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GIORNALE LIGUSTICO
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GENOVA
baenze ^ Xdhte , e'ò Jioth- 1
Stamperia Pagano , Piazza Nuova N.° ^3. ^
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GIORNALE LIGUSTICO
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CHfABRERA
Pindarici fontis qui non expalluit haustus. Ho»,
GENOVA
Piazza Nuova N." 43.
Oui'cocazi
jrià son molti i giornali scientifici e letterarj
che si pubblicano in Italia , e tutti commenda-
bili per r importanza , la scelta , la varietà delle
materie , .per la concezione e lo studio di lingua
e di stile onde la maggior paite di essi son fre-
giati e distinti.
Mentre , seduti ne' pubblici gabinetti di let-
tura , volgiamo lo sguardo sui giornali di Roma ,
di Firenze , di Milano , di Torino , e di altre
cospicue città di questa bella Penisola , non
dobbiam noi provare un sentimento di giusta
emulazione, e desiderare che di uno almeno possa
vantarsi anche Genova, ed aver così essa pure
una parte nella benemerita impresa di propagare
r istruzione , e cooperare alla messe preziosa che
a' diligenti e forti cultori presenta il vasto campo
dell' umano sapere ?
E Genova ancoi'a ha splendido e onorato seg-
gio fra le primai'ie città : qui , non meno che
altrove , fuiono sempre coltivate con ardore e
con successo le liberali ed utili discipline. Ge-
nova è pur madre feconda di eroi , d' uomini
grandi ed illustri nella religione , nelle armi ,
nelle lettere , nelle arti. È dessa non infelice
regione d" Italia , non ignobile parte di questa
classica terra prediletta dalla natura e dal cielo,
dove la divina fiamma avvivatrice degl' ingegni
accende i cuori e le menti all' amore del bello ,
«lei sublime , allo studio e al desiderio di quanto
può innalzare lo spirito , diflbndere il culto della
virili , e rendere cara la vita.
Errorje volgare e pregiudizio non dannato ab-
bastanza egli è quello , che mal possano allignare
ed aver incremento le scienze là dove , per la na-
tura del luogo sterile e di angusti conlini , un
popolo , quale siamo noi Liguri , è costretto a
rivolgere le sue cure e quasi intieramente dedi-
carsi alla navigazione e al commercio.
Ma il commercio e la navigazione aprono lon-
tane e sempre nuove comunicazioni con genti
diverse d' indole e di costumi , e sono quindi
ricca sorgente di pellegrine nozioni , di non ispe-
rati l'itrovamenti , di larghi mezzi ad un vivei'e
più agiiìto e tranquillo ; ne riesce allora più raf-
finato e più pronto 1' incivilimento , e maggiori
per conseguenza e pili rapidi i progressi delle
arti , delle lettere e delle scienze.
Né , a farci diffidar dell' impresa , si osi da
taluno affermare , che nella presente condizione
de' tempi , nella copia de' giornali già esistenti ,
alla cui vigilanza nulla saprebbe sfuggire ,' noi
dovremo per avventura incontrarci sovente in
una estrema penuria di soggetti nuovi e interes-
santi. Ciò accadere non potrà mai: amplissimo e in
molte parti ancora ignoto è il mondo scientifico ,
ancora vergini e intatte vi si rinvengono terre e
Provincie , e per così dire , un magico orizzonte
ci si stende dinanzi , sempr« fuggente e inarri-
vabile a qualsiasi più felice ardimento.
L' esperienza , maestra infallibile , insegna che
nelle scienze , e specialmente in quelle onde si
compone la Fisica generale , non può fissarsi una
meta determinata , cui non sia dato di oltrepas-
sare a umano intelletto. Ciò fanno chiaramente
manifesto quella tendenza irresistibile che lo
spinge innanzi con impeto e senza posa , quella
insaziabile brama che, rintegrandone con perpe-
tua vicenda le forze, lo slancia nell' aperto cam-
mino, e quel vago senso indeQnito e dolcissimo
che nel silenzio e nell' estasi della meditazione
trae le potenze dell' anima in una sfera scono-
sciuta , (iove si smarrisce la mente e il cuore si
consola ; le invenzioni finalmente lo dimostrano
e le scoperte , per cui, in premio di tante su-
date veglie , ci è talvolta concesso di sorprendere
qualcuno de' segreti della natura.
Ha la natura , a creder nostro , un solo con-
fine stabilito , una meta su cui sta scritto a ca-
ratteri indelebili , ^ec plus ultra : e questo li-
mite inviolabile e sacro ci sembra posto alle arti
d' imitazione. Gli arditi che pur si attentassero
di varcarlo non lo fareb!)ero impunemente : in
vece di levarsi più sublimi , noi li vedremmo
( e ne abbiam veduti pur troppo ) scendere e
precipitare. Duro e disperato pensiero che niuna
gloria più resti , nell' esercizio delle liberali di-
scipline , fuor quella di giungere dov' altri giun-
sero prima di noi : è mirarci là in faccia , quasi
più a scoraggimento che ad incitamento , quei
modelli maravigliosi del vero ed luiico Bello . - .
Oh Dante , RalFaello , Michelangiolo , Pergolesi !
I vostri nomi suoneranno alti ed eterni , ad in-
vidia dello stranieio , a precipua gloria d' Italia.
Accadrà facilmente di fare in questi fogli pa-
rola di chi , ed in ispecie fra' moderni , ha sa-
puto camminare più animoso e più felice sulle
orme di quei sommi , e farsi più presso alla no-
bile meta. Sarà pertanto oggetto di compiacenza
« di beli' orgoglio a penna italiana il commeu'
dare primi fra' contemporanei un Vincenzo Mon-
ti , e Foscolo , ed Alfieri , e Benvenuti , e Ca-
muccini , e Canova , e Paisiello , e Cnnarosa , e
Rossini
Alle arti d'imitazione ha diritto , per più ra-
gioni , di andar compagna 1' arte dello scrivere ,
e di ciò pure amerà di trattare il presente Gior-
nale. Sono ancora calde le ire che la franca e
coraggiosa Proposta ha destate in certi animi
pregiudicati e tenaci di non lodevol proposito,
e forse la grande contesa pende per taluni tut-
tora indecisa. Eppure (chi vorrebbe negarlo?)
eppure altro non sono la lingua e lo stile se non
se i mezzi per cui vengono significati il pensiero,
il sentire della persona che parla o scrive. Lo
stesso avviene del disegno e dei colori nella pit-
tura , del suono e della voce nella musica. Sarà
dunque pittore , sarà musico eccellente quegli
che avrà meglio rappresentata la natura , come
si terrà per ottimo il parlatore e lo scrittore che
più esattamente , col labbro o colla penna , saprà
esprimere i j)roprj concetti. Né 1' eloquenza , né
l'eleganza del dire, secondo i diversi generi di
componimento , sono incompatibili colla chiarez-
za , cui solo ripugnano i modi ricercati, lambic-
cati , le frasi , le costruzioni scabre o inviluppate,
sempre contrarie all' indole dolce , piana , armo-
niosa del bellissimo nostro idioma : come sono
divenuti indegni di onesta e sitata accoglienza i
rancidi e vieti vocaboli , pescati a stento e con
puenle dihgenza nelle bolge del venerato 3oo;
strano ed unico vanto di chi digiuno affatto di
sapere , povero d' ingegno e di fino gusto , non
trova altra via di farsi singolare , e ricoprire la
brutta sua nudità.
i
Non era qui forse il luogo e il momento op-
portuno (li trascorrere in tanta digressione, e ri-
petere verità si sentite e a cliiunt|ue ha dramma
di criterio ben note. Ma son esse di si grave e
sì comune interesse , che non saranno mai ripe-
tute ed inculcate abbastanza. Noi siam venuti a
tale che a ninno sforzo , a nessuna fatica , sia pur
anche pazza e gettata , si vuol perdonare , pur-
ché si otten^^a nome di scrittore orifiihiale ; folli
che non vediamo , si profonda è la cecità , che
il mezzo unico di meritare un tal nome è ora
più che mai quello di esser semplice e naturale!
Se prevalendo siffatto consiglio , che crediamo
sano e opportuno , le scritture e i libri tutti di
cui ridondiamo , in tanta attività della stampa ,
venissero dettati con ordine , proprietà ed evi-
denza di frasi , di lingua , di stile , e come ap-
punto detta natura, assai maggiore ne riuscirebbe
il profitto e la giusta lode agli scrittori. Bello in
vero a vedersi e utilissimo per la diffusione delle
cognizioni , per 1' avanzamento rapidamente pro-
gressivo della istruzione è 1' amore , e , direm me-
glio , r ardore , onde si va di presente allettando
la società nel gradito pasoolo della lettura. Per-
chè or dunque non sorgere a nobil gara , perche
non adoperarsi a stringere una indissolubile al-
leanza fra i moderni Scrittori , che, tolta via, d' u-
nanime consenso, ogni bizzarra ambizione dello
scrivere contorto, stentato, orpellato, li persuada
ad esprimere chiaramente i proprj concetti? Reso
allora finalmente più comune l'insegnamento ed
aperto all' intelligenza del volgo , preziosi ne ve-
dremmo ed immensi derivarne i vantaggi alla mo-
rale e intellettuale educazione.
Qual epoca più favorevole , qual momento più
adatto di (juesto , per mandare ad effetto sì salu-
tari divisamenti ? Volgono già più di due lustri
che cessato è lo strepito delle armi , cui è succe-
duto il silenzio , la calma ristoratrice della pace :
quanto una lunga e tremenda scossa avea dis-
sipato o sconvolto, tutto quasi è risorto, e nuo-
vamente locato nella pristina sede. Quella curiosa
attenzione , che avida , insaziabile , irrequieta ,
era da prima esclusivamente rivolta , e fitta , per
così dire , nel violento avvicendarsi di sanguinosi
e stupendi avvenimenti , usciti alfine dalla tem-
pesta di tante politiche agitazioni , ci è ora più
gi'ato rivolgerla ai riposati studj , alle tranquille
investigazioni intorno al grand' Albero del sapere,
onde impazienti e fervidi si levan sì' in^e^ni
verso la sfera dell' umana perfettibilità.
Epoca , è pur grato il ripetei'lo , fortunata e
propizia al culto , all' incremento di queste prime
e sole faiitrici della europea civiltà , è 1' epoca
nostra, in cui saggi e buoni Principi, regolatori
de destini de' popoli , sentono profondamente
quanto sia per loro glorioso e reclamato dalla
privata e pubblica felicità, l'unire al vanto di
serbar fermo e inconcusso il regno della pace ,
quello , non men degno d' eterna lode , di favo-
reggiare le severe e le gentili discipline che la
pace rendono più fiorente , più desiberabile e
cara.
Cenni sopra alcune specie di piante nuove del
Dottore Antonio Bertoloni , Professore di
Botanica neW Università di Bologna,
JLj pare die il suolo Americano sia una sorgente ine-
sausta di piante rare , perchè ad onta delle immense sco-
perte , che di loro fecerovi i celebri Hernandez , Plsoiie,
Marcgrave, Plumier, Feuillet, Aiiblet, Grono\'io, Brown,
Catesby, Jacquin, Mulina, Mutis, Donibey ,Ruiz , Pavon,
Neé , Sesso , Richard , Humboldt , Bonpland , Raddi , il
Principe di Neuwied , Martius , Mikan , St. Hilaire , Ber-
tero , Kalm , Parsh , Walter , Muhlenbarg , Bigelow , El-
liot, Nutall. Eaton , Bartcn, Puafinesque , ed altri, avendo
io ricevuto più volle da quelle lontane regioni o semi , o
piante secche , ne ho sempre ritratto non piccola sup-
pellettile di novelle , o pregevoli cose , le quali non meno
servirono ad accrescere il novero delle specie conosciute,
che a spargere lume sulle piante Europee sino rjlora con-
fuse colle peregrine d'America. Del qual fatto cademi
in acconcio d' esibire anche adesso la prova col pubbli-
care i caratteri di alcune piante nuove , che di là ven-
nero ad abbellire il giardino botanico di Bologna , o ad
arricchire il mio non picciolo erbario, ed eccoli in suc-
ciato.
I. ACACIA platjacantha: ramis angulatis j aculels spar-
sis, acutissimis , patentibus , basi compresso-dilatatis ; fo-
liis bipinnatis , partialibus suboctojngis , propriis subtri-
ginljugisj paniculis terminalibus ; leguminibus compres-
sis , snbfalcatis , glabris , septis transvcrsis prominulis.
Arhor. Nascitur in Brasilia , unde CI. R.-.ddi semina
attulit. Nunc hospitatur in hortis botanicis Genuensibus ,
Florentinis , et Bononiensi. v. v,
Ha3c arbor 20 — 4^ pedalis in Brasilia Gt frutex in
ollis nostris. Canlis infernè teres, inermìs , cortice cine-
reo , superne solutiis in ramos angulatos , apice siìlcalos,
«t puberulos , passim rubidos , e (jnib'is prodeunt aculei
«parsi , patentissinii , iiiterdiiDi appositi , vel -subverticil-
lato-terni , recti, aut siusurn, deursuiiive cui vuli , longo
acumine pungenles , basi cornpresso-Jilatati , in sutnmis
raoiulls minimi , subnulll. Pinna3 folioruni parliales va-
riant 5 • — 8 , proprige 22 — 3o. Foliola llnearia , acu-
tiuscula , angusta subfalcata, utrÌTiqne gla'ora, s d)tus pal-
lidiora, Pelioli universales , et partial.s puberali, spinii-
losi , basi incrassato-callosi. GlaidulcC alise nulla; in pe-
tiolis. Stipula utrinqiie una nd eoriim basini , subulata ,
rigidula , brevis , decidua. PanicuLne termiuaìes , pube-
rulae, in loco ualali amplce , ramosje. Splene globoste ,
alb»^ , magnitudine pisi , vel cicerls. Legumeo 1 neare le-
niter falcatum , obtusnni, plannm , basi paulo angustius,
glabrum , nitens , sesquipollicare , tres circiler llneas la-
tum , multiloculare , septis transversis parallelis , in sicco
prominulis , suboctospermum.
Questa specie per la prima volta fiori da noi nel de-
hzlosissimo giardino botanico di Pegli \icino a Genova,
il quale appartiene all'illustre Signora Clelia Darazzo-
(jrinialdi, delle dottrine botaniche conoscentissima 5 ma
la pannocchia non ebbe quella estensione , e qael ra-
meggiare , che ha nel suo paese nativo , siccome io vidi
negli esemplari secchi, clu; l'esimio Raddi portò dal Bra-
sile. Ho descritto il legume da questi stessi esemplari ,
perchè da noi il frutto non tiene. È vicina aW Acacia
striata. W.
2. CROTON adcnophylliun : foliis ovatis , glabrls , mar-
gme ciliato-glandulosis ; racemis terminalibus , abbrevia-
tisj stylis palmato-quadrifidis.
Frutex. Nascitur in Antillis , unde semina mislt Ber-
tero. Nunc viget in horto botanico Bononiensi, ubi floret
fere loto anno , et pr?ecipue hyeme in lestuario v. v.
Fruticulus pedalis, aut vlx ultra, valde ramosus , te-
res , corticc cinereo. Rami sparsi, patuli. Folla ovata,
acuta, longè petiolata , utrinque glabra, Isetè viridla,
margine ciliato-glandulosa , et circa oram Sccpe nitido-
glutinosa. Petioli teretes. Flores in racemis simplicibus ,
paucifloris, abbreviatis , terminalibus. 3Iasc. Calyx quin-
ti
quepardtus , seii mavis quinquephyllus , foliolis ovalis ,
coucavis , viridibus , nervo diaphano diremptis , apice
breviter barbatis. Pelala quinque , alba , vix calycem.
superantia , cum ejus foliolis alternantia , ovata , con-
cava , apice subspliacelata. Stamina alba , flore paulo
longiora. Foein. Calyx quinquepartitus , seu mavis quin-
quephyllus , foliolis linearibus , acutiilsculis , ciliato-glau-
dulosis, glutiniferisque , nervo diapliano diremptis, apice
breviter barbatis , viridibus , persistenlibus ; intus ad ea-
runi basini glandulre quinque sessiles circa germen. Co-
rolla nulla. Styli tres , primuni involuti , dein expansi ,
patentes , albi . palmato-quadrifidi , rariùs palmato-quin-
quefidi. Capsula tricocca , glabra , viridis.
Piccolo arbusto elegante , perchè sempre verde, sem-
pre adorno di fiori , e di frutti. Ho ritenuto lo stesso
nome specifico , col quale 1' indefesso Bertero ne mandò
i semi dalle Autille al chiarissimo Balbis , che a me
ne fu cortese , come di tanti altri semi di quelle isole.
3. iPO'sijEk fulva : tota hirsuta: foliis palmato-pedatis ,
septem-partitis , laciniis lanceolatis , acuminatis , subre-
pando-dentatis , externis minoribus ; racemis solitariis ,
pedunculatis ,3 — 7 floris , folio brevionbus.
Pereiuiis. Nascitur in Brasilia , unde semina attulit
Raddi. Colitur in horto botanico Bononiensi , ubi floret
astate, v. V.
Caulis volubilis. Foliorum iRciniK subrepando-denta-
tse , subinde integra. Petioli longitudine folii. Racemi
axillares , folio breviores , trifidi, vel trichotomi. Follola
calycina duo externa , bracteiformia , ovata , obtusa , re-
liquum calycem obvolventia. Corolla alba. Tota herba
hirsuta pilis fulvis , interdum ci'eberrimis , patentissimis,
prsecipuè in caule , petiolis , pedanculis , et calycibas ,
in foliis subinde defìciunt.
Da principio io aveva chiamato questa specie col no-
me di Ipomcea crinita , perchè m' avvenni in piante ,
che erano fittamente irsute di peli pateutissimi, e 1 m-
ghi 5 di poi ne ho veduto altre meno irsute, per lo cìie
ho sostituito al primo nome poco esatto quello di Ipo-
mcea fulva preso dal colore biondo de' peli.
4. iPOM«\ papillosa: glabra; caule scandente; foliis
quiiiatu-d gitatis , fuliolis ovato-lanceolatis , acuti.s , inte-
gerriuiis , ciliatis; petiolis subpapillos.s ; pedunculis so-
litai'iis , axlllai'ìbus , iiiiifloris , recurvis , infra articulum
breviisimis , supra articiilam iiicrassatis.
S'ffrutex. ]Na.-cilui- in Brasilia, uiide semina habul.
Floret in hurto botanico Bononiensi ab cesiate in au-
lumnnin v. v.
Caulis teres , b'-tripedalis , infernè perennans , subvei'-
ruculosus , Mipernè annotinus , tennis, levis. Foiia parva.
Foliola tcniissimò , et crebre ciiioJata exteriora minora,
subinde basi cum pioximo l'oliolo connaia. Pelioius lon-
gitudine l'olii, supra Jrulcalus , una, alterave papdia glan-
dnlari, viridi, crassiascula Ime illuc , nec tauien semper ,
asper^us. Pedanca'i folio breviores, leves. Calyx obtn-
sissinius , ce juaiis. Corolla alba , vel ex albo-carnea , fu-
gax ; scilicet llos primo mane fidapertus , ante meridiem
invt-lutns perit.
5 MYOSOTis arìgillosa: caule basi radicante; foliis lan-
ceolatis , obiusis ; racemis laxis ; calyc.bus quinquctldis ,
lacinils acutis , apice barbatis ; corollis calyce sublongio-
ribus.
M. palustris Catal. of planLs of Nc-w York p. 'x\*
PereimiÀ. Nascitur in Americte borealis canalicidis pro-
pe New-Yorh , unde specimen liabui a D. Cooper, v. s.
Strigae caulis , et foliorum pauca? , pedunculorum , et
calycum copiosiores, oranes adpressie. Eolia angusta, loa-
giuscula. Calyx usque ad dimidium , et ultra fìssns , laci-
iiiis acutis. Corolla cserulea , minuta , vix calyce longior.
Questa specie erasi confusa colla Mjosotis palustris
Witli , ovvia in Europa; ma le foglie bislungo-lancio-
late , vale a dire pivi larghe, e piìi corte , i ealici con
cinque denti ottusi , e la corolla il doppio più lunga del
calice distinguono assolutamente la Mjosotis palustris
dalla Mjosotis strigillosa.
* A catalo^ue of plniits qrowlng spontaneously withiii thirty mi-
les of the city nf New York. Puldished hy the Lyceum nf naturai
history of New- York. Alòany. Printed by IFebsìers and Skiniiers
iSiQ. 8.'
S. LYSTMACHiA decipìens: petiolis clliatis ; calycis laci-
niis lanceolato-linearlbus , mucrouato-aristatis ; petalis iu-
tegris.
L. ciliata Lois Deslongch JVot. p. 3g. Fide specim.
Perennis. Nascitur Inter Theux , et Ensival prope
Liegi. Floret astate v. s.
Questa specie è somigliantissima alla Lysimachia ci"
Unta L. de]l'x\aieiica settentrionale, della qual pianta ho
avuto un esenaplare secco da Nuova-York per la genti-
lezza del sig, Cooper, botanico distinto di quella città j
ma la pianta Americana è differente dalla Liegese , per-
chè ha le foglie minori , i cigli de' picciuoli più radi ,
e più corti , i peduncoli più lunghi, i calici più grandi ,
colle lacinie alquanto più larghe , e per questa ragione
esattamente lanciolate , appuntate, i petali mucronati, e4
eroso-crenati, le cassale mature più grosse del doppia.
«4
Analisi di un opera del professore HausmAISI
sopra i terreni del Noi'd della Germania.
A
i vendo avuto la ventura di fare un viaggio nell'Auver-
gne col celebre professore Hausmau di Gottinga , venne a
mia notizia eh' egli avea dato recentemente alle stampe
un' opera in cui descriveva una porzione dei terreni se-
condar] ; terreni , die sono cosi sviluppati nella Germa-
nia settentrionale, e che presentano molti fatti di sommo
interesse per la Geognesia , potendosi ivi in un tratto
assai limitato di paese osservare la sovrapposizi one di
una numerosa serie di formazioni. La difficoltà gran de
di conoscere , e procurarci in Italia i libri sortiti presso
le estere nazioni , 1' utilità di cui può essere per lo studio
di un ramo importante di storia naturale la cognizione
di quest' opera, mi determinano a darne una succinta ana-
lisi , servendomi perciò di alcune note che il dotto Pro-
fessore mi permise di mettere in carta , a misura che
dei varj soggetti contenuti in quel libro andavamo in-
sieme discorx-endo.
Ma prima di entrare più specialmente in materia, mi
sia permesso di esporre brevemente il sistema che segue
questo celebre Mineralogista nella classificazione dei di-
versi terreni ; questa non lunga diversione sarà utile per
intendere più precisamente qual parte di detti terreni
sia descritta nell' opera indicata.
Considerando egli che per la massima parte , le masse
che formano la crosta del globo , presentano e nella loro
giacitura , e nelle loro relazioni dei fenomeni che per la
loro estensione sembrano 1' eff"etto di una regola secondo
cui ha più generalmente operato la natura , mentre altre
masse invece sembrano il risultato di combinazioni assai
differenti, esso le ha divise in masse normali , e in masse
abnormi: le masse normali sono quelle che si presen-
tano in un ordine costante di superposizione , le abnormi
quelle che da quest' ordine generale si discostaao : così i
i5
gi-aniti , gli scisti , e i diversi terreni calcai'ei ecc. alla
prioia classe,- il tra chi te , il basalto ecc. alla seconda
apparti iij^ono.
Per non d'iungnrci di troppo daremo solo in quest'
articolo le divisioni dei terreni appartenenti alla prima
classe , riserbandoci ad altra volta a parlare della se-
conda.
I) detto Professore forma delle masse normali tre gran-
di divisioni , i.° le primarie , a." le secondarie , 3." le ter-
ziarie ; sopprime la classe delle intermediarie fin qui da
molti naturalisti adottata , perchè osserva che il principal
carattere a queste attribuito , la presenza di resti di corpi
organici , e di roccie di trasporto in mezzo a terreni
formati da forze chimiche , spesso a molte delle roccie
secondarie con\iene, né assai differenzia le une dalle
altre per separarle : la presenza infatti dei x'esti di corpi
organici è alle une e alle altre comune, e in quanto ai
prodotti di forze chimiche si va o^ni giorno riconoscendo
che ve ne sono anche negli strati più recenti della crosta
del globo. Ognuna di queste classi contiene delle sud-
divisioni , e noi anderemo mano a mano indicandole ,
non tralasciando di accennare i caratteri che le distin-
guono,
I. Le masse primarie sono quelle ohe formano a dif-
ferenti profondità un tutto continuo , sono le infime delle
masse conosciute , mancano assolutamente di corpi or-
ganici , e sono esclusivamente -composte da prodotti di
forze chimiche. La ni<".ggior parte di queste roccie è con-
temporanea ; quelle che predominano in questa divisione
sono il granito , il gneis e lo scisto micaceo : il nostro
autore considera le roccie scistose come una crosta che
si estende sulle diverse faccie del granito ed altre roc-
cie più perfettamente cristallizzate che le anzidette, così
le roccie cristalline sarebbero in mezzo alle roccie sci-
stose a foggia d' immensi noccioli , come succede de'
grani di quarzo in mezzo alle lamine del mica nello
scisto micaceo. Una seconda divisione intimamente però
legata alla prima forma il passaggio alle formazioni se-
condarie : in questa divisione si osservano il thon-schie-
i6
fer , o scisto argilloso , il qnarzìta , e gli hornafels ( roccìe
a base di anùbolo , ed altre.
2. Le secondarie , che seguono immediatamente le
primarie , sono caratterizzate dalla presenza di resti di
corpi organici, de' quali il tipo più non esiste a nostra
cognizione , e dai prodotti meccanici misti o combinati
coi prodotti chimici.
3. Le terziarie formano gli ultimi strati della crosta
del globo , contengono dei resti di corpi organici , de'
quali una parte somiglia agli esseri ancora viventi ; i pro-
dotti uiec canici vi predominano e vi compariscono in ab-
bondanza dei fossili di origine lacustre.
Vediamo ora un poco più in dettaglio quello che spetta
alle formazioni secondarie. Il sig. Hausman vi ammette
tre grandi divisioni : A le antiche , B le medie , C le
recenti.
A. Le antiche sono quelle che fino ad ora sono state
generalmente dette di transizione , hanno per carattere
d' avere le roccie cristalline in maggior quantità che le
roccie della serie seguente , e di essere più intimamente
legate colle formazioni primarie. Si dividono in varj
gruppi , di cui si potrebbe fissare il numero a tre , ag-
giungendovene forse un quarto ancora problematico.
Il primo di questi gruppi contiene delle roccie cristal-
line che hanno molta analogia con le primarie , come
sarebbero dei graniti , delli gneis e del micascisto , e so-
prattutto dei thonshiefer , e spesso contiene pure come
roccie subordinate, dei calcarei si a grani, che compatti,
dei kalkshisti , dei porfidi , delle sieniti , dei grunstein ,
delle serpentine ed eufotidi, dei quarziti, e qualche grau-
wake , come in Tarantasia nelle vicinanze del M. Blanc.
Il secondo , nel quale la grauwake , e grauwakenshiefer
predomina , contiene come roccie subordinate dei thon-
shiefer , dei diaspri , dei kieselshiefer ( scisto siliceo ) ,
dei grunstein , delle serpentine , dei calcarei spesso di
colore scuro , dei guazziti , dell' arenaria e del porfido ,
come nello Harz , nelle contrade del Reno , negli apea-
nini di Lucca e Firenze.
Il terzo , nel quale il calcareo p redomina ( Encriii
17
o mountain limestoné degl' Inglesi ) è pieno di petri-
ficazioni sopi'attiitto di encrini , di ortoceratiti , di tri-
lobiti , è accompagnalo in qualche luogo da un'arena-
ria con traccia di carbon fossile, dalla grauwake ' old red
sandstone degl' Inglesi ) , dal thonshiefer , dalle marne ,
dall' alaunsliiefer ( scisto aluminifero ) , dal grunstein ,
quarzite ed altre roccie ( Derbyshire , Irlanda , la Nor-
vegia , la Svezia , le vicinanze di Pietroborgo ) .
Il quarto è ancor problematico , giacché le roccie che
lo compongono potrebbero essere considerate da molti
come appartenenti alla classe delle masse abnormi ; sa-
rebbe tonnato da quei porfidi , graniti , amigdaloidi che
sono sovrapposti in Norvegia ed in Isvezia alle roccie
del gruppo precedente.
B Le secondarie medie seguitano le antiche, conten-
gono due grandi formazioni perfettamente distinte : a
la formazione degli aggregati e arenaria , b la forma-
zione di calcareo.
La formazione a contiene i." il terreno di carboa
fossile antico con qualche porfido e grunstein , e 2.° il
terixnio di todle liegendo , che consta i." dell'aggre-
gato e arenaria rossa ( conglomerat , et grès rouge de'
Francesi, rotlieliegende dei Tedeschi) con porfidi amig-
daloidi e grunstein ( come a Munsfeld nella Turingia ,
allo Harz, a Reichelford); 1° dell' aggregato grigio (^con-
glomerat grix , gra-w iiegende ) come a Munsfeld ia
Turingia , Richeldorf.
La formazione b calcarea comprende tre divisioni: i. "
lo scisto marnoso bituminoso ( Mansfeld , Turingia; a.*
lo zechstein ( calcareo alpino di alcuni ) ; 3." il rauch
kalk (calcareo aspro) spesso maguesifero ( inagnesi^an
limestoné degl' Inglesi ) con m.asse di gesso subordinate
( Mansleld , Turingia ; .
e Le recenti sono le ultime nella serie delle forma-
zioni secondarie ; i diversi gruppi che compongono que-
sta divisione sono molto legati tra di loro. E particolar-
mente di queste formazioni , quali si presentano nella
Germania settentrionale , che tratta 1' opera del profes-
sore Hausmaun , ' intitolata : Uebcrsicht der Zimgereìi
tS
Hótzgehilde ini Tlussgebicte der Wcser Góttingen
58a5, di cui dopo una nou breve ma necessaria diver-
sione , era principale scopo di questo articolo di dare
ragguaglio.
La prima formazione che secondo il nostro autore si
presenta in questa divisione è la formazione a dell' a-
renaria a varj colori ( grès bigarré dei Francesi , bunter
sandstein dei Tedeschi , e new red saiidstone degl'In-
glesi ) . In questa formazione predominano delle are-
narie di diversa qualità , a cemento ora argilloso , ora
marnoso , e talvolta siliceo. Le roccie che 1' accompa-
gnano , e che spesso sono più abbondanti che l' arenaria
stessa , sono delle marne argillose thon mergel, e argille
marnose mergel thon (secondo che il principio calca-
reo o argilloso sovrabbonda ) di vario colore. General-
mente questa formazione contiene poche petrificazioni
particolarmente del regno animale , le calaniites sono
le più frequenti. Questa formazione può essere divisa
in due gruppi, i. il gruppo inferiore, 2.° il grappo
superiore. Nel gruppo inferiore n. i le arenarie predomi-
nano, nei suoi strati più bassi si vedono delle arenarie
rosse e a varj colori , negli strati superiori evvi in qualche
località (Munden , Cassel , Solling , la valle di Fulda)
un' arenaria ai'gillosa Nel gruppo superiore n. 2 , le marne
e argille marnose predominano, delle arenario di diverse
qualità spesso scistose le accompagnano. Le roccie subor-
dinate sono principalmente il quarzite, il quarzo argil-
loso (^thon quarzj , il gesso , 1' anidrite , il calcareo ora
colitico, ora compatto, e qualche volta granulare, avendo
della somiglianza colla dolomite (Gottinga, paesi imme-
diatamente al N. dello Hartz, Brunswick). Sembra che
questo secondo gruppo contenga in alcuni luoghi , per
esempio in Inghilterra, delle masse di sai gemma. Gli
strati più vicini agi' inferiori della formazione che segue ,
contengono più petrificazioni che gli altri ; vi si vedono
dei glossopetri , e delle ossa che appartenevano forse a
dei pesci.
Segue la formazione B del calcareo conchiglifero (^mu-
shelhalk ) i calcarei ora puri , ora marnosi predominano;
gli strati di calcareo puro souo ordinariamente i medj
della foroiazioue : essa si lega per via delle marne ed
argille alle due foraiazioni in mezzo alfe quali si trova
frapposta. Vi souo in grau copia i resti di ammali , prin-
cipalmente di conchiglie. Questa formazione si divide
in tre gruppi : injerior>- , inedia e superiore.
Il gruppo inferiore : vi si distinguono due divisioni
talvolta riunite , talvolta separate j dapprima il banco infe-
riore, in cui le argille e marne predominano , e i calcarei
souo totalmente subordinati j sonovi qualche volta degli
strati di arenaria j le marne e argille contengono dei
nodoli di ferro carbonato argilloso ( thonigiu' sphurosi-
deret^ è da osservarsi che vi sono in questa divisione
delle petrificazioni che rare volte s' incontrano nel gruppo
medio, per esempio delle ossa di pesce, dei peatacri-
niti e belemniti ( belemnites pa.xillosus Schlotheim ) ,
dei grafiti assai vicini al grjphites arcuatus Lamark ,
terebratulttes laciuiosus Schlotheim : negli strati calca-
rei vi sono dei frammenti di encrinites liljformis (^Gòt-
tingen ) .
In secondo luogo la massa superiore, in cui i calcarei
argillosi , spesso scistosi e ondulati predominano, le marne
scistose e spesso bituminose , e le argille le accompa-
gnano. Varie modificazioni del calcareo differenti dalle
suaccennate formano gli strati subordinati: per esempio
vi sono dei calcarei marnosi , ferro-magnesiferi, dei calca-
rei-ferro-magnesiferi granulari, dei calcarei bituminosi, dei
calcai-ei colitici, dei calcarei cellulari, e dei calcarei aspri
(_Gottingen') : è pure questa divisione che contiene delle
grandi masse di sale accompagnate da gesso , nelle con-
trade del Neker. Questi strati non abbondano general-
mente di petrificazioni , ma alcuni sono ripieni di certe
epecie particolari , come di amonites n odosus S(^o\e\m ,
buccinites gregarius Schl. , terebratulites vulgaris Schl. ,
tnjtulites sccialis Schl. ( Gotti?! gen , la valle della
Verrà ) ,
Il gruppo medio contiene principalmente dei calcarei
puri ripieni di petrificazioni ; le più comuni souo encri-
nites liljformis Schl. , « terebratulites vulgaris Schl.
( Gottingen ) .
Il gruppo superiore contiene due divisioni : nell' in-
feriore predominano i calcarei marnosi , j^li strati dei
quali sono separati dalle marne e argille. Le petrifica-
zioni più rimarchevoli sono: iiautilites bidorsatus Sch. ,
anionites iiodosus Sch. , mjtidìtes social is Schl. , do-
nacites striatus , pleuronectites Iceyigatus Schl. (Got-
tiugen ) .
La superiore contiene delle marne e argille spesso a
varj colori , vi sono frapposti degli strati di calcareo
compatto ripieni di catrochi , di eiicrinites lHyfonm's , e
delle conchiglie simili alle già nominate ( Lippe-Det-
mold ) .
A cpiesta succede la formazione Y delle marne e ar-
gille ( tfwn and niargel formation ) le marne e argille
di diversa qualità sono le roccie predominanti , e gene-
ralmente più estese j diverse arenarie e calcarei sono
principalmente a queste subordinate. Questa formazione
contiene una gran quantità di petrificazioni , la maggior
parte delle quali differisce da quella della precedente.
Essa si divide in tre gran gruppi ora riuniti , ora se-
parati j il primo vien chiamato dall'autore gruppo in-
feriore , o gruppo delle niarue ed argille di vario
colore ; il secondo è detto gruppo medio , o del cal-
careo a grifiti ; 11 terzo , superiore , o dell' arenaria
a carhon fossile recente.
Nel primo le marne e argille predominano e sono
ordinariamente accompagnate da diverse arenarie , di cui
una parte somiglia esattamente a certe modificazioni
dell'arenaria a vario coloro, e di cui un'altra è spesso
confusa a cagione della sua somiglianza col quadersund-
stein. Negli strati inferiori evvi un' arenaria a cemento
argilloso ordinariamente verde , o grigio e scistoso che
contiene delle calamites , delle casuarinites , delle Ji-
licites. Negli strati superiori vi sono delle masse con-
siderabili di arenaria a cemento marnoso , argilloso quar-
zoso : in questo groppo si vedono spesso in letti subor-
dinati dei quarziti , del quarzo argilloso , del gesso , del
calcareo compatto , del carbon fossile , del ferro ossi-
dato marnoso ripieno di pelrificazioni , come belenites
21
paxillosus Sclilotheim, ammonites capricornus , grjphi-
tes arcuatus Land., terebiatalites sidcatus e bicanali-
culatus Scili. (Kalilefeld, -vicino a Nortlieim , a' piedi del
Melsner nella Hesse, Lippe-Detniold , Cobui'g, Heilbronn,
Stuttgard ) .
Il secondo , detto medio , o del calcareo a grifiti , ha
per roccie predominanti delle argille e marne di color
nerastro ; esse sono acconapagnate dal calcareo ora puro,
oi'a marnoso , ora colitico , e spesso di colore scuro: negli
strati Inferiori predominano le argille scistose, le marne
bituminose , le marne sabbiose ugualmente scistose ri-
piene di piccoli letti e nodoli di ferro carbonato ar-
gilloso.
Negli strati superiori evvi particolarmente il calcareo,
di cui le principali varietà soito II calcareo puro com-
patto, il calcareo bituminoso, il calcareo ferrifero, il cal-
careo oolltico , e la dolomite. In alcuni paesi il calcareo
colitico forma dei bancUi superiori perfettamente sepa-
rati , come sono nclF Tura le colili inferiori.
Gli strati subordinati sono delle arenarie e aggregati
sllipei , dei quarziti , del gesso , del carbon fossile , del
lignite , del ferro ossidato marnoso colitico. Tra le molte
petrificazloui sono da notarsi il pentacrinites subaiigu-
laris , belemiiites gigaiìteas Sclil. aquarius canalicula-
ta , serpulites coacei'^mlus Blumenbak , amoni tes co-
status , ^i. capricornus A. angui atus , A. planulatus
Scili. , donacites hemicardius , grjphites arcuatus ,
grjph. pectiniformis , ostracites tubulatus , madrepo-
rites fungites Sch. (Porta Weslfalica , Reinteb , Rilde-
slieim , 11 piede occidentale delle alpi nel Wurtemberg).
Pare che una porzione di cpiesto gruppo corrisponda al
lias e agli ooliti dcgl' Inglesi.
Il terzo , detto supcriore o àtAV arenaria a carbon fos-
sile recente: In questo gruppo la roccia più caratteristica
è un' ai'enaria fina , ora argillosa , ora marnosa , accompa-
gnata da uno scisto argilloso, che contiene del carbou
fossile ; sonvi pure come roccie subordinate delle mar-
ne , dei quarziti e quarzi argillosi. Tra le petrificazloui
si osserva il venulites , donacinus Sch. 5 vi sono pure
varie specie di cerithium , delle quali una s'accosta mollo
al centliiani diaboli Brong ( Buklburg sunlcl , Deister
e Ostervald in Calemberg , Borglahe nell' Osnabruk ,
Helrested nel Brunswick),
Viene finalmente L la formazione di calcareo bianco
( weister kalhsttiìn ) . Dei calcarei d' un color bianco ,
ora puri e compatti , ora marnosi , ora cretosi predo-
minano : sono principalmente accompagnati da diverse
marne e arenarie. Questa formazione si divide in tre
gruppi , tra questi i due superiori sembrano piuttosto
rimpiazzati che essere 1' uno all' altro sovrapposto. II
primo gruppo è detto del qaadersandstain: un'arena-
ria fina a cemento , talora argilloso , talora marnoso ,
qualche volta ferrifero e siliceo , è la roccia predomi-
nante ; è questa accompagnata in certe località da un
aggregato grossolano j contiene come roccia subordinata
del ferro idrato giallo ora argilloso , ora sabbioso , e
negli strati superiori è spesso colorita da una sostanza
•. erdastra (grand sand degl'Inglesi) e contiene degli
strati di ferro ossidato colitico. L' arenaria è rimpiazzata
in alcuni luoglii da una sabbia più o meno aggregata.
Tra le petrifi(;azioni vi sono delle impressioni di dico-
tiledoni , e fra le conchiglie sono da notarsi gì' inoce-
rami. Nell'opera di cui stiamo dando l'analisi, questa
arenaria è riunita a quella di carbon fossile l'ecente ,
sotto il nome comune di quadcrsandstein , sebbene vi
sia già 1 osservazione , che 1' arenaria del carbon fossile
recente forma gli strati inferiori , e che può esser distinta
dal quudersafìdstcin per diversi caratteri , ma in seguito
delle recenti ricerche che il Barone Schlotheim ha co-
municate all' autore dopo che 1' accennata opera era sor-
tita dai torchj , è divenuto ora evidente che questi due
gruppi di arenaria appartengono a formazioni diverse ,
e che il quadersandstein è il vero equivalente del green
.s«/jc^ degl'Inglesi. Le località ove questa arenaria si mo-
stra più caratterizzata , sono Blankenburg e Goslar nello
Harz , Hils nel Brunswick , Pirna nella Sassonia.
Il secondo gruppo è detto del calcareo (compatto bian-
<;o. Un calcRveo compatto, ordinariamente giallo bia»»
s3
castro , è la roccia predominante: gli si sostituisce in al-
cuni luoghi un calcareo siliceo bianco , è accompagnato
da un calcareo oolitico , spesso giallastro, contiene come
strati subordinati delle marne calcaree e argillose , del
calcareo a grani , della dolomite , del calcareo litogra-
fico , delle brecce siliceo-calcaree e singolarmente negli
strati superiori del ferro idrato granulare. Fra la gran
quantità di fossili , i più caratteristici sono gli echiniti,
e gli inocerami : si citano come esempj di questo gruppo
le località seguenti : il piede settentrionale dello Harz ,
le sette montagne di Brugge nel Calemberg ; nel mezzo-
giorno della Germania , l'alpe del Vurtcmberg, Muggen-
dorf , Geinlenzauth , Solenhufen e Pappenlieim. Questo
gruppo corrisponde al calcareo superiore dell' Tura.
li terzo gruppo è detto della creta ( craie ) : i dif-
ferenti banchi che lo compongono , i fossili che vi si
trovano , sono assai noti , cosicché tralascieremo per bre-
vità di dare 1' analisi della parte dell' opera che lo ri -
guarda.
Con questo gruppo è terminata la serie delle forma-
zioni secondarie ^ ad esse succedono i terreni terziarj ,
di cui 1' autore si propone di parlare in un' opera che
sta preparando ; aspetteremo che sia questa terminata
per darne notizia , e fornirne una succinta analisi ai no-
stri lettori. Quello che abbiamo detto nel presente ar-
ticolo , non è che la fedele ripetizione delle Opinioni
del celebre Professore j la maggior parte si accordano
con quelle di altri Naturalisti , ma alcune ne differi-
scono j in questo caso è la posizione assegnata al grund
sand degl' Inglesi , che si vorrebbe da varj autori essere
posteriore al calcareo compatto dell' Jura , e non a lui
anterioi'e , couie lo sarebbe supponendolo un equivalente
del quadersandstein ; il decidersi da me la questione
sarebbe qui importuno , non essendovi sufficienti fatti
per constatarla ; d' altronde sarebbe abusare^ della pa-
zienza di chi legge , il prolungare pivi oltre un articolo
che oltrepassa i limiti ragionevoli fissati in un giornale
al discorrere di un solo dei varj rami di scienza , ai
quali è consacrato.
*4
Descrizione della Cava di Combustibile fossile
nelle a)icinanze di Cadi bona.
Cjebbene vi siano tracce di combustibile fossile in varj
luoghi dell' Apennino ligure , pure in due soli punti ,
a mia cognizione , è in vigore 1' estrazione di cosi utile
sostanza. Questi sono Cauiparola , a tre miglia circa da
Sarzana , e Cadibona , a due ore di cammino da Savona.
Quest' ultima situazione è diventata celebre per la sco-
perta , ivi fatta varj anni addietro nello strato stesso del
carbone, di ossa fossili appartenenti ad un animale, il cui
genere è sparito dalla terra, e a cui il Barone Guvier,
per così dire ricreandolo , assegnò il nome di yiirthra-
cotherium. La descrizione geognostica di questo luogo
può non riuscire discara , e penso die servirà a confer-
mare i sospetti di que' naturalisti , che stupiti di veder
comparire dei resti di lui mammifero in una formazione
riputata appartenere a teraiini assai rimoti dalla serie
geologica , vorrebbero togliere il terreno del combusti-
bile di Cadibona alla vera formazione del carbon fos-
sile ( tevrain huiller ) per riporlo nelle più recenti del
Lignite terziario posteriori alla creta (i) (^craie^ ultima
delle formazioni secondarie.
Giace la cava del combustibile fossile sul pendio me-
ridionale dell' Apennino , lungi appena venti minuti dal
villaggio di Cadibona , che trovasi in sulla strada , che
da Savona per la valle di Bormida conduce ad Acqui.
La sua distanza dal mare è di due ore di cammino , la
(i) Unisro alla parola creta italiana la parola craie francese per
indicare di che si traila. Sebbene quella sia dat.i cume la traduzione
di quesla , significano però due cose assii differenli. Ir» Toscana danno
il nome di creta alla marna argillosa blo delle colline subappennine,
che jppartiene ad una formazione ben più recente di quella della
craie, noi non abbiamo nome che peerMlameote corrisponda a que-
sto , come , meno forse la scaglia del Vicentino , non abbiamo for-
mazione cbe la rappresenti.
25
sua elevazione di circa 3oo metri , il sommo giogo della
catena centrale ne è poco distante ed alte montagne
sovrastano ed attorniano questo luogo , cui danno la
forma d' un catino , ove si riuniscono le acque , che
scorrendo poi nel Letimbro vanno a scaricarsi in mare
presso Savona. Tre sorta di terreno si possono distin-
guere in quelli contorni : i ." il terreno antico clie serve
di base, 2.° il terreno in cui si trova il combustibile,
3." il terreno di trasporto clie ricopre i due anzidetti.
Il terreno antico n.° i , di cui faremo poclie parole ,
perchè poco ci giova a determinar 1' epoca in cui si può
essere formato il nostro combustibile , è principalmente
composto di una riunione di roccie talcose e micacee,
tra le quali si distinguono: i." uno scisto talcoso micaceo
con nodoli di quarzo , che mostrasi in masse assai con-
siderabili lungo la strada , cominciando a un miglio da
Savona iin quasi alla distanza di due da Gadibona : 1."
ima specie di gneis talcoso , che non è forse se non una
modificazione dello scisto del n.° i ; forma questi una
rocca che è stata tagliata nel mezzo per aprirvi la strada;
3.° un altro scisto talcoso in piccole foglie, di un aspetto
nerastro , un poco argilloso , di cui sono le montagne
che sovrastano ad l'Jca , nella valle detta Sanzobbia , e
che corrono verso Cadeferi e Montenotte: 4-" finalmente
una specie di granito a tessitura poco tenace col feld-
spato assai spesso in decomposizione. Questa roccia varia
nei suoi elementi , prendendo talvolta il talco il posto
del mica, e sostituendosi pur anche a quello la dialla-
gia , legandosi cosi , in quest' ultimo stato , all' euphoti-
de che vedesi tra Varagine e Inwea lungo la costa del
mare. Queste roccie passano dall' una all' altra ed oc-
cupano un tratto di paese assai esteso , ma ^ principal-
mente su quella del n." 4 > cli^ riposa il terreno da cui
si estrae il combustibile.
La delimitazione precisa del terreno n.° 11 è difficile,
perchè è composto in parte di alcuni strati che hanno
dell analogia con le masse del terreno a lui superiore;
1' estensione però , in cui si trova lo strato di combu-
stibile , può valutarsi quasi un miglio quadrato. Questo
26
. terreno si appoggia con una inclinazione S. O. di quasi
20" ad una collina della già citata roccia granitica. La
porzione più considerabile si estende dalla cima di detta
collina bagnata alle sue falde al N. E. dal rivo del Merlo,
fino alla sinistra del rivo di Lodi , sotto cui pare che
vada a finire il banco di combustibile : vi è però ad un
livello superiore , ma sull' altra riva di detto torrente ,
un altra testa del banco di comb'istibile , ove solo da
pochi mesi si sono cominciati de' lavori per estrarlo.
Tav. \. fig, I, Non saprei assegnare la profondità dell'
infimo strato n.° i di detto terreno , perchè la veo^eta-
zione ne ricopre gran parte ', quel che si vede presenta
un poudìngue a frammenti assai grossi di scisto mica-
ceo e talcoso , di granito ed eaphotide. A partire da
questo abbiamo dal sotto in sopra : uno strato n." 2
di ai-gilla talcosa, micacea, bianca, con qualche picco-
lissimo letto di arenaria aggregata : 3." uno strato di altra
argilla , che contiene delle tracce di lignite e delle im-
pressioni di foglie : ha questo quasi un piede di pro-
. fondita: ^,° la saalbande molle , essa pure di materia ar-
gulosa , avrà circa cinque pollici di altezza. Vieu subito
dopo 5.° la massa di combustìbile , che i minatori di-
vidono come segue : il muro di 5 pollici è composto di
un lignite impuro , un poco scistoso , terroso e sparso
di punti e lamine brillanti di un nero di pece , brucia
difficilmente e lascia un residuo considerabile. Il banco ,
da cui si estrae il combustibile , ha quasi 4 » o 5 piedi
di altezza , è composto di una sostanza carbonosa , nera
di pece , brillante avendo l' iride in qualche punto , a
struttura compatta , a frattura largamente concoide ,
messa al fuoco non si imisce , né gonfia come il car-
bon fossile grasso , né cola come i bitumi secchi , ma
diventa friabile , s' infiamma con un fumo assai denso ,
con odore piccante non aromatico, cui va talvolta riu-
nito 1' odore di zolfo : lascia per residuo una cenere
alquanto terrosa , rossiccia , contenente del ferro 5 qtve-
6to residuo monta spesso al sei per cento. 11 peso spe-
cifico del combustibile è da 1,347 ^ i,36oj Inentre
quello del carbon fossile della Sarre , secondo 1' inge-i
»7
gnere Le Gallois , non è clie i.aSp. Vi si trovano delle
piriti , ma non mi è mai riuscito di rinvenirvi del suc-
cino. Superiormente a questo banco è un piccolo letto
di lignite meno puro , un poco scistoso , sparso di la-
mine brillanti. La corona di sei in sette pollici è essa
pure composta di una sostanza nera di pece , brillante ,
un poco scistosa. In ijuesta parte principalmente , al dire
de' minatori , si sono trovate le ossa d' anthracothe'
riunì. Queste ossa sono impegnate nella sostanza del
carbone , ma hanno un aspetto terroso , grigio, rosastro ,
sono accompagnate da molte piriti ; i denti conservano
il loro smalto. Alcune di dette ossa sembrano compresse.
La chiappa o il letto di tre piedi di altezza è un li-
gnite impuro , scistoso , assai somigliante a quello del
muro.
Questi diversi strati riuniti formano circa due metri ^
profondità che si può attribuire al banco di combusti-
bile. La testa di detto banco è un lignite terroso , sci-
stoso , impuro , ha quattro piedi di altezza.
6," Segue vmo strato di sabbia biancastra, talcosa,
contenente dei frammenti di quarzo ; è alto 4 in 5 piedi.
j. Un banco composto inferiormente di sabbia mi-
cacea biancastra , con piccole vene di lignite somiglianti
ad impressioni di piante , avente un piede e mezzo di
profondità , superiormente d' altra sabbia giallognola , e
d' un poudingue a piccoli frammenti con impressioni
carbonose.
8. Un altro banco di poudingue , sabbia rosso ver-
dastra , con nodiJi di arenaria aggregata , contenenti
delle impressioni,
9. Un piccolo letto con tracce di lignite.
10. Finalmente un banco di ciottoli rotolati in letti
assai regolari , sabbia verde e rossa di considerabile al-
tezza.
Qui termina la serie degli strati che credo ap-
partenere in proprio al terreno di combustibile ; non
oserei però affermare che l' ultimo non fosse parte del
terreno di trasporto che lo ricopre j siccome però il
cangiamento di aspetto negli strati e nei frammenti di
a8
roccia die van diventando angolosi comincia a partire
da detto strato , cosi nai par più ragionevole li unirlo
colla serie inferiore , che colla superiore. La serie di
questi strati è indicata nella tavola n." i. fìg. 3.
I caratteri niineralogici ritrovati nel nostro combusti-
bile , quello soprattutto di bruciare senza gonfiarsi e
senza fare una scoria , ma riducendosi in cenere , di
spargere un odore non aromatico, ma bensì un poco pic-
cante ed acre , appartengono al lignite , che per questi
distinguesi dal carìjuu fossile (^liouille'); si potrà dunque
dedurne che il nostro combustibile è mineralogicamente
parlando un lignite. Se cerchiamo poi che ctjsa sia geo-
logicamente la sua formazione , sarà più difficile il de-
terminarlo precisamente j non anderemo però lungi dal
vero se la porremo nel periodo di sedimento superiore
e gli assegneremo per limite , a cui si trovi sempre al
di sotto , la marna argillosa turchina , che forma la
principal roccia delle colline terziarie subappennine. La
grande difficolta della classificazione di questo terreno
è cagionata dall' enorme distanza che nella serie geolo-
gica separa il terreno antico dal terreno di trasporto ,
ai quali in questo luogo si trova frapposto : onde è che
bisogna ricorrere ai caratteri che presenta esso stesso ,
per poterlo classificare.
La presenza dei resti di un mammifero in uno de'
suoi strati , ancorché fosse il solo carattere su cui ci
potessimo appoggiare , basterebbe , a parer mio , per in-
dicare l'epoca assai recente in cui si è formato questo
combustibile (i) : tanto più che non è questa la sola
situazione o\e siano indicate delle ossa di antvliacothe-
riunì. Al Batsberg , non lungi da Bouxviller in Alsazia,
un grosso strato di lignite accompagnato da argilla pla-
stica, sottoposto ad un calcareo lacustre con limnee, pia.
(i) Infatli finora non si sono trovali resti di animali di questa
classe , S' praltutlo lerreslri , che nei terreni di sedimento superiore.
Si Citano Silo dei resti di un m^immifero Didelfi» in un terreno
contemporaneo all'oolite stenesfield.'Ma vi sono del dubbj sulla po-
sizione del honesfìeld' s sLite che alcuni vogliono solo contemporanee
della sabbia ferruginosa ,y/-o« sand.
29
Tiorbi , ossa di lophiodon , contiene degli ossami di ari'
trhacoteriiim } il lignite di q;iesto luogo è evidentemente
terziario. Noi per verità non abbiamo il calcareod 'acqua
dolce, non conchiglie clie accompagnino il nostro ligni-
te , ma la presenza di ossa fossili di uno stesso animale
può farci stabilire se non l' identità , la prossimità al-
meno dell' epoca in cui si sono formati ambi i terreni.
Ma oltre la presenza di ossa di un mammifero , vi sono
delle impressioni di foglie clie appartengono a dei ve-
getabili dicotiledoni , né invece si è mai riuscito a tro-
varvi o quelle piante monocotiledoni , o qoelle felci
che son pm'e così frequenti , per non dire che accom-
pagnano sempre il vero terreno di carbon fossde ; questo
carattere è di non poco rilievo per confermarci maggior-
mente nell' opinione che si debba escludere il nostro
terreno dalla formazione di carbon fossile. Queste foglie
poi che veniamo d'indicai'e, ritrovansi principalmente
neir argilla micacea sabbiosa inferiore al lignite. D' una
sola specie ne ho trovate in assai buono stato per potersi
determinare. Sono queste oblunghe con un nei vo princi-
pale in mezzo , da cui partono degli altri iierActti se-
condar] } hanno un poco di analogia colle foglie del ca-
stagno , ma direi che hanno una forma più allungata.
Tm'. 2. jftg. I. 2.
Stabilito che il nostro combustibile non appartiene al
terreno di carbon fossile , parmi che potremo egualmente
conchiudere, e ciò soprattutto, grazie alla presenza dell'
antrhacotheriuìn e all' assenza di conchiglie o altri cor-
pi organizzali marini , che non appartiene neppure alla
formazione di lignite anteriore alla creta (cra.t^), come
è quello dell' isola di Aix , e che è invece un lignite ter-
ziario. Basti questo pel suo limite inferiore. In quanto
al superiore , l' inspezione di Cadibona non ci fornisce
nessun argomento per determinarlo esattamente ; ma uu
altra situazione in cui si trova un terreno evidentemente
analogo dà la soluzione di questo problema. Tra Albiz-
zola e Varagiue , lungo la eosta del mare , trovasi un
tratto di terra che presenta la segviente serie di strati :
a comiiiciave dal basso , uà poudingue a frammenti di
5ciste micaceo e talcoso , di granito e di eupliotide ; un
banco di sabbia micacea tra il bianco e il verde , tal-
volta rossa , assai aggregata , un poco ferruginosa , con
alcune impressioni carbonose non determinabili j un
nuovo banco di poudingue a grani più piccoli , sor-
montato da sabbia micacea aggregata , verde , talvolta
fossa , ricoperta da un nuovo letto di pondi nguc. Ba-
sterebbe questo a far sospettare clie siavi dell' analogia
tra i due terreni , ma vien essa perfettamente confermata
dall' aver trovato in mezzo al banco inferiore di sabbia
aggregata tm piccolo letto di lignite di due in tre pol-
lici j questo lignite è brillante, nero di pece, compatto
come quello di Gadibona.
Per verità questo terreno non è ricoperto , nel tratto
che si vede , dalla marna argillosa turchina con conchi-
glie marine; ma gli è dessa così opposta, che non può
dubitarsi non essergli posteriore , perchè i bnnchi incli-
nati di essa vengono ad appoggiarsi agli orizzontali del
terreno di lignite , cosicché ( come può vedersi dalla se-
zione della valle d'Albizzola, t(w. i. fig. 2) pnre che
detta argilla si sia deposta in im seno di mare, i di cui capi
opposti erano, uno, l' occidentale , formato dal terreno
antico , 1' altro , 1' orientale , dal nostro terreno, i di cui
fianchi erano già stati , nelle parti superiori , tagliati per-
pendicolarmente dall' azione degli elementi. Perciò pos-
siamo anche conchiudere che il nostro lignite è ante-
riore alla gran formazione di marna argillosa delle col-
line subappennine. Non ha pertanto che fare con le trac-
cie di combustibile che vedonsi sparse iu detta marna ,
e che spesso non sono che piccoli pezzi di legno cam-
biati in lignite , come a Castel Arcuato , a Rocchetta di
Tanaro , a Genova ; uè col banco di lignite che osservasi
nei contorni di Siena, il quale, sia detto qui di volo,
presenta delle circostanze assai rimarchevoli, essendo ac-
compagnato sotto e sopra da terreni di sedimento ma-
rino , mentre egli è misto a numerosi fossili lacustri (i).
(i) Il lignite A\ Srena si mostra sui fianchi di alcune colline! ter-
ziarie ch« baano alla lor base un profonde strato di marna argillosa
3i
Lo credo invece contemporaneo od identico con quello
di S. Lazaro presso Castelnuovo di Lunigiana. Io non
ho visitata quella posizione , ma la descrizione datane
all'articolo Lignite del Dizionario delle Scienze naturali
corrisponde assai bene a quella data del nostro. Infatti
ritrovansi in ambi i luoglii una sabbia grigia , una sabbia
giallognola , dei ciottoli di granito e di qiiarzo , e quello
che vi è di differente bisogna attribuirlo alla diversità
delle circonvicine montagne , che nei terreni di aggre-
gazione tanto influisce sulla loro natura.
Niente di sicui'o si può invece dire sulla sua relazione
col lignite di Caniparola , sebben forse non ne sia di-
verso ; poiché quantunque quesl' ultimo si presenti in
strati verticali concordanti con dei banchi di psammite
macigno e marna calcarea , con impressioni ài fucoides ^
pure concorda egualmente con degli strati di un pou~
dingue calcareo principalmente , ma misto di ciottoli di
altra natura , in mezzo ai quali banchi si trova assieme
ad una marna cinericcla argillosa, con cui alterna, come
si vede scendendo per qualche tratto il ruscello che scor-
re a traverso questa formazione. Ho visitato questo luogo
due anni sono , assieme al sig. Bertrand-Geslin , distinto
naturalista francese , e ci venne l' idea che questo lignite
fosse esso pure terziario , attribuendo la concordanza di
stratificazione di un terreno probabilmente recente eoa
uno molto più antico ad un qualche accidente. Espongo
per altro questa mia opinione sulla poca antichità del
lignite di Caniparola con quella dubitazione che viene
marina ; a questi vien sovrapposto un banco di marna argillosa bian-
castra con miscuglio di conchiglie marine e lacustri, come cardium
neritine e melanopsis. Siegue un piccolo letto di due pollici d'altezza
esclusivamente composto d' individui , di Melanopsis Buccinoidea
schiacciati ed in cattivo stato. Un banco di lignite terreso bruno dì
7 pollici , il tutto ricoperto d.^l terreno marino , che par di nuovo
interrotto nella parie superiore da uno strato contenente dei fossili
lacustri. Questa serie è cangiata in alcuni punti ; ina tutto rcnd« pro-
babile che nel tratto di paese che avvicina Siena , vi siano due de-
positi lacustii a due diff'-renti livelli , senza considerare il gran ter-
reno lacustre superiore alle sabbie gialle che principalmente ritr»»
vasi nei contorni di Culle.
32
naturalmente , quando i maesti-i della scienza hanno so-
stenuta un'opinione o contraria, o almeno assai dilFerente.
Il terreno di trasporto , che solo ci resta ad esami-
nare , è composto di grossi frammenti , spesso angolosi
di granito , di euphotlde , di serpentina , di scisto mica-
ceo e talcoso , roccie di cui son formate le vicine mon-
tagne , ricopre in masse considerabili il terreno di com-
bustibile ed il terreno antico ; si mostra con gli stessi
elementi , cui si aggiungono dei frammenti di un cal-
careo foise mague;dfero , lungo la costa del mare tra
^aragine e Albizzola , ricoprendo il terreno di lignite e
qualche parte della marna argillosa ; presenta dei ban-
chi considerabili a gran frammenti misti con una sabbia
verdastra e talvolta rossiccia. Non so che vi si siano tro-
vate ossa di quadrupedi , come talvolta addiviene in que-
sto genere di terreni.
Il poco che veniam di dire , la serie delle osserva-
zioni che volevamo presentare sopra l' interessante loca-
lità di Cadibona , se esse non decidono pienamente Te-
poca a cui appartiene il terreno che forma il principale
oggetto di questa nota , fanno almeno presumerla ap-
prossimativamente , ponendola nel periodo di sedimento
superiore , inferiormente alla marna delle colline subap-
pennine , la quale generalmente si riguarda come con-
temporanea al teiTeno marino superiore al gesso eoa
ossa fossili di pachidermi , dei contorni di Parigi.
Tralasciamo per amore di brevità le particolarità sta-
tistiche sugli usi del nostro lignite , sul lavori fatti per
estrarlo e sulla quantità che annualmente se ne cava ,
perchè altri prima di noi se ne è occupato. Auguriamo
per altro che se ne accresca il consumo perchè , sebbene
non il più atto a tutti gli usi , questo combustibile pre-
senta e per la modicità del prezzo e per l' intensità di
calore che sviluppa , dei vantaggi sommi nell" adoprarlo
alla cottura delle stoviglie e nelle fabbriche di vetro ,
oltreché farebbe risparmiare un' enorme quantità di fa-
scine composte di giovani tronchi di alberi , de' quali
si vanno spogliando le nostre montagne , che di già
presentano un aspetto assai arido.
Inno inedito del ChiJbreka.
J-Ja poesia fu ne' primi secoli una bella ed eflacace
maniera di trasfonder negli animi rozzi de' popoli i
principj della sapienza moderatrice delle umane passio-
ni, E questa sapienza o lodava gì' immortali Iddii , o
dettava precetti di ben operare , o regolava i dritti dell'
uomo con provvide leggi. Fuit hcec sapientia quon-
dam, lo diceva Orazio a' Pisoni in quell"" Epistola ,
che si appella rettamente il codice del buon gusto poe-
tico. Ma come non avvi umana cosa che per correr
di secoli non declini dal suo primitivo istituto , vinta
la ragione dagli all'etti , così la poesia , col proceder
de' tempi , si vide mutata ad essere 1 espressione dell'
amore , e il canto delle imprese guerriere , cioè ad ac-
cender negli uomini il desiderio de' piaceri e della glo-
ria. Ma pure non ebbe 1' uso tanto di forza da cancel-
lare ogni orma dell' antica sapienza; e tratto tratto la
cetra de' poeti risonò d^lle lodi dovute al Facitore Su-
premo. Né sempre Orazio dicea di Lalage, e di Au-
gusto ; ma somministrava alcuna volta a' cori de' fan-
ciulli romani gì' inni da cantarsi in onore di Febo e
Diana. E il nostro Petrarca , dopo d' avere sparso il
suono di que' sospiri ond' egli nudriva il cuore , vol-
tosi jQnalmente a più degna impresa , ci lasciò la no-
bil canzone alla Vergine gloriosa ; canzone che forse
fu 1' ultimo lavoro di quel sommo Poeta , ravvisandosi
in essa , a giudizio del sottilissimo Castelvetro , alcuni
difetti , che le seconde cure potevano agevolmente can-
cellare. Ma in diversa maniera condussero gì' ioni sacri
i pili insigni Poeti. Perciocché gli antichi vi adoprarono
il verso eroico , come vedesi in quegli attribuiti ad
Omero; Orazio vesti con lirico metro 1' inno secolare ;
e il Petrarca cantò di Maria con quelle strofe mede-
sime , colle quali aveva celebrato la sua Laura. Dagli
antichi tolse l' esempio Gabriello Chiabrera , nudrito
3
34
nelle greche discipline ; e volendo tessere un inno a
S. Catarina vi adoprò Y eroico italiano ; giudicando
forse che a grandi cose cori-isponder dovesse la gran-
dezza del verso. Or quest' inno che il Piudaro Savonese ,
inviava scritto di suo pugno all' amico Antonio Doria
Pat izio Genovese , adornerà questo primo fascicolo del
nostro Gioì'iiale ; e del piacere di leggerlo saranno
debitori gF Italiani ad un altro nostio Patrizio, il Si-
gnor Lorenzo N. Pareto , che ne ha gentilnienle favo-
rito dell' autografo , eh' egli ebbe in dono , già sono
alquanti anpi trascorsi , dal eh. P. Celestino Massucco
delle Scuole Pie. E sé pure il noto carattere del Chia-
brera non facesse fede eh' egli è di quest' inno 1' au-
tore , sarebbe tosto riconosciuto per suo lavoro a quello
stile pieno di brio , di forza , e di urbanità , a quell'
aria , quasi diremmo tutta greca , a quella vaghissima
sprezzatura, chi' in tutti i sommi scrittori si ammira.
Le rime che ad ora ad ora vi s' incontrano senza esser
legate con ferma legge, sono un costume di qsiell'etàj
ed altri esempi se ne troveranno ne' poemetti \del Chia-
brera , che stansi per le mani di tutti i cultori della
vera poesia. I componimenti di versi eroici rimati li-
beramente , avean nome di Sslve , e questa maniera di
poetare fu poscia trasportata dal Guidi alla lirica 5
perciocché il Guidi pose nel nostro Chiabrera grandis-
simo studio ; e dagli esempi di lui apprese a dispregiare
altamente le metafore , e gli strani concelti del secento.
Né quest' inno Chiabreresco è privo di artifizio. Egli s' in-
fìnge d' aver portato il piede in una selva ; e quivi da
celesti donzelle aver udito le lodi di Caterina ', perchè
né la voce de' celesti si fa sentire nel tumulto e nelle
vanità cittadine, né pili nobilmente puossi celebrare
una persona , che dicendola encomiata dal cielo mede-
simo. E quanto non è vago quel troncare d' improv-
viso la nai-razione e volgere a Caterina il discorso ?
Tu nel digiun , tu fra' dolor funesti
O sol d' Egitto , tu negli antri oscuri , ecc.
E quanto è magnifico il dire che avendosi a rompere
prodigiosamente la macchina tessuta a strazio della A'er-
35
gine , non fu spedito a tal uopo un Angelo qualunque ;
si uno scello tra il numero immenso delle falangi
eterne ?
Per te nell' alto le falangi eterne
Scelsero duce a dissipar le travi
Di ferro armate. s.
IN^o.
