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Full text of "Giornale della Reale società italiana d'igiene"

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GIORNALE 



DELLA 



SOCIETÀ ITALIANA D'IGIENE 



GIORNALE 

ELL: 

i 

ANNO QUARTO. 

(Volume IV.) 



ZV. John 8, BUUngs, 




MILANO 
STABILIMENTO GIUSEPPE CIVELLI 



r 






Ipublic librarci 

-nCOEW f OWHOATJON»^ 



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PARTE PRIMA. 



MEMORIE ORIGÌÌ^ALL 



LA CURA CLIMATICA GRATUITA AI FANCIULLI GRACILI 
ALUNNI DELLE SCUOLE ELEMENTARI COMUNALI 

DI MILANO. 

Kelazione sanitaria 
del Dottor Ariberto Tibaldi. 

Nell'ademplere all'onorifico incarico di presentare la relazione degli efTettii 
fisici che si verificarono nei fanciulli inviati ad Esino per la cura clitnaticai 
è mio intendimento di non divagare in un inutile sfoggio di parole, ma di 
attenermi, per quanto mi sarà possibile, al linguaggio più eloquente delle 
cifre. Da queste sarà dato rilevare meglio i benefìci risultati ottenuti i quali, 
e saranno argomento di giusta compiacenza per 1* opeta caritatevole, e ag- 
giungeranno novello incitamento a proseguire nella nobile via tracciata, e 
ad allargare sempre più la cerchia della nascente istituzione. 

Incomincio con rapidi cenni storici. 

È noto come il primo a concepire Tidea di procurare agli scolari gracili 
e poveri della città il soggiorno in campagna durante le vacanze autun- 
nali, fu certo Bion, pastore di anime in Zurigo, il quale nel 1876 condusse 
seco in escursioni campestri 94 fanciulli allo scopo di ristorarli dalle fatiche 
d^li stud!, e di rinfrancarne la malferma salute (0. 

(i) Giamaìe della Società Italiana et igiene — Anno I, N. 6; Anno III, N/ 3, 



— 6 — 

Il generoso tentativo del buon pastore di Zurigo, ripetuto per due anni, 
diede risultati troppo evidenti perchè potesse restare a lungo isolato. Nel 
1878 infatti a Francoforte sul Meno si costituisce un Comitato di filantropi, 
il quale, coadiuvato da una Cona missione medica, rinnova l'esperimento, 
giovandosi di tutte le norme dalF igiene suggerite per procurargli indirizzo 
scientifico e quindi più efficace: tenutosi conto nella scelta del peso e della 
statura, 97 alunni delle scuole pubbliche, malaticci per insufficiente nutrizione 
e per essere costretti a vivere in locali angusti e malsani, vennero divisi in 
piccole colonie, che furono disperse in campagne salubri ed ospitate nelle 
case dei contadini, oppure in modeste abitazioni prese a pigione o gratui- 
tamente offerte da persone caritatevoli. 

Gli splendidi effetti conseguiti in questo esperimento, permisero al Co- 
mitato di Francoforte di dare alla novella opera un assetto stabile e defi- 
nitivo e di aumentare successivamente il numero dei fanciulli inviati al sog- 
giorno campestre. A questo proposito dalla quarta relazione del dott. Var- 
rentrapp, edita nel corrente anno, si rileva che i fanciulli ammessi alla cura, 
i quali sommavano, come si disse, a 97 nel primo anno, nel quarto sono 
ascesi a 179 tra maschi e femmine, tanto che nel quadriennio 1878-79-80-81 
si venne a raggiungere il numero complessivo di 574 beneficati (0. 

Quasi contemporaneamente alla costituzione del Comitato per il soggiorno 
climatico agli scolari gracili di Francoforte, uno simile ne viene stabilito a 
Basilea, e poco dopo vediamo sorgere sodalizi tendenti al medesimo scopo 
a Dresda, a Stuttgarda, a Berlino, a Lipsia, a Vienna, a Colonia, a Magde- 
burgo e in altre città della Svizzera, del Belgio, della Germania ed in 
America. Nel Wiirtemberg la regina accoglie la nuova Istituzione sotto la 
sua protezione diretta. In Prussia il ministro dei culti le accorda tutto il 
suo appoggio. A Berlino ne presiedono il Consorzio Tex ministro Falck e 
la principessa ereditaria Vittoria, la quale non manca mai di assistere alla 
partenza e al ritorno delle colonie. In questa stessa città finalmente , in 
occasione del Congresso delle Associazioni per le Opere Pie della Germania, 
ebbe luogo il 15 dicembre scorso una riunione dei singoli Comitati per la 
cura climatica , all' intento di discutere sui provvedimenti da adottarsi per 
il migliore andamento di tale Istituzione. 

A Milano, la città filantropica che fra le molte opere pie, di cui va su- 
perba, vide sorgere nel proprio seno e prosperare per solo impulso di carità 

(i) Vierter Bericht des Vorstandes des Frankfurter Vercins J'ùr Ferienkoloniecn hràrt' 
klicher Schulkinder — Frankfurt^ Dicembre 1881. 



{^Tata gli Ospizi dei bagni marini per i fanciulli scrofolosi, la cura climatica 
a beneficio degli scolari gracili non poteva a meno di tiovare caldi fautori. 
Nella primavera di quest'anno per nobile iniziativa del sig. Filippo Weill-Schott, 
già noto alla città nostra per i molti atti di illuminata beneficenza, e col 
concorso di due altri generosi, il prof. Tito Vignoli e l'assessore Gaetano 
Vimercad, si costituì un Comitato promotore (0, il quale diede tosto opera 
sfla raccolta delle offerte , e agli studi per V impianto della vagheggiata 
Società. 

In poche settimane i mezzi pecuniari erano pronti , compilati i progetti 
à* Statuto e, di Regolamenti, e si stabiliva : 

i.^ di fissare ad un mese il benefìcio del soggiorno climatico, da ac- 
cordare a ciascun fanciullo per tre anni consecutivi ; 

3.° di limitare per il primo anno a 60 il numero dei fanciulli, col 
proposito di aumentarlo progressivamente di anno in anno in modo pro- 
porzionato ai mezzi di cui verrebbe a disporre la Società ; 

3.^ di inviare i fanciulli al soggiorno climatico in due riprese ^ for- 
mando squadre di 30 individui ciascuna, non potendosi, in causa del diverso 
eterna di divisione della proprietà agricola in Italia, adottare il metodo 
tenuto in Germania, di separare i fanciulli in piccole colonie da collocarsi 
presso le famiglie dei contadini ; 

4.° di scegliere come luogo di vacanza per l'anno in corso Esilio, 
situato alle falde del monte Codeno a 900 metri sul livello del mare , al 
disopra un pajo d* ore di Varenna (lago di Como). Questo paese era stato 
da me visitato, in unione col sig. Zambelletti , per incarico del Comitato 
promotore, e riconosciuto dotato dei requisiti richiesti per costituire una 
conveniente stazione climatica. 

La prima adunanza generale dei Soci potè essere indetta il giorno i.^ luglio. 
In essa, dopo che il Comitato promotore ebbe dato comunicazione del pro- 
prio operato, si procedeva alla discussione ed approvazione dello Statuto e 
dei Regolamenti, e si nominava il Consiglio Direttivo e la Commissione 
medica (^). Per tale guisa la Società pel soggiorno climatico gratuito ai 

(i) Composto, oltre i sullodati , dai sigg. : Antongini Carlo, Bernardoni Filippo, Branca 
Giuseppe, De-Cristoforis dott. Malachia, Porro prof. Edoardo, Villa Achille. 

(2) II- primo riuscì composto dei sigg. : cav. dott Malachia De-Cristoforis, presidente — 
prof. car. Tito Vignoli, vice-presidente — assessore cav. Gaetano Vimercati, ispettore — 
car. Achille Villa , cassiere — Filippo Bernardoni — cav. Giuseppe Branca — deputato 
conte Leopoldo PuUè — dott. Ariberto Tibaldi — Lodovico Zambelletti — Filippo 
Wcill-Schott, consiglieri — dott. Pompeo Cervieri, segretario. 

La seconda dei sigg. : dott. cav. Malachia De-Cristoforis — prof. cav. Edoardo Porro 
- dott Ariberto Tibaldi. 



' — 8 — 

fanciulli gracili, alunni delle scuole elementari comunali veniva definitiva* 
mente costituita, e Milano può oggi vantare un'istituzione di più, < la più 
salutare istituzione igienica e filantropica > (i). 

Il Consiglio Direttivo si occupò tosto di fornire Esino di tutto quanto era 
necessario per ricevere la piccola colonia. Per la sorveglianza vennero as- 
sunti il maestro sig. Giuseppe Ceresa, quale dirigente, e le maestre signore 
Sacchi e Terreni; queste benemerite persone si offersero spontanee al 
delicato officio, ed è per me cosa sommamente grata il potervi dichiarare 
che la intelligente e solerte opera da loro prestata fu superiore ad ogni 
encomio e si merita quindi tutto il vostro plauso. Un cuoco e due inser- 
vienti componevano il personale di servizio (2). 

Ad agevolare la scelta dei fanciulli da inviare ad Esino, venne deliberato 
di officiare i direttori delle varie scuole elementari comunali, perchè voles- 
sero proporre ciascuno 5 dei loro alunni, nati nell'anno 1874, i quali pre- 
sentassero a loro giudizio i requisiti richiesti per abbisognare del soggiorno 
climatico. Furono 114 i proposti; 92 soltanto. si presentarono alla visita 
della Commissione medica per la scelta definitiva. 

Il Consiglio Direttivo aveva disposto che la stagione della cura, dovendo 
durare complessivamente due mesi, comprendesse la seconda metà di luglio, 
tutto il mese di agosto e la prima metà di settembre; se non che il pro- 
lungamento delle scuole sin quasi alla fine di luglio fece ritardare la par- 
tenza dei fanciulli di una quindicina di giorni. La prima squadra infatti parti 
per Esino il i .° agosto e vi soggiornò fino al 3 1 ; la seconda squadra partì 
il i.® settembre e fece ritorno a Milano il i.° ottobre. 

Ai parenti era fatto obbligo di munire ciascun fanciullo chiamato per la 
cura, di un cappello di paglia, di due paja di scarpe, di un abito di ricambio 
e di sufficiente biancheria (3). La Società fece dono a tutti di un giubbon- 
cino di lana. 

L* itinerario seguito fu eguale per le due squadre ; entrambe vennero da 
me accompagnate lungo tutto il viaggio infino ad Esino. 

Da Milano ci portammo a Lecco in ferrovia. Quivi i fanciulli trovarono 
preparata una refezione offerta dal signor Albertini, proprietario dell'albergo 
della Croce di Malta, il quale provvide pure al gratuito trasporto in omnibus 
dalla stazione ferroviaria alla riva del Lago. 

(i) Prof. Spatuzzi: — Prolusione al Corso d'Igiene nella /?, Università di Napoli; 
1881-82. 

(2) Regolamento per la stagione della cura. 

(3) Regolamento per l'ammissione dei fanciulli. — Art. 6. 



— 9 — 
Imbarcatici sul piroscafo, giungemmo verso sera a Varenna, donde a piedi 
saHmmo in mezz'ora a Perledo. Essendosi preventivamente stabilito di pernot- 
tare in questo paese, il medico, sig. dott. De-Rossi, aveva disposto perchè 
i £uicialli fossero ospitati e rifocillati presso famiglie agiate caritatevoli. Il 
mattino seguente, scortata da sufficiente numero di muli, la piccola comi- 
tiva si incamminò vispa e giuliva su per la strada di Esino, ove si arrivò 
in circa tre ore, compresa una lunga sosta fatta a metà cammino per il ri- 
poso e la colazione. 

Tutto il pittoresco viaggio non fu che un continuo inno di giubilo e di 
ammirazione, che questi poveri fanciulli, nati e cresciuti nell'afa morbosa 
deDa città, innalzavano ali* aspetto delle bellezze magiche dalla natura rive- 
late per la prima volta al loro sguardo attonito nello splendido paesaggio 
che attraversavamo. 

Ad Esino la sorveglianza sanitaria fu affidata al suUodato sig. dott. De- 
Ròssi; la amministrativa al sig. Rusconi, direttore di un opifìcio di pro- 
IHÌetà del sig. Gavazzi, il sig. Fattori, farmacista di Varenna, si adoprò nel 
modo più efficace specialmente pel trasporto delle masserizie. Il Consiglio 
Direttivo, in attestazione di riconoscenza per il disinteressato ajuto prestato 
alla Società da questi tre benemeriti e dal sig. Albertini, li proclamò Soci 
^datori. 

L'orario pei fanciulli durante il soggiorno climatico era stabilito per modo 
che ai pasti si alternassero le passeggiate, i riposi, le ricreazioni, il sonno, 
nn po' di ginnastica (0. Il vitto consisteva in: latte, mattina e sera; mi- 
nestra di riso o di pasta e carne con vino, a pranzo : salame o formaggio, 
a merenda: in tutti i pasti, pane a volontà (2). 

Durante il soggiorno ad Esino i fanciulli ricevettero la visita di parecchie 

(1) Orario — Ore 6. Levata, puliiia, preghiera, ricreazione. — Ore 7 : Prima colazione. — Dalle 
«re 7 1/3 alle zx : Passeggio in colonna, che non oltrepassi t a chilometri. Riposo di un'ora alla meta, 
catL re/ezipiu di ^ane. Ritorno, con liposi alternati. — Dalle ore it alle za: Pulizia, riposo. — Ore la, 
J*ramxa. — Dalle ore 12 1/3 all' i: Ricreazione. — Dalle ore z alle 2 i/a: riposo e sonno. — Dalle 
ore 31/2 alle 4: Applicazione (canto, poesie, dimostrazioni, specialmente racconti che rafforzino il senti- 
Beato morale e patriottico). — Ore 4 : Merenda. — Dalle 01 e 4 1/3 alle 7 : Ginnastica e passeggio. — 
Ore 7: Ctn«. — Dalle ore 7 alle 8: Ricreazione, preghiera. — Ore 8: A Ietto. 

(2I Vitto — Prima colazione a ore 7 : Latte grammi 300 (caflc brulé). Pane a volontà. — Refezione a 
acre zo circa: Pane a volontà. — Pranzo SLort 13: Minestra (riso o pasta grammi 75 e legumi). Carne 
gzmmzai zoo. Vino grammi Z50. Pane a volontà. — Merenda a ore 4 : Pane a volontà. Formaggio o sa- 
lame grammi 35. — Cena a ore 6 z/3 : Latte grammi 300 alternato con minestra grammi 75. Pane a 
volontà. 

Ordine del pranzo — Domenica: Risotto, manzo a vapore. — Lunedi: Riso in brodo con legumi, 
■Jszo allesso. — Martedì: Pasta in brodo con legumi, manzo allesso. — Mercoledì: Riso in brodo 
e» legumi, manzo a vapore. — Giovedì : Pasta condita, manzo allesso. — Venerdì : Risotto , manzo 
allesso. — Sodata: Pasta in brodo con legumi, manzo allesso. 



IO 

egregie persone di Milano, fra le quali mi è caro ricordare i membri del Comi- 
tato, signori cav. Branca, cav. dott. De-Cristoforis, assessore cav. Vimercati. 
Quest'ultimo anzi vi si fermò più giorni, ed anche lassù trovò modo di 
affermare maggiormente l'esistenza della nostra Società e di accrescerne il 
patrimonio. In un convito degli Alpinisti, reduci da un'escursione alla Grigna, 
seppe col concorso di alcune gentili signore villeggianti promuovere a favore 
della nostra Istituzione una lotteria, la quale sortì insperati successi. Allo stesso 
intento il sig. Zambel letti si adoprò qui in Milano presso i promotori della 
Indisposizione Artistica, i quali misero a disposizione nostra un non indif- 
ferente numero di biglietti. Ed oggi per voto unanime del Consiglio Diret- 
tivo abbiamo l'onore di contare fra i Soci fondatori della Società per la 
cura climatica il Club Alpino e la Famiglia Artistica. 

Ed ora eccomi ad informare di tutto quanto concerne la parte veramente 
sanitaria dell' Istituzione. Perciò che riguarda la parte amministrativa, valga 
l'estratto del Bilancio (0. 

U solo aspetto esteriore, si sa, non è sufficiente dato per giudicare della 
costituzione fisica di un individuo; nella scelta quindi dei fanciulli da am- 
mettere alla cura, io doveva attenermi, sull'esempio delle altre Commissioni 
mediche che mi precedettero in questo lavoro, specialmente ai due criteri 
del peso e della statura. Si incominciò adunque dal trovare il peso e dal 

(i) Bilancio consuntivo delia Società per la cura climatica per l'anno i8Si, 



Introiti. 

Per Mottofcrisioni L. 

Ricavo lotteria Club Alpino Italiano > 

> vendila Biglietti Indsip. Àriiitica. » 
Interessi maturali > 



L. 



7130. 

371. 

4%. 

12. 



8009.- 



Dlmost razione delle BiniAneiise. 

Contante effettivo prctio il Tesoriere. .... L 

Interessi esistenti nel libretto > 

Masserizie calcolate ali 80 per 100 » 

Tot ALI..... L. 



3546. 

12. 

132. 



3d9J.-. 



Spese. 

Per vitto propriamente detto L. 

> bucato, illuminatioiiK, eco a 

• viaggi o per trasporlo masserizie • 

» personale di sorveglianza e di servizio. > 

> masserizie depurate dair esistente cal- 

colato airtK) per 100 > 

a affltio caseggiato in Esino a 

a oggetti di vestiario e riparaz. agli stessi a 

» am mini «trazione a 

Straordinarie a 



L. 
Rima:iei«zb attive.... » 



L. 



1907.61 
232.58 
512.65 
632.75 

280.32 
800.— 
185.80 
150. 29 
12.- 



4319. — 
3690.— 



8009.— 



DImoitnislone delle quote di costo 
di cadaun beneficato. 

Quota mensile 

per 

ciascuno 



Spesa 
per vitto, ecc. 

Cei 
eneflcati 



Lire 
4319.. - 



Lire 
71. 80 



Quota 

giornaliera 

per 

ciascuno 



Lire 
2. 28 



— II — 
misorare l'altezza di tutti i 92 alunni proposti dai direttori delle scuole. Le 
afte per tal modo otteoute, messe tra di loro a confronto, mi fornirono i 
dati per eliminare i meno bisognosi di soggiorno climatico. 

I 60 che risultarono meritevoli dì essere presi in considerazione, vennero 
ìa segnilo assoggettati ad una seconda visita, nella quale si misurò la ar- 
cafereitza del torace, la capacità vitale, la forza muscolare e si fece l'esame 
lidio itato presente, corredandolo di tutte quelle notizie sui precedenti che 
«gHo servissero a stabilire le deplorevoli condizioni sanitarie di ciascun 
Gnaulio. In questa visita riuscirono per malattia esclusi 4, i quali furono 
ustituiti da altrettanti che figuravano come i più gracili fra quelli già stati 
dminati da prima nella visita generale. 

Dei 60 ammessi in modo definitivo, i 30 che maggiormente presenta- 
nno le note della debolezza costituzionale, vennero iscritti per la prima 
ipedizione, per la seconda gli altri. 

Dopo il ritorno da Esino i fanciulli furono sottoposti ad una terza visita, 
Bdh quale si rinnovò l'esame dello stato presente e si ripetè la ricerca di 
nttì gli elementi che erano già stati notati prima della partenza. 

Nel < Registro delle Annotazioni Cliniche (1) > che riporto, si può riscon- 
tate tutti i dati ottenuti mercè questa duplice operazione, come pure si 
donno riassunti i principali dì essi nella Tabella seguente, dove figura 
dresi la differenza che si verificò fra i valori ottenuti avanti e quelli 
dopo la cura. 



(1) Modulo del Registro : 




— IJ ^ 



TABELLA 

del peso, della statara e della forza mossolare avanti e dopo il soggiorno ad 

Prima Colonia — dal i,^ al 31 agosto. 



% 



I 

2 

3 

4 

5 
6 

7 
S 

9 

IO 

II 
12 

13 

14 

15 
16 

17 
18 

19 
20 

21 

22 

23 
24 
25 

26 

27 

28 

29 

30 
31 



Cognome e Nome 



Crespi Francesco 

Montanari Achille .... 
Scaltriti Benvenuto. , . . 

Pessina Luigi . . • 

Brasca Serafino 

De Vecchi Angelo, . . . 
Mantegazza Ambrogio . 

Fumagalli Luigi 

Manzella Edoardo .... 

Sereni Raffaele 

Scaramuccia Valentino. 
Maj occhi Augusto <*) . . 

Zenoni Severo t'^ 

Mazza Alfonso 

Leoni Luigi 

Dabbene Giuseppe. . . . 

Crespi Pietro ^^^ 

Cugola Serafino 

Gatti Marco 

Corti Angelo 

Monticelli Camillo .... 
Saporiti Fausto t*J . . . . 

Viscardi Alberto 

Jotti Alfonso 

Sacconaghi Giuseppe . . 

Sgarietta Luigi 

Alfieri Virgilio , . 

Fagnani Camillo 

Bistoletti Luigi 

Girompini Ettore 

Nicoletti Umberto . . . ♦ 



Età 



7 
8 

8 

8 

8 

9 
9 
8 
8 
II 

7 

8 

9 

9 

9 

io 

8 
8 
8 
8 
8 
8 
8 
8 
8 
8 

IO 

8 
8 
8 
8 



Peso 



Arasti 
la cara 



la cara 






20 

19 
19 
16 

19.4 

17.8 

17 
18.4 

17.6 
16.3 

19.4 
16.4 

16. 2 

21.4 

18 

27 
20 

17.5 

17 

19.5 
20 

20. 2 

21.3 

20.6 

17.3 

17 

19.2 

21.8 

19.5 
22.6 

16 



Diffe- 
rema 



21.3 


1.3 


113. 5 


20.4 


1.4 


115 


23 


4 


120 


17.6 


1.6 


no. 5 


21.9 


2.5 


120.5 


19.3 


1.5 


loS 


19.9 


2.9 


no 


18.6 


0.2 


112. 5 


18.7 


I. I 


III 


19. 1 


2.8 


112. 5 


21.3 


1.9 


no 




— 


112 


— 


^^~ 


112.5 


23.6 


2.2 


118. 5 


19 3 


1.3 


109.5 


29.3 


2.3 


129.5 


— 


— 


124 


20 


2.5 


114 


18.7 


1.7 


in 


20. 2 


0.7 


117 


21. 2 


I. 2 


"5 


— 


— 


118 


22. 2 


0.9 


119 


25.9 


4.3 


124 


18.7 


1.4 


118 


21. 2 


4.2 


120 


20.8 


1.6 


109 


22. 6 


0.8 


125 


21 


1.5 


n7. 5 


24.4 


1.8 


124 


19. 6 


3.6 


108 



Statura 



Aranti 
ta cara 



la cnra 



"5 

115.5 
120 

111.5 

120. 5 

109 

111. 5 

112. 5 
III. 5 

"5 
III 



n9.5 
no. 5 

131. 5 

n4. 5 
112 

n7.5 
116.5 

121 

125.5 

119 

121 

109.5 
125.5 

117. 5 

124.5 
109 



Ditfe- 
renxa 



1.5 

0.5 
o 

I 

o 
I 

1.5 

o 

0.5 
2.5 

I 



I 
I 

2 

0.5 
I 

0.5 
1.5 

2 

1.5 
I 

I 

0.5 

0.5 
O 

0.5 
I 



Forza muse 



Aranti 
tacnra 



Dopo 
la (ara 



9 

5. 

4 

3. 

7. 

5 

4 

5 
6 

5 
4 

5 

5 
8 

7. 
12 

9 
7. 
6 
6 

4 
5 
7 
6 

4 

7 

5 
II 

4. 
6 

6 



5 



9 

7 
7 

5.5 

7.5 

7.5 
6 

8 

7 
6 

S.5 



II 

8.5 



8.5 

9 

8 

7.5 



8 
IO. 5 

6.5 

7.5 

7.5 

12.5 

6.5 
8 

7 



(x) Non si presentò alla visiu — (a) id. id. — (3) id. id. — (4) id. id. 



Seconda colohu — Dal i." settembre al i." ottobre. 



CocNOUE s. Nome 



Btrgomi Carlo 

Muraccbi Giulio 

Poli! Pietro 

Re Giovanai 

Citmoca Paolo 

Barege' Giovanni 

Zimbelli Elia O 

Plelesleinet Giuseppe. . 

Grippa Pietro 

Della Vecchia Aquilino 

Lai' ActDio 

Bianchi Francesco .... 

Cerri Attilio 

BatUDct Augusto 

Cilterio Esle 

Ultrocchi Clemente . . . 

TMttti OtUvio 

GiUi Siro 

Tombeii Angelo 

Gheui Aristide 

Mirgutti Luigi 

SpreaGco Luigi 

Vescovi Giuseppe 

Bollini Alfredo 

LHraldi Enrico 

Comolii Eligio 

Lodi Guglielmo 

DeU'Oro AchUle 

Femiio Alfredo 



Foni muicolan 



i) Ebbe febbre per parcc 



Di questa Tabella può farsi il seguente riassunto : 
Dei 60 fanciulli, che dovevano presentarsi alla visita per comprovare i 
tisultatì avuti dal soggiorno di Esino, mancarono 4 della prima spedizione. 
Dei 56 Tiuttti si trova che : 



~ 14 — 

In riguardo al peso: 

Non diminuì nessuno. 

Restarono al di sotto di i Kilog. N. 5 

Aumentarono da i a 2 • » 16 

» » 2»3 » » 15 

» » 3»4 * * 14 

Raggiunsero od oltrepassarono i .... 4 » » 6 

Totale N. 56 



nto alla statura : 




Restarono stazionari 


N. 5 


* al di sotto di i Centim. 


» IO 


Aumentarono da . . i a 2 » 


• 25 


» » .. 2 » 3 » 


* 12 


» » . . 3 » 4 * 


• 3 


Raggiunsero i 4 » 


» I 




Totale N. 56 



Nella FORZA muscolare: 

Diminuirono da i a 0,5 Kilog. 

Restarono stazionari o al disotto di i 

Aumentarono da i a 2 

» » 2»3 

» » 3 » 4 

Raggiunsero od oltrepassarono i . . . 4 



N. 3 
12 

9 

7 



Totale N. 56 



Mettendo fra di loro a riscontro le cifre che rappresentano la differenza 
dei valori segnati su questa Tabella, sarà facile rilevare, che mentre fra il 
peso e la statura esiste in genere un reciproco rapporto , lo stesso non 
si verifica per la forza muscolare. 

Questo fatto che, scorrendo il € Registro delle Annotazioni cliniche >, risalta 
con maggiore evidenza in riguardo alla circonferenza del torace e più spe- 
cialmente alla capacità vitale, è in massima parte da attribuirsi alla diffi- 
coltà di ottenere che i fanciulli si prestino ad una esatta misura. Tale 
difficoltà venne incontrata anche dal Comitato di Francoforte, il quale per 
ciò appunto non si preoccupa di misurare né la capacità vitale, né la cir- 
conferenza del torace, né la forza muscolare, ritenendo la ricerca di tali 



— 15 — 
dementi come lavoro inutile. Modificando la dimensione degli strumenti 
necessari ali* uopo, in modo da ridurli alla portata dei piccoli ragazzi che 
sono oggetto delle nostre osservazioni, ed usando nella visita maggiore 
pazienza di quello che la ristrettezza del tempo non mi abbia permesso di 
irere in quest' anno , io confido di poter presentare per V anno venturo 
ttco i valori mancanti nella suesposta Tabella in perfetto accordo col peso 
e colla statura. 

Una circostanza, sulla quale mi preme di fissare l'attenzione, è questa: 
h ?isita dei fanciulli ritornati da Esino, per cause non imputabili alla Com- 
missione medica, dovette essere ritardata di tre settimane per quelli della 
pcima spedizione, di sei circa per quelli della seconda, venne, cioè, praticata 
in prossimità dell'epoca che le statistiche del dott. Varrentrapp dimostrano 
corrispondere ad una diminuzione dell' aumento di peso che si suole otte- 
nere, visitando i fanciulli appena ritornati dal soggiorno climatico. A togliere 
ogni dubbio che i favorevoli effetti a questo conseguenti fossero da ascriversi 
per la massima parte al vitto più abbondante e sostanzioso, il Comitato di 
Fiancoforte adottò la pratica di pesare ciascun fanciullo reduce dalla cura 
ad intervalli di 4 settimane. Da questa ricerca risultò che l'aumento di peso 
ottenuto subito dopo il ritorno, diminuisce d' alquanto verso la quarta set- 
timana, per restituirsi alla proporzione di prima nell'ottava, e potè dedurre 
àe la sosta od anche il regresso nello sviluppo organico che si manifesta 
appena i fanciulli ritornano nelle condizioni sfavorevoli della vita in città, 
son dura, ma anzi fa luogo ad un ulteriore incremento, e che per ciò nel 
aaggior numero dei casi viene ottenuto un benefico impulso permanente, il 
^e trionfa in gran parte della influenza perniciosa del soggiorno presso i 
parenti. Sgraziatamente le nostre osservazioni non praticate in tempo debito, 
aè ripetute sufficientemente, ci pongono in grado di dare la conferma di 
tale risultato, perocché calcolando a 56.6 chilogrammi l'aumento di peso 
complessivo dato dai fanciulli della prima spedizione, e a 83 chilogrammi 
(pieOo fornito dai fanciulli della seconda, abbiamo pei primi una differenza 
ia meno di 28.4 chilogrammi , la quale non rappresenta che il peso pro- 
porzionale corrispondente al mese di ritardo frapposto alla visita dei secondi. 

Anche a codesta lacuna mi riservo di riparare l'anno venturo, e con tanto 
naggiore impegno in quanto che una accusa capitale so che è . stata mossa 
alk nostra istituzione ; da taluni essa è ritenuta nientemeno che inutile, per la 
(ttsonzione che ritornati in seno alla loro famiglia nelle condizioni di prima, i 
faiciiilli abbiano tosto a perdere quanto hanno guadagnato dalla campagna. 
Ad ottenere meglio il mio intento, io mi propongo di scegliere i fanciulli da 



— i6 — 

inviarsi al soggiorno climatico, per lo meno tre mesi prima della partenza, 
e di pesarli poi di mese in mese per un intero semestre; in tale modo 
potrò avere i valori mensili del peso ottenuti prima e dopo la vacanza, 
che messi fra loro a confronto/ forniranno i dati precisi per accertare , se 
i vantaggi acquistati sono in realtà duraturi, come hanno già dimostrato le 
osservazioni del Comitato di Franco forte, o invece riescono solo fugaci. 

Per ultimo mi è di grande soddisfazione poter riferire che durante il 
soggiorno ad Esino non si ebbe neppure un caso di malattia: non poten- 
dosi come tale considerare un po' di imbarazzo gastrico a cui andarono sog- 
getti 3 fanciulli, i della prima e 2 della seconda spedizione, il quale non 
durò più di un giorno, né richiese l'intervento del medico, tanto che i fisu"- 
maci, dei quali l'egregio sig. Zambelletti aveva largamente a proprie spese 
fornito le colonie, furono riportati a Milano pressoché intatti. Lieto presagio 
per gli anni avvenirci 

Termino, mettendo sott'occhio a mo'di conclusione alcuni 



Specchietti di confronto fra la media fisiologica del peso , della statura e 
del loro accrescimento mensile, e la media degli stessi valori presentata dcU 
fanciulli ammessi alla cura climatica dal Comitato di Francoforte e da 
quello di Milano, 

I. Peso. 



Età 

anni 


Media 
fisiologica 






Media 
Francoforte 


Media 
Milano 


8 
9 


Kilog. 20. 5 
> 21.8 






Kilog. 20. 7 

a 21. 2 


Kilog. 19. 
* 20.0 




IL Accrescimento 


MENSILE DEL PESO. 




Età 
anni 


Media 
fisiologica 






Media 
Francoforte 


Media 
Milano 


8-9 

9-10 


Kilog. 0. 14 
» 0. 20 






Kilog. 0.96 

» 0.94 


Kilog. 0.94 
> I.OO 






TU. 


Statura. 




Età 
anni 


Media 
fisiologica 






' Media 
Francoforte 


Media 
Milano 


8 


Centim. 118. 






Centim. 116. 7 


Centim, 115. 5 


9 


> 121. 






» 118. 2 


> 116.6 




IV, ACCRESaMENTO 


MENSILE DELLA STATURA. 




Età 
anni 


Media 
fisiologica 






Media 
Francoforte 


Media 
Milano 


8-9 


Centim. 0. 47 






Centim. 0.38 


Centim. 0. 52 


9-10 


a 0.21 






» 0.47 


» 0.53 



— 17 — 

Dairesame di questi specchietti è ovvio il dedurre che raumento mensile 
Terìficatosi tanto pel peso che per la statura nei fanciulli dopo il soggiorno 
di Esino, è nel complesso più soddisfacente di quello segnato dalle stati- 
sdchc del dott. Varrentrapp, e che in ogni caso è di gran lunga supe- 
liore a quanto si verifica normalmente. 

Però nello specchietto che contempla il peso, deve colpire un dato il quale 
appare contraddittorio: la media dei fanciulli di 8 anni ammessi dal Co- 
mitato di Francoforte, supera di 2 ettogrammi la nostra media normale. 
Qaesta apparente contraddizione si spiega, avvertendo che mentre da noi 
si tenne come termine di confronto la cifra trovata dal prof. Pagliani pei 
£mcialli poveri (0, il Comitato di Francoforte si servi per base delle proprie 
osservazioni della media calcolata dal Quetelet in chilogrammi 21,6. 

Non ostante questa rettifica sta però sempre il fatto, che la differenza fra 
la media presentata dai fanciulli da noi visitati e la media fisiologica è di 
quasi il doppio, paragonata a quella dei fanciulli che a Francoforte vennero 
considerati come bisognosi di campagna. Questo fatto assai sconfortante per 
noi, e che io vi traduco in cifre perchè meglio ne risalti la evidenza: 



Media norm. Pagliani Kil. 20. 5 
» » Quetelet » 21.6 



Media scolari Milano .... Kìl. 19. o 
» » Franco forte » 20. 7 



Differenza Kil. i. 5 
» » 0.9 



Differenza in meno per gli scolari di Milano Kil. o. 6 



d dimostra quanto urgente sia in Milano il bisogno di provvedere colla 
massima alacrità al miglioramento dello sviluppo fisico degli scolari. 

Né si voglia supporre in me la pretesa di enunciare cosa nuova : io non 
&cdo che porre una volta di più, coli' appoggio delle cifre e in un caso 
speciale, il problema umanitario che da tempo occupa cuore e mente di 
flantropi, di scienziati, di legislatori; problema, la cui soluzione ha fatto in 
questi ultimi anni rapidi passi, mercè la importanza sempre maggiore che 
Ta acquistando la igiene privata e pubblica. 

Fra le istituzioni cittadine che si occupano della fanciullezza, ho già men- 
tovato gli Ospizi dei bagni marini per gli scrofolosi, come quelli che pre- 
sentano i maggiori punti di affinità col soggiorno climatico. Sorti per in- 
teUigente e solerte operosità di un insigne filantropo, il cav. dott. Ezio 
Castoldi, gli Ospizi dei bagni marini incontrarono ben presto, come tutte le 
opere di vera ed illuminata beneficenza, il favore del pubblico, ed oggi. 



(s) Pagliani : £^ tvilup^o wnano, ecc. — > Giora. della Società hai. d' Igiene, Anno I, K. 4, 5 e 6. 

2 



— i8 — 

ricchi di mezzi e protetti da privati, da enti morali, da autorità pubbliche, 
vanno moltiplicandosi per tutta Italia e salgono sempre più in onore presso 
le altre nazioni. 

Se non che il concetto fondamentale che informa le due istituzioni, 
è cosi sostanzialmente distinto, da lasciar a ciascuno di esse un campo 
di azione tutto afTatto proprio : la cura climatica sarà di complemento, ser- 
virà a riempiere una lacuna, alla quale non possono provvedere gli Ospizi 
dei bagni marini, ma non potrà mai riuscire a questi di inciampo, né inva- 
derne le attribuzioni. 

Gli Ospizi dei bagni marini infatti si preoccupano più specialmente di 
correggere le manifestazioni, già in atto, di una forma morbosa, la scrofola, 
nella quale si compendiano pressoché tutti i malanni che alla debole co- 
stituzione fanno capo ; mentre la cura climatica cerca di prevenire queste 
manifestazioni, facendo scopo delle sue cure fanciulli semplicemente gracili, 
i quali, sussidiati in tempo con vitto sufficiente ed appropriato e messi in 
condizioni di poter respirare l* aure pure e balsamiche dei monti, sono su- 
scettibili di tale impulso nello sviluppo organico, da poter poi sfuggire ai 
tanti pericoli che nella debolezza congenita ed acquisita trovano la loro 
prima origine. 

E fu savio provvedimento quello dei fondatori di questa istituzione di 
restringerne il beneficio agli alunni delle classi elementari, i quali non so- 
lamente subiscono le perniciose influenze derivanti dalla miseria, ma costretti, 
come sono , per buona parte del giorno alla inerzia muscolare , per atten- 
dere all'applicazione intellettuale, spesso anche sproporzionata alle loro forze, 
restano privi altresì di quell'esercizio corporale che serve, direi quasi, di 
correttivo alla debolezza organica per chi si dedica a lavoro manuale. 

Mtns sana in cor por e sano é il motto assunto dal nostro Comitato pro- 
motore quale emblema della Società per il soggiorno climatico, ed oggi che 
la istruzione obbligatoria apre a tutti l'adito delle scuole, il Consiglio Diret- 
tivo deve sentir maggiormente la necessità di estendere la propria sfera di 
azione^ perché sia elevato a proporzioni sempre maggiori Jl numero degli 
alunni che devono essere ammessi al beneficio della cura. 

Se non che i vantaggi della nuova Istituzione non si limitano al miglio- 
ramento della costituzione fisica: altri ed importanti effetti ne conseguono, 
i quali, se pure voglionsi considerare come indiretti e non esclusivi, tuttavia 
non debbono essere passati sotto silenzio. Fra questi non é a disconoscersi 
r utile pecuniario risultante alle famiglie dal risparmio sul mantenimento di 
un individuo per un intero mese: utile pecuniario che può ritenersi nella 



— 19 — 
pluralità dei casi assai più giovevole di tante elemosine che si accordano 
dopo lunga sequela di suppliche, di verifiche, di restrizioni, le quali, se tal- 
volta valgono a riparare momentanei bisogni , giammai possono pretendere 
Illa qualifica di educatrici delle masse. 

Più importante vantaggio è quello della disciplina e dell' istruzione pratica 
che ricevono i fanciulli durante il mese di soggiorno sui monti. Anche nelle 
famiglie agiate si ode spesso lamentare che le lunghe vacanze autunnali, 
distogliendo i fanciulli dall'abitudine dello studio, li rendono indocili, sbri- 
gliati, disattenti, ricalcitranti alle menome occupazioni, per cui perdono in 
breve bnona parte di quanto avevano guadagnato alla scuola nel corso 
dell'anno. Or bene: un mese di vita comune in orizzonte spaziato, un 
orario saggiamente disposto , la sorveglianza assidua di persone previdenti 
ed istruite, che mantengono ima ragionevole disciplina e non omettono oc« 
cacone di infondere nelle giovani menti V amore al buono e al bello , la 
o>rtesia dei modi, l'affabilità nel conversare, e sopratutto l'igiene e la 
politezza della persona , tanto trasandata pur troppo presso le classi indi- 
genti, non rappresentano forse gli elementi precipui della morale educazione ? 

Da questa relazione, dai dati statistici in essa registrati, dalle considera- 
zioni svolte, è facile riconoscere quale e quanta benefica impressione per 
un solo mese di vita alpestre abbia ricevuto il tenero organismo dei fan- 
dolli che furono scelti per quest'anno di prova. L'utilità della Istituzione 
ormai non può più essere disconosciuta, per qualunque lato la si consideri , 
e quindi l'appoggio filantropico della cittadinanza non le farà difetto ed il 
saccesso coronerà gli sforzi di tutti. 



20 



SULLO STATO SANITARIO DELLA PROVINCIA DI CUNEO 

IN RAPPORTO COLLA PELLAGRA. 

Relazione 
del Dott Giuseppe Parola. 



Il Ministero d'Agricoltura Industria e Commercio, che vivamente s'inte- 
ressa delle condizioni sanitarie della classe agricola , sulla quale in gran 
parte posa il miglioramento economico della nostra contrada, con sua Cir- 
colare, 28 febbrajo 1881, suggeriva una serie di provvedimenti intesi a di- 
minuire l'infierire della pellagra, e poscia con altra Circolare, 24 marzo 1881, 
ordinava una statistica degli individui che si trovavano affetti da pellagra 
nel mese di giugno ultimo scorso. Il signor Presidente del Consiglio Pro- 
vinciale di Sanità nel comunicarmi con sua lettera 23 ottobre p. p. le 
risposte con disagio ottenute, m'incaricava di riferire brevemente intorno 
a questo importante argomento. La ristrettezza del tempo non avendomi 
permesso di poter ottenere ulteriori ragguagli a quelli davvero insufficienti 
forniti dai sindaci e dai medici condotti, mi toccherà appena sorvolare sopra 
una materia che richiederebbe, per una meno imperfetta trattazione, diligenti 
indagini, concorso di autorità e di medici, tempo per raccogliere ed ordinare 
i materiali, nonché dottrina per trarne utili deduzioni. 

Ecco ciò nondimeno, giusta i dati trasmessimi, la statistica dei pella- 
grosi esistenti nel mese di giugno nella nostra Provincia, divisa per Cir- 
condari , per sesso , età e professioni , per quanto , relativamente a queste 
ultime circostanze, potei rintracciare. 

Dai riferiti quadri si scorge come questo triste malore che avvelena le 
fonti della vita , ottenebra gì' intelletti ed è sorgente di misera prole , se 
non è grandemente diflfuso tra noi, dà però sufficienti indizi della sua pre- 
senza perchè occorra cercare i mezzi per andarvi al riparo, allo scopo so- 
pratutto che il morbo non vi pigli più salde radici, e per mezzo dell' ere- 
dità, o per prave condizioni economiche, si diffonda. 



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Totale . . 

Circondario di Alba. 


CistagniW W 








Torre Bonnidi 


Totale . , 

Cir»adarìo di HoodoT). 

Bene Vagienna (<).,.. 


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Totale., 


(,) Noo indreiii Huo. .li, ttc. - (0 Non indie.» piufciiions, - (j) Non in<lic>ti eli. e pto- 



Circondario di Salmo. 



Brondello (■!...., 

Brussuco 

Cavallerlcone !•) . , 
Cnvaller maggi ora. , 

Costigliole 

Cnmbasca 

LagnascQ 

MoDuterolo 

Fagno (3) 

Pias. ' ' 



Revello 

Rifreddo 

Sanfront 

Scucnafigi ,,...... 

Veriuolo 

Villanova Solaro . . 



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CIRCONDARIO 


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3 

3 


7 
3 

13 

28 


13 
16 

42 


30 
8 

24 
63 


23 


^ 


44 
36 
16 
73 

169 










Totale Generale.. 



— 23 — 

n nostro Circondarìoi su d*una popolazione di 185,268 abitanti e con 
65 Comuni, conta 12 Comuni più o meno infetti e novera 57 pellagrosi. 
Soggiungo però tosto che i cinque pellagrosi notati nel territorio della città 
di Cuneo , appartengono tutti alla sola sezione di oltre Gesso , le altre 
andandone immuni; che i 7 casi di pellagra riferiti dai medici di Pevera- 
gno, appartengono solo ad una pseudo-pellagra, ad una gastro-enterite a 
forma pellagrosa, d'indole relativamente mite, e che i due pellagrosi accen- 
oati per Boves guarirono nel breve spazio di venti giorni , e quindi v' ha 
faiogo a dubitare che anche qui si trattasse di vera pellagra. 

I Comuni più infetti sarebbero Busca, che, su d'una popolazione di 9533 
abitanti, novera 20 pellagrosi e tutti in età avanzata; Villafalletto con 7 
sopra una popolazione di 41 71 abitanti, e la maggior parte di pellagra 
ribelle ed ostinata; Demonte, pure con 7 su 6193 abitanti, e Peveragno 
con altri 7 su 6887 abitanti, colle riserve però sopra espresse. 

U Circondario d'Alba, sopra una popolazione di 124,822 abitanti e con 77 
Comuni, non novera che 8 di questi infetti, ma conta invece 62 pellagrosi. 
Quivi troviamo un maggior numero di Comuni formanti dei piccoli centri 
di endemia ; cosi Monta, su una popolazione di soli 2900 abitanti , conta 
fo pellagrosi; Castellinaldo , con 1425 abitanti, novera 16 pellagrosi e 
Baldissero d'Alba, su 11 70 abitanti, lamenta anch'esso 12 pellagrosi. 

Più fortunato sotto questo aspetto è il Circondario di Mondov), il quale, 
con una popolazione di 149,186 abitanti e con 71 Comuni, non novera che 
due Comuni infetti e 16 pellagrosi; Bene, cioè, che, su 613 1 abitanti, la- 
menta 15 pellagrosi, osservando ancora che questi 15 csi^ì sono stati os- 
servati da due anni a questa parte; Cherasco poi, con 8866 abitanti, non 
conta che un pellagroso. 

II Circondario di Saluzzo invece è quello in cui trovasi maggior nu- 
mero di Comuni infetti e di pellagrosi. Su una popolazione di 158,956 
abitanti e con 5 2 Comuni , lamenta ben 2 1 di questi nei quali il morbo 
trovasi più o meno diffuso , colla complessiva somma di 94 pellagrosi. 
Quivi, Sanfront, su una popolazione di 4900 abitanti, novera 13 pella- 
groa, pressoché tutti in età avanzata; La guasco, su 2065 abitanti, conta 
II pellagrosi di cui 4 in età giovanile; Villanova Solaro , su solo 1748 
abitanti, novera io pellagrosi; ed altri io su 3243 abitanti Scamafigi; i 
piccoli e poveri Comimi di Brondello e Crissolo, su abitanti l'uno 1021 e 
faltro 1074, noverano ciascuno 8 pellagrosi. 

Complessivamente, la nostra Provincia, su 616,232 abitanti con 263 Co- 
mani, novera. 43 di questi infetti e 229 pellagrosi. 



f 

-T 34 — 

Volendo risalire ad un'epoca più remota, noi troviamo che la benemerita 
Commissione d'inchiesta Piemontese, nel 1847, registrò, per quanto riguarda 
la nostra Provincia, 8 Comuni infetti e 35 pellagrosi nel Circondario di 
Cuneo, dei quali, in corrispondenza colle attuali ricerche, vediamo segna* 
lati Villafalletto e Peveragno con i solo pellagroso per Comune, e preci* 
puamente Busca, che, da sola, in allora contava 25 pellagrosi. 

I Circondari d'Alba e di Mondovì non noveravano che un solo Comune, 
e nessuno corrispondente agli attuali infetti, con 9 pellagrosi in totale. 

Un cospicuo centro di endemia era invece Revello , nel Circondario di 
Saluzzo, in cui a ben 250 sommavano i pellagrosi; Revello oggidì nonne 
conta più che 5, ma sta sempre il fatto già osservato nel 1847, che cioè 
la vallata del Po è, nella nostra Provincia , una delle località più colpite 
dal triste malore , giacché e Sanfront e Revello e Rifreddo e Crissolo e 
Gambasca, appartenenti tutti alla stessa vallata , lo vedono serpeggiare fra 
le loro popolazioni. 

Quivi il morbo avrebbe assai diminuito nel suo infierire , come sarebbe 
anche scemato a Busca, ma si sarebbe, in questi ultimi anni, maggiormente 
diffuso in parecchi Comuni del nostro Circondario e di quello d'Alba, come 
altresì nelle fertili terre che spettano alla pianura del Piemonte , sì dei 
summentovati Circondari che di quello di Saluzzo, terre che nel 1847 ^^ 
andavano immuni. Gli è vero che la Commissione Piemontese lamentava 
già in allora la pochezza dei ragguagli potuti ottenere , ma fors' anche al 
giorno d'oggi, ove si addivenisse ad una severa inchiesta, si troverebbe un 
maggior numero di pellagrosi di quello riferito. I^a è però questa una cosa 
più facile a desiderarsi che non ad ottenersi. 

I sessi, per quanto potei rinvenire nelle risposte comunicatemi, fra loro 
quasi si pareggiano, il femminile avrebbe però fornito una leggera ecce- 
denza, III sopra 108. 

Benché le prime età contino anch'esse alcuni pellagrosi, quelle più col- 
pite sono dai 40 ai 60 anni, un discreto contingente venendo ancora for- 
nito dalle età più avanzate. Quando l'organismo, nelle classi più povere , 
ha già oltrepassato l'acme della sua potenza e della sua organica resistenza 
il grave malore insidioso vi si sviluppa e dà mostra di sé. 

II maggior numero dei colpiti (169) appartiene alla classe dei contadini 
ed alla più povera, cioè quella dei braccianti. Gli altri 22, sono quasi tutti 
mendicanti ed in origine probabilmente pure braccianti. Trovo soltanto 
notati, a Scarnafigi una donna di casa , a Verzuolo una setajuola ed a 
Beinette un liquorista, siccome aff'etti dal morbo in discorso. 



— 25 — 

Ho già accennato ad insufficienza di dati per le cifre riferite, ma ben 
maggiori sono le lacune per quanto riguarda le probabili cause alle quali 
attiibnire la manifestazione della pellagra, circostanza questa che è la prima 
di tenersi a calcolo per la ricerca dei mezzi atti a frapporre una valida 
diga all'irrompere del morbo. Non trovo invero che il dott. Anfosso il 
qiule abbia accennato, per Brondello, alle condizioni meteorologiche della 
vallata del Bronda sfavorevoli alle coltivazioni, e quindi miseria con cattive 
abitazioni, ed il dott. Ferrerò il quale nota, per Verzuolo , che egli ha ri- 
trovato siccome cause abituali della pellagra in quel Comune, il vitto scarso, 
specialmente se quasi esclusivo di grano turco e tanto più quando non è 
ben maturo o troppo vecchio, l'insolazione , V abuso di aglio e di cipolle. 
A Basca si accenna pure alla cattiva nutrizione ed alla poca salubrità delle 
abitazioni. Io sottoporrò, ciò nondimeno, quanto dal complesso delle circo- 
stanze mi pare si possa dedurre. 

Se si pon mente che nella nostra Provincia il numero dei pellagrosi, 
es^o in confronto di molte altre Provincie , è sparso in parecchi Comuni, 
si delle vallate alpine , che delle fertili pianure e dei viniferi colli albesi, 
iQoltì non contando che uno , due o poco più colpiti , riesce di necessità 
escluso che una peculiare causa presieda, fra noi, allo sviluppo della pel- 
lagra e che vi influiscano speciali condizioni di clima o di suolo. Sudi- 
dame, cattiva alimentazione , malsane abitazioni , miseria insomma , incon- 
transi dappertutto, dove la malattia che ci occupa dà segni della sua pre- 
senza e dove no ; Teffetto inoltre sarebbe di gran lunga troppo inferiore alla 
cansa. Non voglio tuttavia escludere il concorso delle accennate circostanze 
accome atte a favorire lo sviluppo del morbo , ove qualche condizione di 
eredità od altro vi si aggiunga. 

Fra noi è rara Talimentazione quasi esclusiva del maiz, ed è meno an<- 
cora comune il consumo di maiz guasto, atteso la qualità che vi si coltiva 
ed il metodo di esposizione al sole per lungo tempo in generale adope- 
rato. Di più, il maiz viene, nel maggior numero dei casi, consumato sotto 
forma di polenta e giorno per giorno , prima che si alteri od ammuffisca, 
siccome suole accadere pel pane conservato a lungo, tanto in uso in altre 
Provincie. Queste sono le ragioni per cui il morbo, fra noi, è limitato nelle 
sue mam'festazioni, dappoiché , senza voler entrare nella ancora disputata 
questione se la pellagra debba attribuirsi ad un avvelenamento maidico o 
meno, gli è certo che essa infierisce particolarmente là dove il grano turco 
forma quasi l'esclusivo, scarso alimento, e spesso è di qualità scadente od 
avariato. Mi è d'uopo tuttavia ricordare che fra le vallate alpine è più raro 



— 26 — 

il vitto in discorso, venendo per lo più frammisto a quello del frumento, 
della segale, delle castagne e dei latticini, eppure in alcune vi serpeggia il 
fiero morbo- Noto per altro che a Busca, nel 1847, venne riferito che 
su 2 5 colpiti , 2 2 mangiavano sola meliga e tre no , 18 abitavano luoghi 
malsani e 7 sani. Alimentazione ed abitazione, sotto ogni riguardo cattive, 
sono pure le cause in ora riferite. 

Sebbene manchi assolutamente ogni accenno a cause ereditarie, parrai 
però che, tenuto conto dell'esistenza della pellagra da remoti tempi nella 
vallata del Po, ad esempio, ed a Busca, si possa ritenere che l'eredità ha 
una certa qual parte nel mantenere il fomite del male. 

Se poi si considera che la classe maggiormente colpita si è l'agricola, 
e quella in ispecie sotto ogni rapporto più sfortunata; che in alcuni poveri 
Comuni esistono dei piccoli centri morbosi, si può con qualche probabilità 
arguire che, anche fra noi, oltre alle comuni cause della miseria, airinso* 
lazione, vi concorra, nella maggior parte dei casi, allo sviluppo della ma- 
lattia r uso soverchio del grano turco e non sempre di buona qualità. 
Questa e l'eredità sarebbero pertanto, a mio avviso, le cause principali. 

Veniamo ora ai rimedi che si potrebbero suggerire per cercar modo 
che i pellagrosi possano trovare sollievo e possibile guarigione e ne venga 
per l'avvenire limitato il numero. 

Da aldini dei medici condotti venne riferito che migliori condizioni igieni- 
che e di alimentazione sarebbero utili per la cura e la profilassi della pellagra, 
da qualcuno ne furono anzi notati i benefici efìfetti già ottenuti. A questi in- 
tenti mirano altresì i provvedimenti suggeriti dal Ministero circa il risana- 
mento delle case coloniche, l'ispezione della qualità delle acque, l'impianto 
di forni sociali, la diffusione dell'allevamento dei conigli, ecc., ecc. Ma, se 
tutti questi mezzi sono ottimi e sarebbe grandemente a desiderarsi venis- 
sero attuati pel miglioramento generale della classe agricola, io non oserei 
proporveli siccome diretti a combattere esclusivamente la pellagra. E fa- 
cilmente se ne comprenderà il motivo , soltanto che si pensi alla poca 
estensione della pellagra fra noi ed alle misere condizioni che in generale 
si riscontrano, circa il vestire, la nettezza del corpo, le bevande, l'alimen- 
tazione e le abitazioni. D rimedio sarebbe troppo superiore al male che si 
lamenta. Nei pochi Comuni però, nei quali pare che il morbo sia più dif- 
fuso, apposite Commissioni, giusta l'art. 8 della Circolare ministeriale, po- 
trebbero provvedere al riguardo e promuovere le opportune migliorìe. 

il primo suggerimento, di curare che venga escluso dal commercio e 
dal vitto il maiz guasto, riuscirà sempre utile , sebbene sui nostri mercati 
tale qualità di grano turco non soglia incontrarsi. 




— 27 — 

Orca al mezzo proposto alFart. g, cioè diffondere, mercè istruzioni pra- 
tidkc, conferenze domenicali e serali, le notizie sulle cause della pellagra e 
r«se dei forni sociali, oltrecchè, per le cose già dette, il male non è tanto 
fa Doi generale da esigere tale diffusione, havvi a dubitare assai che la 
dtsse, per solito più colpita, vi ponga ascolto e ne tragga profitto. Forse 
potrebbe giovare un qualche piccolo libro popolare, compilato in modo fa- 
c3e e piano e diffuso dove l'endemia è più estesa. 

A mio avviso, fra noi, dove per buona ventura la pellagra non infierisce 
pan fatto , altri rimedi tornerebbero più efficaci a combattere il morbo 
tUk sua radice. 

Converrebbe, cioè, togliere i pellagrosi dall'ambiente nel quale si trovano 
e ricoverarli negli ospedali mandamentali o delle città più viciqe, a spese, 
d'occorrenza , delle locali Amministrazioni di Carità di dove provengono. 
h qnesta guisa si potrebbero con adequata nutrizione e conveniente cura 
ndonare alla società molti individui atti al lavoro, mentre i fatali progressi 
d^ malattia li renderebbero di continuo peso, quando, per loro sciagura 
e con grave dispendio del tesoro provinciale, non dovessero poi venire ri- 
coverati nel manicomio. Si impedirebbe altresì che, proclivi siccome sono 
i pellagrosi agli atti sessuali, trasmettano ad altri la malattia o la predispo- 
sione ad incontrarla, perpetuandone e diffondendone cosi il fomite. Questo 
Bezzo, già da altri suggerito, dalla Commissione di Bergamo, ad esempio, 
pormi non sarebbe diffìcile ad attuarsi nella nostra Provincia, e tornerebbe 
certamente utile a molti. 

Nd casi poi, nei quali questo provvedimento non potesse venire adot- 
tato, si potrebbero autorizzare i medici condotti a prescrivere, invece di 
aedidnali, buoni e congrui alimenti alle famiglie fra le quali esistano dei 
pellagrosi ; una confacente alimentazione essendo, nei casi sopratutto in cui 
b malattia non è ancora troppo inoltrata , il miglior mezzo per arrestarne 
i progressi e non di rado guarirla. Si ovvierebbe altresì , in questa guisa, 
•t che, nelle famiglie nelle quali avvi una qualche tendenza al morbo del 
qoak ci occupiamo, esso si sviluppi. 



28 



GLI ASILI-SCUOLE PER IDIOTI ED IMBECILLI. 

Comunicazione 
del Prof. E. Morselli. 

I. 

Anche la scienza ha i suoi apostoli, i suoi martiri, i suoi campioni, come 
la fede : questo prova che il sentimento della carità , della benevolenza e 
della simpatia verso i suoi simili, non è legato ad alcun dogma, né dipendente 
da alcun culto. Vi sono uomini, che sembrano predestinati . a praticare ed 
a spandere 11 bene, dovunque essi si trovino e qualsivoglia strada essi per- 
corrano: creature fortunate, il di cui nome è vanto della nostra specie ed 
orgoglio della nostra civiltà. Fra questi, il dott. Edoardo Séguin , il bene- 
fattore degli idioti e degli imbecilli, l'apostolo infaticabile della loro educa- 
zione, il fondatore ed il promotore di Asili e Stuoie per la parte più infe- 
lice della inferma umanità, Tuomo cui il vecchio e il nuovo mondo parvero 
angusti all'esercizio fervido d'una carità e d'una abnegazione senza limiti, ha 
diritto di occupare uno dei posti più onorevoli, e di passare come esempio 
imperituro di quanto possano tenacia di propositi e ricchezza di cuore. 

Edoardo Séguin ha compiuto ora è un anno (ottobre 1880) la sua vita 
spesa interamente a vantaggio degli idioti ed imbecilli. Nato a Nuova- York, 
egli passò la sua giovinezza in Europa, attrattovi dalla splendida fama della 
scuola medica francese, che contava un Laennec, un Pinel, un Dupuytren, 
un Bouillaud, un Esquirol per suoi iniziatori e maestri. Durante il corso me- 
dico, fu nominato intemo nei grandi Ospizi della Salpétrière e di Bicétre, 
e là intraprese queir opera di carità e di sagrifizio, che poi continuò inces- 
santemente ad esercitare per gli altri cinquanta anni della sua attivissima vita. 

Da circa un settennio il Belhomme aveva pubblicato la prima edizione 
del suo saggio sull' idiotismo (1824), che egli aveva avuto campo di preparare 
come intemo nella sezione delle idiote ed epilettiche della Salpétrière e pre- 
cisamente nel turno confidato al celebre Esquirol (0. In queHo scritto era 

(i) Si vegga per questo , come per tutti gli scritti sull'argomento, la bibliografia posta 
in calce a questo articolo. 



— 29 — 

per la prima volta sostenuto il concetto umanitario della educabilità dei 
frenastenici : le basi da cui partiva il giovine medico non erano le più 
giuste, giacché egli apparteneva alla scuola frenologica del Gali e Spur- 
zheim ; tuttavia egli fu il primo a riconoscere che esistevano dififerenze no- 
tevoli fra i vari individui affetti da idiotismo , e che mentre alcuni erano 
appena addomesticabili, altri possedevano invece attitudini, istinti, facoltà, 
capaci di un certo sviluppo mercè sforzi educativi speciali. Ma l' iniziativa 
del Belhomme rimase senza effetto, anche perchè il suo maestro, l'Esquirol, 
non si manifestava troppo favorevole verso la educabilità dei frenastenici. 
Era riservato al dott. Ferrus, discepolo e successore del celebre alienista, 
di dare esecuzione al voto espresso dal Belhomme, aprendo fino dal 1828' 
una scuola per i fanciulli idioti della sua sezione di Bicétre, coadiuvato in 
questa intrapresa anche dal Leuret. Nel 1831 il Falret ne imitava l'esempio 
nell'ospizio della Salpétrière , e nel 183^ il dott. Voisin (Felice) apriva in 
Parigi il primo Istituto privato. Ma faceva difetto ancora un metodo paziente 
ed esatto di educazione, fino a che esso non venne indovinato ed applicato 
per la prima volta da un giovine intemo, che fu appunto il Séguin. Spetta 
in&tti al Séguin il merito di avere dimostrato col fatto ciò che il Belhomme 
aveva per la prima volta accennato in teoria: i suoi sforzi seguiti da suc- 
cesso convinsero anche i più resti , e d' allora in poi l' opinione pubblica, 
trascinata dall' entusiastico zelo del giovine medico americano , si dichiarò 
in favore dell'educabilità dei frenastenici. 

n primo inspiratore del Séguin fu l'Itard, coi suoi lavori e i suoi ammirabili 
tentativi sull'educazione dei sordo-muti ; ma il dott. Séguin in pratica non ebbe 
a guida che il proprio talento e il sentimento vivissimo di carità, che lo 
attirava verso la classe più sventurata degli uomini. Nel 1830 egli aveva 
già pubblicato i primi saggi sui risultati favorevoli da lui ottenuti, e nel 1842 
era posto a capo di una sezione di Bicétre destinata ad asilo e a scuola nello 
stesso tempo per fanciulli idioti ed imbecilli. L'opera del Séguin trovò su- 
bito giudici competenti, che se ne fecero i simpatici sostenitori in seno al- 
l'Accademia di medicina , al corpo scientifico più reputato della Francia : 
nel 1843 ^^ Voisin (Felice) dava ragguaglio all'insigne consesso di questi 
tentativi, e consacrava col suo voto l'ammissione definitiva nella scienza psi- 
chiatrica del concetto sostenuto dal Belhomme e dimostrato dal Séguin. 

Verso il 1846 il dott. Séguin pubblicò la grand' opera sull'idiotismo e sulla 
sua cura igienica e morale : ma venne la rivoluzione del 1 848, con le sue 
tristi conseguenze, a gettare il più amaro sconforto nel di lui animo. Come 
repubblicano sincero , come cittadino degli Stati Uniti , avendo ragione di 



_ 30 — 

temere del dispotismo di Luigi Napoleone Bonaparte , il Séguin lasciava la 
Francia e ritornava a stabilirsi nella sua patria, al di là dell'Atlantico. Fis- 
satosi dapprima nell'Ohio, praticò liberamente- la medicina : ma pochi anni 
dqpo, essendosi per sua iniziativa fondato un Asilo-scuola per idioti nello 
Stato di Pennsilvania, ei ne veniva nominato soprintendente. Tenne tale ca- 
rica per alcun tempo, finché trovandosi già avanti negli anni rassegnava le 
sue dimissioni e si stabiliva a New- York per esercitarvi la professione. Fu 
medico coltissimo, giustamente stimato dal Governo e dai suoi concittadini: 
infatti nel 1873 venne dalla Repubblica spedito all'Esposizione di Vienna 
come incaricato di riferire sulla classe dell' istruzione e dell' educazione , e 
scrisse allora )in rapporto degno di essere consultato per la copia della dot- 
trina e la serenità dei giudizi: anche in esso, parlando degli idioti, disse di 
aver visitato tutte le Istituzioni d'Europa e di essere soddisfatto dell'impulso 
da lui dato alla benefica opera fia da quarant'anni prima. 

Nel 1876 si costituì in America una Società per la fondazione di Asili 
e scuole per gli idioti, e il Séguin ne fu fatto presidente. Alle riunioni di questa 
Società egli presentò negli ultimi anni, sul tema a lui prediletto, numerosi 
lavori, che la stampa dei due mondi lodò, tradusse e divulgò. Uno degli 
ultimi tentativi della sua vita operosa fu l'istituzione in New-York di una 
Physiological Scool far weak-minden and weak-hodied Children (1880). Non 
si teneva in Europa Congresso importante di scienze mediche, cui egli non 
intervenisse , e dovunque compariva campione di qualche utile principio. 
Oltre all'educazione dei frenastenici, un*altra riforma infatti aveva trovato in 
lui un zelante e valente sostenitore, cioè la introduzione del sistema metrico 
decimale nella medicina di tutti i paesi. Tutti sanno come al Congresso igie* 
nico di Torino (1879) l'illustre vecchio alzasse ancora una volta la voce a 
favore dell'innovazione tanto reclamata dai nostri colleghi d'oltre mare. Egli 
è morto nel 1880, lasciando una ricca eredità di affetto , molti rimpianti, 
e un nome simbolo di dottrina e di carità, che il di lui unico figlio, erede 
dell'ingegno paterno, mostra già di volere mantener rispettato e simpatico 
nel mondo scientifico. 

n. 

L* influenza del Séguin in Europa e in America fu grandissima : è certo 
che a lui si deve in massima parte il movimento filantropico degli ultimi 
quaranta anni a favore dei frenastenici. Nullameno egli non rimase solo, ap- 
punto perchè, come suol dirsi, la questione era matura, e perchè il bisogno 



— 31 — 
i un sistema educativo per gli idioti, parallelo ed analogo a quello che fu 
aeato in vantaggio dei ciechi e dei sordo-muti, era oramai sentito in tutti 
i paesi più civili. Quasi contemporaneamente al Séguin ed all' insaputa dei 
6 hn tentativi, il Guggenbiihl ad Abendbérg in Svizzera e il Saegert a Ber- 
ÌDO iniziavano l'educazione, il primo dei cretini , il secondo dei sordo-muti 
ed idioti ; ma è dimostrato che il Séguin li aveva preceduti. Il primo Isti- 
llo per idioti della Germania fu fondato a Wildberg da un ministro del 
Worttemberg, il dott. Haldenwang (1835); però il vero metodo scientifico 
di educazione non rimonta al di là di Guggenbiihl e di Saegert. D'allora 
<B poi la Germania può dirsi alla testa del movimento di cui parliamo, per 
spetto all'Europa continentale; non v'è infatti paese ove la questione degli 
'iiod, XIMoten-Frage^ abbia trovato sostenitori più ardenti e divulgatori più 
iHivi degli alienisti tedeschi. La ricchezza dei lavori tedeschi sull'argomento 
[è tale che basta aprire un periodico di psichiatria per convincersi di quanto 
k Germania preceda su questa via le nazioni latine, e specialmente la Francia 
eritalia. 

Anche in Inghilterra il primo impulso fu dato dall'opera del Séguin : gior- 
ni medici reputatissimi, ad esempio il Chamber's Journal^ la British and 
\jffà^ nudUo-chirurgical Review, VEdimburg medicai Journal^ furono i primi 
[1 doamare l'attenzione del pubblico inglese sull' opera caritatevole che si 
ittopieva a Bicétre e alla Salpétrière. La prima scuola fu istituita a Bath, 
[Mi 1846, per le cure di Miss White; e nel 1847 si fondava già il piccolo 
Asflo di Highgate, destinato a divenù:e col tempo il nucleo del grande Sta- 
Umento di Earlswood. Altri Istituti speciali, organizzati secondo le vedute 
dd S^uin, furono l'Asilo del Principe Alberto di Lancaster, quello di Bai- 
[fcfin, presso Dundee, fondato nel 1853 da Sir Giovanni Ogilvy, finalmente 
Scozia l'Istituto nazionale di Larbert aperto nel 1864 sotto la direzione 
dott. Brodie, che già era stato per più anni maestro nella scuola di 
[Ad di Edimburgo. Fra i più illustri sostenitori del metodo educativo come 
dell'idiotismo basterà citare il ConoUy, il Reed, il Coldstream, il Poole. 
AKhe il dott. Qouston scriveva recentemente che converrà provvedervi in 
òascan distretto del Regno-Unito, mediante Istituzioni speciali. 

Ma neppure fra gli Americani, anche prima che Séguin lasciasse la Francia 
per sempre , l' opera del loro illustre concittadino era passata inosservata. 
Gà fin da quando il Séguin era a capo della scuola di Bicétre , i dottori 
Ifann e Summer venivano in Europa per visitarla, e reduci a New- York si 
ferano promotori di analoghe istituzioni negli Asili americani. L'utile mo< 
ibento da essi iniziato conduceva ben presto alla fondazione di stabilimenti 



_ 32 — 

lippe l4ll, l'ili fin iIa i>rima concorsero le Amministrazioni degli Stati , com* fc 
ttvvuhiilo nrlln IVunnilvania, nel Massachussets e in New-York. Le Istitu- 
#iiihl Amorii'tinc por l'cilucaxione ed istruzione dei frenastenici formano il 
imlillrtlr riMuplcmonlo dello stupendo meccanismo educativo di cui va glo- 
lioM «piclU grAiulc Repubblica, I medici hanno colà in ogni tempo alzatala 
V\UT A f«v\MY degli obliati e negletti imbecilli, e sono giunti cosi a prov- 
V^hIoiv «w^Uo lilvrAlnìcntr aì lorx> bisogni. Dodici Stati, rappresoitanti una 
p^^p^v|<^#iv\n^ \\\ i,\ t«iliowi , iù sono accollata la spesa di circa 2330 fen- 
\{\\\\\ «^rtxiti \U ì^MÌMUO <\l ìmlxvillità, scelti con molta competenza fra 
\\\\A\\ \\\\' \\\<^^^rA\m sAi'^K^ di cilucaxìone. 

J^y^Hli^v s\ \\\\'\m<\\^^ <^<' doj>o d'allora si è effettuato in questi ed altri 
\\A\\\ ^^\^\^ ^^ K^x>w vW tVnastenici sarebbe opera lunga e faticosa, per Ut 
\\m\\' ^vH^^ ^^H*^^^ «Hii u^;inthcrebbero i materiali, ma mi verrebbe meno lo 
^\s^''^\s \\\\ ^\^^^^^^^ U^^^r^li^^do le principali Istituzioni del genere che siano 
\HNS^^>- ^ \\ss^ >>M^HV*vvniu^, darò la prova evidente del fatto cui è consa- 
\M\\\*^ \\ \'\>^^\s\>^ v^HÌ^hUo, Non dimenticherò pertanto di accennare all' in- 
W^^>-^\M \s ^N^*!^^^ <\\^ «otto questo riguardo spetta al Delasiauve in Francia, 
»^\hNvU^Ns^ \\\ llitìbilierra, al Kind in Germania: questi egregi medici si sono 
\^^^ s\y^\^ \ilMiuì i4nui i continuatori del Séguin in Europa, ne hanno accolta 
^ ^vvv^wUlti Trictlità, si sono fatti i patrocinatori sapienti e disinteressati 
^(v-ll vA|u |.i nl«tHti»>pica, ma, quel che è più, coi loro scritti ne hanno dimo- 
4\^\\\ il >«ili)rc^ ticientifìco ed il fondamento fisio-psicologico, dando «l'ultimo 
\\w\\\^ *il primitivo concetto pessimista dell'Esquirol. 

\\\\{i luiuienze diverse si notano però nei due paesi, che oramai possono 
y\\\i»\ ìli Kuropa a capo della riforma, intendo l'Inghilterra e la Germania; 
a ^ucttte tendenze tengono alla loro diversa organizzazione politica e sociale, 
{ufuiti il movimento inglese a favore degli Asili-scuole per idioti è quasi esclusiva- 
int'iUe di carattere privato : sono i cittadini, che collegandosi e sobbarcane 
ilDbi volontariamente alla Hpesa, spandono il benefìcio del loro spirito fìlan- 
tropico spontaneo Hugli idioti ed imbecilli , come su tutte le altre categorie 
di infelici : ma l'Inghilterra è il paese classico della libertà, dell'iniziativa in- 
dividuale , df Ilo bpirlto d* aKHociazione autonoma , e queste condizioni non 
potrebbero irovurj>Ì altrove*, In (lermania infatti fin da prima il potere cen- 
trale si credette auttirix/.at() a prendere, se non l'iniziativa, almeno larga 
parte nell'impuUu alla riforma, (lià nel 1836, dal Governatore di Miinster 
veniva fatta al supcriore (lovrruo la (questione, se i parenti di un fanciullo 
idiota o pazzo fosììiero obbligati, seeondo lo spirito della legge, a fornirgli 
la conveniente educa/ione; ma la risposta non poteva naturalmente essere 



k 



— 33 — 
in totale vantaggio dei frenastenici. La questione si ripresentò tuttavia altre 
folte davanti al Governo, finché verso il 1850 vi si fondarono i primi 
Asili speciali per idioti: allora con circolare 3 agosto 1858 il Ministero 
invitava le Provincie ad interessarsi per l'assistenza e cura degli idioti. Però 
il primo passo ufficiale nella riforma non venne dato sino al 1868, quando 
il Governo approvava la spesa di mezzo milione chiesta dalla Provincia di 
Hannover per fondare un Asilo per idioti. Ma in realtà il Regno di Sasso- 
nia ed il Mecklemburgo furono i primi a rendersi benemeriti della riforma, 
fondando spontaneamente fino dal 1867 istituzioni governative. 

La Società freniatrica tedesca si è più volte occupata della questione. 
Nel 1S74 essa presentava al Ministero dell'istruzione pubblica una petizione 
tendente ad ottenere che il Governo, nel redigere le leggi generali per le 
scnole, si interessasse anche per gli idioti. Più tardi essa mise 1* argomento 
nell'ordine del giorno delle sue riunioni annuali: al Congresso di Heidelberg 
^I settembre 1879, il dott. Kind lesse una applaudita e particolareggiata 
rdazione anche a nome del dott. Guttstadt, in seguito alla quale si nominò 
nna Commissione composta dei dottori Kind , Guttstadt , Ideler , Cramer e 
Koch, incaricata di raccogliere tutto il materiale relativo dXVIdiotenfragef spe- 
cialmente dall'ultimo censimento generale , onde addivenire a qualche pro- 
posta sul ricovero dei frenastenici. Ma non basta: in Germania esiste una 
società di uomini benemeriti, che al di fuori della specialità' psichiatrica si 
interessano degli idioti, si riuniscono in Congressi, e promovono Scuole ed 
Asili. L'ultima di queste riunioni o conferenze fu tenuta a Strasburgo nel 
dicembre 1880, e vi intervennero 57 membri, di cui solo 4 erano medici. 
Ricorderò ancora che si è fondato perfino un giornale pedagogico speciale, 
la TUiischrift fiir das IdioUnwesen, che è l'organo dell'Associazione. 

III. 

Ma perchè mai in Italia la coscienza pubblica non s'è ancor mossa a 
favore della più misera e numerosa classe dei diseredati della mente? perchè 
anche fra noi non si agita, come presso i nostri vicini del Nord, e presso 
il civilissimo popolo inglese, la e questione degli idioti? » 

Le ragioni di questo nostro silenzio, di questa nostra inerzia, sono molte 
e svariate. Prima di tutto le condizioni economiche del paese non permet- 
tono ancora di pensare al conveniente sollievo per tutte le infelicità umane 
ed all'opportuno riparo per tutte le piaghe sociali. I Comuni italiani si vi- 
dero con piacere liberati, mercè la legge comunale e provinciale del 1865, 

3 



— 34 — 

dalla grave spesa del mantenimento dei loro alienati poveri ; né è sperabile 
che essi vogliano ora inscrivere nei già troppo oberati loro bilanci un ca- 
pitolo per l'assistenza e V educazione dei frenastenici ; a questi pensino le 
l'rovincie, giacché la legge loro accollò l'obbligo del mantenimento e della 
rum (li tutti gli alienati poveri. Se non che le Provincie, spaventate del 
rr(THr(:nt(? dispendio jkt i loro Manicomi o per le pensioni dei loro pazzi 
indigenti, tentarono fin da prima e tentano ancora di chiudere l'accesso dei 
Munii oinl ai frenastenici , quando non sia provato che essi sono e di peri- 
(dlo a ho fd agli altri e di pubblico scandalo ». Così venne, non certo li- 
beralnienle nò esattamente, interpretato l'articolo 175 relativo alla spesa per 
i pazzi, .sebbene ili più occasioni la Suprema Magistratura dello Stato si sia 
dirhiarata in favore di una più ampia interpretazione della legge del 1865 (0. 
Intanto, fra l'indifferenza dei Comuni e lo spirito d'economia delie Ammini- 
Ktrazioni provinciali , manca agli idioti ed imbecilli poveri il beneficio del 
ricovero e dell' assistenza, che neppure lo Stato può certo pensare a prov- 
vrdrr Icjro. Fra i doveri dello Stato ^ non vogliono gli economisti teoretici 
che questo del mantenimento dei frenopatici sia considerato , ammettendosi 
tutto al più che spetti ad esso l'opportuna sorveglianza perchè i minori corpi 
morali del paese vi soddisfino, ciascuno nella cerchia speciale delle sue com- 
petenze. Ma allora sarebbe a chiedere perchè lo Stato, cui è riserbata tanta 
ingerenza nelle Amministrazioni comunali e provinciali e in quelle delle 
()j)ere Pie, non cerchi di migliorare piuttosto le condizioni degli individui 
«forniti da natura del completo sviluppo fisico o degenerati per la miseria 
(idioti, cretini , ciechi , sordo-muti , alienati, pellagrosi) , invece di spendere 
milioni a favore della triste classe dei delinquenti. Io penso che le magni. 
ficatc speranze, le rosee illusioni del < miglioramento morale > del carcerato 
mercè il buon vitto, la buon'aria, la buona scuola, debbano cedere davanti 
alla scarsità, per non dire ironia dei risultati fin qui ottenuti. Nelle povere 
condizioni del nostro bilancio , largheggiare di e umanitarismo > e di e sen- 
timentalismo > per i 60,000 delinquenti, la più gran parte abituata al tepido 
ozio dei nostri penitenziari e stabilimenti carcerari, non è errore, ma colpa; 
quando le statistiche rivelano sul nostro suolo ben 100,000 miseri coloni 
decimati ed abbrutiti dalla pellagra, 30,000 ciechi, 20,000 sordo-muti, e 
45,000 frenopatici I Rallegra certo lo spirito nello scorgere come nel pro- 
gramma di tutti i partiti politici che si alternano al governo del nostro 

(l) Veggasi su questo proposito la bella relazione della Deputazione provinciale di Ales-* 
sandrìa, pubblicata nel 1S78. 




— 35 — 
paese, tenga oramai il primo posto la cosi detta < legislazione sociale > : ma 
fi è da temere che si facciano tante e sì svariate promesse solo per dispu- 
tala il favore delle masse elettorali. Intanto, conviene che ci contentiamo di 
sapere che nell'elenco dei futiu-i progetti di legge ne esistono anche a favore 
dei pellagrosi e degli alienati. 

Un altra ragione sta nell'indifferenza delle classi superiori per tutto ciò 
àe riguarda il benessere delle classi proletarie. Fra noi si era troppo abi- 
taà ad aspettar tutto dal Governo, per sperare che in venti anni Y esame 
JDifipeDdente delle condizioni reali del paese e dei suoi bisogni da soddi- 
sÉoe, entrasse nella coscienza pubblica, e i cittadini si convincessero della 
Kcessità di agire di propria iniziativa, come si verifica là dove da lungo 
tempo lo Stato non è più che l'emanazione del potere popolare. Dura an- 
'cwa fira noi il pregiudizio , del resto assai gradito per chi non ama mo- 
lasi, che tutto il bene e tutto il male del paese vengano dal Governo; e 
Km si pensa che col sistema rappresentativo , applicato così liberalmente 
(noe fra noi, il paese ha il Governo che si merita. Del resto, io debbo, a 
Kmso di equivoco, confessare che anche su questo proposito non conviene 
cssgoare : dire al cittadino italiano che si scuota e prenda maggior parte 
al maneggio degli affari nazionali, esercitando con più energia ed intelligenza 
i propri diritti, è come accusare un convalescente di poltroneria, se non si 
1^ e passeggia. La questione non è di volere: è invece di poter e ^ o meglio 
[£ €D€re la forza di volere^ ed è ciò appunto che l'educazione da noi rice- 
iQta per tanti secoli non ci ha innestato nel sangue. 



IV. 



Akono potrebbe forse giustificare la nostra apatia verso gli idioti ed im- 
[teini dall'essere il loro numero in Italia piuttosto scarso, di fronte a quello 
iahri paesi. Ma questo motivo non sarebbe giusto: il censimento del 1871 
[nido in Italia l'esistenza di I7>3i3 idioti dalla nascita, e di 26,789 alie- 
|»tL Apparentemente il numero degli idioti riuscirebbe minore di quello dei 
pai: ma ciò non è, qualora si levano dalla cifra di questi ultimi tutti gli in- 
iMiii riconosciuti idioti ed imbecilli solo durante la prima infanzia. Per 
«Kmpio, nell'Italia continentale e peninsulare (escluse cioè le due isole della 

olia e Sardegna) la cifra degli idioti dalla nascita era di 15,868, e quella 
legli idioti ed imbecilli dalla prima infanzia, di 8132; il totale dei frena- 
Md, per usare la bella denominazione proposta dal senator Verga, riesce 
wioe di 24,000 , mentre restano inscritti nella categoria dei veri pazzi 



— 36 - 

solo 16,275 individui (0. Se si cerca ora quale sia la proporzione dei fre* 
nopatici sulla popolazione italiana , si ricava che si hanno 65 idioti dalla 
nascita, e 99 frenopatici, sia pazzi, sia idioti ed imbecilli dalla prima infan- 
zia, su cento mila abitanti: in complesso per ogni centomila italiani se ne 
contano 164 affetti nelle facoltà mentali (2). 

Limitandoci per ora ai frenastenici', la loro proporzione è dunque cosi 
bassa in Italia, che noi possiamo riposare tranquilli nella nostra indifferenza 
verso di loro ? Se si consultano le statistiche degli altri paesi vi si trova, è 
vero, in quasi tutti una proporzione più elevata di idioti ed imbecilli , che 
non in Italia ; ma non per questo , gli Stati dove il censimento rivelò una 
intensità minore della triste piaga , si credono obbligati alla medesima no- 
stra indififerenza. E valga il vero : qui riporto in un prospetto le cifre rela- 
tive a molti paesi civili: avremo campo ben presto di provare che la Sve- 
da, la Danimarca, il Belgio, gli Stati-Uniti d'America, sebbene con propor- 
zioni poco diverse dalle nostre , ci sono assai innanzi per V interessamento 
verso i frenastenici. 



Numero e proporzione degli Idioti in alcuni Stati. 



STATI 



Svezia 

Norvegia 

Danimarca 

Inghilterra-GaUes .... 

Scozia 

Irlanda 

Germania 

Prussia 

Ducato di Brunschwick 
Granducato di Baden. . 

Belgio 

Francia 

Ungheria 

Tirolo 

Italia 

Stati Uniti d'America. 
Repubblica Argentina. 



Popolazione 



Numero 

degli Idioti 

censiti 



Proporzione 

degli Idioti 

su 100,000 

abitanti 



4,168,125 


1,632 


39.2 


1,701,756 


2,039 


119.8 


1,784,741 


1.550 


83.1 


22,782,812 


29,452 


130.0 


3,367,922 


4,621 


137. 1 


5,314,844 


8,151 


153.3 


41,058,742 


54,519 


»39.9 


24,643,623 


33,007 


137.0 


302,801 


475 


156.0 


1,369,291 


2,146 


156.0 


4,827,833 


2,274 


50.2 


36,102,921 


41.143 


114.0 


13,561.245 


18,449 


119. 7 


779,072 


1,042 


134.0 


26,801,154 


i7,3'3 


65.0 


33,592,245 


9,687 


63.6 




4,223 


243. 3 (?) 



(1) Verga: Prinu linee d'una Statistica delle frenopatie in Italia^ Xi^\ Archivio di Sta^ 
Ustica, Anno II, fase. Ili, 1878. 

(2) Io ho dimostrato altrove che questa proporzione , data dal censimento , non è che 
approssimativa: in realtà il numero dei frenopatici è molto maggiore. Veggasi questo Gior^ 
naie, Anno III, 1881, fascicolo 4** 



— 37 — 
Queste cifre sono desunte da statistiche recenti , come ho provato al- 
bore ("): ma non debbono essere accolte senza riserve. Oltrecchè nei vari 
paesi il processo di registrazione non è il medesimo , esistono anche note- 
voli differenze per rispetto al senso che si attribuisce alla parola < idioti ». 
In alcuni censimenti sono ascritti all' idiotismo tutti quelli che subirono un 
arresto nello sviluppo mentale, siasi desso manifestato fin dalla vita endou- 
trina, siasi invece svolto solo nella prima infanzia in seguito a malattie 
convulsive, ad idrocefalo od a meningite. Per esempio , dalla cifra degli 
iioti la statistica ufficiale italiana ha levato tutti i frenastenici divenuti tali 
dorante la prima età (2\ cosicché la proporzione assegnata all' Italia nella 
precedente tabella riuscirebbe certamente maggiore. Solo nell'Italia conti- 
nentale e peninsulare (cioè escludendo dai calcoli la Sardegna e la Sicilia) 
ili idioti dall'infanzia erano 8132, che aggiunti ai 15,868 idioti dalla na- 
scita formano, come dissi, la cifra tonda di 24,000 frenastenici : la propor- 
zione sale dunque precisamente a 102 sopra 100,000 abitanti, ossia s*av- 
Tkina alla proporzione della Francia , dell' Ungheria , della Norvegia e si 
fiUontana assai da quella del Belgio e degli Stati-Uniti con cui prima era 
di ni^grupparsi. S' intende che levando dalla cifra degli alienati i frenaste- 
m dall' infanzia , il numero relativo dei veri pazzi riesce più basso : nul- 
kneno, se si sommano assieme tutti gli individui con deficiente o perver- 
te funzioni psichiche, cioè alienati e frenastenici, si scorge che l'Italia pon 
pde nella scala collettiva della pazzia un posto molto vantaggioso : essa si 
torà più in alto della Francia , dell' Irlanda , dell' Inghilterra , della Svezia 
e del Belgio, e non è superata che da Stati di molto minore importanza, 
M) Schleschwig-Holstein, dalla Norvegia, dalla Danimarca e dal Wurttem- 
H (3). 

Trovata la cifra dei frenastenici nella popolazione , vediamo ora quanti 
fino quelli che s'avvantaggiano dell' assistenza nei Manicomi (4). In Italia i 
lliiiicorai pubblici sono 34 : i privati di maggiore importanza, escluse cioè 
ione così dette e Case di salute » che naturalmente sfuggono e tentano 
«gni mezzo per sfuggire alla statistica, sono 9 : gli Ospedali con sezioni per 
&nati, 14: in tutto 57 Stabilimenti per il ricovero e per l'assistenza dei 

'Il Morselli : Intorno al numero ed alla distribuzione geografica delle frenastenie in 
^tóà, note statistiche {vif^\ Archivio italiano delle malattie nervose e mentali ^ Anno 1882). 
1.2 Bodio: negli Annali di Statistica, N, 100, secondo semestre dell'anno 1877, pag. 80. 
[■ (3.' Verga; iì€i\ Archivio di Statistica^ Anno II, fascili, 1878. 

{4.' Vcggasi Verga : Dei pazzi che trovavansi reclusi nei Manicomi d'Italia il Ji di-' 
ft^he tSyy^ nell'Archivio di Statìstica, Anno V, 1880, pag. 236. 



— 38 — 

malati di mente. Al 31 dicembre 1877 trovavanvisi reclusi 15,173 alienati, di 
cui quelli appartenenti al gruppo delle frenastenie o frenopatie congenite si 
ripartivano cosi: 

Maschi Femmine Toule 

Ì Imbecilli 347 317 664 

Idioti 282 197 479 

Cretini 16 22 38 

Ora , in questo numero di 1 1 8 1 , non sono compresi solo gli individui ar- 
restati nello sviluppo mentale dalla nascita : vi sono anche quelli che 
diventarono idioti nell'infanzia. Togliendo i 3 1 appartenenti all'unico Manicomio 
della Sicilia (0, restano 11 50 frenastenici reclusi il 31 dicembre 1877, da 
mettere in rapporto coi 24,000 rivelati dal censimento 187 1 nelle Provincie 
dell'Italia peninsulare e continentale , e notisi che nei sei anni la cifra dei 
frenastenici viventi liberi fra la popolazione deve essersi aumentata, non tanto 
in ragion diretta dell'aumento degli abitanti, quanto in causa del continuo 
progredire delle affezioni nervose e mentali. La proporzione dei frenastenici 
ammessi a godere assistenza e ricovero nei Manicomi risulta cosi del 4. 8 
appena per ogni cento esìstenti nella popolazione. Invece gli alienati reclusi 
erano per le stesse regioni 13,272*, che ragguagliati ai 16,275 censiti nel 
1871 forniscono la vantaggiosa proporzione dell' 81. 5 ^/^, È vero che nel 
settennio la cifra dei pazzi si sarà notevolmente alzata anche fra la popo- 
lazione libera , in causa sovra tutto delle cangiate condizioni d' esistenza e 
della più estesa coltura intellettuale ; ma il nostro confronto regge perchè 
anche per i frenastenici assumemmo a base del computo il censimento 1871, 
e perchè possiamo supporre che 1' aumento sia stato equabile per tutte le 
forme della pazzia. Si scorge da ciò quanto diversamente sia applicata la 
legge del 1865 per rispetto alle due grandi categorie dei frenopatici ; mentre 
nell'una di esse, quella dei veri pazzi, circa / quattro quinti degli individui 
approfittano dell* assistenza e cura manicomiale , nell' altra più sventurata e 
non men bisognosa , quella degli idioti ed imbecilli , neppure il ventesimo 
giunge a partecipare al benefizio. 

La stessa cosa si ripete anche in altri Stati, sebbene in meno gravi con- 
dizioni. La Prussia, che al censimento del 187 1 noverava 33,740 frenaste- 
nici {Biodsinnigé) e 21,303 pazzi {Irrsinnige) , non ricoverava nei suoi Ma- 

(5) Fra i 122 alienati del Manicomio di Cagliari , in Sarde;gna, non venne denunziato 
alcun frenastenico. 



— 39 — 

nicomi, Lazzaretti ed Ospizi che 3163 dei primi e 10,618 dei secondi, 
ossia rispettivamente il 9 e il 50 per 100: gli altri 30,577 frenastenici e 
io,6S5 pazzi vivevano in famiglia (0. È curióso che le condizioni della 
Pmssia siano precisamente le inverse di quelle dell'Italia: essa ricovera in 
proporzione più del doppio dei frenastenici, ma la metà sola degli alienati. 

La Francia nel 1872 censì in complesso 87,968 individui affetti nella 
mente, di cui però 52,835 erano pazzi, 35,133 frenastenici. Sui primi, 
52,815 erano ricoverati negli Asili, sui secondi solo 4149: — se ne desume 
che per ogni cento idioti e cretini censiti i Manicomi francesi ne accolgono 
più di 12 (12.6 Vj,) , mentre per ogni cento pazzi la proporzione è di 6 2 
(62, 1 yj. Anche la Francia ha dunque un numero relativo di idioti assi- 
stiri e beneficati superiore assai al nostro; ma è meno solerte di noi per 
rispetto ai veri alienati. 

Al 31 dicembre 1874 l'Irlanda contava 815 1 idioti ed imbecilli, e 10,236 
alienati; ed albergava nientemeno che il 29. 2 °/o ^^^ primi, e 1*89. 9 °/o 
dei secondi sia nei Manicomi (Asy/ums), sia negli Ospizi ( IVorkhouses), Cosi 
riinane\ano liberi nella popolazione settanta circa per ogni cento frenaste- 
ffid e solo dieci per ogni cento pazzi: proporzioni veramente ammirabili 1 



V. 



Ma se in ogni paese, e specialmente in Italia, l'assistenza pubblica verso 
1^ idioti ed imbecilli è tanto limitata , può dirsi davvero che essi ne siano 
cosi poco bisognosi in confronto degli altri pazzi? La risposta, che si ot- 
terà dai medici alienisti interrogati in proposito, non può essere afferma- 
Bn: infatti, basta aver un po' d'esperienza per rispetto all'idiotismo ed all'im- 
Icciìlità per attribuire ad un dannoso pessimismo il concetto che questi due 
padi di frenastenie non siano suscettibili di miglioramento e di cura. È im 
ptgiudizio volgare che l'idiota, l'imbecille, il frenastenico debbano rimanere 
per tutta la vita come nacquero, o come divennero durante la infanzia in 
■goito a processi morbosi delle meningi, dell'encefalo o del cranio, oppure 
ia conseguenza di malattie convulsive e di rachitide : — ma pur troppo que- 
*) pregiudizio, mercè la grande autorità dell'Esquirol, è così radicato anche 
■ molti alienisti, che tutta la vita operosa e gli scritti inspirati di un Itard, 
fi an Scguin, di un Belhomme, di un Guggenblihl, di un Koch, non hanno 
lalso a distruggerlo o almeno a renderlo sospetto di inesattezza. L'Esquirol 

<l) Gatistadt : Die GàsUstkranken in den Irrenanstaltcn, ecc,^ nella Zeitschrift der k. 
^ Preusiiscken Bureaus, Jahrg. 1874, 



— 40 — 
ebbe il gran merito di stabilire dei quadri veramente tipici per molte forme 
di psicopatie, ed anche la descrizione che ei diede dell'idiotismo, e le di- 
stinzioni di grado che introdusse nella scienza per rispetto ai difetti conge- 
niti della mente , resteranno come modelli insuperabili di sagacia clinica e 
di profondo spirito d'osservazione. Ma ecco qual' era l'opinione preconcetta 
che l'immortale alienista si era fatta intorno alla possibilità di educare i fre- 
nastenici : € La voce idios, privo^ solitario^ esprime lo stato di un uomo, 
il quale, privo essendo di ragione , rimane in certa guisa solo , isolato , in 

mezzo alia circostante natura Non è l' idiozia una malattia , ma uno 

stato in cui le facoltà intellettuali non si sono giammai per intero svilup- 
paté, o in cui non si sono potute sviluppare in guisa tale da potere Pidiota 
pervenire all' acquisto delle cognizioni relative all'educazione che ricevono 
gli individui della sua età e che trovansi nelle stesse di lui condizioni (so- 
ciali). . . Gli idioti sono quelli che esser debbono in tutto il restante della vita 
loro: tutto fa in essi manifesto un'organizzazione imperfetta, ov\*ero incep- 
pata nel suo svilupparsi. Ni: si concepisce una maniera possibile di cangiare 
il loro stato. Non vi è alcun mezzo con cui poter fare ottenere a questi 
infelici , anco per soli istanti , un poco più di ragione e qualche poco di 
intelletto L'idiota è sempre un infelice ed un miserabile » W, 

È chiaro che queste opinioni pessimistiche dell'Esquirol non s'attagliano a 
tutti i casi di frenastenia. Certo vi sono idioti, dell'ultimo grado, nei quali esi- 
stono appena i rudimenti delle facoltà istintive inferiori, e che fanno scendere 
l'umanità persin sotto al livello dei bruti (2'; ma fortunatamente si tratta allora 
di casi eccezionali, e nell'immenso gruppo dei frenastenici notansi delle gra- 
dazioni successive, per le quali dallo zero dell' umana intelligenza saliamo 
poco al disotto della media comune. Lo stesso Esquirol, che nel capitolo 
dell'idiozia descriveva anche l' imbecillità e la semplicità di spirito , era co- 
stretto a contraddirsi là dove ammetteva che le facoltà degli imbecilli di 
primo grado « possono svilupparsi fino ad un certo punto >, e che ve n'ha 
di quelli e capaci di educazione » e in cui e per via di sollecitudini si può 
fare sviluppare la parte di sensibilità e di intelligenza , della quale sono 
privi » perchè e l'educazione, può molto sopra l'insieme delle loro idee, dei 
loro affetti, delle opere loro >. 

Il Guislain fu più ottimista e più coerente dell'Esquirol per rispetto all'in- 

(i) Esquirol: Delle malattie mentali, trad. ital. Firenze 1846, Vol.II, pag. 574 e segg. 

(2) Su queste forme pitecoidi di idiotismo, reggasi la memoria che pubblicai in colla- 
borazione con il Tamburini : Contributo allo studio delle di\i^encrazioni fisiche e morali del- • 
l'uomo — I, Idioti, nella Riv, sper,di Freniatria, Reggio, Anno I-HI, 1875-1878. 



— 41 — 

ftieiua dell'educazione neir idìotisnio. Egli infatti affermava giustamente che 

i tutti gli alienati senza distinzione sono capaci di ricevere un certo grado 

d'educazione > ('). Gli alienati sono quel che si vuole che siano ; infatti 

dopo aver praticato per qualche tempo in due o più Manicomi diversi, non 

tndiamo ad accorgerci dell' influenza che 1* organizzazione dell' Istituto , la 

fisdplina, le usanze, esercitano sulle abitudini, sul linguaggio e sul contegno 

dei ricoverati. Conviene considerare i pazzi come fanciulli, cui si apprendono 

tette le regole del bene stare e del ben vivere, cui si inculcano le idee di 

«dme, di pulitezza, di moralità, di pudore. Certo , per migliorare le condizioni 

mtellettuali dei frenastenici occorre, nota Guislain, uno sforzo continuo e più 

paode; ma mercè cure solerti e giudiziose si giunge a rendere gli idioti e 

^ imbecilli meno disadatti ai rapporti sociali e meno isolati, di quel che 

]ffetendeva Esquirol, nel consorzio civile. 

Dall'Esquirol in poi il concetto dell'educabilità dell'imbecille e sotto certi 
riguardi anche del miglioramento intellettuale e morale dell* idiota ha fatto 
pandi progressi, e si può dire che al dì d' oggi nessuno osi più dichiararsi 
pKsimista di fronte ai risultati pratici ottenuti dopo l'apostolato del Séguin. 
Io non voglio ripetere ciò che ho detto altrove a proposito della possibilità 
(fi educare e migliorare i frenastenici (2) : rimando chi abbia vaghezza di 
iarairsene alle opere del Séguin, del Belhomme , del Voisin (Felice), del 
Sa^ert, di Georges e Deinhard, di Duncan e Millard, del Guggenbtihl, di 
Brandes, di Shuttleworth, di Ireland, di Koch, di Kind, della Platz; infine 
alla lettura dei rapporti pubblicati dai medici- direttori delle singole Istituzioni 
Asili-scuole per idioti ed imbecilli (3). 

Entrando in un Manicomio si hanno presto le prove di ciò che possa 
F ambiente anche sui frenastenici più degradati. L' ordine , la disciplina , la 
nettezza che vi regnano, attraggono fin da prima l'attenzione di questi infe- 
lid, e eccetto che non si tratti delle forme più profonde , per così dire 
animalesche dell' idiotismo, essi si sentono portati in quell' orbita regolare e 
■ precisa in cui si muove l'organizzazione dell'Asilo. Oltre alla materna assi- 
stenza, alcuni Manicomi sono giunti a porgere agli idioti ed imbecilli un 
certo grado di istruzione : si potrebbero citare esempi di medici , di infer- 
mieri, di sacerdoti, che spontaneamente, senza speranza di ricompensa e di 
gratitudine, senz'altro scopo che di recar benefizio ad una sì tremenda sven- 

(1) Guislain: Ltfons orales sur les pkrénopathies, 2n»e edit., 1880 (II Voi.). 

(2) Morselli: Le scuole per Janciulli idioti ed epilettici, nella Riv.di beneficenza, Anno 
1S80, iasc. d'agosto. 

(3) Vagasi in fondo l'appendice bibliografica. 



— 42 — 

tura, si sono affaticati nell'apprendere a molti frenastenici le regole elementari 
del viver pratico, inducendo in essi il sendmento del pudore, o svegliando 
ed eccitando qualche loro attitudine al lavoro. Altri frenastenici più fortu- 
nati vennero fomiti di una rudimentale coltura intellettuale, ammaestrati 
nella lettura, nella scrittura, nel conteggio , nel disegno , nelle pratiche reli* 
giose. Ma nei Manicomi gli idioti ed imbecilli, per quanto vi trovino rico^ 
vero, assistenza, custodia, e fors*anco affetti non corrisposti, pure non pos-' 
sono riguardarsi in realtà come nel loro Asilo più naturale e conveniente^ 
La maggior parte delle cure e delle attenzioni dei medici-alienisti, è rivolta ^ 
prò* degli alienati, più particolarmente e giustamente di quelli in istato acuto^ 
sia per la imminenza e gravità dei sintomi, sia per la più grande probabi-^ 
lità di guarigione. Il numero dei medici negli Asili italiani non è poi mai 
in tal rapporto col numero dei ricoverati da permettere loro d* occuparsi 
con eguale solerzia di tutti i pazzi affidati alla loro assistenza: dimodoché, 
se già per riguardo agli alienati cronici la funzione dell'alienista si riduce 
tutto al più a sorvegliarne gli atti e a circondarli di un ambiente d'ordine 
e di disciplina , si può capire come all' infima classe dei frenopatici , cioè 
agli idioti ed imbecilli , i benefizi deUa presenza del medico arrivino solo 
in via limitata ed indiretta. 

Però r ammissione degli idioti ed imbecilli nei Manicomi comuni è stala 
ad ogni modo l'unico rimedio fino ad oggi peschile in Italia. Altrove venne 
dibattuta la questione degli Asili per i dementi cronici distinti da quelli per i 
pazzi in istadio acuto di malattia, per esempio in Germania e in Inghilterra; 
ma è evidente che il concetto di dividere le due categorie d'alienati non po- 
teva nascere in Italia, se non quando si fosse stati sicuri di aver dato ricovero 
a tutti quelli che ne hanno bisogno. Invece nel nostro paese , molte Pro- 
vincie sono prive ancora di Manicomi e lasciano i loro pazzi indigenti vagar 
liberi e senza cura fra la popolazione; e il desiderio di costrurre Asili spe- 
ciali per i dementi cronici , separati da quelli per le forme acute , sebbene 
espresso più volte da illustri alienisti italiani , è stato fin qui senza effetto. 
Noi abbiamo dovuto per ora contentarci di ricoverare nei nostri Manicomi 
i pazzi veri accanto ai frenastenici, i maniaci e i melancolici allo stadio 
acuto coi dementi cronici, i paralitici e gli epilettici vicino agli alcoolisti. 
La prima distinzione che sembra prossima ad effettuarsi, mercè l'intervento 
del Governo, è quella dei pazzi criminali, cui si destineranno Asili partico- 
lari; ed è distinzione giustissima che per ragioni di umanità, di sicurezza 
sociale, di equità, deve avere su tutte le altre la precedenza. 

Ma intanto, la mescolanza dei frenastenici cogli altri pazzi nei Manicomi porta 



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— 43 — 
tristi conseguenze per rispetto alla parte riserbata ai primi nel godimento 
dei vantaggi terapeutici e morali. Gli idioti ed imbecilli vengono per lo più 
ligoardati dagli Amministratori come la categoria di ricoverati meno utile 
aDo Stabilimento : ed anche i medici che nelle condizioni dell' idiota non 
pofisooo sperare di produrre una riforma, o che non hanno in generale una 
grande conoscenza dei migliori e più diretti metodi educativi pel migliora- 
mento intellettuale degli imbecilli, reclamano a favore di questa categoria di 
ledusi i benefìzi della carità pubblica con molto minor calore, che essi non 
ne mettano a vantaggio dei veri pazzi. In nessun Manicomio italiano , per 
quanto io sappia, si è assegnata ai frenastenici una sezione a parte, in vista 
ddlc cure speciali e dell'educazione che essi esigerebbero ; anzi posso ricor- 
dare che nella costruzione dei più recenti Asili, sebbene si pensasse con 
ogni possibile premura alle categorie degli epilettici, degli agitati , dei tran- 
quilli lavoratori, non si è avuta invece eguale attenzione per i frenastenici. 
Nel progetto del bel Manicomio di Voghera, quale esso venne premiato al 
concorso aperto dalla Deputazione Provinciale di Pavia, si proponeva di 
costnirre una sezione apposita per fanciulli idioti ed epilettici ; ma poi, non 
so il perchè, la costruzione dell'Asilo venne condotta a termine, abolendosi, 
oltre ad alcune altre parti del progetto, anche la succitata sezione. Io credo 
che si sia fatto male, e ne do le ragioni in questo mio scritto: sarebbe 
stata otthna cosa l'iniziare anche fra noi un sistema più corretto e più am- 
pio di assistenza pubblica per i frenastenici, e l'occasione di iniziarlo in un 
Manicomio-modello non doveva lasciarsi sfuggire. 

Egli è per noi endente che le cure vantaggiose sopra le pazzie non sono le 
più opportune per l'idiotismo e l'imbecillità. Nò potrebbe accettarsi quel certo 
ravvicinamento fra i pazzi cronici e i frenastenici, che alcuni alienisti met- 
tono innanzi a scusa della mescolanza di forme cosi diverse: giacché la 
intelligenza del demente ha perduto ciò che possedeva, ed è difficile farglielo 
riacquistare sì da renderlo nuovamente capace dei rapporti sociali : 1* imbe- 
cille invece, come notava Esquirol, non ha goduto mai del pieno sviluppo 
delle sue facoltà mentali, rimaste quasi allo stato latente ed infantile ; ma 
potrà però, convenientemente educato , divenire utile secondo le sue forze 
al consorzio civile, o almeno non essergli del tutto di aggravio e di nocu- 
mento. 



VI. 



Io ho già detto come in altri paesi la questione, di cui ci occupiamo, sia 
stata risolta. Dal tempo in cui il Séguin dimostrava che la società civile non 



— 44 — 

ha compiuto a tutti i suoi obblighi verso gli idioti ed imbecilli quando ha 
dato loro semplicemente ricovero e custodia vicino ai pazzi, il movimento 
in favore d'una assistenza speciale per essi si è fatto più vivo e si è esteso in 
quasi tutti gli Stati. Se è vera la massima dell' Esquirol, che il Manicomio è 
destinato a ioger^ traitenir^ soigner et trailer gli alienati, resta pur vero che 
di questi quattro uffizi esso per rispetto all'idiotismo ed all'imbecillità non 
ne compie che due o tutt'al più tre. Infatti, la cura delle forme degenera-* 
tive, degli arresti di sviluppo, non può effettuarsi là dove la massima parte 
dei servizi, l'organizzazione, la disciplina sono rivolti ad ordinare le menti, che 
la pazzia ha pervertito e sconvolto. Dove la costruzione dell'Asilo permette il 
distacco degli idioti dagli altri pazzi, la questione potrebbe invece risolversi 
senza aggravio destinando loro una sezione a parte, con norme e discipline 
speciali, con custodi amorevoli ed intelligenti che li proteggessero, li assistes- 
sero e li educassero, con scuole e metodi pedagogici adatti alla loro debole 
intelligenza , infine con ampio sviluppo dell' educazione fisica ; ed è con 
questi inizi altrettanto semplici quanto facili a mettersi in pratica, che do- 
vrebbe forse prepararsi il terreno all' invocata riforma. 

Consultando le statistiche dei Manicomi italiani si trova che nei più po- 
polosi fra essi il numero dei frenastenici sarebbe già tale da permettere 
rimpianto d'una sezione speciale, organizzata tecnicamente come Asilo -Scuola. 
È da dolersi perciò che l'utile iniziativa che poteva venirci dal nuovo M^'ni- 
comio di Voghera, sia andata perduta per pure viste economiche: forse non 
avrebbe tardato a trovare imitatori anche là dove le condizioni sembrano 
ora meno propizie. Quanto al numero dei frenastenici, ecco alcuni dati, che 
provano quanto sarebbe facile istituire nei nostri Manicomi delle sezioni di- 
stinte per gli idioti. 

Nel Manicomio di San Clemente di Venezia durante il periodo 1873-76 
entrarono 38 donne affette da imbecillità ed idiozia, ed aggiungendole alle 
29 già esistenti si ha un totale di 67. A Colorno presso Parma nello stesso 
periodo i frenastenici ricoverati furono 42, di cui 28 uomini e 14 donne. 
Ad Imola, nel 1874, contavansi 16 idioti e 20 idiote. A Mombello, presso 
Milano, nel 1878 il numero dei frenastenici in custodia era di ben 40 uo- 
mini e 18 donne. A Firenze, nel 1872, di 22 uomini e di 22 donne; a 
Pesaro, nel 1877, di 22 uomini e 13 donne. 

Ma la questione ha un altro lato : l' idiotismo e l' imbecillità non sono 
certo meno frequenti nelle classi agiate che nelle povere, e se vi sono osta- 
coli perchè molte famiglie benestanti recludano i loro parenti alienati nei 
Manicomi comuni, più difficile sarà che si risolvano a recludervi i fanciulli 



— 45 — 
arresti nello sviluppo. Salvo i casi in cui per ragione dell* incompleto svi- 
luppo mentale esistano impulsi morbosi che rendano V idiota e l' imbecille di 
pericolo alla famiglia, nessun frenastenico di classe agiata troverebbe van- 
taggio dalla custodia in un Manicomio, né a dir vero potrebbero i parenti 
essere a ciò consigliati se non dal desiderio di liberarsi di un impiccio e di 
allontanare dalla casa uno sventurato la cui vista è per molti causa di scherno 
di paura. Alcuni frenastenici appartenenti alle classi colte della società sono, 
e vero, mandati nelle scuole ordinarie, o njessi nei Collegi ed Istituti edu- 
cativi; nia colà non tardano per la cortezza del loro intelletto a divenire lo 
zimbello dei compagni, inasprendosi cosi inutilmente il loro carattere fino a 
renderli poi misantropi, privi di affetto, isolati definitivamente dal consorzio 
arile. Non esiste in Italia nessuna istituzione speciale, almeno a mia saputa, 
dove si istruiscano e si educhino i fanciulli idioti ed imbecilli di condizione 
devata e che non potrebbero trovare conveniente custodia nei Manicomi e 
nelle Case di salute : anzi debbo dire che, se mi sono mosso a scrivere sugli 
Asili-scuole per idioti, lo fui appunto perchè dopo la pubblicazione di un mio 
articolo diretto a dimostrare 1* educabili tà dell' idiotismo e dell* imbecillità, 
ricevetti da più parti interrogazioni e incoraggiamenti per promuovere anche 
ha. noi la discussione delFargomento. 

Che dalla iniziativa privata possa partire anche in Italia l'impulso alla 
creazione di questi Istituti, come è partito altrove, deve sperarsi in vista del 
fatto che le prime a ritrame vantaggio sarebbero appunto le classi più colte 
e più agiate. Solo in seguito si potrebbe sperare nell'utile concorso delle 
Provincie e dello Stato a favore dei frenastenici di classe povera: ad ogni 
modo, è necessario che la carità pubblica e la carità privata si ajutino a 
vicenda. Dai teoretici oppugnatori della legislazione sociale, da coloro che 
fingono inorridire, quando si reclama l'intervento dello Stato e dei minori 
Enti pubblici, Provincie e Comuni, nelle cose di beneficenza, dai sistema- 
tici detrattori di ciò che per ostentato dispregio s'usa chiamare e carità 
legale >, non ci aspettiamo naturalmente né rispetto, né silenzio : non par- 
liamo di ajuto I Anzi essi saranno i nostri avversari, come lo sono sempre di ogni 
tentativo che tenda al miglioramento delle classi povere : ma non ce ne me- 
raviglieremo. Essi appartengono al dottrinarismo cosidetto e liberale » nelle que- 
stioni politiche ed economiche, perché sanno che queste dottrine in Italia 
vanno a vantaggio esclusivo dei rimestatori politici ; — sostengono l'iniziativa 
individuale, perchè essi ne mancano o stan pronti ad annichilirne qualsiasi 
movimento ; — negano i doveri dello Stato , perchè hanno il costume di 
approfittar soltanto dei suoi diritti; — stanno per il self-gouvcrnement, perchè 



- 46 — 
non ammettono discussione sul predominio delle classi dirigenti : ma è oramai 
giimto il tempo di persuaderci che queste teorie, frutto d*una reazione na- " 
turale quando lo Stato era onnipotente e non emanava dal poter popolare, ' ^ 
non hanno più ragione di esistere ora che lo Stato dev'essere, secondo il 
concetto scientifico moderno, il rappresentante degli interessi collettivi, il 
che toma a dire degli interessi della grande maggioranza. La subordinazione 
cieca ed assoluta delle classi inferiori, il particolarismo, l'arbitrio non sono 
più del nostro secolo: il laicizzarsi della società civile porta altre esigenze, 
altri diritti ed altri doveri. Ora, fra questi doveri l' interessarsi un pò* più 
per le sventure umane e il cercare ogni mezzo per impedirle, prevenirle e 
rimediarle, è da riguardarsi fin d'ora il primo e il più importante. 

Ecco infatti che, dove questo intervento della carità pubblica non è giu- 
dicato contrario ai fini d'una buona amministrazione, anche lo Stato, le 
Provincie, i Comuni hanno pòrto ajuto all'iniziativa privata, che organizzava 
Scuole ed Asili per i frenastenici. L'esempio ci viene, come dissi, anche di 
là, dove pure si lascia alla spontanea filantropia dei cittadini il maggior 
peso delle opere di beneficenza; alludo all'America, un paese di cui molti 
citano le istituzioni senza conoscerle neppur di nome. 

Io credo utile di qui presentare in un quadro le -principali notizie sugU 
Asili-scuole per idioti ed imbecilli esistenti in Europa ed America, quali 
ho potuto in gran parte desumere dalle opere di Ireland, Laehr, Kind, e 
dai giornali medici più reputati, inglesi e tedeschi. 

Quadro degli Asili-Scuole per Idioti ed imbecilli 
esistenti nei principali Stati civili ^^\ 



PAESE B LUOGO 



Aj Svezia. 

Stockolma , 

Johannisberg presso Mariestadt 
Stròmsbolm 



1 




nno 

di 

azion 


.« 


o 


1'- 


a 




1870 


22 


1868 


35 


1871 


IO 



A spese di chi il mantenimento 
dell'Istituto 



Riceve un sussidio dallo Stato di L. 7000. 
Riceve un sussidio dallo Stato di L. 7000* 
Sussidio dallo Stato. 



(x) Debbo avvertire Che le notizie delle ultime due colonne non riguardano lo stesso anno per tutti 
gli Asili'Scuole del quadro: però esse sono le più recenti, che mi era possibile riunire, e ad ogni modo 
non rimontano mai a più di cinque anni addietro. 



— 47 — 



PAESE B LUOGO 



I 



B) DanimArca. 

CDpeni^heQ 

C) Russia. 

Retroborgo 

Kpu 

D) Inghilterra. 

AsOo di Bath 

Ymol HaU, Colchester 

Eoiswood, Surrey 

Sv Cross, Exeter 

Royal Albert, Lancaster 

Kbnnansfield 

IbowIc (presso Birmingham) 

Qapton 

Citerìiam, ,,• • 

Letresdon 

Wanrick 

loadra 

E) Seozia. 

BUdovan 

Ufbcrt 

Colombia Lodge (presso Edim- 
burgo) .••••• ••••• 

F) Irlanda. 

Umto Stewart, gii Lacan Spa 



Anno 

di 

fondasione 


Numero 
degli 
alunni 




65 


^^^^ 


20 


1853 


IO 


1846 


..^ 


1859 


98 


185S 


594 


1864 


40 


1864 


251 


1867 


94 


1869 


20 


1874 


335 


1870 


«— . 


1870 


— 


1877 


— 


1880 


190 


1853 


46 


1862 


124 


1867 


8 


1869 


43 



A spese di chi il mantenimento 
dell'Istituto 



Esistono in Copenaghen tre istituzioni di- 
verse, di cui ignoro però il carattere. 



Privato: riceve un sussidio dalla città di 
Riga. ^ 



— . Sezione speciale per gli idioti. 



Magnifico stabilimento, modello del genere. 
Vive di sovvenzioni private e di lasciti: 
nel Z867 I® rendite ammontavano già a 
L. 582,500 con un sopravanzo di L. 53,600. 



Altro bellissimo Istituto-modello, diretto dal 
dott Shuttleworth. 



Questo Asilo è destinato agli idioti delle 
classi medie, e serve alle contee del Mi- 
dland. 

Istituto modello per poveri : mantenuto colle 
dozzine pagate dalle parrocchie. È diretto 
da un medico e possiede tutti i mezzi di 
istruzione elementare, letteraria e profes- 
sionale. 

Asili per dementi cronici ed imbecilli. 



:i 



Costruzione speciale per gli idioti nel Ma- 
nicomio della Contea. 

Questo Asilo speciale per idioti è stato per 
iniziativa del dott. Bucke annesso al Ma* 
nicomio di Londra. 



Questo Istituto è nazionale: fino al 2881 ha 
avuto per direttore il dott. Ireland, e con- 
tiene 78 fanciulli e 46 adulti. 



Privato. 



— 4« — 



PAESE B LUOGO 

G) Paesi Busi. 

L'Aj» 

H) Belgio. 

Gand (Osptdak Guislain) . . 

I) Uermanla del Kord. 

Hamborg (Alitetdorf) 

Craschniti 

GUdbach (< Hephata •).... 

Hasserode { presso Wetnige- 

Kiel 

KQckeQDiIllile 

ScheDern (presso Nassau). . 
Langenliagen 

Neinitedt 

Potsdam 

Rastenburg 

Schwerin 

Schleswig 

Schreibeihau 

Bielefcid (Westfalta) 

J) Sassonia. 
Dresda 



li (loj. Direttore dolt. Moeitet' 






87 



Piiv«lo. 
Priv;iio, cun 

L, 3J50- 



— 49 — 



PAESE B LUOGO 






Diiikii. 

Hnbat^urg 
M6ckenL... 



DiriiiBtBut 



AT) Bafien. 



Nenendetdesaa 

Pobingen 

L) Wirttemberg. 

Marìeberg 



Stetten 

ii) Bmnseliwick. 

Erkerode 

Erkerode 



N) Mecklemborg. 

Sdiwerìn 



O) Franeiat 

Bicétre 

Sdpétrì^ 



aermont (Oise) 

Gentilljr (presso Parigi) 



Eptiia3r-sar-Orge(Seine et Oise) 



Vtaclose (Seine et Oise) .... 

P) STizzera. 

Abcndberg 




1852 
1854 
1868 

1841 
1849 

1868 
1875 

1867 

1842 
1842 

1842 
1847 

1873 



1873 



1848 



A spese di chi il mantenimento 
dell'Istituto 



138 
68 

53 

96 
278 

64 
24 

12 



130(11.) 
95 (d.) 



60 



(200?) 



60 



Prirmto, sotto la protezione della principessa 
Luisa. 



Opera Pia. 
Privato, per donne. 
Privato. 



Governo, pensioni e sovvenzioni private. Le 
rendite del 2878 furono di marchi 54,000, 
nel 2879 di marchi 59,000. 

Privato: h diretto dal dott Haeberle. Con- 
tiene 249 imbecilli e 229 epilettici. 



Si sostiene da sé. 

Privato, destinato agli idioti epilettici. 

Fondato dal Duca di Mecklemburg-Schwerin. 

Lo Stato (Dott. Boumeville). 

Lo Stato. — Queste due scuole speciali per 
idioti ebbero per loro primo istitutore il 
Séguin. Di esse ho parlato a lungo nella mia 
memoria : Le ScuoU^ ecc. — Milano, 2880. 

Lo Suto. 

Privato. -^ Fu fondato sotto gli auspici del 
Voisin (Felice). Esso appartiene ora al 
sig. Vallèe. 

Istituito dal Dipartimento della Senna. Oltre 
ai fanciulli idioti poveri a carico del Di- 
partimento, vi si accettano 50 pensionari: 
sono esclusi gli idioti epilettici e sudici. 
L'età h dai 7 ai 16 anni. All'Istituto è aii* 
nessa una colonia di io ettari per l'istru- 
zione as:ricola degli alurini. Diiiendc dal 
vicino Manicomio di Vaucluse, ed è sotto 
la direzione di un medico. 

Sezione speciale per idioti nel Manicomio del 
Dipartimento, con istitutori e capi d'arte. 



È il celebre Asilo per cretini, diretto per 
molti anni dal GuggenbUh. : ignoro in quali 
condistoni attuali esso si Irp^i. 



— 50 — 



PAESE E LUOGO 



Asilo di Hoffhiing (presso Ba- 
silea) 

Weissenheim 

Hottingen (presso Zurigo) . . . 

Etoy (Vaud) 

Lausanne 

Q) Austria. 
Praga 

I?) Stati Uniti d'America. 

Barre (Massachussets) 

Boston (Massachussets) 

Syracuse (New- York) 

Media (Pennsilvania) 



Lateville (Connecticut) , 

Columbus (Ohio) 

Frankfort (Kentucky) . . 

New- York 

Jacksonville (Illinois) . . 
Faiville (Massachussets) 

Glenwood (Jowa) 

Newark 



S) Canada. 



London (Ontario) 
Toronto 



T) Australia. 

Newcastle (Nuova Galles del 
Sud) 

New-Norfolk (Tasmania) .... 
Ballarat (Victoria) 



e 
o o 
e "* 

< -o 

e 
.o 



1868 
1868 



1872 

1848 
I84S 
I85I 

1853 

1858 
1857 

1860 
1860 

1865 

1870 
1876 



1872 
1880 



1872 



£.-•5 

e U 3 



22 
18 
IO 
IO 



48 

70 

80 

215 

225 

85 
408 

120 

183 
ICQ 

12 
14 



46 
200 



173 

43 



A spese di' chi il mantenimento 
dell'Istituto 



Pensioni e sovvenzioni private. — Fu fondato 
dal prof. Jung. 

Carità privata. — Destinato alle ragazze. 

Destinato alle ragazze. 

Privato. 

Esistono due istituzioni private , apparte- 
nenti al sig. Blume, che e allo .stesso 
tempo il maestro e l'educitore degli alunni. 
Non ne conosco l'importanza. 

Si regge merce la carità privata. 



Istituzione privata. 

Lo Stato. 

Lo Stato. — Direttore Wilbur. 

Lo Stato — Venne diretto per qualche anno 
dal Séguin ed è giudicata il migliore di 
America. 

Lo Stato. 

Lo Stato. 

Lo Stato. 

Il Municipio. 

Lo Stato. 

Istituto privato. 

Lo Stalo. 

Istituzione destinata a donne imbecilli adulte. 



Lo Stato. 

Appena costruito. — Appartiene alla Confc* 
(ierazione. 



Il Governo della Colonia. — Contiene però 
anche adulti dementi (88 nel 1877). 

Sezione speciale per gli idioti nel Manicomio 
della Colonia. 

A Balbrat esiste una scuola industri.tlc ove 
sono mantenuti ed educati a spese dello 
Stato alcuni giovani idioti ed imbecilli pò* 
veri. 



— si- 
lo non ho la pretesa di aver raccolto tutte le indicazioni, relative agli 
Asili-Scuole per idioti : altri, trovandosi in migliori condizioni delle mie, potrà 
forse aumentare e correggere il mio elenco. Quel che intanto appar certo è 
la mancanza di questi Asili in tutti gli Stati del mezzogiorno d'Europa, cioè 
in Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Turchia e Rumenia. 

DalVelenco si scorge pure che, se molti Istituti per l'istruzione e l'educa- 
zione dei frenastenici debbono la loro origine ai generosi slanci della ca- 
rità privata, i più ampi, i più popolosi, quelli cioè per gli indigenti, sorsero 
per intervento dei rispettivi Governi. Anche nei paesi, ove il sentimento del- 
razione libera e individuale dei cittadini, è più vivo e più profondo, l'Am- 
ministrazione dello Stato non si limita solo a soccorrere la carità privata, 
ma si spinge fino all' erezione di Asili governativi : informino i libéralissimi 
Governi dell'Inghilterra, delle sue fiorenti Colonie, e degli Stati-Uniti 
d'America. Ben di sovente il Parlamento inglese si è occupato dei pazzi e 
degli idioti, ed anche nella sessione del 1879 un membro della Camera 
dei Comuni, il sig. Sclater-Booth, proponeva una legge per obbligare le 
Contee a provvedere Asili agli imbecilli ed agli alienati, invitandole anzi a 
costrurre Scuole speciali per gli idioti [separate Schooh for the istruction and 
training of idiotic young per sons being paupers). Un altro progetto dovuto alla 
iniziativa del sig. Rodwell e presentato alla stessa sessione, tendeva ad obbligare 
invece le Contee ad erigere infermerie per i poveri pazzi, imbecilli ed infermi, 
nelle quali i frenastenici dovevano esser divisi dalle altre categorie di alienati. 
Ma r interesse che le Amministrazioni pubbliche prendono per gli idioti si è 
manifestato chiaramente negli ultimi tempi anche in altri paesi. In Francia, 
dove r interessamento per i frenastenici non è mai stato certamente più vivo 
che in Italia, questi ultimi anni di governo popolare hanno prodotto un can- 
giamento nel concetto, per dir così, ufficiale della beneficenza. Il Consiglio 
dipartimentale della Senna, cui già si deve l'erezione di tre distinti Mani- 
comi (Sant'Anna, Vaucluse, Ville-Evrard), ha decretata l'erezione di uno spe- 
ciale Asilo-Colonia per l'istruzione ed educazione dei giovani imbecilli ed 
idioti. Esso fu posto sotto la direzione di un medico alienista, e venne prov- 
visto di un assistente e di un interno. 

Ho già parlato del movimento promosso in Germania, specialmente per 
opera dei membri della Società psichiatrica , dei Comitati di beneficenza , 
delle Associazioni apposite. Aggiungerò che nel 1879 ^^ Deputazione scola- 
stica della città di Berlino, in una ispezione nelle scuole municipali, riceveva 
reclami e raccoglieva argomenti sul danno di mescolare i fanciulli imbecilli 
coi fanciulli sani. Non solo i primi non mostravano alcun progresso se istruiti 



_ 52 — 

ed educati coi metodi comuni , ma la loro presenza era di ostacolo anche 
alla istruzione degli altri. Tutti i maestri e gli ispettori scolastici furono una- 
nimi nel domandare l' istruzione degli imbecilli in classi a parte. La Deputa- 
zione ha creduto di compiere un esperimento: essa ha collocato uno di questi 
sventurati fanciulli sotto un maestro speciale, incaricato di istruirlo ed edu- 
carlo col metodo in uso negli Asili-Scuole per idioti, e l'esperimento sorti, 
s' intende, ottimo effetto. Il fanciullo apprese in poco tempo ciò che da tanto 
tempo gli si andava inutilmente insegnando nella scuola in comune. Dopo 
ciò credette la Deputazione Berlinese di dovere esprimere un voto unanime 
sulla separazione dei fanciulli arrestati nello sviluppo mentale dagli altri me- 
glio fomiti dalla natura (0. 

Contemporaneamente, ima sotto-Commissione della Direzione di beneficenza 
di Berlino presentava al Governo il progetto per la fondazione di un Asilo 
o Istituto speciale per frenastenici, della capacità di almeno loo letti, da 
erigersi a Dalldorf presso Berlino e precisamente in dipendenza del nuovo 
Manicomio, che vi fu aperto il i° gennajo i88o. Questo Asilo-Scuola per 
idioti dovrà essere posto però sotto la dipendenza del personale sanitario 
del Manicomio, anzi per facilitare la questione amministrativa l'alimentazione 
sarà servita dalla medesima cucina (2). 

Fino ad ora gli Asili per idioti della Germania sono da trenta a quaranta, 
fra pubblici e privati; ma colà non si crede ancora che il numero basti ai 
crescenti bisogni di questo ramo della pubblica beneficenza. Nel 1881 la pre- 
sidenza della Provincia di Slesia in Prussia ha approvata l'erezione di un 
nuovo Asilo, che si intitolerà der Wilhelm- Augusta- Stiftung sur Bildung und 
Pflege von Idioten, e che si fonderà per sottoscrizioni private. L'apertura ne 
è fissata fin d'ora al 1885. 

Anche nel Granducato di Assia, si è recentemente decretata la fondazione 
e manutenzione d'un Istituto -Colonia per imbecilli: le rendite si fissarono 
per ora a 33,000 marchi, la capacità a 78 letti, e si è stabilito di dare il 
massimo impulso ai lavori campestri, come i più vantaggiosi per lo sviluppo 
fisico del corpo. 

VII. 

È evidente che questi confronti non tornano onorifici all'Italia: è pur 
manifesto che il bisogno di Asili-Scuole per imbecilli non è meno sentito, non 

(i) Veggasi: Zur Idioten Fùrsorge, nella Vossische Zeitung, 1879, n. 40. 
(2) Veggasi : Zur Idioten Berlin* s, nella Natur. Zeitung^ 1879, pag. 476, 



— 53 — 
è meno reale presso di noi, come presso le altre nazioni civili del centro 
d'Europa. Quale sia la sorte della grande maggioranza dei nostri frenaste- 
nici, è ben noto. O appartengono alle classi agiate, e restano di peso alle 
loro famiglie, che dopo inutili tentativi di farli istruire ed educare li abban- 
donano ai loro istinti e li tollerano come una sventura irreparabile, per 
non dire come una vergogna ; oppure appartengono alle classi povere, e non 
vi è privazione, non vi è dileggio, non amarezza, che sia loro risparmiata. Tutti 
rimangono così in seno alla società , continuo pericolo ai sani per le loro 
tendenze pervertite, continuo incentivo al male per i tristi e i robusti. 

Che cosa avvenga dei molti imbecilli ed idioti che vivono liberi ed 
oziosi nelle nostre città e nelle campagne, ce lo dicono gli annali giudiziari. 
Tutto di attorno a noi possiamo scorgere le conseguenze di codesto triste 
abbandono ; idioti privi di tutto, senza sostegno, senza mezzi di sussistenza, 
vaganti per le strade, immersi nella più squallida miseria, oggetto di ribrezzo, 
di scherno e di paura, ridotti quasi nelle campagne alla barbara condizione 
dei parìa delle Indie. I parenti non ne han cura : spesso le femmine restan vit' 
time di osceni contatti e ingravidano, talora concludendo con un infanticidio 
il lubrico dramma, tal*altra soccombendo alle manovre praticate su di esse da 
perfide mercenarie, per agevolare l' aborto e salvare così l'onore delle fami- 
glie. Altri passano la loro vita nelle chiese, attratti dai lumi e dai suoni delle 
cerimonie religiose, servendo da scaccini, oppiure elemosinando nell'ozio. Non 
è raro che essi commettano delitti atroci, incendi, omicidi, stupri violenti: 
è poi frequente il caso che essi servano di vittime a violenze carnali contro 
natura. Bene spesso, inviperiti dallo scherno che li persegue, resi intolleranti 
dall'isolamento in cui traggono la loro misera esistenza, hanno furibondi ac- 
cessi di reazione, e si rivoltano, incrudelendo contro chi primo loro capiti fra 
mano. Ricordo il caso di Carlino Grandi, l'imbecille uccisore dei fanciulli, 
che per rappresaglia di offese ricevute sotterrò vivi sotto il pavimento della 
sua bottega di carradore, quattro bambini dai tre ai sette anni, e altri ne 
avrebbe fatti così scomparire, se non gli fosse andato fallito il quinto ten- 
tativo. 

