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Full text of "Giornale arcadio di scienze, lettere, ed arti"

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Gì ORNA LE 

ARCADICO 

DI SCIENZE , LETTERE , ED ARTI 

TOMO xrt. 

OTTOBRE, NOVEMBRE, E DECÉMBRE 
MDCCCXXn. 




ROMA 

MILLA aTAHFKSU ML GlORITiLB. 
PRlSfO PAOLO «ILTIUCCl S IIOLI» 

Con licenza de Superiori. 
183:1. 



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^. NECROLOGIA. 

CANOVA. 



N» 



\oa sono ucora rasciugate le lagrime cbe ci fe« 
ce Tenare la immatura morte del conte Giulio Per. 
ticarì , alto leggiadro e geoeroso scrittqre e 6I0KO- 
fo { quand* ecco nuovo e inaspettato argomento di 
dolore ci porge la perdita del massimo degl' italiar 
sì , di colui che copriva di sua luce tutta la pa- 
tria nostra, d'Antonio Canova, il cui nome durerà 
glorioso e fra'più lodati, ancora quando saranno pev 
|ft rabbia del tempo distrutte l'opere sue. Ond' è eh? 
il presente anno , in che vennero meno due così illu- 
stri vite , andrà nefasto tra' posteri. Perchè l'arti bel- 
le e le lettere, smarrite dietro l'immagine della faU 
sa bellezsa. , furono da questi due valentissimi ri- 
condotte al retto sentiero per forza di grandi e bel- 
li esempj. Ma, a dire il vero, il Perticari giovù di se 
la sola .Italia mostrando qaal fosse Ìl sano modo del- 
la eloquenza: e comesi dovessero togliere via del- 
le Mattare le parole vuote di concetto :e lasciò « 
pochi si, ma splendidi argomenti di sue dottrine. 
^d in ciò pure fu grande al pari del Canova , cio& 
Beli' amore d'Italia : alla quale rivendicò invinci- 
bilmente il diritto d'una lingoa universale , statole 
usurpato da pochi eh' ei combattè vittorioso con quel- 
la ga^iardlache viene dalla giustizia e dalla veritV 
11 trionfo pcrw d^ Canova fu più esteso , se- 
condo la natura dell' arte sua., perocché si diffuse 
jopra tutte le civiltà. £nCrat4 dalla piik tenera gio- 
yinezia Btdltl difìicil carrìaa della scultura , trov& 
f^sere qnesta al. tatto guasta e corrotta , e tanto lon- 
(4<m 4«Ua .ffitQti venustà qwtràoloè il falso dal vo^ 



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11 

ro. Ma la dìnicolU di restnuratU sembrlra sopri' 
stare e per la lunghezza del tempo , e pò* le auUH- 
rità dell' uso e de' maestri ^ dod alle forze di un so^ 
lo e gioranetlo e sprovveduto de' doni defla fortu- 
na e lontauo da questa Roma , ove trovaosì tutti i te- 
sòri deir artb , ma bensì aircheagH afoni riuttìtidi 
mólti. Perchè la corrente trascinar suole seco la moP- 
titudine^e 1 piò battono la strada cbe^ piacendo all' 
universale , apporta guadagno e Iodi ± né d'altro si 
brigano • E certo fu gran fatto che un tal giovai 
netto s'osasse tentare tanta novità : la quale dove- 
va ferire nella radice dell'anima Tecchi ed applau- 
diti maestri. Ma egli « per qtiel raggio dirìno che 
gii scaldava la Tftente, non ìsbigottì ; e infra se dt 
cheto ravvolgendo il mutamento dell' arte, conobbe 
che non altronde che dalla natura meditata ne'porteotl 
de'greci scalpelli potevasi trarre l'immagine e l'esempio 
della bellezza.' Perciò a questa meta dirizzando! suoi 
primi passi, vide lion essere il suo pensiero cosa vana; 
poiché qoRDltinqufj da molti riprovafo , nulladime- 
no s'ebbe lodi daque' pochi che meglio dell'arte sen- 
livano- Per b qual cosa più e più infiammandosi 
dell' amore della gloria , si spìnse oltre néll' intra- 
presa carriera, uè perdonò a stenti, a fatiche, ad 
avversitìt onde riuscisse il Concepito divigamento. Fu 
sua Ventura che dopo aver condotto in Venezia i] 
gruppo d'Icaro « Dedalo potesse muot«re , per fa- 
vore d'un potente , a questa beata Roma, « portar^ 
TÌ il modallo di queir opera, in che tutti traspari* 
vano i germi delP eccellenza a cui un giorno dove- 
va salire. Quali fossero le vicende, e le traversie, é 
le persecuzioni , e le nimistìi per lui sostenute sino 
all' eseguimento dèi mausoleo di Papa Clemente XIV, 
narrerà colui che torri a scrivere la sua vita. A noi 
buia il dirt, che da ^elimomeote fu rintatatt l'«jH 



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hi 

ìi «wlk «OQhìira peir opera di lar;'che.1a maittent 
fa per ógni dov« sbandita i .e che, quanti si ooostra- 
rtm' dappoi inùtatorì e segnaci ddla aQtìche scuo- 
le, a Im aioh il dd>boDO^ e il dOvrauiiD i posteri, se 
putnoQ vadano di nuovo errati dali diritto, fleotio- 
ro. £d anche ia questo fa grabde e «ngolaret che 
kè per fiMtaaa, mh per' applausi di tutta Kut-opa ohe 
lui gridò e cossecrò hiaestra d' ogni nazione mai oott 
si .ristette dal cercare ri perfezionameotb. dell' arie 
sua ; e indefesso operStore rièiapl delle meraviglie 
del suo scalpello la terra; co£Ì che, coinè c^e a dire il 
Qustremere de Quìncj-, Tetà future stdr«ano ia for-: 
se se tante opere non sieno state da molti scultori 
lavorate. Ood'è che quelle, di noi invidiosiéi luiappclr 
leranoo l'uomo di molti secoli * e per que'. molU 
che dtnnaiìzì trascorsero , è per que* molti die se-* 
fuiteranno senza che siasi veduto b si torpiarede^ 
-Te così . miracoloso ingegno; £ a buoa dritto nome* 
Tossì il prescate secolo dal Oaaovft. Perocché trop- 
pò avaro n'èil cielo di doni cosi porteotQsi e si«^ 
milì a lui : il quale riuniva alla ikia&sint^ eccellenr 
2a dell' arte tutte le béllezas e i pregi d'uà' anim^ 
santissima: e tutte le virtù del cuore, onderà vie- 
ne in &ma di zeiator ddia patria gloria, di otti- 
mo cittadino, d'incorrotto è snido amieo, d'instan- 
cabile e generoso soccorritore degl' ialìelici , d uot- 
mo lontano dalle ran^gae dal tasto dagli odj pri- 
vati dalle iogiurie in altrui « e delle offese in se eoia^ 
messe tacile perdonatore. Ma queste e taqte altre do- 
ti, che- fregiarono il sotnaio degl' italisiDÌ moderni., 
ragionerà, siccome dicemmo distesamente colui che 
conterà la soavità. Perchè il voler tutto discorrere sa- 
rebbe troppo gran tela e pesò soperchiante per. le - 
nostre forze. Ma adiamo che l'aureo scrittore e filo- 
sofo piacentino, Pietro Giordani , che fu de'più ra- 
ri amici del Canova , non froderà nostre sptià»* 



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ze,e Torrìt col : miglsteTO della sua eloqiMiiM naM 
dare ornata fra* posteri la memoria di taata ecc^- 
koza. Ed a ciò fare it confortiamo io nome di tnU 
ta Italia , non si trovando chi meglio «.più' degna- 
mente dì Ini lo possa. Né presiima Tolgaretfcritt** 
re di passare alla immortalità accanto al Giiutva. 
Che de' grandissimi non vuoisi cbe altri scriva^- 
DO ch« 1 migliori. K ira questi il Giordani, al qua- 
le incontrò la- ventura d'essere ospite e per lunga 
CQnsuc^udinefamigliarissimodiqud grande, acconciai 
mente ne dirli il candore: la aempUcitJi del costume t 
h sobrietà i la religione i U modestb: la pazienaai 
e la mente alta e tntta ripiena di filosofia e diseD<* 
SI generosi. £ aggiungerà come degli averi compe- 
rati per forza di -gloriosi sudori éi fosse largo di- 
speusatore non solo a prò delle arti e degli artisti^ 
ma benanche de' suoi stessi nemici, a' quali impar- 
tiva le sue beneficenza , ove il richiedessero le loro 
necessiti , con viso sereno e paterno 9 raro modo dì 
onesta vendetta I £ come non venne mai in super- 
bia né per favori o amicizie di potenti - monarchi e 
ai p?r onoranze o tìtoli , co* quali ttudìavansi dar 
brenpio a così nuova bontà. Dirà infine, ch'ei non co.- 
sobbe altr* ambizione che quella della glwia , e eh* 
ei pervenne ad ottener questa per le vie del sape* 
re, de' bei costumi , e delle virtù degli antichL 

Nk altri più di me , il quale scrivo questa bre^ 
ve nota fra vere lacrime di santa e lunga amicizia « 
conosce con com'ei fia d'uopodimolta.sapienzaa vp- 
'ler tutti ragionare i pre^i di si grand' uomo , la cui 
morte piaugonoconeasoDoi Roma, l'Italia, e l'Europa. 

Nacque Antonio Canova nel villaggio di Fo^ 
sagno presso la città dì Bassano negli anni di Cri- 
sto MDCCLVII il dì primo de) mese di novembre.; 
"ed è morto a d) i3 dell' ottobre del presente aiK 
no MDCCGXXUin Venezia, TtMttfitn. 



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SCIENZE 



Jnnali ài medicina pratica c«mpihtti nett istituto c//- 
nico del real Licèo lucchese da Giacomo Pran^ 
ceselli p. professore ec. ec- Volume prime . ÌmC' 

«« l831. 



Uo 



_J na preziosa raccolta di fatti , di ostervazioni, 
« di precetti eoo somma diligeoza , e dottrina ci - 
si offre daJr A. in questo primo voluroe di cli- 
oici ÀDDali. Ci previene nella sua breve prefazio- 
ne aver egli ommesso per varie ragioni il confroa* 
to fra le mortalità e le guarigioni riscontrate in 
clinica, per essere un tal quadro spesse volte lu- 
singhiero « ed it pii^ delle volte inesatto comeche 
subordinato ad no complesso di circostanze non fa- 
cilmente calcolabili , estranee bene spesso alla in- 
trinseca natura dell' oggetto , ed incapaci perciò a 
dar sostegno ad un sano giudizio del pubblico sul» 
la gloria o censura dei Professori. 

Viene quest' opera dirisa in dodici capitoli, alli 
quali precede la prolusione alla clinica per Tanno 
scolastico 18 19 -so- Dello flato attuale della medici- 
na italiana-^ che già or sono due anni vide se- 
paratamente la luce, e che già meritamente riscosse 
la sanzione dei dotti , al pari delle varie altre opt* 
re , che ha reso di pubblico diritto l'egregio pr. 
Franceschi. Dopo un rapido prospetto nosologie» 
delU malattis, compilato giusta la divisione da lui 



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4 Scienze 

■dottata nella scuola clìaica , e che forma il eug- 
getto del primo capìtolo, discende al secoodo per 
esporre varie pratic.be annotazioni auile febbri ìa- 
termìttentr Fa ivi conoscere che la famiglia di que- 
ste è per la massima parte di natura ipostenica , 
e complicata tutt' al più con gastricismo . Rileva 
la collisione dei canoni Browniani con quelli dei 
coQtrostimolìsti , e si ne guida a calcare la vìa 
media per attenersi ad ifo sistema eclettico , come 
in tutto il decorso dell' òpera ne insegna ad evita- 
re gli estremi di queste due mediche fazioni. Nel- 
lo stabilire cb' egli fa della cbina qual sovrano ri- 
medio per vincere le febbri accessìonalì in quìstìo- 
ne, avverte a non abusarne afBn di evitare quelle 
affezioni Oogiaticbe ancor da esso osservate ora en- 
tro ì lìmiti di semplice lìsconia , ed ora con ir- 
radiazione in6ammatoria ad altre parti senza eccet- 
tuarne l'organo pneumonico , dal che assai ragionc- 
Tolmente trae partito per riconoscere nella china 
la facoltà tonica contro le dubbiezze insorte non 
ha gtuu-i sulla natura eccitante di tfuesto rimedio . 
Trasse poi a felice esito il o. A. la cura di que- 
ste febbri mercè la unione della nominata cortec- 
cia al tartaro emetico « giusta gl'insegnamenti di Da- 
moQ f e Cornette, ove la febbre si fosse di vecchia 
data* o avesse di già mostrato recidive di paro- 
sismi senza mai essersi riscontrata la sopravvenien- 
2a del vomito f o ìl regresso della febbre. 

Assume il clinico lucchese nel terzo cap. a 
trattare delle febbri irritative gastriche, nelle qua- 
li riconosce un morim'-ato febbrile prodotto dal 
principio irritante o per J'az ione troppo rozza eser- 
citata sul sistema ; o perchè l'individuo fosse so- 
Ytrchiamente irritabile, o perchè da questa istes- 
«ft irrit42tope sia stata sascilata una flogosi. Tro- 



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FRindGSCHI • MCdtClNA 5 

Tìamo assai istruttiva (non però del tutto nuora 
dopo la Ince sparsa sull' azione dei farniachi darl 
profonJo Alìbert) nella terapia di somiglievoli feb- 
Lri la iifosoBca avvertensa dell' A. , ove riguarda 
i rimedj purgativi altri capEKÌ di fondere , e discior- 
re le materie intestina}] ^ renderle perciò più scop- 
revolì con la loro miscela come gli clj , la manna, 
e le materie sttccherioe; altri diretti ad irritare le 
membrane ìatestinali , e pronniOT«'e ana secrerìo* 
ne sieroso* mucosa, la qnale oltre al disciogliere le 
i'<QCce ; accresce il movimento degl* intestini , qua- 
li sono i salì purgativi ; altri tendenti ad aumen- 
tare elettivamente il moto peristattìro , donde l'in- 
tento di scaricare il ventre, come l'aloe, la scia- 
rappa , e principalmente la gommagotta. 

Tratta nel c»p. quarto assai con veaiea temente 
del tifo sempUce e complicato , e ne conchiude spe- 
cialmente che non mai uniforme dev'essere la me- 
dicatura del tifo nelle moltiplici fasi e complica- 
zioni di esso, e che deve oltre di ciò regolarsi a 
norma della varia suscettibilità del - soggetto , cbe 
forma il piò o il meno della forma morbosa. Espo- ' 
De Bel quinto capitolo li suoi ragionamenti sulla si- 
noca semplice e con>plìcata ossia sulla febbre in- 
fiammatoria , ed in conferma delf indole flogistica 
di essa fa conoscere quanto sìa in alcune emergen- 
te indispensabile la pratica delle proporzionnte sot- 
trazioni sanguigne , da doversi però associare ali* 
«90 degli evacuanti nelle g&slriche frequenti com- 
pticazioai. Cbe anzi avvalorar ai pregia la sua as- 
ser:«Ì0De l'erudito clinico col presentarci la interes- 
santissima istoria di uu infermo, ir quale nel luo- 
go corso dì una febbre irritativo-verimoosa fu as- 
salito dopo qaaranla giorni da sintomi di una ir- 
radiazione {logiatica Delle vie orinarle eo^inata dal-* 



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6 Sciiirzc 

la ìrrltazioDe gastrica del tubo inteUiiiale , ■ coi 
dopo dodici gioroi teone dietro 1' apertura di tot 
ascesso per rdoo^anminziato da dolore ai bordi esterni 
4i questo , e perfiae la nnaiiifestazioae di una Tomiea 
che ad altri ^a gtomi protrasse il perfetto rìstabiliaien- 
to del paziente. Dalle quali cose desume l'A. la poc- 
iibililà di troranii il gastricismo associato alla ti- 
noca e sola, e con condizione patologica; eia poc- 
sibiltì di ordirsi un processo flogistico anche sot- 
to il metodo controstimolante il più attivo, quan- 
do la causa materiale che l'ha prodotta non venga 
tosto eliminata o distrutta. 

Sotto il titolo di flemmazie o sinoche con eoa* 
dizione patologica comprende nel sesto cap. la ci- 
nanclie, la pneumooite , Tangioite , la tabe pol- 
monare, la splenite , la spinite, ed il reumatismo 
acuto. Molte «ono le utili avvertenze che ivi leg- 
giamo , come quella di doversi nella cioanche più 
paventare l'esito funesto per la sede che per ia in- 
tensità della flogosì ; e l'altra di non prestare cie- 
ca credenza nella terapia di queste flogosi al va-^ 
lare dei controstìmoli e specialmeute dei virosi, cht 
quando riuscir potessero efUcaci , sviluppano trop- 
po lardi la di toro azione , e fuor di tempo onde 
frenare una malattia si pericolosa e micidiale , ed 
unicamente domabile eoo geoerosi salassi; potendo- 
si ai più ricercare l'uso degl' indicati rimedj ov» 
il processa ftogistico astuma un cronico andamen*- 
to. - iVella cura delle pneumoniti asserisce egual- 
mente l'A. essersi sempre astenuto dall' uso dell'ac- 
qua di laoroceraso , della digitale , dell' acido prus- 
sico, dubitando che in mezzo all'attuale d<;pre«- 
sione dell? forze, non potendo sull'istante scioglier- 
si il processo flogistico , né polendosi che con i 
soli suoi fenomeni calcolare, venissero tacitamene 



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FrAITCUCHI MID1CIIT4 ^ 

te ftd iasorgeme delle segrete deTtsta^ioni delle par- 
ti infiammate. Al solo tartaro emetico, che ptir spin* 
se a dose pia ardìtft di uoo scropolo entro 34 ore. 
«i t^e da Ihì ricordo affia di abbassare il super- 
stile' e^tameniO ttetki fibra per mezzo delia naur» 
sea tnata éaHe hmghe soluzioni di esso ; qod cbe 
a qaalehe grano di Kermes minerale, onde con il bdo 
blando controsttmolare il sistema favorisse Teicrea- 
to e le altr» secreziooi « gi& diminaìte sotto lo. sta- 
to di stenwismo. £ quando avvenne doversi com- 
battere le reliquie diatesiche di questo stenicismo 
Tigenti ancor talvolta a malattia superata, giudican- 
dosi quest'orgasmo residuale come figlio il pia del- 
le volte dì uA sangue soverchiamente aoimalizzato 
e perciò più stimolante in rispetto alla condizione 
istessa della fibra ; la- pratica di nuovi salassi (nei 
quali il sangue mostravasi più o meno, ma sempre, 
cotennoso ) chiudeva il prospero fine di una pur 
troppo lunga convalescenza. Se non che potendo il 
precitato orgasmo essere altre fiate una conseguen- 
za dì flogistica irradiazione , che da un centro in- 
fiammato estendasi ora più ed ora meno lungo il 
tratto dei- vasi medesimi; uè assegna il criterio on- 
de cliìafaniente riconoscere che pertenga a questa 
«econda cagione, allorché superstite nella istessa fog- 
gia iti un conr le medesime vibrazioni dopo le rì- 
pelutf: deplezioni sanguigne si mostri il febbrile or- 
gasma, dopo la nausea, dopo le bevande diluenti, 
dopo in somma uo adatto regime; intolleranza piut- 
tosto di fibra si è questa circostanza che un effet- 
to dì- soverchio stimolo per morbosa animalizsazio- 
ne del saugue. 

Varie cose pur ne dice in questo capitolo l'À. 
io rapporto alla tube polmonare , ed avverte io sul- 
le prime , eh' egli intende qui tenere unicamente 



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.S . ■ 6 C-I B.H E E 

.discorso, pel? il solo primo grado eli essa; gtaoctià 
in tal «poca soltanto dichiara potersi la indicata 
afif^zione trovare io qqaldie modo sotto 1' impero 
.della .medicina . Soggiunge ku tal proposito che „ 
siccome il cangiare lo stato dell' organismo che si 
.porta dalla nascita è affatto inipossiluic , .come diC- 
.ficilissimo (a) è l'arrestare i progressi di un fito- 
.co , cui l'orgfiftismo stessa serve d incitamento e di 
pascolo ; così addiviene pur troppo che questa J^a- 
tal m^attia trionfi quasi sempre dell' arte (b). A 
Vero dire non sembra che il no&tro clinico mal 
.si apponga tenendo subordinata alle forze dell' ar- 
te medica la sola prima epoca della tisi; poiché 
le portentose guarigioni che spesso si decantano 
di questo, malore , del^ono in vece riferirsi al ca- 
rattere di altra forma morbosa , che venne con 
precipitante giudizio caratterizzata per tisi • Per 
ciò che spelta al curativo trattamento di sì terri- 
bil malattia, troviamo assai commendevoli le ri- 
flessioni dell' A. sul salasso da ripetersi, o nò,' a 
norma del rapido andamento della flogosi , o del- 
lo stato lento dì questa , a norma delle varie ac- 
censioni flogistiche che si succedono talvolta per 
quasi tutto il corso della tisi . Proscrive egli l'uso 
dei controstiraoli positivi quando siasi fa'tto pas- 
saggio della condizione patologica alla compiuta 
suppurazione, riducendosi allora il regime terapeu- 
tico ad una cura negativa, ad un buon regime 
dietetico, ed al solo uso dell' oppio. — Non pos- 

\a) forae per errar di sumpa leggiuno difficilissimo, ore en 
meglio ripetere impossiiile, afHa di ibrauire la concordanza della ù- 
mitimdiiie . 

(b) Qui sembra che in grazia dell* impossibile precedente nos 
ii dorcise moderare Upropoaiuout con un tptuà- 



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pRAircESCHi miuciiii. 9 

sUmo per altro conTeaire con il n, A. in ordina 
a quanto . coocerne il contagio della tisi , eh* egli 
giudica capace di svilupparsi ia alcune cosliluzìo- 
ni ,. rim^endo inerte iu altre a guisa di una pian- 
Sicelia che non può aberrarsi in un determinato 
terreno , Riguardata sotto questo aspetto la tisi 
viene ad esser decisa per una malattia realmente 
contagiosa; poiché quella idoneità di svilupparsi 
in alcuni a preferenza risparmiandone altri dall' 
attacco 4 è una prerogativa comune a tutti lì più 
decisi e non controversi contagj. E se il n. A. nel 
bivio delle opinioni , in cui eransi per Io addietro 
divisi i partiti sul carattere contagioso della tisi 
polmonare, ha creduto rifiutarsi al giogo delle au- 
torità degli scrittori impugnanti il contagio, e se- 
dere a scranna con i pochissimi difensori di es- 
so ; era per altro in dovere dì avvalorare la sua 
proposizione con nuovi fatti non soggetti a dub- 
biezza e fiu qui non controversi , non che di san- 
zionarla con teoretici raziocinj nuovi e fermi , né 
iìn qui dichiarati insussistenti . Il solo peso delle 
autorità noa è più da tenersi in grave conto, egli 
è vero ; poiché si è in oggi di molto perfezionata 
l'arte di travisare le altrui opinioni ancorché com- 
nieKse alle carie; così p. e. Portai e Reid avver* 
sarj li più insigni alla baja del contagio tisico, 
divengono sotto la penna del 6av. Sementini due' 
scrittori equivoci , e si ascrivono fra i fautori del 
medesimo . Non hanno i>erò nel loro vigore meno- 
mato la ragioue e la esperienza, colle quali due 
faci poteva il d. Clinico illustrare il bel paragone 
della pianticella . E siccome gli scrittori per mez- 
zo della lor penna governano la pubblica opìnio- 
ue ; cosi onde non risorga nuovamente un pregiu- . 
dizio già obblìato, non potrenao permettere che si < 



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IO SCIEITZK 

dirami senza objezioni la idea di qnésta fHanticet* 
la fondata suU' arbitrio della semplice assertiva ; 
assertiva net varj aatorì medesimi sempre discor- 
de oeir anaunztare i fenomeni , l'azione, « le con- 
seguenze del contagio tabido , la qual discrepan- 
sa (come ripetè l'erudito Federigo di Venezia do- 
pa il Castellaoi (e) ) è ,una prova della insussisten- 
za dì caso . Ed iofatti Sementini non potendo im- 
pugnare i fatti di tisi non comunicata , rrcorre alla 
omogeneità dei corpi necessaria per rendere attivo 
il contiigio tabido ; ed il n. A. assumie il parago- 
ne della pianticella. Cf|ucanas gìoniore mentre dal- 
la infezione contagiosa non credette di esclndere 
anche il primo grado della tabe polmonare; Zap- 
pala Cantarella di Catania la ristringe al tempo ìn 
ctil mandan fuori gl'infermi tisici le materie cras- 
se , e non volatili . Ah , diasi nna volta fine al 
rinnovcllameuto di queste sLerìlt baje ! Il contagio 
tisico non è che ooa pianticelU coltivata nella 
glandola pineale di qualche fervido botanico; il 
contagio tisico non esiste; hoc è capace il pol- 
mone di un tabido comunicare colle sue marcie la 
tisi ; non è diversa la marcia dei tabtdi da quel- 
la delle vomiche, degli ascessi ep:itici « spleaiti- 
ci f o altri non creduti mai contagiosi . È se il 
contagio tisico non esiste che nei deliri della im- 
maginazione f non possiamo riguardare con indo- 
lenza quella impressione vivissima che ne contrag- 
gono le persone interessate; dobbiamo distruggere 
un errore il quale non è indifferente al bene del- 
la umanità, ma che anzi può rendersi causa trop- 

(c) Ted: voi, IV. Gior». di med. prat. di Brera. Il contagio 
della tisi polmonare comialluto ce sa^io dui tlolEore Gaspare Fe> 



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Fkarcbmhi MIDICIMA X{ 

pò atta a portare una scossa perenne e terrìbile al- 
. la sensibilità si fisica che morale dalle famiglie, in 
TÌrtù di qaella influenta imperiosa ch'esercita nei 
cuori e nello spirito nn mal concepito terrore. 
Onde per altro formarsi uua idea veramente gin* 
sta di ci& che risguarda il contagio tisico nella 
sua totalità , e la di lui insussistenza , riraaodia- 
mo i proseliti del contagio tsbido ad esaminare 
COD freddo criterio le auree memorie ed opere di 
Portai, di Federigo* i pareri senteniìosi di Bre- 
ra , Matthey, Scaramucci, Puccinotli, e di altri; 
«scindendo sempre la mia produzione in proposito 
pecche scevra di ogni pregio. Fra noi duo si parlerà 
più oramai di contagio tisico, avendo il collegio di 
archiatri della nostra Roma riconosciuto il detto 
contagio nel suo vero aspetto con voto emanato 
Del IO Febbnijo i8i6. 

Gareggiano poi nella utilità ed importanza i 
rapporti che ci presenta VA. con le due sezioni di 
cadaveri spettanti a due infermi vittime uno di 
splenite, e l'altro di spinile. Sì rinvenne nel pri- 
mo la milza cancrenata nel suo centro, ed il p«- 
rencbìraa ridotto a guisa di fluttuante poltiglia: 
era quella fortemente adesa con il margine infe- 
riore alla flessura sìmmoidea del colon , e con la 
sua faccia interna tenacemeote incollata allo sto* 
maco; il bordo interno della milza immedesimato 
con quello del fegato divenuto estremamente vo* 
luraiooso, ed in alcuni punti o suppuralo o indù- 
rito;e £nalifieate una densa secrezione alla super- . 
£cie Don solo di quetti visceri, ma lungo ancora 
la gran curvatura dello stomaco , potendosi dir tutr- 
. te' le indicate parti essere ricoperte da un velo 
patologico : lo che dimostra la gran possanza del- 
la flogosi baachè lenta io alterare patologicamente 



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la S e 1 K H- z e : 

Torganica tusitura delle partì sulle quali si stabi- 
lisce; e la formazione di essa flogosi altresì sotto 
lo stato della più apparente astenia anche quando 
le precedenti affezioni spirato non avessero che 
deficienza di stimoli, e conseguente Bniverfial de- 
bolezza . ^eir ioferroo estinto di spinile ebbe a 
riscontrarsi quasi completamente distruttala midolla 
«pìnale dalle prime vertebre dorsali fino a quelle del 
sacro, e tutti gì' involucri della medesima inj^tta» 
ti ed investili da flogistico processo . — Sono fi- 
nalmente pur troppo sane le idee ùell' A. siil reu- 
matismo acuto, in cui riconosce un processo dì 
ilogosi nei muscoli , e gli effetti della pregressa 
Slogasi nel cronico, come l" idrope acuto della va- 
ginale del nervo effettuatosi sotto il subito proces- 
so infiammatorio . 

È consagrato il cap. settimo ad alcune specie 
di profluvi, ^^ diabete cioè, al flusso celiaco, ed 
ftlla leucorrèa . Giudicando noi di non dover oblia- 
re i pensamenti del nostro Clinico in proposito del^ 
la genesi del diabele, diremo esser egli di avviso, 
che per la esaltata sensibilità del sistema nervoso 
«ccresceadosi la forza dei linfatici , snggano questi 
avidamente dall' atmosfera nna copia insolita dì 
fluido acquoso , d~ onde il diabete insipido ; e che 
per ristesso processo assorbendosi dai medesimi il 
cbilo prima della intiera sua elaborazione , e però 
innanzi di poter essere convertito io sangue, ne 
derivi allora il diabete rhiloso. Si studia ingegno- 
samente di avvalorare le sue idee con le analogi- 
che sperienze ed osservazioni di Krimer , di Ber- 
zelius , e di altri. Vediam poi nella cura, che 
l'A. guarì i due diabetici della sua clinica con do- 
si fortissime di oppio da lui prescritto fino alli 70, 
ed 80 grani al giorno. 



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FfiANCBScni ntcDiciiri i3 

Dopo aver distinto l'emorragie iaiperstenicbe, 
ipòfitenicbe , e dipeoclenti' da vizio locale, ne ter* 
tea relativameote i presagì, e tÌ addice a ciasche- 
duna' dì esse il rispettivo trattamento terapetitico, 
ifacendo specialmente conoscere; che la digitale co- 
si utile nelle circostanze dì orgasmo arterioso, rie- 
irce di poca o ninna azione ove si tratti di pleto- 
ra , se precedere non si facciano le sottrazioni san- 
guigne ; e clic l'emorragie da secrezione non to- 
gliendosi con il salasso perchè subordinate ad una 
Àogosì giìi ordita nella tìbra , abbisognano talvol- 
ta di una certa latitudine, onde i controstimoti po> 
sitivi (e singolarmente quelli che son forniti di aci- 
do prussico) abbiano il tempo di dare poco a po- 
co una più naturale inflessione alla fibra morbosa- 
mente flogistificata . Nella cara del morbo nero 
d'Ippocrate non venne l'A. ratl^nuto dall' estremo 
abbattimento di forze dèli' infermo per istituire e 
completare felicemente' la cura con i blandi eva- 
caaoti , essendo egli convìnto , che la prostrazio- 
ne di forze dipenda più in simili emergenze dal- 
la impressione controstimolante ed infesta al siste- 
ma nervoso che esercita su di esso Ìl sangue im- 
putridito, di' quello che lo sìa la perdita istessa , 
ove questa non fosse istantanea, ed eccessiva. Cbtu- 
desi Quest'ottavo capitolo con alcuni plausibili cen- 
ni snir emorragìe vicarie, utta delle quali descrit- 
ta dall' A. presenta realmente fenomeni sorprendenti. 
Trattavasi di una soppressione mestruale io una don- 
na maidre già di più figli , ma ora senza sintomo 
veruno di seguito concepimento, e creduta asci- 
tica. Era gik scorso il -Sesto mese , era molestissi- 
mo il peso del ventre , penosissima la giacitura 
orìzontale, difficilissima la respirazione. Isella pa- 
raceatesl che Tcaae dall' A. prescritta sgorgò pret- 



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i4 S e 1 1 X z s 

A» sangue fui modo stesso e con la stessa farsa che 
neifordÌTtaria paracenteii sgargia dalla cannula tumo^ 
re racchiuso nel bassoventre , ed ■! peso enorme 
di 33 libbre, seosa indebolì raeoto della iaferma e con 
istantaneo avvalUmento dell' addome . Sussistea- 
do ancora dopo alcuni mesi la deficìen^ dei me- 
strui, andò lentamente formandosi altro aseite san- 
guinolento , onde fu la medesima di nuovo sotto- 
posta alla paracentesi. 11 fluido estratto era di na- 
tura sanguigna, come il dimostrò la istituita ana- 
lisi , ma la quantità non oltrepassò il peso di cir- 
ca dodici libbre . Riordinatosi quindi il corso me- 
struo mercé un conveniente trattamento, andò in- 
tieramente a cessare il riferito singolarissimo acci- 
dente . 

Si occupa nel nono cap. delle ritenzioni di di' 
versi umori.. e specialmente delle ritenzioni san- 
guigne, di varie specie d' idropisia, di fisconia., 
« dell' itterizia. Su di queste forme morbose espo-, 
ne con motta sensatezza ie sue idee unisone alf 
avviso della più sana parte dei medici ; e merite- 
voli del più distinto elogio,. Rìcouosce prodotta 
la fisconia o. da lenta flogosi cbe rigonfiando il. 
parenchima dei visceri del bassoventre ne accresca 
il volume, la sensibilitìi , e la consistenza; o da 
trattenimento di umori separati nei visceri mede- 
simi ; o da indurimento ed alterazione del loro tes- 
suto per effetto di subita infiammazione, non vo- 
lendo con il generico nome di fisconia confusi 
quei tumori di varia Datura, clie stranieri al pa> 
renchtma dei visceri addominali si formano o per 
entro le lamine dell' omento, o rimangono aderen* 
ti al mesenterio e ad altre parti contenute in quel- 
la cavità senza ralterazione di loro struttura , co- . 
me i tumori adiposi , o steatomatosi , o simili or- 



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FrìKCMCHI HUrCllTA |5 

AnarUnunte nobili . Contro queite forme morbo- 
|e ora riferite^ cioè .cootro Je fiflcooie da iudura» 
mento per effetio d'infiaaiiiiacioae , je cootro que- 
ste nuove cileanoai morbosa teutè DOOitOKle,. ebbft 
motiro l'A. di molto lodarsi 4ella unione di parti 
•gnaH- dì seraU di «letcttrioi « di oiciita distesi so-: 

ri OBB peUe «d spplicatì per un certo te»^ ai- 
regione 4el' viscere offeso. Gbindesi questo ca« 
pìtolo ooB alcune Jodev-olt istrunoni sulla cura dell* 
ìtterìria «nonica* dipendente cioè da oatrusioDe del 
dntto coledoco 1 e tetnporaria i, come dell' itterìzia 
spaimodsca . « permaDente , per condensamento bì- 
Ùoso , o pui jHcora par ia presensa di calcoli 
JiUiari . 

Varie considerazioni sulle scrofole, sulla lue 
Tsnerea, e sulla rogna, formano l'oggetto del de- 
cimo rapitolo ; e varie còse pur leggiamo iuteres- 
#anti sopra di alcune specie di neurosi neir un-* 
decimo capitolo . Insorge qui il nostro autore spe- 
cialmente cootfo il caoooe Browniano , ed a te- 
Dore della gi^ ricevuta distribuzione delle neurosi, 
le clatsiSca in quanto alla forma la convulsioni , 
ed in paralisi, in BBurosi ' cioè caiittterizsate da 
ÌBaormali movimenti ; ed in' neurosi air «sposto 
nelle quali non si scorge che difficolti o impoten- 
za di moto ; suddividendo poi si le une cbe le al- 
tre in quanto alla causa in neurosi derivanti da ca- 
gione ipostenica 4 io quelle dipendeod da morbosa 
tensibiliti del sistemn , «d'in ^oetle provenienti da 
causa iiritante, b— yrsTandolo- con rarie istorie. 
Vine finabimte Jiell' ultimo cap. a discorw 
i^e dei snediDamcnti adopemti nella scuola clini- 
ca , « del modo di preacrizioBe dei medesimi . In 
coerenza alle massime gi^ iissatc riconosce «gK nei 
fiunuiclu ia triplica aiMae ^ sUmoUnti, coolrs- 



; 



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stimolanti, ed eapirìci , «ssegnaiuio (futirta ultima 
denominazione a quei medicamenti , che sona dall' 
esperienza coosagrati aUa guarigione di alcupè for- 
me morbose , contro le quali in inodo quasi ar- 
cano svìlappano ì loro proficui affici,' come il 
mercurio nella Ine venerea , la corUscoia piarnyia-' 
na nelle asteniche febbri di accesso , io sUgaa. 
nella tenia, e siokili . £d innanzi di -por fine a «fne» 
sto sunto ci piace far avvertenxa ai sommi Tati- 
taggi che l'À. asserisce aver conseguito alalia nnio-; 
ne di varj rimedj die separatamente considerati > 
palesano uà indole affatto opposta ; taU sono le poli- 
Teri di Dower, la cliina .con il rabarbaro , il' ca» 
lomelano con l'oppio , gli oleosi con il laudano,.e<. 
simili , come in parte meglio' rilevasi daHa aatu-p 
ra di varie prescrizioni riferite nel suo Tlcettario* 
che ivi annesso cbiude il presente volume . 

'. ' ToiTELLU 



Contmuéizione dette osservazioni critiche sopra al- 
cuni principi riguardo "'^ sciente economiche pro- 
posta dal- sig, . Gioja, particolariMnte nel tomo 
primo del 'tìto prospetto' ec. 



JT assiamo al lib. II. parte I. pag. €f>-^6, capo I- 
ore tratta degli agenti naturali . 

Il sig. Gioja nella prefazione dice di occtipar- 
sl a riunire le' idee madrL- pare per conseguenza, che 
i suoi agenti , di cui tratta nel primo tomo , e net' 
quadri staottiei vengano da esso riguardàU quali 
idee madri. Siccome però credo poterei medesimi 
Tuùr censurati, e con» &lsìiin ecpaOmia^ «coxaa 



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Ecosomi. POLITICI 1-9 

^•ricoloflZ in morale , ed in - (Qetafisi£a'; cosi mi. 
credo io' dorere di confilUtli ad «do ad un«i, per 
impedire che non Teagaao amplessi senu csaote. 
L'autore doveva immediatamente facci gobo- 
soere cosa 'egli intendeva per ageati natucali; ma. 
invece il jnedesìmo ci porge notizia, che il. gril- 
lo, U lucertola, il coccodrillo abbaodanana le Idt' 
xo o&TB , dopo averle pe3tfi>nel[a terra, e Biella sab- 
bia. È vero che tosto sog^uoge un passo già do, 
ma riportato— <It feoonKDo della prodiuione di'* 
pende in parte dalle forse animate degli esseri rir^ 
Tenti , in parte dalle forze meccaniche della natu-^ 
ra . -^ Ma perchè mai il medesimo non distiqgue gli 
ossera viventi, in modo che l'iiomo viene. con ci&. 
<V>nfuso coi bruti nelle produzioni eriechezze? t*er 
qua! motivo pooe il iì||iom«no della produziooe in- 
distintamente, con la ricchezza, (jaaodo la pi-odu" 
zione materiale .è tutta opera della natura , e la ric- 
chezza, à tott' opera dell' Dontp? [*a tetta, le pro- 
duzioni spontanee d^la.natum formano ben^l il sog- 
getto ao cui l'uomo volge le sue cure per procu- 
rarsi una nettezza, ma senza tali cure sea?a.lB facoltà. 
deir uomo nìuna cosa; crebbe valore. Coai il ve* 
ro agente della rìccheua è l'uomo, come è l'uomo 
che forma la statua, non il marmo che la contieae^ 
Inoltre perchi mai chiama queste forze- cosi indt< 
atinte e confuse agaati naturali ? Allorché si die» 
agente si deve intendere, a mio avvisa, di un pria» 
oipio motore-o pÙBcipale diretto a formar qualche 
prodotto . Gli osseci animati agiscono ; ma so- 
no essi i veri agenti della ricchezza ? No ^ essi, 
non ssno se non se come le ruote di orologio ,. 
, U cai movimento diretto alla ricchezza ebbe cagio- , 
ne dall' uomo. Soggiunge in seguito,, Ora gli og- 
„ getti esteriori quali ci Teogono presentati daUlL 
G.A.TXYI. 3, 

D,o,t,7cdb/ Google 



^, natura , talora frammisti gli aai agli altri , (^-i 
„ lora lontani , e disgiunti , alcuni per Is loro for- 
„ me estrinseche, altri pei loro eUnsenti interni 
. „ non sono sempre dotati di qualiUi utili , e quan- 
„ do anche lo siano non si raorono da Joro stes- 
„ ai a cenni dei nostri desiderj t, E perchè dare a 
tali esseri passivi il grado di agenti, e confonder- 
li con l'uomo, principio motore, eome ha fatto di 
sopra, o con la natura agente unica nei- morimen- 
ti degK animali e nella produtione spontanea, ma 80g« 
getti allo stesso per la ricchezza? Vedi anche- ettrat* 
to i." nella Bib. hai. 

La natura sul rapporto della riechezsa , ■ mio 
avviso , ' sì pu& dire essere siccome una fonte da 
Cai attìngesi acqua, o si dirige ad irrigare i eampì, 
o raccogliesi in un alveo pir U navigazione, per 
far agire gli opiGzj , o dirò ancora come k creta 
per fare edifÌ7.j ; è sempre l'uomo che sulla stessa' 
azione della nalora dirìge le sue facoltà, i suoi mo- 
Timt?nti all'acquisto di- quella , ni vi entrano bru- 
ti ^ vet^etabili^ minerali , se non come soggetto noa 
come' vera causa, o veri agenti ^b-Dìì omnia labo- 
ribus Tendunt: labor omnia vincit. 

Io non seguirò l'autore in questo capo ove fa sfog- 
gio di storia naturale, parla dei vermicciuolì del- 
le formiche, delle quaglie che Tengono dall' Affri-' 
ca , delle api trasportate alla Barbada , e «d altro 
isole, dei ragni abitatori delle campagne costretti- 
a' fabbricare tele più ^osse , e con maggior esat- 
tezza matematica , dei sorci moscati che nei paesi 
caldi fanno tane, e nel Canada fanno capanne; e 
oome alle pag. 08- e 69 fa un' indipazioue di altri 
agenti naturali, ore unisce posizione, calore, e fred- 
do , suolo umido , venti , clima , e trasporta il let- 
tere io Siberia, alle isolo degli .amici , presso i 



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EcovoHU fitUtak iigt 

Lapponi, a Kamtchadal, a Siam, io Egitto, iq, som-' 
xpa in Europa, Dell' Asia, nelV Aj6frìca,.!Ì8i:Amerì'ii 
oa;eia cui riguarda molti di qae«ti pnileaì agca*'' 
ti Sotto i tre rapporti di agrìooltura-, di' arti , e di. 
commercio , ove poi alle p«g. ya. ^3i rìnacva la- 
atessa catena spezzata de' travagli, di agricoltura^ 
di arti, di commercio. Bgli verameate 8ii^ tal* rap*' 
porto avrebbe potuto mostrare in tasba' sua' dottn-' 
na aoclie maggiore sfario dì suppoaÌ£ÌoMÌ, pr<Talea-> 
dosi del novero di tanti esseri che o0roQO 1« acieo-*i 
ze naturali e fisiche ; ma se avesse voluto qsare pia 
sobrietà sarebbe stato bastante indicare in genere' 
gfl oggetti di cui hanno trattato i naturalisti , ^ì i>0-" 
ianici , i fisici, i chimici, i geografi, ì Saggiatori,- 
gli astronomi, i na7Ìgatari; e si sarebbe compresa 
meglio (|uanto avvi Dell'universo di esseri anini^: 
li, vegetali, e minerali, di astri, di pianeti., di 
elementi, che hanno nn diretto rapporto di utilità: 
per l'uomo, particolarmente sul punta dì ricobe»< 
za, senza però esserne vera causa , o veri agenti di 
essa. Avrebbe potuto allora più «stesamente farci 
conoscere Iasione lavorevole o contraria di molti 
altri oggetti di natura che omette, né accennata 
tanto inutilmente che è pii^ facile coltivare la pia- 
nura che la montagna; che sotto l'eijaatora i piik' 
rapida la vegetazione; che t doni di fiacco in Fran- 
cia acquistano perfezione-^ Don avrd>be replicata' 
più volte che il freddo fa male egli ulivi, che lagrt- 
coltore non puà far nascere una spica senza i'aaio- 
ne dell' aria, cioè senaa l'anone della natura^ A' 
che dire: il clima delle Indie esaere felicissimo; 
che senza la forza dissolvente dei itioco non sareb- 
be possibile depurare i metalli ; che i venti ora «c- 
oelerano , ora ritardano il corso de' TatcelU ; cho 
fiumi , laghi e mari aprono il campo jid estese utv 

A* 



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vigazioni , cbe i venti « scogli sono cagioni di nao-c' 
fragj; che 1« bussola, soopo , secondo fautore, 
delia nsTigazìone (Vedi Uh. cit- colon, com. nu- 
meri ultimi pag- fiS. 69.) nd comnieccia, ed altre 
peregrine oognìzioni , ed ove però non avvi altro 
di giovevole a sapersi , benché ovvia, la conclusio- 
ne sua, cioè esser utile 1* abiliti t profittare della 
beneBoa azione degli esseri naturali, ed a sfuggire 
l'arrersa , la quale cognizione a ragione die' egli , 
è una delle cause cui devesi attribuire la differen- 
za tra i popoli incivilili , ed i popoli selvaggi , sen- 
za poi che egli ci abbia instrniti dei mezzi ond* 
ottenere tanta abilità, il cbe forse solo \inporU in 
questa scienza . 

• Esaminiamo il lib. II. Capo II p>g-76- - 86. ov« 
tfatta del teoondo agente , macchine. 

Pareva che l'Autore dovesse dare immediata- 
mente la definizione dì questo agente, ma egli la ri- 
porta alla pag 79. ia coi dioe „ macchine, per la 
„ quale denominazione intendere si debbe qualun^ 
,i que materia maneggiata o modificata dall' uomo 
,; col fine d'accrascere potere alta sua debolezza , 
•, e conseguire i scopi dell' economia. „ Ma perchè 
l'Autore vuole riguardare come agenti una materia 
maneggiata , o. modificata dall' uomo, come se una 
materia inerte siccome legnami , mrtalli , sassi, e 
terre avessero inerente la loro azione , che sia 11 mar- 
mo, io scalpello, e non l'nomo che agisca nella scul- 
tura, siccome è l'uomo che dirìge le stesse forze fì- 
siche della natura nelle altre erti 7 Ma se le mac-- 
chiUB seno agenti, cosa sari l'uomo ? Perchè poi acL 
fHincipio di questo capo ci fa la descrizione di cor- 
v-i , ed asserisce l'Auiòre che stanno predando de* 
nicchi, quali ognuno d'essi afferra col becco , li al- 
za, neil' aua, appi li lascia ca4<^re , riguardando poi 



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EeoiroanA potiTici aì 

iresti' occéllì é coiAe agenU , e coiAe imoohine Uet* 
Io stesso tempo , qnando l'uomo c^« fa molte e mol* 
te cose di più dei corvi y e- ìnfioitànìeBte ftiù prei- 
giste , rimane generahiieote da esso spogliato della 
qaaliUi di a^ote di ricdiezza, del qiiale potere io^ 
teste a suo r^uardo le maccbiDe , ed 1 «sci c<»rvi ? 
Ciò ooh ini sembra ad ragioilar consegaente. Egli 
poi iDtreccia Simile ^ote aacdiioe,*ed Bncdiei'SiÀ- 
•egneoti agenti-col potere,. TolerCfV cogniùoDe , coti 
un pftter fisico m ÌDunsdialo attr^>irito<iule iinccliin«h 
air associazione, e iliTÌsion de' travagli, col poter* 
morale del dcnafOt e del crédito ; coi i^uidi nooTÌ tre 
rappottì , a me pare , che desso siasi pk'opostD di 
involgere le sae teorie del |più denso bujo- Se' parla 
di bestie, -secondo cs80> il liiie kvT^ oltreil potére^ 
rolere, e cogniuaBÌ, benché il pungolo cbe tiena 
l'agficDltore mi prbvi il contrario ; se vupl parlanin 
simili casi di nDmini^ l'infelice eriatìano rapito per- 
Sdamenu dagli algerini, assc^gcttato sotto la frusta A 
lavori i più penosi , i lavori che non ha mai' £it^ 
ti , agirli ie come macchina , b eoi potere , volere è 
cognisione. 

Queala èonfbsione dì agenti è t>r6veóutA nell* 
Anfore dal non esserci fatto idee chiare del vero 
agente anche nelle macchine. È l'uomo che ha sa* 
pqto formare col legname , cbi dietalli ^ è con altri 
nattf iali , macchine «Ade. pot^ accrescere le sue for- 
ae corporee e morali,'' preralèndosi delle stesse leg- 
gi fisiche della natura ; che ha pufetionati gli stru- 
menti, e per cui si estewre.ìl suo potere, la ina voi 
lonti^ile sue cognisìoBÌ. Il vero agente nette mac- 
^ine^ e quindi rìndastria utnana eSso non faa.uop<^ 
>è dèi corvi dì Darwin, ai delle sbimmie Sapà-* 
)oas , che rompono i nicchi , né delle marmotte che 
tagliano Veshe ^ né degli ora&g-olang ,.de' itgni « 



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aar. $ ff r e ir X ■ 

>àeVt ttcèeUo sarto , uè. della ninfa della tìgnuolàdW 
equa per imparare, ad agire, per formar làaccbine,' 
liastasdo a ciò la sua mente , le sue forze aatorali 
a ntorali , onde eseguire quanto « e più subltmemen^ 
te gli anÌQuli i più «agact far possono , ed in an 
tnodo talmente superiore per cui si i procarato il 
dominio ne'tre rt^t della natura. Da se sole le mac- 
-^iae non hanno né potere , ni voloat^ , oè oogu-* 
noni. Anebe quando una . Ttccfaiarella «astcara f:h« 
una vanga, una zappa sollevano e. rompono la ^er- 
ra da, se stesse, essa suppone esser ciò opera di spU 
riti folletti die stanno a'cennì di qualdie uomo &* 
▼orito dalle fate : ed allorcliè TAutore «t & oomosce-i' 
ye'alla pag. ni' -cbe i primi, greci' erano mancan* 
ti-d'attcòre, ohe gl'tnboiiveBieati sperimenMti loro 
feeero' rìtroraTlee fbrmarledi diversi 'materiali , agli 
porge' ima prora ^fae fn sempre l'uomo die agi. 

: Jj' Autore dffre , secondo il solito , la su» tabel* 
k,eclò per diumtcare rutiliti del suo agente, cbd 
in t-éaltl non i 1;h^ rutìJìtÀ che trae l'uomo dalla 
Jbnaalione -delle macchine che ripeto egli si for- 
ma. La sua tabella spezzata accenna ì vantaggi dd» 
le folcici, deUa zappa, delle falci, de' ccstiv soc- 
chi , barrì t deìln naocbiaa p^ battere il granosa 
vÌDSegna che H sarto fa. uso dell'ago;- descrive eft 
indica ptH ì ' popoli che mancavano di macchine , a 
d'istrumenti , e- con tal metodo -negativo ' aduna (a^ 
eiltaentei suoi esempj in agricoltura , arti , eom-^ 
merdói'.Ma chi non sa che le odaechiae sono otilt 
non solo sotto i rapporti di agricoltura, di arti , ■ 
di commercio, ma ad' ogni soienza, cosicché i lor» 
progreisì dipendono talvolta dalle operazioni le ;piii 
vili e meccaoiebe ? £ non sarebbe stato più giove^ 
Tole, come ho di sopra acceoiiato, e come mi sa- 
rà fQraa accennare, ^.h ;voUq nel - seguita » che ci 



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M^asp ÌMlpnìo dtt Jpoodi di porfozuMpre le nucchir 
^4- «' stcumeali , proponendone,, ove lA'edesse me* 
gli«» 4DcUe.,(lei Buovi, od uoa miglior soelta; taiw 
bipìù che egli '^ .^.«c^tito di'p«rìare ancoradeir 
9CoiK)(m« doiUfstica? e così il pubblico, ed- il prii> 
Tato avrebbero potuto diaceroere nuove footi di at- 
tiviti, e di ricchezza • Ma cosa ia^porta che ci fact 
cJA sapexe che i vasi -nelle arti, le tele* le 8tubj<i 
Sl-iqfoiti,i vascellaqai, siano altrettante maccliioef 
ffiersesEa barche , vaAcslli noó; potrebbe ìì uom« 
trasportare a nuoto le derrate e le manifatture, delle 
jaa^ ^ :0ODtivi*pte \ i^all' antico al :nuoyo mopr 
do ? Sjà sua tabellii ai pag. Sa. sui lavori della zapf 
pa, o deir aratro, è spuza utile risultameuto, pon 
afffip^o indicato lif .gipva* realmente più l'untf che 
r#Ur6 strumento-,. 41 come, e i^ quali oirc^stafise <l 
debb« fare di lai» upoanò; e non già acceiuiar ciò 
4a. casi incerti o vaghi i. «^allorché la prj^a «pesa di 
compra , .la seconda di, manutenzione, «.upecanp. il 
^W« del ao'vigiO' rdiunp nega, ni vorrlt mai ne* 
gare («Imeno nètto 1 syito presente, che la luce scim-- 
tificii ■ come dice .l'autore é estesa e forte) la somr 
ma .uti]jU. dejlfl maochìne, quando pure- non .fM* 
4aro.:filcqBÌ abitanti dell» Cliina., cbf per ]a .super 
E^rìtji.deU^ popolp^one^ fronte delle «usristetize , 
H^gonft costretti a preferire più >l laVOro delle brao 
tÌ4k, .che. gli aratri e TioduStt-ia. A che dunque in* 
4i«t«ty .in. tante paf^ QuUa loro ulilitÀ, sia nella 
dimostrasi one del pripcipiOf *<& Àcilà tabella, si« 
Btfgli schiarimenti? 

.. $nl filare del presente capo pag. 67. l'antore 
«oppone che vi potesse essere un momento nello 
•tato soiciale, nel quale l'applicazione delle mac- 
dùne direncM». funesta i Io. ^ ero , per dire il vaì0 



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ij( - 3 e I * » i'« 

•eottnlMito, Adft' Vèdoi in mr '«rdinfe -dì ^gjgii toA 
gislazioQe che 'succeder po«M. un -Ule mbmeìAó^ 
qutfndo cioè In popolazione è hténnta coi mesii pn^ 
Tentivi in equili^io con le riecIièzEa/BoCÌali ^ dw 
■ìecliè se il cmo' ipotetico del *ì^. Gwj^ tffrinMej 
il difetto sir^tlK nella legislaEÌone , e non gìk ueU* 
esistenza delle matehìne sempre utili all^ lumento 
della ribciiezA , «leti' 'opulenza, e dì uu ittile-ptM 
polaiiioiie .' Qaeato principio deve CBsere ookanle j) 
«Ivrimeoti il popolo riterrebbe sempre arrivato U 
temiiae in cui rap^Iieszione delle maccbÌBe gli di- 
-venta Aineftta; cìoS giunto <ìt termine ddl*>»atore« 
in coi debbono arrestarsi i éèsider) , ì bisogni , e la 
oitfilizzfttióAe. ' . 

Vediamo se l'autore è stat» ]^ù>fel!«e nello tvi^ 
liUppo del suo teczo sgente**-^i;s8oeiazìoBe- de* tra-* 
vagli, palt. I. lib. ti. capo IH: pag. 8'j-fjfii agent* 
bhe egli vanta quasi le più importante disc<^iertA 
tfeoDOrtiica. L'autore però , seosa determinare wém. 
sia' queita associazione , porge in etempio «dell* 
scimmie dette -babbuini che's* leniscono per sac-" 
Cbeggiaré un giardino , alenile' delle qaali- rapisco- 
no e gettano «Ile compagne la preda, méfttre> 'altre 
Anno in «entin^la . Aggiabge'ìn <egDÌto>«tlri esem- 
pj dei booi selvaggi che -«anno difendersi «ca l'o- 
niohe dai lupi, delle -gru che volano 7Moolt% 'im 
triangolo i e si dispongono in circolo ; 0. parla tdec 
pellicani che si muovono cottnoUa gravità-, «-nuo^ 
tano a torme, e forminno un circolo per prendere il 
pesce , e riempire il loro sacco ; finalmente dei Iet>* 
tii , e dei castori. Con questi esempjha egli pre- 
teso di stabilire tin tanto suo agente a norma di 
umana' condotta? Simili esempj , almeno riguardo 
tti babbuini, non potrebbero riguardarsi piuttosto, 
come un insegnamento adatto a formare un' orda dì 



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EcoirSifiJf tatVrick iS 

4àiiii , ÌD^cabdo )oro come poatana- fard miglt6f 
-pi«dB V n^pirmifendo fatìaa , tempo , spazio , e ct>- 
-iJte'Ueorescere^perfeiione, « dar durata alle ooMde-> 
ttibste? Eppure 'questo suo agente, auociaxiooei 
«•Aibra al ni^esiino toèaa kina Terga magica atta 
fiaba fare eo«e IttiposstbUi . 

"SùiV appoggia A filmili eseAipj parla ra^atnen- 
W' d«4r atLsociazioM, «^'ha* Ino^ riguardo aH> tic- 
chesfea^ ed'all' 4onM; «blivÌDdicaDdo che Qewrén 
disse/ (ib(j'rótiaiè<ètHiaul pbtenaa, che unito alT 
•hro uiìmo>'aoB "fa' un egtuite-alk somim , ma at 
4|Uèdf-afO'dèlU' somma. Gop simili riscbiarimentà 
^||ì'Wan£a 'il 9uo agente ,- associazione , come og- 
:||ifMk>'^ tuttfteyarez^a,« «xfmeuadQbitabile^elo pro-> 
^llg"^Mtofe. foste -della più' scelta iatruziotiè .a)U 
ì^ktvéntìk i Cottiti se i muratori disposti in fila sul 
lìtAlK'c^ ebeti géttaUQ le fcegols, fossero tanti rapitori- 
atibboltit l Sfftn'babbaioì ,« siccome se la difesa ch« 
iìrMtf ìibutfi-Qotitro'i lupi fosse simile all'iotelligen* 
ftìi>iÌH(lidoprtm6i.inaBÌscalcfat par battere- il ferro,! 
iab]>H'pe^ faNf'Énni,^ altri artefici, o professori 
in 'còiatMii^ fortetEM, "artiglierie, eombìnare aocam« 
pbtaéoti nei vasti, territorj degli imperj , o piani di 
tmiéa^ec'.'VonfbiHlando Tessere più distinto daUa na-* 
tirita'«ÒB aoìmidtisprt^KToIi- Se egli almeoo -volo* 
«^■^t4l]^4^*<tagU esempi di andoghe Cupidità fo- 
linfe', ^l»và trarli daljf» arti io&mi dei pirati d'Af- 
frica (jhe fanno tanto gemere l'Eùtopa. 

4Ì»j:"»*sdÌamo .còsa «i pad in^ndere di qnest^ 
aBSKHà4iri«AMr jd^^Wavtfgll. 'AsaooianoQa nell' uso (*): 
aì>d«Ad4beè ,' Fatto idi associate, o dì associarsi , 
fertaaóldo -<aiM società'^ 'e pt^pviamieut* uà contrae 



iQ r. iJb. fik. a (ia«tH puoi*. 



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%o ^ sodeU; tt figurato v.a)e; conibiittiione fd, 9tf)s^ 
ne di , certe cose .morali , o m^oGsiijlie Della .jw^.r 
te, o nel cuore dell' nomo. Vuole l'autpnec^iqftr 
re associuione una c(»nbìa4)sÌone àf. fone fisiche? 
£ allora ai può dire che iIa radici rUVqQC9,.ir^ 
ini fanno un'associazione. èB«i pure pe^ £i>rinw<J^ 
glie, fiori « e frutti. Vttole; l'itHtpre ialgaàeef per 
associisione una coa4)ÌQtiàoae.44i fpr^^.iapiii^e-? 
Allora la favola di; iUenAbio aon, {^:tell^-<i<!m&a^T 
nazione, ma verità . .Le:eoB)bii}a9ÌODtr pbfii^nnp^U 
•nimali noa seno elie..uB« «eP^plice ; $0|iwJ>icaz^7 
ne di atti, opera d'in)pjilsQ:natur^Ie.v'<pD^^>ì93r}iv 
grado di libertà morat«,,e p^ciò 4e^it^l||^k;vd#^ 
pente da quelle aBSoeìa«i«ni uma^CjdÌG.?!)} kP<g^ 
fato, di sopra,, sia secpudq l'usft, sia. l$g!ifli(«in«D$f^ 
L'associazione dell* uom» , -i^'' rigiMwda, azioni ci^f 
ai diriggano diréttain^tealla,'pr<«duiii49ehi^ W.4I^ 
aa cosa della .diriaìone da' travagli, iCÀOiibufiat^ÌH^^ ' 
buzione di.ufSzj, di - atti , ^i.aetvi^l.,4l'it>P^flÌ(0t 
■i, o IraTBgU diversi a divivfieipeEWite .>jQ^d« 
poi questa . as60oia»oti0 viwe^direftt« alla -{{ep^W 
difesa, chiamaT si ,devé garanti» .so^i^le, .»;4>jC)ii 
è iounediatq.eflEetto la. sicurezza:,, o*- com4i„^Hftl# 
Vaatora, l'influsso di sicurezaa t O'.^i'^f'h'e^'ifnt 
«eia 'ha costituito -un nuovo «|[^Bt<ii.i<C08Ìc{th^,i.j^ft^ 
ebe eaisteudo la sua. assopìaEiaoeì egli :^iwftMiW*'tf» 
ha, Ibrinatò^ dT.qufiita u» «^éAte:'««pa*;fitA^ ^i^dìi 
peodente dàlt^altro.i - . ■. j - ;: " filo :ì,,: 

Il volare poi mettet* del^pw llf^o«||Mone 
anìmalcsoa con lo state di .riiìoh^«rktpM>(Wifk;:f|eU^ 
uomo, j-UB rovesciare tutti. ì p^ìiM]Ìpj, dÒUftiRCÌriH 
sa scouDoùca . BermettA, oh; jpù s«rva ^wlh'iif^.jdi 
alcuni passi delle sacre carte, in cui vien detto (') 

O Salin.5i. Beati, ce. .. _ . ■ ,; .: . • -> 



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EiGCOrOMlA' FoilTICi. 3^ 

kH' nomo s IntellecCani tibì dabo irt ioctrùam te itt 
via qaa gndìctit. = Nolite fieri ticat eqaus et ma- 
bn , quibus dod est intellectns'. sL'aatore olisse pa- 
re a pag. aSo: in ogiti prodotto di /atti si ricono* 
scono distiniatmente due azioni ; l'azione mentaie^ 
o l'idea direttric* ; fazione corporea , o i moti di es^ 
euzione. Sembra cbe egli pifla quivi dell' nomo an- 
cbe dal contesto dei suonatori . Dunque' egli ivi 
comptese , che tutto dò . cbe è di prodotto e di rìi^ 
dieKia dmva da <{*egli « s dalle sne facoltà fisicht 
e morali , e che si prevale delle forse animale ed 
inaDimate della natura ? Questa proposinoDC iso* 
lata, sfuggita all'aqtore, strappatagli dalla veritlit 
non- distrugge tutu la saa ideale associazione , bot 
à tatti i suoi pretesi agenti economici? non esseil* 
do inBue ch« 1 uomo , e la sua libertà morale «ìht 
agiscono per la riocheisa, e non rissato che sold 
& agire ■ babbainà^ i castori.cc. È questa libertà, • 
fe-stato* di òonveMÌoiie proprio solo air umana con- 
Jisioiiè,- die- la apttrge aon- aolo a comniricarii atti 
o coae di di Tersa natura y -variabili in ogni cambìoj 
ìb <^m tDttividno. Fa cu' non solo per provvedere 
dia ■ oonservandne attuale , ma per procurare una 
viproduzione costiMrte a- favore di se , di saa famt- 
gUa , e fino della soa più remata posterità , e non' 
per Dna macchinale , O necessaria unione come i 
hmti. L«trtore , secondo il solito , aggiunge alla 
P*g- 93 e 93 una tabella ndla triplice catena di 
agrieoltara , di arti , e di commercio, e con cup 
pretende diaòStraréi vantaggi di questq soo agen-- 
«K Ma dica l'antore ^tralasciando l'associazione de' 
•noi animali , cbe non comprendo , almeno 'sotto il 
rapporto della ricchezu) , vuoJe egli che sia l'asso- 
Òaxìone cbe faccia agire Taomo, e non l'uomo che 
ti Mwcii j che sul rapporto di agricoltura sia es- 



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•8 SeiXRzK 

n che isccia sempre grandi cascine ; e nelle iìU 
l'unione de' muratxìn che. stanno sui tetti in fila get«- 
tandost le tegole, che un solo individuo poi .ooA 
{tossa n«ere la sega ; che niuno ahbia forno partì- . 
colare; che nel commercio non «ì possa fare il bau- 
co da se solo ; che non si debba far commercio 
senza compagnie ? se pretende doversi sempre far 
nso di torcie , di telegrafi; ed io gli risponderò dw 
Ti sono molti casi ìn cui torna pia a .conto agi- 
re senza associazione per non andar incontro a sp» 
se, a discapiti. Ma l'autore alla. pag. 94; ricono^ 
sce egli pure che può convenire talvolta l'agire sen- 
za . associazione, allorché con più facititìi vincer, A 
poiesae la resistenza degli ometti esteriori, O' vi 
ibsse minor deperimento, ec. équando non siano ne- 
cessarie pia azioni simultanoe. Quindi l'autore met- 
te l'associazione come un agente ' neoeasana ^ .e pi- 
scia egli toglie il bisogno d'ogni . sna «tione , e kt 
mette in riposo. L'associazione non i^ce > che pec 
l'uomo, ed egli solo conosce quando giova l'asiso- 
ciarsi a'jsuoì simili: o dij-^ meglio il dividere co* 
loro il travaglio, e quando e come il travaglio stes-. 
so possa supplire alla mancanza dei capitali . £ 
l'uomo infine che solo discerné col mezzo deli'espfr^ 
rienza, prevalendomi di un esempio del sìg. Gio-:. 
)a , come quattro cavalli attaccati a due. carri tì- 
■ano sensibilmente di più che attaccati ad un solos 
fl perciò quando l'associazione è utile, e quando ^ 
dannosa; siccome i egli solo che comhiaa con l'equi* 
librio dei pesi t mezzi più facili di trasporto. A. 
tbe dunque vantar un effetto «ome causa, conwt 
agente ? 
. ^Sarà continuato) 

BoSXLLlHf . > 



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Manoria seconda sopra U metodo di estrarre la fàa» 
tra daiia vescica onnaria per la via delf intestina 
retto , di J. Vacca Berlinghieri prof, ài clinica' 
ckirur^ca ec., Pisa. Presto Sebastiano Nistri iSaa. 



,£\.ren(lo altrove dato cootezsa si nostri leggitore 
di questo metodo di Saason rettiScUto dal eh. sig. 
prof. Vacci, ci crediamo auchs in dovere di far loro 
conoscere il nodo coi quale il professore medesimo ri- 
sponde alle opposizioni di alcuni celebri chirurgi ita- 
liani , l'aatorità de' quali merita certamente tutto il 
rispetto. E poiché il sig. prof- Geri è stato uno dei 
primi a praticare il nuovo metodo , e con esito in- 
fiiusto, ed è stato pur nuo de' primi a manifestare 
al pubblico il suo contrario parere , e le gravi ragion 
ni che a questo lo inducono, TA. nella presente me^ _ 
moria prende lui principalmente di mira, e prim^ 
di tutto sì fi a mostrare la differenza che passa tra 
il metodo da se praticato ed insegnato e qaello tenn-» 
to dal sig. Gerì , non ohe i vizi '^' <lue8to secondo 
processo, e le triste conseguenze , che ne debbono de- 
rivare. No! ci studieremo di ridurre la discussione 
in compendio , e col massimo risparmio di parola 
presentarla ai nostri lettori. 

Differenza negli stromenti , e modo di operare. H 
lig. Geri per dilatare l'ano e l'intestiao retto, e render- 
lo di pili fiacile accesso alla mano, si è servito di un 
largo e lungo gorgeret^ che dal sig. Vacci non è sta- 
to mai adoperato. Quegli ha introdotto il coltello 
senza alcuna guida : questi lo ha sempre -diretto coli* 
ajuto del dito •, o del sirÌ3gone. ffon si rileva del te- 
sto se il sig. Gerì abbia fatto il secondo taglio pro» 



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-34» S e 1 E K Z I 

cedendo dall' uretra verso il colla della vescica , a 
nel modo inverso « e sa ognuno quanto importi il 
farlo dal didentro al di fuori <. perchè Tapertara del- 
la vescica sia alquanto più alta, -e serva ad essa di 
valvola la parete dell' intestino. I restiltatj delle ope* 
riuioni del sig. Geri indicano manifestamente eh' egli 
Ila ferito il basso fondo della vescica : di fatti le ma- 
terie stercoracee sono passate in cotesto ricettacolo 
« in un caso si è trovato offeso il pM-itonèo, cbedaiU* 
intestino passa a ricuoprire la vescica. , 

yizj inerenti a questa -varietà di metodo - Il 
porgerei, di cui il sig. Geri sia servito come dila- 
tatore dell' ano è inutile , ed incomodo al tempo stas- 
sOt perchè molesta il paziente , protrae l'operazione 
e promuove lo scarico delle f£''.ce nel momento di 
essa t cosa che imbarazza non poco l'operatore. la 
secondo luc^o quantunque il sig. Gerì non siasi espres- 
so sino a quale altezza abbia portata l'iDcisione , pu- 
^ re v'ha ragione di credere che l'abbia condotta trop* 
pò in alto. I suoi malati hanno sofferto que' sinto- 
mi, che in genere nascono dalle fwite degli iotesti- 
bì ; è avvenuto in essi il passaggio d^Ii escremen- 
ti dal retto in vescica , e in uno « come poc'anzi si 
d avvertito , si è trovato, offeso il peritonèo. Ora è 
Iwn noto che l'incisione di troppo alta dell' intesti- 
no retto diviene pericolosa non solo per le dirama» 
ùoni arteriose che si possono interessare , ma special- 
mente perchè il retto partecipa della natura degli al- 
tri intestini quanto più ad essi è vicino : si sL ezìan-> 
dio che l'incisione soverchiamente alta rende possi- 
]>ile la ferita del peritonèo , o quella del basso fon- 
do della vescica , quindi un pericolo n^aggiore, quìn-* 
di il più facile transito dello sterco in vescica, quio* 
dì in ultimo la maggior probabilità del rimanervi 
una fistola : e difetto tre operati dal sig. Gerì dopft. 
gravi accidenti sor rimasti, fistolosi. 



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Vacca* iiTomni. 3*1 

SBofo eia passi TÀ. a rispondere alla (ÀÌ4>ìodì 
(lei suo aTvertario; la prima delle quali è fondata 
9fdV iadsioae dell'- intiera prostata, quando la [àe- 
tn siadi groBao volume. L'incisione della pfosta-- 
ta -(risponde il sig. Vacci) si fa eziandio con il gran- 
de apparecchio-lateralizzato , e eoa tutte ledi lui mo- 
dificazioni ; si fa con il gorgeret accettato dall esi- 
mio Scarpa : la sola differenza sta che ari nuovo me- 
todo si taglia la parte media e posteriore di qael eoc- 
po , ÌBvece della parte laterale sinistra; ma questa 
dìffa-enu .non porta una maggior grarezza nella ferita. 

Il £>rte dolore al iialaao «he in secondo Ino-' 
go ù.<^bietta, il sig. Vacca V'ha una sol volta osser-' 
yatcOB' suoi infermi, e crede che non possa nasce* 
re dalla lesione del nervo pudendo , il quale secon- 
do la- sue ed altrui indagini anatomiche rischia me* 
no- nel taglio retto vescicale che negli altri meto- 
di di . operare la pietra. Egli è vero che dcuni ten' 
gono per molto sensibile la partedell' uretra ove tro-* 
vasi il verum montanum ; ma non è buona conse- 
guenza che le ferite delle parti più sensibili nella 
«tato- sano sieno insieme le più pericolose, e conver- 
rebbe dimenticare ohe leggiere sono per ordinario la 
ferite tegumentali comecché molto dolenti^ e gravi 
quelle dei peritonèo, della pleura, delle meningi, 
aebbene accompagnate da men- forte dolore. 

Nella twza obbiezione si vuol riguardare la fe- 
rita dell* estremiti dell' intestino retto , quanto alla 
gravezsa , al pari di altro intestiao , sempre ragio* 
nando su la di lui seasibilità^ ma gii si ^ detto che 
questa non dJk una giusta ^orma a determinare il pe*> 
ricolo deir incisione, eli buon esito con cui si ope* 
ra sovente la fistola dell' ano , lo mostra ad eviden- 
la. Se negli infermi del sig- Geri si sono risveglia- 
ti-gravi sintomi , è da riflettersi che l'operatore non 



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3a .$-c 1 ■ n È B- 

ha serisaU oèU' incidere l« mùura presccHU , ette lo^ 
devole dod era la costituzione del solette, ohe Je pàr^ 
ti incise troTavaoai io istato: patologico , cbe per fre* 
nare il sangue sono stata introdotte io alto tóruB'^ 
dee stuelli, che riotestino è stato dapprima irrita- 
to dal gorgeret, che infine parte non picciola nelL* 
aggravare il male può SFer a ruta L'iatroduzioiie del- 
le fecce in vescica- 
La quarta obbiezioRe sì aggira sa la. neoessitÀ 
di estendere il taglio , ove abbiasi ad estcarre una. 
grossa pietra. Risponde il sìg. Vacca che essendo il 
taglio di 2 1 liuee circa , vale a dire 8* o g linee nel 
perìoào,e un pollice nel retto , gli sembra picche 
sufìEìcieDte all' estrazione di qualunque pietra , con^ 
tribuendo ad ampliare la via la ■ raoileEza delle parli 
incise. Negli altri metodi si tagliano il collo della 
vescica e la prostata pel tratto di i},o io linee* ed 
i questa a convenzione de' pratici qd' apertura lw-> 
stevolmente ampia. 

Quanto poi il sìg. Geni oppone iutomo all' ap- 
plicazione delle sangoisughe come meszo spropor-- 
zioaato a prevenire rinfiammaziobe della ferita, e t^ 
mutola specie dai bambini; quanto egli aggiang» 
intorno l'uso della pietra infernale, che secondo lui 
uóD riesce sempre di circoscrivere al lembo della 
ferita; e quanto in ultimo avverte su l'esito delles 
fecce, e l'interrompiaiQBto da esse cagionato dell' o- 
peracionevDon forma grave difficoltà al metoda ìa 
discorso i imperocché oltre le sanguisughe commen^ 
-date dall' esperienza, sono stati dall'A. proposti an- 
che i salassi generali coatro l'InGammazione della fé-, 
rita, e non sembra poi vero che t fanciulli ternana 
più l'applica tione delle mignatte chela punta delr- 
Is lancetta; circa l'uso della pietra infernale il mes. 
za dall' A. d«sorillo. nella sua prima qaeiaoria rea-^ 



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ViCCA* ilTOTOHIA Jj 

3e «ÌCDro il chirurgo di non offendere cbc le parti 
su le quali egli l'applica ; l'ascita infine degìi escre- 
meati in tempo dell' opcraEÌone non è più frequente 
nel taglio retto- vescicale che negli altri metodi, 
quando in esso non s'inducano delle aoTÌti. Il cli- 
stere fatto dal sig. Gerì injettare diverse ore innan- 
zi l'operazione V e molto più rintroduzìone dal gor- 
^ret irritando l'intestino retto « possono aver cagio-* 
nato cotesto accidente, il quale d'altronde se avvie- 
ne', non porta più gravi conseguenze nell'uno cbif 
neir altro metodo. 

Dopo aver detto poche altre cose sul tempo 
necessario alla guarigione de' suoi operati, messo a pa-> 
raggio con' quello che si richiede sotto altri meta-' 
di, ed'averne mostrata la brevità col richiamare a 
memoria le istorie riportate nel primo scritto , pas-* 
sa J'A. a discuterete obbiezioni del cai. Scarpa , la 
prima delle qi-a'ì è basata sul taglio a traverso det 
condotto eiaculatore sinistro, che l'operatore è ob- 
bligato fare nel processo riformato di Sanflon . La 
risposta del sig. Vacca io poche parole è questa. Il 
condotto ejaculalorio si taglia obliquamente e non a 
traverso : può dansì benissimo il caso che si riuni- 
sca all' estremo reciso : non riunendosi rimarrk ac- 
corciato e 3i af)rirìk più dappresso al eolio della ve» 
acica : restando obliterato aifatto , supplisce l'altro: 
i( fatto ha mostralo che gì' infermi dopo l'operazto-- 
ne hati potuto riprendere le funzioni geaerative^ 

Seconda obbiezione - Si evit^ qoeslo inconve- 
niente praticando la litotomia nella maniera comu- 
ne, con la quale si estraggono con faciliti anche le 
ffvss» pietre - . Essendo pietra grossa quella cher 
secondo Scarpa ha il peso di tre once e mezzo , e il" 
piccolo diametro di iG linee, niega F A. la facili- 
tà della equazione di essa nel metodo ordinario, o 
'G.A.T.XYI. 3 



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94 s e I V ■ I ■ 

«ostìeoe che qaetta Terameiite si otterrà nel Uglia- 
retto - vesGÌcale , nel qoale l'incisione cade U (Uve 
le baancbe del pabe lasciano fra loro riotervallo di 
ao linee , sa, a a^ ; e nel quat metodo si hanno mot^ 
ti altri vantaggi , come quello di assicurarsi col di* 
to del volume e della posizione della pietra, quel- 
lo di OTitare emorragie , iufiltramenti orinosi , Uce- 
razioni ec. 

Terza obbiezione - Se trattasi di una pietra di e- 
aorme grandezza , conviene incidere il basso fojida 
della vescica per trarla fuori; m» l'esperienza mo* 
Stra che questo metodo è susseguito per Io più da fi- 
stola retto- y«$cicale:la pietra poi di enorme gros- 
sezza non dee giammai essere estratta per «Icuoo dei 
metodi Qno ad ora conosciuti, atteso lo stato pato- 
logico, della vescica , che osta alla guarigione - . Ri- 
sponde l'A. che il taglio da lui praticato è capa-t 
ce di dar esito anco aHa pietra che oltrepttssa il pe- 
so di tre once e mezza , e le i6 linee nel piccolo 
diametro , eh' è quella pietra riguardata io qnest* 
ultima opposizione , avuta insieme ragione della 
facilità , coa> cui cedono alla pressione i molli 
lembi della ferita. Ma dato che per una pietra di 
enorme grassezza incider si dovesse il basso fondo 
della vescica , quest' incisione non porterà al cer- 
to la fistola , quando sìa piccola e ben misurata , 
e quando l'introduzione delle fecce sìa inipeditada 
quella specie di valvola che forma la parete ante- ' 
riore dell* intestinot retto. E dato ancora die ri- 
manga la fistola , e cUe abbia luogo il travasamen- 
to delle fecce , dovrà sempre anteporsi una con- 
seguenza incomoda , e l'altra non fatale alla morte 
sicura , che va ad iocatitrare Tiafermo riteoenda 
in vescica una pietra di straordinario volume . 
Imperocché L'A, non conviene afifatto cl^e si ^br^ 



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ViCCà' IiITOTOaiIA .35 

ÌA» ad «bbaadonaro al sao destino un infermo af- 
fetto di simil pietra, mentre Io stato patologico 
che si crede compagno dì esaa , noa è sempre ve* 
ro, ed è più di sovepte compagno di Una'pietr* 
informe e scabrosa eomeccbè di pìcciola moJe : si 
aggiunga ch'è assai diffìcile Ìl conoscere a ' qual 
grado egli sia giunto, e tanto le volte è ancbe iU 
lusorìo , vale dire i segni che lo annunciano « pro- 
vengono da flogosi mantenuta dalla presenza del 
calcalo , e si dileguano ali* estrazione di questo . 
Allora solamente potrebbe dichiararsi insanabile lo 
stato patologico della vescica , quando sé ne igno- 
rasse la causa, quando questa fosse irremovibile, 
o quando «rìdente apparisse la disorganizzazione 
di quel ricettacolo. Fuori di questi casi, conchiu^ 
de TA-, dovrà sempre tentarsi Toperazionef e sa- 
rà d'incoraggi mento Teveuto felice di essa Dflle 
mani di molti maestri dell' arte , fra gli altri del 
medésimo Scarpa , il quale ha salvato la vita a 
certa MarglierìLa di Trumfllo estraendole una vo- 
luminosa pietra che passar non poteva fra le bran- 
che del pube. 

Resterebbe ora parlare delle istorie dì litoto- 
mìa eseguita per la via dell' intestino retto dal sig. 
Vacca , e d^ altri valenti professori , che sono an- 
nesse alla memoria ; ma compendiare non sì pos- 
sono senza ommettere qualche particolarità interes- 
sante, trascriverle per intiero non conviene al si- 
stema di un'opera periodica.. Diremo piuttosto clte 
le mentovate istorie sono succedute da alcune ri- 
jQessioni dell' A., lo scopo, principale delle quali 
si i di mostrar^ che il nuovo metodo espone me- 
no al perìcolo la vita degl' infernU, in confronto de- 
gli altri sinora praticati , quantunque non sia per 
anso provato che con esso metodo gì' infarmi gud- 
3^ 



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'30 S e i %a't X \' 

riscano pia presto « e vadano , oieno sogféCti alla fi4 
Itola oriaarìa . Dice l'A. cbe il prcioesso da lui 
adottato toglie la vita a reati; individui fra i cen- 
to clie vi si sottopoDgono , mentre -dai' registri 
degli spddali francesi si rileva che in essi perisce 
Db indiriduo su cinque operati , e da quelli di aU 
cimi spedali inglesi che poco meno di un sesto, 
degli operati di pietra è vittima delf operaziooe .- 
Per verità stando a questo confronto noi non rav- 
visiamo il menomo vantaggio dal lato della scuo- 
la clinica di Pisa ; troviamo anzi ch>lla sta al dì- 
aotto degli spedali inglesi quanto ai risultali della 
litotomia. Ma sia comui^que; sentiamo anche noi 
OOD l'A.. il biaogno di accumulare centinaia di os- 
lerrazioni , perchè senza tema di errore possa fi- 
nalmente decidersi a quale dai metodi conosciuti 
debba concedersi la prejferenza per lo bene dell' a£- 
iUtta umaiùtà. 

G- F. 



Eiementi di ottica e di astragtomia del canonico Giu- 
seppe Scitele t professore neW archiginnasio ro?na-f 
no-- f^ol. ii.Astronofnia.-Q. Homa ^ pel de-RO'^ 
manis ^ 1S19. 



Xl secondo volume dell'opera del chiarissimo Set- 
tele f dagli scienziati atteso più assai che l'autore 
Qoo avrebbe voluto , comprende dodici capìtoli , e 
tratta degli elementi di astronomia. La trigonometria 
sferica è materia del primo capitolo, né senza giu- 
sta cagione. Poiché dovendo l'astronomia insegaar; 
ra il curvo sentìeca de' corpi celesti , era bep ne?» 



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ÀSTK0H«MU biEfi -SftrTKX,E ^j 

beisario che kt .noTelli afitronomi prima di ogni al- 
tra cosa' si nwBU-asse quelld parie della scieoza de* 
matematiòi i, la qtible ragiona delle linee cnrve , é 
delle varie uplooi di queste. L'autore in questo ca- 
pitolo paiia brt!VÈÒaente, della sferà^ ma in niod<> 
«&b il «ifo dire liasta per oòDOtcere la nfttura dei 
iriangoii iférid ; e copie questi «d i triangoU rei- 
èiUneì SUDO divefs.t . Coosidfera U triangolo sferico 
rettangolo', e dimoitnindo sei teoremi ne fa certi ^ 
che se delle sei cose dì questo triaagold ( cioi tre 
«itgoli e tre lati ) tre siano note, ragionandi» sì pa- 
lesano le altre , o seguitando il parere dì GioTaa- 
ni' Neper, o facendo ciò che altri comunemente 
fallito ^ 

Dòpo le CAse dette circa ì triangoli sferici ret- 
Ungoli { é &cUe parlare dei triangoli obliquangoli} 
poiché mercè una ^ftomale qasce da questi il ti;ìan- 
golo rettangolo. Perciò l'autore con meo di due pa^ 
gino snoda quattro projitemi rispetto ai triangoli obli- 
quangoli. E solo con più diffuso sermone conside^ 
ra due altri prolì^lemi eoa cui, essendo noti trean-: 
goU de' sì fatti triangoli , si vogliono conoaccre 1 
tre lati , ed al contrario. 

Le considerazioni sul molo dei corpi per là 
trofetiorìe , le quali sono le fondamenta della dot- 
trina degli astronomi, fortUDo l'oggetto del fecon- 
do capitolo. L'autore pfrima pone , e dimostra il teo- 
rema dell' immortai Keplero, per cui è manifesto^ 
che se tin corpo va per una curva tratto da un« 
/Oria centripeta^ descrive aje proporzionali ai tempi} 
e che se questo corpo in tal modo procede , può 
sicuramente dirsi esser tirato da una /orza centri- 
peta . Mostra che per questa rurità sono nòti du9 
altri teoremi , do' quali il primo insegna che „ ì 
,« .tempi pviodiei dei corpi, 1 ^uali descrivono cur> 



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3S ■ ' S t TE » ìb » 

„ ve rientranti intorno ad «n pimto fisso* suo ÌK< 
f\ ragion composta della diretta delle aree intien 
„ comprese dalle orbite; e dell' inversa dei setto- 
;, lì descritti' nel medesinao tempo. ,^ Il aecondo- 
h noto , che n ^ ciascun punto della trajettoria le 
„ Velocità del corpo sono in ragione inversa della-- 
,, perpendicolari calate dal centro delle forze sul-^ 
„ le tangenti. „ Dopo significate tali cose, dalle<[Da^ 
li qoasi tutte le altre' parli dì questa materia pro- 
cedono , il Settele propone due problemi: cioà <te— 
terminare il ■ valore della forza ■ centripeta data Itt 
traiettoria^ che si percorre dal c&rpo ; e viceversa 
data la forza cmtripeta \ trovare la trajettoria . 
Sciolti qneati problemi , sia qualsivoglia la curva, 
per la quale giri il mobiU^ l'autore per piiì avvi- 
cinarsi al suo proposito finge chf questa curva sia 
una delle sezioni coniche, o circolo ,' o parabola, 
o elisfjif non avendo qui luogo l'iperbole . Ed ia 
tal modo stabilisco te principali dottrine delle cosi 
dette yòrze centrali. 

Dopo cLe l'autore ba mostrato ciò che dà lu- 
ce, e guida agli astronomi, entra nella diretta via, 
e scrive il capitolo III." della idea generale del eie— 
io. Ognuno sa che la scienza de' matematici tutta 
posa sopra l'esperienza, e che se questa non fosse, 
vani Sarebbero i loro sublimi concetti. É noto al- 
tresì che i corpi ^i quali formano l'oggetto della 
meccanica , della idraulica , ec. possono facilmente 
esser considerati, e che con essi sì fanno mille espe- 
rienze. Ma ì corpi celesti, perchè sieno conveaien- 
temeate osservati , hanno bisogno dì un osservato- 
re accorto, e fornito di molti , e ricchi ordìgoì > 
Ond'è che il Settele non potendo condurre i suoi 
scolari in una specola per additare ^ e spesso ra-> 
gionàr con -essi contro- 1b testimonianza de' sensi. 



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ÀsTkDirttÉ'^A Ali. Si'ttiìk ^ 

St TÙta di stimar veVa Ct6 che apparisce » fcia-- 
ienao, che osserva il cielo in ima notte fterena; 
M ex fama dare tucetn cogitai. Tutti vedono che 
Dot siamo nel centro di una immensa sfera , e 
che i corpi celesti si volgano intorno la hostr* 
terra ; ed ogni sera toknanb verko là d* onde era- 
no partiU . Da questa comune osservaziotae , • 
da ciò die affermano i viaggiatbri , i eguali no* 
-vedono le medesime stelle soUo diverso cielo; YAt 
ne trae ,, I." che sotto la telta esiste un altrd 
V, emisfero stellato come qndlo, che et stJt al di 
;, aopra ; e che noi non possiatoio vedere in uA 
if colpb d* occhio la sfera stellata inteta , perchè 
,'t ce lo impedisce la terra sii Cui stiamo . II." Che 
fy r«tiisfero Celeste a noi vi&ibUe non poggia inl- 
^, la superficie circolare della terra, come sem- 
^ bra a prima vista , e ' che questa noti è ch<t 
„ un apparenza ^ la quale io realtà non ha lao- 
„ go . 1IÌ.° Che la sfera celeste ha un tnoto di 
„ rotarione da oriente in occidetite , che si com'^ 
„ pie in 34- ore in circa. IV." Che l'osservato^ 
,t re in qualunque luogo della terra si trovi , ve< 
„ defedo sedipre sotto di se una superficie circo- 
f, Ure di cui occupa 11 centro ; e che mservan> 
„ do un vascello, aHorchd parte dal lido, vede 
„ che il corpo della nate è il printo che si per- 
;, de di vista, indi le vele, ed in ultimo la som- 
i, Uiità degli alberi; e che cainbialido luogo vede 
„ sempre- Sopra di se un ei&ìsfero stellato; e dal 
^, paesi sètteotrionali passando ai meridionali ve- 
,, de nuove stelle^ e perde di vista alcutie di quel- 
i, le, che vedeva prima, è segno che ia terra Ì 
js sferica , e che sta- nel centro della sfera stel* 
^, latai perchè senza questa supposizione non pos* 
tt sono spiegarsi gli enuD4erati icnoraeni . Dal ooil 



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49. S e I.X IT Z K 

„ accorgersi poi. 1' osservatore della convessitL del- 
„ la terra, dovremo io V." luogo dedurne, che 
n 1^ altezze della superficie della terra , alla qua- 
^ le può giunger 1' uomo , non sieno da parago- 
n narai col raggio della medesima. VI." Fioalmeii- 
„ te f che vedendosi dalla superficie della terra U 
„ metà della sfera itellata , -deve la terra benchà 
M assai grande relativamente alla statura di un uo- 
^ ino , essere eltremodo piccola , paragonata col 
Il i^iiSS'*^ della sfera saltata „ 

- Dopo le osservazioni nottame seguono le diui^ ' 
ve, e l'À procede come aopra dicemmo. Egli ad- 
dita r[orizonte apparente^ ed immagina il cero , no- 
tando i punti d! onde na^ce il sole, e quelli ore 
tramonta . Vede il sole mentre tiene il sonuno del 
suo giro , e colà pope il meridiano . Osserva orìen- 
ifi ed occidente, circa ì 3i. di Marzo e di Settem- 
bre , dì Giugno &di Decembre; e finge 1' Equato- 
re , ed ì di^e tropici che sono ì limiti deiìe am- 
piezze ortive , ed occidue . Pone mente a quella par- 
te del (ìielo, entro la quale continuamente va il so- 
le, e dove sono dodici costellazioni, e couwoe lo. 
Zodiaco. In somma mercè le cose, che ognuno può. 
per se stesso' vedere, , il Settele manìCasta ai soot 
. scolari ìa qual modo gli astronomi hanno) ^ imma- 
ginato la s/era armillare celeste . £ siccome la ter- 
ra è concentrica alla sfera del cido, .che tutto 
circoscrive, perciò egli ritrae nella nostra te^ra 
quei medesimi cerchi della sfera celeste ^ salvo lo 
.Zodiaco, e ne forma un'altra terrestre. Mercè la 
prima conosca la obliquità delf eclittica^ la eleva- 
zione del polo , il modo di notare la meridiana . Ad- 
dita il luogo delle stelle, ed il viaggio de' pianeti» 
che non sono lucenti per loro naturai lume . Fa 
metto delle cj>metef e ài molle alu-edi sì fatte. co* 



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AsTXONOHU DEL StfrTZI.1 4^- 

«e, che all' astròBomia si appartcagoao.' Con la sfe- 
ra terrestre poi ne insegna la maniera , onde sape- 
te il grado di latiutdine-^ e di longitudine di ciascun 
{Mese , e mostra le tre posizioni di questa sfera « 
per cai chiaro apparisce il perchè Tariano le sta- 
gioni, eia Itinghesza de' giorni, non solosotto dif-. 
ferenti climi, ma in uno medesimo. 

Il modo con cut si forma il catalogo delle sUl-- 
2e è il quarto capitolo, con cni l'À. brevemente 
ragionando parla delie costellauoni , ed insegna co" 
me gli astronomi apprendono il nome , o Ja lette* 
XA , o il numero , che rappresenta ciascuna stella. 
Usua grandezza, f ascensione rena, la dectinoiio- 
ne boreale t o australe , e la ìongititdine e latitudine 
horeale o australe . 

Nel- capitolo quinto si dimostra il sistema del 
moTido . Questa materik grave per sna natura , e per 
fagionamentt di uomini antichi e di aatorili gran-, 
de, è toccata da) Scitele non senza lode< £gli pò-. 
tendo ora meglio essere intéso da' suoi acolarì pec 
le cose dette nel capìtolo IV., con maniera quan-. 
^0 esser può hreve e chiara, dimostra, che lappa- 
rensa ne inganna. Poiché fa manifèsto esser ita- 
mobili le stelle, ed il soIcì questo stare nel cen- 
tro del largo spazio , ove cananioano i pianeti ;- la 
terra mentre va intomo al sole , aggìransì nel suo. 
asse^ terminando l'anno con un movimento, e coi£ 
l'altro la giornata. Le quali dottrine non essendo 
contrarie al fenomeni del cielo, ma ognun, di que- 
sti facendone certa prova, danno all' A. modo on", 
de insegnarne il perchè i pianeti ora vanno con un 
movimento retto , ora retrogrado ; e perchè talvol- 
ta sono stazionarj . Dopo ciò il SeUele ha potuto 
facilmente rìspondereallequestioni fatte su. tal prò* 
jK>iit9j ed ba «tostato falso il parere di Apollo-: 



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4à S e I M ir t « 

dìo , eli Tolomeo , di Ticone , ed il si^tenu <t{- 
ogni altro, fuorché <{Uello di Copernico . 

Avendo l'A. nuMtrato come il «ole , ed ì pia- 
■eti sono or^iaati , per dirittamente procedere scrì- 
Te il capitolo VI.* circa „ le leggi del moto de'pia- 
„ neU , e delle forze, che li ritengono nelle ìon> 
„ orbite. „ Egli primieramente narra lo inganno di 
Copernico, e di Ticone, ì qnali seguitando il pare- 
re degli antichi astronomi , credevano che I orbi- 
ta di ciascun pÌRoeta fosse circolare . Poi parla del 
teoremi di Keplero, e ritoccando le cose dette nel 
capitolo II. ci fa sicuri che ì pianeti Tanno per Dna 
via elittica , in un fuoco della quale è il Sole ; chct 
„ le aree descritte dai pianeti iatorao al sole so- 
„ no properzionali ai tempi, ne' quali si descrivo^ 
„ 00 ; e che i quadrati de* tempi periodici del pia- 
„ neti COBO come i cubi delle loro distanze medie 
„ dal sole „ Il Settele co& il dir corto , e chiaro, 
ci fa sapere per qual modo ragionasse il glorìoM» 
Kewton , quando con le dottrine di Keplero potè 
dimostrare, esser dal sole attratti - tntti i piaueti ; 
e questi trarre a se i loro satelliti mercè ona forza, 
la quale opera in ragione inversa dei quadrati del- 
ie distanze ; ed è in ragion diretta delle masse ; es- 
sendo qualità essenziale ad ogni piccola parte di 
qualsivoglia corpo. 

Il capìtolo VII mostra le „ correzioni alle qua- 
t, li sono soggette le operazioni astronomiche . L'A. 
prima insegna il perchè qaeste osservasioni sono 
dì necessità fallaci. Poi stabilisce iì triangolo pa- 
rallafico , e con questo molti teoremi rispetto al cen- 
fro della terra; al punto, dove sta V osservatore , 
al suo zenit , al semidiametro terrestre , ai diver- 
si punti , dove si riferisce l'astro , e dove si rife- 
rirebbe , visto dal centro del nostro globo f alla di*; 



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ÀBTKOntmià. UL SSTTEIK 4^ 

ktann tra la terra e l'astro , e (inalnirate aUa Unea 
crizontale. Cosi fa conosco^ la paraìUsse di al-^ 
Atsza, etfueUa orizontate di longitudine ^ e di lati" 
tudine . 

I r^;gi de' corpi celesti prìnui di Tenìre a noti 
MDO dall' atmosfera in varìi modi rifratti , ed iti' 
gasaano la nostra TÌsta. Perciò il Settele nota che- 
li luogo apparente di ciascaa astro non è t/ vero ,■ 
fincbè questo doq giunge allo lenit dell' osserr»- 
tore . Seguitando , inaegna che il moto apparente 
di talune stelle Sue è cagionato dal processo degli- 
ajuinosj, e dalla nutazione delT asse terrestre . Par- 
la quindi pia a lungo , e rettamente della aberrazio- 
ne della luce. E pone fine al capitolo , ragionai!'*. 
do delle osservazioni , • dei rarj pareri degli astro- 
nomi cirsa la parallasse delle stelle fisse . 

II sole , ed i pianeti prìmar) sono oggetto del 
Capitolo Vili. L'A. asserisce-, che a ben trattare 
questo argomento i necessario sapet«.„ il tem- 
yt pò che i pianeti impiegano nella loro livolazio- 
„ ne intorno- il sole ; la posizione dell' asse mag' 
ft gÌOTe dell' elisse, che percorrono, rispetto al- 
„ k eclittica , la ecceotriciti dell' orbita ; il rap- 
«1 porto , che ha il semiasse maggiore dell' elisse 
„ descrìtta dal pianata col semiasse maggiore dell* 
„ elisse descrìtta dalla terra; la posizione dei doe 
„ ponti,in cui l'orbita del pianeta attraversa il piano 
,^ dell' eclittica , e che dìconsi i nodi; il tempo, in 
,1 cui il pianeta trovasi in una delle estremità deil*. 
„ asse maggiore^ ed in ano dei nodi; analmente* 
„ l'angolo, che forma il piftoo dell' orbita del pia-< 
„ neta col piano dell' eclittica, e che chiamasi 
„ t'iaclÌDazione dell' orbita. „ Come il Settele con- 
sidera ogn' una di queste cose sarebbe qui lungo a 
«tira. Per lo proposito nostro basta far sapere cbo- 



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44 SciKkeb 

questo (iipitalo t benché non comprendi né dìnuH'. 
lUtizioni, né Twitb nuore, pure flommamente to 
eonunendiamo « * cagione dell' ordine con che le 
parti sono disposte, e della facilissima manieim con. 
u quale quivi si ragiona di alti concetti . 

Nel capitolo IX." si esaminano i pianeti secon: 
darj , e prima la Itina . L'A. insegna il modo onde 
conoscere la iigara di qnesto satellite, e le varie 
parti illuminate di esso ne* varj tempi. Nota U 
rivoluzione tropica , e la rivoluzione siderea , se- 
<!óndo ciò che ne scrisse Cassini. Misura W diente- 
tro apparente ■ Farla dei diversi movimenti di que-. 
sta i e quindi della eclissi solare e luitare , e del paS' 
saggio di Mercurio e di f^enere sul disco folare . 
Ma eoo molta brevità , per dir cose convenienti 
■I titolo del suo libro . 

Con il capitolo X si mostra la ^gura della 
terra . Per due modi hanno i matematici conoscia- 
lo le linee, che terminano il nastro pianeta: cioi 
tagionando , ed osservando . £d il Settele per in> 
segnare ciò che altri pensarono', e videro , prima, 
pone che una elissoide poco schiaaciàta formi la 
fìgura della terra ; e per virtà del calcolo fa no- 
to il rapporto tra l'asse maggióre ed il minore ; 
la diversa ampiezza de gradi ^ che sono dall' equa-, 
tore ai poli; ed il vario potere della gravitk-, giù-. 
sta la varietà delle zone. Quindi significa le^i-, 
niooi di coloro, * quali vollero misurare la terra, 
avantichè Richer Coooaresse la cagione del lento, 
moto del pendolo nell' isola di CajeuDa . Narra le 
cose dette su tal proposito da Hiiygfaensi da Newton, . 
da Cassini, e da molti altri astronomi, e geologi. 
E ne fa sicuri per esperienza, e per ragionamen*, 
to, esser la terra una elissoide poco compressa nà- 
poli . BeD<^è alcuni ' aitroo»mì , merci l'osservazìoTu 



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A^TSotroMiA DiL 9ettelk 4^ 

IH dì Rtcher circa il pendolo , «iati certi del mote 
di rotazione delta terra intorno al suo asse, pure 
l'A. scrive ciò che vtdde ed oper^ GugUelmini 
nel 1789; OQde qiiesU potè coooscere la t/ec/asione 
orientale , Ifi quale non sarebbe , se il pianeta ao<» 
itro lìon si volgesse continuamente a guisa della 
rota di un cocchio. 

Nel capitolo XL l'A. parla delle comete. He* 
atra i segni , per i quali queste possono essere cO's 
nosciute ; e tratta del loro moto , e della loro na- 
tura . Egli rettamente ragiona, calcola, e signifi- 
ca il parere altrui . Ma gU conrien ripetere le pa* 
Tole di Seneca ; cometas . . . non dum teneri te- 
gibut certis ; non solo perchè le osserraziooì degli 
antichi circa questi corpi celesti erano fallaci , flì 
le nostre sono scarse , ma perchè andando questi 
per vie da noi lontanissime, e scontrando altri cor« 
pi , traviano dall' un de' lati . Né questo traviare 
è sempre agli astronomi manifesto . 

Un breve discorso del calendario romaso for-^ 
ma il capitolo Xlf, « pone fine ai ragionamenti 
astronomici del Setlele . Quiri sì fa motto delle 
costumanze ebree, e greche circa la divisione de^ 
tempo . £ poco pi^ diffusamente si scrive di ciii 
che fecero intorno qnesta divisione i romani , dal- 
la loro prima età fino alta nostra . Si parla delP 
anno immaginato da Romolo, nel quale seusa un- 
giusto perchè si comprendevano dieci mesi. Si oar-' 
ra come ì giorni, ed i mesi furono ordinati da 
Numa , affinchè Vanno lunare non fosse discorde- 
con quello del sole . Si notano le cose fatte da 
Giulio Cesare per istabilire Vanno bisestile nel ten;^- 
po detto da Macrobio annus con/usionis ultimus ; 
quindi la correzione del concilio J\ìceno , che mos- 
%'e e guidò Qregorìo XIII. nella cosi déttn riforma' 



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^(S S e I K R Z B 

fpvgorianay la quale, eccetto 1 moscoviti, 'f a^es* 
da tutta Europa ; e di cui l'A. pur chiaro favella; 
per ragionar poi del cido dì Mètone ateniete , « 
deir aggiunta « o se dir si voglia epatta , le quali 
BC additano il giorno della nostra Pasqua . 

L'aver queste poche cose dette circa il secon- 
do volume dell' opera del Settele, crediamo cha 
basti per mostrarne la essenza ; non potendosi in un 
gìoraale recare il bello di ciascuna parte di sì fat- 
ta materia . Rispetto poi al conto in che deve te- 
nersi il libro da noi considerato , brevemente di- 
ciamo: che benché l'umano intelletto, esaminan- 
do le cose create, si duole da ignoranza offeso, 
Taslronomo forse può alcuna volta esser lieto , e 
gloriarsi quando al^a la vista all' alte ruote , ^ 
„ £ lì comincia a vagheggiar nell'arte 
„ Di quel maestro , che dentro a se l'ama 
„ Tanto che mai da lei l'occhio non parte . 
Ma ognuno sa, che quanto sente dolcezza chi giun- 
ae ad alto poggio, tanto angoscioso venne. Wolfìa 
giustamente disse i apicem totius erudieionis huma- 
R(E conscendimus a/talysim tradituri; e noi a miglior 
diritto diciamo , che V astronomo tiene il colma 
del più levato monte, e non senza gran fa- 
tic« là si perviene . Chi considera il fine , per cui 
il Settele scrìsse; o sa con quai modi gli astrono- 
mi appresero la loro scienza ; non potrà non lo- 
darsi di luì , copie noi Bommameote ce ne lodiamo « 

Di GBoi.i.ia. 



b/GoogIc 



b/Goot^lc 



v^.r>> 



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Memoria su di un operazione dì litotomia degna di 
particolare considerazione , ac. letta da Antoni^ 
Trasmondi Romano , dottore in filosofia e medici- 
na^ ec. ec. Roma pel Salviucci i8aa. di pag. 37. 

. con tavola in rame • 



La 



ja gloriosa accademia Uè' Lincei, la <]uale spes- 
so ne dà giusti, ed ornati ragionamenti; «d al- 
cuna volta è solo motivo ond' altri , considerando- 
li , mostri il suo ingegno, pare che in quest* an~ 
no «ia slata più che non soleva, feconda dì scrit- 
ti pubbhcati con le stampe . Avendo il nostro gior- 
nale già parlato della dissertaxione del chiarissimo 
sig. professor Bomba, medico onorario della San- 
tità di ?fostro SÌgnor« , e dì quella del dottor Ora- 
zio Maceroni novello segretario del comitato di Fac- 
cinazione^ convien che pur discorra di ci& che ba 
scritto e pubblicato Antonio Trasmondì . 

Questo espertissimo chirurgo con parole pia* 
ne , e di buona lega , tranne poche , narra per- 
chè e come abbia egli tratta la pietra dalla vesci-* 
ca di un vecchio con Taatìca maniera greca , det- 
ta di Celso. Eld Ìndi tocca alcuni concetti fisiolo- 
gici , patologici , e chimici , che piii coDvengono 
al suo proposito .' . 

Un sacerdote di anni 61, molto piccolo della 
persona , fu il soggetto della operazione . Una cor- 
si detta Jorcinella^ intorno la quale varj ' granelli 
di arena , io vario tempo attaccandosi , avevano 
formato una pietra , era la essenza della malattia. 
Il Trasmondì conobbe questa per le cose raccon- 
tate dal sacerdote infermo , e per cii cfae sentì con 
]a sua mano , della cui testimonianza egli ai 4 sem- 
pre a ragione fidato . 



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4S ScilRZB 

Foiclid fu certo della diagnosi , l'A. ci fa-saf 
pere cbe egli operando, fece un taglio lineale cir- 
ca due dita trasverse in direzione del rafe \ c/ie aprì 
la parte spugnosa delf uretra ; che dUatb un poco 
U taglio verso lo sfintere-^ e che trovò Ja pietra col- 
locata in modo da doq poter per altra via esser 
tirata fuori, eccetto quella commendata da Gelso. 
Della quale egli afferma essersi prevalso; e dopo 2Ìf 
giorni aver veduto l'iofermo diventato sano. 

Pensando il Trasmondi cbe taluno nel leggera 
il suo scrìtto , e nel considerare le cose dette da* 
greci , e da' moderui chirurgi rispetto al piccolo ap- 
parecchio , forse si sarebbe meravigliato del tuo 
racconto, non solo descrive a parte a parte tuUo 
ciò cbe fecei ma palesa quai ragtonameatt lo mos- 
sero, e gli dettero il migliore ardimento . Egli ram- 
menta cbe i greci aon usavano il piccolo apparec- 
chio , -se non a prò di quelli che ooQ erano anco- 
ra giunti al decimo quarto anno di loro vita . Poi 
giustamente dice che quagli antichi maestri limita* 
roiio l'eti , solo perchè questa , facendo crescere 
l'ampiezza de' visceri , non permette X operare sei 
coavenienta modo; onde argomenta che se il vo- 
larne de' viscerì, i quali vissero 60 anni , fossero, 
pari a quelli cbe ne vissero i4) vano sar^be il li- 
mite, di cui parlaroBo i greci; e perciò non è. me- 
raviglia , aver dalla vescica del vecchio e pic- 
colissimo sacerdote tutta la pietra alla maniera di 
Celso. 

Con il parere, e con l'esempio altrui l'A. àk 
M^gior lume al suo argomento . Egli fa motto d» 
quello che fecero, e scrissero su tal proposito l'Ei- 
stero, il rfannoni , il Sisco , ed altri chjrurgi dà 
gran lama . 