Mentre i pensier de la vulgare gente
Eran sviati ; e chi volgeva in core
Alti alberghi de' re , tetti gemmati ,
E chi bramoso di dimessi inchini ,
Struggeasi di vestir manto d' onore j
E chi povero d' or piangea soniiuerse Ci)
Navi de l' India , e chi di fral beliate
Servo amoroso avvelenava il core ;
Io lungo il mormorio d'alpestre fiume
I Cercando giva erbose piaggie , e monti ,
Jn che le Muse han d^ babitar costume ; (2)
Errai nou poco , et alla fin pervenni
In folta selva , ove la vampa estiva
Del chiaro sol non potea fare oilraggio ;
Quivi su verde riva il pie ritenni j
E tosto rimirai , schiera gentile ,
Nove donzelle ; e con leggiadri passi
Menavano tra' fior dolci carole ;
DoRTA. , ciascuna avvolta in bianchi lini
Movea succinta , e fean volare al cielo (3)
Dalle labbra rosate alme parole ,
Di puro ulivo inghirlandate i crini.
(i) E chi perduto l'or mesto pìangca
N:ìvì snmmerce ;
(3) Ove le muse han d' albergar costume :
(3) Era.
S6
Era lor canto celebrare i pregi
De la Vergine altiera clie sul Nilo
Resse al furor di dispietati regi ;
E dicean come in su la terra apparse
D' inclito sangue , e ne la prima etate
Non furo di danzar suoi studii primi 5
Anzi cresciuta delle Muse in grembo (4)
Apprese di lor bocca arti sublimi ;
E come franca a 1' idolatre torme
I vani Idoli lor pose in dispetto ,
Alto consiglio , e come a' fìer ministri
Confessò d' adorar 1' odiata croce ,
Né di ria morte paventò periglio ,*
Le saggie teste , a cui la terra argiva
Di sommo senno concedea corona ,
Vinse con forza di nettaree voci , (5)
E vinse aspri flagelli , e vinse orrore
Di career tetro , ove affamata visse
Lungo disdegno di tiranno atroce;
Sprezzò la vista di tai'taree rote ,
Maccbina orrenda , et arrotati acciari ,
Sprezzò ceppi e coltelli , e mostrò come
Chi per Dio soffre i gran tormenti ha cari j
Specchio a' mortali , onde ne' tempi acerbi
Farsi costante il core afflitto impari.
Tu nel digiun , tu fra dolor funesti ,
O Sol d' Egitto , tu ne gli antri oscuri
Di prigione aspra rimirasti pronti
A tuo conforto i Messaggier celesti .•
Per te ne 1' alto le falangi eterne
Scelsero duce a dissipar le travi
Di ferro armate , e con la destra ardente
Per te sospinse ne le tombe iiiferne
L' anime ingiuste e verso te spietate ;
Né quando usci da l' ammirabil seno (6)
(4) Ma ben cresciuta de le muse in grembo ....
(5) Viose con forza di nettarei delti ....
(6) Né quando usciva dal purpureo seno ....
37
Tuo puro spirto , del supremo Olimpo
A te venne o Reina il favor meno j
Che ministri di Dio su fulgid' ali
Scorta gli furo , e gli formaro albergo
Sovra i campi stellanti in bel sereno :
E la bellezza de le membra ancise ,
Tu, de l'Arabia consignata a' monti-.
Altra fenice , ivi del corpo spento
Ad ogn' ora licore almo diffondi ,
O dei mondo e del Ciel grand' ornamento.
Cosi cantava il bel Drappello , e lieto
Moveva l' orme per la piaggia in giro
Altieramente : io de le nobil note (y)
O nobil DoRiA , fei conserva in mente.
Anche i piìi minuti andamenti degli uomini grandi
son degni d' osservazio\ie. Quindi non riputiamo inutile
riportare appiè di questa sublime poesia le varianti ri-
cavate dall' autografo stesso , le quali benché siano state
dal poeta cancellate con una linea attraverso , lasciano
scorgere però , che da una mente nata a volare , quale
si è quella del Chiabrera , nulla mai cade che non
agguagli l' impresa. Il piacere , che da esse abbiam ri-
tratto leggendo sarà così altrui comunicato , e taluno
preferirà fors' anche le forme e i vocaboli , che rigettò
r autore , ripentito del primo impeto della sua penna
felice. B.
(7) Altieramente; et io del nobil canlo . .". .
38
Bellezze della Commedia di Dante Alighieri;
Dialoghi d^ Antonio Cesali P. D. O. Inferno
Verona 1824- Libanti in 8.* (di pag. 682.)
n
^ante nn ebhe mai per certo si gran numero di
commentatori , illustratori , ed editori , come ne conta
dal cadere del secalo xvui fino all'età nostra 5 che po-
trebbe in alcuna maniera chiamarsi Dantesca. In Roma
il P. Lombardi , il P. Ab. di Costanzo , il Sig. Ab.
Cancellieri , e il Sig. de Romanis ; in Toscana il Pog-
giali e il Pialli : il Canonico Dionisi in \ ei'ona , il Sig.
De Cesare in Napoli , nella Romagna il Conte Perti-
cari , in Udine il Sig. Viviani , ed il Sig. Fantoni nel
Bergamasco , in Modena il Prof. Parenti ; e forse molti
altri , che o ci sono ignoti , o non giova ricordare così
per minuto , presero quale a darci più emendato il
testo , quale a sporlo con annotazioni , quale a cercar-
ne le invenzioni , i pregi , e i difetti. E la stessa re-
gal Parigi vide , sono pochi anni , il Sig. Biagioli man-
dare nella luce di quel pubblico la divina Commedia ,
largamente fornita di commenti critici e grammaticali.
Ed ora r infaticabile P. Cesari , cui tanto debbe la
dolcissima nostra favella , è volto a nuova fatica sopra
quel Poema , cui posero mano e cielo e terra. E già
ne abbiamo due volumi , nel primo de' quali conti ensi
V Inferno , il Purgatorio nell' altro. Noi diremo bre-
vemente del primo , riserbandoci a ragionare del Pur-
gatorio in altro luogo di questo giornale.
Colui che imprende ad illustrare la Divina Comme-
dia , egli dee innanzi tratto , adoperarsi di averne il
testo emendato secondo 1' edizioni migliori. Tra le quali
sono degne di singoiar memoi'ia quella di Padova in 5
bei volumi , dove sono raccolte le fatiche del benemerito
Lombardi tutte per disteso ; ed avvi oltre ciò il fiore
di quanto ne avevano detto i molti commentatori au-
39
ticlii e moderni. Pur una cosa ne spiace in questa no"
bilissinia edizione : cioè il vedere clie niun conto v*
si fece di quelle bellissime illustrazioni già pubblicate
dall' Ab. Cesari nel suo dialogo delle Grazie e lodate
a cielo da' e )nipilatori del Poligrafo di Milano. Che
se l'egregio \eronese punto forse un cotal poco di tal'
artiticiosa e poco liberale dimenticanza , si fosse posto
perciò a dar fuori questi dialoghi , noi allora chiame-
remmo felice queir artificiosa negligenza de' padovani
editori , che ne avesse procurato un nuovo lavoro di
quesito illustre scrittore. Ma tornando all' emendazione
del testo , dopo 1' impressione di Padova , vider la luce
due altre edizioni del Dante : quella d' Udine secondo
un Codice Bartolini, ricca di squisite varianti y e
quella sì ancora di Roveta , dataci dal Sig. Fantoni ,
da una copia a mano del Boccaccio. Ora il Cesari con
ottimo consiglio venne scegliendo da queste tre edi-
zioni quanto esse avean di meglio ; e ne compose il
testo , che prese ad illustrare. Benché talvolta si giovò
altresì di non pochi riscontri da lui fatti in Toscana
ed in Pioma , e di un codice antico dei Marchese Ga-
pilupi di Mantova ; così che noi possiamo dire fidata-
mente , dover procurarsi questa nuova edizione , tutti
che vogliono avere la Divina Commedia ridotta a quel-
la migliore lezione , che infino ad ora si è potuto con
tante fatiche , e tante ricerche.
Ma questo pregio , che solo pur sarebbe grandissimo ,
è però vinto d'assai dalla novità, dalla esattezza, -dalla
sublimità delle veronesi illustrazioni. L' Autore non si
da gran pena della storia , alla quale accenna in molti
passi il poeta , avendosi questa fatica ne' commenti di
molti valentuomini , e specialmente nell' edizione di
Padova. Egli vuole dichiarare le bellezze della lingua
adoperata da Dante , quelle dell' arte poetica , e final-
mente dell' eloquenza ; nelle quali cose singolarmente ,
a giudizio del Padre Cesari, l'Alighieri è grande, e
veramente miracolo de' poeti. A lecar ad efielto il di-
visato proponimento , immaginò di far trovare insieme
in amichevole ragunanza tre chiarissimi veronesi , Giù-
4o
seppe Torelli illustie mafenialico , e di Dante studio-
sissimo , come ci mostrano le sue postille pubblicate
nell'edizione di Padova; 1' Avv. Agostino Zeviani ,
sottil critico , e glande ammiratore del Petrarca , e fi-
nalmente Filippo Eosa-Morando , giovane d' ini;egno
maraviglioso , e noto a' letterati p r le difese cb' egli
avea fatto del gran poeta contro alle censure del P.
Pompeo Venturi. 11 Zeviani , cbe poco avea studiato
nella Divina Commedia , molto nel Cantor di Laura ,
e nella ragion poetica , serve egregiamente ad illustrare
la locuzione dantesca col paragone de' modi usati dal
Petrarca , e a rendere l' intima ragione del bello poe-
tico. Il Torelli dottissimo personaggio parla con quell'
autorità , non iscompagnata dalla modestia , die viene
a' sapienti dal lungo meditare , e dalla pubblica esti-
mazione : il Rosa-Morando con festività giovanile , può
temperare 1' austerità della sposizione ; e coni' è proprio
dell'età sua, cbe più al vero guarda die all'utile, o
a modi cortigianescbi , liberamente pronunzia il suo
parere , confutando , ove gliene venga il destro , le
opinioni de' commentatori. E percioccbè né il E osa Mo-
rando nò i due altri veronesi avean potuto vedere gli
scritti de' moderni , il Padre Cesari non avendo cagio-
ne di ricordarli in questo suo lavoro , può combatter
le opinioni , senza mostrarne a dito gli Autori. Di cbe
forse altri , come di manifesto ed affettato disprezzo ,
farà querela ; e si la faccia , die noi non vogliamo nò
scusare , nò dar colpa al trovato del nostro commen-
tatore.
Adunque trovatisi insieme i tre valenti veronesi ,
presone il motivo dalle risposte date dal Eosa-Morando
al P. Venturi , entrano a ragionare della Divina Com-
media. E qui sulle prime si adirano e contro di quel
Sanese , e più contro al Bettinelli , parendo loro rbe
lo avvilire e vituperare il maggiore de' poeti italiani ,
fosse cosi appunto come un diminuire la gloria d' Ita-
lia. E di rimbalzo si scagliano contro il Tassoni , se-
verissimo censore del Petrarca. Sedate poi quell' ire , si
risolvono a parlare ddla Divina Commedia , esaminan-
4x
dola tutta nelle cose di lingua ( senza però sottilizzare
neli' opera di Grammatica ) , di poesia , e di eloquenza.
Ma vano è il tentare di far un estratto di questi dia-
loghi. Sarebbe mestieri copiarne il volume , non essen-
dovi presso che pagina veruna , che di qualche bel pen-
siero , e di alcuna nuova dottrina , o bellezza non ri-
splenda. Noi dunque verremo accennandone parecchie ,
tratte da varj luoghi del libro , secondo che ci vengo-
no davanti j e questa o mostra o saggio che siasi ,
speriani fermamente che debba allettare i lettori del
nostro giornale a provvedersi tantosto , se già fatto
noli' avessero, delle Bellezze della Commedia di Dante.
Leggasi il primo dialogo. Quante cose egregiamente
notate sull' unità di luogo in questo poema ; sul fuggir
r animo , che si dice nelle forti paure , sul vero signi-
ficato di travedere , di talento ; sulla niuna differenza
tra guatare e guardare , e tra pietà e pietà ? Mostrasi
ancora come Dante assai ragionevolmente si fa guidare
da Virgilio al regno degli infelici. Perciocché ( dice il
P. Cesari ) 33 a dover recare a virivi un uomo signoreg-
giato dalle passioni , si vuol cominciare dalla Ragione j
« colla scorta di lei fargli fare i primi passi , lasciando
poi da compier l' impresa ad altro condottier di più
forza. » Ma la ragione si vuol ajutare con qualche soc-
corso ; e niuno essere più efficace della poesia , la favola
d' Orfeo n' è chiara pruova. E volendosi adoperare la
poesia a purgar Dante dalle passioni , volerci un poeta j
e qual altro potè farlo meglio di Virgilio poeta sì
modesto , e in un medesimo tanto prode in quelF arte ?
Quanto mi piace poco appresso 1' elogio del P. Bartoli,
scrittore , quanto a lingua , di purissimo gusto ? Egre-
giamente poi raffronta il P. Cesari la descrizione dì
Caronte dataci da Virgilio con quella che abbinmo nel
capo terzo dell' Inferno ; couchiudendo che nel poeta
latino il lettore intende e non inde', nell'italiano , /o
vede (Caronte) non pure intende. E le lodi che il
Commentatore tributa alla nostra S. Caterina ( pag. 03 ,
64 > e 65 ) non sono forse verissime , e degne di un
perfetto filosofo ? Discreto moralista si diiftostra a face.
42
loo. chiedendo che si riformino i teatri secondo che
mostrò saviamente il March. ÌMaffei ; percliè a voh^re
che sieno spianati , non è cosa da sperare forse mai.
Ma noi dobbiamo al tutto riportare una osservazione
del nostro Autore sopra i due famosi luoghi della Di-
vina Commedia , la Francesca da Rimiiii e il Conte
Llgolino. Molti di coloi-o che dicono di avere studiato
in Dante , forse forse nuli' altro n' ebber letto che qne'
due passi , cosi teneri e pietosi , che ad ognuno deb-
bono piacere ; e nel tempo stesso di materia tanto co-
mune , che lutti leggermente gì' intendono senza studio j
laddove infiniti altri luoghi ha Dante , dov' egli è poeta
maraviglioso,* ma che per la pratica somma della lin-
gua che dimandano e per la troppa intensione della
mente che ci bisogna a vederci il segreto lavoro dell'
arte poetica che li fiorisce , da pochissimi furon vedu-
ti. 33 Né pochi forse si recheranno ad onta questi libe-
ri sensi del Cesari ; ma saran coloro appunto , che del
sommo poeta non colsero che pochi fiori , quelìl che
più vivi apparivano , e che ogni occhio veder poteva
agevolmente : che 1' entrare nella profondità de' sensi ,
e nella forza e nella evidenza dell'Alighieri, non è
opra , disse un tratto il Chiabrera , d' intelletti volgari.
E qui era nostro intendimento continuare nell' esame
de' commentar) del Cesari ; quando ne venne alle mani
il fascicolo di agosto iSaS della Biblioteca Italiana , in
cui si pai'la del veronese per si fatta guisa , che per
poco non si farebbe altrettanto di un scrittore oscuro ,
e di un corruttore del gusto. E però noi rimettendo le
nostre osservazioni sulle bellezze di Dante ad altra oc-
casione , farem parola , non meno brevemente che
modestamente , delle censure , che veggiamo in quell'
applaudito giornale. Dice in primo luogo 1' anonimo ,
che i tristi , in cima de' quali potte il Sig. Cesari , pre-
teselo che si dovesse scrivere nella sola lingua del
trecento. Le quali parole non sarebbero cadute dalla
|)enna ai critico , s' egli avesse letto la dissertazione del
Veronese sulla lingua Italiana j che pur è libro notis-
simo. Appresso forte si querela dell' aver detto il Cesari
43
che la nostra lingua da un qualche lato può parer
viva ; parole che il critico chiama vituperose e d' ita-
liana penna indegne. Ma , se noi non siamo in eri-ore ,
avea già tre secoli fa il buon Lodovico Dolce pubbli-
cato , far mestieri ad ogni lingua di tre cose: ragione,
autorità ed uso. Neil' uso è vi'^a ,• nell' autorità che si
tragge dagli antichi scrittori , la favella è morta. Ma
neir uso par viva e non lo è veramente in ogni sua
parte. Che fai te f. I mia libri ; io vorrebbe : dua
città ; ecco l' uso vivo degli abitatori di quella parte
d' Italia , ove il sì dolcissimo suona. Or la ragione e
l'autorità ne comanda di scrivere, Che Jai tu ? I miei
libri : io vorrei : due città. Ma questa è materia che ne
farebbe entrare in troppo lungo discorso. Seguitiamo
il Critico. Egli vuol canonizzare il verbo lusingarsi
nel senso di con fidare , e vuol provare potersi dire
portarsi in un luogo , colle autorità de' trecentisti , colà
ove dicono recarsi in un luogo ; che è nuova e belli-
sima specie di argomentazione. E certo chi affermasse
potersi dire latinamente colonellus , e confermasseia
coli*" addurre gli esempi di Tribunus , chi non direbbe
mille volte bravo e bravissimo ? Viene poscia il critico
a tacciare il Cesari di superbia. Ma noi crederemo più
tosto al Sig. Angeloni , il quale afferma che i nemici
del Veronese sono divinità orgogliose , e che vogliono
essere incensate a turibulo pie^jo : lo che non avendo
fatto il buon Prete dell' oratorio , venner da ciò i dia-
loghi del Poligrafo , le invettive della Proposta , ed al-
tre scritture sì fatte , onde ha rossore 1' Italia. Discende
in seguito il censore ad affermare che il Sig. Cesari
in poesia non merita nessuna lede ; ed a lui contrap-
pone il Varani , il Monti , l' Alfieri ed il Gozzi. Ma il
Tiraboschi nel giornale de' Letterati , eh' ei pubblicava
in Modena, ne giudicò assai diversamente j ed a noi
piace sentire collo storico dell' italiana letteratura. Po-
scia 1' anonimo giornalista rimbrotta il Cesari di collo-
care le bellezze della poesia nelle sole parole. Ma
noi crediamo col filosofo e Poeta Zanotti , gran parte
della poesia consistere nelle parole ; e siam certi uou
44
avere mai collocato il Cesari le bellezze della poesia
nelle sole parole. Vorrebbe quindi il censore trovar
migliori certi passi di Virgilio che non alcuni di Dante
contrapposti a que' primi dal valente Veronese. Ma in
ciò egli s' inganna di molto ; e mostra non intendere
qual sia il carattere della poesia virgiliana , e di non
aver mai letto Sperone Speroni. Finalmente viene a sve-
lare i suoi più intimi sensi , e a mostrarne 1' occulta
ragione di tant' ire ; ciò è che il Cesari non ha voluto
entrare in politica. Ora il Sig. Niccolò Tommaseo , e
qualche articolo eziandio dell' Antologia di Firenze ,
potranno far vedere al Censore , che nulla ebbe di co-
mune la politica di Dante con quella de' moderni j e
che il Perticar! non mostrò giammai qual sia la forza
dell eloquenza , come allorquando potè far credere a
molli essere stato il petto dell' Alfieri caldo di un santo
e purissimo amor d'Italia. Ma è tempo di chiuder
questo articolo. Se al censore duole che il Veronese
Ab. Cesari pubblicasse i fioretti di S. Francesco, do-
vrebbe in prima dolersi del Manni che ne fece una
bella edizione ad uso de' compilatori del vocabolario
della Crusca. Perchè tornerà in lode di quel fiorentino
quello stesso che si volge a disdoro del Veronese ? O
dovrem noi ripetere col filosofo e politico Cicerone:
o tempora o mores ! s.
45
Sopiu una scoperta postuma del C. Giulio Per-
TICJRI. Ragion, del Sig. SCIPIONE COLELU.
(Livorno da' lorclij di Glauco Masi e Comp. i8a5. )
Oe lo Studio negli scritti di quegli ingegni , che si
levarono in fama di ottimi prosatori , o di eccellenti
poeti , fu mai coniraendevol cosa , certo si dee lodare
molto 1' opera di coloro , che , attendendo alle umane
lettere, si fanno caldi amatori, e seguaci dell'Alighieri.
E per verità un poeta che ad animatissimo favellare
imisce forti concepimenti , dipingendo sempre la na-
tura ed il vero , doveva omai sedersi primo fra la
schiera degl' itali ingegni , ed essere ad ogni altro pre-
posto nello studio , e nella imitazione. Né credo che
il Petrarca , il Boccaccio , 1' Ariosto , e il Tasso po-
trebbero chiamarsi offesi per questo consiglio di noi
moderni. Imperciocché , posto ancora che questi quattro
alti da quello altissimo non fossero superati , deggiono
essi starsi contenti alle tante laudi , ed onori , che fu-
rono concessi alle opere loro immortali. Ma Dante
quando si ebbe questi onori ? la lettura degli scritti
suoi quando si rese a tutti comune ? quando mai le
dottrine ne furono pienamente illustrate ? Tranne quei
quattro scrittori che lo presero a modello , eJ in prosa ,
ed in rima , dagli altri fu letto poco , pochissimo me-
ditato. E si chiamò 1' Ennio della nostra lingua , e si
dissero oscuri , fatui , teologici , non poetici i suoi
canti del Purgatorio , e del Paradiso ; e dell' Inferno
i canti solo di Ugolino , e di Francesca fnrono chia-
mati oro , tutti gli altri vwndi^lia. Non giudicava però
male ai suoi tempi quello scrittore Francese ( Voltaire
Dictioiì. Philosoph. ) dicendo che 1' Alighieri , per gì'
Italiani , si era una divinità celata , perciocché era vanto
allora de' più dotti i. etterati Italiani il mettere in fondo ,
nel confronto di tutti i poemi . quello maraviglloso di
46
Dante , e anzi non si voleva neppur poema , coUocan ■
dolo nel numero de' mostruosi parti di un ingegno tra-
volto. Ma adesso siamo venuti a tempi, in cui si giu-
dica altramente di quel raro intelletto , e quel cibo
che aveva sai/oie dì forte agrume pel palato di chi
lo sprezzava , è tutto dolcezza al nostro , ed ormai
tanta è la religione verso quel sommo , che ha piuttosto
bisogno di freno , che di sprone. Vorremo qui per-
tanto riferir grazie immortali a quei due restauratori
della Italica Letteratura , Monti , e Perticar! , che co'
precetti , e coli' esempio , ci spinsero a proseguire la
intrapresa via , e ci ricondussero suìl' orme del vero e
del bello coi loro scritti , e vendicarono la causa del
Volgare Illustre colle loro dottrine. Sebbene dissi loro
quelle che veramente sono dottrine di Dante , però che
essi non fecero che esporre i sensi di queste , e dichia-
rare quelle verità che per tristezza de' tempi erano
rimaste ascose negli aurei volumi dell'Alighieri. Eppure
mentre questi due lumi del secol nostro , hanno pro-
cacciato di giovarci colle loro fatiche , è surta una
razza d' uomini che ha contrastato a quelle massime
e verità , turbando la pace della Repubblica Letteraria ;
non già la pace di que' due che ne sono ornamento ,
e splendore ; perciocché uno è in luogo ove la miseria
di queste mortali cose è tenebre e silenzio , 1' altro
è così altamente levato che neppure ode 1' abbajare
di questi botoli : che tali alfine converrà chiamare
coloi'O che in tanta kice di verità vogliono cammi-
nare a ritroso , e seguitano a schiamazzare. E queste
cose ho giudicato opportune a premettersi , anzi che
io venissi a far parola del Ragionamento del Sig. Go-
lelli : e di Dante pure ho toccato non a caso , però che
avendo a discorrere di un luogo della Divina Comme-
dia che forma gran parte del detto Ragionamento , ho
accennato ciò , che può dimostrare assai profittevole 1' o-
pera spesa dietro gli scritti di quel Divino,
Fu ira municipale che contro il Monti , ed il Perti-
cari , ha inspirato al N. A. tutta quella sua diceria ,
nella quale , come Toscano e come Accademico della
4>
Crusca non ha saputo che rimeltere m campo le ani-
mose contese de' suol infarinati concittadini ; né vide
che già si scrisse abbastanza dall' una parte , e dall' al-
tra, e che già risero assai gli stranieri, e i dotti neutrali,
di queste disput azioni lontane molto dalla filosofia di
un secolo illuininato. Non pertanto ci asterremo noi
dal rimproverare al N. A. poca urbanità , e cortesia ,
qaado va gridando essere il Monti uno spacciatore di
pietre f'aise da che ha dato opera alla Proposta , e
il Perticari , Cornacchia che si veste delle penne al'
trui. Che se pure le dottrine di questi meritassero in
alcuna parte di esser riprese , non dovrebbe il Colelli
scendere a tanta onta , ed accusare di cerretano il più
gran Poeta de tempi nostri , e di plagiario il più gran
Filologo che fosse mai. Ma falsissiraa ne è 1' accusa ,
e che tnie ella sia gli è facile il dimostrarlo.
ìN eli' anno 1819 venne alla luce l'Edizione Machia-
velliana della Divina Commedia a Bologna , con note
e illustrazioni di Paolo Costa , fra le quali si legge una
affatto nuova interpretazione del terzetto :
I E vidi le fiammelle andare avanti
Lasciando dietro a se 1' aer dipinto
E di tratti pennelli avean sembianti.
— Intendi: ed avevano sembianza di bandiere diste-
se — né furonvi aggiunte autorità, né ragioni. Questa
medesima interpretazione fu esposta dal Biondi senza far
cenno dell' antecedente. Egli stesso così si esprime nel
Giorn. Arcad. ( Fase. lugl. 1824. ) « Dirò schietta-
33 mente , che questo senso della voce pennello in si-
35 guificazione di banderuola non è stato da me sco-
" peito per via di studio , o di raziocinio , ma si tro-
ia vato in un Vocabolario di tal' Uomo che dagli Ita-
j» liani è tenuto in minor conto che non dovrebbe j
33 egli é questi Giacomo Pergamini da Fossombrone,
" il quale né da altri ajutato che dalle forze del suo
M ingegno , e della fatica d' ogni ostacolo vincitrice ,
3J raccolse in un volume le voci , e i leggiadri modi
" della nostra favella , e uell' anno 1602 diede alle
=•» stampe in Fossombrone il suo libro ch« aonain©
48
S3 — Memoriale della lingua — dove alla parola peli'
» nello , scrisse cosi : banderuola che mostra la qua-
li lità del vento , e addusse per esempio un verso di
" Guido dalle Colonne — Voi siete il mio pennel che
33 non affonda — E avvenne per caso die io m' abbat-
M tessi a q^uel libro , e a quella pagina ; e avvenne per
33 sorte che mi venisse quasi all' istante alla mente quel
33 verso dell Alighieri che ho comeniato , nò dopo ciò
33 fu cosa difficile 1' interpretarlo. E mi ricorda che ne
33 scrissi al mio Giulio Perticari, il quale ne fece grande
33 festa , e si compiacque di apprendere ec. ec. 33 Quest'
ultimo periodo è la pietra di scandalo, come suol dirsi
pel N. A. , il quale con occhio indagatore avvertì che
nella Proposta ( ì^oluni. 6. ) si fa menzione di cpiesto
nuovo commento che viene attribuito dal Monti al Per-
ticari. — E qui trionfa , ride e strepita il N. A. di aver
preso sul fatto il Perticari, e lo accusa di plagio, come
colui che aveva già notizia dal Biondi di quella inter-
pretazione. Ma , Dio buono ! come è possibile supporre
così sciocco pensiero in quel gentile e accorto intellet-
to ? Chi sa che il Perticari , comunicando al Monti la
dichiarazione di molti luoghi di Dante , dichiarazione
che aveva in animo di pubblicare, (*) ed accennando il
tratto in quistione , intralasciasse , o per fretta , o per
negligenza , il nome del Biondi cui avrebbe poi dato
certo , scrivendo , il debito onore ? Ma questo è poco.
Si vuol provare dal Colelli che la lettera del Biondi
era nelle mani dell'autore della Proposta , e che egli
se ne valse negli esempi recati a prò di cpiella inter-
pretazione. E qui se il nostro ragionare , e 1' animo
nostro fermo a non volere prorompere all' onte , non
lo impedisse , faremmo di buon grado intendere al
Colelli dietro a questo nuovo genere di accuse, un nuovo
genere di difese. Il perchè solo osserveremo al discreti
leggitori che il fondamento di questa assei'zione con-
siste in ciò , che di due medesime autorità si valse per
avventura il Monti nello sporre il comento j che se si
(*) Ved. Prop. V. III. P. II. voce Pennello.
49
pensi che queste erano nel Pergamini , (*) e nel Du-
cange Dizionari assai familiari a chi propone nuovi
vocaboli , e riforma de' vecchi , cesserà , credo , ogni
sospetto , che 1' autoi-e della Proposta volesse adoperare
si bassamente , mentre in altri luoghi ha sempre mai
dato prova di sincerità , di cortesia , e anzi di altis-
simo amore verso coloro che durano molte fatiche
nello studio de' Classici.
Or però noi siamo costretti a dir cosa , che parrà
foise strana ad alcuni ma che reputiamo non andar
lungi dal vero. Gonciosslachè quella nuova interpreta-
zione del terzetto accennato ingegnosa , e spontanea ,
crediamo non possa reggere ad una sana critica, men-
tre pure il vocabolo pennello in senso di banderuola
aggiunto alla Crusca dal Monti è di buon conio , ed
è a meraviglia provato per quella vera , e nuova spie-
gazione di un' ottava di Ciriffo Calvaneo , mal citata
dal Dizionario della Crusca. Che poi il terzetto dell'
Alighieri debba intendersi , come per lo innanzi in-
tendevasi , mi par cosa indubitata. E primamente vuoisi
avvertire che Dante , quel buono imitator di Virgilio ,
desunse forse 1 idea di quel verso , dal longos flam-
marum aìbesccre tractus ( Virg. Georg. Z, i ) osiv-
vero dal longos flaniìnaruin ducere tractus ( Lucret,
De ver. nat. ) che molto si accosta e nelle parole , e
nell imagine al terzetto.-
E vidi le fiammelle andare avanti
Lasciando dietro a se 1' aer dipinto
E di tratti pennelli avean sembianti.
E di un altro luogo di Virgilio credo che Dante
si sovvenisse , quando ebbe a stendere questa vaghis-
sima descrizione , la quale è molto simile nel senso a
quei versi : ( /En. L. 2. )
(*) Se il Dizionario del Pergamini era agli Italiani sconosciuto ,
come osserva il Bicndi , non lo tra però al Perticari '1 qii~ le scrive-
vi , iif.l 1819, essere quello un Dizionario elegantissimo , melodico,
tulio fatto dalle -voci dui buon secolo , e da anteporsi al vocabolario
della Crusca. Gioni. Arcaci. Fdsc. òUobrc.
So
de eselo lapsa per ambras
Stella faeem diiceus milita cuna luce cucurrit ,
Cernimus Idea claram se condere silva ,
Signantemque vias , tum lovgo limite sulcus
Dal liicem f et clrcum. loca sulpliure funaaat,
COSÌ mirabilmente voltata in Italiano dal Caro :
Dal Gel cadde una stella che per mezzo
Fendè 1' ombrosa notte , e lunga striscia
Di face e di splendor dietro si trasse.
Noi la vedemmo chiaramente sopra
Dei nostri tetti ire a celarsi in Ida ,
Sicché lasciò quanto il suo corso tenne
Di chiara luce un solco , e lunga intorno
Fumò la terra di sulfureo odore.
Questa idea , poetica molto e vivace , era cara al
Cantore di Enea , il quale nel 1. v. parlando di un
dai'do scagliato dalla possa di Aceste , con diverse pa-
role la ripetè :
" volans liquidis in nubibus arsit aruudo.
w S: gnavitque viani Jìammis , tenuesque recessit
»> Consumpta in ventos : cailo ceu siepe refixa
:ji Transcurrunt 5 crinemque volantia side fa ducunt.
E la saetta in sulle nubi accesa
Quanto volò , tanto di fiamma un solco
Si trasse dietro , infin eh' ella nel foco ,
E '1 foco in aura dileguossi , e sparve.
Tal sovente dal Ciel divelta cade
Notturna stella , e trascorrendo lascia
Dopo se lungo e luminoso il crine.
Caro.
So bene che questi luoghi , donde fu forse tratta
la bella imagine di quel terzetto possono ammettere l'una
e l'altra spiegazione, e so pure esser forte argomento
contro la nostra sentenza , il successivo verso , ove le
medesime strisce distese già per tutto il cielo sono dette
stendali.
Questi stendali dietro eran maggiori
Della mia vista.
£ vana cosa è il porsi a sofisticare suir azione di
Ss
quelle fiammelle che richiede a detto del Cesari ' Bei,.
della Dl\>. Coni. T. i II paragone de' pennelli , e
sul riposo quindi di quelle che vuole la comparazione
delle bandiere , o stendali ; imperciocché questa è troppo
soltil maniera di ragionare. Noi osserveremo piuttosto :
i.° Che 1' usare due differenti comparazioni non fu
mai biasimato in poesia ; i.° Che il senso di pennello
da pingere è troppo chiarito dalle altre voci che si
accompagnano a quella : perocché l' aer dipìnto , e i
tratti, vediamo esser cosa che è tutta del pennello di un
pittore, non di una bandiera. E di tratti, e di pen-
nelli da colorire avea già detto 1' Alighieri nel C. xii.
Qu.-'l di pennel fu maestro o di stile
Che ritraesse 1' ombre , e i tratti , eh' ivi
Mirar farieno uno 'ngegno sottile ?
E qui xion addurremo, come il Sig. Colelli , a voler
preferita la nostra sentenza , 1' autorità del Muzzi , e
del Ricci, scrittori rispettabilissimi. Anche il P. Cesari
è dello stesso sentire , e lo era pure il Pergami ni , dot-
tissimo della lingua , il quale alla voce pennello ia
senso di banderuola addusse il verso di Guido dalle
Colonne , non però quello di Dante ; e finalmente mi-
lita pure a nostro favore la infinita schiera de' Comen-
tatori.
Ma noi , lasciando ad altri questo giurare in verba
fnagistri , procureremo invece di confortare la nostra
sentenza col voto di tal Maestro , cui tutti di buoa
grado s'inchinano i luminari d'ogni passata e presente
Letteratura, lo dico il Cantore della Gerusalemme.
Quando e^li pone in bocca la tenera narrazione della
morte di Sveno , a quel suo fedele , fa dire a questi ,
come egli vide il corpo del suo Signore ai vivi raggi
di una stella , la quale vestiva quelle sante membra
di purissima luce celeste.
Allor vegg' io che dalia bella face
Anzi dal sol notturno un raggio scende ,
Che dritto là dove il gran corpo giace
Quasi aureo tratto di pennel si stende. ( Ger, e. ^. )
Il quale ultimo verso chi non vede essere slato tutt«
5a
foggiato ad imitazione di quel Dantesco E di tratti
pennelli avean sembianti ? Questa imltazioue ne pone
subito in chiaro come il Tasso , mirando a quel
Terso , lo intese nel senso da noi dichiarato. Laonde
io credo bene che se i Commentatori avversi a questa
interpretazione avessero posto mente a un tal luogo
della Gerusalemme , sarebbero andati un poco più
lenti in qiìel loro nuovo giudizio. Il Monti però me-
ritò bene delia lingua in tal fatto , avvegnaché la fé
ricca di una voce , che erasi quasi dimenticata , ed af-
fatto sbandila dal Dizionario della Cx-usca. Che se egli
mostrò alquanto di compiacenza in quel commento del
verso di Dante , si fu forse per divozione e amore ,
che aveva al suo Perticari , che gli impedì un più ac-
curato esame della cosa.
E noi pure se da questa ultima prova ricavata dalla
Gerusalemme non fossimo inchinati ad attenerci fermi
neir antica interpretazione , avremmo amato meglio ,
nel dubbio , di errare col Perticari , e col Monti , che
di acconsentire alla opinione di quei fiorentini , i quali
tanto si aizzano contro a questi ristauratori del bello
idioma comune all'Italia tutta. E si persuadano costoro
una volta che non avranno mai fra loro chi possa an-
dar pari e per dottrina , e per senno , al Perticari , ed
al Monti , finché non si riducano sulle orme antiche ,
e non cessino tante gare , e contese di municipio.
M.
5S
Coleccion de los viages ec. Collezione de^ viaggi
e delle scoperte , che fecero per mare gli Spa-
gnuoli dal fine del secolo Xv. posta in or-
dine ed illustrata per Don Martino Fernandez
de Navarrete dell' Ordine di S. Giovanni , Se-
gretario di S. M. ec. D' ordine di S. M. Ma-
drid , nella Reale Stamperia 1826 in 4-"
ARTICOLO I.»
JL^cco pur finalmente la grand' opera promessa, an-
nunziata e celebrata da molti giornali : ecco il frutto
nobilissimo di lunghe ricerche , di profonde meditazio-
ni , e d' ampia dottrina. Due volumi ne abbiamo già
sotto gli occhi ; ed ansiosamente si attendono gli altri ,
i quali debbono di chiarissima luce spargere la storia
delia Spagna e del nuovo Mondo. Noi siam lieti d' es-
sere i primi a dare all'Italia un estratto compiuto di
questa pregiatissima raccolta ; e ne abbiamo il diritto ,
trattandosi ne' primi due volumi del Gran Navigatore
genovese Cristoforo Colombo. E però senza proemiare
lungamente , prendiamo ad esporre le cose principali e
le men note : le principali , perchè sarebbe colpa tra-
passarle in silenzio ; le men note , acciocché gli eru-
diti Italiani possano emendare , od accrescere gli sto-
rici delle cose di Spagna , e di America.
11 volume primo s' intitola =: Viaggi di Colombo :
Ammiragliato di Castiglia =: Una breve dedica del
Cav. Novarrete al Sovrano di Spagna , data di Madrid ,
12 gennajo 1826, ne fa intendere , che il corpo del vo-
lume fu impresso veramente nel 1825 , come sta nel
frontespizio 5 ma che la pubblicazione non si potè fare
che nell' anno corrente.
La introduzione , che ha pag. CLI. ne vien dicendo
cìie per ordine Sovrano s' imprende la pubblicazione
de' viaggi e 4«lle scopeiìt« fattQ per aaare da' Casti-
54
glianì dal cadere del secolo XV. in appresso , comin-
ciando da quelli del celebre Cristoforo Colombo. Il
Cav. de Navarrete , premesse alcune bi'evi notizie del-
le navigazioni e della geografia de' Romani , e degli
Arabi , 6 indicati i vantaggi che il commercio trasse
dalle Crociate , prende a ragionare distintamente della
marina spagnuola. Nel §13 cita un privilegio singolare
conceduto dal santo Re Ferdinando a' negozianti e "a.
rìnaj geuovesi , dato in Siviglia addì 22 maggio 1289.
Questo documento , chiamato dall' editore inedito e
sconosciuto , sarà da noi pubblicato in alcuno fascioo-
io del nostro giornale. Tra le spedizioni degli spagnuoli
rammenta il Cavaliere de Navai-rete quella clie salpò
di Siviglia l'anno iSgS o come altri vogliono , iBgg,
e recossi alle Canarie , dove fece molto bottino , e
prese non pochi di quelli abitanti , couducendoli pri-
gionieri in Ispagna. Questo fatto conferma chiaramente ,
che già le Canarie si conoscevano nel secolo XIV , e
doversi perciò credere al Petrarca , che ne parla come
di scoperta fatta da' genovesi nel secolo citato.
Don Enrico , Infante di Portogallo , è principe im-
mortale nella storia delle navigazioni ; e perciò non
poteva esser dimenticato dal nostro Autore , il quale
osserva che la fama delle scoperte , e i vantaggi che
da esse venivano a' Portoghesi, chiamarono in Porto-
gallo molti stranieri , e specialmente italiani , le cui
repubbliche erano le piii attive , mercantili , e prati-
che della navigazione ( §. ao. ) . Ma in questa parte
della iùtroduzione il dotto scrittore aliquid humani
passus est, avendo confuso Antonio di Noli con An-
toniotto Usodiniare , ambedue illustri Navigatori geno-
vesi (i).
Era pressoché impossibile , che non sorgesse gelosia
di stato e d'interesse tra Portoghesi e Spagnuoli, che
navigarono nelle acque , e trafficarono sulla marina dell'
i\frica ; e di fatto , accenna brevemente il nostro Au-
tore le discordie delle due nazioni , terminate colla
(1) Ved. Stor. Letter. della Liguria epoca 2.
55
pace del i479 tra il Re di Portogallo ed Isabella Re-
giaa di Gastiglia. Questa è l' immortal Principessa , che
accolse Cristoforo Colombo , lo difese e lo spedi alla
scoperta tiel nuovo mondo. Il matrimonio della Regi-
na l^bella con Ferdinando Re di Aragona , ricongiun-
se le contrade della Spagna da molti secoli divise ; s
dio potere a' due monarchi di spegnervi alfine la do-
minazione de' Maomettani.
Cosi r Autore grado a grado si è condotto a ragiona-
re del Colombo j e noi daremo fedelmente 1' estratto
di quelle notizie , che risguardano all' Eroe genovese ,
accompagnandole alcuna fiata colle nosti'e osservazioni.
Stabilisce in primo luogo doversi cercare la storia del
Colombo , da chi vuole parlarne con esattezza e impar-
zialità , negli storici coetanei che il conobbero e trat-
tarono. I principali di questi scrittori sono cinque j e
di ognuno di essi direm brevemente.
I. Andrea Bernaldez ( o Bernal ) , natio di Fuentes ,
fu Cappellano di Diego Deza Arcivescovo di Siviglia ,
e gran protettore del Colombo , ed ebbe la parroc-
chia della villa de los Palacios , cui tenne dal i488 al
i5i3. Albei'gò nel 1496 il nostro Eroe, dal quale eb-
be alcuni scritti relativi alle scoperte del nuovo emisfe-
ro. Scrisse la storia de" Re Cattolici.
II. Pietro martire d' Anghiera , nato in Lombardia ,
si presentò a' Sovrani di Spagna nel i488. Ebbe ami-
cizia col Colombo , col Vespucci , e con molti altri de'
primi navigatori di quell' età ; ond' è che le sue deca-
di , a giudizio del famoso de las Casas , debbono esse-
re anteposte ad ogni altra storia per quanto è de' pni-
mi viaggi dell' Eroe j che ne' fatti posteriori lasciò per
negligenza trascorrer la penna ad alcuni errori ed equi-
voci.
III. Don Ferdinando Colombo , accompagnò 1' Eroe
suo genitore nell' iJtinio viaggio al nuovo Mondo. Do-
po la morte del padre attese alle Lettere , e scrisse la
Storia paterna , di cui si è smarrito l' originale spa-
gnuolo. E opera degna di fede , trqnne qualche equi'
VOGO , che agevolmente si riconosce da' buoni critici.
56
IV. Francesco de Casaiis ( francese per antica origi-
ne ) andò alle Indie occidentali nel secondo viaggio del
Colombo, ( 1493 )j e tornò ricco in Siviglia nel 1498-
Egli fu padre del celebre Fra Bartolomeo de las Ca-
^as ( o Casaus ) , che dopo avere atteso allo studio
delle Leggi iu Salamanca , infiammato di zelo per gì'
Indiani, passò nella spagnuola nel i5o2: fu ordinato
Sacerdote nel i5io, e da If isole occidentali venne due
volte in Ispagna a perorar la causa degl' infelici indiani»
Ottenne dispacci favorevoli , ma veggendo che non po-
teva ottenere che fossero posti ad eli'elto , aunojato del
mondo, entrò nell'Ordine di S. Domenico l'anno iSaa,
senza però abbandonai-e la causa de' miseri , a' quali
con molti viaggi , suppliche, e declamazioni recò al-
cuno alleviamento. Ricusò nel 1 544 '^ vescovato di Cu-
sco , ed accettò quello di Giapa Mal ricevuto dal suo
gregge nel 1647, rinunziò la dignità, e venne a ripo-
sare in Vagliadolid. Mancò di vita nel i56ò" di anni 92.
Il sistema immaginato da questo zelantissimo scrit-
toi-e era il seguente : L' autorità del Romano Pontefice
essa sola poteva dare a' Principi la sovranità delle terre
scoperte. Questa Sovranità non poteva esser altro che
siipreniazia quant' era convenevole a stabilire nel nuo-
vo Mondo la cattolica religione. I re e principi natu-
rali dell' Indie dovevano conservare tutti i loro diritti ,
e tutti i sudditi ce Non armi , ma pacifica predicazione ,
ma dolcezza evangelica , ma cristiana carità , erano i
mezzi che dovevano adoperarsi per cliiamare alla fede
di Cristo gì' Indiani. ^ Bellissimo è veramente il ditcgno^
ma considerate le passioni degli uomini , niun saggio
ne doveva sperare , e molto meno chiedere 1' adempi-
mento. E Fra Bartolommeo troppo si lasciò trasportare
dalla sua immaginazione. L' opera più voluminosa eh'
egli si componesse è la Storia generale delle Indie ^
cominciata nel iSi'j e terminata di scrivere nel i559.
Giunse fino al i5ao. Trovasi MS. nella Spagna in 3
volumi , e molto se ne giovò 1' Herrera.
V. Gonzalo Feruandez de Oviedo nato in Madrid
nel 1478 servì, come paijgio coi Principe D. Giovaimi
di Casllglia , passò in America nel i5i3 ov' ebbe rag-
guardevoli impieghi; e finalmente eletto Cronista ge-
nerale dell'Indie mori in Vagliadolid nel i55y dell*
• età sua yg. Scrisse in 5o libri la Storia generate e
naturale dell' Indie , ma ne abbiamo alle stampe i
soli primi 20 restando inediti gli altri , ad onta del Re
Carlo III che ne aveva Ordinato ad un dotto spagnuolo
la pubblicazione.
« Giusta la testimonianza ( dice il Cavaliere de Na-
varrete ) di questi scrittori coetanei e fededegni , e di
alcuni altri di minor considerazione , si ha da scriversi
la storia delle prime scoperte nel nuovo Mondo. Ma
prima di tutto si vogliono esaminare con giudizioso,
critico , e prudente discernimento , comparando le nar-
razioni , e le conseguenze , perchè vie meglio risplenda
la storica verità. Ma nulla è che si possa rettificare e
scorgere il giudizio dello storico , quanto i documenti
autentici ed originali , che prodotti per la circostanza
del momento , sono scevri di prevenzione e di parzia-
lità e talvolta se ne traggono conseguenze tali , che
danno allo stoinco un ajuto e vantaggio assai maggiore
di quello che mostra la semplice loro coitenenza e
lettura. ^ Questi verissimi detti del nostro Editore ba-
stano a confutare pienamente la lettera sulla patria
del Colombo pubblicala nel voi. X. della Corre sp.
uéstron. del Bai-on de Zacli ; essendo scritta con prin-
cipi in tutto centrar] a questi dell' erudito Spagiiaolo 5
vale a dire a' canoni fondamentali deli' arte critica.
ce INulla diremo ( continua l' illustre Editore ) sopra
la questione eccitata , e con tanto calore disputata a
di nostri circa la vera patria del gran Colombo paren-
doci sciolta e decisa da lui stesso nel suo testamento ,
nel quale confessa in due luoghi d' esser nato nella
città di Genova ; oltre al trovarsi questo pinto cosi
comprovato dall' autore dell' Elogio dello stesso Almi-
rante (l'anno 1781 ) dall'editore del Codice Colom-
bo-Americano ( (jenova 18^3 ) e dal Sjg, Bussi, che
parrebbe temerità dubitarne, o contraddire. Fcrmiauioci
alcun poco sopra il testamento dell' Eroe. Ne' Docn-
58
menti Diplomatici Impressi la questa Raccolta trovasi
sotto il n." 126 ( Voi, 2. face. 221. e segg. ) la facol-
tà conceduta da' Monarchi Cattolici all' Ammiiaglio di
fondare uno o più majoraschi , e ad essa è unito il
Testamento e istituzione dello stesso majnrasco fatta
dall' ^ammiraglio. Il dotto editore dopo avere trascritto
da' registri legalizzati e da quelli di Corte la regia fa-
coltà , e il testamento da una delle opere presentate in
guidizio nella gran lite per la successione ali' eredita
dell'Eroe , aggiunge questa nota prudentissìnia : ce Quan-
ti tuaque non s' abbia motivo fondato di dubitare della
«legittimità di questo documento, che fu varie volte ,
« e d'antico presentato in giudizio a' tribunali , e non
« mai convinto di apocrifo o supposto , tuttavia , siam
« privi della satisfazione di averlo incontrato negli ar-
ce chivj , elle abbiamo visitato , e citiam sempre un
te originale di mano dell' Ammiraglio , o firmato da
« lui , o una copia legalizzala in buona forma. In que-
« sto dubbio, ci vien fatto di trovare in certi ri-
te cordi , come nell' Archivio Reale di Simeneas esiste
te r approvazione del niajorasco di Colombo , con dispac-
te ciò di Siviglia, nel settembre del i5oi. " In fatti
ebbe finalmente il Cavaliere di Navarrete la consola-
zione di trovare quauto bramava ; ed ebbe tempo di
mettere questa notizia nella illustrazione X alle intro-
duzione (Voi. I. face. CXLV ) Ecco le parole dell'
Editore : ce Realmente nel libro de' Registri del Sigillo
Reale di Corte, il quale corrisponde »1 mese di set-
tembre dell'anno i5oi , e si custodiva con gii altri dt^Ua
sua classe nel succitato archivio generale , risulta che
1 Signori Re Cattolici , stando in granata , confermaro-
no la istituzione del majorasco fatta dal Colon. " H
dubbio principale sul testamento o istituzione nasce-
va da questo , che nella copia legalizzata esistente uell'
Archivio de' Duchi di Veregas ( eredi dell' Eroe ) e
nel registro di Corte , il Notajo Martin Rodriguez co-
mincia il suo rogito nella maniera seguente : = En la
muy noble ciudad de Sevilla a' del mes de
ano del nacimiento ecc. =; cosichè maxicava ìq ambe-
7 59
due gli esemplari il giorno e il mese in cui Cristoforo
fece al detto Notajo la presentazione della Sovrana fa-
coltà per costituire un fede commesso , e l'effettiva co-
stituzione del medesimo. < ra il documento decisivo
trovato ne' Registri del Sigillo di Corte riempie le dette
lacune. Ecco alcuni squarci della Reale Confermazione
del testamento in cui il Colombo istituisce il ma]ora-
sco : = En el nombre de Dios . . . queremos che se-
pan por està nuestra carta de privilegio todos los
que agora sou é seran de aqui adelante comò Nos Don
Fernando e Dona Isabcl ec. vimos una escritura de
Mayorazgo , que vos D. Christobal Colon fìcistes ec.
fecha en està guisa : — En la muy noble Ciudad de
Sevilla jueves en veinte y dos dias del mes de febrero
ano ec. — Certissimo è dunque per una solenne con-
fermazione de' Monarchi di Spagna , che il Colombo
presentò il suo primo testamento al Notajo Rodrigues il
giovedì giorno 22 febbrajo del 1498. H Reale dispaccio
di conferma fu spedito da Granata addi 28 settembre
i5oi. Riportato il documento della R. confermazione,
l'Editore soggiunge la nota che segue: = Qi^esto do-
cumento pruova che il testamento otorgado del Co-
lombo a' 22 febbrajo 1498 è legittimo, trovandosi
confermato nel i5oi dai Sovrani , anteriormente a
quello che cita nel suo codirillo de' 19 maggio i5o6',
ch'egli eveva fatto prima di partire dalla Spagna nel
i5o2 per l'ultimo suo viaggio: provalo si mil mente la
conformità delle sue disposizioni con quelle che riferisce
Fra Bartolommeo de las Casas dando 1" estratto di quel
documento ( Hist. Ind. lib. 2. cap 38. ) , e con quello
del codicillo medesimo Otorgado dell' Ammiraglio il
giorno prima della sua morte.
Colla scoperta del Reale dispaccio troncata è dun-
que una volta per sempre la gran contesa della vera
patria del Colombo. Che 1' a^ola fosse tìi Q'iinto , che
il padre fosse cittadino e abiiprte di Genova , si era di-
mostrato con irrefrag;bili documenti. L' autorità di molti
storici gravissimi e la ragione dei tempi ne costringe-
va a credere , che 1' Eroe vedesse la luce nella cit,tà
6o
di Genova. Ed ora clie il testataento del i4S)^ ^ ri-
conosciuto genuino , egli stesso il gran Cristoforo de-
cide la causa : Sìendo yo nacido en Genova j e di
nuovo : en la ciudad de Genova , puesque delle salì
jr en ella nacì. ( Sarà continuato. )
Gì
Della vita e delle opere del P. Giuseppe SOLARI.
N<
Articolo primo.
on bene della sincera Filosofia meritò chi nel tri-
butar lodi agi' ingegni più segnalati volle , siccome a
care diviaità , ardere ad essi in tanta copia gì incensi ,
che nulla più trasparisse d' umano da q-ielle immagini
venerate ; che 1' avvertire alcuna macchia in chi fai
segno agli encomj , acquista fede al tuo dire , e la uma-
na fralezza non si sconforta , se nello affissarsi al modello
proposto ad esempio , può ancora argomentarne possibile
r imitazione. E , per quanto risguarda le opere de'
sommi autori , è da notarsi che il confondere nella
lode ciò che merita plauso , e ciò che bene non si
compone colle norme del Vero , e del Bello , fa si che
riescano oscuri i principi di rettitudine e di buon gusto ,
e quihdi rimanga incerto della via da seguire chi nelF ar-
ringo delle Lettere s' affatica a conseguir fama di buono
scrittore. Questo a' ben veggenti forse non parrà strano
che si premetta nel far parola , dopo altri lodatori ,
suir opere e sulla vita di Giuseppe Gregorio Solari , di
cui suona il nome si venerato , e di cui meritamente è
si cara a' Liguri la memoria.
Questo celebrato cultore delle umane Lettere sorti
l'origine da una famiglia illustre ne' fasti della Liguria,
per aver prodotto in varj tempi personaggi distinti nello
studio della Giurisprudenza , nella amministrazione dello
Stato , e nella Cattedra Episcopale.
Egli nacque in Chiavari da Gio. Agostino Solari il
di 22 settembre del ly^y. Il padre, quasi a indirizzarlo
suir orme degli avi , lo desiderava applicato alla scienza
del Dritto Civile ; ma presto il vivace spir'to del Solari
innamorato delle bellezze de' Classici , ripugnò a quello
studio , e si volse all' amena Letteratura. Per attendere
9011 tutta tranquillità alle pacifiche discipline a cui erasi
6i
consecrato , e a secondare 1' indole generosa che lo isplv
rava a giovare altrui del proprio sapere , si aggregò alla
benemerita Società de' Cliierlci Regolari delle Scuole
Pie. Aveva a scopo principale questo Instituto la istru-
zione de' giovani j perciò il Solari ora nella solitudine
del Chiostro , ora fra le cure molteplici del suo mini-
Stero , condncendo i verdi anni dellla sua vita , appa-
ffava l' innata inclinazione dell' animo. Assai presto la
fama del suo merito si diffuse, e fu, giovine ancora,
«celto a maestro in diversi luoghi della Liguria , ove
pure dio saggio dell' ingegno più fervido ne' sacri ser-
moni che fece udire dal pergamo. Il famoso Collegio
Tolomei di Siena lo volle quindi tra' suoi Professori ,
e fu allora che il Gran Duca di Toscana Leopoldo tri-
butò il Solari d' un encomio ben meritato , dicendo —
Al Collegio Tolomei mi basta che sia scritto fra' Pro-
fessori il Solari, per onorarlo. — In Siena ammaestrava
egli la gioventù nelle Matematiche e nella Fisica , e
mostrava con quanta facdtà quella vasta sua mente si
rivolgeva a penetrare nelle sottili disquisizioni delle
scienze severe , avvezza com' ei'a a spaziare negli allegri
campi della Poesia e delle Lettere. Regolarità e chia-
rezza di metodo , frutto di un' indefessa applicazione e
di un acuto intelletto , lo resero allora oggetto di nuova
ammirazione universale , mentre a lai neppur furono
chiusi i penetrali della Chimica e dell' Anatomia. lu
Siena altresì tutto era intento nell' acquistai'e quella
compiuta cognizione del pretto idioma italiano , in cui
sentì così addentro , e che tinto rispleiide nelle celebrate
sue versioni di \ irf;ilio e d Orazio , per cui giunse so-
vente a trasfo dere in queste il nerbo e la grazia degli
inimitabili originali. All'esempio di Mecenate (come
egli si esprime ) che a riparare il guasto dalle guerre
qivili prodotto , volea veder rinnovato , col vezzo e la
istruzione del gran Carme Georgico di Virgilio, l'amore
dell' arte della coltivazione ne' Romani posseditori , a
infondere questo spirito da Economista ne giovanetti in
Siena educati , si diede a tradìir le Georgiche , nell' in-
tenzione di correggerle , accrescerle , migliorarle , gio-
vandosi delle cognizioni d'oggidì, coli' aggiungervi quat-
tro libri scritti in prosa a compendio collo stesso ordine
d' argomenti. Questo quadro moderno della scienza Geor-
gica , da porsi a confronto gradatamente coli' antico che
offre Virgilio , non fu dal Solari se non ideato j egli
non potè porlo ad effetto , ma è forse qui utile di ac-
cennare questo pensiero siccome atto a riuscir quasi
germe di un'opera vantaggiosa nel sistema di pubblica
educazione.
Da Siena fu dai sig^g. Ruspoli e Gliigi , illustri allievi
di lui , invitato a Roma , e tosto apprezzato da quanti
ivi fiorivano nelle scienze j il Pontefice Pio vi lo elesse
Esaminatore del Clero , e fu pel Solari onorevole l'essere
scelto a Teologo dell'Ordine suo, trovandosi iscritto ul-
timo nella nota di emeritissimi personaggi porta al Papa
per r elezione. Gli avvenimenti che seguitarono alla ri-
voluzione di Francia, mutando 1" oi-dine delle cose nella
metropoli del cattolico mondo, furono cagione che sog-
giacesse il Solari a disgustose vicende , malgrado della
rettitudine del suo pensare e dell' illibatezza de' suoi
costumi. Essendo egli Commissario di uno de' Diparti-
menti , in cui fu allora divisa la nuova Piepubblica
Romana , venne al sopraggiungere dell' ai-mata napole-
tana , fatto prigione , e poi condotto a Livorno. Nelle
carceri di questa citta il povero Cenobita , irrf] rendibile
e forte sotto 1' usbergo del semirsi puro , attendeva tran-
quillamente in mezzo a' disagi, e alle angustie a tradurre
alcuni dei Cantici della Scriitura , che vennero poi pub-
blicati. Questi egli scriveva sopra cartucce , negato es-
sendogli un altro mezzo , collo stemperare la ruggine
delle inferriate. In seguito di politiche transazioni fu poi
reso alla Patria , che lo aveya illustrato , che lo rivide
con somma esultanza , e lo ammirava quasi fatto più
grande per la sventura. A Chiavari promoveva 1' amore
delle Arti e dell' Agricoltura , richiamando a nuova vita
la Società Economica di quella città , o istruiva nella
morale Evangelica l' immenso popolo che nelle chiese
concorreva ad udirlo. Eletto nel i8o4 Professore di^
Lingua Greca e Letteratura Greca e Latina nell'TTni-
6/i.
vei-sità di Genova , fa decorato da Napoleone della Le-
gion d'onore. Membro dell'Istituto Lii^ure lesse a quell'
Accademia alcune memorie , che ottennero 1 applauso
universale de' savi ; venne quindi incaricato di oiFrire
un omaggio poetico al nuovo Sovrano , e tale ufficio egli
adempì dettando un' elegantissima ode latina , da lui poi
voltala in Italiano , tutta spirante amor patrio , e ge-
nerosi pensieri. Per la varietà delle sue cognizioni ri-
putato il Solari atto anclie ai lavori che sembravano
discordare dai prediletti suoi studj , fu eletto in Genova
■Segretario della Società Medica d' Emulazione. — Ma
afflitto dai frequenti spasimi cagionati da un' idrope
che lo afflisse ( concedendogli talvolta alcuna tregua )
fino al chiudere de' suoi giorni , visse ritiratissimo nella
sua cella , applicandosi , quando il male scemando di vio-
lenza gliel consentiva , a perfezionare le sue versioni pa-
raleile dal latino , o alla istruzione di scelti giovani che
a lui accorrevano per attingere seco ai fonti del bello
antico , e che ascoltavano avidamente i dettami del ve-
nerato vecchio maestro. Nel 1810 e ne' seguenti anni
videro finalmente la luce le traduzioni de' classici la-
tini Virgilio , Orazio , Ovidio , secondo un nuovo me-
todo , trasportati in altrettanti versi italiani stampati a
fronte del testo. Questo sperimento , che sembra dover
disanimare ogni p ù esperto conoscitore di una lingua
moderna che si pone a confronto della latina espressi-
va , pittorica , e così piena nel verso , non bastò a ren-
dere scoraggiato il Solari. Usando appunto di un verso
che tanto scapita a paragone dell' esametro nella quan-
tità delle sillabe , ma adoperando la lingua italiana ricca
di abbreviate voci poetiche , di acconci laconismi , di
elisioni , di troncamenti , egli ne seppe per modo co-
noscere r indole , e la dovizia , egli trovò forme sì vive ,
modi tanto evidenti , osando anche crearne di nuovi ,
che giunse in molte parti del suo lavoro a vincere le
immense difllcoltà che incontrava. Sembra oltre ciò il
Solari cjuasi prendere piacere nelF im[)orsi maggiori vin-
coli ; perciò , ora nelle Buccoliche dallo sciolto nervoso
trapassando a più soavi metri anacreoutici , fa che io.!
«5
questi alternino ì loro canti i pastori j ora non pago di
tin verso piano , moltiplica a piacere gli sdruccioli. Or
nelle Liriche d' Orazio contrasta sovente coli' originale
neir armonica tesssitura del ritmo , nelF omogeneo suono
del verso , e aggiunge al verso interne rime ed esterne ,
e sdruccioli, e tronchi, sempre fedele al metodo di
camminare inerente al suo testo , ed è spesso mirabile
la spontaneità con che felicemente egli supera tutti gli
inceppamenti in cui si ravvolge. La novità dell' impresa
e il merito intrinseco d' un lavoro fino a' suoi tempi
intentato , forse perchè di ninno fu propria , come del
Solari , la instancabile pertinacia che a ciò ricbiedevasi
unita ad un gusto squisito , e ad un forte sentire nella
poetica facoltà-, gli acquistarono in breve fama e biasimi
e lodi per tutta Italia. Ma i diversi giudizj die ne forma-
rono i più esperti critici , ed imparziali , sembrano
conveuii'e in ciò : aver mostrato il Solari di quanto sia
capace la lingua italiana nel trasfondere eh' egli fece
molte bellezze del testo nella sua traduzione , sebbeii
paralella , e anche , ove cade in acconcio rimata ; aver
•arricéhito il patrimonio della lingua medesima di nuovi
modi , e di frasi energiche ed efficaci ; nelle Georgiche
e nelle Buccoliche aver gareggiato sovente col testo ;
nelle traduzioni delle Odi Oraziane ritenere spesso dell*
impeto , della forza , e delle grazie attiche del Veno-
sino , maneggiando metri difficilissimi senza far trave-
dere la fatica che gli tostavano. Ma privilegiando di
queste lodi il Solari , è pur forza di confessare , che
neh' insieme delle sue traduzioni non toccò egli quel
segno a cui si era prefisso di giungere , di conservare
cioè r aria di originale , di parlare , com' egli diceva ,
coli' anima dell' autore j non essendo a dispendio di fe-
deltà il tradurre in guisa che s' indovini il gusto dì
lingua die avrebbe mostrato V anima dell' autore, di
latina fatta italiana.
Quando egli aftermò d' aver composto quelle versioni
principai mente per chi conversa col Poeta , ne conosce
il genio e la forza , ben già lo intende , giudicò retta-
mente di se ; ma sembrò contraddire invece a se stesso
66
quando si lusingò , che inleso o non inteso nel suo la-
tino V originale , nella traduzione italiana si gustasse
come un de' nostri, E senza dar taccia di pedantesco
e servile al suo volgarizzamento , noi potremo , come
egli osa sperare , qualificar di grazioso e spontaneo , e
da piacere universalmente , ed anche a chi non può
assaporare lo stile dell' autore tradotto. Impossibile a
limano inget'.no riusciva i conservar tenqire . Ira tanti
ceppi , l'andamento libero e maestoso , e 1' ornata pom-
pa che ammirasi nelF Eneide ; onde nella traduzione
appare di frequente tradita 1' indole dell' autore : cosi
dicasi d' Orazio e d' Ovidio , che acquistarono sovente
per opera del traduttore un certo giro stringato , con-
cettoso , contorto , avverso per ogni maniera alla natura
del loro ingegno , e al far semplice e largo degli aurei
scrittori che vissero nell' età felice di Angusto. Ardua
e disperata fu 1' opera a cui si accinse ; avea dello strano
agli occhi d' ognuno , 1' esito fu in qualche parte felice ,
jna, sempre parrà disperata e strana 1' impresa ; sebbene
niun forse potrà con tanto plauso uscir mai da un ar-
ringo sì faticoso , e cingersi quella corona che rimarrà
inviolata sulla fronte di Giuseppe Solari (i).
Ben meritò il colari , sotto altro aspetto , della Repub-
blica Letteraria , purgando sagacemente il testo da' versi
intrusi , controsseguando i sospetti , ben collocando i tras-
posti , nella mcitip icità di Varianti preferendo la frase
o parola che dà miglior senso , comunque paja da co-
dici non sostenuta ; dove il senso è incoerente cercando
di apporvi una emenda sulle tracce , quando si possa ,
delle antiche voci alterate ; in dissonanza di MSS. , valii-
(i) Affine dì mostrare validsmenle appoggiata alle prove la opi-
nione qui emiftsa sulle Versioni del nf stin cuncift <!ino , a mettere
cioè in pieno lume le re.ili e pellegrinp btliezze di cui vanno adorne,
e insieme gli evidenti e gravi dif'-lti che ne stemiino il pregio , isti-
tuiremo ne' slu'cessivi fascicoli un' analisi ragionala su varie parli
di quel lavoro : e nel proporfi un simile esame ci conforta il pen-
•iero elle possa risultarne alcun frutto di utilità non volgare a chi
vorrà con noi applicarvisi , ma con animo spoglio da |irevenzione
qualunque, sia d'incurioso disprezzo, cbe di cieca venerazione.
;67
tando maggiormente una giusta critica clic la varia lor
fede. Queste erano le mire che avveduto Filologo egli
aveva seguito nella impressione degli originali latini : e
zelatoi'e della morale pubblica , e de' costumi clie la
mantengono seppe, tradacendo , velare con mano pudica
que' tratti clie sentivano nel latino una turpe licenza.
Jl Solari assoggettò anche altri scrittori all' accor-
ciata sua traduzione , e non solo sui l^atini esercitò quell'
acre , e insieme tollerantissimo ingegno , ma sperimentò
il suo metodo sopra i Greci ; e ardì di asserire , che
fatta la debita detrazione delle perifrasi ripetute , e degli
epiteti inconcludenti , anzi che molestarlo , gli peccava
spesso di vóto un Omero (a). Vestì di sciolti l'Elegia
Catulliana sulla chioma di Berenice ; tradusse le d.ie Odi
di Saffo , rendute in saffico anche latino : ninno però dì
questi ultimi suoi lavori vide la pubblica lucej si serbano
alti'esì MSS. presso gli eredi del Solari , le compiute tra-
duzioni di Persio e di Giovenale , e di q;iattro libri
della Tebaide di Stazio , e si dicono smarrite altre suo
opere , e fra le altre un mirabile Ditirambo sulla Ri-
surrezione del Salvatore. Ti-adusse con eleganza , con
nerbo e purissima locuzioiK? latina una visione del ce-
lebre Varano , e lasciò altre Poesie , Dissertazioni , e
Panegirici , che tutti i cultori delle lettei-e bramano ar-
dentemente di veder fatti di pubblico diritto.
A voler qui dare un cenno sulle doti dell' animo che
adornavano il benemerito Professore , e che gli procac-
ciarono la venerazione e 1' amore di quanti godevano
di avvicinarlo , diremo , che la più sincera modestia
unita ad un' ingenua semplicità ne' modi sembravano
qiiasi nascondere altrui 1' acume di mente , 1' elaborato
sapere nelle scienze sublimi , e la sterminata erudizione
di cui era fornito. Una liberalità , che quasi toccava i
confini della spensieratezza per ciò che riguardava il
proprio interesse , lo rendeva cosi facile a soccorrere
altrui del proprio denaro da restarne egli privo , sde-
gnando di trar profitto dalle offerte di Principi gene-
(a) Di ()iie«ta versione Omerica non lasciò che franimeati.
68
rosi , e dì amici ricchissimi ; e sì volentieri egli ado-r
pei'ava in tal modo , da lagnarsi persino con un amico
suo debitore, perchè più non lo visitava da lungo tempo:
E che! «wrò io, colla lieve perdita del dpuar) , a sop-
portar quella gravissima dell' amico ? Animato da vero
spinto religioso , fu un esemplare costante delle piìi eroi-
che virtù cristiane, e dell'ecclesiastica disciplina, fino
a mostrarsi esatto osservatore de' prescritti digiuni , af-
flitto com' era dai succedenti mali che gli amareggia-
rono una già stanca vecchiaja ; e una commovente prova
egli offri di questo spirito di fortezza negli spasimi dell'
idtima sua malattia. Per una imperturbata serenità in
mezzo al dolore , che non poteva strappargli una voce ,
un grido dispettoso , un indizio di alterazione inquieta ,
mostravflsi quasi impassibile ; piegava il voler umano
al divino , e perciò era tranquillo il suo fine 3) .
