDAE. Pinne ventrali riu- 
nite in un circolo. 

FAMIGLIA 26. ECnE!VEiDlDJ2. Capo superiormente 
appianato in un disco ovale formato da lamine car- 
tilaginee trasversc. 

Oabil 3. OCvodeó. {Peropterygil.) 

Ninna pinna ventrale. 
FAMIGLIA 27. OPIIIDIDAE. Corpo ensiforme: oper- 
culi manifesti : aperture branchiali grandissime. 

FAMIGLIA 28. MURAEIVIDAE- Corpo lunghissimo , 
cilindrico : operculi piccoli , nascosti sotto la cute : 
aperture branchiali piccolissime. 

§ GYMMOTiNi. Aperture branchiali avanti le 
pettorali , chiuse in parte da una membrana. 

§§ MVRAENiNi. Aperture branchiali poste mol- 
to alPindietro, tubuliformi. 

§§§ APTERicHTìiiNi. Apertura branchiale con- 
sistente in uno o due piccoli fori approssimati sotto 
la gola. 



Animali vertebrats 163 



^^jiipWJC 2, HiOpiaW^JinJCmW {SpignatkL) 

Scheletro fibroso-osseo : mascelle complete , libe- 
re : branchie divise in fiocchi disposti per paja lun- 
go gli archi branchiali ; un grande operculo comune 
chiuso tutt' intorno da una membrana con un solo 
piccolo foro verso la nuca. 

ORDINE 3. OSTEODERMI {Heteropteri.) 

Corpo loricato , angoloso. ^ 

FAMIGLIA 29. SYIVGNAXniDAE. 

§ svNGNATHiNi. Bocca situata air estremità 
del muso. 

§§ PEGASiNt. Bocca situata inferiormente alla 
base del muso. 



Scheletro fibroso-cartilagineo ( che s'innossa tar- 
di ) : mascelle incomplete , non libere : operculi na- 
scosti sotto la cute ; una piccola fessura branchiale 
da ambedue i lati. 

ORDINE 4. GYMNODONTES {PelvopterL) 

Denti riuniti in un becco corneo ( diviso inter- 
namente in lamine.) 

FAMIGLIA 30. TETRAODONTIDAE. 

ORDINE S. SCLERODERMI {Acanthopteri.) 

Denti distinti. 
FAMIGLIA 31. BAHST10AE. Muso conico o pira- 
midale. 



\ 



164 Scienze 

SOTTOCLASSE 2. CARTILAGINEI. (Chondropterjgii.) 

Sclieletro cartilagineo, granuloso: cranio non su- 
turato : ossa mascellari e interraascellari mancanti o 
rudimentali. 

MtU0U!è ìt ^hi^M^fUtl {Branchiati.) 

Branchie libere almeno in parte; una sola aper- 
tura esterna da ciascun Iato , operculata. 

ORDINE 6. ELEUTHEROPOMI {Sturiones.) 

Branchie libere : operculo manifesto: mascella for- 
mata dal palatino saldato coi raascellari- 

F AMIGLI A 32. ACiPEJXSERiDJJ. Corpo e capo lori- 
cati : bocca sotto il capo , retraibile : cirri sotto il 
muso. 

ORDINE 7. AGANTHORRHINI 

Branchie aderenti per la maggior parte dei loro 
margini , con cinque fori interni al fondo dell' aper- 
tura comune : operculo rudimentale nascosto sotto la 
cute : mascella consistente nel solo vomere. 

FAMIGLIA 33. CBiiM.EUiDyE. Piastre dure e indivi- 
sibili invece di denli , quattro sopra e due sotto. 



Animali vertebrati 165 

«Sj^^WJ^C 2» ^ttMUiWWi {Spiraculati.) 

Branchie fisse ; due serie di spiragli non operculati. 

ORDINE 8 PLAGIOSTOMI (SelaciL) 

Branchie pettini formi : mascelle non saldate insie- 
me ; bocca larga trasversa. Si accoppiano ! Sono i pia 
perfetti fra i Pesci, e forse fra gli Animali a san- 
gue freddo ! 

FAMIGLIA 34.|SQUALIDAE. Corpo allungato , sub- 
teretc ; pinne mediocri : spiragli ai lati del capo. 

FAMIGLIA 35. RAJID>£. Corpo molto depresso, di- 
sciforme , marginato da pinne pettorali larghissime : 
spiragli sotto il capo. 

ORBOE 9. CYCLOSTOMI 

Branchie bursiformi : mascelle saldate insieme ; 
bocca annulare. Sono i pia imperfetti di tut€ i Ver- 
tebrati. 

FAMIGLIA 36. PETROMYZOIVID^. Corpo allungato, 
cilindrico : pinne privi di raggi. 

§ GASTROBRANcniNi. Due sole aperture ester- 
ne sotto la gola. 

§§ PETROMYZONiNi. Scttc foii branchiali da 
ciascun lato. 



J66 



TAVOLA METODICA 



SOTTOCLASSE 1 . OSSEI 



ORDINE 1. ACAIXTHOPTERYGII 

FAMIGLIA 1. TEIICID^. ^ 

§ PEIÌCINl' 



1 . Perca , L. 

1. Perca, Cuv. 

2. Labrax , Cuv. nec Palla,';, 

3. Lates , Cuv. 

4. Centiopomus , Lacep. 

2. Lucioperca , Cu\r. 

3. Huro , Cuv. 
U. Etelis , Cuv. 

5. Niphon , Cuv. 

6. Eiioplosus , Lacep. 

7. Diploprion , KuliI, 

8. Apogon , Lacep. 

9. Clieilodipterus , Lacep. 

10. Pomatomus, Ris.so, nec Lacep. 

11. Arabassis , Commers. 

12. Priopis, Kuhl. 

13. Aspro , Cuv. 

14. Gramraiste,s, Cuv. nec Bloch. 

15. Anlhias, Nob. {Jjiopon^ Rd/in.) 

16. Serranus , Cuv. 
I. Serranus , Cuv. 



Fiumi temperati, ii. 
Mari temperati. 7. 
M.afr.as.Nilo.F.ind.O. 
M. dell'Ara, merld. i. 

M.ncro,Fium.s.4. 
Lago Huron. 1 . 
Arc.d.SeichelL 1. 
M.delGiappone 1 . 
M.d.N.Olaada. 1, 
M. di Giava. 1. 

Med.All.afr.Pac. 27. 
M. rosso, Iiid. Pac. 3. 

Mediterraneo. 1 . 
Stagni As. m. Oc. 12. 

M. di Giava. 1 . 
P'iun i cur. 2. 
M.Iad.Pac.m. 2. 

M.am.Mcd.M.Iiul. 7. 

Tulli mari. 22. 



Animali vertebrati 16T 

•2. Meroii , Cnv. [nolocentrum , Bodianus , 

Liilj'anus, Epineplicìus, Anlhias, Ce- 

pliaìoplìoUs, Gymnocepliahis , lìl.) Tiitt' i mari. 98. 

3. Plectropoma , Cuv. M. Ind. Pac. am. 14. 



4. Diacope, Cuv. 

5. Mesoprion , Cuv. 

1 7. Acerina , Cuv. 

18. Polyprion , Cuv. 

19. Pentaceros , Cuv. 



M. Indico. 
M. tropicali. 

F. eur. as. s. 

Med. Ali. afr. am. 

M. d.Afr. m. 



20. Centropristis, Nob. {Àìphestes.Bldel) 

1. Centropristis, Cuv. Ali. am. Pac. 



38. 

48. 

3. 
1, 

1. 

TO. 



2. Grystes , Cuv. (Mici'opterus,Lacep.del.}F. d. Am. s. N. 01. a. 



3. Aprion , Cuv. 

4. Rypticus, Cuv. 

5. Apsilus , Cuv. 

21 . Cirrliitcs , Commers. 

22. Chironemus , Cuv. 

23. Poraotis, Nob. 

1. Centrarchus, Cuv. 

2. Bryttus, Cuv. et Val. 

3. Pomotis, Cuv. 

24. Priacanthus, Cuv. 

25. Dulichtliy.s. Nob. (Dules, Cuv.) 

26. Therapon , Nob. 

1. Therapon, Cuv. 

2. Datnia, Cuv. {Coiiis, Buchan, part.) 

3. Pelates , Cuv. 

4. Helotes, Cuv. 

5. Nandus, Cuv. 

27. Trichodon , Cuv. 

28. Sillago , Cuv. 

29. Rliyncliichtliys , Cuv. 

30. Holocentrum , Artedi. 

1. Myripristis , Cuv. 

2. Holocentrum , Cuv. 



Are. d. Seichelle. i. 
M. d. Am. m. 2. 

Atlantico afr. i. 

M. Indico. 6. 
M. d. N. 01. 1 . 
Acq.dolced.Am. 
Fiumi eL. Am. s. 7. 
F. e L. Am. s. 3. 

F. eLaghiAm. 8. 
Atl. am. Pac. 15. 
M.Iiid.Atl.ara.11. 

M. rosso, Ind. io. 
M. Indico. 5. 

M. Ind. Pacifico. 3. 
M. d. N. Olanda, i. 
Fiumi del Bengala, r. 

Kamtschatka. 1 . 
M. Indico. 7. 
M. Indico. 1. 
Tutt'i M.caldi. 

M. Ind. Ali. Pac. it. 
M.Ind.All.am.Pac. 19. 



1G8 Scienze 

3. Beryx , Cuv. 

4. Trachìchlhys , Shaw. 

§§ TRACIIININI. 

31. Tradì inus , L. 

32. Percis , Bloch. 

33. Aphritis , Cuv. 

34. Pinguipes , Cuv. 

35. Percophis , Cuv. 

36. Bovichthus, Cuv. 

37. Uranoscopus , L. 

§§§ POLrKKMINti 

38. PolynemuS,Gron. {Pentanemus,jir ted. 

?39. Aplodactylus , Cuv. 



M. d. N. Olanda. 2: 
M. d. N. Olanda, x. 



Med. Atl. eur. A. 

M rosso,Ind. Pac. la. 

Atlantico, 1. 

M. ti. Brasile. 1. 
M. d. Brasile. 1. 
M.d. Chili. 1. 
Tutt* i mari. 13. 



jM.Ind.Atl.afr. am.i5. 

M. d. Chili. 1. 



FAMIGLIA 2. SPHYRiEIfID.E. 



40. Sphyraena , Lacep. 

41. Paralepis , Risso. 



Tutt'i mari. 11. 
Mediterraneo. 4. 



FAHIIGLIA o. MULI.ID.E. 



42. Mullus , L. 

X. Mullus, Cuv. 
a. Upeneus , Cuv. 



Med. Atl. europeo. 2. 
Tutt'i mari caldi, ^o. 



FAMIGLIA 4. TRIGLIDAE. 

§ THIGLINI. 



43. Trigla, L. 

1. Trigla , Cuv. 

2. Prionotcs , Cuv. 

44. Peristedion , Lacep. 

45. Dactylopterus, Lacep. 

46. Cephalacanlhus , Lacep. 



Tutt'i mari. i5. 

Atl. americano. 4- 
Medit. 1. 

M.Tnd.Med.Atl.am.2. 

Atl. am. m. 1. 



A M.IIALI VF,!;TK!:R.VT1 



169 



§§ coir/y/. 



47 



48, 
49 
50 
51 



52, 
53. 



54. 
55. 
56. 
57. 
58. 
59. 
60. 
61. 



62. 
63. 
64. 
65. 



. Cottus , L. 

1. Cotlus , Cuv- 

1. Chabot , Cuv. 

2. Chaboisseau, Cuv. 

2. Aspidophorus , Cuv. 
Platycephalus , Bl. pait. 
Hopliclitliy.s , Cuv. 
Bembras , Cuv. 
Hemilripterus , Cuv. 



Fium.d. Eur. As.s. 2. 
Atl. Pac. selt. 17 

Atl. Pac.sett. g. 

M. rossojlad. Pac. 21. 
M.d. Giappone. 1 . 
M.d. Giappone. I. 
Ali. ara. s. 1. 



§§§ SCORPJENINl. 

Herailepidotus , Cuv. Atl. Pac. sctt. 1 . 

Scorpaena , L. 

1. Scorpaena , Cuv. 

2. Sebastes , Cuv. 

Pterois , Cuv. 
Taenianotus , Lacep. 
Blepsias , Cuv. 
Agriopus , Cuv. 
Apistus , Cuv. 
Minous , Cuv. 
Pelor , Cuv. 
Synanceia , Bl. 



Tutt' i mari. 19. 

M.deU'Aat. coni. io. 
Mar rosso, lad.Pac. 7. 

,\ 

Pac. selt. 2. 

M.d.Afr. in. Ara. lu. 3. 

M. rosso, Ind. 15. 
M. Indico. 2. 

M. Ind. Pac. 4. 
M. Ind. Pac. 6. 



§§§§ G^STEROSTLIM. 

Monocculris , Cuv. M.d. Giappone. 1. 

HoploStetllUS,CuV. [ad TradUclhym P ) Mcdit. 1 . 

GasterosteUS , L. Acq.d.Eiuisf.art. 16. 

Oreosoraa , Cuv. Atlantico. 1. 



II 



ITO Scienze 

FAMIGLIA 5. SCijErVID^. 

§ SCIAENINI. 

66. Sciaena , L. 

1. Sciaena 4 Cuv. Med.Atl. Fiumi iad.5. 

'2. Otolithus, Cuv. M.Ind.Afr.m.Am. i3. 

3. Ancylodon , Cuv. M. d.Am. m. 2. 

67. Corvina , Cuv. 

I. (ìorvina, Cuv. Tutt'i lu. L.Am.s. 17. 

3. Johnius,Bl. . M.Ind.Atl.afr.am. 16. 

3. Leiostomus, Lacep. Atl. am. ti- 

68. Lariraus , Cuv. Atl. am. in. 2. 

69. JNcLiis , Cuv. Atl. am. ra. 1. 

70. Lepipterus , Cuv. Atl.am.m.nelF.1. 

71. Boritila, Cuv. Atl. am. m. 1, 

72. Conodori , Cuv. Atl. am. m. ^ . 

73. Eleginus , Cuv. Arc.d.Maluiue. 1. 

74. Eques , Bloch. Atl. am. m. 3. 

75. Urabrina , Nob. 

X. Uiubiiiia, Cuv. M.Ind. Med.Atl. 9. 

1. Lonchurus , BI. part. 2. 

3. ^o^oìXik\.\\\xi,'^.(Pogonias,Pogoiiath.Lac.)Pi.l\. am. 2. 

76. Micropogouias,N. {Micropogon,Cuv.) Atl. am. 3. 

77. Iia3mulou , Cuv. Atl. am. 12. 

78. Pristipoma , Cuv. M.Ind.Pac.Ail.afr. 3o. 

79. Diagramma , Cuv. M.Ind.AtI.aru.Pac.20. 

80. Lobotes , Cuv. M.Ind. Atl.Ardnd. 4. 

81. Scolopsides, Cuv. M.Ind.. 19. 

82. Cheilodactylus , Cuv. M. lud. Pac. 5. 

83. Latilus , Cuv. M. lud. 2. 

84. Macquaria, Cuv. F.d.N.Olauda. 1. 

5§ POi\lACENTRINl. 

85. Amphi[)riou , Bl. part. 

1. Amphipiion , Cuv. M.Iud.Arcip.ind. 12. 

3. Piemaas , Guy. M.lud.Aic.iudiaao. 5. 



Animali vertebrati ITI 

86. Pomaor<ntru.s, Cuv. vi\ Lacep. 

I. Pomacentrus , Cuv. M.Ind.P.Atl.am.m. 17. 

■2. Dascyllus , Cuv. M.Ind.M. rosso. !ì. 

3. Glyphisodon , Lacep. M.Ind.Atl.Pac. 5o. 

4. Etroplus , Cuv. M. Indico. 3. 

5. Heliases , Cuv. Atl.am.Arc. indiati. 6. 

FAMIGLIA G. SPARID/E. 

§ SPy4RINI. 

87. SargUS , Klein. M. afr. e am.Med. 14. 

88. Charax, Ri.sso. Mediterraneo. 1. 

89. ^^a\m^N.[Au>'ataJUss.Chrysophrys,C.) Mecì.Atl.PaC. 22. 

90. Pagrus , Cuv. M.Ind.Med.Atl.P. xi. 
9i. Pagellus, Cuv. Mecl.Allant. 11. 

§§ DENTICINI. 

92. Dentex , Cuv. M.Iud.Med.Atl.P. ay. 

93. Pentapus , Cuv. M. Ind. Pac. 8. 

§§§ LETÌIRININI. 

94. Lcthrinus , Cuv. M.Iud.Pac.Ail.afr.44. 

§§§§ C^NTIIARINI. 

95. Cantliarus , Cuv. ^^- ln<l- Med. Ail. n. 

§§§§;^ OBLADINI. 

90. Box , Cuv. {Boops , Riss) M.Ind.Med.All.afr. 4- 
I. Box, Nob. 
1. Sarpa, ]Nob. 

97. Obla(la,Cuv. Med.M.d.N.01.2. 

98. Scalharu.s , Cuv. Mod. oricnlalc. 1 . 

99. Cieniden.s , Cuv. Mar rosso. \, 



1^2 S e I E N 



Z E 



FAMIGLIA 7. M/ElVIDi*:. 

§ MAENINI. 

100. Msena , Ciiv. Mediterraneo. 4. 

101. Sraaris , Cuv. {Gerres, Antiqii.) M.Ind. Med. Atl. io. 

§§ CAESIONINI. 

102. Coesio, Commers. M. Incì. Pac. 9. 

103. Gerres, Cuv. nec Antlffu. Mlnd.Pac.Ail.ani.i8. 

104. Aphareus , Cuv. M. Indico. 2. 

FAMIGLIA 8. CnETODONTID/E. 

§ CHAETODONTINI. 

105. Chaetodon , L. 

1. QAv^XoàQXi ,Q^\xy .\)iuc Selene, Lacep. del.) Tiitt'i mari loiTÌdi.6i. 

2. Chelmon , Cuv. M. Indico. 2. 

106. Heniochus , Cuv. 

1. Heniochus , Cuv. M. Indico. 5. 

2. Zanclus , Commers. M. Indico. 2. 

1 07. Epbippus , Cuv. 

1. Ephippus , Cuv. M. ara. Ind. 4- 

2. DrepanichthySjN. (Z'/'e/7fl7z/5,(7.wecOrn.) M. Indico. 2. 

3. Scalophagus , Cuv. M. Indico. 5. 

108. Taurichthys , Cuv. M. Indico. 2. 

109. Holacanthus , Lacep. 

1. Holacantlius , Cuv. M. am. Ind. 23. 

2. Pomacantlius, Cuv. nec Lacep. M.d. America. 6. 

110. Platax , Cuv. M. Ind. Pac. 14. 

111. Psettus,Commc^s.(^c«7^^7^o/)or/«.s•.'' 

et Monodacfjlus? Lacep. del.) M. Indico. 3. 

§§ PiniELEPTEniNI. 

1 12. V\mù\e^iexx\s^'L^c.(Xjsterus^Dor- 

simrius? Kjphosus, Lncep.d.) Atl. Pacifico. 10. 
1 13. Diptcrodon, Cuv. ncc Lacep. M.d.C. B.Spcr. 1. 



Animali veutebrati ^1^3 

§§§ lìHAMlNI. 

\\h. Scorpis , Cuv. M.tì.N.OlandaJ. 

1t5. Brama, Bl. M. Incì. Med. 3. 

H6. Pcmplieris, Cnv. Pacifico. 8. 

il 7. Toxotes , Cuv. Arcip.incliano. 1. 

FAMIGLIA 9. SCOMBRID'E. 

§ SCOMBRINI. 

118. ScomLer , L. Tutt'i mari. 12. 

119. Thynnus, Nob. Tutt'i mari. 

1. Auxis, Ciiv. Tutt'i mari. 3. 

2. Thynniis, Cuv. {Orcjrìus, Cui>. del.) Tutt'i maii. ii. 

3. 'PA\a,miXA,'^oh.(Pelamis,Cin>.necDaud.) T.i M.caldi e temp. 5. 

4. Cybium , Cuv. ]\I.Ind.Pac.Atl.am.i6. 

120. Tliyrsitcs , Cuv. M. afr. am. m. 3. 

121. Gerapylus, Cnv. M.Ind.Atl.Pac.4- 

§§ TiìicinvntNi. 

122. Lepidopus , Gonan. Med.Atl.merid. 1. 

123. Trichiurus, L. (Lcptunis^ Arted. 

Gjmnogaster^ GrOìlOV.) M.Ind.Atl. afr. am. 3. 

§§§ XIPIIIADINI. 

124. Xiphias, Cuv. Med.Atl.eur. afr. i. 

125. Histiophorus , Lacep. 

I. Tetrapturus, Lacep. M. Ind. Med. 2. 

2? Makaira, Lacep. Atlantico. 1. 

3. Histiophorus, Lacep. [Notistium,Herm.) M.Ind.All.afr.am. 5. 

§§§§ CENTRONOTJNl. 

126. Naucrates,Rafin. (Ce«<roHofwj,i?mo.) T.I M.caldi e temp.4. 

127. Elacates , Cuv. M.Ind.All.am. 5. 

128. Ccntvonotus, Lacep, part. 

I. Lichia , Cuv. Med. Ali. afr. 4- 



174 Scienze 

1. Chonnemi\s,Cav.{Scomberoides,Lacep.)Ai\.Pac.fi-a i Trop.i6. 
3. Tracliinolus, Ciiv. [Trachinotus , Acanthi- 

nion, Ccesiomorus, Lncep.J M.Ind.Atl.m.Pac. 25. 

4- Apolecliis, Cuv. M. Indico. i. 

129. Mastaccm])clus, Gtonov . [Rhyn- 
chohdella^ Bl.Macrognathus^L.) 

1. Rhynchobdella , Cuv. Arq.dolc.d.As.m. t. 

2. Mastacembeliis, Cuv. Acq.d.d.As.m. Oc. 8. 

130. Notacanthus,Guv.(Canj;7/ZcJo/i,i?aZ>r.)Atlant.sett. 1- 

§§§§§ CylRANClNI. 

131. Coranx, Lacop. 

I. Caranx,Cuv. Tnlt'i mari. i6. 

1. Carangns, Cuv. M. Ind. Ali Pac. -20. 

3. Gilula, Cuv. Med. Atl. Pac. 4, 

§§^§§§ VOM BRINI. 

132. Seriola , Cuv. Tutt' i mari. 7. 

133. Nomeus , Cuv. Ali. americano. 1. 

134. Tomnodo?! , Cuv. A ti. Pacifico. 2. 

135. OlisUis, Cuv. M. Indico. 1. 

136. Scyris , Cuv. M.d.Egitto. 2. 

137. Blepharis, Cuv. {Zens^Lac.pnrt.) Ali. americano. 4. 

138. AleCtriSjRalin. [Gallus,Lacep.necOrn.)M.\n(.\.A\\. am. 4. 

139. Argyieiosus , Lacep. Ali. am. G. 

140. Vonicr, Cuv. Ali. am. 10. 

§§§§§§§ ZEINl. 

141. Zeus, L. Med. Atl. eur. 2. 

142. Cajjros , Lacep. Mediterraneo. 1. 

143. Lainpris,Retz.(C/i/^'j'Ofó«^j',Zrtc.)Med. Atl.eur. 1. 

144. Efpiula , Cuv. M. ludico. 15. 

145. Mene, Lacep. M. Indico. 1- 

§§§§§§§§ C0P.YP1IAF.NINI. 

14G. Stromateus, L. {Fiotola ., lì isso 

Chr/sostroma , Lacep. del.) Med. Atl. Pac. 12;. 



Animali vertebrati 175 

1 'i7. Pepiilus , Cuv. All.americ. 5. 

148. Luvarus, Rafin. (ausonia? liiss. 

Proctoste^ns\ Nardo.) Med.AlIautico. 1. 

149. Seseiiiius , Cuv. Mcditcnauco. 1. 

150. Kurtus , Bloch. M. ludico. 'ò. 

151. Corypiiaeua ^ L. 

1. Coryphaeaa , Cuv. Med. Ali. Pacifico, io. 

a. Caranxomorus , Lacep. Med. Ali. Pacifico. 5. 

3. Cealrolophus,Lacep./jwciVoi'ac«/a,i?/.jj.]Med.All. europeo. 4- 

152. Astrodermus, Bonell. (^'«"«>-^'*^o) Mediteiraiieo. 1. 

153. Pteraclis , Grouov. {Pteridium ., 

Scopali. Oligopodus., Lacep.) A ti. americano. 1 . 

FAMIGLIA 10. CEPOLIDAE. 

154. GymnetrUS,BL {Trachjptems, Bonell- 

Gjmnogaster, Brunn. Bogmarus, Auct. 
Argjrctius, Scarcina, Rafin. Epidennus, 
Ram.Regalecui, Nardo.) M.Ilul.Mcd.ALl.9. 

155. Stylephorus , Shaw. M. d. Messico. 1. 

156. Cepola, L. Med. Atl.Pac. 3. 

157. Lophotes, Gionia. Mediterraneo. 1. 

FAMIGLIA 11. TEUTHIDID.E. 

158. Siganus, Forsk. [Euro, Comm. Centro- 

gaster, Houtt. Amphacanthus, Bl.) M. Indico. ~0. 

159. Teuthis, L.[Acanthurus,Lacep.Harpu. 

rus.Forst.Aspisurus, Lacep. del.) All.Pac.fra iTrop. 25. 

1. Teuthis, Kob. 

2. Acaulhurus, Nob. 
5. Scopas, Nob. 

4- Cteaodon, Nob. 

160. Prionurus , Lacep. Atl. Pac. fra iTrop. x 

161. Naseus,Commcrs.(il/owoce/-oi-,-5/.)Atl.Pac.fra iTrop.n. 

162. Axinurus, Cuv. M.d.N. Guinea 1. 

1 63. PrÌodontÌclllys,Nob. {Pnodon,Cuv.) M. d. li. d. Timor. I . 



* '" Scie n z e 

FAMIGLIA 12. OPniOCEPUALIDAE. 

§ ANADATINI. 

<C4. Anabas, Cuv. Acq..i.cl. As.m. Oc. t. 

-165. Helostoma, Kiihl et V. Hass. Acei.d.d.As.iu.Oc. i. 
\^Q. Polyacantlius , Kulil et V. Hass. 

I. Polyacantlius, Cuv. Acq. d. d. As.m.Oc. 3. 

a. Colisa, Cuv. Gange. 9. 

3. Macropodus , Lacep. Fiumi della Cina. -2. 

1 G7. Osphromenus , Comm. 

1. Osphromenus, Cuv. Acq.dolc. d. As.Oc. 3. 

2. Trichopus, Lacep. {Trichogaster,Bl.) Acq. dolc.d. Oceanici. 

168. Spirobranchus , Cuv. Rivi e!. Afr. ni. 1. 

§§ OPirrOCEPHALlNI. 

169. Ophiocephalus , Bl. Acq.d.d. As.m.Oc. ao, 

FAMIGLIA 13. MUGILIDiE. 

§ MVGIUNI. 

170. Mugil, L. Tutt'iM.Fium.30. 

§§ TETRAGONURtNI. 

ITI. Tetragonuriis , Riss. Mediterraneo 1. 

§§§ ATIIERININI. 

172. Atlierina , L. Tutt'iM.L.d'Iial. 20. 

173. Aphia , Riss. Mediterraneo. 1. 

FAMIGLIA 14. GOniD^. 

§ DIENNINI. 

174. Blennius, L. Tutt'iM.Fium.25. 

1. Blennius, Arted. 

2. Pholis, Arted. 

3. Tripterygion , Riss. Mcdllenaueo. i. 



Animali vertebrati 177 

175. Myxofìes , Cuv. M. Indico. 5. 

17T). SaLirias , Cuv. M. ludico. 9. 

177. Clinus, Cuv. xMed. Ali. 16. 

1 78. Cirrhibarbus , Cuv. M. Indico. 1 . 

179. Muraenoides, ljacACciUro/wius,Schn.)M\iìniìco. 3. 
ISO. Opistogiìalhus , Cuv. M. Indico. I.' 

181. Zoaices, Cuv. Med.Atl.am. 5. 

182. Anairhicas , L. All.eur.selt. 3. 

§§ GoniNi. 

183. Gobius, L. 

1. Gobins , Lacep. " Tutt'i M. Fium. 5o. 

2. Gobioides , Lacep. M. caldi extra eiir. 6. 

184. Tasnioidcs , Lacop. M. Indico. 1. 

185. Periophllialmus , Schn. Arc.d.Molucche.5. 

186. Eleotris, Gron. (^''-ot/ii/M^.O^i'. rZe/.jMed. St.am.afr.as. io. 

§§§ CALLlOXY'MlNr. 

187. Callionymus, Cuv. Med.Atl.am. 18 

188. Triclionolus, Schn. M. Indico. 4 
•189. Comephorus , Lacep. Lago Baikal. 1 

190. Plaiypterus , Kiihl. Arcip. indiano. 2 

191. Q,ViìXW's,^^Ì(A\<ì\:[Labrax, Pali ai, lice C) M. d. Kamtchatka. 7 

FAMIGLIA 15. LOPIIiDAir. 

192. Lophius, L. Mcd. Atlantico. '/. 

193. Aiitcnnarius, Cumni. {Chirone- 

Ctes^ Cuv.ncc Auct.) M. cald.extr. eur. i6. 

194. Malthe, Cuv. iM.caldi cxtr.cur.8. 

195. Batrachus, Bl. A ti. Pacifico. 12. 

FAMIGLIA 10. I,AP>aiDJi:. 

§ L.inniM. 

J96. Labms, L. 
G.A.T.LIII. 12 



178 Scienze 

1. Labrus, Nob. {Hiatula, BLdel?) 

1. Labrus, Cuv. Tutt'i mari. 4o- 

2. Crenilabrus, Cuv. Med. tutt'i M.cald.go. 

2. Cheilinus, Lacep. M. Indico. 12. 
5. Lachuolaimus , Cuv. Ali. americano. 4' 

197. Julis, Nob. ( Com et Hologjmno~ 

sus, Lacep. del?) 

ì. Julis, Cuv. Med. tutt'i M. cald. 4o. 

2. Anampses, Cuv. M. Indico. 2. 

198. Coricus, Cuv. Mediterraneo. 3. 

199. Epibolus , Cuv. M. ladico. 1. 

200. Clepticus , Cuv. M. d. Antille. 1. 

201. Kìops,Commers.iGomphosus,Lacep.)M. Ind. Pac. 5. 

202. Xirichthys, Cuv. Med.M. caldi. 12, 

§§ CNROMIDINI. 

203. Malacanthus , Cuv. M.Ind.M.d.Ant.3. 

204. Chrorais Cuv. M. Ind. Med. Nilo. io. 

205. Cychla, Bl. pari. M. d. Am. Indico. i6. 

206. Plcsiops, Cuv. M.Indico, 4, 

§§§ SCARINI. 

207. Scarus , Cuv. Arcgreco.M.cald. 29. 
ivlOS. Calliodon , Cuv, M. Indico. 7. 

209. Odax, Cuv. M. Indico. 4. 

FAMIGLIA 17. FISTULARIDAE. 

§ FISTULARINI. 

210. Fistularia, L. M. caldi. 5. 

211. Aulostoraus , Lacep. M. Indico. 1 . 

§§ CENTRtSCINI. 

212. Centriscus,L.(ij/rtcrorArtw/jAoiw,y,rfe/.)Mediterraneo. 1. 

213. Araphisile, Klein. M. Indico. 8, 



Animali vertebrati 179 

ORDINE 2. MALACOPTERYGII 

OÙim 1 . OC'bdomUiCCieó {GasteropterygH.) 



FAMIGLIA 18. CYPRIIXIDAE. 



...J 



214. 
I. 
1. 
3. 
4. 
5. 
6. 

7- 
8. 

9- 

TO 

215. 
210. 

217. 



218. 
219. 
220. 
221. 
222. 



§ CrPRìNlNt. 

Cyprinus , L. 
Cyprinus , Cuv. 
Barbiis, Cuv. 
Gobio, Cuv. 
Tinca, Cuv. 
Cirrhinus, Cuv. 
Abramis , Cuv. 
Labeo , Cuv. 
Catostomus, Lesueur. 
Leuciscus , Kleìu. 
. Cbela , Buchanan. 
Gonorhynchus , Gronov. 
GobltlS, L. (MisgurnuSy Lacep. dei.) 

§§ ANABLEPTINl. 

AnaLleps , Bl. 

§§§ PAECILINI. 

Paecilia, Sclin. 
Le])ias , Cuv. 
Fuiidulus , Laccp. 
Moline.sia, Lesucnr. 
Cyprinodoa , Laccp. 



Acque dolci. 
Eur.As.Af.Am.Oc. i3. 
Eur.As. Afr. Ani. i^. 
Europa, Asia. 6. 

Eur.As. Africa. 4- 
Asia meridionale. 4- 
Europa, Asia. io. 

Afr.Am.As. Oceanie. 7. 
America selt. 20. 

Eu.As.Af.Am.0c.i3o. 
As.meridionale. 3. 
Africa m. 1, 

Acq. d.d. Eur.As. 16. 

Fium.d.Am.m. 1. 



Acq.dolc.d.Ara.6. 
Med. M. d. Afr. Am. 6. 
America. 5. 

America. 3. 

L. d. Eur.or. Am. s. f\. 



FAMIGLIA 19. ESOCID^. 

§ ESOCINI. 

223. Esox , L. 

224. Galaxias, Cuv. 



Acq.d.d.Eur Am. s. 4- 

America. 2. 



ISO Scienze 

225. Aleporcplialu'ì , Risso. Mctlltcrraneo. 1, 

226. Microstoma, Cnv. Mocliterraueo. '1. 

227. Stomias, Cuv. Mediterraneo. ^. 

228. Chauliodus , Schii. Mediterraneo. 1. 

229. Salanx , Cuv. Atlantico. -J. 

230. Belone, Cuv. { RaphLiinma, Hafln.) Ti\ti"i mari. 1.'). 

231. Sayris, Rafiu. {Scombrcso.i, Lacep.) Mediterraneo. 3. 

232. Hcmiramphus , Cuv. Tutt'i m.cald. 1 '^. 

§§ EXOCETINf. 

233. Exocetus , L. M.caldiclcinp.!2. 

§§§ MonnirRiNi. 

234. Murmyrus , L. Fiumi d. Air. 1G. 

FAMIGLIA 20. SILURID.^. 
§ SILURJNI. 

235. Silurus , L. Tutt'i F. caldi 

1. Silurus, Artedi. Fiumi calci. Daiuih. 9. 

2. Schilbe, Cnv. Nilo F. d. Am. 5. 

236. Mystus, Artedi, p. (Z?07'tì'j^,Zr/c.) F.d. America. 7. 

237. Pimelodu.s , Lacep. 

1. Bagrus , Cuv. Nilo, Gange, F. am. "J/J. 

2. Sarubiin, Spix. Fiumi d. Am. m. r. 
5, Hypophthalmus, Spix. Fiumi d. Am. m. ?.. 

4. Pimelodus , Cuv. Fium.d.Am.Afr.As.4o. 

5. Synodonlis , Cuv. Nilo, Senegal. 3. 

6. Ageneiosus , Lacep. Gange,Nilo,Seneg. 3. 

238. Heterobranchus , GeoflTr. 

1. Macropteronotus, Lacep. (C/rt/vV7.9,GroH. )Fiumi d. As. Afr. 5 ^ 

2. Heterobranchus, Cuv. ' Fiumi d. As. Air. 2. 

239. Plotosus , Lacep. A.'^ia m. Occaii. 2. 

1. Platystacus, HI. part. Asia m. Oceanica, 2. 

2. Plotosus, Huchan. Asia m. (ìceanira. 2. 



Animali vertebrati ,181 

240. Calliclifliys, L. [Cainphrnctns^Lac) Flnni.d.Asla m.2. 

241. Malapterurus, Laccp. Nilo. Senegal. 1. 

§§ LORlCARlNr. 

242. Aspreclo, L. [Pintjstacus, B. pai-t.) Flum.tl.Americ. 5. 

243. Loricaria , L. 

I. Hypostomtis, Larep. Fiumi d. Am. m. o.. 

•?.. Lorìcana,hi\c.{Rinelej)is,Jcanthicits,Si}.) Fiumi d. Am. m. 4- 

FAMIGLIA 21. SALMONIDAE. 

§ S.iLMONlNI. 

244. Salmo , L. T.iF.Rivi.All.50. 

245. Osmems, Avted. Atl.F. d.Em-.occ. i. 

246. Mallotus , Cuv. Atl. settcntr. '1. 

247. Thyraallus , Ciiv. Atl.s.eur. am. 3. 

248. Coi'C"'OnuS,C. {Tr!;>Lcronolus,Lac.deì.)Kc({A.à.^\M\h.m.s i5. 

240. Argentina , L. Mctlitcrraiioo. 1 . 

250. Curiniatus,Cuv.{P«c/i,^HOfZ«5,5yy(.r.) F.tl.Amrr.m. 10. 

251. Anostomus, Cuv. F.d.AuK-iica m. 1 . 

252. Gasteropelecns , Bl. F.d.Asia ni. 1. 

253. Characinus, Art. p. {Piabucus^Cuv.) Am. m. 10. 

254. Senasalmo , Lacep. Am. m. 5. 

255. Tetjagonoptems , Arted. Oceanica. Am. 3. 

256. Clialceos , Cuv. Am. m. 3. 

257. iMyletes, Cuv. F.d.Am.Nilo 

§§ AULOPODINI. 



(>. 



258. Hydroryon, Cnv. {Cjnodon, Xi- 

phostoma^ Spix.) F.tVa i Trop. 0. 

259. Citlsarinus , Cuv. Nilo. 3. 

260. Sauvus,Ci\v.{Harpor/onJ.cs.deL) iM.In.Med.L.Mcss ^o. 

261. Scopolns, Cuv. (^er/;e, /?m.) Mcd. Ali. 3. 

262. Anlopus , Cnv. Ricdilcnv.nco. 1. 

263. Stcrnoj)lyx , llciin. Ali. fra i rivp. 2. 



182 SciErTzE 

FAMIGLIA 22. CLUPEIDVE. 

§ CLUPEINI. 

264. Clupea , L. 

1. C\u^eai,Cuv.{Clup. etClupanodon,Auct.)W..lnAMeA.M\.V. 12. 

2. Aiosa, Cuv. M.Ind.Med.Atl.F. io. 

3. Chatoessiis , Cuv. M. Ind. Atl.am. 8. 
4? Pomolobus, Rafin. F.Ohio. 2. 
5?Doro3oma, Rafin. F. Ohio. x. 
6? Nolemlgomis, Rafin. F.Ohio. 1. 

265. Odontognathus, Lacep. {Gnatho- 

bolus^ Schii,) 



266. 


Pri.stigastcr , Cuv. 


AtL Pacifico. 


4. 


267. 


Notopterus , Lacep. 


Stagni d.As.m. 


L 


268. 


Engraulis , Cuv. 






I. 


Engraulis , Cuv. 


M.Iad.Mpd.Atl.am 


.12. 


1. 


Thryssa, Cuv. 


M. Indico. 


4- 


3? Alpisiuaris , Risso. 


Mediterraneo. 




269. 


Mcgalops , Lacep. 


Am. As. in. 


2. 


270. 


Elops , L. 


M. Ind. Atl. Pac. 


^■ 


271. 


Butirinus , Comraers. 


M. Ind. Atl. Pac. 


5. 


272. 


Chiroccutrus , Cuv. 


M. Indico. 


1. 


275. 


Hyodon , Lesueur. 

§§ AMINI. 


Ac(].d.d.x\m.s. 


2. 



274. ErytlirÌchthyS,Nob.(J?r)'f/tn>i«i,G7\) Acq.d.d.paesi cald. 6. 

275. Amia, L. Fiumi d.Ani.s. 4. 

276. Sudis , Cuv. F.d.Am.m.Nilo.Sen.3. 
277.0steoglossura,Vand.(/jc/ic>/Joxoma,iS/».)F.d.Bra.siIe. I . 

278. Lepisosten.s , Lacep. Acq.d.d.Am.ra.7. 

279. Polypterus , Geoflr. Nilo.SenegaL 2. 



Animali vertebrati 



183 



UÙml n, óub^zaccmccni. iStemopteijgU.) 



FAMIGLIA 23. GADIDAE. 





§ 


GADINl. 






280. 


Gadus , L. 








I. 


Morrhua , Cuv. 




Atlantico. Med. 


12. 


2 


Merlangus , Cuv. 




Atl. Mediterraneo 


• 4. 


3. 


Merluccius, Cuv. 




Atl. Med. Pacifico. 


3. 


281. 


Lota, Cuv. {Lotta^ 


jRisso.) 


Atl.Med.Fium 


5. 


282. 


Motella, Cuv. {Otios, Hisso.) 


Atl. Med.Pac. 


5. 


283. 


Brosmius , Cuv. 




Atl.settentrion 


2. 


284. 


Brotula , Cuv. 




M.d.Antille. 


1. 


285. 


Mora , Risso. 




Mediterraneo. 


1. 


286. 


Pliycis , Artedi. 




Med.Atl.am.s. 


'I. 


287. 


Raniceps , Cuv. 




Atlantico. 


2. 




§§ MACROURINI. 






288. 


MacrourUS, Bl. [Lepidoleprus, Risso 


•jMed.Atl.Pac. 


3. 



FAMIGLIA 24. PLECRONECTIDAE. 



289. Pleuronectes , L. 

1. Platessa , Cuv. 

2. Hippoglossus, Cuv. 

290. Rhombus, Cuv. {Bothus,Rafin.) 
i. Rhombus , Nob. 

1. Bothus, Nob. 

291. Solca, Nob. 

1. Solca, Cuv. 

2. Monochir, Cuv. 

3. Achirus , Lacep. 
4- Plagubia , Brown. 



Atl.eur.araepcano. i o. 
M.Ind.Med.All. io. 
M.Ind. Med.AlI. Jo. 
M.Ind.Med.All. 
Mediterraneo. Ali. 

M.Ind.Med.All. 20. 

M.Ind.Med.Atl. 7. 

M. ani. Ind. 4- 

M. am. lud. 6. 



■$^4 Scienze 

FAMIGLIA 25. CYCLOPTEUIDE. 

292. Lcpatìogaster , Gouau. 

1. Lepadogaster , Liicep. Mcd. Alla ii lieo. 6i. 

•X. Gobiesox , Laccp. Medit. Ali. 4- 

293. Gycloptcrus , L. 

1. Cyclopterus , Ciiv. [Luntpus, Ari.) Ali. eur. am. 8. 

2. Liparis, Arted. Ali. eur. a m. 4- 

FAMIGLIA 20. ECÌIE3JEIDID/E. 

29-4. Echeaeis, L. Mcd.AlI.Pac. 4. 

iJUmi Ó. CXpO?C(5. {Peropterra,ii.) 
FAMIGLIA 27. OrUIDIDAE 

295. Ophidium , L. Mcd. Ali. Pac. 5. 

296. Fierasfcr , Cuv. Mediterraneo. 2. 
29T. Aramodytes , L. Med. Atlantico. 3. 
298. Leptoceplialus, Pennanl. M.cald.Med.Atl.O. 

FAMIGLIA 28. MUllEIVIDAE. 

§ ariìiNoriNi. 

?299. Ercmophilus , Humboldt. Fium.d.Am. m.l. 

300. Gymuaiclm.s , Guv. Nilo. 1 - 

301. Gymnolus , L. 

1. Gymnotus, Lacep. Fiuini d.x\m. ni. 2. 

2. Carapus , Cuv. Fiumi d. Airi. ni. 5. 

3. Apteronotus, Lacep. {S(cr/iai-cr'ius,Schn.) Fiiiiui d.Ani. m, '!■ 

§ MUnJENlNI. 

302. Saccopharynx, Mitcliill. {Ophio- 

gnathus\, Hanvood.) Allanl.am.sclt. 2, 



Animali vertebrati 185 

303. Muraena, Tliunbcrg. [Gjmnoihorax, 

Bl. Murcenophis, Gymnomurcena, Lac.)ì.\Xt\, 1 mari. 20. 

304. Anguilla, Thunberg. {Murena, Bl.) 

1. Anguilla, Guy. {Murcena,Lacep.p.} F.Riv.Med.All.Pac. 6. 

2. Conger, Cuv. [Murcena, Lacep p.) Tult' i mari. io. 

3. Ophisurus , Lacep. Tutt' i mari. 12. 

§§§ APTERICIITHINI, 

305. Sphagebranchus, Bl. M.Indico. Med. 6. 

306. Apterichtbys, Dum. {CcBcilia,Lac.) Mediterraneo. 2. 
307i Monopterus , Comraers. M.d.Giava. 1. 

308. Synbrancbus, Bl. {Unibrancha- 

perturus^ Lacep.) M. Indico. 5. 

309. Alabes , Cuv. M. Indico. 1 . 



j^^nt 2, %$fkAx^mku {Syngnathi.) 



ORDINE 5. OSTEODERMI 



FAMIGLIA 29. SYNGNATHIDAE. 



§ SVNGNATHINI. 

310. Syngnatbus, L. 

1. Typhle, Rafin. 

2. £ipliostoma, Rafin. 

3. Syngnalhus, Rafin. 

4. Nerophis, Raf. [Scjphius , Risso.) 

311. Hippocampus , Cuv* 

312. Solonostomus , Lacep. 



§§ PEGASINI. 



313. Pegasus , L, 



Tutt' i mari. 25, 

Tutt' i mari. 
Tutt' i mari. 
Tutt' i mari. 
Tuli' i mari. 
T.i M.cald.e terap.12. 
M. Indico. 1 . 



M. Indico. 



12^ 



186 Scienze 



ORDINE 4. GYMNODOÌVTES 
FAMIGLIA 30. TETIlAODO]\TIDAE. 

314. Diodon , L. Tutt'i M.caldi. 20. 

315. Tetraodon, L. (Orbis,Ooi>idus,Lac.) TaiCiM.caìàì.'ÒO. 

316. Orthagoriscus, Schxì.{Cepfialus,Sh. 

Mola, Riss. Orthragus, Raf.) Med.Atl.Pac. cald. 7. 

31 T; Triodon, Cuv. M. Indico. 1. 

ORDINE 5. SCLERODERMI 

FAMIGLIA 31. BALISTIDAE. 

318. Balistes, L. 

1. Balistes, Cuv. M. cald. Med. 36. 

2. Balistopus, Tilesius. M.cald.exlra-eur. i. 

3. Monacanthus, Cuv. M.cald.extra-eur. 20. 

4. Aluterus, Cuv. M.cald.exlra-eur. 10. 

319. Triacantlms, Cuv. M. Indico. 1. 

320. Ostracion, L. M.tropic.Med.25. 



Animali vertebrati 18T 

SOTTOGLASSE 2. CARTILAGINEI. {ChondropterygU.) 
i^^mnt t» @febmJSi|IWJel {Branchiatl.) 
ORDINE 6» ELEUTHER0P03II 

FAMIGLIA 32. ACIPE?fSERID/E. 

321. Acipenser, L. Med.All.F.eur.am. 12. 

322. Polyodon, L.(5)D«^^^/rt/7rt,67^aTV.)Mississipi. 1. 

ORDINE 7. ACANTHORRHINI 
FAMIGLIA 33. CniMiERIDE. 

323. Chimojra , L. Med..\tI.artìco. I. 

324. Callorliynchus , Gronov. Pac. antartico. 1. 



^^Ì%^nt 2, ^tmXUUfnU {Spìraculati.) 

ORDINE 8. PLAGIOSTOMI 

FAMIGLIA 34. SQUALIDAE. 

325. Scylliuru, Cuv. {Scylliorhinus,Blaìiw.) 

1. Scyllium, ]Nob. M. Iiid. Med. Atl. i5. 

2. Prisliurus , Nob. T Meditenaueo. »• 
32G. Squalus , Nob. [Carcharias , Risso. ) 

1. Carcharias , Cuv. M. cald. e temp. 20. 

2. Alopias, Rafiu. Mediterraneo. i. 
5 Rhincodon , Smith. Atlantico afr. i. 

4. Somniosus, Lesuenr. Atl. d. Ara. seti. i. 

5. \-'Ami\a,C\i\.{Lmiia,Riss.huclsunts?Raf.)MfiA. Atlantico. 3. 
ù. Galeiis , Cuv. Med. Atl. Pacifico. 4- 



^gS SciEItZE 

327. Mustelus , Cuv. Med.Atlantico. 3. 

328. Notidanus, Cuv. M. Ind. Med. Atl. 4. 

I. Hexanchus , Rafin. Mediterraneo. 

1. Heptranchias , Rafin. Mediterraneo. 

329. Selache , Cuv. Atl.sett.araer. 2. 

330. Cestracion, Cuv. M.d.N.Oland. 1. 

331. Spinax, Cuv. {Jcanthias,Risso.) Med. Atlantico. 5. 

332. Centnna,Ci\v.{Oxjnotus,Rafin.)Meà.At\anlico. 3. 

333. Scymnus.Cuv. fDalatias, Raf. part.) Tutt'i Mari. 7. 

334. Sphyrna,Raf.{Zj^^n«,CMi'.«ecFaèr.) M.Ind.Med.Atl.4. 

335. Squatiiia,Dumer. {Rhina^Rafin.) Med.Atlantico. 6. 

FAMIGLIA 35. RAJIDiE. 

33G. Pristis, Latli. (Pristobatus, Blaim.) T.iM.cald.Med.7. 

337. Rhinobatus , Schn. 

1. Rhinobatus , Scliru M.Tnd.Med.Atl.P. 11. 

2. Rhina, Schn. M. Ind. Pac. 4. 

338. Torpedo , Duraer. lNarcobatus,Bl) T.iM.cald.etemp.n. 

339. Raja , Cuv. Tutt'i Mari. 25. 

1. Leiobatus , Blainv. 

2. Dasybatus /Blainv. 

340. Trygon, Adams. {Trjgonobatus, 

Blaiìw. Dasjatis, Rafin.) T. 1 M.cald.Med. 20. 

341 . Anacanthus, Ehrenb. M. rosso. Ind. 3. 

342. Myliobatis , Duraer. {Mtohatus, Bl.) 

1. Myliobatis, Cuv. T.iM.cald.Mcd.Atl.ir. 

2. Rhinoptera , Kuhl. M.Ind.Atl.am. 4- 

343. Ceplialoptera, Duraer. {Diceroha- 

tusj BL Aoclon^ Lacep. del.) M.Ind.Med.Ailam. 3. 



Animali vertebrati 489 

ORDIINE 9. CYCLOSTOMI 

FAMIGLIA 36. PETROMYZONID^. 

§ GASTROBRAN CHINI. 

344. Gastrobranclius , Bl. Atlant.sett. 2. 

§§ PETROMYZONINI. 

345. Petromyzoa , L. Med.Atl.F.d.ant.C. 6. 

346. Myxine , L. {Heptatremus, Dumer.) M. Indico. 1 . 

347. Aramocoetus (^) , Dumer. Rivi europei. 2. 

Numero totale delle specie. 3586. 
(*) Costituisce il passaggio immediato verso gì' InveiteLrati. 



490 

AGGIUNTE E CORREZIONI 

- '^•' • RELATIVE 

AGLI ANIMALI VERTEBRATI A SANGUE CALDO- 



Prospetto della Classe I. Mammalia. 

Nella Sottoclasse 1. quadrupedia credo oppor- 
tuno suddividere là Famiglia 3. Lemuridce in 
due Sottofamiglie , che saranno 

§ LEMURiNA. Arti liberi : mascellari tuberco- 
lati o cristati. Omnivorl. 

§§ GALEOPiTHECiNA. Arti di ciascuu lato riu- 
niti per mezzo d'una membrana pelosa : quattro ma- 
scellari a più punte aguzze. Insettivori. 
Il solo genere Galeopithecus. 