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TtUMOVBI.LlVOTOKIA ' ^9 

.ì^ofo deU« queste coae ì'h.. raceoaU che, 
trascorsi trentasette gioraì , tlal dì che ifNirse la 
vescica 4el sacerdote , mai fuoni. dall' unetra di 
^esto un caUoit grande cpanto od comonal ecce ; 
senza che lo laolestiuse «è prima, né- mentre usci- 
fa . Egli pensa che. il .uoauMito rcalbolp Dan era 
parte della pietra ; pecche aè in questa , né in 
qudlo sì ravvisa alcun segno nei lati , per cai 
-«tati fossero inaigtte conginoti ; e rpcrcfaè 1' uno 
è; fi«Haio calcare , « <!' altra è urato di .ammo- 
niaca. 

f^aìto questo , il Trasmondi , per picciol tem- 
po assicurando lo sguardo a -qualta luce dì scies- 
za , innanzi a cui torcono Tanimo , e *l volto non 
pociu suoi compagni -d'arte , pare che 'abbia pi>n«-> 
Irato alla cagione , per cai Ja pietra io quarantot- 
to anni crebbe ; ed il perchè solo dopo si Jungo 
tempo fu al prete> gravissima . Egli ridde che Tesser 
Ih JbrcineUa /orbita , e la poca forza , che coft- 
giubge i granèlli 4& fosfato' calcare , furono foMe 
icaosa del knlissimo cresoene della pietra; e che la 
tebsibilitl de' narvi,la qaale per Inngo uso si per- 
■de ,- non fece doleato la-TCScica , se non quando 
qmsta fu dopo quarablotto anni naoleitata da nuo- 
ve esgioni fisiche, e morali. 

L'A. pene fine . al sdo dire recando in mezzo 
una parte dell'ana/ifi chimica fatta dal eh. Horicbi- 
ai. Merci la quale ci fa certi esser la pietra , 

ime. gii dicemaU) , urato di ammoniaca , ed it 

ilcolo fosfato calcare . 

L'aver il Trasmoadi vista la pietra allocata 
in modo, cha ^i mostrò vano <nò che egli prima 
di. operare si era ptoposto; non essersi la sua men- 
.te ombrata par ^esta visu ; ma aver cercato al- 

G.A.T.XVI. 4 



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Se Se 1 1 ir s t ' 

Ira via per giungere al suo ^ae ; d6Ii «sser egli «ta- 
to trattenuto dall' aatir«dere Kiagtuato atrazìo del- 
la sna fama ,< se dopo le cose da luì fatte il sacer- 
dote fosie mortO'i sono questa le cagioni onde noi 
sominameBte ci lodianio dì lui; non potendoci do- 
lere di 4jualche parola strana al ben diremo inatt- 
' le ; com' i una- di quella ch« formano il titolo del- 
lo scrìtto 1 poichi di queste « di «tmili ma'ediie 
sono io più partì ombrate moltissime operechlruir- 
gicbe, le quali par danno ad-aitri locete dm ia- 
certa guida, (a) 

DeCkollis 



Zettent del doti. Luigi Sassanelli «^ Eccmo sig. 
professore Giuseppa del Medico sopra uu/ltt^'sen- 
x« io stemo. 

■ ^riccia -il ottobre j8qa. 

M. in dallo scono giugno pivsi la liberti di notizia- 
re a V. S. Eccraa una mìa (Hserrazionte sopra db 
feto privo di sterno: ella si compiacque meco risitar- 
lo, ed esatto rinvenne quanto le accennara ;: e. rile- 
vò sincere quelle dimensioni , con le quali geome- 
tricamente glie lo avera descritto. Fin d'allora dia- 
si eh' era per dartene una più minata ^contezza in 
caso di morte , «le prometterà un'esatta desorizio-. 
ne aaatomico-pstalogicB, onde renderle qaalche pen- 
sala fisiologica ragione, per quanto porta la tenuità 
de' miei talenti sopra così .vaste e difficili materie. 
Il feto in questionerò la bambina Vittoria Ra- 
naglia , dopo aver, TÌssoto quattro mesi e quattro 
giorni, morì la notte venti corrente circa le ore ne- 
Te italiane, lo mi vidi al punto d'eseguir le mie 
(») Beniamino Bell, Bertrand Aighiii dJMw» «yerawwe di lUolomimii 



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FkTO UirO BELLO stlRMO ^t 

promesse. NoD ledicoperò, e'oon conTÌane che leaa- 
BanzL come ianrbaoamnnte fossemi tolto il cadaTe- 
re. Le partecipo ÌDtaDto questa notizia eoa dispia- 
cere, e ]« do contezza della malattia chela cooduir- 
fie alla tomba. Detta morte per quanto io seriamen- 
te la consideri non è figlia della viziata e nuora to- 
racica conformaùoDè; giacché se per lo spazio dì quat- 
tro mesi ha potuto vivere senza incomodi di sorta, 
meno quelli a' quali è soggetta una cosi tenera età, 
percfad non sperare che sarebbesi protratta la sur esi- 
stenza ? Ella molte volte mi diceva ciò , e giornal- 
mente in pratica lo vedeva io confermare.EUseadoperò 
la bambina restata vìttima d'una aliena malaltìa,la se- 
zione patologica dalla quale io sperava dedurre una 
scoperta « non la fedo di quel peso del quale la 
considerava. Dal respiro sempre esatto , dal nom 
aver la creatura mai sofferto sìncopi ec ec. si 
può dire che l'affezione locale non era per privarla 
della vita, mentre se ciò si volesse concludere avreb* 
be presentato sintomi diversi da quelli che conti- 
Duameate vedeva. 

Dal momento chele diedi l'istoria, ch'io osser- 
vava esattamente, e marcando tutti que' fenomeni 
e quelle novità che potevano essere vantaggiose 
a passeso del fatto, la bambina s'andava nutrendo 
bene , le sue funzioni bene sì eseguivano , e bene de- 
combeva da tutte le parti. I tegumenti clie copri- 
vano la vacuità dello sterno , eransi alquanto resi 
più resistenti al tatto , ed il bordo cartilagìneo del-> 
le coste lo vedeva leggermente cresciuto, ed anche 
aunwntata quella piccia umine cartilaginosa ov'ò 
il luogo della eartilagine ensiforme (nella figura del 
volume 43 lettera d.) , e ciò in compagnia del chi- 
rurgo sig. Carmine Turino abbiamo esattameate ri- 
levato. Il suo esteriore totale npo era «aolto van- 

4° 



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*» Scitirks 

ta^oso: ma ciò a cagione delle circostanze eceno- 
miclie di famiglia. La sua respirazione era r^^lare. 
« l'elevazione ael jugulo non era tanto visibile , 
•iccome ne' primi momenti dì saa vita : eleva- 
zione che le dìcèTa andar già cedendo fin da qu«* 
primi giorni. 

Ite partecipava fin d'allora che aveva sofferte del- 
le febbri, ma cbe queste indi piò comparse non erano'. 
Altre variasiODJ però alla sna salute dipendevano dal 
non buon trattamento della madreja quale per le mi- 
•erie doveva cibarsi di vitto e flatulento e di dif- 
ficile digestione ;* e ciascun conosce il danno, che 
Ite arreca ad una et^ così fresca . Molte volte la sud- 
delta era costretta allontanarsi da casa, e lasciava- 
Ja in seno del pianto e delle lordure- Io spessis- 
aimo l'ho rinvenuta sola piangente, e compassionan- 
dola la prendeva, onde si traoquilizzasse, non man- 
cando osservare in que' m^omenti d'orgasmo la par- 
He,conii sottostanti moti d^ cuore. Dilettavasi del* 
le blandizie , ne rideva, bene intendeva , « mi di- 
ceva la madre -- ciangotta con molta grazia - Ta.- 
le stato non prometteva la morte; e sovverrassi eh» 
a voce le annunziava sempre queste notizie. 

Il giorno 6 corrente fu presa da nna febbre , 
nel mentre che godeva questo stato di salate : ma 
dominando bel paese il vajuolo, ed avendolo avuto 
in famiglia altra sorella più grande , non dubitai cfa» 
essa Slessa ne sarebbe stata aggredita. La febbre fo 
ce il suo corso regolare, con tutti t sintomi che ac- 
compagnar sogliono quest' eruzione : e dopo il ter> 
■o giorno, com- accennano tutti i pratici, compar- 
Te regolarmente l'evoluzioae d'un vajuolo ConAuenta 
della non miglior qualiU.Le pustule non molto si eie- 
Tarouo , ma rimasero, al dir del pratico Gullen, ap* 
pianate, e qua^i depresse, cornei migliori osaarva- 
tori haoiio molte volte vcdat^. 



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Feto »ito Bttto fnitvo 'S$ 

Cresceva la tosse, la raucedine, associata ad an*^ 
oppressione di petto, e ad un certo respiro difficU 
le> Deglutiva eoo iquatche stento. L'essiccazione dti 
medesimo vajuolo fu senz'ordine. Neil' oodecimo 
giorno però sopraggiunsero forti moti convulsivi-, 
con de' tremori .nell'estremitli: serio prognostico al 
dir de' medici scrittori . Andavano alteroativa- 
RMDte comparendo, aumentando l'afTanno, rendendo 
la voce piccola, fioca, e debole; 6ncbè la notte del 
decimo quarto, sopragiunti nuovi insulti convulsi- 
vi, reser questi la fanciulla vittima del morbo. 

Dall' btoria della malattia da me osservata « 
dal corso da essa tenuto , e dal sopraggìungere spa- 
smi nervosi econrulsioni, V.S-rileverà la morie della 
soddetta Vittoria: e però essa atorte è affatto indt- 
peadente dalla straordinaria costruzione pdtologica , 
e son propenso s credere che ae ì moti convulsivi 
non l'avessero arredila nelK aodeciroo, giungendo a 
straogolaria nel decimo quaito, ai n^bbe force supa- 
rata la malattia , come lo prometlcva ne* primi gior* 
ni a fronte della conftuenza. 

Nel poTtaroii giornalmente dalla bambina 
per osservarla io me ne formava delle quistionì, del- 
le quali procurava darmene soluzione e chiarezza. 
Le diceva cbe aveva tutto l'esterno atteotaoicnte ve- 
duto , fin da quando ella si compiacque visitarla 
ia mia coinpagoi<i . Ora dall' esistenza di essa fan- 
cialla &oft a queste momento sembra potersi de- 
durre, che interna viziata conformazione non deU>a e»* 
•ervi. Nessuno ignora cbe il torace non forma una par- 
te necessaria alla vita ; mentre chirurgiche osser- 
TazioDi ce lo riportano trapanato, scbieggiat» ec. ec 
E molti anatomici l'baDoo trovato diviso m duv o 
tre pezzi. 

£ indBbiuto cbe U &to mlV atmo ceatenota 



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54 S e I E IT e K 

parfeciptf come si euprime Bìcheratid, della tìU gc- 
tierale, «Tendone per6 una parlicolare ed in un tempo 
anche indipendente dalla madre ; per cai è soggetto 
a delle malattie , sìa cbe nascano in se stesso , sia 
che ne .riceva il germe. I feti Tenuti alla luce con 
de' tumori , 'con delle ciccatrici , ed anche con 
delle fratture , provano eridentemente che nelf 
utero si soggiace a delle maUttie esterne per il fé-, 
to , le quali occupar possono diverse parti. Da tat> 
ti t segni fazionati si rileva, che Timpressione in- 
dicata nel rame lettera e (volume 43 citato) sia una 
vera cìccatrìce , senza dubbio alcuno. La pre- 
senza dunque di questa ciccatrice premette un tamo- 
re, il quale avendo nall'utero materno percorso i auot 
sladj, sia giunto ad aprirsi ; e sortita gradatamen- 
te la materia cbe lo formava, restato senza irrìta- 
ztoae sia giunto a ciccatrizzarst. I feti osservati e ri- 
portati da Vaa-Swieten con il vajuolo in diversi *ta- 
d),e quanto si osserva tutto giorno, non ammetto- 
no quistiooe sopra questo fatto. 

Da quanto si asserisce da tutti i fisiologi sì an-. 
tichicbé moderni, e comesi esprìme lo stesso Bre- 
ra, le parti fluide si formano anteriori alleaolideìfl 
ciò si opinava ancora dagli auticbi filosofi: e se eoa- 
ceder si voglia essa formazione, come la crede Dar- 
wìn,da un semplice filamento vivente, oda un leggie- 
ro nervo di locomozione piegato io forma d'anelo* 
i certo però cbe fluidi sono sempre i primi linea- 
menti di dette parti. Concesso ciò, non troverei dif- 
ficolti nel, supporre che un tumore nato nell' accen- 
nato luogo della ciccatrice abbia impedito la fop* 
mazione dello sterno; o pure se si volesse an- 
che porre formato detto tumóre, e che mercè le 
sue quanta acrimouiose la materia puriforme con- 
temita l'abbia distrutto nel nascerti ; come la pra- 



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Feto niro osllo btoxo S5 

tica chirargica molle Tolte dimostra . Ma ae àò 
fosse aoB ti potrebbe osservare la piccola noìone 
cartiUgÌBea odia base all' accenaau lettfSir d.'tvoln- 
. me sn4*)i. e hÓd avremmo lo sterno limméum «a- 
che nella sua parte superiore , ma manclierebbe so- 
lo nella parte ot* è la c i cca tfice , Forse la fibre os- 
see Doa si saranno potute unire per quesf ostacolo, 
o pDrc:aTjr& aderitola qnaicbe-iDcmbraiui «e. là qua- 
le facendo presùooe avrà ostato , stante la l^ge- 
rezza delle partì, alla soa formazione? Qualtmcjae 
«iano per esicfe le mie ipotesi sopra' di ciù , spero 
aTerne una spiegazione da qne'vasti lumi, che ador- 
naQo la' sua non comune Milita, e im lusingo d'ot- 
tenerne wiapiù «oddisfacenle idea 7 come molte di 
più ne riconosco fino a questo momento, le qoaU 
disbfio da Lei ripetere. 

. ' . Lm pregò gradire qne* rispettosi aentimaitì , coi 
^■Ji passo a costantemente raasegnannì. 

1 Fregiat.* sìg. Profèss, 

iLncóia 3o ottobre 1833. 
' Dopo uiTiatale la precedente mia , sono sta- 
io ttotiziato da persona autoreTole,che fattasi Taper- 
tera del cadavere della bambina in un arcfaiosp»- 
dala della intlà si rinvennero i visceri tutti in ista- 
to rsgviarissìmo, ed altro oca si osserva che ta 
Inago .del mancante sterno aravi una membrana 
apiìlieurotica che pareva traesse origine dai musco- 
li sterna iaidei, perchè questi vi si attaccavano ed 
•nuO' le loro porzioni catww assai piccole. 

Gradisca questa osservazione che in un ti-nde 
a dimostrare che la infelice fu spente dal confluen- 
te vaiuoJaie che la mancanza dello, àterno non c^ti- 
cotse a raocarcìaxiie i gioni per alcana ineDoraa par- 
te. Gradisca ec» 

Il DoTToa Bj^baku-li . 



b/Gootjlc 



56 



LETTERATURA 



•OMi. Alerai 1IU4GLII àmnm uiVNVB 

LETtERA 

Al eh. sig. Girolamo Bianconi autode M now 
di Bologna, 
Letta alt tmcadenùa romma di ardieologiMt 
neiì' adunanza dei aì i 



Jr oichi al dono della [n-eiiou di lei amicisìa , 4fi 
cui mi fu lUwrale ìmìd dal tempo della mia di- 
mora in Bologna, ha ella Toluto aggiugnenie tan- 
ti altri coir iaviarmi quanto A venuta indi pub- 
blicando colle itampe interno alla - numiamatica o 
ad altro ramo all' antiqaaria spettante/sì i m me 
pia acereaciuto il debito cbe gìL profesMvale , e 
quindi la brama di soddisfarlo ricambiaBdo i dom 
ricevuti , siccome tra persoae annati dello rtodio 
e delle lettere si suol. fare. Hacooie rìsolvernd' 
a ciò fra l'abbattimento 4i spirito in cbe mi ha 
posto la perdita dalla persona a me più cara , e fra 
le cure indispensabUi dei pubblico Impiego? Fpr* 
dovendo io leggere aleun- mio scritto ia ami delle 
solite ai^unanze dell' accademia archeologiCa'i.e pn^ 
postomi di tener discorso su varie medaglie anti- 
che, non vuo' lasciarmi sfuggire questa favorarvol* 
ocoasione onde tesserne una Iettai^ -a lei diratta, 
a lei cb'è par membro degoissimo dì.qQ«ta stes- 
sa accademia, e si valente numoiìlo. ■■ 



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Ji^.UI 




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ivGoogIc 



■Din 57 

Iie dnqot medigHe dtlle qvali intendo par- 
krla fanmo d* itte negli f corsi anni acquistate, ed 
ora- trovansi nella scelta collezione del nostro ii- 
Instre e dotto consocio mónsig. Giostinianì arci- 
TescoTO di Tiro nunzio a Madrid , tranne Tulti- 
na che tntt' ora presso di me conservo. Qaat- 
tro iono affatto inedita , ed una a mio avvi- 
■6 non bene osserrata dai dotti che primamente la 
pubblicarono. Ma non Toglie pia tòierla sospesa, 
ed ebcomi a farlcne la descrizioiw . 



IMP . Cilt . THP . ATG . P . M . T . P . COf . IIII , CEHS , 

■ Caput hmreatum Fespasiani . -^ 

T . CAIS . IMP ., POIfTir . COS . 11 . CSHS . 

I Ct^ut laureatum Titi.—M. a.(Fig.i.) ' 
Bicorda qwsta jncdECa medaglia la cAisurà 
esercitata' da YespadaAo' e Tito colleghi negli ao^ 
si di Roma 8:i5-$a6-8i7. È incita per Taccop^ 
piamento ddl<i due teste, gìaccUv non mancavano 
medaglie al dell' odo che dell' altro imperatore, le 
qnali asnonnisaero nell' epigrafe la censura da en- 
trambi 'sostènata . Andie Plinio , (i) Sretonio (a) 
• Censorino (3) ci avevan ^tto che fra gli altri 
onori conferiti da ViespasÌMio a'Tìto quello TÌ.ag- 
glunse di associarlosì nel grave ufScio della eco- 
•ora ; ma nd un marmo , né una medaglia eras 
comparsi finora a mostrarcdi insième uniti eoa 
questo tìtolo ■ Non può quindi contrastarsi alla 
presente medaglia e il pregio dell* erudizione rap- 
porto ali» storia , e la stnnma sua Tariti , non tro- 
vandosene. pnU>Ucata'attra simile'. I consolati ir 

Ci) I» m- P- iU.Xdlt.1Urd. 

(a) Cap. riii. 

(?) Bt di» no/- cip, sriiu 



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■58 L I T T ■ « 4,T U 11 A 

dìVeipA«iioo,,e ii-^lt Tito che jìm laggoio, la 
iànao scorgere -oaUtita. nel teaipp,. s|es»a che .^yif 
dae imperatori .i^si^uDserp Is d'E^*^- c^woru : 1« 
che fu probabihpeote nell* atinp-Ss^» ^ome nol^ 
Eckhel nel coBcìIIne .cojle inrd»j|hr U luogo di 
Plinio (i) ove djcf , ;(;h*,e«ai sggrtint Ossian ifiUtc 
quadriennitim, fintando qnes^qn^ttro apnj.p«r i^ii 
«CDD^iati. Fa ÌDoitre rjsjovvtnire cofne. Ve8|i«4Ù«H> 
e Tito fossero ì prini .v'Q^t^V^i '<^<' Tf*^U^ 
della censura, Tolessero ^iffhe prcvder^ il, l^oip«; 
giacché sebbene G.Xesvre^ .Augusto , e Claudio 
effattivaipentf ]a esercitarono, pure si ^«^^nwfp 
ilair ÌDlitQlarsì centoit • Ceaara pra^e i\ nome di 
morum prafectus in ciò imitata da. ^^uj^stf», se- 
condo attestano Sifitonio.; (^)'t o l^iv^c (3))i e lo 
«tesso Svef omo parlando df Au^V^to, dic^ tecepU 
mprwn legim^iie.rfgfmmtp yoi spggffinge ; fw* 
iure., quattujuam sine censura hanin^f ^ tantum ter 
^en popuU ter egi't , Claudio «sernfÀ ;lac«UBn)f 
ina in unione di -L-VitelHo, &è alcuna m^agUa 
]q intitola censore . I .pnmi dunque cb« ne as- 
sunsero la digni^ intiere led il titolo furano i 
^ue Vespasiani ., ì quali p^i , jicorrendo ]'«nn« 
maffio neir 837 ultimo del loro ufficio, oelebr*- 
rono il lustro . I marmi chiamano censore Vci- 
tpasiano anche lye' consolati viti e ix , a» ciò 

{>otè essere a sola causa d'onore, come L. Vit^ 
io fu detto censore nelle medagUe coniate dopo 
la sua, morte; ma Tito appare naomnente collo 
stesso nome nelle medaglie segnate del ti eonso- 
lato, e ciò fa supporre che solo egli ne ripren* 
desse per alcun tempo Tuffisio. £ cosi non.ares- 

(1) L: ni. p«c. 4o(. , 

(») Cip. USTI. 
(7) L. U.111. 



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cero eglino asflunta tal dignità , esercitata TaTM- 
sero almeno eoa minor gradimento'' dì Roma , die 
il senato ilìor» non sarebbesì ÌDdotto a renderla 
perpetua Dell' infamlssimo DomÌKiano , come , oU 
tre Dione che lo attesta (i), molte medaglie di 
lai , non senza nostro ribrezso « ci fan ved^ ! 



HiutiiHTS . ATOVSTTS . Coput laureMtiun.-~^ 

cofl . Ili . in imo. — aquila supra fulmeni hin» 

nd dexteram noctua scuto insistens ;. hinC- ad laa- 

vam pavo cauda expansa' JS . m . m .(f ig.a.) 

Fra ì medaglioni di Adriano cbe per l'eccel- 
lenza dell' arte , e .per la nobiltà dei tipi sono 
più stimabili , questo , cb'è ancor* abbellito da 
ana rara conservazione, dee certo aver luogo. I 
tìmboli delle deità capitolma che vi si scorgono lo 
fàuno inedito ìa tal modulo , menirt sì di 1 chft 
di 3. grandezza il p. Baldini ne' aveva già pub*- 
blicate le medaglie spettanti allo stesjo Adriano . 
£vvi pure altro xae4*gUoue . del mnseo' Albani, il 
qoale ha una perfetta anatogi* ctH nostro, essendo- 
vi le figure di quelle deità poste in egual situazio- 
ne, cioè Giove nel mezzo, Uioerva alla destra, 
e Giunone alla sinistra. Anche il tempio di Gio- 
ve Massimo , di che si vedono ornale le medaglie 
di Vespasiano e dì Domiziano , esibisce i simu- 
lacri dì quei numi cosi collocati , e così parimen- 
te sì vedono in una lucerna pubblicata dal Passe- 
ri. Sappiamo inoltre da Dionigi, (a) che Giono- 
i^e e Minerva avevano in quel tempio le loro cel- 



li] L. LXTII. %. 4*- 
Ca) t IT, 



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le pari a quella di Giove, e sub eodem tecto et 
•pinnaculo . ■ ■ 

Senza entrare nella quisUone tanto agitata da 
Tari dotti e singolarmente da Lipsio e fiecano, cioè 
qual luogo gli antichi tenessero come più degno , 
o il destro o il «inistro, e senza pa-rlare del mag- 
gior cullo che Pallade aveva sul Campidoglio, sti- 
mo cosa pia acconci^ il rammentarle quel passo di 
Livio (i) ove parlando della infiosìone del chiodo 
•anale seguita nel i(;> , dire; fixus/uit (chvus) de- 
xtero Interi aedis I. O. M. ea ex parte qua Minerva 
templum est. Dunque Minerva era nel tempio si- 
tnata alla destra di Giòve; e kaati saper ciò per 
conoscere il motivo onde la civetta allato dell a- 
quila occupi ita questo medaglione il- posto mede- 
simo . Serve' inoltre la' situazione di questi aoÌ- 
mali a deterniinare qnale abbia a considerarsi nelle 
medaglie per lato destro sinistro; cosa male os- 
servata da alcanii 1 quali, non senza offendere l'e- 
sattezza e perizia deg^ antichi , dubitarono, che 
poco essi badando nel!' incidere i conj al cambia- 
mento di posto che le figuft e gli altri tipi fareb- 
bero'suHa medaglia, i^o» ci avessero lasciata anche 
su questo una regOla eerta . 

Ora sarebbe da investigare il perchè si trovi- 
no rappresentate tali deità nelle medaglie d'Adria- 
no ; mentre vedendole in quelle di Vespasiano e di 
Domiziano ci torna subito a mente, che il primo 
ne riedificò il tempio, ed il secondo ne compì la 
solenne dedicazione dopo i dne incendi che à bre- 
ve intervallo si succederono . Se però non voglia 
affatto rigettarsi l'opinione del Tristano aSerman- 



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]|fEItilOt.IK IMEDITE Si 

te (i), che la medaglia dello stesso imperatore coli' 
epigrafe providkntiac . dborvh , dove si vede 
«cesa dal cielo l'aquila di Giove' a recargli lo scet- 
tro , fosse battuta dal eenato a dimostrare la sona* 
ma rcneraxioDe dì - lui reno gli dei , per mero do- 

' no dei quali' soleva ripetere di tener l'impero ed 
ogni sua feliciti , potrebbe dirsi egualmente , che 
rappresentandosi in -questo medaglione ì simboli , • 
in quello del museo Albani i simulacri delle mag- 
giori deità protettrici di Roma, volesse Adriano ren- 
der .pubblica questa sua divota gratitudine verso di 
lord. Potria darsi ancora che la recente riedifica- 
zione del tempio desse motivo a continuare di qonti- 
do in quando Fuso di simili rovesci, trovandosi 
ripetuto quello delle tre deitk in oo medaglione di 

-M. Aurelio e L. Vero . (a) 

„ H . OP . OlAOVHtlflABVS' . CAB* . „ PrOtOffiv» 

cum capite nudo. 

,, COL . IVI. . ATG . PiL . aia «., Templum tetratstf- 
lum cum gradtbus, intra quod Neptunì stantis </. 
tridententf s. baculo innixi simiducrum , a Cupidine 
ad iwvam supra columetlam posilo ooronatur^ hino 
et inde dua icuncula manus aUoUentes . In tem- 
pii vertice Neptuni et Beroes sigrta ; ad latera dua 
f^ctoricB '. in imo duo Cupìdines a delpkinis vecU 
tridentem gtremes, aique inferius duo vasa del- 
phinis quodammodo potum pnebentia . .c.i. (Fig.3.) 
Poiché Vaillanl non vide aìcnoa medaglia ni 
di prima né di seconda forma J>attuta in Borito * 
Diadumeniano, mentre in si gran copia ne riferi- 
sce di quelle spettanti agli altri imperatori, e que- 

(i) Comment. hiiL T. i. jpa(. SU. 



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63 Lbttikatcbi. 

sta non solo è della grandezza U più 'stimabile, mt 
porta nel rovescio un nobilissimo tempio , chiara- 
mente ne appare la sna rarità , e il sommo pregio 
■ in cLe si ha da tenere . Non è però l'essere quasi 
unica che mi muore a parlartene, ma sono ben- 
sì le varietà che io vi seo^ , e che la fanno di- 
Tersa dalle due che posteriormente pabblicarono 
Pellerin (i), ed Eckhel (a) ; varietà le qnaU m' 
-inducono a sospettare che quei dottissimi uomini 
avessero la disgrazia di vedere due medaglie mal 
'.conservate, e perciìi errassero nei darne la descrì- 
.xione: ma buon per me che questa è cosi intiera 
e conservata da non farmi ponto dubitare dì quel 
che veggo. 

Qui dunque trattasi di togliere ad Astarte, 
ch'i la Venere Siria (3) , il tempio attribuitole fi- 
nora , e restituirlo a Nettano, come la presente me- 
daglia ci Ca vedere • Ma per giustiicarne lo spoglio 
, contro si gravi autorità, mi converrà provare non 
solo che il tempio fu eretto a quel nume, ma 
che mai non potrebbe credersi dedicata ad altri pe' 
simboli ed emblemi che vi si scorgono. 

Pellerin ed Eckhel videro nelle loro medaglie lo 
stesso tempio di quattro colonne con tutti gli or- 
nati aopradescritti , ma entro vi posero il solito si- 
mulacro di Astarte coronato dalla Vittoria, tenendo 
nella destra, noa specie di croce, come nelle altre 
medaglie e di Borito e di varie oittà della Siria si 
trova espresso . Vaillant vide un ugual tempio in 
una medaglia d' Elagahalo pure di Berito , ma anch' 

(i) HsL de msd. rol. I. ptg. x^, 
(a) T. HI. p. J57, et Mq. 

(3) Quarta Fenus Syria Tymjue eoncepla, ipu» Jbtarte f<V 
calar. Cu. lib. III. de Nkt. Deor. 



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'esso Tl'-pbsb Astart'e, e nei fàuciulli' alati ' che ca- 
valcano! del0Bi immagìbbr di vedere duétritoDÌt 
PellerÌQ ^ Ec^hel vi rf vviaarono tuttavia due amo- 
rini, pecchi forte' le '^oro medaglie ù'ano fn quel- 
la parte piti 'cónfiervate .Ma', vediamo per qual ra- 
gione i beritèsi ^di^^essérò' eriger'e a Nettuno piot- 
tosto che ad ahrii nu thè si iftagnifico tempio. Cb* 
egli fosse il dio peculiare di ' Beiito , e che anzi Be- 
rìto stessa fosfógli data' in pVoprieti da Saturoo* ce 
'lo' afferma Sancooiatoiié appresso Eusebio (i^.- IntC' 
rat Stàuntus B/biiun utbeih dea Sapidi , quae 
et Dione, dono dedita' Berj-tum vero Neptuno et Co- 
biris. Ond'è ben ragionevole che il più sontuoi» 
tempio di quella cospicua cittì fosse a lui eretto, 
«d orriato di simboli e di emblemi relativi a ^ual- 
'che azione memorabile da lui operata in terra e tu 
'quel suolo medesimo. Esaminiamo perciò tutti que- 
sti simboli e quésti emblèmi., e vediamo a qual dei- 
tl 'possano appàrteaere. 

- 'Primièramente' Sul frontispìzio v'edesi un grap- 
po di dné'ffgOre', Tuiuì virile buda armata del tri- 
dente, e l'altra' dplnaesca ijaasi prostesa a terra . 
tiateralmente sttirt collocate" due Vittorie cqn ghir^ 
lande in mano, e' nerbasso"'due amorìoi, che ar- 
mati anch'jedsi del tt-idénte pare sforzino i delGni^ 
dai tfuall sbno dor'tatl, a bere in vasi che bau for<* 
mn ai coppe . 

'TuitT'i mentovati «atort riconoscono in qud 
gruppo,' collocato Sulla tfoiijh)lt& del tempio, Nettu* \ 
no ih atto di ràptré la ninfa'Beroe figlia di Ajtar- 
te, tàvtfU delU più remota Antichità riferita prolis- 
samente' da Nonno (3) che v'impiega più di due ia- 
ti} PmpirtU. Zvtnf. L. I. 



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64 LlTTIKÀTOlA. 

tierì libri del «ao poenu , e eh* ella mi pemwtte- 
ri di nranunUrle ia nccinto per pror» dd nio u- 

lUlltO. 

Panti da anV iteiio dardo di Capido Nettano 
« Bacco ardevano di ujual fianuna pw fieroe figlia 
di Venere. Quindi la reciproca riraliU, e tutte leio- 
slcUose arti usate da Bacco per vÌDoere la nataral ri* 
trosià della ninfa, e indurla ad amar lai solo: co- 
me alla fine poli riuscirgli. Pregano Venere i nDOOÌ 
rivali a decidere cbi esser debba lo sposo : ma la dea 
tetnendo di entrambi, ti ricusa alla scelta, eloroin- 
Tece propone di conobattere , assegnata in premio al 
vincitore la figlia. Scende allóra Giove dall' empì- 
l'eo, e con lui scendono tulli i celesti abitatori, ond' es- 
ser presenti alla pugna. Giji Siettuno e Bacco han- 
no radunato i loro formidabili eserciti, e gì^ vedoo- 
'si combattere Nereo, Pane, Glauco, Sileno, Pale- 
mone, i satiri, le baccanti, ed ogni altro segnace 
d'ambo le schiere. Ni le fiere marine e terrestri sì 
atanno odose > scorre la pantera il vasto Doeano , t 
Vedi l'elefante alle prese con una foca ; quando tra- 
sportata una baccante dalla pantera che cavalca nd 
mare, ne fende le muta acque col tino : Psamate la 
figlia di Nereo sorga allora con scintillante fiamnwd- 
la sul capo, e rivolta al re de* numi si con trfr* 
ìnante' voce Io prega a reprìmere la furiosa baldan- 
H di Bacco, che Giove impon fine alla pugna, e 
comanda che Beroe sia. sposata a Nettuno' Bacco 
non resta del domandarla , ma impaurito dal ful- 
mine che lo minaccia , si acqueta . V« la ninfa con- 
tro sua voglia alle nozze del dio marìnct , e que- 
sti la conduce ratto ia Barilo , eh' è patria di lei, 
qual testimonio della ottenuta vittoria. Si reca in- 
di Amore a confortar Bacco, ricordandogli che Ariao* 
na gli i già promessa in moglie, e addimostrando- 



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Medaglie usditk c^ 

fU , cenM Beroe ninfa , e figlia di Astarte «leìU ma- 
rina , meglio chea lui si conveoìva a r^ettuno. 

Da queato &T0I0SQ racconto noi apprendiamo 
osa segnalata vittoria amorosa riportata da Nettu- 
no , la quale se ^onno avesse taciuta sarebbe tult* 
ora ignota, come senza spiegaiìone si rimarrdibeil 
' groppo descrìtto , che poi solo vedesì occupare tufc. 
te il rovescio di una medaglia d'ii^lagabalo (i) pu- 
re di Berito, standone le figure nel niedeeimo atte^ 
giamento. 

Ora io duoqBe pretendo che questo tempio fos- 
se edificato dai beiìtesi a Nettano io; memoria del 
trionfo riportato sul Bglio di 5emele.au» rivale ,1- 
che tutto eia cbe serve ad ornarlo «19 relativo aj 
iatto medesimo. GontiDuandone perciò ad osservare 
«otto questa vedutagli altri oroameoti, pui, rendersi 
buona ragione delle due Vittorie situate lateralmen- 
te, le quali non portano gii nelle oaani la palma , 
nw ìonalMDO molli ghirlande. 

Portiamo ora lo sguardo «ni , sìmnlacro che sta 
dentro il tempio, e vedremo una figura virile nuda 
il capo e tutto la persona, che ha nella desti-» il tri- 
dente. Come' »o9 riconoscervi alla prima iVeltuno, 
e voler piuttosto che sia Astarte,,laq4a]a non m^ 
Tedesi affatto nuda, ma o vestita bucantameiite, o 
ricoperta nei fianchi da .un panno { e porta sempre 
il capo tutulalo qua! genio della citti i* Bipeto cbf 
il solo cattivo stato della medaglia veduta da Vail- 
lant, Pellerìn.ed Eckbel potè far loro prendere un 
simile abbaglio, a cui più facilmente si saranno in- 
dotti dal tanto spesso vederin ripetuto nelle. meda- 
glie della Fenicia , e specialmente di Berito , il ai- 
mulacro di Astarte coronato dalla Vittoria. Ma cl»i 



..I) Vùll. Ham. Gol. 

G.A.T.XYI. 



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SBC L ■ T TtaATuaX 

rappreMnta qoella fi|;arioa dilla -qatle TÌea corolik* 
to Nettuno nella nostra medaglia, ae non Capido me- 
deaimo, che posato Hoprà una Colonnetta giaoge a 
pone nel capo di quel nume la corona ?È ben la 
pensarotao i beritesi di far coAipiere questa ceriino- 
nia da Albore, e aon dalla Vittoria, i^acctiè Netta- 
no qui non triottfacotoe gaeniero , ma come amait- 
te. Non pare a lei cbe tutto coapirì a farorire il 
mio assunto ? N% Certoda etso allonlanatiai'que' drft 
fanciulli eoo pìcciole ìilì portati dai delfini ^ e che 
servono di estremò titnìimento al tempio preaso ai 
gradi della acala per cui- ti si ucende. Sod dessi 
due amorini , o genielti della achiera dì Cupido, Ì 
quali impadronitisi del tridente e signoreggiando 
delfino ( che non volo è «imbolo dì Nettuno , ma 
talvolta anche lo significa ) -, fanno palese cheqnd 
ìiuìne è doggHto al loro impero , mentre i delfini beo- 
no quasi per is<^emo uella coppa dello stesso LÌè«. 
Tale spiegazione le setnbrerii un pò bìzsarra, ma ve- 
dendo che quanto si rappresenta in questo rovescia 
tutto combma coli' idea concepntane^ non Tho 8«- 
puta abbandonare. 

Ora a provftré mi resta cbe il tempio pe' sìift- 
boli ed emblemi che vi sì scorgono, non poteva es> 
sere dedicato ad ^Itri che a Nettano; ma p^ nt» 
arrecarle troppa Doja ripetendo forse eoo altre pa- 
role quel che ^iì ho detto, le far& una sola osaer- 
vazlone chea parer tnio è la più adatta a convin- 
cente. Il gruppo collocalo sul frontispizio non rap- 
presenta egli Bet'oe rapita da Nettuno dopo il de- 
creto di Giove 7 Or bene , e come avrebbero quei di 
di Bcrito potuto inlmàginare dì adornarne il lem- 

{lìo di Astarte, senza pensare Ìd certo modo di far- 
e oltraggio ponendovi la memoria di un* asione 
poco a lei gradita, meatre con quella sì fé violen* 



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Mkdàglib iNBOiTfe 4ìn 

«a al ca»re delta figlia , ed alla atetaa sua dichia- 
Tsta Tolootà di coDcaderla a chi de* due numi foa- 
«e rinaaso vineitor nella pogna ? E qual' eseNipw 
sai «i potrà addorre che gli antichi abbiano mai ef- 
fif^ata ne* pubbUci monaOMiDti eretti noB solo «' 
-Banti tin«lari qatfl fu Astarte dei berìteii (4)^ ma 
n Mortali «zirftadio , cosa che a loro non retaste 
gloria od ouor^ ? Che se repugna per la detta ra* 
giove di attiibaire il tempio ad Astarle, ne segue a 
fortsa cb« il solo iVettuno abbia a restarne posset- 
Mre , giacche tutti i simboli ed ornamenti die vi ao- 
BO gli appartengono , e quel gruppo rappresenta «a 
£atto che luì solo rtgaarda. 

Ma io m'arvaggA d'aver fatta sì Iitnga cicalata 
•n questa sol* me^glia, che per isousaruene appa- 
ila basterà il rammentarle, eh' io doveva oppormi 
al senlimento di autori gravissimi : e facendolo con 
minor copia -di prove e dì parole , avrei ffiustamea- 
ic meritata la taccia dì presuntuoso e di -arrlito. 



ATT . XA . lOY , OV» . MASIMBIKOC. CI . 

in area n . fi . Caput iaureatum. 

TAPCOY • "THC . HHTPOnoAE 

' apollo stant sinistro libito tripodi a serpente cir>- 

■ cumdato inniiitar, dexteram Mercurio, s. eaducaeam 

porrigit. Intet lUramque figuram Utsrm loiitaria 

A. M. K. ,ef in exergo iittene T. s. e:Ktftnt - **i^ 

U. M. (Fig.4.) 

Chi non vede io questo inedito rovescio es* 
pressala Concor^/a di Tarso con un'altra .città'/ Man- 
ca la voce OHONoiA; ma l'ami^hevele atteggiameato dei 

(1) Hottoo L. xbi. ehiaina Berho HK^nf -^(Je; » Vmarii 

5' 



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C8 LlT TIJlATDftA 

dae numi supplisce ad «ss». Che Apollo «i sùt 
4{ui ■ dinotare Tarso, ce lo prora un buon nume- 
ro di medaglie gii edite, nelle quali ti trova rap- 
presentato, e fra le altre il^medaglione autonomo d^ar- 
gento pubblicato da Pellerin (i), e poi da Eckbd 
(a), dove scorgesi lo stesso dio sedente sul trìpo~ 
de fatidico. Cb'«gli ioottre avesse cuho particolare in 
Tarso, e vi desse ancora i aaoi falsi oratsoli lo at- 
testa Dione Grìsostomo;. e l'abi fielley (^) nella 
sua erudita memoria su <|uetla citili così, si espri- 
me I ApoUon etait. une divirutè resftéiDtée par ìes 
htìbitans de Torse ; // est representè sur un ff'ond 
nombre de leurs medaìlles , Dion Chrj$ostonte parie 
de ce dieu et de ses oraele» . jiussi a-t'ioit grave 
sur les monumens le tftepieA et le gi'jphon . On 
chantait des kyrnues sacre's a thonnew du dieu . 

Importa ora conoscere qual popolo amico dei 
tarsensi roglìa significare Mercurio . Senza parìV 
uscire dalla Gilicia noi troviamo cbe in Corico aves- 
se quel nume culto particolarissimo . Ne fanno fe- 
de, oltre le medaglie dì tal città, nelle quali sempre 
si trova rappresentato , e l'inno, d* Orfeo (4) *^ 
cui si noma distintamente KffViérT» ,e l'epigramma 
di Archia riferito da Eckliel (5) . Tutti gli anti- 
quar} percìi sono d'accòrdo nel credere che Mer- 
curio fosse il dio tutelare di Corico { e ciò baste 
rebbe« com'ella vede, a stabilire che il medaglione 
. di coi le parlo, dinpoftra 1* Concordia di que'due pò- 



{i) tiMt. pag. là». 

(a) T. 111. pag.71. 

(S) Bell. lett. tom. xxxrn. pt^. 349. 

(4) Hymti. %xrtt..r. 8. 

(&; T. 111. pas- ^^ 



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MSDACLIB IRCDITK G^T 

poli . Ma il più bello si è che tanto il p. Frofe- 
ìich quanto Pellerìn fattisi ad esaminare pocba 
lettere vagaoti nel campo di Dna medaglia di Co- 
rico , conobbero in esse . accennata questa mede- 
«ima unione { ed à cosa ben piacevole e gradita il 
Tederò come -1* opinione di quei dotti, e i nuovi 
tipi del nostro medaglione si rechino a vicenda soc- 
csorso per confermarla . 

rfulla dirò delle tante lettere sparse nel cani* 
pò d' ambe le facce e nell' esergo* poiché sì varù 
son^ le sentenie degli autori ì quali tentarono d'in>> 
terpretarU ; ed ella boi sa qaale spiegazione ab* 
Biano ottenuta per comun gindizio le sole r. B. 

ZB . Ckiimcera in exergo monogramma ^ )( Cobun* 
ha volans intra lauream, addito magitttatu XIBtptiO. 
AR. I. ( Fig. 5. ) 

Ella scorge che in questa medaglia di Serifo ' 
non T* ha di nuovo che ia parola xibyptio , ag- 
giunta Del r«veacio e il monogramma ^ . Io 1* 
avrei dato poca importanza, se fra tutte le meda- 
glie • di queir isola pubblicate finora pur una se ne 
trovasse con altra epigrafe oltre le si^ite due let* 
tere £E, ma poichi né ìo Basche uè in Mionnet 
ho potuto alcuna rinvenirne, mi ì sembrata questa 
meritevole della sua attenzione, come la prima 
d' argento che abbia due epigrafi . Per non andar 
poi faatasticaado sul significato di una voce cb« 
ì lessici non hanno , od imitare per ispiegarla i 
dotti vaneggiamenti dell'Arduìao , dirò esser quel- 
lo il nome di un magistrato scrìtto alla dorica 
arcaica, tanto più che nelle monete della vicina 
Sifno sogliono tali nomispes&o incontrarsi . La me- 
daglia è del più squisito lavoro, e supera nel psso 
i dieci denari della nostra oncia . Ma come un' iso- 



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7«. LlTTIKlTtlltA 

letta cosi oscora ed ignobile, che Tacitò (i) giun- 
ge a chiamare per disprezzo seriphùan saxwn^ po^ 
tè avere tanta copia d' argento da Impiegarlo in 
batter* la sua Don molta rara nvuieta , mentre <ti 
nme una- appena «e ne cono&ce ? Toglie però 
Eckhd (3) fucata dilBcoItà, o|ÙDafldo che la con- 
tigua e daviziosa Si&o la provvedesse del metal- 
lo occorrente; stando a quel tempo i due popoli in 
perfetu unione sino ad osare gli stessi tipi nella 
loro moneta , la quale anche sì scorge di ugual 
mistura e laToro . Sia detto con pace del cfa> Sc- 
atini che le medaglie di Sifa» volle attribuire a 
Sicicue. 

Non le fo parola del monogramma ^ che 
vedesi neir esergo del dritto, mentr» » aaeonda 
easoi ii principio del nome di altro magistcato , o 
sia unti qttatcbe sigla misteriosa, ovvero un segno 
di fabbrica « non è delle mie forze V interpretar- 
lo ■ Solo dir& che a me 8«nU>ra composto delle 
lettere A y, e che la sua novità aggiunge non ptcciol 
pregio alla nostra medaglia . 

£. qui pongo Bne alle mie osservazioni, molta 
delie quali poteva io agevolmente lasciar da parte; 
ae il pensieri di condurre a giusto termine la let- 
tura di questo scritto» non mi avesse quasi sfor- 
XAta ad inserirvele . 

Intanta vud darle notizia che il nostro mon- 
Hgnor Giustiniani, anche in mezza alle gravi cure 
d^la sua nunziatura, non lascia di ocooparsi a rae- 
cògliere le più interessanti medaglie delle colonie 
di Spagna . Nelfessersi degnato di mandarmene Xtt 
nota, vi ha pare aggiunto il disino di quella raris- 
fa I — , 

i;i) Ann. lib. 4- > 

W »• iw PH- 334. 



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HlDAGLIB IRKblTB Jt 

«ima battola in Cesaraugusta colle statae sopra b%^ 
sì di Àogusto, Caio y e Lucio , e i Domi de duuiiK 
Tiri Gneo JDomizto ^mpiano e C. Vezzio Lancia- 
no, là quale non beaa pabbUcata da Vaillaot ,. 
mentre dovè idarsì del disegno che gliene traami* 
ae il cardinal Massimi altro nunzio di Sfugna, fu 
poi corretta dal FlofeT^. 

Ella si goda le tante- rare e belle medaglie, ape* 
ctalmente urbiche , delle qnati è intelligentissimo 
conserratore pressa codeata pontificia unirersitÀ ; 
mi ricordi ai dotti non meq che eorteti sigg. pro- 
fessori Scbiassi , Ranzani « e Mezzoinnti ; e non la- 
cci di credermi quale con rv» atima mi raffermo* 
Suo 

/*™ -^'w Ser. ed Jm. 

TULLIO MONaLDI 



Brevi cenni intorno iì pubblico insegnamenti 
ftetf impera deUot Chi^^ • 

XVaccogliesì dat «lizionacro della' lingua cinese eh* 
il rev. Morrison recentemente ha pubblicato colla 
slampe, che i cinesi pongona una particolar cara ed 
atteazioQe Dell' educare ed istruire \ loro- figliuoIL 
I loro filosofi sono stati sempre dVwisfr , che la 
educazione coWQCÌar dovesse dal di della nascita , 
e che qneat* epoca- prevenir si do:yesse dalle' madri 
per mezzo di alcune speciali cure e diligenze^ 1* 
quali vengono ad esse prescritte, durante il tempa 
di lor gravidanza. Tosto che i baaibtni trovaosi in 
istato di mangiare, convien loro lar uso della ma- 
no destra apparando la scrizione , e {giunti ai sei an- 
B» f engotto- addestrati' nella conoscenza de' ouuierU 



b/GoogIc — 



73 Ln TTBRATDXl. 

Assai per tempo TÌeuR ad «S6Ì iDCulcatoqeeir tnuK 
re per lo sludio ., e quel rispetto verso i maestri , «br 
distingue UD cinese per tutto il tempo di sa» vi- 
ta. La carica di maestro è carica di onore , dicon 
essi. Quiadi è clie non trovanst nella Cina stabili- 
menti di pubblica istruzione, nulTaltro essendo ci4 
che cliiamasi coUegio ìa alcune loro cittìi , se boa 
un luogo, ove fassi l'esame pubblico per essere am- 
messo al grado di bacelUere ; finito il quale esa- 
'me non visi trovan pia né maestri né scuokri per 
tutto il rimanente dell' anno. I Ggli di famiglie agia- 
te TeogOBO istruiti in casa de' loro parenti da mae> 
«tri particolari : gli altri si riunisccHio in aleuae bcui>> 
le , ore Ìl maestro attende il suo emolumento sen- 
za domandarlo giammai. Il pre2zo per essere am- 
messo a queste scuole varia da quattro bajocchi fi- 
no agli otto paoli di nostra moneta. Havri presso 
loro due feste : una alla quinta , l'altra all' ottava la- 
na ; nelle quali suol darsi ai maestri una picciola 
ricompensa per soprappiù. Al primo dell* anno en- 
trano per gli scnoTari le vacanze di un mese , oppu- 
re di sei settimane. Vi sono de' magistrati , ì qua» 
li fondano scuole gratuite a tenore delle rendite del- 
la lor carica. Del rimanente non hanno i cinesi scuo- 
le di carità fondateo dal governo, ovvero da' par- 
ticolari. Nelle grandi città, ove gli abitanti sono tnt> 
to il giorno occupati , trovansi delle scuole nottur- 
iie T cosiceli^ il travaglio giornaliero , a cui sono as- 
soggettati i fanciulli, non reca verun impedimento 
■o disturbo ai progressi , che taltino-fra loro è capa- 
ce di Care nelle lettere, «d in seguito nella carrier* 
degli onori e delle magistrature. Ciò cbe reca mag- 
gior meraviglia e stupore nel sistema d'educazione 
ed istruzione presso i cinesi, si è cbe l'ordine degli 
Mucljf.la .condotta degli studenti è fondata sopra f«« 



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ImiGHAMIVTO CIRKK ^S' 

gole predse , e sopra pivcetti positivi. Ilfanciull»' 
recisi assai per t«mpo «Da scoola , e nel)' entrarvi 
i obbligato • salutare primi era mente -Goorucio', la ' 
cui immagine conservasi in ogni scuola , e poscia il 
maestro. La sn-a, prima di lasciare la classe, deb- 
besi recitare una qualche ode , oppure uno squar- 
cio dì storia il più facile a intendersi , o almeno il 
più interessante. Le ciarle, le espressioDì indecen- 
ti sono severamente sbandite da que' luoghi. NeiV 
nicir dalla scuola si dea far nuovamente riverenza- 
a Confucio ed al maestro , dalla qual ceremoQÌ» 
non aou dispensati neppur gli aHìevi più alLempa- 
tj ; dopo di che gli scuolari debbono ritornarseoe di- 
rettamente alle loro case, non essendo loro permes- 
<o dì fermarsi nelle strade i né ragunarvisi in cor- 
pi. Neil' entrar che fanno in casa, salutano prima 
gli dii domestici, poscia i loro antenati « quindi i 
genitori , gli zìi , ]e zie ec 

La sera gli ^euolari studiar debbono at lume dì 
«na lanterna. Da questo esercizio non vengono es' 
ai dispensati , se non ne* mesi di estate allot-a quan- 
do il caldo si f» eccessivo ; ma tosto ripigliar lo deb- 
bono oell' autunno appena che si è l'aria rinfresca- 
ta. La maniera di collocarsi nella classe, di salu- 
tare il maestro allorch' egli entra nella scuola , di 
schierarsi al suo passare, la positura conveniente per 
leggere e per iscrìvere, la cura che ognuno aver dee 
de* suoi libri, del suo calatnajo , delle sue pen? 
ne ec, tutto ciò forma l'oggetto di particolari rac- 
comandazioni eà istruzioni. I fanciulli doo debbo- 
ito oè bisbigliare, uè percuotersi fra loro, né l'ano 
all' altro aleggiarsi , 'oè rompersi vi cendevoi men- 
te le penne, oppur le pietre da macinare l'inchio- 
stro, li^si. apparar non debbono cosa che sìa inu- 
tiU; per conseguenza non debbono BbbafKÌoaai-&ì «. 



,Coo^^lc 



f4 LlTTEKArOKA 

Tcraa i;|iaoco, sii di carte, odi dadi,o di volati* 
ta , o di paltone , o di scacchi , e simili ; anzi aon 
«i permette loro DU'lrire ucoelti , quadrupedi , pe- 
sti^ o ittsetti , né compor versi o. canzoai . 

Se gii scuolari Qoa istudiano, o trasg^rediscona al- 
cune delle regole surriferite, se oca bene appraodo- 
no la lor lezioqe , o «e male imprìmoao ì loro carat* 
teri, iODO per du& o tre volte « far meglio esor- 
tati; se non si emendano, si fanno mettere io ginoc- 
chioni nel loro posto, onde riempirli di salutare ver- 
gogna. Se poi si mostrano ostinati , vengono allor» - 
posti ginocchielli alU port« della loro scuola ; U qnal 
cosa vien tenuta pressa loro per grande umìUazio- 
ne , e il tcmpo^ dell* durata di tal gasttga vien de- 
terminato dalla combustione d'una canna odorifera, 
da una candela di aloè. Qualora poi tutti cotesti 
mezzi riescano infrottnost, «i procede -alle battitu- 
Te, le quali però non mais! danno dopo il pranzo, per 
timore che non sia loro di nocumento, oètal punizio- 
ne si eseguisce con violenza, aOine di non cagìona- 
ire ad essi an male serio. 

Anche ì maestri hanno delle norme che sono 
registrale, e che si osservano scrupolosamente. Hoa 
faremo altre parole di queste , che sono lunghe e 
complicate. Diremo soltanto essete tra le principali 
]a raccomandazione che loro è fattfi di occupaisi 
•sclnsivamente della istruzione,, onde; non essere di- 
atratti dai doveri di maestri. „ Ij[«nDovi ,, dice un 
„ autore cinese citata dal rev.. Morrìson , certi ma^ 
^ estri, ì quali alla professionedi loro stato a^iun- 
M gono ora , con /^rave danno , la pratica della me- 
„ dicina o quella degli indovini, o vendono «roseo- 
^ pi, o scrivono memoriali o atti legali, o lanuoil 
„ mestiere di mediatori o di sensali Per le quali 
„ cose divìdono la loro attenzione, e si allootanana 



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IltSEGHAHHtO CIHSSf •}$ 

„ dall' iMcgaMie&to eh* è l'affare più importaate. , 
„ Perciò sÀdo eglino disprezzati e tenoti io aessua- 
„ conto da co)m« stessi che se ne serrono,. giao- 
„ chi offendono altamente la morale, di loro, cant- 
,f tere. „ 

E che cosi debba avvenire non è da porsi i». 
«labbia, ove si consideri che nell' impero diella G^ 
■a gli sdenxt^tt vengono prescelti ad occtipare le ca- 
riche del governo. Qnindi è d'uopo cbe i maestri eie- 
no eccellenti ed assidui, onde formare ottimi alaosi. 

Fu nel principio della dinastia dtà Thang {cìtf 
ca r Vili secolo ) che il sistenoa d'un pubblico esa« 
me fatto ogni anno solennemente cominciò ad ia- 
trodarsì^ Ite leggi di qtie&to esame sono raccolte ÌK 
un libro che sì ristampa ogni dieci finnìf con gnel- 
]é variazioni che son» coiisigliate dtl mntamaflto 
degli usi e de' costumi. Tutta la nazione cinese è 
interessata a questa solwinità , e lutti i particola- 
ri r accompagnano e la conseguono. Quindi T e- 
same direnta oggetto di qtiasì tutte le socirtk , e 
delle conversazioni anche fra il miaulo popolo. L' a- 
same-è spesse volte materia di opere di letteratu- 
ra e di poesia, ii^ certaMnente è cosa degna di osser- 
vazione l'istìtuta di esami successivie graduati , pei 
quali è lecito ad ogni cinese , qual^»»(|oo aia la sua 
uuiiciu o la sua condizione, in qualunque parte dell' 
ioi^ero egli dimori , il potersi presentare a questi 
pubblici concorsi , ai quali presiedono magistrati 
eletti a bella posta. Allorché i concorrenti perveo- 
gODò a meritare tre gradi nella scienza , neUa stes- 
sa guisa che costumasi nelle nostra università pc' 
dottori , possono chiedere ed ottengono le pubbli- 
che cariche d'ogni maniera. Sembra che nella Ci- 
na pure, come altrove, abbia luogo la conuxio- 
' «e de' giudici per favore pei- proteàiouc o per de- 



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jQ LlTTSttATVRA 

varo; ma questo non esclude cii cbe tm tale si- 
stema può aver'insedi buono e di utile aquelt' im. 
pero. Gli abusi s'introducono io tutte le nmaneia- 
stituzioBÌ. Secondo Morrison , durantei mille anni 
che seguirono la morte di Confucio , gli scienziati 
•rano filosofi cbe non s' immi schiavano altrimenti 
nelle 'Cose dello stato, e non occupavansi che delta 
«cienza morale. Da dodici secoli in poi , siccome è 
detto, ha inralso il costume de' puhbliei esami, é 
> dotti vennero in possesso di ammioistrai'e l'irapt- 
ro , il quale n'ebbe grandissimo vantaggio : perchè 
le leggi ferme e saggie sodo tra quel popolo il fre- 
no salutare che ragge ogni vincolo civile ,e lascien- 
la vale a renderle pii^ dolci e obbedite. 



Memorie istorici - critiche sulla origine progressi e 
decadenza del foro Traiano di Roma. Artic. V 
ed ultimo. 



Se 



^e il foro di Trajano e i pubblici monumenti 
di Roma poco o nulla soffrirono nelle surriferite 
barbariche invasioni , sembra potersi dire lo stes- 
«o quando nell' anno 53^ il re Vitige pose l'asse- 
dio a quella, capitale; poiché non furono allora 
distrette che le statue del sepolcro di Adriano, 
•non già dai goti, ma dai medesimi romani, per 
respingere un assalto de' loro nemici (■). 

né maggior male ai predetti monumenti ed 
al foro di Trajano recò Totila circa l'anno 54ii 
epoca in cui Koma lìi presa dal medesimo. Ap- 
pena entrato fra le mura quel feroce cooquislato- 

CO ?roC(^ de Rao. Gai. Uò. i. 



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>t, Mcoolse le , sue saldatenche io au ^q^go i detec' 
Bguaiato„.e v-ielò cbe sj diifondesB^qjfi^r.^a; cìl^. 
jyelU.niattioa sussegufs/ite , meptre ,p(lff^Ui$i: 8' «V 
sitare il tempio, di s.;P/elr9, gii sr f^fi*;. ificoikU'O 
il papa Pelagio, imptoi-aado 'mercè per itoiii«..<» 
fer, gUi<iWF4A^rMConunosa^q T'tf^U 4Allf(inuiestà e 
dalle 'pE«ghiflre; del veiie|abile p)pt:pfi^„ puJbtlMfV 
auasi editti di sicuneRZ* e di p^ce; (i)., 

.Ua;,irri^to,si)i;cw^v:»m^Dte .d4tit.]>erfidiq 4?' 
■grefù. ipiperadori,, -Dimoepl il'nul|^fnJ'o,di distrug- 
gere «ol ferro. .e cwl. jfnoco. tutte lejcoinw^ magoi- . 
.ficeaset « pareggiare al, suo^ la città;, . |o. |;be sf^- 
ti^Ait ,8eiiu. pKoo acoarìuto , «e utuu ^\per^ dif3f;,- 
lUaiio /DQa Ip areuQ.dtistAUo .d^\ l^rbwico ftisft- 
gn«.,. Tu sui, o. Totila .(gli scrivie. .Belisario )> cjie 
„ hoUM i la più grande e magaìQca <;J4ti.dei motf- 
M do. La ^ua grf>Qd«H«a,e la. so^.. ipagniii«eaKa non 
.A .fq IVpeir^ di' .UB «di monarca, » d?. ^n, brqTfl.«p«- 
4b «o di tempo;. 199 .di una luaga sefie d'fÌDnpevfc- 
^ dori, di molti$N£nì.-tioaii»ì,.Ìusigiù.v (>< dì moliÀ 
«, -beeoli-La qnajgraade- pot»n>^ .e'jeisue ^mntefi- 
«f T»f rlcbbeDUd dùanarapoidfi tutta ie patti d«U* 
.^ in^wo^ glb «rtisii pià.Q^pbrì, i qiuali l'abbTiciktH' 
^, do .fidi «mpliaod» .qpeila capitate 4 poterpoo tr«»- 
t^ SMttflV iM pofttAii rmtMuiixieDtid«Jrf^iUkÌu,deàt«r 
,t- lesti, « del valore di tutti «Io spero^iooLtre cbe 
.„ farai aUeozioue a quanto -soaq ora per dir.tùip 
,,,fta ..uell^ lyraseate gverra rest«cf(i ^occombeot;^, 
t, o. Mvaii TUto.rioao. .Sfs. tu ayr^i V vojte di |n^- 
,, Taltfie, ^'.distruggerai BoBoa, t^io sar^ il dann^, 
„ perfidie d^sa i di tua prop^iiH^ • Sa poi sarai yì^- 
«I to dai Pf^iyaiM, U»ci^qdola,iUe|n.K,^ «cqvister^ 
^ làrore e protexÌopB.]urwo il yiiicit^^.n;,(4). Que;* 



(») Procop. btp. eU, (tó^ ?, , 
ij Adcnp. toc. e p 



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^8 LlTTSaATORi, 

'Sto ed altre plausibili ra^oni da 'Belisario io det> 
■tu lettera rrìlappate Teceroli pitt favorevole im- 
pretsiooe anllo Spirito di Tot ila , Ìl quale salvò Ro* 
'ina, il foro di Trajaao, e le -altre romaDe magni- 
'ficenze . 

"&€ cÓD$ihi mfàtlì che i goti reokssero fp-andissi- 
mt mali alla Italia e aRoMar, ViMi A protsto ch« 
distruggessero i pubblici lAòouHKitti- ,« Io so (acrìT>e 
„■ il Tiraboschi) che albani modenii scrittori us*i- 
-,, no assai sovelite di dire che 'Berma fu- tfrsa^' Ib 
~„ distratta, fu «i^uasi attetratu- dai' barbari ; ma- non 
'Vt credo 'che eSsi nepossaao addurre io testimo^ 
V aio «lean* autorévole scrittore- 'Di rapine , di ni- 
'it' bamenM, talvolta «acora' d! «trige^-^trovAsi -bensì 
^^''raeazione neHe loro dpter<ei, tm di rutna •« 'di 
"t, distrtiriotie non già-,, (l). 

?fon «osi i»eMr potiÀ' ^rsi da' toogòbardi iiuty- 
-cessori 'de'gotf i fi.-Gregorìo detto il graride . che se- 
dette Bella cattedra di s. Pietro dall' anno S^o fino 
«I Gd4, ci 1)^ lascialo' il luttabso raggattglio dello 
-stalo dellcf- 'Italia '«di-'Holria -loCtt» H regno de^ lon- 
giobardi . Spiegava 'egli Icr jAi>ft^Kfe^% EsecbteU tjuam- 
Me circa raano-593 Adolfo: re' ^e'toagobal'd; mos- 
-»è>^6l Sitò esercito verso 'Rortiki. Qualt ivacoe-par 
-«gnii parte di cfodelt^ edl-^rore >qu«l -«oadotUa* 
ro lasciasse i sentiamolo dallo stesso unto ponta- 
^fiee.,t'Ia ogni' loo^veggiam dolore, in ogni lao- 
•w'fo tidiam pianti. Dtètr^tte le cittÀ ^ spiadati i 
•„ ostelli v^crastate le' campsgae, latebra è dW»- 
,t Buta uo solhtrrìo deserto. Non vi ha - cokiv^attH 
,t re Ih? •cVttfÀì non. vi be' qoasi aiutante BeUa 
>, città ;tb nondimeno anche «Quaesti j>ìc«(^*vaa- 
%, ù dell' umab' genere- coatìnuameiite;, e ^Mza n- 

(■) THraioiehi toe.eiLlU.t ct^. 7. Fvli P. Jingtio di Barga. 



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Folte TKAJutc . ^^ 

st poso veniQO sì teagliaBo otiovi colpi. . . Altri aé 
fi vegf^ÌHino condursi schiavi, ad allri essere 'troDC#- 
^ te le membra, aitrì «s»ere uccisi,, (t). 

Goilo stesso tuono patetico e doleste passa 
i^indi a' descHrere lo stato della «apìule, ov'^ti 
rieedea . ,,, Homa ìstessa , quella RonAa i^iidesinui 
„ che 'gìli semb^ara signora del mondo hifito, noi 
^1 vegglamo quale tia rìmasa . Abbattuta'; 'da-, di- 
„ verse e ùnmeaM catàmiti, dslU desolflBÌatBi4> 4?* 
n citudiai , dall' Impeto dei nemici , dalle freqi|eii- 
■„ ti )*uia« . . . Ove ^ ora il senato ? Dve è il po- 
„ polo? Vordioe dt^lle dìgnitl secoUrì , tntto è p^ 
„ rito . . ^ E noi che in , si poco «uroo-o siamo 
,« rimasi i por nondimeno dalle spade nemiche « 
,i da inBam<>reToli tribdiizioui ogni gionlo veoi*- 
„ mo oppressi ... I fanciolli'^ ì giovani, ì .figli del 
',« secòte, <Ia ogni parte ad -essa accorrevano in 
„ addietro, per aTanxsrsì nel mondò, 'ma ora ohi- 
,4 mèi che ella t desolata, deserta, e oppressa djl 
„ gemiti. „ (a). 

In altro Inogo poi pi& chiaraiveate fa cono- 
scere il carattere brutale de'longobardi. „ La feroce 
„ iMSÌotte de' longobardi, uscita, come spada dal 
„ Coderò , da' loro paesi , «ontro il nostro capo *i 
„ rirolse', e recÀ sterminio all'umaa- genere, cb* 
,,-a guisa di fi>lta messe era popoloso e fru^ 
„ quenle. „ 

Sebbene aduffcpte Plenarizio l^rttmato\ cbe vu^ 
«e nel tempo de) predetto ponte^t:*/ ci. dia aco- 
Boscere che ' •* giorni suoi nel foro 4i -Trajano si 
recitaTano le opwe de' poeti (3); ed -in ooDScguea- 

(■> BomU. iS ài- Maiteh. Ttmioschi toc. *iL Ui^-n. km. Z. 
(a) hi. lUalog. ii&. 3: ctgr. 38. Tiraboaeki toc. vrU 
(^ fcntotU Foriun. in ^ig. ad SertitramuM- ■ 



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^0 Lbttbkatdka 

n «ho questo foro serl»TasÌ enoon iotaro ( i ), fem- ' 
bn DondiiiWQO indubitato che il priscipto ddla 
decadcDU'del mcduimo, « delle altre romane ma- 
cnificenze, dopo l'ingresMi del aefiolo VII debba col- 
locarsi. Lo aletso s. Gregorio ci fa coauscere cW 
«* 8Doi tempi i pubblici edÌ6cii andavano tutto gio»- 
■00 raioando. „ Ma a che parlarei degli aoiiiinì(di- 
f, ce egli ), «e moltiplicandoti le ruioe, reggiamo 
^, distrarrsi gli edificii nedeaitni? „ (a) Oltre 
la invasioQe longobardica, e U veochiezsa, la stei- 
•a oatnra congiurava allora, per dir così, contro i 
-nonunieoti della prisca ronuna grandccea. 11 me- 
■desiiBo s. pont^ce ci previene cbe a suo tempo 
:tin terrìbile ed improrisO" turbine recò i-Dm«;ati 
goasti alle chiese, agli edificii, ed alle, eampagne 
idi Roma- ,rl*'atlire giorao-(M:ritfc quel papa) iÌMtc 
■ti roi stessi spettatori, miei frattrtli, di qu^l turlù- 
-V,'ne improriso che srelse le mnose querele, dir 
V strusse le abitazioni , e rovescia fin da suoi car- 
. ,, dini i templi . „ 

Altrore potit dopo avere acceoaato la profezia 
'Hi «. Ben^ettO'Clie dice,, Aorna agentibus no» 
WjfftennÙM&itar ;' sed lempeatatibits ^ conuois turbi- 
mi^t.i tei-StfTàmola,/^igata-.^faarcesòfit i.tof^ì^af^t 
i*òs): „.I'niialen. dì. .questa, preftfzia sono divenuti 
■>«.pià clùafl.^ella, lece dtL solei.per.noi, cbe os- 
n serviamo co' proprì occhi io questa città dìroo- 
■H^ catfe le mmra,. svelto 1^, aÌN4aNÌ0BÌ , e distrutti 
>i i ^templi >dai tjkii»ìne . <Di(^ù' vttggiam che i OM-. 
4t nnipeiiti •della medesio» indeboliti dalla lunga 
» vecobieasa , eoe ftuins * che ^vit« giomo si mpU 
„^, tipUcaoo, si pareggiano al suolo. „ . 

(0 Fm novelle àU Twin. 
(a) LOK. tiL 



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, FoKo Trajaito Si 

' AJcudì han supposto che non solo i turbini, 
Ja ferocia de' barbari , e la vecchiezza, ma aDche 
Jp sfosso, santo pontefice Gre|ario cooperasse alla 
distruzione dcjle -romane magnificenze , afTiuchè i 
pellegrÌDÌ , ch« reoiraDO in Roma a visitare i luo* 
ghi santi , iiod fossero distratti dalla vista di que- 
gli oggetti di gentilesimo; ma ,, bod vi ha ragio- 
„ ne, per cui aoffrir dobbiamo (narra il Platina) 
,,, Ciò che da alcuni ignoranti si spaccia contro 
^, 4. Gregorio, essere stati cioi per ordin suo di- 
„ strutti gli antichi monumenti di Roma . Vada 
,, lungi siffatta calunnia da un ponte&ce romano 
„ sì grande , ed a cui , dopo Dio y la patria era 
„ più ..cara della ,vi^ ■ Molti monuipenti Jbron dal- 
„ la yecchi^zfa abbattuti ,, e molti dagli uomini , 
„ per innalzare* cotte ruine e sulle ruine de me- 
^ desimi abiezioni capricciose e a proprio comodo 

,, destinate. n(i) - 

.Ib .'altro luogo, trattando lo atessa tema, 
il me^Mtmo autore delle vite de* papi ^ si espri- 
me .Così . „ Alcuni autori asseriscoDO che Sabinia- 
„ -no, ad isUg*zion , di , qualche romano, facesse 
M spargere la voce (Calunniosa che il pontefice s. Gre- 
V« gorio il gntiQ^e fosse aurore della mutilazione di 
„ tutte le statue antiche di Roma ; la erroneità per 
„ altro di qaeata assertiva si è già dimostrata nel- 
„ la di luì vita. Giacciono al suolo prostrale le 
„ statue, perchè furono, dalla, vecchiezza abbatta- 
„ te* e perchè spog|liate delle basi, per cupidigia 
„ del nietallo e de' marmi t moli, si pesanti non 
n. poterono più lungo tempo sostenersi,, ^3). 

Cosi parlava e scrivea il Platina ael seco- 

(1) Piatimi in vH. t. G-^. 

(2) Idem in vii. FitaUtmi, 

G.A.T.XVI. 6 



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83 LettesatiAa 

lo XV, non molto luugì da quella eti in ctiiy^ £e«- 
ne eia Orvieto^ nella stia cronaca v areva accennato la 
pretesa distruzione degli antichi ibonomorti dì Bo- 
jna, fatta da s. GregóKo, perche' attinto ne avea 
le memorie i' fonti limacciosi ed impuri del sa- 
colo Xni . Ma a che mi trattengo a ragionare di 
un argomento giìk vittoriosamente discusso da taor- 
ti autori di vaglia e dottissimi ? Basta fra questi 
leggere il Gradenigo . arcivescovo di Udine (t), il 
Tiraboschi (a) , ed il pia volte lodalo chiarissi- 
mo Fèb nel suo crìtico discorso dato recente* 
mante alla luce , intitolato novelie del 2*eM* 
re (3). La soliditji , la evidenza , la foru dellt 
ragioni da essi sTÌluppate &nno conotcera nella 
aspetto il più luminoso la innocenza di quel som* 
EOO pontefice , e la debolezza delle'' contrarie oppa- 
sizioni dal firulcro (4) promosse , e da altri scul- 
tori , poco amici della Santa Sedtf cde' papi. 

Alla ferocia dei barbari adnnqne,AÌ tÀrbioì, 
«Ita TecchìtMÉza -dobbiamo attribuire il prìnoipio'^elÀ 
la decadenza delle romane magnificenze « e del fo- 
ro dì Trajano nella «poca sucoennata. Allora qud 
suo pòrtico ìnenairabile , qudl' arco ' trionfale, il 
tempio > la basilica, e tutti quegli altri ornamen- 
ti di cui era abbellita, cominciarono 's tentila gli 
effetti distruttori dell'' edace dente del tempo , del- 
la furia delle meteore, « della irruzione de'' longo- 
bardi . Ma se ì Tenti, la vecchiezza, e le guerra 
devastatrici guastaTtno o diroticavano que* naono- 
menli del gènio 'e delle arti, perchè non Tenivft- 

(i) S. Grvg- SI. vindicaL cap. 4': 

(i) Star, dalia ietL itaL tih. >. Uun. %. pag. 87. 

(3) NovtUe del Tevert pag. 4- e scg. 

(4) Bruker. BisU crii, phil, font: S. pag. S6*. 



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Foro Tbajait* 83 

mp Riparati e ristatirati ? Giò perà bob potevh in 
qoe tempi escgnirai , pen^è le idee del buon ga- 
tto , del bello , del grtDde , diel aaagoilìco erano 
state da una tenebròaa igBoraiiEa ricoperte : igno- 
ranza ,' seeoodo il Monitori f iotroclotta fra i popo- 
li dsJIa venuta de' losg(J>ardi . 

Questa inedesinia ignoranza agiva sulle menti 
in guisa che que monumenti della romana gran- 
dezza o cadenti, o sul suoltt prostrati; comparivano 
agH bechi di chi li riguardara c<Kne altrettanti ca- 
daveri , che appena d^gnav^aob di ano sguardo com- 
passibnevóle', o che' ^em^vano ancora di rimirare ; 
sicché -ifr tal' modo abbandonati. e. negletti , la ru- 
Tida roknlj della'ist^ssa 'igooranea Jace quindi sor- 
gere sulle' loro preziose 'ruine"déUe:^abitazioDÌ mo^ 
dellate 'sn( patti vi^eote; o ne fece ut» pel rico- 
Tcro''dè*'brUti,' o pttr' disabitati «d inutili io- 
cali.' 

A 'ttitttf')iiìft' si > aggrumerò snccessivamente le 
diftgbMttté" >^:^?, cui ; anche cessato il regno de' 
longobardi , fo Roma sottoposta, e cbe poetarono la 
qtitfsF' to'tale ■doolliaione' de'predetti ipubblicì mono- 
ixientl. - Per lioA ' tessinre la serie lagrimevole dì qne^ 
Atìf vìtéààè ; che- eU>er0 luegci nei aecf^i IX , X, 
• 'XI,' basta rammentare' le devastazióni .in quelU 
capitale fevVenut^ sotto' il poirtifi^ato di Gregorio VII, 
deéorato'tiel'tr4regno> neir aonoioyS^ :E^rìco Illf 
in 'qnel'-lettipò'"imp0tttlore 'dì GcnUBnia , avendo 
mossa Dna guerra ostipatj coatro di questo papa, 
difensore zelantissimo della ecclesiutica libert!t« 
Tenne in Roma' con forza' imponènte. Rotierto Gui- 
scardo re di Puglia , collegato di Gregorio , entra- 
to nella medesima cittì, diede un assalto all' ar* 
mata imperiale, che gli TÌmcì di fiigare.Q Quali 

6* 



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S4 LcTTSlATVKi. 

«accheggi, Blragi , ifioeùdii « « ruioe «ccadessero ia 
•iffatu circoitann , li nhtra il Platina « :e dopo di 
esso, fra gli altri, il Donati (i). 

Dopo ayer raccontato che sotto Leooe DE. , elat- 
to l'aoDO 104O1 una grande partQ di R^ma restò 
preda delle fiamme , questo scrittore soggiunge,, f:h9 
„ treoC anni dopo, essendo papa il .detto. Grego- 
„ rio VII, Roma soggiacque ad una sciagura di gran 
„ lunga più funesta, per esaere stata espugnata, 
„ saccheggiata , e incendiata . lì re normanno «n- 
„ trfr in questa citlJi per U porta Flaminia.; in- 
„ coBtrJk delta resistensa per parte de' cittadini par- 
„ titanti di Earico, per cui distrusse col fuoco 
„ quanto' si trorava dal campo marzo fino all' ar- 
„ co ora dekto di Portogallo . Quindi occupò it 
„ Iiaterano , e il palazzo pontiGcio ; e piombando 
„ da questa parte sopra il Campidoglio da' nemì- 
„ ci occupato , si apri la strada col ferro e col 
„ fuoco, io modo che quella contrada di Roma fu 
„ quasi distrutta • U Campidoglio al suolo ade- 
„ quato . „ (1). 

Disastri ' di . tal caratters, «d altri ane»ra che 
a questi si succedettero, uniti alla perdita totale 
del buon gusto e delle arti, fecero sparire le ro- 
mane magnificenze; ed allora fu che, il foro di 
Trajano restò sepolto sotto le basi delle abitazio- 
ni , che quinci, e quindi , come si i accennato, fu- 
rono innalzate sulle sue raine, meno però, la fa- 
mosa coclide colonna, la quale malgrado la for- 
za dei turbini, della Tccchiezza, delle barbariche 
invasioni , de' saccheggi , e deg^* incendii, restò feiw 



(0 DtmaL toc. cU. Uh. k. et^. 8. 
(3j Donai, loc. ciL Hi. ^ ct^. 8. 



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FoAO TKAJkHÒ Si 

mt e ioalterabìle : forse perchè la. sua esisteoca po- 
tesis OD giorno Wsregliat'e il nobile desio di rin- 
tracciare se non tutte , almeno una qualclM por- 
rione degli' avanzi di qaelle J>eneBze, dalle qu^ 
il eitcoslattte Ibro ~era abbellito . 

Eugenio III, cbe salì sul loglio pcntiGcìo 
Bell'anno ii^S; seo^ra che non trasoarasse affat- 
to que' pochi monumenti antichi, cbe a' suoi tem- 
pi .erano tnttavia restati superatiti, anu ebbe la 
cura di farli ristaurara . In seguito però , « preci- 
samente quando la Santa Sede fu trasferita di \k 
dà' moni! da Glemeute V , eletto nelV anno i3o5« 
Roma soffrì la più grande calanuta . ffov solo i 
profani monumenti ebbero l'ultimò rovescio, ma 
gì* istessì sagrì templi', benché di età più recenti 
di qnelii ;. furono aottoposti alia desolazione , e ro- 
TÌnaroÉo. „ La curia romana (scrìre il Platina) 
„ -fu trasferita nelle Galli*, con grandissimo danno 
„ dei cristiani, e soprattutto di Roma, in coi i 
„ tfimpli, in gran parte ridotti a solitudine, ro- 
„ TÌBaroBO „ (lì. 

Francesco Petrarca , testimoiùo contemporaneo, 
cnSRoscendo in cbe deplorabile situasiòne era Roma 
ridotta , vedova del suo capo e della corte , scrì- 
Tea delle lettere veoneoti e ragionate li papi resi- 
denti in Avignone, • gli. esortava a tornare nel!' an- 
tica loro sede „ . Giacciono rainate le abitazioai 
^ ( scrive ad Urbano V), vacillano le mura , di- 
,, roceano i temici , vbnno in dimenticanza ì sagri- 
„ ficii, le léggi'SòAo conculcate. Vacillano le abì- 
„ taaioni santisslaie d^li apostoli Pietro e Paolo, 
„ -ansi può dirsi che sieno divenute ruine, ed ut) 
„ mncchia di sassi , . cho eccitano i sospiri anche 

(») Platina In Clciitcnl. V. 



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Pi LCTTKBATURA 

,v ai capri ìndDratì ed inseosìbili eoiM qa«* «u-» 
ff si iitessì „. (i). Del teoora medesimo , e .col 
medesimo tiioao lugabre e compastìoneTole pacl^ 
ancora a Clemente V. „ Quanti sono ì templi cbe io 
„ rimiro, quante le rocbhs, altietta<ite ferita Ja- 
„ cerano l'anima mia . Le mura confuse colle fro- 
^f-quenti ruinef non presentaBO c^ ^gli aTmu) 
„ fiinèsti dì una ionnensa e addolorata città, e tra|^ 
„ gonodalle-pupilledegli 8pettatort;4Hi fonte di la- 
„ grim« ««(*)• 

Gregorio XI, creato papa nel 1370, tornaa- 
do da Avignone in Roma nell' anno 1376, portò 
la speranca di Tcder dileguate le nere ombre chi 
ricoprivano il Tolto di gaella capitale ^ Al saa 
arrivo ,, le mora ( narra il Platina ) , le baailiche , 
1, i puUilici e privati edifipii da ogni pHrte mi- 
„ nactnavaoo ruina,, (3). Egli presti^' qualche aoe- 
oorsò a tanti mali , tna il periodo di «oli due. an- 
■i di aua vita fece svanire le sperlmae de' roma- 
ni. I papi succesBori |ìoco poterono •ccnparai del 
benessere di Roma , o per la brevità deUa loro esi- 
iteasfl, o Impediti dai' torbidi delb stato. Quindi 
snecedato il noto aciama , quella città ebbe la dtt* 
grazia di perdere anov^meote ì «noi pontefici^ 

Circa ranno i433 Martino V feoB ritorno al- 
]a sede antica di questi; ma in quale «tato afOig- 
fente egli la ritrovò? „ Ritrovò Roma .UlmentA 
;, devastata e distrutta ( scrìve il Jodtfo- Platim ,) 
,, clic non avea piò la aspetto di Dna città. Avrf^ 
n sti veduto le case cadenti , ab^ttiiti .i ^qtpj, d^ 
n' serte le strade, in nna parola nna città toonor 

C<) Peirarc. eplst. Uè. 9. qiUL 1. ad Uri. F. 
(a) Afcin. foc. ài. ^H. ai, Cfnn€H. K 
(3) Ptàdiaa M Grtg. JCf. 



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Foro Tau&no fi^ 

^t acHria, e fangosa • ,^ 'Mosso da qaesto quadro 
iattooso della ^tia capitale , Martino V vi fece gran- 
ali jistaarì « ed i suoi successori ^oalmeote imita- 
-nma . le 8u« jrfajvibUi ct|re . 

. Era ftr^ ris^rbata «d un gran pontefice la 
■mdùle idea di ridonara a Ronpa Vantìcot Q almenp 
aa» splendido lustro. Sisto V, che ascese salk 
cattedra di «• Fìctr« DeU'anqo |585, era dotato dal. 
la natura dì un genio vasto . „ Js nihU medium (di- 
«e uno sorittofe modenio ), «a/ immensa votvebat 
«nuNO (i) ,, SisttO V (ferire il continuatore di Platina) 
if, adontò Roma dì un noniero così grande di fab- 
jn brìcbe e dì, Stradai, chie deve giudicarsi averla to- 
a, .lat» riDnovfire., e.qon g\^ . riataunare „ (a). 

. Ai.teini» di questo pontefice il foro, di Tra- 
jan^ eiÉ taliQea^, Rparftp .che il basanento ' della 
isfeasaa . ooIdium . cpolid? nop era visìbijie, perche 
ncopetto di. tvìife.Q.d'ÌBtniODdezzet Anche qni si 
«ivobéro ie,««re,di qM^l^ponteticf , che avendo fat- 
to liiteTere. )ii..ViaM9 dellp dette. ìiniDonde;tze, ri- 
dano ^tàW Itace l'inditealq bacamento ■ e le prege- 
Toli^Mbltaca ch(t lo abbeJlùcpQo^ (i) Forse in que- 
<^ dreoBtavn fu trovala (i)4 ifi accumulate mi- 
na la tasta della statiM di Traj^no, la qa.ile , se- 
condo- k; tasùmoniaoza .del Giacooio , fu insegui- 
ta' tntfinita nel palaisq del.cardÌQal d.elta Valle. (3) 
Fece ristaurare ancora la stessa colonna in qulache 

- <■) Sandali viL Fonf. Barn* in Sixto V> 
(a) Jb nta. Sia^ V. 
' ^ SOCTTS • T . Mlllt . MAX • ■ • riTKO * A70ST . 
Y«)tT . AJC . tv. 
Tedi il CiacOdf» ìoe. cti. Il FitbcO loc, cit- ari. Cotumoa.U Dwu- 
M toc. eit. Hi. 4, gap. la. Aaplo di Sargit presM il Iodat« oa. 
tua»» U qiwlit Vtporu un tpiinatau «llaiira 



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88 LCTTERATUnA 

'pailèi, óre era slata dal teai{A} gasata' a 't^rosa^ 
quiDcH sulla sommità della medesima fece colloca- 
re una statua dì bronzo dèli' allezsa' dt-^DittordU 
ci palmi, rappresentante t' apostolo s. Pietro. Qa»< 
■sto avvenimeeto seguì nèll' 'afinò i5-8o* iqnarto dd 
'dì luì pontificato,, confoiitne risuha dalla iscrizio- 
ne io lettere cubitali sul capitello sb^lpita., 
che in un colla stallia predcjtta tsBèhé p'rflsmtè è 
TÌsibile. 

Così quella coclide"col'i>Dnfa''clie' aul princi'- 
pio del secolo II dell' era' volgare fa costrutta e io* 
ttalzata per immortalare le bellìdie imprMC dr os 
prìncipe pagano, malgrado U' ferocia dei barbari, 
il furore dei turbini, degl' incendii, delle gaerro, 
e la potenza distrnggttrice del;tennrpo,'8Ì iàintien« 
sempre immobile e illesa , quasi che la dUiam pror 
TÌdenza^ ne* suoi etèrni defcrelì ,'^af«B«e giàrslabìf- 
Hto che, dopo un lunghttsimo'-pùribd^ di anni^ 
e nel secolo XVI dell* èra" tnetJMiuw, servir d»- 
Vesse a presentare alla rista ridlVorni-fteiso, ed a.s»- 
^tenere la sagra immagine del principe degli apòsto- 
li del Bedeutore, e di uno dei piò intrepidi baa* 
ditori e difensori della vera religioiie, che sì sta- 
bili prodigiosamente sulln mine di quella^ Tra- 
jano, e del paganesimo, e delle' massime diviiif 
delle quali derivò la rigenerazione del geoere umaliO' 

Sauti Viola 



Continuazione delle teiere inedite delcqnU Giulio 
Perticati . 

Jr èrebi molti hanno mostrato piacere che le let- 
tere dei Perticari renissero continuate in quest» 



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Limai i>iL PuTicoi 09 

* |[ioni*le, nbi b«i volootieri le liamo «adate cer- 
cando presso gli amici suoi, e-qui le offriamo a' rè- 
ri coboseitori d'ogni booti di acrÌTcre . 

■ ■ ' . XVI 

jil sig. conte Leopoldo jirmaroU . jfpignano . 

Ho letto t bo riletto , e son toroato a rilegge- 
re la grave .e dottisaima Tostra dissertazione. Po- 
scìa ho fatto che la leggano tutti quelli che baono fior 
di fapienea , e quanti amano il vero e la sacro- 
santa ' filosofia . Goti quel vostro scrìtto è passalo 
e volato dall' una lAaao neìV altra, fioche alfine 
non é iHJk tornato a mei anzi se 9*è gito in Io- 
^ilterra , ove J'ba portato il tnarpbese Antaldi , 
pensando ch'ei possa giovare la causa della regì- 
. aa. Vedete or dunque qnale accogliensa, anzi qua! 
festa gli abbiamo noi fatta : e quanto io mai dA" 
ba lodarvene e ringraziarvi . Ma perchè qoest* uf- 
fino vi «ia > pia grato, ecco io scelgo a recarvene 
testtnuHiìo il vostro e il naìo Tambroni , che a vo- 
ce vi dirli quelle cose cb' io male saprei signifi- 
carvi per lettera. Fateci sovente di questi doni: 
aiutate la povera giurisprudenza : e ve ne saprli gra- 
do ogni buono , aqzi l'intera umaoitì , alla quale 
non è rimasa altra speranza che ne' pochi magoani- 
mi Vostri pari . Mi raccomando alla bontà ed ami- 
ciiia vostra. State saao.Oi Pesaro a'«9 di «t- 
tohre 1 820. 

xvn 

M sig. marchese Gio. Carlo di Hfegro. Genova 1 

V'ho promesso di scrivervi , e il làccio più 

presto che forse non v'aspettate . E quel ch'i più , 

non solamente vi scrivo, ma vi vengo ìooaazi eoa 



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90 L I T T ■ R A T tr S ÌÀ 

QO VegaTo . ''Q^lésto è )s conosoeina idi) du'e.-anàki 
' Ail'ei ,' d^j^lsllroi dell' amicizia vostra sì pei le <lo-^ 
ti dell' Htiiifrìo, come per quelle della mente. L'vnp 
è il coste Paoli : i) cui nome è già caro a quanti 
conoscono le scienze, 'e ' specialmente la chimica. 
L'altro è il marcliese Baldtissini, felicissimo cnlto- 
re della storia naturale e della fisica. Farete loro 
grazia' se farete che conoscano il . nostro Mojon , 
quel raro lume' della vostra GeAovaicoi direte 
mille cose per parte mia. Dì 'più non ìb^ìto , 
'perchè ogni parola sarebbe scarsa al paragone del 
merito loro e della cortesia Vostra. Addio . Ta- 
Detemi vivo alla memoria dell' egregio Ga^liulfi : 
e ricord'àteTt che niuàò Uli 'pivi vincere hell' amav- 
tì . Addio. ÓiPèsaro a' t3 di dicembre i6;ii. 

XVIII 

M sig. colite Francesco Cassi. S. Costanzo. 

Mio Ghéeco. D(>t non aT«rmi tu scritto ne' 
'giorni andati , non ti 'cMatAo già in colpa , essen- 
do tn mio creditore per dueriftposle. Del.noo «ver 
poi scritto iù , m'assolversi dì buon ^rado^ cooie 
rifleAerai che In questi pochi dì «ono stato vena- 
mente sfolgorato da'll* fortbtfat avendo in questo 
breve giro vi«ta la ihiia CostEiKn pireaioc&ò vicioa 
ài morire, perduto nn bel Bgliool^to dopo 18 gioF' 
ni' dì vUai, e soffertd lo -stesso nna non breve .da- 
lattia tra per lo timore della moglie e ìt decora 
del figlio . Dopo ciò non occorre che di più ti di- 
ca a mia difesa . — Non posso dirti in quanta pena 
io entrassi, quando sentii le triste novelle della tua 
cara EleiiA . £d' em già in sallo spedirti un espres- 
so jeri nel momento -stesso , in che ìl padre tao 
mi mandò avviso che ogni pericolo era cessato , «d 



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LBTTtftB DH. PlKTICAAl Ql 

- Ogni timore quindi dileguatosi . Per ramore pm-ò 
che mi stringe a tqtte le cose della famiglia tua 
debbo confessarti cbe non. sono ancora tranquillo, 
e che voglio cbe tu stesso me ne dica . Fa duoqot 
di compiacermi i cbe in questo farai cosa gratisst- 
roa alla mia Costanza e a mìa raidte , che ne fan- 
no le maggiori premure del mondo . Salatami i tuo! 
e gli amici : ed anoami siccome io t'amo . A Pio • 
Dì Pesaro a*a4 di nUrxù iSi4* 

XIX 

Jl wtedetimé . Ivi • 

Se tn stai sano, i buono: io ancora sto sa- 
no . Abbracciami la tua moglie e la figlinola tna , 
e ricorda loro il tuo Giulio altra parte di te . Tra 
pochi di ci Tedremo y perchè ho fiurnato di Te- 
nime alla fiera in sul fine del mese t uè TerrA sen- 
ta recarti un presente cbe ti sar^ gratissìmo • K 
questo è Tottimo e braro Costa ^ cbé' tornato di 
Napoli f si ristora meco delle sofferte fatiche ne'bea- 
ti ozj del nostro sant* Angelo . Egli desidera dì 
conoscerti « e credo in te ugual desiderio ; onde la 
,far6' da Mercurio per servire all' amìcisia d'entram- 
bi . Bla io non posso mover di qua senza aver co- 
piato il mio manoscritto del Dittamondo di Pa- 
no; del quale , grazie al cielo , son quasi a ter- 
mine. Hi manca , vedi disgrazia, la carta per iscrì- 
Tere t giacché qui non si trova di quella , colla 
quale incominciai il lavoro: ed è pur dunpo con 
quella finire. Questo foglio in che scrìvo è il mo- 
dulo di essa . E ti prego, a spedir quanto prima 
in Senigallia dal Cotoloui , che debb' essere gìk in 
fiera, o da alcun altro cartolajo, s'egli non vi fos- 
se , ond' io posia aver subito questa carta deside- 



Dife,t,7cdb/Goo<^lc 



0i Lettikatoiia 

ratissima. Mi raccomando di fEolIeCitudine , se mi 
,VUDÌ vedere a te: cliè prima eli io non abbia, fini- 
to questo sci^iUo non posso muovere del mio ri- 
-tiro. Agli temici tutti , fd a te principalmente mi 

racconiancfo . Di «..Angelo . . . luglio i8i5<' 

■, ,. xX, 

M si%. co». Luigi Bitmii . Roma . 

Vedi bel caso . Quando m' hai cbieste coli* 
tua lettera quelle nii< vecchie carte sugli estem- 
poranei, io le- aveva proprio sul tavolino, e vi 
^arabocchiaya sopra alcune correaùoni ed aggiun- 
te- £ certamente mi sono rallegrato ìd vedere co- 
me tu sempre tieiù viva memorifL del tiio aitiico 
e delle |ipv«re cose sue . Il qua! piacere è cresciu- 
to in . considerare qlie mi procacci Tonore . d%sere 
nominato in .quell* opera del eh. ab. Cancellieri , 
ch'io venero come principe de' viventi eruditi nel- 
Je cose italiane . Che veramente non sa chi siavi 
in questa et& c)ie servi memorie delle nostre glo- 
rie domestiche quanto il Cancellieri, ch^ solo 
omai si rimene della venerabile scuora de'Tjra-' 
Boschi, de' Zaccaria , e de' Muratori e degli' al- 
tri eruditi dell» passala generazione , là 'quale' ìd 
jquesti cari studìì fu beatissima . Solo mi pesa 
.che si vogliano pubblicare quelle stanze meschi- 
nelle, cL'io. cantai teco in quella 'mia prima 'iofan- 
zì% poetica. Sono già dodici anni, mìo caro tiui- 
gì , che noi passavamo ì nostri lieti giorni cantani 
,do : e promettendocene diletto, e non gloria': ed 
il rileggere quelle inezie canore ora non mi sa- 
sebbe dolce che per la memoria di quelV antico 
diletto . Ma nel restante ti giuro , che ine né ver> 
gogno meco medesimo t e vorrei che- versi cotan- 



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LsTtERS DKL Pshtwari qS 

U sconci fossero cancellati da totte le menuma 
del moodo . Ora peosa che dolore n'arrei ae li ve- 
dessi in ìstampa , ed in un libro classico « ctie 
durasdo certamente più d'ogni altra mia cosa , 
porterehbe il mio TÌtuperio fìno ai più lontani nr- 
poti . In quelle ottave non vi tono altri soffribilì 
T«rfli che i tuoi : e da questi coglierai gran lode . 
Ma che lode sarebbe a Filade il figurarlo con Ore- 
ste scannato a'suoi piedi? Ora tu fa ragione ch'io 
in quel libro ti giacerei ai piedi in quella forma i 
il che ti sembrerà al Lutto indegno della tua stes- 
sa umanità . Mi pare adunque che in quella storia 
potrassi parlare di quell' -ardito nostro esperimen- 
to , senza riportarne l'esempio : o al piò col citarne 
«ole alcune tue ottave fra le migliori . E se a me 
vorrai che si conceda luogo fra la nobilissima 
turba , lascia cb'io ci venga in miglior veste , e 
tale che sia detto degno della tua amicizia . Ev- 
vi UD mio canto estemporaneo a rime obbligate 
sovra l'amore dì Leandro, che levò tanto plauso 
tra quelli che l'udirono , ch'io stesso me ne pia- 
cqui . Questo adunque ti manderò :. e tu ne farai a 
tuo senno: siccome ancora farai quello che t'ag- 
grada intorno quel poemetto dell' jiurorai che ad 
ogni modo io sono fatto per amarti e stimarti 
tanto , da seguire la voglia tua ancorché fosse 
tutta lontana dalla mia . Ma questa cosa del mio 
improviso m'ha tolto fuori di me, ed bo lasciato 
dì significarti quello che più mi preme. Saprai ch'io 
sono giudice aggiunto al tribunale di Pesaro. Il 
Santucci t'avrà forse detto , eh' io gli scrìssi per- 
chè quel calice mì si allontanasse : e ch'io ho ac- 
cettato dì. mala voglia. Ora so di certo che due 
giudici di Pesaro andraaoo al nuovo tribunale d'Ur- 
bino . J^rocaccia adunque che non mi sia fatto uà 



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94 Lbttikatdka 

aperto oltraggio « e ch'io bìi Dominato , eorae pri- 
mo fra gli aggiiinCt , il loco di giudice ordinano . 
Ifon gii ch'io voglia Tira quel maledetto' mestiero: 
ma perchè la cosa mi perviene quasi di ragione , 
e io la voglio soltanto per avere l'onore di rìnon- 
BÌarla e ringrazUrne il sovrano : seguitando p<cr& a 
servirlo nel posto d'aggiunto senu onorario ■ Nul- 
la «ggiongo perchè tu se'il mio Biondi , cioè la 
cima degli amici . Dunque t'abbraccio , ti bacio, 
e pregandoti di pronte risposte ti dico addio . IH 
Pesaro ai ai dì dicembre i8i6. 

XXI 

^l.meéesàmo , Ivi. 

Le mie lettere somigliano la neve in aprile. 
Tostochè cominciano a scioglierai , scorrono a tor- 
recti . £ccoti le stante sovr Ero e Leandro : che' 
sono la cosa meno'iniqua ch'io m'abbia saputa im- 
provisare . Coéì se dovrò ventre «I pubblico non 
vi verrò colla cuffia da notte e in farsetto, ma' 
con una veste ricamata ad orpello , che gii dal' 
mondo sarlk tenuto per oro ■ E questo mi sarà ba- 
stante: che non aspiro a infrascarmi la zucca di 
grandi allori : e mi basta se la strìngo d'un poco 
aellera; ed anche in questo mi somiglio alle ro- 
veri. Vedrai che in qae' versi io ho forse impro- 
Tisate le sole parole: perchè le cose sono quasi 
tutte d'Ovidio, del Marino, e dì Museo gramma- 
tico'; onde non v'è per me che la lode della me- 
moria . Né in questi soggetti ciclici si può acqui- ' 
stare altra lode, chi uon voglia dare nelle strava* 
ganze. Dunque non v'ho posto del mio che le for- 
me e le voci , e queste ho inchiiiate e forzate sot- 
to la tirannide delle desìacue propostemi dagli 



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LSTTSRE DEL PeRTIUÌHI J)5 

uditori . E so coli qupsto non ho provato cb'io sob 
da porre nella reverendo schiera de'poeti estempo- 
TSDei , ho certamente provalo ch'è vero il grande ds; 
tióma d'Ooazio ; f^trbaque provisam rem non invif 
tasequsntur. — Per pietà scrivimi che ti piaccia, 
e che io debba fare intorno lo $. Non vorrei 
maDcare né a te , né a monsignor Mauri per tut7 
to Toro del mondo . Trammi da questa angustia 
mortale, e conaigliami . E perché voglio che tu 
vegga, e legga, e sappia tutto, t'accludo lettera 
cbe in quest' oggi medesimo ricevo dal Monti . Ve* 
di in che ballo io mi trovi , e ajntami come vuoi : 
e pensa che io ho sempre mandata l'amicìzia avan- 
ti a tutte le cose; e che al voler tuo .sì pieghe-t 
ranno tutti i voleri altrui per quanto sieoo di per-^ 
Bone carissime . Veramente questo S. deve , aver, 
fatte grandi pazxie per far cfae i suoi proteJUori si 
cambino a questo modo. Ma io non gli maache*^ 
ri mai né del mio cuore,, né delta mia penna,, 
finché il mìo Biondi , cbe mi scrìsse guardalo co- 
tne un altro me , non mi scriva aolamqnte guar^, 
dato conte un poeta .■ Sono-oppresso della trietetza ^ 
Addio, mio boon Laigi. Ama il. .tuo Giulio. Di 
Pesarb a*^ geanajo 1817. 

XXIL. 

^l medesimo, fvù 
T'ho scrìtto e molte volte:, e oon.bo anco- 
ra la Consolazione d'una risposta. MÌQ caro Luigi ! 
£ cfae t'ha faito il tuo Giulio? iVonsoa dunque io- 
più t'amico dulia tua giovinezza ? Il tuo piii cal- 
doe Verde saldissimo estimatore ? Non so che co- 
sa pensare. Deb toglimìdaquesta crudele condizio- 
ne : perché il solo dubbio che tu ti sia dimeutìca- 



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96 Lbttbkatdra 

to di me, mi coasuma l'aDÌma. Scrivìaiì i]a« sole 
parole , che mi facciaao fede che tu seguì ad amarmi, 
e basta- Non voglio peccare cootra il pubblico sex- 
Tìgio, togliendoti alla preseoti tua cure (i)- Ma dae 
parole non costano poi tanto, che tu voglia per qae* 
sto infelice sparagno ttnere in dolore chi l'ama <{uaD- 
to la luce degli occhi. Addio. -^ Di Fesaro ai 2Ì 
d'aprile 1818. 

xxni. 

^l medesimo. Ivi. 

Non poMO escire da' oonfiai dello stato senu 
lasciare all' ultima dogana : uda lettera per te. ; La 
quale ti dica del mio dolore nel Uscìacti ; pbe si 
conforta solo nella speranza del rivederti. HofaU 
toun allegro cammino : per quanto l'hanno coasea- 
tito l'acqua , il vento, le cattive osterie , e la via 
delta montagna. Oggi però ^ai tu dove sono ? la 
una orribile locanda, mentre Giove e Giunone sof- 
fiane e adacquano e folgorano l'appennino d'ogni ban- 
da. £ ti scrivo sul Trasimeno , nell' albergo della po- 
sta, -dal tavolino del signor ministro della dogana. 
Questi è il signor Filippo Sacci, ammogliato a una 
graziosa e gentilissima giovinetta: la quale per la pes- 
sima condizione dell' aria e del luogo è caduta infer- 
ma , e da due mesi soffre di febbri e di dolori in- 
dicibili. Per quanto ami la bontà e la leggiadria , io 
ti prego a tener modo perchè il Bacci sia trasloca- 
to io Ddiglior parte: e se potessi ottenere cb' egli ve- 
nisse mioisiro in Pesaro , te ne sarei grato oltre- 
modo. Onde qui accludo una preghiera pel sig. P. , 

Ci) U Biondi era ia queà tempo uitiiore della chiara memoTia 
di tnoniignor Talloni uditore di Soa Sauiità. 



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Lrttsie fiiL Vkkticui 07 

the molto Tsdendo presso moDsigDor oemmtistrio 
Gtsparri , potrìi di molto ajutare qnest' oncatissifuo 
desiderio. Percfaidipiù Don mi dilungo: eil rùai- 
Beote ti scrìverò da Firenze , quando ti dirù di que* 
cniscanti , e di quelle sacca di Jaritta ria. - A. Pe • 
ragia ho abbracciato Ìl buon marchese Aotiaori : e ho 
stretta amicizia con quegli altri coitesi ed qtLìmi 
•mici d'ogni bcoe. Fu aperta jer sera la nuova sa- 
la deir arcadia : e dissero di farlo in imo onore : • 
mi cantarono lodi sul viso che avrebbero fatto ar* 
Tossire Salmoneo e Faraone. - Pensa ta la mia confu- 
aioBe 1 Ma pur ti confesso che quella tanta corte- 
sia mi ha preso l'animo : e che non ho parole dì 
«sprimeroela gratitudine.- Salutami gli amici : ama- 
mi : e sta sano, e certo che niuao può amarti più 
•del tao Giulio Ferticarì; - P. S. Forse la moglie del 
sig. Bacci ti recherà qnesU lettera : ed allora mi 
ringrazierai di averti raccomandata una persona co- 
sì degnu del tuo ajuto. Ogni altra mia parola sì fa- 
ri troppa, dopo che avrai nditcle parole sue. Ad- 
dio addio. - Ai due di maggie , alU posta di Casa 
del Piano. 

XXIV. 

j4l sig. Salvatore Setti. Orciana. 

JVè piìk nobile né piìi gradilo dono- potevi tit 
offrirmi , oè poteva io ricevere , di quello onde mi 
se' stato oortese. Che non so quale memoria per me 
debba esser più sacra di questa , che ad un tempo 
mi rammenta e l'avo illustre della mia donna, e l'a- 
To illustrìssimo tuo (a) : ilnzi l'amicizia di que' due 



(a) iDtenile dì due dùegni futi 4 auno dal celebre PicUcf , e 
d«l Piukler. medesimo regalati a Cosimo Betti) cbiarisùmo autore del 

G.A.T.XYI. 7 



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gS IilTTKRAT»»! 

grandi ooniini ; ed Ì quasi una tessera V'fliieraiidft 
per le famiglie nofitre, oade la famigliarità ^fraihua* 
ni sQticliì aonodata iHaatengasi da' lor oipoti sem- 
pre viva a crescente. -Il Borghesi ti «bhraccia le nu 
scrive d'avere iadtrizzata da gran tempo una lette- 
ra a te-in Ancona : offrendoti la casa sua , e i suoi 
libri , e la sua compagnia . E in vero parrai che 
porto più lieto non possa aprirsi io tanta procella 
a un amico delle muse non meno che della pace. 
Egli crede chela lettera sua non siati giunta: ed io 
il credo; giacché so bene che tu non avresti lascia- 
ta' una tanta generosità ed amicizia senza almeno il 
conforto d^un ringraziamento. - Essendomi state of- 
ferte alcune m^^daglie (delle quali io non fo raccol- 
ta) stimai bene d'inTiarte al Borghesi , perchè me 
ne dicesse sopra il suo parere : e le valutasse : ed 
-anco le acquistasse , ove alcuna ne mancasse al sua 
-museo- Ora però egli mi risponde, che ninna è al 
-caso SUO; tranne la sola, che è la men nobile fra 
quelle ; essendo un mezzo paolo di papa Urbana 
-VIH diverso da un altro eh* egli possiede, perdio 
porta scritto P,M. invece di PONT. MAX.Edag- 
giiìBge: Ho collocafa nella rispondente cartuccia il dop- 
pio del valore ; di che se i possessori bob saranno 
paghi 1 non monta : dichiarami pronto a restituire la 
moneta. Ho poi aggiunto una breve illustrazione del- 
le medaglie tutte , lusingandomi che non sarà affat- 
to vana agli eredi , i guali co nasceranno il valore di 
■quelle cite ameranno di esitare. Queste cose il £or- 
ghesi: ed io perciò ti compiego le belle illustrazio- 
ni , die ti so dire che dovranno piacerti. - Onorami 

ft>eaià La coiuumnthne del secolo. Pervenuti cui in potere delsi^. 
Salvatore Belli, oc fece egli an bel dano a1 sao dolct unica « »•%> 



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LlTTKtK BEL PsETtCàKL 09 

drdlcnn tao. coniando, o almeDo d'atcnna tue Ictle- 
ra, la quale mi dioa di te e degli studi tuoi. So cii* 
ora ti volgi ira le braccia di Melpomene e di Ta* 
Ha. Se verrà che io mi porti a S. CostaazOf l'orse 
godrà anch' io per una sera di questi diletti tuoi. ÌLd 
allora ti dirò in voce , coni' io sia sempre il tuo eter'- 
noe vero amico. - Di Pesaro a' i3 di settembre i8i >ì- 

XXV. 

j^l medesimo. Ivi. 

Con tatto l'animo ti fio grado per la gentile te> 
sttmonianza clie m'hai resa di tua memoria , anai 
dell' amicizia onde m'onori. La quale non mi po- 
tevi più chiara mostrare , che nell' assegnarmi sì onoi- 
rato ioogo nella ' tua accademia (3). K a questa ri- 
fiponderò come prima per me patrassi alcuna cosa 
otTerirle, che valga a sigoiftcazione di riconoscenza. 
Jntantoa te commetto le parti di mio interprete, on- 
de ad ognuno- de' colleghi sia nota la stima soni' 
ma in cbe tengo, l'onore da essi impartitomi. - Gii 
per tuo fratello Venanzia ti sarà, stato consegnato il 



(S) Perle, cure- prÌDcipalrneme (tei Betti ranoo.i8l5 fu rcJjaa- 
rata in Orcian», jtlustrc terra del bucato d'UrbÌiio\ l'antica acca- 
demia de' Tenenti «otto it nuovo titolo d'Orcitmese di heUe let- 
tere (cienie ed orli . La tinaie fin da priocifuo andà onorata, di mol* 
ti nomi eiiiacitiìinit o di quelli tìngolarmentc deir emineatiiìimo 
Bnocadoro proteiiora, del marchese Canora preùdeote onorario 
perpctao, del Monti, del Piodemoute, del Boiuti. del PerUcari, 
del Mazza, del Cottali, dello Strocchi.del CantCRuni del Be^eu, del 
Eerronì. di monsignor Maarl, del Cast! , del Fetri di'B> Costante, del 
Canali, dell' Aminori, e d'altri tali. Di quest'accademia, e dell' 
esserne stato eleilo presidente', intende parlare qni il Pertìcari. 