Incontrò sorridendo la morte nella calma del giusto
il giorno 12 ottobre del i8i4 fra il compianto degli
amici , che l' estremo alito ne raccolsero , e fra il dolore
de' suoi concittadini , che ne serbano tuttora vivissima
la ricordanza. Gli furono dal Consiglio degli Anziani
nella sua patria decretati pubblici funerali , funebre
/elogio , con lapida ed iscrizione.
(3) Molti particolari della vita del nostro Autore si trassero sin-
golarmente dagli Elogi consacrali :illa memoria dei Solari dai chia-
rissimi Ab. Benedetto Sanguiaeti , e Avv. Cristofaro Gat)doliì.
^
iSaggi del trattenimento Poetico per la distri-
buzione de' premj agli alunni delle scuole
pubbliche di Genova Vanno i8a6, del Sig.
j^ntonio Nervi professore di poetica alle me-
desime.
1\ . .
JL^ostra intenzione non era che il presente Giornale,
ed in ispezie il primo fascicolo , andasse straccarico di'
poetiche prodnzioni , in cui d' ora innanzi procederemo
con più brevità e precisione ; ma dal rigore dei confi-
ni, elle ci avevamo prescritti, ci torse alquanto il me-
rito non ordinario di queste , che siamo ora per rap-
portare in parte e in parte accennare , sperando anzi
che la patria , e gli amatori tutti dell' amena lettera-
tura ce ne debbano saper buon grado. Le quali cose
ebbero sulP animo nostro assai più di forza , che le
modeste ripugnanze dell' autore , il quale , com' è l' uso
di tutti gli uomini egregi , sente de' suoi lavori per
ogni riguardo pregevoli ssinai più bassamente di quel che
altri farebbe , o indurrebbesi a credere d' altrui. E que-
sta sua timida umiltà fu sempre da lui con tanto im-
pegno nudrita e lenita cara, che sebbene dagli anni
suoi giovenili fino al presente abbia non di rado eser-
citato nel privato silenzio il suo raro ingegno nella
poesia , spezialmente Lirica , non sarebbe forse mai sta-
to conosciuto in Italia in tutto il corso di sua vita ,
se 1' anno 1821 , dalla Società Tipografica dei Classici
Italiani in Milano, non fosse stata riprodotta la celebre
di lui Traduzione dei Lusiadi di Camoens. Il che
avvenuto essendo senza saputa dell' autore , ed egli per
soverchio amor di pace e non curanza delle cose pro-
prie non essendosi mai potuto lasciar indurre a ribat-
tere le falsità sopra il lavoro di lui inscritte nella pre-
fazione degli Editori milanesi ; sarà nostra cura di far
ragione in altro fascicolo alla giustizia , e alla verità ,
elle non meno augusti e inviolabili serbar vogliono i
loro diritti nella Repubblica delle Lettere, Occupando
egli la cattedra di poetica nelle Pubbliche Scuole , a
cui fu , pochi anni sono , chiamato in età già matura , ivi
per la conclusione degli anni scolastici diede parecchie
volte, con plauso universale, saggi distinti del suo valore
poetico in varj TratteiiiTueìiliPoetici, coni' è costu . e di
queste scuole medesime. Le viti , soggetto di quest' anno,
eseguito addì 28 dell' agosto ora scorso, si è appunto quel-
lo , che somministra matei'ia alla presente relazione , e
comprende sedici componimenti di vario metro. Dei quali
molto ci duole di non poter esporre alcuni forse tra i
più perfetti ', perciocché non essendo solito 1' autore di
quanto compone scrivere pur jota , ( che egli fa , di-
sfa , corregge , e ritiene fermamente ogni sua cosa sol-
tanto a memoria ) appena ci potè venir ftitto di rac-
cogliere questi dai giovinetti scolari , che recitarono ,
e che di già eransi avviati, come pur anco l'autore,
agli autunnali riposi. E per non dilungarci di troppo
dal proposilo nostro , non sarà ozioso il sapere , che ,
sebbene il nostro poeta abbia dalla natura sortilo una
fantasia e un ingegno atti alle più sublimi mete del
Parnaso, da buona parte però di sue poesie, che avem-
mo già la ventura di contemplare, mostra assai chiaro,
che le sue facoltà sono colpite e mosse in particolar
modo dagli oggetti ameni e ridenti , che presenta all'
umano sguardo questa mirabile università delle cose.
Quindi non deve a persona parere strano, che da col-
line e da picciola parte del regno vegetabile abbia egli
voluto trar nuovo argomento da intrattenere piacevol-
mente Ogni gentil persona , che intervenisse alla di-
stribuzione dei premj scoln siici. E così felicemente riu-
scì egli a trasfondei-e negli animi altrui il diletto delle
bellezze, cui vedeva e sentiva la mente del Poeta ac-
cesa tutta del suo soggetto , che alle festevoli dimo-
strazioni dell'adunanza, anche per ciò ch'era asperso
di Mitologia , avrebbero per avventura i Romantici
.stessi , se stali fosser presenti , riconosciuto in pratica
1 insussistenza dei loro stravaganti sistemi. Novi si vuol
poi lasciar di notare in quanti e sì diversi aspetti ab-
7»
bla il Poeta sapulo rendere altrui sensibile un solo og-
"getto , e quanto ricca e feconda di vaghe immagini e
peregrini concetti fosse la sua vena in quella parte me-
desima del bello , che sembrava già all'atto esaurita
dalla lira d' A'increonte e d'Orazio, e dalla musa di
Virgilio e dell' Alamanni . e in cui forse altri o non
avrebbe scorto se non che sterilità , o freddamente ri-
calcate 1' orme degli antichi. Né dirò io già essere in
ciò cosi originali tutte le sue idee , cosi nuovi i suoi
sentimenti , che tratto tratto per entro a queste poesie
non tralucano innanzi ad occhio esperto le greche e le
hìtine forme; ma sibbene in quella guisa e in quelle
circostanze, in cui i n aestri dell' arte giudicano non
minor lode meritar l' imitazione che 1' originale : la qual
cosa vien anche assegnata come un fonte della Poetica,
praticato e dai < lassici latini a riguardo de' Greci , e dagli
Italiani a riguardo di questi e di quelli. Del che possono
essere una prova alcune di queste iHtave sul te<i,po di
pia.tar le viti, in cui pare clie l'autore abbia preso
di mira quel luogo di Virgilio al libro 2 delle Geor-
giche , ove trattando lo stesso argomento , dopo aver
detto il 1,'ituio Poeta che la vite piantar si conviene
sul far di primavera , o d' autunno , dimostra la pre-
ferenza di quella stagione a questa , colla seguente no-
bile e leggiadra descrizione :
Ver adeo frondi nemorum , ver utile sylvis ;
Vere tument terr , et genitalia semina poscunt.
Tum pater omnipotens foecundis imbribus sether
Conjugis in gremium Isetse de&cendit, et oranes
Magiuis alit , magno commistus corpore , fcetus.
Avia tum resonant avibus virgulta canoris ,
Et Venerem certis repetunt armenta diebus.
Parturit aluius ager , Zephyriqne tepentibus auris
Laxant arva sinus : superat tener omnibus humor,
Inque novos soles audent se gramina tuto
Credere : uec metuit surgentes pampinus austros ,
Aut actum coelo magnis aquilonibus imbrem j
Sed tiudit gemmas , et frondes expllcat omnes etc.
73
Or ecco le stanze dell' Italiano , clie a questo e ad
altri classici fonti attinse e temprò i bei colori di que-
sta squisita pittura ;
òotto il gran peso piìi non gemon grevi
Le selve , o bianchi stan di gelo i monti ,
Che le tiepide aurore , e 1' aure lievi
Ne scopersero al ciel le apriche fronti j
E , i gran dorsi spogliati delle nevi »
Ne inargentaro ruscelletti e fonti ;
E già tutta ravvivasi e si bagna
UeJla nuova freschezza la campagna.
Vezzoso or r anno , or la stagion fiorita ,
Ride ogni prato , apre ogni solco il seno ,
Ogni pianta di fronda è rivestita ,
Scioglie ogni augello a dolci canti il freno.
Ora 1' amante Giove si marita
Con fresche pioggie al fertile terreno ,
Che lieto di non so quale dolcezza
La nuova prole abbraccia ad accarezza.
Dopo questa tratta di pennello maestro rivolge al
vignaiuolo cosi il suo canto , e quanto non è vago
queir mtreccio della natura personificata !
O tu che ami nudrir la vite aprica ,
Esci , e comincia con sì lieti auguri ,
Che avrai natura a' tuoi lavor nemica
Se sì felici giorni or tu non curi :
Ella di questa prole è cosi amica ,
Che vuol che s' abbia influssi e giorni puri,
E che al nascere suo la terra e il mondo
Qualità prenda ed abito giocondo.
Vuol che intorno alla culla i primi fiori
Le sparga il suolo , quasi don sincero ,
Che un' aura carca di soavi odori
N' apra e secondi il respirar primiero ,
Che il ciel le mostri il vago viso fuori ,
Che il terreno le sia molle e leggero ,
E tutto dal piacer rapito penda ,
Come eh' il primo germogliar u' attenda^
7»
Ella vuole che tepide rugiade
Ne distendan le fibre mollemente ,
Che i bei succhi ne scaldi e ne dirade
Né troppo pigro sol , né troppo ardente ,
Acciocché quel , che per ignote strade
In lei si formerà , spirto possente ,
Non comun nome sol s' abbia di vino ,
Ma dir si debba nettare e rubino.
Prende poscia di nuovo a dispiegare i suoi precetti
al colono con tanta grazia e festività di concetti e fa-
condia di stile , che ben mostra quanto felicemente po-
trebbesi da' grandi ingegni tessere in ottava rima un
poema Didascalico senza oftenderne la semplicità e
1' aggiustatezza , e ne lo fa proprio desiderare.
Se tu molle 1' adagi o la secondi ,
Oh come fia che il frutto ne vagheggi ,
Allor che mezzo ascosi infra le frondi
In grappoli si finga e poi rosseggi ;
Oh come sembreratti or che si fondi,
;' Allor che sotto il pie brilli e spumeggi,
Oh come lo dirai vita e calore
Allor che dolce ti discenda al core.
Allora fia che affanno più non senta ,
Ti fia lieto il Gennar , lieto 1' Agosto ,
La fredda etade ti verrà piti lenta ,
O si ravviverà del dolce mosto j
La famigliuola salterà contenta
Al dolce desco e al botticello accosto ;
E tu ringrazierai con lieto viso
Bacco che ti recò la gioja e il riso.
La facilità , che ha l' autore , di rivestire delle più
splendide e soavi forme poetiche il ling''aggio dilla fi-
losofia e delle naturali scienze ., in che tanto si d sUn-
sero sopra gli altri Lucrezio e Virgilio , pppare ancor
più chiaro delle sue Terzine sulla traspirazlcve lULle
'viti. Presupponendo egli la notizia di quei minuti txi-
boli contorti a forma di spira , che dalle radici della
pianta si stendono, per mezzo, al fusto sino alla cortec-
cia ad accocliere l' aere esterno ., e che contengono or
74
più or meno il succo necessario a nudrlr la medesima ,
asserisce in tuono poetico Ja traspirazione dei vetjeta-
bili in genere, il modo, rutilila del travasameulo di
queir umore , a cui attribuendo la morbidezza della
pera , la dolcezza del fico ecc. , fa qui cpportunamente
sottentrai'e l'immaginazione dicendo, che
Cosi quel mei , che sul fiorir novello
Del mondo , distillar le qnercie , e i dumi ,
Non ei-a clic il sudor dell' arboscello ;
Ma la gente di semplici costumi
Mele il credè, di che all'età dell'oro
F'acesser dono volontario i Numi.
Discende quindi al suo particolare , la vite , e ne ar-
gomenta e dipinge mirabilmente l'artificiosa struttura
e più gentile delle altre piante , e nel calor del suo
canto esce improvvisamente in quest' enfatica esclama-
zione non forse men vaga di quella di Virgilio sul fi-
ne del summentovato libro :
Oh eli' io giunga a scoprir col tardo ingegno
La cagion delle cose , e in verde sponda
Tutto m s' apra di natura il regno !
Sommamente ingegnosa e venusta si è poi la com-
parazione eh' ei fa dell' ape , che compone il mele , colla
natura che dall' umor della vite forma e ricava 1' uva
e il vino ,• e si piene d' evidenza e di brio sono le
conseguenze che ne deduce , che incanta e rapisce.
Qual ape chiusa nelF angusta cella.
Che da timo raccolto e risniarino
Esprime dolce qualità novella :
Natura di quel fior , di c|uel si fino
Umor compone la gentil sostanza ,
Che deve quindi trasformarsi in vinoj
E 1' assottiglia e finge in tal sembianza ,
Che, sebben sciolta in cento parti e mille,
Una virtude serbi, una fragranza ;
Però qual è fi-a i vini che non brille ,
Quale che il ri.'io uon ti chiami fuore ,
Qual che il tur bato cor uon ti tranquille ?
75
Tutto forza e virtù di quell' umore ,
Che purgato , che candido , che lieve
Aon ritien che dolcezza , e che sapore.
Questo è fioccar purissimo di neve ,
Che le interne virtù lasse ristora
Di quel pigro terreno , che la beve :
Questa è rugiada di serena aurora ,
Che cade sul bel cria di primavera ,
E sovra ogni fioretto si colora :
Questo è spirar d' orientai riviera ,
Che 1' aurette profuma , e ognuna parte
Odorosa , freschissima , leggera ec.
Pieni di tutte le grazie ed eleganze poetiche son4
sìmigliantemente nel genere loi'O gli altri componimenti
di quest' accademia , dei quali la brevità nou ci per-
mette di riferire se non il titolo , e sono : Il ritrova-
meuto della vite , Sciolto ,• Le varie spezie di viti e
e. la varia conformità delle lor foglie , Sonetto ; La
gioventù della vite , Sonetto ,• La varia qualità de'
vini f, Canzone j Le viti del Monferrato, Canzonetta j
// sacrificio del Capro a Bacco , Sonetto , l' appa-
recchio ala vendemia , Canzoncina; uno Scherzo suW
uhhxiacchezza , ed uno di complimento agli uditori.
Daremo fine al presente articolo col riferire una Can-
zone , in cui si ammireranno uniti ai pregi d'un' in-
gegnosa invenzione , quelli d' un' elegante spontaneità
nel dettato.
IL FIORIR DELLE VITL
CANZONE.
Poiché Natura d' alte selve , e d' irti
Tronchi i gran monti cinse,
E le fresche riviere di bei mirti ,
E di lauri distinse ,
A far sicura fede
Della virtù, che non si mostra fuori j
Un certo vezzo , che nomossi fiore ,
_5&
Alle belle opre diede :
Così fu dello fior del labbro il riso ,
E 1' inlerna bella fiore del -viso.
E ben lo stuol dei vivi spiritelli ,
Che da quel bor si parte
A profumare i zeffiri novelli ,
Altro non è che parte
Della gentil sostanza,
Che in un tenue respir soave sfuma ,
E ciò , che intorno sta , veste , e profuma j
E quanto la fragranza
Più sottile odorosa a ferir viene :
Tanto la pianta maggior pregio tiene.
O dolce vigna mia , se allor che muore
Il Giugno, e tu sicura
Metti il tuo primo riso , e il plcciol fiore ,
In qualche sera pin-a
. Che fresca esca dal mare
Io giaccia Ih su verde cespo assiso
Ove tu spieghi quel giocondo riso ;
Tal di fragranze care
Misto gentil 1' alma m' inonda e il petto ^
Ch' ebbro men vo d' insolito diletto.
La vaga auretta , che il tuo fior depreda,
Si dolce erra ia quel loco ,
E in tante guise avvien che dolce fieda ,
Che dico : questo è croco ,
E questo odor cedrino ,
Anzi questo è viola , è timo , è rosa ,
E s' altra v' ha sostanza più odorosa ,
Che spiri sul mattino :
E grido : aura gentil , sei qui nativa ,
O vieni da orientai tepida riva?
Or di ruscel , che placido discenda
Giù per declivi , e colli ,
Se la beli' onda s' inargenti e splenda
Su per r erbette molli ,
Par che dica fra via ,
Che di liquido argento è la sua vena :
77
Di qual dolcezza , e quale ambrosia piena
Ogni tua fibbra fia ,
Vigaa gentil , se tanto molce il cuore
Il bel respiro , che tu mandi fuore ?
IDeh non sorga , o fioretto , ira orgogliosa
D' Austro a recarti danno j
Che venti , e nembi ancora a gentil cosa
Fede serbar non sanno j
Né nebbia mattutina
Che mentre par , che t' accarezzi , e baci ,
Ogni vago tuo pregio adugge , e sface ,
Sorga dalla marina :
Ma per te stesso il bel crine ti spogli ,
Ed in ambrosia , e nettare ti sciogli.
3e le vendemmie tue cantando allora
Verrò per queste ville ,
E farò che sul labbro ad ora ad ora
Un grappolo mi stille ,
E mentre in mezzo al core
Mi pioverà quello , che da lei cade ,
Vivo tesor di perle, e di rugiade
Dirò di te bel fiore;
Che il Cielo piovve in te tanta bellezza ,
Quanta «quagliar dove» tanta dokexza.
7»
Versi latini di F. Gagliuffi.
N.
Oli può senza colpa il presente Giornale andar di-
sadorno d' alcuni nitidi ed elei^auti versi Ialini , clie lo
scorso agosto in diverse occasioni furono detti nell' a-
jnena villetta Dinegro dal eh. Prof. F. Gagliuffi , cui ,
se il porti in pace Ragusa , vogliam dir tutto cosa no-
stra , e chiunque ha letto Cicerone prò Archia , ne lo
concedere di leggieri. Diportandosi egli colà , come
spesso suole , tra una brigata di colti amici , venne
contato uu orribil caso , che correa voce essere avve-
nuto nella riviera di Ponente. Questa novella quanto
racconsolò poi gli animi d' ognuno riconosciuta non
vera , altrettanto fu cagion di piacere agli amatori delle
buone lettere per essere cosi stata soggetto alla musa
del valoroso Latinista , il quale tocco dal tragico acci-
dente , all' improvviso proruppe :
Dum foeuum unaninies genitor genitrixq. secabant ,
rilius in viridi forte gemebat humo.
Cur infaiis luget ? vir territus inquit ', at illa ,
Lac hausit , nihil est quod verearis , ait.
Sed vir praesagus properat , subitoque tacentis
Diruta anguem pueri parvulo ab ore trahit ,
Et tremit , et matri monstrat deforme cadaver ,
Matrisque obtruncat falce furente caput.
O lex dande oculos : patrem natura tuetur^
Haud ira hic dignus , sed pietate pater.
Più d' una circostanza ne fa vedere sotto il medesimo
aspetto Aulo Licinio e il nostro Gagliuffi , ma non puossi
riferir la seguente senza le parole del Romano Oratore :
quoties ego himc vidi , curri literani scripsisset nul-
lam f magnimi numerarli oplimorum versuum de iis
ipsis rebus , quae tum agerentur , dicere ex tempore 1^
Quoties revocatum eamdem rem dicere , commutata
'verbis , atque sententiii ? Quae 'vero accurate cogita
79-
teqiie scrìpsissct , e.a sic vidi probari , ut ad ve ter um
scrii torà II laudani pcrve.nirenl. E nel vero 1' atitore
prejjato da geiilil persona a scrivere il lodtito Epigram-
ma , protestò di uoii ricordarsene letteralmente , e scrisse:
Dum foenum unanimes geaitor genitrixq. secabant,
i iliiis iu viridi f^rte geaiebat liuaio.
Inspice , ait prudens genitor , q.iae causa dolendi :
Lac modo , ait genitrix , ne vereare , dedi.
Ille iterum , i , qnneso , propera , nimis aug.tur infans:
Illa autem, jam , jani , crede, q:iietus erit.
Vir tand- ni inipatiens frejuit , it , videi, liorret, et atrur»
SerpeJitem heu ! parvo senis ab ore trablt,
Et fnrit , et matri moristrat deì'orme cadaver ,
Mutri.sq. obtrunc^t praepete falce caput.
O lex , ciTude oculos : patrem natura tuetur j
Haud ira liic digniis , sed pietate pater.
Se questa rapida narrazioue , piena d'evidenza e di
calore, mette sott' occhio quei tuiseraiidi oggetti e co-
stringe a raccapricciare i lettori , il seguente Epigramma
è il linguaggio d'una venusta semplicità , e 1' espressione
di qiieìla graziosa e festiva gentilezza , che tanto s' am.-
mira nei Greci. Oi così felice saluto fu cortese all'au-
tore il suo ingegno, meritr' egli per la suilodata vil-
letta s' avveniva iu una bellissima Dama di bellezza e
di virtuosi costumi raramente adorna :
Quum primuni appares , dicnnt juvenesq, senesq.
Vix quidqnam hac Njmpha pulchrìus esse poteste
Sed pauci , tecum qijeis est fas vivere , dicunt :
Vix qiiidq'iam hac Nympha sanctius esse potest.
Felix! c|uae donum vulgo mirabile spernis ,
'Et doaum , pauci quod venerantur , amas.
'- Per questo che riferiamo appresso , chiaro si scorge
'ente il Poeta nei patetici colori , eh' ei tratteggia nel suo
franco verseggiare , gareggia col ritratto che offrivasi al
slio sguardo , e destavane la fantasia. Era questo un di-
ségno , che il valente giovane Girolamo Tubino avea
fatto per 1' incisione, cavato dal quadro del Dolci ap-
partenente al March. Briguole-Sale , e rappresentante
Gesti nell' Orto. Eccone le botte e l' encomio più feli'
So
eemente in due distici , clie altri forse non avria fatto
ili Janga descnaione :
Q lam piilcher Christi dolor liic! quam suave reaidev
Angelus ! o qaanto sunt loca piena Deo !
Miro upere hoc Dulcis gaudebat Brigiioles unus :
Gaudcbit tellus cuncta , Tubine , tuo.
A chi prende a leggere questo pare ritrovarsi da prima
in una di q ielle candide e spontanee narrazioncelle , che
disstinguono i Fasti d' Ovidio j la moralità, che poi s'in-
contra, ve innestata con tanta naturalezza e gravità,
che dà risalto , e non toglie la grazia al corpo dell' E-
pigramma , di cui arguta e d' assai brio è la chiusa.
N è il soggetto la signora Andreosti , la qiale vista an-
cor nubile dall' Autore sulle mura di Lucca , e sentita
lodare dal celebre Passi , e riveduta ora col consorte
Bottini alla nota Villetta, ove ragionava , suonava, e
cantava, disse il Poeta:
Te vidi, Iiaud fallor , quum blanda modestaque virgo
Lastrabas Lucae moenia celsa tuae.
Tecuai ìb\t nuirix , tua post vestigia servus ;
Sed tibi prae maaibus saepe libellus erat.
Ecqaa esses petii : virgo rarissima , dictuni est ,
Cui venit e pulchris artibus altus honor.
Subrisi tacitusj nani magni est multa puella ,
Q lae nihili , poslquani nupta sit , esse solet.
Nane nuptam agnosceus scite graviterque loquenteni ,
Et duJces danteni voce , manuque sonos ;
Dixi nitro : aut quondam verax , o candide Passi ,
Aut etiani jasu e laudis avarus eras.
A questi Epigrammi della Villetta non crediamo fuor
di proposito agi,! ungerne alcuni altri detti qua e là dal
medesimo Autore. Al seguente in forma di dialogo, di
cui fu ricliie to , è buona pezza , 1' Autore in un adu-
nanza di gentili persone , diede occasione uu tratto ijq-
migiiare di Voltaire , che veniva ivi ricordato da uu
di.-tinto Cavaliere. Inviando il francese poeta Y Olimpia
ad un ainlro, l' ammoniva , essere questa tragedia opera
di soli sei glor.li. Ai quale rispose 1' amico , che il tra-
gico non aviebbe dovuto riposare nel settimo , e questi
replicò essersene perciò pentito:
Si
'P'oltairius — En opus: hoc senis coepl , absolvìque diebus.
uimicus — Septimo, amice, male est te requiesse die.
Voltairius — Idcirco , nani me tangunt tua dieta , fatebor ,
Meme operis subito poenituisse mei.
Recentissimo è poi questo , tratto dall' istoria. Dopo la
battaglia perduta in Italia da Francesco I , essendo ri-
masto mortalmente ferito e prigione di Carlo V il ce-
lebre uffiziede Bayard , accorse Carlo Bourbon , che avea
seguite le parti dell' Imperatore contro la Francia , e
sforzavasi di usare espressioni di condoglianza al mo-
ribondo Francese :
Bajardum tristi spectat Burbonlus ore ,
8uspiransque , tuo funere tangor , ait.
Cui moriens : non me , sed te , miser , ingeme , dixit ,
In regem et patriam qui geris arma tuam.
A ben intendere il seguente , basti il titolo è le note
dell' Autore.
Domi M.4SINIAE Augustae Taurinorum iv ante eidiis
Majas MDcccxxyr.
(i) Dicere vellem ali qui d j sed quid, Maslnia , dicam?
Rarum aliquid vellem dicere et egregium.
(2) Scilicet indignum est communes carpere flores ,
Heic ubi daada oculis Inclyta dona tuis.
At sors arridet , floresque ostendit honeslos ,
Quos possim facili dinumerare modo.
(3) Hic flos , si nescis , flos est Salutius ', illum
Virtus antiquo mitriit in nemore.
(4) Flos alter titulo celebratur Tostius j ille est
Verus Romuléae fertilitatis honor.
(5) Flos alter potis est dici Peironius j ille
Fertur Palladii succum habuisse soli.
(0 La Contessa di Masino, dopo le graziose insistenze di alcuni
commensali , invitava Gagiiuffi a dire qualche casetta.
(2) La stessa Contessa aveva aggiunto; allons donc : un petit bouquet.
(3) Stava accanto alla Dama il Gay. Cesare Saluzzo , uomo d' alt©
'^gi^gR'o e merito.
/S ?^?u'^;. ^***'" ' ^"caricato Pontificio ^ stimatissimo io Torino.
{?) LAb. Peyron, dottissimo Filologo. 6
Sa
(6) FIos alter Plana estj illum ahi e vertice coell
Nostris donavit montibus Urania.
(7) Flos alter Sclopius , quem pulchro in rure virentem
Ambrosia suavi sparsit amica Themis.
Flos alter Thellingus adest , flos Pinius alter ,
Flos alter fausto Cavarus altus agro.
(8) Quin et flos subito novus heic Volvera videtur,
Quem florem claraant esse suum Cliarites.
Hos tibi do flores : tali tu munere gaude ,
Raro , nec fallor , munere et egregio.
Floreat interea tibi , felicique marito
Flos , quem tu cunctis floribus anteferas ,
(9) Flos , qui materno vocitatur Filia verbo ,
Quamque ego non dubitem jure vocare rosam ;
(io) Atque utiuam , ut spero, surgat tibi floscnlus alter,
Quem mox Narcisum jure vocare queani.
Excipiat mea vota Deus ; vos plaudite , amici ,
Et measam auguriis liane liilarate piis.
(6) Il Cav. Plana , celebre Astronomo.
(7) Il Conte Sclopis , Sosliliilo Avvocalo Gen. presso il R. Senato.
(8) Era appunto finito il giro dei coninicnsali , quando all' improT-
vìso sopraggiuDge la gentile Contessa di Volvera.
(9) I conjugi di Masino hanno una bambina graziosissima.
(io) Augurio d' un bambino , che giustamente si desidera a sì rispet-
tabile famìglia.
«3
ARCHEOLOGIA.
I.
LJrna cineraria clie si trova nella chiesuola dì S,
Croce al Monte nella Pieve di Sori:
D . M
SERVILIAE . RESTITVTAE
A . SERVILIVS . PHILODOXVS . CON
IVGI . KARISSIMAE . SIBI
FECIT . ET . SIBI
La copiò dal marmo il sig. Giovanni Enrico Carrega.
Nella lettera A l'asta a man dritta di chi legge sormonta
l'apice della lettera stessa , come nel Lambda minuscolo
de' Greci. I due sibi non debbono recar maraviglia: il
primo vale quanto ei , cioè si riferisce a Servilia j il se-
condo spetta al marito Filodosso. Sono molti gli esem-
pi del reciproco usato fuor di proposito.
IL
Urna cineraria, cLe oggidì serve di pila per l'acqua
santa nella chiesa di S. Pietro di Rovereto (Chiavari).
e . SEXTIO SPEG
TATO TESSERARIO
COH 1 PR VR . C . TITIVS
MARCELLVS BE
TRIB COH . EIVSDEM
B M
Cajo Sestio Spedato ei'a dunque tesserarlo della coor-
te medesima. La forma delle lettere molto irregolare ,
la punteggiatura negletta , la disposizione confusa delle
linee , e più la menzione fatta del Pretorio urbano ci
fanno conoscere che l' umetta cineraria è lavoro del
secolo III , o foi'se del secolo iv. La copiò dal marmo
il sig. Avv. G. Crist. Gandolfi. S.
84
III.
Nella chiesa parrocchiale di S. Michele di Rua ( o
Muta ) neir orientai Riviera è un' urna di marmo col-
locata sopra un altare a mano manca di chi entra nella
chiesa , ed in quella si conserva il corpo del beato Mar-
tire Giovanni , colà venerato con festivo culto nel mese
di settembre. Presso 1' altare in cornu Eplstohe vedesi
incassata nel muro una lapide rozzamente scolpita in
marmo , e dice come appresso :
:^ HIC REQVlESCli
m PACE E. M. IOAN
UES QVI . VIXIT
PZVS MINVS AN
WOS XXXIIIII Et
fRANSirr SVB DIE
ini KAZ OCTOBRES
FAVSTO . IVNIORE
* V C CONSVZE
* V c 5 cioè viro clarissìnio.
E da notarsi la forma delle lettere t e l ; percioc-
ché la prima è figurata come quella che da noi s ado-
pera nel corsivo (t) , e 1' altra rappresenta la nostra cor-
siva maiuscola z. E con questo monumento si conferma
la sentenza di Scipione MafFei , il cpiale affermava non
essere stato sconosciuto agli antichi il nostro carattere
corsivo.
Fausto il giovine fu console nel 334- E notabile il
monogramma di Cristo , ossia Labaro , scolpito a prin-
cipio dell' epigrafe , potendo giovare a decideie qual
fosse la vera forma di quella insegna memorabil cotanto
nella storia di Roma , e della Chiesa.
L'iscrizione è cristiana senza dubbio veruno j ma le
sigle B. M. non debbono significare che honce memorice ,
com' è deciso da tutti gli ei'uditi. Veggansl le Anti-
chità Italiane del ]Muratori.
Di questo pregevol m.onumento giravano copie, ma
85
imperfette ; attesoché coli' imbiancare ne' tempi andati
il pilastro , in cui esso è incassato , avevano riempiuto
di calce i solchi di alcune lettere , che più non appa-
rivano. Ma nell' autunno del 1816 trovandosi il P.
Spotorno nell' amena villeggiatura del sig. Avvocato G.
Cristoforo Gandolfi a S. Lorenzo della Costa , ambe-
due si recarono ad osservare quel marmo ; ed avendolo
diligentemente ripulito , ne trassero questa copia , la
prima genuina che si presenta alla pubblica luce. S.
Ci capitò pur ora alle mani la seguente iscrizione del
GagliufEj quindi crediamo di far cosa grata agli ama-
tori delle buone lettere chiudendo con essa il presente
articolo.
CINERIBVS
PETRI.HANNIBALIS.DE-BIANCHI
150N0NIA
qvi . anno . aetatis . jjj. academiam . militarem . regivs . pver
in gressvs . et . sexennio , rite . transacto . inter . militvm
dvctores . recensitvs . altiera . scientiae . bellicae . stvdia
oblatae . libertati . libeìis . antetvlit
erat . adolescenti . egregia . formae . dignitas . facile . et . acvtvm
iii^eiiivni . svmma . diligeiiLìa . mores . ad . vrbanilateni . et . s.iuclìinouiam . institvti
vim . morbi . gravissimam . duodeviginti . dies . experlvs . nvnqvam
indolvit . cvm . chrlsto . se . esse . malìe . qvam . vivere profitebalvr
vixit . aunos ■ xi< . nieiiseiu . T . dies . xvi . qvievìt . ni . aiUe . ifl* mai . MDCCcxxiv
Comes . Victorivs . Amedevs . vi . vnicvm . moritvri . filii . desidcrivm
patrivmqve . amorem . explerct . Avgvstam . Tavrinorvm . aegrotans
ail vola vit.sed. a. corpore.iam. frigido. nQiicorviii.cvrn.probi!)itvs.t;st,ahIitq.iucoasoIabilis
praefectvs . academiae . militaris
ne . memoria . tam . carae . virtvtis . iutercidat
lapidem . et . titvlvm . posvit
dolens . non . ipso . patre . minvs
S6
BELLE ARTL
L*
Accademia Ligustica di Belle Arti , sebbene poco
foi'se considerata in patria dall' universale , e di piccolo ,
o nissun nome al di fuori , non meno per questo è da
tenersi in conto d' un utile , e decoroso stabilimento. E
se per le ristrette sue facoltà non può di magnificenza
e di splendore venir a paragone di quelle , alle quali
la generosità dei Regnanti è larga di ogni efficace pro-
tezione , può di questo almeno pregiarsi , che del suo
essere va debitrice all' affezione di pochi amatori della
virtù. Né , come opera di privati , e però di limitato
potere , lascia patir difetto ai giovani , che in lei con-
vengono , dei sussidi necessari ai loro studi j che anzi
ne ritraggono essi ogni opportunità , che ad una com-
pita istruzione pertiene. Ella così gode dolcissimo il
frutto delle sue sollecitudini negli avanzamenti di quelli,
che si giovano de' suoi benefizj. I quali non rimangono
senza il desiderato frutto ; lo che ha pur dimostrato
1' esposizione dello scorso agosto (i). In essa bello era il
(i) Nella solenne adunanza, che pel primo giorno dell'esposizione
sì tenne nelle sale dell'Accademia, il oh. sig. Marchese Marcello
Durazzo , adempiendo l'ufficio di Segretario perpetuo , lesse un dotto
ed elegante discorso intorno la vita , e i dipinti df ! Ligure Angelo
Bancheri. E se nel giudicio accurato, che 1' egregio Oratore istituì
intorno la composizione de' quadri, ammirarono gli udiiori un gusto
sagacissimo attinto alle più sane teoriche del bello nella Pittura , si^
animò per modo lo stile efficace dello Scrittore nella descrizione de
■varj subbietti , che quasi ci rinnovava allo sguardo l'incanto di quelle
tele. Ma ciò che rese ogoor più pregevole il suUodalo discorso ( che
assieme ad altri già recitati dall' A. in simile annuale ticorrenza ,
tutti i caldi amatori delle arti belle, e del hi Ilo scrivere bramereb-
bero veder fatti di pubblica ragione ) si fu 1' accorgimpoio con che
dim^stravasi come la eccellenza dell'arte andasse nei tanihi^n con-
giunta alla integrità dell'animo, e alla soavità de' costumi. Bello e
profittevole ammaestramento a que' giovani , che sepnnndo i primi
passi neir arringo onoralo , facean corona in quel giorno al nostro
Oratore ! Il quale , ancora nel Cor dell' eia , fa sua delizia di questi
sludj, e non contento alla gloria , che da un'illustre erigine gli de-
«7
vedere come gli studenti dell'Accademia , tion solo cou-
seguirono in o^ni classe con pienezza di suffragi i pre-
ni j ; ma come jnolti di essi meritarono eziandio lodi,
ed incoraggiamenti particolari. Fra le opere poi , che
oltre quelle del premiati , decorarono 1' esposizione , il
Pubblico pane piacersi singolarmente di un quadro del
sig. Gio. Fontana , e di un disegno del sig. Girolamo
Tubino, Il primo, dopo gli studj fatti nell' Accademia ,
ed un soggiorno di alcuni anni in Roma , ha voluto
far vedere quanto abbia saputo giovarsi del tempo speso
in quella Metropoli delle arti. Né mal si consigliò. Per-
chè il suo dipinto , sul quale ha espresso il fatto , cono-
sciuto volgarmente col titolo di Carità Romana , venne
commendato per molte ottime parti. E sono ; la com.-
posizione savia , la espressione nel vecchio assai viva ,
la felicita dei colori in alcuni toni di tinta veri e sugosi
il tocco del pennello libero , che però nulla toglie all'
accuratezza dell' esecuzione , e 1' effetto dell' insieme. Il
sig. Tubino ha pur mostrato quanto sia il progresso da
lui fatto dall' anno scorso , in cui espose il disegno del
quadro di Federico Barocci dipinto per la cappella Se-
narega. Questo è copiato da un piccolo , ma prezioso
dipinto di Carlo Dolci della Galleria Brignole, rappre-
sentante Cristo neir Orto confortato dall' Angelo . Si può
dire eh' egli ha sapulo trasportare colla m.aggiore feli-
cità nel suo disegno la fusione delle tinte , la squisita fi-
nitezza , r effetto del chiaroscuro , che in grado cosi
eminente distinguono 1' originale. Per cui gli è dovuta
somma lode , ed egli deve andar lieto olti-eraodo di
averla conseguita dal celebre sig. Professore Gagliuffi
riva , appunto del lustro avilo e degli agi , e ( ciò che è più raro a
vedersi ) dell* ingegno coltissimo sa giovarsi allo scopo sì lodevole
di proteggere ed avvivare nella sua patria i coltivatori delle arti,
onde la vita s' ingentilisce e si allegra.
Nel tributare si tenue omaggio a un benemerito nostro concitta-
dino, non possiamo a meno di esprimere il desiderio ardentissimo
che in noi si nulr.f , dì vedere il nostro Giornale fregiato con al-
cuno di quegli siritti , dei quali dura dolcissima la ricordanza in
chi godeva ascoltarli sulle labbra dell'illustre Accadepiico , e che
egli eoa gelosa modestia seiba Inllora presso di sé.
cogli elegantissimi distici che in questo Giornafe si ìeg-
gono (a). Due belle incisioni di due nostri concittadini
hanno pui-e arricchito 1' esposizione , e l'Accademia , cui
furon donate dai rispettivi Autori. L' una del eh. Pro-
fessore , ed Accademico di merito sig. Nicolò Palmerini ,
rappresenta Amore , che doma un Leone , tavola del ri-
nomato sig, Cav. Benvenuti. Il sullodato incisore , noto ,
xibbastanza per altre opere assai pregiate, non ha bisogno
de' nostri encomj ; perciò passeremo a dire come 1' altro
intaglio sia opera del sig. Rivera , discepolo del cele- '
hratissimo sig. Cav. Morghen , cui è vanto di aver in
Italia potuto , neir incisione , quello che Canova nella
Statuaria , cioè aperta la strada a chi dopo di lui avesse
trattato il bulino La stampa del sig. Rivera è cavata ì
da una mezza figura di Donna di Tiziano , la quale , \
perchè tiene in ni»no alcuni fiori , è creduta rappre-
sentar la Primavera : ma forse non è che il ritratto di
bella , e fresca donna che amò di esser dipinta dal prin-
cipe dei coloritori con quel simbolo della più ridente
stagione della vita. Quanto all' incisore , egli ha saputo
dare alla sua opera il carattere del pittore da cui pro-
viene , piima lode per cui vuol essere raccomandata
ogni incisione j e così il bulino , come la punta sono
maneggiati con assai franca , e risoluta mano. Questa
stampa conferma la buona opinione che già godeva in à
Patria il sig. Rivera , e fa che i suoi concittadini si '
accendano a maggiori speranze.
Non taceremo da ultimo come si vedevano pendere
dalle pareti delle sale dell' esposizione molti quadri e
disegni , opere di amatori , ed amatrici della Pittura,
Riputiamo questo bello argomento , che le Arti non son
tenute in Genova in così piccola estimazione , come
un' antica accusa vorrebbe far credere , mentre formano
la gradita occupazione dei colti giovani non solo , ma
ben anche delle donne gentili j le quali non isdegnando
dar opera alle medesime , se ne onorano al cospetto del
Pubblico ; colla quale riflessione ci è caro por fine alla
presente notizia.
(2) V. Novelle letterarie, n.
F
89
Del quadro dipinto da Federigo Barocci
per Matteo Senarega,
ra gli uomini che nel secolo sestodecimo ouoraron
Genova si annovera certamente Matteo Senprega II
quale essendo , cosi per grado , come per fortuna disimto ,
tanto credette l'uno e l'altra dover tenere in pregio,
quanto gli fossero mezzo al conseguimento della virtù ,
né più vero e desiderabile onore reputò , di quello che
1' uomo si procaccia col far acquisto dell' amore e dell'
ammirazione universale. Per questo egli si adornò dì
belle lettei'e , studiò filosofia e legge , e il frutto di
queste nobili fatiche volle tutto rivolgere a prò della
patria , verso la quale compì sempre alle parti di ot-
timo ed utile cittadino. Né gli bastò dar opera agli
studj severi , che volle ornarsi eziandio di quelli che
fan gioconda la vita , e fra questi predilesse quelle arti
che belle vengon dette per eccellenza , e non contento
ad una sterile affezione , volle coli' opera giovarle e
promuovei'le. Del che è bella conferma la cappella da
lui eretta in questa chiesa Metropolitana di S. Loren-
zo, Perchè dopo aver profuso molt' oro nel decorarla
di eletti marmi e di statue pregevoli quanto l' età fra
di noi comportava , non istimò grave lo eleggere a
dipingerne la tavola dell'altare il primo pittor de' suoi
tempi Federigo Barocci da Urbino. E le arti parvero
remunerare un tanto favore , perchè tale dettarono all'
artista grande e pietoso concetto , ed a lui abitualmente
infermiccio infusero tanto vigore nel porlo in opera ,
che se non la prima , una almeno delle bellissime que-
sta si dee riputare , tra le fatture che uscirono da que'
soavi pennelli. La quale dalla mano distruggitrice del
tempo ed , è pur forza il dirlo , dall' incuria ancora
degli uomini, ha avuto a soffrir grave detrimento. Or
finalmente 1' occasione di urgenti riparazioni alla cap-
pella Senarega ha ottenuto quello che formava in vano
9»
da gran tempo Jl desiderio comune , e l'opera di Fe-
derigo tolta air immerita oscurità, in cui rimase finora ,
ha formato 1' ammirazione di tutti quelli che si son mos-
si a contemplarla. Fra quali noi tocchi dall' esimie
bellezze della medesima , abbiam creduto opportuno il
momento per far su di essa poche parole , che siano
cagione a chi non la vide ancora di recarsi ad osservai'la ,
e ne diano ai lontani una qualche notizia.
Ha espresso Federigo in quella tela il Crocifisso Si-
gnore , a cui fa corteggio una turba di angelici spiriti
tutti in atti di riverenza e di dolore. A pie della cro-
ce , e a destra del riguardante , stanno la madre e il
diletto Giovanni , alla sinistra il Martire S. Sebastiano
cui l' altare è dedicato. Può dirsi che raramente la
jnassa di luce baroccesca fu adoperata con maggior
convenienza e che raramente ancora produsse maggior
effetto. Perchè intorno all' esangue corpo del Redentore
splende una luce vivissima, che disvela quegli che pen-
de da quel tronco non esser , quale le apparenze dimo-
strano , V uomo soltanto del doL>re , ma sibbene il Re
de' cieli cui fa corona luminosa la schiera celeste. Nella
parte poi inferiore del quadro regna una misteriosa
oscurità che trasporta la mente a quelle tenebre , che
ingombraron la terra nel momento in cui si compiè
il gran sacrifizio. Sul qual fondo campeggiano le tre
figure poc' anzi accennate con bel contrapposto non
affettatamente cercato di luoe e d'ombra. E gli affetti
eh' esse spirano sono vivissimi , ond' è che al solo
rimirare que' volti , e quegli atteggiamenti ne resta
r anima commossa , e pietosa. Perchè la Vergine mo-
stra a un tempo , nel dolore di Madre inestimabile ,
la rassegnazione reverente al divino consiglio. 11 S.
Giovanni esprime un dolore meno nobile e celestiale ,
affettuoso però ed intenso qual si addice al discepolo
bene amato , e il Martire S. Sebastiano assorto nella
contemplazione dei patimenti del Redentore sembra che
in quella , dimentico de' suoi tormenti , goda di esser
fatto segno , come il suo Esempio , alla saette del mal-
vagi. Forse ad alcuni pottà sembrare non aver il pit-
9^
tore abbastanza servito alla dignità del soggetto cosi
nella positura . della Vergine , come in quella del S.
Giovanni. Mentre la prima giacente in sul terreno , quasi
presso allo svenirsi , non ci rappresenta la fermezza
d' animo della gran donna , clie stava sul monte qual ce
la figura la storia evangelica , ed il secondo per recare
conforto più al corpo travagliato di lei , che non a
queir anima trafitta , posato un ginocchio al suolo , col
manco braccio la sostiene. Alle quali osservazioni non
si vorrà per noi contraddire , ma osserveremo piuttosto
come nel rappresentare il dolore della Vergine sia in-
corso in questa poca osservanza il comune de' pittori ,
non eccettuati quegl' ingegni grandissimi di Antonio da
Correggio , di Daniel da Volterra , e di Annibale Ga-
racci. Dal che può dedursi vm utile documento a fa-
vor dei giovani studiosi di queste arti cioè , che nel
modo di rappresentare i soggetti , e disporne l' inven-
zione , non tanto devesi per loro deferire all' autorità
degli esempi , comecché grandissimi , quanto osservar
V istoria , la convenienza, ed una sana critica. Dell' aver
poi Federigo introdotto S. Sebastiano assistente a' mo-
menti estremi del Salvatore , non gli si dee dar taccia
alcuna , essendogli convenuto secondare così la pietà
del donatore , necessità che strinse sovente i gran mae-
stri , e fra qviesti il grandissimo Raffaello : che non si
potè talvolta esimere dal porre nelle sue pitture le
immagini di quelli che gliene avean data 1' ordinazione.
Ma la mente cosi bene ordinata di quel principe della
pittura trovò modo di legar sempre al soggetto prin-
cipale 1' accessorio , per quanto ne fosse disparato. Così
reggiamo , per recarne un solo esempio , Sigismondo
Conti, nel quadro delle Contesse presentato alla Vergine
e al diviu pargoletto dal suo protettore S. Gerolamo ,
diventare quasi parte necessaria di storia in quella ra-
dunanza di Santi raccolti ad onorare la gran Donna e
l'augusto suo Figlio , chi accennandoli allo spettatore,
chi stando in atto reverente innanzi ad essi mostrando
la croce , simbolo di un volontario martirio , e chi intro-
mettendosi per ottenerne il patrocinio a prò dei devoti.
9'-*
Federigo non ebbe qui a vincei-e tanta difficoltà , ma
procurò anch' egli di fare che il S. Martire divenisse
quasi parte del soggetto che ti-attava , mediante il sen-
timento che gli attribuì , non lasciandolo spettacolo e
spettatore ozioso , come molti pittori , per altro lodatissi-
mi , aveano praticato per lo innanzi. Ma , scendendo a par-
lare delle doti di esecuzione in questa pittura, diremo che
sono quali di leggiei'i ognuno può argomentare. Ad un
discepolo di Gio. Battista Franco cosi studioso dell' anti-
co , che per suggerimento del maestro fece su quello
lungo e profondo studio, non si conveniva che un per-
fettissimo disegnare. Qui in fatti l' insieme delle figure
specialmente non coperte da panni , e i particolari di
tutte le teste e le estremità in singoiar modo sono in-
tese quanto possa il desiderio augurarsi. E la figura
del S. Sebastiano è cosi spontanea per la sua movenza ,
ed eseguita con tanta disinvoltura, diesi direbbi; con-
dotta con un sol tratto di pennello senza fatica alcuna.
Cosi il torzo e le gambe del Crocifisso mostrano una
rara correzione ed yua elegantissima forma. Per ciò
che riguarda il colore si ravvisa il seguace di Correg-
gio , e piti felicemente che noi fu il Barocci in altre
sue opere ,• mentre in questa pittura non si vedono quei
volti rosseggiami per cui altri ebbe a dirli imbelletta-
ti , né quelle tinte alquanto alterate da cinabri ed az-
zurri sfumate oltre il dovere , eccezioni clie pur si os-
servano nel rinomatissimo quadro della deposizione di
Perugia. Nel nosft-o invece la soavità nulla toglie alla
forza , e la bellezza delle forme nulla alla giudiziosa
imitazione del naturale. L' effetto poi prodotto dal chia-
roscuro è pieno ; né dee recar maraviglia , sapendosi
come Federigo quello fosse che richiamasse alla robu-
stezza con questo mezzo la pittura illanguidita per le
deboli e slavate opere dei pittori del secolo di Grego-
rio e di Sisto. Però è a credere che maggiori benefizi
col suo ingegno egli avrebbe recato all' arte , se nel
più bello del suo operare l' invidia non avesse tentato
un colpo mortale contro una vita così preziosa : il quale
9e non potè riuscire a spegnerla aflatto , la rese per
93
sempre al sommo grado infelice. Cosi al povero Fe-
derigo , mal condotto di salute non fu d' allora in poi
concesso di attendere allo studio che sole due ore al
giorno , e reca perciò maraviglia come gli venisse fatto
di condurre con tanta squisitezza d' esecuzione un sì
gran numero d'opere, per cui convien dire che colla
speditezza della mano per lungo studio ubbidiente ai
concetti della mente ei compensasse la brevità del tem-
po concessagli ad operare. Ed egli a quest' eccellenza
e speditezza neli' arte accoppiando una rara bontà d' ani-
mo riusci sommamente caro , a tutti specialmente a co-
loro che si giovarono dell' opera sua. Fra i quali , co-
me narra il Bellori , si annoverarono il Cardinal Giu-
liano della Rovere cui fece il ritratto , il Gran Duca
Francesco De Medici di Toscana , il Duca Francesco
Maria della Rovere , non che Guidobaldo suo Padre ;
verificando per tal maniera in se medesimo , che ninna
è così miserabile condizione di vita , la quale per 1' eser-
cizio della virtìi non possa vestire l' aspetto di assai
compiuta felicità. E questa più dalla fama eterna che
r uomo lascia dopo di se si misura , che non dalle
prosperità della vita. Però il nome di Federigo è gran-
de e durerà eterno colle sue opere , e la memoria della
sua virtù e del suo infortunio. Laonde non è a dirsi
quanto abbiano avuto a caro tutti quelli che non vi-
vono indifferenti a ciò che nobilita e solleva l' ingegno
umano cogli studj e le arti , che sia tornata ia piena
luce r opera insigne di cui abbiam fatto soggetto al
nostro ragionamento. E chiaman liete e fortunate quelle
rovine alle quali andiamo djtjbitori di tanto benefìzio ,
e di una bella opportunità di studj , che si è cosi pre-
sentata ai nostpi giovani artisti i quali non furon lenti
a trarne profitto. E degno frutto se ne vide nella penulti-
ma esposizione di quest' Accademia Ligustica , il dise-
gno che di questa pittura operò il valente giovane Sig.
Gerolamo Tubino. Nel quale alla lodevole parità dei
contorni , andava unita una bella soavità di esecuzione ,
e al giusto elfetto generale del chiaroscui'o una felice
imitazione eziandio del tocco del pennello barocce-
94
SCO. Oiid' è , che dolga l' animo al solo pensare che
quella tela possa, quando che sia, ritoi-nare dove oscu*
ra e dimenticata giacque fino al presente ; ed è per
questo eziandio che si facciano i più caldi voti affin-
chè si trovi il mezzo ( cosa in vero non difficile ) di
conservare quest' opera egregia all' avanzamento dell'
arte , e all' ammirazione dell' universale. Al che conforta
ancora una cotidiana esperienza la quale , ne insegna ,
.che i capolavori delle arti non si vogllouo lasciare dove
per molte e continue occasioni di pericolo sono esposti
a gravissimi danni j ma si bene custodire con ogni cura
questi argomenti dell' innocente superbia delle nazioni.
95
U Assunta di Guido Reni > disegnata
dal Prof. Garafaglia.
chi afFermasse 1' Assunta dì Genova esser la tela più
perfetta che uscisse dalle mani di Guido , non manche-
rebbero forse cohtraddiltori , i quali opporrebbero il
miracolo della manna a Ravenna , o la strage degl' in-
nocenti e la Pietà a Bologna , o il S. Pietro e Paolo ,
già di casa Sampieri , ora a Milano. Piìre se è vero clie
un' opera di belle arti , tanto più sia da pregiarsi , quanto
si distingua per un maggior numero di perfezioni ; o
meglio , l'iunisca in se tutte quelle che al suo autore
acquistarono fama , non dubiteremo di entrare piena-
mente nella surriferita sentenza. In quella pittura si ve-
dono felicemente accoppiate le due maniere in cui Guido
egualmente si distinse , la robusta cioè , e la dilicata. Il
Malyasia molto minutamente ne descrive la storia , e ci
fa sapere quanto fosse l' impegno col quale il pittore ,
emulando Lodovico Caracci suo maestro , la condusse.
Ne dice ancora quali furono le lodi con cui , al primo
vederla , I' onorarono non solo il comune de' pittori ,
ma quelli eccellenti ingegni ancora di Lodovico , del
Guercino , e dello Ilampieri.
E la osservazione di essa conferma quanto dal bio-
grafo bolognese vien riferito. Tutto vi è studiato ,
e curato al maggior segno. Le espressioni sono proprie
e vere , il disegno scelto e correttissimo , il chiaroscuro
di sommo effetto , e tutto è cavato dall' osservazione del
naturale , migliorata dallo studio e dalla felice idea del
pittore. Nel gruppo della Vergine e degli Angioli che
r accompagnano , si riveggono le sembianze cosi predi-
lette e cercate da Guido della Niobe e dei figli. E a
questa dolcezza di volti , e di soggetto , ben si accorda
quella del colore , vario nei diversi caratteri , sempre
soave perù, ed armonioso. Ma gli Apostoli che in di-
versi atteggiamenti , e tutti molto espressivi , stanno
9^
intorno al vuoto avello , fanno bel contrasto alla parte
superiore del quadro per la robustezza dello stile , e la
forte e risoluta maniera con cui sono dipinti. In una
parola , lo sti,le del pittore qui è senza taccia , ed alieno
da quelle trascuratezze di disegno , e da quella snervata
eseciizione , clie lasciano a molte fra le sue opere mi-
nori , dalla facilita in fuori , poc' altra lode. Tanti pregi
meritavano pure di esser conosciuti oltre i patrj confini ,
ad onore ed utilità delle arti. Al quale scopo adempierà
la incisione che ba in animo di pubblicarne il professor
Garavaglia , nome che non ha mestieri di lodi. Così se
la più stupenda fra le pitture a fresco di Guido ha
avuto la sorte di esser moltiplicata col celebratlssimo
intaglio del Morgheu , questa primaria fra le sue tele
otterrà il debito onore dal Garavaglia. Di che , oltre
la fama dell' incisore , ne assicura il disegno eh' egli ne
ha condotto, poco stante, a compimento. In esso ha dato
a vedere , sé esser non solo disegnator valoroso , ma
ancora profondo conoscitore del segreti dell' arte. Per
cui quello in lui è meno da commendarsi , che in altri
sarebbe pur gran pregio , cioè la bella esecuzione , la
scrupolosa fedeltà , e la correzione irreprensibile. Ma
egli ha saputo entrare nell' animo del suo autore , e
dare al disegno che ha eseguito lo spirito del quadro ,
il carattere , il giusto effetto , e perfino a luogo a luogo ,
far vedere i tocchi del pennello guidesco. E questo ,
oltre che da se solo è gran vanto , acquista maggior
inerito al Garavaglia perchè il dipinto , e per gli ef-
fetti inevitabili del tempo , e la qualità dell' imprimi-
tura , non conserva intero il valore dei toni , e 1' ar-
monia generale che certamente aves. nella sua primiera
freschezza j ond' è , che a molti non profondi conosci-
tori , riusciva più gradita la copia dell' originale. E noi
teniamo che questa pur sia la maggior lode che possa
acquistare un disegnatore , nella quale è riposto il
sommo della perfezione , e in cui può avere il genio
ancora una qualche parte. Perchè un semplice copia-
tore , per diligente ed accurato eh' ci sia , non farà ,
al pili , che ritrarre fedelmente le bellezze eh' ei sa
97
\ (idere , ma noa giungerà mal ad internarsi nelle ra-
cioui più riposte , e però più fine , da cui nascono le
prime bellezze dell' opera eh' egli disegna , quindi tanto
meno a farle gustare altrui. Questa lode , che si dee iu-
icra al sig. Garavaglia , ne rende certi che F incisione
da lui operata ai pregi sovra enunciati unirà tutto ciò
clic il bulino e la punta possono ottenere di sopra più ,
sia pel maggiore effetto , come per la lucentezza delle
liiite, il brio e la trasparenza dell'esecuzione. L' autore
di un intaglio di tal fatta deve dirsi veramente bene-
merito delle arti , per 1' utile ed il piacere di cui è ca-
gione ai cultori di quelle.
INla quanto di studio e di fatica richiedesi a chi vo-
glia meritare un tanto onore ? Perciò , coloro che si de-
dicano a quest' arte , non deono mai stancarsi di studiare
con tutte le forze dell' animo a conseguire quel fon-
damento nella medesima , che dovrà poi render un
giorno le loro opere pcegiate e desiderate. E sebbene
l' arte dell' intaglio in Italia , sia nella nostra età ,
per opera di elettissimi ingegni , salita a tal grado
da destare invidia nelle altre nazioni , pure questa
massima , non naai troppo sarà inculcata ai giovani , i
quali , e per la comune impazienza della fatica , e
per qualche esempio contrario , potrebbero venir in-
dotti la errore. E di questi perniciosi esempj uno re-
cente se ne è visto , nella stampa che dal celebratissimo
quadro del S. Girolamo di Parma è stata pubblicata a
Milano. In essa dell' originale non rimane vestigio al-
cuno , dalla composizione in fuori ; e veramente 1' inci-
sore vi si è abbandonato ai delirj di una stravvolta
fantasia. Ci giovi però ritornare al disegno del pro-
fessore Garavaglia , che ha destato in tutti quelli da
cui fu ammirato , nel tre giorni che è rimasto esposto
a canto all' originale , un giudizio conforme al nostro.
Del che siamo lieti oltremodo , e lo siamo ancora che
l'occasione di rimover il quadro di Guido dall'altare
su cui era , ne abbia concesso di contemplare da vi-
cino tante perfezioni per lo avanti nascoste , così per
Ja infelicità della luce , come per la distanza alla quale
2
98
era collocato. Perchè , ne sia qui ancora permesso di
esternare un desiderio , che ci fa sorgere in cuore
l' amore delle arti , 1' onore di questa città , non che
quello della famiglia nelle cui mani stanno le sorti di
questa pittura rinomatissima. E perchè il capo lavoro
di Guido ritornando alla primiera oscurità , dovrà ri-
maner privo di quello splendore che gli è dovuto per j
ogni rispetto ? E perchè dovrà nuovamente andar espo-
sto a quei pericoli per cui ha già sofferto non lievi
danni ? Quanto miglior consiglio sarebbe il conser-
varlo alla utilità , e all' ammirazione universale ! Una
copia fedele sarebbe sufficiente ornamento all' altare , ed
eguale pascolo alla divozione. Che se questo pensiero
potesse sembrar meno decoroso al tempio santo , come
quello che tendesse a spogliarlo de' suoi preziosi orna-
menti , oltre le considerazioni sovra esposte , basti lo
addurre un esempio , che è una grande autorità , e che
ci vari'à di piena giustificazione presso gli animi .savj
e discreti. Vogliam dire , quanto in simile materia
venne ordinato dal Pontefice Pio VII. di sempre
beata e veneranda memoria. Egli dopo tante memora-
bili vicende a tutti note , reduce alla città eterna ,
mentre tutto era in ristabilire gli ordini civili ed ec-
clesiastici del governo pontificale , non dimenticò le
arti^ e fra i molti benefìi:j a quelle compartiti, volle
che i quadri dei più eccellenti pittori da lui riacqui-
stati ai suoi dorainj , lungi dal restituirsi ai tempj da
cui erano stati tolti , formassero porzione nobilissima
del museo Vaticano , e intanto conservava a Bologna
la sua pinacoteca sorta in modo non diverso , e provve-
deva al lustro , e al compimento della medesima. Or
quello che il Pontefice Santissimo operava senza tema
di offendere la religione , perchè fra noi non sarà le-
cito , anzi glorioso imitare ? Si niovano dunque a con-
cedere questo beneficio alle arti i fortunati possessori
dell' Assunta di Guido , ed acquistino così diritto alla
riconoscenza universale.
99
NOVELLE LETTERARIE.
J^er la Stamperia del presente Giornale veggono ora
la luce Alcune Prose inedite di Gabriello Chiab; era ^
nuovo pregio della italiana letteratura , e dono insigne
a quanti son vaghi di promoverne lo splendore. Tra
queste in ispezie due dialoghi Sul tessere le Can-
zoni , ed uno sugli ardimenti del verseggiare mo-
strano vie maggiormente , che i voli del Pindaro Savo-
nese non furono spinti da cieco impeto di capricciosa
fantasia , ma fondali sui principi dell' arte e della Fi-
losofìa , e le novità da lui introdotte nella Lirica non:
sono cosi straniere alla nostra poetica lingua , com' altri
forse avvisava a' tempi del Poeta, di cui chiaro ivi appare
quanto fino si fosse il giudizio nell' innestare con pari
felicit,à e ragionevolezzza i greci modi e le grazie sui varj
metri misti e sparsi qua e là dai primi padri Jell' italica
poesia , e ridotti da lui a regolar forma ptr via pere-
grina affatto e mirabile. E par proprio clic; le anzidette
produzioni movessero dalla gran mente del nostro Can-
tore in que' fortunati momenti , eh' egli andava ripe-
tendo alla sua Musa : o scoprir nuo^o inondo , o af-
fogare : voto immortale , eh' ei vide pago al par del
grande Navigatore, ^i cui emulava la gloria. Di tutte
queste prose si darà più distinta ed estesa notizia in
un articolo dei susseguenti fascicoli. B»
Storia Letteraria della Liguria, Genova , Tipografia
Ponthenier. E uscito pur ora il ^." tomo di quest' opera ,
di cui s' è fatta onorevole ricordanza in altri giornali
d Italia. Genova coli' una e 1' altra sua Riviera va fi-
nalmente lieta d' aver trovato a questi dì nel eh. G. B,
Spotorno un cotal figlio , che le schierasse dinanzi i più
nobili monumenti della sua gloria , e cinta delle sue ve-
l'aci e stabili ricchezze facessela ondar a paro delle altre
Italiche città , prestando alla sua patria quell' insigne ser-
vigio , che «on tanta lode già resero il Fautuzzi a Bo*
100
legna, il Bettinelli a Mantova, il Foscarini a Venezia,
il Giovio a Como , il Vercl a Bassano , ed altri ad altre
di questa bella Penisola , i quali sé slessi e quelle le-
varono a quella fama , che ognun sa. Che la nostra sia
del bel numero una si fa chiaro per questa , ed altre
erudite fatiche di lui , nelle quali a petto di molti ne-
mici le mantenne valorosamente l' invidiato onore , che
ella ha ed avrà sempre salvo ed intatto , d' esser chiamata
la madre dello Scopritore d'America. Al qua! fine il detto
4- tomo è arricchito di un' Appendice a disinganno di
taluno , cui piace ancora mover dubbio su d' una lite ,
che più non è sub judice. B.
mme di M. F. Petrarca colla interpretazione com-
^ ■ dal Conte Giacomo Leopardi. Milano. Stella ,
posta ili i6.
1820, '>iamo già tre parti o volumetti. Chi non in-
Ne abt Petrarca dopo queste annotazioni , avrassi a
tenderà il ~ stesso. Vedete il primo Sonetto : quel Voi
Jaanare di sfc oi. Così quand' era, lo troviamo esposto,
è spiegato : o o) -e gran tempo è chiosato per lungo
quando io era > Signore , per le quali scrive il Conte
tempo. Le gentiU ^ d' ora in poi cosi bene intendere le
Leopardi , potrannc ,.gg^^ (.(^j^^g Je abiette del Metastasio
Rime di Messer From ^^ .^ ^ Guinea , Cafreria , Nuhia
Storia della Senegal. , ^^^ p^.^y; j^ Ledati. Milano.
e Abissini a, compilate. ^
Stella, 1826. voi. 2m 1 q^^q cose si promettono in
A chi sembrasse che U ricordi che servono di con-
due leggerissimi volumetti, ^^^^^j^ ^^^ ^^ p.^^^j j^
linuazioae alla Stor.a umve.
stesso della seguente. . ^^jj^jj^ p^^-^^ ^^^,^.
Storia delle Indie orientai. ^^ ^^ ^^^ ^^^^^^^ ^.^
„o^Ti. Milano. Stella, '^''^ '^ al i^Sa.
due volumetti che gmugono fi"- ^^^jj ^g^g^
Lettere su Roma e Napoli. Mu
in 16. . ..^ 1^11- lei tera 3." In essa
Ne notiamo xm ^«l tratto delk le ^. ,
V Autore parlando dell' cp>taCo che 1 ^
Onofrio di Roma posero alla memoria del Tasso , cosi
esclama : « Infelice ! era d' uopo , perchè nou perisse
ce la memoria del luogo , ove trovasti 1' ultim.o e pa-
ce cifico asilo , che Monaci oscuri scrivessero il tuo nome
ce immortale sul sasso modesto che copre le illacrimate
ce tue ceneri ! Oi.nè ! ecc. Ognuno avrebbe Immaginato
ce ohe qualunque si fosse 1' Autore di quel monumeuto ,
ce dovesse averne lode dalle anime gentili. Ma fu opera
ce di Monaci ; dunque è cosa indegna. » S.
Opere varie del Cav. Vinceìizo Monti. Milano j
Stamperia de' Classici, 1826, in 16 gr. voi. 3.* e 4-
Chi ha r Iliade volgarizzata dal eh. Monti , ed im-
pressa pure in due temetti del sesto medesimo , si pro-
cacci questi altri volumi , nel primo de' quali si con-
tengono le Poesie varie , nell' altro la Bassvilliana, il
Pellegrino apostolico , la Bellezza dell' Universo , la
Musogonìa , ed alcune terzhie in lode del Parini. Noi
faremo una semplice osservazione sopra la nota 20 della
Bassvilliana , in cui l'amico del celebre Poeta vuol dar
ragione dell'aver dato il Monti il nome di antenne del
Varo alla flotta francese che mosse nel lygB controia
Sardegna. La maniera più semplice di spiegare quella
locuzione a noi sembra 1' osservare che la flotta salpò
da Tolone , e che Tolone ò parte del Dipartimento
del Varo,
Michaelis FEBnucn Specimen Inscriptionmn. Hisce
accedunt Cannina ejusdeni nonnulla. Pisauri , anno
1826 ex Ijp. JYobiliano in 4-
Il libro è dedicato ad un Illustre Prelato genovese ,
Monsig. Ugo Spinola , Delegato Apostolico di Macerata
e Camerino. Il sig. Canonico Schiassi , insigne maestro
di stile epigrafico , dopo il Morcelli , loda 1' Autore
con due gentili epigrammi. Riportiamo il secondo ,
perchè più breve :
Pianta tot auricomos prodis si parvula foetus y
Quot jani proli Superi , quot et adulta feres !
lOS»
Histoire de la Maison de Savoye par Jean FnÉzur.
Turin f chez Alliana et Paras'ia, 1826. in 8." voi. 2.
L' Autore, natio di Montoulles , presso Fenestrelles ,
appartenne già alla Congregazione de' Preti diS. Giuseppe
di Lione , ed oggidì è professore in Torino nella R. Ac-
cademia Militare, L'opera , dedicata a S. A. Serenissima
il Sig. Principe di Savoja-Carignano \ittorio Emanuele,
è ornata de' ritratti in litografia de' Sovrani e delle
Principesse della R. Casa di Savoja. S.
io3
Lettera del D: Gius. Jnt. Garibaldi , Prof,
nella R. Università , ai suoi Scolari di Ma-
teria Medica e Medicina forense _, sui rimedj
detti controstiinolanti , con alcuni cenni sulla
Dottrina del fu Prof N. Oli FARI.
1
motivi che lianno determinato l'Autore alla pubblica-
zione di questa Lettera sono troppo importanti , perché
si trascuri da noi di dare ai nostri lettori un breve
estratto della medesima.