L'Ordine 2. chiroptera dovrà suddividersi 
in due Famiglie elevando a questo rango il gruppo 
detto Pteropina. Esso si chiamerà Pteropodidce -. 
la Famiglia p^espertilionida^ poi comprenderà sotto 
di se le altre quattro Sottofamiglie. I caratteri 
eh' erano stati riferiti sotto la Famiglia Vesper- 
tiliones vanno riuniti a quelli dell'Ordine : quelli 
delle nuove Famiglie saranno espressi come segue: 
FAMIGLIA 4. PTEROPODID/E. Mascellari ottusamen- 
te tubercolati o lisci. Capo couico, allungato : canini 
robusti ; incisivi piccoli , stretti fra i canini , inutili. 
Frugivori. Gregarie. 

FAMIGLIA 5. VESPERTiLiONlDyE. Mascellari a più 
punte aguzze. Insettivori. 

s 

La Famiglia 5. Insectivora deverà elevarsi al 
rango d'Ordine, meritando d'essere separata dai 



Animali vertebrati 191 

Carnivori molto più che il giuppo Pinnipedia. 
Applicherò al nuovo Ordine il nome di bestiae, 
che si trova , benché con altri limiti , nelle pri- 
me edizioni delle opere di Linneo. Le suddivi- 
sioni poi verranno elevate al rango di Famiglie 
sotto i nomi 6. Talpidos. 7. Soricidce. 8. Erina- 
ceidce. Quindi il gruppo Carnivora costituirà da 
se solo l'Ordine 4. ferae. Credo benfatto sud- 
dividerlo in tre Famiglie , elevando a questo 
rango il gruppo Ursina , che contiene le meno 
Carnivore delle Fiere, sotto il nome 10. Ursida;^ 
e limitando agli altri quattro la Famiglia 11. Fe- 
lidce. A queste due Famiglie, che vanno modificate 
alquanto , se ne preponga una nuova Cercolepti- 
dce per quell' essere singolare il Cercoleptes cau- 
divohidas , che sembra intermedio fra i Quadru- 
mani^ le Fiere e le Bestie-, questa si esporrà co- 
me segue : 
FAMIGLIA 9. CERCOLEPTiDiE. Due sole mammelle, 

inguinali : lingua lunghissima, estensibile : coda preen- 

sile , totalmente pelosa. 

Siccome nell' Ordine 5. pinnipedia converrà 
dar luogo al genere Latax smembrandolo dalle 
Lontre , alle quali è tuttavia vicinissimo, si co- 
stituirà con esso una Sottofamiglia da compren- 
dersi nella 
FAMIGLIA 12. PHOCID^. Canini inclusi nella bocca. 
§ LATAci NA. Piedi posteriori piiì lunghi , di- 
slanti un dall' altro. 

§§ PHociNA. Piedi posteriori rivolti all' indie- 
tro , vicini fra se. 

Nell'Ordine 6. marsupialia la presenza dei Ca- 
nini non è il carattere opportuno a rappresentare 



193 Scienze 

■ iy^- le naturali divisioni : converrà rinunziarvi, e sud- 
dividere l'Ordine secondo le condizioni dei denti 
da Carnivori, da Insettivori , e da Frugivori. Stan- 
do a questi principii dovrà staccarsi dalla Fami- 
glia Didelphidce il genere Thjlacinus , che ri- 
spetto alla dentatura è anche più carnivoro di 
qualunque Fiera ; e se ne costituirà una nuova Fa- 
miglia. Anche i generi Petaurus e Hypsiprjmnus 
dovranno rimuoversi dalle Didelpliidce e ceder- 
si alla Famiglia seguente, che si chiamerà tutta- 
via Halmaturidce . Ecco il prospetto delle tre Fa- 
miglie : 
FAMIGLIA 14. thylaci]\id;k. Dentatura da Ferce -. 
pili denti ferini sopra e sotto! 

FAMIGLIA 15. DiDELPniD/E. Dentatura da Bestice -, 
niun ferino; tre o quattro mascellari a più punte aguz- 
ze da ciascun Iato. 

FAMIGLIA 16. HALMATURID./E. Dentatura da frugi- 
vori ; niun ferino ; mascellari tubercolosi. 

Quest' ultima potrà suddividersi come appresso : 
§ PETAURiNA. Arti di lunghezza uguale : coda 
lunga. 

§§ HALMATVRiNA. Arti anteriori brevissimi y 
posteriori lunghissimi ; coda che fa l'uffizio d'un ter- 
zo arto posteriore ! 

§§§ PHAscoLOMiNA. Arti di lunghezza uguale : 
coda subnulla. 

E stato sempre uno scoglio pei naturalisti il 
suddividere l'Ordine 7. glires , e specialmente 
la sua prima tribù , in Famiglie e Sottofamiglie. 
Ecco una distribuzione se non perfetta almeno 
migliore di quella già presentata .- 



AiNlMALl VERTEBRATI 193 

FAMIGLIA 17. MURIDAE. Mascellari semplici. 

§ scivRiNA. Coda lunga, pelosa: pelame uni- 
formemente molle. 
1 generi Sciuius, Pteromys, Myoxus, Meriones. 

§§ ARCTQMiNA. Cocla breve o niuna : pelame 
quasi uniformemente molle. 
I generi Arctorays, Spermophilus, Aspalax, Cricetus. 
§§§ MURiNA. Coda squamosa : pelame misto di 
setole o di pungiglioni. 

I generi Mus , Hydrorays, Otomis, Bathyergus, Neo- 
toma , Sigmodon. 

FAMIGLIA 18- CASTORIDAE. Mascellari composti , 
o semicomposti. 

§ CASTOB.INA. Mascellari semicomposti, forniti 
di radici. 

I generi Castor , Fiber , Myopotamus , Caprorays , 
Ecliymys , Jaculus , Dipus , Saccomys. 

§§ ARvicoLiNA. Mascellari composti , privi di 
radici. Erbivori ! 

I generi Arvicola, Lemnus, Pseudostoma, Pedestes. 

Nei caratteri della Famiglia 14 (ora 21) Ca- 
videe invece della parola setole si deve leggere 
peli (che è piìi generica.) Questa famiglia si po- 
trà suddividere nei due gruppi qui appresso : 
§ CAFINA. Mascellari composti , privi di radici. 
I generi Hydrochaerus , Cavia. 

§§ DASYPROCTiNA. Mascellari semicomposti. 
I generi Dasyprocta , Cselogenus. 

Si avverta che nella Famiglia 12 (ora 19) 
Hystricidce i mascellari sono semicomposti e nel- 
la seguente (20) Leporidce sono composti e privi 
di radici. 
G.A.T.LIII. 43 



194 Scienze 

La Famiglia 15 (ora 22) Chiromidce appar- 
tiene alla prima tribù dalle clavicole compiute , 
e non già air altra, quantunque formi convenien- 
temente l'anello di congiunzione coli' ordine bruta. 
L'Ordine bruta, va suddiviso come appresso : 
FAMIGLIA 23. BRADYPODiD^. Denti : niun incisi- 
vo ; al pili dieciotto molari : muso corto : arti ante- 
riori più lunghi- 

FAMiGLiA 24. DASYPODID^. Denti : niun canino; 
molari da ventisei fino a novant'otto: muso allungato. 
§ DASYPoniNA. Corpo catafratto : denti consi- 
stenti in cilindri , oppure semplici lamine , privi di 
radici. 

§§ ORYCTEROPODiNA. Corpo pcIoso : molari fl- 
trosi , cilindrici , privi di radici. 

FAMIGLIA 25. MIRMECOPHAGIDyE. Senza denti : 
bocca piccolissima : lingua stretta , emissile. 

§ MiRUEcoPHAGiNA, Corpo peloso : Unghie an- 
teriori robuste e taglienti. 

§§ MANINA. Corpo squamato. 

Neir Ordine 9. belluae si distragga dalla 

Famiglia delle Snidai il gruppo Hjracina , così 

singolare per la sua analogia coi Rosicanti, e se 

ne faccia una Famiglia da situarsi fra Eqaidce e 

Suidce come segue? 

FAMIGLIA 31. HYRACIDAE. Dita anteriori quattro, 

posteriori tre : un' unghia ricurva al dito interno dei 

posteriori ! Pelle abbondantemente vestita di peli : due 

incisivi soltanto di sopra. 



Animali vertebrati 195 

La Sottoclasse 2 dovrà esporsi cosi : 
SOTTOCLASSE 2. CETE. 

Arti posteriori mancanti ( indicati semplicemente 
da ossa); gli anteriori consistenti in pinne : collo non 
distinto dal tronco : corpo pisciforme terminato in una 
coda cartilaginea, orizontale, pinniforme. Vivono nell' 
acqua esclusivamente : privi di orecchiette : senza pelo. 

ORDINE li. SIRENIA 

Mammelle pettorali ; narici situate anteriormente , 
inette a spruzzar acqua : arti posteriori connati colla 
coda. Fitofagi. 

FAMIGLIA 34. MANATiDiE. Mascellari composti o 
seraicomposti a corona piana o solcata. 

ORDL^E 12« HYDRAULA 

Mammelle inguinali : narici situate superiormente, 
atte a spruzzar acqua : arti posteriori nulli. Zoofagi. 
FAMIGLIA 35. DELPniiviD^. Testa piccola o me- 
diocre. 

§ DELPJUNiNA. Denti conici per lo pili nume- 
rosi e in ambo le mascelle. 

§§ MONODONTiNA. Duc lungliissime zanne dritte 

ed aguzze impiantate suU* osso interraascellare (una 

delle due per lo più rudimentale) ; niun altro dente. 

FAMIGLIA 36. BALAEiviDyE. Testa enormemente 

grossa. 

§ PHYSETERiNA. Denti persistenti inferiormen- 
te soltanto , i quali entrano in cavita corrispondenti 
della mascella superiore. 

§§ BALAENiNA. Niun dente inferiormente : due 
lamine cornee fesse irregolarmente verso l'orlo a gui- 
sa di pettine , attaccate alla mascella superiore , le 
quali chiudono lateralmente la bocca. 

13^ 



196 Scienze 

Tavola Metodica della Classe I. Mammalia. 

E inutile avvertire che in questa si debbono in- 
trodurre i cambiamenti corrispondenti a quelli indicati 
pel Prospetto , e gli altri che ne sono conseguenze. 

Nella famiglia delle Lemuridce dopo il genere 20 
Stenops dovrà prender posto 

20. b. Perodicticus , Bennett Afr. 1 . 

Dopo il genere 47. Hylogale della famiglia So- 
ricìdce s'introducano i seguenti (uno dei quali era sta- 
to inserito con dubbio sotto il gen. 61. Viverra.) 

47. b. Macroscelis , Smith. Afr. 2. 

47. e. Gymnura , Horsf, Oc. 1 . 

S'aggiunga un genere affine al 53. Arctictis. 
53. b. Paguma , Gray. As. m. i. 

Il soltogenere Mellivora del genere 59. Gulo do- 
vrà essere separato, e riguardalo come genere da se, 
e le sue suddivisioni diverranno sottogeneri : esso si 
accosta molto al gruppo Felina. 

Dopo il genere 58 Mydaus s'inserisca 

58. b. Helictis , Gray. As.or.Oc.2. 

Sotto il genere 62. Herpestes s'aggiunga un nuo- 
vo sottogenere, che dovrà figurare come il secondo, ed è 
2. Atilax , Fr. Cuv. As. m. i. 

Nel genere 64. Canis si elevi al grado di sot- 
togenere il gruppo Lycaon che ha per tipo il Canis pi' 
ctus eminentemente distinto dall' aver quattro dita per 
piede, e si esponga cos'i ; 

2. Lycaon, Brooks,nec Wagl (Cj-nhjKna, Br occhi ■)Mx.i' 



I 



Animali vertebrati 197 

Gli altri Ire giuppctli si caniprendcranno sotto 
il soltogencre 1 Canis. 

Nel genere 67. Felis s'inserisca per primo un nuo- 
vo sottogenere, che è il seguente , e il cui tipo è la 
Felis juhata dalle unghie non retrattili. 

I. Cynailurus, Wagl. Oc. i. 

Neir ordine pinnipedia avanti a tutti gli altri ge- 
neri si dark posto al seguente, che come è stato detto, 
conviene smembrare dalle Lontre. 

70. b. \ja\A\fì\oQ<òx.{Enhydra^Flem^ As.s.Am.s.i. 

La patria del genere 91. AulacoduJs è l'Africa. 

Fra i gen. 98. Leranus e 99. Aspalax s'introducano 
98. b. Ctenodactylus , Gray. Afr. \. 

98. e. Rhizomys , Gray. As.or.Oc.2. 

Dopo il genere 100. Bathyergus, IH. si aggiunga 
100. b. Ctenomys , Blainv. Am. m. 1. 

Fra 104. Di pus e 105. Meriones si ponga il ge- 
nere che segue, di cui è tipo il Gerbillus canadensis. 
•104.b.Jaculus,Wagl,(/)/er/one,y,Fr.Cwp-)Ara.s.1. 

Fra i Rosicanti piiì affini a Mus si aggiunga 
112. b. Dendromys , Smith. Afr. 1. 

Si aggiunga al genere 1 1 4. Hystrix, il Sottogenere 
3. Atherurus, Cuv. Oc. i. 

Si divida in due il genere 118. Lagostomus, cioè r 
LagOStomus, Br. [Viscaccia, Sch. DoUchotis? Desm.) 
Eriomys, Vender Haven. {Chinchilla , Grnj.) 

Si noti poi che questi animali hanno le clavicole 



198 Scienze 

compiute ed appartengono alla famiglia Castoridce^ 

invece di spettare a quella delle Cavidce. 

Il genere 126. Dasypus dovrà suddividersi cosi : 

1. Tolypeutes , IH. 

2. Dasjpus , Fr. Cuv. 

3. Tatusia , Fr. Cuv. (Euphractus , Wagl.) 

4. Xenurus, Wagl. 

5. Priodon , Fr. Cuv. (Cheloniscus ^ Wagt.) 

Il genere 129. Myrmecopliaga essendo stato ripar- 
tito dal Wagler nei tre generi 

I. Myrmìdon. {Didactylis , Fr. Cuv.) 
1. Uroleptes. (Tamandua, Fr. Cuv.) 
3. Myrmecopliaga. 

questi potranno considerarsi come sottogeneri, e ver- 
ranno sostituiti alle divisioni incerte del signor Gray. 

Si esponga come appresso il genere 1 63. Delplii- 
nus , ora Sottofamiglia 

§ DELPHININA. 

163. Delpliinus , L. 

1, Platanista , Wagl. [Susu, Less.) 

2. Delphinus, Cuv. 

1. Delphinorhyuchus, Blainv. 

2. Delphinus , Bl. 
3?0xyplerus, Rafia. 
4- Pliocaena , Cuv. 

5. Grampus , Gvaj .{Globìcephala , Less. Cetus, TVagl) 3. 

6. Beluga, Gray. [Delphis, Wagl. Delphinapterus,Lac.) 3. 

7. Tursio, Wagl. (Delphinapterus , Lacep. pari.] 1. 

8. Orca, Wagl. [Diodon? Less. nec Auct.) 2. 

164. Hyperoodon, Lacep. (Nodiis , TVagl. 
jtodon^Less. nec Auct.Heterodon.,BlaiìW. 
Uranodon.,111. Epiodon? Rafin.) {^). 2. 

?165. Ziphius, Cuv. Foss. 3. 

(•) Anarnacus, Lac. [An cylodon , III.) è piultojlo sinonimo di Monoilon. 



Tutt' 


i 


mari. 


M. d. 


As 


. m. I. 




(I 


Foss.)5. 

IO. 

2. 

IO. 



Il 



Animali vertebrati 199 

Classe 2. Monotremata. 

Sotto questa al genere Echidna si debbono 
assegnare due specie non una. 

Prospetto della Classe 3. Àves. 

Le Famiglie 15. Sjhida; e 19. Fringillida* 
sono divise in buone Sottofamiglie, ma nel defi- 
nirle convien rinunziare ai caratteri presi dalle 
remiganti, che sono insufficienti, e solo atti a di- 
stìnguere fra loro i gruppi più subalterni. Secon- 
do la bellissima osservazione dello Swainson, questi 
caratteri corrispondono piuttosto ad una condizio- 
ne geografica , incontrandosi la remigante esteriore 
corta negli Uccelli dell' antico Continente , e la 
lunga in quelli del nuovo. 

Neir ordine h. grallae fra le Charadridos 
e le Psophidce s'introduca una Famigia già stabi- 
lita dal Vieillot, il cui tipo è il Chionis da me 
considerato precedentemente qual genere aberran- 
te della Famiglia delle Laridce : a questa Fami- 
glia debbono riferirsi due nuovi generi, come indi- 
chiamo qui appresso : 
rA]>iiGLiA 26. bis. coLEORAMPni. {Cìiionìdce.) Bec- 
co corto , valido , quasi fatto a volta : narici ri- 
coperte da una lamina convoluta! quattro dita; le 
anteriori separate, saldate alla base da una piega mem- 
branacea; il posteriore rudimentale : ali lunghe , acute. 
I generi che qui spettano sono i seguenti: 

1 . Chionis , Forster. ( Coleoramphus , 

Dum. P^aginalls^ Lath.) Antart. 1. 

2. Attagls, Is. Geoffr. et Less. Ani. m. 1. 

3. Thinocorys, Eschscholtz. Am. m. 2; 



200 Scienze 

Tavola Metodica della Classe 3. Aves. 

Al Percnopterus (Neophron) sottogenere subor- 
dinato al genere 1. Vultur si assegnino tre specie 
in luogo di due : e così al gruppo Butaetes del gene- 
re 5. Falco se ne assegnino due non una. 

Il sottogenere 4. Strix, Savign. del genero 6. si po- 
trà suddividere in 

1. Strix. 

2. Phodilns, Geoffr. Oc. i. 

Il sottog. 2. Sturnella del gen. 30. Sturnus si 
consideri come genere , essendo più affine ad Jcte- 
rus e agli altri gruppi americani che ai veri Stor- 
ni dell' antico Continente. 

li gen. 40. Myophonus va tolto dalla famiglia 
delle Corvidae , e va collocato fra le Turdinae vi- 
cino al gen. 89. Pitta. 

Il genere Plionygama , Less. non è sinonimo del 
genere 58. Irena , Horsf. che deve essere avvicinato 
al gen. 35. Oriolus , ma del 41. Chalybaeus, Cuv. del 
quale si conoscono ora tre specie: dell' Irena poi se 
ne conoscono due. 

Il gen. 69. Muscicapa potrà dividersi in due ge- 
neri , il primo de' quali comprenderà tntt' i gruppi 
americani , e si cliiamera 

69. Tyrannus , Briss. 
l'altro 69. b. Muscicapa, L. fra gli altri suoi gruppi 
comprenderà anche la Seisura , Vigors che, avevamo 
posta fra le Myotherag. 

Dopo il sottog. Muscipeta appartenente a Tyran- 
nus s'inserisca 

3. Pitangui, JSwaios. Am. m. 



Animali vertebrati 201 

È ben inteso che il Platyrliynclms Desm. e la Mu- 
sei pela, Cuv. sono artifiziali , e quelle denominazioni 
vanno applicate a gruppetti naturali diversamente cir- 
coscritti. 

Sinonimo del mio Sottogenere Taenioptera è il 
Nengetus , Sw. secondo gruppo del genere 70. FIu- 
vicola. La Muscicapa poljglotta., Licht. tipo di que- 
sto sottogenere Taenioptera , secondo il Signoi'e Swain- 
son corrisponde al Laniits Nengeta di Linneo. Biso- 
gna guardarsi poi dal confondere la indicata specie 
colla Muscicapa Nengeta di Lictlienstein, che guest' 
autore crede pure identica col Laniics Nengeta , L. 
Il fatto stk che sotto la specie Linneana si trovano 
allegate indicazioni, parte delle quali spetta alla Mu" 
sicapa Nengeta^ parte alla Musicapa poliglotta del 
Lichtenstein. 

Al Sottogenere 6. Tyrannina ( nome complessivo 
scritto per innavertenza) si sostituirà 

6. Gubernetes , Such. [Milvulus , Si>v.) Ara. 6. 

e si sopprimerà il genere 79. ammesso fin da princi- 
pio con dubbio. 

Sinonimo del sottog. 9. Muscicapa , è 8. Butalis 
Boia , e non già distinto da esso. Si potrebbero con- 
servare però ambedue queste denominazioni destinando- 
le a due gruppetti, uno de' quali avrebbe per tipo la 
Muse, grisola^ l'altro la Muse, atricapilla. 

Il gruppo 14. Gulicivora, Sw. {Hjpothymis^ Baie 
pari.) e proprio anche dell' Am. sett. anzi ha per ti- 
po la S/li'ia carulea. Converrebbe forse concedergli 
dignità di genere. In ogni caso il suo posto & mal 
certo , non potendosi decidere bene se sia una Afu- 
scicapina , ovvero una Syhina. Le stesse riflessioni 
sono applicabili al gruppo 7. Setophaga. 

Il Sottog. 17. si esponga cosi : 

17. Hypotliymis, Boie part. nec Licht. As Oc. 



202 Scienze 

^ L^Hypothymis, Licbt. (Messico. 1) sembra che sia 
vicino al genere 62. Phibalura, e nulla abbia che fare 
colle Muscicapce. 

Il gruppo 18. Pacliycephala costituisce un buon 
genere da mettersi fra le Anipelidce^ quantunque s'ac- 
costi a Vireo , che nulla ha che fare colle dette Am- 
pelidce. 

Il sottogenere 12. Phoenicornis non appartiene cer- 
tamente alle Muscicapce-. esso s'accosta molto più al TJ. 
Ceblepyris, al quale potrebbe soltoporsi. Anche il nostro 
gen. 75. Graucalus s'accosta moltissimo a Ceblepyris. 

S'aggiunga un nuovo genere affine a questi che 
va distratto dalle Mjotherce. 

TI. b. Ptiliogonys, Sw. Messico. 3. 

Il gen. 72. Icteria si rimuova dalla Sottofamiglia 
delle Muscicapince^ e si ponga fra le Turdince : per 
conseguenza si farà lo stesso traslocaraento rispetto al 
genere 73. Vireo. 

Fra i gruppi delle Lanince affini a Edolius do- 
vrà prendere posto 

Hypsipetes , Vig. As. centr. 1* 

Sotto il genere 85 sì noti che l'Enneoctonus , 
Boie non è già suddivisione ma sinonimo del Sotto- 
genere Lanius. Potrebbero essere conservati questi due 
nomi, e corrisponderebbero ai due generi recenti La- 
nius e Collurio del Signor Vigors. 

Il Cyclaris , Swains. che fu posto con dubbio co- 
me gen. 83 dovrà considerarsi invece come sottoge- 
nere di Lanius Am. mer. 2. 

L'ultimo dei sotlogeneri di Lanius , perchè costi- 
tuisce il passaggio verso Tamnophilus, sarà poi 

NJlaus Sw. Afr. 4- 

I gruppi 4 e 6 dello stesso Lanius , cioè Lania- 



Animali vertebrati 203 

rius € Colluricincla militeranno piuttosto sotto ilTamno- 
philus , vicino al quale converrà porre il gen. 76. 
Prionops. 

Il Pelicinius, Boie, notato con dubbio come sot- 
tog. 9 del genere 87 Myiothera, dev'essere cancellato 
e messo come sinonimo del teste mentovato Laniarius, 
Vieill. {Malaconotus , Sw.) 

Al Drioscopus , Boie suddivisione dello stesso ge- 
nere Myiothera si aggiunga l'indicazione della patria, 
eh' è l'Africa. 

Il genere Eupetes recentemente stabilito dal Tcm- 
minck per Uccelli dell' Oceanica non mi è cognito, 
ma dovrà sicuramente prender luogo nella Sottofami- 
glia Turdince. 

Il Cinclosoma , Vig, sottog. del gen. 90. Tiraa- 
lia oltre all' essere dell' Oceanica è anche dell' Asia 
centrale, ove conta 4 specie certe, e forse altre. 

Al genere 94. Cinclus converrà aggiungere una 
specie , quella cioè d'Asia ( Cinclus Pallasii , Temra. 
nec Nob. Am. Orn.), ch'è stata riconosciuta dal Si- 
gnor Vigors come distinta dall' Americana ( Cinclus 
unicolor , Nob. C. mexicanus, Sw.) 

Il gruppo 5. Ixos del gen. 95. Turdus ristretto 
nei limiti naturali dev' esser considerato come gene- 
re da se , anzi è suscettibile d'esser ripartito in varii 
buoni sottogeneri : due di questi saranno 

Brachypus , Swains. As. Afr. 

Jora , Horsf. Oc. i. 

Quest' ultimo fu posto à torto nella Famiglia Pa- 
ridce sotto il nura. 142. 



204 Scienze 

La suddivisione 3 Mimus del soltog. Turdus po- 
trà prender il posto lasciato vuoto dal gruppo pre- 
cedente (Ixos.) 

Sotto il gen. 99. Saxicola s'inserisca il gruppo 
6. Campicela, Sw. Afr. 

Il gen. 100. Sylvia potrà divìdersi in due veri 
generi , che avranno per carattere differenziale appun- 
to la prima remigante corta o lunga. Il genere ame- 
ricano si chiamerà 100 b. Sylvicola, Swains. e com- 
prenderà come sottogeneri anche Vermivora e Zoste- 
rops , oltre Seiurus , Trichas , Sylvicola , etc. 

Il gruppo 8. Phyllopneuste Meyer del genere 1 00 
Sylvia è gruppo artifiziale , e ridotto ne' suoi limiti 
naturali, come e stata mia intenzione di fare, diviene 
sinonimo di 9. Phylloscopus, Boie; e perciò dev' esser 
cancellato , o piuttosto prendere il luogo di quest' 
ultimo. 

Al genere 103 Malurus si debbono fare parec- 
chie modificazioni. Il gruppo 2. Megalurus va sotto- 
posto al genere 90, Timalia della famiglia Turdince. 
Subentreranno in sua vece 

2. Drymoica Sw. Afr. 

4- Hyliota, Sw. Afr.As.m. 

5. Prinia, Horsf. Ocean. 

Ad esempio del Signor Lesso n si potrà suddivi- 
dere il genere 108. Tichodroma in 

X. Petrodroma, Vieill. part. Oc. i. 

2. Tichodroma, IH. Eur.Afr.As.2. 

Sotto il genere 114. Dendrocolaptes s'aggiungano 
i sottogeneri 

I. J^fasica , Less. Am. m. i. 



Animali vertebrati 205 

a, Dendrocolaptes , Sw. nec Less. 

5. Picolaptes, Less. fSittasomus, SwaiitS. part.) 

Il genere 112. Oxyurus, Sw. deve forse subor- 
dinarsi anch' esso a Dendrocolaptes. 

I generi l37 e 138 Mimeta e Sericulus turbava- 
no sicuramente la naturalezza della Famiglia Trochi- 
lidce. Essi non sono Anthomjzi come si supponeva; 
ma vanno riferiti al genere 35 Oriolus, di cui me- 
ritano appena di formare suddivisioni. 

II gruppo 1. Pomatorrbinus da noi riferito con 
dubbio sotto il genere 133 Mellipbaga non ha nulla 
elle fare col medesimo , e va collocato piuttosto fra 
le Tiirdince sotto il gen. 90 Timalia , con Megalu- 
rus , Dasiornis ed anche Psophodes da noi posto con 
dubbio sotto Myothera. 

Il gruppo 2. Prinia dev' essere sottoposto al ge- 
nere 103. Malurus. 

Al genere 144. Alauda manca il gruppetto chia- 
mato propriamente Alauda. 

Pel Ramphopis , Vieìllot , inserito sotto il gene- 
re 148. Pyranga, sarà meglio adottare il nome Rampho- 
celus, ed elevaxlo alla dignità generica : le specie note 
sono cinque, non due, compresa una mia nuova specie 
deir Isola di Cuba. 

Ecco in qual modo intendo rettificare, dopo mi- 
nuta analisi, e deposto ogni pregiudizio sull'importan- 
za della grossezza del becco, il gran genere Fringil- 
la, cui riunisco di nuovo il 155. Pyrrhula. 

1. Tardivola, Swaìns. Am. m. 4* 

2. Ammodramus, Sw. Am. 6. 

3. Spizella, Nob. (typ. Fr. pusilla, fVils.) Am. 



206 Scienze 

4. Zonitrichia, Svr(typ. Fr. pensylvanica , Lath.J Am. 

5. Euspiza, Nob. ftjp. Fr. americana, Nob.) Am.Eur.or. 

6. Chondestes,SwainsY'S)32s« Emberizoides,Nob.f Am.s. i. 

7. Megalolis , Swalns. As. m. Oc. 

8. Spiza , Nob. (Spizce Tanagroideee , JVob.J Ara. 3. 
g. Arreiaon, Vieill. Am. m. 

io» Carduelis, Briss. Cosm. 

1. Carduelis , Boie. 

2. Chrysomytris, Boie. 
3?Sicab's, Boie. 

ir. LÌDota , Nob.; {Linaria et Fringillay Vieill.) Eur.As.Am.s. 
12. VJdua, Cuv- Afr. 

i3. FrÌDgilla, Nob. (Struthus, Bàie.) Cosm. 

14. Pyigita , Cuv. [Passer , Auct.) Aat. Coni. 

i5. Tiaris , Swains. Am.in, 

16. Serinus, Nob. [typ. Fringilla serinus , L.) Eur.rn.Afr. 

17. Cblorosplza, Nob. (tj-p. Loxia chloris , L.) Ant.Cont. 

18. Pyromelana , Nob. (typ.Loxia orjx , h.) Afr. 
jg. Paroaria,Nob.(^^;>.Fràg-j7/a cucuUata,Vieill.\ Am. m. 

20. Amadlaa, Swains. Afr. 

21. Critbagra, Sw. Afr. 

22. EstrJlda , Sw. Afr. Oc. 

23. Loxigilla, Less. pari. Afr.As.m.Oc. 

24. Coccolhraustes- Nob. Eur.As.Am.s. 

25. Cardinalis, Nob. Am. 

26. Guiraca , Sw. Am. 

27. Erythrospiza , Nob. Artico. 8. 

28. Spermophila , Sw. Am. m. 3. 

29. Pyrrhula , Cuv. Cosm. 24. 

30. CoryÌhus,C\iv.{PinicolayhincStrobilophaga,F'ieill.)Artìco. 2. 
Si. Pitylus, Cuv. Afr.Am.m. io. 

Nel genere 161. si noti che il Ptilinopus è dell' 
Oceanica , la Peristera dell' America , e l'Ectopistes 
dell' Ara. meridionale egualmente che della setten- 
trionale. 



Animali vEnTEBRAxi 207 

Vicino al genere 163. Megapodius, o come sot- 
togenere di esso si aggiunga 

Hylactes , Vig. Ara. m. 1 . 

Neil' Ordine 3. gallinae il genere 170 Ourax po- 
trà suddividersi ne' due sottogeneri 

1. Ourax , Cuv. i« 

2. Miui , Marcgr. o piuttosto Less. i. 

Il genere 173.Lophopliorus potrà suddividersi così: 

1. Lophophorus , Temm. x. 

2. Impeyaaus , Less. i. 

Il genere 175. Gallus, Briss. andrà ripartito nel 
seguente modo : 

I. Euplocomus , Temm. 

Q. Tragopan, Cuv. (Satyra, Less.) 2. 

3. Macartn€ya, Less. {Houppifères , Temm.) Oc. i. 

4. Gallus, Cuv. 

Il genere 1 76. Polyplectron conta oramai 4 specie. 

Il genere 178. Talegalla , Less. dev* esser rimos- 
so dalle GALLINAE, e convien che vada ad arricchire fra 
le GRALLAE la mia Famiglia Psophidce, e per l'appunto 
quella suddivisione Palaniedeina ch'era costituita fino- 
ra dal solo genere 198. Palamedea. 

Il genere 182. Cryptonyx conta ora tre specie. 

Neir Ordine 4. grallae alle due suddivisioni del 
genere 189. Otis se ne potrà aggiungere una terza 
che sarà : 

5. Houbara, Nob. 

Il genere 190. GEdicnemus potrà suddividersi in 
tre sottogeDeù, che saranno ; 



20S Scienze 

i> OEdicuemus. i^, 

1. Burhinus, IH. (nostro genere dubbio f9i.) a, 

3. Esacus, Less. i. 

i 

S'inserisca fra i Sottogeneri del 195, Vanellus 

I, Pluvianus, Vieill. Afr. a. 

che ora considero come distinto dai miei Hoplopteri. 

Ai sottogeneri del 201 . Grus se ne potrà aggiun- 
gere un terzo di becco anche più corto che non è 
(juello deìV ^nthropoides e sarà 
3. Balearica, Briss. 

Le suddivisioni del genere 202. Giconia subiran- 
no i cambiamenti che seguono : 

1. Ciconia , Brìss. Cosm. 5. 
3. Mycteria , L. 

1. Yrais Jabirus, Less. Afr. ant. a. 

2. Touyouyous, Less. Am. m. i. 
3. Leploptilos , Less. Afr. As. Oc. 3. 

Sotto il genere 215, Totanus converrà introdurre, 
e porre come secondo, un nuovo sottogenere costitui- 
to dal Totanus Bartramius. Cioè 

2. Actidurus, Nob. {Bariramia, Less.) Am.s. i. 

Neir Ordine 5. anseres al genere 231. Sterna man- 
ca una delle suddivisioni del Sottogenere Stexna ed èi 
2. Thalasseus, Boie. 

Il nome Oxyura , Nob. del terzo sottogenere del 
genere 244. Fuligula , Nob. essendo troppo simile ali* 
Oxjurus del Signor Swainson dovrà cangiarsi in 

3. Erismatura, Nob. 

Le due specie del genere 252. Heliornis possono 
ripartirsi in due sottogeoeri : 



Animali vertebrati 209 

ì. Podoa, 111. Am. x. 

2. Heliornis, Bonat. part. Afi-. i. 

Il genere 253. Podiceps può suddivìdersi in due 
sotlogeneri già indicati nella mia Sjnopsis degli Uc- 
celli Americani e sono ; 
J. Podiceps , Kob. 
2. Sylbeocyclus, Nob. {typ. Pod. caroUnensis.) 

Il Sottog. Cephus del genere 255. Uria si elevi 
pure al rango di genere, e se gli attribuiscano 2 specie. 

Il genere Uria, ristretto al sottogenere di quel 
nome, potrà tuttavia suddividersi in due gruppi : 

I. Uria , Leach. a. 

a. Grylie, Leach. 2. 

XI genere 258. Alca dovrà restringersi al sotto- 
genere di questo nome, le cui suddivisioni saliranno 
d'un grado. Non fu benfatto il sottoporre Plialeris ad 
Alca. Sarebbe anche più vicina a Mormon , ma se ne 
distingue per la forma del becco : insomma è un ot- 
timo genere da se. Fu registrato il numero 3 per quel- 
io delle specie di Plialeris : ma anche esclusane V Al- 
ea antiqua le conosciute ascendono a cinque o sci. 



G.A.T.LIII. 



210 



«Mwmw ii 



Del grano carbone, analisi fatta dal professore 
Pietro Peretti. 



Ri 



.ilevasì dal dizionario dì agricoltura italiano, tom.I 
pag. 215, che il grano carbone è un granello non 
fertilizzato : che la mancanza della fecondazione è 
la sola cagione della sua mostruosa figura : che i soli 
mezzi da efficacemente imi>iegarsi per prevenire que- 
sta malattia sono di aver la precauzione di seminar 
presto ed in buona stagione, di arare profondamen- 
te il terreno , stritolandolo bene , e smovendolo prima 
di seminarlo , con dare buoni governi a quello che 
fosse magro. Ritrova giovevoli le preparazioni da far- 
si al seme , già annunciate per la malattia che sof- 
fre il grano, malattia chiamata volpe (1). Dice che il 
sig. Tillet propone di lavare il grano, che contiene il 
carbone, con la lisciva caustica prima di seminarlo. 

Aggiunge il medesimo che il grano carbone, ol- 
tre allo spiacevole odore che da al pane, è anche dan- 
noso. 

Avendo avuto l'incarico di esaminare alcuni pa- 
ni , per riconoscere se in questi vi fossero sostanze no- 
cive alla salute , e se racchiudevano le quantità do- 
vute dei principii nutrienti, nel farne esame chimico, 
riconobbi che oltre che detti pani erano mancanti del- 
la parte nutritiva , erano stati preparati con frumento 
contenente il grano carbone. Fui perciò interrogato se 
questo grano carbone fosse nocivo alla salute. Non 



(i) Vedi diuuaairlo di agriaoltura italiana tom. i- pi>g 212» 



Grano carbone 211 

conoscendo in sul momento se fosse già stata fatta 
analisi di questo grano , e non essendo a mia notizia 
l'opinione emessa dal sig. Tillet , non seppi rispon- 
dere all' interrogazione fattami: ma ben tosto mi sono 
procurato del detto grano, per sottometterlo all'analisi, 
come in appresso si può rilevare, (1) 

Ho preso del grano carbone, l'ho fatto polveriz- 
zare , e passare per setaccio di seta : la quali ope- 
razioni sono riuscite con qualche difficolta per non 
dividersi facilmente la sostanza. La sua polvere ave- 
va un color biuno nero , un odore nauseoso ; esposta 
all' aria atmosferica diveniva alquanto umida. 

Una porzione di detta polvere fu messa in in- 
fusione a caldo con dell' alcool a 34*'; fu filtrata la 
tintura, la quale aveva un color giallo di paglia, fu 
messa in un lambicco , e fu distillata la più gran 
parte dell' alcool. Il residuo alquanto torbido cam- 
biava in rosso una carta tinta di tornasole : fu mes- 
so in istufa a disseccare. Il residuo aveva un color 
giallognolo, era friabile , lucido : esposto all'aria, di- 
veniva alquanto umido. 

Una porzione fu lavata coli' acqua stillata , nella 
quale si mostrò insolubile ; il liquido acqueo però era 
acido , non formava precipitato coli' acetato di piom- 



(t) è dopo scritta , e data già allo stampatore la presen- 
te memoria, che ebbi contezza essere il grano carbone un fun- 
go, chiamato da DecandoUe Vredo Garbo, da Person Uredo 
Segetum, da BuUiard Reticularia Segetum , e che da analisi 
fatta risulta contenere piesso che i medesimi prodotti del gra- 
no buono, ma con differenti proporzioni. Vedi, Dictionnairc rai- 
sounè et uaiveisel d'agricolture. Articolo charbon. 

44* 



Wì Scienze 

bo. Fii messo in una sloita e distillato : il liqiilcld 

aveva un debole odore d'acido acetico. (1) 

L'altra porzione fu disciolta nell'alcool; la soluzione 
Versata nell'acqua la rendeva lattiginosa (carattere di una 
resina ) ; fu fatto svaporare l'alcool , ed il residuo fu 
messo dentro una picciola storta al calore di una lam- 
pada a spirito ; esso si fuse , si rigonfiò , quindi si 
Carbonizzò e lasciò svolgere vapori bianchi empireu- 
matici , i quali condensati si sono in un olio. Que- 
sti vapori hanno cambiato in rosso una carta tinta 
di curcuma : lo che addimostra la presenza dell' ara- 
moniacai 

Il residuo del grano carbone, già infuso Uell'al- 
cool , fu messo in infusione a freddo coli' acqua stil- 
lata ; fu filtrato il liquido e fatto concentrare; il me- 
desimo tingeva in rosso la carta tinta di tornasole : 
lia dato precipitati coli' ossalato d'ammoniaca , e coli' 
acetato di piombo. Detto liquido al calor di una stu- 
fa fu ridotto alla consistenza di estratto, il quale 
estratto fu trattato coli' alcool a 35.^ Si formò 
un precipitato a fiocchi che fu separato dall' alcool, 
e fu disciolto neir acqua stillata. La soluzione tinge- 
va alquanto la carta di tornasole in rosso , ed ha som- 
ministrato precipitati coi reagenti sopranomlnati , dai 
quali si è rilevato essere del malato di calce. Una 
porzione della soluzione acquea fu fatta svaporare sino 
jEi siccità , e quindi fu messa in un crogiuolo al fuo- 
co : essa si anneri , si carbonizzò e lasciò sviluppare 
una quantità di vapori bianchi, i quali cambiavano 
in rosso una carta tinta di tornasole. Questo residuo, 
toltre il malato di calce > conteneva della gomma^ 



{i) Si tiede che l'acido acetico possa provenire dall'alcool 



Grano carbone 213 

Il liquido alcoolico fu anch' esso fatto svapora-: 
re : il residuo aveva un odore quasi analogo all'osma-r 
zoma. D'esso era acido, ed ha dato precipitati coli' 
acetato di piombo , colla tintura di galla , e col ni- 
trato d'argento. Coli' acido ossalico il liquido non sì 
è intorbidato , coli' ammoniaca acquistò un colore più 
cupo senza intorbidarsi. Fu posto detto residuo in stu-r 
fa , e prima del disseccamento , il suo odore era quel- 
lo del pane inacidito. Tale cambiamento di odore mi 
ha posto in sospetto essersi formato dell' acido aceti- 
co ; presi perciò una porzione del residuo, lo disoiol- 
si nelF acqua stillata , e messa la soluzione in una pic- 
cola storta ne distillai circa una meta. Il liquido stil- 
lato non cambiava in rosso una carta tinta di torna- 
sole , aveva acquistato un piacevole odore di funghi 
porcini alessati (Boletus edulis L.). Versate alcune 
goccie di nitrato d'argento in detto liquido , diven- 
ne opalino : ciò che indica contenere un olio essen- 
ziale. Volendomi assicurare se questa sostanza esistes- 
se naturalmente nel grano carbone , o veramente si 
fosse formata nell' andamento delle operazioni fatte , 
Ilo messo del grano carbone polverizzato con dell'acqua 
comune in un lambicco , quindi ho distillato circa 
una libbra di liquido, Questo liquido aveva precisa- 
dente lo stesso odore dejl' antecedente descritto. A 
contatto del medesimo ho messo una piccola quantità 
d'oiio di mandorle dolci : ho dibattuto bene il mi- 
scuglio , e lasciandolo in riposo, l'olio è montato alla 
superfìcie del liquido , e seco aveva trascinato tutto 
l'aroma esistente nell' acqua stillata. (1) 



(i) Siccome il liquido stillato aveva un odore di funghi 
alessati, ho voluto sperimentare se distillando un' inlusioiic 
acquosa di funghi , l'acqua distillata avesse avuto lo stesso odij- 



214 Scienze 

L'altra porzione del residuo non totalmente dis- 
seccato fu mischiata con del vetro polverizzato: ed 
introdotta dentro una piccola storta al fuoco , al col- 
lo della medesima furono poste due carte, Tuna tinta 
col tornasole , l'altra colla curcuma. Nella prima azio- 
ne del fuoco si svilupparono dei vapori che cambia- 
rono in rosso la carta tinta di tornasole : coU' azio- 
ne continuata del medesimo si svolsero dei vapori bian- 
chi , i quali fecero rossa la carta di curcuma , e ri- 
stabilirono la carta tinta di tornasole in blu. Questi 
vapori si sono condensati in carbonato d'ammoniaca 
cristallizzato , misto ad olio empireumatico. (1) 

Le sopradescritte sperienze dimostrano bastante- 
mente, che il grano carbone contiene un olio essen- 
ziale , ed una sostanza vegeto-animale solubile nell' 
acqua e nell' alcool , oltre a quella non solubile in 
questi due mestrui , già riconosciuta nel buon grano, 
come si vedrà, in appresso. Il grano carbone, già as- 
soggettato air azione dell' alcool e dell' acqua fred- 
da , fu fatto bollire coli' acqua stillata. Il liquido 
filtrato aveva un color bianco g-iallastro , ed un odore 
analogo ad una lisciva : la carta tinta di tornasole 
non mostrò cambiarsi in rosso : coli' ossalato d'ammo- 
niaca un debole intorbidamento, coU'acetato di piom- 
bo UQ mediocre precipitato , coli' ammoniaca un de- 



re , e gli stessi caratteri di quella stillata del grano carbone. 
Ottenni dall' infusione dei funghi un' analoga acqu;t aromatica 
Stillata: più dal residuo trattato coli' alcool ebbi molto zueca- 
ro cristallizzato, il quale zuccaro ha alcuni caratteri della man- 
nite , oltre quella stessa sostanza di odor analogo all' osmazo- 
ma , come appunto si è detto del grano carbone. 

(i) Anche quella ottenuta dai funghi ha somministralo i 
medesimi prodotti trattata a secco iu «uà storta. 



Grano carbone 215 

Loie annebbiamento al liquido, colla tintura di iotlo un 
debole canihiaracnto in rosso violaceo. Questa spcrien- 
za indica che l'acqua bollente non ha disciolto che 
piccole quantità di fecula. 

Il residuo non disciolto dall'acqua bollente con- 
tinuava ad avere un colore nero bruno. Una porzione del 
medesimo fu posta in una capsula di porcellana al 
fuoco con una certa quantità d'acido nitrico concen- 
trato: appena cominciò l'ebullizione, si svolse una quan- 
tità di vapori di gas nitroso , e la sostanza prendeva 
un color giallognolo : continuata l'azione del fuoco 
essa si scolorava, disciogliendosi per la più gran par- 
te neir acido. Il liquido acido fu fatto svaporare sino 
quasi a siccità. , quindi fu allungato con acqua stil- 
lata, dalla quale si separò un precipitato bianco gial- 
lastro : la soluzione fu saturata coU'ammoniaca: per la 
quale saturazione si separarono alcuni fiocchi leggeri 
di sostanza colorante gialla , e sopra il liquido filtra- 
to fu versata dell' acqua di calce ; essa produsse un 
abbondante precipitato di ossalato di calce. Il pre- 
cipitato, separato coli' addizione dell* acqua sopra no- 
minata , fu trattato coli' acido acetico : esso si disciol- 
se per quasi una meta in quest' acido , e indisciolto 
è rimasto dell' ossalato di calce. Sopra la soluzione 
acetica si e versato dell' ammoniaca sino a saturare 
l'acido : questa produsse un precipitalo bianco che nel 
liquido appariva opalino, il quale dopo di essere sta- 
to separato fu riconosciuto essere fosfato di calce. 

Sembra pe' risultamenti avuti dal trattamento fat- 
to al residuo del grano carbone ( già stato all' azione 
dell' alcool , e dell' acqua fredda e calda , coli' acido 
nitrico), che racchiuda grandi quantità delle sostanze 
coloranti , gialla falsa e solida , riconosciute da me 
in molti altri vegetabili ; le quali sostanze passano per 
l'azione dell' acido nitrico in acido ossalico : il qua- 



216 Scienze 

le acido ossalico in questa nostra circostanza, avendo 
ritrovato un sale a base di calce , si h precipitato in 
ossalato di calce , rimanendo libera quell' altra por- 
zione non combinata colla medesima. 

Che questo residuo sia un miscuglio delle due par- 
ti coloranti, lo vedremo in appresso trattando il me- 
desimo col cloro. 

Facendo attraversare dell'acqua che teneva in so- 
spensione una certa quantità dell' anzi detto residuo 
da una corrente di cloro , quando l'acqua si mostrò 
satura , il residuo depose il nero bruno che aveva, e 
passò in giallo perfetto. Dal che vedesi che la parte 
colorante non solida è stata distrutta dal cloro , e 
quella gialla solida ha resistito all' azione del mede- 
simo: come egualmente e accaduto avendo trattato col 
cloro molti altri vegetali clie racchiudevano queste stes- 
se parti coloranti , e l'ulmina compresa. 

Rimane ora a vedere se la polvere del grano car- 
tone, non racchiudendo che pochissima fecula, fosse 
anche privo del glutine. 

Fu presa della polvere del grano carbone nel suo 
stato naturale , e fu impastata con dell' acqua calda; 
essa non si e riunita in massa , ma è rimasta sciol- 
ta. Dal quale portamento sembra essere la medesima 
mancante del glutine. Alla soluzione fu aggiunto 
dell' acido acetico , e si è fatto bollire il miscuglio. 
Fu filtrato il liquido , e sopra questo si è versa- 
to dell' ammoniaca per saturare l'acido acetico : il 
liquido s' intorbidò alquanto , ma non lasciò sepa- 
rare verun precipitato in sul momento : lasciato pe- 
rò in riposo per ventiquattr' ore si ritrovò al fondo 
del vase un precipitato bianco , il quale dopo es- 
sere stalo lavato , fu mischiato con del vetro pesto , 
e fu posto dentro una picciola storta al fuoco.- il mi- 
scuglio s'anneri e tramandò vapori cmpireumatici ani- 



Grano carbone 217 

moniacall. Il residuo trattato coli' acido idroclovlco , 
poi coir ammoniaca, ha somministrato un debole pre- 
cipitato di fosfato di calce ; ciò che può indurre a 
credere essere stato l'antecedente precipitato un ini-r 
scuglio di glutine e di fosfato di calce: il quale mi- 
scuglio è stato disciolto dall' acido acetico posto ^ 
bollire sopra il grano carbone. 

La sperienza che siegue dimostrerà che il grano 
carbone contiene decisamente il glutine. 

Altra quantità del grano carbone fu messa in in- 
fusione coir ammoniaca allungata , ed assoggettato fu 
il miscuglio ad un leggero calore. Si è colato il li- 
quido per pannolino, quindi per carta cmporctica: ma 
siccome detto liquido era alquanto viscoso, passò con 
molta difficolta. Sopra questo liquido fu versato a po- 
co a poco dell' acido acetico , e quando il liquido fu 
prossimo ad essere neutralizzato si separarono molti fioc- 
chi bianchi, che vennero a soprannotare sul liquido- 
Se sopra questi si aggiungeva un eccesso di acido , 
in parte si discioglievauo , ed il liquido si rendeva 
di nuovo viscoso e torbido. Coli' eccesso di ammo- 
niaca questi fiocchi si discioglievano quasi interamen- 
te. Ridotto il liquido allo stato neutro , rimontavano 
alla superficie i medesimi fiocchi. Furono questi sepa- 
rati per mezzo di un filtro di carta , quindi lavati, e 
disseccati , poi messi in una storta al fuoco : essi si 
rigonfiarono senza fondersi , si carbonizzarono traman- 
dando vapori ammoniacali empireumatici , e sommini- 
strando una quantità di picciole gocce d'olio empi- 
reumatico. 

Il residuo carbonsoso, dopo essere stato incineri- 
lo in una capsula di platino , trattato coli' acido ace- 
tico ha lasciato sviluppare dell' idrogeno solforato : 
indizio che nel miscuglio eravi un solfalo , ridotto in 
solfuro per il carinone della sostanza vcgeto-aniraale 



218 Scienze 

abbruciata : la quale sostanza , considerando Tazione 
che ha esercitato il fuoco sopra la medesima , quel- 
la dell' ammoniaca , e dell' acido acetico, può dichia- 
rarsi essere il glutine. (1) 



(i) Sull'andamento cieli' operazione antecedente, un'osser- 
vazione ha luogo di fare. Il grano carbone messo coli' am- 
moniaca ha somministralo un liquido viscoso , il quale satu- 
rato con acido acetico ha lasciato separare abbondanti fiocchi 
bianchi, che venivano disciolti in parte con un eccesso d'acido 
acetico e quasi in totale con un' eccesso d'ammoniaca. Ora se 
questi fossero il puro glutine separato dal grano carbone do- 
vevano ridisciogliersi tutti nell' acido acetico messo in eccesso: 
ma siccome questo non è successo , si può sospettare non 
essere i sudetti tutti composti di glutine. Per pormi al sicuro 
di questo mio sospetto, ho trattato il grano carbone coll'idra- 
to di potassa al fuoco: filtrata la soluzione l'ho saturata coU' 
acido acetico, da dove molti fiocchi bianco-grigiastri si sono sepa- 
rati. Questi, dopo essere stati lavati, gli ho disciolti nell'ammo- 
niaca allungata; ho aggiunta alla soluzione dell' alcool, e sopra 
ho versato un poco d'acido acetico: immantinente si è formata 
una gelatina. Sopra altra porzione della soluzione ammoniacale 
ho versata una soluzione d'idroclorato di calce : una eguale gela- 
tina si è formata; dal che mi assicurai, che i fiocchi in qui- 
stlone potevano essere composti d'acido pectico, e di glutine: 
il primo verificato dalle sopra esposte sperienze, il secondo dall' 
olio empireumatico ammoniacale sviluppato per l'azione del fuo- 
co , e dalla sperienza che verrà in appresso descritta. 