7* 



b/GoOgIC; 



f Òa 'ZiBTTEftATDKA' 

Boccaccio del MaDoelli. E pregoti a reatitiiìrmet* 
toslochè n'avrai adoperato : essendomi qad buon t&« 
sto necessario per le mìe emendazioni Fattane, al- 
le quali sudo.- Amami , secondo eh* io t'amo: e YÌi 
vi alle lettere, agli amici, ed alla toa madoQDi. A 
PÌ0> - Di Pesaro il i febbrajo iSiS. 

XXVI. 

j^l medesimo. Ivi,. 

Non bo parole da uguagliare lu tanta cortesi^ 
vostra : e quindi me ne taccio confuso Veramen- 
te mi tocca assai questo praeses tertìumdi che mi 
OBorate , né so come sdebitarmene col nostro Sac- 
cbini , col dottore Marfor}, eoo te, con tutti. Tn 
dirai loro, con quella usata Acondiatui, quante co- 
se potrai : e poi a te stesso dirai da mia parte quel- 
le parole , ohe suoli alle belle gioTtoolte che t'in" 
catenano a questi monti. Che se non fossero esse , 
jo so bene che godremmo alcuna volta della soa- 
-vissima tua persona s ed ora tu ancora avresti go- 
duto nella mia casa l'ottimo Borghesi, l'Amati , ed 
il Biondi, tutti ospiti miei. Talché questo mio tu- 
gurio parmi fatto il tempio della Minerva italica. 
■e— Ti mandole tenui opericciuole da me fatte im- 
primere nel corrente anno : e fatte per servire al c*-i 
' so , come vedrai : non gii per iscrivere da senno. 
Quantunque rozze però et male tomatCBy pure han- 
no acquistata molta grazia nella voce della gente » 
t perciò solo non te stimo indegne d'essere offerte 
alla nostra accademia. - Teuetemi tutti fra i vostri 
cari , eh' io v'ho fra* carissimi : e- serivetemi a Mi- 
lano, se da que' luoghi posso obbedirvi. Addio—» 
Pi Pesarp V iq 4i »tteoibr« jQìC^ 



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t.ETTEBB BSL pE&TIClil Ul 

XXVII. 

M medesimo t Ivi. 

Ti scriro al suono delie oaropane* che pian-* 
gODO i morti, de quali è qui ornai spaventoso il ou- 
nero. Puoi dunque ftli mare con che cuore io mì sia 
posto ad esaminare de' versi ; e versi lugubri sic* 
come ì tuoi. Per quanto però di malizia e dispetto 
mi si sia cacciato n eli' anima , io non ho trovato 
in che emendarli : colpa la loro bellezza o la mia 
ignoranza. K quindi te li rinvìo cosi vergini e inte- 
ri come me gl'inviaiti. Se non che io penso faresti 
miglior senno a differirne la pubblicazione fino al ter- 
mine del vegnente giugno. Perchè tu bai cosi al ve- 
ro dipinta la terribile faccia di quella carestia del 
iSot^ che ora accresceresti con essa il lutto del- 
la presente : la quale non è meo dolorosa , ed è più 
mortìfera di quella : uè quindi l'uomo le ne potreb- 
be )«dare senza sentirne grafisaimo affanno. Dove 
tu certamente coglieresti una lode bellissima ^ se ci 
cantassi queste cose ne' giorni dell' abbondanza : 
imperocché , secondo il poeta , dolce è il cantare 
della tempesta quando si à venuti alla riva. Ld al- 
lora anche la :dedicazione verrebbe graziosa mollo 
ld. tno' mecenate t e potrebbe vestire un bell'aspet- 
to di pubblico tribute'di rìconoscenBa e di allegrez* 
sa. In somma non valendo a farla teco da critico, 
ho preso a farla da consigliatore . Tu poi usa il tuo 
senno : né. attendere alle mie ciance, se non co- 
me tes'tìmonj ' di quel!' amicizia caldissima che ti 
liuro. Addio -oOi Pesaro a' i3 maggie \b%']* 



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103 LETTCRl,TDftA 

XXVIH . , 

^l medesimo. Ivi. 

Sodo stretto da molte no)c: né so che coA 
verrò qui scrivendo iotorno *1 tuo poema. Ma pu-- 
re scriverò quelle cose che mi girano per la men« 
te: non così per mostrarti com'to ti sono c»ldÌ8- 
simo e sempre verace amico , come perchè tn veg- 
ga di che- grande studio io stimi degne le cose 
tue. E tolti i piccioli nei, che. ho in animo d'in* 
dicartì , peoso che il poema sia bello sovra quan- 
ti la Marck a' nostri giorni ne potesse mai dare .. 
£ ti conforto , a:izi ti prego ■, a metterlo in luce. 
— Tra poco esciri il primo tomo dell'opera del Mon-< 
ti e mìa intomo la lingua ed il vocaholarìo . In 
esso Vedrai Due libri sugli scrittorì • del 3oo « 
Sui loro imitatori , che soa miei , e che fondano 
come la base dell' edificio. Vedrai che mi sono ac- 
cinlo ad una gran lotta : perchè avri tutti i cani 
de' pedanti sopra la schiena . Ma spero colla grasìa 
delle muse dì crollarne la maggior parte , e di po' 
co temere gli altri . Tu poi non attendere tanto 
all'amore, che per lui abbandoni le sacre lettere: 
e mandami spesso qualche tuoi versi : e piti spessa 
scrivimi: è sempre comandami ed amami. Sta sano. •• 
Di Pesaro ai 4 marzo 1818. 

XXIX. 

^l sig. conte Andrea Gabrielli. Fano. 

Fa ragione che le nove muse vengano di per* 
sena a salutarti : perch' elle ti mandano la Rosina 
Tadde! loro amica e compagna . Ricevila dunque' 
con quel buon viso, che quelle dee ti fanno quan- 
do ti spirano qne' tuoi nobili canti . Ed avrai fat- 



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tttfEti* »EC I>ERTICÀII to3 

\t coM dolce anchs bU' amico tuo , cui prema 
•Mai l'onore 'e la gloria di questa brava ragazza . 
Non Tado la più' parole, perchè so a che aDÌma 
cortese io scrivo t e perch*^ una bella giovinetta 
che canta '-varai soavissimi, non ha bisogno dì conv 
roendaHone . A Dio . ( senza data ) 

XXX. 

Al sig. prevosto J^lippo Sacchini. Orcìano * 

Il malanno a è fatto signore di casa mia : chi 
da venti e piò giorni e mia moglie ed io siamo 
Stati in infermità, né ancora Siam sani. Dopo quel 
benedetto viaggio di Lombardia non hoavutopiù 
salale, né so quando mi tomerìt. Della qnale disav- 
ventura non così mi dolgo per essere conGtIo ia 
casa , e per lo più in letto , come per oou' pò* 
termi mostrar conoscente alla somma cortesia a 
gentilezza vostra. Che se forse ppr altri otto gior* 
ni aveste differito qocst* adunanza , avrei procac- 
ciato d' intervenirvi a ogni modo : ma così fresco 
di male, qual sono, non mi confido di pormi in 
viaggio e di mettervi n^ pericolo di dover allog? 
giare no uomo da ospedale anziché da acca- 
demia . '' Abbracciate per me il nostro Salvato- 
re : e ditegli chb ho vista snj Corriere dèlie dame 
Dna bella cosa ch'io conosco per sua . Ma che non 
profani pia i suoi componimenti , collocandoli 
negli annali delle crestaje e de' barbieri : ove niun 
letterato di costo pone il suo nome . E più pres- 
to s'acconci a scrivere per la Biblioteca italiana ^ 
in cui sudando tutti i soci dell' instituto e tutti i 
primi ingegni della nazione, sarà molto onore a 
ini e ali* accademia il solo farsi uno di s\ veneran- 
do nomerò . - Vi torno a dire che non vi so scri- 



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i<o4 LettIekatusa 

.vere -quanto mi spisccia .di noD, poter easeie dtf^ 
nenica fra voi : perchè vi prego a sigDÌficftriBÌ 
•qntndo terrete altra adunann , onde pe Igia -mi 
-sarà propisi* io poMa tra i vostri cantici farle sa- 
^ificio. - Amatemi secondocbè io vi «mo, di'è aooi- 
mamente. Addìo. - Dì Pesaro a'a3 di noreiabre i8i5. 

XXXI. 

jtì sig. càv. Michele Schiavini Cassi. Londra. 

Eccovi la lettera del mio Monti per lord Brou- 
gbam . Spero che sarete contento . Vi devo dare 
ottime nuore di latta la famìglia vostra. Se. ne 
stanno a S. Costanzo , dove hanno messo mano 
alla caccia . Ma gli uccelli pace che sappiano che 
non ci siete voi, e non degnano di farsi preda 
degli altri . E si risparmieranno forse per qocst' 
alir' anno , in cui iàrete doppia raccolta.- Ihiteci 
spesso nuove di voi , e del buon colonnello Oli- 
vieri , elle bacierete mille volte in mio nome. Te- 
neteci anche informati delle cose della regina , che 
troppo interessano a noi, che siamo pieni di memoria 
grata e riconoscente per la tanta bontà ch'ella ba 
sempre avuta pei pesaresi . Fate perù di venir più 
presto che potete : e toglietevi al gelo , alla neb- 
bie, e al tristo cielo privato del sole. Addio ( senza 
data ). 



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róS 



Sonetto di Dante come sta nel coti. vat. 33l4 a 
/oc. i35. E certo con pia emendazione che net- 
ìe ttampe . 



Nel 



(elle man vostre, o gentil donna mia. 
Raccomando lo spirito cbe muore : 
E' se ne va si dolente ^ eh' Amor^ 
Lo mira con pietà, che.*! manda via , 

Voi mi legaste a la sua signorìa 
Sì, ch'i' non ebbi poi alcan valore 
Dì potergli dir altro , cfa« : signore , 

- Qaftlanqae vuoi di me,, quel vo' cbe sia. 

Io so cbe a voi ogni torto dispiace: 
Però la morte , idi' ì* non bo servita , 
Molto più m'entra nello cor amara . 

Gentil mia donna , meotr' ho della vita. 
Per quel ch'io m'era consolato in pace, 
yi piaccia agli occhi miei non esser cara . 

Saltatom Betti* 



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ARTI. 

BELLE ARTI. 



m FVItERE AKTOirl CilTOTAB 

EPIGRAMMA . 

AKTKS KT 4HICVI. 

Amicus . . 

yosne repente , artes , nane obmutescere i ef «c/i' 

Non opera artificum sistere iudicio? 

Artes. 

'^armare tjui siterai ext'mciis addere vitam^ 

Canova interiit\ nosque patrem gemimus . 

Amicus . 

Al celebrare decet nane tanti funeris ergo 

Ingenium , et ìaudes , et henefacta viri . 

Artes . 

yìel quoà te alloquimur durum est: man luctus ut ingaiS 

Ingruit et voce* hiscere posse vetat . 

Jo&an» Gaxgii.11. 



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VARIETÀ' 



tiuoi^ otservatìoni sopra un plagio ItUcrario , ed appendice sui 
i-eiri con epigrafi cufiche , fli Carlo OHwio Castìg;Uoni. JOUtato, 
Pirola, i9aa. in 8. di pc^ùt t^- 

J.1 celcbertwio proftMOre di linone orienuli à%- Cwiiglionì «vea 
pnbblicMo fcn d«ir viDO i8i(| la iUaHnzioue (&>^ monefo cufCcAe^ciir 
imptnale regio nuaeo di USiltmo i e dovette vedere anupate ipiui 
taue le ne spicgaziani dal ilf . dottore Giiueppe Schiepati , in db 
libro uscito illa luce non molto dopo, e iutilolato : descriaione di 
aicune manetff orfiche dal museo Maiaom* Diede per cU accasa di 
plagio al aenomla con an opiucol«; a coi questi pretesa rùponde- 
le «eu alcune potliUe, aellt quali fra le altre cose soitieue, essc- 
n j libri di erodizione furti da furti, e le illustrazioai pubblicate 
patrintonio oomtUM. Col preseote libretto il Hg. Castiglioni rinforza 
■ aiMÌ atttceU contra l'arrenario ; dimostra pattitameate ilonda sìa 
(tata tradotta ciaacuna pa^ua del sig. dottore; e ne rìlera gli erro-. 
ri ed n arabo ed in altro. Essendo nei digiuni della lingua del co- 
rano, arreiamo potato consultare due persone, che in essa cotan- 
to ai distinguono , i signori Entiliano Sarti ed abate Andrea MoU 
sa, meritissiiuo scrittore della biblioteca ratioana. Fec l'indole tatr- 
tana del aostro giornale, ei parve bastare un cflnno del ftlto; a cui 
so^tungeremo , doreni trovare aswi giusta Tinchiesta principale del 
eh. rig. Cuttt^'ooi, che dot l'opera sua anteriore Atie stata almeno 
citata twUa seconda occupante. 

S cettamenie fra tanto numero d'uomiai. che trasportati dal- 
la amanìt del sdcelo, comparir vogliono autori , e tatto d'ovnnquo 
si prendeno, e decompongono, e raffiuxonano; fra tanto numero, 
■empre crescente di fiitiche de' torchj, alla é diflìcil cosa poter. di- 
B 4 piìsM.. rista rntatpaio ed il ri&tto dal prodotto nuovo 



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rb6 V A B 1 B ¥ A* 

e g«tiniiio. A ciò sarebbe d'uopo quella singolai memoria e ^neirà» 
zioiM , ch'cLbe an giuilice Ictierario della gran corte de' T6IomeÌ, 
di cai Viiruvio , con la grazioM ma icmpliciti • narra rarrentim 
nella prefazione al lettimo libro. Inoltre U infòliee necenità di espi- 
lare gli altrui tcrìgni toccar dee più facilmeoie a coloro i che rol- 
ger si piacquero alontani paeri d' oriente , a' campi non greci , 
nÈ romani, né nostri, e qaiiidi viemangiormente vasti e periglioiL 
Qden' oposcdlo pet4 del eh. amor nostro afcende ad nn graia 
• di ntiliià, non consueto nelle produzioni polemiche, o di litìgio; 
poiché rappcn<lice contiene rarie aspante e correnoai alTopen ma 
maggiore sulle inoitctc culicbe del museo milanese ; e ri si toma a 
parlare di alcuni retri con leggende arabo-culiche , creduti di •ocii- 
iQzionc come obsidionale alla moneta di rame, o pesi. Alla seoon* 
da opinione ora propende il A. N, ed inrita gli archeologi a nno- 
TC ricerche sovra una elasse di antico non ben conoaeiuia . Slmili 
rolelline di vetro, fatte a pasta ancor molle', con le impressione 
dì nn sigillo rotondo . sona stato da noi vedute notate di nnmerf 
romani, e se ben oi ricorda, «nefae greci. Pia leggiere di ijualun- 
quo vetreria modermt. appaiono come tagliate a sega, e rozce dalla 
parte ii^erìore ; non aorpusano la larghe eu del collo di una bot- 
lijlìa t e non presentano numeri di grande progressione. Ci& ne ha 
(atto sospettare che foriero marche annesse alle ampolle de' due li- 
quidi pia preziosi presso gli amichi . la porpora e gb~ unguenti . 
Itovcanu elle infiggere sai primo taracciolo dì pece; dond' eran dot- 1 
vt piltacia. E ben bastava nn segno della fabbrica, e della qoan» 
tiih in due cose non contrafitttibili , e che ai guastavano alla meno- 
ma riftlazioue. Lo.stndioao nostro collega sig Luigi Vesiórali ne 
possiede nna singolarissima, che pia ci cottferma in questo 'divÌM- - 
mento, giostra ella uno di qne*grandi monogrammi,, che meglio di- 
nbbonsi poligraromi, da cui risolu chiaramente DOP*rpA- Qne- . 
«i polìgramml sono formati di due aste incrociate ad angolo retto, 
nel cui centro nn cerchietto, o un rombo, fa le veci delTO e del 
4, • del P dai lati, rimandando le restanti lettere belle ed. intiera 
sulle quattro estremità delle atte. Teggionaeue imitadeni latine, nn. 
poco varianti, ed in parecchi, monumenti chttiuii , e ne' diplomi 
dai ce franchi, particolarmente caroliagi. 



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V A K I ■ T 1* 1V9 

%ori 4dla vstotte miti l'Kcqnùto e l'otterruione distali pwte op- 
kioolari; on^ si potM nn giorno . per mezxo delle rooiRne e del* 
fe grselie, aecender Inme «He arabe, che i più br^vi orieiUalÌ4> 
aon han Mpnto Mioon leggere con lieaiezza. 

G. A, 



ÀJi OH quadro lUtùtico , pubblicalo di receale , intorno !] *ui» 
impero deità Rnsùa , - rimila clic la snpcrfiuie del suo territorio è 
di 298 , 9S0 miglia quadrate : che la san .popoJacioiic è di 4o 1 0(17, 
000 aoime : che il ntunero de' suoi laboratori e, manifatture è ,di 
3, 734 ; che il capitale impiegato nel commercio, per iiu auto appa- 
re dalle dìchiarazioDi de'negoritntr, moota alla tomina dì 3io. i)6o. 
000 mbli (i) : in fine che la reudita dello nato prodotta dal testa- 
%\cQ, e dalle grarczic aui vini, birre op. <c. è di annui 169, 3$o. 
ooo rubli. i 



Hj Hata lina ultimamente al capo di Bnena Speranza una tcoper 
ta importantÌNiina per la storia. Faceirtosi degli scavi per «iia nnn- 
tìtoa» gli operai vi hanno trovato lo scafo ili un antico vascello lìjr- 
nato con legno di cedro , che ti crede essere il rimasoglio dVna 
gi^ra ftdlcìa. Se ci& susabte, non rimane piit dubbio che gli aa- 
dlti navigatori di Tiro non abbiano attaccato it punto mCTÌitionahi 
dcìT Mirica : e poato ciò , postìaiao anche dedarne la loro navi]^ 
zionc mlToceana orientale. V. Fogli bibliografici ii BSiltav>,JiaiiÌi: 
■ XFn. pag. ai, ... 



Sermone eontegrab a'euHori degU amaU tludi - 9. Bntcia , par 
Nicolò Setbmi, 1811. Sotto paf. aS. 

X/i qncsu latin , tutu ^en» del *al nero di Persio , è aaioro , 
»ome ci vien fttto sapere , no profeaior perugino , il quale ha v»- 

(0 U rublo pui caltaUni cin» ì acne pv>U e mezte rov^w. 



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-no V A R 1 e T a' 

luto con MM dir rillADM t ceno fra Gresorio Nicoli, nuMib d^Wk. 

-mane lettere nella repubblica di s. Marino . di cai loao alle stai» 
pe, oltre tì'dtscorn tacri, due librieciaoli intitolati raiio>£ieniaifi ro- 
giomtti di lingua in generv , l'altro Ditùiganno Itlleitifio , Di qua- 
lunque vAlore però sieno gì' iniegnannenti e le opere del IHicoli, cer- 
to é che il professor peragino faa gca^oinetite toccato nella >aa cea- 
aara tal biasimo , da non tollerarti pìA mai a questo secola di ra- 

' gfone e di cortesia: mando on dire coli acre t plaheo centra il sao 
avversario . che mal Mpreati decidere , a'egU n'abbia roloio arrilir 
la persona piuttosto che le dottrine. Il che qnanto aia cesa ritnpe- 
rQVole, non lo potrcmoio qui aignlàcace a parole. 



PRODROMUS . 
butHulionum medicina pmcUcos Joannii Baplistm Burserii de-Kani.- 
Jèld, quas neaUxicorwn, Consilio geuligalaa, clÌAicorum receniio- 
rii lievi ottsarvationibus t et propria experieiUia eulauztas atqm 
tuppliilàt,usui ttcademiao,lrronihusijwì propriit dicwril E<f. f^aU' 
rianus Moysius Brtra SL D^ Ticìmnsis eo, ac. Patavii~ lÌ^i.^ 

\«iì rende eoa esao avvertiti l'esìmio prof. Brera in data del a? 
decano aetiembre, che per ordine di S. M. l'imperatore di Ger- 
mania easendoii iaginnto n tutti i prfifcui>ri delle aoifcriitì. ralcrr 
ai dalla tingoa del Lazio, ha egli credoto dorore uaìformare cou 
la pubblica istraziotie l'idionva altretl ed il ntetod» della stampa dì 
queste ìstittuioni, che ra egli ad arricchire al preseuie di snppli- 
' menti, cOmenti, dilocidaiianì. onde fermare una intiera aerie di 
lezioni medico- pratiche. 

Koir wiumere il sig. Brera la pubblicazione delle medesime,, 
distribaiscc la clasuUcazione delle malattìe ìa, trattati dit.:or(IÌ al- 
quanto dal metodo di nosologia del Borsicri per seguire le d>>ttrì- 
ne fìsìo lo gioo- patologiche dei siatemj organici, le quali meglio si pre- 
stano con gli odierni lumi a formare un corpo accarato di >;liiiii.b« 
islituzioni; nnlla ostando in tal cawi al pregio dell' opera la tra- 
tposizione dei eapìtolì dell' ordine Borserìaao. ' 



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Yarikta* fll 

In la«s« di klcnite ( ben poche ) qiualimì troppo finke ihi 
f«na prìncipi della acieau chimica «iioale, verranno tostitaiti |li 
KfiHi poatomì ddl' isteuo BorMcri par opera del eh. Berti or c»- 
«oichiti. Verrviiio altreù in qaeuo cono d'iitiiazionì a((iantC4l- 
tre «MS inedite, e «pacialniftBte le migliori aaaoiaxioni dal Borsio- 
ri apposte in maipae ad uà eMoapIare dell' opera di Galeno rìla- 
«ciato in dono all'ediiars dal paJre Galli -Bibieoa. 

II oonentario del Bonìeri tle ii^wnatatioìie n troreri ptec»- 
dere nel terzo trattato le inaaamaxionij ed ia luojo di esio rerri 
iqxrita mi pruno Toloine la egregia orauoDe del Bonieri letta 
il 3i maggio 1770 nell' «uainere la cattolra di modicina pratica 
In PavU. 

X.^ opera Tetri pnbblicau per rolami in Oltaro grande In dì- 
▼erù lempi, con icelliMinii caratteri, ed ottima carta: «etua veru&a 
preria loscriu'one di auociati, essendovi piena liberti per gli acqni- 
centi dì prorre4er>ene leparatainenta, ovvero collettivamenta al Ù.- 
ne della pubblicazione. La itampa andrà a carico dell' editore me- 
desimo, lo che il lig. Brera promette di eseguire onde possanogli 
acquirenti possedere i volami dell'opera ad un prezzo pift onesto. 
' La I. R. direzione delle poste in Padova riceve unicamente le com- 
mìuioui , e ne dirama i rispettivi volami • 

Del pregio dell' opera i mallevadrice la fama grande dell' iìle»' 
«o editore. St avrik aenza dubbio nn cono impareggiabile di medt- 
co-pratidie ìitìtazioai. Offriamo qai nn saggio della serie dei trat- 
tati. 

Tmctatus I exhibeiu fhhrium tOnpUcìum doctrinam. = y9ii- 
cono in esse specialmente contemplate le fèbbri intermittenti con 
i stioi geoeri, specie, e niunerosiasime rarieti, le febbri continue 
■emittenti, e le contìnaecOnliDentl. 

Tractabtt llexhiheat amtafiorum fiirUium doctrinam .= Le 
tre sezioni, nelle quali eoo è diviso , presentano le coosideraziont 
{eoerali sni cQittagi febbrili, le particolari iftlU Abbri tisicbe, e 
tB^lì esvueffli ipeciKcì, eentagioiì. 



h,Gootjlc' 



Ila Variita. 

Traclcdiu III exkihcas in/tammalionum /UrtUnm doclmnam. 
Tractaius ly doclrinaminorborum sy^ematù cutanei, 
Traclatus f^ Exhikin doi:irìmun tnorboiwn t/MoinatU .mcor 
pfuilo- nervosi. Nel riferire il titolo dai sette capitali, «leìiiodi qua- 
tto trattata è dirisoi omettiamo le audiivisionì dcì geuOn.cbe 4I 
n.* di 6t ti li comprendono . (AncJie i precedenti trubtti «guat 
mente che malti dei legneati, offrona le teguenti diviuiHiiO 
Capai I- Geucralia de *its posycicto, aeaù&tai.'et arnanic» lesi- 
bus, ejuìqao coadltionibiu pathologjcis • 
Caput II. ADÌmadvertionea de morbìa eDcephalo-nenosifc- 
CapatUI- Morbi organi centrtlia rit» seasifOM. 

Ordo I. Kephalalgi» . 

Ordo II. Eclyses somniàlei. 

Ordo 111. Sopores. 

Ordo IV. ToanÌM. 
Caput IV. Morbi organorum tensania exterooroiDw 

Ordo I. Morbi ocnlernm. 

Ordo II. IVIorbì aoriom. 

Orda III. IHorbi olfkcmt. 

Orda IV. Morbi gustatus. 

Ordo V. IVIorbi tactiu. 
Caput V. Morbi ex c^nxstheii dolente. 

Caput VI. Morbi orgauorum sensibilìtatii et icriiabilitatb orgaDic» 
CaputVU. Morbi organorum leDsibilìtatif et ìrritaltilitaiìs orgauictc 
cura leaionibiu vita seuailene. 

Ordo I. Anhelatianea. 

Ordo ti- Imbecillitatea, et adynamia. 
Tractaius FI. Exfuòens óoclrintun inorborum systeinalis stm- 
guiferi , nec non orgojtoruin respiralioni insèrfieuliwm . La prima 
delle quattro lezioni, uelle ipult è distribuito ijaoito trattato, ha 
por titolo=Genc/iatìa de affscUon'òus itofnalo -puimiiiets'=ìj* 
-aac\}nài:=OeiieraUci<le morèis cordis, vi i'asarum=.Lt terza= 
GenumUa de affecttoniòus dynaiaiciy-organicu orgtatorum re^ira- 
tiani inscivittntium=h'i quar(a= Pccui'an'ft de murhU thorttcis , 
et vasorum, et primurn de jiecArU con/unom^=Qae(t' nltìiw 



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Va» I E T jk* »i3 

M diridc in ni ardìiii , dei quali i Kiggetti ÉOM=:F'iHatangjafica~ 
iiamt=sanguùiis /kixut= Betenlìones tanguÌMooe= Ery smalti =ì 
^rtìmigice=tptumi et dolorosa QaeUa lezione abbraccia Zj generi. 

Traciaius VII- Krhi&eru doclrinam morborum sfiteinatis lyni- 
fAa t i c i,et orgttnorum stxerttenlium oc excemertlium. È dìrùo {pc 
CMOi in capitoli, ocdini, et generi . 

Traciatus Vili- Exhibeiu doclrùuim Titoròorun orgcmorwn 
ÌeglutitÌonis,et gadro-entericorum. 

Tradabu IX^Exhthau dacttviam moiiorum sjrstemàtis repro' 



Trackàua X Exhièent doclrinam morborum s/stematis mus' 
adarU, 

Tmclaiui XX, &!hiieru doclrinam morhoriun syitetnatis OMeì. 

Tractalut XII. Exhiiens anùnadvartiones tpeciaUu circa mar» 
hot ponliamun, atabunt viUn gaierìt, artiuinf pr^fvsmontvn , di' 



Oecvumbir condiGotus morUd» homiitis dextrl et sinistri^ 
fietus, infonium, puerorum, paAerum, wlatis prweelìorls , et te- 
rnSiti urtificum, nav^anUum , mililwn , studenHunv, lUa-atoram, 
ef mgdicorum \ rtgiamen divertarum . ec. ec> 



xJx vn rapporto fttto Intomo la initnuiose àA popolo in TtigftiK 
tcm appare, che inan anno eoi danari prorenienti dalle dotazio- 
ni paiticolan. e dalle Toknuarie caritaterolì offerte nelle divene con- 
tee M sono potati instmiis i5gi 6tS faDciolU. I ibiidi ascenderano 
alla nmna dì a-jht'S^-j hiigt. Bi pià.4>^t 65i ragazzi muo stati 
•BiDM&trati nelle acuole' pstiùie, e-4oi» i&> *ld nelle icnole 
della domenica. Per tal modo 976, Sai bncialli de' dae wssi deb- 
bono la- loro edncaùone alla pubblica cariti. Il qual nomerò eqni- 
rale al decimo della popolazione. Nelle tonale che4uiiiiu) U loro àa- 
te, U apeaa per ogni atliero i di trentaaei acdlini (4^. fr.) all'ao- 
no. Hall* scatoite non oltrepaMa i dieci scellini ( la. fr. 60. e. > 



G.À.T.XVI. 



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ii4 Varietà* 

M ehiarUtimo sif. D. Pietro de'prinoipl OdeieaUAi 

Dinttore del gùmale Anodico. 

Sbaaisio BrigherfU- 

I t t presento nn ug^di trattazione di alcuni Nlmi dì Davide oscit? 
dianzi alle stuupe >n questa città. È lavoro del tig. arvocato Gianv- 
battina Spina, del quale ri pregia altamente il ceto dei patrizi rìmi- 
nesi, e ogni ano conciciadino che tien caro PoiMre delk terra na- 
tale non nltitna ( e aon» pochi anni ! ) fra le spIoMlkati in Italia 
per r!rt& d'uomini doiiis^mi. $e boa mi irìano la ìmuffieieMU de' 
mici giodi^ . e le tante lo^i dia già ne bo adite di gwrÌ Mi Mi in- 
gegni, io spero ch'ella gradirà molto il mìo presente, e rorri of* 
Dame il sno giornale- K con quante anìoto «ift sptri aoti le ao di- 
re ; perchè ogni volta cìm fo ripiglio a kfigere qoelte tenine del 
sig. Spina, mi sì rìnaorano alla saenM a al caue la sanrìgli« • 
il diletto che ho provato neHa lettura della dirioa aoKimedift, delift 
basviltiana. e degl' ioni agi* iddi coneenti, 4e>]uali' lisnona altamente 
tqtta quanta la nostra penkoU. 

L'autore ha lemito la difficohi somma dt vestire d'abit» nano- 
naie i snblimi concetti doUa poesia orientale di David, e ir^ qaella 
sua tersa e nobile dedicatoria all' emiaendisimo Sanscrerìno se- ne 
dichiara aperumente ; ha sentito ancora che sarebbe Iòne insorta 
nnovam&Dte una lite antica sulla queliti ibi metro più atto alla sua 
reniooei enei preferire la terzarimadìeemodewamente che amerebbe 
veder confermata questa preferenza- Cosi rimato da ogni qoistìone , 
ha provato con questo sperimento che dal salterio ài pa& cavare m» 
teda degna d'essere cantata collo stile e col miinero dantesco. 

' Oh se potessi essere sausato da temerità, ^tunto volentieii ami 
presa questa occaiioDe per ringraziarla con qnllcbe eflbtto deHa 
^ntà che mi ha osata aaooveraodoml fra'i suoi collaborato ri ■. Se 
nonché io confido rbe inanto giudicherà pvadonte il mio silenìo. 
.e debito di gratitadine la mia nttenrione , cosi fl desiderio di om^ 
rare il si^. Spina diverrà tosto il «no e dei letterati che dividono 
con lei la bella fatica dell'arcadico. AI qnale prego una Innga vita 
per decaro di Roma, ed alile degli ttsi^, e per maggiore nu glori». 



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Jlggìunla de" compilatori. 

Ijh T«rie tradniiom che ha llralw de* Mimi MB lenbran» »v«t 
fin qui tolta la via a nnovi tradauori di provani i(» questo arringo, 
unto difficUe p«r la dinimiglìanza che cocr^ tra , il poetare degli 
otieiusli e quello de' clastici greci , latini ed italiani , RecheMmo 
qai il prfUD 4b' aalmi tradotti dal lig. avr. Gianibittisu Spina . 
fode i nostri legiitod conotcano con quanta bootà di itile C 
di «rat al^ egli sapvto tritare e. diteqw and» adattai» la pò©* 
*ia diiridiea alle condiiioni (tei parnas» italiano. 

Beato rnom, che da i penster de gli empì 
Torte ]« meaift, e pejr fiildiqae' rie 
Sepur non Folle i neqnitoai eMmpi. 
Beato l'aom, che di biigjanfe « rie - • 

Snnole il renca non bebbe. ma t«dele 
j Alletta io cor voglie innocenti e pie^ 

£ de la lesse, ond*è ohe ai rir^ 
La divina bontA , tempro ti, piauftit : 
Q sorga il tele, o dentro il mar ti «eie. 
Simile ad afbor Sa, «he in lìra a Taapn ■ 
Si andre, e creue ai. che *I buon motore r 

.Del fmtto i lieto «he. « tao tempo naoqn*. 
. . Baso non p«rderà,A»Adk nei fiere; 

B al fecondo alitar 4**?^ «gara , 

Di nero carco reggerà l' onore. 
Ifoivcotl.4c le ttolte «nioe. piare; 
Non, lia cosii che come poira andranno 
Spene dk tnrbo di procella grare. 
Gìadicaie da Di» tane cadranno; 
B tenta speioe di miglior fbrtona , . 
Pondo le premerai di doro aftanno. 
Poi che ti mirai; quanta virtù t'adnna 
TSoì sentiero de' gioiti Iddio torrise: 
, E lor, che mosier per vìa torta e bntna* 

Irato con la fi>lgore conqoite. 



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lA Villi 



T À. 



L4 accadeiBM franceie di lettere tcìenze ed >nl subilitk In B 
propose U qaìttioti* al hii^ADKnte agitata ,v perché postano gFitcf 
Uani fitr versi non rìnmH d • H iig- Botta, celebre autore della ito* 
ria d'Amsrìca , ha risoluta la quiitione con precisione e chiarezz* 
Bel modo tegiieiite. 

Le altre nazioni noa poswoo retveggiare senza rima . perohA 
f Toro rersi non avrebbero arnoitlB ; all' incoatro la verùficazione 
italiana non ne abbisogna. Le oagEoai che le permettono & indfr- 
sciar la rima sono: 1. la grande facilità di accavallare: 1. rinrenlo- 
ne delle frasi ; 3'. la mo'tissiaM ratietà degli accenti in relazione 
alla loro giacitura: 4- l'abbondanca delle lunghe e delle brevi, che 
onerano tanta Tariazione nell' arnaonia : 5. la dtrersiti dn ripom 
cho si possono dittriboire nelT andameaio del verso : €i. i periodi 
più o m&no laa^t che distraggono la monotonia: 7. in fine la m- 
Uioiìtà dello itilca.ciu s'innalca la lingua poetica italiana, pia 
d'ogni altra lingua. II<Sotta ouerva che chi toglicfse le rime «Ila 
più belle ottave del Tana o dolT Ariosto, «sse diverrebbero intolse, 
usi mentre che'per altra parte ri rilegge aeinpre con un nuovo 
piacere l'Eneide tnidoHa da Annibal Caro ■ A ti<rf sembra che il Bot>. 
ta abbia omessa un' altra fortissima ragione , soprattutto applicai» 
le alla lingua firanrcte , ed è IVstrema povertà di questa : per. 
b quale povertl essa i costretta adoperare nella poesia sublime I« 
vori e i modi usati dal popolo. S >e a queste rad tolgasi la rima* 
Von rimane pi<t ira^icia di poesia ; ^ncchè la msncamea d'armonia 
non la lascia p'A distinguere deHi prosa, anzi dal pariat« stesso del- 
la moltitudine. Ia liogoa Italiana ali* in<^n(n> i ricchissima ed ha, 
per cosi dire, tante lingue quanti sono i vani generi della poeria: 
pere' i non si potrebbe per noi usare neHa satira i modi o le vo- 
ci <kir epi'-a o della tragedia: né in qtxste quelli della lirica, at 
la qualft mal si conA lo stHe e le Voci del bernesco o giomao , 
e del famigliare. Iia prosa stessa italiana bo lo'tifle ino proprio, nel 
quale debbonsi ifn^ee del pari U parlar» de* poeti , e quello d«( 
popolo. Da tuue queste ricche varieti della l?Dgaa nasce pare ii^ 
i(aì la facoltà ili sf^rivcre ponia senza rima; e ioli, in di, Gra gU 
ajlri popoli r^ssomiglianio ai greci e ai latini. 



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o«. 



V A R I « T A' tiy 

'JUdon di tfuÈtla tmuone è il signor mareken jAtàuri di Pentgia, 
wto de'gaUiU nostri coUabonàori- 

AL JUIO BOSCO 

iLntTiKbi 

jttwtànct amem ^Ivastpte ii^lùrius. 

Tirg. Georg. lib. U. 



X di toan lagrime 
Tklor ne bagna H.riM- 

Aiiorta in pla':id' «tati 
AlIoT tatto il pemien, , 
D'ogni altra cura ìmmomorét 
Il bei contempla e il rero: 

n bello, che mal cerca*! 
Lontano da natnra , , 

n nr, che di rado abita 
Fra popolo» mura; 

Ma in lelre ha ttanza , e coner* 
Qni d'ewo i faggi in traccia* 
Che fra i clamosi portici 
Mal ne icOTTir la feccia. 

Meco talor qui scendono 

Le calte aonie more , ' , 
Che i verdi k^ bramarne 
Sd ì! leirOH) orrore, 

B le fceiche ombre mobili 
De le agitate fronde, 
E di miti anre il fremito 
£ il gorgogliar de Tondet 

Impazienti cjuedere 
Sembrano allór la lira 
Le man , g!ì estri lampeggiano, 
.- E i carmi IL nume iiwpira. 



^Mlitario e tacito 
Asil del mio ripow, 
O cara inda graderole . 
Ameno boica ombmò* 

be' tnoi diletti a pàicere 
Io regno il cor aorente. 
X di tne care immagini 
A conCirtar la mente. 

Xntro il tao Mn me scerero 
Dal ciec« ralgO e rio, 
^ il cittadino rorticft 
D^rror, di vfaj oblio. 

Qui tutto lolo io medito , 
S talor canto a icrìro: 
'K mentre bede atconders 
Me cerco io qui, ben rwo. (i) 

Qni lA incontrarmi volano 
La Tolntik. la Face, 
X de' cortei! cefEri 
L'anuco stnol rìrace. 

Che molleaienre scaotono 
DegH alberi le cime , 
B dolce a Talnia qiìrailo 
Malinconia laltUme : 

MaliDf onia , che on Acile 
Spie^ talor torriao* 



(i) Bme ^ laluii , iene yixiU 



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ii8 



Arco ■ 



Vt«i 

, a eoi rarganieo 
1 ToiiMr foena. 

Oh' anw i reccMÌ ombrìferi 

Di Cirra e d'Elicona- 
S (ti ermi boicfai amarono 

Par aempre j «acri rati, 

X deiti betwfidis 

Da loro io pu'rdla dati. 
Io ri ululo, o ambili 

CuModi del bel loco , 

Bionde rezuMC Drìadi, 

B faute «gnor r'iaroco. 
Queste frondote rorerì 

Crcscan per roÌ Mcnre, 

Hi nino d'cMC oSÌEndere 

Oli pro&na icare. 
Con lor protette creacano 

Tante memorie grate 

Su] non infido cortice 
' Gii di mia man ugnate. 
S quando il Mtl pfil fervido 

Del ciel dardeggia in mezzo, 

A me o^ital ricorero 

Dien Mmpre al dolce rezzo . 
Grato io rer lor qnì teoerì 

ITudcir pur godo.aflbtti, 

K amo oon lor diridere 

Le pene ed ì diletti. 
Hesto «on esae io dolgoaii , 

j5e autunno il bel oe toglie. 

Fio cbe a la terra rendono 

Taite le verdi tpotlie. 



■ T A 

Con loto «Mito al rieden 
De la itagìone allegra. 
Che a' nudi piati e a' redori 
Rtmi'l'onoi riutegra: 

X come qui riunorasi 

Ciò ebe diitruMe il remo, 
ScIauMeoh perche degli oomini 
Non biri egual governo ! 

Abi non rinrerde , e rapida 
Fugge romana vita. 
Né torna pib a urrìdere 
Per noi Teti fiorita! 

O tu, che spetto io risito. 
Mio confidente amico. 
Di queste piante aldmma. 
Bruno cipreno antico. 

Freno nude oua e polvere 
itTarrai Kitto quel tauo, 
Cb' ora al tuo piede accogGeie 
Me luol ragante e lauo: 

E ani mìo capo creacele 
Quell'erba e questi fiorì 
Vedrai, cbe or me cobmUdo 
Co' pi il soavi odoH. 

X tu, del boKo o aligero 
Cantor dal dolce pianto, 
Fone'anco fl meso cener* 
Iiuslngherai col canto : 
Meutro venan qui al pallido 
Baggio d'argentea lui» 
I fidi amici a spargere 
Lagrima iòne alcuna* 



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Va ri età' 1 1-9 

S fatndtto perduto di Gio. MilUm tradolto dal padre Gio. Fran- 
Osco Cuneo d'Orrv-no. chierico regolore delta madre di Dio, con 
prtfaxione e note di M. C. P. 0. editore. Tomi a. otiae. gr. ilo- 
ma ifts3. , per Ftncenao Poggioli stampatore cameraltt 

v^oeMa mdnzione 4 in otuv» rima ,eA i open pottama <tel p. 
Cnneo (TOraano. Henderemo ben presto conio di questo lar<rro che, 
in generale, ci «embra molto (blice,e ripieno di que(;lì ipiriii poe- 
tici che ralgono tanto a trasportare dall' no idioma nell' altro tat- 
to D ibco dell* originale. 



StAKtFESTO DI ASSOCL^ZlOEfl. 

l^jsieiulo COMI utiliHima molrìpHrare i mezzi ,~ per lì qnali ogni 
maniera di persone poMAoo leggere gli airti':bi autori , di cui non 
inteoikiua la lìngua, abbiamo pensato di pubblicare l'iiiera tradu- 
zione delle tragedie di Sofocle fìitta dal diiarissimo signor manhe- 
te MawimiKaDO Aogelellì bologneae . Per essa iradozioue cbiun>ja« 
i indoito del greco idioiDa può farsi un esatta concetto del' 
le bellezze originali ili quel grande auto» vero maestro del. a 
tragedia , e gnsiare quel diieiio cbe casce ueil' animo didla loro 
lettura a uni è dato d'intendere la graia tavella. E certamente può 
dini, senza tema d'oRéndere il tgto, che in lOtesta traduzione à 
Irorano accolli lutti quei pregi , che spani iu aitr« a' ammirano ; 
"--«tscndo che o si roglia considerare la fedenJi non timida o servile, 
• la nobile locuzione vera-jeuieute convenevole ai iranici a'tcìii, o 
l^legaoxa dello stile, o la prupricià delle voci , o. là vaiia.a e io- 
uenota armonia del verso, egli é fona cunfèsare «he l'iliusirc tra- 
Autore lia saputo megJio di ogni altro profoudarsi ne' coiiL-etii dì 
foel dtvÌDo , lume ed onore del greco coturno. 

Queste tragedie furono stampalo separatamente dai fratelli Ma* 
lì per conto del traduttore , il quale aveiulo futiu dono di pO' 
ebiwiine copie ad alcuni amici , ha lascialo in molti il desiderio dì 
leggerle e di possederle. II perchè, dietro le rtcer he che ne ven- 
gon latte continuamente, ci siamo proposti di farne u^a nuova idi- 



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130 V i. K I K T \* 

zione, arricchJu di molte cote inedite, dì coi ci è stata cwtew ISK 
ììxttn traduttore , il quale ai è pare esibito grazìosttmeiite di fbp- 
nirla di note opponnne e di dìsconi utili all' intdligenu d'alcani 
passi oscuri di esse tniedie. Tale edizione si propone on al ptib- 
Llieo per associazione sotto i seguenti patti e conditioni. 

1.* L'edizione tari in 4-* reale di circa So bgli di atarapa . ctf 
ta velina, dirisa in dae rolnmi contenenti la tradusione delle tc^ 
fcdie predette, le note alle medeaime e gl'indici neecstark 

a-" L'edizione ti eseguirà Milo gli aechi del tradntnre itcsao. 
Z.* Sari corredata dell'incisione in rame dì medaglie e di ni»- 
numcnti utili all' intellìgeiiza dell'opera. 

4-* Nessun socio sari obbtìgato al pagamento *e non alT ut» 
della consegna del primo rolume , la ^oale segidrà n«l pib breve 
leropo possibile. , 

&•* Il prezzo d'associazione i di baioccbi y tanto per Ogni fo* 
glio di stampa, qoanto per ogni larola in rame. 

€.' Il saggio della caru e dei caratteri è qnello del presente 
manifesto. 

7.* L'associazione resta aperta sino al giorno , in coi osctri 3 
primo 1-olume ; dopo il qnal termine il presto dell' opera sari an.^ 
meotato dì on terzo. 

%.' Si stamperanno alcune poche copie in oarta raliaa cernie*, 
le quali costeranno un terao di pia. 

9.* Chi Torrà associarsi sì compiacerà di firmare di propria m*> 
no la modula unita, e tale sua firma si riterrà obbligatoria nelle pib 
valide forme. 

10.° Le associazioni si ricevono in Bologna dallo stampatore JLI>> 
nesio Nobili , « nelle altre città d'Italia dai librai distriboteii dal 
presente manifesto. 

11.* Le «pese di porto e dazio saranno a carico dèi signori atf> 
socìati, il catalogo de'qnali rcrrà stampato nell'ultimo rolume. 
Bologna 20 agosto iSii. 

Gli Editori, 
In Boma a riceveranno le associazioni anche alla itampciia del 
. giornale arcadico • 



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Ta»-i Kr a* rai 

1DoQAìm«.Ai tìùuiei latìni con note e ùmnmaUarii dH pi& rùtih 
nati JUpiogi antichi. « modxnù. Torùn, dtiUa vtdova Fomba ejt~ 
giL CokidÌMÌoni ^W tmodktioiM- 

K^vHÈtm eaStuàaut covpvBBdvrà non meno di cento volnml iaS* 
. pmde. 

Lb carta . ì camteri , ed ogni ahn com rebtirK , ratto Hrà 
CHttamento GonlnrBM iHA qaattordìoi rtdniiii fin qvl pnbUioalL 

Svanno prete di norma lo pi& ripatate edÈdau, pubblicate 
id celebri Obikliho , Dobbims, Dkak>kiokk, Vmn, ScAni- 
ma « aimilL Un dotto pnAMOre deDe Ungoe gMoa e latina ne di- 
rige con tutto Io zelo laparte letteraria, facendo la tetìn del teiti 
è deDe nate, eni .debbono aerrite di iwnoa , «Ntttendo eolla maa- 
naia e aai ie na alla corranone di atampa. 

11 preno è fiwtto a io centewni per ogni Aglio di atantpa 
dì 16 paybcj per la legatnn aDa malica li pagano aS cent, ^ni 
tomo, ed i ritratti de^ autori, e le carte cbe andranno nuite 
a^ apatori itorici, m pagheranno leparatamente ad un pretzo di- 
aercte fecondo la qualità del laroro . 

X votami già ' ptobUìcatl , di cai qui lotto ne diamo la nota, 
■ODO bt più cena prora delle core cbe ci diamo per la haona ri*- 
aeka di una cori importaota reccoha ; rkpeito al merito della cor- 
■oione, che à una com importantimma, non ipettando a noi di 
lodarla , mandiAno i nonri lettori a riconoicen il giadiuo , eh* ne 
federo ■ più rinomati giornali d^oropa. 

Volumi Jia ipd pubUicaU. 

OUABi: Contttientarii aeaondo l'edidone di Oberlino stampata 
a liipaia ...,.; , » » 

Tacito dello MetM CMt^ino, tecondo Pultima edizione di* 
Parigi- » S 

CA.TirLi.0 di Doerins, aecoodo rultima edizione di Lipiia . . ■, 1 

TikOliLO d^Heyne, «ccondo l'ultima edizione pabblìcata inLi- 
paia da Wnnderlikio ......•» 2 



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KaOnCsuA dì'K.ffnoeI couftrAB l'ulùiailc dì lUptk 4el ■••S» 
il 1. Td ,, - . * •-:.... .-'. . :■■•.'. . . i «• 

FatiscoiiO : coutbrme redkione di-Iieida. pnlUiom iti 9m- . 
hnkenìo, il i- voL , 

Ovuna: secando roltinut ediàaae di 9«igi>> < <IM 'pttei Mi»* 
mi ohe contengono totte le eoie amorose . ......>.- ^ 

Slaiato tatto i isrcìfi, 

Lk CODtÌDWttiplIf d!<^lBIO->- 

11 Mcoudo «d, ulqoM) volum* di Vi^w FaisAcou». 

11 tecondf al itliìq» . rolRis^ di FiioH&Ma ' 

1a &TrTOKio -di BjwpiffMn-Ccwto» Jt—y* » in Uptit ati8f 

voi. in 8. 
I^ TÌte 4i C9fijfBUfi SI^FAT* .' ., ■ 



Paltattù 7 xitemhre i 



I< 



.1 mattino del di 4 corrente roane pcnorbaM da on tnpco av« 
reaimento . Easendo tiau nel!» s4ra del di femeoiedente tnmnlatn 
una bambiua di circa tre anni, iuonts DontMa fica i 
questa , ed aao dei l>eccbini . ricUedeodeai da eoif la 
di un leoiilaceio irembìalc aarnto per la pMnpa fkncfcre della bwn- 
Lina. Il bcccbiuo , forte ijjjioceate di qaeilo lOrioÌApntaiocli. tt- 
fin di sottrarsi alle coutumelie ad a^f nunacM degli Acctnib ge- 
uitori, volendo dare nna testi mooianza della propria oilesta , pr^ 
t>osc il compenso dì scendere egli medesimo nella fossa Mpolcr«I« 
del cemeterio onde rendere agi' indiscreti requirenti l'indicato gi«n> 
Lialc< Vi discese inSitti per mcuo di luw tca-a. dopo easeni Hxm 
mezzo a»>curare con una tant «ostenata. dal capo del suo mestie- 
re, >^ avenJo oelle mani una bea lumiftou Gaooela. Im spegner- 
si di questa non lo avrerii « rinunziare al concepito disegno, ma 
giuDto e^i a contatto dei oadareri si rotolò sopra dì eaù • Il tuo 
compagno spettatore all'orlo del tepolcro perdette la maniera di ri- 
trailo al di fuori , lo abbandonò per diralgan la noliut dell' v- 
veunio . luiauto fra la inerzia di uoiii il rignor Alsdandro Pc- 



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V A » I 1 T V 133 

mm li portò di rola anlU faccia del luogo con zelo molto fi- 
UiTtropica pet (occorrere il perduto becchino , hait larga mercede 
ad OH ttle-iolìto ad espurgare le condatrurc dì latrine onde a con- 
dendo nella foua a qualche Altezza procoriue recar tuorì il - 
ConotcìntoN per altro prosairao a perdersi il secotido 
> per hi energia della iiiessa causa ctie arca eaiinto il prì- 
100 . Tcnoe éìC ittante tratto fuori , e *i rivolaeto ad csio tutte le 
Are onde richiamarlo a rìta da qaell' asiiuia in cui era già cadu- 
to, e fa t'opera del nobtl agaan coronata da ftlìee suecetso. Tra- 
teotm d'altronde gii era circa un ora dall'epoca della srentuntdel 
prioM becdiino , e tradotto che fu a lace si rinrenne ca^A^ere • 
Tanto deleteria e mtcidialtt si ta l'altirità dei gas irrespirabili coo- 
entrati sei divisato asila di cadaveri ' Iti il gas acido oarbonieo , 
ndrolósforica , il gai ammoniacale etercitando sui polmoni del me- 
idùno la loro venefica ioflutnxa indussero in sulle prìne in esso 
ntw stato di atassia . la quale per deftcienza di pronti soccor» non 
tardi a reidre il carattere di morie, di coi era nei primi momen- 
li (oltanb) rìminagine. 



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S*ahella dello itato àel Tevere , desimto daW tdtezxt 
del peto dacqua suU orizzontale del mare^osservatù 
aU Idrometro di Ripetta , al mezzo giorno. 



O T T B R K 


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FAI.U1 XOHAMI. 


OSStRVAZlOSl. 




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fksvrotaioai TUeteorolo^cfte^fiitte atta SpccoTa del CaUtg. Rom. . 



Ottobre iSsa. 


MATTINA 1 


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IMPRIMATUR, 

SÌTÌdebitorKevereiidÙBÌaio Pati;iMag. SacrìPalatiì 
Apostolici . 

Joseph Ddla Porta Jrchtep. Damascenus 
yìcesgerens. 



IMPRIMATUR 
/}•. Pkiìippus Jnfossi Sac. P. J. 



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SCIENZE 

^tpporio dì sperienze clinicke sopra il solfato di 
c/tinixta , di ^ranceico de Mossi medico compii^ 
■■ maria condotto nella cttlà di Ana^i* 

9 
intercssaDtissinu scoperta del solfato di fibì- 
bioa annunziata nel foglia di Koiub dei i3 del 
Jbrossimo decorsa gìagno , che renderà, immortale 
^1 nome del medica portoghese che ne fii 1* auto^ 
ire, presenta Un argomento irrefragabile della som- 
ma ìnAuenza della chimica sulla medicina, e dell* 
I impegno deciso con cui i medici - chimici si oc- 
I cupano io questa felicf! epoca oell' .analisi della 
Sostanze; medicinali ..l.nomi famosi degl' illustri 
chimici : fiiaDcesi 1 cioè di Vautjuelin, Pellelìer e 
<^veDtou, clic confermarono colle tipetute sperieok 
ZC' i' esietcnza nella china gialla di un nuovo mate* 
riak immefliato , salificahìle ftoo allo stato, di pe» 
.fetta netiiralizzazìane, cui dal eh- professor Gomee 
iìiidatO'ìl nqiue di chinina, •• \ felici rì&uitsti ot> 
téauti in Parigi da tre celebri prufessorì di medv- 
Gtna Ahbert , Ma>gcadÌQ e Cliomel oelle lammioi' 
stràsioni del soliate di chiDÌaa contro le. febbri ìn- 
-termittebti: ^e l'assicurasioùe ricevuta •qvindi dai dolr 
■tì medici di Milano di Pavia e di Genova dell* 
efl^csci:^ di .questa huqvo prodotto, clùmico tie4 Iroiw- 
cApe i parosismi febbrili ; tosto m'ispÀracono uua 
singolare fiducia per quiefito nuovo farmaco , e mi 
.desiarono, dirò quasi, usa smania di sottoporlo 
■alle prore, tanto pitiche nel lòglio suec^ssivo di 
tt.A.T. X.VI. 41 



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f3a> S e I E N z B 

Soma sì pobbltei che tale rimedio trovavasi qqt* 
si io tutte le farmacie di quella città. Raccoman- 
dai air istante a questi zelanti farmacisti , che 
avessero immedia tsmen te forailo le loro farma- 
cie di solfato di chinina ; ciò che con mia sod- 
disfazione venne sollecitamente esegoito, avendolo 
essi fatto qoi giugoere dalle rinomate farmacie di 
Roma, cioè dei sig. l'eretti , Mannif Barelli e Sel- 
Taggiani. 

Poco dopo il giorao quindici del mese di giu- 
gno incominciai ad ordinare ad alcuni malati di 
ra>brì (eraane legittime, in luogo della china in pol- 
vere , il solfato di chitùna ridotto in pilole per 
loeszo di uno siroppo itempliee , in quella dose 
eh' era stata di giJi sperimentata vantaggiosa, e che 
volli alquanto accrescere per i contadini , avend* 
in vista la loro particolare costituzione . Ho pre- 
ferita la forma pilotare a qualuuque altra per am- 
ministrare un tale rimedio-, giacché sotto questa 
forma viene meglio nascosta la somma amarezza 
che ne forma il carattere estintivo, e -non viene 
punto molestato l'organo del' gusto in alcuni sen- 
■eibilissimo, principalmente se vengano le pilole in- 
volte con ostia bianca nmeUata . Oltre ogni mia 
«spettasione restai convinto della ben grande atti- 
vità del anovo farmaco, mentre vidi arrestato all' 
-istante il periodo delle febbri, seguendo una per- 
fetta ^arigìoae. Animato dai primi felici risutta- 
"ti volli -s<Hrto|>orre all'arìone di questo sale un in- 
dividui»' ; 'il quale da circa un anno era affetto 
-da febbre qiMrtana semplice , ed oltre la qnan- 
itità considerabile di cbioa^ presa nei primi mesi 
■della Bua malattia-, aveaìantilmente tentata ii nuo- 
'Vo uso della medesima Dell' ingresso della prìma- 
ivem. Con sorpresa geoei^ale dpp» la propinazioi^e 



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Solfato di cbirika i3t, 

di una Hpetiita dose del mirabile ' rimedio- restò 
egli .perfettamente saDato;ed avrebbe cootÌDaataad 
esser sano, se graadi e lreq[uentt errori ia seguito 
da lui commessi nel regime profilatlico, e special- 
mente nel dietetico, non avessero dato causa- allo 
sviluppo di nuova febbre e quiodi di una dissen- 
teria , da cui veane liberato,' come apparisce neU' 
osservazione quarta. ' 

Dopo i primi 8pe,rimenti sì favorevoli l'egre* 
gio mio collega signor dottor CiulTulelli, die cor. 
molto decoro della scienza medica presta i suol 
valevoli soccorsi a questa popolazione, e cbe sa far 
coDto delle nuove scoperte, e profittare dei feli- 
ci prodotti deli' umano ingegno , non tardò di ser- 
virsi all' opportunità in vantaggio dd* suoi malati 
dell'efficacia del nuo«o rimedio, ordinandolo coti' 
istesso metodo e nell'iistessa. quantità che si è co- 
nosciuta necessaria, ed ottaune risultati . non dissi- 
mili da quelli da me sperimentaU , siccome egli mi 
asserì , e siccome chiaitameate - rilevai di -pai d* 
un -prospetto di sue ciire esqgiiite col nuovo fel^ri- 
fiigo , da lui e-tattaméntè redatto , che gentilmenLe 
sì compiacque di favorirmi e che fa parte di .quel- 
lo che stato da ma form:ito. L'eccellentissimo sig. 
dottor Bosoaini convinto ancor egli delta iivinifc- 
sta e prouta azione del sale febbrifugo Dios dubi- 
tò di amministrarlo al proprio suo tiglio , affetto 
di febbre terzana doppia , die ne consegsì imme- 
diata guaritone. lateoto al bene delL'umiiailk coq- 
tlnuò quindi e continua tuttora a &rne uso, voa 
alIootaDandou in questa imponente cicoostanza.( cifk 
che non senza mia grande compiacenza sona a ri* 
inarcare) dal mio sentimento e da quello del sul- 
lodato mio .collega. 

Stolli vantaggi a pcima vi>U. -conobbi dover» 



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jSa S e i M n z * 

si necessariamente attradere da questa celebre sco-« 
perta,cioè di poter con facilità e sollecitudine li- 
berare dall'assalto delle febbri iotermittent! ,' talo- 
ra micidiali, la classe de' fanciulli , a' quali era tnol- 
feO'difficilef e dirò quasi impossibile, Hi propìoire 
la china , anche io diverse forme preparala , e di 
potere aniministrare il solfato di chinina nlla clas- 
se di quegl' individui , che per loro naturale idiD- 
srncrasia non possono assoggettarsi all' uso della 
china . Ma fra tali vantaggi vidi che dovea sen- 
za dubbio distinguersi in primo giado la sua 
somma utilità non sqIq^ nelle febbri perniciose , 

fiarticolarmente nelle perniciose emetiche , ma nel- 
c febbri sub-conlinue e sub-entranti, nelle quali, 
succedendo ai lunghi e gravi parosismì febbrili bre- 
vi intervalli d'interraittensa di febbre, ed ana pro- 
strazione, un' avversione ai cibi ed ai medicamen- 
ti' e spesso ancora una tendenza al vomito , non 
può che una piccìola ed iasufììciente quantità di 
china jamministrarsi al malati affetti di simili pe- 
ricoloss malattie. Quindi diiiGcile si rendea la cu- 
ra di tal-i febbri, le quali o divenivano in progres- 
so di tempo refrattarie all' aziooft de' rimed] i più 
energici, o passavano in febbri continue non dì ra- 
do di cattiva indole e micidiali. Venne realizzata 
questa mia congetturale persuasione, allorché ordi- 
nando il solfato di chinina ad una giovine, la qua- 
le av«a di. già soffeito varj prosismì dì febbre sub- 
continua «'- «d etasi ridotta in uno stato deptcH 
reiiile ; fu all' istante sanata dopo la n\ediocre 
quantità dì uno scmpolo' di quel sale benefico ad 
essa propinata. Restai poi di questa verità piena- 
mente convioto , quando ramministra2Ìt>ne di sif- 
fatto insigne rimedio produsse in molti casi di gran 
TÌssime febbri 6ub-co^ai»grist(;ssi felici tisultar- 



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SoifATO DI CHliriItA iSB 

U, colitt io\é differeou, che io alcuoi indivìdui, d«' 
f ualì probabilmente l'agente febbrile presentò magi- 
fiore resistenza all' azione del sal« febbrifbgo , e 
ne* quali si svilupparono perciò ne' giorni successivi 
alla di lui propinaiione altri benché meno gravi 
parosismi febbrili, sì è dovuto per talcragione pre- 
scrìvere altra quantitJk dell' istesso farmaco 'per otr> 
tenere la perfetta guarigione. Effetti sì salutari i>h 
determinarono ad ordinare con franchezza questo 
mirabile medicinale ad uh iudividuo assalito da feb- 
bre peraìciosa emetica r e mentre era nel massima 
pericolo per la violenza della malaltìa , si ebbe ]« 
comune consolazione di vederlo ben presto sanatov 
succedendo una breve convalescAiza ■ In altro cas* 
di febbre perniciosa cardialgica non tardar punto 
•d amministrare l'istesso rimedio con egual eaito 
felice- L'istessa fortunata risorsa pbsi a prefitto ia 
yarj altri casi di febbri perniciose ^ e l'esito non 
iu meno propìzio , come rilevasi nel prospetto di 
cure di sopra accennato. Solo rimarcai, che se nel- 
le febbri sub-contìnue fu qualche volta necessario 
di far prendere una quantìU di solfata dupla di 
quella, che ordinariamente viene presciitta, fu d'uor 
pò nelle febbri perniciose quasi sempre impiegarne 
ripetuta quantità * come appunto nelle medesime 
febbri una quantità considerabile di c^ina anch« 
la pili scelta dee somministrarsi per superare la lo- 
ro forza micidiale . 

Se tanta energia dimostrò ne' primi saggi il 
solfato di chinina contro le febbri intermittenti la 
pili pericolose « le piiì inveterate, nelle quali gran^ 
de e talora insuperabile è le reazione delle potea* 
le nocive ; dovea nel medesimo con tutto it fon- 
damento supporsì molto maggiore azione, e dovoa 
attendersene uoa sollecita e sicura guarigione , ogni-. 



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'■ii% Se I e K Z K 

qualvolta fosse «ramini strato anche in picciola quail* 
tità nelle altre febbri intermittenti benigne e recen- 
.ti, nelle quali l'agente febbrile oppone molto mi- 
nor foiza air attività de' medici soccorsi. Ed infat- 
ti in tutte le felibri terzane semplici e doppie, U- 
bere da ogni sintoma grave « nelle quali fu propi- 
nato il solfato di cbi^ina nella quantità non mag- 
Hgiore di uno scrupolo , si ottenne quasi cestante- 
^uente una immediata guarigione, e rare volte que- 
sta successe allo sviluppo di qualche altro paro- 
sismo di febbre. Si dee peraltro notare, cbe Je 
circostanze locali hanno obbligato di apprestare il 
nuovo rimedio nella quantità quasi sempre non mi- 
nore di uno scrupolo agV intermi al di là dell* età 
adulta, ed hanno permesso di esibirlo per maggior 
comodo eti utilità nella dose quasi sempre dì quat- 
tro grani per ciascuna presa ; ed in uno spazio di 
tempo per Io piJì non maggiore di un'ora fra I'udi 
« l'altra dove , facendoci in qualche modo allonta- 
Dare un poco dal metodo cbe si pratica dai me- 
dici di Roma nella prescrizione del sale antifebbri- 
le, e che i stato recentemente pubblicato. Giac- 
ché essendo generalmente contadini gt' infermi , ni 
quirii sì è ordinato e si ordina il solfato di chinì- 
toa, si è dovuto questo prescrivere in quantità mag- 
giore di quella eh' è sufficiente a togliere le febbri 
intermittenti in altri indivìdui di costituzione di- 
versa e dotati di maggiore sensibilità. £d in fatti 
alloTchè a qualche contadino pel solo oggetto 
d'evitare maggior spesa' è stata amministrata una 
quantità di solfato minore di quella che gli fu or- 
dinata , si è io Ini ottenuta la diminuzione della 
malattia , ma non mai la perfetta guarigione; hi 
guisa cbe ha dovuto egli soffrire la continuazione' 
ds'^rosismi febbrili ^ benché di minore iatensìti,- 



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Solfato bi emiriiri ita 

Si dee anche ritùarcare , ch« in tutti i casi di feb- 
bri iotèrmlttenti, ne' quali è stato ordioato il nuo- 
vo febbrifugo, si è sempre raccomandato cbe ve- 
nisse propinato nelle ora apiretiche , ìncoDoiocìan- 
doseoe la propinazione subito dopo la cessazione 
del -parosismo febbrile, siccome appunto si va pra- 
ticando neir amministraziotie della polvere di chi- 
na, essendo stato riconosciuto necessario un tal me- 
todo per ottenere i desiderati eifetti. 

Non dee omettersi , che molti deg;!' infermi 
curati col nuovo medicinale sono nuovamente CO;- 
«luli neir istesso genere di malattie dopo un tem- 
po maggiore o minore dalla ottenuta guarigione e 
ma dee peraltro considerarsi , cbe a tali recidiva 
baono dato sempre causa gli errori nelle sei cose 
non natoralì: e principalmente nel reginle dietetico^ 
errori che frequentemeilte hanno luogo nella da»- 
se de' contadini , i quali più degU altri uomini 
Tanno per questa ragione soggetti ai nuovi attac- 
chi delle malattie. Le osservazioni relative é tali 
individui , che sono stati nuovamente assaliti da 
febbri intermittenti , reodoDo manifesta questa ve^ 
rità, 

AfBochè possano sotto un punto di vista esa- 
minarsi le cure eseguile nella città d'Anagni dì* 
febbri intermitt(>nti col solfato di chinina , ho 
giudicato necessario dì redigere un prospetto del- 
le medesime , nominando io esso con Ordine di 
tempo tutti i malati soHopòsti alle sperieozei Ho 
stimato dippìù necessario dì aggiùgbere untf serie 
di osservazioni ft; per rendere più chiaro il piY>- 
spetto ^ e per non tacere tutti i fatti accaduti nel 
decorso deHe febbri . Jn quésta gtiisa possono quel- 
li bene esaminarsi, dedursene delie utili cooseguéar' 
adi arricchirsi d'importanti conùderaziont ,- 9.po~ 



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i56 SciBiTÉk 

trk ffncora proporsi , qualora abbia luogo , i^al- 
t;he questione o dubbio sui vantaggi del fàrmaco 
salino . 

Non debbo finatmente tralasciare di sttoìì- 
re , cbe tutti i malati iscritti nel prospetto di cu- 
re sono quelli , i quali baono dato una cttUxTi ài 
aver preso tutta la quantità dì solfato ch'è stata 
loro ordinata; cbe sono stati passati sotto silen- 
zio tutti coloro , i quali o non hanno eseguito !■• 
tieramente l'ordinazione, o non hanno esibiti se- 
gni certi di avere a quella pienamente soddisfatt» 
(genere di disordini cbe specialmente si osserva 
presso i contadini); e che i malati « ai quali è sta- 
ta propinala tutta la quantità di solfato ordinata, 
'sono quelli appunto che banno sempre alla fine 
ottenuti ì bramati effetti . Una sola differeoE» deesi 
Tendere manifesta , cioè che in alcuni di essi pii» 
prontamente , io altri meno ha il nuovo rimedio 
operata la gHarigione, in alcuni con maggiore , in 
altri con minor dose , per circostanze diverse cbe 
non possono sempre facilmente determinarsi, co* 
me pei diversi temperamenti , per la natura di- 
versa della malattia , pel modo diverso di prende* 
^ re il niedicinale , talora non in tutto corrisponden- 
te a quello prescritto ( ciò che difSciimente pui 
con sicurezza conoscersi) , ed ancora , se non to- 
talmente almeno in parte, per la diversa qualità 
dell' istesso farmaco piii o meno esattamente pre- 
parato, tanto più ch'è il medesimo proveniente 
da diverse farmacie . Intanto da tutti t risultati 
'Ottennti nell' uso di questo celebre prodotto chi- 
mico sembrami essere in diritto dì concludere ; 

1." Cbe il solfato di chinina è un vero anti- 
"doto di queir agente specifico morboso prodntto- 
TC delle febbri intermittenti. Xi'oBservaziooe ripor* 



b/GoogIc - 



Solfito di chii^i.ta >37 

-f&ta «1 D* i3 sembra dimostrare anche piò diret- 
temente questa verìti ; giacché la 'cessazione deU 
la febbre recidiva accaduta subito dopo la buona 
propìnazione del solfato dì chioioa , non può as- 
solatamente attribuirsi alle forze della natura , men- 
tre Delfo spazio lungo di tempo che tÌ fu tra 
la prima nuova febbre e l'amministrasione del far- 
maco, crebbero in guisa ì parosìsmi febbrili , che 
sembravano presso a poco seguire l'ordine di una 
progressione geometrica crescente; ed allora fu che 
spaventati così il malato come i suoi parenti 
dalla ferocia della febbre , la quale era giunta al 
grado di perniciosa, si determinarono a ricorrere 
nuovamente al salutare rimedio, da cui ottennero 
un'immediata gnarìgioBe . 

2." Che per oonsegoenza la facoltà anlifeb- 
lirile della corteccia delle diverse specie dì china 
è totalinente dovuta all' esisten/a nella medesima 
dì un particolare materiale immediato , il quale 
«Tendo la proprietà dì passare allo stato di sale 
«1 contatto di iin«eido, può con questo mezzo es- 
ser separato da tutti gli altri materiali immediati « 
ed ottenersi così isolato sotto forma salina, riunì- 
to io tutte le soe parti integranti, le quali si tro- 
vantno disperse in tutta la massa della china. 

i.' Che siffatta base vegetale, la quale è an 
potente antidoto contro le febbri intermittenti , 
agisce con maggior prontezza ed efficacia nelle stes" 
ae febbri , allorché è combinata con un solo acido, 
passando allo stato di sale , dì quello ohe quando 
è inviluppata e stivttamente congiunta con tutte 
le altre sostanze, che le forze vitali organiche han- 
no introdotte nella corteccia del vegetabile perù» 
-viaDo; giacché tali sostanze estranee alla vìrtà feb*~ 
biifu^a.delÀoDo essere un ostacolo alla prenota ed 



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t3S S I I n E E 

energica azìoQedi quell' ddìco prìocipio, che si è rì^- 
conosciuto essere esclusivameate la potenza autifely- 
brile . 

4'° ^"^B Tacido solforico , il quale combinan- 
dosi a saturazione con tutte le pkrti della base ve- 
getale della cliina , la sottrae dalla sua intima unio- 
ne cogli altri materiali della china istessà , men- 
tre per tale completa combinazione passando allo 
stato di sale perde tutte le sue specifiche proprie- 
tà , non fa plinto perderei almeno iu niodo mol- 
to sensibile , alla base salificabile la -sua specifica 
proprietà dì distruggere l'agente materiale delle feb* 
bri intermittenti . Questa dedu/ione risultante da 
fatti sembrami essere necessaria e la più rilevante; 
giacché da qUalcheduno potrebbe avanzarsi uns 
ben fondata obiezione 4 cioè che aminrsto anc»>rft 
essere tutta la virtiì .febbrìfuga della chine rtuoitt 
nel nuovo principio *particolare in essa rinvenuto , 
allorquando un tal principio ba contratto una per- 
fetta unione chimica con un acido fino a satura* 
zione , siccome appunto l'ha contratta nel solfato 
di chinina, dee per. legge chimica perdere tutte le 
sue proprietà, non eccettuata la proprietà febbri- 
fuga . Ed in vero non potrebbe certamente conce- 
pirsi senzd una tale considerazione , come la chi- 
nina - neutralizzata con un acido continua ad agi- 
re contro ìé febbri intermittenti', seppure non Vo- 
glia supporsi (ciò che, a mio avviso ^ i molto 
meno probabile) che la così detta base vegetale 
della china allora acquisti la -virtiì febbrifuga , 
quando appunto è saturata di acido solforico . Non 
può negarsi , peraltro , che siffatta considerazione 
presenta un'anomalia , la quale a me pare essere 
ammissibile , relativamente alla legge chimica ge- 
nerale , cioè che ne' principi sali6canti e nelle baK 



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Solfato di CtimitrA fSc) 

ti salificabili «llorchè si nniseooo quinte in per- 
fetta combinazione fino allo stato di reciproca sa- 
tarazione , si rendono vicendevolmente latenti te 
loro proprietà quanto fìsiche che chimiche e me- 
diche, risultando delle nuove proprietà, le quali 
caratterizzano appunto i nuovi prodotti salini . Al- 
tro più fondato parere può ben sostenersi rappor- 
to alta perfetta coiobìnazione dell' acido solforico 
colla chinina , cioè che quest' acido se non in tut- 
to elida almeno in qualche parte nella chinina la 
aua potenza febbrifuga , in guisa che ne risulti un 
tale , il quale se è stato riconosciuto di un'attivi- 
tà superiore a quella della china , è però d'un at> 
tirità inferiore a quella della chinina In istato sem-^ 
plice . Ammessa questa molto probabile ipolesi , 
si comprende qoanto maggiori Vantaggi otterreb- 
be la medicina , qualora si trovasse il modo di ' 
estratti dalla china il nuovo principio scevro da 
qualonque combin&zione ^ Alla ben grande utilità 
di venire ÌQ possesso di una sostanza libera da 
qualunque altra , che ne possa diminuire od alte-* 
rare la tanto benefica azione, si aggiugnerebbe quel-' 
]a non di minore importanza di allontanarsi dal 
pericolo, chfe ritenendosi dal stufato di chinina, 
per sua inesatta preparazione, un eccesso di aci-^ 
do sfdforico in proporzione maniere e minore; 
possa arrecare danni maggiori o mÌBorì ai malati 
per la sua venafica qualità . Dovrebbero quindi i 
più abili chimici occuparsi eoo il massimo impe- 
gno in questa quanto dìfBcile altrettanto utile in- 
dagine , per tentare di dar cosi il compimento e la 
perfezione «d una scoperta di tanto interesse per 
l'umanità . 

5." Che l'uso di questo benefico rimedio dee 
tempre preferirsi a qnello della china ,priiicìpatmen-.' 



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si» S e f ■ ir X E 

te nelle febbri perniciose e nelle sob-Cbatittoe « 
sub-entranti, come ancora in" quella specie di feb- 
bri intertnittenti composte cognita sotto il nome di 
enùtriteo; e perchè si prende colla massima faci^ 
liti, attesa la picciola quantità che se ne ncfaie* 
de, onde può facilmente Bommìnis trarsi ai fanciul- 
li , ai lattanti bambini , ed anche a quelle pers«>- 
ne che hanno una invincibile ripugnanza ai me- 
dicinali ; e perchè la sua azione è piti sollecita 
e più energica; e perchè uod produce alcuna nau- 
sea , né turbamento alcuno , in guisa che non vie- 
ne ricusato neppure da quegl* inditidui, i quali 
risentono un' ostinata avversione per loro naturate 
costituzione V o per essersi quella generata Dell' 
istesao processo morboso . 

Gf Che questo nuovo farmaco, purché sia 
perfettamente preparalo , non ìnducendo nel siste- 
ma generale alcuna nociva sensazione né alcun' 
altra contraria affezione, anche allorquando. è ne» 
cessarlo di duplicarne e triplicarne la .quantità or- 
dinaria, come risulta da moltiplici osservazioni, 
non dee assolutameut* collocarsi nella classe de've- 
leni , né di quei farmaci , i quali sogUono cagio* 
nare sensibili sconcerti nell' economia animale 
se per poco oltrepassi la aolita loro dose, e puiV 
essa per conseg'uenza usarsi impunemente senza ti- 
more di arrecare il minimo danno , posto ancora 
che da qualcuno, nemico delle noviU benché ut!-- 
lissime, non si volesse ammettere, o si volesse du- 
bitare della sua decisa attività superiore a quella 
della corteccia peruviana contro le febbri inter- 
mittenti . 

7.° Che questo innocente rimedio può con tuW 
ta sicurezza ammìnisttacsi a qualunque indivìduo di 
qualunque età e temperamento , coma «Bcora sdU 



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Solfato di crimika i^' 

puerpere ille gravide ed alle mestraanti , niorti&'- 
candosene soltanto la consueta quantità , e prestan- 
dosi ad inteFTalti più luoghi , non traacuraodoai co- 
si ogni possibile cautela. 

&." Che questo eoei^ico rimèdio dee soltanto 
porsi a contribuzione nelle febbri tateraóittenti , non 
«scluse alcune malattie periodiche nqa febbrili , co- 
iDc appresso si dirì , nelle qaali si è alcune Tolte 
vedoto' Taotaggioso l'oso della polvere di china , 
« ooD mai nelle febbri continue remiltenti ,e mo^ 
to meno nelle febbri continue speoialmente d'indo- 
le infiamnoatoria , e nelle febbri sialomatiche ; pur- 
ché non sieno queste prodotte da malattie prima- 
rir^ di carattere periodico, nelle quali può il solfa- 
to di chiaiua apportare dei Tentaggi , siccome la 
corteccia del Perà. Sembra che la ragione sìa evi- 
dentissima :' giacche , ammessa una essenziale dif- 
f^enza fra le cause che danno luogo allo svilup- 
po delle altre classi dì febbri.e fra le cause che dan>- 
no origine alle l'ebbri ioterraitteuti , come resperiéò- 
za e il raziocinio bastantemente dimostrano, deve nè- 
oessariamente concluderti che an medesimo aatidd» 
to DOB puà. dislroggere varie potenze morbose di es- 
senza diverse. K<t infatti sì è sempre sperìroentaLo 
<!he la china tanto vantaggiosa nelle febbri inter- 
inittenti , qualora aia slata enoneaiQente applicata 
in altre classi dì fd>bvi' non solo non è stata di 
alcuna utilità, ma ha apportalo danni irrepapabiU,pro- 
ducendo istantaneo Aumento della malattia , e talo- 
ra anche la rporte: principalmente, in quelle malat- 
tie, le quali, di essenza intlamma torve, mentiscono 
natura diversa. Se qufilcWe benefica iofiuenza ha h. 
china esercitata nelle febbri putride amministrata o 
' in decozione o in estratto o in tintura, cioè &t- 
«adato in quello stadio iippuBto «delia majaltìa, nel 



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.l43 S e 1 B N Z 8 

quale U ddbolecza dei sisteint generali, b prostra-* 
zione ed il languore spectaloiente degli orguai chi- 
lopojett(ct formano una gran parte della gravezza 
del morbo , ed è accaduto per la facoltà di cui go-r 
de la oltin^ d'innalzare le forze vitati. Se dunque il 
solfato di cUinioa venga icnpr udentemente propina' 
to nelle febbri putride nel loro primo sviluppo, ov- 
yero per errore di diagnosi (in cui può cadere uà 
clinico ancbe di qualclie esperìenea ed abililà) ven- 
ga somministrato in quelle infermiti, le quali men- 
tre nel loro principio mentiscono il carattere di 
febbri tercsue, si manifestano in seguito per reali 
febbri maligne, non solo, non apporterà alcuna uti- 
lità, ma per l'improprio, ed imprudeote uso Cbe n* 
è stalo fatto „ potrà ancora produrre delle coQse'- 
guenze cootrarie^ Molto maggiori danni sì osserve- 
ranno poi dal suo inconveniente uso nelle febbri 
d'indole infìaminatoria noa conosciuta : e massime 
jar^nno le rqviiM qualora venga per avversa sor- 
.te impiegato in quelle specie d'iaSsmmazioui de' vi- 
.8cerÌ, le quali non sempre accompagnate da sinto- 
.mi dichiaranti precisamente resistenza di una in- 
fiammazione « e procedendo talvolta con qualche tre- 
gua intermedia che mentisce . una intermittenza , 
possono essere con«iderate e corate quali febbri per- 
niciose. 3^a qviesti pessimi ■ risultati dovranno forse 
attribuirsi al solfato di chinina, quando non fun^ 
.no che inevitabili consQgueaze o dell' imperizia o 
.dell' ÌDganno di. chi ordinò questo rimedio, d'al- 
.Vopde salutate , ia malattie nelle quali non può 
^cagionare se opa chct nocumento ? IJovraono que- 
sti contracj avvenimenti, qualora abbiano luogo, 
condannare all' obblio ed al disprezzo il solfato di 
chinina, il quale suole mauifestaroente arrecare tan- 
ti vantaggi, allM^clii viene unmioislrato-iQ oqdvq- 



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Solfato iM chirina, 1^3 

^Bti malfttlie ? Il caso riferito nell' otaervazione 
{I dimostra anche più chiaramente, che il solfa- 
to di chinina palesa la sua salutare virtù nelle so'- 
le febhri intermittenti , e non in altre specie di feb- 
bri. Nella malattia di Vincenzo Golantoni, mentre 
agiva la causa prodQcente I^ ièhbre sub-cOntinaa , 
era latente causa morbosa d'indole diversa. Il sol- 
lato di chinina propinato, distrasse il primo agao^ 
te morboso, ma non il secqndo, Ìl quale essendosi 
poco dopo sviluppato diede origine al can^amento 
della malattia produceodo una febbre coatìnua' remit- 
tente , la quale tenninò< coq una critica evacuazi(>- 
ne. Esaurito tutto Ìl processo morboso , per alcu- 
ne eause occasionali' Àoa disgiunte 4* particolare 
disposizione del malato , venne questo non molt1> . 
tempo dopo attaccato da febbre turtaoa doppia, la 
di cui causa materiale non essendo unita ad altra 
causa , restò 4^1 solfato di chinina nuorameste am- 
ministrato distrutta , e ceesÒ per conseguenza ini- 
ìnediabtfttente la nuova nialaltia . 

g:* Gfae:avveH<>ndo di (tsservare inoperosa e qual- 
che volta anche nociva l'asione del nuovo farmdco 
io alterni individui affetti di vere febbri iotbrmit- 
tenti , siamo autorizzati a giudicare , che o esiste- 
va ÌB qnetli altra causa mdrbosa concomitante di 
natura diversa , ovvero ohe il solfato dì chinina 
o nou è stato pre^ nella quantiti necessaria , od 
«ra alterata la sua i^eutralilh da eccnso di acido , 
od era misto a qualche «gente chimico atto a de- 
comporlo ed eluderne e can^aroe raziono , od an- 
che (qualora in qualche rarissimo caso siamo costret- 
ti' ad escludere ciascune di queste ciroostanze) da 
od' alteratione sofferta o nelle arìmé vie o- nelle se- 
conde da qualche potenza capace a cangiarne la n»- 
■yira-. QuiaiU beo- si comprende quanto sìa aefie«- 



b/Googl(^ 



l44 Se 1 B K Z « 

cario, che il provvido' governo determisì una Glak* 
se di farniRcistif licoDo&ciuti e per seoteoza dei pi& 
dotti e per voto pubblico i più abili ed i piò ooe- 
Jti,la quale sia iiDicamente autorizzata a prepar»- 
-re UD rimedio , la di cui fama percorFeodo tutta la 
cuperfide del oostro piaDCta si renderà di un uso il 
più frequente ed il più universale. Bea si compren- 
de ancora esser nel tempo istesso neeessario , cììfi 
.'Veoga espressamente proibito che simile medici* 
naie sia preparato da altro individuo non incluso 
nella classe detcrminata', precisandosi delle rigoro' 
^e pene contro cbiuuque osasse di conlravvcDÌr& 
agli ordini «upteniì. 

IO." .Che le scoperia deL solfato di chinina dee 
non solo dare origine ad un epoca la più rimarche- 
Tole nella s.torìa della chimica vegetate, per la sua 
comma influenza ch'esercita nell' arie salutane , ma 
.dee costituire una delle epoche le più celebri net 
Ja storia delta medicina. 

11." Finalmente chejl soUato dì chinina, per 1» 
virtù fetthrifuga che in grado eoiiueule possiede , 
merita di essere collocato per il primo- nella clasr 
ae de' 4>edipinali , che ciascun farmacista è obbli- 
gatodi ritenere e somministrare ad ogni opportunità. 

£ «ta^ di .sopiva ciiaarcato , che molti de^' 
infertili fattati col solfato di chinina dopo esser giun* 
ti alla giiarigione sono nuavamenle caduti nelViateSi- 
80-8t«tp febbrile, come rilevasi dalle osservazioni 
annesse al prospetto dì cure- Su questo fatto e non 
sopr ^j^tra ragione. .basati non solo il volgo , ma an- 
cora ajcune'persone intelligenti, hanno contro il sol- 
fata di ohipÌAa pronunciata subito ^uell' istesso ca- 
UinniofiO. giudiaio , cui va Irequentemente soggetta 
la corteccia peruviana , benché universalaiante ap- 
provata q taiicoaiandata. :. citte cU' essOiU^adifitru^- 



b/Googlc 



SolfJlto di cmiTÌNA r^ 

1^, ma per poco tempo iiascoaJe le- feblnrì inter- 
mitteoti , riproducendosi queste col primiero Figure. 
A me pare, che io favore delta virtù del solfato di 
ohiaitia possa fraocameate auerirsi ci& che ia di- 
fesa dell' attività delU china è stato gìustatnento 
da molti illustri medici proclamato , cioè ;cbe la 
china ha la lacoltà, di arrestare i {parosismi J'eb- 
brili , distruggeodo la causa materiale che li produ" 
oe , allorché questa è io azione, ma che non ha per 
altro il potere di distruggere nel tempo istesso nell' 
iodividuo che ne restò affetto quel malefico ger- 
me, il quale pnò aupporsi che per un tempo pii^ 
o meno lungo Hmanga latente nell* individuo me- 
desimo , che sia capace sotto certe condizioni di ri- 
Srodurre la febbre : come ancora non lia la facoltà 
i sottrarre contemporaneamente quella disposizio* 
ne alta febbre istessa , che- sotto V azione di cau- 
• te occasionali , talora anche leggiere , dà luogo al 
nuovo sviluppo di essa , quella disposizione os-> 
sia suscettibilità specifica di contrarre una o un* 
altra malattia, che conviene ammettere negli esse- 
ri viventi, quella dispósiztoDe, che non può retta- 
mente definirai, eia di cui essenza non è lecito fi- 
noradi conoscere. Da questa superstite proclività al- 
ia recidiva , da cui di rado restano liberi i conva- 
lescenti delle febbri periodiche, e che deriva dalle 
accennate cause, è nata la necessità di raccomandar 
loro la continuazione dell' uso del febbrifugo do* 
po terminatala malattia, e l'esatta osservanza dei 
precetti dell' igiene , a non di allontanarsi da que<i^ 
sto (come suole ìmpunemeote praticarsi nello sta- 
to di perfetta salute) fino a tanto che non si è pres- 
so a poco conosciuto essersi distrutta siffatta mor- 
Jwusa disposizione unitamente al germe febbrile. Quin- 
di si comprende esser necessario di raccomandare 
G.A.T.X.VJ;. IO 



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t^O 8 G 1 s ir E s 

^ie Tenga il solfato, di cbiaiDa preso per lo ipazi^. 
almeno di dieci giorni dopo la cessazione della leV 
' bi'e nella dose di circa tre o quattro granì al gior* 
DO, o in ibrtna ptlolare, o ia forma di siroppo <t 
di tintura, o dato in altro adattato dissolvente, all'* 
de liberare l'infermo dal pericolo dellq recidiva co- 
sì iacile ad accadere. 

Se il solfato di chinina supera 1* attiviti 
della cbii^a, mentre in quello è riunita e concen- 
trata tutta la virtù di questa , sembra potersi gìu- 
«tameote eongettnrare , che in tutti quei casi , 
Bei quali la corteccia peruviana suole apporlara 
dei vantaggi, ne produca maggiori il solfato di chi- 
Bina . Molto utile quindi dee riuscire nelle mtt- 
lattie pcriodicbie non fehhritii conqe, per esempio.nel- 
la cefalalgia ed emicrania periodica, nei cosi det- 
te chiodi solati, lunari ed isterici, nelle cardial- 
gie , neir isterismo ed ipocoodrìasi ^ che sogliona 
spesso tormentare gf infermi coi\ un certo perior 
do più o meno regolare . 

Non minori vantaggi d^b^no attendersi dal 
Tn>'ile'«irn.> farmaco in tutti quei casi, nei quali 
«ia n<'CR>isario di eccitare le languenti forze vita- 
li (lì liilto il sistema solido , principalmente del, 
«ìsli-ina assimilatore , giacché ed il raziocinio • 
l'i-sppiieft/a gii futtane concorrono a dimostrare, 
clx* nel sotiiiio di chinina non solo i riunita la 
iacoltà f(>hbrili.ga , ma anche la virtù Ionica del- 
la tlirno. H'r nUpner<> un più sollecito effetto , e 
-O»! l('.rn|)n is'essn m<>'liticare Ì.n<i^rcostanza di so-. 
veroliid <>ccitMbilitÌt di stomaco l'azione stimolan- 
te (l"l soluto di chinina, p'iù prescriversi in ista-. 
-to liquido l'accnHosi sciogliere io fluido convenien- 
te : e vokndosi rendete alquanto grato al gusto» 
^oderaudoiie la somma amtirezxai può. forinanjH. 



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SoIfATO DI CRIITIITA l47 

jn Dna Specie di rosolio oppcu-tuno speeialiaeate 
per le ostinate debolezze di stomaco. Dì già con 
, felice «accesso ho fatto prendere io farina pilo* 
lare il solfato di chinÌDft a due individui affetti 
da qualche giorno da periodica cardialgìa nella 
doie di soli dodici grani , non superando ì dua 
grani ciascuna pilola , ed areodo prescritto tre 
pilole al giorno . 

Considerati i felici risultati di già ottemitt 
ttell'nso del solfato di chinina, e considerati i mei* 
tiptici vantaggi che possono attendersi da questa 
celebre prodotto chimico , io non lascio d' invi- 
tare tutti quei medici, che alta loro filosofi* 
riuniscono l' alto pregio di uno spirito filantropi- 
co , ad occuparsi con deciso impegno neir esame 
clinico dì una sottana» ^ da cui l' inferma uma- 
nità può ricevere' nn tanto marcato solUet'O • e 
non posso abbastanza raccommandare, che si com- 
piacciano essi d' impiegare una parte delle loro 
occupazioni nel trascrivere i precìsi risultati otte* 
nati , notando fedelmente nel tempo istesso tutto 
le anomalie e tutti i più piccoli avvenimenti a 
contrarj o favorevoli, osservati nel decorso dello 
malattie , degnandosi di rendere di pubblico dirit- 
to le loro onorate fatiche . Potrà in questa gui- 
sa,' al di sopra di qualunque eccezione di qualun- 
que opposizione che possa contro di questo nuo- 
vo farmaco insorgere posteriormente , decidersi 
definitivamente, se merita di 'essere sablimato al 
rango dì que' celebri medicinali , che ìt genera- 
le consenso, de' medici ha reso di un usa uuiver' 
Sale . 

Nel terminar questo mio qualunque stasi la- 
voro mi sì permetta di avanzare una congettura , 
la quale esseoda suacettihile di csperieozepuù ei» 



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tic S e I E IT E V 

$ere BBientiU coofermaU. Come nella corteectft 
della china esiste nn principio particolare, in cui è ri- 
posta tutta r attivila febbrifuga , cosi per aaalo- 
gia pD& tupporsì che in lotti quei vegetabili , 
i qoali sì usano come ansiliari della china nelle 
lebbri intermiltcQli , ed alcuni de' quali , giasta 
vcceoti osservazioni, si crede poter essere sncced*- 
Bci della china istessa , esistano dei nuovi mat»- 
rìati immediati , i qnalì godono esclusivamente 
della virtù febbrifuga , ed i quali separali d« tul^ 
ti gli altri materiali, e resi isolati, come la chi- 
nina, per meszo di reagenti cbimicì , procurano , 
come questa , sollecki effetti salntari . Le radici 
di genziana, le foglie del marrubio bianco , della 
centaurea minore , le sommità liofite delle Tarie 
specie di cardo , le radici di brionia bianca , che 
date a piccìole dosi o polverizzale o in decozione 
sono slate, talvolta sperimentate utili nelle febbri 
intermittenti , il l/copus europeus L. cognito ne} 
Piemonte , ov' è in grande abbondanza sotto il 
nome di erba della china , il quale dal eh. prof. 
fie è stato annunziato essere on completo sncce- 
daneo della china, le radici àÀ piantagione che, 
secondo le osservaBLoni del eh. doti. Perrìn , sono 
fiirailmente, dotate di qualità febbrifuga, e varj al- 
tri vegetabili utilmente usati i^ntro le febbri ia- 
termittenti , possono contenere qualche principio 
particolare sui generis esi^usivamente febbrifugo in 
Aiaggiore o minor 'j.uantità , e dì maggiore o mi- 
nore e)lìcacte .^ Balla proporzione raaggione o mi- 
nore del supposto priucipio febbrifiigo , e dalU 
di lui maggiore o minqr forza di agire pnò dipen* 
-dere la grande diversità di azione che' osservasi 
nella classe de' febbrifugi vegetali , nella quale go- 
de il primo posto la china. Su di questa con^et^ 



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SoivATO BI CRiÌTIItÌ 1^^ 

^ra , elle sembrami non atlontaaarBÌ tanto dalla 
pVobabititàf e seguendo le tracce degl' illustri chimi- 
ci che hanno saputa felicemente estrarre dalla 
corteccia del Perù T unico principio eh' è capace 
di fugare le febbri intermittenti , possonp i sun- 
nominati vegetabili , principalmente quelli che s6~ 
no di tU prezzo • che si hanno in grande ab-' 
bondanka , sottoporsi a varj processi chimici e ten^ 
tarsi cosi 1' estrazione e Y isolamento de' supposti 
prìncipi "'^i^i - Qualora questa mia ipòtesi reaissa 
ad essere per avventura realizzata , quali salutari 
Vantaggi ne deriverebbero principalmebte per U 
moltitudine innumerabile de' contadini { i quali in 
mezzo alle loro enormi fatiche sono più degli 
altri nomini esposti in un colle loro famiglia 
■ir assalto delle febbri intermittenti talora epide^ 
miche e micidiali ? Questi individui, tanto neces- 
sari P^ Tepisteoza della nostra specie , trovaosl 
non di rado afflitti da malattie e da miserie , e 
non potendo sempre godere dèi pubblici soccorsi 
e mancanti per conseguenza de' rìmedj salutari per 
èssi di troppo grave prezzo i o rimangono vittima 
delle febbri , o cadono in croniche infermità , re- 
stando per lungo tempo nella inerkia^-e nella inat^ 
tivìtà . Si moltiplicarebbe dopo questa fortunata 
SMperta la coltivazi(ìne di tante pianta indigene 
non piJT Io scopo beo lieve di somministrarle COQ-I 
tro le fi^bri intermittenti , essendo esse di debo*' 
le vìrtà fdsbtfoga ed iosufGoieiiti a debellarle « nxà 
per il grande oggetto di eslrarre dalle . medesime i 
principi unicamente attivi cbntro le febbri t pnDcipj 
che diverrebbero in Seguito di molto iacilè Acquisto 
anche dalla classe degl' indigenti , e che soddisfereb-i 
bero pienamente al line importante di liberarli da 
nulattie al pari della china, e. del solfato di chinina; 
Anagni li i5 settembre t82ai 



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i5o 



Osservazioni relative ai malati iscritti 
nel prospetto di cure. 

NJ* 1 . \_jes8atB la febbre * soffri ana certa dolo- ■ 
rosa afFesione di stomaco , cui è stato altre vol- 
te Soggetto, e che presto terminò riacquistando il 
primiero stato naturale di salute . Dopo circa uà 
mese per nuore cause occasionali Tenne attaccato 
da febbre . terzana semplice, la quale fa immedia' 
tamente tolta con grani sedici di solfato di chi- 
niua . Dopo più di uà altro mese per altre cause 
occasionali maggiori venne nuovamente Assalito da 
febbre terzana doppia , clie cessò all' istante sótto 
l'uso dell' istesso rimedio nella quantità dì granì 
dieciotto . Ora è ritornato nel primiero stato di 
salute senz* alcun incomodo. 

N.' 4- Dopo aver preso nei due giorni di opÌ- 
ressia venti grani di solfato di chinina , venne uno* 
vamente Del giorno seguente sorpreso dalla f^- 
bre, ma più mite. Si ripeta l'istessa quantità di 
sale negli altri due giorni opìretici , e restò per- 
fèttamente guarito , avendo a poco riacquistato il 
colore naturale della cute e la sua naturale costi- 
tuzione . Per lo spazio dì più di un mese ai man- 
tenne in questo stato ; ma avendo per due Dotti dor- 
mito in campagna In vicinanza di un luogo umi- 
do , soffri alcune altre leggiere febbri , ed avendo 
in seguito commesso moki errori nel regime die- 
tetico, venne assalito da dissenteria accompagna- 
ta da febbre . Guari finalmente di questa malattia 
cogli opportuni rimedj . 

■N." 6. Cadde di nnovo nella stessa malattìa 
dopo dieci giorni , ma di minwe intensità, att^ 



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bitxKTizioii ivtii edili kc; tS^ 

%Ó i\ eattivd vitto ed atteso lO stato di misma, 
Éoffrl quiodi qualche, febbre errante avendo ricu- ' 
iato di prendere altro solfato dì chinina ed altri 
febbrìfoghi , ed a poco a poco séoz* altro àoccorso 
medico ha riacquistato il naturale stato dì ftalute. 
N-° 7- Dopo cinque giorni dalla totale inaiw 
Pranza di febbre fece un viaggio a piedi di varie 
tniglia: nel giorno seguente ricomparve la febbre, 
ma piò mite, la quale cessa naturalmente senz' «1* 
cuB altro presidio tiiedico . £gli prima del solfa* 
to di chinina avea prese ìautilmeote circa novf 
ODce di china in polvere . 

. N." 8. Nelle ore opìretìche fra i primi paro* 
sismi prese due once di china senz' alcun vantag* 
gio. Dopo ratnmfnistrazione del solfato di chinina 
soffe) altri due parosismi febbrili , ina più miti • 
più brevi : prese tìtf oncia di china, e Im. febbre 
Cessò totalmente . Mentre andava riacquistando Ì« 
forze e si avvicinava àlU perfetta salute « per er- 
rori commessi nel regime dietetico cadde nuora- 
mente in malattia: e non avendo Voluto ricorre- 
re ai sussidj medici, va ora soffrendo delle leg- 
gere febbri irregolari . 

jy.**- it< Terminata la. febbre continua reroit* 
tente , dopo qualche giorno si sviluppò una feb- 
bre terzana doppia , la quale! restò subito vintA 
da uno scaupolo del nuovo rimedio. Mentre ao* 
dava avvicinandosi alla perfetta guarigione, per 
errori commessi nel vitto Tenne assalito da altra 
fèbbre , la quale continuò per qualche tempo, noa 
ossendo staio Sottoposto ad. alcun' altra cura me« 
dica « e a poco a poco si è resa quasi insensibile . 

N.'* ìi. Essendo di professione molinaro, nel 
Sesto ' giorno di sua convalescenza andò a trava- 
'jli^rt alla moU-« commise, varj «rrori nel vitto 4 



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uffa S 1 1 H z I 

jonde cadde dì nuovo in malattìa , essendo stato 
attaccato da lebbre tertana doppia . Mentre egli 
«perava che la natura colle sole sue forze lo li- 
))enisse dalla febbre , questa andaTa sempre più 
crescendo in guisa cbe giunse al grado di perni- 
ciosa; ed allora avendo preso uno scrupolo del sol- 
iato , la febbre cessò immediatamente, e restò li- 
bero da questa per altri sei giorni; ma avendo 
commesso altri errori d«1 vitto , soffrì alcune leg- 
fìere febbri irregolari , cbe cessarono sotto Taso 
idi alcune decozioni febbrifughe , ed ora ha riacqui- 
stato Is salute . 

N." i4- Dopo circa un mese dalla sua gua- 
rigione venne nuovamente assalito da febbre'. Ap- 
pena questa terminò , gli furono amministrati venti 
jrani del solfato : tornò nel giorno seguente altra 
febbre molto più mite, e quindi ne rèSlò total- 
mente libero « ed ora gode perfetta salute. 

N." i5. La somma debolezza succeduta alla feb* 
bre devesi in parte al suo temperamento ed in 
patte allo stato di miseria , in cui ritrovasi ; ond* 
era costretto a far uso di poclù e cattivi cibi . 
Quindi dopo qualche tempo soffri altre febbri, cbe 
cessarono naturalmente; ed ora gode una mediocre 
«alute . 

N° 30. Per essersi posto al travaglio dopo 
-quattro giorni dalla cessazione della perniciosa* 
venne assalito da nuora febbre, che terminò al ter* 
%o giorno, non essendo che un efemera estesa. Do- 
po circa sei giorni venne di nuovo attaccato da 
efemera estesa per cause occasionali inevitabili: gli 
fu amministrato altro solfato , e per dieci giorni 
restò libero di febbre. Si sviluppò improvisa mente 
una febbre terzana doppia, cbe subito cessò sot- 
to l'uso di uno scrupolo di soliate . Or* va rÌB,cqoÌ- 
stando la salute prioiiera. 



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ÒsSEUTAXIOIfl SULLE CURI IC. k53 

N.** 31. Per aver nella convalesceaza trascu* 
rato le regole della igiene, cadde nuovamente nel- 
la febbre terzana doppia , ed avendo dopo molti 
parosismì febbrili ricorso al solfato di chinina pol- 
la quantità di uno scrupolo , ne reato subito Iibe- 
Ta , ed ora ha riacquistato il primiero stato di 
salute ■ 

N.'* 35. Avendo fatto un via^o nelle ore più 
calde, le sopraggiunse subito la febbre sotto il ti- 
po di terzana doppia ; ed avendo dopo alcuni pa- 
rosismi preso uno scrupolo del nuovo rimedio , 
cessò subito la febbre ^ ed ora gode perfetta salute. 

N." 3a. Nei primi giorni della sua malattia 
rigettò per l'ano e per la bocca una quantitì^ eon-- 
EÌderabile di vermi intestinali . Avendo commessi 
molti errori nel vitto durante la sua convalescen- 
za, fu soipreso da febbre terzana doppia, e fat- 
to uso dopo varj parosismì dì uno scrupolo di 
solfato , ne restò perfettamente libero, «d ora è ri- 
tornato nel primiero stato di salute . 

N." 35. Essendo tornato ai travagli dì cam- 
pagna dopo poco tempo, soffri alcune altre febbri 
leggiere irregolìni , che cessarono dopo qualche tem- 
po , ed ora gode la primiere salute . 

N." 36. Dopo aver preso uno scrupolo di sol- 
iato comparvero altri due parosismì meno gravi i 
ripetota la dose , ne jreatò perfettameosc libero * 
Dopo molti giorni si svilupparono nuove febbri, 
Hia leggiere ed irregolari , che sono ora cessate . 

H." S^. Passarono molti giorni , ne' quali noa 
■bbe alcuna febbre ; ma essendo ritornato' ai tra- 
vagli di campagna, ne soffrì alcune altre più leg- 
giere, che terminarono dopo l'uso di alcune de- 
oosàoni amare . 

a." 38. Cessò la febbre dopo r^mministrazio-* 



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tS4 S e 1 1 v * K 

ne di uao scrupolo di solfato di chinitla: iopó (lué 
giorni venne assalito da. altro accesso perDÌciost» 
meno grave ; e preso altro scrupolo di soUato, gua^^ 
ri perfettamente . 

N.° 4?- JtDssendo nell' ottavo mese dì gravidan- 
ta ricusò sul principio della malattia dì prende-' 
re medicamento alcuno : ma vedendo che i paro- 
sismi febbrili andavano sempre pin crescendo nel- 
la loro energia , si determinò a prendere il solfa- 
to di cLìnina , che le fu amminùtrato nella quanli* 
1& d'uno scrupolo. Continuando peiò la tebbre^ 
)>encbè molto più mite, le fn ordinato altro mes- 
so scrupolo , dopo il ^aale restò perfettamente sa- 
ltata . 

N.^ 53. Dopo la «juantitX d'uno scrupolo di 
solfato cessò la lebbre « ma tornò questa dopo dua 
giorni, benché più mite, e terminò quindi con na* 
oncia di china , che volle prendere il malato . 

N". 54- Per molti giorni restò libero dì feb- 
bre , e mentre andava riacquistand^j la primiera 
Salute volle intraprendere i lavori dì campagna ; 
onde Cadde subito in nuova febbre, ma molto piìk 
mite , la quale cessò naturalrbente dopo alcuni 
giorni . 

N." 55. Dopo l'amministrazione di uno som- 
polo di solfalo venne assalito da altro accesso di 
febbre perniciosa egualmente violento : si ripetè 
l'istessa dose , e la febbre ritornò meno grave. Nel- 
la successiva intermittenza di febbre volle prende- 
re due once dì china in polvere, ma venne egual- 
mente assalito da febbre non perniciosa. Si svilnp^ 
parooo io seguito altri due par>.sismi febbrili piiì 
miti, dopo i quali du« apparve la febbre se nod 
che dopo molti giorni , ed ora malgrado la chitui' 
da luì'atiteposta al solfato, va soffrendo u^ai'cb^ 
Jbre terzana doppia . 



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r.:j-^,.. ,C00^^lc 



,Coo^^lc 



Omutaziori stjLte cori te. i55 

56. Appena terrainata uoa febbre putcida 
le , Tenne affetta da febbre terzana doppia , 
era accompagnata da dolori nella regione 
. S'incominciò a darle il solfato dì cbi- 
sopraggiause suftìto la nuova febbre ac- 
lata similmente da dolori addominali. Nel- 
■ssiva intermittenza di feJibre le fii ammi- 
tutto il solfato, che non arrecò alcun in- 
aila puerpera , e che la liberò immediata- 
[alla malattia . 

' 57. Gessata la malattia , per Tarj giorni 
kì alcun incomodo, e andava riacquistan- 
ilute; ma avendo commessi varj errori die- 
ipparvero alcune altre febbri leggiere , che 
DO sotto l'uso di alcuni decotti amari. 

