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Full text of "Giornale Ligustico di Scienze, Lettere ed Arti"

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GIORNALE LIGUSTICO 



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GENOVA 



baenze ^ Xdhte , e'ò Jioth- 1 




Stamperia Pagano , Piazza Nuova N.° ^3. ^ 



4!t)f'€C€.€0f«f>rfCf)f'f>eerreeciCf*€€ercf)e€€Cf»c*30i3« 



s! //8^. 



GIORNALE LIGUSTICO 

cu 




CHfABRERA 



Pindarici fontis qui non expalluit haustus. Ho», 






GENOVA 

Piazza Nuova N." 43. 




Oui'cocazi 



jrià son molti i giornali scientifici e letterarj 
che si pubblicano in Italia , e tutti commenda- 
bili per r importanza , la scelta , la varietà delle 
materie , .per la concezione e lo studio di lingua 
e di stile onde la maggior paite di essi son fre- 
giati e distinti. 

Mentre , seduti ne' pubblici gabinetti di let- 
tura , volgiamo lo sguardo sui giornali di Roma , 
di Firenze , di Milano , di Torino , e di altre 
cospicue città di questa bella Penisola , non 
dobbiam noi provare un sentimento di giusta 
emulazione, e desiderare che di uno almeno possa 
vantarsi anche Genova, ed aver così essa pure 
una parte nella benemerita impresa di propagare 
r istruzione , e cooperare alla messe preziosa che 
a' diligenti e forti cultori presenta il vasto campo 
dell' umano sapere ? 

E Genova ancoi'a ha splendido e onorato seg- 
gio fra le primai'ie città : qui , non meno che 
altrove , fuiono sempre coltivate con ardore e 
con successo le liberali ed utili discipline. Ge- 
nova è pur madre feconda di eroi , d' uomini 
grandi ed illustri nella religione , nelle armi , 
nelle lettere , nelle arti. È dessa non infelice 
regione d" Italia , non ignobile parte di questa 
classica terra prediletta dalla natura e dal cielo, 
dove la divina fiamma avvivatrice degl' ingegni 
accende i cuori e le menti all' amore del bello , 
«lei sublime , allo studio e al desiderio di quanto 



può innalzare lo spirito , diflbndere il culto della 
virili , e rendere cara la vita. 

Errorje volgare e pregiudizio non dannato ab- 
bastanza egli è quello , che mal possano allignare 
ed aver incremento le scienze là dove , per la na- 
tura del luogo sterile e di angusti conlini , un 
popolo , quale siamo noi Liguri , è costretto a 
rivolgere le sue cure e quasi intieramente dedi- 
carsi alla navigazione e al commercio. 

Ma il commercio e la navigazione aprono lon- 
tane e sempre nuove comunicazioni con genti 
diverse d' indole e di costumi , e sono quindi 
ricca sorgente di pellegrine nozioni , di non ispe- 
rati l'itrovamenti , di larghi mezzi ad un vivei'e 
più agiiìto e tranquillo ; ne riesce allora più raf- 
finato e più pronto 1' incivilimento , e maggiori 
per conseguenza e pili rapidi i progressi delle 
arti , delle lettere e delle scienze. 

Né , a farci diffidar dell' impresa , si osi da 
taluno affermare , che nella presente condizione 
de' tempi , nella copia de' giornali già esistenti , 
alla cui vigilanza nulla saprebbe sfuggire ,' noi 
dovremo per avventura incontrarci sovente in 
una estrema penuria di soggetti nuovi e interes- 
santi. Ciò accadere non potrà mai: amplissimo e in 
molte parti ancora ignoto è il mondo scientifico , 
ancora vergini e intatte vi si rinvengono terre e 
Provincie , e per così dire , un magico orizzonte 
ci si stende dinanzi , sempr« fuggente e inarri- 
vabile a qualsiasi più felice ardimento. 

L' esperienza , maestra infallibile , insegna che 
nelle scienze , e specialmente in quelle onde si 
compone la Fisica generale , non può fissarsi una 
meta determinata , cui non sia dato di oltrepas- 
sare a umano intelletto. Ciò fanno chiaramente 



manifesto quella tendenza irresistibile che lo 
spinge innanzi con impeto e senza posa , quella 
insaziabile brama che, rintegrandone con perpe- 
tua vicenda le forze, lo slancia nell' aperto cam- 
mino, e quel vago senso indeQnito e dolcissimo 
che nel silenzio e nell' estasi della meditazione 
trae le potenze dell' anima in una sfera scono- 
sciuta , (iove si smarrisce la mente e il cuore si 
consola ; le invenzioni finalmente lo dimostrano 
e le scoperte , per cui, in premio di tante su- 
date veglie , ci è talvolta concesso di sorprendere 
qualcuno de' segreti della natura. 

Ha la natura , a creder nostro , un solo con- 
fine stabilito , una meta su cui sta scritto a ca- 
ratteri indelebili , ^ec plus ultra : e questo li- 
mite inviolabile e sacro ci sembra posto alle arti 
d' imitazione. Gli arditi che pur si attentassero 
di varcarlo non lo fareb!)ero impunemente : in 
vece di levarsi più sublimi , noi li vedremmo 
( e ne abbiam veduti pur troppo ) scendere e 
precipitare. Duro e disperato pensiero che niuna 
gloria più resti , nell' esercizio delle liberali di- 
scipline , fuor quella di giungere dov' altri giun- 
sero prima di noi : è mirarci là in faccia , quasi 
più a scoraggimento che ad incitamento , quei 
modelli maravigliosi del vero ed luiico Bello . - . 
Oh Dante , RalFaello , Michelangiolo , Pergolesi ! 
I vostri nomi suoneranno alti ed eterni , ad in- 
vidia dello stranieio , a precipua gloria d' Italia. 

Accadrà facilmente di fare in questi fogli pa- 
rola di chi , ed in ispecie fra' moderni , ha sa- 
puto camminare più animoso e più felice sulle 
orme di quei sommi , e farsi più presso alla no- 
bile meta. Sarà pertanto oggetto di compiacenza 
« di beli' orgoglio a penna italiana il commeu' 



dare primi fra' contemporanei un Vincenzo Mon- 
ti , e Foscolo , ed Alfieri , e Benvenuti , e Ca- 
muccini , e Canova , e Paisiello , e Cnnarosa , e 

Rossini 

Alle arti d'imitazione ha diritto , per più ra- 
gioni , di andar compagna 1' arte dello scrivere , 
e di ciò pure amerà di trattare il presente Gior- 
nale. Sono ancora calde le ire che la franca e 
coraggiosa Proposta ha destate in certi animi 
pregiudicati e tenaci di non lodevol proposito, 
e forse la grande contesa pende per taluni tut- 
tora indecisa. Eppure (chi vorrebbe negarlo?) 
eppure altro non sono la lingua e lo stile se non 
se i mezzi per cui vengono significati il pensiero, 
il sentire della persona che parla o scrive. Lo 
stesso avviene del disegno e dei colori nella pit- 
tura , del suono e della voce nella musica. Sarà 
dunque pittore , sarà musico eccellente quegli 
che avrà meglio rappresentata la natura , come 
si terrà per ottimo il parlatore e lo scrittore che 
più esattamente , col labbro o colla penna , saprà 
esprimere i j)roprj concetti. Né 1' eloquenza , né 
l'eleganza del dire, secondo i diversi generi di 
componimento , sono incompatibili colla chiarez- 
za , cui solo ripugnano i modi ricercati, lambic- 
cati , le frasi , le costruzioni scabre o inviluppate, 
sempre contrarie all' indole dolce , piana , armo- 
niosa del bellissimo nostro idioma : come sono 
divenuti indegni di onesta e sitata accoglienza i 
rancidi e vieti vocaboli , pescati a stento e con 
puenle dihgenza nelle bolge del venerato 3oo; 
strano ed unico vanto di chi digiuno affatto di 
sapere , povero d' ingegno e di fino gusto , non 
trova altra via di farsi singolare , e ricoprire la 
brutta sua nudità. 



i 

Non era qui forse il luogo e il momento op- 
portuno (li trascorrere in tanta digressione, e ri- 
petere verità si sentite e a cliiunt|ue ha dramma 
di criterio ben note. Ma son esse di si grave e 
sì comune interesse , che non saranno mai ripe- 
tute ed inculcate abbastanza. Noi siam venuti a 
tale che a ninno sforzo , a nessuna fatica , sia pur 
anche pazza e gettata , si vuol perdonare , pur- 
ché si otten^^a nome di scrittore orifiihiale ; folli 
che non vediamo , si profonda è la cecità , che 
il mezzo unico di meritare un tal nome è ora 
più che mai quello di esser semplice e naturale! 

Se prevalendo siffatto consiglio , che crediamo 
sano e opportuno , le scritture e i libri tutti di 
cui ridondiamo , in tanta attività della stampa , 
venissero dettati con ordine , proprietà ed evi- 
denza di frasi , di lingua , di stile , e come ap- 
punto detta natura, assai maggiore ne riuscirebbe 
il profitto e la giusta lode agli scrittori. Bello in 
vero a vedersi e utilissimo per la diffusione delle 
cognizioni , per 1' avanzamento rapidamente pro- 
gressivo della istruzione è 1' amore , e , direm me- 
glio , r ardore , onde si va di presente allettando 
la società nel gradito pasoolo della lettura. Per- 
chè or dunque non sorgere a nobil gara , perche 
non adoperarsi a stringere una indissolubile al- 
leanza fra i moderni Scrittori , che, tolta via, d' u- 
nanime consenso, ogni bizzarra ambizione dello 
scrivere contorto, stentato, orpellato, li persuada 
ad esprimere chiaramente i proprj concetti? Reso 
allora finalmente più comune l'insegnamento ed 
aperto all' intelligenza del volgo , preziosi ne ve- 
dremmo ed immensi derivarne i vantaggi alla mo- 
rale e intellettuale educazione. 

Qual epoca più favorevole , qual momento più 



adatto di (juesto , per mandare ad effetto sì salu- 
tari divisamenti ? Volgono già più di due lustri 
che cessato è lo strepito delle armi , cui è succe- 
duto il silenzio , la calma ristoratrice della pace : 
quanto una lunga e tremenda scossa avea dis- 
sipato o sconvolto, tutto quasi è risorto, e nuo- 
vamente locato nella pristina sede. Quella curiosa 
attenzione , che avida , insaziabile , irrequieta , 
era da prima esclusivamente rivolta , e fitta , per 
così dire , nel violento avvicendarsi di sanguinosi 
e stupendi avvenimenti , usciti alfine dalla tem- 
pesta di tante politiche agitazioni , ci è ora più 
gi'ato rivolgerla ai riposati studj , alle tranquille 
investigazioni intorno al grand' Albero del sapere, 
onde impazienti e fervidi si levan sì' in^e^ni 
verso la sfera dell' umana perfettibilità. 

Epoca , è pur grato il ripetei'lo , fortunata e 
propizia al culto , all' incremento di queste prime 
e sole faiitrici della europea civiltà , è 1' epoca 
nostra, in cui saggi e buoni Principi, regolatori 
de destini de' popoli , sentono profondamente 
quanto sia per loro glorioso e reclamato dalla 
privata e pubblica felicità, l'unire al vanto di 
serbar fermo e inconcusso il regno della pace , 
quello , non men degno d' eterna lode , di favo- 
reggiare le severe e le gentili discipline che la 
pace rendono più fiorente , più desiberabile e 
cara. 



Cenni sopra alcune specie di piante nuove del 
Dottore Antonio Bertoloni , Professore di 
Botanica neW Università di Bologna, 

JLj pare die il suolo Americano sia una sorgente ine- 
sausta di piante rare , perchè ad onta delle immense sco- 
perte , che di loro fecerovi i celebri Hernandez , Plsoiie, 
Marcgrave, Plumier, Feuillet, Aiiblet, Grono\'io, Brown, 
Catesby, Jacquin, Mulina, Mutis, Donibey ,Ruiz , Pavon, 
Neé , Sesso , Richard , Humboldt , Bonpland , Raddi , il 
Principe di Neuwied , Martius , Mikan , St. Hilaire , Ber- 
tero , Kalm , Parsh , Walter , Muhlenbarg , Bigelow , El- 
liot, Nutall. Eaton , Bartcn, Puafinesque , ed altri, avendo 
io ricevuto più volle da quelle lontane regioni o semi , o 
piante secche , ne ho sempre ritratto non piccola sup- 
pellettile di novelle , o pregevoli cose , le quali non meno 
servirono ad accrescere il novero delle specie conosciute, 
che a spargere lume sulle piante Europee sino rjlora con- 
fuse colle peregrine d'America. Del qual fatto cademi 
in acconcio d' esibire anche adesso la prova col pubbli- 
care i caratteri di alcune piante nuove , che di là ven- 
nero ad abbellire il giardino botanico di Bologna , o ad 
arricchire il mio non picciolo erbario, ed eccoli in suc- 
ciato. 

I. ACACIA platjacantha: ramis angulatis j aculels spar- 
sis, acutissimis , patentibus , basi compresso-dilatatis ; fo- 
liis bipinnatis , partialibus suboctojngis , propriis subtri- 
ginljugisj paniculis terminalibus ; leguminibus compres- 
sis , snbfalcatis , glabris , septis transvcrsis prominulis. 

Arhor. Nascitur in Brasilia , unde CI. R.-.ddi semina 
attulit. Nunc hospitatur in hortis botanicis Genuensibus , 
Florentinis , et Bononiensi. v. v, 

Ha3c arbor 20 — 4^ pedalis in Brasilia Gt frutex in 
ollis nostris. Canlis infernè teres, inermìs , cortice cine- 
reo , superne solutiis in ramos angulatos , apice siìlcalos, 



«t puberulos , passim rubidos , e (jnib'is prodeunt aculei 
«parsi , patentissinii , iiiterdiiDi appositi , vel -subverticil- 
lato-terni , recti, aut siusurn, deursuiiive cui vuli , longo 
acumine pungenles , basi cornpresso-Jilatati , in sutnmis 
raoiulls minimi , subnulll. Pinna3 folioruni parliales va- 
riant 5 • — 8 , proprige 22 — 3o. Foliola llnearia , acu- 
tiuscula , angusta subfalcata, utrÌTiqne gla'ora, s d)tus pal- 
lidiora, Pelioli universales , et partial.s puberali, spinii- 
losi , basi incrassato-callosi. GlaidulcC alise nulla; in pe- 
tiolis. Stipula utrinqiie una nd eoriim basini , subulata , 
rigidula , brevis , decidua. PanicuLne termiuaìes , pube- 
rulae, in loco ualali amplce , ramosje. Splene globoste , 
alb»^ , magnitudine pisi , vel cicerls. Legumeo 1 neare le- 
niter falcatum , obtusnni, plannm , basi paulo angustius, 
glabrum , nitens , sesquipollicare , tres circiler llneas la- 
tum , multiloculare , septis transversis parallelis , in sicco 
prominulis , suboctospermum. 