Una porzione del liquido ottenuto colla potassa idrata ed 
il grano carbone fu prima saturato coli' acido idroclorico. I 
fiocchi separati dal liquido furono posti in un' acqua acidula- 
ta dal medesimo acido: questi si sono dissiohi in parte. Fu 
filtrata la soluzione, e saturala coli' ammoniaca ; il glutine si è 
precipitato. Trattato questo al fuoco, ha somministrato vapori 
ammoniacali. 



GRAl>fO CARBONE 219 

Il solfato ritrovato nel miscuglio sark sicuramen- 
te quello (li calce , come risulterà dal trattamento del- 
le ceneri in appresso descritto. (1) 

Il residuo del grano carbone, già antecedentemen- 
te trattato coli' acido acetico , fu fatto disseccare , e 
posto dentro una capsula di porcellana fu fatto in- 
€Ìnerire. Le ceneri furono prima trattate colf acido 
acetico allungato , dal quale trattamento si sviluppa- 
rono dei vapori di gas idrogeno solforato. Fu filtra- 
to il liquido , e sopra si e versala dell' ammoniaca : 
si formò un debole precipitato a flocchi di fosfato di 
calce. Il residuo, non disciolto nell' acido acetico, fu 
trattato col carbonato di potassa , e ne risultò del 
carbonato di calce rimasto al fondo della capsula, e 
del solfato di potassa in soluzione nel liquido. Esi- 
stevano ancora in queste ceneri del solfato di calce 
non decomposto dall' azione del carbone , e del fo- 
sfato di calce non disciolto dall' acido acetico, e non 
decomposto dal carbone , richiedendo maggiore tem- 
peratura. 

Da queste mie indicate spcrìenze si rileverà che 
il grano carbone polverizzato contiene 



(i) Ritrovandosi il solfato di calce a contatto coirammo- 
niaca allungata , oltre di quella quantità che l'acqua poteva 
sciogliere, la presenza dell' ammoniaca formando un sale a ba- 
se doppia colla calce, può averne facilitata la soluzione : ma 
che saturando l'ammoniaca coli' acido acetico , il solfato di cal- 
ce si è separato dal liquido, ed è entrato in miscela con il 
glutine. 

Ho fatto riscaldare un miscuglio di solfato di calce ed 
ammoniaca : il liquido ha fatto vedere di contenere una cer- 
ta quantità di solfato di calce, maggiore di quella che pu» 
ritenere la semplice acqua. 



220 S e I E ?( Z B 

Della resina unita ad una sostanza vegeto animai. 

Della gomma 

Deir acido malico libero 

Del malato di calce 

Della fecula (1) 

Del fosfato di calce 

Del solfato di calce 

Del glutine 

Dell' acido pectico. 

Una sostanza vegeto animale solubile nell' alcool 
e neir acqua , già rinvenuta dal sig. Taddei nella buo-i 
na farina , e chiamata dal medesimo zimome. 

Dell' olio essenziale 

Delle sostanze coloranti, gialla falsa, e gialla solida. 
Ora vedute le sostanze che racchiude il grano 
carbone , si potrà supporre che veruna di queste pos-r 
sa nuocere alla salute. Il vero danno che il grano 
carbone potrà produrre alla farina , sarà quello già 
di renderla scura , di darle un disgustoso odore , e 
di renderla mancante della fecula , e di una parte 
del suo glutine, in conseguenza di minor nutriniento. 
Secondo la mia opinione le parti coloranti so^ 
pra descritte, e l'acido pectico, sono subentrate nel gra- 
no carbone invece della fecula. 



(i) Colle sperienze indicate non ho potuto scorgei-c che 
piccolissime quantità di fecula. Già avevo scolta l'analisi: ma 
venendomi un dubbio che la quantità della parte colorante 
falsa che ritrovasi nel grano carbone avesse impedita la solu- 
zione della fecula nell' acqua, ho voluto ripetere qualche spe- 
rienza sul grano carbone decolorato dal cloro, facendolo bol- 
lire nell'acqua, per espellervi il cloro, e trattando la soluzio- 
ne colla tintura di jodo ; ed infatti non mi sono ingannato. 
Questa soluzione conteneva quantità raguardevoli di fecula, nien-r 
tre con la detta tintura è divenuta di uu blu densjssinio. 



221 



Sópra una lettera riguardante le quantità immagina-^ 
rie , indiritta al sig. Francesco Ainaltec^ da Giu-^ 
seppe Grones P. O. di mat. pure nelV I. li. Liceo 
convitto in J^enezia 1831. Dalla tipografia di Ahi-^ 
sopoli in A° di pag. 71* 



n 



ia J)reso argomento il sig. prof. Grones da uno scrit- 
to del sig. Giusto Bellavitis - SuU' uso delle quantità, 
immaginarie specialmente nell' algebra elementare - in- 
serito nel tom. 65 del giornale della italiana lette- 
ratura , per pubblicare certe sue riflessioni sulla na- 
tura delle quantità medesime » dirigendosi perciò con 
Una lettera al sig. Francesco Araalteo. 

In matematica , come nelle altre scienze , non 
mancano argomenti ^ che solo enunciaci , indispongo- 
no alla lettura di essi , tanto perchè molto ne scris- 
sero moltissimi, con poco o niun van-aggio della scien- 
za , quanto perchè a conseguirne <lea distinta , val- 
gono meglio poche riflessioni , eh' ognuno può fare 
dietro rigorose definizioni , di qiello sieno i lunghi 
sermoni de' trattatisti ex profeso , per lo più svan- 
taggiosi ai principianti , serape poi nojosi ai dotti. 
Uno di siffatti argomenti è ajjmnto quello in propo- 
sito , sul quale si è detto e scritto assaissimo , e che 
per verità il nostro autore tatta con tanta erudizio- 
he , modestia , ed originali^ , che non potrebbe mai 
bastevolmente di ciò lodars. Se non che sembra aver 
(Egli trascurato alquanto qiel metodo , e quella niti- 
dezza di concetti , che dc'c sempre formare il carat- 
tere distintivo delle magmatiche disamine. In que- 



222 Scienze 

sta lettera , lunga per ben 71 pagine , le digressio- 
ni sono ne rade ne brevi : i concetti stessi si ripro- 
ducono senza parsimonia : gli argomenti sono il più 
delle volte fondati sulla induzione , sulla congruen- 
za , e suir altrui autorità ; ed in vano si cerca in es- 
sa la guida del calcolo , a rinfrancar la mente , per 
sublimarla coli' autore nelle sue speculazioni. Non 
mancano però tratto tratto dei brani, pe'quali si scor- 
ge il merito non comune di esso nelle matematiche 
discipline. Seguire da vicino il sig. Grones in questa 
sua trattazione , sarebbe cosa malagevole a farsi e a 
udirsi, perciò basterà toccare i principli capi di essa , 
per chi voglia saperne. 

Dice il nostro autore nel suo bel principio: „ Mio 
,, divisamento è quello unicamente di considerare il 
„ calcolo delle quantità immaginarie sotto un punto 
„ generale di vista , vale a dire di esaminare siffat- 
„ te quantità in se stesse : lo che , che io mi sappia, 
„ non sì tentò per anche da alcuno. „ Non pertanto 
gli autori mocerni , cosi francesi come italiani , non 
mancano di notizie adeguate sul proposito. Certo con- 
sultando su tali naterie le antiche istituzioni, forse s'in- 
contreranno delle idee stravaganti ed inesatte , come 
appunto è quella riferita poco appresso dall'autore, 
cioè che ,, il prod(tto reale di due quantità, immagi- 
„ narie fu considerato qual mistero , ed anche quale 
„ assurdo dai matemitici eziandio di gran nome. „ A 
questa sentenza non fa-ebbero certamente eco Newton, 
Eulero , Bernoulli , Bmnacci , Lagrange e Laplace , 
senza dire dei viventi. '!^uesti con pochi altri sono i 
fonti ai quali deve attingersi , per evitare i misteri in 
in una scienza , che non ne accoglie per sua indole. 
Però alla citata sentenza 'autore nostro non fa plau- 
so nel seguito del suo discorso , nel quale si adope- 
ra in sostenere che la denooinazione d'impossibile, da- 



Quantità' immaginarie 223 

ta alle quantità immaginarie , non è giusta, e che deb- 
ba la impossibilita medesima riguardarsi come rela- 
tiva, perchè le operazioni che si eseguiscono sulle quan- 
tità immaginarie , possono cambiare la condizione lo- 
ro immaginario: ,, vale a dire (pag. 13) farle passare 
,, da uno stato ad un altro , senza che cangi la lo- 
„ ro esistenza , che è immutabile. Difatti la impossi- 
„ bilita relativa suppone uno stato condizionato , il 
,, quale si toglie tosto che tolgasi la condizione. Ed 
„ è per questo che spessissimo volte certi artifizi ana- 
,, litici non valgono a far passare alcune espressio- 
,, ni dallo stato immaginario allo stato reale , perchè 
„ non sono atti di per se a togliere quella condizio- 
„ ne , che li mantiene nello stato d'impossibilita re- 
„ lativa. Siccome altre volte i medesimi giungono a 
,, rendere in particolar senso reale una espressione , 
,, che generalmente considerata è immaginaria. „ Du- 
bitando quindi l'autore, forse per eccesso di modestia, 
che questa sua metafisica, vero nocciolo della sua lun- 
ga epistola, non possa a tutti parer chiara, soggiunge: 
,, Affinchè poi si renda più manifesta la mia mente 
„ nella nozione che mi sono formato delle quantità 
„ immaginarie , attribuendo loro una impossibilità re- 
,, lativa , e non assoluta , ponete di avere due vasi 
,, conici di differente grandezza. Se voi vorrete inchiu- 
,, dere il minore nel maggiore , non troverete in ciò 
,, fare difficolta veruna. Ma se pretendeste che il mi- 
,, nore contenesse il maggiore , pretendereste l'impos- 
,, sibile : vale a dire sitìatta coesistenza sarebbe as- 
,, surda, quantunque i due corpi separatamente pre- 
„ si esistano in fatto , ed abbiano una reale esisten- 
,, za. Chiamando io reale la prima coesistenza, chia- 
„ rao immaginaria la seconda , e la nozione raedesi- 
„ ma mi formo delle quantità reali ed immaginarie 
„ algebriche. La quantità immaginaria algebrica non 



S24 S e I K N r É 

^^ è lilla qùantìLa assurda in se stessa , è solo aSsuf* 
i,^ da la sua maniera di esistere sotto quella data for- 
,) ma : ella non è ne un nulla , ne un semplice no-^ 
„ me , siccome non è un nulla ne un semplice nome 
^, il vaso maggiore che si vorreLbe contenuto nel va- 
,, so minore. ,^ 

Dopo questo schiarimento Fautore passa a render 
conto della essenza delle formule immaginarie , che 
non mancano di parti reali, E qui per procedere col- 
la solita originalità , lasciando stare i vasi conici, met- 
te mono ai cilindrici : e giovandosi di questi, istitui- 
sce un' argomentazione sul proposito, dalla quale con- 
chiude non essere giusto il pensamento di coloro, che 
sostengono non solo non essere quantità gl'immagina- 
ri , ma neppure come tali potersi riguardare dagli ana- 
listi. Ed in prova di questi suoi pensamenti l'autore 
considera la equazione alla ipcrhola , tradotta al suo 
semiasse minore : si ferma sulla relazione fra la cor- 
da , il diametro , ed il segmento di questo, adiacente 
alla corda stessa , e considera il caso in cui la cor- 
ila divenendo secante , supera il diametro : passa final- 
mente in rivista le formule solutive delle equazioni di 
terzo grado , discorrendo sul caso irreducibile. Da tut- 
to ciò egli per vie obblique , svariate , e lunghe si 
studia dedurre la conferma de' citati suoi pensamen- 
ti , e che il calcolo degl' immaginari serve mir^ibil- 
mente all' analisi del matematico , e perciò non deb- 
Le sbandirsi dall' algebra come inutile , e tale da far 
tiriare di continuo in uno scoglio , da non sapersene 
facilmente liberare , secondo quello che molti ne di- 
cono ; ma che invece un tal calcolo deve riguardar- 
si come ,, necessario (pag. 31) per avvertire il ma- 
,, tematico che le vie che ei siegue nel suo viaggio, 
,, non sono sempre le più adatte a guidarlo a sal- 
>, vamento, e che ben lontano il calcolo stesso dal no- 



Quantità' immaginarie 225 

„ tare una imperfezione noli' algebra, ne conferma an- 
,, zi che no la sua perfetta natura „ Ne una sola vol- 
ta, ma spesso l'autore indirizza i suoi rimproveri con- 
tra gì' irapugnatori del calcolo degl' immaginari, i qua- 
li se esistano o no, se abbiano autorità o non l'abbia- 
no, poco importa ; ma è da notare lo zelo di chi pri- 
ma del bisogno, accorre in difesa della scienza. 

Più oltre il sig. Grones , internandosi maggior- 
mente nella sua metafìsica degl' immaginari , conside- 
ra questi ,, quali quantità (pag. 33) appartenenti ad 
„ un altr' ordine di quantità affatto distinte dai nu- 
,, meri. La x della equazione x* -j- 1 == o ( dice a 
,, pag. 35) esprime in generale una quantità , vale a 
„ dire ciò che e suscettivo in generale di aumento e 
„ di diminuzione. Ora l'aumento di una quantità non 
„ solo può farsi per gradi insensibili della medesima 
„ specie , ma astrattamente parlando per qual si sia 
,, apposizione di parti omog^enee , od eterogenee. Ciò 
,, posto, fino a tanto che considero la x della raede- 
„ sima specie della unita a cui è riferita , e questa 
„ unità la prendo aritmeticamente , accordo anch' io 
„ non poter ella essere nell' equazione x^ -{- 1 = o 
,, una quantità aritmetica. Ma se considero la unita 
„ in un modo più astratto, vale a dire in senso asso- 
„ lutamente metafisico , non trovo ripugnare che si 
,, consideri x come una quantità sui generis ^ diffe- 
„ rente dalla natura della unita aritmeticamente con- 
„ sidcrata ; anzi sospetto che sì la x che l'unita, non 
,, deggiano considerarsi in tal caso nell' ordine co- 
„ mune delle quantità , ma in un altr' ordine di quan- 
„ titk indeterminate. „ Taluni sospetteranno invece che 
l'autore, sublimandosi troppo sul proposito, abbia tra- 
veduto in queste sue teoriche ; ma non potranno a me- 
no di notarne la franchezza. 

G.A.T.LIII. iù 



226 Scienze 

Quello che egli soggiunge a giustificazione di sif- 
fatte idee, non è da trasandare, per la osservazione che 
sopra vi cade. „ Questo mio concetto (cosi a pag. 37) 
„ parrà a certuni un cavillo, e forse tale ei sarà. Mi 
„ rincora però il pensiero , che uomini dottissimi 
„ ricorsero talvolta a simili speculazioni , per ispie- 
„ gare ciò che avendo tutta l'apparenza di parados- 
„ so , non si poteva in veruna guisa negare. Infatti 
,, rinovellatasi dal p. Guido Grandi la questione se 
„ nella serie 

1 

(1 ) . . . - = 1 — JcArX^ — X^-{- ... 00 

,, ponendo X = 1, abbiasi veramente 
1 

- = 1 14-1 1-1- .... 00, 

„ il dottissimo Wolf chiese a Leibnitz spiegazione dell' 
,, enigma. Questi dopo avere osservato, che il secondo 
„ membro della (1) diviene zero, o la unita, secondo che 
„ pari od impari è il numero de'suoi termini, rispose 
,, che in questo caso considerandosi il numero auraeuta- 
„ to air infinito , svaniva perciò la sua natura di nu- 
,, mero , e non poteva pivi regnare la equazione in pro- 
,, posito , e che sebbene questo modo di argomentare 
„ (pag. 59) sembri più metafisico che matematico , 
,, tuttavia è certo che nella matematica , nell' anali- 
,, si , nella stessa geometria , se ne fa maggior uso di 
„ quello volgarmente si creda. ,, 

Quindi l'autore ( pag. 39 ) replica dicendo ,, se 
„ Leibnitz pone, che svanisca la natura di numero , 
,, il quale è senza dubbio di natura sua finito , quan- 
„ do si consideri aumentarsi all' infinito , (|ual ma- 
,, raviglia che io asserisca avvenire il medesimo, quan- 
,, do si concepisce decrescere il numero stesso fino 
,, allo stalo infinitissimo ? ,, 



Quantità' im.iiaginarie 227 

Tempo già fu nel quale siffatte argomentazioni era- 
no di moda , oggi non lianno più quella influenza sul- 
lo spirito; il quale si appaga più de' fatti, e della 
evidenza , che delle autorità e induzioni. Ma lascian- 
do ciò dall' un de' lati , uè cercando quale sia il nes- 
so delle proposizioni riferite , meglio sarà ed a pro- 
posito dimostrare al sig. Grones che la (1) non è al- 
trimenti assurda nel caso di x = 1 , purché esattamen- 
te si analizzi , e che in questo caso non sono le spie- 
gazioni date (secondo l'autore) da Leibnitz e da Va- 
rignon quelle che tolgono ogni dubbio sul proposito; 
ma che tutto altramente deve ragionarsi per dichiara- 
re il caso medesimo , cioè non deve trascurarsi quel 
residuo , che in tal caso ha luogo nella serie citata. 
Infatti eseguendo la divisione di 1 pel binomio 1 -\- x 
avremo : 

1 X 

^-\-x l-f-x 

= 1 — x-f 



l-j-x 1-{-x 

ì x^ 



= 1 — x-\-x'' 



i x^ 

— — - == 1 — j:4-x^ — ^3+ ,— 
1-}-x * 1+^ 

quindi generalmente potremo stabilire 

1 , _ x"^ 

^ ' 1 + X ^ » _L- l ^_j_^ 

in cui vale il segno superiore quando n è impari; l'in- 
feriore quando n è pari. Inoltre si vede che se sarà 

x< 1, crescendo n decresce il termine . - — , cosicché 

l-j-o.- 



15 



K* 



228 Scienze 

quanti più termini si prendono nel secondo membro del- 
la (a), tanto più il citato termine si avvicina allo zero, 
col quale si confonderà , se il numero de' termini stes- 
si sia indefinitamente grande , ed allora potrà omet- 
tersi. In questo caso adunque potik riguardarsi vera la 
seguente equazione 

4 
V ^ i^j^^ -r -r -r 

Ma se X sarà •= ovvero >• 1, certamente che il ter- 

mine ,— al crescere di zì, o rimarra costante, o 

crescerà anch' esso ; e perciò non potrà questo termi- 
ne obliarsi : ne la (Z>) potrà valere in questo caso , 
ma bensì la («). 

In ciò consiste la soluzione dell' enigma di cui 
l'autore discorre. Poiché essendo x = \ dovremo va- 
lerci della (rt), ed avremo perciò 

1 1 

— .— = 1 —1+1 . . . .+ 14 r- 

1+1 ^ ^ ^1+1 

cioè è = 2 . E si osservi che nulla influisce sulla ve- 
rità di questo risultamento prendere un numero piut- 
tosto pari che impari , o viceversa , di termini nel se- 
condo membro della (ci). Infatti prendendone un nu- 
mero pari sarà n impari , e perciò valendo il segno 
superiore avremo 

1 _ 1 1 

~'2~'^ "~ 1 + l"" 2 
Prendendone un numero impari sarà n pari, e per- 
ciò valendo il segno inferiore sarà 
1 _ 1 _ 1 

"^2 ~1+1 ""2' 
Dunque non un enigma, non un paradosso è da 
reputarsi il caso in questione ; e per dichiararlo ba- 
sto il solo calcolo della divisione , seuz' altro di me- 



Quantità' immaginarie 229 

lafislco e speculativo. Perciò il nostro autore fomla 
male su tal caso le giustificazioni alle conghictture 
sue sulla natura degl' immaginari. 

Il resto della lettera in proposito , più o meno, 
è una ripetizione continua delle cose notate , e forma- 
no la parte erudita di tutta questa operetta le auto- 
rità dei Veuìni, Wolf , Reyneau, Salimbeni, Cardano, 
Rorahelli , Cessali, Saladini, Lorgna, Varigiion, Ka- 
stner , non che di Nicolai , e moltissimi altri, coi qua- 
li a ogni pie sospinto t'incontri. Le digressioni che 
in essa tratto tratto sbucciano , sono di un genere 
tutto proprio dell' autore. Infatti entrato esso a par- 
lare del calcolo infinitesimale, ecco come si esprime: 
„ Io paragonerei il calcolo infinitesimale (pag. 45) ad 
„ una chiave composta di un singolare metallo, restio 
,» alle più squisite indagini dell'analisi chimica, e do- 
„ tato di una sorprendente pieghevolezza, onde si pos- 
„ sa mediante alcune inflessioni studiosamente varia- 
„ te, schiudere prontamente qualsivoglia serrarmc, col 
„ più alto magistero eseguito. Questa chiave mara- 
,, vigliosa però non è da credersi che si potesse ma- 
„ neggiare utilmente da tutti; essa addimanderebhe uno 
„ sperto artiere, alla cui mente si offerisse il maggior 
„ numero possibile delle combinazioni , onde si può 
ff variare un ordigno della natura di quello di cui 
„ si ragiona , affinchè quelle tali inflessioni le desse, 
,, che sono atte ad aprirlo. Ponete una tal chiave tra 
„ le mani di un Leibnitz, dei BernouUi, di un New- 
„ ton , di un Eulero, di un D'Alembert , d'un La- 
„ grange , e di cent' altri ingegni superiori , e vedre- 
,, te aprirvisi innanzi i più grandi tesori , coli' arte 
,, maggiore rinserrati. ,, Male che tal chiave non sia 
da tutti , e peggio che si pieghi presto ! 

La comune de'matematici reputati e moderni non 
è certo in perfetto accordo colle idee del nostro au- 



230 Scienze 

tore sulla natura , e sul significato degl' immaginari, 
i quali non sono altro che formule in cui e indicata 
una operazione impossibile ad eseguirsi; cioè la estra- 
zione di una radice di ordine pari , da una grandezza 
negativa. 

Se gì' immaginari hanno tal forma , che operan- 
do convenientemente sulla medesima , si riesca a spo- 
gliarli del simbolo della immaginarieta , allora sono 
apparenti, e si distinguono con questo nome. Se poi 
qualunque mezzo non vale a realizzarli , sono e di- 
consi effettivi. 

GÌ' immaginari apparenti , per lo più, sono il ri- 
sul lamento di un metodo indiretto, praticato nella so- 
luzione delle questioni a cui gì' immaginari stessi ap- 
partengono ; e non altrimenti debbonsi riguardare dal 
calcolatore. GÌ' immaginari effettivi sono sempre con- 
seguenze e indizi certi di qualche assurdo, incluso nel- 
la questione , dalla quale essi derivano ; quindi è che 
questi tengono luogo di soluzioni , e sono utilissimi 
nelle matematiche, perchè manifestano quei difetti, che 
la mente non può in taluni argomenti discernere di 
per se. Sembra che su questi pochi, semplici, e faci- 
li principii debba senz'altro consistere la teorica tut- 
ta degl'immaginari tanto per la natura, quanto pel si- 
gnificato dei medesimi. 

P. V. 



231 



Ètudes statistiques sur Rome ec. Studi statistici su Ro- 
ma e la parte occidentale degli stati romani ec. del 
conte di Tournon prefetto del dipartimento di Ro- 
ma negli anni 18 'IO- 14. Parigi 1831. Due volumi 
di testo in 8.° con un terzo volume di piante. 

ARTICOLO II.» 

v^uanti viaggiatori gittarono Io sguardo sulle cam- 
pagne che di Acquapendente si distendono fin presso 
i colli albani , dissero cotesto immenso paese essere 
senza produzione. Il sig. Matbeus incominciò il pri- 
mo a dubitar che ciò non fosse un invecchiato pre- 
giudizio passato di bocca in hocca, finche M. Lullin 
de Chatcuvieux lo scoperse e preselo a combattere colle 
armi invincibili delle osservazioni e de' fatti. Al lato 
di questo difensore della romana agricoltura sover- 
chiamente vilipesa, noi porremo il valente sig. di Tour- 
non che nel secondo libro de' suoi studi statistici in 
poche pagine raccolse quanto concerne questa branca 
importantissima di ricchezza: e, paragonandola ad al- 
tre Provincie che sono in grido di coltivatrici, mostrò 
quanto leggermente gli stranieri giudicano le cose no- 
stre- Egli schiettamente confessa che mietendo in un 
campo pressoché intatto , sarà caduto in più errori , 
specialmente ove trattasi determinare il prodotto net- 
to de' campi e della pastorizia; e domanda con l)clla 
modestia che gli sieno indicati. Noi per ora ci con- 
tenteremo , come già adoperammo del primo , di far 
conoscere ai nostri lettori le cose più importunati di 
cotesto secondo libro. 



232 Scienze 

La cultura d'un paese dipende principalmente da 
due cagioni : natura del suolo e stato della popola- 
zione : questa aumenta o sminuisse in ragion della sa- 
lubrità dell'aere che respira. Le provincie che c'inter- 
tengono, siccome abbiamo mostrato, compongonsi qua- 
si per egual proporzione di pianure e montagne : su 
queste , poiché salubri, evvi una popolazione spessa e 
robusta; in quelle, d'aria maligna, radi e malaticci abi- 
tatori. Quindi naturalmente il suolo de' monti culto e 
fecondo, i piani abbandonati in gran pascoli e poderi. 

Questa cagion fisica di cultura è stata rafforzata, 
non che secondata , da un' altra cagion tutta morale. 
Ne' primi tempi di Roma un cittadino non potea pos- 
seder per legge più che due jugeri di terra, i qua- 
li nel 268 s'accrebbero fino a sette. I costumi segui- 
tarono le leggi : dappoiché Cincinnato e Fabrizio non 
possedev^ano più patrimonio di quello che esse per- 
mettevano, e M. Curio vincitore di Pirro ricusava cin- 
quanta jugeri che gli offeriva il popolo, dicendo : eh* 
egli sarebbe stato pessimo cittadino se non si fosse 
accontentato al legai patrimonio di sette jugeri. Ma 
allorché le conquiste allargarono il dominio romano e 
le ricchezze accumularonsi nella citta regina : si ab- 
bandonò la cultura delle terre agli schiavi, i quali non 
mai tengon lungo di cittadini ; e la pastorizia pre- 
valse alla semenza delle biade. Ai romani vinti ten- 
nero dietro i capitani barbarici , i quali adottarono la 
medesima maniera d'agricoltura e quindi il dritto feu- 
dale e i fidecomraissi , che la rendettero durevole am- 
massando in poche mani vastissimi poderi. Arroge a 
tutto ciò che cotesto provincie han terre attissime ai 
pascoli , i quali non abbisognano d'alcuna cura : lad- 
dove rotte e seminate non sempre corrispondono ai su- 
dori dell' agricoltore , eh' è costretto impiegarvi mol- 
ate braccia , molto tempo e molti capitali. 



Statistica di Roma 233 

Lo spazio della cultura a gran pascoli e pode- 
li è quelle de'tre bacini del lago di Bolsena, del Te- 
vere e delle paludi pontine , in che noverasi una po- 
polazion d'agricoltori di soli 15 a 'i8 mila abitanti. 
La piccola cultura ha luogo nelle due catene vulca- 
niche e nelle vallate del Sacco , dell' Aniene e del 
Velino. Ecco , secondo il catasto , com' è compartita 
la cultura in queste contrade. 

Terre suscettive d'esser coltivate a grano: rubbia 242,000 
destinate al nutrimento del bestiame 162,000 
destinate alla vigna 14,600 

alle ortaglie ed ai pomari 1,400 

Boschi cedui e d'alto fusto e castagneti 170,000 



Totale delle terre produttive R. 590,000 
Terreni fabbricati, fiumi, ruscelli, stagni, spiag- 
ge, burroni, roccie, strade, terre sterili 146,000 



Totale 7,36.000 

Le terre suscettive d'esser coltivate a grano dividon- 
si nel modo seguente : 

Ne' paesi malsani rubbia 160,000 

Ne' salubri 82.000 



Totale rubbia 242.000 

Premesse queste osservazioni generali, procede il 
sìg. di Tournon a trattare partitamente della cultura 
de' paesi malsani e quindi de' salubri. 

La campagna romana occupa un vastissimo trat- 
to de' primi, distendendosi per 111,400 rubbia. Essa 
secondo l'illustre monsig. Nicolai autor d'un' opera pre- 
gevolissima sull'agro romano, dividasi così 



234 Scienze 

Terre arabili rubbia 55,000 

Praterie 10,295 

Pascoli 5,595 

Boschi 21,245 

Vigne ed oJiycti 817 

Spiagge . 1,997 

Paludi e stagni 1,563 

Rocce, burroni, terre sterili, fabbricati, stra- 
de , corsi di acqua 1 4,788 



Totale rubbia 111,300 

I terreni coltivati a grano si riposano ogni due , 
tre o quattr'anni, secondo la loro forza. Essi, come si 
è accennato , principalmente nella campagna romana 
sono accumulati in poche mani. In questo territorio i 
proprietarii giungono appena ai dugento, e almeno un 
terzo di lot-o son pubblici stabilimenti. Il principe 
Borghese , l'arciospedal di s. Spirito e il capitolo va- 
ticano hanno possidenze sterminate. Tutti cotesti por- 
prietarii, tranne pochissimi, affittano per una data cor- 
risposta i loro fondi. Quindi al lato de'proprietarii sor- 
ge un' altra classe di persone che appeilansi mercanti 
di campagna , i quali esercitano, pressoché esclusiva- 
mente , l'agricoltura. Quattrocento affitti noveravansi 
nella campagna romana : dugento nelle altre provin- 
cie. Però convien riflettere, che sebbene i proprietarii 
non sogliano locare i lor poderi ad un sol mercante 
di campagna : nuUadimeno avvenendo che un sol 
mercante tolgasi più affitti da diversi proprietarii, il 
commercio agrario riman sempre fra pochi. Imperoc- 
ché ad esercitar la professione del mercante di cam- 
pagna , vi vogliono capitali vistosi ed infinite brighe 
e sollecitudini. Ne sempre avviene che le fatiche sie- 
no coronate da esito felice. Quindi la più parte de' 



Statistica di Roma 235 

capitalisti non si arrisica e cerca al suo danaro un più 
sicuro collocamento: che se qualche inconsiderato pon- 
gasi in quel mestiere senza capitali sufficenti, cade ne- 
cessai'iaraente in man degli usuraj e fallisce. Ed infat- 
ti , de' cinquantaquattro mercadanti che noveravansi in 
Roma a tempo del sig. di Tournon , pochissimi son 
tuttora in fortuna. Alle volte gli affittuari o i proprie- 
tarii medesimi danno i poderi ad enfiteusi. Questa ma- 
niera, che sarebbe utilissima se si restringesse a picco- 
le porzioni di terreno, poiché sminuirebbe in qualche 
modo il danno delle grandi proprietà , applicata ai 
gran poderi non genera alcun bene, e nuli' altro fa 
che sostituire un proprietario ad un altro. Così la ca- 
mera apostolica ha alienato le più belle tenute a suo 
gran detrimento. 

Se vi recate a percorrere una tenuta , voi tosto 
vedrete com'essa manchi di fabbricati. Pochi casali, per 
lo più cavati da qualche antico monumento, apprestano 
ricovero al fittaiuolo, quando vi si rechi, ai ministri, 
ai famigli ed ai cavalli. Per gli operai, che vi vanno 
a torme pe'lavori campestri, non iscorgete che picco- 
le capanne sparse qua e Ih. Anche i bestiami d'ogni 
maniera vivono comunemente a ciel sereno ; dappoi- 
ché la scuderia è serbata pe' cavalli del fittaiuolo e 
momentaneamente per le vacche pregnanti. A cagion 
d'esempio Campo-morto che ha 4309 rubbia d'esten- 
sione , tantoché è più grande del territorio d'un gran 
villaggio , non ha fabbriche più che un podere de' 
mcu vasti del settentrione. Questo difetto d'abitazio- 
ni è immensamente nocevole a que'poveri campagnuo- 
li costretti a dormir più volte al sereno , d'onde trag- 
gono malattie e morti. 1 papi molto si adoperarono 
(e l'amministrazion francese seguitò il loro esempio) 
perchè moltiplicassero le fabbriche ne' poderi : ma ri- 
man molto a fare. 



\ 



236 Se I E N Z E 

Ogni tenuta lia due classi di persone : altre an- 
nualmente salariate : altre tolte a giornata o a stagio- 
ne. Fra quelle ha il primo luogo quegli che dicesi mi- 
nistro di campagna^ il quale tien le veci del fittai no- 
lo ed ha a se soggetti i ministri inferiori capo vac- 
caro , capo vergavo ec. Vien quindi lo stuolo de'vac- 
cari , vergari , barrozzari e altrettali , che han tutti 
un mestiere a se , ne lavorano il campo, ne si aiutano 
Fun l'altro nelle proprie faccende, cosicché il gran prin- 
cipio di Smith della division del lavoro è affatto a lo- 
ro sconosciuto. Se non vi fossero che costoro, il terre- 
no non produrrebbe : v'ha dunque mestieri di molti 
operai o presi a stagione, come i bifolchi , o alla gior- 
nata , come i mietitori. Ma poiché la popolazione agri- 
cola delle province non somma che a 15 o 18 mila abi- 
tanti , fa d'uopo altronde cercar de' coltivatori. 

Degli uomini chiamati caporali radunano nelle val- 
li del Sacco, dell' Aniene e del Velino , nelle provin- 
cie limitrofe dell'Abruzzo e della Terra di lavoro, nel* 
le Marche di Fermo e d'Ancona più centinaia d'agri- 
coltori. Formata la caravana, pongonsi in viaggio alla 
volta delle campagne, ove il caporale ha pattuito lo- 
car la loro opera. Gli aquilani sono particolarmente 
impiegati a far fossi e riparar vie : gli amatriciani a 
piantar alberi e capanne, i marcheggiani ed i ciocia- 
ri ( che cosi chiama usi que' delle provinole napoleta- 
ne e di Campagna ) a mietere e falciare. Vengono al- 
tresì de' lucchesi pe'lavori degli olivi, e perfin qualche 
modenese a porre le lacciuole pe' lupi. Il caporale ri- 
ceve dal fittaiuolo l'intero salario della compagnia , 
che poi ripartisce per teste , prelevando a se buona 
parte. Non è facile determinar cotesta popolazione am- 
bulante» Può approssimativamente calcolarsi che pe'la- 
vori campestri dall' ottobre al maggio s'impieghino 20 
mila operai , de' quali 1 1 mila delle provincie pon- 



Statistica di Roma 237 

tificie , 9 mila del regno di Napoli. Por la falciatu- 
ra , mietitura e tritura dal maggio al luglio se ne 
adoperano Leu 30 mila, che vengono nella stessa pro- 
porzione dalle stesse provincie. La sorte di questi po- 
veri operai, che vengono dal cielo salubre delle 'na- 
tive montagne al grave aere de' nostri campi è ben 
misera , segnatamente allorché la state vada umida e 
sieno sorpresi da pioggia nell'atto della mietitura. La 
mancanza di ricovero , di buon nutrimento e di qua- 
lunque precauzione fa che la maggior parte di quest' 
infelici venga a popolare i nostri ospedali, ed avven- 
ne qualche volta che perirono di loro intere compagnie. 
Quando sarà mai che l'interesse de' proprietarii e de* 
jfìttaiuoli, accordandosi coli' umanità e colle leggi, mi- 
gliorerà, la sorte di quest' infelici e con loro quella 
de' nostri campi ! Questo è il voto , questo e il desi- 
derio di quanti amano davvero il pubblico bene. 

L'aria malvagia , la mancanza di popolazione , la 
qualità stessa delle terre fa che al bestiame piuttosto- 
chè ai grani si consacrino le prime cure. Fra le va- 
rie specie d'armenti i buoi e per la loro bellezza e per 
la loro utilità meritano peculiar considerazione. Di 1 60 
mila rubbia arabili ne' paesi malsani , può stimarsi che 
si coltivino nelle circostanze favorevoli 82,280. Pren- 
dendo la proporzion media fra i diversi riposi , cui 
van soggetti questi terreni , si trova che per 22 rub- 
bia , tutto compreso , richiedesi un aratro. Per 82,820 
rubbia voglionsi dunque 3740 aratri : e poiché a 
ciascuno convien dare cinque buoi , cioè quattro sotto 
il giogo ed uno in serbo : il numero de' buoi aratori 
ne' paesi malsani sarà 18,700. Ne' paesi salubri la cul- 
tura si fa a braccio a cagion della declività del suo- 
lo : e dove usasi dell'aratio, vi si attaccano solo due 
buoi. Variando in essi il riposo de' terreni all' inlini- 
to, non può farsi uu computo molto preciso : pur non- 



238 Scienze 

dimeno sembra che almen 10 mila buoi saranno im- 
piegati in queste terre. Quindi il totale de' buoi ara- 
tori in ambedue i paesi sarà di 28,700. Roma consu- 
ma annualmente 12 mila buoi e 3 mila la provincia: 
cosicché si ha una somma di 1 5 mila buoi che servono 
al nutrimento. 

Di questi 6 mila vengono dal perugino, 9 mila 
son forniti dal paese. Ma perchè almen 4 mila d'essi 
han già servito al lavoro , rimangono solo 5 mila da 
aggiungersi ai 28,700: locchè darà un insieme di 33,700 
buoi. Le vacche, secondo TA., sommano a 30 mila ed 
a 35 mila i vitelli d'ogni età. Per la qnal cosa può 
valutarsi a 100 mila capi il bestiame cornuto, ossia un 
capo ogni rubbia 2 'i^/j^jo di suolo arabile , o un capo 
ogni 7 36/,oo della totale superficie, o finalmente un ca- 
po ogni 6 abitanti : cli'è la proporzione che Moreau 
de Jonnès ha nelle sue ricerche su i pascoli dell'Eu- 
ropa , trovato essere nelle altre parti d'Italia più ric- 
che. Arrogo a quest' armento 3 a 4 mila bufoli , ani- 
mali di gran forza , utilmente impiegati a trar le bar- 
che rimontanti il Tevere ed a purgare i canali delle 
paludi. 

I cavalli, sebben non usati come i buoi per la 
cultura , recan però grandissimi servigi , adoperati pe' 
trasporti. Essi dividonsi in razza nobile e razza co- 
mune. Que' della prima sono alti , belli e membruti: 
i secondi meno appariscenti, ma robusti ed agilissimi. 
Nel 1813 coutaronsi 35 mila cavalli : ma l'A. pensa 
che questo novero dato in tempo di diffidenza sia sot- 
to il vero. 

Nel 1813 noveravansi 710 mila pecore, fra le qua- 
li 10 mila merinos : ossia 4 pecore ogni 3 abitanti: 
proporzione simile a quella che si ha in Sassonia, la 
quale in ciò è sorpassala da pochi paesi. I merinos 
furono dalla Spagna tradotti nel territorio di Montai- 



Statistica di Roma 239 

to per cura del pontefice Pio VI. I francesi ne rim- 
piazzarono le perdite con 230 capi scelti fra le greg- 
gi di Perpignano. Questa razza dovea meglio alligna- 
re in Italia che non in Francia , poiché l'Italia ha 
il medesimo clima della Spagna. La razza indigena 
non è senza pregio : e di Leila forme, alta e di lun- 
ga lana. Le pecore a mandra , secondo i tempi , tra- 
slocansi dalla pianura alla montagna. Il consumo di 
Roma nel 1813 fu di 70 mila capi : altrettanto fu nel- 
le Provincie. 

Le razze de' maiali è aneli* essa considerabile. In 
Roma se ne consumano 14 mila ciascun anno : nelle 
Provincie però se ne fa maggior uso, non vi essendo 
famiglia che non ne abbia. Sebbene i paesi prossimi 
alla capitale ne nutriscano molti : ciononostante trag- 
gonsi ancora dal perugino e dallo spoletino. Presso Ci- 
sterna qualche podere ne contiene fino a 3 mila. Cotesto 
bestiame è escluso dai comuni pascoli , poiché assai 
li danneggia. 

Quantunque non minor danno rechino le capre , 
massiraamente ai boschi ^ pur tuttavia sono esse fre- 
quentissime in ispecial modo sulle montagne , dove il 
bove e la vacca non potrebbero pascolare, e porgono 
il vivere a que' montanari. Questo bestiame però ap- 
partiene piuttosto ai paesi della piccola cultura. 

Poiché FA. ha trattato delle principali specie d'ar- 
menti , tocca degl' istru.menti campestri , degl' ingras- 
si , e delle praterie, e quindi procede a dire de' ce- 
rcali. La storia , egli dice , de' cereali e parte impor- 
tantissima della storia generale di questo paese. Non 
è a dirsi quanto i papi si travagliassero onde ritor- 
nasse a queste belle provincie quella cultura che n'era 
stata sbandita dal lusso romano , dalle guerre e dalle 
devastazioni. Gregorio XII con motuproprio del 15 no- 
vembre I'i()7 iiicoragg\ il meglio che seppe la colli- 



240 Scienze 

vazione eie* grani. Sisto IV nel 1460 fece un editto che 
concedeva facoltà a qualsivoglia persona di seminare 
a proprio conto il terzo de' terreni rimasti incolti. Que- 
sta legge, certamente acerba, pur sortì qualche buon 
effetto. Giulio II e Clemente VII seguitarono con pre- 
scrizioni diverse a promovere la cultura, e quest' ul- 
timo permise Testrazion de'grani ; finche essi non ol- 
trepassassero un certo prezzo. Questo principio di pub- 
blica economia, del quale si fa onore agi' inglesi , fu 
dunque proposto ed eseguito da un papa del secolo de- 
cimosesto. Pio V con una costituzione del 1 566 ri- 
chiamò in vigore le leggi di Clemente VII, proibì ai 
baroni di costringere i vassalli a vender loro i grani, 
ed ordinò più cose utili ai coltivatori. Fossero queste 
cure , fosse l'accresciuta popolazione , la cultura pro- 
sperò, e pili che 100 mila rubbia di grano si espor- 
tarono dal romano territorio ; dopo aver nutrito la ca- 
pitale che allor conteneva 60 mila abitanti. Però que- 
sti fortunati successi furono ben tosto arrestati dal 
timor della carestia , che si mise nell' animo de' go- 
vernanti, e fecegli ritornare al sistema di proibizione. 
Sisto V immaginò una nuova maniera per accertare 
la provvisione di Roma. Fondò una cassa di presti- 
to per soccorrere gli agricoltori, e dotolla di 220 mi- 
la scudi. Questa istituzione non ebbe l'effetto che de- 
sideravasi, e frequenti carestie afflissero gli stati ro- 
mani. Paolo V con sua costituzione del Ib ottobre 1611 
stimò rimediarvi proibendo la vendita de' buoi da la- 
voro e medesimamente vietando ai baroni, sotto pena 
della confisca de' feudi e della scomunica, d'impedire 
ai loro vassalli che coltivassero le terre. Contuttociò 
l'agricoltura seguitò a languire oppressa da quelle me- 
desime leggi che voleano favorirla. Dovea accordarsi 
lui poco più di liberta , e pensar meno al pane che 
mangiavano i romani, E ciò inlese al fine Alcssan- 



Statistica di Roma 241 

dro VII che ruppe pressoché tutti i lacci che impe- 
divano la coltivazione. Che però ? Il timore delle se- 
dizioni pel prezzo del pane indusse i governanti a fis- 
sarlo invariabile, e le semenze ben tosto diminuirono. 
Ed invano i due Benedetti XIII e XIV si adoperaro- 
no a porre rimedio a tanto male; ogni lor cura tor- 
nò infruttuosa. Sol quando Pio VI dichiarò che l'espor- 
tazion sarebbe libera , e ridusse in più stretti limiti 
il magistrato dell'annona, ed ordinò il catasto nel 1T83 
per distribuir le imposte con eguaglianza , l'agricultu- 
ra tornò alquanto a ringiovanire. Si videro allora nel- 
le sole campagne romane coltivate 16,430 rubbia, e la 
popolazione sali a 165 mila abitanti, eh' è stato il 
maggior numero che abbia mai contato la Roma mo- 
derna. Pio VII insistendo sulle orme del suo prede- 
cessore distrusse quasi interamente la giurisdizione del 
tribunal dell' annona , abolì la fissazion del prezzo ai 
grani e ne confermò la libera esportazione. Ma egli 
di più volle opporsi alla tendenza di restringere la cul- 
tura, ed immaginò un sistema di raigliorazione basa- 
to e su la pena e sul premio, che continuò la lotta 
fra i proprietarii e l'amministrazione e non ebbe al- 
cun esito felice. Questo breve sunto isterico della ro- 
mana agricoltura, che il sig. di Tournon molto a pro- 
posito rapporta , mostra a mio avviso quel vero: che 
i governi debbono piuttosto aver cura di togliere gli 
ostacoli , di quello che puntellare con leggi l'industria 
de' popoli qualunque essa sia. Imperocché o in essa 
trovano i privati il loro conto, e vi si gettano senza 
che ve gli spronino i premi o ve gli costringano le 
pene : o la stimano disutile , e non vi si lasceranno 
trarre giammai sia per minacce , sia per alleltainenti. 

Più generi di cultura si tentarono sotto l'ammi- 
nistrazion francese. Fra questi fu notabile la soda, sco- 
nosciuta affatto nelle campagne romane avanti il 1 808, 

G.A.T.LIII. 16 



242 Scienze 

la cui cultura, che rapidamente si estese, si reca dal 
nostro A. a provare quanto sieno attivi e solleciti i 
nostri agricoltori in quello da che sperar possono gua- 
dagno. Ancor nelle campagne di Roma il 1810 ten- 
tossi la piantagion del cotone che da principio ebbe 
buon esito ; ma poi conobbesi non esser molto adat- 
to al nostro clima , ne tornare a conto quando sia 
libera la navlgazion del mare. Videsi che meglio del 
cotone , sotto la latitudine di Roma , nasceva l'inda- 
co , la cui coltivazione s'intraprese da un francese con 
de' semi venuti dal Bengala. Il riso era piantato da 
pochi anni ne' dintorni di Viterbo, Ronciglione e Por- 
to d'Anzo. L'amministrazione francese cercò ristringe- 
re quanto più seppe la cultura, e quindi la papale tol- 
sela affatto ; perchè non si aggiungessero novelli ger- 
mi d'infezione all' aria già tanto maligna. Il tabac- 
co vegeta mirabilmente ne'piani : e noi potremmo far- 
ne un oggetto importantissimo di coltivazione e di com- 
mercio. 

Fin qui ha l'A. trattato di quant' avviene in fat- 
to d'agricoltura ne' paesi d'aria malsana. Vien quin- 
di a parhire de'paesi salubri : ciocche egli fa rapida- 
mente non porgendo essi alcuna singolarità. Già ac- 
cennammo che in essi si hanno 82 mila rubbia ara- 
bili, oltre le vigne , gli oliveti , i boschi , le ortaglie, 
i pomari ed altre culture molliplici e varie che s'in- 
tramezzano fra loro in cento guise ; dappoiché vi so- 
no ben divise le proprietà. Non parleremo per non es- 
ser soverchi delle vigne , la cui cultura potrebbe no- 
tabilmente migliorare, ne degli olivi molto accresciuti 
dietro gì' incoraggimenti compartiti dai pontefici» Il 
principale alimento di questi paesi formasi dal grano 
e dal granturco, d'onde traesi la polenta cibo ai con- 
tadini gratissimo. Nelle valli coltivansl ancor con suc- 
cesso tutte le specie di legumi : fave , fagiuoli , leu- 



Statistica di Roma 243 

ticchie, ceci, e dove abbiasi dell' acqua i carciofìl, i 
meloni , i cavoli , le fragole ed altre erbp uiaugerec- 
ce. Il lino e la canape sono l'oggetto di molte cure 
e il loro prodotto è tantopiù importante , quantochè 
queste materie prime lavoransi in que' luoghi medesi- 
mi. La canna cresce in piccole foreste presso le vi- 
gne e porge un guadagno notabile e sicuro. Il mo- 
ro-gelso , albero meritevole de' primi onori , ha gran- 
di piantagioni presso Roma, Palestrina, Zagarolo, Ana- 
gni e Rieti. Gli alberi fruttiferi , tranne il fico e il 
persico , potrebbero coltivarsi con maggior cura , ed 
allora si avrebbero migliori pomi , pera, prugne e ci- 
riegie. Di cedri ed aranci sebbene ve ne abbiano mas- 
simamente alle paludi pontine, non è però il loro nu- 
mero bastevole alla consumazione, e potrebbe accre- 
scersi utilmente. L'araministrazion francese avea divi- 
sato di moltiplicar gli alberi fruttiferi: ed a ciò ave- 
va istituito un giardino negli orti farnesiani al pala- 
tino, ove furono riunite tutte le piante coltivate nel 
giardino di Luxembourg a Parigi e nelle proviocie me- 
ridionali della Francia. Questo nuovo giardino nel 1813 
contava 80 mila piante, e volevasi ampliarlo traspor- 
tandolo fuori la porta di s. Giovanni in un vasto po- 
dere. Nelle ville romane, cosi ricche di marmi e co- 
lonne, vi desideri quella varietà di piante che fan bel- 
li i parchi del settentrione, dappoiché nuli' altro vi 
trovi se non che pini , qucrcie e laureti. Una so- 
cietà di agricoltura era stata fondata per moltiplicare 
e perfezionare ogni maniera di cultura, e pensavasi ad 
introdurre pili semi, che bene allignerebbero ne'nostri 
paesi, quali sono : il grano Saracino, il topinambur, 
il carturao , il zafFrano , il phorraium tenax , l'agave 
americana , l'ortica bianca , lo spartium , il cardo , 
l'arachis hypegrea , il serarao , la regolizia , il pa- 

16* 



244 Scienze 

pavere , il ricino , l'holcus sorgo , l'holcus eli Cafre- 

ria ed altre di simil natura. 

Ultimamente 1' A. cerca di determinare le spese 
della coltivazione e il valor de' prodotti , onde otte- 
ner la rendita netta dell' agricultura e pastorizia del 
paese , oggetto de' suoi studi. Noi non lo seguiremo 
ne' lunghi ma importantissimi calcoli ch'egli istituisce 
a questo scopo ; tanto più eh' esso medesimo diffida 
della loro esattezza: e ci staremo contenti a rappor- 
tarne l'ultimo risultaraento. Egli dunque fa ammon- 
tare il prodotto netto a 40 milioni di franchi ; cioè 
dalla cultura 15 milioni, dal bestiame 12 milioni-» 
dalle vigne e dagli oli veti 10 milioni , dai mori-gel- 
si , boschi ed altre spezie di piantagioni 3 milioni. 
Per compir questo computo della nostra ricchezza con- 
verrebbe valutatare eziandio i fondi urbani: ma noi ora 
non ci occupiamo che de' prodotti dell' agricultura ; 
e questa ricerca, peraltro utilissima, non è del nostro 
proponimento. La rendita de' prodotti dell' agricultu- 
ra paragonata alla superficie da 54 franchi per rub- 
bio , paragonata alla popolazione dà 75 per ciascuno 
individuo. Ora il dipartimento della Francia che ha 
più relazione all' antico dipartimento di Roma è quel- 
lo della Gironda, che confa 520 mila anime di po- 
polazione. I computi più esatti danno ad esso 40 mi- 
lioni di prodotto ossia 77 fr. per testa. Prendendo la 
rendita media di tutti i dipartimenti del regno di Fran- 
cia si ha una proporzione ancor minore: cosicché l'in- 
dustria agricola romana nel 1813 era già eguale se 
non maggiore della francese. Gotest'industria si accreb- 
be coli accrescersi della popolazione negli anni che 
corsero da quel tempo ; e noi vorremmo corrisponde- 
re al desiderio che significa l'A. facendo pubblico a 
qiial grado siasi ora innalzata. Ecco come scrivono 
di noi quegli stranieri, i quali non ci giudicano ad 



Statistica di Roma 245 

uà solo girai di sguardo, ma raccolgono i fatti, os- 
servano , paragonano. 