Già da alcuni anni la proclamazione di una Nuova
Dottrina Medica, detta Italiana, avea determinato il
Prof. Garibaldi a far cenno , che miolte massime buone
della stessa erano state pi'ofessate , e lo erano tuttavia
nello spedale di Pammatone di Genova , dal suo illustre
precettore il Prof. N. Olivari. la quella pubblica occa-
sione , ed in molte altre successive , come rilevasi dalla
Lettera , avea 1' Autore manifestato la sua costante non
adesione ad alcuui principi che riguardano la cura delle
infiammazioni, e specialmente intorno l'esistenza, 1' uso,
e gli eftetti dei così detti rimedj coutrostimolanti nella
cura delle infiammazioni medesime. Risultando però da
un recente Opuscolo del sig. Prof. Tommasiui , Clinico
di Bologna , una palese contraddizione fra ciò che opi-
na , ed insegna nelle sue lezioni di Materia Medica il
Prof. Garibaldi , e ciò che asserisce del medesimo il sig.
Prof. Tommasiui , fu costretto il nostro Professore a
pubblicare la presente Lettera , onde conoscasi piena-
mente la verità dei fatti , e delle sue opinioni sull' ar-
gomento controverso dei rimedj detti coutrostimolanti.
Noi omettiamo di accennare le prove molteplici , non
dubbie , comprovanti la costanza delle opinioni medi-
che dell' Autore , opinioni tanto più solide , quanto che
emanano dalla sana Dottrina Ippocratica , non alterata
dalla stranezza delle vicende , delle sette , e dei sistemi
che si seguitarono 1' un 1' altro. L' Autore sembra a noi
io4
essere tanto più lodevole , perchè oltre di far conoscere
la sua prudenza ed esitazione nell' accettare le novità ,
che tanto facilmente si spacciano in quasi tutte le scien-
ze , finché non sieno bene constatate e riconosciute dai
■veri dotti , inspira a' suol alunni la verità di quelle
tnassinie che il l'esero cauto contro le intempestive in-
novazioni , e le asserte scoperte. Stabiliti i fatti , ai
quaii non si può in alcun modo rispondere , e per i
quali apparisele chiaramente che a torto fu inscritto fra
i Medici controstimolisti , passa Y Autore a combattere
le ragioni per le quali i coiitrostiinolisti medesimi vo-
gliono che alcuni dati rimedj sieno atti a vincere la
flogosi indipendentemente dai veri rimedj antiflogistici.
Questa parte della Lettera non è meno interessante della
prima, ed, a senso nostro, l'Autore combatte vittorio-
samente le massime principali dei settatori della Nuova
Dottrina con solidi ra/iociu] , e con fatti che si ripe-
tono tutto gioi'uo sotto i nostri occhi. 1^' Autore mon si
è fidato della sola propria esperienza : quella de' suoi
rispettabili colleghi , e di molti fra i condiscepoli del
comune maestro , il fu Prof. Olivari , medici già pro-
vetti , è citata in appoggio de' suoi ragionamenti , onde
noi crediamo che il controstÌTnoUsmo , che è apparso
in alcuni punii d'Italia, ed a cui hanno saviamente
resistito i Medici Liguri , verrà risospinto alla sua sor-
gente , e là, meglio adoperato, e modificato prudente-
mente , e conformato dietro i principi della sana Me-
dicina pratica , servirà a provare viemagglormcnte che
la Medicina non si presta a giganteschi cambiamenti ,
ed a strane riforme.
Noi non possiamo omettere di tributare fili' Autore
nostri elogi , non tanto per la semplicità , e nitidezza
dello stile epistolare , quanto per 1' urbanità , e rispet-
tosa gentilezza verso il ragguardevole soggetto , contro
le opinioni del quale la sua Lettei'a è scritta.
Kè termineremo questo articolo , che avressimo desi-
derato di prolungare vieppiù , senza far conoscere che
•i' amore verso i suoi scolari , per 1' instruzione dei quali
ha intrapreso il pubblicato lavoro , la riconoscenza verso
io5
il sommo precettore , il fu Prof. N. Ollvarì , della di
cui dottrina rivendica , e manifesta le massime , e lo
zelo jer 1' onore patrio , e peli' Università nostra , in-
sultata dal sig. D/ Valentin , si manifestano ad ogni
tratto aiolto giustamente , ed energicamente nella Let-
tera del Prof. Garibaldi , che non manca di farci spe-
rare uheriori pubblicazioni delle sue mediche ricerche.
io6
Scelta di Racconti st rici e favolosi ^ trcCti da
ottimi testi di lingua Italiana, ad uso delle
Scuole , per cura di Terenzio Mazzoli. Pe-
saro 1824. Dalla Tipografia di yìnnesio Nobili.
T
X ra le varie Raccolte , Antologie , e Scelte , che da
qualche tempo escono dai torchi Italiani per la gio-
ventù , questa del Mazzoli comprende , a parer mio ,
due pregi non volgari. Il primo si è , che essendo
questi racconti consecrati dal giudizioso raccoglitore ai
giovanetti che intraprendono gli stadj delle umane
lettere , e della lingua Italiana , ei non volle che
altronde fossero tratti se non da classici trecentisti , e
fra le opere di questi , quei soli , che mercè uno stile
semplice e naturale, e la grazia e proprietà delle forme
più chiari e più acconci riuscissei'O a quella età , alla
quale , ove sia guidata da mano esperta , non può mai
essere troppo per tempo il bere ai puri fonti di quel
secolo avventurato. Delle più autorevoli edizioni si valse
il Mazzoli da lui notate in un indice al fin del volume ;
e i fatti o nocelle egli distribuì per ordine presso che
esattamente cronologico , perche i maestri possano
fare osservare ai loro allievi l' incremento successivo
della nostra bellissima favella. Gli Scrittori , che con-
corrono a formare questa raccolta , sono : Pucoudano
Malespini , il Fiore di Virtù' , le Storie Pistolesi , le
Cronichette Antiche , le Novelle antiche ; Ser Giovanni
Fiorentino , il Pecorone ; Fra Simone uà Cascia , Fra
Domenico Cavalca , le Vite de' Santi Padri , il Dialogo
di S. Gregorio , Giovanni Villani , Passa vanti , Matteo
Villani , Boccaccio , Sacchetti , e la Cronica di Gio-
vanni Morelli. Un altro pregio si è pure , che assai
più facile e fruttuosa diviene al giovinetto la lettura
di questo libro per un indice alfabetico , in cui si di-
chiara il valore delle parole lontane dall' uso comune
distinte nel testo con carattere corsivo , nuovo soccorso
e degno di molta lode. Una sola cosa però mi parrebbe
mancare a questa operetta ad essere per ogni lato rag-
guardevole , cioè mia breve ed esc-ftta notizia biografica
degli autoi'i ivi contenuti a foggia di cp^elle , clie tanto
maestrevolmente diede il sig. Gamba nelle sue Opei^ette
di Istruzione e di Piacere , colle quali egli , e con
altre d' ottimo conio seppe rendei'si così benemerito
delle lettere Italiane. Sarebbe desiderabile , clie questi
due me^^zi d' appianale ai giovani la via d' istituzione
fossero per innanzi riuniti in ogni libro a ciò destina-
to , e in quello pure fattoci sperare dallo stesso Maz-
zoli nella prefazione del presente , in cui promette le
narrazioni tratte dagli autori classici che scrissero dopo
il secolo XV. Essersi questi non piccioli servigi e ai
giovinetti e agli istitutori , il comprenderà di leggieri
chi sa per prova con quale agevolezza e felicità s im-
prontino nelle tenere menti di quelli l' indole e i modi
di nostra gentile favella presentati opjiOrtunan:tnle come
in breve quadro , e quanto disagio convenga incontrare
a questi, tuttoché periti di lor professione , o nel recare
in cattedra si svariata moltipìicità di voli.mi , o nel ca-
varne privatamente un corso d' ottimi ceuiplari , quale
s'addice a questo tempo che la lingua e il btllo scrivere
vau rifiorendo a gara per le Italiane coutrade.
B.
io8
•s^
Invenzione delle Barche a vapore.
ella collezione del eli. slg. Cav. Navarrete , della
quale abbiamo dit^corso qui sopra , trovasi una impor-
tantissima notizia intorno alla iuAenzione de' bastimenti
a vapore. Noi la riportiamo tradotta letteralmente dall'
idioma Spagnuolo. ( voi. i. face, cxxvi. e segg. )
« Tra le utili scoperte , che debbonsi agli Spaglinoli,
tiene il primo luogo quella delle barche a vapore , tanto
di moda a' nostri giorni ; sopra la quale ne ha coni-
muulcato da Simaucas il Sig. D. Tommaso Gonzalez
(i) le notizie seguenti:
— Blasco de Garay , capitano di mare , propose nel
1543 all' imperatore e re Carlo V imo ingegno (2)
per fare andar le navi ed i carichi più pesanti ', anche
in tempo di calma , senza necessiià di remi, né di vele.
Considerato gli ostacoli e 1'^ contraddizioni clie so-
stenne tal progetto , V Imperatore convenne che se ne
farebbe la prova ; come si sperimentò effettivamente nel
porto di Barcellona il giorno i y giugno dell' anno in-
dicato 1543.
Non ci fu caso , che Garay volesse apertamente ma-
nifestare la macchina : ma si vide nel farne sperimento ,
che consisteva in una gran caldaja d' acqua bollente ,
ed in molte ruote di movimento complicato si coli' una
come coir altra banda del naviglio.
Fecesi lo sperimento in una nave di 200 botti , ve-
nuta da Colibre a scaricare grano in Barcellona , chia-
mata la Trinità; capitano Pietro de Scarza.
Per commessione di Carlo V , e del Principe Filip-
po II , suo figlio , intervennero a questo affare D. En-
(i) Archivisla di S. M. Caltolica.
(2) Ingenio , ingegno, nuccliinn. Nel tiuofo spoglio di vocaloli
fallo dal sig. Miizzi spiegasi molli ingegni da zucc'iero per molto coni-
meroio di zucchero : ina sì nella Toscana come nella Spjgria ingegna
vale macchina.
109
rlco di Toledo , il governatore D. Pietro Cardona , il
tesoriere Ravago, il vice cancelliere, il maestro razio-
nale di Catalogna D. Francesco Graglia, ed altri molti
personaggi di distinzione di Castiglia e di Catalogna ,
e tra essi varj capitani di mare, die assistettero alla
operazione , alcuni dentro la nave , altri dalla marina.
Nel darne relazione all'Imperatore, tutti general-
mente applaudirono all' ingegno, e specialmente alla
prontezza con che si virava la nave. Il tesoriere Rava-
go nemico del progetto , disse die farebbe due leghe
ogni tre ore , di' era molto coiuplicato e costoso : ed
esservi pericolo , che sovente scoppiasse la caldaja. Gli
altri membri della commissione assicarano che la nave
avea sciato due volte tanto più preslTuiente che una ga-
lera servita secondo il metodo regolare , e che per lo
meno faceva una lega per ora.
Terminato il saggio , raccolse Garay tutte le mac-
chine , che aveva armato nella nave , ed avendone de-
posto i legnami ne' magazzini di Barcellona , tenne per
se le altre cose.
Ponderate le difficoltà e contraddizioni proposte da
Ravago , fu pregiato il pen.'ìameDto del Garay 5 e se la
spedizione , in cui allora trovavasi impegnato Carlo V.
noli' avesse sturbato, senza dubbio 1' avrebbe incoraggiato
e favorito. Contuttociò promosse l' inventore di un grado ,
e gli diede un ajuto di costa di aoom. maravedis per
una volta ; e ordinò che dalla tesoreria generale gli fos-
sero pagate tutte le spese , e gli fece altre grazie.
Tanto risulta dalle spedizioni e registri originali ,
che si custodivano nel R. Archivio di Simancas tra le
carte di Stato degli affari di Catalogna, e della Segre-
teria di guerra e marina nel citato anno i543.
Simancas, ay agosto iSaS.
Tommaso GonzAlez.
ITO
INDICE.
Scienze,
Introduzione Pag. 3.
Cenni sopra alcune specie di piante nuove
d(d D. Antonio Bertoloni, Professore di
Botanica neW Università di Bologna . « c).
Analisi di un opera del Professore Haus-
man sopra i terreni del Nord della Ger-
mania « i4.
Descrizione della cava di Combustibile fos-
sile nelle vicinanze di Cadibona. . . " a4.
Lettere.
Inno inedito del Chiabrera . . . . . « 33.
Bellezze della Divina Commedia di Dante
Alighieri i Dialoghi d' Antonio Cesarci P.
D. O. Inferno « 38.
Sopra una scoperta postuma del C. G. Per-
ticari. Ragion, del Sig. Scipione Colelli. « ^5.
Coleccion de los viages ec. Collezione de' viag-
gi e delle scoperte che fecero per mare
gli Spagnuoli dal fine del Secolo XV^
posta in ordine ed illustrata per Don
Martino Fernando de Navarrete dell' Or-
dine di S. Giovarmi , Segretario di S. M.
ec. D' ordine di S. M. Madrid, nella Stam-
peria Reale iSaS in ^.° Articolo i." . « 53.
Della vita e delle opere del P. Giuseppe
Solari « 62.
Saggi dpi Trattenimento Poetico per la di-
stribuzione de' premj agli alunni delle
Scuole Pubbliche di Genova l' anno 1826
del Sig. Antonio Nervi Professore di Poe-
tica alle medesime . . . . . ,4 . , . fc 6g.
Ili
Versi Latini di F. Gagliiijffi .... Pag. 78.
jircheologia « 83.
Belle Arti ce 86^
Del quadro dipìnto da Federico Barocci
per Matteo Se^uirega ce 8g^
L' Assunta di Qnido R^ni disegnata dal
Prof. Gavavaglia ce g5.
Novelle Letterarie ce ^g.
.*
Errata
Corrige.
Pag. 4i 1
44
5o
53
55
56
ivi
ivi
ivi
ivi
57
58
ivi
ivi
ivi
ivi
59
ivi
« 60
« 69
•e ^O
in. 28.
7-
26.
5.
27.
3i,
17'
7'
23,
39.
e IO.
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e J 1.
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= 3i.
: 35.
: 32.
: 35.
= 4.
: 3l.
5 e 6.
« 77 V. 10.
« ivi V. i5.
" 79 lin. 24.
« 80 ft i3.
potè
Molti di coloro
dell' Alfieri
.... loca sulphure
fumant
Novarrele
che ne' fatti
1647.
spagnuola
che supremazia
crii Principe
Ottenne dispacci
voi. X.
si hi da scriversi
sì possa
r anno i 781
da uua delle opere
sempre un
Simencas
in granata
Vereges
morte
r avola fosse di
Quinto
delle Sali
Inscritte
del suo valore
poetico
Baci
Se le vendemmie
bellissima
Àudreosti
poteva
M Molti di coloro
dell' Alighieri
late loca sulphure fumant.
Navarrete
che ne' fatti
.547.
Spagnuola
che una supremazia
al Principe
Procacciò dispacci
voi. XIV.
si ha da scrivere
si possa
pubblicalo in Parma l'anno 1781'
da una delle copie.
sempre , un
Simancas
in Granata
Veraguas
morte. «
1' avolo fosse da Quinto
della Sali.
Inserite
del suo valore
Race
Io le vendemmie
nubilissima
Andreozzi
GIORNALE LIGUSTICO
cu
Hoc opus, hoc studium parvi properemus, et ampli.
Si palriae volumus , si nobis vivere chari. Hor.
tyféarzo ^Ss.'
GENOVA
Piazza Nuova N.° 43.
Osservazioni sopra alcune specie di piante della
Liguria occidentale registrate nel Botanico
italiano del Professore Moi^etti.
xAfBue di contribuire , per quanto mi è possibile, all'
illustrazione delle Stirpi meu noie , che allignano nelle
nost; e contrade , ho creduto , che non snrebbe fuori di
proposito il presentare alcune osservazioni sopra il Bota-
nico italiano del Sig. Professore Moretti , che ci viene
aununz ato qual prodromo alla Flora con pietà della no-
stra ferace Penisola. Sono in questo inserite d<lle cen-
turie di piante raccolte dal Dottor Badarò nella Liguria
occidentale il quale si è accinto alla malagevole impre-
sa , come egli asserisce nel preambolo , di spiegare agli
occhi de" Botanici le ricchezze della lig ;stica Flora.
Giova il e edere che il Professor Moretti , accordando
a queste specie un posto nella sua opera , le abbia di-
ligentemente osservate. Ben fortunato d' averlo a com-
pagno in un e impo , che ho percorso avidamente per
molti anni , avrò ad accusar l' insufficienza de miei
mezzi , se non riesco a dividere sempre seco la stessa
opinione. Col solo intento d'essere schiarito sopra m' Ite
specie da loro determinate , io ardisco emettere il mio
sentimento , benché mal regga al peso di Ile autorità
che mi stanno a fronte. Io prego d' altronde a vantag-
gio dell'amabile scienza, che si dimostri, che sono ca-
duto in erroie.
N." 64. Brassica halear'ica Pers. Capo di Noli.
Ne' semi recenti sottoposti ad esame, siccome pure nei
«ecchi mi è sempre avvenuto vedere la duplicatura dell'
endopleura , frammessa alla ridichetta , ed ai cotiledoni,
creduta dal Sig. Gay particolare a questa specie , ben-
ché sia concessa ad altre crociformi. Li Brassica oleru'
cca del Capo di Noli non può dunque mutare il no-
me con cui r ha già divolgata il celebre AUioni , in-
eontrandola verso Nizza nelle rupi marittime , e con-
ii6 )
viene perfettamente con questa sia nell' abito esterno ,
sia nella più minuta analisi.
JV.' 87. Heiianthemum semigtabrum. Nob.
Aggiungeremmo volentieri questa specie di Heiianthe-
mum , alle molte che ornano la nostra Flora , se non
fosse una leggera varietà dell' If. ciliatuin della Flora
atlantica , al quale il chiarissimo Professor Vivisxii lo
ha già riportato nelle sue piante libiche.
JN.'iio. Sileiie liiuscipida presso il Ceriale. '
Ho passato la metà della mia vita erborizzando in
questo paese , né vi ho mai incontrato questa specie ,
né mai sono riusciti a ritrovarla quanti hanno erboriz-
zato nella Liguria occidentale. Il Sig. Moretti non dee
certamente aver veduto l' esemplare colà raccolto , e
quando gli recadrà di esaminarlo, riconoscerà quale
pianta è stata cambiata con questa.
N.° 164. Ruta graveolens in collibus.
Non v' ha di tutto il genere che la sola Ruta angu-
stifolia Pers. la quale vegeti nelle nostre colline. Ove
si indichi la precisa località , in cui stanzia la R. gra-
veolens , si faremo premura di congiungerla colla sua
affine la R. angustifoìia.
N.° 286. Lathjrus ensifolius. Noh.
La incostante ristrettezza delle foglie insieme alla
grandezza variabile dei fiori non han potuto muovere nò
gli antichi , né i moderni Botanici a considerarlo come
specie dis iuta. Lasceremo 1' autore nella sua opinione ,
anziché dipartirci <ia Decandolle , Seringe, Viviani, Ber-
toloni , presso i quali non è che il Lathjrus sjlvestris,
N.° l'jS. Genista humifusa in collibus.
La G. humifusa sarebbe una vera scoperta fra le
piante indigene , ma trattandosi di specie , che occorre
frequente , ci vien sospetto che non s' abbia ad inten-
dere la G. filosa crescente in copia ne' nostri colli ,
e che non fu registrata fra le sue compagne.
N." 2. Sesleria mutica. lYob.
Una delle tante forme , che veste la Sesleria cce-
rulea e sono già troppe quelle elevate al grado di
specie.
117
N.° 3. Solaiìum parviflorum Moretti.
Kon pare che si possa distinguere dalle tante e giu-
stamente poco curate varietà del S. nigrum.
N.° Sn. Sisjmbtium Lceselii Dee. Fior, frane, suppl.
Decandolle nel suo Sjstema Regni <vegetabiLis si
fece un dovere d' avvertire , che la pianta da lui cre-
duta uella Flora gallica il S. Lceselii non era che una
semplice varietà del S- Coliimnce che vaga dentro con-
fini molto estesi. L' averlo disegnato come specie di-
stinta fa desiderar le ragioni per cui si diede prefe-
renza ad una opinione , che lo stesso autore ha già ri-
provato.
N.° 58. Sisymbrium Pannonicum presso Varigotti.
Anche di questa specie non posso credere che il
Professor Moretti abb|ia veduto gli esemplari raccolti
sul luogo, perchè l'avrebbe subito riconosciuta per una
varietà del S. Ir io.
N." 266. Rosa ruhìginosa L.
N," 265. Rosa scepiiun Thuil. R. agrestis Savi.
Il Sig. .'•'•avi confessa nel Botanicon etruscm che la
sua R. agrestis si ha a riguard re come lie* e varietà
della R. rubiginosa. Decandolle concorre nella stessa
sentenza avendole riunite nel Prodromus. Sopra quali
differenze il Sii;. Badarò si è fondato a distinguerle
nuovamente , quando i loro stessi promulgatovi le han
l'iconosciute per nulle ?
N.° 220. Lotus edulis. L.
Pedunculis unifloris (bifloris?) leguminibus bra-
cteatis torosis f subcjlindricis , caule prostrato, villoso ,
foliis glabris ciliatis.
Ci spiace di veder qui confuso il legume turgido
col toroso , voci che nella tecnologia della scienza haa
senso ben diverso , né dovea ommettersi il carattere
assai cospicuo dei frutti incurvati.
N." 2^9. Genista spinosa Poi. Spartium spinosum. L.
Si propone dall' A. ai Botanici , se debba iustituirsi
un nuovo genere fondato sul calice , che circolarmente
si fende durante l' infiorescenza. Ma egli è a Link che
dobbiamo questa innovazione , e quindi il genere Cali'
ii8
cotome , esprimente cotesto carattere , benché Decan.-
doUe non lo ammetta , che per stabilire una sesioue
del i;enere Cjtisus.
]V. 49 Capsella bursa pastoris.
P'a d' uopo avvertire col Sig. Sendel che la radichetta
è sempre incombente al dorso dei cotiledoni nei semi
di questa pianta comune a quasi tutta 1' Kuropa. Ye-
rificate le osservaz'oni , speriamo , che si rimuoverk df Ile
tribù delle Tlaspidee , colla quale ripugna , per collo-
carla in quella della Lepidinee , secondo 1' analisi deli'
embrione , cui piacque scegliere a guida.
Centaurea apLolepa Moret. con tavola.
E una vera, perdita per la scienza, che si sieno oc-
cupati a rappresentarci con tavola una semplice varietà
della C. paìiiculata , che Bertoloni aveva già partico-
larmente segnalata. Avremmo profittato assai più se ci
avessero favorito la figura di alcuna fra le piante ve-
ramente nuove , che finora sono state solamente de-
scritte.
ti a dolersi come 1' autore sia stato così avaro nel
rammentarci le graziose forme delle piante alpine , che
copiose si mostrano nelle nostre più alte montagne. Ma
non solo trovo taciute moltissime .specie comuni in
quelle co ilrade, sono eziandio dimenticati molti generi
che pure largamente vi si propagano. Eppure rileva-
va assai il mettere in evidenza un tratto caratteristico
della Flora della Liguria occidentale , il presentare in
una zona assai ristretta le piante dell' Italia meridionale ,
e quelle , che abitano gli alti gioghi alpini. Intanto
il Professor Moretti che ne' suoi lavori si distingue per
la sua ei'udizione nel rintracciare i sinonimi delle piante
da lui descritte , ci saprà buon grado d' essere avvertito
che la Campanula , da lui riportata ( ome particolare
al Capo di Noli sotto il nome , a dir vero poco giusto ,
à' Isophjrlla , ò quella, stessa che il Professor Viviani
un anno prima in una appendice della sua Flora libica
aveva descritta sotto il nome di Cainpanala Jloribunda
insieme al Convoh'ulus Sahatius , ed altre nuove , o
rare specie di quelle regioni marittime da lui più volte
"9
percorse. È singolare clie mentre il Professore Vivianl
nel render pubblici i suoi lavori ha sempre limitato le
sue osservazioni a quelle sole piante , che per la loro
novità , o per essere state per la prima volta scoperte
tra noi meritavano d' essere inserite tra le specie ita-
liane , siano o> a negletti questi veri acquisti dellu scienza
in un' opera appunto destinata a dichiirarne le novità ,
e i progressi. A dir vero avrebbimo desiderato che la
malagevole impresa del Dottor Badarò , cui saviamente
prende tanto interesse 1' autore del Botanico italiano ,
avesse fruttato alla nostra Flora qualche nuova , o rara
specie di più , invece di un catalogo di quelle , che
tanti anni fa furono registrate nel tesoro de la scienza
per le cure dei Botanici , che lo hanno preceduto.
A. S.
Nota sopra il Sisymbrium bursifolium Linn.«i.
l'i algrado gì' importanti lavori eseguiti dall' illustre
DecaudoUe sopra la famiglia delle crocifornii , il ^t-
sjm^f'ium bursifolium Lin. non ebbe a subire alcuna
mutazione in mezzo alla creazione di tanti nuovi ge-
neri , e fra la rettificazione di tante specie. Seguitando
i principi stabiliti sulla considerazione delle parti dell'
embrione , bo potuto rilevare da molte osservazioni ,
che lungi dall' appartenere questa specie al genere Si-
sjmbriuni secondo i caratteri , che gli vennero com-
partiti nel Prodroinus , non può nemmeno militare
nell' ordine secondario , che abbraccia il genere stesso.
La pianta di cui ho rintracciato i caratteri mi occorse
non rara nelle nostre montagne , dove spiegando un
grado lussureggiante di vegetazione arriva sino all' al-
tezza di 4 5 o 5 piedi. In tutti i semi che mi venne
dato esaminare onde riconoscere la vera giacitura dell'
embrione , non ho mai trovato la radichetta incom-
bente al dorso dei cotiledoni , siccome avvenire do-
vrebbe se si avesse a comprendere nelle Notorizee alle
c[uali spetta il Sisjtnbriwn , ma al contrario la radi-
chetta slessa si adagiava lungo la commessura dei co-
tiledoni in tutta la sua estensione , qual si osserva
esaltamente nelle Pleurorizee. Egli è dunque incontra-
stabile , che la nostra pianta non può rimanere nel
genere Sisjmbrium , da cui si allontana principalmente
per un tratto più essenziale della sua interna struttura ,
non meno , che per il colore diverso dei fiori. Egli è
per questo , eh' io proporrei di accoglierla fra le Ara-
bis sotto il nome di Arabis bursifolia , come il genere ,
che più le sia vicino , benché la sua siliqua non sia
precisamente piana a foggia di quest' ultimo , ma tenda
anzi che no alla figura quadrangolare. Se si ammetta
questa riunione , che mi sembra la più naturale , do-
vremo allora ordinarla ia quella sezione particolare
121
delle Arahis , così detta Alomotia dall' avere i semi
col margine denudato di qualunque membrana , poiché
quelli del Sisjmbriuin bursifoliuin , benché sieno no-
tabilmente compressi , non ne possedono alcuna.
A. S.
J22
Di alcune mlazioni che esistono tra la costitu-
• zione geognostica dell' Spennino Ligure e
quella dell' Alpi della Savoia.
Jrarecclil autori hanno di già annunziato die la ca-
tena di montagne , nota sotto il nome di Apennino
Ligure, non ditFeriva , per la sua costituzione geogno-
stica , dalla grande catena dell' Alpi , dopo il gomito ,
eh' ella la tra il gran S. Bernardo e il Monte Bianco ,
fin là dove piegasi di nuovo per riunii'si all' Apennino ,
non 'unge dalle sorgenti del Varo ; ma questa asser-
zione , esposta in terniini così generali , era lungi dall'
esser precisa , dapprima perchè più di un terreno o
formazione geologica non è comuue alle due catene
di montagne , in secondo luogo , perchè non erano in-
dicati i limiti , ove cominciava o finiva questa somi-
glianza , o per meglio dire , identità tra le diverse for-
mazioni , che costituiscono da una parte le diverse ca-
tene paralelle dell' Alpi e dall' altra la porzione della
catena dell' Apennino , che estendesi nella Liguria. Egli
è per fissare questi limili e per indicare , se è possi-
bile , le relazioni geognostiche di queste montagne , che
io estraggo alcune note da un lavoro sugli Apennini ,
Igvoro di maggiore estensione , che alcune ulteriori os-
servazioni da farsi non mi permettono ancora di pub-
blicare.
La serie delle mie osservazioni abbraccia , sul pen-
dio settentrionale dell' Apennino , i paesi che si esten-
dono dal colle di Tenda e le valli circonvicine , fino
alle sorgenti del Taro non lungi dal meridiano di Par-
ma , ella è meno estesa sul pendio meridionale , per-
chè non comprende die la parte della costa ligure ,
che estendesi da Alassio e Albenga fino a Sarzana ;
mi sono fermato davanti le montagne di Carrara , per-
chè la loro posizione e la loro composizione le indicano
come differenti dalle montagne circonvicine, né ancora
123
abbiaiAo dati sufficienti per indicare a quale epoca
geologica esse appartengono.
La catena , che fa il soggetto di questa memoria , si al-
lontana j.;enera]mente pochissimo, soprattutto dal colle di
Tenda fino al N. di Genova , dalla direzione O. S. O. all'
E. N. E. , da questo punto essa coi're fin verso le sorgenti
della Magra e per c^ualche tratto ancora più ia là in
una direzione più volte dall' O. a 1' E. , poco più lungi
piega verso il S. E. , ma fuori dei paesi ove ho limi-
tato le mie osservazioni. Questa catena è formata di
sommità di diversa elevazione , nella parte che avvicina
le Alpi vi sono delle cime di yooo piedi , al N. di
Savona e di Genova i colli di CadiLona e de' Giovi si
abbassano al dissotto di 1600 piedi, ma più lungi le
montagne si rialzano e passano ad avere un altezza
superiore qualche volta ai 3ooo piedi. La catena cen-
trale non è mai molto lontana dalle rive del mare ,
il massimo di questa distanza , nel tratto di paese da
noi osservato , è alle due estremità della Liguria , da
un lato allj sorgenti della Roja , dall' altro a quelle
della Magra ; esso giunge a 20 , 24 miglia ; tra questi
due estremi la catena si riaccosta talmente in alcuni
punti , che dei ruscelli , che decorrono dal sommo ver-
tice e hanno foce nel mare , contano appena una lega ,
mia lega e mezza di corso.
Se si eccettua il principio della valle del Tanaro ,
si può dire che non vi sono grandi valli longitudinali
in questa catena ; quelle che hanno il principio para-
lello alla sua direzione lo cambiano assai presto e non
si può loro applicare un tal nome che per un brevis-
simo tratto.
I terreni , che compongono quella catena , sono di
diversa natura ed appartengono ad epoche di forma-
zione ben lontane tra loro. Anderemo successivamente
enumerandoli cominciando dai più recenti.
Le pianure verso la Lombardia , i colli che cingono
la base dell' Apennino da questa parte , appartengono al
terreno terziario di formazione marina, noto sotto il nome
di terreno Subapeìinino , composto di marne argillose
124
spesso cinericcie nella parte inferiore , di sabbie , so-
vente giallognole , nella superiore , esso presenta una
massa considerabile sul pendio settentrionale ; ma non
tralascia di mostrarsi anche sul meridionale , o\e for-
ma dei piccoli bacini , circondati da montagne di piìi
antica data^ questi bacini sono come resti di una for-
mazione t,ià un tempo forse più estesa , e i testimonj
che nel mentre che 1' attuai valle di Lombardia era
un golfo di mare , esso bagnava pure le falde meridio-
nali dell' Apennino , che già dovevano mostrare una
configurazione non molto dall' attuai differente , se si
riguardi alle alterazioni delle loccie al terreno terzia-
rio preesistenti.
Questo terreno riposa in alcuni punti ( Aìhizzola
pendio meridionale ) sopra un conglomerato di ciot-
toli separati da strati di arenaria fine micacea , e al-
ternanti con strati di marue e argille di c^lor marma-
resco contenenti Ligniti e impressioni di foglie di coti-
ledoni , e ossa di Anlliracotherium ( Cadibona ) e ab-
biamo perciò un terreno di arenaria a lignite , al qua-
le 5 sebben con dubbio , si ponno rapportare il poudin-
gue poligeni o del monte di Portofino, le masse della
stessa roccia sovraposte all' apennino calcareo della Croce
de' Fieschi , dell' alture dell' Isola , masse che discen-
dendo verso il piano passano a Pietra Bissara sotto il
terreno subapeunino : per lo stato frammentario dei ma-
teriali che li compongono , a questo terreno pure si
potrebbero riportare i colli i he sono all' ammontare di
Lerma , ma troppo diversi li indicano i fossili , che
contengono ; son dessi degli encriniti e pentacriniti non
dissimili da' fossili di questo genere trovati in Inghil-
terra nelle vicinanze di Bristol ( Transazioni della società
geologica di Londra voi. Y par. i.) in terreni di un',
epoca molto anteriore j cosicché , se questi fossili non
provengono da roccie preesistc nti , difficilmente pure
si può riunire questo terreno alla formazione suba-
pennina.
Passando dalle formazioni terziarie alle secondarie vi
accenneremo la creta particolarmente nei suoi strati in-
\
135
fèriori e craje n)erte ) j è indicata da M. Brongniart
presso Nizza , vi accenneremo pure , nello stesso luogo ,
la formazione del calcareo del Jura e ad essa pure
assegno, sebben con dubbio, un terreno , flie si trova
al dissopra di Finale presso Verezzi , composto di cal-
careo giallo rossiccio , a tessitura non del tutto com-
patta , ma cpiasi granidare , e cariata e come di grani
aggregati, impastato con molti fossili, ostriche, e pet-
tini soprattutto , ma per me differenti da quelli del
terreno terziario. Partendo dal generale stato delle roc-
cie calcaree del Jura , che è di essere compatte , po-
chi vorranno ravvisare nel nostro terreno una forma-
tone di questa epoca ; ma se si rammenti che fre-
quenti son pure in detta formazione dei banchi dell'
apparenza del nostro ( Inghilterra , ponente della Fran-
cia , certi banchi delle vicinanze del ponte del Gard ) ;
se si rammenti pure , che in mezzo a detta formazlo-
e sono dei banchi di una certa argilla color di rosa ,
variegata di grigio (vicinanze di S. Peray , Boischalh) ,
argilla che può credersi caratteristica , e che trovasi an-
che in mezzo del nostro calcareo a Verezzi , mi pare
che la mia opinione potrà sembrare meno assurda.
Più antico di queste formazioni e quasi , si potreb-
be credere , verso il limite di transizione , è un terre-
no di calcareo grigio o turchino , nerastro , compatto ,
ma spesso a fi'attura terrosa , dividendosi in sche;^ge ,
traversalo da vene spatiche , fetido , argilloso , che al-
terna con delle marne scistose e talvolta con dei pic-
cioli letti di psanitnite macigno Brong. Gontien desso
nei suoi letti marnosi e calcarei differenti impressioni
di Fucoides , V intricatus Ad. Bron. soprattutto ; noa
mi è riuscito ancora trovarvi altri resti organici. Sem-
bra che sia in mezzo di questo calcareo che si trovano
delle masse di gesso spesso lamellare ( Castel del gesso ,
Scandiano nel Reggiano, S. Agata Tortonese), talvolta
saccaroide. Tale è 1' opinione del mio amico Sig. Ber-
trand Geslin che i suoi lunghi e dotti viaggi in Italia
hanno messo in caso di visitare dei luoghi ove quella
opinione è pienamente confermala; riesce però, bisogna
126
confessarlo , assai difficile il verificarla in cei'tl punii ,
ove il gesso , con le sue marne e il calcareo a cui è
subordinato avanzandosi nei terreni terziai-j , dan luogo
a confondere le roccie analoghe dei due terreni , come
nel Tortonese. Del resto è dilBcile di assegnare a questa
formazione un nome preciso, i suoi strati più nuovi
sembrano è vero appartenere a una formazione secon-
daria , a una formazione di calcareo alpino , ma gli
strati inferiori si possono ugualmente confondere con
i superiori dei terreni più antichi , che lor son sotto-
posti e che vedremo presentare dei caratteri atti a far-
li credere appartenenti all' epoca di transizione. Nel
dubbio pertanto , se si debba , si , o no , riguardare
questa formazione come separata e indipendente , op-
pure come essendo un maggiore sviluppo degli strati
calcarei del terreno , di cui passeremo a parlare , noa
ho fatto che indicarne sommai-iamenle i principali ca-
ratteri , giacché , come vedremo , non è dessa che ci
debba fornire i principali punti del confronto , che vo-
glio stabilire tra 1' Apennino e le Alpi , sebbene non
manchi nemmeno in quest' ultime , come mi è stato
dato di assicurarmene , avendo trovato recentemente ,
in un viaggio fatto nel Simmenthal nelle vicinanze di
Berna , un calcareo analogo a quello delle alture di
Genova contenente gli stessi facoides ( Oberwill ) e
alternando con delle marne scistose , e formando , per
così dire , una delle catene esterne dell' Alpi. Sarebbe
lungo il dettagliare la posizione geografica di questa
formazione , 1' indicheremo al Diamante , al monte di
Fascie , in Albaro , in Capenardo , sopra Rapallo , in
Ruta ; sul pendio settentrionale forma la sommità del-
le montagne di Antola e di Girolo , quelle delle vi-
cinanze di S. Giovanni , in Val di Nura , di Velleja ,
e si estende non poco nella valle del Taro. I suoi
Strati sono spesso orizzontali sulle alture , inclinano ge-
neralmente al N, O. sul pendio settentrionale e al S,
E. sul pendio meridionale ; da un lato passano sotto
i poudiiigae o breccie e i terreni terziarj , dall' altro
iij^ualmente sotto i poudingue o sotto il livello del
127
mare. Dalla disposizione geografica che presenta que-
sto terreno nelle vicinanze di Genova si direbbe che
è un largo mantello gettato su una c~ateua preesistente e
formata di altri terreni di natura un poco divei'sa (fig. i ,).
Avanzando dalle parti esterne verso il centro dell'
Apennino s' incontrano , tanto in riviera di ponente , che
in quella di levante , dei terreni che per la loro na-
tura , e per la loro posizione sono a quelli sopra de-
scritti , anteriori. Essi si ponno dividere in due forma-
zioni , una all' altra posteriore. L' una , la più recente
n. I , che si dimostra tale , perchè realmente è addos-
sata a quella del n. 2 di cui favellei-emo in seguito ,
è principalmente composta di strati spesso alternanti di
un calcareo nero grigiastro compatto , talvolta a pic-
cioli grani , traversato da larghe vene spatiche , di scisti
calcarei , di filladi lucenti , o scisti argillosi non effer-
vescènti cogli acidi , di filladi opachi con nodoli di
selci cornei , di psammiti spesso effervescenti , ma pur
talvolta non presentando traccia di calcareo e non dis-
simili dalle grawake , di scisti , di gravv'ake. A queste
roccie si uniscono , a tratti a tratti , una roccia scistosa
rossiccia con nodoli , somiglianti a frammenti roton-
dati , di un calcareo fino verde pistacchio ( Rovegno
vai di Trebbia ), il diaspro compatto e scistoide e in
masse meno stratificate , rosso o variegato di verde vio-
letto ( Rocchetta , Rovegno ) , 1' Eufotide o granitone con
diallagia grigia o metalloide ( Bracco , Rocchetta ) , la
serpentina o gabbro asbestifera e diallagica (i). Que-
CO Ho riunito , non so se a ragione , al terreno n. i la serpentina e
Eufotide che trovansi con lui , come riunirò al terreno n. 2 quelle
di queste roccie che lo avvicinano geograficameate. So che queste
roccie sono ora soggetto di gravi discussioni e che le dotte osserva-
zioni del Sig. Brongniart sulla giacitura dell' Ofioiite nel Fiorentino
e alla Rocchetta della Spezia , tenderebbero ad assegnar loro un'
epoca di formazione posteriore ai terreni che noi consideriamo j ciò
non ostante delle alternative marcate e sicure ( Madonna delle porta
presso Torriglia ) con degli strati del nostro terrenn, ci conducono
ugualmente a cred -rie a lui contemporanee. Come conciliar dunque
ì diversi faui che ci vengono presentati ? Non lo saprei , se suppo-
niamo , come si è generalmente fatto finora, che la serpentina si
ia8
sii strati si presentano ordinariamente assai inclinati ,
contornnti , ma generalmente colla direzione da S.
O, a N, E, parallela pertanto alla direzione dell' Alpi
e transversale a quella della catena di cui fanno parte.
Questo terreno non parmi estendasi sulla catena cen-
trale più a r O. elle la Bocchetta , di là andando ver-
so il levante s' incontra quasi sempre fino oltre le sor-
genti del Taro j ad esso appartengono le montagne di
scisto ardesiaco di Lavagna , quelle di grawake di
Sestri a levante , i contraforti che sou lungo la Vara ,
e presso il golfo della Spezia , le cave di marmo di
Portoveuere. Esso costituisce le parti inferiori dei con-
traforti che si estendono tra le valli di Trebbia , di
Aveto e del Taro , e di esso pure parmi si debbano
riguardare come parte gli strali verticali , che sono
sia depositala nell' acqua , anche per via di cristallizzazione , come
par p^ù {ìrobabile j ma sarà invece assai facile se gli suppoaiamo uà
origiiie ignea, pejc'nè le masse coronanti o superposte sarebbero
allora dei cuniuli di materia serpentinosa deversata, gli strati invece
interposti a quelli delle roccie calcaree e scistose non sarebbero che
filoni della stessa materia , la quale , nel momento dell' espansione ,
avrebbe preso quella forma , trovando più facile di farsi giorno o
di stendersi tra gli str-^ti , che rompere la continuità di essi. Chi
volesse ragionare a lungo su questo pimto potrebbe dare delle suffi-
cienti riigiorji per dimostrare non del lutto assurda quesl' opinione ;
potrebbe ii'f jlti addurre che le serpentine presentano ora 1' aspetto
di mjsse cune-formi oppur claviformi con la punta fitta nel terreno
n. I , o dunque di masse sorgenti in mezzo di lui (Bracco), che
dette roccie presentano in alcuni punti delle vacuole che le fanno
un poco rassomigliare a qualche scoria ( Borzoli ) , che in altri
passano in una roccia anfibolica fondente in smallo nero , e che
Don di rado s' incontrano delle roccie non molto da loro dissimili
nei terreni, ai quali si è presso a poco d'accordo di attribuire un'
origine ignea. Che che ne sia di quella opinione , o la serpentina
è di origine nettuniana , e allora appartiene , a modo di masse su-
bordinate , al terreno n. i , né per riguardo al confronto che fare-
mo di esso con quello della seconda catena dell'Alpi , la sua assenza
in questa località porterà ad alcuna conclusione : perchè può talvolta
mancare un dei membri di una formazione , senza che perciò cessi
di esser la slessa ; o la serpentina è di origine ignea , e può non far
parte del nostro terreno , senza che ciò pur disturbi il paragone ,
perchè si può riguardare come un fenomeno locale , che non cam-
bia la verità dell' asserzione per riguardo al terreno fondameolale.
12^
presso la lanterna di Genova , i quali però sarebbero
nella porzione più recente : non saprei indicarlo in Ri-
viera di ponente , meno che forse più a 1' O. di One glia ,
ma nelle montagne che si avvicinano al mare.
Il terreno n. 2. più antico ritrovasi accostandosi ver-
so le Alpi , e per cosi dire , all' origine della catena dell
Apennino , è composto di roccie più cristalline ; vi ve-
diamo ancora per vero dei calcarei compatti e dei fil-
ladi , ma sono associati a dei scisti talcosi che ponno
prendersi per degli scisti micacei ( Voltri ) , sono as-
sociati a dei calcarei granulari a delle roccie di quarzo
(Noli), e delle protogine e dei gueis , a delle Eufo-
tldi e delle serpentine (2) , vi si vedono però delle
(2) Occorre qui la stéssa osservazione che nella nnls precedente. In-
fatti le serpentine e. Eufotidi sono pure associate ai scisti talcosi , fil-
ladi , eneis e calcarei del terreno n. 2 a foggia di strali di non gran
dimensione ( Bocchetta , valle della Ceravagria ) , oppure piii spesso
in gran banchi potentissimi senza stratificazinne apparente ('Voltri e
ArenzanoJ e allora pure formano sulle alture delle masse che sem-
brano soprastare alle altre rocche citale ('sommità del Fajallo e del
Martino ).
Questa maniera di essere , questo trovarsi riunite a due differenti
terreni conduce naturalmente a domandarsi , se le serpentine e Eu-
fotidi in un caso appartengono alla stessa formazione che nell' altro ;
ma nello stato attuale della scienza non si può dare una risposta de-
cisiva e soddisfaciente.
Posto, come lo provano alcune osservazioni , che non si pub iso-
lare la serpentina da' terreni a cui è riunita senza moltiplicarne le
formazioni in ragione dei moltiplici aspetti sotto cui si presenta , se
la supponiamo dapprima di origine nettuniana , la risposta sarà che
la serpentina di Riviera di ponente è diversa da quella della Riviera
di levante ; se poi la supponiamo di origine ignea , allora vi ponno
essere due soluzioni , o la penetrazione e spargimento di questa
roccia attraverso e sopra i due terreni con cui si trova , è poste-
riore alla loro consolidazione , e può per conseguenza aver penetra-
to e ricoperto in parte nello stesso tempo 1' uno e 1' altro , allora è
in Riviera di levante e in quella di ponente della stessa formazione;
oppure, sebben di origine ignea, si andava formando stendendosi in
strati od accumulandosi in masse al momento che si deponeva, pri-
ma r uno, poi 1' altro dei nostri terreni, e allora la serpentina delle
due località, come nel caso di origine nettuniana appp.rtiene a due
epoche divtrse ed è ai due terreni contemporanea. Ma quale di queste
ipotesi sia la vera , 1' osservazione non presenta dati sufficienti per
deciderlo e sarebbe troppo lungo 1' annoverar le r^fgioni che 1' una
• r altra avvalorano. 9.
lóo
grawake ( Noli , colle di Tenda ) -, ma già sappiamo
che simili roccic frammentarie accompagnano le roc-
cie cristalline di transizione di Tarentasia e servono a
distinguerle dalle primitive. Evvi anche il gesso con
talco ( Isoverde ) , non dissimile da quello dei piedi del
M.t Blanc,che viene a completare la serie delle roc-
cia dell' Apennino ligure. Questi così numerosi termini ,
che formano il complesso o terreno n. 2 , non sono
però indistintamente accumulati ^ certe roccie sem.brano
dimostrare mia preferenza di associazione per certe al-
tre , cosi le serpentine e eufotidi sono legate princi-
palmente cogli scisti talcosi , le grandi masse di calca-
reo granulare con steatite avvicinano le roccie di quarzo,
sia compatto , sia scistoso per l' interposizione di par-
ticelle di talco ; la protogine è circondata dallo gncis ,
da qualche scisto talcoso , e mostra in certi punti una
specie di passaggio all' Eufotidc ( montagne della Stella
e Cadibona ) , ed è raro di trovarla in gran tratti
esente di diallagia ; finalmente il calcareo nerastro , il
calkscisto domina dove sono dei fìlladi o scisti argil-
losi con vene di quarzo, e sembrano essere nelle parti
più recenti della formazione. Non sarà inutile di indi-
care in succinto la disposizione geografica di questi
gruppi , i quali però formano per le loro frequenti al-
ternanze un solo tutto evidente.
La Bocchetta al N. di Genova , punto il più orien-
tale , in cui , secondo me , si trovi cpiesto terreno, pre-
senta del calcareo nerasti'o , dello scisto argilloso , delia
serpentina , alla sua base si vede del gesso con talco in
mezzo a degli scisti argillosi lucenti , e serpentina e
qualche calcareo grarmlare. Le montagne che sono a
ponente di questa presentano delle grandi masse di ser-
pentina e Eufotidi ('Giovare), riunite a dei scisti tal-
cosi micacei con granati e minerali di Titaiiio ( Pegli J ;
questo gruppo si estende da Voltri ad Arenzano e Co-
coleto , o sul pendio settentrionale si vede nella valle
della Stura , Olba , Erro : ha come masse subordinate
del calcareo granidare e del quarzo scistoso , la ser-
pentina contiene deli' asbesto e in varj punti delia dial-
lagia mettalloide.
x3i
Le montagne della Stella , Varagiiie , Albizzola , Ca-
dibona , mostrano 1' Eiifotide , il gneis e la protogina ;
riunendosi a degli scisti queste roccle continuano a
formare le montagne al di là di SaA'ona. A Noli , Fi-
nale , Toirauo , sul pendio meridionale , nelle monta»
gne a mezzogiorno di Geva , sul pendio settentrionale ,
sono dei calcarei granulari con steatite , delle roccie
di quarzo compatto e scistoso , degli scisti j fiualmeute
le vicinanze dei colle di Tenda presentano queste roc-
cie con della grawake , degli scisti e gneis talcosi , e
desse continuano a mostrarsi nella valle della Stura ove
formano le montagne al dissopra di Demonte e Vina-
dio e le Alpi verso il col della Mula al sud del Mon-
teviso. Dopo quest' enumerazione di roccie diversamente
riunite , ma in modo però , da non potersi concepire
che non facciano parte di un solo tutto , non farà di
mestieri estendersi lungamente sull' identità o almeno
gran souiiglianza di questo terreno n. 3 con la forma-
zione, di transizione della Tarentasia , formazione de-
scritta dal Professore Brocliant in una memoria , che
farà epoca nella storia della Geologia , perchè in essa
per la prima volta furono indicate delle roccie cri-
stalline alternanti con delle roccie frammentarie e con-
tenenti dei resti organici ; consultandola infatti si ve-
drà facilmente che i termini componenti le due serie
di roccie sono omonimi. Qui infatti nell' Apennino dei
calcarei a grani steatitosi , siccome a Moutier , e così
simili , che senza l' indicazione della provenienza non si
saprebbero distinguere j qui (tra Yoltri e Arenzano)
degli scisti striati , come quelli della Madeleine pres-
so Moutier , e facienti come essi effervescenza in certi
punti j qui dei fìlladi o scisti argillosi opachi , simili a
quelli di Aime ; qui ( Noli , rio S. Antonio ) delle roc-
cie di quarzo compatto e altrove un poco scistoso ,
come se ne vede nell' Alpi di Pescy e Macot ; qui
delle specie di poudingue non molto distanti da quelli
della Valorsiua ; qui finalmente del calcareo granulare
rossiccio ( Capo Noli ) , forse con feldspato , non lon-
tano da somigliare a quello del colle del Bonhomme.
La sola antracite manca presso di noi , ma certi scisti
carburati ne potrebbero tener luogo (3).
Da quanto veniamo di dire , e dall' osservare , che le
diverse roccie sono presso poco ugualmente riunite e
neir una e nell' altra località , parnii di poter conchiu-
dere , che la catena centrale dell' Apennino , e una gran
parte dei suoi contraforti laterali , fino al colle della
Bocchetta , non differiscono sensibilmente per la loro
costituzione geognostica dalle Alpi della Maurienna ,
della Tarentasia , e da quelle che avvicinano il Monte
Bianco,
Ma non è solo al terreno che costituisce 1' Apennino
occidentale che si può trovare un analogo nelle Alpi j
un secondo confronto si può stabilire tra il terreno n.
I. e quello che compone la catena cles Fis , TZ-^aiens ,
e valle di Satlenche ) , Bouet , dente del mezzogiorno
di Bex : qaest' analogia è già stata indicata dal Sig.
Brongniart in una sua memoria sulle Ofioliti.
Quelli, che hanno percorso la valle di SaLlenche e
di Chaniounj , sanno che discendendo da questo ul-
timo paese , dopo aver traversato delle protogine , del
quarzo , dei gueis, delli scisti argillosi , si giunge a Ser-
voz sopra un terreno diverso. Questo terreno che si
innalza ad una considerabile altezza , che forma il mon-
te dei Fis , il Buet , e tutta quella catena , tagliata a
picco verso il centro dell' Alpi , e con un pendio più
o meno rapido verso la sua parte esterna , catena che
giunge all' Hópital e S. Pierre d'albi gay verso il mez-
zogiorno , che passa nel Vallese e V Oberland di Berna
verso tramontana , questo tei'reuto dico è composto di
scisti argillosi , di calcarei scistosi con noduli di selce
corneo , di calcarei compatti neri o a piccioli grani ,
(3) La serpentina e Enfolide, comune nell'ApcnnÌDo, è più rara nella
parte dell' ii Ipi che abbìjmo iu vista : ne esiste pero qualche banco
nella Morienna non lungi da M'dane , in Tarentasia prtsso S.'" Fuix:
se ne vede pure un banco riunito alle roccie che compongono il
Monte r.ianco. La serpentina di queste localilà è similissiraa pel suo
aspetto niineralogico a quella che alterna con gli scisti taicosi e mi-
cacei tra Yoltri ed Arenzano.
i33
di un psnmmite macigno, di diaspro scistoide alternando
insieme a varie riprese , in istrati potenti , spesso molto
inclinati , ma accostandosi talvolta all' essere orizzontali.
Ora qnesta riunione di roccie cori'isponde , meno la
serpentina , a quella clie abbiamo indicato costituire
essenzialmente il terreno n. i deli' Apenniuo ligure ,
terreno che si estende dalla Bocchetta alle sorgenti del
Taro , e che forma molti dei rami laterali sì in Rivie-
ra di levante che nelle valli della Trebbia e del Taro :
possiam dunque dire che la parte orientale dell' Apen-
nino ligure è della stessa epoca di formazione che la
seconda catena delle Alpi,
Riunendo le due conclusioni , che siamo andati suc-
cessivamente deducendo , potremo tirarne una più ge-
nerale , che percorrendo cioè il vertice dell' Apennino
ligur^ da ponente a levante a cominciare dalla sua
giunzione con le Alpi , si trova la stessa successione
di terreni ( fig. 1 1 ^ che si trova in una sezione fatta
perpendicolarmente alle Alpi della Savoja dalla catena
centrale andando v^rso ponente ( Fig. \ii ).
Considerando poi che la catena delle montagne li-
gustiche ha la sua direzione quasi perpendicolare , e
quella dei suoi strati quasi parallela alla direzione,
dell' Alpi , si potrà riguardare l'Apemiino ligure come
un gran controforte o ramo secondario delle Alpi.j
Lorenzo N. Pareto.
Spiegazione delle figure.
Fig. I. Sezione perpendicolare alla catcTia centrale dell'Apen-
nino ligure , secondo una linea condotta per la som-
mità del monte di Antola , e il monte di Portofino ,
indicante le relazioni del terreno terziario , del poudin-
gue , del calcareo a fucoidi , con il calcareo n. i , lo
scisto effervescente u. 2 , il psammite 3 , il diaspro 4 *
e la serpentina e Eufotide 5 del terreno n. 1.
Fig. II. Sezione longitudinale e paralella alla catena cen-
trale dell' Apennino , indicante all'ingrosso le reazioni
del gncis A, scisto talcoso B, roccia di quarzo C,
i34
calcareo a grani D , scisto argilloso f, scrpenllna q,
protogina f, eufotide m , calcareo nerastro n, del ter-
reno n. 2 , col calcareo i scisto effervescente e n. 2 ,
psammite 3 , diaspro 4 , serpentina e Euiotide 5 , del
terreno n. i,
Flg, III. .'sezione perpendicolare al Monte Uianco , presa nel-
la vaUata di Sallenche , indicante la relazione dello
gneis A , scisto talcoso B , protogina P, serpentina d ,
gesso con talco O , scisto argilloso f , calcareo nera-
stro a grani N , grawake r , antracite T , roccia di
quarzo C del terreno n. 2 , col calcareo 1 , collo sci-
sto 2 , col psammite 3 , col diaspro 4 elei terreno n, i
e la relazione di questi due terreni con cpiello del
cale del Jura , e quello della moUassa o arenaria a
ligniti.
i35
Sonetto, e Lettera inediti del Chiabrera.
X ra i non poclii autografi , clie ne vennero liberal-
mente comunicati dal coltissimo nostro patrizio e col-
laboratore il Sig. Lorenzo N. Pareto , due soli ne ven-
ne fatto di ritrovare per anco inediti, l'Inno di S. Ca-
tarina , di cui va adorno il primo fascicolo del nostro
Giornale (i) , e il Sonetto che riferiamo appresso. Un
fatto atroce ne forma il soggetto , e se vi si ravvisino
per entro i tratti di quella mano maestra credo che il
senta ogni gentil persona clie si fa a leggerlo. Donna
Maria d' Avala uccisa dal marito è probabilmente Ma-
ria Orsina figliuola del Duca di Gravina , la quale
vivea/ sullo scadere del cinquecento , ed era moglie
di Giovanni Davalo , Signor di Monte Scagiuso , e di
Pomarico ("ì). Che tale uccidimento avvenisse in Na-
poli , o fessevi almeno sepolta la detta Duchessa , pa-
re che il mostrino i terzetti ; nelF idtimo de' quali si
allude a Partcnope una della Sirene , la quale dopo
precipitatasi in mare disperata per non aver potuto in-
cantare Ulisse , approdò in Italia , ove fu trovata sua
tomba neir edificare una città , che dal suo nome fu
poscia chiamata Partenope.
Per D. Maria D* Avala uccisa dal marito.
SONETTO.
Deh quale al mio pregar , Musa cortese ,
F'ia che giù mesta di Parnaso scenda,
E con note di duol non anco intese
La beli' Avala meco a pianger prenda ?
E se altri 1' arco e le saette ha tese ,
Perchè il nome di Lei forse s' offenda.
Amor che di sua man tanto 1' accese,
Egli pur di sua man se la difenda.
(i) V. p. 33. e seg.
Qa) V. Sansov, Fam. IH. Hai.
i36
Intanto fra il dolor eh' alto rimbomba
Mesto Sebeto lagrimosa vena
Versa dal fonte, e più dagli ocelli fuora ,
Né più ti caglia ornai l'antica tomba ;
Ma lasciata in oblio 1' alma Sirena ,
Di questa sua grand' urna oggi t' onora.
Della seguente lettera fu cortese al nostro Giornale
il Sig. Vincenzo Ganepa, che 1' anno ora trascorso
crebbe l' italica letteratura d' alcune prose inedite dello
stesso Ghiabrera (3^ , e ne promette tra breve le Let-
tere già impresse in Bologna , colla giunta di non po-
che inedite , onde questa fu tratta. Le quali ultime
scrisse Gabriello in qualità d' oratore per gli Anziani
dì Savona presso la Serenissima Repubblica di Genova ,
ove appare dalle stesse essersi egli trattenuto per si-
mili afìari dall'aprile del 1622 sino al principio dell'
anno appresso.
Lettera al Sig. Pizzardi Domenico.
Signor Dominico Carissimo.
Sci'ivo per bon costume , ma senza molta occasione.
Feci riverenza al Ser.™" Duce , fui ben raccolto , e mi
confortò a rinfrescare la memoria del negozio con gli
IIL " , e già l'ho fatto con alcuni. Io supplicherò Sua
Serenità che voglia inlrodurmi^ perchè non veggo neces-
sità di rinnovare informazione , trovandosi bene ricor-
devoli delle cose già udite da me ; e se potrò ottener
questo , spero , che mi spedirò presto. Se comanderà ,
che io di novo tratti con tutti , stimo che si anderà in
lungo per li uegozj che omai verranno in Senato de
gli uffici pubblici. Io non dispero dell' affare nostro j
tuttavia è arte e quasi natura de' Prencipi dar bone
parole.
Intorno al vino ha commesso il Ser,"'" Senato , che
il Cancelliere Zacheria vegga quei capitoli ; io glie li
<3) V. Fase. I.* pag. io3. del nostro Giornale. B
ho dati , e farò fretta , acciò riferisca presto e bene.
Quanto alle franchigie del vino alla porta , ho messo
uomo sufficiente in opera , e credo , che mi dark lume
di ciò che si cerca.
Scrivo a lume di candela ; e gli occhi miei non
fanno questo ufficio volentieri, però fornirò ;"~e voi
farete tutto ciò intendere a cotesti Sigg. Anziani : e di
core mi raccomando.
• Di Genova li iS novembre 1622.
A tutto vostro piacere prontissimo
Gabriello Chubrera.
i38
Bellezze della Commedia di Djnte Alighieri,
Dialogld di Jntonio Cesari P. D. O. ( Pur-
gatorio ) .
Verona. Lihaiili , iSaS : in 8.*
(V. il nostro Giornale, Fase, i.*)
Articolo secondo.
JL' illustre Spositore , premesso un avviso nel quale
combatte una opinione del dottissimo Ab. Lanzi , prende
a dichiarare la seconda parte della Divina Commedia ,
cioè il Purgatorio (i) . A\ Torelli, allo Zeviani ed al
Rosa-Morando , che parlavano nel primo volume , si ag-
giunge in questo il buon Pompei , traduttore celcbra-
tissimo delle vite di Plutarco. Ma percliè a volere mi-
nutamente rilevare tutte le bellezze , e le dottrine l'e-
condite o nuove clif fioriscono questo volume , si vor-
rebbe un libro maggiore di quello che prendiamo ad
esaminare , ne place ridurre sotto a capi determinati le
cose più notabili che si contengono ne' primi dialoghi.
Ed innanzi a tutto vogliamo considerare ciò che ris-
guarda alla ragione della Grammatica. Stando alle co-
muni edizioni leggesi nel canto III — A quei che vo-
lentier perdona — j e gli editori stessi di Padova non
essendosi avveduti di tal solecismo , chiosarono — yi
(juei , a Dio. — Ma il Cesari mostra bene di avere co-
nosciuto il fallo , e legge — A quel che volcntier per-
dona — • agglugnendo : « Io non posso altro credere che
error di copista , o di stampa il quei per quel. « Si-^
milmente di coloro che cantavano a verso a verso si
leggono strane spiegazioni in qualche Spositore ', V edi-
' (i) Il terzo volume , cioè il Paradiso , è giunto or tra. Ne parle-
remo iu un altro fascicolo.
zione padovana non ne fa parola j ma il nostro Vero-
nese spiega per cantare a coro ( caiit. V ) . Cosi del
verbo uccidere nel significato di essere ucciso , afferma
non trovarsi esempio se non se nel participio morto ; come
fu morto ec. ( caiit, V ) . Degna di nn Cinonio o di un
Salviati è 1' osservazione intorno al se ( cant. VI ) usato
con elissi j ed intorno a[ dopo (cant. VII) senza l'au-
siliare avere od essere. Veggasi ancora come ci scuopre
r ironia velata sotto un dal del ( cant. V ) , della quale
non^ospettò il diligentissimotP. Lombardi , benché ot-
timamente spiegasse dal del venuto. Né lascia di pren-
der la difesa della Crusca contro al cliiarissinio Autore
della Proposta in due luoghi del canto IV ,* e prova
non doversi negare il doppio significato di alcune voci
( dette ancipiti dai Latini ) , adducendone 1' autorità del
Monti medesimo , il quale volendo pur difendere che
nel Dante ( /"jT- e. XII) alcuna via significhi nessuna
via , viene a confessare con ciò stesso che un vocabolo
può ricevere significazione affermativa e negativa ; e
chiude il suo avvertimento con questa sentenza , cui
dovrebbero imprimersi nella mente coloro , che si sen-
tono tentati a dileggiare gli Accademici : « che quanto
te 1' uomo sia uomo , tanto dee confessarsi atto a pi-
« gliare errore j e però a chi altresì falla dee esser
ce benigno, m
Intorno alle parole nuove confei-ma la dottrina di
tutti i sav) , ciò è esser lecito di usarne non a tutti ,
che sarebbe follia , si a coloro « che per lunga naedi-
« tazione fatta ne' maestri , e per naturale attitudine
« a ciò , hanno acquistato un senso dilicatissimo. 33 E
questo aveva più chiaramente insegnato nella Disserta-
zione coronata dall' Accademia Italiana ; cosicché niuno
che giusto sia , dovrebbe accusarlo di volere a forza ,
che le cose nuove s' abbiano a significare con parole
antiche. Ma benché nuovi trovati portino di necessità
vocaboli nuovi . non è però da concedere che si cangi
r indole della lingua con introdurvi locuzioni straniere.
Cosi , a cagion d' esempio , se Catone disse a Virgilio
(cant. I) no/i e" è mestier lusinga, eh' è modo pro-
«* I • M.i • • • "^
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prio del nostro idioma, non è da pensare che sia lecito
dire, io mi lusingo per io confido. E questo mal uso,
rettamente notato dal Cesari , si è introdotto io Italia
con gli scritti e gli uomini di Francia ; e trovasi so-
libri di
t\Z^p,
ne' libri eli molti , che vogliono sedere a scranna
nel fatto della lingua ; poiché leggendo costoro col Per-
ticari e il Giordani , mille brochures che ci vengono di
Francia , congiungono alle frasi tolte da que' valenti
quelle altre : io godo di a^ivicinare gli amici j nelV
insieme della versione ;Tla piti sincera probità -jÀp e r
CIÒ che riguarda la poesia j tutti modi stranieri che
vanuo in maschera per le contrade italiane.
Né vuoisi tacere , clie il Cesari si guardò bene dal
cascare in quel vituperoso costume di molti Grammatici
italiani , che consiste nel caricare di villanie i Gram-
matici che gli aveano preceduti. E qual è cosi oscuro
Scrittore tra noi , che non si creda in diritto di chia-
mare gli Accademici della Crusca (vuo' dire i Redi,
i Magalotti , i Salvini , i Galilei ) ora col nome di
botoli, ora con quello di burattini , di pedanti , di
tristi ; ovvero descriverli come sacca di farina ria ?
Ma il Cesari dovendo rilevare nel canto III un abba-
glio del gran Vocabolario , non dimentica la modestia
di vero letterato : — colla debita riverenza ( egli dice )
a' Compilatori del Vocabolario della Crusca — e fa che
il Torelli aggiunga : « In un' opera così vasta e varia e
te infinita , queste piccole mende non guastano , né sce-
« mano pregio ; optimus ille est qui minimis urgetur. :>i
La qual gentilezza panni di ravvisare eziandio nel Pez-
zana e nel Parenti , scrittori di molta dottrina e di raro
giudizio forniti.
E anche lodevole il nostro Spositore per la sincerità
con che si confessa altrui debitore di alcuna dottrina
ovver notizia ', virtù non molto comune a' moderni Fi-
lologi. Ne darò un esempio. Leggesi nel terzo canto del
Purgatorio , che un monte
inverso il ciel più alto si dislaga.
Quel dislaga venne spiegato dagli antichi commen-
tatori per distende} e con esso loro la sente il Cesari j
(t'j< I V t*A.V A *l U.
^%j.*tt^0 Ac^*^e^*^. %Vi*'r: C/^' ^^« '1^^ • •^'^•
^\ AM • ^ /vi. Aw
ifol'taado la dicliiaiazione con altri luoghi dal Poet a ■* *
tilmeiite esaminati : clic in ciò si mostra il valore di Èjiff» JìiaA (CfuJji)
inlci-prete ; s' egli cioè illustra i detti oscuri di un ' , % I ' ^^
;ore con altri più chiari ed aperti. Ma perchè il sa- '*0tr^^ f
confortando la dichiarazione con altri luoghi dal Poet a
sott
un
autore con altri più ciliari ed. ape
gace Lombardi avea inteso il dislaga per innalza , non K ^^''^fWklTC'S.
potendo il nostro Veronese citare un libro che a' tempi ^y-wv^t'iV» ^ì ^{,
del Torelli e del Rosa-Morando non era per anco di- ' -^ ^^
vulgato, né piacendogli coprire nel silenzio quel dotto '»'V« W«|^* ér|9*
illustratore della Divina Commedia , ci, dà questa dichia- ^1^^^ .MtXtè^i ^
razione come pensamento d' un prode uomo ; serbando
ad un tempo e il costume al dialogo , e concedendo
alla verità l'onore che l'è dovuto. Né s'infìnge di sprez-
zare le opinioni a sé contrarie j che anzi loda colui che
cosi interpretò il verso citato — si distende ( il monte )
nella sua cima in vasta pianura. —
E similmeate uffizio dell' annotatore l'additare altrui
i luoghi che un autore tolse da un altro ; ed è pregio
di critico valente dimostrare se l' imitazione abbia gio-
vato a dar più vivo risalto alla idea di entrambi gli
autori. Né in ciò pure volle il Cesari che fosse desi-
derata la sua diligenza ; particolarmente ove si tratta
di Virgilio , maestro dell' Alighieri. Abbiamo a caglon
d' esempio iiell' Eneide :
Ter conatus ibi colla dare brachia circuni ,
Ter frustra coniprensa manus effugit imago j
e nel nostro poeta :
Tre volte dietro a lei le mani avvinsi ,
E tante mi tornai con esse al petto.
L' imitazione è cosi evidente , che i versi di Dante
potrebbero dirsi una bella copia di quel vago originale.