Questa specie per la prima volta fiori da noi nel de- 
hzlosissimo giardino botanico di Pegli \icino a Genova, 
il quale appartiene all'illustre Signora Clelia Darazzo- 
(jrinialdi, delle dottrine botaniche conoscentissima 5 ma 
la pannocchia non ebbe quella estensione , e qael ra- 
meggiare , che ha nel suo paese nativo , siccome io vidi 
negli esemplari secchi, clu; l'esimio Raddi portò dal Bra- 
sile. Ho descritto il legume da questi stessi esemplari , 
perchè da noi il frutto non tiene. È vicina aW Acacia 
striata. W. 

2. CROTON adcnophylliun : foliis ovatis , glabrls , mar- 
gme ciliato-glandulosis ; racemis terminalibus , abbrevia- 
tisj stylis palmato-quadrifidis. 

Frutex. Nascitur in Antillis , unde semina mislt Ber- 
tero. Nunc viget in horto botanico Bononiensi, ubi floret 
fere loto anno , et pr?ecipue hyeme in lestuario v. v. 

Fruticulus pedalis, aut vlx ultra, valde ramosus , te- 
res , corticc cinereo. Rami sparsi, patuli. Folla ovata, 
acuta, longè petiolata , utrinque glabra, Isetè viridla, 
margine ciliato-glandulosa , et circa oram Sccpe nitido- 
glutinosa. Petioli teretes. Flores in racemis simplicibus , 
paucifloris, abbreviatis , terminalibus. 3Iasc. Calyx quin- 



ti 

quepardtus , seii mavis quinquephyllus , foliolis ovalis , 
coucavis , viridibus , nervo diaphano diremptis , apice 
breviter barbatis. Pelala quinque , alba , vix calycem. 
superantia , cum ejus foliolis alternantia , ovata , con- 
cava , apice subspliacelata. Stamina alba , flore paulo 
longiora. Foein. Calyx quinquepartitus , seu mavis quin- 
quephyllus , foliolis linearibus , acutiilsculis , ciliato-glau- 
dulosis, glutiniferisque , nervo diapliano diremptis, apice 
breviter barbatis , viridibus , persistenlibus ; intus ad ea- 
runi basini glandulre quinque sessiles circa germen. Co- 
rolla nulla. Styli tres , primuni involuti , dein expansi , 
patentes , albi . palmato-quadrifidi , rariùs palmato-quin- 
quefidi. Capsula tricocca , glabra , viridis. 

Piccolo arbusto elegante , perchè sempre verde, sem- 
pre adorno di fiori , e di frutti. Ho ritenuto lo stesso 
nome specifico , col quale 1' indefesso Bertero ne mandò 
i semi dalle Autille al chiarissimo Balbis , che a me 
ne fu cortese , come di tanti altri semi di quelle isole. 

3. iPO'sijEk fulva : tota hirsuta: foliis palmato-pedatis , 
septem-partitis , laciniis lanceolatis , acuminatis , subre- 
pando-dentatis , externis minoribus ; racemis solitariis , 
pedunculatis ,3 — 7 floris , folio brevionbus. 

Pereiuiis. Nascitur in Brasilia , unde semina attulit 
Raddi. Colitur in horto botanico Bononiensi , ubi floret 
astate, v. V. 

Caulis volubilis. Foliorum iRciniK subrepando-denta- 
tse , subinde integra. Petioli longitudine folii. Racemi 
axillares , folio breviores , trifidi, vel trichotomi. Follola 
calycina duo externa , bracteiformia , ovata , obtusa , re- 
liquum calycem obvolventia. Corolla alba. Tota herba 
hirsuta pilis fulvis , interdum ci'eberrimis , patentissimis, 
prsecipuè in caule , petiolis , pedanculis , et calycibas , 
in foliis subinde defìciunt. 

Da principio io aveva chiamato questa specie col no- 
me di Ipomcea crinita , perchè m' avvenni in piante , 
che erano fittamente irsute di peli pateutissimi, e 1 m- 
ghi 5 di poi ne ho veduto altre meno irsute, per lo cìie 
ho sostituito al primo nome poco esatto quello di Ipo- 
mcea fulva preso dal colore biondo de' peli. 



4. iPOM«\ papillosa: glabra; caule scandente; foliis 
quiiiatu-d gitatis , fuliolis ovato-lanceolatis , acuti.s , inte- 
gerriuiis , ciliatis; petiolis subpapillos.s ; pedunculis so- 
litai'iis , axlllai'ìbus , iiiiifloris , recurvis , infra articulum 
breviisimis , supra articiilam iiicrassatis. 

S'ffrutex. ]Na.-cilui- in Brasilia, uiide semina habul. 
Floret in hurto botanico Bononiensi ab cesiate in au- 
lumnnin v. v. 

Caulis teres , b'-tripedalis , infernè perennans , subvei'- 
ruculosus , Mipernè annotinus , tennis, levis. Foiia parva. 
Foliola tcniissimò , et crebre ciiioJata exteriora minora, 
subinde basi cum pioximo l'oliolo connaia. Pelioius lon- 
gitudine l'olii, supra Jrulcalus , una, alterave papdia glan- 
dnlari, viridi, crassiascula Ime illuc , nec tauien semper , 
asper^us. Pedanca'i folio breviores, leves. Calyx obtn- 
sissinius , ce juaiis. Corolla alba , vel ex albo-carnea , fu- 
gax ; scilicet llos primo mane fidapertus , ante meridiem 
invt-lutns perit. 

5 MYOSOTis arìgillosa: caule basi radicante; foliis lan- 
ceolatis , obiusis ; racemis laxis ; calyc.bus quinquctldis , 
lacinils acutis , apice barbatis ; corollis calyce sublongio- 
ribus. 

M. palustris Catal. of planLs of Nc-w York p. 'x\* 

PereimiÀ. Nascitur in Americte borealis canalicidis pro- 
pe New-Yorh , unde specimen liabui a D. Cooper, v. s. 

Strigae caulis , et foliorum pauca? , pedunculorum , et 
calycum copiosiores, oranes adpressie. Eolia angusta, loa- 
giuscula. Calyx usque ad dimidium , et ultra fìssns , laci- 
iiiis acutis. Corolla cserulea , minuta , vix calyce longior. 

Questa specie erasi confusa colla Mjosotis palustris 
Witli , ovvia in Europa; ma le foglie bislungo-lancio- 
late , vale a dire pivi larghe, e piìi corte , i ealici con 
cinque denti ottusi , e la corolla il doppio più lunga del 
calice distinguono assolutamente la Mjosotis palustris 
dalla Mjosotis strigillosa. 

* A catalo^ue of plniits qrowlng spontaneously withiii thirty mi- 
les of the city nf New York. Puldished hy the Lyceum nf naturai 
history of New- York. Alòany. Printed by IFebsìers and Skiniiers 
iSiQ. 8.' 



S. LYSTMACHiA decipìens: petiolis clliatis ; calycis laci- 
niis lanceolato-linearlbus , mucrouato-aristatis ; petalis iu- 
tegris. 

L. ciliata Lois Deslongch JVot. p. 3g. Fide specim. 

Perennis. Nascitur Inter Theux , et Ensival prope 
Liegi. Floret astate v. s. 

Questa specie è somigliantissima alla Lysimachia ci" 
Unta L. de]l'x\aieiica settentrionale, della qual pianta ho 
avuto un esenaplare secco da Nuova-York per la genti- 
lezza del sig, Cooper, botanico distinto di quella città j 
ma la pianta Americana è differente dalla Liegese , per- 
chè ha le foglie minori , i cigli de' picciuoli più radi , 
e più corti , i peduncoli più lunghi, i calici più grandi , 
colle lacinie alquanto più larghe , e per questa ragione 
esattamente lanciolate , appuntate, i petali mucronati, e4 
eroso-crenati, le cassale mature più grosse del doppia. 



«4 



Analisi di un opera del professore HausmAISI 
sopra i terreni del Noi'd della Germania. 



A 



i vendo avuto la ventura di fare un viaggio nell'Auver- 
gne col celebre professore Hausmau di Gottinga , venne a 
mia notizia eh' egli avea dato recentemente alle stampe 
un' opera in cui descriveva una porzione dei terreni se- 
condar] ; terreni , die sono cosi sviluppati nella Germa- 
nia settentrionale, e che presentano molti fatti di sommo 
interesse per la Geognesia , potendosi ivi in un tratto 
assai limitato di paese osservare la sovrapposizi one di 
una numerosa serie di formazioni. La difficoltà gran de 
di conoscere , e procurarci in Italia i libri sortiti presso 
le estere nazioni , 1' utilità di cui può essere per lo studio 
di un ramo importante di storia naturale la cognizione 
di quest' opera, mi determinano a darne una succinta ana- 
lisi , servendomi perciò di alcune note che il dotto Pro- 
fessore mi permise di mettere in carta , a misura che 
dei varj soggetti contenuti in quel libro andavamo in- 
sieme discorx-endo. 

Ma prima di entrare più specialmente in materia, mi 
sia permesso di esporre brevemente il sistema che segue 
questo celebre Mineralogista nella classificazione dei di- 
versi terreni ; questa non lunga diversione sarà utile per 
intendere più precisamente qual parte di detti terreni 
sia descritta nell' opera indicata. 

Considerando egli che per la massima parte , le masse 
che formano la crosta del globo , presentano e nella loro 
giacitura , e nelle loro relazioni dei fenomeni che per la 
loro estensione sembrano 1' eff"etto di una regola secondo 
cui ha più generalmente operato la natura , mentre altre 
masse invece sembrano il risultato di combinazioni assai 
differenti, esso le ha divise in masse normali , e in masse 
abnormi: le masse normali sono quelle che si presen- 
tano in un ordine costante di superposizione , le abnormi 
quelle che da quest' ordine generale si discostaao : così i 



i5 
gi-aniti , gli scisti , e i diversi terreni calcai'ei ecc. alla 
prioia classe,- il tra chi te , il basalto ecc. alla seconda 
apparti iij^ono. 

Per non d'iungnrci di troppo daremo solo in quest' 
articolo le divisioni dei terreni appartenenti alla prima 
classe , riserbandoci ad altra volta a parlare della se- 
conda. 

I) detto Professore forma delle masse normali tre gran- 
di divisioni , i.° le primarie , a." le secondarie , 3." le ter- 
ziarie ; sopprime la classe delle intermediarie fin qui da 
molti naturalisti adottata , perchè osserva che il principal 
carattere a queste attribuito , la presenza di resti di corpi 
organici , e di roccie di trasporto in mezzo a terreni 
formati da forze chimiche , spesso a molte delle roccie 
secondarie con\iene, né assai differenzia le une dalle 
altre per separarle : la presenza infatti dei x'esti di corpi 
organici è alle une e alle altre comune, e in quanto ai 
prodotti di forze chimiche si va o^ni giorno riconoscendo 
che ve ne sono anche negli strati più recenti della crosta 
del globo. Ognuna di queste classi contiene delle sud- 
divisioni , e noi anderemo mano a mano indicandole , 
non tralasciando di accennare i caratteri che le distin- 
guono, 

I. Le masse primarie sono quelle ohe formano a dif- 
ferenti profondità un tutto continuo , sono le infime delle 
masse conosciute , mancano assolutamente di corpi or- 
ganici , e sono esclusivamente -composte da prodotti di 
forze chimiche. La ni<".ggior parte di queste roccie è con- 
temporanea ; quelle che predominano in questa divisione 
sono il granito , il gneis e lo scisto micaceo : il nostro 
autore considera le roccie scistose come una crosta che 
si estende sulle diverse faccie del granito ed altre roc- 
cie più perfettamente cristallizzate che le anzidette, così 
le roccie cristalline sarebbero in mezzo alle roccie sci- 
stose a foggia d' immensi noccioli , come succede de' 
grani di quarzo in mezzo alle lamine del mica nello 
scisto micaceo. Una seconda divisione intimamente però 
legata alla prima forma il passaggio alle formazioni se- 
condarie : in questa divisione si osservano il thon-schie- 



i6 

fer , o scisto argilloso , il qnarzìta , e gli hornafels ( roccìe 
a base di anùbolo , ed altre. 

2. Le secondarie , che seguono immediatamente le 
primarie , sono caratterizzate dalla presenza di resti di 
corpi organici, de' quali il tipo più non esiste a nostra 
cognizione , e dai prodotti meccanici misti o combinati 
coi prodotti chimici. 

3. Le terziarie formano gli ultimi strati della crosta 
del globo , contengono dei resti di corpi organici , de' 
quali una parte somiglia agli esseri ancora viventi ; i pro- 
dotti uiec canici vi predominano e vi compariscono in ab- 
bondanza dei fossili di origine lacustre. 

Vediamo ora un poco più in dettaglio quello che spetta 
alle formazioni secondarie. Il sig. Hausman vi ammette 
tre grandi divisioni : A le antiche , B le medie , C le 
recenti. 

A. Le antiche sono quelle che fino ad ora sono state 
generalmente dette di transizione , hanno per carattere 
d' avere le roccie cristalline in maggior quantità che le 
roccie della serie seguente , e di essere più intimamente 
legate colle formazioni primarie. Si dividono in varj 
gruppi , di cui si potrebbe fissare il numero a tre , ag- 
giungendovene forse un quarto ancora problematico. 

Il primo di questi gruppi contiene delle roccie cristal- 
line che hanno molta analogia con le primarie , come 
sarebbero dei graniti , delli gneis e del micascisto , e so- 
prattutto dei thonshiefer , e spesso contiene pure come 
roccie subordinate, dei calcarei si a grani, che compatti, 
dei kalkshisti , dei porfidi , delle sieniti , dei grunstein , 
delle serpentine ed eufotidi, dei quarziti, e qualche grau- 
wake , come in Tarantasia nelle vicinanze del M. Blanc. 

Il secondo , nel quale la grauwake , e grauwakenshiefer 
predomina , contiene come roccie subordinate dei thon- 
shiefer , dei diaspri , dei kieselshiefer ( scisto siliceo ) , 
dei grunstein , delle serpentine , dei calcarei spesso di 
colore scuro , dei guazziti , dell' arenaria e del porfido , 
come nello Harz , nelle contrade del Reno , negli apea- 
nini di Lucca e Firenze. 

Il terzo , nel quale il calcareo p redomina ( Encriii 



17 

o mountain limestoné degl' Inglesi ) è pieno di petri- 
ficazioni sopi'attiitto di encrini , di ortoceratiti , di tri- 
lobiti , è accompagnalo in qualche luogo da un'arena- 
ria con traccia di carbon fossile, dalla grauwake ' old red 
sandstone degl' Inglesi ) , dal thonshiefer , dalle marne , 
dall' alaunsliiefer ( scisto aluminifero ) , dal grunstein , 
quarzite ed altre roccie ( Derbyshire , Irlanda , la Nor- 
vegia , la Svezia , le vicinanze di Pietroborgo ) . 

Il quarto è ancor problematico , giacché le roccie che 
lo compongono potrebbero essere considerate da molti 
come appartenenti alla classe delle masse abnormi ; sa- 
rebbe tonnato da quei porfidi , graniti , amigdaloidi che 
sono sovrapposti in Norvegia ed in Isvezia alle roccie 
del gruppo precedente. 

B Le secondarie medie seguitano le antiche, conten- 
gono due grandi formazioni perfettamente distinte : a 
la formazione degli aggregati e arenaria , b la forma- 
zione di calcareo. 