Non già però che molto non rimanga a fare. L'A. 
poiché ha numerato gli ostacoli che si frappongono all' 
incremento dell' agricnltura , non tralascia noverare le 
maniere onde sien tolti. Pone per la prima il miglio- 
rare la sorte degli operai con fabbricar loro de ri- 
coveri , abbeverarli di acque salubri e preservarli il 
più che sia possibile dai colpi dell'aria malvagia. Po- 
ne quindi la riduzione de' grandi i piccoli affitti (non 
ostante la contraria opiiione del nostro Gioja); ciocché, 
dice egli, riuscirebbe utilissimo ai medesimi proprietarii, 
i quali si toglierebbero dal monopolio di pochi spe- 
culatori ed accrescerebbero le loro rendite, accrescendo- 
si naturalmente gli affitti in ragione de' concorrenti. Il 
governo che ha sempre mostrato tanto furore per l'agri- 
cultura potrebbe darne l'esempio , spicciolando cosi i 
gran poderi de' pubblici istituti con loro immenso van- 
taggioi Tuttociò dovrebbe aver luogo quando conser- 
var si volessero le grandi proprietà mantenute dal- 
le sostituzioni e dai fidecommissi. A questi mezzi pro- 
posti dall' A. noi aggiungeremo lo scolamento delle 
acque, ch'è stato tanto turbato dalla cultura delle mon- 
tagne, e la buona raanuten zione de' boschi ; le quali 
cose diminuirebbero notabilmente gli effetti della mal' 
aria : la liberta del commercio che incoraggiando l'espor- 
tazione , favorisce mirabilmente ia cultura : l'aumento 
della popolazione col render la pi bblica vaccinazione e 
coir usar degli altri mezzi sanitari : l'educazione della 
massima parte de'faciuUi, che si alimentano negli ospi- 
zi, alla vita agricola e segnatamente a quc'lavori che or 
si compiono dagli stranieri: la formazione di una so- 
cietà agraria simile a quella recentemente formata iu 
Pesaro, che gik tanto ha onorato lo Stato e l'Italia. 



246 Scienze 

Ma crescendo i prodotti non si avviliranno i prez- 
zi e non isvauiranno cotesti vantaggi ? Questo timore 
sarebbe fondato in un paese che manca de'mezzi di co- 
municazione, non gii nella provincia romana termina- 
ta per una parte dal mare , attraversata da un bel fiu- 
me , prossima a contrade mancanti di grano. Che i 
romani non temano di produr troppo, e rammentino 
ciò che inculcava il nostro Genovesi ; che un popo- 
lo abbondante in grano, vigne ed olivi è da natura 
costituito creditore degli altri. 

Ab. C. L. MoRiCHiNi- 



Intorno alle nozioni istoriche , o terapeutiche , ed 
istruzioni sanitarie del celebre doti. Giacomo Toni' 
masini sul cholèra morbus , ossermzioni del doti. 
Gregorio Riccardi. 



K 



el numero infinito di memorie ed opere sul cho- 
lèra morbus uscite fino ad ora alla luce , a riserva di 
quelle che scrissero due dottissimi medici , il nostro 
sig. dotti Ottaviani , ed il francese dott. Fodere, nes- 
suna avvene che abbia meritato la pubblica attenzio- 
ne , perchè tutte scritte senza la menoma ombra di 
medico criterio. Sembrò particolarmente che nella no- 
stra Roma nel decorso anno la pubblicazione di me- 
morie e cenni di tal tenore al cholèra relativi , fosse 
divenuto epidemica , e quasi direi contagiosa ; poiché 
e da medici , e da non medici ancora si pretese di 
poter parlare di una malattia , e con tanta certezza di 
risultati , che quasi saresti stato indotto a credere, per 



CriuT-ERA MORBUS 247 

parte di clil scriveva , a cui ti fosti afTulato , di non 
aver più nulla a temere di un tanto malore. Intanto 
però tutto il pregio di queste miserabili produzio- 
ni in ultima analisi in altro non si aggirava , che 
in una mal combinata raccolta di sintomi al morbo 
cliolèra relativi, ed ad un noioso afUistellamento di ri- 
medi , quasi tutti di opposta e contraria azione. Ne 
solo fra quelli che in Roma e memorie e cenni ed 
opere pubblicarono fuvvi alcuno che fosse stato da spi- 
rito filosofico condotto , o da mediocre ed ordinario 
medico criterio : ma neppure fra gli esteri un solo 
si ebbe , che con un certo buon senso del cholèra 
morbus trattasse, quantunque molti avessero di già me- 
nalo gran roraore , e fama di lor medesimi. Era pe- 
rò riserbato al genio sublime della nostra Italia , ma- 
dre sempre feconda di ogni umano sapere , al gran 
Toraraasini, di fissare l'attenzione di tutti sopra un 
argomento di tanta importanza, e di dileguar tanti dub- 
bi sopra un male, che spaventa l'Europa ed il mon- 
do intero , e che minaccia ovunque distruzione e ro- 
vina. Gik i dotti tutti e deli' Italia e di oltremon- 
ti e mari stavano impazienti aspettando di conosce- 
re qual cosa su di ciò pensava il nostro italiano Escu- 
lapio. Ne la generale aspettazione fu dal risultato dell' 
opera, da esso pubblicata , in alcun modo delusa ; 
poiché nulla avvi di più insigne , a nostro avviso, fra 
le infinite istorie di malattie da celebri autori compilate, 
quanto le ,, Nozioni istoriche, o terapeutiche, ed istru- 
zioni sanitarie sul cholèra morbus ,, rese di diritto 
pubblico nel anno 1831 dal nostro A. 

La celebrità di una tale opera e stata di già li- 
conosciuta e dalla Francia , e dalla Germania , e 
dall' Inghilterra : che dai piti dotti e colti medici 
di quelle nazioni , secondo relazioni di cola avute , 
più non si parla e ragiona , se non a seconda dei 



248 S e I R N Z E 

sublimi pensamenti del celebre nostro autore. Non 
è nostra mente di far presentemente l'analisi dell'ope- 
ra medesima. Solo ci limiteremo a dar qualche cen- 
no intorno al più classico di essa. Questo classico , 
oltre a rinvenirsi in tutta intera la sua opera , mol- 
to pii!i apparisce nel quarto capitolo di questo lavo- 
ro , in cui , dopo di aver magistralmente , e coli* 
ingegno di un uomo veramente sommo nelT arte sa- 
lutare, conciliate tutte le contraddizioni di metodo cu- 
rative e dottrinali , stabilisce con profondita di dot- 
trina , quello che, secondo inconcussi principii , da 
puri fatti desunti , emerge spontaneo da' suoi filosofici 
ragionamenti , e certo e sicuro si offre al medico os- 
servatore , per la cura della malattia. Questo certo 
e sicuro lo ricava dall'analisi di diciannove metodi cu- 
rativi al cholèra morbus applicati. Ma prima di entra- 
re su tal materia , crediamo pregio dell' opera il far 
conoscere l'ordine che il nostro A. ha tenuto nel trat- 
tare il suo difficile argomento. 

Dopo un preliminare avvertimento divide la sua 
opera in cinque capitoli. Nel primo descrivere la pro- 
pagazione del cholèra morbus dal centro dell' Asia sia 
quasi al mezzo d'Europa. Nel secondo accenna i sin- 
tomi tanto precursori, quanto caratteristici della malat- 
tia : il corso della medesima : e le alterazioni trovate 
nei cadaveri. Nel terzo osserva i rimedi ed i meto- 
di diversi adoperati , e fin qui commendati per la cu- 
ra del cholèra morbus. Nel quarto fa delle considera- 
zioni sui fatti esposti nei precedenti capitoli , intorno 
l'andamento e cura del cholèra morbus , e su' tentativi 
per trarne qualche luce, che diriga nella scelta dei 
rimedi più adattati alle circostanze. Nel quinto discorre 
sulle ragioni , che si hanno per credere contagioso il 
cholèra morbus pestilenziale, e sui mezzi di precauzio- 
ne , o disposizioni sanitarie , tendenti ad impedirne la 



Cholera. morbus 249 

propagazione. L'opera è di un sol volume in 8.° di 
pagine 248, edizione di Parma. 

Onde farsi strada il nostro autore nella pili diffi- 
cile impresa del suo lavoro , che è appunto il quar- 
to capitolo dell' opera , e che noi reputiamo pel 
più classico dell' opera medesima , parte egli da una 
coraunissima pratica osservazione , che sotto la sua 
penna diviene fertile sorgente di grandissime e fera- 
cissime utili conseguenze. Quello stato , egli dice, di 
minacciosa vitale depressione , o di avvilimento , che 
è il primo ed immediato effetto della commozione 
cerebrale , del terrore , o di altra qualsiasi cagione, 
che abbia agito violentemente sul sistema nervoso ; 
quello stato , dissi , può in alcuni temperamenti es- 
sere più forte , e più durevole che in altri. Può in 
alcuni arrivare a tal grado da sopprimere esso stes- 
so , ed estinguere la vita , e ciò in breve tempo , 
in poche ore , e senza alcun cambiamento di mor- 
bose condizioni : in altri può mantenersi per tem- 
po più lungo , e se non si apprestino i convenien- 
ti soccorsi , togliere anche in questo caso la vita , 
meno sollecitamente sì , ma senza cambiamenti pa- 
tologici , osservabili nel cadavere . Per lo contra- 
rio in altri casi lo stato di depressione vitale , o 
di avvilimento, a cui alludo, può esser breve , suc- 
cedendovi sollecita la reazione e la flogosi , della qua- 
le (ove non sia curata qual si conviene , e con suc- 
cesso) rimarranno più o meno rimarchevoli nei cada- 
veri gì' indizi ed i risultamenti : ed in altri cotesto 
stato di vital depressione può essere anche protratto 
a più lungo tempo , e prima di toglier le vita la- 
sciar luog^o ad una tarda reazione, che alteri comun- 
que la condizione dei visceri , che furono lungamen- 
te tormentati. 



250 Scienze 

Da queste semplici osservazioni intera dìscencle 
tutta la dottrina del morbo cholèra da esso lui stabi- 
lita con una quadrupla condizione della malattia me- 
desima 

Prima condizione. Di avvilimento , angoscia, de- 
pressione di azioni vitali: effetto immediato della pri- 
ma tormentosa impressione del contagioso principio. 

Seconda condizione. Di reazione flogistica abba- 
stanza manifesta , per sintomi corrispondenti. 

Terza condizione. Reazione flogistica occulta, sub- 
dola, clandestina, come la nominarono gli antichi. 

Quarta condizione. Abbattimento estremo morta- 
le insanabile. 

Onde comprendere una tale dottrina , non sarà 
inutile di meglio dilucidarla. Il nostro autore ammet- 
tendo un principio peculiar contagioso , per la pro- 
duzione del cholèra morbus , assegna al medesimo 
la sua azione irritante nel senso inteso da Guani , 
Rubini , e Fansago , cioè d'inquietante , e distur- 
bante le fibre colle quali viene all' immediato con- 
tatto. Questo principio per la di lui prima azione pro- 
duce avvilimento , e questo può essere di corta o 
lunga durata : e ciò forma la prima condizione del 
male. All' avvilimento può succedere reazione flogisti- 
ca , manifesta per sintomi corrispondenti : e questa 
reazione è il soggetto della seconda condizione. Se 
similmente succede subdola , occulta , e clandestina , 
in tal caso costituisce la terza condizione. Infine se 
air avvilimento succede rapida la morte , ciò forma 
la quarta condizione della malattia dal nostro autore 
stabilita. 

Secondo tali speculative vedute , dai fatti e dal- 
le osservazioni desunte, ne seguono le qui appresso con- 
seguenze. 



ClIOT.ERA MORBUS 251 

Che alla prima condizione conviene assolutamente il 
metodo eccitante. Alla seconda, il metodo decisivamen- 
te debilitante. Alla terza , il metodo debilitante con- 
veniente allo stato depresso dell' eccitamento in gene- 
rale. Ed alla quarta , se vi fosse luogo a cura (che 
non vi è, perchè è istantaneamente mortale la ma- 
lattiif), il metodo eccitante. Ora ognun vede da siffatta 
mahiera di riguardare la malattia , di cui trattiamo, 
quanta chiarezza emerga , quanta utilità si ricavi , 
quanta semplicità di principii si stabilisca per ispie- 
gare il misterioso ed incomprensibile del morbo cho- 
lèra. Con ciò tutto il contraddittorio si concilia. Vm 
non apparisce la differenza delle quistioni dei diver- 
si scrittori, riguardo al fondo e alla cura della medesi- 
ma. Facile si spiega perchè da taluni si credè di na- 
tura eminentemente controstimolante , da altri di op- 
posta ragione, cioè infiammatoria. Tutti gli scrittori con 
tal dottrina dal nostro autoi'e stabilita possono nella 
cura del morbo avere avuto ragione , chi di adopera- 
re il metodo eccitante , chi il debilitante. Trattava- 
si soltanto di determinare il tempo, in cui lo stimolo 
o controstimolo conveniva. Ma ciò non era riserbato 
che al sommo ingegno del nostro autore. La Fran- 
cia , la Germania , l'Inghilterra di già hanno applau- 
cìiio ad una tal dottrina : ed il mondo intero offre i 
suoi più vivi ringraziamenti al sapere sommo di un 
tanto uomo. 

Ne si creda che il nostro autore nel dare a tut- 
ti ragione , non abbia poi assegnato i limiti dello sti- 
molare e controstiraolare. Che si possa impunemente 
adoperare 1' un metodo o l'altro , o di questi far uso 
promiscuamente? No sicuramente. Se il metodo ecci- 
tante deve aver luogo , lo deve avere entro i limiti 
dell' oppressione. Subentrata una volta la reazion vi- 
tale , e che abbia prodotto una flogosi nel sistema ga- 



252 Scienze 

Siro -enterico , o gastro-epatico , cane peius et angue ^ 
si dichiara contro del medesimo. Non piiì all'oppio , 
ai liquori stimolanti, al cinnamomo , ma si bene alle 
sanguigne (secondo lo stato di tolleranza delTinfermo), 
al calomelano , all' olio di ricino , all' acido tartari- 
co ec. Coir assegnare le quattro condizioni , di cui su- 
periormente abbiara parlato , finisce ogni controversia, 
e subentrano dei canoni pratici per dirigere con si- 
curezza il metodo curativo , a seconda degli stadi del- 
la malattia. 

Sia lode eterna ad un tanto uomo , ed il cie- 
lo ci conservi pel decoro della nostra scienza, e per 
la salute dei poveri malati i suoi preziosi giorni. Noi 
facciamo fervidi voti al sommo Iddio che ci tenga 
lontani dal flagello del cholera: ma se nella sua men- 
te infinita fosse decretato in pena de' nostri pecca- 
ti di averlo nella nostra cara patria , i più fervidi 
voti facciamo , che i supremi magistrati, a cui fu da 
Iddio affidata la sorte dei popoli, sentano la forza di 
ciò che il nostro autore scrisse , e relativamente alla 
cura di si terribile malattia , ed ai mezzi sanitari per 
preservarsi dalla medesima. 



Elogio di Teodoro Bonati ferrarese. Scritto da monsignor 
C. E. Muzzarelli uditore della s. rota. - 

JLJello esempio di virtù cittadina fu quello mai sem- 
pre con che i magnati doviziosi onorarono gli studi 
e le opere di que' magnanimi, che ricchi di molto in- 
gegno e di amor patrio ardenti , ma privi a un trat- 
to di agi e de' Leni della fortuna , forse tratta avreb- 



Elogio del Bonati 253 

bero ima vita travagliata e inoperosa , e per man- 
canza di mezzi non avrebbero forse potuto toccare la me- 
ta , cui il loro genio , l'amor delia gloria li sospin- 
geva. A questa classe pertenne l'illustre e benemeri- 
to mio concittadino Teodoro Bonati, di cui tesser mi 
è a grado brevemente Felogio , se in me tanto di for- 
ze , se in voi tanto di sofferenza si ritrovi , onde 
adempiere possa il propostomi divisamento. 

Mentre la natura sempre nuova, sempre grande, 
sempre unica nelle sue opere, immaginava di dare all' 
Italia un emulo di Fidia e di Prasitele nella gi'a 
pria sconosciuta terra di Possagno, nella non più no- 
ta di Bondeno aveva già condotto a termine il fisico 
sviluppo di quel Bonati , di cui non so se più sia 
stata la longevità o le opere , se più le virtù morali, 
o lo slancio fortunatissimo dell' ingegno. 

Nacque Teodoro Bonati l'anno di redenzione 1724 
il dì 8 novembre da onesta , e se non ridussi ma, ab- 
bastanza comoda famiglia : e conoscendo dalla pri- 
ma adolescenza come il vero merito derivar debba 
dalle proprie azioni, e cbe a nulla vale quello qua- 
lunque che si abbia a ripetere dalle immagini degli avi, 
diede opera con tutta l'alacrità dell'animo suo a quegli 
studi che aprono poi un campo vastissimo , onde per- 
correre una carriera ed utile e luminosa : o mejjlio 
piacciano i clamori del foro o le dottrine d'Ippocra- 
te , o SI piuttosto quelle scienze, che per la loro in- 
dole col nome di esatte si vogliono denominare. 

Sebbene per impulso del proprio cuore si sen- 
tisse il Bonati chiamato alle matematiche, tultavol- 
ta per aderire alle brame paterne , alla classe degl' 
interpreti dell' arte salutare si ascrisse ; e com2 multi 
me ne fecero testimonianza , non ultimo certamente 
sarebbe egli slato fra loro , se a tal genere di coi^ni- 
2Ìoni di buon animo si fosse dedicato. iVIa vir,»- ' • 



25-* Scienze 

la propria inclinazione , e superati gli ostacoli che ad 

essa si opponevano , potè in processo di tempo ab- 
bandonarsi a suo grado a quegli studi , cui Io invi- 
tavano il proprio genio, e l'amor santo della patria; 
dappoiché egli fin d'allora sperava forse pe' medesi- 
mi , ne s'ingannò , di poter meglio servirla. E certo 
ninno avvi sì ignaro delle cose di questa Italia , che 
non iscorga a colpo d' occhio la necessita somma , 
che ha Ferrara di professori ottimi nella idraulica , 
che quella citta per ogni maniera di studi e di col- 
tura nobilissima difendano co' loro lumi , col loro 
ingegno , colla loro attività da quel fiume regale , 
di cui sorprende la maestà nella calma , spaventa la 
possanza ed il furore nelle ianondazioni. 

Fatto animoso il Bonati pe' conforti e per le sol- 
lecitudini del marchese Guido Benti voglio, sorto emu- 
lo dell' autore delle storie di Fiandra , e dell' altro 
non men celebre porporato che donò all'Italia la ter- 
sissima versione di Stazio , si dedicò interamente al- 
le matematiche , e rapidi e precoci furono i di lai 
progressi. 

Trovavasi in quell' epoca a pubblico professore 
della università ferrarese il rinomato Romualdo Ber- 
taglia , che accorto com' era , vista l'indole pieghe- 
vole del nuovo alunno , e que' grandi talenti pe' 
quali fin d'allora otteneva sugli altri il primato, som- 
mamente avendolo a cuore , fra gli altri il prediles- 
se , e sovenne di presidio e di consigli , onde toccar 
potesse la meta prefissasi : quella della immortalità 
del proprio nome , e della utilità del proprio paese. 

Nel tempo che le cure veramente paterne del già 
lodato marchese Guido Bentivoglio erano una cer- 
ta speranza di esito fortunatissimo nella nuova car- 
riera al giovinetto Bonati , il Bertaglia men suo pre- 
cettore che amico, dalla cattedra e dal proprio ga- 



Elogio del Bonati 255 

binetto gli veniva aditando il come divenire ec- 
cellente nelle matematiche discipline. Il Po, che ha 
purtroppo sempre bisogno della vigilanza e delle co- 
gnizioni di coloro che a guardarlo si scelsero , 
era un campo vastissimo all' applicazione delle teo- 
rie , che pel Bertaglia si spiegavano al suo nuo- 
vo discepolo : e da quelle rive beate, ove i cigni piiì 
grandi di questa Italia accrebbero la gloria naziona- 
le colla soavità de' loro versi , apprendeva il Bo- 
nati a guardarne i sacri monumenti e le case, alla teo- 
rica la pratica felicemente accompagnando. E bramo- 
so coni' egli era di giungere all' apice della perfezio- 
ne , ben sapendo che la compagnia degli uomini 
dotti l'ingegno di nuove cognizioni arrichisce , ed 
è dirò quasi uno specchio parlante di quelle azioni 
che a ben meritare ci conducono della società , in 
moltissima amicizia si congiunse a quel Malfatti , i 
cui lumi e la cui consuetudine poi tanto gli giovaro- 
no , eh' egli medesimo in processo di tempo ebbe a 
dire aver più da quel sommo apparato , che se una 
intera biblioteca avesse pure svolta, e fissatasi in capo. 
A questi ajuti , di che maggiori non avrebbero 
abbisognato ingegni ancor meno felici del Bonati , ag- 
giungasi lo studio intensissimo, a cui egli si diede del- 
la non men rara che pregevolissima opera dell' Agne- 
si, la quale mentre accrebbe un nuovo lustro al sesso 
gentile, e mostrò come le donne pur esse venir pos- 
sano in grido di eccellenti per ogni maniera di ot- 
timi studi , quando la educazione ve le volgesse , 
utilissima divenne a coloro tutti , che alla severa ma- 
tesi il loro ingegno e la loro vita consacrano : e di 
questa opera , come di tanti altri favori , aveva de- 
bito il Bonati al non mai abbastanza commendato suo 
mecenate, il Bentivoglio. 



256 Scienze 

Nutrito fia da' prìtni amii alla virtù , dotato di 
acuto e profondo impegno , stimato dall' universale , 
che rare volte s'inganna ne suoi giudizi , laborioso e 
paziente , era ornai tempo che il Donati facesse pul>- 
Llica mostra delle acquistate cognizioni e desuoi va- 
sti talenti , e chiarisse co' fatti , che fin d'allora me- 
ritamente la sua Ferrara gli assegnava un seggio tra 
i suoi figli piiì illustri : seggio da cui non verrà ri- 
mosso finche si abbiano in pregio l'amor santo della 
patria, le opere d'ingegno, e le scienze finalmente che 
più delle altre hanno per iscopo il vero bene e il van- 
taggio delle intere popolazioni. 

Venuto pertanto in fama il Bonnati di eccellen- 
te oltre i ristretti confini della sua provincia , a se 
con molta bontà e amorevolezza invitavalo e il du- 
ca di Piombino , che de' suoi lumi si valeva in cose 
alla idraulica appartenenti , e Mantova lo richiedeva 
per regolare i sostegni del lago , e Piacenza lo pre- 
gava onde difenderla colla costruzione de'raoli, e in 
questo mezzo più di ogni altro l'onorava della sua fidu- 
cia quel Pio , cui, mercè pure dell'opera del sommo 
matematico , si deve l'attuale asciugamento delle pa- 
ludi pontine : e la caduta delle marmore , e il la- 
go di Bracciano e le saline d'Ostia sentivano i van- 
taggi della di lui presenza : e agli abitanti di que- 
sta eterna città , e agli altri de' recitati paesi sarà 
perenne e carissima mai sempre la memoria di un 
tant' uomo. 

E mentre il pontefice sommo il voleva consul- 
tore pe' lavori idraulici della provincia ferrarese , il 
decorava a un tempo dell' ordine equestre dello spe- 
ron d'oro , ordine al pari d'ogni altro insigne , quan- 
do spontaneo si offre da un principe illuminato al 
merito, o al coraggio di un letterato, o di un guerriero. 



Elocjio del Donati 257 

Ferrara intanto gelosa ili quel sommo , e prov- 
vidamente bramosa di eternarne il nome e le opere 
col procurarne degli allievi , gli a (Fidava e la catle- 
clra di meccanica , e quella d'idrostatica , clie poi per 
la vicenda de'tempi e dc'pervenuti mutamenti in quel- 
la si tramutò d'idraulica da lui tenuta fino agli ul- 
tirai della sua vita non con minor suo piacere , che 
utile e profitto universale. 

Succeduto nel pacifico reggimento delle legazioni 
al governo pontificale quello di Francia , mentre 
era la provincia ferrarese distinta col nome di di- 
dipartimento del basso Po, il governo italiano, o il 
viceré piuttosto che alla somma delle cose presiede- 
va , volle il mio illustre concittadino insignito dell* 
onorevole incarico di generale ispcttor onorano per 
le acque e strade. Ne inoperoso ei restava : che an- 
zi nelle maggiori bisogne della patria , era come nu- 
me tutelare consultato, e seguito il più delle volte nel- 
le sue opinioni ; e quel governo, che molto si giova- 
va delle vaste di lui cognizioni , il voleva sempre 
a far parte delle più importanti commissioni , delle 
quali par luogo l'accennare precipuamente quella in 
ciie doveva recare il suo parere sulla immissione del 
Reno in Po. 

L'illustre idraulico , che era amantissimo del be- 
ne del suo paese , e sì pure della verità , che unica 
comandava al di lui cuore, tenne la opinione di que' 
moltissimi , che sommo nocumento credevano derivar 
dovesse alla ferrarese provincia , se l'ideato proget- 
to a compimento si recasse. E qui mi giova ripe- 
tere coir illustre di lui biografo , che l'opinione da 
lui difesa non rimase vittoriosa al tribunale poten- 
te dinanzi a cui venne agitata tale questione ; ma se 
le mutate circostanze non avessero sospeso i comin- 
ciati lavori , avrebbe egli al certo avuto il doloroso 
G.A.T.LIII. 17 



258 Scienze 

trionfo di vederla approvata dal giudizio inappella- 
bile dell' esperienza. Ed oh ! quali furono le di lui 
pene, quale il di lui rammarico, quando intimamen- 
te persuaso de' muli che sovrastavano alla sua patria, 
pili non vedea modo , onde allontanarli , o render- 
li almeno minori. 

Mentre il Bonati intendeva con tutto l'animo al- 
le pubbliche bisogne , dava opera non meno ad il- 
lustrare alcune cose alla propria professione apparte- 
nenti : onde andavano per le mani de'dotti , fatti di 
pubblica ragione, e il memoriale idrometrico alla s. con- 
gregazione delle acque per la citta e ducato di Fer- 
rara , e il progetto di divertire le acque di Burana 
in Po alla Stellata , e le ore italiane del mezzo dì 
calcolate per la latitudine della citta di Ferrara dall' 
anno 1 T80 al 99 di quel secolo ; e l'opuscolo che ha 
per titolo - Esperimento proposto per iscoprire se real- 
mente la teri-a sia quieta, oppure si muova. - E ne- 
gli opuscoli scientifici e letterari impressi dal Co- 
letti , quello intitolato - La nuova curva isocrona. - 

Siccome e lodevole costumanza de' corpi scien- 
tifici di accrescerne il lustro con lo ascrivere ai 
medesimi que' sommi che più onorano co' loro lu- 
mi la umana natura , così e l'istituto di Francia , e 
la società reale di Londra , e la patria Ariostea di 
scienze e lettere , e pressoché tutte le principali d'Ita- 
lia si onoravano e facevano a gara di aver fra loro 
l'uomo celebratissimo. E dal primo nascere della so- 
cietà italiana, composta da quaranta dotti , si ebbe un 
seggio distinto : e già lo aveva annoverato fra i suoi 
membri ordinarli l'italiano istituto di scienze , lettere, 
ed arti. 

Quindi il Bonati usò molto familiarmente sì co' 
nostrali, e sì insioniomenle cogli stranieri i)iù insigni di 
quelle società e di que'lcmpi, e da tali vincoli ne nacque- 



Elogio del Bonati 259 

10 quelle diverse opere, una parte delle quali si legge 
in varie dissertazioni distinte ne' volumi della società 
italiana. E tali mi si presentano quella delle aste ri- 
trometriclie , e di un nuovo pendolo per trovare la 
scala della velocita di un' acqua corrente , e l'altra 
sulla natura delle radici delle equazioni literali di 
quinto e sesto grado , e sul nuovo metodo per le radi- 
ci prossime delle equazioni numeriche di qualunque 
grado ; e alcune riflessioni critiche su i nuovi princi- 
pii d'idraulica del sig. Bernard : e finalmente della 
velocita dell' acqua per un foro di un vaso , che ab- 
bia uno o più diaframmi , e del soffio che si pro- 
cura nelle fornaci di alcune ferriere col mezzo dell' 
acqua. E memore de'beneficii ricevuti dal Bertaglia, 
e della dimestichezza che in ogni tempo usò col me- 
desimo , in significazione di grato animo a lui inti- 
tolò una lettera , intorno al problema del Caictard 
De Clos inserito nel primo volume degli annali d'Ita- 
lia del chiarissimo Zaccaria. 

È poi prezzo dell' opera il ricordare le di lui 
esperienze in confutazione del sig. Geneté intorno al 
corso de' fiumi ; opera che rese di pubblico diritto 
nel 1776, dappoicliè tornato, nell'antecedente alla do- 
minante , dovè render conto degli ottenuti risulta- 
menti dalle osservaaioni fatte nella patria, e nella bo- 
lognese provincia. 

Siccome il sistema del sig. Geneté poteva ren- 
der maggiore il pericolo , e la probabilità dall' un 
lato, dall'altro minori i riguardi di porsi in ope- 
ra il progetto di missione del fiume bolognese nel 
Po ; così egli si diede a difendere di tutta forza le 
proprie opinioni, postosi a fronte del rinomato fiam- 
mingo , di cui era opera il dimostrare che l'altez- 
za delle acque in un recipiente qualunque, posta una 
data inclinazione e portata , non può essere altcra- 

17* 



260 Scienze 

ta dal volume di un nuovo influente , acquistando 
in vece una somma velocità che può divenir pari a 
quella de' luibini e delle procelle. 

Mentre per tante opere il sommo idraulico sa- 
peva ben meditare dell' universale , i governi fran- 
cese e italiano volti con molto accorgimento ad in- 
coraggiare e proteggere i dotti di ogni classe ( da 
che a questi devono le nazioni e la loro gloria e il 
loro incremento ) , della decorazione della legion di 
onore , e di quella della corona di ferro volevano 
fregiato il petto dell' uomo illustre, e lui gridavano 
di que' due ordini cavaliere. 

Tra tutte le opere del Donati , quella , a mio 
credere , tiene il primo luogo , che ha per oggetto 
le aste ritrometriche : e su ciò non mi sembra inuti- 
le il qui riportare quello che ne dettava il chiaris- 
simo autore del di lui elogio , il mio concittadino 
ed amico Giulio avvocato Felisi. 

„ Se la caduta di un pomo , e le oscillazioni di 
,, una lampada sospesa , fissando l'attenzione di Newton 
,, e di Galileo, formarono il primo anello della qua- 
,, si immensa catena di cognizioni di scoperte e di 
,, leggi , di che sono state inriccliite la fisica, l'astro- 
„ noniia , la mecanica , e la nautica , ed ogni altra 
,, più difficil parte delle scienze naturali , onde al 
,, primo posto fra i massimi que' due prodigiosi in- 
,, gegni furono elevati dal voto universale de' dotti; 
„ io son ben certo di non essere troppo ardito , o 
„ non giusto conoscitore del vero merito delle cose, 
,, «se tra i fasti più memorabili delle filosofiche di- 
„ scipline dimando che al fianco di Newton , e del 
„ Galileo il nome sia posto del Bonati , la di cui 
,, asta ritrometrica (della quale siamo forse debitori ad 
,, una accidentale osservazione, simile ne'suoi princi- 
,, pii a quelle che scossero que' due massimi ingegni) 



Elocio dst, Bu:^ati 201 

>,, (letormiiia il corso tifile acque , ne calcola la ve- 
„ lecita ed il volume, ne accenna i caratleri e le 
„ proprietà , e presenta così un mezzo prodigioso ne' 
,, suoi efi'etti per fissare i dati , co' quali conoscere 
^, la natura e la capacità de' fiumi, onde non ne ven- 
„ ga alterato il sistema , e ne sieno rispettati i con- 
„ fini e le naturali portate a salvezza de' territorii, 
„ a tranquillità delle popolazioni , ad ingrandimeaJo 
„ degli stati. ,, 

Ma gi'a il Bonati toltosi da giovanetto alle inse- 
gne d'Ippocrate , e seguendo le matematiche , aveva 
in quel difficilissimo arringo percorsi, e sempre con 
zelo e col voto dell' universale, i diversi gradi d'in- 
gegnere , d'ispettor generale , di pubblico cattedrati- 
co, ed era all'anno pervenuto cui pochi giungono , 
novantesimo sesto dell' etk sua. 

Amato in patria , venerato e cercato in Italia e 
fuori , ammesso nelle prime società letterarie e scien- 
tifiche , insignito di più ordini equestri, mancò a'buo- 
ni , alla patria , alle scienze , all' Europa intera, il 
giorno di sempre funesta ricordanza , secondo dall'an- 
no 1820. La patria, il che non suole avvenire di fre- 
quente , si mostrò ed espresse nel volto di tutti i fer- 
raresi come fosse altamente dogliosa di tal morte, ri- 
guardata siccome pubblico ed irreparabile danno. Se 
non che riceveva forse qualche conforto ne' più il- 
lustri fra i suoi allievi, chi attualmente generale ispet- 
tore , chi pubblico professore : e due fra questi già. 
conobbe e conosce pur Roma , l'uno Gio. Batt. Bo- 
nati Senni, ora al culto divino interamante dedicato : 
l'altro tuttora pubblico professore con lode universale, 
dico Carlo Sensi, amendue miei concittadini : e il secon- 
do mio amicissimo, che a causa di onore mi gode l'ani- 
mo di qui ricordare. 



262 Scienze 

Furono con raocleslia , ma a un tempo con de- 
corosa pompa celebrate le esequie dell' illustre mate- 
matico nella chiesa del cimiterio comunale : e vi si 
lesse pubblicamente il di lui elogio dal riferito av- 
voca to Pelisi. Fu poi dalla munificenza , o più dalla 
gratitudine , del comune di Ferrara statuito , che una 
cella degli antichi cenobiti della Certosa venisse de- 
stinata al monumento di uno de' più illustri de' suoi 
cittadini. E l'accademia de' concordi tenne pubblica 
ragunanza per celebrare pur essa le lodi dell' uomo 
immortale. 

Pio senza ostentazione , saggio e costumato, vis- 
se celibe; unito di cuore e di fama ai dotti dell'età, 
sua , sapeva ad un tempo conversare con ogni clas- 
se di persone , ond' era ricercato universalmente. 

Con tali prerogative ebbe amici quanti lo conob- 
bero. Certo delle verità santissime di nostra religio- 
ne, visse in questa per ogni maniera commendabile, 
ed in questa morì tranquillamente per rinascere più 
felice alla vita immortale. 



Manuale di legge organica , ossia istruzione elemen- 
tare , ad uso degV impiegati delle dogane del- 
lo stato ecclesiastico. Del cav. Gioacchino Mon- 
ti , direttore generale delle fiere , e della dogana 
di Ripa in Roma. Roma nella stamperia della 
R. a A. 1832, in 8.° di 175 pag. con ta^>ole di 
rapporti. 

v^uclli che amano portare la filosofia e la esattez- 
za matematica sopra le pubbliche aziende, il più 



Leggi delle dogane 203 

tìclle volte ne sono impediti , per mancanza o didì- 
cilc conseguimento dei dati necessari ad istituire i 
ragionamenti e le analisi sopra oggetti di tal natu- 
ra. Vogliam dire che spesso l'economista in taluni 
luoghi si trova impossibilitato alle sue utili spe- 
culazioni , per mancanza di notizie positive , dalle 
quali dipendono le sue conseguenze , come dai dati 
di un proLleraa la risoluzione del medesimo. 

L'opera che oggi ne presenta il sig. cav. Gioacchi- 
no Monti col titolo di - Manuale di legge organica - 
ovvia molto bene a questo inconveniente nel ramo di 
finanza , che fra i fatti pubblici tiene il primo seg- 
gio. Giacche in essa è riportata per ordine e con bre- 
vità la forma dell'amministrazione finanziera, come 
oggi è in vigore nei domini pontifici ; perciò mentre 
il nostro autore con questo suo lavoro giova all' im- 
piegato doganiere, facendogli conoscere a parte a par- 
te la forma e Tandaraento del sistema amministrativo 
al quale esso appartiene , si rende utile eziandio all' 
economista , presentandogli in quasto libro tutte quel- 
le notizie che riguardano lo stato delle dogane fra 
noi , e il regolamento delle medesime. 

Nel tom. XXXVIII di questo giornale , quando 
parlammo della operetta sull'origine delle fiere nello sta- 
to pontificio, produzione anch'essa utile di questo au- 
tore, ci augurammo con voto espresso, che il medesimo 
non avrebbe desistito dal giovare sempre più il pubbli- 
co dei suoi lumi finanzieri , conseguiti per lunga pra- 
tica , ed esercizio non materiale degl' impieghi rag- 
guardevoli e de' molti plici incarichi , de' quali fu in 
vari tempi dal governo provvidamente onorato. Ne sif- 
fatto voto ci venne fallito : che oggi lo prova il ma- 
nuale in discorso. 

In quast' opera si comincia dal far parola sulla 
direzione generale delle dogane e dazi di consumo, sta- 



204 Scienze 

bilita in Roma , dalla quale tulle le disposizioni e 
tutto il moto ricevono gli altri offici finanzieri del- 
lo stato ecclesiastico , che con essa corrispondono in 
ogni caso. E dopo che si è toccato de'principali im- 
pieghi della direzione medesima , non che delle sette 
sezioni in cui è divisa , si mostra come le dogane pon- 
tificie sono ripartite in quattordici Soprintendenze , 
e due Regolatone , oltre alle dogane poste in Roma, 
delle quali si tiene poi distinto proposito. 

Principiando dalla soprintendenza di Bologna, si 
prosiegue con ordine a parlare delle altre, esaminan- 
dosi in ogni soprintendenza il numero delle dogane 
da essa dipendenti ; la specie delle medesime , cioè 
se sieno di riscossione semi-riscossione o hollettone^ 
la loro classe ; la importanza che hanno nel commer- 
cio ; la condizione topografica ; e la distanza di ognu- 
na da Roma, dalla rispettiva soprintendenza , e dal 
confine. Similmente sono discorse, nel luogo dove spet- 
ta, le due regolatorie l'una di Civitavecchia , l'altra 
di Porto d'Anzio. Quindi si dice delle dogane di Roma, 
e principalmente di quelle di Terra e di Ripagrande. 

Terminata cos'i la descrizione dalle dogane , il 
nostro autore espone brevemente la disciplina delle me- 
desime, secondo i vigenti regolamenti , mostrando qua- 
li sieno gì' impieghi che compongono questi dicasteri, 
quali gli obblighi e le attribuzioni in ognuno di essi, 
come debbansi esercitare , e tutt' altro che riguarda 
la pratica e il disimpegno delle operazioni doganali. 
Finisce l'autore coli' aggiunta di tre tavole di rappor- 
ti fra misure e pesi mercantili. Questi rapporti nelle 
due prime tavole sono di libbre romane colle capa- 
cità cereali , e coi pesi di molte piazze commercian- 
ti estere : nella terza tavola sono di canne e palmi ro- 
mani , non che di braccia e palmi romani architet- 
tonici , colle misure lineari di molte piazze di com- 
mercio straniere. 



265 



Rendiconto del denaro raccolto per Vospizio 
di Tatagiovanni. 

^^uando sul finire del 1830 feci di pubblica ra- 
gione una memoria sopra l'istitutore e l'istituto de- 
gli orfani abbandonati, chiamato Tatagiovanni^ di cui 
rendetti conto anche in questo giornale nel volu- 
me 48 p. 66, promisi solennemente al pubblico di ero- 
gare tutto il guadagno che avessi dedotto dalla ven- 
dita del libretto, trattene innanzi le spese, 1.** in un 
quadro che rappresentasse Giovanni Borgi da porsi 
nella sala dell' istituto : 2." in una lapide da locar- 
si ove riposano le sue ceneri : 3.° in beneficio dell* 
istituto medesimo. Ora avendo, la Dio merc^, potuto 
eseguire con piccolo mio scapito tutto quanto avea 
divisato , reputo mio dovere ragguagliarne il pubbli- 
co e liberar la mia promessa, massimamente con quei 
generosi , che mi furono larghi di soccorso. Dell'opu- 
scolo , composto di circa quattro fogli di stampa coli* 
incisione litografica, furono stampati cinquecento esem- 
plari , de' quali venduti 240 

Dati e non pagati 175 

Rimasti non venduti , 85 



Totale 500 

Ogni esemplare vendevasi a venti baiocchi, e si ri- 
cevevano altresì le ofìerte di danaro da erogarsi per 



266 Scienze 

gli oggetti medesimi. La vendila de' dugentoquaran- 

ta esemplali ha dato Se. 48 

Le offerte 57 77 



Totale del danaro incassato Se. 105 77 

Ragion vorrebbe che io ponessi qui la nota di 
questi generosi obblatori parte romani parte stranie- 
ri : ma non comportando ciò la modestia di molti 
tra loro , io mi tacerò su tutti, protestando ad essi 
la mia più sincera riconoseenza, e pregando Lui, cui 
è nota la loro opera, onde sieno degnamente rimeritati. 

Le spese occorse sommano come appresso : 

Stampa , incisione e legatura 60 

Quadro . 21 67 

Lapide 7 50 

Anniversario 7 

Imbiancatura dell'ospizio 14 

Ricreazione agli alunni 2 60 

Totale Se. 112 77 

Riassumendo pertanto il tutto si ha un introi- 
to di Se. 105 77 

Un esito di. . . -. Se. 112 77 



e quindi un deficit di ..... Se. 7 

Il quadro fu lavorato in legno, perchè fosse più 
durevole, dal sig. cavalier Giuseppe Manno, e fu trat- 
to dalla incisione che accompagna il volumetto. Es- 
so è alto cinque palmi , largo quattro, tranne l'iscri- 
zione sottoposta. Tatagiovanni è collocato nel mez- 
zo , col suo viso bronzino , gli occhi alquanto lo- 



Rendiconto ec. 2CT 

scili , la bianca parrucca e la veste di colore cene- 
rino. A destra evvi un fanciullo vestito a saio ros- 
so , come appunto fu da principio , il quale ha pen- 
dente dal braccio un canestro con uve ed altre co- 
se mangerecce : a manca avvene altro tutto cencioso 
e sparuto , che in quel momento Tatagiovanni to- 
gliesi dal trivio , per condurselo all' istituto : nell'al- 
to del quadro in bella prospettiva è dipinto l'ospi- 
zio in via Giulia, e tre o quattro, fanciulli in alto 
d'entrarvi- Sotto il quadro è una tavola ove leggesi: 
,, Giovanni Borgl nacque in Roma il XVIII febbra- 
„ io del MDGGXXXII. Non apprese lettere , ma si 
„ educò alle opere di carità nell' arciospedale di 
„ s. Spirito in Sassia. Visse povero, reggendo se e la 
„ sua famigliuola coi lavori da mastrorauratore. Nel 
„ MDCGLXXXIV aperse la sua casuccia nella via de' 
„ Cartari a ricovero ed istruzione de' fanciulli roma- 
„ ni orfani ed abbandonati , dai quali ebbe il tene- 
,, ro nome di Tatagiovanni. Fu caro a più perso- 
„ naggi ragguardevoli , segnatamente al pontefice Pio 
„ VI, che protesse il novello orfanotrofio aggrandi- 
„ to nel palazzo Ruggia in via Giulia. Fu uomo di 
„ antica semplicità e religione , di costumi piuttosto 
,, ruvidi, schietto prudente infaticabile. Mancò al de- 
„ siderio de' suoi figliuoli spento di appoplessia il 
„ XXVIII giugno MDCCLXXXVIII, e fu sepolto col 
„ pianto di tutti i buoni in s. Niccola degl' Incoro- 
„ nati. Nel MDCCCXXXII gli orfani fecero al pa- 
,, drc loro amatissimo questa tavola. ,, 

Il quadro fu recato all' ospizio la prima dome- 
nica di giugno, giorno in che i fanciulli sogliono 
celebrare il compimento del mese mariano: ed accol- 
to con festive grida, fu collocato alla parete prin- 
cipale della sala chiamata delle Classi , frammezzo 
le tavole del Cervelli e del Guidi uomini beneme- 



268 Scienze 

riti deir istituto. Onde gli alunni in questo gicrtio 
stessero ancor piiì lieti, aggiunsi a loro ricreazione uà 
piattellino di fragole, frutto che la parca mensa dell* 
ospizio non avea mai loro conceduto. 

Avea divisato di trtusporfare le ceneri di Tata- 
giovanni da s. Niccolà degl' Incoronati a s. Anna de' 
Falegnami , perchè il padre riposasse presso i suoi 
figliuoli. Persone che lo aveano veduto tumulare at- 
testavano, esser lui stato posto in luogo appartato a 
corno del vangelo presso l'altare del Crocifisso. Ri- 
cercai diligentemente questa e tutte le altre sepoltu- 
re della piccola chiesa : ma indarno , perchè appa- 
rivano già da molto tempo nettate. Feci anche ca- 
var nel presbiterio fino a due e tre palmi , assicu- 
rando alcuno eh' era stato ivi collocato, ma conob- 
bi esser ciò al tutto falso. Disperato pertanto di po- 
terlo più ritrovare, posi alla parete destra in s. Nic- 
cola un marmo di circa tre palmi quadrati, coronato 
da bardiglio, ove è scolpita la seguente iscrizione: 

QVI . DORME . IN . PACE 

IL . PADRE . DEGLI .ORFANI 

GIOVANNI . BORGI . ROMANO 

DETTO . TATAGIOVANNI 

NATO . IL 18 FEB. 1732 

MORTO . IL 28 GIVGNO 1798 

I . SVOI . FIGLIVOLI . P. Q. M. 

NEL . XXXIII . ANNIVERSARIO 

Il 28 giugno del 1831 si alzò in s. Anna de* 
Falegnami un catafalco, e si celebrò con modesta pom- 
pa il trigcslmoterzo anno dalla morte di Giovanni. 
Si videro la prima volta quei buoni figliuoli cantar 
pace al loro padre, poiché non mai innanzi non s'era 
fatta si pietosa ceremonla. Dieci messe, oltre la solen- 
ne , si offersero per quell' anima benedetta. 



Rendiconto ec. 269 

Avea significato nella mia memoria il desiderio 
che l'ospizio fosse un pò meglio nettato. Una pic- 
cola somma che ho potuto consecrare a questo og- 
getto, unita ad altre limosino di benefattori già date 
in man del superiore monsignor Giuseppe Vespignani 
mio rispettabile amico , ha fatto che tutto l'ospizio 
sia stato politamente imbiancato. E più altre cose avea 
in animo di fare a benefizio di si bella istituzione, 
e forse i miei onorevoli concittadini mi sarebbero sta- 
ti ancor più generosi, se i tempi fossero andati me- 
no infelici. Ad ogni modo io sono lieto d'aver po- 
tuto adempiere quanto avea promesso, e renderne a chi 
ne diede i mezzi questa solenne testimonianza di gra- 
titudine. 

Finalmente, poiché lo scarico d'un mio dovere ha 
fatto che io dovessi parlar la terza volta del mio Ta- 
tagiovanni , farò conoscere agli amatori di quest* uo- 
mo singolare un tratto del celeberrimo alemanno Goe- 
the comunicatomi dopo la pubblicazione del mio scrit- 
to dal mio dottissimo amico sig. consigliere cav. Koelle 
incaricato di affari del regno di Wurtemberg presso 
la santa sede. La seconda volta che il Goethe sog- 
giornò in Roma nel marzo del 1788 vide Tatagio- 
vanni , ed ecco come ne scrisse (tom. 29 ediz. in 12 
di Stuttgard 1830.) 

,, Vedemmo venire una processione di fanciulli 
„ tra i dieci e i dodici anni, non già in abito ec- 
,, clesìastico , ma vestiti tutti d'un colore e d'una me- 
„ desima forma, come userebbero gli alunni in giorno 
„ festivo : andavano a due a due, e parevano esser qua- 
„ ranta. Cantavano le loro litanie devotamente senza 
„ volgere la testa, e camminavano senza strepito e di- 
,, sordine. Un uomo vecchio, dell' aspetto d'un ope- 
„ rajo energico, accompagnava la processione e som- 
„ brava dirigere il tutto. Recava sorpresa il veder 



2T0 Scienze 

„ chiuJeisi ìix schiera ben vestita da una mezza doz- 
„ zina di ragazzi cenciosi e scalzi : essi però proce- 
„ devano colla stessa modestia. Chiedemmo inforraa- 
„ zione, e ci fu detto che qnest' uomo di mestier cal- 
„ zolaio (doveano dire muratore) e senza figli aves- 
„ se anni indietro preso un povero ragazzo nella sua 
„ casa o bottega, e col soccorso di benefattori lo 
„ avesse fatto rivestire. Un tale esempio indusse al- 
„ tri maestri a prendersi di simili ragazzi, pei qua- 
,, li egli ebbe la medesima cura. In questo modo rac'^ 
„ colse un piccolo drappello , che da lui fu di con- 
„ tiuuo esercitato in atti di divozione, massimamente 
„ ne' dì festivi per fuggir l'ozio perniziosissimo. Usò 
„ in un medesimo giorno visitare le basiliche tanto 
,, distanti fra loro. Il suo istituto pio crebbe a ma- 
„ no a mano. Seguitò le sue processioni divote; e sic- 
„ come il concorso ad un istituto tant' utile era sera- 
„ pre maggiore della possibilità di ammettere, usò per 
„ eccitare la carità di aggiungere alla sua processio- 
„ ne gli aspiranti non ancor provveduti e vestiti , e 
„ riuscì ad ottenere per loro il bastevole. Mentre ci 
„ narravano queste cose, un giovanetto de' piià matu- 
„ ri venne verso di noi , ci presentò un piatto e 
„ chiese modestamente e in buone parole limosina per 
„ gli scalzi e cenciosi. La ricevette non solo larga- 
„ mente da noi stranieri , tutti commossi da quella 
,, vista , ma ancora dai vicini romani , altrimenti 
„ parchi nel dar limosina. Non tralasciavano di ag- 
,, aggiungere ad un' obblazione modica molte paro- 
„ le di stima e di riconoscenza. Questo pietoso pa- 
„ dre distribuiva la limosina a quei suoi pupilli, e 
,, non gli era mancata mai entrata sufficiente al loro 
„ mantenimento. „ 

Fin qui il Goethe , il quale ci dispiace che giu- 
dicasse sì malamente de' romani dicendoli parcJii nel 



Rendiconto kc. 271 

dar limosina. I molti poveri ancor validi che formi- 
colano ora, come nel passato secolo, per le vie della 
citta, mostrano esservi larghissime le limosiue , dap- 
poiché nessuno piìi ignora che il numero degli ac- 
cattoni cresce in ragion de' soccorsi. Avrebbe detto 
assai meglio l'illustre viaggiatore, se in cambio di vo- 
ler pili larghezza avesse desiderato più intelligenza 
nel dar liraosine. 

Ab. G. L. Morichini. 



di Fuligno. Del sig. Antonio Rutili Gentili. Fu- 



Nuove riflessioni sulle cause naturali dei terremoti 
di Fuligno. Del sig. Antonio Ri, 
Ugno tipografia Tomassini 1832. 

ESTRATTO 



iproduce l'autore in qucst' opuscolo la sua ipo- 
tesi sulla causa fisica dei terremoti , che nel gcnnajo 
del 1 832 afflissero Fuligno, e cerca di convalidare con 
nuovi raziocini le sue congetture su questo fenome- 
no , che riguarda unicamente prodotto della elettrici- 
tà atmosferica , come apparisce dall'estratto delia sua 
prima relazione inserita nel tom. LI di questo gior- 
nale pag. 200. Intitola egli questa sua produzione al 
degnissimo vescovo di Fuligno monsignor Cadolini , 
a cui meritamente tributa i più larghi encomj , per 
lo zelo straordinario , e per la carità che in si lut- 
tuosa catastrofe mostrò a sollievo del prediletto suo 
•gregge , soccorre|ido gl'indigenti col suo proprio pe- 
culio , e confortando i più timidi colla divina parola. 