60. Dopo i primi parosismi volle pren- 
le once di china, ma inutilmeote; onde si 
DÒ a far uso del solfato che lo liberò su- 
lla febbre; e per molti giorni non venne 
Ila molestata . Atteso peraltro il cattivo vìt- 
cni fa costretto servirsi per lo stato di sue 
, cadde nuovamente in alcune leggiere feb- 
quali restarono superate da semplici deco- 



Eal solfato di chinina . jil ck. sig. professore 
'attista Simonetti^ lettore di medicina teore- 
nella università di Pano- 

antonqne debbasi in gran conto tenere dai 

medici 1* aureo avvertimento dell' immortale 

>pe Frank, di non ricevere ad uso terapeu- 

naovo farmaco « se pria non ne venga san- 



b/Gootjlc 



I$8 S et É.ir zs 

lionata la titiliUi da una pratica decennale di mè- 
dici ignobili ; pur giova talvolta il non procedere 
per sistema * il modificare a norma dei casi te prò* 
prie direzioni , il prender partito a tenor delle cir- 
costADÉé relative che ci riguardano , e, ppr dirla ia 
un sol motto^ consihwn in arena sumere . Vero egli 
i che coti, la pratica decennale richiesta da^Frank 
, si guarderebbe ognuno come da fallo dall' appale- 
sarsi proselito baldo dì alcuna novità , potendosi 
eoa grave onta discernere il ferrido enlusiamo che 
insorto fosse dietro pochissimi fatti osservati con 
prevenzione o senza il vero spirito dì osserrazio* 
ne di Zimmermano . Ma questa pratica decennale 
medesima non mai avrebbe più luogo , ove tutti sce* 
gliessero concordemente il partito di non prescrì- 
vere un nuovo farmaco innanzi il decenaio , ed 
attender volessero dopo quest' epoca gli altrùi 
rapporti dei conseguiti risultamenti . Vero egli è 
altresì , che con la pratica di medici ignobili si 
andrebbe a separare con accortezza di spirito quel- 
la illusione i cotanto disdicevote alla dignità della 
mèdica jÉcienza , derivante dalla sagace industria 
di qualche genio di alto merito che attenta ai pro- 
gressi giganteschi di sua fama con più o meno 
splendide innovazioni ; saprebbe ognuno emanbiparsi 
dalla consuetudine cieca di accettare aucor talvol- 
ta errori senza esame , curvando ad essi là te^ta a 
sinliglianza dello stupido volgo. Ma chiunque ab- 
bia Oor di senno potrà conoscere è rigettare le os- 
servazioni di spirito preoccupato come informi ed 
illegitime : genuina enim ob^rvatio ibi desit opo/^ 
tee , ubi observeuoris judicium a praeconcepta opinio^ 
ne ducitur. Chiunque abbia gustata l'opera diZim- 
mermann (dell'esperienza in mcdecina), chiua*' 
que conosca ì caratteri a;esegnati alla vera ossar- 



:db;G00<^lc 



Solfato di ' chimiva iS'^ 

-^azione tisi sommi cIìdìcì attuali di Bologoa e di 
Padova , sarà beo a portata \dì conoscere le buo- 
ne osservazioni, e fissarvi eoa profondo-^ criterio 
un retto giudizio . Da siffatti priacipj che vengo 
ad esporre , potrà ella chiaramente raccogliere co- 
sa io pensassi intomo «I solfato di chinina che 
ha menato e mena tuttavia tanto romore fra* mo- 
dici ; poiché era ben necessario che ne istituissi 
gualche sperienza ond' essere al grado di soddi- 
sfare alle dì lei richieste . Potr& ella altresì rile- 
vare con quale inteozituie abbia io istituito e ran-^ 
colto le mie osservazioni, che le tn\io, nelt'aver 
posto a contribuzione nejle febbri acces&ionali il soU 
&to di chÌQÌaa. Senza desiderio veruno di con- 
fermare o distruggere checché siasi tinijul detto ÌD« 
torno alla efficacia di esso , ho procurato di o$- 
serrare con la maggior esattezza, e riunire (co- 
ìDoe dall'annesso prospetto vedrà) quanti dementi 
ho giudicato poter coitcorrcre a costituire T intei* 
grità dei fiitti . Ho moltiplicato a tal effetto le Coi- 
che nel menzionato prospetto ,- onde conoscer sì 
potesso lo stato dèi pasiente in mezzo a tante con- 
dizioni che il riguardano , per quindi dedurne utili 
e proficue couchiusìoni. L^ prego per altro dime- 
co trattenersi alcun poco allìp di esaminare la na- 
tura dei conseguiti risuUamenti ; e siccome pet 
portare in proposito un m'^no irreprensibile giu- 
dizio, conviensi dipartire dalla cognizione del fotto 
medesimo, peroià chiamiamo ai costituti la istessa, 
csperienzA sotto un triplice confroato , applicando 
«l caso nostro la condizione sempre ricliiesta nella 
Gura^ di qualsian malore, di sanarlo cioè con si- 
curezza , prontezza , e piacevolezza : UUo , cderì- 
ter , et. jucunde . * 

Spetta, pec quant^ «jembramì^ alla sicurezza dati* 



h,C.ootjlc 



l58 Se f BiTSS 

effetto la immunità da ogni Mcidiva, 6 In |ffe* 
habilità almeno di trovarvisi meno esposto, e di efr 
«eme pia garantito . Ma se wrk ella la compia- 
cenza di porgere attenzione a quanto sarò per di- 
re dovrà meco pur conTenire,. clie non à affati* 
in poter del medico aè di qualunque farmaceutica 
prcparazioo* 1* assolvere impunentemeute ud ìndi- 
Tiduo dalle future conseguenze di uniT intcmperau- 
xa, o dell'uso di un vitto malsano , il quale nella 
classe indigente è pur troppo inevitabile ; non i 
in poter del medico il dominare sull'animo dì al- 
cunì, ed astringere i coniugati all' astinenza dei con- 
gressi venerei : non è in poter del medico il vin- 
cere r ìodocilità di altri a fuggire nella Convale- 
scenza le ordinarie o accessorie atmosferiche vicen- 
de: non, è insomma in poter del medico il rimuo- 
vere tutte le possibili cagioni che tanto influisco* 
no sulla produzione delle recidive. Contro di esse 
aoQ vi è farmaco die vaglia- ad opporsi, che va- 
glia ad impunemente preservarne ; e se vogliamo 
discorrerla con tutta ingenuità, troveremo ragioni 
da confessare , che nelle altre malattie ancora lo 
stesso addiviene. Non potrà infatti ad una fresca 
temperatura «sporsi un individua recentemente ri- 
sanato da dissenteria, non al soflio di un vento 
boreale un convalescente di pneumonite , non ad 
una intemperanza un altro di fresco liberatosi da 
una colica, senza vedersi riprodotte nei medesimi 
le istesGe forme morbose . In essi 1' efficacia del 
curativo trattamento già tenutosi non era sufficien- 
te e valevole a preservarli impunemente dall' at- 
tività di nuove potenze morbose-; come appunto- 
il solfato di: chinina che vinse k prime invasio- 
ni non poteva tenere in dietro le conaeguense di 
IWLOTC cagioni, Xd allora ( ripetiama cioccla disse 



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SOUATO DI CHIVlRi iS^ 

tn proposito della china il dotto Boraieri De fcr 
bribus §. cxxxdi)': ned mirum proinde est , H 
mU pritnum, sic iterma et tertio et quarto /ebrim 
Hort revocent modo , sed etiam exciteat atque m- 
ducant. Ultre di ciò non è da questo medeaioM 
inconreoiente affatto immune la istes^ chioachi- 
na , la quale se tronca la serie dei parosismi vi- 
gepti, OMi impedisce la comparsa di «Uri che si 
riproducono per novelle cagioni. Potrebbe qui ap- 
plicarsi quanto Ìd rispetto alla cbioa avverti il n<^ 
gaiaato Borsierì ( 1, cit. ) : Hoc vero nec perpe» 
town est , Ttec sotius corticis peruviani vitium , cttm 
aids quoque medioamentis , qaae febres intermiiten- 
tes pnopuìsant , commune id esse soleat . fitmaA 
dunque quasi affatto io balia delT infermo il sog- 
giacere a recidive col preservarai o no dall' insutto 
di nuore potenze morbose. E se nìaa Xarmaco ba 
la possanza di saaar ( tuta ) con sicurezza un ia- 
fermo , il quale o noa possa o non voglia esea^ 
^rsi dall' azione di cause produttrici la istessa Ibrn 
ma morbosa ; pretender non possiamo che- il sol" 
fato di chinila soddisfar possa a questo intento), 
cooie neppor la china istessa producera simili prò» 
dig) ^ Non rechi peretta sorpresa , se nel numera 
degl' individui da me sottoposti al oso dell* ÌHi^ 
dicalo solfato, ne sian caduti in recidiva otto sino 
al presente momento ; poichà non si è osservato 
rigorosamente, come dovevasi, l'inculcato regimò 
profilattico . 

Spetta altresì alla condizione di sìcora gua- 
ngiODC il carattere inaocente del farmaco . Se si 
idibia a prestar cieca fede alle «sperienze istituite 
dal sig. Magendie sui cani , dee ritenersi , che II 
Solfato di chiaitu non possegga la più piccola prò* 
bri<st4 veoieficii: ina su questi^ paoto noa mi starò. 



b/GoogIc ^ — 



liìo S e I R n s e 

■ diffotidere,^aguraodo che nella prep&ranone del 
sale di cbÌDÌna possa all'acido solforico venire cn 
dì sostituilo qualche altro acido meoo eDer|^co . 
Facendo però astrazione da questo punto, dirò ani- 
caoiente « che se nocivo siasi riscontrato ( come lo 
-fu in sei individoi citati nel mio prospetto ) possa 
ciò pienamente 'attribuirsi alla imperfezione delle 
mediche cognizioni . Che di vero quanto è mai 
grande là varietà delle particolari idiosincrasìe , 
-costituMoni , temperamenti f abitudini , maniere di 
^vivere, ec. , e quanto^mai ^ poderosa la influenza 
modiGcatrice, che le ricordate condizioni esercitano 
soir organismo nostro sì nelle stato sano che nel 
niorboso ! £ su di ciò saria pur superfluo che io 
m' ìntertenessì per dimostrarlo. Rammenterò uni- 
'Camente un caso non infrequente nella pratica me- 
dica f ed a cui avrà posto anch' ella la sua 5a< 
gace riflessione . Trangugiatasi la corteccia febbri* 
fuga da qualche iodividuo per liberarsi da nna 
semplicissima e legittima terzana, Io si scorge tat* 
volta investito immediatamente da febbre risentita 
con apparenza di continuità e con sintomi flogi- 
stici. Un salasso , o due ancora, una pozione eme- 
tìzzata estinguono la ilogosi ; torna la febbre al 
'primiero tipo e carattere j si amministra nuova 
xlose di china, la quale non più riesce nociva e 
tronca il paroaismo direttamente . Converrà ella, 
-meco ( se mal non mi appongo ) , che in questo 
paziente abbia la china agito ipersteni zzando i|i 

■ qualche modo il di lui organismo , e che in esso 
o dovea la corteccia esibirsi in minor dose, o 
forse altra varietà di cliinachina non avrdihe ìn- 
ilotto fiomiglievoli effetti. E non è questa nna di- 
mostrazione delle tenebre della scienza? Manchia- 
Vw di accorata studio terapeutico sulle varietà, no): 



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■ Solfato di cntRiHA. i6i 

te della china , che abbiamo in coDimercio ; sta- 
dio che dopo le analisi , che grazie ai moderni 
chimici conosciamo delle varie specie di china , 
dovrebba dirigersi ad ìnTestigare la convenienza 
dì queste a norma delle costituzioni , temperamen- 
ti , abitudini , climi ^ stazioni ec, studio che do* 
pò conosciuta la convenienza di una specie di china 
ÌD cambio di un altra più ad uno che ad un al- 
tro individuo, por ci dovrebbe in salvo da ogni 
errore sulla più opportuna dose da amministrarsi. 
Or questo medesimo lavoro è quello che in oggi 
eseguir si dovrebbe rispetto al solfato^ di ebioiaa; 
e se alcune idiosincrasie sembraa rifiutarlo , sarà 
forse io altra dose o sotto altro metodo di pre- 
fcrizìone che il farmaco riuscirà innocuo in qual- 
siasi individuo, a cui venga propinato; e da iit- 
fatto studio otterremo il bel frutto della sicurez- 
za di effetto. Leggo con piacere nel di lei vene- 
ratissimo foglio ^ che favorevoli risultamenti ab- 
biano conseguito i valenti professori Tommassini 
e Rima dall' uso del solfato di chinina : non mi 
è ancor giunta la lettera su tal oggetto pubbli- 
cata dal dotto ed egregio prof. De Matthaeis ; ma , 
puichè non mi tradisca la memoria , sembrami 
che i due sommi clinici di Roma si compiaces- 
sero riferirmi averne ottenuto plausibili risultanze: 
La prontezza, con cui risulti lo stato apire- 
tico nella febbri accessionali , è la seconda con- 
dizione da esaminarsi, nel solfato di chinina per 
vedere se esso realmente riesca in sanare gl'in* 
fermi celerHer . Sembra che sopra 65 individui 
nominati net prospetto avendo giovato con pron- 
ta apiressia in 5 1 pszienti , dir si possa la pro- 
porzione ben soddisfacente ; tanto più che om* 
metto sotto il calcolo di pt^onta apiresia altri sei 
G.A.T.XVI. 1 1 



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i6» fi e I B n Z E 

ÌDdividai, chs alquanto più tardi si, ma por èoa^ 
aeguiroao salute, come i aam. i. iS. i8. a6. 33. 
55. Dissimular per altro non ti può « thit tl-^ 
la pronta guarigione ripugni la ioefficacia riscon- 
trata nei Dum. a. 4- ^- 0. 54> ow oltre che poco 
rtdessibìle sia in confronta degK altri il nomerò 
di questi soggetti f:he sperimentarono negativa l' a* 
ziono del aoUato di chìaina , deve altresì aversi 
in qualche conto la congettura di una dose forsa 
maggiore che rìcbiedeTasi nei nominati indi ridui, 
{ quali si . rifìtitarono a nuova prescrÌ£Ìone; e ciò 
tanto maggiormente , in quanto che ne lf»>rgiamo 
manifesta la conferma nel nom- 54- (^' essendosi 
quiudi prestato a trangugiarne altri quaranta grani , 
restò apiretico . Non esiterei d' altronde un mo-^ 
mento ( ove ciò non credasi sulBciente ) a giuati- 
ficare la inefficacia del sale di chinina, rispondendo 
che questo inconvauiente medesimo. Io abbiamo 
ancor soU' occhio con forse piò ordinaria IreqDeozn 
nella iatessB chìnachina . Pende adunque laoilan'* 
eia in favore piuttosto del solfato in ordine alla 
prontezza di effetto ; o al più si troverà questo 
sale in pari condizione di risultamento con la 
china medesima. 

A questo articolo di pronta risultanza riferir 
dobbiamo» Big. professore diiarissimo , le anomalìe 
che possono emergere dalle diverse speci« di solfati 
che abbiamo in commercio . È oramai notissimo , 
che per ignoranza o per frode si tiene da 
non pochi in vendita un sai dì chinina non con- 
venientemente preparato ; e che maraviglia quindi 
se da esso risuJti un' azione negativa ? Una vali'* 
dissima prova ( se non erro ) posslam dt-sapierla 
dalla dì&crepanza enorme dei prezzi , fissando Vat- 
tcQztoaQ non dirò • quelli deUa nostra ii«ma , n» 



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SoiFATO »I CHIVlKÀ iSS 

^ quelli bejQsl di Senigallia, Bologna, e Rettoria, 
ohe mi aeceona ella nel suo T<nieratissinio foglio. 
Noo le sari difficile -rinvenire in alcuni 8<^atì man- 
cante quella somma di caratteri , che per ottani 
me consenso si assegnano ad essi , come in ana 
pccola cittì deli* Umbria il rinvenni io stesso 
essere specialmente affatto sprovvisto di amarez* 
u . E qui mui devo tacere , che affin di dare a 
queste mie osservazioni un qualche grado di esat- 
tezza proporsionato ai miei scarsi lumi, ho cre- 
duto variarle sotto diverse possibili combìnasioni , 
una delle quali mi è sembrata esser quella di va- 
lermi dei solfato di obioina tratto non in ana far- 
macia ma bensì al negozio dì due chimici esper- 
ti , che con piacere ricordo ad onore della nostra 
capitale , dei sigg. Andrea Conti cioò ed Agostino 
Uanni . In cinque individui , cioò nei num. 34 
a 38, ebbi motivo di lodarmi del solfato del chi- 
mico Centi , di cui non vado a tessere elogj per 
non nrtare la di lui modestia, e percbà d'altron- 
de risuona ben chiara la dì lai fama . Non ho 
poi abbandonato quello delF ili. Menni, come la- 
voro di un chimico , che per solo amore di viep- 
piCi istruirsi non ricusò spese, non risparmiò in- 
comodo di lungo viaggio, e che dopo avere ap- 
preso ocalarmente nella fiirmacia centrale di Pa- 
rigi ia maniera di preparare questo nuovo sale ^ 
ha reso un insigne servigio al pubblico coU' ac-> 
qaisto di originali cognizioni, e di òttime vedu- 
te pratiche nella sua professione . 

Bimane a dirsi qualche cosa in ordine al 
tràttameoto piacevole dell' infermo : terza condi- 
zione che riclama dal medico la miglior mani»^ 
n. per sanare ì pazienti Jucunde. Chi non ignora 
quanto sia dolce queste indicazione ove possa sea- 



b/Go.ogIc 



iG4 S e I B ir z ■ 

ifl imbarmo soddisfarsi ? L'uomo infatU , bersa-^ 
glìo già di tante sventure, sorpreso che sia da in- 
fermiti, ira le angosce tlei suoi malori e f ra i pa- 
temi di animo deprimenti die nel Ietto dei aaot 
dolori lo affliggono , è condannato altresì ad ama* 
reggiarsi la bocca con la disgustosa polvere del 
Perù per risanarsi dalle febbri accessionali ; e tac- 
cio in questo incontro il peso incomodo al ven- 
tricolo ; le nausee, le tensioni . e pur anco le co- 
Kche cbe ad alcuni sopravvengono sotto t'uso del- 
la china. £ quanti pur vi ripugnano in grazia di 
loro singolare idiosincrasia non sapendo , o non po- 
tendo, vincere la propria naturale avversione a tal 
farmaco I 

£ quante poi sono le circostanze, nelle qua- 
li troviamo assolutamente impossibile la propina- 
sione della corteccia peruviana ^ come nelle varia 
malattie dei bambini, nella febbri perniciose, nelle 
subcontinue, nelle quali l'infermo incapace il più 
delle volte di signoreggiare sopra di se medesimo 
ricusa altamente di traagugiarla, ovv^o sufHcàente 
intervallo dì tempo bene spesso non v ha ond' esi- 
birne la dose opportuna;! 

£ dopo ciò non dovrassi esultare per lo sco- 
primento di un mozzo , cbe , grazie alla provvi- 
denza benefica, ci somministrano ì sudori dei chi- 
mici? Son inutili sotto questo aspetto gli sfora del- 
la peana ìn dimostrare la preziosa utilità del sol- 
fato a preferenza della china , concorrendo a san- 
zionala , non dirò l'esperiensa soltanto, ma la ra- 
gione ancora. 

Potrà forse a questa foggia di sanar jacunde 
essere di ostacolo il maggiore dispendio che la pri- 
vata economia risente , ascendendo a somma al-, 
quanta minora U spesa del trattamento di unafeb- 



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Solfato bt cbinima i65 

bre acceuionale colla polvere dì china. Ma sono 
dì avviso che ben pochi aoieranno dì preferire ud 
tenue risparmio piuttosto che incontrare gli e^- 
sti incoveoìenti . Dobbiamo poi sperare « che vada 
ad essere .più modificato il saggio attuale del sol- 
Jato dì china , specialnoente quando anche gli abi- 
li farmacisti provinciali riescano ad esattamente pre- 
pararlo, o quando possa alta china con presun- 
zione di eguale efficacia sostituirsi il principio feb* 
brifugo di altra indigena sostanza ^ come già veg- 
giamo essersi ottenuto dalla genzianina dietro le inde- 
fesse occupazioni dei celebri cbìipicì Henry e 
Gaventou . 

Or da tutto il fìnqal esposto sembrami leci- 
to portar conchiusione , che il solfato di chinina 
presenta soddisfacenti risultanze .di sua attività con- 
tro le febbri accessìonali, troncandole tuto, ce- 
nter , et fucunde ; che merita di essere preferito 
«Ila chinachina in grazia delle indicate condizio-, 
ni , specialmente nella cura dei bambini , e di 
tutti coloro che per singolare idiosincrasia si rifiuta» 
no alla propioazione della corteccia polverizzata;- 
che deve altresì tenersi a preferenza assai proficuo 
•d indispensabile a valercene nei casi tnttì di quel- 
le comitate specialmente, che io mezzo al disor- 
dine delle facoltà intellettuali brevissimo spazio di 
tempo lascìan frapporre fra i loro micidiali paro- 
sismi , come anche per .questa medesima cagione 
nelle febbri subcontinue, e nelle subentranti; che 
deVe alla china essere preferito senza Terna rì- 
gnardo nelle recidive , che pur dopo la esibizione 
del solfato riscontransi , poiché non lice rampo- 
gnare il farmaco d'inefilcacia , ore rifonder se ne 
debba la colpa alla oscitanza o disprezzo di ac- 
corata profilassi , tanto pia eh' egli è desso no in- 



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t66 S e I ■ R s » 

cooTeDÌente gì& cornane alla cbnii ed 
Cile a riscontrarsi nelle altre forme morbose die- 
tro la negtigeoEa delle dovute cautele : finalmente 
ad onta di etsere il solfato dì chinioa riuscito tal- 
volta nocivo , non dee perciò interdirsene l'oso , 
per essere di tali anomalie ben manifesta la cansa 
nella deficienza di bastevoli lumi per la migliora 
di lui amministrazione , dovendosi al piilk attende* 
re, ctie in ordiae alta varietà del metodo, forino- 
la e dose venga a pronunziarsi un decisivo gin- ' 
dizio dal complesso universale di osservazioni 1« 
piìk esatte e rigorose . 

Mi lusingo aver così soddisfatto alle di lei 
graziose inchieste avendole dato contezza dei ri* 
sultamenti da rae conseguiti con l'uso del solfato 
di chinina, dell' autore che mi ha somministrato 
il farmaco, ed avendole palesato ingenuamente Ift 
mia manÌM'a di pensare in proposito . ~Le avrò fop- 
se recato tedio con la prolissità di questa mia levi- 
terà ; ma conoscendo da molto tempo il di lei beli- 
animo son sìcara di benigna indulgenza . Colgo 
questa occasione per rinnovarle qaei sentimenti di 
stima e di considerazione , che già mi compiacqui 
costà dimostrarle personalmente nello scaduto mag* 
gio. Sono 

Di lei , sig. prof, chiarissimo.' 

Paliano 6 ottobre iSaa, 

ToVELLIi 



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«e? 



Nouveìle- metode ec. , o sia ^uovo metodo di cura' 
re il sarcocHe 3en%a i' estirpazione del testico- 
h. Di Carlo - Teofilo H^unoir , dottore ec. Gine- 
vra presso Marco Sestio i8ao. 



Di 



fi grande momento fu «empre considerata l'ope' 
razione chirurgica con la quale si estirpano i te- 
stìcoli infetti da incorabile malattia , che diffonden- 
dosi nelli TtsCerì dell* addome apporta con ^ndi 
spasmi U morte . Perciò chiarissimi professori di 
tutte le scuole e di tatte le età , esattamente 
cla^sìBcarono i morbi che possono attaccare que- 
sti organi caratteristici ,, presero in ispeciale con- 
siderazione la circostanza in cui l'estirpazione do- 
vea istituirsi, e giovandosi delle -sempre crescenti 
cognizioni anatomiche e fisiologhe le applicarono 
a ben dirigere il mannaie di questa operazione , 
ad eseguirla con la possibile sollecitadìae , e ad 
editarne e ripararne le conseguenze . Ha , al dire 
dell'Ai questi conati non corrisposero nell' ospeda- 
le di Ginevra : e nel tempo che vi apprese la. 
clinica , ^o fosse difetto dì esecuzione o di mal 
definita o avanzata malattia, quelli cui fu estirpa- 
to il testicelo , tutti morirono ■ - 

Tali infelici risultamenti fecero grande im- 
pressione suir animo dell' A. , non meno che il 
troppo luogo soffrire del paziente , e pel taglio ' 
grande dei teguueatt « e per la legatura e recisio- 
ne dello speroiatico cordono, e per la separazione 
del testicolo e scroto morboso, e per l'emmoragia 
primaria o conseguente , e per gì' ingorgamenti mor- 
tali nel bassoveotre ; quindi si propose di cercare 
nn metodo pi& semplice , che potesse curare il 



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|66 S e 1 K ir Z B 

sarcocele. E considerando, che !■ morbosa tume- 
fazione dei testicoli e de^lt epididimi riconosce 
per causa prossima una alterazione di ijaantits Bel- 
la Unta coagulabile , che prima ne ostruisce e 
poi indurisce il parenchima celluioso ; e cbe. dall' 
induramento vengono compressi i filamenti nervo- 
si ed i Tasi linl'atici , ed in conseguenia il dolo- 
> Te e la cessazione dell'attività assorbente dei detti 
Tasi; pensò che annullando l'azione delle arterie 
apermatich'e col reciderle, cessase la causa che or- 
ge la linfa , si rìpristioasse la forza assorbente dei 
vasi , ed il testicolo si diminuisse fino al ponto 
di passare alla vera atrofia . Stabilita questa teo-' 
ria, non mancava all' A. che T occasione di ese- 
guire questa parziale legatura delle arterie sperma- 
tiche , e vederne gli effetti . 

Accadde che nel i8i3 TA- fu destinato chi- 
rurgo primario nell' ospedale di Ginevra , e fra i 
malati che gli vennero consegnati, uno 'ne ebbe 
che da tre anni vi soggiornava, tormeotato da vo- 
luminoso e bernoccoluto sarcocele nel sinistro 
testicolo . Era questi un militare , che cavalcando 
solle alpi per tornare in Francia, fu da mal cofr- 
trutta sella di continuo tormentato nel testicolo 
anzidetto, e non potendo piiì sopportare i dolori, 
□è reggere allo spossamento di fòrze , fu obbliga- 
to di fermarsi all' ospedale di Ginevra . JVel cot- 
ao dei tre anni , tutti i metodi usati per risolve- 
re o palliare la malattia, furono inutili . 11 testi' 
colo erasi più che mai indurito, lo scroto infiaOH 
mato vedovasi sparso di piccoli tumoretti, alcuni 
SDpparati , alcuni in cicatrice . Il malato, stanco, 
da sì lunga insopportabile serie di dolori, chiedeva 
istantemente di esserne , a qualunque costo , li- 
berato . Io cosegueoza T A. li determinò a porre 



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Cuha »bi. «AiicpcEii 1C9 

in eseconone il sno. ideato niotodo -Ne teane prò- 
posilo con alili proiefisori , che lo ÌBCoraggiarooo; 
onde <dìspo8lo tutto ciò che a be«e oprare U 
chirurgia si richiede , UgliÀ i legamenti che stag- 
lio sopra all'anello inguinale «inUtro , scoprì il cor- 
rispondente spermatico cordone , «d incisane la 
membrana che involve i vasi , i nervi , ed il ca- 
nale deferente , separò i rami arteriosi in un coi 
B«vi, li legò con filo incerato, e li recise al di- 
sotto della legatura . Colmò il taglio con morbi- 
de sfilacele , vi soprappose alcune compresse , e 
ie sostenne con adattaU fasciatura . Dopo que- 
sta operazione nulla accadde di particolare , anzi 
si notò una notabile diminuzione di volume sei 
testicolo. Essendo per altro , come dice 1 .A. , 
riescilo piccolo il taglio dei tegumenti , dovette mol- 
to travagliare, per eseguire la separazione, legatu- 
ra , e taglio dei rami arteriosi e nervi spermatici; 
ed a questo prolungato irrìtamenlo attribuisce n 
comparsa di nn ascesso nello scroto , che -ritardo 
la depurazione , coalescenza , e cicatrice della feri- 
ta, che poi seguì circa due mesi dopo colla v«^ 
ra atrofia del testicolo. Vaatavasi questo primo eipe- 
rimeato, come soddisfacentissimo.- Ma essendosi u 
militare ripresentato all' ospedale , con febbre, do- 
lore, e gonfiore nel perineo, convenne curargli uà 
nuovo ascesso, che sanò con corso regolare. Dopa 
questo nulla ebbe a soffrìret e quando l'A scrisse , 
lo aveva riveduto sano , dopo sette anni che era 
stato operato pel sarcocele . Volendo poi l'A. ri- 
cercare se questo nuovo ascesso potesse addebi- 
tarsi a qualche circosUn^a da evitarsi Ìo seguito , cre- 
dette , che la legatura ed il taglio dei nervi potes- 
se questo disordine apportare , e decise , in al- 
tra occasione che si tosse presentata , dì ripetere 



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I^O S e I SN Z 1! 

il suo metodo, ma che altro non avrebbe t 
che i rami arteriosi. 

Gli 8i preseoLò nel principio dell'anno iS*Q 
un giovane molestato da un idro - aarcocele , che 
a DÌuRa causa a luì nota poteva attribnìre. Il testi- 
colo sinistro era ingrossato e duro , dolente al tat- 
to , malgrado che la ' tunica vaginale fosse rìpieoa 
di estravasata aierositi. Piò volte l'A. diede esito al 
fluido morboso eoo la puozione , e sperava che, 
tolta quella compressione, si sgravasse il testicolo. 
Anzi con questa idea tentò di fare con la pietra 
caustica una durevole apertura , acciò le linfe per 
quella sorttssflro , maao mano che si estravasava- 
no . Ma ciò fu inutile , ansi aumentava l'ìnduni- 
inento del testicolo e dell'epididimo , i dolori di- 
veuivauo contioui e vivissimi , e facevano temere 
peggiori conseguenze. .Venne perciò alla detn-mina- 
zione di operare secoado il suo metodo , corretto 
dopo il primo esperimento. Fece un proporzionato ta- 
glio nella parte superiore anteriore sinistra dello 
scroto , dirigendolo a seconda dell' anello e cordo- 
ne spermatico. In questo taglio essendosi incontra- 
ti varj rami arteriosi, fu costretto legarli per ar- 
restarne l'emmoragia. Separò poscia la tunica vagina- 
le gonfia per le estravasate linfe , l'aprì eoo taglio 
lungo UD pollice; cosisi scaricarono le dette linfe, 
e potò trovare il cordone spermatico , che rinven- 
ne biancastro , e grosso come il dito auricolare di 
on uomo adulto. £ra il detto cordone sano: onde 
separate le diramazioni arteriose dal canale defe- 
rente e dalle vene e nervi , mediante una conve- 
nevole incisione , legolle io no sol fascio , passan- 
dovi attorno , mediante nn ago di punta ottusa , 
nn filo incerato -, che strìnse ^on nodo fino ad obli- 
terarne il corso del sangue ; tagliò al disotto della 



b/Googlc 



QotA DU «AlLCOCUt Ljt 

]e|^tan le dette arterie , e ]a porzione di tonica v»* 
ginale che le aTTolgeva , e medicò il taglio fWB 
aadntte filaccie, conpresM, e tasciatura convea»- 
Tole. Nel tempo della operazione * il malato mode- 
ratameate soffri , ed il testicolo poco avvicÌBOsti 
all' anello inguinale . Pfei giorni su^eguenti gon- 
fiossi alquanto lo scroto , e con l'uso di fomeota- 
.•iooì di OD liquore spiritoso diluto t sì restituì al- 
lo stato qaasi naturale , e si manifestò Tinfiamma- 
ziooe adesira della tunica vaginale . Passati qualU 
toidici giorni, caddero i fili delle legature; ie^^ 
n fa la supparasìooe de)lo scroto « ma sensibile la 
diminuzioDe del testicolo e dell' epididimo. Verso 
il trentesimo giorno , il basso ventre ed il <:ordoDe 
■pennatìci erano tornati io isttito naturale, e pigìaifr- 
doli non producevaao alcun senso molesto. Al cin- 
quantesimo giorno il taglio era cicatrìzsato « ed il 
testicolo restituito allo stato naturale. 

ffoi arronmo qualche cosa a ridire sulla tetn- 
ria deli' A. , e di non lieve peso ; ma siccome ci 
gloriamo di non essere di quelli che pretendono eoa 
i raziocini distruggerei fatti, invitiamo Ì professo- 
ri di chiru^ta a ripetere « quando favorevole <^ 
portnnitì si presenti loro, questa parziale legatari 
ed a tenerci informati di quello fdie andranno os- 
servando. Cumulati così piò namerosi fatti , si |io- 
tr& con pradenaa definire , se il nuovo metodo d^ 
signor Hunoir debba essere' il preferito; ed inten- 
diamo non diminuir punto la gloria e gli elogi che 
sì debbono a chi cerca cm . propri talenti giov»- 
re a' suoi simili. 



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N.. 



IICETOB CaTÀLIUK LoDOTICO GlCCOLIBI. 

' Giuseppi Galahokelli 

Costei Gandolfo 3o otiobrt i8aa. 



Iella TÌlIeggiatara di Castel Gaodolfo , ilove S. 
£■ i) signor priacipe di Piombino cosi gentilmen* 
te invita i -suoi amici , e dove voi medesiino nel- 
lo scorso anno passaste diversi giorni dell' antan- 
DO , io ho letta la corrispondenza astronomica del 
sig. barone dì Zach . Nel sesto volume pag. 5i 
viene riportata una vostra lettera , nella quale da- 
te una nova fonnola della pasqua e della lettera 
domenicale. Alla lettera unite sono diverse note , 
le quali risentendo troppo del vostro amor proprio, 
e della propria vostra slima , sono quasi inclina- 
to a crederle da voi poste in considerazione al sig. 
barone. Comunque però sia , poiché le, note rìsgnar- 
d«no e voi e me , vi prego volermi amichevolmen- 
te condonare, se per si fatto motivo a voi mi diri- 
go con queste rìfiessioni , alle quali premetto le di- 
Terse denominazioni da voi e da me usate. 

H. Anno qualunque dato dell' era. 

K- Secoli contenuti neir anno H. 

h. Decine ed uniti dell' anno H, 

L. Lettera domenicale dell' anno dato. 

iV. Àureo numero dell' anno dato. 

E. Epatta giuliana , o gregoriana. 

( *^''- QuanUti esprimente il resìduo, non curan- 
do gr interi. 

CbJ'* Q"'°^^^ esprìmente gì* interi, non curan- 
do il residuo. ' 



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a) 



FoaKOII AjfALlTICHI DILLA PASQUA. 

±=iV— I 



d. BìsUDu in gioroi' della XIV pasquale dal dt 
u I manco. 

Marzo 3a+(/=: Marzo a i -)■ tf i . Giorno segaen* 
te la XIV pasquale. 

Marzo 21 -^d- Giorno della XIV pasquale. 

e. Distanza in giorni della domenica prossima , 
e seguente il di aa+i^ marzo. 

a. Residuo dell' equazione solelunare dirisaper 3o 
a. Residuo dell' anno dato B diviso per 19. 
Poste queste denominazioni sono le vostre for- 
inole dell' epatta giuliana, equazione solare, equa- 
zione lunare^ equazione solelunare, o differenza tra 
Tcquazione solare e lunare, lettera domenicale gre- 
goriana , epatta gregoriana , esposte nel vostro libro 
Formale analitiche pel calcolo della Pasqua 1817 
alle pagine 16, (|9. aa) , ai , (a3. 39), i5 ,(33. 39) 
Sono le corrispondenti mie formole esposte' nell' ul- 
timo volume Opuscoli attronomici iSaa pag 14* 
ai , 4a, (53- 54) ,87, (53. 54- 59. Qo). A voi la- 
scio i[ confronto di queste formole , e trovandole dif- 
lèreati , come realmente sono , vi domando se con 
verità possa dirsi, essere state da me riprodottele 
vostre formole nel tomo XIX della Società italia- 
oa ; dove poi io non parlo che delle diverse for* 
mole , le quali possono ripresentare la lettera dome- 
nicale. Similmente vi domando ,' se essendo le mie 
formole non solamente diverse, ma diverse pur an- 
che le dimostrazioni delle medesime , possa con ve> 
rità dirsi , cha le vostre forniole sono state ripro- 
dotte nel Toluoie citato senza nominarvi , e senxa 
rendere a voi eia eh' è vostro. 

Io proposito di ciò riffettete , che voi mede- 
simo datf; la formola dell'apatia giuliana per/ "^^ ]r. 



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f>]f4 Se I B ir z B ' 

odo» nella yoslra lelten la ripr«seoUte per(^ g^ ) r. 

Per qaat motivo adunque vu non nonmate il De- 
Jimbre , il quale avea già natta la prìina forinola 
Cotm. des Ums 1817 pag. 3o3 ? E bensì vero , 
che il Delainbre dimentica questa soa fonnolc, le 

qaale, nella rifomia ripreienta per f " jj ' 'v ^* ^^^^ 

dentemente=( '.l|zl ) r-^'= ( " " ~'~0 r. 
]■ fatti nel 'om. I ffisf . de tJsU'. mod. pag. 5o per 
diniGsirare falsa la vostra formola y^-z: — ) '" -— («) 

propone , prima della riforma J ^ ''J ' Ir , 

che ritrova nelP Art.de véri/, les dates. Doreaperà 
avvertire, che la vera formola, prima o dopo la rifor- 



■K'^^}' 



ma, non può essere chej \ ^^ J V + 1i~~k..(b), 



allora queste due formole (a) e (b) convengono, 
e ne' soli anni muUupli dì 19 l'epatta derivata da (a) 
' superadi un' uniti l'epatta dedotta da (b). Ciò aoc- 
«vde, come ho rilevato pag. 1 4 1 poiché nel geo- 
najo , per andare alla prima neomenia dell' aureo 
nomerò I , attesa la distribuzione degli aurei nn- 
meri , si ha la lunazione di 49 giorai , qaanda la 
fermola (a), per unica eccetione* porta 3o. Ma, rt- 
tornando a noi, perché poi non Dominate aocor me 
avendo data la seconda formola Opus, aie. pag. i4 ? 
lo Bono persuaso , che voi bene intendiate come 
queste , ed altre oonsimili ibrmole , le qnati deri- 
vano da principj più semplici della, comune aritma- 



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ledueformola ____1AZ_ ■- (O^-^)' "•(=*) 



FoUHOLC iPfALITICHK DELLA Pa5<1UA I76 

tìca , possano cooosceraì senucliè iìdo , per copia 
conforme^ riproduca raliruì, onde sia in obbligo di 
restituire df» che doo à suo- Essendo questo il vostro 
reità e giusto ■entimentOf potrete comprendere il mo" 
tÌTO po' «ai io non Ti nomini alle pag-a3.aO,dov« 
da' principi <^*l^ P''^ ^oipiice aritmetica deduco 

, "-'<T)- ..r.){l±z!).-.(: 

dell* equazione solare, la formela dell* equaEÌooclu- 
nare \—~;^ — ) i... (J) pag.44t * 1» formola dell' 

equazione solelunare 0,43 K + o,— aS ^7 Jr-|-o,44** 
(4)pag. 57, 

£ rero perù , come bo già detto , che io pro- 
pongo le formole delf equatione colare , lunare , e 
soleluoare diverse dalle vostre; ma i vero pur an- 
che , cbe queste quattro formole sono del tutto iden- 
tìcbe alle vostre pag i5. as. ai. Dalla formola del 
Deloiflbre per l'equazioue solue, ossia da 10+ k-«- 

lù—f — 7 — J i\ io deduco Tequazione solaréK— 3— 

f^^/pag. ai , e da questa l'equazione (i) e (a) 

pag. aS , la quale dall'equazione (i) deduco anco- 
ra pag. a4- V^oi allapag .19 trovatela formola dell* 
equazione soleluaare data dal Delambre troppo com- 
posta. Io perà vi assicuro , che dall' equazione lu- 

medesimo si trova 



,f »-KV^)' Vd,i.d.i 



con «omma iacilità l'equazione (3) per dnediverse vie 
a me cognite, una delle quali é stata proposta dai 



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'fjG S ti I ■ H s s 

ng. Carlini Bibt. ital. mano 1S19 pag- 348 . Se 
mai oltre le due dimostrazìoDi da me date dell' e- 
^azione (3) pag. 44- ^^ desidwaste Dna quinta ma- 
viera , preodeta T equazione lunare del Ganss , gì& 
dal medesimo corretta prìmacbè voi pabbLicaste il 
Tostro libro , e non contando ì giorni 3 della rìfor- 

■ ^^ ■- J i — 5=\ — ^g-^^i.tra tanto ft- 

cifeal Gauss dedurre questa equazione, onde non pos- 
so persuadermi che non l'abbia conosciuta. Per l'e- 
quazione (i) era ben dovere, che nominassi il De- 
lambre ,e non voi' Il motivo poi giìi addotto mi di- 
spensò dal nominarvi nel dimostrare le tre fórmo- 
le (a) , (3) , (4) 1 usando priacipj molto diversi dai 
vostri. Anzi questi medesimi vostri priacipj mi 
hauno dato più forte motivo a non citarvi. 

' - Vói supponete le tre diverse equazioni rìpre- 
sentate da tre diverse espressioni da voi ideate, ma 
non dimostrate. Formate quindi diverse equazioni 
sempre nell' ipotesi di un valore intero senza resi- 
dnOfCda queste derivatele tbrmole per l'equazio'- 
bì luiiace, solare, e soletunare. Dovete parò com- 
prendere , che introducendo nelle vostre equazioni , 
anni diversi, derivano anche equazioni diverse, e 
false. Come voi conoscete le falsità ? Colla prova. 
Come voi mutaodo ipotesi dimostratela verità deU 
le formole, le quali presentano oltre un quoto in- 
tero un qualche residuo ? GoUa prova ..Dunque 
tutte; le vostre dimostrazioni si riducono all' espe- 
nmeoto della corrispondenza d^elle tre diverse for- 
mole nei diversi anni, lo al contrario niente sup- 
pongo, né dalle mie dimostrazittoi può derivare una 
falsa Cormola , aè ho bisogno fare esperimento alca- 
■o della loro coirìspondenza , mentre la stessa di- 
mostrazione mi assicura esfcre necessaria la corri- 



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FoSMO» AITAIITICBS Bni.A »A«<I1IA ÌJJ 

mponóeaTa. Avete beasi volato cella BtbUotèoa ìbf 
iiana. marzo 1819 pag. ;i5J, giostifirare questo ve 
atro metodo, ma non vi siete riuscite molto feli- 
cemente. Vedetela dimostrasioBe, che io propongo) 
alla pag. 55 , e per U quale trovo quattro diversi 
Ta'lorì della vostra costante G< Paragonate ta seoi<' 
pliciUi della mia dimostrazioae coi vostri ventisei 
ordioi di algd>raicbe equationi , le quali in tutto for- 
mano i3ò equazioni , qod necesAarie alla soluzio- 
ne del gran problema de' tre corpi , e da voi usa- 
te, per poi trovare .tentando un .sol valore di Q. - 

Quaudo dunque avessi volato nominarvi «11* 
l>ccasione delle tre indicate forinole (3), (3), (4)« 
avrei dovuto rMevare quanto p<>so voi diate aHe me- 
desime vostre dimostrazioni, stimando false le al- 
tra! , come è accaduto alla forinola data dal sig. 
Gartioi nella Bibliotectt itaHana marzo i8i£> pag> 
34d. Questa formola dell' equazione lunare , cbe 
tante volte ne' nostri Iàmiliaj-i discorsi mi avete det- 
to esser falsa , è giustamente derivata dalla formo- 
la det Delambre: e 1» sua dimostrazione, cbe anco- 
ra tengo scritta , è det tutto completa. Io però ho» 
sempre creduto, che potesse offèndere la nostit» a- 
micizia il rilevare quanto qui accenno. Potrete di 
ci& desumere la prova da quanto dico alta pag. 54* 
55, dove non npminandovii uiuno può comprendere, 
che le mìe rìfiessioni risgtiardano iì vostro metodo 
Prendo ora-a comiderare la vostra formola della pa- 

iquaespressa per niarze-33-t\ "|p'//'+ V-^Ì- — -J^ 
fj) , e la lettera domenicale dat* per 

(ii<ù2M:^^ ^ 

ft.A.X.XVI. la 



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Poiché <ial 1700 al 1899 l'^quaùone tolelnnate A»- 
e sari 8 , questa formola non dal 1 80O4 copie voi dir 
te^al 18904 im faenil da\ tyoo h« avato luogo 
t l'avrì fino al 1899. fob'ete ciò rìlerare dalla Ut 
Tola degli, «urei wjmeri ,-ch' io pretento alla pag* 
Ba , e eoa cui dal 1 700 8i è ottwiuta la Deomeoia ^ 
« decima . quarta pasquale, e s'otterrii fino al 1899» 
Ili sembra poi strano, che qoo intendiate altro noa 
essere questa formoU 1 che ui| caso particolare dal** 
la generale 
,a + (^__ )r + \^ — )r ....(7) 

da voi , data alla pag. 3G del vostro libro. Nelle no* 
%t alla Tostrfi Ietterai viene indicata ^ questa vostra 
ibrmola generale , e si riferisce alla medesinw pa- 
gina ^6, Si 4>w pur anche essere stata da me nt 
prodotta questa vostra forinola senza nominarvi ; poi- 
ché alla pag. i,i(i io vi nounioo per tqlt' altro, • 
non per la lòrmola in questione. Non comprendo a 
qual motivo piai possa attribuirsi una tanta incoe^ 
renaa. Vi. prego dunque a voler leggere U pagina 
inedesiina 1 16, e vediete che io riporto la formo- 
b (7), ed espressamente diuo essere identica colU 
formola da voi proposta pag. ^6 , e riferita dal sig. 
Garlioi nella Bibtioteea ilaiiana marzo iSag psg. 349* 
È bensì vero, come voi alla pag. jy dimostrate, 
che paragonando la formola (7) colia forinola del 

- ... /a3— S+3o"\ 

Gauss marzo 33 -fd^ e,B» trova a s:;^^ ^ — )r , 

C,+L-(-6d\ 
— - — Jr. Io dimostro ancor di più pag.io3» 

« trovo , che il secondo teroaìue d altro non è , ch« 
la distanza i^ giorni della decinia quarta pasqualo 
dal di 3 1 mar» , ed il tarso tarouB* e rìpreseata lit 



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FOXHOLI AiriLITtOBI DCLlÀ «iSQItl. 170 

Astaoza io giorni della domenica pffotsiou, e se- 
guente Udì aa •f'<^ marzo . Ma qui opportunamrn* 
te posso rilevare, £he 1» formala medesima geoe* 
laleTcle conseguenze da voi e da me dedotte so* 
ao pur comuni al sig. cav. Cisa De Gresy nella sua 
memoria Dem. des form. (h ' Mr. Gauss. Voi però 
rimmentateri , che l'indicata memoria essendo^qua- 
si contemporanea al vostro libro , né voi conosce^ 
Tate la' memoria del sig. Cisa , né questo dotto prò* 
fessore conosceva il vostro llibro. 

^ell indicata dunque memoria paragonate il' 
valore di t pag. 8 , col valore di x pag. io Co- 
noscerete da CIÒ , .essere z giorno delia pasqua, si 

niarzo3i+(^ — Jr.trl-t-\—J~Jr 

uUimo termine si trova u=£'lett.domenicaJepag.i i, 

e 9=3\ — —)r pag. 10. Sostituendo dunque sarà z^sa > 

3^'~ /'*+ \ ' ' '/'■• QuadDdo il ter^ termànp 

voglia rendersi equivalente alfedel GaussL«aggión* 
g« un HNiMìplo di 7, ossia ^(^, e viene l'idpntìca 
Ibrmola- vostra e mia. .'■■ . ^ 

Giova qai opp«rtanamenle il— ^, rhe s'iocov- 
tra nel terza termiae , poicliè aostituenda il valor* 

+ 1 
di— <f si trova il vostra terzo termine^^^l^'A ^j 

fatti rf=5(l£l±h!2)^; sari quindi — .tfa( ^~^^ J^ ' V 

Bnoque e8sendo-^=D , oanchesà— aJ, sari— </^E 
^•^'ò,e sarù.£~jw, o andie-zero. Supei'aòda poi il^-^ 
il—-i3,3arà— ^=£—^i , essendo ^^ maggiore di a J^. 
(Questi diw valori di— «li isiwtìtuìti nel terze Urtai- 



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I 

l8a S«ii»i» 

^ f^ii-^ r del «Ig. cav. Ci» De Gresy, ed «f gtorn» 
(end» 2 1 , o 49 maltipU di j , ii teov» U YMtro ter-. 

ipteTillliie(5ÌÌ^)'-. 

Prin» di Uscure U formol» (enmle del «if. 
O.T.CÌM,e predMmeiHeil terio termiiieV_— '^ Jr 

eqnivaleete .ir e del Giosi, puJ p.rigoiiir.i col 
nedeiimo terio terminepel cileodario giulieoo pig. i J, 
e eolio iteMO teno lermlae pel dlendano grego- 
riano pag. aa. Faoendo dnnqae lo più Kmplioi e4 
evidenti sostituzioni, li trova 

noia .1 vostra che n». delU lette» J''"«°jf'« i'': 
liana . I. ,«al. io per» dednco da nna nw fo™^ 
U generale , e non "da voi. Che se si prediali tew 
terree appartenaite al calendario ^regMuno. « «m- 
-va allora 

P±i+!£W ■'■*'' ^ "^ — 5iii ;r, 

Dunque sarlt 

Fonnola identica a HttiUa da me derivata dalla cik«t|r 



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fòttiutìit ^eneHìè data nel tom.XlX della sóàieìà ìta* 
Lana , e riferita negli opuscoli astronomiiii aù. iSia 
pag.8-1. Io ho voluto rilevare la coarenienza di tuttt 
queste diverse fofiiaoìe dì[tendenti da'prìUcipj più sém- 
plici deiraritmetica.Voi sicuramente da cìh compreo^ 
derete , tòk appKcamloBi alla ricerca di qaeste for* 
mole , facilmente succede >, che si trovino formol* 
identiche , seu7« U necessiti non solo di copiare, 
mA né anche di conoscere le altrui; È perciò , che 
ìò credo oon convenga dare a queste ibrmote quell 
importanza , che voi li loro dàtb. 

Per^aoWtò penso adunque cretìo, che il Gailstf 
abbia potuto nel combinare le sue ibrmole rìcoQO' 
Scere ^elle medesime l'epatta , e la lettera domeni- 
cale. C!t«db dbaqùecfae voi faccidte toi^o al dUtih- 
to merito di questo matematico quando dite nella 
Tdktra lettera , che dalle sue forraote don s'ottiene 
né Tepatta nà la lettera domenicale. Ciò avevate già 
meno generalmente opposto ài Gauss Alla pag. 3^ 
del vofttro libro, limitandovi alla sola difHcoitb; ra 
io stimai leggerissima vostra svista quello , che ora 
conosco essere vostro erroneo sentimento. 

Richiamate Tegnaziotie arrecata a = \— g^ • jr^ 

e posto che E sia 33 o zeto, divenga (2 tcto , b an- 
che 33. Similmente divenendo Ezsìi^^^d^ 3tf^ si- 
trovino if , ed £ maggiori- di aS. SuA dunque gene- 

wlmente£ = (^^ — sT")'*' ^* ^^^^ ibrmole del 
Gaass si ha sempre Ìl valore di d ginliano , o gt«- 
goriano- Dunque sarà anche data l'epatta E giulia- 
na o gregoriana che sia. Similmente il tferzO termine 
e giuliano , o gregoriano stille formale del Gauss 

si riprestbta pcr^ — )r * Quando duDqua il 



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i8a Sci b iti s 

liuiner*t«re del terzo teraùoe si dic« À « nrl £ i^a 

(. 7 r . Ma jrf e rf sono sempre mjte nelle 

formole del Gauss ; dunque sarb anche date U let- 
tera domemicale. 

Sìa per ecempio TanBo medesimo 430odaToi 
proposto- Per la formola corretta dal Gaosa sua 

««-V. ^3, -''•==3. Onde 

r^Mtto Ee=f — 5^ — J r=o . Essendo poi il nnme» 
rttore di e dato p«r 
«+a(f)r+4(^)r+K— 0< + 3 + 6<*,«rf 

Sodo dunque i valori di £ ed £ quei medesimi, 
che voi trovate nella vostra lettera pag.^iG. Quando 
la vostra formola della lettera domenicale gregoria- 
na fosse stata identica alla mìa , vi sareste forse aT* 
Veduto * cfae le formole della pasqua date dal Gaui* 
danno pur ancbela lettera domenicale» 

La vostra nova formola dplla lettera domati* 
(;ale niente joi dia rilevare. Avendola però .io lek* 
ta , e dopo pochi momenti avendone conosciuta ia 
dimostiazione , qui ora l'aggiungo . Con ciò sena* 
pre più vi persuaderete, che simili formole, come- 
che derivate da'principj elementari deiraritmetica, 
possono' facilmente ritrovarsi, senza la necessiU di 
ricopiarle da altri. 

t>ia da determinarsi per Tanno i8oo-f h la Ict* 
tera domenicale. Riprcsentì n un numero qnalonquQ 
ìnt^ft, onde J a aia sempre multiplo di 7. La mia 



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fenbola dimostrata nel tom. XIX della società U^ 
tianà mi <U 

/.80.+1.+ f^^) ■■-K+.+ e ^v X 

^ ..-.,o„-,-^:!yy,+„H.,„j , 

~ 7 

Èssendo poi per prÌDcipio aritneCko 
^.8.o-h=^4(^0.-(^)^ 

• 4- — 4+fV';J''==— V^4~^ '• Sostituii' 

do dunque si troTm 

(fa ^ / v\ i»o» -k 
i-ifeo-h-'4+ l,\~J r- -ft T> )f 

7 ■ 
7 

*re temiini aa54 + 4i ■J+^Cv'" ««cnUo mnlU- 
plo di 7 4 e togliendo 11 multiplo 7 n^ sarà 

Esprima quindi 1'^ requazìone «olaré, K il nuillefì;! 
de' secoli, S l'aDQo aeeelare , ed / la diffcrtazapo* 



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. t84 . . S e I I R Z B 

•itiTatnfl mDUipIodl7,e— S— -j. Si «ottO|Mm* 
gano ali' esposto calcolo gli aani secolari dal i6ot> 
. io poif e si troverà costantenwDte \J- — ~ / '* ss 
t+a ^ 4/ r*- Ia formola dati'jue della lettera dome. 

nicaledal 1600 per qualunque anno susseguente suk 
ripiesaniata come voi proponete, e come io dimo- 

^^..^+'(ly +'(v'->-i'-y. Volendo!, 
formola innanzi la riforma sari ^ 

elle tnUi gli >Dni secoUri , prim» e dopo la rifor- 
tA9 , avraoDo una formola composta di soli due ter- 
mini. 

Sono fintlmentei richiaI!ltlrelemietrefo^lIll■ 
le della pasqua date per 

7 pag. loS. 

r=a , 4. r^^/ftyS '* Ci) <7yH-ì)+') r 

_. * pag. 106. 

Di queste tre formolo si stima falsa la prima ed ni- 
lima, poiché applicale agli anni 187J e i6i5,dan. 
»o la pasqua ppr marso 31 + 0+ o Si crede falsa 
« aecouda, mentre appUcaU ali anno iniiaau li ri- 



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FokMOLI AKALITICHI »4tL4 VASQDA l9S 

3i4 tdà similRiCTite la puqoa per manoai; 
4-04-e, quando in' lutti trei casi dÌTeni dee es- 
sere nel dì 38 marzo. A farmi poi graua ai vuole* 
che siami oscuramente espresso. 

RicbiamateTi dunque alla mente , che quando 
Dna formola esprimente un residuo ha il .numerato^ 
re multiplo del deoontinatore « allora il valore può 
escere lero^ o lo stesso denominatore, ed il caso che 
ai propone , decide di questi due valori. Cosi nel- 
le formole della lettera donienicale , e dell' aureo 
anmero il zero resìduo non ha mai luogo , ma ben- 
•1 il n nella prima indica la lettera domenicale , a 
il uj dimostra l'aureo numero nella seconda. An- 
che esprìmendo il giorno della pasqua per marzo 33 -f 

C 3 — "")'"'*"( Vpui darsi il caso,come nell' 

anno medesimo da Toi arrecato 1 8^5, che il secondo 
terxnin^^abbia il numeratore multiplo del denomina- 
tore , presentando così zero , o 3o per valore. Si 
prenda 3o, ed essendo L =: 3 « </ s 3», sari il gior- 
no della pasqua dato per marzo 33-|-3o-f 4= mar* 
zd 56 S aS aprite domenica. Diviene dunque la for- 
inola falsa , perchè s'introduce 3o valore falso di dy 
ti quale ripresentando la distanza della decima quar» 
ta pasquale gregoriana dal di 3 1 marzo , non pu& 
superare 38. Ripreseutando il giorno della pasqua per 
la formola medesima, può flarsi che il terzo termi- 
se ( ^—y abbia il numeratore multiplo di y.por- 

tando così due valori zero , o 7. Ma il terzo termi- 
ne, come ho dimostrato pag io3, èia distanza in 
giomi della dotneoira prossima , e seguente il gior- 
no 33.fl/s 21-^d-^ 1 marzo , ossìa la distanza in 
giorni delta domenica prossima , e seguente il gior- 
no dopo \a decima quarta pasquale. Il valore dun- 
que del terzo ternUoe ,, coma per l'appunto , ed a 



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^etto fina •vrert» «Uà phg. «9. gì , pii* w«»^ 
e aon lero. Ma prendendo 7 U distansa della de- 
cima quarta diviene i + 7 ; onde ctAtro le regoI« 
•Ubilite si iroTa non la prima, e segoeote domeni* 
oa alla decima qoarta, ma bensì la seconda. Nume- 
rando dnnquela pasqoa dal marzo 33+(< il teno 
terminee=s (5li£i^y pu6 arere il numeratore mul* 

tiplo del denominatore 7 , e dovrebbe allora prender- 
li 7 ; ma per stare alle regole stabilite deve usar- 
vi zero, e non 7. Gii poi dovrebbe arvertirai, ma 
non s'avverte: poìcbè tutti sanno, che può celebrar^ 
si la pasqua il ^nio seguente la decima quarta, os- 
sia il giorno marzo aa+</ = ai +rf 1 ,e non 7 gior- 
ni dopo, ovvero marzo at+rf+i+7. Questo caso 
dunque, come da tutti si conviene, porta il terzo ter* 
nÌDe uguale a zero. Quando poi «esprima il gìorn* 
d^la pasqua per marzo 

„+(±^»), + , +(i±i!±).,il te™ u™^ 

dimostro alla pag. io3, esprime la distanza io gior* 
Ili della domenica prossima , e seguente il giorno 2 1 
+ d marzo , ossia il giorno della deciou quarta pa* 
squale. Ha riportandomi alle medesime citate pag. 
^9i 91 1 questa distanza in giorni della domenica 
prossima , e seguente il di a 1 -f </ marco non può es- 
tere zero , sarà dunque necessariamente "). Quando 
dunque , numerando la pasqua dal marzo ai -^d, il 

nameratore del terzo termine { — ' Vsia multiplo 

di ^ dovrà prendersi 7 ; e oon'zero. Ciò- similtiieri- 
te dovrebbe avvertirsi , ma non s'avVerte : poiché 
tatto il inoado sa, chele regole stabilite lion pos« 



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PaiMoii iiritiTielii .HfciA vasqua 1S7 

Bono |>ortare la pasqua dpI giorno diills decima quar- 
ta , ossia marzo 31+^. Questo è il motivo per [cui 
•Ila formola della pasqua Dumerata dal ai+(/mar- 
so pag. io3. io5. loG, sottopongo immediatamea^ 
te la formula auroerata dal aS'^-t^ -marEo. In quef 
ato modo chiunque , che sia alla portata dlnlen'o 
d«rele formole, «d evidt^oza comprende, che il ter- 
Eo terminef— I-iZ— jr=3=H- ( i—ìr=i+e sem- 
pre supera di un giorno il terzo termine e della pa- 
vana numerata dal 33-^4 marzo. Può dunque esse- 
re il massimo valore 7,1! mìnimo 1 , mai per& ze^ 
' ro. Al zero dunque supposto nelle mie tre formo- 
le si sostituisca 7, e cosi non andranno errate lep^-. 
«que , ni io mi sarò espresso oscuramente. 

Credo d'arer soddisfatto pienamente a quanto- 
mi Tiene opposto ; non sono però certo , che non 
possa esservi chi voglia entrare di nuovo in Cam- 
po. Quando però ciò sia per accadere , io vi assi- 
curo, che il battersi per cose tanto frivole , e qua- 
si direi puerili, none del vostro e mio onore. Per 
darvi dunque anche in questo caso un' attestato del- 
la mia sincera amicizia ,e singolare stima, io sarò 
sempre sordo e muto a quanto Torr& di novo op- 
formisi. 



^eodori, Rusconi s. consistori, advocatì dissertatio 
de Monomachia ec. ed leg. unic. cod. de eìadia" 
toribiu peniuts toilen. Roma iflai Bourlie tn 4*" 



N.I 



|el .terso quaderno del nostro giornale (tìivto i8r9 ' 
/).9i6)air occasione di pnhiilicare l'estratto del co- 
Ontario JD» «tìuvionàms ec dato in Inco da moD-J 



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0« -Sciftittt 

•ìgQor Albe^hìnì , allora ammesso ntà ctAU^oéé* 
gli avvocati concistoriali, fu dato- contesza delfa Mg* 
già instituzioDe del grao pontefice Benedetto XIV 
il quale ordÌDÒ , che la disputa di formaliti , soli* 
ta a lener.s! io cancelleria apostolica, fòsse dal can- 
didato accompagnata Con una dìssertaEÌone a stani* 
pa. A forma di si lodevole costumanza il sig. avv(H 
Cato Teodoro Fusconi ricevuto fra i coocìstoTÌali « 
ed eletto avvocato del popolo romano, nel giorno 
aa maggio iSaa dcsslìoato a tal cerimonia distribuì 
un dotto comentario col titolo De monomachia . 
Ci facciamo un pregio di dare l'estratto di quest* 
applaudita produzione, ritardato con dispiacere dall' 
abbondanza delle materie , e delle brighe forensi. 

Antichissimo fu presso i romani lo spettacolo 
de* gladiatori. Sebbene non sieno d*accordo gli an- 
tiquari, se. qiiest' uso togliessero dai greci o dagli 
etruschi ovvero dai campani , tuttavia è certa 
che questo genere di pugne fonftava il più grato « 
il più frequente spettacolo del popolo di Marte ; quin- 
di senza distinzione di condizione scendevano nell* 
arena e servi ed uomini liberi , «enza riguardo al 
grado t e semplici cìtiadiai, e cavalieri, e teuatorif - 
finanche «eoza rispetto al sesso le imbdli femmine Ea- 
cevan sovente pubblica mostra di coraggiosa ferociai 
L'origine di tali spettacoli si ripeteia dall' opinione,' 
che le anime degli estinti provassero refrigerio dallo 
spargimento del sangue umano sulle loro tombet- 
Ma ben presto il popolo bellicoso si addomesticò • 
questo barbaro costume, e fu esteso dai funerali alle 
vittorie, ai trionfì, alla dedicazione delle opere pobbli- 
che, all' inaugurazione de magistrati, alla partenza,- 
giorno natalizio, voti quinqiietmali, decennali ec 
degl'imperatori , e ad altre ntolte pubbliche solenniti, 
che con limili giuochi Tenivuio celebrate. Il govenio 



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Db Ktnronkciiìk. iS§ 

/avoregglava questo geoere di spettacoli, perofad ì cit« 
tadìni aasuefatti alla viita pressoché gioroaliera deU 
le pagve ,, del saogue . e della morte , comltattesaeT 
ro coatro 1 nenuci con più di coraggio. Gli edili 
pai , i pretori , i questori , ^ gli altri magistr»» 
ti della repubblica cbe aspiravano a pia alte ca< 
rìche , si coaciliaTaao il favor popolare col dare eoa 
magniGceoza questa sorte dì spettacoli , pe' quali ■ 
roiqaqi QqostriivanQ qn deciso trasporto. Anche ne', 
privati banchetti s^ giuns.e a far coqiparìre alcuna' 
paja di gladiatori per divertimento de* Qonvilati , 
che ^1 dir di Sliio Italico godevano mscere epuUt 
spectacuia dir<t .... respersis non parco sangui- 
ne mensis. 

Andò quindi crescendo a dispiianra il naraera 
de* gladiatori { avevano scuole di esercitazione in 
Botpa , che P. Vittore appella luium maiaitnum , ; 
gaiUcumt nvagrmnk dacicum, aemiliumi dueal tem- 
po di Cesare ye ii'erBQo, l'una a Ravenna, e l'aU. 
tra a Capua. Sotto CommodQ, che avvili la dignità 
imperiale cqUo scendere nell' aotìteatra a pugnar^ 
^n questa sorta di gflu^ ^ formavamo in Roma uà 
collegio, s^coudo la testimonianza di d'ie iscrisio^. 
ai travate nel 173^1 ed esistenti qella villa Al-^ . 
ban.ì. Qrrituli eraao te formole de' giurvitenti , fé- , 
roci i patti fra loro : <mt occidere si occupaverU , . 
aut OQO^mbere si cessaverit; disperati i salati: aiw.iJM* 
per(0or, mprituri to safutqnti ferina la ral]|bÌa4eL tib-« 
citore fiao a herail st^ngue del viqto. 

Gootra qqesto ItarEarot ed atroce coatqme al^' 
sprona iada^g! la voce della retta ragiane e dell'- 
oltraggiata unxaait^ ^oUonio TkuteOt Plinio ^ Tw^ 
tuttiann , s, Cipriano , e Lattanzio. L'abuso, qtuiH : 
ttM^ae coatnria al iutar4le UtintOt «ra tra{^ ge^ 



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I9> Se I ■ V ^ ■ 

te deiictorum cauta hanc condidùnetn atifm^ 
tentiam mstvri consueverxmt ■, metaUo ma^s /oc 
inservire ^ id-- sine sanatine suorum soeìerum pcanas 
mgnosamt. P P. Bery^ó kaimd. oclobris , PtaUino 
tf Juliano eoss. 

Entra qni il eli. A. neUa qaestioDo , se cìod la 
I*S6^ fosse meramente locale : e discoslandosì dal 
•eatimeato di Baronio e dì Muratori , cfan la cre- 
dettero generale ed estesa a tutto l'impero, si at- 
tiene air opinione di Gotqfredo e del Pt^i che la 
ripaUroDO rbiretta al solo oriente (ò).' 

A sostegno di tua opinione allrga \ A. dì> 
Terse leggi de sttccessori di Costantino, clie pr»^ 

(^Sembra tntUT^, che non siin per manrarQ dlfemorr delP 
«pfnlone di Baronio e di Haratorì contrs Gotofredo e Pag). aulP 
appoggio di asMi probabili arcomami. Poteva lUfìitti C«tumtiiH> cMnt 
■igoore «Halnto ravsi obbedire in tatù l'eiteaiioae dell' imperO' La 
ngione allegata ohe ■■»^«i eoareoitsero-GrHenla ape.'tacuia- in otia 
civiU ci JotaetHca tfuiel» - era coman» a'i' oriate ad air«c- 
ddente , poiché «e in quello ora tutto traoqaillo dopa concIoM b 
pace con Sopore re dì Peraaa,e dopo le amichesoU' ambaicerìe delF 
Etiopia e deU* liuti*, ia qnealo em allreil tattn toamesio e pacfr 
&U0 dopo la dù&ua àfi\ tiranno 91a»cazù , e la morte delT cmiil* 
Licinio. Ammette le ueMA (ìoto£redo,t che 1« frase non fdacan deb- 
ba iiitend^ni per - non confentre. rvii^oni chrUIkutat— Sarà don- 
qae malaii^vole il ' penuadera > c^ il pio pripcipit Gou^Ufto, ibom^ 
dille preghiere de' padri del concilio nican» a toflieqe I<l torpto* 
dine e la barbarie de gladiatori , voleue riparare per metà al di> 
•or4Ìi>9 gei^ralc , e restringere al solo orienta la legge proU 
fci^iv'at ohe (jCi era netenafia dqII' occidAute. . ^ io. Roma ate»* 
•a lArenatameate t^ditaa liouli atroi:iii..lu&ne Suaebiodi Cesarea, sui- 
nc<i dì gran, peso e conte iDpi>rant:o , recato in m^zao. dal eh. A^ a 
cor, 8, upD ia baflivnte tHiìmoiiianza, che Costantino Merdixt omni- 
éufiiC'... ^laaiit. gUiditifpru/n tgeGtaeiiUtufbfif 9<9tfunatarvttX 



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De Mo:<ioiiicHiA ip3 

Tsoo la contÌDnazìone d*;!!' abuso nell' occidènte a 
tutto il secolo quarto dell* era cristiana, ed una ne 
cita di Costanzo augusto e Giuliano cesare , che 
nel- 55 7 dicfaiarù iniiliuni da si detestabile. e8«'ci- 
zìo i militari , et omnes* qui gubemant officia pa- 
JabRa. : l'altra di Valentìniano seniore, che nel Ì65 
▼ietò, che quicumtfue ckristianus sit in quolibet cri- 
mine deprehensus, ludo non adjadicetur; e quella an> 
cera di Arcadio- ed Onorio , che nel ìgy proibi- 
rono , che tale infame razza di gente e ludo gtadia- 
torio ad senatoria servitìa transire possent. (4) 

Finalmente i gladiatori furono in occidente pro- 
scritti da Onorio circa V anno 4^4 "1^^ preghiera 
di Pnidenaio , che cosi lo scongiurava : 

Quod gemts ut sceleris jam nesciat atirea Soma 
Te preoor ausonii dux augustissime regni , 
Et tam triste sacrum jubeas , ut ccelera , toUi . . 
NuUus in urbe cadat , cujus sit pana voluptas , 
Nec sua virginitas oblectet caedibus ora i 
Jam Solis contenta feris itifamis arena 
Nulla cruentatis homicidia ludat in armis. 
Se poi vi si aggiungesse l'occasione del martirio di 
8. jVlmachìo, che dcclamaado contra quegi' infami 
spettacoli venne in mezzo air arena trucidato dai 
gladiatori : se Atmaohio sia to stesso che il Telem»- 

(4) Gli esenpi alIegKti dal cb. A potrebbero pronr pmtto*M, 
cbela Mcpa providenu di CotimatìiiD fa di brerv dnrau.e c^edo- 
poU di lui morte rìpulloUne ad onta dells legge il pezza larorede' 
naienj e U baldanze de' ^leiliatori , «ia per la debolezza de' tue 
ccaion di queir aapitto, che non ne wppero nuntenere l'osserran* 
ta, eia pel toro personale trasporto e qoe'giaochì Mngnmarj.Qtùn? 
di potrebbe taluno dubitare che queiti fatti sieno inficienti a tac- 
ciar d* errore i due (rendi ansaliiti della Oiiew e dell' Italia * wdp 
meueado tnit' altra e plaiuibile spicsazione. 

G.A.T.XVI. i3 



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i«;4 Se I lire E 

co , di CDÌ psrU Teodoretot se pitiiie sotto Ono- 
rio, oTver sotto Teodosio ;^ìl eh. A., io taata ▼•• 
rielà-di parere si attiene dal pronunciarlo, lascian- 
do intatta la questione assai difficile a risolvere per 
la caligine de' tempi , e l'oscuriti de moDumeDti. 
Fgli è certo però, che dopo Onorio non v'è trafr' 
eia di pagnp gladiatorie , neppure ne* solenni giuo- 
cUi dati nel Sai da Giostioiano all' occasione del 
SQO consolato. Che se dopo l'epoca di Onorio s'in- 
contrano nominali dagli sciitlort e negli atti de'our- 
tiri, ^adiutores,t damnati ad gladìum; devono, se* 
conda la comune opinione , pe' primi ìotender- 
si i cameBci , e pe' secondi gli stessi martiri con- 
dannati a perder U test* sotto il ferro di ^ue' mì^ 
bistri. 

Sì d«ye perciò intendere sanamente e non cen* 
su rare s. Isidoro ispateuse, scrittore del secolo sH- 
limo, quasiché affermasse continuati fino al suo tem- 
po gli spettacoli gladìatorj, mentre egli nel anoeti- 
jiwlogico senza tener ragione de* tempi attende a dì- 
stinj^tiere soltanto genera ^adiatorw* ptuta. An- 
zi dallo stesso 9. Isidoro si può dedurre, chei tor- 
nei dall'umana milizia sostituiti ai giuochi gladia- 
tori ''o^^ci'o in uso Gn dal suo tempo, e che quin- 
di si dìscostin dal vero que' che ne riportano l'in- 
Tenxione al secolo XI sulla fede della crooìca tu- 
ronense,in cui si legge all' anno iù66; Gaufridus 
de Prtdiaco,^uÌ tomeamenta ihvenit, apud ^ndega^ 
vum occiditw \ essendo più verosìmile il credere 
che colui proponesse nuore forme soltanto « noo- 
Te regole di que' combattimenti. Che poi diversa 
fosse la specie di questi giuochi, ben lo prova la si- 
militudine dell' Alighieri, che nel canto XXJlde^ 
Io inferno espresiam«ate li distinse t 



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De MoirouAcnu ijjS 

.....E vidi gir gualdane, 
.Fìsrir tomeamerai , e correr giostra . 
Poiché , giusta il comeDtario di fiuti . giostra è tjuanf 
do furto cavaliere corre cantra Coltro colf aste broc~ 
cale . . . dove non si cerca vittoria ^ se non dallo 
scava/lare , e in questo è di/ferente dal torneamelo 
dove si combaite a Jine dì morte . Alle proibizioni 
imperiali si ag^iuasoio Ì divieti ecclesiastici coDtra 
questi pericolosi esercizj de* tornei- Inuocenzo li, 
Kogeaio III , ed Alesandro ìli comminarono con- 
tro i combattenti pene gravissime, che iìiroòo an- 
cor pia Severamente inculcate da Clemente V nel 
coacilio viennese ; furono però moderate da Gio. 
XXII a preghiera della corte di Francia e di al- 
tri prìncipi , allorché vi era bisogno di addestrare 
ì crocesegnati per la spedizione di Terra Santa. 

Dalla parte ìstorìco - antiquaria del sno co- 
meotario passando 1' A. alla parte dottrinale , di» 
vide la materia de' duelli, sulla scorU del dotto car- 
dinale Gerdil, io tre classi principali. Pone nella pri- 
ma classe i duelli pubblici per autorità pubblica : usi- 
la seconda i duelli con autorità pubblica per interes- 
se privato: e nella terza quelli, che per privato in- 
teresse si fanno senza pubblica autorità. 

Atspetto ai duelli della prima classe, che sì fan- 
no reipublicoe causa et imperaiitium auctoritate , 
U N. A. è d'avviso, che gli esemp) ch^ si hanno 
nelle sacre carte dì Davidde e Golia , e del com> 
battimento stabilito da Abner e Gioabbo fra do- 
diei^guerrieri d' Isboset ed altrettanti di Davidda, 
ttoD basti in generale a giostiiicarli , potendo que* 
duelli essere avvenuti per celeste ispirazione. An- 
che la storia romana ci presenta l'esempio di T. Man- 
Jio Tarquato , che coli' assenso del dittatore pu- 
gnò , ed uccise quel gallo che sSdava baldanzo- 



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196 S e I B ir z B 

saniente qualunque de' piò forti roiAani . S<?kbe- 
I) e' però vi siano de' gravi teologi, che io tal cir— 
costansa stimino lecito il duello , come tendente a 
confondere il temerario orgoglio dell' inimico e a 
risvegliare il coraggio dì un'esercito avvilito, tut— 
Invia conclude col lodato card. Gerdit , che queste 
prove di valore si assumono per lo pia per osten. 
tazione di forze e vanagloria , e come tali debbo- 
no generalmente riguardarsi come illecite. 

Piti astrusa è la disquisizione de', compromessi 
fatti per terminar le guerre fra' popoli per mezzo 
de' duelli fra una o pia coppie di combattenti : 
siccome , oltre gli esempj della greca storia , accad- 
de nella guerra de* trojaai e de' latini nel duel- 
lo fra Turno ed Enea , e aell' altra de' romani 
ed albani colla pugaa aingoiare fra gli Orazj e 
ì Guriazi . Fa molta illusione per approvarli il rifles- 
so , che con questo me.!io io favore dell' umanità 
si risparmia Io spargim(>iito del sangue , le devasta- 
zioni , gì' incendj , e tutte le altre consegoenze fo- 
neste di una guerra . Inclinano , è vero , assai 
gravi autori a riputar lecito in astratto questo espe- 
diente di evitare maggiori mali , quando le forze 
di due popoli siano in bilancia , ed eguale per en- 
trambi sia la probabilità della vittoria nella pugna 
singolare: e molto più quando dal popolo più for> 
ts è sfidato il più debole , che potria in battaglia 
generale più facilmente ed ingiustamente soccom- 
bere. Ma in pratica è cosa invcrosimìitt , che un 
popolo superiore di forze offra ed accetti questo 
partito . Che se le forze de' due popoli sono in un 
cerio equilibrio , il compromesso non è ritenuto 
per lecito , come quello che contro le regale di 
umana prudenza avventura la sorte di un. popolo 
ftU' esito sempre incwto di un duello . Più S4do 



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Bk aONONACHIA If)7 

consiglio sarà 1* impiegare con saviezza e mìsu- - 
ra tutte le forze dello stato per ridurre l' inimico 
'al dovere : imperocché T arte militare ba delle re- 
gole e dello risorse per antivedere , predisporre , 
ed assicurare 1' esito della guerra. Tutto si può 
sperare coll'ajoto della providenza arbitra dei destini 
de' popoli , quando colla debita accortezza si fa valere 
la forza iutiera dello stato contro la forza dell'inimi- 
co, impegnandolo alla battaglia in luogo e tempo op- 
portuni , ed evitandola allorché non ò espediente * 
defatigando T avversario, e distruggendolo a poco 
a poco • Tutte queìte risorse sono ridotte al nulla , 
qualora dal risultato di una pugna singolare si fac- 
cia dipendere V indipendenza e la soggezione di 
UQ popolo intiero esposto al pericolo di perdere la 
soa libertà senza aver fatto sperimento della totalità 
delie sue forze. 

Alla seconda classe appartengono i dnellì as- 
sunti con autorità pubblica per cause private , detti 
perciò giudiziali. 

Furon questi introdotti ne' bassi tempi per io- 
dagare i .delitti o 1' innocenza delle persone , e si 
chiamavano giudizf di Dìo , per la speranza che 
il cielo vindice della giustizia desse vittoria all' in- 
nocente, entravano essi fra gli esperimenti appellati 
purgazione canonica , come lo erano quelli del fuo- 
co , dell' acqua bollente , e della gelata . Dalla 
Francia , ove forse ebbe principio nel secolo VII 
secondo i capitolari di Dagoberto., si dilalù il cos- 
tume de' duelli giudiziali presso le altre nazioni t 
ed esempi notabili ne somministrano la pugna fra 
Carello campione di Gundefoerga sposa del re Ro- 
doaldo accusata d'adulterio , e l'acusatore , che ri' 
joasf violo : e 1* altra , che alla presenza di Lodo- 
vie* il pio combatterono Bera conte di Barccllont 



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198 - Scienze 

incolpato d' infedehli , e Samilone accusatore , da 
cui fu superato . Anche nelle cause civili sovente 
fu ammesso il duello per rivendicare difendere 
le proprietà . Sotto i re longobardi , francbi , e 
gertnani t'abuso invalse cotanto , che gli stessi 
ecclesiastici per difesa de' loro beni erano non ra- 
de volte costretti, ad accettare , e, quei ch'è peg* 
gio , ad otfrire il combatti mento . Che anzi questo 
mezzo irragionevole e disumano di scuoprire la 
verità e di decider le liti fu quasi per privilegio 
permesso alle diiese ed ai vescovi . Così Corrado 
imperatore nel loaS concesse a Pietro vescovo di 
Novara , ed Enrico II nel ao53 a Widoae vesco- 
vo di Voltura per duellum qualihet legali sententta 
Utetn definire. L'età , 1' infermità , ed il sesso delle 
persone frequentemente non permettevano , che da 
per se stesse pugnassero senza manifesta disparità dì 
forze . Di qui 1' occasione d' introdurre ì difenso- 
ri delle parti , che furon delti campioni e vicariti 
perchè scendevano in campo a combattere in altrui 
vece , ed avvocati quando si trattava di beni di 
chiesa , come rilevasi -dalla legge di Ottone li : cau- 
tum y de eccletiarum rebus , ut per advocatos pu^rta 
fiat . Gii atti del B. Lanfranco vescovo di Pavia 
provano , che durasse ancora il detestabile abuso oA 
secolo XII , leggendovisi la storia dell' infelice doD" 
Eella Galasia condannata al fuoco per preteso de- 
litto di vene6cio nella persona del fratello , perchè 
il 'campione di lei avea soccombuto. Questo siste- 
ma di giodiz} , che per se solo saria sufBcente a 
mostrarci la barbarie de' tempi ne' quali fu intro- 
dotto , e r ignoranza e la ferocia de' popoli che 
r adottarono , sì andò poco « poco diradando in 
proporzione del progresso che fece 11 cultura da* 
popoli , e lo studio delta sana filosofia > Incerta è 



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Di ii*ireMicHi.v iQfj 

l'epoca della total cessazione , troraadosene esempj 
nelle Spagne oet iSsa , in Francia nel i547 , ed 
in Inghilterra anche nel principio de! secolo XVIt. 
Quello però che non immette dubbiezza si è , che 
la chiesa ben lungi dall' approvare simile esperi-- 
mento jlel duello , lo riprovò fino dai primi tempi; 
facendone fede la lettera di r^Jicolù 1 al re Carlo 
il calvo , zio di Lotario , che , secondo la storia 
d^ Incmaro Remense de divortio Lotharii et Theui-. 
bergae^ pretendeva si decidesse per mezzo del d nello 
la causa sul preteso adulterio della regina . fi pon- 
teSce francamente scisse : Monomackiam in iege non 
asswaimus .... cum haeo et ejusmodi sectantes 
Deum solummodo teiUare videantur . Anche Celesti- 
no III sul 6oe del XII secolo tolse l'uso scanda- 
loso del duello fra' chierici , che coli* armi alla ma- 
no si disputavano il possesso de'beoeGcj . Per veri- 
li era assurda ed empia cosa ,.che dichiarando il 
giudice la sua incertezza, il piato col duetto si aves- 
se a decidere : assorda , perchè Io sperimento tutt* 
altro iadicar poteva , che la verità , ed attribuendo 
alla forza ed all' arte tutto il favor della legge to- 
glieva al timido e al debole le prerogative delf ìa- 
aocenza e del buon diritto ; empia . perchè trop- 
po disconveniva alla dìgniti divina , ed alla nostra 
bassezza « il volere in certa nuniera forcare Dio a 
iàr de* miracoli a nostro capriccio . Onde abbiamo 
da rallegrarci co' secoli nostri , per esser tolte via 
tali follie, da che i pontelici ed ì concii) ne han- 
no estirpato il seme , ed ha rivendicato \ suoi 
diritti la retta ragione , ohe insegna non doversi 
presumiere il delitto , come sì credeva in tempi di 
ferocia e dì sospetto, ma doversi assolvere l'accu- 
sato in m ancanaa di certa e piena prova dell' im. 
putazione . 



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àOO S e I B K Z B 

Intorno U terza classe di duelli per cause pri- 
vate y e sensa concorso dì pubblica autorità , ae lo 
scopo n' è riposto nel solo desiderio delta reodetta , 
il dritto stesso della natura li condanoa , poiché al 
dire di Cicerone • sunt quaedam officia etiam adver— 
sus eos servantla « a quibus injuriam acceperis ; est 
enim ulciscendi et puniendì modus . Osservò il Ve- 
Dosioo , cbe questo cieco furore di scanoarsi a vi- 
cenda è sconosciuto fra le slesse fiere : 

Neque hic lapis mot , nec fiat Uambui 
Unquam nisi in dispar genus. 

Qualunque si cimenta a aingoiar tenzone , cbe finisce 
colla morte dell'uno dei due soccombenti^ si fa reo 
d'omicidio , se vince: dì suicidio , se soccombe . Molto 
più è condannabile nello stato di società , in cut 
gli uomini si posero per assicurarsi dalle recipro- 
clie ingiurie « ed attenderne dalla pubblica autorità 
la conveniente riparazione . Quindi ben si avvisaro- 
no gì' imperatori Onorio e Teodosio allorché dis- 
sero: idcirco judiciorum vigor, jurìsque pablici tutela 
in medio constitata , ne qmsquam sibi ipsi permitte- 
re valeat ultionem. Nondimeno 1' irruzione de' lon- 
gobardi in Italia seco portò questo barbarico costu- 
me , sconosciuta all'antichità , che poi latamente 
presso le altre nazioni si propagò , e fu in voga 
nella nostra bella regione sotto i franchi e gli 
alemanni. In que' tempi infelici , ne* quali la for- 
za aveva usurpato il seggio della ragione , uomini 
feroci , iracondi , ed !inesorabilÌ si provocavano col- 
la sjMda alla mano per ogni pretesa ingiurìa sotto 
gli occhj stessi de* molti piccoli tiranni deiritalìche' 
contrade , i quali tirawn partito dalla tolleranza del 
disordine « togliendosi così dinanzi senza odiosi^ 
le persone più torbide , sospette , ed invise . 



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Db HOKOHACRIi. 30I 

- Si addolcirono quindi i costumi, mi non ces- 
sò l'abuso del duello sostenuto dslla falsa ,idea dei* 
la personale riputazione. Insorsero le massime «rn>- 
nee della scienza cavalleresca, e tanti delirj furono, 
scritti in proposile , che appena una biblioteca ne 
potria contenere i volumi. Le passioni umane oo- 
privano il sentimento della vendetta col velame dell* 
onore , e questo punto d'onore fomentava i dueUi , - 
die fecero versar tanto e si chiaro sangue , cor- 
rendo allora il prov«bio .- che sì doveva anteporre 
Tonore alla vita stessa-, meglio essendo il morire, 
cbe il sopravvivere all' infamia. Egli i perù bea facile 
di smaschertre lo spirito di vendetta oascostosot-' 
to la larva della propria estimaEione , e mostrare 
che il duello non è mezzo oè lecito né adequato 
a risarcire l'ingiuria , di cui l'offeso si duole. iVoa 
è lecito, perchè io istato di società ne offinde Ì~ 
regolamenti chiunque pretende farsi giustizia da ae 
stesso invece di attenderla dai magistrati , che ve- 
gliano alla riparazione dei torti e delle ingiurie : non 
è adequato , perchè a parlar giusto il disdoro ricade 
non suir offeso , ma sulì' ingiusto offensore ; oltredichi 
lo stesso offeso può rimaner soccombeùte con ingin- 
ria e danno maggiore, e quand'anche resti superiore, 
non pertanto nell'opinione degli uomini rimane il s(h 
spetto salla verità o gravezza deiringiuria vantata.Ep- 
pure tanto potè l'impero della moda , e l'esempio de* 
grandi , che non il terrore delle leggi penali , non 
il rispetto della religione hanno potato sradicare af- 
fatto un costume contrarto a tutti i priacipj della 
retta ragione : e sgraziatamente hanno avuto mag- 
gior numero d' imitatori Carlo V e Fr^ncosco I 
(sebhene le loro disGde terminassero in semplici bra- 
vate) , che Mario , Metello , ed Augusto , i quali più 
saggi de' moderni , e senza dbcapito deli' onore, sde- 



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3oa S G 1 1 ir s ■ 

gnaroDO, sebbea provocitìfdi ceendere ia campo eoa 
Pompilio Silone, Sertorio, ed àntonto- Merìtamea'- 
te perciò il aocevola abuso de duelli fu riprovato 
dai «acri caDOBÌ e dal tridentiao ; «ebbene i det- 
tami stessi della natura facevano già' abbastanxa co- 
noscere, che non poteva esser permesso all' uomo l'e- 
iporre volontariamente a certo pericolo di morte o 
la vita del sao simile o la propria ,di cui non siaoio 
arbitri ma depositarj : vetat emm domìnans ilte in 
nobit Deus injussu fune suo demigrare , siccome 
concluse Cicerone nelle Tusculaoe. 

Scelta e sobria erudizione, senxa ostentatoria 
ridondanza : graviti e moderazione di prÌDcipj, egual- 
mente lontana da rilassatezza e da rigorismo ; dU 
gnitosa eleganza di stile, scevra da ricercala affet- 
tazione , sono i pregi che rendono commendevole 
ti comeatario , e degno di tenere fra le produzioni 
di limil genere un laogo distinto. 



'■r- 



Ruga. 



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so) 



LETTERATURA 



Osservazioni numismatiche di Bartolomeo Borf^eii. 
DECADE vai. 

O 8 S BRTAZ 1 H S I. 



u. 



I n missimo denaro di Silb dittatore , di cai 
si ha il disegno presso il Morelli nella gente Cornelia 
tav- S. n, II f e piò esattamente presso il Visconti 
Iconogr. Jìom. tav. iT r. 9 , rappresenta da un U- 
to una testa di donna coperta da un elmo crestato 
cutnna Yittorietta di dietro inghirlanda d'alloro. Mo- 
stra poi dair altro an re conorato de! diadema , »- 
Tente un'asta sotto il braccio sinistro colla punta 
rivolta air indietro , il quale congiunge la destra eoa 
un duce romano in abito militare , cfae riposa la 
mancina sul parazooio , dietro cui si vede nna na- 
ve da guerra, coli' iscrizione sTLi,4.iiir nell' eser- 
go. Dd)bo far osservare che in altre medaglie coli* 
istessissimo tipo manca del tutto l'addotta epigrafe, 
io vece della quale apparisce un numero ; onde il 
IH Tedesi in una della mia collezione, e il li Iti 
da me trovato in un' altra del museo Tommasini 
di Koma. Giudico eh' essi altro non vogliano signi- 
ficare se non che il solito numero monetale, e in- 
tanto mti parso di farne avvertenza per due ragio- 
ni. La prima per addurre u'na luminosa prova , che 
le note monttaii co&tinaarono ad essere in uso an-» 



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che negli anni in cui la liberti romana cominciò 
a piegare al suo fine ; del che parre dubitasse r£- 
cLhel t: V pag.'j'j. L'altra poi,per accrescere gli esem- 
pj delie medaglie , sulle quali ora si è scritta , ora 
sì è lasciata la leggenda; e per aumentare in conse- 
guenza gli argomenti che ci persuadono a classifi- 
care nelle genti respettive i nummi incerti , che seb- 
hcaà privi di lettere pure presentano uo tipo affat- 
to conforme a quello di una lamiglia gii conosciu- 
ta , come sarebbe per esempio il denaro di cui par- 
lai neir osser. ti della, decade III. Per assai lun- 
go tempo ninno ha saputo intendere il vero signi- 
ficato di questo rovescio. L'Orsino vi credè effigia- 
to Siila in atto di ricerere oltremare i senatori che 
la fazione di Ginna e di Carbone arerà espulsi da 
Roma. Il Vailiaot e TArercampio ri ravvisarono il 
suo rittorioso ritorno in Italia \ e la legazione rife- 
rita da Appiano ( bel. civU. t- cjQ ) inriatagli dal 
senato per tentare di placarne Io sdegno. Ma di que- 
ste opinioni sentenziò l'Eckhel : De tjpo numi U quid 
statuamm inGerto sv.m. Qua antiqUarii hactenus at~ 
ttdere non satisfaciunt. E reramente fu ragiooerole 
quel giudizio, perchè la giusta spiegazione è doruta 
interamente air eruditissimo Visconti , il quale vi- 
ceversa ne ra debiore alla fortuna di avere avuto sot- 
to gU occhi una medaglia conserratissima. Egli dun- 
que avrertl neli' iconografia romana , che quieta rap- 
presentato il &moso abboccamento di Siila con Mi- 
tridate , in cui fu cónchiusa fra loro la pace. E ag- 
giunse poi che questo principe si riconosce al dia- 
dema di cui ha cintoli capo « e che porta la pic- 
ca, ond'è armato, colla punta a dietro per mostrare 
che non si presenta come nemico. Io non ho che 
una sola cosa da notare su tale eccellente ioter- 
pretamanto, che ci addita su questo nummo uno dei 



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OSSERTAZIONI HUniSHATICRI 3o5 

piò celebri fatti della storia romanB : ed è, che tut- 
ti sen7.a eccezione hanno creduto che Siila vi sia scol- 
pito in. atto d'uscire di nave, dal che pare si aves- 
se a coDchiudere eh' egli si recasse a quel congres- 
so per mare. Ma ciò è contro la storia , perchè il 
luogo della conferenza fu Dardano nella Troade : e 
Siila dopo aver passato lo stretto ad Abido vi an- 
dò per terra ; mentre al contrario sembra piuttosto 
che Mitridate tì venisse navigaodo. Intatti scrive 
Dione ,^gn». clxxv , con cui concorda Plutarco* 
CongressHS estSj^lla cum Mitridate ad oppidum Troa- 
dis Dardaniàa^uum naves it ducentas.remigio instrt*- 
ctas et terrestrìum copiarum pedites vigìnti mUlia^etfui'- 
tes fex milliahaberet; Sylla cokortet qiuUuor,e<fuites 
ducentos. Quella nave adunque deve avere un altro 
significato : e veramente considero che non vi ap- 
parisce il ponte per poterne scendere , quale, si ve- 
de nella prima medaglia della gente Mìnazia, in cui 
ai volle indicare lo sbarco di Co. Pompeo il giovar 
ne nella ~ Spagna. Per lo che io porto opinione , f;he 
con essasi sia voluto alludere ad uno dei principa- 
li articoli di quella pace , il quale fu che Mitrida- 
le cedesse al proccmsole settanta triremìfSiccome scri- 
vono Dione e Plutarco : o vero ottauta, se voglia,m«- 
glio credersi a Mennone presso Fozio cap.^^. Ac- 
conciamente adunque sari qui dipinto Siila, che do- 
po aver ricevuto le navi striagela destra del re, giac- 
ché si sa dagli storici che non permise che gli toc* 
casse la mano se non dopo aver promesso di accet- 
tare totte le condizioni che gli venivano imposte. E 
per tal modo l'esercito romano essendo uscito vit- 
torioso da quella lotta ^ giustamente dalla Vittoria si 
sarii fatta coronare la testa di Roma nel diritto. Dal- 
le quali cose' ne cooseguef che Is presente medaglia 
è stata coniata nello stesso anno GG<) t >n cui av- 
venne questo fatto ,o tutto al più neU' aano seguente. 



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aaCì LlTTIRATIIkÀ 

Os*BKV&ZI01flII. 

Egli è ornai tempo di tor via dai libri oamismatici 
]s Tergogna che si prosi^oa a dare io eui uà' erro- 
nea spiegazione di due Dumini , quando è tanto tem- 
po che uno icrittore epigrafico ne ha scoperto la ve- 
ra ' Il primo di questi è appresso il Morelli il t. 
della tav. 3 della gente Giunia , ripetuto nella gen- 
te Postumia tav. i d. i , clie ha da una parte il ritrat- 
to di À. Postomio Albo Regilleose che oel a5ft vin- 
se i latini alla battaglia di Regillo, coli' epìgrafe a. 
posTVNivs. cos , e mostra dall' altra la leggenda al • 
II1RT8. BBVTi. t entro una corona di spighe di fru- 
mento coi suoi nastri. Trovasi il secondo nella gen- 
te Mussidia tav. 1 n. I , portante nel dritto nna te- 
sta di femmina incoronata di spighe con prolissi 
capelli , e nel rovescio la stessa corona coi soliti na- 
stri entro cai leggesi x.. hvssidivs . lonsvs. Alle 
volte per& vi si scorge l. mvssidi. lonci ,come netl* 
altra medaglia consimile che nella stessa tavola gli 
succede lett. A, ed alcone volte vi capita l. iitssdi. 
lORGVSf siccome in quella da me posseduta. Rignar- 
do'il primo'' suppose l'Orsino ohe a D. Bruto fosse 
stata donata una corona di spighe io ricompeosa for- 
se di frumento somministrato al popolo in una ca- 
restia durante la sua edìliti : ma oppose il Vaillaot 
che non si ha alcua sentore di tali corone donate 
agli edili. Quindi amò piuttosto che quelle spighe 
rinnovellassero la memoria del tempio votato a Ce- 
rere dal citato console Regillensef dì cui parla Dio- 
nigi d'Alicamasso 1. vi. § 94**^ l"*' parere sotto- 
scrisse l'Avercampio. Intorno poi la seconda meda- 
glia due spiegazioni propose ì'Orsiao. L'una deri- 
vante dalla congettura che Mussidio Longo fosse sta- 
lo incaricato dì una qualch« commiutODe frumea- 



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OlSCHTAZlOIfl RUMISHATICHI SO7 

tati» ; T litri che ivi si BlIudesK t Cesare il ditta- 
tore ai cui tempi coniava le sue monete' Massidìo , 
come coBta da altri suoi tipi ; r che perciò la co- 
rooa dì spighe ricordasse U largixione ch« al popo- 
lo romano nel yo9 egli fece fra le altre cose di 
dieci moggi di graoo per testa. A quest' oltìma opi- 
nione aderirono il Vaìllant e l'Àvercampio. Ma ni 
pure una sillaba fu detta dall' Erkhel su questi due 
rovesci , l'interprptazione de' quali superiormente ad- 
dotta ogncno puù vedere per ae stesso quanto sìa 
stiracchiata . Il primo a penetrarne il vero senso fu 
monsignor della Torre vescovo d' Adria ( monum. 
vet. Ani. p. 104), il quale si accorse che le coro- 
ne dì spighe erano pruprìe dei fratelli arvati . E 
provò questa sua assertiva con un passo di Masu- 
rio Sabino presso i. Gelilo I. 6 cap. 7. Ex eo tem- 
pore coiiegìum mansit fratrum arvaiium numero duo- 
decim. Cujus sacerdotii insidie est spicea corona et 
aib(B infulte. Cun esso concorda Plinio K xviucap. 
a. Arvorum sacerdotes Riimulus in primis institiut, 
seque duodecimum/ratrem appellavit inter illos ab Ac- 
ca Laitrentia nutrice sua , spicea corona , qua vieta 
alba coUigaretur , in sacerdotio ei prò religiosissimo 
insigni datai qum prima apud romanos /iut corona. 
Quindi è che nelle celebri tavole, in cui si Fegistra- 
vaao gli atti del loro collegio, spesso s'incontra «wm- 
ptistfue prmtextis et coronis spiceis vtttatis lucwh dea 
Dite summotò ascenderunt^ come può vedersi pres- 
so il Marini tav. xxv , KXxiif xxxv , e tpecialmeo- 
te a pag. 3i4- Laonde osservando che non vi è co- 
sa più comune sui nummi che il vedervi rappre- 
sentati i simboli dei diversi sacerdozi, di eoi erano 
ooorati coloro- che li fecero imprimere , giustamen- 
te concbiose quel vescovo che le corone di spighe, 
]e c|uaU si vedono su questi denari , nuli' att^o To^ 



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3o8 LsTTiaATUIlÀ 

^ìoDO draotare se dod che D. Bruto e MnMÌdìo Lon- 
go furoBO ascritti al Dorerò degli arrali . £i nastri 
poi che legano tali «erti ci mostrano chiaramente co- 
sa erano le alba infulce di Masurio , e le vUtte aìbm 
di Plinio , che furono un altro distintiro dt que- 
sti sacerdoti. Da tutto ciò se ne deduce, che la te- 
sta del diritto sul nummo di Mossidio rappreseli- 
(eri la dea Dia diviniti tutelare di quel collegio s 
onde questa medaglia fu opportunamente citata dst 
Marini (TV. Jrv. pag. 1 1 ) in sostegno della sua opì- 
niooe , per la qnale questa dea altronde ignotissi- 
ma fu da lui creduta non diversa da Cerere , che 
dalla coroDd di spighe prese appunto il sopranome 
di TTttxyoTb^KWt e di cui cantò Ovidio nel iv dei 
itati: 

Tum demum vidtianque Ceres animumque recepii^ 
ImposuiUjue suce spicea serta cotna. 

OSSIKTAZ ioti ■ IH. 

II VaiUant (Jam. rom, t. a pag. a 1 3 ) e lo Spa- 
nemio ( p. 3. pBg.i53) pubblicarono un'asse semion- 
ciale colla solita testa dì Giano da una parte , e 
colla prora di nave dall' altra, sopra cui trovasi l'e- 
pigrafe L.P.B.A.P , aggiungendo che nelP esergo leg- 
gevasi POMA. Conservo io purequest' asse, anzi pos- 
siedo ancora la sua metà : ma quantunque il primo 
non sia motto conservato, nella parte inferiore , pu- 
re dubito assai che vi sìa mai stata la parola koma, 
la quale manca certamente nel semisse , che presen- 
ta r esecgo affatto sgombro di lettere. Giustamen- 
te gli editori opinarono che in quelle sigle si na- 
scondesse il nome di colui che fece improntare la 
moneta: e veramente nell' osserv. ti della decada 
quinta si sonò addotti altri esempj di questa com- 
pendiosa scrittura. Qui basta lolo dì notare, cb'el- 



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OssiRvizioifi acHitMATiciia 309 

la ftl ÌD uso'anche negli -altri tempi della repub- 
blic« , ai quali pel loro peso coorien riferire que- 
sti Dumini : del che fa lumiDosa prova it deaaro 
moreUiano della gente Cecilia n. V tav. a , io cui 
ÌJ suocero dì Pompeo Q. Cecilio Metello Pio impe- 
radore ai contentò d'indicare anch' egli il proprio no-' 
me colle antiche lettere q.c.m.f.i. ^el caso presen- 
te il Vaillimt interpretò Lucius Papìnus Designatus 
^edìlis Plebis , e volle trovarvi quel Papirio Tordo 
che il Fighio creò tribuno della plebe nell' anno ca- 
pitolino 5^5 , e che falsameote giudicò essere sta- 
to quel medesimo che portò la legge Papiria sulla 
diDiiouzioae dell' asse, ricordato da Plinio. Conven- 
go pienamente nella, spiegazione delle due ultim* 
lettere, non essendo nuovo che anche gli edili del 
popolo sieno nominati sui nummi: ma è però chia- 
ro che quel D. non deve significare designatasi e 
che invece egli è apertamente l'iniziale del cogno- 
me di questo edile. Infatti per qua! ragione Papirio 
Tordo avrebbe omesso dì aggiungere un semplice 
T per accennare il suo cognome , quando tante era- 
no le diramazioni della gente Papiria , òhe ÌI tra- 
lasciarlo avrebbe generato sicuramente dubbiezza t 
confusione? È dunque da cercarsi un' altra casa , il 
cui nome gentilizio incominci per P , it cognome 
per D. £ qui debbo confesijare che, malgrado le tua- 
ghe e diligenti ricerche che ne ho praticate non so- 
lo nei tempi della repubblica , ma altresì in quel-, 
li dei primi imperadorì , se si eccettui qualche per- 
sona non romana o dell'infimo volgo di cui si ha 
memoria nelle lapidi , non ho trovato che questa 
combinazione si avveri se non se dalla gente Plau- 
zia , che usò fra gli altt-i il cognome di Deciano » 
onde abbiamo nei fiisti Cajo Plauzio Deciano con- 
sole nel 4^5. Un altro C. Deciano tribuno della plev 
G.A.T.XVI, i4 



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jie L« ttruatuiia 

be l'anno 6^4 trovasi ricordato da Valetio Massi- 
mo Ub/8 cap. I ., e Dell' orazione prò Rabiiio cap. 9. 
Egli Al padre di uo duoto Deciano , di coi igno- 
riamo il prenome, che nel G93 fu uno degli accu- 
satori di L. Valerio Fiacco proconsole d'Asia, co- 
me risulta dall' aringa con cui fu difeso da Ci- 
cerone. La corrispondenza dell' eU « della famiglia 
plebea , e delle iniziali del nome e del cognome , 
possono somministrare un Ì>a8tevote argomento, so 
cui fondare il sospetto eh' egli o un soo fratello sia 
stato l'autore di queste medaglie, snlle quali pro- 
pongo di leggere Lucius PlauHus Decianus Aedilis 
Plebis. Certo è che il prenome Lucio non cagiona 
difficoltà , essendo stato anch' egli comunissimo nel-* 
la gente Plauzia. £ chi sa che questo Deciano edile 
della plebe non sìa quel L. Plauzioo Plozio da cai 
Sa ricevuto in adozione L- PlaQzìo Plaaco pretore 
nel ^11, di cui ho parlato nell'osservaxione iv del- 
la decade III ; parendomi ora piò probabile che il 
fratello di un uomo di tanta iraportaoxa , quale fa 
Muhazio Planco, fosse piuttosto adottato da un ma- 
gistrato che dal semplice retorico L- Plozio Gal- 
lo , siccome ivi allora sospettai non per altra ra- 
gione, se non perchè non mi era nota altra perso* 
na che in quei tempi aresse portato quel nome. Ma 
checché ne sia di questo secondo sospetto, parmi , 
se non mi adnlo, che l'altra mia congettura abbia 
alquanti gradi dì verisimrgllanza più che non ha quel- 
la del Vaillant . Onde finché non sopravvenga una 
nuova scoperta che la confermi o la distrugga , po- 
trà intanlo servire per classificare nella serie quest* 
medaglie , di cui gli altri numismatici aon haoao 
tenuto discorso. 



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QissKrAzioni vumiskatichi m 

OstBaTAzionsIV. 

L* Orsino nel parlare il primo del dimidialo 
eogBome che si osserva sopra un denaro di L. An- 
testio die saggio della solita sua esaltesza attestando 
d'arerrì trovato crac , e confessò poi ingenaameo- 
te d'aver indarno cercata la maniera di compiere quella 
voce. Meno diligente il Vaillant volle leggervi gkac , 
• supplendo ca&ccAaf t ch'è notissima deooroiDazio-' 
ne della gente Sempronìa, credè che vi si parlasse 
di G. Sempronio Gracco e dì L. Antestio, che il Pi- 
gbio suppose «ssere stati colleghi nel tribunato del- 
la plebe dell'anBo 53 1- Malgrado la fedeltà del Mo- 
relli, che nel suo disegno incise quella sillaba tal qua- 
le sì trova sul nummo , TAvercampio amò di segui- 
le la lezione del Vaillant ; se non che in grazia di 
no denaro forse foderato , che al rovescio dì Ante- 
stio accoppia ìl diritto di una medaglia della gen- 
te Varganteja , stimò che non di tribuni della ple- 
be, OM di triuoviri monetali qui si favellasse. Per 
lo ohe conferì contemporaneamente quella carica a, 
Xh Antestio, a Sempronio Gracco, e a M. Vargnn- 
tejo ; sebbene, più non ricordandosi in seguito del 
portato giudizio, cambiasse opinione quand' ebbe a 
parlare di quest* ultimo, e gli assegoasse allora per 
collega Co. Doraizio Enobardo. Questa contesa fu 
ampiamente discussa dall' Oderìco in una sua par- 
ticolare dissertazione inserita nei saggi delV- acca- 
demia di Cortona t. viii pag i58, nella quale pre- 
se con buone osservazioni a stabilire la legge pro- 
mulgata poscia dall' Eckhel, che quando sul dirit- 
to sì trova un cognome e net rovescio il prenome 
«il none gentilizio, quel cognóme appartiene alla 
persona mentovata nelF alt» feccia deUa medaglia. 
Pef tal modo avendo distratta i pensamenti del Va- 

■4- 



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311 Lbttib&turi 

illaitt e dell* Avercampìo , mise faori dì questiooe 
che un solo era il soggetto ricordato su questo duib- 
mo , e che il srac era seau dubbio il ct^nome d'An^* 
testio , cosi aveodo letto ancor egli dietro ria&ds 
scorta degli altri. E per reintegrare poi quella vo- 
ce nieczata pubblici pel primo un trìente che offre 
da un lato la solita testa di Fallade coi quattro glo- 
betti, e dall' altro una prora di nave su cui è po- 
sato uo' uccello con roma oell' esergo , ed ... amtu 
neir area superiore, ove per la deficienza del me- 
tallo resta a desiderarsi i) prenome. £gli osservò che 
molte volte quando il cognome denotava alcooa co- 
sa che poteva rappresentarsi, invece di scrìveriocoB 
lettere si usò di scolpire la cosa significata , onda 
sappiamo da Plutarco (^poph. p. m. ao4) che an- 
che Cicerone in poculo argenteo diis ab se dedica- 
to pranomen nomenque litteris indicavit, in locum ve^ 
ro Ciceronis cicer insculpsit. Quindi opinò che queir 
uccello tenesse sul suo trìente te veci del cognome 
enunciato sul denaro: e avendolo giudicato una cor- 
nacchia , credè che quest* Antestiosi chiamasse geac- 
ulus , appellazione consimile a quella di Turannio 
Gracula ricordato da Plinio (lìb.J- proem.), che l'Ar- 
duino volle arbitrariamente tramutare in Gracile. E 
niun fastidio si prese poi se di questo bopranome de- 
gli Antestj alcuno degli scrittori non aveva lascia- 
to memoria : conoscendosi per esperienza che se ai 
tempi di Cesare e d'Ottaviano le persone piò coma- 
uemente si denotavano per cognome, tutt' altro fn l'u- 
so dei tempi più antichi a cui questi nummi ap- 
partengono , nei quali molto spesso adoperavasi ii 
solo nome. Quest' opinione , che dall' illustre suo 
autore è stata rinforzata coli' appoggio di molli esem- 
pi consimili, tratti dalla serie monetaria delle fa- 
miglie^ che la rendono probaUlissima, non dispiacque 



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Os5iaTAZ10I(I HUMlSMATIcaS Sl3 

air Eckhel , il quale tottavolta nel!' elenco deì co- 
gDomi lasciò troncato quel crac , forse aspettando 
che il tempo facesse conoscere qual giudizio ne por- 
tavano i numismatici, priai» di riceverla definitiva- 
mente per vera. £ infatti potè essere giusta questa 
caotela ; perchè pare che una insormontabile dilHcol- 
t& contro lei si proponga dalle stesse medaglie, nel- 
le quali il oitAC è cosi evidente da non lasciare al- 
cun dubbio : onde sembra cbe tutti i ragionamco- 
ti dell' Oderico abbiano ad essere inutili y allorché 
quella sillaba decisamente si ritìnta di ricevere una 
tale terminazione • Ciò nondimeno deve confessar- 
si per amore del vero , che te posteriori scoper- 
te vengono tutte in soccorso del pensamento di queir 
antiquario. La mia raccolta possiede no bel quadran- 
te colla testa d'iiircoleei tre gtobetti da un lato, il 
quale ha nel rovescio la stessa cornaccliia posata sul- 
la prora di nave , sopra cui leggesi l. antes , coli* 
esergo e coi fianchi sgombri affatto d'ogni altra let- 
tera o nota. Similmente non è molto che mi è capi- 
tato un altro quadrante colla stessa testa d'Ercole 
nel diritto, ma con chao dietro la nuca: il quale 
pure mostra dall' altra parte la cornacchia fermata 
sulla prora, con l. amtbs nell' area superiore, cro- 
me neir esergo. Essi adunque dimostrano che quell' 
uccello non fu incìso sul triente odericiano come 
nota monetale , o per altra ragione estranea aL. Ante- 
stio; trovandosi sempre costante su tutte le sue mone- 
te di rame. E se finora non potevano citarsi a prò di 
questa sentenza se non se gli esempj dei cognomi non 
tcritti ma indicati colta rappresentazione della co- 
sa significata, adesso il secondo quadrante riunirà in 
i)uo favore anche gli altri più numerosi in. numisma- 
tica , nei quali tanto .osservasi il cognome, quan- 
to il simbolo còrri^pondent*. Perlo che sembraudo 



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Jl4 LETTEHA.TUaÀ 

dubbiosa da una parte la ragione per cui la comac^ 
cbia fu scolpita su questi rovesci , e dall' altra non 
avendosi alcun' altra parola latina che incomìnci per 
GK&«, io porto opinion^ che ì più antichi dicesaero 
Teramente gkaguIus invece del Graculus , che do- 
vette mettersi in uso quando la lingua si venne ri- 
pulendo. Infatti non deve far meraviglia Tuso pro- 
miscuo del C e del G , affini essendo queste lettere, 
siccoflM attesta Io stesso Frisciano 1. i ^ Jliae tfc^ 
to sunt sibi aj/tnes . , . per conjugationem et cogna- 
tionem ut B P F^ nec non Get C cum aspiralione , 
siile sine ea, E di questa promiscuità offre esempio 
anche la nostra scienza , perchè sui nummi dì Agri» 
gento tanto abbiamo AKFATANTiNfìN , quanto agki- 
GEMTVM. Questo mìo pensiere troverebbe un opposi- 
zione , se fosse vero che graculus provenisse da gc- 
Toculus , come insinua Festo : Gracidi a sono ori» 
vacati sive a gerendo dietim quasi geraculi , quodjeictn 
segetum semina plurimum gerani; vel quod ex olive" 
tiscubitum se recipientes duas pedibus baccas yter* 
tiam ore/erant. Ma questa derivazione viene rifia- 
tata da Quintiliano (I. i. cap. 6 , o secondo altri 
cap. I o) f quando meritamente deride ancor quel- 
la di Varrone * Cui non post Farronem sit vefUa ? 
qui agrum quod in ea agatur aliquìd « et graculos quia 
gregatìm volent dictos Ciceroni persuadere voluti # 
ciwi akerum ex grceco sit mtinifestum duci , alterum 
ex vocibus avium- Però tutta in mìo favore sta la fal- 
sa etimologìa di Varrone, cioè dell' uomo ilpiiì peri- 
to nella vecchia lingua del Lazio , il quale qoq poA 
a meno che non avesse in vista quest* antica pr»- 
nunzia allor che scriveva tali cose ,' giacché tragre- 
gatim e graguius si trova pure un affinità , che noK 
vi sarebbe dicendo graculus . Intanto se questa p^ 
rola è una voce d' imitazione , chi non vede clw 



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OjSKRVÀZIOMI SDHlJtMATICRt a |5 

graculus essendo più gutturale meglio corrisponde 
alla rauca voce delle cornaccliie ? Ma un positivo 
■rgomeoto in favore della mìa opinione è slato tro- 
vato dal dottissimo ellenista Girolamo Amati , il 
quale mi ha fatto avvertire che il verbo enfatico di 
quest' uccello è ora in grammatica ufi^a , ma che 
però l'obliquo Mpryit ben dimostra esservi stato unti 
Tolta nfepya , cioò ffkyit. Ora chi non sa Tinfluen- 
ya esercitata dalla lingua greca nella formazione 
delle parole latine ? £ giacché siamo a ragionare dì 
questa voce, osserrerf» ancora che ^racu/uf è , co- 
me og^uQvede, un diminutivo foggiato secondo il 
primo modo che conta Prisciano 1. 4 ■ Stmt tgitur 
diminutivorum/'irmae generis masculini cvlvs vlvi, 
ui a^cutus-, ig^culus,, tantulus^ il quale suppone l'e- 
pisteozB del positivo , che coli' andar del tempo sa- 
rà caduto fuori d' uso ; invano cercandosi adesso 
aui lessici. Ma se questa parola è perita nel corpo 
della lingua latina , è rimasa però fra i cognomi 
% quali si dimostra aver tutti avuto uo signifìcato. 
È facile l'antivedere ch'io intendo parlare di Grac- 
cuso Gracch'dS cognome antìchissirao, siccome quel- 
io che trovasi usato da Tiberio Sempronio Grac- 
co console Tanno ài6 , dal quale fu poi traman- 
dato ai suoi discendenti. £ indubitato clic da prin- 
cipio dovè scriversi Gracu.; , poiché si sa che sino 
alta fine del sesto secolo della loro era , ed anche 
,piiì oltre,! romani non uaarono duplìc<irc le con- 
'«QDanti ; onde la tamosa confìnasione fra i genua> 

- ti e i Teturj e il seoatus consulto dei baccanali non 

- ne offroiro verun' esempio. Il che essendo , mrh nia- 
. nifesta la deduzione di graculus da gracus , o di 
.^agulus da gragfts , il quale sar^ poi divenuto 
■gniocus e graochus per esprimere la primitiva let- 
tiera G più gutturale . Un simili^simo cambiamen-* 



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ai6 LBTTEai.TCBÀ 

to panni aver sofferto la voce saccus ^ alla quale 
tuttarolta quando tuo) significare veste milibre è 
rimasta l'aotica pronuazia sigus usata in mascoli- 
no da Ennio. E eoa questa semplice osserTazìone 
saremo arrivati a conoscere il significato dì graccus 
che. ci era prima ignotissimo , e che falsamente a ge- 
stando aveva dedotto il Glandorpio , ma che per 
altro noi italiani avevamo conservato nel verbo grac- 
chiare, col quale esprimiamo it suono eli'emettono 
le cornacchie. 