Ma notate , dice opportunamente il Veronese , che il
dire, l'ombra tre volte indarno afferrata, tre mi fuggi
dalle mani , è maniera usata ; dove al contrario , tre
volte mi tornai colle mani al petto , è meno aspettata ,
e per conseguenza è più che 1' altra poetica. Virgilio
per aver detto imago comprensa , ebbe mestieri di un
frustra che distruggesse 1' idea di comprensa ; Dante
col rappresentare le mani che tornano al petto , pone
sotto gli occhi de' lecaitori il fatto che descrive. È
-a&'
. . j ^ similmente nell Lneidé , parlandosi di ossa umane in-
(''V**^^^ ^«^*\ -^U sepolte:
■«•?.'# jLw »jX» V » Nane me fluctas hahet , versantqiie in litore venti ',
\ • e nella Divina Commedia :
— *f4p|P'«*A > Or le bagna la pioggia, e move il vento.
A^ ^ • •■''•'; .»^-\^ Chi non vede nell'imitatore una rapidità maggiore, ed
^,3. . ' •< un andamento più semplice che non ò iu Virgilio ? e
•V^^ \% ^'^' P"*^ negare che iicU' italiano v'abbia maggiore cvi-
' V « »^%a^ fi t jt %^^^ dcnza ? Queste sono le cose che vorrei trovare in que'
s'»)'>M ^-'i-ifliiG bei volumi dell' edizione di Padova. Ma pochi
*" ^^•«r<i* ^1 vedono tali finezze j e se altri loi-o le addita , chiainanic
bagalelle da farsene delizia i pedanti. E tuttavia silFattc
inezie distinguono i poeti sommi da' mediocri , assicu-
rando a rpielli 1' ammirazione della posterità.
Perciocché , scrive il nostro Annotatore ( canto V )
poesia non istà nell' immaginare e nel parlar grottesco ,
ma nel dir nuovamente e nobilmente cose basse e trite.
Se ad alciuio paresse che tal dottrina venga a far con-
sistere la poesia nelle sole parole , noi gli diremo ,
che non pure ogni poeta da mercato , ma (jual che
siasi paltoniere saprebbe dir male dell' aglio j dove a
farne una beli' ode ci voleva un Orazio. E tutti pre-
gano un buon viaggio agli amici ; ma cosa cosi trita ,
come non apparisce nobile e nuova nell' ode Sic te Diva
poteiis Cypri? Or questo è appunto il pregio sommo
dell' Alighieri ( dice il P. Cesari ) : egli ha questa pro-
prietà , che cose cavate dalla più schiel ta natura , da
niuno quasi osservate , e credute incapaci di ornamento
poetico , le colorisce con tal candore di lingua , e con
tanto di eloquenza , eh' uom leggendole ad animo ri-
posato s' empie di stupore e di non usato diletto ( canto
Vili ) : ed è questa la cagione che fa esser Dante il
primo poeta del mondo. Ma come gli Scrittori non
sono senza difetti , non lascia il Veronese di notarli
modestamente nella Divina Commedia. Così dichiarando
una maravigliosa terzina del canto Vili censura il con-
cetto puerile di quel verso — che fece me a me uscir
di mente — ; e protesta essere da notare questi nei
■ anche ne' sommi poeti, a guardia de' giovani, a' qu;dl
n •>
..»,«k^'', ? . • -v*^" . '"'.^kM^
*iii^*f imiWì '" ^^•^v* i^-V*^*^' IV
'*\
Mt.^
.f J*** '«t .>.»*i *Jl-' «tUìM> «V >»" .•" '\''if* •f*^
I
i43
queste inezie sembrano perle, E dopo avere lodato a
cielo quella stupenda apostrofe dell'Italia (e. VI), e
1' amarissima ironia a' Fiorentini , non lascia di consi-
derare che il poeta , rom' è proprio di tutti che si tro-
vano da' loro concittadini oltraggiati a torto , si lascia
trasportare all' ira , e passa i confini del dovere , volendo
che tutta Italia si rendesse al piacere dell' Imperatore ;
e scopre eziandio l' intenzione che Dante velò accorta-
mente nella Commedia , di aver la mira con tal dise-
gno a togliere al Papa il dominio temporale.
INè 1' ammirazione per Dante giunse a rendere vili
agli occhi del Cesari gli altri poeti ; ma seppe tenersi
in quel mezzo , che pochi sanno vedere od apprezzare.
Non ha molto che V Antologìa di Firenze nel dare un
cenno delle poesie Chlabreresche scelte dal P. Soave ,
e ristampate nella Biblioteca scelta del Silvestri , mo-
strò di far picciol conto del Savonese , notandolo di
non avere ne' suoi lirici componimenti procurato di ac-
cendere nel petto agi' Italiani generosi sentimenti. Ma
il Cesari , che serve alla verità , non allo spirito di
parte , avvenutosi in que' versi ( Purg. cant. I ) :
Lo bel pianeta , che ad amar conforta ,
Faceva tutto rider 1' Oriente j
ne prende motivo di far recitare al Pompei alcune
strofe di quella canzoncina Chiabreresca — Se bel rio ,
se beli' auretta — giudicandole un vero riso di poesia
celeste ; cosi viva , cosi leggiadra ed in ogni sua parte
graziosa , che pargli proprio un giojello di poesia gre-
ca , e quello che dice Orazio , si quid lusit Anacreon.
E già , quasi senza eh' io me ne sia avveduto , ho
detto a sufiìcienza de' pregi del Veronese , si nella ra-
gione grammaticale , si nella Filologia , come nella mo-
destia , sincerità e giustizia letterarie. Ma sarebbe non
finirla cosi presto , s' io volessi indicare a' leggitori tutto
quello che si contiene in questo 2." volume delle Bel-
lezze. Veggasi quanto e' dice sul pavio e sul tripudium
de' Latini , e si conoscerà come abbia familiari le ra-
gioni etimologiche. Chi può leggere la dichiaraz'onc
dol famoso passo del canto VII[
Agu/.7.a (jui , lettor , ben gli ocelli al vero ,
,44
jsenza lodare la perspicacia singolare del Commentatore ?
Bello è pure quanto scrive sull' avere posto Catone a
guardia dell' antiporta del Purgatorio; ove anche la dot-
trina degli Stoici intorno al suicidio è da lui confutata
con una bellissinia e verissima dottrina della grand' opera
di S. Agostino de Civitate Dei. E tanto ne basti aver
notato di queste Bellezze. Aggiugneremo soltanto , che
manifestamente si cava dall' esposizione del nostro P.
Cesari , grandi essere i pregi di questa seconda Cantica
dell' Alighieri ; ed esser vani e presuntuosi coloro i
quali in tutta la Commedia non trovano altro da lo-
dare che r Inferno.
Ma perchè meglio apparisca la nostra rettitudine ,
vogliamo sottoporre a breve esame due opinioni del
eh. Veronese , e dimostrare che si scostano alquanto
dal vero , per quella naturai debolezza , che non può
sempre scompagnarsi anche da' grand' ingegni. L'illustre
P. Cesari ne vorrà perdonare di leggieri questa nostra
sincera dichiarazione, sapendo egli così bene, come ogni
altro Sci'ittore , che la critica non maledica né orgo-
gliosa , ma schietta e modesta , onora i libri e gli au -
tori.
La prima delle nostre osservazioni è in difesa di
Dante ; 1' altra si volge a sterpare un pregiudizio. E
facendoci dalla prima , egli è noto che il Poeta finge
di avere trovato nel vestibolo ( quasi direi ) del Pur-
gatorio 1' anima del Principe Manfredi , che tenne alcun
tempo , a dritto o a torto , il reame di Puglia , e
mori delle ferite avute in battaglia combattendo contro
a Carlo I. d' Angiò , che aveva ottenuto dal Romano
Pontefice la investitura del Regno. Manfredi , come
scomunicato , non poteva aver 1' onore dell' ecclesiastica
sepoltura ; e perciò Carlo ne fece deporre il corpo
appiè del ponte di Benevento , sotto un rnonticello di
pietre , gittatevi per ciascuno dell' esercito Angioino.
Ma il Vescovo di Cosenza , Legato Apostolico , fece
trarre di sotto a quel mucchio di sassi le ossa di Man-
fredi , e lasciarle esposte all' aere aperto. Questa è la
storia. Ben vide il Poeta , che si poteva dimandargli ,
' t45
éome ponesse ia luogo di salvazione un Principe morto
contumace alla scomunica. E però finge clie Manfredi ,
sentendosi venir meno per le ferite , si volgesse dolente
a chiedere mercè al Signore , e ottenesse perdono dalla
Misericordia infinita :
Orribil furon li peccati miei ;
Ma la bontà infinita ha sì gran braccia ,
Che prende ciò che si rivolve a Lei.
Posta per vera , ed al Poeta si dee concedere tal
ipotesi j la conversione di Manfredi , egli è certo , se-
condo i Canonisti cattolici , che poteva meritare da Dio
il perdono , almeno quanto alla pena eterna j ma che
la Chiesa non potendo giudicare dell interno , essa do-
veva considerare il Principe come contumace sino alla
morte , e perciò divietargli il sepolcro de' fedeli. E
Manfredi stesso ne versi dell' Alighieri riconosce ed
accetta per convenevole cotesta infamia d' esser privo
degli onori sepolcrali che si rendono a' figliuoli della
Chiesa. Aggiugne per altro, che se il Vescovo di Co-
senza avesse potuto leggere in Dio 1' operazione di
grazia e misericordia , per cui egli Manfredi aveva ot-
tenuto il perdono , non avrebbe aggiunto alla prima
pena canonica , quella seconda , di sperderne le ossa
all' acqua ed al vento :
Se il Pastor di Cosenza ....
Avesse in Dio ben letta questa faccia ,
L' ossa del corpo mio sarieno ancora
In co' del ponte presso a Benevento.
Qui entra il P, Cesari , e scrive sì fatte cose : « Questo
te scomunicare dalla società dei fedeli chi volle morire
« scomunicato dalla Chiesa, è una pena giustamente ed
« utilmente ordinata ... e però a torto se ne duole qui
« Manfredi , e forse Dante, w Ma noi , con la debita
reverenza al P. Cesari , diciamo che Manfredi non sì
duol punto di essere stato tenuto indegno delia sepol-
tura de' fedeli. E perchè sia tolto 1' errore , e ninno
abbia più la via di abusare di questo luogo della Di-
vina Commedia , per dar ad intendere altrui , che Danto
i4(>
hou seiuisse da perfetto ed ubbidiente cattolico , è ne-
cessario fare una distinzione. Pena canonica , e giusta
si è negare allo scomunicato la sepoltura de' fedeli ; e
Carlo d' Angiò ebbe ragione a far coprire di pietre in
luogo non sacro il corpo del Principe nemico. Ma 1' altra
pena , o infamia , di sperdere le ossa , lasciandole in-
sepolte , non è prescritta dai Canoni 3 essendo costume
de' Cattolici dare eziandio a' cadaveri degli scomunicati,
anzi degli atei stessi , qualcbe inonorata maniera di se-
polcro y cosa elle non si nega pure ai bruti. Ma gli or-
ribili peccati di Manfredi mossero forse il Vescovo di
Cosenza ad usare una severità esemplare di nuova igno-
minia. Né di questo pure si duole il Principe : dice
soltanto , clie se la Chiesa avesse saputo della conver-
sione di lui , e della ottenuta misericordia , non gli
avrebbe fatto sostenere quel soprappivi d' infamia , che
pur ebbe a soffrire , attesoché l' uomo non legge negli
arcani di Dio. Che anzi Dante si fa conoscere cosi esat-
tamente scrupoloso intorno a questo articolo , che più
esser non poteva , se anche fosse stato Lettore di cose
teologiche nell' Ordine de' Minori , nel quale fu reli-
gioso , come vogliono , per alcun tempo. Perciocché fa
dire a Manfredi che uno scomunicato contumace , an-
corché al fine della vita si penta , ed ottenga remissione
della pena eterna , é condannato a stare nell' antl-porta
del Purgatorio uno spazio di tempo clie sia trenta volte
quello in che visse contumace :
Ancor che al fin si penta ,
Star gli convlen da questa ripa in fuore
Per ogni tempo eli' egli é stato , trenta ,
In sua presunzion.
Mostrato non esser che riprendere In Dante per le
parole di Manfredi , perché tutte consuonano alla dot-
trina de' nostri Canonisti e Teologi , dirò brevi parole
di un pregiudizio , che leggo nella introduzione del Ce-
sari a questo volume secondo. Egli vuole che nell' uomo
sia una peculiare attitudine ad una cosa, senza piii ,
e ciò esser vero parlando non pure de' mezzani inge-
gegni j ma de" sovrani e maggiori, E nondimeflo in
i47
Verona stessa trovar poteva il Cesari la confutazione
di questo suo opinare. Io non cercherò se Scipione
Maft'ei fosse ingegno mezzano o sovrano , ma qual che
si fosse , non ebbe egli peculiare attitudine alla Trage-
dia , all' Archeologia , ed alla Storia civile ? E non di-
mostrò il Pompei felice attitudine alla prosa e al verso?
Ed uscendo fuor di Verona , quella stessa penna che
Vergò la mirabil canzone , Donna , negli occhi vostri ,
calcolava l'Effemeridi, e segnava il corso alle acque. Chi
può ignorare che il minutissimo annotatore della Biblio-
teca del Fontanini , ed il freddo correttore del Vossio ,
aveva consumato gli anni migliori del suo vivere nella
poesia drammatica , eh' egli dalla viltà del secolo XVII
levò a tal di onore e di perfezione , che il Metastasi©
non v' ebbe d' aggiugnere , se non se quella facilità e
molle delicatezza con la quale prese gli animi gentili
dell' Italia tutta. Ma che giova recare gli esempi di cose
notissime ? Forse il Cesari nello scrivere quelle parole
contrarie alla storia della Letteratura , volle dire taci-
tamente al suo grande avversarlo , che 1' Autore della
Basvilliana e il traduttor della Iliade non aveva pecu-
liare attitudine a iàve il Vocabolarista. Ed è cosa fuor
d' ogni dubbio che in questo secondo volume non rade
volte il Commentator Veronese ferisce le dottrine della
Proposta , quantunque non possa citarla in dialoghi che
si fingono tenuti dal Pompei e dal Torelli. Servirà di
esempio ( e di conclusione a questo articolo ) quello
eh' e' dice sponendo il canto IV. Le lingue hanno lor
sensi , e il valor dall' uso de' maestri , non dalla filo-
sofia. Egli ha chi tempestando predica e inculca la ne-
cessità della buona critica, eh' è il migliore di tutti i
codici ; e così è veramente , purché il critico sia già
ben bene pratico di tutte le finezze della lingua , e
dell' uso che n' è padrone ; ed abbia oltre ciò piìi d un
codice buono da riscontrare : di che diedero nobilissimo
esempio i deputati alla correzione del Boccaccio. A con-
fortare questo discorso del Cesari, gio\i 1' esempio re-
cato nel fascicolo i.' del nostro Giornale , pag. loS ,
©ve si è mostrato che il diligente sig. Luigi Muzzi ,
i48
benché Toscano , non intese il significato che i suoi
Toscani soglion dare al vocabolo ingegno , trattandosi
di meccanica ; ed ora ne piace recarne un altro del eh .
Amati da Savigliaao. Questo erudito avendo aggiunto
al poema del Sacchetti — la battaglia delle vecchie
e delle giovani — un catalogo di voci che o non sono
per entro il Vocabolario , o non vi hanno tutti i loro
significati , propone di" registrarvi Aguglia nel senso
di pertica da scandagliare acqua , e ne cita 1' esempio
del Morgante XXVHI. a^.
E rilevar il porto con 1' aguglia ,
benché sia noto ad ognuno che aguglia vai ago, e
che nella bussola nautica si pone un' aguglia calami-
tata per trovare il porto o il lido.
s.
5;
%
i49
Sposi'zìone di quel luogo dell' alighieri
( Purgatorio XXIX ) :
Io vidi le fiammelle andare avante ,
Lasciando dietro a se 1' aer dipinto ,
E di tratti pennelli avean sembiante.
A
ragionare di queste parole di Dante , oggimal dì-
venute famose, ragion vuole clie si premettano le idee
opportune a mostrare il vero intendimento del Poeta.
E tal intendimento non è oscuro per se stesso , ma si
per coloro , che non vollero sostenere il disagio di leg-
{j;er tutto il canto XXIX del Purgatorio ; quantunque
Dante stesso non abbia mancato di procacciarsi 1' at-
tenzione de' leggitori con una speciale invocazione di
tutto il coro delle Muse , pregandole ad ajutarlo a met-
tere in versi cose così forti a pensare.
Agli occhi del Poeta presentossi dapprima un chia-
rore ( lustro ) , che trascorreva da tutte parti per la
foresta , così che lo avrebbe creduto un baleno , se
non avesse continuato a splendere piìi secondo che
più durava. Né molto appresso l' aere si fé quale un
fuoco acceso ', ed avvicinandosi vieppiù gli oggetti al
Poeta , parvegli di ravvisare sette alberi d' oro ; in-
ganno cagionato dal lungo tratto, che divideva l'Ali-
ghieri dagli obbietti luminosi. In fatto non tardò che
pochi istanti a riconoscere eh' eran non alberi , ma
sette candelabri , che fiammeggiavano di sopra , e
perciò li chiama vive luci. Allora il Poeta si recò
sulla riva del fiume , e vide nella sponda opposta se-
guitare il rapido movimento delle luci , ossia cande-
labri. E volendo illustrare 1' idea con una compara-
zione , adoperò quella di tratti pennelli :
i5o
Io vidi le fiammelle andare avante , (i)
Lasciando dietro a se 1' aer dipinto ,
E di tratti pennelli avean sembiante. '
Ed ecco tosto la cagione del dnbbio : qae' tratti
pennelli , di che si debbono intendere ? de' pennelli
ti'atti in tela o parete , come 1' abbiamo nella edizione
di Padova , e come vuole (2) il dotto sig. Del Farla ,
ovvero di banderuole , come e' insegnano il Biondi , il
Perticari ed il Monti ? Prima di rispondere al dubbio,
veggiamo se il Poeta stesso abbia lasciato nella sua de-
scrizione la maniera di ben intendere que' pennelli.
Le fiammelle nell' andare avanti ( v. [73 ) lasciavano
dietro a se l'aere dipinto ( v. 74) in maniera tale che
1' aere stesso in quella parte , per cui passavano le fiam-
melle , restava distinto in sette liste ( v. 76 e ']'])'
Sì che di sopra rimanea distinto
In sette liste.
E queste liste si stendevano addietro per sì lungo
tratto , che potevano dirsi stendali , o stendardi ; ma
sì fatti , che la vista del Poeta non gingneva a veder-
ne il fine ( V. 79 ) :
Questi stendali dietro eran maggiori
Che la mia vista.
Notisi l' ammirabil gradazione con tanto artificio , e
tuttavia con somma naturalezza , descritta dal Poeta j
chiarore ; fuoco d'incendio ^ sette alberi fiammeggianti;
sette candelabri fiammeggianti nella sommità; luci vive;
fiammelle che andavano ', e nel movimento lasciavano
l'aere dipinto, anzi distinto in sette liste , o lunghissimi
stendardi.
Ma il Poeta , com' è suo stile , vupl rendere la cosa
più manifesta per mezzo di una comparazione. E qual
sarà questa ? Secondo il sig. Del Furia , sarebbe tratta
dall' arte pittorica : ciò vuol dire che ad illustrare la
visione di sette candelabri fiammeggianti e correnti ,
(1) Cosi leggo, Don avanti come ha l' jéntologia , e come per
errore di stampa sì trova nel fase, i." Jel nostro Giornale (il quale
era di già stampato nell'ottobre del 1826. {Nota degli Edit.')
(2) j4 litologi a ^ fase. nov. e die. 1826.
i5i
usato avrebbe 1' Alighieri (sommo nel dar evidenza
alle cose ) la similitudine di un pennello , die tira una
linea , o riga , o striscia sopra una tavola. Di più , at-
testando il citato Del Fui'ia che stendali non è dichia-
razione di pennelli ( e ciò stesso crediam noi ) , ma che
si riferisce alle liste , dovremo dire per conseguenza
che liste degne d' esser paragonate a stendardi si pos-
sono comparare ad un tratto di pennello.
Ora , posciachè l' idea ricevuta dall' arte pittorica non
pare adeguata all'alto concetto, è nostro dovere di cer-
care qual cosa mai si copra di quel vocabolo pennello.
Egli è da sapere , che presso i marina) penna vale som-
mità ', e perciò dicono la penna dell' antenna ec. Ed
è lor costume collocare sulla vetta di mezzana una
banderuola , che giova a conoscere onde spirino i ven-
ti , alla qual banderuola danno il nome tecnico òi pen-
nello. Nelle navi maggiori ne sogliono metter due ,
l' una all' albero di prora , 1' altra a quello di poppa.
Di voci nautiche Dante si mostrò vago mai sempre j
corno quegli clie volea far pompa di universal dottrina j
ed oltre quelle che si leggono sparse qua e là nel poema,
ne abbiamo bellissima pruova nella famosa descrizione
dell' arsenale di Venezia. Nulla dunque ci vieta di spie-
gare il vocabolo pennello nel senso marinaresco di ban-
deruola. Ma il sig.. Del Fùria osserva , che «e se i pen-
te nelli fossero bandiere , ondeggiando sempre , non
« possono prender la forma Dantesca di spiegate liste. jj
Questa opposizione , che è fortissima , parlandosi di
bandiere , perde ogni vigore nel caso nostro : percioc-
ché i pennelli sono per un tratto non piccolo tenuti
distesi nelle due estremità dall' alto al basso da due
liste di legno; onde si trovano quasi un panno nel te-
lajo ; e la coda loro che svolazza , non può far altro
che piegarsi alquanto secondo che viene combattuta dal
vento.
Che se dalla sposizione grammaticale vogliamo far
passaggio alla natura delle cose , osiamo affermare che
Dante nuli' alti'O poteva intendere (jolla voce pennèllo ,
salvo se la banderuola nautica. Infatti, rappresentiamo
nella nostra iramaglnazione ì cocclij della R. Corte di
Firenze, allorché i Sovrani della Toscana si recano al
teatro j e fiogiamo di essere all' estremità di una di
quelle lunghe e belle contrade che adornano quella citta
nobilissima ; e che i cocchj spuntino noli' estremità op-
posta. A principio ci parrà di vedere un lustro , o chia-
rore, prodotto dai torchj accesi che si trovano nelle ma-
ni degli staffieri ; trascoi-si pochi istanti ne parrà di ve-
der l'aere quasi acoeso : appresso distingueremo chela
luce viene da' cocchj ; e finalmente si vedrà che l'aria
contrastando alla fiamma , la costringe a ripiegarsi a
foggia di cono assai lungo, o di banderuola j e corren-
do i cocchj rapidamente ( come sogliono , trattandosi
di Sovrani ) ne parrà di vedere tante liste , o striscie ,
che solchino , o distinguan 1' nere , quanti sono i tor-
clij. Che poi Dante dopo aver detto fiammelle, e fatto-
ne paragone colle banderuole , scriva liste , e poscia
stendali , e stendali lunghissimi , egli è questo un sot-
til artificio poetico, per mostrare la grandezza di quelle
luci che fiammeggiavano sopra i misteriosi candelabri.
E qui dobbiamo nuovamente volgere il discorso all'e-
rudito Del Furia , il quale osserva che stendale signi-
fica bandiera grande. Nel che di certo non possiamo
sentire con lui , troppo essendo diversa la bandiera dallo
stendale. Di che abbiamo la prova in quegli stendali ,
che prima delle ultime vicende si vedevan nelle sacre
proc- ssioni ; le quali si aprivano appunto con uno steri'
dale o stendardo; il qiale non è diverso dalle ban-
deruole se non per la sua maggior grandezza ; essendo
formato di un largo drappo di seta attaccato nella sua
maggior larghezza ad un' asta , e che viene sempre de-
crescendo fino a terminare in una o più punte , o vo-
gbam code, cui solevan reggere gentili giovinetti. La
bandiera al contrario ha forma quadrata , o almeno di
parallelogramma.
Farmi di avere chiaramente dimostrato in fin' ad ora
che e la ragione della lingua , e quella della fisica ,
non meno che la narrazione del Poeta , ci stringono a
ricevere il vocabolo pennello nel suo proprio Ietterai
i5S
significato di havderuola. Né so intendere come V An-
tologia faccia dire all'erudito Del Furia , che nel citato
passo di Dante « si succedon per ordine le idee di pit-
ture , di colori , di pennelli , di liste di luce " ed es-
ser perciò stesso da interpretare quel verso secondo 1 ar-
te pittorica ; perciocché nel racconto di Dante non tro-
vasi punto quell'ordine che si legge neW Antologia ; nò
v' ha parola di pitture ; ma le idee vi sono così dispo-
ste : lustro, baleno , fuoco , alberi d' oro , candelabri
fiammeggianti , l'U'e luci e Jiammelle. Che se il Poeta
aggiugne dopo tutto questo , che le fiammelhe lasciava-
no l'aer dipinto, non ignora V Antologia ^ che dipinto
è detto per metafora , e che le fiammelle non sono pit-
ture , né colori appr, tenenti all' arte pittorica. Ma pen-
nello, conchiude il sig. Del Furia , dinota bandiera pic-
cola : or come Dante usò poco appresso del vocabolo
stendardo , che dinota bandiera grande ? Già si è no-
tato che bandiera e stendardo non sono sinonimi ; ed
intanto rispondiamo che Dante , peritissimo delle parole
nautiche , temendo non forse la voce pennello impic-
ciolisse la idea , e volendo anche rappresentare che gli
obbietti si facevano ad ogni istante più grandi alla vi-
sta , spiegò ben tosto la prima voce coli' altra di li-
sta , e questa con la parola stendale.
E qui ne sia conceduto fare una piccola digressione
per interpretare quel verso di Guido dalle Colonne ,
\'oi siete il mio pennel che non all'onda.
Ebbe ragione il Pergamini di spiegare il pennello
per banderuola die mostra la qualità del vento ; ma
l'altra parte del verso, che non affonda, non che ne rice-
va schiarimento, riesce più oscura di prima, non veg-
gendosi qnal v'abbia relazione tra la banderuola e l'af-
fondare. Ma è da snpere , che i nostri marina) hanno
due sorte di pennello; l'uno già descritto nella sposi-
zione- di Dante; l'altro che si forma di funicelle, ov-
vero di strisce con pezzi di suvero , e spesso con pen-
ne , e si collot;a alla poppa del navilio per conoscere
Ja qualità del vento; specialmente allorché spira meno
gagliardo. E questo sì fatto pennello , benché venisse a
i54
cadere dalla poppa in mare , non si aftbnda , sostenuto
essendo dal suvero o dalle piume. Nò è maraviglia clic
un poeta di Messina , città die fu sempre un grand'
emporio maritlimo, sapesse così bene il valore di quella
espressione : pennello che non affonda.
INIa è tempo di volgere i nostri pensieri all' aggiunto
elle Dante volle dare ai pennelli chiamandoli tratti.
A bene interpretarlo non giova quel verso del Tasso :
quasi aureo tratto di pennel si stendere ciò per due
cagioni j 1° perdio niuno avendo mosso questione del vero
significato di tal locuzione , anzi essendo a tutti chia-
rissima, sarebbe lo stesso della frase Dantesca, se l'una
fosse come immagine dell' altra; 2." perchè in Dante
l' idea principale sono i pennelli , che nella Gerusa-
Jemnie divengono idea relativa. Avvi chi spiega le pa-
role della Divina Commedia per banderuole spiegate ,
o distese ; alla quale sposizione contraddice il sig. Del
Furia , perchè te al verbo trarre non può darsi il va-
te lore di spiegale, o distendere :>^. Al Biagioli piac-
que d'intendere pennelli scorrenti ; e questa dichiara-
zione ne sembra 1' unica , solo che all' aggiunto scor-
renti , che ha significato equivoco , si sostituisca que-
sl' altro più prei'iso , cioè correnti. E di vero; se i
candelabri si movevano con moto rapidissimo , e cor-
revano inverso il fiume , non potevano esser degnamente
paragonati che a pennelli correnti. E il trarre del buon
secolo vale appunto correre prestamente ad un luogo.
Se questa nostra interpretazione non piacesse a co-
loro che possono giudicar delle cose , non ci dorremo
punto di vedere la piccola nostra fatica tornare indar-
no ; ma si pregheremo i critici a voler considerare ,
che se pennello dovesse ritenere il suo più comune si-
gnificato di strumento pittorico , in tal caso ragion vor-
rebbe che si ponesse fine una volta alla contesa , stan-
techè la dichiarazione , era già bella e fatta ne' com-
mentatori : — avean sembiante di pennelli tratti in ta-
vola o in tela , o in parete. —
•s.
:55
Colleccion de los viages ec. Collezione de viag^
gì fatti dagli Spagnuoli. . . l'accolti e ordinati
dal Cav. de Wavarrete per ordine di S. M.
Cattolica, Madrid^ 1825 — 26. ^ol. 2. in 4-"
(Vedi il fascicolo I. del nostro Giornale.)
Articolo 2."
T '
et J J onore fattoci dalla Maestà del Re ( dice il Cav.
ce Na varrete ) , e il concetto che ci eravamo formati del
ce nostro lavoro , ne incoraggiò a dare a' viaggi del
ce Colombo quella maggior illustrazione e pubblicità ,
ce che per noi si poteva. E questo chiedevaci non me-
ce no la grata accoglienza con cui si udivano e rice-
ce veàno in questi tempi le notizie di quest' illustre
ce navigatore j e si ancora la magnificenza ed accura-
cc tezza con che si era pubblicato in Genova il Co-
cc dice Colombo- Americano (i). » Né in ciò solo di-
mostra il dotto Editore di tenere iu molto pregio il
Codice Genovese ; che anzi nel § 66 dopo aver dichia-
rato che o le piegature deba carta , o le voci antiquate ,
o le cifre de' nota] , non permettono alcuna volta di leg-
gere accuratamente ogni parola de' testi a penna , e
questo essere a lui accaduto ed al celebre storico di
Amei'ica Giovambatista Munnoz nel compilare questa
raccolta di viaggi , aggiugne quasi a conforto e soste-
gno : ce Nel Codice Colombo- Americano sono avvertiti
ce similmente questi leggeri nei , ora per non avere in-
ce leso le abbreviature , ed ora perchè non si trovò il
« preciso significato di qualche parola castigliana ita in
ce disuso. 33 Non dimostra tal cortesia riguardo al eh.
Cav. Luigi Bossi, autore di una vita del Colombo, stam-
(i) Inlroduzione pag. LXIV.
i56
pala in Milano, e voltata in lingua francese : ma sospet-
tando cosi nello scrittore , come nel traduttore , un di-
spregio troppo manifesto della nazione spagnuola , gli
accusa d^ ignoranza e di malizia, (§ Sj } ed agra-
mente riprende non meno i suddetti scrittori , come
wna falsa e dannosa filosofia (§56) collegata ( sono
parole del Navarrete^ con ignoranza pertinace, venalità,
corruzione di costumi , libertinaggio e viz) turpissimi ;
ed accusa questa filosofia di avere gittato i semi della
discordia tra' fratelli , che pure avevano origine , costu-
mi , leggi e religione medesima : accennando agli Ame-
ricani , sottrattisi all' antico dominio con troppo grave
discapito della potenza spagnuola. E tanto si adira con-
tro al Bossi , clie non si ricorda della riverenza dovuta
al Colombo ; cosicché cercando scusare i suoi nazionali
delle crudeltà usate a' medesimi Indiani , ne accagiona
il Colombo sviir autoi'ilà del celebre de las Casas in un'
opera che manuscrilta si legge in un arcliivio di Spa-
gna. Or noi che siamo nemici non meno alla falsa e
dannosa filosofia , clve alla troppo calda eloquenza ,
ov' ella si drizzi a ferire le pei'sone , faremo silenzio
su questo l'agionare del eh. Navarrete per dare un
cenno delle illustrazioni , che giudicò ben fatto di ag-
giugnere alla dotta e lunga introduzione.
Nella 1," si tratta della Seta, il cui lavorio si vuole
introdotto dagli Arabi nella Spagna entro il secolo XII.
- — Un privilegio a certi pescatori di due luoghi di Spa-
gna , è argomento della 2." — Vuoisi nella 3." che
avendo le navi spagnuole adoperato l'artiglieria Tanno
iS^i nella pugna della Roccella , fossero i primi ad
introdurre tal costume. Questa illustrazione , come pie-
na di dotte ricerche , e non disgiunte dalla storia di
Venezia e di Genova , troverà luogo nel nostro Gior-
nale : e si pure la /]•" sulla protezione a cordata da
monarchi spagnuoli a' trovati meccanici. Del quando il
nuovo mondo ricevesse il nome di America discorre
la 5. ; delle barche a vapore la 6." Cvedi il fascicolo
i." di questo Giornale ). Agli eruditi non sarà discara
la, 7.* sulle vicende di alcune biblioteche di Spagna.
Moki errori gravissimi notati dal Cut. Navarrete nella
vita del Colombo scritta dal citato Cav. Bossi , trovatisi
dichiarati nelle illustrazioni 7." ed 8." Della 9,'' , che
si aggira sul testamento fatto dall' eroe genovese nel
1498, si è fatto parola nel fascicolo i.° dei Giornale
face. 5y - 60. Daremo tradotta in nostro idioma la io.''
che discorre del sepolcio del gran navigatore e delle
traslazioni delle ossa di lui ; e queste notizie faranno
toccar con mano , che ninno potè mai vedere nella
cattedrale di Siviglia quella iscrizione ignota a tutti
gli eruditi spagnuoli , in cui si leggeva ( secondo un
buon notajo del secolo XVII) Christ. Columbus Savonen-
sis. Per l'undecima , eh' è 1' ultima , veggasi il fascicolo
i." face. 54.
Intanto noi siam giunti alla parte più memorabile di
questa raccolta , cioè alle relazioni de' quattro viaggi
che il gran navigatore fece all'isole ed alla terra fer-
ma dell' occidente.
Il primo viaggio è narrato minutamente dal famoso
Bat-tolonieo de las Casas in un suo manuscritto, nel quale
protesta di aver tratta la sua rela/.ione fedelmente dal
giornale stesso che il Colombo spedì a' monarchi di
Spagna i e perciò ne trascrive la dedicatoria o tratto trat-
to rapporta le parole precise dell' eroe. Il Munnoz qui
sopra lodato e il Cav. Navarrete ne presero copia da
due testi a penna l'anno 1791. Seguita la famosa lettera
che il Colombo , tornato appena dal primo viaggio ,
scrisse all' amico Luigi di Santangelo , ricopiata dall'
esemplare spaguiiolo del Regio archivio di Simancas.
Leandro Cosco la voltò in latino , pubblicandola in Ro-
ma nel 1493. Il Cav. Bossi la ristampò nella vita del
Colombo , secondo un impressione che egli tenne per
esattissima e di somma rarità. Ed ecco nuovamente l'eru-
dito Navarrete muover lite al Bcssi , mostrando che
della lettera si avevano molte ristampe j e che nluna è
taato scorretta come quella che si presenta dal Milanese.
Le quali cose avea già notato il P. Spolorno nelle Chser'
vazioni Lutlerarie lette in Livorno all' illustre Acca-
demia Labronica , ed in un» lettera indirizzata al Si§.
i58
Barone de Zacb , che ne diede un estratto nella stia
Corrispondenza Astronomica , giornale non ignoto all'
editore della collezione spagnuola. A lui per altro sia-
mo debitori dell' avere aggiunto all' antico testo la ver-
sione latina con varianti , ed una nuova traduzione
castigliana.
Del secondo viaggio scrisse una minuta relazione il
medico Cianca (^Chanca) mandato dal governo sulle
navi del Colombo. Serve di supplimento un memoriale
a' Sovrani inviato in Europa dall' eroe per mezzo di
Antonio Torres.
La storia del terzo viaggio contiensi in due docu-
menti ; e sono , una lettera del Colombo a' Monarchi ,
cavata da un esemplare di mano del Casas , e la nota
lettera dello stesso Cristoforo all' Aja del Principe D.
Giovanni. Piacerà senza dubbio a' nostri Genovesi il
sapere che quantunque nell' archivio della R. Accada-
mia di Storia in Madrid si avesse una copia di questa
seconda lettera fatta con la solita diligenza dal reale
storiografo Munnoz , non pertanto il Navarrete ingenua-
mente dichiara per ben due volte (voi. i. pag. ^65
e 276 J di averne emendato il testo col confronto di
quello pubblicato nel Codice Colombo-Americano. Se
altri poi ne chiedesse , come abbia deciferato il eh.
editox-e spagnuolo quelle parole que jaz hace ecc. che
parvero oscurissime al P. Spotorno , risponderemo che
il Navarrete legge que san face , e dopo avere citata
la lezione del Codice Genovese conchiude , che non vi
ha senso né in questa né in quella. Nel testo genovese
si trova una parola non bene rilevata , aggiuntovi in nota
che parrebbe doversi leggere fechuras j e 1' edizione
spagnuola legge così appunto , yec/iur«5. (i)
(0 L'editore del Codice Colomlio-j4mericano pensò che i titoli
diplomatici de* Sovrani, e le clausole commÌDatorie , essendo simili
in ogni documento, si potevano ommeltere , dopo averle trascritte
una volta , o due ; e indicò le ommissioni con alcuni puntini. L' An-
tologia di Firenze , marzo 1826, prese que' puntini per lacune, e
ne fece rimprovero all' editore. Come rispondere a censure cosi pon-
derate ?
iSg
A descrivere il quarto viaggio si adducono : i ." al-
cuni dispacci di corte j 2" una relazione scoperta 1' an-
no 1831 nel R. Arcliivio di Simancas j 3.° una lettera
scritta dall' eroe a' monarchi di Spagna , pubblicata
già tre volte in italiano ; 4-" alcune clausole del testa-
mento di Diego Mendez , compagno del grande naviga-
tore. Osserveremo , clic nella relazione citata qui sopra
al n. 2. trovasi il rotolo degli equipaggi ^ ove sono da
notare alcuni Genovesi ; cioè Guglielmo , Andrea e Ba-
tista , scudieri , accennati ciascuno col semplice indizio
della nazione, Giiioves ; Gregorio e Batista, Pruvieri
( Groìnetes ) , ed essi pure distinti solamente dalla na-
zione ; Giovanni Pasau ( forse Pasan , cioè Passano )
genovese , scudiere , e Bartolommeo del Fiesco capitano
della nave la Bìscaina. Nostri pure io giudico Francesco
de Levante ( Levante ) e Antonio Ciavarin ( forse CUl'
varino , o di Chiavari"). Avvi un Toscano di casa
Dati, qualche Fiammingo,* ninno di Piacenza, nò del
Moi^ferrato.
Preziose poi sono 1 5 lettere familiari dell' eroe gc
novese ricavate dall' archivio del Sig. Duca di Vera-
guas , discendente per linea femminile dal Colombo j
e noi ci faremo un dovere di arricchirne i fascicoli se-
guenti del nostro Giornale. Ghiudesi il volume con un'
appendice di documenti risguardanti alla dignità e a'
dritti dell' Ammiragliato di Castiglia. Due carte dell'
America e della via tenuta dallo Scopritore danno lu-
me opportuno alle relazioni de' viaggi. Nò pivi di que-
sto primo volume , degnissimo di avere luogo onorato
in tutte le nobili biblioteche.
t6o
P^evsi latini di F. Gjgliuffi.
N.
è questo secondo fascicolo del nostro Giornale cor-
rerà tra le mani dei Letterati senza nuovi versi del eh..
Gagliuffi. OiFeriamo in prima agli amatori delle muse
latine una vaghissima di lui traduzione giambica d' un
Sonetto dell' Ab. Tosti , incaricato degli affari della S.
Sede presso S. M. il Re di Sardegna. Fu tal poesia nel
precedente anno dedicata agli Sposi sigg. March. Gus-
tavo Bens di Cavour , e Adelaide Lascaris di Ventimi-
glia , e fu letta , e tradotta , come segue, dal nostro La-
tinista. E tanto pili degna di considerazione ci sembra
tal versione , non tanto perchè tutta spira Catulliana gra-
zia e amabilità , ma ancora perchè estinse e dilegviò
alcuni, nei dell' originale. Che potrebbe forse dar noja
a sperto conoscitore delle finezze poetiche quel genio
del primo quadernario , e sembra altresì servire alquanto
alla rima quella perifrasi del penultimo verso del se-
condo ternario , in cui vuoisi circoscrivere quel Che
rubino dalia spada di fuoco , che dopo la cacciata dei
primi parenti fu collocato da Dio innanzi al paradisa
d' Eden a guardia dell' albero della vita.
Sonetto,
All' ara , o Sposa, Io t' amo , e 1' amor mio
Pria che negli occhi miei , nel cor s' accese ,
Allor che del tuo genio eccelso e pio
Egregia fama ragionar s' intese.
All' ara , o Sposo. Al tuo gentil desio
E ai voti miei risponde il Ciel cortese :
Son chiari i tuoi bei pregi jet' amo anch' io ,
E benedico Amor che tua mi rese.
Così dicendo s' appressava all' ara
La bella coppia , cui splendeva in viso
Amorosa innocenza al mondo rara.
i6t
E parea che cangiato il lutto in riso ,
Queir Angel , che di Dio le vie prepara ,
Rendesse Adamo ed Eva al Paradiso.
Versio Jambica.
Procede , Sponsa : fulget ara. Me mihi
Amor , priusquam te viderem , surpult ,
Quum pulclira fama te piamque et inclytam .,
Amabilemque nuncupabat Virginem.
Procede, Spouse : fulget ara. Jam tuis
Meisque vox superna votis annuit :
Laus te secuta est clara : teque amo libens ,
Et Iffitor esse sancto amore me tuam.
Haec ambo ad aram. prodeuntes. Interim
Utrumque vultum Isetiorem fecerat
Mirus beati» splendor innocentise ;
Pomique nondum luctuosi conscios
Divo putasses indicante nuntio
In prata Adamum prima et Hevam regi-edi.
Riportiamo in seguito questi altri distici , che il sul-
lodato Professore fece ultimamente in diverse occasioni ,
e de' quali cortesemente fa dono al nostro Giornale.
Compariva in una nobile conversazione la Marchesa
Artemisia Brignole-Sale in bellissima veste azzurra j su
di che richiesto d' un distico il Gagliuffi da alcuno de'
circostanti , disse :
Cceruleo e pelago Venus Attica surgere visa est ,
Visa in cserulea est nostra Venus chlamyde.
Altera nuda sacrum lajsit male fausta pudorcm j
Haec verax sancti norma pudoris erit.
Il celebre M. Givial , che ha dato alla Chirurgia un
«uovo strumento per estrarre le pietre dai corpi umani
senza la terribile operazione del taglio , dimosti-ando
la sua ricerca non essere una chiniei a , come si era
qualificata da un illustre francese , appena ebbe ad al-
cuni spiegato il modo del suo nuovo operare , scrisse
Gagliuffi. 1 1
i8z
Proh! terebra ia calamo est. Proli! Forcipe cincia tridenti
Illsesum humani corporis inguen init ,
Concretosque intus lapides , facileque preliensos
Sic terit , ut motis egrediantur aqiiis,
Obstupeo ceruens quod desiuit esse cbymera
Grande tuaì , o Givial , mentis et artis opus.
Lo stesso M. Civial visitando il famoso nostro Istituto
de' Sordi-muti , esaltava la industriosa carità del P. As-
'.arotti , e la saggezza de' suoi regolamenti , chiamando
l' ottimo istitutore Abbate De V Epée redivivo , il P.
Gagliuffi disse , e pregato poi scrisse i seguenti :
Quidnam Asserotns magno non impar Epeo
In Ligure , o Civial , littore prcestiterit ,
Ut qui ullas nequeunt audire , et reddere voces ,
Communis vitte noscere vincla queant ,
Vidisti attonitus F Sed non minus ilio stupescet ,
lugenii videat sì benefacta tui.
Ille , an tu potior ? Milli prodigiosus uterque :
tianctam liomiui virlus utraque prsebet opera.
i63
Commedie del Sifr. Alberto Nota Avvocato.
Edizìome decima , rivista e corretta dall' Autore.
Milano, Silvestri) 1826; in 12, voi. due.
N<
el tempo della nostra prima gioventù i teatri d' Ita-
lia non volevano ammettere che drammi , e drammi
sentinientali. Indarno fu , che alcuni pochi letterati am-
monissero gli studiosi a fuggire quel genere dramma-
tico , lontano egualmente dalla commedia e dalla tra-
gedia , e fondato sopra maniere e idee che o non sono
in natura , e sono in pochissimi cervelli a vapore. Git-
tavan le parole , e n' eran dileggiati , come pedanti , o
persone prive di gusto. Ma pur alla fine si annojarono
gli uomini di tanta sentimentalità , e vollero tornare
all' antica ed unica vera commedia. E di ciò gran lode
si dee tributare al Conte Giraud romano , ed al sig.
Alberto Nota torinese 5 e specialmente a quest' ultimo ,
che la poesia comica italiana tornò ali antico onore. Per
che non possiamo non lodare il consiglio del Silvestri ,
che nella sua Scelta Biblioteca ha dato luogo alle Com-
medie del sig. Nota , ed ha loro premesso alcune brevi
notizie dell' Autore ; le quali noi riporteremo in com-
pendio, non trovandole accennate n^ Antologia di Fi-
renze , che pur discorre , né cosi brevemente, di questa
X.'' edizione (i) .
Alberto Nota nacque in Torino l'anno 177^. Il mal
sgoverno che il padre suo avea fatto de' beni della fa-
miglia A trasse a vivere sottilmente dell' entrata di al-
cuni poderi salvati pel vincolo di un fedecommesso.
liuigia , sorella del cel. Botanico Allioni , educò il suo
figliuolo Alberto con diligentissima cura. In età di anni
i8 meritossi nell'Università torinese il berretto dottorale.
(i) Seltenibre i8a6- In esso articolo fi onore voi menzione delle
eomcnedie del aostro CoQGÌttadino sig. Luigi Marchese.
ì64
Caduto il Piemonte sotto il dominio francese , 1' Avv.
Nota fu nel i8o3 destinato Procuratore generale nella
Corte Criminale di Torino; e l'anno 18 ii fu mandato
Sostituito del Procuratore imperiale in Vercelli. Ricom-
posto in Piemonte 1' ordine antico , il Nota visse alcun
tempo sciolto dalle pubbliche cure j e poscia entrò ncU'
uffizio dell'Avvocato de' Poveri in Torino. Nizza l'ebbe
Sotto-Intendente generale nel 18 18; e due anni appresso
andò a goverur.re come Vice-Intendente la provincia di
Bobbio; ed infine (nel i8'23) venne ad amministrare
quella più ragguardevole di S. Remo nella nostra ri-
viera occidentaJe.
Niuno si meravigli die un soggetto occupato nelle
leggi , e poi negli affari , abbia potuto meritar tanta
lode nella pò jsia comica , che è piena di gravissima
difficoltà ; perchè oltre qtieLa naturale attitudine a più
cose , che trovasi sempre ne' buoni ingegni , il nostro
Sig. Nota , aveasi , ancor fanciullo, acconcio in sua casa
un teatrino pe' burattini a fila ; movendo i quali reci-
tava commedie del Guidoni e del Molière: cpiest' ulti me
voltava egli stesso dal francese idioma nel nostro. Os-
serva V jlìitologia di Firenze (1. cit. ) che ben si co-
nosce lo st'.idio posto dal JNota in que' due sommi; ma
poteva aggiungere che non trascuiò di leggere le due
commedie di Scipione JNlaiTei , specialmente nel tessere
in Lusi?i sminerà. E ciò stesso torna ad onore del sig. Nota;
perciocché, i volgari non avrebbero uè sospettato, né cre-
duto mai , che i lavori del Mafl'ei potessero giovare ad
un valoroso scrittore di commedie.
1-615'
Appendice alla Proposta ecc. (del Cavaliere
J^iNCENZO Monti) Milano, I. R. Stamperia,
i8a6, in 8.»
9
J opera dell' illustre Cav. Monti sul Vocabolario della
Crusca avea mestieri di un indice , che in uno acco-
gliesse le dottrine e le voci sparse ne' sei volumi di
quella famosa Proposta; e tal servizio ha voluto rendere
agli studiosi il sig. Vincenzo Sonciui ; e quest' indice
costituisce la prima parte dell' ^pvendice.
Appresso si leggono le nuove giunte e correzioni del
Monti dalla lettera A alla lettera I col resto dello spo-
glio Ariostesco delle medesime Iettare. Pregevolissima
è questa parie del volu ne ; e ttitt' debbono saper grado
al eh. Scrittore , perchè dalle opere del Chiabrera , e
dall' Eneide del Caro ^ libri trascurati dalla Crusca )
abbia cavato molti bei ?nodi , e molle voci che alla
lingua nostra crescono dovizia e leggiadria. E qui ne
piace far ossex'vare che il vocabolo hor.azza vive nella
lingua marinaresca della Ligrr^a. Forse a molti dorrà
del P. Soave '- uomo che mer tò bene della gioventù
italiana) veggendolo posto in c'nzone più volte; e gli
Accademici della Crusca si chiar^eranno OiTesi dell' art.
genitabile. Febbre e fucina daranno cagione di non
ingiusto richiamo alle persone che hanno in reverenza
i Sommi Pontefici , e il buon costume. Tolti questi
nei , quos ( vogliam credere ) incuria fudit , molta lode
si dee tributare a questa fatica del celebre Autore.
Neil' indice delle persone , delle opere e delle città
nominate nella Proposta, si emendi J/i/Zo in Grillo}
essendo questo il vero cognome di un trovatore geno-
\ese del sec. XIII.
Molto ci ha confortato l' indice di alcuni errori ne'
quali è caduto il Cav. Monti nella sua Proposta ; e che
j66
egli emenda nell' Appendice. I veri letterati conoscono
la debolezza di nostro ingegno , e non hanno rossore
di pubblicare le opportune coi-rezioni. Infatti ( per dar
qualcb' esempio ) a confermare il senso dalla Crusca
assegnato alla voce treggea , viene opportuno il dialetto
milanese j come per uguanno possiamo citare la nostra
riviera di levante ( la cui estremità si congiixnge alla
Toscana ) dove si usa continuo nel significato latino di
hoc anno; percliè appunto da questa locuzione trassero
uguanno così gì' Italiani , come i Provenzali.
Gli errori notati in n. di 68 , nelle giunte Veronesi ,
appartengono quasi tutti al Lombardi.
11 Guazzabuglio delle Giunte Veronesi è una chiara
dimostrazione di quel principio già difeso da molti sa-
pienti j essere impossibile che un'Accademia, o società,
od unione qualunque, possa formare un'opera compiuta.
Vannetti , Lombardi , Zanotti ecc. aveano fatto delle
postille al Vocabolario : il Cesari volendo che a ciascuno
di loro fosse conservato il debito onore , collocò fedel-
mente nel corpo del vocabolario le f:itlche di quegli
autoi'i distinte dalle iniziali de' lor cognomi. Avviene
perciò che ora una giunta ripete quello che si era detto
neir altra , ora contraddice alle sue compagne. Il qual
disordine sarebbe sparito , se la delicatezza del P. Ce-
sari avessegli conceduto di adoperare quelle postille ,
come rozzi materiali da recidere , accrescere , ed oi'di-
nare a suo senno. Non è perciò che le giunte Veronesi
non sien di molto vantaggio agli studiosi. Chi volesse
ciò negare , troverebbesi smentito dal Monti medesimo ,
il quale non una volta le cita e se ne giova opportu-
namente in quesl' Appendice.
Nel fine del volume si leggono due lunghi articoli
della Biblioteca Italiana in lode della Proposta; omet-
tendosi un altro articolo dello stesso Giornale , in cui
un Toscano si era preso l' incarico di sostenere , in al-
cuna guisa, l'antico pregio della Crusca e della Toscana.
Chiuderemo questi brevi cenni , con ammonire i gio-
vinetti studiosi a non lasciarsi dar ad intendere che
l'illustre Cav. Monti non ad altro abbia inteso con la
167
proposta e 1' udppendice , die ad avvilire e il Cesari e
gli Accademici della Crusca. Riguardo al chiar -imo
Veronese , ingenuamente protesta (i i di avere in aolta
stima quel valente letterato , e lo celebra come uno
de' più bei lami dell' italiana letteratura. Né queste
parole verran nuove a chiunque sia informato che grande
consonanza di opinioni si trovava ti'a il Monti ed il suo
genero Conte Perticari ; ed è notissima la lettera di
quest' ultimo filologo in lode del P. Cesari ; lettera cosi
onoi-evole al Veronese, che più grand' elor'T non po-
trebbe questi , né vorrebbe desiderare. Chi ^joi amasse
conoscere pienamente i sensi del Monti verso la Crusca ,
legga nelja parte i." del voi. a.® queste parole: « Dalle
« fatiche di quell' illustre consesso ne venne un grande
ce onore alla patria , e all' italiana letteratura singolaris-
te almo benefizio. » E perchè un Toscano non si era
vergognato di vituperare quell' Accademia , il Monti
dopo avernelo rampognato , aggiunge una sentenza gra-
vissima 5 che noi riputiam degna d' essere trascritta
nel nostro Giornale: « Egli è anùco costume il vili-
cc pendere quegli studj che mal si conoscono o mal si
« coltivano , e non è raro in Italia , dove perpetuamente
l'un l'altro si rode
Di quei che un muro ad una fossa serra ,
ce il vedere scrittori più solleciti della gloria dell' altrui
ce paese , che del natio. »
(i) A ppendice : Erroii d<:Ile Giurile Veronesi , vcc. Parpaglioiue.
(68
La Gerusalemme liberata di Torquato Tjsso ,
colle 'Varianti e note del COLOMBO e del Ca-
VEDOlSi , e con pia altre illustrazioni. Lodi^
Orcesi , 1826: voi. 3 in 12.
Xy e' primi due volumi contiensi il poema , del qtiale
non è da ragionare : nel terzo abbiamo le varianti e
le illustrazioni ; e di queste diremo brevi parole. Tro-
vasi in primo luogo un proemio dell' Editore. Questi
trascrive alcuni brani della memorabil Lettera del sig.
Prof, Resini al Monti, scritta nel 181 8. La Toscana,
dice il Prof, di Pisa , aveva già Dante , Petrarca , Boc-
caccio, Poliziano, Machiavelli e Guicciardini, prima che
si leggesse la Gerusalemme del Tasso. Era dunque sin
d' allora la lingua nostra giunta al meriggio. Dalla qual
verità di fatto conseguita che toscana debbe dirsi la
lingua , non italiana ; e che il Vocabolario non sarebbe
restato povero di voci , se in esso non si fosse citala la
Gerusalemme. Queste sono le conseguenze che il eh.
Rosini vuol dedurne a confutazione della Proposta.
Alle parole del Prof. Pisano servono di nota alcune di
Carlo Botta , il quale dice non essere poi da condan-
nare cosi a furor di popolo i Cruscanti ( intendi gli
uiccadeniici delia Crusca ) per avere antiposto il Fu-
rioso al Corredo , essendo questa 1' opinione di molti ^
e cita il Galileo. Potremmo aggiugnere il Chiabrera , il
Cebk , il Gravina , il Zanotti , i quali non erano mica
pedanti, né Toscani, ed in cose poetiche sentivan più
addentro del filosofo fiorentino. Un' altra annotazione ci
mostra coir autorità del Serassi , che non tutti gli Ac-
cademici della Crusca , ma pochi assai , si unirono a
far la critica del Tasso.
Alla prefazione tien dietro 1' elogio del Poeta scritto
da Monsig. Fabroui con grand' esattezza e rapidità ; se
i6g
non che il Giornale Ligustico potrebbe dolcemetite
lagnarsi , che de' tanti uffizj di stima , d' amore , e di
generosità prestati all' autore della Gerusalemme da' va-
lenti Genovesi , non v' abbia parola in tutto 1' elogio 5
tranne l' invito fattogli dall' Accademia di Genova , e
il nominare per incidenza Giulio Guastavino. La qual di-
menticanza non si vede nel Serassi ; dal qnale il Fabroni
(ed egli stesso noi tace) trasse in compendio 1' elogio.
Con molto di piacere e di sorpresa si leggerà tra-
dotta in italiano la lettera del sig. Bureau de la Malie,
già pubblicata nella Storia delle Crociate del Micliaud ;
nella qual lettera si vuol provare che la ir e ras a- emine
conquistata è poema assai migliore della liberata. Per
altro 1' editore italiano avrebbe dovuto emendarne un
passo elle spetta al nostro Genovese Angel > Grillo ,
Monaco Benedittino , amico strettissimo e largo bene-
fattore del Tasso.
Succede a questa lettera una parte di un dialogo del
Monti già pubblicato nella Proposta. Trovasi appresso
un òenno de' manoscritti collazionati ad emendare il
testo , e vengono poscia le varie lezioni e le critiche
osservazioni sopra le medesime. Il catalogo delle edizioni
consultatesi nella presente ristampa , dovendo riuscir
gradito agli amatori de' buoni libri, che son molti, lo
trascriviamo in compendio.
J. // Goffredo. Vinegla , Cavalcalupo , i58o, in 4'"
« Può riguardarsi come uno de' primi sbozzi del poe-
« ma .... E da tenersene conto e per la sua rarità , e
« più ancora per li non pochi lumi eh' essa edizione
« ci somministra intorno a varj cangiamenti fatti dal
« Tasso al poema. 33
II, La Gerusalemme liberata. Casalmaggiore, Canacci
e Viotti , i58i , 4'° piccolo. « Avvi per entro qualche
« lacuna , e mancavi qualche stanza aggiunta al poema
« posteriormente. :>3
III, La Gerusalemme liberata. Parma. Viotti , i58i ,
in 12. ce Elegante edizione, assai più rara che l'altra
« di Casalmaggiore. «
IV, La Gerusalemme liberata. Parma, Viotti, i58i,
in ^.° ce In questa etlizionc si sono rleinpiule le lacune
ce lasciate nelle due antccedeuli L una delle più
<c pregevoli. "
V. Il Goffredo. Venezia, Procacino , i582, in 4'*
« Vuoisi che sia questa la più emendata e perfetta
« edizione che in sino allora si fosse veduta del poema
ce del Tasso, n
VI. La Gerusalemme liberata. Mantova , Osanna ,
i584, in 4" " Pregevolissima e superiore forse a tutte
ce le altre. " ( Intendasi per 1' accuratezza , non per la
carta e caratteri. )
VII. La Gerusalemme liberata , con le figure di Ber-
nardo Castello. Genova , Bartoli 1 5c)o , in 4-" « I-i' t'di-
cc zione è mcn rara di quel che si crede buona
ce per lo più n' è la lezione. «
Vili. Za Gerusalemme figur.Tta da B. Castello.
Genova, Pavoni, iò"o4 , in i3. ce Questa elegante edi-
ce zione è più rara assai che la precedente. :>i
IX. Goffredo , ovvero Gerusalemme liberata , con
1' aggiunta di 5 canti di Camillo Camilli. Venezia , Vin-
centi , i6ii, in 4'" " Contiene qua e là lezioni varianti
ce da non dispregiarsi, ^a
X. La Geiusalemme liberata. Genova , Pavoni ,
1617 , in fogl. ce Nobife e bella edizione . . . Tutte e tre
ce ( le fatte in Genova ) concordano per lo più , ma non
ce sempre nella lezione .... Havvene qualche esemplare
ce con la data dell' anti-porta del MDCXII .... credo
ce io per errore. Sì fatti esemplari sono di grande fres-
ie chezza. m
XI. La Gerusalemme liberata. Firenze, 1724» '"^
foglio, ce Sta nelle opere di T. Tasso , impresse in 6
«e voi. in foglio. Quest' edizione merita grandissima
ce stima. J3
XII. La Gerusalemme liberata. Parma : tipi Bodo-
niani , 1794? voi. 2 in foglio. — e ivi 1794» ^ol. 3
in foglio — e ivi 1794 ? '^'O^- ^ i" 4-^ S""* " Queste
ce edizioni , effettivamente diverse , possono , per ciò clic
ce spetta alla lezione , esser considerate come una sola. «
La correzione del testo si deve all' Ab, Serassi j ma pare
171
die quest' erudito si pigliasse alcuna volta 1' arbitrio di
racconciare a suo grado i versi dell' autore.
Antichi documenti intorno allo Stabilimento
della Zecca di Genos>a.
ÌV
-L^ el vastissimo campo delle storiche ricerche , qua-
lunque sia 1' egregio raccoglitore che ci preced i , rara
cosa è che non riesca utile lo spigolarvi. Pubblicherò
io alcuni aTitichi documenti intorno lo stabilimento della
nostra Zecca , i quali avYaloi'eranuo in gran parte le
conghietture di chi prima ne scrisse ; e poco vi potrò
io aggiungere , perchè di questa parte di storielle no-
zioni ignaro affatto , ho impreso a renderle di diritto
pubblico più assai per dar materia alla meditazione degli
eruditi che alla esposizione delle mie proprie idee.
Il geloso despotismo della Repubblica Romana verso
i paesi conquistati eli' esercitarono poi soli gl'imperatori ,
par che togliesse dal mondo a loro soggetto ogni mo-
neta, fuorché la romana, e cosi par supporre nella dotta
sua opera De iisu et praestaiitia nuinismatwn lo Spon-
liemio , restringendo a soli monumeili di storia , o
d adulazione quelle tante medaglie cae dei tempi im-
periali con altre effigie s' incontrano : ma che tentassero
alle impellali solo di conservare corso e riputazione lo
Indica la costituzione di Costantino registrata nel Codice
Teodosiano lib. IX. tit. 22. leg. i. là dove: Si quis
solidos appendere iwluerit auri cacti septem solidos
quaternorum scripidorum nostris vultihus signatos ap-
pendat prò sijigulis unciis.
Teodorico, poiché fu signore della Italia, riguardò an-
eli' egli come privilegio della corona il batter moneta ,
e come guarentigia di questa improntarvi la sua effigie ,
e presso Cassiodoro al libro 7." , formulario Sa , leg-
giamo: Omnino monetae debet iiitegritas quaeri , ubi
et vnltus uostcr imprimitur et generalis utilitas im>e-
nitur : quid enim crit tutum si in nostra peccetur ef-
Jigie ? Ma allorquando al tempo di Giustiniano l' Italia
1^3
ritornò sotto la dipendenza dell' Impero rinacquero le
pretensioni all' esclusivo diritto del batter moneta ; sic-
ché a Procopio parve insolenza , che il Re di Francia
se lo arrogasse , ammettendo a pena la facoltà di bat-
terne dell' argentea al Re di Persia clie da tanto tempo
lottava vittoriosamente contro l' istcsso Imperadore , di-
cendo : Blonetam quidevi argenlcain Ptrsaruin rex
arbitratn suo cùdere coiisuevit , aureain vero neque
ìpsi , ncque alio cnipiam barbarovuin regi , quainvis
auri domino , vultu proprio signare licet — Procop.
de Bello Got. lib. 3. cap. 33.
Per i tempi Longobardi gli è da supporre che i Du-
cili mentre si divisero per alcun tempo la Reale Signo-
ria battessero mo':eta ; così Muratori riconobbe cinque
zecche Longobarde, cioè di Pavia, di Milano, del Friuli,
di Verona, di Li-cca , e dietro alcune monete della
raccolta del Marchese Trivulzi ove si vede impresso
un S , anche la Spoletina. E che questo fosse un abuso
introdotto par comprovarlo il Capitolare di Carlomagno
1.* dell'anno 8o5. § i8 , Va dove — Volumas ut nullo
alio loco moneta fiat ni si in palatio nostro , e nel
capitolare di Lodovico Pio 823. cap. i8 : Illa sola
moneta per totum regnuni nostrum ab omnibus ha-
beatur juxta Ulani consuctudinem ^ sicut in capitulis ,
quce de kac re illis comitibus dedimus in quorum
ministeriis moneta percutitur , constitutum est.
Sotto 1 Berengarj pare che si continuasse a spendere
nell'alta Italia la moneta battuta in Milano e in Pavia,
e quesl' ultima più specialmente a Genova ; ma nella
lotta tra gli Ottoni e i Berengarj sembra che variasse
il valore delle monete battute in queste due zecche , e
che quelle di Pavia rimanessero quosi d' un terzo d' in-
trinseco più forti di quelle di Milano , cosi risultando
dal paragone stabilito fra gli ottolini d'oro dal Conte
Gian Rinaldo Carli , non che dall' atto di fondazione
del Monistcro di S. Abbondio fatta da Alberigo Vescovo
di Como del loio, e da un altro diploma dato dall'
Imperatore Arrigo I. In Pavia l'anno ioi3 riportati dal
Padre Tatti Somasco.
,^74
Conseguenza ancora di quella lotta fu probabilmente
r alterazione di quelle monete , glaccbò intorno a tal
tempo si comincia a trovare tanto negl' istrumeuti che
parlano della moneta milanese , quanto in quelli che
contrattano della Pavese , argenti denarios bonos ve-
teris: così già leggo nel loòi in una compra di molti
beni nel luogo di Besate , ed anche nel ii^i Inno-
cenzio II imponeva a Giovanni Priore di Castelitio il
censo di trium solidorum mediolanensis vionetae. Fino
a quest' epoca la storia nidla ci ofFre intorno alla zecca
di Genova , dove , come città di commercio , credo che
promiscui si spendessero , e i Bruniti , e i Mancosi , e i
Bizanz) , e i denari lucchesi , ma dove ho opinione che
più generalmente fossero in corso e si tenessero per
legali i denari di Pavia , quelli però prima dell' alte-
razione j e ad appoggio della mia opinione darò in luce
la tariffa , ossia Dacito che Azzo e Lanfranco Gabo sta-
bilirono dinanzi ai Conioli di Genova l'anno 1128 per
chi veniva al nostro porto. Ci si vedrà sempre parlato
di denari antichi Pavesi — et isti denarii siint anti-
qui papienses. L' istesso anno furono assoggettate le
ville , che dipendevano dal dominio della città , alla
guardia di questa , e chi in uomini , chi in denari ,
chi in roba vi dovette contribuire , e per i denari sem-
pre — debent dare denarios de Papi a antiquos.
Se per i dazj , se per le imposizioni si serviva il
nostro nascente comune di questa moneta , ella era dun-
que la più in uso , ella era dunque la moneta legal-
mente riconosciuta nel iiaS.
Non è di che adontarsi degli stretti limiti del nostra
territorio , del poco nostro commercio , del nostro ri-
tardato politico reggimento, se soltanto nel 1 128 demmo
opera a regolare la interna amministrazione. Rozzi, ma
integerrimi , poveri , ma valorosissimi , pochi , ma uniti
erano quei padri nostri che sul principio del duodecimo
secolo tanti esempj di pietà e di valore ne tramanda-
rono. Ricordiamo Dante, che per bocca del suo avolo
Cacciaguida , cosi invidiava la povera condizione di Y'v-
renze , ai tempi di cui or ragioniamo ;
Fiorenza dentro della cerchia antica
Ond' ella toglie ancora e terza e nona ,
Si stava in pace sobria e pudica . . .
Ma crescendo rapidamente il commercio , e gì im-
barazzi di una non propria moneta , fu deliberato di
richiedere all'Imperatore facoltà di batterne in Genova.
Era slato eletto quell' anno a Re di Gei-mania Cor-
rado III contro le speranze di Arrigo Duca di Sassonia
e di Baviera , affine , e discendente dei Principi Estensi ,
ond' era più o meno prossimo e congiunto dei tanti
signori della alta Italia , che quasi tutti discendenti della
Consorteria Albertina , o di quella aflìni , possedevano
in \icinanza delle città le loro castella, e i loro do-
minj ; che perciò se il teatro della guerra si fosse tra-
portato in Italia, dubbio non v'ha che avessero questi
seguito le parti del Duca Arrigo : per lo che Corrado
dovea essere inchino alle domande de' nuovi comuni ,
che per alleati avrebbe avuto in caso di conflitto.
Accolse quindi benignamente Oberto genovese , man-
dato in Germania dalla nostra città , e gli concesse
un diploma, actiim Jclicitei' A^orimbergh anno Doini-
nicce Incarnationis 1 138 , regni nasi ri primo, mense
dcecembris , Jnditione prima. Chi disse appartenere que-
sto diploma al ii3g non lo vide, giacché a quell'anno
non converrebbe né l' indizione, uè l'anno del Regnante.
Ma a queir anno bensì appartengono le deliberazioni
prime del comxme intorno alla nostra moneta. Giura-
rono allora i Consoli di punire col taglio della mano,
con la confisca di tutti i beni , col perpetuo bando i
falsatori di quella , di obbligare all' osservanza di questa
deliberazione i Consoli loro successori , stabilirono il giu-
ramento dei cittadini genovesi, che doveano dar opera
all' esecuzione delle loro sentenze , e togliere dal corso
le false monete.