Passa quindi ad enunciare i fenomeni che lian pre- 
ceduto i terremoti. Esistono presso Ganarra due poa^- 



2^2 Scienze 

zi, uno (li aulica origine, e Faltro apertosi due an- 
ni indietro. Dopo essersi sentito qualche roraore sot- 
terraneo nei giorni precedenti il terremoto , si riem- 
pirono improvvisamente di acqua, che versando dall' 
orlo , formò due piccioli ruscelli , che lasciarono un 
sedimento ocraceo. Ciò sembra indicare, secondo il 
sentimento dell' autore , esistere sotto quel suolo de- 
gli ampj ricettacoli di acqua che tiene in dissoluzio- 
ne del sopracarbonato di ferro , ma non mai pro- 
fonde caverne pregne di gas idrogeno solforato , co- 
me ha potuto far credere la sotterranea esplosione , 
eh egli suppone favolosa e chimerica. Si son pur giu- 
dicati come segni di terribili esplosioni le varie scre- 
polature avvenute negl' inferiori terreni di quella vai ■ 
le che si sono decantati in dimensioni , ed in forme 
assai diverse dal vero. Tali screpolature, che non ec- 
cedono i tre centimetri nella massima larghezza, so- 
no comparse nella regione piiì bassa della valle, nei 
luoghi cioè anticamente occupati dalla palude del 
Clitunno, e dall' alveo stesso della Tinna, ove il ter- 
reno è costituito dai sedimenti e dal limo delle ac- 
que che anticamente ricoprirono quei luoghi : ne dee 
recar perciò meraviglia, che detto terreno, qual cro- 
sta leggera , screpolandosi nelle scosse dei terremoti, 
ne sortissero dalle fenditure quelle acque che al di- 
sotto vi soggiornano. Quindi egli conchiude, che per 
quanto si studi sugli efi'etti del terremoto del 13 gen- 
najo , non si trovano segni che possano far credere, 
eh' esistano al disotto di quel suolo delle stermina- 
te caverne , pregne di gas violentemente compressi, 
ed infiammabili tendenti a squarciarne le volte o pa- 
reti sovrastanti. Egli poi crede impossibile , che sotto 
le pianure, e le valli possano esistere delle caverne, 
giacche le volte delle medesime formate da un ter- 
reno sciolto, e sparso di sostanze rotolate , e di ghiajc. 



Terremoti di Fuligno 273 

hon potrebbe sostenersi con materiali cosi poco re- 
sistenti, E certamente la cosa andrebbe così se si vo- 
lessero ammettere queste cavita quasi immediatamente 
sotto la crosta del suolo sottile e cedente , non mai 
però se si supponessero collocate a considerabili pro- 
fondita , come ci confermano le osservazioni di La 
Condamine , Blumenbac , Ritter , Kant , e dei più 
accreditati geologi e naturalisti sulla struttura inter- 
na del nostro globo. 

Tuttociò è dall'autore premesso in appoggio del- 
la sua ipotesi sulla superficialità dei terremoti. Pas- 
sa poi nella seconda parte della sua memoria pag. 17 
nota 8 a sviluppar le sue idee. „ Forse alcuno , egli 
,, asserisce , durerà fatica a concepire come le vibra* 
„ zioni di uno strato di pochi palmi di spessore, pos- 
„ sano propagarsi a qualche centinajo di miglia di 
„ distanza , a traverso di enormi masse, quali sono 
,, quelle che costituiscono la corteccia della nostra 
„ terra. Ma si rifletta , che questo strato è almeno di 
,, cento cinquanta miglia quadrate di estensione, e che 
,, attualmente è teso per così dire come la pelle di 
„ un tamburo per la rigidezza in esso prodotta dal 
,, repentino inaridimento. „ Quindi è di avviso, che 
come si propagano le vibrazioni dei corpi sonori ed 
elastici a grandi distanze , a dalle picciolo alle gran- 
di masse, così possa seguire negli scuotimenti del ter- 
remoto. Ma anche volendosi limitare questo fenomeno 
alla sola valle dell' Umbria , come saria possibile con 
tale divisamento spiegare i terribili effetti da esso pro- 
dotti , che rovesciarono gli edifìcj i più solidi , e ne 
furono scossi i più gran massi che formano le cate- 
ne dei monti che circondano quella valle ? Il para- 
gone ci sembra inverisiraile sotto tutti gli aspetti. 
Se gli effetti debbono essere proporzionati alle cause 
che li producono , come sarà possibile di non am- 
G.A.T.LIII. i8 



274 Scienze 

mettere anche nel terremoto parziale dell' Umbria il 
centro di azione di questo fcnoniono a considerabili 
profondita sotto la superfìcie del suolo ? Ma lo stes-^ 
50 autore riconosce poi k difRcolta di applicare i suoi 
concetti a render ragione dei terrestri scuotimenti, e 
specialmente delle catastrofi a cui andò soggetto il 
nostro globo , asserendo nello stesso articolo , eh' è 
cosa ben nota e naturale , che „ l'effetto dei terre- 
„ moti giunge a maggior distanza , come piiì prò-* 
,, fonda è la loro origine t ,, che il terremoto di Li- 
sbona si estese dalla Groenlandia fino all'Affrica: ond'è 
da credersi che immensa ne fosse la forza , e profon- 
dissima la sede. In quanto poi al terremoto dell'Um- 
bria , egli asserisce , che si estese ad una trentina di 
miglia verso gli appennini , e ad un centinajo di mi* 
glia verso le inferiori maremme , e che perciò non è 
d'uopo di ammettere una profondita di origine tanto 
grande per ispiegarne gli effetti. 

Che la origine ed i centri di azione dei terremo- 
ti possano aver luogo a diverse profondità , è general- 
mente ammesso da tutti i fisici ; ma niuno potrà cer- 
tamente persuadersi , che il terremoto in quistione sia 
stato un fenomeno circoscritto alla semplice crosta o 
superficie di quella valle ; e molto meno, che il terre- 
no che costituisce la valle dell' Umbria, perennemente 
umido , smosso , fdabile , e formato da terre sciolte , 
e sparso di ciottoli e di ghiaje, secondo le osserva- 
zioni dello stesso autore, possa paragonarsi nella esten- 
sione di centocinquanta miglia quadrate alla membra- 
na tesa di un tamburo , che fu poi scossa dal flusso 
della elettricità atmosferica. 

liigli crede pertanto non potersi conciliare colle 
idee comunemente ammesse dal fisici di sotterranee com- 
bustioni i, detonazioni dì gas infiammabili altamente 
compressi ^ congiunte colla forza esplosiva dei fluidi 



Terremoti di Fuliono 275 

clastici, le cause che diedero origine ai terremoli dell' 
Umbria : perchè limita gli effetti di questa catastrofe 
a piccola estensione e profondita , ne sa concepire che 
potendosi riguardare il nostro globo qual vastissimo 
elaboratorio , è pronto a fornire in abbondanza , e 
con rapida successione gli agenti che influiscono alla 
produzione di queste catastrofi. Riguardando perciò il 
fenomeno come puramente elettrico , considera il suo- 
lo dell' Umbria come costituito da tre strati , due 
deferenti , e l'altro intermedio coibente , rassomiglian- 
dolo air armatura di una boccia di Leida o di un 
quadro magico frankliniano. Caricandosi questo di po- 
sitiva elettricità nella superiore armatura , e venendone 
favorito l'afflusso dall'addensamento dei nembi, che ri- 
stagnarono nel cratere dell' Umbria nei giorni prece- 
denti il terremoto , esercitò la sua influenza nell' in- 
feriore strato deferente , per determinare cosi in detto 
strato una contraria elettricità. Ma ne avvenne in se- 
guito , che aumentandosi soverchiamente la carica , la 
elettricità positiva vinse la resistenza dello strato coi- 
bente per invadere la inferiore armatura. Così accade 
quando la elettricità troppo ridondante sopra la su- 
perficie armata di un quadro magico , o di una boc- 
cia di Leida , si fa strada perforando il vetro all' op- 
posta superficie , e ne segue una spontanea esplosio- 
ne. Ma se il terremoto fosse provenuto da queste cau- 
se , l'atmosfera sovrastante alla pianura dell'Umbria 
avrebbe dovuto apparire solcata da fulmini nel mo- 
mento del terremoto, ed il terreno squarciato ed a- 
perto dalle scariche elettriche ci avrebbe dovuto of- 
ferire lo stesso aspetto degli apparati elettrici perfo- 
rati dalla elettricità. Furon però ben diverse le cir- 
costanze concomitanti questo avvenimento. Un sotter- 
raneo muggito prodotto da profonde detonazioni pre- 
cedette ed accompagnò il terremoto: lo scuotimento si 

48^ 



3tO ^ S e I É N ^ E 

propygni a considerevole distanzi» , e fu sensibile aii* 
die ili Koma ; rovesciando in quella valle fino dai fon- 
damenti gli edifici i più solidi, non risparmiando nep-' 
pur quelli posti sul dorso delle roccie le piìi cora* 
patte. 

Fissato nelle sue idée, cerca il nostro autore di 
Suggerir dei rimedj onde guarentire quelle località, dà 
tali disastri ; quindi ricorre alle spranghe elettriche 
per dissipare e disperdere la elettricità , ai pozzi pli* 
niani , e finalmente agli artificiali allagamenti. Sbi-* 
gettito da tali disastri , sembra poi invidiare quei tem-» 
pi di rozzezza e di barbarie in cui la valle dell'Um- 
bria era ancor ricoperta da paludi e da boscaglie ; 
o almeno quell' epoca di sua gioventiì, in cui esiste- 
vano ancora in quelle vallate gli avanzi delle anti-' 
che paludi, e degli stagni, bonificati poi coli' opera del 
benemerito idraulico Jacobilli , ove si deliziava alla 
caccia degli uccelli palustri. Anzi riguarda come cau- 
sa dei presenti flagelli del terremoto il totale boni- 
ficamento di quei terreni , accagionandone la mano 
industriosa dell'uomo, che seppe ridurre una regione 
selvaggia , paludosa , ed insalubre , in fertili e ri- 
denti praterie , ricche di rigogliosa vegetazione. 

Ma noi qui non ci fermeremo a ribattere questa 
epinione , perchè troppo manifestamente si oppone ai 
principi della sana filosofia, ed ai lumi della moderna 
fisica. Richiameremo soltanto quello che gik venne sul- 
lo stesso proposito esposto ncll' estratto dell' altra me- 
moria dello stesso autore inserita;, come si disse, nel 
toro. LI di questo giornale a pag. 200 sulla ineffi- 
cacia dei rimedj proposti per allontanare i terremoti, 
già esclusi dalle più eulte accademie di Europa; trat- 
tandosi di combattere centra un nemico incognito , di 
tniè indomabili , e latente nelle interne viscere della 
ttastra terra. Niuno poi , conoscendo la sLoria dell' 



TEnREMOTI DI FuLlGNO 277 

Umbria , può ignorare che , ad onta della esistenza 
delle paludi e delle artificiali irrigazioni , furono in 
varie epoche que' peasi afflitti e sconvolti dai terre- 
moti. Lo stesso autore si propone questa difficoltà , 
e per eluderla vi contrappone il riflesso , che detti ter^r 
remoti provenivano da lontane parli o almeno dai so- 
vrapposti appcnnini. Sarebbe dunque, anche nel caso 
che volesse ammettersi la utilità degli allagamenti , 
ben limitata e circoscritta la loro influenza'; ed irir 
capace perfino a garantir quella valle dai terremoti 
che potessero avere origine dalla catena dei monti , 
che tutt'air intorno la ricingono. Dal che si deduce 
che non ostante gli albigaraenti, sarebbe sempre la vaile 
dell' Umbria sottoposta ai terremoti suscitati fuori dei 
suo perimetro. 

Nell'appendice che sìegue la detta Memoria «i stu. 
dia l'autore di assegnare le varie combinazioni atmo^ 
efefiche e teriestri che possono produrre i terremoti. 
Queste combinazioni atmosfericlie consistono in una 
certa alternazione di strati umidi e secchi <li aria , e 
producono tanto maggiore effetto, quanto sono più vi^ 
Cini alla superficie del suolo. Quindi è , che se i va- 
pori umidi eMdondanti di elettricisaio scenderanno al 
contatto della superficie del suolo arido e secco , che 
fa ili questo caso, secondo l'autore, le veci xlel piano 
isolante di un quadro magico, vi s'indurrà una carica» 
se questi vapori verranno scacciati dai venti asciutti , 
la carica rimarra nella sua integrità , e ne attenderà 
una seconda , una terza ec. sinché seguirà poi la e- 
splosione. Da questi accidenti ebbero origine, secondo 
il suo modo di vedere, le prime scosse che seguirono 
in quella valle tanto in ottobre quanto in novem-f 
bre, e che si ripeterono i di 27 gennajo e 13 myrzu 
1832. Cosi assumendo il principio del Volta sulh; at-r 
piosfere elettriche attuanti , e sulla loro azione , es^-- 



278 Scienze 

mina i diversi casi in cui, secondo la diversa dispo- 
sizione degli strati umidi e secchi dell'aria, e lo stato 
elettrico e non elettrico dell'aria e del suolo , pos- 
sono o non possono seguire i fenomeni elettrici, che 
danno origine ai terremoti. 

Similmente egli congettura , che una massa di ter- 
reno in cui s'accumula l'elettricismo, nell'atto che s* 
inaridisce , può dividersi in una colonna di strati al- 
ternativamente più secchi e piìi umidi , vale a dire 
più o meno conduttori , prendendo in certo modo il 
carattere delle così dette pile secondarie. Da ciò de- 
duce la ragione , per cui le grandi scosse sono state 
ordinariamente seguite da altre più piccole. 

Ma tuttociò che l'autore si figura nella sua im- 
maginazione , è ben difficile che possa seguire e rea- 
lizzarsi in natura , e specialmente nel seno dell' at- 
mosfera, che attesa la somma mobilità delle sue parti- 
cole mai non persiste in un riposo assoluto, ma in uno 
stato continuo di agitazione e di movimento : per cui 
le diverse masse di aria fra loro mescendosi , non pos- 
sono ammettere quella divisione di strati , e quei li- 
miti di demarcazione fra 1' umido e il secco , fra lo 
stato elettrico e il non elettrico, su cui il nostro au- 
tore ha basato le sue congetture e le sue ipotesi. 

Buono è peraltro, che prima di dar termine alla 
sua memoria, dichiara non essere sua opinione,, che 
,, la terra non possa essere scossa da altre forze, che da 
„ quelle dell'elettricismo: pensando anzi, che la natura 
„ abbondi di mezzi onde operare siffatti fenomeni '•'', 
Quindi è che il calore , la espansione dei fluidi ela- 
stici compressi capaci a vincere le più valide resisten- 
ze , l'acqua , la infiammazione dei gas detonanti , l'e- 
lettricismo , il fuoco centrale , debbono riguardarsi co- 
me gli agenti principali dei terrestri scuotimenti. Su 
ciò siamo pienamente di accordo j anxi ci facciamo 



Terremoti di Filigj^o 279 

lecito eli aggiungervi , che se si fosse attenuto a que- 
sti principj, avrebbe il nostro autore potuto rendere più 
plausibile ragione delle uttuose vicende cui fu soggetta 
la sua patria , non potendo le cause dei terremoti dell* 
Umbria essere state di carattere e d' indole diversa 
da quelle , che in varie epoche sconvolsero la super- 
ficie della nostra terra. 



Sulla scintillazione elettrica prodotta dall' azione 
della calamita, 

I ' 

J-^ elettricismo ha esteso il suo dominio e la sua in- 
fluenza su tutt'i fenomeni della natura. Questo terri- 
bile agente eh' ebbe gran parte nelle rivoluzioni fi- 
siche del nostro globo, e che sovente si appalesa ai 
nostri occhi nella variatissima scena delle atmosferiche 
vicende , esiste anche latente in tutti gli esseri del tri- 
plice regno ^ ed esercita il suo potere sull' azione mo- 
lecolare dei corpi. Chi avria mai creduto , che i fe- 
nomeni magnetici, sulla cui causa tanto disputarono le 
antiche scuole , altro non fossero che fenomeni elet- 
trici ? A questo risultamento sono giunte le scoperte 
fisiche dei giorni nostri. Epino aveva già dai tempi 
suoi preveduta la uniformità della legge con cui agi- 
scono ]e forze elettriche e magnetiche in distanza; Cou- 
lomb l'aveva confermata col fatto per mezzo della sua 
bilancia di torsione , e s'erano talmente moltiplicate 
le analogie, da far credere che gli effetti elettrici e 
magnetici provenissero dalla stessa identifica causa. Ma 
non erano i fisici ancor giunti ad ottenere le scia-' 
lille elettriche dalle calamite. 



280 Scienze 

Questa importante scoperta h dovuta al famoso 
chimico inglese sig. Faraday, e fu presentata Tanno 
scorso alla società reale di Londra. Quindi fu co- 
municata dal sig. Hachette all'accademia reale delle 
scienze di Parigi nel 26 dicembre dello stesso anno. 
I rinomati fisici italiani V. Antinori direttore del mu- 
seo di Firenze , e L. Nobili di Reggio , non tarda- 
rono a ripetere quest' esperienza con felice successo, 
e l'avvalorarono ed ampliarono colle loro osservazioni. 
Altro non si ha a fare , per convincersi del fatto, 
che prendere una vigorosa magnete artificiale a ferro 
di cavallo , e circondarla di un elica metallica for- 
mata di filo di rame ricoperto di seta. Si lasciano 
denudate e scoperte le due estremità di questa spi- 
ra , che debbono sopravanzare i due gambi della 
calamita. Si applica l'ancora (detta da noi portapeso) 
ai due poli della magnete , e portando le due punte 
metalliche della spira a contatto del mercurio nel mo- 
mento stesso in cui si applica l'ancora ai due poli, 
si scarica fra le due punte metalliche ed il mercurio 
una scintilla elettrica. Similmente sollevando le due 
punte metalliche dal mercurio , nello stesso istante 
in cui si stacca l'ancora dai poli, scocca, fra dette due 
punte ed il mercurio , la scintilla. Lo scintillamento 
si ha dunque nei due istanti dell' attacco e del di- 
stacco ; e si suscita in questi una corrente elettrica 
che scorre momentaneamente per le volute dell' elica 
prima in un senso , e poi in un senso opposto. 

Per facilitare il modo di sperimentare , che col 
suddetto metodo esige una certa attitudine e destrezza 
per parte dell' operatore , sono giunti i lodati due 
fisici, con filosofico raziocinio, ad ideare una macchi- 
netta , che soddisfa a tutte le condizioni richieste , e 
da la scintilla al momento tanto dell'attacco , quanto 
del distacco , come si rileva dalla descrizione resa 



Scintillazione elettrica 281 

^ì puLLlico diritto colle stampe , ed estratta òaìVAn- 
tologia di Firenze N". 136 ; ove si da anche la de- 
scrizione di un nuovo condensatore elettro-dinamico ^ 
e di un Termo-moltiplicatore di tale squisitezza, ch'è 
sensibile anche a Vsooo di grado di calore della scala 
di Reaumur , immaginati ambedue dal menzionato sig. 
profes. Nobili. 

Essendosi da me tentate le riferite sperienze nel 
gabinetto fisico di questa università , mediante una ma- 
gnete artificiale , che fu armata e disposta secondo i 
suggerimenti e le norme prescritte dai sudetti autori, 
ì risultamenti che io ne ottenni furono pienamente 
conformi ai fatti annunziati , e la scintillazione fu 
visibile nei due istanti dell' attacco e del distacco dell' 
ancora dai poli della calamita. 

Il sig. professore Salvatore Dal Negro di Padova, 
profittando di quella singolare azione che le magneti 
esercitano sulle spirali metalliche , per isvolgere in 
esse le correnti elettriche , immaginò una nuova bat- 
teria elettro-motrice , di cui diede parte al suo ami- 
co sig. dottor Fusinieri io una lettera stampata in 
Padova li 20 aprile 1832. Collocò egli sopra un ta- 
volino l'una dopo l'altra quattro coppie di spirali co- 
gli assi orizzontali , ed in modo che i perimetri dei 
cilindri di cartone, a cui erano avvolte , avessero per 
comune tangente la stessa orizzontale e parallela ad 
uno dei lati del tavolino. Sopra un secondo tavolino 
contiguo al primo , ma non in contatto , collocò un 
carretto consistente in una tavola rettangolare , mu- 
nita di quattro ruote , mediante le quali può facil- 
mente ricevere un moto di va e vieni. Sovrappose al 
detto carretto le quattro calamite , disponendole in 
modo , che i poli di ciascheduna , movendosi orizzon- 
talmente contro le coppie di spirali , le infilassero 
per l'asse. 9^* movendo il carro condizionato in mo- 



282 Scienze 

do da non poter prendere altro moto che quello di 
va e vieni , le gambe delle calamite infilano contem- 
poraneamente tutte le spirali , e si possono fare usci- 
re e rientrare con quella celerità che si desidera. Per- 
chè la batteria dia una corrente elettrica eguale ìu 
somma alla somma di tutte le correnti eccitate dalle 
coppie elementari , convien far comunicare fra loro 
tutte le spirali piegate a dritta, in modo che risultino 
come se fossero formate da un solo filo metallico ; 
e lo stesso convien fare di tutte le spirali piegate a 
sinistra. Quindi si fanno comunicare i due capi di que- 
st'eliche, nel modo già conosciuto, con un galvano- 
metro posto a conveniente distanza , perchè non ri- 
senta l'azione delle magneti. Quantunque queste cor- 
renti , come s'è detto, non siano che istantanee, tut- 
tavia con tal metodo possono eccitarsi con tanta ce- 
lerità , che divengano quasi continue : e potendosi som- 
mare le azioni simultanee di un numero infinito di 
correnti elettriche , questa batteria potrà riuscire ful- 
minante. 

Ecco dunque con queste nuove scoperte esaurite tutte 
le analogie fra la elettricità e il magnetismo , com- 
provanti che tutti i fenomeni magnetici altro non sono 
che fenomeni elettrici. Le ingegnose ricerche di Am- 
pere e di Arago su quella maravigliosa azione, che fra 
loro esercitano le correnti elettriche , restano sempre 
più confermate e convalidate da questi nuovi fatti : i 
quali sembra che non lascino più luogo a dubitare, 
che i fenomeni che risultano dall'azione, di una ma- 
gnete sull'altra , derivino da correnti elettriche circo- 
lanti dall'est all'ovest intorno agli assi delle calamite, 
e quelli che ci offre il magnetismo terrestre da cor- 
renti che volgonsi nella stessa direzione intorno all' 
asse del mondo. 

Saverio BAnLOcci 
prof, di fisica. 



283 



LETTERATURA 



Osservazioni sul bello 

ARTICOLO IH. 

f^edi il tomo L pag. 190 e segg.^ ed il LI pag. 261 
e segg. 



Q 



uanli mai sono in Italia , che studiano oggidì alle 
cose della bellezza , pare che tengansi sulle traccie di 
Dante, che a vederla e a dipingerla da natura non fu 
secondo ad alcuno de' greci , non che de' latini. Ma 
tutti quanti mai sono, o la più parte, mirano in lui 
il poeta , ninno o pochi il filosofo : il che quanto 
sia fuor di ragione lo prova singolarmente l'opera del 
Convito piena di tanto senno , che il più non si tro- 
va non pure ne' libri di quel beato trecento ; ma ne 
in quelli per avventura de'secoli più addottrinati: Sen- 
za discostarci dal proposito nostro , recheremo qui a 
conforto di tale giudizio , che ad alcuno parrà forse 
ardito , due o tre passi del Convito dove quel mae- 
stro di rettitudine toccò , benché solo per incidenza, 
alcuna cosa della bellezza , Prima leggiamo (1) : 
lY Quella cosa dice l'uomo essere bella , cui le par' 



(i) Tralt. 1 cap. V pag. 22, ediz. di PadoVd 1827. 



284 Letteratura 

„ ti debitamente rispoiulono , perchè dalla loro ar- 
„ monia resulta piacimento : onde pare l'uomo essere 
,, bello, quando le sue membra debitamente rispondono: 
„ e diciamo bello il canto, quando le voci di quello 
„ secondo debito dell'arte sono intra se rispondenti. „ 
Ancora leggiamo (1): „ La bellezza d'una donna {non. 
„ si può bene manifestare ) quando gli adornamenti 
,, dell' azziniare e delle vestiraenta la fanno piìi am- 
„ mirare che essa medesima : onde chi vuole bene 
„ giudicare d'una donna , guardi quella quando solo 
„ sua naturai bellezza si sta con lei da tutto acci- 
„ dentale adornamento discompagnata. ,, E finalraen- 
,, te (2) : ,, ... Quando egli ( il corpo ) è bene or- 
„ dinato e disposto , allora è bello per tutto e per 
„ le parti ; che l'ordine debito delle nostre membra 
,, rende un piacere , non so di che armonia mirabi- 
,, le : e la buona disposizione, cioè la sanità, getta 
,, sopra quelle uno colore dolce a riguardare. E così 
„ dicere che la nobile natura lo suo corpo abbellisca, 
,, e faccia compto e accorto , non è altro dire , se 
,, non che l'acconcia a perfezione d'ordine. ,, A rin- 
contro della opinione di Dante ( la quale riposa 
tutta neir ordine e nella perfezione di quello ) cre- 
diamo v&nire accennando, dopo le già. riferite, le sen- 
tenze de' filosofi più riputati : onde chi ha squisito 
giudizio s'accorga quanto innanzi vedesse il poeta filo- 
sofo in quel mistero della bellezza. Platone nell'Ip- 
pia disse difficili le cose belle : e ( maraviglia! ) ne* ! 
due dialoghi , dove tolse a discorrere del bello, non 
trovi che ne assegnasse i caratteri. Volfio e Crouzas 
definirono il bello dagli effetti meglio che dalle cau- 



li) Ivi Gap. X pag. 4». 
(2) Ivi cap. XXV pag. 333. 



OssérVA&iOni sòl BfeLtO 285 

«e i Collocandolo nelle cose che piacciono. Hutcheson 
ripose il hello in ciò che è visibile , e che si sente 
per tale : Andres ne distingue le specie in bello as- 
soluto, esseniiiale e independente da volubilità di uma- 
ni giudizj , ile questo sa ben definire : v'ha chi ne pa- 
ne ( appena è credibile ) l'unico fondamento nell' uti- 
le (1). Gli enciclopedisti dicono bello tutto che ha 
propieta di destare l'idea de' rapporti riposta nella fa- 
cilita di sentirli ; essendo il bello per essi tutta cosa 
di sentimento. Feder fa consistere il bello nella verità 
per l'unita combinate quasi sempre con associaraento 
d'idea. Zelli viene notando, in tutti gli oggetti della 
natura una certa disposizione di parti piiì o meno ac- 
concia ad indicare i rapporti , le analogie , le con- 
venienze riguardo all' uomo ed agli altri oggetti nel 
sistema dell'universo : e fa consistere la vera conoscen- 
za del bello nel giudizio de' rapporti fisici e morali 
delle cose relativamente al piacere , che producono. 
Alcun altfo sta contento a dire , che il bello è ciò 
che eccita l'ammirazione die ci rapisce pel sentimen- 
to della perfezione. La più parte poi de' filosofi è in 
questa sentenza , che il bello dipenda sempre da rap- 
presentazioni piacevoli ; ne sanno poi bene spiegarlo 
negli oggetti partinenti al bello morale. Il sommo au- 
tore delle cose con quell' alto disegno , che mira mai 
Sempre al nostro futuro destino in una vita migliore, 



(i) Non diremo (COSÌ la riv. enciclop, agosto 1S26 pag. 607) 
con uno scrittore assai commendabile, che il bello sia sinoni» 
mo di Utile. Egl' intende in sostanza per utile ciò che è con- 
forme alla convenienza generale degli esseri , all' ordine uni- 
versale. Ma la parola utile, secondo è accettata generalmente, 
importa l'idea di personalità , di egoismo : e in questo senso 
è precisamente l'opposto di bello. 



2S0 Letteratura 

forse ha voluto che sentiamo il bello quaggiù , ne lo 
intendiamo. Ma se l'intendere che sia il bello in se 
stesso non fu conceduto per avventura all'umano in- 
telletto nel suo carcere terreno : non può niegarsi pe- 
rò che noi mancheremmo a noi stessi , se contenti a 
giacere in una beata ignoranza lasciassimo di occu- 
parci a tutt'uomo della ricerca del bello ; almeno per 
quello che e rispetto a noi , guardandone le specie e 
gli oggetti che lo producono. In questa ricerca si è 
posto (egli è buon tempo) quell' acuto giudizio del 
prof. Gio. Batista T'alia nel suo saggio , che amplia- 
to chiamò poi Principj d'Estetica (I). Ci è dolce ve- 
nire accennando de' pensamenti di lui quello e non 
più che bastar possa a' leggitori di acuto intelletto : i 
quali ben sanno, che il dar sunto di tali opere è cosa 
tanto difficile , che tocca quasi i confini dell* impos- 
sibile (2). 

Dimandare che sia bellezza ^ e dimandare : Quali 
oggetti dai primi uomini furono detti belli ? Quelli 
che recano diletto , e tra gli altri i sensibili , o a dir 
meglio rappresentativi o pressoché rappresentativi. Ma 
tali oggetti non dilettano tutti i sensi , ne in egual 
modo i però altri furono detti buoni , come sapori ed 
odori , che sono fonti di piaceri per l'odorato e pel 
gusto. Altri ritennero il nome proprio a seconda di 
loro fisiche qualità ; onde i duri o molli , i caldi o 
freddi, i cedevoli o resistenti, giusta l'impressione sul- 
organo del tatto. Altri in fine , in quanto recano le 
più grate sensazioni alla vista ed all' udito , fu- 
rono denominati belli ; traslativamente però riguardo 
a quelli dell' udito ; onde bello il canto , bella la sta- 



(i) Venezia 1822-1827-28. 

(2) iSeguiumo la bibliol. ilal. del 1822-20 n. 84 85. 



Osservazioni sul Bello 287 

laa , bello il ilore , Lello il suono , e bello il qua- 
dro. La qual distinzione di belli e di buoni si h in 
eausa della maniera diversa , onde per essi vengono 
esercitati gli organi e portato all' anima il diletto : 
quelli del gusto, dell* odoralo, del tatto si pascono di 
vile piacere e eli grossolane sensazioni : in vece quelli 
dell' udito e della vista producono una voluttà tutta 
spirituale , più squisita ed intensa , per la delicatezza 
delle impressioni quasi inavvertibili , sempre leggiere 
e sfuggevoli ., e per la facilita che ha l'anima di sea- 
tirne tutte le relazioni , ì gradi , le proporzioni. 

La bellezza naturale^ come opera immediata dì 
natura , è sparsa e diffusa con leggi mirabili in tutti 
gli oggetti inorganici ed oi-ganici , animati ed inani- 
mati dell' universo. Tra gì' inorganici , belli gli a- 
stri , l'atmosfera , i monti , le acque , il cielo , la 
luna ed il sole: tra gli organici (inanimali) le piante, 
gli arbusti, i boschi, le erbe, le frutta, i fiori e le 
biade t tra gli organici (animati) i volatili, gì' insetti, 
i quadrupedi e tutte le altre specie e famiglie di ani- 
mali , tra i quali hanno il primato gli esseri umani. 
Gli organici ti sembrano piìi belli degl'inorganici, per- 
chè in quelli vedi crescer per una forza misteriosa di vita 
e mantenersi la bellezza , col presentarti ad ogni mo- 
mento nuove gradevoli impressioni mediante le loro 
combinazioni, varietà, contrasti e differenze. Ma la bel- 
lezza negli oggetti animati moltiplica all' infinito i 
suoi pregi per la liberta del moto , per l'espressione 
della vita che ad ogni atto si manifesta e si ren- 
de sensibile , e per l'attitudine a sempre variate a- 
zioni : quella poi degli esseri umani e veramente ini- 
mitabili , ed anche superiore per la vita eh' essi co- 
municano a tutti gli altri , pel costante diletto che 
porgono all' animo, per l'atteggiamento della persona , 
per la flessibilità delle membra , per le forme ed i 



288 liETTERATunA 

contorni del corpo , per la vaghezaa del colorito , e 
per l'anima che hanno in tutte le azioni. 

La naturale bellezza altra è sensibile ^ in quanto 
le qualità degli oggetti che la formano sono mate- 
riali ed esterne: altra espressiva^ che è la media, m 
quanto le qualità interne agli oggetti che la posseg- 
gono si rappresentano esternamente : altra morale in 
quanto il diletto ne deriva da oggetti interni. 

La bellezza sensibile è prodotta dai colori, dalle 
forme, dai movimenti, dai suoni e dalla loro disposi- 
zione in uno o più oggetti. 'V espressiva ha per ca- 
ratteri la sublimita e la grazia. La morale ha la forza. 
I colori^ e tra essi il verde e l'azzurro, furono i pri- 
mi a dirsi belli : il rosso non è preferibile per la 
più forte impressione : i colori più chiari riescono più 
lieti; i più oscuri poi malinconici e tristi. Le super- 
ficie sono belle, se piane, pei loro modi di apparenza 
nel tralucente, nel lustro e nell'opaco, con cui assor- 
bono, rimbalzano o rifrangono variamente i raggi di lu- 
ce; ma piacciono altresì le scabre per la varietà delle 
prominenze e pel moto continuo , onde non lascia- 
no mai posar l'occhio e lo spirito. Le forme sono 
il risultamento dei limiti, per cui si determinano e 
circoscrivono gli oggetti : comunque curve , rotonde 
e sferiche , serpeggianti ed angolose, hanno tutte un 
genere proprio di bellezza , secondo che meglio si 
affanno agli oggetti medesimi. La cristallizzazione de' 
minerali , l'organica struttura de' vegetabili , l'ordine 
fisico dell' universo , ed i naturali fenomeni che am- 
miriamo sono dovuti al moto , che nelle azioni de- 
gli esseri animati si fa più mirabile. I suoni , og- 
getti di piacere all' udito , diconsi belli per analogia; 
tanto più se imitante la voce umana , e se la mu- 
sica sia accompagnata al canto. Gli anzidetti elemen- 
ti da se gradevoli , molto più lo sono combinati in- 



OijsERvAiiotii SUL Belio ^89 

sìerae convenientemente , come negli animali e nell' 
uomo. E Io sono allora pel congiungimento dell'uni- 
tà e della varietà sì di numero , sì di qualità , si 
di disposizione che occupano con diletto lo spinto. 

Distinta dalla sensibile (benché si manifesti in 
oggetti sensibili) e dalla morale si è la bellezza espres- 
siva. E creata per una parte dall' analogia tra i sen- 
timenti interni dell' animo e gli oggetti sensibili che 
ponno raffigurarla 5 e per l'altra dall'associazione del- 
le idee , ed anche dalla tendenza reciproca di col- 
locare in altrui i nostri sentimenti. È fonte per l'uo- 
mo di vita novella , riproducendo ad ogni istante i 
suoi affetti , comunicando agli esseri circostanti le 
parti più care di sua esistenza , ed estendendo la 
morale sensibilità creatrice di nuove bellezze anche 
negli esseri che ne sono privi. Alla bellezza espres- 
siva concorre la sublimità coli' esorbitanza dei limiti 
tanto neir estensione , quanto nella massa e nelle for- 
ze degli oggetti : causa di diletto si è la brevità del- 
le impressioni coU'impossibilita di raggiungere gli og- 
getti che le producono. La grazia concorre alla bel- 
lezza espressiva per la natura sua e per gli effetti 
che ne risultano : è dono naturale, e può ricevere ac- 
crescimento dall' arte. Si trova ancora negli oggetti 
non belli ; serve ad esprimere gli affetti dell' animo, 
ed ogni suo atto di gioia o mestizia , di pace o sde- 
gno, di facilita o ritrosia; spira amore, soavità, pudo- 
re, ingenuità e semplicità , ond' è sempre eguale a 
se stessa. 

Non dipende dai sensi , ne da oggetti sensibili 
si produce il diletto che viene da bellezza morale: 
che consiste nel piacere che ha l'anima dalle azioni 
magnanime e virtuose degli uomini , dal loro carat- 
tere morale amabile ed onesto, dalle doti del cuo- 
re , ed anche disile scoperte del vero. Il suo carat- 
' G.A.T.LIII. 19 



396 L e t t 1 ft 4 T V A A 

ler« , (lice il Talia , à la t'ui'zu riposta Dell' attiviti 
ed energia dell' animo, per cui siamo mossi ad agi- 
re con tutte le potenze nostre. Una tal forza può es- 
ser fisica o morale, secondo che muove le potenze del 
corpo , o della mente e dell' anima. La sua diver- 
sa applicazione e qualità, da ragione della bellezza 
delle azioni sempre pregiate t la forza fisica ne'tem- 
pi di barbarie e di ferocia fa parer belle la violen- 
»2a , la rapina , l'usurpazione , e tutti gli atti dimo- 
stranti coraggio o valore. AH' incontro la forza mo- 
rale nel ringentilirsi i costumi fa apprezzare come 
belle (quali sono veramente) le più miti virtù del 
cuore, come l'amicizia, l'umani fa, la beneficenza , nel 
cui esercizio si esige forza morale. Questa, associata 
all'immaginazione od altrimenti modificata, fa parer bel- 
le anche le azioni possibili , e quasi negative nel ca- 
rattere onesto e virtuoso , e nelle doti della mode- 
stia e della contentezza. 

La bellezza artificiale ha orig^ìne dallo svolger- 
si le facoltà dell' uomo e le sue naturali disposizio* 
ti) , e dal grado d'incivilimento com' essere socievo- 
le. Produccsi dall' operosa attività umana , e da vi- 
ta alle arti belle. Tale origine è graduata e progres- 
siva per l'ingenita perfettibilità delle umane facoltà: 
perfetta ed intera non può trovarsi che presso popo- 
li colti ed ingentiliti : ammette epoche diverse d'in- 
fanzia , d* età adulta , di virilità , e decadimento. E 
qui si fa luogo a due quistioni. Come col mezzo del- 
le sue facoltà ed industria procede l'uomo nella for- 
mazione dell' artificiale bellezza .'* Esiste forse in lui 
innata la sua idea , o seguendo un tipo di perfetta 
bellezza , che nel creato si ammiri, riesce felicemen- 
te a riprodurla , imitarla ? 

E si rispondei 1.* idea di bellezza non può es- 
sere innata ^ per non premettere alle sensazioni Tidea» 



Osservazioni sul Bello 2di 

cui essa tien dietro negli oggetti , nelle forme e pro- 
porzioni ; per no'n supporre unica ed universale una 
norma variabile, secondo la specie degli esseri e mi- 
glioramenti successivi ; e per non ammettere cose su- 
perflue , essendo bastante a sentire e concepire l'idea 
della bellezza l'indefinibile e certa disposizione , che 
è un primitivo fatto inesplicabile dell' esser nostro : 
2." ne vi ha in natura assoluta e perfetta bellezza , 
essendo per cosi dire l'infinito repugnante alle cose 
umane naturali o a bella posta create , e non poten- 
dosi avere quaggiiì bellezza , anche la pii!i lodata e 
compita , che non sia manchevole ed imperfetta o per 
non essere contemporanea ma successiva , o labile e 
caduca nelle fuggitive sue apparenze : sicché ne è ben 
d'uopo convenire, anzi che una perfetta ed assoluta 
bellezza , rinvenirsi soltanto una naturale perfezione 
nel creato per l'eccellenza di ogni essere ad ottene- 
re il suo fine. 

Seguitando diciamo , che „ bellezza artificiale h 
,, quella che ha per oggetto di rappresentare in ope- 
„ re diverse o nella più compita loro condizione le 
„ qualità sensibili , espressive o morali degli ogget- 
„ ti che ne circondano. ,, Ma se e semplice in sb 
stessa e in ciò che essenzialmente la costituisce , è 
però varia e composta nello scopo , elementi e mez- 
zi onde si manifesta e si produce ; consistendo sem- 
pre nella rappresentazione bella e convenevole degli 
oggetti naturali ; mentre abbia per iscopo finale il di- 
letto , e per iscopo più immediato e vicino l'imita- 
zione ed il miglioramento della natura, sia costitui- 
ta dagli elementi di un bello ideale e dall' unith per 
la varietà , e tutte concorrano a formarla le arti bel- 
le. E mira al diletto od imiti perfettamente natura, 
o la riduca a più gentilezza di forme : il diletto è 
fine comune alle arti belle : e tutto proprio e par- 

19* 



29Ì L f t t È fi 4 f u ft A 

ticoUU'c della bellezza arliticiaic , perchè nelle ope- 
re ia, cui natura h migliorata ne piace vederla vin- 
ta e superata dall' arte .' ed in quelle che solamente 
la imitano piace infinitamente il libero e sciolto eser- 
cizio dell' intelletto nei confrontare l'originale e la 
copia, e nel dolce illuderci ora sopra l'uno ora so- 
pra l'altro. Lo scopo più vicino ed immediato di ar- 
tificiale bellezza si è d'imitare o perfezionare natu- 
ra ; onde il grado diverso del suo merito e della sua 
eccellenza, secondo che le arti sono imitatrici o per- 
fezionatrici. Il primo riproduce gli oggetti naturali, 
cogliendo natura nel suo vero aspetto ; il secondo del* 
le pili belle e più perfette parti di natura crea un 
tutto che non esiste , e che ha l'impronta di quello 
che ella stessa avrebbe fatto nel tnondo se tult' altro 
fine, che della perfezione, si fosse proposto nel crearlo. 
Primo elemento di bellezza artificiale h il bel- 
lo ideale : cioè un assortimento di qualità ed una tale 
Unione che se ne forma tra una moltitudine di og- 
getti consimili per produrre l'idea perfetta di quel- 
lo che si vuole rappresentare. Va adorno sempre di 
una bellezza perfetta, o di una bella perfezione : è 
concepito e creato dalla mente dell' artista : dee sot- 
tomettersi a regole e principii, onde non trascorra co* 
suoi concetti ad irregolarità ed inverosimiglianze , da 
cui ogni idea di bello verrebbe distrutta. Secondo ele- 
mento di bellezza artificiale è l'unita per varietà ; at- 
teso il maggior diletto che nasce da varietà di con- 
fronti I, E^iudizi , illazioni, senza che la mente od i 
sensi si distraggano od affatichino : al che contribui- 
sce poi l'unita. Né si può già tenere coli' autore , 
che tal carattere della naturale bellezza resti escluso 
per la magnifica negligenza ^ con cui opera la yibl- 
tUfa , e per essere bellissimi molti oggetti naturali 
S^H«a eigàei'e per se vari ; giacché in ogni supposta 



OiSERVAZioNi siiL Bello 293 

la varietà e runita si combinano miiabilmeute con 
tale magnifica negligenza : ne v'ha oggetto in natu- 
ra per se stesso semplice ed imo , il (juale non pos- 
sa riguardarsi anche vario in relazione con tutti gli 
altri. 

Mezzi, strumenti, o parti della bellezza artificia- 
le , sono tutte le arti belle : esterna rappresentazio- 
ne di que' concetti belli e perfetti che si ritraggono 
dalla bellezza naturale , e che l'umano ingegno ha 
in se concepita e raffigurata : onde per esse la bel- 
lezza artificiale diviene varia e moltiforme. Le arti bel- 
le 1.° de' giardini, 2." mimica, 3.** musica, 4.** scul- 
tura, 5.* pittura, 6." architettura, 7." arte del dire , so- 
no rappresentate da una scala di gradazione sempre 
crescente ; procedendo dall' infima nel merito , che h 
l'arte de' giardini , sino alla più sublime ed elevata, 
che è l'arte del dire : ossia eloquenza e poesia. 

L'arte de' giardini imita oggetti inorganici , od 
organici inanimati: manca di mezzi propri, non aven- 
do che la natura in soccorso de' suoi lavori : h li- 
mitata nel diletto , anche perchè le risorse del suo 
bello consistono nel solo ordine e nella simmetria de- 
gli oggetti campestri. 

La mimica, fondata sulle relazioni dell' esterno 
coir interno dell' uomo, rappresenta l'esterna ed in- 
terna sua bellezza , onde perfezionarla col gesto, col 
volta, co' movimenti del corpo tendenti ad esprimere 
anche i sentimenti e gli affetti. Ha comuni le regole 
colla drammatica , musica , e danza , ridotta che sia 
a composizione od al ballo pantomimico : è però li- 
mitata per manco di novità ne' suoi oggetti e per 
imperfezione di linguaggio. 

La musica è prima di ogni altra , se guardisi 
al diletto che genera ed agli affetti che suscita : ma 
che ? ha un bello sempre interrotto e successivo che 



294 Letteeratura 

alletta l'udito (non cosi fino e pregevole come la vi- 
sta), che scuote Tanimo ciecamente: e le sue emo- 
zioni sono vive e variate ; ma involontarie e irragio- 
nevoli. 

La scultura è più sublime e più nobile pel con- 
cetto ed ingegno di sue produzioni ; per la perma- 
nenza di bellezze inalterabili , costanti incontro al 
tempo ; per la materia diversa dagli oggetti che raf- 
figura ; e per la maggior perfezione , cui ponno es- 
sere ridotti i suoi lavori. 

La pittura gareggia in merito colla poesia , che 
pur la vince : essa però supera la scultura per la 
varietà delle rappresentazioni, naturalezza, vivacità di 
colori , varietà contemporanea di ogni sua parte ed 
efficacia di espressione. Abbisogna dell' estetica e del 
bello ideale , non bastandole la semplice imitazione 
della natura : il suo bello sta nel disegno, nel colo- 
rito, e più nella composizione. 

L'architettura , arte di applicare alla costruzio- 
ne degli edifici la più bella e convenevole simmetria 
per mezzo dell' ordine e della convenienza, è più in- 
tellettuale che sensibile , massime in costruzioni da 
guerra o da nave ; tende più direttamente all' utile 
che al diletto per la solidità e per la comodità, che 
devono sempre in lei congiutigersi. Si tiene fra le 
arti belle atteso il modello mentale , che concepisce 
e forma di una bellezza artificiale ; pel grado di per- 
fezione che da agli oggetti naturali ed informi colla 
giusta disposizione, collocamento , proporzione , e pel 
piacere che reca insieme ai sensi ed alla mente al 
presentarsi del bello coli' utile. Quest' arte , la prima 
forse usata , fu la più difficile a progredire ; non veg- 
gendosi propriamente compita e perfetta che nel mas- 
simo incivilimento degli uomini , e quando studiati i 
diversi caratteri di lei , anche per l'effetto visìbile ed 



0;$SERVÀZiOHi SUL BeLLU 29^ 

esterno , seppero ridurla a' suoi ordini ora semplici 
ora composti. 

L'arte del dire é la più bella, la piiì generale e 
la più magnifica ed eccellente di tutte per la sua na- 
tura, origine, generi principali ; come per gli strumen- 
ti di cui si serve , per lo scopo dell' imitazione del 
bello morale clie si propone , per la parte ideale eh* 
entra nelle sue composizioni , e pe' vantaggi che ne 
derivano agli uomini ed alla loro società. Consiste 
neir esprimere altrui ordinatamente e chiaramente i 
nostri affetti e sentimenti : ha la primitiva origine dal 
linguaggio naturale , e f u perfezionata coll'invenzione 
de' suoni articolati e delle lingue. Sono suoi generi 
eloquenza e poesia , l'una diretta all' utile, l'altra al 
piacere e al diletto : sono strumenti i vocaboli varia- 
bilissimi , ed atti a trasmettere le cose all' intelletto 
per ritornarle ai sensi , e capaci d'infinite combina- 
zioni e composizioni anche ideali. Non mira a bel" 
lezza sensibile, come tutte l'altre ; ma alla morale (che 
e la più cara e pregiata di tutte), non facendo in-» 
tervenire la sensibile che a sussidio e compimento ; 
il merito altresì di sua composizione h superiore ad 
ogni altra per varietà di modi , estensione di con- 
cetti , e disposizione che può darsi agli uni ed agli 
altrii Sono vantaggi di lei il diletto che se ne trae 
nel coltivarla , l'utile che ne viene al miglioramen- 
to de' costumi ; alla persuasione degli uomini ; agl'ini^ 
pulsi per la virtù ; alla comunicazione de' nostri af- 
fetti, pensieri e sentimenti , che è il più saldo vin- 
colo del vivere sociale. 

Detto della bellezza naturale e dell' artificiale , 
si viene a parlare del gusto : vocabolo metaforico e 
traslato nel senso materiale ; ma nel senso filosofico 
facoltà composta di altre , per cui sentiamo il di- 
letto della bellezza naturale ed artificiale , in noi o 



296 LlTTTEnATunA 

fuori di noi osservata e conosciuta. Non si conside- 
ra dall'autore qual senso puramente interno (come 
parve al dottor Gerard e ad Hume , veggendolo co- 
mune in certe cose al filosofo e all' idiota ) ; ma co- 
me un risultamento anche della ragione , per le fa- 
colta onde viene costituito. Rozzo ed imperfetto seguì 
il genio d'Omero e Shakespeare , di Dante e Miche- 
langiolo : si ridusse ad ordinati precetti per Aristo- 
tele, Longino ed Orazio per rendere più care ed ini- 
mitabili le bellezze di Virgilio, Tasso, Raffaele, e 
Canova. Al presente non può farsene a meno nelle 
produzioni del bello, senza far retrocedere le arti dal 
punto di loro perfezione. Considerato come facoltà ra- 
gionatrice del bello risulta da sensitività^ imaginazio- 
ne , giudizio sempre concordi ed uniti ora in più , 
ora in meno; onde la sua prodigiosa varietà, carat- 
teri, difetti, i quali o lo distinguono o lo corrompo- 
np. La sensitività, accompagnando le impressioni de- 
gli oggetti col sentimento di piacere o di dolore, por- 
ta il bello all'anima: l'imaginazione, imprimendone più 
fortemente l'iraagine, ne accoglie anche più vivamen- 
te la sensazione : il giudizio sia che quale scintilla si 
mostri immediato al minimo tocco della sensitività , 
o formisi sulla qualità degli oggetti maturo e perfet- 
to per gustarne tutti i pregi e le bellezze , sori-egge 
e conduce le altre due facoltà si che non trascor- 
rano ad estremi sempre viziosi. 

Caratteri generali del gusto sono purità, correzio- 
ne, finezza e delicatezza : i particolari traggono origi- 
ne dalla qualità del soggetto , del luogo e delle cir- 
costanze ; come la forza, la gentilezza , la facilità e 
dignità. I suoi difetti nascono da mancanza od im- 
perfezione di tali caratteri : infatti se il gusto non sia 
puro , le idee non dilettevoli e mal associate sviano 
ed intorbidano le attuali impressioni ; se non ha cor- 



Osservazioni sul Bello 297 

rezione , il giudizio rimane offeso da inverosimiglian- 
za ed impossibilita : se tolgansi finezza e delicatezza 
(riposte i'una nel sentire, l'altra nel giudicare), i la- 
vori del bello appaiono sempre insufficienti e difet- 
tosi : siccome, tolta la forza, la gentilezza la facilita e 
la dignità, ogn'idea in lui svanisce di perfetta bellezza- 
li gusto nella sua applicazione o è di soggetto 
o di stile : e per l'uno e per l'altro è comune a tut- 
te le arti belle, formandone l'essenza ed il magistero. 
Il soggetto riguarda la composizione e l'imitazione , 
che in esse tutte è sempre eguale per ciò che è ne- 
cessario all' armonia e corrispondenza di ogni parte 
col tutto , colla natura delle cose, ed anche col con- 
cetto dell' artista. Lo stile, che costituisce i vari stru- 
menti delle belle arti , non può essere sempre il me- 
desimo senza divenire vizioso e monotono : talvolta 
dee mostrarsi affettuoso, tal altra immaginoso ed an- 
che giudizioso ; proprietà che non può acquistare sen- 
za sfuggire i nostri difetti. 