Tutti questi esseri degradati, immorali, scandalosi, oziosi, pericolosi a sé 
ed altrui, tutti questi uomini incompleti e semi-bruti, che la nostra apatia 
lascia vivere e deteriorarsi sempre più in completa libertà, senza istruzione, 
senza educazione alcuna, rappresentano per la società civile un'enorme per- 
dita materiale e morale, che pur sarebbe necessario impedire od attenuare , 
utilizzandoli in qualsiasi modo, e sviluppando, mercè una speciale arte peda- 
gogica, quei germi di intelligenza, quelle attitudini, quegli istinti che la na- 



— 54 — 
tura lascia pur sempre sussistere in fondo ai loro poveri e scarsi cervelli. Ma 
vediamo dove questo bisogno sia maggiore in Italia, quali cioè siano le regioni 
che prima delle altre dovrebbero apprestare ai frenastenici un qualche Asilo 
o Istituto speciale, analogo a quelli che funzionano così egregiamente negli 
altri paesi di Europa e di America. 

Se il numero dei frenastenici esistenti nella popolazione secondo il cen- 
simento 187 1, era di 24,000 nella sola Italia continentale, tra le forme con- 
genite e le forme sviluppatesi nella prima infanzia; e se invece sei anni 
dopo il numero dei frenastenici ammessi nei Manicomi era di 11 50, occorre 
notare però che le proporzioni degli uni e degli altri non sono uniformi su 
tutta la superficie del Regno. Prendendo in considerazione le cifre raccolte 
dal Senatore Verga, ecco infatti il rapporto dei frenastenici censiti (1871) 
sul numero degli abitanti, e il rapporto dei frenastenici reclusi (1877) sul 
numero dei censiti (0. 

Proporzione dei Frenastenici censiti e reclusi sulla popolazione 

nell'Italia continentale e peninsulare. 



COMPARTIMENTI 



Lombardia • . 

Piemonte 

Liguria 

Veneto 

Emilia 

Umbria 

Marche 

Toscana 

Roma 

Napoletano 

Totale. . . 



Frenastenici censiti 
(1871) 



Numero 
assoluto 



5103 
4432 

977 

2585 
1876 

445 
909 

2009 

541 
5123 



24,000 



Per xo.ooo 
abitanti 



14.7 

15.3 

II.5 

9.7 

S.8 
8.0 

9.9 
9.3 
6.4 
7.2 



10.2 



Frenastenici reeinsl 
(1877) 



Numero 
assoluto 



81 

143 
29 

50 
182 

7 

83 
143 
52* 
87 



827 



Per zooo 
censiti 



15.8 
32.2 

29.7 

19.3 

97.0 

15.7 
90. I 

71. I 
96. I 

II. I 



34.4 



(i) Le proporzioni della 2.' colonna sono diverse da quelle registrate nelle pubblica- 
zioni ufficiali, perchè si unirono ai frenastenici dalla nascita quelli dalla prima infanzia. 



— ss — 

Questo prospetto dimostra avanti tutto come la proporzione dei frenaste- 
nici sìa diversa fra una regione e l'altra d'Italia. Però vi è un gruppo 
di Compartimenti, che si distingue dagli altri per cifre più alte ; ed è quello 
dell' Italia continentale, dell'alta valle del Po (Piemonte, Lombardia e Liguria). 
n resto d'Italia ha proporzioni meno varie; solo che si nota un diminuire 
dei frenastenici, se si discende verso il mezzogiorno. Uguale è il risultato, 
se si paragonano fra loro le Provincie del Regno : tutt' attorno all' Italia su- 
periore^ e precisamente rielle regioni Alpina, ed Appenninica occidentale, 
esiste una larga zona di paese, dove il rapporto dei frenastenici è più intenso. 

In un mio scritto sulla distribuzione geografica degli idioti pubblicato altrove 
ho cercato le ragioni di questa disuguale intensità dell'idiotismo (0. Valen- 
domi delle riforme delle leve, avvenute in un decennio sopra un complesso 
di 2,727,038 giovani inscritti, ho disegnata la carta geografica dell'idiotismo 
in Italia. Non torna conto che qui ripeta quanto ho detto nella memoria 
or citata, e anche su questo giornale (2), intomo alla difficoltà di calcolare 
il vero numero dei frenopatici esistenti in un paese. Oltre al censimento, che 
dà solo risultati approssimativi per la nota diffidenza delle famiglie di de- 
nunziare i suoi pazzi e i suoi imbecilli, e che d'altra parte rimane senza 
intervento diretto del medico nel diagnostico dell'infermità censita, il metodo 
dei censimenti parziali annui sui giovani inscritti nelle leve fornisce dati ec- 
cellenti e del tutto comparabili, sia perchè nessun idiota sfugge all'esame, sia 
perchè vi prende parte l'elemento scientifico. Or bene, che cosa risulta dalle ri- 
forme delle leve ? Lo dica la tavola grafica annessa a questo mio scritto. 

Le Provincie più infette di idioti sono generalmente quelle della zona Alpina; 
Sondrio, Belluno, Brescia, Vicenza, Como, Torino, Cuneo, e quelle della 
prima zona Appenninica ; Genova, Massa-Carrara, Porto-Maurizio. Ora noi 
sappiamo che nelle vallate Alpine, specialmente se umide, poco soleggiate, 
ristrette, esiste una categoria numerosa ed infelice di esseri degenerati, arre- 
stati nello sviluppo fisico e mentale, detti cretini. Il cretinismo, che per lo 
più si accompagna col gozzo, hon è che una forma di idiotismo endemico: 
la sua area geografica è ben nota e abbastanza limitata. Oltre alla catena 
Alpina ed Appenninica, anche le catene montuose dei Pirenei, Balcani, Carpazii, 
Giura, Vosgi, presentano tipi spiccati di questa speciale degenerazione della 
specie umana. Ciò spiega perchè la distribuzione geografica dell'idiotismo 

(i) Morselli: Intorno alla statistica ed alla distribuzione geografica delle frenopatie 
in Italia (§ III. ^- La distribuzione geografica delle frenastenie^ pubblicata nfXì Archivio 
italiano per le malattie nervose e mentali. Anno 1882. 

(2) Giornale della Società Italiana d Igiene, Anno III. 1881, n.® 4. 



— 56 — 

in Italia presenti una cintura di color fosco tutt' attorno alla regione conti- 
nentale : la sola Lombardia possiede il quinto di tutti i frenastenici dell' Italia 
peninsulare (5103 sopra 24,000) e quasi un altro quarto spetta al Pie- 
» monte (4432) ed alla Liguria (977) riuniti assieme, e un buon nono al solo 
Veneto (2585), cosicché le Provincie dell'alta valle del Po e del versante 
mediterraneo dell* Appennino rappresentano esse sole più della metà di tutti 
gli idioti ed imbecilli del Regno, escluse le due isole maggiori. Minima in- 
vece è la proporzione degli idioti nelle Provincie al di là del Tronto, e 
salvo la Provincia di Palermo, essa appare bassa anche nella Sicilia e nella 
Sardegna. 

Se si confrontano ora le tinte della carta grafica con le cifre del prospetto 
a pag' 54 relativo al numero proporzionale dei frenastenici reclusi sui cen- 
siti, si resta meravigliati del fatto che le regioni più infette di idioti e di 
cretini non siano quelle ove il beneficio del Manicomio è loro più facil- 
mente accordato. La Lombardia spicca fra gli altri Compartimenti per V al- 
tissima proporzione di cretini e di frenastenici fra i suoi abitanti, e pel pic- 
colissimo numero (15.8 su 1000) dei ricoverati negli Asili. Migliore è la condi- 
zione della Liguria (29.7 su 1000) e del Piemonte (32.2 su 1000): ma ad 
ogni modo questi due Compartimenti restano sempre al di sotto di altri, ove 
nuUameno il numero reale dei frenastenici risulterebbe assai più piccolo; vale 
a dire dell'Emilia, che li reclude colla massima solèrzia (97.0 ricoverati 
su 1000 censiti, quasi uno su 100); della Toscana (96.1) e delle Marche 
(90.1). Noto a questo proposito che di tutte le regioni d'Italia, le Marche 
son queUa ove si presta ai mentecatti la più ampia e filantropica assi- 
stenza. 

Egli è chiaro dopo ciò che se in Italia necessita migliorare la condizione 
degli idioti ed imbecilli, occorre dar principio alla riforma là dove il bi- 
sogno è più sentito, e dove circostanze inesplicabili e poco eque creano a 
questa grande categoria di sventurati una situazione anche più svantaggiosa. 
Le Provincie settentrionali sono quelle ove la piaga è più profonda: ma 
v'hanno Circondari disgraziati, che sembrano da lungo tempo mantenere il 
triste primato e che non è supponibile saranno mai superati da tutti gli altri 
Circondari del Regno. Appartengono a questo gruppo i Circondari di Aosta, 
Ivrea, Mondovì, Pinerolo, Susa nel Piemonte: — di Chiavari, Castelnuovo, 
Albenga nella Liguria: — di Brescia, Sondrio, Chiari, Varese, Domodos- 
sola, Valsesia, Abbiategrasso in Lombardia : — di Belluno e Vicenza nel Veneto : 
— di Borgotaro nell' Emilia: — di Lanciano e Penne negli Abruzzi: — di Sala 
Consilina nella Campania : — di Alcamo e Sciacca in Sicilia : — di Orzieri in Sar- 



— 57 — 
degna (i). Dove la tinta è più nera e le cifre più alte, cioè dove le riforme 
nelle leve superano il 15 .sui 10,000 inscrìtti, si può esser sicuri che vi si 
estende 1* influenza endemica del cretinismo. È vero che il cretinismo dipende 
dalle condizioni speciali dell'abitato, dal clima, dal suolo e dalle acque, e che 
non è permesso sperarne il miglioramento, la guarigione, finché l'individuo che 
ne è affetto trovasi obbligato a soggiacere ai medesimi agenti morbigeni. Però 
anche il cretinismo è andato diminuendo in quei paesi, ove il Governo si è 
interessato per essi, dove il benessere delle classi agricole è aumentato, dove 
infine si aprirono i primi Asili ed Ospizi per la sua cura: mi basterà ri- 
cordare la diminuzione dei cretini, che si è osservata in Svizzera durante 
gli ultimi quaranta anni (Fetcherin). 

Ma anche levando i cretini, resta sempre per l'Italia al di qua del Tronto 
il primato nella scala dell'idiotismo: le Provincie, che come quelle di Ra- 
venna, Milano, Grosseto, Pisa, Palermo, Pesaro, Alessandria, Pavia, Parma, 
Bologna, Teramo, Aquila, Ascoli, Chieti, sono al di fuori della zona dell' in- 
fluenza alpina, non debbono certo l' elevato numero dei loro frenastenici al- 
l' endemia cretinica. In esse, come del resto in tutte le altre del Regno, la pro- 
porzione degli individui arrestati nello sviluppo mentale per cause diverse 
dal cretinismo non è certamente inferiore a quella offertaci dalle varie re- 
gioni dei paesi nordici, ove pure si è effettuato il benefico movimento a favore 
dei frenastenici. Le Provincie prussiane della Slesia, della Pomerania, della 
Sassonia, della Westfalia, i ducati di Brunswick, di Assia-Darmstadt, la Tu- 
ringia, che pure veggono tutti gli anni crescere il numero e la capacità de; 
loro Idiotanstaiten^ contengono relativamente assai meno idioti deUa nostra 
Lombardia e del nostro Piemonte. £ lo stesso può dirsi delle contee inglesi, 
della Scozia, e degli Stati dell'America del Nord, dove non solo manca il 
cretinismo, ma dove anche il numero assoluto e relativo dei frenastenici è 
tutt' altro che superiore a quello del nostro paese. 

È dunque necessario, per ragioni di umanità e di scienza, che si inizi! anche 
in Italia ima analoga riforma nella pubblica beneficenza, e che i Comparti- 
menti, ove r assistenza ai mentecatti è da molti anni anche più solerte ed 
estesa, siano i primi a rivolgere la loro attenzione sulla numerosa caterva dei 
frenastenici. E poiché occorre pure che si abbia riguardo alle non prospere 
condizioni dei pubblici bilanci, io esprimo il voto che le nuove Istituzioni 
nascano nel modo più semplice e per ora più opportuno, cioè sotto forma 
di sezioni speciali per gli idioti nei Manicomi sia pubblici, che privati, per 

(i) Veggasi anche: G,Soimsim, Geogra/ìa nosologica et Italia^ 1881. — Roma, pag. 161 • 



— 58 — 
servire tanto, alle classi povere che alle classi agiate. Se consideriamo infatti 
i mezzi con cui si può dare assistenza ed istruzione agli idioti , vediamoi 
che essi si riducono ai seguenti : 

I .° Stabilimenti speciali, di più o meno grande capacità, dei quali doe 
sono le forme a seconda della condizione sociale dei frenastenici cui vea* 
gono destinati, e cioè: 

df) Scuole o Collegi privati, per le classi ricche; promossi s'intenda 
per iniziativa privata; -; 

^) Asili o Istituti pubblici, per gli indigenti ; questi invece fondati 4J 
mantenuti a spese delle Provincie, dei Comuni o delle Opere Pie. 

2.° Sezioni ' scuole nei Manicomi comuni, dove gli idioti siano sepanr!J| 
da tutti gli altri pazzi, sottoposti a cure e ad assistenze speciali, istruiti di 
educati secondo i metodi giudicati più acconci allo sviluppo delle loro li^ 
titudini ed al miglioramento delle loro facoltà intellettuali. C 

Io non posso prolungare oltre misura questo scritto, con minuti ragguagli^ 
sull'organizzazione tecnica di queste varie sorta di Istituti: mi auguro di poteitf 

1 

tornare sull' argomento, quando saprò il mio voto accolto con favore da qualche 
benefica Amministrazione. Ma non concluderò, senza prima dirigere una prfr 
ghiera ai miei colleghi, e più specialmente ai medici -alienisti, perchè pren- 
dano in considerazione la mia proposta e le prestino il loro valido appoggio. 
Non ottenessi altro risultato che di avere con questi miei scritti, aperta um 
utile discussione sul problema dell'assistenza dei frenastenici, io me ne di- 
chiarerò soddisfatto. Tutte le riforme che si operano nei paesi civili, s'ini- 
ziano con umili principi; anche là dove oggi s'agita più che mai la que- 
stione degli idioti, essa incontrò dapprima la generale indifferenza. Ma poiché 
la scienza soltanto sa dare quell'energia di carattere e quello spirito di ca- 
rità, con cui si vincono le più grandi battaglie contro la natura ed anche 
contro gli interessi umani, è nei medici eh' io spero, ed è ai medici che io mi 
rivolgo. 



— 59 — 



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Tar. 


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1 NUMERO DEI GIOVANI RIFORMATI 


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1 NELLE LEVE DEL DECENNIO 18W-58 


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PARTE SECONDA. 



RIVISTA. 



IGIENE GENERALE. 



Manuale d'igiene privata e pubblica dell'infanzia {Handbtuh d^r privateti 

hnd òffentlichen Hygiene des Kindcs)\ dott. Julius Uffelmann. — Lipsia, 1881. 

— Fra i diversi rami in cui si scindono la igiene sociale e la individnale, 

un posto di ben grande importanza spetta a quello, il quale esclusivamente 

si occupa del benessere fisico dell' infanzia , considerata dalla nascita alla 

pubertà. Mancava fino ad ora un completo trattato scientifico sull'igiene 

deli' infanzia, tanto nella sua esplicazione privata che nella pubblica. Questa 

lacuna scompare affatto in seguito alla pubblicazione del libro del profes- 

sore Ufifelmann, il cui nome è noto già agi' igienisti e particolarmente caro 

agi' Italiani , per i pregevoli studi che intraprese sull' e Igiene pubblica in 

Italia > pubblicati nella deutsche Vierteljahrsschrift fur offentliche Gesund- 

ktitspflege. 

Ad una breve Introduzione tendente a far rilevare l'importanza dell'Igiene 
infantile , l'Autore fa seguire un riassunto storico della medesima, comin- 
ciando colla stona dell' attività pratica^ che risale agli Egizi ed agli Indiani 
ed indi piii particolarmente ai Greci di Sparta e di Atene. Ed il vasto 
campo che all'argomento pertrattato si schiude, venne dall'Autore esaurito 
celia più acconcia maniera. Vi si legge e dell'educazione fisica e della mo- 
rale dei fanciulli presso i Greci, coordinate con uno scopo igienico, estetico, 
ed etico, e tendenti alla formazione del sentimento e dell' amore pel bello, 
all'acutezza dei sensi e del giudizio, all' acquisto di un animo nobile e pa- 
triottico, e di costante coraggio, all' allontanamento delle tendenze basse ed 
^oistiche, dell' ozio, della rozzezza e delle aspirazioni a cose da poco. 
Parla poi l'Autore della cura e dell' educazione dell' infanzia presso i Ro- 
mani , e di quella presso gli antichi Germani, per poi giungere al medio- 
evo; e qui vediamo che l'introduzione della ginnastica nelle scuole, dopo 
la prima metà del secolo XV, è dovuta all' Italia, da dove poi si estese nella 



— 62 — 

Svizzera e nella Germania. Ed è in Italia ancora, ove già nel medio-evo 
esistevano gli asili infantili col titolo di e scuole delle maestre regionarie » 
in cui venivano accolti durante il giorno fanciulli dai 2 ai 5 anni. Passo 
passo espone poi l'Autore lo sviluppo dell'igiene infantile nei secoli dell'evo 
moderno, dicendo e dell' igiene privata dell'infanzia e della pubblica presso 
le singole nazioni. 

Fa seguito poi la storia AtW attività scientifica, e dall' enumerazione ed esame 
degli scritti degli Autori Greci, Romani e dell'evo medio e moderno, si ac- 
quista la convinzione del come l'igiene, specialmente quella della prima 
infanzia, abbia avuto sempre numerosi e distinti cultori, e nell'esposizione 
bibliografica del presente secolo l'Italia vi rappresenta ben degna parte. 

Conviene pur dire che le 7 7 pagine, che 1' Uffelmann consacra nel suo 
libro alla storia dell'igiene infantile, oltreché trattano appieno la materia, 
possedono il carattere di originalità, e formano una ricca fonte da cui pos- 
sono attingere quanti ne avessero bisogno. 

Il secondo capitolo dell'opera è consacrato allo studio della natalità, 
della mortalità e della morbosità, nonché dell'eziologia delle più importanti 
malattie. Nei paesi europei si calcola in media una nascita annua per ogni 
29 a 30 individui, ed il rapporto fra i nati-vivi e gli espulsi-morti sarebbe 
secondo Oesterlen 1:30,4. Da ogni 100 matrimoni si avrebbero 387 bam- 
bini. Un grande numero di nascite si avvera negli Stati Uniti, il più basso 
in Francia. Gli anni di carestia e di fame mostrano regolarmente una di- 
minuzione della cifra dei matrimoni e delle nascite. La maggiore morta- 
lità si verifica nel primo anno di vita, e fra i dodici mesi di questo anno, 
il primo ne dimostra la massima. Influiscono come modificatori della mor- 
talità dei bambini il clima , la stagione , l' agglomeramento della popo- 
lazione, r industria, e si pretende anche la razza e la cifra della natalità , 
e naturalmente anche il grado di agiatezza dei genitori ed il loro stato di 
salute, e forse anco l'eventuale consanguineità. Però il fattore che più di 
ogni altro modifica la mortalità dei bambini, è, senza dubbio, il genere di 
cura prestata alla prima infanzia. £ l'influsso si manifesta chiaro nella 
bassa mortalità dei bambini legittimi in confronto all'alta degli illegittimi, 
la quale ultima supera non di rado il doppio della prima, e si palesa spe- 
cialmente dopo la terza settimana di vita, epoca in cui di solito il bambino 
viene affidato alle cure mercenarie. Così pure, la mancanza di diligente cura 
figura quale prima causa della grande mortalità presso i bambini della po- 
polazione industriale. E di quanto influsso sulla salute del bambino non 
sono ed il genere di nutrizione, e la salubrità delle abitazioni, e la man- 
cante assistenza medica nei casi di malattia ? 

In generale si può ritenere, che la mortalità dei bambini vada decrescendo, 
e vi influisce per certo, più di qualsiasi altra circostanza, la vaccinazione. 
In alcuni paesi però si osserva 1' opposto. 

Veniamo alla morbosità infantile. I neonati sono afflitti in grande numero 
da debolezza generale, e poi da disturbi della digestione, da mughetto, da 
itterìzia, da malattie riferibili ad infezione : da infezione puerperale, risi- 
pola, infiammazione dei vasi ombellicali, congiuntivite ; da trisma, convul- 



— 63 - 

ioni, coriza. Dalla 3-4 settimana di vita fino al principiar del secondo 
AUSO, i bambini soffrono a preferenza dei disturbi di digestione (gastrite, ga- 
stro-enterite), indi di affezioni degli organi respiratori, del sistema nervoso 
t della cute. Piuttosto rare sono le malattie di infezione ; le più frequenti 
2 morbillo e la pertosse. Di malattie costituzionali si trovano la sifilide 
flditaria, la tubercolosi ed i primi stadi del rachitismo e della scrofolosi. 
Di! cominciare del secondo fino al cessare del sesto anno i bambini pati- 
scoDO specialmente di morbi dell'apparato respiratorio, poi di malattie co- 
sanzionali (scrofolosi, rachitismo) e di infezione, fra le quali ultime predo- 
nnano il morbillo, la pertosse , la varicella, la rosolia , la difterite , poco 
li scarlattina. Poco frequenti sono le affezioni nervose, le cutanee e quelle 
degli organi dei sensi. Nell'ultimo stadio dell'infanzia poi, secondo l' Uf- 
SdmnoD, i fanciulli soffrirebbero in special modo delle così dette malattie 
J della scuola , cioè miopia, deviazioni della colonna vertebrale, nervosità, 
lancmia, debolezza muscolare ; inoltre dei morbi d' infezione epidemici che 
:.|s propagano in grande numero a mezzo della scuola, soprattutti la scarlat- 
:|lÌDa e la difterite, in seconda linea la pertosse ed il morbillo. Tra le rare 
:li§erioni nervose vi hanno V epilessìa e la corea. 

.^1 Segue poi un diffuso studio della frequenza e dell' influsso esercitato sulla 
sstenza e sulla salute da tali malattie, studio accuratissimo e poggiato su 
HHdi dati statistici, e che viene reso più completo dal posteriore capitolo 
dediato alla eziologia delle più interessanti malattie infantili e con speciale 
ffiisioQe delle infettive. 

La seconda parte del libro è costituita dall' igiene infantile privata. Del 
tato ragionata è la via percorsa dall'Autore, il quale preposto il maggior 
lÀogno di ajuto e di cura che ha il bambino, più tardi fanciullo, durante 
Tepoca deU* infanzia, osserva che nella pertrattazione dei diversi argomenti 
d'igiene crede di dover avere presente, mai sempre, il progredire tanto dello 
inloppo fisico che dell'intellettuale del fanciullo, e perciò razionale è la 
divisione che esso fa di questa parte in singoli capitoli che comprendono : 
I.* la nutrizione ; 2.^ la cura della cute, il vestiario; 3.® l'abitazione, il 
fctto ; 4.® la cura degli organi respiratori ; 5 .® quella del sistema osseo e 
BBcolare, il sonno; 6-^ quella dei sensi; 7." la cura delle facoltà intellet- 
toli; 8.® le abitudini difettose ed insalubri. 

Di questi otto capitoli il primo, che riguarda la nutrizione, è il più esteso : 
premesse alcune esatte nozioni sul ricambio fisiologico dell' infante, l'Autore 
pende a trattare 1' argomento a seconda dei diversi periodi di età ; e perciò 
primo vi figura il periodo della lattazione, comprendente e l'allattamento 
aiaterao, ed il mercenario, e l'artificiale, assieme all'apprezzamento fisiolo- 
gico dei diversi surrogati del latte che si trovano in commercio. Il modo 
tf esposizione, la profonda erudizione e le molte informazioni rendono que- 
sta parte del lavoro oltre ogni dire interessante e completa. Lo stesso me- 
todo viene seguito dall' Uffelmann , allorché scrive della nutrizione nel 
secondo stadio dell' infanzia , cioè dai 2 ai 6 anni , e poi nell' ultimo pe- 
riodo, cioè dai 6 ai 15. Forse più consentanea alla mole del libro sarebbe 
stata una maggiore diffusione li ove si legge della mancante e della esor- 
bitante nutrizione. 



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Nel capitolo sulla cura della cute si parla del calore del corpo del l 
bìnOy della sua suscettibilità pel freddo, delle norme e del vantaggio 
nico dei bagni e dei lavacri, ed indi delle malattie e della cura del cord 
ombellicale. Teoricamente e praticamente si vede pertrattato l'argomi 
del vestiario, avuto riguardo ed alla scelta delle stoffe ed alla forma 
diversi capi. 

L' igiene ha speciali esigenze riguardo alla salubrità dei locali ove si 
tiene T infanzia. Questa salubrità viene diminuita dalla mancante nette 
dall' umidità, da una anormale temperatura, dall* illuminazione, dal suol< 
cui è eretta la casa , da circostanze malsane nel vicinato. Considerata 
grande sensibilità dell* organismo del bambino, per questo devono essere 
servate le stanze più salubri della abitazione. La camera da letto oltre 
offrire il necessario spazio cubico, sia sufficientemente ventilata e prov^ 
di adatta stufa ; la luce vi deve essere moderata. U Autore poi tratta 
letto del bambino e ne detta le relative norme igieniche. 

Parlando dell'apparato respiratorio l'Autore comincia con alcune noz 
suir accrescimento del torace e sulla fisiologia della respirazione, face 
poi emergere la necessità di una speciale premura per la giusta formazi 
e per lo sviluppo del torace, a mezzo della razionale nutrizione del b 
bino, della diligenza nel mantenerlo in una corretta posizione tanto nel le 
quanto nella culla o fra le braccia, più tardi nella scuola ed in casa; 
libero il moto della respirazione, e si pratichi la ginnastica. L'aria respi 
sia pura; il fanciullo rimanga, per quanto possibile, all'aperto. 

Interessante si scorge il capitolo nel quale l'Autore discorre della ( 
del sistema osseo e del muscolare. Alle necessarie nozioni fisiologiche 
accoppia le relative norme igieniche, tendenti a favorire lo sviluppo fi 
del bambino, toccando a preferenza dell'immenso vantaggio degli esei 
ginnici, senza i quali non puossi raggiungere una perfetta salute fisica 
intellettuale. L'appendice a questo capitolo l'Autore la dedica al sonno, 
sandone la durata necessaria a seconda delle diverse età, e castigando 
usi antigienici di far dormire i bambini vestiti (eccettuati i primi 2031 
di vita), e di somministrare loro sostanze narcotiche. 

Belle sono le pagine sulla cura dei sensi e delle facoltà intellettuali, 
precedenti dati fisiologici sul cervello e sul sistema nervoso. L'organo e 
vista, quello dell'udito, quello del tatto, del gusto e dell'olfatto assi 
alla profilassi delle loro diverse malattie, vi sono debitamente ed appi 
studiati. — Alla vita vegetativa che conduce il neonato succede la cereàri 
si forma la sua mente, dalle percezioni nasce la memoria, dai raffron 
giudizio, più tardi la volontà. Il temperamento individuale di spesso si 
precisare già nel secondo anno di vita. Le impressioni percettive genei 
la favella; grado grado il bambino dalla pronuncia di semplici conson 
e vocali passa alla formazione di parole, più tardi di proposizioni, < 
consueto nella seconda metà del terzo anno usa la parola io. £ 
l'Uffelmann ci espone, quale debba essere l'educazione eziandio morale 
bambino durante tutta l'infanzia, affidato dapprima alle cure materne, 
tardi alla scuola. Di quanto vantaggio igienico non è per il bambin 



— 65 - 

giuoco? Esso gli procura contentezza, lietezza, e riposo. I balocchi possono 
rìusdre nocivi nelle mani del bambino per la loro grandezza, per la forma , 
per il materiale di cui sono fatti, per il coloramento esterno. I giuochi si 
diridono in quelli cui va congiunto il movimento, ed in quelli durante i 
quali l'individuo si trova fermo; i primi rinforzano l'organismo del bam- 
bino, i secondi contribuiscono al perferzionamento delle sue facoltà percet- 
tive, della memoria, dell'attenzione, del discernimento. Speciali cure esige 
rdtimo periodo dell' infanzia il quale precede la pubertà, ed in cui si os- 
servano alterazioni psichiche cui possono succedere malattie molto gravi, 
specialmente se vi esistano la trasmissione ereditaria, la falsata educazione, 
il troppo lavoro mentale, l'onania e così via dicendo. Riguardo alle punizioni 
pei fanciulli, l' igiene domanda che non abbiano a portare danno alla salute. 

Fra le nocive abitudini dei bambini, l'Autore enumera la sporcizia con- 
scguentemente alle evacuazioni, il succhiare di diversi oggetti colla bocca, e 
li masturbazione ed onania. Per tutte tre si accenna al relativo danno ed 
al modo onde disabituarne i bambini. 

Esauriti per tal modo gli argomenti tutti riferentisi all'igiene infantile pri- 
vata, l'Autore viene a dire della /«^Mr^z, che ha per iscopo di combattere 
quei fattori malefici, contro i quali l'azione del singolo individuo è del tutto, 
quasi impotente. L* igiene infantile pubblica va divisa nella generale, ed 
in quella che provvede per speciali classi di fanciulli. La generale deve es- 
sere esercitata dallo Stato e dai Comuni, coadiuvati dall'attività filantropica 
delle società che hanno per obbietto la protezione dell* infanzia. L' igiene 
generale deve tendere alla divulgazione della scienza igienica; 1* istruzione 
delle levatrici, ed il controllo del loro operato, l'educazione delle infermiere 
per bambini, delle maestre per gli istituti froebeliani, delle persone che ten- 
gono a costo i bambini, devono costituire un oggetto di attività per l'igiene 
infantile pubblica. £ lo stesso dicasi dell'istruzione igienica nei preparandi 
delle scuole popolari, nelle scuole in generale, ed in fine in tutta la popo- 
lazione, in questo ultimo caso specialmente a mezzo della diramazione di 
adatti opuscoli. 

Il miglioramento del benessere materiale e della costumatezza presso le 
dassi più basse della popolazione, sono misure che debbonsi attivare dal- 
l'igiene: a mezzo di società di soccorso per le partorienti, per le lattanti, 
per i fanciulli poveri, per gli abbandonati, per quelli dati a baliatico. Di 
più occorre la fondazione di stabilimenti umanitari, quali gli ospitali, gli 
orfanotrofi, gli asili e le case di maternità, delle quali ultime è special- 
mente ricca l'Italia. 

Diffusamente parla l'Autore dell'ufficio dell'igiene pubblica riguardo alla 
nutrizione. Discorre del controllo sui mercati onde stabilire la genuinità del 
latte posto in vendita, del modo di praticare questo controllo, delle relative 
leggi e della pulizia e sorveglianza delle latterie. Questa sorveglianza si deve 
poi estendere anche ai surrogati del latte. Segue il discorso sulla vendita 
delle frutta e dei dolciumi, e quale appendice quello sugli oggetti di gomma 
elastica, sulle culle, sui balocchi, la vendita dei quali oggetti deve essere, 
e lo è in molti Stati, regolata con apposita ordinanza. 

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La debolezza di costituzione, T anemia, la scrofolosi, la tubercolosi sono 
in grande parte da attribuirsi alla dimora in locali umidi, privi d'aria e luce, 
mancanti di pulizia; ed il decorso di queste malattie in simili locali è ol- 
tremodo sfavorevole. Egli è perciò, che tutte le norme che l'igiene sugge- 
risce per la salubrità delle abitazioni, e che l'Autore esamina, concorrono a 
diminuire la frequenza di queste malattie presso i bambini. 

Ben 20 pagine del suo libro l'Uffelmann consacra alla profilassi delle 
malattie contagiose. Egli domanda 1' obbligo di denunzia per gli esantemi 
acuti, per la pertosse, per la difterite, per la meningite cerebro- spinale, per 
la dissenteria, per il tifo, per Tottalmia granulosa, per la tigna e per la scabbia. 
L'isolamento dell'ammalato deve essere obbligatorio e completo, riuscendo 
oltremodo proficuo specialmente nei primi casi di manifestazione di malattìe 
epidemiche. Inoltre occorrono la disinfezione della stanza dell'ammalato, del 
suo letto e del vestiario, come pure specidi cautele riguardo ai cadaveri 
ed alla tumulazione. Per la profilassi del vajuolo propugna 1' obbligo della 
vaccinazione ; parla della tecnica di questa , dell' uso della vaccina umana 
e dell'animale, della somma utilità degli istituti per la vaccinazione animale, 
tributando in proposito il ben meritato elogio all'Italia. 

Ampia pertrattazione ha il tema dell'igiene scolastica, e sebbene nulla 
vi si trovi di nuovo, vi si' vede però compreso quanto di più interes- 
sante fu finora pubblicato in proposito. Il discorso incomincia colle ma- 
lattie proprie della scuola, loro eziologia e profilassi, e coli' ispezione sani- 
taria scolastica ; segue poi quello sull' igiene dell'edifìcio scolastico ; qui ac- 
cennerò soltanto al fatto, che l'Autore, non saprei con quanta ragione, en- 
comia l'illuminazione bilaterale e quella dall'alto per le sale d'istruzione. 
La quistione dei banchi e degli altri arredi, come quella dei libri corri- 
spondono appieno ; così pure quella riguardo all'orario scolastico, ai lavori 
domestici, ai piani di studio, al metodo d'insegnamento, alle vacanze ed 
infine alla ginnastica ed alle punizioni. In seguito l'Autore tratta degli isti- 
tuti di educazione, dicendo della loro costruzione e della divisione e di- 
sposizione dei locali, del mobiliare, dei dormito!, dei letti, dei refettori, 
dei lavatoi, dei cessi e così via dicendo. A ragione osserva come in nessun 
istituto di tale genere debba mancare una infermeria. Subordinati alle esi- 
genze igieniche devono essere il genere di vita che conducono gli allievi, e 
la durata dell'istruzione e dello studio. Si chiude questo capitolo col di- 
scorso sui giardini froebeliani, esponendovisi il modo in cui debbono essere 
costrutti e parlandovisi delle mobilie, del sistema di educazione, e da ul- 
timo del vantaggio che arrecano; e si finisce coli' accennare alla necessità 
di una sorveglianza sanitaria. 

I maggiori encomi merita il capitolo sull'igiene dei fanciulli impiegati nelle 
fabbriche e nelle officine, nel commercio girovago e nell' agricoltura. Le 
principali malattie da cui vengono afflitti questi fanciulli, sono la debolezza 
generale, i morbi costituzionali , specialmente la scrofolosi , le affezioni di 
petto, quelle dell' apparato locomotorio, le intossicazioni, le lesioni che pos- 
sono avere cause meccaniche, chimiche, o fisiche. Inutile sarebbe di far 
emergere la necessità di una tutela speciale per questi fanciulli, la quale si 



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esplica colle seguenti misure: controllo continuato del lavoro dei fanciulli; 
visita medica prima dell'ammissione; proibizione dell'impiego dei fanciulli 
in quei rami di industria che per essi sono a preferenza dannosi; limite 
d'età per l'ammissione (14 anni); sorveglianza sulla durata del lavoro 
e delle pause ; proibizione del lavoro notturno. 

L'igiene pubblica deve prestare speciale cura per la salute dei bambini 
(fi genitori poverìi precipuamente degli operaj nelle città. In questo riguardo 
una sf>eciale protezione viene esercitata indirettamente a mezzo di quella 
che si accorda alle madri; sia col regolare l'impiego di esse nel lavoro 
industriale, sia colle società e colle casse di mutuo soccorso, sia colla pro- 
tezione e coir ajuto concesso alle partorienti ed alle puerpere. Le società per 
la protezione dell' infanzia hanno di mira, nella loro attività umanitaria, a 
preferenza i bambini della classe meno agiata della popolazione. 

L'Uffelmann viene indi a parlare degli asili pei bambini poveri. Discorre 
degli stabilimenti pei lattanti e pei bambini più grandi, e tocca brevemente 
delle relative istituzioni nei diversi paesi. Dice poi della protezione che ad 
essi si deve accordare sia coli' ospitarli negli appositi stabilimenti di bene- 
ficenza , negli orfanotrofi, sia coli' affidarli a famiglie private; e pei primi 
due casi parla della conveniente nutrizione e della pulizia del corpo dei 
bambini. 

Ospizi per trovatelli esistono ancora in Italia, Francia, Spagna, Porto- 
gallo, Grecia, Russia ed America del Nord. Il capitolo che tratta della pro- 
tezione dei trovatelli, e quello sulla tutela dei bambini dati a baliatico, 
comprendono un' esposizione storica di quanto viene fatto in proposito 
presso i diversi Stati, e contengono tutte le norme relative suggerite dal- 
l' igiene e dall'economia sociale , molte delle quali basate su dati statistici. 
Ci rincresce che il breve spazio concesso ad una semplice rivista, non ci 
permetta di seguire passo passo l'egregio Autore nella sua dotta tratta- 
zione. 

La protezione pei fanciulli abbandonati e delinquenti ha un speciale ca- 
pitolo nel libro. Questa protezione si esplica negli istituti di correzione sor- 
retti dallo Stato e dalla beneficenza privata. Ricca ne è l'Italia; encomia- 
bili le ColorUes agricoles de riforme nel Belgio, le Colonies pémientiaires 
agricoles nel Massachusset , alcuni istituti inglesi, quello presso Amburgo, 
e quello di San Martino in Boppard. Le carceri pei delinquenti giovani 
devono essere separate da quelle per adulti, come si riscontra in diversi 
paesi. Lo spazio cubico, la pulizia del corpo, la nutrizione, l'esercizio dei 
muscoli, la quantità e la qualità del lavoro, la durata del sonno, le ricrea- 
zioni, l'orario del giorno devono essere corrispondenti alle esigenze del- 
l'igiene infantile. 

Né l'Uffelmann trascurò di dare, forse pel primo, precetti igienici sulla 
cura che si deve prestare ai bambini durante i viaggi per mare e sulle 
ferrovie. 

Riguardo all'assistenza pubblica ai bambini ammalati ecco quanto espone 
l'Autore: istruzione pediatrica dei medici presso le Università coli' istituzione 
di cliniche e policliniche ; istruzione delle infermiere per l'assistenza ai bam- 



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bini ammalati; assistenza medica pei bambini della classe povera da parte 
di medici comunali e dei poveri ; erezione di ambulatori e di ospitali per* 
bambini sofferenti , e per gli ultimi l'Autore detta le più precise norme , 
dietro le quali devono essere costrutti; così pure dice della maniera con 
cui devono essere diretti , e del trattamento dietetico ed igienico che de- 
vono subirvi i bambini. Desiderabile è 1' erezione di ospitali in cui si ac- 
colgano soltanto i bambini afflitti da malattie contagiose, con singoli locali 
isolati per ciascuna malattia. In molti luoghi esistono stabilimenti speciali 
pei bambini convalescenti, pei quali la terapia consiste a preferenza nel 
ricco consumo di aria fresca e pura di campagna o di bosco, e nella 
somministrazione di abbondante, razionale, e ben preparato vitto. Qui si 
aggregano pure le colonie feriali per scolari afflitti da malattie costituzio- 
nali, come anco gli ospizi marini ed i termali. Si aggiungano infine gli 
istituti pei fanciulli rachitici, per gli idioti, per gli epilettici, per i ciechi e 
sordo-muti. 

Con questa rivista noi abbiamo voluto presentare lo schema dietro il 
quale l'Autore compilò il suo bellissimo libro. Lo abbiamo fatto acciò questo 
sia conosciuto anche all'Italia, e nella speranza che qualche solerte cultore 
dell'igiene infantile sia animato a farne una traduzione, nella certezza di 
arrecare un bene alla patria e nello stesso tempo, ne siamo certi, la miglior 
ricompensa alle fatiche del chiarissimo Autore. 

Dott. De-Giaxa. 

L'Istituto dei Rachitici in Milano. — In occasione della inaugurazione 
del nuovo edificio dell'Istituto, il dottor Pini, che lo dirige, lesse un lungo 
discorso nel quale accennò ad alcuni gravi argomenti che, interessando l' igie- 
nista, ci sembra opportuno riassumere. 

L'Autore ricorda come fino dal giorno che in una fuggevole Appendice, da 
lui pubblicata nella Gazzetta di Mi/ano ^ egli si facesse a propugnare la neces- 
sità di un asilo per la cura gratuita dei bambini rachitici, e come subito 
sorgessero dubbi ed opposizioni se il rimedio proposto per combattere una 
malattia assai diffusa nel popolo, fosse opportuno ed efficace. Taluno temeva 
che il raccogliere insieme largo contingente di fanciulli deformi avrebbe 
tristamente impressionato la cittadinanza , e nuociuto alla loro educazione 
morale ; altri reputava che sarebbe stato insufficiente ai bisogni un solo asilo, 
e citava l'esempio della città di Torino ove le scuole per rachitici sono dis- 
seminate nei quartieri più popolosi. Altri dissentiva sul limite dell'età stabi- 
lita per raccogliere i bambini nell'Asilo stesso; altri infine disperava che 
all'arditezza del concetto potessero corrispondere i mezzi che era presumi- 
bile raccogliere. 

E quasi ciò non bastasse l'Autore ricorda i pregiudizi che per lungo tempo 
tennero lontane dall'Asilo le madri infelici per prole deforme, le quali du- 
bitando della efficacia dei mezzi ortopedici, o questi mezzi giudicando tor- 
mentosi, o ritenendo il rachitismo malattia attaccaticcia, provavano repu- 
gnanza di condurvi i loro figli che nascosti e negletti languivano in 
umidi ed oscuri tuguri ove avevano contratto i primi germi della malattia 



— 69 - 

dando cosi argomento di ragione a coloro i quali affermavano non essere 
necessaria una istituzione di questa natura nella città di Milano ove i 
rachitici a prima vista apparivano rari. 

Ma r opera lungamente meditata, rinvigorita da giovanile entusiasmo e 
da fede robusta e secura non poteva piegare dinanzi alla mutevole opi- 
nione di pochi, alla indifferenza dei molti, allo sterile sorriso degli scettici, 
n dott Pini dice avere la coscienza di aver gettato le fondamenta di una 
istituzione assolutamente nuova tanto in Italia che fuori utilizzando V idea 
beneficamente ingegnosa sorta nella mente del venerando Ricardi Di Netro 
fecondandola con concetto scientifico, completandola in quelle parti in cui 
appariva mancante, svolgendola siffattamente da darle l'impronta di origi- 
nalità. 

Si trattava di fare qualche cosa più di una semplice scuola, senza però 
cadere nel pericolo di fondare un ospedale; si voleva che i principi pro- 
clamati tante volte dagli igienisti e dai filantropi incominciassero ad avere 
pratica attuazione e che il benefìcio fosse in guisa impartito da reclamare 
innanzi tutto il concorso del beneficato, cosicché questi o la famiglia di lui 
cooperasse al proprio vantaggio senza tutto sperare e pretendere dalla altrui 
canta. 

E questo scopo parve raggiungere pienamente dando all' istituzione nostra 
ona triplice divisione, vale a dire l'ambulanza, la scuola e l'infermeria, tre 
parti che costituiscono un nesso, che sono fra loro intimamente collegate, 
che l'una completa l'altra. 

L'ambulanza è la base fondamentale dell'Istituto. A questa traggono da 
ogni parte della città, dai sobborghi e fino da lontani Comuni, i bambini 
inalati e deformi. A seconda delle circostanze, dell'età, della malattia, il 
{andullo passa dall'ambulanza alla scuola, o all'infermeria, o rimane sem- 
plicemente inscritto all'ambulatorio nel quale riceve conforto di cure, di 
sossidl ortopedici e di medicine. Con questo mezzo semplice ed economico è 
dato provvedere alla sorte di un numero indeterminato di bambini che ove 
Tenissero tutti ricoverati richiederebbero un grandioso stabilimento ed in- 
gentissinaa spesa. 

La scuola accoglie invece circa loo fanciulli che visitati dapprima al- 
Fambulanza o reduci dall' infermeria, sono riconosciuti bisognevoli di trat- 
tamento speciale e complesso, vale a dire alimentazione ricostituente, ap- 
plicazione di apparati ortopedici, ginnastica, idroterapia, elettroterapia, sor- 
veglianza continua, intelligente, amorevole dell'ammalato. 

Le infennerie sono alla lor volta destinate ad ospitare 25 o 30 bam- 
bini che frequentando l'ambulatorio, sarà urgente sottoporre a speciali ope- 
lazioni ; quelli che, per lo stesso motivo dovranno provvisoriamente abban- 
donare la scuola, e quelli infine che frequentando la scuola saranno col- 
piti da malattie intercorrenti per le quali devono essere segregati dai com- 
pagni^ ovviando cosi all' inconveniente di dovere rimandare alle case loro 
per molti giorni, e talvolta per settimane intiere, i fanciulli ammalati che 
&a le domestiche angustie perdono in poco tempo i vantaggi faticosamente 
conseguiti frequentando la scuola. 



— SÓ- 
LA debolezza di costituzione, T anemia, la scrofolosi, la tubercolosi sono 
in grande parte da attribuirsi alla dimora in locali umidi, privi d'aria e luce, 
mancanti di pulizia; ed il decorso di queste malattie in simili locali è ol- 
tremodo sfavorevole. Egli è perciò, che tutte le norme che l'igiene sugge- 
risce per la salubrità delle abitazioni, e che l'Autore esamina, concorrono a 
diminuire la frequenza di queste malattie presso i bambini. 

Ben 20 pagine del suo libro l'Uffelmann consacra alla profilassi delle 
malattie contagiose. Egli domanda 1' obbligo di denunzia per gli esantemi 
acuti, per la pertosse, per la difterite, per la meningite cerebro -spinale, per 
la dissenteria, per il tifo, per l'ottalmia granulosa, per la tigna e per la scabbia. 
L'isolamento dell'ammalato deve essere obbligatorio e completo, riuscendo 
oltremodo proficuo specialmente nei primi casi di manifestazione di malattie 
epidemiche. Inoltre occorrono la disinfezione della stanza dell'ammalato, del 
suo letto e del vestiario, come pure specidi cautele riguardo ai cadaveri 
ed alla tumulazione. Per la profilassi del vajuolo propugna 1' obbligo della 
vaccinazione; parla della tecnica di questa, dell'uso della vaccina umana 
e dell'animale, della somma utilità degli istituti per la vaccinazione animale, 
tributando in proposito il ben meritato elogio all'Italia. 

Ampia pertrattazione ha il tema dell' igiene scolastica , e sebbene nulla 
vi si trovi di nuovo, vi si' vede però compreso quanto di più interes- 
sante fu finora pubblicato in proposito. Il discorso incomincia colle ma- 
lattie proprie della scuola, loro eziologia e profilassi, e coli' ispezione sani- 
taria scolastica ; segue poi quello sull' igiene dell'edificio scolastico ; qui ac- 
cennerò soltanto al fatto, che l'Autore, non saprei con quanta ragione, en- 
comia l'illuminazione bilaterale e quella dall'alto per le sale d'istruzione. 
La quistione dei banchi e degli altri arredi, come quella dei libri corri- 
spondono appieno ; così pure quella riguardo all'orario scolastico, ai lavori 
domestici, ai piani di studio, al metodo d'insegnamento, alle vacanze ed 
infine alla ginnastica ed alle punizioni. In seguito l'Autore tratta degli isti- 
tuti di educazione, dicendo della loro costruzione e della divisione e di- 
sposizione dei locali, del mobiliare, dei dormito!, dei letti, dei refettori, 
dei lavatoi, dei cessi e così via dicendo. A ragione osserva come in nessun 
istituto di tale genere debba mancare una infermeria. Subordinati alle esi- 
genze igieniche devono essere il genere di vita che conducono gli allievi, e 
la durata dell'istruzione e dello studio. Si chiude questo capitolo col di- 
scorso sui giardini froebeliani, esponendovisi il modo in cui debbono essere 
costrutti e parlandovisi delle mobilie, del sistema di educazione, e da ul- 
timo del vantaggio che arrecano; e si finisce coli' accennare alla necessità 
di una sorveglianza sanitaria. 

I maggiori encomi merita il capitolo sull'igiene dei fanciulli impiegati nelle 
fabbriche e nelle officine, nel commercio girovago e nell' agricoltura. Le 
principali malattie da cui vengono afflitti questi fanciulli, sono la debolezza 
generale, i morbi costituzionali , specialmente la scrofolosi , le affezioni di 
petto, quelle dell' apparato locomotorio, le intossicazioni, le lesioni che pos- 
sono avere cause meccaniche, chimiche, o fisiche. Inutile sarebbe di far 
emergere la necessità di una tutela speciale per questi fanciulli, la quale si 



- 67 — 

esplica colle seguenti misure: controllo continuato del lavoro dei fanciulli; 
visita medica prima dell'ammissione; proibizione dell'impiego dei fanciulli 
in quei rami di industria che per essi sono a preferenza dannosi; limite 
d'età per l'ammissione (14 anni); sorveglianza sulla durata del lavoro 
e delle pause ; proibizione del lavoro notturno. 

L'igiene pubblica deve prestare speciale cura per la salute dei bambini 
di genitori poveri, precipuamente degli operaj nelle città. In questo riguardo 
ona speciale protezione viene esercitata indirettamente a mezzo di quella 
che si accorda alle madri ; sia col regolare V impiego di esse nel lavoro 
industriale, sia colle società e colle casse di mutuo soccorso, sia colla pro- 
tezione e coir ajuto concesso alle partorienti ed alle puerpere. Le società per 
la protezione dell' infanzia hanno di mira, nella loro attività umanitaria, a 
preferenza i bambini della classe meno agiata della popolazione. 

L'Uffelmann viene indi a parlare degli asili pei bambini poveri. Discorre 
degli stabilimenti pei lattanti e pei bambini più grandi, e tocca brevemente 
delle relative istituzioni nei diversi paesi. Dice poi della protezione che ad 
essi si deve accordare sia coli' ospitarli negli appositi stabilimenti di bene- 
ficenza, negli orfanotrofi, sia coli' affidarli a famiglie private; e pei primi 
due casi parla della conveniente nutrizione e della pulizia del corpo dei 
bambini. 

Ospizi per trovatelli esistono ancora in Italia, Francia, Spagna, Porto- 
gallo, Grecia, Russia ed America del Nord. Il capitolo che tratta della pro- 
tezione dei trovatelli, e quello sulla tutela dei bambini dati a baliatico, 
comprendono un' esposizione storica di quanto viene fatto in proposito 
presso i diversi Stati, e contengono tutte le norme relative suggerite dal- 
l'igiene e dall'economia sociale , molte delle quali basate su dati statistici. 
Ci rincresce che il breve spazio concesso ad una semplice rivista, non ci 
permetta di seguire passo passo l'egregio Autore nella sua dotta tratta- 
zione. 

La protezione pei fanciulli abbandonati e delinquenti ha un speciale ca- 
pitolo nel libro. Questa protezione si esplica negli istituti di correzione sor- 
retti dallo Stato e dalla beneficenza privata. Ricca ne è l'Italia; encomia- 
bili le Colonies agricoles de riforme nel Belgio, le Colonie s péniientiaires 
df^ricoles nel Massachusset , alcuni istituti inglesi, quello presso Amburgo, 
e quello di San Martino in Boppard. Le carceri pei delinquenti giovani 
devono essere separate da quelle per adulti, come si riscontra in diversi 
paesi. Lo spazio cubico, la pulizia del corpo, la nutrizione, l'esercizio dei 
muscoli, la quantità e la qualità del lavoro, la durata del sonno, le ricrea- 
zioni, l'orario del giorno devono essere corrispondenti alle esigenze del- 
l'igiene infantile. 

Né rUffelmann trascurò di dare, forse pel primo, precetti igienici sulla 
cura che si deve prestare ai bambini durante i viaggi per mare e sulle 
ferrovie. 

Riguardo all'assistenza pubblica ai bambini ammalati ecco quanto espone 
l'Autore : istruzione pediatrica dei medici presso le Università coli' istituzione 
di dbiche e policliniche ; istruzione delle infermiere per l'assistenza ai bam- 



— 68 — 

bini ammalati; assistenza medica pei bambini della classe povera da parte 
di medici comunali e dei poveri ; erezione di ambulatori e di ospitali peri 
bambini sofferenti , e per gli ultimi l'Autore detta le più precise norme , 
dietro le quali devono essere costrutti; così pure dice della maniera con 
cui devono essere diretti, e del trattamento dietetico ed igienico che de- 
vono subirvi i bambini. Desiderabile è 1' erezione di ospitali in cui si ac- 
colgano soltanto i bambini afflitti da malattie contagiose, con singoli locali 
isolati per ciascuna malattia. In molti luoghi esistono stabilimenti speciali 
pei bambini convalescenti, pei quali la terapia consiste a preferenza nel 
ricco consumo di aria fresca e pura di campagna o di bosco, e nella 
somministrazione di abbondante, razionale, e ben preparato vitto. Qui si 
aggregano pure le colonie feriali per scolari afflitti da malattie costituzio- 
nali , come anco gli ospizi marini ed i termali. Si aggiungano infine gli 
istituti pei fanciulli rachitici, per gli idioti, per gli epilettici, per i ciechi e 
sordo-muti. 

Con questa rivista noi abbiamo voluto presentare lo schema dietro il 
quale l'Autore compilò il suo bellissimo libro. Lo abbiamo fatto acciò questo 
sia conosciuto anche all'Italia, e nella speranza che qualche solerte cultore 
dell'igiene infantile sia animato a farne una traduzione, nella certezza di 
arrecare un bene alla patria e nello stesso tempo, ne siamo certi, la miglior 
ricompensa alle fatiche del chiarissimo Autore. 

Dott. De-Giaxa. 

L'Istituto dei Rachitici in Milano. — In occasione della inaugurazione 
del nuovo edificio dell'Istituto, il dottor Pini, che lo dirige, lesse un lungo 
discorso nel quale accennò ad alcuni gravi argomenti che, interessando l' igie- 
nista, ci sembra opportuno riassumere. 

L'Autore ricorda come fino dal giorno che in una fuggevole Appendice, da 
lui pubblicata nella Gazzetta di Miiatio^ egli si facesse a propugnare la neces- 
sità di un asilo per la cura gratuita dei bambini rachitici, e come subito 
sorgessero dubbi ed opposizioni se il rimedio proposto per combattere una 
malattia assai diffusa nel popolo, fosse opportuno ed efficace. Taluno temeva 
che il raccogliere insieme largo contingente di fanciulli deformi avrebbe 
tristamente impressionato la cittadinanza , e nuociuto alla loro educazione 
morale ; altri reputava che sarebbe stato insufficiente ai bisogni un solo asilo, 
e citava l'esempio della città di Torino ove le scuole per rachitici sono dis- 
seminate nei quartieri più popolosi. Altri dissentiva sul limite dell'età stabi- 
lita per raccogliere i bambini nell'Asilo stesso; altri infine disperava che 
all'arditezza del concetto potessero corrispondere i mezzi che era presumi- 
bile raccogliere. 

E quasi ciò non bastasse l'Autore ricorda i pregiudizi che per lungo tempo 
tennero lontane dall'Asilo le madri infelici per prole deforme, le quali du- 
bitando della efficacia dei mezzi ortopedici, o questi mezzi giudicando tor- 
mentosi, o ritenendo il rachitismo malattia attaccaticcia, provavano repu- 
gnanza di condurvi i loro figli che nascosti e negletti languivano in 
umidi ed oscuri tuguri ove avevano contratto i primi germi della malattia 



— 73 — 

Anche da questo rapido sguardo emerge quindi che il rachitismo è ma- 
tdi dovuta a grandissimo numero di circostanze le quali è in nostro po- 
re rimuovere e che la civiltà, l'educazione, le migliorate condizioni sociali . 
mtrìbuiranno efficacemente a combattere. 

Ma siccome non è sempre facile sopprimere immediatamente la fonte 
d male, cosi, quando non si arriva ad eliminare le cause, si procura almeno 
i ^porvi rimedio sorprendendo il morbo devastatore nelle sue manifesta- 
k)DÌ iniziali, e dappoiché è ormai dimostrato essere il rachitismo suscetti- 
ftlc di completa guarigione ove se ne arresti in tempo il processo evolu- 
ivo, così egli è certo che quest' Istituzione, contribuirà efficacemente a ri- 
dnne di molto il numero degli infelici che, vittime innocenti della natura 
maitrigna , vediamo ogni di per le vie cittadine, dare miserando spettacolo 
àeik loro deformità o che, accolti pietosamente negli ospizi di beneficenza, 
n trascinano vita inutile a sé e gravosa al pubblico erario. 

11 conseguimento di questo altissimo compito spetta precipuamente all'o- 
jcra del medico e del chirurgo la quale , mercè le nuove conquiste scien- 
i&àtf può oramai toccare tali trionfi che un giorno si sarebbero chiamati 
nùacdi. 
E l'Istituto di Milano, malgrado la ristrettezza dei mezzi e l'angustia dello 
^0 potè , anche su questo campo , conseguire già confortevoli risultati, 
come lo dimostrano le collezioni dei gessi e di fotografie ordinate nel- 
risdtato e i premi cospicui riportati nelle Esposizioni Internazionali di Bruxel- 
les e di Parigi e la medaglia d' oro ottenuta nella Mostra Nazionale di 

mm. 

D discorso del dott. Pini termina con queste parole che ci piace riportare : 

« In una delle sale dell'antico Palazzo del Pubblico a Bologna, già sede 
tó L^ati apostolici, oggi residenza del Magistrato governativo, si vede un 
jondioso dipinto che porta scritta la seguente leggenda: Franciscus primus 
GdHarum rex, Bononice quatn plurìmus scrofulis laborantes sanai. 

« Quel quadro ricorda ad evidenza come un giorno ai numi celesti ed 
[«potenti della terra spettasse recar sollievo ai mali che affliggevano l'uma- 
■^ Il popolo ignorante e prostrato credeva allora ai miracoli e dalla mano 
li wi re, dalla parola di un sacerdote sperava conforto alle fisiche sofferenze. 

« Oggi però le cose sono alquanto cambiate ; la scienza ha preso il posto 
ii numi e quello dei sacerdoti, ed anche i potenti ripetono da lei la forza 
Ripopoli e la gloria delle nazioni. 

« Nella formola sacramentale dell'inaugurazione invochiamo dunque prò* 
|BÌc a questo Tempio sacro al dolore, la Scienza e la Carità » . 

L'Uituto Ortopedico Rizzoli a Bologna. — Come abbiamo a suo tempo 

*B»ziato, l'illustre Chirurgo prof. Francesco Rizzoli lasciava ogni suo 
iB«R affinchè fosse istituito nella Villa di San Michele in Bosco a Bologna 
iB» Istituto ortopedico a beneficio dei poveri della Provincia bolognese, 
il ^Imputazione provinciale, desiderosa di mandare tosto ad effetto, le 
ijFwnde disposizioni del munificente testatore, dopo avere voluto il parere 

■ persone competentissiroe in materia, affidava l'incarico al dott. Gaetano 



— 70 — 

Con tale ordinamento le giornate di ospitalità permanente si riducono a 
numero assai limitato per ogni fanciullo e, senza troppo grave sacrifìcio, 
sarà possibile soccorrere ogni anno circa 300 bambini i quali, in un modo 
o nell'altro curati, resteranno in continuo rapporto colle loro famiglie, che, 
o accompagnando i ragazzi alla scuola o all'ambulanza, o visitandoli nelle 
infermerie avranno argomento di apprendere utili precetti di igiene e di 
amare con affetto fecondato dalla speranza quei poveri esseri, ai quali non 
di rado vien meno persino l'amore dei genitori perchè manca loro la ro- 
bustezza del corpo e l'armonia delle forme. 

A taluno potrà forse sembrare soverchiamente esclusivo il concetto di 
circoscrivere l'ambito della istituzione ai soli bambini e specialmente ai 
bambini deformi, perchè queste restrizioni togliendo all'Asilo il carattere di 
vero e proprio istituto ortomorfico lo privano del pari dei molti vantaggi 
che si hanno dai comuni ospedali pediatrici. 

Ma a questa specie di accusa è facile la risposta quando si pensi al 
concetto fondamentale cui si informa la istituzione. 

Gli ospedali pei bambini sono non solamente utili, ma necessari e il 
sorger di questo nostro asilo non impedirà, di provvedere anche a questo 
bisogno. 

Lo stesso dicasi per gli Istituti ortomorfid destinati alla cura di tutti in- 
distintamente i deformati per malattie congenite od acquisite. Ma tanto per 
gli ospedali dei fanciulli, come per gli stabilimenti ortopedici occorrono enormi 
capitali e risorse straordinarie, alle quali mal potrebbe sopperire l'incerto e 
limitato sussidio della pubblica carità, per costrurre un edificio atto a con- 
tenere infermi colpiti da morbi disparatissimi e persone di sesso e di età 
differente. 

Operando in tal guisa, non si sarebbe fatto che imitare l' esempio di con- 
simili istituzioni già diffuse in Italia ed all' estero e perpetuare quella forma 
di ospitalità permanente che invece è necessario combattere. 

Anche le scuole sorte in questi ultimi anni a Genova , a Mantova, a 
Palermo e a Cremona accennano chiaramente a questo scopo ed assicurano 
il trionfo di tale idea. 

Quando fu proclamata la necessità di istituire in Milano un Ospizio per 
i fanciulli rachitici, il dott. Pini aveva già la coscienza di accennare ad una 
grave, profondissima piaga che affliggeva la citt\, piaga indarno constatata 
41 anni or sono dai medici curanti degli, asili infantili e dal benemerito 
marchese Alessandro Visconti d'Aragona, il quale, fino dal 1850, richia- 
mava su questo fatto l'attenzione dei filantropi e quella degli scienziati. 

Né mal si appose, dappoiché i fatti hanno pur troppo dimostrato come 
la rachitide sia largamente diffusa in Milano diguisachè, combattendo i 
pregiudizi, indagando le cagioni del male, si giunse a porre allo scoperto 
un morbo fatale che insidiosamente serpeggia fra le classi meno favorite 
dalla fortuna ; un morbo che esisteva dapprima come ora diffuso, ma che 
parca circoscritto, perchè i rachitici, deboli, malaticci, derisi, non scendono 
clamorosi per le vie, non frequentano le scuole, fuggono il chiasso e la 
folla, e rimangono accovacciati, tristi, sofferenti nei tuguri del povero, nelle 



— 75 — 

dalla grandiosità dell'edifìcio e degli annessi , dei quali andrà ricco il se- 
condo. 

Tuttavia non giova nascondere che nella riduzione della Villa ad uso di 
0qM2Ìo si dovranno superare non poche difficoltà create sopratutto dal vin- 
colo imposto di rispettare quelle parti dell'edifìcio sulle quali l'arte ha trac- 
ciato preziosissime impronte. Ma questi ostacoli non sembrano insormonta- 
bis e se pnre qualche cosa si dovrà sacrificare a quell'ideale, cui certa- 
mente si correrebbe dietro ove si trattasse di fabbricare di pianta V Istituto, 
non v'ha dubbio che esso riuscirà in tutto rispondente ai bisogni pei quali 
dere essere eretto e sarà opera degna della scienza la quale ha modo di 
introdurre nell'Istituto Rizzoli tutte le applicazioni dell'igiene edilizia. 

Chiarito questo punto l'Autore passa a dire a quali determinati scopi 
debba, secondo il suo giudizio, servire l'Istituto Rizzoli ed entro quali con- 
fini esso debba restare circoscritto. 

D munificente Fondatore, nel suo Testamento, ha già tracciato con molta 
dùarezza il concetto generale cui si deve ispirare la grandiosa opera sua. 

Egli volle che sorgesse in Bologna un Istituto Ortopedico a prò delPuma- 
mtà sofferente, a vantaggio della scienza e dell'arte salutare^ atto a svilup- 
farsi in modo da servire a decoro di tutta la Nazione. 

In queste parole è riassunto il programma dell'Istituto, e chi si faccia 
per poco a meditarle, trova subito argomento di ammirare l'altissima ispi- 
nzione del Filantropo Bolognese il quale coli' esercizio di una carità illu- 
Bsoata volle provvedere altresì al beneficio dell'arte e della scienza cut 
neva con vero amore dedicata la vita^ senza punto dimenticare la patria 
grandezza che dall'opera sua vuole evidentemente accresciuta. 

U prof. Rizzoli ha detto che l'Istituto Ortopedico deve essere eretto a 
fro deirumanità sofferente e con ciò egli ha voluto indubbiamente indicare 
die l'opera sua deve innanzi tutto essere opera caritatevole e specialmente 
rirolta a beneficio dei poveri. Ma aggiungendo di poi che l'Istituto deve 
altresì mirare al vantaggio della Scienza e deirArte salutare e che deve 
icrrire a decoro di tutta la Nazione, il Fondatore, a mio avviso, ebbe in 
mente di non escludere coloro che o con mezzi propri, o col sussidio di 
altri Comuni o di altre Provincie potrebbero essere ricoverati nell'Istituto 
senza togliere al medesimo neppure una parte di quei redditi patrimoniali 
die il Testatore volle chiaramente fossero tutti consumati a vantaggio dei 
poTcri, anzi con beneficio dei medesimi. Quindi non può esservi dubbio 
die Egli abbia voluto fondare un Ospizio nel quale abbiano ricetto e cura 
temporanea o permanente tutti coloro, uomini e donne, adulti e fanciulli, 
spedalmente appartenenti alla Provincia di Bologna, colpiti da deformità 
congenite od acquisite o da altre malattie da determinarsi da apposita Com- 
missione. 

Resta quindi stabilito a priori che l' Istituto dovrà essere un Istituto Or- 
tomorfico nel senso più esteso della parola e che dovrà avere comparti 
speciali per gli uomini, per le donne, per i fanciulli, e che a facilitare le 
core, ad accrescere senza troppo dispendio il numero dei beneficandi si 
dovrà provvedere anche alla istituzione di un Ambulatorio speciale al quale 



- 76 — 

possano trarre i sofferenti che per una ragione o per l'altra non abbiano 
modo di essere raccolti nell'Istituto. 

Ammesso questo principio, torna quindi indispensabile stabilire che l'Isti- 
tuto abbia un numero di letti pei poveri proporzionato ai bisogni della 
Provincia di Bologna, non senza dimenticare però il contingente di defor- 
mati che saranno inviati all'Ospizio a spese delle altre Provincie, e che 
annesso all'edifìcio generale sorga un comparto speciale da destinarsi ad 
uso di quegli ammalati, appartenenti a famiglie agiate, che ora sogliono 
cercare negli Stabilimenti Ortomorfici stranieri, cure e conforto. 

Con ciò il voto del Rizzoli che l'Istituto di Bologna sorga a prò del- 
l'umanità sofferente, a vantaggio della scienza e dell'arte salutare, a decoro 
di tutta la Nazione, avrebbe facile e completa attuazione. 

Tracciati in questo modo i punti principali, poste per cosi dire le pietre 
angolari dell'edificio, torna utile scendere a qualche questione secondaria. 

Il professore Rizzoli da quel grande scienziato e cultore dell'arte salu- 
tare che Egli era, non poteva accontentarsi di fare opera esclusivamente 
benefica, e quindi ebbe in mente di prendere argomento dalla carità per 
giovare indirettamente a quella scienza alla quale, come Egli ebbe a scri- 
vere nel suo testamento, aveva con vero amore dedicata la vita. 

Con ciò il Rizzoli accompagnando il sentimento filantropico a quello 
scientifico, volle, non solo che il suo Istituto divenisse palestra nobilissima 
di studi, di esperimentazioni, di ricerche, ma che innanzi tutto dalla scienza 
l'opera sua prendesse inspirazione. 

Quindi r Igiene applicata con tutto il rigore nella erezione dell'edificio 
e nella riduzione del fabbricato; quindi aspetto, forma ed essenza di un 
vero e proprio Istituto Ortomorfico, munito di tutti i mezzi necessari alla 
cura delle svariatissime malattie cui l'Istituto stesso dovrà provvedere. 

Né ciò basta. La scienza oggi non mira solamente a curare e a guarire 
ma provvede altresì a prevenire i mali o quanto meno ad arrestarli nel 
loro inizio in modo che sia più facile, e men dispendioso opporvi rimedio. 

Un Istituto Ortopedico fondato con concetti eminentemente scientifici 
come quelli escogitati dal prof. Rizzoli, non dovrà pertanto limitare la 
propria azione alla sola cura delle malattie, ma dovrà provvedere a che le 
deformazioni vengano, per quanto è possibile, prevenute e limitate colpen- 
dole all'atto in cui si producono, curandole a tempo opportuno, vale a 
dire sopra soggetti teneri e prima che la malattia abbia percorso sopra di 
essi il suo terribile ciclo. 

E dappoiché grandissimo numero di deformazioni deve essere attribuito 
al rachitismo che in breve volger di tempo deturpa fanciulli sulle membra 
dei quali lascia stigmate profonde, così tornerà opportuno che l'Istituto 
abbia per i bambini rachitici una speciale sezione nella quale essi trovino 
fisico e morale conforto alle loro sofferenze e possano in breve ora gua- 
rire da quelle iniziali deformità che, trascurate, si farebbero più tardi gra- 
vissime e forse, non senza pericolo della vita, riparabili. 

Tale espediente tornerà col tempo anche di grande vantaggio econo- 
mico per l'Istituto, dappoiché é ovvio dimostrare come la cura praticata 



— 75 — 

Anche da questo rapido sguardo emerge quindi che il rachitismo è ma- 
lattia dovuta a grandissimo numero di circostanze le quali è in nostro po- 
tere rimuovere e che la civiltà, l'educazione, le migliorate condizioni sociali . 
contribuiranno efficacemente a combattere. 

Ma siccome non è sempre facile sopprimere immediatamente la fonte 
del male, così, quando non si arriva ad eliminare le cause, si procura almeno 
di apporvi rimedio sorprendendo il morbo devastatore nelle sue manifesta- 
zioni iniziali, e dappoiché è ormai dimostrato essere il rachitismo suscetti- 
bile di completa guarigione ove se ne arresti in tempo il processo evolu- 
tivo, così egli è certo che quest* Istituzione, contribuirà efficacemente a ri- 
durre di molto il numero degli infelici che, vittime innocenti della natura 
matrigna , vediamo ogni dì per le vie cittadine, dare miserando spettacolo 
delle loro deformità o che, accolti pietosamente negli ospizi di beneficenza, 
vi trascinano vita inutile a sé e gravosa al pubblico erario. 

Il conseguimento di questo altissimo compito spetta precipuamente all'o- 
pera del medico e del chirurgo la quale , mercè le nuove conquiste scien- 
tifiche, può oramai toccare tali trionfi che un giorno si sarebbero chiamati 
miracoli. 

£ l'Istituto di Milano, malgrado la ristrettezza dei mezzi e l'angustia dello 
spazio potè , anche su questo campo , conseguire già confortevoli risultati, 
come lo dimostrano le collezioni dei gessi e di fotografie ordinate nel- 
ristituto e i premi cospicui riportati nelle Esposizioni Intemazionali di Bruxel- 
les e di Parigi e la medaglia d'oro ottenuta nella Mostra Nazionale di 
Milano. 

Il discorso del dott. Pini termina con queste parole che ci piace riportare : 

e In una delle sale dell'antico Palazzo del Pubblico a Bologna, già sede 

dei Legati apostolici, oggi residenza del Magistrato governativo, si vede un 

grandioso dipinto che porta scritta la seguente leggenda: Franciscus primus 

Galliarum rex, BononicB quam plurvnus scrofulis laborantes sanai. 

< Quel quadro ricorda ad evidenza come un giorno ai numi celesti ed 
ai potenti della terra spettasse recar sollievo ai mali che affliggevano l'uma- 
nità. Il popolo ignorante e prostrato credeva allora ai miracoli e dalla mano 
di un re, dalla parola di un sacerdote sperava conforto alle fisiche sofferenze. 

< Oggi però le cose sono alquanto cambiate ; la scienza ha preso il posto 
dei numi e quello dei sacerdoti, ed anche i potenti ripetono da lei la forza 
dei popoli e la gloria delle nazioni. 

e Nella formola sacramentale dell'inaugurazione invochiamo dunque prò* 
pizie a questo Tempio sacro al dolore, la Scienza e la Carità ». 

L'Istituto Ortopedico Rizzoli a Bologna. — Come abbiamo a suo tempo 

annunziato, l'illustre Chirurgo prof. Francesco Rizzoli lasciava ogni suo 
avere affinchè fosse istituito nella Villa di San Michele in Bosco a Bologna 
un Istituto ortopedico a beneficio dei poveri della Provincia bolognese. 

La Deputazione provinciale, desiderosa di mandare tosto ad effetto, le 
provvide disposizioni del munificente testatore, dopo avere voluto il parere 
di persone competentissiroe in materia, affidava l'incarico al dott. Gaetano 



— 74 — 

Pini di presentarle un programma completo che potesse servire di base alla 
compilazione dello Statuto della nuova Opera Pia. Il dott. Pini, dopo studi 
preliminari eseguiti sul luogo che dovrà essere ridotto ad uso di Istituto or- 
topedico, sottoponeva alla Deputazione provinciale una Relazione, la quale 
ha avuto il plauso degli intelligenti ed è stata completamente approvata 
dalla Deputazione stessa. 

E dappoiché si ti;atta d'argomento nuovo e di grandissima utilità, ci 
sembra opportuno riassumere questo lavoro. 

Senza avere la pretesa di tracciare un vero e proprio programma del 
futuro Istituto Rizzoli, l'Autore dice che si limiterà dapprima ad esporre 
alcune idee generali discusse ed approvate, le quali, tornerà facile scendere 
ai dettagli delle opere che dovranno essere eseguite per ridurre lo splen- 
dido edificio di San Michele in Bosco all'uso designato dal prof. Rizzoli. 

£ prima di tutto premette che dopo la lunga e minuziosa ispezione da 
lui praticata sul luogo in compagnia di due egregi Rappresentanti la De- 
putazione e dell'Ingegnere Capo della Provincia, è rimasto convinto che 
la Villa di San Michele in Bosco ha tutti i requisiti per essere, senza gra- 
vissime spese, mutata in Istituto ortopedico, rispettando altresì quelle parti 
dell'edificio che furono dichiarate monumentali. 

Sopra di ciò a lui sembra non possa nascere dubbio inquantochè e la 
ubicazione saluberrima e gli ameni dintorni, gli spaziosi passeggi, il vastis- 
simo fabbricato, tutto contribuisce a far ritenere come felice e giudiziosissima 
la scelta fatta dal prof. Rizzoli nell* acquistare l'antica regale residenza per 
tramutarla in Tempio sacro all'umanità soflferente. 

Un solo dubbio sorse al primo esame, quello cioè che nella Villa l'acqua 
potabile non fosse di buona qualità e che forse vi facesse difetto, propor- 
zionatamente ai bisogni di un grande Istituto che per la sua natura dovrebbe 
invece avere grandissima copia di acqua, elemento indispensabile alla cura 
di molti malati. 

A tale scopo pertanto furono istituite minuziose ricerche ed analisi chi- 
miche diligenti dalle quali appare evidente che 1' acqua del pozzo esistente 
nella Villa di San Michele in Bosco è copiosa e di assai buona qualità. 

Ciò premesso , l'Autore non reputa necessario spendere molte parole 
per porre in evidenza come ogni difficoltà che venisse opposta alla ri- 
duzione della Villa di San Michele in Bosco ad uso di Istituto ortopedico, 
mancherebbe di fondamento ; dappoiché è facile dimostrare che fra la spesa 
d' acquisto e quella necessaria al riattamento dei locali, occorrerà una somma 
di gran lunga inferiore a quella che sarebbe indispensabile per costruire di 
pianta l'Ospizio ideato dal prof. Rizzoli, senza tener conto della difficoltà di 
trovare altrove un'area di terreno così vasta e così ben situata, che da sé sola 
vale la somma per la quale venne acquistato l'intero monumentale edifìcio. 

Di tutti gli Istituti ortopedici esistenti all' estero, per la massima parte 
eretti con mire di speculazione e quindi in ottime località e in tutto ri- 
spondenti alle esigenze dei paganti, il solo Istituto ortopedico di Lione, di- 
retto dal dott. Pravaz , potrebbe in qualche modo competere per la ubi- 
cazione coir Istituto Rizzoli; ma egli è certo che il primo rimarrà vinto 



— 79 — 

Comparto E) destinato a quei fanciulli che dovranno subire operazioni 
più meno gravi, a quelli che ne avranno subite e che rimangono tut- 
oria soggetti a cure ortomorfìche gravi, a quelli infine pei quali si usa un 
tiattamento speciale senza bisogno di atti operativi, ma che però non pos- 
sono eoumerarsi nel Comparto A. 

Comparto C) destinato agli operati, deve servire esclusivamente pei fan- 
diilli che furono da poco sottoposti ad atti operativi di qualche importanza. 



Sezione Uomini. — Questa Sezione è destinata alla • cura degli adulti 
Da«;chi colpiti da deformazioni congenite ed acquisite. 
È capace di N. jo piazze. 
Essa si divide in due comparti : 

Comparto A) destinato a coloro che per la natura e gravità della tìia- 
tatb Don sono obbligati a rimanere in letto e che possono passeggiare e 
krorare, non che ai convalescenti. 

Qmparto E) destinato agli operandi e agli operati. 



Sezione Donne. — Eguale nello scopo alla Sezione Uomini. 
È capace di N. 30 posti e si divide in due comparti simili in tutto a 
Iqielii destinati ai maschi. 



Sezione Paganti. — Destinata a persone d'ambo i sessi colpite da de- 
lità congenite od acquisite. 

£ capace di N. 20 posti ed è situata in edificio affatto separato dal- 
p Istituto Ortopedico propriamente detto. 
Si divide in due comparti : 
Maschile e femminile assolutamente separati. 

DIRITTO SANITARIO. 



La coltivazione del riso dinanzi ai tribunali. — La legge del 1 2 giugno 

|i866, n. 2967, sulla coltivazione del riso, contempla anche le risaie pre- 
(Ksteod alla attuazione di essa. Il Regolamento provinciale approvato col 
jl. decreto 2 marzo 1879, ^- 47^6, per la coltivazione del riso nella pro- 
[ida di Milano , ha abrogato il precedente regolamento approvato col 
decreto 19 luglio 1868, n. 4532, tassativamente nelle parti ritoccate 

id aggiunte, e non anche in quelle ( come l' art. 17) a cui il nuovo re- 

iPbmento si è tenuto estraneo. 



- 76 — 

possano trarre i sofferenti che per una ragione o per l'altra non abbiano 
modo di essere raccolti nell'Istituto. 

Ammesso questo principio, torna quindi indispensabile stabilire che l'Isti- 
tuto abbia un numero di letti pei poveri proporzionato ai bisogni della 
Provincia di Bologna, non senza dimenticare però il contingente di defor- 
mati che saranno inviati all'Ospizio a spese delle altre Provincie, e che 
annesso all'edificio generale sorga un comparto speciale da destinarsi ad 
uso di quegli ammalati, appartenenti a famiglie agiate, che ora sogliono 
cercare negli Stabilimenti Ortomorfici stranieri, cure e conforto. 

Con ciò il voto del Rizzoli che l'Istituto di Bologna sorga a prò del- 
l'umanità sofferente, a vantaggio della scienza e dell'arte salutare, a decoro 
di tutta la Nazione, avrebbe facile e completa attuazione. 

Tracciati in questo modo i punti principali, poste per cosi dire le pietre 
angolari dell'edificio, torna utile scendere a qualche questione secondaria. 

Il professore Rizzoli da quel grande scienziato e cultore dell'arte salu- 
tare che Egli era, non poteva accontentarsi di fare opera esclusivamente 
benefica, e quindi ebbe in mente di prendere argomento dalla carità per 
giovare indirettamente a quella scienza alla quale, come Egli ebbe a scri- 
vere nel suo testamento, aveva con vero amore dedicata la vita. 

Con ciò il Rizzoli accompagnando il sentimento filantropico a quello 
scientifico, volle, non solo che il suo Istituto divenisse palestra nobilissima 
di studi, di esperimentazioni, di ricerche, ma che innanzi tutto dalla scienza 
l'opera sua prendesse inspirazione. 

Quindi r Igiene applicata con tutto il rigore nella erezione dell'edificio 
e nella riduzione del fabbricato; quindi aspetto, forma ed essenza di un 
vero e proprio Istituto Ortomorfico, munito di tutti i mezzi necessari alla 
cura delle svariatissime malattie cui l'Istituto stesso dovrà provvedere. 

Né ciò basta. La scienza oggi non mira solamente a curare e a guarire 
ma provvede altresì a prevenire i mali o quanto meno ad arrestarli nel 
loro inizio in modo che sia più facile, e men dispendioso opporvi rimedio. 

Un Istituto Ortopedico fondato con concetti eminentemente scientifici 
come quelli escogitati dal prof. Rizzoli, non dovrà pertanto limitare la 
propria azione alla sola cura delle malattie, ma dovrà provvedere a che le 
deformazioni vengano, per quanto è possibile, prevenute e limitate colpen- 
dole all'atto in cui si producono, curandole a tempo opportuno, vale a 
dire sopra soggetti teneri e prima che la malattia abbia percorso sopra di 
essi il suo terribile ciclo. 

E dappoiché grandissimo numero di deformazioni deve essere attribuito 
al rachitismo che in breve volger di tempo deturpa fanciulli sulle membra 
dei quali lascia stigmate profonde, così tornerà opportuno che l'Istituto 
abbia per i bambini rachitici una speciale sezione nella quale essi trovino 
fisico e morale conforto alle loro sofferenze e possano in breve ora gua- 
rire da quelle iniziali deformità che, trascurate, si farebbero più tardi gra- 
vissime e forse, non senza pericolo della vita, riparabili. 

Tale espediente tornerà col tempo anche di grande vantaggio econo- 
mico per l'Istituto, dappoiché é ovvio dimostrare come la cura praticata 






— 8i — 

Ed è quindi informato a cotesto concetto generale ed assoluto della legge 
il n^olamento che, sotto la esatta osservanza delle prescrìtte formalità, ne 
ebbe ad essere in esecuzione deliberato per la provincia di Milano quella 
di 5000 metri, e dopo aver poscia disciplinata la materia, termina coU'art. 1 7 : 

e Le risaje attuali, poste a distanze minori di quelle indicate nell'art, i, 
SODO tollerate solo per l'annata in corso >. 

Frattanto ebbe la esperienza di parecchi anni a far conoscere che cotesto 
regolamento non avrebbe abbastanza corrisposto allo scopo tanto neir inte- 
resse della salute pubblica, che in quello 4^11' industria privata. 

Sopravvenne perciò, sempre sotto l'egida delle volute formalità, il rego- 
lamento deliberato dal Consiglio provinciale di Milano, e approvato col 
4R. decreto del 2 marzo 1879, che, meno quanto alla disposizione dall'art. 17 
del precedente regolamento, n' ebbe a rimaneggiare tutta quanta la materia, 
iotroducendo anche rispetto alle distanze coli' art. i variazioni, ferma però 
sempre quella di 5000 metri per la città di Milano. 

Senonchè aggiungeva all'art. 1 8 ed ultimo una importante innovazione : 
che cioè sarebbe concessa la facoltà di coltivazione a riso anche nei perimetri 
di vietata coltivazione quanto a' terreni che sarebbero riconosciuti come 
paludosi dal Consiglio provinciale sanitario, fino a che i terreni stessi si 
conserverebbero in quello stato. 

Questo nuovo regolamento pertanto veniva bensì surrogato al precedente, 
ma naturalmente per tuttociò che vi era stato ritoccato od aggiunto ; ma non 
mai per quella parte a cui si era tenuto estraneo, come quella che nel 
precedente regolamento aveva avuto il suo esaurimento, e così per quantu 
concerneva la disposizione transitoria dell'art. 17 del medesimo. 

Egli è quindi dopo tutto ciò ben corretto l'affermare, che le risaie entro 
il perimetro di vietata coltivazione stabilito per ia città di Milano (non 
punto variato dal recente regolamento) in attualità all'epoca del regolamento 
19 luglio 1868, non si possono mantenere, siccome tollerate soltanto dal- 
l'annata 1868, salvo l'eccezione di terreno paludoso nel senso dell'art. 11 
del regolamento 2 marzo 1879. 

Ed è conseguenza legittima che tali coltivazioni in siffatte contingenze 
costituiscono una contravvenzione prevista e repressa dall'art, i della legge 
speciale, combinato coli' art. i tanto del regolamento 19 luglio 1868, quanto 
deir altro regolamanto 2 marzo 1879, ^ coli' art. 17 di detto regolamento, 
nonché dell'art. 5 della legge stessa. 

Attesoché passando ora alla specie ^é accertato per la stessa sentenza 
denunziata : 

Che certo Rossi Giuseppe già da molti anni addietro, come si esprime 
tale pronunciato senza specificarne meglio la data, tiene coltivato a riso 
terreno di ettari 2,52 entro il perimetro di vietata coltivazione determinata 
per la città di Milano. 

Ma dopo ciò avendo il Collegio di merito considerato che non si trat- 
tava di coltivazione a riso ex novo, veniva implicitamente a porre in fatto: 
che si era in presenza di una coltivazione a riso in attualità ali* epoca del 
Regolamento del 19 luglio 1868. 

6 



— 82 — 

Una volta pertanto ciò affermato, diveniva indiscutibile , per le conside- 
razioni dianzi svolte, l'esistenza giuridica della contravvenzione. 

La emanata dichiarazione di non farsi luogo a pfocedimento era una 
potente violazione degli articoli di legge e dei Regolamenti suaccennati. 

E perciò a ragione muove doglianza il Procuratore del re contro cotesta 
sentenza. 

Il Collegio incorse in un equivoco: non rilevò che la legge speciale 
coinvolgeva nelle sue provvidenze le coltivazioni a riso in attualità : gli 
sfuggì l'art. 17 del Regolamento del 19 luglio 1868: e avendo trattato la 
quistione sul terreno delle coltivazioni preesistenti, era naturale che non ne 
trovasse nella specie applicabili le disposizioni relative alle coltivazioni 
ex novo dell'art. 2 della legge e dell'art. 9 del recente Regolamento. 

E fece poi una confusione quando alla dichiarazione fatta dal Rossi nel 
febbrajo 1880 intorno alla sua coltivazione diede importanza tale da enunciare 
che era in ogni caso in forza di essa sottratto ad ogni responsabilità penale. 

Imperocché la circolare municipale dell' 11 febbrajo 1880 emanata per 
la esecuzione del nuovo Regolamento, prescriveva bensì anche ai coltivatori 
aventi risaje in attualità congrua dichiarazione all' uffizio comunale; ma 
all'uopo di inscriverne i fondi autorizzati nel registro del Comune e in 
quello della Prefettura in osservanza del Regolamento. 

Ond'è evidente che non era il Rossi, dal momento che la sua coltiva- 
zione non era permessa, fra quelli a cui alludeva quella circolare, e perciò 
la dichiarazione cui egli intese di fare in osservanza della medesima, era 
del tutto inefficace ed improduttiva a suo favore di alcun giuridico effetto. 

Vi sarebbe stato solo una contingenza che avrebbe potuto giovargli, e 
sarebbe stata quella di terreno paludoso ai termini dell'art. 18 del recente 
Regolamento : ma la sentenza è al riguardo muta. 

Che se mai per avventura la coltivazione in disamina non avesse ad an- 
noverarsi fra quelle di antica data, tollerate soltanto per l'annata 1868, in 
allora si verserebbe in materia di coltivazione ex novo: e la contravvenzione 
alla legge non sarebbe meno flagrante, perchè si tratterebbe sempre di col- 
tivazione a distanza minore della prescritta, e fuori del caso, per quanto 
appare allo Stato delle cose, di terreno paludoso. 

Per questi motivi, cessa la sentenza, ecc. 

I Regolamenti per la coltivazione del riso nelle diverse provincie del 
Regno, essendo emanati in base all'art, i della legge 12 giugno 1866, 
n. 2967, anziché all'art. 146 della legge comunale e provinciale, non è 
applicabile per le contravvenzioni ai medesimi il procedimento della obla- 
zione, di cui all'art. 148 di quest'ultima legge. 

La legge 12 giugno 1866 sulla coltivazione del riso contempla anche le 
risaje preesistenti. 

Va punito come contravventore colui che abbia, nella provincia di Mi- 
lano, oltre l'anno 1868, come era tollerato dall'art. 17 del Regolamento 
19 luglio 1868, n. 4532, conservato preesistenti risaie nel perimetro proi- 
bito , ed all' infuori delle condizioni stabilite dall' art. 1 8 del Regolamento 
2 marzo 1879, n.. 4766. 




- 83 - 

La disposizione dell'art. 12 di quest^ultimo Regolamento, che l'autorizza- 
rione alla coltivazione si intenda concessa per l'anno in corso, (quando 
entro il febbrajo non sia notificata la relativa deliberazione, si applica alle 
domande per coltivazioni a riso ex novo fuori delle vietate distanze ; e nop 
già alle domande per coltivazione a riso di terreni paludosi entro il peri- 
metro vietato — art. 18 dello stesso Regolamento. 

In questa seconda ipotesi vi ha contravvenzione qualora siasi coltivato 
in qualunque tempo prima di ottenere la relativa autorizzazione. 

L'art, 5 della legge 12 giugno 1866, n. 2967, usando l'espressione — 
fine pecuniarie sino alla somma di L. 200 per ogni ettaro di risaia in 
Gontrarveitzione — comprende tanto la multa quanto l' ammenda ; e va 
perciò cassata la sentenza che nell' applicare la pena sia partita dal con- 
cetto di non poter discendere al di sotto di L. 51. 

Udienza del 31 marzo 1881. — Sul primo mezzo: — Attesoché il ricor- 
rente rileva, a pur dar l'essere a questo mezzo, l'omesso preventivo espe- 
rimento della oblazione, da cui, a suo mo' di vedere, non avrebbe potuto 
prescindere. 

Ma ogni di lui argomentazione , per quanto ampia , s' infrange , quando 
solo semplicemente si osservi che non si versa in tema di quel Regolamento 
cai accenna l'art. 146 della legge comunale e provinciale, rapporto ai quali 
il successivo art. 148 prescrive nei casi di contravvenzione che abbia a 
precedere davanti il sindaco l'esperimento, a seconda de' casi , di conci lia- 
aone o dell'oblazione ; — cui riuscendo, ogni procedimento viene escluso. 
Il Regolamento in esame, approvato col R. Decreto del 2 marzo 1879, 
per la provincia di Milano, è voluto dall'art, i della legge 12 giugno 1S66 
sulla coltivazione del riso, che è legge generale per lo Stato; è completa- 
mento della medesima nei rapporti della provincia di Milano, e ne forma 
parte integrante ne' rapporti stessi ; a differenza di quanto osservasi ordina- 
riamente per i Regolamenti che vengono dal potere esecutivo emessi in ese- 
cuzione di altre leggi ; e non può essere diversamente, per trattarsi di ma- 
teria, che dovendo provvedere e coordinarsi all'interesse della salute pub- 
blica, e ad un tempo a quello dell'industria agricola, deve necessariamente 
subire variazioni locali a seconda delle diverse condizioni delle provincie 
del Regno ; ed è perciò appunto che cotesti Regolamenti sono circondati 
dalle maggiori garanzie, e cosi deliberati dai Consigli provinciali, ma sentiti 
prima i Consigli comunali e sanitari della provincia, e non vengono appro- 
vati dal re che previo parere del Consìglio superiore di sanità e del Con- 
siglio di Stato. 

Attesa la natura pertanto del tutto speciale del Regolamento, non mai 
nella legge comunale e provinciale che non è punto quella da cui emana, 
e alla quale quindi abbiasi ad uniformare, ma nella legge stessa, da cui ha 
vita, si dovrebbe rintracciare la prescrizione del preventivo esperimento 
della oblazione per l'interesse pubblico. 

E la legge nulla sancisce al riguardo. È adunque corretto il pronunciato 
del collegio di merito nella parte in cui ebbe a respingere la pretesa di 
cotesto esperimento. 



— 8o — 

Conseguentemente va punito come contravventore chi abbia oltre l'anno 
iS6S, come era tollerato dall'art. 17 del regolamento del 1868, conser- 
vato preesistenti risaie nel perimetro proibito ed all' infuori delle condizioni 
stabilite dall'art. 18 del regolamento 1879 e cioè non in terreni ricono- 
sciuti paludosi dal Consiglio provinciale. 

Udienza del 27 gennaio 1881. — Sul ricorso del Procuratore del re 
presso il Tribunale civile e correzionale di Milano per l'annullamento di 
.sentenza 4 novembre 1880 dal medesimo proferita, portante dichiarazione 
di non farsi luogo a procedimento contro Rossi Giuseppe, imputato di 
contravvenzione agli art. 4 e 5 della legge 12 giugno 1866 sulla coltiva- 
zione del riso, ed all'art, i del relativo regolamento per la provincia di 
Milano approvato col Regio decreto 2 marzo 1879. 

Per avere nell'anno 1880 coltivato a riso la campagna detta Sbianco di 
ettari 2,521 compresa nel perimetro di proibita risicoltura stabilito per la città 
di Milano; coU'aggravante della recidiva di cui all'art. 123 del Codice penale 

Su/runico mezzo: — Violazione degli art. i e 5 della legge 12 giugnc 
1866, e I dei regolamenti 19 luglio 1868 e 2 marzo 1879: 

Attesoché l'art, i della legge 12 giugno 1866 sulla coltivazione del ris-» 
pone a base delle sue provvidenze: e La coltivazione del riso è permess 
alle distanze dagli aggregati di abitazioni e sotto le condizioni prescritfc 
neir interesse della pubblica igiene da regolamenti speciali che, sentiti i Cok 
sigli comunali e sanitarii delle provincie, sono deliberati dai Consigli pr< 
vincìali ed approvati dal re, previo il parere del Consiglio superiore di sì 
nità e del Consiglio di Stato >. 

Ed è quindi troppo spontaneo, di fronte ad una locuzione cosi generaJ 
ed assoluta, che la legge ebbe a prendere in contemplazione non solo J 
coltivazioni a riso avvenire, o in altri termini ex novo, ma altresì quell 
preesistenti, ossia in attualità, di guisa che quelle fra esse avrebbero potut 
tuttavia mantenersi, che avessero avuto a trovarsi a distanze maggiori dall 
stabilite, ma non mai quelle che ne fossero state poste a distanze minori 
per quanto per avventura assistite e protette dalle leggi o regolamenti an 
tenori. Diversamente la legge avrebbe mancato allo eminente primario sue 
scopo, a quello cioè di provvedere avanti tutto alla salute pubblica : e cosi 
la cessazione delle risaje preesistenti entro il perimetro di vietata coltivazione 
starebbe nella ragione stessa intrinseca della legge. 

£ a cotesto principio generale fondamentale della legge sancito dall'art. i| 
si coordinano le successive disposizioni circa le repressioni penali nei casi 
di contravvenzione, espresse in termini si lati da escluderne la limitazione 
alle coltivazioni ex novo. 

Coir art. 4 infatti è disposto senza distinzione di sorta: che le risaie col- 
tivate entro le distanze proibite o contro il divieto dell'Autorità governa- 
tiva, potranno a diligenza di questa essere fatte distruggere a spese dei 
contravventori. 

£ del pari coli' art. 31 che alle infrazioni della legge e dei regolament 
emanati in esecuzione della medesima saranno applicabili pene pecuniarii 
sino alla somma di L. 200 per ogni ettaro di risaja in contravvenzione. 



— 8i — 

Ed è quindi informato a cotesto concetto generale ed assoluto della legge 
il regolamento che, sotto la esatta osservanza delle prescritte formalità, ne 
ebbe ad essere in esecuzione deliberato per la provincia di Milano quella 
dì 5000 metri, e dopo aver poscia disciplinata la materia, termina coU'art. 1 7 : 

e Le risaje attuali, poste a distanze minori di quelle indicate nell'art, i, 
sono tollerate solo per l'annata in corso ». 

Frattanto ebbe la esperienza di parecchi anni a far conoscere che cotesto 
regolamento non avrebbe abbastanza corrisposto allo scopo tanto neir inte- 
resse della salute pubblica, che in quello 4^11* industria privata. 

Sopravvenne perciò , sempre sotto l' egida delle volute formalità, il rego- 
lamento deliberato dal Consiglio provinciale di Milano, e approvato col 
«R. decreto del 2 marzo 1879, che, meno quanto alla disposizione dall'art; 17 
del precedente regolamento, n' ebbe a rimaneggiare tutta quanta la materia, 
introducendo anche rispetto alle distanze coli' art. i variazioni, ferma però 
sempre quella di 5000 metri per la città di Milano. 

Senonchè aggiungeva all'art. 18 ed ultimo una importante innovazione: 
che cioè sarebbe concessa la facoltà di coltivazione a riso anche nei perimetri 
di vietata coltivazione quanto a* terreni che sarebbero riconosciuti come 
paludosi dal Consiglio provinciale sanitario, fino a che i terreni stessi si 
conserverebbero in quello stato. 

Questo nuovo regolamento pertanto veniva bensì surrogato^ al precedente, 
ma naturalmente per tuttociò che vi era stato ritoccato od aggiunto ; ma non 
mai per quella parte a cui si era tenuto estraneo, come quella che nel 
precedente regolamento aveva avuto il suo esaurimento, e così per quanto 
concerneva la disposizione transitoria dell'art. 17 del medesimo. 

Egli è quindi dopo tutto ciò ben corretto l'affermare, che le risaie entro 
il perimetro di vietata coltivazione stabilito per la città di Milano (non 
punto variato dal recente regolamento) in attualità all'epoca del regolamento 
19 luglio 1868, non si possono mantenere, siccome tollerate soltanto dal- 
l'annata 1868, salvo l'eccezione di terreno paludoso nel senso dell'art. 11 
del regolamento 2 marzo 1879. 

Ed è conseguenza legittima che tali coltivazioni in siffatte contingenze 
costituiscono una contravvenzione prevista e repressa dall' art. i della legge 
speciale, combinato coli' art. i tanto del regolamento 19 luglio 1868, quanto 
dell'altro regolamanto 2 marzo 1879, ^ coli* art. 17 di detto regolamento, 
nonché dell'art. 5 della legge stessa. 

Attesoché passando ora alla specie >è accertato per la stessa sentenza 
denunziata : 

Che certo Rossi Giuseppe già da molti anni addietro, come si esprime 
tale pronunciato senza specificarne meglio la data, tiene coltivato a riso 
terreno di ettari 2,52 entro il perimetro di vietata coltivazione determinata 
per la città di Milano. 

Ma dopo ciò avendo il Collegio di merito considerato che non si trat- 
tava di coltivazione a riso ex novo, veniva implicitamente a porre in fatto : 
che si era in presenza di una coltivazione a riso in attualità all' epoca del 
Regolamento del 19 luglio 1868. 

6 



— 82 — 

Una volta pertanto ciò affermato, diveniva indiscutibile , per le conside- 
razioni dianzi svolte, l'esistenza giuridica della contravvenzione. 

La emanata dichiarazione di non farsi luogo a pfocedimento era una 
potente violazione degli articoli di legge e dei Regolamenti suaccennati. 

E perciò a ragione muove doglianza il Procuratore del re contro cotesta 
sentenza. 

Il Collegio incorse in un equivoco: non rilevò che la legge speciale 
coinvolgeva nelle sue provvidenze le coltivazioni a riso in attualità : gli 
sfuggì l'art. 17 del Regolamento del 19 luglio 1868: e avendo trattato la 
quistione sul terreno delle coltivazioni preesistenti, era naturale che non ne 
trovasse nella specie applicabili le disposizioni relative alle coltivazioni 
ex novo dell'art. 2 della legge e dell'art. 9 del recente Regolamento. 

£ fece poi una confusione quando alla dichiarazione fatta dal Rossi nel 
febbrajo 1880 intorno alla sua coltivazione diede importanza tale da enunciare 
che era in ogni caso in forza di essa sottratto ad ogni responsabilità penale. 

Imperocché la circolare municipale dell' 11 febbrajo 1880 emanata per 
la esecuzione del nuovo Regolamento, prescriveva bensì anche ai coltivatori 
aventi risaje in attualità congrua dichiarazione all' uffizio comimale; ma 
all'uopo di inscriverne i fondi autorizzati nel registro del Comune e in 
quello della Prefettura in osservanza del Regolamento. 

Ond'è evidente che non era il Rossi, dal momento che la sua coltiva- 
zione non era permessa, fra quelli a cui alludeva quella circolare, e perciò 
la dichiarazione cui egli intese di fare in osservanza della medesima, era 
del tutto inefficace ed improduttiva a suo favore di alcun giuridico effetto. 

Vi sarebbe stato solo una contingenza che avrebbe potuto giovargli, e 
sarebbe stata quella di terreno paludoso ai termini dell'art. 18 del recente 
Regolamento : ma la sentenza è al riguardo muta. 

Che se mai per avventura la coltivazione in disamina non avesse ad an- 
noverarsi fra quelle di antica data, tollerate soltanto per l'annata 1868, in 
allora si verserebbe in materia di coltivazione ex novo: e la contravvenzione 
alla legge non sarebbe meno flagrante, perchè si tratterebbe sempre di col- 
tivazione a distanza minore della prescritta, e fuori del caso, per quanto 
appare allo Stato delle cose, di terreno paludoso. 

Per questi motivi, cessa la sentenza, ecc. 

I Regolamenti per la coltivazione del riso nelle diverse provincia del 
Regno, essendo emanati in base all'art. 1 della legge 12 giugno 1866, 
n. 2967, anziché all'art. 146 della legge comunale e provinciale, non è 
applicabile per le contravvenzioni ai medesimi il procedimento della obla- 
zione, di cui all'art. 148 di quest'ultima legge. 

La legge 12 giugno 1866 sulla coltivazione del riso contempla anche le 
risaje preesistenti. 

Va punito come contravventore colui che abbia, nella provincia di Mi- 
lano, oltre l'anno 1868, come era tollerato dall'art. 17 del Regolamento 
19 luglio 1868, n. 4532, conservato preesistenti risaie nel perimetro proi- 
bito, ed all' infuori delle condizioni stabilite dall'art. 18 del Regolamento 
2 marzo 1879, n.. 4766. 



PARTE TERZA. 



VARIETÀ ED ANNUNZI. 



Z7 COBgrenO Intemasionale d' Igiene a Ginevra. — il terzo Congresso intemazio- 
nale d' Igiene riunito a Torino nel 1880, scelse con plauso generale la città di Ginevra 
per sede del quarto Congresso. 

n Gran Consiglio Federale Svizzero, non che le Autorità e la popolazione ginevrina 
accettarono con viva sollecitudine questa decisione, e apparecchiansi ora a fare il migliore 
accoglimento possibile a tutti gì' Igienisti stranieri e nazionali che vorranno assistere alla 
rìnnipne scientifica. 

n Congresso avrà luogo dal 4 al 9 settembre 18$ 2. 

Il Comitato cantonale, incaricato della sua organizzazione dal Consiglio di Stato, non 
mini ad altro che a renderlo degno de' precedenti Congressi di Brusselle, di Parigi, e di 
Torino. 

Sostenuto dal Comitato nazionale svizzero, esso s' indirizza indistintamente a tutte le 
persone che, sia co' loro scritti, sia colla loro posizione, sia colle loro conoscenze speciali 
concorrono a stabilire o ad applicare le regole dell' Igiene. 

Ha anche deciso, d'accordo colla Commissione internazionale, eletta dal Congresso 
demografico di Parigi nel 1878, che una sezione di demografia sarà aggiunta al Coogresso 
d* I^ene. 

Gl'Igienisti e i Demografi di tutte le nazioni si preparino dunque a prestare il loro 
concorso al Congresso di Ginevra coll'apportarvi i loro lumi e la lor parte di lavoro. 

Hssi possono fin da adesso farsi iscrivere come membri, e ricevere le pubblicazioni 
del Congresso ( Vedasi l'art. 3 del Regolamento qui annesso). 

Sono altresì invitate le Società scientifiche e le Autorità sanitarie, ad inviare il più 
presto possibile al Comitato d'organizzazione le materie che stimeranno opportune di trat- 
tare nella rianione intemazionale. 

Già sono annunziati parecchi lavori, e quando la loro lista sarà completa, il Comitato 
la farà pubblicare cercando sopratutto di accogliere le questioni che avranno pregio di 
attaalìtà. 

Vii*esposizion€ di pubblicazioni, di piani, di disegni ed oggetti diversi relativi all'Igiene 
o alia Demografia verrà aperta a Ginevra dal i.^ al 30 settembre. Gli autori, gì' inven- 



— as- 
tori e i fabbricanti d'ogni paese sono pregati di far conoscere quanto prima se hanno 
r intenzione dì prendervi parte. 

Il Comitato farà il poter suo per ottenere una riduzione del prezzo di trasporto sulle 
strade ferrate per i membri del Congresso e per gli oggetti destinati all'Esposizione. 



Il Comitato d'Organizzazione a Ginevra. 

Presidente: Dott. II.-Cl. Lombard, vice-presidente del Congresso intemazionale delle 
scienze mediche a Ginevra nel 1877. 

Vice-Presidente : Dott. J.-L. pREVOST, professore di Terapeutica, decano della Facoltà 
di medicina. 

Segretario generale: Dott. P.-L. Dunant, professore d'Igiene. 

Segretari aggiunti: Dott. A. D* Espine, professore di Patologia intema. — Dott. G. 
IIalteniioff, privato-docente d'Oftalmologia. 

Membri: Dott. V. Gautier, protomedico dell'infermeria Butini. — Dott. JULLiARD, padre 
ex medico-ispettore della pubblica sanità. — Prof. D. Monnier, professore di Chi- 
mica biologica, — Dott. E. Rapin, già presidente della Società medica: 

Tutte le comunicazioni relative al Congresso devono essere indirizzate al signor dot- 
tore prof, Dunant^ segretario generale a Ginevra, 

REGOLAMENTO. 

Art. I." Il quarto Congre<5so internazionale d'Igiene si riunirà a Ginevra dal 4 set- 
tembre 1882, sotto gli auspici del Consiglio Federale Svizzero e delle Autorità del Cantone 
e della città di Ginevra. 

Art. 2.^ Scopo di questo Congresso è di riunire gli scienziati di tutti i paesi per di- 
scutere argomenti che si riferiscono ai progressi dell' igiene, e agli interessi della salute 
pubblica. 

I governi, i municipi, le amministrazioni, le università, le accademie, le società 
scientifiche, i consigli di sanità e altre autorità sanitarie sono invitati a prestare il loro 
concorso a quest'opera e a farvisi rappresentare da delegati. 

Art. 3.^ Il Congresso si comporrà di medici, <l' igienisti, di farmacisti, di chimici, di 
fisici, di meteorologisti, d'ingegneri, d'architetti, d'istitutori, di veterinari, di membri dei 
consigli d' igiene stranieri e nazionali che si saranno fatti inscrivere e a>Tanno versato 
una quota di 20 lire. Essi riceveranno un esemplare del resoconto dei lavori della Sezione. 
La quota sarà versata dai signori aderenti nel medesimo tempo ch'essi manderanno 
la loro adesione. 

II segretariato riceve fm d'ora le adesioni , nelle quali si dovranno scrivere i titoli 
e l'indirizzo esatto degli aderenti. 

Art. 4.^ I lavori del Congresso si riferiranno all'igiene generale e internazionale; alla 
profilassi delle epidemie e alla polizia sanitaria; alla demografia e alla statistica medica; 
all' igiene professionale ed industriale ; alle applicazioni igieniche della fisica, della chimica, 
dell'architettura e dell'arte dell'ingegnere; all'igiene dell'infanzia, all'igiene pedagogica 
e all'igiene privata (igiene alimentare, falsificazioni, acque potabili, igiene dei sensi, ecc.), 
air igiene pubblica (città, campagne, ospitali, armate, ecc.), all' igiene veterinaria. 



— 89 — 

n nomerò delle sezioni in cui saranno ripartiti i lavori sarà fissato più tardi. 
Va' Elsposizione di pubblicazioni e d' oggetti che si riferiscono all' igiene e alla de- 
«c^ndb avrà luogo durante il Congresso. 

Alt sf* I temi saranno scelti dietro proposte che gli igienisti stranieri e nazionali, le 
^Cbrid sanitarie e i corpi scientifici sono invitati a sottoporre al Comitato, 

Aiu 6.^ Dei relatori scelti dal Comitato, riferiranno sulle tesi che loro saranno state 
l&iate. Ogni relazione terminerà con conclusioni che serviranno di base alla discussione. 
lU co&dusioni saranno possibilmente comunicate ai membri del Congresso prima della 
làalone. 

Art. 7.'* Tutti coloro^ che desidereranno fare comunicazioni dovranno rivolgersi al Co- 
[■iitc quindici giorni almeno prima dell'apertura del Congresso. Il Comitato deciderà, 
inopportunità o meno di ammetterle e dell'ordine col quale saranno poste all'ordine 
l&I giorno. 

.AiL S.'^ Il Congresso si riunirà due volte al giorno ; la prima volta pei lavori di sezione, 
|c b seconda volta per quelli dell'assemblea generale. 
.\rL 9.^ Le sedute dell'assemblea generale saranno consacrate ; 
i.^ alla lettura dei processi verbali , alle relazioni dei lavori delle sezioni, e in casi 
lipedaH alla discussione di queste ultime. 

2.^ alle conferenze e alle comunicazioni sopra quistioni d' interesse generale. 
Alt lo.*^ Le sezioni discuteranno dapprima le quistioni portate dall' ordine del giorno. 
|£ Comitato costituirà i loro uffizi provvisori, e poscia eleggeranno i relativi uffizi definitivi. 
Ac 11.^ Salvo autorizzazione dell'assemblea (o della sezione) gli oratori non potranno 
re più di due volte sul medesimo soggetto ; e la durata dei discorsi, comunicazioni, 
>ne o rapporti non oltrepasserà i quindici minuti. 
.\it 12.^ Tutti i lavori, letti o presentati al Congresso (sia nelle sezioni, sia davanti 
)lea generale), saranno consegnati alla Presidenza. 
Il Comitato prima di procedere alla pubblicazione degli atti del Congresso, deciderà 
lèD* inserzione parziale o totale, o della non inserzione delle memorie, comunicazioni, ecc. 
Art. 13.'^ Quantunque la lingua officiale del Congresso sia la francese, si potrà fare uso 
delle altre lingue. In questo coso, ove 1' oratore ne esprima il desiderio, verrà fatta 
traduzione dei discorsi da uno dei membri presenti alla riunione. , 

A.t 14.'' Il Presidente dirige le sezioni e i dib^imenti, seguendo il modo adottato 
|i& assemblee deliberanti, in generale. Egli predispone gli ordini del giorno concertan- 
lèacoU' uffizio. 



£spoddO&e di edifici SCOlastioL — Essa venne inaugurata a Parigi il i.^ febbrajo p. p. 
r^i SODO esposti i progetti dei più diversi edifici scolastici , colle più complete indica- 
jiìoii ìq quanto ne riguarda; i.^ la disposizione generale, 2.^ il modo di costruzione, 
U h decorazione interna ed estema, 4.° il mobilio, 5.^ la stima preventiva molto mi- 

^ Gli Autori dei progetti dovranno conformarsi per i dettagli di costruzione ai rego- 
|bKati pubblicati dall'Amministrazione perla costruzione e l' ammobigliamento degli edi- 
jid scolastici; se se ne allontanassero dovranno indicarne i motivi. 

Dopo l'esposizione potranno venir accordate delle ricompense, consistenti in una me- 
[^iia e nei seguenti premi : 

Progetto di Liceo: i.° premio 10,000 franchi, 2.° premio 5000 franchi; più due 

■"■noù onorevoli di 2000 franchi l'una ; 



— 86 — 

È adunque qualificata precisamente pena pecuniaria, e non multa, quella 
che vien minacciata a coteste infrazioni. 

Questa speciale denominazione ha una gravissima importanza agli effetti 
penali, imperocché rivela che si può discendere fino al minimum di due lire. 

Sarebbe diversamente ove fosse stata la pena denominata multa : in quanto 
che in tal caso dovendosi far ricorso alle norme generali del Codice pe- 
nale comune, la pena pecuniaria non avrebbe potuto essere inferiore alle 
lire 51, siccome minimum della multa, giusta l'art. 61 del medesimo. 

Ora il pretore lascia travedere abbastanza chiaramente nella motivazione 
del suo pronunciato, là dove parla in fine della pena, d'essere partito dal 
concetto di aver qualificata la minacciata pena quale una multa nel signi- 
ficato e senso ristretto giuridico della parola, anche per aver citati appunto 
gli articoli 26, 34, 6 i, 64, e di essersi perciò creduto vincolato a non poter 
applicare meno di lire 51 per ogni ettaro di terreno coltivato a riso, mal- 
grado il concorso delle svariate circostanze da lui addotte a favore del- 
l' imputato. 

E questo erroneo concetto Tavrebbe in sostanza implicitamente raffer- 
mato ed accolto il collegio di secondo grado con quella finale considera- 
zione che era da confermarsi la sentenza pretoriale anche nei rapporti della 
l)cna, essendosi nella commisurazione della medesima già tenuto calcolo 
di tutte le circostanze attenuanti che militavano in favore del prevenuto. 

Onde cotesta sentenza viene ad essere infetta di quello stesso vizio, che 
si è rilevato in quella di primo grado, e perciò non può essere mantenuta. 

Per codesti motivi, e visti inoltre gli art. 668, 680 del Codice di prò 
ccdura penale, 

Cassa pel quarto mezzo, respinti gli altri tre, la sentenza, ecc. 



— gì ~ 

la ddla città; di più Ta notato che affinchè il parafulmine possa senrire senza incon- 
ienti, resistendo al calore della scarica elettrica, deve misurare una sezione di uno a 
ceotimcCri quadrati (dal Gesundhiit, i88l. l6). 

; fugM TOla&Oti reti innOOUL (0 — Leggesi néWAnnée scientifique : Per ogni litro 
■equa ci vogliono due o tre cucchiajate di aceto e due di sale greggio ; un litro di 
la è sufficiente per una libbra di funghi tftgliati a fette. Gettata l' acqua (quanto tempo 
« durare la digestione ? ), i funghi debbono essere lavati in acqua dolce, poi messi 
la fredda (pare che l' acqua dolce debba esser calda ! ? ), che si fa scaldare fino all' ebol- 
oae, e dopo esservi rimasti mezz' ora si tolgono e si lavano di nuovo. — Gerard mangiò 
5 libbre di fanghi delle specie più velenose ( ? ), preparate in tal modo, nello spazio di 
sol mese, e ne somministrò in dose strepitosa ai membri del Comitato designato dal 
Bsiglio sanitario di Parigi. Per copia conforme (Vedi il Bollettino delle sdenu mediche, 
obre, iS8l). 

Arfiso di OoBOOno. — L'Accademia medica del Belgio ha aperto un concorso, con 
emio di lire 1,500, a tutto il 15 febbrajo 1883, sul seguente tema: 

« Determinare, in base a precise osservazioni,' gli effetti dell' alcoolismo, sia materiali 
e psichici, tanto sull' individuo quanto sulla sua discendenza. 

I N'pta. — I concorrenti, servendosi dei dati anatomo-patologici e dei migliori do- 
Bcnti fomiti dalle esperienze medico-legali, dovranno apprezzare il limite che separa 
gbfcriachezra dalla follia,come pure la responsabilità dell' ubbriaco nelle sue azioni •. 

i?70frtmma del Comitato intemazionale della Crooe Bossa sedente in Ginevra pel 
jÉcono di tre stodii full'Arte d'improvrisare dei measad di soooorso pei feriti e 

pitti. — Il Comitato Intemazionale della Croce Rossa, sedente in Ginevra, mette a con- 
^ tre studi, destinati a completarsi vicendevolmente, sull'or// di improvvisare dei mevU 
^merso pH feriH e malati. 

n ]ffìmo tratterrà sull'improvvisazione dei mezzi di cura ; 

n secondo snll' improvvisazione dei mezzi di trasporto ; 

D terzo su quella dì un amàuianta, o d'uno spedale di campagna, 
i? Studio. — Si comprendono in questo l' impiego degli emostatici d'apparecchi 

f attore, di refrigeranti, i mezzi pratici d* applicare il metodo di Lister in modo effi- 
nl campo di battaglia, ecc. 
I CòoTcrrà passare in rivista i malati, gli utensili, le biancherìe, gli abiti, i prodotti 
^«ok), ecc., ecc., che variano col variare del clima, della stagione, del luogo, ma che 
ideile risorse frequenti; converrà pure mostrare ai soccorrìtorì il partito che se ne 
i^cmre. secondo la sede della ferita, o la natura della malattia. 

2,0 Siudùf» — Come trasportare dei feriti o dei malati, quando non si hanno né 
^ né carrozaCy né strumenti d' alcuna maniera preparati a tal' uopo ? 
Molti casi possono presentarsi: 

1 soccorritori non hanno talora altra risorsa infuori delle loro braccia, e non è inutile 
èi^nar loro come servirsene. 

Ma più spesso essi potrebbero farsi una barella elementare, o qualche sedile portatile 
hfe ittf armi, abiti, rami d' albero, o qualche altro oggetto trovato in luogo. 
Potrà essere una bestia da soma (cavallo, mulo, camello, ecc.) sul cui dorso si cer- 



— 88 — 

tori e i fabbricanti d'ogni paese sono pregati di far conoscere quanto prima se hanno 
r intenzione di prendervi parte. 

Il Comitato farà il poter suo per ottenere una riduzione del prezzo di trasporto sulle 
strade. ferrate per i membri del Congresso e per gli oggetti destinati all'Esposizione. 



Il Comitato d'Organizzazione a Ginevra. 

Presidente: Dott. H.-Cl. Lombard, vice-presidente del Congresso intemazionale delle 
scienze mediche a Ginevra nel 1877. 

Vice-Presidente : Dott. J.-L. Prevost, professore di Terapeutica, decano della Facoltà 
di medicina. 

Segretario generale: Dott. P.-L. Dunant, professore d'Igiene. 

Segretari aggiunti: Dott. A. D* Espine, professore di Patologia intema. — Dott. G. 
IIaltenhoff, privato-docente d'Oftalmologia. 

Membri: Dott. V. Gautier, protomedico dell'infermeria Butini. — Dott. Julliard, padre 
ex medico-ispettore della pubblica sanità. — Prof. D. Monnier, professore di Chi- 
mica biologica. — Dott. E. Rapin, già presidente della Società medica; 

7'utte le comunicazioni relative al Congresso devono essere indirizzate al signor dot- 
tore prof, Dunant^ segretario generale a Ginevra, 

REGOLAMENTO. 

Art. iP II quarto Congre=;so internazionale d'Igiene si riunirà a Ginevra dal 4 set- 
tembre 1882, sotto gli auspici del Consiglio Federale Svizzero e delle Autorità del Cantone 
e della città di Ginevra. 

Art. 2P Scopo di questo Congresso h di riunire gli scienziati di tutti i paesi per di- 
scutere argomenti che si riferiscono ai progressi dell' igiene, e agli interessi della salute 
pubblica. 

I governi , i municipi , le amministrazioni , le università, le accademie , le società 
scientifiche, i consigli di sanità e altre autorità sanitarie sono invitati a prestare il loro 
concorso a quest'opera e a farvisi rappresentare da delegati. 

Art. 3.^ Il Congresso si comporrà di medici, d* igienisti, di farmacisti, di chimici, di 
fisici, di meteorologisti, d'ingegneri, d'architetti, d'istitutori, di veterinari, di membri dei 
consigli d'igiene stranieri e nazionali che si saranno fatti inscrivere e avranno versato 
una quota di 20 lire. Essi riceveranno un esemplare del resoconto dei lavori della Sezione. 

La quota sarà versata dai signori aderenti nel medesimo tempo eh' essi manderanno 
la loro adesione, 

II segretariato riceve fin d'ora le adesioni , nelle quali si dovranno scrivere i titoli 
e l'indirizzo esatto degli aderenti. 

Art. 4.® I lavori del Congresso si riferiranno all'igiene generale e internazionale; alla 
profilassi delle epidemie e alla polizia sanitaria ; alla demografia e alla statistica medica ; 
all' igiene professionale ed industriale ; alle applicazioni igieniche della fisica, della chimica, 
dell'architettura e dell'arte dell'ingegnere; all'igiene dell'infanzia, all'igiene pedagogica 
e air igiene privata (igiene alimentare, falsificazioni, acque potabili, igiene dei sensi, ecc.), 
air igiene pubblica (città, campagne, ospitali, armate, ecc.), all' igiene veterinaria. 



— 93 — 
(sigillale, sìa tradotte. Il Comitato però perderà un tale diritto OTe nello spazio di 
anno dalla decisione del giari non avrà preso verso gli autori V impegno d' usarne in 

tempo. 
6.^ Se il rapporto del giuri giudicasse che nelle memorie non trovate meritevoli di 
DO si contengono frammenti degni di menzione onorevole^ il Comitato Internazionale 
pobblicarli in seguito ai lavori premiati, dietro il consenso degli autori, e sotto il 
some. 

Società Pedagogica Italiana. — Ooncono per una prima serie di Vanualetti popo- 
di eogniziosi sdentiflolie ad nso degli operaj : 

' Norme generali per gli Autori. 

\ 

\P I Manualetti dovranno essere dettati in modo chiaro e preciso, con lingua cor-* 

riìi ed esatta, ed i compilatori dovranno attenersi alla esposizione delle cose più sicure 

\ pratiche evitando ogni lusso di erudizione, e le dimostrazioni non strettamente necessarie. 

2.^ Le spiegazioni, quando l'argomento lo richieda, saranno corredate da opportune 

3.^ Elsscndo destinati all' istruzione ed alla guida pratica dell'operajo italiano, si avrà 

di far conoscere e descrivere di preferenza le materie prime del suolo italiano e le 

ie nazionali. 
4.^ Onde fissare un limite di estensione a ciascun Manualetto , si rende noto che , 

eccezione pel primo, ogni Manualetto in edizione economica non dovrà eccedere il 

di una lira. 

Norme pel Concorso, 

Per ciascuno dei sette Manualetti verrà eletta una Commissione di persone competenti 
giudicare quale dei lavori presentati sia degno del premio. Questo consiste in una 
Uà d'argento per ciascun Manualetto. 

11 termine utile per la presentazione dei lavori viene prorogato al 31 luglio 1882. 

Le memorie manoscritte con ischeda segreta e contraddistinta da un motto dovranno 

pervenire alla Presidenza dell'Associazione in Milano-Presso il Presidente della me- 
rìtirandone ricevuta. 

L'Associazione Pedagogica concede ad ogni memoria premiata una medaglia d'argento. 

Nozioni et Igiene, 

Nozioni generali di fìsica prendendo specialmente in considerazione quelle che hanno 

colla fìsiologia dell'organisn^o umano. — Anatomia popolare dei diversi apparati 

— Fisiologia di questi — Precetti Igienici — avendo di mira in modo precipuo 

(questioni pratiche, ad esempio quella delle professioni e della deteriorazione di queste 

corpo umano, del modo di ripararvisi, delle bevande alcooliche, dei cibi adulterali, 

ecc. 



hai Zftitniti dal fieale Istituto Lom'bardo di Scienze e Lettere. — Tema Per 

Paino 1885. — Appoggiandosi alla grande quantità 4i osservazioni e di pubblicazioni 

)]pgiche fatte in Italia, specialmente negli ultimi anni, riassumere, in un volume di 

gnude mole e di facile lettura, i fatti i più certi e più importanti che riguardano 



~ 90 — 

Progetto di Scuola normale: i.^ premio ia,ooo franchi, 2.^ premio 5000 francbi; 
dae menzioni onorevoli di franchi 2000 Tana; 

Progetto di Scuola primaria superiore o di Scuola professionale : i .^ premio 
6000 franchi, 2.° premio franchi 3000; due menzioni onorevoli di franchi 1000; 

Progetto di Scuola primaria urbana a più classi : i.^ premio 5000 franchi, zP pre- 
mio franchi 2500 ; due menzioni onorevoli di franchi 1000 ; 

Progetto di Scuola primaria rurale a una o due classi : i P premio franchi 2500^ 
2.^ premio franchi 1200; due menzioni onorevoli di franchi 600; 

Progetto di Scuola materna (sala d'asilo) o classe infantile: i.^ premio 2000 franchi, 
2.^ premio 1000 franchi ; due menzioni onorevoli di franchi 500 ciascuna ; 

Progetti parziali per decorazione di locali scolastici : i.^ premio 1500 franchi, 2.^ pre* 
mio 1000 franchi; due menzioni onorevoli di 500 franchi l'una. 

AmooI azione Keteorologioa Italiana. — La prima Assemblea generale dell'Assodi* 
zione Meteorologica Italiana avrà luogo ocUe prossime vacanze autunnali nella città di 
Napoli. 

Fulmini e TelefonL — L'esperienza meteorologica ha stabilito che la frequenza dei 
temporali in una data regione diminuisce coli' aumentare della latitudine di quella; e di* 
minuisce ancora procedendo dal centro della terra ferma verso le coste marittime. Vi som 
anche certe condizioni di suolo, p. es. le montagne, che ne fanno variare la frequenza: ma 
si tratta fin qui di condizioni naturali. Vi sono invece circostanze speciali, artificiose, create 
dall'uomo, e capaci di rendere i temporali più frequenti? 

Secondo le notevoli ricerche di parecchi tedeschi (Kuhn, Gutwasser, Ahlefeld, HOlsen, 
Iloltz), ci sembra che in certe regioni sia avvenuto realmente un sensibile aumento dd 
numero dei temporali ; ma, se anche ciò è spesso di difficile affermazione, si può al tutto 
assicurare che è aumentato considerevolmente il numero dei fulmini caduti. Holtz fa di* 
pendere tale aumento da mutazioni telluriche artificiali, come li estesi diboscamenti, l'in- 
vasione delle reti ferroviarie, che tendono a condurre i temporali verso T abitato. Nei paesi 
poi le costruzioni sono troppo generosamente approvvisionate di arnesi metallici (tettoje, 
condotti, ecc.) e a loro volta favoriscono lo scoppio del fulmine sul fabbricati. 

Di qui la necessità di munire i medesimi con buoni parafulmini. Forse non senza, 
ragione molti intelligenti hanno trovato di poter dire che ai nostri giorni si studia Fisti-' 
tuzione di tirafulmini anziché di parafulmini. Con ciò si allude ai fili degli uffizt telefonia^ 
i quali fanno comunicare fra loro i più diversi punti della città passando al di sopra dea 
tetti delle case : essi offrono gli stessi inconvenienti dei fili telegrafici in confronto all' defc- 
tricità che vi si può scaricare dalle nubi temporalesche, e peggio dai fulmini che possono 
seguirne il corso coli' aggravante che essi trovansi di parecchi metri più vicini alle nabì 
che non i fili telegrafici, e quindi più soggetti a venir colpiti dal fulmine. Arrogi che iJ 
fulmine può deviare lungo le colonne di sostegno del filo, e più presto che lungo il file 
telegrafico invadere l'esterno o l'interno dei fabbricati. 

I mezzi da opporre a queste nuove condizioni sono evidentemente riposti nei par»* 
fulmini , e nella scelta di opportuni isolatori del filo telefonico ; per il che si ebbe uo.- 
esatta cognizione delle condizioni singolari di ogni fabbricato sul tetto del quale il &1* 
deve passare. I parafulmini devono essere applicati non solo al filo, ma anche ai ^10^ 
metallici di sostegno, e condotti sotterra ; oppurre messi in comunicazione coi condotti ^ 



— 95 — 



LIBRI NUOVI 



ìàaao ni rnsaì per impedire la propagazione del vajuolo, del dott. e. D'Arpe ; 

., Napoli, 1881. — Sotto forma di lettera indirizzata al dott. De-Pietra Santa, 
fteore ribatte le parole del dott Boens sulla inutilità della vaccinazione e 1' esclusiva 
profilattica dell' igiene preventivo, dal dott. Bdens medesimo appiccicate a guisa 
ioodiilla relazione di un caso in cui appunto la toga igienica del dott. Bòens avrebbe 
il pericolo di un'epidemia di vajuolo. Si il dott. Boens, senza aspettare il ver- 
delle generaxioni mediche avvenire, potrebbe accontentarsi del verdetto odierno di 
e suoi discepoli. 



iCantribation à lagóographie médioale, del dott. F. Eklund; opnsc. di 46 pag., Stoc« 

18S1. — Sotto questo titolo pomposo non si trova altro che una minuziosa de- 
della nuova caserma delle reclute di Skeppsholip considerata dal punto di vista 
Se essa presenta qualche vantaggio sulla vecchia caserma di legno di Castelholm, 
a, una fognatura pia accurata, una maggiore ampiezza di locali, tuttavia essa lascia 
a deùderare dal punto di vista della ventilazione : cosi ogni marinajo ha appena 
n. e. d'aria e 3 m. di suolo, mentre al rinnovamento dell'aria non v'ha apparecchio che 
— di notte bisognerà aprir le finestre. Contrariamente a Tollet, l'Autore am- 
ia saperìorìtà dei piani superiori al pian terreno, perchè meno umidi e non infet- 
dalle esalazioni del sottosuolo. In generale le camere a pian terreno in Isvezia sono 
insalubri appunto per le correnti d'aria che sorgono dal suolo, che vanno a costituire il 
'/^ delTatmosfera loro ; mentre al primo piano non ve n'ha più del 2 ^/q, e al secondo 
appena se ne trova traccia. Ora, il suolo stesso contiene i germi di parecchie ma- 
infettive, i quali possono venir trascinati nell'ambiente abitato dalle dette correnti, e 
ingenerare malattie diverse, ileotifo , febbre intermittente, scarlattina, morbillo, 
ecc. 