Questi regolamenti che furono stabiliti come cosa nuo-
va nel II 39, sembrano sufficientemente comprovare che
vero disse Corrado nel suo diploma , dicendo — jus
''monetce , qiiod ante non habuerant. — Ignoro se fosse
coniata quest' anno, e nel seguente, ii4o» nioneta
176
nella nostra zecca; indizio del contrario mi dà un.i
donazione fatta nel mese di geniiajo dell'anno ii4o
all' opera di S. Lorenzo ( giacché i prudenti avi nostri
consacravano le primizie d' ogni loro lavoro al culto
divino ) di soldi mille da doversi prelevare dall' utile
che risulterebbe dalla mouetizzazione. Ma certo si è
che nel 11 ^i i consoli, in pieno parlamento radunato
in S. Lorenzo , appaltarono il dritto di batter moneta
per la durata di quattordici mesi , da incominciare alla
prossima Puriiìcazione per L. 1700 , di cui duecento ne
rilasciarono per far fronte alla fatta assegnazione di
lire cinquanta , ossia soldi mille a favore della fabbrica
di S. Lorenzo ; prelevarono un' undecima parte del lu-
cido per salariare due inspettori , che vigilassero all' os-
servanza della bontà della lega; la quale doveva esser
così composta ; d' un terzo d' argento purissimo , e di
due terzi di i-ame , e divisa in modo che ventiquat-
tro soldi formassero un' onci». La lega non era delle
migliori , ma sembra essere stata quella d' alcune zec-
che d' Italia , giacché da questa scadente composizione
presero il nome di terzeruoli le monete milanesi , che
già nominava nel 11 58 Sire Raoul, quando diceva,
che un cavallo si vendeva — quatuor solidis tertio-
lorani ; e nei contratti poi venivano indicati col nome
di moneta nuova : e dei molti che citar potrei ne ba-
sti uno del 1162, dove Passavicino con la moglie, il
figlio , e la nuora per la vendita di certi beni fatti al
monistero di Chiaravalle , dichiara aver ricevuto —
^rgent. denar. bonor. Mediolanen. novce monetce ,
videlicet de terciolis libras centum. — Credo io che
questi primi nostri soldi siano quelli che senza data di
Doge , e per lo più mal conci dall' ossido di rame ,
s' incontrano nelle nostre raccolte della circonferenza
d' un mezzo franco circa.
In quanto al divider l' oncia in ventiquattro parti
credo io debba intendersi , che in ogni ventiquattro vi
dovesse enti-are un' oncia di argento purissimo , cioè
che ogni moneta avesse dieci grane d' argento , e colla
giunta dei due terzi di rame , ogni moneta pesasse in'-
torno ai trenta.
«7f
Era questa, di cui finora ragionammo, moneta cer-
tamente d' argento , né pare che per quella prima vol-
ta si coniasse a Genova dell' oro j ma un documento
ci prova che poco stettero a cosi nobilitare la loro
zecca. Seguendo sempre il sistema dell' appalto , stretto
il comune di Genova dai creditori che ripetevano delle
molte somme imprestate per la gueri-a di Tortooa , e a
tutto anteponendo la fede pubblica , apprezzando quanto
l' esempio del governo sia norma alle particolari con-
trattazioni , fecero i consoli ott' anni dopo , cioè nel
1 1 49 ! iin rovinoso contratto, vendendo per anni 2C) il
pedaggio di Voltaggio, l'introito della Ripa, e dello
Scalo , e cedendo il diritto della moneta d' oro e d' ar-
gento , a condlzion però che in quarant' anni non ne
lavorasse la zecca che dieci soli , e tutto questo per
lire mille trecento : che a tanto doloroso partito era
ridotta la città nostra , come l' indica lo stesso contratto ,
per 1' ambizione dei precedenti consoli che lasciarono
il comune sì malconcio di debiti.
Ma per non prender commiato dal mio lettore col
dolente quadro delle nostre rovinale finanze , mi affretto
di porgli sott' occhio un ultimo documento apparte-
nente all' anno 1162. Tutti sanno che Barizone , Giu-
dice di Cagliari in Sardegna , fosse per vanagloria ,
fosse eh' egli sperasse che insignito del titolo di Re
gliene sarebbe venuto il dominio reale di tutta l' iso-
la , pagò per ottenerlo alla curia dell' Imperatore quat-
tromila marche d' argento , e spendendo regalmente
fece altro grosso debito si col comune , che con varj
particolari genovesi ; e in quella carta si stabilisce il
come , ed a qual ragguaglio d' alcune altre estere mo-
nete pagar si dovesse.
I documenti che dò alla luce erano tutti gelosamente
custoditi negli archivj pubblici 5 e questi parlando più
assai chiaramente d' ogni mia conghiettura , qua porrò
fine.
t^
178
Documento primo.
Breve recordationis quod fecit Lanfrancus Gahus ,
et Azo y de Daclto quod debeaiit dare Forici homines
qui veniunt Januam prò mercnto. Sì fuerit de Bar-
chinonia et vendiderit Suracejmni , debet dare soli-
dos V denariorum Papieiisium aiitiquorum. Onmes
homines de ultramontanis (i) partibas debent dare
de unoquoque torsello lanio den. VI de prcedicta
moneta. De torsello de canahaciis den. IV. Homo
de Nicia debet dare per unumquemque den. 3 ejus-
deni monetce. Homo de Vintimiha , et de Albinguena
debet dare den. 4- Homo de Saona , et de Naboli
( Noli ) , et de Pingue , et de Pertica per unumquem-
que den. I. Longobardi vero si vendideriiit palium ,
vel osbergum , vel cavallum debent dare den. ^ , et
de spatis , de centenario spatas ò , de ceto (2) den.
j. De centenario vero pisciam (3) pisces 6. Homines
'Vero habitantes a Luna usque ad Romani debent dare
per unuinqw^mque den. 6. Romani per unumquemque
den. I '. Cajetani den. 12. Neapoletani d n. 18.^-
malfitani den. 18. Salernitani den. 18. Omnes habi-
tantes a S. Martino infra mura usque ad Lunam de-
bent dare den. i.
Et hoc Dacitum suprascriptum debent dare UH ho-
mines qui venerint Jaiiuajn prò mercato , et isti de-
narii sunt antiqui Papienses.
Naves Januensium venientes de Sardinia cum sale
debent dare modium salis et prò cercrena den. 12
antiquorum Papiensium. Navis veniens de Provincia
(1) Probabil cosa è che parli dei Francesi, giacché il Villani par-
lando delle vestimeata delle donne di que' tempi dice : passauansi ie
maggiori d'una gonnella assai stretta di grosso scarlatto di Pro o di
maggiori d' una gonnella assai stretta di grosso scarlatto di Pro o di
Canio , città francesi Caen , e Ipres. La parola torsello eh' è rimasta
poi oflla lingua francese m'idilìcata in trousse au , e trousse avvalora
il mio credere. Che fiorisse il commercio della tela nella Provenza
sotto il nome di caoabaccio , lo otoslfano i regolamenti di Marsiglia
falli nel sogiiente secoln.
(?) Culla priib'bllineiite di maglia.
(3) Sorta ili p„nn».
«79
cuni sale debet dare ollam salis. Omnis habitans
ultra ponteni Clericoleni (4) et vadit in Provinciant
prò sale debet dare ollam uììani, Oiniies qui sunt de
inllis et vadunt in Sardiniam prò sale debent me-
dium I.
In Ecclesia S. Siri ante altare Sancii J^alentini
dedit Obertus Gabus hanc conditionem suprascriptam
Cons. Jan. videlicet (5) Ottoni Gontardo , et Guis-
cardo ) atque Tf^uilielmus Pi peri , qui tunc erant Cons.
et ipsi susceperunt eam non ut in aliquo noceat ad-
versus ciucni hujus civitatis.
Documento secondo.
Haec est Guardia Civitatis.
Homines de Carbonaria et de Morteto usque ad
Molendinos Binellos , dehent facere guardiani in Ca-
stello Jaiiuoi ad murum S. Crucis a medio mensis
j'ulii , usque ad hai. septembris ; et homines de Ca-
samauli similiter , et de Campo Ursonis et de Zineste-
do , et de f^egoni , et de Quid , et de Terralba ; isti
debent facere guardiani excepto servi , et excepto illi
qui habitant (6) in Donicatis Januensium , quos ipsi
Januenses pascunt. Homines de Calìgnano , homines
S. Martini de Erclo et de Manzasco debent facere
guardiam ad Manzascum. Homines de Tanaturba , et
de Rivarolio , et de Porcili , et de Cananuza , et de
Granarolo , et de Sosenedo debent facere guardiani
fid Turrem Capitis Fari.
Homines S. Petri uérence , qui soliti sunt facere
guardiam , debent eam facere. Homines Campi Fìo-
renzani debent dare den. de Papia antiquos ii. Ho-
, (4) Ponte oltre Voltri.
(5) Questi Consoli fan conoscere l'anno iiaS.
(6) Vjle doniinicato , proprietà , quos ipsi ^ cioè » coltivatori DU-
kìtt dai padrini.
i8o
mmes de Maraxi , ilU de Tarpi , et de Monte Asia-
no , et de Lago , et de Blebni debent dare per unuin-
quemnae dimidiuni den. prò guardia. Homines de
Mii.rteto Soprano , et de Cerreto debent dare prò
guardia den. 9 super totum. Homines de Stroppa
debent dare prò guardia den. 12 super totum. Ho-
mines de Bargagli per unwnquemqne Qj ) ramoxinuin
unum prò guardia. Homines de BavaLi et de Funta-
negli supra totum debent dare prò guardia minas
castanearum 12.
Homines de Pradello et de Stajano per unumquem-
que debent dare den. dimidium antiquwn. Illi de
Molinello et de Rivaira siniiliter. Homines de Pre-
mentore , et de Basali per unumquemque debent dare
phiolam unum olei. Homines de Coronada , et de Do-
menzano , et de Mortelo , et de Azali debent dare
per unumqueirupie minam castanearum. Casa de Fren-
guello siniiliter. Homines de Sexto , et de Priano , et de
Borzoli f et de Bario debent per unumquemque dare fa-
xiuni de lignis. Homines de Langasco , et de Celaflexi ,
et de Sanato Cipriano per unamquemque Plebem debent
dare den. 6 Papiensiuni antiquorum. Servi quoque , et
homines qui habitant super Donicatos Januensium ,
quos Domini Terrarum pascunt , non debent guar-
diani facere , nec in sujJiascriptis dacitis dare.
Documento terzo.
Conradus Dei gratia Romanorum Rex secundus.
JYotum sit omnibus , tam prcesentibns , quam futuris ,
qualiter ego Conradus divina favente clementia Ro-
manorum Rex secundus , Januensibus ob Jidehtdtem
nobis y et prcedecessoribus generis nostri affectuose
ùnpensam , necnon ob eorum <virtutem egregiam ,
(7) Forse fasici lo di rumi.
terra marique , ad augmentum et glorìam Romani
Iinperii nostris temporibus feliciter actam , gratice
nostrce niìinus exhibere decrevimus : Eorum igiiur
petit ioni per concivem suwn Obertum , et Jìdelein
nostrum ad prcesentiam nostrani prcelatce benignh
annuentes Jus monetse , quod ante non habuerint ,
Regia nostra auctoritate habendum in' perpetuum
concessimus.
Decrevimus itaque per prcesentis privilegii pagi-
nam f ut hoc nostrce largitionis munere libere utan-
tur , nec sit ulla Potestas , quce huic nostrce conces'
sioni obliare , vel eontradicere prcesumat. Si quis
vero ausa temerario hoc nostrum factmn in aliquo
infringere , vel evacuare tentaverit , centum libras
auri purissimi nobis componat , duas partes Camerce
nostrce , tertiam ipsis Januensibus in compositione
persolvat.
^ctuin feliciter Norimberch , anno Dominicce In-
carnationìs millesimo centesimo trigesimo octavo ,
Regni nostri primo , mense decembris in die prima.
Hujus rei testes sunt , Embrico Wurcemburgensis
Episcopus. Arnoldus Aquensis Frcepositus , Albertus
Yerdunensis Primicerius. Fridericus Dux J^. Clericus
Comes de Lucemburch. Godefridus Castellanus de No-
rimberch. Treberlus Camerarius , Conradus Pincerna ,
Henricus Mariscalcus.
Signum Conradi Dei gratia Romanorum Regis
secundi.
Ego Arnoldus Regice Carice Cancellarius recogno^i.
Documento quarto.
Sacramentum de falsatoribus monetce Januen^f^
In nomine Domini. Breve in Consulatu Guillelmi
Piperis , et Gruillelmi de J^olta , et Guillelmi Bom-
helli , et Oglerii de Guidone.
Ab ista die in antea usqu« ad projjcimcun Purift*
l82
catìonenU Sanctce Maricc. Si ego incenero ullum ho-
minem testibiis qui sint recipiendi ad tain niagnuni
crimen , vel sua confessione qui falset monctam ja-
nuensem , vel qui eam falsatam habeant , aut qui eam
falsare faciat , vel qui eam falsari consenciat , vel
cujus Consilio fai setur ) omnes res suas mobiles et im-
mobiles Communi Jan. laudabo , et res ejus quas in-
cenero , ila quod eas capere possim cipiam ad Com-
mufie Jan. , et amplius ei non reddam , nec ulli alteri
personce prò eo. Si enim personam ejus habere po-
terò (8) . manum ejus obtruncare faciam , atque in
Parlamento publice laudabo^ ut ejus persona perpe-
tim exilietur. Quod si personam suam habere non
poterò , pcenam quoì suprascripta est de anferendis
sibi omnibus rebus et de eo perpetim. exiliando firmam
tenebo. Et hasc omnia faciam scribere in Brevi ad
quod venturi Consules consulatum jurabunt. Ita ut ipsi
Consules teneantur per Sacramentum hcec omnia adim-
plere , et similiter teneantur facere illis Consulibus.
qui infra islam, prcescntem Compagniam post eos ve-
li erint hcec cadem in eorum Brevi sui Consulatus ju-
rare hcec omnia adimplebo bona fide , sine fraude ^
et malo ingcnio.
Sacramentum de Moneta Jamire.
udb ista die in antea. Ego non falsabo manetam
januensem , ncque falsare faciam , neque consiliabor
ut falsetur , nec consenciam eam falsam. Et si in
veritate sciero quod ulta persona in supradictis factis
monetce janucnsis ojfendat , ego pnhlice Consulibus
Communis januensis dicam. Si aut Consules Janucé
tum non fuerint publice super perpetim dicam , in
Ecclesia S. Laurencii , aut in Ecclesia S. Marice de
Castro , vel in Ecclesia S. Sjri , et si Consules volue-
rint inde adiniplere vindictam , quce per Consulatum
Janua; ordinata est velfuerit illi vindictce ^ contrarius
(8) Carlo il calvo nell'Edilio Pistense ordi.ia che nei psesi di legga
roniana si puniscano i falsatori di woneta , secondo le disposizioni dì
quella , e negli altri suoi dominj vuole che lor si troDchi la mano ,
come l'aveva già ordinalo RoHri.
1^
non ero. Sed per bonamjidem adjuvaho ìpsos Consules
eain facere et adimplcre. Quod si Consules Januce non
fucrint, et ullus homo januensis defacienda prcedicta
vindicta antea rationabiliter ire voluerit ei inde con^
trarius non ero. Sed in bona fide adjuvabo cani vin-
dictain facere et adiniplere. Si autem Consules , aut
ullus alias homo januensis Jecerit vindictam de ilio
qui in ea moneta offanderit , et in aliquo tempore
Consuli illi , vel alicui alteri homini januensi qui
vindictam illam fecerit guerra inde apparuerit , vel
assaltus factus fuerit , cum persona mea et familia
niea , cum turribus et domtbus meis , et cum pecunia
mea adjuvabo cum usque ad Jinem illius guerrce bona
Jide. Monetam vero januensem Jirmam tenebo et de
eo Modulo in quo Consules januenses de Communi et
de Placitis eam statuerint non eam spernam. Si au-
tem de eadem moneta denarios habuero quos cogno'
scam esse falsos eos sic obtruncabo , quod amplius prò
denariis non current. Et si hosnhies de foris ex ea-
dem moneta deìiarios Januam duoceriiìt imos sciant
esse falsos quantum poterò Consulibns de Communi
dicam. Hcec omnia adimplebo et observabo bona fi-
de y sine fraude , et malo ingenio.
Documento quinto.
In Ecclesia S. Laurentii in pieno Parlamento Con-
sules Guillelmus de Bombello , et Guilleimus Piper ^
et Guillelmus de V^olta , et (Jglerius de Guidone lau-
daverunt , et aj^rmaverunt ut omni anno quo moneta
januensis facta fuerit liabeat ex ea Ecclesia S. Lau-
rentii ad facienda opera ipsius Ecclesioe mille sol.
donec opera ipsius Ecclesice fuerit completa. Iterum
laudaverunt ut cantarius et rubus pùstquam expedi-
tus fuerit ab eo quod est ipse cantarius et rubus law
datus , ab aliis Consulibus Ecclesice S. Laurentii , et
i84
Archiepiscopo ab ea die in antea sii Ecclesice S. Lau-
rentii usque ad decein annos ad facienda opera ejus-
dem Ecclesice S. Laurentii : liane laudem fecerunt prò
honore Dei , et Matris Ecclesice , et totius Comrnunis
Jajiiice.
I i4o , mense januarii Indict. secunda.
Ego Salustius JYot, per prceceptum supradictoruvì,
Consuluin scripsi.
Ego Guillelmus de Volta.
Ego Oglerius de Guidone^
Documento sesto.
Laus de Moneta.
Ili Capitido S. Laurentii , Consules Guillelmus Bar-
ella, et Guil. Malusaucelhis , et Obertus Turris laiidan-
tes unanimiter ajffirma\>erunt quod omnes liomines qui
comparaverunt Jan. monetavi a proxi/na ventura Puri-
Jicatione S. Marice in antea habeant , et teneant ipsam.
monetam menses i4 absque omni contradictione venlu-
rorum Consu/um , et Comrnunis Januce , et quicquid
lucri infra prcedictos menses quatordecim habuerint
oninino ut illud habeant decreverunt , et concesserunt
absque omni contradictione , ut sup. Ita tamen ut
eam monetam januensem in suo statu jìrmiter honeste
retineant. Ila videlicet ut terciam argenti optimi ^ et
duas partes rami , et unciam de viginti quatuor numis
in se le.galiter obtineat. Et duos pho. viros ac le-
gales prò cavenda , et custodienda moneta habeant
quos prtenominati Consules an. venturi proximi post
eos elegerint. De lucro autem ipsius monetce Consules
Comrnunis Lib. XI per annum habeant de quibus duo
pdicli. riiri locent per ut melius facere poterint. Pre-
terea si casu acciderit quod infra prcenominatus mensis
i4 minus de quatuor quinque habeant , tune deincep^
i85
tanidiu in suo stata eam mouelam retlneant donec id
ipsum remanens per annum de quainor qniiique rc-col-
ligant. Insuper et isti noviter elecli Consules atten-
dent id quod. siipra difìniliim est. Et Jacient jurare
prinios Consules post eos ventura attendere quod su-
pradictum est. Et quod ipsi facient jurare allerum
Consulatum post se se venientem simititer attendt-re.
Et sic de hinc in antea per unumqucmqae Consu-
latum donec id totuin quod supradictum est consu-
matum et prce/initum fuerit , hanc vero laudeni ideo
prcefati Consules constituerunf , et laudaverunt quod
emptores monctce Comnianis Januai Lih. mille quin-
gentas dederunt quas sujira memorati consules utililati
ejusdem Communis expcnderunt. Quia lamiensit mo-
neta ad rationem Lih. mille seplem centum pubblici fuit
vendita. Et emptores monetcB , tantummodo lÀb. mille
guingentas in ipsa moneta dederunt. Igilur duo cenlu/n
Lih. Communi remanserunt quas prcescripti Consules
operi S. Laurencii dimiserunt de quibus ipsa Opera au-
nuum lucrum recipiat per rationem aliarwn mille quinque
cenlum librar. Et hoc ideo laudaveruut quia nunc priores
Consules jani die tee Operce S. Laurenlii ex ea mo-
neta Lih. quinquagittta per annum laudaverunt. Nunc
dicendum est de noinin ibus emptorum , et quanti predi
unusquisque in jam dieta moneta tribuit , et a Lan-
franco Pipere exordium incipiamus. Qui enim Lan-
francus Piper Lih, centum persolvit , et Bonus infans
de Democolta centum. Et Ansaldus Murice centum ,
et Brigida centum , et Obertus Simpatus )5o , et
Quiscardus i5o , et Guillelmus Filardus centum , et
Fahianus centum^ et Ruhaldus AlhicHs centum,^ I^S'^
de Folta centum , et Ugo de Burgaro centum , et
Obertus Ehriacus centum , et Rubaldus Guercius 5o ,
et Boiomonus 5o , ef Bomellus So , et Guillelmus Pa~
zollus 5o.
udnno 114"? It^d. lercia.
i86
Documento settimo.
Vendiclo de Introitu Ripse , Monetse Argenti et Ami,
et de Scariis , et de Pedagio Vultabii.
Cai'tam Venditionis facimus sub dupla defensione.
]Sos Coss. Commnnis Janue ^ Rabaìdus Besaza^ Guil-
lelmus Nig, , Oberlus Spinala Fobis Oglerio Vento ,
et Guillelmo , et Lanfranco Pipi, et Oberto Turri ,
et Casaro, etc. Guidoni de Olasca , et Ottoni Le-
cavelum etc. , Guìllebno Picainilio etc. , O/toni Tur-
aio , et Vassallo Guisuljì , et yénfosso Guercio , et
Lamberto de Marino nominativi^ iiendinius vobis ab
ista proxima Puri/icatione S. Marie , usq. ad 2C) ex-
pletos usumfructuìn et reddifum de Ripa et de Sca-
riis Coinmunis Janue , et de Pedngio I ultabii , et de
Moneta /turi , et usumfructurn et redditum de Mo-
neta Argenti annos io infra ^o , qiiicnnique eos vo-
luerint , ita quod infra \o annos non laborent nisi
decem. Preciuni accrpimus a vobis consortibus libras
mille ducentas prò Communi Janue , et quicquid inde
voluerint facinnt sine contradictione Consulum Commu-
nis Janue. et omnium per a per eos. Et promittimus
nos Consules ex parie Com. Jan. vobis istis consor-
tibus istam 7>enditionem ab onini hor-dne defensare «
quod si defendere non potucrìmus ., au.'. si vobis alìquid
subtrahere quesierit , tunc in duplo cam vendiiionem
vobis victam fucrit prò evicliorte bona , qua; Communc
habet vel habitwum est vobis pignori supponimus.
Nam si comm. Jan. infra predictos annos castrum Vul-
tabii perdiderit non minus coìligat, et habeant introi-
tum Pedagil. Et prò predicto predo habeant simililer
totum quod de Ripa et de Scariis et de Moneta Auri
exierit usque ad proximam Purifcationem S. M orice ,
et ab eadem Purificatione usque ad aìinos 5^, ut su-
prascriptum est.
Actu in Capitulo S. Laurentii , in quo loco Coss,
Obertus Spinula , W. Niger , Rubaldus Besaza
T audaverunt et a^rmaverunt istam venditlonem et
pìgn- firmam , et stabilem esse , ita guod venturi
Cons. nullo modo eam rumpere valeant. Hanc vero
laudem et vendictioneni fecerunt , quoniam maxiniain
pccuniatn prò expensis factis in Tortuosa sacramtmto
solvere tenebantur. Et 12 predicti Eptores l.ih. mille
ducenlas com. dederunt , quas Coss. creditorihus Coin-
munis solverunt • et ideo ut supra laudai^erunt. Preterea
nos predicti Emptores gratuita et bona rioluntate et
amore Communis Janue , sine pacto promisso volu-
mus ut si Commune Janue , infra predictum 3.9 dederit
nobis Lib. 8 in denariis vel in Pip. facta solutione
vendemus communi prò predo de istis Lib q. usum-
fructum quod nobis de predictis rebus deinde perve-
nire deberet. De predictis libris 1200 dedit Oglerius
Ventus ^et Guillelmusfr. 3oo , Otto Lecavellus L. 100,
Caffeaus et Guido de Olascafr. ino. Lanfrancus Pip.
L. 100 f Obertus Turris L. 100, Vassallus de Gisulfo
fr. laS. Picamilius fr. laS, Otto Turciusfr. 5o, Anf'os-
sus Guerciusfr. 5o, l.ambertus de Marino fr. 5o . et
ne de collectione predi ctaruin rerum lis oriatur hcec
omnia scripsimus.
Documento ottavo.
Hoc est debitum quod Judex Arborcee Communi Ja-
nue debet Lib. \'j\']^ et, argenti fini March. 2000 et
f-jib. ']^ Argenti fini. Debitum Si moni A uri ce Lib. poo
Jan. Debitum Guill. Buronis et Idonis Mallonis Lib.
600 lan. Debitum lordarli de Michel. Lib- 7 5 m.dr. 12.
Debitum Ottonis Boni Lib. 5o. Debitum Guillelmi de
Vivaldo et Guillelmi de JSigrone Lib. 0^6. Debitum Ru'
baldi Galli Lib. 1 8 1 e« tercia. Debitum Ogerii Pigno-
li Lib. ^o. Debitum Ottonis Gallete Lib. 53 , e« tercia.
Debitum Bajnmundi Voiadischi Lib. 53 e^ tercia. De-
bitum Nicotce Roze Lib. ly argenti fini , et Lib. 55 lan.
Debitum Rogerii de Maraboto Lib. ì'i et tercia- Debi-
tum Bazemi Lib. i3 et tercia. Debitum Rubaldi de
Pinasca Lib.'ì'j. Debitum Oberti Squarzafici Lib. 5o ,
i88
Argenti fini. Dehituin lohannis Nigrapelt Lib. 28 Tan.
Debilum Obcrli Vbusmaris Lib. 55. Debilum Idonis
Pud Lib. 1 7 /Jrgenù. Debitum Oberli Spinule Lib. 1 3
et tercia. Debitum Filipi de lusta Lib. i3 et tercia.
Debitum Bisacie Lib. 8.
Hcec solvenda sunt ita quemadmodum solvimus Do-
mino Imperatori quatuor niilia Marcarum , videlicet
hoc modo, /èrgenti fini Marcliain Colonie p. sol. 56
dr. lan. lincia de Marcita pan. de Marinis Melechi-
nù et Barbarugiis (cf) p. Marcha Argenti. Et simi-
liter prò Marella .^- genti sol. 48 Lucen. de Pisa vel
Luca. Papicnsibus Lib. 4 sol. 6 de Imperiaìibas sol.
xxx/i. Si de opere /turi et Argenti questio erit
Debitum juxta apreciatum Bancherioruni (10) Com-
niunis secundum qiiod sub juraniento id apreciabunt
Jan uè valere.
(9) Se fra queste Ire voci non ve ne fosse ins che iodica cliiara-
mente che sono specie di monete, malgrado la naturale induzione,
avrei taciuto ; ma egli è baslevolmente oot- che fossero i Malechini.
Quii Marinis suppongo che sia 1' abbreviatura di Marabotlini. Per
i Barbarugiis propongo di spiegarli per quelle monete falle battere
a Miiado «la Federilo I, che come si sa venne soprannominato Bir-
barossu ; ma non garantisco nulla , giacché non ho saputo rinvenir
tal moneta in nessun autore.
(10) Credo fossero quei due che in un prereJenle documento erano
salariati dal comune per sopraslare alla lega della inoneta , che
quindi divenissero apprezzatori delle valute estere , e tolta di li 1' op-
portunità ne facessero poi commercio. I cambiatori io Genova lut*
torà chiamansi Bancherorti.
iSg
I Lusiadi di Catnoens , traduzioìie d' Jntoisio
Nervi- Seconda edizione illustrata con note
ec. Milano , dalla Società Tipografica dei
Classici Italiani , in 12.
J3enchè quest'edizione sìa stala eseguita sino dal 1821 ,
e possa a taluno parer fuor di tempo il voler ora piìi
fame parola ,• contuttociò appena il Giornale Ligustico
vide la luce (i), stimò essere di sua spettanza volgere
alla beli' opra d' un nostro quanto ingegnoso , altrettanto
modesto cittadino , quelle cure , che la patria e 1 buoni
tutti s'aspettavano dallo stesso chiarissimo Traduttore.
E tanto più cade in acconcio il toccarne per 1' immi-
nente riproduzione degli stessi Lusiadi , che il detto „^^^m^^^
P. Antonio Nervi , vinto dalle preghiere degli amicije ^ J^^
delle amene lettere , ci fa sperare colla giunta degli
argomenti ad ogni canto in ottava rima, e con nota-
bili miglioramenti in moltissimi luoghi della sua tra-
duzione. Primieramente pertanto a quelli di tutta Ita-
lia abbiamo noi in singoiar maniera ad aggiungere i
nostri ringraziamenti ai chiarissimi Editori milanesi : i
quali per atto di somma gentilezza non solamente fe-
cer 1' onore all' Italiana Lusiade d' essere del bel numero
una nella lor Biblioteca , ma la precedettero d' un dotto
e sensato avvertimento , in cui con assai squisitezza e
leggiadria ne espongono i pregi e ne fanno conoscere
il merito. Se non che a chi ha in pregio la giustizia
e la verità , e conosce da presso 1' egregio Tra iuttore ,
porgono occasione di scandalo quelle parole di tale
avvertimento , in cui si fa sapere ai lettori , che la sum-
luentovata fraduziono è opera di venti anni di la-
voro , ritoccato del continuo dal chiarissimo P. So-
lari. La quale asserzione posta dagli Editori sotto la
condizione , se il vero fa lor riferito , quanto prova
la buona fede e la delicatezza di que' valentuomini , in
(1) V. Fas-, i." pag. 6q.
ll^^^yUC^ %»Sr'^*mmm fi»^,ti>,*^ 7uì,aX
À
190
altrettanto disdoro dovrà ridondare a chi die siensi co-
loro , i quali non si vede se da maggiore stoltezza o
malignità spinti qui si parrà aver di fatto riferito il
falso. Al che mentre noi rivolgiamo queste brevi os-
• servazioai , lungi dal menomare la venerazione , in che
debbon essere meritamente tenuti , speriamo anzi di
far cosa grata ai più volte lodati Editori , siccome te-
neri d' un padre , onde hanno tanto graziosamente vez-
zeggiata la figlia. I documenti , di cui a tal fine qui
ci sei'viamo , ne vengono somministrati da lui medesi-
mo , benché non senza ripetute istanze e ripulse , per
esser egli persona oltre ogni creder modesta e nemica
di brighe , cagione unica , onde non furono né per lui ,
né per altri svertate finora queste due solenni menzo-
gne , che la Lusiade Italiana del sig. Antonio Ner-
vi sia opera di vent' anni di lavoro , e clie sia stato
,_ ^^ _ ritoccato di continuo dal chiarissimo P. Salari.
I^P^^J jPer ciò che spetta alla prima parte abbiamo dalla
testimonianza del chiarissimo Traduttore maggior d'ogni
fede , non aver egli impiegato in tal lavoro più di tre
anni , né in tale spazio di tempo la traduzione essere
stata 1' unico suo pensiero ed assidua occupazione. Giac-
ché di essa avvenne come di tante opere d' ingegno
d'altri eccellenti scrittori, che fu cominciata quasi per
diporto negli ozj autunnali del 1806, essendo all'Au-
tore in villa capitato a caso tra mano 1' originale por-
toghese. Il quale non fu egli appena venuto a capo di
leggere , che , siccome persona di finissimo gusto e va-
lore nelle poetiche discipline , rapito da quell' Epica
bellezza e maestà , che fé già nobilmente star pensoso
il gran Torquato , vaghezza il prese di tentare come a
sì famoso poema rispondesse la nostra favella , ed in-
tanto gliene venner così a memoria tradotti non so che
canti od ottave , che recitate e piaciute agli amici , fu
consigliato a proseguirne l' impresa. Al che egli ritornò
ne' due anni susseguenti alla stessa stagione, e in altre
ore d'ozio 5 talché senza scriver mai pur jota, secondo
la sua mirabile usanza , si trovò quasi senza avveder-
sene al termine dell' iutiera traduzione , la qual vide
poi primamente la luce in Genova nel 1814. Sen-
za che il merito intrinseco dei lavori letterari non di-
pende dal maggiore o minor numero d' anni , che vi
si spendano nella cumposizione. Altramente sarem co-
stretti d' asserire contro 1' opinione universale de' dot-
ti , che la Gerusalemme conquistata vince d' assai in
eccellenza e perfezione la liberata , delle quali a ragione
diceva Marcantonio Bonciaro , che se questa chiamar si
può opera della Musa , quella dir si deve del Tasso ,
ma del Tasso già vecchio ed infermo. Che anzi dell'
Amlnta , favola da cpel sommo poeta composta in due
mesi , potè asserire il Parini , che , « è opera tale ,
che paragonata colla Gerusalemme ; ( che l'autore non
rifinì mai di ripulire in tutta la vita sua ) si rimarrà
in dubbio qual delle due nel rispettivo loro genere più
s' accosti alla perfezione. 33 Né più dell' intervallo che
passa tra aprile ed ottobre impiegò il Tassoni nel 161 1
a compiere un poema , che gli ottenne il primo seg-
gio tra gli eroi-comici. Che più ? Due soli giorni , e
tra continui rumori , costò al Poliziano il suo Orfeo ,
che dagli eruditi vien riputato nella storia della lette-
ratura italiana , la prima azione teatrale scritta con
eleganza e regolarità.
. Ma per tornare al nostro Traduttore , ben è vero ,
che egli in quel tempo di mezzo , frequentando la stanza
dell' amico Solari , venne con lui sovente a consiglio
della sua fatica , e gli recitò , ma soltanto a m.emoria ,
canto per canto 1' intera traduzione del poema , di cui
mai non vide il Solari veruu manoscritto. Quivi era
bello il vedere que' due gentili spiriti andar insieme
ragionando intorno all' indole , alle forme , e i modi
del linguaggio poetico , e della italiana favella ; ma i
lor pareri non eran sempre confurmi per riguardo allo
stile e alla frase,* che l'un tirava al vibrato, al con-
ciso , e talvolta anche al concettoso , mentre 1' altro era
tutto nel florido , nel dolce , e maestoso , talché bene
m essi potea ravvisarsi quell' antico paragone tra il pu-
gno chiuso e la mano aperta. Quindi si veniva tra loro
non di rado fratC'iIevoliiient<j a contrasto della proprietà *
C tèi ài H y^m€f ^»n^i*< 4«i*4^2>#S^/ ^*%f9u ^f^
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(
-e dell' eleganza nelle varie produzioni d' ingegno ; ni;i
di tanto si discostava il sig. Nervi dal far del Solari
che mai non volle seguirne i consigli neppure in certi
epiteti della italiana Lusiade , dei quali l' amico gli
suggeriva lo scambio. Della quale naturai differenza di
genio e di pensieri può di leggieri essere testimonio a
sé stesso chiunque ha la minima pratica nell' arte del
hello scrivere , e facciasi per poco a scorrere le opere
di questi due valenti ingegni. Che se per entro alla
Lusiade italiana avesse operato una mano straniera, se
ne riconoscerebbero a prima vista i tratti differenti sic-
come in tela di due dipintori di diverso carattere , uè
vi si scorgerebbe quella eguaglianza di stile , e corri-
spondenza d' espressione , che si contengono in tutto il
corso del poema. Lo che non pare che sia del tutto
sfnggito all' occhio degli stessi Editori milanesi mentre
attestano al pubblico , che « di questa traduzione facile
ed armonioso n' è il verso , sciolta e poetica la dicitura ;
e se la più stretta fedeltà non v' è conservata, conti-
nuo però vi risplende il merito della nobiltà e dell'
eleganza. " E qui vuole il eli. Traduttore che da noi
si renda giustizia agli Editori medesimi , i quali , avver-
titi dell' occorso , si sono mostrati pronti ad aggiungere
alla loro edizione le varianti , e gli argomenti , che
v' avea egli fatto posteriormente , e premettervi pure
una giusta e genuina dichiarazione. In prova di che il
sig. Nervi conserva tuttavia la loro lettera di risposta
ad una del eh, P. Sacchi , ambedue a lui comunicate
da una coltissima dama , il cui palazzo in Pavia era
già aperto ai Cesarotti , e ai Monti , e lo è di presente
ad ogni amatore delle ottime discipline.
Non si vuol chiudere il presente articolo senza sod-
disfare al desiderio degli amatori delle Muse , ripor-
tando qui appresso un' ode dello stesso sig. Nervi sulla i
Vendemmia tratta dalla sua Accademia sulle Viti.
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M
19^
LA VENDEMMIA
ODE.
Vendemmia , o degli afFanni
Dolce conforto , io te cantando voglio
Rompere quello , che le cure e gli anni
Mi cinser doppio scoglio ,
Se recando la cetra avrà potere
Di render miti sì selvaggie fiere.
Ma pensier triste e rio
Sì porti il mare sulle ondose spume 5
Forse carco di secoli son io ?
Più forse il lor bel lume
Gli occhi non han , né mi si sparge fuore
Fresco gentil di gioventù colore ?
Anch' io gir tra le viti
Voglio , e arrotar coltelli , onde non rada
Pioggia gentil di grappoli arrostiti
Entro il panier mi cada ;
E già tra queste vigne errando , e quelle
Un tralcio adocchio d' uve moscadelle.
Oh questo si che il tino
Gioconderammi : o che gentil colore f
Già parmi che il bel succo porporino
Mi piova in mezzo al core ;
Già s' irrita il desio , bolle l' ingegno ,
E già del suo pensier ebbro divegno.
E sul!' Emo e '1 Rifeo
Parmi di errar scuotendo verdeggiante
Tirso , e Bacco invocando e Semeleo ,
E rapido e saltante
Agitar sistro o cembalo festoso
Fatto repente satii-o vinoso.
Né alcun sia così audace
Che questo lieto folleggiar condanni j
Dunque stagion non mai verrà che pace
Rechi , o tregua agli affanni ?
E , se i giorni non sono a Bacco amici ,
Quali saranno questi dì felici ?
i3
194
Quasi cangiar natura
Or giova alfine. Altro non volge o chiude
Che vin la mente j il colle e la pianura
Sembra che vino sude ,
Chi si sparge di mosto e seno e volto,
Chi mosto stilla giù dal crine incolto.
Quante s' incontran schiette
Arie di visi , e d' animi giocondi '
In un breve confin sembran ristrette
L' ladie , ed i nuovi mondi ,
Non cura , non pensiero , uou timore ,
Ognun lieto , oguua ricco , ognun signore.
Te , dunque ed antri e rupi
Cantin , tempo gentil , dono dei Numi }
Te ripetan le valli , e i sen più cupi ,
Te ruscelletti , e fiumi ,
E s' addolcisca col tuo caro nome
La tigre ed il leon dall' auree chiome.
t9^^
Lettere familiari di Cristoforo Colombo.
Lettera I.
Al mio carissimo figlio D,. Diego Colon.
Alla Corte (i)
G
/arissimo figlio : Coli' occasione di D. Ferdinando ti
scrissi lungamente ; il quale partì per colà , oggi sono
ventitré giorni , col sig. Prefetto (2) e con Garvajal ,
de' quali poscia non ebbi più novella. Dipoi , oggi sono
sedeci giorni, ti scrissi con Zamora, il corriere , e ti
maudai una lettera di credito per Cotesti mercanti , che
ti dessero i danari die lor chiedessi , con attestato di
Francesco da Rivarolo , e dipoi con altro corriere , sa-
ranno otto di , con altro attestato di Francesco Doria.
Queste sono dirette a Pantaleo e Agostino Interiani (3) ,
perchè te le consegnino ; e con esse è una copia di una
lettera che io scrissi al Santo Padre (4) delle cose delle
Indie , acciochè non si lamenti più di me. Ne invio
questa copia , onde la vegga Sua Altezza , o il signor
Vescovo di Palenzia , ad evitare testimonj falsi (^5) .
(1) Così nella soprascritta.
(2) Bartolommeo , fratello di Cristoforo , Prefetto ( Àdelentado )
delle Indie.
(3) Italiano è nel testo ; e Italiano pure scrivevasi , intorno al 1 5oo ,
il- cognome di quella nobil (dmiglia ; e ciò specialmente ia latino.
(4) Alessandro VI. — Questa notizia ci mostra ad evidenea , chtt
il Pontefice aveva occasione di fare qualche sacro donativo ad uà
uomo che aprì alla Religione uo nuovo mondo ;t e da cui bramava
essere informalo di quelle nuove regioni. Mj qujl dono più conve-
nevole ad un Papa, e ad uomo di somma religione ^ qual fu Co»
lombo , quanto un uffizio della B. Vergine ?
(5) La corrispondenza del Colombo colla Corte di Roma , poteva
essere calunoiiila da' malevoli. L' abbozzo di una lunga lettera deli-
Eroe al S. Padre , si legge nella raccolta del Cav. r^avarrete , voi. a.*
pag. a8o — 83.
La paga di i[uella gente , clie fu con meco, ha tardato.
Qui gli ho provveduti di ciò che ho potuto.
Essi sono poveri j e hanno d' andare a guadagnarsi
lor vita : consentirono d' andar colà : qui si è detto loro
che lor farebbero tutto il favore che sia possibile j e
così è ragione : benché tra essi sono alcuni che meri-
terebbero anzi castigo che grazie : questo si dice pei
ribelli.
Io lor diedi una lettera per il sig. Vescovo (6) di
Palenzia ; vedila , e la vegga tuo zio , e il fratello , e
Carvajal j acciochè se fosse mestieri che costoro , i quali
vanno , abbiano da dare petizione a sua Altezza , da
essa (lettera') la ricavino^ ed ajutali quanto è possi-
bile , che è ragione e opera di misericordia ; attesoché
niuno mai guadagnò denari con tanti pericoli e pene ,
e che abbia fatto cosi grande servizio , come costoro.
Camacio e maestro Bernal (7) dicono che vogliono an-
dar colh i due creature , per le quali Dio fa pochi mi-
racoli : essi vanno piuttosto , se anderanno , per danneg-
giare , che per far bene. Poco possono , perchè la verità
vince sempre ; come avvenne della Spagnuola ; avendo
fatto i ribelli con loro false testimonianze , che sino ad
ora non se ne sia ricavato profitto. Questo maestro Ber-
nal , si dice che fu il principio del tradimento. Fu
preso e accusato di molti delitti j per ognuno de' quali
meritava d' essere fatto in quarti. A preghiera di tuo
zio e di altri , ebbe 11 perdono j con questo però , che
per una benché menoma parola , che proferisse contro
di me e della mia dignità sia nullo il perdono , ed
egli s' abbia per condannato : te ne invio la copia con
questa.
Di Camacio (8) ti spedirò una lettera di giustizia
(6) Diego de Deza , dell' Ord. di S. Domenico, dapprima Vescovo
di Palensia , e nel i5o5 Arcivescovo di Siviglia. Fu sempre amico
al Colombo; e non si vuol confondere coU'altio Vescovo di Palenzia
Don Giovanni di Fonseca , che contrariò sempre il nostro gran Na-
vigatore.
(t) Maestro Bernal era medico della nave capitana nell' ultimo
viaggio del Colombo.
(8) Camacio (Camacho), di nome Gonzalo, era escudero (sel-
ciato da rotella ) nella nave del Terreros.
»97
sono più di otto giorni che non esce di chiesa per le
imposture e false testimonianze della sua lingua ; egli
ha un testamento di Terreros ; e altri parenti di questo
Terreros fg) ne hanno un altro più fresco che annulla
il primo , quanto all' eredità ; ed io fui pregato di dar
favore all' ultimo ; di maniera che Camacio dovrà resti-
tuire quello che ha già ricevuto.
Io manderò a prendere una lettera di giustizia , e la
spedirò j perchè credo che il castigarlo sia opera di
misericordia ; avendo egli una lingua cosi dissoluta ,
che alcuno lo castigherà senza verga ; e non sarebbe
cosa conti'O la coscenza , e in maggior danno della per-
sona di lui. Diego Mendez conosce molto bene maestro
Bernal , e le opere sue. Il Governatore voleva arrestarlo
nella Spagnuola , e lo lasciò a mio riguardo. Dice che
colà ammazzò due uomini con medicina per vendetta
di cosa che non valeva tre baccelli.
La licenza della mula (io), se si può avere senza
travaglio , mi accomoderebbe ; e cosi una buona mula.
De' tuoi afl'ari consigliati con tutti; e di loro che non.
iscrivo ad ognuno in particolare , per la gran pena che
mi costa lo scrivere. Non dico eh' eglino facciano lo
stesso ; ma che ciascheduno mi scriva , e molto per mi-
nuto ,' troppo spiacendomi che tutto il mondo riceva
ogni giorno lettere di costà , e io ninna da tanti che
siete costì. Mi raccomando nella grazia del sig. Pre-
fetto : raccomandami a tuo fratello , e agli altri tutti.
Di Siviglia, addi 29 dicembre (manca l' anno')
Tuo padre che ti ama quanto sé stesso
S.
S. A. S.
X M Y
XPO FERENS
(g) Pietro de Terreros , capitano di una nave nell' ultimo viaggio
del Colombo: morì duraole la navigazione, addi 29 maggio i5o4.
(io) Per conservare le razze de' cavalli, t^nto necessarj alia guerra,
i Re di Spagna con editti del j4943 ^ i5oi vietarono sotto gravis'
sime pene a lutti il cavalcare sopra mule ; eccettuandone gli eccle"
siastici e le donne ( iSavarrete ) .
198
P. .5. Tuttavia dico , che se i nostri negozj si hanno
da risolvere per via di coscenza , egli è da mostrare il
capitolo di quella ( lettera ) che le Altezze loro mi
scrissero , quando partii ; nella quale dicono , che ordi-
neranno che ti pongano al possesso (ii); e di poi si ha
da mostracela scrittura (12) che sta nel libro de' privi-
legi , la quale mostra per ragione e giustizia , che mio
è il terzo , 1' ottavo e il decimo. A ribassare , vi sarà
sempre luogo.
ydnnotazione del Traduttore.
Questa lettera del Colombo , con altre 1 4 si trovano
pubblicate per la prima volta dal eh. Gav. de Navar-
rete nella raccolta de' viaggi fatti dagli Spagnuoli (i , 33 1.
e segg. ), e si dichiax-a essere tutte autografe, tranne
r ultima , che di pugno dell' Eroe non ha che la sopra-
scritta 5 1' anti-firma , e la firma. Il dottissimo Editore
le scopri neir archivio del sig. Duca di Veraguas , Am-
miraglio dell' Indie ; ed ajutato dal Regio Archivista
D. Tommaso Gonzales Canonico di Plasensia , ne trasse
una copia esattissima. Per intendere , come le lettere
familiari del Colombo si trovino nell' archivio del sig.
Duca di Veraguas , si vuol ricordare che spenta la linea
mascolina di Cristoforo Colombo , ne pretesero 1' eredità
un Bernardo Colombo di Cogoleto ; Baldassar Colombo
de' Signori di Cuccaro ; e i discendenti dall' Eore per
linea femminile. Bernardo fu rigettato , avendo preteso
di discendere in linea retta da Bartolommeo fratello
dello Scopritor dell'America, il qual Bartol. non aveva
lasciato prole riconosciuta. Baldassarre perdette la lite
per molti motivi , de' quali ecco brevemente i principali:
!.• ne' documenti eh' egli presentò incautamente al tri-
bunale, si trovò che il Domenico Colombo Signor di Cuc-
caro , di cui volevasi fosse figlio il gran Cristoforo , era
già morto nel i456, ed intanto si sapeva da tutti che
(il) Veggasi la introd. al Cid Col. Amer. verso il fine.
(12) Questa scrittura si può leggere nel Codice Dipi. Colombo-
Americano.
*P9
Giacomo, fratello dell'Eroe, nacque dopo il 1466, e che
il comun genitore visse fin verso il cadere del sec. XV.
II." Baldassarre non potè mai portare le prove dal ma-
trimonio di Domenico Signor di Cuccaro , e della prole
superstite ; prove richieste dagli Avvocati degli eredi
per linea femminile. HI." fiancando a Baldassare le prove
scritte , tanto necessarie in una causa di filiazione , di-
scussa in un' epoca così lontana da quella di Domenico,
dovette ricorrere a' testimoni ; i quali ora si contrad-
dissero , ora deposero cose che il pretendente dovette
ritrattare. I documenti di questi fatti , quali furono pre-
sentati sommariamente dal Fisco al Re Filippo li , sì
leggono nell' originale spagnuolo nel voi. 3.' delle me-
morie dell' Accadeaiia genovese di Scienze , Lettere ed
Arti, stampato nel 181 4- Esclusi i due pretendenti ita-
liani , 1' eredità fu assegnata con solenne sentenza del
r6o8 , a' Conti G< Ives di Portogallo , per le ragioni
d' Isabella Colombo ne' Gelves j e da questi Conti di-
scende il slg. Duca di Veraguas.
E nostra intenzione di arricchire il Gioriìale di tutte
queste lettere familiari del Colombo , tradotte letteral-
mente , e illustrate con brevi annotazioni , imitando il
Tiraboschi , che nel Giornale de' Letterati di Modena ,
lietamente accoglieva le lettere inedite degli uomini il-
lustri.
•>
Jl
900
Osservazioni Letterarie di Albo Docilio P. A.
§1.
Come si distinguessero i Trovatori da' Giullari ,
e questi da' Buffoni : e si emenda il Tirahoschi.
IN
'dia R. Biblioteca dì Modena è un codice in per-
gamena pieno di poesie , scritte la più parte nell' antico
idioma di Provenza. Chi stende queste Osservazioni
letterarie ebbe maniera di svolgere a suo beli' agio
quel prezioso volume per cortesia di que' dotti bibllo-
tecarj sigg. Prof. Lombardi ed Abbate Baraldi.
Ora in quel famoso testo a penna è una curiosa an-
notazione , che trasportata letteralmente in nostra fa-
vella , dice cosi : « Maestro Ferrari fu da Ferrara , e fu
« giullare ( guillar ) , ed intendeva il trovare ( trobar )
ce provenzale meglio che ninno uomo che mal fosse in
« Lombardia , e meglio intese la lingua provenzale , e
« seppe lettere molto bene , e scrisse meglio che uomo
w del mondo , e fece di molti libri buoni e belli. Gor-
« tese uomo fu della persona , e buon uomo fu verso
« Dio , e volentieri servi a Baroni et a Cavalieri , e
« tutto tempo stette nella casa d' Este. E quando ac-
ce cadeva che i Marchesi facessero festa e corte , e li
« venivano /giullari che s' intendessero della lingua pro-
te venzale , andavano tutti a lui , e lo chiamavano loro
« maestro. E se alcuno veniva a lui che s' intendesse
« meglio degli altri , e che facesse questioni di suo
« trovare ( trnbar ) o d' altrui , e maestro Ferrari gli
ce rispondeva tosto; sì eh' egli era uno campione nella
ce corte del Marchese d' Este. Ma non fece mai che
ce due canzoni e una retruensa (i), ma serventesi e
0) Canzone a strofeltc accoppiala con nn ritornello.
201
ce cobbole ( coblas ) fece egli assai delle migliori del
ce mondo , e fé' un estratto di tutte le canzoni de' buo-
cc ni trovatori ( trobador ) del mondo , e da cadau-
ct na canzone , o serventese , trasse una cobbola , o due ,
ce o tre , di quelle che portano la sentenza delle can-
ee zoni , e dove sono tutti i motti triat {'i). E questo
ce estratto è scritto qui appresso, ...»
Quantunque il Muratori ci avesse già trasportato al-
quanto liberamente in volgare quest' annotazione , ra-
gion voleva che si riportasse tradotta con iscrupolosa
fedeltà , si per intender meglio ciò clic siamo per dire ,
sì ancora a dimostrare con evidenza 1' errore del Tira-
boschi.
Notisi intanto in i .° luogo , che maestro Ferrari fu
giullare ; 2." che fece un estratto delle canzoni de'
trovatori più famosi del parnaso provenzale j 3." che
non fu giullare del volgo ; ma congiunse alla giuUeria
Io studio delle lettere per si fatta maniera , che poteva
alcuna volta venire a tenzone poetica con altri giullari
de' più colti e famosi. Adunque trovatore e giullare
non era una e medesima cosa ; e tra giullare e giul-
lare passava non piccola differenza , secondo che altri
ei-a fornito , o privo , della coltura che viene da' buoni
studj.
Come i giullari cantavano le cobbole tratte dalle
canzoni de' trovatori , dovea seguitare di necessità che
r agevolezza di ottenere qvielle strofette , facesse na-
scere in molti il desiderio di darsi a quel mestiere , e
che il numero soverchio ( com' egli addiviene in cosa )
ne facesse avvilire il pregio ; e che perciò le corti pren-
desser onta di chiamare alle feste quella razza d' uo-
mini avviliti ; e che egli perciò stesso si abbassassero
fino alle case de' volgari , ed alle taverne j come veg-
giamo assai volte nella nostra Italia i mediocri improv-
visatori farsi corona d' uomini sulle piazze , ed entro i
caffè ; dove i Perfetti ed i Gianni salivano sul Gampi-
(2) Qual sU n vero significato di questo vocabolo, noa saprei
indovioare.
,ao2
doglio , e nelle corti de' possenti monarclii. E questo
ch'io ragiono, siccome verisimile, rendesi certo per
le parole di Gherardo Richieri , poeta provenzale , che
intorno all'anno laSo fioriva in corte di Alfonso X
Re di Castiglia : « I buoni giullari a ragione si la-
te gnano, vedendo il nome loro conceduto a tali haf-
cc foni , che vanno per le vie sonando , bene o male
ce che sei facciano , uno strumento , e cantando goffa-
« mente per le piazze di mezzo alla spruzzaglia , rnen-
« dicando il pane senza rossore ; e non avendo viso da
« mostrarsi a niuna corte nobile , si ficcan nelle ta-
ce verne ad accattarvi alcuna moneta (3). «
Quanto abbiamo discorso fino ad ora , ne costringe
a stabilire ie tre proposizioni seguenti :
I. Trovatori , in provenzale trohador , nel latino de'
tempi bassi repe'tores (4) , presso i Francesi , trouba-
dours , erano veri poeti j e se il vocabolo poeta , che
vai facitore , credesi a maraviglia espressivo , migliore
dovrem dire qiiello di trovatore ; stantechè i trovatori ,
o inventori delle cose , ebbero sempre gli applausi de'
popoli e 1' ammirazione della posterità.
IL Essendo ne' bassi tempi un numero grandissimo
di piccole corti , de' Marchesi , Conti , Baroni e Signori ,
né potendo ad ognuna di esse accorrere un trovatore ,
si pensò di far apprendere ad alcuni giovani di garbo
parecchie strofette , o cobbole , delle canzoni de' poeti
provenzali , e insegnato loro come dovessero sposarle
al canto della cetra , si mandavano a' tornei , ed alle
feste per le castella di Provenza e d' Italia. Costoro eb-
ber nome di giullari , corruzione del latino (5) jocu-
lator ; e r arte loro fu detta giulleria.
III. Uomini vili presero ad imitare i gentili giullari ;
e con lezzi , motti , e scede , e con acconciare tristi pa-
role a suono ingrato , oziosi , vagabondi , e senza pu-
dore , non potendo mostrarsi a quelle corti , ove gen-
(3) Millol , Histoire des Trouhadours , Ioni. 3. pag. 35o.
(4) Nelle rubri, he del Cod. Estense in pergamena, sono chiamali
Repertores.
(5) Richeri , presso il Millat , I. cit.
2o3
tilezza aveva il primo luogo , si abbassarono alle case
de' borghesi , ed alle taverne. E questa fu la razza de'
buffoni.
Queste tre proposizioni si trovano egregiamente illu-
strate dal buon Ricbieri , o Riquier, qui sopra citato j
il quale finge che il Re Alfonso bandisse un decreto
del tenore seguente : « Il nome di giullare non può
ce darsi a coloro che fanno saltar scimie e cani , e che
« suonano e cantano in mezzo della plebe a piocac-
cc ciarsi guadagno. E negato similmente il titolo di giul*
ce lare a coloro , che seguitando le corti non sentono
ce rossore di qualsiasi indegnità , che ad esso loro
ce si faccia sofìVire j e che nulla sanno fare di buono
ce e di grazioso; i quali in Lombardia han nome di
ce buffoni. Gli uomini cortesi , pieni di amabile sape-
ce re , che presso i nobili sono in onore , che suonano
ce strumenti , narrando novelle e cantando canzoni e
ce versi , cui altri compose , costoro hanno dritto al ti-
ee tolo di giullari. Chiunque sa comporre bene , e con
ce grazia , ballate , cobbole , serventcsi eo. costui si dee
ce chiamare trovatore , e merita la precedenza sopra i
ce giullari , i quali altro non fanno che recitare i versi
ce altrui. 33
Fermata con autorità e ragioni la differenza de' tro-
vatori dà' giullari , e da' giullari da' buffoni , rendesi
manifesto 1' errore del Tiraboschi ( scrittore così va-
lente , che pur nel censurarlo se ne dee parlare con
sommo rispetto ) , il quale lasciò scorrere dalla sua pen-
na le parole seguenti (6) : « I poeti provenzali eran
ce detti giullari , che è lo stesso che buffali i j ma più
ce spesso dicevansi trovatori. » Ponghiamo che lo sto-
rico della nostra letteratura non avesse nella Estense
Biblioteca 1' annotazione del Ferrari , qui sopra trascrit-
ta; ponghiamo che veduto non avesse la storia de tro-
vatori dell' Ab. Millot , in cui sono le parole del Ri-
cheri ( Storia eh' egli cita sovente , e di cui diede un
estratto nel Giornale di Modena ) , non poteva egli con-
(6) Stor. Letter. voi. 4- ''b. 3. cap. a. $ 3.
ào4
siderare che Laufrailco Cicala , a cagìon d' esempio , e
Folchetto di Marsiglia , erano personaggi cosi illustri ,
e d' animo tanto grande , che non poteva in loro ca-
dere mai si basso pensiero , qual sarebbe quello di fa-
re il buffone ?
§. 1 1.
Di un luogo del Boccaccio non bene inteso
dal CORTICELLI.
Il Corticelli nelle sue lodatissime Osservazioni della
lingua toscana ( lib. 2. cap. V. ) reca le parole che
seguono , poste dal Boccaccio nel chiuder la 4'"' giornata
del Decamerone : « Io non intendo deviare da' miei
te passati i ma si come essi hanno fatto , cosi intendo
« che per lo mio comandamento si canti una canzone, »
e spiega il verbo deviare con quello di tralignare ,
come fosser sinonimi. Ma veramente il deviare non ij
è altro che egredi de via , e per metafora , della re-
gola già stabilita ; e perciò chiudendosi ogni giornata
del Cento novelle con una canzone , chi non Asolava di-
partirsi dalla regola già fermata coli' uso , dovea co-
mandare che si cantasse nella quarta , siccome fatto si
era nelle giornate precedenti. Tralignare è tutt' altro
che deviare , e vale degenerare , che è , il non corri-
spondere alla natura del legno , o ceppo , o radice , on-
de, altri deriva.
§. HI.
Un luogo del Pecorone, corrotto dagli Editori ,
si restituisce alla sua vera lezione , e tre se
ne illustrano.
Nel Pecorone di Ser Giovanni Fiorentino si legge-
Van le parole seguenti { nov. i • della giorn. V. ) : « A-
« vendo briga il popolo di Roma con quello di Vel-
« letri , ebbe in Velletri due uomini , i quali si posero
w in <;uore con loro industria di vituperare il comune
ao5
« di Roma. E fecero in Velletri raiinare il consiglio ,
" e proposero come eglino volevano fare una gran ver-
te gogna e danno al comuu di Roma , ma volevano
« cinquantamila fiorini iimanzi , e sodavano , dov' egli-
« no non lo facessero , di pagarne centomila, w L' Edi-
tore di Livorno ( 1 798 voi. due in 8.* ) , e similmente
il Silvestri nella Biblioteca scelta , cancellato il so-
davano , poservi in quella vece un dicevano , che
nulla dice ', perciocché un comune non paga cinquanta
mila fiorini ad uno che dice di pagarne due vohe
tanti , nel caso che non potesse meritarsi il premio
addimandato j ma ogni ben regolato governo vuole una
sicurtà soda , o solida ( come dicono i leggisti) ; e però
il vocabolario rettamente spiega il sodare del nostro
caso , per satisdare , dare sicurtà solida. Non era dun-
que da riformare il testo del Pecorone. E così avviene
le più volte a coloro che si brigano di emendare gli
antichi scrittori ; che cioè pensando ridiurll a buona le-
zione , ne tolgono i vocaboli proprj , e vi ripongono
parole che non furono mai nella mente degli autori.
Del Re di Sicilia Carlo d' Angiò leggesi nel Pecoro-
ne ( giorn. aS. nov. 2. ) : « largo fu a' cavalieri. ... di
gente di corte , cioè ministri e giocolatori , non si di-
lettò mai. » L'editore di Milano ilhistra il vocabolo
giocolatore con una postilla dell' edizione di Livorno :
— giocolatori, cioè bagatellieri , che giocano di ma-
no. — Ma joculatores , ehe presso gli antichi era nome
di una specie d' istrioni , ne' bassi tempi passò a signi-
ficare i giullari ; de' quali è parlato qui sopra , §. i .
L' Autore del Pecorone ci narra ( giorn. 3 5. nov. 2. )
che et vennero in Sicilia due Legati , i quali aveva man-
ce dato il Papa a trattar pace per riavere il principe
« Carlo ; e stando il detto stuolo in bistento per atten-
te dere novelle dei detti Legati , i quali maestrevolmente
« furono tenuti in parole dal Re di Raona ec. " Qui
si noti 1' origine del verbo bestentare del contado ge-
novese j e si riconosca viemeglio quanto di lume pos-
sa recare lo studio degli idiomi municipali a bene in-
tendere gli antichi .scrittori ; e come certe parole e Ip'
ao6
cuzioni , che si credono tutte proprie de' Toscani anti-
chi , sieu diffuse per le varie parli d' Italia. Besten tà
presso il volgo genovese è attendere con desiderio ,
aspettare , stare in bistento. Cosi bastagi , che abbiamo
pur nel Pecorone ( giorn. 9. nov. i. ) > ^ \ale facchini ,
è voce che viv« nel dialetto de' Sardi , ricavata dal gre-
co bastazo^
2©7
BELLE ARTL
^^he la storia deUa Pittura italiana manchi pur tutta-
via di molle notizie , che varrebbero a dissipare non
poche dubbiezze , e a toglier di mezzo alcune contrad-
dizioni , che vengono tratto tratto a turbare il diletto
che altri vuol ricavare dalle storiche narrazioni , ella ò
cosa manifesta a tutti coloro , che negli studj voglion
passar oltre la superficie , e bramano vedere , quanto
ad uoin si concede, l'intima ragione degli avvenimenti
e delle umane operazioni. Che ad ottenere tal intento
sia d'uopo che in ogni parte d'Italia surgano persone
dotate di pazienza e di criterio , cosicché non isdegnino
volgere rozze cronache , e zibaldoni disordinati , entro
i quali giacciono assai volte nascoste e dimenticate pre-
ziose notizie, un fatto si è questo, che ninno potrebbe
mettere in dubbio , senza trovarsi esposto alle censure
di chi non ignora comporsi gli storici edifìzj di molte
parti , vili j minute , e rozze , le quali prendon vaghezza
e magnificenza e nobiltà dall' ingegno degli Scrittori,
E posciachè egli è pur necessario che altri si divori la
noja di rovistare le vecchie scritture , sarà convenevole
non meno , che le notizie procacciate con lunghe ricer-
che , si consegnino alle pubbliche stampe , acciocché pos-
sano giovare a chi volesse applicarsi un giorno ad illu-
strare la Pittura italiana ,• cioè a darci una edizione del
Lanzi arricchita di erudite annotazioni. E questo si è
il motivo , onde io sono mosso a pubblicare la vecchia
matricola della Scuola pittorica di Genova, qual si trova
in un testo a penna della Civica Biblioteca Berio
( XXXXVin. II.) intitolato : — Libro primo dell' arte
della pittura nella città di Genova — matricola di
cui mi sono pure giovato per la Storia Letter. della
Liguria (lY. 200) , onde aggiugnere nuovi schiarimenti
alla Pittura genovese.
208
MATRICOLA
Artis Pictorice et Scutarice.
X. Joannes de Lisandrìa.
2. Gaspar de Laqua.
3. Christoforus de Turre.
4. Francischus de Ferrariis.
5. Dominlcus de Ti\enia.
6. Coralus de Mediolano.
7. Jacobus de Ruisecho.
8. Galeottus de Castellatio.
9. Francischus de Papia , ditto Grasso.
10. Martinus de Santolupo.
11. Julianus Brenta.
12. Bartolomeus de Canonica.
i3. Joannes de Barbazelata.
14. Antbnius de Lavagna.
i5. Nicolaus Corsus.
16. Lucas de Navai-a.
17. Jacobus de Morinello
18. Bernardinus de Borlasco Stradioto.
19. Joannes de Papia ditto Grasso.
20. Bartolomeus de Montaldo ditto Chirchiuliao.
21. Laui'entius de Faxolo.
22. Conradus de Odono.
23. Jacobus Moschetta.
Si^. Joannes de Vegiis de Papia.
26. Bartolinus de Papia.
Fermiamoci sopra questi primi Artefici , che indi-
cheremo col nome di particella prima della Matrico-
la ; riserbandoci in altro fascicolo a ragionare degli altri j
il primo de' quali ( cioè il 26 ) sarà il celebre Lodovico
Brea di Nizza.
Il titolo della matricola artis pictorice et scutarice
non dovrebbe sembrare oscuro , sapendosi come ne' se-
coli andati tutte le arti , che avevano qualche relazione
colla Pittura , si comprendevano in questa j di che bre-
vemente , ma con somma evidenza , come suole in ogni
«osa, ragiona il dottissimo Lanzi (^ Storia pitt. voi. i*
pag. 38 e segg. ediz. del Silvestri ) . Ma noi possiamo
dar nuova luce a quel titolo, riportando alcuni brani
della prefazione che va innanzi alla matricola: » E la
M città di Genova ( dice l' anorùmo ) scala , o vera-
ce mente porta della Italia. . . In quelli antichi tempi vi
M era ispedizione grande et istraordiuaria di rotelle. . .
ce I maestri che queste rotelle fabbricavano , parendo
ce loro che dipingendo le loro rotelle fussero per do-
te verne più numero ispedire et a miglior prezzo, quin-
cc di fu che altri nelle loro botteghe essi pittori ( i greci ,
ce 'v.enuti a Genova ) introdussero , et altri a dipingerle
ce d^ loro propria mano s' industriarono. . . 1' una prof es-
ce sione e 1' altra erano tutte in un miscuglio , e per
ce tutt' una stimata. . . comechè queste professioni sole-
ec vano indifferentemente operare. ^ Né lascia di notar
1' anonimo , come abitassero tutti in una sola contrada ,
che dall'arte degli Scudieri (fabbricatori di scudi,
volgarmente rotelle') iprese il nome di Saitaria, corrotto
nel moderno Scurreria j ed è quel vicolo , che oggidì
nominiamo Scurreria la vecchia.
Dichiarato il titolo , diciamo degli artefici contentiti
in questa particella. Galeotto de Castellatio altro non
è che il Galeotto Nebea , o Nebbia , del Castelìazzo ,
luogo del territorio di Alessandria ; noto per suoi lavori
in Genova ed in Savona. Della stessa città dovett' essere
il Giovanni de Lisandria , essendo vezzo de' Genovesi
dire Lisandro per Alessandro , e Lisandrino 'per ales-
sandrino. A' quali dobbiamo dar compagno un altro
Alessandrino , cioè Jacopo Marone , una cui tavola com-
messagli da Giulio li , passò dalla cappella Sistina di
Savona alla R. Galleria di Parigi. E certo Alessandria
si dee pregiare di aver dato tre pittori , tutti neil' età
«ledesima , alla nostra Liguria.
Più fortunati sono i Pavesi , che troveranno in questa
matricola quasi una colonia di lor pittoi'i nel sec. XV.
Il Malvasia tra i discepoli di Lorenzo Costa, pittor fer-
rarese che operava nel i488 , notò un Giovanni da
J^via. Quando non si voglia supporre che molti pittore
«4
aio
dello stesso nome fiorissero ad un tempo in una sola
cltth , potremo credere che parli o del Giovanni , detto
il Grasso , o dell' altro de f^egiis. Dì Bartolino da Pa-
via non troviamo notizia. Lorenzo de FaxoLo è pavese,
e padre di un illustre pittore , siccome vedremo nella
particella 2." Francesco detto il Grasso è similmente
ignoto. Né il Sig. Ticozzi può in guisa veruna dar lume
alle nostre ricerche col suo Dizionario de" pittori.