La formazione a contiene i." il terreno di carboa 
fossile antico con qualche porfido e grunstein , e 2.° il 
terixnio di todle liegendo , che consta i." dell'aggre- 
gato e arenaria rossa ( conglomerat , et grès rouge de' 
Francesi, rotlieliegende dei Tedeschi) con porfidi amig- 
daloidi e grunstein ( come a Munsfeld nella Turingia , 
allo Harz, a Reichelford); 1° dell' aggregato grigio (^con- 
glomerat grix , gra-w iiegende ) come a Munsfeld ia 
Turingia , Richeldorf. 

La formazione b calcarea comprende tre divisioni: i. " 
lo scisto marnoso bituminoso ( Mansfeld , Turingia; a.* 
lo zechstein ( calcareo alpino di alcuni ) ; 3." il rauch 
kalk (calcareo aspro) spesso maguesifero ( inagnesi^an 
limestoné degl' Inglesi ) con m.asse di gesso subordinate 
( Mansleld , Turingia ; . 

e Le recenti sono le ultime nella serie delle forma- 
zioni secondarie ; i diversi gruppi che compongono que- 
sta divisione sono molto legati tra di loro. E particolar- 
mente di queste formazioni , quali si presentano nella 
Germania settentrionale , che tratta 1' opera del profes- 
sore Hausmaun , ' intitolata : Uebcrsicht der Zimgereìi 



tS 

Hótzgehilde ini Tlussgebicte der Wcser Góttingen 
58a5, di cui dopo una nou breve ma necessaria diver- 
sione , era principale scopo di questo articolo di dare 
ragguaglio. 

La prima formazione che secondo il nostro autore si 
presenta in questa divisione è la formazione a dell' a- 
renaria a varj colori ( grès bigarré dei Francesi , bunter 
sandstein dei Tedeschi , e new red saiidstone degl'In- 
glesi ) . In questa formazione predominano delle are- 
narie di diversa qualità , a cemento ora argilloso , ora 
marnoso , e talvolta siliceo. Le roccie che 1' accompa- 
gnano , e che spesso sono più abbondanti che l' arenaria 
stessa , sono delle marne argillose thon mergel, e argille 
marnose mergel thon (secondo che il principio calca- 
reo o argilloso sovrabbonda ) di vario colore. General- 
mente questa formazione contiene poche petrificazioni 
particolarmente del regno animale , le calaniites sono 
le più frequenti. Questa formazione può essere divisa 
in due gruppi, i. il gruppo inferiore, 2.° il grappo 
superiore. Nel gruppo inferiore n. i le arenarie predomi- 
nano, nei suoi strati più bassi si vedono delle arenarie 
rosse e a varj colori , negli strati superiori evvi in qualche 
località (Munden , Cassel , Solling , la valle di Fulda) 
un' arenaria ai'gillosa Nel gruppo superiore n. 2 , le marne 
e argille marnose predominano, delle arenario di diverse 
qualità spesso scistose le accompagnano. Le roccie subor- 
dinate sono principalmente il quarzite, il quarzo argil- 
loso (^thon quarzj , il gesso , 1' anidrite , il calcareo ora 
colitico, ora compatto, e qualche volta granulare, avendo 
della somiglianza colla dolomite (Gottinga, paesi imme- 
diatamente al N. dello Hartz, Brunswick). Sembra che 
questo secondo gruppo contenga in alcuni luoghi , per 
esempio in Inghilterra, delle masse di sai gemma. Gli 
strati più vicini agi' inferiori della formazione che segue , 
contengono più petrificazioni che gli altri ; vi si vedono 
dei glossopetri , e delle ossa che appartenevano forse a 
dei pesci. 

Segue la formazione B del calcareo conchiglifero (^mu- 
shelhalk ) i calcarei ora puri , ora marnosi predominano; 



gli strati di calcareo puro souo ordinariamente i medj 
della foroiazioue : essa si lega per via delle marne ed 
argille alle due foraiazioni in mezzo alfe quali si trova 
frapposta. Vi souo in grau copia i resti di ammali , prin- 
cipalmente di conchiglie. Questa formazione si divide 
in tre gruppi : injerior>- , inedia e superiore. 

Il gruppo inferiore : vi si distinguono due divisioni 
talvolta riunite , talvolta separate j dapprima il banco infe- 
riore, in cui le argille e marne predominano , e i calcarei 
souo totalmente subordinati j sonovi qualche volta degli 
strati di arenaria j le marne e argille contengono dei 
nodoli di ferro carbonato argilloso ( thonigiu' sphurosi- 
deret^ è da osservarsi che vi sono in questa divisione 
delle petrificazioni che rare volte s' incontrano nel gruppo 
medio, per esempio delle ossa di pesce, dei peatacri- 
niti e belemniti ( belemnites pa.xillosus Schlotheim ) , 
dei grafiti assai vicini al grjphites arcuatus Lamark , 
terebratulttes laciuiosus Schlotheim : negli strati calca- 
rei vi sono dei frammenti di encrinites liljformis (^Gòt- 
tingen ) . 

In secondo luogo la massa superiore, in cui i calcarei 
argillosi , spesso scistosi e ondulati predominano, le marne 
scistose e spesso bituminose , e le argille le accompa- 
gnano. Varie modificazioni del calcareo differenti dalle 
suaccennate formano gli strati subordinati: per esempio 
vi sono dei calcarei marnosi , ferro-magnesiferi, dei calca- 
rei-ferro-magnesiferi granulari, dei calcarei bituminosi, dei 
calcai-ei colitici, dei calcarei cellulari, e dei calcarei aspri 
(_Gottingen') : è pure questa divisione che contiene delle 
grandi masse di sale accompagnate da gesso , nelle con- 
trade del Neker. Questi strati non abbondano general- 
mente di petrificazioni , ma alcuni sono ripieni di certe 
epecie particolari , come di amonites n odosus S(^o\e\m , 
buccinites gregarius Schl. , terebratulites vulgaris Schl. , 
tnjtulites sccialis Schl. ( Gotti?! gen , la valle della 
Verrà ) , 

Il gruppo medio contiene principalmente dei calcarei 
puri ripieni di petrificazioni ; le più comuni souo encri- 
nites liljformis Schl. , « terebratulites vulgaris Schl. 
( Gottingen ) . 



Il gruppo superiore contiene due divisioni : nell' in- 
feriore predominano i calcarei marnosi , j^li strati dei 
quali sono separati dalle marne e argille. Le petrifica- 
zioni più rimarchevoli sono: iiautilites bidorsatus Sch. , 
anionites iiodosus Sch. , mjtidìtes social is Schl. , do- 
nacites striatus , pleuronectites Iceyigatus Schl. (Got- 
tiugen ) . 

La superiore contiene delle marne e argille spesso a 
varj colori , vi sono frapposti degli strati di calcareo 
compatto ripieni di catrochi , di eiicrinites lHyfonm's , e 
delle conchiglie simili alle già nominate ( Lippe-Det- 
mold ) . 

A cpiesta succede la formazione Y delle marne e ar- 
gille ( tfwn and niargel formation ) le marne e argille 
di diversa qualità sono le roccie predominanti , e gene- 
ralmente più estese j diverse arenarie e calcarei sono 
principalmente a queste subordinate. Questa formazione 
contiene una gran quantità di petrificazioni , la maggior 
parte delle quali differisce da quella della precedente. 
Essa si divide in tre gran gruppi ora riuniti , ora se- 
parati j il primo vien chiamato dall'autore gruppo in- 
feriore , o gruppo delle niarue ed argille di vario 
colore ; il secondo è detto gruppo medio , o del cal- 
careo a grifiti ; 11 terzo , superiore , o dell' arenaria 
a carhon fossile recente. 

Nel primo le marne e argille predominano e sono 
ordinariamente accompagnate da diverse arenarie , di cui 
una parte somiglia esattamente a certe modificazioni 
dell'arenaria a vario coloro, e di cui un'altra è spesso 
confusa a cagione della sua somiglianza col quadersund- 
stein. Negli strati inferiori evvi un' arenaria a cemento 
argilloso ordinariamente verde , o grigio e scistoso che 
contiene delle calamites , delle casuarinites , delle Ji- 
licites. Negli strati superiori vi sono delle masse con- 
siderabili di arenaria a cemento marnoso , argilloso quar- 
zoso : in questo groppo si vedono spesso in letti subor- 
dinati dei quarziti , del quarzo argilloso , del gesso , del 
calcareo compatto , del carbon fossile , del ferro ossi- 
dato marnoso ripieno di pelrificazioni , come belenites 



21 

paxillosus Sclilotheim, ammonites capricornus , grjphi- 
tes arcuatus Land., terebiatalites sidcatus e bicanali- 
culatus Scili. (Kalilefeld, -vicino a Nortlieim , a' piedi del 
Melsner nella Hesse, Lippe-Detniold , Cobui'g, Heilbronn, 
Stuttgard ) . 

Il secondo , detto medio , o del calcareo a grifiti , ha 
per roccie predominanti delle argille e marne di color 
nerastro ; esse sono acconapagnate dal calcareo ora puro, 
oi'a marnoso , ora colitico , e spesso di colore scuro: negli 
strati Inferiori predominano le argille scistose, le marne 
bituminose , le marne sabbiose ugualmente scistose ri- 
piene di piccoli letti e nodoli di ferro carbonato ar- 
gilloso. 

Negli strati superiori evvi particolarmente il calcareo, 
di cui le principali varietà soito II calcareo puro com- 
patto, il calcareo bituminoso, il calcareo ferrifero, il cal- 
careo oolltico , e la dolomite. In alcuni paesi il calcareo 
colitico forma dei bancUi superiori perfettamente sepa- 
rati , come sono nclF Tura le colili inferiori. 

Gli strati subordinati sono delle arenarie e aggregati 
sllipei , dei quarziti , del gesso , del carbon fossile , del 
lignite , del ferro ossidato marnoso colitico. Tra le molte 
petrificazloui sono da notarsi il pentacrinites subaiigu- 
laris , belemiiites gigaiìteas Sclil. aquarius canalicula- 
ta , serpulites coacei'^mlus Blumenbak , amoni tes co- 
status , ^i. capricornus A. angui atus , A. planulatus 
Scili. , donacites hemicardius , grjphites arcuatus , 
grjph. pectiniformis , ostracites tubulatus , madrepo- 
rites fungites Sch. (Porta Weslfalica , Reinteb , Rilde- 
slieim , 11 piede occidentale delle alpi nel Wurtemberg). 
Pare che una porzione di cpiesto gruppo corrisponda al 
lias e agli ooliti dcgl' Inglesi. 

Il terzo , detto supcriore o àtAV arenaria a carbon fos- 
sile recente: In questo gruppo la roccia più caratteristica 
è un' ai'enaria fina , ora argillosa , ora marnosa , accompa- 
gnata da uno scisto argilloso, che contiene del carbou 
fossile ; sonvi pure come roccie subordinate delle mar- 
ne , dei quarziti e quarzi argillosi. Tra le petrificazloui 
si osserva il venulites , donacinus Sch. 5 vi sono pure 



varie specie di cerithium , delle quali una s'accosta mollo 
al centliiani diaboli Brong ( Buklburg sunlcl , Deister 
e Ostervald in Calemberg , Borglahe nell' Osnabruk , 
Helrested nel Brunswick), 

Viene finalmente L la formazione di calcareo bianco 
( weister kalhsttiìn ) . Dei calcarei d' un color bianco , 
ora puri e compatti , ora marnosi , ora cretosi predo- 
minano : sono principalmente accompagnati da diverse 
marne e arenarie. Questa formazione si divide in tre 
gruppi , tra questi i due superiori sembrano piuttosto 
rimpiazzati che essere 1' uno all' altro sovrapposto. II 
primo gruppo è detto del qaadersandstain: un'arena- 
ria fina a cemento , talora argilloso , talora marnoso , 
qualche volta ferrifero e siliceo , è la roccia predomi- 
nante ; è questa accompagnata in certe località da un 
aggregato grossolano j contiene come roccia subordinata 
del ferro idrato giallo ora argilloso , ora sabbioso , e 
negli strati superiori è spesso colorita da una sostanza 
•. erdastra (grand sand degl'Inglesi) e contiene degli 
strati di ferro ossidato colitico. L' arenaria è rimpiazzata 
in alcuni luoglii da una sabbia più o meno aggregata. 
Tra le petrifi(;azioni vi sono delle impressioni di dico- 
tiledoni , e fra le conchiglie sono da notarsi gì' inoce- 
rami. Nell'opera di cui stiamo dando l'analisi, questa 
arenaria è riunita a quella di carbon fossile l'ecente , 
sotto il nome comune di quadcrsandstein , sebbene vi 
sia già 1 osservazione , che 1' arenaria del carbon fossile 
recente forma gli strati inferiori , e che può esser distinta 
dal quudersafìdstcin per diversi caratteri , ma in seguito 
delle recenti ricerche che il Barone Schlotheim ha co- 
municate all' autore dopo che 1' accennata opera era sor- 
tita dai torchj , è divenuto ora evidente che questi due 
gruppi di arenaria appartengono a formazioni diverse , 
e che il quadersandstein è il vero equivalente del green 
.s«/jc^ degl'Inglesi. Le località ove questa arenaria si mo- 
stra più caratterizzata , sono Blankenburg e Goslar nello 
Harz , Hils nel Brunswick , Pirna nella Sassonia. 

Il secondo gruppo è detto del calcareo (compatto bian- 
<;o. Un calcRveo compatto, ordinariamente giallo bia»» 



s3 

castro , è la roccia predominante: gli si sostituisce in al- 
cuni luoghi un calcareo siliceo bianco , è accompagnato 
da un calcareo oolitico , spesso giallastro, contiene come 
strati subordinati delle marne calcaree e argillose , del 
calcareo a grani , della dolomite , del calcareo litogra- 
fico , delle brecce siliceo-calcaree e singolarmente negli 
strati superiori del ferro idrato granulare. Fra la gran 
quantità di fossili , i più caratteristici sono gli echiniti, 
e gli inocerami : si citano come esempj di questo gruppo 
le località seguenti : il piede settentrionale dello Harz , 
le sette montagne di Brugge nel Calemberg ; nel mezzo- 
giorno della Germania , l'alpe del Vurtcmberg, Muggen- 
dorf , Geinlenzauth , Solenhufen e Pappenlieim. Questo 
gruppo corrisponde al calcareo superiore dell' Tura. 

li terzo gruppo è detto della creta ( craie ) : i dif- 
ferenti banchi che lo compongono , i fossili che vi si 
trovano , sono assai noti , cosicché tralascieremo per bre- 
vità di dare 1' analisi della parte dell' opera che lo ri - 
guarda. 