Se in questo opuscolo vi ha qualche cosa degno di menzione, h l'eziologia delle dette 
^Mciali alle caserme. Eklund sostiene l' innocenza relativa delle condizioni tellu-' 
dell'acqua potabile nella produzione dell' ileotifo , mentre trova nell'aria viziata dei 
di caserma una forte causa disponente ad accogliere i germi tifosi. Eklund 
trovato i microbi della scarlattina (P/ax scindens\ del morbillo (Torula morbil^ 
a macrococchiX della febbre intermittente (Limnophysalis hyalina, mentre il Bacillus 
d'origine italiana, e VOscillaria malaria d'origine francese sarebbero due im- 
iti osnrpatorì), della tisi (Micrococcus phtisis irritans). Immaginarsi tutti questi 
diffusi nell'aria, adesi alle muraglie, seminati nel suolo : qual meraviglia se l'uomo 
p«ò arrivare al mezzo secolo d'età, se anche i guerrieri diventano fiacchi ed impo- 
ai loro colpi ripetuti ? — Nulladimeno è assai probabile che la lamentata degenera- 
de' soldati dipenda non solamente dalla poca ventilazione delle caserme e dalla 
degli schizomiceti , ma anche dipende dall' uso ed abuso degli spiritosi , dalla 
abitudine del masticar tabacco, dalle gravi abitudini e dall'immoralità. Queste 
sarebbero assai diffuse nella Svezia, specialmente la tabaccofagia, al punto che da 
dlooti di Eklund risulterebbe che taluni arrivano ad inghiottire fino a duecentodue 
di nicotina all'annoi 



- 96 - 

Asiainissement de Paris, di A. Durand-Claye ; opusc. di pag. 79 in 8°, Saint-Gennuii, 
1881. — L'anno scorso i giornali si sono occupati a lungo di una questione, alla qaik 
restò poi il nome singolare di questione degli odori di Parigi: l'emozione fu assai tìti 
nel pubblico, il quale temette di restar avvelenato da certi efHuvl pestilenziali che in mode 
straordinariamente intenso si erano riversati sulla gran metropoli. Il governo medesimo do 
vette occuparsene, e nominò una Commissione in seno ai Comitati Consultivi d'igieai 
pubblica e d'arti e mestieri, perchè studiasse le cause e suggerisse i rimedi a tale sconcio 
Parturiet tnons et nascetur con quel che segue : solo dopo parecchi mesi si potè coao 
scere il rapporto della Commissione, il quale, indagate le cause anche troppo note ed efi 
denti degli odori, si limitava a proporre delle misure palliative capaci di pronta w^ 
plicazione, ma di risultato appena mediocre ; tali insomma che mantenendo lo stato attnat 
delle cause, valesse appena a modificarne gli effetti tanto da non offendere più cosi fO 
lanamente 1' olfatto. La Commissione si dichiara partigiana del sistema delle botti e dr 
pozzi neri attualmente in uso, solo raccomanda la frequente ed attenta sorveglianza ddl 
fosse, la rigorosa applicazione delle comuni prescrizioni amministrative per riguardo al k» 
espurgo, e destinazione ulteriore delle materie escrementizie e di rifiuto. 

Destò la meraviglia di tutti che dopo tanto tempo la Commissione speciale off 
trovasse nulla di meglio da suggerire che degli espedienti notoriamente insolfidof 
e per di più di difficile esecuzione. Le fosse fìsse o mobili nelle case, lo spurgo neO 
strade, il maneggio di tante sozzure in aperta campagna saranno sempre focolaj di eml 
nazioni fetide, e ciò che è peggio morbigene; per quanto si tenti di circondarli d'ofr 
misura precauzionale, non si riuscirà a sopprimerli: mentre vi ha un mezzo radicale pc 
liberarsene, quello di mandar tutto nelle fogne {tout a V égout). Tale è il tema che t 
questo prezioso opuscolo viene svolto con molta cognizione dall'ing. Durand-Claye, e va 
bene ei ne parli per la sola città di Parigi, si può dire che, muiatis mutandis^ la qnc 
stione vi è trattata nel suo significato più generale, e sotto i suoi più importanti aspctt 
r igienico e 1' economico. Tutto alle fogne è il sistema propugnato oggidì strenuameni 
dagli igienbti ; è il sistema già da tempo parzialmente in uso da noi, a Valenza, a Edis 
burgo, e recentemente adottato da numerose città inglesi e tedesche. Esatte statisti^ 
hanno messo fuor di dubbio che ovunque tale sistema fu generalmente accettato, la moi 
talità generale è notevolmente scemata, e sopratutto è scemata la frequenza e la mortaBll 
delle febbri tifoidi. Con tutta ragione quindi Durand-Claye, in nome anche degli ingegiiB 
del servizio municipale di Parigi, presenta energiche e precise osservazioni contro le • 
serzioni della Commissione governativa; e dimostra che il sistema non solo suscettibile^ 
rapida e larga applicazione, ma anche capace di dare un miglioramento immediato' e Ws 
tevole nelle condizioni igieniche della città, si riassume in questi termini : evacuazione in 
mediata, per mezzo dell'acqua, di tutte le materie di rifiuto fuori dell'abitazione ; traspoil 
rapido e continuo nella massa delle acque di fogna ; filtrazione e purificazione di qaeH 
per mezzo del terreno, come già si fa a Gennevilliers. Allora vengono soppresse le folM 
i tubi di sfogo dei gaz, l'espurgo, gli stabilimenti che lavorano le materie fecali — ofll 
vengono necessariamente tolti tutti i focolaj che oltre ad appestare l'aria minacciano 1 
salute dei cittadini. 

Non possiamo analizzare minutamente il lavoro di Durand-Claye , egli coi nomel 
alla mano convince dell'entità del nemico che noi ci teniamo in., casa col vecchio d 
stema delle fosse : vi contrappone l' innocuità non solo delle fogne impermeabili ai liqsU 



— 97 — 
» gìLZ, ma anche dei terreni irrigati colle acque di fogne cosi mescolate ai rifiuti umani; 
combatte vittoriosamente l' obiezione che quei campi di filtrazione possano diventare fo- 
olaj di dififusione delle malattie infettive, cholera, tifoide, ecc. Contro tale timore sta l'espe- 
ieoza delle molte città in cui il sistema è già in uso, e l' affermazione di distintissimi 
gienisti, i quali riconoscono nel terreno la proprietà assoluta di purificare le acque più 
mpore Tersale alla sua superficie. 

Malgrado le conclusioni della Commissione governativa , il Municipio di Parigi con- 
tznna nella p>roprìa via e la rete di fognatura va continuamente guadagnando in estensione ; e 
nccome per essa va facendosi sempre più forte il bisogno di acqua, cosi si sta studiando 
dì introdurre in Parigi una provvigione d'acqua ancora più abbondante. Noi sappiamo 
anche già che la Commissione delle abitazioni insalubri in Parigi ha reclamato che d'ora 
innanzi vengano imposte come minitnun necessario nell' interno delle abitazioni le seguenti 
quantità d' acqua : 3 decimetri cubi ogni metro cubo di fabbricato, 3 litri ogni metro qua- 
drato di scuderìe e corti, 25 litrì per ogni cesso, — ciò che fa, in cifra rotonda, 1,500 litri 
d'acqua per una costruzione che occupi 260 metri quadrati. Se in essa abitano 30 indi- 
cai, si avrà dunque 50 litri a testa — ciò che rappresenta un minimun veramente esiguo 
(vedi questo giornale pag. 566). 

fiécneil cLm travanz dn Comité Consnltatif d'hygiène pubbliqtie de Franco, — Paris 

iSSi. — Questo volume raccoglie i numerosi e importantissimi lavori del Comitato Con- 
citativo d'igiene pubblica di Francia, nonchò gli atti officiali dell'Amministrazione Sanitaria. 
Essi sono cosi classificati : 

I.® Servizi sanitari in paesi stranieri; 

2P Consigli d'igiene e di salubrità dei dipartimenti ; 

3.^ Epidemie, endemie, malattie contagiose ; 

4.^ Salubrità, polizia sanitaria; 

5.^ Igiene professionale e industriale ; 

6P Derrate alimentarì e bevande ; 

7.^ Esercizio della medicina e della farmacia ; 

8.^ Acque minerali. 

Solla Terapia della Difterite ; per il dott. a. Bottari , opuscolo di 14 pagine. 

Catania 1881. — Nulla di nuovo. 

n progetto di legge sul lavoro delle donne e dei fanoialli in rapporto all'inda- 

itria SOlfifera; pel dott. alfonso Giordano.— {Gazz.di mcd,pubbl,, 1881, Napoli).— 
I paesi più industri e civili hanno tutti intesa la necessità di garantire la salute delle po- 
. polazioni senza nuocere al progresso delle industrie, conciliando possibilmente la suprema 
legge dell'igiene con quella dell'utile e del tornaconto. E però essi hanno emanato delle 
apposite leggi sul lavoro nelle fabbriche, dove specialmente vengono prescritte limitazioni 
di tempo e di modo al lavoro dei fanciulli e delle donne. Anche il nostro Governo, 
spiato dalle molte e molte istanze, ha finalmente formulato un apposito schema di legge 
inteso a regolare il lavoro industriale iu Italia. 

Vi sarebbero senza dubbio molte osservazioni a fare su questo progetto di legge, che 
nel voler riformare Arti abusi non dispiega molta determinazione e sicurezza. D'altronde 
tali osservazioni possono e devono variare a seconda del caso pratico; bisognerebbe che 

7 



— 94 — 

la climatologia del nostro paese. Sebbene non si abbia riguardo che alla parte fisica del 
l'argomento, sarà libero ai concorrenti di accrescere il pregio delle opere loro col cosa 
prendere nella trattazione anche le applicazioni all'agricoltura e alla salute pubblica. — 
Tempo utile per concorrere , fino alle 4 pom, del /° giugno iSSj, — Premio L. i2oa 

Tema per l'anno 1882. — Fondazione Secco Comneno — Considerazioni e proposUe 
circa i soccorsi che gli Istituti di pubblica beneficenza sogliono prestare a domicilio. — ■ 
Tempo utile per concorrerei fino alle 4 pom, del 28 febbrajo 1882. — Premio L. 864. 

Tema per l'anno 1882. — Fondazione Gagnola (Straordinario). — Dimostrare eoe 
esperienze se la materia generatrice dell' idrofobia sia un principio virulento (velenoso) 
o un germe organizzato (lissico). — Tempo utile per concorrere^ fino alle 4 pom, del té, 
febbrajo 1882. — Premio L. 6000. 

Concorso per l'anno 1882. — Fondazione Brambilla — Può aspirare a qnest« 
premio chi abbia inventato o introdotto in Lombardia qualche nuova macchina o qual- 
siasi processo industriale o altro miglioramento, da cui la popolazione ottenga un van 
taggio reale e provato. — Tempo utik per concorrere, fino alle 4 pom, del i^ maggio i8$a 
— Il premio sarà proporzionato all' importanza dei titoli che si presenteranno al concorsG 
e potrà raggiungere, in caso di merito eccezionale, la somma di L. 4000. 

Tema per l'anno 1882. — Fondazione Fossati — Rischiarare con nuove indagin 
l'eziologia del cretinismo e della idiozia. — Tempo utile per concorrere, fino aUi 4 p» 
meridiane del 31 maggio 1882. — Premio L. 2000. 

XontunentO a Gfiovaxml Folli. — L'n settembre dell'anno decorso nella piccola tem 
di Oggebbio sul Lago Maggiore, fu solennemente inaugurata una lapide commemoratifa 
con effigie in onore del compianto prof. Giovanni Polli. Erano presenti i rappresentasti 
di corpi scientifici, la famiglia Polli, molti invitati ed all' infuori dei vecchi e degli am- 
malati, tutti i terrieri di Oggebbio erano raccolti sulla Piazza Maggiore. 

Il dott Giuseppe Micotti fece l'elogio scientifico dell' illustre professore ; il dott. Zucchi, 
rappresentante della Società Italiana d' Igiene e di altre Società tenne un breve e commo* 
▼entissimo discorso; disse pure parole accentuate di affetto e di ammirazione il professoit 
Fazio di Napoli, ed a nome del Sindaco l'avvocato Giovanni Micotti descrisse a vivi oo< 
lori la vita privata del Polli e le sue benemerenze verso il suo prediletto Oggebbio, oh 
trasse origine la sua famiglia. 

La mesta cerimonia fu chiusa con una visita alla chiesuola della Villa Solitudine, d 
proprietà del defunto, ove era stata deposta sull'altare in mezzo a freschissimi fiorì l'umi 
contenente le ceneri dell' insigne scienziato, del vero filantropo, dell' esemplare cittadino. 



2 
CI 

3' 



— 95 — 



LIBRI NUOVI 



Intono ai meni per impedire la propagazione del vajnolo, del dott. e. D'Arpb ; 

ktten-oposc., Napoli, i88i. — Sotto forma di lettera indirizzata al dott. De-Pietra Santa, 
FAntore ribatte le parole del dott. Boens sulla inutilità della vaccinazione e 1' esclusiva 
importanza profilattica dell' igiene pi'eventivn, dal dott. Boens medesimo appiccicate a guisa 
di coda alla relazione di un caso in cui appunto la toga igienica del dott. Boens avrebbe 
scoogìiirato il perìcolo di un'epidemia di vajuolo. Si il dott. Boens, senza aspettare il ver- 
detto delle generazioni mediche avvenire, potrebbe accontentarsi del verdetto odierno di 
Pasteur e suoi discepoli. 

Cootribntion à la géographie medicale, del dott. F. Ekluxd ; opusc. di 46 pag., Stoc* 

colma, 1881. — Sotto questo titolo pomposo non si trova altro che una minuziosa de- 
.f- scrizione della nuova caserma delle reclute di Skeppsholq^i considerata dal punto di vista 
igienico. Se essa presenta qualche vantaggio sulla vecchia caserma di legno di Castelholm, 
p. es. una fognatura più accurata, una maggiore ampiezza di locali, tuttavia essa lascia 
Bolto a desiderare dal punto di vista della ventilazione : cosi ogni marinajo ha appena 
IO m. e. d'aria e 3 m. di suolo, mentre al rinnovamento dell'aria non v'ha apparecchio che 
J piOTveda — di notte bisognerà aprir le finestre. Contrariamente a ToUet, l'Autore am- 
nette là superiorità dei piani superiori al pian terreno, perchè meno umidi e non infet- 
tati dalle esalazioni del sottosuolo. In generale le camere a pian terreno in Isvezia sono 
Bolto insalubri appunto per le correnti d'aria che sorgono dal suolo, che vanno a costituire il 
sf fi 7o dell'atmosfera loro ; mentre al primo piano non ve n'ha più del 2 ^/q, e al secondo 
piano appena se ne trova traccia. Ora, il suolo stesso contiene i germi di parecchie ma- 
iittie infettive, i quali possono venir trascinati nell'ambiente abitato dalle dette correnti, e 
^nindi ingenerare malattie diverse, ileotifo , febbre intermittente , scarlattina, morbillo, 
tisi, ecc. 

Se in questo opuscolo vi ha qualche cosa degno di menzione, è l'eziologia delle dette 
malattie speciali alle caserme. Eklund sostiene l' innocenza relativa delle condizioni tellu- 
ricbe dell' acqua potabile nella produzione dell' ileotifo , mentre trova nell' aria viziata dei 
dormitori di caserma una forte causa disponente ad accogliere i germi tifosi. Eklund 
avrebbe trovato i microbi della scarlattina (Piax scindens)^ del morbillo (Torula morbil" 
ìorum, a macrococchi), della febbre intermittente {Limnophysalis hy alina, mentre il Bacillus 
wialaria d'origine italiana, e VOscillaria malaria d'orìgine francese sarebbero due im- 
prudenti usurpatori), della tisi (Aficrocoecus phiisis irritans). Immaginarsi tutti questi 
germi diffusi nell'aria, adesi alle muraglie, seminati nel suolo : qual meraviglia se l'uomo 
non può arrivare al mezzo secolo d'età, se anche i guerrieri diventano fiacchi ed impo- 
tenti ai loro colpi ripetuti ? — Nulladimeno è assai probabile che la lamentata degenera- 
zione de' soldati dipenda non solamente dalla poca ventilazione delle caserme e dalla 
guerra degli schizomiceti , ma anche dipende dall' uso ed abuso degli spiritosi , dalla 
perversa abitudine del masticar tabacco, dalle gravi abitudini e dall'immoralità. Queste 
cause sarebbero assai diffuse nella Svezia, specialmente la tabaccofagia, al punto che da 
certi calcoli di Eklund risulterebbe che taluni arrivano ad inghiottire fino a duecentodue 
grammi di nicotina all'annoi 



- 96- 

Asialnissement de Paris, di A. Durand-Claye ; opusc. di pag. 79 in 8°, Saint-Gennai. 
1881. — L'anno scorso i giornali si sono occupati a lungo di una questione, alla qua 
restò poi il nome singolare di questione degli odori di Parigi: l'emozione fu assai vi-' 
nel pubblico, il quale temette di restar avvelenato da certi effluvi pestilenziali che in mo< 
straordinariamente intenso si erano riversati sulla gran metropoli. Il governo medesimo d 
vette occuparsene, e nominò una Commissione in seno ai Comitati Consultivi d'igiei 
pubblica e d'arti e mestieri, perchè studiasse le cause e suggerisse i rimedi a tale sconci 
Partttriet mons et nascetur con quel che segue: solo dopo parecchi mesi si potè eoo 
scere il rapporto della Commissione, il quale, indagate le cause anche troppo note ed ei 
denti degli odori, si limitava a proporre delle misure palliative capaci di pronta a 
plicazione, ma di risultato appena mediocre ; tali insomma che mantenendo lo stato attaa 
delle cause, valesse appena a modificarne gli effetti tanto da non offendere più cosi vi 
lanamente T olfatto. La Commissione si dichiara partigiana del sistema delle botti e d 
pozzi neri attualmente in uso, solo raccomanda la frequente ed attenta sorveglianza del 
fosse, la rigorosa applicazione delle comuni prescrizioni amministrative per riguardo al lor 
espurgo, e destinazione ulteriore delle materie escrementizie e di rifiuto. 

Destò la meraviglia di tutti che dopo tanto tempo la Commissione speciale uo 
trovasse nulla di meglio da suggerire che degli espedienti notoriamente insufficient 
e per di più di difficile esecuzione. Le fosse fisse o mobili nelle case, lo spurgo nell 
strade, il maneggio di tante sozzure in aperta campagna saranno sempre focolaj di ems 
nazioni fetide, e ciò che è peggio morbigene; per quanto si tenti di circondarli d'ogc 
misura precauzionale, non si riuscirà a sopprimerli: mentre vi ha un mezzo radicale pe 
liberarsene, quello di mandar tutto nelle fogne (tout a t égout). Tale è il tema che i 
questo prezioso opuscolo viene svolto con molta cognizione dall'ing. Durand>CIaye, e set 
bene ei ne parli per la sola città di Parigi, si può dire che, mutatis muiandis^ la qac 
stione vi è trattata nel suo significato più generale, e sotto i suoi più importanti aspett 
r igienico e \ economico. Tutto alle fogne è il sistema propugnato oggidì strenuamcnl 
dagli igienisti ; è il sistema già da tempo parzialmente in uso da noi, a Valenza, a Edin 
bnrgo, e recentemente adottato da numerose città inglesi e tedesche. Esatte statistici 
hanno messo fuor di dubbio che ovunque tale sistema fu generalmente accettato, la mo 
talità generale è notevolmente scemata, e sopratutto è scemata la frequenza e la mortali 
delle febbri tifoidi. Con tutta ragione quindi Durand-Claye, in nome anche degli ingegnc 
del servizio municipale di Parigi, presenta energiche e precise osservazioni contro le a 
serzioni della Commissione governativa ; e dimostra che il sistema non solo suscettibile 
rapida e larga applicazione, ma anche capace di dare un miglioramento immediato* e n 
tevole nelle condizioni igieniche della città, si riassume in questi termini : evacuazione ii 
mediata, per mezzo dell'acqua, di tutte le materie di rifiuto fuori dell'abitazione; traspoi 
rapido e continuo nella massa delle acque di fogna ; filtrazione e purificazione di que 
per mezzo del terreno, come già si fa a Gennevilliers. Allora vengono soppresse le fos: 
i tubi di sfogo dei gaz, l'espurgo, gli stabilimenti che lavorano le materie fecali — osj 
vengono necessariamente tolti tutti i focolaj che oltre ad appestare l'aria minacciano 
salute dei cittadini. 

Non possiamo analizzare minutamente il lavoro di Durand-Claye , egli coi num« 
alla mano convince dell' entità del nemico che noi ci teniamo in .. casa col vecchio 
stema delle fosse : vi contrappone l' innocuità non solo delle fogne impermeabili ai liqu 



- 99 — 

. line riposi. Motto affine alln francese 



[irodamaU Ci>irrkaje del 1874. T.: 


i Sviiier.1 sin da 


pei vati C.iiil'ini 1: per determinate 


indurrle:. La >.(■ 


ohi: ai lavori, e iiitcri1i;?>L- 1' opera 


notturna a cìii : 


IVtà di am,t,i,«ìon.; ;■ di 10 anni coi 


mpiuti, dai 10 : 


r.,... ..i liinila.oaor. 47, con'/. 


ora di lipris-.: ": 


urno ì: non massiurc .li 12 ori-, coti 


1 due rip'.*i •■; . 


> L-stiro e quelli) ilcgli adulti in ani< 


one alle d-^t.:.-: e 


-.ma legge •lei 1S73 in cui l'età di a 


mmiui'jite r f.v:.:'. 


1 f.-aò oltreiiasKire , pei riasclii fino 


ui 13 a„:.i, V :■■ 


giorno; [.ti majchi dai 13 ai iS ani 


id, e per ;■ -■■ 


rno. S' iiilerdice 1' opera notlurna ai 


i maschi f.:.-^ i : 



, [(Ut troppo, non pensò che tardi n coniini''! -r: 
;|.ii:lt n ciò fare, die aiiyi pireeeliie disgrafie t::t 
jv.Tiio delle rifOLise inciiieste, hanno f»l!o e.-. ■ 
elle fin dal 1S75 il ministro l'inali prese n'.u.: .-. \ 
dicendo che :z-i dei fjiiiiiilìi era /atlv une ■->-...■ 
ce niente. Ci volle ancora un'altra incili e ita '. ■j--l.; 
^>tl.^<> d'agricoltura, industria e commercia ]>tr if^. 
ulliva ]jer gli istituti di ]>revidenza e \^:\ '.li:—. 
ora si el>l>e in mano una ricchissima su p;''.^ -'.■.. - - 
da questa il K. Ministero fu in grado di g i<''J»'-^ 
e ilelli .Sicilia vengono specialmeijte ny^^u^r,- 
aliti che dall'esempio e ilalle |>aTc>1e ii^i. »va:. 
. ed al villo ; 

irto del minerale a sptlti dall' intem» idi t«KK 1 
ulli e le donne, e li derorma ; 

a siETalto lavoro £lì iateirogat! (ODb ^«mÌ mh $■■■ 
e del lavoro per leege tatebbe yt»**^ fm Im. Jù— 

addentro nelle uiigolc reluioni, 
r i ragazzi dì trovaiii 'lenlra^ 
} quale pouibili 

I nel più fatìcoM del 

a un figlio in tA « 

i una data 




- 98 — 

per ogni genere di industrie contemplato sorgesse un individuo competente a propugnarTe- 
L'esempio del dott. Giordano è degno di ogni encomio, e meriterebbe di venire seguito* 
Né il suo lavoro h di così piccola portata come si crederebbe, perchè non solo considera 
il progetto di legge rispetto all'industria solfìfera di Lercara , sua patria , ma si può dire 
di tutta la Sicilia, e in buona parte delle cave e miniere in genere. Vale quindi la pena 
di esaminarlo un po' diffusamente. 

Per poter dare un giudizio il meno inesatto possibile sul merito del progetto ministe- 
riale intomo alla legge sul lavoro delle donne e dei fanciulli, è mestieri anzitutto esporre 
le condizioni peculiari in cui versa l'industria solfìfera nelle attinenze col progetto in 
esame, coll'età e sesso dei lavoranti. Non vale il nasconderlo, queste condizioni sono in- 
compatibili coi progressi della civiltà. Di vero , ragazzi di tenera età, al disotto dei 9 anni, 
cominciano ad essere sottoposti al penoso ed improbo lavoro sotterraneo, circondati da innu- 
merevoli pericoli nascenti e dalla natura del lavoro e dalla loro inesperienza. Vedete questi 
miseri bambini, non escluse le fanciulle, laceri e quasi nudi, abbandonati per una specie 
di tratta ad un feroce ed ingordo picconiere, trascinarsi su per l'erte ed interminabili scale 
delle miniere, curvi ed ansanti sotto 1' enorme peso dai 40 ai 50 chilogrammi in mezzo 
ad un'atmosfera or fredda or calda, sempre viziata e corrotta. Vedeteli per 8 o io ore al 
giorno logorarsi sotto questa nuova specie di tortura, sanguinoso affronto alla dignità 
umana, ed alle leggi ineluttabili della natura , che vuole riservate le fatiche agli esseri 
arrivati nel pieno sviluppo delle proprie forze. Non parliamo poi della vita a cui son 
dannati per il resto del di tra le pareti della miserabile capanna paterna. E se dalle os- 
servazioni economico-sociali passiamo ad esaminare lo stato fìsico degli individui assog- 
gettati a cosi precoci e gravi fatiche , a bella prima ci si pareranno innanzi tali imper- 
fezioni permanenti da' potersi considerare come l' impronta caratteristica del mestiere , ed 
un marchio indelebile, muto ma eloquentissimo testimonio della degradata umana perso* 
nalità. Non sono vane chiacchiere sentimentali ; molte autorità competentissime hanno già. 
pensato e scritto lo stesso; basti interrogare le statistiche militari. La classe del 1860 nei 
diversi mandamenti dei circondar! di Termini-Imerese, Caltanisetta e Girgenti comprendeva 
la cifra di 837 zolfatai; orbene su quel numero ne vennero riformati 235 (più di un. 
quarto) per mancanza di statura, e 30 per gibbosità. 

Abbiam detto che le altre nazioni già da tempo possiedono leggi speciali sul lavoro 
delle donne e dei fanciulli. Prima a rivolgere l'attenzione a questi provvedimenti fu l'In- 
ghilterra , la quale entrò coraggiosamente fìn nei più piccoli dettagli , provvedendo alla 
salute, alla sicurezza dei lavoranti, al tempo ed alle ore dei pasti, ai giorni festivi, all'edu- 
cazione dei fanciulli , ai certificati d'idoneità , ecc. Gli adolescenti e le donne ebbero il 
lavoro limitato tra 10 e 12 1/2 ore, eccettochè al sabato è di 7 1/3. Più energiche sono 
le leggi in Germania: l'età di ammissione pei fanciulli è di 12 anni; dai 12 ai 14 anni 
il lavoro non deve eccedere 6 ore al giorno; chi ha più di 14 e meno di 16 anni può la* 
vorare io ore al giorno ; il lavoro delle donne nei sotterranei, quello notturno, nelle dome- 
niche e nei giorni festivi non è permesso. In Ungheria vi è una legge del 1872 , che 
fissa l'età di ammissione ai io anni, e la durata del lavoro a io ore. In Francia non 
andò in vigore alcuna legge fuorché nel 1874, nella quale l'età di ammissione è stata 
fissata a 12 anni, con una eccezione a favore di 12 industrie, dove i fanciulli possono 
essere ammessi anche a io anni. Però per essere ammessi ad un lavoro regolare che non 
sia quello dell'apprendista, debbono i fanciulli aver ricevuto una sufficiente istruzione ele- 
mentare. Le ore di lavoro sono, da 10 a 12 anni, di 6 ore, dirise con due riposi , e da 



101 

Tali sono le osservazioni che il dott. Giordano trova di fare al progetto di legge mi- 
ìsierule ; noi le abbiamo riferite, bene spesso colle medesime sue parole ; le quali diven- 
p3o tinto piò autorevoli, l'Autore essendo proprietario di solfare : la scienza e la carità 
icxso il prossimo hanno fatto tacere ogni altra voce di particolari interessi. 

Del resto quest' importantissimo tema del lavoro delle donne e dei fanciulli venne trat- 
tilo nella Riunione degli Igienisti italiani in Milano ; negli Atti che stanno per pubbli- 
L onì^ il lettore potrà vedere la relazione che ne venne fatta, e la discussione che ne se< 
fDfa, Un cenno trovasene già nei fascicoli precedenti (n.° 9 e io 1881). 

U OBI malattia dell'infanzia probabilmente non trattata dai patolo£;i; pel dottor 

A. Riga, opuscolo di 1 1 pagine. — Napoli, 1 88 1 . — Il dott. Riga avrebbe osservato 
speciale malattia dei bambini lattanti, la cui descrizione non si trova nemmeno sui 
tattaù dei morbi infantili. Egli la battezza glossofrenulite membranosa, e consiste, come 
k dice il nome, nell'apparizione di una membrana perlacea sotto la lingua, tra l'apice di 
^iBti e il frenulo, della grandezza di una lenticchia, diffìcile a distaccarsi, e sempre li- 
ai punto suddetto. Il quadro clinico però non è chiaro altrettanto, sebbene i bam- 
Vai direntino a poco a poco cachettici al punto da morirne. Sintomo quasi costante è 
hdiarrea. La durata della malattia, può essere di più mesi. L'Autore si diffonde a stabilirne 
i criteri differenziali dalla difterite, dalla stomatite cruposa e pseudo-membranosa. A noi 
k glosso frennlite sembra un fenomeno di poca importanza del genere delle lisse nella 
Bbbia, delle vescichette sottolinguali nella tosse ferina (se mai ne sia vera l'esistenza). 

Scucca e le Terme Selinnntine; del dott. G. Licata. — Sciacca, 1881. — A ren- 
èie più interessante il proprio lavoro, il dott. Licata stimò bene di premettere alle solite 
CBDsìderazioni sulle virtù curative delle terme solforose una breve storia della città di Sciacca 

dd caii disgraziati di questo avanzo cartaginese. E certo una fortuna per il paese di 
ere cosi ricche sorgenti solforose ; ma non siamo d'avviso che esse abbiano a tornare 
pesto all'antica fama se i Sciacchesi aspettano la manna dal Governo. 

La Stabilimento delle Acque Albule presso Tivoli; dell' ing. G. Sacheri. ^ To- 
no, 1S81. — « Era naturale che la Roma degli Italiani, ricercando la storica grandezza dei 

• padri, spiegasse per intimo istinto, confortato dalla ragione e dalla scienza, le sue industri 

• ncercbe su quella campagna, abbandonata da secoli, che fu un giorno il giardino del Lazio. 
« E le Albule, che storici e poeti narrarono al mondo come Acque espiatrici e sa- 

*HiberTÌme, le Albule, uniche terre dell'antica Roma, illustrate dalla sapienza Galenica e 
■òdle memorabili guarigioni di imperatori romani, tornassero al prisco splendore per la 
^MÌmie a Roma rinnovata. 

< Un voto unanime degli attuali e più illustri cultori della Medicina fra noi , con- 
" ftoDgendo l'antica alla sapienza nuova, fu sprone al grandioso e vasto stabilimento che 

• ima Società benemerita va oggi nuovamente erigendo in onore di queste fonti invidiate *. 
Cosi l'illustre clinico Baccelli, l'attuale Ministro^ scriveva il 15 aprile 1880 come 

fce&zione alla guida delle Acque Albule del dott. Quagliotti. 

Oggi il grandioso stabilimento si può dire compiuto , e tanto ò già in onore presso 

i Romani per la sperimentata portentosa efficacia di sue acque , che gli antichi appella- 

nio Santìssime, tanta ne è l'aflluenza dei bagnanti che nel corrente anno a tutto agosto 



— zoo 

pubblica preoccuparono la mente del Ministero i falsi allarmi degli industriali, e lo 
dante vocio dei proseliti del laisser faire, laisser passer », 

Limitandosi al proprio argomento, in riguardo air industria solfifera , l'Autore 
quanto mai necessario che fosse elevato il limite dell'età di ammissione al lavoro. M'd" 
l'età impubere, né lo scheletro, né i visceri sono sufHcientemente sviluppati si da poter 
rispondere alle fatiche richieste; in quell'epoca non è senza pericolo il porre in qualsiasi 
modo un inceppamento al vigoroso lavorio del ricambio materiale. L'Autore invoca die 
l'età di ammissione al lavoro esterno sia elevata per lo meno ad li anni, e a 14 quella 
al lavoro sotterraneo; più che l'orario giornaliero al di sotto degli anni 12 non ecceda le 
otto ore, con due intervalli di riposo , di un'ora ciascuno ; e pei fanciulli dagli anni 12 
ai 1 5 non sia superiore alle 1 2 ore , con due riposi di almeno un'ora per uno. Quanto 
ai lavori notturni e delle domeniche devono essere assolutamente vietati ai ragazzi minori 
di iS' anni. 

La disposizione del progetto in riguardo alle donne è affatto manchevole ; invero si 
limita a proibir loro il lavoro nelle miniere e cave nelle prime due settimane di puerperio^ 
Occorre invece proibire addirittura il lavoro sotterraneo, quello delle feste, quello nottnnio 
o fatto in comune coli' uomo; e bisogna altresì allargare il divieto ad un mese prima e ad 
un mese dopo il parto, tanto nell' interesse della donna, quanto nell' interesse del bambino* 
incapace a far valere i propri diritti e bisognoso delle più assidue cure materne. 

Ma altre più gravi lacune sono da segnalarsi nel progetto di legge in riguardo al- 
l' assistenza igienico-sanitaria. 

Chi conosce le solfare siciliane e le condizioni sanitarie deplorevolissime nelle quali 
fin da mezzo secolo addietro versano gli operai, che vi stentano duramente la vita, non 
può esser dubbioso nel giudicare suU' imperioso bisogno che per disposizione legislativa 
si ottenga quanto la scienza e l'umanità hanno inutilmente invocato, e cioè che i con- 
duttori delle miniere siano obbligati a tenere medici stabili, collocando sotto la loro di- 
rezione e presso le miniere i materiali di soccorso occorrenti negli infortuni che tanto di 
frequente vi si deplorano. Ai medici sarebbe affidato l'ufficio di prevenire e curare le ma- 
lattie e gli accidenti incontrati nelle solfare, constatando prima dell'ammissione al lavoro 
lo stato di salute e l' idoneità al medesimo particolarmente dei fanciulli e delle donne. Né 
meno importante e necessario é l'incarico di verificare la salubrità e sicurezza dei lavori, 
che possono divenir per varie ragioni fonti di pericolo; ed allora potranno suggerire le 
norme opportune, d'accordo coli' ingegnere direttore, onde sottrarre l'operajo ai pericoli che 
lo minacciano. • 

11 progetto non contiene nessuna disposizione intorno alla fraUa dei fanciulli, alle 
sevizie ed ai maltrattamenti sofferti per opera dei picconieri, né molto meno garanzie per 
gli scarsi e mal retribuiti salari e pei pagamenti in viveri oramai adottati in quasi tutte le 
miniere — e sarebbe contrario ad ogni principio di moralità e giustizia non contemplarle. 

Di più è conforme alla logica delle cose che nella legge venga introdotta qualche 
disposi/ione per far valere contro i conduttori delle solfare, eventualmente responsabili, 
l'azione di risarcimento che possa competere all'operajo ed alla famiglia. 

In quanto ai provvedimenti atti ad assicurare 1* esecuzione della legge, sarebbe desi- 
derabile che invece degli ingegneri del distretto minerario ne fossero incaricati ispettori 
speciali, retribuiti dallo Stato, che possano sorvegliare altri rami della polizia medica, e 
che abbiano autorità di prescrivere norme conducenti al benessere degli operai, e di farle 
prontamente eseguire. 



— I03 — 

senti isttluzioni non sono per niente impossibili ; e noi confidiamo che non larderanno ad 
essere introdotti. Il Presidente del Comitato Scolastico di Londra riferisce, che mentre nel 
XS69 si ebbero 10,314 delinquenti giovini (al disotto dei 16 anni), nel 1879 dopo l'ado- 
xioDe dell* Industriai SchooU Ad ( legge sulle scuole industriali ), e del Reformatory Act 
(legge sui riformatori), non se n'avevano più che 6810, ossia il 25 ^/^ meno. Negli otto 
aiuii 1S71-79 vennero condannati al carcere 65,384 giovani al disotto dei 16 anni; non 
è vero che se fossero stati mandati nelle scuole e nei riformatori, la maggior parte di 
esii sarebbe ora tornata sulla retta via ? 

a.° La Ugge dei poveri {Poor Laws). — In questa lettura il Reverendo A. O' Connor 
studia Torigine della Poor Laws, di questa vasta azienda del patrimonio dei poveri , ca- 
ratteristica dell'Inghilterra, e che non c'è in alcun altro paese. Movendo fin dalla invasione 
dei Normanni, la storia dimostra che i conquistatori si sono stabiliti nel paese per vivere, 
come è la regola, alle spalle degli aborigeni ; soppiantati questi, la proprietà territoriale 
ptssò tutta nelle mani di quelli ; e per guisa di compenso , il pauperismo che ne seguiva 
ebbe la Poor Laws. Questa è dunque la conseguenza di una transazione tra il feudalismo e 
lo stato civile ; ossia dello speciale modo di distribuzione della proprietà, modo che esiste 
tuttavia nella sola Inghilterra : in Francia sparve colla rivoluzione. In Inghilterra il popolo 
aon ebbe più ad occuparsi che d'industria e commercio, di guerre, a vantaggio dei pro- 
prietari — e in contraccambio si ebbe da questi una legge sui liquori , che arricchisce 
rerarìo, e la Poor Laws ai cui gravami essi contribuiscono solo nominalmente ! £ che 
tale sia l'origine della Poor Laws è indicato anche dalle primitive disposizioni della me- 
desima, sul principio del secolo 17.^ come esamina accuratamente O' Connor. La si di- 
lebbe l'espressione di un rimorso sociale; ma essa riesce a tutt'altro che a raggiungere 
b scopo di soccorrere i veri bisognosi. £lssa ha tutti i difetti della carità officiale, falsa 
k1 suo principio (che lo Stato non deve ingerirsi di carità, ed obbligare la gente ope- 
rosa a mantenere i lazzaroni^ ruinosa nelle conseguenze (che fa del povero il figlio favo- 
rito dello Stato). Tutti seguono con occhio vigilante gli effetti della Poor Laws: un vero 
esercito di officiali sanitari, di medici, di infermieri, di cappellani è addetto a tal servizio, 
tutte le risorse della scienza sono invocate per il sollievo delle sofferenze dei poveri. 
Talché moriranno gli operai a ventine senz'alcun conforto, ma se un medico o un cappel- 
lano negligessero un minimo punto della legge , un grido d' indignazione risuonerebbe 
dalFun capo all'altro del paese. Nessuna casa d'operai conosce gli agi che sono introdotti 
negli asili dei poveri {workhoues^^ nessun figlio d'operaio riceve qucll' educazione che lo 
Stato dà invece ai figli degli scialacquatori e beoni, i quali sanno benissimo che la loro 
prole non mancherà di nulla. Ora se la carila e una bella cosa, specialmente se soccorre 
li non colpevoli, non e giusto invece che ne sia lo Stato medesimo il dispensiere, perchè 
l'atto di sommissione che se ne esige non può non essere nocivo alla coscienza pubblica ; 
né lo Stato può imporre a chi lavora e vive stentamente di mantenere gli oziosi e i 
Tiziosi, i quali aumentano in proporzione dell'aumento delia carità pubblica : non è la ca- 
nta che si deve distribuire, ma il mezzo di rendere ciascuno abile a vivere da se. In virtù 
di alcune disposizioni della legge in discorso precede altresì che si rallentino i vincoli della 
famiglia, comechè^ appaja più facile il sostentamento di questa quando manchi il capo; 
p^gio quando era stato destinato ai figli illegittimi un maggior sussidio che ai legittimi. 
A coloro che trovano tale stato di cose necessario sebben difettoso, O' Connor risponde 
che realmente la Poor Laws ha ragione di essere nella Land law (legge sulla proprietà 
fondiaria). Occorrerebbe anzitutto inslillarc una maggior previdenza nelle classi laboriose'} 



102 

si erano già fatti N, 44,048 bagni, oltre le cure di doccie , di inalazioni , di nebulizi 
zione, ecc. 

Ma queste acque preziosissime e che sgorgano in tanta copia che nessuna altra S4 
gente minerale in Europa tampoco vi si avvicina ( litri 5000 per secondo), a motivo d< 
r ignoranza e dell'abbandono per tanti secoli, sono ancora poco conosciute fuori del t 
ritorio romano, eccetto che dagli scienziati , e spetta ad essi e specialmente agli Italis 
a farne rilevare i pregi eminentissimi a vantaggio della medicina e dell'igiene. 

L'Associazione Medica Italiana nel nono Congresso generale tenuto nello scorso an 
in Genova, si fece parimente un dovere d'occuparsi di queste acque ritornate in onore 
decretava ad esse la grande medaglia d'argento (primo premio accordato alle acque t 
nerali), e giudicava le Acque Albule le più pregevoli fra tutte le acque solforose ; qu 
tunque non mancavano all'Esposizione i campioni delle più rinomate acque solfor 
d' Italia. 

L'attuale opuscolo dell' ing. Sacheri, corredato di opportune incisioni , è destinate 
darne un'esatta idea descrittiva. Ne abbiamo veduto il modello in rilievo alla testé chfi 
Esposizione Nazionale. 

Transactions of the Manohester statisUcal Society {Atti della Società Statistica 

Manchester, 1881). — La Società Statistica di Manchester ha per iscopo di raccogli! 
i fatti illustrativi della condizione della Società e di discutere oggetti di economia sodi 
politica, esclusi totalmente i partiti politici. La presente pubblicazione ci fa conoscere 
statuto della Società, e insieme gli atti della 4S.* sessione, tenuta l'ottobre 1880, a 
quale furono lette parecchie relazioni di non poca importanza. Tali — il sistema de 
male applicato alla coniazione delle monete, ai pesi, alle misure — le finanze indiane 
la recente legislazione sulle casse di risparmio, ecc. Di due poi vogliamo fare speci 
menzione : 

i.^ Trattamento dei giovini delinquenti. — T. Dickins stigmatizza il sistema attu 
di giurisprudenza criminale, il quale, in un modo stranamente diverso dalla legge dvi 
fa già risponsabile l' individuo appena giunto all'età di sette anni. Protesta quindi con 
r imprigionamento di giovini delinquenti, i quali non sono tanto responsabili del m 
fatto, quanto i parenti e la Società che li hanno trascurati. Nessuno certo obietterà e 
entro certi limiti, Dickins non abbia ragione ; ma la prima difficoltà che s' incontrerei 
nel voler modificare la legge , sarebbe quella di fissare l'età a cui si può ritenere l'ii 
viduo come adulto, definitivamente risponsabile ? Fino ai 1 2 anni tutti sono d'accordo ; 
Dickins vuole estenderla ai 16 anni. Per un sentimento di compassione alla gioventù 
viata, e per una speranza che il ravvedimento sia possibile, il provvedimento sarebbe r* 
mente necessario : la compagnia dei delinquenti adulti è ben fatta per pervertire defii 
vamente l'anima dei giovani ; e se quelli , come incorreggibili, vanno separati per f< 
dalla necessità, questi vanno prima trattati con altri mezzi di correzione : la prigioni 
l'ultima risorsa della legge, e non va applicata se non quando falliscono gli altri m< 
Per i giovini il principale trattamento deve consistere nell'istruzione e nell'educazio 
nell'insegnamento di giusti principi religiosi e morali, nell'incoraggiamento al lavor 
alla persuasione della superiorità della vita onesta e indipendente. A ciò devono ser 
i Riformatori e le Scuole industriali , i quali , dove vennero applicati , hanno da 
migliori risultati : non si tratta dunque che di generalizzare un sistema cosi proficuo 
la gioventù delincjuente e per la Società. Le modificazioni necessarie a tal uopo nelle ; 



— 103 — 

senti istituzioni non sono per niente impossibili ; e .noi confidiamo che non tarderanno ad 
essere introdotti. Il Presidente del Comitato Scolastico di Londra riferisce, che mentre nel 
1S69 si ebbero 10,314 delinquenti giovini (al disotto dei 16 anni), nel 1879 dopo l'ado- 
zione dell' Industriai Schools Ad ( legge sulle scuole industriali ), e del Reformatory Ad 
(legge sui riformatori), non se n'avevano più che 6810, ossia il 25 ^/^ meno. Negli otto 
anni 1871-79 vennero condannati al carcere 65,384 giovani al disotto dei 16 anni; non 
è rero che se fossero stati mandati nelle scuole e nei riformatori, la maggior parte di 
essi sarebbe ora tornata sulla retta via ? 

%^ La Ugge dei poveri {Poor Laws), — In questa lettura il Reverendo A. O' Conno r 
studia l'origine della Poor Laws, di questa vasta azienda del patrimonio dei poveri , ca- 
ratteristica dell' Inghilterra, e che non c'è in alcun altro paese. Movendo fm dalla invasione 
dei Normanni, la storia dimostra che i conquistatori si sono stabiliti nel paese per vivere, 
come è la regola, alle spalle degli aborigeni ; soppiantati questi, la proprietà territoriale 
passò tutta nelle mani di quelli ; e per guisa di compenso , il pauperismo che ne seguiva 
ebbe la Poor Laws, Questa è dunque la conseguenza di una transazione tra il feudalismo e 
lo stato civile ; ossia dello speciale modo di distribuzione della proprietà, modo che esiste 
tuttavia nella sola Inghilterra : in Francia sparve colla rivoluzione. In Inghilterra il popolo 
non ebbe più ad occuparsi che d' industria e commercio, di guerre, a vantaggio dei pro- 
prietari — e in contraccambio si ebbe da questi una legge sui liquori , che arricchisce 
l'erario, e la Poor Laws ai cui gravami essi contribuiscono solo nominalmente 1 E che 
tale sia l'origine della Poor Laws h indicato anche dalle primitive disposizioni della me- 
desima, sul principio del secolo 17.^ come esamina accuratamente O' Connor. La si di- 
rebbe l'espressione di un rimorso sociale; ma essa riesce a tutt'altro che a raggiungere 
lo scopo di soccorrere i veri bisognosi. £lssa ha tutti i difetti della carità offìcialci falsa 
nel suo principio (che lo Stato non deve ingerirsi di carità, ed obbligare la gente ope- 
rosa a mantenere i lazzaroni \ ruinosa nelle conseguenze (che fa del povero il figlio favo- 
rito dello Stato). Tutti seguono con occhio vigilante gli effetti della Poor Laws: un vero 
esercito di officiali sanitari, di medici, di infermieri, di cappellani è addetto a tal servizio, 
tutte le risorse della scienza sono invocate per il sollievo delle sofferenze dei poveri. 
Talché moriranno gli operai a ventine senz'alcun conforto, ma se un medico o un cappel- 
lano negligessero un minimo punto della legge , un grido d' indignazione risuonerebbe 
dall'un capo all'altro del paese. Nessuna casa d'operai conosce gli agi che sono introdotti 
negli asili dei poveri {workhoues^^ nessun figlio d'operaio riceve quell' educazione che lo 
Stato dà invece ai figli degli scialacquatori e beoni, i quali sanno benissimo che la loro 
prole non mancherà di nulla. Ora se la carità e una bella cosa, specialmente se soccorre 
ai non colpevoli, non è giusto invece che ne sia lo Stato medesimo il dispensiere, perchè 
l'atto di sommissione che se ne esige non può non essere nocivo alla coscienza pubblica ; 
n^ Io Stato può imporre a chi lavora e vive stentamente di mantenere gli oziosi e i 
viziosi, i quali aumentano in proporzione dell'aumento della carità pubblica : non è la ca- 
nta che si deve distribuire, ma il mezzo di rendere ciascuno abile a vivere da sé. In virtù 
di alcune disposizioni della legge in discorso precede altresì che si rallentino i vincoli della 
famiglia, comechè appaja più facile il sostentamento di questa quando manchi il capo; 
peggio quando era stato destinato ai figli illegittimi un maggior sussidio che ai legittimi. 

A coloro che trovano tale stato di cose necessario sebben difettoso, O' Connor risponde 
che realmente la Poor Laws ha ragione di essere nella Land law (legge sulla proprietà 
fondiaria). Occorrerebbe aiuitutto inslillare una maggior previdenza nelle classi laboriose ì 



— 104 — 

ma come ottener ciò se in pari tempo aumentano le tentazioni all'imprudenza? Coloro 
poi che biasimano continuamente ed acerbamente i matrimoni contratti a cuor leggiero fra 
i poveri, dimenticano che la donna e la famiglia furono e saranno sempre i piii potenti 
slimoli al lavoro ed all'economia. In generale l'uomo è spensierato perchè povero, non 
povero perchè spensierato. Come esigere che proprio il povero, perchè povero, si sacrifichi 
completamente pel benessere dei privilegiati della fortuna, e diventi virtuoso per conto 
esclusivo di questi? La spensieratezza se cosi si vuol chiamarla, è tuttavia pel povero una 
fortuna : egli non potrebbe (e non vorrebbe) sussistere se conoscesse la propria abiezione 
e la immutabilità del suo destino. 

Né un rimedio è certo quello di aumentare i salari ; gli operai che non lavorano che 
per il danaro, cercheranno ogni modo di guadagnarne molto in poco tempo, si da poter 
andar in cerca delle occasioni di goderlo : vorranno l'aumento di stipendio, ma non di la- 
voro, e volontìeri si daranno all'ozio. L'amore al lavoro non può esser dato che dal poS' 
sesso o dalla prospettiva del medesimo, e niente di meglio della proprietà fondiaria. In In- 
ghilterra l'idea del lavoro è associata unicamente a quella del salario, onde quanto mag- 
giore questo, tanto minore è la passione per quello; anche le casse di Risparmio, e il 
proposto sistema di assicurazione obbligatoria, non avranno per risultato che di rendere il 
popolo ancor meno attivo e più spensierato; è una tendenza innata degli Inglesi. 

Il mezzo di rimediare a tanti inconvenienti venne già più di una volta discusso — 
p. es. quando sotto la regina Anna venne disposto di distribuire i terreni ecclesiastici tra 
i poveri. O' Connor vede pure in una riforma dt\ Land act l'unico mezzo di distruggere 
il pauperismo: restituire il popolo all'agricoltura. Non si avranno più le armate di mal- 
contenti della patria, valorosi conquistatori di terre straniere; ma si sarà raggiunto quello 
scopo per il quale, e non peraltro, si intraprendono le deplorate guerre di conquista. 

Annual Beport cf the Nat. Board of Health. — Washingthon, 1881. — (Rapporto 

annuale dell'ufficio sanitario nazionale di Washington). — Questo ufficio sanitario esiste 
appena da due anni, essendo stato fondato nell'aprile 1S79 , ma ha già dato delle lumi- 
nose prove della sua attività. Sia nell' investigazione delle cause morbose per via sperimen- 
tale, sia nello studio delle misure preventive in riguardo delle malattie infettive e conta- 
giose, esso ha spiegato un'attività degna dei più grandi encomi; ed è a sperare che per 
opera sua, il popolo si persuaderà a poco a poco della necessità di simili studi e prov* 
vedimenti, talché penserà anche alla creazione di uffici sanitari non solo per ogni Stato, 
ma per ogni città. Non pochi furono gli argomenti affidati allo studio dì competenti scien- 
ziati, e pagali dal medesimo Board cf health: citiamo quello per un piano di organizza- 
zione della medicina pubblica negli Stati Uniti — l' inchiesta sulla febbre gialla scoppiata 
neir isola di Cuba — le ricerche suU' attività dei disinfettanti — quelle sulla capacità fil- 
trante dei terreni {vedi il nostro giorn. fase. 8.*^) — quelle sulle particelle e sui germi 
sospesi nell'aria — quelle sull'adulterazione degli alimenti, ecc. Delle Commissioni sani- 
tarie furono anche incaricale dì visitare dei luoghi malsani o sospetti. Ma soprattutto le 
forze del Nat. Boara of Health dovettero dispiegarsi sotto le minaccie di un'epidemia di 
febbre gialla, onde e studi e denari vennero prodigati all'istituzione delle più opportune 
misure quarantenarie. In questo rapporto precisamente è discorso a lungo della quarantena 
marittima. 



— 105 — 
Kilano idrografica con pianta topografica, — Milano, 1881. — Da questo notevole 

oposcolo dell' ìng. Bignami Sormani togliamo le seguenti notizie sull'idrografia del Comune 
di Milano : 

Le fonti dell' idrografìa milanese vanno ricercate nelle Prealpi che ne disegnano l' oriz- 
zonte a tramontana. Le acque dei laghi prealpini (Lario, Ceresio, Verbano, ecc.) si ri- 
versano al piano nei diversi fiumi che lo solcano (Adda, Ticino, ecc.), e in parte pene- 
trano nel suolo fra gli strati ghia] osi del terreno quaternario su cui sorge la città, for- 
nendole a 3, a 4, a 12 metri di profondità i pozzi d'acqua potabile. La città è posta 
propriamente sull'Olona, ma riceve acqua dall' Adda (Naviglio Martesana), dal Ticino (Na- 
viglio Grande), dal Lambro (Roggie diverse), ecc. : di più due torrenti la toccano, il Seveso 
ed il Nirone. L'inalveamento e la regolarizzazione di queste acque determinò la costruzione 
di tre g^ndi canali artificiali, che in oggi collegati nella cosi detta Darsena di Porta Ti' 
cìntH, rendono possibile la navigazione dai laghi di Lecco, Como e Maggiore, al Po ed 
all'Adriatico. Questi tre canali sono il Naviglio Grande, il Naviglio Martesana ed il Na- 
viglio di Pavia : il primo, oltre che alla navigazione serve all' irrigazione, avendo lungo 
il suo alveo 116 bocche di derivazione d'acqua (12 nella zona suburbana): il secondo forma 
in città la cosi detta Fossa interna, e dà origine a non meno di 46 canali, che servono 
e per fognatura e per irrigazione ; il terzo dà nel Comune di Milano 6 bocche d' acqua. Oltre 
queste roggie e canali , il territorio del < Comune è attraversato da numerosi canali detti 
Fontanili, o acque sorgenti del sottosuolo messe allo scoperto mediante la formazione di 
un pozzo artificiale. Alcuni tra i canali sono specialmente canali collettori dei canali di fo- 
gnatura della città, e si collegano più direttamente coi servizi pubblici : tali il canale Re« 
defossi, il canale del Castello, il canale Civico, il canale Balossa, il fontanile Acqualunga. 
11 canale Civico è quello che, dopo la fossa interna, si può veramente chiamare il principale 
collettore dei canali di fognatura e canaletti stradali della città interna. Infatti nel suo 
percorso circolare, quasi interamente coperto, che racchiude le* parti più centrali e popo- 
lose, riceve gli scoli di una superficie di circa un chilometro quadrato. Esso dicesi anche 
Sevtso^ e più che un canale si può dire un sistema di sette canali che si diramano nei di- 
versi quartieri della città. 

Finalmente vi è il canale Vettabbia, che è il grande scaricatore della città, dove con- 
fluiscono tutte le acque del Seveso, della Fossa interna, ecc., ecc. « Fino dai più antichi 
tempi la storia ricorda questo canale, che pare fosse un vero fiumicello raccoglitore dei 
minori, Nirone e Seveso, e siccome in esso si versavano anche gli scoli lordi della città, 
così fino dal secolo 12.° gli industri monaci di Chiaravalle, proprietari di vasti terreni a 
valle della città, seppero mettere in pratica il principio ora tanto propugnato dagli igienisti 
^i utilizzare le acque di fognature per l' agricoltura, e condussero le sue acque fertilizzanti ad 
^gare questi loro terreni, e formare le note rigogliose marcite. » Anche ai nostri giorni le 
^ue della Vettabbia continuano ad irrigare quei terreni ; anzi esse vengono godute a tale 
scopo in tre successive riprese: cosicché si può calcolare che le acque di fognatura della 
città, nella quantità di circa 170 mila metri cubici al giorno, passano sopra una superficie 
totale di ettari 1370 di terreno, e le acque residue arrivano al fiume Lambro completa- 
i&ente chiarificate. 

Molto a proposito l'Autore completa l' argomento (che noi abbiamo reso appena co^e 
ano schizzo) col darci brevi notizie sul sistema di fognatura della città di Milano. Questa 
^ costituita da altrettanti canaletti di scolo quante sono le strade sistemate della città, i 



quali scorrono sotterranei alle strade medesime ed hanno generalmente una sezione da 
m. 0.60 per 0,75 o da m. 1.00 per m. 0.75. Questi canaletti ricevono le acque pluviali 
delle strade e delle case, e gli scoli degli acquai, delle trombe e delle corti delle case, e 
dall'uno all'altro, secondo la pendenza del piano delle strade, vanno a* scaricarsi nei nuovi 
canali di fognatura o nei canali di acqua viva già nominati. A questo scopo giova la già— 
citura della città, la quale è pressoché su un piano uniformemente inclinato da N. R ^ 
S. O. Abbiamo nominato i nuovi canali di fognatura: questi sono in calcestruzzo di ce> 
mento idraulico, a forma ovoidale, coU'asse maggiore verticale di m. 2, e il minore oriz- 
zontale di m. 1,50; corrono sotto il corso Garibaldi, via Broletto — via Manzoni e Ro> 
magnosi per Santa Margherita e Carlo Alberto — corso Vittorio Emanuele — e confluiscono 
in Piazza del Duomo per andare poi nel Canale grande Seveso presso il teatro Canobbiana. 
Un altro lungo il corso Genova immette nell' Olona. Cosi questi canali, che insieme hanno 
uno sviluppo di circa chil. 4, e pendenze varie, ma sempre superiori al 0,50 per mille, 
e fino al 3, 4 per mille, oltre ricevere le immissioni dei canaletti stradali, possono altresì 
caricarsi delle nevi quando si dà mano al loro spazzamento. 

Ma come si smaltiscono le materie fecali? 

Abbiamo già detto che il sistema oggidì favorito dagli igienisti è quello di immettere 
le dejezioni animali direttamente in canali ricchi di acqua corrente, che le portino fuori 
di città e le facciano servire a fertilizzare la terra. Dicemmo pure che questo sistema non 
è nuovo a Milano: del 12.^ secolo a non molti anni or sono la città racchiusa nella 
cerchia dei canali Seveso ed in quella della Fossa interna, versava indistintamente in questi 
canali tutte le acque chiare^ e lorde di scolo, sia direttamente, sia indirettamente a mezzo 
di condotti ciechi detti chiaviche e canterane, e quindi al canale Vettabbia. Però questo 
sistema soffre per Milano di parecchi inconvenienti gravi : i .^ i canali sono messi in 
asciutta due volte Tanno e per molti giorni ; 2.° i canali Fossa intema e Vettabbia corrono 
scoperti; 3.^ i canali non hanno sufficiente pendenza ed un fondo impermeabile; 4.^ le 
chiaviche non portano acque vive, e permettono perciò lo stagnamento e la putreDuione 
delle materie. 

Per tali motivi si stabilirono anche i pozzi neri; anzi dopo il 1861 prevalse il con- 
cetto di sostituire questi ultimi al sistema indicato ; ed ora si può ritenere che, ad ecce- 
zione di circa 400 immissioni tuttora esistenti nella Fossa interna ed altri canali, tutte le 
case della città e del suburbio sono dotate di pozzi neri a fogne mobili. Valutando a circa 
7000 le case del comune, si avrebbero non meno di 15 mila pozzi neri. 

Questo cambiamento di sistema non fu certo una bella cosa per l'igiene della città, 
sebbene il servizio di espurgo sia abbastanza soddisfacente. Se si trovasse modo di far cor- 
rere le molte acque di cui è ricca in canali sistemati e regolati in modo differente dell'at- 
tuale, la città di Milano potrebbe soddisfare nel miglior modo ai dettami della moderna 
igiene, e vantare un sistema di circolazione e di smaltimento de' suoi rifiuti quasi perfetto. 

Bendiconto morale, sanitario ed axmninistrativo dell' Istituto Oftalmico di Xilano 

per l'amiO 1880. — Milano, 1881. — Soddisfacente è l'andamento di questo istituto di 
beneficenza. Fondato nel 1873 con appena una modestissima sala di sei letti, il suo direttore, 
il cav. dott. Giovanni Rosmini, ebbe la soddisfazione di vederlo, mercè le sue solerti cure 
fiorire ed ingrandire cosi rapidamente da avere attualmente un patrimonio di 160 mila franchi, 
e uno stabilimento di 36 letti. Questo però è diventato a sua volta troppo angusto, e da 
qualche tempo si fa sentire assai vivamente il bisogno di trasferirlo in più ampio ed acconcio 



— I07 — 

edificio. Un saccesso cosi incoraggiante non lascia dubbio che questa importante manifesta* 
zione della beneficenza pubblica abbia a continuare sulla via di sviluppo in cui già si trova# 
io modo che essa possa rispondere non solo alle esigenze dei bisognosi, ma anche della 
scienza; dò che in ultima analisi vuol dire ancora giovare ai bisognosi in modo più illu- 
minato e sicuro. 

A dare un' idea dell' importanza dell' Istituto Oftalmico di Milano, riporteremo alcune 
afre dal presente rendiconto. 

Movimento dell'ambulanza : 

Ammalati visitati nel periodo 1873-79 N.° 16796; nel 1880 N.° 2702 

Nomerò complessivo delle visite » • 168765 ; » » 28029 

Movimento della clinica: 
Nel 1880: numero dei letti 36; ricoverati per cura N.^ 370. 

II movimento degli anni passati accenna ad un progressivo e rapido incremento dei bi- 
sogni dell' istituto ; e gli auspici ne sono talmente buoni, che molto a proposito il Con- 
siglio d'Amministrazione decise di provvedervi coli' erezione di un altro fabbricato più 
idoneo. Il Consiglio Comunale ha già approvato il contratto stipulato dal Consiglio Am- 
ministrativo di quest'Opera Pia colla locale Rappresentanza municipale per l'acquisto del 
l'area sa cui dovrà sorgere fra breve il nuovo stabilimento (in via Castelfidardo). 

Fercontnale di perdita fra il peso vivo ed il peso morto e netto negU animali 

da macello; pel dott. I. Nosotti. — Milano, 1881. — Scopo di questo lavoro è di far 
rilevare alcuni difetti gravissimi dell'attuale legge sul dazio intemo di consimio della carne, 
i quali danneggiano non meno l'economia che l'igiene pubblica. La quasi necessità in cui 
è l'organismo umano di assumere della carne per mantenersi almeno nello stcUu quo^ giù- 
sti6ca le fondatissime osservazioni dell'Autore. Lussana scrisse che nel regno animale, come 
nelle vicende umane, il carnivoro è il padrone, l'erbivoro la vittima ed il servo. Dovere 
di un buon governo sarebbe dunque quello di procacciare al popolo carne buona e a 
baon prezzo, invece di farvi gravitar sopra un'imposta enorme: per lo meno dovrebbe 
incoraggiare l' industria dell'allevamento del bestiame da macello, sorvegliare gli esercenti 
affinchè le loro pretese siano limitate ad un onesto guadagno, ed infine applicare il dazio 
in modo unico, giusto ed equo per tutti. 

« In Italia mancano affatto dati statistici sul consumo delle carni, ma abbiamo tut- 
tavia buone ragioni per ritenere che sia molto, ma molto inferiore a quello delle altre 
nazioni civili — giacché il nostro popolo minuto, già povero, non può far fronte al caro 
prezzo cui le carni si mantengono, restandone quindi immensamente difettevole. Questo 
fatto è reso più grave dalla mancanza di un calmiere o meta, dagli abbonamenti comu- 
nali, e più di tutto dagli appalti per la riscossione della tassa o dazio consumo delle carni. 

« Proclamata la libertà di commercio scomparve il calmiere, unico mezzo per fre- 
nare r ingordigia e la venalità "di disonesti esercenti ; nel mentre s'applicava una tassa più 
gravosa sul consumo delle carni, la quale veniva cosi quasi a giustificare, rendendosi com- 
piacevole mezzo, l'elevato prezzo cui le carni man mano si portavano. Questo stato di 
cose fu reso anche peggiore dagli stessi Comuni, sia pel modo d'applicare il dazio, sia 
coll'elevata tassa addizionale aggiunta da alcuni di essi a quella governativa. In tal modo 
il dazio consumo delle carni, come avvenne di altre tasse (esempio la recente soppressa 
del macinato), gravitò doppiamente o meglio triplamente sulle spalle del povero consu- 



— loS — 

matore, il quale paga la tassa prescritta dalla legge, l'addizionale del Comune e quella 
infine aggiunta dall'esercente, l'unico che più di tutti ci guadagna. Come se ciò non ba- 
stasse, la riscossione della tassa consumo dal Governo (che cercava sottrarsi ai privati la- 
menti) passò nelle mani dei veri strozzini con gli abbonamenti comunali e più di tutto 
cogli appalti *. Gli appalti sono sempre ruinosi per l'incremento dell' industria e del com- 
mercio; e di seconda mano sottraggono alla statistica la conoscenza del consumo nazio- 
nale, regionale e fino ad un certo punto individuale, della carne — ciò che non sarebbe 
senza vantaggio il conoscere per il vero progresso fisico ed intellettuale della nostra patria. 

L'Autore trova quindi necessario di abolire gli abbonamenti comunali e gli appalti, e 
di fare all'applicazione della tassa-consumo sulle carni alcune modificazioni per renderla 
almeno equa. Invero la tariffa vigente (oltre a parecchi gravi inconvenienti, come sarebbe 
quello di aver omesso gli equini, di non aver classificato logicamente i singoli capi di 
bestiame) è poco razionale: sia perchè per essa il contribuente paga il dazio anche di 
ciò che viene disperso (sangue, intestini), o di ciò che non dovrebbe pagar dazio (pelle, 
unghie) ; sia più ancora perchè il sistema per capo pareggia nella tassa, assai ingiusta- 
mente, un bue piccolo ad uno grosso e grasso — ciò che va a tutto vantaggio dei ne- 
gozianti di bestiame ingrassato. Sarebbero occorse maggiori distinzioni fondate sulla rizza, 
l'età, il sesso, il genere d'alimentazione. Anche la facoltà lasciata dalla legge a quei Co- 
muni, che ne facessero richiesta, di riscuotere la tassa sulle bestie a peso ed in base alla 
tariffa della carne macellata fresca, diminuita del 20 ^/q, è ingiusta : primo perchè eguaglia 
fra loro tutte le carni, poi perchè la percentuale di perdita fra il peso vivo ed il peso 
morto negli animali da macello è maggiore del 20 ^/^ prescritto. 

L'Autore, come ispettore del pubblico macello di Pavia, ha stimato conveniente di 
occuparsi appunto di detta percentuale, e con molta pazienza riusci a determinarla in 
modo soddisfacente, valendosi dei dati di 1430 capi di animali macellati. Dai prospetti 
uniti a questo interessante lavoro risulterebbe che: 

la media generale di perdita fra il peso vivo ed il peso morto e : 

nei buoi e manzi di chilog. 35 ®/o di peso vivo 

nelle vacche, tori e civetti » 43 

nei vitelli e vitelle » 26 

nei majali * 14 

negli ovini e caprini • 45 

nei cavalli, asini (e loro meticci). • 43 

e quella fra il peso vivo e il peso netto e : 

nei buoi e manzi • di chilog. 45 ^/q di peso vivo 

nelle vacche, tori e civetti » 53 • 

nei vitelli e vitelle » 35 » 

nei majali > 21 » 

negli ovini e caprini » 52 * 

nei cavalli, asini (e loro meticci). «52 • 

Ossia : la percentuale di perdita media di tutti gli animali da macello sarà : a peso 
morto il 34,33 7o» * P^^ ^*^'° ^^ 43 7o ì ^ ^* rendita media degli stessi sarà il 65,83 ^/^ 
a peso morto, il 57 % a peso netto. 

Queste osservazioni dimostrano quali modificazioni occorrano per rendere la legge 
della tassa-consumo equa e razionale ed unica per tutti i Comuni. Noi non possiamo che 
associarci all'opinione dell'egregio dott. Nosotti, ed augurare che i suoi voti siano ascoltati 



— Ili — 

!i tutto il mese. In seguito ti sopravvenire della corrente d'aria tiepida degli ultimi giornii 
SS3 si accrebbe di nuovo, e nel 29-30 raggiunse il massimo termico decadico , che per 
iJTerse stazioni fu pure il mensuale. 

Il mese terminò come era incominciato, mite cioè e sempre favorevole all'italiana agrì- 
siton, che potè continuare con agio i lavori dei prati e delle piantagioni d'ogni genere. 

Temperature estreme notate in Italia nel dicembre iSSi, 





Temperatura | 




Temperatura | 


Città 






Città 






Massima 


Minima 




Massima 


Minima 


Belluno 


9^5 


— 6». 9 


Livorno .... 


i5<>.o 


I» I 


Vicenza .... 


io<*.o 


-3».S 


Firenze 


14**. 


-i°.3 


Venezia .... 


13^4 


-•"•s 


Perugia 


13**. 


— o°.9 


Brescia 


13^.5 


-Ì.°.Z 


Roma 


15^0 


-o".4 


Bergamo. • • • 


13^8 


-3°. a 


Aquila 


11^ 5"* 


-4».S 


Milano 


9^8 


-a». 6 


Foggia 


17**. a 


o»,i 


Novara 


9^3 


-a°.S 


Caserta 


17**. 5 


a»,i 


Torino 


10°. 


— S'.o 


Napoli 


i6<>.4 


3». 6 


Alessandria. . 


ii<>.6 


-4'».o 


Salerno 


17^5 


4».o 


Genova. .... 


16^.0 


3°.o 


Potenza .... 


iao.3 


-4°.i 


Piacenza. . . . 


II**. 9 


-4°. 3 


Lecce 


19^.0 


5». 3 


Modena .... 


ii^i 


-3°. 4 


Cosenza .... 


160.0 


o<>.8 


Bologna .... 


ii<>.8 


0«.3 


Palermo .... 


ao^7 


4». a 


Urbino 


ii<>.8 


o".o 


Girgenti .... 


23^4 


3». 7 


Ancona. .... 


I4''.3 


3». 6 


Siracusa .... 


19*^.8 


s*».» 



DalF Osservatorio di Afoncalieri^ 20 gennaio 1882, 



Padre F. Dbnza. 



no 



Seconda Decade. 



Lo stato meteorico delle contrade italiane fu nella seconda decade alquanto più con- 
turbato che non nella prima, giacché maggiore si fu l' influsso che su di esse si ebbero 
le depressioni atmosferiche ; epperò le pioggie caddero in maggior copia e con frequenza 
maggiore, e la temperatura fu più mite. 

Nei primi due giorni perdura sul mare toscano la depressione degli ultimi di della de- 
cade precedente e nevica in tutta l'alta Italia nell' 1 1 , convertendosi nei due giorni appresso 
in pioggia, la quale si estende su tutta la Penisola, con temporali al mezzodì. Intanto la 
temperatura diminuisce e si ha il minimo termico decadico in molte stazioni. Dal 13 al 

16 una nuova ondata di depressione si avanza dall'Africa settentrionale sul Mediterraneo, 
la quale, passando per Malta e per la Sicilia fa sentire la sua azione sino nella Toscana, ap- 
portando pioggie e cattivi tempi su tutto il mezzodì ed in alcuni luoghi del centro, in quella 
che al Nord il cielo si rasserena nelle stazioni più elevate, predominando nelle più basse 
nebbie e cielo nuvoloso. La temperatura, dapprima si alza alquanto, poi abbassa di nuovo 
e genera un secondo minimo termico, che fu il più basso della decade per diverse stazioni. 
Quello stesso stato di cose continuò press' a poco nella seconda metà della decade. Dal 

17 al 20, per causa di un'ultima ondata di depressione apparsa nel 16 al 17 al Nord-Ovest 
del Continente, insieme ad un'altra secondaria, che nel 19 era sulla Penisola Iberica, sul 
Golfo di Genova, il 20, sull'Ungheria. Però le pioggie furono meno copiose al mezzodì 
ed al centro : e nel settentrione il cielo rimase più ingombro da nuvole con qualche ne- 
vicata in alto e poca pioggia in basso, massime nel bacino del Po. 

n termometro discese sol di poco sotto zero in non poche stazioni del Nord , ed in 
alcune delle più elevate del centro e del mezzodì mantenendosi molto vacillante. La tem- 
peratura perciò fu assai mite, più di quello desiderassero gli agricoltori pel buon anda- 
mento delle campagne, le quali d'altronde non ebbero a soffrire di soverchio. 

Terza Decade. 

Nella terza decade le pioggie e le nevi furono in Italia, e specialmente nella superiore, 
molto meno copiose che nelle due precedenti , e 1' aria rimase più asciutta ; e ciò per 
causa sia della minore frequenza dei movimenti ciclonici, sia per la loro relativa distanza 
dalle nostre contrade. 

Invero in tutta la decade non si presentarono alla Penisola che due ondate di depres- 
sione, una nel 22-23, che proveniva dall'Ovest, e che avanzandosi nel 24 verso il mez- 
zodì vi rimase quasi stazionaria, sino al 26, diminuendo sempre di intensità. L'altra, presso 
a poco della stessa origine, dal Capo-Béam nel 31 viene nel Mediterraneo, ed approda 
nei nostri paraggi. Ambedue codeste depressioni apportarono poca acqua nelle nostre re- 
gioni, al mezzodì assai più che al settentrione. 

In tutti i giorni intermedi, dal 26 al 30, le alte pressioni che dal Nord penetrarono 
in Italia attraverso le Alpi, mantennero la stagione calma e bellissima dappertutto. 

L'andamento della temperatura cammina d'accordo coi descrìtti movimenti atmosferìcL 
Dapprincipio piuttosto elevata , andò diminuendo coli' avanzarsi del ciclone innanzi ricor- 
dato, toccando in quasi tutte le stazioni nel 26 il minimo tuo valore, che fu quello anche 



— 113 — 
sopra ogni classe d'industria, precisamente come la scienza dell'Igiene, cui 
serve, comprende ogni ordine di rapporti naturali e sociali con la salute , 
la prosperità ed il miglioramento dell'uomo e della specie umana. 

Sgraziatamente non si pensò di raccogliere nell'Esposizione nazionale gli 
oggetti deir Igiene in un solo gruppo, senza riguardo all'origine di loro fab- 
bricazione. Alquanti furono collocati nella Classe degli istrumenti chirurgici 
t prodotti della tecnica chirurgica ^ ma i più rimasero disseminati nelle nu- 
merose classi dei gruppi in cui venne diviso il materiale della Mostra, come 
si rileva da una pubblicazione fatta dalla Società Italiana d'Igiene (0. 

Con tale disposizione, la serie abbastanza ricca degli oggetti igienici esposti, 
avrà giovato all'insieme delle cognizioni della meccanica, della fisica, della 
diimica industriale ; ma rispetto alla parte loro più nobile, quella cioè del- 
Icso cui furono destinati, necessariamente scarsa ed imperfetta doveva riu- 
sdme l'illustrazione. 

A compensare gl'industriali italiani che impiegano il loro ingegno e 
i loro mezzi nella tecnica igienica ed i cultori delle scienze sanitarie, delle 
mancate speranze d'incoraggiamento, di profitto e di studi, abbiamo la com- 
piacenza di annunciar loro che il 1 5 di maggio del corrente anno, sarà inau- 
gorata a Berlino \ Esposizione generale tedesca d'Igiene e di Salvamento, 
Fu la Società tedesca di Tecnica sanitaria che, riunita in Amburgo nel 
1880, animata dall'ottimo successo che ebbe nel 1876 la consimile Esposi- 
aone Internazionale di Brusselles per ricchezza di materiali e per universale 
partecipazione, propose dì tenerne una nuova. La proposta fu accolta dalla 
Società tedesca di Sanità pubblica, che del pari era convocata in Amburgo, 
e furono cosi gettate le basi per la progettata Esposizione igienica ^di Berlino, 
n Comitato centrale dell' Esposizione , non potè dare alla Mostra, spe- 
cialmente per la brevità del tempo, un carattere internazionale ; ma con ciò 
non ebbe in animo di escludere il concorso degli espositori stranieri. 

Il programma dell'Esposizione, che si unisce, è serio, pratico ed ampio. 
Si divide in due grandi sezioni : Igiene e Tecnica sanitaria ; Mezzi di Sai' 
vamefito. Ognuna delle due sezioni si scinde in due divisioni: quella degli 
ometti e quella della letteratura e dei disegni , componendo noli' insieme 
40 gruppi. La formazione dei gruppi, a differenza di quanto si usa nella mag- 
gbr parte delle Esposizioni, sarà fatta col porre in vista gli oggetti nel luogo e 
con quella connessione in cui vengono effettivamente applicati od adoperati. 
1 provvedimenti presi per la Mostra di Berlino sono tali da assicu- 

(l) Otiida déif Igienista all' Espositione Industriale Italiana del 188 1 in Milano. 

8 



PARTE QUARTA. 



ATTI 
DELLA SOCIETÀ ITALIANA D'IGIENE. 



Seconda Riunione d' Igienisti Italiani. 

A norma dello Statuto della Società Italiana d'Igiene, il Consiglio di 
Direzione ha deliberato che la seconda Riunione d'Igienisti Italiani abbia 
luogo a Torino nel 1884 in occasione della Esposizione generale che si deve 
tenere in quella città. La Sede particolare del Piemonte in Torino è stata 
delegata a predisporre ogni cosa, d'accordo col Consiglio di Direzione della 
Società, affinchè la Riunione da indirsi riesca, per quanto è possibile, so- 
lenne e proficua. 

Esposizione generale Tedesca d'Igiene e Salvamento a Berlino. 

Chiunque nel passato anno abbia visitato le eleganti e spaziose gallerie 
della nostra Esposizione Industriale Italiana , porterà ancor vivo il ricordo 
di que* tanti congegni e di quelle poderose macchine, per le quali l'Italia 
può ormai gareggiare co' popoli più industri , e non potrà avere obliato 
i vaghi prodotti, ove spiccava il genio artistico nazionale. 

Ma noi avremmo pure desiderato che ai visitatori fosse rimasta memoria 
di un'altra industria, capace per sé sola di sostenere l'onore di Esposizioni 
nazionali, internazionali e permanenti, come già avvenne, sì copiosa e pre- 
gevole n' è la produzione, non tanto per valore di materia o merito di la- 
voro, quanto per eccellenza ed altezza di scopi e per benefiche applicazioni. 

È dessa l' industria dell' Igiene : la quale chiamata a produrre un'immensa 
quantità di oggetti, di forme e di composizioni svariatissime, si estende quasi 



— 115 — 

Torino* — La Sede particolare della Società Italiana d'Igiene, rappre- 
sentata dai signori Pagliani prof. Luigi — Cossa prof. Alfonso — 
Morselli prof. Enrico. 

GenOTA* — Secondi prof. Riccardo, Senatore del Regno — Du Jardin 
prof. Giovanni — Bertani dott. Agostino. 

Padora» — La Sede particolare della Società Italiana d'Igiene rappre- 
sentata dai signori De Giovanni prof. Achille — Panizza prof. Ber- 
nardino — D'Ancona dott. Napoleone. 

Tenezia* — Minich dott. Angelo — Vigna dott. Cesare — Musatti 
dott. Cesare — Conte Dante Di Serego AUighieri — Barone Giro- 
lamo Filiberti Cattaneo. 

Modena. — La Sede particolare della Società d'Igiene rappresentata 
dai signori Casarini prof. Giuseppe — Malagoli dott. Teobaldo — 
Cesari prof. Giuseppe. 

Pisa. — Cuturi dott. Carlo — Ballori dott. Achille — Minati prof. Carlo. 

Firenze* — Simi prof. Andrea — Roster prof. Giorgio — Michelacci 
prof. Augusto. 

Napoli* — Turchi prof. Marino — Spatuzzi prof. Achille — De Renzi 
prof. Enrico. 

Palermo* — Federici prof. Cesare — Fasce prof. Luigi — Cardile 
Ciofalo dott. Giuseppe. 

Paria* — Sormani prof. Giuseppe — Brambilla nob. Camillo. 

Milano* — La Sede Centrale della Società d'Igiene, rappresentata dai 
signori Corradi prof. Alfonso — Zucchi dott. Carlo — Strambio 
prof. Gaetano — Pini dott. Gaetano — Grandi dott. Edoardo — 
Caporali dott. Vincenzo — Sapolini dott. Giuseppe — Berla ing. 
Riccardo — Fano dott. Enrico, Deputato — Mussi dott. Giuseppe, 
Deputato — Bignami Sormanni ing. Emilio — Giachi ing. Giovanni 
— De Cristoforis dott. Malachia — Erba Carlo — Lanzillotti Buon- 
santi prof. Nicola — Sacchi prof. Archimede — Verga prof. Andrea, 
Senatore del Regno — Ritter Paolo — Frizioni Teodoro — Besana 
ing. Giuseppe — Longhi dott. Giovanni. 

// Presidente 

A. CORRADI. 

// Segretario 

G. Pini. 



— 1x6 — 

PROGRAM MA 
DELLA Esposizione generale tedesca di Igiene e Salvamento, 

L'Esposizione internazionale d'Igiene e Salvamento, riuscita cosi felicemente a Brusselles 
nel 1876, indusse la Società tedesca di Tecnica sanitaria nella speranza che un'altra Espo- 
sizione, anche tenuta dopo un breve periodo, avesse a riuscire non meno bene. Si mise 
quindi d'accordo colla Società tedesca di Medicina pubblica, mentre ambedue le Società 
trovavansi riunite ad Amburgo l'anno 1880, ed insieme stabilirono le basi per un'Esposi- 
zione d'Igiene e Salvamento da tenersi a Berlino nel 18S2. L'adesione degli igienisti più 
competenti dimostrò subito V immenso favore con cui si sarebbe svolto il progetto, e mal- 
grado le esistenti difficoltà, non disconosciute , il Comitato Centrale , costituitosi appena 
nell'aprile 1881, fu presto in grado di rispondere alle simpatie del pubblico intelligente. 
L'Esposizione di Brusselles, come internazionale, fece naturalmente convenire gli Stati 
coi loro ministeri ed autorità, i comuni, e le grandi società colle loro esposizioni. La Ger- 
mania vi si distinse fra le altre nazioni, ed alcune private industrie non ebbero in alcun 
rapporto a temere il confronto con quelle d'Inghilterra, di Francia, del Belgio, ecc. ; ma 
la tecnica sanitaria non si era ancora avvicinata al suo perfezionamento. Quindi l'oppor- 
tunità di un' Esposizione puramente tedesca : questa sarà generale ^ cioè estesa a tutti i 
paesi tedeschi (Austria, Svizzera) ; però come tale non esclude il concorso di espositori esteri, 
principalmente facendosi rappresentare da case tedesche, ed una tale partecipazione ver- 
rebbe accolta con molta soddisfazione , se anche l' interno ordinamento dell' Esposizione 
non permetta una distribuzione per nazione. 

Il salvamento in guerra ed in pace ha destato un generale interesse in questi ultimi 
decennt, e specialmente congiunto coi più forti vincoli alla pubblica igiene. Già da tempo 
ha cessato la Croce Rossa di essere un simbolo dell'umanità, pronta al sacrificio soltxmto 
in guerra. 

L'Esposizione è posta sotto l'alto patrocinio di S. M. l' imperatrice Augusta, la quale 
ha disposto delle medaglie d'oro per gli espositori degni di premio. La materiale impor- 
tanza di questa Esposizione, sia per gli espositori stessi, che per le scienze sanitarie non 
ha bisogno di venir dimostrata. 

Ecco ora le principali disposizioni per l'Esposizione: 

Faranno parte dell' Esposizione gli oggetti, le macchine, gli apparati che servono agli 
scopi dell'igiene pubblica e. privata, del salvamento, alla prevenzione degli accidenti, al 
soccorso dei feriti in pace ed in guerra; e quindi l'analoga letteratura, i disegni, i modelli, 
i progetti. 

La durata dell'Esposizione è di 4 mesi, dal 15 maggio al i.° ottobre 1882. 

Gli oggetti verranno disposti non dalla comune origine di fabbricazione, ma secondo 
le esigenze della loro applicazione, dimodoché anche i profani potranno facilmente farsi 
un'idea del loro modo di funzionare in rapporto a tutti gli altri oggetti od apparati d' igiene 
e di salvamento. 

Gli oggetti esposti saranno divisi in due Sezioni: la Sezione A., di 25 gruppi, com- 
prenderà l'Esposizione d'Igiene e di Tecnica sanitaria; la Sezione B., di 1$ gruppi, sarà 
riservata all' Esposizione di Salvamento. 



— 117 — 



RIPARTIMENTO DEI GRUPPI. 



Sezione A. — Igiene e Tecnica sanitaria. 
DIVISIONE PRIMA. — Oggetti di esposizione. 

Gruppo i.° — Terreno ^ suolo ed aria atmosferica. 

Ap{>aratì per resplorazione del suolo. 

Apparati per l'osservazione del livello delle acque sotterranee. 

Piante prosciugatrìci del suolo. 

Dìànfettanti del suolo e dell'aria. 

Apparati per la misura dei precipitati atmosferici , dell' umidità e della composizione , e 

rispettivamente dell'impurità dell'aria. 
Istnunenti meteorologici. 

Gruppo 2.® — Sh'ade, vie^ piazze pubbliche. 
Presentazione dei metodi e del materiale per la solidità delle medesime. 

Gruppo 3.® — Rimozione di e/Jluvii, di materie fecali e prodotti di rifiuto. 

Apparati per la pulizia delle strade, delle acque correnti e dei canali. 

Macchine ed apparati appartenenti alle opere di canalizzazione. 

Attrezzi per l'esportazione delle materie fecali 

Ritirate pubbliche. 

Disposizioni per l'utilizzazione delle materie fecali e prodotti ottenuti. 

Mezzi di rimozione, di distruzione od utilizzazione dei cadaveri animali (sardigne). 

Mezzi ed apparecchi per impedire le fughe dei canali del gaz. 

Gruppo 4.® — Approvvigionamento delle acque d'uso pubblico. 

Esami di acque colle relative analisi. 
Apparati per l'analisi dell'acqua. 

Macchine,, materiali ed apparati (pompe, materiale da filtri, tubi, idrometri , galleggianti , 
rubinetti da fuoco, pozzi pubblici, fontane, apparecchi e carri d'inaffìamento, ecc., ecc.). 

Gruppo 5.° — Illuminazione pubblica. 

Macchine, materiali ed apparati per l'illuminazione comune (apparati di preparazione del 

gaz, gazometri, apparati di produzione della luce elettrica , tubi, lanterne , candelabri). 
I 

Mezzi per prevenire le infiltrazioni di gaz illuminante nel suolo. 

Apparati per l'analisi del gaz illuminante e dei liquidi che servono all' illuminazione , ri- 
spetto alla contaminazione ed ai pericoli d' incendio e di esplosione. 
Serbatoi portatili per il gas illuminante. 

Gruppo 6.® — Approvvigionamento delle grandi città con derrate alimentari. 

Mercati, stalle, macelli, mulini, forni. 
Vendite di latte, di acque minerali, ecc. 



— 1x6 — 

PROGRAM MA 
DELLA Esposizione generale tedesca di Igiene e Salvamento. 

L' Esposizione intemazionale d'Igiene e Salvamento, riuscita cosi felicemente a Brusselles 
nel 1876, indusse la Società tedesca di Tecnica sanitaria nella speranza che un'altra Espo- 
sizione, anche tenuta dopo un breve periodo, avesse a riuscire non meno bene. Si mise 
quindi d'accordo colla Società tedesca di Medicina pubblica, mentre ambedue le Società 
trovavansi riunite ad Amburgo l'anno 1880, ed insieme stabilirono le basi per un'Esposi- 
zione d'Igiene e Salvamento da tenersi a Berlino nel 18S2. L'adesione degli igienisti più 
competenti dimostrò subito l' immenso favore con cui si sarebbe svolto il progetto, e mal- 
grado le esistenti difficoltà, non disconosciute , il Comitato Centrale , costituitosi appena 
nell'aprile 1881, fu presto in g^do di rispondere alle simpatie del pubblico intelligente . 
L' Esposizione di Brusselles , come internazionale , fece naturalmente convenir^ gli Stati 
coi loro ministeri ed autorità, i comuni, e le grandi società colle loro esposizioni. La Ger- 
mania vi si distinse fra le altre nazioni, ed alcune private industrie non ebbero in alcun 
rapporto a temere il confronto con quelle d'Inghilterra, di Francia , del Belgio , ecc. ; ma 
la tecnica sanitaria non si era ancora avvicinata al suo perfezionamento. Quindi l'oppor- 
tunità di un' Esposizione puramente tedesca : questa sarà generale ^ cioè estesa a tutti i 
paesi tedeschi (Austria, Svizzera) ; però come tale non esclude il concorso di espositori esteri, 
principalmente facendosi rappresentare da case tedesche, ed una tale partecipazione ver- 
rebbe accolta con molta soddisfazione , se anche l' interno ordinamento dell' Esposizione 
non permetta una distribuzione per nazione. 

n salvamento in guerra ed in pace ha destato un generale interesse in questi ultimi 
decennt, e specialmente congiunto coi più forti vincoli alla pubblica igiene. Già da tempo 
ha cessato la Croce Rossa di essere un simbolo dell'umanità, pronta al sacri6cio soltxmto 
in guerra. 

L'Esposizione è posta sotto l'alto patrocinio di S. M. l' imperatrice Augusta, la quale 
ha disposto delle medaglie d'oro per gli espositori degni di premio. La materiale impor- 
tanza di questa Esposizione, sia per gli espositori stessi, che per le scienze sanitarie non 
ha bisogno di venir dimostrata. 

Ecco ora le principali disposizioni per l'Esposizione: 

Faranno parte dell' Esposizione gli oggetti, le macchine, gli apparati che servono agli 
scopi dell'igiene pubblica e. privata, del salvamento, alla prevenzione degli accidenti, al 
soccorso dei feriti in pace ed in guerra ; e quindi l'analoga letteratura, i disegni, i modelli, 
i progetti. 

La durata dell'Esposizione è di 4 mesi, dal 15 maggio al \P ottobre 1882. 

Gli oggetti verranno disposti non dalla comune origine di fabbricazione, ma secondo 
le esigenze della loro applicazione, dimodoché anche i profani potranno facilmente farsi 
un'idea del loro modo di funzionare in rapporto a tutti gli altri oggetti od apparati d'igiene 
e di salvamento. 

Gli oggetti esposti saranno divisi in due Sezioni: la Sezione A , di 25 grappi, com- 
prenderà l'Esposizione d'Igiene e di Tecnica sanitaria; la Sezione B., di 15 gruppi, sarà 
riservata all'Esposizione di Salvamento. 



— 119 — 

RifomuLtod. 

Prigioni e case di correzione, ecc. 

Apparati |>er rtscaldamento, ventilazione, provvista dell'acqua, illuminazione, fognatura 

Costrizione delle latrine. 

Impianto delle cucine con apparecchi per la distribuzione degli alimenti. 

Oggetti di arredo interno (letti, mobili, servizio di bagni e di lavatoi). 

Gruppo 12.® — Luoghi dove molti individui si trattengono temporariatnente. 

Chiese. UTfict. Teatri e sale di concerto. 

Asili d'infianzia, presepi. 

Csdne popolari e stabilimenti di mendicità. Asili per i vagabondi. 

Apparati di riscaldamento, ventilazione, illuminazione, fognatura, disinfezione. 

Impianto delle cucine con apparecchi per la somministrazione dei cibi. 

Servizio di bagni e di lavatoi. 

Costruzioni delle latrine. 

Cretti d'interno assetto. 

Gruppo 13.° — Alberghi, trattorie, caffè, ecc. 

Riscaldamento, ventilazione, provvista dell'acqua, illuminazione, fognatura, telegrafia. 
.Ascensori, costruzioni delle cucine, bagni, latrine. 
Rimozione delle spazzature e dei rifiuti. 

Gruppo 14.** —> Fabbriche, laboratori, fucine, comprese le case e le colonie degli operai. 

Ventilazione, riscaldamento, provvista dell'acqua, fognatura, disinfezione, illuminazione e 
telegrafia. 

Stabilimenti di bagni e lavatoi per operai. 

Cucine e sale da pranzo per operai. 

Costruzioni delle latrine. 

Protezione contiro i danni e i pericoli della professione. 

Utilizzazione e trasformazione innocua delle materie di rifiuto. 

Disposizioni contro l'inquinamento delle correnti dei fiumi in causa dei rifiuti delle fab- 
briche. 

Apparecchi contro la diffusione del fumo e dei gaz nocivi. 

Gruppo 15.° A. — Costruzioni rurali. 

Case dei giornalieri. 

Edifici per mettere al coperto il bestiame e i prodotti agricoli. 

Cascine e latterìe. 

Ventilazione, provvista dell'acqua, rimozione del letame e dell'orina. 

Disinfezione. 

Gruppo 15.* B. — Riscaldamento e ventilazione. 

Apparati relativi non compresi nei gruppi precedenti. 

Gruppo 16.° — Sostanze alimentari. 
Alimentazione per i neonati. 



120 

Vettovaglie per i militari ed i marinai. 

Conserve. 

Apparati per perfezionare la preparazione dei cibi. 

Apparati per l' esame delle sostanze alimentari. 

Gruppo 17.° — Circolazione sulle ferrovie a vapore, a cavalli^ elettriche. 

Riscaldamento, illuminazione, ventilazione. 

Carrozze a letti, a trattorie : mobilio delle carrozze per viaggiatori. 

Trasporto di materie esplosive e di cattivo odore. 

Edifici delle stazioni e loro ammobiliamento. 

Provvisione dell'acqua e latrine. 

Gruppo i8.° — Circolazione sull'acqua. 

Allestimento dei battelli a vapore sui fiumi e sul mare ; delle navi per passeggieri , pei 

emigranti, da guerra. 
Ventilazione e approvvigionamento d'acqua delle navi marittime. 
Lazzaretti navali. 

Gruppo 19.° — Vestimento e cultura della pelle. 

Oggetti di vestiario dal punto di vista delle qualità igieniche (calzature, ecc.). 
Vestiario e corredo per speciali professioni (per militari, per il personale ferroviario viag 

giante, minatori, marinai, viaggiatori, ecc.). 
Apparecchi per fregagioni. 
Oggetti ed istrumenli di carattere igienico per la tavoletta. 

Gruppo 20.° — Malattie contagiose. 

Mezzi di trasporto e case di isolamento per i colpiti da malattie contagiose. 

Istrumenti di vaccinazione. 

Apparecchi per la conservazione della linfa vaccinica. 

Gruppo 21.^ — Ospedali, ospizi e case di salute. 

Ospitali civili e militari. 

Case per convalescenti. 

Cliniche. 

Stabilimenti di maternità. 

Manicomi. Ospitali di cronici. 

Riscaldamento, ventilazione, provvigione dell'acqua, fognatura, disinfezione, telegrafia. 

Oggetti di assetto interno ed addobbamento. 

Apparecchi per la distruzione dei germi morbosi e degli insetti parassiti. 

Apparati per il trasporto dei malati e dei feriti (ascensori). 

Apparati e istrumenti medico-chirurgici. 

Istituzioni di fisirmacie. 

Gruppo 22.° — Seppellimento dei cadaveri, case mortuarie, necroscopie 

e sale aneUomiche, 

Veicoli per il trasporto dei cadaveri 



— lai — 

A{»ptnti d'iniimazione. 

eterno ordinamento delle case mortuarie e sale anatomiche. 

Adonti per la cremazione dei cadaveri. 

Appuecdii e materiali per conservare e disinfettare i cadaveri. 

Uesi per purificare i cimiteri e i campi di battaglia. 

Gruppo 23.° — Cose di veterinaria. 

Mezzi di protezione contro le lesioni degli animali (ferratura, arnesi da tiro). 
Protezione contro le malattie contagiose (museruole, istnimenti d'innesto del vajuolo pe- 
corino e della polmonea). 
Apparati di bassa chirurgia veterinaria ad uso dei contadini. 
Mexzi di disinfezione e di trasporto di cadaveri d'animali infetti (digestori). 



DIVISIONE SECONDA — Letteratura e disegni. 
Gruppo 24.° — Generalità, 

Scienza, legislazione, attività ufficiale e delle società, istruzione d'igiene e di tecnica sanitaria. 

Istituti igienici ; carte igieniche. 

Letteratura generale pel riscaldamento e la ventilazione; riscaldamento di città e parti di 

città da un solo luogo centrale. 
Istituzione del servizio sanitario per mezzo di autorità. 
UiHci sanitari locali, laboratori per la soluzione di temi di polizia sanitaria , istituzioni 

sanitarie. 
Statistica igienica. 
Società d'igiene e di tecnica sanitaria, pubbliche e private. 

Gruppo 25'. — Letteratura e disegni relativi ai gruppi i'2j. 

Al gruppo iJ* Prosciugamento di terreni paludosi, regolazione dei fiumi, costruzioni di canali, 
drenaggi, assodamento di terreni sabbiosi, terreni d'irrigazione. 

Al gruppo 2,^ Piani edilizi, ordinamento e polizia delle costruzioni. Costruzione di strade. 
Influenza del materiale di fortificazione e costruzione sullo stato sanitario. Parchi 
pubblici. 

Al gruppo S'^ Sistemi diversi di fognatura delle città e di esportazione, come pure di utiliz- 
zazione delle materie di rifiuto, colle relative statistiche, tariffe, condizioni, ammi- 
nistrazione, ecc. Influenza del drenaggio sul livello delle acque del sottosuolo. 

Al gruppo 4.^ Sistemi diversi di raccolta e di approvvigionamento d' acqua, con relative 
statistiche, tariffe, ecc. 

Al gruppo S'^ Sistemi vari di illuminazione pubblica, con statistiche, tariffe relative, ecc. 

Al gruppo 6.^ Sistemi di approvvigionamento delle grandi città di mezzi di sussistenza, 
colle relative statistiche, regolamenti, tariffe per fiere, mercati, macelli, ecc. 

Al gruppo 7.* Sistemi diversi di lavatoi ed asciugatoi pubblici con statistiche, tariffe, ecc. 

Al gruppo 8J* Sistemi vari di bagni pubblici con statistiche, tariffe relative, ecc. 



122 — 

Al^ gruppo g.^ Letteratura dell'igiene degli stabilimenti d'istruzione e disegni di edifid 
scolastici d'ogni specie. < 

Al gruppo 10.^ Progetti di case d'abitazione con speciale riguardo all'ordinamento igieniook 
Al gruppo 12.^ Progetti di edifizl, nei quali vivono continuamente molti individui, con spe- 
ciale riguardo all'ordinamento igienico. 
Al gruppo 12," Progetti di luoghi in cui molti individui si trattengono temporariamentl 

con speciale riguardo all'ordinamento igienico. 

Al gruppo JS»^ Progetti di alberghi, trattorie, caffè, con riguardo all'ordinamento igieoioA» 

Al gruppo 14.^ Progetti di fabbriche , laboratori , fucine , nonché di case e coloatt 

di operai, con speciale riguardo all'ordinamento igienico e al miglioramento ddÉ 

sorte delle classi lavoratrici. 

Assicurazioni sulla vita e contro gli accidenti ; casse di soccorso e di risparmio ; 10» 

cietà cooperative, istituzioni per il miglioramento economico degli operai. 
Case per gli operai invalidi. 

Regolamenti per le fabbriche e le officine dal punto di vista igienico. 
Organizzazione della sorveglianza governativa sulle fabbriche (lavoro dei fandolfi, 
delle donne). 
Al gruppo 75*.* Progetti di fabbricati agricoli con speciale riguardo all'ordinamento igienica 
L'alimentazione del bestiame. 

La distruzione degli animali e delle piante nocive, protezione degli animali utili. 
Metodi per conservare i prodotti agricoli. 

Assicurazioni del bestiame contro la grandine , tariffe, condizioni e relativa statistica. 
Al gruppo /ò.** Teoria dell'alimentazione. Vegetarianismo. 

Vitto per i giovani nelle case d'educazione, per soldati e marinai, per le diverse class 

d'operai, per i poveri, i prigionieri, gli ammalati, gli infermi. 
Società di temperanza. 
Metodi per riconoscere le adulterazioni. 

Metodi per il perfezionamento della preparazione delle vivande. 
Al gruppo /7.0 Progetti di carrozze ferroviarie dal punto di vista igienico ; letteràtun 

relativa. 
Al gruppo 18.^ Disposizione sanitaria degli spazi nei bastimenti. 

Il mal di mare. Collocamento degli individui, del bestiame, della provianda. 
Condizioni di ventilazione e di temperatura. 
Al gruppo jg," Letteratura dell'igiene della pelle e dei vestimenti. 
Al gruppo so,** Diffusione di epidemie. Sorveglianza delle comunicazioni, quarantene. 

Stabilimenti d'isolamento e di disinfezione. 
Al gruppo 21,* Letteratura e progetti relativi ad ospitali, ospizi, case di salate. 
Al gruppo 32,* Progetti di costruzioni di cimiteri, case mortuarie, edifizi anatomici, crematori 

Statistica della mortalità. 
Al gruppo 2j,9 Statistica delle epizoozie. Malattie contagiose degli animali trasmissibili a] 
l'uomo. Misure di polizia sanitaria contro la difìfusione di epizoozie. 
Metodi di bardare, domare, addestrare gli animali. 



123 — 



Sezione B. — Salvamento. 



DIVISIONE TERZA — Oggetti di esposizione. 
Gruppo 26.° — Salvamento in caso d'incendio, 

d di dimionire la combustibilità del legname, del vestiario, ecc. 
[fnerrazioDe contro Taccensione spontanea di carboni, ecc. 
LÌ assicurati dal fuoco, 
per avvertire in caso d'incendio, 
dùmiche per spegnere il fuoco. Apparati spegnitorì e di salvamento. 
AiBxmento delle milizie per estinguere gl'incendi. Respiratori, ecc. 



Gruppo 27,° — Preserva%ione dal pericolo dei fulmini* 



Imìni . 



Gruppo 28.° — Preservazione contro il pericolo dinondationi, 
imparati e disposizioni per notificare le piene. 

Gruppo 29.'* — Preservazione contro il pericolo di esplosioni, 

Kcdpienti per serbare e trasportare dei gaz esplodibili ed altre simili materie, magazzini 

navi di polvere, di petrolio. 
Appaiati indicatori delle raccolte di gaz esplosivi. 

Gruppo 30.^ — Precauzioni nelle comunicazioni di terra, • 

Apparecchi contro o nell' imbìzzarrimento dei cavalli. Tafani, battitori. 

Ifìsore di sicurezza per l'esercizio, il personale viaggiante e i viaggiatori. 

Segnali ferroviari. Unione automatica delle carrozze ferroviarie. 

Mezzi di riconoscere il daltonismo. 

Apparecchi di chiusura delle vie che attraversano i binari. 

Allestimento di treni all'immediato soccorso nei casi di disgrazia. 

Gruppo 31.° — Difesa contro i pericoli nelle comunicazioni marittime 

e sulle acque del continente. 

Indicazione dell'acqua navigabile. 

Apparati per misurare le profondità, ed esplorare il fondo d'ancoraggio. 

Hlmmnazione delle coste. Segnali delle navi. Segnali della nebbia. 

Mezzi di salvamento dal perìcolo di annegamento (cintura di nuoto, ecc.). 

Oggetti di fornimento delle stazioni di locatiere e di salvamento. 

Gruppo 32,^ — Difesa dai pericoli nei lavori sottacqua. 

Apparecchi da palombaro. 

Conduzioiie d'aria sott'acqua. Illuminazione sott'acqua. 



122 

Al gruppo 9." Letteratura dell'igiene degli stabilimenti d' istruzione e disegni di editizt 

scolastici d'ogni specie. 
Al gruppo jo,^ Progetti di case d'abitazione con speciale riguardo all'ordinamento igienico. 
Al gruppo ti.^ Progetti di ediGzl, nei quali vivono continuamente molti individui, con spe- 
ciale riguardo all'ordinamento igienico. 
Al gruppo 12.'* Progetti di luoghi in cui molti individui si trattengono temporariamcnte 

con speciale riguardo all'ordinamento igienico. 
Al gruppo ijj* Progetti di alberghi, trattorie, caffè, con riguardo all'ordinamento igienico. 
Al gruppo 14,^ Progetti di fabbriche , laboratori , fucine , nonché di case e colonie 
di operai, con speciale riguardo all'ordinamento igienico e al miglioramento della 
sorte delle classi lavoratrici. 
Assicurazioni sulla vita e contro gli accidenti; casse di soccorso e di risparmio; so- 
cietà cooperative, istituzioni per il miglioramento economico degli operai. 
Case per gli operai invalidi. 

Regolamenti per le fabbriche e le officine dal punto di vista igienico. 
Organizzazione della sorveglianza governativa sulle fabbriche (lavoro dei fanciulli, 
delle donne). 
Al gruppo /j".* Progetti di fabbricati agricoli con speciale riguardo all'ordinamento igienico. 
L'alimentazione del bestiame. 

La distruzione degli animali e delle piante nocive, protezione degli animali utili. 
Metodi per conservare i prodotti agricoli. 

Assicurazioni del bestiame contro la grandine , tariffe, condizioni e relativa statistica. 
Al gruppo lòJ* Teoria dell'alimentazione. Vegetarianismo. 

Vitto per i giovani nelle case d'educazione, per soldati e marinai, per le diverse classi . 

d'operai, per i poveri, i prigionieri, gli ammalati, gli infermi. 
Società di temperanza. 
Metodi per riconoscere le adulterazioni. 

Metodi per il perfezionamento della preparazione delle vivande. 
Al gruppo 17 Progetti di carrozze ferroviarie dal punto di vista igienico ; letteratura 

relativa. 
Al gruppo i8.° Disposizione sanitaria degli spazi nei bastimenti. 

Il mal di mare. Collocamento degli individui, del bestiame, della provianda. 
Condizioni di ventilazione e di temperatura. 
Al gruppo igJ* Letteratura dell'igiene della pelle e dei vestimenti. 
Al gruppo 20,^ Diffusione di epidemie. Sorveglianza delle comunicazioni, quarantene. 

Stabilimenti d'isolamento e di disinfezione. 
Al gruppo 21»* Letteratura e progetti relativi ad ospitali, ospizi, case di salate. 
Al gruppo 22,* Progetti di costruzioni di cimiteri, case mortuarie, edifizi anatomici, crematori. 

Statistica della mortalità. 
Al gruppo 2ts,» Statistica delle epizoozie. Malattie contagiose degli animali trasmissibili al- 
l'uomo. Misure di polizia sanitaria contro la diflfusione di epizoozie. 
Metodi di bardare, domare, addestrare gli animali. 



— 125 — 

DIVISIONE QUARTA. — Letteratura e disegni. 

Gruppo 39.** — Generalità, 

cgcdazione, attività ufficiale e delle società. • 

iitizzione del salvataggio in generale, 
booai meteorologiche. 

Gruppo 40.** — Letteratura e disegni relativi ai gruppi 26-38, 

Wiruppa 26:* Statistica. TariflFa. 

Condizioni dell' assicarazione contro gli incendi. 

Letteratura del salvamento dal fuoco (guardie volontarie del fuoco, ecc.). 
pTtppo 27,* Letteratura sui parafulmini. 

Statistica delle cadute dei fulmini. 
^ruppc 28,^ Letteratura e piani sulle disposizioni ad impedire il pericolo delle inon- 

dazioni. 
gruppa 2gJ* Letteratura sulla natura delle materie esplosive e statistica delle esplo- 
sioni di gaz. 
grappo jo,^ Statistica degli accidenti ferroviari. 

Assicurazione di viaggio e trasporto. 

Segnali ferroviari. 

Letteratura e regolamenti delle assicurazioni e del servizio di sicurezza sulle ferrovie. 
gruppo ji,* Statistica degli accidenti marittimi. 

Organizzazione del servizio di locatiere e del salvataggio marittimo. 

Carte marittime. 

Sanali delle navi. 

niaminazione delle coste. 

gntppo S2,^ Presentazione di lavori di fondazione sott' acqua ed apparecchi relativi. 
gruppo jj.^ Statistica degli accidenti nelle miniere. 

Disegni degli apparecchi fi regolamenti per la sicurezza dell'esercizio delle miniere. 
gruppo S4* Statistica degli accidenti nell' esercizio delle macchine, dei mulini, delle 

caldaje a vapore. 
puppo SS"^ Organizzazione delle guardie sanitarie e delle stazioni di salvamento. 
gruppo s^"^ Organizzazione dell'attività dello Stato e dei privati per i soccorsi in guerra. 

Regolamenti della cura ufficiale dei malati. 

Statuti delle società volontarie. 

Rapporti sull'attività (inora spiegata dalle medesime. 

Regolamento delle formazioni dei corpi sanitari militari da campo. 

Organizzazione dei corpi sanitari volontari. 

gruppo jy.^ Letteratura e disegni riguardo agli spedali da campo. 
gruppo j8.* Letteratura sulla cura dei feriti iu guerra. 



124 — " 

GKUPro 33.*^ — Difesa dai pericoli nell'esercizio delle miniere. 

J^t^ttKC^ di sìcoresza degli elevatori a corda. 
AK<iM<xhì d*aTnso dei temporali. Lampade di sicurezza. 
)KMrt p«r pceTenire la malattia dei minatori. 

GHUFFO 34.** — Difesa dai pericoli nell'esercizio delle macchine, dei mulini 

e delle caldaje a vapore, 

A|^p«ttc^i di precaiuione per ogni genere di macchine. 

Mini per prevenire e togliere i depositi delle caldaje. 

S^IpMtU d'allarme per indicare il bassissimo livello dell'acqua nelle caldaje. 

AlÙMBtatione automatica delle caldaje. Valvole di sicurezza. Manometri, ecc. 

Gruppo 35.** — Primi soccorsi in caso d'infortunio e di lesioni. 

Metti di salvamento dalla morte per asfissia, annegamento, avvelenamento. 

One di salvamento, ecc. 

Istitasione di guardie sanitarie e stazioni di salvamento. 

Barelle, cestoni, carri di trasporto (per città, ecc.). 

Gruppo 36.° — Primi soccorsi ai feriti ed ammalati in guerra, 

Annamento dei corpi sanitari ufficiali e volontari (buste e zaini per medicazione, ecc.'. 

Barelle ed improvvisazione di simili mezzi di trasporto. Sedie portatili, basti, basti a let- 
tiere. Barelle a ruota. 

Carri agricoli di trasporto ed improvvisazione di simili articoli. Carri-cucine o cucine di l 
campo. 

Treni completamente allestiti o improvvisati. 

Apparecchi per sollevare e trasportare i feriti sulle navi. 

Gruppo 37.!* — Ambulanze, spedali, baracche, e navi^spedali in guerra. 

Ospitali mobili di campo. 

Carri-magazzino. Materiale per ospitali da campo e navi da guerra nel migliore imbal« 
laggio (Materiale da letto, utensili da cucina, sostanze alimentari, apparati per filtrare, 
oggetti di medicazione, istrumenti ed attrezzi chirurgici , oggetti farmaceutici e medica- 
menti). 

Spedali permanenti e baracche, baracche mobili, tende^spedali, ecc. 

Modelli, prove e materiale d'addobbamento. 

Gruppo 38.° — Apparecchi e regolamenti per la cura dei feriti in guerra'. 

Apparecchi di medicazione d'ogni genere, comprese le fasciature che s'induriscono. 

Schizzetti da ferite. Irrigatori. Bacinelle. Apparati di riscaldamento. 

Vasche da bagno, anche per bagni locali. Padelle. 

Ferule, apparecchi di sospensione, cassetta per le fratture, ecc. Materiali da letto. Letti 

da anmialato con apparecchi di elevazione. Cuscini ad acqua e ad aria. Poltrone da 

ammalati, ecc. Arti artificiali, gruccie. 



, 



i 



127 — 



L'Articolo 371 del Codice civile. 

Il prof. Carlo Maggiorani ha presentato a S. E. il Ministro di Grazia e 
Giustizia r indirizzo che riproduciamo per intero. 

L'onorevole 2^nardelli ha accolto con molta cortesia il rappresentante della 

letà Itzdiana d'Igiene, il quale ha dimostrato al Ministro tutta l'impor- 
della riforma reclamata con insistenza dal Sodalizio nostro. 

D Ministro non ha dissimulato le difficoltà che si incontreranno prima di 

cambiare le disposizioni del Codice civile, ma ha promesso di oc- 

i subito del grave argomento. Ad ogni modo noi prendiamo atto di 

dichiarazioni e all'uopo torneremo a ricordare al Ministro di Grazia 

Giustizia le istanze della Società. Repetita juvant. 



Eccellenza , 

La Società Italiana d'Igiene istituita in Milano sotto gli auspici di S. M. 

Re, ebbe l'onore di rivolgere, verso la fine del 1880 un'Istanza all'ono- 

le comm. Tommaso Villa, allora Ministro di Grazia e Giustizia. 

Tale istanza si riferiva ad una deliberazione presa dalla Società, sopra 

del socio avvocato Angiolo Friedmann di Modena, colla quale in 

le della igiene e della umanità miravasi a conseguire la modificazione 

alcuni articoli del Codice civile italiano, nello intento di non rendere fu- 

ai neonati d'Italia l'applicazione dell'articolo 371 del Codice stesso. 
La modesta dimanda, fu presentata all'onorevole Ministro avvocato Villa, 
senatore Carlo Maggiorani, al quale l'onorevole Rappresentante il Regio 
verno, rivolse sincere parole di affidamento che si sarebbe trovato 
di sostituire alla presentazione dei neonati, la visita del medico in 
della puerpera, precisamente come la Società Italiana d'Igiene dimostrò 
i presso le più civili nazioni. 
Le vicende della politica impedirono, al certo, che alle buone parole 
Ministro corrispondessero le opere. 

Frattanto la proposta della Società Italiana d'Igiene rimase e rimane tut- 
un pio desiderio. Sebbene non le sieno mancati incoraggiamenti e lodi 
parte della stampa nostrana d'ogni partito, nonché adesioni di autorevoli 
naggi, e di noti igienisti, alcuni dei quali ebbero argomento di dimo- 
e come dalle statistiche nostre resulta che su 28 milioni d'abitanti ab- 
^0 annualmente in Italia un milione di nascite delle quali una decima 
\ftr(e si spegne innanzi che i neonati abbiano raggiunto il primo mese di vita. 



126 



REGOLAMENTO 



PER l'ammissione DEGLI OGGETTI DA INVIARSI ALLA ESPOSIZIONE GENERALE TEDE 

d'Igiene e Salvamento a Berlino, 1882. 

i^® Chi desidera partecipare alla Esposizione che verrà inaugurata a I 
lino nel prossimo maggio, dovrà farne domanda, scritta sopra tre esemp 
sul Modulo prestabilito, al Comitato Italiano residente in Milano, Via S 
t* Andrea, 18. 

2.° Le domande si ricevono a tutto il io marzo, e gli oggetti dovrà 
essere spediti a Berlino non più tardi del giorno 30 del mese stesso. 

3.° Nella domanda dovrà essere indicata la natura degli oggetti da espo 
lo scopo cui sono destinati e lo spazio che approssimativamente potrà 
occupare, indicando chiaramente se gli oggetti stessi dovranno essere ce 
cati nel Palazzo dell'Esposizione o sotto i portici o allo scoperto. 

4.^ Le spese per l'acquisto dello spazio , a norma della tariffa in a 
riportata, quelle occorrenti per la spedizione , collocamento , ritorno, e 
degli oggetti, saranno tutte a carico degli Espositori, i quali rimetterai 
al Comitato l'unita obbligazione regolarmente firmata. 

5.** 11 Comitato si riserba pieno diritto di accogliere o di respingere 
domande d'ammissione ove non fossero regolari o si riferissero ad ogg 
non contemplati nel Programma. 

6.° Tostochè.le domande siano state accolte, verranno rimesse agli Es 
sitori le cedole relative unitamente alle norme da seguirsi per la spedizi* 
degli oggetti a Berlino, allo scopo di ottenere il libero transito sulle i 
rovie tedesche e tutte le possibili franchigie doganali. 

T,^ Il pagamento delle tasse per l'acquisto dello spazio necessario : 
Espositori dovrà essere fatto, appena che l'Espositore avrà ricevuta la cr 
d'ammissione, direttamente a Milano presso la Sede del Comitato Centi 
che ne rilascerà ricevuta. 

8.° Nelle città ove risiedono Membri del Comitato Centrale, gli Espc 
tori potranno rivolgersi ai medesimi per ottenere tutte quelle dilucidazi 
delle quali avranno bisogno. 

TARIFFA PER L'ACQUISTO DELLO SPAZIO. 

Nel Palazzo della Esposizione . Superficie del suolo. . Mq, ' Lire 37. 50 

Idem » parietale. . . » » 18. 75 

Sotto i portici coperti » del suolo. . » » 18. 75 

Allo scoperto » » . . • » 6. 25 



A 



— 129 — 

fasaao b prima ginnastica, che andò poi mano mano prendendo forme 
fiferse. Gli Egizi, gli Israeliti, i Greci ne fecero una specie di rito e con 
csK) educarono le genti meno civili. Presso gli Etruschi, il dott. Bazzoni, 
{Sevo una Danza antichissima nazionale assumendola da preziosi Monumenti 
et oggi tuttora si conservano di questi vetusti abitatori d' Italia. 

Parlò in seguito delle Danze presso i Romani, della loro corruzione, e 
del loro sfacelo morale. Goti, Vandali, Teutoni fatti padroni d' Italia v' in- 
trodussero anche i loro modi di danzare. Nei secoli del Risorgimento 
coOa Danza e colla Musica s* introdusse un'arte divertente epura. S'inven- 
tuono balli sotto svariate forme, ma sempre in dolci e tranquilli ambienti. 

D dott. Bazzoni descrive i moderni balli popolari e da elegante convegno, 
btrodottisi da oltremonte e che per la maniera vorticosa e frettolosa, al 
dott Bazzoni, sembrano recar danno alla salute comune e li vorrebbe o pro- 
loitti almeno modificati. 

Nella seconda parte e cioè nell* Igiene applicata al ballo, dimostra con 
q^erìmenti tutti di attualità, come le Danze in uso oggigiorno eseguite con 
Umpi affrettati o troppo stretti arrechino un danno non lieve, massime alle 
bnciulle le quali per eseguire una moda tutta antigienica si dispongono a 
malori affatto impreveduti, ma pur troppo reali. 

Il dòtt. Bazzoni combatte le Danze fatte a rovescio della propria persona 
come quelle che oltre al pericolo d'inciampi e cadute predispongono alle 
congestioni. Deplora Tuso delle bibite di sostanze ghiacciate nel momento 
della maggior traspirazione. Prescrive l'età e le norme, sotto la cui guida 
può concedersi il ballo sia ai giovani come alle fanciulle. Chiude finalmente 
la sua conferenza , appoggiata alle esperienze fisiologiche del prof. Nick e 
di altri illustri igienisti, provando come gli smodati e vertiginosi esercizi 
degli odierni balli possano lentamente condurre a malattie che poi lenta- 
aiCDte si fanno letali. 

Una nuova Sede della Società. 

Per iniziativa di egregi cittadini è stata costituita anche a Firenze una 
Sede della Società Italiana d'Igiene, il cui ufficio di Presidenza è compo- 
sto dai signori: Principe Tommaso Corsini, Presidente, — Prof. Andrea 
SisH, Vice-Presidente. — Dott. Raffaello Zannetti, Segretario, — Leo- 
hda Giovannetti, Cassiere, 

La Sede sorge sotto ottimi auspici e con numeroso concorso, e quindi 
giova sperare che al pari delle altre sarà di lustro per la Società. 

9 



128 

Nell'accennata istanza che i sottoscrìtti si pregiano di sottoporre di nuovo 
alla E. V., il nostro socio avvocato Angiolo Friedmann, a viemeglio confor- 
tare la sua tesi, con paziente cura, ricercò presso le varie legislazioni del 
mondo civile se e quanto e dove differissero da quella in vigore attual- 
mente in Italia per ciò che concerne la registrazione degli Atti di nascita, 
e noi vivamente raccomandiamo alla perspicacia della E. V. le resultanze di 
tali confronti. 

La nostra Società com* era suo dovere ha fatto e seguiterà a fare tutto 
il possibile perchè 1* igiene sia curata dalle popolazioni. Dove però finisce il 
suo utile apostolato, incominciar deve Topera efficace del Legislatore e quindi 
la Società torna di nuovo a richiamare l'attenzione del Governo sopra i 
fatti già posti in luce, sperando che al male deplorato si voglia e si possa 
opporre sicuro rimedio. 

Coirattuare V invocata modificazione dell'art. 371 del Codice civile V. E. 
contribuirà a togliere all' Italia il fristg primato che di fronte alle altre na- 
zionit ha nella mortalità dei bambini, ed è perciò che rivolgendosi ali* E. V. 
nutriamo, più che fiducia, certezza che la Istanza della Società Italiana d'Igiene 
troverà nell'E. V. un convinto patrocinatore della invocata riforma. 

Milano, li 30 novembre 1881. 

// Presidente 

A. CORRADI. 

// Segretario 

G. Pini. 

A Stia Eccellenza 
Il Signor Afinistro di Grazia e Giustizia 
Comm. .\vv. Giuseppe Zanardelli 

ROMA. 



LE CONFERENZE DELLA SOCIETÀ 



Igiene della Danza. 

Conferenza tenuta dal dottor Carlo Bazzoni. 

Alla presenza di numeroso e scelto pubblico e di molte Signore, il dot- 
tore Bazzoni ha tenuto in Milano una Conferenza suU' Igiene della Danza. 
Il Conferenziere espose le proprie idee sui danni e sui vantaggi della Danza. 

Divise il suo discorso in due parti ; nella prima fece la storia del ballo 
presso molti popoli antichi e tnoderni , disse come -il canto ed il ballo 



— 131 — 

A-ifmòlea i^enerale dei Membri della Società Italiana diviene tenutasi in Milano 

il 2g gennajo 1882. 

Presidenza del dott. Carlo Zucchi. 



ORDINE DELLE MATERIE DA TRATTARSI : 



i.'^ Comunicazioni della Presidenza. 

2." Discussione ed approvaziotie del Bilancio preventivo pel 1882, 

3." Conferimento dei Premi. 

\? Elezione di quattro membri del Consiglio in sostituzione degli uscenti 
di carica prof. Alfonso Corradi, Presidente; dott. Carlo Zucchf, 
Vice- Presidente; dott. Vincenzo Caporali, Vice-Segretario; ing. Ric- 
cardo Berla, Bibliotecario^ i quali a norma delPart. 14 dello Sta* 
tutOj recentemente modificato, sono tutti rieleggibili. 

Il prof. De-Giovanni domanda per lettera che venga modificato il pro- 
cesso verbale della penultima Assemblea generale in un punto in cui si rife- 
lìrono poco esattamente i suoi pensieri perciò che riguardava la proposta 
di rendere rieleggibile il Presidente anche dopo il primo triennio. 

Il prof. De-Giovanni in luogo di farsi egli stesso autore di questa pro- 
posta, dopo di avere riferito a nome della Commissione incaricata di stu- 
diare le modificazioni proposte della Sede Particolare di Pisa, si sarebbe 
espresso in questi termini: e Ora a nome mio, mi permetto di richiamare 
lila memoria degli onorevoli soci , che nel prossimo dicembre dobbiamo 
d^ere il nostro Presidente e che sarebbe bene che per allora avessimo 
risolta la questione, già sollevata fra noi, sulla opportunità o meno di mo- 
dificare quell'articolo dello Statuto che stabilisce che il Presidente che scade 
Scarica non è rieleggibile che dopo tre anni. E non intendo pregiudicare 
la questione, ma soltanto di sollecitare, parendomi conveniente, la sua 
solniione ; quindi vorrei che se ne occupasse l'adunanza >. 

L'Assemblea delibera che il verbale dell'Assemblea del di 5 settembre 
venga modificato nel senso voluto dal prof. De-Giovanni. 

11 Cassiere dott. Safolinj dà lettura del bilancio preventivo pel 1882 
che viene approvato senza discussione, 
il Segretario dott. Pini legge le relazioni riguardanti il conferimento dei 

premi istituiti dalla Società. 



— X3* — 

RAPPORTO 
DELLA Commissione incaricata di giudicare le memorie 

AL concorso del PREMIO RiTTER. 

Tem\ : // Sonno sotto il rispetto fisiologico ed igienico, — L. 500 ed 
un Diploma d'onore della Società Italiana cT Igiene, 

A questo concorso furono presentate nove memorie. 

/ Memoria^ portante l'epigrafe: U uomo col proprio studio e P uomo 
istesso. 

Vi mancano le cognizioni scientifiche ed anche la proprietà di linguaggio, 

// Memoria, portante l'epigrafe : A nighfs sleep, ecc. 
È uno scritto molto leggiero, ove si espongono cose volgarmente note, 
assieme a non poche inesattezze scientifiche. 

/// Memoria, portante l'epigrafe: Uti sed non abuti. 
Nelle II pagine, alle non poche scorrettezze nella dizione, si associano 
numerose scorrettezze della parte scientifica. 

IV Memoria^ portante l'epigrafe: Kcpa^ ròv ctfvj. 
Con uno stile ampolloso e con inutili di vagamenti cosmici e con con- 
cetti astratti del fluido nerveo vitale e degli spiriti animatli, l'Autore crede 
troppo facilmente di avere sciolto l'ancora astruso problema, come i -|- i 
= 2 (pag. io), e quando per lui il fluido galvanico spiega tutti i fatti, 
sonno e veglia, stato fetale, sogno, magnetismo, ecc., egli non mostra nem- 
meno di conoscere le notorie ricerche sulla misura del tempo nelle opera- 
zioni nervose, e sulla loro trasmissione, milioni e milioni di volte più lenta 
di quella dell'elettricità; e ovunque si mostra digiuno delle cognizioni ana- 
tomo-fisiologiche . 

V Memoria^ portante l'epigrafe : Meminisse juvabit. 
L'Autore consacra le 15 pagine del suo scritto, quasi intieramente, alla 
ipotesi della asfissia del sangue o deficienza di ossigenazione nei tessuti nel 
sonno. E non curandosi del molto che ha fatto la scienza sull'argomento 
fisiologico del sonno, e non avvertendo, che la teoria della asfissia cerebrale 
sostenuta già da Ranke, è in contraddizione cól fatto, dimostrato da Voit, 
di un relativamente maggiore approvvigionamento dell'ossigeno e di una 
relativamente minore esalazione di acido carbonico durante il sonno, tra- 
scorre eziandio a gravi errori anatomo-fisiologici , come quando alle pa- 
gine 3-4 attribuisce lo stringersi della pupilla al rilasciamento del suo j/f«- 



— 131 — 

Assemblea generale dei Membri della Società Italiana d Igiene tenutasi in Milano 

il 2g gennajo 1882. 

Presidenza del dott. Carlo Zucchi. 



ORDINE DELLE MATERIE DA TRATTARSI : 

i.*^ Comunicazioni della Presidenza, 

2.*^ Z>iscus5Ìoru ed appr ovazione del Bilancio preventivo pel 18S2, 

3.*^ Conferimento dei Fremì. 

4.° Elezione di quattro membri del Consiglio in sostituzione degli uscenti 
di carica prof. Alfonso Corradi, Presidente; dott. Carlo Zucchi, 
Vice-Presidente; dott. Vincenzo Caporali, Vice-Segretario; ing. Ric- 
cardo Berla, Bibliotecario, i quali a norma delPart. 14 dello Sta* 
tutOj recentemente modificato, sono tutti rieleggibili. 

Il prof. De-Gio VANNI domanda per lettera che venga modificato il pro- 
cesso verbale della penultima Assemblea generale in un punto in cui si rife- 
rirono poco esattamente i suoi pensieri perciò che riguardava la proposta 
di rendere rieleggibile il Presidente anche dopo il primo triennio. 

Il prof. De -Giovanni in luogo di farsi egli stesso autore di questa pro- 
|>osta, dopo di avere riferito a nome della Commissione incaricata di stu- 
diare le modificazioni proposte della Sede Particolare di Pisa, si sarebbe 
espresso in questi termini : e Ora a nome mio, mi permetto di richiamare 
alla memoria degli onorevoli soci , che nel prossimo dicembre dobbiamo 
eleggere il nostro Presidente e che sarebbe bene che per allora avessimo 
risolta la questione, già sollevata fra noi, sulla opportunità o meno di mo- 
dificare quell'articolo dello Statuto che stabilisce che il Presidente che scade 
di carica non è rieleggibile che dopo tre anni. E non intendo pregiudicare 
la questione, ma soltanto di sollecitare, parendomi conveniente, la sua 
soluzione ; quindi vorrei che se ne occupasse l'adunanza >. 

L'Assemblea delibera che il verbale dell'Assemblea del di 5 settembre 
venga modificato nel senso voluto dal prof. De -Giovanni. 

Il Cassiere dott. Safolin; dà lettura del bilancio preventivo pel 1882 
che viene approvato senza discussione. 

Il Segretario dott. Pini legge le relazioni riguardanti il conferimento dei 
premi istituiti dalla Società. 



— X3* — 

RAPPORTO 
DELLA Commissione incaricata di giudicare le memorie 

AL concorso del PREMIO RiTTER. 

Tem\ : // Sonno sotto il rispetto fisiologico ed igienico, — L. 500 ed 
un Diploma d'onore della Società Italiana (T Igiene, 

A questo concorso furono presentate nove memorie. 

/ Memoria^ portante l'epigrafe: U uomo col proprio studio è r uomo 
istesso. 

Vi mancano le cognizioni scientifiche ed anche la proprietà di linguaggio. 

II Memoria^ portante l'epigrafe : A nighfs sleep^ ecc, 
È uno scritto molto leggiero, ove si espongono cose volgarmente note, 
assieme a non poche inesattezze scientifiche. 

/// Memoria f portante l'epigrafe: Uti sed non abuti. 
Nelle II pagine, alle non poche scorrettezze nella dizione, si associano 
numerose scorrettezze della parte scientifica. 

IV Memoria^ portante l'epigrafe: Kcpa^ xòv c^vj. 
Con uno stile ampolloso e con inutili di vagamenti cosmici e con con- 
cetti astratti del fluido nerveo vitale e degli spiriti animatli, l'Autore crede 
troppo facilmente di avere sciolto l'ancora astruso problema, come i -j- i 
= 2 (pag. io), e quando per lui il fluido galvanico spiega tutti i fatti, 
sonno e veglia, stato fetale, sogno, magnetismo, ecc., egli non mostra nem- 
meno di conoscere le notorie ricerche sulla misura del tempo nelle opera- 
zioni nervose, e sulla loro trasmissione, milioni e milioni di volte più lenta 
di quella dell'elettricità; e ovunque si mostra digiuno delle cognizioni ana- 
tomo-fisiologiche. 