088IRTÌ.ZIOHB V. 

Fra le incerte del Morelli tav. V n. ii trova- 
li un antichissima medaglia d'argento avente nel 
diritto la solita testa dì donna difesa dall' elmo ala- 
to col z dietro l'occipite , e coi Dioscurì a cavallo 
nel rovescio, roma nell' esergo , e le due lettere G. 
R. sotto il ventre dei destrieri. L'Avercampio aven- 
do osservato che tanto i Rabirj , quanto i Rabule!, 
ì Rebili, e i Renìi costumarono il prenome Gajo, non 
seppe decidere a quale di tali famìglie si dovesse as- 
segnare. Posseggo io pure questo denaro , il quale 
mi fa cenoscere che il Morelli restò ingannato for- 
se dalla mala conservazione di quello eh' egli vi- 
de : imperocché nino punto esiste fra una lettera 
e l'altra , e la prima non è un C , ma un lampan- 
tissimo G; onde non G. R ma G. Rvist legge chia- 
ramente. Neil' osservazione V della decade V ho 
riunito una qnantiti di esemp), pei quali resta di- 
mostrato che le sìllabe indicanti ìl zecchiere, quan- 
do mancano del prenome, significano piuttosto la fa- 
miglia di quello che la gente; dalla qual regola non 
vi é ragione di allontanarsi né meno questa volta. 
Molti sono ì cognomi raccolti dal Glandorpio fJie 
'- incominciano per queste due lettere , ma fn questi il 



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Ombutazioiti hdhismàtiohi 31^ 

Gracuia dei ToraDDJ,iI Grttciniu deìGiulj e dei PoiB'- 
ponj,ÌlGra£u^ dei Valer), il Grospàus deiPompei.e il 
Griphusdet Plozj Doa s^TÌraano alio seopo.apparte- 
nendo tutti ai secoli imperiati. Altri pure per altre ra- 
gioni vaouo esclusi, e soli resterebbero Ottavio Gre- 
cino che militò sotto Sertorio , ì Harj Gratidiaoi 
parenti di Mario il viucitore dei cimbri , e i ìiem- 
proDJ Graccbi , ai quali dorraono aggiungersi per 
autorità delle medaglie gli Àatestj Graguli. Perà 
questo deaaro pel suo tipo deve riferirsi ai primi 
tempi , nei quali cominciò a coniarsi in Roma l'ar-* 
gsnto]: né sembra che tutto al più debba ritardar- 
•i gran fatto dope la seconda guerra punica , co- 
me si arguisce dalla sua somiglianza con un altro 
denaro della gente Terenzia , di cui parlai nell'os- 
aerv. Ili della decadelU. Laonde non faranno tam- 
poco al caso nostro il Grecino e ì Gratidiani, che fi- 
gurarono oltre un secolo dopo nel!' età delle lazio- 
iii,sillane. Anche .gli Aatestj Gregali non pare che 
si abbiano ad elevare ad un' epoca cosi remota , per- 
chè le toro monete di rame seguono il peso dell' as- 
se onciale , e perchè C. Antestio , di cui si hanno 
alcune medaglie con tipo simile a quello di cui ra- 
giono , non sembra che portasse il cognome di Gra* 
gnlo i ma sibbene un' altro avente qualche relazio- 
ne col cane, che gli serve costantemente di sim- 
bolo. Non trovo adunque opportuni se non die i 
SempFoni Gracchi, nella famiglia dei quali prefe- 
risco di collocare questo nummo , potendo con 
veriaimiglianKA essere stato cpniato o da Ti. Grac- 
co console nel 5iG, o da suo tiglio console anchi 
egli nel &Òq. " . . 

OSSERTÀZIONR VI. 

In tutte le opere numismatiche mal descrìtto 



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a-|8- LsTTBKATDlfc 

ritrovasi il danaro morelliaDo della geote Cecilia Ut. 
I D. T, rappreieotaote nel diritto la consueta testa 
feminioile coperta dall' eloio alato colla x tagliata 
per mezzo dietro rocùpìle. fJel rovescio si è cre- 
duta effigiata sopra una biga uqu figura armata di 
corazza e di elmo, tenente colla sinistra l'asta mi- 
litare e le redini, alla quale alcuni hanno dato aeU 
la destra un ramo, altri l'hanno negato. Nell'eaer- 
go leggesi ROMA , e neir area vedeai una testa d'e- 
lefante , dal collo dì cui il più delle volte pende 
DB eampanaccio- il Vatllant e il Morelli,sedotti dall' 
ìnfedeltÌL dei disegni che avevano per le mani, gin- 
dicarono che in quella figura fosse delineata Roma; 
nò migliore fu U giudizio portato dall' Eckhel che 
ravvisovvi Marte. Ma essi furono certamente ìngan- 
nati: perchè io, che nel momento io cui scrivo mi 
trovo avere sotto gli occhi quattro di queste meda- 
glie una più bella dell' altra , posso attestare che 
quella figura ci mostra una dea vestitf delta sto- 
la cinta sotto il petto , con testa nuda, ma coi ca- 
pelli legati dietro in un nodo , la quale ha nella 
destra un ramoscello d'alloro , e tiene nella sinistra 
le briglie e l'asta pura , che per tale si ravvisa al 
}>ottoncino in cai termina sulla cima. Non polen- 
do convenire coli* Arduino ffìst. Jug. p. C86 , che 
■volle trovarvi la Vittoria , perchè costei non sì ve- 
de mai priva delle sue ali ; sono stato alcun tem- 
po dubbioso intomo la diviniti che vi si doveva 
riconoscere , parendomi che non avessero alcun dn 
ritto in questa immagine Tllarìtàe la Pace, che so- 
no le due dee che per rordìnario ci si mostrano 
con un ramo nella destra. Infatti oltre che da lo- 
ro non si adopera il lauro, competendo alla prima 
la palma , alla seconda l'olivo , une più forte dif* 
ifieolti mi nasceva dalia coaosceoza fJie il loro cul- 



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Oa«B*rAsioitr inmisuTiciii aiy 

to' in Roma fu molto post^oro di tempo «U* in^ 
eisione della presente medaglia. Imperocché non mi 
ricordo che sui nummi si abbia raemorìa dell* lUi 
rìtà inuaDEi Àdrìano , e per riguardo alla Pace prìr 
mi furono Vespasiano a fabbricarle un tempio ^ m 
Augusto ad ergerle nn' ara i motivo per cui «oh» 
sulle monete di quest' ultima fa la sua prima com- 
parsa nella numismatica. Per le quali cose mi sono 
finalmente determinato per U dea Pietà ( la cui te- 
sta è frequente nella serie consolare ) la quale «h^ 
he un tempio nel foro olitorio fino dal 5^3 dedi- 
catole da Acilio Glabrione, e votatole dieci «noi 
prima da suo padre in tempo della guarà col n 
Antioco . JVon nego che i suoi pia comuni attri- 
buti sotto gì' imperadori furono la patera, il sìm- 
pulo , l'ara, e taoerra^ ma il ramo dì lauro e l'asta pò* 
ra sono i simboli che le furono dati più auticamea> 
te , come fi dimostra dalle medaglie di Sesto Poa-r 
peo (Ah» a. n. t e ti<) sulle quali è similmente rap- 
presentata , « dove non lice scambiarla con aleonT. 
altra] , stante l'epigrafe pibtì.s che ce ne dà sicu* 
rezfca . Che se tutti gì' instrumenti dei «agrificj bea 
sì addicono alla dea della deToùone v^rso i nn* 
mi i per la stessa ragione le conrerrà il ramosoeU 
lo adoperato nella lustrazìoue y con cui agli stetv 
si sagrificj davasì incominciamento . Onde scrìv* 
Servio ( ^ene»^. !• Ili v. 379): Lustrtanur ^id eU 
purgamur, ut Jovi sacra /aciamut.'E, veramente il 
ramo , con cui sì lustravano le vittime e il popolo* 
molto spesso fu d'alloro « secondo che sì dice da 
Ovidio : yìrgaque rortUas laurea mitU aquoM ; e li 
conferma da Giovenale (^Sai. 11 v. iS^ ): 
Cuperent luitrari , si qua darentur 
Sulfura cum ttedis , et sifaret humida launts. 
Altre testìmonìanu se ne possono vedete prei80|;)j 



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oso Lettcratdra 

aeeademici ercolaoesi ( Bronzi t. i p- ^Gi , note 
4.) , e DcIU collezione degli opuscoli del Calogeri 
(voi. iv p. 399). Sebbene il Cupero (de^ephantit 
cap' n p«g. 119) restasse incerto della &miglia 
coi doveva attribuirsi questo nummo, pare ai gior- 
ni nostri pili non si contende sulla sca aggiadica- 
zione alla gente Cecilia, di cui fu quasi propria im- 
presa l'elefante, dopo che L. Cecilio, Metello coa- 
•ole nel 5o3 condusse Tanno dopo io trìonfo per 
la prima volta questi animali presisi cartaginesi in 
Sicilia ; ond' è che ora tntto intero, orala sola sua 
testa, comparisce assai spesso sulle medagUedi quel- 
la casa. E però da notarsi eh' eristono alconi spez- 
zati di un asse mancanti anch' essi di leggenda, in- 
vece della quale portano nel!' area superiore del ro- 
vescio la stessa testa d'elefante che si vede so que- 
sto denaro : ond' è fondatissima l'indozione che sie- 
Bo stati coniati per ordine di un medesimo zecchie- 
re. Dì questi io posseggo il semìsse, il triente, e il 
quadrante : de' quali il primo è stato anche pubbli- 
cato dal Morelli tav. 5 n. ir , il terzo dal Ramus 
(^Cat. mas. Dan. t 1 p. 1 1 pag.2Q ) . Il loro peso, tat- 
to che sia alquanto alterato dalle ingiurie dell' età, 
-dimostra che facevano parte di un'asse onciale, Ìl 
che sarìi di qualche lume per iscoprireil Metello* 
a cui appartengono. Il Vaillant attribuì tutte que- 
ste medaglie a M. Metello fx>nsole nel 639 , di cui 
abbiamo altri nummi i il che per quelle di rame 
fu ammesso anche dall' Avercampio , dicendo poi 
che la nostra d'argento poteva anche tribuirsi ■ C. 
Metello Captarlo console nel 64 ■ i ^nlla qual discre- 
panza l'Lckhel non espose il suo giudizio. Riguar- 
do a quest'ultima, l'Arduino em stato di parere con- 
corde Coir Avercampio , ma riferì le prime a Me- 
tello Scipione suocero di Pompeo a console nel joa: 



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OsSIBTiEIOiri nOMllMATlCHI 331 

H che noD potrà «iser -vero, stante che il loro peso 
le ricaccia ad un epoca aateriore ai tempi di Sii- 
la. Ora il tipo della Fieli, che bo scopprto sopra 
una di q«este moDBte , panni che aomminifitri una 
buona ragione per aggiudicarle piottosto a Q. Me- 
tello console nel 6^4 * *^^ otteaae il cognome di 
Pio per la pieti figliale, con cui essendo giovinet- 
to si ad<^però onde il IVumidico-suo padse fosse nel 
655 richiamsto dair ingiusto esilio. .Questf -conget- 
tura , per calla presente de^ farebbe 'allusione al 
merito ed al cognome di chi fece effigiarla , viene 
coadiovata da dne allre ragioni ; Tana- ehie Metel- 
lo Pio fece veramente batter ioooeta',''Oome appa- 
risce dalla morelliana ■; 3 tar. 34 l'altra che ÌJ ri- 
tratto della Pieti è frequente sui «ommì dì Metel- 
lo Scipione, che fu suo figlio '.tdottivp. 
OsaanvAzioit m' VIL ' 
Devesi lode ali* £ckhel per essere stato Tuni- 
co a darci la vera descrizione ddla rara- medaglia 
della gente Servilìa tav.' a. n. i , che rappresenta 
da un lato la testa laureata della Liberti coU' epi* 
grafe e. cassii. iMP,eche mostra dair altro n. saa- 
TiLivfl. LE» collo strado tipo dì un granchio che 
tiene con ambeciae le branche un' aplustrtf, setto cui 
vedesi un diadema disciolto ornato di frangie , epiù- 
abbasso una rosa eh 'erasi crcdata prima un balau^ 
sto, ostia un fiore di melo granato .-L'esemplare 
ch'Io ne posseggo mi fa fede eh egli ha avuto rk- 
gtooe d'emendare tnttii precedenti numismatici, eh* 
avevano, preso quel diadema per un ran^o d'albero 
da cui .sporgesse l'aòceiinato fiore. Il V-aillant , per 
rendere ragione di questo nummo,s^ppOse che quell' 
animale marino fosae- nn gambero, e credè che al- 
ludesse alla citU di'Arttusa capitale del regno di 
Emisa -Della Siri»', i# -quale preleie che da prÌQia 



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•i chiavasse Ganbarì , scoond* che sì afonia di 
provare cod db passo del libro vi di Sttahoac'AfiBawat 
i Ttffiiftv, jtretkusa qua Gambarieat. Da quel getK 
grafo si racconta essere stato regolo di quel paeac 
SampsìceraiBO , che aveva ud figlio per nome Jant- 
blico , ambedue i quali prestarono soccorso a Ce* 
cilio Basso che a nome di Cesare occupava la cit> 
ti d'Apamea. Ciò portò il Vailiant ad immaginarsi 
che quei pìocoli principi fossero mnltati dì una bao- 
aa somma d'argento da Gissio il congiurato , dof)» 
ch'ebbe estratto Basso ad arrendersegii. A^unse 
che Faplastiio lera l'emblema della città di ^d<»ke, 
aaUe cui monete^ trovasi Dequentemente, e conchio- 
se che con ciò si erano voluti indicare 1 due loo- 
^i dai quali era provenulo il metallo con cai io 
labbricata. questa medaglia . Del balanato già non 
ai diede gran pensiero, giudicando ch'egli nonvo* 
ICsse denotare se no» l'abbondanza che si aveva di 
Jtali fratti in qudla regione. Ampia censura di una 
tale sentenza i'u fattadal Liebe (Gotha num>. p. a4) 
e dall' Avercampio nella gentie Caasta \ adducendo 
•pecialmeote che quel crostaceo non era altrimen- 
ti un gambero ma un gianchio , e che il Vailiant 
non aveva intesa per nitUs Ir mente di Strabene, 
quando riceva per nome di una città quello ch'era 
evidentemente il nome di un prìncipe. Conciossia- 
^hè scrive il. citato autore in quel passo i semper 
mstmu proofimi ( argbes) sjrie mitiores sant , et mi- 
BUS 4nAes et scertita dommatianes habentas me- 
ifus constitaiasìfi aieffje poii K«3^a^ ixa^Ufòpsv 
■AfiSeva^ , tuli i iKiifiécf» e<f(4AAiE , vù ifJna TatJvra « 
quentadtnodum Sampaictravi jtretkusa , et Gtahbarì 
ThemellOy et àiite fm/usmodi' ;ov' ò chiaro voler dir 
che Aretasa era la città ciat' regolo Sampsiceramo, 
«Xenelia qtielU dell' altro. 'ra^oja Ganbaro. Per. le 



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OCSERTAEIOSI HVHUWATICBI Ja3 

quali cose passudo rAvercainpio a re4;are una nuo- 
va spiegazione di quel tipo stimò che vi «'indicasi 
se la vittoria navale conseguita da Cassio sopra i 
rodiani , alla quale tenue dietro la dedizioae dell^ 
loro isola. Infatti non può negarsi che il Gore rap- 
presentato Bolla medaglia non sìa il simbolo di bodl; 
e se Taplustro poi vedesi sulle mosete di Sìdooft , 
nair altro v'indica se non eh' era una citt^ marit- 
tima . Onde queir ornamento della poppa potè ao- 
conciamente adoperarsi per signiBcare la perizia dei 
-vìnti nelle cose di mare. Finalmente pensò che il 
granchio facesse allusione al modo usato da Cassio 
io quella pugna, che viene descritto da Appiano {Bel. 
cì'v.l.'i cap-yi).' Mhodu ^ navigiis agilibus uUro d- 
troque discurrentes , modo penetrabant adversus or" 
dines, modo circwtvoeniebant > romani contra^ innixi 
gravioribus, qmoies aliquam preAendérant , iniecUs 
Jirreis manibus , majore vi pngvalebant , ut ia 'e'"- 
reseri proelio- Dì queste due interpretazioni sentenziò 
r EcUiel : Postemus nummus in tenigmata potei « 
qum cum expUcare niiuntur f^aillantius et Averctun^ 
pius , mira nobis et incredibilia occirtunt. Disse poi 
che questo tipo era sicuramente allegorico, ma non st 
attentò di spiegarlo; e aggiunse soltanto che il fiore 
poteva rendere verisimile che qui si alludesse alla vìt« 
torìa sui rodiani, siccome era probabile che il diade- 
ma diseiolto significasse la dissoluzione della podestà 
T^a affettata da Cesare. Ael qual giudizio nun può 
negarsi,che molto concedesse al mal animo che suo- 
' le non di rado addimostrare contro l'AveccampiOf 
perchè a riserva della spiegazione del gr«Doliio , cui 
non si potr^be applaudire , Taltre poi sono così 
sicure , che non « può dubitarne senza targlì irn 
torto manifesto. £d in vero come l'Eckhet poteva 
mettere in forse il signifìeato dell' aplustro,quaii* 



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3^4 L B TTKR AT VKA 

do da lai «i i tante altre Tolte confessato che sui 
nummi latini egli è un testimonio di vittorie ma- 
• rittime ? £ se ciò d , come restare iaco'ti se U. 
Servilìo abbia avuto in animo di celd>rare un cora> 
battimento navale , allorcfaè l'altra sua medaglia, 
io cui espose un semplice aplostro , ne fa al chia* 
ra testimonianza ? Egualmente -chi pnò ignorare 
cbe la >08a fu l'emblema partioolace di Aodi , do- 
pò che questo è appunto il significato del nome 
dì queir isola f e dopo che le sua medaglie ne so- 
tto quasi sempre adornate t onde lo stesso Eckhel 
dovette in altro luogo cooTeninie ( t. 1 1. p. Go3.) ? 
Or dnoque sapendosi che Cassio 'riportò veramen- 
te per mare una vittoria su i rodiaai , che si de- 
sidera di più per concedere che questa interpre- 
tazìoDo è non solo verisimile nu certa ? io poi 
a^iuDgerò un'altra ragioae desunta del tempo, in 
coi fu f»>ntata la medaglia , che metterà fuori dì 
controversia una tal verità . Lepido , Antonio , ed 
Ottaviano si arrogarono il triuovirato ai a^ no- 
Temlnv del 7 1 1 , secondo che attesta la celebre 
tavola coloziana . Nella primavera dell' anno se- 
guente incominciarono a far trasportare le loro 
legioni nella Mecedonia : e giìi ve ne avevano 
otto , quando Bruto e Cassio ebbero insieme un 
abboccameoto , in cui osservando che le forze dei 
trionvirì potevano ancora dispreizarsi , risolse- 
ro -di debellare prima tutti i fautori dell' avver- 
sa fazione cbe restavano toro alle spalle . Quia- 
di Broto assaltò i licii , Cassio i rodiani ( Appia" 
no,b«l.civ. l.'4 C.4Ì5). Conquistata Rodi, Cassio 
tora6 a raggiungere Bruto a Sardi, ove l' eserci- 
to gli salutò anòbedue imperatori {Plutarco, SrtO» 
e. 61 ). Fecero allora marciare le proprie -sol- 
datesche, e valicato il maPe ad Abido arrivarono 



vhvGootjlc 



OsSERrAZIOIf] ItDKISllA'riCRK 33$ 

per la Tracia a Filippi, ove sai finire d«irau- 
tuono fu data la saoguiaosa battaglia , clié deci- 
'ae della loro torte . Il titolo adunque d* impera- 
dore da questa medaglia attribuito a Cassio , il 
quale prima non aveva se non quello di procon- 
sole , siccome e* insegna la storia confermata da 
un nummo di M. Aquino , ci mostra cb' ella fa 
coniata oell' intervallo dei pocbi meai che scorse- 
ro fra il suo arrivo a Sardi , e la pugna in cui 
si diede la morte. Per coosegnenza ella fu stam- 
pata subito dopo la conquista di Rodi i dal cbe 
ognuno vede quanto di peso si aggiunga all' opi- 
nione dell' Arercampio . fermato adunque die 
non è da dubitarsi dell' impresa cui allude que- 
sto tipo, io porto opinione cbe il granchio indichi 
il luogo in cui fu data la battaglia navale , per 
la cui perdita gli abitanti di Rodi non poterono 
impedire ai romani di sbarcare nella loro isola , e 
di forzare alla resa la loro cittì. Questa battaglia fu 
incominciata in faccia a Mìndo , nel cui porto 
era raccolta la, flotta di Cassio , il quale ne ftt 
spettatore da un monte di quella riva ( Jppiano,, 
bel. civ. l. 4 e. 73 ) . Conseguentemente ella succes- 
se nelle acque di Goo , ossia nel braccio di ma- 
re interposto fra quell' isola e la spiaggia della 
Caria , in cui trovasi Mindo . Ciò posto, quale dei 
numismatici non sa cbe il granchio è favorito 
simbolo di Coo, sulle cui medaglie si vede con 
tanta frequenza ? Acconciamente adunque fu di- 
pinto queir animale in atto d' essersi impadronito 
dell' aplustro , insegna del dominio del mare , per 
denotare cbe presso quell' isola era stata sconlit- 
ta r armata dei rodìani , indicati anch' essi dal 
proprio emblema della rosa posta nel basso della 
medaglia . E la ragione poi del diadema ci verrà 
G.A.T.XVI. i5 



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3^6 L I T TI R 4 T U A 4 

chiaramente Jpiegtta da Plutaroo twIU TÌU dì' Bru- 
to § 55. Cum Cassius insitlam Hhodum vi cepisset, 
non ut decuit rebus usus ett^t circa itU^moìtiam 
maxime . ffuìus autem ingretsu insulae cum appei- 
iaretur rex atijue domirtus , responditse ne^uere* 
gem netfue dominum esse , sed regts aUjue domi- 
ni inter/ectorem - Qoiodi il diadema dìsciolto 
vorrìi signilìcara il rifiuto del titolo regio offerto^ 
gli in queir occasioBe dai rodiani i rifiuto che o* 
gDuno trorerì conveniente che Ibase commenda- 
to sui nummi di uno de' banderai della libertà . 
E con ci6 , se non va inganno , tutto questo 
rovescio arri ricevuto una soddisfacente spie- 
gazione : e invece di un enigma , come parve agli 
occhi dell' Eckliel , ci pretenterì anzi uno dai ti-' 
pi più eruditi che vanti la serie delle famiglie . 
Si è concordi nel credere che il M- Servilio che 
fece coniare la presente medaglia sia quel tribuna 
della plebe net jii ( Cic. ad fami- I3 ep. •) ,et 
cp. y ad Brut, a Germ. reperta ) , che nel giorno 
anteoedente al priocipio di quell' anno produsse 
Cicerone a recitare innaui al popola la tìlippica 
quarta , sulla cui fine viene encomiato pel sua 
amore alla libertii • Probabilmente la luccessiva 
proscrizionq 1' astrinse a rifuggirsi all' esercito dù 
congiurati . Credesi 6glio di quel M. Servilio ora- 
tote, cha fu accusatoria repetundis de Pilio pa'« 
rente dì Pomponio Attico „ che diteso da H. Celio 
non fu assoluto uè condannato (ad j4ttic. l.Q^ep. ad 
Jfim.l.dep 8); e che dal Bntlo di Cicerone g.^^ si ri- 
cava essere perito nella guerra farsafica. Osservando 
che il nostro M, Servilio si dice legato anche di 
Bruto in ana medaglia d' oro del museo cesareo 
pubblicata dall' JLclihel, potrebbe taluno sospettato 
cireglifotse queir ignoto Marco, dì di cuìAppùi- 



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OsS^&riZlONI NUJHlSHiTIQRE San 

no e! tace il nome gentilizio , ma di cai ci dice 
(^i. 4 ^^- 49 ) ^^^ f" proscritto per essere appun- 
to legalo di qael priacipe dei congiurati . Costai 
dopo la sconfitta dì Filippi essendosi finto un ser- 
vo , fu comprato da Barbala , il quale aveodolo 
in progresso riconosciuto , gli ottenne il perdono 
daAugasto. Divenuto poi uno degl' intrinseci amici 
dei principe y potè rendere la pariglia al suo .Le- 
nefattore , che dopo la pugna aziaca si era anch' 
esso mascherato sotto servili apparenze ed era ca- 
pitato in sao potere ; notandosi poi dallo storica 
che io seguito furono ambedue colleghi nel con- 
solato ordinario ■ Imperocché potrebbe credersi 
che questo Marco fosse una persona medesima col 
M. Servìlìo console nel ^56 y nel qual caso con- 
Terrebbe dire che il suo compagno Elio Lamia 
avesse avuto anche il cognome di Barbuta. Tat- 
tavolta è da considerarsi , che da Tacito quel con- 
solare Servilio si nomina anche nel 770 ( an. 2 
§- 4^ ) t B che anzi Io fa intervenire in senato 
anche nel 77S ( on.- 3 cap- ao ) ; onde con tale 
ipotesi bisognerebbe supporre che a quel tempo 
avesse quasi un secolo d' eti • Per Io che sospet- 
to piuttosto che quei consoli ignoti d' Appiano 
siano quelli che procederono nel 733, cioèAf- Lol- 
• Ho che ci è noto come amico di Augusto , e Q. 
Emilio Lepido , la cui famiglia usi anticamente 
il cognome di Barbula y e eh' eglit seconda lo sti- 
le di quel tempi, potè risuscitare . Però trovandosi 
die quel Servilio del 756 dai fasti d' Idazio si 
chiama Noniano , «che perciò è certamente il padre 
di M. Servilio Coniano celebre oratore e console 
nel 788 , vi sarà luogo a supporre che il nostro 
legato fosse quel jNonìo senatore , di cui parla Pli- 
nio /. 37 e. 6 : Propter gcmmam opalum ab Antonio 



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3%è LnTTin&TURi 

proscriptus Notùus tenator est^fiUus Strumae Sonii 
ejus , ^juem Catullas poeta in sella cunài visum in- 
dig^e tuiU , avusque ServUu Nonìani quem coruutam 
vidimus . Nel qual cai>0 egli non sarebbe figlio 
naturile , ma adottivo di M. Servilio oratore mor* 
lo Dflla gaerra farsalica : il che però non impe- 
direbbe che su queste medaglie potesse dirti m, 
SEiTiLi'vs H. F. Bea è vero che il passo di Pli- 
nio agaalmente si s.-ilrerebbe tenendo che il M. 
Servitio di questa medaglia adottasse il coasole 
del ^SO t net qual supposto egli sarebbe uo per^ 
Bonaggìo diverso dal figlio di Struma . Se ooa 
che la qualità di proscritto , che a questo Serrilio 
egrpgiamente couvieue mi fa pia volentieri propen- 
dere all' altra opinione . 

OsfiERVAZIOHE TIII. 

Il Vaillant nella gente Servilia n. 8 pub- 
blicò pel primo una medngtia d' oro, che giusta- 
mente commendò come rarissima, avente da un Into 
la testa nuda di M. Bruto entro una corona di quer- 
cia coltVpìgrafe BRVTvs . IHP, edall'altro la leggen- 
da CUCA..LOVGVS attorno a uu trofeo eretto fra 
una congerie di armi , e due prore di nave. Altre 
ripeti/ioni di questa medaglia furono in seguito dì- 
vulgate dal museo Pembroch p. i tav. X.II , dal 
museo Tiepolo t. i p. 54 , delle novelle letterarie 
fiorentine dell' anno 17^3 p. 744 < daU'ii^ckfael t. V 
pag. 'óo-j , dal Saoclemcnte t. a pag. Vili, e dal 
Visconti iconografia romana tav. VI n. 4- D«ll« 
descritione odal disegno datone da tutti questi ri- 
sulta , che nell'area del rovescio alle volte si tro- 
{ va la lettera 1. , alle volte no. Fu creduto dal Vaìl* 
lant cbe il trofeo ricordasse la vittoria marìtliu» 
riportata sopra le navi dei triunviri nello stessa 



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OaSIRTAZIOHI irUHlSMATlCHB 2 3() 

giorno in cui fu combattuto a Filippi : vittoria 
ch'egli suppose gratuitamente che fosse guadagna- 
ta da questo Casca. Gii altri editori o si conten- 
tarono di dire in geueralcche alludeva alle imprese 
vitlorìose delle flotte comandate da* luogotenenti di 
Bruto e di Cassio , o vero confessano ch'era in- 
certo a qnale precipuamente mirasse. Intanto non 
i da dubitarsi che qui ^i sia ingannalo i) VaiU 
laat. La pugna navale Tinta dai congiurati nel mar 
Jonio sopra Doniizio Calvino nel giorno che fu 
fatale al toro partito , non si comandò gii da Ser- 
Tilio Casca , com'egli asserisce , ma sìbbnne da 
Stazio Murco e da Domizio £nobarbo , ricoi^ 
dati espressamente da Appiano (bel. civ. 1.4- e. 1 1 S ). 
Dipoi attesta Plutarco (Brut. ^.3S) che l'esito di quel- 
la battaglia restò ignoto a Bruto, il quale non molto 
dopo sì fece accidere : f^erum quodam ex casu^ 
magis quean ignavia eorutn qtù navibus prceside- 
bant , ignoravìt Brutus victoriam partam , cum Jota 
viginti dies tdfiissent. Casca adunque cb' era con 
Bruto dovette ignorarla parimente. È vero che non 
«appiamo qual fosse precisamente dei due fratelli 
' Casca, ambedue congiurati, quello che fece battere 
la presente medaglia i ma è certo però che P. Casca 
UDO di loro era nell'esercito di Bruto anche dopo 
la morte di Cassio , come attesta Plutarco §. 83. 
Ora r antico epigramma che ci è rimaso sulla 
loro morte (Catalect. p. 189, >9«> ) afferma che 
ambedue castra eadem fovere , e c\ìk partibus ,ad- 
^ictit victus uterque jacet. E prima ci aveva detto : 
Decidere simul Cascae , simul occubuere 
Dextra quisque sua , qua scelus mtsus erat. 
NoD vi è dunque dubbio « ch'essi furono al nume- 
ro di coloro, di cai scrive -Dione 1. 47- cap. ult. 
■iHortuQ BnUO' .... virorum pt-imariorum , qui vfl (di- 



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a3o Lkttiràthka 

guen magtstratum gessissent , 'vel ex percussoribus 
Ccesaris aut proscriplorum in numero erant , pie- 
rique confestim manus sibi atfulerunt. Con che 
éttrk dimostrato che ninno dei due Casca non solo 
noQ potè celebrare quella vittoria , ma né meoo 
giunse a saperla. Di battaglie marittinie, delle qua- 
li potessero menar vanto gli uccisori dì Cesare, 
non vi fu che quella dì Mtndo guadagnata sui to~ 
dìani , di ctiì ho parlato nell' osservazione prece- 
dente ; ma io sono di avviso che oè meno di essa 
^ui si faccia ricordanza. Ktla fu opera dell'armata 
di Cassio, senza che Bruto vì avesse la menoma 
parte ; ed al contrario il suo ritratto sembra m<>- 
strare che in tutto suo onore fu coniato il pre- 
sente nummo. Per lo che osservando che questo 
trofeo è misto di armi da terra e da mare , ten- 
go per fermo che piuttosto sia rivolto a celebra- 
re le conquiste che contemporaneamente alla gìor- 
ìiata di Mindo egli fece sui licj , le quali gli por- 
tarono d'impadronirsi della loro flotta , a cui allu- 
derebbero le prore dì nave. Infatti Appiano l> 4 
cap. S> , dopo aver narrato la presa di Xaoto « 
di Fatar» , e arei' detto che Lentulo Spiutere Jndria- 
cum missus , perrupta catena , qua ostrium por- " 
tus claudebatur, ad Myra ascenditi soggiunge: TVins 
universa Ijciorum natio , iegatis ad Brutum missix, 
auxilium et pecunias et prò facultatibus pollicita, 
est. file tributo eis ijtdìcto, xanthiorum ingenua cor- 
para domum remisit , lyciorum clàssem universam 
cum reliquis navibus jibjdum navigare jusslt , quo 
ipse terrestres etiam ducebat copias , Cassitèm ibi 
venientem ex Jonia prcestolaturus^ Trovata perlai 
modo la ragione dì questo tipo, resterà ora da in- 
terpretare quella lettera i che ho detto compari- 
re alle -volte su questo rovescio, e di cui nius» 



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Os5ExrA<ioNi iroHisifATieas a3i 

ie^i altri Dumisnuticì ha voluto teoere dìicorso. 
S'ella facesse parte del rimaneota deirUerizione . e 
se Tolesse indicarci per esempio che CatcaLongo 
.era hegatus di Bruto , ella larebbe in riga colle 
altre lettere « né vi sarebbe la ragione per cui ora 
ai fosse posta , ora preterita. La sua poaizioue presso 
il trofeo indica aduncjue che al medesimo trofeo 
si riferisce. Non è questo il solo esempio di simili 
aigle isolate , nà sempre costanti, le qualisono state 
messe da qualche zecchiere per ajutare rintetligeo- 
■a del tipo. Così io una medaglia della gente Coe- 
lia , di cui ho parlato Dell'osservazioDe Vili della 
decade sesta, redeci alle volte un s che non può 
Tolerj dir altro che soi, e che serre a lar conosce- 
re dì chi sia la lesta del nume presso coi è col- 
locata. Cosi tn un denaro della Marcia t'iniziale * 
ci avverte che il ritratto rappresentatovi appartie- 
ne a Filippo re di Macedonia : per tacere di qual- 
cb 'altra di tali lettere , di cui occon-eri di favellare 
in appresso. Giudico adunque che alcuno degl'inci- 
sori abbia con questo l voluto significare la Licia, 
per farci sapere il popolo so cui fu riportato que- 
sto trofeo : il che verrebbe a confermare la spia- 
gaziooe che bo data del presente rovescio- 

OsseRVAZIOKE IX. 

Si ha nn* altra medaglia dello stesso Servilio 
Casca Longo, ma questa è d'argento t la quale offre 
nel diritto la testa dì Nettuno laureata a burbataf 
cui età appresso il tridente dall'epigrafe ckacx. lov- 
OTS ; ed ha poi oel rovescio la leggenda bhvtvs. 
iHV , e il tipo di una Vittoria io atto di cammi- 
nare tenendo colla sinistra una palma appoggiata 
sull'oaierOf e portando con ambedue le mani , sic- 
comf tutti hanno, dettò, una corona, fisfithò sìa 



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a3i LiTTiaATUKA 

etattissioio il disegno che ne diede rOrsioo nelk 
gente Giuoia , pure egli aggiunse nelt' illustrazio- 
ne che la Vittoria sì posava sopra una prora dì 
pare di cui nell'incisione non vi è indino ; con 
die pensò volersi indicare la flotta che M. Bru- 
to si era fabbricata y e nella quale aveva apesi 
tutti i denari da lui raccolti : onde arrivato a Smir- 
ne domandò a Cassio che gli facesse parte dei 
«uoi, secondo che ci avvisa Plutarco. Ma il sin- 
golare si è che nel riprodurre questa slessa me- 
daglia nella gente Serrilia , la prora di nave , su 
cui aveva detto essere posta la Vittoria , fu da 
lui cambiata in due stili , ch'egli suppose essere 
quello , eoi quali i fratelli Casca trafissero Cesare. 
Anche il Vaillaot tutte due le volte che la riferì 
fece menzione della prora,e da lei ne arguì che Ca- 
scaLongo comandasse l'armata dei congiurati, da cai 
fu vinto Calvino nel giorno stesso in cui si diede 
la battaglia di Filippi ; sentenza che ho superior- 
mente rifiutata. L'Avercampio negò resistenza della 
prora : e disse che ciò che vedesi sotto i piedi della 
Vittoria est linea tantum longior^ qua sape pedi- 
bus icuncuiarum innummis subjici solete quod de- 
narius mustei nostri integerriatus dare mdstruUt 
ma tutta volta stante la testa di JVettuno riferì 
questo tipo alla battaglia navale di'Mindo- L'£c- 
kbel dissimulò del tutto questa controversia di 
fatto , e si contentò di notare ch'era incerta la 
vittoria , cui si voleva alludere con questo rove- 
scio. Tanta diversità di opinioni mi ha messo in so- 
spetto! e venne questo ajutato dal mirare che nei di- 
segni morelliani , i quali ricopiarono tre volte que- 
sta moneta , la linea che l'Avercampio pretende rap- 
presentare il terreno , era contro il solito curva , « 
che di più in quello dato nella gente Giunia questa 



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OaSIKTAZIOIfl n«ltl5MATICBK :)33 

lioea ftccTasì terminare io una pnota di freccia. Ho 
dunque vedutola necessità di consultare gli originali 
della medaglia , de' quali per buona sorte mi so- 
do trovato possederne tre , tutti benissimo mante- 
nuti. £ il risultato delle mie osservazioni i stato 
quello di accorgermi che la linea voluta tate dall' 
Avercampio rappresenta veramente uno scettro che 
si rompe in due pezzi sotto i piedi della Vittoria 
cbe sopra vi passeggia. La figura dello scettro vie- 
ne messa fuori di controversia dfii due pomi che 
appariscono alle due eslremitli : uno de' quali es- 
sendo stato avvertito , ma non bastantemente, dal 
Uorelli diede orìgine alla punta di freccia , che si 
scopre in una delle sne incìsiont. I^a mia itteniio- 
ne fu ugualmente richiamata dalla straaiasima oo- 
TÌti di vedere che Ja Vittoria otfrirebbe la corona 
al rovescio, perchi se volesse oBoraroe alcuno ver- 
rebbe a imporgliela sulla fronte dalla punte dei 
nastri. £ in quest* occasione la beltà delle mìe me- 
daglie, mi ha fatto conoscere eh' essa non è la soli- 
ta corona di laureo di altre frondi, ma nna sem- 
plice benda ; onde dovrà chiamarsi un diadeona ( 
il quale altresì si manifesta per tate ella soverchia 
larghezza di quelle che credevansi fettnccie posr 
.denti , ed alle, frangie di cui sono ornate l'estrer 
mità. Di più, ho osswato che dalla parte verso il 
l>orpo della Vittori? , questa benda , la cui figura 
dovrebbe essere circolare, non si continua, ma ter^ 
mina nelle .sue mani : ond' è forza conehiudere f^he 
si sia voluto rappresentare rotta nel metzo. £ ve- 
ramente fa meraviglia come i passati numismatici 
non si Steno di ciò insospettiti, scorgendo quale stra-n 
bocchevole grandezza avrebbe avuto questa loro co- ' 
rona, che non sarebbe stata miuoro del seno ch« 
forma la Vittoria allai^apdoje braccia. Quinci pcc 



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334 LbTTIK ITU&À 

-descrìvere esattamente questo rovescio eonverri di- 
re, che rappresenta una Vittorie alata e stolata, la 
quale cammina sopra uno scettro ia(ìranto,c tiene 
colla sinistra on ramo di palma appoggiato «alla 
cpalU ; ma nello stesso tempo mostra an diadema 
iqnarciato nel metzo, aveodo io ciascnna delle ma- 
si un capo della rottura : mentre intanto gli estre- 
mi lembi dello stesso diadema , dopo il nodo che 
gli lega, pendono svolazzanti. Da un tipo adunque 
■ cui non ai era fatto avvertenza , perché reputato 
comunissimo , eccone venuto fuori uno ben singo- 
lare ; tant' è vero che non à mai soverchia la dili- 
genza , con cui sì debbono esaminare le medaglie. 
Potrebbesi aver voluto denotare, che le vtttorìe dei 
partitanti della libertìi distruggevano la tirannia in- 
cominciata dal ditUitore , e proseguita poi dai tri- 
nnvìri ; ma io non mi nascondo le dificoltlk , a cui 
'T« incontro quest'opinione. Sela medaglia appar- 
tenesse ai tempi di Cesare , la cosa andrebbe be- 
ne 4 perche allora il potere era tutto nelle mani di 
lui solo : Antonio avevagli offerto il diadema : b la 
-principal ragione che mosse ad uccìderlo fu- appun- 
to la sua intenzione di prendere le insegne di re 
col pretesto della guerra coi parti. Ma per rappor- 
-to ai b-ianviri 1' affare proceda diversamente. Nìna 
sospetto avevano essi dato ancora di aspirare alla 
dignità reale , né la monarchia poteva conciliarsi 
con un governo di tre- Per la qoal f!osa sono pi& 
▼oleatieri d'avviso , che qui voglia celebrarsi ì) ri- 
fioto che fece Cassio del titolo regio datogli dai ro- 
(Uani ; del che ci fa testimonianza Plutarco , il di 
eni passo ho rilènto poco sopra nell' osservatione 
Tlii. [| diadema infatti, che vedesi pure su quel- 
la medaglia di M. Servilio ove non po6 avere al- 
tro, significato , sembra dan la prefemu • quect* 



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OsiEEVAZlOiri RUMlSMATICHt a3S 

Opinione ; e veranteote il tipo di aoa Vittoria in at- 
to di averlo strappato , e di calpektere lo scettro » 
■ccoDciameote può rsppresentare quel fatto- Del pa- 
ri ben si accorda la testa di MeltoBO efSgiaUi su] di- 
ritto , perchè marittima fu appunto la rittoria cfac 
^g!i aveva partorito quell* ooore. Anche i tempi egre.' 
giamente convengono, non essendovi' dubbio ohe 
quest^ medaglia iòsse coniata nello stesso t«mpodeir 
altra di coi ho parlato nell' osservazìoae preoedear 
te , e che la conquista della Licia, coi tUa alludo, 
avvenisse contemporaneamente alla presa' di fiodi, • 
cui questa riferirebbe. Perlo che oonrerri dire, ^he 
Servilio Casca eolle sue due monete volle OBoraie 
del paro i due princìpi del suo partitb.' L'uaìca op* 
posizione che potrebbe farsi sarebbe somministrata 
dal nome di Bruto che su questa medi^tia con^a- 
risce ; mentre stando alla mia: ««iteaaa parrebbe 
che dovesse esservi piuttosto qonJlo<di Oassio. Ftv- 
altro vi è loogo a rispondere, t:he secondo lotte te 
apparenze Casca -Longo era legalo dì Bruto a IMB 
di Cassio : ond' à qo està la ragione , pen cni sola 
il nome del primo m £i vedere sui saoi namau. 
Dal resto gì* iateressi di questi due repubbltoiw 
erano uniti così stréttamente, che gli ufUeìali dì una 
e dell* altro di loro potevano senza dispiiiccre allo- 
ro capo commendare del pari le geate del compagna 
die ritornavano in utile comnae. 

OvssavAsioHiX. 

Un rarissimo denaro della geate Valeria* di; 
presso il Moivtlì è il quarto della tavola seconda^ 
porta riscrixioDe MBBSAL/a . tilius ; e rappresenta 
nn busto vedalo dalla parte del dorso , colla testa 
rivoltata di una donna con lunghi capelli coperta 
dell' elmo crestato , la quale tiene l'asta alla ùair 



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336 LlTTIttATVRA. 

•tra. Genéralmeote vi aie credala effigiata Pallatle; 
.ma la penna che orna la . calata ooo lascia dabbto 
che sìa Roma , lecoodo ciò che notai Dell* osserv. 
IT della decede prima. Nel roTeccio leggeti patrs 
consule. aenatus . consulto , e vi si vede una te- 
dia curule sovrappostaad uno scettro e ad un dia- 
dema. Gli antichi numismatici lo avevano credu- 
to un tirso ; om il bellissimo esemplare eh' io pos- 
seggo di questa medaglia mi ia certo della molta 
ragioDe cb' ebbe l'Avercampio di riprenderli su di 
ciò. Gran coolesa vie sul console eh' è qui ricor- 
dato , contesa die l'Eckhel lasciò ÌDdecisa,e cb' io 
prenderò a trattare ampiamente , potendo forse pro- 
venirne qualche maggior lume sulla famiglia dea 
Messala , della quale sì è molto discorso io Roma 
-nei mesi passati. 

Quattro sono ì consoli di qnesta casa , • cui 
il presente nummo potrebbesi attribuire. Il primo 
è M. Valerio Messala giunto al consolato nel GqS, 
che dai cippi terminali del Tevere ( Fabretti cap. 
6 n. f66 e 167) consta essere stato figlio di Mar- 
co e nipóte di Manio; che da Asconio nell' argo- 
neitto della Sctutrianae dall' indice di Dione chia- 
masi ancora Niger : e che por attestato dì Valerio 
Massimo 1. 9 cap. 14 § 5 , di Plinio 1. vii c 12, 
e di Solino cap. 5 eUwil sopranome di Menogene 
per la sua sotniglianza ad un istrióne che così cbia- 
ntarasi. Attese all'eloquenza, e fu piò giovane di 
Cicerone, siccome egli afferma nel Bruto e 70. M. 
Messala minor nata ^uam nos ^ nullo modo inopSy 
ted non nimis omatus genere verhorum , prutfens^ 
acutusy minime incautus^ patronus in causis cogno- 
scendis componendisque diUgens , magni laboris , mttl' 
tot opera , mulfarumque causarum. Difatti Tanooi* 
SBo scoliaste dell' «rin^a prò Sexio Roselo §. a 



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OMXItTAIIOVI BOMMHATICBS aSy 

annunzia che al tuo tempo ^istevano àncora alcnne 
sue oracioDÌ:, e A sconio P«diane nell* argomento 
della Scaurìana attesta che fu ano dei difensori di 
Scanro. Si è preteso di conoscere la. sua eUk dalU 
citata orazione pr» Roseto recitata nel 674* nella 
quale dice Tuììio ; ^ori judiciique rationetf Messof 
la ^ ut viàetig^ judices, tuscepit. Qui si jam satis 
aetatis atgue roboris ktdferet, tpse proSex. Moscio 
diceret. Ó^oniam ad dicendum impedimento est aetas 
et pudor tpii oméU (ttatem, causam mihi tradtdit. 
Dai che si è volato ricavare ch'egli a quel tempo 
non toccasse ancora l'anno diciottesimo, ch'era leti 
legittima periocominciareatrattare le cause. A me 
pare tuttavia che non se ne possa dedurre cotanto- 
A huoD conio Jori judiciique rtoionem susceperat: 
onde aveva par fatto qualche cosa in quella caa- 
8a,e quindi aveva oltrepassata l'etiche gl'interdi- 
ceva il mischiaraeae: oltre che la l^ge àanale'co> 
manda che nel 69 j se gli attribuisca l'età prescritta 
dei 43 anni per esser console. Contentiamoci adunque 
di credere che qnando Roselo fu difeso egli avesse 
33 o 34 anni, in cui può dirsi tuttavia che non aveva 
ancora satis atatis. et roboris ad dicendum; ed in tal 
modo sarà stato piò giovane di Cicerone di due 
anni o tre , il che basta perchè sia salva la sua ' 
asserzione . Molti elogi se gli fanno dallo stesso 
Tullio ( ad Jttic. L i ep. ì^ e 16 ) sulla con- 
dotta da lui tenuta nel consolato . Dal Fighio si 
opinò eh' egli dopo conseguisse la provincia , ma 
non si sa qual fosse . Nel Qtjiì e nel ììQ'} era cer- 
tamente in tìoma , come costa dalle ìeUere ad Q, 
/r. l. I ep, i3, ad Attico l. 4 (p. ' ; "ri nel 
second' anno intcrveane al collegio dei pontefici , 
ai quali era ascritto ( de har. resp §■ ^ ) - ^^^ 
G<>£> fa eletto censore in compagnia di P. Serviliq 



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;l38 LlTTlKATVKA 

iMorìco, come appare dai cippi lopraciUti e dall' 
tp, 3 f/e/ L 4 <*^ JtticQ- j ma i tribuni delia, 
plebe gì' ÌRipedirono in quell' aimo di fare il cea* 
co ( 4t(/ jitt. i. 4 ep. Q e 11 ) . Morì ìa eU an- 
cora immatnra , percbft Giceroae nell' eoDaciato 
ìaogtt del Bruto lo conta fra coloro cbe perirooo 
■Tanti la guerra civile , ossia ionaa^i il. ^o5 . Ed 
io bo poi un gran sospetto eh' egli mancasse dì 
«ita dorante 1' uffizio ceosorio , e precìsameate nel. 
«etiemlnv dell'anno 700, poco dopo la difesa da 
Ini fatta di Scanro , che fu asioluto If^ nonas 
septembrU , Imperocché trovo che in quell* anno 
"pridie kaiend^tM octobris Tullio scrire ad oleico 
i. 4 ^P- >€ : Non puto tt de lutlrOt quod jam de- 
speratum est , tfuaerere . Difattì essendo egli mor- 
to a qnel tempo, il suo collega, secondo il con- 
aaeto , era obÙigato a rÌDuaziare ; e quindi po- 
terà dirsi con tutta giustizia eh' era disperato il 
lovtro, il quale per verilk naofu fatto se non nel 
704 dai successori Appio Claudio -e L. Pisone . 

Il secondo personaggio è un altro M- Valerio 
Messala} console nel 701 , le cui geste molto spes- 
so sono state ad altri attribuite • Ninno ci hy 
detto chi fosse suo padre , ma Valerio Massioio 
l. 5 e. g §-3 ci attesta che. nacque da una 
sorella dell' oratore Ortensio . Consta dall' orazione 
prò SjUa e. 14 eh* egli domandava la pretura 
per l'anno 693 , il che vuol dire cbe a quel tem^ 
pò dorerà arere quarant' anni . Per questa ra* 
gione non posso convenire col sig. Mecenate e con 
altri cbe, 1' baono fatto nascere dal superiore Mes- 
tala Migro , il quale, come ho mostrato poco fa, 
noo aveva cfa« due o tre anni più di' lui . Ag- 
giungasi che in questo caso converrebbe dare per 
inoglie al Nigro la sorella d' Ortensia : e ìa vece 



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0s$ER71tI0It| VtmilH^TIOIK ^SQ 

mostrerò in appresso cbe fu congiunto in matrU 
nM>aio con una Polla. Sarà dunque suo cugino, 
come ba pensato il GUodocpio ^ o lutto al più 
SDO fratello . £bbe auici/ia con Pomponio At- 
tico ( ad ÀU. ì. i3 tp. 9 ) ; onde parlò a Ce- 
sare in favore del suo affare dì JButroto ( ibid. l. i^ 
ep. iG 7}. 3 ) ; e ciò portò cbe fosse anche in 
buona relaxiooe con Cioerooe ( aà Au. l. 5 ep.tg, 
ad Q-fr. L 3e/». 3 ) , il quale ^d islann dello stes- 
so Attico scrisse una volta a un certo Fìlotimo 
per indurlo a non esìgere da lui un tal paga- 
mento t finch' ^li era sottoposto ad un giudizio 
( ad Jttic. ì. V ep, 19). Pompeo Magno lo con- 
trariò sempre qella petizione del consolato , del 
cbe pel 699 ci fa fede X ep, 9 del l. IV ad 
Attico . Molto più gagliarda opposizione trovò in 
lui quando si pose nel numero dei candidati nel 
700 ( ad ÀU. l. If^ ep. i5 ) ■• talché fu latto accu- 
sare da Q. Pompeo Rufo ( ad Attic. L IF ep. iG , 
ad Q. fr. l, -ì ep. a ) . Per altro essendo stato 
per ordine del senato posto in prigione il suo ac- 
cusatore , egli coli' ajuto di suo zio Ortensio do- 
po ìnGniti contrasti riusci fioalmente nel set- 
timo mese dell' anno 701 a conseguire 1' ambi- 
ta dignità ( Gioite l. 40 cap. 45 ) ; e ciò es- 
sendo avvenuto con poco buon grado di Pompeo, 
non è da -meravigliarsi se Cicerone scrivendo a 
soo fratello, gli promette che sarebbe stato favore* 
vole • Cesare \ ad Q. fr. l. ^ ep. 8 ) . Dopo 
il consolato i suoi nemici non lo lasciarono in 
pace ; onde nel "joS fu richiamato in giudizio 
come reo contro la legge Licinia , e questa volta 
pure ne uscì vittorioso mercè la difesa di Orten- 
sio . Però essendo sialo poco dopo a(,cusato de 
ambUti , fu alla fine condsnoato e cacciato ÌQ esi'* 



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S4« ' LlTTBKATUKA- 

glio ( ad fam. /. 3 e/>. 2 e 4t Brutus §. gG )-, 
dal c[aale dori ritorDare nel 705 , quaado Gè- 
tare arendo preso possesso delta dittatura , richia- 
mò tutti gli esuli ( Dione t. 4' e. 36 ) . Nel 
y«5 insieme con F. Siila, quello stesso che fu e- 
spnlso dal consolato del 689 , fu mandato al dit- 
tatore dai veterani che tumultuavano in Roma 
domandando ¥ adempimento delle promesse loro 
fatte ( o^ Jttic. L IX ep. 33 ). Neil' anno seguen- 
te fa con Cesare alla guerra dell' Africa , e ci 
comandò la cavallerìa ( de bel. afr. e- aS , 86 , 
83 ) . Da alcuni si è attribuita quest' incomben- 
za a Messala Corvino, senza badare che nei gran- 
di eserciti la carica di legato non si diede quasi 
mai se non die ad uomini consolari e pretoiii ; 
che G<H-TÌDO a quel tempo non era certamente ni 
r uno ni r altro : e che ripugna infine che un 
condottiere così prudente come Cesare aRidasse 
tanta parte di quella guerra ad un giovinetto . 
Questo console visse lungamente ; perchè Ma- 
crobio nel primo de' laturoali cap. 9, riferendo 
uu passo di una sua opera , che sarà quella degli 
•ngur) mentovata da k. Geltio l- |3 e. i4 e id, 
attesta eh' egli fu augure ciuquantacinque anni . 
Af. etiam Messala Cn. Domitii in coasuìaia coUc' 
ga , idemque per annos qu'mquagmta et quinque 
augur , de Jano ita infit . Solo a lui dunque può 
convenire il titolo dì vecchio che gli attribuisce 
. Plinto., il quale ben Io distingue da Messala Cor- 
Vino eh' egli chiama l'oratore , e da cui fu con- 
sultata un' altra sua opera de familUs ; onde lo 
cita nel primo libro fra gli autori dì cui si è val- 
so , e di nuovo nel /. 34 e. i3 , e più neW. 35 
<i. 3 , ove dice : Similis causa Messalae seni ex- 
pressit voiumina iUà qu^e de /antitiis condidit , 



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Ossia TASiem ndmishàticrb a/it 

«ttm Scipionis Jfricani transisset atrium « vidisset~ 
^«e adoptione testamentaria Saluttonis ( hoc enim 
dfua^at oagnùmen) J/ricanorumdedecore Mttam ir- 
repentem Scipiotium nomini . Chi ha preteso che PtU 
aio ÌD questo luogo avesse di vista Messala Nìgro, 
■OD ha ahbastaoza considerato che l'epiteto di vec- 
chio mal si confi ad un uomo morto oell' éA di cir- 
ca ciaqnaot' anoi . AH' opposto tutta ciò che si 
scrìve in questo passo egregiamente conviene 'all' 
aogure, sì perchè è dimoslnito da Macrobio esser 
egli giunto- molto avanti neir eti , come perclii' 
lo Scipione SaluBiooe , che lo mosse a comporre 
i libri delle Ciniglie , iii veramente suo contem- 
pomeo , essendo stato anch' egli alla guerra dell* 
Africa t siccome affermano Svetonio e Platarco 
velia vita di Cesare . 

Il terzo pretendente alla nostra medaglia mes- 
so innanzi dall' Avercampio è il celebre oratore 
Messala Corvino , che conseguì i fasci l'anno 723. 
Io Don mi fermerò sopra lui se non quanto basta 
per indagare la sua origina e la sua età , rimet- 
tendo chi abbia vagliesaa di conoscere le sue ge- 
ste alle molte vite che abbiamo di lui , e spe- 
cialmente a quella ìaserita nel t. xxlir degli atti 
dell' accademia di Parigi, o all'altra testi pubbli- 
cata dal Mecenate . Da Dione /. 47 §- ^4 > ^*^' *" 
pitome di Livio /. laa , e da Orazio /. 1 sai. 
IO, tappiamo che fu suo fratello uterino Gellio Po- 
Mìeola gran parteggiano in s^uito di M. Anto- 
nio : essendo nati entrambi da una tal Palla , che 
ì comentatori dì Di<Mie hanno ridotto in Polla , 
onde abbia nn nome latino . Questo Gellio fu fi- 
glio del coasole del 68a , e ottenne anch' egli il 
consolato nel 718 ;-dal che se n* arguisce ohe fos- 
se nato prima di Messala, e quindi che^ Folla do- 
C.A.T.XVI. iG 



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34^ X X T T « n A T V t i 

po essere staU moglie di Gellio , puume «He ■••• 
coode nozze col padre di Corvino , che In gU 
•raditi i controverso cbi fMfe , TotMiToita io o<>a 
dubito dì mettermi apertimeote dall« parte dì co^ 
loro che 1' Umno cr(>duto figlia di Mestala ^igro . . 
Taccio che gli studi dell' eloquenza coi egli <i 
diede SODO no buon preludio per reputarlo figlio 
di un oratore, ed osservo solo che Tibullo, il qum^ 
le unte cose scrive di lui e pel «uft conso- 
lato e pel suo trtonlo dell' Aqaitao|a , .wtn f« 
mai alena cenno di suo padre a dal ohe IwD si 
deduce che a qot^ tempi più non vireaa» . Ora 
ciò converrà bene al Nigr» morto fino dal 7*0 , 
non all' augure che se durò in qaella earica jCinq«aQ* 
Vacinque anni era 4 quel tempo «noora in vita , 
Egualmente abbiamo veduto cbe l" augure ia ui| 
pariegiano 'di Cosare , a cui. 'dftvè 1' obbligo di es- 
sere richiamato dall' esiglio ; onde non pare pror 
babile. che suo Aglio ttovesse essere, vìvente il p«- 
dre, gno dei più zelanti sanaci de' suoi uccisori, 
qual« fu. appunto Corvino . Ma 1' argomento ch« 
per me affatto esclude la sna nascita dal console 
d^l 701 si è , che in questo caso, egli «arebbo 
stato pronipote d' Ortensio . Se ciò fosse- vero , 
è laco^epibile come Cicerone , Seneca, Quiotì- 
Uano , il sMppofitp Tacito , e tutti gli altri reto- 
rici. cb^.J^nto parlarono. di qaeati.dae. oi^tori , e 
tanU .pRrdlelli BQ feóero , non avesseroona qnalf 
che volta toccato questa .circoatansa che avreh' 
he d^to' tanto risalto all' eloquenza di Corvino t 
4ggii)[>gaù che. le. tav-olc capitoline nel ricordara 
il SMQ trionfo lo dicono Atarci - J^ìlius , Marci . 
JVepdsi veramente sappiamo che il Aigro llii per 
r appimtq iiglio di un Marco . E questo Marc? 
suo flaDOUiQ ctedo )p f«ritiaineiiù cs^c» «tato ^Mel 



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QsJtaVlZlOHl HUHIBMiTlcni ^43 

Valeno Mesula che nel 6G4 fu legato dal con« 
sole Bntilio Lupo nella gueira marsica , secondo 
-che '^dttesta Appiano ( bel. civ. l. 1 e. 4<^ ) • Vi 
^ gran dissidio sulla fede da prestarsi ad Easebio, 
o piuttosto a 8. Girolamo nel cronaco , il quale 
nota- che Messala Corvioo morì di LXXII noni 
nel y()3 , e dice poi che nacque nel 6<)5 nello 
stesso anoo , in cui venne alla luce Tito Livio. 
Imperocché si è opposto che Corvino morì cer- 
tamente prima che Ovidio andasse in esigilo , sic« 
come quest'ultimo attesta nell' el. 7 del L \ de 
Punto V. 19. 

Cui nos et lacnmas , supremum in funere munuSf 
Etdedimus medio scrìtta caitenda /"oro. 
£ più grave obbiezione si è ricavata dal dialogo 
de oratoribus , in cui si scrive : Naia Corvinus in 
medium augusti principatum , jisinius poene ad 
. extrenuon duravit. Ha la diflìeoltà desauta* da Ovi- 
dio non ha forza alcuna , perchè egli fu esigliato 
nello stesso anno in cui si pone la morte di Cor- 
vino , e la sua partenza non avvenne se non ih de- 
cembre : il che da lui si confessa nei tristi /. 1 e/.XI. 
Authanc me,gelidi tremerem cum mense decettdtrix^ 
Scribentem mediit Hadria vidit aijuisi 
Quindi potè benissimo nella primavera o nell'esta- 
te assistere ai funerali del suo protettore. Contro 
poi 1 autore del dialogo io ho da oppórre in di- 
lèsa di ' Eusebio un altro scrittore dello stesso tem- 
pò , ma che ha molto maggiore autorità , perchè 
scriveva cogli alti pubblici alia mano. È questi Fron- 
tino , che si è avuto torto a non chiamare per 
testimonio .nella presente controversia : il quale od. 
darci l'elenco dei curatori dell'acque che lo prece- 
derono attesta, che quell'uffizio nel 74^ ^^ confe- 
rito « Messala Corvino, e che nel 766 gli aucces- 
i6* 



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!ì44 LETTIBATUal 

se Atteìo Capitone. Ora potrì ben sopirai cbe per 
un pBJo d'anoi si tardasse a nominare il suo suc- 
f^essore , facendo intanto amimi nìsl rare quella ca- 
rica dal pretore , che se gli era dato per ajotao- 
te, e che dovè portarne tutto il peso anche od 
biennio preoedeole la sua morie , in cui aveva per^ 
dota la memoria ; ma chi potrà persuadersi che per 
({Oasi la metà del lungo rRgno d'Augusto si lascias- 
se vacante una dignità che aveva molte iocombeo- 
ze , e ch'egli stesso aveva istituita? Il Polenì cba 
bea si a<;corse di questo inconveniente , e cbe tat- 
tavolta volle prestar fede all'autore del dialogo , 
non trovò altro espediente se non quello di suppor- 
re che il curatore delle acque fosse il figlio di Gor- 
TÌoo che egli reputò omonimo , e in quest' ultima 
parte non ebbe tutto il torto ; perchè sebbene co- 
stui si chiami generalmente M. Valerio Hessali- 
no da Tibullo, da Ovidio, daVeltejo, da Tacito, 
da Dione e da Hltri scrittorT, egli tuttavolta può 
citare in suo favore una lapida tuttora esìstente 
in Campidoglio edita dal Muratori />. 3iS i , Ìb 

cui si ha LRHTVLO . ET . COKVIKO . MESSALA. . COS. 

Ala però ebbo gran torto nel non avvertire cbe quel- 
la carica per la sua istituzione domandava essen- 
lialmente un consolare , e che il figlio di Corvi- 
no non divenne tale se non nel ^5i , vale a dire 
se non otto anni dopo che gli sarebbe stata con- 
ferita. Ed egualmente doveva badare che questo 
giovane non molto dopo il suo consolato avrebbe 
dovuto rinunziarla, come fecero i successori Forcio 
Catone per. andare legato nella Spagna , Oidio Cal- 
lo per ottenere la It^gazìone delU Mesia , Foik 
teio Agrippa per passar proconsole in Asia, atte- 
so che fu anch'egli promosso al governo della Dal- 
mazia , ove nel ^^9 conseguì gli onori trionfali pei: 



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OsicavAZioni aDMiauiTieHB a^S 

detto di Dione e di Vellejo Parerculo . Fermo 
adunque che Frontino parla sicuramente di Cor* 
Tino l'oratore , non è da dirsi quanto da lui ven- 
ga -ajutata la causa d'Eusebio , la quale viene aa- 
cbe faTftrìta da Ovidio , cbe scrivendo spesso 
del suo esigilo a Masiimo Cotta altro figlio di Cor^ 
Tino , dopo averlo sempre chiamato uo giovane, 
e aver, detto Ubi in cunis oscula prima dedi^ nell' 
«legia IV del I. tv dei tristi, cbe sebbene senza nome 
puree a lui diretta sicuramente, gli dice che do- 
veva beo ricordarsi, come il padre fdvoriva i suoi 
studi : Ingeniianque meum potes hoc meminisse ^ 
probabat; con che viene anche egli a protrarre la 
vita di Corvino oltre il tempo cbe vorrebbe fissare 
il sapposto Tacito. Per lo che io ho un gran dub- 
bio che ÌD quel dialogo che viene da un codice solo , 
come si dimostra dall'essere cnancante, per un fa- 
cilissimo errore dei copisti quei nomi abbiano cam- 
biato posto ; onde vi si debba leggere tutto al 
contrario : Nam jisinius^ in medi'im Jugusti prirt' 
cip^um, Corvinus poene ad extremum duravit, E 
per verità tutto concorre a persuaderci che Asinio 
PoUione premorisse al nostro Messala , ch'era molto 
pili giovane di lui. Lo stesso Eusebio nel ']^']t <^io^ 
sei anoi avanti la morte di Corviao e dieci in- 
nanzi quella d'A,ugusto, scrive Jsimus PoUio ora- 
ti^ et contulvis L7CXX. ( cosi hanno i migliori 
.Codici ) cetatis suoi anno in villa tusctitana mori- 
tur, ^ di fatti in quell'aano per l'appunto cade I ul- 
tima memoria cbe abbdamo di quell* oratore cele- 
Jiratissimo , conservataci da Seneca nel proemio 
del libro 4 delle controvesi^;. Aggiungasi che per 
■attestato dello stesso dialogo §■ i^, Pollione ave- 
.va, aa anni quando accusò C. Catone: e quel gìu- 
:dizio avvennf nell' anno 700 , siccome ricaviamo 



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3^6 LlTTin ATUBl 

àM'ep. i6 del /. IV ad attico, e da Seneca nella IV 
eotOr. del /. VII. Posto adunque che quei aa anni 
fossero completi , Asinio che ne visse So stri per 
l'appunto morto nel -Sy .Ma se coll'appoggio di Fron- 
tino assai beae si difende la fede di Eosebio per 
riguardo alla morte di Messala , non potrì farsi lo 
stesso intorno al suo natale , essendoci contraddi- 
zione nelle sue parole. Imperocché se mori nel ^63 
e se visse LXX.1I anni ( peggio poi se seguasi lo 
Scaligero che lesse LXXVU ) non sarìk piò vero 
il suo nascimento nel 6f)5 , come ha prima asseri- 
to, ma convertii farlo riniOBtareal 6gi o al Gj>o. 
^è la lezione LXXU si avrà da credere sbagliata , 
Tenendo in di lei appoggio Mariano Scoto, che ri- 
ferì queste ìstesse co&e nella sua opera. E Teramea- 
te ci è ogni ragione per dovere anticipare la nasci- 
ta di Corvino qualche anno innanzi il tempo 6s- 
sato dal cronista. Imperocché come supporre che 
nel 711 Cicerone (ad Brut. ep. XV ) potesse dire 
di un ragazzo, che non doveva ancora aver depo- 
sta la pretesta puerile , che neireloquenza mirabi- 
liter excellit : e come credere che nell'anno dopo gli 
avauEi dell' esercito di Bruto volessero eleggere in 
loro generale un giovinetto di 17 auni , e affidarsi 
alla sua condotta , siccome risulta da Appiano (bel. 
civ. /■ 4 §* i36 ;? Un sicuro argomento per fissare 
l'età di Messala Corvino trovasi nell' ep. 3a del 
L 13 &à jittico scritta circa il maggio del 709, 
nella quale Cicerone dopo aver parlato dell'asse- 
gnamento da farsi a suo figlio che doveva recarsi 
agli studi in Grecia , soggiunge : Praestabo : nec 
Bibulum nec Jcidinitm nec Messalam , quo* Mhe- 
nis futurot audio , tnt^ores sumptus facturos. Qa»- 
ato Messala altri non può essere che il Corvino , si 
per la ragione de'tempi, come perchè dall'e^. la 



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ÒISUTASIORI nUMISUATlCRK ^4? 

e i5 il Brnto appare che egli veramente arerà stu-^ 
diato coU. É chiaro che se tutti questi gìovaoi aa- 
darono nello stesso tempo ad apprendere eloquea* 
za ÌB Atene t erano tutti coetanei t e ciò per riguar- 
do al figlio di Cicerone e al nostro Messala pro> 
vasi ancora dal loro coasolato , che il secondo ot- 
-tenne nel 7^3 , il primo nell' anno appresso. Ora 
Cicerone gtuoiore contara a quel tempo dicianno- 
TO anni , essendo nato nel 6qo ; onde si ha nell* 
ep. 3 /. 1 ed Attico t L. Julio Ccesartt C. Marcia _ 
Mgtdo COS. gitolo me auctam scita. E. nello stesso 
anno verrà ad esser noto Corvino , se compiti so- 
no i 73 anni ch'egli aveva quando, secondo lo stes- 
so Eusebio , morì nel ^63 : con che Ja sua etJi Terrà 
ad essere fissata in modo non equivoco. 

L'nltimo dei quattro consoli Vaterj è M. Va- 
rio Messala Polito , che Dione dice essere stato tur- 
rogato in collega di Augusto nel yaS. Ma per cer- 
to qnello Storico si à ingannato , pn-chà dai fasti 
mormorei dell* Apiano si è sapato che in quell'anno 
non si ebbero Buffetti , e che quel Valerio resse i 
fasci per gli ultimi due mesi del 733 : essendogli 
saettato immediatamente Corvino. NuH'altro sap- 
}iJamo di costui , se non die ragionevolmente si 
crede un suo fratello , vedendosi che ambedue ri- 
suscitarouo pier distinguersi due antichi cognomi 
della, loro casa. Poca differenza per altro dev'esse- 
re stata nella loro età . si perdii'coótemporaneo fa 
il loro magistrato, come perchè dall'età di L. Gel- 
ilo loro iratello uterino che fn poco maggiore di 
loro, come apparisofc dal sno consolato del 718 , 
se ne ergaiice cbe solo pochi anni innanzi il 690 
natale di Corvino potè la loro m<idre Polla pasca* 
re dal letto di L. Cellioa quello di Messala ^igro. 
Pcemeise queste aotisia si potrà oon qualche 



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^48 Lbttibitoiì 

maggior fondamento indagare quale di qnesti na il' 
contole, sotto il. cui governo fa stampata la med»- 
glia in quìstione. t!^a , secondo che attesta i* epi- 
grafe, fu coniata durante il consolato del padre per 
ordine di od Messala , il quale era tnunviro mo-r 
netale o piuttosto questore : giacché il Senatus Con* 
sulto aggiuntovi dà un positivo indizio ch'ella non 
fu impressa per autorìU dell' ordinario magistrato 
della zecca. Gonvien dunque ammettere che que- 
sto figlio del console avesse a quel tempo venti- 
tei anni se fa quest(Mre , o almeno ne contasse una 
Tentiaa , quando pure sì voglia concedere che vi 
si tratti di un triunviro . Ciò posto, la medaglia 
non potrà appartenere a Messala Nìgro , perchè, 
giusta i conti superiormente fatti, i suoi due figli 
Messala Potito e Messala Corvino nei giorni della 
sua magistratura erano ancora bambini , e il se- 
condo non aveva se non due o tre anni. Per lo 
Stesso motivo dovrà negarsi al Corvino , giacché 
per la distruzione della repufablich essendo cessata 
l'osservansa della legge annale, egli per le cose detta 
non contava se non trentadue o treotatrè anni quan- 
do giunse al consolato : onde come supporre cIm 
potesse avere un figlio già capace dei pubblici uf- 
fizi ? È di fatti si prova che non V ebbe . Egli 
dopo il 718 , in cui mori lo storico Sallastìo , 
aveva sposato la di lui moglie Terensia ( s. Gi- 
rolamo 1. I adv. lovinian. ) , rìpndiatn prima 
da Cicerone ; la quale per età poteva essergli ma- 
dre , e che al tempo di tali nozze doveva essera 
almeno quioquagenarìa ; onde non è snppoaibile 
che lo facesse padre. Da Ovidio poi, che ne par- 
la cosi spesso nei libri del Ponto , sappiamo eh* 
i suoi due figli furono- Mj Valerio Messalina con- 
sole nel 7S 1 , e G. Aurelio Gotta Abssimo Messa- 



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OsaCRTiKIOHI RVHlfMlTICMB 2^^ 

lino che lo fu Del 773 Quest* ultimo, che ^asrlie 
«lopo la morte di Augusto seguita a chiamarsi gio- 
▼ine dal poota, e che nacque da un' Aorelia ( tk 
l'onta i. 4 «'' 16 V- 43- ) •> l^ quale era aocor 
viva a quei' tempi ( Aid. i. 3 et. 3 v- 98 ) , non 
poteva adunque essere ancora venuto in luce al 
tempo del consolato del padre . lo fatti Tibullo, 
che dirìge a Corvino l'elegia viti del 1. 1 ad 
giorno aBoiversario dei suo trionfo quattro anni do- 
po il suo consolato, non vi parla che dì un 6glìo 
solot ch'altri nm può essere cbe Valerio Messaliao. 
E questi ri si dipinge ancora di tenera et& , perchè 
tì si usa la parola subcrescat . At tibi subcrescat pro' 
ies , quaejacta parerUis augeat . K vero che ah- 
bianio un' altra elegìa dello stesso autore ( l.a. eL 
5 ) scritta in occasione cbe quel Messalioo fu ina- 
ugurato quindecinviro dei sacrifixj, ma essa è aii« 
che 'posteriore all' altra : e ai tempi degl* impe- 
ratori è cosa solita che i giovinetti nobili fossero 
decorati di un sacerdozio appena deposta la prete- 
sta puerile . £gual ragione milita perchè questa, 
medaglia non si conceda a Messala Potito . Il tao 
figlio, per fede dell' indice di Dione, fu quel barba- 
ro uomo di L. Valerio Messala Voluso, che nel suo 
proconsolato dell'Asia avendo fatto giustiziare in uà 
sol giorno trecento persone , passeggiava con com* 
piacenza fra mezzo quei cadaveri , esclamando o 
rem regiam ; motivo per cni fu condannato sul fi- 
nire dell'impero d'Augusto ( Seneca de ira L a cap, 
5 « Tacilo an. 3 aip. 68 ) .■ Ora costui fu consola 
oel 768 , e quindi dovette essere anche piìl giova- 
ne 4i suo cugino Valerio Messati no. Ma per negare 
al Corvino e al Pottto la presente medaglia , olir* 
le ragioni addotte, vi è ancora l'altra , cbe at tem- 
po della loro magistratura Augusto era già bene sta- 



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a5« LltTSRATOAi 

bilit« nel iovrano poterei oad'è rarìssiiDo che ì num 
mi di qaeU'eU o col tipo o colla leggenda aon al- 
ludano a lui , o vero a M. AatoQÌo ano collega nel 
'trioorirato . Non resta adunque che il solo ctmso- 
le del 701 H. Valerb Messala augure , a cut si possa 
concedere . E Teramente egli aveva almeno 4o anni 
nel 69 3, come ho mostrato di scerai ne avrli avo- 
to 49 qusndo ottenne ì fasci ; onde sarà 1' unico 
dei quattro consoli Messala,' il qnale in tempo flcd 
Suo ufBcio abbia potuto avere un figlio in etli ca- 
pace di essere questore , o almeno triunviro mo- 
netale. Avrà dunque avuto ragione TOrsino qusndo 
air azzardo gli fece dono di qaest' impronto - Per 
altro io non debbo tacere cbe non mi t nasetto di 
ripescare alcuna notìzia del giovane, da cai stimo 
essersi fatto incidere questo conio: parendomi chia- 
ro eh' egli non sia il Messala Barbato che fu conso- 
le nel 743- Confesso d' essere anch'io dell'opinio- 
ne del Glandorpto, che fa venire dall' augure la lì- 
nea dei Barbati: e forse questo congnome, eh era 
del tutto nuovo nella gente Valeria, fa dato per la ' 
prima volta allo stesso augure in grazia ddla molta 
età : onde sari-'bbe equivalente al senex di Plinio. 
Ma però l'autore della presente medeglia, si perchè 
si contenta della nuda appellazione dì messa/r rìiitts , 
come per la nota patrb consume, ha tutta l'apparen- 
«a di essere un figlio legittimo e naturale di suo pa- 
dre; mentre all' opposto il console del 74^ non en- 
tra nella casa dei Messala ae non per edosiotte -.' 
Imperocché a quel console che morì sul -bel princi- 

Sio della sua magistratura , e che netl' indice dì 
'ione si scrive M- f^alerius M-F. Messala Barbatus^ 
dai frammenti delle tavole capitoline si aggiunge un 
altro cognome che generalmente dai fastograS è stato 
letto AiHiLunvs . Fatto però sta. che nella pietra 



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OsscBTAzioiri nuHicMATieni a5i 

trovasi TMlmente apfiahvb « come ha osswrato il 
solo Piranes! : ed io sono testimonio oculare della 
Toità della sua lezione. Si è tenuto da molti cb'^U 
fosse quel tale , dì cui ha parlato Suetonio nella 
vita di Claudio §■ 26, ove ci dice cbe quel prìncipe 
faieriam Massaiinam Barbati Messalae consobriai 
suijtliamin matrimonium accepit : per lo che se gli 
è data permoglie Bomiiia Lepida che fu madre dì 
queil'imperadrice, secondo Tacito an.xi e. 3^ . Uà 
per poco che si rifletta, si troverà che un tale sap- 
posto non è da nmmettersi . Imperocché se B«r- 
bato morì sul principio del consolato, come attesta- 
no i fasti del Campidoglio , converrebbe dire «he 
almeno Tanno avanti fosse nata Messalina : onde 
ne verrebbe ch'ella di cinquantaquattro anni avesse 
partorito Brittaoico , nato secondo Svetonio nel «e* 
fwndo consolato di Claudio suo padre. Inoltre la 
sfrenata libidine che questa donna portò sul trono 
pot:o si addice ad un' età cosi avanzata . £d u- 
gualissima tomerA 1* obbiezione se si derivi da 
sua madre Domizia Lepida . Essa nacque da Cn. 
Domtzio Enobarbo console nel ^33 , e da Antonia 
detta minore da Tacito , e maggiore da Suetoaìo 
e da Plutarco . Ora quest'Antonia fu messa in luce 
da Ottavia che si maritò a M. Antonio nel 714 • oo- 
de com' A possibile che nel breve lasso di meno di 
38 anni fessero procreate Antonia madre. Domina 
figlia, e Messalina nipote ? Egli è adunque indubi- 
tato cbe malamente si è attribuito a qnesto coasole 
una moglie cbe spelta a suo figlio, e ch'egli non A 
il padre mi il nonno dell'infedele sposa di Claudio. 
Per lo cbe sari egli , come aveva ben veduto il 
Glaodorpio, unodeidue'tearìti di Marcella maggiore, 
figlia anch'essa di Ottavia sorella d'Augusto; onde 
aodrì bene che suo Oglìo si dica da Suetonio con- 



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aSa L>TTxiiATiiK& 

sobrinus di Claudio « e che Aof^sto nello schen* 
di Seneca si chiami avuncuJus major tanto dallo stes- 
so Claudio quanto da Messalina. Gli eruditi , io gra- 
zia del cognome ABMii.i*Nva , avevano creduto che 
il nostro Barbato nascesse dalla gente Emilia, e fosse 
poi adottato nella Valeria ; ma dopo la correzione 
APPtANTs converrà cambiare la famiglia , da cai pro- 
Tenne. Mon credo che si riuscirebbe a provare resi- 
stenza sotto il regno d'Augusto d'una gente Appia, 
o almeno la non si troverebbe cerlameote così ele- 
vata sopra il volgo da potersi meschtare colla no- 
bilissima casa dei Massaia . Al contrario. osservo che 
intorno a questi tempi gli scrittori , e fra questi 
Cicerone, assai frequentemente per denotare la fami- 
glia dei Claudi Fulcri la chiamano la casa deglìAppi 
pel grad* uso eh' ella fece di questi prenomi ■ Quin- 
di bo un sospetto assai violento che costui fosse fi- 
glio d' Appio Claudio Fulcro console nel 71G, il qua- 
le in vece di prendere rappellazìone di Clodianus, 
che gli sard>be stata comune coQ tutti i rami dei 
Claudi , preferisse di assumere quella àì jippianus^ 
che gli era miglior testimonio delia sua nobilUi. Que- 
sta congettura à confermata da uno scrittore di po- 
co creditOf è vero, ma che perù ha bevuto alle fonti 
più antiche, e di cui pure vuoisi tenere un qualche 
conto in un tempo cosi scarso di notizie istoriche 
eom' è quello di Augusto. Bgli i Mariano Scoto . che 
nel parlare dei consolide! 7 6 dice : Jp. Claudius 
C. Norbanus , quorum Jìlìus consularis ante patrtm 
moritur . Da queste parole non si può trarre altro 
senso , se non che ciascuno di essi tvesse un figlio 
consolare che loro premorisse . E in vero se si par- 
lasse dì una sola persona quanti altri esempi non ci 
mostra la storia di consoli défonti prima dei loro ge- 
nitorìl Mentre al contrario potebbe essere degno d'av- 



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OmIRTAZIOBI StTHMMATlCVI a53 

vertenza il nuovo caio, che ciò appunto fosse av- 
venuto ad ambedue i coMeghì. Ora per riguardo a 
Norbano è pronto G. Aorbano Fiacco console nel 
^30; ma reUtivamente ad. Appio Claudio, se il suo 
figlio non è il nostro Appiano, eh' esseado. manca- 
to di vita nel 74^ P"^ con v erisi miglianza reputar- 
si premorto al padre, non sì trova alcun! altro cba 
sia capace di vtirìficare il detto di Mariano. Npnsi 
faa infatti alcun sentore che arrivasse alla dignità 
consolere 1' altro suo 6gtio Appio Fulcro condan- 
nato come reo d' adulterio con Giulia figlia d'Au- 
gusto, siccome narra Paterculo I. a e. 100 ; e cer- 
tamente niun Claudio Fulcro si trova poi registrato 
nei fasti, i quali durante il regno d* Augusto presen- 
tano ornai più poche lacuae anche per rapporto ai 
Buffetti, dopo le molte scoperte feUe negli ultimi 
tempi, e specialmente dopo V invenzione del presio* 
so frammento di fasti marmorei , che tuttora ine> 
dito si conserva presso il mio eh. amico cav. Bion- 
■ dì. Il che essendo, avròtrovate finalmente la ragio- 
ne, per cui Clodia Pulcra moglie di QuintiHo Varo 
si dine da Tacito (/-4<!- ^s) ro^r/mi dell'Agrippina 
di Germanico : ragioar eh' é stata indarno cercata 
da tutti i compilatori della genealogìa dà cesari, e 
che io stesso confessai d* ignorare quando scrissi 
r osserv. V della sesta decade. Ora dunqne crederò 
eh' ella sia stata figlia di questo Appio Claudio Ful- 
cro divenoto per adozione M. Valerio Messala Bar- 
bato Appiano , laqnale arri presoì nomi della' gen- 
te Claudia o perchè nacque prima dell* adozione , o 
perchè al padre piacque piuttosto di denominarla dal- 
la casa in cui era nato che da quella in cui fu ri- 
cevuto- Per tal modo venendo ella ad essere sorel- 
la di Messala Barbato padre di Messalina, sarà stata 
figlia di Marcella maggiore e nipote di Ottavia sorci- 



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3^4 LsTTIRATlKÀ 

It d'Aagasto, e per cons^aenEa seconda cugina di' 
Agrippina nata da M. Agrippa e da Giulia uoìca figlia 
4' Angusto . Ma per ritornare alta aostfa medaglia 
eonchiuderò, che perle cose fin qui ragionate essa fa 
coniata nel 70 1 , durante il consolato di Messala an- 
gore, da an suo figlio eh' era probabilmente anche 
sno questore, il quale suppongo che mancasse pre- 
sto di vita , e perciò porgesse motivo al padre su- 
perstite di addottarsi un Claudio par continuare la 
famiglia . Perciò essendo anteriore dì soli tre anni 
o poco pia al nascondimento del rìp(»tigtio dì Ga- 
driaoo -Taltosi non più tardi del 703 , ov' essa non 
fu trovata, non -cagionerà maravigUa , se non ave- 
va avuto ancora tanta circolazione per arrivare fino 
• Bologoa: oltre che per iscusare la sua maocansa 
basta la ragione dell' esimia sua rarità, avendo coo- 
leasato il eh. Schiassi che pocltìssimefitt-ono le me- 
dagUe rare, che dtt quet tesoro gli fu datì> di ve- 
dere. Dietro tali pensamenti venendo ad interpreta- 
re il suo tipo dirò, che negi' infiniti contrasti iacon* 
trati da Messala augure per assidersi sulla sedia con- 
solare io trovo un giusto motivo per cui suo figlio 
la ftcesse scolpire sulla sua moneta ; onde vantarsi 
die suo padre 1' aveva finalmflute occupata a dispet- 
to degli emuli . E nel diadema e nello scettro che 
le SODO sottoposti io scorgo una prova dell'orgoglio 
n«nano , il quale con questa rappresentazione volle 
mteporre il grado consolare alla regia dignitìi. - 



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35S 



Josephi Petrunci interamnatis e tocietate Jetu , et 

yincentii Fttgm romani selecta carmina- jicc«~ 

■ dunt epìgroBwiata schniasticorum societatit Jesu. 

9* RomtLfi ex typografAeo Joseph Salviucciy 

M DCCC XXII. 

V^ual d di noi educato liberalmente « ft^ oui noB 
n Meno di grata rìcardauza gli educatori ,.i mae- 
■n stri suoit gl'insegnatori, e persino quel luogo mu- 
„ to ov'egli fu educato ed ammaestrato ? „ Qoe- 
ale parole di Cicerone (*) ini risuonarono oella men* 
te' aUordid- io vidi e lessi con «TÌdità ìl< bd vola- 
ne dato alle stampe dal padrePelrucci t_e mi corse 
ài cuore, tale nua soaviti, clie male or saprei descii* 
vere con parole. Perchè il Pttrucci fu mio .mae- 
st<-o negli anni della adoleaceaza^e mi portò, graor 
de «moret nÀ'mai mi ciaevviene dì lui e tii qua" 
dolci tempi , che tutta l'aDÌma non mi goda. Al 
c|ual diletto, mosso dalle antiche rtmembranu, l'air 
tro sijè puT' aggigiilo derivato' dalia belleau della 
poesieJaliioeidel Patrucci, le.tjuali spvaBopero^ 
parte venssU ed eleganta. E perchè nulla mi rer 
stasse da desiderare,lio io trovate inserte nello stes* 
so volume alcune poesie pur latine del defunto VÌ0- 
censo-Fuga: nomea me dolce quanto altro maì^ 
seodochc il Fuga possa essere dame chiamato 0<^ 
si amico come maestro. ì^ nel vero si-fu egli cfav 
udendomi ne' prinù anni miei recitar raraie pro^ 
se nelle ragunanie de^ arcadi , prcae a lodami « 



O ProCn. PlftDcioI?? 



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■5G LlTTIKATOKA. 

e ad anMrmi teoerapieiite: .sebbene quelle miec»- 
M gioveaili fossero anzi degne di biasimo che di 
lode. Ma egli non fece come taluni vogliono <^gi- 
dl, i qnali sembrano lieti dì vieppiù disanimare i 
gii timidi giovinetti , e danno opera che quelle te- 
nere piante calpestate e neglette mai non si rive- 
ttano di belle fronde , e mai non facciaa buon frut- 
to. Al contrario il Fuga m'inanimò colle parole, e 
mi dirozzò co' precetti : e se io non divenni qna-^ 
le egli sperava che dovessi essere, ciò tion può tri* 
imìrsi a colpa di lui , ma si a mia proprìa.-e vo- 
lendo in qualche parte escusar me , accuserò la for- 
tuna , la quale ha consentito che io dovessi abban- 
donare per molt'annì que' dolci studi » a' quali e^ 
* bi l'aniino inchinevole fin dalla . mia fanciullessa. 
' Ma tornando al propoùto mio , ond' io vai 
mossi a fare questo vano discorso , dic(» , che il 
volume dato alle stampe'dal Petrucci mi sari sem* 
pre granoso si per le poesì« del Petrucci stesso , 
e t\ BDCore' per quelle del Foga : perchè ioho ed 
avrò sempre ambedue in quelita venerazione che i 
dovuta ai chiari uomini e ai precettori . Qiiodo- 
ao il volume alcuni epigrammi, dei rettorici della 
•Compagnia di Gesù : i quali >compooimenti cornee» 
^è tvevi aon pur atti a mostrare eoo qnaoto ar- 
-dore fatichisi il Petrucci ài restaurare il dolcissima 
-linguaggio del Lazio, che negli andati tempi gtace- 
Ta neretto ed inonotato' con grave- danno della 
-nligione, della filosofia, della storia , e della let- 
teratura. Intorno a che ha acrttta il Petraccì una 
I>elk prefacione De lingua tMtina rwocanda et pro- 
movenda: e io penso che tutti gli scenziatì ne gli 
avranno buon grado ; anco per la ragione, che lo 
studio della lingua latina è non che utile ma neces- 
sario, alla scìenxa della lingua italiana , sendo que- 



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FoESIK DBL P. PiTRUCCI 35^ 

èìB figliuola di quella , e riteneDdo in gran parte i 
modi e la. indole della madre. E siccome noi ita- 
liani debbiamo aommamente avere in prezzo la lia- 
ga» nostra sì percbè nostra, sì ancora perchè fuor 
di dubbio è la bellissima di tutte le lingue TÌren- 
ti ; così dobbiamo promuovere e commendare ezian- 
dio lo studio delta lingaa latina, che è quel fon- 
te d'onde cade nel nostro linguaggio una grande co- 
pia di belle voci , e dì be' modi di favellare , a 
quella medesima guisa che dall'idioma greco cadeva- 
no nel lialino. 

Ma lasciamo stare di ciò ; perciocché la ma- 
teria richiederebbe separato ed assai largo ragioDa- 
mento. Ora dalle poesie pubblicate dal Petrucci le- 
veremo qua e là qualche saggio , affinchè i nostri 
Jeltorì ne conoscano in qualche maniera le bellez- 
ae. E perchè il volume è diviso in tre parti , noi 
divìdo-emoil dir nostro in tre articoli. Nel primo 
de' quali delle poesie del Petrucci : nel secondo dì 
-quelle del l-'uga : e nel terzo degli epigrammi degli 
scolari della società dì Gesù brevemente ragioae> 
remo. 

AftTICOLO I. 

Delie poesie del Petrucci. 

Sono queste precedute da un breve Carmen, con 
che l'A. intitola il libro all' eiuinentissimo cardinal 
Pacca mecenate e cultore de' buoni studi , e proteggi- 
tore delle belle arti , alla cui validissima protezio- 
ne è debitore il giornale nostro del suo presente in- 
cremento- Quindi le poesie del Petrucci sono divi- 
se in quattro libri. 

Il primo contiene la venione del libro primo 
de' Paralipomeni di Omero composti per Q. Cala- 

g:a.t.x.vi. 17 



hyGooglc _ 



a58 Lettsiìatura 

bro , o Q- Snairneo : ed bavvì in fine uo idilis 
sulla nativiU del Rodeulore. 

ti secoado coDtieae lepistole : il terzo le el^e : 
rultimo gli epigrammi. 

L 1 1 s I. 

Sarebbe da desiderare che il Fetrucci si risol- 
vesse di volgere tutti ìaUerì dalla liugua greca nel- 
la latina i XIV libri di Q. Calabro s e sarebbe da 
pregare Iddio che gli concedesse all' uopo lunga vi- 
ta e pro!tpererole: conoìossiacbè il primo libro veg- 
gasi così elegantemente e francamente latinizzato , 
che induca nell' animo di chi legge forte deside- 
rio di veder condotta a termine un' opera che ha al 
bello e sì felice principio. £ ancorché sia verissi- 
mo che questo libro possa stare da per se solo , 
come quello che volgesi intorno le geste e la im- 
matura morte della vergine Pentesilea ; non perùrdt 
meno io credo che dopo la lettura di que' be' ver- 
si del Fetrucci dolga a ciascuno il non poter leg- 
gere eziandio la latina versione della morte dì Achil- 
le , dell' incendio di Troia , e del sacrificio di Fo* 
lìssena. Anzi di ciò sì dorranno pur quelli i qua- 
li sien dotti dell* antica lingua de* greci. Imperoc- 
ché Io Smìrneo non usò 1' aureo stile di Omero e 
degli altri grandi; ma scrisse a quel modo che so- 
levano i fioOsti ed i retari . Al contrario il Fetruc- 
ci distemperò per così dire nella sua versione tat- 
to l'oro viigtliaoo ,e tolse pur da Virgilio la di- 
gnità e la grandezza del dire. Di che io stimo che 
Is versione del Fetrucci sìa da noverare ira quel- 
le , le quali di gran lunga avanzano 1 originale. E 
perchè non si abbia a credere eh' io sìa troppo lar- 
go lodatore « riferirò la versione di quel luogo , do- 
ve il poeta descrive come Achille dopo la'Ticcl- 



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FdUU DtL P. PSTBUCCI sSq 

sioae della misera Peotesilea discoprisse ilj Tolto di 
lei { e quello apparisse di tanta bellezza dà inteoe- 
rire gli animi de' greci « e piegare a pietà il feroce 
animo dell' uccisore. Alla quale scena compassio- 
nevole altra oe seguita orribile e spaventosa : per- 
chè Marte, padre delia vergine uccisa, precipita gih 
dal cielo disposto a farne atroce vendetta rseoon 
cbe Giove scagliando fulmini lo raffrena. In tal gui- 
sa per uD solo esempio i lettori conosceranno di 
quanta lode il Petrucci sia meritevole o dolcemen- 
- te scenda allo stile tenero , o maestosamente sal- 
ga al sublime. 

„ Tum gateam ìnsignem cristis riluque micantcm 
^ Fulguris eripuit capiti, vultumque retexit , 
,, Eximium forma vel in ipso funere vultum , 
„ Cuinequeputris adbuc ons decerpsit honorem 
„ Pulvis . nec patulo labens e vulnere sanguis;. 
„ Qualìs ubi jaculoque feras cursuque per allos 
„ Fessa sequi montes, positis Diana sagittis, 
„ Procumbit, teoeraque latus submittit in bcrba, , 
„ In tenues caput iiifleclens accline sopoi'es; 
,, Talis erat species deiectae virginia : artus 
'^ Per puicros talem iadiderat Venus aurea for- 

„ mam, 
„ Ut carum ob natae moereatem funera Martem 
y, Brigeret ; saevique animum torqueret acerbo 
„ Aeacidae luctu. Circum undique fusa Juventus 
„ Graja stupet: nequeunt leniri corda tueado 
„ Non sibi tam pulcram in connubia laeta pu- 

„ ellam 
„ Servatam : stupet ante alìos peléius heros 
„ Multa gemens , talem sacva quod straverit lu- 

„ sta, 
„ Hec ihalams in patrias socìandam adveurit 



h^Goot^lc 



J10* LlTTBHATD«& 

„ At solielem moerens iromiti morte peremptaim 
^ Mars saevit, luctuque fureos ex aethere suikiaia 
„ Labitur in terrasi dextra non ocins ilio 
„ E Jovifl erumpit fìilmeo, liqaidosque profana 
„ Igne secai rapido tractus , nigrasqoe procelias 
„ Fert secum , aut magao latoa super impeta 

„ terras ■ 
M ETolat,et tonitru tjuatìt alti colmeii Olympi. 
„ Olii dum coeli lacìtas spalìatur in aula 
„ Edoni proles Aquilonìa protinaa anrae 
„ AdstiteroQt , natae crudeltà fata docente* . 
f. Ergo ululans, nimbique modo delapsus ù 

„ Idam , 
„ Constitit horrendumqne illisisincrepat armis s 
„ Dissoltant vallea . sonitu tremefacta recedunt 
„ Flumina, concutitur fundo moos totus ab imo. 
„ Atque adeo immani vastasset caede phalanges 
„ Mirmidooum , crebris ni rubro ex aethere 

,, jactis 
„ Fulmiiiibus ( Tolitant olii quae plurima semper 
„ Ante pedes ) nati procedere loogins ìras 
„ Juppìtpr, et aaevire animis vetuìsset acerbis. 
„ Ille infesta lìcet properans in bella, parentis 
«, Agnovit jussus , iremìtuque exterritua haesìt. 

Libro II. 

Come, al dir di Virgilio , nen ogni tetra può 
produrre ogni frutto^ così non ogni poeta può scri- 
Tere in ttflti stili : e si addita per cosa mirabile 
esso Virgilio, il quale con pari felicità e perfezio- 
ne scrisse versi eroici didascalici e pastorali . Ma 
il Petrucci ne ba dimostrato come egli abbia la 
musa pieghevole ad ogni stono . E nel vero chi 
dopo il saggio della' versione diQ. Calabro leggerà le 
epistole couieaulc nel secondo iibr« , avrà bene di 



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PocsiB bBt P. Pkthucci 3G1 

-che nMTaTÌgliarsi , conosceado lui essere così sper- 
to ia quMto stile lamigli&re e rimesso , come le 
è in quello eroico e sublime . Di che faranno fe- 
de ì versi che qui intendiamo di riferire : e sono 
quelli con che 1 A. dA iucominciamento «Ila epi- 
stola III. 

^d Lucium Urbint humaniores litteras docentem. 

„ Bum tu palladtas informas gnarus ad artes 
„ Pubem urbinatem f Luci suavitsime, nec par, 
„ Respondet curae fructus fortssse , operamque 
„ Atque oleum perdis ; dum tepraecepta loquendi 
„ Bictante,aut scrìplores enarrante retustos, 
■ „ AvertUDt puerì paullatìm lumina librìs ; 
„ Jamque'hic subridet, jamqrie ille susurrat in 

„ aurem 
„ Alterius , late et ludi strepit angulus omnia 
„ Murmnie t dum scalpria audent tetebrare ca- 

„ thedrat 
„ Improbuli , aat virìas calamo tnrpesque fi- 

„ guras 
„ Pìngere , sen longos nasos^ seu turgida gibbo 
„ Terga gravi , ìmmensam crescens seu corpus 

„ in alvnm ; 
„ Sacra quirinali qua tese ad proelia clivo 
„ Lojolidum exercet prìnuevo in flore Juventus, 
„ Heic ego, qui tirocinium absolvere, latinu 
M Gecropiasque artes doceo . Sed quam mea felìx, 
„ Bissimilisque tuae sor» ! Ueic nemo Inter ephe- 

„ boa f 
„ Qammm cura niihi mandata , pigratur ctc. 

Libro HI. t 

S^foono le el^e , le quali mostrano quanto 
lo stile del eh. A. aia da .commendare anche in 



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363 LltTIK&TUUÀ 

qaesU maniera di versi . Imperocché il Petruccì 
Aon si fece serrile imitatore di niuno tra* grandi 
poeti elegiaci che fioriroao nel beato secolo di Au- 
gusto : ma imparò da Ovidio ad esser facile nelle 
cose difCcili , e chiaro nelle oscure ; apprese da 
Properzio la maestà del dire ; da Catullo le gra- 
zia: e da Tibullo la soavità e l'elegaDza. Ad evi- 
denea delle quali cose piacemi di trascrivare alcu- 
ni distici tolti dalla elegìa IK. Ed ho fermata la 
nia scelta su questa , perchè si volge ÌDlomo un 
' argomento sagro , e potrà far palese ai lettori , clic 
al Petrucci è facìl cosa il <ùscorrere sopra qua- 
lunque materia . 

- Iir ViaGiHin Puiafeuh. 

„ Qui mihi nocturni etc. 

f, Àc Tclnti pennis crepttaalìbus Amphìtritem 

„ Cum leviter zepliyri et leniter aura ciet , 
'„ Assurgit tremulo de marmore fluctus , et oras 

„ Ut tetigiU placidis sternitur aequoribos , 
',, Quem subsidentem confestim mille sequuntnr 

,, DeÌD fluctus, siibeunt deia'alìi «tqne atii ; 
„ Sic varias virgo species sub pectore rerum 

„ Versat , sic varìis gaudet imagìnibus : 
„ Jam subìt aridulum et madidum nil rellas ab 
„ ìmbre , 

„ Proxiroa dum late rore madescit humns ; 
„ Jamqué ille e mcdiìs sese rubus ignibus oSert, 

„ Jam sese e mediìs fluctibus ilta ratis ; 
„ At^ue nthum repetit Aon ulla incendia pasanm, 

„ Atque jugis navem sospitem in armeniis . 
„ Quam gestit bona virgo 1 mera oh ! quot gan* 
,f dia tentant, 

„ Et tAcìtum bue illac abrìpìunt aaimum , 



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Peisii oKL P. Petkdcci aG3 

„ Dum aese io navi, dava sese io veliere, sese 
„ Inque rubo a^oscit ; dum rata sìgna videt ! 
Fra le elegie tiene V oltimo luogo la versio- 
ne di quella di Callimaco ìntorao i lavacri di Pal- 
lade : la quale è stata da molti recata dall' idio- 
ma greco nel latino , e precipuamente da) Cuniclu 
queir ottimo e sapientissimo , che per la traduzio- 
ne btina della Iliade , degl' idìllj di Teocrito , e 
di altre greche poesie ha lasciata nel mondo etema 
fama di se . Né io posso di lui pensare o scrive- . 
re senza che mi venga nel cuore inesprimibile te- 
nerezza : rammentando che quel buon vecchio qua- 
si ottogenario m' instruiva intorno i precetti della 
rettorìe* , e mi portava amore come padre a fi- 
gliuolo : onde io posso dire che primo mio maa- 
■tr» in letteratura sia stato il Petrnccì , secondo 
il Coaicfa , e terzo il Fuga . Ora volendo il Pelroc- 
ci dr versione dì quella celebre elegia di Calli- 
maco ebbe sotto 1* occhio U versione fattane dal 
Guoich ; né disdegnò d' inserire nel suo lavoro al- 
cqqì luoghi già dal Cuirìch cosi bene latioizzatt » 
che qualunque avesse voluto cangiarli avrebbe 
peccato o in istoltes» o io orgoglio. A moltissi- 
mi' Teraì poi diede novella forma secondo il suo 
stile ; perchè ctascono ha il suo proprio : ni fu 
poDto inferiore al Cunich i anzi ( sia detto con pa- 
ce di quel grand' nomo ) in qualche passo lo su- 
ferif . £ aia d' esempio il distico aa , il quale dal 
Cumdh «ra stato tradotto' a qoesto modo : 
,, Exi age jam , Pallae , bellatrix * casside fnlgem 
. „ Aurata , et ctypeum ^aeCa et eqoum strepito. 
Ma il Petracoi lo rese , al mio crédere , meglio 
sonoro ; ed imitò lo strepito degli scudi e de* ca- 
Talli , terivcado t 

„ Exi age , bellipoteqs virg<t , quae casaide gaudas 
n Aurata, et cljpeum «t quadcupedum strepito . 



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a6^ LETTCRàTDKi. 

Libro IV. 