Il cognome Barhagelata comparisce per la prima
volta nella storia de' pittori con un Giovanni , al quale
nella '-toria le.tter. della Liguria si è aggiunto un Bar-
tolommeo della stessa famiglia scoperto ne' MSS. delle
case nobili genovesi, e che operava nel i^^o. Qui po-
trebbe dimandare taluno , perchè non si vegga nella
matricola questo Bartolommeo , che pure fu stimato
degno di ornare de' suoi dipinti la chiesa di N. S. delle
Vigne ? Alla qual dimanda non sapremmo rispondere
che con un dubbio , il quale vai forse meno di una
dimanda ; ma che vogliamo ingenuamente esporre ai
nostri leggitori. La famiglia de' Barbagclatn dovea te-
nere grado onoratissimo tra' cittadini di Genova nel
1490, posciachè meritò nel i528 di essere scritta nel
libro de' Patrizj. Ora nel sec. XV la nobiltà dell' arte
pittorica non era conosciuta in Europa ; e i dipintori
aggregati con gì' indoratori e i cofanaj , ed altre per-
sone date alla meccanica abbietta , portavano parte di
quel disdoro che troppo lungo tempo avvili molte li-
berali discipline. E perciò siamo disposti a credere che
il Bartolommeo non volesse fai-si registrare nella matri-
cola per non vedersi accomunato co' facitori di scudi,
e co' garzoni che preparavano i colori a' maestri. Di
questo dubbio o congettma , trovo una confermazione,
qual che sia , ne' capito]i dell' arte pittorica in Genova
(uniti alla matricola); leggendosi in essi, che l'anno
1481 , nel mese di decembre , i consoli dell'arte me-
desima supplicarono il ,Doge Batista Campofregoso ,
perchè volesse approvare alcuni nuovi capitoli d' aggiu-
gnére agli antichi ; e nel primo de' proposti prescri-
vevano che et niuno, di qualvmque condizione o grado
ari
egli sia , possa 1' arte pittorica fare o esercitare nella
città di Genova o ne' sobborghi , se non avrà imparato
la detta arte nella città di Genova e sarà stato per sette
anni continui con alcuno de' maestri dell' arte predetta
ad imparai'la. » Questa condizione che si volle aggiu-
gnere agli antichi statuti , assai chiaramente ne fa in-
tendere che già taluno voleva dipartirsi da quel!' avvi-
limento meccanico di andarsene alla bottega ad appren-
der la pittura , lìella guisa che operavano i falegnami
ed i magnani ^ e che sembrando a' consoli che da ciò
potesse venire discapito all' università dell' arte loro , si
adoperassero d' imporre legalmente quel giogo di ser-
vilità , cui mal sapevano acconciarsi gli spiriti gentili
chiamati da pronto e nobile ingegno allo studio della
Pittura.
Torniamo a'pittoi-i della mati-icola. Niccolò Corso è
noto nella Storia. Giacomo di Morinello potrebbe esser
padre, o congiunto, di quell'Andrea, che fu lodato dal
Soprani. Bartolommeo della Canonica e Domenico dì
Tivegna (i) erau consoli dell'arte nel i48i; come
si ha nel MS. della matricola ; la qual dignità se non
può farci fede del merito loro nella pittura , ci mostra
tuttavia che fossero tenuti in conto d' uomini di pre-
gio , quantunque il capitolo che abbiamo già sopra in-
dicato , ne faccia conoscere che avevano idee troppo
basse della lor professione j difetto per altro proprio del
secolo , trovandosi in tutte le scuole pittoriche dell'
Italia. Quel de Navara credo scritto per errore , e leggo
Lucas de Novara , avendo notato in altri scrittori lo
scambio dell' un nome nell' altro. Certo è che Novara
ebbe pittori già nel sec. XIV. Bartolommeo de Mon-
taldo crederei che fosse di Montalto nel distretto di
Taggia , dove sappiamo che nel 1477» dipingeva un
Corrado di Alemagna (2), dove operò il Brea , e dove
(i) Tivegna è nel Ducalo di Genova , e secondo le leggi organi-
che del i8o3, faceva pjrte del cantone della Spezia.
(2) Storia Leu. Lig. HI. 344- — Peraltro poteva essere della villa
di Montaldo , che fu doipresa nella città col nuovo cerchio di mu-
raglie fatto nel sec. XVII.
Illa
ilP. Macarj, discepolo di alcuno de' nominati , dipingeva
nel iSao. Gonrado de Odono dovette prendere il co-
gnome del luogo di Ottone pur nella nostra Liguria.
Antonio de Lavagna indica la sua origine. Martino de
Santolupo sarà forse straniero , non osando io credere
che si dovesse scrivere Cantalupo , villa che nel i8o3
faceva parte della giurisdizione del Lemmo ( Novi ) .
Torre , Ferrari e Ruisecco sono cognomi notissimi nel
Genovesato. Borlasca era, l'anno i8o3, nel cantone di
Ronco. Se de V Acqua sia cognome proprio della fami-
glia , o derivato dal luogo di nascita , non oserei deci-
dere ; quantunque inclini a credere che Gaspare nascesse
in vai di Polcevera , al luogo detto V Acqua , e più
comunemente Ponte de l' Acqua. Anche nella parroc-
chia d' Ognio è una villetta , o, casale , detto V Acqua.
Giuliano Brenta e Giacomo Moschetta non avendo il
de , e non essendovi notata la patria , si ravvisano per
genovesi. Altri mi saprà dire se Coralus de Mediolano
sia errore in luogo di Carolus.
Queste cose si dovevano premettere , come necessarie
a stabilire due fatti storici che gioveranno ad illustrare
le notizie pittoriche di Genova e di Lombardia ; e che
ne concederanno di esser brevi nel dare le altre par-
ticelle della matricola. Ecco i fatti che vogliamo con-
fermare :
I .• Non avendosi pittura del Brea , che fosse con-
dotta innanzi al i48oj ed essendosi tutti i pittori di
questa particella matricolati prima del Brea , resta evi-
dentemente stabilito essere al tutto lontano dal vero che
da lui abbia avuto principio la scuola genovese. Al con-
trario si conferma che prima del Brea la pittura si col-
tivava tra noi , ed i pittori vi formavano un^ aggrega- I
zione , o società , che si reggeva con peculiari statuti.
2." Che la formazione del collegio dell'arte pittorica
in Genova si debba fissare nel sec. XIV (ossia prima
del 1 4oo ) parmi si possa ricavare dal memoriale pre-
sentato nel i48i da' consoli al Doge Fregoso ; in cui
dicono , che gli statuti , essendo antichissimi , chiede-
vano aggiunti « riforme : certa statuta antiquissima.
Or se v' era società pittorica , né quésta può esistere
éenza qualche numero di artefici , chi vorrà negare ,
che fiorisse tra noi prima del i4oo il nobilissimo stu-
dio della Pittura ? Ed i consoli nel citato memoriale lo
dicono chiaramente al Doge: jamdiu est quod Jloruit
et Jloret. Ed i monumenti storici , benché pochi , ne
sono chiarissima dimostrazione. Quel fra Daniele da
Voltri, che operava prima del 1420; quel Niccolò pur
da Voltri , che fioriva nel i4oi , si possono credere am-
maestrati in Genova , sì perchè ignoti nelle altre scuole,
si perchè l' uso di correre in lontano paese a mettersi
sotto il magistero di qualche lodato pittore , non pare
introdotto che dopo il i45o, E il P. Cibo che andò a
professar vita monastica nelle isolette del mare di Pro-
venza , ove per certo non erano scuole pittoriche , do-
vette averne i principi in Genova sua patria j ed egli
mancò di vita nel i4o8. Adunque non meno la Storia
che gli statuti dell' arte ci stringono a riconoscere al
pili tardi nel sec. XIV lo stabilimento deHa Pittura
nella città di Genova.
Ma noi prevediamo una opposizione , che natural-
mente ci potrebbe esser fatta j e vogliamo rifiutarla. Se
una società pittorica fioriva in Genova nel sec. XIV ,
per qual ragione i pittori più antichi della matricola
appartengono alla seconda metà del sec. XV ? Qui si
ricordi il nostro lettore quanto dianzi si é detto delle
giunte, ed alcune odiose o servili, fatte agli antichissimi
statuti nel i48i , per cura de' consoli Bartolommeo della
Canonica , e Domenico di Tivegna. ÌL naturai cosa che
la matricola cominci dal nome di que' pittori che allora
si trovavano aggregati all' arte : cosi non può darci il
nome degli artefici più antichi. Per quelle mutazioni il
corpo venne a prendere novella forma , ed a' nuovi or-
dinamenti si aggiunse autorità per la solenne conferma
ottenuta dal Governo. Dovea dunque la matricola co-
minciare dal i48o.
E tanto basti per ora. Daremo In appresso la 2.' par-
ticella della matricola , ed allora faremo vedere in qual
fiore si trovasse già nel sec. XV la Pittura genovese.
2l4
NOVELLE LETTERARIE.
Le cento novelle antiche secondo l' edizione del
i523, corrette ed illustrate con note. Milano
( Stamp. Rusconi ) per cura di P. A. Tosi ,
j823 , in 8.
V^uesto volumetto , che in altre edizioni s' intitola
Libro di novelle e di bel parlar gentile , è scrittura
( (lice l' Editore ) da porsi nel novero delle più antiche
che s' abbia la nostra lingua ; ed è monumento prezioso
della eloquenza degli avoli nostri. E che sia tale , be-
ne il mostrano le molte ristampe ; quali sono quella
del Borghini , e 1' altra del Mauni ; la torinese del 1802 ,
e quest' ultima , che ha pregio di pulitezza , e di buo-
ne postille , mandate a pie di pagina. E da queste
scerremo alcune , che ci pajono degne di osservazione.
' — i.° Raccontasi nella 2.' novella , come Federigo IL
Imperatore dando commiato agli ambasciatori del Pre-
sto fjriovaniìi , adoperò sì fatta locuzione: « Ditemi al
Signor A' ostro che la miglior cosa di questo mondo si
è misura. " E notasi di quel ditemi , che il mi è puro
riempitivo. Ma veramente altro è , dite al Signor l'o-
stro , ed altro , ditemi al Signor vostro ; perchè nel
secondo esempio il mi vale , a mio nome , da parte
mia. 2." Nelle ^tnuotazioni alla nov. X. è scritto , come
1' Accademia della Crusca , avendo spiegato 1' etimologia
di bisante , con dichiarare che la moneta di tal nome
aveva a principio improntati due santi , tolse questo
errore d;d suo vocabolario nella 4-'' edizione. E questo
fu sempre il costume di quegli Accademici ; adoperarsi
C"oè a rendere più corretto e più copioso il tesoro
della nostra lingua , giovandosi delle scoperte o corre-
zioni che i dotti proponevan loro con dottrina e mo-
destia. 3." Spiegasi egregiamente ( nov. 28 ) che sia
il bere per convento y notando che « nella Catalogna
2l5
usasi anche oggidì dalla gente volgare ber per conven-
to. M 4'° Osservasi che le voci algura per augurio
( nov. 33 ) ed emione per arnione ( nov. y5 ; non
si trovano nel vocabolai-io delia Crusca. Altri forse lo-
derà gli Accademici , per non avere dato luogo a due
voci storpiate dal volgo di Mercato vecchio : ma chi
ha piacere d' intendere il parlar gentile de' nostri mag-
giori , dee pur bramare che il gran dizionario cortese-
mente accolga e dichiari le parole disusate , come vo-
leva il Muratori : perciocché ninno svolgerà il vocabo-
lario per cercarvi il significato ( a cagion d' esempio )
di sorella , oggi , aquila , ma si di sirocchia , di au'
coi , aguglia , e simili. E 1' Accademia francese noa
avendo ricevuto nel suo dizionario che le voci dell' uso ,
obbligò gli eruditi a compilare un altro vocabolario,
in cui si contenessero e i vocaboli correnti, e gli oscu-
ri e gli antiquati. Chi altro non sapesse di nosU'a lin-
gua che le parole e le forme adoperate dal Goldoni e
dal Metristasio , dovrebbe esser comparato ad un Are-
tino o Marchegiano il quale s' immaginasse tutta la lin-
gua d' Italia starsi riposta nel dialetto di Arezzo o di
Macerata. L' esempio della Crusca fu imitato dal For-
collini nel suo Lexicon totìus latinitatis , nel quale i
vocaboli cinctiLtis audita Cetheeis si veggono registrati
( checché altri si dica ) con quelli che adoperavano
Orazio e Virgilio nella corte di Augusto. s.
Opere 'varie del Cav. VlNC. MoNTI : voi. 5 e 6.
Milano, Stampella de' Classici, 1826, in 16.
De' primi quattro abbiam fatto un cenno nel fase, i.*
pag. loi. Nel 5." è la versione di Persio; nel 6." sono
le tragedie; aggiuntavi (nell' avviso degli Editoi'i) quella
poesia piena di affetto che 1' illustre Autore diresse a
Teresa Pichler sua moglie. s. .
Opere del Conte Gasparo Gozzi Veneziano,
Brescia, Venturini, 1826, in 12.
Sono giunti i voi. 8." e 9.° , che contengono le let-
^i6
lere. A tutti è noto il Gozzi ; e tutti sanno die nello
stile epistolare non cede gran fatto a' migliori. s.
Lettere su Venezia. Milano, Stella, 1817, in 16.
L' autore ci aveva già regalato un altro volumetto di
Lettere su Roma e Nipoti (V. il fase. i.° pag. 100).
Nella V.* vorrebbe dare all'amico la storia e l'analisi
della costituzione di Venezia. Leggiamone il primo pe-
riodo ce Le isolette disperse nelle lagune aveansi cias-
« cuna un magistrato, o tribuno, che le reggeva. Il ter-
« rore de' pirati di Schiavonia costrinse quelle popola-
te zioni disperse a formarne una sola , e principe di
« quella novella associazione fu nominato concorde-
cc mente Luca A.nafesto , cittadino di Eraclea , che prese
« il titolo di Doge. 33 A me piacerebbe sapere in primo
luogo da chi avessero il potere que' tribuni che reg-
gevano le isolette ; in secondo luogo , in qual secolo le
popolazioni disperse eleggessero a lor capo Luca Ana-
festo j e per ultimo , onde avesse origine il titolo di
Doge. Un venti parole di più potevano rischiarare tre
dubbj che sono di momento grandissimo nella Storia
e nella Politica, s.
Scelta di Prose di Carlo Ruberto Dati.
Venezia, 1826, in 16.
L' italiana letteratura assai debbe al Silvestri per la
Biblioteca scelta , al Fiaccadori di Reggio per molte
operette di buona lingua che vien mettendo in luce eoa
ottime ristampe , ed al sig. Bartolommeo Gamba , che
dopo molti altri volumetti di egregj scrittori , ci dà ora
le scelte prose di Carlo Dati , leggiadro e dottissimo
scrittor fiorentino. s.
OHograJìa moderna italiana: ediz. XIV. accre-
sciuta di inigliaja di voci. Padova , nel Semi-
nario , 1B26 , in 4'°
Accresciuta di alcune migliaja di voci ! E perchè
'iiO ? Tutto il tesoro della lingua non è nel gran Voca-
bolario. Sappiamo che il nostro Casaregi dalle sole operg
del P. Segnerl avea ricavato molti vocaboli , onde ar-
ricchire il Vocabolario : sappiamo lo stesso del Gay.
Lamberti che aveva con tale intendimento riletti molti
libri approvati. Ed a che gioverebbero esse mai le fa-
tiche del Monti , del Costa , del Parenti , del Morali ,
del Pezzana , del Muzzi , del Colombo , del Grassi ec.
ec. , se i compilatori di vocabolarj non ne sapessero
usare ad accrescere il tesoro della nostra favella ? s. .
Saggio filosofico sopra le scuole de" moderni
filosofi naturalisti ec. , del dottor BjldassARE
Poli. Milano, Sonzogno , 1827, in 12.
Questo libro potrà dar materia di un estratto in al-
cuno de' fascicoli seguenti.
V^ocahoìario greco-italiano ed italiano- greco pre-
ceduto dai rudimenti della lingua greca , au-
tore il Prete Francesco Fontanella : a.^ edi-
zione ritoccata dal medesimo. Venezia , Moli-
nai'i , 1826, in 4-" col ritratto dell'Autore.
La prima edizione del 1822 ( di cui si tirarono 6,000
esemplari ) venne ristampata in Napoli da Bartolommeo
Fulvio , il quale nel frontespizio protesta di avere jio-
tabilinente corretto ed accresciuto questo vocabolario.
11 sig. Ab. Fontanella , sdegnato di tanta presunzione ,
consiglia amichevolmente il tipografo napoletano a ri-
stampare il frontispizio con questa lieve mutazione: no-
tabilmente scorretto e decresciuto. Noi riporteremo
una nota dell" Autore al capo i ." de' Rudimenti : ce Nel
« mio opuscolo — La Paleotoepia della lettera greca
« H , Venezia , 18 19 — ho dimostrato che il valore del
« predetto elemento dovrebbe corrispondere al nostro
« E ; ora però amando ( N. B. ) di rispettare il genio
« dei più attribuisco anch'io allo stesso H il suono del
« nostro I. " A noi pare che si fatto Rispetto sia so-
verchiamente orgoglioso , volendo prender la mano ad
una grandissima Dama , qual è la signora Dimostra-
zione. Veggasi la Grammatica greca di Portoreale adat-
2l8
lata all' uso del Seminarlo napoletano dal celebre gre-
cista Mons. Rosini. Nò sarà inutile trascrivere un brano
della prefazione al Vocabolario , perchè ci dà notizia di
qualche libro clic può giovare agli studiosi del greco
idioma, ce In quanto finalmente agli accenti , mi sono
« fatto un preciso dovere di segnarli . , . , che che in
w contrario ne pretendano gli Editori del Coni. Scre-
tc ideili Lexicon manuale , Cremonce etc. . . . i quali
te quanto di danno apportino . . . ben lo si può calcolare
ce dal trattato sulla necessità dei medesimi lasciato ine-
cc dito da Emanuele Aponte, ma inserito da Pietro Gaccia
ce nella sua versione degl' /uni <// Callimaco . . . Brescia,
te 1820 (i). E da farsi grande conto anche di quanto
ce sopra lo stesso argomento csponesi nella prefazione
ce della Crestomazia, ^rcca ilata alla luce dal Pr. Ot-
te tavio Morali in Milano, 1821 in 8.° Leggasi final-
te niente come ne parla anche la Grammatica regolare
ce e metodica della lingua greca. Venezia , Andreola ,
ce 1826. 3i s.
Giornale Arcadico di Roma.
Novembre, i^iG , in 8.'
Facciam parola di cjuesto fascicolo , per avvertire che
il sig, G. G. Hans non avea motivo di annunziare lie-
tamente la sua scoperta intorno alla definizione della
Tragedia dataci d' Aristotele j nella quale vuol tradurre
non col terrore , ma col timore. Ha ragione il sIg.
Hans ; vuoisi per altro sapere come oltre al Zanolti ,
citato dal Giornale , il quale nell' Arte Poetica aveva
detto col timore , anche il celebre nostro Biamonti
nell'aureo libretto della Locuzione oratoria e dell'Arte
poetica , stampato a Torino ad uso delle scuole nel
(1) Il sig. Don Pietro Gaccia, natio della diocesi di Brescia , venne
mandato dal suo Vescovo a Bo^^gna , acciocché sotto il privato ma-
gistero del valorosa precista D. E nrnanu(;Ie Aponle es-gesuita spa-
glinolo, potesse sludi^re prcfond.imenle il greco idioma, per inse-
gnarlo poi nel Seminario bresciano. Infatti , compiuto il corso , veu-
riegli dall' illuminato Pastore dato il carico di ammaestrare i cherici
in una lingua sì utile alle sacre , ed alle profane dottrine. s.
219
1824, vide r error comune , e ne parlò colle parole
seguenti : « Alcuni male intendendo , hanno tradotto
<c col terrore in vece di col timore . . . Dall' awr ma-
te lamente tradotto terrore , e non timore , nasce l'ob-
« biezione fatta a questa parola di Aristotele. « Per
altro sarebbe a cercare se tra' due estremi terrore e
timore , ambedue sostenuti dall' autorità d' uomini dot-
tissimi , possa aver luogo una idea intermedia , cioè lo
spavento ; come ti-aduce il nostro Ansaldo Ceba , va-
lente grecista, nel suo Cittadino di Repub. (jì) . s.
Osservazione sopra le voci Fiijo e Fitto.
In tre luoglii della Commedia di Dante trovasi 1' ad^
diettivo fujo ;
Inf, e. XII. Non è ladron , né io anima fuja.
Purg. e. XXXIII. Messo di Dio anciderà la fuja.
Farad, e. IX. , nulla
Voglia di se a te puot' esser fuja.
Dell' origine e del significato di tal vocabolo si hanno
due scritti nei Giornale Arcadico 'novembre 1826).
Noi diciamo che fujo è voce tuttavia in uso nella Li-
guria , e significa bajo , o nero di tenebre ; e con questo
significato spiegasi Dante, e si libera dalla taccia di avere
o per la rima , o per capriccio , coniato vocaboli inu-^
diti. Infatti , il verso primo vorrà dii-e : né Dante è un.
ladrone , coni' Ercole o Teseo ; uè io sono un' anima
nera, dannata. Nell'altro \a.fiiia significherebbe quella
sozza , quella donna d' anima nera. Nel terzo : a te non
può essere oscura , tenebrosa , cioè nascosta , nulla vo-
glia di se. Di futa sostantivo parla il sig. Galvani nel
citato Giornale , e molte cose ne dicono i commentatori
dell' edizione di Padova. Noi faremo avvertire, che nella
riviera occidentale di Genova futo addiettivo significa
quello smari'imento che si legge nel volto di chi abbia
corso grave pericolo , o provato grande confusione ;
dicendosi di lui : è futa. Non so se questa notizia potrà
(■2) Qui^sla ulilissima nperella venne ristampata in Milano nel i8o5
io 8," , ed ultimamente d.il Silvestri nella Biblioteca scella.
giovare a dar luce al canto XXXII del Purgatorio j ma
sarà sempre util cosa mostrare , che Dante , il quale fu
nella Liguria , tolse anche dagl' idiomi volgari alcune
voci che gli parvero acconce alla tessitura del poema, s.
Riportiamo qui un' iscrizione del Cesari posta sulla
faccia del nuovo tempio , di cui si tratta nelle note.
Esse sono del eh. Autore , e il tutto ci venne gentil-
mente comunicato come cosa inedita da persona , che
1' ebbe da un amico suo e del Cesari.
DEO . MAGNO . AETERNO . SACRVM
ET . CAROLO . BORROMEO . SANCTO
ANTISTITI . MAIORI . MEDIOLANENSIVM
TEMPLVM . A . MAIORIBVS . AEDIFICATVM
€VM . INCENDIO . CONFLAGRASSE! . VI . IDVS FEBR . AN . MDCCCXXin
PECVNIA . CONLATA . MELIOREM . IN . FOBMAM . RESTITVTVM
IDEM . THOLO . AVCTVM . DEDICATVMQVE . EST . AN . MDCCCXXVJ
HYACI]!<T0 . TOELINIO . DESIGWATORE
PRAEFMT . STRVCTORIB . BARPTOLOMAEVS . IVNTA
BERNARDVS . CASARIVS . ABSIDEM . PICTVRA . EXCOLVIT
I^octe qvce fuit ante (ìiem yi idiis februarias , anni
MDcccxxiii , Templum Ciirice nostrce Castelletance
cuin conjlagrasset , ahsuviptutn est.
Casa hornbiliy Curionis nostri , necnon oppidano-
rum studio ^ ac religioni faccs subiecttc sunt. Ex con-
lata sponte pecunia , intra nnnos III ac menses FI
tantum , mina omnis instaurata est , refectum , no-
vaque forma et splendidiore excultuni , tholoque au-»
cium extitit templum luculentissimum religionis Vica-
norum testimonium.
Neque eo minus hac in re , Hyacinthus Tohlinius
jirchitectus ^ Matliem. Professor , Barptolomceus lun-
ta , Structorum Prcefectus , Bernardus Casarius Pictor ,
ingenii vini quisque sui , atque arlis prcestantiam pro"
baverunt.
Hujus rei caussa , XV Kal. octobres , eod<^m in tem-
pio solemnes gratice Numini respicienti actce , ac prce-
tipuis religionibus perlilatum est.
«21
Sic Deus O. M. firmum , cEternumque tantum pie-
tntis ac ingenii specimen pVtBstet : slet vero cunctis
in exemplum ac testificadonetn potentissirnce illius
ProviJenLice , quce suce vel voluntati , vel glorice re-
•fum casus , et hominum Consilia , ineluctabili virtute
numquam non cogit.
Traduzione.
La notte sopra i 7 di febbrajo dell' anno iSaS , il
tempio della nostra parrocchial clii»sa di Castelletto
arse , e fu consumato.
Il caso atroce infiammò lo zelo , e lo studio del Par-
roco nostro , e del popolo. Del denaro spontaneamente
adunato in tre anni e mezzo , senza più , ogni ruina fu
risarcita, rifatto il tempio, e meglio rabbellito, e per
la nuova cupola nobilitato , luculentissimo testimonio
della religione di questo popolo.
Né già meno v' ebbero a far mostra del valore pro-
prio ciascuno , e dell' eccellenza dell' arte sua il sig.
Giacinto Toblini Architetto , Professore di Matematica ,
il sig. Bartolomeo Giunta , capo maestro delle opere ,
e il sig. Bernardo Casari pittore.
Di che, nel tempio medesimo, a' 17 di settembre ,
fu cantato solenne inno di grazie al Nume propizio , e
fattogli sacrifizio con peculiar solennità.
Così Iddio O. M, mantenga ferma , ed immortale si
bella prova d' ingegno , e di pietà ; e stia in esempio ed
argomento a tutti di quella potentissima Providenza, che
gli avvenimenti del mondo e i consigli degli uomini , con
forza ineluttabile , trae sempre a servire alla sua gloria ,
ed alla sua volontà.
JEducazione Cristiana ; ossia Catechismo uni-
versale. Venezia, Ciirti , in 8.° 1821-26.
L' anonimo compilatore si schierò belli ed aperti
sullo scrittoio il Catechismo a' Parrochi , la dottrina
del Bellarmino , il Mezengui , il Ferreri , il Turlot , il
Vanni , il Boriglioni j e molti altri scrittori di cose ca-
22»
techisticlie ( de' quali ci dà il catalogo nel tomo i."), |
ed avendoli ridotti in brani , ed a ciascun brano avendo
aggiunta 1' opportuna interrogazione , venne a formare
questo Catechismo universale , di cui abbiamo già ben
5o volumetti ; e la bisogna non è ancor finita. Se Ve-
nezia non fosse tanto lontana da noi , vorrei andarmene
a trovar 1' anonimo j e dirgli cosi all' orecchio , ne quid
nimis. s.
Osseivazioni sulla istruzione de^ Parafulmini
approvata dalla R. yJ e cadenzi a di Franai a».
Genova, l^agano. 1826 , in 8.°
Il sig. Dottoi'e Fcrd. Elice , che aveva già fatto pub-
blico un buon trattato o saggio dell'Elettricità, indi-
rizza cpeste sue osservazioni agli studenti nella R. Uni-
versità , essendo e.:ll Professore supplimentario per la
scuola di Fisica. Egli dimostra in cpiesto opuscoletto ,
che serve di appendice al Saggio « che il metodo di
costruire i parafulmini senza spranga , a globo o senza ,
nelle polveriere ed in altri edifizj , non sempre preser-
va , non è durevole, né costa il minimo possibile. » s.
L"" Italia avanti il dominio dei Romani , opera di
Giuseppe Micjli. Milano. Silvestri , 1826 ,
voi. 4* i^^ 12.
Benché la prima edizione del 1810 avesse ottenuto
il premio dall' Accademia della Crusca , parve al chia-
rissimo Autore di poterla migliorare nello stile , ed an-
che in alcune dottrine ; e perciò ne fece una 2." in 8.
dalla quale è tratta questa del Silvestri , che viene ad
esser la terza. Nulla diremo dell' opera , non essendo
cosa allatto recente , ed avendone ragionato il sig. An-
tonio Benci in un lungo articolo , che il Silvestri ha
voluto saviamente premettere alla nuova edizione. Ma
avuto risguardo al titolo del nostro Giornale , fareni
brevi parole del cap. VII. parte I.'' in cui si parla de'
Liguri. Le contraddizioni che si trovano negli scrittori
celti zzand intorno alla etimologia del vocabol Ligure |
inducono il dotto autore a non far caso del sistema del
P. Bardetti , e di altri scrittori , clie tutto volevano trarre
dai Celti. Rettamente spiega 1' assuetunique inalo Ligu-
reni di Virgilio , come detto a mostrare la vita dura
olle dovean menare tja sterili monti. Non a torto egli
crede , che il gran catino di Lombardia fosse già una
vasta palude , o serbato) o delle acque , le quali si pre-
cipitavano dalle Alpi e dall' Apennino ; e molti lumi
aATebbe potuto su ciò ritrarre dalla storia di Ferrara
del Frizzi , e da alcuni libretti che parlano di Lugo,
e di altri luoghi della Romagna Ferrarese. Non ammette
nel periplo di Scilace la strana lezione di Aiizo in
luogo di u4rno; perchè, ricevendola, si trasporterebbero
i confini de' Liguri fino al Tevere. Cosi potessimo lo-
dare quell'altra coi'rezione ch'egli (dopo altri scritto-
ri ) vorebbe fare in Polibio , sostituendo alla comiMie ,
sto; tns App/-,Tti(uv x^'^pK? I quest' altra : s'w; rrìz ATztvjwov y^mpx^
ossia in luogo di leggere Jino ai confini ( ovvero al
paese ) degli Aretini , vorrebbe fino al confine dell'
Spennino. Lasciando a' grecisti il giudicare se la lo-
cuzione che si vorrebbe sostituire sia propria della lin-
gua greca , noi osserveremo , che in un opuscolo di Lo-
renzo Guazzesi aretino impresso nella raccolta del Ca-
logerà , si adducono ragioni non ispregevoli a sostenere
la volgar lezione di Polibio. Noi faremo di esporre bre-
vemente quella che ne sembra invincibile.
Non è dubbio , che ne' tempi antichi i Liguri si sten-
dessero fino all' Arno ; e non essendovi ancora Firenze ,
o essendo luogo di niun conto , egli è certo che il
paese degli Aretini doveva giugnere fino all' Arno me-
desimo. Sappiamo dalla storia che volendo i Romani
rintuzzare le scorrerie de' Liguri , avanzarono le forze
loro in Arezzo : sappiamo che 1' antica diocesi di que-
sta città , ebbe una volta vastissimi confini j indizio
di amplissimo territorio. Nulla è dunque da mutare in
Polibio. Infatti, o noi seguitiamo il sistema di Scipio-
ne Maffei , al quale si attiene anche il sig. Micali , cioè
di emendare il testo degli autori, quando o la serie
de' fatti , o documenti certissimi ne costringono a gin-
224
dicare erronea la volgare lezione, e in lai sistema nulla
sai'ebbe da mutare in Polibio , come dimostra il Guaz-
zesi ; o noi vogliamo abbracciare il sistema di altri mol-
ti , tra' quali i PP. Maurini editori di S. Ambrogio ,
dì nulla mutare nel tasto degli Autori senza 1' autorità
de' Codici , ed in questa ipotesi , sarebbe mestieri che
il dotto Autore corroborasse una variante di sì gran-
de importanza con mostrare in qual manuscritto si tro-
vi il vocabolo Apennino in luogo di Aretini. Ben
Sappiamo che la natura dell' opera del .sig. Micali , e
le angustie di una nota non lascìavan luogo ad una
controversia malagevole per se stessa , e gravissima per
le conseguenze che ne verrebbero intorno all' antica
Geografia ; ma in tal caso è cosa opportuna indicare il
•dubbio , senza proporre nuove lezioni. E ciò sia det-
to per mostrare al chiarissimo sig. Micali la stima che
facciamo della sua Italia. ', stima che gli fu attestata
in voce qui in Genova da che scrive questo breve cen-
no , che iorse giovar potrebbe per muovere gli studiosi
della storia a collocare il lavoro del nostro Autore tra'
libri degni di ornare il gabinetto degli eruditi. s.j
CoRioLANo, Tragedia di Giacinto Stefanini
Genovese. Genova, 1826. Gravier_, in 8.°
Di questa tragedia , che vien riputata la migliore di
quelle composte dallo Stefanini , daremo l' analisi in
altro fascicolo , e da ciò prenderemo cagione di esami-
nare una dottrina di Aristotile , e di farne 1' applica-
zione alle tragedie romantiche. s.
Statistique des Provinces de Savotie , Oneille ,
d' Acqui et de partie de la province de Mon-
dovi jormant V ancien département de Mon~
tenotte , par le Comte de Chabrol de F'olvìc.
Paris, Didot, 1824, voi. 2. in 4-°
Allorquando Napoleone Buonaparte spense il Governo
liigure , la nostra Riviera occidentale venne divisa ia
Ite distretti , S. Remo , Portótnaùrizió e Savona. II pri-
too servi ad ampliare la prefettura delle Alpi-marittime
( Nizza ) ; gli altri due , aggiunto una parte del Pie-
monte , che formò il distretto di Ceva , ed una parte
del Monferrato , che compose quel d' Acqui , costituiro-
no una nuova prefettura ( département ) detta di Mon-
tenotte ( monte ed umil villa nota per una vittoria de*
francesi ) della quale Savona diventò capitale. Ma il
R. Governo , nel!' ultimo ripartimenlo de' Regj Stati ,
divise 1' estinta prefettura di Montenotte in quattro pro-
vince , Savona , Albenga ( dimenticata nel frontespizio
della Statistica ) Oneglia , ed Acqui. Venne soppresso
il distretto di Ceva, il quale giovò a dare maggior esten-
sione alle Provincie di Moncìovi e di Savona. Questi cenni
eran necessari ^^ intendere il titolo di quest' opera im-
portantissima ; dalla quale trarremo notizie pregevoli
ed articoli assai rilevanti , onde arricchire il Giornale.
Per ora non possiamo che dar tributo di lode all' il-
lustre Autore , il quale dopo aver governato il dipar-
timento di Montenotte per alquanti anni , passò a quello
di Parigi, ed al consiglio di S. M. il Be di Francia,
senza dimenticare , nello splendore di tanta metropoli ,
le riviere ligustiche. s.
Lettere di Francesco Maria Zanotti a Giam-
BATISTA Morgagni , colle risposte di questo
intorno alla pubblicazione de" Dialoghi del
primo sulla forza lù^a de' corpi. Bologna ,
Sassi , 1826 , in 8."
All' apparire che fecero in Bologna i tre dialoghi
della forza de' corpi che chiamano viva, sommo stu-
pore prese 1' animo de' filosofi , e de' cultori delle let-
tere leggiadre. Maravigliarono i primi di un libro , che
senza calcoli , senza vanità di figure e di voci tecniche ,
ma quasi per diletto , trattava un argomento difficilis-
simo , e citando soltanto i primi elementi delle cose ,
toglieva una quistione , che aveva esercitato 1' ingegno
s^ occupato le veglie di sommi filosofi. I letterati •'i'v
*5
a 26
dèro con alto stupore , clie le grazie dell' Idioma , il
brio del dialogo , gli ornamenti dell' oratoria , trovassero
luogo naturale in una quistione , che non crasi mostrata
giammai , se non che ispida di cifre e di nomi algebrici.
Noi dunque rendiamo grazie al chiarissimo Prof, e Ca-
nonico Schiassi , che abbia voluto presentare al pub-
blico le lettere che intorno alla forza viva de' corpi si
scrissero 1' un 1' altro que' due grandi ornamenti del
secolo XVUI e dell' Italia , Zanetti e Morgagni. s.
CajetANI Lavr. Monti i Senno habitus an. 1 766.
— — — ' ejusdem. Sermo habitus an. 1781.
ejusdem , Sermo habitus an. 1789.
Bononiae, ex officina Sassiana , 1826 , in 8.* fase. 3.
Questi opuscoli similmente dobbiamo al slg. Prof.
Schiassi , che avendone gli originali , non volle più te-
nerli nascosti j ma pensò di ben meritare di Bologna
sua patria , e de' cultori della lingua latina , pubbli-
cando questi eleganti ragionamenti di quel valoroso Bo-
lognese. Vengon essi preceduti da tre lettere , in cui
sono intitolati dal eh. Editore a' suoi amici , tutte piene
d' urbanità , d' eleganza e florentissime di scelta lati-
nità , onde ben mostransi veramente degae di lui che
le dettò. Noi vorremmo che questi Sermoni , e sì gli
altri elegantissimi del eh. Schiassi , fosser conosciuti ,
quanto sono degni d' essere ; perciocché essendo fre-
quenti le occasioni di conferir le lauree , e dovendo a
tal uopo i promotori tenere un breve ragionamento la-
tino , ne piacerebbe che alla dignità del luogo , e degli
spettatori corrispondesse mai sempre il buon gusto
dell' oratore. L' esempio del Monti , dottissimo nella
storia naturale , e quello del Prof. Schiassi eruditissi-
mo , ci fanno conoscere , che 1' ornamento del colto
ragionare nella lingua del Lazio serve a dare più vivo
^risalto alle dottrine delle cose , e della natura.
Auimadverslo in Bihlicas Societates in Genuensi
AthencBO auguralis Acroaseos ritii perorata a
J. B. D'Albertis P." S. Script, et Hehr. L.
ihid. Professore. Id. nov. 1826. Genuae, typis
Fratr. Pagano , in 8.°
Utile argomento si è proposto l'Autore di questo Di-
scorso inaugurale , e assai conforme alla sua facoltà.
Inveisce contro a quelle società anticristiane , che contro
ì divieti della Chiesa e della repubblica volgarizzano ,
già son molt' anni , i libri della sacra Biblia in ogni
lingua e dialetto con sommo discapito della Religione^
Per ciò poi che spetta all' eloquenza e alla lingua , in
cui tal discorso è dettato , specialmente a chi ha lette
le sovraccennate prolusioni di Gaetano Lorenzo Monti ,
potrebbe cadere in pensiero , che , se è peccato grave
con traduzioni rendere di comune intelligenza i recon-
diti sensi della Biblia , noi sarebbe egualmente di quelli ,
che lodevolmente intende l' Autore d' imprimere ne' suoi
leggitori.
La Divina Commedia di Dante Alighieri con
brevi note di PAOLO Costà. Bologna , tipi Car-
dinali e Frulli. 182,6, in 12., tom. 3.
Precede la vita dell' Alighieri scritta dal eh. chiosa-
tore colla solita iiitidezza , ed ogni tomo oltre le brevi
note a pie di pagina , g'k per la prima volta stampate
nella edizione l^Jaccliiavelliana , contiene in fine alcuno
più estese appendici alle note medesime. L' argomento
di ciascun canto è esposto in un ternario e un quader-
nario , che prende qualità ed espressione dalla poesia
stessa Dantesca. I giovani principianti , a cui è indiritta
questa edizione , potranno trarne non poco profitto.
asa8
Xeonida , Tragedia in 5 atti , di G. B. R. Moreno
tra gli Arcadi Romani Ippalco Metoneo. Ge-
nova, Tipografia Pagano. Pi^esso l'Editore F.
Ricci, in 8."
Nuli' altro diciamo di questa tragedia , se non che è
tina gretta traduzione della francese del titolo seguente :
Leoni das y tragèdie en cinq acles , par M. Pichat ,
de l'Isère , représentée pour la première fois sur le
Théàtrc Francois le 26 novembre 1825, Deuxieme
édition. Paris , Pondiieu éditeur ^ Palais-Rojal , Ga-
lerie de bois , 182 5.
•29
Dialogo sui Paragrandini e grandino-fulmini ,
tra due Professori di Fisica, 'vecchio e gio-
vine , scritto dal Prof. Ferdinando Elice ,
ud instanza di due Società scientifiche.
È più utile dì sbarazzare le scienze
dagli errori che le inceppano , che
ài arricchirle di certe scoperte.
Gio. .Omìco, quante belle scopertesi son fatte dai mo-
derni. La pila di frolla j \ applicazione delle mac-
chine a \apore , 1' illuminazione a gas idrogeno,
i parafulmini (i) , i paragrandini , la ... .
f^ec. Adagio un poco j non confondete i pretesi para-
grandini che sono in contraddizione coli' osserva-
(i) La iBÌa lellera sugli efifelli prodotti dal fulmine nella torre
della Lanterna il 4 geonajo , che fu inserita nell' Antologia di Fi-
renze n.o y3 , ha dato luogo ad alcuni miei amici a pr< pormi questi
dubbj.
I.* Gli effetti del fulmine non sono straordiaarj ed unici come
asserite , anzi sono frequenti , come ci assicurano i Giornali.
2." Voi credete più verosimile che il fulmine abbia prima colpito
il conduttore dove si è fuso , quando è molto più probabile che ab-
bia scoppiato sulle punte, come suol<:; accadere.
Jii quanto alla prima obbiezione osserveiò essere fr<>quenti i casi
di fulmini che hinno colpito i conduttori, e fusti delle punte di-l dia-
metro di uno in due millimetri , e rari quelli di !^\n 5 , ed un solo
riferito da Franklin di 9 circa; ma che abbiano fuso in quattordici
estremila una cordi di rame di 12 millimetri , ec. , non è mii ac-
caduto, e se vi souo degli esempi , mi si dica dove e quando si sono
osservali.
Per ciò che riguarda 1' altra difficoltà , basta riflettere che né ì
fisici , né la natura , per quanto ci è nòto , hanno mai potuto fon-
dere coir elettrico porzione del conduttore che trovasi tra un' estre-
mità e r altra , senza fondere 1' estremila do\e entra il fluido ; e che
l'altezza della Lanterna dal livello del mare è metri 127, 97, si
resterà convinti essece molto piìi probabile che il fulmine abbia prìmn
culpìto il conduttore dove si è fuso , che la crocei
23o
zione e col buon senso , con queste utili inven-
zioni.
Gio. Come, ne dubitate? Se ciò era permesso nel 1818 ,
allorquando 1' illustre LapostoUe fece questa in-
teressante scoperta che onora il secolo ,• ora dopo
tanti fatti che parlano in suo favore non lasciano
più alcun dubbio sull' utilità de' paragrandini per-
fezionati dal celebre professore ThoUard , e da al-
tri ; siccome nulla lascia a desiderare la teoria della
grandine del gran Volta, che serve a comprovarla.
V'ec- L' opinione di Volta sulla formazione della gran-
dine è una mera ipotesi , la quale ben esaminata
non trovasi avere quei gradi di probabilità che
supponete. Quanta diftereuza passa tra la proba-
bilità e la certezza ! Voglio ammettere anche per
vera questa ipotesi : quale influenza può avere un
conduttore metallico di otto o dieci metri , o di
corda di paglia della stessa lunghezza con un filo
di lino crudo o senza , con punta di legno o me-
tallica ?
Gio. Quale influenza ? Quella appunto di attrarre la
materia elettrica dalle nubi procellose , e di impe-
dire la formazione della grandine , essendo l' elet-
tricismo la causa che i vapori si convertano imme-
diatamente in acqua , e questa in ghiaccio. Dun-
que la teoria della grandine dell' imniorlale fisico
di Como è in appoggio dei paragrandini.
V ec. Vi prego prima di così conchiudere , riflettere che
la gragnola si forma ordinariamente, come ben sa-
pete , all'altezza di 1800 metri: ora i vostri più
o ttven buoni conduttori elettrici, quand' anche at-
traessero 1' elettrico alla distanza di io metri , quale
influenza avranno colle nuvole temporalesche? Dun-
que ammettendo anche per vera 1' ipotesi Voltiana ,
conchiudere è d' uopo, che i paragrandini non jjos-
sono impedire la formazione della tempesta.
Gio State in argomento. Voi avete pur detto che la
teoria di Volta è ima mera ipotesi ; dunque il
raziocinio basato su d' una semplice ipotesi , non
vale ad abbattere una scoperta comprovata da tanti
celebri fisici.
fec. Se queste riflessioni non bastano , come dite be-
nissimo , per combattere questa pretesa scoperta ,
su quale altro raziocinio ella si appoggia ?
Gio. Sulle osservazioni e sugli esperimenti , come vi
ho detto fin da principio. Amico , quando i fatti
parlano , i raziocinj devono tacere j anzi questi
devono essere sempre conformi ai fatti , non i fatti
uniformarsi ai raziocinj.
Vec. Benissimo. Ma quali sono i fatti , che provano
1' utilità de' para^randini ?
Gio. I fatti sono tanti e tali , che solo sono imbaraz-
zato nella scelta. Basta leggere il rapporto suU' uti-
lità de' paragrandini della Società Llnneana di Pa-
trigi , e le opere di Thollard , Beltrami , ec. , ed
i Giornali per restarne convinti.
Vec. Tutti questi fatti provano soltanto che la grandine
non è caduta in quei dati luoghi , dove erano i
Aostri paragrandini. Tizio vuole che colà non vi
sia caduta la grrgnuola , perchè ha pronunciato
certe parole e fatto alcuni segni. Sempronio pre-
I tende che non è grandinato in quei campi , per-
chè vi nasce un' erba che preserva dalla tempesta ;
e voi sostenete che sono i paragi'andini , e che
tanto i segni e le parole , quanto 1' erba sono scem-
piaggini (2). Tizio pretende, prima che si cono-
scessero i paragrandini , di avere coi segni e le
parole garantiti più di venti anni questi campi ^
dunque , conchiude , non sono i pretesi paragran-
dini. Sempronio prova con testimouj degni di fede
(2) Àgohardo Arcivescovo di Lione , scrisse verso l'anno 833 un
j libro chi- fu stampalo ori 1606 , nel quale espone come in quell
; età si altribiiiv .no i tenipotali agli stregoni : inveisce con zelo contro
! r iniposlnra di quelli che pietcnduno di saper difendere le CLimpa-
gne dalla giarxliiie , e limprovera il costume di dare a costoro una
porzione dei rjcrolti. Vi S(;no molti , egli dice , i quali esortali ne-
gano la dovuta elemcsina alle vedove, agli orfani , e ciecamente p^^
gaiie quelli che si miilantaDo di difendere i loro campi dalla gra«
gnuoia.
(Geriti j Corso eleni, di Fìsica t. 4 p. 385. Ma-
jocchi, sull'incertezza della Meteorologia p. 27),
che le possessioni armate di paragrandini , quali
«ODO quelle di Costa nella provincia di Bergamo ,
e di Fabro/li a Pistoja , furono danneggiate dalla
grandine, e che sui campi di Dellepiane e Canes-
sa, in cui si fecero i segni , e si pronunciarono ]e
parole , pur pure vi cadde la grandine : invece
le campagne di Maccagli ed Accame, in cui n;i-
sce quest' erba ( eh' egli confessa sinceramente di
non conoscere , e che suo avo non conosceva , ma
che ha sempre inleso nominare dal bisavo , come
un vero e sicuro preservativo della gragnola), da
molti secoli non vanno soggette alla tempesta , e
solo sono state devastate dalla grandine negli
anni 4*^0, 601, 908, appunto perchè in quegli
anni non è nata 1" erba che ha questa virti!i , come
non tutti gli anni i persici, i peri producono frut-
ti : cosi trovai , egli dice , in un manoscritto che
custodisco gelosamente nello scrigno con altre pre-
ziose carte , e
Gio. Vi ho inteso. Almeno sarà lodevole fare degli es-
perimenti per una serie di anni , per accertarsi
dell' utilità de' paragrandini.
y^ec. Fate pur quello che più vi aggrada ; ma io non
posso consigliare alcuno a perdere il tempo e il
danaro cosi inutilmente ; tanto più che ne avete
delle prove non equivoche nei boschi dove sono
un' influita di alberi d' alto fusto , e uelle città
armate di parafulmini, in cui grandiua ugualmente
che altrove. Invece potete cou un certo grado di
probabilità sperimentare i Graudino-fidmini pro-
posti nel 1824 , e descritti nelle Osservazioni suU'
istruzione de' parafulmini approvata dalla R. Ac-
cademia delle scienze di Parigi , stampate in Ge-
nova nel 1826, e poco dopo riprodotte in alcuni .
Giornali.
Gio. Siete pure singolare di non volermi nemmen
consig!iare la prova , quando tante Società scienti-
fiche la raccomandano pel beue dell' umanità.
a33
Vec. Non tralascio dì stimare e rispettare, voi amico
carissimo , ed altri che sono di parere contrario al
mio come non tralascio di ripetere , che i para-
grandmi di Lap estolle , di Thollard ec. , non pos-
sono attrarre 1' elettrico dalle nubi , impedire la
a cun modo la formazione della grandine, formata
che sia, impedire che cada , né hanno la virtù di
repentmamente aquefarla , anzi nella paglia vi si-
conserva più lungamente per essere cattivo con-
duttore del calorico. Dunque con ragione ho detto
da p^riucipio, che i paragrandini essendo in con-
traddizione cou Tosservazione , e col buon senso
non SI devono confondere con quelle utili inven-
zioni.
¥
Gw.Se mutili .ossero i para grand;-!, per molte ragioni
lo sarebbero pure i vostri prediletti grandinofulmini.
f^ec. i grandinofulmini hanno alcieno in loro appoggia
le ipotesi di Folta e di Bellaiii ^ per ciò sono al-
quanto probabili.
Già. Supposto anche che queste vostre macchine im-
pedissero la formazione della grandine , la spesa
di queste sarebbe Diaggiore del danno che reca la
stessa tempesta.
Fec. Se mai 1' esperienza dimostrasse che dieci grandi-
nofulmini bastassero per preservare dalla gragnuola
e dal fulmine un' estensione di 20000 metri (3)
(3) A non pochi sembrerà improbabile quest'asserzione : se si ri-
flette pero che celebri fisici vogliono il raggio delia sfera d' azione
«lei parafulmine doppio della lunghezza della spranga ( il che non
sempre si avvera, come m'insegnano alcune sperienze elettriche che
mi propongo d. pubblicare ) , e che In questa supposizione si può
considerare il grandino-fulmine lungo i8co metri come se fosse una
spranga , la quale dovrebbe preservare un raggio doppio cioè 36oo
metn, ora moltiplicando dieci ( numero d?to dei conduttori) per
Jboo 11 prodotto sarà 36ooo. Inoltre considerando che porzione dei
grandino-lulmini frequentemente Iroverassi immersa nelle nuvole le
quali sono conduttori più o meno estesi , ed in moto , non coibenti
come vuole un moderno scrittore ; in t^l caso dovrebbero i grandino
lulmini togliere , o somministrare 1' elettrico , ora ad una nube , ed
ora ali altra, e così preservare un'estensione forse anche maegiore
01 aooQQ metri. °°
234
in allora la spesa si ridurrebbe a poche lire , quando
ciascuno proprietario contribuisse in ragione della
superficie del terreno.
Gio. Voglio essere con voi condiscendente a segno ,
di supporre possibile quanto bramate ; converrete
però meco clie 1' esecuzione di questo progetto pre-
senta moltissime difficoltà.
f^ec. Convengo : ma la difficoltà di ottenere un gran
bene non è vin motivo sufficiente per abbandonarne
r impresa. Quante difficoltà dovettero incontrare ,
Guttemberg nell' invenzione della stampa , e il ge-
novese Colombo liella scoperta dell' America ! Dun-
que potete con un certo grado di probabilità spe-
l'imeutare i gvancKuoPidmlai. Amico, oggi abbiamo
ragionato bastantemente : ci rivedremo domani ;
intanto immaginate nuovi argomenti per sostenere
i pretesi paragrandini , e delle obbiezioni per ab-
battere i ?;rnndinofulmlm , che io studierò di ri-
spondere agli uni ed alle altre , oppure mi arren-
derò volentieri all' invincibile verità.
V. D. P. PICCONI R.
V. Se ne permette la stampa.
S." GRATAROLA per la Gran Cancelleria.
AVVISO,
Le Figure appartenenti alle Scienze sì del primo , che del secondo
fascicolo si daranno nei susseguenti tosto che ne sarà possibile. JVe
possono ora darsi a tempo attesa V interruzione della Litografia, di
cui per Regio privilegio avendo l'esclusiva il Sig. Ponthenier , non.
ha per anco in pronto quanto e richiesto all' accurata esecuzione di
tali lattari.
235
INDICE.
Scienze.
Osservazioni sopra alcune specie di piante della Li-
guria Occidentale registrate nel Botanico Italiano
del Professore Moretti Pag. ii5.
Di alcune relazioni che esistono tra la cos-
tituzione geognostica dell' Apennino Li-
gure e quella dell' .Alpi della Sayoja . ce 132,
Lettele.
Sonetto, e Lettera inediti del Chiabrera. . « i35.
Bellezze della Commedia di Dante Alighie-
ri , Dialoghi di Antonio Cesari P. D. O.
(^Purgatorio) ce i38.
Sposizione di quel luogo dell' Alighieri
( Purg. XXXIX ) Io vidi le fiamelle an-
dare avante ecc ce i/{g,
Colleccion de los viages ec. Collezione de'
viaggi fatti dagli Spagnuoli .... raccolti e
ordinati dal Cav. de Navarrete per ordine
di S. M. C. Madrid, i825-a6 voi. 2 in 4.° « i55.
J^ersi latini di F. Gagliuffi ce jgo.^
Commedie del Sig. Aw. Alberto Nota . ce i63.
Appendice alla Proposta ec. (^del Cav. Monti) ce i65.
La Gerusalemme liberata di T. Tasso y colle
varianti e note del Colombo e del Cave-
doni , e con pili altre illustrazioni . . ce 168.
Antichi documenti intorno allo Stabilimento
della Zecca di Genova ce ij2.
/ Lusiadi di Camoens , traduzione d'Ant.
JVervi , seconda edizione illustrata con
note ec. Milano, Soc. tipogr. 1821 . . ce 189.
Lettere Familiari di Cristoforo Colombo . ce igS.
Osservazioni Letterarie di Albo Docilio P, A. ce 202.
23j6
Belle Arti.
Matricola Artis Pictorice et Scutarice . . « 208.
JS^ovELLE Letterarie ce 214.
Dialogo sui para-grandijii e grandine-fulmini « 2 a 9.
cà
Hoc opus , hoc studium parvi properemus, et ampli ,
Si patrise volumus, si nobis vivere chari. Hor. <
GENOVA
'y^am/ierm dei,' ^ra/euc ^a^anq
Piazza Nuova N." 43.
aSg
Sopra una sorgente di bitume minerale a Dardagnjr
nelle ^vicinanze di Ginevra.
l
Nota del Sig. L. Pabeto.
1 gran tratto di paese , che estendesi tra la catena
delle Alpi e quella del ,Jura , traversato in varie dire-
zioni dal Rodano , dall' Aar e dai suoi affluenti , come
quello che si direbbe essere già stato il fondo di uà
immenso lago, e presentando generalmente per mate-
riali della sua costituzione geognostica quelli di un ter-
reno di arenaria, ossia macigno a ligniti , non ci cagiona
alcuna meraviglia, se frequenti traccie egli ci mostra di
mate le combustibili : pertanto in non radi punti di
questo paese si estrae del lignite , ma invece , a cognl-
zion mia , meno frequenti son quelli , in cui si trova
una sostanza della stessa classe bensì , ma che , nelle
sue qualità fisiche , presenta alcune diflerenze , voglio
dire 11 bitume minerale , ossia petrolio : essendosene
pertanto recentemente trovata una vena non lungi da
Ginevra , può a chi s' occupa di ricerche geologiche
non far dispiacere il conoscere le circostanze che ac-
compagnano la giacitura di questo combustibile.
E il villaggio di Dardagny a due leghe circa a mez-
zogiorno ponente di Ginevra , situato non lungi dalla
diritta sponda del Rodano tra questo fiume e la strada
che conduce da Ginevra a Lione , strada che serpeggia
ai piedi del Jura ed entra poi assieme col fiume nelle
selvatiche gole di questo monte : quivi in una delle
vicine colline essendosi trovate delle traccie di lignite
venne speranza di ritrovarue maggior copia , e a que-
st' oggetto è stato fatto uno scavo , che ha invece finora
presentato per solo utile risultato l' incontrarsi in uno
strato impregnato di bitume: per giungere a questo, il
primo letto discendendo che si ha da traversare , è com-
posto di vili' arenaria grigia giallastra , un poco mica-
a4o
cea, di. mediocre consistenza e dell'altezza di otto piedi j
è questo seguito da un altro letto ugualmente di are-
naria , ma un poco più dura , grigia turcViina o verdo-
gnola , che fa effervescenza cogli acidi : è questo banco
dell' altezza di venti piedi , e si trova dopo di lui lo
strato , da cui decola il bitume.
Questo strato è ugualmente composto di arenaria , ed
ha pel petrolio di cui è tutto impregnato un colore bru-
no , nella sua parte inferiore soltanto vi sono del no-
doll da esso non penetrati di un' arenaria verdastra più
dura , con parti o piccioli nidi di argilla dello stesso
colore , oppure in certi punti rossiccia : ma quello che
presentano di più interessante questi nodoli , si è , che
solo in essi emmi riuscito di trovare dei resti di corpi
organici : questi resti sono delle conchiglie bivalvi di
acqua dolce assai riconoscibili , che credo poter ripor-
tare al genere anodonta. Il bitume poi , che decola da
questo banco e che si raccoglie giornalmente in piccioli
bacini a questo oggetto praticati nel fondo della mina ,
è di un colore oscuro , opaco , della densith o consi-
stenza della pece fusa', brucia assai facilmente e dà un
fumo piuttosto denso , il suo odore è fetido , né dissi-
mile da quello che spande il petrolio di Salso presso
Parma ,
Al di sotto dello strato precedente , che è quello che
per la sua natura ha maggiormente attirato la nostra at-
tenzione , si trova ancora uno strato che partecipa un
poco della sua natura : infatti è desso composto di mar-
na , o meglio , di psammite , o arenaria macigno marno-
sa , grigia , eft'ervescenle e contiene ancoi-a delle traccie
di bitume che vi è disposto , ma soltanto nella sua
parte superiore, in picciolissimi letti. Finalmente si trova
inferiormente a questo un nuovo banco di arenaria grigia
più dura effervescente : è desso l' infimo di quelli che i
lavori della mina aveano penetrato al momento che l'ho
visitata : forse sarà stato ora intieramente traversato ,
perchè ad un livello inferiore soltanto speravasi trovare
il lignite , scopo di questa esplorazione.
Dalla rapida descrizione degli strati , che arcompa-
gnano il bitume fossile di Dardagny , è facile il vedere
o il sospettare almeno che decola da roccie che fanno
parte della grande formaziofie di arenaria a lignite, clic
porta nella Svizzera francese il nome di molasse e nella
Svizzera tedesca quello di nageljlue-sand , formazione
essenzialmente composta di roccie formate da detritus
di altre e che presentano delle arenarie fine miste so-
vente o sottoposte a degli aggregati poligenici grossolani
( nagelflue dei Tedeschi ) 5 ma la minuta descrizione di
una sezione ove questo terreno ha preso uno sviluppo
considerabile e quella di un' altra , fatta in un punto ,
ove assieme alle roccie citate si trovano pure dei resti
organici analoghi a quelli , che abbiam veduto accompa-
gnare il nostro bitume , faranno maggiormente risortire
per l'analogia delle roccie, l'analogia del terreno delle
vicinanze di Ginevra con quello dei luoghi scelti per
esempio e che indubitatamente alla formazione di are-
naria o lignite appartengono , come quelli che per tipo
di delta formazione si potrebbero considerare.
11 primo esempio è nelle colline che sovrastano im-
mediatamente a Losanna , dove un profondo vallone che
scende dal Jorat mette a nudo una sezione molto inte-
ressante ; quivi al di sopra di una massa non misurata
di arenaria macigno , a cui incombe la città , si trova
dapprima un banco di marna un poco sabbiosa , di co-
lor turchino , poscia due o tre alternative di arenarla
macigno (^psammite molasse Brong) e di marna in letti
di mediocre altezza , ai quali sovrasta un banco consi-
derabile di altra arenaria grigia lina , da cui vengono
tratte delle pietre da costruzione ad uso della città : in
questo banco evvl un letto o meglio vena di materia
combustibile , vi sono pure delle foglie di piante dico-
tiledoni e delle conchiglie di acqua dolce. Segue dopo
questo uno strato di argilla un poco marnosa , di color
bruii ciocolatto , che presenta un principio di struttura
globulare , poi viene un altro banco di altra argilla
ugualmente marnosa , ma di color turchino a macchie
rossiccie , a questo sono sopraposti un banco di arena-
la , e due banchi di argilla marnosa , ripetizione dei
due precedeuti , finalmente tutto questo è ricoperto da
banchi di una specie di aggregato a piccoli grani, spesso
interrotto da piccioli letti di marna.
Il secondo esempio è pur tratto dalle vicinanze di
detta citlà , e perciò a picciola distanza dal primo ,
cioè alla mina di lignite di Paudé : non mi estenderò
a darne la descrizione , perchè già data da altri e perchè
vi vediamo comparire le stesse roccie che nell'esempio
precedente , vi è solo di più un calcareo bruno che ac-
compagna il lignite , il quale è ripieno tra gli interstizi
delle sue sfoglie di conchiglie di acqua dolce univalvi
non solo, come le planorbi , le limnee , ma anche bi-
valvi , quali le anodonte , che pure assieme al bitume
di Dardagny abbiamo ritrovate. Osserverò soltanto che
in vmo strato di marna a vaij colori , sottoposto al li-
gnite , ho ritrovato del gesso fibroso , come ve ne è a
Verni r presso a Ginevra, sotto il lignite, e come se
ne vede a Celle ed Albizzola nella riviera di Genova,
disposto in picciole vene in una marna argillosa a var)
colori , che è pure in questi due ultimi luoghi accom-
pagnata da un' argilla brun ciocolatto a struttura glo-
bulare : cosicché in qualunque punto sebben lontano
una formazione si presenta ( ed a parer mio la forma-
zione di Cadibona e Celle sono contemporanee alla mo-
lasse di Svizzera), uguali sono generalmente i feno-
meni che 1' accompagnano.
Dedurremo da questi esempj e dall' identità delle
roccie e degli esseri organizzati ne' luoghi da noi ci-
tati , che identica ne è la formazione , e che si deve
ragionevolmente assicurare che il bitume di Dardagny
si è formato in mezzo ad un fondo lacustre nel tempo
che si formava il terreno di arenaria a ligniti. ]\è è
questo contrario a quanto già si sapeva su varie sor-
genti di detto combustibile : ve ne sono varie in Un-
gheria , secondo il sig. Beudant , che sorgono da un.
terreno analogo, e in esso, al dir dello stesso Autore,
sorge quella di Seyssel in Savoja. Non però da quanto
si è detto sarebbe conforme alla verità il dedurre che
ogni sorgente di bitume a questa sola epoca di forma-
i43
zione si debba esclusivamente attribuire j ebe anzi lo
ritroviamo in varj punti riunito a ten-eni che pajono
di lunga data anteriori a quelli , che veniamo di no-
niinare ; così in Francia , dipartimento dell' Ain , è ci-
tato nel calcareo del Jura , ed in Italia ( Sassuolo presso
Modena , Salso presso Parma ) sebbene sorga apparen-
temente dal terreno terziario e decoli realmente da un'
arenaria quasi analoga a quella di Svizzera , pure noa
si può dire che sia con quest' ultima contemporanea ,
perchè è accompagnata da calcarei che sembrano di
formazione intermediaria o almeno secondaria , né vi
sono ancora osservazioai che ci provino che 1' arenaria
debba essere da essi disgiunta , mentre invece tutte ci
fanno propendere a credere il contrario.
Fissato così che il bitume di Dardagny appartiene
alla formazione di arenaria a ligniti ( grès à lignites
Humboldt ; sarebbe pregio dell' opera il determinare se
questa formazione sia , secondo lo crede Humboldt ,
contemporanea all' argilla plastica di Parigi , oppure ,
secondo 1' opinione del sig. Brogniart , appoggiata dal
ritrovarsi nella molasse di Svizzera e di Cadibona delle
ossa di mammiferi terrestri se , dico , delta formazione
sia contemporanea al gesso a . ossami di Montmartre :
ma una così ardua questione , per decider la quale non
vi sono prove dirette di superposizione , non può essere
trattata negli angusti limiti di una semplice nota , e
solo col tempo e con osservazioni fatte in altri punti
potrà essere messa in piena evidenza.
»44
Osservazioni intorno al Vaiuolo.
X->'e osservazioni intorno al Vaiuolo umano sono men
frequenti a' nostri giorni o meno conservate forse ,
perchè la vaccinazione , questo grande ritrovato che
forma l' epoca più memorabile e benemerita della me-
diciua , ha ormai debellato la ferocia di quel contagio.
'Alcune opinioni però adottate pur anco fra i dotti ,
come quella del credersi alcuni individui naturalmente
non soggetti al \aiuolo hanno cagionato talor funesti
accidenti ; fra molti de' quali è pur luttuoso il recen-
tissimo dell' illustre successore ed emulo di Buffon La-
cépede , che promotore zelantissimo del vaccino ha tra-
scurato per se quel presidio che tanti anni, e si gene-
rosamente , fece partecipare a' suoi simili. Il vaiuolo
non perdona forse ad alcuno , ove concorrano date
circostanze ed opportunità a comunicarsi , sia che ma-
nifestamente attacchi , o in segreto nel seno ancora
della madre. Da questa seconda maniera di contrarsi ,
per lo pili non manifesta , deriva , se mal non ni' ap-
pongo , 1' apparente immunità d' alcuni individui : gio-
va perciò tener conto delle osservazioni che confermano
la suscettività al vaiuolo nel feto , e di queste una ben
distinta e notevole essendomisi presentata nelle mie va-
cinazioni praticate dal 1802 a questa parte ( soltanto
come pratica benefica , ed onorevolissima soprattutto nei
fasti della Medicina ) ho stimato non affatto inutile
il darne breve ragguaglio per quelle deduzioni che
per avventura potessero indirettamente emergere a prova
della probabilmente univei'sale attitudine al vaiuolo , e
del bisogno comune per conseguenza di premunirsene
col vaccino.
Gastaldi Luigi, figlio di contadini che hanno sempre
ricusato ostinatamente la vaccinazione , è il soggetto del-
la mia osservazione. La di lui madre di esso gravida ,
negli ultimi mesi di gestazione ebbe ad assistere altri
24S
suoi cinque figli tutti ad un tempo gravemente attac-
cati dal vaiuolo , e fu esposta , quasi in pena della pro-
pria caparbietà , a molti stenti e disagi per più setti-
mane.
Nacque il Luigi dopo due mesi in circa da tale
avvenimento , e comparve segnato alle tempia princi-
palmente e ad altri tratti della superficie cutanea da
cicatrici attribuite al vaiuolo , e non senza ragione , poi-
ché ne avevano tutte le caratteristiche apparenze. Cu-
rioso di chiarire il fatto , ho procurato di vaccinare il
detto bambino all' età di un anno incirca , cioè neU'
ora scorso anno 1826, il che ho eseguito direi quasi
violentemente per la tuttor restìa e troppo ostinata
madre.
L' innesto riuscì senza effetto di sorta , laddove altri
tre vaccinati contemporaneamente ottennero un' esito
compiuto e ne diedero pure indizio colla pronta ria-
zione e flogosi istantanea ai margini delle incisioni
nell' atto stesso dell' operazione. E si noti che in que-
sti la vaccinazione fatta col pus delle medesime pustole
erasi effettuata dopo del Gastaldi e di notte a fioco
lume di lucerna. Non contento della prima prova , la
replicai , come ragion voleva , a più beli' agio e dili-
genza dopo venti giorni , e per maggiore comparativa
evidenza volli vaccinare ad un tempo una sua sorella
già bucherata dal vaiuolo contratto nella succeunata
epoca della gravidanza.
Lo stesso risultamento uniforme si nell' uno che nell
altra apportò piena conferma alla possibile certezza
del vaiuolo sofferto dal feto nell' utero , sana d' altronde
ed immune la madre , che già dall" infanzia lo aveva
sostenuto.
Osservazioni di questa fatta , o somiglianti , trovo es-
sere registrate nelle storie mediche dai Ludwigh , Ro-
«enstein , Hoffman , Le Febure ed altri. E il nostro
Azzoguidi forte delle concordi annotazioni di grandi
pratici ed anatomici, come Mend , Ildand , Ruischio,
aveva già combattuto la sentenza contraria dei medici
Napoletani e di Gotunnio sopra tutti , che assicurava
240
essere il liquore dell' Amnios , in cui nuota il feto , u«
preservativo da qualunque contagiosa impressione in
quel ricettacolo. Nella qual controversia riesce d' argo-
mento ancor più valido il caso presente , poiché sono
ben rare ( come nota Borsieri ) quantunque non meno
vere , le osservazioni di feto vaiuolante venuto a luce
con bottoni vaiuolosi , o con vestigia di essi manifeste
alla cute , intatta rimanendo ed invulnerata la madre
sia dal vainolo , che dai fenomeni di questa malattia
durante la gestazione (i).
Giuseppe Frank adduce esempio da esso veduto ed
esaminato di feto vaiuoloso , ma dato in luce da madre
egualmente affetta da vainolo. Fernelio però notò ben
chiaramente il caso del feto nell' utero attaccato da
questo esantema , e quindi sottoposto a tutto il trava-
glio di quel morboso processo , senza che la madre ne
fosse menomamente offesa. E viceversa si riportano da
Mauriceau , sulle malattie delle gravide , non dubbie
e molteplici osservazioni di donne gestanti colpite e
malconcie dal vainolo, che non propagossi punto ai
loro portati a malgrado di ampia ed assai grave infe-
zione nel materno organismo.