V Memoria^ portante l'epigrafe : Meminisse juvabit, 
L'Autore consacra le 15 pagine del suo scritto, quasi intieramente, alla 
ipotesi della asfissia del sangue deficienza di ossigenazione nei tessuti nel 
sonno. E non curandosi del molto che ha fatto la scienza sull'argomento 
fisiologico del sonno, e non avvertendo, che la teoria della asfissia cerebrale 
sostenuta già da Ranke, è in contraddizione cól fatto, dimostrato da Voit, 
di un relativamente maggiore approvvigionamento dell'ossigeno e di una 
relativamente minore esalazione di acido carbonico durante il sonno, tra- 
scorre eziandio a gravi errori anatomo-fisiologici , come quando alle pa- 
gine 3-4 attribuisce lo stringersi della pupilla al rilasciamento del suo j/fit- 



— 133 — 
ierc^ e J il meccanismo dell' accomodamento visivo alla mutabile convessità 
delia cornea^ e parla di 7 litri di aria introdotta nella veglia verso ad i 
litro nel sonno. Abbastanza enigmatici sono in si breve scritto intorno alla 
fisiologia ed igiene del sonno, i concetti dominanti deireccitamento magne- 
tico cosmico e dei poli contrari affacciati dalle molecole, e del passaggio 
<^ molecole di ferro dal corpo magnetizzante per esercitare la sua azione 
tonica ed astringente sui vasi. 

VI Afemoriay portante l'epigrafe: Le sage suffit à lui mème. 

Quantunque il materiale scientifico sia di vecchia data e piuttosto scarso 

anche in questa memoria, tuttavia lo stile vi è in genere corretto, piano, 

chiaro. L'Autore parla piuttosto da filosofo. Egli si palesa estraneo a tutto 

il movimento della fisiologia sperimentale dell'ultimo mezzo secolo — quindi 

gli erronei concetti del cervello come centro della vitalità (pag. 2), di muscoli 

affranti, inerti^ non contrattili nel sonno — di ripristino del fluido nervoso o 

vitale — di sangue più acquoso nel sonno — di antagonismo di funzioni^ 

di troppa abbondanza di sangue sopraccarico di principi fibrinosi , plastici e 

carbonosi (pag. 55). 

E mentre non conosce tampoco la fisiologia delle azioni nervose riflesse^ 
invece, con una speculazione ultra psicologica, ci descrive l'anima che so- 
spende il suo governo del corpo e vi rinuncia per lasciarlo ristorare nel 
riposo e poi richiamarlo al lavoro nello svegliarsi (pag. 48-49). L'Autore 
non trattò fisiologicamente l'argomento, e non si è occupato della 2* parte 
del tema, cioè dell' igiene, 

VIT Memoria^ portante l'epigrafe : Viribus unitis. 

Questa memoria, dettata con uno stile piuttosto fantastico, è ricca di 
letteratura vecchia e filosofica, massime per citazione di nomi (non di testi). 
Di rincontro mostra poca profondità di scienza, anzi cade in parecchi errori, 
ripetendo anche oggidì con Magendie, che il V sia un nervo auditivo 
(pag. Il) ed appoggiandosi all'antagonismo delle due vite intellettiva ed 
organica, ed asserendo che nel sonno il polso sia più disteso, robusto, 
concitato (pag. 96), aumentato il calore (pag. 19), rinvigorita V universale 
riproduzione (pag. 19). D'altra parte mette troppo in scena T anima e lo 
spirito, e tesse divagamenti ipotetici sulle allucinazioni, sull'ipnotismo, sul 
sonnambulismo, suir estasi , sul mesmerismo ; mentre invece si accontenta 
di pochi volgari aforismi per la parte igienica del programma. 

Fin qui nessuna delle esaminate memorie merita considerazione per ri- 
guardo al premio, né tampoco ad onorevole menzione. 



— 134 — 
Vili Memoria^ portante l'epigrafe:* Come ia fwtu è il sonno della na- 
tura ^ così il sonno è la notte deli' animale. 

In questo lavoro è trattato l'argomento del Concorso nelle diverse sue 
parti, con" esposizione piana e chiara, e conforme alle nozioni dello stato 
attuale della scienza sperimentale, quantunque le quistioni moderne vi sieno 
esposte forse un po' fuggevolmente e senza concetto originale , impernian- 
dosi troppo sull'ipotetica disposizione e direzione dei movimenti molecolari 
(di Richerand). Anche la trattazione igienica ha dei tocchi felici, abbenchè 
per molta parte compongasi del riepilogo di reputati libri popolari. Salve le 
accennate imperfezioni, la memoria è meritevole di lode, e corrisponde 
anche allo spirito del programma del concorso. Avrebbe forse potuto aspi- 
rare al premio, se la palma non gliene venisse assolutamente contesa dal- 
l'altra seguente memoria. Epperò noi ci permettiamo di raccomandarla per 
una menzione onorevole. 

IX Memoria^ portante l'epigrafe : Valgono più i fatti che le parole. 
In questo lavoro si sente lo scienziato sperimentatore , che con mano 
maestra e forte affronta le molteplici difficoltà del quesito. Si potrà non 
convenire forse in tutte le alte questioni che vi sono sperimentalmente 
trattate," ma lo spirito originale vi domina in tutte le ricerche relative alla 
fisiologia del sonno. È una sfortuna che vi manchi per intiero la parte 
igienica la quale pur si esige dal programma del concorso. Ma d'altro lato 
sarebbe un torto alla scienza il negare il premio a questo lavoro dì ori- 
ginale ed alto valore scientifico. Laonde la Commissione propone che al- 
l'Autore venga definitivamente decretato il premio, quand'egli vi aggiunga 
la suddetta parte mancante. 

Padova, 8 gennajo 1882. 

A. De- Giovanni 

B. G. Panizza 

Filippo Lussana, relatore, 

RELAZIONE 
DELLA Commissione incaricata di giudicare le Memorie 

AL CONCORSO DI ISTITUZIONE TaLINI. 

Tema : // Latte considerato dal punto di vista della Dietetica e del- 
r Igiene^ avendo speciale riguardo alle possibili adulterazioni ed ai 
modi pia opportuni per riconoscerle, — L, 300 ed un Diploma 
d'onore della Società Italiana d'Igiene, 



— 137 — 

A pag. IO si legge che € nello stato attuale della scienza la trasmissi- 
bilità delle malattie per mezzo del latte, non è per anco dimostrata > : il che 
Ttramente è mal detto per la malattia aftosa dei bovini : ed al più, rispetto 
iDa tubercolosi, avrebbesi potuto notare i dubbi che ancora esistono sulla 
tasmissibilità sua per il latte di vacche inferme di malattia perlacea o 
tubercolosi. 

Lo Scrittore di questa memoria, il quale nella introduzione dice e sapere 
di scrìvere con modi punto scientifici », ha dimenticato la esposizione ragio- 
mta dei modi diversi della dietetica lattea in riguardo a' singoli stati di 
lolattia ed alle diverse maniere e cagioni della individuale intolleranza per 
k dieta lattea. 

CoDcludiamo dichiarando che questa memoria non manca di alcuni pregi, 
e h testimonio di molto studio nello Scrittore. 



IV Memoria — // latte non è solo t alimento degli esseri dalla bocca 
mmpUta^ ma di ogni età. 

In questo scritto non abbiamo pur troppo a lodar nulla. Vi sono nu- 
merosi gli errori scientifici, oltreché mal ordinata è la stessa esposizione 
dei fatti, e piena di improprietà ed inesattezze. 

A conferma del severo giudizio gioverà qualche citazione. A pag. 25 è 
scritto che e il latte in virtù dello zucchero che contiene , può subire le 
fementazioni alcoolica, acida, putrida: » ma è ovvia la derivazione di 
quest'ultima dalle materie sue albuminoidi, non dallo zucchero. A pag. 42 
M dice che i il latte di vacca è V unico che ha molta somiglianza col 
muliebre, » dovechè la cosa vorrebbe esser detta piuttosto del latte di 
asina: del quale a pag. 53 si asserisce che < è indicato nelle infiammazioni 
croniche, il latte di bufala nei soggetti esausti >, le quali espressioni fanno 
testimoDianza di nozioni cliniche indeterminate, o superficiali e manchevoli 
in estremo. A pag. 60 si legge che € il latte di donna mestruante altera 
i lineamenti del bambino : > e nella pagina seguente e che i mestrui trasci- 
nano fuori dal corpo gran quantità di fosfato di calce », come se ì\ sangue 
mestruo contenesse fosfati più del sangue ordinario. 

In questo scritto fanno pure sgradita impressione le sperticate esagerazioni, 
che in numero assai grande vi s'incontrano. Tale è l'affermazione che 
« alle sole donne, le quali non danno punto di latte, si deye concedere il 
baliatico mercenario >. A pag. 35 sta scritto che < la donna colla lattazione 
impartisce al figlio un non so che di imponderabile, ragione per la quale 
nel bambino fatto adulto si trova riprodotto il sentimento materno ». Alle 



— 136 — 

stintamente determinando i casi nei quali il latte deve esser dato come cibo 
esclusivo, dagli altri in cui il latte viene dato come aggiunta ai cibi comuiù. 
Finalmente sono esposti solamente in modo incompleto i modi di conser- 
vazione del latte, coli' aggiunta pur troppo di inesattezze ed errori. Così è 
detto per es. che il latte da conservare si ha da far bollire ogni giorno 
una volta per iscacciarne 1* ossigeno, d' onde appare essere allo scrittore 
ignoti gli studi del Pasteur sulle fermentazioni. E più avanti si legge che 
il latte da conservare può essere messo in bottiglie metalliche, senza indi- 
cazione dei metalli da evitare e di quelli da preferire. Nelle bottiglie poi 
il latte dovrebbe essere versato dopo averne scacciata V aria mercè l' ev-»-' 
porazione (1). Le critiche osservazioni, che finora abbiamo esposto (orarne^' 
tendone più altre di minor conto), ci conducono a giudicare questa m^' 
moria immeritevole di lode non che di premio. 

/// Memoria — In labore gloria. 
Più favorevole giudizio ci compiacciamo dover dare sulla memoria d^-^ 
motto suaccennato : la quale in eflfetto è commendevole per chiarezza di 
esposizione, per abbondanza di utili nozioni : ma la parte scientifica, fisio- 
logica e chimica, è deturpata da alcuni errori grossolani, i quali pur troppo 
non sembrano potersi apporre semplicemente a scrivere scorretto od a di* 
strazione di mente. A pag. 3 si legge che « ove le condizioni di irrigazione 
sanguigna si mantengano per un certo tempo propizie, si potrà pur avere 
produttività di latte dalle atrofiche poppe dell' uomo > e premesso che avreb- 
besi dovuto dire dalle rudimentarie glandole mammarie dell* uomo, anziché 
dalle atrofiche , si vuol notare la grave incompiutezza del concetto , ossia 
la dimenticata influenza capitale della innervazione eccitata da un acconcio 
succhiamento. A pag. 8 è asserito niente meno che il burro è la sostanza 
azotata del latte. A pag. 25 si legge in aperta contraddizione colla chimica, 
che < il latte dei carnivori è alcalino per prevalenza di sali alcalini , acido 
negli erbivori, forse per la maggior copia d'acido lattico svoltosi dallo zuc- 
chero di latte che nei carnivori è in deficienza rispetto agli albuminati >. 
È noto al contrario che il latte ha negli erbivori reazione alcalina, acida 
nei carnivori : ma che pure gli erbivori possono dare latte di reazione aci- 
dula se pasciuti con biade abbondantemente. 

Certamente fu effetto di distrazione lo scrivere di < una nutrice di 27 
anni, puerpera da undici mesi > e non crediamo possono trovarsi medici 
pratici i quali si affidino per la cura dell' incontinenza notturna delle orine 
alla dieta lattea, escludendo del tutto la carne dall' alimentazione. 



— 139 — 

sdtozìonali e discrasiche, quale sarebbe la malattia di Bright, la furonco- 
k>5Ì, ecc. 

n dovere dell'imparzialità ci obbliga a notare anche in questa memoria, 
del resto lodevole, alcune espressioni scorrette. A pag. 4 è detto che « nelle 
lacche si intrattiene ad arte la secrezione lattea col succhiamento metodico », 
e certamente l'Autore intendeva piuttosto il mungiraento. Non è poi vero 
ciò che si legge a pag. 12 e il latte contenere nella minor massa la mag- 
pore possibile quantità di principi alimentari » : anzi ne è grave difetto, 
,pff "alimentazione dell'adulto, la condizione opposta. Similmente non pos- 
tino acconsentire all'utilità incondizionata di mescere caffè o cioccolatte 
jlktte, pag. 29, giacché se dall' un lato gli si partecipano vantaggiosa- 
Bcnte qualità eccitative, dall'altro il tannino del caffè può rendere il latte 
Ben facilmente digeribile. E così altre poche mende sarebbero da notare, 
che ommetteremo per brevità. 

Questa memoria, a nostro avviso degna d'incoraggiamento e lode, dovrà 
essere presa in considerazione anche rispetto al premiarla : del che lasciamo 
illa Presidenza la decisione. 

VI Memoria — Mens sana in corpore sano, 

« 

E la più breve di tutte, e pur troppo ancora la più scorretta, sicché non 
crediamo opportuno di neppure farne una critica particolareggiata. 

Bologna, li 28 gennajo 1882. 

Giovanni Brugnoli 

Adolfo Casali 

Francesco Roncati, Relatore, 



n Presidente mette ai voti le conclusioni della Commissione per ciò 
che riguarda il Premio Ritter^ le quali vengono approvate a condizione però 
die il premio venga conferito all'Autore della Memoria premiata sola- 
acnte quando abbia completato la Memoria stessa dal punto di vista igienico. 

Si procede quindi all' apertura delle schede. A quella che porta per epi- 
grafe il motto: Valgono piti i fatti che le parole, si trova unito il nome del 
4)tt Angiolo Mosso, professore nella R. Università di Torino. 

La scheda che porta per titolo: Come la notte è il sonno della natura^ 
ecc., racchiude il nome del dott. G. B. Verga medico nel Manicomio di Mom- 
bello al quale verrà conferita una Menzione Onorevole. 

Relativamente alle conclusioni della Commissione incaricata di riferire in- 
torno al Premio Talini, non essendo le conclusioni stesse tassative, il Presta 



— 138 — 
madri malsane dà consiglio di non allattare i loro bambini, aggiungendo 
che « spargano pel suolo tale infame liquore, se non vogliono vedere 
stecchito il proprio bambino » così a pag/ 37 e due pagine appresso san— 
tenzia che e comunque venga fatta la scelta della balia, il suo latte noi 
potrà mai sostituire il materno ». A pag. 44 e il latte che vien portat' 
in città è quasi sempre nocivo allo stomaco perchè portatovi più ore dop« 
munto e perchè fornito da animali mal nutriti; > ed a pag. 52, e insorgend 
la stitichezza, fisiologica conseguenza della esclusiva alimentazione latte 
fa d'uopo combatterla con tutti i mezzi della scienza, > quasi che un ci 
stere d'acqua schietta non bastasse da solo nel più dei casi e subito, 
pag. 55 lo Scrittore mette in avviso dal e somministrare il latte nelle m^«-- 
lattic con sonnolenza », quasiché dopo esperienze decisive in contrario ^i 
potesse anche credere all'azione sonnifera dell'acido lattico, la quale cre- 
denza è tanto in lui ferma che venendo in discorso dei e bagni di latte ^ 
teme che il latte « attraversando la cute diventi pericoloso per azione del- 
l'acido lattico delle glandole sudorifere: » così a pag. 57. 

Ed in questa memoria sono parimente a lamentare gravi ommissioni 
sulla dietetica del latte, come nelle altre finora passate in rassegna. 

V Memoria — La e et prò cibo et pi o medicamento. 
Questa memoria, la migliore fra tutte le presentate, non offre molta oc- 
casione a critica, ed è chiara, ordinata, corretta, bene rispondente al pro- 
gramma del concorso, se non quanto un po' manchevole rispetto alle indica- 
zioni o maniere della dietetica lattea. Avrebbero meritato un cenno le se- 
guenti particolarità, rilevantissime per la pratica: Il latte riesce più facil- 
mente digerito se soprabevuto ad altro cibo di quello che ingerito schietto 
od a stomaco vuoto. 11 latte taluna volta torna indigesto pel suo troppo ra- 
pido e fitto coagulare nello stomaco: donde l'indicazione di mescergli un 
alcalino, od anche farinacei, tanto da farne un intriso. Quinci pure si de- 
riva la più facile digeribilità del latte fatto coagulare e poi sbattuto per una 
rottura del coagulo in minuzzoli: ovvero a questo latte disgustoso e cattivo 
si surroga il latte fresco cotto a condizione che venga desso ingerito o perdi- 
tempo a cucchiajate staccate, si che ogni porzioncella abbia tempo dì coa- 
gulare separatamente. E quando sarà indicata l'esclusiva dieta lattea? Quando 
invece il latte dovrà esser dato in aggiunta a cibi comuni? Quest'ultima 
maniera risponde ai casi nei quali si vuole col latte aumentare semplice- 
mente la nutrizione del corpo: l'altra maniera invece è voluta dalle malattie 
ulcerose ed infiammatorie del tubo digerente, oppure da certe malattie co- 



— 139 — 
stituzionali e discrasiche, quale sarebbe la malattia di Bright, la furonco- 
losi, ecc. 

Il dovere dell'imparzialità ci obbliga a notare anche in questa memoria, 
del resto lodevole, alcune espressioni scorrette. A pag. 4 è detto che « nelle 
vacche si intrattiene ad arte la secrezione lattea col succhiamento metodico >, 
e certamente l'Autore intendeva piuttosto il mungiraento. Non è poi vero 
ciò che si legge a pag. 1 2 e il latte contenere nella minor massa la mag- 
giore possibile quantità di principi alimentari > : anzi ne è grave difetto, 
per l'alimentazione dell'adulto, la condizione opposta. Similmente non pos- 
siamo acconsentire all'utilità incondizionata di mescere caffè o cioccolatte 
al latte, pag. 29, giacché se dall' un lato gli si partecipano vantaggiosa- 
mente qualità eccitative, dall'altro il tannino del caffè può rendere il latte 
men facilmente digeribile. E così altre poche mende sarebbero da notare, 
che omm ette remo per brevità. 

Questa memoria, a nostro avviso degna d'incoraggiamento e lode, dovrà 
essere presa in considerazione anche rispetto al premiarla : del che lasciamo 
alla Presidenza la decisione. 

VI Memoria — Mens sana in corport sano, 
E la più breve di tutte, e pur troppo ancora la più scorretta, sicché non 
crediamo opportuno di neppure farne una critica particolareggiata. 

Bologna, li 28 gennajo 1882. 

Giovanni Brugnoli 

Adolfo Casali 

Francesco Roncati, Relatore. 

Il Presidente mette ai voti le conclusioni della Commissione per ciò 
che riguarda il Premio Ritter^ le quali vengono approvate a condizione però 
che il premio venga conferito all'Autore della Memoria premiata sola- 
mente quando abbia completato la Memoria stessa dal punto di vista igienico. 

Si procede quindi all' apertura delle schede. A quella che porta per epi- 
grafe il motto: Valgofio piti i fatti che ie parole^ si trova unito il nome del 
<lott. Angiolo Mosso, professore nella R. Università di Torino. 

La scheda che porta per titolo: Come la notte è il sonno della natura^ 
ecc., racchiude il nome del dott. G. B. Verga medico nel Manicomio di Mom- 
hello al quale verrà conferita una Menzione Onorevole. 

Relativamente alle conclusioni della Commissione incaricata di riferire in- 
torno al Premio Talini, non esseri do le conclusioni stesse tassative, il Presta 



— 140 — 

dente se ne rimette all'Assemblea, la quale previa discussione cui partecipano 
i dott. De-Cristoforis, Lanzillotti, Pini, Zucchi, Longhi, Marzari, l'in- 
gegnere Gallico e il sig. Massara, delibera venga conferito a titolo di 
incoraggiamento il premio di L. 300 alla Memoria portante il motto: Lac prò 
cibo et prò medicamento^ fatto obbligo all'Autore di introdurvi, prima della 
pubblicazione, quelle modificazioni richieste dalla Commissione. 

Aperta la scheda relativa se ne trovano autori i signori dott. Carlo Rai- 
mondi assistente alla Cattedra di Materia nella Università di Pavia e Gio- 
vanni Pietra assistente alla Scuola di Chimica del R. Istituto Tecnico di 
Pavia. 

Finalmente si procede allo spoglio delle schede per la elezione dei mem- 
bri del Consiglio di Direzione, scrutatori i signori dott. Galli e Marzari. 
Terminato lo spoglio il Presidente proclama il seguente risultato finale della 
votazione alla quale hanno altresì partecipato le Sedi Particolari rimettendo 
ciascuna i rispettivi verbali: 

Numero dei votanti 138. 

Presidente prof. comm. Alfonso Corradi con voti 137 

- Vice- Presidente dott. cav. Carlo Zucchi.. » » 136 

Vie e- Segretario dott. Vincenzo Caporali. . > > 1 2 2 

Bibliotecario ing. Riccardo Berla » » 134 

La seduta è sciolta a ore 41/2 pom. 



// Vice- Presidente 
C. ZUCCHI 



// Segretario 
G. Pini. 



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— 142 — 



SEDE PARTICOLARE PER IL PIEMONTE IN TORINO 



Seduta del ly dicembre 1881. 
Presidenza del prof. Luigi Pagliani. 



ORDINE DELLE MATERIE DA TRATTARSI; 

i.° Comunicazioni della Presidenza. 

2.° Morselli prof. Enrico. — Gli Asiii- Scuole per idioti ed imbecilli, 

3.° Pagliani prof. Luigi e dott. Bovero. — SuiP importazione e trasmis- 
sione deirinfezione tifica in una villa isolata, 

4.® Pagliani prof. Luigi. — Presentazione di un nuovo banco per gli asili 
infantili, 

I .° All'aprirsi della seduta il Presidente, fatta la presentazione di 1 2 nuovi 
membri della Sede, comunica il risultato della seduta generale tenutasi in 
Milano il 5 settembre p. p. circa le modificazioni richieste da soci allo Sta- 
tuto e Regolamento della Società, Non si potè ammettere la distribuzione del 
Giornale, a tutti i membri della Società, perchè ciò avrebbe importato un 
aumento nella quota annua, che non si stimò opportuno. 

Fu invece approvata la votazione a domicilio dei singoli membri per tutte 
le questioni e nomine importanti, affine di evitare una preponderanza nelle 
decisioni da prendersi in riguardo, per parte dei soci a cui riesce più comodo 
portarsi alle sedute generali della Società, che si tengono alla Sede centrale 
in Milano. 

Annunzia in seguito alla Società come, incoraggiati dallo splendido suc- 
cesso avuto nello scorso inverno dalle Conferenze pubbliche popolari tenute 
in questa città , anche nel prossimo anno parecchi soci siano disposti a 
continuarle ; per cui se i convenuti lo stimano opportuno, si incomincerebbe 
la loro serie nel prossimo febbrajo. 

Per ultimo partecipa alla Società come egli abbia ricevuto invito dal Co- 
mitato per r Esposizione dei prodotti dei lavoro nazionale ^ che si vorrebbe 
attuare in Torino nel 1884, di appartenere alla Commissione esecutiva per 
la Sezione degli Istituti di previdenza e di pubblica assistenza; come egli 
sia lieto ed orgoglioso di poter prendere così parte attiva all'attuazione di un 
concetto che onora Torino e che apporterà al paese benefici incalcolabili, 
ma che ciò vorrebbe fare, col consenso della Sede sociale, in qualità di 
Presidente della stessa e come suo rappresentante, per avere cosi in seno 



— 143 — 
alla suUodata Commissione maggior autorevolezza a richiedere per la Sede 
dì Torino della Società Italiana d'Igiene? la maggior ingerenza possibile 
neir organizzare ed effettuare l' Esposizione per quanto si riferisce all' Igiene, 
alla Statistica demografica ed all'Antropologia. Egli ritiene che nessun altro 
corpo sociale possa avere maggiori mezzi per attuare degnamente tali espo- 
sizioni che il nostro, come quello che tiene nel suo seno i principali cul- 
tori di questi rami di scienze applicate, e che, fornito di un proprio Gior- 
nale, può per esso ottenere la massima pubblicità. 

Prega quindi la Sede a volerlo autorizzare a continuare le pratiche già 
avviate per raggiungere questo intento. 

La Sede mentre applaude al concetto dell' Esposizione Nazionale, delega 
con voto unanime il Presidente a rappresentarla nelle Commissioni esecutive, 
proferendo tutto il suo appoggio morale e materiale all'attuazione del con- 
cetto stesso. 

Il Presidente dà quindi la parola al prof. Morselli per la sua comuni- 
cazione. 

1 .° Il prof. Morselli, medico primario del R. Manicomio, ricorda come 
presso le nazioni più colte d'Europa e d'America si dibatta oggi la questione 
ài^ Assistenza pubblica per gli idioti e gli imbecilli. Espone le fasi attraversate 
dalla questione, dal giorno in cui il Séguin per primo dimostrò la educa- 
bilìtà degli individui arrestati nel loro sviluppo mentale, e si basa special- 
mente sui dati statistici per dichiarare che anche in Italia deve rivolgersi 
maggiore attenzione ai bisogni di una classe così sventurata e così numerosa. 
Secondo il censimento 1871, esistono in Italia 25,000 idioti ed imbecilli, 
compresi i cretini, sia dalla nascita, sia divenuti tali solo nella infanzia per 
malattie del cervello e delle sue meningi. Ora, di costoro, appena un mi- 
gliajo trova ricovero, assistenza, cura nei Manicomi ed Ospizi comuni : tutti 
gli altri rimangono fra la popolazione libera, dove per lo più sono di peso 
e di vergogna alle loro famiglie e talora anche di pericolo alla società. 

Il Morselli crede che contro un simile stato di cose occorra provvedere. 
In Inghilterra, in Germania, in Olanda, negli Stati Uniti d'America si è già 
pensato a istituire speciali Asili • Scuole, ove i fanciulli idioti vengono istruiti 
ed educati, in modo da rendersi più utili e men bisognosi di assistenza. Anche 
in Francia negli ultimi anni si è iniziata una riforma nel medesimo senso ; 
riforma che potrebbe del resto cssjre promossa anche dall'interesse indivi- 
duale se si pensa che all'estero molti Asili -Scuole per idioti sono di origine 
privata e servono per le classi ricche. 



— 144 — 

In Italia, neppure gli idioti di famiglia agiata, hanno mezzi di istruirsi e 
di educarsi, perchè, secondo l'esperienza del prof. Morselli, messi assieme 
cogli individui di ordinaria intelligenza nei Ginnasi, nei Licei, nei Convitti, 
i fanciulli di corto sviluppo mentale, fanno assai meno profitto che sottoposti 
ai metodi speciali di insegnamento descritti dal Séguin, dalla Platz, dall'Ire - 
land, dal Kind. 

Presenta poi il Socio la carta grafica della distribuzione dell' idiotismo in 
Italia, dalla quale si rileva che le provincie settentrionali (Lombardia, Pie- 
monte, Liguria) sono le più cariche di frenastenici, e conchiude coli' espri- 
mere il voto che , se deve anche in Italia prestarsi finalmente un Asilo «e 
una Scuola agli idioti ed imbecilli, il filantropico movimento sia incomin- 
ciato appunto in quelle regioni ove il bisogno è più sentito e manifesto. Egli 
desidererebbe che Torino, città ricca ed eminentemente caritatevole, ne pren- 
desse l'iniziativa; ciò che certamente assicurerebbe dell'esito dell'intrapresa. 

Il Presidente, mentre ringrazia il Morselli della sua interessantissima co- 
municazione, approva pienamente le sue conclusioni intorno alla opportunitk 
di tentare l'istituzione degli Asili- scuole da esso proposti in Italia ed anzitutto 
a Torino, dove la filantropia fa giornalmente miracoli di beneficenza. 

n prof. CoNCATO si associa a questi sentimenti e propone anzi che la 
Società stessa di Igiene si faccia promotrice dell'effettuazione di questa filan- 
tropica impresa. 

La Sede approva unanimamente questa proposta, e delega i professori 
CoNCATO, Morselli e Pagliani a studiare i mezzi più opportuni per met- 
terla in atto. 

3.^ Il prof. Pagliani riferisce quindi come egli abbia avuto ad osservare 
nell'ora passato autunno insieme col dott. Bovero , sanitario del comune 
di Pecetto Torinese, lo sviluppo di sette casi di febbre tifoidea in una villa 
affatto isolata da ogni altro abitato, in condizioni e circostanze tali da me- 
ritare l'attenzione degli igienisti, sia per quanto riguarda l'eziologia di queste 
febbri, come l' influenza che i difetti nelle costruzioni delle abitazioni e loro 
annessi possono avere sugli individui che vi dimorano. Questa circoscritta 
epidemia ebbe origine da un primo caso da cui fu colpita una signorina 
proveniente da Torino pochi giorni dopo il suo arrivo alla villa, verso il 
16 luglio 1881. Gli altri casi si succedettero nel seguente ordine : il i 2 ago- 
sto fu colpita una giovane contadina di anni 20, la quale al 17.° giorno di 
malattia moriva: il i.^ ottobre ne fu colpita una sorella di anni 22, che 
guarì in tre settimane: il 28 ottobre un'altra sorella di anni 17, e nel no- 



— MS — 
vembre successivo il padre di anni 40, e finalmente un fratello di anni 16, 
tutti e tre molto gravemente. 

Dalle indagini fatte sulla località, risultò che i contadini addetti ai lavori 
della villa, ì quali tutti, ali* infuori della vecchia madre, furono colpiti dal 
tifo addominale , si servono per il loro uso ordinario di un pozzo situato 
dietro la casa, il quale raccoglie l'acqua piovana d' infiltrazione della sopra- 
stante collina, formata di terreno di trasporto e di sedimento, sulla cui falda 
la villa stessa è situata. Risultò inoltre che da qualche anno viene a immet- 
tersi entro questo stesso pozzo l'acqua raccolta da un canale di drenaggio 
costnitto parallelamente alla casa stessa per impedire trapelazione d'acqua 
nelle cantine ; e che lo stesso canale di drenaggio a un dato punto passa 
rasente e più in basso del pozzo morto in cui mette il condotto della la- 
trina del proprietario. Una tale disposizione di cose , lascia per il riferente 
nessun dubbio circa la via seguita dall'infezione per colpire l'intiera fami- 
glia dei contadini. Evidentemente lo stesso canale di drenaggio che racco- 
glie l'acqua di infiltrazione della collina , raccoglie pure * le acque trapelate 
attraverso alle pareti del pozzo morto e le porta con quelle nel pozzo di 
acqua viva, inquinandola con materie fecali ed orinose in decomposizione. 
L' importante dal punto di vista dell' eziologia delle febbri tifoidi si è, che 
questa acqua così inquinata, la quale non cagionò malanni seri per parecchi 
anni, tutto ad un tratto determinò questa sequela di tifi addominali, appena 
venne un'ammalata di tifo a portarvi i germi specifici dell' infezione. Si ag- 
giunge, a meglio spiegarne l' importanza specifica, il fatto, che vi fu un in- 
tervallo di quasi due mesi in cui non si manifestarono casi, dopo il primo 
che aveva avuto esito letale, e questo intervallo corrisponde precisamente 
coli' agosto e settembre, epoca in cui non vi furono pioggie. Il pozzo, in 
tale frattempo, non fu quasi più alimentato, e sopratutto nt)n ricevette più 
acqua che avesse lavato il condotto di drenaggio, in cui si arrestarono 
perciò le poche materie sporche infiltrate dal pozzo nero. Ma appena sul 
fine di settembre, in seguito ad abbondanti pioggie che si ripeterono a brevi 
tratti, passò sufficiente l'acqua nel condotto stesso da esportarvi questi ma- 
teriali infetti e versarli nel pozzo, ricomparvero i casi di tifo e si succes- 
sero rapidamente in modo da colpire tutti che se ne servivano. 

Dei proprietari, i quali mandavano a prendere la loro acqua per bevanda 
ad una fonte lontana dall'abitato, nessuno fu affetto dal tifo addominale, 
dopo la signorina che ne aveva subita l'infezione a Torino, benché le ca- 
mere del loro alloggio si trovassero nello stesso corpo di casa di quelle dei 
loro contadini, e si adoprassero caritatevolmente alla loro cura. 

IO 



' — 14^ — 

Dal punto di vista pratico il prof. Pagliani dice essere evidenti le dedu- 
zioni da trarsi circa l' importanza che gli ingegneri e costruttori, non badino 
solo alla solidità, alla bellezza ed alla comodità delle abitazioni, ma essen- 
zialmente alle loro condizioni igieniche. 

L'adunanza applaude a queste conclusioni, e parecchi degli ingegneri pre- 
senti alla seduta si associano al voto che, l'igiene venga insegnata anche 
nelle loro Scuole di Applicazione. 

4.** n prof. Pagliani presenta per ultimo tm modello di Banco per asili in- 
fantili il cui sedile può trasformarsi a volontà in un comodo appoggiatoio 
per il tempo in cui durante le ore di scuola, si vuol lasciare dormire i ra- 
gazzi. Con tale trasformazione del sedile, si viene ad evitare la compressione 
siti torace e sui vasi sanguigni della regione anteriore del collo, la quale è 
inevitabile nella posizione che prendono i ragazzi sui cattivi banchi ora in 
uso, e che non può a meno di avere molta parte nel causare le malattie 
che abbastanza spesso si osservano nei bambini che frequentano gli asili. 

Dopo alcune osservazioni del dott. Bergesio e del prof. Concato intomo 
alla influenza che le posizioni cattive nei banchi possono avere sulla forma 
del bacino e sulle curve della colonna vertebrale, si scioglie la seduta. 

Le memorie riferentisi a queste singole comunicazioni, sono in disteso 
pubblicate nel Giornale della Società Italiana d'Igiene, 

Il Presidente 

L. PAGLIANI 

n Segretario 

E. Morselli. 



SEDE CENTRALE DI MILANO 



Seduta del di io dicembre 188 1 
Presidenza del dott. G. Sapolini. 



ordine degli oggetti da TRATTARSI: 

I.** ZuccHi dott. Carlo. — Considerazioni intorno al progetto di legge sugli 
Alienati e sui Manicomi pubblici, privati e criminali, 

2.° Pini dott. Gaetano. — Una sentenza della Corte di Cassazione di To- 
rino riguardante la Legge 12 giugno 1866 sulla coltivazione del riso. 



~ 147 — 

I.® 11 dott. Carlo Zucchi dà lettura della prima parte della sua Me- 
moria volgendo uno sguardo retrospettivo ai ripetuti conati di igienisti, di 
freniatri e di legislatori italiani nell'intento di ottenere una legge speciale 
pel governo dei pazzi, rimontando fino al 1847. Il seguito della Memoria 
sarà svolto nella successiva riunione e poscia la Memoria vedrà per intero 
la luce in uno dei prossimi fascicoli del Giornale, 

2." Il dott. Gaetano Pini prende argomento da una recente sentenza 
della Corte di Cassazione di Torino la quale dichiarando che debbansi con- 
siderare come pene pecuniarie e non come multe quelle che vengono minac- 
ciate all'infrazione della Legge 12 giugno 1866 sulla coltivazione del riso, 
la sì che d'ora innanzi, riducendosi a ' pochissima cosa, la pena da infliggersi 
ai contravventori alla Legge, questi avranno tutto T interesse di coltivare 
abusivamente il riso e di pagare le ammende col maggiore ricavo che so 
gliono ottenere da questa specie di coltura. 

Il dott. Pini ricorda come il Regolamento sanitario venga di continuo 
violato per la mancanza appunto di disposizioni penali e pel fatto che la 
legalità del Regolamento è stata non ha guari posta in dubbio dalla sen- 
tenza di una Corte di Cassazione del Regno secondo la quale il Regola- 
mento sulla Sanità Pubblica 6 settembre 1874, non avrebbe forza di Legge. 
Da ciò le difficoltà di procedere contro gli abusi e gli attentati che ven- 
gono di continuo commessi a danno della pubblica salute; da ciò la im- 
punità dei contravventori che anche tradotti dinanzi ai Tribunali, trovano 
sempre modo di cavarsela con ammende illusorie e con assoluzioni de- 
plorevoli. 

L'Oratore ricorda come per le contravvenzioni alla Legge del Bollo, il 
Governo proceda per via direttissima ed applichi multe gravissime senza 
neppure adire la via dei Tribunali, mentre che l'attività e lo zelo che si 
spiega per esigere odiosi balzelli dovrebbero piuttosto essere usati a consta- 
tare le contravvenzioni di coloro che non di rado per negligenza, per ava- 
rìzia^ e molto spesso per mire di lucro, attentano alla salute e talora per- 
fino alla vita dei cittadini. 

In questo senso l'Oratore deplora che anche la Legge sulla coltivazione 
a riso, contro la quale non era possibile sollevare i dubbi messi innanzi 
circa la costituzionalità del Regolamento sanitario, abbia trovata appo i 
Tribunali, Giudici che, certo senza volerlo, ma per la smania di sottili ar- 
gomentazioni, danno modo ai contravventori di eluderne le disposizioni se- 
vere rìducendo quasi a nulla le pene. 

L'Oratore si diffonde a dimostrare come il disposto dell'art. 4 di detta 



— 148 — 

Legge abbia difficilmente pratica applicazione pel fatto che quando vengono 
denunciate ai Prefetti le contravvenzioni, il riso è già rigoglioso e TAutorità 
di mal animo si piega a compiere opera vandalica distruggendo una risaja 
e privando del raccolto per un anno intero terreni che non possono in 
altra guisa essere utilizzati. Per questi motivi quindi il dott. Pini vorrebbe 
che i Sindaci denunciassero alle Autorità le contravvenzioni appena che 
sono terminati i lavori della risaja o la seminagione nello intento appunto 
di poter prontamente rimuovere una causa di insalubrità, non essendo giusto 
che l'Autorità si riserbi il diritto di punire i colpevoli lasciando che l'aria 
infetta produca malattie e danni alla salute pubblica , quando ha il modo 
di prevenire il diffondersi dei miasmi vietando fin da principio la coltiva- 
zione del riso là dove non è permessa. 

Sacchi. — Si associa alle lamentanze del dott. Pini, ma non crede facile 
ottenere dai pretori quella severità di provvedimenti che pur sarebbero ne- 
cessari, pel fatto che i pretori sono molto meno indipendenti di quello che 
si supponga a causa della loro posizione difficile e modestissima. Anche il 
medico-condotto cui potrebbe deferirsi la tutela delle leggi sanitarie non è 
libero, ma dipendente da quelle Autorità locali che troppo spesso sono le 
prime a violare le disposizioni legislative. 

Aporti. — Scagiona la Corte di Cassazione di Torino dalle accuse mos- 
sele dal dott. Pini. La Corte non ha fatto che giudicare il modo con cui 
la Legge 12 giugno 1866 fu applicata e se la Legge è troppo mite, se ne 
incolpi il legislatore non i giudici che debbono applicarla. Egli vorrebbe 
che i pretori potessero esercitare efficacemente la loro azione, ma per ot- 
tenere ciò, è necessario che ricevano dalle autorità superiori disposizioni 
severe e tassative che dieno forza al pretore di resistere a tutte le influenze 
interessate locali. 

Giachi e Zucchi. — Opinano che senza il concorso dell'Autorità giudi- 
ziaria sia difficile riparare agli inconvenienti segnalati dal dott. Pini e quindi 
voteranno quella mozione che contenga esplicitamente questo concetto. 

Dopo alcune repliche dei signori Pini, Aporti, Sacchi e Zucchi viene posto 
ai voti ed approvato il seguente ordine del giorno presentato dal dott. Pini: 

e La Sede centrale della Società Italiana d' Igiene deplorando che nella 
maggior parte delle provincie del Regno rimanga inosservato il disposto 
della Legge 12 giugno 1866 per la coltivazione del riso; 

e Considerando che le sentenze emanate dai pretori contro i contravven- 
tori, anche recidivi, anziché togliere argomento ai contravventori stessi di 
incorrere in nuove violazioni della Legge e dei relativi Regolamenti, favo- 



~ 149 — 
cono l'abusiva coltivazione del riso a danno della salute pubblica, a di- 
oro della Legge e a scapito di coloro che alla prescrizione della Legge si 
tengono ; 

e considerando che la sentenza 31 maggio 1881 della Corte di Cassa- 
Dne di Torino escludendo nell'art. 5 della Legge 12 giugno 1866 il con- 
ilo della multa e riducendo a semplici pene pecuniarie quelle che sono 
linacciate alle infrazioni della Legge stessa, ammette il caso che si possa 
iscendere fino a pene insigni 6canti e sproporzionate al danno che producono 
)Ioro che abusivamente coltivano il riso; 

€ considerando che per misure di prudenza e non di rado per riguardi 
ìt condizioni dei lavoratori della terra, è difficilmente applicabile 1' arti- 
>Io 4 della Legge la quale autorizza il Prefetto a distruggere le risaje a 
jjcse dei contravventori, quando la risaja è già fiorente e promette lauto 
Kcolto ; 

e considerando che energici provvedimenti siano necessari per conse- 
pire la scrupolosa osservanza alla Legge in parola. 

e Per tutti questi motivi la Sede centrale della Società Italiana d' Igiene 
«spnme il voto che l'Autorità giudiziaria applichi più rigorosamente la Legge 
til Regolamento suUe risaje, che le Autorità governative invigilino alla os- 
Krvanza dei medesimi e che a cura dei Sindaci vengono segnalate per tempo 
li prefetti le coltivazioni abusive del riso affinchè i medesimi possano, ap- 
(ena cominciati i lavori, impedire la seminagione del riso e far constare 
k contravvenzione ». 



Seduta del S febbrajo 1882, 
Presidenza del dottor C. ZuccHi 



ORDINE DEGLI OGGETTI DA TRATTARSI: 

.* Dott. Gaetano Pini. — Progetto degli ingegneri Erotti e Mazzocchi di 
un niurvo Cimitero per la città di Alitano in sostituzione degli attuali 
cimiteri succursali. 

' Dott. Carlo Zucchi, — Considerazioni intorno al progetto di legge sugli 
Alienati e sui Manicomi pubblici^ privati e criminali (Continuazione). 

Il dott. Pini. — ricorda le precedenti deliberazioni e gli studi istituiti 
Uà Sede centrale della Società relativamente ai cimiteri di Milano. Dice 
e la questione rimase fin qui nel campo delle astrazioni, ma che final- 



— 150 — 

mente pare si possa scendere a qualche pratica conclusione. Gli egregi in- 
gegneri Erotti e Mazzocchi hanno presentato alla Società dei progetti per 
la erezione di un grande cimitero ad uso della città di Milano; egli rias- 
sumerà brevemente colle parole stesse degli Autori in che consistano questi 
progetti, per poi passare alla discussione dei medesimi. 

Scopo precipuo degli autori sarebbe quello di sostituire agli attuali cimi* 
teri succursali situati nell'abitato dei sobborghi, un unico cimitero d'aprirsi 
ad una conveniente distanza dalla città, a servizio dell'intero Comune, ca- 
pace per una rinnovazione decennale e suscettibile di futuri ampliamenti 
qualora eventuali circostanze, nel volgere di molti anni, lo richiedessero. 

La costruzione poi di quel cimitero mentre deve rispondere colla gran- 
diosità del suo assieme e de' suoi principali accessi, alla importanza della 
Metropoli a cui deve servire, viene ideata in modo che, qualora favorevoli 
evenienze generalizzassero e sostituissero, all'odierno seppellimento dei cada- 
veri, la cremazione, già fra noi felicemente iniziata, si possa , dopo il pre- 
scritto periodo di riposo ed il consueto spoglio delle sepolture, ritornare 
all' agricoltura il terreno del cimitero stesso, senza che perciò si abbia a 
rimpiangere il sacrifizio di costose e monumentali costrurioni. 

Oltre la deficienza d'area degli attuali cimiteri, rendono necessaria l'at- 
tuazione del progetto, speciali ragioni riguardanti la pubblica igiene ed il 
comune interesse della città. 

Riguardo alla pubblica igiene va considerata anzitutto la condizione del 
terreno di quei cimiteri succursali, che, ormai saturo di elementi organici, 
trovasi inetto all'assorbimento ed all' assimilamento delle decomposizioni dei 
cadaveri, rendendo così lentissima l'opera della loro disorganizzazione ; nonché 
l'infiltrarsi di quelle decomposizioni negli strati sotterranei sino ad inqui- 
nare le sorgive che alimentano i pozzi della città. 

Inoltre va aggiunto il viziarsi dell'aria pei miasmi che si sviluppano da 
quei cimiteri circuenti sì davvicino Milano e l' incalcolabile pregiudizio che, 
al verificarsi di un contagio o di una epidemia, apporterebbe alla cittadi* 
nanza, l'accumulamento di tanti cadaveri infetti, in località così attigue agli 
abitati. 

Rendono poi importante 1' attuazione del progetto dal lato economico ; 
la possibilità di facilitare, mercè la soppressione dei cimiteri succursali, an 
più largo sviluppo edilizio nei sobborghi ove tende continuamente ad espan- 
dersi r industria ed il commercio della città, levando gli ostacoli frapposti 
dall'esistenza dei cimiteri stessi, all'aprimento di vie di comunicatone ed 
all'erezione di nuove fabbriche; nonché, l'utile conseguibile dal Comune 



— 151 — 
pelle maggiori imposte che verrebbe a percepire quando su quei terreni, 
sorgessero case ed opifìcii, e nel rendere in seguito utilizzabili e profìcue 
&nche le aree dei soppressi cimiteri dopo trascorso un corrispondente pe- 
riodo di riposo, come già venne praticato coli' area del soppresso cimitero 
di San Rocco fuori Porta Romana. 

Riconosciuta anzitutto l' impossibilità pratica di ampliare i cimiteri attuali, 
giacché a ciò, oltre le loro anormali condizioni igieniche sovraccennate, si 
oppongono espressamente gli articoli 60 e 146 del Regolamento sanitario 
6 settembre 1864, si venne, dopo maturo esame, nella ferma convinzione 
che la sostituzione di quei cimiteri si debba fare, salvo qualche particolare 
e temporanea eccezione (0; con un unico cimitero posto ad opportuna di- 
stanza dalla città e capace, come già si disse, al bisogno continuo e cre- 
scente deir intero Comune. 

Infatti, i soli argomenti che sembrerebbero militare in favore della mol- 
tiplicità dei cimiteri si riferiscono: alla maggior comodità di trasporto 
conseguibile colla distribuzione dei cimiteri in diversi punti all' ingiro della 
città; ed alla tema Che V agglomerazione in una sola località di molti ca- 
daveri possa, nel caso d' un' epidemia, portare maggior pregiudizio alla città. 

Orbene, se il primo di tali argomenti può avere qualche valore coi mezzi 
attualmente impiegati nel trasporto dei convogli funebri, esso viene a per- 
dere affatto ogni importanza voltachè, come nel presente progetto si prò» 
pone, vengano resi i trasporti più agevoli e spediti mediante una guidovia 
a cavalli od anche a vapore. 

Circa la ragione del secondo dei detti argomenti, essa è affatto appa- 
rente ed erronea; giacché evidentemente deve riuscire di maggiore pregiu- 
dizio alla città il distribuire in vari punti intorno alla stessa diversi centri 
d' infezione , che non quello di limitarli e ridurli ad un solo in località 
prescelta, a fronte d' ogni altra, nei riguardi che più direttamente influiscono 
a proteggere la città dall' espandersi di quei miasmi. 

Inoltre colla moltiplicità dei cimiteri aumentandosi le difficoltà di prov- 
vedere alla loro scrupolosa e costante sorveglianza, rendonsi più facili e 
gravi gli abusi che con maggiore frequenza verificansi appunto nelle scia- 
gurate contingenze di contagi o di epidemie. 

Nei riguardi economici poi é evidente che la formazione di più cimi- 

(i) Il cimitero di Porta Vittoria, il solo fra i cinque succursali non completamente 
occupato da sepolture, potrebb'essere tollerato sino al suo esaurimento, a speciale servizio 
dell' Ospedale. 



— 153 — 
teri richiede una somma di aree di gran lunga superiore a quella che 
occorre per un cimitero solo ; e inoltre anche a parità di superficie , la 
servitù creata al terreno adiacente ai cimiteri stessi, sempre più aumenta 
col crescere del loro numero. 

Nei riguardi di esecuzione finalmente, oltre la difficoltà materiale di tro- 
vare diverse località adatte a questo genere di costruzioni, si aggiunge il 
maggiore dispendio voluto dal necessario ripetersi delle opere per manu- 
fatti d' ogni genere, edifici d* ingresso, difese e strade tanto di accesso 
esterne che di distribuzione interne dei campi mortuari. 

Indiscutibili air opposto è numerose sono le ragioni in favore della for- 
mazione di un unico cimitero ; e principalissima riguardo alla salubrità, 
voluta anche dall'art, 60 del Regolamento citato, è quella che si riferisce 
alla (direzione dei venti dominanti rispetto alla città, per la quale non può 
esservi evidentemente che una sola plaga di terreno a priori indicata. 

Nei riguardi sanitari ancora e negli amministrativi ed. economici, la sor- 
veglianza di un sol cimitero riuscirà più oculata, ed il suo esercizio facile 
e semplice renderà meno dispendioso e più perfetto l''andamento di questo 
importante ramo della civica amministrazione. 

In questi sensi appunto le più cospicue città d' Europa stanno per ri- 
solvere questa importante questione dei cimiteri, abbandonando il vecchio 
sistema della» loro moltiplicità e allontanandoli dai centri di popolazione. 

Ciò premesso, fu oggetto principale dello studio del progetto la scelta 
della località, la quale doveva anzitutto soddisfare alle seguenti condizioni : 
i.° Nei rapporti igienici, 

a) ubicazione favorevole rispetto alla città per riguardo alla direzione 
delle sottocorrenti ed a quella dei venti dominanti nella stagione estiva ; 

b) situazione segregata ed opportunamente lontana da ogni abitato, 
e giacitura elevata del suolo rispetto ai corsi d' acqua ed alle circostanti 
sorgive ; 

e) natura del terreno più possibilmente idonea all'assorbimento ed 
all'assirailamento delle decomposizioni organiche; 
2.^ Nei rapporti di comodo e di viabilità : 

a) distanza conveniente dalla città in modo di non rendere malco- 
modi e costosi i trasporti dei cadaveri e le visite dei dolenti ; ma tale però 
da non impedire qualsiasi sviluppo edilizio della città stessa oltre i suoi 
limiti attuali ; 

b) moltiplicità di strade e di facili mezzi di trasporto già esistenti, 
e prossimità di una stazione ferroviaria pei casi di straordinaria mortalità; 



— 153 — 

() possibilità di attivare senza gravi ostacoli una speciale comuni- 
Guione fra il cimitero e la città mediante un ampio e decoroso accesso, 
itto all'attivazione di speciale guidovia pel trasporto dei convogli funebri. 
3." Nei rapporti di economia: 

d) minimo valore del fondo ove stabilire il cimitero ed aprire le 
Boore strade; 

f) possibilità d' impianto del medesimo a norma delle prescrizioni 
£ legge senza incorrere in gravi spese per demolizioni e per compensi 
^edalL 

Dall' esame deUa carta topografica ed idrografica e dialle moltiplici ispe* 
soni praticate in differenti località dei dintorni di Milano , risultò come 
nef^o rispondente al complesso delle suesposte condizioni, l'area posta nei 
territori di Musocco e Garegnano Marcido , compresa fra la ferrovia e la 
iteida provinciale del Sempione, in vicinanza della Certosa di Garegnano, 
distante cinque chilometri dalla città. In seguito però, nella tema che Tes- 
Kre quella località fuori del territorio del Comune di Milano potesse dar 
hogo a difficoltà d'attuazione , ed anche per raggiungere la maggior eco- 
Bornia Delle spese di primo impianto si è indicata un'altr'area giacente nella 
oedesima plaga d'orientamento della prima, ma situata nel nostro Comune 
faori di Porta Magenta alla distanza di circa tre chilometri dalle mura, 
ai pressi di San Siro ed in confine col territorio di Lampugnano. 

Per ciascuna di queste due località venne dettagliatamente sviluppato il 
progetto del nuovo cimitero. 

Progetto Primo 
Cimitero alia Certosa di Garegnano, 

In tale località, posta a N-0 della città e da questa distante cinque 
chilometri, il nuovo cimitero verrebbe costruito sopra una plaga di ter- 
reno, alquanto elevato , totalmente asciutto e di natura calcareo-siliceo , il 
era piano è superiore di oltre quattro metri al massimo livello delle 
sorgenti. 

La sua situazione, rispetto ai circostanti centri d'abitazione è tale da non 

riuscire di pregiudizio alcuno alla loro salubrità, trovandosi, relativamente 

ai medesimi ad una distanza assai maggiore di quella prescritta dalla Legge 

e dai Regolamenti Sanitari. Infatti esso dista da Musocco di m. 750, dalla 

Certosa di Garegnano di m. 620 e di circa m. 200 dai piccoli cascinali 

della Vemasca e di Roncavazzo. 



— IS4 — 

La zona di terreno sulla quale ha sede il nuovo cimitero , è compren- 
tra la ferrovia Milano-Torino al Nord, la strada provinciale del Sempione 
al Sud, la Certosa di Garegnano all'Est , ed i terreni dissodati dei BcscK 
della Merlata ad Ovest. 

L* area complessiva occupata dal nuovo cimitero è di mq. 373,000 di 
cui mq. 123,000 pei viali interni, fossato e strade perimetrali, ed i rimi» 
nenti mq. 250,000 per le tumulazioni. 

Tale superficie di mq. 250,000 venne fissata in base alla massimi 
mortalità che potrebbe verificarsi nel Comune , ed alla rinnovazione peno» 
dica di un decennio. 

Il campo mortuario , è di forma rettangolare , lungo m. 648 e largo 
m, 560, suddiviso in ottanta campi minori con viali fra loro ortogonali, 
in guisa di utilizzare la massima area e rendere più agevole il servizio. 
Esso è difeso tutto all' ingiro da un fossato profondo e da un muro d 
sostegno formante semplice parapetto sul perimetro intemo del cimitero. 

Lungo il ciglio del detto fossato, verso la campagna, corre una stradft 
di servizio larga m. io sul lato frontale e di soli m. 2 sugli altri tre lati 

Un edificio all'ingresso di stile semplice e severo comprendente l'atrio, 
la camera mortuaria, 1' ufficio e le abitazioni dell' Ispettore e del Custode^ 
nonché gli altri occorrenti locali di servizio, costituisce la sola costruzione 
architettonica del nuovo cimitero. 

Colla suindicata disposizione del campo mortuario e colla sostituzione di 
regolari ordini di adatte piantagioni d' alberi ed arbusti ai consueti edifid 
dei cimiteri, si verrà a raggiungere, col minimo dispendio, quell' impronta 
di austera semplicità che meglio risponde al carattere ed alla destinazione 
dell'opera. 

H grandioso stradone del Sempi one dall'arco al rondò ed in seguito 
un nuovo viale largo venti metri, formano la via di comunicazione fra la 
città ed il nuovo cimitero. 

In corrispondenza alla Certosa di Garegnano il nuovo viale, allargandosi 
di altri dieci metri, raggiunge l'ampio piazzale che s'apre dinanzi all'edificio 
d'ingresso del cimitero, e si coordina opportunamente con due altri viali 
l'uno prospiciente e l'altro parallelo alla fronte del pregievole tempio della 
Certosa. 

In vicinanza al piazzale esterno all'arco del Sempione verrà eretta una 
stazione funeraria alla quale dovranno far capo tutti i convogli mortuar! 
provenienti dai diversi punti della città, e dove, mediante un'apposita gui 
dovia esercita a cavalli, con carri funebri appositi e carrozze di seguite 



— IS5 — 
e , ^ dirìgeranno al nuovo cimitero percorrendo il lato sinistro del 
Cofso Sempione ed il marciapiede pure sinistro del nuovo viale. 

Con una lùodificazione a questo primo progetto la comunicazione colla 
città si avrebbe mediante una strada che dipartendosi dal piazzale del Ci- 
mitero Monumentale si dirìgerebbe al rondò del Sempione, ove imboc- 
dierebbe il progettato gran viale al nuovo cimitero. 

Progetto Secondo. 
Cimitero a San Siro, 

Anche questa località è a N-0 di Milano da cui dista di tre chilometri. 
La natura e V elevazione del suolo e la sua situazione rispetto alle sotto- 
correnti ed alla distanza dai circostanti abitati, trovansi pressoché nelle 
stesse favorevoli condizioni dell* altra indicata plaga di terreno presso la * 
Certosa di Garegnano. 

Siccome anzitutto ragioni di economia consigliarono questo secondo pro- 
gettOf il cimitero avrebbe quivi un'estensione minore del sopradescritto, li- 
mitando la sua superfìcie totale a mq. 300,000 da cui levati circa metri 
q. 100,000, per viali interni, fossato e strada perimetrali, rimarrebbero per 
le tumulazioni mq. 200,000, che è quanto necessita, nelle attuali circo- 
stanze, pel servizio del nostro Comune. 

La forma e la disposizione del campo mortuario, salvo come si disse le 
dimenàoni ridotte, nonché delle opere di riparo, di decorazione e dell'edi- 
fìcio d'ingresso, sono simili alle descritte pel cimitero progettato alla Cer- 
tosa di Garegnano. 

La principale comunicazione dalla città al cimitero progettato a San Siro, si 
( avrebbe mediante un nuovo viale largo metri venti, dipartendosi dal piaz- 
I zale all'ingresso del Cimitero Monumentale ove verrebbe stabilita la stazione 
1 fanerarìa di partenza degli appositi convogli a mezzo di guidovia. 
I Una opportuna rettifica ed allargamento della strada di San Siro, che 
' presso alla chiesa di San Pietro in Sala verrebbe a coordinarsi col Corso 
Vercelli e con una nuova via, che si progetta in prolungamento del gran 
rettilineo del tronco della circonvallazione tra la ripa di Porta Ticinese e 
la Tenaglia del bastione di Porta Magenta, formerebbe un secondo accesso 
a quel cimitero. 

Con questi due accessi viensi a ripartire efiìcacemente il servizio dei fu- 
nebri trasporti, prestandosi il principale, cioè quello che si diparte dal Ci- 



— 156 - 

mitero Monumentale, per il servizio della parte orientale e settentrionale 
dell'intero Comune e Taltro, quello da Porta Ticinese e Porta Magenta colla 
strada di San Siro, per il servizio delle altre due. parti meridionale ed oc» 
cidentale. 

n cimitero alla Certosa di Garegnano favorito anche dalla vicinanza di 
questo prezioso tempio, presentasi più grandioso; oltreché la sua distanza di 
cinque chilometri dalla città adattasi convenientemente a soddisfare, colla 
comodità, le esigenze di una giusta lontananza anche nella ipotesi che la 
città di Milano prenda uno sviluppo straordinario verso quella direzione. 

Col cimitero San Siro il concetto primitivo si piega e si restringe allo 
scopo di una maggior economia e facilità d'attuazione dell'opera, restando 
però in massima bastantemente soddisfatte le condizioni di igiene e di co- 
modità pel servizio dei funebri trasporti. 

Dopo questi cenni il dott. Pini fa un esame critico dei due progetti. Egli 
avrebbe desiderato che la scelta della località fosse stata fatta verso quella 
parte bassa della città che forse presenterebbe le migliori condizioni topo- 
grafiche, ma tenuto conto che fuori di Porta Romana e San Celso le acque 
sorgive si trovano a poca profondità, non sarebbe opportuno stabilirvi un 
cimitero. Quanto alla località di San Siro il dott. Pini non la ritiene ab- 
bastanza lontana dalla città dovendosi considerare il rapido e continuo in- 
cremento di Milano ed opina che anche dal punto di vista dello spazio a 
San Siro non se ne avrebbe a sufficienza. Non vi ha quindi dubbio che 
la Certosa di Garegnano presenti le migliori condizioni e, coll'aiuto di una 
grande carta di Milano sulla quale sono segnate le giornate in cui i venti 
estivi soffiarono sulla città, dimostra come da questo punto di vista la 
Certosa di Garegnano si trovi in posizione relativamente buona di fronte 
alle altre, e che quindi non possano elevarsi dubbi molto seri suH'argomento. 

Il Relatore termina col dire che non crede ancora giunto il momento 
che la Società debba pronunziare un giudizio definitivo sui progetti degli 
ingegneri Erotti e Mazzocchi, ma opina si debbano solamente enunciare 
principi generali che possano servir di guida alle Autorità nella scelta dei 
progetti. 

Ing. Mazzocchi. — Fa osservare che il terreno della località scelta è di 
natura tale da favorire la dissoluzione dei cadaveri. Dà quindi un'idea del 
muro di cinta che egli propone e che, approfondendosi assai nel terreno per 
maggiormente isolare questo dalla campagna vicina, si eleverebbe di poco 
sul livello del suolo, per favorire il ricambio dell'aria sovrastante al cimitero. 



— IS7 — 

Ing. Galuco. — Esprime il desiderio che il cimitero sia posto lontano 
assai dalla città, e vorrebbe adottato per trasportarvi i cadaveri, un tubo 
pneumatico la cui apertura d'ingresso, vicina alla città potrebbe avere una 
cx>struziotìe d'aspetto monumentale in guisa di rispettare il sentimento dei 
dolenti altrimenti offeso , dall' idea di caricare la salma di un loro caro, 
per portarla lontano cogli ordinari mezzi di trasporto. 

Dott. Galli. — Ritiene che la distanza anche grande, non debba costi- 
tuire un ostacolo. Espone l' idea di costruire anche due cimiteri , per me- 
glio provvedere ai bisogni della città ed insiste perchè in essi sieno fatte 
estese piantagioni a migliorare specialmente le condizioni dell'aria ambiente. 

Ing. Mazzocchi. — Risponde che nel progetto da lui presentato fu già 
preveduto alla necessità di piantagioni, e disposto perchè nel cimitero ab- 
biano ad esservi grandi viali. 

Dott. MoRONi, — Trova insufficiente la proposta distanza di cinque chi- 
lometri per un nuovo cimitero, che egli vorrebbe portata almeno a dieci; 
e raccomanda che nella scelta dell'area, a questo scopo , si calcoli il pre- 
sumibile incremento della popolazione della città nostra, 

Ing. Mazzocchi. — Fa notare che la ubicazione del nuovo cimitero 
proposto, permette un eventuale ingrandimento. — Soggiunge poi che l'area, 
in progetto da lui e dall' ing. Erotti presentato, offre già una estensione 
di 50,000 mq. superiore al bisogno, in vista appunto di una eccezionale 
mortalità o di un aumento di popolazione. 

Dott. Giani. — Fa voto perchè il nuovo cimitero si istituisca nelle bru- 
ghierie di Gallarate, per usufruire di terreni, altrimenti non utilizzabili. 

Dott, Pini. — Risponde al dott. Galli che la istituzione di più cimi- 
teri riescirèbbe dannosa al servizio funerario ed alla sorveglianza contro le 
manomissioni. Ammetterebbe la opportunità di una maggior lontananza , ma 
avverte il pericolo che ne verrebbe ad altri centri abitati, i quali d'altronde 
giustamente si opporrebbero alla erezione di una vasta necropoli. 

Non accetta l'idea di un cimitero nelle brughiere ritenendo queste, ter- 
reno inopportuno alla tumulazione. Si dimostra contrario al cimitero di 
San Siro, perchè a troppo piccola distanza (3 chilometri). Infine propone, 
un voto di ringraziamento agli ing. Erotti e Mazzocchi e formula il se- 
guente ordine del giorno che viene approvato. 

€ La Sede centrale della Società Italiana d' Igiene confermando il voto 
emesso nella seduta del 29 maggio 1881, dichiara assolutamente necessario 
che gli attuali cimiteri succursali della città di Milano vengono a poco 
a poco soppressi ; 



- 158 - 
c Inoltre la Società esprìme il voto che nella scelta di una località atfc 
alla istituzione di un nuovo e grande cimitero, si tenga conto delle seguem.' 
condizioni : 

€ Che il cimitero non debba distare meno di 5 chOometrì dslla cittàj 

€ Che debba sorgere in posizione faivorevole riguardo alla direzione dd 
venti e delle sottocorrenti; 

€ Che si faccia preventivamente un'accurata analisi chimica del terreno 
affinchè esso risulti di natura tale da prestarsi a pronta e rapida decom* 
posizione dei cadaveri ; 

€ Finalmente la Società ringrazia gli ingegneri Brotti e Mazzocchi dd 
progetti presentati ed augura loro che, giungano a dare alla città di Milano 
un cimitero rispondente alle esigenze della igiene, della civiltà e del sen- 
timento. > 

Essendosi latta tardissima Fora la seduta è levata alle 4 pomeridiane. 



// Preddentt 
C. ZUCCHI 



II SeirtUariù 
£. Grandl 



LA SEDE DI PADOVA 



Xdla riunione ordinaria del passato dicembre il prof. DE-dovANm, pre- 
sidente della Sede, rese noto che era già compiuto e coHaudato il primo 
carro per trasporto à,t^ ammalati allo Spedale (i), commissione del locak 
Mucicipio; che dedse già di porlo testo in uso nel suburbio. Con ciò, ì 
raggiunto E voto della Sede, e giova sperare che il carro sia prontamiente 
dimxso e adottato àal Comuni ruralL Succe&>tvamente annunziò che anche 
in quest'anno si daranno pubbliche conferenze di igiene popolare, e che 
dietro deliberazione dell* UtEdo ^ Presidenza si intraprendoà 1* insegna- 
mento dell'igiene negli Istituti privati, incominciando (>er primo dall* Orla- 
nocrono delle Grazie ; il prof. Paniz j si è incaricato ^ impartire un 
breve corso dì lezio ìiL 

Prsciesse queste co mnn fra rio ni, il Presidente apri La discussione sulla gii 
nota Relasiam dsLi Ciìmmzsrtcfu fer si^Jz suìSj /^JJia;^a^ E Relatore prof. Te- 
balde illustrò Le calarne oiriccU ptr i fella^jszy con esposizione ^ cìiDne e 

(i) Vedi ni>rrmtù ùHa Stcùùt Ita^cmz ^TrUmi. — Aaih? HL 




— 159 — 
con la mostra dei viveri in quelle usati ; fece vedere il grande beneficio 
éc le colonie apportano nella cura dei pellagrosi , mentre procurano una 
considerevole economia; accennò a tutti i particolari più minuti osservati 
e studiati sul luogo stesso, e chiuse con parole di alta lode per il dott. Pe- 
nsim di Udine, creatore benemerito e sapiente di quésta istituaione. 

n dott. Sacerdoti, preside della Commissione, ricordò l'interesse con cui 

fi accolta la relazione tanto dal pubblico come dalle autorità, e riconosce 

id essa dovuta in gran parte V azione che si manifestò in questi ultimi 

topi ; nota che il vedere già attuate dalle autorità provinciali alcune 

tra le conclusioni ammesse dalla Commissione , e nominato segretario del 

Comitato provinciale lo stesso Relatore, deve essere argomento di giusto 

conforto e di onore non solo per la Commissione, ma per la stessa Sede 

della Società Italiana d'Igiene. 

La discussione susseguente si aggirò su dilucidazioni chieste, e sulla pos- 
sibilila da parte della Società di Igiene di promuovere nuove fonti di azione 
per la profilassi della pellagra, sul quale argomento fu deliberato di occu- 
parsi in altra seduta. La relazione venne posta ai voti e approvata alPu* 
nanimità. 

Ebbe quindi la parola il prof. Ciotto, relatore della Commissione per 
gli studi sulla istituzione di un laboratorio chimico municipale , il quale 
lesse la sua elaborata relazione. H Presidente, ringraziato il Relatore e la 
Commissione per il lavoro importantissimo eseguito , apri la discussione. 
Ebbero la parola i signori, dott D'Ancona, prof. Rosanelli, dott. Fanzago, 
prof. Andreasi, ing. Dionese, dott. Sacerdoti, il Presidente e il Relatore, e, 
convenendo ognuno sulla necessità di tale provvedimento, la discussione si 
limitò soltanto ai vari metodi di applicazione. Dopodiché, messe ai voti, 
furono approvate le seguenti conclusioni della Commissione: 

i.° È utilissima ed urgente la istituzione di un laboratorio chimico 
municipale ; 

2.** La istituzione potrebbe essere fatta a tutte cure e spese del Mu- 
tdcipio, o con apposite combinazioni presso il laboratorio dell'Università, 
o dell'Istituto tecnico; 

3.^ La istituzione di pianta di un laboratorio a tutte spese e cure del 
Municipio, sarebbe da preferirsi , se i bisogni del servizio sanitario per il 
Comune, giustificassero l'aggravio economico ; ma questo aggravio, riuscendo 
eccessivo di fronte ai bisogni e all'utile, non si può proporre un tal modo 
di provvedimento; 

4.^ L'appoggiarsi ad uno dei laboratori sunnominati, è, per i riguardi 



— i6o — 
economici la migliore soluzione del problema^ pur ottenendo buon 



VIZIO ; 



S.° Corrisposta dal Municipio una retribuzione annua complessiva 
il personale ed il materiale, il Laboratorio dovrebbe prestarsi a qualunqw 
operazione chimica od affine nei riguardi sanitari, richiesta dal Municipio j 

6.^ Il Laboratorio, nella sua qualità di Istituzione municipale, è obb^ 
gato, esclusivamente per fine di sanità, alle analisi che gli fossero richiesti 

ì 

dai privati , i quali dovrebbero pagare un moderato compenso in base i 
tariffa determinata dal Municipio , o col consenso del Municipio , da ve>' 
sarsi a prò dell'amministrazione che possiede il laboratorio. 



Membri Effettivi della Sooiet& Italiana d'Igiene 

ammessi nel mesi di dicembre 1881, gennajo e febbrajo 18S2. 



Anelli Parroco Rinaldo, Brembate Ticino 
Brioschi prof. Francesco, Senatore, Milano 
Beisso prof. Torquato, Genova 
Borromeo conte Emilio, Milano 
Casanova comm. Giuseppe, Roma 
Cannizzaro prof. Stanislao, Roma 
Colombo dott. Giuseppe, Milano 
Casali prof. Adolfo, Bologna 
Fantina dott. Emilio, Somma Lombarda 
Franceschi prof. Giovanni, Bologna 
Fenchini prof. Lorenzo, Padova 
Ferrini prof. Rinaldo, Milano 
Funaioli dott. Paolo, Siena 
Guzzoni degli Ancarani dott. Arturo , 
Modena 



Inzani prof. Giovanni, Parma 
Lampertico Fedele, Senatore, Vicenza 
Luciani prof. Luigi, Firenze 
Moro dott. Ettore, San Giorgio (Provindt 

di Padova) 
Montalti dott. Ciro, Ravenna 
Mazzotti dott. Luigi, Bologna 
Pavesi Carlo, chimico, Mortara. 
Pellizzari prof. Giorgio, Firenze 
Porro Lambertenghi conte Giulio, Se- 
natore, Milano 
Pagello dott. Pietro, Belluno 
Violini dott. Marc' Antonio, Verona 
Zambianchi dott. Antonio, Roma. 



V/S/«,A/^/\A/VA^^^A>AA ^^^ ^-^ ^ >■ 



% ^^k^^A^-s^^^/\^.y^ rf\^^^A^.^/\^^k^>^^^ ' 



1 ^^ A^-A A^k^^ ^ 



Dott. Gaetano Pini, Gertntt. 



Milano, i88a. — Sub. G. Ci velli. 



PARTE PRIMA, 



MEMORIE ORIGINALI. 



LE CASE MORTUARIE. 

Memoria 
del Dott. G. Gianni e Prof. L. Galli. 

I, 

La questione delle Case Mortuarie si ridesta oggi con larghezza e serietà 
di discussioni circa T importanza loro, e con studi ripetuti e diligenti 
quanto alla miglior disposizione da darsi a questi stabilimenti. Richiama l' at- 
tenzione de* cultori dell'igiene pubblica per T intendimento altamente mo- 
rale che in sé racchiude, e pei vantaggi igienici che con la soddisfazione 
di quello possono ritrarsene. Prova ne siano le belle, e, si può dire, com- 
plete discussioni avvenute sull'argomento : V una nel Congresso d' Igiene di 
Stoccarda del 1879 (i), di cui ^^^ chiara brevità e con esattezza ci dà 
conto il dott. Bonfigli nel nostro Giornale (2), e nel seno della Società di 
Medicina Pubblica e d' Igiene professionale di Parigi ; Taltra, suscitata da una 
memoria presentata nel finire dello stesso anno 1879 ^^^ ^^^^* ^^ Mesnil sulla 
Creazione di Case o Depositi mortuari a Parigi (3). 

Pareva, dopo la grandiosa iniziativa presa dalla città di Francoforte nel 
1823 con la costruzione della sua famosa Casa Mortuaria sulle traccie delle 

(i) Compie rendu du Congrh <fhy glene, à Stuttgard, en 1879 (Deutsche Vierteijahrschrift 
fur àff, Gesundheitspflege, t. XII, fase. 2. pag. 160-266^ — Revue dJIygiene et de Polke 
Sanitaire: Deuxième année 1880, pag, 728-729-730. 

(2) Giornale della Società Italiana irigiene, — Anno II, N.*^ 364, pag. 372-373-374. 

(3) Revue tfllygiène et de Police Sanitaire, — Première année 1879, pag, 90S, 

II 



idee di Hufeland (i) e dopo la costruzione di alcune altre in Prussia (2) ^ 
di qualcuna pure in Italia (s), tutte più o meno inspirate al concetto di socr^ 
correre i casi di morte apparente, che la questione non meritasse più aX* 
cuna considerazione, perchè ormai i nuovi ordinamenti civili nelle divers^e 
nazioni, e le disposizioni di legge e dei regolamenti locali escludessero ^sl 
possibilità di cotesto tristo avvenimento; e ben può dirsi che esse davvero 
lo rendano quasi impossibile. Però T incremento dell'igiene, il favore dkxe 
va guadagnando nelle moltitudini e presso i Governi, per il benefizio inces- 
sante d* insegnamenti direttamente utili alle popolazioni, ha fatto si che la 
scienza tutelare che lavora e studia per il maggiore dei beni, che è la sa- 
lute, trovi un altro lato nella questione da mettere in evidenza come argo- 
mento irrecusabile della utilità, e della necessità assoluta nelle città delle 
Case Mortuarie. Il fervore del bene sorretto dal favore, dalla gratitudine 
de* beneficati è sprone e nobile incitamento a sempre nuove ricerche, ed 
a migliori opere. Si è accertato con le cifre (la statistica è potente au« 
siliaria all'igiene) come nelle città, e più particolarmente ne' considerevoli 
centri di popolazione, il numero delle abitazioni con poche stanze, ed anche 
con una sola stanza è grande, grande più che non si creda. Da ciò pro- 
miscuità de' morti co' vivi là dove non esistono depositi mortuari per tutto 
quel tempo che la legge esige prima della inumazione. £ da questa promi- 
scuità grave jattura per la salute pubblica. Che non tutti i casi di decesso 
per malattie da infezione e contagiose vengono in fatto trattati con tutti i 
riguardi e con l'anticipazione, del sotterramento, che può dal medico veri- 
ficatore della morte essere ordinata a forma di legge. Né per gli altri è 
da ritenersi cosa innocua in ambienti già in pessime condizioni igieniche 
la presenza di tm cadavere per molte ore anche prima che si abbiano 
segni di putrefazione. Senza saggi microscopici e chimici dell'aria in quelli 
contenuta, l'olfatto ci dice spesso che tale opinione è vera. Si aggiunga poi 
la influenza morale penosa, dolorosa, che esercita sull'animo dei superstiti 
la vista per un tempo lungo dell'estinto in quella stanza che fu il nido, ed 
è stata la culla di affetti forti e gentili, giacché anche il popolo sa amare, 
e si avrà nuova ragione da annoverare tra gli effetti nocevoli prodotti da 
quella promiscuità. 



(i) Tardieu: Dictwnnaire éTHygiene pubìique. — Paris 1862, T. IL Pag. 628-629-630-631. 

(2) /^ftnté iTHygune sopra citata. Denxième année 1880, pag. 230. 

(3) A Lucca ove la precedente Casa Mortuaria demolita nel 1871 per ampliare lo 
dale fu edificata nel 1850. 



— 103 — 

Ecco il vero lato della questione che dee pigliarsi in considerazione al 
presente. £ sotto questo rispetto ci proponiamo di studiarla brevemente, ac- 
cemondo quindi al miglior modo di costruzione di un asilo mortuario. 

II. 

Posta cosi la questione dobbiamo vedere se realmente il danno grave, 
quale da nói si dichiara, esista sia pel numero cospicuo di abitazioni tanto 
infelici da ricoverare nelle città, e specialmente nelle popolose, in una sola 
poche stanze tutta una famiglia, sia per la più facile diffusione di malattie 
«c| infettive e contagiose, e pel deterioramento igienico che induce in generale 
la permanenza de' cadaveri nel domicilio. 

E relativamente alla prima ragione del danno a dimostrarla ci basteranno 
pochi dati numerici, che si riferiscono ad una grandissima e ad una pic- 
cola città in condizioni di vita sociale ed economica quasi opposte tra loro, 
perchè viva l'una ed attiva per numerosissime industrie manifatturiere, ed 
attraente popolazione delle diverse parti della nazione e dall'estero, pochissimo 
manifetturiera Taltra, e vivente più che del lavoro industriale, dei prodotti 
di quello agricolo. A Parigi, secondo le asserzioni del dott. E. R. Perrin (i), 
in una città di 2,000,000 di abitanti, sopra 684,952 locali che servono 
all'abitazione, 468,641 hanno un valore locativo minore di 300 lire annue, 
ed in alcuni circondari popolosi tali abitazioni molto ristrette, a tener conto 
del prezzo in un sì grande centro , rappresentano nove decimi del totale. 
Ed niUL parte poi di esse viene destinata in secondo affitto a camere am- 
mobiliate che raccolgono in 7244 di quei refugi insalubri circa 100,000 per- 
sone. A.Lucca, città di 21,286 abitanti, esistono 350 abitazioni di una sola 
di due stanze occupate da circa 1000 persone (2). 

Da tale agglomeramento in qualunque città restando evidente la neces- 
sità della permanenza de' cadaveri tra i vivi, ove non esistano depositi mor- 
tuari, ne emerge la vera ragione del danno che igienicamente devono averne 
le popolazioni povere delle città stesse, reso anche maggiore dal fatto che 
già vivono in mezzo a condizioni insalubri di ogni maniera. Nelle classi a- 

(f) Revue d^Hygtkne sopra citata — Deuxième année, 1880, pag. 231. 

(2) Questi dati si raccolsero da una Commissione nominata dal Consiglio Municipale quando 
nel 1873 il medesimo studiava la convenienxa di non riedificare, per una veduta economica» 
la Casa Mortuaria compresa nelle demolixioni rese necessarie daU'ampliazione dello spedale. 
Furono raccolti parrocchia per parrocchia e passando in rivista strada per strada e ad una 
ad una le diverse abitazioni de' poveri. 



— 104 — 

giate, e tra i privilegiati della fortuna l'ampiezza, e la vastità delle case, i& 
la perfetta esecuzione delle prescrizioni igieniche suggerite dal medico ne pc^^ 
trebberò assicurare nei casi comuni per la permanenza del cadavere al do^ 
micilio fino al momento del trasporto al cimitero. Ma è in quelle anguste 
case del povero, dove mal tenute latrine e sporcizie d'animali domestici, ctxe 
spesso per ignoranza ed invincibile consuetudine si tengono ad appuzzare 
gir ambienti, ed emanazioni dall'esterno in oscure e luride viuzze accumix- 
lano tanta causa di malsania, è in coteste che dovrebbe giacere sopra ixn 
lurido e spesso unico letto per molte ore, e talvolta per necessità inesora- 
bile di serviamo anche per un intiero giorno, il cadavere del difterico, d^ 
tifoso, della donna morta d' infezione puerperale ; che nelle piccole città per 
pregiudizio non ancora vinto raro è che la madre legittima ricorra per sgra- 
varsi all'Ospizio di Maternità. Or com' è possibile che la presenza di esso, 
non solo non aumenti le ragioni d'insalubrità in quelle stanze, ma non vi 
diffonda altresì più abbondanti i germi specifici di ima malattia infettiva e 
talora contagiosa già accumulatisi durante la vita? I cadaveri poi tenuti in 
condizioni simili anche senza che siano il prodotto di una infezione acuta 
dell'organismo, e senza che presentino alcun segno di putrefazione bisogna 
che diano luogo allo svolgersi di esalazioni inquinanti l'aria dovute allo 
scomporsi dei liquidi organici ed alle emanazioni del corpo che già imbrat- 
tarono il letto nell'ultimo periodo della malattia. Né in tali circostanze di 
persone e di luoghi è facile, per non dire che è impossibile, avere la puli- 
tezza del cadavere come si costuma tra le persone agiate, e che intendono 
certe esigenze igieniche, ed intendendole hanno modo di sopperirvi. Non ^ 
quindi da negarsi la necessità igienica della sollecita rimozione de' cadaveri 
dalle case del povero per qualunque malattia sia avvenuto il decesso. 

Non è poi neppure da discutere sulla convenienza della rimozione anch^ 
più sollecita di essi, e per tutti i cittadini indistintamente, nelle morti di 
malattie infettive (zimotiche) anche quando non abbiano mostrata indole ma 
nifesta di contagiosità in una singola epidemia, essendo tale rimozione utit 
misura igienica suggerita dalla più elementare saviezza. Né parleremo dell^^ 
assolutamente contagiose per le quali, dominino o no con genio popolare^^' 
sempre dai Municipi e dalle Autorità Governative si pigliano prowediment 
speciali per le inumazioni, onde queste riescano pronte e circondate da qùélU 
cautele che valgono a circoscrivere e limitare l'epidemìa. 

Ma oltre queste ragioni per raccomandare alle Amministrazioni Municipali 
la costruzione delle Case Mortuarie nelle città, non parlano forse, ed 
bastanza eloquentemente, i casi di morte improvvisa che accadono sulh 



— i6s — 

pubblica via, ed i suicidi fuori della propria abitazione, e le asfissie da 
qualunque causa ? In tutti questi casi se lo spedale non apra le sue porte, 
cosa che per onore del vero dobbiam dire non frequente ad avvenire, 
occorre un rifugio all' individuo spesso in istato di dubbia morte, e spe- 
cinlmente se non ha in città famiglia o stabile dimora. £ pel caso di 
«sposizione di un cadavere per la necessaria identificazione non possono 
esse prestare un utile servizio ? Possono prestarlo; ed ammessa per altre 
ragioni la necessità delle medesime, l'utile che se ne può trarre ad altri 
fini è incontestabile, molto più che, come mostreremo, la spesa per rag- 
giungerli non aumenta affatto nella costruzione. 

III. 

Ma prima di dire del miglior modo di costruire una casa mortuaria, 
convien porsi il quesito : se debbono tali stabilimenti esser per l' uso ob- 
hlì^atorì o facoltativi. 

Per noi non devono essere obbligatori \ perchè per certi riguardi igienici, 
che possono avere in altro modo una piena soddisfazione nel domicilio 
privato là dove le angustie della casa e de' mezzi economici non li vietano, 
e le cognizioni ormai abbastanza divulgate su argomenti d'igiene per di 
più li suggeriscono, non si deve impedire a tutti indistintamente una ma- 
nifestazione rispettabile d'affetto che si vuole esprimere da molti con il 
rendere gli estremi uffici di pietà verso i loro cari estinti fino a compome 
1^ salma nella cassa mortuaria in quella istessa stanza in cui l'amata per- 
sona moriva, di là avviandola direttamente al Cimitero. Solo eccezionalmente 
possono essere obbligati tutti i cittadini a deporre i loro morti nella Casa 
Mortuaria nel caso, come dicevamo, di decessi per malattie da infezione 
^ta con indole di contagiosità, sebbene non ancora dimostrata per ripe- 
tiaone di altri casi. Nell'occasione poi luttuosa di morbi popolari, deve 
l'Autorità cui fa debito l'Amministrazione Sanitaria, sia nel Governo sia 
nel Comune, provvedere secondo le circostanze esigono. Né devono essere 
<>bbligatori per un' altra ragione, che è quella di diminuire la spesa per 
lunpianto di essi, la quale facendo, carico ai Municipi desterà sempre 
difficoltà maggiore ad esser deliberata quanto più sia alta. £ più sarà alta 
<ltianto più sia grande il numero de* cadaveri che dev'essere ospitato, ed 
«levato il grado delle esigenze circa l'interna sistemazione e l'addobbo 
PW parte delle famiglie, anche privilegiate della fortuna, costrette ad usarne. 

Noi stimiamo giusto e consentaneo alle ragioni suddette che gli Asili 



— i66 — 

■ 

Mortuari nelle città abbiano ad essere facoltativi. E V esperienza che 
parecchi anni abbiamo di quanto succede a Lucca, ove funziona una Ca 
Mortuaria di modeste proporzioni, ma sotto ogni rispetto rispondente 
bisogni pe' quali fu istituita, ci conferma pienamente nella bontà de 
espressa opinione. Ciò che non s' impone per obbligo viene più volontic 
eseguito, e lasciando libertà alle famiglie ne' casi ordinari di portare o i 
i cadaveri alla Casa Mortuaria, si ottiene che vi siano trasportati qu; 
tutti. Poiché sanno che in quel luogo a tutto è provvisto per il rispetto n 
solo, ma per il decoro altresì, e per ogni evenienza anche di morte ap] 
rente. A Lucca sopra una totalità di looo, e poco più cadaveri, che 
città fornisce all' anno (0, 900 circa sono deposti nella Casa Mortuai 
Municipale. In questi nove decimi della dolorosa schiera sono compri 
cadaveri provenienti dalle famiglie più rispettabili per coltura, per gentilez 
d' animo e di costume, e per censo. 

IV. 

Dove, e come dee esser costruita una Casa Mortuaria, perchè rispondendo 
ogni esigenza igienica soddisfi nel miglior modo all'ufficio per cui viene eretl 

Stando agi' igienisti più coscienziosi e diligenti nel tener conto di o§ 
cagione d' insalubrità e di ogni inconveniente ne' servizi di questo gene 
dovrebbe scegliersi per la costruzione di un Asilo Mortuario luogo amei 
e lontano dall' abitato, nelle città alla periferia. Dovrebbe T Asilo aver s 
veglianza continua per il caso remoto, ma pur possibile, di morte apparei 
e per altre gravi ragioni di verificabile violazione del luogo (2X Per la inte 
disposizione a darglisi chi predilige il sistema cellulare presente vigent 
Francoforte (3), ed a Chemnitz (4), e suggerito in Francia alla Società 
Medicina Pubblica e d'Igiene professionale dai sigg. Bonnamaux , Gast< 
Trélat, e Lafallye (5), chi il sistema a sale adottato in Baviera (6). 

Niun dubbio che dovendo determinarsi a priori il sito per le C 
Mortuarie le qualità accennate non avessero sempre a ricercarsi. Ma 
determinazione nel caso concreto cpnvien farla cercando sempre di co 

(i) Fra questi figurano i decessi dello spedale civile che riceve gli ammalati di I 
la provincia, e quelli delle milizie stanziate nella città. 

(2) Roncati: Compendio tf/gUne, — Napoli 1876, pag. 468. 

(3) Tardieu : Luogo citato. , 

(4) Giornale della Società Italiana tt Igiene, — Anno II,® N. 3 e 4, pag. 373. 

(5) Revue d'Hygiine: Luogo citato — pag. 47-48-239. 
{6) Tardieu : Luogo citato. 



— 107 — 

jpte tali stabilimenti con il rimanente del servizio mortuario di cui sono 
ìk parte. Ora i Cimiteri , verso i quali essi sono propriamente la prima 
tttboe, in obbedienza alle giuste esigenze dell' igiene si costruiscono fuori 
t lontani più che sia possibile dalle città, e si cerca di spingerli sempre 
fi kmtam. Affinchè siano soddisfatte le necessità ineluttabili del giornaliero 
rniino occorre che le Case Mortuarie si edifichino o presso quelli o sulla 
ndie vi conduce, adattandosi all'impero della necessità. Altrimenti dovendo 
e il luogo con le migliori condizioni igieniche , il più delle 
lalte si moltiplicherebbe tanto il servizio da renderlo inattuabile. Ma alla 
cfificazione presso i Cimiteri opponendosi la legge che non vuole in Italia 
iama abitazione (e quella del custode non può non considerarsi come 
tfele) dentro il raggio di metri 200 da loro (i), non resta che attenersi a 
^ luoghi più adatti che si trovino tra la città ed il suo Cimitero ; alla 
periferìa ed in parte abitata per le piccole città, ne' circondari popolosi 
delle grandi, se in queste occorra costruire più d' una Casa Mortuaria, cer- 
cando possibilmente luoghi ove meno spesseggi il caseggiato. L'assoluta 
ÌDoocuità di tali stabilimenti è pienamente garantita dai provvedimenti che 
s adottano nel costruirli. 

Nel confronto tra la interna disposizione a ce//ule ed a sa/e e per la minore 
ipesa, e per la ragione estetica sarebbe preferìbile il tipo a sale. La ripetizione 
per ogni cellula non solo degli utensili di assoluta necessità per la conve- 
niente deposizione del cadavere, ma altresì dei mezzi di rìscaldamento e d'illu- 
ninirìone non può non accrescere la spesa occorrente. E dal lato estetico 
la cellula desta troppo viva l' immagine della tomba ; sia pure abbellita dai 
fktti e ravvivata dalla luce, come quelle di Francoforte, è una tomba di 
pandi dimensioni, abbellita, ed infiorata. E tale dee mostrarsi al visitatore 
dalla firedda e lugubre sala di veglia spingendovi lo sguardo. Mentre una 
lala grande dipinta a colori chiari, provvista di molta luce, da ampie fine- 
stre munite d' inferriate di bella forma, con letticciuoli in ferro ricoperti di 
materasso e circondati di una cortina in tela a foggia di zanzariere, da ab- 
bassarsi quando il letto è in servizio, ha più l' aspetto di un bel dormentorio 
da operai molto propri e provvidi, che pensino alla salute ed insieme alla 
pulitezza, ricorda più una ridente sala di un modesto spedalino di qualche 
boigata campagnola, che l'asilo della morte. Due sale sole possono ba- 
stare, una per i comuni decessi, l'altra pei decessi da malattie infettive e 
contagiose. Per il resto della intema disposizione, sia pel numero come per la 

(i) Alt. 65 del Regolamento di Sanità, 23 giugno 1874. 



— i6S — 

destinazloixe ed ampiezza delle altre stanze, i bisogni della dttà, e la po] 
zione di essa debbono esser guida nel redigere un progetto di Casa Mortu 
che possa ben rispondere in ogni caso allo scopo per cui s'istituisce. 

Ecco come a Lucca, città di 20,421 abitanti secondo 1 risultati del 
simento del x88i, con la mortalità media nell'ultimo quinquennio di < 
1000, fii costruita la nuova Casa Mortuaria, da noi ideata e diretta, e e 
funziona con il suo sistema a sale. 

Alla periferìa della città presso le mura in luogo poco abitato verse 
nente, sopra una piazza donde si accede alla porta che guida al Cimil 
sorge su i disegni dell'architetto comunale signor Ciro Bastianoni, e sopra 
area di m. q. 324.24 ombreggiata dagli alberi e dalle verdi pianta^ 
del viale delle prossime mura passeggiabili, la nuova Casa Mortuaria 
architettura d'ordine dorico, severo, quale si addice al suo ufficio m 
e pietoso, ma al tempo stesso per la correzione e la semplicità delle 1 
piacevole. È elevata sul suolo circa 30 centimetri, non ha alcun p 
sopra di sé, che la casa del custode sopra un' area di m.q. 94.05 , le 
al fianco di mezzodì, indietro però dalla linea di fronte tanto da scop 
quasi per intiero, come per intiero è scoperto quello di settentrione, ce 
che isolata per tre lati ben si presenta all'occhio. 

Figura i.* 




X. Ingresso. 

3. Sala comune di deposito, 

3. Detta speciale. 

4. Detta da dissexioni. 

5. Abitazione del custode. 



6. Passaggio alle Infermerie. 

7. Caloriferi. . 

8. Vasche. 

9. Giardinetto. 



C2 



•^ 169 — 

La interna disposizione ( V, Fig. I) ne è semplice, mentre risponde in 
tatto ai bisogni del servizio. Un vestibolo al centro di m. 13.20 in lungo 
€0Q m. 5.10 di larghezza ed alto m. 7.85 {V. Fig. I, i) per quattro grandi 
pone, due per lato, provviste di cristalli opachi ed a rosta fissa, dà accesso 
dd lato di mezzodì alla sala più grande ( V. Fig. I, 2), pe' decessi comuni 
<m. 15.70 su m. 5.90 di larghezza ed alta m. 7.85; dall'altro di setten- 
trione ad una più piccola sala ( V. Fig. I, 3), che può servire a* decessi 
fi malattie epidemico-contagiose, e ad una seconda sala (K Fig. I, 4) 
fi minor grandezza destinata alle sezioni pel fisco, non che del vicino spe- 
=1 (Uè che ha per sé locale apposito. Il vestibolo serve di sala d* aspetto 
fi sodalizi religiosi e civili che compiono ed associano il trasporto, e può 
(Rie aperto al pubblico per il caso di qualche esposizione di cadavere 
ad modo che di sotto è accennato. 

U luce vi penetra copiosa dalle ampie finestre a cristalli opachi tutte 
ìk^ meno quelle della sala destinata alle sezioni del fisco, e soltanto nella 
potè superiore mobili per la rosta. Durante i servizi notturni il locale 
iillnminato largamente dalle fiammelle del gas portate da eleganti bracci. 
Alla ventilazione dello stabilimento è provveduto naturalmente per 
l'ampia porta del vestibolo chiusa solo nella parte mobile da cancello 
con lamiera di ferro ed aperta nella rosta in comunicazione con le aper- 
tnre superiori delle finestre nelle sale, e con la porta che dalla gran 
sala conduce al passaggio per lo spedale dietro la casa del custode 
{V. Fig. I, 6). Il qual passaggio al di là del muro di mezzodì della casa 
stessa ( V. Fig. I, 5) diviene un corridojo scoperto, che guida ad un giar- 
dino appartenente al vicino spedale. Questo modo di ventilazione può essere 
osato quando le sale sono vuote, ed anche quando vi siano cadaveri deposti, 
se piaccia. Che del resto un altro modo di ventilazione è stabilito artificial- 
oiente mercè una conduzione aerea che comincia per varie bocche aperte 
nello spessore del muro Del contorno esterno delle finestre, e termina, 
percorrendolo, nell'interno delle sale a terra per piccole aperture corri- 
spondenti ad una per ogni lato di finestra (0, messa in attività tale con- 
duzione dall'attrazione esercitata dai caminetti , che sono in tutte le sale 
(^Fig. I, I) a tale oggetto, oltreché per servire al riscaldamento. Ausib'ario 
poi di tale ventilazione artificiale, ausiliario debole si ma pur nondimeno 
efficace, è il modo di disinfezione dell* ambiente che circonda immediata- 

. (i) Vedansi nella Fig. I i piccoli punti bianchi ai lati delle finestre delle due sale di 
ffeposito nello spessore del muro, e nella metà intema difesso. - 



— ryo — 
mente il cadavere in deposto, mentre garantisce il Tidoato dall'emanazioni 
della Casa Mortuaria, e che tosto 




"^z^~Wji\».ìSAr= ^ 



Semplice ne è la mobilia, ma linda e dicevole al rispetto che impone L 
più grande delle umane sventure. I letticciuoli di ferro {V. Fig. II, D) d 



— 171 — 

m. 2 in lungo, su m. 0.60 di largo, a piano leggermente inclinato, e con 
dolce rilievo alla testata che simula il capezzale, sono tinti in nero e muniti 
di materasso di crine vegetale vestito di gomma elastica. Hanno al di sopra 
ano zanzariere (F. Fig. U, E) color di tela di canapa greggia, guarnito in 
nero e sostenuto da un intelajatura in ferro mobile sul muro , che si ab- 
bassa e si alza col mezzo di una carrucola dal basso ; sul muro al di sopra 
dello aanzarìere il numero progressivo del letto in majolica. Una lampada 
ad olio pendente al centro della sala, quando è in servizio, i termometri 
alle pareti, brune tende alle finestre per evitare con i raggi solari il so- 
verduo riscaldarsi delle stanze, lo completano. Il mobilio ed insieme la 
cEspoaizfone de' colori alle pareti fatte a somiglianza dello stucco venato in 
chiaio, con basamento non tanto scuro, danno alle sale un carattere emi- 
nentemente serio, ma non lugubre. 

A limnovere ogni possibile emanazione dannosa ad ogni capoletto è un 
piccolo finestrino ( V, Fig. II, G) , donde incomincia un condotto d'aria che 
con fiognatura della parete corrispondente, e poi del pavimento (F. Fig. I, 2, 
3, e 4), e quindi della parete del vestibolo ascende fino al tetto, al di 
sopca del quale sbocca con altrettanti fumajoli. Nella parete del vestibolo 
ginafeo all'altezza di un metro e cinquanta centimetri circa dal pavimento 
inoontra nna piccola cameretta chiusa con sportellino a cristallo ( V, Fig. Ili, C)^ 
ove aide un forte getto di gas, che aspirando l'aria dal di sotto dello zan- 
zariere quando è abbassato, ne promuove il rinnovamento, mentre l'avvia 
aU'uata dopo averne distrutto, abbruciandolo, ogni germe dannoso che per 
avtentura potesse contenere. 

Cotesti getti di gas dee ritenersi che abbrucino realmente i prodotti di 
scomposizione del cadavere, giacche, oltre non avere mai nelle sale alcuna 
cattiva esalazione, il nostro custode asserisce di avere costantemente osser- 
vato che ove in qualche cadavere comincia alcun segno di putrefazione la 
fiammrfli^ corfispondente del gas abbrucia con maggior vivezza di luce e 
eoa nn fiiscio luminoso doppio delle altre che hanno la stessa pressione. 



Figura 3.' 



— 172 — 

Quando si depone un cadavere viene abbassato lo zanzarieie, ed ac 
il gas nella corrispondente cameretta che porta sopra di sé eguale il 
mero d'ordine del letto. In casi straoidinarl, quando vi ha anche il rei 
dubbio di molte apparente, s' infilano alle dita delle mani del cada 
dubbio, incrociate prima sul venUe, gli anelli destinati a mettere in gii 
un apparecchio elettrico semplicissimo 
che servirebbe ove si desse mai l'oc- 
casione, a dar l' allarme al custode. 
Cotesti anelli per mezzo di un cor- 
doncino di seta fanno capo all'estre- 
mila inferiore di una S metallica con 
la curva inferiore assai più piccola della 
superiore articolata sopra una tavoletta 
che è a capo del letto ( V. Fig. II, F), 
Per una trazione anche dell' estensione 
minima di un centimetro la S manda 
innanzi la estremità superiore della cur- 
va pili grande, e chiude un circuito 
elettrico, dentro il quale sta una suo- 
«lerla d'allarme continuo, che trovasi 
in casa del custode con una tavola in- 
dicativa de' numeri de' letti nelle sale. 
Il custode ed il suo servo sono anche 
istruiti perfettamente nel modo di pra- 
ticare la respirazione artificiale col mi- 
glior metodo (0. Di più ad eccesso 
di cautela al di sotto della tavola elettrica indicatrice de' Ietti trova 
bottone di un campanello elettrico che per mezzo di lungo filo va, tra^ 
-al giardino dello spedale, a far capo in una delle inferroerìe per gl'in 
diati soccorsi in qualunque evento. 

Per il caso, che pur si è dato, di esposizione di un cadavere, al p 
d'intersezione del terzo verso il mezzogiorno con gli altri due della gr; 




(i) n mEglioT metodo k per l' esperienza fallane con resultali meravigliosi quell< 
prof. Facini di Firenze. Con es(o anche di leccate qui a Lucca si t avuta la resurre 
di un neonato asfittico dopo 65 minuti di manovn. Il caso particoUreggiato t nurati 
esattezia dall'ostetrico assistente doti. G. Lippi aù\' Impaniale di Firenze N. 30, 18S1. 1 
i diversi casi che fanno convinti dell'eccellenza di cotesto metodo sugli altri veggoi 
sposti in dettaglio nello SptrimiHtali del 1876, N. I, 



— »73 — 
sala si stabilisce una provvisoria divisione per mezzo di un'alta cortina, sì 
coglie an cristallo appositamente mobile ad ognuno de' due battenti della 
pofta più vicina all'ingresso estemo nel vestibolo, e questo si apre al pub- 
blico dopo avere esposto il cadavere sopra un letticciuolo nello spazio della 
sda cosi delimitato verso mezzodì, togliendone gli altri. 

Questa Casa Mortuaria che funziona dal maggio del 1876 per la libera- 
lità intelligente del Consiglio comunale di Lucca cui piacque imporsi una 
spesa, grave per avere un servizio modello, e trovasi in città, se non nel 
fitto ddl' abitato, però vicino assai alle abitazioni, dalle quali è divisa dalla 
casa del custode (F. Fig. I, 5) e dal lungo corridojo scoperto ricordato 
di sopra per una parte, e per V altra da un giardinetto ( F. Fig. I, 9), non ha 
recato danno e neppure molestia ai vicini. Si mantiene con poca spesa, che 
sole 50 lire al mese ha il custode, e 30 il suo servo; meno di 100 lire 
all'umo costa per il gas, e per il servizio elettrico pochissime lire bastando 
i xnmovamento completo degli elementi della pila ogni quattro anni, e del 
flOrtennto di essi ogni due. Quanto al mobiliare, mercè le lavande che con 
h buona distribuzione dell'acqua in ogni stanza (K Fig. I, 8) possono farsi 
e sono fatte con larghezza, specialmente sui materassi di gomma elastica 
può dirsi esser nuovo. Costò L. 32,881.68, ma di queste L. 13,728.80 furono 
spese nell'acquisto di una casa contigua per ridurla ad abitazione del custode, 
e di un* altra dal lato di levante per il conveniente isolamento mediante il 
giardinetto (0. 

Di fronte al tipo a cellule al quale possono riferirsi tutti i diversi pro- 
getti di Case Mortuarie presentati ultimamente dall'architetto Bonnamaux e 
dai signori Gastone Trélat e Lafollye alla Società di Medicina Pubblica e d' I- 
giene professionale a Parigi (2), e nel seno della stessa ampiamente discussi, 
il tipo delle Case Mortuarie a sale non merita ancora l'abbandono. Oltre 
le ragioni addotte d'ordine estetico ed economico (poiché noi ci permet- 
tiamo di dubitare che l'ingegnoso e grandioso progetto dell'architetto Bon- 
namaux e l'altro del signor Gastone Trélat possano esser condotti a com- 

(i) Di questa Casa Mortuaria furono presentati all'Esposizione Medica di Genova del 
1880 in altrettante fotografie il prospetto, la pianta, e l'interno in scorcio sia del vesti- 
bolo, sia della sala pei decessi comuni. Di più da uno dei sottoscritti ne fu dato un 
cenno nella Sezione IV del Congresso Medico. Ma, o che sembrasse cosa non meritevole 
£ speciale considerazione, o che nella moltiplicità degli oggetti da vedersi e discutersi 
sfoggisse all'attenzione del Giuri della classe stessa, fatto si è che non ebbe l'onore nep- 
pure di una semplice menzione onorevole. 

(2) Revue (Tlfygiìne et di Police Sanitaire, — Deuxième année 1880, pag. 47, 239. 



— 174 — 
pietà esecuzione con la somma presunta di 35,000 lire il primo, e 
25,000 il secondo, specialmente se edificabili con espropriazione di case 
giato) , stanno per questo altresì i resultati dell'esperienza. E quando in i 
pubblico servizio, come il mortuario geloso per il lato igienico e moral< 
possono aversi soddisfatte le ragioni severe delU scienza, e quelle sante de 
Tafietto, con una spesa relativamente minore ed anche con la certezza 
non averne inconvenienti, è molto. È tutto, potrebbe dirsi, per il fine ci 
si vuole raggiunto con 1* istituzione di tali stabilimenti. 

Non può negarsi il merito alla iniziativa venutaci dalla Germania sul 
scorcio del secolo passato e nella prima metà del presente con le sue gra 
diose Case Mortuarie a tipo cellulare^ ma non deve dimenticarsi che il megli 
sostenuto dai continui progressi delle scienze, vien fiipri sempre dai co 
fronti esattamente fatti, e molto più se aiutati dall'esperienza. 



— '75 — 



DELLA PELLAGRA NELLA PROVINCIA DI MILANO. 



Relazione 
del dott. Edoardo Qonsales 

im nume della Commissioni nominata dal J?« Prefetto di Milano, 



(ndro Riassuntivo dei Pellagrosi della Provincia di Milano ricavato da 
Idòmazioni avute nel 1880 dalla Società Italiana d'Igiene e nel 1881 
àBa Regia Prefettura. 



CIRCONDARIO 


Numero 
dei Comuni 

che lo 
compongono 


Popolasione 

secondo 

il 

censimento 

187X 


Pellagrosi indicati alla 


Società d'Igiene Beglm PrefBttnn 
(1880) (1881) 


laichi 


Fenniioe 


Totale 


lucili 


FeiBBlÌD6 


Totale 


MHinft . 


78 
56 
52 
44 

77 


419,786 
172,080 
142,063 
102,519 

173.345 


1,006 

335 
422 

543 
1,225 


772 
346 
380 

384 
799 


1.778 
681 
802 
927 

2,024 


824 

274 

301 

364 

672 


664 

187 

284 

291 

505 


1,488 
461 

585 
655 

1.I77 


Mflfus* •«..•■■■• 


Gallirate 

Abbiategrasso .... 
Lodi 


Totale. . . 


307 


1,009,793 


3,531 


2,681 


6,212 


2,435 


1,93 1 


4,366 



I sottoscrìtti, chiamati dall' illustrissimo signor Prefetto della Provincia a 
costituire la Commissione che avesse a suggerire i mezzi più efficaci per 
bire gli effetti della pellagra col togliere o diminuire le cause che la prò- 
<iocono, credono di meglio corrispondere al mandato anteponendo alle loro 
«senrazioni un quadro- statistico, dal quale risulti il numero dei pellagrosi 
die Del 1880 e nel 1881 esistevano nella Provincia: questi (del 188 1) furono 
tolti dai documenti consegnatici dalla Regia Prefettura, quelli (del x88o) dal 
qaestìonario che la benemerita Società d'Igiene indirizzava ai vari comuni, e 
ciò allo scopo di promuovere un' inchiesta sulla fatale malattia che pur troppo 
domina fra la popolazione agricola e quale rovinosa valanga distrugge, in- 
ddx)lendo quella povera casta che è tanto necessaria e tanto benemerita! 

L'organismo dei poveri contadini va sempre più logorandosi e per l'in- 
Abso ereditario e per la miseria, per le condizioni anti-igieniche alle quali 



— 174 — 
pietà esecuzione con la somma presmita di 35,000 lire il primo, e di 
25,000 il secondo, specialmente se edifìcabili con espropriazione di caseg- 
giato) , stanno per questo altresì i resultati dell'esperienza. E quando in un 
pubblico servizio, come il mortuario geloso per il lato igienico e morale, 
possono aversi soddisfatte le ragioni severe delU scienza, e quelle sante del- 
l' afietto, con una spesa relativamente minore ed anche con la certezza di 
non averne inconvenienti, è molto. È tutto, potrebbe dirsi, per il fine che 
si vuole raggiunto con l'istituzione di tali stabilimenti. 

Non può negarsi il merito alla iniziativa venutaci dalla Germania sullo 
scorcio del secolo passato e nella prima metà del presente con le sue gran- 
diose Case Mortuarie a tipo cellulare^ ma non deve dimenticarsi che il meglio, 
sostenuto dai continui progressi delle scienze, vien fiipri sempre dai con- 
fronti esattamente fatti, e molto più se aiutati dall'esperienza. 



— 175 — 



DELLA PELLAGRA NELLA PROVINCIA DI MILANO. 



Relazione 
del dott. Edoardo Qonzales 

in nome della Commissione nominata dal J?« Prefetto di Milano, 



Quadro Riassuntivo dei Pellagrosi della Provincia di Milano ricavato da 
informazioni avute nel 1880 dalla Società Italiana d'Igiene e nel 1881 
dalla Regia Prefettura. 



CIRCONDARIO 



Milano 

Monza 

Gallarate 

Abbiategrasso .... 
Lodi 

Totale. . . 



a e 

O 3 _ O 

^— " B 



78 
56 
52 
44 
77 



307 



Popolasione 

secondo 

il 

censimento 

187Z 



419,786 
172,080 
142,063 
102,519 

173,345 



1,009,793 



Pellagrosi indiceiti alla. 



Società d'Igiene 
(1880) 



Begim PrefiBttiin 
(1881) 



laschi 



1,006 

335 
422 

543 
1,225 



3,531 



Femmioe 



772 

346 
380 

384 
799 



2,681 



Totale 



1,778 
681 

802 

927 

2,024 



6,212 



laichi 



824 

s274 
301 

364 
672 



2,435 



FemmiDe 



664 
187 
284 
291 

505 



1,931 



Totale 



1,488 
461 

585 

655 

1,177 



4,366 



I sottoscritti, chiamati dall'illustrìssimo signor Prefetto della Provincia a 
costituire la Commissione che avesse a suggerire i mezzi più efficaci per 
lenire gli effetti della pellagra col togliere o diminuire le cause che la pro- 
ducono, credono di meglio corrispondere al mandato anteponendo alle loro 
osservazioni un quadro- statistico, dal quale risulti il numero dei pellagrosi 
che nel 1880 e nel i88x esistevano nella Provincia: questi (del 1881) furono 
tolti dai documenti consegnatici dalla Regia Prefettura, quelli (del 1880) dal 
questionario che la benemerita Società d'Igiene indirizzava ai vari comuni, e 
ciò aUo scopo di promuovere un' inchiesta sulla fatale malattia che pur troppo 
domina fra la popolazione agricola e quale rovinosa valanga distrugge, in- 
debolendo quella povera casta che è tanto necessaria e tanto benemerita! 

L'organismo dei poveri contadini va sempre più logorandosi e per l' in- 
flusso ereditario e per la miseria, per le condizioni anti-igieniche alle quali 



- 178 - 

che regnano anche là dove la pellagra non esiste e quindi non possono aver< 

importanza che come agenti predisponenti? 

Ora prima di esporre quanto crediamo utile per mitigare gli efifetti delh 

pellagra si dovrebbe rivolgere l'attenzione alla eziologia della medesima, e 

quindi passare in rassegna quanto in proposito fu detto ed insegnato da CaaL. 

che primo conobbe la pellagra (0, fino a coloro che in oggi cercarono: 

di sciogliere la questione e con studi clinici, fisiologici e chimici, dando cqd . 

a questa nostra relazione un' impronta puramente scientifica il che non cat» 

risponderebbe al quelito impostoci. 

Solo crediamo necessario dichiarare di appartenere alla schiera di cobro 

che € considerano il maiz come un alimento incompleto ed insufficiente a 

€ restituire all'organismo i materiali necessari alla riparazione delle perdite 

e perchè poco assimilabile, ritenendo la miseria con tutte le altre conse-. 

€ guenze che la circondano circostanza favorevole al progredire degli di» 

€ fetti della causa primitiva ». 

Dal che risulta anzitutto la necessità di limitare l'alimentazione escla^ 
siva del maiz, che o sotto forma di pane, o di polenta, o di focaccia co^ 
stituisce quanto il povero della gleba ha da offrire a sé stesso dopo # 
averla irrorata col sudore della propria fronte. 

Ed a ciò non si arriva se non promovendo su maggior scala la coltK 
vazione di cereali più assimilabili e più capaci di giungere a completa m» 
turanza : frumento e segale, : 

Diffatti per la importazione che oggi avviene nel nostro paese di grandi 
quantità di frumento d'oltre mare, importazione che sempre più pur troppa 
lascia temere abbia ad aumentare per la produttività di terreni colà bonificaci 
il nostro fi^mento è scaduto al punto di quasi raggiungere il valore d(f 
maiz; per cui non è naturale la domanda se al contadino non conveng|t 
aumentarne la seminagione conservandone una discreta quantità per sé, oc^ 
cupando in questa, parte di quel terreno in oggi totalmente occupato per- 
la coltivazione del maiz? 

Gran parte della popolazione agricola tiene in deprezzamento la segalìf 
e ne coltiva ben poca, trascurandola anche ove per terreni sabbiosi, asciuttL^ 
mancanti di concime, la sua coltivazione riuscirebbe più conveniente ddfe 
l'avena e del grano turco richiedenti terreni fertili, concimati ed irrigatoitg 
per cui non sarebbe forse necessario persuaderla quanto per la salute all'ift^ 
contro sia conveniente, e cosi metterla nella condizione di preparare un paiMk. 

(i) Nel 1735 in Oviedo. 



— 179 — 
di TMÌz, frumento e segale, certo molto più nutriente di quello che 
[i adoma il troppo frugale suo desco ? 

Dall' aumentata coltivazione del frumento e della segale ne deriverebbe 
un altro vantaggio, cioè di poter limitare quella del quarantino e 
mtino a quantità sufficiente per usi industriali e sopratutto al nutri- 
degli animali bovini, suini e da cortile, e cosi estendere anche un' in- 
necessaria pei bisogni dell'agricoltura in generale e pel conseguente 
lento della condizione economica dei contadini. 
Dalle risposte date al questionario della Società di Igiene risultò che in 
inni ove è possibile la nutrizione alternata di zea-maiz coi latticini, coi 
a e colle rane, la pellagra o non esiste, o in proporzioni molto limitate, 
B primi è necessario l'allevamento su larga scala del bestiame, il che non 
si ottenere senza aumentare la superfìcie del suolo irrigatorio e colti- 
le a prato; quindi, sìne qua non, la derivazione di canali onde irrigare 
asciutte, e cosi avere anche il primo elemento, qual' è l'acqua, per 
movere la riproduzione razionale dei pesci e delle rane. 
La stagionatura del granoturco è certamente una di quelle più soggette 
peripezie, perchè raccogliendosi in ottobre ed anzi gran parte di esso 
seconda metà di detto mese, in Lombardia difficilmente questa sta- 
è favorita da belle giornate che ne permettono un perfetto essicca- 
per cui ogni anno sui mercati esistono grandi quantità di maiz 
Ito. Un rimedio a tale inconveniente sarebbe senza dubbio, l'aumen- 
deIl*uso delle aje pavimentate, o per lo meno l'ammettere i coloni ad 
di quelle già costrutte per uso padronale : tale rimedio però non sa- 
ancora radicale, perchè negli anni molto piovosi, come per esempio 
scorso autunno, il succedersi di cattive giornate è talmente prolun- 
che anche le aje pavimentate rimangono inoperose e non sono che 
piccolissima utilità. 

Molto maggior vantaggio potrebbero invece apportare gli essiccatoi a ca- 
irtifidale ; questi però fino ad ora furono da noi poco o punto studiati 
^uelK attualmente in uso si riducono a grandi forni che riscaldano diret- 
il grano , per cui se riescono ad esportare sufficiente umidità 
permettere al cereale di restare per moltissimo tempo in granajo senza 
ulteriori avarie, devono comunicare però un sapore di bruciaticcio, 
trasmette alla farina un amarognolo da renderla, benché sana, un ali- 
poco gradito. 
A togliere anche questo difetto dovrebbero riuscire gli essiccatoi ad aria 
i, ed a priori si comprende che il grano debitamente essiccato con tali 



- 178 - 

che regnano anche là dove la pellagra non esiste e quindi non possono avere 
importanza che come agenti predisponenti? 

Ora prima di esporre quanto crediamo utile per mitigare gli effetti delh 
pellagra si dovrebbe rivolgere Tattenzione alla eziologia della medesima, e 
quindi passare in rassegna quanto in proposito fu detto ed insegnato da Casal, 
che primo conobbe la pellagra (i), fino a coloro che in oggi cercarono 
di sciogliere la questione e con studi clinici, fisiologici e chimici, dando cosi 
a questa nostra relazione un* impronta puramente scientifica il che non cor- 
risponderebbe al quesito impostoci. 

Solo crediamo necessario dichiarare di appartenere alla schiera di coloro 
che € considerano il maiz come un alimento incompleto ed insufficiente a 
€ restituire all'organismo i materiali necessari alla riparazione delle perdite 
e perchè poco assimilabile, ritenendo la miseria con tutte le altre conse- 
€ guenze che la circondano circostanza favorevole al progredire degli ef- 
€ fetti della causa primitiva ». 

Dal che risulta anzitutto la necessità di limitare l'alimentazione esclu- 
siva del maiz, che o sotto forma di pane, o di polenta, o di focaccia co- 
stituisce quanto il povero della gleba ha da offrire a sé stesso dopo di 
averla irrorata col sudore della propria fronte. 

Ed a ciò non si arriva se non promovendo su maggior scala la colti- 
vazione di cereali più assimilabili e più capaci di giungere a completa ma- 
turanza ; frumento e segale, 

Diffatti per la importazione che oggi avviene nel nostro paese di grande 
quantità di frumento d'oltre mare, importazione che sempre più pur troppo 
lascia temere abbia ad aumentare per la produttività di terreni colà bonificati, 
il nostro finimento è scaduto al punto di quasi raggiungere il valore del 
maiz; per cui non è naturale la domanda se al contadino non convenga 
aumentarne la seminagione conservandone tma discreta quantità per sé, oc- 
cupando in questa, parte di quel terreno in oggi totalmente occupato per 
la coltivazione del maiz? 

Gran parte della popolazione agrìcola tiene in deprezzamento la segale 
e ne coltiva ben poca, trascurandola anche ove per terreni sabbiosi, asciutti, 
mancanti di concime, la sua coltivazione riuscirebbe più conveniente del- 
l'avena e del grano turco richiedenti terreni fertili, concimati ed irrigatori ; 
per cui non sarebbe forse necessario persuaderla quanto per la salute all'in- 
contro sia conveniente, e cosi metterla nella condizione di preparare un pane 

(i) Nel 1735 in Oviedo. 



— 179 — 
misto di maiz, frumento e segale, certo molto più nutriente di quello che 
oggi adoma il troppo frugale suo desco? 

Dair aumentata coltivazione del frumento e della segale ne deriverebbe 
andie un altro vantaggio, cioè di poter limitare quella del quarantino e 
cJBqnantino a quantità sufficiente per usi industriali e sopratutto al nutri- 
mento degli animali bovini, suini e da cortile, e cosi estendere anche un' in- 
dustria necessaria pei bisogni dell'agricoltura in generale e pel conseguente 
miglioramento della condizione economica dei contadini. 

Dalle risposte date al questionario della Società di Igiene risultò che in 
comuni ove è possibile la nutrizione alternata di zea-maiz coi latticini, coi 
pesci e colle rane, la pellagra o non esiste, o in proporzioni molto limitate, 
pei primi è necessario l'allevamento su larga scala del bestiame, il che non 
puossi ottenere senza aumentare la superfìcie del suolo irrigatorio e colti- 
vabile a prato; quindi, sine qua noHy la derivazione di canali onde irrigare 
plaghe asciutte, e cosi avere anche il primo elemento, qual' è Tacqua, per 
promuovere la riproduzione razionale dei pesci e delle rane. 

La stagionatura del granoturco è certamente una di quelle più soggette 
a peripezie, perchè raccogliendosi in ottobre ed anzi gran parte di esso 
nella seconda metà di detto mese, in Lombardia difficilmente questa sta- 
gione è favorita da belle giornate che ne permettono un perfetto essicca- 
mento, per cui ogni anno sui mercati esistono grandi quantità di maiz 
avariato. Un rimedio a tale inconveniente sarebbe senza dubbio, l'aumen- 
tarsi dell'uso delle aje pavimentate, o per lo meno l'ammettere i coloni ad 
osare di quelle già costrutte per uso padronale : tale rimedio però non sa- 
rebbe ancora radicale, perchè negli anni molto piovosi, come per esempio 
nello scorso autunno, il succedersi di cattive giornate è talmente prolun- 
gato che anche le aje pavimentate rimangono inoperose e non sono che 
di piccolissima utilità. 

Molto maggior vantaggio potrebbero invece apportare gli essiccatoi a ca- 
lore artificiale ; questi però fino ad ora furono da noi poco o punto studiati 
e quelli attualmente in uso si riducono a grandi forni che riscaldano diret- 
tamente il grano , per cui se riescono ad esportare sufficiente umidità 
da permettere al cereale di restare per moltissimo tempo in granajo senza 
subire ulteriori avarie, devono comunicare però un sapore di bruciaticcio, 
che trasmette alla farina un amarognolo da renderla, benché sana, un ali- 
mento poco gradito. 

A togliere anche questo difetto dovrebbero riuscire gli essiccatoi ad aria 
calda, ed a priori si comprende che il grano debitamente essiccato con tali 



— i8o — 

apparecchi dovrebbe in nulla differenziare da quello stagionato dai raggi 
solari su una buona aja pavimentata. 

Resta a conoscersi se economicamente per la spesa di costruzione e di 
riscaldamento tali essiccatoi possano riuscire convenienti e su questo punto 
nulla si può asserire con certezza , perchè se vari ne furono immagi- 
nati, neppur uno fu fino ad ora esperimentato, e sarebbe anzi desiderabfle 
che il Governo, le Società Agrarie, i sodalizi che si occupano del filantro- 
pico scopo di migliorare il pane del povero, avessero a favorire mediante 
concorsi a premi l'invenzione od il perfezionamento di tali apparecchi. Il 
loro benefico effetto dovrebbe essere sicuro perchè coadiuvati dalle sgrana* 
trìci, renderebbero possibile il raccogliere e far stagionare perfettamente il 
maiz anche negli autunni piovosi. 

Il pane del contadino, preparato nelle famiglie ogni sette od otto giorni^ 
di peso superante i due chilogrammi, privo di sale e di lievito, riesce cotta 
solo al contorno e quindi assolutamente anti-igienico. A tanto male do- 
vrebbe porvi riparo la diminuzione del prezzo del sale, considerato come 
alimento fisiologico, e V istituzione di forni (i) consorziali e comunali nei 
quali, sotto la diretta sorveglianza o del sindaco, o del medico condotto^ 
si avesse a preparare pane ogni due giorni, di prescrìtta dimensione e colle 
dovute regole della panizzazione. 

Case umide, insufficienti per aria, e capacità, non pavimentate, contor- 
nate da letamaj, prive di pozzi, costituiscono per lo più il misero e squal* 
lido tugurio deir infelice contadino, delle quali si dovrebbe compilare im T 
elenco colF indicazione del numero delle persone che vi abitano e a ter- 
mine del regolamento d' igiene pubblica prescritto dalla Legge comunale e 
provinciale (Art. 138) e dalla Circolare ministeriale 18 settembre 1874 
N. 20700-2, obbligare il padrone a quei provvedimenti che l'umanità e 
la Legge impongono, e cosi allontanare tanto accumulo di circostanze che 
ailche isolate valgono a distruggere costituzioni sane, tanto più facilmente 
quelle già deteriorate dalla cattiva ed insufficiente alimentazione, od offrile 
air incontro premi ed incoraggiamenti d' ogni genere ai proprietari del suolo 
che miglioreranno le condizioni dei loro coloni. 

Quando sulla fine del secolo scorso (giugno 1784) la pellagra infieriva 
più che mai nell* agro Lombardo, Giuseppe II convertiva in apposito Ospe- 
dale pei pellagrosi V ampio monastero di Santa Chiara in Legnano, affidan- 
dolo alla direzione dell' illustre Gaetano Strambi©, e ciò al doppio intento 
e di ritirarvi per la cura non solo i pellagrosi conclamati, ma anche quelli 

(i) Panetterie. 



— i8i — 

che presentavano sintomi iniziali della malattia, la quale certamente, come 
qualunque altra, ha un periodo acuto, che trascurato passa allo stato cronico 
deteriorandone la costituzione al punto da renderla bene spesso inguaribile. 
Molte volte alcuni pellagrosi dopo razionale cura in un Ospedale rltor- 
iiano alla propria famiglia se non guariti, per lo meno di molto migliorati, 
ma restituiti alle medesime cause, ben presto li atterra una recidiva e ciò 
perchè privi di mezzi per continuare quella cura riparatrice e ricostituente 
^e ebbero al Nosocomio. Come rimedio al primo fatto sarebbe utilissima, 
<dtremodo vantaggiosa la erezione di Ospedali circondariali pei pellagrosi 
o?e il male fosse curato fino- da' suoi primordi. La pellagra non si cura 
na si previene, disse Zambellì I Si allontanerebbe poi la probabilità delle 
recidive qualora i Comuni con pochissimo sacrificio avessero al povero pel- 
lagroso dimesso dall' Ospedale, continuare giornalmente , per un lasso di 
tempo da stabilirsi dal medico condotto, distribuzione di vitto variato, igie- 
nico e nutriente. 

La Commissione ha seguito col massimo interesse e pari attenzione la 
istituzione in vari Comuni dei forni Anelli, e mentre nei medesimi conosce 
ì vantaggio ed il bene che potrebbero arrecare, non può esimersi dal di- 
^faiatare come mancano al loro scopo laddove vengono lasciati privi di sor- 
veglianza necessaria, e non vorrebbe si credessero sufficienti i suddetti forni 
per ritenere risolta la questione della pellagra, che è questione molto com- 
plessa perchè complessi i vari interessi economici coi quali s* innesta e s* imme- 
ilesima, e mal s* appiglierebbe al vero colui che credesse scioglierla d' un 
tratto, ma riesce di conforto il riflettere che, come tutte le questioni sociali, 
sarà a poco a poco soccorsa dal progresso, da questa mistica forza, della 
quale nessuna potenza d'ingegno umano può arrestarne il decorso e che 
stabilisce gli elementi e la garanzia dell' ordine e della moralità. 

Ecco quanto i sottoscritti dichiarano frutto di loro convinzione pratica 
e scientifica , e non possono por fine alle loro parole senza francamente 
esporre il voto che è ormai tempo di dare il bando alle inchieste da tavolo 
per sostituire quelle ife visu , dalle quali solo è permesso sperare risultati 
che abbiano per base e punto di partenza la realtà. 
Li 37 gennajo 1882. 

"^ Firmati: Dott. Gaetano Strambio 

Dott. Malachia De-Cristoforis 

Dott. Gaetano Pini 

Dott. Edoardo Gonzales, Relatore. 



— l82 — 



I DISTURBI DEL L' UDITO 

Appunti d'igiene pedagogica 
del dottor Cesare Musatti 

In verità ogni qualvolta m'accade di leggere nelle diligenti relazioni del 
chiarissimo dott. Janssens quanto concerne l'ispezione sanitaria delle scuole 
a Brusselles io mi rattristo pensando al nulla o quasi che si fa da noi» 
malgrado i voti di tanti Congressi, malgrado le calde e dotte sollecita- 
zioni del prof. Alfonso Corradi , malgrado infine le migliori intenzioni 
esternate ripetutamente vuoi dal De-Santis, vuoi (e ancora più) dal ministro 
Baccelli, intomo alla necessità di promuovere con efficacia la fìsica educa- 
zione, sicché proceda armonica e parallela con quella intellettuule e morale. 

Quante volte, per esempio, non venne domandata dagli igienisti rintro-' 
duzione dell' insegnamento dell' igiene nelle scuole, e quale altra disciplina 
meglio di questa varrebbe ad abbattere pregiudizi, a tutelare la salute degli 
individui, a rendere di più agevole applicazione i dettami della pubblica igiene, 
tanto ancor oggi ostacolata dall'incuria, dall'ignoranza e da tante superstizioni ^ 
In Francia a buon conto, tale insegnamento e obbligatorio venne introdotto, 
per ora, nei licei: da noi l'igiene figura nei programmi scolastici, ma né 
costituisce una istruzione a parte, né viene insegnata da un medico, come 
pur si dovrebbe; tutt'al più se ne dice qualche cosa dal professore di scienze 
naturali (che btne spesso è anche quello di greco o di matematica!), quando 
glie se ne presenta l'occasione, ^ ne discorre così di passaggio, come una 
semplice applicazione di quelle scienze. 

Tali cose mi si riaffacciarono alla mente in questi giorni, leggendo nella 
Gesundheit di Lipsia ( i ) i risultati di un esame fatto dal dott. Weil, otoiatra 
a Stuttgart, in ben 4500 scolari, dai 7 ai 14 anni di età; esame da cui 
rilevò : 

i.^ Che l'orecchio sano ode normalmente ad una distanza da 20 a 25 

(i) Si legge un sunto di questa Memorìa anche nel Journal <t Hygiene N. 274^ 
Dicembre, 1881. 



— 183 — 
metri una conversazione tenuta a un medio tono di vóce, a condizione 
(s'intende) che ci sia sufficiente silenzio all'intorno; 

2.^ Che i disturbi dell'udito sono frequentissimi : in una scuola di bam- 
bini del popolo, la proporzione dei fanciullii che ci udivano poco o da un 
orecchio o da entrambi, s'elevava fino al 33 per cento; 

3.^ Che i fanciulli di famiglie agiate si trovano in condizioni migliori 
di quelli dei poveri ; cosi a Catherinenstift (collegio frequentato da bambini 
di buone famiglie) la proporzione di malattie dell'udito non era che del io 
per cento; 

4.^ Che la proporzione dei malati cresce colFetà; 

5.® Che infine le scuole rurali danno, relativamente, risultati più fa- 
vorevoli. 

Circa poi alle malattie dell'udito in particolare, il Weil trovò : 

Perforazione del timpano con suppurazione più o meno estesa nel 

=» p. 7o; 

Tappi cerumi nosi nel 13 p. V^ ; 
Piega posteriore (0 nel 5 p. °/o' 

La maggior parte di questi fanciulli non erano mai stati sottoposti a trat- 
tamento curativo di sorta alcuna; molti di essi nemmeno sapevano di aver 
gli orecchi ammalati; parecchi passavano per distratti, e venivano come 
tali puniti ; il qual fatto, a dire del Weil, corrobora una sua vecchia opi- 
nione che cioè ogni scolaro distratto dovrebbe venir esaminato nella sua 
fiicoltà uditiva, molti bambini essendo appunto distratti per questa ragione, 
che odono male. Anzi conclude, esprimendo il voto che al cominciare delle 
scuole, tutti gli scolari indistintamente, vengano anche nelle loro orecchie 
esaminati. 

Ora noi ai giusti voti del Weil uniamo i nostri pure, per quanto con- 

(i) La piega posteriore (hintere Falle), com' anche l'anteriore non sono affezioni pro- 
priamente dette, ma costituiscono uno dei sintomi dell'infossamento della membrana tim- 
panica, causato sia da occlusione della tuba eustachiana, sia da retrazione del muscolo del 
martello, sìa da aderenze della membrana timpanica col promontorio, ecc. Quando (ci scrive 
un distinto nostro otoiatra) la membrana timpanica si infossa, il suo infossamento (ein- 
liehong) non può avvenire completamente a motivo di que' piccoli nastrini, che si dipar- 
tono in vicinanza del collo del martello, e che si portano uno anteriormente e uno poste- 
riormente alla periferia della membrana, limitando (per tale guisa) inferiormente la mem- 
brana flaccida di Schrappnell, la quale forma le due borse anteriore e posteriore, site sulla 
parte superiore della faccia intema della membrana timpanica medesima. Su questi na- 
strini, e massime sul posteriore, la membrana timpanica è costretta ad urtare nell* infos- 
sarsi, e cosi si forma la piega in questione. 