Con questo gruppo è terminata la serie delle forma- 
zioni secondarie ^ ad esse succedono i terreni terziarj , 
di cui 1' autore si propone di parlare in un' opera che 
sta preparando ; aspetteremo che sia questa terminata 
per darne notizia , e fornirne una succinta analisi ai no- 
stri lettori. Quello che abbiamo detto nel presente ar- 
ticolo , non è che la fedele ripetizione delle Opinioni 
del celebre Professore j la maggior parte si accordano 
con quelle di altri Naturalisti , ma alcune ne differi- 
scono j in questo caso è la posizione assegnata al grund 
sand degl' Inglesi , che si vorrebbe da varj autori essere 
posteriore al calcareo compatto dell' Jura , e non a lui 
anterioi'e , couie lo sarebbe supponendolo un equivalente 
del quadersandstein ; il decidersi da me la questione 
sarebbe qui importuno , non essendovi sufficienti fatti 
per constatarla ; d' altronde sarebbe abusare^ della pa- 
zienza di chi legge , il prolungare pivi oltre un articolo 
che oltrepassa i limiti ragionevoli fissati in un giornale 
al discorrere di un solo dei varj rami di scienza , ai 
quali è consacrato. 



*4 



Descrizione della Cava di Combustibile fossile 
nelle a)icinanze di Cadi bona. 

Cjebbene vi siano tracce di combustibile fossile in varj 
luoghi dell' Apennino ligure , pure in due soli punti , 
a mia cognizione , è in vigore 1' estrazione di cosi utile 
sostanza. Questi sono Cauiparola , a tre miglia circa da 
Sarzana , e Cadibona , a due ore di cammino da Savona. 
Quest' ultima situazione è diventata celebre per la sco- 
perta , ivi fatta varj anni addietro nello strato stesso del 
carbone, di ossa fossili appartenenti ad un animale, il cui 
genere è sparito dalla terra, e a cui il Barone Guvier, 
per così dire ricreandolo , assegnò il nome di yiirthra- 
cotherium. La descrizione geognostica di questo luogo 
può non riuscire discara , e penso die servirà a confer- 
mare i sospetti di que' naturalisti , che stupiti di veder 
comparire dei resti di lui mammifero in una formazione 
riputata appartenere a teraiini assai rimoti dalla serie 
geologica , vorrebbero togliere il terreno del combusti- 
bile di Cadibona alla vera formazione del carbon fos- 
sile ( tevrain huiller ) per riporlo nelle più recenti del 
Lignite terziario posteriori alla creta (i) (^craie^ ultima 
delle formazioni secondarie. 

Giace la cava del combustibile fossile sul pendio me- 
ridionale dell' Apennino , lungi appena venti minuti dal 
villaggio di Cadibona , che trovasi in sulla strada , che 
da Savona per la valle di Bormida conduce ad Acqui. 
La sua distanza dal mare è di due ore di cammino , la 



(i) Unisro alla parola creta italiana la parola craie francese per 
indicare di che si traila. Sebbene quella sia dat.i cume la traduzione 
di quesla , significano però due cose assii differenli. Ir» Toscana danno 
il nome di creta alla marna argillosa blo delle colline subappennine, 
che jppartiene ad una formazione ben più recente di quella della 
craie, noi non abbiamo nome che peerMlameote corrisponda a que- 
sto , come , meno forse la scaglia del Vicentino , non abbiamo for- 
mazione cbe la rappresenti. 



25 

sua elevazione di circa 3oo metri , il sommo giogo della 
catena centrale ne è poco distante ed alte montagne 
sovrastano ed attorniano questo luogo , cui danno la 
forma d' un catino , ove si riuniscono le acque , che 
scorrendo poi nel Letimbro vanno a scaricarsi in mare 
presso Savona. Tre sorta di terreno si possono distin- 
guere in quelli contorni : i ." il terreno antico clie serve 
di base, 2.° il terreno in cui si trova il combustibile, 
3." il terreno di trasporto clie ricopre i due anzidetti. 

Il terreno antico n.° i , di cui faremo poclie parole , 
perchè poco ci giova a determinar 1' epoca in cui si può 
essere formato il nostro combustibile , è principalmente 
composto di una riunione di roccie talcose e micacee, 
tra le quali si distinguono: i." uno scisto talcoso micaceo 
con nodoli di quarzo , che mostrasi in masse assai con- 
siderabili lungo la strada , cominciando a un miglio da 
Savona iin quasi alla distanza di due da Gadibona : 1." 
ima specie di gneis talcoso , che non è forse se non una 
modificazione dello scisto del n.° i ; forma questi una 
rocca che è stata tagliata nel mezzo per aprirvi la strada; 
3.° un altro scisto talcoso in piccole foglie, di un aspetto 
nerastro , un poco argilloso , di cui sono le montagne 
che sovrastano ad l'Jca , nella valle detta Sanzobbia , e 
che corrono verso Cadeferi e Montenotte: 4-" finalmente 
una specie di granito a tessitura poco tenace col feld- 
spato assai spesso in decomposizione. Questa roccia varia 
nei suoi elementi , prendendo talvolta il talco il posto 
del mica, e sostituendosi pur anche a quello la dialla- 
gia , legandosi cosi , in quest' ultimo stato , all' euphoti- 
de che vedesi tra Varagine e Inwea lungo la costa del 
mare. Queste roccie passano dall' una all' altra ed oc- 
cupano un tratto di paese assai esteso , ma ^ principal- 
mente su quella del n." 4 > cli^ riposa il terreno da cui 
si estrae il combustibile. 

La delimitazione precisa del terreno n.° 11 è difficile, 
perchè è composto in parte di alcuni strati che hanno 
dell analogia con le masse del terreno a lui superiore; 
1' estensione però , in cui si trova lo strato di combu- 
stibile , può valutarsi quasi un miglio quadrato. Questo 



26 

. terreno si appoggia con una inclinazione S. O. di quasi 
20" ad una collina della già citata roccia granitica. La 
porzione più considerabile si estende dalla cima di detta 
collina bagnata alle sue falde al N. E. dal rivo del Merlo, 
fino alla sinistra del rivo di Lodi , sotto cui pare che 
vada a finire il banco di combustibile : vi è però ad un 
livello superiore , ma sull' altra riva di detto torrente , 
un altra testa del banco di comb'istibile , ove solo da 
pochi mesi si sono cominciati de' lavori per estrarlo. 
Tav. \. fig, I, Non saprei assegnare la profondità dell' 
infimo strato n.° i di detto terreno , perchè la veo^eta- 
zione ne ricopre gran parte ', quel che si vede presenta 
un poudìngue a frammenti assai grossi di scisto mica- 
ceo e talcoso , di granito ed eaphotide. A partire da 
questo abbiamo dal sotto in sopra : uno strato n." 2 
di ai-gilla talcosa, micacea, bianca, con qualche picco- 
lissimo letto di arenaria aggregata : 3." uno strato di altra 
argilla , che contiene delle tracce di lignite e delle im- 
pressioni di foglie : ha questo quasi un piede di pro- 
. fondita: ^,° la saalbande molle , essa pure di materia ar- 
gulosa , avrà circa cinque pollici di altezza. Vieu subito 
dopo 5.° la massa di combustìbile , che i minatori di- 
vidono come segue : il muro di 5 pollici è composto di 
un lignite impuro , un poco scistoso , terroso e sparso 
di punti e lamine brillanti di un nero di pece , brucia 
difficilmente e lascia un residuo considerabile. Il banco , 
da cui si estrae il combustibile , ha quasi 4 » o 5 piedi 
di altezza , è composto di una sostanza carbonosa , nera 
di pece , brillante avendo l' iride in qualche punto , a 
struttura compatta , a frattura largamente concoide , 
messa al fuoco non si imisce , né gonfia come il car- 
bon fossile grasso , né cola come i bitumi secchi , ma 
diventa friabile , s' infiamma con un fumo assai denso , 
con odore piccante non aromatico, cui va talvolta riu- 
nito 1' odore di zolfo : lascia per residuo una cenere 
alquanto terrosa , rossiccia , contenente del ferro 5 qtve- 
6to residuo monta spesso al sei per cento. 11 peso spe- 
cifico del combustibile è da 1,347 ^ i,36oj Inentre 
quello del carbon fossile della Sarre , secondo 1' inge-i 



»7 

gnere Le Gallois , non è clie i.aSp. Vi si trovano delle 
piriti , ma non mi è mai riuscito di rinvenirvi del suc- 
cino. Superiormente a questo banco è un piccolo letto 
di lignite meno puro , un poco scistoso , sparso di la- 
mine brillanti. La corona di sei in sette pollici è essa 
pure composta di una sostanza nera di pece , brillante , 
un poco scistosa. In ijuesta parte principalmente , al dire 
de' minatori , si sono trovate le ossa d' anthracothe' 
riunì. Queste ossa sono impegnate nella sostanza del 
carbone , ma hanno un aspetto terroso , grigio, rosastro , 
sono accompagnate da molte piriti ; i denti conservano 
il loro smalto. Alcune di dette ossa sembrano compresse. 
La chiappa o il letto di tre piedi di altezza è un li- 
gnite impuro , scistoso , assai somigliante a quello del 
muro. 

Questi diversi strati riuniti formano circa due metri ^ 
profondità che si può attribuire al banco di combusti- 
bile. La testa di detto banco è un lignite terroso , sci- 
stoso , impuro , ha quattro piedi di altezza. 

6," Segue vmo strato di sabbia biancastra, talcosa, 
contenente dei frammenti di quarzo ; è alto 4 in 5 piedi. 

j. Un banco composto inferiormente di sabbia mi- 
cacea biancastra , con piccole vene di lignite somiglianti 
ad impressioni di piante , avente un piede e mezzo di 
profondità , superiormente d' altra sabbia giallognola , e 
d' un poudingue a piccoli frammenti con impressioni 
carbonose. 

8. Un altro banco di poudingue , sabbia rosso ver- 
dastra , con nodiJi di arenaria aggregata , contenenti 
delle impressioni, 

9. Un piccolo letto con tracce di lignite. 

10. Finalmente un banco di ciottoli rotolati in letti 
assai regolari , sabbia verde e rossa di considerabile al- 
tezza. 

Qui termina la serie degli strati che credo ap- 
partenere in proprio al terreno di combustibile ; non 
oserei però affermare che l' ultimo non fosse parte del 
terreno di trasporto che lo ricopre j siccome però il 
cangiamento di aspetto negli strati e nei frammenti di 



a8 

roccia die van diventando angolosi comincia a partire 
da detto strato , cosi nai par più ragionevole li unirlo 
colla serie inferiore , che colla superiore. La serie di 
questi strati è indicata nella tavola n." i. fìg. 3. 

I caratteri niineralogici ritrovati nel nostro combusti- 
bile , quello soprattutto di bruciare senza gonfiarsi e 
senza fare una scoria , ma riducendosi in cenere , di 
spargere un odore non aromatico, ma bensì un poco pic- 
cante ed acre , appartengono al lignite , che per questi 
distinguesi dal carìjuu fossile (^liouille'); si potrà dunque 
dedurne che il nostro combustibile è mineralogicamente 
parlando un lignite. Se cerchiamo poi che ctjsa sia geo- 
logicamente la sua formazione , sarà più difficile il de- 
terminarlo precisamente j non anderemo però lungi dal 
vero se la porremo nel periodo di sedimento superiore 
e gli assegneremo per limite , a cui si trovi sempre al 
di sotto , la marna argillosa turchina , che forma la 
principal roccia delle colline terziarie subappennine. La 
grande difficolta della classificazione di questo terreno 
è cagionata dall' enorme distanza che nella serie geolo- 
gica separa il terreno antico dal terreno di trasporto , 
ai quali in questo luogo si trova frapposto : onde è che 
bisogna ricorrere ai caratteri che presenta esso stesso , 
per poterlo classificare. 

La presenza dei resti di un mammifero in uno de' 
suoi strati , ancorché fosse il solo carattere su cui ci 
potessimo appoggiare , basterebbe , a parer mio , per in- 
dicare l'epoca assai recente in cui si è formato questo 
combustibile (i) : tanto più che non è questa la sola 
situazione o\e siano indicate delle ossa di antvliacothe- 
riunì. Al Batsberg , non lungi da Bouxviller in Alsazia, 
un grosso strato di lignite accompagnato da argilla pla- 
stica, sottoposto ad un calcareo lacustre con limnee, pia. 

(i) Infatli finora non si sono trovali resti di animali di questa 
classe , S' praltutlo lerreslri , che nei terreni di sedimento superiore. 
Si Citano Silo dei resti di un m^immifero Didelfi» in un terreno 
contemporaneo all'oolite stenesfield.'Ma vi sono del dubbj sulla po- 
sizione del honesfìeld' s sLite che alcuni vogliono solo contemporanee 
della sabbia ferruginosa ,y/-o« sand. 



29 

Tiorbi , ossa di lophiodon , contiene degli ossami di ari' 
trhacoteriiim } il lignite di q;iesto luogo è evidentemente 
terziario. Noi per verità non abbiamo il calcareod 'acqua 
dolce, non conchiglie clie accompagnino il nostro ligni- 
te , ma la presenza di ossa fossili di uno stesso animale 
può farci stabilire se non l' identità , la prossimità al- 
meno dell' epoca in cui si sono formati ambi i terreni. 
Ma oltre la presenza di ossa di un mammifero , vi sono 
delle impressioni di foglie clie appartengono a dei ve- 
getabili dicotiledoni , né invece si è mai riuscito a tro- 
varvi o quelle piante monocotiledoni , o qoelle felci 
che son pm'e così frequenti , per non dire che accom- 
pagnano sempre il vero terreno di carbon fossde ; questo 
carattere è di non poco rilievo per confermarci maggior- 
mente nell' opinione che si debba escludere il nostro 
terreno dalla formazione di carbon fossile. Queste foglie 
poi che veniamo d'indicai'e, ritrovansi principalmente 
neir argilla micacea sabbiosa inferiore al lignite. D' una 
sola specie ne ho trovate in assai buono stato per potersi 
determinare. Sono queste oblunghe con un nei vo princi- 
pale in mezzo , da cui partono degli altri iierActti se- 
condar] } hanno un poco di analogia colle foglie del ca- 
stagno , ma direi che hanno una forma più allungata. 
Tm'. 2. jftg. I. 2. 

Stabilito che il nostro combustibile non appartiene al 
terreno di carbon fossile , parmi che potremo egualmente 
conchiudere, e ciò soprattutto, grazie alla presenza dell' 
antrhacotheriuìn e all' assenza di conchiglie o altri cor- 
pi organizzali marini , che non appartiene neppure alla 
formazione di lignite anteriore alla creta (cra.t^), come 
è quello dell' isola di Aix , e che è invece un lignite ter- 
ziario. Basti questo pel suo limite inferiore. In quanto 
al superiore , l' inspezione di Cadibona non ci fornisce 
nessun argomento per determinarlo esattamente ; ma uu 
altra situazione in cui si trova un terreno evidentemente 
analogo dà la soluzione di questo problema. Tra Albiz- 
zola e Varagiue , lungo la eosta del mare , trovasi un 
tratto di terra che presenta la segviente serie di strati : 
a comiiiciave dal basso , uà poudingue a frammenti di 



5ciste micaceo e talcoso , di granito e di eupliotide ; un 
banco di sabbia micacea tra il bianco e il verde , tal- 
volta rossa , assai aggregata , un poco ferruginosa , con 
alcune impressioni carbonose non determinabili j un 
nuovo banco di poudingue a grani più piccoli , sor- 
montato da sabbia micacea aggregata , verde , talvolta 
fossa , ricoperta da un nuovo letto di pondi nguc. Ba- 
sterebbe questo a far sospettare clie siavi dell' analogia 
tra i due terreni , ma vien essa perfettamente confermata 
dall' aver trovato in mezzo al banco inferiore di sabbia 
aggregata tm piccolo letto di lignite di due in tre pol- 
lici j questo lignite è brillante, nero di pece, compatto 
come quello di Gadibona. 