Tutto ciò , che abbiamo detto fin qui , è poco 
al bisogno : troppo alla brevità , che ci è imposta. 
Cocludiamo adunque con un egregio scrittore (1): che 
è meno difficile rilevare il bello studiandolo, che dar- 
ne una definizione soddisfacente :,, la più parte del- 
,, le nostre espressioni (dice Droz) rassembrano que* 
„ rotoli di moneta , che circolano senza essere con- 
„ tati mai. „ E conveniamo con quest' ultimo , che 
le impressioni riunite di grandezza, d'ordine, d'armo- 
nia ; tutte quelle che elevano l'animo , che lo inte- 
neriscono , che lo esaltano , producono in noi il sen- 
timento dei bello : onde risulta che „ la bellezza per 
,, eccellenza è quella della virtiì. ,, 

DoMKNlCO VacCOLINI. 



(i) Iliv. Enciclop. agosto 1826 pag. 507. 



29S 



La poetica di Geronimo l'Aida tradotta da Baldassa- 
re Romano. Palermo dalla tipografìa di Filippo 
Scili. 1832. 



TV 



ulla diremo del merito di questa traduzione , poi- 
ché a lungo ne ha parlato in questi fogli medesi- 
mi 7 in una sua eruditissima lettera, il chiarissimo 
letterato palermitano sig. barone Ferdinando Malvica. 
Diremo bensì cosa ignota al traduttore , cioè , che 
nella pubblica biblioteca di Ferrara si conservano va- 
ri autografi inediti del dottissimo Giovanni Andrea 
Barotti , uno de' quali è appunto il volgarizzamento 
delia poetica di Geronimo Vida : e siccome noi cono- 
scevamo quel prezioso lavoro, cosi riferiremo le parole 
Stesse dell'attuale bibliotecario, Tillustre nostro concit- 
tadino ed amico conte Vincenzo Cicognara , dal quale 
provocammo una risposta intorno quel volgarizzamento , 
ed i primi versi del medesimo , di che intendiamo far do- 
no ai nostri leggitori.,. Con quella sollecitudine, che mi 
„ è stata possibile, le rimetto trascritti i primi cinquanta 
„ versi della traduzione della poetica di Marco Geroni- 
„ mo Vida fatta dal nostro Barotti. Quantunque essa sia 
„ inedita, com'ella ben sa, ciononostante da un mani- 
„ festo a stampa pubblicato li 5 febbrajo 177T da certo 
„ Domenico de Regni librajo e stampator veneto ve- 
„ desi , che prendeva il progetto di stamparla assieme 
„ colle copiose e sceltissime annotazioni, di cui e ar- 
,, ricchita dal traduttore. Non risulta però se il proget- 
„ to restasse sospeso , perchè il traduttore si ricredesse , 
„ perchè lo stampatore morisse , o perchè mancassero 



Traduzione del Vida 299 

„ gli associati. Certo però si hj che ilpoemetto, divìso 
,, in tre libri o canti, non oltrepassa gli 820 versi : 1^ 
,, copiosissime illustrazioni però, di cui è fornito, t'orma- 
,, no in totale un ampio volume in quarto. „ 

Luigi Ughi, nel suo dizionario storico degli uo- 
mini illustri ferraresi, e la biografia universale nell* 
articolo che riguarda il Barotti , il quale fu scritto 
dal Ginguenè, sembrano avere ignorato del tutto l'esi- 
stenza di quella inedita traduzione : non cosi il Lom- 
bardi , il quale ne fa cenno, sebben di passaggio, 
nella sua storia della letteratura italiana del secolo 
XVIII; e precisamente nel 4." volume a carte 250. 

Il sig. Baldassare Romano, nel suo breve proe- 
mio ai giovani studiosi delle belle lettere, dice di 
avere spezialmente tradotto , e quindi di essersi de- 
terminato a pubblicare la poetica del Vida , perchè , 
sono sue parole ,, Per quante ricerche furono da me 
„ fatte , e da altri a mia richiesta in Sicilia e fuo- 
„ ri , non m'era stato possibile trovare ne venirmi 
,, indicata alcuna traduzione , o nome di traduttore 
,, della poetica di Geronimo Vida. ,, E seguita a dire: 
„ Erano già sparsi i manifesti della prossima stam- 
,, pa , quando m'avvenni in un libro (1) ove lessi 
,, il nome di un traduttore della poetica di Vida (Ni- 
„ colò Mutoni) senz'anno, ne luogo, in cui la ver- 
,, sione fu data in luce. Fatte nuove indagini, e non 
„ avendo potuto rinvenire cotal versione, niè ritrarre 
„ alcuna notizia intorno ad essa (2), e considerando 
„ poscia la dimenticanza in cui giace , stimai non 
,, desistere dal pubblicare la mia. „ 



(i) la catalogo bibliothecae musei regii napolitani, 
(a) Solo ho saputo , che il Mutoni visse sulla fine del 9c- 
eolo XVI. 



300 Letteratura 

Noi dopo molte indagini in queste pubfjliche bi- 
blioteche di Roma per vedere la versione del rife- 
rito Mutoni , le quali tutte riescirono inutili , avera» 
rao ricorso all'amicizia di un illustre napolitano, il 
quale cortese , siccome e , non mancò di spedirci il 
titolo del libro e i primi versi di quella tradu- 
zione: la quale sebbene a nostro avviso sia cosa pes- 
sima, pure crediamo di far conoscere ai letterati ita- 
liani, certi che la più parte di essi mai non la vi- 
dero, divenute rarissime le copie, per la dimentican- 
za stessa, in cui cadde meritamente quel lavoro. Ne 
ciò facciamo con altra intenzione, se non perchè dal 
confronto di queste tre versioni si decida dai nostri leg- 
gitori , quale dei volgarizzatori abbia meglio vestito 
di abito italiano l'opera dell'illustre prelato cremonese. 
Premettiamo pertanto i primi versi latini di lui, e quindi 
il volgarizzamento del Mutoni, siccome il più anti- 
co: da poi quello del Romano, perchè edito anche 
esso : e finalmente quello del letterato ferrarese , il 
quale si per la celebrità, del nome del suo autore, 
SI per il merito intrinseco che vi si rinviene, me- 
rita di vedere esso pure la pubblica luce. 

Nella versione del Mutoni abbiamo osservata la 
stessa di lui ortografia : e , come potranno vedere i 
lettori, v'è più d'un verso mancante di una sillaba: 
il che non sappiamo se debba attribuirsi ad imperi- 
zia del traduttore, o piuttosto a negligenza dello 
stampatore. 

Sit fas vestra raihi vulgare arcana per orbem, 
Pierides , penitùsque sacros recludere fontes , 
Bum vatem cgregium teneris educere abannis, 
Heroum qui facta canat , laudesve deorum , 
• Mente agito , vestrique in vertice sistere montis. 
Ecquis erit iuvenum, segni qui plebe relieta 



Traduzione de! Vida 30f 

Sub petlibus pulcluac lauiUs succeiisiis amore 
Ausit inaccessae meum se credere rupi , 
Laelae ubi picrides , cithara dum pulclier Apollo 
Porsuiiat, indulgeiit choreis,et carmina dicunt? 
' Primus ades , Fraucisce, sacras ne despice musas, 
Regia progenies , cui regum debita sceptra 
Gallorura , cum firma annis accesserit aetas. 
Haec tibi parva ferunt jara nunc solatia dulces, 
Dum procul a patria raptum, amplexuque tuorum, 
Ah dolor ! hispanis sors impia detinet oris 
Henrico cum fratre : patris sic fata tulerunt 
Magnanimi dum fortuna luctatur iniqua. 
Farce tamen, puer, a lacrymis , fata aspera forsan 
Mitescent, aderitque dies laetissima tandem , 
Post triste exiliura patriis cura redditus oris 
Laetitiam ingentem populorum, omneisque per urbes 
Accipies plausus , et laetas undique voces, 
Votaque prò reditu persolvent debita matres. 
Interea te pierides comitcntur: in altos 
Jam te Parnassi mecuni aude attollere lucos. 
Jamque adeò in primis ne te non carminis unum 
Praetereat genus esse : licct celebranda reperti 
Ad sacra sint tantum versus , laudesve deorum 
Dicendas, ne relligio sine honore jaceret. 
Nani traxere etiam paulatim ad caetera musas ^ 
Versibus et variis cecinerunt omnia vates. 

Poetica del dìvinìss. poeta Marco Hieronjmo Vi" 
da ^ d'heroici latini in versi toschi sciolti tras- 
portata da M. Nicolò Mutoni. Al reverendiss. 
monsig. decano M. Sih'estro Gigli nobile lucchese. 

Col rametto della samaritana, intorno al quale 
b scritto 



302 lilTTKRATCRA 

Chi berrà di quest' acqua 
Non bark sete in eterno. 

Col privil. del S. P. Paolo III e dell' illustris. 
senato veneto per anni X; 8.** piccolo senza data , 
ed anno. 

La lettera dedicatoria a monsig. Silvestro Gi- 
gli nobile lucchese è scritta con uno stile molto 
enfatico ed ampolloso; il che indica, che comincia- 
va a battere le lubriche vie del secento. L'istesso 
Nicolò Mutoni tradusse Polieno -Stratagemmi dell' ar- 
te della guerra in 8. - nominato dal Paltoni bibliot. 
tom. 3. pag. 181, e dal Crevenna catal. tora. 2. 
pag. 232. Nel breve ed inesatto articolo biografico , 
che del Mutoni si legge nel nuovo dizionario sto- 
rico di Bassano, si dice che fu veneziano, e che in 
Venezia fu impressa questa sua versione. E ciò mi 
inducono a ritenere per vero tre forti presunzioni , 
cioè l'ottenuto privilegio dal senato della sua pa- 
tria, il vedere che le altre sue opere, e fra que- 
ste le latine, furono tutte pubblicate in quella città, 
e ciò negli anni 1551 e 52, e finalmente la stes- 
sa insegna, ch'è preposta a questo volgarizzamento, 
esserlo ugualmente nell'opera del Mocenigo, che ha 
per titolo La guerra di Cambrai^ impressa in Vine- 
gia nel 1544 per Giovanni Padovano, in caratteri 
corsivi alquanto rassomiglianti a quelli della tradu- 
zione del Vida ed in 8. piccolo. 

LlB. I. 

Siami lecito i vostri almi secreti 
Muse sparger pel mondo d'ogn' intorno 
E al tutto aprir i sacrosanti Fonti. 
Mentre nutrir dai vaghi teneri anni 



Traduzione del Vida 303 

Un gran poeta, il qual i gesti canti 
D' illustri Heroi , e degli Dei le lodi 
Nella mente rivolgo, e 'n l'alta cima 
Formarlo dell'ombroso vostro monte. 
Qual fia dei Giovin, che l'indotta turba 
Lasciata sotto ai pie, d'amor acceso 
Della famosa lode , ardisca meco 
Fidarsi all'aspra inaccessibil Rupe 
Ove le muse allegre, mentr' in mezzo 
Il bell'Apollo con la cetra suona 
Menan vezzosi balli, e dican versi? 
Primo tu sei Francesco , non sprezzare 
Le sacre muse, degna Regia prole 
A cui si devan sol gli ornati scettri 
De gli Gallici re, quando fia insieme 
La ferma Etade ancor con gli anni aggiunta 
Questi picciol piacer dannoti hor liete , 
Lontan rapito dalla patria essendo , 
E dagl'amplessi dei più cari tuoi. 
Ah lasso l'empia sorte ti ritiene 
Nei campi Hispani col fratel Henrico. 
Gli fati si del magnanimo Padre 
Volendo , mentre con l' iniqua , e ria 
Fortuna alteramente egli contrasta. 
Alle lacryme pur fanciul perdona. 
Forsa miti faransi gl'aspri fati 
E al fin vedrassi un più lieto giorno 
Doppo r borrendo Esilio ai patri lochi 
Reso un estrema popolar letitia 
Havrai , e 'n tutte le citta gran plausi , 
E d' ogn' intorno ancor allegre voci , 
Sciorran le madri pel ritorno ì voti. 
Le muse intanto compagnia faranti. 
Negli alti boschi hormai del bel Parnaso 
Ar di'sde (cosi) insieme d'innalzarti meco. 



304 Letteratura 

Imprima ailuiique non ti asconda 
Non esser una sol sorte di versi 
Quantunque a celebrar sian sol trovati 
I sacri culti , e degli Dei le lodi. 
La religion divina acciò lassata 
Non fosse senza alcun pregiato Iionore 
Havendo ad altre cose a poco a poco 
Le muse tratte , e con diversi carmi 
Cantato il tutto i già primi poeti , 
Ma non è verso alcun piìi celebrato 
Tra tanti , qual sia quel con cui gli fatti 
Cantan d' alteri heroi doppo i divini , 
Ond' ai versi i minori il nome fero 
Concesso per mercè sol di Pliemonoe 
D' Apollo eterno venerabil dono , 
La qual prima (se vero è il secol prisco) 
Con altri carmi mai pel mondo intorno 
Risposte diede dai sacrati tempii 
Ma agi' horaeri tuoi ben pria riguardi 
E accorto scegli alle pesate forze 
Mai sempre un' atto accomodato metro. 

Traduzione di B. Romano. 

Divulgar sulla terra i vostri arcani , 
E dischiudere a pieno i sacri fonti 
Siami concesso, alme pierie dive , 
Mentre die d'educar da' teneri anni 
Un vate egregio nel pensier rivolgo , 
Che degli eroi canti le gesta , o lodi 
Gli eccelsi numi , e sia da me locato 
In sulla cima dell' aonio monte. 
E chi il giovin sarà , che la vii plebe 
Sotto i piedi lasciando , acceso il petto 
Di vago amor di lode all' inaccessa 
Rupe oserà meco affidarsi, u' liete. 



Tradl'ziuìs'e del Vida 305 

Mentre tocca la cetra il biondo Apollo , 
Godoa le caste dive carolando , 
E in dolci carmi sciolgono la voce? 
Tu sci primo , o Francesco: ah ! non sprezzare 
Le sacre muse , o tu regal progenie , 
Che avrai de' galli un dì lo scettro , quando 
La ferma etade a te verrà cogli anni. 
Qualche sollievo ad arrecarti or elle 
Vengon gioconde, mentre (ahi duoli) si lungi 
Alla patria rapito , ed agli amplessi 
De' tuoi , rattienti nel ' ispana terra 
Malvagia sorte col fratello Enrico. 
Volle così rinevitahil fato 
Del magnanimo padre , il quale or lotta 
Coir iniqua furluna. Eppur da tregua 
Al tuo pianto , o fanciul; forse l'acerbo 
Destin si placherà ; forse tra poco 
Il lietissimo giorno alfin vedrai 
Che dopo il tristo ed affannoso esigUo 
Tu , ridonato al patrio suol, sereno 
Accoglierai de' popoli l' immensa 
Gioja , e per tutte le cittadi e ovunque 
I lieti plausi , e l'echeggiar de l'alte 
Festanti voci ; e per lo tuo ritorno 
Debiti voti scioglieran le madri. 
Sien or le muse a te compagne , ed osa 
Poggiar meco di Pindo a' sorami boschi. 
E pria d' ogni altro è da saper che i carmi 
Non d'un genere son , benché trovati 
Fur solo a celebrar le sacre cose , 
E ad esaltar gli dei , si che non fosse 
Mai senz'onor religion lasciata. 
Però che i vati a poco a poco ad altro 
Anco rivolser le camene , e quindi 
Prescr lutto a cantar con vario metro. 
G.A.T.LIIL 20 



306 LETTERATirRA 

Versione di Giovanni Andrea Barotti. 

Muse , che i vostri arcani al mondo noti 
Io faccia , e i sacri fonti affatto schiuda 
Non mi si vieti , or che da' suoi verd'anni 
Vò un chiaro vate di formar pensando , 
E sul giogo posar del vostro monte , 
Che degli eroi le imprese e degli dei 
Le lodi canti. E qual sarà, fanciullo 
Che la torpita plebe a pie si lasci , 
E da desio di bella gloria acceso 
Abbia di meco accingersi coraggio 
E superar la malagevol rupe , 
Dove liete le muse , e danze , e carmi 
Tessono al suon dell'apollinea cetra? 
Tu alle mie voci ti presenti il primo, 
Francesco -. o regal seme , a cui riserba. 
Quando con gli anni a più robusta etade 
Giunto sarai, de' franchi re lo scettro. 
Deh! non aver le sacre muse a vile. 
Che questo a tuo piacer , piccol, tributo 
T' ofFion di dolci carmi , or che lontano 
Dalla patria rapito , e dagli amplessi 
De'tuoi , ne' lidi iberi iniqua sorta 
Con Arrigo il fratello , ahimè , ti arresta. 
Tal fu il destìn del generoso padre , 
Con ingiusta fortuna a fiera lotta. 
Ma pur frena , o regal fanciullo , il pianto : 
Forse avverrà , che de'nemici fati 
Si plachi l'ira, e '1 fortunato giorno 
Spunti una volta , che il funesto esiglio 
Giunto al fin , rivedrai le patrie rive , 
E de' popoli il giubilo , e gii applausi 
Incontrerai delle citta soggette, 



Traduzione del Vida 307 

E da ogni parte allegre voci; e a sciorre 
Le madri andran pel tuo ritorno i voti. 
Sien frattanto compagne a te le muse , 
E ardisci meco fin là su levarti 
Dove innalza Parnasso i Loschi suoi. 
Dei pria saper che il verso d'una sola 
Spezie non è, Lenchè i misteri sacri 
Fosse già sfol per celebrar trovato, 
E degli dei le lodi, onde negletto 
Il divin culto , e senza onor non fosse : 
Che a cantar l'altre cose a poco a poco 
Tratte furon le muse , e tutto ai vati 
Fu materia di canto in vario metro. 

C. E. M. 



Due canti di Caterina Franceschi Ferrucci. 



Bologna 1831, 



J-Jcco due fiori di poesia. La poetessa piange nel 
primo canto, intitolato la sera^ la morte de'suoi ge- 
nitori : e quel pianto è si dolce che scende fino al 
fondo del cuore. Fu con buon senno che ella scel- 
se la sera , perchè in quell' ora appunto si risve- 
gliano i pensieri malinconici , e la tristezza più for- 
te batte alle porte dell'anima. Ella in mezzo il si- 
lenzio della notte solleva a Dio i suoi pensieri, si 
spazia nel paradiso , ed ivi desidera presto volare , e 
bearsi negli amplessi della cara sorella e de' parenti. 
E neir idea della vita vissa con loro fermandosi , 
rammenta il bel tempo felice quando il padre di lei 
tornava a casa la sera. Eccone la strofa intera. 

20* 



SOS L É t T É R A t t Vy A 

Ahimè ! perchè si ratta 

L'allegrezza quaggiìi sen fugge e vola ? 

Ben io rimembro il bel tempo felice i 

Quando al cader del giorno 

Ritornavi alla mesta famiglinola , 

Che pendea tutta ai casti baci intorno.- 

L'uu colle bianche tenerelle mani 

Tue ginocchia cingea , 

L'altra vezzi facea 

Alla tua cara veneranda faccia , 

E questi al collo ti stringea le braccia* 

Grate spargendo lacrime segrete 

La madre nostra intanto 

Vedea de' figli le accoglienze liete « 

E largo le scendea 

Di gioja un fiume nel tacito petto 

Alla festa innocente, a tanto alletto. 

Chi non sente la dolcezza di questi versi non fu mai 
guardato dalle muse con occhio benigno , ne merita 
stare fra gli uomini civili. Segue il canto col mostra- 
re al padre le deserta famiglia, e coll'iraplorarne aita. Io 
certo non ho potuto giungere a fine del canto senza 
bagnarlo di lacrime : anch' io perdei i miei genitori, 
anch'io vidi deserta e desolata la mia famiglia ! 

Il Secondo idilio ha per titolo l' orfanello. E 
questi il figliuolo della sorella della poetessa alla tonT- 
ba della madi'e. Se dirò che questa è cosa tutta gre- 
ca ^ se dirò che non è verso che non ti suoni grato si- 
tio air [ànima, non dirò che il vero. Al veder quel 
fanciulletto coronare il materno sepolcro di fiori , al- 
l' udirne le parole, tutto trema nelle vene il sangue. 
to Ile arreco alcun brano. 



Versi della Ferrucci 3t>y 

Se un vago fanciiillino 

Odo chiamar la madre , 

Se colle man leggiadre 

Lo miro ad essa vezzeggiare il volto , 

Dico : Ahi! quante dolcezze , ahi ! quanto amore, 

Cruda morte , mi hai tolto. 

Quando il dolor rai preme, 

Ohimè! chi fia , che riconforti il core 

Piaggiando un riso di pietà , di speme ? 

Chi guida ai passi infermi 

Fia nella vita lacrimosa e trista 

Or che volata sei , 

Ddetta madre , fuor della mia vista ? 

Se cosi di repente 

Tu non andavi a far con Dio dimora , 

Ben sento a que' pensicr eh' ho nella mente 

Che adorata ti avrei 

Pii^i di quanto fra noi si ama e si adora , 

Pili della luce ancor degli occhi miei. 

Poi segue e chiude il canto così: 

Venticello gentile , 

Che con si molle fiato 

Mi scuoti il crine , e mi carezzi il viso , 

Forse tu vieni a noi dal paradiso. 

Se per quell'odorato 

Sempiterno giardino aleggi e spiri , 

Deh ! a lei , che mesto io vò cercando in vano , 

Porta il flebile suon de' mici sospiri. 

Dille, che dentro il core 

Altamente di lei mi parla amore. 

Se lo studio de' classici, e 1' arte può vestire con tan- 
ta eloquenza e leggiadrìa tali concetti, l'amoj' solo 



310 Letteratura 

di madre può trovarli, e farli con tanta vivezza altrui 
sentire. Io mi rallegro qui con la gentile poetessa , 
e a nome di tutta l'Italia la prego a non cessare di 
confortarne di sì bei doni. 

G. I. Montanari. 



Cenni sulla vita di un benemerito letterato italiano. 



I 



1 celebre dottor Pasquale Amati di Savignano do- 
vette certamente fare in patria sua grandi e lunghi 
studi su gli antichi autori ; poiché non altramente 
giungesi a quella eccellenza di sapere , a cui lo ve- 
dremo arrivare. Da carte trovate in casa io so, quan- 
to mai fosse ammirata ed applaudita una società, di 
amici sì dotti, quali furono Pietro Borghesi, l'Ama- 
ti , Girolamo Ferri , Gian Cristofano Amaduzzi no- 
stro affine , ed altri ; alla qual società , dal vicino 
Santarcangiolo , accorrea Gaetano Marini , divenuto 
poscia maestro nella scienza delle antiche iscrizioni , 
e nella paleografia de'papiri latini. Dopo le serie oc- 
cupazioni , gl'indivisibili amici , mai sempre in qui- 
stioni e ricerclie di antichità , scorreano quelle ame- 
nissirae compagne ; ora sulle collinette di Longiano, 
presso il Ferri ^ ora su quelle di Montiano; ora al 
Ribano, dove l'estate e l'autunno villeggiavano dottis- 
simi monaci camaldolesi di Classe in Ravenna ; ora 
al Gualdo de* Fantuzzi , signori scienziati anch' essi , 
e protettori degli scienziati ; ora finalmente in Rimi- 
no , presso l'esimio abate Garampi , poscia cardinale 
amplissimo di santa chiesa. L'Amati però volle recar- 



Vita del dott. Amati 311 

si in Roma, dove per parecchi anni attese allo stu- 
dio della giurisprudenza teorica , e della pratica fo- 
rense , sotto l'ancora famoso Costantini. Venuto quin- 
di a Pesaro , in casa il dottissimo e splendido mar- 
chese Carlo Mosca Barzi , fondò e diresse una ti- 
pografia , detta da) suo cognome Amatina ; dalla 
quale usci la CoUectio omnium poetarum latinorum 
appellata per ciò Pisaurensis , una delle più piene 
e corrette che si abbiano. Dopo alcun tempo, il gran- 
de numismatico Borghesi volle restituire alla patria, 
ed alla sua compagnia , un si bravo giurisconsulto 
e filologo espertissimo. Condiscese l'Amati al volere 
del principale amico suo ; e divenne il direttore de- 
gli affari della comunità , di quelli delle singole ca- 
se , il pubblico precettore , giudice e notajo , a cui 
accorreasi da tutti i paesi , e dalle citta vicine. Pre- 
se in moglie Paola Massani , figlia di Tommaso Mas- 
sani , e di Angiola Pristini , erede unica degli ultimi 
Guidoai , la più antica e nobil famiglia di Savigna- 
no , di cui un ramo si trapiantò in Rimino , ma do- 
po non lungo tempo si estinse ; ond' io ho veduto , 
ne' libri manoscritti e miniati delle romane bibliote- 
che , l'arma de' Guidoni fra le primarie di quella 
splendidissima citta. 

Pubblicò in sua gioventù varie Dissertazioni sul 
Rubicone , che per gì' itinerari antichi , per dotte os- 
servazioni sue , per moltissime carte del medio evo , 
dimostrò essere onninamente il fiume di Savignano ; 
sul Castro Aiutilo degli antichi Galli ; e sul pas~ 
saggio di Annibale per VJ pennino ; che difese con 
altra dissertazione , mandata posteriormente alla I. e 
R. accademia di Mantova , di cui era socio. Tenne 
carteggio (ed io ne vedea le lettere) con gli uomini 
più eruditi ed illustri d'Italia , e con alcuni d'oltra- 
monti , che il consultavano come un oracolo. Cele- 



312 L L T T E R A T U R A 

bratissinia è l'opera sua De restitutione purpurarum^ 
di cui hannosi tre edizioni (e queste a tempo mio e- 
sistean tutte nella pubblica biblioteca del paese). Ne 
avea già preparata una quarta edizione , assai più 
ampia ; in cui confutava gli errori di un antiquario, 
e di un naturalista dello stato veneto. Dovea stam- 
parsi in Venezia : ma tutto andò a monte , per le a- 
mare vicende piombate sull' Italia nel 1797. É trop- 
po noto , che l'anzidetta opera fu confermata dall'al- 
tra dell' eruditissimo medico , il cav. Michele Rosa , 
Delle porpore e materie vestiarie. Il dottor Amati, 
fra tante cure , occupavasi ancora in Savignano nella 
istruzion privata della gioventù ; tanto nell' elegante 
latino , quanto nel diritto civile e canonico. Basti 
mentovare tra' suoi allievi un Lorenzo Vallicelli , ed 
un Giacomo Turchi ; ciascuno de' quali avrebbe po- 
tuto far comparsa fra' letterati maggiori , se il primo 
non fosse stato impedito dal suo temperamento e ca- 
rattere , ed il secondo dall' essersi dato ad ammini- 
strazioni civili , prima in Roma , e poscia nel regno 
italico. 

Inoltre l'Amati avea incominciato , e prodotto 
ad alcuni grossi tomi , un vasto giornale di scienze 
e lettere generale , arricchito con annotazioni sue di 
sana ciitica e filosofia , intitolato : Bibliografìa uni- 
versale corrente di Europa , che stampavasi in Ce- 
sena pel Biasini : ed una impresa sì utile , sebben 
paresse troppo ardita per un uomo solo , avrebbe me- 
ritato certamente maggiori sostegni , e miglior situa- 
zione dell' autore. 

Assistito l'Amati dal grido che l'accompagnava 
d'uomo dottissimo e di sommo giurisconsulto , l'an- 
no 1785 ottenne la cattedra primaria di giuspubbli- 
co e di pandette nella pontificia università di Fer- 
rara ; e la ottenne contro altri famosi leggisti di al- 



Vita del dott. Amati 313 

lora , che ad essa concorrevano. La esercitò per un- 
dici anni , con immense fatiche , zelo , ed applauso, 
e con numero ognor crescente di scolari , che mossi 
dalla fama di un tanto professore , venivano persino 
da Pavia e da Padova. Ebbe il noLil coraggio d'in- 
segnare il giuspuLblico secondo la dottrina cattolica 
e la verità ; confutando le fiabe dello stato di natu- 
ra , e del patto sociale. Bello era il sentire gì' inge- 
gni migliori della scuola combattere da principio col 
maestro , e poi vederneli vinti e persuasi dalla for- 
za del raziocinio , dalle antiche dottrine , e dai fatti 
che il maestro adducea , con l'immensa erudizione sua. 
Teneansi quindi ogni anno pubbliche dispute , nella 
gran sala dell' archiginnasio , dirette ed assistite dal 
professore, che talvolta alzavasi egli stesso, onde ri- 
spondere agli obbjettanti , se mai il giovane fossesi 
smarrito. Le tesi erano distribuite prima , stampate per 
gli eredi Piinaldi. Nello spiegare le pandette , in due 
anni alternati con quello del gìuspublico , era il pro- 
fessore Amati a comun giudizio veramente singolare; 
per congiungere ad una somma perizia nelle antichi- 
tà , la miglior cognizione della teoria delle leggi , e 
della pratica forense ; sulle quali spaziava particolar- 
mente nelle private lezioni , che secondo gli statuti, 
egli dovea dare in propria casa. 

Pili che stanco dalle fatiche , afflitto da' funesti 
avvenimenti del 1797, in una vecchiezza robusta che 
facea sperare altri anni di vita , dopo breve malat- 
tia non ben curata da principio , rese il suo spirito 
a Dio , che l'avrà nella pace degli eletti. Adoratore 
sincero , e difensore invitto de' dogmi e della disci- 
plina di nostra religione santissima , egli ne osser- 
vava i precetti rigorosamente. Nel passeggio, che pren- 
deasi , o in casa , o in campagna , l'orazione sua era 
continua ; sapendo egli a mente l'uffizio della Bea- 



314 Letteratura 

tissima Vergine , il salterio , e le preci tutte di san- 
ta chiesa. Al tempo della sua morte , Girolamo il 
maggior de' figli trovavasi in Roma da parecchi me- 
si , e Basilio era troppo fanciullo ed astratto , per 
pensare a salvar le carte , in quella sciagura estrema, 
o piuttosto distruzion totale della famiglia. Il profes- 
sore Amati fu sepolto nella chiesa di S, Matteo , sua 
parrocchia. Se ivi non ha iscrizione o monumento , 
egli stesso fece a se stesso un monumento assai più 
degno e durevole, con le opere e le virtù sue. Quan- 
tunqe lo stipendio della sua cattedra primaria fosse 
vistoso , in Ferrara gli si accrebbero gì' intacchi pe- 
cuniarii ; particolarmente per dover tenere casa bene 
ammobiliata ; e camera con ampio tavolino e seggio- 
le convenienti , onde accogliere i molti giovani , che 
frequentavano le private lezioni. Cedette quindi a'suoi 
creditori di Savignano il bel poderetto di Gaggio. Co- 
si provò nel mondo la sorte de' giusti , eh' è quella 
di esser poveri , e lasciolla in retaggio a'numerosi 
suoi figli , che dovettero procacciarsi il vitto con le- 
proprie fatiche. 

Era dotato di memoria prodigiosa ; talmente che, 
pregato di alcuna erudita notizia, solea rispondere: Ciò 
che si cerca è nel classico e nel libro tale, numero tale, 
verso la metà. Dopo trenta e più anni , che per gì' im- 
pieghi suoi civili non potè rivedere i classici autori, 
alzatosi un giorno d'estate dal breve riposo pomeri- 
diano; e trovato il figlio che leggea Tito Livio , egli 
passeggiando disse : Leggimene un pezzetto ; poi vol- 
tosi : Fermati ; e prosegui ad alta voce il testo per 
due buone pagine , senza sbagliar sillaba. Interroga- 
to dal figlio , come mai potesse ciò fare , rispose : 
Perchè trenta e più anni sono lessi Tito Livio più 
volte attentamente. Non era quindi a chiedersi , se il 
dottor Amati scrivesse con eleganza in latino. Egli 



Vita del dott. Amati 315 

scrivea con ugual eleganza iu italiana poesia; poiché 
conoscea ugualmente tutti i classici nostri. 

Dispregiatore delle mondane vanita , non fece 
alcun conto degli esercizj e delle produzioni sue ac- 
cademiche o giovanili ; ne mai ne parlava. Sebbene 
taciturno e pensieroso abitualmente , in patria per gli 
affari pubblici e privati , ed in Ferrara per quelli 
della cattedra e della famiglia ; al comparir di un 
amico , di un discepolo , di una persona conoscente, 
mostrava la fronte serena ed ilare ; e co' modi più 
cortesi entrava in discorso , condito di grazia , e di 
piacevoli proverbj : spiegava una eloquenza dolce, ri- 
spettosa , e persuasiva in sommo grado. Il nome suo 
fu in benedizione presso i buoni ferraresi di allora , 
che videro com' egli aveva fatto fiorire l'università, co- 
me avea istruito i figliuoli loro ; sarà in benedizio- 
ne presso gli scolari suoi , tanto in Ferrara , quan- 
to ne' paesi e nelle citta vicine; de' quali so che mol- 
ti , nelle passate mutazioni , dette politiche, non mai 
proprie dell' Italia , tennero la piiì illibata ed irre- 
prensibile condotta. Contanto valgono l'esempio e le 
insinuazioni di un saggio precettore ! Il nome suo non 
dovrebbe essere dimenticato nemmeno in Savignano 
presso alcune di quelle famiglie , delle quali l'uomo 
integerrimo co' suoi consigli sostenne ed aumentò le 
fortune. E certamente in gioventù nostra ricordava- 
si ancora da' vecchi del paese il nome di un Giro- 
lamo Amati seniore , come quello di un altro padre 
della patria 

Lo scrivente deplora la perdita dell' opera sulle 
porpore amplissima in italiano , che nel 1796 era 
stata mandata al cav. Rosa, acciocché facesse aggiugner- 
vi dal suo nipote una parte di chimica moderna; co- 
me l'istesso scrivente aveavf aggiunto una parte di cri- 
tica lapidaria , dimostrando falsa una iscrizione, reca- 



316 LettekatvrA 

ta per leggittitna dall' antiquario veneto. Ma sovra 
tutto è da deplorarsi la perdita degli scritti cattedra- 
tic , che l'uomo indefesso accresceva ogni anno e per- 
fezionava ; non che qnelh della intera serie delle 
tesi laureali, e degli opuscoli polemici bellissimi , che 
a nome del discepolo difendente dovette pubblicare 
contro alcuni teologi ( chi '1 crederebbe ? ) , i quali 
tener voleano insieme le due oppostissime scuole ; quel- i 
la della verità con quella del falso ; quella della te- 
si pili salda ed inconcussa con quella delle vacillan- 
ti ed erronee ipotesi ; quella del fatto con quella di 
un sognato patto. Se in Europa ottengono si largo 
campo le male dottrine , avervi pur dee alcuno spa- 
zio per le buone. Quegli scritti potrebbonsi pubblica- 
re , fiancheggiati da tutt'i luoghi originali della sagra 
e della profana istoria , che il professore solo accen- 
nava. Non altra guida sicura può avervi al mondo , 
pel regolamento de' cittadineschi doveri e de' pubbli- 
ci diritti , se non se l'autorità , che incominciando da 
Mese , prosieguo conforme per tutti gli scrittori greci 
e latini. Questa è la ragione , formata da tante ragio- 
ni di gran lunga superiori alla nostra , le quali in 
conseguenza debbono vincerla ; posciaccliè hominum 
commenta delet dies , e la verità , opera di Dio, sta- 
ra in eterno e fra gli uomini , finche ve n'abbiano 
alcuni ( e sien pur pochi ) , de' quali l'ingegno ed il 
cuore non sia viziato dalla corrotta e perversa filo- 
sofia moderna. 

G. A. 



317 



^ISìtìltétauiiBi'iissmmiammmiaimmaiimmtmaiimmatmmmimiBrmiai iiKii 'i i i l 'iB^aa^ 



lìinw (li Maria Giuseppa Guacci napolitann. Napoli 
dalla stamperia e cartiera del Fibreno 1832. 



I 



biioui versi in confronto de' mediocri e de' pessimi 
sono così pochi , che quando alcun illustre si toglie 
dalla schiera volgare per dispiegare un volo pili al- 
to , è debito di giustizia l'onorarlo di bella e meri- 
tata lode. Il perchè noi non sappiamo ammirare ab- 
bastanza la poetessa napolitana Maria Giuseppa Guac- 
ci , che nel fior degli anni non solo occupa un di- 
stinto seggio nel nostro parnaso , ma emula anzi e vin- 
ce non pochi di coloro , che hanno nome di eleganti 
e distinti poeti. Una indefessa lettura de' classici , sen- 
za divenire pedante , un beneiutcso amore della lin- 
gua e dello stile , molto afl'etto , pensieri o sempre 
nuovi , o almeno che sembrano tali , abbondanza di 
fantasia ^ dignità di espressione , armonia di numero « 
e felicita di rime , sono le molte doti che formano 
della nostra poetessa uno de' più belli ornamenti del 
sesso gentile. E che sieno giusti questi nostri elogi, 
basta leggere i varii giornali, che ne hanno parlato : 
basta chiederlo alla patria , che si gloria di esserle 
madre : basta scorrere queste pagine, poche di nume- 
ro , molte per le belle cose , di che son piene. E per- 
chè il vero risponda alle nostre parole , offriamo ai 
letterati italiani un sonetto , cui ha dato argomento 
la primavera , ed una canzone intitolata alle donne 
sebczie , dove alla lingua ed allo stile rispondono la 
nobiltà delle frasi , e la dignità de' concetti. 



318 Letteratura 

Zefiro spira , ed asserena il giorno 

E fa pii!i chiare fiammeggiar le stelle , 

Apre le verdi frondi tenerelle 

E desta mille fiori intorno intorno. 

Eppur fia Breve il suo dolce soggiorno 

Del Tirreno alle sponde apriche e belle ; 
Ch' ei volerà fiorendo erbe novelle 
Sin del vasto universo all' altro corno. 

Ahi mentre spira e subito va via 

Par che m'adombri , come il tempo vole 
E se ne porti ancor la vita mia ! 

E forse allor eh' ei tornerà , qual suole , 
Da questo corpo, che sotterra fia. 
Desterà qualche cespo di viole. 

Canzone alle donne sebezie. 

Oh compagne , oh sorelle , 

Che di vostre bellezze innamorate 

Questa del mondo piìi serena parte , 

Poiché natura al nostro suol comparte 

Tranquille aure odorate 

Ed amoroso fiammeggiar di stelle , 

Dritto ben è che d'opre chiare e belle 

Suoni il fiorito nido , 

Il qual ne accolse dal materno grembo 

E i nostri anni nudrì sì dolcemente ; 

E il ciel puro e lucente 

Cui rado turba procelloso nembo , 

E il quieto mare , e l'ospitai suo lido 

Che , per antico grido , 

Già di sirene albergo il mondo chiama. 

Or si rallegri di novella fama. 



Rime della GuAcci 319 

Dell se canto soave 

Vien che per suo trionfo amor vi spiri 

Facendo Taer di dolcezza pieno , 

Non sia dolce veneno 

Che incauto peregria lusinghi e tiri 

Ove di sua virtù franga la nave , 

Ma sia gentile ed onorata chiave 

Che gì' italici petti 

Apra , e sprigioni quel valore antico 

Che lungo spazio catenato giacque ; 

Onde di noi si tacque , 

E questo suol di grazia fu mendico , 

E far vinte le forze , e gì' intelletti , 

E i nostri cari tetti 

Dallo stranier contaminati furo 

Che l'alpe trapassò baldo e securo. 

Cosi quest' aureo sole , 

Che viva luce a noi largo diffonde , 

D'armi estrane traea lucidi lampi , 

E i nostri colli e i nostri dolci campi 

Lieti d'acque e di fronde 

Risuonar di Larhariche parole , 

E le vermiglie rose , e le viole , 

E i fiori azzurri e gialli , 

E le ridenti apriche e verdi piaggie , 

Amor di verginelle e di garzoni 

Cui virtù scaldi e sproni , 

Guastate fur da genti aspre e selvagge , 

E calpeste da carri e da cavalli : 

Nudi i monti e le valli 

Del lauro onde si cinse Italia e Roma, 

Per coronarne allo stranier la chioma. 

E crebher tanti danni 

Le nostre menti incontra al ben si losche 
Che fur devote alle nimiche spade ; 



320 Lktteuatura 

E non pur (jueste placide contrade 

Ma le romane e losche 

Vestir ne' propri mali allegri panni ; 

E come tal die se niedesrao inganni , 
Con pompa ed ostro ed oro 

Cangiò virtudc ogni anima gentile. 

E voi, cortesi e venerande donne 

D'ogni valor colonne , 

Il materno serraon teneste a vile : 

Sparso di gentilezza il bel tesoro , 

E il poetico alloro 

Venne inculto e negletto , e le camene 

Sospirando lasciar l'onde tirrene. 
E ben forse lor tarda 

Di riveder questa beata riva , 

Donne , se voi lor sorridete un poco ; 

Per Dio , vi stringa amor del natio loco, 

E vostra voce viva 

Le più gelide menti infiammi ed arda. 

E l'Asia molle e l'Affrica bugiarda, 

E quelle sponde estreme 

Che rimirali le stelle all' altro polo, 

Odan le glorie nostre e cessin l'onte ; 

E rilevi sua fronte 

La morta fama e spieghi un largo volo. 

Certo quando ùona l'antico seme. 

Che spénto Italia or geme , 

Dolci carrai s'udirò e chiare imprese , 

Perchè voi foste in santo foco accese. 
Dunque il sereno viso 

Levate al cielo , e gli amorosi labri 

Ogni estinta virtù tragga n di Lete ; 

E poiché aprire e governar potete 

I cor più rozzi e scabri 

Col volger de' begli occhi o col bel riso 



Rime della Guacci 32i 

E far di questa terra un paradiso , 
Ove a grado vi sia , 
La vostra mente al ben far si converta , 
E non ricchezza ma virtnte onori ; 
E in ira avendo i fiori 
Della strada al mal far piana ed aperta , 
Prendete alfin della dritta via : 
Che vostra leggiadrìa 
(Se onesta fama al mondo non l'adombra) 
Tostamente verrà polvere ed ombra. 

Se per lungo costume 

Deserte fur le vie sublimi e sante 

Cli' a' secoli futuri aprono il varco , 

Ove , spregiando ogni terreno incarco , 

Voi moverete innante , 

Chi rimarra fra le oziose piume ? 

E dove d'eloquenza un vivo fiume 

D'un bel labbro fuor esca : 

Per invogliarne alle celesti cose , 

Qual petto fia cotanto acerbo e fiero , 

Qual selvaggio pensiero 

Che non dia frutto d'opre gloriose ? 

Sì amor l'alme trionfi , e gloria cresca 

Porgendo nobil esca , 

E ben fé' qual amò con dritto zelo , 

Che senz' amor non avria stelle il cielo. 

Queir altissimo amore 

Che infiamma e gira le bellezze eterne 

E di mirabil nodo il tutto lega , 

In voi discende, e le sue leggi spiega 

Dalle rote superne ; 

Negli occhi vostri avanza ogni valore ; 

E così Dio largì del suo splendore 

Alcuna parte in terra 

Che allumi e guidi le terrene menti. 

G.A.T.LIII. 21 



322 Letteratura. 

Però tessendo voi corone e palme 
Desterete nell' alme 
Mille disiri più ciie fiamme ardenti. 
Deh per voi quelT onor che g\o sotterra 
Rifulga in pace e in guerra , 
Ne sol ricca di fior quest' alta sponda 
Ma sia di chiari figli anche feconda ! 
Cortesemente , o mia canzon , saluta 
Quante donne vedrai , 
E di lor tua ragione e l'esser mio : 
E s'odi che tuo voi poco alto sale , 
Di', che t'impiuma l'ale 
La sola carità del suol natio , 
E che la patria con pietosi lai 
Lor s'accomanda ornai. 
Perchè il nemico del suo mal non rida , 
E tutta sua speranza a lor confida. 



Intorno ad alcune operette italiane 
nuovamente pubblicate. 

A SUA ECCELLEiVZA MONSIGNOR 

CARLO EMMANUELE DE' CONTI MUZZARELLI 
Uditore della S. R. R. ec. ec. 

GiusEPx^E Ignazio Montanari 

■M—JÌ\a mi ha fatto dono di tante belle operette, che 
io non so come degnamente ringraziarla. Le basti so- 
lo che mi sono giunte come la rugiada ai fiori appas- 
siti : perchè mentre io era spossato dagli ardori del- 
la stagione, e non sento quasi di quegli studi stessi che 



Operette italiane 323 

pure sono il primo conforto della mia vita , questi libret- 
tini mi hanno rifatto un poco , e con tanta avidità li 
ho letti e gustati, che l'appetito mi si è ridestato più 
di quello che potessi aspettarmi. E perchè l'È. V. Rina 
abbia un piccolo argomento della gratitudine mia , le 
verrò sponendo quale giudizio io porti di ognuna di 
queste opericciuole. E cominciando dagl'inni sacri del 
sig. canonico Borghi (1 ) , le dirò che mi pare aver e- 
gli presa una via di mezzo tra l'epico e il lirico, 
e avere felicemente usato di questo modernissimo ge- 
nere di poesia. Dico modernissimo , non perchè ai no- 
stri antichi italiani fosse o sconosciuto o disusato, poi- 
ché le laudi spirituali de' trecentisti e de' quattrocen- 
tisti, e gì* inni sacri del Ghiabrera( e del Menzini ne* 
secoli apresso , o sono essa stessa ^isa di componi- 
mento , o di poco differiscono: ma perchè i moderni 
diversamente usano Vinnodia, e ad altro fine l'indi- 
rizzano. Il quale fine non è a dire quanto sia più u- 
tile: perchè mentre gli antichi si contentavano di quel- 
la unzione che potesse far piegare gli uomini a de- 
vozione , questa oltre i sentimenti di pietà inspira al- 
to concetto dell' umana dignità, dei debiti dell' uom 
religioso , del uomo civile , e mostra i beni grandi 
che derivano dalla vera religione. Aggiungasi che gli 
antichi volgarmente trattavano l' innodia lirica , e i 
moderni 1' hanno sollevata al rango più elevato della 
poesia, e ponendovi entro forti pensieri, cercano che 
ella serva pur anche all'incivilimento del popolo ispi- 
randogli sensi d' umanità , e mostrandogli quegli in- 
ganni ne'quali ciecamente si ravvolgeva. E in que- 
sta si distingue assai il sig. ab. Borghi, il quale lun- 



(i) Inni di Giuseppe lìorglii. Firenze presio Ricordi e 
compagui i83i. 



324 L E T T E n A T L n À 

gi dalla oscurità del Manzuni^si conduce con chia- 
rezza e semplicità. La filosofia vi regna del pari 
che la pietk. A quando a quando Imagini grandi e 
sublimi : gli aflfetfci a quando a quando tentati e eoa 
Luon successo : i metri Lea appropriati al subietto e 
Lene trascelti. La poesia sempre nobile , le frasi , i 
modi quasi sempre essi pure eleganti , facili , e pia- 
ni , senza sapere ne di borealismo ne di pedan- 
teria. Hannomi in modo speciale ferito la fantasia 
alcuni luoghi che io qui le sporrò. Neil' inno al 
divin paracielo , egli si slancia con estro fuor del 
soffsetto , ma senza abbandonarlo. Tocca i danni del- 
la società presente , ne mostra i desideri ma senza 
offesa d' alcuno , ma senza studio di parte. Divini per 
me sono questi versi. 

Spira , sovvieni al povero 
Per r itale contrade , 
Spezza , gran Dio, le spade 
Che vanno alla tenzon. 
Fa dritto alle querele 
Del popolo fedele , 
io sdegno dell'indocile 
Fa muto col perdon, 

K poco appresso : 

Placa gli sdegni , guidane 
Piena d' onor la pace ; 
La libertà verace 
Al volgo insegna e al re. 
Fa che tra lor si agguagli 
Il carco de' tra vagli, 
ColUì speranza invitali 
Dell' irainorlal mercè. 



Operette italiane 305 

L inno della speranza è per me un vei*o capo lavo- 
ro in questo genere ; ne io dubito porlo innanzi a 
quanti inni sono stati scritti fin qui. ii' condótto con 
una delicatezza ed unita pindarica da capo a fondo , 
che ne più nò meglio si potrebbe. 

Immagini bellissime rapidamente toccate , senlen • 
ze nobilissime. Ti pare di vedere il Dio creatore di 
Raffaello in quella strofe : 

La dove ancor do' secoli 

Non apparia la traccia, 
Immense si distesero 
Del creator le braccia : 
Ed ecco l'universo 
Dal sen del nulla emerso , 
Ecco dall'ime tenebre 
Balzar ridente il di. 

Ne men felicemente ci tentato il patetico. Descrive l'ani- 
ma che desiosa si drizza al suo creatore : 

Quale assetato immemo''e 

Per lunga landa e strana 

Drizzasi il cervo al subito 

Piomor della fontana , 

Tale al fatai comando 

Volendo , palpitando 

S'erge la candid' anima 

Suir ali al creator. 
E le son vanto i fervidi 

Voti , e i rigori oceulèi , 

E la soccorsa inopia + 

E i perdonati insulti , 

E le vegliate notti , 

E i gemili dirotti , 



326 Letteratura 

E il combattuto genio , 
E il ben localo amor. 
Deh ! se per noi depongasi 
La faticosa veste , 
Quando vedreni l'unanime 
Gerusalera celeste ; 
Quando di coro in coro 
Sulle beir arpe d'oro 
Intuonerem la splendida 
Canzon di liberta ! 

L* inno della carità dichiara i beni che la legge di 
Cristo , che nuli' altro è che carità, ha recato al ge- 
nere umano. Veda l'È. V. Rma con che franca volata il 
poeta entra a dir cose , cui forse mediocre verseg- 
giatore non avrebbe pensato. 

Dessa l'umil tugurio 

Non aspettata entrando. 

Salvò la bella vergine 

Dal comprator nefando : 

Seppe con man discreta 

Del ver che l'alma acqueta 

I santuari aprir. 
Dolce possente balsamo 

Trasfuse in petto all'egro ; 

Spense il livor; del giudice 

Mantenne il voto integro ; 

Ne invan per l'ampie sale 

Spiegò le timide ale 

Dell' orfano il sospir. 
Trovò neir imo carcere 

Qual fu ribaldo astretto , 

E ne asciugò le lacrime , 

E se lo strinse al petto , 



Operette italiane 327 

Versando la parola 

Che calma , che consola , 

Se risanar non può. 
Oh al ciel diletta e agli uomini 

La terra generosa 

Che cittadini a civiche 

Stragi educar non osa ; 

Che rimandar detesta 

Un' alma ancor non chiesta 

A lui che creò ! 
Pur cola dove apprestasi 

La micidial bipenne. 

Se intorno dal patibolo 

Regna il dolor solenne, 

Se nell'angoscia estrema 

La vittima non trema , 

Se più coU'uom non è: 
Tu parli , o dea , la misera 

Tu reggi air arduo passo « 

Tu raccogliendo i laceri 

Membri , le poni un sasso ; 

E qui , gli sdegni vinti , 

La pace degli estinti 

Prega il fedel con te. 

Ne posso qui contenermi dal non recare anche un 
brano dell'inno della notte. In mezzo a belle imma- 
gini, eccoti il poeta filosofando perorare la causa del- 
l'umanità. E' volo degno di Pindaro , è sentenza de- 
gna di savio giurista , è voto degno di un cuore 
benfatto , e amico della civiltà. 



Ma tu che infesto agli uomini 



Movi per l'aer cupo, 
Com'cscc dalle tacile 



328 Letteratura 

Selve per fame il lupo , 
Arresta , insano , arresta ! 
Col voi della tempesta , 
Col grido del terror 

Vendetta inesorabile 

T'è sopra , e il crin t'afferra.» 
Ahi vista ! Ecco il patibolo , 
Rosseggia oh Dio ! la terra . . . 
Scrivete sugli avelli, 
O crudi : Eran fratelli 
L'ucciso e l'uccisor. 

Quando sarà che vincasi 
Sì barbaro costume ! 
Per mezzo Europa scorrere 
Veggo di sangue un fiume ; 
Veggo chi muor , chi langue , 
Ma germogliar dal sangue 
Non veggo la virtù. 

Tu che di pace mediti 

Consigli e non di affanno , 
Signor, quel giorno affrettane 
Che immacolati andranno 
Di fredda strage i regni , 
Che miti fìen gì' ingegni 
Come nel ciel sei tu. 