— i84 — 

cerne le scuole italiane, o per meglio esprìmerci per quanto concerne la 
valutazione fisica completa dei nostri scolari. Di quanta importanza infatti 
non dev' essere e non è 1* integrità dell' udito, di questo senso sociale per 
eccellenza, per ottenere che nel cervello vengano portate sensazioni chiare, 
e se ne formino quindi anche chiare idee ? Come potrà effettuarsi una lim- 
pida appercezione^ cioè un netto e pronto passaggio della percezione al punto 
di mira della coscienza (Wundt) ; se T ingresso della impressione uditiva 
nel campo visivo della coscienza stessa, cioè la percezione si opera imper- 
fettamente? Quanti ragazzi che i maestri puniscono perchè distratti, non si 
correggeranno sul serio e non potranno approfittare assai di più dell'in- 
segnamento, che viene loro impartito, una volta che vengano curati con 
adatta cura dal medico anzicchè con irrazionali ed ingiusti castighi dal pre- 
cettore? £ oltreché restituire alle società un maggior numero di svegliate 
intelligenze, quanto non si sarà per tal guisa contribuito a* risparmiarle un 
maggior numero di sordi e di sordastri? 



PARTE SECONDA. 



RIVISTA. 



IGIENE PUBBLICA. 



Mb condizioni sanitarie dei carcerati in italia; pel dott. Enrico Ra- 

i — Roma, Botta, 1 88 1, 4*. — (Estratto dagli Annali di Statistica, Serie II, 

foL 25). — Ecco una buona Nota, ecco un lavoro che direbbesi tutto 
?, e che perciò difTìcilmente può compendiarsi, sì le parole sono mi- 

ite, e copiose invece le notizie raccolte in tabelle od in altra forma sta- 
I quali numeri poi formano del lavoro più che l'ossatura il corpo, 
lè nulla potrebbesi dire di esso senza riferire molta parte di quelli. 

L'Autore volendo studiare quale influsso abbia la triste vita del carcere 
salute» dei rinchiusi, si è valso, né poteva far altrimenti, delle notizie 

ccolte e pubblicate dal Ministero degli affari intemi in modo uniforme 
lugli undici anni trascorsi dal 1866 al 1876, e che riguardano i detenuti 
[Mi bagni, nelle case di pena per uomini e per donne, e nelle case di cu- 
[HDdia pei minorenni. £ queste osservazioni proseguite per un tempo abba- 
luanza lungo , messe in relazione con gli studi già fatti sulla popolazione 
rirente allo stato di libertà, come pure sui detenuti di altri Stati d'Europa, 
|iuiDo modo di stabilire utili confronti. 

Ma innanzi tutto occorre di vedere il numero dei malati e dei morti negli 
\^limenti penali del Regno Ti€ÙL2XiT\!^t\\.o undicennio : e ciò faremo abbre- 
viando la prima tavola della Nota (V. a pagina seguente). 

Le case di custodia pei minorenni maschili sono quelle che danno, rela- 
tiramente alla popolazione presente, il maggior numero di malati all'anno ; 
vengono quindi le case di pena maschili, poi le stesse due categorie di sta- 
Uimenti penali per le femmine, e per ultimo i bagni. 

n numero delle malattie recidive tiene presso a poco lo stesso ordine ; 
lolo appajono più frequenti nei bagni che nelle case di custodia femmi- 
BiU (0. 



fi) Maschi entrati nei Bagni 

Femmine entrate nelle Case di custodia 



Dina volta 


due Tolte 


tre più volte 


33,482 


8,921 


6,046 


236 


57 


25 



— i86 — 



Case di custodia 
(18CS-7S) 



Maschi 



Femmine 



Case di pena 
(18SS-7S) 



Maschi 



Femmine 



Bagni 
(18S8-7C) 



Maschi 



Cifre effettive. 



Popolazione media giornaliera nel 
carcere 

Totale dei malati (entr. -\- esist). . 

Numero delle malattie degli entrati 
Malattie di esistenti più gli entrati 

guariti 

Esito ) traslocati 

morti 

rimasti in cura . . 
Giornate di malattia 



delle malattie 



720 
4,435 
6,216 

6,246 
5.942 

II 

253 

306 
138,250 



75 
318 

428 
428 
407 

20 

31 
13,460 



10,000 

51,930 

78,668 

79.230 
72,695 

431 

5.597 

452 

2,336,942 



720 
2,930 

4,277 

4,277 

3,865 

18 

364 
52 
■ 245.341 



12,290 
49,169 

71,930 

72,650 

68,987 

123 

4,303 
882 

1,906,893 



Cifre proporzionali. 



Anunalati entrati più gli esìstenti 
al i^ gennaio 1866 per looo di 
popolazione media presente. . . . 

Numero delle malattie degli entrati 
più gli esistenti al i^ gennaio 
1866 per 1000 di popolazione 
media presente 

(per 1000 dipopolaz. 
media presente . . 



Guariti . . 



Morti 



per 1000 casi di ma- 
lattia 

. per 1000 dipopolaz. 
\ presente 

(per 1000 casi di ma- 
lattia 



Giornate 



i 



per 1000 di popolnz. 
presente 



di malattia i pg,. q^^ ^j^^q ^jj m^- 
V lattia 



560 



787 



750 



950 



32 



40.5 



1.750 



22 



385 



5'5 



493 



950 



24. I 



46.6 



I. 620 



31.5 



471 



723 



661 



915 



51 



70 



2. 130 



29 5 



372 



541 



491 



905 



46 



85 
2.850 



52.8 



364 



537 



510 



945 



31.9 



59.1 



1.415 



26.3 



La gravità delle malattie è massima nelle case di pena maschili e fem- 
minili, nelle quali si ebbe rispettivamente una mortalità di 51 e di 46 



— i87 — 

per 1000 presenti: molto minore nei bagni e nelle case di custodia ma- 
schili, nei quali la mortalità scende a 32 per 1000; minima nelle case di 
custodia femminili, nelle quali è limitata a 24 per 1000. Questa minore 
mortalità nei bagni, in confronto alle case comuni di pena, era già stata 
notata dal dott Baer (i) in Germania, e fu da lui attribuita a che la po- 
polazione vivente nei bagni è d'ordinario più avvezza alla vita del carcere 
die non quella delle case di pena. Egli avverti che in uno stesso stabili- 
mento penale la mortalità è maggiore nei primi anni del castigo che non 
oegli ultimi, e che quanto più grave fu il misfatto, tanto maggiore era la 
SfcxzDZSL di vita nel carcere. Lasciando da parte Teffetto morale che la con- 
danna può avere sul colpevole, effetto che può anche ripercuotersi sul fisico 
di esso, pare accada qui una specie di selezione vitale ^ onde coloro che 
Don sono adatti alla vita del carcere soccombono ben presto , mentre 
gli altri , malgrado delle condizioni poco igieniche dell'ambiente di vita , 
Ttnno acquistando una resistenza sempre più grande alle cause perturba- 
trici della loro salute. Lo stesso fatto si ripete in altra classe ed assai diversa 
di persone, nei soldati cioè. Per essi pure le informazioni statistiche rac- 
colte in tutti gli Stali d' Europa provano che la mortalità diminuisce a mi- 
nra che si succedono gli anni di servizio, quantunque i contingenti dei 
vai! anni vivano in eguali condizioni. 

Il dott. Raseri per altro crede che tale spiegazione del Baer non debba 
accettarsi che con qualche restrizione, perocché nei carcerati di età avan- 
zata la mortalità è gravissima, quantunque una buona parte dei vecchi debba 
già essere avvezza alla vita del carcere. Sulla migliore condizione sanitaria 
che si osserva nei bagni deve influire non poco la vita all'aperto in con- 
fronto alla rinchiusa delle case di pena. 

La maggior durata delle malattie si osserva sempre nelle case di pena. 
Iq quelle femminili si calcolano in media 2.85 giornate perdute per ogni 
presente; nelle maschili 2.13; mentre nelle case di custodia maschili 
sono 1.75, nelle femminili 1.62 e nei bagni solo 1.4 1. 

Finalmente ogni malattia durò in media giornate 52.8 nelle case di pena 
femmioili , 31.5 nelle case di custodia pure femminili, 29.5 nelle case di 
pena maschili, 22 nelle case di custodia maschili e 26.3 nei bagni. 

Le malattie nelle femmine, rispetto ai maschi, sono più frequenti e più 
lunghe ed hanno invece corso meno grave. L'età, infuori di qualsiasi altra 
cagione, ha parte grandissima sì nel disporre alla malattia , come nell'atti- 
tudine a superarne le offese; e però il diligente autore ha cercato come i 
inalati e i morti si ripartiscono, riguardo .all'età, nei nostri stabilimenti penali. 

Se non che le Statistiche pubblicate da chi ha la direzione delle carceri 
non danno la popolazione media giornaliera in quelle presente per ciascun 
gruppo di età, ma solo la presente l'ultimo giorno dell'anno. Fatte pertanto 
su questa le proporzioni necessarie, il Raseri trova che in ciascuna catego- 



Cl) Le prigioni^ gli stabilimenti e i sistemi penali considerati dal lato igienico nel lor^ 
crdinamento e nei loro effetti, pel doU. Baer, traduzione del dott. I. Roggero. — Rivista 
delie discipline carcerarie, anno 1872-73. 



— i.sa — 

ria di stabilimenti penali, il numero dei malati, per mille presenti in fine 
d*anno, va aumentando a misura che l'età si fa più avanzata. Lo stesso è 
circa il numero dei morti, fatta, una leggiera eccezione per le case di pena 
femminili, dove nelle giovani fino a 20 anni di età, la mortalità è alquanto 
pili grave che nei gruppi di età consecutivi. 

Né si tratta di lievi differenze dall'uno all'altro gruppo. Nelle case di 
custodia, mentre non si conta neppure un morto fra i fanciulli inferiori a 
9 anni, se ne hanno 31. 2 per mille presenti dai 16 ai 18 anni, e poi 
quasi il doppio cioè 61.6 oltre i 18 anni. £ cosi è delle fanciulle: fra 
quelle che hanno meno di 9 anni neppure un caso di morte, dai 9 ai 12 
anni invece la mortalità è di 13. i per mille presenti, e nelle giovani oltre 
i 18 anni quasi si raddoppia (25. 6). 

Considerando separatamente i vari gruppi di età, si fa più evidente la 
differenza di mortalità fra l'uno e l'altro sesso; in certi casi nei maschi è 
più che doppia che fra le femmine. 

Nelle case di pena maschili la mortalità, che è di 37. i per mille pre- 
senti di età inferiore a 20 anni , aumenta gradatamente fino a 94. 3 per 
mille che abbiano varcato i 60 anni. 

Anche qui le femmine hanno un notevole vantaggio sui maschi, sovrat- 
tutto nelle età alquanto avanzate. 

Nei bagni la mortalità è relativamente lieve fino all'età di 50 anni; po- 
scia le condizioni si fanno presso a poco eguali a quelle delle case di pena 
maschili. 

Volendo quindi vedere quale sia presso a poco la morbosità e la mor- 
talità nei corrispondenti gruppi di età della popolazione libera, tornano op- 
portune le ricerche istituite sulle condizioni sanitarie dell'esercito e sulla 
morbosità degli operai iscritti nelle sodetà di mutuo soccorso (i), non che 
le notizie fornite dal movimento dello stato civile. Da tali raffronti si trae 
che mentre fra la popolazione libera il numero dei malati nell'anno varia 
da 28 a 35 per cento con tenue differenza fra i maschi e le femmine, nei 
carcerati di rado è inferiore a 50 per cento, ed in certi casi arriva persino 
a 70 e ad 80 per cento. Questa differenza nel 1876 fu di i r. 24 e nel 1877 
di 10.56 (2); nondimeno non va tutta ascritta a conseguenza speciale 
della vita del carcere , ma dipende in parte anche dalla maggior facilità 
con cui i medici delle carceri accettano come malati nelle infermerie gente 
la quale, se fosse in istato di libertà, potrebbe tuttavia attendere alle pro- 
prie occupazioni, senza danno della salute. 

Rispetto alla mortalità il divario è anche maggiore, tanto che nelle car- 
ceri| prese insieme, la somma proporzionale dei morti in qualunque grappo 

(i) Statistica della morbosità negli operai ascritti alle società di mutuo soccorso, ^^'Romz^ 
tipografia Cenniniana, 1880. 

(2) Reiezione medica statistica sulle condizioni sanitarie de Jf esercito^ compilata dal Comi- 
tato di Sanità militare, 1876-1877 — Le proporzioni indicate forse sono ancora superiori 
al vero per le gravi difficoltà che si incontrano nello stabilire la forza media delle tmppe 
in ogni giorno dell'anno (V. Atti della Giunta centrale di statistica nella sessione del- 
l'anno 1879. Annali di Statistica, Serie 2.*, Voi. 15). 



— i89 — 

di età è da tre a quattro volte maggiore che fra la popolazione libera. 
Anche confrontata colla mortalità dell'esercito la differenza é notabilissima 
perchè nelle case di pena maschili, fra i carcerati dell'età da 20 a 30 anni 
k mortalità fu di 44 per mille e nei bagni di 33 per mille. 
Ma quali le cause di si grave mortalità? 
L^fedM essenziaii cagionano il massimo numero di malattie fra i mi- 
Doienni; meno frequenti .sono nelle case di pena, ma poi aumentano di 
BOOTO nei bagni. Queste febbri , peraltro , di rado sono causa di morte , 
filorchè nei bagni dove pur frequentemente vestono forme gravi. 

Le cause di morte più frequenti in tutte e tre le specie di prigionia (case 
di custodia, case di pena, bagni) sono le malattie deli* apparato respiratorio; 
ad esse specialmente è dovuta V eccessiva mortalità che si osserva nelle case 
é. pena. Vengono quindi per ordine d' importanza le malattie deli* apparato 
Sgerente le quali, soltanto fra i condannati ai bagni, sono superate nella 
malignità dalle febbri essenziali. Fra i minorenni vediamo tenere un posto 
cospicuo le malattie del sistema nervoso e suoi involucri^ che poi si fanno 
jOT rare e più miti fra la popolazione adulta, mentre per le malattie cardio- 
vascolari succede l'opposto. Le malattie ùqW apparato orinario sessuale acqui- 
stano certa importanza soltanto fra le femmine delle case di pena. 

Nel trattare delle malattie che sorgono fra i carcerati, un argomento che 
chiama in ispecial modo l'attenzione del medico, del fisiologo e del legi- 
slatore è la frequenza delle alienazioni mentali, sia per l'attinenza più o 
meno diretta che hanno colla tendenza al delinquere, sia per l' influenza che 
la vita del carcere ha sulle funzioni cerebrali. 

Ora dal 1871 al 1876, con una popolazione media giornaliera nelle car- 
ceri giudiziarie di 39,384 persone, il numero dei pazzi fu di 473 , cioè 
433 maschi e 40 femmine, vale a dire si ebbero 200 pazzi per 100,000 
presenti. Dal 1868 al 1876 il numero dei pazzi nei bagni fu di 153, nelle 
cast di pena per uomini di 349, e nelle case di pena per donne di 7, cioè 
di 509 nelle tre categorie di stabilimenti penali. Siccome in questi la po- 
polazione media giornaliera fu di 23,010, ne risultano 246 maniaci per 
100,000 presenti. 

Il censimento del 1871 annoverò in Italia 44,102 pazzi, di cui 25,616 
maschi e 18,446 femmine, cioè 164 pazzi per 100,000 abitanti. Si sarebbe 
dunque da queste cifre indotti a conchiudere che le alienazioni mentali siano 
più frequenti fra i detenuti. Ma conviene tener conto che le cifre dei cen- 
simenti riescono sempre alquanto inferiori al vero, che la popolazione delle 
carceri è tutta adulta, e finalmente che vi predominano di molto i maschi 
salle femmine , le quali in Italia almeno per buona ventura meno delin- 
quono e meno ancora dell' altro sesso (in ciò non forte) impazziscono. Per 
queste considerazioni prudentemente il dott. Raseri reputa debba tenersi 
sospeso il giudizio sulla maggiore frequenza delle alienazioni mentali fra i 
prigioni. 

E quando si distinguono i detenuti secondo il luogo d* origine si trova , 
come regola generale per tutte e tre le categorie di stabilimenti penali e 
per ambo i sessi, che i provenienti dalle provincie meridionali soffrono un 



— 190 — 

numero dì malattìe e di mortì relaUvamente minore degli altri provenienti 
dalle Provincie settentrionali. 

Nelle Provincie toscane' v' ha bensì lieve morbosità fra i detenuti, ma le 
malattie hanno relativamente un corso molto grave . 

Le grandi differenze che passano da regione a regione nella mortalità dei 
detenuti provano che qui influiscono delle circostanze accidentali, di cui deve 
essere possibile moderare V azione. 

Se poi invece di paragonare solo l'una regione con T altra del Regno 
s'istituisca un parallelo fra le condizioni sanitarie dei detenuti negli stabili- 
menti penali d' Italia e quelli di altri Stati d' Europa, le differenze si fanno 
più spiccate ancora, come si può vedere nella tavola seguente, la quale ci 
piace ripetere quasi per intero essendo molto istruttiva. 

Parallelo fra le condizioni sanitarie dei detenuti negli stabilimenti penali 

di vari Stati d* Europa, 



STATI 



ItaUa 

Francia 

Austria Cisleitana 
Ungheria ....... 

Inghilterra 

Belgio 

Olanda 

Svezia 

Wurtemberg . . . . 
Danimarca 



Tempo 

di 
osserva- 
zione 



1871-76 
1872-75 
1872-77 
1874-76 
1872-77 

1874-75 
1872-77 

1873-77 
1873-76 

1874-75 



Cifre effettive 



Cu g 

o E *j a 



bA 



fi 



28,354 
18,635 
10,492 

3.I7I 
9,819 

801 

1.465 
2,469 

1,464 

201 



:: .sì 

« u *- 

i5 ••* ^ 

=5 '«5 



2,886,811 
969,487 



1,099,207 

18,106 

193,102 

146,078 

14,968 



Cifre proporzionali 
per zooo detenuti 



<« « a V 

e «.««•a 

.2 6 = -S 
:3 " o 

u 

V 

o. 



O 



17 
13 



18 
II 
22 
12 

37 



- 2 « 

U CI u 



V a 



38.5 



49. I 

28.7 

16 

23.6 

IO. 2 



S.3C- 

m « 

e 



39- 1 

40 

59.2 

49.2 
31 

29.4 
16.2 

23.8 

28.5 

"4 



Le differenze fra Tuno e 1* altro Stato, sono molto grandi; né ciò dev( 
recar maraviglia quando si pensi alle condizioni tanto anormali di vita de 
detenuti. Una semplice variazione del sistema penitenziario basta talvolta a fa 
diminuire della metà la mortalità fra i detenuti! Cosi il consigliere W. Stark 
trovò che col sistema cellulare la mortalità negli stabilimenti penitenziari de 
Belgio era scesa da 29. 5 a 16. i per mille (0. A ogni modo, conclud 



(i) Beltrani-Scalia : La riforma penitenziaria in Italia, — Roma, 1879, pag, 174, 



— 191 — 
il Kaserì, in quegli Ststì nei quali è minore la mortalità nell' insieme della 
popolazione anche la vita dei detenuti si fa più sicura. Ma noi crediamo 
debba qui nuovamente, rispetto all' Ingente somma delle giornate di malattie, 
rìpetem l' avvertenza fatta qui sopra ; cioè che i medici delle carceri come 
iccettano con facilità i prigionieri per malati, con uguale benigniti li trat- 
tengono per tali nelle infermerie. 

Compie il diligente studio un cenno intorno ai suicidi commessi o tentati 
dai detenuti, distinti secondo il luogo d'origine, comprendendo oltre le 
anndetce carceri anche le giudiziarie, per le quali le notizie sono limitate 
il solo sessennio 1871-1876, laddove che per le altre abbracciano nove anni 
iacominciando dal 1868. 

In tale tempo i prigioni che attentarono alta propria vita furono 323, e 
39 riuscirono nello sciagurato proposito. Paragonando il numero dei suicidi 
di ciascuna regione col numero medio dei detenuti si hanno le seguenti 
proporzioni. 



PROVINCIE D'ORIGINE 
DEI DETENUTI 


J i 

M 
tri 


n 


Pub 


P<R 


li 

1 


ili 


11! 

" ss 


■sz- 


w 




4,09» 


=,630 


■.63 


a,97 


8,97 


2.91 


5.93 


Antiche conlinenlali 


Z.848 


1,746 


7,62 


4,4S 


7,62 


".54 


S,o7 


Docili di Parma, Piaceli 
















eModena 


i.oSi 


657 


3,oS 


1,69 


- 


„ 


1,73 


TOKU.* 


1,713 


1.033 


4,S4 


11,86 


9.159 


6,46 


it,6o 


Piovincie Romane 


6,070 


4,=B3 


1,09 


o.ss 


2.19 


1,04 


1,74 


NipolBlane 


i6,97z 


n,t39 


o,«9 


1,00 


1.13 


'.99 


1.67 


Sciliane e Sarde 


6,445 


4.O03 


°,5« 


3,«S 


J.33 


4.09 


3,7* 


Totale di! Regno .... 


39.3S4 


26,075 


l,4S 


2,17 


3.13 


2.47 


3.34 



I suicidi consumati nelle carceri giudiziarie furono nella ragione di i. 48 
pef 10,000 detenuti, e nei bagni e case di pena (uominij di z. 17 per 
10,000 detenuti. Nelle case di pena per le donne si ebbe in 9 anni appena 
un suicidio consumato e due tenuti. 

I suicidi registrati nel Regno per la popolazione maschile al dì sopra 
•^^ì 15 anni, furono in media 752 in ciascun anno del sessennio 1871-76 
e siccome i maschi al disopra di 15 anni nel censimento del 1871 arri- 
vatano » 8,795,874, la media dei suiddi fra di essi arriva appena ad i 
Pst 11,700, rapporto molto inferiore a quello trovato per i detenuti. 



.^— 192 — 

Questa conclusione .contraddice quanto asserisce il dott. Bonomi (0 che 
la statistica delle prigioni dimostra come i malfattori, prodighi delia vita 
degli altri, non attentino che di rado alla propria. 

Un'altra particolarità degna di nota è il disaccordo nella proporzione dei 
suicidi per le varie regioni del Regno, che si osserva fra i dati del movi- 
mento generale della popolazione e quelli relativi ai soli detenuti. Le Pro- 
vincie degli antichi Ducati che contano il massimo numero di suicidi in 
generale, ne danno il minimo invece fra i delinquenti, e per contro la 
Sicilia e la Sardegna che ne offrono nel primo caso im numero scarsissimo, 
ne danno poi uno abbastanza rilevante nel secondo. La cifra dei suicidi fra 
i detenuti toscani supera di gran lunga quella delle altre regioni, mentre 
nella popolazione totale suole differire poco dalla media del Regno. Da 
un lato il carcere cellulare di Torino, dall* altro i sistemi cellulari com* 
pleti o misti dei penitenziari toscani, devono aver avuto su di ciò influenza 
non piccola. 

Mettendo a confronto il numero degli omicidi consumati nelle varie re- 
gioni del Regno con quello dei suicidi, il predetto dott. Bonomi avrebbe 
trovato che questi due fatti erano in antagonismo fra di loro, vale a dire 
che là dove maggiore è il numero degli omicidi è minore quello dei sui- 
cidi ; e però conchiudeva che la tendenza al suicidio esige un certo sviluppo, 
un certo grado di civiltà, il quale se altera e corrompe gli istinti piti natu- 
rali, induce anche una mitezza di costumi, ni può che diminuire la cifra dei 
reati di sangue. Dello stesso avviso è il prof. Morselli (2), quantunque da 
un esame fatto sopra diversi Stati avesse dovuto dedurre» che non vi era 
esatto rapporto fra criminalità specifica e tendenza suicida delle varie nazioni. 

Ma poiché si è visto che i suicidi sono più frequenti fra i detenuti che 
fra la popolazione libera, e sono frequenti soprattutto fra i ' detenuti di quelle 
regioni d'Italia nelle quali abbondano i casi di omicidio, non pare al dott. Ra- 
seri che dalle ricerche statistiche possa essere confermata l'opinione dianzi 
citata dei due egregi autori: ei s'accontenterebbe per ora di accettare quella 
cui era arrivato lo stesso prof. Morselli nell'esame statistico intemazionale. 

L' importante questione rimane dunque a risolversi ; e il dott. Raseri che, 
se non l'ha fatta sorgere, l'ha vie più messa in vista, deve chiarirla, o per 
lo meno raccogliere i materiali che meglio possono servire a risolverla. Co- 
testa mutabilità di un fatto, che dai più è dato come triste e fatale sequela 
della civiltà, per il semplice variare di condizioni estrinseche e meramente 
circostanti è di molto peso per chi voglia indagare se non le intime ca- 
gioni di tanta disperazione, i modi più acconci per distornarne gli effetti. 

Prof. A. Corradi. 



(i) Filalete: Del suicidio in Italia, — Milano, 1878. 
(2) // Suicidio, — Milano, 1879, pag. 245. 



— A93 — 



DIRITTO SANITARIO. 



Rapporto su rordinamento della Medicina pubblica in Francia — {Creazione 

Am Direzione di sanità pubblica). — La Commissione nominata dalla Società 
i Medicina pubblica e d'Igiene professionale in seguito ad una brillante ed 
adita relazione del dott. J. A. Martin ha votato la seguente mozione : 
Considerando che i modi con cui s'esercita oggidì in Francia la Medicina 
sono ìmpari alle necessità cui deve rispondere, e ai continui sforzi, 
al progresso della scienza medica ; 

Considerando che la Medicina pubblica non riacquisterà tutta la sua auto- 
se non quando un potere conveniente sia incaricato , in tutti i gradi 
Amministrazione, di far eseguire le prescrizioni, le sentenze delle Commis- 
i consultative ; 

Considerando come questa riforma non possa avanzare utilmente, ed avere 
no pieno effetto se non dall'antecedente unione in un centro comune, 
i servii d'igiene e d'assistenza, formante cosi una Direzione di sanità 

Hca, come già si pratica presso altre nazioni ; 

Li Società di Medicina pubblica e d'Igiene professionale fa voto che il 

del Commercio ed il Ministro dell'Interno s'accordino per formare 

breve tempo la Commissione mista^ la cui creazione già venne domandata, 

sono quattro mesi, allo scopo di investigare come e in qual modo possa 

i in Francia una Direzione di sanità pubblica ; 
Li Società richiama di più l' attenzione dei Ministri sul progetto e sulle 
^oni addotte in appoggio, sviluppate nel presente Rapporto. 

La Vaccinazione obbligatoria in Svizzera. — Nella seduta del 21 di- 

ibre 1881, il Consiglio Nazionale Svizzero discusse la Legge sulle epidemie. 

i discorsi di Bruggisser e Tschudi, il Consiglio addotto, con 90 voti 

itro 23, il principio della vaccinazione obbligatoria. Ecco come sono 

^piti gli articoli 13 e 14 della Legge sulle epidemie votati dal suddetto 

[consiglio : 

Art 13.° — Ogni bambino nato in Svizzera dovrà, secondo regola, essere 
[neonato nel suo primo anno di vita o al più tardi nel secondo. Un più 
\o indugio non verrà tollerato , se non per ragioni di salute e dietro 
[certificato medico. I bambini nati all' estero e non vaccinati condotti in 
[Srizzera, saranno soggetti alle medesime prescrizioni. La seguita vaccina- 
lioQe dovrà esser provata mediante certificato autenticato da un medico 
fjitentato. 

Art. 14.^ — Nessun fanciullo sarà ammesso a frequentare una scuola 
Ijnbblica o privata, senza essere munito di^Questo certificato. 






Assistenza pubblica internazionale. — ^er porre un termine alle con- 
inae difficoltà originate dall'assistenza agli HJflfoieri nel Belgio, il Parlamento 

13 



— 194 — 

adottava il 14 marzo 1S74 una Legge uguagliante rispetto a questo lo stra- 
niero al regnicolo. Il diritto all' assistenza ed al ricovero si acquistavano dai 
Belgi pel fatto della loro nascita in patria, e di poi per una dimora di 
cinque anni in una località, che non sia il comune nativo; ora la nuova 
legislazione riconosce parimente un diritto al ricovero per lo straniero, di- 
ritto determinato o dalla nascita sul territorio belga, o dalla continuata di- 
mora per cinque anni in un comune del regno. 

Le spese di soccorso che prima toccavano allo Stato sono messe a ca- 
rico dei comuni. Lo Stato però continuerà a provvedere a sue spese all'as- 
sistenza di quegli stranieri che non avranno ancora ottenuta dimora sul 
territorio belga per un legale domicilio. Il bambino nato all'estero da genitori 
belgi, e avente di conseguenza nessun luogo d'origine nel Belgio, è ugua- 
gliato per questo allo straniero; egli è soccorso dallo Stato. 

Questa Legge è compita da una disposizione che accorda al Governo il 
diritto di far ricondurre a' confini qualunque indigente straniero, che tomi 
a carico dell'Assistenza pubblica, e pel quale venga da un comune doman- 
data l'espulsione. Questo provvedimento però, non sarà preso che con qu^li 
stranieri il cui Governo non ha finora concluso col Belgio la Convenzioni 
di rimpatriazione prevista dalla Legge 14 marzo 1874. I Governi stranieri 
sono invitati a trattare, in proposito, col Governo belga pel rimpatrio di 
quei loro nazionali i quali siano .a carico dell'Assistenza pubblica. I soccorsi 
provvisori e le spese necessarie al rimpatrio, toccheranno al paese nativo. 

Medici dello stato civile — Nuovo modo di nomina. — n Prefetto della 

Senna ha pubblicato la seguente ordinanza : 

Art. i.^ — I Medici di stato civile, in ciascun circondario, verranno 
'nominati dal Prefetto dietro proposta del Sindaco. 

Art. 2.® — Quando una Condotta si farà vacante, il Sindaco spedirà senza 
indugio al Segretariato generale, sezione del Personale, la nota de* candidati 
che crederà di dover presentare. Questa nota conterrà il nome di quattro can- 
didati, due scelti fra i Medici addetti all'ufficio di beneficenza, e due fira 
i Medici ispettori delle Scuole comunali ed Asili del Circondario. 

Art 3.° — Il Medico dell'ufficio di beneficenza o il Medico ispettore 
delle Scuole che verrà nominato Medico di stato civile, sarà sostituito nel 
suo primo impiego. 

Lo stregone di Saint-Aubin. — Diamo qui in riassunto il Rapporto di 
un processo per illegale esercizio della medicina, il quale sollevò una que- 
stione di Medicina legale senza precedenti, e di grande interesse per la pub- 
blica salute. Questo processo mise poi alla luce del giorno un'altra cosa, 
cioè il lavorìo, l'agitarsi d'una certa Società fisiologica di Medicina e Chi- 
rurgia : ecco innanzi tutto come avvennero i fatti incriminati. 

Giovanni Battista HeUer, muratore, più conosciuto col nome di e Stre- 
gone di Saint-Aubin >, si era acquistata notorietà come medico. Nel 1877 
e 1879 il Tribunale di Poitiers lo multava per illegale esercizio della me- 
dicina. Nel 1881 il Tribunale di Loudun, ancorché 85 suoi clienti attestas- 



— 195 — 

sero del suo valore come medico, lo multava in L, 1350 , per esercizio 
ill^^ale della medicina, farmacia e spaccio di medicinali. Questo processo 
rivelò alcune curiose pratiche e carte dell'accusato. Fra varie, preghiere ci- 
tiamo questa scritta su pergamena, destinata, senza dubbio, ad esser appli- 
cata su le piaghe : 

€ Dio santo -}- forte -{* e immortale e misericordioso -j* mio salvatore, non 
permettete punto che noi siamo esposti ad una morte -}" molesta e crudele : 
ricordatevi di questa Società che v'appartiene dall'eternità >. 

Dietro un'altra preghiera si vedono disegnati due circoli: il più grande 
ha nel mezzo l' Heller sopra una croce ; il più piccolo il motto spiritus 
iocus. Insieme alle preghiere si trovarono anche formule cabalistiche la cui 
traduzione è un po' difficile e Anzilou — Aiouhn — el — Djcnni — evrisja — 
ti — Djennoum — Anzilou^ ecc. > Heller è oggigiorno comparso nuova- 
mente dinanzi la Giustizia per le cure da lui prestate a quattro malati, uno 
de' quali mori malgrado le cure sollecite del medico. Heller dice che dopo 

Ila multa di L. 1350 abbandonò la pratica dell'arte medica, ma che si fece 
ajatante di sanità dietro diploma della Società fisiologica di Sanità, diploma 
che presenta in sua difesa, insieme alla carta d'esercizio. 

Trascriviamo qui il Diploma rilasciato dalla e Società fisiologica di Me- 
dicina e Farmacia, ecc. >. Esso reca in testa il monogramma H - X. 

Signor Heller, 

Ho il piacere d' informarla che la Società fisiologica di Medicina e Par- 
mada, volendo ricompensare il vostro raro talento nel vigilare T ammini- 
strazione domestica dei medicinali ordinati dai nostri medici -pratici della 
medicina naturale, ha decretato per voi il Certificato di idoneità ad ajutante 
ài Sanità o infermiere di merito. Vogliate, ecc. Per il Presidente : Il Segretario 
generale. 

Benard. 

18 dicembre 1881. 

Da un lungo programma del fondatore di questa Società, Hureaux, ab- 
biamo estratto brevemente quanto segue : 

Creazione universitaria 

della Facoltà libera di medicina domestica naturale fatta dalla Società del- 
l'Istituto 

per r emancipazione umana. 

Considerazioni : I miei lavori che abbracciano quarant' anni di cultura 
di una scienza superiore, hanno cons^uito oggigiorno : 

Al nostro corpo : l' esser libero dalla malattia, per il rinascimento del- 
l'arte di guarire ; 

Al nostro spirito : l' esser libero dai pregiudizi, per la ragione divenuta 
maggiore ; 

Al nostro cuore : l'esser libero dall'egoismo per l'esatta conoscenza delia 
legge suprema dell'umanità. 



— 196 — 

n programma seguita narrando come Tidea della fondazione sia veni 
da questa triplice conquista; come la ragione dimostri che se noi trascuriaa 
di aver cura della nostra ed altrui salute, ci rendiamo colpevoli dinii 
alla legge universale di solidarietà, e le pene sono le malattie e i dolo 
che fatalmente affliggono l' umanità , ecc., ecc. Firmato : Hureaux , lite 
professore, autore della e Salute >, ecc. 

L' immaginazione dell' autore e fondatore sogna poi cose impossibili ; di 
che il numero dei discepoli potrà valutarsi, senza esagerazioni, a mille, cj 
scuno de' quali spacciando circa L. 12,000 all'anno in medicinali, ne vcf ; 
alla Società un utile annuo totale di sei mih'oni. E la fantasia accresceni 
i sogni di grandezza, egli vede il numero de' discepoli aumentare man imi 
a IO, a 20,000, la nuova scuola estendersi a tutta la Francia, al moqi 
intiero, e l'utile annuo ricavato ammontare a sessanta milioni. 

Come non potevano questi sogni dorati turbar la mente del povero, del 
plice Heller ? Sicuro nella parola del maestro egli si dedicò intieramente] 
l'ufficio affidatogli. Continue domande di rimedi naturali, unitamente ai 
gnostici delle varie malattie stesi su module stampate perchè la Società 
gliesse i farmaci più adatti, erano da lui inviate alla Sede della 
(Mont-Valérien , vicino alla stazione di Suresnes (Scine) ), dalla quatej 
venivano poi mandate collezioni di rimedi , con istruzioni sul m( 
servirsene. 

La semplicità nei rimedi sembra la qualità speciale della nuova 
Come tutti i rimedi suoi si possono comprendere nella categorìa de' 
sativi e purgativi, così era delle cure. Ad esempio , Heller ai quattro 
ammalati, affetti ciascuno da ben dififerente malattia, aveva ordinato a, 
di presso i medesimi rimedi. 

In seguito alla requisitoria del sostituto Bourgueil, che domandavi^ 
severa applicazione della Legge, il Tribunale dichiarò Heller colpevokj 
illegale esercizio della medicina pel fatto d'aver scritto il diagnostico 
malattia ed averlo inviato ad una Società medica, dalla quale riceveva 
i rimedi per la relativa cura, condannandolo perciò a tre giorni di 
per ciascuna delle quattro contravvenzioni, non che alle spese del proceiii 
Da questa sentenza, dopo aver discorso sulla questione medica sollef§^ 
dal processo, il Droit cava le seguenti conclusioni : 

Il fatto per parte d'una persona non laureata d'essere corrispond< 
un farmacista dal quale riceve delle module stampate pel quadro de' 
da consultarsi, module ch'egli dovrà riempire colla diagnosi della 
e rimandarle al farmacista, dal quale riceverà poi i rimedi per la n 
cura, costituisce un atto d'esercizio illegale della medicina. Il fatto d< 
legale esercizio della medicina, anche se l'accusato non siasi attribuito! 
titolo di medico, costituisce una contravvenzione di polizia punibile 
multa , e in caso di recidiva colla prigione da uno a cinque giorni. Si 
sono sentenziare tante pene speciali, quanti sono i fatti d'illegale 
La recidiva risulta dal compiersi di una nuova infrazione nel periodo 
dodici mesi dalla condanna. Poco importa che l'accusato abbia o no 
vuto compenso dall'ammalato. — {Le Progrh Medicai, N. 8. 1882). 



MdMfeAHI 



PARTE TERZA. 



VARIETÀ ED ANNUNZI. 



mftdiOO di SÌ7Ìglia. — Un Congresso di medici e chirurghi si terrà in Si- 
li 9 aprile 1882. 
Le sedate dtà Congresso avverranno dal io al 15 aprile inclusi vamente , e nelle 

non si potranno trattare che argomenti relativi alle scienze mediche. 

Le Memorie, Comunicazioni od altri lavori destinati al Congresso dovranno perve- 

alU Commissione ordinatrice del medesimo prima del 31 marzo prossimo. Nessun 

Terrà ricevuto , scorso questo tempo , se non dietro unanime accordo della Com- 

le. 

Dal p r ogr a mma dei quesiti proposti pel Congresso, trascriviamo quelli relativi al- 

« Delle cause della grande mortalità dei bambini nelle grandi città e dei mezzi di 
ria. 

I « Profilassi delle malattie infettanti ; dell' isolamento e della disinfezione ; modi d'ap- 
Bdi perche riescano più efficaci. 

l V Determinazione dei mezzi più opportuni per prevenire la scrofola delle caserme e 
m ospedali >. 

^tettodro d'ZgiOM. — L'Ateneo veneto in seguito ad una brillante relazione dell'av* 
■cHo Eugenio Boncinelli, ha votato la seguente mozione : 

t L'Ateneo veneto, udita la lettura dell'avvocato Boncinelli stdla necessità dell'inse*» 
obbligatorio dell'igiene e medicina navale pei capitani marittimi, fa voti acciò 
Governo provveda di tale cattedra tutti gli istituti nautici del Regno, acciò che il Con- 
provinciale di Venezia mantenga intanto tale insegnamento nel nostro Istituto , e 
che la città di Venezia mandi un suo rappresentante al prossimo Congresso Inter- 
le igienico che si terrà a Ginevra ». 

I hopoito dal dott. Pionmi per preyenire le lesioni oagionate dai tramvayi. — 

I iott. Fiorani, dopo di avere osservato che chi casca da un convoglio in movimento 
jbcrive nn arco di cerchio in cui il corpo h. da raggio, colla testa alla periferia ed i 
fisfi al centro , sicché finisce al suolo colla testa verso il mezzo della via , ma al con- 
^fb tanto vicino che necessariamente le gambe vanno a finire sotto le ruote, propone 
s^^nente rimedio: 



— 198 — 

Se i carri e le carrozze avessero le pareti laterali fatte in modo da scendere fin' 
poca distanza dal suolo, appunto come si vedono cosi in basso scendere le pareti di o 
macchine, le ruote resterebbero nascoste, e il terribile accidente sarebbe schivato, o per 
meno tutto finirebbe con qualche contusione , o nel peggior caso, c^on fratture sempiì 
sicché la conservazione dell'arto sarebbe possibile. 

La spesa per tale innovazione non sarebbe rilevante, e le autorità dovrebbero imp 
a salvaguardia dei viaggiatori. Le imprese dei tramways avrebbero il loro tornaconto : 
l'offrire cosi una maggiore sicurezza nel loro servizio, giacché tali disgrazie impression 
vivamente il pubblico e suscitano ritrosia per un mezzo di trasporto nel quale ai vants 
dell'economia e della comodità è pur troppo unita la possibilità di imponenti sventui 

Terzo censimento dei manioomi d' Italia. — Il primo censimento, come è noto, 

eseguito alla fine del 1874, il secondo alla fine del 1877. 

I pazzi che, tre anni dopo, la notte del 31 dicembre 1880, nei diversi manicomi 
ospitali del Regno, raggiunsero il numero di 17,471, maschi 9,000, femmine 8,471, ri] 
titi come segue: 

Maschi Femmine Totali 

Piemonte 1*093 9^9 • 2,062 

Liguria 31 1 423 734 

Lombardia 1,582 i»5i7 3i099 

Veneto 890 i ,292 2,181 

Emilia 1,322 i>259 2,581 

Umbria 176 143 319 

Marche 548 443 991 

Toscana 1,008 1,108 2,116 

Roma 449 330 779 

Napoletano X|Oi3 572 1,585 

Sicilia 531 369 900 

Sardegna. 77 46 1 23 



Regno 9,000 8,471 i7»47i 

L'Alcoclisxno in Italia, — Fu citata nei giorni scorsi alla Camera, nell'occasion 
cui si discuteva la proposta di abolire o ridurre l'imposta del sale, una statistica dei e 
per alcoolismo in Italia. 

Quella citazione non era esatta; poiché le cifre date finora dalla Statistica ufficiale 
rappresentano che le morti accidentali avvenute per abuso di bevande spiritose. Sono a 
que quei disgraziati, che trovandosi in istato di ubbriacfaezza, sono caduti in un fiun 
sotto le ruote di un carro, ecc. ; non sono gli individui che muoiono per delirium tren 
o per altra affezione cronica, in seguito a lento avvelenamento alcoolico. Codeste i 
non sono generalmente subitanee, ma si verificano dopo lunghe sofferenze, il più S| 
nei manicomi. 

La sola Statistica delle morti impro>vvbe {accidentali) e dei suicidi veniva pubb] 
finora in appendice al Movimento annuale dello Stato civile; mentre una Statisti^ 
tutte le cause di morte non fu iniziata nel Regno che a cominciare dal i.^ gennaio i 
e fu limitata per ora ai Comuni capoluoghi di Provincia e capoluoghi di Circondar 



ri 



— 199 — 

KrtRttD dd Veneto) cIm sono in complesso 284; ed anche in tal guisa circoscrìtta essa 
an poCè htn fino ad oggi di pubblica ragione, mancando le cifre del dicembre 1881 
per li maggior parte di quei ComunL 

Tatiana, lÌKeiido le somme delle cifre parziali raccolte pei primi undici mesi del- 
>, possiamo riconoscere la frequenza delle morti per alcoolismo nei Comuni suddetti; 
in coofironto a dò che si osserva in altrì Stati d'Europa e d'America. 
Infitti dal i.^ gennaio a tutto il novembre, si contarono 304 morti per alcoolismo 
e delirium trtmens sopra 184 mila casi di morte avvenuti nei 284 comuni accennati. 
Qoelbi cifra corrisponde ad 1.65 per mille morti di qualunque causa. 
Inoltre In quegli stessi Comuni e nello stesso perìodo di 1 1 mesi si contarono 33 morti 
'fidmtali di individui in istato di ubbriachezza, per cui se si credesse di aggiungere 
numero all'altro dei morti per alcoolismo, le proporzioni si eleverebbero di circa 
decimo. 
Le 304 morti per alcoolismo sono però ripartite molto disegualmente nelle vane Re* 

e Provincie. 

Cosi, mentre nel Veneto alla causa loro accennata vanno ascrìtti 89 casi di morte 
(3-3 p. ®/oo morti), nella Lombardia 61 (2.7 p. 7ooÌ» ^"^ Ligurìa 19 (3. 13 p. 7oo) « ^'^ 
PiMBonte 29 (1.85 p. 7oo)'» i^ Calabria se ne ebbero solo 2 (o. 40 p. %o) « in Sicilia 7 

HXS» P. 7oo)- 

Per confrontare poi la diffusione dell'ulcoolismo in Italia, quale risulta dalle cifre qui 
dferite, con quella che si è riscontrata in altri paesi d' Europa e d'America, si sono rias- 
RDte nella tavola seguente le principali notizie sull'argomento, fomite da pubblicazioni 
ufficiali. 



NOME DELLO STATO 
O DELLA CITTÀ 



Inghilterra e Galles (O. . . . 

Smia (Regno) (2) 

Id. 8 città principali (3). 

Belgio (4) 

Svizzera (7 cantoni) <5). ... 
Id. (9 cantoni) (6). . . . 

Svezia (città) (7> 

Norvegia (8) 

Kcw-York (città) (9) 

Massachusset («f» 



ANNI DI 
OSSERVA- 
ZIONE 



1877-79 
1875-76 
1879-80 
1875-76 
1876-77 

1878-79 
1877-78 

1875-78 

1872 
1875-80 



POPOLAZIONE 



24.899.343 

3.495.000 
1,266,327 

5.336;i85 

697,712 
852,803 

663,204 

(") 
1,657.265 



NUMERO DEI MORTI 



p«r qualunque 


1 , 

per alcoo- 


causa 


Uwao 


1,566,623 


3190 


155.907 


513 


55.975 


173 


234.102 


781 


35.436 


112 


39.379 


131 


28,229 


176 


58.307 


142 


32.647 


416 


200,225 


470 



Morti per 

alcoolismo 

su 1000 

morti 



2,04 

3,29 
3.09 

3,33 

3.05 

3,83 
6,25 

2,60 

12,08 

2.35 



(Il Aftnual rep&rt ofthe BtgiMtrar-gtneral ofbirths. deaths and marriages tn Bngland and Walei, 1877-79. 

09 Anwual report of the RegUtrar-general of birlhs 9tc Scotland. 187S-76 

A DwttHIed report of the Registrar general on the birthe etc: in eightpriucìpal tosvus of Scotland. 1879-80. 

{^ Ai^nuaire statitiquè de la Betgique 1877. 

(5) Mtmvement de la population de la Sui$$e, 1876-77. 

|8| M. id, id. id. 1878-79 

(3) Sveriges offìeiela Statistih-Medieinal'Stjfreltetts Underddniga Beràttelse. 1877 

m Beretning on Sundhedstilttanden og Medicina l~rorhnldene i Iforge. 187S-78 

(I) IX A. Baer. Ber aleohoiiamuM eie. pag. tSj 

(Ifl) Report to the legislature of Massachusetts relating to the Registra of births etc. 1880. 

(II) La statistiea delle cause di morte ai fa per la popolazione di tutto il Regno, ma solo pvr poco più della 
BctA delle morti viene fkita la diohiarasione medica : le altre risiano ignote 



200 

Del resto non h cosa fisicile detenninare quante volte l'abuso d^Ii alcootici abbia 
prodotto la morte; poiché oltre ai casi di delirium tremens e di altre forme di alcoolismo 
cronico; oltre alle morti accidentali che avvengono di individui in istato di ubbrìachesza, 
è noto che qualunque malattia insorta in un beone per una causa qualsiasi, ha sempre 
un decorso più grave . che nelle persone sobrie, e può avere più facilmente un esito letale. 

Cosi i vizt di cuore, le apoplessie cerebrali, le malattie di fegato sono facilissime a 
riscontrarsi nei beoni; e quando uno di costoro sia morto per una delle malattie anzi- 
dette, può nascere il dubbio se la morte sia da ascrìvere alla causa immediata, ovvero 
all'abito del bere. 

Indi una cotale incertezza o difetto di omogeneità nelle statistiche necrolog^che, e la 
necessità di procedere molto cauti nel tirarne delle conclusioni. 

Sulla mestruaiione negli istituti femminili. — Il dott. Oallippe ha toccato un ai^ 

gomento igienico che è deUa massima importanza. Le direttrici degli educandati femminili, 
in generale vogliono fare mistero della mestruazione, giudicando questa funzionalità, emi- 
nentemente psicologica, cosa ributtante e vergognosa. In seguito a questa stupida idea hanno 
orìgine molti errori contro le regole della igiene. Gallippe nota molto a proposito che le 
fagazzine, anche quando sono mestruose, rimangono sedute per due o tre ore, e perciò 
sono in contatto colla camicia fredda umida e per lo più non azzardano di lagnarsi quando 
soffrono d'incomodi mestruali. Da ciò la completa trascuratezza del processo mestruale 
che può essere fonte di disordini generali e locali, che si sviluppano nel sistema nervoso 
e negli apparati digestivi, o, come avviene il più delle volte, nell'utero stesso. In questi 
casi le ragazze non dovrebbero stare sedute per più di un' ora, e poscia pulirsi convenien- 
temente, inoltre sarebbe necessario, e facilmente effettuabile, di preservarle dal bagnarsi i 
piedi con bagni locali o generali, e dalle lunghe passeggiate. 

Cono libero di pellagrologia. — Col corrente anno scolastico il prof. Tebaldi, co- 
minciò nel R. Istituto di psichiatria in Padova, un corso libero di pellagrologia. L' im- 
portanza dell'inseg^namento attrasse molti giovani studiosi. Il prof. Tebaldi proluse un 
cenno storico sullo studio della pellagra, sull'importanza che ha esso studio come scopo 
scientifico ed umanitario. Proponendosi di dare un indirizzo tutto pratico e clinico al suo 
insegnamento, dopo due o tre lezioni, come prolegomeni, prese ad esaminare nelle suc- 
cessive, varie individualità morbose, illustrandole, seguendole nelle fasi loro, e rìserban- 
dosi a riassumerne i risultati in una sintesi alla fine del suo corso.* 

Crediamo che niente più sano possa praticarsi che correre l'arduo, ma eloquente e fé* 
condo campo clinico ; e speriamo veder seguito l'esempio dato dal psichiatro padovano. 

Beneficenza. — il conte Galeazzo Massari ha elargito centodiecimila lire in tanta ren- 
dita a beneficio dei pellagrosi della provincia di Ferrara, e ventisettemila a prò degli 
Asili infantili. Ecco un uomo che sa spendere bene i suoi quattrini 

Società di Xedicina pubblica di Parigi. — Il dott Brouardel è stato nominato 
Presidente di questo Sodalizio pel 1882. 

Onoranze al prof. Coletti. — A Padova è stato inaugurato solennemente U busto del 
prof. Ferdinando Coletti eretto alla memoria del caro estinto, dall'affetto e dalla ammi- 
razione degli amici. L'Autorità, i professori della Università, la scolaresca, la cittadinanza 



20I 

presero parte Tiyissima alla cerimonia che riasci commovente e degna dell'uomo egregio 
che si Toleva onorare. 

HodagHa d'oro» — Al Comitato milanese di vaccinazione animale, sopra proposta del 

Consiglio provinciale di Sanità in Milano, è stata dal Governo conferita la Medaglia d'oro, 

È una nuova, meritatissima distinzione che deve confortare i dottori NoUi, Grancini, Rez- 

*onico e Dell'Acqua a perseverare nei nobili sforzi fatti fin qui, per dare al loro Comitato 

funna e carattere di vera istituzione sanitaria. 

Conferenze sulla Cremazione. — il dott Gaetano Pini ha ripreso le sue conferenze 
suUa Purificazione dei morti. La prima fu tenuta il 5 marzo in Milano nel Ridotto del teatro 
dulia Scala in mezzo ad una eletta di oltre 900 persone. 

n conferenziere parlò per un' ora e mezza dei progressi fatti dal principio della Cre- 
mazione in questi ultimi anni tanto in Italia che fuori. Egli fece una minuta rassegna di 
avvenimenti, pubblicazioni, apparecchi relativi alla cremazione. Le parole dell'oratore fe- 
cero profonda impressione nel pubblico composto di quanto Milano ha di più distinto. 

Quanto prima il dott. Pini terrà a Novara ed a Como altre conferenze sullo stesso 
'argomento. 

Iitituzione d'nn deposito mortuario a Bmzelles. — Con deliberazione del 25 

aprile 1881, il Consiglio Comunale di Bruxelles votava l'istituzione di un deposito mor- 
tuario destinato a ricevere i cadaveri che non si possono conservare a domicilio. Però non 
VI SI accettano 1 cadaveri in putrefazione o quelli morti per malattie trasmissibili, i quali 

• 

invece sono inviati d'urgenza al deposito mortuario stabilito nel Cimitero comunale. Il 
<leposito mortuario è aperto dalle 5 antim. alle 9 pom. in estate, dalle 7 antim. alle 8 pom. 
Qcl verno. Non vi si possono far autopsie. L'invio dei corpi non può aver luogo senza 
il consenso del capo della famiglia, e dietro requisitoria del medico di stato civile ; in caso 
<l'nrgenza basta il certificato del medico curante. Il medico di stato civile stende la requisitoria 
iQ doppia copia, e ne fa pervenire una copia al commissario di polizia della divisione o al- 
' iifficio delle inumazioni ; questi invitano allora il guardiano del deposito a far operare la 
stazione del corpo, la quale, salvo i casi d'urgenza, si fa di sera, e con veicolo apposito. 
Una delle requisitorie va ai guardiano del deposito, il quale ne tiene nota insieme ai dati 
^ stato civile del cadavere, ed al tempo in cui se n'è effettuato il trasporto. Senza auto- 
rizzazione speciale dell'officiale dello stato rivile il cadavere non può restare al deposito 
più di 48 ore. La sepoltura è a carico della famiglia o dell'Amministrazione di benefì- 
^^^^^ Il guardiano del deposito, sotto la direzione immediata del servizio d'igiene, è inca- 
"cato dell'esecuzione delle misure prescritte per prevenire la decomposizione rapida dei 
^veri e per assicurare lo stato salubre del locale. Con ciò vengono soppressi i mor- 
''^ stabiliti nelle chiese per i poveri. 

b Sala per le autopsie nel Cimitero Xontimentale di miano. — Come già abbiamo 

vmnnciato nel n. 5 1881 del nostro Giornale, il signor P. M. Loria, noto filantropo e membro 
^ettivo della Società Italiana d'Igiene, ha messo a disposizione della Giunta Municipale 
^ Milano una rendita annua di L. 1000, affinchè la sala mortuaria esistente nel Cimi- 
tero monumentale, venga fornita di quanto è necessario per eseguire le autopsie cadave- 
nche con la diligenza maggiore e con tutti i sussidi scientifici reputati necessari. 

Noi abbiamo già lodato questo nuovo munificentissimo atto del Loria; ma perchè 



202 

appaja chianrmeate l'idea nobile ed illuminata della donaxione, riportiamo integralmente 
la lettera che il Loria ha diretto alla Giunta Municipale di Milano : 

e II sottoscrìtto P. M. Loria, pensando che le sezioni cadaveriche sono sempre utili 
al progresso della scienza, e desiderando d'altra parte che cada uno dei più forti ostacoli 
che ancora incontra la pratica della cremazione , che è la tema che per essa abbiano a 
scomparire per sempre le traccie di un delitto, ha deliberato di donare alla Città di Mi- 
lano, ove la cremazione ebbe il primo e più largo culto , la somma di Lire Mille Ren- 
dita Italiana 5 ^/^^ , godimento i .^ luglio prossimo, alle seguenti condizioni : 

V i.^ n capitale dovrà rimanere intangibile ; 

e zP Gli interessi annui saranno impiegati a fornire riccamente di quanto occorre la 
Sala mortuaria del Cimitero monumentale, onde possa praticarsi un esame anatomico per- 
fetto, non escluse, ove occorressero, le indagini chimiche e le osservazioni microscopiche ; 

« 3.^ A sostenere le spese occorrenti onde ogni cadavere destinato alla cremazione, 
la cui autopsia non incontri ostacoli assolutamente rispettabili, o per la quale non abbia 
già provveduto il Tribunale o la rispettiva famiglia , sia per cura del Municipio sotto- 
posto ad un accuratissimo esame interno ed estemo , allo scopo di constatare che il de- 
funto non soccombette a nessuna violenza, a nessun trauma, a nessun venefìcio. 

e Oltre quelli destinati alla cremazione, anche i cadaveri destinati alla tumulazione, pei 
quali il medico curante, nella fede mortuaria dichiarasse importante l'autopsia, e non con- 
trastata dagli aventi causa, verranno egualmente per cura del Municipio sezionati come sopra, 
e S' intende che ciò avvenga fìno alla concorrenza della somma che il Municipio avrà 
disponibile, risultante dagli interessi di dette L. 1000 di consolidato, e dalle eventuali 
oblazioni che il Municipio ricevesse in seguito allo stesso scopo. 

e 4.^ Di ciascuna sezione si compilerà chiaro ed ordinato processo verbale cUi con- 
servarsi in apposita cartella, negli Archivi del Municipio, a comodo degli studiosi. 

e 5.^ Tuttociò che di particolare e di rimarchevole per Tanlropologia e per l'ana- 
tomia patologica, si troverà in ciascuna sezione, verrà diligentemente preparato per cura 
del Municipio e destinato, secondo il caso , al Museo civico , oppure al Gabinetto Ana- 
tomico-Patologico dell'Ospitale Maggiore per l'opportuna conservazione. Anche in questo 
caso, semprechè non s'incontrino ostacoli assolutamente rispettabili. 

e 6.^ Le sezioni saranno dirette dal chiarissimo signor prof. Andrea Verga o da 
un suo incaricato, e dopo di lui da chi egli nominerà. In caso ch'egli non avesse a prov- 
vedervi, vi prowederà il Municipio. 

e 7.° Fornita che sarà, come si disse, la Sala , e sostenute le spese per autopsie 
ed altro, gli eventuali risparmi annui che il Municipio avesse a verificare, saranno devo- 
luti alla Società per la Cremazione dei Cadaveri, siccome la più adatta a farsi che il suo 
esempio trovi imitatori, e che per esso la pratica dell'autopsia e della cremazione vada 
sempre più diffondendosi. 

e Tostochè codesta spettabile Rappresentanza renda edotto il Municipio della sua 
accettazione e dell'approvazione che all'uopo si vorrò procurare dall'autorità competente, 
la relativa Cartella di Rendita, sarà dal sottoscritto depositata presso quest'ufficio dei Debito 
Pubblico del Regno, per essere convertita in un certificato inscritto nel Gran Libro inte- 
stato a nome del Municipio, valendo frattanto la presente a di lui obbligazione, e per 
quanto lo concerne. 

Il Consiglio municipale di Milano ha accettato la donazione Loria e la Giunta sta 
provvedendo per la istituzione della Sala per le autopsie. 

P. M. Loria. 



203 — 

OsMemiione d«llo ceneri dei cadaveri cremati. — Crediamo far cosa gradita ai 

Boitri lettori pabblicaodo il testo del provvido parere emesso sopra nn' argomento di tanta 
inportanza dai Consiglio di Stato, Setiom dell* Interno, nell'adunanza del giorno 13 feb- 
bi^ 1881. 

La Sezione, 
Vista la relazione del Ministero dell' Interno in data del 1 5 febbraio corrente 
X. 21 138-6- 1423 16 Divisione 5.^ Sezione 2.^ relativa all'istanza del signor Cuniberti, 
fretta ad essere autorizzato a trasportare le ceneri di una sua figliuola dal cimitero di 
Mikno ove il cadavere fu cremato, alla sua abitazione ove intende di custodirle ; 

Vista l'istanza e il rapporto del Prefetto di Milano che l'accompagna; 
Sentito il Relatore e considerato: 

Che, sebbene in forza delle modificazioni introdotte nel regolamento sanitario col De* 
ofto reale del 14 gennaio 1877 1 ^^^ ^ modi di distruzione dei cadaveri sia ammessa 
ncbe la cremazione eseguita con le debite autorizzazioni e nei modi riconosciuti i più 
aditti, pure nulla si h innovato quanto a ciò che si dispone nella legge sulla sanità pub- 
bfia nel Regolamento del 1874, sull'obbligo di deporre gli avanzi umani nei pubblici 
duiteri; 

Che però il silenzio della legge sulla custodia delle ceneri che resultano dalla ere- 
MBOBe dei cadaveri, non può autorizzare il Governo a concessioni analoghe a quella 
éoooodata dal Cuniberti perchè anche le ceneri vanno soggette alla regola generale; 

Che questa regola non ha solo il suo fondamento nelle ragioni attinenti alla sanità 
pabblica ma anche nel rispetto dovuto ai cadaveri umani, i quali furono riguardati come 
COR fuori del dominio privato presso tutti i popoli ; 

Che anche ammesso il sistema della cremazione, se si concede che le ceneri si sot- 
tiaggino al Cimitero ove hanno garanzia e perpetua custodia, per essere trasportate nelle 
OK private, niuno può dire che cosa avverrà di questi avanzi umani nel processo del 
tempo; 

Che se si può credere che saranno custoditi con geloso culto finché vivono coloro 
cbe ebbero affetto e stretti legami di sangue con la persona della quale avanzano le ce- 
sai, si può agevolmente supporre che i loro eredi e successori troveranno incomodo quel 
deposito, che, privo di pubblica tutela, verrà forse disperso o dimenticato tra le cose inu- 
tfli della casa ; 

Che i Romani e gli altri popoli antichi presso i quali era in uso la cremazione non 
Miono di trasportare le ceneri nelle proprie abitazioni, ma le riponevano nelle celle se- 
polcrali della famiglia le quali erano luoghi sacri e resi inviolabili dalla legge ; 

Che perciò il desiderio di custodire nelle case le ceneri dei cari parenti se può es- 
sere scusato da un eccesso di affetto nei superstiti , non sembra che possa essere soddi- 
<^ dal Governo nello stato presente della nostra legislazione ; 

E per questi motivi avvisa : 

Che ristanza del Cuniberti non possa essere accolta. 

In seguito a questa deliberazione è avvenuto che due egregi cittadini milanesi avreb- 
^ disposto di lasciare larga parte dei loro averi, che toccano somma cospicua, a van- 
^>ggb di un Istituto di beneficenza , a condizione però che i loro resti mortali , previa 
Cfcnuuicoe, vengano deposti in un tempietto da erigersi in un angolo remoto del giar» 
^ dell'Istituto, ove la gratitudine dei beneficati custodirebbe con intelletto d'amore la 
'licnioria e le ceneri dei Benefattori. 



204 — 

Prima però di provvedere con atto formale a tale disposizione, e nell' intento di evitare 
mir Istituto controversie dopo la loro morte, i Signori di cui h parola, hanno desiderato 
avere assicurazione formale che alcun ostacolo non si frapponga al compimento di tale 
^lesiderio per ciò che riguarda la tumulazione delle loro ceneri in un luogo che non sia 
il cimitero. 

Per ottemperare a questo desiderio la Rappresentanza dell' Istituto in questione, ha ri- 
volto al Prefetto della Provincia di Milano un memorandum allo scopo di poter, quando 
<che sia, conseguire il permesso di conservare in apposito sacrario i resti mortali dei prov- 
vidi benefattori. 

In questo documento vengono esaminati i motivi che indussero il Consiglio di Stato 
alla sopra riferita deliberazione, e i petenti ne deducono che tali argomenti si riferiscono 
esclusivamente al caso della conservazione delle ceneri nelle case private, e quindi non 
potrebbero essere invocati contro la domanda che due egregi cittadini avanzano ora per 
ottenere che le ceneri loro vengano deposte in un tempietto eretto sopra terreno di pro- 
prietà di un'Opera Pia regolarmente riconosciuta, per esser di poi conservate con tutto il 
rispetto ed il decoro che il sentimento della riconoscenza inspirerà ai beneficati. 

Escluso pertanto che dal punto di vista sanitario possano sorgere opposizioni alla con- 
servazione delle ceneri dei cadaveri cremati anche in mezzo all'abitato, è del pari mani- 
festo che nessun ostacolo possa esistere quando si tratti di deporre le dette ceneri nei 
tempi dedicati al culto , nelle cappelle gentilizie e nei sacrari che gli ospizi , gli istituti , 
gli asili potrebbero erigere appunto nell'intento di conservare con religioso rispetto gli 
avanzi di coloro che, vivi o morti, beneficarono i poveri e i derelitti. 

Già per lungo volgere di secoli i cadaveri furono inumati nei sotterranei delle chiese 
e nel recinto dei chiostri , e pietosa costumanza rendeva preferibile questo sistema come 
quello che dava ai dolenti maggiore garanzia di rispetto per le tombe dei loro cari e 
meglio di ogni altro manteneva fra i superstiti ed i trapassati quella corrispondenza di 
amorosi sensi, che al dire del Foscolo , celeste dote è negli umani. Ragioni igieniche di 
attissimo valore indussero i Governi a prescrivere la erezione dei cimiteri, togliendo cosi 
agli abitati innumerevoli focolai d'infezione, e per tale provvidissima disposizione la po- 
destà civile dovette sostenere contro il potere ecclesiastico e contro il sentimento pubblico, 
fierissima lotta. 

Ma la cremazione dei corpi rimuove ora tutte le cause di malsania e le ceneri dei tra- 
passati possono, senza offesa alla pubblica salute, aver tomba nei templi e nei sepolcreti 
sui quali l'autorità ha modo di esercitare attiva sorveglianza nell'intento precipuo che la 
religione delle urne si mantenga viva nel sentimento del popolo. 

Che anzi da questa provvida e pietosa disposizione, il principio dell' incinerimento dei 
morti avrà più larga e facile applicazione, e le Opere Pie, per tante ragioni stremate di 
mezzi , avranno da ciò argomento di accrescere il patrimonio loro e il caso appunto cui 
dà origine questa domanda, prova luminosamente come il desiderio di avere tomba ne) 
recinto di un Pio Istituto, possa spronare la generosità dei filantropi a compiere azioni 
generose. 

La domanda della Pia Istituzione, vivamente appoggiata dal Consiglio Provinciale Sa* 
nitario di Milano, è stata trasmessa al Ministro dell'Interno. 

L' Inumazione dei CadayerL — Registriamo due voti di fiducia, alla inumazione, dati noi 
ha guari uno a Parigi e l'altro in Ungheria : 



— 205 — 

i.^ Ad esanrìmento del qaesìto proposto dal Municipio di Parigi sull'importante 
pfoUema: installatwn des Cimeiiers et leur ajfaiViiii^m^»/ una Commissione scientifica ve- 
im a tal nopo nominata dal Prefetto della Senna, la quale, dopo lungo studio, nel de- 
cano mese di gingno, dava fine al mandato ricevuto. Il programma formulato dal Consiglio 
nonidpale si aggirava sui quattro punti seguenti : 

i.^ Se possa ottenersi il risanamento dei cimiteri attuali, associando l'azione di so^ 
stme fisiche o chimiche a quella del drenaggio ; 

2.^ Se il risanamento dei cimiteri possa con siffatti elementi prometter bene anche 
per Tavrenire ; 

3.° Se r addizione delle sostanze chimiche od altre, nei feretri o nel suolo dei ci- 
miteri, fiivorisca o no la scomparsa delle parti organiche dei corpi inumati ; 

4.° Se questa addizione si renda capace di trar seco notevoli inconvenienti. 
La Commissione, per rispondere a cosi importante argomento d' igiene pubblica, divise 
ani tatto il suo studio in due parti ; occupandosi prima della dottrina della innocuità dei 
dsiteri; in secondo luogo iniziando analisi intorno al terreno ove vengono situate le ne- 
cropoli, all'aria atmosferica circostante, alle acque che ne traversano il sottosuolo. 

Dopo i vari studi di Belgrand, Schloesing, Schutzenberger, Miquel, Carnot, su questi 
die ponti di vista , fondati sopra locali esperimenti, iniziati e condotti a termine nei vari 
cimiteri di Parigi, dell' Est, del Nord, di Grenelle, Vaugirard, del Sud e d' Ivry, sottomet- 
tendo a speciale analisi la natura del terreno e delle acque che ne provenivano, i singoli 
commissari sono giunti a formulare i seguenti pareri : 

i.^ Che se nei pressi delle fosse camarie, e specialmente quando le inumazioni 
forono eseguite nelle chiese, si sono osservati dei casi risultanti dallo sviluppo dei gaz di 
putrefazione, questi pericoli si rendono assolutamente illusori, ogni qualvolta questi gaz pos- 
uno sprigionarsi all' aria libera. Questo si ottiene quando sieno scrupolosamente adem- 
pnte le prescrizioni relative all' apertura delle fosse, loro separazione, latitudine del terreno 
che devono occupare, e periodi d' anni necessari per l' istallazione di nuove sepolture ; 

2.^ Che i gaz deleteri o incomodi, prodotti dalla decomposizione dei cadaveri inu- 
mati a I metro e 50, non arrivano alla superficie del suolo; 

3.° Che nello spazio di cinque anni la quasi totalità della materia organica rimane 
dòtrntta. Consegue da ciò che nelle condizioni attuali delle inumazioni parigine, la terra 
<lei cimiteri non diviene satura, attesa la sufficiente provata permeabilità del suolo ; 

4.^ Che r opportuno metodo di drenaggio dei terreni consacrati all' inumazione, potrà 

rendere più rapida la rotazione, che potrebbe essere con ogni ragionevolezza abbreviata ; 

5.^ Che nello stato presente dei cimiteri, non havvi ragione di temere l'infezione 

dei pozzi del vicinato, dacché questi cimiteri sono situati a distanza dell' abitato, secondo 

le nonne prescrìtte dalle leggi. 

A sua volta , il Consiglio generale d' Igiene pubblica del regno d' Ungheria , inteso il 
Apporto del prof. Fodor, ha preso le seguenti decisioni riguardo all'inumazione dei ca- 
daveri: 

l.^ n seppellimento costituisce il metodo il più pratico per isbarazzare i campi di 
battaglia dei cadaveri dei caduti durante la zuffa (?) (Viceversa poi dopo le grandi battaglie 
^ ^ tempre ricorso all' abbruciamento dei cadaveri) ; 

2.^ Eseguito con adatte precauzioni il seppellimento non può presentare alcun 
pericolo ; 

Z^ Le misure da adottarsi a questo scopo dovrebbero essere stabitite da un ac- 



— 2o6 

xx>rdo internazionale, di cui il Governo ungherese prenderebbe l'iniziativa, per concordare 
il modo di seppellimento> dei cadaveri sai campi di battaglia, come pm« ciò che riguarda 
la sorveglianza sui mezzi impiegati ; 

4.^ La cremazione facoltativa dei cadaveri, domandata dai particolari, può enere 
autorizzata ogni qualvolta i processi d' incinerimento siano conformi alle ben calcolate esi- 
genze dell' igiene pubblica ; 

5.^ La cremazione potrà divenire obbligatoria nelle circostanze eccezionali di cala- 
mità pubblica o di gravi epidemie, allorché esista un considerevole ingombro di cadaveri ; 

6.^ Non é assolutamente necessario l'adottare in principio la cremazione obbligatoria; 
perchè questo sistema non è superiore al seppellimento abituale, e d' altronde è di difficile 
attuazione pratica (? ?) (Il prof. Foder ignora senza dubbio che una cremazione esegoka a 
Milano costa meno di una inumazione). 

Concorso a premio della Sooietà promotrioe di esplorasioni soientiflohe. ~ impor- 
tante per l'Igiene è il tema che questa benemerita Società ha messo a concorso pd cor- 
rente anno ; cioè, lo studio microscopio tUlle acque potabili cUi passi di Lombardia in cui 
il gono e maggiormente endemico. Le osservazioni dovranno essere illustrate da opportuni 
disegni e ripetute in luoghi, che , pure essendo nelle medesime condizioni topografiche e 
geologiche, sono poco o punto infette da gozzo ; a questo studio sarà accordato un premio 
di almeno L. 1000. Il tempo utile per la presentazione delle Memorie e degli stud! ter- 
mina il giorno 21 ottobre 1882. 

La Consulta scientifica in prima e successivamente l'Assemblea generale dei Soci acco* 
glievano questo tema proposto dal Prof. A. Corradi, considerando che gli studi recenti 
intomo ai protisti , e particolarmente quelli del prof. Klebs di Praga , farebbero credere 
che le acque potabili possano essere cagione del gozzo non tanto per la loro composi- 
zione chimica, quanto per speciali infimi organismi (monades e naviculae) in esse conte- 
nuti. L'argomento poi ha speciale interesse per la Città di Milano. 

Conoorso a premi della Sooietà franoese d'Igiene: 

i.*' Igiene ed educanione fisica della seconda in/antia (6 a 12 anni). I concorrenti 
dovranno studiare, in quattro capitoli speciali , il fanciullo nella casa , nella scuola, nei 
campi e nell'officina. 

2P Della pulitena della casa e della persona. Studiare la pulitezza della persona e 
della casa nelle differenti età nei due sessi , e nelle diverse condizioni sociali , si nella 
città che nella campagna. 

Condizioni generali dei due concorsi: 

i.^ Le Memorie non dovranno sorpassare le 30 a 50 pagine di stampa in 12^; 

2.° Le Memorie verranno spedite, in forma accademica, alla Sede della Società frm- 
cese d'Igiene, rue du Dragon, so, prima del i.^ settembre 1882 (gli autori che, sia di- 
rettamente o indirettamente, si faranno conoscere, verranno esclusi dal concorso). 

3.^ Le Memorie premiate diverranno proprietà della Società, la quale sarà libera di 
darle alla stampa, sia per intero che in parte ; essa tuttavia s'obbliga di pubblicare il 
nome del premiato dinanzi dell'opuscolo, al quale cercherà di dare la maggior possibile 
pubblicità. I due quesiti costituiscono due distinti concorsi , ciascheduno dei quali verrà 
premiato con una medaglia d'oro, una medaglia d'argento e due di bronzo. 



207 — 

LIBRI NUOVI 



/ 

La igiene dei bambinL Conferenze pubbliche per Francesco Lamanna, opuscolo di 
46 pagine. — Bari, 1881. — È una sene di conferenze alla portata di tutte le madri, 
in cui l'Autore svolge con buoni criteri pratici la tesi dell'allattamento : dimostrata la pre- 
minenza dell'allattamento materno, insegna anche con quali norme va condotto. Ove poi 
determinate circostanze ne impedissero l'attuazione, Lamanna insegna in qual modo l'al- 
lattamento mercenario o l'artificiale possano rimpiazzarlo il meno male possibile. 

Denti decidili e denti permanenti; deldott. Gustavo Winderling. — Milano, 1881. 

— Sotto il titolo di V Avvertimenti alle madri » l'A. pubblica questo lavoro di piccola mole, 
ma di grande importanza, in cui è provata la necessità per tutti di sapere qualchecosa 
in fatto della dentizione. L'odontogenesi, le due dentizioni, che l'Autore divide in quattro 
perìodi, vi sono chiaramente espresse ed illustrate da tavole accuratamente eseguite. — 
L'Autore saviamente si sforza a provare il bisogno di sorvegliare il bambino nella prima 
dentizione, a risparmio di sofferenze in questi periodi della prima età e di mali conse- 
cutivi nelle altre : fa un cenno delle alterazioni più comuni che colpiscono la dentizione 
(deviazioni, carie, periostite), ne ricorda le cause e ne dà precetti curativi; infine chiude que- 
sto interessante opuscolo, dettando le norme più necessarie a seguirsi per l'igiene della bocca, 
n lavoro del dott G. Winderling è quale doveva essere, per lo scopo cui h desti- 
nato ; sarebbe ottima cosa se fosse portato a cognizione di tutti , massime delle madri , 
alle quali appunto è dedicato. 

n male perforante; del dott. G. Badaloni. — Bologna, 1881. 

Note òliniche ed anatomiche sulla lepra; per il prof. R. Campana. — Milano, 1881. 

Snll'abolizicne graduale della tassa del sale. — Discorsi del deputato dott. Giuseppe 

Mussi — Un opuscolo, Roma, 1882. — L'Autore ha pubblicato i discorsi da lui pronun- 
ciati in Parlamento per propugnare la graduale abolizione di un balzello esiziale alla sa- 
late delle classi povere e dannoso all'agricoltura. Sono dotte arringhe nelle quali è diffì- 
cile dire se predomini maggiormente il cuore o l'intelletto dell'oratore. 

Società Romana di soccorso agli Asfittici. ~ Un opuscolo, Roma, 1881. 

Le Bisaje. — Relazione di Giuseppe di A. Ferrario. — Un opuscolo, Mtlmo, 1881. 

&li Ospizi marini pei fanoinlli poveri rachitici e scrofolosi della città e provincia 

di Boma. — Relazione. — Un opuscolo, Roma, 1881. 

Belaiione del prof. Stanislao Oannizzaro sull'analisi di alotme acque potabili, 
&tte per cnra del Xnnioipio di Padova. — Un opuscolo, Roma, 1881. — Prege- 
vole e coscenzìoso lavoro che può servire di modello agli studi preliminari per la scelta 
d'ona buon'acqua potabile. 

Ke opinioni per togliere la pellagra. — Lettera del dott. Paolo Predieri al Prefetto 
^ Bologna. — Un opuscolo, Bologna, 1881. — Ci riserbiamo tener parola di questa let- 
^ in una Rivista sulla Pellagra che si sta disponendo. 

L'homme oriminel comparée à Thomme primitif; pel prof. Lacassagne. •— Un opu« 

«colo, Lione, 1882. 

Hna rivoluzione nelle scienze mediche; traduzione di Alvise Mocenigo di San Stek. 

^ Un opuscolo, Conegliano, 1882. 

La coltivazione del riso nei comuni di Bomporto, Camposanto, San Felice, Modella 

« San Prospero. — Relazione del prof, dott Giuseppe Cesari, a nome degli altri com- 
ponenti la Commissione provinciale, e Relazione tecnica dell' ing. Giovanni Messori- 
Roncaglia. — Un opuscolo, Modena, 1882. 



— 2o8 



RIVISTA METEOROLOGICA DEL MESE DI GENNAJO 1882- 



Lo stato meteorico del mese di gemiajo fii per molte contrade italiane, ed in mod^y 
speciale per quelle del Nord, al tutto singolare sotto diversi aspetti. Salvo alcuni pochi 
giorni in sul cominciare e l'ultimo di tal mese, in tutto il rimanente la stagione fu bella 
oltremodo e quasi di primavera. Il cielo persistette sempre sereno, l'aria tranquilla, l'umi- 
dità moderata anzi che no, e la temperatura mi^issima. — Causa di ciò si furono le pres- 
sioni altissime che persistettero per tutto il tempo anzidetto , toccando il loro massimo 
verso la metà del mese, nel 16-17, i^ quale massimo fu del tutto straordinario, non ri- 
scontrandosene altro cosi alto che nel 1821 in qualcuna delle stazioni del Nord, e nes- 
suno simile in quelle del Sud, che pos8^;gono lunghe serie di osservazionL Né le pres- 
sioni furono insolite solamente pei loro valori elevati , ma più ancora per la loro persi- 
stenza, per modo che esse, soprattutto nell'Alta Italia, rimasero in media le maggiori avute 
sinora da che si registrano e si calcolano tra noi osservazioni meteoriche. 

Codesto stato di cose non riusci per nulla nocivo né all'agricoltura, né all'igiene, anzi 
fu propizio in modo speciale alla prima. 

Prima Decade. 

Nei primi sette giorni della decade frequenti burrasche attraversano il Nord dell'Europa 
occidentale, mantenendosi il barometro molto basso, sino a 725 mm. Codeste bufere este- 
sero il loro influsso sino nelle nostre regioni , dove perciò la stagione fu nei giorni sud- 
detti alquanto sconcertata. Nel primo giorno le pioggie cadevano in gran parte d'Italia, 
ed in diverse del mezzodì nel giorno 2 , per causa di un centro secondario di depres- 
sione formatosi nel golfo di Genova, derivazione dei cicloni del Nord d' Europa. — Nei 
giorni appresso, dal 3 al 4, le due onde cicloniche avanzatesi dall'Oceano Atlantico sul 
Nord e sul Sud, sulla Norvegia e sul Portogallo , si estesero nel 4 su tutto il Mediter- 
raneo occidentale , cagionando pioggie dovunque dal 3 al 4 , con neve nei luoghi più 
elevati / 

Nel 5 codesta ondata depressa si restringeva man mano, avendo suo centro in Sardegna, 
e nel 6 si dileguava del tutto verso il Sud ; in quella che un altro duplice movimento 
ciclonico dalla Russia e dall'Africa producevano dal 7 all' 8 un altro centro di depres- 
sione tra Roma e Napoli, che volse poi verso il Jonio ; fu perciò che le pioggie dopo 
il 4 andarono poco a poco restringendosi verso il Sud-Est, cessando del tutto il giorno 8. 

Intanto sino dal 5 il tempo cominciava ad addivenire bello nell'Alta Italia per le alte 
pressioni che arrivavano dall'Ovest, le quali protendendosi verso il Sud , resero dall' 8 in 
poi, la stagione buona su tutta Italia. 

La temperatura , in complesso , fu mite , specialmente nei paesi del Nord ; il massimo 
accadde al passaggio della corrente equatoriale di depressione, dove dal 4 al 6, dove dal- 
l' 8 al 9; il minimo accompagnò le correnti polari degli ultimi giorni. 

La campagna rimase quasi dappertutto scoperta , salvo che nei luoghi addossati alle 
Alpi, dove la neve cadde in maggior copia, e dovunque procedette in condizioni favorevoli. 



— p 209 — 



Seco;nda Decade. 

La stagione calma e mite, cominciata verso la metà della decade precedente, continua 
er tntta la seconda, per modo che si direbbe di essere ancora agli ultimi tepori di au- 
, n cielo persiste quasi sempre sereno , ed in generale anche limpido , il che aju- 
la radiazione solare, yale a mantenere tiepida l'aria durante il giorno. Non fecero 
poè fifietto , specialmente nei luoghi più bassi, caligini e nebbie , le quali talora furono 



Codesto stato atmosferico in Italia fu effetto immediato delle alte pressioni che si estende- 
WM in gran parte dell'Europa occidentale e sull'Africa e TAsia Minore. Esse toccarono 
H loto colmine dal 15 al 17, ed il centro trovavasi nel 16 sulla Polonia, dove il baro- 
atto, al fiTcIIo età mare, era salito sino a 789 mm. , mentre in Italia varia dal Nord 
d Sbd da 787 a 778 mm. 

Ifentre le pressioni crescevano cotanto su tutto TOvest, una leggiera depressione awe- 
riia nello stesso giorno , z6 , sul Mediterraneo orientale , verso Porto-SaYd, la quale fu 
fidla che cagionò il solo sconcerto atmosferico che siasi notato nelle nostre contrade in 
Mta la decade , arrecando poca pioggia e passaggiera nei paesi più meridionali , nelle 
Gslabrie doè e nella Sicilia, dove tuttavia le pressioni erano sempre elevate. 

ColTanmentar delle pressioni decrebbe alquanto la temperatura, mantenendosi però sem- 
ptt mite ; ed il minimo termico della decade andò insieme al massimo barometrico , av- 
verandosi dal 16 al 17 con qualche ritardo al Sud; influendovi ancora le depressioni di 
Sad-Est, che in questi giorni attivarono dal Nord-Ovest la corrente polare. Le brine co- 
larono in molti luoghi le campagne in questa prima metà della decade. Nei giorni ap- 
», le alte correnti di Sud-Ovest, sentite nelle nostre montagne, fecero risalire la tem- 
per guisa che il massimo calore decadico accadde nella più gran parte dei luoghi 
ia sol terminare della decade. 

Lo stato delle campagne e le condizioni igieniche continuarono in Italia sempre buone 
sotto r influsso di una stagione cosi propizia. 

Terza Decade. 

Le condizioni meteoriche della seconda decade continuarono pressoché le stesse per 
tatta la terza decade sia in Italia come altrove nell'Europa Occidentale. La stagione si 
■antenne sempre bella e mite dovunque, con qualche nebbia nelle valli e nelle pianure 
ddl'AIta Italia, specialmente dal 23 al 25, e con parziali annuvolamenti, soprattutto nelle 
regioni appennine. 

Solamente nell'ultimo giorno, 31, si ebbe un passaggiero cangiamento, che arrecò pò- 
cMipme pioggie in alcune stazioni e poca neve in qualdie punto delle Alpi. 

La temperatura persistette anch'essa mite , al Nord {)iù che al Sud relativamente alla 
stagione, ed in media fu poco diversa da quella della 'dècade scorsa. Come per ordinario, 
ia queste circostanze atmosferiche, nelle pianure e nelle yaHi alpine il calore fu maggiore 
m luoghi più elevati che non nei più bassi. Fu perciò che in questi ultimi le brine 
fiaono quotidiane, estendendosi dal 26 al 3 1 anche sulla riviera Ligure di ponente, ed il 
freddo, sebbene non intenso , tuttavia permise di fare il ghiaccio , cotanto ora richiesto 
negli usi igienici e terapeutici. I minimi termici della decade accaddero, in generale, nella 
pnma metà, i massimi nella seconda. 

14 



210 — 

Come nelle decadi precedenti, cosi anche in questa, le descrìtte Ticende meteoriche 
▼anno d'accordo collo stato barometrico che predominò sul Continente nel tempo mede- 
simo. Le pressioni, comechè alquanto minori della seconda decade, persistettero tnttaria 
sull'Europa occidentale, e specialmente al Sud del 50.^ suo parallelo, col centro (780 mm.) 
or qua or là sulla centrale. Quindi le temperature meno elerate della prima metà della 
decade. 

Nel di 27 le basse pressioni apparse al Nord-Ovest ed al Nord, attivarono il flusso equa- 
toriale, il quale innalzò poco a poco la temperatura, donde la stagione più tiepida della 
seconda metà della decade. Intanto questa corrente di mezzodì abbassa leggiermente il 
barometro, ma in modo costante al Sud d'Europa sino al 31, nel qual giorno una larga 
zona di pressione, poco intensa però, si estende dalla Spagna al Mar Nero, e dall'Africa 
alle Alpi, con tre centri di maggiore intensità all'Alicante nella Spagna, nel Golfo di Ge- 
nova in Italia, e ad Hermanstadt nella Transilvanìa. Fu questa la causa del momentaneo 
cangiamento di stagione nell'ultimo giorno del mese. 

Le condizioni agricole ed igieniche continuarono sempre buone, specialmente al Nord, 
e le condizioni meteoriche di gennajo non furono tenute per nulla sfavorevoli agli inte* 
ressi del paese da' versati in queste materie. 

Temperature estreme notate in Italia nel gennajo 1882, 





Temperatura 




Temperatura | 


Città 




CittA 






Massima 


Minima 




Massima 


Minima 


Udine 


I8^8 


-4». 7 


Firenze 


IS^O 


-3°. 7 


Belluno 


I0^2 


-s».s 


Siena 


is^'.s 


o».S 


Venezia . . . . 


ii*>.5 


-3°.i 


Perugia. .... 


14^7 


0°.2 


Brescia 


11^8 


-6°. 2 


Roma 


15^5 


-l".© 


Bergamo. . . . 


13^6 


-a^o 


Aquila 


11°. 2 


-3*. 3 


Milano 


11^9 


-5°.o 


Foggia 


14^4 


-I».2 


Novara 


10°. 6 


-5°. 9 


Napoli 


I5''.4 


3°. 4 


Torino 


9^.2 


-4°. 6 


Salerno 


17^5 


S».o 


Alessandria.. 


9^1 


-4°. 8 


Potenza .... 


13^6 


-4». 7 


Genova. .... 


17^9 


3». 6 


Lecce 


i6^o 


l'a 


Piacenza. . . . 


10O.3 


-4». 9 


Cosenza .... 


14^2 


0° © 


Modena .... 


\\^,2. 


-5°. 9 


Reggio CaUb. 


16O.9 


4».i 


Bologna .... 


I2<>.3 


-4».o 


Palermo .... 


20®. 9 


a». 7 


Urbino 


I2^0 


o<».o 


Siracusa .... 


16O.7 


5».o 


Ancona. .... 


10^.7 


a».© 


Cagliari .... 


16O.5 


4°.o 



DedT Osservatorio di Monealieri^ febbrafo 1882, 



Padre F. Denza. 



21 ì 



RIVISTA METEOROLOGICA DEL MESE DI FEBBRAJO 1882. 



la cttìeiiofiale stagione del pestato gennajo contìnuo ancora per quasi tutto il 

ne di Cebbrajo. Le pressioni quasi costantemente elevate , meno però che in gennajo, 

4Ì fl lieve dislivello delle altezze barometriche , mantennero il cielo assai spesso sereno , 

Ws csfana, l'umiditi moderata ed anche scarsa. Solo nei primi e negli ultimi giorni cad- 

te pioggie in Italia, scarse e poco estese nel primo periodo , più abbondanti e gene- 

wM ad secondo. Anche le nevi furono poco copiose nei nostri monti, dove il tempo fu 

ade più bello. U calore, relatìvamente alla stagione, non fu né in eccesso, né in difetto ; 

ed il termometro, basso piuttosto al cominciare del mese, specialmente nelle contrade del 

■enodi, segui appresso il suo consueto andamento per questa stagione, elevandosi man 

Codeste condizioni atmosferiche non furono, nel loro complesso, sfavorevoli all'agrìcol- 
bra, se si eccettui la scarsezza d'acqua in molti luoghi. Non riescirono però di troppo 
fmtaggiose alla salute pubblica. 

Prima Decade. 

Per tntta la prima decade la nostra Italia, del pari che tutta Europa, rimase sotto l'in- 
Anso di pressioni elevate, o, come suol dirsi, di un anti-ciclone , per cui la stagione fu 
qoasi oostantemente bella. Le più alte pressioni accaddero nei primi tre giorni provenienti 
dil Nord ; il barometro toccava i 780 rom. ; esse apportarono nei nostri paesi un flusso 
à tramontana, che diede nei giorni suddetti i maggiori freddi della decade. Nei giorni 
appresso diminuirono alquanto, per quindi rialzarsi negli ultimi quattro giorni, £ fu la 
addetta leggiera depressione che produsse verso la metà della decade il massimo termico 
dicadico e scarsa pioggia in qualche rara località , specialmente 'della Sicilia. In alcuni 
paesi la massima temperatura fu registrata in sul terminar della decade. 

In generale però il freddo fii nella media e bassa Italia più sentito che nell'alta, ed i 
f£ e le brine dal 9 al io si estesero sino alla Sicilia, dove anzi furono più persistenti 
ed intensi. Di nebbie però non se ne ebbero quasi nessun in luogo. 

Le brine ed i freddi non permisero ancora alcun movimento vegetativo alla campagna, 
cautnnque per la maggior parte scoperta ; ed arrecarono qualche danno ai prati, privan- 
doli di erbe e rendendoli arsicci anzi che no. Dalla Riviera ligure si annunzia precoce la 
fioritma delle piante fruttifere. 

Seconda Decade. 

Piessochè le stesse condizioni meteoriche continuano nella seconda decade. 

Ndla prima metà il tempo fu bello, il cielo sereno e l'aria tranquilla ed asciutta, ma 
: h temperatura bassa in quasi tutta Italia, e ciò per causa delle alte pressioni che persi- 
stenno sempre al Nord ed all' Est, protendendosi sino a Nord. Leggiere depressioni esi- 
benti sul Mediterraneo cagionarono pioggie passaggiere , dapprima , nell' 1 1 nell'estrema 
Calabria ed in Sicilia, e poi, dal 13 al 16 in alcune stazioni, soprattutto del centro. 



212 

Dopo il 15, in quella che le pressioni crescevano all'Ovest, giungendo il 20 sino » 
785 mm. nell'Arcipelago inglese; all'Est diminuirono e le burrasche si avricendavano al 
Nord. Da questo dislirello della presnone barometrica soli* supeitóe d'^Europa, trasse ori- 
gine il flusso tiepido da Ovest, che perdurò in tutta la seconda metà della decade con tem» 
peratura e giornate primaverili ; e nelle regioni elevate delle Alpi il vento era veramente 
caldo, specialmente dal 17 al 19. I massimi termici adunque avvennero in questi ultimi 
giorni quasi dappertutto, mentre i minimi si erano avverati nella prima metà deua decSide. 

Le condizioni agrìcole del nostro paese continuano aàch'esse come nella decade pre- 
eedente, ed in alcuni luoghi, come nel Monferrato, si veggono delle piante già fiorite, come, i 
mandorli, e verdeggianti le località bene esposte. La pioggia caduta però ilon (h sufficiente 
ai bisogni di alcune contrade, come le Marche e V Cmbrla, ed il Lombardo- Veneto. 

TmZA DVCADB. 

Nei primi quattro giorni di quest'ultimo e pia corto periodo di febbrajo, il barotUu 
rimase alto sul Nord d' Italia, come su tutto 1* Ovest del Continente, ed invece è bosso al 
Sud della Penisola. Perciò mentre nelle Regioni Alpine si ha bd tempo; in quelle del- 
l'Appennino specialmente del Sud, il cielo è coperto e piowiginoso, e nel 21 eadde acfvft sai 
luoghi elevati di questi monti. 

Nel 25 una larga ondata di depressione si avanza sul Nord e sull' Ovest d' Europa ; esten- 
dendosi sino a noi con minore energia, nel 26 e 27 ; nel quale ultimo giorno il baro- 
metro era disceso sino a 750 mm. sul Mare Ligure, da Nizza a Firenze, mentre altroie 
e soprattutto al Sud, si manteneva più alto. Fu perciò che le pioggie addivennero generali 
nel 26; ma furono quasi dovunque di breve durata. Tuttavia in questi ultimi giorni la 
stagione trascorse meno bella, per causa dell'anzidetta depressione che perdurò sol Golfo 
genovese sino al 28, calmandosi man mano. 

La temperatura, bassa nei primi due giorni, favorita in seguito dalla calma e dal sereno, 
e poi ancora dalle aure tiepide del Sud, specialmente nel 26 e 27, andò poco a poco 
aumentando, per guisa che anche in quest' ultimo periodo avvenne come nel precedente, cioè 
il minimo calore si ebbe nei primi due giorni, il massimo negli ultimi. È giova notare 
che nell'Alta Italia i massimi calori delle stazioni continentali, come queUe del Remonte, 
furono pia elevati di quelli delle marittime della Liguria. , 

Le pioggie, sebbene non copiose e per alcuni luoghi ancora scarse, furono dovmique 
di vantaggio alle campagne il cui stato persiste soddisfacente ; e continuano le notizie , 
per certo piacevoli, della fioritura di alberi fruttiferi, anche in regioni poste in messo alle 
Alpi, come nelle Valli della provincia di Torino e di Cuneo. 



213 — 



Ttn^ertUure estreme notate in ItaHa nel febbrajo 1S82. 





Tbmpbratura 




Tbmpksatura 


CmÀ 




Città 




ICatsùna 


Minima 


Bfasitina 


Minima 


Benimo .... 


14^9 


-7*. 6 


Pisa 


18O.9 


-5°.o 


Padora 


12O.8 


-4°. 8 


Firense 


i6<>.3 


— 3*. 8 


Verona 


15^.6 


-4°. 4 


Perugia. .... 


13^0 


-3°.» 


BreKÌa 


I5^4 


-3». 6 


Roma 


i7®.o 


-3°. a 


Como 


14^4 


-4°.o 


Aquila 


14*^.0 


-7». 6 


Milano 


15°. 5 


-3°. 6 


Foggia 


180.7 


-a°.o 


Norara 


14^ a 


-4».i 


Caserta 


17**. 5 


-i'.O 


Moocalierì ». 


Io*».» 


-3°. 4 


Ayellino .... 


15^6 


— 6» 6 


Alessandria. . 


15°. 7 


-4°. 7 


Napoli 


15^7 


©".o 


Genova 


15**. 7 


■ao.s 


Potenza . , , . 


13^5 


-6». a 


Piacenia.... 


15^6 


-7». 3 


Lecce 


17^9 


o'.a 


Modena • • • • 


15**. 9 


-4». 9 


Cosenza .... 


17^0 


-i».6 


Bolc^na .... 


14^6 


— 3°.o 


Palermo .... 


20^4 


0°. 2 


Urbino 


13^2 


— 4». 8 


Caltanisetta . 


14^1 


-•-.4 


Ancona 


i6^7 


o».? 


Cagliari .... 


l8^2 


«••s 



DalT Osservatorio di Moncalierif marzo 1882, 



Padre F. Dbnza. 



PARTE QUARTA. 



ATTI 
DELLA SOCIETÀ ITALIANA D'IGIENE 



Esposizione generale tedesca di Igiene e Salvamento di Berlino. 

Il concorso degli Italiani a questa esposizione è ormai assicurato e se 
non per numero, certamente pel valore delle cose esposte, l'Italia non fari 
a Berlino cattiva figura. Malgrado la ristrettezza del tempo, malgrado infi** 
nite difficoltà, alcuni nostiì Istituti, alcune nostre istituzioni si presenteranno 
alla Mostra tedesca in modo da richiamare l'attenzione degli stranieri. 

La Società di Cremazione di Milano manda a Berlino una ricca colle- 
zione di modelli, disegni, piani, relazioni che senza dubbio le assicureranno 
il primato su questo funebre campo. 

La Società Italiana d'Igiene si distinguerà per larga copia di pubblica* 
zioni e per una bella vetrina contenente pezzi anatomici e carni alimentari 
preparate col processo Toninetti. Anche il Comitato milanese di vaccima* 
zione animale^ X Istituto dei Rachitici di Milano e molte altre istituzioni sani 
tane e caritative saranno rappresentate alla Esposizione di Berlino. 

Alcuni industriali hanno del pari risposto all'invito del nostro Gomitate 
e fra questi notiamo il cav. Paolo Porta che manderà a Berlino due dell< 
sue grandissime scale di Salvamento che già riportarono cospicue distin* 
zioni nelle Mostre nazionali e straniere. Fra municipi quelli di Napoli e d 
Venezia primeggiano fin qui per larga copia di pubblicazioni, piani, di- 
segni, ecc. 

Finalmente molti chiari igienisti e cultori di tecnica sanitaria hanno in 
viato a Berlino le loro opere le quali attesteranno come anche fra no 
questa specie di studi abbia cultori intelligenti e appassionati. 

Nel prossimo numero daremo l'elenco degli Espositori italiani. 



— 215 — 

Commissario italiano alla Esposizione di Berlino. 

11 cav. Paolo Ritter ha accettato graziosamente rincarìco di rappresentare a 
BoIìdo il Comitato Italiano costituito nel seno della nostra Società per la 
Mostra generale tedesca d'Igiene e Salvamento. Il cav. Ritter ha avuto dal 
Comitato larghissime attribuzioni ed egli curerà con zelo ed intelligenza, 
pili al non facile ufficio che si è assunto, gli interessi degli espositori ita- 
tiani ed il decoro della patria nostra. 

Il Disegno della Legge Comunale e Provinciale 
e l'Amministrazione Sanitaria. 

La Presidenza della Società Italiana d' Igiene ha diretto a tutti i Sena- 
tori e Deputati i seguenti documenti nell'interesse dei Medici condotti e 
dd miglioramento della Amministrazione Sanitaria. -Con questo primo atto 
il Consiglio di Direzione della Società intende promuovere seria ed attiva 
agitazione in favore della riforma di quelle leggi e di quei regolamenti che 
toccano più dawicino la pubblica salute. Alcuni Senatori e Deputati auto- 
revolissimi sono stati ufficiati perchè vogliano, nei due rami del Parlamento, 
difendere e propugnare le riforme invocate dalla Società. 

Onorevoussimo Signore, 

Ci pregiamo trasmettere alla S, V. la Relazione di speciale CommiS' 
turni a cui venne affidato Pincarico di esaminare il disegno della Legge 
C§munale e Provinciale che sta per essere discusso nel Parlamento^ per ciò 
die riguctrda la posizione degli addetti al Servizio Sanitario dei Comuni. 

Caldamente ci raccomandiamo perchè la S, V, si adoperi a conseguire 
fuatUo la Commissione suddetta propone^ e cioè di impegnare il Governo a 
fresentare una Legge speciale ed in correlazione colla Legge Sanitaria^ la 
fuali Migliori la posizione dei Medici comunali^ ne definisca le attribuzioni e 
metta i medesimi in grado di potere efficacemente prender parte alla Ammi- 
straùom igienico-sanitaria dello Stato ed assicurarne i benefici effetti. 

Colla maggiore osservanza^ 
Della S. V. devotissimi 

Il Presidente 

A. CORRADI. 

Il Segretario 
G. Pini. 



2X6 

.ti 

RELAZIONE ' 



*•- 



DELLA Commissione incaricata di esaminare il Disegno della Legge 

Comunale e Provinciale. 

Ci facciamo premura di soddisfare all'onorevole incarico ricevuto da cotesto. 
Consiglio direttivo della Società Italiana d'Igiene di esaminare se nel progetti* 
di riforma della Legge Comunale e Provinciale, che sta per essere discusM 
nel Parlamento naeionale, sia stata debitamente considerata la posizione deifi' 
addetti al servizio sanitario dei comuni, e sia stato provveduto a migliorarne s 
le condizioni. 

II succitato progetto non introduce veruna modificazione a quanto è detto 
in proposito degli impiegati in genere comunali nel N. 2.^ dell'articolo 87 
della Legge 20 marzo 1865, che è appunto quella su cui cadono le rìfonne. 
Né nulla aggiunge la Relazione della Commissione dei deputati ad esaminare 
il disegno della Legge, sebbene apportino in questa non poche e rilevanti, 
modificazioni sotto altri rispetti. 

La Presidenza dell'Associazione nazionale dei Medici comunali, composta ' 
di tre mila soci, stendeva un Memorandum agli onorevoli Deputati al Par- 
lamento, nel quale vivamente raccomandava di propugnare in particola!^ 
modo un' aggiunta all' articolo 87 della Legge comunale e provinciale del i86Si' 
al fine di conseguire e che le nomine ed il licenziamento degK addetti al 
€ servizio sanitario, del pari che le norme uniformi per il servizio stesso ^ 
€ siano regolate da un regolamento speciale da approvarsi con Regio Decreto t. 

Noi uniamo copia di questo Memorandum, ed in massima consentiamo 
alle considerazioni che in esso vengono svolte per dare ragione della propo* 
bta aggiunta. Senonchè pare a noi, che l' inciso relativo alle norme uniformi 
per il servizio sanitario^ tocchi argomento di spettanza della Legge sanitaria. 

D*altra parte il voler estendere ai Medici condotti ciò che la Legge con* 
cede al Segretario comunale, sarebbe congiungere insieme fiinzionarì i quali 
hanno servizi affatto distinti ; oltreché, per semplice regolamento, non verrebbe 
assicurata quella posizione decorosa e libera, che si vuole giustamente per 
il Medico condotto ; posizione che già venne data mediante Legge speciale 
ad altri stipendiati comunali, come i Maestri e le Maestre elementari. 

Laonde nello stato presente delle cose, parrebbe miglior espediente quello 
di promuovere , per mezzo principalmente dei Medici che seggono nel 
Parlamento un voto che formalmente impegni il Governo a presentare una 



— 217 — 

Ltggt speciale, ed in correlazione colla Legge sanitaria, la quale migliori 
b porzione dei Medici condotti, ne definisca le attribuzioni, e metta i 
mffintiiiii in grado <^i poter efficacemente prender parte nella amministra- 
ikme ^ienico-sanitaria dello Stato, ed assicurarne i benefìci effetti. 

Prof. Alfonso Corradi 

Prof. Giuseppe Sormani 

Dott. Cesare Cazzani 

Profl Carlo Francesco Ferraris. 



Ait OmarevoU Conngliif Direttivo 
Società Italiana tT Igiem 

Milano. 



■Mnorandum presentato dalla Presidenza deirAssociazione Nazionale 
del Medici comunali agli onor. Deputati al Parlamento. 

Roma, gennajo 1882. 

Onorevoli Signore, 

La condizione professionale dei Medici addetti al servizio dei comuni 
imid particolare argomento di studio di tutti i Congressi generali della 
Assodasione dal 1874 a tutt'oggi, e furono a questo riguardo am- 
discussi e approvati alcuni prìncipi di legislazione sanitarìa co- 
mmale da raccomandarsi al Governo e al Parlamento. Tra questi princi- 
peliniiiiD è quello che si riferisce alla necessità di un regolamento organico 
àt ttabiliica le norme relative alla nomina, al licenziamento e alle attrì- 
bttiom del personale sanitario, i rapporti di questo colle autorità comu- 
niliy e tutte le altre condizioni necessarie per assicurare ai comuni un ben 
cnfinato servizio medico-igienico, che è la base fondamentale della sanità 
pÉbblica dello Stato. 

n detto servizio oggi in Italia è totalmente subordinato all'arbitrio dei 
commii, e i Medici condotti sopraccarichi di oneri e di doveri sono lasciati 
WL ma sitoazione che confina colla schiavitù. Essi difatti come ufficiali di 
mmUà ptitbtiea hanno le mani legate, dipendenti sempre dai voleri delle 
istorità comunali che fanno e disfanno a loro modo. Come uomini di scienza 
«DO il bersaglio dell'ignoranza e dei pregiudizi popolari. Come professio- 
md poi la loro carriera si riassume in una gioventù ed in una virilità di 
ommoatì im^gli corrisposti bene spesso coli' ingratitudine, col disprezzo 



— 8l8 — 

« 

e coir ostracismo, e in una vecchiaja non di riposo, ma di disinganni € di 
amarezze, e per molti senza panel 

Noi non esagerammo, ma esponemmo fedelmente alla S. V. una dolo^ 
rosa realtà. Se vi sono dei Medici condotti che non hanno ragione di 
lagnarsi della loro sorte, questi costituiscono rarissime eccezioni. La grande 
maggioranza di essi rappresenta una vera iriòù nomade sparsa in ogni angola 
d'Italia, confinata in una situazione sociale la più umiliante. 

Se la S. V. si compiacerà interpellare a questo riguardo i Medici più rispet* 
tabili del suo Collegio, si persuaderà della verità di quanto da noi si disse^ 
non per ripetere sterili querimonie, ma per fare appello alla coscienza dd 
nostri legislatori perchè si provveda una bupna volta a rialzare moralmente 
una classe, a cui è affidato nel consorzio civile un compito altìssimo, qual'è 
quello di tutelare la prosperità fisica del popolo, che è primissima sorgente 
di forza, di ricchezza, di benessere di uno Stato. 

Nella prossima discussione del progetto di riforma alla Legge comtinale 
e provinciale si presenta opportimissima al Governo l'occasione di soddis&xe 
ai voti dei Medici comunali, voti espressi solennemente in sette Congressi 
generali, voti che uomini politici autorevolissimi riconobbero giustissimi, 
voti che noi raccomandiamo particolarmente alla S. V. e ai suoi Colleghi 
della Camera, fidenti nell'appoggio e nella benevole cooperazione di tutti. 

I medici comunali non domandano privilegi: essi si limitano a chiedere 
che il servizio sanitario dei comuni sia uniformemente ordinato in tutto lo 
Stato, e siano garantiti nei limiti di un'equa tutela i diritti e la dignità 
del personale addetto al servizio stesso. 

Al che il Governo può provvedere mediante una disposizione di legge 
da aggiungersi all'ortìcolo 87 della Legge comunale e provinciale nel senso 
che € la nomina e il licenziamento degli addetti al servizio sanitario, del 
pari che le norme uniformi per il servizio stesso siano regolate da un rego- 
lamento speciale da approvarsi con Regio Decreto ». 

£ questo regolamento s'ispirerà, noi ne siamo sicuri; ai principi di gin* 
stìzia e di una corretta amministrazione, provvedendo alla stabilità del me- 
dico nel suo ufficio dopo un limitato periodo di esperimento, salvo sempre 
il diritto al comune di licenziarlo nei casi di provata insufficienza, o man* 
canza in fatto di retto esercizio o di onestà nella vita civile. In questi 
stessi casi le deliberazioni consiliari di licenziamento di un impiegato sani* 
tario per ragioni di competenza non dovrebbero essere esecutìve senza il 
parere del Consiglio provinciale di sanità. 

Ciò non costituirebbe un privilegio per i Medici comunali, mentre un'a* 



— 219 — 

laloga disposizione di legge molto provvidamente fu attuata per i Maestri 
elementari. Ora se il Governo accordò una tutela al personale insegnante» 
potrà aver ragioni per negarla ai Medici condotti? Se coi regolamenti in 
vigore sui Maestri addetti all'istruzione primaria non si credette mai offesa 
k libertà dei comuni, si crederà violata questa libertà soltanto quando con 
egiuH guarentigie si vuol coprire sotto l'egida della Legge la dignità della 
Bostra classe? 

Siano pur liberi e autonomi quanto si vuole i comuni, ma la loro libertà 
dev'essere illuminata e coordinata al bene, non deve essere l'esercirio cieco 
di un diritto che molte volte può trascinarli all'arbitrio e alla prepotenza, 
la libertà del comune in tal guisa non sarà menomamente vulnerata, esso 
resterà sempre libero nel suo dominio e nella sua azione nel campo della 
Legge e della giustizia, senza pericolo di trascendere nella licenza e nell'ar- 
bitrio, come avvenne spessissimo fino ad oggi, segnalandosi di continuo alla 
pubblicità fatti d'indebiti licenziamenti di sanitari distintissimi, che dopo 
on lungo ed onorato esercizio furono condannati all'ostracismo da certi 
comuni, le cui deliberazioni s' ispirarono non alle ragioni supreme di giustizia 
e dd pubblico bene, ma al soffio d'ire partigiane, di meschini intrighi, di 
basse vendette. 

Finché il Medico comunale sarà mancipio dell'autorità municipale, finché 
vivrà neir incertezza del domani, finché vedrà pendere sul suo capo la spada 
di Damocle di un licenziamento che può gittarlo sul lastrico a qualunque 
ora, finché dovrà passare ogni anno sotto le forche caudine di conferme 
e riconferme, egli é indubitato che quest'uomo sia pur di una fibra la più 
forte dovrà avvilirsi, dovrà accasciarsi sotto il peso di una situazione cosi 
umiliante, e non potrà riconoscere nella sua nobile missione altro che un 
ginepraio di disinganni, di amarezze, e di sterili sagrifizl. 

Lodevolissima pertanto sarà l'opera dello Stato ove con speciali guaren- 
tigie di legge intenda a migliorare la condizione, e a tutelare la dignità 
degli impiegati sanitari, i quali sparsi in ogni angolo della penisola eserci- 
tano un vero apostolato di carità e di civiltà in mezzo al popolo, e con* 
corrono potentemente a conservare le forze vive e produttrici del paese. 

Se nel desiderato ordinamento del servizio medico comunale il Corpo 
legislativo riconoscerà nei comuni anche il dovere di provvedere alla pen* 
sione degli impiegati sanitari colle stesse norme in vigore per gl'impiegati 
governativi, o in altro modo che sarà giudicato più conforme ai rispettivi 
interessi delle parti, sarà questo il coronamento di quelle riforme che la 
giustizia e la civiltà reclamano da molti anni a vantaggio della nostra classe. 



220 

Noi non sappiamo se nel progetto di riforma alla Legge comunale e 
provinciak presentato al Parlamento si è pensato ai Medici condotti. Ab- 
biamo ragioni per credere che non siano stati dimenticati. Il partito di 
governo che oggi è al potere in molte occasioni, affermò la necessità di mi- 
gliorare la situazione dei sanitari addetti al servizio dei comuni. L'onore- 
vole Villa quando era ministro dell'Interno dichiarò che il Medico condotto 
deve essere libero e indipendente nella sua missione come igienista, e g^ 
rantifo nel suo officio dagli arbitri e dalle fazioni municipali. Dopo il VOla 
altri ministri e uomini politici autorevoli ci promisero il loro appoggio. Nu- 
triamo fiducia che quelle promesse non rimarranno sterili, e che le bene- 
voli disposizioni del Governo a nostro riguardo saranno confermate dai fottL 

Noi intanto interessiamo la S. V. a nome dei 3000 Medici che fanno 
parte della nostra Associazione, e particolarmente a nome dei Medici òsA. 
suo Collegio, perchè in occasione che alla Camera sarà agitata la questione 
dei Sanitari condotti. Ella faccia valere tutta la sua influenza per ottenere 
dal Corpo legislativo le desiderate riforme a vantaggio dei medesimi, riforme 
che segneranno un grande progresso nell'amministrazione sanitaria dello Stato. 

Il Presidente 
DONARELLl 

n Segretario GeneraU 
LEONI. 

Conferenze della Società. 

Il dott. Malachia De Cristoforis terrà in Milano un corso di conferente 
nelle quali svolgerà il tema dtW Assistenza degli ammakUi in famiglia. 

In queste conferenze, delle quali due hanno già avuto luogo con molto 
successo, l'egregio oratore ha svolto la prima parte deirargomento con chia- 
rezza e con ordine tale da riscuotere vivissimi applausi. Le signore della 
classe più elevata costituirono la maggioranza dell'uditorio attento ed intel- 
ligente che onora le conferenze del dott. De Cristoforis. 



221 



PROCESSO VERBALE 



SEDE PARTICOLARE PER IL PIEMONTE IN TORINO 



Seduta del ii febbrajo 1882. 
Presidenza del prof. Luigi Paguani. 



ORDINE DEGLI OGGETTI DA TRATTARSI: 

i.^ Rendiconto della Presidenta intorno ai lavori della Sede. 

2? Seconda Riunione d^ Igienisti Italiani in Torino. 

3.* MoRSSLU prof. E. — Intorno a un letto pei maniaci sudici^ proposto 

dal dott. Perotti. 
4° Bono dott. — Dei pericoli delPuso delle lenti troppo divergenti net miopi. 

I.® II Presidente apre la seduta coli* esposizione delle condizioni morali 
e finanziarie della Sede sociale, che compie ora il primo suo anno di vita. 
Dice come questa Sede possa andar soddisfatta del suo operato. Essa è 
sorta sotto i più lieti auspici, compiendo un atto, che per quanto natura- 
lissimo, non cessa di essere altamente patriottico. Il Piemonte che nel 
campo politico in Italia fu sempre uso a dominare e che accobe con 
plauso le annessioni delle Provincie sorelle, nello studio di compiere igie- 
nicamente questa Italia che esso ha abbozzata, si è annesso col più gran 
cnore a quelle tra esse provinole, che prima mise in atto il comune gene- 
rale desiderio di raccogliere in Società quegli elementi che a tale intento 
fossero meglio adatti. La nostra Sede non ha fatto questione di predomi- 
nio nella direzione di questo consorzio, felice che anche in esso si sancisse 
il concetto della nazionalità italiana; ma si è permessa l'emulazione con le 
altre Sedi sociali nelFattività del lavoro. Ed essa può ben dire di non esser 
rimasta ad altre seconda. In questo primo anno salirono a più di cento 
le iscrizioni fra i soci, ed altre arrivano giorno per giorno. Le sedute ordi- 
narie furono sei, dopo quelle riferentesi alla costituzione della Società, e 
dodici le comunicazioni originali intomo a questioni interessanti l'igiene. 

La pubblicazione e distribuzione ai soci degli Atti Io dispensa dal fare 
on riassunto di tali comunicazioni che furono riportate in esteso sul Gior- 



— • 222 

nate delia Società; constata solo come in esso si sia sptciato nei diversi 
campi più pratici. 

Alle indagini sui modi di diffusione delle malattie infettive, si è aooop* 
piato lo studio dei mezzi adatti ad impedirle; l'analisi chimica e micro?' 
scopica delle sostanze alimentari portò il suo contributo di lavoro; si 
trattò il tema importante delValimentazione nelle classi meno agiate, e nel 
campo ancora dell'igiene sociale si discusse il tema dell'assistenza pubblica 
degli scemi di mente; non furono per ultimo dimenticate le scuole e gli 
studi antropologici che hanno uno stretto nesso cogli igienici. 

Mentre poi così si svolgeva l'attività individuale di alcuni fra i soci, non 
si trascurava l'attività collettiva della Sede. Essa si era prefissa nel suo 
regolamento speciale di studiare le condizioni sanitarie del Piemonte, chia- 
mando il concorso dei medici dei comuni; e preparò a tale intento un 
Questionario, che, spedito in gran numero in tutte le provincie piemontesi, 
sta ora raccogliendo una ricca, importantissima messe di osservazioni e 
fatti, che porgerà il mezzo di preparare un lavoro nuovo nel suo genere e 
di grande valore per chi si interessa al benessere del nostro paese. 

La Sede poi non limitò il suo compito a studi e indagini che rimanes- 
sero nella cerchia scientifica, ma volle iniziare il stio apostolato di educa- 
zioné popolare su questioni interessanti la vita di ogni giorno. Le sei con- 
ferenze pubbliche che essa tenne nella scorsa primavera furono accolte con 
tale simpatia dal pubblico, che fu pienamente dimostrato compiessero un 
bisogno e desiderio generalmente sentito. 

Passa quindi a dare un rapido resoconto dell'andamento finanziario, che 
non ostante le molte spese necessarie nella fondazione della Sede, si trova 
in condizioni abbastanza rassicuranti. 

Partecipa a tal riguardo all'adunanza che un nuovo socio della Sede, 
l'ingegnere Victor A. Zienkowicz, all'atto dell'iscrizione versava L. 200 
come concorso alle spese occorrenti per gli studi iniziati dalla Sede sociale; 
del che^ gliene porge vivi ringraziamenti a nome della Sede stessa procla- 
mandolo socio perpetuo. L'adunanza accoglie con applausi questa parteci- 
pazione. 

2.° Comunica in seguito una lettera del Presidente della Sede centrale della 
Società Italiana d' Igiene prof. comm. Alfonso Corradi, riferentesi alla se- 
conda Riunione della Società da tenersi nel 1884 ^^ Torino. Il Consiglio 
direttivo sarebbe venuto a tale decisione in seduta del 26 gennajo e inter- 
pella in proposito la Sede particolare di Torino per sapere se la proposta 
verrebbe bene accetta. 



223 — 

L'Adananza accoglie con plauso la proposta, e persuasa che essa incon- 
trai £urore dei corpi scientifici ed amministrativi e della cittadinanza 
^, incarica il Presidente di rispondere ringraziando la Direzione della 
e di preparare d'accordo con essa T effettuazione della progettata 
Snmione. 

PUsa quindi n Presidente alla comunicazione di una lettera del Comi- 
ttto promotore per l'erezione di un crematojo nel cimitero di Torino; 
adla quale chiedesi gentilmente l'appoggio della Sede. Parecchi dei pre- 
senti all'Adunanza avendo espresso l'opinione, in vista dell'importanza della 
qoesdone, essere conveniente di porre tale discussione all'ordine del giorno 
per ottenere un voto più autorevole, venne accolto questo desiderio e si 
ddibera di occuparsene in una prossima seduta. 

3.^ n prof. Morselli fa in seguito una breve esposizione delle condizioni 
ia cui si tenevano non è molto i maniaci sudici nei Manicomi e dei mezzi 
proposti per migliorarle senza troppo aggravare le spese occorrenti. 

Tra questi giudica molto pratico e lodevole quello proposto dal dottore 
or. Perotti, membro della Direzione del manicomio di Torino, che consiste 
ia un letto ordinario in ferro a sponde mobili; con rete metallica a soste- 
gno di un materasso di lana, coperto da un lenzuolo di tela cerata bianca 
tfente nel mezzo un'apertura che mette in un canale fatto colla stessa 
teb; il quale canale attraversando il materasso e la rete metallica suddetti, 
Tiene ad aprirsi in im apposito recipiente in zinco, sospeso sotto il letto. 

L'Adunanza, riconoscendo l'utilità pratica del letto ideato dal dott. Perotti, 
e riconoscendo come l'adozione di esso nel manicomio sia un lodevolis- 
amo passo nelle vie di riforme in cui si è istradata l'onorevole direzione di 
quell'importante istituzione, sulla proposta del Presidente, vota unanime 
regressione di plauso alla sullodata Direzione per la sua nobile iniziativa 
odi' introdurre nel R. Manicomio tutti quei miglioramenti che possono prò- 
onare una più caritatevole e razionale assistenza ai poveri pazzi , e favo- 
rire ad un tempo r insegnamento di questo ramo cosi essenziale della me- 
à'dna. 

4.^ U dott. Bono comunica per ultimo la storia clinica di un giovine miope 
m cui si erano sviluppati fenomeni di astenopia simulanti affatto l'ordinaria 
ittenopia degli ipermetropi, in seguito all'uso di lenti troppo divergenti. 
Ritiene frequenti gli errori di simile genere per l'ignoranza di chi smercia 
le lenti e del pubblico che ne abbisogna, intorno agli elementi della diot- 
trica fisiologica. Propone per ovviare questi inconvenienti : i .° Si sorvegli lo 
snerdo delle lenti, col richiedere dagli ottici prove di sufficiente capacità 



224 

e col prescrìvere che ogni lente porti inciso il suo valore diottrico; 2.^ Si 
diffondano nel pubblico cognizioni elementari in proposito perchè possa farsi 
un criterio d^li utili effetti delle lenti e dei loro pericoli. 

Le memorie del prof. Morselli e dott Bono saranno pubblicate in distesa 
nel Giornale della Società, 

Stante l'ora tarda si rimanda il s^;uito della discussione dell'ordine del 
giorno ad ima prossima riunione. 



Il Presidenti 
L. PAGLIANI 



// Segretario 
£. Morselli. 



» ..1 



Membri Effettivi della Scoiata Italiana d'Igiene 



ammessi nel mese di marzo 1882. 



Adriani dott. Roberto, Penigia 
Bellini dott Francesco, Torino 
Bizio prof. Giovanni, Venezia 
Calazzo dott Michele, Castiglione-Tinella 



Calderini prof. Giovanni, Parma 



Cavallbri dott Giuseppe, Torino 



Ceccarel dott Matteo, Venezia 



Fedeli prof. Fedele, Senatore, Pisa 
Moleschott prof. Giacomo, Sen., Roma 



NosoTTi dott Innocente, Pavia 



Pasquali dott Ferdinando, Padova 



Spantigati dott Giovanni, Torino 



Traversa ing. Ebcanuele, Torino 
Ubertis dott. Ambrogio, Casale. 



*''%^^>o^»i^\^^>t^^m^^^.^*^*^>^*-^s^^0sr>-^sa's^é 



Dott. Gabtano Pini, Gerentt, 



MiUno, x88b. — Stab.G. Civ«lli. 



PARTE PRIMA- 



MEMORIE ORIGINALI. 



L'ALIMENTAZIONE DEL SOLDATO ITALIANO, 



Annotazioni 



del Dott. Vincenzo Superchi 

Capitano Medico. 



Parte Prima. 



Alimentazione in tempo di pace. 



L'alimentazione del soldato è un tema molto ampio e assai diHìcile: 
ampio ]>erchè in sé comprende una delle principali basi dell'organizzazione 
militare, difficile perchè deve camminare per la strada stretta e spinosa del- 
reconomia. In un articolo non è possibile che di tracciare poche linee del 
grande disegno : e queste linee potrebbero essere tirate tanto dal geometra 
qnanto dal disegnatore di professione. Io mi propongo di fare la parte di 
quest'ultimo/ mi propongo cioè di non uscire dal campo pratico. Basta per 
il preambolo ed entro in argomento. 

I corpi elementari che entrano a far parte d,el nostro organismo sono i 
Kgnenti: idrogeno, ossigeno, carbonio, azoto, solfo, fosforo, cloro, fluoro, po- 
tassio, sodio, calcio, magnesio, ferro. 

Questi corpi diversamente combinati formano i nostri tessuti e i nostri or- 
gani; e secondo un quadro di Moleschott mille parti in peso del corpo 
umano ne contengono 152 di albumina, 49 di gelatina derivata dalle so- 
stanze albuminoidi, 25 di grasso, 6 di materia estrattiva, 92 di sali, 676 
d'acqua. 

15 



226 

Il nostro corpo per l'esercizio delle sue funzioni fisiologiche e professio* 
cali subisce delle perdite ; e tutto ciò che vale a riparare tali perdite è 
ciò che si intende per alimento. 

L'aria e l'acqua sono .alimenti je fra i più indispensabili, ma da soli non 
valgono a sostenere la vita. L'organismo fissa in sé l'ossigeno che inspim 
dall^atmosfera, ma non ha il potere di fissare l'azoto e il carbonio dell'acide 
carbonico che non manca mai nell'aria. Il carbonio adunque e l'azoto che 
sono sue parti integranti non può riceverli dall'aria. Dall'acqua riceve l'idro* 
geno e tutti gli altri corpi elementari che entrano a costituirlo ad eccezione 
del carbonio e dell'azoto. £ se fosse possibile di dare al corpo il potere 
di introdurre ed assimilare questi due corpi dall'aria, il problema dell'ali- 
mentazione dell'uomo e di tutti i mammiferi sarebbe sciolto dall'aria e col* 
Tacqua cbe la natura con profusione ha messo a disposizioni di Jtutti. Ma 
è legge pur di natura, e sarebbe inutile ed inopportuno il discuterne la ra- 
gione, che l'uomo debba rifornire l'azoto e il carbonio che va sempre per- 
dendo da altri corpi elaborati negli organismi vegetali ed animali. £ intro- 
ducendo questi nel suo organismo a scopo di alimentarsi ne consegue la 
naturale classificazione dei suoi alimenti in aria, acqua, cibi vegetali e 
cibi animali. 

Gli alimenti sotto il rapporto fisiologico si dividono in quelli che ripa- 
rano le perdite dell'organismo, in quelli che favoriscono la digestione e in 
quelli che promuovono le funzioni nervose. 

Gli alimenti riparatori o servono a mantenere il calore animale e ven- 
gono chiamati respiratori; o servono in principal modo a rinnovare i tes- 
suti e si chiamano plastici. 

La divisione fisiologica degli alimenti, prescindendo dall'acqua e dal- 
l'aria è adunque la seguente : alimenti respiratori, alimenti plastici, alimenti 
digerenti e alimenti nervosi. 

I respiratori vengono facilmente abbruciati o ossidati dall'ossigeno atmo- 
sferico; e comprendono i grassi, le sostanze amidacee e le zuccherine. 

I plastici comprendono le carni, i cereali e i legumi secchi. Fra gli ali- 
menti digerenti il principale è il sai di cucina e dopo di esso, la lunga e 
svariata serie delle droghe, e degli aromi. Degli alimenti nervosi i più im- 
portanti sono il caffè, il thè ed il vino. 

Anche la Chimica volle classificare gli alimenti; e coll'analisi trovò che 
alcuni alimenti contengono azoto e li chiamò azotati, che altri non ne con- 
tengono e li chiamò inazotati. Trovò l'azoto nelle carni, nei cereali e nei 
legumi, ma non ne trovò ne' grassi e nello zucchero. 



— 2^7 — 
. Ora ecco quali risultati si ebbero nell'alimentare animali onnivori e 
che pia si avvicinano all'uomo nelle abitudini dell'alimento^ con sola carne. 
« con soli grassi o soltanto con zucchero. Non si è sperimentato la sola 
^omioinistrazione del sai di cucina, delle droghe, degli aromatici e del cafifè 
< del vino perchè è troppo evidente l'effetto che se ne sarebbe ottenuto, 
voglio dire, l'immancabile e sollecita morte per inedia. Da questi studi 
«sperimentali ne è risultato che i cani alimentati con sola carne, con sola 
fecola o zucchero o con soli grassi deperiscono e muojono; e che invece 
riescono di peso e diventano vigorosi con un regime in cui entrano tutte 
le tre specie suddette di cibi. 

. Per istinto e per migliaja e migliaja d'anni di esperienza l'uomo ha sempre 
cercato e cerca un regime misto; e se spesso si limita a soli cibi vegetali 
non è per elezione ma per necessità. Prima che la scienza lo dimostrasse 
Toomo sapeva che mangiando carne, uova, formaggio e pane il suo corpo 
^icquista consistenza e robustezza; ma la stienza gli è venuta in aiuto per 
stabilire in quale misura e in quale modo deve servirsi dei cibi idrocarbu- 
Tati, delle carni e dei grassi. Lo stabilire poi la quantità e la modalità di 
liciti alimenti è di grande interesse per l'esercito perchè dal soldato si deve 
ritrarre il massimo di forza col minimo di spesa senza pregiudicarlo nella 
sua vita di cittadino una volta che abbia pagato il suo tributo militare. 

n pane, la carne, le paste, il riso, le patate, i legumi, i condimenti, le 
bevande ecco i generi alimentari che in varia misura e modo vengono con- 
snunati dagli eserciti odierni. La segale entra nel pane del soldato tedesco, 
le patate, il burro, il thè, la birra, il rhum fanno parte delle razioni degli 
inglesi e degli americani del Nord ; per il nostro soldato è prescritto il 
pane di frumento, la carne bovina e di montone, la pasta, il riso, i legumi 
secchi, i grassi, i condimenti, le verdure e le bevande. Questi sono i pro- 
<iotti del nostro paese, e sarebbe ozioso ed assurdo il discutere sulla con- 
venienza della segale, delle carni salate, delle patate, della birra, del burro, 
dal momento che abbiamo il frumento, le carni fresche, il vino, gli olii ed 
il lardOy generi alimentari relativamente più abbondanti di quelli usati dagli 
altri eserciti, alimenti a cui siamo abituati e che, per fortuna, sono anche 
i migliori. 

Al soldato si deve dare il necessario per renderlo forte e robusto, ma 
mila che sia al di là del necessario. Ora è egli possibile di stabilire con 
sorme scientifiche il necessario quantitativo del suo alimento? 

Io risparmierò al lettore l'enumerazione dei molti sistemi che si sono 
seguiti per fissare questo quantitativo, e solo dirò che il più attendibile» 



— ^28 — 

]^rchè confermato dalla pratica, è quello di analizzare le perdite dell'adulto^ 
che lavora e sia alimentato normalmente nello spazio di 24 ore. Queste' 
perdite sono calcolate dall'acido carbonico espirato dal sudore, daH'orìna'fr^ 
dalle feci. Per queste diverse vie si perdono 2800 grammi d'acqua, 280 dr 
carbonio, 18 di azoto, 650 di ossigeno combinato coll'acido carbonico dei ' 
polmoni e 6 grammi di idrogeno combinati coli' azoto dell'urea e deglF 
altri corpi azotati. In totale la perdita media di un adulto ascende a 3 chilog. 
e 750 grammi, cioè ad un diciottesimo del suo peso medio che è calco* 
lato 63 chilog. La respirazione, secondo i calcoli del Vierordt, elimina circ:k 
32 per cento di sostanze escrementizie, l'evaporazione della pelle 17, l'o- 
rina 46 */a, le feci 4 Ya. Per la via dei polmoni e della pelle si per- 
derebbero un chilog. e 900 grammi di materie escretive, per quella deii* 
reni 1766, dagli intestini 172 grammi. 