Per verità questo terreno non è ricoperto , nel tratto 
che si vede , dalla marna argillosa turchina con conchi- 
glie marine; ma gli è dessa così opposta, che non può 
dubitarsi non essergli posteriore , perchè i bnnchi incli- 
nati di essa vengono ad appoggiarsi agli orizzontali del 
terreno di lignite , cosicché ( come può vedersi dalla se- 
zione della valle d'Albizzola, t(w. i. fig. 2) pnre che 
detta argilla si sia deposta in im seno di mare, i di cui capi 
opposti erano, uno, l' occidentale , formato dal terreno 
antico , 1' altro , 1' orientale , dal nostro terreno, i di cui 
fianchi erano già stati , nelle parti superiori , tagliati per- 
pendicolarmente dall' azione degli elementi. Perciò pos- 
siamo anche conchiudere che il nostro lignite è ante- 
riore alla gran formazione di marna argillosa delle col- 
line subappennine. Non ha pertanto che fare con le trac- 
cie di combustibile che vedonsi sparse iu detta marna , 
e che spesso non sono che piccoli pezzi di legno cam- 
biati in lignite , come a Castel Arcuato , a Rocchetta di 
Tanaro , a Genova ; uè col banco di lignite che osservasi 
nei contorni di Siena, il quale, sia detto qui di volo, 
presenta delle circostanze assai rimarchevoli, essendo ac- 
compagnato sotto e sopra da terreni di sedimento ma- 
rino , mentre egli è misto a numerosi fossili lacustri (i). 

(i) Il lignite A\ Srena si mostra sui fianchi di alcune colline! ter- 
ziarie ch« baano alla lor base un profonde strato di marna argillosa 



3i 

Lo credo invece contemporaneo od identico con quello 
di S. Lazaro presso Castelnuovo di Lunigiana. Io non 
ho visitata quella posizione , ma la descrizione datane 
all'articolo Lignite del Dizionario delle Scienze naturali 
corrisponde assai bene a quella data del nostro. Infatti 
ritrovansi in ambi i luoglii una sabbia grigia , una sabbia 
giallognola , dei ciottoli di granito e di qiiarzo , e quello 
che vi è di differente bisogna attribuirlo alla diversità 
delle circonvicine montagne , che nei terreni di aggre- 
gazione tanto influisce sulla loro natura. 

Niente di sicui'o si può invece dire sulla sua relazione 
col lignite di Caniparola , sebben forse non ne sia di- 
verso ; poiché quantunque quesl' ultimo si presenti in 
strati verticali concordanti con dei banchi di psammite 
macigno e marna calcarea , con impressioni ài fucoides ^ 
pure concorda egualmente con degli strati di un pou~ 
dingue calcareo principalmente , ma misto di ciottoli di 
altra natura , in mezzo ai quali banchi si trova assieme 
ad una marna cinericcla argillosa, con cui alterna, come 
si vede scendendo per qualche tratto il ruscello che scor- 
re a traverso questa formazione. Ho visitato questo luogo 
due anni sono , assieme al sig. Bertrand-Geslin , distinto 
naturalista francese , e ci venne l' idea che questo lignite 
fosse esso pure terziario , attribuendo la concordanza di 
stratificazione di un terreno probabilmente recente eoa 
uno molto più antico ad un qualche accidente. Espongo 
per altro questa mia opinione sulla poca antichità del 
lignite di Caniparola con quella dubitazione che viene 

marina ; a questi vien sovrapposto un banco di marna argillosa bian- 
castra con miscuglio di conchiglie marine e lacustri, come cardium 
neritine e melanopsis. Siegue un piccolo letto di due pollici d'altezza 
esclusivamente composto d' individui , di Melanopsis Buccinoidea 
schiacciati ed in cattivo stato. Un banco di lignite terreso bruno dì 
7 pollici , il tutto ricoperto d.^l terreno marino , che par di nuovo 
interrotto nella parie superiore da uno strato contenente dei fossili 
lacustri. Questa serie è cangiata in alcuni punti ; ina tutto rcnd« pro- 
babile che nel tratto di paese che avvicina Siena , vi siano due de- 
positi lacustii a due diff'-renti livelli , senza considerare il gran ter- 
reno lacustre superiore alle sabbie gialle che principalmente ritr»» 
vasi nei contorni di Culle. 



32 

naturalmente , quando i maesti-i della scienza hanno so- 
stenuta un'opinione o contraria, o almeno assai dilFerente. 

Il terreno di trasporto , che solo ci resta ad esami- 
nare , è composto di grossi frammenti , spesso angolosi 
di granito , di euphotlde , di serpentina , di scisto mica- 
ceo e talcoso , roccie di cui son formate le vicine mon- 
tagne , ricopre in masse considerabili il terreno di com- 
bustibile ed il terreno antico ; si mostra con gli stessi 
elementi , cui si aggiungono dei frammenti di un cal- 
careo foise mague;dfero , lungo la costa del mare tra 
^aragine e Albizzola , ricoprendo il terreno di lignite e 
qualche parte della marna argillosa ; presenta dei ban- 
chi considerabili a gran frammenti misti con una sabbia 
verdastra e talvolta rossiccia. Non so che vi si siano tro- 
vate ossa di quadrupedi , come talvolta addiviene in que- 
sto genere di terreni. 

Il poco che veniam di dire , la serie delle osserva- 
zioni che volevamo presentare sopra l' interessante loca- 
lità di Cadibona , se esse non decidono pienamente Te- 
poca a cui appartiene il terreno che forma il principale 
oggetto di questa nota , fanno almeno presumerla ap- 
prossimativamente , ponendola nel periodo di sedimento 
superiore , inferiormente alla marna delle colline subap- 
pennine , la quale generalmente si riguarda come con- 
temporanea al teiTeno marino superiore al gesso eoa 
ossa fossili di pachidermi , dei contorni di Parigi. 

Tralasciamo per amore di brevità le particolarità sta- 
tistiche sugli usi del nostro lignite , sul lavori fatti per 
estrarlo e sulla quantità che annualmente se ne cava , 
perchè altri prima di noi se ne è occupato. Auguriamo 
per altro che se ne accresca il consumo perchè , sebbene 
non il più atto a tutti gli usi , questo combustibile pre- 
senta e per la modicità del prezzo e per l' intensità di 
calore che sviluppa , dei vantaggi sommi nell" adoprarlo 
alla cottura delle stoviglie e nelle fabbriche di vetro , 
oltreché farebbe risparmiare un' enorme quantità di fa- 
scine composte di giovani tronchi di alberi , de' quali 
si vanno spogliando le nostre montagne , che di già 
presentano un aspetto assai arido. 



Inno inedito del ChiJbreka. 

J-Ja poesia fu ne' primi secoli una bella ed eflacace 
maniera di trasfonder negli animi rozzi de' popoli i 
principj della sapienza moderatrice delle umane passio- 
ni, E questa sapienza o lodava gì' immortali Iddii , o 
dettava precetti di ben operare , o regolava i dritti dell' 
uomo con provvide leggi. Fuit hcec sapientia quon- 
dam, lo diceva Orazio a' Pisoni in quell"" Epistola , 
che si appella rettamente il codice del buon gusto poe- 
tico. Ma come non avvi umana cosa che per correr 
di secoli non declini dal suo primitivo istituto , vinta 
la ragione dagli all'etti , così la poesia , col proceder 
de' tempi , si vide mutata ad essere 1 espressione dell' 
amore , e il canto delle imprese guerriere , cioè ad ac- 
cender negli uomini il desiderio de' piaceri e della glo- 
ria. Ma pure non ebbe 1' uso tanto di forza da cancel- 
lare ogni orma dell' antica sapienza; e tratto tratto la 
cetra de' poeti risonò d^lle lodi dovute al Facitore Su- 
premo. Né sempre Orazio dicea di Lalage, e di Au- 
gusto ; ma somministrava alcuna volta a' cori de' fan- 
ciulli romani gì' inni da cantarsi in onore di Febo e 
Diana. E il nostro Petrarca , dopo d' avere sparso il 
suono di que' sospiri ond' egli nudriva il cuore , vol- 
tosi jQnalmente a più degna impresa , ci lasciò la no- 
bil canzone alla Vergine gloriosa ; canzone che forse 
fu 1' ultimo lavoro di quel sommo Poeta , ravvisandosi 
in essa , a giudizio del sottilissimo Castelvetro , alcuni 
difetti , che le seconde cure potevano agevolmente can- 
cellare. Ma in diversa maniera condussero gì' ioni sacri 
i pili insigni Poeti. Perciocché gli antichi vi adoprarono 
il verso eroico , come vedesi in quegli attribuiti ad 
Omero; Orazio vesti con lirico metro 1' inno secolare ; 
e il Petrarca cantò di Maria con quelle strofe mede- 
sime , colle quali aveva celebrato la sua Laura. Dagli 
antichi tolse l' esempio Gabriello Chiabrera , nudrito 

3 



34 
nelle greche discipline ; e volendo tessere un inno a 
S. Catarina vi adoprò Y eroico italiano ; giudicando 
forse che a grandi cose cori-isponder dovesse la gran- 
dezza del verso. Or quest' inno che il Piudaro Savonese , 
inviava scritto di suo pugno all' amico Antonio Doria 
Pat izio Genovese , adornerà questo primo fascicolo del 
nostro Gioì'iiale ; e del piacere di leggerlo saranno 
debitori gF Italiani ad un altro nostio Patrizio, il Si- 
gnor Lorenzo N. Pareto , che ne ha gentilnienle favo- 
rito dell' autografo , eh' egli ebbe in dono , già sono 
alquanti anpi trascorsi , dal eh. P. Celestino Massucco 
delle Scuole Pie. E sé pure il noto carattere del Chia- 
brera non facesse fede eh' egli è di quest' inno 1' au- 
tore , sarebbe tosto riconosciuto per suo lavoro a quello 
stile pieno di brio , di forza , e di urbanità , a quell' 
aria , quasi diremmo tutta greca , a quella vaghissima 
sprezzatura, chi' in tutti i sommi scrittori si ammira. 
Le rime che ad ora ad ora vi s' incontrano senza esser 
legate con ferma legge, sono un costume di qsiell'etàj 
ed altri esempi se ne troveranno ne' poemetti \del Chia- 
brera , che stansi per le mani di tutti i cultori della 
vera poesia. I componimenti di versi eroici rimati li- 
beramente , avean nome di Sslve , e questa maniera di 
poetare fu poscia trasportata dal Guidi alla lirica 5 
perciocché il Guidi pose nel nostro Chiabrera grandis- 
simo studio ; e dagli esempi di lui apprese a dispregiare 
altamente le metafore , e gli strani concelti del secento. 
Né quest' inno Chiabreresco è privo di artifizio. Egli s' in- 
fìnge d' aver portato il piede in una selva ; e quivi da 
celesti donzelle aver udito le lodi di Caterina ', perchè 
né la voce de' celesti si fa sentire nel tumulto e nelle 
vanità cittadine, né pili nobilmente puossi celebrare 
una persona , che dicendola encomiata dal cielo mede- 
simo. E quanto non è vago quel troncare d' improv- 
viso la nai-razione e volgere a Caterina il discorso ? 

Tu nel digiun , tu fra' dolor funesti 

O sol d' Egitto , tu negli antri oscuri , ecc. 

E quanto è magnifico il dire che avendosi a rompere 
prodigiosamente la macchina tessuta a strazio della A'er- 



35 

gine , non fu spedito a tal uopo un Angelo qualunque ; 

si uno scello tra il numero immenso delle falangi 

eterne ? 

Per te nell' alto le falangi eterne 
Scelsero duce a dissipar le travi 
Di ferro armate. s. 



IN^o. 

Mentre i pensier de la vulgare gente 
Eran sviati ; e chi volgeva in core 
Alti alberghi de' re , tetti gemmati , 
E chi bramoso di dimessi inchini , 
Struggeasi di vestir manto d' onore j 
E chi povero d' or piangea soniiuerse Ci) 
Navi de l' India , e chi di fral beliate 
Servo amoroso avvelenava il core ; 
Io lungo il mormorio d'alpestre fiume 
I Cercando giva erbose piaggie , e monti , 
Jn che le Muse han d^ babitar costume ; (2) 
Errai nou poco , et alla fin pervenni 
In folta selva , ove la vampa estiva 
Del chiaro sol non potea fare oilraggio ; 
Quivi su verde riva il pie ritenni j 
E tosto rimirai , schiera gentile , 
Nove donzelle ; e con leggiadri passi 
Menavano tra' fior dolci carole ; 
DoRTA. , ciascuna avvolta in bianchi lini 
Movea succinta , e fean volare al cielo (3) 
Dalle labbra rosate alme parole , 
Di puro ulivo inghirlandate i crini. 

(i) E chi perduto l'or mesto pìangca 

N:ìvì snmmerce ; 
(3) Ove le muse han d' albergar costume : 
(3) Era. 



S6 

Era lor canto celebrare i pregi 

De la Vergine altiera clie sul Nilo 

Resse al furor di dispietati regi ; 

E dicean come in su la terra apparse 

D' inclito sangue , e ne la prima etate 

Non furo di danzar suoi studii primi 5 

Anzi cresciuta delle Muse in grembo (4) 

Apprese di lor bocca arti sublimi ; 

E come franca a 1' idolatre torme 

I vani Idoli lor pose in dispetto , 

Alto consiglio , e come a' fìer ministri 

Confessò d' adorar 1' odiata croce , 

Né di ria morte paventò periglio ,* 

Le saggie teste , a cui la terra argiva 

Di sommo senno concedea corona , 

Vinse con forza di nettaree voci , (5) 

E vinse aspri flagelli , e vinse orrore 

Di career tetro , ove affamata visse 

Lungo disdegno di tiranno atroce; 

Sprezzò la vista di tai'taree rote , 

Maccbina orrenda , et arrotati acciari , 

Sprezzò ceppi e coltelli , e mostrò come 

Chi per Dio soffre i gran tormenti ha cari j 

Specchio a' mortali , onde ne' tempi acerbi 

Farsi costante il core afflitto impari. 

Tu nel digiun , tu fra dolor funesti , 

O Sol d' Egitto , tu ne gli antri oscuri 

Di prigione aspra rimirasti pronti 

A tuo conforto i Messaggier celesti .• 

Per te ne 1' alto le falangi eterne 

Scelsero duce a dissipar le travi 

Di ferro armate , e con la destra ardente 

Per te sospinse ne le tombe iiiferne 

L' anime ingiuste e verso te spietate ; 

Né quando usci da l' ammirabil seno (6) 

(4) Ma ben cresciuta de le muse in grembo .... 

(5) Viose con forza di nettarei delti .... 

(6) Né quando usciva dal purpureo seno .... 