L'A. ba preposto a quest* uUimo libro an br^ 
ye ragionamento dove discorre sulla Datura degV 
epigrammi. E. dice come essi, sono dì doe manie- 
re, altri semplici ed altri arguti; e cornei dotti 
parteggino lodando chi l'uo» maniera e obi l'altra: 
sendo che taluni stimano dover essere gli ^i^ram- 
mi vestiti in tanta semplicità, che ogni arguzia e 
sottigliflz&a abbia a reputarsi viziosa: altri poi trat- 
ti in contraria opinione afiermino, cbe epigrammi 
poveri di ogni acume sieno come corpi sena' aoi- 
ma. Mail Petrncci , scevro da ogni studio di par- 
te f saggiamente considera : cbe le sottigliezze e le 
arguzie sono da sbandire da ugoi scrittura checer- 
chi lode ; ma se pur denno avere un asilo « que- 
sto non di rado possa loro roocedersi negli epi- 
grammi. E nel vero i greci maestrì d'ogni bel di- 
re , e talvolta eziandio Ctltullo padre della sempli- 
cità e delle grazie , sì piacquero di scrivere epi- 
grammi arguti ed artiticiati. Laonde potranno i mi>- 
derni scritlori seguire l'esempio dì que' grandi scrit- 
tori antichi ; purché le arguzie e gli artifìcj non si- 
eno tali, che venga a mancare al breve componi- 
m^ntn natura e verità. £ perciò coloro i quali vor- 
ranno scrivere epigrammi arguti dovranno dar ope- 
ra che la sentenza sia ing^noaa, ma cbe sia piaaa 
e sovra tutto sia vera. Né posso dire quanto sia 
cosa diOicile cogliere nel giusto s^no: perchè gU 
è d'uopo prendere un puntOt al quale cbì non per- 
venga apparirà freddo ed insipido ; mentre che o am- 
pollosi o stravaganti o eziandio stolti parranno co- 
loro cbe avranno corso piò innanai.' Qualunqne poi 
voglia scrivere epigrammi nella maniera semplice, 
la quale ha in se meno di perìcolo ^ dovrà porre 



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Poesie »n. P. Pamuoci a65 

ogni studio Beli* el6gao2a e purità dello stile : sen- 
za che gli epìgramnii, privi di ogni altro sostegno, 
si TÌmanebbàro fra la polve. II Petrgccì ha^ preso 
nello stile ad imitare Catullo: ed alcaoi epigram- 
mi ha ioTeotati, di aUrì ha fatta versione. Il libro 
è diviso io sette classi o capitoli . Io uè leverà qual- 
che saggio . ' 

GaPVT PniMTK. 
EpiGRAnniIATA MORALIA. 

Ep. XIII, "'*^ 
JUuUe^es pretto capiuntur. Viàtor'et amans. 

„ V. Cui lapres? A.,G»1|b«. y^Quorsum? A. U« 
„ miserescat amantis. 
„ V. FaHeris: •h0o «uro,: band floribus eEBcìtar. 
■ ■ Ep. XXIX. 

Ovis lupaà atiùium lactans. 
„ Snbrìpnit démeus ^nem' matrls ab ubere , iutsit 

^, Lae .pfaelMrfl. hipo mc' in«us: Hpi)i(> ; . ' • 
„ Nec vidit vìres jir^r^uruoi ubi ' lyevf rtt in mt , 

„ Qnas nilQC iHe meis haufit ab ubenbus. 
„ Nulla illis etenim placandis gratia par est, 
,f Quns oatara 'tefox'itadfdft liigenium. 

? i^ : incvti ege anthol. 
■Ép.XXXV- 
SeuUìHa Jmwis du:t.' ■ ; \. 
,f Stuttitia infremuìt 4 tnater qùòd Cjpris Amori 

„ Oscula libajvit plurìiDi< , nulla, sibì-, ■■ .". 
„ Nesuiaque invìdiain compescere,. lujqainafratru 

,4 Fodit acu: «L ilio vulnere cQocut) .Amor. 
„ Jupiter ast pueri casum ut pro&pexit ioiqMum, 
. „ Uaad impuae. sceliis tam grave paaufs.ait,: 



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306 LlTTRUAVVEA 

„ Lomtna quod dempsit fratri , hane soror impia 
poenam 
„ Persolvet : fratrì dax erit osque ano. 
Ex 'Carmine vera. AugostÌDÌ Spioolae 
Là nei dei forte injSerì ac. 

Captt Secthovm. 

EVlGKA.HMA'rA, SaTTRICA. 

Ep.i: 
In Qui/itum magistratfi superbientem. 

;, Insipiens cUro decoratus munere Quintas 

„ Degenti summo in culmine par homioì est ; 
,f Gai ^uotqDOt sunt Snfn Iuàiìdu parvi esse vi- 
„ denturj 
n Apparet cuoctis ipse *fi^ exigiius. 

Ex Panantio. 

Ep.X. 
. In Mexài bibliotheoa outjUutem. ■ 
„ GastodìC lihros, numqaam Sbd Un^h, Alexìs; 
„ Aerariì CBStoB qaam fdret «gregìu» 1 

Ex eodtm. 

;_;',, esprit Tibtivh'.^ 
. •BrioaiaiiiATA Ltdicu. . 
Ep, XXFII. 

Ad Quintiilan, cuftu .nvtrtì tìutritus ejus rar» 
exemplo pauiluium-iHacrùnavit. 

„ Some alAcrea, Qninlilla, anìmoff: verstbere oiMoei 
„ Oltn- niter quadam boa siae gloriola, 

„ Nam tna non solum conjux. taiis casa sepulere 
„ Gondidit, exlriactae misìt et ioferìas; 

^D, 6ed tiia,4p]od BUDqDam naorì aut TÌx contigit ullit 
41 Ornavit paucis iuaera lacrimulis. 



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P«E8iB Dn F. PmiMci -267 

Capvt Sextth. > 

Epicramhatì Vakia'. 

Ep.rni, 

^d Nig^Um^ tnttfn pueilarum et nulUms pueriatatrem^ 
,f Si, paerum at^te« quam paries, enixa puellas 

„ Es ternas, nòli, pulcra tigella , querì. 
„ Ipsaetiani,aDteà'quam paerum peperìssctAmoreài, 

„ Enixa est ternas palerà Veous charites. 
Ex gaììUo inaimi . 

Ep. IX. ; ]'-\\. - 

De Galla licet pulcra ab atnope tan^m-^^ìmM. .. 
„ Qui te, Galltf, vMÀ, Veaereinite'«r«dit, at«ri;at; 
,, Namque puer niisqnam te coteitatnr Amor. „ 
'• • ■ ExgaUicù aiùmymi. 

Caput Sbptihuh.. t ■ 

''EpIOKAHHATA '$ACR'1J'-'> r-.T 

Sp. xxxriii. '■■ . ' >■ 

Inscribmdwn massilièhsi s. Màriae Magdalenait 
speluncae . ( 

,, Hoc nemas, faas rupes coluit pia Magdalis, 
„ heìa M ■ ' ■ . ."'-■'.,.. 

„ Oconloit cari |ipst Cornuti' ìntnàtHin 4 ,^ 

„ lodlgnam heic repeteas caedem claTM^r cru- 
„ c<m^S'>, ■ ■■- -i ■ . ! i . ,, 

„ Illum, cui fixit gens rabida isacidum , 
„ Uolabìliter flebat , ' claTosqi^e «fuómq^uA . ) 

„ ScDlpsit in arboreis atixia corticibus . 
„ Une te seu ratio seu fora addaxerit , hujus 

„ In tpeluncae, bospes, limine siste gradum; 
„ Signaque pronus burnì tanti veneratus amoris 

,f FauUisper totam colllga mentem animi . 



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d6S Littbratuha: 

,, Quod nidi te UnUe movrt hsec pietatis inng», 

„ Adspectusque luas ni ciet bic lacrìmas , 
„ Uìdc procul flbscede, et clama : bei misero mi- 
„ hi , quftm snm 
f, Kopibus bis , quam som diirlor boc nemore ! 

Ep. xxxn. 

De sanctissimae Mariae nomine contro, trtetricat 

leges producto. 
„ ffon ego te .arguerim Mariani si dixeris : boc 
„ Dam 
„ Metrica lex nom^n corrìpuisse jubet . 
^ Ast ego producam, «tque ÌDvita lege Mariam 
. „ Diedro , te quotiea , o ^oa virgo , vocein * 
„ Sic eteoim 6et « quovis at Domine nomen 
„ Oulciusin nostro longius ore sonet. 

L' A. ha tolta questa sentenza da ao'epìgmn- 
ma inedito del/Guoich: ed ba fatta cosa graziosa 
ai letterati pubblicandolo- Io lo ripeterò:* e chiuderi 
con esso questo primo articolo . 

„ Die Mariam « haud culpo ; sed enim dixisse Ma- 
^ riam 
„ Hi placet, in nostro ut longius ore sonet. 
i, Atque utioam hoc adeo pnidnci posaet « nt 
„ ipsas 
n Hi labro insideat nomen «d exequiaa . 

( Sarà continuato) 

L. filOHDI :. 



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'u6g 



Elogio 'tt Ennio Quirino f^tsconfi , scritto dalt ab. 
Giambatista Zannoni regio antiquario nella galle- 
ria di Fìreme - 8.° Firenze nella tipugrajia di 
Luigi Pezzati i8aa. Sono cart. 4i* 



D' 



Ennio Quirino Visconti , gr&n lume dell'ita- 
liano safHTe , appena venne a morire scrissero degni 
elogi il Quatremere e il Millìn tra' francesi : e il 
dottor Labus , e lo Strocchi, ed il Biondi (i) ira* 
nostri migliori. Or ecco quello ebe gli ha novella- 
mente compostouD illustre antiquario dì questi gior- 
ni : il sig. abate Zannoni , di cui vanno sì ciliare 
in Europa le dottissime dichiarazióni alle cose an- 
tiche della gallerìa di Firenze, b quest'opera non è 
meno d'onore al suo nome , che sia al Visconti : 
perchè, lasciamo stare la purità della lingua, vi 
si narra la vita dì quel famoso con tale gravità e 
filosofia , ch'unico specchio n'è il vero , «ommo be- 
ne dell'intelletto. Onde se belle e grandissime sono 
giustamente le lodi che vi si discorrono deL Vi- 
sconti, elle però non passano mai la debita con- 
dizione d'umane ; essendo stato invero tinnio Qui- 
rino il 6ore di quest'età , a citi pochi altri per 
altezza di mente sono da uguagliare : ma pure non 
pili che uomo (a): cioè a dire, secondo Apulejo, 
nn essere anch'egli di corta vita e di tarda sapien- 
za. Il che a tutti dovrebbe farsi d insegnamento quan- 
do sono sopra scrivere le memorie d'alcun valen- 
te cb 'abbia ben meritato della pubblica civiltà) 
avvertendo inoltre che negli uomini grandi le col- 

(i) Giora. aru«j. t. il par i (aprile 1S19) p>$- 1. 
(9) Majni miU , ItouUwt kunen. Qaintil. 



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ajo Lettbratuka 

pe , chi saTÌameDte le arrisa , non sono dì mi- 
Bore esempio die le rirtà. Imperocché noi caldi 
Teneratori degli ari ìd tutte le cose chefecero egre* 
^MBeote : e furono molte ed altissime e da dura- 
re co'secoli ne' petti e per 'le bosche degli uomini: 
non sentiremo mai con essoloro quando per ogni mo- 
do alterarODO il ricordo dei domestici fatti. E però ne' 
greci a buona ragione venereremo e il fioritissimo 
ingegno 1 e le forti geste , e le arti , e le- lettere , 
e la filosoOa ; ma ci guarderemo bene dal seguitarli 
li dove empierono sempre di miracoli le loro isto- 
rie, e il cielo di semidei. £ meglio anche segaite- 
remo que'nostri venerandi romani , gente libera e 
' intera gravissima e 1' onor della terra : ma oon 
dove fi duole Livio d'essere stata per essi , dope 
il tanto cianciare delle orazioni limebri e de' titoli 
delle immagini t corrotta ogni antica memoria : f^f 
tiatam memon'am Junebr^us UudAus reor /aisii- 
*}ue imaginum titulis , dunt" /amilia ad se tfuceque 
ffonam rerum gestarum konorufitqtte /aliente men- 
dacio trakunt (3). Quindi al sig. ab. Zannoni ren- 
deremo un bellissimo merito perchè aUtia voluto 
farsi piuttosto della schiera' dei buoni filosofi, che 
de' miserabili retori: e manifestato solo quello che 
è ; stimando con fina prudenza che la ragione deh' 
ba eziandio soprapporsi agli esempi. £ così credia- 
mo e abbiamo creduto sempre anche noi. Le quali 
cose ci giova d'aver toccate, af6ncbè ninno voglia 
tacciare questo cortesissimo fiorentino di poca ri- 
verenza per tanto uomo , dov'egU talora ne va no* 
tando alcun fallo; e scrive a cart. i3 , cV Ennio 
Quirino, primo in Europa nell'antichità figurata « 
fu poi secondo al Marini nella scienza delle latine 
iscrizioni, e all'Eckhel ed al Seslinì in quella del- 

(3J Lir. lUi. Vili c«p. 40. 



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Elooio bil ViacoxTi 371 

]e medaglie , e al Lami ìa sipere le Cute efcrusche , 
e io conoscere le egiziane al Zoega. Perciocctiè (sodo 
paiole del JV. A. ) per somigliante maniera Spelte 
che fu primo pittore delie (irti antiche ced&^a ad 
Anfione nella disposizione e nei concerto , ad. jéscleit 
piadoro nelle misure.; a Protogene nella dili^^enza: 
e Rajfaello , che primeggiò su' pittori delle oj^ ri- 
sorte , egual non fu. al Buonarroti nel diserò de* 
muscoli , a Tiiiano nel colorito , al Careggio nella 
scienza delle ombre, Savisaitno avviso , e da essere 
ripetato al continuo , e scritto a molti nella memo- 
ria: perchè vedano come quella loro superbia dì vol^r 
fare ogni cosa , e di credere ogni cosa far bene * 
sia stoltissima presunzione e tutta fuori della urna* 
sa natura : la quale dall'autor suo fu stretta a cosi 
piccoli termini , fhe non pure è oltre al possibile 
saper l'ioterO del più delle cose , ma sì raggiung&- 
re ìd una sola alla desiderabile perfezione. 

Ma perchè a molti non sembia doversi il nome 
d^Ennio Quirino riverire sì grandemente , come si 
riverisce da' maggiori savi d'Europa; e ciò solo 
per la cagione che suo studio principalissimo fu- 
rono le cose antiche , piuttosto cbe alcun'altradolr 
trina o più utile o più dilettevole ; ecco quello che 
in difesa dell'antiquaria scrive a cart. 1 1 il nostro 
sig- abate in oq passo , che noi crediamo de'sin- 
golari ; ,f Mercédi questa domestica istituzione (die' 
^ egli ) il grand'uomo dì cbe io parlo , il quale 
,, nel rammentato esperimento comparve altissimo 
„ ai severi studi della tìlodoGa« applicò intensa* 
„ mente a quelli delle lettere : e meritò ottima- 
„ mente dell antiquaria . So che coloro , i quali 
„ etoltameote confondono l'antiquaria colt'arte rie 
„ devole d* indovinare , estimeranno aver fatto il 
„ Visconti, coUappigliarvisi, sprecamento de'suot 



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„ talenti. Che stati sieno, pnocipalnaeiite nelle p»s . 
„ SBte età , antiquarìi che più presto che tali chia- 
',, mar si potevano indovioi , il crederò volentJe- 
y, ri: xn» dirò insieme, che di questo sono essi 
'„ da accagionare , non I' arte. Essa, comecfaè si 
„ appoggi in gran parte alla probabilità , ha però 
^ noB di rado foodaraeato fermiBsimo sulla cer- 
,, tezza. Le medaglie, che le figure congiungono 
,, colle iscrizioni , danno lume non dubbio per di- 
' „ chiarare - le medesime figure in quei monumcto- 
-„ ti , e sono i pia , i quali mancano d'iscrìsioae. 
„ Non si attentano poi oggigiorno gli antiquarìi 
',; a spiegar tutto un fatto che sia in questi monu- 
„ mmti rappresentato , se per guida prima noa pi- 
„ glÌDO gli antichi scrittori , e insieme non para- 
„ gonino i ^monumenti dello stesso argomento. Per 
„ questo paragone , ciò che di per se stesso è oscu- 
„ ro o essai dubbio, chiaro si fa e manifesto: gua- 
„ si lo atesso avvenendo che nei problemi di ma- 
,, tematica, nei quali mercè del valore delle quan- 
„ tiU conosciute quello delle incognite si rilrova. 
„ Ha insoOima l'antiquaria , come le altre disci- 
^ pliue , la sua Gloso6a e le sire regole dì cri- 
„ tica ; ond'ella è omai al possedimento di accer» 
„ tate verità, le quali ogni dì più l'aumentano 
„ per le cure e ì sagacissimi investiga menti dei 
„ dotti.,. 

Si fa indi l'autore a discorrere de*più alti tro» 
Tati dì che il Visconti accrebbe il tesoro del gre- 
co e latino sapere : cosa cui già aveva posto la 
mano anche il cav. Strocchi (4) , e con elegan- 
za e dottrina uguali al raro suo ingegno. Ma c«- 
to il sig. Zannoni s'è ora allargato so ciò in ter- 

^) V. Gìoii^. mtd. 1. «. cut. 12. t^<in. 



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Elogio du. Viaconn 3^3 

hÙbI «mì maggiori : essraido egli con indagine più 
sottile , secondo la sua professiooe di rogio sposi- 
toro d' anticliìtÀ , andato cercando diremo quasi 
ogni fiore negli scritti del romano sapiente, e pri- 
ma in quelli che più innalzarono là Sua fama , cioè' 
nel Museo Pio dementino^ né\\e Iscrizioni triopee , 
ntì Monumenti borghesiani e gabiriiì , e nelle Icono- 
grafie greca e latina. Le (juali cose chi volesse qut 
ragionare, dovrebbe anzi riferire sti qneste carte 
tutta Tegregià opera sua. Pare ne andremo qua e 
li avvisando qualcuna. Così', per eseoipio, nota 
egliacart. 1 7 l'ioterpretazioM che dette il Visconti 
alla parola AAioAAOS'in im btttico vaso di terra.,. La 
„ prìncipat figtir» del' kastMrìlieTO,éhieaIIatav.XI^^ 
„ di questo tomo me«leslblo si vede , è Vul- 
„ cano. Esposto secondo teriti questo monnmen- 
^ tOi , procede il Visconti alla spiegazione d'un va- 
^ so Bttile dipìnto, recato' dal celebre Mazzocchi 
„ alla pag. iSy dri sud bellissimo libro sulle ta- 
„ vole eracleesi: del qual vaso quest'uomo dottìs- 
,, titano disperò in parte l'i nteip relazione. Ma il Vi- 
„ scoati vi discoopre Vulcano, allorché , legata 
„ Giunone su d'ulta sedia con lacci invisibili , à 
„ -dagli altri numi costretto a disciocgliela. Na- 
„'8ce l'oscurità della pittare, dice con somma sa- 
,« vìesza ed ingegno il grande -antiquario t dall'arer 
^ Vulcano un epìgrafe , che non già il nome di 
^ ini contiene , ma sì un attributo. Essa è aauajIoz, 
„ daedaius , voce che non esprime un nome pro- 
„ prio , ma no epiteto che ^i appropriò poscia al 
„ famoso artefice che cosi fa appellato. Tanto più* 
„ segue a dire il Visconti , convénia tal tiòme a 
„ Vulcano, che inventò quelle arti nelle quali D&- 
„ dale si rendè famoso. Quindi ad avvalorare la 
„ sua nuova opinione «vverts opportunamente , 
G.A.TAVL 18 



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ay4 LlTTBHATDKA 

„ che Cerere dagli anticbi fu delta tatotaAamiH , 
„ KO^i Proserpina, £«Tei^ Diana e Minarvi , Asmcns 
„ i Castori , Phoebtts Apt^Io , Gradiviu Marte y^ 
£, segue , «^ Il dotto del pari che «ooto pa- 
„ dre Corsini io ispiegare il f»lebre baasoritiero 
„ del riposo dì Ercole, trovò nella iscrisioDe di 
„ dì esso la ricordanti delta morte che quell'eroe 
}, dette al maestro' suo , il quale dicono alcuni es- 
„ sere stato Lino , ed altri Eumolpu: e Jease per 
„ congettura ^onvaams ove sono le lettere , per 
„ daono ricevuto dal tempo, dubbie ed incerte. 
„ Aveva l'Allacci ivi medesimo letto nh«OPH , e 
„ questa legione «rasi, dal Marlqi approvata. U Vi- 
„ sconti esaiqisa oo' pnoprii qcohl 1' originale: e 
,1 scopertivi certi vestigi delU rozw..voceNH«oi>ilS- 
f, ANTOX ; senza teqw denigra l^ge <A9»i'««o^a'tnT»r , 
„ fidato a Fausaoia il quale .rtocdnta ch« il piò 
„ nobile de'tripodi cobs«cratti ip. Tebe ad Apollo 
„ era quello, cbe dedicò AqfilrwDe qqaqdo I:J'C0- 
„ le fu dalbeforo «,. 

E a cart, 2^ , ricordando la cose che aooo na' 
moquinenti borgbesiani, scriv«i „ Se i moderni 
„ che la storia scrissero delle arti antiche non co- 
,, nobbero the un apio Folicle tra gli scultori, 
„ il romano aotiquario ad evidenza prova che due 
„ uè furoqo di questo nome. Gli sono scorta Psu- 
„ sania e Plinio , il cui teqto, perchè due foli- 
,. eli chi»caateQte novera , fu dall' Arduino , pa 
„ brama di correggerlo , mutilato- Degna chequi 
„ se ne Faccia menzione panni essere .auche U con* 
„ gettura che fa il Visconti illustrando 000 am- 
„ pia dottrina e con rìflessiooi nuove la (avola 
,, d Atteotte espressa da bissonlievo pertinente a 
„ sarcolago , nella seconda e terza tavola del U>i90 
„ se.condo. Disposta è la favpla in quattro com- 



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Elogio' del Viscoitti ayS 

,, partìmeati': t'altimo' de'qaalì presenta Aatonoe 
„ accorsa a ricercare il cadavere, del lacerato fi- 
^, gliiiolo in compagnia della vecchia natrice di 
„ lai. Gallimsco e Nonno , rammemorando nei loro 
„' versi' questa lagrimerote scena, 'adoperano la 
,, frase' MTaoc Ai7*( , ossa lecere . K ciò [ponendo 
„ mente il Visconti , e a- lui insegnando Polluc* 
M che Eschilo fece AtteoAe argomento d'una sua 
„ tragedia , si avvisa egli ingegnosamente questa 
„ tragedia ecser quella che il titolo ebbe degli Os- 
„ sii^i , e citau è da Ateneo. E questa conget- 
„ tura assai reputar sì debbe probabile , perchè 
„ tra le-tragcdiedi Eschilo, diligentemente dalFsbri- 
„ ciò annoverata , ninna ve n'ha la quale più accon- 
„ ciameote che gli Ossiteli possa ai miserandi casi 
„ d'Atteooe essere rìferitti „. 

Parlando poi U sig. 2annoni delle dae /co- 
nogi^Jie ^ avverte tra le altre cose a cart. aG, che: 
„ se è ornai da confessare che nell'antica età sta- 
„ te sono due Saffo, a ciò se astrìngono i vali- 
„ dissimi argomenti che addotti AironodalViscon- 
„ li. Prova egli con autorità sì positive e si ne- 
tt gative , che l'amore di Faone e il salto di Leo- 
„• cade appartengono a una Saffo , la quale più mo- 
„ dema è della poetessa ; e che Ovidio fu U pri- 
f, mo a confonderle „. 

. Finalmente intorno al consiglio che, secondo 
Cassio Dione, diede Agrippa ad Augusto di spo- 
gliarsi il regno e rimettere la repubblica. „ Riuet" 
„ te ( egli dice) il Visconti che è ciò contrario ai 
„ modi che quel gran politico tenne sempre con 
ft Augusto t e congettura ingegnosamente , che la 
„ narrazione di Dione avesse origine dai romori ad 
.^ art« sparsi, e da'controversi racconti che ì cor- 
„ tigiani d'Ottavio andar facevano attoraosalla dì- 
i8" 



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a^O LvTTS«A.T1)li 

M spMtzìoQ ch'egli avewe di dimettere il «nprent 
„ potere ; OTvero dalle decltmaiioni dei giovui 
,, retori, che dovettero certo ia qvetto ìmportu- 
„ te tema etercititrsi ; come Giovepale che per eser^ 
„ Cirio di scuola compoMi sìccoqw tfìi nedesi- 
„ mo tetitimonia , no dìtcorto nel quale ccmsìglU- 
, „ va Siila a deporre il covando ,,. £ come , •ggiuih 
giamo noi, l'oratore Itocrate, benché per altre ca- 
gioni , compoae la bella aringa d'Aichìdamo a qoa' 
di Sparta , e TAlfieri il panegirico di Plinio a Tra* 
jaDO. Potrebbe però essere anche aTFenut«, che Cassio 
Dione secondo il «olo caprìccio tao oMi^Mmeue 
quella sua diceria del lib- mi , pigliando la mag- 
gior forza degli argomenti da Cicerone nel primo 
della repubblica : sìccoom chiaro aembraci di ve* 
dere necap. xxxi e xxxii- Impvocchi non sareb- 
be stata la prima volta che qnel greco istorìoo 
usasse interaoieate a utilità propria le cosedìHar* 
co TuUiot il che in anche avvisato assai sottilmeot* 
dal dottissimo nostro Mai U dove acriase x 4lie- 
nìM sane scripUs uii videmus Pitmen, ita tm m- 
tegntm quoque Phiiisai ad J^tUium oonioìaiionem 
adtciscere non dubìtaverìt XXXf^III ti)*e*f.(5). 

Qpeate sole cose ci è piaciuto d'aver notata 
nell'opera del sig. Zaononi « quasi no picciol sag- 
gio delle altre moltissime che sodo state da esso 
avvertite negli scritti d'£nnÌo Quirino. Le quali sa 
in questa etji , io che d'altro quasi non si ha di* 
scorso che dì pile e d'idrogeno e à^ehttricità , sa- 
ranno avnte da alenai per pochissimo vantaggiose a 
chi vive, e noi loro risponderemo: ch'elle ci sembra- 
no anzi di pari utilità che le altre. Imperocdii noi 
stimiamo f che U compimento di tutte le cose a 

ih) *-.«. de /!, r. pttc. «3. nota (3J. 



r,^4-hy Google 



£L*aitt DiL Visconti ain 

ileiiderare sa questa terra sia l'esser felice.; seguen- 
do aoche ia ciò il divino Alighieri che dice : fine 
della virtà è « la nostra vita essere contenta (6). 
Ora qaal contentezza potremmo noi arer mai san- 
sa goderci lieti qnel poco di vita , che ci è stau 
da Dio conceduta ? E come lieta potremo coodur 
la vita ae non la coasolassimo qualche volta d'al- 
cuno innocente piacere ? Speculmeate nella trista 
TecchiezUf in che tanto solo avremo di henp, 
quanto ce ne daremo: ìadeboliti nel cuore , langui- 
di nello spirito , chini la testa e te schieoe. Non 
tutto però è in ugual piacere sempre di tutti: ood'ò 
che molti vanno beati pel trovamento d'ua'autica 
moneta , o d'una lapida deVostri avi , o d'un pas- 
sa di scrittore fiorito nel secol doro ■, che poi ri-, 
traggono perfino gli occhi dal riguardare le novelle sco- 
perte o 4 un acido o d'un minerale ov ver d'un piane- 
ta. £ cosi dicasi nel contrario. L' uojno è stato 
sempre ad un modo t vario ne' suoi pensieri , ne' 
suoi giudizj , ne'suoi affetti. £ solo questa a noi 
sembra ottima filosofia ; non le superbe ciance dì 
alcuni , che vogliono titolo dì sapientissimi , 
i quali con dir sonante gridano tutto dì a' pove- 
relli mortali come s'e'fossero tutt'altri esseri che 
.oon sono : perchè noi ■, nemici sempre di fole « il 
siamo con pijì ragione di questi importuni • tri- 
sti favolatori. £ diciamo ; che se alcuno mn per 
certa sua sazietli volesse tor via deirumano sapere 
tutte le cose di non istretto vantaggio fisico o ver 
morale: cioè quelle sensm cui boq potremmo usa- 
re la vita o langameate o a biniti ; dovrebbe noa 
pur Belle . lettere • nelle srti , ma nelle gravi scien- 
sc, • prima nell'astronomia nella botanica e nel- 

• iS) ConvlfùH «lUs- raiMt* iti PMi|**'* *77>' '^ *'*'*- V^ 

. " D,o,t,7cdb/ Google 



il^8 L«TT£n&TVK4 

U miDeratogia , sopprimere delle dieci pirti le nore. 
La quale melBnconica fantasia voglia il cielo che 
mai Doa sorga in alcuno: cb'ei a' andrebbe certo 
colle risa grandi degli uoaaiai : e si che V opera 
sua sarebbe veramente delle perdute . 

Belle sono poi le rispuste che fa il cb. A. a 
certe censure manJate attorno da uà alemanno cob- 
tra gli scritti d' Ennio Quirino. Questi è il «ig. 
Kohter : il quale a' passali anni venuto in lulia, 
mostrò di viaggiare per queste terre con quel ta- 
Unto medesimo , con che altri viaggia preientemeo- 
te ne' deserti d'Egitto o per le rovesciate cittì di 
Grecia. £ dileggiò in mille guise la coodìsione di 
nostre lettere : senza però che mano fra noi vo- 
lesse chinarsi mai a nspoDdergli altro * che quel 
Terso del Lasca : 

Oh mondo ladro ! Or ve chi se taliaccia ! 
Di che non è a scrivere s'ei tutto avvampasse d'ira. 
E però a ferirci più a] dritto , anzi a portarci qua- 
si in mezzo al cuore il coltello , subito sì gittò 
fieramente sul nome e le opere del Visconti , pen- 
sando cbe maggior lume e sostegnonon avesse Vi- 
taliano sapere. E forse pensava il vero. Ha contro 
al supremo Agamennone non sì voleva provare al- 
tra spada die quella d'un Ettore o d'un Achille; 
e ben doveva il Kohler considerare , che alla com- 
pagnia di quel sommo stavano ancora tali Ajacic 
Diomedi, che senza molto sudar* avrebbero potato 
fargli alle schiene quello che già feeeUlisse al ciarla- 
tore Tersite . Uomini invero dottrioatissimi, che 
non vaneggiando alla maniera di parecchi settentrio- 
nali, -ma usando gravi a certissime teorie , tengono 
tuttora verde in Italia la grande riputazione del 
Visconti , del Marini , - del Sandemente , del Uor- 
tolli , del Lanzi , d\ . cui so^o salde \p ceneji. Ha 



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^79 
Toluto il sig. 2aniloiii nel risponde» all'aleAianfìo 
esaer cortese co' discortesi : ma noi siamo stanchi 
oggimai di tollerare io silenzio, che si abusi più 
oltre la religione del nostro ospizio , e che si eit- 
tino le italiane rose sul braco. 

SaLvatoak Bktti . 



AV«' latini del sig.avv. lYancesco Guadagni. 

^ewhra indubitato che gli studi delle buone 
lettere infondano dell' animo de' loro più caldi 
cultori una singoiar gentilezza e leggiadria di co- 
stumi. Recar poEsiamo a prova dì ciò le b^le ma- 
niere, onde si adorna il. eh. sig. avvocato Guadagni, 
che ad ogni cortese invito^ ad ogni letteraria comii- 
oicazione degli amici corrisponde sempre col dono 
di aurei suoi componimenti. La seguente epistola, 
tutta vaga e d' invenzione e di alta e finissima la- 
tinità, fu per lui ultimamente diretta a due de' no- 
stri colleghi , che nel volumetto dì agosto illustra^ 
rono alcuni antichi epitaffi posti a dimestici anima- 
li. Giudichino da essa coloro che di queste cose ret- 
tamente sanno , se a piena ragione quel Perticar! , 
dì cni piangiamo ancora la perdita, e ch'era puro 
il grandi; maestro delle italiane grazie, chiamasse il 
Gindagni padre dell* latiu eleganze . 



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a3o "Lbtteratura 

Jd H'ttronyitam Amatium F". C. et Phiìippum 
Mercurmm , mirae spei Juvenem , ijui nonrmUos 
titulus equis vel canibus positos opera diliger 
ti tltustrarunt , 

PRANCISCI G0ADAGR1 ADT. 

Epistola . 
Artibus ingCDuis exculte ac praedite , quo! ^ot, 
Qui doctae DÌtidaeque jubes assuescere lueì 
Sappe inlfìllrcliim gauftentia fallere mancis 
Obsctirisque doUs prisca aera autnurmora, Amati, 
Tu<]ue premens sigoata vino vestigia, faniam 
Vcntui-e in magnaai, sese ut dant orsa, Philippe, 
?4ae V08 ( angores Itceat, qui me male torquent , 
Paullisper lenire jocis , musaqoe pedestri ) 
Nae sapitis salso sale plus , ipsoque salillo . 
Namqueeccebictongo blaoditur carmioe Achilli, 
Jactaioet Laertiadae.Flanimainbìcet ruderapraeter, 
J>ivino capiti mìnitanlìa , praeler et iras 
Begnantis caeco TcDtorum in carcere regìs , 
Fessum Anchisiadcn tiberino in littore sislil : 
Quam pater Aencas , Laertis nudula et algeas 
Qiiani proics, quamre AeacidR^, aut vera propago' 
Ib'roum , propcrequae fato excisa inaligaoest, 
Mercfdrm seris caotoribos exsotvisse 
Concinni potuit castigatique laboris? 
Haud ulta in . Vafrì quid vos , planeqoe recocti? 
Non tanti est vobis beroum fluxa propago , 
Ut somnum abrumpat: tos excitet atque cadarco : 
Sed,quaesunt et erunt,reparaDt se et naviter aucto, 
Mulcctis lepidasque canes, et fortia equorum 
Corpora palpa tis . Vobis Speudusa iibyssas 
Pranteriens, summo vix taogens sed pede, arenai: 
Euthydicus vobis. Eleo in pulvere vìctor ; 
Vobis , deiiciae domioae , Panila catdU 



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Vnsi 'del Guadagni 381 

Se debeot juri eztortas Acberoatis avari , 
isti aevo conmreadtUs ^ aeToque nepotum . 
Non tolit ÌDgratQS, odd dL feret amnìbus annìi , 
Terra caaes ve] eqnos. Semper nomenque caoimira 
VestraanimoTccolstbeHélBcta^et aomeo equinum. 
Ergo ( qnae dìstent verta Gnxisse poetam 
Nemo unus veluit )'quòties furtiva petìtura 
Gaudia pergetis , 8Ìve Argo , sive Metanipus , 
Haud vos latratu prodet. Gaudam ilte remulcens. 
Aure micaiu vobU pec dod ''atraq49.i tacebit . 
Vectari ast placeat si circum rura caballo , - 
PfoB Bternax vps itle. ferus. cervice refuso^ 
AlUoUtgaxia ; non cr4iB , noa br4cb>B franget; 
JNouocDluDiexcutIet,vel,qiiodma^ triste, cerebrum. 
Sed(nioDeD)taai<]uam stirdo angue, «baistiteaseUis. 
Haud parceot . Doctos ederuDt ; oec cicurabit . 
YMtrattiiiquamF41«Mi|MUttmntC9)Bit«l)datfa«eU9i. 



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ARTI. 

BELLE -^ ARTI. 



JJamo TadoUm , holognese. 

V emnente naoTo e tutto gentile é il pensiere 
del grappo, che il «ig. TadoUoi ha altìraaineDte con- 
dotto in msrmo. » rappresentare la farota di Ga- 
nimede rapilo da Giove tramutato io aquila . La 
qual Avola- fa pur dsgti antichi le spesse volte 
■colpita. E certo di greco oiar»vigUo8o arti6ciofra 
le altre è l'aquila che si aggroppa col giovinetto; la 
quale pertenae altra volta ai patrizi Grimani Spago 
in Venezia , ed ora ammirasi nella, f. R- biblio- 
teca di quella cittì , come uno dei capo - lavori 
delle arti antiche. Né mancò fra' moderni chi trattas- 
ae lo steiso «oggetto: e, per tacere degli altri, ci 
basterà citare il gruppo del celebrato cav. Thor- 
waldsen, il quale rappresentò Ganimede che porga 
a bere in una tazza all' aquila -Il Tadolini però si 
è allontanato dalle ìnTentive altrui , ed ha espres- 
90 eoo' bel modo il momento che precede «1 rat- 
to . Peroccbè vedi^si Ganimede assiso in terra con 
giovanile dducia stare tutto intento ad accarezza- 
re il mentito augello , il collo del quale egli cif' 
eonda col braccio destro , nell' atto stesso che il 
guarda con ingenua compiacenza . 11 beretto frigio, 
eia tazza che tiene colla sinistra., e l'arceolo fHie gli 
sta da un lato per tetrif tervono a dinotare la coo- 



ivGooglc 



1»J 

dUioDe di Ganimede, e 1' d/&cìo al qtutla «r& de- 
stioato . Una ricca clamide gli cnopre in parte U 
sinistro fianco, ed io parte rimane 'sjesa per terra 
dalla banda dell'aquila, che vi è montata' sopra 
e mostra dì raccoglierla poco a poco fra gli artigli, 
nel mentre che Tolg« la testa ripiena di contento al 
giovinetto , io sembiante di godere delle carezze di 
lui, le spalle del quale rimangono gi& coperte dall' 
ala sinistra cb' è tutt' aperta , intanto che la destra 
comincia a spiegarsi . Il qual modo è naturale de* 
grandi volatili, ì quali per ;togUersi di terra tea* 
gono questo uso , forse noto a pochi perchè istao- 
taneo , ma che dall'artista fu sottilmente investi- 
gato a meglio significare il soggetto. Il movimen- 
to e rìnquietudine che si scorge neir aquila con- 
trastano a maraviglia colla sicarezza e il riposo di 
Ganimede, il qnale giace con mezas la persona 
distesa, e s'incurva mollemente col tronco verso U' 
rapìtrìce da luì non temuta . Questo gruppo ha 
tanta grazia e bontlt dì composizìon? , tanta soavi- 
tà é dolcezza di linee che più non può dirsi . E 
se a questi pregi si aggiunga la squisitezza delie- 
scelte fòrme giovanili : la purità de contorni : la 
sveltezza delle giuste proporzioni : la bellezza ideate' 
del volto, e il dilicalo e fiiirssimo lavoro del mar- 
mo : cose tutte di che il Tadolini ha fatto ricca 
e bella quest' opera ; non si potrà a meno di rav-' 
visare in lui uno di que' giovani maestri dell'ar- 
te della scultura , ne' quali fonda l' Italia a buon 
diritto la speranza di conBer.vaie la supremazia delle 
arti belle . £ che questo nostro giudizio aoo ci 
venga dettato da soverchia beDevoleDita,ben Io dimo- 
stra la moltitudine degli artisti e degli amatori che 
corre 'ad ammirare e. loda con aperti modi- un la-« 
v»ro così nuovo e ^ntile . 

Takibroki 



h, Google 



384 

VARIETÀ' 



W. 7Wu Ciceroni! de re ptihUca (jiuie iup«rsuni, tdeiiU ^Ingti» 
"Majo vaiicitnae hièliolhecae praefixio , Sonute, in collegio 
urlxaìo apud'SurUeumi i8%a. Vn voi. di pag. 3S6. in 8. 

FarlenoM) di'qwu* inROortale opera ne'Tolnmi anenin. 



XNcl fine dcir enratto della secenda memoria tal (c^Uo retto -ve- 
scicale del eli. »£• prof. Faccà è cono un equivoco . del qnale 
ci ciedJanio }m dovere di avrenire i nostri lettori . V autore di emo 
estrano leggendo alla pag. j3: un metodo che Ic^e la vita a venti 
individui fra i cento che vi si sottopongono ^ ha attriboìto qaesia 
perdita al taglio retio-vescicale, mentre io quel luogo parlava ilsig- 
Vacca del tnetedo laterale, ch'egli ligaarda siccome difettoso. Dee 
pertanto riteaersi, che il prelodato clitiiGa ha perdalo un solo in* 
dividao sopra undici da lui operati col nuovo metodo , e che in 
consegoenza i sooi risultati sono pifi felici di quelli ettennti negli 
spedali Tranceii ed ÌD{jesi, dove sì pratica tuttora l'antico proct*- 
M. L'illustre clinico di Pisa « il discreta lettore Torranno facilnieiite 
perdonare un' abbaglio a ehi per iicaniti di tempo legge gli tcritli 
•00 qualche celerità* e si fida spesso della sua memoria nel redige- 
re gli articoli. 



No. 



Cftere dd coite Giulio PtrHcari* 



) a. din come d sia godow 1' animo nd sapere che k 
el «ottco Gtolìo , dì f oell'uBÌct eioi «he ucon ai il nt 



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Varietà* aSS 

sire un gran pinto lalT «Mita sax mom , lieM pituó « «cir 
fnorì fMvelUiiKHte p>' torchi del n'g. BUItftdri di X<oso . Cezto Ut 
ri riaun^ano tRti« di tann baje , che d' ogni pane twecnda a'ba»* 
ni ooMnmi e alla purità dtf a Ungi» n wleam ansi « dimenticate 
« peidnte ; molto più piret che il dor c we» «mden di maggiar n» 
fnt gl^ italiani gli tcritti d'nn etxelleiite. che nel pi& pnioidionw 
iniesnò cok alte e noriinme , e prima d' ogfti altra , 1' amare v«- 
fscemente la puria . Ben rorremmo che tale riitampa riewiiM nea 
«do di pubblica gradimento, ma degna del Fertictfi: la eni glorà 
ci cari sempre cara qnanio la vita cteMa . S Kua dubbio rieicirl * «• 
male non ci apponiamo , ìk dorè principalmente a^aTTertaiMl èia co- 
te ne«euarìiiime . L'nna, che n hanno itampati parecchi tcritd, 
che il conte Ginlio a' inoi aitimi an*i rifiutò tempre di tentn 
per moi : e ioao quelli che pubblicò nella prima aiui giorinezìa-. 
hintnu che levaste -il tuo itile a quella grande bontà , che le ha 
reihlnto poi ti bmoso. Questi non ti potrebbera per nion modff 
tornare alta luce teuza oHèndere gravenente la memoria ùù Pe^■ 
acari, anzi la tua volontà : qmui alcuno voleiae fàiglì dei precet- 
tore: o. redendel vettito d'oro e dì porpora, treni innanri e gtt 
dargli : gaardà i recchi tapi cenci . Il cbe tarebbe brutta ^em di 
rìlltno, ipecìalmente rerao chi teppe tani' oltre non mano in vera 
ktterarara, che in cortesia. I^ teconda oota i, che il Perticari 
non istetie nuDa contento alla correiione libraria della ana Oyita 
di Dante . E però il oundar fuori quella celebre operm cod cona »» 
attorno presentemente, piena d' errori d'ogni genenuàone, saré^ 
be rendere un mal servigio alT autore e « chi legge . Onde DM 
qui daremo a comune oso un' errala -Icerr^ abe U cOnte xair 
deiÌDoo «^T» icritto di proprio pugno mi margine all'etemplai* , 
che tenera in tua libreria : il quale noi abbiamo avuto tutt' agio 
di ricopiare f) . K di pìà aggiungeremo due nuovi pant eh' ^ 
avvitava porvi qnand» la volestero ristampare . 11 primo 4 * 
cart. ai , lin. 9 , e dice : « * in <jue*e utìtmo luogo eg^ par- 
la di m, e ne cita ad tseaipio una taa cantone ; perché ^wtw 



C) E»» appartiene ora, per nnT>el dono del tig. conte Gor- 
diauo Perticari , a S. E. il sig. D. Pietro de* princìpi Odetcalchi , na- 
stro amatimmo direttore . 



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aSd Va» Il Ti' 

M» era ditaono jU poemi ma di caiusni : HeootneerwtaqaeSa di 
Metlrame e di Cina . Ma poiché pone, che Ire iole lieno le m^ 
lene dei veigare ii^u^re : e • lu ma owHmedia non cada uè b 
gafliantecut 4ell' «eom , .lé .1' fudean dsJl' amore ; ne contegtiita 
eh' egU vi cauli Ut tettitadiiM, i^ cui d^^ptJianw: attendo cercale 
te. H Oud8 *an tolte i]udl« eitie pvolfi : dei tuo poema die ha tpte- 
Oafine delta. U lemada è « caft. 19&, e ti éec ntaiere io 6m 
•lU nota 16. e dice: ^ E i mantovani, cittadini di Sordetla, ot- 
eer dicmo b«m in ^uetla significaxione . V. Mund. diu. 33. 

Or ecco l'errata - corHge dì tuta U Difcta di Danie, F. iG. 
I. li- i figli -Bd erano Jìijli . F. aS. onde per le ' onde quelle. 
t. a3- L 12. diteiu^rire - ditcucprirne . F. a5. L a». U quale d 
-U quale artificio ti. V. Sg. I. 10. cAe avendoti - oir' ettendod. 
V. io, L 9. Wé reo romano - Né reo da" rwnaii . Iri L 36. tanuì- 
Uche-tahine . P.43. ).i8. mondo, di cui- mondo: di ad. P^ Las. 
Somena. Benché lo tjb.eojù vano, laonda-Somena: benché lo sfar- 
MO fit vano. Laonde. Ivi L alt. n' eèieio merito- n" eòòero qaed» 
merUo. P.h^l.alt. ci dovrà-ci doirà- P.6oi.^ a IBarl^^tMarie, 
In i 8. radici : - radici, P. 6$. l. 3. le voci-te pia tceOe voci. 
Pi 74 !• 5< vede da lun^ - i da haifi . P. 77 L 8. simili - ticali. 
P. gì L 1. che dettava - che gli dettava . P. 96 L 18. concede' 
concedere . P. i»8 1. i6> tde^narono • sdegnavano , P. 199 1. 6- w 
. quelli^ in quelle. P ilo 1. 7. tolto- tolta. Ivi 1. iS. quetie-qnel^ 
a P..111 I. iS. si ve;^gono - ti r^gono. F. \»j l. i. da eryo- 
di crojo . P. i3e 1 ai . iT tirare - e birare . Iri I, aS . tirar- 
Urar. In 1.' >8. tirare - òirare . P. i3i L alt» altri Ju • aìlri Jà. 
P. i3a L 17. idiomi: e l--idiomi,e le. Ivi 1. alt. t senii-iieMi. 
P.i4i 1.1. di tcola-di Scola. Iri I. 34. Sodts- Bceeit. P.144.L1. 
ntont-raaont. t. 149 1- ti. o'di se'O'tite'. P. «So L 6.cartd- 
fe-coraige. Iri I. 9. dovrà ~ dovrà . Iri L 17. mentre * mettre . 
f . 167 1. 19. « t^ffèrma la nobile lesione. • « afferma . La nobSe 
Iasione: P> 170 I. io. che n'hanno -che se ìC hmmo . Pr 173. L4 
non solo conoscerà-non jolo jf conoicerà. P. 186 1. 3. ledijfer»- 
te -ogni difjbrensa . P. 127 L 43- 'oior rneco Za mia- lalorla mie, 
V. i^a !■ 17. Sa nuog - Zrfi nueg , F< 196 1. 13. desterm • det ferm. 



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Y A a I ■ T A* 187. 

P. igS L %i. U mi ia mia: p. >oC 1. &. oBora ùigratMt : e d- 
sdlora ùignuMi, e d. P. 1*5 I. aa. doloroso, doloro» - Jalonuo . 
m. «IO. L io.ju~ja. P.aii. L 32. è seinpre àttxti la miglior f 
9gni doima-i lempn «bfte U uiElior if<^iu donni. F. aig 1. 19, 
iromatori- trovato. F^ aTS L 14. noi JU- noi fb. p. 336. 1. 9. Cam- 
nilo-contiflia . F. aia 1- 16* Sermone ^ termone . F. afiS ^. 4- ut 
Jlomei^na- £ peata -in Romagna: e ^Kwid. P. ago 1. Cùicolfo- 
Giacotìo . F. 391 1. iS. cAe gimo opera -c/i^siùa opera . P, 15» 
1. 9. SDi ìwa solo - Ni solo . Iri l iS. e delf altre -e aW altre. 
T- 317. I- i. quando ficchiamo ' ipuatdo ivi Rechiamo . P. 2ai 
I. aa. IOa per fag^oiu - : ma dovea favellami p«r regioni. F. 3a3. 
1. 18. come uomo - come P uoaw . P. 353 !■ 1. radere le schiwte 
- rodere le schiume. F. 36a I. ^.- la novdÌa*tafai'elÌa. P. 365 
L ao- cA' é frignio -eh' è prioria . V. 379 l. aB. J^ Traus - De 
T^racjr. P. 39j I. ai. d*l subjtito - dal nAjetto . F. 391. 1. 5. la 
Hotura di tutte - la natura , di tutte. P. 4i9 '- 4- fanu trovaU - 
ferra trovala . P. 4>C '- s8* seguitando CApostola Zeno - seguitan- 
do jtpùstola Zeno. P433 1. iO- F Jpostolo ' ^postola . P. 43S L 3. 
dju-tifa. F. 44> 1- >?■ *i Cuicciardiai - 6'i Guicciardini. 

B poicbi ùuno a dùcorren d'cntendtuOBÌ , non «e ne tral»- 
Imcìiw pare don altre nel TraUaio degli scrittori del trecento , 
«A* ci fanno éMo itCMo ■m ic i wi iBO aolore Atte A^vonite. ■ E^ 
uno a cart. i4o t paratie là don a I. 17 dica r^itta gloriosa , de- 
ve dire donna salvatrice: e U dorè dice I. 31. reina delia gloria, 
àen dire donna della salute . 

In aa altro volane danmo poi ana nota de^coK pnbbli- 
eate dal PeTticari nel noitro giorDale uoza apporvi Q tao norne , 
a le ai|;le G- P- E tono molte t Imi«Ir«( e tatto degne d'andare 
colle altre opere (aa> 

SAtTATOKI BiTTt 

È stato rittampaio in Fermo per noliili noEze il celebre inno 
a Cerere dd nostro car. Bioadi: e, «a beoe,- .nUcbe fiorando l'aa- 
tora. ni «Mando le mille miglia lontano, oaii ardito mutare qaal- 
che uà verso, qoeilo non v'ba punto bene , ni i certamente wcon ' 
do la eorteua . X |ià il Feuana t'aveva ìAieinato neU« set^ , al- 



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a85 V A' a I b t a* 

br che Sat : impnbe jvcH qui ia aUtno IUro ùigoiioiiu eri ( Ib. 
3< tf. 1-) - n Biondi cuiuva cori : 

Bla voi che U chiara Ruòieo» h^fcti , 
De bi/ivifaetUe BtltUia imitatori, 
PUi oh* tdiri U grido »f entUanwt ergete l 
Chi fin voi temira che Ut éea dimori , 
M che viJgmdo U creator suo tguarér 
Deljhraee tenrn te ^ighe indori, 
M tu t caro a Sofia giavin gagliardo , 
7\(, fimciuUa di Fenere più M^, 
0tefitbt ùitele in ten d'amore U daria «e 
jt coti 3 tàfun poeta dì Fermo fai mataw: 
2tEa voi che alTonde di 7*i9ina ievefe-. 
Del ridente Kceito aUtatori, 
Piti eh' altri grida d" esuUoMa ergeìeì 
Che fra mi semhra che la dea dimori, 
M, vergendo lo guardo creatofe* 
Del ferace lerren te ^ic/ie indori, 
M tu, caro ad Imen giavin ngnore, 
Ta t dontelia di Fenere più vaga » 
Clte^Uo avete in len lo tirai tt amore ee. 
B efaa ■bbiamo qui rolato noura, fextbk Mppiwno che il car. Si<H>- 
a non iui aito nieim bel vìm ad tua snùl» Jibcni . 



Oi t ^ce S poter aanunciaret obe & celebre Culo Bona, ^ 
cai è it nominata rbterìa delT hidipendenn dc(ll itati- nniti fiunc- 
lìca, è ricino a pnUlìcame «n"alini ■■ Parisi por le uan^ ddT 
ìUnitre Didot , in qnuito rolnmi , cOl tìtolo: Delle uUime fuem 
da'" /ranceti in Italia. Non è a dire in quale graiidi»ìnia upeita- 
liane w ne itia in tutu là colta Europa, e speritlmente in lub'i, 
^or'e ancoÉ viro il ricordo d' tm tempo cori memorabile dod aie- 
no poi tanto Magne renata), cbe pel mniunento de'moi eouniut 
4eB» me leggi, e «Togni altro civile àtatnio. Certo aittna con pel 
Moire dalU penna di Carlo Botta . che non lia bene ccritta . ( pie- 
na di gravità e d' alu filoaofia , e degna in tomma di cbi per cono- 
fte giadiaio tiede coapagne al Segreurio ed al G«icciardini . 



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Tabella dello stato del TWere , deninto datt tdtezzn 
del pelo d'acqua sutt orizzontale dèTmarè^osservat» 
ali idrometro di JUpetùt'^ id mezzo giorno. 









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1 Novembre i8j3. 




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IHPfiXHATUK. 

Si TidebiUr RerereDdissimo Patri Mag. Sieri Palatii 
Apmtolici. 

J. Deità Porta Jrcbiepiscopw Damascmiu Vioesg. 

IMPRIMATUR. 
Fi\ Pkitippus Ai^9sti S, P. A. Mag. 



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SCIENZE 



Observations et experience» ec. -.Osservazioni ed 
esperienze /atte ai f^esuvio in una parte de- 
gli armi i8ai e i8a3 da T. Monticeiii e N. 
Covelti- Napoli 1833 f di pag. tt6. 
Estratto 



J. nienti sempte questi dotti ed infaticabili natura- 
listi a studiale i ièuonieai che contìnuamente pre- 
senta il Vesuvio , hanno riunito ia quest'opusco- 
lo ì risaltati delle loro osserTasioui e sperienzc 
istituite nelle ultime eruzioni che seguirono oell'aano 
decorso iSat., ed io quelle di' ebbero luogo sul 
principio di quest'anno 1822. 

Varii sono stati i fenomeni die hanno accom- 
pagnato tuLt« queste eruzioni. Muovi crateri si so- 
no aperti ove più grandi, ove pii^ piccoli in di- 
versi punti; nuove eminenze coDoidee o mamello- 
nate si sono, formate dalla deposizione delle ceneri, 
lapilli , ed altre sostanze sciolte ; correnti di lava 
ancora hanno fluito in diverse direzioni . Ma egli 
i difficile di potersi farmare una idea chiara delle 
moltipHci forme che per tali circostanze ha do- 
vuto prendere il Vesuvio senza essersi trovati sul 
Inc^o medesimo, o almeno. senza avere una carta 
che ce le rappresenti . Noi perdo non seguiremo 
gli A. in tutti questi dettagli, ma ci limiteremo 
ad indicare alcune sperienze dai medesimi isUtuì« 
G.A.T.XVL 19 



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3QÌ S c I ■ » a K 

le sulla lava fluidi , ed a far conoscere le sosUb- 
ze ottenole dall'analisi chimica di alcuni prodotti 
vulcanici.- Queste sp«ien%e furono fatte il giorno 34 
febbrajo prossime pasuto sulla corrente di lava che 
ìdcoidìdcìù a sortire nella notte del aa dello stes- 
so mese. Aveva U medesiniB, tÌcìbo alla strada 
che conduce al romitorio, ao piedi di larglieaza., 
e 5 Ai altea/ a , e percorreva i5 piedi in à4 "■*" 
nuli, li termometro esposto davanti alla lava alla 
clist;in7a di quasi la piofli si arresti ai 38.* centi- 
gr., mentre nir «ria libera wgoava i5.° Avvicinato 
fino ali.) distanza di 3 piedj dalla lava , si e.evava 
taimcnle clie non bastava a misurarne U tempera- 
tura. 

La prima sperienz» fn quella del nitro polve- 
rizzato che ini.rodusse'-o nelle fenditure della lava 
dove appariva incandescente. Questo sale dod de* 
tonava aUaito, ma si liqiiefaceva senza dare la mì- 
nima scintilla. La sperlenea fa ripetuta molte vol- 
te « e sempre col medesimo risultato. 

Xa seconda aveva per oggetto di vedere se 
l'atmosfera circostante. alla lava fluida dava segni 
di elettricità. A qurst' effetto adattarono alla di- 
stBDU di 8 piedi dalla lava una verga di ferro , 
la quale era sostenuta da due tubi di vetro : la sua 
ptiQta era ritolta verso la lava, e I estremità oppo- 
'sta t'occsva 'il" bottone metallico d'un' elettrometro 
sensfi)ile rinchiuso in una bottiglia. L'apparato In 
tenuto pia dl«n quarto d'ora in questa situazione sen- 
za che Je pagliette dell elettroinetro dessero il mi- 
DÌmo segno di' diV'^'geiiza. La temperatura , in cnt 
era situata la verga , era di 45. a 6o* centigr. 
Questa s^erienza fu ripetuta un poco pii^ lontano 
dalla tava alla temperatura dì so." a 3o.*f e sem- 
piu col medesuuo nt.ultato negativo- Passarono al' 



b/GodgIc 



EsPERilIt/K FATTB AL VkSutIO ' 39$ 

]ora u vedere se la materia stessa 'della lava era 
egualmente inattiva. L*«stmttil4 di una sbarra di 
ferro lunga sei piedi tb in^rojJQtta nella pasta del- 
la lava, meolre 1 altra si teneva in conlatto col boU 
tose ({eltVletlroBietro>L*«ppapato rrslò più -di 8 mi- 
nntì inv^aebtafWluaziene siMiza'febé le pagliette des- 
••PO aicuiK segno' dì'iet<mricitàP>RtpvtuU anche que- 
•nkir aperieaEa ifiiù voUe;-4u-»eiBpre«eDe»-effetto. La 
«tetisalava^Af^rtaU a ce«t«|ito dei battone' delt* 
«lettroDKtro -ora -aUo s4ato ■ <F' incandescenza , ora 
«wa»>wMaldata ,■ eil*«ra quasi-fredda i- ma segni di 
elettricità non furono mai- vaiati . '^rima d'abban- 
donare qaeste sperleiHe'fecero aaoora an-altro ten- 
tativo' Presero un tubo dì, vetro, lo addattarono al- 
l'estremiti di un bastone , e Io feeero arrossare te- 
nendolo per 3 minuti a contatto delle' ì»vt iiicaii- 
desceate. Avvicinato in queste stato al bottone'd«4r 
elettrometro seppur esso dette segni di elG4trteh&. 
La terza sperienza fu diretta a misurare per 
approssimazione la temperatura- della lava fluida ;e 
siccome mancavano gli A. dì pirometro , fecero uso 
dì altri mezzi per verità troppo grossolani .-Uà 
tubo di Tetro, d'un poUìiie di diunet7U'-e>4'una 
linea di grossezza , introdotto tn una fenditura del- 
la lava non si fuse nello spazio di 'i minuti. L'e- 
atremìlà d'una sl^irra di ferro sottomessa >«Ua stes- 
ca prora divenne incandesoente ,in S-.miwati -di 
tempo. Furono staccati alcuni .peexi «li"Us&wanaó- 
ra incandescenti e furono immersi ncll' acqua ,- la 
quale si elevò immediatamente alla tenip«Mtura 
^ loo." Quest'acqua ^saggiata con i reagenti , lece 
conoscere che conteneva in soluzione della calce , 
e gli acidi solforico e muriatico non liberi « ma 
in combinasionef non cambiando in rosso -la tintu- 
ra di tornasole. 

'9" 



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3C)G Se I B tr I ■ 

. Estone minertdogfco e ókimioo dei prodotti 
detta eruzioni. 

I. Sabbia caduta il 26 e ^-j J'drbrajo. 

EtaminaU qoesU con li lente, ai trovi euer 
formala di particelle di lava brana, di scorie oe- 
rastre , dt protossido e perossido di ferro , dì tran- 
turni di aotigeDÌ , di olivino , di pirosseoi , di mi- 
ca ec. A-vera ud sapore di sai marino , e legger- 
juenle acido. 'Presentala un odore scusibìle di aci- 
do idroclofico. Secondi) l'analisi istituita sulla nw- 
desima- era composta di 
Acido idcoclurico , . . ) libero 
Acido idroclurìco 
Acido solforico 
Acido silicico- 

Soda 

Pot4Ssa ......... , . 

Calce > corobmaU 

.i lumina- • • . 
Ossido di fei^o 
Ossido di maoganese 
■Magnesia { una traccia ) / (a) 

■- A . 3. Lava del 36 /ebbrafo. 

: Colore grigio-bluastro molto cupo : IVsitan 
.terrosa ineguale, e quasi concoide : durezsa tale 
da scintillare .all'acciarino. Peso speci6co = a,0<)S 
presa essendo l'acqua stillata a i4-' di Reaumur.' 
Agisce tortemente sull'ago magnetico. Alla lampa* 

(a) Vaiuliii compierà oon le proporziaiil às\ prìncipi eottin- 
tiri della MbbU m qaeitione Mrà pabUicau ia mia meiBorìa p*'^ 
ticAuv, che arri per os^etra rtnalin cbiqiìca <lcU* tabbie cvh>« 
in varia ejjuvfac. 



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£apiribk£K fitti al Vescvio iryj 

da si fonda facilmeote e con efferrescenz* , rida'- 
cendosi io ano smaFto d'aa colore nero lucente un 
poco traslucido sopra i lembi. 

Racchi(ide questa lava pirosseuì , amfigeoi, 
mica , oliviùQ , e pomici. Contiene 9 , 39 per 1 00 
di parti solubili nell'acqua, cnusisteoti in cloraro 
di sodio con qualche traccia di cloruro e di sol- 
ato di potassio. 



Osservazioni critiche sopra alcuni principi relativi 
alle scienze economiche , proposti dai sig. Gioja, 
particolarmente nel tomo primo del suo prospet- 
to(art. III). 

Jr assiamo al suo quarto agente lib. II capo IV 
J»g- 98 • divisione de' travagli. 

Se l'autore non avesse portato ano squarcio di 
Beccaria , non sì potrebbe riconoscere ciò che egli 
iuLeada per divisione de'travaglii giacchi «secondo 
il solito , facendo base de' suoi agenti le operaiìo- 
nitlegli animali « dob si potrebbe riconoscere se que- 
sta divisiooe fosse propria solaoto di loro^ ose pu- 
re l'uovo vi ba alcuna parte. Quivi porta l'esem- 
pio della regina delle api , che attende alla propaga- 
sione e sorveglia i travagli dei maschi destinati al- 
la fecondaaione delle lavoratrici « e ìnfice di tutta 
la loro repubblica che presenta , die' egli , un* idea 
della divifiion de' travagii. L'autore censura Smith 
per averne esagerati i vantaggi. Io domando se l'au* 
tore poteva accusare di esagerazione il filosofo in- 
glese, che poi, anche secondo il passo portato dal 
sig. Gìoja , non la rìnvieoe che nell' nomo, e negt 
ritrovani questa appp gli animali : on n* V apv- 



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9r)8 S e I E n z e - 

^it pas dsns entcune watre espéce ttanimaux , pour 
les quels ce genre de contract est ausai inconnu t/ue 
tous les iiutres ; quando l'antore che aoa esagera , 
dice esso, la ritrova io quasi tutte te specie d'aai- 
mali; anzi, sul!' appoggio di Darvria , scorge in e»* 
si coarenzioni e contratti , e forse anche Ìl patto so- 
ciale di Koilsseau. Ma se voleva essere consegaenle 
duveva rinvenire questo suo agente, divisione , ao- 
che nelle piante : poiché nulla di piiì facile il pro- 
vare nella stessa maniera che esiste io queste ona 
divisione di travagli. E curioso eia che acceona l'an- 
torc a pag. qì) ,, senza pretendere d' indovinare in 
„ qual modo la divisione de' travagli cominciò e 
„ si distese ,, e ne adduce le cagioni dicendo : „ 
„ L'esperienza fece bea presto conoscere , che l'ap- 
f, plicazione costante ad un solo genere d'industna 
„ scenuvala fatica ai lavoranti, ed acorescsra pec- 
„ lezione all' opera. „ Ecco, dico io , la vera origine 
della division de' travagli tratta dal ano principio. 
Quindi l'antore parlò più chiaramente allorf:hà non 
volle indovinare: ma allora perchè variarmassime ? 

Parimente egli porta uno squarcio di Smith a 
pag. loJ , che deduce questa divisione di traTtglìa 
da una tendenza « far cambj e baratti d'una cosa 
con ud' altra. Se lo Smith si esprime con qualche 
incertezza , ^li però ha riconosciuto che U'^livìaio- 
ne dipendeva totalmente dall' uomo , e quindi noa 
Ti era motivo per parte del sig. Gi<^ di iJuve uit 
agente separato o indipendente in oppo^ùoua alla più 
chiara verità, cioà che la,. dìviaionedipendadaU' in- 
dustria umana illumiuta) dall' esperuaza e dalla 
riflessione. 

Se far volessi parziahoosswaiioni , direi, che 
non comprendo come alla pag« 99 dica in propo- 
sito di diviaioiu di traragiio.chc si la. da Momo a 



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EconOMU POLITICA 3f)Q 

voiBO , che 1« siruBzione alpestre chiamò i lav'orì pa- 
storali ec , giacché a me semhra che fosse l'uomo 
che facesse scelta ora de' piaai , ora de' monti , e dei 
loro collirameoti, né fi movesse alla vot.e delle si- 
tuazioni , ma del suo interesse. Vieppiù poi osser- 
verei ad onta dell' autorità di Darwin , pag. io3, 
che mi sono affatto ignoti i contratti degli anima- 
li e dei piccoli gatti , ed ho veduto che alcuni di 
questi galti riportano dall' altro graffiature non indif- 
ferenti , ed il più debole è sempre costretto a lascia- 
re il campo. Questi esempj non vedo a cosa siano 
legati nella division de travagli dell' uomo, ^on so 
nemmeno come rgli parli qui degli agenti natura- 
li come causa di divisione ds' travagli : impercioc- 
ché, come ho dimostrato, è sempre l'uomo che agi- 
sce anche in simile divisione, e che distribuisce le 
operazioni secondo le attitudini di ciascuno , adat* 
tandosi ognora alla natura. 

Io non farò qui osservazioni sulle due tabelle, 
l'uda a pag. loo , l'altra a pag. loa ; riservandomi 
ad esaminarle nell' appendice al suo canone clastifi- 
cazioni. 

£sararni«mo brevemente la tabella fondamen- 
tale del suo agente , e secondo la sua solita spez- 
zata catena di agri<^o|tura, arti , e commercio. In 
questa invece della sua divisione de' travagli par- 
la della tendenza delle- macchine a conservarèi mo- 
vimenti : riguarda i portici , le stalle , le cascine , i 
granaj , le cantine quasi tanti travagliatori te sembra 
die si siano da. esso distribuite le operazìuni, come se 
l'uonio si stesse colle mani alta cintola per godere 
i frutti delta loro fatica j indica la dispersione dei 
foraggi senza l ispezione del proprietario, o degli 
agenti: e che nella Svizzera a jSlorvegia l'arte di 
ialciare i foraggi è giunta alla perfezione : paiL'la del- 



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3oo S e I B n z B 

le vicende atmosferiche che favoriscono e dìstrng- 
gono i prodotti. Nella coIoana arti e commercio rio- 
nova simili idee di facìKtà e prontezza di lavoro di 
questa divisione ; porge gli esempj del marinari gre* 
ci che erano ad un tempo rematori e soldati ; che 
le arti al Perà erano imperfette. Alla colonna com- 
mercio c'istruisce sui mercanti di grani che cono* 
scono ad occhio le loro qualità « e sanno fare od 
tale trafBco, e che per fare più utilmente il mede- 
simo si prevalgono dell' opera dì' altri: che io Am- 
sterdam , Londra , Parigi vi sono botteghe in cui 
non si vende altro che olio e aceto; esempj mol- 
to straordinarj ! quando vi sono per tutto villag- 
gi, ove alcuni mercanti non vendono che vino , fa- 
rine , canepa, legna. Finita questa tabella, a pag. 
loG egli si lagna, che alcuni per quanto riguarda 
il loro consumo vogliono esercitare le funzioni del 
commercio (e perchè impedirlo se-a loro torna pi& 
conto , se possono ottenere vantaggi in minori pe- 
ne , tempo , e spese ? ) 

Ma finalmente questo suo agente deve arrestar- 
si , e mettersi anch' esso in riposo : giacché l'auto- 
re trova limiti al medesimo , ed alla pag. io8 cen- 
sura lo Smith che ha preteso che l'invenzione del- 
le macchine dehhasi attribuire alla division de' tra- 
vagli. Rinnoverò alla memDria dall' autore , che tan- 
to la di vision de* travagli , che l'invenzion delle mac- 
chineebbero causa dall' intelligenza dell' uomo, dal- 
la sua previdenza; e posto un tale legame di cagio- 
ni e di effetti dirò , che la divisione del travaglio 
diede luogo a molte e forse alle prime invenzioni di 
macchine ^ ed alla loro perfezione. Ciò si può com- 
prendere anche dalla fabbrica delle spille, in cui la 
divisione precedette certamente la niaccfaioa della fi- 
liera , avendo dovuto precedere un particolare lavo- 



Dorzcdb/ Google 



ro per ricercare il ferro, per ridurlo i farne oso; 
aoziWe arti dì salare il pesce, e tutte le migliorìe 
d'imlMaiichire , tingere, filare, tesserete la fusioDe. 
del ferro e del raow , effetto delle facoltà Gaiclie 
e morali dell' aemo , provennero geaeralmente tial* 
la «egolte divisione che dovette precedere l'inveU'!- 
lione delle stesse macchine, e d^ii strumenti a ciò 
necessarj. 

Passiamo al suo <]uinto «gente ammassi^ pag. 
109. 

Se gli- ammassi- ddla corteccia veide, del salice, 
pioppo , ontano, fatti dai castori soao un ammas- 
so agente, Vaatore poteva prendere la cosa molto 
più in grande, e dire : i boschi , i monti , i mari , U . 
tetra , i cieli sono ammassi , sono capitali ; e fare 
an agente solo di tutti i.suoi agenti, trovarvi non 
solo gli agenti nalorali , ma le macchine , le asso- 
ciazioni de' travagli, la divisione, i metalli ec, in 
somma ogni sorta di cose e di asioni, e farne ba- 
se del suo sistema. Ma si potrebbe rispondere : gai 
nimis probat , nikil probat. 

Che un natnralisla ripieno delle meraviglio 
della natura ammiri il lavoro dei castori , ed an- 
che di altri animali , è ragionevole ; roa che on 
autore di economia , un filosofo che applica le 
sue veglie air umana felicità , voglia ritrovar* 
i capitali presso le bestie , i una cosa del tutto, 
a mio parere, strana, e opposta al comune intendi- - 
meato delle parole capitali mobili e fissati. L auto- 
re, è vero, distingue la facoltà d'ammassare nell' uo- ^ 
mo da quella de' bruti in tre parti» die' egli, essen- 
ziali': 1* durata degli ammassi: 3" estensione: 3" 
modo d'esecuxìone. Ma l'autore in queste dìfferen* 
se non vi ha scorte le piii importanti, quelle par- 
ticolarmente per coi l'uomo agisce n«ir accumula- 



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3o4 S e I K M 2 I ** 

mento «JegU animassi dWersaineDte dagli animali. 
Gli animali non agiscono che per forza d'istinto , 
e Decessarìimente , e solo per provvedere agli at- 
tuali bisogni, o per prevenire il prossimo rigore del- 
le stagioni; quando l'uomo agisce perchè fornito, 
ripeto , di libertà morale , perchè ha una ragiooe 
ed un linguaggio , e pel migltoramenlo della sa« spe- 
cie ^o perla perfettibilità ; e quiodì ;ol loro mes- 
zo si formò ì posscdìmeoli , diede luogo air agricol- 
tura , alle arti , al commercio , spìnse le sue idea 
di conservazione e di bea essere oltre la sna vi- 
ta , oltre la piiì tarda posterità, e fino ad una de- 
stinazione celestiale , premio di sue virtà. L'autore 
compiacendosi ognora ed in ogni agente di offerire 
squarc} di storia naturale degli animali, nella bel- 
la sua invenzione di far base le loro azioni del- 
la scienza economica , sembra arere cognizioni oo- 
sl intime dei medesimi, e molto meglio di Swift, 
che non parlava cbe d' imaginazionet sembra aitsi 
abbia penetralo nella loro essenza in modo di rico- 
scere in essi i contratti , ed uno stato di rìccbeica 
e di opulenza. L'uomo non fa ammassi soltanto io- 
deterrainatamente ,e pel suo Bolo diretto bisogno co- 
me fanno le bestie , ma si priva col mezzo della 
frugalità di un bene presente a rendere costante il 
suo ben essere : anzi fa dei risparm) anche col mes- 
zo della sua industria sopr? i suoi cantali ; il cbe noa 
cthIo facciano gli animali , e. se ciò facessero sa- 
rebbe- fatto per altra causa , cbe per mezzo della ra- 
gione e delia libertà, almeno di quella ragione e li- 
berti che è del tutto propria dell' uomo. 

lo non seguirò in questo agente l'autore , non 
DeHa sua tabella de' vantaggi degli ammassi col con-v 
fronto de' contrar) oasi , nella quale sembra -aver vo* ' 
loto stancara la paztQpza del- isttore-j oob dell' air • 



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EceirflHIi. VOLITICI SoS 

tn tabella a pag. 1 16 e 1 17 a catpoa spezzata , nel* 
la quale volendo provere l'utiUtà degli ammaasi oon 
ià disUnEÌoDe dai grandi ai piccoli, come sé esciti- 
dcndo i grandi ammassi presso i mercanti , non do> 
vesserò nemmeno sossistere i piccioli presso i pro- 
prietari noanìfattori ; e parta dei sorci , ed ove uai- 
sce ai mercanti i teasitori , e accenna osterìe, locan- 
de « ulberghì^il tempo di Giobbe ec. Quanta mag- 
gior chiarezza non avrebbe offerto l'autore se aves- 
se trascrìtto ad intelligenza dei lettori alcuni squar- 
ci dello Smith sui vantaggi degli acca molainenti , 
e suir impiego loro ne' fondi ? Mentre importa co- 
nosctre lo sviluppo dei medesimi, senza cui non po- 
trebbero aver avuto- esiatensa né far progresai gli 
stabilimenti di agrìcoitnra , dì arti , e di commer- 
cio . Avvertirà , che nella colonna commercio egH 
confonde il risultato degli amoussi ool risaltato del 
commercio : mi spiego. I produttori potrebbero cia- 
sctmo fare' ammassi dei loro prodotti , e potrebbe 
ra direttamente cambiare fra loro i medesimi sen- 
za l'intervento del mercante possessore del danaro*- 
c4ie 3 il commerciante. Vi sarebbero delle difficol- 
ti nella contrattazione , ma le azioni sobo distinte^ 
ed hanno differenti risaltati. II gnadagno, ove entra 
il commercio , appartiene al mercanta qoal possesso- 
re del denaro, ed al lucro di compra e vendita cb« 
fa qaesti delle cose de' produttori , e. non al sempli- 
ce ammassamento , proprio anche, come si- à det- 
to, dei prodnttori- 

Passiamo al ano sesto agente , classe taconda, 
Henaro pag. 118-ieo. 

L'autore ci fa sapere , parìando dallai neoak* 
siti del dMi«ro:(il suo dispiacer»! por aMerg)i< im^ 
posinole di.trawc"<iiU»^storis>.aDt dì^ irl lÉJa «<à . o »i" 
ipc ha &tto^MBWBi>e iJwà ivs^itei^i aaoi mmmm 



b/GotTglc 



3o4 S e I B H z r 

pi. Nulla MtaQt« «gli si sforsa nella nota i di tn^ 
vare tracce di càinb) nelle bestie: e gi^ con Ttfuto- 
riti, dic'esBo, del Darwia vi lia riconosciuto patii 
A contratti, e per coDBegueaxa una qualche sorta dì 
monetAzione. InTero poteva risparmiarsi tutti gli 
esempi de' suoi animali , sicconae agenti , die nnl- 
Ja possono servire a fondamento della scieBza eco- 
Bomica, di una scienza che è soltanto fondata sul- 
la ragione o special natura dell' uomo , sulle aue fa- 
coltà fisiche e morali. Per me è al sommo disgusto- 
sa la sua compiacenza nel voler costantemente inai- 
urei bruti, e degradare l'uomo. Mi è forza dire al 
medesimo , che appunto per avere abbandonato! ap- 
poggio degli, animali in questo suo agente, e negli 
altri due seguenti vaglia e banchi t seguendo scor- 
te più sicure quali sono le opere degl' italiani eco- 
nomisti che ha tanto vilipesi , e che voleva tanto 
ridotti , di Galliaai , Beccaria , Carli , e Vasco ri- 
guardo a) danaro , e di Smith di Thorenton ri- 
guardo al ereditò , egli cammina con meno iocer- 
ti passi. 

Mi è dnoi>o nulla ostante far conoscere 1* er- 
roneità di quato agente , riguardandole egli sepa- 
ratamente, dall' uomo , e oou come un istrumentoia 
mano dell' industria umana per dare la maggiore at- 
tività alta circolazime e all' impiego delle cose; 
giacché anche quando l' autore coaviene di cotesti 
pregi * te»^ attribuirli direttamente ai capitali od 
al danaro , cioè agli effetti e non- alla causa. 

iVeila stessa prima pag. 1 1 8 egli avanza nna 
proposizione che mi sembra sommamente oltraggisn- 
te la natura umana, ed. una prova de' aaoi costan- 
ti sforzi per vilipenderla. Nella nota seconda egli 
assicura, che tutte le classi"della società fanno com- 
mercit» della Ipro merce , non mettewto differenza 



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EcofroHtA pbtiTicÀ 3o^ 

se offrono gratuitamente ooosiglio e ifflfUkione , 
o alcDQa di queste porge tbccorio liberale, all' in- 
digeuaa , • se ud' altra opera per ÌKtereate , ciod 
non distÌDgaaodo atti oorrcspettivi da atti di be- 
neticeoza;e pose assolutatoente che tutti quelli che 
gioTaoo ad altri- Tendooola loro inerte. Gbe possb 
dire su di ciò? Aaimi generosi e caritatevoli, be- 
nefiche società dell'uno e dell'altro stSBO^che sol- 
levaste tante volte l'umaniU sofferente ò rnfisrma , 
che faeeste tanti sagrìfizj , ' che amministnste con 
tanto zelo e disinteresse! patrimonj pubblici; voi, 
mortali Tìrtuosi, che in ogni secolo avete offerte di- 
stoteressatameute ai popoli un' istruzione scientifi- 
ca e morale in mezzo ancbe alle angirstìe, alla per- 
secutione, e in onta all' ingratitudine pubblica e pri- 
vata , voi tutti non avete fatto che una vendita di 
vostra merce Caceodo compra della -ineree altrui ! 
Neir appendice alle ostervazioni sopra il suo 
canone oscurità affettata , parleremo delle sue ta- 
belle, r unapostaa-pag. 'i>i Mitfo economico pri- 
vò delt.ajuto del denaro f dtill' altra a pag. lao : 
movimenti necessaij per fesecuziatie de' cambj non 
esistendo </«maro; dell' altra a pag.iaa confronto tra 
i viaggi neeesiOrj fdf etecutione de' oambj ne due 
opposti casi di moneta esìstente , e di moneta non 
esistente ; in tutte le quali tabelle per dire propo- 
sisioni le più chiare o le piiì note «pmbra che si 
sia proposto d'imbarazzare il lettore, gettando , di* 
rò, ognora tenebre sulla più chiara luce, e nelle 
quali tabelle l'autore imagina società che manca- 
no di danaro in mezzo a tutti i bisecai delia civi- 
lizzazione. £ certose ogni scrittore dì scienze o di 
arti si accingesse ad esporre la mancansa dei van- 
taggi di ciascuna di asse, le perdite che succede- 
rebbero di conseguenza ad ogni altra arte, ad ogni 



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3o6 S e I I ■ > B 

•tibilinieDto , le si cttendesae tale sapposto mattea*- 
sa alle più necessarie , facilmente si dedurrebbe òù- 
la mancanu di ciascun arte, o scienza , o di ciascu- 
na loro operazione la distruxione immediata delle 
Iwrgate o cittì , e di t^ni piiito e pubblico moia- 
.mento, la cessMÌOB*deUe nazioni eivilisKate , e m(d- 
to piò se pera esemfm si annicfatlasserole copnizio* 
BÌ della reUgioae, ideila morale, delU legìslaziooe, 
^olla . nediiwi0.44t«grafia ec. , siccome ba fatto l'in- 
^Utre nelle «eMMiate supposizioni , essendo ogai 
,Wle ^^ scievf a ts^nta al sosterò delle altre, quas- 
^Ti Iflìlginr nt-aiinni non poteva dare ad ogni dì- 
jciplisd scientifica ! e quindi gli si deve esser grate 
di aver posto una' volta un limite alla dimostn- 
zione idsi vintaggìi'del danaro. Ma però se Tamordi 
•coprire nuove veriU fosse ■ lui stato sprone , ctf* 
tameote avrebbe potuto risparmiar molte pagine d' 
nn tanto suo scopo, o di un tanto soo disordine, 
che egli vanamente vuol cbiamare ordine scientii- 
co. A. tanti tesori di ovvia eruditione aggiunge U 
•olita tabella spezzata a pag. iati e 127 , in cui 
suppone cbe una nazione senza denaro non potes- 
se fare niuaa aorU di trasporU, non aver traccia 
-di, agricoltura , e forse nemmeno di arti e di com- 
.mercio , come se il Perù od il Mestico al tempo del- 
la loro scoperta , siccome Sparla che aveva proscrit* 
ta U moneta, non avessero avuta tracciadi questi 
subilìmentì , bencbè egli stesso abbia indicati pia 
volte simili esempj dì nullità di moneto commer- 
ciale. (■) 

Io mi ristringerò t fare qualche osservazione 
sulle risposte date dall' autore ad alcune obbieaie- 
ai tratte dagli scrittori dì economia- Alla pag. lap, 

(') Culi, leti, «awnc*, Bab«itaon noria d'America. 



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EtOSOMU njLlTICA 'Zo'j 

I obbìexiiiiie ; ove .ceotura Smith, che dice di onn 
BaBÌORS priva di denaro, che il suo prodotto annoo 
'delle terre e del .travaglio sarebbe sempre Jo ates- ' 
«o, o quasi lo ateaso. L'aatore vi rispoDde , dicen- 
do , poter esser l'istessa la somniB dei bOoi . delle 
cafra, delle braccia, ma che ì lunghi trasporti poi^ 
terebbero all' anpientaineato dìogni prodotto- Maio 
Don veggo il : motivo per cui dod possa seguire uua 
produzioof , e qualche aumento di ricchezsa , beiw 
che limitatamente in uno stalo di semplice permi^ 
.ta, e piolto piò ÌDuno stato ove alcune produzio^ 
ni, dt cui p^rla anche l'autore io una sua tabel- 
la iu questo capo, iacesserole veci di capital cir- 
colante, d di danaro, e come anche si provò negli 
esempi adotti dal Perù del Messico ec- Vi sareb^ 
baro beasi molta diflicolti, ma non sarebbe tolto 
ogni commercio* o la posaìbiUt&di un qualche ao- 
Duo aumento di produzione. 

Nella Btes..sa pag- « a obbiezione i trascrive uno 
«quaixio di .Beccaria , io cui questi dice non esse- 
re utile che si accresca veramente il volume e la 
massa, del danaro , ma bensì che si accrescano e 
si accelerino i suoi, movimenti fedii aig. Gioja ri- 
tiene che iD questo squarcio il Becoaria prescinda 
del tutto dal bisogno tM danaro. Ma la proposizio- 
ne di questo autore noq ha rapporto ad uno sta- 
to di auoieutamento .totale di danaro , il che s' in- 
dica, dalla parola veramente, ed anche se questa fos- 
se sua intenzione noq prescì oderebbe dall esisten- 
za dei metalli , {Mrltetiaruautc nobili. Ma veramen- 
te il Beccaria suppone in questo uno stato di sem- 
plice diminuzione, H>D^4i-^lDtat« -priV«aione: e ciò 
egli prova ooU' esempio di i uua naieìone che me- 
diante le carte dì credito pro«ora il maggior movi- 
mento ai. capitali riproduttivi , e. scema con ciò ti 



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3o8 S e I ■ » X ■ 

bitogao del danaro io molta parte della loro circo- 
laùone, e quindi il danaro per qaesta parte cetsa 
bensì come capitale eu-colénte, o» tì riibarrdibfr- 
ro prood i metalli come un capitale rìprodotliTo 
e peroiBtabile. Non si potri forte mai prescìndeie 
da una porcione di danaro in uno stato di rìccbei- 
M e di opnlenaa ; ma quanto' pijk se ne minora il 
bisogno mediante i segni rappresentati n , tanto piò, 
•dirò , la macchina o strumento danaro rimane pia 
•tettìfitc* e perciò meno dispendiosa od intratciao- 
te; ed in tal smise si deve intendere la proposiiio- 
KC di Beccaria, che non «appone , ripèto , toute 
annientameato di danaro , ma un limitato scema- 
mento nel medesimo, esistenza dei metalli, od al- 
tre coje che suppliscano nei carabj. 

Alla pag. i3i l'autore fit nna dif eroica tnril 
danaro e l« altre merci : e suppone che il danaro 
id>bia per l'immagiae dei piaceri il vantaggio di ven- 
ti , quando le altre merci noli - ne hanno che quin- 
dici. Ha simile propoaizione è inesatta. Per Mppof^ 
K tal dìfferenea di nn valore d duopo che vi sia 
pM* parte dell' acquirente od acquirenti maggior prfr< 
-gio nel prendere una certa somma di danaro , piut- 
tosto che -una certa qoantrik coi^rispondente di mer* 
ce. Secondo le circostanze puÀ ritornar a conto a 
-ricevere più la merce che il danaro, e viceversa f 
ua per maggior guadagno-, eia per soddisfazioBe 
de* più interessanti piaceri: e perciìy non succede la 
pretesa differenza fra danaro e -merce , oè mai il da- 
naro ha maggior pregio assolutamente ■. Ma di ciò di 
" «olio. 

Esaminìano alcune proposizioni dell'autore po- 
ste a pag. i33. La prima, che nessun popolo fece 
progressi nella prosperità senza metalli preziosi. Que- 
sta proposiz|onc è troppo vaga- Doveva dire che aio- 



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ECOROHIA. PULITICI '30Q 

uà nazioas ha fatta i maggiori progresri nella pro- 
speiità se non ha faUo uso di metalli preziosi co- 
me capital circolante . Al Perà , ripéto , nel tem- 
po dì sua scoperta esistevane metalli preziosi , sm- 
za vera prosperiti, perchè erabvi metalli , ma noa 
cireolanli. La seconda proposizione, che le Dazio- 
ni decadono e s'accostano alla miseria a misurm 
che di metalli preziosi o di danaro vengono smun- 
te; anche questa è nna proposizione inesatta. Una 
nazione può scemare nella quantìtÀ di metalli pre- 
BÌosi, e molto più dì danaro, senza che perciò de- 
cada e s'accosti alla miseria, allorché sa sostitui- 
re le carte di credito. Allora potrebbe spedire all' 
estero ! suoi metalli preziosi per far acquisto di al- 
tri capitali riproiluttivi con suo maggior guadagno. 
Quindi l'autore doveva dire , che le nazioni deca- 
dono e s' accostano alla miseria , quando o perdo* 
no o consumano inutilmente, o Tengono smunte di 
capitali rìprodultivi, stante che poi un eccessivo 
acquisto di metalli preziosi potr^be pregiudicare 
anzi alla pubblica prosperità nel necessario suo av* 
vilimento. Alla sua 3 proposizione, che l'inerzia po- 
polare ne' borghi e nelle ville cresce o decresce 
-a misura' che il danaro sparisce dalla' circolazione 
o vi litoma , dirò anche questa proposizione é del 
tutto fallace . L'autore prende il dauero come quel- 
lo che costituisce la totalità dei capitali ; ma tut- 
to ci&cheè ricchezza mobile, che s'impila , o può 
impiegarsi nella riproduzione, od in un utile e ne- 
cessaria consumazione, è veramente quello eh* for- 
ma la massa dei capitali , cosicché il danaro non 
è che una pìcciola porzione. Sono tutti questi ac- 
cnmulamenti che formano i capitali di uno stato , 
e la misura degli interessi ; onde quanto minori i^ 
un r^oo sono gii accumuianienti, pi£i alti si ebd- 
G.A.T.XVL ao 



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3io S e I E V Z K 

dono gli interessi , e quanto maggiori sodo gli accn- 
mulamenti, tanto divengooo pia bassi gì' islmbsi: 
cagiooi vere dell'aumento o decremento ddl'iadostrii 
di una Dtaione. Cosi Tiiw-xia popolare cresce ne' mi* 
uori a ccumu lamentio maggiori !nterrtii;decresce nei 
maggiori accumulamenti e in bassi interessi, e non 
.già percbè il dnaaro sparisce dalla circoleilione , o vi 
rilorna. Alla 4 proposbione, che molti processi inge- 
gnosi nati io traucia non tì si poterono realiztars 
per roancaaxa di danaro, ed all'opposto si realixxaro- 
no in Inghilterra di maggior danaro forniU;a ciò 
posso ris.portdere , di non aver mezxi di conosce' 
re se veramente la Francia abbia minor danaro dell 
Inghilterra ; ed una nazione potrebbe possedere una 
maggior quantili di danaro a fronte di un* altra,* 
andare in ruiaa , giacché il solo possedere metalli 
^naiosi o danaro non ha per effetto die di accre- 
scere il prezzo monetario delle cose . Il Port(^allo 
e la Spagna , come oe conviene l'autore, ebbero il pos- 
sesso di tutti i metalli preziosi dell' America : ma 
senza un loro vero vantaggio, per le cause che in 
parte accenna' to stesso: e aggiungerò io, percbè tut- 
te le If ggi parlicolaroiente commerciali , e le opi- 
nioni di un tal popolosi opponevano agli accumo- 
lameati impiegabili nella riproduzione, scevre perciò 
queste nazioni di previdenza e d'industria. Se mol- 
si processi non si poterono realizzare in Francia, 
ciò noD fu veramente per mancanza di danaro, mt 
per mancanza di accumulamento di capitali produt- 
tivi , assorbiti da guerre le piik estese o fatte spari- 
re da violenze amministrative , da viziosi tributi 
sulle pioprìeti e sulle rendite, da mancanza di fé* 
de , e da uo' eccessiva provocata consumazione. Tat- 
to ciò portò di conseguenza enormi interessi, e de- 
fadimenti di prospcritiu Tutti questi abusi ebbero 



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EeovomA volitica 3ii 

pef eBetto ài far mancare in Francia gli accenna- 
tt processi ingegnosi :ìl che non segui in Inghilter- 
ra, che mantenne costante i suoi capitali nell'im- 
piego ed in circolazione , dove gV interessi rima- 
sero gli stessi, e si minorarono in una più saggia pub- 
blica amminìstrazioue ; onde potè realizzare tante 
intraprese. Alla 5 , che alle nazioni mancanti di da- 
naro SODO impossibili gli anticipati e necessari sbor» 
si, io risponderò anche qui, che realmente none 
la mancanza di danaro che rende impossibile gli an- 
ticipati sborsi, ma la mancanza degli accumolamen- 
ti impiegabili che esistendo si convertono con faci*' 
lità anche in danaro. Ed in realtà la Svizzera man- 
ca di danaro a fronte dei popoli delle Indie, presso 
cui vanno a cadere quasi tutti ì tesori d'America ; 
eppure la Svizzera fa commercio di capitali a mol- 
to minori interessi degli indiani , giacché il capita- 
le circolante , che è il danaro, non fb che la figura 
d'iotermedto per facilitare il cambio dei capitali pro- 
dottivi dei cedente e del cessionario, ed i mercan- 
ti possono supplirvi con i segni , o rappresentanti, 
ossia con vere carte di credito . Quindi alcuni po^ 
poli che hanno, minor danaro possono essere real- . 
mente piò ricchi , e possono fare anticipati sborsi 
anche alle Indie. 'La Russia non ha potuto fare ac- 
cumulamenti ugnali agli altri stati d'Ènropa , o dar 
loro maggior attiviti alla circolazione nella difficile 
comunicazione delle sue provincie e nell' infanzia 
della civilizzazione dì alcuni suoi popoli : il che im- 
pedisce la maggiore attività all' industria ed agli 
«ccumulameati generali. 

Alla 4 obbiezione pag. i83, dirò, lo Smith 
averragiotie nel dire che il danaro costituisce la par- 
te più piccola del capitale nazionale. Si faccia il con- 
fronto di tutti i capitali produttivi o fissati negli 



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3l3 ScitHEK 

Atabilioifìriti o nelle profeR«ioni,ed iDche della por- 
AÌooe di metalli non monetati , e si scorgere che il 
.danaro è ^a pia piccola parte dal - capital naiionale. 
-Ciò che deve ritenerti per falso si è cbo il danaro 
dia minor pro6ttO' Gerttmente che il danaro io <^t 
suo passaggio dì compra e vendita d4 un piccolo 
profitto. Mi sembra poi che il aig. Gioja c«osuri an* 
cb<! qui ingiustamente lo Smi(b , il quale riUenecbe 
in pariti di valori tra il danaro e la mercanzia 
A lodifferente per una Dazione che resti V una o 
]'altra. Quando si parla dì pari valore dì duo cose, 
dovendosi affatto prescindere da ogni pretesa idea 
di prezzo assoluto « e. si ritiene cbe il possesso dell* 
.una e dell' altra cosa porti ai possessori dei recipro- 
chi vantaggi, ciò significa che la nazione chele putk- 
ottenere, non pub essere realmente indifferente di 
prendere' la mercanzia o il danaro, ma deve pren- 
dere piò utilmeiue o il denaro o le merci . Il dire 
che le mercanzie stanno al danaro come i zecchini 
al billione , è una proposizione parimenti inesat- 
ta ; giacché ciò di}>cnde dalle circostanze, di 
.tempo e di luogo e di olititi di ciascun venditore e 
compratore vaiano individui, siano nazioni. In alcu- 
( ne circostanze può essere più giovevole possedere 
uguale valore più iu rame che in argento, come sno- 
cesse un tempo presso t popoli d'America nella sua 
scoperta ; più in argento che in oro , come succe- 
de alla China. 

Alla 5 obbiezione pag. i35 in cui lo Smith, 
il Hengotti , e tutti gli altri economisti dioooo : se 
ì meuUi preziosi costituiscono parte della ricches- 
xa di una nazione , succede che satli più ricca quel- 
la che possiede miniere d'oro e d'argento . Questa 
proposizione è certsmantemal espressa. L'essere uoa 
cosa oggetto di ricchexzBf come ìo sono anche i me- 



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EcOROUlA ttLlTlCi 3i3 

talli, non fìi che essa costituisca latta la ricchez-' 
za. Una aaxioae può essere ricca , ripeto , io me- 
talli , e mancante in tutte le altre cose; per ouL 
la ricchezu metalli rimarrebbe insuflicieDte ad im-. 
pedire la povertà generale. Mi pare che il sig. Gio-. 
ja , cosa dia non poterà credersi di tanto aulore,(. 
abbia s<^ra il danaro le istesse idee del volgo, che , 
non vede ne) commercio che quello, benché non 
faccia il più delle volte che una figura di capitale 
iotermedia , per cui una somma di lire looo può 
&r pagamenti per cento e duecento mille e più -, 
o ai accenni come sola misura. Lo stesso poi seQ« 
sa avvedersi diede una prova di esagerazione allor- 
ché disse : il danaro era uao. stimolo al travaglio $u<^ 
périore ad o^ni altra merce { onde concederebbe 
qui arere la Spagna e il Portogallo maggiore atti- 
viti a fronte delle altre nazioni in opposizione ali* 
sae asserzioni. . 

Alla pag. 137 l'autore porta in una colonna 
un elenco delle materie che hanuo servito di mo- 
neta , dalle pecore e da' Jmioì fino al cacao e alle 
mandorle: e. fa il novero di cento popoli barbarie 
civiliiaati^ di numidi, «citi, pèlasghi , ifapcesi , 
americani ~, e di alcuni paesi dellModie orientati. 
Devo però avvertire che, oell' annoverare fra le ma? 
tericche hanno servito di moneta i peszelti di cuo- 
jo a Costantinopoli oeir Vili secolo, i vìglietti col 
Dome .di un- re del Catai, i bulletUni di carta de- 
fili stali. ec. a coi avrebbe potuto, aggiungere le. mo- 
nete di confidenza- in Francia al tempo della rivo- 
luzione'.,' esso confonde ciò che 'p^iò aver, t^rvilo 
come véra monéta con. ciò che oou ne fu che uà 
mero rappreBCQtante,odua, creditoche non poteva 
mai avvalorarsi. Parimente davo avvertire iu.qae- 
fU> girodelglobo. che f» far* al, IdLWr^ 4«U' fui«ar> 



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3i4 S e T B ir ZK 

te tir occidente, dal sudai nord, nalU CQniDdo- 
ai dell' ordine de' tempi o de' paeii , che esso dob 
appoggia gli esempi ^^ tante genti a veruna anto- 
rità; aggiungendo solo rindìcaxioQe d'in con Tenien- 
ti e di osserrazionì che nulla servono a migliora- 
re i Booi scopi y e dirò meglio che oalla giovano ad 
accrescere la [tfoprieti delle nasìooit siccome quan- 
do dice che i nostri mulini per macinare sieno 
macchine di couTeotione , pag. 145. 

In un secondo articolo a pag. i45 l'aotora par- 
la dell' indole della moneta , e sì fa a comprovare per 
le lunghe , che le hionete metalliche non hanno va- 
lore -per convenzione , ma nulla dichiara con pre< 
cisione delle sue essenziali qualità ; quando i meul- 
lì servono direttameute alla produzione, e quando 
aervono di mexzo di, comunicazione o sul rappoiv 
to di merce o di capitale circolante ; e vedrassi il 
•uo abbaglio nel non riguardare i metalli come mi- 
sura di valore. 

L'autore dice a pa^.iSi cbe la moneta non i 
che rigorosamente misura di valore. Poterà aggiun- 
gere non esser dessa assolutamente la misura de* 
Talorì, ma beasi i metalli. I*a moneta fu fiorenti 
volte sottoposta agli arbitra de' governi .', e per- 
ciò ebbe spesso uà valore incerto : onde per pot»* 
re agire in circolazione come moneta è d'uopo che 
•ia ammessa 4 1- perciò vi sia una pubblica appro^' 
razione . Sono ì UMtalli e il loro valce che riman- 
gono indipendenti dalla, pubblica aanuona. ' Così la 
sua critica centro il presidente Carli, riguardo al 
rame, argento , e oro come misura, non è ragie* 
Aevole 1 giacohà sarebbe stato solo censurabile se qne* 
gli avessv parìato quivi- di monete , il cfae non ha 
fatto. In realtà -sono ì capitali la generale misitn 
d'ogai coca , pierchi suscettibili di c^i dati,cìoA 



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EcONOltU P0LITIC4 3lS 

numero \ pMO' e' m'iaara , e perchè ciascana cosa for- 
mante capitale divieo mi&urà di valor dell'altra. £ 
metalli pai lo divengono più d'ogni altr^ mcrcao- 
zia , perchè raeto di ogni altra cosa sottoposti ad- 
alcerazione , e meglio capaci di divisione f di xìu- 
nione, e, come dice l'autore, per éssei' forniti me- 
glio di omogcDeitì , per ctiì coutengotio pesi eguali. 
in volume eguale; ed alloifchè l'uomo seppe inqaU 
xare i suoi s'guardì &l.(ll«lae rioTenir^i spazj cer- 
ti « applicando questi ai metalli , potè offrire meglio 
che mediante il grano ^ una misura certa ed inalte- 
rabile. Io bo creduto bene di fissare le vere idee 
della misura del valore delle cose onde, escluder* 
totalmente la misura di valore-dei danaro , eirimet- 
terlaa chi s' appartiene, cioè ai metalli determina- 
ti solo da titolo e peso. Almeno ct& deve aver xin 
guardo aUfl • nazioni che. si trovano in un |'radod'ÌA-> 
civiliiMDbd^ ei che hanno introdotto l'usa: dei «tei 
talli'nd loro commercio.. Cosi una monfetapuò s«r- 
TÌre di misura ooo'giàper l'autorità pubblica^, ma. 
per euere fornita di- ao-'certo peso di- m^^tallOì,! e 
di una .dtteimìnat» Bite^M^ L'aumento dì .valore del 
conio non può portare aumeoto di valore presso. IjB 
«Itré . nazioni se non se per coavenaione , o per ta- 
cita approvazione. . , , ' , 

. Pretienda.r autore che esser dd>I}a«o.i rhetal^ ' 
li poeziosi^e particolarmente l'«i!ò^la icn^misura 
del valore.' Io ritengo dulia- cesa sìa: <ieJL;tuttA opt' 
posta ; che deUbtauo ' eaaere piuttosto i metili infer 
J non Itt.vcta misiira,coraè' quelli che sono.meno espo* 
sti ^d altèrazion»: di valore. Qa» sola' mioiera d'ar- 
gento , e mottb'piir di oro , clie' venga. diseoinrtaj^ 
ss sia ìkj aaAnma ' abboodanaa^ ipuò cagùw&rerla'pià 
grande ' rilioraziéhei o dìmÌBiùùonieiiti prezzo nei Am^ 
tallì nobiii^ >|iEaòVK mÌDÌece!dì,s£ajpt£te. potrebbe» 



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3i6' Sci X n« b 

raddoppiare eoo faciliti !• 'tjuintitì dti medecimi . 
E qnaoto inai i metalli preziosi , dopo la scoperta ■ 
del)' America e delle sue miniere , non sono dimi- 
nuiti di valore , comunque se se sia esteso l'uso , 
per cai t' oro e l' argento sono aumentati per nn 
triplo o quadruplo ( Manna simile alterazione Don 
potrebbe seguire nel rame , almeno Dell' eitebsione 
di on doppio o triplo. L'autore trova che i metal-. 
li qounto più sono inferiori , tanto piìi ranno sot- 
toposti a dispendj di trasporti. Ma la vera misu ra 
del valore delle cose noD si deve dedurre da nnog-- 
getto posto in Londra con un altro posto in Parigi :■ 
ma l'una e l'altra cosa debbono- essere poste- nello - 
stesso luogo. Così per conoscersi il -valor dell' oro 
e del' rame deve supporsi che it rame e l'oro sie- 
no già portati in ona stessa piazza, e detratte le 
spese; e per conseguenza si dovrebbe dire in una 
.tal piazza : un dramma di rame equivale alla set- 
tdntésima od ottantesima parte di an. gramma d'ar-^ 
gento' , o alla millesima parte di un gramma d'oro, 
o prendere quella' porzione'che'ci rioriene ammes-. 
la'in ogni piaiza, ascendendo sempre mai dai me- 
talli inferiori ai nobili. 

Prendiamo ad esame il 7" sno agente vaglia e 
cambiali , e 1' 8° agente banchi di deposito e di 
eircotezione ), cioh A9.\\& pag. 301 alla: pag. aSf). 

Io sarò più breve oell' esame dei seguenti ageo- 
ti'f bastandomi d'dver dimostrato come egli ìnop* 
portunamantc ba adottato dalla ohimica il sistema 
dagli agenti, applicandolo alla sciensa economica. 

Ancho in questi agenti , non avoido seguìt« 
i'sao^animali, ma ìpiù chiari scrittori di tanto 
argoriieoto, cornei si .disee , egli ooa ha potuto in* 
■volgere questa parte che riguarda il credilo in tao* 
il ■id>bia metafilica V siccome fece dà- passati agenti. 



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EcoirosiA rOLItfCA S'^: 

Devo! pefd arVertire ^ che a p^f. aó3 di- 
ce „ La base del crédito è la penuasioae nel sov ' 
„ veotore che i valori prestati ritorucfaaao sella . 
„ loro ^antitll ea tempo debito. Questa persuaiio- 
,, ne è convalidata da documeoto osteosìbik ec o 
„ vaglia f pagherò ; obbligo f carta dì CPedito. .,, Lftì 
base del credito non pub gìamouii coBftiatert.aellir 
Sola persuasione, o ne' -docutnetiti. Un jUoino puA^ 
essere io tate persuasiooCf ed ìll.udeniÌ.'L«c4rte po- 
trebbero estere mendaci, o senza apgoggio , ove n'oa 
fosse giustizia, o mancasse fortuna. Se 1 autore aves- 
se meglio meditato i suoi prìncipj avrebbe ossei*- ^ 
Tato, che il credito ha il suo. foodamento., nella gar 
ranzia socìaie della proprietà e de' dritti, per ciiì' 
si tengono sottoposti ì debitori con Ji loro foodi 
e mezzi di fortuna, di travaglio., dlodustria, e dì 
parsimonia, e fino con lé persone. Sono questi ì T'e- 
ri fondamenti deHaf, pfersuasìone ,-.e soniil^mplice 
appoggio dei documenti, vaglia , pagherò, obligfaì,- 
caite di credito, clie non cono che' iompUciproTiì. 
di nn atto o d'uba' oon^auzione. - ' , •■ 

L'antore ai-fodeHe 'difficolti ,BU[^pODènda (^w: 
io Smith e il Caoare iHtieb^aDO di poter escludere 
affatto il bisogno del > danaro : cha reputo che ecli> 
esageri di molto hi «m iceasora. I/escladeN io 9»* 
aerale il bicogiio d^l danaro, supiplcndovi col icredi-: 
fo, Qoo è HO escluderlo' totalmente. ' Passa' in ««gtii^^ 
to l'autore a pM-lah:(d^le eombialÌ.,ec(ede«spoiw 
Be a ^g. 3o5 i' vantaggieod uno tabella'di <iUà A.. 
B. , e di Pietro^ Paolo , . Giocami, Giuseppe i e con 
un seguito di altri A.- B. , di Martinb , >Aiiibtogio ,1 
Giorgio:; code si rende sominameB{e;dìfBbiWit con»*! 
prenderlo; è.a-questo, ucondo ìL adito,8ggii}Dgeuno' 
tabella a pag. 3*0 aii- ab' suoi acopi,' con la sua. 
ootena' spezsaU ÌBagrieol(uga,;«i:U,:« oommerbia^ 



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3i8 ' S e I ■ 9 z * 

senza che con tasto artifizio riscbiari la mftteria , ove 
l' autori! pare voler: dedurre ogni stabilioisato, ogni 
strada e ponte dall' esiateos^ de' Taglia , delle cam- 
biali, e coni.! se senza queste tatto doresae perire.. 
A me 8e>abra che dica mèglio sopra la yera 'utili- 
ti delle cambiali , e senza esagerazione , na pan- 
grufo di Beccaria portato dall' autore alla pag. 307 
die tutto questo, suo apparato soìentifico. 

(Sarà continuato) 

■ ■ BofiLLiin. 



Saggio cUnico sulf iodio e suite d^fferenU sue con- 
bintizfohi -e p'vparazioni /àrmaceuticke giusta i 
ri.i'flt/fmenti che se ne sono oitenuti neU istituto 
dinict- n 'dico dell' I. ^. università di Padova- 

' PatàìPaiSaa in 8.* J)i pog. 106. 