In base a questi diligenti e coscienziosi esperimenti se ne è dedotto che 
al soldato, che sotto il rapporto alimentare si può paragonare all'operajo^ 
adulto, si debbano somministrare almeno tante sostanze alimentari da co- 
prire i 18 grammi di azoto e i 280 grammi di carbonio contenuti ne' suor 
escrementi. Dissi almeno questa quantità giacché è d'uopo notare che norv 
tutto l'idrogeno degli alimenti viene combinato coll'ossigeno atmosferico per 
faine acqua, ma una parte è combinato nei corpi azotati e deve essere perciò 
fornito da alimenti in cui stia combinato col carbonio o coll'azoto. — Tutte 
le sostanze alimentari più comuni come, la carne, la pasta, il pane, il riso> 
contengono azoto e carbonio, ma in proporzioni diverse. 

Cosi la carne fresca su 100 parti ne ha 2. 43 di azoto e io di carbo- 
nio, la pasta i. 80 del i.^ e 29 del 2.^, il pane i. 20 di azoto e 30 dì- 
carbonio, il riso I. 08 di azoto con 43 di carbonio. Tutte queste sostanze 
possono servire allo scopo alimentare anche prese isolatamente, ma ciban- 
dosi di sola carne per avere la necessaria quantità di carbonio sarebbe 
necessario mangiarne almeno 3 chilog. al giorno, obbligando lo stomaco ad 
un lavoro inutile per digerire le eccedenti sostanze azotate. Al contrario 
mangiando soltanto riso ne occorrerebbero quasi 2 chilog. per avere T in- 
dispensabile quantità di azoto; e si creerebbe la necessità di un'abnorme 
quantità di ossigeno per ossidare l'eccedente carbonio. Per queste conside- 
razioni d'ordine scientifico e per quella che ha insegnata la pratica dei 
secoli si è stabilito la razione del soldato con alimenti che fornissero la 
richiesta quantità di azoto e di carbonio senza obbligare l'organismo ad un- - 
lavoro inutile e spesso dannoso. 

Nel 1850 il soldato piemontese riceveva 155 grammi di carne, 880 di pane^ ' 



229 

13S ^ pasta, o rìso, 15 di lardo, 30 di sale. Aveva poi due giorni della 
«ttimana in cui mangiava di magro e per ogni pasto aveva 155 grammi 
di pasta o rìso, 15 di butirro, 15 di sale. Del vino se ne potevano fare 
^0 distrìbuzioni annue nella quantità di 35 centilitri per volta. 

Questa rarìone fu rìconosduta insufficiente, subì modificazioni e miglio- 
nmeiiti dal 1850 al 1875, anno in cui la razione della carne fu portata da 
i3o a 200 grammi per la fanteria, da 300 a 220 per le armi speciali, e il 
pane, per tutte le armi, fu stabilito nella quantità di 918 grammi. 

Le 90 distrìbuzioni di vino furono portate a 100 almeno, ma non tutte 
di vino, ma fra vino e caffè. Dice poi il Regolamento di Amministrazione 
^he facendo un sol pasto è conveniente di fare una distribuzione di caffè 
nelle ore più adatte. < In generale, seguita il Regolamento, si preferisce il 
•ciflfè al vino a meno che circostanze igieniche, non consiglino quest' ultimo. » 
il Ministero della Guerra poi con sua circolare, in data 21 dicembre u. s.. 
aumenta di 20 grammi la razione della carne in guarnigione, di 15 nei 
campi d'istruzione e di 20 nelle grandi manovre. 

Le distribuzioni di vino e caffè che dapprima dovevano essere almeno 
<ento non dovranno in seguito oltrepassare questo numero. Per gli erbaggi e 
sale. vengono stabiliti due centesimi e cosi costando 12 millesimi i 20 grammi 
•di sale non restano che 8 millesimi per gli erbaggi e il pepe, mentre dap- 
|>rìma si spendeva un centesimo di verdura per ogni razione. 

Il Ministero pK)i saggiamente avverte che i più recenti studi e le espe- 
rienze fattei in questi ultimi tempi misero in chiaro che il valore degli ali- 
menti non si può apprezzare dal loro contenuto in azoto e carbonio, bensì 
dalla, proporzione delle sostanze adatte e qualificate che quegli alimenti 
contengono. Ciò equivale a dire che il valore nutritivo di alimento non 
si può desumere strettamente dall'analisi chimica, ma dall'effetto che pro- 
duce ia chi ne fa uso. 

La Chimica ha prestato un positivo servizio alla bromatologia nel dimo- 
iare la convenienza di unire ai cibi vegetali quelli animali ; si è resa be- 
Tiemerìta dell'igiene nel classificare gli alimenti in espiratori e in quelli pla- 
stici; nel dimostrare che l'alcool delle bevande distillate e fermentate non 
U parte integrante di nessun tessuto. Ha spiegato il perchè gli erbivori dai 
vegetali ne possono ricavare le loro carni; perchè i carnivori possono vi- 
vere senza vegetali ; ha insegnato a conservare per un tempo indefinito 
quasi tutte le sostanze alimentari ed ha fornito preziosissimi insegnamenti 
all'arte di fare il pane, di fabbricare il vino, ed a quella del cuciniere; ma 
la Chimica è stata impotente, e forse lo sarà sempre, di precisare la quantità 
del cibo che un uomo deve assumere nelle mille contingenze della sua vìtau 



— 330 — ' 

Dall'urea dell'orina, dalle materie colloidi delle feci, dall' ammoniaca^ dd ^ 
sudore e del respiro, la Chimica seppe dire che l'uomo adulto perde, iilì ' 
24 ore, circa 20 grammi di azoto. Ma di questi 20 grammi quanti nt- 
spettano ai tessuti vecchi dell' organismo, quanti ai cibi che furono usati? ~ 

La Chimica finora non lo sa dire. . . La razione del nostro soldato è saf«' 
ficiente ? Non esito a rispondere che la razione vitto per il nostro soldato» * 
basta a mantenerlo forte e robusto in guarnigione, nei campi d' istruzione e - 
nelle grandi manovre. In quanto alla razione di guerra si dovrebbe inten- - 
dere che fosse eguale a quella stabilita per le grandi manovre, ma nulla è- 
prccisato dai nostri Regolamenti a proposito -di viveri di guerra; ed è saggio» - 
questo silenzio perchè si tratta di vincere : e non sarebbe soltanto spilor* ' 
ceria, ma un delitto contro la patria scarseggiare di carne e di vino a obi - 
versa il suo sangue per difenderla. Il tempo, il luogo, le circostanze sug^ - 
geriscono ai Comandanti dei grandi riparti in che misura si debbano sook - 
ministrare ai combattenti i cibi e le bevande. : 

La nostra razione di pace è forse la più razionale di * tutti gli eserciti^ ■ 
perchè oltre del pane e della carnè è composta di pasta o riso per forne - 
una minestra a cui siamo abituati nella vita civile, e che riesce a rìstorure- - 
e a riparare. Nelle altre armate o si eccede nella carne scarseggiando nel 
pane e nella pasta, o viceversa. L'Inghilterra p. es. dà 454 grammi di carne- - 
e 67 1 grammi di pane e la colazione col thè. L'Austria non dà che 1x3 grank> 
mi di carne, ma tra pane, riso e grasso dà altri 1 1 ettogrammi di alimenti. 

La nostra razione è dunque sufficiente ed anche razionale : e che sia. : 
sufficiente senza l'aumento di carne ultimamente concesso dal Ministero^ 
lo desumo dal fatto che il nostro soldato è in generale ben nutrito. Net- 
primi mesi che i coscritti sono sotto le armi , in generale , ingrassano ; e- 
se qualcuno invece deperisce non appartiene già alla classe dei contadini* . 
ma a quella di condizione civile, abituati a qualche agiatezza in ^miglia^ 
I figli dei negozianti, dei professionisti, dei proprietari arrivano ben nutriti 
e poi dimagrano benché sieno sempre provvisti di denaro per procurarsi* 
cibi e bevande dal cantiniere. Per ispiegare questo fatto bisogna ricorrere 
ad altre ragioni, che qui non è luogo di enumerare. Quello che mi preme 
di far notare è il fatto che i coscritti che mangiano piuttosto male in fa-- 
miglia ingrassano al Reggimento. 

Il fatto di ingrassarsi col vitto del soldato l'ho anche osservato nei sol- 
dati di milizia mobile che nell'estate scorso furono chiamati sotto le armii. 
La stagione non era favorevole all'ingrassamento, le fatiche erano molte ^ 
eppure quelli rientrarono in famiglia cresciuti di peso. È indubitato adunque 




— 23t — 

la iasione stabilita col Regolamento d'Amministrazione del 1875, ^l^^" 
gato B, è sufficiente. A viemmeglio confermare la sufficienza del nostro vitto 
militare ho fatto il confronto del peso di 23 soldati del 78.^ Fanterìa della 
7.^ Compagnia e di 20 soldati del 13.^ Artiglierìa 8.^ Compagnia della 
classe 1859. I 23 fantaccini al loro arrivo al corpo pesavano chilog. 1459 
doè in media chilog. 63.4 per ciascuno e nel marzo x88i cioè 13 mesi 
dopo, chilog. i533> cioè chilog. 66,6 per testa. I 20 artiglieri pesavano 
14 15, media individuale chilog. 70 7 e 13 mesi dopo chilog. 1494, con una 
media di chilog. 74.7. 

Da questo fatto poi ne derìva la conseguenza pratica che non è legitti- 
mata la razione supplementare pane che si suole accordare a parecchi sol* 
dati in tutti i corpi. e che riesce di aggravio non indifferente alla massa 
vitto. Quale è infatti il criterio da cui si parte per concedere la razione 
supplementare ? Un tale mangia tutta la sua razione pane , ne compera , 
se ha danari e non avendone mangia gli avanzi di quella de' suoi com- 
pagni. Si lamenta di fame ed ecco che gli viene suggerito di dimandare 
il supplemento. Un sergente e due soldati attestano con una formula già 
conosciuta che il Tizio mangia pane non suo in camerata, il medico di 
senrizio considerando le sue precedenti abitudini alimentari e lo sviluppo 
anormale dello stomaco e degli intestini, emette il parere che ne abbia bi • 
sogno, ed il Consiglio d* Amministrazione lo accorda. Ma ammesso che 
avesse l'abitudine di ingojare molti cibi poco nutrìtivi non ne con- 
segue che debba assumerne la stessa dose di più nutritivi ; il suo stomaco 
e i suoi intestini si adattano presto e volentieri agli ultimi. La sua non può 
essere vera fame, ma pervertimento di appetito che si deve correggere col 
non rimpinzare il ventre; ed è quindi falsa pietà lo assecondare la sua di- 
manda. Vi è un solo crìterio che può legittimare la razione supplementare, 
ed è quello che chi lo chiede, presenti una progressiva denutrizione. 

Se però la nostra razione è sufficiente non è per questo che non reclami 
dei miglioramenti, e per legittimare l'importanza esporrò brevemente i 
dilètti e gli inconvenienti che si osservano nel vitto del nostro soldato. 

La carne, il pane e il brodo sono sempre consumati, ma non è cosi 
della pasta e rìso che d'altronde sono necessari per completare la ra- 
zione. Chi è pratico dei quartieri sa che il rancio di sola pasta o di solo 
riso con pochi erbaggi non finisce tutto nello stomaco dei soldati, ma in 
buona parte in quel luogo lurido che ben altra roba accoglie e che non 
occorre nominare. Se però la pasta sia di buona qualità e con molta verdura 
si mangia, se il riso sia unito in parti uguali con fagioli, ceci o lenticchie. 



— 23? 

si mangia. E ^e invece di' 150 grammi dì pasta* o riso se ne dessero 
{)er potervi unire legumi secchi o abbondanti erbaggi si consuniex 
sempre con piacere e con vantaggio anche la minestra. La pasta, qu 
è ricca di glutine cresce, piace ed è mangiata. Se è di qualità sca( 
non è piaciuta, non cresce e non è mangiata se non dai poveri affai 
' Sia adunque la, pasta , poca, ma bupna. 
< Tanto il brodo quanto la pasta dei soldati hanno un. odore ed un ss 
sui generis che non sono punto piacevoli. Ma se si cucinano due < 
razioni in un piccolo vaso quest'odore non compare» Anche a Parigi 
cucine economiche si è osservato che il brodo preparato in grandi 
mitte per risparmiare combustibile assumeva cattivo gusto e si ritornò 
2)iccole> Forse dipende dalla /stessa causa 1* odore spiacevole del rancie 
nostro soldato ; e se invece di ^re il rancio per compagnia o per più 
pagnie si facesse per squadre, l'inconveniente sarebbe tolto. 

La carne, il lardo e gli erbaggi cuocendo abbandonano alcuni di 
corpi eterei e vplatili che li rendono disgustosi mangiandoli crudi. Ciò 
messo si capisce che cuocendoli in piccoli vasi, i liquidi in cui nuc 
vengono a presentare all'aria libera un numero di superfìci le quali 
<mate insi^eme superano quella dei grandi recipienti e quindi possono i 
modo sprigionare i suaccennati effluvi. Del vino non se ne danno in n 
che 50 razioni di 25 centilitri ^air anno, e del caffè se ne fanno oltre 5 
stribuz4oni« Non dimenticando mai il rispetto e la deferenza che debl 
3uperiore( dicastero della Querra, mentre mi sembra inutile l'aumento di < 
Ailtinjiamente stabilito, credo insufficienti le distribuzioni di vino e < 
Nell'economia animale .non tutto si può calcolare colla bilancia del 
Jiiico ; ^ il vino ed il caffè dispiegano sull' organismo degli effetti non i 
salutari degli alimentari plastici e respiratori. 

Mrintegazza insistette sulla necessità che ha l'organismo umano degl 
menti . nervosi. Ma prima che ei ne parlasse in tutti i luoghi e in ti 
tempi si sono usati gli. alimenti dei nervi. Non farò un' escursione st 
né .geografica per enumerare questi alimenti, ma farò osservare che il 
stro papere e il giostro contadino in mancanza di caffè, di thè, di li^ 
e di^ vino ricorrono al peperone ,. alla cipolla, alle spezie aromatiche 
pepe. Ma jl caffè ed il vino sono i sovrani degli alimenti nervosi, 
il Qhimico fa osservare che il vino noq è che un alimento respirat 
perchè risparmia col suo alcool il grosso dell'organismo, che il caffè 
sé solo non nutre che pochissimo, perchè scarseggia di principi immc 
^zptati, idrQcarburati e grassi, il fisiologo e l'igienista vi rispondono ci 




— 233 — 
ym ed il caffè Bon in virtù dei* loro principi respiratori e plastici, ma ia 
fona della loro azione dinamica, non misurabile colla bilancia, limitano il con* 
^omo dell'organismo e lo rendono forte a resistere a molte influenze morbose. 

Le febbri intermittenti miasmatiche sono le malattie predominanti nel nostro 
esercito, ma ne ho sempre osservato scarsissimo il numero nei sott* ufficiali 
e negli ufficiali ; e ciò anche a Roma, a Foggia e a Mantova. Ed ho poi 
anche osservato che raramente ammalano di febbre intermittente quei ca* 
poiali e soldati che hanno denaro per comprarsi vino e caffè. Circa poi il 
jKìtere che ha il vino di limitare il consumo dell' organismo mi piace di 
citare un fatto occorso l'anno scorso nel 13.° Artiglieria. 

Si trattava di stabilire il prezzo della mensa degli Ufficiali alla scuola di 
tiro. Il vino è sempre stato il genere che ha dato luogo a lagnanze e per evitarle 
si propose al caiitiniere di fissare il prezzo della mensa senza il vino. Di- 
mandava, ed ottenne 3 franchi per ogni giornata di presenza alla mensa e 
gliene furono offerti 3.50 per il solo vitto. Era obbligato di dare un litro 
t mezzo al giorno per individuo di vino scelto da tavola che non poteva 
costare meno di' un franco. Il cantiniere accettava volentieri di sommini- 
strare per un franco di vino, ma non volle saperne che fosse calcolato per 
soli Cent. 50 per chi non ne prendesse. E sapete il perchè del paradosso? 

Perchè, diceva l'analfabeta ma pratico cantiniere, perchè chi non beve 
vino o ne beve poco mangia molto di più di quegli che ne beve : e quel 
tanto che mangia in più ha un valore superiore ai Cent, 50 che mi pro- 
pongono per chi non beve vino. Senza poi ricorrere al cantiniere del 13* 
^artiglieria è da tutti risaputo che chi è sano, lavora e non beve vino mangia 
^sai più di chi non ne beve. 

L'alcool in cui siano immersi tessuti morti sono conservati e l'alcool che 
<ntra nell' organismo se viene ossidato risparmia i grassi, se passato integro 
•per le orine dopo aver circolato per tutto il corpo, o esalato integro dai pol- 
*^oni, non è inverosimile che eserciti sopra i tessuti vivi un' azione analoga a 
<iuella che dispiega sopra i tessuti morti, che cioè ne impedisca od almeno 
5^6 limiti il consumo. L' alcool preserva dalla putrefazione perchè uccìde i 
«microorganismi dei corpi organizzati e dell' aria ; ora di microorganismi ab- 
Ijondano anche i tessuti vivi che l'alcool libererebbe dai microscopici pa- 
'issiti. Il caffè pure diminuisce il consumo dei tessuti^ fa tacere la fame e 
i^OQ ripugna allo stomaco vuoto come spesso fa il vino. Ed è per questo 
«notivo che il nostro Regolamento d'Amministrazione suggerisce di distri- 
buirlo nelle occasioni in cui si fa un solo rancio. 
Se adunque venisse ogni giorno fatta una distribuzione di vino si potreb^ 



— 234 — 
1)ero diminuire, senza danno, gli alimenti carnei ed amidacei. Un qu 
di litro di buon vino ha un valore nutritivo diretto ed indiretto ben 
periore a 30 grammi di carne. 

Le 100 distribuzioni di vino e caffè valgono in media io lire, 20 grai 
al giorno di carne costano all'anno L. 7. 50 ; cioè senza aggravio di s] 
e mutando l'ultimo aumento di carne in vino per questo titolo si pot 
bero spendere 5 centesimi al giorno. £ con un soldo , e forse anche 
meno, si potisebbe fare una quotidiana distribuzione di 25 centilitri di l 
vino ; di riho cioè che avesse oltre il i o ®/o ^^ alcool , come lo ha 
tutti i vini dell' Italia meridionale e della Sardegna. Il Commissariato s 
miiiistra al soldato 918 grammi di ottimo pane con 2 5 centesimi ; gli 
Irebbe del pari somministrare con 5 centesimi 2 5 centilitri di ottimo v 
n soldato sarebbe ancora meglio nutrito di quello che lo è adesso, san 
arcicontento del suo trattamento alimentare, e quello poi che più imp< 
si ammalerebbe meno. E l'enorme somma che ora si spende in chinii 
che gravita ora sulla massa vitto, ora sulla massa generale, potrebbe in 1 
o in parte essere erogata in distribuzioni di caffè in quelle circostanz 
tempo e di luogo in cui fossero reclamate dall' igiene. 

Dagli igienisti, dai fisiologi e da tutti è riconosciuto ed ammesso la ( 
venienza di variare i cibi ; e il Regolamento d'Amministrazione, in oroa; 
a questo principio, concede ai Comandanti di Corpo la più ampia fac 
e rintiera responsabilità circa la mensa dei sott'ufìfìciali ed il vitto dei e 
rali e soldati. £ se poi le compagnie fanno un fondo di risparmio di L. 2< 
gli squadroni e le batterie di 3000, i Comandanti di Corpo ponno miglic 
il vitto a loro piacimento. 

QvLtst! ampia facoltà si assomiglia molto alla libertà che ha il pover 
spendere a suo beneplacito. Animati dal più lodevole zelo , ho visto 
Colonnelli, allo scopo di variare e rendere più aggradito il vitto , d 
preparare il merluzzo in umido^ il ragout di montone, la pasta asciutta 
anche la polenta con fricot; ma dopo poche prove tutti sono ritorna 
tradizionale lesso ed alla solita minestra. Il perchè si intende facilm< 
Per preparare un arrosto, un umido o una minestra asciutta non basta a 
le materie prime, ma è necessario avere i mezzi per prepararle e chi sa 
prepararle. Ora le nostre cucine per i caporali e soldati non hanm 
armadi, né utensili per preparare né l'umido, né l'arrosto, né la min< 
asciutta, le sole varietà a cui si può aspirare, dopo il bollito, è la min< 
al brodo. Oggidì ogni soldato deve sapere cucinare ; ma il cucinare é un 
che è necessario imparare. £ tanto è vero che in molti corpi vi sono 



— 235 — 
cudmen fissi, che però non sono scelti fra i cuochi di professione né fra 
i soldati o caporali più intelligenti. La stessa semplicissima preparazione del 
riestro rancio è retta da tradizioni che chi cucina deve conoscere ; e se per. 
disgrazia non le conosce guasta il brodo, la carne e la minestra. Sarebbe 
a.daDqae conveniente che questo importante ramo di servizio fosse affidata 
a chi è del mestiere ; e che questo ranciere di professione avesse i mezzi 
necessari per esercitare la sua arte. Neir esercito abbiamo i panettieri , gir 
inferaiieri, i ferrovieri e telegrafisti ; e non vi sarebbe nulla di assurdo che 
vi fossero anche i soldati rancieri. Questi rancieri potrebbero essere fomiti 
dai Distretti in ragione di uno per compagnia, squadrone o batteria; scelti 
fra i giovani coscritti o cuochi camerieri e mandati ai Corpi dopo che aves- 
sero ricevuta la normale istruzione di soldati rancieri dall'Ufficiale medico 
<iel Distretto. Coli' istituzione dei soldati rancieri sarebbe meglio assicurato* 
l'importantissimo servizio di cucina si in guerra che in pace e in tutte le 
contingenze della vita militare ; non sarebbe diminuito il numero dei com- 
l>attenti e si dififonderebbero fra le file dell' esercito ed in conseguenza fra 
h popolazione delle idee utili e pratiche che poi si convertirebbero in tanta, 
forza ed in altrettanta prosperità. Non intendo con questo di fare un prò- 
?etto ma solo di tirare una linea di un disegno da compiersi e colorirsi daL 
tanti che sono più di me autorevoli e competenti. 

Parte Seconda. 

* 

Alimentazione del soldato in guerra ò del soldato ammalato. 

L' alimentazione del soldato in guerra e quella del soldato ammalato deve- 
^fferire necessariamente da quella che riceve da sano in tempo di pace. K 
Ut differenza non deve soltanto cadere sulla quantità ma anche sulla qualità. 
In generale in guerra, la carne si aumenta di un quinto e si dà un air- 
^euto nervoso, come caffè, thè, vino e liquori secondo i paesi. All'aprirsi 
^ una campagna, si porta sempre qualche variante alla razione che fu usata. 
^Ua precedente ed altri cambiamenti vengono introdotti che sono suggeriti 
^le circostanze e dalle località. E dìffatti sarebbe assurdo it voler presta- 
bilire la quantità e la qualità del vitto e delle bevande in guerra se nott 
^ è sicuri di poterne in ogni caso disporre, e se le circostanze , gli acci- 
aiti, insomma, l' impreveduto sia la regola, il prevedibile l'eccezione. E. 
^ finalmente si rifletta che la facoltà data ad un Comandante di una grossa 
^tà tattica di disporre a suo piacimento della razione può essere una ri* 



— 236 — 

-sorsa per vincere. Non dimentichiamoci la massima del gran Napoleone che 
<liceva che : le soldat a le cosur dans restomac. 

Non è utile anzi non è possibile di precisare la conveniente mai^izione 
•da bocca, ma si ponno però indicare, a grosse pennellate, gli alimenti e 
le bevande che meglio si prestano per il nostro soldato in guerra. 

Le carni fresche bovine tengono il posto d'onore; vengono in seguito 
in ordine discendente quella di vaccina, le ovine, le cavalline. Anche queUe 
<lei gallinacei servirebbero egregiamente se fosse possibile provvederne in 
<iuantità sufficiente. 

Il merluzzo può pure impiegarsi ed of&e il solo inconveniente di non pre- 
starsi per una pronta preparazione. 

Le carni conservate nelle scatole sono una preziosissima risorsa quando 
non sia possibile di avere o di cuocere la carne fresca. 

Mangiata per parecchi giorni di seguito viene a nausea: la si deve quindi 
impiegare come espediente mai come cibo ordinario. 

I prussiani usano in campagna una spede di salsiccia che in poco volumi 
racchiude molti elementi plastici e respiratori. Questo salsiccione analizzate 
<lal dott. Parthes ha dato in 100 parti 16. 2 d* acqua, 7. 19 di sale, 12. 20^ 
-di materie azotate, 35. 65 di materie grasse, 330. 663 di fecola. I prus^an 
lo chiamano erhswurst e pare che abbia fatto ottima prova. Da noi si son< 
fatti tentativi per imitarlo ma non si è riusciti a nulla di pratico. Le cara 
salate ed affumicate presteranno forse un buon servizio agli eserciti del Nord 
ma il soldato italiano non le mangia o mangiandole per necessità non ]< 
nutrono. E se non nutrono, dicono i chimici, ciò dipende dalla salamoja ch< 
vien gettata e che si appropria gran parte dell'albumina, della creatina < 
dell'acido inosico, fattori principali del lord potere alimentare. 

L* infelice risultato della carne salata fu notato durante la guerra di Crimea 
Cosi dicasi della carne secca o polverata. Il lardo salato e la carne suini 
salata furono impiegati con miglior successo nella stessa campagna. — li 
mancanza di carni o per alternarlo colle carni in conservja o salate pu^ 
servire il formaggio duro tanto nazionale che svizzero. 

II pane di frumento è a tutti gli altri preferìbile, ma occorrendo si pai 
usare quello mescolo di frumento e segale, quello d'orzo, quello di farina 
^i patate e fagioli. La polenta può mangiarsi per molti giorni senza incon 
venienti e piace sempre se mangiata con carne o merluzzo e inaffiata co 

.vino. Il pane biscotto, sotto forma di galletta, è ottimo come alimento d 

rìserva; mangiato insieme al pane fresco non porta nessun inconveniente, m; 

.inangiandone soltanto di questa qualità per parecchi giorni di seguito» k 



— 237 — 
stomaco Io rifiuta e non riesce nutritivo. Il riso è un'eccellente derrata ii> 
tempo di gueira perchè di facile trasporto e poco soggetto alle avarie. 
Come cibo in tempo di guerra le paste ed i legumi secchi tengono un po- 
sto secondario ; le prime si guastano facilmente, i secondi richieggono troppo» 
tempo per prepararli. 

Il vino ed il caffè, non dovrebbero mal mancare al soldato in campagna. 
Gli impediscono un rapido consumo de* suoi organi, gli accrescono le forze, gU 
rialzano il morale e lo preservano da molte malattie specialmente infettive^ 

In Crimea si esperimentò il rhum e l'acquavite in sostituzione al vino^ 
ma il nostro soldato non li aggradiva e spesso non ne faceva uso. Circa 
il caffè mi sia lecito di fare un'osservazione pratica. La sveglia in campa- 
gna, d'ordinario, ha luogo nelle prime ore mattutine; e appena che il sol- 
dato sia svegliato e vestito gli si dà il brodo ordinandogli di conservare 
la carne nel gamellino. Ora succede che pochissimi lo bevono tutto, alcuni 
lo assaggiano appena e la maggior parte ne ingrassano il terreno del campo.. 
E dò è naturale, se si riflette che il soldato è svegliato durante il sonno, 
od periodo cioè in cui l'organismo sta sbarazzandosi dei suoi materiali inu- 
tili per convertirli in escrementi. — Si offre al soldato un alimento in un 
momento in cui il suo organismo elimina il superfluo per equilibrarsi; e 
per conseguenza se dà non può ricevere e se riceve non ne ha benessere ; 
e rifiutandosi a riceverlo può mancare ad un ordine, ma ubbidisce ad una 
legge fisiologica. — Il caffè invece lo prende volentieri e se ne intende la 
ragione fisiologica. Il caffè passa per l'organismo, lo stimola, ma non vi si 
fenna; e se sia intento a spogliarsi del superfluo continua la sua opera e noi> 
è contrariato dal lavoro opposto di dovere assimilare. Che poi il sonno prepara 
gli escrementi è provato dal fatto generale che si depositano nel mattino. 

I legumi verdi od erbaggi non dovrebbero mai far difetto in campagna ; 
e siccome non è sempre facile di farne provvista, le verdure in conserva e 
compresse dovrebbero sempre trovarsi nei depositi viveri di riserva. 

Gli erbaggi hanno la preziosa prerogativa di rendere più aggraditi gir 
alimenti mediante il loro aroma e di preservare da quel terribile flagello 
che non manca mai nelle lunghe campagne, che è lo scorbuto. 

I grassi, cioè il lardo, il burro e l'olio d'uliva sono un condimento ed 
insieme un alimento respiratorio efficacissimo. In guerra non dovrebbero 
mai mancare pensando alle estese praterie, ai grandi oliveti e ai moltissimi 
^>oschi che l'Italia ha la fortuna di possedere. 

Fra le contingenze possibili anzi probabili della guerra vi è quella di 
«ssere stretti d'assedio e quella di trovarsi isolati in una posizione che sia 
importante di mantenere ad ogni costo. • 



— 238 — 

Si nell'uoo die nell'altro caso le munizioni da bocca hanno un'impo 
lonza capitale ; e da questo ne segue il dovere di esaminarle sotto tali rap^rt 

Una osservazione che hanno fatto i fisiologi e che ciascuno può ripetei 
-si è che nello stato normale i limiti fra i quali oscilla lo scambio del 
materia sono molto ampi. Se fosse diversamente gli animali che .non rio 
Tono l'alimento dall'uomo, ma che se lo debbono procurare in mezzo 
mille difficoltà perirebbero tutti o quasi tutti. 

Anche l'uomo senza ammalarsi può vivere e dispiegare una certa att 
irità usando una quantità di cibi molto inferiore a quella che usa d'ordi 
nario. A questo proposito si è notato che diminuendo gradatamente l'ai] 
mento, il corpo perde di peso e deperisce ; le funzioni si fanno languide 
le perdite minori ; arriva poi un punto che tra le poche perdite e h 
scarso alimento si stabilisce V equilibrio, e II corpo dimagrito rimane pò 
in questa nuova condizione stazionario , e se la diminuzione degli alimenl 
non è stata che moderata , vi resta nello stato di una relativa sanità 
Se poi gli alimenti vengono notevolmente diminuiti o mancano afiatto, i 
<:orpo dimagra nel i.** caso lentamente, nel 2.® più presto diviene sempr 
più inabile a funzionare e muore per inedia > (Vierordt). 

Adunque non solo si può vivere, ma si può anche guerreggiare con un 
quantità di cibi inferiori all'ordinaria , ma è d*uopo decrescerli gradatr: 
mente. 

In tutti 1 grandi assedi si è osservato questa norma, e si seguirà sempi 
tutte le volte non si sia sicuri di avere una sufficiente provvisione da boccs 

Il Papin che colla sua famosa pentola ha trasformato il mondo, tentò < 
ricavare dalle ossa un alimento che chiamò osseina. Dai tendini poi, d. 
legamenti e dalla pelle di molti animali , è da tempo immemorabile cb 
si ricava la gelatina. Tanto la gelatina quanto 1' osseina ebbero fautori 
<ietrattori ; ma essendosi fra questi ultimi schierato un illustre fisiologo , 
Magendie, perdettero di credito e furono considerate come sostanze ne 
nutritive. Nonostante il responso del Magendie nelle case e negli ospedr 
si è sempre continuato la preparazione e l'uso della gelatina ; e in occ 
sione dell'ultimo assedio di Parigi, lo studio della questione fu ripreso < 
altri valenti scienziati , quali il Gherardt e Dumas , e ne conclusero ci 
e l'osseina e la gelatina sono un alimento, che convenientemente preparat 
nutre e piace. Infatti, durante l'assedio se ne fece esteso commercio. 

Ma la quistione della gelatina e delle sostanze gelatinoidi come alimen 
deve pur essere riguardato sotto altro aspetto, e cioè se provvedendo ag 
imperiosi bisogni della fame , siano pure in grado di riparare le perdil 



— 239 — 
contìnue dell' organismo , di sostenerne le forze e di porgere i materiali 
neceatuì al suo incremento e sviluppo siccome è proprio del vero nutrimento. 

Molte sostanze alimentari che nei tempi ordinari non sono mangiate per 
avarìe sofferte, possono venire utilizzate in circostanze di penuria. U calore, 
tanto per via, umida che per via secca, può risanare la carne in via di pu- 
trefazione, quella d'animali morti per malattia, il pane ammuffito, le farine 
alterate. Le eventualità di guerra privando delle risorse che si possono rica- 
vare dalle ossa, dal sangue, dalle pelli, dal cacao, zuccaro e caffè, ve ne sono 
altre offerte dalle frutta e dai vegetali che ordinariamente non servono 
di alimento all' uomo. 

Tutti i semi, i frutti, i tuberi, le radici e le erbe fresche possono servire 
di alimento. Eccezione fatta, ben inteso, di quelle qualità che sono noto- 
riamente velenose o che al gusto si sentono acri, e nauseabonde. Le erbe 
vogliono esser cotte o condite con sale o nitro. Infatti nei tempi di carestia 
si sono osservati individui morti di fame collo stomaco ripieno di erbe 
crude. I licheni e le alghe tanto d'acqua di mare quanto di acqua dolce 
possono in casi estremi servire di alimento. L' illustre viaggiatore Ron- 
<^ole Gessi quando si trovò isolato nel Nilo circuito dagli Ambasc, restò 
senza viveri coi 500 suoi compagni e si lui che questi dovettero nutrirsi 
di un'alga d'acqua dolce che cresce in quei luoghi; ma pur troppo su 500, 
450 morirono II 

Ora poche parole circa T alimentazione del nosfro soldato ammalato. 

Fra gli esercenti la difficile arte del guarire non regna un perfetto accordo 
^irca il modo di alimentare gli infermi. Alcuni pochi, stanno per l'aliraen- 
^ione scarsa e poco nutriente partendo dal principio che il tessuto am- 
njalato dovendo eliminare il principio morboso per guarire non v'è di meglio 
^^e lasciarne l'incarico all'ossigeno dell'aria ed all'acqua. A conferma della 
^oro massima citano il fatto che l'ammalato e soprattutto l'ammalato di 
*^alattia generale {morbus totius sub stantìa), per istinto non mangia. 

Altri invece, convenendo che l' organismo ammalato debba espellere quella 
parte di tessuto che è alterata, consigliano di introdurre nel corpo la mag- 
gior quantità possibile di alimenti respiratori e plastici allo scppo di com- 
partirgli la forza sufficiente per eliminare la parte incongrua. Ma seguendo 

* tutto rigore le loro teorie succederebbe che i primi farebbero morire l'am- 
^3lato d'inedia, e i secondi d'indigestione. Si gli uni che gli altri con- 
tengono che il cibo per gli ammalati deve essere di facile digestione. Ma 

* assurdo il negarglielo o darne pochissimo quando l'ammalato abbia fame, 
sotto la speciosa ragione che prima di mangiare debba liberarsi di quelle 



— 14° — 
parti che non sono sane; ed è parimente assurdo di dare una costoletta 
quando lo stomaco non ha succo gastrico per digerirla o dargli degli alcoca 
liei quando brucia di calore, sempre per la speciosa ragione che Talcocia 
ossidaildosi risparmia I* organismo e che perciò non si indebolisce. Come i : 
tutte le cose fra i due cammini opposti ed entrambi pericolosi , ve n'è i& 
terzo che conduce senza precipizi ad una meta che se non è V ideale è per- 
soddisfacente. Non negherete all'ammalato un alimento respiratorio legge:] 
mente eccitante, come un brodo, una zuppa, una minestra di riso, un caC 
quando non solo lo tollera ma lo appetisce; dargliene dei respiratori, A< 
plastici e dei nervosi per riparare le perdite indotte dalla malattia se di^ « 
riti o desiderati , ecco la giusta via suggerita dalla pratica e dalla scienr^i 

Nei nostri ospedali militari si segue, in get^erale, questa strada, ma ià<d 
mi posso tacere dal segnalare un fatto che mi sembra un difetto. Molti di 
nostri ammalati per malattie locali mangiano i tre quarti della porzione i 
due pasti eguali. Il i.° verso le io del mattino, il 2.° alle 4 y, della se r^ 
Dalle 4 ^3 pom. alle io ant. passano quasi 18 ore senza che il pover 
ferito, oftalmico o venereo possa confortare il suo stomaco con un cibo < 
con una bevanda. Ben è vero che coli* autorizzazione del Direttore gli si pu< 
dare un caffè e latte o una zuppa prima della visita del mattino; ma ì 
caffè e latte disturba spesso i calcoli economici del Direttore e non vien< 
sempre accordato. E la zuppa non si accorda o non si prescrive sapendo i? 
che le zuppe del mattino dimagrano il brodo che deve servire per 1 
minestre. 

Coi tre quarti della porzione d'ordinario è prescritto il vino nella do^^ 
di 25 centilitri. Questo vino è scelto e perciò piace molto, pure non pas^ 
giorno senza che gli ammalati dimandino di non riceverlo per avere in su^ 
vece una zuppa o un caffè al mattino. 

Nei grandi ospedali di Parigi e di tutta la Francia, prima della visita cL 
mattino, salvo casi eccezionali, si dà una zuppa di magro, con burro, cioè, 
con olio. 

Negli ospedali civili di Bologna, di Verona, di Padova, di Rovigo e ^ 
quello pure di Mantova, e forse in molti altri d'Italia, si dà una zup^ 
col brodo, col latte, od il caffè prima della visita mattutina. E faccio v 
perchè qualche cosa di analogo si faccia anche nei nostri ospedali milit 
dove il soldato deve guarir presto, bene e colle minori sofferenze possibii 



— a4x -^ 



TOPOGRAFIA 
E STATISTICA MEDICA DEL COMUNE DI RAPOLANO 

del Dott. Vittorio Rovini. 

{Memoria premiata), 

INTRODUZIONE. 

Qaanto elevato ed importante sia il concetto. di una Geografia Medica 
""llibnay non avvi alcuno, per quanto poco versato nelle mediche discipline, 
|de non sappia apprezzare in tutta la sua estensione. Basterà accennare a 
I fwto proposito , come egregiamente diceva il dott. Zampa Raffaello nel 
1S7S rivolgendosi a tutti i medici condotti» che una delle questioni che 
(i di sovente si affacciano alla mente del medico il quale cerca di rag- 
pngere le cagioni dei morbi e della loro fenomenologia, è quella di sa- 
yere non solo secondo quali condizioni individuali si manifestano le malattie, 
m eziandio se esse si osservino in qualunque luogo, colla stessa frequenza, 
colk stessa forma, col medesimo andamento e colla medesima intensità. Ne 
fiene da ciò che a raggiungere tutte queste condizioni illustrative dei morbi 
die si verificano nelle singole regioni, debbano di preferenza tutti i medici 
condotti concorrere colFopera loro, illustrando ciascuno il territorio nel quale 
esercita Tarte salutare, per venire cosi con una sintesi giudiziosa raggrup- 
pindo ciascuna di queste parziali topografie, a gettare le basi di una Geo- 
grafia Medica Nazionale. 

Opera lunga ed ardua sarà questa Certamente, ma non per questo dob- 
biamo noi medici sgomentarci in faccia a siffatte difficoltà, pensando che 
opere di ben altra importanza, sia scientifica che materiale, sono state com- 
piate dagli stranieri. Valgano per tutte, le topografie e statistiche mediche 
oniversali siccome quelle dell'Hersch e del Boudin. Non aspettiamo, seguitava 
benissimo a dire il sunnominato dott. 2^mpa , che un qualche straniero 
venga a favorirci di un* opera in faccia a cui i nazionali avessero indie - 
txcggiato. 

Con questo nobile fine, e neirinteresse pure del Comune che forma sog- 
getto di questa illustrazione, mi accingo ancor* io a portare il mio piccolo 
sassolino al grandioso, gigantesco edifìcio nazionale. 

16 



242 — 



PARTE PRIMA 



CAPITOLO L 

Cenni storici, giacitura e confini del Comune di Rapolano. 

Rapolano è una terra della Provincia superiore senese, situata nella "^ 
d'Ombrone, quindici miglia distante da Siena per il lato di levante a 4 
17/ ^f\ ^ latitudine e 29^ 16', 18" di longitudine. Appartenne t 
volta con tutte le sue dipendenze all'antica e potente famiglia dei Co 
Cacciaconti, più generalmente conosciuti còl nome di Conti delFAscialei 
o Scialenghi. Avendo però costoro tentato di scuotere il giogo della 1 
pubblica Senese, a ciò ajutati /dal vescovo di Arezzo, e ricuperare V al 
castello di Asciano, già da loro donato nel 1168 alla medesima Repubbli 
si sbigottirono dell'armata che nel febbrajo del 1197 i Senesi mandare 
in Asciano, e rinunziando al dominio dispotico e feudale di molte tei 
fra le quali Rapolano, si sottomisero al Comune di Siena ed obbligaro 
a restituire ai Conti Baroti le terre di Farneta, Montalceto e San Gii 
gnanéllo. 

Da quest'epoca in poi dovette Rapolano subire gli eventi fortunosi ed 
giogo della Repubblica Senese, tanto che nel 1205, o come altri dice 
1209, fu occupata ed intieramente distrutta dai Fiorentini. 

Nel 1267 quando già questa terra era ritornata a risorgere e popola: 
e fino dall'anno avanti vi era stato insediato un Podestà, fu nuovame: 
assediata dai Senesi per cacciarne Ranieri e Aldobrandino da CaccÌ2 
della famiglia Ricasoli, allora cittadini senesi, ma ribelli perchè seguiva 
la parte guelfa e si erano impadroniti a tradimento di Rapolano, d( 
Serre e di Armajolo, e dopo quindici giorni d'assedio fu nuovamente 
condotta sotto il dominio della Repubblica Senese. Erano già i Sen 
passati al partito guelfo, quando nel 1306 temendo che i Ghibellini ri 
giatisi in Arezzo s'impossessassero di Rapolano per far danno a Siena, < 
cretarono di demolirne le mura. 

Nel 1 3 3 1 però essendo i Rapolanesi in unione dei Senesi valorosamei 
riusciti nell'impresa contro i Conti Aldobrandeschi di Santa Fiora, furo 
loro concedute dalla Repubblica di Siena privilegi ed immunità, e nel 13 



— «43 — 
nlero^ dietro deliberazione del Consiglio generale, ricostituite nuovamente 
kloro mura. Gli ultimi avvenimenti fatali a Rapolano furono quelli stessi 
'dienei 1554 spensero la libertà senese: e passata Siena in possesso della 
osa Medicea» non ebbe più parte alcuna nella storia politica» né presentò 
altro che meritasse una particolare commemorazione. 

la quanto al suo significato etimologico, potrebbe darsi, come dice un 
asooimo scrittore, che da Ara apud Anum (vecchiarda) derivasse il nome 
<ii Rapolano, non trovandosi altra plausibile ragione etimologica che valga 
1 sostenere il significato delle voci che lo compongono: e ciò dalle prime 
ose o capanne che avranno preso il nome dall'Ara della Fata o Dea, al- 
togatrice del fonte prodigioso. 

I confini di questo Comune sono : a tramontana col Comune del Monte 
Sm Savino, a levante con Sinalunga e in parte con Lucignano, a ponente 
COQ Asciano e in parte con Castelnuovo Berardenga, ed a mezzogiorno con 
Asciano. 

Nella sua parte di nord-ovest è traversato dal fiume Ombrone che ha la 
SK origine nei vicini monti del Chianti e va direttamente al mare al di 
flopfa di Grosseto. I monti che Tattraversano da nord a sud sono dirama- 
Àni dell'Appennino Toscano e prendono nome dallo stesso paese di Ra- 
polano. Essi hanno al loro versante occidehtale una piccola pianura deno* 
minata della Bestina dal nome di un torrente che vi scorre , e attraverso 
U quale passa la strada ferrata che si dirige verso Grosseto, ed al versante 
di levante altra non estesa pianura denominata del Sentino, dal nome pure 
di nn piccolo torrente, e per la quale passa la ferrovia che va a Chiusi. 
Quest'ultima pianura si vuole che in antico costituisse un lago, chiusa 
come è d'ogni intorno da colline; ed infatti questa tradizione non ripugna 
anche oggi nient'affatto alla mente, osservando la topografia della medesima. 
Fra i colli poi di Modanella e di Monte-Martino è situato altro piccolo 
piano attraversato dal torrente Foenna che tra Rigomagno e Farnetella 
-sbocca nella bella e fertilissima Val di Chiana, giusto nel fiume che dà 
nome a questa valle. In generale adunque può dirsi che il territorio rapo- 
lanese sia costituito da monti e da vallate, attraverso delle quali scorrono 
dei corsi d'acqua di più o meno importanza. 

Oltre i centri prindpali di Rapolano e le Serre che formano due Frazioni 
dbtintey dascuna delle quali elegge separatamente nel suo seno i propri 
Configlieri, ma che però formano unitamente un medesimo Consiglio Co- 
munale, esistono altri quattro casali o villaggi , due dei quali Armajolo 
e Poggio Santa Cecilia, posti nella frazione di Rapolano, gli altri due 



— 244 — 
Modandla e San GemigDatiello in quella delle Setre. Cla^CUfio di q«e^fi 
villaggi , tolto Armajolo, è posseduto intieramente da un proprietaria che 
vi tiene ia sua (attoria con casa d'abitazione, e vari quartieri che vengonc 
affittati ai suoi dipendenti e che lavorano giornalmente nei propri poderL. 

CAPITOLO II. 

Natura geologica del terreno. 

Risiede il paese di Rapolano sopra una collinetta o promontorio di 
travertino elevato sul livello del mare metri 403,129, ed è posto in una. 
specie di valle o bacino, limitato a ponente dal fiume Ombrone, ed a le- 
vante dalla catena dei monti detti di Rapolano che da Palazzuolo si estende 
fino a Montalceto in direzione dal nord al sud, e separa la Val di Chiana, 
dalla vai d*Ombrone, di cui, come ho detto, forma parte. Il castello poi 
delle Serre, posto circa al medesimo livello di Rapolano, è fabbricato iik 
parte sopra degli strati di calcarea compatta grigia alternati da altri df 
pietra cornea ora verdi, ora neri, ora rossastri, come si osserva specialmente* 
fuori di una porta posta al suo scirocco. Vi regna però molto ancora il 
travertino che si avanza anche al di là del castello medesimo. 

Lateralmente al suddetto promontorio di travertino su cui è poggiato* 
Rapolano, si trovano pure delle incrostazioni di travertino che si estendonoi- 
lateralmente alla medesima terra, con qualche irregolarità ed interruzione,, 
ed a molta distanza fino al limite dell'Ombrone. Queste incrostazioni tra- 
vertinose in alcuni punti sono ricoperte da terreno argilloso posto a colti- 
vazione, in altri punti sono queste masse calcaree più montuose e più ir- 
regolari. Alcune di queste incrostazioni medesime appartengono al periodo» 
recente e sono state formate dai sedimenti delle copiose acque minerali che- 
vi scorrono, altre poi rimontano ad un* epoca più lontana, giacché vediamo- 
in alcuni punti giacere sopra esse la ghiaja marina sciolta, la breccia ghiajosa 
e altre deposizioni del mare, che costituiscono quei vasti terreni del Senese 
chiamati col nome di crete. Dal suesposto si vede chiaramente che queste 
deposizioni marine si sono colà formate sopra il travertino stesso, per con- 
seguenza ]nù antico delle medesime, poiché non é possibile supporre che 
quello sia venuto a formarsi sul fondo del mare da sorgenti di acque ter- 
mali colà situate. Ed infatti come accozzare l'idea di sorgenti calde in fòndo- 
«gli abissi del mare? Eppoi come combinarvi la decomposizione di quelle 
acque termali ed una tranquilla deposizione di quelle particelle terrose senza. 



— 245 — 
-'•B <bperÀne e senza miscela? Vi ha di più che non si vede mai mischiato 
ib sostanza del travertino qualche prodotto marino, non conchiglie , notfi 
fbaja, noB tufo o arena né altre materie insomma che ora scorgiamo stra- 
tiicate in quei tratti di paese che le acque del mare già lasciarono a secco. 
Delle acque minerali tanto termali che potabili che copiosissime sgorgano 
alia superficie di questo territorio, parlerò a suo tempo : mi basterà per 
adesso accennare che dalla deposizione di esse vien formato il tartaro cai- 
l«w specialmente dall'acqua termale di Armajolo, il tartaro o sedimento 
ìMìurio s^fi^ioso, dairacqua termale di Rapolano (come comunemente viene 
flttuiiato il Bagno caldo), ambedue composti di carbonato di calce e da 
J/ktoìà dose di solfato di calce con tenuissima quantità di silice. Si trova 
>8K un tartaro giallognolo ondato e dello zolfo cristallizzato e terriforme 
jwr la deposizione della surriferita acqua termale detta di Rapolano. 
' La maggior parte dei monti di questo Comune sono formati da calcarea 
«ompatta, bigia, ed alcuni punti più alti da breccia mista, vale a dire com« 
a di pietre fluitate selciose di cui rimpasto durissimo che le lega è 
imMto da calce carbonata e silice, e di cui si servono per le costruzioni 
^ macine da mulino. 

' I minerali che si rinvengono in questi terreni sono: la pietra calcarìa 
essile dendritica nei monti di Modanella, il bolo rosso, il bolo giallo, la 
astice ccMmea cavata fra i filoni di pietra calcaria presso le Serre , ed in 
«ohi punti l'ossido nero di manganese disposto a filoni verticali o paral- 
Icfi o intersecati da piccole ed ineguali elevazioni di galestro rosso, verde 
« giallo. Quest'ossido di manganese in alcuni luoghi si trova compatto, 
in altri celluioso e ripieno di ossido rosso terriforme di ferro che tinge come 
rematile terrosa; in altri punti invece cratiforme ed a cellette vuote per 
essersi disperso l'ossido di ferro che le riempiva. 

Unitamente al manganese si rinviene nel galestro e nel diaspro di questi 
monti , specialmente in quello di Monte-Martino e della Selva , piccola 
^santità di rame sotto forma di iniezioni di calcopirite, spesso convertita 
in malachite. 

Come- era naturale, tanta ricchezza di manganese non poteva andare 
ignorata, e già per cinque anni continui (dal 1875-79) due Società hanno 
praticato 1* escavazione di questo minerale contenuto nei monti della Buo- 
nimegna presso Poggio Santa Cecilia, in quelli della Selva e di Monte* 
Martino. Queste Società mentre pagavano ai proprietari delle miniere circa 
dodici mila lire in tutto, estraevano annualmente due mila tonnellate di 
mfoerak, ed impiegavano fra uomini e donne circa 350 a 400 individui^* 



— 246 — 

Da ciò ognuno capisce come queste due lavorazioni costituissero per j 
Comune di Rapolano un immenso vantaggio, avuto riguardo alle condizioa 
economiche degli operai, e come la cessazione delle medesime, sia stati 
assolutamente un disastro, giacché nell'anno susseguente, vuol per la scar- 
sità delle raccolte, vuoi per la mancanza di altri lavori, si verificò in questi 
paesi una miseria tale che da molto tempo non era stata osservata. 

In conseguenza di queste lavorazioni se i freni del buon costume;, per 
la promiscuità del sesso negli operai, venivano d'alquanto rallentati, si avevti- 
però un grandissimo vantaggio, oltre che nell'economia, nella conservazione, 
della salute : e ciò dico, perchè dotato come è il manganese potentemeatft 
di un'azione ricostituente e antisettica, faceva si che le malattie di infe^ 
aione come tifoidee, ecc., e di consunzione come tubercolosi, clorosi, ecc.a^ 
erano rarissime ad osservarsi negli operai addettL 

Anche l'estrazione e lavorazione del travertino costituisce una grande 
risorsa per Rapolano. Il travertino di questi luoghi è di un bel bianco o 
dotato di una maggiore compattezza, per cui, di preferenza del travertinok 
proveniente da altri luoghi, viene impiegato per fabbriche ed ornamenti di^ 
architettura, e per macine da uliviera. 

Tanto celeremente avviene la deposizione del tartaro dall'acqua di Rapo- 
lano sopra i vari oggetti che si espongono ad esserne rivestiti, che l'industriai 
ne ha tratto profitto per costruirne alcuni lavori graziosi, intessendo co&r 
ginepri, pungitopi ed altri vegetali, dei panieretti e dei mazzetti che esposta 
allo spruzzo di quelle acque acciocché si incrostino del candidissimo tar^ 
taro, in ' pochi giorni compariscono come se fossero fatti di bianco marmo» 

CAPITOLO III. 

Acque. 

Onde facilitare la descrizione delle acque che si rinvengono in questo 
Comune, credo opportuno fame le seguenti distinzioni cioè : 

Corss d acqua. — Acque potabili. — Acque termali o medicinali. 
Il corso principale di acqua che attraversa questi terreni è, come ho 
detto di sopra, il fiume Ombrone il quale molto prossimo qui alle sue sor* 
genti dei monti del Chianti, non ofire un letto molto largo né profondo, 
e non dà per conseguenza alimento ad alcun stabilimento industriale. Ne 
viene quindi il torrente Foeuna che in direzione da nord a sud bagna i 
piedi del colle di Modanella, e fra Rigomagno e Farnetella sbocca, come 



— 247 — 
^ *b gft accennato^ nel fiume Chiana portandovi le sue torbide ed impetuose 
|ieBe. Altri torrenti di molta minore importanza sono la Sestina ed il 
latino influente quest'ultimo della Foenna. 

. A proposito del Sentino, è prezzo dell'opera il notare come avendo esso 

■ kcto, se non ad uguale livello, certamente di poco inferiore a quello 

ddfe fosse della pianura che vi immettono, ne consegue che in queste 

jndette fosse abbiamo un ristagno generale delle acque che nell'estate di- 

mgono limacciose e fetenti, e formano un valido coefficiente, come sotto 

(bòg per k> sviluppo delle febbri da malaria. Già la temperatura stessa 

notti che subentrano alle stesse giornate le più calde del luglio e del- 

H^fOBto, è fredda, e molto differente in questa pianura ancora a quella 

si verifica nell'interno del paesello delle Serre che vi sovrasta. 

Le acque che si usano per bevanda e per gli usi domestici sono : l'acqua 

ynma, l'acqua proveniente da stillicidio nei bottini, l'acqua d' infiltrazione 

ì posa e l'acqua di sorgente o di vena. 

Di q[iieste quattro, specie di acqua, distinte secondo la loro immediata 

yoTCMcnza e modo di raccoglierle, la più generalmente usata per bevanda 

è l'acqua piovana; ne viene quindi l'acqua di stillicidio nei bottini, e final- 

l'acqua di sorgente. In ben pochi luoghi si usa l'acqua d'infiltrazione 



n finto solo dell'uso cotanto esteso che qui si fa dell'acqua piovana, è 
fk ma implicita dichiarazione che nella maggior parte del nostro Comune 
■aiif lino copiose sorgenti di acqua, o se vi sono, non riescono buonissime 
a beversi od offrono il difetto della lontananza, inquantochè il ricorrere 
alTacqua che cade dall'atmosfera sotto forma di pioggia per provvedere 
alla comune bevanda, importa di necessità continue cure alle quali l'indi- 
vìdoo, la famiglia e l'Amministrazione Comunale non vi si sottopongono 
se non vi sono spinti dalla necessità. Quest'acqua piovana viene raccolta 
sai tetti e da questi guidata, per mezzo di canali di latta o di terra cotta, 
■die cisterne o pozzi scavati più o meno profondamente nel suolo, e rive- 
stiti da muro formato di mattoni. Per l'abbeveramento degli animali viene 
accolta l'acqua in piccoli laghetti artificiali escavati nel terreno ed in pros- 
sinità delle case coloniche, l'acqua dei quali si mantiene generalmente tor- 
bida e limacciosa, per la terra che continuamente vi rimane sospesa, e per 
le piante o avanzi vegetali che vi nuotano. 

Le altre specie di acqua non vi entrano che come sussidiarie, e solo in 
campagna le acque provenienti da stillicidio nei bottini, acquistano un certo 
fndo d'importanza. Tutto compreso però manca assolutamente la quantità 



^ 



-=— 248 — 

déir acqua per i bisogni della popolazióne, e quando abbondanti pioggfS^ 
nell'estate non vengana a rinnovare le provviste delle cisterne pubblidi^^ 
adagio adagio -anche quelle private vengono ad essiccarsi, quindi la nrrc»!' 
sita di ricorrere per gli usi domestici all'acqua di vena la quale è alquanit^ 
distante dai paesi, malagevole n'esce il trasportarla e, non essendo rìpaml^ 
non offre neppure una certa sicurezza riguardo alla pulizia. 'fe* 

Vi sono pure due sorgenti di acqua, una nei pressi di Armàjolo, l'alMlft 
ih prossimità delle Serre, chiamata quest'ultima Fonteluco, le quali meòOfl 
nelle grandissime siccità, danno un getto perenne di acqua. Per uso alimeÉ^ 
tare però non se ne usa di quest* acqua che poca, a cagione dei mateiìi 
sòlidi di cui è ricchissima, tanto da lasciare nel bollore delle incrost 
di tartaro nei diversi utensili. Queste acque più che altro servono all'i 
di pubblici lavatoi. 

Ritornando a parlare delle acque piovane che si raccolgono nei 
mi dimenticavo di notare come esse potrebbero riuscire migliori se maggie 
fosse la cura nel raccoglierle, riButando a mo' d*esempio quelle proveDÌ< 
da pioggie dopo una lunga siccità e quando i letti sono sporchi di imraòtt^^ 
dizie, come pure evitando di fabbricare i pozzi troppo in prossimità deU^^ 
stalle, onde evitare l'infiltrazione di quei materiali putridi -che per qudPBfc 
vicinanza ne succede. ^ • . -*■ 

■ Delle acque termali e potabili che servono ad uso terapeutico, difiRai?— 
meifite ne parlerò al capitolo Bagni. Solo mi basterà accennare per adesifti^ 
che ricchissimo di queste acque è il territorio rapolanese, e che da moM^ 
sècoli sono conosciute ed entrate nel dominio della terapeutica. Sono pci^ 
tanto abbondanti,- che nel loro decorso danno forza a ben quindici mifiàfi^ 
da frumento ed altri cereali. . . ...'i; 

(.■'.... . ! ; 

CAPITOLO IV. 

Meteorologia. 

Le condizioni meteorologiche in generale del Comune di' Ra poiane este* 
samente si possono conoscere osservando le seguenti tavole annesse Rappre- 
sentanti un settennio. E tanto più questo, inquantochè posti i paesi ék' 
Kapolano e delle Serre al medesimo livello ed a piccola distanza dalle 
città di Siena, senza che monti o selve ne attraversino la vista, si ^ può 
assolutamente assicurare che le osservazioni meteorologiche fatte nella. Regie 
Università di Siena, equivalgono perfettamente a quelle che potrebbero imi 



— «49 — 
«el Comune di Rapolano, salirò lievissime differenze per le condizioni idtair-^ 
Jiche dei terreni. 

I.mesi più freddi dell'anno sono il novembre, dicembre e gennajo nei 
<)uali la temperatura minima è stata — 6^ 70 il 31 gennajo 1880 e la 
massima i7>^ 1*8 novembre del medesima anno. La temperatura massima 
deD'estate è stata 37° 1*8 luglio 1881 e la minima 8°, 20 1*8 di settembre 
del 1877 (s'intende che queste temperature sono prese col termometro 
centigrado). 

Se ben si osserva si vedrà un frequente sbilancio di temperatura da un 
giorno ad un altro: questo sbilancio io lo reputo la ragione per cui si rendono 
cosi frequenti le polmoniti in questo territorio. Il maggior numero di esse è 
^to nel maggio del 1879 quando la temperatura di questo mese era rela- 
tivanaente bassa, tanto da avere una minima di 5^ 20 e molto abbondante 
la pioggia caduta nei diciannove giorni in cui si verificò. Anche nel primo 
trimestre del 1881 abbiamo frequenti le polmoniti, nel qual trimestre avemmo 
«na minima di — 4**, e prevalsero i giorni con nebbia alternativamente 
con pioggia e vento forte. In quei mesi dell'anno nei quali predomina 
l'asciuttore, anche con una temperatura molto bassa, rare sono le malattie 
di petto ed in special modo le polmoniti. 

Riguardo allo sviluppo delle febbri intermittenti, noterò per adesso, che 
il più spesso si verificano quando alle abbondanti pioggie della primavera, 
succede un'assoluta siccità nell'estate e nell'autunno. A confortare questa 
luia affermazione derivata dalla pura esperienza di tutti vgli anni, son lieto 
^ venga in aiuto l'osservazione della tavola V, dove si vede che nel 1879 
^opo le abbondanti pioggie del maggio e dei mesi precedenti, succede una 
siccità tale, che nei sette mesi che corrono dal giugno al dicembre, per 
^oli ventisette giorni cadde la pioggia, e pochissimo abbondante, tanto da 
'^^^e tempo ai pantani di essiccarsi e dar luogo allo sviluppo della malaria, 
l^a dò ne accadde che i casi di febbre intermittente salirono in quell'anno 
all'enorme cifra di SS 4» numero questo che è il più alto del quinquennio 
^877-81. 

^-a pertosse e le parotidi dominarono più che altro nei primi cinque 
mesi dell'anno 1879, quando la pioggia cadeva interrottamentc, e nei primi 
^**e trimestri del 1881 nei quali sempre prevalsero i giorni con pioggia e 
nebbiosi. La scarlattina al contrario ebbe sviluppo nel mese di giugno e 
seguitò fino all'ottobre durante la grande siccità del 1879. Lo stesso dicasi 
^^:?ari casi di miliare. In quanto alla difterite la vediamo dominare cpn 
gualche ^so in ogni stagione : più che altro però si è verificata nel secondo 



— tso — 
p Mèo uimestre del iSSi» quando U temperatura era molto calda tante 
(U «vvre rs luglio una m a ssim a di 37.* 

01 tutt« le stagioni qiirila die si rende la pia salnbre è 1* inverno, m 
\ÌPM quindi in secondo luogo Fantonno, e meno di tatto Testate per li 
(pbbd da malaria e la pcimaTera per le malatiir esantematiche e le poi 

mpuiti. 

Ki|Kuardo ad altri particolari rimando il lettore all'osBerrazione delk 

lav(>l« K\\xi annesse (>^ 



(1) Debbo alla cortesia del caT. prof. Cesare Toscani, Direttore delI'Ossenratorio meteo* 
di Siena, i dati per la compilazione delle annesse tavole, dd quali pubblica 




— 25^ — 



Tsv^a /: 



Ktssanfo di Osservazioni meteorologfclie fatte a Siena nell'Osservatorio 

della Regia Università nell'anno 1875.- 





PERIODO 


TEMPERATURA 
CENTIGRADA 


9I 

74.4 
90,0 

64.2 


ACQUA 

caduta 


NUMERO DEI GIORNI 
con 


STATO 

VML CIKU) 

giorni 


VENTI 
dooii- 
aanli 


li 

1 


4 


a 

« 


* 

m 
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Q 


i 




1 


M 



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8. 

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2 


2 

e 

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*3 

U3 





> 

s 


*•: 


, I* Decade 

|3- . 


5.51 
8.36 

6.37 


10.20 
13.20 
12,70 


7 
8 

6 


1,00 
5,00 
0,30 


I 
1 

4 


16,52 

10,20 

3.18 


2 
2 

4 


— 


— 


— 


3 

2 


I 


2 

3 
I 


1 

3 


2 
I 

4 


3 

2 

2 




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ES-E 

S-E 


< 


I» Decade 


2,3" 

3.18 
2.87 


7.20 

13.00 

7.70 


2 

IO 

8 


3.60 
4,60 
2,rx> 


9 

2 

3 


59.6 
61.0 
82,1 


1,80 
16,65 
40.72 


I 

3 

5 


I 

2 


2 


1 


^^" 


7 
6 

3 


I 
I 
2 


3 
1 

5 


7 

4 


I 
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I 




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'•■: 


I* Decade 

|2» . 

'3' » 


4»i9 
7.26 

5.87 


13,20 

12.10 
16.00 


8 
I 

7 


1.30 
1,90 

1,90 


6 

IO 

3 


83.6 

65.5 
55.5 


40,19 
16,22 

9,29 


5 
5 
3 


2 


^"" 


.___ 


I 
1 


2 
3 


2 


I 

4 


2 
2 

5 


I 

I 
2 




N-O 
EN-E 
EN-E 


'■■1 


I* Decade 

la» . 

'3' » 


10.96 
9.20 

12,55 


16,40 

17,80 

21,16 


2 
10 

IO 


5» 20 
1,00 
5.90 


5 

5 
6 


63.9 
54.5 
63.1 


13.55 
25,14 
26,62 


4 
3 

4 


— 


^^ 


1 
1 


2 

4 

1 


2 


^^* 


2 
1 


4 

5 
6 


I 
1 




SO 
EN-E 


1 


I* Decade 


16.19 

19.57 
21,50 


27,70 
27,00 
29,40 


IO 

1 
3 


8,30 
12.30 
14,10 


1 

3 
9 


68.2 
46,9 
5«.3 


7.75 
9.29 


3 
3 


~~ 


— 


— 


— 


_ 


.^ 


1 
2 


4 
9 
7 


3 

3 

2 


_ 




K-O 
N-O 




I* Decade 

fa» • 

1 


22.47 
22,24 

19.40 


30,70 
29.80 

28,00 


8 
6 

3 


14.40 
14.20 
"3.00 


6 

9 

1 


52,8 

58,3 
71.1 


7.07 

32,37 
58.00 


3 

4 
6 


__ 


^^w 


2 

3 

2 


^ 


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I 


5 
5 


4 

1 

2 


8 


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1» Decade 

11* . 

fa' • 

1 


24.27 
21,23 
22,50 


34,80 
29.70 
29.40 


7 

2 

11 


17.00 
14,00 
17,00 


I 
8 

5 


590 
62,2 

51,5 


3.25 

32,44 

3.32 


I 

4 

I 


^ 


1 


2 
I 


— 


— 


^^ 


2 
1 


5 
4 
7 


3 

3 

2 


2 

3 

2 







•..; 


^ 1» Decade 
Ì2* . 

'3* . 

1 


20,99 
26,91 

24.35 


28,70 
33.00 

3«.8o 


10 

9 
I 


14.80 
«9.30 
15.30 


5 

I 

II 


69,2 

44.1 
55.0 


48,80 
44.61 


6 

2 


— 


^.. 


I 
2 


"^* 


^M 


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— 


3 

IO 

7 


2 
3 


5 
1 


NO 

NO 




' !• Decade 

/3» . 
1 


20.39 
20,01 
19,11 


26.50 
28,00 
26,30 


10 

4 
4 


14.20 
12.40 
12,00 


4 
8 

6 


56,8 
54.0 
57,7 


0.28 
1.77 
3.55 


1 
I 
2 


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6 


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1* Decade 
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1 


16,72 
12,88 

11,54 


22.70 
18.70 
18,20 


9 

9 

I 


10,30 
7.80 
5.40 


3 

3 
II 


63.0 

83.1 
78,4 


15.05 
129,48 
133,78 


I 
6 

5 


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3 


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2 
2 


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6 


S-E 
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N-O 


; I* Decade 
1 


8,60 

11.71 

4.76 


1640 

17,00 

8,80 


IO 

5 

4 


4.00 
4.90 
1,30 


4 
7 
3 


74.2 
96,0 

85.9 


7.50 
10,34 
53,55 


3 
3 

7 


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3 

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3 


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4 
5 
5 


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NO 
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Brift 


( I* Decade 
2- . 

'3- • 


3.51 
4.33 
5.55 


9.90 

9,00 

10,60 


2 

9 

4 


2,30 

I.OO 

0,50 


9 

2 

II 


89.4 
92,6 

94.5 


90.80 

13.69 

1.55 


6 

2 
2 


I 


•~- 


1 


3 

5 


4 

4 

2 


2 

5 

4 


1 


2 
2 

4 


4 

2 


8 
4 
5 


E 

E 

EN-E 



25.2 

Tavola II, 

Riassunto di Osservazioni meteorologiche fatte a Siena nell'Ossenratorit 

della Regia Università nell'anno 1876. 







TEMPERATURA 






NUMERO DEI GIORNI 


STATO 
DSL ctnjt 


1 






CENTIGRADA 




< ^ 


con 


f 


fiorai 


V 


MESI 


PERIODO 


.2 

•3 


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1 


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1 


1 


, i** Decade 


1.74 9.20 


3 


6.80 


6 


57.6 


17.85 


5 


I 


1. , , 


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4 


3 


2 


2 


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8 


• 


Geonajo . ) 2* » 


5.34 


930 


2 


0,90 


8 


77.7 


28,91 


4 


— 


— 


— 


4 


2 


2 


I 


4 


3. 3 


J 


1 -* 


7,53 


12,00 


3 


1,71 


I 


75,5 


16.20 


2 


— 


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I 


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3 


-^ 


2 


3 


1 6 




/ I* Decade 


7,41 


11,00 


3 


2,10 


7 


85,2 


60,27 


8 


4 


I 





2 


2 


2 


— 


I 


I 


8 


1 
1 


Febbraio. ] 2^ » 


6,25 


14.50 


IO 


1,00 


3 


80.6 


4,77 


I 


— 




— 


— 


2 




— 


3 


3:4 


1 


'3* » 
I 


9.8i^ 


17.30 


2 


4.00 


7 


74.8 


3.25 


2 


— 


^^■^ 


^~ 


^^* 


^"" 


I 


2 


3 


2 


4 




( i^ Decade 


12,49 


19,00 


9 


6,00 


9 


590 


13.50 


3 


— 


^^^ 


I 


— 




— 


4 


3 


I 


6 


1 


Marzo . . j 2* » 


8.33; 16.90 


8 


2,00 


IO 


75.2 


9.57 


2 


2 


I 


I 


I 


2 


— 


2 


I 


I 


8 


^ 


'3* » 

1 


9.36 


»7,9o 


II 


1,60 


I 


69.9 


43,83 


5 


— 


^^^ 


2 


— 


2 


I 


2 


2 


3 


6 


-, 


1 I* Decade 


9.86 


16.13 


4 


4.40 


9 


74.8 


12,15 


3 


.^ 





— 


— 


— 


2 


I 


5 


I 


4 




Aprile... ] 2* » 


11,38 


18,00 


I 


5,00 


4 


765 


62,20 


7 


— 


I 


2 


— 


— 


— 


3 


— 


2 8 




'3* - 
t 


13.60 


20,20 


IO 


6,80 


8 


91.1 


25.88 


6 


— 


^~ 


2 


■^— 


^~ 


^"" 


2 


I 


3 


6 


S 


1 

. i" Decade 


14.29 


21,00 


4 


7.10 


3 


66,4 


45.45 


5 


•^ 





I 


— 


— 


— 


— 


2 


I 


7 


E 


Maggio. . ; 2*^ » 


13.78 21,40 


8 


7,20 


10 


754 


59.85 


6 


— 





2 


— 


— 


— 


2 


I 


2 


7 


B 


1 


16,15 


26,00 


II 


6,20 


I 


57.5 


2,44 


3 


— 


~~ 


— 


I 


^~ 


*^~ 


"^ 


6 


2 3 


] 


i i" Decade 


20.87 


28,70 


7 


13.00 


IO 


57,7 


63.57 


3 


-" 





3 


— 


— 


— 


— 


3 


5 2 


E 


Giugno . ' 2'** » 


18,14 26,4o|io 


12,00 


2 


68.8 


34.08 


5^- 





I 


— 


— 


— 


— 


I 


3- 




/ 3^^ • 
1 


20,55 


27,00 


I 


14,20 


8 


66,1 


39,53 


5 


— 


^"^" 


2 


— 


^— 


■*" 


2 


2 


5 3 




i 1" Decade 


23,06 


30.30 


IO 


16,00 


I 


506 


10,80 


I 


_ 





I 


.— 


• 


— 


— 


S 


5 - 


j 


Lttglio . . ? 2* » 


22,53 30,io| I 


13.00 


3 


479 


3.50 


I 


— 


■^ 


— 


— 


— 


— 


I 


7 


— 


3 


■ 


/3* » 


24,60 32,00 


9 


16,00 


6 


54,2 


34,40 


2 


— 


*~* 


I 


^— 


— 


*"~ 


"^" 


8 


2 


I 




. i^ Decade 


25.58 33.40 


6 


19.70 


3 


44.2 


39,80 


I 


_ 





I 


— 


— 


— 


— 


9 


» - 




Agosto . . ^ 2* » 


24.76:30,40 


I 


19,00 


9 


5«,2 


4.40 


2 — 
1 





2 


— 


— 


— 


— - 


6 


4- 


C 


/3* » 

1 


20,10 31,00 


I 


12,80 


6 


64.0 


100,36 


5 


— 


— 


2 


— 


— 


I 


^~ 


4 


5 


2 


1 


. I* Decade 


20,20 28.10 


6 


12,20 


IO 


55.6 


0.84 


2 


^_ 


I 


— 


... 


— . 


— 


I 


6 


4 


_ 




Sctteinbre> 2** » 


16,98 24,60 


9 


10,30 


6 


76,6 


39.23 


4- 





— 


— 


— 


I 


— 


— 


4 6 




/3* ■ 
1 


20,18 


26,10 IO 


14.50 




72,7 


— 


— 


— 


■ 


— 


— 


— 


I 


2 


5 


2 


3 


s 


; i" Decade 


20,06 


2530 IO 


14.70 




57.7 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


9 


I 






Ottobre . > 2^ » 


19,12 25,40 


3 


13.60 


IO 


56.7 


6.50 


I — 

1 





I 


— 


— 


2 


3 


8 


2 




s 


/3'' » 
1 


13.09 


18,60 


4 


8,00 


II 


75.8 


16,47 


5 — 





— 


— 


— 


^^ 


"^ 


I 


5 


5 




1 \^ Decade 


5,87 


1230 


3 


0,99 




56.2 


6,10 


3 


_^ 


... 


— 


3 


I 


— 


3 


3 


4 


3 




Novcmbrci 2** » 


9,20 16,00! 4 


0,70 




84.5 


13.10 


4 - 





— 


— 


I 


2 


— 


3 


— 


7 




73" • 

1 


7.52 


13,60 


8 


2,00 


2 


76,9 


30,01 


3 — 





^— 


— 


— 


I 


"• 


I 


2 


7 


N 


/ 1* Decade 


12,86 16,10 


6 


8,80 


IO 


88,6 


26,20 


8 


... 


_ 


.—. 


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... 


4 




.^ 


I 


9 


s 


Dicembre] 2* » 


9,06 '12,80 


7 


3*90 


3 


82,4 


26.55 


7 


— 


I 


I 


I 


— 


I 


I 


3 




7 




'3* » 


8,74 12,90 I 


040 


8 


80,4 


73.60 


5 


tm^m 


— 


I 


I 


2 


I 


_i 


2 


1 6| 





— 253 -^ 



Osservazioni meteorologiche deirar.no 1877. 



7dt^/a /flK^ 







TEMPERATURA 








. NUMERO DEI GIORNI 


STATO 

DEL CIELO 






PERIODO 


CENTIGRADA 




-< 

2 s 




con 




Il 


iorni 


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doaii- 

1 
1 

nauti 


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^ I* Decade 


9.2o; 13,30 


2 


4.90 


4 


9».7 


2,58 


I 


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3 


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3 


7 


E S-E 


il* Decade 

'3* » 

1 

i 1* Decade 


6»32 


i3.«o » 


1,00 


9 


71.7 


20,94 


I 


— 


— 


— 


7 


— 


— 


1 


6 


2 


2 


N 


3.9' 


9.70 


I 


1,40 


5 


58,1 


9,10 


3 


^— 


I 


1 


5 


4 


— 


6 


4 


2 


5 


EN-E 


5.24 


12,00 


9 


0.00 


4 


63.4 


— 


— 


— 


— 


— 


4 


4 




I 


6 


2 


2 


EN-E 


8,63:16,00 


4 


1,80 


8 


68,3 


6,52 


3 


— 


1 


2 


2 


— 


— 


1 


2 


3 


5 


S-0 


4,73 


9,80 


7 


1,00 


8 


75,3 


14.43 


4 


•^ 


2 


2 


2 


2 


^~ 


I 


I 


2 


5 


S-O 


1.93 


10,60 


6 


5,00 


3 


709 


29.96 


4 


2 


— 


— 


— 


6 


I 


2 


3 


I 


6 


S-E 


i..]a' ' 


7.53 


18,70 


9 


3.50 


2 


65.8 


9,20 


I 


— 


— 


— 


I 


3 


— 


1 


3 


2 


5 


SS-O 


'3* • 

1 


9.90 


18.20 


IO 


4.20 


5 


76,0 


5>,4i 


8 


-^ 


2 


2 


«Mi» 


— 


^~ 


1 


•^ 


5 


6 


SS-O 


. I» Decade 
'3» • 

1 


13,20 


20,50 


9 


6,40 


2 


61,4 


4,20 


2 


— 


— 


— 


— 


— 


— . 


2 


5 


3 


2 


SS-O 


11,84 


19,00 


5 


4,90 


9 


71.5 


90,03 


7 


— 


— 


2 


I 


— 


— 


2 


2 


2 


6 





«2,>3 


19,20 


7 


5.00 


I 


56,8 


20,56 


4 


-~" 


I 


1 


^— 


"■" 


^— 


I 


2 


4 


4 





, i" Decade 

^3» ' 

1 


13.2» 


19,80 


7 


5.40 


3 


64.8 


79.14 


5 


— 


2 


2 


1 


— 


— 


I 


1 


3 


6 


S 


15,88 2 J,20 


2 


9.20 


I 


60,1 


3,53 


I 


— 


— 


— 





— 


— 


3 


I 


4 


5 


N-O 


16,29 


24,20 


8 


8,30 


I 


59.7 


2,85 


3 


^^ 


^^ 


^ 


■^— 


— ~» 


^— 


2 


2 


5 


4 


S-O , 


( 1* Decade 


22,55 


31, »o 


IO 


12,70 


2 


56,7 


16,80 


3 - 


— 


3 


— 


— 


— 


— 


4 


— 


6 


N-O 


■ .>2» . 


23,10 


3>.70 


2 


15.00 


8 


48,8 


0,80 


1 


— 


— 


— 





— 


— 


I 


6 


4 


"= — 


EN-E 


1 


29.77 


29.90 


9 


13,60 


6 


56,0 


62,40 


2 


— — 


I 


2 


-^ 


•^~ 


— 


^-- 


I 


5 


4 


S-O 


i I* Decade 


23.67 


32.60 


7 


16,00 


IO 


5».» 


9.92 


I 


— 


— 


1 





— 


— 


— 


7 


2 


I 


SS-O 


»..>2* . 


23.57 32.10 


5 


15.40 


9 


51.5 


3.00 


I 


— 


— 


— 





— 


— 


I 


4 


5 


I 


SSO 


(3^ » 
1 


24.10 

• 


32,60 


4 


17.20 


6 


44,1 


4,65 


2 


— 


^^ 


1 


~"~ 


"— 


^— 


1 


8 


3 


— 


E N-E . 


/ I* Decade 
•..>2* . 


23.76 


30.40 


2 


16 50 


4 


48.7 


0,20 


I 


— 


— 


— 





— 


— 


— 


5 


5 


_ 


N-O 


25.52 35.00 'o 


17.50 


3 


42,6 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


7 


3 


— 


OS-O 


/3^ • 

1 


98,00136,10 


3 


20,10 


5 


42,2 


-^ 


— 


^^ 


^— 


■— 


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— 


I 


IO 


I 


— 


NO 


i* Decade 

1 


22,40 31.60 


I 


15.30 


6 


58,7 


8.84 


5 


— 


— 


— 





— 


— 


— 


2 


3 


5 


SO 


*k\ 2> > 


20,43:29,30 


5 


12.50 


8 529 


1,90 


1 


— 


— 


— 





— 


— 


— 


5 


3 


2 


NO 


'3' • 

1 


14,85 23,80 


I 


8,20 


8 


65,0 


78,45 


5 


— 


•— 


2 


— 


■— 


— 


3 


4 


2 


4 


EO-E 


; I* Decade 


12,92 


19.80 


3 


6.80 


8 


69.4 


2,75 


2 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


5 


I 


3 


6 


EN-E 


12,35,19,60' 5 


5.50 


2 


67.5 




— 


— 


— 


— 





— 


3 


— 


7 


2 


I 


N-O 


/3* • 


11.64 


18,00 


2 


6,50 


6 


65,2 


11,15 


2 


-^ 


^"— 


-^ 


"^ 


4 


I 


— 


7 


I 


3 


E 


1* Decade 


11.79 


18.00 I 


6.50 


3 


58.1 


0,50 


I 


— 


— 


— 


6 


— 


— 


— 


8 


— 


2 


NO 


ihre\ 2* 


12.55 iS.ooi 5 


6.50 


9! 7^A 


23.70 


4 — 


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I 


2 


— 


I 


2 


3 


I 


5 


SE 


'3* • 


7.i^o 


13,00 


IO 


1,70 


7 


78,3 


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5 


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1 


— 


-^ 


ó 


2 


I 


I 


8 


NO 


I 

. I» Decade 
breja* . 


7.57 


11,00 


7 


3.10 


IO 


82,6 


36,54 


6 


— 


— 


— 


I 


I 


3 


2 


t 


2 


7 


NO 


4.65 


9,20 


4 


1.14 


IO 


74.7 


21.73 


: 4 


I 


— 


— 


I 


5; 4 


2 


2 


2 


6 


v: 


4.23 10.00 


7 


0,70 


3 74,6 


19,61 


i 5 - 


— 


— 


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— "54 — 
Osservazioni meteorologiclie deiranno 1878. 







TEMPFR^TURA 






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21,34 


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12,60 




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24.48 


32,00 




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• 


- 










I' Decade 


.7.68 


21,70 




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39.12 




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15.38 






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16. 50 




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4.22 


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Dicembre 


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Osservazioni meteorologiche deiranno 1879. 



Tov^ìm Vi 





PERIODO 


TEMPERATURA 
CENTIGRADA 


UMIDITÀ 
madia 


M 


NUMERO DEI GIORNI 
con 


STATO 

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1 


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1 


5.95 
4,54 

7.98 


12.40 

9.00 

13.70 


4 
4 
3 


2.00 

1,10 

2.10 


8 

IO 


82.3 
74,2 

81.5 


3.22 

6.35 
16.76 


I 
5 


2 


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4 


4 
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I 


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13.90 
11,90 


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2 


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79.4 
77.1 


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26,19 
44.81 


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7 
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10,65 

10,72 


16.00 

15.90 
16.50 


IO 

8 

I 


1,90 
3,60 
5.90 


8 


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63,54 


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5 
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S-O 
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10,86 
10,53 
11.33 


18.00 
18,90 
17.90 


I 

5 
6 


5.90 
4.80 
6,90 


3 
9 
9 


75,5 
73.5 
71,8 


42.32 
61,92 

53.38 


6 

7 
8 


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2 


2 
I 


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— 


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2 
4 
3 


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19.00 
19,00 
25,00 


7 
5 

IO 


5.20 

6,90 

10,00 


2 
8 
I 


74.7 
65.1 
70.4 


54,00 
43,68 

52,34 


7 
5 
7 


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21.09 
24,27 


27,60 
28.30 
35.20 


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6 

9 


12,90 
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15.30 


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29.30 

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IO 

II 


13,20 

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14,80 


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2 

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52.2 

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17,00 


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27.71 

24,18 
25,82 


36,00 

3«,50 
33.30 


3 

3 

2 


18,80 
16,90 
18,00 


9 

9 
6 


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65.0 

61,7 


10,15 


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32,20 
26,30 
25,00 


5 

9 

I 


15.90 
14,00 
12,00 


IO 

I 
7 


63,6 

65.5 
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21,55 

16,75 

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18,25 
13,40 
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24,00 
21,20 
17,20 


2 

3 
8 


11,80 
4.50 
5,30 


IO 

8 
4 


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1 I* Decade 
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12,20 
14,30 


3 
I 

4 


4,00 

1.50 
0,60 


5 

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IO 


75.4 
71,3 
87,2 


2.44 
0,80 

84,95 


I 

2 

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I 


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1 


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f I* Decade 

J2- . 

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0,63 
1.12 
6,08 


13.50 

8.50 

11,60 


4 
9 
3 


7,30 
6,20 
1,80 


9 

I 


73.1 
7',3 
57.0 


7,00 


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2 


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3 

1 


4 

2 

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SO 

E N-E 

S-E 



VI. 



— as6 — 



Osservazioni meteorologiche dell'anno 1880. 



Ml^ 



PERIODO 



I* Decade 
Gennaio . ] 2^ » 

I * Decade 



Febbrajo ] 2^ 

3* 



9 



I* Decade 



Marao • • 






Aprile. 



SI* Deci 
2* » 



Maggio. . ) 2 



Giugno • 



1* Decade 
a 



TEMPERATURA 
CENTIGRADA 






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2 


« 


« 




S 


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s 



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I* Decade 
.a 



2' 

3' 



« 
« 



Luglio . . ) 2 



i" Decade 
a 



• a 






Agosto . . I 2 



I* Decade 
a 






ScttembreN 2* 



I* Decade 






Ottobre . ) 2 



I* Decade 
a 






Novembre) 2 
I 



I* Decade 
a 



.a 



» 



Dicembre] 2 



1* Decade 
a 



>a 






8,43 
0,78 

2,82 

7,61 

8.17 
7,70 

II, II 
8,22 
9,16 

10,25 
14.89 

15.64 

«3,93 
14,84 

'7.29 

r6,8o 
18,96 
20,15 

24,14 
27,20 
25,18 

20.70 
21,70 

22.33 

22,22 
19,02 
17.46 

18.53 
17.39 
14.44 

10,80 
12,32 
11,05 

7.71 

9.12 

9.53 



9.90 

6,60 
10,80 

13,60 
14,40 

14,00 

20,80 
20,30 

16,90 

I7.IO 
20,00 
22,30 

22,60 
2350 
28,00 

25,60 
29,50 
29,20 

32,30 
34.90 
35,10 

30,10 
28,90 
30,00 

28 40 
26,20 
23,20 

24.00 
19.00 
22,00 

17.00 
17,00 
15.30 

13*50 
13,10 
14,80 



6 

15 
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7 
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2 

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21 



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3 
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I 

IO 

5 
8 



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-6.70 

2,50 
1,50 
2,50 

3.50 
-2,50 

2.30 

5.00 
6,80 
9,00 

9.50 
7,30 
6,50 

9,50 
11,80 
14,00 

17,00 
19,40 
18,00 

"3.50 
H,5o 
14,80 

'5.70 
12,30 
11,50 

12,10 
9,50 
4.70 

2,70 
8,00 
6,70 

3.50 

5,90 
2,50 



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6 

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4 

5 

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2 

7 

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4 
3 

3 

2 

3 



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2 6 

p 



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69.9 

94i4 

55.5 
79.4 
78.3 

66.9 
61,3 
70,9 

77.6 

74,5 
68,2 

82.7 
75.6 
63.0 

69,2 
66,5 
58,2 

47,4 
46.4 
55.» 

62.8 

61,9 
65,4 

65.4 
69-7 
.64,8 

67,4 
80,1 

72,8 

81.3 
80,4 
86,6 

76,6 
92,0 

81,7 






1,40 



7.46 
22,07 



',85 
34.60 

78,50 
12,80 

7,05 

93.18 

72.74 
2,00 

41,90 
3.92 
7,15 



68,47 

50,36 

1,25 
3>,>2 

1,35 

46,75 
68,46 



120.70 
26,30 

59.83 

0,36 

10,40 

8,63 



NUMERO DEI GIORNI 

con 


















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5 

7 

3 
6 

2 

IO 

8 



— 257 — 



Osservazioni meteorologiche delfanno 1881. 



Tavola Vii. 





PERIODO 


TEMPERATURA 
CENTIGRADA 


a fi 


2 § 
< 3 


NUMERO DEI GIORNI 
con 


STATO 

DU. CIELO 

giorni 


VENTI 
domi- 
nand 


1 


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3 

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2,36 


13.20 
12.50 
10,50 


5 
9 
9 


-1.80 

-1.90 
-4,00 


78,5 
89,0 

90,9 


64,60 

65.55 
33,35 


7 
6 

5 


4 
3 


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3 
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E 

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i I* Decade 
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5.94 
6,02 

7.67 


11.30 
14,00 

12,80 


I 

IO 

8 


0.50 

-1,50 
2,00 


8 

4 
4 


80,0 

73,1 
75.0 


3,97 
0,84 


2 
2 


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2 

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3 



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2 

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1 I* Decade 


8.S9 

8,47 

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19,80 
>7,40 
16,60 


8 

I 
8 


-0,50 

-0,50 

2,30 


4 
7 
3 


74,7 
64,9 

75.3 


51.97 
36,00 


I 
6 


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2 
I 


2 
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5 

I 

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I* Decade 
'3* • 


15.18 

13.85 
10,29 


20,30 
21,20 
17,30 


6 
8 
I 


9.70 
6,50 

4,50 


4 

4 

IO 


78.1 
69,1 

68,3 


50,27 

7.52 

33.91 


8 

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6 


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18,47 


24,40 

24,50 
28,40 


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2 


7.70 

5,90 

11.70 


IO 

3 

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67,3 
59.4 
64,4 


50.32 
22,65 


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26,70 
27,30 
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4 


6.50 

9,40 

15,60 


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50,1 


49,00 

1.78 
0,22 


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27.46 
25.47 


33,90 
37.00 
33.80 


5 
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I 


17.30 
17,20 
17,10 


2 
2 

9 


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46.4 
47,2 


1,50 


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23,21 
24,22 


33,50 
32.80 

36,60 


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2 

3 


18,30 
13,80 

15,30 


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6 

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12,70 


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25.70 


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I 


12,00 

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28.47 


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3 




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I-I 



— 258 — 
CAPITOLO V. 

Coltivazioni. 

Volendo brevemente descrivere lo stato dell* agricoltura nel Comune 
Rapolano, accennerò in primo luogo le qualità diverse di terreno agrar 
che costituiscono questo territorio, quindi le rotazioni che sono in uso s 
in collina che pianura, accennerò alle due razze affatto diverse di vacci 
che si allevano, e finalmente toccherò succintamente della coltura del 
diverse piante arbofee e dei boschi e delle altre coltivazioni, come pa 
al contratto di colonia parziaria che è in uso fra di noi. 

Tra i terreni di collina, Punico che possa dirsi terreno sciolto e sotti 
è quello denominato tufo e dai geologi sabbie gialle: questo che ricop 
molto spesso la parte superiore di molti piccoli poggi, si presta facilmen 
alla coltivazione delle piante legnose e dei cereali, richiede frequenti lei 
mazioni di concimi grossolani, e rigogliosamente dà vita alle piante art 
ree, benché con un periodo di vita meno lungo che nei terreni contenei 
r argilla. Il vino e Tolio, provenienti da piante che si coltivano in ques 
terreno, vanno distinti per il loro gusto squisito, ed il vino specialmei 
per quel pregio particolare che gli fa acquistare il nome di vino asciuft 

La creta primeggia fra i terreni di collina grossi e tenaci, anzi presen 
alcuni caratteri speciali e ricopre una larga zona di terreno solcato • 
profondi burroni : presenta in generale un colore cenerognolo, qualche yóì 
giallastro in modo da simulare uno strato di tufo. Questa parte di territ 
rio, che forma pure un buon tratto della provincia senese, fu un temp 
produttivo; ma la guerra e la pestilenza ne cacciarono e distrussero g 
abitanti per cui le acque cadenti su quelle colline ed abbandonate a loi 
stesse, le dilavarono del terreno arabile, e, ponendo allo scoperto il sott( 
suolo infecondo, ne sbandirono la produzione. Questo terreno offre singc 
lari condizioni di tenacità e di impermeabilità, a cagione dell'allumina et 
contiene abbondantemente allo stato di silicato, s'impasta sotto Fazione del 
pioggia e difficilmente permette che Tumidità penetri nel sottosuolo; pe 
lochè avviene che l'umidità stessa non potendosi eliminare che per eflfet 
dell'evaporazione, lungamente vi stanzia con nocumento delle piante, con 
ben di frequente impedisce che a tempo opportuno vi si possano esegui 
i lavori. Inoltre disseccandosi per i calori estivi, fortemente indurisce, 
presenta allora serie difficoltà per essere questa terra maneggiata e prep 



— 259 — 
xata alla sementa. Per A carattere poi speciale dèirargilla di diminuire di 
Tolume per effetto del calore nei mesi d'estate, la creta si apre con più 
o meno larghe crepe, per cui questo terreno non è adatto alla coltura 
delle piante arboree, ma piuttosto a quella del frumento. 

11 grano è il prodotto più importante della creta, ed è pregevole perchè 
j&ondo di altri semi. Questa proprietà però è subordinata alle seguenti con- 
dizioni, cioè: che il suolo sia arabile, profondo, e ben modificato dagli 
agenti atmosferici; giacché la ragione prima, non della sterilità, ma della 
produzione della creta, sta nella mancanza o nella spessezza del 
molo. 

Tra i prodotti che offrono queste crefe, non debbono passarsi sotto 

[lileDzio i caci fatti col latte delle pecore che pascolano queste qualità di 

^toreni argillosi, nei quali vegetando molte piante aromatiche, ed in ispecial 

[aodo Tass^nzio {artemisia absiniium)^ per esse i formaggi acquistano un 

ed un aroma particolare che li fa molto ricercare ed apprezzare dai 

imatorì. 

Anche l'alberese ed il galestro costituiscono molti dei nostri rilievi mon- 

i, e con il loro disfacimento danno luogo, il primo ad un terreno di 

ra piuttosto argillóso, il secondo a quelli che si denominano col titolo 

terreni mezzani. % 

Quanto alla pianura, predominando, come è stato notato, nelle col- 

e nei poggi l'elemento argilloso, viene manifesto che questi terreni. 

Iti da più o meno recenti alluvioni, e composti perciò delle particelle 

rose trasportate dalle acque, debbano risentire dell'elemento principale 

[tìlé terre da cui queste si distaccarono. 

Enumerate così brevemente le principali qualità di terreno, verremo ora 

dire dell'ordine e degli intervalli con cui si succedono le varie colture. 

n maggese completo è in pratica nelle terre compatte e nelle crete sovra- 

|lÉto, dove diviene una necessità; giacché r^uesto terreno ha bisogno di 

lungamente modificato dagli agenti atmosferici per divenire adatto 

jalla coltura. Nelle terre meno argillose al maggese nudo si sostituisce la 

delle baccelline, le quali mentre in questo terreno vi. prosperano, 

Itacono ancora a fertilizzarlo per la coltura del grano. 

Kdle colline poi di tufo e nei piani si rimirano i campi ora lussureg- 

[futi di frumento, ora ricoperti di altre variate colture. Si preferisce in 

I faggio far seguire al grano le fave e talvolta alcune graminacee come 

roRo o fecandella. 

In pianura poi gli erbai autunnali e invernali, e di primavera i fagiuoli. 



— 26o — 

i siciliani e alcuna volta le cucurbitacee, occupano il terreno che fu Fan: 
innanzi destinato alla sementa del grano. 

Per eseguire i lavori rurali ed a corredo dell* azienda rurale, abbiac 
due razze di vaccine differenti ed affatto distinte fra di loro, vale a di 
la razza chianina e la maremmana ; delle quali Tuna si adopra preferìb 
mente per la pianura e per l'ingrasso, e l'altra per le terre più dure e ss 
sose perchè produce animali più forti e robusti. 

L'allevamento delle pecore pure costituisce un ramo di industria agrico 
assai importante, e per mezzo di questi animali, che si nutrono all'aperti 
e solo si ricoverano di notte alla stalla, si utilizzano le erbe naturali e spi 
cialmente quelle delle sodaglie che più frequentemente s'incontrano Del 
crete lasciate a prati naturali. 

Abbiamo pure due razze differenti di suini, detta una gentile^ l'altra neri 
per i quali animali destinati all'ingrasso si ricava un notevole profitto dal 
nostre quercete e leccete. 

Una poi delle principali risorse di questo Comune è la vite e l'ulivo ci 
formano l'ornamento dei ^nostri campi ed allietano le apriche pendici • 
quelle colline il cui terreno agrario è costituito dal tufo, dall'alberese 
galestro. Le viti si coltivano basse e a filari in collina, alte ed a testu< 
chio in pianura ; però non si prodigano ad ei^e cure particolari, in speci 
modo per la qualità dei concimi, che come ognun sa tanto influisce sul 
qualità dei vini. Vi sono però delle eccezioni, e non è infrequente il ca; 
di vedere delle colline coltivate a cosi detta vigna francese^ e dalle qu: 
si ricava un buon prodotto di vini, sia per la quantità che per la quali 
dei medesimi. 

L'ulivo è coltivato sulle colline d'alberese e galestro, e ancora, ma ce 
minore successo, nel tufo. Gli olii che se ne ricavano formano uno d 
principali redditi del paese, e sono giustamente apprezzati e ricercati. Alcu: 
di questi hanno ancora ottenuto dei diplomi d'onore in varie Esposizion 
come accadde al compianto sig. Giustiniano Gabbrielli distinto proprietari 
delle Serre, testé defunto, che riportò coi suoi prodotti la medagUa d'ai 
gento all'Esposizione intemazionale di Parigi del 1878 ed altre onorìficenj 
alle Mostre di Melbourne, Roma e Milano. 

Anche la coltura del gelso e l'allevamento dei filugelli costituisce in ques 
luoghi una discreta risorsa. A questo scopo, mentre i proprietari dei gel 
somministrano la foglia, il seme vien pagato per metà dai soci che si ine 
ricano dell'allevamento dei bachi da seta, e per metà vien diviso il guadagni 

In quanto alle norme che regolano il contratto di mezzeria ed al sisten 



201 

<& coHan, dirò che i poderi o colonie sono dal padrone del fondo córre* 
-dati di proporzionato numero di semi ed animali, ed affidati per la colti- 
ovazione ad una famiglia di lavoratori o coloni, i quali dividono per metà 
col padrone tutte le raccolte. 

Le disposizioni emanate da Pietro Leopoldo allo scopo di promuovere 
ragricoltora e l'industria rurale, sono quelle che tuttora regolano il contratto 
i<& colonia parziaria. Lasciato libero campo alle parti contraenti, cioè a) 
judrone del fondo ed al colono, di convenire, però in autentica e valida 
forma, quei patti e condizioni che reputassero più opportune e convenienti 
^ comune interesse, si stabili che, in mancanza di patti speciali, la niez- 
Jena fosse annuale, con disdetta a tutto novembre, cioè dopo eseguita la 
^sbmenta del grano, e che l'uscita dal podere del vecchio lavoratore avve- 
insse entro il mese di febbrajo ; infine si prescrissero le norme con cui do- 
vevano regolarsi i rapporti reciproci fra il vecchio ed il nuovo lavoratore» 
aa per la sementa, sia per quando il primo si porterebbe ad eseguire la 
xurcolta dei cereali già seminati nel passato autunno nel podere. 

Chiuderemo questa, ormai lunga, descrizione, dicendo che le imposizioni 
-de gravitano sulle proprietà, tanto enormi, sono forse la cagione per cui 
i proprietari diffìcilmente si inducono a promuovere i lavori agrari per il 
L<oiitinuo e progressivo sviluppo dei loro beni. 

CAPITOLO VI. 

Animali nocevoli. 

Non essendovi nel comune di Rapolano Fuso della coabitazione cogli 
«oimali, ne viene per conseguenza che animali nocevoli o pericolosi per 
figiene non abbiamo da constatarne : lo stesso dicasi per ciò che riguarda 
Tagricoltura. Animali poi che si rendano pericolosi col loro morso a cagione 
•é un virus venefico, non ve ne sono, se si eccettua qualche rarissima 
v^>era o qualche scorpione nelle vecchie muraglie. È largamente difiuso 
jKrò, specialmente nella popolazione agricola (che riguardo a pulizia lascia 
4ache essa molto a desiderare), fra gli altri insetti un emittero, voglio dire 
h cosi detta cimice o Acanthia Uctularia^ che mentre dà luogo colla sua 
jxmtva ad un rilievo papuloso o tubercoloso rosso, e le cui conseguenze 
nulla hanno che meriti la nostra particolare attenzione, si rende nauseante 
però col suo ributtante odore e talvolta ancora è cagione delle più gravi 
€onsq;ttefize. Non è poi tanto raro il caso che uno di questi animali pene- 



262 

tnmdo neirorecchio medio vi abbia deposte le sue uova e sia stato causi 
che il disgraziato a cui sia toccato ciò, abbia dovuto morire in mezzo agì 
spasimi più atroci. È per questo che non cesserò mai abbastanza di lac 
comandare a coloro che ne hanno infetta Tabitazione, di usare tutte le 
immaginabili precauzioni atte a distruggere questo ospite malaugurato e 
jiericoloso, o almeno durante la notte introdursi nelle orecchie del cotone 
per impedirne Tingresso. ^ 

CAPITOLO VII. 

Malattie. 

Prima di entrare a parlare singolarmente di ciascuna classe di malattie» 
accennare se qualcuna abbia presentato qualche cosa di interessante, e dietro 
quali rimedi curativi abbia sortito buon effetto, credo utile riportare prima 
di tutto i prospetti delle malattie verificatesi durante il quinquennio 1877- 
1881 nelle due condotte medico-chirurgiche del comune di Rapolano, ónde 
trame poi quelle deduzioni che più saranno al caso. 



Malattie verificatesi nel comune di Rapolano nei quattro Irimestri 
dell'anno 1877. 



MALATTIE 



i ì ì 



Febbre periodìta. 
Febbre pemidOE* 
Febbre tifoidea., 
febbre lii 
Febbre sì nuca gastii 
Eolmoaile, 

Anilina caurrale . . . 

Difterile 

Fmlisi difterica . . , 
MUiare 

Tabercolosi miliare acuta 

laduinieDlo cellalare dei 
neonati 

^lide '. 

Ipeilrofia di CDore per 
iamfEcieoza della mi- 
trale 

Morbillo 



t. 60 
8.45 
0-13 



Malattie verificateli nell'anno 1878. 



MALATTIE 


I 

TRIMESTKE 


II 
TKttlESTKB 


III 

TWMESTRE 


IV 

TRIUESTES 


TOTAU 


lì 


Ì 


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II 


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1 


la 

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S 


IJII 


1 


j 


S 


Febbre periodica, 

Febbre perniciosa 

Febbre tifoidea 

Febbre wnoca tennutica. 


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. S 


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9 

5 

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33 

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7 
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6 
S 

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6 

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1,6 


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3d 

43 
^o 
a 
"S 
38 

3S 

38 


; 






Angina caUnale 




Paralisi difterica ...... 












Islerismo 




Enleroperitonite 




Catarro gaitra-ìntcstiDole 


' 






Ernia sliozzala 

Avvelenanicn.''per funehi 








Cancro cteDa ttomaco. . 

Medi. p»c«lui]> dti mabli 




Idem dei morti lull" ini ieri 


„„„ 







































— 205 — 



1 X, 



tlattie verificatesi nell'anno 1879 nella Condotta medico-chirurgica 

di Rapolano. 



>Ialattie 
xid«miclie 



Malattie 
■pidemicbe 



Klalattie 
sporadiche 



Semplici 
Febbri da malaria 

Perniciose. 

Febbre tifoidea 

Pertosse. 

Parotidi 

Difterite 

Polmonite 

Bronchite 

* • • . 

Febbre sin«ca-reumatica. , 
» » gastrica. 

Angina catarrale 

Catarro gastro-intestinale . 



Num. 
dei cali 



224 

58 



124 



150 



IO 



Guariti 



224 



53 



114 



150 



41 
20 

3S 

40 

15 
34 



36 
19 

35 
40 

15 
30 



Morti 



IO 



S 
I 

o 

o 

o 

4 



— 266 — 

Tavola XJ 

Malattie verificatesi nell'anno 1879 nella Condotta medico-chirurgica 

delle Serre. 



Malattie 
endemiche 



Malattie 
epidemiche 



Malattie 
sporadiche 



Semplici 
Febbri da malaria 

Perniciose 

Febbre tifoidea 

Pertosse 

Scarlattina 

- Nefrite cruposa da scarlattina ........... 

Nefrite parenchimatosa idem , 

Morbillo 

Parotidi , 

Polmonite 

Bronchite , 

Angina catarrale , 

Miliare ....••..•, 

Catarro gastro- intestinale , 

Sclerosi della spina. , 

Erisipela. ., 

Meningite , 

Ipertrofìa di cuore* per insufficienza della 
mitrale , 

Congestione cerebrale • , 

Carcinoma dello stomaco 

Cangrena del piede 



Num. 
dei casi 



330 



12 



13 



60 

54 

' IO 

6 

2 
36 



23 



4 
6 

2 

2 

I 

3 

I 

2 
2 
I 



Guariti 



330 



IO 



8 



60 
54 

IO 

o 
I 

36 



22 

5 

4 
6 

I 

o 

o 

o 

o 

2 

o 
o 



Morti 



O 
O 
O 
6 
I 

o 



I 
I 
o 

O 
I 

2 
I 

3 

I 
o 

2 
I 



verificafesi nef cornane dì Rapolano nei quattro trimestri 
dell'anno 1880. 



MALATTIE 


I 
TRIMESTRE 


II 
TRIMESTRE 


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3 


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i 

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8 

S 


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s 

1.87 


■5 
2 


i 

13 

5 

5 

4 


229 

'7 
13 

5 

2 

J3 

5 

.80 


S 

3 
4 

5 


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71 
16 

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38 
9 

62 
3 


i 

71 
14 

S 

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34 
9 

4 

3 

4 

-^4 


4 

4 

6 


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377 
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87 

43 

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66 
'S 

3 

3 
JS 

135 



S 

4 


7 

fi : 

5 

"3 ! 

1 
2 
a 


F(bbre periodica 

Febbre perniciosa 

Ftbbre tifoidea 

Febbre sinoca reumatica. 
Febbre siDoc. g^'f '^^ ■ 


«7 
3 

i6 

4 

3 
Ù 


±1 
•3 

le 

19 

3 

6 

.18 




Angina catarrale 


MilUre 




Antrace ... . 






Catarro gastro-enlcrico, , 
Meningite .... 




Feriliflite 

Apoplessia cerebrale... 
Gastro-enleritE acuta. . . 
Citcinonui dello stomaco 


«*■ d« morti .« ™ .m- 


Klm dei merli n11 bijcra 










1 




















1 










l 



— a68 — 

TMutU xn 
Malattìe verificatesi nel comune di Rapolano l'anno 1880 e diviM 
secondo il sesso e perìodi di vita degli ammalati. 



MALATTIE 


UOMINI 


DONNE 


GUADITI 


Morti 


Guarite 


MOKT£ 


1 


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4 


3 

3 

I 


3 


3 

5 

4 
3 
4 

5? 














• 














































Meningite 


- 


PerililliM 




ApopleMÌa cerebrale 




Cvcinoma dello stomaco 


- 







verificilesl nel comune di Rapolano nei quattro trimestri 
dell'anno 1881. 



TRIMESTRK 



Febbre periodic 
ìMn siDoc:i I 
ttbbrt lifoidca 
hiaoiàte. . ... 

Kktòi 
lokui 

[jmiìil!!!!!!!!!!!!. 

cerebrale . . . 

Vineéna. 

^atrofia di cuore 

Mnite 

Febbre periodica perni- 

^lKlnrile, 

Ciluio eastro-intestiiiale 

unno-peritonite 

Tilt del polmone 

Ftbbre gucrìca 

Circinom» del retto . . . 

Ciano bronchiale 

Morbo maculoso del Ver- 
loff 

Uà ^occnlule dei nudati 
MTimkn ptipuluioafl. . . . 



6.52 
3.64 

O, 23 



8.99 
5.87 



3.3S 
9.79 
0.33 



.— 270 — 

Malattie verificatesi nel comune di Rapolano nell'anno 1881, e divisi 
seconda il sesso e periodo di vita degli ammalati. 



MALATTIE 


UOMINI 


DONNE 


Guariti 


MOKTI 


Guarite 


Morte 


1 
J_ 

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61 

3 
39 

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23 

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S 

3 


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5 
S 

9 

9 

6 


9 


4 








Febbre sinoo-teumatica 
























Paialisi 

Apoplessia cerebrale 

Albuminuria 








Ipertrofia di cuore 


- 




- 


Antrace 




Catarro gastro-intestinale 












Tisi del polmone 

Carcinoma del retto 

Catarro bronchiale 

Morbo maculoso del Verloff. . . . 




Peticaidile 


- 






— 271 — 

Non tutti gli anni abbiamo in questo territorio uno sviluppo cosi con- 
siderevole, come si è dovuto verificare nell'estate dell'anno 1879, di febbri 
da malaria, che anzi vi sono degli anni in cui o non si sono avute nien- 
l'affatto, come mi viene riferito, o in molto minori proporzioni. Cosa que- 
sta ch^ ben a ragione ci fa supporre dover tenere lo sviluppo delle mede- 
sime, fra le altre ragioni, in prima linea alle condizioni meteorologiche ed 
a quelle idrauliche del terreno. Da molto tempo però si osservano le feb- 
bri in questi paesi, giacché il Santi, professore di scienze naturali nelU Uni- 
versità di Pisa, scriveva nel 1801, parlando dei suoi viaggi per la Toscana, 
che passando attraverso il territorio compreso fra FOmbrone fino alla Val 
di Chiana, ritenne il proprio coraggio posto in non piccolo cimento. Altro 
non sentivamo, cosi si esprime, che lugubre suon di campane or per via- 
tico or per mortorio. 

Queste febbri però, dirò subito che se sono frequentissime nella campa- 
gna, riescono un caso eccezionale nei centri principali abitati, vale a dire 
Rapolano e le Serre. 

In quanto alle cagioni produttrici della malaria, credo sieno molte e com- 
plesse. In primo luogo dobbiamo ricercarle nelle condizioni idrauliche dì 
^uei piani che sono attraversati dai fiumi o torrenti più sopra nominati; e 
per citare uno di questi piani, ma che certamente però è il peggiore, 
quello del Sentino, dirò, cosa già di sopra accennata, come riempiendosi 
'e fosse del medesimo durante le pioggie primaverili o per l'acqua di sor- 
bente che vi pullula, non giungono però mai a scaricarsi del tutto nel tor- 
rente a cagione del suo letto che, se non al medesimo livello, certamente 
^nto poco inferiore che il decorso delle acque verso il medesimo vi è 
appena appena accennato. Ad aumentare questo ristagno di acque nelle 
^osse, vi concorre molto la cattiva costruzione delle medesime, essendovene 
foltissime che chiuse da ambo le parti da colmate, ricevono l'acqua che 
proviene dai campi, e non posseggono un'uscita per scaricarsi o nel tor- 
rente in qualche altra fossa che v'immetta. Accade da ciò che questi 
^^3iiali durante i mesi dell'estate si cambiano in tante piccole paludi di 
^cqua stagnante, verificandosi così per lo sviluppo delle febbri quelle me- 
desime cagioni che le producono nella nostra Maremma. Se durante l'estate 
avvengono delle pioggie che riempiendo queste fosse, permettano loro di 
Caricarsi nel fiume e rinnovare le loro acque, ne consegue allora che il 
s^olo essendo sempre ricoperto di uno strato più o meno spesso d'acqua, 
^ per di più non limacciosa, non sviluppasi dal medesimo in grande quan- 
^^ il miasma palustre. Se al contrario, come avvenne nell'anno 1879, 



— 272 — 
dopo le pióggie torrenziali di primavera succede una prolungata siccità^ le 
acque già stagnanti, limacciose ed esalanti un fetido odore, a poco a poco- 
vengono assorbite dal suolo sottostante, e lasciando un pantano semiasdutto- 
e screpolato, permettono l'esalazione del miasma palustre, il quale o si 
chiami palmella come vuole il Salisbury, o alga miasmatica del Balestra, o 
monilia penicillata del Lanzi, o per non chiamarlo con altri nomi, si chiami 
esso, come recentemente si vuole bacillus malaria^ è certo che esiste, e 
ritengo certo del pari che si sviluppi più che altro nelle suddette condi- 
zioni di terreno ed atmosfera. 

£ che veramente una delle più forti cagioni produttrici di malaria sia la. 
pianura del Santino, lo dimostra ancora il numero straordinario di febbri 
nella Frazione Serre (vedansi le tavole delle malattie riferentisi al 1879 ^ 
che a bella posta ho diviso a seconda delle due Condotte) : Frazione questa, 
delle Serre che conta nel suo seno un numero molto minore di abitanti». 
Infatti nella Condotta medica di Rapolano abbiamo nel censimento del 1881 
N. 2488 abitanti e nell'altra delle Serre N. 1714: i casi poi di febbre 
furono 224 nella prima e 330 nella seconda. Orbene se con questo numero^ 
tanto minore di abitanti, la Condotta medica delle Serre ha sorpassato net 
numero delle febbri l'altra di Rapolano, logica vuole che si debba ammet- 
tere nella prima una cagione più prossima ed immediata produttrice di ma» 
laria. Questa cagione, lo ripeto, è il cattivo stato idraulico del Sentino che 
è posto quasi nel bel mezzo della Frazione Serre: ed a comprovare sempre 
più il mio asserto, dirò che le case coloniche poste su questa foce, come 
quelle denominate il Sodo, le Pievi, la Selva, Ficaiole, ecc., ecc., sono quelle 
che danno sempre un maggior contingente di ammalati. £ quello che dico 
di questa pianura valga altrettanto, sebbene in minore proporzione, del piano 
della Sestina e della Fuenna, come pure di quei piccoli laghetti artificiali 
che sono in prossimità delle case coloniche, e che servono per l'abbevera- 
mento del bestiame , ì quali pure quando rimangono asciutti durante una 
prolungata siccità, agiscono egualmente da cagioni febbrigene. Né mi si dica 
che queste medesime condizioni idrauliche dovrebbero esser comuni a ttitto 
l'esteso territorio in cui hanno dominato o dominano le febbri intermittenti, 
inclusive lo stesso monte Amiata, che ordinariamente offre un delizioso sog- 
giorno durante l'estate, e che ciò non ostante l'anno 1879 è ^^^^ infettato 
dalle febbri periodiche. Io non so, rispondo, se questi paesi saranno nelle 
nostre identiche condizioni: so però che non una sola è la sorgente del 
miasma, e che certamente altre ne esisteranno oltre la predetta, forse non 
abbastanza studiate o conosciute. Il monte Amiata poi è troppo vicino alla 



— 273 — 
Maremma per non risentire i tristi effetti del n^iasma, durante gli anni in 
cui sviluppasi in maggior copia in quella regione. D'altra parte anche in 
4|Besto Comune non credo che la cagione detta di sopra sia Tunica sor- 
gente di infezione malarica. Vi contribuisce moltissimo anche il cattivo stato 
in cui è tenuto il terreno circostante alle case coloniche. Air intorno di 
queste case havvi il costume di gettare, sia nei cortili che ^Itrove, uno 
«tiato di avanzi vegetali a infracidire, onde ricavarne con piccola spesa e 
fiere fatica un buon letame per la sementa. Non è a dirsi quale sviluppo 
(fi fetore abbiasi nei mesi dell'estate da questi focolai d'infezione. 

Altro coefliciente alla produzione del miasma febbrile, ritengo essere quei 
borri o pozzanghere, dove i coloni hanno per costume di tenere in mace- 
adone la canape e che tramandano un nauseante e ributtantissimo odore. 
Come cagione predisponente di queste febbri periodiche, credo agisca 
iidto lo stravizio, specialmente dietetico ed un conseguente catarro gastro- 
intestinale. £ a provare la verità di quanto affermo, citerò il fatto che i 
contadini nostri, facendo l'operazione della trebbiatura a mezzo di macchine 
trebbiatrici, coloro che durante quei giorni di lavoro si sono esposti ad 
«gni specie di strapazzo, come straordinario e non interrotto lavoro, inso- 
lazione continua, pulviscolo che li ricopre da capo ai piedi, ecc., ecc., sono 
af^nto quelli che di preferenza hanno contratto la febbre. Né a ciò s'ar- 
resta lo stravizio di questi operai durante la trebbiatura. Onde rifocillarsi 
ddle durate etiche, mangiano cibi più appetitosi e in maggior copia del- 
l'ordinario, bevono vino ed acqua fredda a corpo sudante, si espongono a 
correnti d'aria per modificare l'arsura da cui son travagliati, insomma agi- 
wono in loro durante quei giorni tutte quelle cagioni che si reputano le più 
falevoli a produrre il catarro gastrointestinale. D'altronde come spiegare il 
fittto che dopo manifestatasi in un individuo la febbre con tutte le sue mo- 
dalità, nn purgante talvolta e del semplice bismuto hanno bastato senz'altro 
a troncare la febbre, senza che il chinino, ripetutamente somministrato per 
l'avanti, avesse spiegato valevole effetto ? Come spiegare l'altro fatto che una 
fiuaiglia colonica essendo rimasta per l'avanti immune dalla febbre, dopo i 
gioroi di trebbiatura, costantemente, salvo poche o punte eccezioni, molti 
componenti di essa vi sono andati incontro? Sarà una cagione complessa 
qneUa che agirà da predisponente, saranno le fatiche unite al catarro gastro- 
àtcstinale, ma ciò non toglie che quest'ultimo figuri per una buona parte 
aeDo sviluppo delle febbri. 

n tipo che maggiormente ha dominato è stato il terzanario, in secondo 
taogo il quotidiano e per ultimo il quartanario, per cui molti debbono lan- 

i8 



— 274 — 
guire durante tutto l'inverno susseguente all'estate in cui hanno contratto la 
febbre. Indistintamente però tutte le febbri con qualunque tipo, mentre con 
una grande facilità vengono troncate, con altrettanta facilità ne accade la 
recidiva. Riguardo all'età non vi è nessuna predilezione, avendosi avuta la 
febbre in individui dai nove mesi fino alla vecchiezza. Se pure una certa 
immunità vi è stata, l'ha avuta la vecchiezza, messa in confronto cogli altri, 
periodi di vita: certamente, io credo, perchè i vecchi meno si espongon<^ 
che i giovani alle fatiche ed a tutte quelle cagioni che ho detto agire d^^ 
predisponenti. 

Ancora i bambini non si espongono a queste cagioni, eppure hanno con^ 
tratta la febbre, mi si obbietterà forse da alcuno. Si pensi però come facO — 
mente i lattanti vanno nell' estate incontro al catarro gastro -intestinale, ^ 
come molto minore sia in essi la resistenza organica. Gli uomini hanncs 
contratto la febbre di preferenza che le donne: sempre io credo per le hl— 
gioni dette di sopra. 

Veramente straordinaria, è d'uopo ammettere, avvenga in certi individaJ 
r infezione malarica, se si pensa al numero stragrande di perniciose che ab^ 
biamo avuto in certi anni, segnatamente nel 1877 e nel 79. La forma pre — 
valente jdelle medesime fu il genere atasso-adinamico e nevralgico. 

Prima di lasciare ciò che si riferisce alla etiologia e semiologia di questa 
febbri, mi piace accennare ad un genere particolare di febbre che frequen- 
temente si è verificato alle Serre nel 1879, e che mentre a tutto rigore 
apparteneva sul principio alla quotidiana intermittente, in seguito continua^ 
avendo decorso però, sia per la durata che per i sintomi egualmente che? 
una tifoidea, si sarebbe potuto ragionevolmente denominare febbre continut^ 
pseudo-tifoidea. Di questo genere di febbri due splendidi esempi si verifica^ 
rono in certo Donato Milaneschi ed Annunziata Gerii, nel primo dei quaJL 
iniziata la febbre quotidiana intermittente, nella seconda con tipo terzanario 
e quindi continuo, e dopo che venuti in scena fenomeni atasso-adinamici, 
diarrea, estese ipostasi polmonali, lingua priva di epitelio, coriacea ed asciutta, 
e dopoché gradatamente la temperatura fu salita a 41^ 2 e con poca dif- 
ferenza a cagione del chinino, mantenutasi costante per diversi giorni, in- 
cominciò lentamente la defervescenza, fino a che la febbre terminò dopo 
circa diciannove giorni nel primo e venticinque nella seconda» Il curioso 
poi si fu che terminata la febbre continua e cessati i fenòmeni tifoidei, la 
febbre medesima riprese il tipo con cui aveva iniziato, quotidiana intermit- 
tente nel primo, terzana nel secondo caso, fintantoché, dopo ripetuta som- 
ministrazione di chinino, avvenne la stabile apiressia. Anche riguardo alla 



— 275 — 
<:tiia per queste febbri particolari fu la medesima che ordinariamente si mette 
in opera per le tifoidee, vale a dire, eccitanti, revulsivi, idroterapia ed an- 
tipiretici. Di tutti questi mezzi però quello che dopo il solfato di chinino 
maggiormente giovò, fu il ghiaccio, come quello che soddisfa alle maggiori 
indicazioni terapeutiche, avuto riguardo alla temperatura, alle azioni del cuore, 
dio stato delle funzioni cerebrali, ai fenomeni addominali, alle ipostasi e 
all'edema polmonale, e che pure sono i principali sintomi, di cui dobbiamo 
tener conto in una febbre tifoidea. 

Per la cura di queste febbri miasmatiche in generale (ed a proposito dì 
terapeutica chiedo venia se mi dilungo più del dovere, ma reputo necessario 
il criterio terapeutico per caratterizzare sempre più una data forma morbosa, 
^mto riguardo alla sua entità), mi studiai in vista sia dell'elevato prezzo 
<lel chinipo, sia per somministrarlo in quei casi in cui i pazienti si rifiuta- 
vano ad una ripetuta somministrazione del chinino medesimo, se in altro 
medicamento si fosse potuto rinvenire per avventura un succedaneo al me- 
<iesimo : e naturalmente quello che formò per il primo soggetto di studio, 
fa l'acido salicilico e salicilato di soda. Già era conosciuta la spiegata azione 
dell'addo salicilico quando venga unito al solfato di chinino, poiché fino 
dal 1876 ne avevo fatto esperimento : ma dell'acido salicilico solo come 
febbrifugo, non possedevo che pochissimi esempi. Di preferenza venne usato 
il salicilato di soda, come quello che solubilissimo e di sapore dolciastro, 
trova minore repugnanza nella sua somministrazione. I risultati ottenuti 
sono: trenta gli individui nei quali fu somministrato l'acido salicilico e sa- 
licikto di soda, dei quali 17 affetti da febbre terzana, io da quotidiana e 
3 da quartana. Si è avuto effetto positivo in soli 1 4, dei quali 7 affetti da. 
<}uotidiana e 7 affetti da terzana. In tutti gli individui nei quali è stata fu- 
gata la febbre coll'acido salicilico, si è avuta in seguito la recidiva e pronta, 
non ostante somministrazione pure di chinino. Dietro l'osservazione di 
questi fatti, non devesi, io credo, inferire che l' acido salicilico sia dotato 
di una valida azione febbrifuga, essendo meno della metà gli individui che 
ebbero fugata la febbre con questo medicamento : si deve notare però, come 
1k) detto di sopra, che le febbri di queste località hanno quasi tutte il ca- 
ntiere di esser troncate colla massima facilità, non ostante l'egualmente facile 
recidiva. 

Non starò poi a dire in quanti altri medicamenti sperassi trovare un 
^ccedaneo al chinino: debbo confessare però che rimedio sovrano ed al 
<lttale ho sempre dovuto ricorrere per avere una più stabile apiressia è stato 
il solfato e bisolfato di chinino. . 



— 276 — 

E qui basti delle febbri da malaria. 

Ricercando nella storia delle malaUie epidemiche che di preferenza si sono 
sviluppate in questo Comune, si trova che sempre a memoria d* uomini è 
stato immune dall'invasione colerica, mentre questo morbo già infieriva e 
mieteva vittime nei luoghi circonvicini. Questo è un fatto molto importante 
per confermare la nota teoria del Pettenkofer, secondo la quale un terreno 
non poroso (come quello di Rapolano, composto per la maggior parte di 
travertino) e che non lasci facilmente filtrare il cont^enuto liquido dei cessi- 
e delle fogne commiste con germi colerosi, offre le condizioni le più svan- 
taggiose alla diffusione dell'epidemia colerosa. ^ 

Nel 1869 si ebbe alle Serre una epidemia di tifo, non so se ileotifo o 
dermotifo, che in fieri in modo straordinariamente maligno, mietendo sp>e- 
cialmente la più robusta gioventù. Ebbe, come tutte l'epidemie, ui£*|{tnòd]p ; 
di incubazione, manifestato da qualche raro caso, uno di invasione e svi- 
luppo, uno di stazionarietà e l'ultimo finalmente di decremento. 

Nel 1874 vi regnò epidemica la difterite, ma sembra che non fosse di 
natura oltremodo maligna, pochi essendo stati i decessi. 

Anche la miliare regnò epidemicamente nella Condotta di Rapolano 
nel 1866. L'egregio mio collega dott. Ildebrando Caifassi, titolare di quella 
Condotta, ne incolpò giustamente come cagione. Tessere andati gli abitanti 
in una certa epoca dell'anno, a soddisfare agli obblighi reb'giosi in una 
chiesa dove si aveva la cattiva abitudine di fare le inumazioni ; tanto è ciò 
vero che l'epidemia continuò per diversi anni ancora di seguito, e non cessò 
che quando fu costruito il nuovo cimitero di Rapolano. 

Dopo le precedenti, le malattie che hanno regnato epidemicamente sono 
le seguenti, delle principali delle quali passerò brevemente a rilevare qualche 
particolare. 

La prima che si verificò fu la pertosse. Incominciò nell'estate del 187S 
prima con qualche caso isolato, fino a che senza tener nessuna regola nel 
suo sviluppo relativamente a località ed influenze igieniche, prese poi un 
tal grado di estensione, che dopo sette mesi circa dalla sua comparsa non 
vi fu, si può dire, nessun piccolo bambino che non ne fosse affetto. Negli: 
adulti qualche raro caso. Quando nei centri principali del Comune la per- 
tosse era in decrescenza, incominciò a serpeggiare per la campagna, ed. 
al solito dopo un mese tutti i piccoli bambini ne furono attaccatL 

Riguardo a terapia, io non vo' dire, come volgarmente si dice, che la- 
guarigione della pertosse si abbia dopo il diciottesimo e ventesimo sette- 
nario, superstizione che, come dice bene il Niemeyer, deve fare arrossire il 



— 277 — 
medico, e invita gli ignoranti alle imprudenze ed al nocivo laisser aller^ 
<lirò solo che questa affezione si mostrò molto restia ad essere dominata^ 
non ostante i più svariati mezzi terapeutici messi in opera. Un certo giova- 
mento si trovò più che altro nel siroppo Delayés, che come ognuno sa è 
composto di una forte infusione di caffè, belladonna, ed ipecacuana: anad 
fa questo siroppo che di preferenza venne usato nella gran maggioranza 
dei casi alle Serre. 

Abbenchè però la maggior parte dei piccoli bambini già facesse od avesse 
fitto uso della belladonna, che entra nel siroppo Delayes, a cagione della 
pertosse, questo medicamento non agi per nulla come mezzo profilattico» 
qualmente da molti si ritiene, e la Scarlattina^ more solito^ fedele compagna 
della pertosse, non tardò a mostrarsi prima con qualche caso isolaf5 e 
quiudi contemporaneamente con vari casi fra i bambini, già per la maggior 
parte debilitati dalla pertosse. Carattere di questa epidemia fu di svilupparsi 
e infierire in certi dati centri del paese delle Serre, senza che questi offris- 
sero alcun che di particolare al suo sviluppo : o per meglio dire i casi di 
scarlattina non furono sparsi per grande estensione nelle Serre, ma bastò 
che in una casa dove abitavano diversi fanciulli si sviluppasse in uno di 
questi la scarlattina, perchè tutti i rimanenti della casa ne fossero affetti e 
quelli delle case circonvicine , non ostante le suffumigazioni antisettiche 
adoperate. 

Lx> stadio acuto di questa affezione veniva superato con facilità, a cagione 
<lella non grande malignità della medesima e della rara complicanza del* 
r angina difterica. Però l'infezione maggiore e più maligna essendo il più 
spesso avvenuta nei reni, la maggior parte dei casi letali si dovettero ap- 
punto alla nefrite-parenchimatosa e conseguente uroemia sviluppatasi quando 
^ià gli individui malati di scarlattina si erano alquanto rimessi ed inoltrati 
nella convalescenza. Cessata questa epidemia nel decorso di un mese e 
mezzo circa alle Serre, si verificarono subito contemporaneamente sette od 
otto casi nel villaggio di San Gemignanello senza che mi fosse dato conoscere 
se il contagio vi fosse stato importato da qualcuno del paese, o come al- 
trimenti. - Quivi furono affetti ancora tre adulti , mentre per 1* innanzi ciò 
non era mai accaduto. 

Riguardo all'altra epidemia di parotidi^ nulla si presentò degno di una 
particolare attenzione. 

Fra tutte le malattie sporadiche osservate nel quinquennio 1877-81, mi 
jiiace di preferenza accennare alla polmonite^ come quella malattia che for* 
4exueDte in taluni casi viene modificata dall'azione della malaria e che de-^ 



— 278 — 

-corre in questi paesi con una straordinaria jgravezza. A questo scopo dir^ 
che 289 furono le polmoniti osservate nelle due Condotte di Rapolano» 
La maggior parte di esse furono unilaterali e la forma prevalente fu la ge- 
nuina cruposa sopra la catarrale. La durata della malattia fu varia : ordi- 
nariamente la risoluzione avvenne dopo il settimo o l'ottavo giorno, quando 
con brusca defervescenza, quando con lento e progressivo declinare della 
medesima. Oltre queste franche manifestazioni però della polmonite, non è 
infrequente una misteriosa forma di essa che più dovrebbesi riportare ad 
una passiva ipostasi che ad una vera e propria polmonite. Questa forma mor- 
bosa si osserva quasi sempre in chi ha sofferto di febbri intermittenti, e- 
decorre con tale subdolo apparato fenomenologico, che credo bene accen- 
nafla, giusto perchè è facilissimo di scambiarla con una febbre continua 
remittente. 

Riguardo alla cura della polmonite, si rende spesso in questi luoghi una- 
necessità il trattarla col chinino, essendo non frequente il caso di poter 
eliminare con sicurezza la pregressa infezione da malaria. ^ 

Anche il salasso mi ha dato molto spesso buonissimi risultati, però debba 
dire colle seguenti indicazioni: l'ammalato sia giovine o robusto, la pol- 
monite cruposa, gagliarda la febbre al disopra dei 40^ l'idrorrea collaterale 
minacci da vicino la vita, e quando al valido impulso del cuore non cor- 
risponda nella medesima maniera quello delle radiali. 