37 
Tuo puro spirto , del supremo Olimpo 
A te venne o Reina il favor meno j 
Che ministri di Dio su fulgid' ali 
Scorta gli furo , e gli formaro albergo 
Sovra i campi stellanti in bel sereno : 
E la bellezza de le membra ancise , 
Tu, de l'Arabia consignata a' monti-. 
Altra fenice , ivi del corpo spento 
Ad ogn' ora licore almo diffondi , 
O dei mondo e del Ciel grand' ornamento. 
Cosi cantava il bel Drappello , e lieto 
Moveva l' orme per la piaggia in giro 
Altieramente : io de le nobil note (y) 
O nobil DoRiA , fei conserva in mente. 

Anche i piìi minuti andamenti degli uomini grandi 
son degni d' osservazio\ie. Quindi non riputiamo inutile 
riportare appiè di questa sublime poesia le varianti ri- 
cavate dall' autografo stesso , le quali benché siano state 
dal poeta cancellate con una linea attraverso , lasciano 
scorgere però , che da una mente nata a volare , quale 
si è quella del Chiabrera , nulla mai cade che non 
agguagli l' impresa. Il piacere , che da esse abbiam ri- 
tratto leggendo sarà così altrui comunicato , e taluno 
preferirà fors' anche le forme e i vocaboli , che rigettò 
r autore , ripentito del primo impeto della sua penna 
felice. B. 

(7) Altieramente; et io del nobil canlo . .". . 



38 



Bellezze della Commedia di Dante Alighieri; 
Dialoghi d^ Antonio Cesali P. D. O. Inferno 

Verona 1824- Libanti in 8.* (di pag. 682.) 



n 



^ante nn ebhe mai per certo si gran numero di 
commentatori , illustratori , ed editori , come ne conta 
dal cadere del secalo xvui fino all'età nostra 5 che po- 
trebbe in alcuna maniera chiamarsi Dantesca. In Roma 
il P. Lombardi , il P. Ab. di Costanzo , il Sig. Ab. 
Cancellieri , e il Sig. de Romanis ; in Toscana il Pog- 
giali e il Pialli : il Canonico Dionisi in \ ei'ona , il Sig. 
De Cesare in Napoli , nella Romagna il Conte Perti- 
cari , in Udine il Sig. Viviani , ed il Sig. Fantoni nel 
Bergamasco , in Modena il Prof. Parenti ; e forse molti 
altri , che o ci sono ignoti , o non giova ricordare così 
per minuto , presero quale a darci più emendato il 
testo , quale a sporlo con annotazioni , quale a cercar- 
ne le invenzioni , i pregi , e i difetti. E la stessa re- 
gal Parigi vide , sono pochi anni , il Sig. Biagioli man- 
dare nella luce di quel pubblico la divina Commedia , 
largamente fornita di commenti critici e grammaticali. 
Ed ora r infaticabile P. Cesari , cui tanto debbe la 
dolcissima nostra favella , è volto a nuova fatica sopra 
quel Poema , cui posero mano e cielo e terra. E già 
ne abbiamo due volumi , nel primo de' quali conti ensi 
V Inferno , il Purgatorio nell' altro. Noi diremo bre- 
vemente del primo , riserbandoci a ragionare del Pur- 
gatorio in altro luogo di questo giornale. 

Colui che imprende ad illustrare la Divina Comme- 
dia , egli dee innanzi tratto , adoperarsi di averne il 
testo emendato secondo 1' edizioni migliori. Tra le quali 
sono degne di singoiar memoi'ia quella di Padova in 5 
bei volumi , dove sono raccolte le fatiche del benemerito 
Lombardi tutte per disteso ; ed avvi oltre ciò il fiore 
di quanto ne avevano detto i molti commentatori au- 



39 

ticlii e moderni. Pur una cosa ne spiace in questa no" 
bilissinia edizione : cioè il vedere clie niun conto v* 
si fece di quelle bellissime illustrazioni già pubblicate 
dall' Ab. Cesari nel suo dialogo delle Grazie e lodate 
a cielo da' e )nipilatori del Poligrafo di Milano. Che 
se l'egregio \eronese punto forse un cotal poco di tal' 
artiticiosa e poco liberale dimenticanza , si fosse posto 
perciò a dar fuori questi dialoghi , noi allora chiame- 
remmo felice queir artificiosa negligenza de' padovani 
editori , che ne avesse procurato un nuovo lavoro di 
quesito illustre scrittore. Ma tornando all' emendazione 
del testo , dopo 1' impressione di Padova , vider la luce 
due altre edizioni del Dante : quella d' Udine secondo 
un Codice Bartolini, ricca di squisite varianti y e 
quella sì ancora di Roveta , dataci dal Sig. Fantoni , 
da una copia a mano del Boccaccio. Ora il Cesari con 
ottimo consiglio venne scegliendo da queste tre edi- 
zioni quanto esse avean di meglio ; e ne compose il 
testo , che prese ad illustrare. Benché talvolta si giovò 
altresì di non pochi riscontri da lui fatti in Toscana 
ed in Pioma , e di un codice antico dei Marchese Ga- 
pilupi di Mantova ; così che noi possiamo dire fidata- 
mente , dover procurarsi questa nuova edizione , tutti 
che vogliono avere la Divina Commedia ridotta a quel- 
la migliore lezione , che infino ad ora si è potuto con 
tante fatiche , e tante ricerche. 

Ma questo pregio , che solo pur sarebbe grandissimo , 
è però vinto d'assai dalla novità, dalla esattezza, -dalla 
sublimità delle veronesi illustrazioni. L' Autore non si 
da gran pena della storia , alla quale accenna in molti 
passi il poeta , avendosi questa fatica ne' commenti di 
molti valentuomini , e specialmente nell' edizione di 
Padova. Egli vuole dichiarare le bellezze della lingua 
adoperata da Dante , quelle dell' arte poetica , e final- 
mente dell' eloquenza ; nelle quali cose singolarmente , 
a giudizio del Padre Cesari, l'Alighieri è grande, e 
veramente miracolo de' poeti. A lecar ad efielto il di- 
visato proponimento , immaginò di far trovare insieme 
in amichevole ragunanza tre chiarissimi veronesi , Giù- 



4o 

seppe Torelli illustie mafenialico , e di Dante studio- 
sissimo , come ci mostrano le sue postille pubblicate 
nell'edizione di Padova; 1' Avv. Agostino Zeviani , 
sottil critico , e glande ammiratore del Petrarca , e fi- 
nalmente Filippo Eosa-Morando , giovane d' ini;egno 
maraviglioso , e noto a' letterati p r le difese cb' egli 
avea fatto del gran poeta contro alle censure del P. 
Pompeo Venturi. 11 Zeviani , cbe poco avea studiato 
nella Divina Commedia , molto nel Cantor di Laura , 
e nella ragion poetica , serve egregiamente ad illustrare 
la locuzione dantesca col paragone de' modi usati dal 
Petrarca , e a rendere l' intima ragione del bello poe- 
tico. Il Torelli dottissimo personaggio parla con quell' 
autorità , non iscompagnata dalla modestia , die viene 
a' sapienti dal lungo meditare , e dalla pubblica esti- 
mazione : il Rosa-Morando con festività giovanile , può 
temperare 1' austerità della sposizione ; e coni' è proprio 
dell'età sua, cbe più al vero guarda die all'utile, o 
a modi cortigianescbi , liberamente pronunzia il suo 
parere , confutando , ove gliene venga il destro , le 
opinioni de' commentatori. E percioccbè né il E osa Mo- 
rando nò i due altri veronesi avean potuto vedere gli 
scritti de' moderni , il Padre Cesari non avendo cagio- 
ne di ricordarli in questo suo lavoro , può combatter 
le opinioni , senza mostrarne a dito gli Autori. Di cbe 
forse altri , come di manifesto ed affettato disprezzo , 
farà querela ; e si la faccia , die noi non vogliamo nò 
scusare , nò dar colpa al trovato del nostro commen- 
tatore. 

Adunque trovatisi insieme i tre valenti veronesi , 
presone il motivo dalle risposte date dal Eosa-Morando 
al P. Venturi , entrano a ragionare della Divina Com- 
media. E qui sulle prime si adirano e contro di quel 
Sanese , e più contro al Bettinelli , parendo loro rbe 
lo avvilire e vituperare il maggiore de' poeti italiani , 
fosse cosi appunto come un diminuire la gloria d' Ita- 
lia. E di rimbalzo si scagliano contro il Tassoni , se- 
verissimo censore del Petrarca. Sedate poi quell' ire , si 
risolvono a parlare ddla Divina Commedia , esaminan- 



4x 

dola tutta nelle cose di lingua ( senza però sottilizzare 
neli' opera di Grammatica ) , di poesia , e di eloquenza. 
Ma vano è il tentare di far un estratto di questi dia- 
loghi. Sarebbe mestieri copiarne il volume , non essen- 
dovi presso che pagina veruna , che di qualche bel pen- 
siero , e di alcuna nuova dottrina , o bellezza non ri- 
splenda. Noi dunque verremo accennandone parecchie , 
tratte da varj luoghi del libro , secondo che ci vengo- 
no davanti j e questa o mostra o saggio che siasi , 
speriani fermamente che debba allettare i lettori del 
nostro giornale a provvedersi tantosto , se già fatto 
noli' avessero, delle Bellezze della Commedia di Dante. 
Leggasi il primo dialogo. Quante cose egregiamente 
notate sull' unità di luogo in questo poema ; sul fuggir 
r animo , che si dice nelle forti paure , sul vero signi- 
ficato di travedere , di talento ; sulla niuna differenza 
tra guatare e guardare , e tra pietà e pietà ? Mostrasi 
ancora come Dante assai ragionevolmente si fa guidare 
da Virgilio al regno degli infelici. Perciocché ( dice il 
P. Cesari ) 33 a dover recare a virivi un uomo signoreg- 
giato dalle passioni , si vuol cominciare dalla Ragione j 
« colla scorta di lei fargli fare i primi passi , lasciando 
poi da compier l' impresa ad altro condottier di più 
forza. » Ma la ragione si vuol ajutare con qualche soc- 
corso ; e niuno essere più efficace della poesia , la favola 
d' Orfeo n' è chiara pruova. E volendosi adoperare la 
poesia a purgar Dante dalle passioni , volerci un poeta j 
e qual altro potè farlo meglio di Virgilio poeta sì 
modesto , e in un medesimo tanto prode in quelF arte ? 
Quanto mi piace poco appresso 1' elogio del P. Bartoli, 
scrittore , quanto a lingua , di purissimo gusto ? Egre- 
giamente poi raffronta il P. Cesari la descrizione dì 
Caronte dataci da Virgilio con quella che abbinmo nel 
capo terzo dell' Inferno ; couchiudendo che nel poeta 
latino il lettore intende e non inde', nell'italiano , /o 
vede (Caronte) non pure intende. E le lodi che il 
Commentatore tributa alla nostra S. Caterina ( pag. 03 , 
64 > e 65 ) non sono forse verissime , e degne di un 
perfetto filosofo ? Discreto moralista si diiftostra a face. 



42 

loo. chiedendo che si riformino i teatri secondo che 
mostrò saviamente il March. ÌMaffei ; percliè a voh^re 
che sieno spianati , non è cosa da sperare forse mai. 
Ma noi dobbiamo al tutto riportare una osservazione 
del nostro Autore sopra i due famosi luoghi della Di- 
vina Commedia , la Francesca da Rimiiii e il Conte 
Llgolino. Molti di coloi-o che dicono di avere studiato 
in Dante , forse forse nuli' altro n' ebber letto che qne' 
due passi , cosi teneri e pietosi , che ad ognuno deb- 
bono piacere ; e nel tempo stesso di materia tanto co- 
mune , che lutti leggermente gì' intendono senza studio j 
laddove infiniti altri luoghi ha Dante , dov' egli è poeta 
maraviglioso,* ma che per la pratica somma della lin- 
gua che dimandano e per la troppa intensione della 
mente che ci bisogna a vederci il segreto lavoro dell' 
arte poetica che li fiorisce , da pochissimi furon vedu- 
ti. 33 Né pochi forse si recheranno ad onta questi libe- 
ri sensi del Cesari ; ma saran coloro appunto , che del 
sommo poeta non colsero che pochi fiori , quelìl che 
più vivi apparivano , e che ogni occhio veder poteva 
agevolmente : che 1' entrare nella profondità de' sensi , 
e nella forza e nella evidenza dell'Alighieri, non è 
opra , disse un tratto il Chiabrera , d' intelletti volgari. 
E qui era nostro intendimento continuare nell' esame 
de' commentar) del Cesari ; quando ne venne alle mani 
il fascicolo di agosto iSaS della Biblioteca Italiana , in 
cui si pai'la del veronese per si fatta guisa , che per 
poco non si farebbe altrettanto di un scrittore oscuro , 
e di un corruttore del gusto. E però noi rimettendo le 
nostre osservazioni sulle bellezze di Dante ad altra oc- 
casione , farem parola , non meno brevemente che 
modestamente , delle censure , che veggiamo in quell' 
applaudito giornale. Dice in primo luogo 1' anonimo , 
che i tristi , in cima de' quali potte il Sig. Cesari , pre- 
teselo che si dovesse scrivere nella sola lingua del 
trecento. Le quali parole non sarebbero cadute dalla 
|)enna ai critico , s' egli avesse letto la dissertazione del 
Veronese sulla lingua Italiana j che pur è libro notis- 
simo. Appresso forte si querela dell' aver detto il Cesari 



43 

che la nostra lingua da un qualche lato può parer 
viva ; parole che il critico chiama vituperose e d' ita- 
liana penna indegne. Ma , se noi non siamo in eri-ore , 
avea già tre secoli fa il buon Lodovico Dolce pubbli- 
cato , far mestieri ad ogni lingua di tre cose: ragione, 
autorità ed uso. Neil' uso è vi'^a ,• nell' autorità che si 
tragge dagli antichi scrittori , la favella è morta. Ma 
neir uso par viva e non lo è veramente in ogni sua 
parte. Che fai te f. I mia libri ; io vorrebbe : dua 
città ; ecco l' uso vivo degli abitatori di quella parte 
d' Italia , ove il sì dolcissimo suona. Or la ragione e 
l'autorità ne comanda di scrivere, Che Jai tu ? I miei 
libri : io vorrei : due città. Ma questa è materia che ne 
farebbe entrare in troppo lungo discorso. Seguitiamo 
il Critico. Egli vuol canonizzare il verbo lusingarsi 
nel senso di con fidare , e vuol provare potersi dire 
portarsi in un luogo , colle autorità de' trecentisti , colà 
ove dicono recarsi in un luogo ; che è nuova e belli- 
sima specie di argomentazione. E certo chi affermasse 
potersi dire latinamente colonellus , e confermasseia 
coli*" addurre gli esempi di Tribunus , chi non direbbe 
mille volte bravo e bravissimo ? Viene poscia il critico 
a tacciare il Cesari di superbia. Ma noi crederemo più 
tosto al Sig. Angeloni , il quale afferma che i nemici 
del Veronese sono divinità orgogliose , e che vogliono 
essere incensate a turibulo pie^jo : lo che non avendo 
fatto il buon Prete dell' oratorio , venner da ciò i dia- 
loghi del Poligrafo , le invettive della Proposta , ed al- 
tre scritture sì fatte , onde ha rossore 1' Italia. Discende 
in seguito il censore ad affermare che il Sig. Cesari 
in poesia non merita nessuna lede ; ed a lui contrap- 
pone il Varani , il Monti , l' Alfieri ed il Gozzi. Ma il 
Tiraboschi nel giornale de' Letterati , eh' ei pubblicava 
in Modena, ne giudicò assai diversamente j ed a noi 
piace sentire collo storico dell' italiana letteratura. Po- 
scia 1' anonimo giornalista rimbrotta il Cesari di collo- 
care le bellezze della poesia nelle sole parole. Ma 
noi crediamo col filosofo e Poeta Zanotti , gran parte 
della poesia consistere nelle parole ; e siam certi uou 