JL-lel. sa|;gip 'clip..a3iiuin(ùa«oiv «icbe il eh- antan 
sig. ronsiglicrp Brera ha dedioatOi«l:'dsld}reI>eCir- 
r», trbTtam^- un. iavono Miai aenilalo, per lotti 1 
tì^o*l ^re^esoli|6Ìa«> -ed iofaressante . Dopò die il 
dottore; Coii^et'di.:GÌBevni >,c6i felici risultameali 
cèrr olienbe'dalld sb*> apeneio* DfeUa cure dei go>^ 
za' col mezzo dtU' iodio i oa»^. in btto 1> "* 
gionata còogettora che «retargli concito di <!<>: 
versi a queste atli.vo priocipiio-'lal iC^iene dei> boM 
TaàììU rffèlti.ciperatk dalla. spHgDftimarinar fin (Ja-i*"' 
pD -ioipiepforBbile, ma speei^Iotentt fecondo la' ■P'^- 
moia ranwcegtica nccbnumndAtaittentro I'ushI^^' 
moiboéitìi.dsirbrudgtissimaiLoitlie-j olaea^o*^^' 
trpsi degfi altri ìbor mfcBO saluUn effBtli:cdBK8i^' 
ti da' (uoo-vpa«}icoloSD. della coste di Worm^ndìà ««•' 
«ondoìlapccscrùioni^di Kwéalisi: anccrcooian»" 



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I«Dto ■ SUB coMiiiruioiri bc; 3ig^' 

pre costante pro6tt» la pratica dell' iòdio in Vien. 
nai ed -ìd Berlino sotto i dottori De Carro e For- 
mcy . Istrutto quindi col mezzo di peculiari cor>>< 
rispondeiiao 1* esimio clinico di Padova delle pia 
scru polose precauzioni da tenersi alt' uopo , oe ia- . ' 
traprese nel suo dioico istituto le più «saUe' spcr- 
rieoze , i portentosi riaolta nuoti delle'i(|ii»U fdrai»-i 
no gran parte del pretente' saggio. JVelrcoDjraslo ptH» 
delle opinioni insorte' cii>ea l'aso medioo deil' todict 
avverte il N. A. , -che y, questi' nsnllaaleIlti-coDlar^ 
^ no di gli alcoM tiD'anoo'-, ed altri un anno m 
„ mezzo di data, e ohe nessuno degr.ÌBfcernl-a.tarH 
„ li cure assoggettato ha, durante tal. tempo, data» 
„ il benché minimo indizio dei pemioiosii e&tUi 
,; che diconsì esercitaU dall' iodio sulla coàtttuzM^>» 
„ tw organica quando non sia stato o regolaiUBenn 
„ tae prudentemente ammìnistratu ,. o.lc;dÌ Iva pra«i 
M parazioni non risultino della più perfetta qjiaiitip 
,, lo che móstrerk, che l'alitata divenUi' di clima 
,^ per render ragiona della diversità dcgli'Qlteiintì^T»-' 
„ sultameatì per-nulla -influisce auU' -e&iio .di- talr 
,1 sp«-ienze<,, '''' ■■ ' : ■ 

Tredici sono le oaserrunoni , cfaeil.sigi coa*< 
sigliers Brera ci esponé'Su.tal partìcòlafe, e quat« 
tro titt «ifìiriace a luiioooMintcatadal ualenie' doltoR 
Marcoliqi' di Udioe^ SenzB'qai presenUre.il dettan 
glio di eràe , farem conoiMre , che- dàll^ medesiin* 
risalta utilissima la prescriaione dell' iodi« e dello 
sue preparazioni in dias^>are le congestioBÌi dello 
giandule meseraicbe ad 'onta che ^ gii apparissero; 
) fenomeni di una tabe ' mesenterica incipiente: ìa. 
riordinare la coOiparsa ideila mestroaeituie , < aocfatt 
dova l'arrèsto di questti- ayea prod«ttO:i J'emoftisi: ,f 
ed uno sputo pituitoso-puriformef andto dose l'emo^ 
ftisi ncatia del flosso gnestruq. sopprasso «rasi ÓHLn 



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3ao S e I B M X E 

gÌDDta alU ^talgu, e dove ancora ne hceww le ve- - 
ci una insolita emorragia dall' angolo interno dell' 
occhio sinistro t e dove in fine alla mestrui sop- 
pressione- en susseguito un Husso dissenterico as- : 
sociato ad apparenze isteriche. Utiliasicna emerge in. 
nstabilire le istesse purghe mensili si nelle femmi- 
ne robuste che nelle indebolite, clorotiche , e e»-. 
chefichc , nelle quali si wauo inutilmente impie- 
gati i marziali : utilissima in vincere la disposi- - 
zione alla tisi scrof >Iosa('ia risolvere le congestio- 
ni ed induramenti glandulari di origine acrOfoloso- 
•ifilitìca, o sifilitica semplice ma inveterata, ed an- 
co quelli di. origine rachiticó-sorofolosa : e che fi- 
nalmente mostrossi proficua nelle affesioiti toraciche 
con copioso escreato pituitoso- purulento ; proSooa. 
io individui in deciso processo tisico , ed in altri 
molestati per anco da ricortenle palpituioiie dì 
cuore . 

Se bramasse taluno tapère a qual clasae ap- 
partenga o riferir si possa l'azione dell' iodio, ne av- 
Terte' il Ùi.A.^ che il farmaco io quistiooenoa si 
presta alla distribuzione farmaceutica della teorìa 
dinamica. Il citato dottor Marco^ni, noverando gli 
effetti salutari dell'iodio ndle sue osservazioni, ri-- 
scontrò in due easi freoarai eoa quello la còpia esu- 
berante della mestruaaìone i lo che darebbe peso al- 
la ipotesi dell' azione elettiva rilevata dai Coiadet 
nelt' iodio sul «fitema riproduttote . ed uterino. Il- 
prof. Brera nella esposizione degli effetti dell'iodio 
gli accorda il rango nella classe dei rimedj eroicL 
Apparisce inliatii che l' iodio , eccitando energica- 
mente il sistema nervoso ddla vita < sensitiva , e : 
partiopUrmente della vita ongaaica y accelera i nM>>' 
▼imeoti del cuore, e delle iu-terie , e riordina le fun-< 
sìooi san^igae e regetuiti , «Itercliò saito queste . 



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Iodio e fui «««bikìzioiti eq* 3ai 

■<lirenùt« preteraatiirali> .- Un tale rìordioa mento di 
fanzioDÌ DOM poò'fio qui oerumente ridursi alla 
duplice ciaasifioizioM contemplata dai diDamici ; 
poiché l'uso dell' iodio genera l'appetito « rende nu^ 
triti .i macilenti ed i magri , e dimagva invece i 
piogui , promuove la mancante mestruazione , ma 
DB modera ancor l'eccedente ; e perciò spiegando 
jut sistema uteriuo speoififi effetti , ristabiiisce le 
ordinarie escresioni sanguigne nnicamentfrore tro* 
.Tisi questo in istato preternaturale . Gbe di vero 
ramministrazione dell' iodio fatta regolarmente alle 
.femmine affette da congestioni glandulari scrofolo- 
.so-sifililiche, cui Datiiràle si era lo stato della gian- 
duia tiroidea e della m'ntruazione, nop produsse il 
■più sensìbile cangiamento né in essa gianduia, uè 
nelle funzioni, dell' ntero : anzi niun' alterazione av- 
venne altresì nei casi, nei quali proseguito oe ven- 
ne l'uso sotto la prosenxa islessa della mestruazione. 
Dopo avere il sig. Brera fatto così conoscere i fe- 
licissimi rìsultamenti conseguiti dall'iodio, si trat- 
tiene alcun poco ad istruirne sulle notizie istorì- 
che risguardiiati la scoperta di questa sostanza, ed 
il modo ónde otleuerla t ma con ispeeiale accui-s- 
tezza di etndiBinne -Atsoende qniodi a trattare del- 
le primarie e seooodarie ciHnbinastonì dell'- iodio , 
■aoa cbe dei. migliori processi atti a propararle del- 
la più perfetta qualità. Parla dell' iodio acidìticato 
dall' idrogeno ( acido idriodico ) , dell' acido iodico 
(combinazione indiretta dell' iodio alf ossigeno), e 
dell' acido cloriodico. Parla degl' ìdriodati sempli- 
ci di potassa , di sodn , di barite , di calce , di 
magnesia, di zinco, e degl' idriodàti iodurati ■■ quindi 
degli iodati semplici di potassa, di soda, di barite, di 
calce, di zinco; appresso degli ioduri, degli ioduri di 
m.crcurio in generale,' dui pi'tttoioduro di mercurio. 



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del denioioduro di mercario , e'dd ioduro di amt- 
do> tiagiotuodo di queste chimiche combinazìoBÌ 
wm trascura io varie di esse la iatoria dell» sco- 
perta dei lavori i più interessiDtì dei chimici; la 
soiixi* dei carstteri fisici e chimici delle diverse 
|irpparazioDÌ , le proporzioni dei prìacipì costìtn- 
enti , e l'azione che «opra di esse appalesano il ca- 
Jorico , l'aria , l'acqua , ed aicuoe delle semplici 
costanze . 

Si occupa in seguito il li.A. in considerare gli 
effetti dell'iodio sotto un tripliòe aspetto: il pria» 
articolo dei quali abbraccia ^\i effetti delC iodio sur 
^ animali e suU uomo smto. Otttoio divisamento 
ili questo ; poiché se deve da un lato rigoàrdarsi 
TifMlio qual elHcacissiiao rimedio, dì coi possa an- 
dare io oggi fastosa la farmacologia , assicurando* 
ci il sig. JBrera che in non poclie gravissime e 
fioqDÌ riputate tocurabili affezioni ha operato pro- 
digj , e noa ammette aostitozioRi; non dobbiamo 
all'incoolro (per quantole sperienze di Magendtc 
«ombrino deporre pel carattere innocuo deir io- 
dio ) obbliare le contrarie avvertenze del sig. Gr- 
illa , il quale nella sua celebre opera- Trattato dei 
Veleni - ci . nana distintamente le sue interessan- 
ti esperienze sui cani io un eoo le relative ispe- 
zioni cadaveriche, aggiungendoci ancora gli espe- 
jrimenti Untati per tre giorni consecutivi sopra di 
•e medesimo. Le deduzioni che da questi' liatti ne 
trasse il dislinlissimo sperimentatore, si fìirono (co- 
.toe ognuno torse avrà presente ) che 1' iodio alla 
dose di una o dbe dramme «' ove non venga per 
vomito poco tempo dopo restituito, produce la mor- 
te costantemeote ; che usato per frizioni non di- 
strugge lu vita ; che sembra agire sutl' uomo acl 
modo istesso cou cui Agisce .cui cani ; e che dev'es- 



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Iodio ■ sv% oombiiukiori acif 3a3 

«ere eolIocMo fra . i veleni corrosili. La aerìe de^ 
le iDdicate apcrìeaae di Orfila viene periotierorì- 
feriU nel preieote taggio clinico; ed ingenuamente 
«aiwtdio c'informa ivi il prelodato diikioe di- P»- 
4loTa, con un articolo dì lettera pervenutogli da 
un tuo rispettabile amioo , snila morte avveoota 
a varie persone, alle ^uaii fu imprudentfcmentt am- 
nrìniatrato riodìo. 

Con beli' ordine poi fa qui succedere il N. L. 
l'altro articolo su gii effeOi deU iùdio^ e delle sue 
tU/f trenti cembinationi e prepamMÌom /armaceuti- 
che nei diversi stati morbosi ^ e ne fa specialmen- 
te intendere con molla seosatezsa , che non si con- 
cepisca gi4 l'idea di trovare nell' iodio una panacea 
nnirersale. L'eccessiva fiducia , ed ana>r l'imperi'- 
zìa in impiegarlo SMiza riserva e forse anco senza 
discernimento lo ha fatto riuscire in non pocbi ca- 
si nocivo ; e ciò tanto .maggiormente per la facili* 
ti con cui certe costituzioni organiche ne rtman* 
gono gravemente affettate dietro quella -istcssa dose, 
che da altre viene impunemente tollerata. Fece già 
Goiodet osservare , che V iodio al pari del subli- 
mato contosivo, degli acidi minerali concentrati, 
e di altre simili sostarne, possiede due differenti ma- 
niere di agire , per dir così ; cioè che sommini- 
atratouna volta ia dose eccessiva irrita -sul fatto, 
ed in brevissimo tempo corrode la aostanaa dello 
stomaco, come risulta dall' esperiense dì Urtila; 
ma che introdotto giornalmeute nello stomaco a do- 
ai assai piccole, onde non offendere la tessitura dì 
questo , sviluppa neir ecoBoniia animale quei me* 
dtcameotosi elfRtti , che proprj sono dì ciascuno di 
tali rimedj. Or in questa seconda maniera prescrit- 
te dal sig. Brera l'iodio e le preparacioot clHca- 
eìssime di protoloduio .« di déutoioduro di mei- 



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Sa4 S e I I X V ■ 

ivrio, BOD ebbe a rimàrcwnie TerqD dannoso ac* 
cidente. Dsltro importi iHùainio avviso si è qoel- 
lo di non accordare ìdenttfici effetti a qualooqac 
prepàrazioDe iodina in quelle - inerbòsiti, nelle qo»* 
.K crediasi cooTeBÌre ncKÌio; iìarebbe ci6 egualaieii* 
te incoerente quanto il prescrivere il calomelaDO O 
il sublioMto corrosivo indistiata mente io quelle af- 
fezioni , nelle quali si giudicasse indicato il merco- 
lio. Si deve altresì avere in vista la coudiziooe delT 
apparato di|;ereote , affin di dirigere la prescrìsio- 
■o deU' iodio a seconda dei dettami Gsiologirà , die- 
tro i quali deoQO veoir regolate le preparazioni o 
le Ibrmole onde ammÌDÌstrarlo con reale successo. 
Cfainde questo artìcolo con ooa saoissima conside- 
razione su le condizioot palologiclie del gozzo, ed 
assai soddisfacente troviamo la dottrina del N. A., 
•Ilorcbè io questa morboailh rìcooosce ora un mor- 
boso ingrapdÌBiento della - gianduia tiroidea con 
istraordioaria ampiezza dei suoi vasi, e preteroatu* 
rate espansione specialmente delle dìramazìoDÌ dell' 
arteria tiroidea superiore; ora uao stravaso di lin- 
fa più omeno coagulabile avvenuto nelle cellule 
della gianduia tiroidea, cbe oltremodo la dilata, e 
ne altera fin anco la coosoeta tessitura organica ; 
-ed ora fÌDalmenle un vero stato di scirro. Ci offre 
di queste varieti i segni diagnostici aonnaaiaodo 
piò convenire alla' prioia l'ìdrìodato di calce, o ao- 
cor di potassa ; più indicato nei primordj della se- 
conda specie r iodio in sostanza , ma il protoio- 
duro ed il deutoioduro di mercrario aeiroltima de- 
generazione di essa; e dando la prefereosa nella 
terza agi' idriodatì di calce e più di barite , ed al 
protoioduro e al deutoioduro di mercurio . 

Interessantissimo poi e conoscersi sotto tutt' 
i rapporti si è il terzo artìcolo * in cui comprcn- 



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-IODIO ■ SDÌ C0MB11IA2IOII1 ic. 3a5 

donsi gli eletti deli' azione medicamentosa del£ io- 
dio , della compiuta iodizzazione e del morbo io- 
dale^ i segni c/te gli annunziano , e come si pre- 
vengano e si atrino le perniciose loro conseguente. 
Vi sono klcuae coDdiziooi fisiologico-paiologìcbe dal- 
la maccliioi umana, che ooo ammettoiiD l'uso dell' 
iodio. Gosì rivestito esseadb queito farmaco dì una 
efltcacissima attività in esaltare i processi vegetan- 
ti e riproduttivi, resta controipdicato aelU predi- 
sposizioDÌ ufiamoutoria e nelle vere infiammaaioni, 
nell'emorragie attive, e negli eretismi oerTosi 'di 
condizioQe tonica; lo è eziandio coatroìodìcato ael- 
]c raccolte saburrali e biliosa , nella gravidanza , 
Bella febbre lenta a nel marasmo; sebbene ove l'e- 
raaciastane era effettuala da superabili cougestioni 
meseraicbe Tenue l'iodiodal sig. Brera incontralo di 
decisa utilità . L' aumento dell' appetito , ed una 
insolita energia dei polsi annunziano la salutare 
azione dell' iodio ; incomincia da questo istante ad 
«ssere sommamente necessaria la survegUaosa per 
distinguere quindi il momento, in cui la macchi- 
na se ne annuneierìi saturata : essendo questo , per 
iM>sl dire , il limite fra 1' azione medicamentosa 
e la nociva dell' iodio . Giacché , quantunque la 
laturazione prodotta dall'iodio sia forse talvolta uno 
stalo indispensabile aetla macchina inferoia, onde 
possa r iocUo dispiegare i proprj medicamentosi ef- 
fetti ; pur volendosi a compiuta iodizzazione insi- 
stere neir amministrazione dell' iodio, deve questo 
necessariamente operare le perniciose conseguenze 
del suo eccesso nell'umano, organismo. £gli è per- 
ciò , che devesi lo^to sospendere 1' uso d^' iodio 
alla comparsa dei iènomeui indicanti . sifiatto com- 
pimento di iodizzazione, fra' quali speciale avver- 
tenza esigono la celerità e Irequenza dei polsi , 
G.A.T.XVI. ai 



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'd-jG S C I B ir t K 

l'appetito falTolta aomentato »\ grado di ToncUi, 
l'arsura delle ftuci , leggiero dolore delle otfoite, 
deW intemo degli orecchi o dalle gengive con lo- 
ro tunM&etotfe , e dolore degli orgaai affetti, clw 

- rictiiesei-o la prr-scritione dòH'iodio p. e- deità gUo- 
dtila tiroidea Del goKtsO ^ della -regione tombare ote- 
rina neir amenorrea, dei tumori scttfrolou ec. ec. 
Aion è però niAótieaie la tola so«»pensioDe del ^bf- 
ntaco per rìim.overe lo atutb di evuberante iodia- 
za^'ioDe , poiché diviene tfuesla ìi»tesiia B»a ca«M 

• di co^rif^pobdente niBlattia'dft distinguersi <e»l no- 
me di affezione lodale. Vieo essa aAirannata da 
dolori «troci oelte -ofbite « negli Obdtù eoa som- 
mo offuscamento della tìsIb * « nétìt parti affette 
ancora per le quuli si ebbe ricorso aUtodio ; da 
opprosaiune pronta dì Torae , massime vasinlari ; 
da dolori dell' indole delle nevialgie ricorrenti nel 
petro , stomaco, e ventre, ed in altre parli del 
corpo; da vi|iHe; de gagliarde pa)pitazÌouì/dì cuo- 
re , da treoiori inauperabili dell' estremità , con- 
TUlsioni , da -nhnsea , ed avversione al cibo « ce. 
ec- Le universali e locali sottrazioni aeoguigne si 

■esigono pel curativo trattamelo di questo mor- 
bo lodale , i frpqiiientt e continuati bagni tiepidi 

'generbli , le bevande d'ìdrolatte, Temnlsioni, « si- 
mili .-ttia Specialmente si sedano Ì ti^mori , -le cod- 

-vulsìoni e le palpitaziobi con l'acido Ìdre-cianÌco. 
e eoo le altre preparazioni dì qurftto. Ma kt nello 

-stomaco agisca Tesuberable copia d'iodio , ci avii 
net vonltto il più pronto rimedio : ed in deficieiiak 
di questo li poiri aver- r corso alle bibite copto- 

=se di latte, td-» quanto altro viene raccomwidi* 

to nella cutadi avvelenamento per sostanze caa- 

'Stidhe . I cataplasmi emollienti perù e le taognì- 
mighe *«^lì6no npaiarc agli sCLbCcrti topici arre- 



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toBie s SUI con liXAZi otri Kt. Ììj 

eati dall» eccedeate dose dell' iodio osato sotto for- 
ma di linimeoto , ove abbio irritato, iofiammato, 
od esuloento le parti. 

Si eggira l'ultimo ■rtìeol* nella dM«rÌzioiie 
dMIe formoie p«r usare 1' iodio, e le singole ar- 
yerteoze onde impiegarle oob- profitto, ed applica- 
re con discernimeDto ai Tarj casi le varie prepa- 
razioni di'ies.se. Il pregio grande del'Iavoro, che 
può dirsi csuberao temente ricco di nozione cbimi- 
■ che, cliniche, e fàrmaceuUcbe; non che là dotì- 
tà dell' argpmento non ancora lamiliarìczato pres- 
so di ognuno; sono state le cagioni per le quali ci 
jianio À>rse re$ì prolissi nel sunto di questo sag- 
gio clinico. Chiunque per altro bcamasse chiamane 
a contribuzione il nuovo farmaco , di cui faveU 
lamoio, per la cura delle indicate morbosità, do- 
vri necessariamente consultare ìn fonte l'intero 1^ 
Toro dal sig. Brera , per ivi apprendere seqxa equi-^ 
Voce le oiiglìori e più convenevoli maniere di am- 
ministrare r iodio io sostania sotto la forma al- 
cooliCN, eteriszita , o pìllolare; o informa acida; 
o in quella dei varj idrìodati , iodati , ioduri, e io- 
duri mercuriali, non escluse altresì le diverse for- 
inole jatralittìche . ^'on si abbia mai per altro a 
dimenticare , che questo nuovo farmaco non am- 
mette in molte affezioni sostituzione .di rimedio ; 
Q cbe d'altronde i'iniroduzione di esso nella farma- 
cologia va ad arricchire eziandio la nosolqgia di 
un buon numero di affezioni pria ignote . iti po- 
■tranno queste per altro agevolmente evitare , po- 
nendo sempre mente «He, riferite avvertenae e àug- 
jierimentì, con tanta chiarezza e precisione propo- 
sti dall'esimio autore di questo saggio, oa4e pru- 
dentemente e con profilto valersi dell' iodio, a van- 
taggio della umauilì sofferente. XunajiLi. 



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LETTERATURA 



Fi-nn'cisci Orioli vUerbienns , docforii pkjrsieee in ar^ 
chi^frm. bononiensi , epistola! in C f^mlerium C»- 
tuHutn- Bonontte ex t^pOf'rapheo Nóbiliano À~ 
MDCCCXXII. Permissu prasidmm. 



I 



I oh. A., mal soflferendo gli errori introdotti neU 
le poesie di Gajo Valerio Catullo, preode ad emea- 
dargli per mezzo di lettere al cavalier Dionisi Sl.roc> 
chi , al marchese Antaldo Antaldi , al conte Paolo 
Costa, al cavalier GÌo. Battista Giusti, nomi cari 
•Ila irpublica delle lettere. Questa prima pistola è 
diretta allo Strocchi. Quali siano gli argomenti in 
casa trattati è detto dall' A. cod tale cliiarenza , che 
uè io certamente, né forse altri dir saprebbe com 
maggiore . „ De adjumentis ad CatuÙum emen- 
«, dandum , declarandum , iUustrandwn ■, €tdhibi- 
„ tis . Falsi crimen a Mureto depulsum , Fru- 
„ gmentum Pacuoio poette additum , versus et .•«- 
„ stitutut. CodfX Cattdli omnium antiquìssimus de- 
„ tectus, descriptus. ddinventi CatuUt laus Guari- 
„ no stdtlmta probabìlibus argamentis. ffexasticon ej 
„ perperam tributum , emendtUius editum in nonnul- 
„ Ut . et explicatum . Bonius Gambiustfue corrt- 
., pti. Epigramma , quantum novimus , ante hoc m»> 
„ diium Hermolai Barbari in Merulam f^ersus in- 
,, teger Catullo nunc primum additus. Versus alter 
„ KX eodem sublatus-^ et Sereno vindicatus. Jut^ 
„ nù Carmen cmendatum, Queedam de procekusma- 



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EpisToti.E iif Catullus ^39 

,, fico metro. Notata pUtra in Sereni proceleusmati' 
9t <^ carmitte de liporis venatu. Itemalia multa qua 
„ lèctar videat. ,« 

Io DOQ farò parola dell' erudisìone di cui ri- 
donda la Intera ; molto meDO ne intranieUerà io al- 
tra, perocché temo troppo i rimproveri del gnizio- 
stssimo Giri di Luna « il quale sferzando Icggìadia- 
meate i vizj degli scialaqnatori di erudizione, ha rea- 
duto sì celebre il Porco Trojaco , da recarne invi- 
dia al trojano cavallo, sebbeae questi, invece del> 
le viscera , raccbiudease nel venbv un campo di 
armati. Io senza indugio alla critica a cui (nulla 
però detraendo alla stima greodisdima in che io 
tengo Tillustre .\>) intendo di sottoporre la lettera, 
esaminerò soltanto le due osservazioni che qui ci 
dà r A. sopra Catullo- La lettera è dì pagine ven- 
tisette ; ma non si comincia a trattare l'argomento 
principale che nella decimasettima. 

Neil' epitalamio per le nozze di Peleo e Te- 
tide si legge ; 

O nimis optato saclorum tempore nati^ 
Heroes^ solvete , daun genus, o bona mater^ 
yòs ego sape meo-, vos Carmine compellabo. 
ffon tstà benev osserva l'A , il singolare o bona mie- 
ter dopo il plurale keroes solvete. Sta benissimo , 
replico io , se non m inganna Tagevole costruzione ' 
O bona mater , o heroes, solvete. 

Il eh. monsignor Angelo Mai ba trovato che 
an-aotioo oliiosatore di Virgilio dopo ìl-vcrso O 
nimis optato trascrisse gli altri cosi 

Heroes solvete, deum genus , o bona matrum ' 

Progenies solcete itermn . 

yos ego sape meo , vos comune compellabo. 

ne' quali all' A. è piaciuto in guiéa la replicata str 

\ 

D,o,t,7cdb/ Google 



35o 4 LBTTBftA-I>URA 

lutazione , che ve ii*ba aggiunta una terza , riem- 
pendo il vuoto del setMtndo verso così 

solvete^ deum gens, 
e eia per ben quattro ragioni „ Jc primo hane si 
„ leotionom etigimus inconcinnìtas illa toUifur , de 
„ tfua supra dictum est: SecimJo multo evadit con- 
,, cinnior postremut versus, in quo tum demum re- 
., de poeta dicitw suo sape Carmine compeUaturus 
„ heroas , tfaum altera Jam , et altera vice , ve/ 
„ teftèa compeUavit eos duobas versibus , qui prte- 
,y cedunt. Quo atttem aptiore modo impUatur defi' 
,f ciens mensura , si hiec ratio displiceat, qua no- 
„ stri mhii addidimut , unun^ae id permisimus no- 
„ bis , ufi verbo tria , quaa script^ semel extabant 
„ in antiquis commentariis , denuo scriberaUar ? 
„ Mqui versus qui sequitur , iterationem hanc fe- 
ti, re jubet •' P^erum Jubet mas etitan pervidga^t 
,, temae invocationis in re qualibet sacra : jubet 
„ itidem , vel suadet saltem , quaedam ferme maje- 
,f stas , quam tonge majorem loeus acquirU ita re- 
„ paratus . „ 

Io non posso far plaaso alla prima ragione, 
dopo che dian?! negai che nella volgata v'abbia 
sconcezza. Non mostra forse aguale ìntmiciua al- 
la contraddizione l'A. tutto afTacendato a compie* 
re il mezzo esametro, quando nella nota (s.) a 
distende lungamente a provare che mezao per ap- 
'punto il volle Catullo, per la ragione stessa cht 
molti ne volle Virgilio, checché ne creda il vol- 
go ? Confesso poi ingenuameate di non comprende- 
re né perchè dopo i tre saluti acquisti qualdie pre- 
gio la promessa di celebrar* soventemente gli eroi , 
né di qual modo il terzo saluto procacci a questo 
luogo una maestà longe majorem, quando il luogo 
-flesse, se io ben veggio, non è punto 



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Ept4Toi"t-> 1" Catui-tw Hit 

Perciò' chi rìguar^a la terza ragioae , fa d* uopo 
dutiogaerr .>' saluto dalla invocazione . Per essere 
ascoltato da chi non è sordo basta MQ saluto so- 
lo ; ma quegli cbe iaiplora ajulo o protezione 
non è iqaì sazio dì . E^petcre. più e più volte il 
nome della invocata deili , q^asi |e rftpliche fosse- 
ro altrettaole pcegLìerc. C'i^uUo neirepilalaiuio sul- 
le. oqzze 4> ^iil'io * di' 'V^nlip p^r . beo veoti vol- 
te, aoBchè per tre, invocò laieneo . l^ssendocbè 
però stiniji verità si 4<QtaQQ più 4ssai di quello cUe 
dimostrar si possano; cosi non niaraviglierci , s« 
come a tQ^ sembra , noa così sembpts;»e anche a 
tutti . 

Inalzi eh' io lasci 1* antico chiosatore , trat- 
t9 noi) i^a molto dalla tomba in cui giaceva, gli 
cbiederù sull« parolf o bona matrun* prvgemes,tiaa,ì 
prol^ uiw^a , sia b)ioqa o sia malvagia , non na- 
fi^a di dnnna? 

Piis^ l'A. ai fraraiiifati di Catullo , e &ssa U 
a|;uardo a} r^rso t „ . 

^aitft^i^ uiLSefjui/i proptriter alfil 
«ttribilito df chi ai nostro Catullo , da chi > Q- Ca- 
tullo., A aQ- XiDtafW Catullo moQOgrafo, o ad al^ 
GUQ altro demolii CataJm . VA. prova ad erìden-r 
za, con, r autorità singplaroieatc diPutschio, che 
il verso è di Settiifiio Sereno , il quale diletlavasi 
assai«sia?9, del metri^ pro^l^tfc^istico. Potrà quini- 
di refiafif qu^lj^q SQrprfjfa ch^ J'A-, il qM^.I^ &> ^ 
prppostQ di qqie^re ^i «rf-orj iptrodotti in Gap 
tfillo , P4r|i di Itn WW di fiei^np ^ qon ha bir 
soglio .4> 4mffi«Bdft • 

^itmo «lU pa((ìiiB.Ye»tFSÌ«l4 tf"». dP"* l»; 
^cri.rf ntmi^ «Itvo vfcsp ,p4r*d> ì»re)ui, tolto dà 
Marziano Capella : 



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333 L K T T ■ R A TV a A 

é si trattiene traD<](iìllaaiente colto stesso Serena 
alla caccia del lepre sÌQO alla fine della lettera e 
delle copiose note . 

Pare dunque che possa concbiudcrsì , che (« 
due osservazioai non emeadìno gli errori introdot- 
ti in Catullo . Non la prima , perchè la variante 
non è da preferirsi alla volgata ; non la seconda , 
perchè il ' verso è di Settimio Sereno , Uon di Q. 
Valerio Catullo . 

Io SODO persuasissino eh* le lettere che scri- 
verà in appresso 1 A- saranno ricche di ammende 
e di osservazióni bellissime . Ma come io tollera- 
re non seppi che egli capovolgesse le lettere gre- 
che per cangiarle in numeri romani, e che si agi- 
rasse tentone per gì' ìpogi>Ì a conversare con le om- 
bre de' trapassati ; ni anche «o tollerare che egli si 
trattenga di pie fermo nel riformare gli errori del- 
le membrane o de' copisti , esscado egli fornito di 
un ingegno nato fatto per ingrandire di lioove sco- 
perte le scienze piìk sablimi , nelle quali è versa- 
to . Il perchè mi pesa che egli si perda in argo- 
menti al paragone lievissimi , e nella trattazione 
de' quali a molti non Ò doTota neanche U lode , 
che ebbero le api da Virgilio : 

Jn tenui tabcy , at tenuts non gloria .... 

Se taluno qui avvisasse di accusarmi diarr^. 
ganza , come se io dar volessi legge ad itisigne let- 
terato , non mi troverei io già perciò a taial par- 
tito. Risponderei di presente, non èssere delitto il 
manifestare all' A. il desiderio delle scienze, il quft- 
le, eseguito die fosse, tornerebbe anche in mag- 
gior sua lode . Chi ha mai rimproverato Ulisse 
perchè trasse dal fianco di Achille la conocchia , « 
surrogovvi la spada ? 

Siamo debitori all' A. di aver tolto dalla pol^ 



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EwiaroLu m Catuliiw 333. 

▼#8 e dall' obbKo bB' Mitrcbissìmo codice . catul- 
liano «sistente nella publo^Ha biblioteca dell' insU- 
tato di Bólt^B, agregìalnflbte scritto i» «embram 
da Girolamo Donati, patrifsio veneziano nel i-Jia., 
cbe iq 6oe dell' opera iMcid.nn^Uc»:^ FiniTÌ 4iatao II 
poótJohaoniaXXIW.VU-l.kal. aprili» -Rifalli- Hie- 
roBÌmiis Ilonatus patricius = .1 roarfcvigliosi pregi 
del detto codice', i nomi e cognoihi di. cototo 
che di «ano in^maiio n'ebbero il poseedinieBto , 
O * viaggi lungliisainii che égli intraprese fiao «t 
felice suo ritomo in 6ol.ogiw fra le restituite fran- 
cesi conquiste f ed altre cose assai, quali sono am- 
piamente trattate dal pazientissimo autore nella 
nota K. e nelle seguenti . Né dimentica egli di far 
menzione di quanto è scritto di stranieco nel oor 
dice o dentro, o fuori, o ael margine, odal.Oo-' 
nati , o da altri : o in prosa , o in rersi ; percbè 
ri si legge un endecasillabo ed un distico, quel- 
lo di Ermolao Barbaro a Gregorio Memla , scritto 
in buono stile ed in mal costume , V altro fór- 
se di Francesco Barbaro, ed è questo assai aotos 
^d patriam redeo longis a /inibus exulì 

Causa mei reditus compatriota fuit. 

Hanno fin qui opinato i dotti, e fra essi TAn- 
taldi , cbe il primo Catullo fosse rinvenuto l'an- 
no i4}3. Il Catullo' bolognese pertanto sarebbe il 
primogenito, perchè nato tredici anni ÌDnanzi^e 



!(*] L'ultimo lepttitno poHettare fa il P. abate Gìotsu Grf- 
■ostomo Tcorabelli canonico regolare della renana congregazioDc i 
■omo dottiiaimo, e religiouMÌmo , e però grande letterato senza 
tiiitna andtizioiM : coetaneo ai PP. AA. MÌngarel>f , Moniagrati, «^ 
altri iBiìpii ioggeiti , che nel wcolo paaHio fiorirono 'ii«Ua mpet- 
t^Se congr^atiene anzidetta. 



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334 !*■ T T» t.A;T»R A 

phababilmeiite non poc« prima , la pnré 1' orì^- 
naie dea* ptvc^ere la oofié ,; « 9e im eopUto pa- 
trizio TcsiPta «vrib prò* 'itoU* il oomaiàa a c««h 
piere T f^ra.t.U' cfualo' p«rò[|8Ìoccaae ò molto in»- 
perfetta , perchè aMneaiits di ssmìbsIuI' coitopoBi- 
BKDti, eoe)' potrebbe < (Unti f die il CatnU* def [4ia 
fosse un éborto,.e che il aecoodogeotto perfetta- 
mente' formato, veiusse alla luce nel i^^S- In sif< 
fotte materie però ognuno pwò opinare caoie gb è< 
più a grado, <ed anohe- hiOD' opinare. 

VittcBNZo DfiGLi Ahtokj 



Vi un antico sigillo romano trovato nelle vicinan- 
ze della pieve di Baj^nacavatlo nel mocccxix. 
Lettere due, ove di altri m numentì notabilissi- 
mi, che a quel luogo si riferiscono. Al sie. Pao- 
lo Foticaldi , a Roma . 

Xle'miei sciolti sopra Perrara, e nelle patrie isto- 
rie ella ha più volte osservato come gli aatichi mar- 
ni dìssottprrati nel itìoj dati' arciprete Bartolomeo 
Pergola nei contorni di «questa cbìesa Flebale di 
s. Pietro in sjlvii , sono argòm^oti molto probabi- 
li dell'esistenza di Bagnacavallp , gii Tiberìaco , 
sino' dai tempi d'ella romana reputwiica.' 

-Fra gli altri- monunenli non le sia grave, che 
io le parli ora di quelle tre famose iscrizioni pria* 
cipalmcnte , sulle auali non isdrgn^ropo d( scrive* 
re il caDonico Venuti,, il Marchese Mafifei nel tv. 
ddle oss^rv. leti. , il p. ab. Gioaani, pd altri erq- 
ditissimi , come ^ rileva diagli storici iio^n Qra- 
ciani e Malpeli. 



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Antico ticiLLo komiko xc. SSS*. 

La I. , scalpita sa d'ao marmo. gneco ta^iattt 
in forma di piedestallot eoa comìoe di Ndiae emm^ 
poaito , è la segDeotet , . 

lOVI 

OPSEQVENTI 

PVBLICE 

La II. 2 incisa su di un marmo rosso cotk pa^ 
roìe : 

CVRATÓRES 
lOVl LIBERTATI 

Ndla ili. finalmente postai su d'iiataianno si- 
Biile alla precedente leggesì : 

DIS MANIBVS MEVIORVM . 

. Le prime due altro non sono manifestamen- 
te , secondo il porere de* più dotti interpreti, che 
due Are Votive consacrate a Giove dai pubblici 
ma^strati, o dai curatori del tempio a lui dedi- 
cato, ch'esisterà nei contorni, fr' forse nel luogo 
istesso dell' odiesna chiesa plebale, che è distante 
mezzo miglio circa a maestro dalla nostra terra di 
BagùacaTallo ; e l'occasitme di erigere quell'ara vo^ 
tira alla liberti forse si fu dopo la cacciata dei 
Galli dalla selva LiiaDa,peT It vittorie riportate l'ai»* 
DO di Roma DLXIII da Scipione Nasica, per cui 
furono rimessi in liberti gli antichi Citatori di 
queste contrade. Ha quello di che non si può dav 
bitare si è, che in questo sito fosse realmente un 
tempio a Giove dedicato . Del che oltre le citat* 
itcrìzioDÌ fanno fede vari frantumi di. marmo gre-» 
co, di cui è sparsa, la chiesa medcsimat- oome Ini 
gli altri un pezzo d'architrave lavorato a nhtsciù* 
ed DH capitello Corinto ci^li «ngoU •■aasaali, eh* 



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330 L ■ T T ■ K A T V K A. 

fli .fanno serrÌFe ti preteote per uso dì pibslro , 
bmcbè impropriaméote , nella omfessione di det- 
ta chiesa, e mostrano ad eTÌdensa provenire essi 
dalla demolizioDe dì od antico tempio. 

La terza poi doveva servirò di lapide all'avel- 
lo della famiglia Mevia, nfibile fra le romane, e 
dì cui un ramo dovea aver qui fissato il ano do- 
micilio . 

I tre marmi 8udd«>tti furono Bel 1778 dall» 
pieve di Bagoacavallo traspartati a Ferrara, dove 
ira gli altri aotìclii monumenti della cittì e pro- 
vincia sì conaervauo nello stadio pubblico. 

Ma eila-dKOo sì duole cbe io non le parli di 
queir antico mattone, che alla luce fu tratto dal- 
lo stesso arciprete Pergola, allora appunto che gli 
altri tre marmi furono dissotterrati. Ne accusi el- 
la il tempOf- esclamando con Ausonio. Epig- 34* 

^ Monumenta fatiscunt : 

Mors etiam saxis , nominibusque venit. 
O più presto si dolga- di chi doveva e non aq>pe 
a noi conservare un tal monumento; ma ringraxi 
il eh. Muratori, ìt quale di detta Sgulìna lasciA 
memoria ( Thesaur. vet. inscript, t. 1. p. DUI. 
n- 35), e ne' ringrai!] pure l'erudito dottor DitHii- 
gì Andrea Sancassani , che nelle sue Misodlanx 
nel MDGCIV ne fece copia, rilevandosi cosi segna- 

. / C. Pansitma)'. . . , . , 

ta [ '^ per cui la coorte pansiana ao~ 

po la battaglia di Modena s'inferisce essersi in qne- 
•te nostre parti ritirata , per ci& che- il Sancassa- 
ni ÌRtesso d'altre simili ragionando ne scrisse al- 
l'Arisi: Tegtiias hasce^quae imbrices videntur,eum 
tn usum fuisse confiatas , ut militarìbus sepulcrù 
consarciendìe deservirent, hoc tamen ordine , ut una 
tantum tegula siffUo munita prò tjuovis sepuichrty • 
impendereuw. 



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Antico JtoiLLo aoMAlf«> ic. 337 

Ni unì ùceri dì altra iscrìzìone, di cui non 
■Anno menzione gli storici nostri, la quate'farì- 
■ trovata li a5 ^ maggio 1789 nel disfarai due poggio- 
li dì cotto , ciascano con coperta dì marmo gre- 
co, esistenti ai lati di una finestra nell' intemo di 
una staosa a pian terreno nell' antico palazzo dt* 
conti Brandolioi. Le due coperture avendo al dì 
sotto lettere di carattere rotondo romano formaro- 
no Ja seguente ìsGrìzìeoe< 

GIERVLANI. 

ARTKMfSI^ 

L : ANNIVS . VEL... 

MATRI . PIENT...>. 

Fu posta -Del .muro del pabzzo BrandolÌDÌ , 
che -goàrda la pubblica piazsa , « vi esiste tat- 
-tora . • 

E qui ni gioTB rammenure , che oet feb- 
brajo del 1819 alcuni coatadÌAÌ scaTindó in un 
campo vìeino alla Pieve Mostra trovarono un si- 
gillo di bronco, ohe. lascia questo impronto i 

L. Ft. G. 

Che tal sigillo sia Romano tnn è da dabitare, ma 
r interpretarne Je sigle ò cosa difficile ansi <Uie no . 
Ma perchè ella ama molto le patrie cose, e sen- 
te innanzi assai nella lettere , io mi persuado , che 
non le sarà discaro di legare le congetture, ohe 
a mia istanza ne foi'm& T eraditlasimo , e gentili»* 
•imo amico mìo dottor Luigi Grisostomo FerroE- 
BÌ , il quale da Bologna, ove agli studi archeolo- 
gici era intento, mi ■crtsae la sagoente lettera, che 
a me pare d^nissima dì essere issoru nel gior> 



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888 Lbttbila.ti)KA 

B*l« u-Oftdico . Se il giudizM di lei non ti «llok- 
toM dd mioii io >pera , cke ellla darà opera , pci- 
cfai ftd oooM della paUM mò*tn vegga k Inee. 

.£ me-le «accMmondo. — «A'a^ di Noveualwe iSso , 

, di Ba^MCavallo . 

DoMinico Vmcoliri. 



Jl sig. Domenico f^acc^Urù^ BagnacaifaUo - 

Prima che mi coodneetsi a dir pare alcaaa 
cosa , ehe potesse servire ali interpretasioae ddle 
sigle enigmatiche del vostro sigillo , stetti lunga- 
meote tra due . Perchè quanto l'amicizia mi per- 
•oadeva all' impresa , tanto me ne ritraeva 1' ìn- 
ImmU deiranimo , o|^nend6mi il tenne stato dèU 
le mie cognizioni archeologiche. Ma poscia che mi 
aovvenae'ella mente quel d' Eaoio presso Cicero- 
iDe Del tratt. de amioitia : In re incerta cerlus ami- 
cus oemitw: peusai i^e lo scusarsi del poco ad 
UD amico fosse segao di scarso amore , e di vile 
animo , perché non volessi , uè luì soffrire in par- 
te della mia povera supetlettile letteraria, né me 
sperimentare nelle forze del mio ingegno, • fron- 
te di oA enigmii , del quale tatto ciò che bi dica, 
Je 'UOD di verità V può tempre aver lode di helf 
«rdrmeato . Però confortandomi spesso dì quel di 
Orazio: nwà" dtUees Ignotcent sitjuid peccavero stid- 
tus amici -y pieno di contidenaa mi diedi a cercare 
per alcuni libri della noatra biblioteca, tanto che 
credetti di aver tratta alcuna scintilla, che riuscis- 
se a sedare la vostra curiosità. £ siccome il parlare 
solamente del sigillo preposto , e non insieme del- 
1 uso di t4itti gh altri di tal iatu, erapìù presto 



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AwìC» siaiirxo ìtoMAwi ic. '333 

■ridare Tana coM, Mi'>qii»Uo cHe-uKiW; e fllleHc- 
. Tòlfl, stimai , che meglio per >mc- si raecomaéife- 
r^be quello, '-<^ noo bene «Miconto' ragionerei 
del vost«o 4Ìgillo , M Ti premelteBsi què non ìm~ 
certi lumi cbb di Mgillì io generate ««aministn- 
no k an^che menorie. 

II. Heirtfiuroo ai 1. tu. p. a. oap. a. della 
sua insigoe opera t antichità spiegata eo. dice che 
questi sìfjitli ìbrono «dopertrti nd maicurare i fìnis- 
simi Tini xìtlìe dìofe , 'e'^ni grandi vbai dollari , a 
contramegnnre le aalmprie , a moW aHri usi , che 
noi ignorìynao . Il mede^mu riporrà uh' sigillo deJ- 
.!■ coorte dtttti \Feh'ce , coirio8crÌ7.ione. FeUx, Ckors. 
Prima; ed era forte quello, che imprimeva» oe' 
suoi bagagli . Ma di magistrati , e di private per- 
sone molti si coriservano nel museo 'b«lagoese, di 
- forma , e di caratteri' simili , e dissimili A* qDesto 
vostro. Non avviene però di trovarne alcuno che 
'porti le stesse sigle . Fu riputata , e Mrcbbe vera- 
niente , fatica vana ti tentare la spiegazìooe delle 
sigle di ciascun sigillo, se 1' eruditissimo abb. Ma- 
rini, quasi indovinando, a stento avea potuto spie- 
-garne IcIicemenU' alcuna io Roma, come riferisce 
'1' Uggieri . M& voi volete ad ogni modo, che io 
-esponga Ci& che mi sembri d'indovinare sulle si- 
-glc dei vostro sigillo , noo calcolando punto Tcaem- 
-pìo della messe scarsissima, che in questo camp9 
fecero dottissimi Arcbeofili • 

Dirò dunque cbe sulla tnocia di due sigilli 
pubblicati, d<*l Moattanmin , in uno-de'qoali ai \tf~ 
gè: Marci ratefii. €er*élmis ; nell'hllfOt Quinti: 
Marci' Patemi^ pare a me di -poter disoioglier« le 
sigle L. FL. C. in quHio nome Lueii. ìFìtamnii. 
• Chiionis , o Cilonis « -come votate , finché sia deci- 
90: se- Cicerone Del'*6. VI., Ufit. XX. ai/tmi^ia^ 



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ri abbtt scrìtto Ckilohe-,- o'Cihite . h» gente Pia- 
■BÙoia fo plebea , ed ebbe il cognome di Chilo , 
' o-Cito- Appvteooe -a qbesU Laào Flamiaio, del 
^oale riporta Eckel due medaglie. Da una di e&- 
M si ricava come L. Flamiaio «oitenesse la cari- 
ca di quadruD viro monetale «otto Giulio Catare. 
"E quesU'À forse quello SUbsso Flaminio, di coi 
.Appiano alla pag. qS. col. 3. Barra, cbe noli' oad. 
Te dfilla euria . avendo, jotaso di estere stato cac- 
-cialn dal grado di quadtiin viro per opera de'suoi tre 
- coIUghi , iaggì frettolosamente d» Roma accompa. 
giiHto da ootat Becio . Prima cbe Giulio Cesare 
■ofi^'iogasse' la repubblica-, e come dc''CÌLt«dio>, 
coti della digoiti , e delle 'Tose a suo seono dìspo* 
■es«e, il magistrato die presiedeva al conio delle 
inoDrte era composto di tre soli mpmbrì. L* ait- 
■o di Roma 709, lo atosso ia cai Cesare, secon- 
do cbe narra Suetonio, colle dispensazi'oDi di fra- 
'mento, olio, e denaro si comprava it cuore dd- 
' la plebe , per sottometterla più agevolmente al gio- 
go della tirannide , aggiunse egli a questo magi- 
strato un quarto membro per dar luogo ad un ple> 
beo di più nella rappresentau&a. Ma Dione, L. 54< 
S. 36. , attesta cbe Augusto l'anno "jii. ridusse dì 
bel nuovo il corpo de monetali a soli tre perso* 
saggi, come era al tempo della repubblica. Pe. 
r^ se bene avvertati, non più di 'Ó2 anni il ma- 
gistrato dei monetali durò a contare quattro mem- 
bri . In questo termine è cireoscrittii 1' elll delle 
doe medaglie di Lucio Flaminio , e se potesse ve- 
rificarsi cbe il L. Flaminio del vostro sigillo fos- 
te quadrun viro monetale, e comporsi cogli anni del- 
la sua dignità 1' espulsione ricordata da Appiani^ 
ai Terrebbe egualmente in chiaro dell' età del vo- 
stro sigillo non solo , ma ancora del tempo , ùa 



,Coot5lc 



Artico sigiléo' AomìnÀ ec. Sifi 

cui IjDCto ;PUmihio cómìn'cìò itc! 'usaHo fuori dì 
R<oim'. '£ sé' pei* atrtiòfie' tncniorìe gitifigesse a co- 
BosceMì,' cfae questo FUmìhio titilla' sua fiiga st ri- 
parA 'al 'luogo 'dell' oA'èriia Pieve ,"'òóh lungi 'da 
selve fbftìsrfiinie !,' che lo 'avrebbero (H leggieri oc- 
cultato alle 'ricerch<^ db^suói- persecutori, oh! aU 
Idra' si £he 'mi pa'rrì^bbe 'di poter dare gualche pe- 
*0 ai testi rnonj di atirtéli; scrittori-, che adesso espon- 
go a mauìpra di leggiere e curiose cdngt^tture. ' 
Checchesiasi , se il i^ostro sigillo' a|jpartiene 
Ti. Fldininió Cnilo luonetdle ha bi>n 'diritto di es> 
«dre teouto'in''preg(o . Da quella -carica si passa- 
va alle più cospicue della repubblica , ,e mi sem^ 
l)fa cbe'Ovidio if^ 'i^d(^^ Tristi eiég. .d. dica di 
avtrla- ottenuta esso pure: Canpimui et tenerae pri- 
mos aetatis honores . E'/'ie virts quondam pars tribus 
una^ui; giacché io Uon so iodurmi a sospettare 
con Elve2io', che Ovidio rn' tenera' età fos'ae chia- 
mato piuttosto all'altro impiego di- Triumviro Ca- 
pi ale, le attribuì zioni di cui appena potevano di- 
Jimpfgnarsi da uomini maturi d senno, meno poi 
da lanciulli. V. I^mponium. de orig- fur. L. a. 

' Per nitìmo mì sovviede cheCiceronein ana let- 
tera a'Tr^b^zio, ctieèlaxi'ii del Wh.viiuui/amU.^ 
scherza fèstivam'^'nte sopra amendue questi triumvi- 
rati capitale, e monetale: ecco le sìie parole: Trevi- 
ros vites pitto : avdlio capifates esse: matletn auro ^ 
ar^ftnlo^ aere esserti. AvVi;rtite, che la parola Tre- 
viri ppv Triumviri s'incontra molto spesso in Lr- 
TÌo; che l'uDio scriveva questìi lettera circa il ^oo 
di Roma, quando 'Tri>ba£Ìo ,' che seguiva Cesare , 
U^vavasi ai confini dei Treviri popoli della Gallia 
Belgica' Ma intorno a questo' scherzo di tjicerone 
ì da leggersi t'erudita lettera latina che il Bembo 
«bbe a scrii ente a Btmardiao Sandri. 
G.A.T.XVI. aa 



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34» . I*aTT%i»A»oftf 

E Bon-ayete altro da gchìartrnd per FUlint»<i 
ziooe del ofiio sigillo? A.p|>.KalQ come toì dite Dienti' 
altro , n$ fé volessi c^i £>iù a^ lo coDseDtjrebbero 
le mìe cogoi^onL, e, aggiungete, le iqlìnite occu- 
pazioni . Ad OCA ad ora. assomiglio la .vostra scrit- 
tura a quel|e largire coraici;, c^e ininezzo a cen- 
to frastagi^, permettoQO che si traveda sj^aa aa 
palmo di dj^int9 . Questo appmito; né \& me n« 
risento, ansi non (lissìmulo, che anc^a il poco cbe 
Lo. dettq , ^tto è vi(gp ed incer(t8^ipo : poicbi 
quale speranza di stabilità, pu^ fondarsi .stili' inter- 
pretazione di un indovinello, che è la «tessa in- 
certezza ? . 

Io. sQ. bene , che ognuno che leggerà dopo di 
Toi vorrìt accus.^rmi qual di straqesza , qual di temer 
rit& e certameiite non lo farà a torto, tantct aggiustan- 
dosi quepe taccieacliisì aiHd^ di scendere neiranìago 
disperato di ben riuscirne.; Io però , cl^e solo| per voi 
mi condussi a scrivere, pur' rei^fogna^dooii meco. 
stesso dei mio ardimento, ripeterò a voi quello che 
grecamente scritto in un anello posseduto dall'abb. 
Fauvel fu. cosi trasportato in latino : Pro tubiio 
lo^uifntur i dicant tjuod vetint , nihii eiiim curo : tu 
me ama , expedit quippe Ubi . se pure dei nùo 
Scritto vi prenda compassione , e vogliate rispar- 
miargli il vitupero, degli altri , farò volent^e^'i alni 
quello, cbe i romani disegnarono dì fare agli schia- 
vi d' ogni sesso , . poscia che , come narra Plinio 
I.. a8.^3. , le preghiere delle vestali non valevano 
a litouerli nella fuga dai loro padroni . Furono af- 
fibhlati - loro de' collari di broofo e di piombo eoa 
certe inscrizioni, che palesando la fuga, dei servì 
esortavano ognuno a trattenere i fuggitivi , e riporr 
li Delle mdni de loro signori, ex : gr: tene me.fjuia, 
Jugio t et revoca me in septis ec. 



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AifTioe n«iA« avituoTic. S4S 

. latoódflte, cbe qaetU» mìo aerìtto porta anr 
«oHan Mg^ato dalla stessa ioscrizione. Sedotto da\ 
ao' amio broppo lusinghiera, elle fu ramicizia ,. 
iuggl' dsl suo padroDe, ai quale, se vi piace lo ri- 
netterete, dopo che gJi avrete cousentito di pas- 
»see tlcufi' ora osila dolceaxe deiramicu . Così as^ 
sai mi^lo' sarà per voi provveduto allo sci'itto , e^ 
al Dome di chi - oon . seppe non addimostrarsi . -r. 
Bologna 3 Aprile 1&19. . 

LuiGt Ghisostouo FerkuzzK ," 



4sTOM^ Bi MiL^NQ M cavaìier Carlo deJtosmìfif 
- ■FOvenOano. J^ulumi. 4- in 4- MiUmo dalla tipo- 
grafia Martini e Risulta- 

§...!.. V^<^MpB"ole, che. i tipografi Maniai e RÌt- 
Tolta di .Milana .a>VQraiia finalmente oondotto a ter- 
mine <la edizione del t^nto desiderato. lavorò del ce- 
lebre signor «avaUfr- Carla 4^' Roamìoi su le vi* 
oende di. quali» rtasìgne e gloriosa, città t non so' 
esprìmere quanta • fosse la smania mia dì vederlo . 
Io, era troppo intiaitiorato dì :qaesto «crittt^. egre'^ 
gìo; e It'. preiogatjvt die ravvisata aveva in mol^ 
t« , beile: sue ^rbduzi.OAÌ stavanmi jcosl pro£andamen<t 
te. acDlpit«.neU* animo ;.che tutta naturale tale mi« 
•maiùailpotera dirsi e.ivuUa, mirabile. Oltremodo 
sensìbile e Sempre alle sventure, degl* infelici, co- 
me avrei .potuto dimenticare la tenera e spesso la- 
crimosa commozione con cui lessi la. patetica e ra- 
gionata vita di Ovidio ; e 1' orrore che mi scorre- 
va pt^ ogni vena al grave racconto delle varie si* 
tuazioai terrìbili ia cui travossì il marAsciallo Tiir^ 



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S44 -' - Eri « T-E a «.■Ktrm i 

vulzio ? Differito il compianento dell' ardente mi^ 
brama dal tardo arrivo de' quattro gran tomi cha 
1' opera coQtemjOQO a.. (|aesta .dummaata dove non 
sempre diinaro i ebbi tìnalmente il piacere (ti areri 
la io maDO'il dicembre dell'aono preqedeqte; eak 
lora Sa cbe ÌM>uoa specie di i ealasi aMortav • eit- 
ti grande, e famosa, solan^al , la quale, in It^ia tr« 
le prime ' riaplendi , ecco giunto il lieto tempo dt 
considerare nel più ampio prospetto .\ gloriosi, tuoi 
fatti; ed ecco che la descrizione de'midesìmt ve- 
dfsi a fine condotta da uomo di nome consacra- 
to alla immortalità e a' dotti carissimo , per le sua 
antecedenti tutte encomiate produzioni : ond' ò che. 
non m;mca né all' autore copiosa e sublime mate* 
iia per' degnamente occuparlo; né a essa' ohi forc. 
BitQ sia di quanto valore è mestieri per degaunea. 
te trattarla . ..■■■* 

§. a. Non aveva io si interessante lettiera uU 
limato , quando chi Con pr'Ovido senno ptesede. aU. 
la direzione di questo giornate ar^dico sì com^iac* 
que incaricarmi' dell articolo lo' Cui di oprerà si 
pregiata si ragionasse; e. proponi, somiQMat,dtttn da 
tal Commissione onorato ; soUecitaaaente. ooctlparr 
mene. Ma -è raro per veotun^ che i mortali iq uà 
modb propongano' , e l' artùtro di tutti gli «venti 
disponga in òppoffìto ? Presa dieci volte, la'p,enna, 
fui cos^^to altrettante deporta e il laroro. iater- 
mettere, ò per assenza nkia da altri miei- d«ve-. 
ri voluta , & per diuturne indUpo^izioiù di salu- 
te si mia ohe di qualche altro la cui vita piò del- 
la mia forse mi ò cara; ò per altre cagioni im- 
periose abbaitanzB per distrarmi da adempiitt in- 
carico dolce , a me addossato dà chi jtni è dolce, li^ 
cever comando . Sicché il non essersi finora par- 
hto in questo gionia^. della, storia di Milano dei 



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Storia mtatat m Rolami "^45 

«i^of de' Ro.*niìni\ è tutta colpa delle ìiirdostaii- 
M siuistre 1f) qaali su di me per itaoltì mesi sb- 
iiori fì>r«sei»te; e aìicfie Utribuirsi io parte 3Ì voci- 
le iHa fomma mlUudJoe del benigno direttore: 
-ilqoafe coóvintD d,ellinecessità e innocenzB de! raitt 
rìtardb, BOn die* 1' òaore di traltak-nè id altro pi& 
di me c&pace 8O|[gett0; come forse altri fttto avreb- 
be, addossandomi, itoeo ^ntile e giostó di luì; 
pena di quelli che sbriensi chiàn^atì nel pagddesi- 
mo 'crimlrtà 'deù'nim atifue forthnt» '. 

§. 3. Ma io ho portato bastaateniente it petà 
Ideir indugiò da taoti urgeatissiiol titoli. cagionato i 
'e Mi si lasci dirlo, fao pagato a caro prezzo la 
compiat%nza medesima coà cui a ogni còstb si è 
Tolnto 1* otaore a me riservane dt teber discorso di 
libfo CD>) lodevole . Imperochè mentre io me n* 
stara ÌA silenzio , taciuto non hanno altri gioroa- 
listi si d* Italia che d* òltrenìoilte ; è prendebdo 
ogdaU d* es.it per oggetto delle loto quali più qua- 
li men lOngUe discussioni il tosmiuiano lavoro { ed 
«AKltandolo di cbmun vóto ( ed è ben giddto ) al- 
le stelle Cblbe uua delle produzioni le più per- 
fètte della reicente letteratura : baonó esaurite» tutte 
le idaitiere d' elogi» delle quali un libro può tiie- 
litevale riputarsi ; e cdìitemplandolb da ogni lato 
«Ott maraviglia , dettb hanbo di esso ttitto quel be- 
ne il quale in cònsimitt materia pnò dir^if e reso 
inlpciSBibilè ulteriorilleate lodatlo , quaddo, don si 
vogliano copiar le lodi a esso tributate da tanta 
'ValcRvsissime penne ; dude io- che avrei ora dppor- 
tuóiti dì rompere il silenzio, sembra che ttoi tro- ^ 
vi lavtflontariadiedtfe nel bivio òdi starmene cheto ^ 
ò di ripetere ; ^nza pregiò di novitk iétizA neces- 
éitìi senza gloria; il detto degli altri,j'aila servii 
mandra degli knìlatorl coniczitto i 



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^4^ LSTTIftilTIiaA 

8. 4. Qi/iodi ae mi pUces«e aD»K«are le «lo» 
-l'ìche fatiche dì lutti quelli i quali delle cose mi- 
lanesi scrissero prima del signor de Rosmioi ht o^ 
tempo , sotf* diversi titbti , ri nei Idino che yoi^are 
idioma-^ eprovJil« col latto* che gli anticbit cioè AP- 
jioll'o Landoli'o Fiatniba Corìo Atciato Ripamooti Cal- 
chi Bugatlì, per la pia parte irton sono dte pret^ 
li cronisti poveri di critica d' eleganza di metodo » 
e informi cotnpUatori immérìtevoii del nome di sto- 
rici ; che né pure ì due più retì-titi scirittori Gia- 
]ini e Verri eoli rassemhràno da contentar per intiero 
il meno esigente coltivatore di storiche aìnenità ; cbe 
iconfiisle il lavoro del primo in rozza -e indigesta 
ìnule di frammenti insieme accozzati da vecchie car- 
ie; e che quel del secondo non ha per fine la espo- 
sizione intiera de fatti < ma la. scelta di quelli sol- 
tanto che servir possano di pretesto a manifestar 
certe idee riguai danti politica legislaùotie pubblica 
economia arti commercio opinioni e pregHidizii del- 
la sua patria , con pericolo de' leggitori e specie' 
mente de" giovani /orniti di calia e vivace , ma non 
sempre abbastanza riflessila mente : già mi IrOTO si 
io sifTutta auati&i da molti altri preveauto, che 
Della conseguènza che volessi isgionevolmente de- 
durne , MiUmo , malgrado / apparente dovizia in 
questo genere^ essere stata fm qui ^ cioè sino ali* 
.edìeione déjla rosmitiiaua opera, mancante di stO' 
("ia , e poter dirsi che detta città veramente ùra lab* 
bia solo mercè di lai libro 4 

^. 5. Che se mì venisse talento di ricaTW I« 
' lode di q'uL-Ma nilsDese Storia non dal confronto 
con disuguali compilasioni , oè dal biasiino dì quel- 
li che le fecero; ma dal iDerito intrìnseco d'essa 
ptiiesìma: quali delle doti di cai risplende da(l) 
antecedenti lodatori negligcutaroiisi? . . 



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StoAU KILlIFBàK DI RoaMIRI 3J7 

§. 6. Noà la diligenza ed esattezsa nel for- 
faiare i caratteri de' personaggi di cui ' discorre ; ed 
è stato detto con verità ; cliè per esempio non son 
mestieri lunghe ore d'attenzione per farsi una giu- 
sta e vera idià di tfuelii di- Ottone /Risconti di Gian- 
Galeazzo di Francesco' Sforza di Lodovico H moro: 
poicliè mediante la ponderata e giudiziosa narra- 
zionà ck* ei fa delle loro gesie , oltreché possiamo 
conoscete quanta abbia egli esaminato profondamente 
le notizie da precedenti autori somininistrategli : non 
solamente ci sembra convivere con tfue* personaggi 
d'ogni maniera famosi; di familiarmente usare con 
èssi , e intervenire a'cohgressi loro ; tna penetrare 
ben anco dentro il loro core^ e leggervi svelatamente 
ie intenzioni de medesimi. 

' §. 7. Aon la prbibnda penetriizione, la disin- 
tereasata Veracità e la lealtà iocOtrotta; ed è sta- 
to osservato , che se la prima gli fa scoprire l'ori* 
gioe de* grandi aVvenimeDli di ciii ragiona , e gli 
suggerisce lo scioglimetito di toolte relative que- 
. fttioBÌ, e adottar sempre il più prt>l>«bile sentìmen- 
io tra gli scrittori molteplice i quali con propen- 
sioni non ubiformi trattano della cosa medesima: 
]e altre lo fanno ìngebuafiielite parlare secondo 
ì soli dritti del veto , ftetiza iotcressarsi se talora 
qualche oscnriti ne ridondi alla cìttli di coi scri- 
ve. Perlochi óiuoo «spetti lederlo sopprìmere al> 
cnna delle disfatte the riportò il popolo milanese 
da' suoi neinici in conflitti atrocissimi ; né i prò* 
getti da questo liicautattiente rìpniatì salutevoli, 1 esi- 
to infaiisto de' ^iiali contribuì alle volte a rovina. 

8. S. ^é la costante alienazione da ogni spi- 
rito di partito; e giuttamente fu detto, chihde- 
.Itoli ò vituperevoli geste egli narri di quelli che 
amici ò avversi furono a' milanesi i. guelU non in- 



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. 34,8 L B T T B« A T D R A . 

grandisce mai co^ pompose parole; ni (pt^rte ette» 
tuta con scaltre ; e cb'egli è lino storico il quala 
non laspìa abbacinarsi dtdla prosperità degli ei>en' 
ti, ne quali se molta parte v'ha il senno, molasti^ 
ma se ne arroga la sorte ; e perciò esposte per 
es(>inpio le ge«ita di arcivescovo Giovanni Viscooti, 
divide fi/omo di chiesa dal principe :, biasima tuno 
encomia l'altro ; ma più pe' beni recati a Milano col 
frutto delle cure pacifiche del principato , che per 
lo stato accresciuto eoa tarme. £^ così non dissi- 
mutando le pessime qualità di Filipponuria Vi* 
sconti , « motivo di esse molto odiato da' mila- 
ikesi I rende giustizia al medesimo con mostrarlo non 
privo doffù virtù. 

§. 9. Non la severa critica sparsa per totts. 
l'opra; e se ne soao trovati esempli speciali in 
aver confutato l'autore della Miscella , da coi fa 
detto che MìUdo inceadiata e distrutta non fu da- 
gli unni i e fatto la censura anche di Procopia 
quando scrìsse , che i goti e i borgognoni iovadeo-, 
dola, trucidarono trecento mila cittadini : macello 
da non ammettersi in una cittì la quale aveva a 
que' tempi due miglia e mezzo di circonfereUEa sol- 
tauto . 

^. 10. Non la chiarezza, di cui nulla di |rìit 
dolce rinvenir Tullio sapea nella storia) aUa qua- 
le, si Odetto che contribuiscano lo stile con puoi- 
dezza scorrente, qual fiume non ingrossato da piog- 
ge sopra l'uguaglianza d'un piano ; la facilitai del- 
le frasi sempre adattate a' soggetti ; e la proprietà 
dell' idiopaa discretamente limitato a constiluire di 
lui UDO scrittor nobilissimo il qual non presuma 
dì erìgersi in rigoroso testo di lingua. 

§. 1 1 Non la rapidità dello stile medesimo; 
e si è riconosciuto , cbe sa mediant* lo studio àSt 



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Stouu -mifAMBSE ^1 B«s]iiifi 349 

^AU, egli /egaVa gtoria de mika%esi corC quella de- 
gii altri popoìi ò Aile • generali vicende : il fa so* 
io in ijuaato gli è mestieri ò lo esige amor di chìa^ 
>vziA\:che questa sua storia è un tutto bene or* 
dhwto e rapidaOtente descritto con un genere di 
locuzione non facile , come quella che non si ri- 
eto^ • dette, magnifiche parole e delle splendide sen- 
tenze., né si raUegra degli aciOi concetti ^ né si ri^^ 
stoffM per la ^trstutùone di questioni., né s'invi' 
lisce pei* miauìe narrazióni., patrimonio del diarÌo\ 
4 che opposta alf andare a rilento di Guicciardine 
il quale spunta la pazienza de' pia tranquilli, e al 
vArqto è Concettoso di Sallustio e dì Tacito da cui 
eostHngonsi i pia robusti lettori a deporre il libro^ 
onde riaversi dalla soverchia tensione provata : gui- 
da così piaoevolmenie Umgo le vie degli awenimen'* 
a, che si raggiunge il Jine delC opera senza noja 
Q Stanchezza. 

§. 13. E né pur la serie di ntrìssimi docu- 
menti inediti di cui tia egli «rricckito U sua stO' 
lia , tutti contenuti in parte del tomo IV, eco* 
quali ha potuto raddrizzare varie opiaioni erronea- 
mente invalse per lo passato , specialmente cir- 
ca la congiura de'bretciani per sottrarre U patria 
daiìa francese dominazione ; la morte di Cicco Si- 
monetta 1 lo imprigioDameato e la foga di Nicolò 
Ficciaioo dal castello di Tenno ; la tragica fine 
ffetràltro Piccinino Giacopo, che tutti han credu- 
to procacciatagli da duca Francesco Sforza : men-' 
tre air opposto cercava questi ogni via dì salvar-' 
lo 4 e altri avvenimenti bugiardamente narrati da 
altri. L'aatenticitÀ de' quali preziosissimi decomea- 
ti, riferendo essi a cose ntoderne , nìun dirli cei^' 
tameate che estenuata sia da esser contemporanei 
« moderai Msi stessi fi il più arretrato la data avea- 



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35« LiTTiRAm.A ' 

dò dfl 't44'^; ) ^ Tindicat* nell'uopo dilla r{Ae»< 
sione , die neUa età tte nio^ avranno quelia an* 
tichità che ior manca ne/la età nostra. Tal nusn- 
ma noD farebbe valutare oggi i' lavori pia nobili 
degli artisti viventi kl prezzo che pagaU s&nniio 
à» qui & Venti secoli. 

§; i3. Jid è ben vero, clie essendo per h 
indeiosse tatiché dì tanti valeDtuoftiini perFettam^ 
te conosciutele storie < non solo delle naKÌpni tut- 
te dXuropa ; ma «nCbe degl' iodiatii de* -cinesi de' 
tartari, e perfino de* messieaihi de' pet-dviaoi e dì 
altri pòpoli e regni delle 'vastissiina ameHcane con- 
trade : non mi sarebbe venuta voglia di &r f^ii- 
Jogo della storia dì Milano : cioè d'una gran città, 
gli avvenimenti della qnele sono iiidÌGsolobitni^- 
tc congiunti 6 quelli' d'Italia e della vicina Fran» 
eia : perlocbd ogni piccolo iniziato alta cognisione- 
de' l'atti dclFuna e dell' altra bazione, è perfettamen- 
te pratico SEt non dei dettagli, di tutto quello al- 
meno dì cui è suscettibije naa rapida épìtcMne da 
giornale. Pure né men questo , se avessi voint* 
iàrio, sarebbe. Stato una novità i altri m-n so con 
quanto vantaggio de' leggitori 4 ma certamente coii 
eleganza aveftdo fatto lo stesso. 

' ^. i4- I^ tosi astenuto forse mi sarei dilcM- 
dare quest' opera , perchè noti contenga impertiaen-^ 
ti antipolitiche e immorali discussioni e ardita ar- 
gomenti. Imperocbè -quante cii'costanze potrebbero 
dirsi concorrere a estenuare e anche togliere affat- 
to il merito dell' autore di non avere la falsa fi- 
losofìa ( ch'io' certamente credo da esso -aborrita eoa 
interno orrore; ) lotto mostra di professare in &o- 
civ del pubblico ? 

§. i5. Oltreché nel periodo del 'secolo in cu 
TÌTÌuno «d è stata impressa- c^uest' opera , dod ì«h 



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|)aii«mcDte «i leitiiiih negli italiani catttpì iuh zì>t 
«ani» : -coxne sarebbe J-oprra veouN) .-io. I^ce sotto 
gli anspicii d«) prudente circoRpftlo religioso e sar 
■amente politico personaggio a cni è dmlirala : ci«è 
■dei aigbor conte ùiaoopo. Meleriof se4i tiil semina 
avesse potuto incolparsi? Perlochà vantarsi l'autot 
re, die dì detti inopporluni eperìcolosi oggetti n^ 
pur- 'Vtttiffo nel suo lavoro contiensi ± -egli è un 
vanto il qual realmente io tutta la pienezza coni« 
petegli ^ n» forma tuttavia il minore «do pre^ 
gio. f^a-m elenigue culpami dicea Fiacco, ncn lau4 
dem meruii e afQiziòne realoieifte dolofo^aaìma sa- 
rd>b« stata per uno de' piò onorevoli scrittori, italiat 
BÌ . guai merita esser chiamato il', signor de' Bo3-4 
tnÌQÌ, rigettarsi la dedica del suo libro , e negare 
tegli ogni favorii per l'ediaione.dal oaiito inecenai 
(e; vietarsi la stampa da' revisori ; e annoverarsi il 
alio nome tra quelli i quali alle fidncia del gover-. 
bo, preziosa sempre à savio cittadino» banno per- 
duto ogni dritto- CÌ& nulla mepo se. avessi avuto, 
XDtentiùDtf di lodarlo^ per avere adendpito l'oUitigv 
«ni ciaséubo aoggiace di rispettare la religione la- 
aoTraoità la morale; e avessi Volata imiUr<j que- 
gli: epigrafici ì quali begli epìtaiBi de' loro lodati 
defonti nota tacciono cbe primo di morire riceve- 
rono gli eccleftìuUci ncramenti: Ecclesiae demwn- 
aaCraf^eHiit rite susciptis t come è sootflito in Pe- < 
«aro mi mausoleo di gran dama t affa che senza-, 
incorrer nel plagio ni pur mi sarebbe rinscifo dar- 
gli tal lode dagli antecedenti lodatori tributatagli . 
§. i& Che più ? Né pur potrei fofi Ai tal tac-- 
cia rommandare ciò che Co^iice gli oCchi della mot*: 
atudine , doà la parte tipogta^ca -. essendo già sta- 
to detto e ridetto, pocfte essere a' dhnostrile edì- 
aiqfli in cui tanta «fo^M e toni» ìMiffiific&i»a.tK^. 



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3Si LsTtKH&TOfti 

coppiata si vegga : essendone di beUìssÌTnà foJ^Ka ì 
cartOteri, armoniose ie /acce, ùttìirta la carta , scrm^ 
polosa la correttone ; essere ornata di einquantaq^r 
Ve rami tutti di non mediocre botino , ne'quali stea^ 
no espressi e baisi rilievi e monumentt ardiifeettd^ 
nici é medaglie e inonete e ritratti ìmiuti sul 
piti verisimile se non sempre tal vero , e car- 
te topografiche t e in una parola . quanto a or^ 
namento e illustrauooe dì quella storia sej^ pto^ 
curarle lo splendido e gnierbso bon gusto del pre- 
lodato signor conte Melerio , uomo di molto inge^ 
pto , e ciò che pia importa , dt giudizio e di cri* 
tica, a spese di cui la dispendiosa edizione fu fat- 
ta ; doversi la tipografica cura di questa al ùgoor 
dottor GioTanni Labua , che tutti sanno essere una 
de* più dotti e valorosi archeologi d'Europa : il qaal 
y6ìie pargoleggiar compitando, onde tenerla immu^ 
ne da quelle mende che pur troppa s'incontrano nel- 
le stampe de'nostri^ per ignoranza h trasatraggine 
di correttori prezzolati ; essere State illustrate ie t»^ 
Tole da questo letterato medesimo ; e quaatunque 
le illustrasioni sue da lui ii chiamino brevissime, 
non desiderarvisì né ingpgno né criterio maggiore^ 
né magnar copia di SÙ'-tta dotiHna. Bellissima tm 
le altre giudicarsi la spiegaucrae dell' ìAedito momi^ 
mento sepolcrale di Caio Albuzio figliuol di VidìI' 
lo; e quella della epigrafe d'U ibleo gladiatore del 
gregge de secutori , da cui assicurasi la lesione di 
PRiavs »ALvs non intesa da Gudio -da Frfbiicio d» 
Salmasio e da Lipsio. ''-^abbondantissime essere le à~ 
iativtii sparse per tutta (operài in prova de'narra* 
ti iìittì ; e in tale esattessa portata sino alia nuitiH 
zia contenersi gran merito , quale è quello di rrt" 
titìcare certi errori scorsi ad alcuni storici,! qua^ 
li Toleadoai anche «saltare so^n di lai, dehbongft 



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Sto«u HiLAirB» t>i RoAviiri ,3S3 

io ^^jo«to rapporto stere al di sotto. — f £ glande rio- 
■chesza trovaicvinMnote^ brevi per (>fvdÌ9ario\ mt 
■^atcke. pnliaa : > oone ^oooi la bÌQi;n6cfi ' iatonif),,* 
a. Ambroffio , al quale. ia. uoa storia dì jUilttov no- 
gar Dod [Kiteasi tal difltioxioDe;. e -quelle idlorao-alr 
je 'ultiinèidiiaTfteBtare' ds£ki ..^u«lM4sa'. Boba >«., del 
inardsoiallo^ Trivulsioc,ioanidatiaaii> a mortfccf^Knnr 
Cesco Sforza li e assoluto daiCUrlo V. ,.■ i , - , - 
8. .1^. Dalla escursione per tanti eqcomii , 
ognuno de' quali i presftòuhè l' immagiue deglif al* 
tri : 'perlaohè moUi' sirno' ì' gìocbaJi, ma oodtengo- 
no quaù tatti le steste: cose,; a pare' che gli 'scriCr 
tori netisi geBAraJnaAnlci , serviti 'd'uiid-,«i>la peapn 
. ooodottaUn.gira da- una vaAoo\ vlHù .aUr«^.. ovaia 
oonapEva^ione , giusta, e ragtonèvolb a- dir ,T«ra m* 
eltreaiod'o inaa olona, di- tutti dire eoa- tenmoi aU 
^itantU divevaile caK);:nisdeiiine^ le ìf«C;i8Ì''fllie.0ncr 
terito' Doo sia pota UMUm aut liruis ' ap&i i .rilttf^j 
tanno ì leggitori esser .Ter<a b massimali.. di,- >«t>pi^ 
ettonaiaia', MfoLsare cfcf i», ultimar d^^pa^oiaaailii* 
^tore di questa rosmiuìana storia ò metter njl'^doifr 
ha neir ultimo pigolai del oìmol»-;^ e pn^dendo 1» 
soiit» peart» ripetei» ' le- cose :già dette>; ^ Dop-^ro)» 
leodo tkr la scimmì» de' lodaiolfi. pitAcefkalì ,' d«^ 
posto eoa :ringraziaaniiito l!oaoreTola- incaricai tf* 
latto affatto Ucerini. . . - , . l 

§. iS.. Cfaa larà', ìo-.-per non appIgUamai oà aU' 
«aa ad air altra di tali nrisure-; nia parlando , non 
leoer >di,etro pecorilmentsa quello clic idissera gli 
altri /-Gli altri ohe fecero? Acciiauilatooo » come 
si è -TVto , tutti i gfustisstaù titoli per fltii qu.est« 
atoria di Milano intrinseca meaite considerata faa.nie- 
ritato presso i più pers^cact. conoscitori . ( tianne 
qualche ^re acerbità forse aspiata da. pentimen- 
to « peràÙL. piriva d'effetto.). uniCwiae Wde e pìe<- 



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•3S4 LlTTSm. AfrVKA.. 

nissima ? Io -terrò stradi divcrM. Siccome pw •»> 
>toricurc chiunque a «fpart« il proprio sentimeiiU 
:<o(jri letteraria prodq^iooe'^ wm è. necessario <^ 
-^Uf^ta dffcUowta sia io pi^blilioo airiaga, co* 
ibe- l>oduto fece delle storie' sue nella grande rada* 
naoea 'd< Olimpia ; m^ divulgarla co* torchii è ba- 
-•taotev il che i io stesso ehi» provocare il voto dì 
tutto y oroaao geoerej e 

„ Mens_'sua cuique est, neo voto trivitur «not 

^ìndi' no» doveado riputarsi strano, che anche le 
maminiana storift soggiaciuto d>bìa alla disappro- 
^VMione' di-alcuni': fortnn^'Ooa potata evitarsi da* 
più aobUi si' poetici che prosaici lavori di tetti i 
secoli^epoteodo riputarsi propizia sorte , chetai 
dÌ3spprovazi«a« la cooceraa soltanto ab. extrinaecot 
ndiiiierò tntU \ titoli pe'^oali in tale ai^tto ri* 
guardandole , si 4 da alcuni riputata non immnae 
da biasiino'; e a' tali giudizii opporrà quello che 
•paro-doverbr riooaoscere- per giaditto delia le- 
gione w 

§■ ip.-E primiennwnteba {[nalenDo dìsi^re^ 
Tato , (*he il signor de' Besmini abbia voluto da-i- 
re il tifoAi di' fùnile e politica alla sua storia di 
lUilane, 'U dove dice'»bllal dedicatoria ,la quale fa 
le veci di prologo ^ e nella iatrodusione di cui par-< 
lerassi Uà pbcq « eisere stata suo unico inundim^' 
io narrare -con la pàsaibUe- Btn^gior precisione i» 
vicende- coti civili come p'iUtiche alle quali pel cor- 
so di alcuni secoli soggiacque Milano ; '■— e non 
eonff^^ere con ila civile e politica, la quale, per -se- 
eoli taoe b è. scarsissima , là, storia ecclesiastica. Im-- 
perochè i leeaici tr»ciao*Ddo il vocabolo latino et- 
Pttis derivante da civitas n<l greco^- TOAm^o» deri-< 
Tante da'.«iAi«'- ohe vuqI dir civitas ; e iu consftv 



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.gaoizii il :greco ■vtAiriXP^ Q^l latiai> cmlis ; il cì» 
-yije.e UpoUticio nuo'aQQ for«e io «tesso ? Quet- 
4Alt è l'obieaìofte. -i 

'". §- >o- 'Cr«d<t .clie po8S« rispQndtjrsi , non es- 
(SAr-Qova., ol^e quando' i vocaboli latini 'Jt-rìvau dal 
^«eoQi, D«l di^o^Atartt . ^alltt loro aocgeate, faccia 
jKOi talorii iHunbiaineato dei prknQ stretto signifr- 
JSato,-! La parola "^mwjijur per esempio derivante da 
X<"'a>':9tt«l dir regulare. Or coiSaa und claase dì. dai*- 
stfaliiflTAnde'.r dppellasioRe -di caaonici -regolaci:? 
caaoqico regolare wyù sigaifica regolare idue volle^ 
Sì , seoibra .che etinaDlogìcamente signi&clii.queato. 
Ma l'vaa , al quale apparliese ogni atbitrìo sopra 
il, li/igaRggw> , il aigniGcato d! xxmutjiot da qat^ 
1q di reguiaris con l' andare del tempo ba dìaLìnto t 
talcbè i(tatittXH.ÌeQiì'U una specie:, 'B ntgultìtis on 
gennrflt Q faale.si. sjiiegber^a chiriavi9ce!,dÌT or^ 
dlusi ^r0gfo/4r/.di^B9eigrdÌDÌ canno^c^ • Coat exioiX** 
v»0' -traducesi in Ul'ma/inspectQr- praesei exploratoo 
observator sp^c^lator. Pure gì' inspettori i piteti)* 
deqti la guardia le spie- ora più nQni.si'cfaStnMo» 
episcopi ; e tal noote. lolo coq^lenp a que minU 
stri 5ubliaussin)i di religione cbs-'S^tto tal titola 
conosciamo. £ ^ucgruf non traducesi fóifir ? Ma cbi 
i testìmonu de' nostri giudisialì processi ti ehiama 
più marttri? E> se i giureconsulti cb&. hanno trat* 
tato de testAus avess^rq intitolato le .opvre loro t/s 
martjrribut , cbi non le prenderebbe.perraartirolo-. 
gii piuttosto che. pe* libri forensi ?< 

8. ai. Qual maraviglia dunque olia il grande 
arbitro de' linguaggi , cioè l'uso t abbia variato il 
signiGcato tatioo del greco itth.myj'v ■, talché polit 
tica potsa dirsi Ja cosa che appartiene al governo; 
e civii negozio e civil briga dicasi con Dante quel- 
la che i cittadini concerne ? li^d ceco perchè a me 



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356 ' IrT'TEK'i'VirilA 

«ambra eht dritta ciJité « tiOn'piAìiìCù'iìeui if^A' 
-lo dì cui trtfltBtio le 'iastituxioui di GiudHiiaoo ; 9 
perchè civili chiamiasi quelle gddrre le quali Mft 
TedoDsi «éce«e per > OMiessità di goverbo ò per di- 
fenderne iJflg^Uiini dritti; ' tui -per contaoiaee o4ié 
di privati , un partito de' ifuàtì testa l'altro distra^ 
gece. Ciò posto , siecoide t'opera rosminiaaa noft 
tratta solo di ciò che cwxotfrne. lit ragioae dilata- 
to ma inclade aaetie ci5 che disglu Diamente da 
essa fecero i milanesi 1 ecco perchè con tetta prò* 
^rìpti civile e poUtìoa pm h me la sfeoria delle vi- 
«Ade e delle guerre della loro Oittk «omìtiarsi. 

§, 33. Avendo G^^galtunio Qualche altro dal 
■•enyltce tìtolo di Storie^ di ASÌano , che eMa risa- 
lisae alla fondazione delU cittì e alle venture pia 
antiche'; e pe' -tempi di ^meeio ' >c«ndease a queUi 
tte-' quali Mibiiàu ò anohe vìfla'divenit noVbmen- 
te per'pooo -metnopotì di' tia ' regnò : ha (rbvato 
occasione, di censurare i) signor de^osmini peròhè 
^piell^ che da |ar chiamasi espressamente la storia 
« 'prende inconiociaaiento con, idacriBletoe-dMibro I 
alla pagtQB t5i del tomo I,eoaAneia Soltanto mìt 
anno uSa ift coi fu eletto re di Germnnia Fede- 
rico Enobarboì mk mod6«tns9, chp il libro XVUI 
con oui le dì-'tefiBÌne non- oltrepassa il' iS'iS in 
etti imperiUor Caklo V fh riconosciuto sovrano di 
Lombardia. \ -e- testò Mitàno ; così volendo il suo 
JiUOydi esser, ce^ e metropoli- di naaione: onde a 
primo aspetto n^n pare-, «ho questa storia altra 
coDte.'iga luori di ciò ■ che treceotoltantatre ano! 
■ppaitieoe. ideata censura pertanto ha per oggetto 
il aoa essersi dato da lui aU''-opera sua titolo eie- 
coscritto- dalle epoche , gli av-veniroentì delle qti». 
li ha preso per scopo principale di sue fatiche.' 
§. oS; .Quanti esempli può egli addurre in-pro^ 



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Stmu. hilakue di R'osniNi ' 35- 

'pna difesa rispettabili assai? I due basta ntemenla 
autorevoli dì Bembo' e Guicciardini vagliono (ut* 
ti gli altri. Il prima intitola lìerum venetarum ìli- 
stonae l'opera atessa cui dà principiu con gueste 
parole : Urbis venetae res annorum quatuor et qua- 
■dragiata scribere aggredior; — e il secondo in queiL 
cbe chiamò La histofia d Italia, entra assolutamen- 
te con dire : /y 'ko deliberato scrivere le cose oc* 
cadute alla memoria nostra in Ttiiìia da poiché le ar- 
mi de' Jrancfsi chiiuhate da' nostri principi medesi- 
mi cominciarono con grandissimo nostro datino a 
perturbarci : di altro ivi non trattando, se'uun di 
«giunto accaid'ì dafU venuta di Carlo Vili al >ii&. 
§. 2^. Ecco dunque il drillo che col suo ti- 
tolo di Storia dì Milano verificato colla disposizio- 
me dell'opera , ìn cui di storia ad altro non si dk 
nome se doq alla oarrativa delle cose accadute 
'dal iiSa al i6i5 , sembra che il signor de' Kosmi- 
ni devolva ae le(;gÌlorì : ijuello cioè di essere in- 
atruiti di ciò che accadde dall' ano ali altro degli 
anni suddetti- lu esigere il qual dritto, essendo ac- 
caduto che la impazienza dalcuni sìa sorvolata daU 
}a dedicatoria al di sopra della prolissa introduzio- 
ne di pagine i49i per giungere inmiediatamente e 
di slancio al primo libro della storia ; e gli abbia 
rattristati il supposto, che limitata sia la narrazio- 
ne a soli anni, come ho detto, treccntottantatre, 
con privarli così l'elegante storiogral'o del piacere 
di veder descritte dalla brava sua penna le mila- 
Desi vicende le quali quel bi ève periodo parte pre- 
cedettero parte seguirono : è poi diminuito il loro 
rammarico, allorché tornando indietro, hanno let- 
to quella introduzione da essi in princìpio neglet- 
ta ; tutto ciò rinvenendo in essa, con stori* 
4^ precisione e crODologtco ordine raccontato, che 



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358 Lx*TVRA.Ttrmft. 

a Uitsno appartiene ^ da* pia rimoti secoli , in. icq^ 
la milanese storia A involta tra le caligini del tem- 
po , ali* aono in cut con titolo di tutoria il prinw 
libro comincia. Il che a dir vero agli oppressi da 
quel rammarico, è riuscita sorpresa dolcissima ; e 
natia ha toro lasciato a desiderare, se non die ap- 
pendice inaspettata e distinta da' libri dicidotto ia 
cui la denominata storia diridesf, trovare a essi 
faccia in seguito la serte narrata de' fatti, i quali 
attaccandosi alta line del dicidottesimo libro sino 
«gli anni dell'egregio scrittore discendano. 

§. aS. Pure non ò gi.^ incontentabile poco 1*. 
Spirito nivanof e ottenuto bene spesso lo scopo de* 
siderato, non si resta contento de mezzi che vi 
•conducono. In fatti appagata la curiosili erudita 
dalla narrazione delle cose milanusi antecedcnli 
al ii5a : non tutti approvano^ che queste sieo* 
.da introduzione descritte; e non destinate piuttosto 
a essere parte della storia , cioè t primi saoi libri. 
Che Robertson (così dicono ì malcontenti) prepa- 
ri chi legge con introdusione dì due tomi alla vi' 
-ta di Carlo V ; decsì non^ solo non condannarlo , 
ma encomiarlo altamente; per lo mjtivo che aven- 
do proposto, non scrivere generale storia, ma bm- 
ct la sola delle gesta di quel famosissimo principe: 
ae nel farlo inserito avesse dentro la aiwlestma le 
.tante cose riputate da lui necessarie per bea in- 
tendere il suo soggetto t sdegnerìasì chi legge di 
«ssere frastornato, ogni momento per tante digres- 
aioni ; e coil ciò. che detto colla introduaione ab- 
ietta e piace , detto net corso dell' opera servireb- 
he di noja. Ma il signor de' Rosmini pone i leg- 
gitori lutti in caso total mote diverso . La intro- 
duùonesua, protratta dalla pagina prima alla liijdel 
tamo 1 coikliena non già case le ^uali benchà ap» 



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Stoma aaiifesB m RÒamIri S5^ 

partenenti alla storia milaDese, 8Ì«DO tutC altro cb« 
la medesima i la storia stessa bensì dalla . origine- 
delia citt& , Gno a tutto il i i5i ; e si chiania in- 
trodazìone alla storia ciò che è storia noa meoo 
<li quella ne'dicidutto libri, narrata. 

§. a6. Se ciò abbia esempio in antori meri* 
teTulì d'esser presi a modello, confesso ignorarlo; 
e certamente tale esempio noi trovo né in Tuci* 
dìde né in Polibio né in Lìtìo ak in Macbiavel* 
lo. Propostosi ì( primo descrivere la guerra dd Fe- 
Joponnesu, e incominciandone il racconto dalla co- 
rintiaca contro quei- di Gorcira t tesse V epilo- 
go della storia greca sino dalla uscita di Serse dì 
Orecia , non in separato prologo , ma nel suo li- 
bro I — Il secondo detetminato a cominciar la sua 
storia dalla Olimpiade CXL, le dà senza prefazio- 
ne assoluto principio col libro I, in cui colloca 
tutto ciò che crede- opportuno a sapersi prima di 
scendere al suo speciale soggetto. —- Il -terzo pre- 
mette bms) alla rom ina storia un proemio brevis- 
simo , in cui d'altra cosa non «ià conto che de* 
Tnolivi di scrivere ; ma narra egli pure solo nel 
libro I qtiHnto opina * dav(?rsi premettere dallo ìn- 
-cendio di Troja alla fondazione di Roma. •— E Ma- 
Ghjarelto il proemio deHa sua impiegando in sog- 
getto Don dissimile da quello di Lìnio ^ dice in 
esso. , che avendo destinato da principio scrivere 
■le cose di fiorendo dai i^i^, in cui la famiglia 
xie^Medict per i meriti di Cosimo e di Giovanni suo 
padre prese più autorità chfi alcun'aitra : risolve poi 
mjBgtio cominciar la sua narrazione dal tempo m eoi 
tjitella sua pattata cominciaci a nominare , e tutti gU 
■avvenimenti che precedettero quell'anno nella in- 
troduzione non li conlina , ma li divide ne' primi 
«quattro libri , entrando fcticemeuie col quinto oell' 



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fpoca del prìmosiip scopo, e'cootÌDDando a seri^ 
Vere fino al i403 'B cui cessi il graa Lorensa 
di rivere. 

§. 37. Pare allorché sì trattasse dì gindic^- 
te il signor de' Rosmioi per questo : noo sarei cer^- 
tameate io tra* ci^ntrarii spot giudici ; e mi oai- 
KÌ a quelli che discreti osservassero , trattarsi me- 
no di un difetto anch' esso perdoaabUissimo d'or- 
dine , che di arbitrio, competente all' autore d'au* 
opera di estrtnaecameOLto diisporla a proprio gfoio ; 
e innoceotissioio d'altroade , se non defraudi il leg^ 
gitore di nessuna parte di ciò eh' egli ha dritto j^ 
desiderio di rinvenire nel libro ; ed essere in sor 
stanza per chi legge lo ste^o > appireadere le vi- 
cende milanesi anleriori al ii5a ò p<*r mpzzo d'una 
iotrodozione ; ovveram^nte per quello di due ò tre 
libri i quali aumentassero il numero de' dìcidott» 
in cui la cosi delta storia dividest 

§. aS. I pia alti lamenti peraltro contro l'in- 
aigne scrittore lì fanno, quelli i quali non possono 
perdonargli aver detto , che in vece di seguir Te- 
sempio di alouni dottissimi storici oltramontani, A« 
con soverchia brevità parlala de' principii e de' pro- 
gressi delle arti più utili quali sono (^ricottura e 
commercio ; e medesimamprae d.i quelli delle sa'at-^ 
te e delle lettere ; che non ha. fatto, troppo frequetUe 
uso. di sentenze e di. rijlessioni , acaò queste i^iscen^ 
dessero spontanee dqll^ mente de' leggitori , anti- 
che con importunità provocarle i e che è stato, uni^ 
qo inti-ndimenlo suo non congiungere , come si. è 
detto di sopE4 , cori ta tfivìlfi e politica la «torù ec^ 
ctfisiastica. 

^. aQ.Come ( dicouo questi queruh)puà uno sto- 
rico a dritto vantarsi di parlare con brevità sover- 
cJUa di vii te piil uUU di «ùeiuct e di l,elUr«* 



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Storia milahesb Di RD^kiiri 36i 

Slitto e^e le quali influiscono oltremodo Delle azio* 
ili dì un popolo; e decadendo ò risorgendo ne va- 
riano sempre la sorte? Come avrebbe demeritato de' 
l^gitori suggerendo loro con pia frequente uso di 
'aforismi le riQ<jf4ÌonÌ opportune sopra le cose bar- 
rate , genza conlidarile l'arbitrio alla loro lìoo sem- 
pre Sarta ragioDb ; e così meglio contribuendo al 
tihe della starìa, la quale ci nai'ra le trasandate co- 
se per documento dell'avvenire? E come la sto- 
ria di gran città , uno da'ntaggìori pregiì della.qoa- 
le è di esser metropoli di una delle più insigni chìcr 
se del cattolico mondo^pnò andare disgiunta da qutl- 
la della chiesa medesima? - • 

t- §. 3o. Ingiusti che sono ì E dove trovano- 
primieramente brevità soverchia nell' opera del si- 
gnor de' Bosmini, allorché parta di arti di scieoze 
« di Ietterò? E come non condsconn, che la prò-- 
pria modestia e trepidazioni^ è quella che lo ìridn*- 
ce a incolparne ingiustamente sé stesso ? Pieno il 
capo di tutto il dottrinile analogo a detti oggetti; 
é coQOSceado quanto sopra ciascuno di essi in ope-- 
te separate potrebbe dirsi: cbl non vede eh' ci si 
rattrista di dover restare tra certi confini , oltre-, 
passare i quali avrebbe constituito del suo lavoro 
un guazsabuglio immeritevole del nome di storia?- 
Ma tra questi confini anche ristrettosi, gli si può- 
forse rinfacciare difettq di quelle notizie che la sto- 
rica necessiti da esso esigeva ; e dalla Sobrietà vo- 
luta dal genere del suo lavoro gli era permessa? 
Smentendosi le dicbiarazioni sue dal fatto delle sue 
produzioni i' sembrami udire colui il quale invitan- 
do qualcuno a laoto convito, gli dice che seco lo' 
Attende a far penitenza ; impero'cb^ aprendo il suo 
libro* di tutte lé.co^e trovasi lufficieatemeate for« 
lìtoi di' cui iuppone penuria « _ i i 



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Z6i EtSTTBRftTUKfc 

§. 3i. E per darne «Icuni cfìnQi presi ài quc^-' 
la iatroduziune che qualclie giornalista ha chia- 
malo prodigiosa , per avere tglì saputo racchiuder* 
vi tanti svariati eventi di questa bella penisola i tfua- 
li abbraociino il periodo di quasi dicidotto secoli ; 
e an bellissimo e lungo squarcio della quale qual- 
che altro ba trascritto in prova della perfezione 
deir opera tutta: che cosa poteva e doveva dell' 
agricoltura dire di più lo storiografo, ( che il ge- 
orgoQlò avria tenoto certamente contegno diverso, ) 
aache se espresso si fosse di tener dietro alte sae 
viceode , dopo aver narralo ^ che uno degli efiètti 
della invasione de'barbari fu , che abbandonata Cas- 
se quest' arte verfa sorgente della felicita e della 
liccùeEza de' popoli ; — Che re Teoderico totte 
le sue cure rivolse a promoVefla ; e che veden-. 
do ampli tratti dì terreni per mancanza di braccia 
che lì coltivassero sterili divenuti e paludosi , con 
pregiudizio anche della sanità: malgrado della di-' 
visione delle terre, fn obbligato a offrire in do-- 
no a coloro che promettevano coltivarli campi va- 
stissimi abbandonati da'toro possessori; — -Che Nar- 
sete a quest'arte fu favorevole ; —• Che i laogobardì- 
non la promossero: di che sono argomenta la gran 
quantità di psiudi, ì moitiss'ìnì loschi e stlve^eiì na-. 
mero ' eccesuvo di saltuarii cioè di custodi de' 
boschi di cu! le carte di que' tempi fanno men-. 
zione'; — £ che la decadenza dell' agrict^tora de- 
riv<V , come si crede , da quello che fece U 
popolazione^ pel numero grandissimo delle per-- 
sono le. quali, tollerar non potendo la durezza eia 
crudeltà de' langobardi , segoatameote ne' tempi det> 
iìirioso re Cleti e nel successivo de' treutaseì da- 
cbi , abbandonarono la patria ? Tale esempio Tft- 
glia per gli altri oggetti. ■ i 



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StORIÌ. MlLAiruc DI RosfaiHi 30S- 

^ ' §.33. E circa il da lui no& riputato troppo 
jj'retfu&ite uso delle seatenze : soo pur tutte sue le 
seguenti, che in parte della introduzione medesima 
disseminatesi vedonot 11 coinando non ammette vo- 
lentieri compagni. — >> L' uomo timido e vite uc* 
casi avversi, a ogni aura di fortuiià che [irospe* 
i*. «piri diviene. audacee-Misolenie. -^ La dispera- 
zione talvolta converte r vinti in vincitori. — ^ intu- 
bo il nativo suolo le propHe fortune è . la pi-oprÌB 
famiglia abbaodoba per andare ramingo e scooo-: 
sciutp in paesi stranieri, quando la sue patria sia. 
sottoposta a giusto liberale e dolce governo. — ^ L'Ita- 
lia fu sempre, sventuratamente per noi, loscopópiù 
ardeote dei desidcrii de' motiarclii oltritmontani. — 
Le minacce scompagnate da fatti armi sonò del 
ìniaacciato . — ■ I cattivi esempli più che noni buo- 
iiì d'ordinario sono seguiti. ^^ Qtlasi sechpre addivifl- 
ne cLé i popoli iiuno della loro libérU per togIiei>. 
Is altrdi. — ^ iVoo vi lia più eloquente ed efiicace ora- 
tore delle tribolazioni. Se come stanno queste sén- 
tenxe discretamente e coti saggia economìa sparse 
nell'opera, si. succedessero a ogni periodò , è ne. 
fossero affollatamente ingombrate tutte 1^ pagin« :■ 
chi più potrebbe chiamarla una storiar , è ooa piut- 
tosto lina sfìlza di politici e morali aforismi col ca- 
so pratico annesso ; e le secoudEi parte dell'èncht* 
ridio d' l:^pitetto ? , 

.§. 3i. Vengo al suo divisamento di non con* 
Intingere aUa ctvUe e politica la ecclesiastica sto- 
na . Oistiiiguiamo . Altri sono gli avreniméoti ec- 
clesiastici i quali politicamente riferiscòuò anche aU 
Io statti , e con la storia dallo stato indivi si bitmen- 
te coBDiettoiisì ; e altri qÙÈlli che lianno per ogget- 
to dogina è disciplÌDa , .e formano pròprìamento 
fùélU cb* ecdesÌAslics storia si chìuua^ Tacer de! 



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3G.( LlTTIRATVkà 

primi obbligato avreUif> Fautore t intirrompefe b^ 
ne spft&so il filo delle oarraiioni intraprese, e foi*- 
more lacune vastÌRsimp ; e si satvbbe egli ostinata 
altresì in prog«>tto assolutamente ineseguibile, gus- 
le appunto l quello di separare la storia politica 
'iV una città , le cui piÒ splendide prerogative han- 
no per orìgine la ragione cunonica^ dalle vicende 
poliliche della sua chiesa. 

§. 34-, E per rimttarmì a qualcuno de'fatli dì 
tiil caf'atlere da lui nella introduzione narrati : ec- 
co perchè, esposte le imprese di s. Ambrogio* ora 
parla dV privilegri esercitati da arcivescovo A.n$per- 
to di còi^onare in Pavia re d' [talia Carlo calvo* 
e da arcivescovo Lamberto di trasferire la corona- 
zione a VlìK)Q0,eivi e non altrove porre la coro- 
na sol capo di Ugo duca dì Pro venta : prerogati- 
ve ecclesiasticbR tanto proprie della chiesa mil8ne< 
se , che re Arox^ino fattosi coronare non da arcive- 
scovo Arnolfo ma da prelato diverso, produsse la 
proria rovinale l'offlerta dell'italico regno al bavaro Ar* 
rig'o ; e che dalla chiesa milanese con energia so- 
stenute , contribuirono alla grandesca dello stato, 
e la trattativa de' fatti di quella e di questo tena- 
cemente e necessariamente congiunsero. — 'Ora par- 
lando dello scisma il quale, morto arcivescovo Ar- 
flerico, nella chiesa di Milano successe per la dop- 
pia elezione di Adelmanno e Manasse ; e de' bia«. 
«imevoli mezzi con cui arcivescovoLandolfodiCarca- 
uo fu eletto e ricuperò quella sede, dopo esseme state» 
espulso.— Quando delle imprese di arcivescovo Aii- 
b-rto; della prigionia alla quale fu condannato da 
imperator Corrado ; delle premure usate per ottener- 
gli la liberti ; della sua fuga ; dello scisma tenta- 
to dall'imperatore con nomioargli successore da'cit- 
tadini noa voluto ricoaoseent ; e della javeacàoue 



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StO&II HllAitESB 01 BoflHtRI 369 

M IqI <loT»ia del carroccio , in cui non cercherò «tf 
possa considerarsi molto abuso dì icligione. — *• Quaa-, 
éo de' molti disordibi introdotti in qu<>lla gran cliìe- 
u, specialmente per la simonia e pel concubinato de* 
gli eccluiastici ; dello celo con cui Arialdo ed £r-' 
lembaldo si sforasrono estirparli ; della morte che 
questi costantemente soffrirono \ della loro canoniz- 
sazione; dello scisma che io conseguenza ne av 
Tenne ; dell' altro scisma della chiesa di Como , per ' 
h elezione di vescovo Ggido fatta dal clero , e di 
I^ndolfo latta da imperatore Arrigo V; e degliar- 
'Véniineotì d' ìndole varia , cioè concernenti si la 
chiesa che lo stato da ciò derivanti. 

§. 35. Questa non è la storia ecclesiastica , da 
cui ha detto il signor de' Rosmini ToUr separare 
la civile e politica ; ma è la civile e la politicii 
stessa , la tela della quale di detti avvenimenti ne- 
ceesariaménte s' intessei Perlochè vederlo trascor- 
rere per questi fatti , non gli producè il rimprove- 
to che da alcuni ode faraegli , di non aver potuto né 
•apato restar fermo nel proposito al quale erasi egli 
obbligato da sé medesimo- iMRga promessa , essi di- 
cono , e attenéer corto . 

■ §. 3G. Se fosse entrato nella discussione di te- 
si dogmatiche , di teologici problemi , e di ponti 
discipiinari t cose tutte le quali constitoiscono il 
Tcro oggetto di quella che chiamasi propriamen- 
te storia ecclesiastica I oh in tal caso si che si pò* 
irebbe rimproverarìo di non avere ni saputo né 
potnto osservare il piano da esso annunziato a let^ 
tori. Descrive fora'egéì le controversie che insorse- 
ro. nel concilio milaaese il 343. allorché ì vescovi 
Bedotaio Uartirìo Macedonio e Demofilo legati del- 
la chiesa orientale una formola di fede esibìronvi 
d« «tsi data per «itodewa , e da' padri p$r in^tl-- 



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300' IblTTlIKAIIIKi *>. 

To di iA)TÌl& di espressioni e di sopprMSÌoné delt^ 
p«ro)a consofianziale t come eretica rigettata e pro- 
scrìtta ? Forse descrìve la rìtraltazioDe che fecera 
dell' ariabesìroo oeir altro miUaese coocilìo del Soo". 
i. due celebri vescovi Ursacio e Valeote priiMà||Mi- 
li autori di quella setta ? Ovverameote narra qda*- 
to accadde in quello del 355 tra i generosi via- 
dici della iiinoceoxa di s. Atanasio , e ìl> fiero par-: 
tilo il qual sostenuto dà imperater Costafizìoìl v(w 
leva- oppessa e condannato : perlochè quel coaà- 
Ho il quale prr la sua convocatione potrebbe dir- 
«i ecumenico, a motivo ile' disordini e delitH< 
ti che lo macchiarono tra< concilii legììtìmì ooa 
ai apoovera? almeno Sftaoifica i canoni del con- 
cilio del 1387 con cui fn provisto alla osservaa-. 
za delle regole monastiche, :alla rigorosa clausura 
delle sacre vergini^ alla preservazione e ricupera 
de' beni détlé chiesa, alU esectizidne de* legali jni, 
alla pena degli spergiuri e de' preti cacciatori ? Qae-: 
«ti SODO' oggetti di vera e propria storia ecclesia* 
sticB . De' quali ò il signor de* Rosmini ha tratta- 
to ù non ha trattato^ ^ ne avesse trattato: me- 
ritato avrebbe il rimprovero d* avere incluso Óà 
che dichiarato aveva di escludere.. Ma egli non ae 
lia in verun mctdo trattato ; dutiqùe qò questo rim- 
provero merita ; né merita -condAnna . pei aver si»- 
parato la storia propria oiénte' detta ecclesiastica- 
dalla civile e politica , alla quale, teologiolie diaca»* 
aioni é mistiche controvo^ie poco i^ nulla oonvA- 

gODO . 

§. 37. Così riferiti i sostanziali frefjii rìcoao- 
aciuti Dell' opera egregia del signor de Aosmini «. 
a distrutti gP indiscreti e assurdi pretesti d'esterno' 
diRciedito: quando al dottissimo letterato non si 
dia scrupoloso carico di qualcba rara insséttaaai^ 



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Storu milam» di RosriiMi 36^. 

Sparsa per I opera: sodo d'avviso, che qaesta stO"> 
ria di Milano possa annoverarsi tra te più prestan- 
ti letterarie produzioni dì cui fastosa vada l'Ita^ 
li« ; e la si possa prendere per esempio del mo^ 
do con cui lavori di tal genere debbun condursi 
a esecuaioae vantaggiosa e felice. Ho detto alcune. 
rare inesattezze^ ed egli, pagando un leggiero tri- 
buto alla uoianitÀ , vi d sdrucciolato , se mal noit 
ai appongo 4 He' casi seguenti. 

§. '36. I. Dicendo alla pagina ^3 della ititro^ 
duxtoae, cke gli liiigheri sono popoli usciti dalla 
Sciùa e dalle paludi del Tonai e di^cacciatori de' 
gli tomi dalla PaHfionòai benché avesse detto alla~ 
p- a 3 che gli UnTU erano tartari ■ i tfUali vennero* 
m porre' la loro residenza ih Pannónia'- il tjual pae^ 
se, da questa gente prese nome d' Ungheria. 