In vari casi ho usato la cura perfrigerante colle borse di ghiaccio suV 
petto o colle posche ghiacciate, quando la temperatura saliva verso i 40.5: 
e a vero dire questa è una cura che ha dei vantaggi indiscutibili sul chi- 
nino e sul salasso, quando si vogliano considerare quest'ultimi come mo- 
deratori in generale della temperatura ; essendoché il primo più che tonic» 
ha una azione tossica sul cuore, e quindi affretta la paralisi cardiaca ; il 
secondo poi quando venga giornalmente praticato per avere quel mezzo 
grado di meno di temperatura giornaliera, finisce collo spossare affatto- 
l'ammalato e col non risolversi più la polmonite. 

Dai pochi casi di scorbuto osservati nel 1880 e neppure sempre in per- 
sone esposte alle cagioni che si reputano le più atte allo sviluppo di questa 
malattia, non credo debbasi inferire che quest* affezione sia endemica ii> 
questo territorio, avendola osservata solamente nell'anno predetto. 

Nella tabella poi delle malattie relative al 1877 figurano cinque casi di 
edema o indurimento cellulare dei neonati, senza che lo stato dell* atmo-^ 
sfera relativamente a quell'epoca dia ragione del contemporaneo sviluppo di 
-questi cinque casi morbosi. 



— 279 — 

Prima di termiDare questo capitolo riguardante le malattie, credo utile 
l'accennare come quelle che l'esperienza ha insegnato predominare in questi 
hzoghi sono : nell'inverno le polmoniti a cagione dei frequenti e bruschi 
cambiamenti atmosferici; nella primavera pure le polmoniti e le malattie 
crotrivc ; nell'estate le febbri da malaria e nell'autunno sempre le febbri 
periodiche con qualche rara polmonite. 

Ripeterò pure, repetita juvant, che le cagioni principali della mortalità in 
questo Comune sono due : la febbre intermittente ed il catarro gastro • inte- 
stinale nei bambini : e ciò non solo per queste due malattie di per sé stesse, 
quanto per la gravezza con cui decorrono le malattie intercorrenti ad esse 
a cagione del forte debilitamento dell' organismo. 

Di malattie chirurgiche poche son quelle che vengono curate a domicilio ; ed 
in quanto ad operazioni solo vengono eseguite quelle d'urgenza, e fra queste 
di preferenza quelle riferentisi all'ostetricia. La ragione di ciò sta nel non avere 
questo Comune un Ospedale in proprio, per cui vengono i pazienti inviati 
all'Ospedale civile di Siena; ed ognuno capisce come certe operazioni di 
alta chinirgia abbisognano di un corredo di istrumenti ed assistenza tale, 
da non potersi ritrovare che in un Ospedale ; molto più che la maggior 
parte degli abitanti traendo dal lavoro ogni risorsa, certe spese riuscirebbero 
loro disastrose. 

n trasporto- degli ammalati a Siena, si fa per mezzo di una lettiga, che 
sia per il lato igienico sia per sicurezza o comodità, nulla lascia davvero 
a desiderare, tanto da dover encomiare l'Autorità comunale che nella co- 
struzione della nuova lettiga prese di mira principalmente questi indispen- 
sabili vantaggi. 

(Continue^. 



i 

"I 

*■ 

PARTE SECONDA. 

1 



RIVISTA. 



IGIENE GENERALE. 



NONO CONGRESSO DELLA SOCIETÀ TEDESCA 

DI MEDICINA PUBBLICA. 



Questo Congresso fu tenuto in comunione colla Società di tecnica 
taria^ a Vienna, dal 14 al 16 settembre 1881, sotto la presidenza onoraria 
del Duca Carlo Teodoro di Baviera, fratello dell'attuale imperatrice d'Austria. 
Daremo un breve cenno degli argomenti trattati dall'onorevole Consesso; la 
loro importanza è tale che la scarsezza del tempo non ne permise la com- 
pleta discussione, onde non venne stimato conveniente di metter ai voti le 
conclusioni dei Relatori. 

I. La Questione dei Cimiteri; relazione del prof. F. Hofmann di Lipsia. — 
Che i cimiteri possano tornar nocivi alla salute delle popolazioni è cosa 
stata sempre ammessa per lo passato, al punto che la Legge ne ordina 
l'allontanamento dall'abitato, e li vuol circondati da una zona più o meno 
estesa di terreno libero. Eppure, generale com'è tale opinione, non par vero 
di trovarla cosi mancante di fondamento, e difesa solamente dal sentimento 
individuale. Bisogna anzitutto considerare il seppellimento come vien ese- 
guito ai nostri giorni, e non già come era altre volte in uso ; dei difetti , 
delle malefiche influenze degli antichi sepolcreti non dobbiamo più far ca- 
rico ai nostri cimiteri^ L' apertura di una tomba comune, scavata nel sotto- 
^ suolo di una chiesa, non ha niente a che fare con una fossa scavata nel 
terreno. Del resto anche in quella è probabile che le morti accidentali fos- 
sero prodotte da avvelenamento carbonico, anziché dall'inspirazione di gaz 
velenosi esalati dal cadavere. Questo esala fetidi gaz è vero, ma fetore non 
significa veleno: .l'esperienza insegna che la loro inspirazione è disaggrade- 
vole e può arrecar qualche disturbo ai soggetti molto delicati; ma nulla 



28l 

|Hà. Del resto si distinguono forse necessariamente i cimiteri per esalazioni 
-pestilenziali ? Niente affatto : se qualche volta sorsero osservazioni in con- 
trario, fu in occasione di tumulazioni in massa, dove una sol fossa dovette 
[4ai licetto a centinaja di cadaveri. L'Autore in compagnia dell'amico suo 
prof. Siegel, ha avuto occasione di assistere ad oltre cento esumazioni di 
lodaveri in tutti i periodi di putrefazione ; né egli, né gli altri astanti 
\ékao a lamentarsi di forti odori cadaverici. Questo fatto è confermato 
]tKhe da Parent, Orfila, Ollivier. Il quadro di un' esumazione steso dalle per- 
interessate è dunque in massima parte fantastico, e la tumulazione di 
cadavere per fossa non incomoderà mai nessuno con esalazioni. 
E il suolo, e r acqua sotterranea potranno venir inquinati ? Qui, oltre 
quantità dei cadaveri sepolti, va considerata la situazione del cimitero, 
cadavere può venir distrutto per putrefazione ^{Fàuiniss) o per nitrifica- 
{Verwesung): la prima avviene sotto l'influenza dell'umidità, la seconda 
quella dell'ossigeno: l'ideale igienico da raggiungere è precisamente 
to processo di ossidazione. Tuttavia sono elementi distruttori di prì- 
importanza, più dell' ossigeno, i germi fermentescibili e gli organismi 
[i inferiori. Ciò rende la distruzione dipendente non dal cadavere, ma 
le drcostanze esteme. Cosi il grado di temperatura e di umidità della 
la permeabilità maggiore o minore della cassa e del terreno, concorrono 
vi rendere più o meno facile lo scambio dei gaz coli' atmosfera, e l'ac- 
ai germi, ai mille parassiti della tomba) a rendere più o meno pronta 
distruzione del cadavere. Nelle condizioni più favorevoli il cadavere si 
ima nell'intima costituzione, senza perdere il proprio aspetto, e solo 
riportato all' aria cade in polvere : ciò avviene facilmente se la cassa lo 
^e dalle lavature dell' acqua meteorica. Ciò spiega ancora come l' acqua 
à pozzi nelle vicinanze di un cimitero possa conservarsi salubre non meno 
qualunque altra. Ora, può accadere che nel terreno e nell'acqua si in- 
ino dei germi nocivi, quando l'acqua del sottosuolo possa alzarsi fino 
inondare le casse ; oppure quando queste vengano sepolte in uno strato 
suolo attraversato da una corrente d'acqua sotterranea. Prima cura quindi 
scelta di un terreno per cimitero sarà quella di verificare le condizioni 
l'acqua sotterranea ; e verrà scelto un terreno più che si può poroso» 
lè l'ossigeno atmosferico e le larve dei parassiti abbiano facile accesso 
cadavere, e ne operino alacremente la distruzione. 

Nelle condizioni ordinarie insomma nulla si deve temere dai cimiteri: 
i quando si tratti di cadaveri soccombuti a malattie infettive ? Se il pen- 
inolo di rendere allora il cimitero un focolajo d'infezione sia reale o no» 
l^ionebbe provarlo l'esperienza: molti sono ancora i paesi dove il cimitero 
U circondato dalle abitazioni; citiamo Monaco, Lipsia. Ora non v'ha alcuna 
[precisa osservazione che la popolazione adiacente di un cimitero sia stata 
||Rsa dalla malattia infettiva più di un'altra parte della città: ciò fu ac- 
i-ttrtato anche da un'apposita Commissione incaricata di un'inchiesta ad hai 
kI regno di Sassonia. Hofmann conclude dunque che i timori sul conto 
\^ dmiteri sono infondati. 
U dottor Siegel sostiene la medesima tesi, e ricorda come dovunque 



282 

sono state fatte delle ricerche serie, non sentimentali , unanime fosse l'ac- 
cordo dei medici nel giudicale i cimiteri innocui affatto alle popolazioni. 
Tale fu il risultato dell'inchiesta fatta in Sassonia nel 1879 sulle relazioni 
di 28 medici; tale quello dell'inchiesta fatta in Baviera nel 1865 (Pettcn- 
koffer) ; tale quello indicato da Wassetfuhr per l'Alsazia Lorena : tale il 
parere di oltre 400 persone competenti d'Inghilterra ed America (Adams); 
tale il parere della Commissione municipale di Parigi. 

Dopo tali osservazioni, Siegel tenta di schiarire alcuni punti importanti 
dell'economia del cimitero, a) Del periodo di rotazione: sarebbe desiderabile 
di ridurlo al minimum possibile: finora il minimum legislativo è quello fis- 
sato dal Codice di Napoleone a 5 anni; esso varia secondo i paesi in un 
periodo compreso fra 30 anni (Assia). Naturalmente si deve misurarlo snlla 
lunghezza del tempo necessario alla distruzione del cadavere. Ora, dalle os- 
servazioni fatte in Sassonia risulta che in un terreno favorevole , poroso , 
sabbioso, non inondato dalle acque, il cadavere di un fanciullo è compI^ 
tamente distrutto in 3 - 4 anni, e quello di un adulto in 6-7 anni. In un 
terreno sfavorevole, umido, argilloso, occorrono invece rispettivamente 5 e 
O anni. Si può ammettere quindi un turno massimo di io anni, mentre 
per certi terreni il turno può essere assai più breve: il dott. Innhauser as- 
sicura che nel cimitero centrale di Vienna i cadaveri piccoli vengono di- 
strutti in pochi mesi, e quelli degli adulti in poco più d' un anno. Ecco 
dunque come si può, dato il caso, abbreviare il turno onde un cimitero 
possa servire assai a lungo, b) Della profondità delia fossa: come ha già 
ammesso Pettenkoffer, la fossa non deve approfondarsi più di un metro 
e mezzo; non avvengono esalazioni, mentre la scomposizione è abbastanza 
rapida, e) Y>^ isolamento del cimitero: nei diversi paesi la distanza prescritta 
tra cimitero e abitato oscilla fra io e 370 metri. L'esperienza insegna che 
non occorrono grandi distanze, a meno che il cimitero si trovi in uno strato 
acquitrinoso, sulla direzione dell'abitato, d) T>t}X utilizzazione di un cimitero 
abbandonato: le leggi in proposito esigono, secondo i paesi, un lasso dr 
abbandono vario fra io e 40 anni. In un caso, Siegel notò che dopo 
20 anni esistevano appena le traccie del cimitero. Ogni volta occorrerà fare 
delle esumazioni e delle ricerche particolari al caso concreto. 

Le osservazioni del dott. Rozsahegyi giungono al medesimo risultato : 
ciononostante non si volle passare alla votazione delle conclusioni proposte 
da Hofmann: 

I." Le influenze antiigieniche attribuite ai cimiteri sfuggono nella mag- 
gior parte dei casi ad un esame serio ; 

2.® Tali influenze si verificano soltanto quando il terreno fu scelto 
male , ed il seppellimento vien condotto peggio ; circostanze d' altronde 
evitabili. 

IL Uso ed abuso degli spiritosi, — Il Relatore dott. Bar, di Berlino, lesse 
sull'argomento una memoria notevolissima per la copia delle notizie stati- 
stiche e il rigore delle argomentazioni. L'alcool, così benefico alimento di 
risparmio se usato nei debiti modi , è pur troppo causa di gravi sciagure 
individuali e sociali ; con molta profondità e sicurezza di giudizio l'Autore 



— 283 — 

da un quadro terribile delle conseguenze deiralcooHsmo : esso rovina 
ahte ed abbrevia la vita dell'individuo, non meno della costituzione 
'attuale e delle future generazioni ; annulla 11 benessere e la prosperità 
t famiglie y riempie di miserabili le case di mendicità, i nosocomi, i 
ocomi, i penitenziari. Lo spazio non ci consente di seguire il Relatore 
e sue escursioni attraverso il regno delle cifre , le quali dimostrano a 
itteri cubitali la realtà di cosi terribili affermazioni : noteremo solo per 
Ito conforto che 1* Italia in questo concerto delle nazioni tiene l' ultima 
ID. Un' esatta idea del lavoro è fornita dalle tesi sottoposte, ma non di- 
ise, al Congresso : 

i/* L'abuso degli alcoolici, e specialmente delle bevande distillate, è ca- 
ie di gravi danni non meno per l'organismo individuale che per il sociale ; 
2.® L* intemperanza alcoolica abituale rovina l' andamento normale 
k fanzioni vitali, e provoca nei tessuti e negli organi delle lesioni che 
jODgono alle malattie ed alla morte prematura. Cosi annienta le facoltà 
iettuali e morali dell'uomo, e lo rende impari ai propri doveri verso 
biiglia e verso la società ; 

3.** L'alcoolismo danneggia 1* organismo sociale colla ruina individuale 
na parte della popolazione attuale e della rispettiva posterità — col fa- 
re il pauperismo — col determinare una buona parte delle alienazioni 
ali e dei suicidi — coli' aumentare i delitti e l'immoralità; / 

4.* A combattere questa sciagura sono chiamati tutti i membri della 
ià e dello Stato, isolatamente od insieme; e specialmente dev'essere og- 
deir igiene pubblica e privata quello di togliere la sorgente di tanti mali ; 
5.** Lo Stato può intervenire con misure dirette ed indirette : 
e: aj Coir aumentare le imposte sul consumo delle bevande spiritose^ 

e specialmente dell'acquavite; 
òj Colla soppressione dei venditori d'acquavite al minuto (Hausbren- 

nereien) ; 
e) Col ridurre ad un minimum i venditori di bevande spiritose nel. 

piccolo commercio ; 

d) Col limitare la licenza di vendere a persone di provata onestà,. 

in modo da esser sicuri che per proprio interesse non favori- 
scano l'ubbriachezza ; 

e) Col punire quei venditori che somministrano bevande spiritose 

ad individui già ubbriachi, o a minorenni non accompagnadj 
da persone adulte; 

f) Coll'annuUare i debiti per bevande spiritose (Zechschulden) ; 

g) Col limitare il tempo di vendita; 

h) Col sorvegliare le qualità dei liquori venduti; 

i) Col punire l'ubbriachezza in pubblico; 

k) Coir istituire delle case di detenzione per quegli alcoolisti che 

mancano ai propri doveri, e sono pericolosi a sé ed agli altri ;. 
Rtti:^Col diffondere l'istruzione e l'educazione fra il popolo; 
m) Coiraumentare il benessere della popolazione; 
m) Col procurare alle classi povere degli alimenti sani e a buon^ 

mercato ; 



— 284 — 

w 

o) Col procurare una bevanda più appropriata in sostituzione deg] 

spiritosi — col diminuire l'imposta sulla birra l^giera, su 

caffè, sul thè. 
fi Col diffondere le istruzioni sulle conseguenze dell'abuso di be 

vande spiritose, p. es. nelle scuole ; 
g) Col punire T ubbriachezza nell'armata e in tutte le classi deg] 

impiegati. 
6.^ La Società può combattere l'alcoolismo: 

a) Colla temperanza nelle famiglie; 

b) Coir istituzione di sodetà di temperanza; 

e) Coir istituzione di venditori di caffè e thè, di sale di lettura doi^ 
alle classi povere sia offerto un mezzo di sollievo e di gnuk 
vole istruzione, abbandonando gli spiritosi; 
d) Coir istituzione di stabilimenti di cura per gli alcoolisti. 

7.^ Sarà soltanto coli' applicazione instancabile e rigorosa delle più ener 
.^iche misure che si potranno conseguire i desiderati effetti nella lotta contxt 
tin vizio cosi radicato e diffuso (specialmente nei paesi nordici). 

III. La questione dei gaz delie fogne (Sewergases Theorie). — Mentre tutt 
i più distinti igienisti riconoscono l' importanza della fognatura come mesa 
di assicurare la purezza dell'aria, del suolo, dell'acqua delle città contn 
ogni inquinamento di detriti organici e loro prodotti di scomposizione, eco 
sorgere in Inghilterra (ed ora anche in Germania) una mano di nemici d 
tal sistema ad accusarlo di essere, la mercè dei gaz svolgentisi nelle sue ret 
sotterranee, uno dei più terribili diffusori delle malattie infettive. Le materi 
fecali contengono i germi delle dette malattie, e li cedono all'aria di que 
canali; questa poi li porta nelle case. Oggi che il sistema della fognator 
è applicato su vastissima scala, e lo sarà ognor di più, è della massim 
importanza il verificare se tali affermazioni contengano alcunché di vert 
È questo lo scopo dei due Relatori ; il prof. Soyka di Monaco, valendosi e 
^ opportune relazioni statistiche, dimostra che anzi la canalizzazione delle nu 
terie fecali ha avuto una benefica influenza nel limitar la diffusione dell 
malattie infettive; il prof. Rozsahegyi di Budapest, discute quali sono 1 
condizioni fìsiche e meccaniche dei canali di fogna per dedurne se ess 
siano o no di appoggio alla teoria dei gaz di fogna. 

i.° Reiazione di Soyka. — La questione riguarda non i gaz per sé, n 
i gaz come veicoli dei germi delle malattie infettive. Tra questi forni sp 
cialmente il maggior materiale la febbre enterica o tifoidea; delle epidem 
a Croydon, a Worthing, Edimburgo, Selkirk, Cambridge, Gibilterra, studia 
con criteri preconcetti dovevano appoggiare le nuove vedute; ma ad es 
minarle rigorosamente, le deduzioni ne sono tutte teoriche*, nessuna ha p 
sé appoggio nei fatti. Al contrario, siccome tali epidemie si comportarono 
per condizioni di tempo e di luogo, come tante altre studiate senza id* 
preconcette, cosi si può credere che a tutte presiedessero momenti eziol 
^ici comuni,che, come vedremo, non hanno niente a fare coi gaz dei e 
nali di fogna. Lo stesso dicasi delle altre malattie, della difterite (che alcu 
vollero erigere a succedanea (sic) del tifo, della risipola, della diarrea, ec 



— 285 — 

jagini di Soyka si estendono a città dove il tifo tiene un po- 
etante nelle statistiche nosologiche. Il confronto dei casi di tifo- 

dopo l'introduzione della fognatura dà i seguenti risultati: per 
» una progressiva riduzione dei casi fatali dal 48. 5 per mille morti 

Per Danzica una riduzione dal 30. 9 per mille al 2. 3. Per Fran- 
dair 8. 6 per diecimila abitanti a 2. o. Per Monaco dal 2. 42 per 
itanti a o. 89. Queste cifre voglion dunque dire per lo meno che la 
L restò indifferente alla diffusione delle malattie tifose. Singole os- 
i di grandi stabilimenti e caserme, per anni ed anni, assicurano 

v*ha alcun rapporto diretto fra il tifo e le latrine: le circostanze 
ui si osservò la diminuzione dei casi di tifo, p. es. ad Amburgo, 
:a, autorizzano invece a dare molta importanza profilattica alle opere 
izzazione. Cosi prendendo in considerazione nelle diverse città la 
. per tifo delle sezioni in cui vien diversamente disposto delle materie 
trova che essa è minore nelle contrade percorse da canali di fo- 

ad Amburgo nel periodo 1872-74 diedero queste 2. 68 casi di tifo 

abitanti, le altre 4. o; a Francoforte intorno a 5 per mille nelle 
. 67 nelle seconde (anno 1875). Monaco fu assai diligentemente 
sotto questo punto di vista, ed eloquenti sono i suoi dati numerici, 
più interessanti. Nel periodo 1875-80 la mortalità per malattie zi- 
può esser cosi distinta per vie : 

Popolazione %r«-»* P*' mille 
abitanti **®"* abitanti 

39 fognate a nuovo, nella parte alta della città.. 53392... 771 = 1444 

17 * » * » bassa * .. 10547... 166 = 1573 

77 con canali vecdii 52042. . . 858 = 1648 

20 senza canali 90606. . . 1 760 = 1942 

fterite nel medesimo tempo, e considerata la città divisa in vie 
pra, die la seguente mortalità : 

Morti P«r.»«".« 
abitanu 

Tie fognate a naoYO, a monte 366 = 685 

> > « a valle 65 =s 616 

» con canali vecchi 329 = 632 

• senza fognatura 822 = 907 

nella città divisa come sopra procedette come dall'unita tabella: 





C T !> h. T\ Xf 


Casi di tifo 
dal 1866 al 1880 


CaM di tifo 
dal 1875 al 1880 


« s\ r^ MJ a^ 


Numero 
assoluto 


Per loo^ooo 
abitanti 


Numero 
assoluto 


Per z 00,000 
abitanti 




A monte, fognate a nuovo 

A valle, * » 

Con canali vecchi. • 


563 
216 

834 
991 


II65 
2107 

1734 
1378 


175 

53 
300 

363 


327 
502 

576 
400 




Senza fognatura • 








2604 


1459 


891 


431 



— 286 — 

Appare dunque chiaramente che il tifo ha diminuito in generale, no 
solo, ma che la diminuzione è specialmente sensibile laddove venne est( 
samente applicata la fognatura delle contrade, il che è precisamente i 
contraddizione colla teoria dei sewer gases^ mentre attribuisce alla fognatur 
un'influenza benefica sull'igiene delle città. 

2.° Relazione di Rozsahegyi, — Le ragioni per cui i gaz delle fogr 
tenderebbero ad invadere l'abitato si riassumono nell'essere il loro pes 
specifico minore di quello dell'aria atmosferica, per cui essi tendono ven 
le parti alte; l'aria delle fogne è più leggiera perchè commista a gaz ( 
putrefazione e satura d'umidità. Cosi i teorizzatori inglesi. Rozsahegyi invec 
imprende a dimostrare come assai più complesse siano le condizioni fisia 
chimiche della ventilazione sotterranea, come anzitutto i gaz di putrefazion 
svolti nelle fogne ben tenute non siano in tal quantità da alterare gra 
latto il p. sp. dell'aria circolante, come la fognatura acquea non poss 
essere un fattore molto potente di ventilazione nelle fogne, come le diffi 
renze di temperatura fra l'aria sotterranea e l'atmosferica siano fattori pi 
potenti di ventilazione, ma prevalentemente nel senso discendente, perch 
nelle parti inferiori dei canali di fognatura l'aria, non meno d'estate eli 
<l'invemo, è sempre più fredda; come poi fattore essenziale di ventilazior 
f ascendente è il deflusso dell'acqua medesima della fogna, la quale trascic 
seco una notevole colonna dell'aria soprastante, come anche le variazioi 
della pressione barometrica debbano influire sulla direzione delle corren 
sotterranee, come lo stesso debbano fare i venti dominanti nell' atmosfer. 
Con queste osservazioni il Relatore volle far comprendere come, ancl 
teoricamente considerato, il quesito della ventilazione delle fogne sia ass 
complesso; i diversi fattori accennati, ai quali si devono aggiungere le coi 
dizioni di costruzione delle fogne medesime, sono assai variabili da un gion 
all'altro, da un tratto di fogna all'altro; il loro effetto più costante pei 
dovrebbe esser quello di produrre una corrente discendente di aria, il coi 
trario appunto di quanto avverrebbe secondo la teoria dei sewer gases, W 
la discussione non può limitarsi a considerazioni teoriche, quindf il Reh 
tore passa ad esporre i risultati di alcune osservazioni da lui fatte nei o 
iiali di fognatura di Monaco. Non occorre dire ch'esse confermano pienament 
le viste teoriche del loro Autore; tuttavia sono cosi scarse e limitate eh 
-siamo indotti a non darvi gran valore , e ad attenderne più complete 
precise prima di formulare un'opinione in proposito. Ad ogni modo, s 
anche in certe circostanze è certo che l'aria delle fogne tende ad invadei 
le abitazioni, vi sono dei mezzi per opporsi a ciò, e dei mezzi per rendei 
quell'aria tollerabile nel senso igienico. Onde quell'aria non penetri i^ 
case, disponiamo dei mezzi di separazione assoluta fra i canali di quelle 
i canali delle fogne ; onde l'aria di fogna diventi più respirabile, dobbiam 
cercare d' impedire la putrefazione de' liquidi che vi scorrono. I sistei 
oggi in uso procurano di soddisfare a questa esigenza coli* istituire un n 
mero possibilmente grande di comunicazioni fra l'aria atmosferica e la se 
terranea ; così si fanno delle aperture a livello delle strade, meglio anco 
si mette la fogna in comunicazione cogli sgocciatoi dell'acqua piovana, 



— 287 — 

<:on alte torri di ventilazione, o con fucine di grandi stabilimenti industriali^ 
coi fanali delle strade ; tutti questi mezzi facilitano il raggiungimento dello 
scopo , ma non vanno senza inconvenienti più o meno gravi. Senza 
dubbio il miglior mezzo è quello dì avere a disposizione una forte massa 
d'acqua, la quale, nel mentre diluisce le materie putrefacibili , mantiene 
una costante ventilazione in tutta la rete, e sempre in direzione discendente. 

Nella discussione si opposero all'esposto modo di vedere, il medico di reg- 
gimento dott. Sidlo, oppugnando le idee più comunemente accettate sull'eziolo- 
^a delle malattie infettive, e andando quindi fuori d'argomento ; e l'ingegnere 
Undley, il quale ribattè gli argomenti di Roszahegyi sull'importanza del- 
l'umidità e della temperatura come fattori di una corrente ascendente dalle 
iogne verso l'interno delle abitazioni. La maggior parte del tempo l'aria 
ambiente è più fredda dell'aria delle fogne ; questa inoltre è satura ditapor 
d'acqua, ciò che influisce sul suo peso specifico, come un riscaldamento 
<li gradi I. 8 per l'aria secca, di gradi i per l'aria relativamente umida. 
Sono due circostanze che rendono l'aria delle fogne assai più legs;iera del 
l>isogno, perchè si muova dal basso all'alto : né occorrono di certo grandi 
sforzi per movere una colonna gazosa : basta una pressione di due mm. 
d'acqua per mantenere in un tubo largo 45 centim. lungo 6000 m. una 
corrente della velocità di 30 cm. ; la stessa corrente in un drenaggio di 
casa ordinario, si ottiene con una diflerenza di pressione quasi non misu- 
rabile. Le osservazioni^ fatte a Francoforte hanno appunto dimostrato come 
nelle fogne esista una corrente ascendente, di intensità talora considerevole ; 
talché nelle parti alte della rete sotterranea si trovò opportuno di aggiun- 
gere delle alte torri di scarico. Queste valgono a mantenere respirabile l'aria 
delle fogne. 

Il dott. Lìssauer, di Danzica, riferisce alcuni fatti di propria esperienza. 
Egli avrebbe osservato tutta una serie di casi di malattia, in uno dei quali 
era assai probabile momento eziologico V inspirazione di aria di fogna , e 
negli altri la stessa circostanza aggravava per lo meno il decorso della ma- 
lattia. Questa seconda asserzione avrebbe la controprova nelle esperienze di 
Wemich, il quale ha dimostrato come la presenza nell'ambiente di gaz di 
putrefazione favorisca lo sviluppo degli esseri inferiori. (Noi crediamo che ia 
tutte le sedicentisi statistiche di questo genere siasi fatto un deplorevole uso 
ed abuso del criterio post hoc: i fatti presi in considerazione dipendono 
da troppo numerosi fattori individuali e d'ambiente, per dar valore alcuno 
a delle dedtuioni partigiane. — Il Relatore). È poi importante a sapersi che 
Lissauer ripetè per le fogne di Danzica le esperienze sulla direzione delle 
correnti sotterranee, e venne al medesimo risultato di Roszhaegyi: per il 
che si deve credere che tali correnti si comportano assai diversamente nelle 
diverse canalizzazioni sotterranee, secondo fattori che non sono quelli finora 
isolatamente considerati. 

IV. Apparecchi per assicurarsi della penetrazione dei gaz di fogna nelle 
^ase, — Anche senza badare alle esagerazioni dei teorizzatori , è dovere del- 
i! igiene, di- prevenire questa sorgente di impurità dell'aria domestica. Sgra- 
ziatamente l'argomento non venne mai preso in quella seria considerazione 



— 288 — 

che inerita, e rimpianto degli apparecchi opportuni venne sempre afBdato 
ad operai ignari delle esigenze igieniche. L* Inghilterra e TAmerica diedero 
l'allarme, e in pari tempo escogitarono i più diversi sussidi tecnici contro 
il pericolo. Questi devono soddisfare ai bisogni che risultano dalle seguenti 
considerazioni. Si cerca ordinariamente di separare il condotto della fogna 
dal condotto di casa mediante un sifone occupato da una colonna d'acqua. 
Ora, il rapporto fra la pressione ambiente e quella del condotto di fogna 
può invertirsi, in modo da aspirare verso la fogna l'acqua del sifone , e 
lasciare libera quella comunicazione che si voleva prevenire. Ogni volta che 
nel condotto vien versato del liquido in quantità tale da occuparne tutto 
il lume, succede che questa cadendo agisce da embolo, e cioè fa dietro di 
sé il vuoto ed aspira una colonna d'aria che trascina con sé l'acqua dei 
sifoni sovrastanti , più comprime davanti a sé la colonna d'aria , la quale 
cercherà sfogo nella fogna o dai sifoni sottostanti , scacciandone l'acqua : 
in ambo i modi la chiusura può venire distrutta e i gaz possono spandersi nel- 
l'abitazione. Queste differenze di pressione nel tubo di fogna possono salire 
a IO, 20 e fin 30 cm. d'acqua, rendendo ogni volta inutile il sifone. Per 
ovviare a tali inconvenienti vi sono diversi mezzi : tenere un tubo di sca- 
rico relativamente largo, perchè il liquido fluente non lo chiuda interamente ; 
lasciare che il medesimo si apra all'aria sopra il tetto ; adattare al sifone 
un apparecchio di ventilazione che intervenga a mantenere l'equilibrio della 
pressione prima che l'acqua del sifone venga spostata. È raccomandato a 
tal uopo l'apparecchio di Pettenkoffer, che si innesta al ramo centrale dei 
sifone, oppure . l'apparecchio del dott. Renk ( che è ancora quello di Pet- 
tenkoffer, sostituito addirittura al sifone). L' unita figura dà un' idea del 
primo. Esso consiste in un vaso cilindrico A dì 6-7 centimetri di diametro 
e 8 di altezza, impermeabile all'ana, fornito di due tubi di circa 2 centi- 
metri di diametro, dei quali l'uno penetra dalla faccia superiore, l'altro dal- 
l' inferiore, e superantisi l'un l'altro di circa un centimetro. Vi si versa del- 
l'acqua , la quale può raccogliervisi fino all'altezza del tubo inferiore , for- 
mando quindi una chiusura d'acqua alta un centimetro. Ora, se si avvera 
una pressione negativa sul tubo di fogna, 1' aspirazione avverrà tanto sul 
sifone quanto sul ventilatore ; ma siccome questo contiene minor quantità 
d'acqua, il tubo superiore darà libero passaggio all'aria prima che l'acqua 
del sifone sia smossa. Viceversa, se la pressione nel tubo di fogna diventa 
positiva , l'acqua si alzerà nel tubo superiore del ventilatore, ed opererà una 
contropressione sufficiente per risparmiare l'acqua del sifone. Tale è Tappa- 
recchio di Pettenkoffer in uso a Monaco ed in altre città di Germania : ha 
il solo inconveniente che d'estate l'acqua evapora rapidamente, e bisogna 
caricarlo ogni 3-4 giorni : Renk per ovviarvi si serve di una miscela di 
90 voi. glicerina e io voi. acqua. Lissauer propone di porre accanto al 
condotto centrale di una casa anche un tubo di ventilazione che va dal 
pianterreno al tetto, aperto alle estremità e comunicante colle singole dira- 
mazioni dentro l'abitato. 

V. W//i e danni del riscaldar Varia col fuoco. — Per riscaldare gli am- 
bienti si adoperano ai nostri tempi delle superficie irradianti, riscaldate a 



— 289 — 

loro volta o col fuoco o colFacqua calda o col vapor d'acqua. H primo 
mezzo è specialmente usato per ovvie ragioni economiche , solo che ulti- 
mamente gli vennero fatte alcune accuse in riguardo ali* igiene : il prof. Fi- 
scher esamina se esse siano o no fondate. Il riscaldamento col fuoco porta 
la superfìcie irradiante ad una temperatura varia da 6 00^ a 50^ ; quello 
coll'acqua calda ad una temperatura varia fra 100^ e 40^; finalmente quello 
col vapore, ad una temperatura varia fra 150° e 100.° Questa condizione 
diversa della superficie riscaldata non è indifferente per l'aria ambiente; 
questa è sempre carica di pulviscolo organico od organizzato , il quale a 
contatto di una superfìcie scaldata si decompone più o meno rapidamente 
secondo il grado di temperatura della medesima: nel caso concreto sono 
le superfìcie scaldate col fuoco le più attive decompositrici del polviscolo 
atmosferico, onde guastano l'aria con odori sgradevoli e prodotti nocivi di 
decomposizione. Questa è la principale accusa mossa al riscaldamento delle 
superfìci radianti col fuoco. Fischer però ricorda che lo strato d'aria che 
va a contatto della superfìcie riscaldata è assai sottile, gli altri venendo tra- 
scinati da quello prima assai di aver potuto acquistare una temperatura alta 
abbastanza da scomporre i corpuscoli organici in essi sospesi; e ciò con 
tanta maggior rapidità quanto più calda è la superfìcie radiante. Non al- 
trimenti vediamo i fonditori di ferro potere impunemente far scorrere un 
dito su quella massa infocata a 1200.^ Vedesi che l'accusa è grave più in 
apparenza che in realtà. Si dice poi che il riscaldamento col combustibile 
può alterare l'aria coi prodotti della combustione : accusa che non ha fonda- 
mento , imperocché può sussistere solo quando l' apparecchio di riscalda- 
mento sia imperfetto o guasto. Quanto alla diversa intensità di riscaldamento 
nei diversi strati dell'ambiente, è difetto comune a tutte le sorgenti di ca- 
lore, devoluto alle leggi naturali di circolazione del calorico. Insomma i 
difetti del riscaldamento dell'aria col focolajo sono realmente di poca por- 
tata, mentre sono più che compensati dall'esiguità della spesa e dall'attivo 
rinnovamento dell'aria ambiente da parte del combustibile. 

Il dott. Max Gruber procedette a delle ricerche interessantissime intorno 
al quesito se i caloriferi in ferro cedono o meno all'ambiente dell'ossido 
di carbonio ; imperocché in seguito alla scoperta di Deville e Troost che 
il ferro rovente può essere attraversato da quel gaz, si destò un gran timore 
sol conto dei caloriferi in ferro. Per risolvere tal quesito Gruber si propose 
di indagare anzitutto a qual dose realmente l'ossido di carbonio mescolato 
all'aria inspirata può essere nocivo alla salute dell'uomo : sottoponendo sé 
stesso a due esperienze di tre ore l'una , egli potè respirare dell'aria con- 
tenente o. 021 e o. 024 per cento di ossido di carbonio, senza soffrire il 
benché minimo disturbo. Tale quantità sarebbe assai facilmente svelata dalla 
reazione di Fodor (basata sulla proprietà che ha l'ossido di carbonio di 
ridurre il cloruro di palladio), la quale é tanto sensibile da scoprire Vsooo ^^ 
ossido di carbonio. Partendo da questi principi, Gruber esperimentò sull'aria 
di parecchi- ambienti scaldati con calorìferi in ferro: il reattivo di Fodor 
die sempre risultato negativo ; di guisa che si può viver tranquilli che tali 
odoriferi non cedono all'ambiente quantità sensibili di uutgoz cosi micidiale., 

19 



— 290 — 

Il prof. Fodor di Budapest si Interessò di ridurre al vero loro valore 
alcune altre affermazioni sul conto del riscaldamento dell'aria coi calori- 
feri. Dicesi che questi fanno diventar l'aria troppo secca : ebbene, le osser- 
vazioni igrometriche dimostrano che l'aria riscaldata non è meno umida 
dell'altra. Invece la causa della sensazione di secchezza in gola dipende- 
rebbe dai prodotti di scomposizione della materia organica sospesa nell'aria 
e torrefatta dal calore della stufa : a questo proposito Fodor trovò che tale 
torrefazione non avviene prima di un riscaldamento a 150^, ma allora basta 
una piccolissima quantità di materia organica per lo sviluppo di quei pro- 
dotti che rendono l'aria riscaldata nauseante ed insopportabile al naso, alla 
congiuntiva, alle fauci. Indicata la causa, se ne deduce subito il precetto 
igienico di non riscaldar troppo l'apparecchio calorifero , e di mantenere 
l'aria possibilmente pura dalla polvere. Purché il riscaldamento non vada 
molto oltre i 100°, egli è indifferente la natura del calorifero : anche gli 
apparecchi aggiunti per mantenere all'aria un certo grado di umidità, sem- 
brano in tal caso superflui. Però la questione non si può oggi considerare 
come definitivamente risolta. Quanto all'ossido di carbonio, Fodor non teme 
che esso possa spandersi nell'ambiente quando il calorifero funziona a do- 
vere. Passando poi ad esaminare le esigenze della ventilazione , trova che 
per i locali piccoli non occorrono speciali apparecchi ; per i locali grandi 
si può utilizzare il tubo del fumo ad animare un tubo di aspirazione co- 
municante con tutti i locali riscaldati ; oppure si può adattare ai condotti 
dell'aria dei congegni che permettano di aumontare o diminuire il lume dei 
medesimi. Gli apparecchi in cui il focolajo è alimentato dall'aria riscaldata 
di ritorno, sono molto economici ; ma siccome limitano e quasi annullano 
il richiamo d'aria nuova, cosi non sono troppo igienici, specialmente se si 
tratti di riscaldare dei locali occupati a lungo da gente. Perchè poi la cir- 
colazione dell'aria calda non sia nociva o per l'intensità del calore o per 
l'intensità della corrente, occorre che l'apparecchio sia in grado di dare 
grandi quantità d'aria, ma poco riscaldata (30°). 

VI. Falsificazioni ed esame delle fanne, -. — Il prof. Novak comincia dal 
considerare i notevoli progressi fatti nell'arte del macinare i grani, e de- 
scrivere le macchine immaginate per separare i corpi stranieri, i grani d'al- 
tri cereali, la polvere dal frumento, indi quelle per tradurlo nelle più belle 
farine oggi in commercio. Conferma l'inesattezza di quell'opinione che attri- 
buisce alle farine più belle una scarsa facoltà nutriente; anche le più bian- 
che e fine contengono sempre y,o della loro massa di glutine. D'altronde se 
le farine di grado inferiore contengono maggior proporzione di glutine, non 
è tuttavia dimostrato che le persone che usano del pane fatto con (Quelle ne 
sfruttino tutta la sostanza nutritiva. Se però è possibile l'uso generale delle 
farine di qualità superiore, ora che le macchine sono tanto perfette da permet- 
terne r abbondante produzione, vi sono molti negozianti che trovano con- 
veniente di gabbare il pubblico con farine adulterate. La farina che si ot- 
tiene colle attuali ma:<:chine di macinazione è assolutamente pura d'i^^i 
tilemento estraneo al frumento; ora, siccome le falsificazioni con sostanze 
più omogenee, non sarebbero convenienti, i venditori tendono^ a 



— 291 — • 

la farina di frumento con quella di altri grani (p. es. avena, segale) e senif 

^p. es. di carota, di papavero, ecc.). £ pazienza ancora se si limitassero- 

alle aggiunte innocue, ma bene spesso accade di incontrare nella farina di' 

frumento delle sostante velenose (loUium tanuientum^ agrostemma githago). 

L'agrostemma, che è il più pericoloso e più comunemente usato, dà per 

<ii più alla farina un bellissimo color bianco. Non parliamo delle sostanze 

minerali, per far rilevare anche il danno del vendere farine di semi guasti 

o di farine guastate da un cattivo sistema di conservazione ne* magazzini. 

Dimostrati cosi i pericoli annessi al consumo della farina, Novak indica 

<ome si deve far l'esame di una farina circa al grado di sua secchezza e 

purità; ma per questi particolari noi rimandiamo all'originale. 

Dott. PiETRO Conti. 
Raccolla di Lavori dell'Uffizio sanitario Imperiale tedesco {Mittheiiungen 

iìus dem Kaiser lichen Gesundheitsamte ^ herausgegeben von Dott. Struck). 
Berlino, 1881, in-4° di 400 pag. con tavole. — Con questo titolo venne 
ora alla luce in Germania un'opera che noi stimiamo di molto pregio. Essa 
è la conclusione dei lavori che da due o tre anni si vanno facendo nel 
laboratorio d'igiene annesso all'Uffizio sanitario dell'Impero. Dando pub- 
blicità ai suoi lavori ed a quelli de' suoi cooperatori, il dottor Struck nella 
prefazione dice come il laboratorio non sia stato istituito allo scopo di 
studiare la scienza pura, bensì per istudiare e risolvere le questioni difficili 
d'Igiene e Polizia sanitaria. Non pertanto, le molte esperienze istituite, e con- 
tinuate in modo conforme, avendo condotto a risultati assai contrari a quelli 
ammessi universalmente, egli si sarebbe creduto colpevole se non li avesse 
fatto conoscere. 

Noi non possiamo che approvare la decisione dell' onorevole Direttore 
dell'Uffizio; egli pone, così, in mano all'igienista una collezione considere- 
vole, importantissima rispetto alle due quistioni che giustamente preoccupano 
il mondo medico: la disinfezione e l'azione patogenica dei microbi. Noi ci 
affrettiamo a darne un'analisi 'accurata e la più completa possibile, sovente 
una traduzione, aggiungendo ai punti più contestati quelle osservazioni in 
noi destate dalla lettura. 

Le Memorie sono quattordici, delle quali quattro trattano la quistione dei 
micro-organismi patogenici; una la disinfezione; una l'esame del latte; una 
l'analisi dell'acqua, ed una tratta della quantità di calore cui può raggiun- 
gere la carne durante la cottura. 

La qtiistione dei microbi venne studiata da Koch o, secondo i suoi con- 
sigliy da giovani medici militari addetti in modo temporaneo al laboratorio. ' 
Noi fummo grandemente sorpresi ed anche addolorati delle maniere often*- 
sive usate, per lo meno, in tre di queste Memorie rispetto a Pasteur. Si 
vedrà più tardi sino a qual punto la critica sia risentita ed ingiusta. I metodi - 
adoperati da Koch differiscono non poco da quelli che, usati da Pasteur* 
da 25 anni, diedero il risultato che tutti sanno. Uno è osservatore, l'altro^ 
<sperimentatore; in ciò foi]^e risiede la ragione di quesla inaspettata cott-^» 



— 292 — 

trarietà. Sarebbe cosa migliore che coloro, sconosciuti o rinomati, picéol? 
o grandi, i quali lavorano ad interpretare il vasto campo della patologia 
parassitica, piuttosto che perdersi in inutili e sovente dannose personalità, 
trattassero, viribus unitis, il gran problema che tien sospesa la medicina,, 
la quistione fondamentale che arresta momentaneamente V avanzarsi delhi 
scienza. Più tardi, le quistioni di priorità si decideranno da -sé stesse. Ci 
si perdoni questa breve digressione prima di cominciare l'analisi dei var^ 
« lavori. 

I. — La ricerca degli organismi patogenici, di R. Koch. 

e Lo studio degli organismi parassitici riposa sull'impiego delle colture» 
Ora non esiste alcun metodo di coltura {Reincultureii) il quale si posse».- 
adoperare in ogni caso, e che abbia una sufficiente certezza. Ho cercato 
di riempire questo vuoto, ed arrivai a risultati . . . , che vennero trovati 
utili nelle ricerche fatte nel laboratorio. 

€ Poiché si trovano dei batteri o altri microbi nell'interno degli or- 
gani (sia nel sangue o nei linfatici, sia nel tessuto medesimo), questi microbi 
debbonsi considerare come patogenici, o per lo meno debbono essi venijr 
considerati sospetti ed il loro studio dovrà proseguirsi? Questa conclusione 
non può applicarsi, fin qui, alle mucose o in generale a tutte le cavita 
accessibili all'aria, e quindi alla bocca, al polmone, all'intestino. 

€ Generalmente per scoprire gli organismi parassitici è sovente necessario 
ricorrere all'impiego dei processi di colorazione e d'illuminazione (colorì di- 
anilina — illuminazione Abbe), come sono anteriormente descritti. 

e Pei liquidi (sangue, pus, ecc.) basta stenderne un sottilissimo strato- 
sul portoggetti, lasciandolo seccare da sé o ad una temperatura di 125^ a 
130**. Si fanno operare su questa sottile pellicola i reattivi coloranti , spe* 
cialmente il bruno d'anilina sciolto nella glicerina. Per aiutare questo pro- 
cedimento, torna utile l'esporre questi preparati all'azione dell'alcool assoluto ,- 
durante un tempo che può variare da qualche giorno a più settimane. La. 
4Sola esperienza insegnerà a conoscere questa durata. 

e 11 procedimento di disseccazione col' calore, descritto da Ehrlich^ e 
un importante ritrovato per la parassitologia. Nel laboratorio dell' Uffizic^ 
sanitario esso é divenuto indispensabile. Ad ogni autopsia animale, il sangue,, 
il sugo della parte inoculata, del polmone, della milza e d'altri organi è 
subito esaminato secondo questo procedimento, e se ne è il caso si passa 
poi ad un'altra serie d'esperienze. 

e Bisogna consigliare caldamente ad ognuno che vorrà occuparsi di espe- 
rimenti su questo soggetto, di fa migliar izzarsi coi risultati dei lavori di Ehrlich 
sulle cellule granulose. Questo Autore ha dimostrato che negli elementi cel* 
lulari del sangue, generalmente considerati come identici, é possibile^ me- 
diante reattivi coloranti, di trovarvi delle differenze assai apprezzabili 1 Non 
è quindi diffìcile che l'agente patogenico di certe malattie possa presentarsi 
in una forma analoga a quella dei globuli bianchi, ossia sotto forma ante- 
ioide; sarà perciò cosa utilissima in tal caso il possedere un mezzo sicuro 



— 293 — 

per accertarne la diversità, come è quello indicatoci da Ehrlich. Il parassita 
-della rapa , ultimamente scoperto da Woronin e descritto col nome di 
Piasmadiophora brassicae, appartiene a questa classe. 

e È poi possibile che per un certo numero di malattie infettive, nelle 
•quali invano vennero cercati i batter!, abbiano ad esistere dei parassiti per 
nulla distinguibili dagli elementi cellulari del corpo ». 

Un fatto analogo venne notato da Koch nel sangue della lince, nel quale 
vennero trovate delle monadi biforcate {Geiseimonaden), 

Quest'ultima osservazione è assai interessante, e richiama subito ai lavori 
ultimamente pubblicati da Laveran sul miasma palustre. Se questi lavori non 
•ebbero quell'accoglienza che meritano, ciò si deve innanzi tutto al far loro 
ilifetto l'esperimentazione, ma potrebbe anche provenire dal fatto che l'or- 
ganismo descritto si allontana sensibilmente da quelli stati considerati, forse 
a torto, come i soli agenti patogenici. 

Koch insiste più avanti sulla necessità di provvedersi di fotografìe degli 
•oggetti microscopici considerati come agenti di malattie infettive. Questa 
parte del suo lavoro è scritta con grande sicurezza dovuta ad una lunga 
pratica nella materia. La Memoria termina con 14 tavole che comprendono 
84 fotografìe, generalmente assai ben fatte, d'ogni caso interessante riferibile 
alle principali malattie infettive. 

Ma non è suffìciente trovare nel parenchima e nei liquidi nutritivi un 
organismo che si presupponga patogenico; bisogna manifestare questa po- 
tenza patogenica riproducendo la malattia negli animali ; e qui sta il punto 
<lifficile della quistione. 

< Bisogna, dice l'Autore, scegliere un animale della medesima specie o 
•d'una specie affìne; per esempio, scegliere una scimmia per una malattia 
umana; bisogna di poi studiare la reazione dell'organismo di differenti ani- 
mali. Si possono cosi osservare numerose particolarità. La setticemia del 
coniglio uccide certamente il coniglio ed il topo, uccide il topo casalingo 
ma non il topo campignuolo. 

< Non è senza importanza lo studiare il modo di trasmissione; perciò 
^i usa l'inoculazione {Impfung), S'intende per inoculazione una piaga al tutto 
super fìciale della pelle, unita all'applicazione della sostanza da esperimen- 
tarsi: non è dunque più il caso, quando la piaga attraversando la pelle 
penetra nel tessuto sottocutaneo. Oggidì pare che non ne sia più cosi li- 
mitata la signi fìcazione ; si dà questo nome ad ogni qualità di cose, e spe- 
•cialmente gli autori francesi usano soprattutto comprendere, nella parola 
vaccinazione, qualità assai differenti di metodi sottocutanei o intravenosi. 

< Or non è cosa indifferente l'operare in un modo o in un altro. Tale 
liquido, ad esempio, quello dell'edema maligno, produrrà effetti assolutamente 
<liversi secondo che verrà deposto alla superfìcie della pelle o nel tessuto 
cellulare. 

e Si opera pure, generalmente, con delle quantità troppo considerabili. 

< Gli strumenti debbono sottoporsi ad una disinfezione assai efficace, col 
calore secco a 150**. Ciò è diffìcile colle siringhe. È mia opinione che molte 
•esperienze falliscano innanzi questa difficoltà, e che non pochi rìst|ltati 



— 294 — 

inesplicabili si debbano airinsufficìente disinfezione" delle siringhe. Perciò mi 
servo ora d'una siringa speciale nella quale non e' è più impiastramento , 
td il metallo è fissalo al vetro per un giro di vite. 

€ I processi d'infezione per l'inalazione non sono a tutt* oggi molto da 
-raccomandarsi, e danno risultati assai dubbi. » 

Noi siamo così giunti alla parte principale del lavoro del Koch ; in essa 
descrive il processo di coltura che a lui sembra dover rimpiazzare l'altro 
oggidì generalmente usato. Questo nuovo processo consìste nella coltivazione 
Su patate cotte o su strati di gelatina, senza preoccuparsi poi molto delle 
impurità che possono prodursi nella coltura. 

e Generalmente le colture forniscono dei risultati poco soddisfacenti (S/c/it 
-es mit den Reinculturen rechi traurig aus). Nessuno di coloro che intrapre- 
sero delle colture di microbi secondo gli attuali processi, non seppe evitare 
le sorgenti d'errore (ciò che è impossibile secondo la mia persuasione) ;. 
nessuno d'essi è autorizzato a lamentarsi se i risultati non sono ammessi 
come dimostrativi dai scienziati. Questo s'applica soprattutto ai lavori che te- 
stimoniano uno zelo meritorio, ma cieco, pubblicati dalla scuola di Pasteur, 
nei quali si trovano dei fatti incredibili, come le colture dell'organismo della 
rabbia, del vajuolo del montone, della pneumonia infettiva. » 

Non bisogna cercar d' impedire in maniera assoluta la penetrazione di 
germi stranieri, ma bensì di germi di cui non si possa sindacar la presenza^ 
Invece di liquidi, Koch impiega delle sostanze solide sulle quali ogni germe 
•si riproduce nel punto preciso ove si è posto. Egli impiegava da prima delle 
rotelle di patate cotte, ma più tardi pensò d'adoperare un corpo solido si 
«ma trasparente, facilmente esamùiabile al microscopio. Questo corpo venne a 
lui fornito da un miscuglio di gelatina (2 Yo ^ 3 Vo) ^ ^^ liquido nutritivo. 

e La gelatina di coltura è deposta in forma di una larga goccia sul 
portaoggetti. Ciò si fa mediante una pipetta ben disinfettata; gli stessi por- 
soggetti sono esposti per qualche tempo ad una temperatura di 150.® La 
goccia dovrà avere la grossezza di circa 2 millimetri, e la gelatina rafifred- 
dandosi diventa solida. Tutte le lastre son messe di poi su piccoli scafial 
sotto una campana le cui pareti sono formate di carta Joseph inumidita 
In simili condizioni le goccie di gelatina si conservano due a tre settimane- 
senza disseccarsi. 

e Per seminare gli organismi da coltivarsi, è sufficiente il raccogliere coi> 
un ago arroventato una quantità, la minore possibile, del liquido, tracciando 
col medesimo ago quattro a sei linee trasversali sulla superficie dello strato 
gelatinoso. È una vera vaccinazione. È inutile proteggere queste coltiure altri- 
menti che con una campana, la quale non è poi necessario sia ermeticamente 
chiusa. Succederà cosi che degli organismi stranieri penetrino nella coltura ;. 
«ma essi non possono svilupparsi che là ove sono caduti. Non sarà quindi 
che una pura combinazione se essi si svilupperanno proprio nella linea ove 
è deposto l'organismo da studiarsi; è quindi cosa assai difficile a pensare- 
che tutte le colture possano, in breve volger di tempo, essere attaccate da 
altri germi al punto di non aver più alcun valore per un ulteriore coltura^ 
In pochi giorni lo sviluppo degli organismi ha raggiunto il massimo. 



— 295 — 

« Le colture di gelatina si sviluppano bene fra i 20° e i 25®, e finora 
non ho trovato alcun organismo il quale non siasi moltiplicato a questa 
temperatura. Quando si credesse necessario sorpassare i 30^, temperatura 
alla quale la gelatina si liquefai, bisognerà ricorrere a diversi procedimenti. 
€ Si comprende facilmente come si possa, con questo processo, procu- 
nrsi un seme perfettamente puro, fin dal principiare delle esperienze >. 

Koch esperimentò numerose gelatine di coltura, ma certamente la mi- 
nore venne giudicata quella che è formata da una mescolanza di siero 
del sangue e di gelatina. Questa coltura non è punto isterilita dalla cottura. 
< Il processo in parola ha il vantaggio di poter essere sottomesso ad 
ogni momento alla revisione del microscopio, senza influire per questo sul 
no ulteriore sviluppo. Quando si esaminino al microscopio, ad un debole 
ingrandimento, delle colonie di microbi o di funghi messe a bella posta 
per caso sul portaoggetti gelatinoso, si acquista ben presto la persuasione 
die ciascuna specie possiede particolarità di forma, colore e accrescimento 
delle colonie, affatto caratteristiche e facilmente riconoscibili. Gli individui 
«parati accade non siano riconosciuti, mentre le colonie (rappresentanti la 
toklità dei caratteri individuali) lo sono con facilità. Cosi i baccilli del 
carbonchio e quelli del fieno si distinguono assai facilmente in colonie >. 
Koch fece per molto tèmpo delle serie dì colture di microbi patogenici 
no, e giammai potè accertare che alcuno dei detti organismi abbia pre- 
sentato una qualunque deviazione. dalle sue proprietà. Ciò è come dire esser 
^K assolutamente contrario alla dottrina di Ncegeli e Buchner. 

A suo avviso : « Tutti quei batteri che posti nel medesimo mezzo e nelle 
medesime circostanze durante più colture o generazioni, conservano le prò- 
pnetà per le quali si differenziano, debbono esser considerati come diversi, 
qualunque sia il nome che loro vien dato (specie, varietà, forma). 

€ Finalmente, dice egli alla fine, ciò che caratterizza il mio procedimento 
è l'adoperare un mezzo di coltura solido ed il più possibile trasparente ; 
cbe la composizione di questo mezzo può essere variata ed adattata , per 
quanto lo si desideri, all'organismo da coltivarsi; che le misure di precaur 
xione contro le casuali impurità sono inutili ; che la successiva coltura può 
^si per mezzo di numerosi campioni separati, fra i quali si scelgono, per 
le ulteriori trapiantazioni, quelli rimasti puri; che una continua revisione 
può esser fatta mediante il microscopio sulle esperienze medesime ». 

Il procedimento da noi ora descritto può utilizzarsi nella ricerca dei 
microbi nell'aria, nell'acqua, nel terreno, ecc., ciò che realmente è un'ap- 
plicazione all'igiene. 

Per l'esame dtìVaria^ i processi non sono molto facili ad adoperarsi. 
Ecco come Koch procede: Nel fondo di un cilindro di vetro di 18 cen- 
timetri d'altezza e 6 centimetri di larghezza trovasi una scodellina piatta 
di vetro alta un centimetro e larga 5 centimetri e mezzo, che può essere 
lollevata mediante una lista di latta piegata ad angolo retto. Abbi- 
sognano almeno venti di questi apparecchi. Il cilindro viene scaldato , la 
bacinella riempita di gelatina ed il tutto viene chiuso mediante un turac- 
ciolo di ovatta isterilita. Solidificatasi la gelatina e giunti nella località della 



— 296 — 

cui aria si vuol fare Tanalisi , sì leva il turacciolo. Dopo 5010 ore sì 
chiude di nuovo il cilindro, mantenendolo ad una temperatura da 20^ a 
25.^ Scorso il secondo giorno lo sviluppo delle colonie è abbastanza avan- 
zato per permetterne l'esame al microscopio. 

€ Per l'esame del terreno basta seminarne delle pMirticelle su delle infu- 
sioni di grano o di carne gelatinosa. Non è molto difficile il distinguere 
quello che proviene effettivamente dal terreno da ciò che è impurità; le 
prime colonie hanno sempre il loro punto di partenza su di un granello 
di sabbia od una particella di terra. Il terreno, nelle sue parti superficiali, 
anche fuori delle città è straordinariamente ricco di microbi e specialmente 
di baccilli , mentre che ad una certa profondità a fatica si trovano dei 
saggi separati. Nel medesimo modo si possono esaminare la polvere, le 
sostanze alimentari, ecc., ecc. 

€ L'esame ^^ acqua non presenta maggiori difficoltà. Si prende una de- 
terminata quantità d'acqua che si mescola con della gelatina liquida; si 
chiude il vaso con ovatta disinfettata, e si lasciano sviluppare, nell'interno 
della gelatina di coltura, le colonie finché si possano osservare al micro- 
scopio e in seguito trapiantarle. È utile adoperare per queste colture un 
vaso piatto il quale permetta di giungere facilmente le colonie coH'ago pei 
preparati. È pure utile lo scegliere anche della gelatina ben scolorata, come 
dell'infusione di grano ». 

\ fotogrammi pubblicati da Koch si riferiscono a: 

I .° U erisipela dell* uomo (i primi i o). Micrococchi , della medesima 
grossezza e aggruppamento, senza mescolanza di bastoncini, ritrovati escln- 
divamente nella zona limitante dell'erisipela, nei linfatici e nel tessuto cel- 
lulare. Koch sembra consideri l'erisipela come un'affezione chiaramente pa* 
rassitica. 

2 ? 1J endocardite ulcerosa (4 preparati). Micrococchi nei vasi del cuore 
e in un canalicolo renale. 

3.^ Il vajuolo (3 preparati). Micrococchi nei capillari del rene e dd 
fegato. 

4.** La febbre ricorrente (6 preparati), Spirocheti provenienti dall'India 
e da una scimmia artificialmente infettata a Berlino. 

5.** Il carbonchio degli animali e dell'uomo (15 preparati). 

6." La setticemia del topo e \ edema maligno (vibrione settico di Pasteur), 
forme conosciute. 

7.** Il vajuolo del montone. Baccilli curvi. 

8." La febbre tifoidea (8 preparati). Baccilli stati descritti da Klebs ed 
Eberth. I risultati di Koch concordano maggiormente con quelli di Eberth. 
Nondimeno sarebbe prematuro il risolvere la quistione delle relazioni fra 
questa malattia ed i batteri. 

9.** La pneumonite. Batteri poco caratterizzati. 
Segue un certo numero di preparati risguardanti l'esame del terreno, eoa 



— 297 — 

II. — Deir eziologia del carbonchio^ di Koch. 

Lavoro di critica, anzi di lunga e violenta diatriba contro Pasteur. Koch 
nota innanzi tutto come a lui si debba la scoperta delle spore della bat* 
terìdia, e fino ad un certo punto anche la natura vegetale di questa 
batteridia. È una scoperta che nessuno pensa a contrastargli , ma è però 
permesso l'osservare che in realtà i più gran passi in questa parte della 
scienza, vennero da prima fatti da coloro che scopersero la batteridia, e 
poi da quelli che dimostrarono come questa propagazione per spore sia un 
carattere di questi organismi inferiori. Noi ammettiamo volentieri che la 
scoperta delle spore abbia dilucidato più d*un punto dubbio nella patologia 
del carbonchio, e fino a un dato punto intendiamo che l'Autore esclami: 
e Nei suoi contorni generali, l'eziologia del carbonchio era stabilita per 
le mie ricerche, e non rimanevano che alcune lacune. Fra queste io ad- 
ditai le seguenti: 

€ Le spore carbonchiose possono formarsi in seno all'organismo vivente ^ 
e Per qual via (eccettuate le ferite della pelle e delle mucose) penetrano 
-esse nell'organismo? Non sarebbe alle volte per le vie respiratorie e di- 
gestive ? 

e Qual'è l'influenza esercitata dal terreno sulla formazione delle spore 
secondo che il cadavere dell'animale è infossato nell'argilla, il terreno cre- 
taceo o sabbioso? 

€ Infine, i baccilli del carbonchio, come quelli dell'erisipela o della set- 
ticemia del topo, compiono essi la loro ordinaria evoluzione al di fuori 
dell'organismo, non moltiplicandosi se non quando il caso fa che siano 
introdotti nell'organismo, mezzo ad essi favorevole? 

< Tali sono le quistioni che dovevano esser poste in prima linea . . . 
I lavori recentemente dati alla luce per colmare le suddette lacune non 
raggiunsero il loro scopo. Per ciò che spetta ai lavori di Pasteur e di 
Buchner, accolti con una generale attenzione, essi cercano di dare alla teorìa 
del carbonchio, da me istituita, una ben altra fisonomia ; ciò mi obbliga a 
'Compararne i risultati coi miei, per sapere da qual parte stia la verità. 

< Innanzi di passare alla discussione di queste novità, debbo richiamare 
l'attenzione sul fatto che esistono altre malattie infettive le quali hanno la 
più grande analogia col carbonchio, si che possono esser confuse col me- 
<iesimo. Ciò è per me evidente per una almeno. Ma vi sono altri baccilli 
patologici rassomiglianti al bacillus anthracis per lunghezza e larghezza e 
che possono produrre malattie somiglianti al processo carbonchioso. 

< È la storia del carbonchio e del carbonchio sintomatico {Rauschbrana) 
confusi fin quasi ad oggi dagli stessi veterinari. Questi medesimi fatti rìsul- 
^AQo da osservazioni di patologia umana (Eberth, Huber), e negli stessi 
sperimenti di laboratorio noi c*incontriamo di sovente in una malattia pro- 
<iotta da un'affezione causata da baccilli patogenici. Questa è stata men- 
zionata da Semmer, Pasteur, ecc., ma giammai, come credo, osservata nella 
sua forma pura. 



— 298 ^- 

« La descrizione intiera di Pasteur dimostra non aver egli mai osservata 
questa malattia infettiva nella sua forma non complicata. È una mescolanza 
complessa assai, formata dall'azione di vari micro-organismi patogenici e 
dal riassorbimento di sostanze sciolte, putride o settiche. Operando nel 
modo usato da Pasteur ed injettando sotto la pelle d*un animale parecchie, 
od anche una sola siringa di liquido putrido, si osserverà sempre un misto 
d'intossicazione e d'infezione. Quando si opera con delle piccole quantità 
di liquido , non si trova se non una sol forma di baccilli , che si pre- 
sentano come bastoncini, eguali per grossezza e per forma a quelli del 
carbonchio, dai quali non possono distinguersi se non pei metodi perfezionati 
di preparazione e colorazione. Il nome di setticemia, applicato a questa 
malattia, è mal scelto ; sarebbe meglio chiamarlo e edema maligno ». 

€ Ne derivò che la maggior parte degli osservatori hanno confuso le 
due malattie come i due micro- organismi. Colui che pur conosce queste 
differenze di forma, ma che non conosce i mezzi perfezionati per istudiarle, 
è incapace di trovarle e non può darci la sicurtà essere le sue ricerche 
scevre d'errori. Questo rimprovero io debbo farlo a Pasteur. Egli dice che 
i baccilli dell'edema — o vibrioni settici come li chiama — i quali coi 
l)accilli del carbonchio appartengono ai batteri più voluminosi e più faciK 
a distinguersi, sono cosi trasparenti che possono sfuggire all'osservazione. 
Colui che, come Pasteur secondo questo passo, non è sicuro di sé stesso 
nella dimostrazione di batteri cosi voluminosi, quel tale è ben lungi dal 
riconoscere e tenere separate le differenze di forma che possono stabilirsi , 
mediante i metodi di colorazione, fra i differenti baccilli (Jn nota: Io non 
giudico ingiustamente i lavori di Pasteur, relativamente alla microscopia; 
]e sue recenti comunicazioni sulla rabbia e la descrizione dei batter! pa- 
togenici ch'egli ha scoperto lo dimostrano abbastanza) ». 

Così, ecco ciò che ben s* intende. Pasteur è incapace di riconoscere i! 
"vibrione settico, a lungo da lui descritto prima che Koch ne parlasse; egli 
produce delle malattie complesse injettando nel tessuto cellulare una o pa- 
recchie siringhe di liquido putrido. Per ciò, le sue scoperte debbono esser 
messe nel medesimo grado di quelle di Ravitsch, Lustig e Lewis, che sempre 
confusero il vibrione settico col baccillo del carbonchio. 

Sembra che la critica dovrebbe là arrestarsi; e se Koch è ben persuaso- 
delia realtà dell'errore che rimprovera al dotto francese , non comprendo 
però com'egli spinga troppo lungi l'esame delle dottrine di lui. Ma questi 
sono mezzi di polemica puri e semplici. Si attribuiscono all'avversario me- 
todi, idee, parole, qualità e difetti immaginari, per aver cosi la facile glorisi 
di giudicarli severamente. Seguitiamo nondimeno: 

€ Pasteur nelle sue notizie sul carbonchio ha preso un'attitudine molta 
singolare. Egli conosce, cita nelle sue prime osservazioni, i lavori di Da- 
vaine, quelli di Branell, i miei, lavori tutti che si pubblicarono in un tempo 
in cui Pasteur non pensava punto a far delle ricerche in proposito. Non- 
dimeno, più cardi egli discorre come se nulla fosse stato noto circa Tezio- 
logia del carbonchio, e propaga pel mondo cose da lungo tempo dimostrate 
e compiute, come nuove scoperte. Già il suo primo lavoro, nel quale c^« 



— 299 — 

càTi dimostrare come i baccilli sono la vera causa della malattia, presentava 

questo carattere. Or bene, Branell (dimostrando che il sangue del feto non 

era per nulla virulento), Davaine (dimostrando che il sangue dihiito al mi- 

ionesimo non perdeva niente della sua potenza), Tiegel e Klebs (annun: 

dutdo come il sangue sbarazzato dai batteri colla filtrazione diventava inof- 

bairo) avevano abbastanza ciò dimostrato ... È vero potersi objcttare come 

fa rendere il sangue carbonchioso, virulento, bisogna che esistano i bac- 

dK, ma questa stessa infezione proviene non dall' azione dei microbi , ma 

à on veleno speciale che vi rimaneva aderente. In fine e dal punto di vista 

jnuico, questa objezione non aveva alcuna importanza ...» 

[- Le opinioni come possono essere differenti! Noi pensiamo, e gran parte 

!dd mondo con noi, essere questa objezione di capitale importanza, e rim- 

ifroverìamo precisamente agli autori citati di operare su di un liquido com- 

fieiso, con dei procedimenti complicati che rendono i risultati dubbi. Per 

pò noi salutammo con gioja le esperienze mediante colture alla 20^ e alla 

||o* generazione, essendo per esse il risultato sbarazzato d'ogni incomoda 

fBomplicazione ed apparendo con chiarezza e nitido agli occhi di tutti. 

e Qualche tempo dopo sorse la quistione della gallina caibonchiosa. 

e supponendo queste prove al sicuro d'ogni rimprovero, non costitui- 

o però un'importante conquista per l'eziologia del carbonchio. Ma, 

parte, è falso che la temperatura del sangue degli uccelli (42°) dif- 

l'accrescimento dei baccilli ; d'altra parte è falso esser gli uccelli in 

stato d'immunità di faccia al carbonchio. CEmler e Huber dimostra- 

come i passeri si possono facilmente inoculare. Q£mler ebbe positivi 

Itati sulle anitre (9 su 28), sui piccioni (15 su 38) e sulle galline 

1 su 31) ». 

Sembra che Koch non abbia egli stesso replicato queste esperienze sulle 

ine , probabilmente a lui non sembrando che la questione fosse di 

importanza. Dal punto di vista teorico nondimeno, non è senza inte- 

il sapere come l'immunità relativa od assoluta possa tenere ad una 

plice quistione di temperatura del sangue. Quanto al punto di vista 

imentale, la storia delle discussioni avvenute davanti l'Accademia di Parigi,. 

i sembra dover soddisfare i più scettici. 

i In questo modo, e senza preoccuparsi dei risultati pubblicati, Pasteur sta- 
ViVietioiogia singolare della malattia, l'infezione degli animali pei foraggi. . . 
questa dottrina havvi poco di nuovo, e quel poco poggia su degli errori ». 
Non insisteremo affatto sulla contraddizione esistente fra queste due frasi 
d una di quelle pubblicate più addietro. 

' Koch rimprovera in seguito a Pasteur e d'ammettere che la formazione 

|Ue spore possa farsi all'interno del cadavere non aperto », ciò che è falso;. 

Ripiegare e il carbonchio spontaneo con l'infezione colla bocca, ciò che 

conosciuto da molto tempo pei veterinari (Heusinger , MUzbrand Kran- 

1), ma è assai raro ». Le esperienze sulle quali si fonda Pasteur per di- 

l'inoculazione per la bocca non devono esser state molto nume-t 

(111). € Le alterazioni dei gangli linfatici non sono una guida sicura 

fff riconoscere l'entrata del veleno ». > 



— 300 — 

Quest'ultima osservazione è giusta e può avvenire che, anche inoculando 
sé stesso il carbonchio, si osservino delle tumefazioni in parti molto lontane. 

e Rimane Tobjezione più grave alla teorìa di Pasteur. Tutti i fatti sembrano 
<limostrare come nella maggior parte dei casi, il carbonchio spontaneo sia 
dovuto ad un'infezione per l'intestino. Questo fatto sembra certo nell'uomo, 
e cosi fra i grandi animali domestici. 

e Dinanzi dell'esperienza appoggiata da numerose osservazioni degli au- 
tori (Haupt, Spinola, Brackmiiller, Heusinger), le osservazioni di Pasteur 
fatte su piccol numero d'animali ed apparentemente soltanto sui montoni, 
perdono ogni valore. 

€ Fin qui le ricerche di Pasteur in nulla avevano fatto avanzare l'ezio- 
logia del carbonchio. Tutte le persone competenti si comportavano in ma- 
niera riservata. Pasteur stesso, naturalmente il più convinto dell' eccellenza 
delle sue idee, sembrava aver compreso l'insufficienza della sua teoria, pcHchè» 
già durante l'anno seguente, egli presentavane un miglioramento, dato alla 
pubblicità col medesimo rumore che le sedicenti anteriori scoperte. È però 
vero che questa volta l'idea era in modo incontestabile proprietà di Pasteur >. 

Si tratta della parte che possono avere i lombrtci nel trasporto della 
terra contenente le spore carbonchiose. Koch sembra deplorare che questa 
teoria abbia trovato e anche in Germania degli ammiratori >. Egli la trova 
insostenibile , e qui ne esporremo le ragioni. Si osservi in proposito che 
^u questo punto, come su tanti altri, è sempre sul lato minore della quistione 
•che il dotto tedesco esercita Ja sua critica. 

e Una condizione sine qua non dell'ipotesi di Pasteur è che le spore 
-carbonchiose siano sempre affossate profondamente nella terra. Ciò non 
e vero. 

€ D'altra parte è dubbio, se nel profondo del terreno possa trovarsi la 
temperatura necessaria allo sviluppo delle spore. Esperienze da me eseguite 
tni dimostrarono couie la formazione delle spore cessi a 15^; a 18° sia 
incerta, e fra 20° e 25° ella si compia perfettamente. 

€ Orbene , un prospetto e' insegna come il terreno su cui è Berlino , a 
^ metri di profondità, non presenti in niun luogo la temperatura necessaria 
alla formazione delle spore. Ad un metro di profondità, una sola stazione 
tocca i 18° e solamente per un mese, A mezzo metro, una stazione tocca 
i 1 8^ in agosto , e tre giungono ad una temperatura di poco superiore in 
-settembre . . . Queste cifre sono della più grande importanza non solo per 
apprezzare la teoria di Pasteur, ma anche pelle esperienze sull' infossamento 
dei cadaveri. 

< L'esperienza di Pasteur (nel podere di M. Mannory), oltre il non aver 
nessun valore, ha anche un fare d'ingenuità, poiché il terreno non solo 
poteva essere infettato dall' orina e dalla saliva, ma anche dal sangue, avendo 
fatto l'autopsia dell'animale prima di infossarlo. 

e D' altronde , delle esperienze dirette , dimostrarono essere i lombrìci 
cattivi propagatori di germi. 

e La teoria dunque del significato che hanno i lombrici nell'eziologia 
•del carbonchio è un errore, come pure le anteriori scoperte di Pasteur, ed 



— 301 — 

il risultato generale dello studio dei suoi lavori sul carbonchio può riassu- 
mersi cosi: Non es^er noi debitori al medesimo della minima cosa che abbia 
arricchito l' eziologia del carbonchio, al contrario, i suoi lavori hanno sparso- 
delia confusione in molte quistioni già risolte o sul punto d'esserlo ». 

Noi termineremo qui V analisi di . questo lavoro, il quale contiene ancora 
una discussione sulle esperienze di Btichner che pretende esser giunto a 
trasformare 1* inoffensivo Baciiius subtilis del fieno in Bacillus anthracis, E. 
qui si osservi come la discussione di questo fatto, da nessuno fin qui accet- 
tato come cosa seria, è sempre cortese. 

Ili, — Della setticemia sperimentale^ di G. Gaffky. 

L' Autore comprende, con Davaine, col nome di setticemia una malattia 
infettiva delle piaghe, trasmissibile, rapidamente mortale, nella quale il sangue 
è il trasmettitore del virus. L'intossicazione putrida sarebbe un avvelena* 
mento chimico (per le ptomaine ? ), e la piemia sarebbe caratterizzata dalla 
metastasi. 

Ora qual rapporto esiste fra questa malattia ed il vibrione settico di Pasteur? 
Nessuno : la setticemia di Pasteur corrisponde all'edema maligno di Koch, 
nel quale il sangue non contiene affatto bastoncini, nel quale si nota 
invece dell'infezione una violenta infiammazione e una profonda alterazione 
dei tessuti con abbondante formazione di sierosità. Questa malattia non sv 
trasmette per una piaga superficiale : bisogna che il vibrione settico penetri* 
nel tessuto sotto-cutaneo per trovare un luogo adatto ; abbisogna un inje- 
zione con una siringa o una piaga profonda. Gaffky, fino ad un certo punto ^. 
contesta la natura amurobia di questi vibrioni, i quali si sviluppano, dice 
egli, molto bene nel polmone del sorcio vivente. Però le esperienze sono- 
ancora troppo poche per autorizzare una decisione in questo modo. 

Circa poi alla nuova malattia di Pasteur, essa dev' essere considerata come 
una setticemia, la quale Gaffky giunse a produrre, inoculando ad un co- 
niglio una goccia d'acqua d'uno dei più infetti canali di Berlino; ed un'altra 
volta inoculando del liquido proveniente da carne putrefatta. Egli studiò^ 
acctuatamente questa setticemia ; sgraziatamente non si può comprendere 
se essa debba esser tenuta o meno identica con quella di Davaine. 

Il lavoro che finisce con una discussione della teoria di Noegeli, sembra 
aver del merito, ma si presta assai poco all'analisi. 

IV. -— La quistiane delP immunità^ di F. Loeffler. 

L'alta importanza della questione, dal punto di vista economico- nazionale,, 
comandava imperiosamente una critica esperìmentata delle citazioni degli au- 
tori francesi (Davaine, Toussaint, Pasteur). Indipendentemente da questo» 
interesse» la significazione di queste nuove ricerche dal punto di vista d» 
una teoria scientifica della vaccinazione , rendeva desiderabile un serio esame 
della quistione fondamentale : Esistano delle malattie da battèri, delle quali 
un primo attacco preservi contro una seconda invasioni ? 



— 302 — 

Si ricordano le esperienze di Pasteur suU' attepuazionc del colera delle galline 
<d ì risultati ottenuti. Ecco ciò che a proposito scrive il giovine osservatore : 

e Fatti di un* importanza cosi fondamentale debbono esser assicurati da 
<iualunque critica ». — Contro ogni critica ragionata, diremo noi, poiché 
non mancano esempi, in quest'ultimi anni, di critiche mancanti assolata- 
mente della ragion d'esistere, di forma e d'opportunità, e Una quistìone 
si presenta anzi tutto : la coltura era dessa pura ? > L'Autore vuol ricono* 
scere e che con un esperimentatore come Pasteur* si può esser sicuri ». 

€ La possibilità di un'adulterazione comincia colla vaccinazione. L'aria 
di un laboratorio, da molti anni dedicato a ricerche su i batteri, è piena di 
un' enorme massa di germi. Un germe può posare su 1* ago da vaccino, può 
penetrare in una boccia, e ciò può succedere tanto più facilmente quanto 
pili di sovente si è obbligati ad esperimenti sulla virulenza delle colture. 

€ Pasteur, ciò è vero, ha previsto l'objezione. I microbi del colera delle 
galline non crescono per nulla nelle decozioni di lievito, la qual cosa per- 
mette fare delle esperienze di riscontro. Ma se i germi introdotti dal caso 
non si sviluppano ulteriormente nel liquido nutritivo ? 

€ Non resta più che un argomento in favore della purezza della coltura. 

€ Le differenti varietà di virulenza attenuata possono conservare quella 
loro propria con delle successive vaccinazioni ; se qualche impurità fosse la 
causa di questa attenuazione, il rimanente della virulenza rapidamente scom- 
parirebbe. Ora, Pasteur non parlando che d'un piccol numero di colture 
successive, ciò si può conciliare colla conservazione della virulenza ». 

Ecco al certo molte esigenze. Ma l'Autore possiede un mezzo eccellente 
per assicurarsi della purezza d'una coltura. 

e La sola e certa guarentigia è il continuo esame per mezzo del microscopio ; 
ciò che è impossibile colle colture di Pasteur, diventa possibile col proce- 
dimento di Koch delle colture sulla gelatina. Gaflky ha osservato nelle sue 
colture della setticemia (del coniglio), che dal momento che si osservava 
un'azione dubbia, un'attenuazione del virus, si trovava sempre un'adulte- 
razione dovuta ad organisnù molto simili, a rapido accrescimento, ma non 
patogenici ». 

Ecco un'osservazione di Gaffky la quale viene a proposito per convalidare 
le deduzioni dell'Autore. Egli sarebbe stato, senza dubbio , più logico se 
avesse cominciato col ripetere le esperienze accusate ; ... è quello che si farà 
più innanzi. 

€ Le ricerche sull'attenuazione del virus coli' ossìgeno dell'aria sono in 
via d' esecuzione. Ad ogni prova la purezza della coltura. verrà, saggiata nelle 
colture di gelatina ed il risultato sarà pubblicato. 

e Non solamente può essere attaccata la purezza della coltura, ma ancora 
la prova dell' attenuazione, della virulenza. Bisogna fare molte prove se- 
guendo i processi di Pasteur. Siccome si corre il pericolo tutte le fiate di 
perderci un certo numero di galline, le perdite su un gran numero delle 
medesime sarebbero assai sensibili. Questo esempio dimostra, senza anno- 
verare ben d' altre riserve, come la scoperta di Pasteur sarebbe appena uti** 
4izzabile in pratica (III). 



— 303 — 

e Pasteur parla d'esperimenti su 20, 40, 80 animali ... La lettura però 
i questo passo (26 agosto 1880) dimostra non trattarsi qui di risultati di. 
i esperimenti, bensì della descrizione d' una grandiosa esperienza, come 
thbe farsi secondo il suo modo di vedere. Ma per un giudizio objettivo 
tratta, non di ciò che può essere, ma di quello che è ! . . . se Pasteur 
fatto la grandiosa esperienza colle 80 galline, come l'aveva conce- 
e se i risultati fossero stati identici a quelli descritti, egli ci avrebbe 
Ito una testimonianza irrefragabile dell' attenuazione della virulenza, e della 
recidività del colera delle galline. La cosa non essendo cosi, la porta 
linusta aj)erta al dubbio >. 

Dopo aver cercato più lontano una insignificante contesa a proposito delle 
vaccinate e il cui numero probabilmente si componeva di quelle 
itenti al virus », l'Autore critica il modo dì vedere di Pasteur a pro- 
ito della teoria generale della vaccinazione. Si sa che il dotto francese 
emessa Y ipotesi che raramente si arriva al maximum di preservazione , 
quasi sempre per ripetute vaccinazioni. 

€ Nel vajuolo, una vaccinazione ripetuta allo scopo di poter giungere al 

imum di preservazione, rimarrà senza alcun* frutto... sarebbe cosa 

ta concludere dai fatti rivelati dal colera delle galline ad una azione 

tra il vaccino ed il vajuolo, e ciò tanto più ignorando se il vajuolo 

una malattia da batteri >. 

Fissiamo nondimeno all' attenuazione del virus carbonchioso : 
e Studiando attentamente il lavoro di Pasteur, non possiamo difenderci 
'impressione d' aver dinanzi non uno studio sperimentale, ma una sem- 
dissertazione teorica. Ogni passo isolato con tanta facilità e si compia- 
te all' intiero lavoro si adatta che sembra da tutto questo avere Pasteur con 
sol colpo risolto il gran problema della profilassi delle malattie infettive >. 
La famosa esperienza di Pouilly-le-Fort, e il cui risultato fu sorprendente^ > 
accolta nondimeno con riserva, e ciò non senza ragione: 
< Effettivamente, la base della scoperta di Pasteur si è il Bacillus au" 
ms non produrre più spore a 42-43® nel brodo neutro di pollo. Ora, 
h dimostrò ch'egli produceva ancora spore assai vigorose a 43°, alla 
ione di coltivarle a piatto, invece di coltivarle nel profondo delle 
e. > 
A che servono queste cavillosità di minuti particolari? Prendete l'espe-. 
za quale venne istituita, ripetetela se vi è dato, e giudicate secondo i 
tati ottenuti. 
L'Autore dedica in seguito qualche spiegazione agli esperimenti di Tous- 
int i quali egli dice e non sembrano destinati ad inspirare confidenza ri- 
|Btfdo ai risultati da lui ottenuti >. Nondimeno, cosa curiosa, le esperienze 
Ramerò stimate degne d'esser ripetute colla maggior cura. 
. < È inutile affaticare il lettore colla continua ripetizione dei fatti mede- 
uni. Basta notarne i risultati : col procedimento di Toussaint nel topo» 
■eUa cavia, nel coniglio, è stato impossibile produrre un'immunità contro 
fl carbonchio, risultato che non era per nulla in disaccordo colle esperienze 
(rdiminari e colle idee teoriche. 



— 304 — 

< Semmert e Krajewsky avevano confermati i risultati di Toussaint ec 
esteso la possibilità dell'immunità artificiale alla setticemia. 

€ Le esperienze citate, alle quali se ne potrebbero aggiunger altre, tutt( 
dimostrano che è cosa impossibile produrre un'immunità per la setticemi: 
nel coniglio col processo di Toussaint. Ci è cosa impossibile il poter spie 
gare i risultati divergenti ottenuti dai suddetti autori. Potrà darsi eh' ess 
abbiano eseguite le loro esperienze con un' altra specie di batteri della set 
ticemia. » 

L'Autore considera le esperienze di Toussaint come tanto importanti, com( 
accolte con tanto interesse ch'egli credette dover ripeterle per la malattìa 
a cui Koch e Gaffky diedero il nome di edema maligno, e per l'altra ma 
lattia che Koch chiamò setticemia del topo, il cui microbo è d'una sotti- 
gliezza straordinaria. Or bene 1 i risultati furono sempre i medesimi. . . > 
che si scaldi a 55° o che vi si aggiunga i ^/^ d'acido fenico, il quadre 
patologico non ne risentirà alcuna influenza. > 

e II processo di Pasteur, in egual modo che quello di Toussaint, poggi: 
sulla supposizione che un primo attacco di carbonchio, anche di forma be 
nigna, conferisce un'immunità contro un nuovo attacco. Questa ipotesi hi 
una base certa, o si possono aver^dei dubbi a suo riguardo? > 

Ciò non è per nulla una gratuita ipotesi e l'Autore medesimo discorr* 
delle esperienze di Chauveau e Pasteur le quali sono qualificate (ancor 
una volta 1 1) come p0co numerose. Ma può loro opporre un grande numer< 
d'altre osservazioni sparse nella letteratura, tutte assai poco in favore dell 
non recidività del carbonchio, specialmente i fatti osservati da Amler (Koeslin 
pubblicati néiV Archw fUr Wissenschaft und prakt. Thierheilk,^ 1876. Que 
sto autore, die' egli, vide lui stesso tre pastori due volte attaccati da fu 
roncoli carbonchiosi {Ritmi iTBygièné). 



Norme per rallattamento e l'allevamenta dei bambini. — A Bnxssell 

quando si registra un neonato si dà un piccolo stampato colle seguen 
norme \vti l'allevamento del bambino. 

i.^ Pel primo anno il solo cibo conveniente è il latte della propri 
madre se sana, o quello di una nutrice sana. — Si deve dar il latte ogi 
due ore, più di rado di notte. 

2.^ Quando non è possibile dare latte di donna, il miglior succedaneo 
il latte di vacca o di capra tiepido allungato da principio colla metà < 
acqua leggermente zuccherina, e dopo qualche settimana solo per un quart 
(Oggi per altro vi ha il processo di Frankland pel latte di donna artifìcial 
tratto dal latte vaccino buono, a costo poco superiore a quello del latte 
processo per altro non molto noto, ma che un chimico a cui son note 1 
composizioni del buon latte vaccino e di donna può subito suggerire. I 
Inghilierra ciò si fa dall'Aylesbury Dairy Company, spede di Latteria Lodi 
barda di Londra). 

3.^ Per l'allattamento artificiale si adoprino vasi di vetro o terraglia 
non di metallo, puliti e risciacquati ogni volta. 



— 305 — 

4-^ Non fidarsi di nessun sostituto al latte per quanto vantato in com- 
rcio, tenuto conto dell'avvertimento fatto al n.** 2. 

5.'^ L'allattamento artificiale aumenta la probabilità di malattie e di 
xte. 

6.* È pericoloso sempre dare al bambino, nei primi due mesi di vita, 
X) solido qualunque (pane, dolci, carne, vegetali, frutti, ecc.). 

7.^ Solo dopo i 6, 7 mesi, se il latte materno o della nutrice non è 
ffidente, si possono dare brodi, latte vaccino fresco. Ad un anno si pos- 
to dare brodi e pappe con pane, latte, farine. Non si dovrebbe slattare 
bambino finché non abbia 1 2 denti e ciò solo in caso sia sano (Un anno 
buona salute è un'epoca giusta, massime se il bambino è avvezzo a nu- 
Bone mista). 

8.^ II bambino deve essere lavato e vestito alla mattina prima di esser 
bttato e cibato. L'acqua sia moderata sulla temperatura ambiente (tepida), 
nr bene il corpo massime i genitali e le pieghe degli inguini, delle na- 
he, delle ascelle; e il capo deve esser pulito da ogni crosta che vi si 
^ Se si usa la fascia addominale la si continui un mese almeno. 

' 9.* L'abbigliamento d*un bambino deve esser tale da permettere 1 moti 
^ arti, e non comprimere il corpo in nessuna parte (Quindi non fascie, 
cuscini, ma lunghe vesti con maniche lunghe e secondo la stagione ; e 
le.dejezioni il pannolino triangolare alla Mayor i cui capi si assicurano 
spillo speciale ad hoc sul davanti. Il cambiamento degli abiti riesce 
pronto; basta rialzar le vesti per cangiarlo quando sieno bagnate 
he. D'inverno si può avvolgere il bambino al di sopra delle vesti, 
scialle, e il braccio e il seno della madre o della nutrice sono il mi- 
cuscino). 

IO.** Le vesti saranno adatte alla stagione e al tempo, ponendo cura 
i Kbivare i rapidi cangiamenti di temperatura, prediligendo però le stanze 
|i ventilate. 

i II.** Il bambino non dovrebbe esser portato all'aria aperta prima di 
! giorni dalla nascita ed anche allora solamente a tempo mite (È quindi 
l^iTore, igienicamente parlando, il battesimo impartito al neonato nei 
pfei giorni). 

12.* n bambino non deve tenersi a dormire nello stesso letto colla 
kbe o colla natrice. 

13.** Non bisogna aver fretta di far camminare il bambino, lasciando 
che si trascini in terra, sul pavimento, e si avvezzi a rialzarsi attac- 
i agli oggetti. 

14.* Nessun' indisposizione anche leggiera se persiste , come colica , 
, diarrea, tosse, ecc. , deve esser trascurata, ma bisogna richieder 
o il consiglio medico. 

15.' In caso di gravidanza della madre o della nutrice si deve slat- 
pt il bambino, o darlo ad altra nutrice, o all'allattamento artificiale (Per 
pò anche qui devesi osservare che la gravidanza talora disturba la se- 
[ 20 



— 3o6 — 

erezione lattea dandole qualità nocive, d*onde vomito, diarrea, colica: ii' 
altri casi non nuoce ; ma se la donna non è robusta, e di buona salute # 
ben nutrita non è generalmente in condizione di supplire a due). 

1 6.^11 bambino deve esser vaccinato prima del 5^ mese. Impedir àDi 
gravide e alle nutrici il lavoro delle fabbriche (yàcforùsj {Brit. MedkA 
Journal^ gennajo 21-82). 

Dott. Paolo Galli. 



Nota. Le nutrici sane, ben nutrite, forti hanno il latte in cui il rapporto tra la 

e potassa è di i a 2^ e quello fra cloro e acido fosforico da i ad i ed anche 2 ; le 

cili e mal nutrite danno le proporzioni come i a 4 quindi la potassa e l'acido fbsfo 

in eccesso. Nella nutrizione saranno da preferirsi le uova che hanno un giusto ra] 

fra soda e potassa, cloro e acido fosforico. Il rammollimento delle ossa (deficienza di 

calcari) viene da deficienza d'acido cloridrico libero solvente dei sali calcari per l'oso 

nutrizione (difetto di sale comune nel cibo). Il catarro intestinale dei bambini favorìsoe. 

rachitide quindi non bisogna trascurarlo mai; alimentazione minerale di sali calcarei, 

ruro sodico più che il ferro nei bambini rachitici. Non fonarli a camminare presto; 
troppo a lungo. 



PARTE TERZA. 



VARIETÀ ED ANNUNZI. 



Epidamia di febl>re tifoide ooxueoutiva a dei layori in un cimitero da poco ab- 

h&Ao&atO. — Saint ^alou è un piccolo comune nel cantone di Saint-Meen (Francia). 
mcxzo al borgo si trova la chiesa, e attorno a questa un cimitero di forma rettango- 
Venti o yenticinque case costituiscono l'agglomerazione popolata attorno a questo 
«entro; nia dal lato ovest esse ne sono alquanto distaccate da un'ampia strada, mentre 
li nord e al sud vi sono quasi a ridosso. Il cimitero era ormai fuori d'uso, ma aveva ri- 
enuto dei cadaveri ancora nel gennajo 1877. Sulla fine dell'ottobre x88o fu deciso di al- 
libare le stradelle laterali del cimitero, al nord e al sud, approfittando del terreno del 
Medesimo : ciò esigette un considerevole movimento di terra e la scopertura delle tombe 
pia recenti. Ora, durante i lavori, i venti dominanti di sud-ovest spingevano le emana- 
doni verso le case situate all'est del borgo, e le acque piovane vi portavano non pochi 
detriti. Non era a temersi che l' improvvida determinazione avesse a recare i più funesti 
effetti ? £ cosi fu. Mentre fin là la salute generale della popolazione potevasi dire perfetta, 
ecco, dopo un pajo di mesi che i lavori erano incominciati, manifestarsi un primo caso 
di tifoide nella propria casa confinante dal lato est col cimitero ; e fu mortale. Nella stessa 
osa due altri individui caddero ammalati di tifoide , ma guarirono. Poi venne il turno 
delle case vicine, le quali, visitate una dopo l'altra dal morbo, diedero complessivamente 
in tre mesi 28 casi di malattia con 5 morti. — (j^ournal ttHyg, x88i n. 251), 

Un'epidemia di febbre tifoide all'Havre. — Alla sezione di medicina pubblica del 
Congresso intemazionale, tenuto l'anno scorso a Londra, il dott. Gibert sottopose lo studio 
I delle cause di una intensa epidemia di tifoide scoppiata all'Havre , la quale mietè circa 
200 vittime dal settembre 1880 alla primavera 1881. Mancavano le cause comuni: le 
case erano tutte isolate, l'acqua potabile eccellente, il latte fornito da latterie diverse e 
proveniente dalla campagna dove nessun caso di tifoide era stato indicato , le materie 
escrementizie raccolte in botti mobili. Bisognava dunque cercar altrove, e Gibert trovò la 
causa nelle speciali condizioni del suolo dell' Havre. Questa città si può dire costruita 
sopra un deposito argilloso poco permeabile e poco assorbente ; nella parte alta vi esiste 
un buon numero di scaricatori d'ogni genere d'immondizie, e finché le acque di pioggia 
trovavano un libero deflusso al mare , quelle materie organiche venivano trascinate via , 
e non cagionavano che qua e là qualche caso di tifoide. Ma in questi ultimi anni ven- 
nero costrutti degli acquedotti di fognatura, specialmente nelle parti inferiori della città; 
e questi non tardarono a formare ostacoli alle acque provenienti dal sottosuolo della 
città alta , in modo che il terreno potò impregnarsi di materie organiche, e grazie ad un 



— 3o8 — 
autunno e ad un inverno eccezionalmente piovosi trovasi continuamente umido. ] 
qui r esplosione di un' epidemia di febbre tifoide nel quartiere riputato il più sano del 
città. Arrogi che il 13 gennajo i88x una buona nevicata mise termine all'epidemia, t 
restando la propagazione delle invasioni infettive del suolo. — (^Revue (Tlfyg,), 

Un'epidemia tifica prodotta da aria infetta. ~ in una caserma di Tubinga scopp 

un'epidemia di tifo che si limitò esclusivamente agli abitanti di una metà di essa. Seconc 
• Schmiedt l'epidemia avrebbe avuto origine dall'aria del terreno carica di germi tifici: d* 
sottosuolo di quella parte di caserma eravi un deposito melmoso, il quale nell' estate ascingc 
L'aria esalante, e quindi i germi, vennero naturalmente aspirati dall'ambiente casalingo 
dalle canne dei camini , e portati nelle camerate. L'Autore fa osservare che la tifoid 
procedeva in coincidenza col vento di ponente, e cessava con quello di levante. Esdod 
che l'acqua da bere potesse avervi la minima parte. — (Ctntralbl, fur med. ÌViss. 25. 188 r 

Sulla conservazione dei Cadaveri mediante il disseccamento artificiale. — Che cos 

devesi fame dei cadaveri perchè non riescano di nocumento ai vivi? Ecco un vitalissim* 
quesito posto avanti dagli igienisti, e per alcuni già risolto colla Cremazione. Ma non pu 
negarsi che la distruzione istantanea di una persona amata possa repugnare a gran ni 
mero di gente, che preferirebbe qualche altro mezzo meno violento. Alla pietiificazioo 
del Gorini, dobbiamo ora aggiungere l' essiccamento artificiale dell' Albini , il quale tenl 
di contrapporlo in Napoli alla Cremazione. Trattasi di far perdere al cadavere la proprie! 
di cadere in putrefazione col sottrargli l'acqua che contiene. Da una nota letta alla R. A* 
cademia di scienze fisiche e matematiche di Napoli togliamo le seguenti notizie. 

I professori Albini e Grassi sono riusciti |i costrurre un apparecchio, nel quale si pt 
esporre un cadavere ad una temperatura tale che ne impedisca o ne rallenti la putref 
zione, utilizzando il calore per espellerne nel più breve tempo quella quantità d'acqua d 
rappresenta appunto la prima condizione favorevole all'imputridimento. Il corpo vi è s 
speso od inmierso nell'aria che lo lambisce con una velocità media di metri 1-5 al 
quale corrispondeva (nelle esperienze eseguite su conigli) il passaggio di 20 m. e. d'ar 
all'ora, capace di asportare nello stesso tempo mezzo* chilogrammo d'acqua. La tempen 
tura che finora apparve più conveniente fu di 65-80^ all'entrata, e di 55~70^ all'uscii 
n carbone fossile e vegetale, il petrolio, lo spirito di vino non fecero buona prova con 
combustibili o per la difBcoltà di mantenere costante la temperatura o per la copia • 
fuliggine che producevano. Si dovette ricorrere al gaz d'illuminazione come il solo col qua 
si potesse mantenere una coriente d'aria calda che non andasse soggetta a brusche osci 
lazioni di temperatura e di velocità. 

Qualunque corpo o viscere esposto nel detto apparecchio, una volta che abbia acqn 
stata o quasi la temperatura dell'aria che lo lambisce (ciò che avviene in 2-3 ore circa 
non dà più alcun odore putrido, e invece va diventando sempre più vizzo, rigido e bnin 
Dal punto di vista dell'economia del combustibile, importa sapere che quel corpo non 1 
d'uopo di perdere proprio tutta l'acqua nell'apparecchio per poter essere sottratto al pei 
colo di putrefazione. Se viene tolto dall'apparecchio quando abbia perduto il 30-40 ^/^ 1 
acqua e lo si espone in un luogo dove l'aria non è né umida né stagnante, esso coi 
tinua ad essiccare, diminuendo giornalmente di peso. Occorre naturalmente un tempo più 
meno lungo, ma alla fine, senza mai aversi il benché menomo segno di putrefazione, 
peso raggiunge un minimum: a questo punto il preparato diventa un igrometro, poìcl 
nei giorni umidi segna un aumento, nei giorni secchi una diminuzione di peso. L'Albi 



— 309 — 

p ferisc e le sue sette esperienze, che ebbero luogo tutte sopra corpi piccoli, e specialmente 

l«i conigli. Nella prima l'operazione fu prolungata a sette giorni: il coniglio pesava 

pMmjDÌ 1 1 70, e in fine dell'operazione aveva perduto complessivamente il 69 ^/^ del proprio 

foo (e cioè gr. 803): i visceri avevano perduto rispettivamente I'Si^/q. Le altre espe- 

nesze si fecero durare solo 2-3 giorni, poi il residuo veniva sospeso in luogo ventilato ed 

sdutto; un coniglio di gr. 14 15 lasciato nell'apparecchio per 24 ore si ridusse al peso di 

,p- 799« ^ esposto poi all'aria per circa un mese perdette gradatamente altri gr. 135; la per- 

^4ha totale fa dunque di oltre il 65^/^. Il residuo cosi mummificato brucia assai facilmente. 

Da queste poche esperienze alla vastissima applicazione che è nella mente del profes- 

Albini ci corre , e di molto : quale ci si appresenta attualmente, l'essiccamento non è 

il mezzo più pratico di trasformazione della materia: quando i cadaveri li avremo 

cosa ne faremo? li seppelliremo? creeremo dei musei di famiglia? Ad ogni modo 

^Kstione dello spazio occupato dalle salme non verrà certo con questo sistema risoluta. 

Gazzetta di Medicina pubblica), 

L'induitrla dol latte. — il Consiglio direttivo della Latteria Sociale di Cison ha 

to di aprire una latteria succursale sulla montagna di Sant'Ubaldo (appartenente 

Comune) a più che 700 metri sul livello del mare ; una latteria estiva che stia aperta 

nuggio ad ottobre quando quella di Cison rimane chiusa, parte per la temperatura 

k, e parte perchè quasi tutte le vacche si portano appunto nelle montagne ai pa- 

estivi. In tal modo l'esercizio sarà continuo. Questa latteria estiva, che è una novità 

Veneto, sarà a sistema svedese , conducendovi nel fabbricato apposito un'acqua fred- 

mediante un acquedotto di circa 700 metri. 

L'inchiesta Sttirigie&e rurale. — L'inchiesta sulle condizioni dei contadini si sta 
tendo attivamente nell'agro romano dal dott. Bertani. 
Con ripetute gite in tutte le direzioni, visitando le masserie e interrogando ogni ordine 
persone, si raccolgono giornalmente dati numerosi e interessanti, ma pur troppo dolo* 
[wi, in quanto attestano la completa incuria delle autorità governative, provinciali e co- 
li nella tutela di quanto riguarda la salute dei contadini , e nel richiamare i ricchi 
[inprìetar! dei latifondi al loro stretto dovere di provvedere le loro tenute di abitazioni 
[éeocnti per i poveri lavoratori. A 4 o 5 miglia da Roma si trovano i contadini della 
dei guitti^ ossia dei lavoranti a giornata , ma che risiedono per mesi e mesi sulla 
tenuta, i quali abitano stipati a diecine, uomini, donne e bambini tutti alla rinfusa 
[■ grotte scavate nel tufo , o in misere capanne di paglia, o in locali terreni umidi e 
Iti di luce e d'aria. E si tratta di latifondi posseduti dai principi romani, da Opere 
|l^ e fino a pochi anni fa da Capitoli di chiese e da monasteri. 

Ftemio BonaCOSSa di lire 600. — Tema : Quale scopo devono avere i pubblici Manicomi 

i popoli civili e quali uffizi possano competere ai Medici nella direzione di essi. 

Indicare i differenti fini dei Manicomi ; far conoscere le condizioni materiali e morali 

[41 qaelli d'Italia, estendendo, se vuoisi, tali notizie ad Istituti di paesi stranieri , locchè 

parità di merito per gli altri riguardi , contribuirà a rendere maggiormente pregevoli 

f|li scritti concorrenti. 

i.^ I lavori manoscritti, o stampati, dovranno essere presentati all'Accademia con 
Itto il 31 dicembre 1884. 

3.^ Saranno dettati in lingua italiana, latina, o francese e rimarranno proprietà 
ddl'Accademia, data facoltà agli autori dei manoscritti di fame prendere copia a loro spese. 



— 3IO — 



RIVISTA METEOROLOGICA DEL MESE DI MARZO 1882. 




Il mese di marzo suole essere per le nostre contrade assai spesso molto burrascoso , e 
non di rado esso rimane il più sconvolto dell'anno meteorologico. Neiranno corrente in- 
vece le forti burrasche si sono tenute da noi lontane ; ed invece una serie di onde de* 
presse, relativamente poco intense, senza conturbar di troppo l'atmosfera, hanno apportato 
pioggie salutari alle campagne, nevi nelle regioni più elevate, ed hanno in diversi luogiii» 
specialmente dell'alta Italia, accelerato i temporali , che sogliono andar congiunti a tzk^ 
condizioni atmosferiche, e che hanno cominciato sino dai primi giorni del mese, 
però riescire di danno all'agricoltura in quasi nessun paese. La temperatura, del pari chi 
lo stato del cielo, fu variabile ; l'umidità scarsa anzi che no ; le pioggie ed i venti mod< 
rati ; per modo che le condizioni agricole del nostro paese ne ebbero ad avvantaggiar 
non poco ; con timore però, non infondato , che l'attuale benefìzio non abbia in s^uii 
ad essere scemato, od anche intieramente distrutto dal sopravvenire di sinistra stagione 
d'abbassamento di temperatura. 

Prima Decade. 

Il mese di marzo cominciò con una serie di giornate cattive, le quali nell'alta Italia per- 
durarono sino al 4 ; nella media e bassa dal 4 al 6 , ed ancora nel 7 nel solo mezzo<U.^i-^ 

Codesti cattivi tempi furono effetto del rapido alternarsi, sia nelle nostre contrade, comc^^' 
in tutta Europa , massime dell'Occidente, di alte e basse pressioni. Queste ultime , prò — ' 
venienti dalle regioni oceaniche del Continente, si fissarono dall' i al 3 al Nord -ovest deU^^ 
Penisola, cagionando nel 3 un centro secondario sull'alta Italia , nel bacino del Po , ch^? 
nel 4 si propagava sulla Francia, in quella che un nuovo e più leggiero se ne fermava nel 
5 nei paraggi della Sardegna, il quale, dopo avere attraversato nel 6*7 la Sicilia, si alien — 
tana al Sud il giorno appresso 8. 

Fino dal primo giorno del mese, i temporali erano cominciati in Francia, e le pioggie 
in Italia, dove quelli scoppiarono in sul cadere del giorno appresso 2, arrecando grandine 
in molti luoghi del Nord, che cadde copiosissima in qualche rara località della Lìgnrìa.. 
Sulle Alpi e sull'Appennino settentrionale la meteora si converti in neve ; ed il Tirreno 
addivenne agitato per lo imperversar dei venti, i quali si fecero sentire con impeto nel 
Golfo della Spezia. 

Mentre, come è stato detto, i cattivi tempi si avanzavano al Sud, forti ondate di alte 
pressioni s'innoltravano sino al 5 dall'Ovest del Continente, le quali, aumentando di ener- 
già, ed avanzandosi man mano nei giorni appresso verso Ovest, il 9-10 coprivano tuttala 
Francia, la Svizzera, l'Italia e parte della Spagna. 

Fu per ciò che la buona stagione, incominciata il 5 nel Nord, si propagò poco a poco 
verso il mezzo ed il Sud della Penisola, e gli ultimi tre giorni della decade trascorsero 
belli dovunque. 



— 3" — 

La temperatura bassa, anzi che no, nella prima metà della decade, dopo aver toccato 
il minimo suo valore verso il 6, si rialzò nella seconda metà e raggiunse il massimo nel 
IO. n termometro discese sotto zero in molti luoghi, specialmente dell'alta Italia. 

11^ campagne non ebbero punto a soffrire finora. 

Seconda Decade. 

I^ stato meteorico degli ultimi giorni della decade precedente continuò ancora per 
(filasi tutta la seconda decade, cosi sino al 18-19. La pressione atmosferica si mantiene 
costantemente intorno a 775 mm. sull'Europa occidentale, mentre le più basse pressioni rì- 
mamgono al Nord, sulla Scandinavia, ed al Nord-est sulle pianure russe. Sull'Italia le più 
alte pressioni si trovano al Nord-ovest od al Nord, le più basse al Sud-est od al Sud. 

Continua quindi lo stesso flusso delle regioni di ponente verso levante ; le giornate 
sono sempre calme e serene, e la temperatura si mantiene relativamente elevata. Tra noi 
casa tocca il minimo valore tra il 14 e 15, quando cioè la differenza tra le alte pressioni 
<lel Nord e le basse del Sud diviene massima ; ed in seguito , rialzandosi sempre, arriva 
al massimo decadico tra il 18 e ig, allorché la suddetta differenza scomparisce e le pres- 
sioni si livellano su tutta Italia. In moltissime stazioni il termometro sali sopra i 20 gradi, 
arrivando in alcune dell'alta Italia sin' oltre a 25 gradL Temperature inferiori a zero non 
si ebbero che nei luoghi alpini più elevati. 

Solamente al 18 comincia a modificarsi lo stato barometrico sul Continente. Una de- 
pressione arriva sull'Arcipelago britannico ; e nei due giorni appresso , 19 e 20 , si pro- 
tende su tutta Europa, sino a Costantinopoli e ad Odessa. Il cielo perciò si annuvola tra 
noi il 19, ed il 20 cade qualche pioggia qua e la, specialmente nella me^ia ed alta Italia, 
dove si hanno temporali al pomeriggio. 

Gli interessi agricoli non possono proceder meglio nel nostro paese ; in alcuni luoghi 
Pttò si desidera pioggia, specialmente per le vigne e pei idrati. 

Terza Decade. 

n cangiamento di stagione incominciato negli ultimi giorni della decade precedente, 
continuò nella terza, addivenendo ancor più intenso. 

Mentre le pressioni crescono al Nord-ovest del Continente, forti ondate di depressione 
attraversano la Penisola in questa decade. La prima arriva dal Nord, e, procedendo verso 
^t, nel 22 ha suo centro in Piemonte, il 23 sul Veneto, il 24 sull' Italia di mezzo ; essa 
estende eziandio il suo influsso sul Tirreno , sino al monte di Sicilia ed all'Africa, dove 
nniane nel 23 e 24. Un'altra larga ondata entra pei Paesi Bassi nel 25-26, arriva al 
Nord d'Italia il 27, nei giorni appresso si propaga dapertutto, favorita dalle altre che 
sopraggtungono in Sicilia il 28 e 29, rimanendovi sino al terminar del mese. 

Pioggie, nevi e temporali accompagnano il progredire di codeste correnti atmosferiche, 
*ìq' oltre le Alpi, nella Francia, nella Svizzera, nella Baviera, nell'Austria e nell'Ungheria, 
come in Italia, specialmente nel 23-25 e nel 27-28. 

n forte disUvello barometrico prodotto tra le alte pressioni di Ovest e le basse del mezzo 
di Europa, eccitarono nei giorni anzidetti poderose correnti di tramontana, le quali fecero 
abbassare dovunque la temperatura. Nelle nostre contrade la media termica di questa de- 
^e riesci di circa 3 gradi inferiore a quella della decade precedente; e due periodi di 



— 312 

freddo, piuttosto notevole, si ebbero nel 23 e nel 28. Sebbene il primo di questi perì 
sia stato più intenso del secondo, ed abbia arrecato il minimo decadico di temperai 
in molti luoghi; tuttavia pare che alle campagne sia stato più dannoso il secondo, 
causa delle brine avvenute in molte regioni, specialmente nelle pianure del Piemonte, 
Veneto e dell'Emilia, nonché in Valtellina. 

In generale però le campagne non riportarono grave nocumento da codeste brinate, 
per lo stato tuttavia arretrato della vegetazione, come, e più ancora, per la grande 2 
chezza dell'aria, cagionata dai venti settentrionali, la quale impedi le copiose precipitazi 
di vapore, che saturando l'aria sino a vari metri sul suolo, producono col rafifreddame 
le brine anche sulla più alta vegetazione. Tolti quindi alcuni pochi danni alle gen 
delle viti ed a qualche altro prodotto, la campagna procede sempre bene, e se non : 
raggiungeranno altre intemperie, l'aspetto è tale che fa sperare ottimo raccolto. 

Temperature estreme notate in Italia nel marzo 1882. 





Temperatura 




Temperatura | 


Città 






CittA. 






Massima 


Minima 




Massima 


Minima 


Udine 


24^0 


o»,o 


Livorno .... 


23°. 7 


60.O 


Belluno 


23°. 3 


o».l 


Firenze 


23**. 7 


4^8 


Venezia . . . , 


2I<*. I 


3°. 4 


Perugia. .... 


20<». 3 


3^4 


Brescia 


23^.0 


i°.8 


Roma 


22**. 


5^2 


Bergamo. • . . 


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Dair Osservatorio di Moncalieri^ ig aprile 1882, 



Padre F. Denza. 



PARTE QUARTA. 



ATTI 
DELLA SOCIETÀ ITALIANA D'IGIENE 



Relazione sul premio d'istituzione Bitter per chi nel biennio 1880-81 
contribuì utilmente con pubblicazioni, con invenzioni, con istituzioni 
al progresso degli studi dell'Igiene e delle sue applicazioni sociali. 

La Commissione nominata dalla Società Italiana d'Igiene per esaminare i ti- 
toli dei concorrenti al premio Ritter, ha trovato poche difficoltà a compiere il 
SQO incarico. Non solo il numero dei concorrenti fu scarso, poiché si limitò a tre, 
appena ; ma la superiorità scientifica dell' uno di essi sugli altri due fu tale da 
togliere a questo concorso il carattere di un vero giudizio di comparazione. 

D dott. V. Allara (di Torino) ha mandato al concorso una sua nota sul 
Brcìuoceie linfatico f di carattere piuttosto clinico che igienico; e però, anche 
non riguardando quale ne sia il valore scientifico, non può la Commissione 
urne giudizio. 

Più numerosi sono i titoli coi quali il dott. L. Ripa (di Seregno) si pre- 
senta al concorso. U Ripa è un laborioso medico-condotto, il quale da qualche 
anno pubblica di propria iniziativa e a sue spese un giornaletto popolare 
inteso alla propagazione delle norme di igiene. Nello stesso tempo egli 
propugna sul proprio e sugli altri periodici alcune delle più comuni riforme 
economico-sociali, e si può asserire che la sua opera è un vero apostolato 
a favore dell'igiene e della medicina pubblica. 

Ma le opinioni del dott. Ripa non sono sempre in accordo collo stato 
attuale della scienza: le pubblicazioni che egli ci ha mandato, mancano di 
reale importanza scientifica, né si può sperare perciò che giovino veramente 
in pratica ai progressi dell' igiene qual' essa é intesa oggigiorno. NuUameno 
la Commissione deve riconoscere che in questi suoi scritti, il dott. Ripa è 
mosso da scopi cosi nobili ed elevati, che sarebbe da augiu^arsi che la col- 
tura scientifica corrispondesse in lui all'attività ed allo zelo. 



— 314 — 

Di gran lunga superiori ai titoli precedenti si presentavano alla Commis- 
sione quelli del prof. cav. G. Sormani (di Pavia). Il prof. Sormani è co- 
nosciuto oramai dalla maggior parte degli studiosi ; ma più specialmente da 
tutti i cultori dell* igiene, per le sue interessanti ricerche di statistica demo- 
grafica, di geografìa medica e di medicina militare. 

Nei primi suoi scritti che egli potè compiere in mezzo alle mille occupa- 
zioni di medico di reggimento, egli studiò fra i primi le leggi della fecon- 
dità e della mortalità in Italia. Vennero poi i suoi studi del tutto nuovi 
sulla mortalità dell'esercito italiano; sulla statistica delle morti in Roma; 
infine il suo trattato di Geografia nosologica dell' Italia premiato anche dal 
R. Istituto Lombardo. In tutte queste opere il Sormani ha dimostrato un'ampia 
coltiu-a medica ed una profonda conoscenza della demografìa, dimodoché il 
suo nome può degnamente rappresentare l'Italia, accanto a quelli dei più 
noti scrittori di geografia medica. Ma le ricerche statistiche dell'egregio 
professore di Pavia non hanno contribuito solo ad illuminare molti problemi 
dell'igiene militare, della tnedicina pubblica e della geografia medica; esse 
costituiscono altresì un valido elemento per future ricerche sull'etnologia ed 
antropologia italiana, e la Commissione è lieta di poter ricordare ad elogio 
del Sormani, che appunto su studi di uguale natura e compiuti con lo stessa 
indirizzo si è fondata gran parte dell'etnologia francese. 

Oltre poi ai lavori di statistica medica, il Sormani ha presentato al con- 
corso altre pregievoli memorie di indole più strettamente igienica; fra cui uno 
studio completo sulle acque potabili fatto in collaborazione col dott. Mauri, il 
quale, se non contiene molte ricerche originali, è però una esatta e dotta espo- 
sizione dell' importante argomento. Dobbiamo aggiungere che il Sormani ha 
avuto molta parte nelle ultime riunioni di igienisti in Italia : la sua relazione 
sulle misure profilattiche per i contagi sifilitici, se può contenere idee non 
condivise da qualcuno di noi, ha mostrato però nell'autore una vasta coltura 
generale e speciale ed ha aperto l'adito ad una seria e profittevole discussione. 

Dopo ciò il giudizio della Commissione non può apparir dubbio ad alcuno: 
noi pensiamo che fra i tre concorrenti, debba il premio di lire 250 e la 
Medaglia d'Argento assegnarsi al professore Giuseppe Sormani di Pavia. 

Non possiamo però concludere senza esprimere il voto che simili con- 
corsi vengano in avvenire aperti sopra un tema determinato, sia allo scopo 
di rendere più equo il confronto fra i vari concorrenti, sia per portare alla 
scienza il vantaggio di nuovi e non editi lavori. 

La Commissione 
L. Paguani — C. Bozzolo — E. Morselu, Relatore 



— 315 — 



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PARTE PRIMA. 



MEMORIE ORIGINALI. 



TOPOGRAFIA 
E STATISTICA MEDICA DEL COMUNE DI RAPOLANO 

del Dott. Vittorio Rovini 

(Continuazione) 

PARTE SECONDA 



CAPITOLO I. 

Fabbricati, luce, calore , ventilazione artificiale. 

*er la descrizione dei fabbpcati ìd generale, messi in relazione special- 
ite colle loro condizioni igieniche, credo opportuno dividerli in due grandi 
oni, cioè : in quelli abitati dagli operai giornalieri che sono situati per 
Qaggior parte nei centri, e in quelli dei coloni propriamente detti, 
^dinarìamente i primi sono formati di piccoli quarderini al piano, ter- 
), più raramente agli altri piani, composti per la maggior parte di due 
se poste di fila, spesso ancora colla camera sovrastante alla cucina, ed 
quale si accede per mezzo di una scala di legno che immette in una 
•la escavata nel palco. Sudice ed affumica^ ne sono le pareti, essendo 
prossima la stanza che serve da cucina, ed il fumo che invade la ca* 
L da letto, vi mantiene permanente ed incancellabile il suo fetore. In 
ta imica camera, in un letto o tutt'al più in due, vengono riuniti per 
dire i conjugi coi figli maschi e femmine promiscuamente fino ad una 
piuttosto inoltrata, dieci o dodici anni: in questi tuguri sono esposti i 

21 



— 32» — 
disgraziati alle più nocive perfrigerazioni , essendoché le finestre piccole e 
dalle quali per conseguenza proviene una debolissima luce, sono prive di 
vetri, e mal connessa essendo la porta per cui si accede alla cucina, lascia 
penetrare un vento quanto mai pericoloso. £ meno male quando la camera 
da letto è posta di fianco o sovrastante alla cucina: vi sono alcuni operai 
ai quali un'unica stanza serve indifferentemente da camera da letto e da 
cucina. Né si creda che almeno gli inquilini di queste stanze sieno nell'in- 
verno maggiormente riscaldati, poiché per le cattive condizioni delle imposte 
e della porta, si neutralizza il calorico proveniente dal focolare: anzi co- 
struiti come sono i camini tutt'al contrario di quello che le leggi della fisica 
ci insegnano, non si stabilisce nella stanza una corrente di aria ascendente 
che trasporti via i prodotti della combustione, e non è a credersi quanta 
penosa impressione faccia per la respirazione l'entrare in queste cucine, e 
come irregolarmente vi decorrano le malattie. Privi poi questi quartieri di 
acquai e di cessi, sono costretti gli inquilini a portare gli escrementi nelle 
stalle sottostanti o molto vicine, e delle quali si può dire non esservi abita- 
zione di operaio che non ne vada provvista, perché costituiscono per molti la 
maggior sorgente di guadagno. La cura di queste stalle é affidata alla donna 
che ogni giorno, recandosi ai boschi vicini, ne trasporta le foglie secche 
delle quercie e delle altre piante, che depositate a infraddire in queste stalle 
o nei cessi, ne ritrae un guadagno che generalmente viene impiegato a pa- 
gare al proprietario dello stabile la pigione del quartiere. Molte famiglie 
comprano pure un animale suino che rinchiudono nella stalla, e che ven- 
dono nel carnevale, dopo averlo ingrassato e dopo averci ricavato un certo 
guadagno per il letame. H fetore esalato da qu^te stalle, specialmente quando 
viene l'epoca in cui si depongono i cosi detti Uiticci dei bachi da seta, è 
principalmente nell'estate, quanto mai incomodo e nocivo alla pubblica sa- 
lute, e non sarebbe male che l'Autorità comunale se ne occupasse un tan- 
tino; molto più che benché non facciano corpo colla casa, vi è però fra 
questa e quelle una comunicazione immediata e continua per le cattile 
condizioni degli impiantiti. 

La luce in queste abitazioni vi é scarsa, molto scarsa. Essa proviene il 
più spesso dalla porta d'ingresso che nei mesi più caldi viene tenuta aperta 
a questo scopo, o proviene da piccole finestre, che per giunta bisogna 
tener chiuse, perchè prive di vetri. 

II calore non manca agli operai di questo Comune, né è quello che faccia 
loro maggiormente soffrire nei rigidi mesi deirinvemo. I boschi circostanti 
sono molto vicini e per di più neppure vigilati rigorosamente, per cui le 



— 3^3 — 
doBoe si recano colà giornalmente in frotte a farvi legna^ riportandone 
' qtfsdo uno, quando più fastelli nel corso della giornata. Con questo van- 
l^po si permettono anzi un certo lusso nel fuoco, e si può assicurare non 
OKrvi abitazione dove permanentemente non veggansi abbruciare grossi 
«ppi di legno. Di carbone e brace non se ne fa uso quasi affatto per gli usi 
domesticL Per questa abbondanza di fuoco, alquanto carezzato viene il do- 
mestico focolare, specialmente dai coloni che senza le debite precauzioni, 
àipo essersi riscaldati, uscendo alFaria aperta, ne ritraggono quelle malattie 
jnfiimmatorìe di petto tanto frequenti in questo territorio. 

In quanto alla ventilazione artificiale, in quelle stanze dove di contro 
jh porta vi sono delle finestre, vi è coatta ed esagerata ; ma in alcune 
tke ricevono la luce e l'aria solamente dalla porta, manca assolutamente, 
«che dove esistono dei camini, perchè, ripeto, mal costruiti. 

Dalla promiscuità del sesso in una sola stanza da letto, ognuno capisce 
«ome grandemente ne scapiti la morale, verificandosi molto spesso il caso 
4it le femmine ancora fino dalla più fresca età, abbiano acquistato certe 
afflizioni che sarebbe stato desiderabile avessero avuto alla vigilia, o in 
impo molto prossimo alla vigilia del loro matrimonio. 

Le case dei coloni propriamente detti, se non sono costruite secondo la 
jjà stretta osservanza dell'igiene, non ostante differiscono molto da quelle 
jiecedenti. Già poste nell'aperta campagna, i prodotti di infezione vanno 
(là facilmente dispersi dalla libera ventilazione ; ma v'ha di più che essendo 
<oitniite con una maggiore ampiezza, si evita più facilmente il caso della 
fnmìiscuità del sesso nelle camere da letto. Sono formate d'ordinario da 
OS piano terreno che serve all'uso di stalle per il bestiame e per i magaz- 
ani, e di un primo piano per la famiglia colonica. La proporzione del nu- 
mero delle camere con quello delle persone, è circa come di uno a quattro : 
qoeste camere poi vengono separate a seconda della più stretta parentela. 
Cosi ad esempio, se in una famiglia colonica esistono quattro conjugati con 
^ìi, ciascuna di queste piccole famiglie occupa una camera separata. Questa 
é i^ovvista di vari letti, dove i conjugati dormono separatamente dai figli, 
^meno che non sieno in tenera età, sei o sette anni. 

Le camere sono piuttosto spaziose ed in media la capacità di ciascuna 
«di circa quattro metri quadrati. Hanno però un aspetto assai mediocre,, 
óqoantochè il colono non cérca da parte sua di conferire al decoro del- 
l'abitazione, e solo in casi estremi si risolve a fare reclami al proprietario 
per le necessarie riparazioni. 
J concimi delle stalle vengono posti all'aperto sotto certe tettoje ò parate : 



— 324 — 
però anche nelle adiacenze delle case vengono stratificati degli avanzi ve- 
getali onde promuoverne la putrefazione. Mancano per la maggior parte 
di cessi f onde son costretti a gettare gli escrementi in certi bottini posti 
all'aperto sotto le finestre delle camere, e che vengono pur essi provvisti 
di foglie secche. 

Anche in queste abitazioni, se non nella proporzione di quelle degli operai 
giornalieri, le finestre mancano di vetri e gli abitanti sono esposti alle in- 
temperie dell'inverno. Molte volte, a mo' d'esempio, l'esame di un amma> 
lato bisogna farlo alla luce artificiale, perchè socchiudendo le imposte quando 
soffia il vento, si esporrebbe alle più nocive perfrigerazioni. Queste condi- 
zioni svantaggiosissime non sono però comuni a tutte le case coloniche : vi 
sono alcuni proprietari che hanno provveduto i loro coloni di case spaziose 
ed igieniche e provvedute di cessi. In conclusione posso affermare in ter- 
mini generali che le case coloniche sono nelle condizioni sì materiali che 
igieniche, migliori di quelle degli operai giornalieri. 

Oltre queste abitazioni non mancano nel comune di Rapolano case di 
civile apparenza e provvedute di tutti i requisiti igienici, non che talune 
che quasi meriterebbero il nome di veri e propri palazzi, e nelle quali al- 
loggiano le persone possidenti, che per la maggior parte appartengono alla 
più facoltosa borghesia. 

Spaziose e pulite son pure le varie locande per il servizio dei bagnanti 
nei mesi dell'estate, come di puliti ed eleganti stabilimenti per la pensione 
dei frequentatori, sono fornite quasi tutte le acque termali di Rapolano. £d 
in vero dire dal 1806, epoca nella quale scriveva il prof. Santi i suoi viaggi 
per Ja Toscana, si sono fatti in Rapolano verso la pulizia passi veramente da 
gigante, tantoché ben dovrebbe ricredersi, se tuttora vivesse il sunnominato 
professore, di quanto scriveva in quell'epoca, che cioè questi Bagni erano 
poco comodi e meschini, né degni del credito e dell'efficacia di queste 
acque, se vedesse adesso quali comodi ed eleganti palazzine sono suben- 
trate alle cadenti capanne di quel tempo. £ non solo esteticamente danno 
questi stabilimenti una buona idea di sé, ma internamente pure le camere 
sono bene aereate e decenti, e provviste di buoni letti di ferro, come pu- 
lite sono le vasche per l'uso del bagno, costruite di marmo per la maggior 
parte, tanto da rivaleggiare con quelle dei principali stabilimenti delle città. 

Fra i pubblici edifizl va notato principalmente quello che serve all'uso 
dell'Amministrazione Comunale o Palazzo Comunale, inquantochè ofifre tutte 
le comodità, sia per la costruzione che per l'igiene degli impilati, e nel 
quale sono situate le scuole elementari maschili e femminili che ancor 



— 325 — 
fitt^ per le loro igieniche condizioni, nulla lasciano a desiderare. Nel ca- 
4eQo delle Serre fino adesso è mancato un locale per le scuole elementari; 
Bi accome è in costruzione (0 un apposito edificio composto di due belle 
e faziose sale, delle quali una per i maschi, l'altra per le femmine, tirerò 
n pietoso velo sul tempo trascorso e sulle stanze che fino adesso hanno 
«rrito per l'istruzione elementare. ' 

Ndla costruzione delle case in generale non si è tenuto nessun conto 
dd lato estetico esterno, come pure riguardo al numero dei piani che le 
compoDgono : essendovene alcune di un solo piano, fino ai tre ed i quattro 
(uni n materiale col quale sono costruite è la creta cotta (i cosi detti 
oattoni) di cui, come ho sopm detto, è straordinariamente ricco questo 
tenìtorìo: vi entra ancora in buona parte il travertino che pure abbonda 
f ffl questo Comune, e per- conseguenza di un prezzo tanto basso che la co- 
; ^trazione dei fabbricati vien fatta colla massima economia. Egualmente con 
tegole di creta cotta son formati i tetti di questi fabbricati, e per la mag- 
gior parte provveduti di doccie per la raccolta delle acque. 

Le strade che risultano dalla posizione delle case sono alquanto strette, 
ma in compenso selciate or con lastre di pietra serena, ora di travertino, 
■t tenute, almeno le principali, discretamente pulite sia per le fognature delle 
medesime che per il loro spazzamento. 

CAPITOLO n. 
Alimenti e bevande. 

Pime. — L'alimento principale per la classe operaja è il pane. Gli operai 
giomalieri, salvo poche eccezioni , non avendo tali risorse economiche da 
comprare la farina all'ingrosso, son costretti a ricorrere alle botteghe, dove 
se l'acquistano con svantaggio nel prezzo, hanno però un compenso nella 
sua buona qualità. Il colono invece per la fabbricazione del pane forma 
un composto di granoturco, fave, segale, e meno spesso vecci, che manda 
a macinare insieme, e di cui la farina forma un pane molto oscuro e com- 
pitto e di difficile digestione. 

Carne, — Essendo cosi vicina a Rapolano la fertile Val di Chiana, 
d'onde proviene una razza gentile e delicata di bestie vaccine, ne consegue 
die estrèmamente buona è la carne che si consuma in questo Comune. 
Anzi, a vero dire, vi è una certa esigenza nei consumatori i quali desidè- 

(i) Onesto edificio è stato terminato fino dall'anno decorso e già vi sono state insediate 
le icQole elementarL 



— 326 — 

rano animali giovani e grassi; cosa questa che d*a1tra parte o&e un tor- 
Tìaconto ancora ai venditori per la maggiore facilità dello smercio di una 
intiera vitella piccola, e per poter essere sempre in grado di o&ire la 
carne di fresco macellata. Dopo la carne di bove quella che viene mag- 
giormente consumata è quella di majale, di cui, come ho già detto, abbiamo- 
due razze differenti, la gentile e la maremmana: viene in secondo luogo- 
quella d'agnello squisita per il suo sapore a cagione delle erbe di cui si pa- 
scolano questi animali nelle nostre crete, e che venduta a vii prezzo pone 
in grado ogni famiglia di poterne consumare. 

Dopo la carne dei mammiferi quella che più generalmente viene consu- 
mata e. che acquista una secondaria importanza, è quella dei volatili; e fra 
questi principalmente quella del tacchino e dei cosi detti loci o paperi che 
vengono venduti ancora nei pubblici macelli. 