44 

avere mai collocato il Cesari le bellezze della poesia 
nelle sole parole. Vorrebbe quindi il censore trovar 
migliori certi passi di Virgilio che non alcuni di Dante 
contrapposti a que' primi dal valente Veronese. Ma in 
ciò egli s' inganna di molto ; e mostra non intendere 
qual sia il carattere della poesia virgiliana , e di non 
aver mai letto Sperone Speroni. Finalmente viene a sve- 
lare i suoi più intimi sensi , e a mostrarne 1' occulta 
ragione di tant' ire ; ciò è che il Cesari non ha voluto 
entrare in politica. Ora il Sig. Niccolò Tommaseo , e 
qualche articolo eziandio dell' Antologia di Firenze , 
potranno far vedere al Censore , che nulla ebbe di co- 
mune la politica di Dante con quella de' moderni j e 
che il Perticar! non mostrò giammai qual sia la forza 
dell eloquenza , come allorquando potè far credere a 
molli essere stato il petto dell' Alfieri caldo di un santo 
e purissimo amor d'Italia. Ma è tempo di chiuder 
questo articolo. Se al censore duole che il Veronese 
Ab. Cesari pubblicasse i fioretti di S. Francesco, do- 
vrebbe in prima dolersi del Manni che ne fece una 
bella edizione ad uso de' compilatori del vocabolario 
della Crusca. Perchè tornerà in lode di quel fiorentino 
quello stesso che si volge a disdoro del Veronese ? O 
dovrem noi ripetere col filosofo e politico Cicerone: 
o tempora o mores ! s. 



45 



Sopiu una scoperta postuma del C. Giulio Per- 
TICJRI. Ragion, del Sig. SCIPIONE COLELU. 

(Livorno da' lorclij di Glauco Masi e Comp. i8a5. ) 



Oe lo Studio negli scritti di quegli ingegni , che si 
levarono in fama di ottimi prosatori , o di eccellenti 
poeti , fu mai coniraendevol cosa , certo si dee lodare 
molto 1' opera di coloro , che , attendendo alle umane 
lettere, si fanno caldi amatori, e seguaci dell'Alighieri. 
E per verità un poeta che ad animatissimo favellare 
imisce forti concepimenti , dipingendo sempre la na- 
tura ed il vero , doveva omai sedersi primo fra la 
schiera degl' itali ingegni , ed essere ad ogni altro pre- 
posto nello studio , e nella imitazione. Né credo che 
il Petrarca , il Boccaccio , 1' Ariosto , e il Tasso po- 
trebbero chiamarsi offesi per questo consiglio di noi 
moderni. Imperciocché , posto ancora che questi quattro 
alti da quello altissimo non fossero superati , deggiono 
essi starsi contenti alle tante laudi , ed onori , che fu- 
rono concessi alle opere loro immortali. Ma Dante 
quando si ebbe questi onori ? la lettura degli scritti 
suoi quando si rese a tutti comune ? quando mai le 
dottrine ne furono pienamente illustrate ? Tranne quei 
quattro scrittori che lo presero a modello , eJ in prosa , 
ed in rima , dagli altri fu letto poco , pochissimo me- 
ditato. E si chiamò 1' Ennio della nostra lingua , e si 
dissero oscuri , fatui , teologici , non poetici i suoi 
canti del Purgatorio , e del Paradiso ; e dell' Inferno 
i canti solo di Ugolino , e di Francesca fnrono chia- 
mati oro , tutti gli altri vwndi^lia. Non giudicava però 
male ai suoi tempi quello scrittore Francese ( Voltaire 
Dictioiì. Philosoph. ) dicendo che 1' Alighieri , per gì' 
Italiani , si era una divinità celata , perciocché era vanto 
allora de' più dotti i. etterati Italiani il mettere in fondo , 
nel confronto di tutti i poemi . quello maraviglloso di 



46 
Dante , e anzi non si voleva neppur poema , coUocan ■ 
dolo nel numero de' mostruosi parti di un ingegno tra- 
volto. Ma adesso siamo venuti a tempi, in cui si giu- 
dica altramente di quel raro intelletto , e quel cibo 
che aveva sai/oie dì forte agrume pel palato di chi 
lo sprezzava , è tutto dolcezza al nostro , ed ormai 
tanta è la religione verso quel sommo , che ha piuttosto 
bisogno di freno , che di sprone. Vorremo qui per- 
tanto riferir grazie immortali a quei due restauratori 
della Italica Letteratura , Monti , e Perticar! , che co' 
precetti , e coli' esempio , ci spinsero a proseguire la 
intrapresa via , e ci ricondussero suìl' orme del vero e 
del bello coi loro scritti , e vendicarono la causa del 
Volgare Illustre colle loro dottrine. Sebbene dissi loro 
quelle che veramente sono dottrine di Dante , però che 
essi non fecero che esporre i sensi di queste , e dichia- 
rare quelle verità che per tristezza de' tempi erano 
rimaste ascose negli aurei volumi dell'Alighieri. Eppure 
mentre questi due lumi del secol nostro , hanno pro- 
cacciato di giovarci colle loro fatiche , è surta una 
razza d' uomini che ha contrastato a quelle massime 
e verità , turbando la pace della Repubblica Letteraria ; 
non già la pace di que' due che ne sono ornamento , 
e splendore ; perciocché uno è in luogo ove la miseria 
di queste mortali cose è tenebre e silenzio , 1' altro 
è così altamente levato che neppure ode 1' abbajare 
di questi botoli : che tali alfine converrà chiamare 
coloi'O che in tanta kice di verità vogliono cammi- 
nare a ritroso , e seguitano a schiamazzare. E queste 
cose ho giudicato opportune a premettersi , anzi che 
io venissi a far parola del Ragionamento del Sig. Go- 
lelli : e di Dante pure ho toccato non a caso , però che 
avendo a discorrere di un luogo della Divina Comme- 
dia che forma gran parte del detto Ragionamento , ho 
accennato ciò , che può dimostrare assai profittevole 1' o- 
pera spesa dietro gli scritti di quel Divino, 

Fu ira municipale che contro il Monti , ed il Perti- 
cari , ha inspirato al N. A. tutta quella sua diceria , 
nella quale , come Toscano e come Accademico della 



4> 

Crusca non ha saputo che rimeltere m campo le ani- 
mose contese de' suol infarinati concittadini ; né vide 
che già si scrisse abbastanza dall' una parte , e dall' al- 
tra, e che già risero assai gli stranieri, e i dotti neutrali, 
di queste disput azioni lontane molto dalla filosofia di 
un secolo illuininato. Non pertanto ci asterremo noi 
dal rimproverare al N. A. poca urbanità , e cortesia , 
qaado va gridando essere il Monti uno spacciatore di 
pietre f'aise da che ha dato opera alla Proposta , e 
il Perticari , Cornacchia che si veste delle penne al' 
trui. Che se pure le dottrine di questi meritassero in 
alcuna parte di esser riprese , non dovrebbe il Colelli 
scendere a tanta onta , ed accusare di cerretano il più 
gran Poeta de tempi nostri , e di plagiario il più gran 
Filologo che fosse mai. Ma falsissiraa ne è 1' accusa , 
e che tnie ella sia gli è facile il dimostrarlo. 

ìN eli' anno 1819 venne alla luce l'Edizione Machia- 
velliana della Divina Commedia a Bologna , con note 
e illustrazioni di Paolo Costa , fra le quali si legge una 
affatto nuova interpretazione del terzetto : 
I E vidi le fiammelle andare avanti 

Lasciando dietro a se 1' aer dipinto 
E di tratti pennelli avean sembianti. 

— Intendi: ed avevano sembianza di bandiere diste- 
se — né furonvi aggiunte autorità, né ragioni. Questa 
medesima interpretazione fu esposta dal Biondi senza far 
cenno dell' antecedente. Egli stesso così si esprime nel 
Giorn. Arcad. ( Fase. lugl. 1824. ) « Dirò schietta- 
33 mente , che questo senso della voce pennello in si- 
35 guificazione di banderuola non è stato da me sco- 
" peito per via di studio , o di raziocinio , ma si tro- 
ia vato in un Vocabolario di tal' Uomo che dagli Ita- 
j» liani è tenuto in minor conto che non dovrebbe j 
33 egli é questi Giacomo Pergamini da Fossombrone, 
" il quale né da altri ajutato che dalle forze del suo 
M ingegno , e della fatica d' ogni ostacolo vincitrice , 
3J raccolse in un volume le voci , e i leggiadri modi 
" della nostra favella , e uell' anno 1602 diede alle 
=•» stampe in Fossombrone il suo libro ch« aonain© 



48 
S3 — Memoriale della lingua — dove alla parola peli' 
» nello , scrisse cosi : banderuola che mostra la qua- 
li lità del vento , e addusse per esempio un verso di 
" Guido dalle Colonne — Voi siete il mio pennel che 
33 non affonda — E avvenne per caso die io m' abbat- 
M tessi a q^uel libro , e a quella pagina ; e avvenne per 
33 sorte che mi venisse quasi all' istante alla mente quel 
33 verso dell Alighieri che ho comeniato , nò dopo ciò 
33 fu cosa difficile 1' interpretarlo. E mi ricorda che ne 
33 scrissi al mio Giulio Perticari, il quale ne fece grande 
33 festa , e si compiacque di apprendere ec. ec. 33 Quest' 
ultimo periodo è la pietra di scandalo, come suol dirsi 
pel N. A. , il quale con occhio indagatore avvertì che 
nella Proposta ( ì^oluni. 6. ) si fa menzione di cpiesto 
nuovo commento che viene attribuito dal Monti al Per- 
ticari. — E qui trionfa , ride e strepita il N. A. di aver 
preso sul fatto il Perticari, e lo accusa di plagio, come 
colui che aveva già notizia dal Biondi di quella inter- 
pretazione. Ma , Dio buono ! come è possibile supporre 
così sciocco pensiero in quel gentile e accorto intellet- 
to ? Chi sa che il Perticari , comunicando al Monti la 
dichiarazione di molti luoghi di Dante , dichiarazione 
che aveva in animo di pubblicare, (*) ed accennando il 
tratto in quistione , intralasciasse , o per fretta , o per 
negligenza , il nome del Biondi cui avrebbe poi dato 
certo , scrivendo , il debito onore ? Ma questo è poco. 
Si vuol provare dal Colelli che la lettera del Biondi 
era nelle mani dell'autore della Proposta , e che egli 
se ne valse negli esempi recati a prò di cpiella inter- 
pretazione. E qui se il nostro ragionare , e 1' animo 
nostro fermo a non volere prorompere all' onte , non 
lo impedisse , faremmo di buon grado intendere al 
Colelli dietro a questo nuovo genere di accuse, un nuovo 
genere di difese. Il perchè solo osserveremo al discreti 
leggitori che il fondamento di questa assei'zione con- 
siste in ciò , che di due medesime autorità si valse per 
avventura il Monti nello sporre il comento j che se si 

(*) Ved. Prop. V. III. P. II. voce Pennello. 



49 

pensi che queste erano nel Pergamini , (*) e nel Du- 
cange Dizionari assai familiari a chi propone nuovi 
vocaboli , e riforma de' vecchi , cesserà , credo , ogni 
sospetto , che 1' autoi-e della Proposta volesse adoperare 
si bassamente , mentre in altri luoghi ha sempre mai 
dato prova di sincerità , di cortesia , e anzi di altis- 
simo amore verso coloro che durano molte fatiche 
nello studio de' Classici. 

Or però noi siamo costretti a dir cosa , che parrà 
foise strana ad alcuni ma che reputiamo non andar 
lungi dal vero. Gonciosslachè quella nuova interpreta- 
zione del terzetto accennato ingegnosa , e spontanea , 
crediamo non possa reggere ad una sana critica, men- 
tre pure il vocabolo pennello in senso di banderuola 
aggiunto alla Crusca dal Monti è di buon conio , ed 
è a meraviglia provato per quella vera , e nuova spie- 
gazione di un' ottava di Ciriffo Calvaneo , mal citata 
dal Dizionario della Crusca. Che poi il terzetto dell' 
Alighieri debba intendersi , come per lo innanzi in- 
tendevasi , mi par cosa indubitata. E primamente vuoisi 
avvertire che Dante , quel buono imitator di Virgilio , 
desunse forse 1 idea di quel verso , dal longos flam- 
marum aìbesccre tractus ( Virg. Georg. Z, i ) osiv- 
vero dal longos flaniìnaruin ducere tractus ( Lucret, 
De ver. nat. ) che molto si accosta e nelle parole , e 
nell imagine al terzetto.- 

E vidi le fiammelle andare avanti 
Lasciando dietro a se 1' aer dipinto 
E di tratti pennelli avean sembianti. 
E di un altro luogo di Virgilio credo che Dante 
si sovvenisse , quando ebbe a stendere questa vaghis- 
sima descrizione , la quale è molto simile nel senso a 
quei versi : ( /En. L. 2. ) 



(*) Se il Dizionario del Pergamini era agli Italiani sconosciuto , 
come osserva il Bicndi , non lo tra però al Perticari '1 qii~ le scrive- 
vi , iif.l 1819, essere quello un Dizionario elegantissimo , melodico, 
tulio fatto dalle -voci dui buon secolo , e da anteporsi al vocabolario 
della Crusca. Gioni. Arcaci. Fdsc. òUobrc. 



So 

de eselo lapsa per ambras 

Stella faeem diiceus milita cuna luce cucurrit , 
Cernimus Idea claram se condere silva , 
Signantemque vias , tum lovgo limite sulcus 
Dal liicem f et clrcum. loca sulpliure funaaat, 
COSÌ mirabilmente voltata in Italiano dal Caro : 
Dal Gel cadde una stella che per mezzo 
Fendè 1' ombrosa notte , e lunga striscia 
Di face e di splendor dietro si trasse. 
Noi la vedemmo chiaramente sopra 
Dei nostri tetti ire a celarsi in Ida , 
Sicché lasciò quanto il suo corso tenne 
Di chiara luce un solco , e lunga intorno 
Fumò la terra di sulfureo odore. 
Questa idea , poetica molto e vivace , era cara al 
Cantore di Enea , il quale nel 1. v. parlando di un 
dai'do scagliato dalla possa di Aceste , con diverse pa- 
role la ripetè : 

" volans liquidis in nubibus arsit aruudo. 

w S: gnavitque viani Jìammis , tenuesque recessit 
»> Consumpta in ventos : cailo ceu siepe refixa 
:ji Transcurrunt 5 crinemque volantia side fa ducunt. 
E la saetta in sulle nubi accesa 

Quanto volò , tanto di fiamma un solco 
Si trasse dietro , infin eh' ella nel foco , 
E '1 foco in aura dileguossi , e sparve. 
Tal sovente dal Ciel divelta cade 
Notturna stella , e trascorrendo lascia 
Dopo se lungo e luminoso il crine. 