Quindi è che il fatto sovra enunciato non è forse
tanto raro , come si reputa comunemente. Ma se con-
siderato isolatamente non fa che aggiungere una osser-
vazione di più ad altre parecchie notate da' pratici ,
parrai però che possa riguardarsi come meritevole di
particolare menzione in quanto che da esso e da quelle
m complesso si può con ragione dedurre :
i.° Che ogni qualvolta donne gravide assistono vaiuo-
losi, e nuotano , a cosi dire , in una atmosfera di effluvii
contagiosi ed a contatto con figli vaiuolanti , succede ,
forse più spesso di quello che per avventura si creda ,
la contagiosa comunicazione al feto.
(«) Negar! Iiaud potest eos (faltis) in liicem editns plures vario-
las in cute estantes , aut earuai vestigia satis couspicua habuisse ,
tum eliam , cura mitres, quod sane rariiis est, dum utero g«sta-
reot, variolis non Lboraverinl. (V. Borsieri d» Variolis inslit. Med.
Pract. )
«47
2." Che si ha un argomento in questo fatto da ere*
dere , che anche nei soggetti fatti immuni dalla sofferta
malattia , s' introduca nondimeno nella loro circolazione
il virus esantematico dopo esservisi esposti per lungo
contatto , cosi che il sangue da questo conlaminato , e
che pur scorre innocuo pei vasi e per 1' organico tes-
suto della madre, che ha già espiato ampiamente 1' ori-
ginaria suscettività al vainolo , valga a riprodurre il
morboso irritante processo a contatto della vergine fi-
bra del feto. — Cosa notevolissima , pare a mio avvi-
so , che mentre dimostra la comunione circolatoria fra
la madre e '1 feto , sembra confermare vieniagglor-
meule la tanto vera , quanto difficilmente spiegata li-
nea di separazione fra i due individui , il cui organisi
mo trae pur vita ed alimento da fontp comune.
3." Che quindi non pochi individui giudicati essere
per natura esenti dal vaiuolo , non sono probabilmente
tali per condizione peculiare di temperamento o di co-
stituzionale attitudine , ma sibbene per averlo contratto
e ricevuto dalla madre per un siffatto occulto tramite
che d' ordmario non lascia traccia dopo di se , forse
per la somma opportunità nel cavo dell' utero ad un
più benigno esantematico processo (2).
Dal che tutto per ultimo pare potersi derivare quasi
un precetto o necessaria regola di prudenza che le
gravide debbano tenersi attentamente in guardia e di-
stanza dai vaiuolanti , ancorché esse siano state vacci-
nate , o abbiano già incorso il vaiuolo , per non esporre
a quella contagione una parte di se medesime nei te-
neri feti ; che potranno poi più cautamente e blanda-
mente esserne preservati col vaccino.
FRANCESCO Buffa.
(2) Analoghe osservazioni potrebbero addursi a prova del più be-
nigno andamento del vaiuolo in patti meno esposte alla liber.i im-
pressione almosfcrrica. — Itoli ha notato che le pustole v^iuolose
sulla lingua si disquamano più prontimenle e felicemente che io
ogoi altro luogo. « E per ragione opposta , si può soiigiuugere ,
la cute della fircia vien forse a preferenza guasta e sformata da
più lungo e pertinace corso del virulento malore.
a-48
Del Regio stabilimento Balneo-Sanitario del Si-
gnor Professore Pietro Paganini d'Oleggio ,
jLettere tre di Mauro Ricotti Dottore in Fi-
losofia e Medicina , Medico delV Ospedale di
Voghera. Ivi, 1827. in 12.
È
scopo di queste lettere il dare ragguaglio del nuo-
vo stabilimento dei Bagni d' Oleggio , ed offrire un
omaggio di lode e di riconoscenza alla generosa ed
illuminata impresa filantropica del Professore Paganini.
Premessa una lettera del Dottor Buffa d' Ovada in
cui ravvisa l'opera del Paganini qual nuovo ritrova-
mento degnissimo di essere distinto fra i progressi ve-
ramente utili della medicina pratica , come suppleltivo
mezzo efficace di cura in que' lenti mali d' indole flo-
gistica , ove specialmente sarebbero men tollerate le
sanguigne ed altri eroici rimedii , introducendone dei
più attivi fra questi per via affatto innocua , meno
stanca da elementi igienici e terapeutici e di una ge-
nerale relazione ; dopo aver accennato che un tal me-
todo balneario artificiale , torpente sedativo soprattutto,
potrebbe convenire di vantaggio forse in alcune febbri
e flogosi acuto-croniche pertinaci ricorrenti , sia che
attacchino il sistema vascolare uni\ersale , o quello par-
ticolarmente del tessuto nerveo , nutre speranza il Dot-
tor Buffa che da questa nuova foggia di amministrare
i più possenti farmaci per la via dell' ampio apparato
dermoideo , si possa in alcun caso giovare più sicura-
mente , non senza speranza di giugnere fors' anco a
sminuire per tal modo il novero dei mali ribelli alla
medicina.
Dato un siffatto cenno preliminare , il chiarissimo
Autore D. Mauro Ricotti nella sua prima lettera si fa
ad esporre meritamente i pregi sommi dell' instituto
d' Oleggio per la scelta del luogo incantevole , pel sito
amenissimo , per 1* attitudine indefessa ed umanissima
dell' iustitutore , e pel suo clinico valore mostratosi emi-
nentemente in fra gli altri nella guarigione d' una Da-
migella d' Alessandria , non che di alcuni ammalati
nazionali e di forestieri accorsi da diverse parti di Eu-
ropa , partiti da Oleggio assai soddisfatti , ed apporta-
tori nelle rispettive nazioni di tutt' altri sentimenti verso
il Dottor Paganini , che di quelli eccitatisi nella propria
Italia da taluai pur troppo proclivi a detrarre bassa-
mente a' loro più degni compatriotti , massimamente se
animati dal lodevole impulso di aggiunger nuovi allori
alla scienza e nuovi benefizj all' umanità.
Viene poi toccando nella seconda lettera il fiore di
ogni eccellente dottrina , di cui fa tesoro il Paganini ,
e che seppe raccogliere con eccletica perspicacia dalle
opere immortali non meno che dalla voce de' sommi
maestri dell' antica e moderna età ', non entusiasta cieco ,
né sprezzatore stupido d'ogni nuova razionale, ducor-
chè sistematica investigazione e pratica applicazione;
ben lontano in questo dal procedere di non pochi a
nostri di , i quali o per animo ignobilmente preoccupato ,
o più spesso per men degno riguardo , quasi corteg-
giando non so qual retaggio di stazionaria ed immo-
bile superba ignavia d' intelletto , menan vanto d' es-
sere inaccessibili a qualunque nuovo lume o progresso
d' ingegno , adontandosi in certa guisa di poter venire
in sospetto d' una onorevole complicità coi tentativi del
genio specialmente Italiano j quasi che tutto 1' edifizio
della scienza fisico-medica , per essere questa appunto
figlia dell' esperienza e dell' osservazione , non si com-
ponesse , o corapor non si dovesse di tutte le sperienze,
pensamenti ed osservazioni successive , tanto più solide ,
confermate e rispettabili , quanto meglio moltiplicate
ed emergenti da più esteso luminoso comparativo svi-
luppo dalle più rimote fino alle ultime più tarde età.
Si accennano quindi le ben condotte e mirabilmente
riuscite cure per lo spinoso campo delle pervicaci cro-
niche malattie colle frenate o moderate flogosi insidiose
nelle sue più recondite orditure ; argomenti certo pre-
25o
éipui in favore di questa nuova maniera di cllnica e
terapeutica industria , onde ribattere gli atlacclii e le
calunniose dubbiezze mossele incontro da diverse pas-
sioni.
Compie finalmente la terza lettera additando il gra-
do di analogia fra la dottrina del Paganini e quella
del famoso clinico di Bologna. Discende poi a più mi-
nuti particolari, descrivendoci l'armonico ben divisato
ed eseguito piano d' instituto balneario , la distribuzio-
ne della fabbrica magnifica , il numero de' bagni , i
sotterranei , le macchine fumigatorie solforose e gazose
in generale e tutta la doviziosa supellettile chimico-
farmaceutica ; le naturar ed artefatte bellezze campe-
stri , i varii olezzanti giardini , i folti boschetti d' in-
digena ed esotica ricchezza , i lussureggianti vigneti ,
le acque zampillanti e stillanti sotto ogni forma e tem-
peratura , il magico apparato della caccia e dell' uccel-
latore , la pesca , gli esercizi ginnastici e meccanici di
ogni maniera j le danze , il Teatro , la Biblioteca , i Mu-
sei ; e tutto che può rinvenirsi e raccozzarsi meraviglio-
samente in un sol punto di terapeutici ed igienici pre-
sidii , di fisico e morale soccorso , e di meccanica ed
intellettuale ricreazione a ricovero e giovamento delle
vittime d' inimica Igea.
]\on mancano per ultimo le onorate testimonianze
sul pregio singolarissimo dei bagni d Oleggio fondati
dal Paganini , riferite in elegante e dotta annotazione
del Dottor "Vaquié tratta dall' opera del celebre Alibert
sullf. acque minerali più asitate in tnedicina , e quelle
pure del rinomato Dottor Valentin , non che le alte
dimostrazioni di parziale benevolenza compartite da
augusti Personaggi regnanti all' ammirato ed attentamente
disaminato Stabilimento ben' atto sino da suoi princi-
pi a procacciare con vero pubbli("o vantaggio , decoro ,
rinomanza e lustro alla comune Patria nostra.
P. B.
il
Memoria intorno ai mezzi di provvedere un acqua
perenne al nuovo progettato quartiere di Ca-
rignano , senza toccare a quella del pubblico
acquedotto.
Si. u certamente con prov\ido consiglio dal Corpo Ci-
vico divisata 1' ampliazione della citta sul colle di Ca-
rignano , a supplemento del caseggiato di cui 1' orna-
mento ed il comodo esigono la demolizione nelle parti
più interne della medesima.
Qual sito infatti si potea rinvenire in tutto il ricin-
to , e più comodo per gli accessi , e più salubre per
r aria , e più delizioso per le vedute ?
La scarsezza dell' acqua è il solo obbietto plausibile
che paja alquanto scemarne la convenienza.
Egli è vero , che col rinforzo dell' acqua di recente
introdutta nel pubblico acquedotto sembra a prima
giunta , che divenga disponibile a favore delle novelle
costruzioni il vistoso numero di 80 oncie o bronzini }
ma oltreché 1' acqua aumentata basterà forse appena a
supplire ai bisogni dell' altro nuovo quartiere , non che
a quelli degli antichi , specialmente attinenti al braccio
orientale del pubblico acquidotto , quale spesa enorme
non si chiederebbe per condurre per via di tubi chiusi
o sifone una massa considerabile d' acqua dalla presa ,
che non può supporsi più vicina dei contorni di Saa
B-Occhino fino al punto culminante di Carignano , vale
a dire alla piazza di Vialata , e con poca declinazione
a quella della Basilica ?
Quindi è che a costo eziandio di grandi spese riu-
scirebbe infinitamente più favorevole all' economia ru-
stica e civile , il trovare una massa d' acqua indipen-
dentemente da quella che entra in città per la via dell'
esistente acquidotto. Dissi all' economia rustica e civile ,
poiché volendo stabilire sul colle di Carignano un in-
tiero quartiere , 1' abbondanza dell' acqua che si potes-
se rivolgere ad irrigazione della campagna , fornirebbe
colle ortaglie concorrentemente a quella che fosse im-
piegata in usi di macchine o d'ofEcine, alla sussistenza
ed al comodo immediato della nuova colonia.
Ora io credo , che questa massa d' acqua affatto in-
dipendente si possa condurre suU' alto di Carignano
mediante una macchina a vapore , stabilita al piede
delle mura della Stria I\o o 5o passi al dissotto della
Croce eretta lunghesso la strada dirimpetto all' orto
del Rubado.
Prima di entrare in qualche dettaglio d' esecuzione ,
mi si permetta di osservare , che questa invenzione del
secolo XYIII , a differenza di tante altre cadute da se
medesime nell' obblio , non ha cessato da 60 anni dal
far sempre nuove acquisizioni nella sua costruzione ,
nel suo esercizio , nelle sue applicazioni. Pieni ne sono
i Giornali scientifici , e quel che più importa le offi-
cine , e 1' economia delle nazioni più colte che abbrac-
ciano con entusiasmo , e coltivano con soddisfazione i
sempre nuovi suoi miglioramenti , il che vuol dire ,
che 1' invenzione della macchina a vapore non va sog-
getta ai vizj radicali che cagionarono la desuetudine
delle altre invenzioni sue compagne.
Ma se la fama non è ingannevole ( e per certo sem-
hta. non esserlo, mentre l'industria d'un popolo riva-
le ne è stata scossa ) , i recentissimi decisivi migliora-
menti apportati in Inghilterra , dal Signor Perkins (i)
a questo genere di macchine sono di una natura cosi
straordinaria , che divenute prodigiose nella loro forza
ed ammirabili nella semplicità e nell' economia , poco
mancherà che non diventin col tempo , il più univer-
sale dei mobili.
(1) L'invenzione del Signor Perhins fu hrevettata nel dicembre
1823, dopo che due altre invenzioni lo er^no siale nei mesi antece-
denti j e tosto gli economi francesi alzarono la voce , <<fBncbè il go-
verno si guardasse dall' accordare la privativa a speculatori privati,
che introducessero in Francia la macchina di Perkins , tanto era il
vantaggio che se ne ripromettevano a favore dell'industria nazionale.
a53
Basti il (lire che la spesa di stabilimento si riduce
alla metà del prezzo delle macchine più perfezionate ,
e il consumo del combustibile , che fu annunziato come
ridutto al solo decimo , si confessa asseveratamente dai
più sciiipolosi , non esser maggiore di quattro quinti (2).
Ora se la macchina a vapori tanto ancora lontana
da quest' ultimo presso che incredibile perfezionamento
meritava già di esser preferta al rimanente delle forze
motrici (tranne 1' acqua nel casi , in cui si presta im-
mediata al servizio ) qual economia non si è in diritto
di rlprometlersene dopo 1' insigne miglioramento del
Signor Perkins ?
In quanto poi alla destinazione di tal' macchina iu
uso di elevar acqua , ella è così natui'ale , che dessa
non ebbe dapprima altro impiego , come lo dimostra
la denominazione stessa di trombe a fuoco - pompe à
feu - colla quale fu per gran tempo conosciuta.
A tacere di mille altri esempi, sono le trombe a fuo-
co, che disseccarono e che disseccan tuttavia le terre
paludose d' (blanda, e le miniere di carbon fossile della
Fiandra, dell' Annonia e del Paese di Liegi, le quali sa-
rebbero quasi dapertuito sommerse dalle correnti sotter-
ranee, se queste Macchine non ne estraessero le acque,
facendole salire da 4oo fino a 65o piedi d' altezza.
Questi fatti si notorj , cosanti ed innegabili, bastano
a dissipare qualunque dubbiezza intorno alla loro riuscita
nell' applicazione che forma il soggetto della presente
Memoria.
Ecco il mio piano corredato d' un bilancio, della con-
futazione degli obbietti, e dell' enumerazione de' suoi
vantaggi. Non mi curerò gran fatto, come feci sin qui,
delle nitidezza dello stile: quando si tratta d'affari, la
I chiarezza ne è il primo merito , e può essere anche il
I solo.
(2) Io son d'opinione che l'invenzione di Perkiìis , consista ia
,\ una felice applicazione delle esperienze di Voolf , eseguite nel 1809,
dalle quali risulta , che la forza espansiva dei vapori era aumentabile
in ragione diretta dt U' aumento dei gradi di calore. Che che ne sia ,
la gloria del Signor Perkins non è meno sicura e ben meritata.
254
Stabilimento della Macchina.
Io suppongo , come dissi , che si scavi nell' nlveo
del Bisagno il pozzo , o serbatojo là ove mette capo
l'orto adiacente sW ositria àoi Rubado , 4° o ^o passi
al dissolto della croce. La grandezza del pozzo dovrà
essere in ragione diretta della massa d' acqua , che si
pretende di elevare j e se , per esempio , fosse questa del
volume d* un palmo quadrato genovese , vi farebbe
probabilmente mestieri di un pozzo del diametro di
trentadue a trentasei piedi , oltre il canale derivatorio
di cui diremo in appresso , acciocché lo sgocciolare con-
tinuo dell' acqua sotterranea , da tutta la circonferenza
del fondo e delle pareti , somministrasse senza interru-
zione la quantità equivalente all' acqua attinta , ezian-
dio nelle siccità più ostinate. Per riuscirvi , converrebbe
aver già belle e preparate le pietre di taglio destinate
alla costruzione del pozzo. Dopo ciò si comincia dallo
scavare nell' alveo ghiajoso del torrente una fossa cir-
colare d' un diametro maggiore del sumentovato. Ap-
pena s' incontra 1' acqua , i pompieri applicano le trom-
be da una parte , mentre gli operaj continuano a sca-
vare dall' altra. A misura che lo scavo si abbassa è
d'uopo aumentare il numero o la forza delle trombe ,
finché il loro complesso formi qualche cosa di più
dell' acqua dimandata. In tal caso si prosegue a scavare ,
non solo fino a tanto che , malgrado 1' azion perseve-
rante delle trombe , si giunga appena a non lasciarsi so-
verchiare dall' acqua filtrante , senza però riuscire ad
abbassarne sensibilmente il livello , ma se riesce possi-
bile , fino ad un metro almeno al dissotto del livello
del mare j dopo di che , perseverando sempre 1' azion
delle trombe, si stabilisce il cerchio , e si procede alla
costruzione a secco della parete circolare del pozzo colle
pietre già preparate.
Credo inutile l' avvertire , che una tale operazione
dee farsi durante la massima calma del mare , e la
massima siccità del torrente.
Dedotta la parete all' altezza dell' alveo usuale del
55
torrente , la nettezza dell' acqua , e la garanzia dalle
piene vorticose consiglieranno di coprire il pozzo con
un volto robusto , lasciandovi una bocca a sportello per
evacuarne di periodo in periodo la belletta , clie vi
andasse filtrando insiem colle acque. Intanto un canale
sotterraneo di derivazione le porterà alla falda della
collina nel punto ove sarà stabilito l' edifizio per la
macchina a vapore, e l'esercizio delle trombe aspiranti
per cui l'acqua s'innalzerà sull'alto delle mura. Quivi
sarà stabilito il cosi detto castello d' acqua , da cui partirà
per via d' arcate 1' acquidolto diviso in uno o due ra-
mi , secondo che le località ed il comodo , ne suggeri-
ranno agli uomini dell' arte 1' utilità o il bisogno.
In questa prima concezione io mi sono permesso al-
cuni dettagli architettonici , non già colla mira di pro-
porre un disegno da eseguirsi a puntino , che ben al-
tre considerazioni ed esami a tal uopo si chiederebbono,
ma per fornire dei cenai che rendessero intelligibile il
mio progetto.
Pria di discuterne col calcolo alla mano 1' nttivo ed
il passivo in linea d'economia, preveniamo alcuni ob-
bietti , capaci per avventura di farne sospettare l' im-
possibilità o l' inconvenienza.
Obbiezione I."
h, egli credibile , che nelle massime siccità della sta-'
te , il pozzo progettato sia in caso di fornire costante-
mente una massa tanto considerabile d' acqua senza
esaurirsi ?
Risposta.
II timore dell'esaurimento è affatto vano. L'espe-
rienza dimostra , che per quanto intensa sia la «iccità
estiva , i torrenti che al par del Bisagno sono alimen-
tati da molte sorgenti perenni , non mancano giammai
di un corso apparente nella loro parte più alta , cioè
pili vicina alle sorgenti medesime , e se quindi 1' acqua
i si abbassa e si profonda nell' alveo ghiaioso , non si
I estingue però malgrado il consumo de' pozzi adiacenti ,
256
ma continua il suo corso sotterraneo fino alla foce ,
ove non di rado avviene, che, il mare ingrossando, ne
alzi talora il livello , e la faccia divenir apparente in
forma di picciol lago. E certo intanto , che alla foce
si diriggono tutte le correnti sotterranee , e che quivi
non possono abbassarsi al dissotto del livello del mare
che serve lor di barriera. Ciò supposto , essendo il no-
stro pozzo più basso d' un metro del livello del mare ,
è chiaro , che verrebbe alimentato da tutta la massa
delle correnti , che mettono capo nel bacino del Bi-
sagno , rimpetto alla cui vastità, l'estrazione continua
d' un palmo quadrato d' acqua , è una frazione di bea
poco momento (3).
Obbiezione II."
Sarà almeno sufficiente a fornire 1' acqua proposta lo
sgocciolare d' un pozzo di 36 piedi di diametro ?
Risposta.
Convien mettere in conto non solo la sgocciolazione
laterale , ma molto più lo scaturire impetuoso del fón-
do , oltre il cimale di derivazione forse non meno lungo
di cento palmi e probabile che somministri un pro-
dutto equivalente , se non maggiore , a quello del pozzo.
Obbiezione III."
L' acqua progettata sarà ella di qualità salubre , e
perciò servibile per 1' economia rustica ed animale ?
Risposta.
Lo sarà quanto lo siano quelle dei pozzi situati alla
(i) Giova l'osservare, che di tutte le sorgenti , gemitivi , ed acque
di qualsivoglia natura, che scaturiscono in tutto il bacino del Bi-
sagno non piìi che sci , ( o se cosi vuoisi sette , comprendendovi il
Torbido della sponda destra ) vengon raccolte dal pubblico acqui-
dotto ; le rimanenti di questa sponda , e per intiero quelle della si-
nistra , corrono libere oell' alveo del Bisagnn. Ma che son mai le acque
apparenti d' un bacino montuoso , a fronte delle sotterranee , che
quinci e quindi sono strascinate dal loro peso a metter capo nella
yarte piìi bassa , ovvero alveo del fiume , o torrente che sia ?
stessa distanza del mare negli orti che stanno alle spalle
del borgo del torrente , e del Lazzaretto della Foce , e
vuol dire che sarà di qualità eccellente e tanto mi-
gliore di (juella del pubblico acquidotto , quanto che
avendo comune P acqua suddetta l'origine, si sarà an-
data vieppiù purificando mediante il filtro di più mi-
glia a traverso del letto ghiaioso del Bisagno.
Obbiezione IP ."
La vicinanza del mare non comunicherebbe alla lun-
ga , mischiandovi le sue acque , la qualità salmastra an-
che a quella del nostro pozzo ?
Risposta.
Ciò non può accadere , come non accade nei pozzi
adiacenti alla Foce sia del Bisagno , che degli altri tor-
renti , sebbene in maggior vicinanza del mare , e sca-
vati come il nostro ad un livello più basso del mede-
simo. La ragione si è , che il livello delle acque ma-
rine serve bensì di barriera alla corrente delle terrestri
che nelle prime vanno a poco a poco infiltrando , per-
chè discese da un livello più elevato , ma le acque
marine di lor natura più basse non invadono le terrestri.
Ne lidi stessi , ove la mancanza di correnti sotterra-
nee dolci e terrestri , fa si clie i pozzi siano alimentati
dall' acqua infiltrante del mare , per poco che questi
siano lontani dalla spiaggia , ricevono un' acqua presso
che dolce, mediante lo spoglio delle parti saline, che
1' acqua del mare va subiado col passare a traverso di
un filtro si largo , e si denso d' arena , qual è quello
che s' interpone fra il pozzo ed il mare.
Del resto non è questo il caso nostro ; poiché il pozzo
proposto non sarebbe alimentato dall' infeltrazione ma-
rina , ma bensì come abbiamo ora osservato , dalle cor-
renti dolci terrestri del Bisagno.
N. B. Io non concederò 1' onore d' una formale ob-
biezione al ribrezzo che certi schizzinosi potessero con-
cepire per la nostra acqua , in grazia della prossimità
del pozzo non già ai sepolcri della Foce , poiché ne
dista per più di mille palmi , ma bensì alla strada che
vi conduce. Se taluno di tali stravaganti per avventura
esistesse , caderebbe in acconcio la risposta dell' agnello
d' Esopo al Lupo , se pur meglio non vi quadrasse la
negazion del supposto ; giacché i sepolcri , comunicano
certamente col mare , ma non gih col Bisagno. Lascio
da parte che dopo le costruzioni in Carignano , non v' é
da dubitare che non vengano alla perline detti se-
polcri traslocati , per liberare queste , e la bella pas-
seggiata delle mura di Santa Chiara da un fetore , le
cui tracce , in certe giornate , s' estendono ( il che pare
incredibile ) fino al locale delle Fieschine.
Stato attivo e passivo dell' Impresa.
Premetto alcune osservazioni generali tendenti a di-
mostrare la convenienza economica della macchina pro-
gettata.
Osservazione I."
Se torni in conto lo stabilire delle macchine a va-
pore per alzamento d' acqua , non solo ad oggetto di
necessità , come nelle miniere e nelle paludi d Olanda ,
ma eziandio per oggetto d'irrigazione, allorché codeste
macchine erano di gran lunga meno perfezionate nel
loro meccanismo , ed enonomiche nel loro servizio ; per-
chè non tornerà in conto il farlo al presente , mentre
sembra , che Perkìns abbia fatto loro toccare per tutti
i capi 1' apice della perfezione ?
Basti l' osservare che in Inghilterra ed in Francia
vengono riguardate le invenzioni di Ptrkins come atte
ad operare (cosi esprimonsi i giornali scientifici e po-
litici delle due nazioni ) atte dissi ad operare una ri-
voluzione neir industria.
Osservazione II."
Noi abbiamo del combustibile a miglior mercato ,
che in qualsivoglia altro paese , poiché abbiamo a Ca-
dibona una miniera di Carbon fossile , o antracite ,
che renduto all'imbarco nel porto di Savona si vende
259
soldi 24 d^ Genova , ossia una lira nuova Piemontese
il cantaro di Genova , il che rinviene precisamente a
L. 2. IO di Genova, o L. 2 nuove di Piemonte il
cantaro decimale j aggiungendovi soldi 16 pel nolo del
bastimento , e soldi 4 P^"^ lo sbarco , 11 carbone di Ca-
dibona non ammonterà che a L. 3. io di Genova , e
qualche cosa di meno di L, 3. nuove Piemontesi il
cantaro decimale. Ora secondo la più ristretta tariffa
stabilita dalla Commissione della Società d' incoraggia-
mento di Parigi , in occasione del programma suU' uso
più economico delle macchine a vapori, il carbon di
pietra meno costoso si valutò 6 franchi il cantaro de-
cimale , vale a dire un doppio valore. In Inghilterra
generalmente è ancora più caro.
Non dee recar meraviglia una tal differenza a nostro
favore : ella nasce da che le miniere dell' Annonia ,
della Fiandra , del paese di Liegi , d' Inghilterra , che
si contano fra le più ricche , sono composte a strati
alterni di terreno , e di carbone , e in generale i pri-
mi assai più densi dei secondi , ond' è che bisogna
moltiplicare le gallerie e i sostegni : laddove la miniera
di Cadibona presenta il carbone in massa. Oltrecciò in
Fiandra ec. , è d' uopo aprire dei profondissimi pozzi
verticali , mentre a Cadibona la galleria si prolunga
orizzontalmente nel fianco della montagna.
La ricchezza poi di questa miniera è tale, che, se-
condo la valutazione più bassa , istituita su dimensioni
riscontrate dall' eccellente niineralogo ed ingegnere Cor-
dier , contiene più di cinquanta milioni di cantara de-
cimali , ossia cento e più milioni di cantara nostre di
carbone ; ond' è che traendone in ciascun anno cantara
loom., passerebbono cinquecento anni, pria che fosse
esaurita.
G. M. P.
( Sarà continuato. )
a6o
Sopra la caverna ossifera di Casale nel golfo
della Spezia, descritta dal Professore Savi.
JILlla è sì interessante la memoria del Professore Savi
sopra uua caverna ossifera scopertasi recentemente a
Casale piccolo paese nel golfo della Spezia , che esso
pel primo andò a visitare , e descrisse nel imovo gior-
nale de' letterati di Pisa , che crediamo fare cosa grata
darne qui almeno un conciso ragguaglio , e tanto più
questo lavoro imprendiamo di buona voglia trattandosi
d'una scoperta fatta nel territorio di questo Ducato.
Data dal Savi un' idea della nuova scienza da Gior-
gio Cuvier fondata , che potrebbesi dire V antiquaria
della natura , viene accennando i paesi dove trovansi
degli avanzi d' animali , e le diverse roccie in cui so-
no racchiusi. Detto quindi brevemente qualche cosa
sulla relativa quantità de' diversi ordini d' animali , di
cui trovaronsi degli avanzi fossilizzati , e fatto rileva-
re , che gli avanzi de' ruminanti , e de' pachidermi pur
trovansi in numero maggiore di quelli de' carnivori ,
ed in minor immero di questi esservi quelle de' rodi-
tori , e sdentati , viene il Professore suddetto a parlare
de i-icetlacoli in cui trovansi gli avanzi de' carnivori
in molto maggior numero clie gli avanzi d'altri ani-
mali. Fattasi per tal modo strada a parlare delle ca-
verne ossifere osservate in Germania , ed in Inghilterra ,
e toccato di passaggio che in Italia non conoscevan-
seue fin' ora che una , quella dell' isola d Elba descritta
dal Professor Nesti , incomincia la descrizione della
suddetta caverna ossifera di Gasale.
Fatto osservare che in tutte le montagne della parte
occidentale del golfo della Spezia sono frequentissime
le caverne , e che, per quanto pare, anche nel loro in-
terno ve ne devono essere molte , ed estesissime , parla
delle due caverne estese , e bellissime , che trovansi a
Pignone , paese posto fra i monti nelle vicinanze di Ca-
261
sale , e quindi di pai'eccliie altre che s' incontrano nel
breve tragitto da Gassana a Gasale, ove è questa grotta,
in cui si trovano le ossa , le quali vedonsi come ap-
piccate nel fondo della medesima per mezzo d' un in-
crostazione che le cuopre. I pezzi d' osso trovati sono
26, che colla massima diligenza ebbe cura di descrive-
re : nessuno di essi è assolutamente intiero ; una tibia
è il pezzo più perfetto , ma anche a questo manca una
piccola porzione dell' estremità inferiore , tutti gli altri
poi sono assai mutilati , e ridotti in pezzi.
Mostrato il numero , e la qualità delle ossa della
grotta di Gassana passa il Professore Savi a dire a che
razza d' animali queste ossa appartennero 5 e dopo avere
avvertito , che queste ossa furono di animali di due fa-
miglie diversissime , cioè tre pezzi soltanto appartenenti
a ruminanti , fra i quali uno d' un cervo , e tutti gli
altri a carnivori , entra in discorso a qual genere di
questi abbiano appartenuto , ed appoggiato a solide ra-
gioni assicura la massima parte essere ossa d' orso , uu
pezzo soltanto di leone, o di tigre , o di qualche altra
specie di gatto.
Gondotto in seguito dall' esame de' caratteri trovati
dal Sig. Giorgio Gouvier per distinguere le specie d'orso
attualmente esistenti , da quelle di cui si trovano gli
avanzi nelle caverne , conobbe 1' anzidetto Professore ,
la specie d' orso a cui appartennero le ossa della grot-
ta di Gassana essere diversa dalle specie d' orso tutto-
ra viventi , ed avere appartenuto le medesime all' ursus
spelaeus , specie scomparsa dalla superfìcie del globo ,
prima dell' ultimo generale sconvolgimento del globo ,
o del diluvio universale.
Disciolta per tal modo la questione che sarebbesi
potuto fare , se cioè gli avanzi di quest' orso possono
essere stati d'individui di una di quelle razze d'orso
che trovansi anche adesso e sull' Alpi , e nell' Abruzzo,
e che una volta poterono essere anche nel nostro Apen-
nmo , un' altra discussione viene intraprendendo il Pro-
fessore su lodato , suir ejjoca cioè in cui vissero gli
Orsi di Gassana. E siccome con le ossa del suddetto
orso , trovausi anche quelle d' un animale , come già si
disse, del genere folis , animalo che sicuramente più
non abita l'Europa, ma di cui si trovano solo le re-
liquie in alcune caverne della Germania , Inghilterra ,
ec, anche là unite con le ossa d'orso, e d' altri car-
nivori ; così la questione dell' origine delle ossa di Gas-
sana la fa uguale , e con ragione , a quella delle ossa
delle caverne di Germania , e d' Inghilterra , su cui nulla
dice di suo , contentandosi rapportare le opinioni de'
pili celebri naturalisti che delle medesime s' occuparono.
Sarebbe mancare alla brevità , che ci siamo prefissi
se di tutte volessimo dare un cenno. Diremo soltanto ,
che il Professore sembra stare volontieri per 1' opinio-
ne , che crede che gli animali carnivori, di cui troviamo
le ossa fossili nelle caverne , abbiano un tempo nelle
medesime abitato, e là dentro morendo per vecchiaia ,
od altre cause naturali , le loro ossa vi si ammassassero
in maggiore , o minore quantità secondo che per un mag-
giore o minore lasso di tempo queste grotte servirono
loro d' abitazione; non già che gli avanzi degli animali er-
bivori nelle medesime trovate siano i residui delle prede
là dentro strascinate dai suddetti animali carnivori.
Per nulla lasciare a desiderare di quanto può inte-
ressare i naturalisti che occupansi di queste ricerche, il
Professore Savi non solo arricchì la suddetta sua me-
moria con un' incisione benissimo condotta de' princi-
pali ossi da lui esaminati , ma ancora di una nota in
cui evvi r analisi fatta a sua istanza dal chimico Sig.
Ranieri Passerini della terra , la quale involta , ed in-
crosta le ossa della grotta di Cassana. Essa diede de'
risultati diversi da quelli ottenuti dal Sig. Laugier
lavorando sulla terra della caverna di Galienreuth ,
ma i medesimi molto 1' assomigliano a quella raccolta
nelle caverne della Germania.
Ogni loo parti dell' incrostazione suddetta è composta :
I.* Acido carbonico, acqua, e materia ani-
male ottenuti nella distillazione , e calci-
nazione . . , . . 35,0
263
Somma di
contro
.
.
35,
2.
" Silice unita
di ferro
a piccola
quantità
d' ossido
7»
o
3.
° Ossido di
ferro .
4,
o
4.
° Fosfato di
calce .
4.
o
5.
" Magnesia
2,
5
6.
"» Allumina
, ,
5,
o
7-
" Calce
Perdita
.
42,
o
5
lOO.
La terra invece trovata fra i sassi , e le ossa contiene
più materia animale , più fosfato di calce , più allumina
e ferro : e forse un solfato. L' incrostazione poi levata
di sopra i sassi non (HfFerisce dalla sopraddetta, che per
la mancanza della materia animale , e del fosfato cal-
careo,
e.
264
Bellezze della Commedia di Dàjsite Alighieri:
Paradiso.
.A
Verona. Libanti ,1826 in 8."
( V. i Fase, i." e 2.» )
1 Paradiso di Dante (cosi comincia la sua Sposi-
te zione il eh. Cesari ) pochissimi , cred* io , essere stati
ce che a leggerlo si lasciasser condurre ; salvo il primo
« canto per avventura . . . . i più si arrestarono all' la-
te feruo j e chi corst* anche il Purgatorio . . . Que' pochi
<f^ che in questa terza Cantica si misero ben addentro ,
<t e la cercarono tutta , ci scuoprirono tali e tante bel-
tc lezze , e si maraviglio.so artifizio di altissima poesia ,
te che ( non che alle prime due ella ceda la mano )
te entra loro innanzi per avventura nella sottigliezza e
te maestria ammirabile del lavoro. " Cosi nel proemio.
Introduce poscia l'Autore delle Bellezze i suoi quattro
Veronesi , de' quali è detto nel Fascicolo 3.° e prende
a mostrare i pregi nobilissimi di questa Cantica j gio-
vandosi di quella profonda dottrina eh' egli ha delle
cose teologiche , ad illustrare i sensi dell' Alighieri , il
quale fu teologo assai dotto e sottile ; ma forse fu trop-
po j di che il Zevlanl (i) lo riprende e lo scusa con
si fatte parole ( face. 3 1 ) : ce il vezzo di quel secolo ,
te che non credevano gli Scrittori essere da plìi degli altri ,
te se non sillogizzavano acutamente in trattati di scuola ,
te strascina eziandio il nostro Poeta qua e là ; dove vo-
te lendo parer filosofo , lasciò d' esser poeta, ^a Con pari
modestia e sincerità vi si ragiona del Boccaccio ( face.
4o): ce Voi sentite , credo ( dice il Torelli ) , il Boccaccio
(i) Vegg:si SII (]ueslo proposito un beli' arlicolo A\ Fr.mcesco M.
Zjrioili nel Gionuile di Pisa; e ristjnipalo a' pie de' Ragionaouenti
ddì'yirte Poetica di quel sommo Scrittore.
265
ce aver voluto dare alla lingua nostra un andamento od
ce un giro troppo più alto e lavorato che non porta l' in-
cc dole sua , ed averle fatto prendere assai della strut-
te tura latina. Tuttavia non può negarsi , eh' egli non
ce r abbia assai vantaggiata , e fattole pigliar certe forme
ce efficaci ed usi singolari , e nuovi tragetti , con un gar-
cc bo e una forza che negli altri non suole avere ; quan-
te tunque alcune volte egli sia anche troppo valicato di
ce là dal termine di sua natura j e però P imitarlo non
ce è a tutti sicuro. " Ed appresso, recato un brano dì
una lettera , in cui ini saggio e dotto e pio scrittore ,
allevato però alla scuola di questi nuovi maestri (2) ,
sfoga con un amico suo il dolore per la morte di un
suo figliuol pi'imogenito , non che notarne il modo di
scrivere smanioso e ghiribizzato -, mostra esser pure cor-
rotto il giudizio ; perciocché 1' ammonticchiar figure ,
e lo fare sbalzi di fantasia , non par ragionevole , uè
naturale. Degno è pui'e d' esser letto ciò che il Cesari
fa dire al Zeviani intorno al trattato dell' Amor
patrio di Dante ( face. ^60 ) . ce E' fa scritto un trat-
cc tato , circa V Amor patrio di Dante , da un chiaris-
ce simo uomo , nel quale con grande arte e dottrina
ce sforzasi di provare , le trafitture eh' egli da a quell.i
ce sua patria , non da acerbezza d' animo indegnato , e
K vago della vendetta ; ma venir tutte da amor gene-
« roso ec. Ma per dirla come la sento , secondo mio
te usato j c'è una particolarità, che snerva ed annulla
te queista dimostrazione. Lascio dall' un dei lati il veleno
te delle parole che usa Dante , e le amare ironie , e le
ce figure di punture atrocissime , le quali al zelo noa
te possono appartenere , ma sono lo stil pretto della
ce mordacità e della passione al possibile animata ed
ce accesa. . . . Ma il punto maggiore sta qui 5 che Dante
ce avea la maggior cagione d' odiare , che uomo potesse
'« avere; cioè ingiurie cocentissime de' suoi cittadini,
te ed animo ferocemente duro e implacabile contro di
^3) Accenna ai romantici, che nulla voglion di naturale , nulla di
ragionevole.
a66
« lui ec. In questo stato di cose , a sentir uno parlar
« di quella sua Firenze , come fa Dante , che altro se
« ne può credere e dire , se non lui parlare frugato da
« odio e dispetto e malvoglienza atFor.ata contro di lei? »
Ma è nostro dovere di considerare alquanto più da
vicino la fatica dell'illustre Spositore. Noi recheremo al-
cun saggio di quanto egli vien dicendo ^ tolto cosi a
caso , come ci venne dinanzi. Dante, nel e. IX fa che
il celebre nostro genovese ■, e trovatore provenzale Fol-
chetto, così nomini il luogo , dove nacque, o fu con-
dotto ancor pargoletto:
Di quella valle ( il Mediterraneo ) fu' io littorano ,
Tra Ebro e Macra , che per cammin corto
Lo Genovese parte dal Toscano.
Ad un occaso quasi e ad un orto
Buggea siede , e la terra , ond' io fui
« colla carta geografica ( dice il Cesari ) , a siffatti e
« tanto minuti iudizj , si trova Marsiglia , che fé' del
« sangue suo già caldo il porto , qua nd' ella fu presa
« da Bruto , ed ha con Buggea quasi un meridiano ;
« onde ad ambedue a un' ora nasce il sole e tramonta, n
Ben v' ebbe chi mostrò non intendere questo luogo di
Dante ; e volle far credere altrui che 1' Alighieri , per
ignoranza di geografia , non sapesse discernere tra Ge-
nova e Marsiglia j e trovò in certa cronaca avere i Ge-
novesi fatto caldo il porto della lor città col proprio
sangue : ma Dante scriveva da senno , ed aveasi fatto
nobil tesoro di dottrina nella sua mente ; lo che non
può farsi , a dir vero , senza alcun che di disagio e di
meditazione.
Nel canto X parlando il Poeta di un orologio , ha
questo verso ;
Tin tin sonando con si dolce nota ec.
Quel tin tin , dice il Zeviani , farà certo rider pa-
recchi ; ed il Rosa Morando : « Lo credo , risponde ;
*t e ridano pure a lor posta j che è la miglior prodezza
« per avventura , che e' possano e sappiano fare. Io
« domando a questi signori che ridono : se io volessi
« esprimere quello che direbbe uno , che si sente tra-
267
« figgere da i^na punta, certo direi eh' egli gridò ahi!
ce RiderebbonO ? non credo : da che quel!' ahi è ap-
« punto quel guajo che altri metterebbe in tal caso j
« ed io volea dire quel solo , che il cotale dovette
te allora aver dettò. Or qui Dante vuole esprimere il
« suono che fa il martellino dell' orologio. Or che
« suono fa egli ? Non tin tin ? Certo questo. Che altro
« dunque dovea dir Dante , volendo esprimere la ve-
« rità ? 33 Piaceml sommamente la sposizione del canto
XI , in cui si nota sottilmente un falso concetto nell' Ali-
ghieri , ed im abbaglio assai grave di Virgilio. Volendo
il fiorentino Poeta lodare la povertà , tra gli altri ar-
gomeiili, questo pur ne adduce, che la povertà salì in
sulla Croce con Cristo ; dove al contrario la Madre di
Cristo restò appiè della Croce stessa :
Si , che dove Maria rimase giuso ,
Ella con Cristo salse in su la Croce.
Il concetto ha un certo che di beli' ardire che scuote ,
pareudo forte e inaspettato : e tuttavia , chi ben consi-
dera , vi trova alquanto di esagerato e di troppo e che
dà quasi nel falso. In fatto j la Povertà , che è soltanto
una imagine o personificazione , non bene si mette a
paragone della viva persona e vera della B. Vergine.
Né pare cosa ben fatta abbassare la Madre dell' Uomo-
Dio per esaltare la Povertà ; e finalmente , potea forse ,
e dovca la Vergine salire in Croce ? Togliendo pertanto
al concetto Dantesco il falso luccicore che abbaglia, tro-
viamo che non altra sentenza vi si nasconde , che questa
semplicissima : Gesù amò tanto la povertà , che la volle
seco morendo in croce , a trionfare dell' amore terreno.
Il Cantor d'Enea è notato per quella indifferenza , che
egli dipinge fuori d' ogni naturai costume nel suo Eroe,
il quale vedendo uscir sangue dalla piaga di un arbo-
scello da lui schiantato, protesta con parole, mihifri-
gidus horror membra quatit ec. , ma con la maggior
sicurezza del mondo ritenta la prova : rursus et alte-
rius .... ed essendogli poco il tirare due volte , punta
per la terza anche le ginocchia contro terra ; tenia Sed
postquam ecc. Il quale sbaglio non fu imitato dall'Ali-
268
gliieri in somigliante caso j che avendo egli , là nella
selva delle Arpie, veduto uscir della scheggia yc'a/'o/e e
sangue , lasciò cader la vetta in terra, uè pensò di toc-
care più avanti. Due versi di Lucrezio illustrano , nel
canto XJI certa locuzione Dantesca , che potrebbe ap-
parire una stranezza ; e non è poi che un latinismo ;
Come si volgon per tenera nube du archi paralleli.
Come e' entra il tenera con la nube ? Entravi bene ,
risponde il Cesari. Eccovi in Lucrezio , aera per tenc-
rum ; ed in teneras auras aeris. Anche nella sposizione
del canto XIV Lucrezio è citato a dar luce alle' pai-ole
di Dante. Porrò qui appresso i versi dell' uno e dell'
altro ', e chi sa , ne liiccia il paragone.
Dante , Farad. XIV :
Così si veggion qui diritte e torte.
Veloci e tarde , rinnovando vista
Le minuzie de" corpi lunghe e coi'te
Moversi per lo raggio , onde si lista
Talvolta 1' ombra che per sua difesa
La gente con ingegno ed arte acquista.
E Lucrezio (II, ii3):
Contemplator enini c/uum solis lumina cumque
Infestim fundant radios per opaca domorum ,
Multa minuta modis inultis per inane videbis
Corpora misceri , radiorum lumine in ipso ;
Et velut ceterno certamine prcelia pugnasque
Edere turmatim certantia , nec dare pausam
Conciliis et discidiis exercita crebris.
Ma , perciocché non è possibile dare un estratto di
un libro , qual si è questo del Cesari , chi già noi vo-
lesse trascriver tutto, ne sia conceduto ragionare alcun
poco di quelle famose parole di Caccia guida al Poeta
6U0 nipote j parole di sensi altissimi ; ma che non po-
tevano esser illustrate in altra guisa meglio , che dialo-
gizzando ; per quella libertà che si permette al conver-
sare amichevole ; e non si concederebbe alla gravità di
un commento magistrale. Firenze , dice 1' avolo al Poe-
ta , avea già un più piccolo circuito di mura , come
Verona nostra , aggiunge 11 Cesari ; e come Genova ,
209
Bologna , Milano , clie tutte si chiudevano in cerchio
più angusto ; di che parla saviamente il MafFei nella
f^erona illustrata. E trovo che Strabene nel IV della
Geografia , ricordando la città di Albenga , che pur era
capitale di una tribù Ligustica assai potente , nota che
ella era di circuito molto ristretto , chiamandola Troli.7^x ^
vocabolo che nel dotto Lessico Geograjico di Carlo
Stefano spiegasi urbecula ; quantunque un moderno,
che pretende di avere illustrato alcuni passi di T. Livio ,
non sapendo leggere il greco , e perciò costretto a fi-
darsi ad una versione infedele , affermi che Albenga era
tal città che poteva molestare A.ìmihale nelle sue in-
traprese } e non essere perciò da credere eli egli se-
ta fosse lasciata addietro nel suo cammino , quando
venne iti Italia dalla parte della Spagna ; ed a co-
loro che adducono le testimonianze degli Autori letti
nella lingua originale, e che fanno venire Annibale in
Itala non per la riviera nostra di ponente, ma perle
Alpi e il Piemonte, risponde assai gentilmente l' i. Zu5-
tratore di T. Livio, che tutto ciò è originato da falsa
supposizione f che i passi sono mutilati ; che sono idee
confuse , mal accozzate nell' intelletto , s(fismi , ed
enormi abbagli di geografia. Firenze adunque ( tor-
nando al discorso di Gacciaguida ) entro piccolo cerchio
si stava in pace sobria e pudica ; né avea donne che
fossero a vedere più per gli abbigliamenti e lisci , che
per la persona. Qui l'Ab. Cesari, da quel zelantissimo
Sacerdote , eh' egli è , osserva che il mtde del mondo
donnesco , e del tanto studiar la persona, non è cosi
piccolo , come e' pare ; citando Isaja , e i SS. Pietro e
Paolo ; e ne avea ragionato in una predica del vestire
immodesto , impressa più volte , e che pare a molti la
migliore che s' abbia la lingua italiana. Ma chi non vo-
lesse piegarsi all' autorità de' Profeti , uè all' eloquenza
de' Predicatori, dovrà pure darsi vinto ad una sperienz*
funestissima. Odasi Gacciaguida :
Non faceva nascendo ancor paura
La figlia al padre 5 che il tempo e la dote
Non fuggian quinci e quindi la misura..
1 18
270
Dee certo tremare un padre ( comenta il Cesari ) ,
nascendogli figliuola ; veggendo la moda e '1 costume e
la libertà d' oggidì aver recate le cose a tale , che assai
per tempo dimandano le fanciulle tal cosa che a' tempi
di Cacciaguida non conoscevano. E delle doti , che
vorrem dire ? Se ne spiantano le famiglie. Questa cor-
ruzione ben conobbe Orazio , e ne fu spaventato ; quan-
tunque sentisse un poco dell Epicureo , e vivesse in una
Roma , e fosse amico al molle Mecenate , né straniero
nella corte di Augusto : Motus doceri gaiidet jonicos
■ — Matura virgo , et Jingitur artubus — Jam mine ,
et incestos amores — De tenero meditatur ungui. n
E quando costei corrotta per la lascivia , ed orgogliosa
per la dote sfolgorata entra nella casa del marito , che
avviene égli mai ? Dotata regit virimi. « Non avea
( Firenze ) case di famìglie vote. » A' nostri giorni , un
privato cittadino vuol abitare un palazzo , per grandezza
di lusso e splendore. Cosi , picciol numero di abitatori
non può capire in vasta città.
Bellincion Berti vid' io andar cinto
Di cuojo e d' osso ; e venir dallo specchio
La donna sua senza '1 viso dipinto.
E vidi quel de' Nerli e quel del Vecchio
Esser contenti alla pelle scoverta ,
E le sue donne al fuso ed al pennecchio.
Dica chi vuole ( esclama il Torelli ) , dica chi vuole
de' nostri , i quali credono non potere , nò dover poter
essere nobiltà , senza il rincalzo di infinite raffinature. . .
la semplicità e sobrietà di questi ornamenti , sopra la
fede di questi immoi-tali versi di Dante , sarà il vero e
solo e sostanziale splendore delle famiglie nobili vera-
nxente. — Statevi, entra qui il Dottor Zeviani , che questo
fumo è oggimai cavato loro dal capo da' falegnami, e
forse dalle fornaje (3) , dalle lavandaje , da' pescivendoli ,
de' quali tanti sono oggidì che in abiti e fregi della per-
(3) Ne' commenti latini sulla Commedia di Dante , lavoro di Ben-
venuto da Imola , testo a penna della Ducal Biblioteca di Modena ,
ho letto che il Commentatore afferma di aver veduto in Genova,
Yenezia e Firenze , foroaje che avevano le scarpe ornate di perle.
271
sona , e nello splendor delle robe e de' mobili delle
case , non cedono a nessun de' più nobili ; sicché è
levata del tutto quella differenza , che i nobili da' nou
nobili faceva un tempo tanto lontani :
O fortunale ! E ciascuna era certa
Della sua sepoltura , ed ancor nulla
Era per Francia nel letto deserta.
L' una veggliiava a studio della culla ^
E consolando usava l' idioma
Che pria li padri e madri trastulla :
L' altra traendo alla rocca la chioma ,
Favoleggiava con la sua famiglia
De' Trojani , di Fiesole, e di Roma.
Non le fazioni , nou la brama di arricchire cacciavan
gli uomini nella Francia : né la dama ponea il figlio ia
mano a servi ed a nudrici prezzolate ; né usciva la sera
al teatro, né avea cavalieri che le tenessero il crocchio;
ma standosi in casa si piaceva di sentir balbettare il
suo piccolo figliuolo ; e filando cantava storielle al ma-
rito , alla prole , ed alle fanti di casa. Che secol d' oro !
conchiude il commentatore. Qual' esclamazione si con-
venga a quella morbidezza , vanità , avarizia , e disso-
lutezza , che di giorno in giorno s' aumenta , e che
spegne nell' uomo i dolci sensi dell umanità , facendolo,
ingiusto , spietato ed orgoglioso , inducendolo a nou
darsi pensiero dell' educazione de' figli ; spingendolo a
negar agli operai la convenevole mercede , e a vedere
senza commuoversi grondare ne' solchi il sudore dell'
affaticato lavoratore , cui le pompe del padrone oggimai
non lasciano , nelle più felici contrade d' Italia , che
F acqua di fonte limacciosa , e scarsa misura di maiz ,
io non so dire , non trovando parole che possano pa-
reggiare il concetto. Ben dico , conchiudendo , che for^
tunati furono quegli antichi nostri , che si trovarpno
A cosi riposalo , a così bello
Viver di cittadini , a cosi fida
Cittadinanza , a cosi dolce ostello.
De la Litterature fvanccùse pendant le XVIII
Siede , par M. de Barante Pair de France ;
4-* édition reme et augmentée d'une préface.
A Bruxelles , TFaJden , 1823, in 16.
F 1-
■ -'gli è un mezzo secolo , che i Saggi si chiedoa 1' un
1 altro : son elleno forse le lettere che hanno corrotto
gli uomini, o son gli uomini corrotti dal lusso, e dall'
avarizia, che hanno contaminato le Lettere e le Scien-
ze ? La questione è grande in se stessa ', e grandissima
per le conseguenze che A'enir ne potrebbono alla civil so-
cietà. Il Sig. de Barante ha tolto il d fficile incarico di
risolvere il problema , esaminando la letteratura francese
del sec. XVIJI. Né cosi facendo , è da pensare che in
troppo angusti limiti abbia rinchiuso il problema ; stan-
techè qualunque dà mala voce alle Scienze ed alle Let-
tere, facendole ree d' avere guasto gli uomini, si volge
subito alla Francia , ed al secolo XVIU. Il libro del Sig.
de Barante degno sarebbe di una versione italiana,* e
potrebbe il traduttore con brevi annotazioni raddriz-
zarne alcune poche idee, e adattarlo alla Storia Let-
teraria d' Italia. ]\oi qui riporteremo in nostra lingua
r epilogo dell' opera fatto dall' autor medesimo.
ce II fine del Regno di Luigi XIV vide sparire gli
ce uomini , che aveano dato opera a far illustre il Mo-
cc narca. Il quale , mancatogli quello splendore , che eglino
ce spandevano sopra di lui, perdette, pria di morire, per
ce gli errori suoi e le sventure , l'ammirazione e il rispetto
ce de' popoli; e vide distruggersi V opera sua ; e com' egli
ce tutto avea tratto a se, potè ravvisare, che , ove mancato
ce fosse, nulla piià rimarrebbe di lui. Cosi fu: spirato ap-
ce pena, ecco scoppiare tutti i disordini, che da parecchj
ce anni fermentavano . Rotto il freno , vien d' un tratto
« la licenza. La letteratura , che mostrava nou aver dai
273
« sopravvivere a coloro , clie ne avean fatto 1' onore
ce nell'età precedente, ridestasi, dopo un breve assopi-
cc mento j ma prende un nuovo aspetto, perchè i Let-
te terati non hanno più i costumi e lo spirito de' pre-
ce cedenti.
ce La mutazione prestamente si fa più sensibile : le
ce lettere s' imbevono dello spirito licenzioso della So-
ce cietà. Un ingegno ardente ( Voltaire ) si fa servo
ce di tutte le opinioni che sorgono ', dapprima le piag-
cc già; poscia le previene e le afFi-etta ... le opere di
« lui tendono tutte allo stesso fine ; ed. attestano il gusto
ce e le incHnazioni de' coetanei.
ce Appoco appoco la sorte de' Letterati si cangia: ne
ce cresce il numero j acquistano maggior indipendenza . .
ce e con ciò cresce la lor vanità . . . Rafforzati dell' opi-
cc nione pubblica , e delle festevoli accoglienze dell' Eu-
ce x'opa, si congiungono e formano quasi una Setta : in
ce questa nasce una nuova filosofia ... la Religione è
ce assalita con violenza : le nuove opinioni sono dissemi-
cc nate ne' libi-i di tutti i nuovi scrittori . . . all' Autorità
ce manca la forza , la nazione perde la gloria , e la moi'al
ce pratica più non apparisce , eziandio prima che si ten-
•e tasse di nuioverne i principi .
ce Le Scienze che sul principio del secolo , andavano
«e innanzi a lenti passi, divengono ad un tratto un altro
ce titolo di gloria per la Nazione .... intanto le lettere
ce decadono ... 1' arte drammatica è invilita ,• la poesia
ce perde la grandezza, conservando la grazia . . . Age-
ce volmente si può acquistare il sapere j ma per ciò stesso,
ce egli ha più di apparenza che di sostanza.
ce Un nuovo Regno ( di Luigi XVI ) comincia . , <,
ce ma gl'ingegni migliori si smarriscono in vane illusioni:
« sono pieni di vanità e di fidanza singolare : si vuol di-
ce strugger tutto, ed il perchè s' ignora : tutto ha da es-
ce ser nuovo per disdegno di quello che avevano avuto
ce da' nostri maggiori. Questa folle pretensione viene
« punita : tutto cade j e nulla si ristora ( la rivoluzione ).
« Così trascorse il secolo XVIII. . . . S' egli è per-
.« messo far un volo per 1' avvenire , noi bramerejnmo ,
374
« che il secolo , il quale abbiamo veduto nascere , e
« elle vedrà morire noi tutti , rechi a nostri figlj e n1-
ct poti , non fama , né gloria maggiore , ma copia mag-
« giore di virtù, e meno di sventure, ce
Veduto l'epilogo dell'opera di M. de Barante, vedia-
mo alcuni de' suoi giudizj. Dopo aver detto che Voltaire
non ottenne colY ffenriade fama di valoroso poeta epico,
aggiunge si fatte considerazioni: « Egli foce un poema
« epico con quello stesso grado d' inspirazione , che lo
ce avrebbe scoa'to a comporre ima lunga epistola in versi ;
ce pensandosi che 1' Epopea consistesse in certe formole
« di cojwenzione ; ed in un maraviglioso prescritto dall'
ce arte : egli si tenne a quelle forme , e credette di aver
« compiuto cosi grand' opera. Né si avvide che un so-
ce gno , una narrazione , parecchie Divinila non costitui-
te scono 1' Epopea ^ che vuole una immaginazione nobile,
ce sublime , e sopra tutto semplice e vera. ^5
Dell' Encicopledia , parla il Sig. de Barante colle pa-
role seguenti: ce Allorché si vide la società filosofica
ce formare il vasto disegno di una Enciclopedia , grande
ce fu il turbamento nel ministero .... Gli ostacoli
ce posti alla pubblicazione dell' opera nocquero sì ali ese-
cc cuzione, come alla direzione della medesima ....
ce r Enciclopedia si cangiò sull' istante in un affare di
ce partito. Gli autori pensaron più tosto a farla pubblica
ce che a renderla degna del pubblico .... orgogliosi ,
ce com' erano , si preser cura di seminare per 1 hnci-
ce clopedia tutto ciò che essi chiamavano verità nuove
ce ed ardite : così 1' opera rimase manchevole e di poco
ce vantaggio. "
Terminiamo questo estratto con un cenno sulla me-
tafisica. Egli é già un secolo , che i migliori iugegni
d' Italia presero a temei'e le consegvienze di una nuova
metafisica, di cui Locke può considerarsi come il prin-
cipale promulgatore. Gli uomini non vollero quel disagio
di esaminare se Paolo Mattia Doria , se il Card. Gerdil
avessero torlo o ragione: Locke prese a regnare sulle
scuole , e quel che è peggio , regna tuttavia ; benché
l'esperienza ci debba aver fatti accorti de' frutti velenosi
2^5
di tal dottrina. Ascoltiamo M. de Barante ; » Fu già un
«e tempo , in cui i filosofi occuparonsi sopra tutto di
ce ciò che avviene nell' uomo interiore. La Scienza dell'
ce anima, questo fu il nobile studio di Cartesio , di Pa-
ce scal, di Malebranche, di Leibuizio. E tal metafisica
ce li conducea direttamente a tutte le questioni più im-
cc portanti che s' abbia il nostro cuore .... Eglino
ce forse si perdevano alcune fiate nelle nubi sopra le
te alte regioni verso le quali avevano spiccato il volo . . .
ci: ma la via che essi correvano, conduceva di necessità
ce alle scienze, che son nobili sopra le altre tutte, alla
ce religione ed alla morale j e supponeva ne' di lei cul-
ce tori un ingegno elevato , e profonde meditazioni. Ma
ce gli uomini s' annoiarono di tenere lor dietro ; e a' la-
ce -vori di que' sublimi spiriti si die nome di vane sotti-
cc lità , e taccia di sogni scolastici. Così gittaronsi nella
ce scienza delle sensazioni , sperando che sarebbe più
•e adattata all' umana intelligenza. Fondamento di que-
ce sta metafisica fu il definire , esser vana cosa il trat-
cc tai'e dell' anima, perchè se ne ignora la natura . . .
ce Con ciò la metafisica venne a degenerare di giorno in
ce giorno j ed oggidì v' hanno persone che la confon-
ce dono colla fisiologia. Locke avea di già corso per
ce sì fatto sentiero : ma parmi eh' egli non volesse ,
ce come i suoi discepoli, che tutta la scienza si ridu'
ce cesse all' esame delle sensazioni . . . Leibuizio mostrò
ce compassione della filosofia superficiale di Locke. Gli
ce Enciclopedisti si fecero padroni delle idee di Locke ,
ec e le spinsero alle ultime conseguente. Ma Condillac
ce è il capo delle scuole . . . Egli acconciò alla misura
ce del volgo la scienza del pensiero , troncandone tutto
ce ciò che aveva di sublime. Maravigliossi ognuno, ed
« ebbe orgoglio di poter filosofare sì agevolmente^
ce e si reser grazie all' autore di tanto benefizio ; né si
« osservò , eh' egli aveva abbassato la scienza , in vece
« di rendere i suoi discepoli capaci di elevarsi ad essa . .
« La qual maniera di procedere è altissima a distrug-
« gere, e a disciogliere. 33 Ma sarebbe mestieri trascri-'
Tere non piccola parte del libro , chi volesse rappresen-
3^5
tare le sagge meditazioni dell' Autore sopra i funestissi-
mi efFetti della filoòofia lockiana , qual fu raffazzonata
dagli Enciclopedisti e dal Condillac. A noi basti aver
detto quanto giova a far conoscere il pregio del libro
di M. de Barante.
277
Storia dei Popoli Italiani , di Carlo Botta ,
tradotta daW originale francese in italiano da
un Accademico corrispondente della Crusca.
Pisa, Nistri e Caparro, 1825 ;, in il{." con
privilegio di S. A. I. e R. il Granduca di
Toscana. (Voi. 1 e 2.)
P
viario Botta è nome cliiarisslmo in Italia , bencliè le
opinioni da lui professate non debbano essere a tutti
care egualmente ; e già valorosi Critici abbian notato
nelle opere sue alcuni difetti , de' quali non è da noi
volerlo scolpare , o rinnovarne 1' accusa. Nostro inten-
dimento si è di ragionare con brevi parole della Storia
de' Popoli italiani , di cui abbiamo una vei'sione- qual
che sìa, di vm Socio corrispondente dell'Accademia della
Crusca. L' edizione ha la data del iSaS 5 ma il privi-
legio sovrano conceduto al traduttore è del 27 marzo
1826. Leggasi V avvertimento del volgarizzatore j e sarà
piano ed aperto , perchè il Botta prendesse a scrivere
questa Storia in lingua francese , e le cagioni simil-
mente , che mossero 11 traduttore ad illustrare questo
lavoro con alcune annotazioni.
«: Nostro disegno ( comincia il sig. Botta ) non è di
« scrivere la storia de' popoli d' Italia ... . egli è di
« far conoscere le rivoluzioni d' Italia dal tempo della
« traslazione della sede imperlale a Bisanzio , operata
« da Costantino fino ai di nostri. " Aggiugne che la
sua storia è naturalmente divisa iu tre parti ; I. da Co-
stantino a Carlo Magno ; II. da Carlo Magno al secolo
XIV; III. dal secolo XIV a' nostri giorni.
La introduzione spiega brevemente la natura del go-
vttmo di Roma: « in Roma soltanto risedeva la sovra-
ii nità : R^oma sola ei-a sovrana , sudditi essendo iudis-
2^8
ce tintamente gli abitatori delle provincie soggette al
« dominio della Repubblica, jj Quel vocabolo sudditi ,
ove non n' abbia colpa il traduttore , non piacerebbe
al MafFei , il quale osserva ( Ver. III. lib. i ) che dal
governo di Roma e dagli Scrittori latini « il termine
« non usavasi di sudditi , che quasi era ignoto , ma di
«t sodi. " Similmente la voce province trovasi posta
fuor di luogo : dovevasi eccettuarne almeno 1' Italia ;
« Chiunque su gli antichi Scrittori gettò mai gli occhi,
sa che Italia e Provincia , Italiano e Provinciale si dis-
sero perpetuamente quasi per contrapposto. « Così il
MafFei Ver. III. lib. 3.
Agevol cosa ne sarebbe avvei-tire moke altre inesat-
tezze del eh. Botta ; ma non avendo 1' originale fran-
cese , e non potendo perciò decidere se il difetto sia
dell' autore (i) o del traduttore , ci ristringeremo a
commentare quanto egli asserisce intorno all' origine
ed al governo di Venezia (voi. i io3): « Qualor si
« rifletta alle inaudite difficoltà che vincer convenne
te tanto per isfuggir dalle mani dei Barbari . . . quanto
ce per istabilirsi sopra isolotti deserti , coperti talvolta
« dalle acque e sempre dalle melme . .... facil cosa
(i) Nel voi. 2.°, pag. 145, riportaodo il B^tta un famoso passo
del Card. Baronio, in cui piange il secolo X: « quiim Romaedomi-
« narentur potentissimae atcjiie ac soròidissiinae meretrices, quarum
« arbitrio , etc. -n così traduce : « allorché vilissime cortigiane uno
smisurato potere vi esercitavano. » Se il lesto francese corrisponde
al volgare nostro , non potava il Btti fare una piìi infedele versione.
Quelle femmine delle quali ducisi il Bsronio , erano Principesse che
aveano il dominio di Roma , e perciò le dice potentissime , non meno
che sordidissime , alludendo col primo vocabolo alla lor dignità e
potenza ; col secondo a' lor costumi vituperosi. Nel Botta non appa-'
risce che 1' aggiunto vilissime ; ma possono anche le vilissinie eser-
citare uno smisurato potere, ove abbiano intera signoria sopra l'animo
de' proprj amatori : lo che non volle dire il Baronio , perchè parlava
di vere Principesse ; e con ciò fa conoscere non essere tanto da stu-
pire di que' gravi disordini , benché sempre da piangerne ; atteso che
alla potenza di quelle Signore si aggiugneva una vergognosa inclina-
zione a' piaceri. — Per altro al Bironio mancarono alcuni documenti
scoperti in appresso , e indicati dal Muratori , pe' quali s.ippismo che
il male fu grande, ma non cosi «mudato, come parve » quel dotto
Cardinale.
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«e Sarà persuadersi ecc. » Parla il sig. Botta di molti
abitatori della Venezia , cioè di Padova , Este , Aitino ,
Concordia ecc. , clie fuggendo il furor d' Attila , si cer-
carono un povero e sicuro asilo nelle isolette della ve-
neta laguna. Ma come immaginare che molte isole col-
locate nel centro , dirò così , della florida Venezia , non
avessero abitatori ? Le saline e la pesca dovean pure
chiamarvi e ritenervi qualche numero di pescatori e di
opera). Il MafFei nell' opera dianzi citata, non ebbe co-
raggio di asserire che le isolette delle lagune adriatiche
fossero anticamente deserte , quantunque avesse dedi-
cato queir opera alla stessa Repubblica veneta j ma lasciò
scritte le parole seguenti ( lib. 9 ) : « In queste isolet-
« te , sì pochi anticamente furono abitatori , che in esse
« neppur di villaggio memoria ci rimane , o notizia.
« Ma poiché nel piincipio del quinto secolo comincia-
« rono i Goti a scendere per le Alpi Giulie iu Italia
« ecc. nuovo riparo andò suggerendo l' angustia e '1
« pericolo , cioè di trasferirsi con le famiglie in quelle
« lagune .... ma 1' esempio di pochi fu dopo la mtìtà
« del secolo abbracciato da molti ; perchè avendo At-
« tila ecc. "
E chiaro che il MafFei , benché tiUto intento nel cit.
lib. IX a confermare il gran principio di J^enezia nata
libera , non osa negare autica popolazione a quelle iso-
lette ; ma sagacemente distingue tre epoche diverse j
quella che precede 1' anno 4oo ', l'altra dal 4oo al 45oj
e l'ultima infine, che seguitò alle desolazioni del feroce
condottiei-e degli Unni. Nella prima , pochi uomini ed
oscuri abitavano le isolette ; maggior numero vi si ac-
coglieva nella seconda ; ma più nella terza. Ora si ascolti
nuovamente il eh. Botta : ce Si concepirà eziandio che
« questa allatto straordinaria circostanza dovette , per la
« natura stessa delle cose , dar nascimento ad una aristo-
« crazia sovrana ; ben giusto essendo e naturale che le
« prime famiglie rifugiatesi in quei luoghi resi da esse
« abitabili , se ne riguardassero come assoluti padroni, w
Detto abbiam qui sopra non esser vero che le isolette
delle lagune fossero al tutto prive di antichi abitatori ',
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ed ora diciamo che 1' aristocrazia soiratìa cominciò in
Venezia soltanto nel secolo XV , avendone la testimo-
nianza di Marino Sanuto senator veneto , che scriv