Manda per l'atre carceri 
Questa beata spene, 
E sonno almen benefico 
Fra i ceppi e le catene 
Que' miseri addormenti, 
Che forse de' potenti 
L'asprezza traviò. 

Reggi per l'onde instabili 
L'affaticata prora. 
D'ospizio salutevole 



Operette italiane 329 

Il peregrin ristora ; 
Ogni dolor fa stanco 
In chi coll'cgro fianco 
Le piume travagliò. 

Questo luogo, senza che io m'inganni, ha lutto lo spi- 
rito del bellissimo- La battaglia di Maclodio-che per 
me è il più bello del Manzoni. Quantunque potreb- 
be dirsi che quelle alle sentenze d'italico valore era- 
no quivi chiamate dalla stessa natura dell'argomento, 
e qui sono condotte dall'arte e dall'ingegno dell'autore. 

Ma comechè tante e tali bellezze io avvisi in que- 
sti inni, non è però che io non vi scorga alcun che 
di non perfetto e di basso. Alcuna volta la sintassi 
è forzata: ond'è che duro ne viene e difficile a rile- 
varsi il concetto , alcune frasi son fuor del buon uso 
o almeno non abastanza chiare, come ad es,cw])ìo - ver- 
sar parole -dolor solenne^ per pubblico -parlare V ac- 
cento del perdono - lo spettro del naufragio che si 
prende gigante sul mare -il chirografo della moiie-la 
congrega degli iniqui -Vaiato stuolo insano, ^er gli cn- 
geli che furono ribelli -il lucido sentiero, ^ev lo ce- 
leste sentiero -il fiore del cimitero che germoglia suW 
estinto colla bruna foglia e col leggiero alito facon- 
do - il peregrino della cenere obliata- n me non san- 
no di buon gu'^to : e dirò più, mi tengono dello stra- 
niero , e non possono fare buona lega collo stile degli 
inni che per tutto è italiano. Vi ha pure alcun luogo 
dove il sermone è pedestre, e potrebbe con poco sol- 
levarsi : e r K. V. R, sei può di per se stessa vedere, 
specialmente negli ultimi tre inni. 

Tutte queste iraperfczioncelle però poco o nulla 
tolgono al merito del poeta, il quale forse gentile co- 
m'è spero non sapra olTendersi di queste mie osserva- 
zioni. E qual uomo può egli pretendere che gli esca- 
no perfette dalle mani le opere sue? 



330 Letteratura 

De' versi poi del Gargalio (1) non k a dire qua- 
to siano belli , e quanto si raccomandino per se stes- 
si ad ogni buon italiano. In essi piangesi la morte del 
Delbene, del Pindemonte , del Cesari lumi e desiderio 
dell'italiana lettratura, e si rinnovella il doloroso pi- 
anto della morte di Giulietta e Romeo. Non nasconde- 
rò, colla riverenza dovuta al buon traduttore d'Orazio , 
che lo stile è sovente intralciato , e la sintassi talvol- 
ta troppo aspra ed irregolare: e dirò ancora che in 
molti luogi è oscurità , o almeno difficolta non lieve. 
Questo scrittore per vero ha una foggia di scrivere tut- 
ta sua , sicché darne giudizio è opus periculosae 
plenum aleae; ma il verseggiar sonoro e franco, ma i 
concetti sempre trascelti , i voli arditi e sicuri, ad on- 
ta di piccole mende, lo faranno avere nel novero de'gen- 
tili scrittori dell'età nostra. Bello sopramodo mi pare 
il luogo seguente dalla epistola in morte del Pinde" 
monte. 

Volgeran gli anni, e que'ch*entran le tombe 

De' cari estinti a confortar di pianto 

Pietosamente dolenti e solinghi , 

Te al fioco raggio di pallente lume , 

O Ippolito vagante ombra canora, 

Rammenteranno , e i tuoi sepolcri. Il tocco 

Udito apena da l'aerea torre , 

Mesto ricordator all'Adria ancella 

Di sua cangiata sorte, oh come acuto 

Echeggerà nell' alma , che delusa 

Crede stabil soggiorno un breve albergo ! 

Volgeran gli anni, e ancor di te l'immago 



(i) Le Veronesi, epistole IV di Tommaso Gargalio. Na- 
poli i83i. 



Operette italiane 331 

Vedrà notturno chi passeggia i tristi 
Campi di Libitina. Egli a le scarne 
Guancie , ed al muover lento , ed al soave 
Girar degli occhi; io lo ravviso , è questi 
Ippolito , dirà , signor de'carmi 
Malinconia spiranti , a virtìi sacri. 

Ne meno belli e forti sono i versi dell'epistola ìa 
morte del Cesari, in cui parla con voce di sdegno del- 
la scuola iperborea, che tenta cacciare del luogo lo- 
ro gli antichi maestri della civiltà italiana per col- 
locarvi immagini che non esistettero mai che fra i ghiac- 
ci le nevi e le tempeste , e non ebbero altra coro- 
na che nebbie fumose, ne altro altare che monti e lan- 
de deserte , e banchi di sabbia. Gentile poi è il fine 
della quarta epistola , in cui invita la celebre Teresa 
Vordoni Albarelli, poetessa italiana e delle prime, a 
cantare gl'infelici amori di Giulietta e Romeo. 

Que'che già d'Isabella e di Clorinda 

Il fato deplorar flebili modi 

Tenta dunque , o Teresa ; o tu di Saffo 

Men dotta forse , ma di lei più bella , 

Di Giulietta o tu forse men bella 

Ma più dotta e più saggia , e le lor ombre 

Di pianto avide entrambe a te d'intorno 

Vagoleranno ; lacrime soavi 

Dagl'itali suggendo occhi amorosi; 

Ch'anzi ad entrambe rifiorir sul labbro 

Tu vedrai forse involontario riso , 

Qual rapido balen , e di Ciprigna 

11 figlio di sottili arti maestro 

Esulteik della gentil sua frode. 



332 L E T T Ti 11 A T u ;i A 

E questo basti deVersi del Gargallo, leggiadri e artifi- 
ciosi in vero e degni d'essere letti. A me però die 
lettura più cara il libretto de' versi del cav. Ricci , 
i quali mi parvero cosa tutta greca e tutta classica. 
Spontaneità di frase e di verso , delicatezza di con-* 
cetti, grazia e leggiadria distinguono, a senso mio, que* 
sto Anacreonte novello (1), del quale direi più, se non 
mi piacesse ripetere ciò die ho scritto per un altro 
giornale italiano. Ma questo io dirò , che non poteva 
il celebre scultore di Danimarca sortire più nobile poe- 
ta, ne questi avere più degno subbietto a'suoi versi » 
che lo scalpello di quel nuovo padre delle grazie e 
maestro delle belle arti. 

Ora resta che io dica alcun che delle prose : delle 
quali è prima un'orazione in morte di Marietta Rossi Scu- 
tellari (2), donna la più gentile che mai fosse, per cui ben 
disse chidisse-che nel suo partir parti del mondo amore 
e cortesia. -Autore di questa orazioncella è il dott. Giu- 
seppe Petrucci. Egli fa un quadro bellissimo della bon- 
tà, della cortesia, della liberalità di questa donna, tan- 
to che a ragione può dire che la morte di lei e pub- 
blico danno. E afferma che le virtù sue furono così 
certe e manifeste a tutti , che non vi ebbe persona 
di merito la quale anche poche ore si fermasse in 
Ferrara, che a casa di lei non avesse ospitalità, e 
non fiorisse nella sua amicizia. ,, E uomini di let- 
,, tere e di scienze non solo di Ferrara , la quale in 
„ gran copia ne possedea , ma d'Italia tutta , e mol- 



(i) Anacreante novissimo del commendatore Alljerto Thor- 
valdsen in 3o bassorilievi anacreontici , tradotti dal cav. An- 
gelo Maria Ricci. Roma i832. 

(2) In morte di Marietta Rossi Sculellari , discorso del 
dott. Giuseppe Petrucci. Bologna iSoa. 



Operette italiane 333 

„ ti di oltremonti la tennero in pregio , e furono lieti 
,, d'averla per amica. Noi tutti conosciamo la schiet- 
,, ta intrinsichezza che ebbe con lei il divino scul* 
„ tore, che al nostro secolo dà il nome; e come la 
„ presentava sovente delle copie de'suoi lavori , che 
,, si divulgavano per mezzo del bulino ; e come nel 
,, transitare che faceva per rpiesta citta, prendeva ri- 
,, poso nelle stanze ospitali di lei, laonde fu (non so 
,, se buona od avversa ventura ) che nel mese di set- 
„ tenibre del 1822 qui si fermasse più di una notte; 
„ dappoiché nel breve tragitto da Ferrara a Venezia 
,, fu colto dal male, che in pochi dì lo trasportò co- 
,, là dove si può le ciò che si vuole. Noi abbiamo 
,, veduto Vincenzo Monti , già antico conoscente di 
,, lei, e Giulio Perticari, novello suo estimatore, per 
,, le raccomandazioni che in persona gliene faceva 
„ l'insigne suocero, di qui passando e soggiornando nel 
,, 1821, a prendere diletto della giojosa esquisita sua 
„ conversazione .,..,. Noi abbiamo saputo che lord 
,, Byron, nella breve dimora che fece fra noi, rao- 
,, strò desiderio di conoscerla , e come ne fu pago. E 
j, noi sappiamo ancora , e tutti vedemmo più volte 
„ l'affettuosa dimestichezza di che seco usava il con- 
,, le Leopoldo Cicognara, per lignaggio e per natali 
,, nostro concittadino (ferrarese), per fama e nelle 
,, lettere nelle arti cittadino del mondo. E coloro poi 
,, che sono stati compagni di giovinezza furono te- 
„ stimonio degl'intimi rapporti che per amistà la strin- 
„ gevano con Varano , Stratico , Savioli , i due Pin- 
„ demonte, Gciretti, Foscolo , la Bandettini , Giorda- 
„ ni. Compagnoni , e con tanti altri sommi. ,, In tal 
guisa il sig. dottor Petrucci, rammemorando i pregi 
e le doti di quella donna illustre, chiama ogni cuo- 
re bennato a piangerne la perdita , e lei pone in e- 
serapio al più delle donne italiane omai troppo im- 



334" Letteratura 

inerse nella mollezza del secolo , Io credo che ogni 
gentile persona sapra buon grado al sig. Petrucci, tanto 
più che egli parla col cuore, e con quell'ingenuità 
che di leggieri si acquista fede : il che vai più che i 
fiori deirdoquenza e i colori del bel favellare, che 
almeno si potrebbero desiderare in questo discorso. 

Ma che dirò io all' E. V. di quella lezione ac- 
cademica se il verso di Dante - Poscia pia che il do- 
lor potè il digiuno (1) - meriti lode di sublime , o tac- 
cia d'inetto ? A confessarle schiettamente, il primo ef- 
fetto che ha fatto in me quel frontispizio , non pos- 
so tacerle, che mi è venuto uno sdegno, un dispetto 
de' più grandi. E ingegni sommi si perderanno in 
queste fanfaluche? Or via, un po' scioglietemi la que- 
stione, nobilissimi estetici^ se nel giudizio di Michelan- 
gelo quel diavol sannuto che sta per arroncigliare un 
povero cristiano meriti lode di concetto sublime od 
inetto. Ditemi un pò . . . Ma tant'è : Dante ha messo 
air inferno mezzo mondo ; ed è egli ora messo a' tor- 
menli da una folla di commentatori che l'han fatto 
dire, disdire, e che ora dubitano se alcuni concetti, 
che la veneranda antichità ha tenuti per sublimi, ab- 
biano a dirsi inetti. Povero Dante ! Te ne l'altezza de' 
carmi , né la grandezza dell' animo , ne la venerazio- 
ne delle eulte nazioni possono difendere dalle uma- 
ne stravaganze. Pur veggendo un nome rispettabilis- 
simo nelle lettere, qual è quello del traduttore di Fiac- 
co , di Tommaso Gargallo , ho frenato il dispetto ed 
ho letto. Molta erudizione, molto buon senso, e giu- 
diziose opinioni : nulladimeno dopo letto mi sono tro- 



(1) Se il verso di Dante, Poscia ec, meriti lode di subli- 
me o taccia d'inetto. Lezione accademica di Tomm.iso Gargal- 
lo. Palermo 1802. 



Operette italiane 335 

vato neir imbarazzo qual prima. L'opinione che il eh. 
Gargallo propone per accordare le opinioni, è assai 
ingegnosa. Dice egli : - A Pisa fu ed è voce presso il 
volgo che il conte Ugolino addentasse le membra de* 
figliuoli ; air epoca del fatto ne fu vario il grido , 
e forse fu chi disse il conte antropofago per crescer 
odio sopra chi l'aveva ridotto a tale : d'altronde la 
storia , la natura del fatto , le circostanze mostrano 
che egli morì d'inedia (poiché digiuno in istretto sen- 
so vuol dire inedia e non fame , che è l'effetto dell' 
inedia , sino però eh' ella non è all' estremo, perchè 
allora cessa l'istinto del mangiare], e sottentra un sen- 
so di debolezza mortale per cui a poco a poco 1 uom 
n)anca) , e non morì per aver posto il dente all'ese- 
crato pasto. Dante adunque, per non contraddire ad al- 
cune di queste opinioni , troncò la narrazione in gui- 
sa che ognuno potesse secondo gli piaceva o crede- 
re Ugolino morto d'inedia, o morto et incontinenza, - 
Siami permesso dire però che l'Alighieri non aveva 
duopo ricorrere a eerti modi bassi per sottrarsi al 
giudizio del volgo. Il poeta divino tratteggiò tutta la 
scena in modo , che non dovesse rimaner dubbio il 
fine ; e se non l'avesse fatto, sarebbe stato manco nell' 
arte, ne avrebbe ottenuto quel pronto effetto che pur 
egli cercava. E poi alla fine dicanmi questi signori 
maestri di estetica, non è egli vero che per avere il 
bello nel terribile, conviene che non vachino certe li- 
nee , oltre cui le umane fantasie non possono spazia- 
re che con pena e con angoscia ? Non è egli princi- 
pio dell' arte la decenza ? E questa non importa ella 
che le commozioni non siano troppo violente per non 
essere tormentose ? Sinché vedrò Ugolino cadere di 
fame sui cadaveii de' figliuoli , che egli fatto cieco 
brancolando abbracciava : pietà, orrore, spavento dol- 
cemente mi stringeranno il cuore. Ma se vedrò lui 



336 Lbttekrtura 

gìttarsi coi denti sulle membra de' figliuoli (che do- 
vevan forte patire e cos'i accrescere la pena del pa- 
dre), l'orrore lo spavento mi faranno ritorcere gli oc- 
chi dal tristo spettacolo , e mi porranno l'animo in 
troppo forte ed insopportabile agitazione. Quest' os- 
servazione non poteva sfuggire all' Mighieri. Aggiun- 
gasi che volendo egli mettere in obbrobrio la parte 
guelfa, valendo che l'indignazione di tutti su lei ca- 
desse , doveva fare che la pietà fosse in proporzio- 
nato accordo coli' orrore, ne soverchias.se quest'ultimo. 
Finche miro Ugolino morire cieco in misero amples- 
so co' trapassati figliuoli, la pietà e l'orrore vanno dei 
pari : e Ugolino move sugli altri più di compassio- 
ne , perchè il suo supplizio è protratto più a lungo, 
e maggiore ira si accende contro l'infame oppressore, 
che a tal croce lo mise ; ma se egli si fa pasto de* 
figli , il senso di pietà che si aveva per Ugolino sce- 
ma , e su lui ricade assai d'odio , perchè men forte 
de' figliuoli a sì indegno atto si è piegato. Tolto è 
adunque cosi quell' effetto che pure è il fine della nar- 
raziofic. Dante ha voluto che Ugolino veda prima ca- 
dérsi a' piedi i figliuoli , poi divenga cieco , poi li 
chiami e brancolando sopr essi manchi e moja , per- 
chè Ugolino come figura principale del quadro de- 
sti la maggior commozione : il che non sarebbe se 
egli sbramasse la fame. Perchè quell' atto di atrocità 
e di debolezza toglierebbe a lui tutto il merito della 
primiera fortezza , e lui pure renderebbe odioso agli 
spettatori , poiché essi giudicano a tenore delle im- 
pressioni più forti che lor vengono da' sensi. 

E Dante non vedeva egli queste cose? Oli si usi 
a meglio lo studio di quel primo maestro di civiltà, 
ne si faccia che quelle dottrine che valsero prima 
ad ingentilire gli animi incruditi dalle fazioni , ora 
siano semplice oggetto di questioni logodedalee , e foi- 



Operette italiane 337 

se in tutto vane. Miriamo al fine degli sforzi di quel 
signor deir altissimo canto, e sia lo spirito di lui 
che informi gli animi e le menti , non altro. Ne per 
desiderio di novità o per brama d'essere inserito ne' 
cataloghi de' libra] fra i commentatori di Dante ci con- 
duciamo a strani commenti , e a movere questioni , e 
a spargere oscurità sopra cose piane e chiare agli uo- 
mini che in tre secoli ci precedettero. Ma , monsignor 
mio , se io ho disviato mei perdoni : non ho saputo 
per nulla contenermi. E forse lo stesso chiarissimo 
sig, Gargallo ha sentito ciò che io sentiva quando 
scrisse quella sua lezione , poiché egli stesso confes- 
sa che a mal in cuore vi si h indotto, e fino dal 
frontispizio ci avverte che un comando altresì lo fa par- 
lare - ?ion inj'ussa cano. - La conclusione poi è ; che 
questo verso è sublime perchè oscuro - U oscurità in- 
gegnosa lungi di recarsi a vizio, sovente tra le mag~ 
giori bellezze va annoverata , e fra le più vicine al 
sublime. Cosi egli. Io però, se è lecito che io inter-r 
ponga il mio giudizio , terrò contraria sentenza e di- 
rò , che questo verso è sublime perchè inchiude un 
elevato concetto, il quale è evidente; ne si può ren- 
dere oscuro che coli' usarvi tutto l'ingegno e le sot- 
tigliezze. 

Dopo questa lezione accademica ho letto con pia- 
cere la lettera di S. Gio. Damasceno degli obblighi 
de' coniugati (1), tradotta dal sig. prof. Pietro Ver- 
miglioli per le nozze della sua Ester. Certo le sono 
poche righe, ma pesano assai, e più anche poi le 
dotte e gravi note che lo stesso sig. prof, vi ha ap- 



(i) Delle obbligazioni dei conjugi ec. di S. Giovanni Da-- 

masceno lettera V lit. IV; versione di Pietro Vcrniitjlioli. Pe- 
rugia i85'2. 

G.A.T.LIII. 22 



338 Letteratura 

poste. Se tutti i padri nel dar marito a lor figliuole 
le presentassero di tali ammonimenti , sarebbe con uti- 
le grande. Cosi pure vorrei si facesse da coloro, che 
pdr applaudire alle nozze de' parenti o de' congiunti 
non sanno clie strimpellare un chitarrino che non ha 
altro scopo che di movere il sonno più presto agli 
sposi. L'esempio del eh, Verraiglioli merita di essere 
«eguito da tutti. 

Ultima di queste mie picciole letture è stata quel- 
la di un comentarietto italiano molto succoso, e scrit- 
to COR tutta la grazia dello stile italiano, E intor- 
no la vita e gli studii di don Ignazio Guglielmo Ora- 
ziani da Bagnacavallo (1), ed è offerto al eh, monsig, 
Folicaldi pur egli bagnacavallese. Incomincia dalle 
lodi della famiglia Oraziani si benemerita della re- 
ligione e degli studii fino da' tempi di san France- 
sco d'Assisi. Scorre con brevità i fatti principali della 
sua vita , poi chiude con dire a proposito degli stu- 
dii ; ,, Sono molte di numero e piiÀ di valore le poe- 
„ sie del Oraziani , che in italiano fecesi manifesta- 
„ mente ad emulare quello squisito giudizio di Eu- 
„ stachio Manfredi ; in latino accostossi quanto altri 
„ mai a Tibullo nelle elegie , a Catullo negli epi- 
„ grammi , a Virgilio negli esametri , ad Orazio stes- 
,, so nelle odi : ed è lume chiarissimo alla scuola 
,, faentina , la quale conserva ancora ali* Italia , la 
„ Dio mercè , incontaminato l'onore della lingua del 
„ Lazio. „ Cosi egli , e bene. A me però pare che 
quantunque il Oraziani sia gentile poeta italiano , pu- 
re alcuna volta anziché avere la grazia del Manfre- 
di , risenta della freddezza de' petrarchisti : e in la- 
tino sebbene sia sempre sicuro in fatto di lingua, pu- 
re nelle odi specialmente manchi di quello slancio 

(i) Della vita e degli studi d'Ignazio Guglieliuo Graziani, 
cvromenlario di Domcuico Vacculiai« Lugo pel Melandri i832. 



Operette italiane 539 

che è la prima lode de* lirici. Le sue elegie però e 
i suoi endecasillabi mi pajono sopra ogni elogio. Sa- 
rebbe lodevole pensiero il farne una scelta, ed unir- 
vi alcuni bei versi di altri pur belli poeti italiani, 
che ebbero culla in quel felice terreno d'Emilia. 

Io credo , monsignor mio , che per arrivare a 
capo di questa lunga cantafera ella avrà avuto a fa- 
re il segno di croce più che dieci volte , ne avrk 
terminato senza sentire d'avere esercitata la sua pa- 
zienza. E me ne spiace : perchè ella merita tutl'altro 
che noje da me. 

Terminerò col darle una novella che assai le 
giacerà. Don Cesare Montalti nostro , con quella sua 
penna d'oro, ha alcuni sonetti di vario argomento , 
colla version latina , e li stamperà quanto prima. Egli 
me lo ha promesso , e mi terra la parola. Cospetto 
me la terrà ! o io ad ogni corso di posta lo verrò 
stimolando finche mi sciolga la promessa. Le presen- 
to anche una lettera latina diretta a me anni sono, 
quando dalla cattedra di belle lettere di Solarolo pas- 
sava a quella di Savignano. Ella parla di molte co- 
se , e in ispecie della falsa lapide posta al fiume di 
Cesena, onde da' raen dotti sia avuto per l'antico Ru- 
Licone. E per le grazie della lingua latina , e per- 
chè nulla esce di quelle mani che non sia oro , mi 
par bello donarlo a lei , ond' ella , se converrà con 
me della bellezza di quella scrittura , ne faccia do- 
no al nostro giornale arcadico. 

Piaccia all'È. V. Rina aggradire il presente che 
le fo , ed avere me nel novero de' suoi servitori ve- 
ri. Io le bacio le mani. 
Dell' E. V. Rma 
Di Pesaro il 16 agosto 1832. 

Urho difio ed obmo scrv. 
Giuseppe Ignazio Montanari. 
22^ 



340 



De veterum Rubicone^ Caesaris Moìitaltii epistola, 

JQSEPHO IGNATIO MONTANARIO 
sabmianensium rhetori designato 

CaESAR MoNTALTIua 

S, P. D. 

amdiu acceperam , rumore nuncio , humaniorlbos 
tlisciplinis excolere te ingenium tuum ; nuiic autem, 
clatis ad me litteris , quam de te mihi expectationem 
moveras , egregie sustines : suiit enim elegantissime 
politeqiie scriptae , teque pervolutandis purioris lati- 
nitatis aiictoribus jara proLe subactum , bonasque fe- 
rentem fruges ostendunt. Non est proinde cur admi- 
reris , si de tuis laudibus exirniaque indole multus 
mihi cum clariss. Batliolomaeo Burghesio , qui litte- 
ratorum hominum apud nos ordinem ducit , fuerit ser- 
mo. Ilac ego praestantia viros praccipua quadam ob- 
servantia prosequor , ncque quidquam jucundius mila 
accidife, qnara si cum iisdera necessitudine et fami- 
liarilate conjungai' : cum itaque ad tuam aditum cx- 
pedieris , amo te plurimum. Sed vide , ne ad ipsara 
ineundam falsa te illexerit virtulis species. Nulla in 
me quippe ornamenta sunt , quibus conciliari amici- 
tia solet ì; et scientiarum amor , quo teneor , habet 
adumbratara solum , non expressam humanitatis ima- 
ginem , unde capi animus possit, Obsequar tamen vo- 
luntati tuae : et cum primum apud sanmarinenses me 
recepcro (nunc enim omni foencre solulus autumna- 
libus fcriis rtui iudulgeo) quantum publicae luivatae- 



De veteiìlm Rubicone 341 

tpie oCCupatìones , quibus in urbe omnium beatissima 
assidue destineor, pati potcriint , commercio, ut li- 
bi lubet , litterarum conglutinatam modo consucludi- 
uem conferebo. Quod mens lucubratinuculas laudas ,1 
facis lU quidem abuiidantia quadam amoiis , ut quas 
adspergi maculis accidat , splcadidae libi esse vide- 
antur : quamquam et tuas laudes eam in partcm ac- 
ci pio ., ut in. iis coiiferendis humauitatis , non soler- 
tissimi judicii tui, rationem habere te voluissc intel- 
ligara. Ago tameu , habeoque tibi giatias quammaxi- 
mas : video enira, aemmna tua me in lucro esse. Tu 
interim urge, quod coepisti , bonarum litterarum scien- 
tiarumquc praeclarum iter , in iisque adipisccndis col- 
itica ingenium tuum : fructus ubcrrimos referes : raio 
siquidem ., sin minus fortuna , gloria , quae praccipuum 
externorum bonorum est ^ virtutera deserit. 

Veiiio nunc ad celebrem illam S. P. Q, R. jus- 
siouem , qua vetitura , ne quis ad urbem redieas , 
Rubiconcm armatus trajiccret , quae insculpla lajiidi 
legitur in agro cacsonati. Ex iis , quae me iitlerrogas, 
opes ingenii tui facile cogiioscoj pracseferunt eusm 
peracre judicium, et in enodandis rerum dillìcultati- 
Lus sagacitatem. Satius mihi foret, ea practcrii-e; cuni 
quia esse tibi notissima prò certo habco , tum quod 
nibil te dignum proferre possim: aliqua lamen adsuam, 
ne meo magis pudori, quam tuo, videar satis desi- 
derio fecisse. De Rubicone, veteri ac perillustri Gal- 
Ijae Gisalpinae Italiacque olim limite , magna mo- 
do obscuritas est ; et quaravis in hac Sparta adornan- 
da praeclari nominis scriptores saeculo proxime elapso 
insudaverint , adhuG sub judicc Iis est. Ariminenses, 
dato pignore, contendunt , Riibiconem unum eumdem- 
que esse cum Luso , qui prope se fluit. Cticsenatcs 
mei non alium agnoscunt , quam qui parum dislat 
ab suis moenibus , reliuclquc ibi hactenus priscuiu 



342 Letteratura 

nomen , elsi paullo infra cum Visatello , ut incìige- 
nae euni vocitant , commutet. Pro iis Svetonius alii- 
que facere videntur , adscripto ad ariminensem agruiu 
Rubicone. Verum liaec ad coarctandos nostros fines, 
non ad eum, ubi Lusus est, collocandum valènt. Ma- 
gnum profecto adversarium Pliniura habent lib. Ili 
cap. XVIII. Is Aemiliani ingressus viara , interfluen- 
tes amnes ordine sic digerit: Ariminum\ Aprusa^ Ru- 
bicon, Sapis. Ab ea igitur urbe Aprusa , ut nunc Lu- 
sus , propius abest ; quin et in hujus corrupta voce, 
veteris illius vestigia norainis dignoscuntur. Succedit 
Aprusae Rubicon , ut modo aranis alter , qui prope 
Caesenara ad ortura subit. Haec mihi tanti sunt , ut 
in bisce vetustatis tenebris secundum caesenates pro- 
nunciarem. Inscriptio , quara refers , aliena mihi pror- 
sus videtur a castitate et splendore latinae linguae, 
qua per id temporis , cura scse inscuiptam ostendit, 
in publicis raonumentis romani utebantur ; veluti illa 
sunt : Vexillum sinito : nec citra hunc amnem Ru- 
biconem : hujus jussionis ergo adversus ierit. Prae- 
tereo , quod et ipse per te faclllirae animadvertes , 
vocem comilito hic perperam usurpatam. Quid autem 
tautologia illa: miles^ tjr^o ^ comilito^ maniputarius, 
centuriae, turmae ? Quid illa repetitio : ultra hos fi- 
nes arma prof erre ? Quid denique facta cura eo sce- 
lere comparatio : ac si sacros penates e penetralihus 
asportaverit ? Nunquara id in publicis tabulis exaratura 
vidi : quo fit , ut judicio , quod illa de inscriptione 
sane perhonorificura tulerunt Petrus Crinltus, Flavius 
Blondus Aldusque Manutius , non modo non acqtiie- 
scam , sed illud oranino iraprobera. Huc adde , per- 
petuo legiones e Gallia in Apuliara Brutiosque trans- 
ductas , supeiato Rubicone : proinde ex occasione pro- 
dendi posteris celeberrimi seuatus consulti , quo Cae- 
sar inter provinciae suae fincs retiuebatur , factum fuis- 



ÌDe VETÉRtM RuiJICONÉ 3A3 

se ^ dutn jam i-otnanus seimo a sua dignltate tcce?;* 
serat , nullus dubito. Haec citrsim, relque potius ve- 
haticae >, quam litterarìae in praesentia studiosus i quad- 
re , uti cruda immaturaque iii iguetn , sì me amas , 
conjicito . Quod si majorem pleiiioremquc liuic ai- 
gumento lucem suffundere forte velis , consulcndus libi 
in primis Barth. Burghesius <, quem iterum honoris caus- 
Sa iiorainabo ,» quippe qui possit uniis necessaria tibi 
suppeditare sivc ab Iiistoria -, sive ab artis crìticae pe- 
hU in rem tuam adjumcnta , teque ad ipsammet ve- 
t-itatcm tot Inter dissidentiuni inter se opinlonura am- 
bages manti , ut ita dlcam , facillime ducere : quod 
qui eum antecessere ^ irrito hactenus labore conatos 
fuisse, Unum si excipias Paschalem Amatium , qui rem 
altigisse propius vìdetur, cordatus quisque , vel invi- 
lus ^ fateatur necesse est. Vale interea , meque nulli 
tmquam officio ^ quod in te colendo ornandoque ad- 
hiberi oporteat , dcfuturum scilo. 

Ex yillula mea ad Isapim idìbus octobris aiiJ827. 



344 



ARTI 

BELLE- ARTI. 



Memoria sopra Prospero Clementi 
scultore reggiano 

M. rospero Clementi è uno di quei pochi che ai suoi 
dì neir arte dello scolpire per semplicità di stile pre- 
se ad istudiare gli antichi, e gli imitò senza riu- 
scire freddo e stentato copista. A ciò fare venne egli 
incoraggiato dallo esempio dello zio Bartolomeo Span- 
ni Clementi. Questi ebbe fanja di valente , laddove 
pel snnnominato Prospero il suono della lode fu as- 
sai minore del merito, e restò quasi sepolto con es- 
so. Era riserbato al eh. Tiraboschi (1) il farla rivivere 
neir opera in che sparge molta luce su la vita e in 
sulle opere degli artisti degli stati estensi. Aveva- 
lo , è vero , preceduto in tesserne V elogio il cav. 
Francesco Fontanesi : ma questo elogio giacevasi ine- 
dito , e ne dobbiamo la pubblicazione ad un egie- 
gio profesore della beli' arte del dire. Dopo queste 
due memorie sarebbe un perdere il tempo l'aggiun- 
gervene una terza, se a questa non fosse dato il por- 
re in luce alcune notizie a mio avviso non isprege- 
voli della famiglia Clementi. 

Da Bernadiuo di Clemente Spani cremonese , cui 
toccò in sorte di porre il cognome alla casata de' Cle- 



Belle-Arti 345 

mentì , venne al mondo Prospero , non già in Mo- 
dena come scrisse il biografo de' pittori italiani, ma 
in Reggio di Lombardia. Imparò l'arte dallo zio Bar- 
tolommeo , il quale , sebbene in essa spartissimo , 
fu poi dal discepolo superato. Dopo d'averla appresa 
a dovere, venne a Roma per acquistar cognizioni ed a 
perfezionarsi. Di qui tornò in patria a dovizia arric- 
chito d' artistiche idee. Fu adoperato a Parma (2) in due 
superbi depositi esistenti ancora nella confessione o 
vogliara dire sotterraneo di questa cattedrale. L' uno 
si è quello del santo vescovo Bernardo degli liberti, 
ed è la prima opera che ivi entro travagliò. Dui vello 
delli due putti , disegnatigli da Girolamo IVIazzola , Ira- 
spira un' aria correggesca. Stanno essi in atto di so- 
stenere la mitra ed il pastorale del prelato , la cui 
statua è assai commendata. Vieppiù risplonde il suo 
sapere nell' altro deposito. Su d'esso ammirasi l'effigie 
di Bartolommeo Prati giureconsulto di gran nome. So- 
novi due prefiche o neomenie, lodatissime dagli scrit- 
tori delle cose parmensi per la bella maniera di pie- 
gare maestrevolmente le vesti e per la mestizia che 
loro traspare dal volto : nel che fare andò vicino agli 
antichi , se pure non vogliara dire che li raggiunse. 
Questi sono i lavori che gli dier nome in Parma. Nulla 
dirò di altre sei statue di marmo che gli furono com-' 
messe dai fabbricieri di quella cattedrale, perchè, come 
ho fatto altrove vedere , hanno sofFerta la consueta di- 
sgrazia di tanti bei monumenti di mano maestra, d'es- 
sere andati a male. Ad altri lavori di minor conto ivi 
parimenti die mano, avendo a compagni Bartolommeo 
e Girolamo scultore non conosciuto dal Tiraboschi. La- 
vorò Girolamo anche in Reggio da se , e nel pubbli- 
co archivio è registrata la convenzione fra il suddetto 
ed i rappresentanti il comune di Reggio per gli orna- 
menti in marmo da farsi da lui per la torre dell' 



346 Belle-Ar Ti 

oriuolo. Torniamo a Prospero , che dopo di avere man* 
dato ad effetto le obbligazioni contratte in Parma » 
tornò a Reggio dove fece e lasciò opere insigni di 
gusto greco. Prima di parlarne fo un cenno de* lavori 
da luì bravamente eseguiti fuori della patria sua. Car-» 
pi ha di lui due statue in marmo, in una delle quali 
si raffigura la Fede » nell' altra la Carità tenute in 
pregio entro d'una cappella di quel duomo , ov' è la 
statua del Redentore in terra Cotta di mano del Regarelli 
plastico famoso. E stato detto è si è creduto senza prò» 
va sicura, che il Begarelli fece ì modelli ad Antonio 
Allegri per la cupola del duomo di Parma: e si è ciò 
detto e ripetuto da più d'uno a gran torto del som- 
mo Allegri che tutto debbe alk sola solissinta sua 
forza d'ingegno. Correggio, patria di questo pittore delle 
grazie , potrebbe vantarsi ancor di presente di posse- 
dere un' opera di Prospero Clementi , cioè a dire il 
busto del medico Giambattista Lombardi , se per im- 
prevvéduto disastro non fosse rimasto tra gli incom- 
piuti e dimenticati. Mantova possiede il sarcofago del 
vescovo marchese Giorgio Andreasi, che oggidì si àiii-* 
mira in quel tempio di santo Andrea , una delle più 
l^randi opere di architettura di Leon-Battista Alberti* 
Potrei qui dire che anche in Bologna gli fu dato a 
fare un san Procolo in marmo da porsi nell' atrio la- 
terale della chiesa di san Domenico , ma mi asten- 
go dall* affermarlo per essere riputato , ad onta dell 
autorità del Masini , di Lazzaro Casario scultore bo* 
lognese. Oltre a ciò la figura del martire avente in 
mano la raanaja del manigoldo , tranne la testa di bel 
carattere (3)', per detto degli intelligenti e molto lon- 
tana dalla buona maniera de' grandi esemplari. 

Per iscrivere a pie di quella statua t ,, Opus Pro- 
speri di Cleraentibus t ,, converebbe supporre che vi met- 
tesse poco studio e minor diligenza , il che non par 



Belle-Arti 3^i7 

Verosimile di un artista cui slava assaissimo a cuore 
la propria riputazione. Avrebbe potuto avere impor- 
tanti commcssioni in altre citta , e cosi propagare il 
suo nome nelT alta Lombavtlia, se l'amor della pa- 
tria non lo avesse ricondotto al nido natio e non gli 
avesse inibito di pivi allontanarsene. Molte sono le ope- 
re eh' egli fece in patria, se non tutte dell' istesso me- 
rito, ninna però in opposizione ai sani principj dell* 
arte. Merita di essere annoverato tra le prime il de- 
posito di Ugo Rangone vescovo di Reggio , lavoro in- 
signe degno di essere per mezzo dell' intaglio pub- 
blicato fra ì monumenti piiì celebri dell'Italia nostra. 
Non fu esalto il Vasari nel dirne la statua del pre- 
Iato grande quanto il naturale, gingnendo essa a quin- 
dici palmi di altezza. Poteva dire di statura non or- 
dinaria^ quale sappiamo dalle relazioni di viaggiatori 
niente visionari essere quella de' patagoni. Ben e vero 
quanto egli aggiungne intorno ai due putti ottima- 
mente condotti e dell* ultima vaghezza. 1 capitoli re- 
lativi (4) air esecuzione del monumento sepolcrale fu- 
rono stesi per mano di notajo, e firmati da' procu- 
ratori del conte Ercole Rangoni e dallo scultore Cle- 
menti. Una ^ anzi la più stretta delle obbligazioni che 
gli furono imposte , si è questa di dovere eseguire ap- 
puntino il disegno, lasciando roIo in arbitrio suo il 
porre a lato dell' urna i due patti nell' attitudine che 
più gli fosse a grado. Uno di questi due putti gra- 
ziosi sostiene la mitra ed il pastorale , l'altro soreg- 
ge Telmo e la spada. Il ben ideato mausoleo essere 
doveva interamente ultimato entro lo spazio di anni cin- 
que. Compiuta l'opera, ambe le parti dovevano scegliere 
due periti per fissarne il prezzo : e in caso ^ non infre- 
quente , che si mostraselo eglino di parere contrario, 
il giudizio di un terzo stimatore aver dovevasi per 
inappellabile. Frattanto si assegnano allo scultore per 



348 B E L L E - A R T t 

arra anticipata d'anno in anno alcune piccole monete 
correnti in Modena a quei di. Indi tratto a buon fine 
il lavoro, ne consegui l'intero agamento di scudi mille 
ducente cinquanta d'oro in oro. Quanta non mal com- 
pra gloria gli partorisce il fatto, tult' ora ai veggenti 
per se lo addimostra chiarissimamente. Altra onori- 
fica incombenza egli ebbe di poi dall' insigne capi- 
tolo di quella cattedrale, e fu il dar mano (5) a cinque 
statue belle e lodevoli di marmo di Carrara. I pat* 
ti furono di passargli in tre rate scudi trecento 
end' egli ir potesse a Carrara a provedere i massi del 
marmo che gli [abbisognavano , e eh' entro il ter- 
mine di otto anni esser dovevano finite di bella e 
lodevole esecuzione. Qui pure, dopo l'ulliraa pulitura 
delle statue, si li rappresentanti del capitolo suddetto 
come l'artefice star dovevano al giudizio di persona 
dell'arte: e il giudizio fu questo: Le cinque statue 
per farsi comprare hanno pieno diritto di chiedere 
e di volere scudi ducento per cadauna. Quello che 
potrebbe farne maravigliare si e come i canonici gli 
potessero imporre una si rigorosa obbligazione , men- 
tre avevano dinanzi agli occhi una viva testimonian- 
za del come l'arte di Fidia non gemeva altrimenti 
sotto lo scalpello del loro concittadino. Ma non credo 
di errare pensando che con verbale convenzione pre- 
cedente il contratto gli avessero permesso di servir- 
si in gran parte dell' ajuto degli scolari. Or dando al 
mio pensiero quel peso che può meritare, non e a stu- 
pirsi se i canonici strettamente obbligaronlo a dar loro 
a suo tempo sculture ben fatte , e se queste sculture 
a chi intende l'arte a fondo non pajono , tranne la 
santa Caterina , da contarsi fra le opere migliori di 
un artefice egregio. Lodato è a ciclo ed è degno di 
lui il ciborio tutt' ora conservato in quel duomo da 
lui stesso ridotto a perfetto finimento. Il Redentore in 



B E L L E- A R T I 349 

bronzo sovraslanne al ciborio con in mano il vessillo 
dell' umano riscatto , a dirlo in poco, h un prodigio. 
Scolpi un altra effigie del Salvatore per la confra- 
ternita de' crocessegnati, con questo divario che il pri- 
mo , se credi al senso della vista, ti sembra librato 
in aria , e questo secondo adossatosi il peso incom- 
prensivamente gravoso (6) della croce par che si di- 
ca „ Osserva quanto mi costì!,, Di quest* ultimo se 
ne hanno più copie in medaglie coniate in oro e in 
argento. Graziosissirae sono pure le forme d'una sta* 
tuetta avente in sulle spalle una conca ad uso di ba-- 
ciao , ritratto , se non mente la fama , della serva 
del Clementi. Non mi fo qui a ragionare delle sta- 
tue colle quali decorò egli la rappresentazione (7) dell* 
Alidoro , perchè non ne rimane che la nuda descri- 
zione in istampa : ne farò altrimenti parola d'altri 
due depositi , uno del canonico Girolamo Fossi, l'a- 
tro di Cherubino Sforziauo protonotario apostolico , 
maestro di oriuoli eccellentissimo a detta di Benve- 
nuto Cellino. Il primo deposito è ancora in essere 
come usc\ di mano all' artefice : non è così del se- 
condo. Ttasportato in luogo dove si è voluto adat- 
tare il deposito al sito e non il sito al deposito , co- 
me far si doveva , è rimasto privo del basamento di 
marmo e di due vasi. Malamente si è creduto di po- 
ter rimediare al mal fatto con sostituirvene altri due, 
che non istanno in corrispondenza coli' assieme , come 
scrisse il sulodato cav. Fontanesi, attissimo a giudi- 
care dell' esatta simetria delle parti col tutto. 

Allorché Alfonso secondo (8) da Este fece in Reggio 
la sua entrata solenne, quo' cittadini per onorarlo addos- 
sarono il carico al Clementi di fare in breve una sta- 
tua gigantesca rappresentante M. Emilio Lepido. È a 
dolersi che detta statua fosse costrutta di materia 
fragile in guisa , che appena passati que' giorni di 



330 Belle-Arti 

splendido festeggiamento venne atterrata e ridotta in 
frantumi. Più nobile lavoro gli fu poscia allogato, 
fjual era il modello della citta di Reggio , modello 
che i deputati mandarono a Milano ond' ivi fosse la- 
vorato in oro da presentarsi al nuovo duca in omaggio. 
Non fu il Clementi soltanto scultore di grande 
perizia , ma fu insieme architetto: ed anche per que- 
sta parte i suoi talenti sarebbono più noti, se fosse 
slato impiegato in cose grandi. N' è prova il suo di- 
segno della facciata di quel duomo non ha guari (9) 
dair ab. Giambattista Ventura , uomo nelle scien- 
ze fisiche d' alto intendimento , fatto intagliare in 
rame. Di quanto avrebbe cresciuto di ornamento la 
patria sua se quasi sul nascere di tanta impresa non 
r avessero abbandonata ! Ne ignoro il motivo, e so 
che talvolta ben ideati edificj in sul cominciare ti 
dismettono a cagione di sinistri avvenimenti. L'interno 
solo dell' atrio venne ultimato sino presso ai capitelli e 
non più. Il portico , che Vitruvio appella pronaum, 
aver doveva , stando al succitato disegno , cinque gran- 
di arcate , due laterali e tre di faccia corrispondenti 
alle interne navi del tempio. La cornice maggiore do- 
veva essere sostenuta da sei colonne e due pilastri, 
coji quattro statue negli intercolunnj ed otto in ded'» 
tro al vestibolo « delle quali solamente quattro ora 
si veggono entro alle nicchie loro. Sul frontespizio 
della porta di mezzo di assai bel garbo si ammira- 
no Adamo ed Eva , due statue che se non uguaglia- 
no per dir poco si avvicinano all' antica eleganza. 
È tradizione che più d'un colto viaggiatore atbia af- 
fermato doversi scrivere sotto di esse : Michel Agno- 
lo fece : ma non è a farsi gran caso ne di questa 
tradizione, ne di questi giudizj che non di rado pog- 
giano sul falso. E meglio perciò riparlar del dise- 
gno. Al di sopra dell' accennata cornice sorger do- 



Belle-Arti 351 

veva una balaustrata con quattro statue e due pira- 
midi. Fra l'una e l'altra piramide sopra di sei co- 
lonne poggiar dovevano rarchitrave ed il frontespi- 
zio avente il timpano senza verun ornamento. Quat- 
tro piedestallelti sulle pendenze laterali avrebbono do- 
vuto servire di base ad altrettante statue. Lo spa- 
zio interposto fra Tuna e Taltra delle sei colonne avreb- 
be messo in una galleria adorna pur essa di «tatue, 
A tutto questa dovevasi sovrapporre un' altra piccola 
balaustrata, ed una nicchia di buon gusto nel mezzo 
con entro l'immagine della Madonna. Forse parrà a ta- 
luno soverchio il numero delle statue, e gli accessori 
non appieno conformi alla greca semplicità. Che che 
ne sia non voglio ne posso Decaparmi in critico esa- 
me , sendo mio impegno il riferire e nulla piìi. Per- 
ciò fo qui punto , e passo a dire d'altre due statue 
rappresentanti Ercole (10) e Lepido. Se desse egli 
mano alle medesime per ordine altrui, o se le abbia 
fatte per genio di far vedere ciò che può la scol- 
tura non solo nel tenero e delicato , ma ancora nel 
maschio e nel robusto , non m'è noto. 

Queste non sono le sole opere principali da lui 
magistramente condotte a buon fine , mentre sappia- 
mo che a pili altre rivolse l'ingegno e la mano ; al- 
cune delle quali sussistono ancora , e di varie altre 
non 8Ì conserva che la memoria. Nel numero di que- 
ste ultime dobbiara porre il Mosè, il Sansone, ed ot- 
to virtù. Facevano per cosi dire corteggio alla Ver- 
gine scolpita in marmo rosso col divin Pargoletto in 
grembo sostenente colla sinistra la croce , intorno del- 
la quale è avviticchiata la serpe. Queste figure esiste- 
vano nell'oratorio dell'Immacolata : oia però, a riser- 
va della Madonna e del Bambino , le altre perirono 
miseramente. Gotico cenno allo ingrandirsi di quclT 
oratorio nel 1762 fé si che dal martello di mura» 



352 lÌELT-E-AllTI 

tore spieiato ridotto (osse in pezzi informi quanto eravi 
di etfiggiato in istucco o in creta. E tanto più è a 
dolersene, in quanto che dall' opinione comune si ri- 
tenevano due di quelle statue pe' ritratti di Pros- 
pero e della moglie sua. Per sifatti abusi , non rari 
ancora oggidì , ad onta delle giuste ed alte lagnante 
degli amatori delle italiche bellezze, si smarrirono cin- 
que busti di marmo gelosamente guardati sino ai gior- 
ni di snaturato delirio d'uomini plaudenti al duro ser- 
vaggio d'Italia. Ai sunnominati monumenti sepolcrali 
si debbono aggiungere quello di raonsig. Filippo Zo- 
boli col busto rapprescntantelo al vivo , unitamente 
all'altro in che riposano le ossa dell' autore del li- 
foro che ha scritto in fronte - lunioris Ludovici 
Pariseti regiensis de immortalitate animae. - E no- 
to che l'arte dello scolpire comprende la plastica , i 
getti in bronzo , i lavori in avorio. Egli seppe im- 
piegarsi maestrevolmente nel modellare colPargilla, nel 
fare come bronzista busti e martelli da porta di gra- 
2Ìo«issime invenzioni, in uno de'quali è ancora oggct- 
lo di meraviglia un saliretto o genio alato con grappolo 
d'uva ia sulla destra, poggiando la sinistra al tralcio 
della vite ubertosa , nel lavorare crocefissi in avorio, 
delle quali opere non ho lumi che bastino a dare una 
minuta descrizione. Oltre a ciò non è ne può essere 
mio assunto il dire il ninnerò e la squisitezza de'suoi 
lavori , se non tutti di ugual succeso, tutti però sem- 
])re al di sopra della mezzanità. Gravato il nostro 
Prospero dagli anni, e più degli anni dalle lunghe 
fatiche di mano e di pensiero sin quasi agli ul- 
timi periodi della vita , part\ da questo mondo mu- 
nito di tutti gli aiuti spirituali alli 2G di maggio 
del 1584 per irsene dove non si torna più indietro. 
iNon so se di sua partita maggior fosse il dolore o 
il danno della patria e de'cougiuuti suoi. Era ben giù- 



Belle-Arti 353 

sto il risentirsi delia perdita di un eccellente artista. 
Noi dirò peraltro col chiarissimo autore della Bliblio- 
techa Modenese- scultore di cui in Italia non sorse 
mai poscia per avventura il maggiore ,- ne detto l'av- 
rebbe egli stesso, se avesse messo piede entro il duomo 
d'Orvieto dove esistono capi d'opera di que'dì d'Ippoli- 
to Scalza orvietano scultore ed architetto celebratissi- 
rao. A giudizio di un caldo amatore delle arti belle 
campeggiano nel gruppo della Pietà le grazie del Cor- 
regio. Ma i di lui giudizj talvolta soverchiamente azzar- 
dati aver non si possono per sempre infallibili. Ciò sia 
detto senza pretesa di menomare l'alta stima in che ave- 
I e si debbono le opere e il nome dello scultore reggia- 
no. Dalla sua scuola uscirono Nicola Sanpolo e Fran- 
cesco Pacchioni amendue scultori di qualche abilita. 
Compiuti i funerali nella chiesa del Carmine dell' 
insigne maestro , che splendidi furono a commoventi , 
fu ivi sepolto con epigrafe fattagli apporre dal figlio 
riconoscente per assicurargli perpetua ricordanza (1 2). 
Quattro anni dopo a canto alla prima venne posta una 
seconda lapida, alla spesa della quale concorsero a ga- 
ra il detto Flaminio e Francesco Pacchioni, l'uno e l'al- 
tro a perenne testimonianza d'animo riconoscente. 

Questi contrassegni della pubblica ammirazione 
verso chi meritò titolo di valoroso magnificano la pa- 
tria, ed accendono negli animi ben nati un forte de- 
siderio di emularlo. 

Bartolomeo figlio di Clemente Spani cremonese, 
cognominato de' Clementi a cagione del nome del pa- 
dre , fu ancor esso bravo architetto e valente scul- 
tose , sebbene non abbia pareggiato il nipote. Più 
della statuaria possedè le affini figlie del disegno , e 
il Tiraborchi , scrittore di chiarissima memoria , ne 
ha parlato con quella lode che gli è dovuta. Tro- 
vasi pure segnato con lode il suo nome nell' isto- 
ria dell'italica scoltura del celebre conte Cicognara , 
G.A.T.LIII. 23 



35A Belle-Arti 

dove al cciLo non vi si doveva oiueltere quello del 
nipote egregio. Tale omissione giustifica (juel detto 
di Giusto Lipsio „ Quidam merentur famam, quidam 
liabent. „ Venne meno il nome d'alcuni uomini vera- 
mente grandi perche mancarono di lodatori. Di quan- 
ti artisti di molta bravura nou si tenue conto fra noi, 
come potrei far vedere se non volessi aver discorso che 
de' soli Clementi! Se fosse vero quanto narra il P. ab. 
Affarosi, sarebbe opera della mano di Bartolomraco il 
deposito d'Orazio Maleguzzi: ma per essere Bartolom- 
meo premorto al Maleguzzi e per non vedervisi quella 
venusta che forma il carattere delli due Clementi, nin- 
no vorrà soscriversi al parere doli' AlTarosi. Il busto 
di Orazio parne che ne additi una mano piii esperta 
di quella che fece le due statue e tutto il restante della 
mole grandiosa : ma non m'è noto qual fosse , ne so 
se il figlio di Bartolomeo Giovanni Andrea scultore 
egli pure a tanto valesse. Rimane memoria di un S. Tom- 
maso dello stesso Bartolomeo di tutto rilievo di mar- 
mo di Carrara, del quale non e a mia notizia che siane 
avvenuto. Fra i numerosi lavori suoi si citano ancora 
gli ornamenti della porta della casa Donelli, ora dall' 
intemperie delle stagioni ridotti a pessimo stalo , co- 
me guasto nel cornicione è il fregio di Giovanni Gia- 
rola natio di Correggio, le quarantotto colonne di mar- 
mo del primo chiostro già de' monaci cassinensi , il 
dcjiosito di Andrea Zoboli ora , a riserva del jbusto, 
inlcrameule demolito, e più altre opere delle quali uu 
amantissimo delle patrie cose ha partitamente parlato. 
Ma ciò che maggior onore recogli e glielo reca tutt' 
ora si è il vanto di orafo e di fonditore singola- 
rissimo che gli fu dato a'suoi di. Le opere di fon- 
deria , e specialmente quelle eseguite pel monistero di 
santa Giustina in Padova, giustificano la lode che di 
piesc'ute ancora vicngli accordala. Dcdicobsi insieme 1 



Belle- Arti 355 

all' architettura; e se fossero in essere i suoi disegui 
e quello particolarmente della facciata d'una chiesa 
nella sua terra natale , ne farebbono sicura testimo- 
nianza della sua bravura ove avesse avuto favorevoli 
mezzi d'occuparvisi di proposito. Morì in patria iu 
età avanzata, lasciando tre figli eredi dell' asse , ma non 
del valore paterno. 