§> 39. II. Facendo morire imperatore Otto-;, 
ne IH in Paterno Iseo del contado di Civitaoastet-. 
lanat fidandosi alla cieca intorno A «{uesto, del aon^ 
infaJliUle Muratori j e- cadendo nel non raro equi-. 
Toco dì chi scrive delle cose di qua' tempi •, per' 
aver perduto di vista , che detto prìncipe partito 
da Roma.f come prova Cosimo della Rena nel- 
la sua Sene di diiiJù e tadrchesi di Tbscatia.y cele- 
brfr in Todi il natale loot insieme con papa Sil- 
vestro II; che tendendo a Ravenna per la via di' 
Toacana, onde farsi monaco sotto la disciplina 
di s. Roiuaaldo « non era. pia a portata di teixo-: 
cfderé a] Paterno di GivitacastellaDa,:aricarchè tal> 
loco avesse eaìstito j « che per conSegaeiìza quello'; 
dove Ottone mori il. si geiuaro looa bisogna ri- 
convscctjo nel PutcrUo' anche oggi esiftente &6Ì ter^< 
ritorio perugino , « hoD oell' altro forte ideato da ■ 
Magini, per non aver capito Leone ostiense nnico' 
•crìtttf di tal cosai S^ questi araste aBch« detto>i 



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SjMì, : Ilt'4rTIRl.T0EÀ 

die Ottone morì. apud f^piàum . tjuod ntmcupatu^- _ 
Patemum, non tonge a dvitate quae dicitur Castel' 
iena: chi avrebbe potuto decidere, essersi da lui 
voluto indicare non Cittadicastello ò sia il tiberìno 
Tiferno poco discosto daj Paterno perugino; nuCìvi- 
tacastellaha riputata erroneamente per molto tempo 
l'antica Vejo ? Ma vero è che ìl codice della caisinesn 
cronica di detto Leone, pubblicata da abate Angelo 
della Noce in Parigi il ttitìS, e riprodotta d»! Mura-, 
tori ne'siiói Rptuiu itaUcarum scriptores^ non lia quae 
dtcHur Castetlana\ ma bensì quae dicitur Castellina i- 
il die dovria per lo meno render perplessi gli scrit- 
tori in giudicare, di quale- delle due città parìare 
«gli abbia voluto. 

i§. 4o- ili- Dando il Tanto al sommo italiano . 
tragico Altieri, che l'avvenimento di Rosmonda mo- 
glie come tutti sanno di re Alboioo, sia noto e ce- 
lebre pia ancora che per. la lìostnunda tragedia di 
Ruceltai ^. ( GiovasD) , ) per quella sua del ei*aÌQ . 
stesso. Il che a .me sembra ooq potere asserirsi ^ 
se non amttiessa una di queste due strane sapp»- 
fiizioni. La prima, che la notorietà e celebrità del- 
le morti di Alboino é Rosmonda , coraeJa guerra 
titanica, la mutilazione di Urano e le imprese d'Ai- ' 
cide, abbiano per unico appoggio poetiche narrazio-. 
ni ; e non piuttosto la vera storia de' LangdlMrdì 
n la testimonianra di Paolo diacono , circa le co-.* 
se di quella nazione autor classico, il quale Ksaeor^ 
do ora il più antico tra quelli- clie ne parlano, 
può in conseguenza considerarsi qual vero fenda- 
ntento della notorietà e celebra dì qae' fotti. Lft 
seconda , che potendo esse, piutttosto che dalla sto-- 
ria dipendere, da tragedie: quella di fiuCellai, a dì^ 
vero di leggiero valore ma piìj antica , (essendo sU-. 
t^ impressa in .Venesia il i J^Ct, )'&)o.eui.prenden-. 
do il poeta per sue soggetto la uccisione di Atboi-* 



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StoriI milavcsb di Rofncmt 56q 

BB t dal niccooto di' Paolo son si diacosta : vi con* 
Iribuirebbe meno di quella d' Atfieti , il qual con- 
fessa clie f argomento suo tragico è iniieramente da 
tè inventato , e alla tragedia ingeDuamente dà il 
nome di /avola sua. Bai quale giudizio ne verreb- 
be , cbe la menzogna elegante di chi convenientia 
Jingit avrebbe forza maggiore della disadorna ve- 
t-ita cantata da chi famam sequilur'^v rendere D(>- 
toria e celebre qualche cosa. 

^ 4'- I' rilievo di qqeste piccole sviste , dal- 
le quali forse Toptra Uscirà purgata nella rist^Ri- 
pa , può essere considerato quale cbiatUsima ripro- 
va della impossibililà , che per evitare anchu il so- 
spetto d'iperbole , cambierò in m^iiagevòleaza , dì 
rinvenire sostanziali difetti ed errori capaci dì pro- 
durle vero discredito' Tali leggerissime macchie so- 
no dell' indole dì quelle , di cui vieta il veuosìno 
«legnarsi , a fronte delle molte betlease onde un 
libro risplende. , 

§■ 43. Non impinguo il presente articolo con 
recar qualche saggio della maniera usata dal signor 
de' Kusmiiii in scrivere questa storia: non perdio 
oltre i prodotti in molti accreditali giornali , non 
■contenga quest'opera altri Iratli eccellnuti merita 
voli di Speciale ammirazione: ma perchè le laute 
opere di lui ne hanno già resa cognita agli italia- 
na la penna 4 e quando trattasi d'una storia, ed es- 
sa non leggasi da capo a fondo, a nulla vagliono 
passi mutilati e tronchi e descrizioni sdrucite dal 
conlesto, se non a inslruzìone di giovinetti studen* 
ti di retorica t a' quali i precettorì metodici , e trop- 
po alle volte del più ù meno antico à dispnodia 
del moderno veneratori , diflicilmente toglierebbero 
di mano Tucidide Senofonte Livio Sallustio Ma- , 
«hiaveilo Guicciardina e Uavila ; e il signor de* 



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: 3^ 1 LSTTIftATVKà ' 

«Rosmini contento dì essere dalla rettitndiiie do 
giudizii ascritto al loro collegìa, Bonvorrà preteQ- 
^re dì vederli al suo cesjwtto lacere. 

TsofiLo Bktti. 



Memorie intorno la -vita del conte Giulio Perticete 
riy con un saggio di sue poesie , raccolte per 
Luigi Bertuccivli. 8. Pesaro^ presso Giambatti- 
sta Uosa, iàJ2. Un voi. di ^ag. itti. 



Noi 



l| oi stimtaiBo che per la stampa dì queste rìm* 
isiabi fatta dall'editore ana grave oota alla metno« 
ria del Perticari. Ed in fatti per qual cagione so- 
no state elle poste alla luce? JVon per Tammaestra- 
mento de' giovani : perchè ivi non è il bello sti- 
le del Pi-rticarì , ma sì quello da lui ritiutalo co^ 
stantemeote dopo esser venuto in quella eccellen- 
Bft di scrivere che tutti suono. JNon per dare al- 
trui a vedere ciò eh' egli potava ne'auoi verdis- 
jsimi anni i perchè altre cose pur troppo , e con 
tardo suo pentimento, aveva egli messe alle slam- 
■pe nella sua giov^Deziaì e perchè ognuno l'acìlmeD** 
•te s'imaginav^ , che quel Perticari il quale a' so* 
Ji 3y anni sapea dettare sì grande opera com' è 
-il T'rattaio degli scrittori del .)oo, noD doveva es- 
-cere uella sua adolescenza altro che un fiore di 
'Sapere e d'ingegno. Si sono, dunque non pure con- 
tra le grida del maggior poeta moderno che ono- 
ri l'Italia , cioè a dire dei cav. Vincenzo Monti ^ 
ma sì contra il volo de' più singolari amici ch« 



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MlMARR I Mim KEt. PstTICMI ■■ ^'j i 

'■^ì- cotte' Giulio ayeise in Doma in Bologna ed in 

- Pesaro T date fuori queste misere ciance, le qna- 
• li j)resGO i buoni oonoacitori de' modi del nobile 

yeraeggiare ( spectalmenle essendosi pubblicate oo- 

- me sue anche le cose d'altri) non potranno gran 
fatto onorare queir uomo chiarissimo , ma ilIodcF 
piuttosto un qualche inesperto a seguir ciecamen- 
te ciò che punto non è da seguire. Onde un' al- 
tra volta ripeteremo quello che un nostro compi* 
latore scrisse nel passato volunoe , cioè che sì -è 
fatto non solo cootra la fama del Perticari , ma 
sì contra la sua vqloutk ? sapendo ornai tutti gli 
amici $uoi ciò ch'egli pensava di queste 4ue ri- 
ine , belle forse per qualche misero fnigoniano de* 
nostri tempi ( che pur troppo ancor ce ne pono-), 
ma indegne affatto pel nome del Pertipari. Su di 
che ci piace appunto di riferìre un - passo d''uoa 
lettera, che egli scriveva da Roma il dì i5 del 
mese di luglio 1819 al cuo amico e nostro col- 
lega sig. Salvatore Betti. Que' versi, diceva il con- 
te Giulio, tu stessa vedi eh' ei sono tali che li da' 
rei a beccare a polli , e ne farei dono a Ginestra 
te li volesse. Tu sai come ho cangiato da me stei- 
so il mio stile: e con^e ho lanciata quella torta via 
che mi portala alt errore . Io griderò a tutta vo- 
ce che miei non voglio che Steno : e a cfU me ii 
volesse dare, darò una mentita per la gola . Tu 
che sei il compagno de' miei stmlj , sai bene s io 
■t'abbia mai parlato di qw.ste vergogne letterarie^ 

JVè il Bertuccioli area sapulo solo diil Betti que* 
■ti pensieri del Perticari-: ma si gli erano conosci^'- 
ti anche da un' altra lettera che il Pedicari sdis- 
se a quel tale , che avendogli mandate due eglo- 
ghe sue giovanili per la nascita del Hedenture, pre- 
gava che gli piacesse di recitarne uaa aell' acca- 



b/Googlc — 



. 3^3 • Là r 9:x % A' Tf u K à. 

(deniia'di Pesaro. Eccola tal quale il Bertmtcioll 
la riferisce a pag. 9o , essendo appunto una di c{ael- 
.]e che per buona fortuna trovansi in suo po»-^ 
' sesso . 

,t Ilio caro amicd. Cbi può vìacervi io gen- 
• n tilezza ? Credo non lo potrebbero le grazie. Ond'io 
„ dovrò parervi assai villano per la aegativa. M« 
,4 cbe volete, mio caro? Quaud'io vent'aoni sono 
,, scrissi quelle. egloghe, mi sperava di seguir da 
„ lungi TeocriUt e Marooe. Or m'avveggo cb' io 
,, tenni via tortai e comi! quelli andavano in sul 
„ monte y io mi cacciava per fossi e per paludi . 
ff Cbe ae pur qualche spìrito poetico le avvalora, 
M troppo studio dovrei consumarvi a ridurle a buoi 
„ segno. E a questo il tempo mi maoca al tutto, 
f. Pure pregherò la stanca mia musa : e vedrò di 
„ cavarne la grazia dì quattordici versicoli : cha 
„ solo tanti Oli basterebbero a mostrarvi la obbe- 
„ dienzh mia. Ma non lo prometto ; perchè Ìl prò- 
„ mettere sulla fidanza delle muse sarebbe teme- 
„ riti. Solo vi dico che porrò ogni mìa forza per 
u far contenta la vostra cortesia. Addio. Amat*- 
„ mi siccoma io y amo. - Di casa a ja dìcen»- 
„ bre 183 i. „ 

Cosi il coiste Giulio pausava di qudle sua 
cose: uè si fidava neppure di recitarle io uq' ac- 
cademia t dove bene spesso , come ognun sa , ba- 
sta aver solo un bel modo di porgere per trarre a 
dovizia gli applausi, ovvero, per dirlo alla manie- 
ra del iitertuccioli , per tkr battere a palaia le ma' 
ni (1). Di clic il Perticar! non do.vea certo temere. 



CO P»g. 47- 



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HlMOKlC ■ KIMJE 'DEL PfcaTiCARI lì^S 

.Or dba «rrebbe fgli {tetto se .anzi -areass -doT.uto 
vederle coli' onorato sao Dome ia J'roote maaJat? 
.atUtrqo in istampa ? 

Aocfie al Perticar! adunque , dopo che Idia 
eolia morte levogU 4' tnano. la penna (3), è tocca- 
to, ciò eh' avvenoe all'Alfieri e al Cariai: de'quft- 
li si pubblicò da gente , Teoale . q inesperta lut- 
to quello cfie fu trovato loro sullo scrittojo : sti- 
mando p9Z^aaieDte cl|e. tiìifDa cosa possa scender 
già anche tmprovìsa dalla peqQa d'un uomo som- 
inq . che. subito non «ìa . ecf:elIeQte e perfetta : e che 
]a faoia duo buono possa lar buone anche le ct>- 
«e pessime. Il che quanto sìa fuor di ragione, nrua 
s((vi« è che lo ignori. Onde copsigliamo vivamen- 
te il sig. Melandri di I^ugo. a tralasciale con otti- 
mo .senno, quesjte poesìe nell' edizione eh' egli sta 
preparando di tutte le ope^e del Perticar! : sicco- 
me quelle ch'essendo stale, fecondo il già detto, 
da queir alta ingegno cusl apertam^ute riìiutate per 
sue , non gli appjirteiigOD più in modo veruno. C 
s'egli avrà pur desiderio di dare alcun Piaggio del-> 
la manìei-a ch'usò Ìl Pertica^' in far vestii, baste- 
rà die riferisca la Cantile)^ di Menicone fruj'ulo, 
la quale a' suoi, buoni anni egli scrisse per le- noz- 
ze d'ui^ spo- .cugino :, ed era stata , prima che la 
mettesse l'uopi il Bertuccio^ , t^e altre volte stampa- 
ta. Genlilis-ìima poesia , e tutta bella deli' oro che 
ayea sap.uto. l'autore con avviso così maestrevole 
raccorre uè' tesori de' «lassici. La quale poi se vor- 
rà, che non vada,, unica nella sua edÌ2Ìo.oei cerche- 
rà di darle compagna la traduziotoe di quella fa- 
mosa egloga del Petrarca tra Panfilo, e Mizione •■ e 



G.A.T.XVI. 34 



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9j9 hnrrx* kTvwià. 

non potendo cti fere , pnbbltcfaerk qailclie bel pu* 
•0 della sua cantica totìtolaU ad Amerigo d^gU 
Amerigh! : co^a motto studiata dal Perticari, e meiH 
la fuori il 1811 in Milano qoand* «gH area gii ia- 
'f ciate le frasche del Frugoni e del Bettinelli , e tol-^ 
to a sua grande guida U divino Alighieri - K cbt 
ci& sia il vero f ecoone un saggio t 

Siccome T tacqnì , pia a! confortando 
L'iddia gentil nel lume d'un sorrìso , 
Di lai voci fé* graxia al mio dimando 1 

Chi ha al dal vero il tno pentìer diviso , 
Che non svi eh' a' mortali in tanta altezza 
È ogni cammin non che ogni voi preciso 9 

Che giovar mal ti può d'un dio larghezza , 
Meutre lo troppo fango in che ti chiudi 
Tanto ti porga della sua gravexza? 

Qui non di cetre ad oziosi àtudi. 

Qui per palestre, code valor s'affina, 
S'intéude e sud* a'faticosi ludi. 

Segui esemplo di mia turba divinai 

^è *l lauro scarso procacciar contendi. 
Che largo a poche IVonti il oiel destina. 

Onor dpgno de' forti a' forti rendi 1 
£ a ben laudar lo sangue degli eroi 
Dentra la scola della furza apprendi. 

Tempo era che li regi anco fta' voi 

Omaggio avean ben altro c^e di f»rmi , 
Quando ì Serti *onde ornarli eran da noj. 

Uarmorea allor nel denso circo starmi 
r godea , il fior mirando de'bennati 
Garzo» scontrarsi ÌD doro giuoco d'armi. 

O vagissero infanti a scettrci nati 1 
O s'innovasse una eHigìe di guerra 
Per toLiìiia di regni trioslati , 



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HcMORii V BtiR Dix Pirticìhi S77 

Come hion che da nube si disserra. 

Un suon d'aste, elmi, scudi, e carni « usberghi 

Alto sorreva allor per ogni terra. 
I gagliardi obliaodo ì chiusi alberghi 

la campo Tarme aUa patria devote 

Fean sonar sopra- l'anche e i nudi terghi: 
E in calde arene pe' dest-rier conimote 

L'ardue quadrighe si redean le fisse 

Mete evitttr colle volanti rote : 
E gli strìduli e fessi assi e le scisse 

Armi ed i cesti e i dischi volar alto 

Fra 'I clamor delle alle^ utili risse: 
E via fuggir le piante al' corso al salto, 

E traboccar chi lottando sape» 

Dir sé duro del -circo era lo smalto. 
Di tai pompe la vecchia et& godea : 

Né sol di suon di ceteree di squille 

A*' nascenti suoi re dritto porgea. 
Né , qtial se il dì bevesse o Bice o Fille « 

Cantavan come donae innamorate 

Le genti aH'- oo^a di palagi e TÌlle ; 
Ola per prove, di brandi eran laudate , 

E pochi ì vati , e molti i forti, e oolle 

Cosa minor di regia dignitate. 
E lo tenero carme, in che trastulla 

Li bambÌD la nutrìce , era di loro. 

Che vegghiavaao a studio della culla 1- 
Mentre a Tirteo ed al> tebao- canoro 

Scendean fra Tarme gì' ionj , che pe' forti 

Sudan di Giove al- troo sulT aste d'oro. 
Nel di che in Creta sovra i fratei morti 

Campò '1 Saturnio , nop voci d'imbelli > 

A gemito, infantilsi fean twnsorti: 
fila qua! freme Etna a'ciclopei martelli 

Fnigor stilb ch'ogui vagite avana* 



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3^8 Li TT ■ K A T CI ^ 

Di scossi bronzi e snon d'accìar eoa clU ; 
E i ooribanli a tondo dellfi sUou 
I salti avvicendare infra le spade 
Una fera agitando armata danza. 
Neil' aareo tempo delta greca etade , 

Che dall' opre del braccio ancor sì noma ^ 
Per tal festa rìdean l'elee contrade: 
E '1 seme onde ogni terra ìndi fu doma 
Per lai palestre scender fea QuiriQO 
Quando die la Sabina in nladre a Roma ; 
E sì fra '1 Campidoglio e t'^Y^t^^^o t 

Pari a grand elee che s'aSori&a al vento , 
Tri^ le spade ; crescea l'arboc latino. 
, Né sllor dì mirto Q rosa «ra talento. 
Ala sul crine air austera gioventude 
Nullo fuor chQ di .quercia era ornamento ^ 
Cuoio ed osso cingea l'italo rude r 

Né gian neir ostro dall« secchio al campo. 
Li duci paghi a poche Une. ignude; 
Né da censo guerrier cbiedean scampo , 
Né mano v'era fredda a cinjger ferro , 
Né occhio cbiuso di ^spada per lampo. ; 
Ma ognun più aspro di caccialo verro 
Già dal circo ringhiando u* più Gradivo 
Meoava a cerchio il suo bistonio Cerro: 
Fin che oppresso pugnava e semivivo 

Strascicando lo scudo e '1 corpo infmnt^ 
Orrìbilmente sì eh' Ìo. non lo gerivo. 
Né strappavan sol figlio i crini intanto 
Le strenue madri : e le virili spose 
Su* freddi letti non versavan pianto : 
Che perigliar per lizze paurose 

Gli avean pria visti e disiati , vaghe 
Non di bei cigli , ma di man famose, ec. 
Avremmo nominato anche il Prigioruere aperto-. 



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MlHOltII E BIHB DKL PjKATlCui 5nQ 

uco, poemetto ìd tre canti 9crilto dal conte Giulio 
il i8i4 pei" lietissima circostanza. Ma bene si sa 
che IJU0Ì predio ed onore degli eruditi intelletti (3) 
Io compose nel brevissimo spazio di otto giorni t^ 
né permise che si stampasse; se hoà a patto di 
tacervi il suo nome. 

Queste poche parole iatordo a* suoi versi. Ora 
Vorremo lodare almeno il Bertuccioli per le cosa 
dette (la lui nelle Memorie per servire aUa vita del 
Perticar! . Ma ci spiace dì non poterlo iar sempre, 
tenendo di' egli non abbia spesso toccato Ìl vero 
intorbo le opinioni di qtiel gran letterato e filosofò' 
è cìttadioo , che niuno al pari di iloi ha più ioti- 
inameote potuto conoscere . Se noti che queste co- 
se nieriletebbéro qiù nn piò lungo ragionamento ;- 
òhe forse a vàHi tristi e accigliati non jiiacerebbe. ' 
K però piglieremo a trattarne altrtfve : troppo ca'< 
t-a essendoci la memoria e la gl<ilria di Giulio, ho* 
atro , al quale con j:<ubblìcd ìddìgn^zione 3Ì soàci ora' 
à oo dipresso voluti mettere in capo gli stessi aT>' 
Tisi delle lavflndaje di Ponianàrossa o del sacrista- 
ho del duoino. . 

Ma tacciasi orif di questo : è passiamo ad al- 
tre cdnsideràzioui. È. piaciuto al Bertuccioli ricor- 
dare ì primi maestri cbè insègriaroAò a Giulio la 
Santacroce e il donato, anzi quel prete medésimo 
cbe il battezzò : cosa , come ognutt véde^ necessa'- 
rissima , e da doversi perfino illustrare Con una no- 
ta. E per poco noii Èi stese là siorià della nudrt- 
ce che V allattò sotto gli occhi de genitori è degli 
avi . Md il far sapere ^li altri (rateili che il con- 
te Andreai Perticari diede al «utf primogenita! Giu- 

(^^•«-6^ . ... 

/ 



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38o LitTcìATuai. 

lio non si è poi stimato ìd veruna golii oppotfil- 
no • Ond' «gli lia trascurato affatto di nominare i 
due TÌventi Giuseppe e Gordiano ^ e quel)* loro so^ 
rclla Violante , cui tutti sanno di che dolce «mo- 
re il povetx) Giulio amò sempre in (otta U vita 
sua . E con ragione : perciocché poche altre doiH- 
ne noi conosciamo, che per altezza di mente e boo- 
ti di cuore sieno a quella gentile dama da ugna- 
gliare . 

Si sono ben riferite le accademie, alle qaaU 
Giulio diede il sno nome : ma si e poi passato ia 
ntenzio qurllo che molto pie delle accademie fece^ 
ro a lui onor grande, cioi tutte le buone e ìlla- 
stri amicizie. Il che un diligente isiorico Doa do* 
Tea mai trasrnrare, solo ch'avesse vedute le coper* 
telle delle vite scritte da Sv ctonio e Plutarco. On- 
de va egregiamente che Ìl BertuccioU abbia 4 seb- 
beo c'osi di passaggio, nominato il Cassi ^ il Bor» 
ghesi , il Biondi , I' Amati , il Betti ^ T Antaldi « 
il Paoli, il Petrocci, e il di- Negro: ma percliè 
non usare la nipdesima cortesia con quegli altri , 
che il conte Giulio ebbe ugualmente carissimi « 
vale a dire col Canova, coH'Odescatcht., col Tam- 
brooi , col Costa , col Ferri , col Santucci , col 
BoTerella? Perche non dire una sola parola della 
grande benevolenza che gli ebbe sempre monsignor 
- Carlo Mauri ? 

h' asserire che il Perticar! apprendesse mai oal- 
k di greco dal nostro Amati , è pure UD asserir 
cosa falsa ; e 1' Amati stesso ne ba riso. Si aa che 
il Perticari non si tenne mai un gran cbe nelle let- 
tere greche, valentissimo com' egli era Della lin- 
gua Ialina e nelF italiana • e che quelle tradusionì 
di Filostrato d'Alcifrone e d*Aristeneto furono la 
maggior parte latte da lui sul latino per snopUce 



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HemOBIS B BIME bel PsRTtCAKl 301 

liset-eitio di ben« scrÌTérè , e bon per concederle al- 
te stampe . Falso è pure che Giulio volgariczassi 
mai tutto Catullo . Egli non volgarizzò e pose al* 
]q stampe altro che il poemetto delle nozze di TC' 
t^ e Peleot del quale rideva poi saporitamente ne- 
gli anni maturi , essendogli perfino sfuggito un vef- 
80 di id sillabe. Tale è quella versione che il Ber- 
tuccioli chiama magnìfica (4) ' Gesummaria ! ! Ma 
avendo egli ricordate queste sue baje, per non chia- 
marle col l'erttcari medesimo letterarie vergogne , 
perchji non dir anche in buon'ora una sola parola 
della traduzione del PervigiUum fenerit , a che 
Gìalio per tanti mesi del i8o5 si stette occapato? 

Del resto se il Bertuccioli avesse letta la no- 
ta del Perticati, posta a pie della pagina vi del 
Tolume dì gennajo iSao di^uesto giornale, avreb- 
be saputo eh' egli a buon dritto ritrattò la sua 
prima opinione di stimare cbe quel leggiadr* poe- 
metto sulta morte del Redentore fosse opera del 
Boccaccio,.. 

Che Giulio poi si dicesse Alceo oejla sìmpe- 
tteaia del Rubicone pel grasioso suo verseggiare, 
k pare falsissimo . Perchè tutti sanno che 1' antr- 
^o Alceo fu poeta gravi! e magnifico,, t cui terri- 
bili versi noi) pur dileggiarono Fittaco, ma can- 
tarono i discacciati tiranni e gli esilj . Oode Ora- 
si* dissa ( Od. 9- lìb. ir ) > 

..... Jlcaei mìnaces 
Stetichoriijue grave» camoenae . 
E prima area detto (Od. i3. ]ib. ii )i 
Et u^ sonantem plenius aureo , 



«-'•!• »•* 



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%Ì3 LlTTSRATVftA 

jilcaee » plectro dura navis , 
Dura fugai mala , dura belli . 

Non dunqne dalla gr'azia del verseggiare, nu-tf 
dal caprìccio accadeihtco, come «^sso sliol« doc 
cedere , o dagli alti suoi spiriti fu imposto a Giù- 
Ifo il nome d' Alceo ■ 

Ma non i questa la sola menda letlerarta^ 
clie, laSciarho starete magagne del dìr^i si trovi - 
neir opera del Bertuccioli ; pet'cliè anche a pag. \6 
( nota 1^ ) do V' egli loda il Borghesi, dice che ri 
Dome di luì vola glorioso dovuhque si onorano 
l^ archeologia e l' antiqàftrta .■ Quasi che farckeoltf 
già Idssé una scietiza diveriìa daìV antiquorid. 

■ Intorno quel miracolo di s. Luigi Gonzag** 
di che egli parla sì fr^ncaiftente alla pag. i3 , noi 
lodiamo invero la criSliaDa pietà del signor segre- 
tario dfel conlunedi Pesaro. Ma vorrà anqh'tfgli conce- 
derci che noi , aktettanto buoni cattolici , gli ri- 
duciamo almeno in memoria la severa bulla del pò»' 
tefice Urbano Vili. 

Ptìr ciò poi che appartiene alle lettere, clitf' 
abbiamo noi pubblicate in questo giornale, airt'' 
mo ài fiertuccioli ed a'-suoi pari , eli' ella ci stìn- 
Brano esspre una parte giaudissima ddll iisWrialel-' 
teraria del conte Giulio: essendoché ivi appartici 
sinceramente il tero modo suo di pensare^ tfi «' 
opponga, che il Perticari , scrìvendo di cose tosca- 
ne a' toscani , usò speiso un* altra linguaggio ■ P^''' 
ciocché tulti sanno ch'egli efa così cortrté { e *j^' 
noi sarebbe ? ) da non dir certo ie fillaoie all^- 
persone in sul viso ■ Ma cogl' intimi aoaici adope^ 
ravB diversamente, e tutto con bel candore apri** 
raiiImo~fiub. Anche Cicerone «crivendo a CesiH 



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MkhoBiI t Kini AxL PcRTicini 3%3 

ti ■ W. Antonio diceva loro le mille ao&viU e coi^- 
tesie. E che per quésta? Si dirà - cli^ egli tcoesM 
mai col tiranoo o col Satellite saò ? Nod gii; ma 
8ol#-{' (ibe' Tullio tiOD fa villund. E chi rorrì ve-' 
Tcmi^tfr «Conoscere ciò ch'egli stitaasse iotorno quo' 
due roiuaai » leggerà piuttosto ì« lett«#e che ndan- 
dava bel sécretìssiitio a'suoi famigliari i le quali do- 
po la morte siia furbdo subito pubblicate sen/a che 
«{Dei d* Arptao se ne hubentassero , 6 ai faceèsero a 
insolentire coQtra Attico ovver Tirone. Oltre a 
cbe si vuole considerare , che le lettere del Per- 
ticari toccoDo sempre T universal delle cose, né 
inai scendotio ad offendere alcuno particolarmen- 
te (5) : sola cagione per cui i compilatori del gior- 
nale arcadico , i quali certo non apprendono ooe-^ 
sta dal Bertuccìoli , le hanno senza difficoltà lascia- 
te Uscire alla stampa . ' 

Che finalmente il porero Pertic&rì iic' molti 
inesi di sua malattia fosse , Come scrive il Bertuc- 
cio]! a pàg. 99, divenuto quasi privo del senno, 
non sdppìatno se vorranno cosi facilmente passar- 
glielo i signori Conti Fl-ancesco Gasfiì e Cristoforo 
Ferri , eh' essendo stati sèmpre iotortfO al letto di 
Giulio fino alle ultime ore della sua vita , hanno 
pubblicamente e non sola una volta affermato , -cbe ' 



(5) Abbiamo ìnieM c6n (ingoiar diipìacera , cba la Cf. porta in 
■na ktten del Perticarì al Betti, a pa(. 356 del volaine di cei- 
tembre iSza , aia aiata interpretata per T ìimiìle del notaé del eh. 
Hiceolioi. A anirersal fiiiinganno noi f(>*s>*iio affermare, ch'ella 
non pure noa ruole indicare 11 Niccoliai, ma neppure ana pecto* 
t^i tOMlna: avendo puramente il valort di quel legno di canveu- 
xione , cbe naaii porre nelle «critture quando ù mot tacere Ai cbi 
ai parla. 



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884 LBTtBB&TVaA 

quel grtod'aomo anche pochi giorni ìAatnà il tn»^ 
rire ragionava di sapienza e di lettere Coli' usata 
sua gravili . Onde noi nel por Bne a questa pie* 
cola noterelta « Tolgendoci per puro senso di cari- 
U al sig. segretario , il pregheremo di racoontua 
queste ed altre tnli nofelle 

^ile persone grosse ^ agfi animati 

Che eolia vista non passan gli occkitdi . 



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365 



'«SStS 



ARTI. 

^ELLE ~ ARTI. 



i-eOtre anteltane. sopra le opere e ^ scritti di ^ari- 
•Cesco di Giorgio Martini architetto pittore e scul' 
tare sanese , scritte neit ottobre^ del i8|a dal 
prtifessore Giuseppe Del - Hosso , regio consid- 
tore architetto per le pubbliche fabbriche detta to- 
tama. 

LETTERA I. 

V_jome vi i noto, mio dotto amico, per averio os- 
servalo da roi medesìnio, ogni volta che io mi 
trasferisco ìd questa deliziosa campagna che ADtel- 
1* oggi si chiama, mentre ne' passati tempi laci- 
nula era detta (a) , cinque miglia da Firenze de- 
viando per breve tratto dalla strada aretina ; se al- 
cun dovere relativo ai miei impieghi non ricbia- 
mi la mia attenzione^ soglio dedicare parecchie ore 
del giorno in qoalche geniale trattenimento , circo- 
scritto a quel poco eh' io so intorno a questa be- 
nedetta arta eh io professo , e che sono bea lungi 
da conoscere nella millesima parte . Sono frutti 
■daoque degli ozj autunnali passati in questa mia 
.villa la piupparte delle esercitazioni architettoni- 
che , che ho ardito dare alla luce ; come dissipi- 
ti frutti antunnalì delta mia vita sono e saranno 

(a) Uaà. Itt^ XIU. paf, ^la. 



h,Googlc — 



386 Belle Aiti 

no quflUi eh* io fossi per produrre d' ora in-^ 
naDzq. 

/Lungi però da mfl ó^i Idea idelanconica ioop- 
portnna Dell' amena sitliaziené uella quale mi ri- 
trovo , voglio rendervi conto del soggetto di cai 
tono determinato occoparmi nel presente anno : sog- 
getto per vero dire non poco scabroso : ma poicfai 
per me stesso De bo fatto il propoaimetito , vedre- 
mo ciò che ne riesce . 

Dovete ricordarvi , per quanto sìeno molti ao- 
dì passati, che vi feci osservare nella mia celletta 
a* Firebze^ ove mi ritiro per operare, e che altri 
cbiatrtérebbero stddio, gabinetto, o qualche cosa 
di pili, due belle copie del famosa codice d'archi- 
teltura di Francesco di Giorgio da Siena , il dui 
originale autografo esistè nella biblioteca sahese . 
Questa rimembranza vi far^ sovvenire ancora del- 
le «Ite maraviglie che n<^ faceste ^ e che io no po- 
co mijliziósatifente usaifdo con voi, volli tacervi il 
modo per tot avevale ottenuta. I motivi del mio 
silenzio essendo da aii pezzo cessali , ve ne farò 
l>retemènté la storia i 

Sappiate dunque che nel ì'jgéy tempo io coi 
dal beìicÈcentissimo nòstro sovrand foi spedito in 
Siena per presedere ai restauri di quella infelice 
città percossa da uti terremoto de' piiì spaventevo- 
li i fra le molte relazioni eh* io' vì strinsi una 
fu quella che tenacemente ho conSef-vata fin alla 
mòrte, coll'arcipreté di qùellit metropolitana Ansa- 
nò Luti , letterato fra i più distinti , e preside di 
c(uélla celebre università . Ad esso principalmente, 
e ad altri pròfèssorì iàtti de' miei amici , debbo U 
fxignicìone di questo codice, già visitato da molti 
chiarissimi ingegni italiani e stranieri; ma niuno 
avrebbe saputo immaginarBl, « molto meno ia' 



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^teaso, cb'e* li fosse potato estrarn dal Mo scan- 
no per trame copia. Tanta però e leale era rami' 
cizia e la stima reciproca fra il nomioato aogget- 

■ tà e'met, che alla semplice mia domaoda , inter- 
media la parola d' onore di rimettere nel termine 
di Ire mesi Ìl codice al suo luogo , mi fu. sens* 
altra formalità consegnato la vigilia del mìo ritor* 

.00 in Firenze, che fu a iS ottobre dello steso aa- 

QO 1798. ) 

' Quivi da altro coltissimo mio amicò e pra- 
ticissimo di vecchie scritture -e caratteri fu dili- 
gentemente copiato sella originale ortografia , e poi 
di nuovo trascritto nella moderna dizione. Fu ia 
seguito restituito il codice a Stoia poco aranti il 
termine. stabilito . 

Divenuto possessore di sì prcEÌoso cimelio avt- 
va ia attimo di pabblicarlo, e di ciò ne detti un cen- 
no nelle notizie per servire alla vita - del dotto- 
re Leonardo Massimiliano de' Vegni inserite nel se- 
cpndo volume di>gli annali d^U' «ccadeinia italia- 
na 1803; ma mi ha sempre disauimato sopra ogfti 

■ altra cosa li^ perdita che «upponevasi irreparàbile 
delle moltissime figure , alle quali si appoggia il 
testo* per tal motivq 10 molti luoghi più assai 
conciso dì quello di Vitruvio t né ict er» un fra 
Giocondo o no PalUdio, che a ci6 poietsi sup- 
plire , massimamente per riguardo al trattato della 
fortìGcazioni che occapa- buona parte del libro , 
nella qual parte mancando il testo sarebbe stato più 
facile supplirvi col descrivare la figura., che vice- 
versa ricavare la figura dai. sen^plici appuntì,' che 
r autore ha indicati per acbìarimeoto delta 'Egura 
medesima . Questo era- lo scoglio principale ; sco- 
glio che -non ebbero gli espositori delle dottrine vi- ^ 
traviane, che. per lo rimaiHUkte sarebbe stato pof- 



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3IS BctLc Aavi 

•ibile spproisnnarst al letitiittmto del tanese «erH* 
tore , quand* anohe ci fossimo nei disegni in alca- 
na p4rte allontanakì dal tuo guata . 

Spìngati i motÌTÌ della mìa renittaza ; che do- 
T'te accordarmi eaaere stati ragionevoli « né cìà at- 
tribuirsi • puroL effetto di pusillaDÌmili, da' me 
rio coo.oiciuta; voglio ora informarvi dell'epoca 
più fortunata- relativamente a questo codice. li 
dotto e diligealissimo stg. ab. Vincenzo Follini , 
attuale bibliotecario di questa imperiale e regia 
Magliabeccbiana^ nel riordioare e ripassare a mancr 
la numerota eollesione de' libri a penna alta cU 
-luì custodi* a (fidata , sono già sotrsi parecchi ao- 
ni, ritrovò intero e nitido il codice di Francesco 
di Giorgio con tutte le sue figure chiaramente de- 
lineate y e interposte allo scritto- 
Mancante ' però d) prolegomeni e del Bons 
dell'autore stavasì dubbioso il degnissimo iùblìo- 
tecario a chi si a,vess» dovnto attribuire od tal di* 
UgeDte lavoro: quindi venato ciò a noiìzindel gen- 
til* mio amico , che aveva estratta la copia dal 
oodiee di Siena, e venuto in sospetto di oiò che po- 
teva esaere , partecipò pure ^ me. tal- novella , e 
unitamente ci portammo a vederlo- Si ebbe allo- 
ra il coptento di riconoscere in questa la copia 
a, buono dell'autografo abbjszo., che esiste nella 
libreria lanese. 

Di tale intereeaante ritcoTsmento- il pnbblieo-, 
eh' io sappia , non ne ha per anche avuta notizia; 
bensì ne ho avvertito io per lettera alcuni lette- 
rati, coi qaali p^r loro amorevolezza sono stato 
e aono io. corrispondenta . ^cco dunque che si i 
disciotta la maggiore dil^cohà: che si opponeva 
alla p^bblicaziouc di questo trattata d' arcbitettn- 
ra : ma un'altea se na 4- presentata , che rigiur- 



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da H 'V^ che «igerebhe riacfoione 4i tante ta- 
vole i impresa da non mcbiar^L . da uo samplico 
particolare , la quale riuscirebbe a sola utilità de* 
libraj , e a scapito maoifeslo del disgraziato pro- 
motore . Ben sarebb' ella degnissima di un cospi- 
cuo mecenate, e più ancora dell' inclita patria dell* 
autore: patria che io ogai tempo ha dati de* no- 
bilissimi ingegni alle lettere e alte arti ; che ha 
avuto fra i suoi magistrati residenti' lo stesso ar- 
chitetto, che pur si pregia dì esser sancse, come 
da varj passi delta sivì opera che ftporterò . Qual 
' Temudefaziooe di giustizia non sarebbe ella questa 
Terso UQ figlio sì illustre? Quale aumento di glo- 
ria non ne deriverebbe alla città e al cittadino? 
Corredato il testo di poche , ma opportune anno* 
tazioni , comparirebbe qua! lucida gemma a riem- 
pire una lacuna che esiste fra gli scrittori ce- 
lebri d'architettura , dica fra Leon fiAttista Albev- 
ti ed i treoeotìsti . 

Trovato il libro , penso che non mancherà 
chi di questo voglia arricchirne le biblioteche dei 
rfotti,edegli artisti nazionaii e stranieri col mez- 
zo; di una decorosa ediiiooe. Di ciò ne son cer- 
to, ancoraché tal -cosa non fosse per accadere ai 
miei giorni ; ma aflìncbè il soggetto che si assti- 
messe l'incarico di questa pubblicazione non ap- 
dasse errato circa le operazioni eseguita da quest* 
uomo celebre, cc^me ha fatto il Vasari neHa di Ipi 
- vita , ed altri che per incidenza alcuna cosa ne 
hentto scritto; in questa come-nelle successive lette- 
re andrò svolgendo, alcuni punti non ancor ben* 
dilucidati , i quali se per fortuna meriteranno qual- 
che suffragio dalle persone dt lettere, potrà il tran- 
•uato; delle cose dimostrate riportarsi fra i prule- 
gomeoi all'opera del sanese Francesco di Giorgio, 



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che lUI p. Della Valle u>m. Ut 4«1V ^ìltn i^ 
. nesì e dn monsignore fiottori nelle posliIlei>l Va- 
sari (edizìoDe di Fìreozc 1^71 ) dicesi estere de* 
Utirtini ; e così pure dal cons^gtì^re Gio. IMofi- 
co Bianconi in una sua lettera, e dal chiaro noiUo 
amico sig., ab. Luigi De Aogelif ndl' elogio sto- 
rico dì Giapomo l'accliìaroUi ( Sieoa 163 1 ): n 
quali autqri mi rimetto muì ^jlttn esan^e. 

Ora per eotrare in qualche discussione reUti* 
va alla vita di questo c^ehre artista, dovete m< 
pere , che fw le malte appuntature , delle qmli 
sono ricoperte, alcune pagine che precedono il suo 
trattato ( dico, sempre dell' esemplare aotograrochi 
d io Siena, di cui ho la copia ^otto la miino) bir' 
vene una che dichiara essere stato scolare «U Fi- 
lippo Brunelleschi. Ghiuiique si fqsse , cl^e abbia 
gettalo, su quella carta questa .opiqiqae . eìU ooi> 
merita atteqaioae; imper^cchà riportandost al Va- 
sari , egli ci dice , che le opere di quest'- autwt 
furono atlornp al 1480, p che arrivato aU «w 4* 
•tini 47 si ■ morì. 

A vpler dunque sottenere, che egli fosse »t»" 
tO! scolare del Brunelleschi, o bisognertfhbe.tàr p»* 
cedere le op/^re di Franaesuo , oacconlargli n|>' 
piij lunga esistenza relrocedeiido per lo iDJK'tr»- "* 
primo caso non veda o^iiniera c^i allonlan^i^ , . 
■ «uè operazioni , ma all' opposto ho forli mo''" 
per avvicinarle pii^ ^ noi; poiché, avendo egli <>P*' 
rato pel servizio di Federico 11 di Mante FeM» 
come .ampiamente ai dirà, il quule esseqdo ^^ ' 
^to nel i48a (a), sar«bb.e ragionevole la supp^si- 



W eirokmo Muriii|, Istoria de'fotli di Fbierigo da XaUe W' 
tro ec. oyen che u citerà più opportuaatneute nel icgaitt* 



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JttlLi Arti ^91 

BÌ<Hi»-che l'architetto gli sopniTTÌTesse ; e che ri* 
tiratosi dal serrÌEÌo della casa dacale di Urbino , 
comiaciasse a godere delle ooorìGcenze della sua 
patria. 

Nel secondo caso chi senza dati po^itiri po- 
trebbe crederai antorizaalo a prolungdre la sua età 
oltre i 4j ^D°i 1 quando il Va.^ari positivamente Io 
«fferma ? Il qtwl» die«*docÌ di avere ottennio il 
di lui ritratto dvi Jacopo GozxeteUo, compagno e 
carissimo amico del 'Marttru ^ poteva da costui in- 
siem col ritratto avere, avuta anche la notizia eh* 
•t ci ha lasciata attorno al vivere di Ini. 

Tenendo allor fermi ({aesti doe elementi , e 
«nendoia il terzo, che si ha per certissimo, del* 
la morte del firunelleschi accaduta nel 1444 , "^ 
Eesulterdibe 6he a quell' epoca il nostro autortf 
Fraocegco di Giorgio sarebbe stato un fanciulletto' 
Ai otto io nove anni,' nella piiì favorevole suppo- 
«iziooe- che poco sopravvivesse a Federico di Mon- 
te Feltro; «he egli avrebbe potuto di più aver co- 
nosciuto il BruneUeschi, ma non aver potuto pio--* 
fittare de' suoi insegna nsenti. 

Per toglierci alfatto da q^uesta incertez^ta vi 
dirò intanto, come più estesamente- proverò al suo 
luogo , ohe' il Vasari è caduto io- una strana il- 
Insiuoe rapporto ai 4? ^o^ì di vita assegnati a . 
quest'artista, il quale secondo il computo nosuo de- 
Te averne, visuiti non mano- di sessaotaselte , avve- 
gnaché dal padre Guglielmo della Valle al luogo ci- 
tato si riporta la lede del di lui battesimo , che 
segui ai 36 settembre ■4'9 ì * che da altri dati 
può ragione volmeote credersi . mancato al principio 
del secolo X.V1. Cusi si atterra cbi tenne lopmio- 
ne t che Francesco di Giorgio fosse stato un crea* 

G.A.T.XVI. a5 



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$93 Bm.B A>^i 

to del Brandleschi ; poiché e};1i eri luto càttfOQ 
anaj aranti l« morte di qiiest' altìmo. 

Chi sari vuto dunque l'iastitatore di qwst'ar-* 
tista ? Ricrrca inutile secondo me , e solla qoala 
non si possa dare veruaa soiidisfaceote risposta . 
Però crèdo ch'egli comineiasse, come tatti gli ar- 
tefici del suo tempo, da esser prima [attore, scul- 
tore, e orafo; giacché io tutte queste arti lascia 
drì saggi del proprio valore ; e che il solo genio 
o desiderio di maggior fama lo conducesse allo sta- 
dio dell* architettura, che all'esempio del gran Bru-- 
nelleschi tutti da loro stessi apprendevano , poiH 
tandosi a Roma, esaminando, e aiisarando ciò che 
ara rimasto io quella classica terra. L'autore steSt 
so ce ne rende avvertiti nella prefazìoae apposta 
nel codice sanese , ove trattando delle diIBcoltà 
che s'iacontrano nel bene spiegare il testo di Vi- 
tro vio , si dichiara di aver „ concordato i detti 
f, suoi con quelle poche di reliquie delli antichi 
„ edìfizi et sculture , che per l'italu sodo rima- 
„ se, delle quali io rtùno avara visto et confiiderato 
„ la maggior parte „. Più specilicameate pqrla de* 
suoi viaggi, come egli fa alla pag. jo , col descri- 
Tere alcune particolarità architettoniche osservata in 
Roma „ de te quali era ornato d terzo cincto del 
„ Capitotio : et urudtro difizio rumato apresso asan- 
„ ctq Adriiwvo in Rema, et simiie ho visto in un 
„ edificio d^structo in una stiva apreuo ad Aqtù- 
,t no eie. „ K altrove si esprime chome ho ut- 
sto alla porta di Capava . E trattando degli an- 
tichi cammini, ne cita uno presso Perugia ; altro 
a Baja pressa alla piscina mirahite di Nerone ; e 
altro pure a Civita Vecchia : dai quali passi de- 
duinenio che egli non solo fosse stato a Roma, ma^ 
che realmente avesse viaggiato per tutta l'Italia : 



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Bn.LE Ann 303 

Saremo dì più' persuasi della dìIigRDza delle «uè 
ricerche , e della preciaione delle sue osservazio- 
ni , mediante le quafi cose non ha avuto dìf^coU 
tjk il Vasari di asserire sul fine della di lui vita, 
che al nostro „ Francesco merita che gli sìa avu- 
„ to gnade obbligo, per avere facilitata le cosa 
„ di architettura , e recatole più giovamenti' che 
„ aleno altro avesse fatto , dn Filippo di ser Brn- 
^ nellesco infino al tempo suo,,. 

Ma il Vasari , dico a me medesimo , ha co- 
sì pensato per aver creduto essere di. Francesco 
alcune- fabbriche , .che ad altri appartengono, cu-V 
me vi proverò nel s^uìto: dunque qoest' elogio • 
originato da un equivoco ?. Sospendiamo fino alla 
fine, e- vedremo quanto pef ^Itri edilìzi, de' quali 
lo ha defraudato lo atesso Vasari , egualownte se. 
ne è reso meritevole. 

Senza perdersi, dunque in indovinelli circa 
Vfstitutore del nostro artetice , sari prudente par** 
tito quello di attenersi al più probabile • sistema 
di allora , cioè che la sola meditazione sulle opere 
degli antichi, unitam>nte ai precetti di Vitruvio, 
formasse gli architetti ; .sistema che rìchiedendoi 
grand' assiduità , violt^ intelligenza « e soprattutto, 
la cognizione delle matematiche, non tutti i ta- 
lenti, treDcfaè Boimati dal medesimo spìrito, erano 
sicuri di sostenere, oaa prova cotanto peouta . E 
bensì vero che i pochi dalla natura dotati dì al- ' 
titudine e di costanza a tate esercizio necessaria,- 
diventarono eccellenti a segno che-colle opere e 
con gli scritti fecero stupire l'Itatia. 

Poche e concise notizie sono *a noi venute dei 
lavori dìFraocesco diGiorgio riguardandolo nella qua- 
lità di pitture , scultore , e orafo : dette quali co- 
ai* 



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394 BtLL^ Ann 

se voglio ora sbrigarmi , avanti di rìgnardarlo co- 
inè architetto e scrittore. 

11 Vasari nella vita dì Doccio sanese, par- 
lando di una tavola che detto Duccio falla aveva 
per il duomo di Siena , la quale fu levala all' oc- 
casione che vi fa sostituito un ciborio, si duole 
di non averla potuta rinvenire. Si ha per& da una 
noia apposta al detto luo^o da monsignor Bolla- 
ri, suggeritagli forse dal padredella Valle, che la det- 
ta tavola sta nel duomo istesso allato all' altare di 
s. Ansano, e che fu dipinta del' i3ii. Ora tornan- 
do al Vasari si esprìme egli non sapere quello che 
f>-ancescQ di Giorgio ne facesse , quando rifece di 
bronzo detti) tabernacolo ( ossia ciburio ) e quel- 
li ornamenti di marmo che vi sono. Parla pure dì 
questi ornamenli , e de' due angioli di bronsu nel- 
la vita di Francesco, dicendo: che furono vera- 
mente un beltìsiimo 'getto , è furono poi rinetti da lui 
medesimo con quanta diligenza sia possibile imma- 
ginarsi (a) . Ci dice in seguito, che diede anco ope- 
ra alla pittura , e fece alcune cose , ma non simi- 
le alle sculture: fra le quali cita il ritratto del luo 
•ignor Federigo Feltro in pittura , ed anco io me- 
daglia , la quale , supposto che ella oon fo«se mo- 



(a) 11 precitito P. Della V«Ue ( LeUcre Kaeù tom. HI }, che 
piCi Tolta avremo occuìone di rammoàiare, ha privato eoa «.uc»- 
ticì doctuneoti, e contro l'opiaioas del Va*ari, che tu niutato ■■ 
quella Qperaziooe da Domeuii-o di SLuiaao orafo, ohe n'ebbe per 
■na mercede scucii ix, «o. Daf medesimo «appiano ancora, che è Jet- 
la mano di t'ntaceaco 'un Eru^o di augelì . e la Vergioe in rìU*- 
v« sopra l'altare della cappella fuori della poria aCamullja, e diM 
statue DcUa faMÌau del Caaiao, una delie quali rappreseuu s. An- 



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BiLLE Arti 3q5 

delUta e poi dì getto, ci far^ chiari che Fran- 
cesco conoscesse ancora l'arte di coniare in me- 
tallo, lo cbe apparteneva all'orificeria. 

Kilevo in oltre da un'altra appuntatura esì- 
stente sulle coperte del codice sanese, che il no- 
stro autore dipingeva la coronazione di M. V. neU 
la chiesa dello spedaledi Siena circa al i47> al 1474* 
come da notizie estratte dall' archìvio dello spe- 
dale predetto riportale dal padre della Valle. 

Il eh. sig. ab. De Angells in una aota all'e- 
logio di Pietro Cataneo , «peretta che opportuna- 
nieote loderemo in altro luogo, ci dice che il pa- 
dre della Valle seguito dal Lanzi afferma, che FraU" 
cesco dipingesse solamente la tavola che era nel 
coro di s. Benedetto, monastero degli Olivetani di 
Siena, ma che amendue s'ingannassero; poiché al- 
tra sua tavola à stata ritrovata in Monte Oliveto 
maggiore rappresentante 1' assunzione della Vergine, 
trasportata insieme coli' altra nella sala dell' acca- 
demia di belle-arti in detta cittì ■ E ben mi ri- 
cordo io di aver letto, non mi sovvengo ora do- 
ve, che in Urbino pure moatravasi alcuna cosa di 
suo dipinto, oltre il bellissimo fregio composto di 
'macchine e strumenti bellici, commendato dal Va- 
sari , entro a' quel magnifico palazzo ducale ; qual 
fregio però , ■ scapito dell'esattezza dello storico , 
si vuole che sia di rilievo e non dipinto . 

Pochi in vero sono i saggi de' quali l'istoria 
ci ha cooserrata la memoria , ma sono però ba- 
stanti a fiirci comprendere qual fosse il valore 
di quest' uomo nelle arti che al disegno appar- 
tengono; e che probabilmente furono le prime eser- 
citate da esso, se gli esempi di tant' altri profes- 
sori del SDO secolo si - ha da credere eh' ti segui- 
fasse : al die sono ioclinato . 



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5()6 Beli» Asti 

Comunque tal raccenda seguisse, egli è hicoii'* 
tra<itabi)e che (•'rancesco di (ìiorgio si fece distia' 
giiere per un eccellente architetto, quale erede egli 
si fosSR delle dottrine d»! gran luminare, il cori- 
feo degli architetti eruditi, Leon Battista Alberti , 
mancalo in Roma nel 1473. Seppeet;li aprirsi ona 
luminosa strada malgrado le pratiche artificiosa» 
mente impiegate da altri artisti del suo tempo, dei 
qiifllì si duole in molti passaggi della sna opera; 
nia che Ì mediocri ingegni ed anco i più innctti 
abbiano prevalutn, è una circostanza-di tutti i tem- 
pi , e di tutte quelle' occasioni , nelle quali siavi 
Speranza di gloria e di lucro. Costoro si unisco- 
no sempre per atterrare il più forte . Sono ì cor- 
vi della letteratura e delle arti . Stridono spesse 
Tolte p^r fame, e se impotenti sono ad uccidere al- 
cun loro benefattore o maestro per fame pasto. Io 
divorano da morto- 
lo compensazione per altro delle incombeDZa, 
che polirono essere state tolte al nostro Praocesco 
diagli emuli Suoi, e anche per contrapporre ì pla- 
gj manifesti che vìvendo ancora si permisero a 
fronte scoperta altri soggetti, verso de' quali si sfo- 
g4 con una lunga diatriba che' serve dì proemio 
alla settima ed uUi ma parte della sua opera ; gli 
autori della di lui vita, vale a dire il Vasari e 
dì''tro a- lui il Milizia, gli attribuiscono, com'ho 
Afccnnato , alcune fabbriche che ad esso non ap- 
piirtengooo. Abusivi! è dtfnque questa che abbiamo 
chiamata compensazione, e che. ci viene da altri 
reclamata. Bisogna malgrado le asserzioni degl'islo- 
vici destituire 9 ciascheduno ciò' che è sua pro- 
prieli . 

Non avrebbero questi autori avuta occasione 
di alterare e confondere d«i falli , «e maggiora 



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Bklm AtiTi 397 

itteazioDe avessero portato nel ricercare ed asse- 
gnare al Dostro artefice ciò che realnaeate è di lui, 
piuttosto cbe averlo per negligenza tacitilo i cosi 
avrebliero reso miglior giustizia al suo merito, e 
pia lumioosa la Tenti. Questa diiìamina la riserbo 
ad altre lettere, flie succederanno alla pre5<>Dte ; 
frattanto voglio qui riportarvi alcuni passaggi del- 
la sua opera , pei quali due cose si stabiliranno . 
Prìmo, cbe l'autore del codice era sanese; secon- 
do , cbe stava al servizio dì un gran signore : due 
circostanze che s'incontrano in Francesco di Gior- 
gio Martini. £ che questo signore fosse Federigo II 
da Monte Feltro duca di Urbino, lo dichiara l'au- 
tore medesimo in altro luogo- (a) 

Nella prefazione parlando delle incerta inter- 
pretazioni date a Vìtruvio 'ino al suo tempo , si 
esprime: „ la qaal cosa per forza di grammatica gre- 
„ ca e latina non è stato mai possibile venirne 
^, A fine i benché più peritissimi ingegni nell' una 
^, e nell'altra Hngua in questo *Ì siano alfaticati da 
„ me e dal signor mìo indotti . „ 

Trattando nella prima parte dfl libro delle di- 
Verse esposizioni ai venti, e loro effetti: „ testiiico 
4, io avere visto nella olarittims della mia città di 
4f Siena . ,t 

E tu seguito nel trattato de'marmi : „ di qne- 
„ sta medesima specie si trova nel territorio della 
*, città mia di Siena in luogo chiamato Cerbaja „ 
ed enumera di poi altre qualità di marmi del sa- 
nese, e mostra di conoscer bene ì luoghi d'onda 
«ssi si estraggono. 

(a) Vtì. inttjtaiw i! ducato di Uiiino da Si«o IV ranno ii^3. 
G<m1 U P^ Vincenzo tìmarelli: Moria dello sialo d'ìXiiiM. L. II. 
e, aC. Breteitt iGitt , Aranti era .conttu 



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SqS SctiE Ann 

Infinite daiK}ne sono le testimoDÌaDze, che I'aii* 
tore nominalo del nostro codice fosse saDese^ ed 
al seFvizio del duca Federico Feltro , il quale a 
emulazione de' maggiori potentati italiani erigeT* 
con temporaneamente fabbrìcbe sontuose e ricorde- 
voli di memoria. 

Ed avendo ora riguardato quest' uomo inge- 
gnosissimo come scultore, pittore, e forse orafo; 
nelle seguenti lettere veì dimostrerò come singola- 
re OFcliitetto, e non comune scrittore. 

Tratlaoto concedete di potervi abbracciare, a 
confermarmi tutto vostro. 

Antella ^ ottobre iSai, 



'i. sioni di ftrchitettura civile del cav. Ràffa^lo Stem. 
f'ol. 1. JRomat per Giuseppe Satviucci, iSaa. 

J_ ra coloro eh* ebbero nome di valenti architetti 
1 dì nostri, e che alla, molta scienza mandarono 
congiunta la pratica, è da notarsi Raffaello Slern: 
il quale ha dimostrato nelle fabbriche che dì lui 
rimangono in questa capitale quanto egli avesse stu- 
diato negli antichi ediSzii , e come si brigasse ne* 
auoi ammaestramenti alla gioventù di togliere via 
da questa nobilissima arte il falso gusto e la ma- 
niera. E. non piccola fatica aveva egli dur»ta nel 
Concordare cogli usi e comodi de' moderni i pre- 
cetti e le regole degli antichi , i.quali scrissero ed 
Operarono intorno a fabbriche de] tutto dissimili 
dalle tfostre e per 1' uso pubblico e pel domesti- 
co, e per la religione, e per gli spettacoli- Né .sai». 



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fillLE Axfl 399 

«lt«fk d' ìngs^o sarebbe egli perrenato in quell* 
eccellenza delT arte , io cbe basta per renderlo chia- 
ro, il nuovo braccio del nauseo vaticano. Opera ve- 
jaAMOte degna della magnificenza degli antichi ro- 
zdani , e tale che può per se sola bastare a donar 
jana a nn artefice , ticcome manderà sempre più 
gloriosa a' posteri la memoria del sommo pontefi- 
ce Pio VII per volontà del quale sorse cosi nuo- 
vo splendore del museo Fio - dementino . La im- 
matura morte dello Stem ha lasciato un vuoto as- 
sai difGcile a riempirsi tra gli architetti , ed era 
ufficio di riconoscente e pio discepolo il pubblica- 
re le lezioni ch'egli dettava agli studiosi io archi- 
tettura nella insigne accademia di s. Luca . Il qual 
pensiero cadde in mente al sig. Antonio Sarti pen- 
aionato in fioma dalla pontificia accademia di Bo- 
logna. Questo valente giovine si è volto a racco- 
gliere con ogni cura gli scritti del maestro per man- 
dargli in luce. £ gii n' k uscito il primo vola- 
ne , corredato di 14 sUmpe in rame , le quali tut- 
te si pertengono agli argomenti delle lezioni in es,- 
«o contenute , che formano la prima delle tre par- 
ti di tutta r opera . E comechè questa non ap- 
presenti veruna notabile novità , pure non lascia d^ es- 
tere utile, e diremo necessaria, agli studiosi d'ar- 
chitettura per la cbiarezu ed ordine con che ai 
.Tade «critta, e pel vantaggio che ne deriva all'arte 
jaella presente nostra età: intantochè lo Stern , com 
è detto di sopra , seppe cogliere gran frutto dalle 
■nedilazioni sue intorno le £aU)rÌche degli antichi 
per addattanie e conciliarne le bellezze cogli usi 
e colle comodità de' moderni . E volesse il cielo 
eh* ei non losse stato tolto così presto dai vì- 
vi ! Perocché suo intendimento era di lavorare an- 
GOFft i e pt^rfezioDare. queste sua lezioni , e accom- 



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4oo Bbllc Àftn 

pannarle cogli «empj della pratict « e dob lascijrf 
ìodiotro coKa che fosse da desiderare . 

Le lezioni di qoesta prima parte rìsguarda^ 
no il comodo e la bellezza degli edificii ; che del- 
la Rolidilìi ei noD tiene ragione , siccome cosa che 
alla architettura ptalica si pertiene , e che per qm 
altro piofessore veniva iosegnala nella stessa acp 
cadenti a . 

E primamente facendosi a discorrere la como- 
dila , dimostra essere questa pregio principale n 
ogni edilicio , e quanto debbasi studiare nei par^ 
ticolari della dispositiva e dell' ordinamento. 

Stabilite le teorie con grande e sottile ìntel- 
leilo, passa a far conoscere siccome il decoro sia 
parte integrante deireuritmia , e come in ogni edi- 
ficio venga esso determinato dall' uso e dall' aato- 
riti . 

Ragiona quindi i( carattere delle fabbriche , U 
quale vale a signilìcarne la destinazione , e stattu- 
sce tutto ciò eh' all'aspetto loro si conviene; sie- 
no elle pubbliche o private;. Le divide ìd tempj; 
in edefizj di sicurezza; di Commercio; di sanità« 
-d' istruzione; e di magnificadza Eazionale . 

Allorché viene a discorrere degli ordini e delle co- 
lonne isolale, assegna le varie loro indicaKiooi , 
e dimostra quanto studio vuoisi avere per Tarchi- 
tetlo nella composizione de' primi, e ' nell impiego 
delle seconde. È qui dà a divedere maestrevolmen- 
te eh' appo i greci 1' architettura a tre ordini soli 
stringevasi ; e che gli altri « sotto nome di atti- 
co , cariatide, persiano , rustico e arcuato, im- 
'propriaraente furono detti ordini. E medesimamen- 
te parlando de'bugnati , a'quali fu dato nome d'op- 
pine rustico , prova che debbono io questa veca 
opera rustica wiere appellati . £ dopa aver £itt* 



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BtLLK AkTI ^01 

Conoscere qoaoto essi giovino «Ila bellezza delle fab* 
brirhef se operali sieno in armoota col carattert 
di queste, ne prescrive la forma e le dimensioni. 
Tocca poscia la storia della loro origine, e que*- 
tanti monumenti di Grecia e di Roma nf^' quali fn 
costume di adoperarli . Dai bugnati poi a' apre la 
TÌa a discorrere gli altri modi di antica costruzio- 
ne ì cioi, l'incerto: il reticolato: la cortina. 

Esamina quindi gli arcbi ne* particolari di co- 
struKÌone e di ordinamento, e dimostra siccome ia 
Tarie circostanze sieno essi indispensabili, essendo* 
cbè costituiscono il carattere di molti edi6cti . 

Ragionando poscia 1' ornamento e la bellezza 
^elle fabbriche, sì distende lungamente su le por- 
te e le finestre e le nicchie, e conforta la sue sen- 
tenze con esempi tratti dagli antichi e da moder- 
ni grandi architetti italiani ; e dimostra che tanto 
rispetto alle forme quanto agli ornamenti debbono 
esse concordare coli' euritmia e colla semplicità , 
Onde schivare la strana e capricciosa maniera dalla 
quale derivò la decadene» deli' architettura. iVè me- 
no sottili sono le restanti sue osservazioni intorno 
la decorazione esterna delle fabbriche , la quale egli 
divide in frontespizj, balaustrate, e sculture. Depri- 
mi dice l'uso e la significcnza , e il luogo oTe pos- 
fOQO adoperarsi, e come debbansi evitare i misti- 
tioei , gl'iaterroUì « e i TÌ«altati , e quanto sia bar- 
bara cosa ed assurda il soprappor Tono ad un altro- II 
-che pur troppo usarono contra la ragione dill' ar- 
te i moderni. De' secondi , cioè de'balaottii, ac- 
cenna r uso e le migliori forme , e quando e do- 
ve possane' sanamente impiegarsi. Da ultimo, in- 
torno le statue, i bassi-rilievi, gli emblemi e qual- 
siasi altra manieri di ornamenti desti iati a deco- 
ro degli edificii , niccomaiida aU'arcfaitctt» di um- 



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4o3 Bblli Abtì 

re ogni 'cnra e studio e saviezza nel determinarìi 
per noQ cadere in errore e in contraddizione col 
falsarne il carattere . 

Le quali cose abbiamo qui notate brereroente 
a dimostrare I' importanza di questa prima parte 
dell' opera dello Stem . E per quanto raccogliamo 
da' suoi discepoli, possiamo afièrmare che saran- 
no le altre due di molto maggior pregio ed uti- 
lità. Confortiamo quindi ÌI Sarti a proseguire Tini- 
presa pubblicazione, egli diamo lode della purga- 
ta sobria e modesta prefazione « nonché delle ta- 
vole in rame , colle quali ha ampliata Topera del 
suo maestro. Perchè nella prima ha ragionerol- 
meote dimostrato il vantaggio e il pregio di queste 
lezioni : e colle seconde ha in bel modo messo ia 
pratica gì' insegnamenti eh' esse contengono , e gli 
ha resi sensibili agli occhi degli studiosi , valen- 
dosi dVsempj tratti dalle fabbriche niigUori de'tem- 
pi andati . 

È qucst' opera intitolata a sua eminenza il 
fiig. Cardinale Pacca camarlingo dì santa Chiesa,ani- 
plissimo proteggitore delle arti belle e degli arte- 
fici . 



Monumenti della religione cristiana , o sia raccolta 
delle antiche chiese o basiliche cristiane di Ro- 
ma dal Quarto sino al decimo terzo secolo^ de- 
liaeate e pubblicate da l. G. Gutensrn y ed I. 
M. Knapp architetti . P.ima distribuzione. Ro* 
ma nella stamperia de Romanis iSaa. 

Degna di lode è 1' impresa dei signori Gn- 
tenson e Jùiàpp , i quali baoao tolto a pubblica- 



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re le antiche chiese cristiane dì Roma . Perche con 
quest' opera perpelu(>ranno essi la memoria storica 
dì quell'epoca , in che l'architettura si sostenae co* 
me meglio potè in mezz^ alla barbarie de' tempi , 
fatti deplorabili per le invasioni e t'armi titraoie' 
re, e messi fuoii d'ogni civiltà. E a ehi drillo 
guarda si fari manil'esto quanto la religione gio- 
vasse in que' calamitosi casi d' Italia a conserva- 
re parte dell' antica magnificenza, e le memorie e 
gli oggetti preziosi de' buoni secoli dell'architettu- 
ra . Le quali cose sarebbero diversamente state di- 
strutte per la povertà e pel furore delle pazse 
discordie , e delle guerre stranie e intestine che 
combatterono sì lunga etì gritaliani , e gli strascì* 
narono nelle tenebre della rozzezza. Perchè à ora- 
mai chiaro che tutto qnello che non venne .ope« 
rato a servigio e ornamento de'luogbi sacri , tutto 
fu disfatto, franto, annientato. 

Ricca di sette tavole in rame è questa prima 
-distribuzione. Quattro delle quali sono dedicale alla 
basilica di s. Paolo fuori le mura. Edifìzio de' pia 
Tasti e. maestosi , e ricchissimo per la selva di co- 
lonne di antichi marmi che lo sostengono. Il mu- 
do dell'archilettura , la irregolarità, delle basi e de* 
capitelli mostra la decadenza dell'arte, e la ma- 
niera de' mosaici di a vedere a quali strette:kze fos* 
se ridotta la piitura . La costruzione del tetto a tra- 
vature lunghissime è nondim-no pel suo ardimen- 
to e per I intelligenza fdbbi'il e un capo - lavoro . La 
prima tavola serve alla pianta drll'editi/ào: la seconda 
alla veduta interna, la tjuale èiavopala confino ma- 
gistero dì prospettiva e d' intaglio cusì che non p<iò 
diisenepiij. La terza raffigura lo spaccato della h»< 
silìca ; e -la quarta rappi esenta con minuta parlì- 
colaiitìi t mosaici che ornano l'abside dvlla gran- 
de navata . ' 



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4o4 Belle Asti 

Le »Ure. tre tavole servono ■ far 
ranticliissima chiesu di s. Clemente; quella che 
tuttavia ha intatto l'ambone, usato ne'prinùt! vi tem- 
pi de* cristiani , e il luo^ destinato ai neo6ti, s 
quello dei penitenti fuori della porta principale . 
La pianta' è accurata . Vnrremo poter egnalment* 
lodare la veduta dell* interno : ma avendo gU arti- 
sti voluto far godere pienamente la vista dell'am- 
bone, hanno, per quanto ci sembra, sacriGcata ]« 
parte prospi-ttica togliendo troppo d" alto il punto 
della visuale. Il qual difetto avrebbero potuto evi- 
tare dando in una tavola separata l'ambone, che 
meritava certamente l'onore di questa distiaziooe. 
Non meno pregevole è peraltro rii^taglio di que* 
ala tavola , siccome quello dell* ultima che dona 
l'esemVIo de varii mosaici del pavimento. 

Prometiono gli autori un testo descrittivo e 
storico delle basiliche cri$tiane , e delle singole lo- 
ro partì, opTa del eh. professor Nibb^ ; il che 
aggiungerà gran pregio a questa lodevole impresa - 

TAHIftOHI 



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4o5 

VARIETÀ' 



jlt cav. Liàgi Biondi. 

xWoti una impila ktteni di Torqaato al duca d'Urbino: la qoale, 
dopo l'altra che desti tu di quel sraode nel tomo viii cari. 4>7i 
fari la lecooda inedita cbe per noi si stampa in qaeito giornale • 
Ii'lio traicrilta io medeiiRio dall' antografb , eh' è iu Pesaro presso 
quel nostro Gore dì dottrina e dì gentilezza lig. marchese Aiiialdo 
Antaldi: il qnale sagacemente l'agìouandovi sopra, i d'arriso ch'cl- 
la debbasi riferire alle cote scrìtte dal Tasso at celebre Guidubald* 
del Monte in altre due lettere, che nell'edizione veneta in dodici 
tomi sono a cart. 3o6 del tomo ix. SI le due stampate e ti questa 
mancano della data: ma parve al ditigente Serassi di poter asserire 
(fH. del TiL'so, Bergamo 1790. tom- i cari. 375) ch'elle fosset 
mandate tra *1 geimajo ed Ìl giugno del i£77. 11 che a me puct 
■embra essere aisai verisimile. Ma ninno megtio di te patri giad^ 
carne, che sei usatissimo in tutto ciò ch'appartiene all' alto canto- 
re deUa Gemtalemme , e ti piaci ìn ogni tuo studio dì Hgriucare 
primieramente aUa decima e maggior delle muse , la critica. Sta sano. 

Il< TUO SALTATOa BiTTI. 

lllusiristimo ed eccelleniùtimo tig, s^padroa mio colendimmo 

lo rton fonfidandomi in alcun servigio cA' abiia mai JiiUo a 
V. E-, ma ti bene in molli fattori c'Ao da lei riafuii, i quali è 
ragtonevoU ch'ella voglia eonxrvare, e mantenerne in me Cobbti- 
go, wtgo a supplicarla d'ima grafia, la qualperfacU cite sia a 
lei , sarà nondimeno a me cosi cara come potessero essere te dif- 
Jicilisàme. Quel ch'io des-deri, scrivo diffusa'^nle al signor Gutr- 
dubaido. A F- B. dire sotot che piit gioverà a me tfitesta favore. 



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4o6 Via I «T ji' 

che non giovavo mai a mio padre tanti motlìidml henefiej cha rtf 
Ctvè dal suo di gloriosa memoria. E benché la divotion mia yer- 
30 f. £. non possa crescere , essendo giù peri/enuta e tpiel coùnm 
che non polisce accresciineido , crescerà notultiaena tanto lobhiigo, 
che non potrò senta grandissima in^ratiludine restar di far ck'eiia 
ed altri conosca, ch'io le sono svisceralissimo tervilore. BdaF^B, 
bacio le mani. 

Di F. E. Wustrissima. ■ 

VmilUdao tarvitore To^ TpitOr 



Decitiones sacrae nmanae rotae coram IL P. D. Bircule Cau 
talvi ejuidein sacrae rolae audiluiv, nunc S, R- E. diacono car- 
dinaU liliUi t Marine ad marljrra, sancUssimi D. JT. papae Fu 
/^U itutus breviwn(jue a secreti:! , <fuus. .4h^">"dcr e.e comilibtu 
Sjielia nui^aiuensis L C. prtiepcsHis ar^umentis al<jue avnnuwiìs, 
addito Locoruin et concludonum indice, curian commoda uiUitatir- 
ijue in wtuin colie^iL -foi, Romae, l/pis Bernardini Olivieri, i8as< 
Vn voi. di pai- 34a> 

Oi deve gran lode al sig. conte Spedi, pecchi finalmeute abbìt 
«deiiijiiuiu il tumun toio duile persouc di curia, pubbiioaudo co« 
*i bei metodo le decisiool rotali di cosi rispettabile persoiugBioi 



Ja /norie nel conle Giulio Perl.'cari, coniò del marchese Giuse/^ 
Anlinuri 8- Ferugiii, presso Garbinesi e Scatlucci iKii. 

Il au ti tccivc mai cMa iutorno la mone del Perticar! ', che m- 
bito HO» ce ne sranda al cuore aria gran nanreixA-, tanto amava- 
mo qacit' iucomparabile uomo. Quindi ognuuo può credere come 
abbiamo fatto sempre boon riso a tutto ciò «fae ae h«iitio pubbli- 



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MU» in fai lauti nlorMÌ iulìaoì : • come or* lineflnniente go* 
«Uwno di qoecu gentile poesi» dsl lig. marchose Antiaori. Dare ù 
Suge del eh- antan, dw dello acendei di Giulio agli elisi useodo 
dtm Dorella fra quelli beati spiriti, giniue ella anche a Dante , 
cb« tutto io H romifo ù UVA ledato alla beli' ombra de' mirti. Il 
q^aale non prima l'oda . che ■ereoapdo le ciglia , motie al nnoro 
oepite iitcontro con liete accogliense , e l'abbraccia ed il bacia aio* 
jcome di&DNre magaftuimo del nome ino prewo i poiterìi A cui I* 
«ortCM anima del Penìo», t|»co« d'vnsis « dinrenn», frcM • 
dve Mwr« e (>Una coti : 

n mìo maettra o Inm», 

M O lorran Tosco , il coi poema ucMk. 

q Diffonde di tarer al largo fiume , 
t. Sulle tue oart»' te mi ftk giJi macro. 

» B per ine delle macchie-, onde la. trirt» 

» Ignoranza brattolle , ebber laracro ; 
B Oh qnal contorto emmi or taa dolce vittftl- 

H E oh quel preMDte- nel mie wo lideili 

n Rirerrni» vtnce ad amor miita ! 
M Di te bearmi aitcor ti piaccia in qM«ti 

H Sterni ln«ghi . cerne mio in terr» 

H B;ato e listo del no ttll mi fetdt 

X riipondendogU qufl diriao, Ace f neH» BlM^ pHoltf 

M Qb fig}Ìaal mio, Faltro rbpow, ov-perr» 

M So ben che nora ì—à mi ù mone . 

H Onde tormi la pace anche Mlierra, 
^ Sta non paiitti ta che U mia fiMM 

H Blemoria. ofi<ua dagli obliqui unii , 

», Vi ch^ ft mio danpo ancor anperbia vmotie( 
^ E mio campion cingesti armi btali 

p Inooptro a'miei nemici, e a. loi- baldanza. 

H Per inritio valor taifMa lui Talii ^ 

«.A-TJE.VI. a6 



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i,» V 1 > ■ >T À-. 



„ PÌ& •norau ftstn mia nomintnia 

„ Nel mondo; e graio alt' arra t)u iMti^fD^ 

„ HoUrarHii ho a grado in i|uejt'aini.'« itana- 
,( Bla dimmi : eterno datiqne l'odio altigua 

« Lastfa ne' miei concittadini ? R ancora 

R Ancor la pMria m' è cnidel madrigna ? 
f. Poco fo arermi dell' ovil mio foora . 

H Or'agaello dormili cacciala in bando, 

_ E ^ni ben tolte che la rita iofi;>ta? 
■ Poco avermi costretto ir ramingando 

H Per varie terre , e in questa parte e in qnell^ 
^ n Digian del mio lo altrui pan mendicando? 
H (^gi &»i al mìo nome onta novella, 

,. Parch' io di te , o Fiorenza , al nro amie* 

i. Dannai gli empi eostami « la Avella? 
n Qr me ingiasto ai grida e tao nemico . 

H Di maligno raoeor dandomi taccia ì 

i, Sh lodator del tuo bel tempo antico. 
H Me che giovine armai per te le braccik* 

H Ed animow perigliai nel campo 

^ Con fermo riao airoaiii nembo in &«cta? 
M Me ognor temuto a aervil trama inciampo* 

M Ch' in te a lerbar di libertà la Mdo 

n E (enno o voce oprai , tempre a tao acampo? 
n E fra tante d'amor prove e di hd« 

n Ancor me, ingrata cittadin ai tMraa ? 
^H Tal di (latti finoratà 4 la mercede ? 
» Certo i'blaadir taoi rin, e l'idioma 

„ Plebeo laudar doveva, onde aver lande. 

n E di cirìca quercia oraar la chioma: 
« Dovea ligio e venduto all' altrai fraudo 

» Te veudere al piii forte, o generosa: 

« Queste ton farti che più il mondo applaude. 

Le cose che il Ferticari iaterrompeodolo gli aaggiaoM , qiìr^ 
V> pace e «onfotto: eswndo'agli tatto in persuader i'Alighierv ehe 



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Vd popolo di Fìmm» imo sono pia qnelln ire' Morra T imm i.it- 
le no Dome, che v«$E'>'i vano «I tempo del pute^iarc deVecchi. II 
che però, e ce ne muiì 4i grazia il tìg. Aotinoti, aoii é pieu. men- 
te la verità : imperciocché m per cara il'alcniiì corteaittimi fioren- 
tini gli ù Ita ora operando dallo icoItoFe Rìcci un uabile monu- 
mento da poni nelU cfaie«i di ■. Croc« , ceri» è che rkrii di qne* 
letterati non •riftanno ancor dì gridare, e Dio .a con qual' animo 
de'bnoQÌ italiani, conira le me dottrine e Ilmitanene delle gra udì 
me opere- B. qael ch'è pia, li vnole ancora da molti ch'egli odia»- 
•e la patria aoa , quella il dolce patria che auzi aiuò (tempre sopra 
tutte le coie , beAché ne fowe covi male rimeritato d'e*ilii) di mi- 
^ria e d'afiàano . 

Saltatosi Bitti. 



Fer la nvtrte del p- Antonio Grandi vicentino , vicario generate 
de" baroabiti in Boma, epistola di A, C. 13.* Fenna, per Paolo 
Libanti , 1812- 

^utore di questa epistola è il celebre Antonio Cesari dell'orato- 
rio : il quale con essa ha preso a lameotarc la mone d'un carinimo 
amico suo, ansi d'un amico di tutti i buoni. Perciocché tale fu il 
Grandi per candore di animo per ftde e per cortesia, che non are- 
rà altri ugnali se non *e medesimo. S noi l'abbiamo piamo , e tnu 
tavia lo piangiamo teueramente: e fempre più troviamo cagione di 
dolerci di quest' anuo funesto che ha mietute le vite di tanti e ti 
chiari italiani, e singolarmente del Canora del Perticari è del Grau* 
di, oltre a tntti gli altri, carissimi al nastro cuore. -Bla ecco nn 
iag;gio di quetta pietosa epistola mandata dall' autore all' emineaiìt ■ 
nmo sig. cacdiuale Della Somaglia. 

E m, Febo, dirin mastro dell'arte 
. . Che sauitA riuiegra e rìia iii<^p(ra 

Pur n«Il« membra morìbondei invano 

a6» 



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4l^ T &R 1 BT A* 

la tu Witiule opracti ■ cinpar qwMi 
Alonno tao che ti tt' Unta «aon 7 
StU K rem amkti , k por» sifttta 
Knlla pah eoa 1« Ugrime e co' rot] 
Coli, dare al pregar noule e piv 
Sempre lUI (iuito eiol ben li riipondat 
Perchè a me. perchè a me fa Milo aliBeSA 
BiMre al leUD dell' amico ? Forte ' 
polor pmk caMì lospiri e pùnta 
{Fatto a^ri^n fona al dal , IbiM rivrabbe 
Anjor per opra nùa 4i ma tal parte. * 
9[a 'I ciel , credo , prcreune antÌTegsead^ 
Quei(o amlt9 p/eioM ; e pria mei tolte ^ 
ph'io tapeui da lance il ino perìi^Oi 



diamo a*TtMlÌ dì br conotccre al pabbUeo. cbe T anfore di qnd 
Sermone , annaociato da noi a cart. 109 del volume d'ottobre p. p.> 
non lolo Don è, come dicemmo, no profctiofa delT tuiirenìti, ^ 
Veragia. ma neppore imi ^m^ino. 



beritione aunpojfa dot otmi» Ghdìo Verii^art-, 

\jm:( ttimiinio che t'afabiana a tcrire» I« iacrìrìoni ia linosa it»<- 
Itaaa: pace, «empiici, cbtage, imitando i i^odi latini io i{aeUa co- 
te tckltaoto che non contrattano alla vattira del nortro idioma. Lt^-. 
perocché, dice l'antore, ogtCidìama ha certe tue pm^icolari tfua- 
Ulà che non panno confónderlo con nitrì : siccome <tgf>i frccia ha 
certi tuoi lineamerUi , che non ti fulrdfbero cani^iart tenta che 
un uomo non foste pia ifusUo. Tratt. degli ant- del trecento lib. a 
cip* ^i- 



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Yàristà* 4ix 

à • ftTiÈi . r . SI . nuBcisco . tTAvrauitl 

9A . TOLIRTIBO 
OIIX' . OKDtm . DB' . f ATkIStt 

TOMO i DI . foan . Asino 
CSI . FIft . AlttORI t AI. . pRiacin 

m . rkcB . uTBso . A' . BTot > ■ . A . SI . msn 

HAGISTHÀTO . IHTIGÉBKIItlO . B i VIO 

TIHIBO > BBU.A i. PATRIA 

nlIXA ■ STA . f Aiai«LIA . AMAITTlSSiatO 

CA&O . A . TrTTI . VTOKCXa' . ALLA . BOftlTHÀ 

HOKTO . S' . AVHI ■ LTttl 

A' . ni . 91 . aivfiiio . mt. . MscGCkx 

blOTASVI . COSTAftOLI . FATBIZIO . TOLBHTIBATS 
VOSI ■ B . MStCO' . t.AfiBinAin>0 
Aft . «TtoCBKO . IBCOÌSrASASIUI 



^Uiera tcrilia ìn itoUtmo AaUa Hg. naaehmsié acoveut àBa tig,. 
conlWM Oriola </«' CoiUt, a Pita. 

Ftrìp U la ottobn ilaa. 
OiiBwInw amicA. 

Oapete p'' <^'^ ^*°^ perda volentieri an* occadon^ di ranunentu^ 
Bu alU rottn cara meniorìa. Una ri|;nora che parte rabìto per llta- 
lu mi ba offiiTto d'ìncarìcanr dhina mia lettera: ho aiteSso daniiie 
•olametitè it teropb di darvi 3 mio indirizzò. etiCndoiDÌ iiabilìta qdt 
per rinveftiQ ( 3o, ttué dei ptUli auustìiu, fiiub. t. Gemviin) * 
]9on potM (tarri le linore di fat^ . pacchi fo una vita ritTaia: 
na godo ìà Meleti déDa mta ottima amica U dnrheasa d'Hamilton. 
^oeitA (rifiorii mi ha parlato ilSin libro che mi dice «uere itató 
Unto a Ronia come <^ra mia. Son u te voi ne avete inteto par^ 
'Xik: ma te cosi tari, »nO ailNOglHlDia di twicaTarvi ch'io non to- 
lameatc non Tho Atto, sia non Fb* mai leu».- L'tag' TCdato «Ui 



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n)lu io cau d^m'uniea mia: il loggeno euendo il rìigsM dì Rè* 
nia , mi ha iutereisato : l'ho danqac aperto. Ma lo itile me ne pW 
ve taitto imperlinone e prosnataoM, che non a*e*a la pazieuxa 
di conti una re ■ La loia owerrauone ch'io mi ratrunenlo di arer 
bua, fa 'jneita,. che mi avrebbe fUto molta pena «e qualche ami- 
co mio a*e*M aerino ud libro simile. Si può danqae gindicaic qnan- 
to mi ha dispiacinU) ranciuazioiie d'esserne l'autrìi^. lo dou aviei 
creduto pos^bBe che fualchedano della mia conotoCiiza. o che la- 
peste an pooo Ja mia maniera di pciuare, avrebbe mai data r«tta 
ft i|ucsta idea i fiacche tutti quelli che mi conoKoua , - conoscano 
ani.'he il mio amore per llialia . e l'alta «ioia cb' io aento per il 
rero carattere italiano : e specialmente per le persone che m'ha»- 
no onorata colla loro amii.-itia, e la coi BOi;ieti ha reso tanto pia- 
cevole il mio soggiorno nel vostro bel paese. -Fossa «ssicnrarri che 
non bo né l'ambiaont, t>è il desiderìa, uè Ione l'ingegna di fare 
on libro: ma almeno se ne avessi da fare, spero che non sarebbe 
tale da dar pena a chinaqae fosse, e molto meno a quelle pers^ 
ne che hanno avuto tanta borni per me ■ • Essendo , come dico , 
qnesto libro tanto dissimile dalla mia maniera di pensare , e di {nb, 
da ciò che ho capito^ poco degno di essere nominalo tanto lontana 
non avrei fòrte toccato questo soggetto se quella cara dachewa non 
aH avesse detto d'averne inteso parlare in Roma come opera mia. 
Mi dice anche che le opere di Canova e di Camnccinl vi sono mol- 
to mal criticate • A questi due ugaorì tono molto tenuta per 
le loro amichevoli attenzioni , ed ho sempre parlato colla p>A alts 
stima delle loro persone e delle loro opere, senza mai aver l'orgo- 
glio d'iraaginare che la mia voce potesse aggiun^re qualche cosa! alla 
loro giastiksime ripatacìooi, nia solamente per esprimere la mia lì- 
conoscenia per le loro gentilezze, ed il piacere che ho godnu nel 
vedere ■ loro bei componimenti . in trattenermi twUa loro piacev»- 
te società. > Ceno non c'è nessuna piCt disposta a parlare con «m- 
mjrazione ed entnsiamo dell' Italia e degl' italiani di quel che (ok 
io, a segno che le persone della mia famiglia m'accnsano talvolui 
d'essere piuttosto italiana che scozzese. -Scusatemi, cara antiM. l'i» 
.ri ho annigaW oMi qiwH» aoy^to. Suk Ione U fon» v«ltt cte 



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V 1 > I I T A* 4l^ 

À'arete iute»: mt *e al contrario noi roce Unto AIm ria arrira- 
ta tÌD a «oi. e io che la «ita vmtra è tranquilla e riiìiata, ri pra- 
to per amor mio che abbiate la bontà di contraddìrlti per quanto 
«à sari poasibile: affinch'io non continui ad eiaere credatà n.ónt' 
•e ed iti^raia nella vostri patria e ftm i rottri gregiatisiinii con^ 
patrioti. B Toi iteiia ed it caro «gnor conic , «e m'abbiat^per on 
moHiento creduta capace d'una tal pubbJicazione , eoia mai AvireM 
p«i»«to 4Ì me ! - Addio per «desio ^ cera amica: procurerò ben pre- 
stò (ti icrirervi nna lettera {»à diveneate, nel mentre ri prègo de* 
miei diitinti tid amicheroli compliilienti perii tis- conte ed ivoatri. 
cari figli, ed inaieme per iiignori caralieri Biondi e Bermni, e tutta 
le persone della mie oonoscenui, che hanno la bontà di rammeik« 
Uni di me. Sono lempre la rourA 

■arnica obiUgatisama ed t^ttuotuama 

VaASCISGà C. BlACBIHXlf' 



Iscrizione trorata a Idelbe^ « e illaitraU M peot Crtnzec 
tei Xilal^taU del 18 marzo 1833. 
V . li 

TOLCIO UIK 
' feATOKI AH . XSXX 

J.TtmiA CtAkSTt 

Con i Pan : rog 

Ne riamo <Ì«bilon alla rinviar gentileua del 1^ eonrigltei* 
SMUe lepo incaricato di ritteaberga preaso U SaiU4 Sed*^ 



N.. 



Jgìi tmudori dOla BeUa la^ud ibOìand. J. Cerni Vi O. 



Non à coia tanto bnona al mondo, che non pow etieie nuBljo> 
alt. La edizione de' Fioretti di t. Francesco ( libro , in «per» dì 
•pirìto t <U iingu. che ii« pochi pan) fiina in firtitte if. >3à8« i 



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4i4 V A a I ■ T i' 

la miglior* ehB abbUmo, e fino a qui ebbe roM di ottbn. Bncfr 
la non è, coineiJié tla però bnona. L'eiaeraiì » aUattiuo a mei*. 
ti. ed Mtinii codici , mi ftce in tttk notar mohi errori , e non nn- 
ga leggori i e nel ntedeiìmo tempo , di gran mìgUoraaieiitì eì b* 
fatti di pi£i chiara e licura IcaioRe, cfae ho mta» ini marpoa: e** 
qoali fantasmi ho pensato dì riitamparla. I MSS. fioirano tatti at 
le *{te 4*' frati Ginepro ed Egidio, che io eni man^arano. Ma 
nelinie vhgpo di Soma e Fìreazs trovai ne'aignori fiorentini taik' 
ta di gentilex» , che per loro opera abbi da molti codici nn minn' 
U ra^na^^io altresì di qneite dae vita, e molte Tarìeti die ci no* 
tarono. Per lo qttal loro tcrrigio, ie potrò dare anche qneite auai 
tnìgliorate : e co^l i'ediiione urà compinta ; ansi rantaggiata, jwr 
nn cap-tolo più, e bello, della vita di Trate Ginepro, che mi die-* 
detoi detti oodici. Sopra la fede d«* otaiioie ritti , ho tolto riaan>/de 
Jùe, èiKt sana, «e. per'amor degli ichifiltosi. L'ortografia ho rac- 
concia, che v'era giuuta e confusa- Se la infermiti nmaiia Iatci«»> 
•e poter dare nn libra secca alcun erroro di stampa, io sarei ten- 
tata di prometterla di qaesti fioretti. Ma 4^ anni di pratica afi»- 
garono qaeata prosandone. Io serberA la stessa (bruii £ ^' ^ ì» 
medesima nnmerazioae di facce, ài^ciocchè pe' Inogfai citati del Vik 
eabolario, sia nn medesimo arar la mìa, come t'ediaiotie fiorenti- 
na. I<a carta dar& pia grande del solito e forte, e il carattere nn»* 
•ro; computando il preiM a ceBte*Imi 30 il fòglio . La spesa della 
legatura tari de' ùgnori toii, che ' avranno il libro legato alla 



F. S. Credo stampare qaesti fioretti medesimi cosi migltorati» 
laa a ptim testo , in" fiinna > carattere pii picodo , pc' Ondtilli 
a'^oaU non i iiiì|{ier con da porre in mano. 



Cìprtgim» dayàrir qui atto aurea UaHàlmU i^JT immortida IKv^ 
celti, te tfuali il coUo giovane tig. Giuseppe Pracastettì di Ar- 

- mo /ut tomaie alla bue in oecatUme di lietUtifne notte- Lecotn- 
pote il Marcelli nel 17M estendo in Fermo come ognm sapn- 
<Mnre di h^tl^tr^ 



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V A R I P. T *' .4*^ 

I. 

£t urbem Firnupa- 
COLONIA . ntETUltfOLlS . FIRmS^ni 

I;K . ILLIS . F1R . fTAS 
)LLS»ISAU . ITAT.IA« . VA^TAItTI 

9QVYyi , fipMAHi . trapaRtm 

STiTIT 
"■ ■'. 

Jft tiriù arcem e/ arci iinpositam len{pb/m , 

HXIC , iaAIOHI(S 

chivq ■ IT . CAUSPO . wTSiTi* 

T&BIUt ■ ^RABglSIO 
OOIfTKA . BOSTIS • PIBI(U9AST 

NZPOTSB 
»H0 . MT-BlittlHTO . TBnrt-TM 
ftiO . r&AZSI9I0 . TX . HAVfjI'VS 

MAIUA , MATER 
A£SVaiFTA . AQ . SVPEROS 

TV • SIg , VpiJWS 

FBOPITlA . 1I0BI8 . IT . LIBBBIS 

XOSTIBIS . QTB ■ ««STA» 

lU- 

£i grmtotorwn erga ronvmos _fiiUm . 

BELLO . SOqiALJ V 

e». romPV'''fl* ■ STiiABai!(m , cai- 

ET . COSàVLAKSBS . IXIRCITVH 

A , TESTIDIO . HT . A"*»'*» ! PTUTlfl 

^ VtBHAql 

▼ABI - BATRIA . RICSPIIBTIIT 

iqiIilTI . ARMia . F^VMISTO . SVP^IHIT^TO 

IIVABTHT 

mi. 

e • FASA . A . V^TIO . coss , 
^UTU . COJCTBA . .AHTOSlY»T - ^IBf^TIBVa 

SIISATTI . POPTLP .?'''* ' B0M*XO 



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nuXOIPIS ■ PIGTMIJkB - VOUitCMSatM 

■XTITiaTST 
T. 

b cohorlem ^rmtauaii telìo taàaHeo 

flUnOKlAI . AXTIIIMJLI . C0B0ETI5 • tlMUMMÉ 

^TAI . AD . TlUMOnfLAS t COKTaA . AaTlOOm» 

IH . POaCIO . CATOltl . LtSATO . COHSTluU^ 

OPI&AK . fOHTlTnL.. «ATATIX 

AITOLIS . AB . ITCO . CALMDaOVI 

UUGTIS • CAFTU 

TI. 

A cohortvn /triaOiuon belio maeaioiUco Meundot 

fOBTIBSlldiS - MILITIBVa . COKCtKTIS ' ^IUUXAS 
fn . COMTRA . PIKUVK . PAVLtO . AIHItn» - uimA«" 

niRViaTST 
eoHBiiaBa . cmt . thkacibvs .' rsotuo 

TICTO&IA . VASTA 

VII. 

il L. 'PcoTmtìunt. 

t . TARTNTIO 

e • TAEROiriS • tT . H . TTLLlI . AMIClTtA < CUB* 

HlLDSOraiA . IT . CIAI.BAICIS . KATlOSlirl 

llt . FSlDIIS • IRTDITO 

riUEAMI 

I AKTIQTO'. CITI 

Il . O . S . D ■ 

Vili. 

£i £. Sabùtum. 

t . 8A81NVS . FIKMUn^S 

c t PLiaii . eos . PAmLiAaissi«V9 

AMCni . m . PATKlAX . CiyUQTB . BP>CTAT<f 
L . D . b. S . 

Tnn. 

A L. Coelium taetàntìunL 
1 . GOELIO . LACTAHTIO 

Alili • GAtuais . lueiiTA* 



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VTILICI . POtTIKTVT 

(ITI . CITUK i -«TTM 

BT . BICTHT - IV . COSIIHIVAl^r 

(i) U^. Hnt. lib. 3/ Cip. 11, Aduni Fragni. Firnuui. cip» ^It* 
GHa]«ni'-AntÌehit& ftirame put. IQ 1. TUU. (HI) Appìu. debella 
«Ir. Ub. 1. Cttclini uhi mp. , Adami ìd' C. X, et.Dio lib. 43iTal. lOax. 
It 6 e. i<» Oroa. lib. e tS, Batrop. Ub< Scip. i* O- Aa^. de ci*. Dei 
Bb. 3 c^. 26 a Oetare Ottinello relati in Elf^ da Rrmb ad Xiinm 
T.P.M. ^JH) de pbilip. 7, Catalani ttbi rapni. (V) Plotarch. rìt Cit. 
cendHcnn. CrU. interpr.. Catalani obi inp.. Adami id. CTIII. (VI) 
Lir.HHt.Iib> 44. cap. 36 , Catalani obi rapi. Adami id. C Villi. (VII) 
eie. DìrìnaL lib. 3, 8olia.cap 2 , Plutarcb. In viu Romnli. CataUni obi 
nVxManùid. CXH. (TlU}FIia.lib.6. Bpiit. 18, Adami eod. C. 
Xn. ( Villi) Vi dita. Mo. Edoardi ai. Xaverioìn appants ed novem 
Iiictenrii «penun «ditianemt Adami i^ C. X1I> 



BIBUOGainA ITALUHA DSL ila» 

( ConiìptuaaffM. } 

botando i cenni fiHco-peioIiificJ itiUe diffètfnti ipecic d'eccitalìDii. 
•oU* irritaiìene e mila potenae eccitantii debilitanti ed irritanti, coli* 
Iggiiuita di riflcuioiii e di ecperienze aulla rcipirasiene e prodouo^ 
ne del calon animale^ Torìne , io 8.' - ^Taita Giumiatista, Ùep9 
dieatctica. Taneiia.per Alviiapeli,bi i.' '^ Zamioni GiutfppttVtlet- 
trametore perpeino. Parte aecenda. Veronal tipografia Merlo, ita 
S.* con figare.-CoUa Bbnoidini N'alale, prìocipj intorafl alla aK 
dpaiwioni maritdme. Farla, pel Bluoni, in 8.* - OfbnieJanfo Gàf 
«^ipe. dei libri di Tea&aeta Breiio interno alle piante comentiUt 
da Ginieppe Hofinan. Poteva , tìpegrefia della Uinerra , in foj. * 
Mnidak ScipioiUt dORriziene geologica della proviJicia di Olilano* 
Mlano, I. R. iiamperiat ia 9.* - Bertolotti Davide, Q giardino del* 
la aapifina * ot*c» antologia fileiofici^Biorale . Milano, per Via- 

\ 

D,o,t,7cdb/ Google 



4lS V A « I ITI* 

70 Ferrurìo, <r»1. i. ip t3*.-.^Mriif fwfoo, 4oUnwt t«onM-|mA 
cft del morbo petocchUIe te Ifflhno, pel frotta, in 8.*-£amieri{ 
Im^ì, |)OMÌe e proM. 91Ìluw, poi SBTertrì, in i6.*-ita»i Lui*!, 
trattato dello malpttie de^Ii MccHi e ilei tSroiai mfltailì dì ennile. 
miUno.pel Silvcitrì, In <.*-A&fnarte doUf R. Aoco^Upm di T«i 
no . tomo xfT. Torino, inunperia mie, in i.^-^ntretiuii^tififiar 
ne, opttre «celie di GhUlano tradotta. HUkno io -8.' - Mf^' Jn^rM, 
risiooe in morte di BaMt^oipeo IfOrenicf. Verona, pei RtoMiiìoLr 
Meli Domenico , in le teìArì liilioie. Blfiano , pel BraariiilU, In &-*• 
Gironi Bflhiistitino , intorno al^A orotica dei greci- ■UUno. porfim- 
lìff Ferrano, in i,* con 4ieci tarsie. •Mor(W/// Sttfaao jMmi, 
dello scirirere degl) «litichi roniMii, diiaert^uoni. Hilaooi l»! ^ 
(liaoi, in a.'^'Ta.^anìni Pietro, dell» itta»iera di fondare, diofut 
e conservare iiu istituto baliieort^nityiiot Torino . uampeM naK 
in 8.^. Cotta Luigi, memorìa tul genore Mum e moMtnSf M 
ipedeuma, Toriuo, in i^*- Pallini Ciro, oIorìq d'Antonio Ma rwn ai 
Verona, preuo la weiet^ tipografie^ , in *t.' - Slancovick Piebv, 
4eU' anfiteatro d| Fqla, dei (radi ouiMqorei del [qedesiino . i"»" 
■cari 9 KOperte, e ((■ alct^ne episra^ e liui^iutt inedite dalTI^'^i* . 
y^na»^, ftl fio9iai,UiÌiJ' <aa t$mit*Mqi<tr jfndica, della Uh 
(U| Qomane d'Italia e gelili ttaria &Qreutioa di ìVli Benedetto Ttr- 
chi. Tenezia. pel IKlilen, i,'-SaaiU iti (ihiayriet àf^ff^àieut^ 
Iflialntente. G^ova, pel Poatt(i:uìer- - ^oncfnJ/ Salliani Specio^t 
c«n)|M)DÌipenti leatrftlif Pannai tifogr^a dqcj^le, fu 9' - Cannif^ 
Giovanni, cqmpeuilio 4egli elementi di dhitiq crimine- -K***"*** 
^pel Pe>ùti, in i*- Gradini detto il U^oq, Dofùonì ^4^ 
ina. ju ii'ìi$ar>fi'!\f"ii'iti, oùerraiiqni Kullasiorta dtirw 
del di^f^ coUetifitu {listo Konais. Saroii^ , pel ■ Howi , *'- •'^ 
iacti^ Fraricoro VigìUo, 4CU4 itecetsiti della eeli|ioBe -«II* ''^ 
aervacJQne delle sooieià liinaae. T'e"*», in %.'-GqrgaUa, iaM*'' 
la musa etnea. Napoli, tn t'-Sumata Tamm%io , «m'O 4 f**^ 
latii)e iuUaue e. greche. Ijapolì, in%.'-BivimGia. Siii^' ^"^ 
re a Benedetto Vt|rcbi sogli a^rcqinMHti dell'auedio *.'«'•"*'• 
Pisa, pei Ca^nrro in ■é." - GrolluneUl ShtìUffaò , ri^erefce '"•*'*• 
Aireiiai »pia nno itraordiuarìo geaere di morie riolonue"'*"^ 
ce , pel'praHì , in f* - fto.in* Gìovmnmi , in morte Jtl*««« ''"' 



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' ^ P ri liAri eiiw fuisbre.' Pfat . pel Capnm. in tt'-A&r-'^é Ga-- 
«kmo \ cono di diritto eoinisen»aI«. Tomi secondo . Genova, pel 
Vàntgatn.-VbmUi Joamwt Francùcua, flora tomana. Tomo* i. f^o*. 
Mae, apad Salviacciom , in i.'^Paravut fttr Jlesiandro, naikift 
intorno 1» nta d'Aotitiùo Canon , pnntorì il catalogo cronblostcw 
di tutte le ine opere: Tenexia, per rorUndelli, in 8.* - Mariai Ma- 
riha, annedoti di moAiÌK- Gaetano Marini tao no. Roma . pel Co»* 
udiiri.'in 4-*' ItSetumolla jMonìe , le pitture a fretce di Pietro Pe* 
anpoa nella ath del eambiot detcrktein ottara rima. Turni due. 
Perogia, pel Badael , in b-*- Cico.nìni PiUppo , U nianfredi e il 
TCtpro Mctltano , tragedie, pireiue , pel Pezzati , in i' • Cieogtiara 
tfeapolda, orazione in morte d'Antohio Canone Venezia , pel Pirot^ 
d, in9.*-Atrfru Pel^^rin», dlwcni. Tomi due. Bologna, pel No- 
UH, in Ì.*-Sltm R/^aele, lezioni d'architettara civile. Twnv pri> 
wo. Rotta t pel Salvincci , in %.'-MartuU Gh. Battuta , tenin» 
tulla partenza di Maria 6lnarda da Parigi, qnadre dd car> Oaipartt 
Landi. Roma, pel Poggioli, in i.' - Fracauìiù Francesco , poeiie li- 
tiche con un tagpo della ma trapazione di Properzio . Firenze , 
pel Maceri, in 8-'-Afecenafe Raphael, de casibui Caìi Caeiaria 
Germanici conjnpHiiie Agrippinae comroentarìui. Komae , apad e on- 
tedioinm, in t.'- Biondi Lai^, elogio di monsig- Aleasandro Ma' 
ria Tauoai. Pisa, pel Sidri, in i.'-USailinetli Giaseppe-Caelanot 
rinridia , e TiOrigine de' fogli pubblici, opuscoli. Roma, pel Ceree- 
chi. in i'-DeSimoni ^tbetiù , lagpo critica «torico e filosofico 
•bI diritto di natura e delle genti, e loUe mccesiirc leggi. Jiiituti. 
• governi civili e politici. Opera postoma, Milano, in %.'-SiÌva W- 
tavio, del HUata di clunina e del metodo pib ikcile di ottenerlo, 
neraerit. Milano, pel Cavalletti.- Tasu T'arcuato, lettere ed altre 
prose raccolte da Pietro Mauncchelli. Milano, in 8.* - B agioli , co> 
tueuto alle rime del Petrarca. Parigi, in 8.'->Uier(i Jnloma,&on 
Medica. H roL ir, Milano, pel Denvikuis, in i.' - Gagliardo Giaat' 
ialttUt, rocabolaiio agronomico • italiano (lamentato di 6oo rocabo» 
E dal dott. Giiueppe Cbiappari. Mflano, pel fiilveitrì, in i'-Bar* 
èteri Gaetano, nuova raccolta teatrale Milano, pel Fìrotta . in la- 
Litia Pompai, jkanglie celebri Italiane. Fatcicoto 7, la famìglia Ce- 
a 4i Kom*. MìIm»! pM fiiotio fcfnriot in bl,-T&mataa Gkr 



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'43* y A R I K T ** 

farmi, elemcutì di fllotofia natnnle. 'Rtwpaao, pel IVlMWiIèni, in'ia. 
JTatenti Ctuseopc , raccolta di lettere bmigUuì e di negoà*- M^ 
gn», pd Cairo, in i.'-'Rovida Cetart , orasioiie 6uiefarepel cui. 
Vontu». Milaiio, pel PoiIùdì, ìa fa\. - Atcana Antonio, lMrii|«- 
ttetale deUe fbmie interne ed eiteitie delle dichiaranoni dtlit M- 
ne roloiuà ec. Milano, pel Silre«tii, in i,' - BaciiieUi Pietro, à^ 
giti in morte d'Angelica Bacìnelli mu madre. Brctcia, pd BcitM, 
in 4-*- bfghinuni Frtincetco, nwunine&ti etnucU. Faioicdì i4- e i& 
Alla Badìa di Fieiole, pe' torchi dell'antore, in4-*-t- B.^ oaAk. 
«ODipendioM della vita e degli ttodi di Siro Comi cittadino fvnK te, 
Ui^auo, dalla tip6t;ralìa del comniercio, in i.'-Baldi Jkiiiei, r^ 
zietèi politi co^suiìtti^aet mr la mODarchie Pertngaiw ec Fam* 
cbez Bey e GraTÌer,ÌD %,' ~ Botsi, Luigi ^ iitoria dlralia antiratmo. 
dema. Contìiinasione e fine. Milano, pel Giegler, in \9- -tìein, H^ 
ria della Spapia antica e ntodem». Tol. b. lUilano , tipoptfia M 
•onmieKiOi in la.* 



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TabeOa dello stato dei Tevere , desanto dalT altezza 
delpeUt d'acqua sulf orizzontate del mare,osservata 
alf idrometro di Ripetta , al mezzo giorno. 







D F e 


K H B S 


K iS-ìa. 




.,..,.,. 


PALJUl 


SOM AHI. 


......>.....,. 


. 


b,lk. 


>&. 




3 




a 


6.7» 


afl-. 


11. 


4 




3 


S.46 


s,. 


9- 


3 


Muùma altezza metri, u, la. 


« 


7.9" 


35. 


5. 


1 




i 




60. 




3 




6 


'ft'4 


4o. 


11. 


3 


Mimma altezza, mwri B, 


l 


.. 7. 7" 


i4. 


6. 


3 


80. . . 


7.1* 


3i. 









9 


6.7° 


>9- 


11. 


4 




lo 


6.7<> 


"9. 




4 


Altezza media metri 6, 




6.6. 
6.5» 


a9. 


2: 




58. 


13 


6..» 


*«■ 


t 


1 




•i 


'»! 


"7- 


7- 


a 


L'allua minima dell'an- 


i& 


a6. 


7- 


a 


no )8aa, è tuta di me- 


le 


tsi 


a6. 


7- 


a 


tri 5 . 4£* 


1? 


6, «7 


>t6. 


3. 






1» 


6, «5 


j6. 


a. 


1 




19 


è. «6 


a6. 


a. 


4 


L'altezza mauima m d.* 




.t,93 


36. 


C. 


3 


aano i itata di metri 1 1,64. 


31 


6 90 


36. 


4- 


4 




X3 


6,87 


36. 


3. 






»3 


6,0» 


37. 


3. 


3 


L' altezza media in detto 


»« 


6, .5 


*7. 


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^Ogtenmlimi Mebreolo^'ehe fatte ella Sptetìa del Cnìlt^. Rom. 



Decembre i8j3. | 




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INDICE 



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QTTOBRK, irOTXaiBRE , DIGEHtBElE iSat. 

S C I E N 2 E 

Ti'anceschi , annali dt mfidicina pra- 
tica . . p. 3 *— - -^ 

Bosel'ini , osservazioni sopra alcuni 
principi di scienza econonuca del 
Gifìja ( art. 3 e 'i. ) . . . . . p. |6 — 397 

fiacca , memoria seconda sopra il mo' 
do destrarre la pietra dèdla vessi- 
ca orinario p. 39 — ^ — 

Setule , elementi tf ottica e d" astro- 
nomia, yol. Il p. 36 -r— .^ 

Trasmondi , memoria su di una ope* 

razione di litotomia ....;- p. 4? ~~' ~^ 

Bassanelli , lettera seconda sopra un 
J'eto senza sterno p. 5o — - — 

De - Rossi ^ sperienze cliniche sol sol- 
fato di chinino yj. — 1 29 — 

Concili ^intorno il medesimo solfato, p. —— ij5 — 

Alunoir , nuovo metodo d' estirpare il 
sarcocele senza f estirpazione del 
testicolo. p. —. 1C7 — 

Calandrelti^ formale analitiche della. 

pasqua p. — 173 ■— 

Fusconi f de monomachta ec , . p, — 1 87 -» 

Monticelli e Covelli , osservazioni, ed 

esperienze fatte at Vesuvio . , . p. — 393 •— 



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