La selvaggina ed il pesce è rlserbato solo alle tasche ben fomite, spe- 
cialmente il secondo che essendo importato di lontano, Livorno, Orbetello^ 
Bimini, è di un prezzo alquanto elevato. 

È una cosa ben difficile che venga esposta in vendita una carne infetta 
o proveniente da animale morto per malattia, inquantochè l'Autorità co- 
munale, esercita una vigilante sorveglianza per mezzo della guardia muni- 
cipale; e qualora vi sieno animali morti per malattia, non vengono esposti 
pubblicamente e venduti senza la visita del medico. A titolo di lode, anzi 
debbo dire che nell'anno 1879, essendosi verificata una epizoozia di car- 
bonchio negli animali suini, furono dal sindaco d'allora, egregio signor Gio- 
vanni Calamati, presi dei seri provvedimenti a che nessuno di questi animali 
venisse ucciso senza la visita del veterinario a ciò appositamente incaricato. 

Legumi, — Ogni qualità di legumi viene prodotta in questo fertile ter- 
reno e da tutti gli abitanti indistintamente consumata : principalmente fra 
questi le fave, i fagiuoli, quindi le lenticchie, i ceci, i piselli, ecc., ecc. 

Ortaggi. — Ortaggi pure di ogni genere abbondano in questo territorio, 
come patate , pomodori , cipolle, insalate, cocomeri, carciofi, ecc., e per il 
loro vilissimo prezzo sono alla portata di tutte le bocche. In special modo 
di pomodori se ne fa un esteso commercio venendo essi esportati per i 
mercati dei luoghi circonvicini onde estrame la conserva che viene serbata 
essiccata o sotto l'olio. 

Vino. — Ho già detto come il vino proveniente da piante che si col- 
tivano nei terreni dove abbonda il così detto tufo, va distinto per il suo 
sapore e la sua qualità di asciutto. Nei piani invece abbiamo un vino al- 
quanto agro per il cosi detto sai mastro e che è di im prezzo molto mi- 



— 3^7 — 
noie del i»eoedente. Questi vini non solo vengono abbondantemente pro- 
dotti ih questi terreni, e da tutti dal poco al più consumati, ma non tanto 
indifferente è il commercio che di essi si fa nella provincia di Siena e nelle 
altze limitrofe provincie. 

Oùff. — Di una qualità superiore è pure Tolio che si estrae dai nostri 
diretiy e già dissi come abbia ottenuto diverse onorificenze a Parigi, Roma, 
IGUno e Melbourne. Il suo piacevole sapore di uliva che conserva ancora 
invecchiando, e che lo fa grandemente ricercare per Tuso specialmente da 
tifola, si deve a che dai possidenti si preferisce nella coglitura delle ulive 
nticipare d'alquanto, onde estrarne dalle medesime il cosi detto olio acerbo : 
poiché, se minore è la quantità che se ne estrae, si trova però un com- 
penso nella sua buona qualità che lo fa vendere ad un prezzo molto su< 
perrare di quello proveniente da altri luoghi. 

Zaffe, uova, formaggi, — Anche del latte , uova e formaggi è esteso il 
coDsamo in questi paesi : in special modo i formaggi delle nostre crete sono 
lioercati moltissimo per il loro piacevole sapore e per quel gusto particolare 
die loro conferisce Taroma d'assenzio. 

CAPITOLO III. 

Bagni. 

È questo forse il più importante di tutti i capitoli per la descrizione 
topografica del comune di Rapolano. Di acque tanto termali che potabili, 
è cosi abbondantemente provvisto questo terreno, che si può dire ad ogni 
pie sospinto se ne incontra una sorgente. Le sorgenti principali però sono 
tutte situate nella Frazione di Rapolano, e tutte provviste di eleganti stabi- 
limenti, dove accorrono d' ogni dove numerosissimi nei mesi dell' estate i 
bagnanti, principalmente dalla provincia romana e senese. Senza tema di 
essere tacciati di esagerazione si può assicurare che 1' efifìcacia di queste 
acque termali, è molto superiore a quella di altre consimili, mentre este- 
sissima è la scala delle malattie che vengono efficacemente curate a Rapo- 
lano. Di ciò fanno fede le numerose storie edite ed inedite che esistono, 
e che sarebbe prezzo dell' opera il riunire in un sol volume , onde tanto 
I Talore terapeutico fosse più estesamente conosciuto dai medici a benefizio 
della sofferente umanità. Non potendo descrivere completamente questi 
Bagni, che d'altra parte da tanti autori e principalmente dalle penne illustri 
dei Professori Giuli e Targioni-Tozzetti sono state illustrate, mi limiterò 
brevemente ad accennare qualche particolare, in special modo riguardo alle 



— 328 — 
malattìe che l'esperienza ha mostrato più facilmente esser curate da questi 
acque termali. 

Prima di tutto accennerò come queste acque possano dividersi in tre 
categorie distinte cioè ; calde^ temperate e fresche. Appartengono alla priint 
categoria le acque solfuree dette di Rapolano per il gaz solfìdrico che con- 
tengono e la loro temperatura di 39**, 37* C; e le altre termosulfuree pure 
ài^X Antica Querciolaia di proprietà del signor Don Francesco Arrigucd che 
misurano una temperatura di 39.^ 

Alla seconda categoria appartengono quelle dei signori Atticciati dette di 
San Giacomo a Felacane , abbondanti di gaz acido carbonico e che misu- 
rano una temperatura di 35°, 325.* 

Finalmente possono denominarsi fresche quelle di Armatolo o di Colli 
di proprietà della signorina Buoninsegni che offrono una temperatura di 
2^^ 75*1 6 sono assai ricche di gaz acido carbonico. 

Bagno caldo di Rapolano. 

Di proprietà del signor Achille Marii, è questo il più importante e ricer- 
cato a motivo della sua alta temperatura unitamente ai principi mineraliz- 
zatori che contiene. Dista circa due chilometri da Rapolano , vi si accede 
benissimo in vettura, pianeggiante e ben tenuta essendo la strada che vi 
conduce, e provvisto di un grandioso fabbricato con trenta eleganti camerei 
offre ai rettanti tutto il confortable possibile, come sala di lettura e ricrea- 
zione con giornali e pianoforte , sala per il pranzo comune , ed altre per 
uso di caffè, bigliardo e bottega di generi di privativa. 

Esso è situato al Sud-Ovest di Rapolano dove la più volte sunnominata 
pianura dopo essersi sprofondata in un esteso burrone, si innalza con un 
piano irregolare, finché vicino al fiume Ombrone va a perdersi in balze 
d'argille e travertini. Quivi notasi fra gli estési banchi di travertino quel- 
l'enorme masso chiamato la Montagna, ed uno sprofondamento di terreno 
detto la Mofeia che più innanzi illustrerò. In seno di questa Montagna forse 
hanno origine le tVe polle principali, come per tutte le altre piccole polle 
che scaturiscono gorgogliando dalle fessure che esistono lungo il suo dorso. 
La polla o sorgente principale è racchiusa nello stabilimento balneario e 
dà alimento a tutti i Bagni. Le altre due sorgenti sono situate una a levante, 
l'altra al Nord-Ovest dello stabilimento, e provvedute di due piccoli fabbri- 
cati di forma quadrata, che hanno servito fino a questa ultima epoca al- 
l'uso della povera gente. Le acque di rifiuto della polla di levante vanno 
a perdersi nelle gore di alcuni mulini, mentre quelle provenienti dalla sor- 



— 329 — 
e di Nord-Ovest sono raccolte in due grandi bacini che servono di bagno 
avalli, pecore ed altri animali. Negli ultimi tempi questo stabilimento 
arricchito di altra sorgente di una temperatura minore che permette 
«guanti di poter usufruire ancora delle immersioni temperate. 
Hieste acque, alle quali si narra accorresse ancora Santa Caterina da 
la con sua madre, sono state illustrate dal prof. Targioni Tozzetti, di 
qui riporto il sunto tradotto in misure centesimali : ^ 

Qnnfosisione qualitativa e quantitativa di un chilogrammo in peso 

dell acqua iermosulfurea di Rapolano. 

Temperatura 39^ 375. 

Sostanze gassose contenute in un chilogrammo d'acqua. 

Gaz solfidrico grammi 0.266 

Id. acido carbonico > 0.876 

Aria atmosferica > 0.070 

Sostanze fisse in un chilogrammo d'acqua. ' 

Carbonato di calce grammi 3-374 

Id. di magnesia > 0.102 

Solfato di calce 

Id. di magnesia 

Id. di soda 

Goruro di sodio 

Id. di magnesia 

Id. di calcio 

Sìlice o acido silicico 

Materia organica 

Acqua 



0.394 
0.382 

0.367 

0.047 

0.034 

0.014 

0.029 

0.024 

994.021 



Totale. . grammi 1000.000 

Alcuni analizzatori come THoefer ed il prof. Giuli hanno creduto che 
ste acque contenessero pure del ferro in quantochè coi loro reagenti 
mici ottennero l'elemento ferruginoso. Questo elemento però è dato 
k Oseillaria Labyrinthiformis^ pianticella che vegeta in quei luoghi 
re l'acqua non scorre tanto rapidamente. Essa è di un bel colore verde 
iopo una vita effimera di pochi giorni muore lasciando delle macchie 
IO giallastre costituite da ferro. Come avvenga questo fenomeno del 
ro nell' Oseillaria, mentre queste acque non lo contengono, è tuttora un 
stero, a meno che non si voglia ammetterne la generazione spontanea, 
me si ammette per certi altri minerali, quali il rame, il potassio, ecc. 



— 330 — 
Si'rndendo a parlare adesso delle virtù terapeutiche di questo Bagno / 
ii^nuno comprende come dal gaz solfìdrico e da quello acido carbonico 
unitamente alla sua temperatura, debba venirne un benefìzio per molte ma- 
lattie cutanee di diversa forma e natura, come pure in certe affezioni rea> 
matiche. Alcuni sali poi come il cloruro di òalcio e di sodio unitamente 
all'acido carbonico le fanno acquistare una virtù antisettica nelle ulceri fetide 
e nelle piaghe di cattivo aspetto. Volendo accennare poi ad altre affezioni 
più in particolare che ricevono sollecita guarigione, citerò la rogna, le pni- 
rigini, la sifilide, tutte le varie forme dell'erpete, la pitirìasi, le impetiggini, ecc. 
Guarisce pure, o notevolmente migliora, le idartrosi, i depositi umorali dei 
ligamenti e capsule articolari, le varici e piaghe varicose, e finalmente tutte 
le altre malattie cròniche della pelle e degli altri tessuti, dipendenti da 
sifilide ed erpete, specialmente se vi si unisce la cura specifica intema contro 
queste malattie. 

Bagno termo-sulfureo dell'antica Querciolaia. 

A Nord-Est della terra di Rapolano, a due terzi circa di chilometro dalla 
medesima, sorge il Bagno della Querciolaia fino dal 1864, epoca nella 
quale, avendo avuto occasione di levare un banco di travertino dove prima 
esisteva una tenue sorgente d'acqua, venne fiiorì una si copiosa quantità 
della medesima da indurre il proprietario, Don Francesco Arrigucci, a fab- 
bricarvi un grandioso stabilimento. Esso si compone adesso di un grande 
fabbricato quadrilatero che circonda d'ogn'intomo la sorgente: comprende 
due Bagni comuni caldi, uno per le femmine, V altro per i maschi, corre- 
dato ciascuno di una sala di riposo; otto bagnetti detti caldi perchè rice- 
vono l'acqua direttamente dalla sorgente, cinque temperati perchè vi si 
manda l'acqua raccolta in una vasca la sera avanti, e due sale di aspetto. 
Nel piano superiore vi sono le sale da pranzo e le camere da letto, da 
potere comodamente alloggiare circa ventiquattro persone e forse più. 

Essendo stato adattato alla sorgente un tubo di ferro, si è manifestato 
un non comune fenomeno, vale a dire una periodica intermittenza nd- 
l'ascensione dell'acqua. Ecco come lo descrive l'illustre prof. Campani deUa 
R. Università di Siena che ha analizzato quest' acqua. Nella stagione dà 
bagni, quando al predetto tubo se ne aggiunge un altro della lunghezza di 
metri 1.50, l'acqua per 25 a 30 minuti. si solleva nel tubo soltanto circa 
mezzo metro, ove trova altro tubo laterale che la versa nella vasca; tra- 
scorso questo tempo si sente un ribollimento e quindi l'acqua presto sale 



n nn getto spumoso e si solleva al disopra del tubo, rimanendo in que- 
) stato di apogeo per 6 minuti, dopo il qual tempo rapidamente discende 
nuoTO e rimane 25 a 30 minuti all'altezza primitiva per presentare di 
loro lo stadio di apogeo colla stessa regolarità. 
Diamo qui accanto il sunto analitico di quest'acqua: 

'miposìzùme qualitativa e quantitativa di 1000 parti in peso deiP acqua 

termaie''a€ÌdO'Suìfurea delia Quercioiaia, 

Temperatura, 39^ 
Densità, i. 00321. 

SOSTANZE VOLATILI 

Gaz addo carbonico libero o. 67051 

Id. id. solfidrico o. 01623 

Ossigeno o. 00363 

Azoto o. 00744 

Acqua pura 995. 65526 

SOSTANZE FISSE 

Bicarbonato di calcio 2. 13690 

Id. di magnesio o. 24675 

Id. di sodio o. 1 1 298 

Id. ferroso o. 001 2 1 

Solfato di sodio o. 6452 1 

Id. di magnesio o. 26556 

Id. di calcio o. 03400 

Cloruro di magnesio o. 19892 

Silice o. 00540 

Totale. . . 1000. 00000 

Manganese (sali di) . • .' , 

Litio (sali di) ( 

Azotati 

Solfiti , 



Allumina, fosfati, floruri — tracce dubbie. 



* 



•^ 



Da questo prospetto di analisi si vede come press'a poco eguali alla 
xedente sieno i componenti chinlici nonché la sua temperatura, e come 
Bsimili alla precedente debbano essere le indicazioni terapeutiche, onde 
1 starò a dilungarmi sopra inutili ripetizioni. 




— 334 — \ 

Queste acque oltre nelle malattie che, come ho sopra notato, riceTonc3 y 
un valido trattamento dall'acido carbonico e gaz solfidrico, riescono 
ziose nelle affezioni artritiche e reumatalgiche , nell' ischiade , nella 
nelle anchilosi , nell'atonia del sistema cutaneo e nervoso ed in certe 
vrosi ; sempre poi hanno riportato il vanto sopra ogni altra acqua t( 
nelle paralisi sia parziali che generali , della qual cosa è uno splendic 
esempio un gentiluomo senese, che trasportato col cataletto a questi Bagn^ 
ne sorti in brevissimo tempo guarito. 

Di molta utilità sono pure negli ingorghi glandulari e nei tumori iHar^. 
chi : applicati a foggia di doccia intema , riescono utilissime nelle 1( 
enteriti, particolarmente se complicate da ulcerazioni intestinali, nelle 
atoniche del collo dell'utero, e credo, poiché mi mancano esempi da rip e- -^ y. 
tare, che applicate a mo' di doccia esterna di contro il perineo, dov rc— ^ b- 
bero riuscire molto valevoli nelle lenti prostatiti, il più spesso tanto rib^^»]]/ 
alle cure dell'arte. 

Tutte queste acque suddescritte sono destinate all'uso di immersione o 
di doccia ; non mancano però altre sorgenti minerali di acqua potabSJe, 
che ricevono in medicina un'utilissima applicazione, come nelle fisc^xie 
epato-spleniche e nelle altre affezioni dell'apparecchio chilopojetico e g^sni* 
to-iu:inario. Ancora esse sono conosciutissime ed apprezzate, come lo dicno- 
stra il numero grandissimo di coloro che vi accorrono tutti gli anni. In 
quanto ai loro principi chimici per brevità li trascrivo tutti in un mede- 
simo prospetto. 



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Diremo adesso qualche cosa dei bagnanti. 

Due sono le categorie in cui possono dividersi i bagnanti, cioè : foresde 
ed indigeni. In quanto ai primi dirò che numerosi accorrono d'ogni pari 
incominciando dal giugno fino a quasi tutto il settembre, trasformando i 
questi mesi il quieto e placido soggiorno di Rapolano col numeroso t 
vai di carrozze ed omnibus, col popolar tutti i pubblici cafifè e ritrovi, 
colla loro allegria che bene spesso riescono ad infondere ancora negli anii 
degli abitanti. Questi bagnanti ospitalmente sono ricevuti dai rapolanesi s 
nelle case private che nelle molte locande del paese o stabilimenti balneai 
ricavandosi in questi mesi della loro permanenza , un lucro che per mo 
deve servire per il sostentamento di tutto il resto dell'anno. Alla domenL 
poi la banda paesana eseguisce scelti e variati concerti, onde rendere me: 
noioso il soggiorno del paese, nonché giorno per giorno si improntano 
questo scopo pubblici divertimenti, come tombole, feste da ballo, ecc., 
quali lo scopo di beneficenza non è mai estraneo. 

In quanto ai bagnanti del Comune, e dei quali principalmente si de 
occupare questa statistica medica, si può a ragione ripetere il detto e 
tXL* abbondanza segue t astinenza. Con tutta questa grazia di Dio d'acque M 
mali, raramente il bagno viene praticato da questi abitanti. Coloro che 
servono del bagno per l'igiene della persona, con uno o due bagni tutt'; 
più nel corso dell'anno , credono di aver soddisfatto abbastanza a quest 
scopo : in questo caso si preferisce sempre il bagno caldo. Vi è altresì un 
categoria di bagnanti formata dai partitanti della vecchia scuola sul salasse 
i quali credono non poter godere di una perfetta salute senza fistrsi appi 
care ogni anno delle coppe a taglio nelle spalle o nelle cosce, e quini 
dopo avere estratto il sangue per mezzo di coppe ad aria rarefatta, gettai 
nel bagno che è l'unico di tutta la stagione. E almeno ricorressero a ques 
pratica coloro nei quali l'emissione di alquanto sangue annualmente è ii 
dicata, come gli individui pletorici e soggetti alle varie congestioni I Ma 
fanno cavar sangue certe persone che sarebbero viventi indicazioni a! 
trasfusione del sangue, qualmente gli individui dorotid ed oligoemici p 
pregresse febbri intermittenti e fisconie epato-spleniche. Inutili sono i ce 
sigli del medico per costoro; la più leggera emicrania richiede il ^ass 
Guai se loro sopraggiunge qualche affezione morbosa nel corso di quale 
anno in cui hanno omesso di recarsi (come dicono essi) al bagno, vale 
dire a levarsi sangue! È stata questa omissione la cagione del male e 
gli affligge, sia pure questa affezione, starei per dire la frattura di un ari 

Il vantaggio certo, indiscutibile, che la presenza di queste acque arre 
a questa popolazione, si è nelle malattie cutanee specialmente parassitari 



— 335 — 







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— 338 — 

Dopo il bagno si eviti la perfrigerazione cutanea; ed a questo scopo è 
bene porsi tosto nel letto alquanto riscaldato, onde la traspirazione cutanea 
avvenga senza impedimento , ed elimini col sudore quei principi morbosi 
che infettano l'organismo. 

Si faccia uso di un moto regolare, ma senza strapazzo, poiché il bagno stesso 
per eccellenza è defatigante : si usi altresì di un vitto modico ma nutriente, 
e sopra tutto si eviti il fresco delle ore mattutine e vespertine, a cagione 
di quelle perfrigerazioni che, come ho già detto, sono di sommo nocumento. 

Per i frequentatori del bagno fresco, mentre ancora essi debbono seguire 
scrupolosamente i precetti dietetici e le abitudini di vita suddette, è bene 
osservare come il timore di entrare nel bagno col corpo alquanto riscal- 
dato è piuttosto un pregiudizio. Non dico che si debba fare il bagno quando 
la pelle è in traspirazione, ma se il corpo è un poco riscaldato non nuoce 
nient' affatto ; anzi giova, specialmente per coloro che usano del bagno fresco 
come tonico. Debbo però avvertire a questo proposito che il bagno deve 
essere pochissimo prolungato : 15 ai 20 minuti sono a sufficienza. Possibilmente 
il bagnante si asciughi il corpo da sé stesso onde favorire subito col moto 
la reazione, e quindi con una camminatina a piedi si mantenga e favorisca 
sempre più l'incominciata reazione. 

Se l'acido carbonico durante il bagno, per qualche condizione morbosa 
individuale difficulta la respirazione, o si allontani quell' ambiente per mezzo 
di un ventaglio, o si alzi il capo al di sopra della vasca, onde superare 
quello strato d'acido carbonico che come più pesante dell'aria atmosferica, 
sta con una certa spessezza al di sopra della superfìcie dell'acqua. 

L*acqua acidulo -minerale di Arunte annessa al bagno fresco, è quella 
che di preferenza delle altre consimili si usa per passare: però ciò deve 
farsi con qualche precauzione. Ricca essa pure di acido carbonico, talvolta 
impiega un certo tempo per eliminarsi sia per mezzo dell'orina che per 
mezzo degli intestini. 

In questo frattempo non si aumenti la stasi delle vene intestinali sia col 
mangiare o col dormire, poiché ciò favorirebbe le più pericolose congestioni; 
essendosi anzi verificato a questo proposito qualche caso spiacevolissimo. 
Precetto questo che anche popolarmente é conosciuto, tanto da venir rias- 
sunto nella seguente quartina popolare : 

Se al mattino l'acqua prendi 
Non mangiar se non la rendi. 
Dopo pranzo non dormire 
Se non vuoi presto morire. 



— 339 — 
£ con ciò dò termine a quello che si riferisce ai Bagni ed ai bagnanti 
di questa importante Stazione termale. 

CAPITOLO IV. 
Sostanze di uso abusivo {Liquori alcoolici, tabacco). 

La miseria di questi ultimi anni, derivante dalla scarsità delle raccolte e • 
<lei lavori, per essere rimaste in sospeso le due lavorazioni per l'estrazione 
<lel manganese, ha alquanto soffocato il vizio dell'alcool e del tabacco. Il 
coDSQmo dell' alcool viene fatto principalmente sotto forma di vino piuttosto 
<he di liquori. La bettola è per molti, durante le annate di abbondanza, 
^'oblio delle trascorse fatiche, lo sperpero del gramo peculio che potrebbe 
porsi settimanalmente a qualche Cassa di risparmio (adesso molto più che 
abbiamo in Italia la facilità delle Casse di risparmio postali), ed è forse 
1a cagione di molte domestiche discordie. Debbo dire però in omaggio al 
^ero, che in questi ultimi anni, forse per le ragioni dette di sopra, non è 
esagerato il numero dei frequentatori della bettola ; non è come altre volte 
^n è occorso di vedere un bisogno, un istinto prepotente di soffocare nel 
vino ogni sentimento generoso ; ci sono gli abituati^ ma senza chiasso, né 
senza gravi inconvenienti per la quiete, I9, moralità e la pubblica igiene. 

Estremamente poi scarsa è la vendita dell'alcool e suoi prodotti che si 
^a nei pubblici spacci di Rapolano e le Serre. Più che altro qualche /<7//«M 
nell'inverno, o caffè con rhum viene ordinariamente consumato ; i cosi 
eletti bicchierini non dirò sieno banditi, ma certamente pochissimo ricercati, 
specialmente in modo abusivo. 

Delle diverse classi sociali quella che dà il più gran contingente alla 
bettola, è il ceto operajo dei centri, sono i lavoranti della terra giornalieri 
^ gli appartenenti ai diversi mestieri ; la classe agrìcola propriamente detta 
se ne astiene quasi affatto, perchè è difficile che venga venduta tutta la 
fi^ccolta del vino e che una discreta quantità non venga serbata per il 
proprio consumo, specialmente durante le grandi faccende dell'estate. 

Non è cosi del tabacco, il cui uso è generalizzato ad ogni casta sociale, 
*d il cui consumo non è poi tanto indifferente. Nella sola Frarione delle 
Serre a mo' d'esempio, nella quale il computo si può fare benissimo per 
esservi una sola bottega di generi di privativa, il consumo annuale varia 
^Ue quattro alle cinque mila lire l'anno. Il più generalizzato nell'uso è il 
^bacco da fumo, quindi da fiuto. 



— 338 — 

Dopo il bagno si eviti la perfrigerazione cutanea; ed a questo scopo è 
bene porsi tosto nel letto alquanto riscaldato, onde la traspirazione cutanea, 
avvenga senza impedimento , ed elimini col sudore quei principi morbosi 
che infettano l'organismo. 

Si faccia uso di un moto regolare, ma senza strapazzo, poiché il bagno stesso 
per eccellenza è defatigante : si usi altresì di un vitto modico ma nutriente^ 
e sopra tutto si eviti il fresco delle ore mattutine e vespertine, a cagione 
di quelle perfrigerazioni che, come ho già detto, sono di sommo nocumento. 

Per i frequentatori del bagno fresco, mentre ancora essi debbono seguire 
scrupolosamente i precetti dietetici e le abitudini di vita suddette, è bene 
osservare come il timore di entrare nel bagno col corpo alquanto riscal- 
dato è piuttosto un pregiudizio. Non dico che si debba fare il bagno quando 
la pelle è in traspirazione, ma se il corpo è un poco riscaldato non nuoce 
nient' affatto ; anzi giova, specialmente per coloro che usano del bagno fresco 
come tonico. Debbo però avvertire a questo proposito che il bagno deve 
essere pochissimo prolungato : 15 ai 20 minuti sono a sufficienza. Possibilmente 
il bagnante si asciughi il corpo da sé stesso onde favorire subito col moto 
la reazione, e quindi con una camminatina a piedi si mantenga e favorisca 
sempre più rincominciata reazione. 

Se l'acido carbonico durante il bagno, per qualche condizione morbosa 
individuale difficulta la respirazione, o si allontani queir ambiente per mezzo 
di un ventaglio, o si alzi il capo al di sopra della vasca, onde superare 
quello strato d'acido carbonico che come più pesante dell'aria atmosferica, 
sta con una certa spessezza al di sopra della superfìcie dell'acqua. 

L*acqua acidulo -minerale di Arunte annessa al bagno fresco, é quella 
che di preferenza delle altre consimili si usa per passare: però ciò deve 
farsi con qualche precauzione. Ricca essa pure di acido carbonico, talvolta 
impiega un certo tempo per eliminarsi sia per mezzo dell'orina che per 
mezzo degli intestini. 

In questo frattempo non si aumenti la stasi delle vene intestinali sia col 
mangiare o col dormire, poiché ciò favorirebbe le più pericolose congestioni; 
essendosi anzi verificato a questo proposito qualche caso spiacevolissimo. 
Precetto questo che anche popolarmente è conosciuto, tanto da venir rias- 
sunto nella seguente quartina popolare : 

Se al mattino l'acqua prendi 
Non mangiar se non la rendi. 
Dopo pranzo non dormire 
Se non vuoi presto morire. 



— 339 — 
£ con ciò dò termine a quello che si riferisce ai Bagni ed ai bagnanti 
£ questa importante Stazione termale. 

CAPITOLO IV. 
Sostanze di uso abusivo {Liquori aicooiici, tabacco). 

La miseria di questi ultimi anni, derivante dalla scarsità delle raccolte e 
a lavori, per essere rimaste in sospeso le due lavorazioni per l'estrazione 
manganese, ha alquanto soffocato il vizio dell'alcool e del tabacco. Il 
imo dell'alcool viene fatto principalmente sotto forma di vino piuttosto 
di liquori. La bettola è per molti, durante le annate di abbondanza, 
TobUo delle trascorse fatiche, lo sperpero del gramo peculio che potrebbe 
a settimanalmente a qualche Cassa di risparmio (adesso molto più che 
ubiamo in Italia la facilità delle Casse di risparmio postali), ed è forse 
cagione di molte domestiche discordie. Debbo dire però in omaggio al 
>, che in questi ultimi anni, forse per le ragioni dette di sopra, non è 
Ito il numero dei frequentatori della bettola ; non è come altre volte 
li è occorso di vedere un bisogno, un istinto prepotente di soffocare nel 
ogni sentimento generoso ; ci sono gli abUuaH^ ma senza chiasso, né 
gravi inconvenienti per la quiete, la moralità e la pubblica igiene. 
Estremamente poi scarsa è la vendita dell'alcool e suoi prodotti che si 
[6 nei pubblici spacci di Rapolano e le Serre. Più che altro qualche pounch 
|iell' inverno, o caffè con rhum viene ordinariamente consumato ; i così 
bicchierini non dirò sieno banditi, ma certamente pochissimo ricercati, 
[mente in modo abusivo. 
Delle diverse classi sociali quella che dà il più gran contingente alla 
[fcttola, è il ceto operajo dei centri, sono i lavoranti della terra giornalieri 
U gli appartenenti ai diversi mestieri ; la classe agricola propriamente detta 
f* ne astiene quasi affatto, perchè è difficile che venga venduta tutta la 
'raccolta del vino e che una discreta quantità non venga serbata per il 
proprio consumo, specialmente durante le grandi faccende dell'estate. 

Non è cosi del tabacco, il cui uso è generalizzato ad ogni casta sociale, 
*à il cui consumo non è poi tanto indifferente. Nella sola Frazione delle 
Icrre a mo' d'esempio, nella quale il computo si può fare benissimo per 
sservi una sola bottega di generi di privativa, il consumo annuale varia 
alle quattro alle cinque mila lire Tanno. Il più generalizzato nell'uso è il 
ibacco da fumo, quindi da fiuto. 



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Dairossenrazione delle prime quattro tavole riguardanti la demografia di 
questo Comune, chiaro apparisce come le diflferenze fra il censimento del 
1871 e quello del 1881, sono lievissime e quasi incalcolabili. La popola- 
zione però in quest'ultimo censimento, la vediamo cresciuta e da 3952 
abitanti la vediamo portata a 4202. Vedendo che le nascite superano di 
poco le morti, è d'uopo dedurre che il periodo ascensionale dal 1871 in 
poi si deve all'immigrazione continua che si aveva durante l' escavazione 
del manganese e per la quale diverse famiglie si stabilirono definitivamente 
nel nostro territorio. A portare questo aumento nel numero delle famiglie, 
e quindi nella generalità degli abitanti, una seconda cagione è stata l'essersi 
ritirati diversi coloni a pigione nei centri dopo avere dovuto rinunziare a 
colonizzare i diversi poderi. 

Un certo risveglio lo vediamo ancora nella primarissima istruzione dei 
celibi, e questa non devesi già alla frequenza delle pubbliche scuole, poiché 
in questi ultimi due anni, come sotto farò notare, questa frequenza è stata 
minore, ma sibbene forse a delle scuole private. 

In ambedue i censimenti l'elemento maschile prevale sopra il femminile, 
contrariamente a ciò che si suole ordinariamente osservare. 

I celibi sia impuberi che usciti dalla pubertà, formano più della metà 
dell'intiera popolazione e fra questi i maschi sono in numero superiore delle 
femmine. Le vedove sono in numero maggiore dei vedovi, cosa che ci fa 
supporre o che la donna abbia maggiore tenacità dell'uomo nella memoria 
e nell'affetto verso il coniuge estinto, o che il suo maggiore deperimento 
fisico, unitamente allo stato della famiglia rimastale, ne impedisca un più 
facile collocamento. Dal numero poi relativamente piccolo delle famiglie, 
si rilevi come in questo Comune gli individui abbiano tendenza a rimanere 
uniti, e trattandosi dei coloni, a perseverare unitamente nella coltivazione 
del podere. 

Dall'osservazione della Tavola XXIV è d'uopo dedurre che fra i nati 
l'elemento maschile pi:evale sul femminile, come pure che le nascite vanno 
gradatamente procedendo in scala ascendente dal 187 1 in poi, giusto" per 
l'aumentata popolazione. 

Dal numero degli esposti si giudica delle gravidanze clandestine, le quali 
durante il periodo di tempo deli' escavazione del manganese 1 875-1879 
sono state in maggior numero che negli anni antecedenti. Ne è stata forse 
la promiscuità del Sesso id queste lavorazioni la cagione diretta, oppure è 
una mera e fortuita coincidenza ? 

II numero dei nati-morti sta in rapporto annuale di 4 incirca, prendendo 



— 355 — 
la media degli anni che corrono frailiSyi ed il 1881, non figurando 
però nei registri dello Stato civile il numero degli aborti e dei parti pre- 
maturi, ciò impedisce di studiarne le cagioni ed additarne i rimedi. 

Anche la mortalità naturalmente è andata crescendo durante gli undici 
anni suddetti, essendo in questo tempo aumentata la popolazione. In generale 
questa mortalità è massima neirinverno, seguita ad essere marcata nella prima- 
vera* diminuisce d'alquanto nell'estate, per tornare a risalire nell'autunno. 
Ben pochi sono gli individui che oltrepassano i 60 anni e fra questi in 
maggior numero figurano i coniugati tanto maschi che femmine, cosa che 
depone favorevolmente per il matrimonio come lo stato il più naturale e 
più consentaneo ai bisogni dell'uomo. 

La mortalità, molto frequente nella prima infanzia, si potrebbe grande- 
mente diminuire se unitamente alle prescrizioni igieniche, le madri stessero 
maggiormente attente al modo con il quale compiono l'allattamento che 
si protrae troppo tardivamente, come sotto avrò occasione di far osservare, 
n maggior numero dei matrimoni naturalmente vien contratto fra celibi 
e senza alcun grado di parentela. Stanno questi matrimoni in rapporto di 
8. 51 ogni 100 abitanti e di 35. 88 prendendo la media annuale degli aani 
187 I-I 881. In quanto alla loro frequenza, la primavera e l'autunno sono 
le stagioni che danno un maggior contingente di matrimoni: si giudichi 
-della loro fecondità sapendo che soltanto le nascite multiple ofifrono una 
media di 8. 12 ogni cento matrimoni. 

CAPITOLO IL 

Costituzioni e idiosincrasie. 

Gli abitanti del comune di Rapolano sono, generalmente parlando, di 
mezzana statura, prevalendo però i bassi sugli alti. Di una buona costitu- 
zione i possidenti e coloro che possono far uso di una sostanziosa alimen- 
^ione, non è così degli operai e dei coloni, nei primi dei quali prevale 
il temperamento linfatico ed i secondi affraliscono precocemente per l'infe- 
zione malarica, specialmente coloro che per molto tempo hanno sofferto le 
febbri intermittenti. Di una debole resistenza organica, anche la bassa tem- 
peratura viene grandemente risentita, come da ogni più piccola febbre 
<iuesti abitanti vengono debilitati, anzi credo che per le fatiche eccessiva- 
Diente pesanti non sarebbero adatti, come a mo' d'esempio si osserva negli 
abitanti delle regioni settentrionali d'Italia. Asciutti della persona, rara è la 
prominenza e l'abbondanza del pannicolo adiposo. Ciò dipende da che per 



— 354 — 

Dairossenrazione delle prime quattro tavole riguardanti la demografi! ci 
questo Comune, chiaro apparisce come le diflferenze fra il censimento dei 
1871 e quello del 1881, sono lievissime e quasi incalcolabili. La popolai 
zione però in quest' ultimo censimento, la vediamo cresciuta e da 3951 
abitanti la vediamo portata a 4202. Vedendo che le nascite superano <ff 
poco le morti, è d'uopo dedurre che il periodo ascensionale dal 1871 k 
. poi si deve air immigrazione continua che si aveva durante T escavazioae'' 
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nel nostro territorio. A portare questo aumento nel numero delle famiglk^^ 
e quindi nella generalità degli abitanti, una seconda cagione è stata l'essetsi' 
ritirati diversi coloni a pigione nei centri dopo avere dovuto rinunziare a?. 
colonizzare i diversi poderi. 

Un certo risveglio lo vediamo ancora nella primarissima istruzione dd' 
celibi, e questa non devesi già alla frequenza delle pubbliche scuole, poiché^ 
in questi ultimi due anni, come sotto farò notare, questa frequenza è stata 
minore, ma sibbene forse a delle scuole private. 

In ambedue i censimenti l'elemento maschile prevale sopra il femminile, 
contrariamente a ciò che si suole ordinariamente osservare. 

I celibi sia impuberi che usciti dalla pubertà, formano più della metà 
dell'intiera popolazione e fra questi i maschi sono in numero superiore delle 
femmine. Le vedove sono in numero maggiore dei vedovi, cosa che ci & 
supporre o che la donna abbia maggiore tenacità dell'uomo nella memoria 
e nell'affetto verso il coniuge estinto, o che il suo maggiore deperimento 
fisico, unitamente allo stato della famiglia rimastale, ne impedisca un più 
facile collocamento. Dal numero poi relativamente piccolo delle famiglie, 
si rilevi come in questo Comune gli individui abbiano tendenza a rimanere 
uniti, e trattandosi dei coloni, a perseverare unitamente nella coltivazione 
del podere. 

Dall'osservazione della Tavola XXIV è d'uopo dedurre che fra i nati 
l'elemento maschile pi:evale sul femminile, come pure che le nascite vanno 
gradatamente procedendo in scala ascendente dal 187 1 in poi, giusto* per 
l'aumentata popolazione. 

Dal numero degli esposti si giudica delle gravidanze clandestine, le quali 
durante il periodo di tempo dell' escavazione del manganese .1875-1879 
sono state in maggior numero che negli anni antecedenti. Ne è stata forse 
la promiscuità del sesso in queste lavorazioni la cagione diretta, oppure è 
una mera e fortuita coincidenza ? 

II numero dei nati-morti sta in rapporto annuale di 4 incirca, prendendo 



— 357 — 
•cutanee e dell'apparecchio digerente e respiratorio, e quelle deviazioni della 
<:olonna vertebrale e delle estremità inferiori che spesso si osservano nei 
bambini di questo territorio. 

^ CAPITOLO ni. 
Leva militare. 

La grande facilità delle comunicazioni, grazie alle ferrovie, l'esperienza 
ed il racconto di quei tanti che hanno già soddisfatto all'obbligo militare, 
è stato un grande coefficiente a diminuire la grande ripugnanza che si 
aveva per Taddietro, nei primi tempi specialmente dell'unità nazionale, verso 
la vita militare, ed a togliere quella paurosa trepidanza e diffidenza del- 
l'ignoto, in chi doveva partire per sconosciute* regioni. 

Certamente che il distacco dalla famiglia, l'abbandono delle care ed in- 
veterate abitudini è di non lieve dispiacere per i coscritti, ma fatto come 
suol dirsi il primo passo, ci si adattano assai bene alla vita militare, ed 
abituati al rispetto ed alla subordinazione, è raro che vadano incontro a 
•quelle punizioni che nella disciplina militare è tanto difficile il causare. 
Un solo renitente si è verificato in undici anni, come si osserva dalla Ta- 
vola XXIX qui annessa, ma nessun disertore. 

Dotati di una certa intelligenza e propensione al lavoro npn pochi sono 
coloro che giungono ad acquistarsi il grado di basso ufficiale nell'esercito, 
o che già iniziati nello studio della musica, vengono impiegati a completare 
i quadri delle musiche militari o come ordinanze dei superiori. 

A vero dire però una nuova ferma non viene accettata da alcuno, pre- 
ferendo tutti ritornare ai primieri lavori, ai domestici focolari, corredati di 
una maggiore spigliatezza di modi, di una certa istruzione, non che di una 
maggiore attenzione verso la pulizia, sia dei vestimenti che della persona. 

Il servizio di leva è in media in questo Comune di 41. S individui al- 
l'anno. I motivi di riforma sono per la massima parte la bassa statura, 
petto stretto e gracilità di complessione ; per una buona parte pure vi figu- 
rano le ostmzioni dei visceri e le altre malattie locali. Per le medesime 
ragioni di gracilità e deficienza di larghezza nel petto, vengono molti ri- 
mandati alla leva dell'anno successivo, e cosi la media percentuale degli 
«carti sugli abili è di 5. 32. 

Il motivo principale di esenzione per la maggior parte degli inscritti, è 
Tessere privi di genitori, o perchè unici o primogeniti di madre vedova o 
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PARTE QUARTA 



CAPITOLO I. 

Allattamento, educazione e istruzione. 

Quanto di buon grado adempiano a quest' importante missione dell'al- 
lattamento le donne rapolanesi, lo dimostra primieramente il fatto del pro- 
lungarlo, come esse fanno, di soverchio; in secondo luogo il dedicarsi vo- 
lentieri delle medesime alFallattamento mercenario. 

È un pregiudizio radicato nel popolo che per avere figli sani e robusti 
e p^r tenerli lontani dalle malattie, abbisogni nutrirli col latte materno fino 
ai due o tre anni. È poi tanto radicato questo pregiudizio, che resiste ad 
ogni consiglio del medico, ed alle più chiare ed esplicite dimostrazioni del 
medesimo, sui danni derivanti da questa cattiva pratica. 

In conseguenza di questo pregiudizio, ecco il quadro fenomenologico che 
molto spesso è dato constatare. 

Reso il latte, nell'epoca dell'allattamento tardivo, acquoso per la perdita 
dei suoi componenti nutritivi, anche la quantità che la glandola mammaria 
ne secerne è diminuita tanto, che il piccolo infante a forza di succhiare 
ripetutamente quelle esauste e vizze mammelle, non ne ritrae che un liquido 
semi-trasparente e scorrevole, che non ritiene del vero latte altro che il 
nome, ed assolutamente inetto alla nutrizione del bambino medesimo. In- 
tanto lo stomaco, a cui la provvida natura aveva già concesso di secernere 
i succhi gastrici per digerire sostanze più solide e più nutritive, spende la 
sua troppo esuberante attività digestiva a trasformare in sangue gli scarsi 
elementi del latte. Da ciò una certa debolezza di fibra si impadronisce del 
medesimo, e quando finalmente viene l'epoca in cui bisogna decidersi a 
slattare il bambino e procurargli un cibo solido e più confacente ai suoi 
bisogni, lo stomaco risente subito di questa qualità di cibo a cui non si è 
abituato, ne viene il vomito, nasce l'irritazione del tubo gastro -enterico per 
la troppo protratta permanenza del cibo nelle vie digestive, e finalmente la 
diarrea infrenabile che distrugge in poco tempo il bambino. Ciò nonostante 
siccome è necessario provvedere alla sua nutrizione, si cerca con un cibo 
sempre più abbondante di sopperire alle perdite della diarrea: questa però 







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PARTE QUARTA 



CAPITOLO I. 

Allattamento, educazione e istruzione. 

Quanto di buon grado adempiano a quesf importante missione dell'ai^ 
lattamento le donne rapolanesi, lo dimostra primieramente il fatto del pro- 
lungarlo, come esse fanno, di soverchio; in secondo luogo il dedicarsi 19^' 
lentieri delle medesime àirallattamento mercenario. * 

È un pregiudizio radicato nel popolo che per avere figli sani e robutS-f' 
e p^r tenerli lontani dalle malattie, abbisogni nutrirli col latte materno fiocc- 
ai due o tre anni. È poi tanto radicato questo pregiudizio, che resiste $A _ 
ogni consiglio del medico, ed alle più chiare ed esplicite dimostrazioni del 
medesimo, sui danni derivanti da questa cattiva pratica. 

In conseguenza di questo pregiudizio, ecco il quadro fenomenologico ànef 
molto spesso è dato constatare. 

Reso il latte, nell'epoca deirallattamento tardivo, acquoso per la peiditS' 
dei suoi, componenti nutritivi, anche la quantità che la glandola mammaiis. 
ne secerne è diminuita tanto, che il piccolo infante a forza di succhiate 
ripetutamente quelle esauste e vizze mammelle, non ne ritrae che un liquido - 
semi-trasparente e scorrevole, che non ritiene del vero latte altro che il 
nome, ed assolutamente inetto alla nutrizione del bambino medesimo. la* 
tanto lo stomaco, a cui la provvida natura aveva già concesso di secernere 
i succhi gastrici per digerire sostanze più solide e più nutritive, spende la 
sua troppo esuberante attività digestiva a trasformare in sangue gli scarsi 
elementi del latte. Da ciò una certa debolezza di fibra si impadronisce del 
medesimo, e quando finalmente viene Tepoca in cui bisogna decidersi a 
slattare il bambino e procurargli un cibo solido e più confacente ai suoi 
bisogni, lo stomaco risente subito di questa qualità di cibo a cui non à è 
abituato, ne viene il vomito, nasce l'irritazione del tubo gastro -enterico per 
la troppo protratta permanenza del cibo nelle vie digestive, e finalmente la 
diarrea infrenabile che distrugge in poco tempo il bambino. Ciò nonostante 
siccome è necessario provvedere alla sua nutrizione, si cerca con un cibo 
sempre più abbondante di sopperire alle perdite della diarrea: questa però 



— 3^3 — 
ammalati nelle abitazioni, si recassero ancor essi non in tutte le case, ma 
nei principali casali o villaggi a compartire l'istruzione elementare? 

Un' altra scuola elementare maschile è stata aperta nel villaggio di Poggio 
Santa Cecilia, come pure in quello d'Armajolo. L* istruzione femminile poi è 
impartita da quattro maestre debitamente patentate residenti ciascuna in 
Rapolano, Serre, Poggio Santa Cecilia ed Armajolo. In esse oltre ai prin- 
cipali elementi dell'istruzione letteraria, vengono insegnati i rudimenti dei 
vari lavori femminili d' uso domestico. 

Di scuole private miste ve ne sono varie nei centri popolati principali, 
e vengono frequentate da fanciulli e bambine al di sotto dei dieci anni ; 
e a vero dire anche queste sono di una incontrastabile utilità, ivi avvez- 
zandosi i figli fino dalla più tenera età alla subordinazione ed al rispetto, 
dovendo riconoscere altra autorità oltre quella dei propri genitori. 

Per altri particolari osservinsi le tavole qui annesse. 











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— 3" — 
CAPITOLO IL 

Pauperismo e beneficenza. 

Tolto il caso di annate eccezionali nelle quali alla scarsità delle raccolte 
si unisce la mancanza del lavoro, l'accattonaggio propriamente detto é^ po- 
chissimo frequente in questo Comune. Generalmente è il vero bisogno che" 
costringe i più disgraziati a stender la mano per l'elemosina, e quando ogni^! 
possibile sorgente d'industria loro vien meno. Piuttosto che ricorrere all'accat-^ 
tonaggio le donne, come ho altra volta accennato, si recano al bosco per' 
la legna da ardere, per il proprio consumo o per ritrarne del denaro, nc^ 
esportano pure le foglie secche delle quercie per i concimi , e nella sta-* 
gione di primavera ed estate raccolgono i foraggi e vanno spigolando f 
quel poco di frumento che sfugge all' oculatezza dei mietitori. Quando^ 
poi sono aperte le miniere del manganese , una buona parte di co- 
storo vengono impiegate nella ripulitura di questo minerale colla retri- 
buzione giornaliera di circa ottanta centesimi, una lira e più» Lo stesso' 
dicasi dei maschi i quali quando loro viene a mancare il lavoro abituale 
qual* è l'agricolo, cercano ogni possibile sorgente d'industria, prima di 
stender la mano per l'accattonaggio o estorcere denaro in qualsiasi altra 
maniera. 

Certamente in questi ultimi anni la cessazione dell'escavazione del man- 
ganese è stata per questi paesi un disastrp e specialmente durante 1' anno 
1879. Molto più che scarsi essendo stati pure i lavori agrìcoli, infinite sono 
state le privazioni d'ogni sorta a cui molte famiglie sono dovute andare in- 
contro e che molto spesso nascoste con ogni cura, non sono state però al- 
l'occhio abituato dei medici che per il loro ministero si trovavano ogni pie 
sospinto a verificarle in tutta la loro estensione ed affliggente nudità. 

Per questi disgraziati proletari ben poca cosa ha potuto fare la carità 
paesana, trattandosi di luoghi privi di grandi risorse: non ostante non sono 
mancati esempi di buona volontà e che in qualche parte hanno contribuito 
a sollevare almeno per qualche giorno qualche disgraziato che da diverso 
tempo condiiceva una vita molto confinante cpU'inedia. 

Esistono due Associazioni di Misericordia, come più sotto dirò; ma 
prendendo esse principalmente di mira, secondo i loro Statuti, ì fratelli in 
caso di malattìa, ben poche somme hanno potuto elargire a sollevare tanta 
miseria. 



— 3^7 — 

La beneficenza propriamente detta è riserbata ali* Amministrazione Co* 
mnnale. Essa invia all'Ospizio di Maternità di Siena coloro che dopo una 
vita laboriosa ed onesta non si trovano più in condizione di poter lavorare 
onde procurarsi un giornaliero sostentamento, e vi mantiene annualmente 
cinque posti. 

Esistono pure i seguenti legati per il conferimento di doti alle ragazze, 
in occasione di matrimonio. Il pio legato Calamati è amministrato dall'Ar- 
ciprete /r^ tempore^ e conferisce due doti annualmente a due povere fan- 
dolle del popolo di Rapolano. Alla dote così detta del Corpus-Domini vi 
prcnnrede il Consiglio Comunale e la conferisce annualmente. Le doti pure 
Iddla Compagnia di Carità della Torre a Castello stanno a carico del co- 
rBQiie di Rapolano il quale le paga in compenso di canoni di livello ce- 
Aid al medesimo dal patrimonio ecclesiastico : con questo denaro vengono 
conferite tre doti ogni cinque anni dai Superiori della Compagnia di Ca- 
lda della Torre. La dote pure della Cura di Modanella sta a carico del 
Comune ed è conferita dal Parroco ogni diciotto anni con L. 58. 80. Dai 
RR. Ospedali di Siena vengono conferite per mezzo del Consiglio Comunale 

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^cgni anno quattro doti alle Serre di cui tre di L. 23. 52 ed una di 
L 16, 80. Per mezzo del legato Ottavio Maria Ducei , amministrato dal 
Parroco, vengono conferite ogni anno cinque doti a cinque fanciulle povere 
di Rapolano. Finalmente per mezzo del pio legato del R. Ospedale di Siena, 
ricne annualmente elargita una dote ad una fanciulla povera del Poggio 
Santa Cecilia. 

Tutte queste doti mentre onorano grandemente le persone o enti morali 
che le elargirono, e per le quali Rapolano si distingue su tutti gli altri 
Comuni della provincia senese, io le reputo più perniciose che utili. Molto 
più vantaggio, io credo se ne ricaverebbe, se questi effimeri sussidi fossero 
rivolti piuttosto a incoraggiare, ogni tanti anni per aumentare il premio, i 
lavori specialmente agricoli e le industrie, giacché il solo lavoro nobilita e 
produce lucro, come è di benefizio all'individuo, alla famiglia ed al civile 
consorzio. 

In caso di malattia , vengono i poveri inviati per mezzo di lettiga al- 
l'Ospedale civile di Siena, ed in caso di alienazione mentale, al grandioso 
Manicomio della stessa città, il quale meritamente è stimato uno dei più 
meritevoli ed importanti stabilimenti di questo genere in Italia. 



— 370 -r- 
^ento e Tallarme nella popolazione, hanno pure incontrato la disapprova- 
zione e lo sdegno di tutti gli onesti. 

Di tutti i reati, quelli che generalmente si verificano sono il furto spe- 
cialmente campestre e la distruzione delle proprietà. 



CAPITOLO V. 

Assooìazioni. 

Piuttosto sentito è lo spirito di associazione in questi paesi: ma difet- 
tando la maggioranza degli abitanti dell'istruzione sia letteraria che scien- 
tifica per fondare letterarie o scientifiche associazioni, questo spirito è rivolto 
precipuamente a scopo religioso e caritatevole. 

A questo fine esistono due Associazioni di Misericordia che hanno sede 
una in Rapolano e Taltra alle Serre e che, munite di regolare Statuto, por- 
tano per scopo la carità e la pratica degli esercizi spirituali. 

Quella di Rapolano conta nel suo seno circa 700 individui fra fratelli e 
sorelle, i primi dei quali pagano la tassa annuale di L. 1.20 e le seconde 
centesimi 84, dispone di un certo capitale come fondo sociale, è ammini- 
strata da un Consiglio Direttivo e, oltre la pratica del culto estemo religioso, 
soccorre gli infermi alle loro abitazioni coU'assistenza personale, con alimenti 
e medicine. In caso di decesso, trasporta i cadaveri dei fratelli o sorelle al 
cimitero ed accorre sempre ogni qualvolta si verifichi un pubblico infortunio. 

In questi ultimi tempi il paese di Rapolano si è arricchito pure di una 
Società Operaja che, benché nel suo inizio, promette molto bene di sé per 
lo zelo e l'abnegazione dei promotori e del Consiglio di Direzione. 

L'altra Associazione di Misericordia è alle Serre; é, si può dire, essa 
pure sul suo nascere, benché conti molti anni di esistenza; ha lo scopo 
medesimo della precedente, si compone di circa 356 fratelli d'ambo i sessi, 
che pagano una tassa annuale, i fratelli di L. i, le sorelle di centesimi 80; 
è amministrata da un ConsigHo Direttivo, é sul punto di essere riconosciuta 
come ente morale, ma non é per anche in grado di somministrare aiuto 
agli ammalati che molto parcamente. È provveduta però di un bellissimo 
cataletto fatto per pubblica sottoscrizione, onde portare soccorso in caso di 
trasporti di ammalati, e di molta biancheria per l'assistenza a domicilio de- 
gli infermi. 

Esistono pure due Associazioni Filarmoniche, delle quali quella del Ca- 



— 3^9 — 
Li classe pure dei vinattieri è discretamente numerosa, vendendo i pos- 
sidenti le loro derrate all'ingrosso e non occupandosi che poco della piccola 
rendita al minuto. Lo stesso dicasi dei venditori dei vari commestibili, i 
quali si incaricano della vendita del pane, essendo pochi i fabbricanti del 
medesimo. Non mancano però i pubblici fornai che cuociono il pane alle 
ÓD^Iie private, disimpegnando puntualissimamente il loro servizio. 

Molto ristretto invece è il ceto dei barbieri, sarti, conciatori di canape 
e venditori di chincaglierie ed oggetti destinati all'abbigliamento femminile. 
Io spaccio del sale e tabacco viene fatto in tre pubbliche botteghe, dove 
oltre ai generi di privativa si vendono generi commestibili e coloniali. 

La classe dei caffettieri non è numerosa, ma viceversa corredata di negozi, 
dove spedalmente durante la bagnatura , si trova ogni sorta di prodotto 
[ per i bisogni dei frequentatori. 

\ Anche le pizzicherie sono ben corredate di ogni genere di salumi, e fra 
I i tenutari di esse, non manca chi è giunto a mettere insieme un rilevante 
: apitale. 

1 Lo stesso dicasi dei macellai, fra i quali sonvi alcuni di polso, e che 
: sono in grado di provvedere molto bene al consumo della carne, special- 
mente nei mesi estivi. 

Di lavori donneschi quelli che danno un maggior contributo e guadagno, 
ione la filatura e la tessitura del lino e canape; e ciò perchè in fatto di 
biancheria regna fra questi abitanti una certa ambizione, tanto che le fa- 
miglie più povere possono mancare dell'alimento, ma della biancheria, an- 
cora durante la malattia, ben raramente. In quanto a professioni liberali, se 
si toglie i medici, i farmacisti veterinari e gli addetti all' amministrazione 
dd Comune, si può dire non ve ne sieno altre; e se vi è alcuno insignito 
di qualche grado accademico, è più per onore e decoro che per usufruirne 
come professione. 

CAPITOLO IV. 



Crlroinaiità. • 

Si deve forse alle condizioni economiche piuttosto floride degli anni ante- 
riori a questi ultimi tempi, se quelle pure di pubblica sicurezza sono state 
del pari soddisfacenti. Solo in questi ultimi due anni la pubblica quiete è 
stata alquanto turbata da insoliti reati, i quali mentre hanno gettato lo sgo- 

24 



— 372 — 
memorazione della morte di Gesù Cristo, e nella ricorrenza dei nomi dei 
Santi Patroni delle diverse Cure di secondaria importanza. Queste feste che 
si solennizzano con pompa e pubbliche processioni, mentre si compiono senza 
scapito della pubblica quiete, servono altresì a ravvivare d'alquanto le pic- 
cole industrie, per l'affluenza maggiore di persone in quei giorni festivi, e 
per le piccole spese che di preferenza dal sesso femminile vengono com- 
piute onde provvedere ad un più decente abbigliamento. 



CAPITOLO VII. 

Costumi 

(con riguardo speciale ai prighidisd). 

Generalmente parlando i costumi di questi abitanti sono miti e tranquilli : 
senza grandi aspirazioni, non conoscono che il lavoro, felici se pedono 
assicurarselo tutto Tanno, onde provvedere al sostentamento proprio e della 
propria famiglia. Ne viene da ciò che molto limitati siano i divertimenti 
loro abituali; e fra questi preferito è il cosi detto giuoco del ruzzolone o 
disco cerchiato di ferro. Avvi però grande tendenza al canto popolare, al 
teatro ed al ballo: il nuoto e gli altri esercizi ginnastici sono affatto tra- 
scurati. Amanti quasi fino alFentusiasmo dei propri focolari, dei propri paesi,, 
considersmo come una cosa quasi paurosa Temigrazione in altri paesi« spe- 
cialmente se molto lontani. Dotati poi di un certo rispetto fra di loro e 
per le persone colte, è molto raro che il turpiloquio venga ad adombrare 
una certa elegante pronunzia e bel parlare, che risente molto della vidna 
Siena, l'Atene della lingua italiana. 

In mezzo a questi privilegi però è affiggente il numero dei pregiudiz! 
dai quali sono dominati questi abitanti. A proposito di questi pregiadiz! 
tralascierò di parlare di quelli riflettenti certe pratiche più o meno super*^ 
stiziose e più o meno in relazione con potenze sia celesti • che infernali ; 
solo accennerò a qualcuno fra i moltissimi che più strettamente stanno in 
relazione colla medicina e coU'esercizio della medesima, e che formano la 
disperazione e la disgrazia dei poveri medici-condotti che abitualmente .vi 
inciampano, e dei quali son resi la vittima disgraziata. 

Uno dei principali, e che talvolta dà luogo a serie contestazioni fra il 
medico e l'ammalato, è la pratica del salasso. Abituati alle vecchie teorie, 
a quella scuola che, come dice bene il Mantegazza, per nostra vergogna si 



— 371 — 
|>olaogo sotto la dipendenza e tutela del Comune ; l'altra privata alle Serre, 
per il mantenimento della quale g\ì abitanti di questo castello danno splen- 
-dide prove di buon volere coi loro sacrifizi pecuniari. £ssa sta sotto la 
^pendenza di un Consiglio Direttivo composto di un Presidente, di quattro 
Consiglieri^ un Segretario ed un Cassiere. Queste Associazioni oltre a con- 
ferire ristruzione musicale ai giovani allievi, servono pure ad ingentilire il 
cuore ed i costumi divertendo e togliendo loro molte ore dall' ozio e dal 
mal fiure; sono pure a costoro di una certa utilità, poiché verificandosi il 
caso della coscrizione, possono entrare a far parte delle musiche militari, e 
ritiame un certo guadagno unitamente a certe agevolezze che servono a 
mitigare moltissimo la repugnanza per la vita militare. 

Un' associazione che io credo fermamente non metterà mai salde radici 
in questi paesi, si è la politica ; regnando a questo riguardo una tale indif- 
ferenza, che anche quando gli elettori son chiamati alle urne per la scelta 
dd loro rappresentante al Parlamento, uno scarso numero si presenta a 
•compiere questo sacro diritto di cittadino. 



CAPITOLO VI. 

Religioni. 

L'unica religione esistente in questo Comune è la cattolica-apostolica- 
lomana. Per il culto di essa dodici sacerdoti si contano in questo territorio, 
< ventiquattro fìra chiese e oratori destinati al culto. U suo insegnamento 
Tiene compartito dai Parroci, in particolare ai giovinetti fino all'età di circa 
dodki anni, ed agli adulti dal -pergamo e dall'altare. Le funzioni religiose sono 
celebrate ordinariamente la domenica e negli altri giorni in cui ricorrono i 
acmi dei diversi Santi Patroni. Questo insegnamento credo debba avere una 
certa benefica influenza, poiché almeno per la classe ignorante nella quale il 
sentimento del buono e del giusto è offuscato talvolta dalle passioni, il pen- 
siero di un futuro ed inevitabile gastigo fa sì che molto probabilmente 
qualche reato di meno debba essere consumato. Lo scetticismo però non 
ka tardato ancora qui a serpeggiare specialmente fra le fila dei giovani, e 
ciò principalmente da quando autorità reh'giosa fu sinonimo di avversione 
dell'unità nazionale e del pacifico sviluppo delle sue istituzioni. 

Le feste maggiormente celebrate sono quelle in onore della Madonna 
delle Nevi e del Rosario, per il Corpus Domini, nel Venerdì Santo in com- 



— 374 — 
impunemente, e che è cagione invece di moltissime alterazioni dell'utero^ 
come spostamenti, ecc. ; quindi il rifiutarsi all'apertura d^li ascessi delle 
mammelle, il noli me tangere delle croste del capillizio, denominate volgar* 
mente lattime^ i diversi incantesimi che si fanno ai supposti vermi, prima 
di chiamare in tempo utile il sanitario, il prolungare soverchiamente l'allat- 
tamento, ecc. Fortunatamente riguardo alla vaccinazione si è &tto molto- 
cammino in avanti, ed in oggi non vi è alcuna madre che si rifiuti a far 
vaccinare e rivaccinare i propri figli. 

In quanto alla cura delle malattie, in generale i primi medicamenti che 
vengon presi di mira dal pregiudizio, sono il chinino ed il mercurio. \\ 
chinino, si dice, fa impazzare, il mercurio rovina completamente la salate» 
ed è oggetto del più profondo disprezzo. Non si pensa che quando si ri> 
corre a questo medicamento per uso intemo, la salute è già per la mag- 
gior parte compromessa I La cura idroterapica pure, gli eccitanti in certe 
malattie reputate infiammatorie, trovano un grande ostacolo neUa loro ap- 
plicazione. Lo stesso dicasi della libera ventilazione delle camere consigliata 
nelle malattie d'infezione, a mo' d'esempio nelle tifoidee. 

E non si creda che questi pregiudizi sieno di lieve momento e trascu- 
rabili ; poiché per un medico-condotto nelle campagne, sono di una imporr 
tanza capitale, essendoché giungono a comprometterne la quiete e la tianr 
quillità, e molte volte la reputazione. È desiderabile che mano a mano che 
la civiltà si fiirà strada neUe masse agricole, diminuendo l'immenso nmnero 
degli analfabeti e degli ignoranti, questi pregiudizi vadano del tutto scom.^ 
parendo ; ma è del pari sconfortante il pensare come questi pregiudiu skdo 
contemporanei col principio della medicina, e come in ogni tempo, in ogni 
regione si sieno mantenuti a causa di quelli individui di malafede, dei diso- 
nesti e molte volte, diciamolo francamente, di certi medici mestìeramUt come 
benissimo li chiama lo 2^ppulla, che pure di farsene una sorgente di do- 
minio, di guadagno e di ambizione, come gli antichi sacerdoti di Escala- 
pio, hanno cercato di accreditarli presso le popolazioni a danno dei veri 
scienziati e cultori della medicina. 

(^Confinuei), 



— 373 — 
chiamò italuma, reputano un delitto se il medico non mostra di tenere 
sulla punta della lancetta la guarigione di certe malattie. La polmonite, fra 
tutte le affezioni principalmente, deve essere curata col salasso. Inutile il 
far capire che esistono in fatto di salasso nella scienza delle indicazioni e 
controindicazioni, è tutto fiato gettato; la polmonite deve essere sempre 
trattata col salasso, e se l'ammalato muore senza di questo, ne viene stret- 
tamente chiamato responsabile il curante, verificandosi non raramente delle 
scene punto dignitose per il medico e per la scienza che coltiva. Povero 
^aemejer che vorrebbe curato un parente pneumonico piuttosto da un 
omeopatico che da un salassatore ad oltranza I 

Questo però non è che un pregiudizio riflettente più che altro la pace 
e la tranquillità degli esercenti (giacché non è possibile il supporre che un 
medico voglia far danno ai suoi ammalati, prestandosi a secondare i loro 
pr^udizi): la grande caterva di quelli nocevoli a chi se ne rende lo 
sduavo, bisogna ricercarla nelle donne nel loro periodo di gestazione e di 
aUattamento, e nel divezzamento dei bambini. 

n ferro, si dice, per le gestanti è una sorgente di aborto; tanto è vero 
questo che qualche ragazza gravemente compromessa, si presenta sempre 
al medico indicando debolezza e anoressia, giusto perchè sa che ordinaria- 
mente in questi casi si ricorre all'amministrazione del ferro. 

Lo stesso dicasi del chinino, rapporto al quale, con tutto il rispetto do- 
vuto al Monteverdi, al Bauquè, al Waren, al Deneffe, che affermano quasi 
il solfato di chinino debba un giorno detronizzare la segale cornuta, io 
credo che non sia altro che un pregiudizio. £ dico ciò perchè col numero 
stragEande di febbri intermittenti che tutti gli anni si verificano, si è avuto 
campo dai medici di somministrare molte volte il chinino alle gestanti 
nelle solite dosi, senza che se ne fosse osservato il menomo disturbo da 
parte dell'utero. In due sole donne affette da febbre terzana ebbi ad osser- 
vare Taborto: in una di queste però vi era qualche segno di aborto avanti 
la somministrazione del chinino, e nell'altra non era mai stato amministrato 
il medicamento. Se per caso quest'ultima avesse ingerito anche una minima 
quantità di chinino, si sarebbe subito affermato dai fautori di questa opi- 
nione che l'aborto era avvenuto in conseguenza del medicamento! Si de- 
vono piuttosto questi due aborti all'azione del freddo con il quale si ini- 
ziano gli accessi periodici? 
Thdascio di altri e non pochi pregiudizi durante la gestazione. 
Nel perìodo di allattamento il primo pregiudizio al quale vanno incontro 
le puerpere, è l'alzarsi troppo presto da letto, credendo di poter ciò fare 



— 374 — 
impunementei e che è cagione invece di moltissime alterazioni dell' uten^ 
come spostamenti, ecc. ; quindi il rifiutarsi all'apertura degli ascessi deX 
mamitìelle, il noli me tangere delle croste del capillizio, denominate volg^ 
mente iattime^ i diversi incantesimi che si fanno ai supposti vermi, prirt] 
di chiamare in tempo utile il sanitario, il prolungare soverchiamente Tallai 
tamento, ecc. Fortunatamente riguardo alla vaccinazione si è &tto molte 
cammino in avanti, ed in oggi non vi è alcuna madre che si rifiuti a fai 
vaccinare e rivaccinare i propri figli. 

In quanto alla cura delle malattie, in generale i primi medicamenti che 
vengon presi di mira dal pregiudizio, sono il chinino ed il mercurio. II- 
chinino, si dice, fa impazzare, il mercurio rovina completamente la salute» 
ed è oggetto del più profondo disprezzo. Non si pensa che quando si ri* 
corre a questo medicamento per uso intemo, la salute è già per la mag- 
gior parte compromessa! La cura idroterapica pure, gli eccitanti in certe 
malattie reputate infiammatorie, trovano un grande ostacolo nella loro ap- 
plicazione. Lo stesso dicasi della libera ventilazione delle camere consigliata 
nelle malattie d'infezione, a mo' d'esempio nelle tifoidee. 

E non si creda che questi pregiudizi sieno di lieve momento e trascu* 
rabili ; poiché per un medico-condotto nelle campagne, sono di una impor 
tanza capitale, essendoché giungono a comprometterne la quiete e la tran 
quillità, e molte volte la reputazione. È desiderabile che mano a mano ch( 
la civiltà si farà strada neUe masse agricole, diminuendo l'immenso numerc 
degli analfabeti e degli ignoranti, questi pregiudizi vadano del tutto scom 
parendo ; ma è del pari sconfortante il pensare come questi pr^udizi sienc 
contemporanei col principio della medicina, e come in ogni tempo, in ogn 
regione si sieno mantenuti a causa di quelli individui di malafede, dei diso 
nesti e molte volte, diciamolo francamente, di certi medici mestieranti^ come 
benissimo li chiama lo Zappulla, che pure di farsene una sorgente di do 
minio, di guadagno e di ambizione, come gli antichi sacerdoti di Escala 
pio, hanno cercato di accreditarli presso le popolazioni a danno dei ver 
scienziati e cultori della medicina. 

{Continua). 



— 377 — 
copia e sufficiente per V allattamento di un bambino ; e di aspetto , con- 
sistenza e ricchezza di adipi pari al latte di buona nutrice. Il Lozano potè 
allattare per cinque mesi uno dei figliuoli e lo vide crescere vigoroso per 
opera veramente tutta sua. Una particolarità notevole è che quegli prima 
di questo fatto andava soggetto a profusi sudori , che scemarono d' assai 
dopo iniziato Tallattamento. Un caso consimile è riferito da Haefer, ma il 
meglio accertato è ancora quello ricordato da Humboldt (i), di un uomo 
che allattò per lo spazio di cinque mesi il suo bambino durante la malat- 
tia della moglie. 

È del resto non raro il trovare nelle mandte qualche caprone che 
dà latte (2). 

Questi casi ed altri abnormi modi e condizioni d'allattamento, ricordati 
^agli autori sono pur sempre straordinari, e come tali vanno con molta 
rìserva accolti. La loro possibilità^ sta quasi per mostrare quanto sia inde- 
bito l'appunto che si fa alla natura d'aver dato all'uomo degli organi su- 
perflui (Virey). ^ 

n latte è per tutte le specie un liquido bianco, di sapore dolcigno, 
fresco, del peso specifico da 1028 a 1045 secondo le specie, di reazione 
alcalina se proviene dagli erbivori ed acida dai carnivori (3). Istiologicamente 
^ rappresentato da un plasma chiaro e senza colore, in cui trovasi sospesa 
una gran quantità di corpuscoli e globuli lattei sferici, di differente dimen- 
sione (4); fisiogeneticamente si considera come la deiscenza degli elementi 

(l) Humboldt: I^eise in die Acquinoctialgegenden des neuen ConHnents, — Voi. II, pag. 40. 
C^) Hyrtl : Trattato d^ Anatomia umana, — Versione italiana. 

(3) A Tero dire, U latte Taccino ha reazione non unica ma duplice (anfotera). Appena 

'^^^<%to arrossa la carta azzurra di girasole, come fa azzurra la stessa carta reattiva preven- 

'^'^anente arrossata. U fenomeno dura brevi istanti, poi si vede la carta arrossata dal latte 

'^^ ventare azzurra, e quella resaper esso azzurra, inazzurrirsi sempre più. Questa reazione, 

^ondo Soxhlet, si spiega considerando U latte come una soluzione mista di albuminato 

al 

^^^^^lino (caseina) e di due fosfati bibasico e acido (bisodico e monosodico) in condizione 
^ tale quantità da lasciare dbciolto Talbuminoide e da manifestare ciascuno la reazione 
*^^ gli è propria. 

C4) I globuli del latte (scoperti e descritti da Leuwenhoek nel 1697) sono vescichette 
^^^sparenti di grandezza varia da 0.00125 milUm. a 0.04 millim. , a contorni oscuri, costi - 
^^^te da goccioline di grasso involte da caseina, la quale ne impedisce la confluenza. 

Heeren ha calcolato in media a 50 mUioni U numero di globuli contenuti in un mil- 
^ grammo di latte genuino e Fleischmann stima esistere in iin litro di latte (con 40 grammi 



^* t. grasso), oltre 80,000 milioni di globuli, ammettendo però ch*essi abbiano un raggio 
^^ ^ 0.005 niillim. Puchs ha -notato che i globuli del latte degli erbivori sono più piccoli 
"^ i ì quelli dei carnivori. 



- 378 - 
epiteliali delle glandule mammarie, emulsionato e sospeso questo deti 
in un mestruo fornito assai probabilmente dal sangue ('); e dal punte 
vista chimico sarebbe una soluzione e sospensione ad un tempo nell' ac 
dei prìncipi azotati, idiocarbnrì, (buno e lattosi) e sali, ovverosia un mi; 
glio di que' gruppi atomici che sono detti prìncipi alimentari perchè 
vansi rappresentati nella compage organica degli animali e sodo an 
valevoli di riparare alle sottnuioni che Ìl movimento chimico-vitale ind 
nell'organismo. 

La composizione qualitativa del latte è identica o pressocchè tale in tt 
le specie dei mammiferi: le differenze stanno piuttosto nella quantitì 
diversi prìncipi. Un litro dì latte alla temperatura di -^ 15° ha un dive 
peso secondo le specie : vedasi il sottoposto specchietto : 



I 



Filbol et Joly . . . 
Bmion 

Q^vi^e 

Schubler 

Cberalìer et Henry 
Simon. ....,, 



1019 

'035 

1032-1035 



1018-1032 
1034 



1020-1025 
1034-1038 
1030-1034 



L'opteità del Utte i dovnt* ii 
boiice anche la copia di granuli di e 

( I ) Secondo Voìt ed altri il latte non è nn prodotto elaboralo dagli eteroenti ghiandoli 
ma sibbcne un prodotto di deliqueiceoza dei medesimi, per cai il latte li potrebbe coi 
derare come ghiandola disciolta. Lo laccaio del httc mebbe però un prodotto di • 
boiaiione ghiandolare non trovandosi esso come tale nel sangne : deciverebbe diretumi 
od in^rettamente dalla decomposUiooc degli albaminoidi e degli adipi. Qoanlo alla 
sein* Voit e Kenunerich «ostcngono lia il prodotto d'uno sdoppiamento fermentativo 
arrerrebbe dell'albumina nella gianduia mammaria. Secondo Virchow il grasso del 1 
li produce nell'interno delle cellule epiteliali che lappeuaao le pareti degli acini e 
distmggonsi man mano lasciando il grasso in libertà. Secondo Dumas, Boossinganlt e Pa 
i giani del latte traggono l'origine loro dalle materie cerose preesistenti ne' foraggi 
in genere nelle piante di cui ti oatrono gli erbivori. 

La questione della genesi dei princìpi propri del latte non i risolata. D latte in parti 
fa e si raccoglie nel tempo che dccoire fra nno svuotamento e l'altro, ma i cerio che 
ponione maggiore t trasmessa ed elaborata dorante l'atto dello svaoMmento, operaiii 
che comunque eseguita, o per meno naturale come nell'allattamento, o artificiate (m 
gitun) induce eccitamento nell'organo, inflnendo nill'attivitl di McrcdaDe delle glandi 



— 377 — 
cojà e saffidente per l' allattamento di un bambino ; e di aspetto , con- 
ssteiua e ricchezza di adipi pari al latte di buona nutrice. Il Lozano potè 
allattire per cinque mesi uno dei figliuoli e lo vide crescere vigoroso per 
open veramente tutta sua. Una particolarità notevole è che quegli prima 
! é questo fatto andava soggetto a profusi sudori , che scemarono d' assai 
dopo iniziato l'allattamento. Un caso consimile è riferito da Haefer, ma il 
Bxgiio accertato è ancora quello ricordato da Humboldt (i), di un uomo 
I che allattò per lo spazio di cinque mesi il suo bambino durante la malat- 
I tìi della moglie. 

È del resto non raro il trovare nelle mandre qualche caprone che 
à latte (3). 

Questi casi ed altri abnormi modi e condizioni d'allattamento, ricordati 

dagli autori sono pur sempre straordinari, e come tali vanno con molta 

riserva accolti. La loro possibilità sta quasi per mostrare quanto sia inde* 

bito l'appunto che si fa alla natura d'aver dato all'uomo degli organi su- 

liwflui (Virey). ^ 

n latte è per tutte le specie un liquido bianco, di sapore dolcigno, 
fresco, del peso specifico da 1028 a 1045 secondo le specie, di reazione 
alcalina se proviene dagli erbivori ed acida dai carnivori (3). Istiologicamente 
è rappresentato da un plasma chiaro e senza colore, in cui trovasi sospesa 
fina gran quantità di corpuscoli e globuli lattei sferici, di differente dimen- 
s'one (4); fìsiogeneticamente si considera come la deiscenza degli elementi 

(1) Hamboldt: J^eise in die Acquinoctialgegenden des neuen Continents, — Voi. II, pag. 40. 

(2) Hyrtl : Trattato d^ Anatomia umana. — Versione italiana. 

(3) A Tero dire, il latte Taccino ha reazione non unica ma duplice (anfbtera). Appena 
voto arrossa la carta aziurra di girasole, come fa azzurra la stessa carta reattiva preven- 
tiinDente arrossata. Il fenomeno dura brevi istanti, poi si vede la carta arrossata dal latte 
ridircotare azzurra, e quella resa per esso azzurra, inazzurrirsi sempre più. Questa reazione, 
SMoodo Soxhlet, si spiega considerando il latte come una soluzione mista di albuminato 
alcalino (caseina) e di due fosfati bibasico e acido (bisodico e monosodico) in condizione 
di tale quantità da lasciare disciolto Talbuminoide e da manifestare ciascuno la reazione 
<he ^ è propria. 

(4) I globuli del latte (scoperti e descritti da Leuwenhoek nel 1697) sono vescichette 
(^sparenti di grandezza varia da 0.00125 millim. a 0.04 millim. , a contorni oscuri, costi- 
tuite da goccioline di grasso involte da caseina, la quale ne impedisce la confluenza. 

Heeren ha calcolato in media a 50 milioni il numero di globuli contenuti in un mil- 
i'gnunmo di latte genuino e Fleischmann stima esistere in un litro di latte (con 40 grammi 
<^ gnoso), oltre 80,000 milioni di globuli, ammettendo però ch*essi abbiano un raggio 
<li 0.005 millim. Puchs ha^notato che i globali del latte degli erbivori sono pili piccoli 
<li quelli dei carnivori. 



— 37» - 
epiteliali delle glandule mammarie, emulsionato e sospeso questo detriitis 
in un mestruo fornito assai probabilmente dal sangue (i); e dal punto eli 
vista chimico sarebbe una soluzione e sospensione ad un tempo nell'acqu» 
dei prìncipi azotati, idrocarburi, (burro e lattosi) e sali, ovverosia un miiot- 
glio di que' gruppi atomici che sono detti principi alimentari perchè In»* 
vansi rappresentati nella compire organica degli animali e sono ancbtt 
valevoli di riparare alle sottrazioni che il movimento chimico-vitale induce . 
nell'organismo. 

La composizione qualitativa del latte è identica o pressocchè tale in tutte 
le specie dei maromìTerì: le differenze stanno piuttosto nella quantità deT- 
diversi principi. Un litro di latte alla temperatura di -|- 15° ha un divaK»-' 
peso secondo le specie : vedasi il sottoposto specchietto : 





1 


3 
1 


s 


s 


1 


6 


'E 


1 




lilhol et Joly . , . 


1028-1032 


1032 


1037 


1037 


1019 


1028-IO3J 


1044 


iota 




Brisson 




• 


1034 


1040 


>03S 


1034 




• 




Q"""-c 


1031 


1011^1034 






1032-1035 


• 








Schubler 




> > 


* 










• 




ChcTalìei et Hem? 


1020-1015 








. > 






* 


i 




1034-1038 
1030-1034 


1034 
















Lebmium 


• 






■ 




■ 





L'opadU del latte h dovuta in mauima parte, ma non in tutto ai globuli : *I castri— 
buìsce anche la copia di granuli di caieina n»pe*a nel siero. 

(i) Secondo Volt ed altri il latte non t un prodotto elaborata disti eletnenli ghiandolari^ 
ma tìbt>eiie uo prodotto di deliquescenza dei medesimi, per cui il latte tì potrebbe conu-' 
derarc come gliiandola disclolu. Lo zuccaio del Utte sarebbe però un prodotto di eh- 
borazione ghiandolare non trovandosi euo come tale nel sangue : derÌTerebbe direttamente 
od indirettamente dalla decomposizione degli albuminoidi e degli adipi. Quanta alla cfr— 
seina Volt e Kemmericb sostengono sia il prodotto d' uno sdoppiamento fermeotatin> die 
aweirebbe dell'albumina nella gianduia mammaria. Secondo Virchon il grasso del latte 
si produce nell'interno delle cellule epiteliali che tappeiiano te pareti degli acini e che 
distm^onsi man mano lasciando il grasso in liberti. Secondo Dumas, Boussinganlt e P>7eti 
i grassi del latte traggono l'origine loro dalle materie cerose preetiitenli ne' fotiggi ed 
in genere nelle piante di cui si nutrono gli erbivori. 

La questione delta genesi dei principi propri del latte non Ì risoluta. Il latte in parte si 
& e si raccoglie nel tempo che decorre fra uno svuotamento e l'altro, ma i certa die la 
porzione maggiore è trasmessa ed elaborata durante l'atto dello svuotameDlo, openmone 
che comunque eseguita, o per mezzo naturale come nell'allattamento, o artificiale (muo- 
gitnra) induce eccitamento nell'organo, influendo lall'altìTitl di tecreiioiw delle glandule. 



— 379 — 
\i (fooitù alla proporzione dei prìncipi solidi i seguenti dati : 



Sopra zoo parti 
di latte di 


Acqua 


Parti 
solide 


Sopra zoo parti 
di latte di 


Acqua 


Parti 
solide 


IMBItta •■■••■••••• 


87,7 

86,5 
90,7 


12.3 

13,5 
9,3 


Capra 


87.6 
82,0 

73.7 


12,4 

18,0 

26.3 


Vacci 


Pecora. 


Arm, ....«.....•■ 


Cafiiia 




^^ o"~ •••••••••••• 



[e i singoli componenti solidi sono in modo particolareggiato rappresentati 
[«ne segue : 



Sa zoo parti di latte 
di 


Burro 


Caseina 


Latto-prot. 


Zuccaro 


Ceneri 


DovDa • , , . 


4,50 
4.05 
2,50 

1.55 
5.33 
4,20 

9,72 
3,95 
3,30 


1,9 
3.6 

2,7 
1,7 
6.1 

3,7 

(x6,o|J 
3,1 


0.27 
0,32 

0,33 
0,25 

0,15 
0,4 


5,3-4,6 
5,5 
5,5 
5.8 
4.2 

4.0 
3.0 

1.5 

0.9 


0,16-0,45 
0,30-0,90 

1,2-1,5 
0.50 
0,56 
0,70 
0,50 

I.I 
0.5 


Vacci 


CtnHa 


Am 


Pecofi 




Capn 


Caeni 


Tfoji 


Gatta. 





[emettendo in scala discendente d'importanza gli elementi del latte dei mam 
f&iferi, si ha la seguente serie : 



Donna 


Vacca 


Asina 


Capra 


Giumenta 


Cagna 


Pecora 


Zneciro 


Cacio 


Zuccaro 


Burro 


Cacio 


Cacio 


Cacio 


Cado 


Znccaro 


Cacio 


Cacio 


Znccaro 


Burro 


Burro 


Bono 


Burro 


Burro 


Zuccaro 


Burro 


Zuccaro 


Zuccaro 


Sali 


SaU 


SaU 


SaU 


SaU 


SaU . 


SaU 



(1) L* albumina normalmente si trova solo nel latte di troja : in queUo di cagna vi ^ 
tUmabi invece di caseina se alimentata esclusivamente a carne, mentre ricompare la ca- 
Kiai e V albumina non si trova più quando il vitto sia di fecola. 



— 3^2 — 

nel prendere cibi naturali o preparati (0: di più nel latte nulla v'è d'indi- 
geribile, ogni suo principio costitutivo è principio alimentare: tantoché nei 
soggetti adulti , che tollerano bene la dieta lattea, v*ha stipsi, sì poche 
feccie si formano. 

£ giacché toccammo l'argomento della digeribilità del latte, accenneremo 
come si faccia la digestione di detto alimento, in qual parte del tubo gastro- 
enterico prevalentemente avvenga ed in quanto tempo. 

Beaumont, Helm e gli altri sperimentatori che ebbero agio di fare delle 
osservazioni ne' pochi casi di fistola gastrica occorsi nell'uomo e di li poi 
tutti i fisiologi che seguirono la proposta di Bassow d' istituire artificialmente 
nel cane la fistola gastrica e poi anche l' enterica a fine di studiare il pro^ 
cesso della digestione nei suoi diversi momenti, convengono nel dire che il 
latte è facilmente' e presto digerito per molta parte già nello stomaco, dov^ 
pure ne ha principio l'assorbimento. 

Il latte appena introdotto nello stomaco coagulasi. Tutta o quasi tult^^ 
l'acqua con i sali solubili vien assorbita dalle vene. Quanto alla lattosi^^ 
Bouchardat ammette che sia assorbita nello stomaco con l'acqua ed i sal'^ 
solubili e portata col sangue della vena porta nel fegato a tramutarsi ii^- 
glucosio e tnucoglucosio. Non neghiamo la possibilità che la lattosi com^ 
tale sia assorbibile almeno in parte, ma le prove sperimentali dimostrane^ 
che la maggior quantità di essa deve subire delle trasformazioni prima d». 
essere assorbita: e per vero una parte della lattosi deve nel ventricolo tra — 
sformarsi in acido lattico, il quale avrebbe per ufficio di servire aliar pre — 
cipitazione della caseina, se giusta le osservazisni di Brliclwe, l'acido dori — 
dropeptico del succo gastrico non è atto a determinare tale precipitazione- — 

La quantità maggiore di lattosi già nel ventricolo e poi nell'intestino si 
trasforma in glucosio, né é detto dai fisiologi che tale trasformazione ^t 
faccia anche nel fegato, e quando si faccia non è che fenomeno cadaverico - 

L' albumina e la caseina del latte subito coagulate nello stomaco vengon <^ 
a poco a poco a ridisciogliersi per effetto del succo gastrico ed il materiale 
semiliquido costituente il chimo viene in parte assorbito nel ventricolo, tcx^ 
la maggior porzione passa prima a spruzzi, poi in rapida corrente nell'intestine^' 

La riduzione della caseina in peptone si può studiare in preparati arti- 
ficiali. La caseina messa in conveniente quantità dì succo gastrico vi forco^ 
dapprima una soluzione opaca, poi coagula per quindi ridisciogliersi e for- 
mare uno strato superiore trasparente ed un deposito composto, seconcl*^ 

(i) Oehl: Manuale dì Fisiologia — Tomo I, Art. Degli Alimenti, « 



— 38i — 
ipeciaU: cosi airumana ìspecie, dice il Borsarelli (O, che presenta sviluppo 
tcheiiettrìco mediocre e che mette un numero d*anni assai notevole a ra«y- 
liuDgere fl suo completo sviluppo , non occorre ricevere fino da* suoi pri- 
[ monfi la quantità di materie fìsse e specialmente di sali di calce che ne- 
oessUno alla specie bovina e ad altre, che e per la maggior mole cui 
debbono raggiungere, e per il più rapido accrescimento ed anche per questa 
sola causa (pecora, cane) ne abbisognano in più grande quantità ed in un 
tempo molto più vicino alla nascita , per conferire la voluta solidità allo 
idieletro. In altre parole, il giovane vitello che deve camminare subito nato^ 
e mi latte atto a far carne, muscoli ed ossa, ricco perciò d'azotati: 
il bambino che ,non cammina ed a cui manca perciò una fonte di 
, sagge dalla madre un latte più povero si di caseina, ma più ricco 
i principi combustibili, burro e zuccaro (Bouchut). 
Potrebbesi credere che il latte, a cagione delle differenze notate da una 
altra specie, non possa servire indifferentemente ad animali di diverso 
, soprattutto nei primi momenti della vita. Ciò è vero se si consideri 
cosa in modo assoluto ; ma noi ad arte possiamo variare le proporzioni 
i componenti del latte , conforme porta il bisogno. Cosi noi non solo 
tniamo donna ad altra donna nell'allattamento dei nostri fanciulli, ma 
mancando la nutrice ci possiamo valere del latte di vacca o di capra, 
imministrandolo con poppatoi, sia attaccando direttamente il bambino 
poppa dell'animale. 
Dicesi pare che anche tra bruti avvengano fatti consimili, e che del latte» 
id esempio , di cagna , siansi pasciuti i gattucci cui mancò il nutrimento 
^ madre. Non è che per via di esperimenti che si possono determinare 
i limiti d'adattamento e di tolleranza per l'allattamento d'una specie ani- 
&ak rispetto all'altra. Ma anche in ciò hanno pure molta parte le condi- 
aoni individuali. 

Per gli animali onnivori , ed in modo speciale per l'uomo , il latte di 
ibme specie di animali, quali le vacche, capre, pecore, è un cibo natu- 
ak, come le uova e la carne: esso è cibo e bevanda ad un tempo, e 
lebbene a parità di volume e peso, riesca meno nutriente delle uova e della 
tttne, è in compenso meglio proporzionato ne' suoi principi alimentari. E 
iktà il latte nella serie dei cibi naturali sta innanzi a tutti, nel senso che 
pù di tutti € s'avvicina a quella giusta proporzione dei diversi gruppi di 
prìncipi alimentari che anche istintivamente l'uomo e gli onnivori tengono 

(i) Borsarelli: Sali nel latte di donna e in quello di vacca, — Igea, 1866, p. 88, Rivista, 



— 3^4 — 

Riguardo al tempo impiegato per la digestione del latte, Gosse (che pò- 
tendo rigettare a sua voglia fece sopra sé stesso per ì diversi cibi una serie 
di prove) ascrive il latte ai cibi digeribili nel tempo di 60 m' a 90 m'. 

Questa indicazione va intesa nel senso che dopo tale tempo è già assor- 
bita l'acqua ed incominciata la formazione de' peptonL Beaumont desume la 
maggior digeribilità gastrica de' cibi dal minor tempo di loro fermata nel 
ventricolo. 

Ma tale criterio non ha che valore relativo essendoché sul fenomeno della 
digestione hanno influenza molte circostanze, quali la quantità, la qualità, la 
consistenza dei cibi, la capacità loro d'imbeversi del succo gastrico, lo 
stato della mucosa, ecc. 

V ha dunque anche per il latte la difficoltà di definire la media del tempo 
richiesto alla sua digestione, tante sono le cause che possono concorrere 
in modo favorevole o contrario nei diversi momenti della digestione. 

CAPITOLO IL 
Del latte come alimento nelle diverse età. 

Non è nostro compito di studiare l'argomento dell'allattamento in tutta 
la serie mammifera: ci basta ricordare che la lunghezza di questo impor- 
tante momento della vita vegetativa è in ragione inversa del tempo neces^ 
sano alla specie per raggiungere im certo qual grado di sviluppo» compa^ 
tibile per potere da sé soddisfare all'istintivo impulso di procurarsi l'alia 
mento : la specie umana è quella che più protrae l'allattamento, ma è ancHe 
la più tardiva a raggiungere il completo suo sviluppo organico. 

È rispetto air uomo soltanto che noi vogliamo vedere quanta parte 
il latte nella dietetica sua, iniziando dalla nascita in su venendo all'* 
adulta fino alla vecchiaja. 

n latte è il vitto esclusivo degli infanti e da solo vale a camUare ujq 
neonato in un vispo barobino, che corre, parla e pesa le tante volte pii^ 
di quando é nato (Mantegazza). 

È argomento di opere speciali di pediologia e di ginecologia il dire d^ 
dovere che incombe alle madri di allattare i propri bambini, quali i o3-£Ì 
in cui debbasi veramente provvedere in altro modo, mostrando i vant^^S^ 
e i difetti di questi succedanei. Noi dal nostro punto di vista dobbia-oc*^ 
cercare in qual modo e proporzione provveda il seno materno al nutrimo^^^^ 
dell'infante e come siasi procurato di fissare le quantità di latte da so**^* 



— 383 — 

die leggesi nel Trattato di Fisiologia^ dell' Oehl, di metapeptone e peptone 
adla propondone del 1^^/^^ con piccola quantità di dispeptone (20 y^) 
€ metapeptone (2 Yo)* Altrettanto ammettendo che avvenga nella chimifì- 
ozioDe gastrica è lecito arguire che passato il chimo nell'intestino, gli al- 
buomoidi non ancora del tutto convertiti in peptoni, tali divengano per a* 
del succo pancreaticOi di cui è riconosciuta indubbia non solo l'azione 
i& tramutare in zucchero gli amidi, di emulsionare gli adipi, ma anche di 
iaie in peptoni gli albuminoidi. 
Disctolti i globuli del latte nel ventricolo, confluite le goccioline di grasso, 
il borro, per cosi dire, fuso a mescolarsi con la massa chimosa e con 
trasportata nell'intestino. Ivi il succo pancreatico emulsiona i grassi che 
00 come tali (grassi emulsionati) in parte assorbiti, mentre altra por- 
si decompone in acidi grassi e glicerina: quest'ultima 'assorbibile come 
, i primi sono saponificati prima di passare ne' chiliferi e di li nella 

del sangue. 
£^>osto cosi come avviene la digestione del latte, aggiungiamo a comple- 
to che se gli elementi di esso tramutati per azione del succo gastrico, 
bile e dell'umore pancreatico, non lo fossero tutti adequatamente per 
assorbibili, avrebbesi ancora a renderli tali l'umore enterico (pro- 
di secrezione delle glandule di Lieberkiihn) atto ad una progressiva 
ione degli albuminoidi in peptoni, degli zuccari in glucosio e di 
in acido lattico e butirrico. 
Riguardo all'assorbimento, questo già dicemmo avvenire per gli elementi 
latte in parte nello stomaco ed in parte nell'intestino: e cioè l'acqua 
i sali solubili nel ventricolo, la maggior parte de' peptoni, del glucosio e 
litti i grassi nell'intestino. Il passaggio avviene per osmosi col favorevole con- 
no delle appropriate condizioni di capillarità degli epiteli. I/acqua ed i 
i sohilnli passano nel sistema venoso. I peptoni nel ventricolo per quella 
porzione che vi sono assorbiti passano pure nelle vene : nell'intestino parte 
to queste, parte ne' chiliferi, ma più abbondantemente in questi che in 
^c, come si può desumere dal fatto del non presentare la vena porta 
*ww / vasi chiliferi aumento sensibile di albuminoidi nel tempo della dige- 
itìm (i). 

Oli adipi nell'intestino sono assorbiti prevalentemente dai chiliferi, per 
<ittaDto anche ne ricevino le vene, conforme lo dimostra la maggior copia 
^ materie grasse nel sangue della vena porta durante l'atto della digestione. 



(})Oehl: Manuale di Jìsiologia. — Parte I, pag. 638. 



— 386 — 

subisce il latte materno per provvedere ai crescenti e modificati bisogni del 
bambino. Nei primi due mesi l'infante non ha bisogno che di nutrirsi ^ 
di produrre calore : ed ecco la copia dei grassi e dello zuccaro servire alio 
scopo ultimo e la proporzione discreta di caseina al primo. Più avanti li^ 
chiedendolo lo sviluppo delle ossa e poi dei denti, cresce nd latte materno 
la proporzione de' sali terrosi e del fosfato di calce in particolare, come 
aumenta anche la caseina (0 per il cresciuto bisogno di azotati. 

La proporzione dei principi costitutivi del latte è varia secondo la costi- 
tuzione e Tetà della nutrice, il tempo da cui data 1' allattamento e vuoisi 
anche da taluno a seconda che trattasi di donne primipare o pluripare. 
U latte di queste ultime, quando però le gravidanze non siensi troppo ri- 
petute, sarebbe più abbondante e più ricco di materie nutritive di qadlo 
delle primipare. Di norma le donne linfatiche abbondano di latte più delle 
sanguigne, e Becquerel da una serie di osservazioni su nutrici di abito e 
temperamento diverso, ha tratto il seguente prospetto: 



Densità del Latte . . . 

Acqua 

Parti solide 

Zuccaro 

Burro 

Ca^na. 

SaU 



Costì timone 
forte 



1032,97 

911,19 

88,81 

32.55 

25.9^ 
28,98 

1,32 



Còstituxione 
debole 



1031.90 

887.59 

112,41 

42,88 

28,78 

39.21 
1.54 



Costi tnxioae 
normale 



1032,67 
889,08 
110,92 

43.64 
26,66 

39.24 
1.38 



Riguardo all'età della nutrice, il latte migliore è quello prodotto tra ^ 
25 ed i 35 anni (Guaita), a conferma di che troviamo la s^^ente tabella 
di anxdisi di Becquerel: 



Composìnone del Latte 



Di Nutrice 

dai 15 
ai ao anni 



Dai^ 90 

ai 
as anni 



Densità. . . • 
Acqua. .... 
Parti solide 
Zucchero . . 

Burro 

Caseina . . . 
Sali.. '.. 



1032,24 
869.85 

«3o,i5 I 
35.23 ' 
37.38 j 

55.74 
i,So 



1033,08 
886,91 

113.09 
44,72 
28,21 

38.73 
1,43 



Dai 35 

ai 
30 anni 



Dai 30 
35 



I 



1032,20 


1032,4» 


892,96 


888,06 


107,03 


"1,94 


45.77 


39.53 


23,48 


28.64 


36,53 


43,33 


1,26 


1,44 




\i) A, Becquerel: Tratte elenuntaire d' I/yguru — Art Lait. 



- 385 — 
BÌmstrarsi ad un bambino neir artificiale allattamento. Appena nato, il 
bunbino è capace di poppare e il numero delle volte che va attaccato 
alla mammella , è in ragione inversa del progresso del tempo e del quan- 
tititifo di latte che assume per ogni seduta. Jacquemier, Guillot, Bouchut 
con hmga serie di diligenti pesate dell'infante prima e dopo ogni pasto, 
boato determinato in modo approssimativo se non rigoroso, le quantità di 
htte succhiato per ogni volta e per giorno dall* infante preso in osservazione 
dal momento della nascita fino al 9° o i o^ mese. Così ad esempio Bouchut 
ki segnato le seguenti medie : per i primi quattro giorni di vita, le quantità 
4 latte preso per volta sarebbero rappresentate da grammi 3, 15, 40, 55: 
od secondo mese di vita 70 grammi di latte per ogni presa e nei sue- 
(xsstfi mesi si va a 100, 150 grammi per volta ed anche pìi!i. E quanto 
iDe medie giornaliere, avremmo le seguenti cifre: 



«. ^lUIIIVf. . • ■ • lUlAAC; VII JIACIV. yv^^tAK\f . . . . . 


• • • l^ftAIlilti 


150 


3.0 . 




450 


4.** • 




550 


Dopo il primo mese media griornaliera 


■ * • * 


640 


> terzo » » 




750 


» quarto » » 




850 


Dtl 6.^ al 9.^ mese » 




950 



Quanto al carattere chimico-fisiologico del latte sappiamo ch'esso modi-, 
ficasi dì non poco a seconda dei diversi momenti dello sviluppo organico. 
All'inizio dell'allattamento, le mammelle della puerpera segregano un liquido 
sieroso, ricco di sali, naturalmente purgativo ed atto ad espellere quel mi- 
scuglio ed indigesto ammasso di muco e di bile (meconio) che erasi for- 
mato ed addensato nelle intestina del feto, e questi venato alla luce ove 
non se ne sgomberi presto, arrischia d'incorrere in gravi malori (i). 

A codesto sgombero le sole forze della natura non bastano e d' altra parte 
Bon è provvido usare purgativi a ciò : il colostro provvede allo scopo meglio 
d'ogni altro sussidio in grazia dei mutui rapporti fisiologici che necessaiia- 
note debbono esistere tra lo stesso ed il meconio (^). 

E l'opera maestra della natura si manifesta anche nelle modifìcaziom che 

(1) L. Vacca : Allatiameutp materno — Lezione — Lo Spallanzani, fase, giugno, iSSt. 

(t) Vaolù dovttta ai sali la proprietà purgativa del colostro : ma anche il latte vero che 
I ^kIIo succede, nei primi momenti è d'azione lassativa, il che devesi (Lassagne) alla 
Daterìa grassa in copia e non ben divisa che vi si trova. 

25 



— 388 — 
A questa tavola fa come complemento T altra del Vernois e Becquerel, 
che prosegue l'analisi del latte dall' 8.** mese al 24.°: 



[ 



Peso specifico 

Acqua 

Parti solide.. 

Zucchero 

Burro 

Caseina 

Sali 



A 

8 mesi 



1031.37 
889,49 

108,35 

41,52 
22,79 

45.02 
I,X8 



A 

9 mesi 



1032,88 
891,65 
108,35 

45.31 
23,06 

38,79 
X.I9 



A 

IO mesi 



1031,44 
889,28 

110,72 

45.84 

25.03 

' 38,57 
1,28 



A 

zx mesi 



1031,61 
900,63 

99.37 
47,62 

19,47 
31,06 

1,22 



Dai Z3 

mi 
18 medi 



1032,50 

891,34 
108,66 

45,92 

24,44 

36,98 

1,32 




1030,81 

876,55 

"3,45 
41,33 
43,47 
37,32 



1,331 



Queste variazioni nella quota de' principi alimentari del latte vanno ad 
adattarsi agli accresciuti e mutati bisogni dell'infante, e dimostrano anche 
una volta la necessità ne' casi in cui la madre non può allattare il proprio 
nato, di prendere per nutrice una donna che abbia partorito all'inarca 
nello stesso tempo di essa. 

Per quanto si esageri dicendo che una buona nutrice mercenaria noti 
equivale ad una madre anche men che mediocre nel soddisfiEUie ai bisogni 
del proprio infante, pure in massima il fatto sta ed il giudizio s'appoggia 
a fatti ed a cifre. Nei dipartimenti presso Parigi risulta dalle pregevoli sta.- ' 
tistiche di Bertillon, che la mortalità dei bambini nel primo anno di vita 
è di gran lunga superiore a quella notata in altri dipartimenti della Fniììcia. 
n fatto si spiega col trovarsi nelle campagne presso Parigi maggior numero 
di bambini a balia che non altrove. 

n dottor Crequi in buon numero di casi comparati, trovò una mortalità 
del 8. 28 per cento su 180 bambini nutriti al seno materno, mentre ebb^ 
il 1 8 per cento nei bambini affidati a nutrice. Il professore Routh ha cal- 
colato che in Inghilterra muojono non meno di 12 mila bambini all'ano c> 
per privazione del latte materno (0. 

A determinare tali differenze nelle mortalità, abbiamo circostanze indiix'-* 
siche all'allattamento, ed altre estranee. Non è duopo ricordare quanto pi 
attente, diligenti, amorosamente assidue siano le cure d' una madre a pett 



(1) C. R. Routh: Infant-Feeding, and its influenct oh Lift^ 



— 38; — 

bi quale facciamo seguire la tavola compilata da Gerber sulla serie 
sae proprie analisi : 





I. 


II. 


III 


IV. 


V. 


VI. 


Media 


specifico del latte. 

iella donna 

ìd latte 


1,027 
33*nni 

50 g. 


1,031 
32 a. 

74 g. 


1.029 
23 a. 
77 g. 


1,028 
27 a. 
48 g. 


1,031 
25 a. 
60 g. 


1,021 
23 a. 
i7og. 


89,05 
3,30 

1.79 

5.39 
0,42 






88,02 
2,90 
1,60 

7,03 
0,31 


86,22 

4,54 
2,81 

5',96 
0,41 


84,86 
5,23 

2,74 
6,40 

0,75 


86,62 

4,64 
2,03 

6,46 
0,22 


87.57 

3,44 
2.03 

6,27 

0,67 


93.17 

2,15 
1,06 

3.46 
0,14 




\z albamina 

•0 .,•..• 






ne 


99,86 
neutra 


99.94 
neutra 


99,98 
alcalina 


99.97 
neutra 


99.98 
neutra 


99,98 
nentra 


99.95 





Ito alla diversa proporzione degli elementi costitutivi del latte in 
alla data del parto, abbiamo le seguenti cifre di Simon: 



TRASCORSI 
il parto 



Peso 

specifico 

del 

latte 


Proporr, 
dell'acqua 


Residuo 
secco 


Caseina 


Zucchero 


Burro 


Sali fissi 


1,0320 


82,80 


17,20 


4,00 


7.00 


5.00 


0,316 


1,0316 


87.32 


12,68 


2,12 


6,24 


3.46 


1,180 


1,0300 


88,38 


11,62 


1,96 


5.76 


3.14 


0,166 


1,0300 


89.90 


IO,XO 


2,57 


S.23 


1,80 


0,300 


1,0300 


88.36 


11,64 


2,20 


5,20 


2,64 


0,178 


1,0340 


89,32 


10,68 


4,30 


4,50 


1,40 


0,274 


1,0320 


88,60 


11,40 


4.52 


3.92 


2,74 • 


0,287 


',0345 


91,40 


8,60 


3,55 


3.95 


0,80 


0,240 


1.0330 


88,06 


".94 


3.70 


4.54 


3,40 


0,250 


1,0334 


89,04 


10,95 


3,85 


4,75 


1,90 


0,270 


1,0320 


90,20 


9,80 


3,90 


4.90 


0,80 


0,208 


1.0330 


89,00 


11,10 


4,15 


4,30 


2,20 


0,276 


1.0344 


89,10 


10,90 


4,20 


4.40 


2,00 


0,268 


1,0340 


86,14 


13.86 


3,10 


5,20 


5,40 


0,235 


1,0320 


87.36 


12,64 


4,00 


4,60 


3,70 


0,270 



— 390 — 
cessano trovare nella serie dei mammiferi un latte che per composiaone 
s'avvicini al muliebre o ad arte adattarlo all'uopo. 

L'asina dà un latte che per l'acquosità, tinta, leggierezza, sapore, odore 
e per composizione, più d'ogni altro s'avvicina al latte di donna, però 
un po' più zuccherato di questo e meno ricco di grasso e di caseina: ma 
è cosa non agevole procurarsi detto latte, mentre vi ha l'agio di usare del 
vaccino o del latte caprino addizionato di acqua e d'un po' di zuccaro. 

Tali addizioni vanno commisurate ai bisogni diversi che trae seco lo 
stadio di allattamento. In massima Hervieux, Joulin, Parrot ed altri vi si 
dichiarano contrari. Ma i più ne sono fautori, tanto più se trattisi di al- 
lattamento misto: il Marchand ha proposto il seguente miscuglio : 

Latte vaccino puro litri ... o. 750 

Acqua » o. 250 

Zuccaro grammi 35 

Ma ne' primordi dell'allattamento detta miscela è ancora troppo pesante 
e può bastare la seguente : 

Latte di vacca naturale non bollito (i) mezzo litro, carico della materia 
grassa normalmente contenuta nel volume di un litro. Si aggiunga acqua 
500 ce. con 50 grammi di zuccaro ed una tenue proporzione di sali alca- 
lino-terrosi (Carron). 

In un tale miscuglio i prìncipi alimentari sarebbero rappresentati come 
segue: 

Barro 3* 70 

Materia zuccherina* 7. io 

> proteica. 1. 16 

SaU 0.35 

Acqua 87. 69 

100.00 



* 



Altri invece proposero di dare nella prima settimana latte vaccino con *f^ 

(i) £ bene che il latte non sia bollito perchè le materie proteiche sottoposte «IT ebol- 
lizione si alterano , subiscono una trasformazione molecolare che le rende jMà rensteati 
all'azione del succo gastrico e fa si che ne vengano disturbi intestinali. 

Accenniamo con risenra all'opinione di Beaumont, che il latte bollito sia ]»& digcribQe 
del non bollito ; T autore sostiene pure che m^lio del latte puro sia digerìbile se oom-^ 
binato a qualche altro alimento, che accresce per sua interposizione il numero dei gnim> 
di caseina e moltiplica le superfìd di contatto con' i succhi gastrici. 



— 39* — 
di acqua zuccherata; nel secondo e terzo mese di vita latte ed acqua a 
parti eguali ; al quarto mese una miyela di 3/^ parti di latte ed '/^ di 
acqua. 

Il dott. Cumming ha proposto un suo speciale metodo (i) per trarre dal 
latte vaccino i materiali atti a darci un miscuglio di composizione pari al 
latte di donna. 

Si lasci per quattro o cinque ore ya. quiete- il latte munto da vacche e 
poi se ne tolga il terzo superiore: il rèetante contiene per zooo parti: 

Burro 34 

Caseina 38 

Zuccaro 53 

Acqua 855 

Questo liquido dev'essere addizionato di 142 parti di zuccaro e di 1458 
parti d'acqua. Un bimbo di dieci giorni di vita ne deve prendere 1000 grammi 
in otto porzioni da 1 2 5 grammi cadauna : a tre mesi ne prenderà il doppio. 

Un medico belga ha proposto (2) le seguenti diluzioni a regolare la com- 
posizione del latte secondo Tetà: 



Per un bambino 

da 8 a IO giorni di vita 1000 gr. di laUe diluito con 2643 d'acqua e 243 gr. zuccaro 
* IO a 30 » 
a I mese 

2 

3 

4 

5 
6 

7 

9 
II 

»4 
18 



9 9 


• 2500 i 


• 225 1 






> 2250 J 


> 204 1 






» 1850 i 


► 172 i 






» 1500 M 


144 1 






» 1250 1 


124 1 






» loco i 


104 ^ 






. 875 ' 


94 ' 






> 750 


84 « 






• 675 


78 ' 






» 625 I 


73 * 






' 550 


67 1 






» 500 i 


63 ^ 





Ommettcndo d'aggiungere altre regole indicate da specialisti su questo 
proposito, noi ammettiamo in massima che la quantità di acqua da addi- 
zionarsi al latte, vada regolata con la tolleranza e secondo il modo di pro- 
sperare del bambino. E quando credesi non più conveniente di annacquare 

(1) A. Godletki: La Sante de t enfant (Guide pratique, p. 17, ecc.). 

(2) Bouchut : Hygiene de la premiere enfance, ^ 



I 



— 392 — 
il latte-, pur essendo bene di procedere per gradi, sarà da consigliare latte 
fornito da vacche pasciute ai pascoli erbosi e preferibilmente di trifoglio e 
non d'erbe aromatiche : a più tardi va serbato il latte prodotto in istalla e 
jicr alimentazione di fieno, giacché il forzato riposo e questo mangime dà 
un latte più denso e butirroso. 

Ma v' è un altro modo per dare al bambino tm latte quando più, quando 
meno ricco di principi, sen^ che abbia a patire alterazioni. Basta perciò 
ricordare che : 

x.^ n latte nella stessa mungitura non ha in tutti i momenti la stessa 
densità, ma questa aumenta dal principio alla fine : il primo latte è sie- 
roso, l'ultimo estratto è il più ricco di burro e di caseina. Quevenne ebbe 
a notare in una vacca che a principio di mungitura dava il 5 per cento 
di panna ed in fine 21 per cento: CoUardeau a Jersey trovò perfino il 50 
per cento ; 

2.^ Sembra paradossale , ma è cosi , che il latte è tanto più sieroso 
quanto maggiore è il lasso di tempo che passa fra una mungitura e Taltra 
susseguente : primi a riassorbirsi sono i materiali solidi. £ Rohde aggiunge 
a questo la prova di fatto che mugnendo una vacca tre volte al giorno ^ 
si ha un latte più ricco di materiali solidi, che non seguendo l'uso dell^ 
due mungiture al giorno (0. 

I rapporti del latte nella dietetica dell'uomo in tutti i momenti dell.& 
vita, ci trassero a discorrere anche dell'allattamento artificiale. 

Noi però , fisso lo sguardo alla meta , crediamo dover ommettere tut^o 
quello che riguarda la parte materiale e manuale di detto allattamento fat:^o 
con poppatoi o con attaccare il bambino alla poppa d'un animale. Que- 
st'ultimo mezzo richiede le maggiori precauzioni e cure, ed è solo la capx's»- 
che per docilità, per volume e forma dei capezzoli, bene si presti aH'uot>€>- 
Boudard consiglia la capra bianca senza coma, detta del Cachemire^ 
dà un latte quasi affatto privo di odore irdno (2). Ma il latte di capra. 



(i) Non sappiamo veramente dire se la proposta di Rohde sia applicabile senxa danoc^ 
ma ne dubitiamo. 

(2) L'allattamento animale sarà da consigliare specialmente quando si tratti di 
afìfetto o sospetto di sifilide congenita. In questo caso se h possibile che la madre allatti 
bene lo faccia e curi cosi il suo nato, curando sé medesima. Vuoisi la pia rigorosa 
a che dei bambini illegiuimi e trovatelli nei quali è facile trovarsi la àfiUde ereditaria, 
infettino le nutrici ne' Brefotrofi o peggio in campagna, dove vive l'usanza di £usi nutrici 
e custodi fino ad una certa età dei bambini trovatelli che si va a prendere, dietro com- 
penso dagli Ospedali o Brefotrofi. II poppante infetta la nutrice, questa la sna propria 



— 39» — 

acqua zuccherata; nel secondo e terzo mese di vita latte ed acqua a 
liti eguali ; al quarto mese una miyela di 3/^ parti di latte ed '/^ di 
equa. 

n dott. Cumming ha proposto un suo speciale metodo (0 per trarre dal 
itte vaccino i materiali atti a darci un miscuglio di composizione pari al 
itte di donna. 

Si lasci per quattro o cinque ore ìfi quiete- il latte munto da vacche e 
oi se ne tolga il terzo superiore: il restante contiene per zooo parti: 

Burro 34 

Caseina 38 

Zuccaro 53 

Acqua 855 

Questo liquido dev*essere addizionato di 142 parti di zuccaro e di 1458 
aiti d*acqua. Un bimbo di dieci giorni di vita ne deve prendere 1000 grammi 
1 otto porzioni da 1 2 5 grammi cadauna : a tre mesi ne prenderà il doppio. 

Un medico belga ha proposto (2) le seguenti diluzioni a regolare la com- 
osinone del latte secondo Tetà: 

Per un bambino 

i 8 a IO giorni di vita loco gr. di latte diluito con 2643 d'acqua e 243 gr. zuccaro 



> IO a 


30 


M » » 


1 I 




mese » » 


' 2 






• 3 






» 4 






• 5 






• 6 






' 7 




» ^ » m 


' 9 






• n 






• 14 






• 18 










» 2500 i 


» 225 i 




» 2250 » 


» 204 1 




» 1850 1 


• 172 1 




» 1500 > 


144 , 




» 1250 1 


124 - 




» 1000 1 


104 l 




' 875 ' 


94 ' 




. 750 


84 > 




» 675 


78 ' 




» 625 I 


73 « 




. 550 


67 1 




» 500 J 


63 1 





Ommettendo d'aggiungere altre regole indicate da specialisti su questo 
toposito, noi ammettiamo in massima che la quantità di acqua da addi- 
ionarsi al latte, vada regolata con la tolleranza e secondo il modo di pro- 
peiaie del bambino. E quando credesi non più conveniente di annacquare 



(1) A. Godletki: La Santi de F enfant (Guide pratique^ p. 17, ecc.). 

(2) Bouchut : Hygiene de la première enfance. 



— 392 — 
il latte-, pur essendo bene di procedere per gradi, sarà da consigliare latte 
fornito da vacche pasciute ai pascoli erbosi e preferibilmente di trifòglio e 
non d'erbe aromatiche : a più tardi va serbato il latte prodotto in istalla e 
]>er alimentazione di fieno, giacché il forzato riposo e questo mangime ék 
un latte più denso e butirroso. 

Ma v' è un altro modo per dare al bambino un latte quando più, quandc 
meno ricco di prìncipi, sen^ che abbia a patire alterazioni. Basta perciò 
ricordare che : 

2.^ n latte nella stessa mungitura non ha in tutti i momenti la stessa 
densità, ma questa aumenta dal principio alla fine : il primo latte è sic 
roso, l'ultimo estratto è il più ricco di burro e di caseina. Quevenne cblx 
a notare in una vacca che a principio di mungitura dava il 5 per centc 
di panna ed in fine 21 per cento: CoUardeau a Jersey trovò perfino il 5 e 
per cento ; 

2.^ Sembra paradossale , ma è cosi , che il latte è tanto più sieroso 
quanto maggiore è il lasso di tempo che passa fra una mungitura e l'altn 
susseguente : primi a riassorbirsi sono i materiali solidi. £ Rohde aggimige 
a questo la prova di fatto che mugnendo una vacca tre volte al giorno, 
si ha un latte più ricco di materiali solidi, che non seguendo l'uso delk 
due mungiture al giorno (0. 

I rapporti del latte nella dietetica dell'uomo in tutti ì momenti deOt 
vita, ci trassero a discorrere anche dell'allattamento artificiale. 

Noi però , fisso lo sguardo alla meta , crediamo dover ommettere tutto 
quello che riguarda la parte materiale e manuale di detto allattamento fatto 
con poppatoi o con attaccare il bambino alla poppa d*un animale. Que- 
st'ultimo mezzo richiede le maggiori precauzioni e cure, ed è solo la capra 
che per docilità, per volume e forma dei capezzoli, bene si presti all'uopo. 
Boudard consiglia la capra bianca senza corna, detta del CacAetnire, cbe 
dà un latte quasi affatto privo di odore irdno (2). Ma il latte di capra è 



(i) Non sappiamo veramente dire se la proposta di Rohde sia applicabile senza danno, 
ma ne dubitiamo. 

(2) L'allattamento animale sarà da consigliare specialmente quando si tratti di bambino 
affetto o sospetto di sifilide congenita. In questo caso se h possibile che la madre allatti ^ 
bene lo faccia e curi cosi il suo nato, curando sé medesima. Vuoisi la più rigorosa attenzioi^^ 
a che dei bambini illegittimi e trovatelli nei quali è facile trovarsi la sifilide ereditaria, doc 
infettino le nutrici ne' Brefotrofi o peggio in campagna, dove vive l'usanza di farsi nutria 
e custodi fino ad una certa età dei bambini trovatelli che si va a prendere, dietro cos^ 
penso dagli Ospedali o Brefotrofi. Il poppante infetta la nutrice, questa la sua prop^ 



— 393 — 

étssOf nutriente e di digestione più difficile del muliebre, e quindi è 

preredibile che tal genere di allattamento non varrà che a sussidiare l'in- 

soffidente'inatemOi od a surrogarlo tardivamente. 

' Quoto ai risultati avuti nella pluralità dei casi, soccorsi con mezzi arti- 

; fidai di nutrizione, essi hanno dato luogo a si svariati apprezzamenti , da 

naàare un accenno ai fatti prò e contro notati. 

La mortalità dei bambini, che abbiamo già detto maggiore per quelli 
affidati a nutrice di quelli allattati dalla madre, cresce ancora in riguardo 
ai bambini allattati ne' presepi. Quivi una donna deve almeno pensare a 
àe neonati, e non è possibile vi sia rispettata la corrispondenza della 
àta del latte con Tetà del bambino. 

Quanto all'uso di capre, in qualche brefotrofio se ne ebbero buoni ri- 
nltati, in altri non corrispose; cosi il Belluzzi a Bologna nell'estate 1863 
TJde parecchi bambini nutriti direttamente alla poppa di una capra , aver 
pcesto diarrea, dimagrare e se non si era solleciti di attaccarli di nuovo ai 
jttto di nutrici t i medesimi erano in pericolo di essere perduti (0. 
In pratica privata e presso famiglie l'allattamento con la capra, ha dato 
I buone prove. Ma in questi casi la buona riuscita ha la sua ragione in quel- 
; l'insieme di cure che soltanto nella famiglia si possono avere, perchè ivi 
é una donna amorosa o meglio la stessa madre, liudiosa analizzatrìce dei 
bisogni deir infante, che lo sorveglia con una sollecitudine in tutti gli istanti 
t bada al modo suo di comportarsi ad ogni ben lieve cangiamento di nu- 
trizione e lo circonda di tutto un ambiente di cure, ed i bisogni non ap- 
pena divinati, vengono tosto soddisfatti. Di un allattamento artificiale con- 
dotto in simili circostanze non v'ha che a ben sperare, specialmente poi 
se ri siano buone condizioni igieniche, il soggiorno della campagna e me- 
glio se trattisi d'allattamento misto e non puramente artificiale; abbiamo a 
tale uopo le pregiate testimonianze di Magne , di Guérin , Blandìn e già 
prima di Boerhaave e Van-Swieten. 

Nella grandi città funesto e proscritto dalla pluralità dei medici, con- 
dannato dalie statistiche, l'allattamento artificiale riesce veramente disastroso 

fuùglia, altri bambini, altre £amiglie. Nel 1867 a Capistrello, villaggio degli Abruzzi, ò 
stata notata un'endemia che vi serpeggiava da 8 anni e che si ritenne portata da altro 
liK)go da un fanciullo poppante infetto da sifilide : quando le notizie dell'epidemia attras- 
sero l'attenzione dell'autorità su una totale popolazione di 3000 persone v'erano pia di 300 
«Mitici {Annates de Dermat, et de Syphit, 1869. Tomo I. pag. 158 — Annali unhf, di 
'ne^cina, voL 255, anno 1881). 
(0 e. Belluzzi : Intorno vari modi d alimentazione dei bambini, — Bologna 1877* 



— 394 — 
negli ospizi. La discussione tenutasi nel 1867 presso T Accademia di Me 
dicina di Parigi sulla mortalità dei bambini nel primo anno di vita, h 
rivelato fatti, che come dice il Guelmi (0, sarebbero incredibili se chi 1 
raccontò e ne discusse, non portassero i nomi di Guérin, Blot, Broca, eoe 
Basta dire che verso la fine del secolo scorso a Dublino, a Vienna, i 
Moscovia , la mortalità dei bambini nel primo anno di vita, fu ^per i 
periodo di anni venti, computata al 90 per cento. Il Belluzzi (2) ha vedute 
nel brefotrofio di Bologna, i bambini nutriti col latte vaccino, riuscire de 
boli, rachitici, pallidi e senza energia. Oltre le accennate cause che faniM 
ostacolo alla buona riuscita dell'allattamento artificiale, abbiamo ancora gì 
inconvenienti dovuti all' uso de' poppatoi , i quali facilmente possono tiaa 
mettere 1' Oidium albicans od altro parassita nella bocca del bambino. Pò 
tremo citare molti esempì, ma per far breve ricordiamo soltanto il se 
guente. In un presepio di Parigi erasi notato che alcuni poppatoi esala- 
vano un odore fetido. Fauvel (chimico del laboratorio municipale di Parigi) 
trovò nel liquido della boccetta ed aderenti al tubo di gomma elastici 
numerosi e bacteri e vibrioni. Un' ispezione a buon numero di brefotrofi sco- 
perse altri consimili sconci, i quali non potevano a meno di aver parte 
nel poco soddisfacente stato di nutrizione dei bambini ivi raccolti. 

L'Abbate Gaillard che dedicò cuore e mente al miglioramento dei brefo- 
trofi, narra di un ospizio dove l'allattamento artificiale die T 80 per cento di 
mortalità, e nella sua dotta relazione conchiude col dire che sul frontispizio 
de' presepi dove si volesse praticare l'allattamento artificiale, dovrebbesi ap- 
porre r inscrizione : lei on fait maurir les enfants aux /rais du public il). 

Fino al 7,^-8.*^ mese di vita, si ammette da tutti che il latte solo debba 
essere l'alimento del bambino, giacché fino a detto momento le glandale 
salivali ed il pancreas del bambino non secernono ancora gli umori desti- 
nati a digerire gli alimenti amidacei o farinosi ; di li in poi può incornili* 
ciare l'addizione di qualche pappa latte con feculenti e cosi via via av- 
viarsi allo svezzamento completo da farsi dal 12.^ al 15.^ mese e non più 
in là. Non diciamo altro su questo argomento dello svezzamento, perchè 
troppo s'andrebbe per le lunghe a citare tutte le opinioni emesse sul tempo 
opportuno a quest'atto, ed a ricordare i danni addebitati ad un precoce 
e ad un tardivo divezzamento. Noi vogliamo piuttosto vedere qual parte 
abbia e possa ancora avere il latte, di norma il vaccino, nella dietetica de' 
bambino dopo lo slattamento e cosi nelle età successive. 

(i) A. Guelmi: Guida all' allattamento naturale ed artificiale, 

(2) BeUuzzi: Intorno vari modi d'alimentazione dei bambini, 

(3) Londe: Nouveaux Elements étHygiene, Tom. II. 



— 395 — 

Intanto torna opportuno ricordare che rispetto alle dosi del latte nel 
poppante e che conforme all'età vanno a mano a mano crescendo, con- 
tiene per r allattamento artificiale attenersi alle cifre di Bouchut da noi 
gii riferite e che indicano ad un dipresso le quantità di latte istintivamente 
piCK dal bambino dalla poppa di una buona nutrice dai primi giorni della 
Biscita fino al 9.^-10.^ mese di vita autonoma. 

Nessuno s'attenta a far subire al bambino che va svezzato un passaggio 
ìmaco nel genere di alimentazione ; si è già detto che verso i 7-8 mesi 
é ffta autonoma, l'apparato digerente dell' infante rendesi capace di dige- 
me qualche cibo in più del latte materno o della nutrice; esprima si ag* 
finDge qualche tazza di latte vaccino puro, poi qualche tenue pappa e così 
irocedesì aumentando più e più la quantità del cibo e la sua consistenza. 
I bambini, il cui nutrimento sia esclusivo di latte in un allattamento troppo 
1 lungo protratto non crescono vigorosi. Un lieve malore basta a dileguare 
k forme tondeggianti, pseudo-plastiche del loro corpicino ; certo poi l'aj)- 
fmìo loro digerente non acquista a tempo le abitudini organiche necessarie 
per una buona digestione di alimenti complessi. Il prof. Maggiorani narra 
che in Sicilia non è infrequente di vedere delle madri che contemporanea* 
mente allattano l'ultimo ed il penultimo natoCO. L'allattamento protratto nuoce 
tOa nutrice ed al bambino; esaurisce le forze di quella, procura una nu- 
tiizione insufficiente al secondo. Al bambino svezzato dal primo al secondo 
anno, si deve dare latte vaccino, pappe a base di latte, minestra e un pò* 
di carne ben triturata: quest'ultima non deve esser data, se non compiuto 
il pruno anno d'età, perchè le ghiandole a pepsina non si sviluppano prima, 
e la natura con la dentizione ci indica il tempo in cui si può incominciare 
a fer uso di cibi plastici più consistenti del latte (2). La proporzione di questa 
va crescendo lentamente , anche perchè i bambini hanno d' uopo non 
ili dbo molto consistente e dato di rado, ma di vitto di facile digestione 
e dato di frequente. Crescendo nell'età acquista la forza organica di potere 
aimmere in una volta maggior quantità di cibo, e di digerirla; quindi an- 
cora la possibilità di diradare i pasti. La consuetudine di un pasto mag- 
gbre e di altri più lievi , fa si che nell' uso comune delle nostre famiglie 
vediamo il latte largamente rappresentato nella refezione del mattino e nella 
cena, specialmente per i fanciulli e per le donne, che lo prendono corretto 

con cafiè o cioccolatte. Questa addizione giova non poco, perchè il latte 

(i) Maggiorani : l/n triennio di Clinica medica — Palermo, 1867. 

(2) Sormani : Sulla mortalila dei bambini in Italia * Milano, G. Civelli, 1881. 



— 39» — 

Ma ammettendo anche la forma del cibo non avesse ad influire nella 
questione in parola, tre litri e mezzo di latte danno proprio un contin* 
gente di effetti plastici e termogenetici, come le corrispondenti diete solide 
indicate da Moleschott e Ranke? 

Se si riflette che nelle summentovate diete solide la richiesta fisiologica 
proporzione dell'azoto sul carbonio è data dai carburi idrati in preponde- 
ranza sugli adipi, mentre nel latte è mantenuto detto rapporto dagli adipi 
che si trovano in quantità presso a poco eguale degli idrocarburi, si com - 
prende come queste differenze debbono portare seco delle risultanze nor*. 
eguali in fatto di combustibilità e di svolgimento di calore. £d è anch^ 
probabile, dice Oehl , che le condizioni di facile raffreddamento dei neo — 
nati stieno in rapporto coH'abbondanza degli adipi nel loro nutrimento. 

Un'ultima serie di fatti dobbiamo aggiungere allo scopo di dimostrare 
che il latte non può bastare come vitto completo per l'uomo e tanto meno 
all'uomo che lavora. 

n latte che fra i cibi naturali sta innanzi a tutti, sia per la giusta pro- 
porzione de* suoi principi , sia perchè a differenza delle carni , delle firutta 
e degli erbaggi, è affatto libera di elementi non nutrienti e non digeribili, 
pure esso come nessun. altro alimento naturale può rappresentare un vit^o 
prototipo , per il motivo che non è possibile che soddisfi a tutte le esi- 
genze di luogo, di temperatura, di clima, di età, di attività fisiologica. Ad 
esempio, nei climi settentrionali il latte e le uova perdono della loro im- 
portanza alimentare: le popolazioni stesse ci danno la prova del come 
regolano il vitto secondo l'ambiente in cui stanno; e in rapporto al latte 
troviamo , ad esempio , che nel medesimo anno a Londra fu smerciato 
100,000,000 di litri di latte su una popolazione di quasi tre milioni, con 
un consumo assegnato individuale di 38 litri nell'anno, 0.104 al giorno: 
Husson in Parigi su una popolazione alquanto meno della metà di quella 
di Londra, trovò un consumo di litri 109,291,086, con una media annuale 
di litri* 103.76 per ogni individuo. Londe ricorda che nei luoghi bassi ed 
umidi mal si conviene come alimento il latte. E quanto alle indicazioni indivi- 
duali, a parte i casi di morbosa debolezza di forze digestive, che possono far 
sì che come per .il bambino, sia il latte sufficiente alimento dell'adulto, del 
resto il maggior o minor uso è a condizioni medie di clima e temperatura, 
subordinato alle esigenze dell'attività individuale: se volesse pascersi di latte 
un uomo normalmente laborioso, dovrebbe condannarsi alla neghittosità : non 
si è mai udito che gli antichi romani alimentassero di latte i loro gladiatori. 

Ed ancora rispetto all'individuo abbiamo che a condizioni pur normali 



70 


M 


di grasso 


3o 


» 


di burro 


IO 


m 


di sale 


2IIO 


M 


d'acqua 



— 397 
250 grammi di carne 
400 » di pane 

70 » di fecole 

70 » di albume d'uovo 

la quale dimostra che ad impedire il deperimento d*un lavorante, gli albu- 
minoìdi del suo alimento, devono raggiungere la proporzione di i sopra 3 
cnburi idrati e di adipi, con tanto azoto che stia al carbonio come .1: 15. 

OoL il latte che contiene gli azotati (3.7 ^f^) ed i non azotati (8 Vo) 
nel rapporto di i : 2,5 (Oehl) s*approssima al carattere del vitto, e tre litri 
e mezzo di latte vaccino genuino , corrisponderebbero alla dieta prescritta 
il Moleschott. 

Dunque a tutto rigore l'uomo può vivere di puro latte; e dagli autori 
i accenna diffatti a popolazioni galattofage nello stretto senso della parola. 
Va ricordiamo che altro è trascinare una vita misera, altro è vivere se- 
condo i precetti fisiologici, sieno pur essi modificati dal clima diverso, dalie 
condizioni di temperatura, dalle condizioni di razza e cosi via. 

£ prima di tutto è indifferente la forma e la massa sotto la quale sia 
da prendere il cibo? 

È riconosciuto un certo quale adattamento e modificazione organomor* 
iica del tubo intestinale per il diverso genere di regime; noi pure abbiamo 
potuto più e più volte confrontare alla tavola anatom