NOTE 

(1) Cav. Girolamo Tiraboschi bibl. mod. Gav. Pro- 
spero Fontanesi discorso accademico. Reggio 1826. 
Nel duodecimo volume della biografia univ. ant. e 
moderna, Ven. 1823, evvi un articolo sul Clementi 
copiato dal diz. storico impresso in Bassano, che nul- 
la contiene di non detto e ridetto. 

(2) Alle memorie intorno al Correggio tom. 1 
pag. 171 tom. 2 pag. 54 e 200 si debbono aggiu* 
gncre le seguenti parole tratte dalla Guida di Par- 
ma del prof. Paolo Donati. Parma 1824. -Così pu- 
re i bassi rilievi sono opere dello scalpello di Pro- 
spero Clementi eseguite sul disegno di Girolamo Maz- 
zola. - Infatti dai libri della fabbrica della cattedrale 
di Parma trascrissi quanto segue : - Pagate il dì 18 sett. 
1544 a Girolamo Mazzola detto Bedolo pittore perii 
molti disegni fatti per la sepoltura de s. Bernardo e per 
haver cura de la sepoltura e per essere andato a Re- 
zo dalli mastri taia pietra lir. 50 - Il suddetto scrit- 
tore propende a credere ultimata da Giabattista Forna- 
ri la statua del martire s. Agapito, Dal P. Isidoro Gras- 
si (Notizie varie mss. di Parma 1732) diccsi fatta da 
Prospero Clementi. Io so che per la fattura di quella 
statua ì fabbricieri pagarono in diverse rate a Giam- 
]>atista Barbieri centoscttanta scudi d'oro ; so di piiì 
che i cronisti parmigiani da Erba e P. Zappata prc- 



35G Belle- Arti 

sero un granchio attribuciulo a Gianibatllsta Fornari 
il deposito del conte Guido, riconosciuto dal slg. Do- 
nati per lavoro - di Giambattista Barbieri scultore na- 
to a Correggio. - Qell' equivoco loro eccone una pi4 
certa prova estratta da un documento autentico in 
che si legge: - I sindici ed i fab])ricieri della B. V. 
della Steccata danno all' egregio sig. Giovanni Bat- 
tista de' Barbieri scultore q. Pellegrino da fare il se- 
polcro di marmo dell' Illmo bo. me. conte Guidone 
da Correggio secondo il disegno del detto Gio. Bat- 
tista ec. ec. - Serva questa breve digressione a mostra- 
re che un si bravo artista non meritava al certo d'es- 
sere obbliato. 

(3) So dalla gentilezza del eh. prof. Francesco 
Rosaspina e dall' egregio sig. Gaetano Giordani, che 
la detta figura - è piuttosto di gofFe proporzioni di 
grandezza meno del naturale. - L'autore della Bologna 
perlustrata ed il cav. Francesco Fontanesi l'ascrivo- 
no al Clementi , ma il Malvasia, lo Zanotti nel Pas- 
saggero disingannato , il Marescalchi Descrizione del- 
la chiesa di s. Domenico Bologna 1823 pag. 53, rav- 
visonla scolpita da Lazzaro Casario bolognese, e lo 
stesso ripetesi nelle guide di quella dotta citta del 1 782 
e 182G. E' incontro alla sepoltura del famoso dotto- 
re Alessandro Tartagni. 

(4) Ho copia esatta sott' occhio degF accennati 
capitoli firmati nel 1562, 30 luglio, in un mss. del 
fu sig. Prospero Fontanesi , da lui stesso offertomi in 
dono , intitolato - Aggiunte alle vite dei pittori reg- 
giani del Tiraboschi. - Sotto de' medesimi non v'è so- 
scrizion di notaio. Bastine un sunto. * M. Prospero sia 
obbligato far detta sepoltura a tutte sue spese e fa- 
tiche secondo il disegno . . . i due putti o in piedi 
o assentati come più parerà a lui ... le tre statue 
di maiiuore di Carrara ... la cassa di marmorc di 



Belle-Arti 357 

Verona . . . l'epitafio di paragone . . . tìue scultori 
periti abbiano da estimare detta sepoltura fra il ter- 
mine di sei mesi dopo sarà finita ... in caso fos- 
sero discordi fra loro ne possano eleggere un terzo 
perito ... alla cui stima sieno obbligati di stare . . - 
pagamento scudi railleducento cinquanta d'oro in oro ec. 

(5) Squarcio di capitoli rogati dal notajo Carlo 
Buggeri fra i dui canonici del duomo Prospero Pre- 
videlli e Gabrielle Lippi e lo scultore Clementi 1572 
luglio 10 . . . - M. Prospero sia obbligato far cin- 
que statoe di marmore di Carrara sotto il nome di 
ciascuna che più piacerà alli SS. Canonici a tutte 
sue spese et siano di altezza di B. quattro e non 
meno et abbia bavere scuti ducento per cadauna . . . 
farle belle e laudabili e finite che saranno far sti- 
mare che vagliano il prezzo convenuto et non valen- 
do detto prezzo sia defalcato quel tanto manco delli 
ducento scuti . . . finiti li otto anni . . . caso che 
il m. morisse, che Dio non voglia, sia obbligato il ca- 
pitolo pigliare in se li sassi condotti et pagarli quel- 
lo che saranno stimati , non mettendo esso m. mano 
però se non in una figura per volta ec. - 

N, B. Le quattro statue che saranno nella fac- 
ciata del duomo rimasa in tronco rappresentano i 
ss. Grisanto , Daria , Venerio e Gioconda. Quelle del 
presbiterio i due santi Prospero e Massimo e santa 
Caterina. 

(6) Il conte proposto Gaetano Rocca, di sempre 
acerba e cara memoria e pel suo sapere e per la sua 
pietà, alla pagina l22 del suo diario sacro istorio- 
grafo reggiano per l'anno 1827, ove tratta delle con- 
fraternite di Reggio accennarido quella della visitazio- 
ne di M. V. ne fa sapere che - esisteva in essa la 
famosa coppa per l'acqua santa, detta volgarmente la 
serva, del nostro sculloie Piospero Clementi, che ora 



358 Belle-Arti 

sì vede in s. Spiiidione • . . Merita d'essere veduta 
nella sagrestia dell' oratorio della immacolata Conce- 
zione una scultura della B. V. col bambino in brac- 
cio opera del nostro Prospero Clementi ... All'ai- 
tar maggiore dell' oratorio de' Crocesegnati, stava iso-^ 
lata la bella statua del Redentore di Prospero Clemen- 
ti, che ora si vede nell' insigne basilica di s. Prospero. * 

(7) Nel sesto volume della biografia universale 
che si ristampa in Venezia evvi inserito un artico- 
lo del sig. Ginguenè «ul citato nobile scrittore reggiano 
da cui trascrivo : - Bombario, che Mazzucchelli chiama 
pure Borabace , ma che si nomina Bombario in un 
dizionario storico, assisteva nel 1596 ad una rappre- 
sentazione del pastor fido del cav. Guarini suo ami- 
co .. . compose un Alidoro che fu rappresentato a 
Reggio davanti alla regina Barbara d'Austria duches- 
sa di Ferrara; se ne trova una descrizione stampata a 
Reggio 1568 in A.'*, ma la tragedia stessa non lo fu 
mai. - Conobbe l'Ariosto e fu intrinseco di Prospero 
Clementi, pel quale scrisse al Vasari per di lui com- 
missione nel 1 572 : - Prospero Clementi ha molto ob- 
bligo a V. S. Ma , per quanto pare a me, ne ha d'ave- 
re molto poco chi l'ha informata di lui. - 

(8) Negli inediti annali reggiani del celebre Gui- 
do Panciroli si legge , che per l'andata del duca Al- 
fonso a Reggio - In foro Marci Aerailii Lepidi instau- 
ratoris elTigies stabat a Prospero Cltmente admiranda 
fama longitudinis decem ulnarum afFecta, in cujus ba- 
si scriptum erat : 

„ M. Aemilius Lepidus urbis instaurator, in maxima 
Iffititia adveniente Alphonso II duce V, hujus V. con- 
servatore , a S. P. Q. R. erectus ,, 

In quella stessa occasione formò il modello della 
citta di Reggio, poscia il disegno della facciata sullodata, 
come narra il cav. Fontancsi, fatto secondo il parere 



Beli. E- Arti 359 

tìl Vltruvlo e del Vignola. Ora è inciso ili fianco alla 
pianta o mappa di quella città, per cura del tinoraafo 
filosofo Giambattista Venturi. Le opere del Fonlanesi 
non meritano di essere dimenticate. Nel tomo secon- 
do per le belle arti pag. 43, Roma 178G, si legge - Le 
scene qui dipinte dal Fontanesi pel teatro A liberti 
per mancan/.a de'lumi, e perchè preparate con inesat- 
to meccanismo, non ebbero felice incontro . . . Nel- 
la seconda opera avendo cambiato maniera produsse- 
ro migliore effetto. - Importantissimo avvertimento, ben- 
ché assai trascurato, dice il severo Milizia - del teatro. - 
Roma 1T72,- e quello della disposizione de'lumi. - Per- 
ciò forse le scene teatrali del Fontanesi non ebbero in 
Roma quel plauso che ottonerò in varie altre citta d'Ita- 
lia. Della bravura sua in questo genere di prospettici 
lavori hassene un saggio per mezzo del buliuo del con- 
te Giovanni lìocca professore d'intaglio nel patrio li- 
ceo. Alla di lui amabile cortesia debbo l'avere potuto 
trascrivere le seguenti lettere del Fontanesi al conte 
Luigi Rocca, buon paesista ed ottimo padre del suddet- 
to padrone ed amico conte Giovanni. 

,, Milano li 31 gennaio. 
„ Io non vi ho risposto prima : in verità che non 
è stato per pigrizia , è stato per impotenza. Era im- 
merso giorno e notte nell' applicazione e nella fatica. 
Io mi era proposto di volere piacere per forza ed a 
dispetto di chi non voleva. Vi sono riuscito , e l'ap- 
plauso e stato clamoroso. Voi avete abbastanza tli co- 
gnizioni per immaginarvi qual fatica mi deve aver co- 
stato a pensare e ad eseguire tutto al rovescio di quello 
che ero solito. Qui amano le crudezze i capricci e 
le caricature , perche cosi sono, avvezzi ,' e per loro ba- 
sta una scena frappi l'occhio : del resto non ba'dano 
ne a castigatezza di disegno , ne ad armonia , ne a 
tante cose che rendono la pittura cara ed espressiva. 



3G0 Belle-A rti 

Partirò al più presto che potrò. Comaiulatemi e cre- 
detemi sempre di cuore. 

Il povero re di Francia e stato decapitato. „ 
„ Venezia 4 decembre. 

„ Sono in un caos di lavori. Quindici scene per il 
giorno di santo Stefano . . . comandatemi ec. ,, 

Non fu egli pittore soltanto di cose teatrali , ma in 
sua prima età dipinse in patria tutta la chiesa di S. Naz- 
zario, e capricciosamente una cameretta di un casino 
a monte Caulo. Cresciuto negli anni dipinse la cu- 
pola del duomo , la cappella Calcagni , diversi paesi 
ad olio, de' quali se ne trovano in più cose di f^eg- 
gio. Né volendo dir tutto ricorderò due prospettive , 
una nel palazzo Torelli , l'altra per la famiglia Roc- 
ca , ultimo tocco del suo pennello. 

(9) Ercole Rubini cronista di Reggio scrive, es- 
sersi dato principio alla facciata del duomo con or- 
dine corintio sul disegno del Clementi : disegno , pro- 
segue , diverso ossai , benché dell' istesso ordine, da 
quello di Sebastiano Sorina architetto asolano , col quale 
si cominciò la nuova chiesa de monaci negri di S. Be- 
nedetto sotto il titolo di S. Pietro alli 49 aprile 1586. 
Notizia tratta dalla pagina 29 del nuovo diario sacro 
reggiano. 

(10) Alessandro Miarì , cosi trovo nel ms. del di- 
ligentissimo Prospero Fontanesi lodato dal Tiraboschi co- 
piatore di antiche carte del patrio archivio in una sua 
relazione, prodotta dal Tacoli tom.IIT. pag. 286, afferma 
che le due statue di M. Emilio Lepido e di Èrcole furono 
collocate lateralmente alla porta del palazzo Scaruffi. 
l'anno 4622 li 17 marzo dai fratelli Gio. Maria Gi- 
rolamo e Marcello di questa famiglia. „ Ho fatto ve- 
dere, alla faccia 56 dal tomo II delle memorie sul 
Correggio, che nel 1721 la contessa Claudia ScaruIIi 
de' marchesi Prati di Parma fece al duca di Mode- 



Belle-Arti 36! 

na una spontanea offerta delle due enunciate statue gi- 
gantesche, e donò a raonsig. Prospero ScarufH vie. gen. 
in segno di gratitudine un crocefisso d'avorio dello 
stesso Clementi. 

Errò chi gli attribuì il deposito di Girolaitio Fon- 
tanelli in S. Domenico: e di tale errore ne convince 
la convenzione a rogito di Claudio Vedriani 1 585 
7 giugno, seguita tra i Fontanelli ,, con maestro Fran- 
chino Sanpolo tagliapietre di Reggio per la fattura 
del deposito „ che è sicuramente quello di Girola- 
mo Fontanelli che esisteva in S. Domenico da ese- 
guirsi nel termine di un anno per scudi 58 d'oro dalla 
Lalla. Mss. Fontanesi. 

(11) A rogito di Marco Martelli 25 feLbr. 1562, cosi 
pure il detto manoscritto, Prospero Clementi confes- 
sa d'aver ricevuto un acconto di 40 scudi d'oro per 
la fattura dell' altare maggiore dai confratelli della Con- 
cezione presso S. Francesco per la fattura di un al- 
tare di marmo per la loro chiesa . . . Alle opere sue 
devonsi aggiungere una B. Vergine col bambino ia 
braccio esistente nella sagrestia della confraternita sud- 
detta , un Redentore che abbraccia la croce, di mar- 
mo bianco di Carrara di un sol pezzo, di altezza di 
quattro palmi romani, rammentato da Bernardino Pra- 
tisoli nelle sue considerazioni sopra l'Alitinonfo di 
Gaspare Scaruffi, il quale però ora non sappiamo dove 
esista, e cinque busti di marmo esistenti in una ca- 
mera presso i minori conventuali di S. Francesco. - 
(Ì2) Dal registico de'traspassati all'altra vita, par- 
rocchia di S. Prospero , rilevasi aver egli cessato di 
vivere quaggiù alli 20 di maggio 1584. Fu seppel- 
lito nel Carmine con le inscrizioni riportate dal Ti- 
raboschi, ed ora esistono in duomo, cui intorno il cav. 
Fontanesi dipinse il fregio, come fece intorno alla la- 
pide sepolcrale del conte Agostino Paradisi in S. Do- 



362 Belle-A rti 

menico. Brano di lettera del rinomato sig. Gaetano Gior- 
dani „ L'altro jeri mi capitò per le mani un opusco- 
letto di circa venti pagioe con questo titolo ,, Ode 
pel sepolcro di Prospero Clementi reggiano, con or- 
namenti pittoreschi condecorato dall' egregio giovane 
architetto sig. Francesco Fontanesi accademico de- 
mentino. Reggio pel Davolio stampatore ducale. „ Que- 
st' ode è dedicata al Fontanesi dall' ab. Gaetano Be- 
senza il quale nella dedica , che è in prosa , lodando 
il Clemente lo chiama coU'Algarotti il Correggio (Jella 
scoltura. ,, 

(13) Il conte Cicognara, storia della scoltura tom. 4 
pag. 339 seconda ediz. ,, Bartolomeo Spanno da Reggio 
insigne statuario . , . ma più che il merito di statuario 
insigne pei marmi , parie che avesse la fama di esi- 
mio fonditore ed orefice. Nella lapide sepolcrale è chia- 
Imato, Bartholoraaeus Spanus exiraius aurifex ac scul- 
ptor ec. - ,, 

Cesare Cesariano, cemento a Vitruvio pag. 98 a 
tergo. ,, Il nostro Cristoforo dicto il goto con Augu- 
stino Busto racdiolanensi , Tulio Lombardo in Vene- 
tia , elemento in Reggio di Lombardia . . . sono di- 
gni di essere comandati cum maxima laude. „ 

Anche nel Comento a Vitruvio del Caporali si tro- 
va ricordato : „ Clemento in Reggio di Lombardia. „ 

Historiarum caenobii D. Justinae . . . autore D. Ja- 
cobo Cavaccio ... ,,Ignatius abbas jusserat Bartholomaco 
Spanno regiensi statuario insigni ut simulacrum san- 
ctae Justinae argenteum conflaret . . . Spanni item ope- 
ra sunt tabulae argenteae minirais quibusdam historiis 
sculptae et ca etera ormamento sacrorum librorum ec. 

Gio. Battista Rossetti, Descrizione delle pitture di 
Padova ivi 4TS0 pag. 198.-,, Statue d'argento rappre- 
sentanti S. Prosdocirao e S. Giustina in mezze figu- 
re .. . di Bartolomeo Spannoda Reggio insigne sta- 
tuario de* suoi tempi ec. ,, 



Belle-Arti 3G3 

Pietro Brandolese. Pitture di Padova. Ivi 1795 
pag. 95. 

,, Due statue d'argento rappresentanti 9. Prosdo- 
cimo e S. Giustina, che hanno ne' basamenti loro al- 
cune azioni di questi santi in minutissimi basso -ri- 
lievi, opere egregie di Bartolomeo Spanno ce. 

(14) Metto in luce un brano di lettera del P. Resta. 

„ Dissi al tedesco: Sete stato voi a Reggio di Mo- 
dena in una strada larga, dove è un buon casamento 
dipinto d'un fregio bellissimo a chiar' oscuro giallo ? . - 
Io mi fermai con straordinario gusto come a qualche 
correggesco ce. „ 

(15) Alle opere (ms. Fontanesi) di Bartolomeo de- 
vonsi aggiungere: il deposito di Andrea Zoboli che 
esisteva nella chiesa di s. Marco, di cui si è conser- 
vato il solo busto che è stato trasportato insieme coli* 
iscrizione in S. Giorgio ... un altro di Gasparino Lan- 
zi, che vedevasi nella cattedrale di Reggio a destra 
dell' ingresso della piccola porta verso il vescovado , 
ma demolito in occasione della restaurazione della me- 
desima cattedrale insiem cogli altri due del Fratoneri 
e del Castelli accenati nella biblioteca. ,, 

(16) Il sunnominato conte Prospero Rocca, Diario 
sacro ec. 1825 pag. 97: „ Sappiamo da istromento ro- 
gato da Tommaso Pittori, che il priore Lodovico Tao- 
coli fece fabbricare la facciata di S. Giacomo Mag- 
giore a Bartolomeo Spanni ... il quale . . „ Promisit 
construere faciatam dictae ecclesiae ... de lapidibus 
marmoreis albis rubeis et nigris , accipicndis in terri- 
torio veronensi ... et facere dictani faciatam bene et 
laudabiliter ita quod non sit deterior dicto dcssigno , 
cum tribus figuris in medio medii relevii cum dco Pa- 
tre omnibus et singulis expensis ipsius ratri Bartolomei, 
et cum scalinis ncccssariis portae . . . aliac vero figli- 



364 B E L L E - A R^T I 

rae videlicet domina sancta|Maria et angelus tondae et 
totìus relevii ec. „ 

Lavorò due simulacri in argento unitamente a Gio. 
Andrea. Più altre cose avrà fatto che il tempo ha di- 
strutte. 

P. Luigi Pungileoni min. conv. 



PITTURA. 

Francesco Podesti dr Ancona, 

1* . 

*-^ egregio pittore sig. Francesco Podesti condusse non 
ha guari a fine una tela esprimente il morto Reden- 
tore , che si giace fra le ginocchia della | sua genitri- 
ce , avvolto ai lombi da candido lino. Trapela dal vi- 
so e dalla nudità , con maestrevole intendimento di 
notomia trattata, una santa e venerabile dolcezza, poi- 
ché quelle divine tempre esser non potevano diffigu- 
rate da morte : e pare che non a morta , ma a brie- 
ve sonno abbia le palpebre serrate in guisa , che sen- 
za meno il direi lo sposo di Engaddi a tutta placi- 
dezza sopito. Le azioni dei soggetti di questa tela adem- 
piono perfettamente le regole di una ragionata e be- 
ne intesa euritmia , perchè si conciliano col sogget- 
to principale. Però il dolore espresso variamente nei 
volti e nella compostezza del gesto, in che il Win- 
ckelraan ebbe collocata una parte delle grazie antiche, 
rimeria con mirabile consonanza , benché l'occhio ne 
sia sviato, al protagonista della tela medesima. Dan- 
no indizio di cordoglio e di compunzione le due Ma- 
rie , che stcìnnosi ritte in sogguardare la sacra spo- 
glia , il Giuseppe d'Arimatea avente le mani con- 



Belle-Arti 365 

serte al petto , e un iufula ricinta dintorno al capo. 
La genuflessa Maddalena , le cui divise e bionde 
ciocche in parte si rit^ersano per l'omero diritto , in 
parte con vaga negligenza ricadono per lo innanzi 
nella spalla sinistra , avvinghia dolentemente la destra 
del Redentore , e ti sembra udire il suo genito. Ma 
pieno di carattere sovrannaturale , e di veemente do- 
lore , che ogni altro dolore avanza di gran fatta, è 
il volto di Maria Vergine , la quale siede sul se- 
polcro , e mira con atto pietoso al cielo mostrando un 
chiovo da una delle allargate mani ; ed in quel vol- 
to stesso , cui riflette un bel raggio di luce , e vie- 
più ne appalesa la forza , si legge il cuor suo tra- 
fìtto a un tempo e rassegnato all' ovazione sublime. 
Gli angioli bellissimi, intorno ai quali olezza un'au- 
ra di paradiso , non che gli episodj tutti che si ade- 
guano air unita dell' azione, sonovi ideati ed ese- 
guiti con magistero. E ben mi si acconciano adesso 
quelle parole del Malaspina da Sannazaro : Se ad una 
ad una volessimo scomporre le belle arti applicate ai 
princìpi qui stabiliti del bello^ troveremm o facilmente^ 
che le bellezze delle opere di ognuna di esse dipende 
sempre dall'unione della varietà, unità e convenienza 
sì nella scelta delV originale , che nella varietà della 
imitazione. Posta mente a simili teorie, vuoisi dare i 
meritati elogi al sig. Podesti , perchè ne dimostrò la 
fedele osservanza nel suo lodevolissirao dipinto. Po- 
scia la disposizione delle figure , la rettitudine delle 
movenze, la squisitezza del disegno, l'accordo del co- 
lorito sono quei pregi, che veggonsi divisi in altrui 
e forse con parsimonia , largamente riuniti nel nostro 
dipintore. Lungi egli dallo slanciarsi tropp'alto , e pas- 
sando all' eccessivo terzo periodo delle arti stabilito 
dal Wiiickelman varcare in confine della ragione e 
impaniarsi ricl manierato : lungi dall' essere trop- 



36(> Belìe-Arti 

pò diligente , e restando infingardo cosi e timido iste- 
rilire nel secco della soverchia dipendenza; si è fat- 
to uno stile assai nobile , e temperato di sana este- 
tica , a tanto che aver si deve per giovane di ga- 
gliarda fantasia e di ottima scuola , al disopra di aU 
cuni , cbe di molto si elevano ai Llarxdimenti pre- 
coci delle vulgari laudazioni , e sono e saranno da quel- 
li rimorchiati , che sentono addentro nelle opere , e 
nelle varie forme delle nobili arti. 

Che se il convincimento dell' animo , e la sim- 
patia degli affetti dan prova di una eloquenza opera- 
trice , la sua tela ( poiché pittura anch'essa debb'es» 
sere eloquente ) ferma l'animo di chi la contempla, e 
lo invita subito al dolore; e cosi ricordevole dell' ia- 
scgnamento di Orazio : 

Si vis me fiere , dolendum est 
Primum ipsi tibi ; 

egli coir espressione e con ogni artificiosa magia fa 
veramente piangere i soggetti del dipinto, e in simil 
guisa raccoglie lo spirito alla loro compunzione. Ed 
io mi avviso , che abbia in tal genere di argomen- 
to le orme battute , che furono di già dagli antichi 
segnate , e in signolar maniera distinte , se pur n'è 
dato paragonare le sacre alle profane cose, in un qua- 
dro , di che parla Filostrato ( lib. 2 Icon. 7 ), rap- 
presentante alcuni guerrieri, che intorno al corpo di 
Antiloco si lamentano. 

Seguiti dunque il sig. Podesti a regalarci di tali 
dipinti , e a farne lieta e doviziosa Italia nostra, che 
reclama un secolo remotissimo al di Ik della venuta 
di Demarato nelle glorie della pittura : alle quali ac- 
cordan fede le antiche mitistorie , e i vasi fittili di 
lecente scavati nei poderi del P. di Canino , e va- 



Belle-Art i 367 

da superbo di coltivare uu' arte cosi friittevolmente e 
nobilmente , che die nome agli eroi , e al più al- 
to fastigio di onore accennava, siccome attesta Giulio 
Cesare Bulengero de Pictura , e che a tempi di Pe- 
ricle e in quel torno segnò l'epoca la più invidiata 
della Grecia. 

Serafino d'Altemps. 



368 



VARIETÀ^ 



Traduzione dell' epodo yil di Orazio: Quo quo scelesti 
ruitis. Esecrazione della guerra civile. 

JL/ove, dove correte? 

Ed a qua! uso mai nude dal fodero 

Le già riposte spade, empi, traete*' 
Poco forse a voi pare 

Il latin sangue, che a gran rivi bevvero 

I campi de la terra, e quei del mare? 
Non già perchè romano 

Braccio facesse a la rivai Cartagine 

Con ferro e foco ir l'ardue torri al piano; 
O perchè in ceppi avvinte 

Giù per la sacra via tratte venissero 

Le britanniche squadre ancor non vinte; 
Ma sol perchè, secondo 

Ch' è de' parti il desio , per se medesima 

Roma de' mali traboccasse al fondo. 
Indol cotanto avversa 

Lupo non ha, non ha lion, che affrontasi 

Solo con belve di genia diversa. 
Forse spinti voi siete 

Da furor cieco? Od è il destin che sforzavi? 

O coscienza rea? su, rispondete. 
Tutti mutoli stanno: 

Tutti scolora un pallor bianco, e gli animi 
Altro che di stupur scuso non huuuo. 



Varietà' 369 

Ahi! che a risse e ad eccidio 

Acerbo fato i roman petti esagita , 

Fato vendica ter del fratricidio. 
Si , dal giorno eh' esangue 

Giacque Remo innocente, ai chiede ai posteri 

Del barbaro fratel sangue per sangue. 

Loreto Santdccì. 



jilla memoria del canonico Emmanuele de Lubeha, orazione ee. 
Pesaro dalla tipografìa Nobili iSSa {in 8. di fac. 3o. ) 

xl giorno 24 febbraio i832 tornò acerbo ai savignanesi 
per la morte avvenuta del canonico Emmanuele de Lubelza , 
uomo di schietti costumi e di vita operosa a bene degli 
studi e della religione. Nato in Cadice il 18 gennaio i']So 
di Antonio e di Giuseppa Sanchez della Vega , non lasciò 
prendersi allo splendore della gloria domestica , quando era- 
gli posto innanzi che la famiglia de Lubelza sino dal se- 
colo VI fioriva tra le prime della provincia di Guipuscoa : 
e quella della madre per la fama di Garcilasso e di Lopez 
delia Vega era in gran luce. Sul quindicesimo anno di età, 
sendo un ico nato di tale famiglia , entrò alla casa del Gesù 
in Cadice. Comeché uoa legato ancora co' voti , nel turbine 
del 1767 tolse di venire esulando; e fu a Rimini l'anno 
stesso per seguitare il noviziato. Ma infuriando più la tempe- 
sta , quel ricovero ancora mancò : pure otto anni si rimase 
il Lubelza nella città ospitale , e del 77 ordinato sacerdote 
disse la prima messa. A' conforti di Giovanni di Ossuna , 
del 1780 si rendette in Savignano: dove studiando addentro 
ne' padri e nelle scritture, meritò tre anni appresso esser 
fatto canonico dell'insigne collegiata di s. Lucia. Insorta que- 
stione di diritti nel 94 tra l'arciprete ed i canonici, egli stam- 
pò una difesa, che valse a questi la vittoria appo la ro- 
ta romana. Rivide le Spagne nel gd, e di nuovo nel ^èoo, 

G.A.T.LIII. 24 



370 Varietà' 

che a'prieghi della sorella rimasta vedova e sola sostenne 
ancora le difficoltà del lungo viaggio: e quando poteva re- 
dare gran copia di beni, si rimase contento a ciò, che o- 
gni anno le fosse mandato in Italia dalla sorella. Quan- 
to aveva , può dirsi , non era suo, perchè largheggiava ai fa- 
miliari e bisognosi non per matta profusione, ma si per im- 
pulso di carità cristiana ed a scioglimento di voto. Del i8o5 
ristauravasi in Napoli la compagnia ; ed egli, memore de' vo- 
ti fatti nel dividersi a forza da essa, vi rientrò il 6 di set- 
tembre. I tempi avversi non gli permisero , che un an- 
no di quella pace: ed eccolo di nuovo a Savignano. Ivi 
l'autorità de' vescovi e del successore di s. Pietro trovò in 
lui un retto apologista contro le insorte pericolose dottri- 
ne : si occupò sull'opera del Lacunza, della quale (vene- 
rando i decreti del Vaticano) diceva giustissima la proibizio- 
ne , come di cosa , di cui gì' ignoranti ed i nemici della re- 
ligione potevano di leggieri abusare. Dettò sull'usura un trat- 
tato , dove concordando e spiegando alcuni luoghi delle scrit- 
ture, derivò conseguenze utili alla morale ed alla religione. 
Scrisse ancora la Paleo-nomato-logia , dove esaminando l'anti- 
ca significanza delle parole, ne tolse equivoci pregiudicievo- 
li si alla disciplina della chiesa , sì alla religione. Più al- 
tri volumi scritti da lui donò alla biblioteca simpemenica, 
che inedili li conserva. Difese pure in istampa la sentenza, 
che il sessagenario robusto non sia tenuto al digiuno: nel 
i83i stampò prima un opuscolo per infiammare gli eccle- 
siastici allo studio delle scritture , e mostrò alcuni luoghi 
male intesi dagl' interpreti : poi diede una dissertazione in- 
torno alla fede, ch'egli recitava sendo dodecandro de'filopatri- 
di rubiconi , ed è come un fiore nell'Antologia di prose u- 
scita in Imola pel Benacci. Delie matematiche e della filo- 
sofia fece mai sempre le sue delizie , adagiandosi nella sen- 
tenza di Platone, che tenne il libro delia sapienza scritto 
in caratteri geometrici. Conoscendosi di astronomia lavorò al- 
cune sfere armillari; ancora di geografia fu esperto, e co- 
piava e faceva delle carte con diligenza. Fece tra l'altre 
quella delia diocesi di Rimino , e due globi donò alla Siin- 



Varietà' 371 

pemenia^ per tacere di due più grandi lasciati in Ispa^na. 
La sua casa era una scuola continua agli studiosi, che vi 
accorrevano. Vivo ancora donò una bella collezione di libri 
alla Simpemenia , perchè fosse a comune utile; talché i sa- 
vignanesl riconoscenti hanno il nome di lui con quello dei 
Perticari, de' Borghesi , dei Turchi , degli Amatile di altri 
dotti e cortesi; come lo hanno altresì tra i dotti banditori 
evangelici e gli uomini di chiesa più operosi e perfetti. Pe- 
rò non è maraviglia , se come la vita di lui fu confortata 
di chiare amicizie; cosi la sua morte fu pianta dall'univer- 
sale : indi nella trigesima furono solenni il lutto e le ese- 
quie nella chiesa maggiore del comune. Nella pompa delle 
quali fu la magnifica orazione del professore G. I. Monta» 
nari , ed iscrizioni latine furono sulla porta della chiesa , e 
sulla fronte ed ai lati del catafalco. Que' generosi , quanti 
mai sono, che studiano alle lettere ed alle scienze, e ne i- 
struiscono la gioventù, veggano i bei compensi, che rendon- 
si tra noi alla memoria degli ottimi insitutori : e si con- 
fortino a durare le fatiche gravissime , ma onorate, della 
istruzione. Ognuno , che sente amore per le lettere , ringra- 
zi poi grandemente il Montanari : il quale ponendo fuori que- 
sta orazione ne ha donato il titolo a S. E. R. monsignor 
Gio. Benedetto de' conti Folicaldi di Bagnacavallo , congra- 
tulando cosi nell'ingresso di quell'egregio concittadino al ve- 
scovato di Faenza, a cui dalla sapienza di N. S. Gregorio Xfl 
J?. M. è stato promosso meritamente. 

D. V- 



J-Je Memorie che l'erainentissimo Pacca pubblicò negli anni 
scorsi sul suo ministero dell'immortale pontefice Pio VII, me- 
morie che noi a buon dritto chiameremo classiche per l'i- 
storia ecclesiastica del secolo XIX , si stanno traducendo in 
lingua francese e in Parigi e iu Lione. Il primo volume della 
traduzione che se ne fa in Lione , per opera del sig. abate 
Queyras , è già escito alla luce presso il librajo Rusand : e 

24* 



372 Varietà' 

cosi pure , secondo V Ami de la Reìiifion n. J 98 1 , dev'essere 
uscito il primo volume di quella di Parigi , lavoro del sig. 
abate lamet , superiore della casa del Buon -Salvatore ed an- 
tico rettore dell'accademia di Caen. 

Il lodato sig. ab. Queyras , per ciò che sappiamo, si pro- 
pone pure di far conoscere alla Francia per mezzo di' lina tra- 
duzione l'altra opera insigne dell' eminentissimo Pacca sulla 
sua nunziatura al trailo del Reno ; opera di cui si è parlato 
in questo giornale voi. i54- 



Dipìnti di argomento sacro del cav. Andrea Pozzi presidente 
dell'insigne accademia di s. Luca. 12 Rieti i832 per Salvatore 
Trinchi [sono pag. 16). 

// genio della pace , statua colossale di Alessandro Massimilia- 
no Laboureur descritta dal cav. P. E. Risconti ec. 12 Ro- 
ma presso Antonio Boulzaler iSSa. (sono pag. 18.) 

JLie pitture insigni di sacro argomento, che rendono cosi chia- 
ro fra' professori romani della divina scuola di Rnffaello il 
nome del cav. Andrea Pozzi , hanno ispirato all'illustre cav. 
Angelo Maria Ricci questa epistola in Versi , dov'egli ha po- 
sto assai grazia ed affetto. Cosi pure la statua colossale rap- 
presentante il Genio della Pace , opera assai pregiata del va- 
lente scultore Alessandro Laboureur (figlio del già professore 
e presidente dell'accademia di S. Luca ), ha dato occasione 
al eh. sig. cav. Pietro Ennio Visconti di scrivei'e molte cose 
dotte e leggiadre sulle belle arti, e di ristampare con due ne- 
cessarie emendazioni la celebre lettera di Raffaello a Baldas- 
sar Castiglione , e l'altra importantissima del gran Canova 
all' ab, Giuseppe Foschi: 



Varietà' 373 

Storia dei vasi fittili dipinti , che da quattro anni si troi>ano 
nello stato ecclesiastico in quella parte che è nella antica 
Etruria , colla relazione della colonia lidia che li fece per 
più secoli prima del dominio dei romani. Discorso dell'avi), d. 
Carlo Fea commissario delle antichità ec. 8.0 lìoma nella 
stamperia delle belle arti iSSa (un voi. di pag. yille66). 

X ra le tante quistioni , alle quali ha dato origine fra noi 
il recentissimo scoprimento di sì bel numero di vasi fittili; 
quistioni che meglio d'ogni altro , a parer de'più savi, ha 
saputo risolvere quel fino giudizio del principe di Canino : 
giunge assai opportuna quest' opera del eh. Faa. Ella ci pa- 
re una delie più importanti che uscite sieno dalla penna del 
benemerito autore: ninno fin qui avendoci con più salde ra- 
gioni mostrato l'incontrastabile vero di quella colonia, che 
sotto il comando di Tirreno venne di Lidia a stabilirsi in Etru- 
ria, forse quattro secoli prima della fondazione di Roma : ultima 
colonia che d'oriente toccato abbia queste provincie d'Italia, e 
che perciò non vuol confondersi coli' antecedente de'popoli pe- 
lasgi. Tutto ciò che di più pellegrino si ha su questo particolare 
negli antichi poeti ed istorici, tutto è dal aig, avv. Fea di- 
ligentemente notato , e dottamente discusso. 



La Georgica di P. Virgilio Marone tradotta in terza rima dal 
marchese Luigi Biondi romano. 8. Torino, tipografia Chirio 
e Mina i832. (Un voi. di pag. 192.) 

xJì questo nobilissimo e classico volgarizzamento, che tan- 
to onora l'insigne autore e l'Italia, parleremo nel volume 
avvenire. •' ■ 



374 Varietà* 

Del sale cibario , lettera del dottor Andrea cav. Belli et. 8." 
Roma dalla tipografia Marini iSSa [sono pag. iZ.) 

n ... 

v^peretla assai curiosa , m cui trovi ogni notizia filologica 
e fìsica sul sale di che usiamo cibarci. 



Catalogo de' quadri appartenenti a Giuseppa Maliardi, dallo 
stesso descritti e illustrati con brevi annotazioni. 8° Mi- 
lano presso la ditta Pietro e Giuseppe Vallardi i83o. 
( sono pag. i54. ) 

JLi oi non conoscevamo una delle più belle collezioni di qua- 
dri che mai aver possa un ricco ed intendente amatore di 
belle arti. E vogliamo congratularcene col sig. Vallardi , che 
inoltre ce ne ha dato un' accuratissima descrizione. Vedi qui 
molti capo-lavori de' primi maestri dell'arte sieno italiani, 
sleno stranieri : e fra le altre cose rare ed insigni , il ritrat- 
to di Marcantonio Raimondi, opera di Raffaello: due ritrat- 
ti sovranamente dipinti da Leonardo da Vinci: ed il carto- 
ne fatto dal Rubens delia sacra famiglia , dipinto ad olio a 
colori e riportato poi sopra tela. 



Effemeridi scientifiche e letterarie per la Sicilia. 1-2.' Palermo 
dalla tipografia di Filippo Solli. 

JLioi abbiamo veduto alcuni de' primi fascicoli di questo 
giornale della Sicilia : e gli abbiamo trovati pieni di belle cu- 
riosità e di dottrina. Vogliamo quindi rallegrarcene cogl' illu- 
stri compilatori, cbe sono il fiore della letteratura palermitana. 



Varietà* 375 

Ellogium Raphaelis Matii S. R. E. cardinalis plumbeo tuba in- 

clusum et cum carpare canditum. 4° Romae i832 ex ty- 

pographeo salviucciano. (Sono pag. IX.) 
Ellagium Marine Aimae Carolinae M. E. D. pergamena inserì- 

ptum aerea tubo inclusa, et cum carpare ej'us condilum. 

8° Florentiae i832. 
Marchionìs Joannis Jacob ìTrioultii ellogium, auctore marchio' 

ne Villaerosae. 8.° NeapoU ex tjpographia Fibreni i832. 

(Sono pag. i4- ) 

xxnaunciamo questi tre elogi , che scritti con molto fior di 
eleganza, ci narrano la vita di una principessa che tuttora 
piangono i popoli di Toscana , di un cardinale dottissimo e 
benemerito della santa sede, di un celebre cavaliere lombar- 
do che onorò molto l'Italia e le lettere. Autore dell' elogio 
della granduchessa di Toscana è il sig. cav. Giambatista Zan- 
noni , regio antiquario e segretario dell' accademia della cru- 
sca : autore di quello del card. Mazio è il sig. ab. Giacomo 
Mazio nipote dell' illustre porporato. 



Il catorcio d'Anghiari ; poema eroi-comico in ottava rima, del 
proposto Federigo Nomi , con le note dell' ai>v. Cesare Te- 
sti. ITol. 2 in S.'' Firenze, dalla tipografia Daddi , i83o. 

X^ ederlgo Nomi, la cui famiglia traeva origine dalla cit- 
tà di Borgo s. Sepolcro, ebbe i natali in Anghiari. Educato 
alle lettere ed alle scienze , professò pubblicamente l'eloquen- 
za , le matematiche, l'astronomia, quella in patria, queste 
nella università di Pisa. Fu sacerdote , e mori pievano di Mon- 
tcrchi il di aS novembre i']o5, pianto e desiderato. 

Una lettera più presto bizzarra, che noi possediamo au- 
tografa da lui scritta due anni prima della sua morte alla 
marchesana Petronilla Paolini Massimi , che fu non ultimo or- 
namento del sesso gentile nel secolo XVII, servirà come di 



376 Varietà* 

appendice a questi brevi cenni biografìci . In essa lettera 
appunto parlasi del presente poema : lavoro , che fu ignorato 
dal Tiraboschi nella sua storia della letteratura italiana, do- 
ve fa parola ben duo volte del Nomi in due note, e preci- 
samente alle pag. ySo e seguente del voi. 8." edizione de' 
classici, in cui ricorda il di lui poema- Buda liberata, -e a 
pag. 737 dello stesso volume dove tiene discorso con lode del- 
le di lui satire. 

Nel 2.** tomo delle notizie degli arcadi morti v'ha un bre- 
ve articolo biografico del nostro poeta , dettato dall' avv. Ja- 
copo Magnani fiorentino: ed ivi pure si passa sotto silenzio 
il presente poema. Il perchè tributiamo sincere azioni di gra- 
zie a chi ne lo trasse dall' oscuro in che giaceva da tanti an- 
ni : perchè teniamo per fermo, che questa nuova opera non sia 
per diminuire la fama del suo autore, che fu lodato scritto- 
re de' tempi in che visse, si del verso italiano, si del latino, 
siccome ne fanno ampia fede le satire già ricordate: benché 
al dire del Tiraboschi non abbiano quella eleganza di stile , 
per cui meritamente va annoverato fra i più illustri il no- 
me di monsig. Sergardi , forse più conosciuto sotto quello di 
Quinto Settano. 

La lettera del Nomi , che presentiamo ai nostri leggitori, 
pare avere avuta occasione da un suo desiderio d' intitolare 
. dieci egloghe latine alla Massimi. Esse egloghe, pure autogra- 
fe, sono in nostre mani, e niuno scrittore, che ci sia noto, ne 
fa menzione. 

Non crediamo però di pubblicarne alcun saggio , per- 
chè se mal non ci apponiamo esse non aguagliano la fama 
dell' autore. Questo nuovo poema è preceduto da un bre- 
ve articolo biografico dell' aba»e Alessandro Buratti, col cata- 
logo delle opere ; da una lettera del Nomi , con che dedicava 
il poema a Ferdinando di Toscana l'anno i6S4: da un breva 
avviso al lettore: da una lettera del Redi ad esso Nomi: da 
una bravissima prefazione , e finalmente da alcune annotazioni 
alla prefazione stessa dell' avv. Cesare Testi d'Anghiari. Il poe- 
ma è diviso in quindici cauli, l'ultimo de' quali è seguito da 
un avviso dell' editore ai lettori , in cui si riporta l'epigrafe, 



Varietà' 3T7 

con che Alessandro e Giuseppe Nomi nipoti del poeta gli 
collocarono un sepolcro. Il poema è qui e qua fiorito di. non 
poche bellezze, e può tanto più piacere anche ai più ritrosi 
fra i leggitori, purché si voglia aver riguardo all' epoca in cui 
fu scritto, ed alia scelta stessa dell' argomento. 

C. E. MnzzÀBULi. i 



Alla marchesa Petronilla Paolìni Massimi. 

Roma 
lUma Sig. M. P- Colflia. 

JLia mia curiosità di rintracciare minutamente ogni essere 
di V. S. Illma non nasce d'altronde, che da un riverentis. 
desiderio di porterne scrivere ; per lo che se non lode , me- 
rita almeno perdono nell' erudito e sensato spirito , di cui è 
arricchita la di lei generosa persona, 

La supplico pertanto con suo comodo a degnarsi di 
avvisarmi, di qual famiglia , e di qual luogo fosse la madre, 
ch'ebbe fortuna di partorire una si degna figlia, con qual- 
che particolarità della di lei forma , e se possiamo dire col 
nostro Orazio , 

O matre pulchra filia pulchior. 
Parlando con persona di mestiero , anzi con una vivente Po- 
linnia , certe minutaglie, parte cavate dalla verità , parte gua- 
dagnate dall'esercizio poetico, sono quelle , che danno pondus 
et decus alle composizioni , che senza di esse torpent, et ser- 
purrt humi. Ella dirà , ridendosi fra se stessa della mia teme- 
rità. Che forse la mia penna ha bisogno di un'altra per vo- 
lare? Lo so ancor io. Ma forse alcune Iodi, che non risuona- 
no bene in ore proprio , riescono pregiabjli riferite da uno 
incognito e disinterressato. 

Né io, per dirle qualcosa di me, sono affatto novellino in 
Parnaso, ritrovandomi sopra settanta anni addosso. Ho letto leg- 
ge nello studio di Pisa, e sono anche laureato in teologia e nelle 
arti. Sono ascritto in moltissime accademie d'Italia, e fino ad 
ora ho dato alle stampe, un libro di poesie liriche, ed altre 
coselle in Perugia. La versione di Orazio toscano, ed un al- 
tro libro di cauzoni ia Fireaze, un poema eroico di Buda 



378 Varietà' 

liberata^ in Venezia ; un libro di satire latine, in Leyden: e mi 
ritrovo compite la versione di Giovenale in 3 rima, un gros- 
so volume d'odi ed epigrafi latini , e qualcuno greco ; due 
libri di epistole in versi esametri ad imitazione d'Orazio, e 
dieci egloghe latine , come Virgilio ; e di più quattro volumi 
di poesie varie. Un volume di tragedie, e drammi in versi; 
ed-ira altro di poesie epitalamiche, panegirici, e funebri. Tre 
o quattro volumi di prose latine e toscane , contenenti ora- 
zioni, panegirici, e lezioni accademiche, ed altro. Sicché s'egli 
è lecito il dij-e con Orazio, quaesitam meritis sume superbiam, 
appena vi è UQ altro, ch'abbia composto più di me: ed ho 
anche in eroicomico un poema intiero , e molt' altre facezie , 
cbe fanno un volume. 

Ella mi dirà: Questa mostra di privilegi è una cosa da ciar- 
latani. La confesso, e dico mia colpa: ma Cicerone stima il far 
ciò necessario, quando alcuno non può meglio persuadere ad 
altrui una proposizione. 

Fin qui non ho pareggiato la lettera di V. S. Illma al sig. 
conte Monte Mellini , a me da lui comunicata, e però non 
ricercandola d'esser accomodato in corte , del qual desiderio 
procul absum,per empire la carta , la prego se ne son de- 
gno, a ricevermi per suo servitore di affetto e di venerazione, e 
(quando a lei s'apra il campo) a farmi ammettere fra gli ar- 
cadi con nome di Cerijbne Budeo. So che a lei non manche- 
rà persuasione, né mezzo; ed ora saprà, perchè le ho fatto 
una descrizione esatta de' miei studi. 

Le mando annesse le composizioni per s. Stefano di Reg- 
gio, e se non le soddisfano, mi avvisi in quel metro più le 
vuole; e le fo umilmente riverenza. 

Anghiari li 3i marzo 1703. 

NIHILOBSTAT 

Ab. D. Paulus Delsignore Gens. Theol. 

NIHIL OBSTAT 

Petrus Lupi Med. CoUeg. 

NIHIL OBSTAT 

Petrus Odescalchi Gens. Philolog. 

IMPRIMATUR 

Fr. Jos. Maria VelzI Ord. Prajd. S. P. A. Mag. 

IMPRIMATUR 

Jo3. Della Porta Patr. Constant. Vicesg. 



INDICE 

DELLE MATERIE CONTENUTE NEL TOMO LUI 
DEL GIORNALE ARCADICO. 

SCIENZE 



379 



Chimens^ Nuovo pelvimetro . . , . p. 3 — 
De-Angelis , Cholera Morbus negli ani- 
mali bruti /7.19 — 

Istituto senese de sordo-muti . . . p. 30 — 
Tournon , Etudes statistiques sur Rome 

( art. 1 e 2 ) . /?. 35 231 

Bonaparte principe di Musignano, Saggio 
di una distribuzione metodica degli ani- 
mali vertebrati a sangue freddo . . p. — 1 29 
P eretti , Analisi del grano carbone . p. — 2!0 
Grones, Quantità immaginarie . . . p. — 221 
Tommasini , Nozioni istoriche e terrapeu- 

tiche sul cholera morbus ec. . . p. — 246 
Muzzarelli , Elogio di Teodoro Fonati p. — 252 
Monti, Manuale delle dogane pontificie p. — 262 
Monchini , Rendiconto del denaro raccol- 
to per Vospizio di Tatagiovanni . p. — 265 
Rutili Gentili , Nuove riflessioni sulle cau- 

se naturali de' terremoti di Fuligno p. — 2T1 
Barlocci , Scintillazione elettrica prodotta 

daW azione della calamita . ■ • P' — 279 

LETTERATURA 

Folicaldi , Commentario della vita di Pio 

mi ^3. 52 — 

Fea , Casa aurea di Nerone e torre cartu- 
laria /;. 65 — 



380 

Dante , Convito^ edizione cel Cavazzoni Pe- 

derzini /9. 86 — 

Tranquilli^ Parnaso mariano . . . p. 89 — 
Pacca , Memorie della sua nunziatura al 

tratto del Reno ;o. 94 — 

Vaccolini^ Osservazioni sul hello {art. 3) p. — 283 

f^ida^ La poetica tradotta da B. Romano p. — 298 

Franceschi-Ferrucci , Canti due . . p. — 30T 
Cenni sulla vita del dott. Pasquale A~ 

mat'i /?. — - 310 

Guacci , Rime p. — 31 T 

Montanari , Operette dt autori italiani nuo- 
vamente pubblicate p. — 322 

Montaltius , De veterum Rubicone ■. p. — 340 

BELLE-ARTI 

Cenotafio eseguito dal sig. Giuseppe Sarti p. 106 — 
Pungileoni , Memoria sopra Prospero Cle- 
menti scultore reggiano . . . ^ p. — 344 
Pittura. Francesco Podesti di Ancona p. — 364 
f^arietà. 
Tavole metereologiche. 




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Osservazioni Metereologirhe. )( Collegio Romano )[ Dicembre l83l. 



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