Caro. 
So bene che questi luoghi , donde fu forse tratta 
la bella imagine di quel terzetto possono ammettere l'una 
e l'altra spiegazione, e so pure esser forte argomento 
contro la nostra sentenza , il successivo verso , ove le 
medesime strisce distese già per tutto il cielo sono dette 
stendali. 

Questi stendali dietro eran maggiori 
Della mia vista. 
£ vana cosa è il porsi a sofisticare suir azione di 



Ss 

quelle fiammelle che richiede a detto del Cesari ' Bei,. 
della Dl\>. Coni. T. i II paragone de' pennelli , e 
sul riposo quindi di quelle che vuole la comparazione 
delle bandiere , o stendali ; imperciocché questa è troppo 
soltil maniera di ragionare. Noi osserveremo piuttosto : 
i.° Che 1' usare due differenti comparazioni non fu 
mai biasimato in poesia ; i.° Che il senso di pennello 
da pingere è troppo chiarito dalle altre voci che si 
accompagnano a quella : perocché l' aer dipìnto , e i 
tratti, vediamo esser cosa che è tutta del pennello di un 
pittore, non di una bandiera. E di tratti, e di pen- 
nelli da colorire avea già detto 1' Alighieri nel C. xii. 
Qu.-'l di pennel fu maestro o di stile 

Che ritraesse 1' ombre , e i tratti , eh' ivi 
Mirar farieno uno 'ngegno sottile ? 
E qui xion addurremo, come il Sig. Colelli , a voler 
preferita la nostra sentenza , 1' autorità del Muzzi , e 
del Ricci, scrittori rispettabilissimi. Anche il P. Cesari 
è dello stesso sentire , e lo era pure il Pergami ni , dot- 
tissimo della lingua , il quale alla voce pennello ia 
senso di banderuola addusse il verso di Guido dalle 
Colonne , non però quello di Dante ; e finalmente mi- 
lita pure a nostro favore la infinita schiera de' Comen- 
tatori. 

Ma noi , lasciando ad altri questo giurare in verba 
fnagistri , procureremo invece di confortare la nostra 
sentenza col voto di tal Maestro , cui tutti di buoa 
grado s'inchinano i luminari d'ogni passata e presente 
Letteratura, lo dico il Cantore della Gerusalemme. 
Quando e^li pone in bocca la tenera narrazione della 
morte di Sveno , a quel suo fedele , fa dire a questi , 
come egli vide il corpo del suo Signore ai vivi raggi 
di una stella , la quale vestiva quelle sante membra 
di purissima luce celeste. 

Allor vegg' io che dalia bella face 

Anzi dal sol notturno un raggio scende , 
Che dritto là dove il gran corpo giace 
Quasi aureo tratto di pennel si stende. ( Ger, e. ^. ) 
Il quale ultimo verso chi non vede essere slato tutt« 



5a 

foggiato ad imitazione di quel Dantesco E di tratti 
pennelli avean sembianti ? Questa imltazioue ne pone 
subito in chiaro come il Tasso , mirando a quel 
Terso , lo intese nel senso da noi dichiarato. Laonde 
io credo bene che se i Commentatori avversi a questa 
interpretazione avessero posto mente a un tal luogo 
della Gerusalemme , sarebbero andati un poco più 
lenti in qiìel loro nuovo giudizio. Il Monti però me- 
ritò bene delia lingua in tal fatto , avvegnaché la fé 
ricca di una voce , che erasi quasi dimenticata , ed af- 
fatto sbandila dal Dizionario della Cx-usca. Che se egli 
mostrò alquanto di compiacenza in quel commento del 
verso di Dante , si fu forse per divozione e amore , 
che aveva al suo Perticari , che gli impedì un più ac- 
curato esame della cosa. 

E noi pure se da questa ultima prova ricavata dalla 
Gerusalemme non fossimo inchinati ad attenerci fermi 
neir antica interpretazione , avremmo amato meglio , 
nel dubbio , di errare col Perticari , e col Monti , che 
di acconsentire alla opinione di quei fiorentini , i quali 
tanto si aizzano contro a questi ristauratori del bello 
idioma comune all'Italia tutta. E si persuadano costoro 
una volta che non avranno mai fra loro chi possa an- 
dar pari e per dottrina , e per senno , al Perticari , ed 
al Monti , finché non si riducano sulle orme antiche , 
e non cessino tante gare , e contese di municipio. 

M. 



5S 



Coleccion de los viages ec. Collezione de^ viaggi 
e delle scoperte , che fecero per mare gli Spa- 
gnuoli dal fine del secolo Xv. posta in or- 
dine ed illustrata per Don Martino Fernandez 
de Navarrete dell' Ordine di S. Giovanni , Se- 
gretario di S. M. ec. D' ordine di S. M. Ma- 
drid , nella Reale Stamperia 1826 in 4-" 

ARTICOLO I.» 

JL^cco pur finalmente la grand' opera promessa, an- 
nunziata e celebrata da molti giornali : ecco il frutto 
nobilissimo di lunghe ricerche , di profonde meditazio- 
ni , e d' ampia dottrina. Due volumi ne abbiamo già 
sotto gli occhi ; ed ansiosamente si attendono gli altri , 
i quali debbono di chiarissima luce spargere la storia 
delia Spagna e del nuovo Mondo. Noi siam lieti d' es- 
sere i primi a dare all'Italia un estratto compiuto di 
questa pregiatissima raccolta ; e ne abbiamo il diritto , 
trattandosi ne' primi due volumi del Gran Navigatore 
genovese Cristoforo Colombo. E però senza proemiare 
lungamente , prendiamo ad esporre le cose principali e 
le men note : le principali , perchè sarebbe colpa tra- 
passarle in silenzio ; le men note , acciocché gli eru- 
diti Italiani possano emendare , od accrescere gli sto- 
rici delle cose di Spagna , e di America. 

11 volume primo s' intitola =: Viaggi di Colombo : 
Ammiragliato di Castiglia =: Una breve dedica del 
Cav. Novarrete al Sovrano di Spagna , data di Madrid , 
12 gennajo 1826, ne fa intendere , che il corpo del vo- 
lume fu impresso veramente nel 1825 , come sta nel 
frontespizio 5 ma che la pubblicazione non si potè fare 
che nell' anno corrente. 

La introduzione , che ha pag. CLI. ne vien dicendo 
cìie per ordine Sovrano s' imprende la pubblicazione 
de' viaggi e 4«lle scopeiìt« fattQ per aaare da' Casti- 



54 
glianì dal cadere del secolo XV. in appresso , comin- 
ciando da quelli del celebre Cristoforo Colombo. Il 
Cav. de Navarrete , premesse alcune bi'evi notizie del- 
le navigazioni e della geografia de' Romani , e degli 
Arabi , 6 indicati i vantaggi che il commercio trasse 
dalle Crociate , prende a ragionare distintamente della 
marina spagnuola. Nel §13 cita un privilegio singolare 
conceduto dal santo Re Ferdinando a' negozianti e "a. 
rìnaj geuovesi , dato in Siviglia addì 22 maggio 1289. 
Questo documento , chiamato dall' editore inedito e 
sconosciuto , sarà da noi pubblicato in alcuno fascioo- 
io del nostro giornale. Tra le spedizioni degli spagnuoli 
rammenta il Cavaliere de Navai-rete quella clie salpò 
di Siviglia l'anno iSgS o come altri vogliono , iBgg, 
e recossi alle Canarie , dove fece molto bottino , e 
prese non pochi di quelli abitanti , couducendoli pri- 
gionieri in Ispagna. Questo fatto conferma chiaramente , 
che già le Canarie si conoscevano nel secolo XIV , e 
doversi perciò credere al Petrarca , che ne parla come 
di scoperta fatta da' genovesi nel secolo citato. 

Don Enrico , Infante di Portogallo , è principe im- 
mortale nella storia delle navigazioni ; e perciò non 
poteva esser dimenticato dal nostro Autore , il quale 
osserva che la fama delle scoperte , e i vantaggi che 
da esse venivano a' Portoghesi, chiamarono in Porto- 
gallo molti stranieri , e specialmente italiani , le cui 
repubbliche erano le piii attive , mercantili , e prati- 
che della navigazione ( §. ao. ) . Ma in questa parte 
della iùtroduzione il dotto scrittore aliquid humani 
passus est, avendo confuso Antonio di Noli con An- 
toniotto Usodiniare , ambedue illustri Navigatori geno- 
vesi (i). 

Era pressoché impossibile , che non sorgesse gelosia 
di stato e d'interesse tra Portoghesi e Spagnuoli, che 
navigarono nelle acque , e trafficarono sulla marina dell' 
i\frica ; e di fatto , accenna brevemente il nostro Au- 
tore le discordie delle due nazioni , terminate colla 

(1) Ved. Stor. Letter. della Liguria epoca 2. 



55 

pace del i479 tra il Re di Portogallo ed Isabella Re- 
giaa di Gastiglia. Questa è l' immortal Principessa , che 
accolse Cristoforo Colombo , lo difese e lo spedi alla 
scoperta tiel nuovo mondo. Il matrimonio della Regi- 
na l^bella con Ferdinando Re di Aragona , ricongiun- 
se le contrade della Spagna da molti secoli divise ; s 
dio potere a' due monarchi di spegnervi alfine la do- 
minazione de' Maomettani. 

Cosi r Autore grado a grado si è condotto a ragiona- 
re del Colombo j e noi daremo fedelmente 1' estratto 
di quelle notizie , che risguardano all' Eroe genovese , 
accompagnandole alcuna fiata colle nosti'e osservazioni. 
Stabilisce in primo luogo doversi cercare la storia del 
Colombo , da chi vuole parlarne con esattezza e impar- 
zialità , negli storici coetanei che il conobbero e trat- 
tarono. I principali di questi scrittori sono cinque j e 
di ognuno di essi direm brevemente. 

I. Andrea Bernaldez ( o Bernal ) , natio di Fuentes , 
fu Cappellano di Diego Deza Arcivescovo di Siviglia , 
e gran protettore del Colombo , ed ebbe la parroc- 
chia della villa de los Palacios , cui tenne dal i488 al 
i5i3. Albei'gò nel 1496 il nostro Eroe, dal quale eb- 
be alcuni scritti relativi alle scoperte del nuovo emisfe- 
ro. Scrisse la storia de" Re Cattolici. 

II. Pietro martire d' Anghiera , nato in Lombardia , 
si presentò a' Sovrani di Spagna nel i488. Ebbe ami- 
cizia col Colombo , col Vespucci , e con molti altri de' 
primi navigatori di quell' età ; ond' è che le sue deca- 
di , a giudizio del famoso de las Casas , debbono esse- 
re anteposte ad ogni altra storia per quanto è de' pni- 
mi viaggi dell' Eroe j che ne' fatti posteriori lasciò per 
negligenza trascorrer la penna ad alcuni errori ed equi- 
voci. 

III. Don Ferdinando Colombo , accompagnò 1' Eroe 
suo genitore nell' iJtinio viaggio al nuovo Mondo. Do- 
po la morte del padre attese alle Lettere , e scrisse la 
Storia paterna , di cui si è smarrito l' originale spa- 
gnuolo. E opera degna di fede , trqnne qualche equi' 
VOGO , che agevolmente si riconosce da' buoni critici. 



56 

IV. Francesco de Casaiis ( francese per antica origi- 
ne ) andò alle Indie occidentali nel secondo viaggio del 
Colombo, ( 1493 )j e tornò ricco in Siviglia nel 1498- 
Egli fu padre del celebre Fra Bartolomeo de las Ca- 
^as ( o Casaus ) , che dopo avere atteso allo studio 
delle Leggi iu Salamanca , infiammato di zelo per gì' 
Indiani, passò nella spagnuola nel i5o2: fu ordinato 
Sacerdote nel i5io, e da If isole occidentali venne due 
volte in Ispagna a perorar la causa degl' infelici indiani» 
Ottenne dispacci favorevoli , ma veggendo che non po- 
teva ottenere che fossero posti ad eli'elto , aunojato del 
mondo, entrò nell'Ordine di S. Domenico l'anno iSaa, 
senza però abbandonai-e la causa de' miseri , a' quali 
con molti viaggi , suppliche, e declamazioni recò al- 
cuno alleviamento. Ricusò nel 1 544 '^ vescovato di Cu- 
sco , ed accettò quello di Giapa Mal ricevuto dal suo 
gregge nel 1647, rinunziò la dignità, e venne a ripo- 
sare in Vagliadolid. Mancò di vita nel i56ò" di anni 92. 

Il sistema immaginato da questo zelantissimo scrit- 
toi-e era il seguente : L' autorità del Romano Pontefice 
essa sola poteva dare a' Principi la sovranità delle terre 
scoperte. Questa Sovranità non poteva esser altro che 
siipreniazia quant' era convenevole a stabilire nel nuo- 
vo Mondo la cattolica religione. I re e principi natu- 
rali dell' Indie dovevano conservare tutti i loro diritti , 
e tutti i sudditi ce Non armi , ma pacifica predicazione , 
ma dolcezza evangelica , ma cristiana carità , erano i 
mezzi che dovevano adoperarsi per cliiamare alla fede 
di Cristo gì' Indiani. ^ Bellissimo è veramente il ditcgno^ 
ma considerate le passioni degli uomini , niun saggio 
ne doveva sperare , e molto meno chiedere 1' adempi- 
mento. E Fra Bartolommeo troppo si lasciò trasportare 
dalla sua immaginazione. L' opera più voluminosa eh' 
egli si componesse è la Storia generale delle Indie ^ 
cominciata nel iSi'j e terminata di scrivere nel i559. 
Giunse fino al i5ao. Trovasi MS. nella Spagna in 3 
volumi , e molto se ne giovò 1' Herrera. 

V. Gonzalo Feruandez de Oviedo nato in Madrid 
nel 1478 servì, come paijgio coi Principe D. Giovaimi 



di Casllglia , passò in America nel i5i3 ov' ebbe rag- 
guardevoli impieghi; e finalmente eletto Cronista ge- 
nerale dell'Indie mori in Vagliadolid nel i55y dell* 
• età sua yg. Scrisse in 5o libri la Storia generate e 
naturale dell' Indie , ma ne abbiamo alle stampe i 
soli primi 20 restando inediti gli altri , ad onta del Re 
Carlo III che ne aveva Ordinato ad un dotto spagnuolo 
la pubblicazione. 

« Giusta la testimonianza ( dice il Cavaliere de Na- 
varrete ) di questi scrittori coetanei e fededegni , e di 
alcuni altri di minor considerazione , si ha da scriversi 
la storia delle prime scoperte nel nuovo Mondo. Ma 
prima di tutto si vogliono esaminare con giudizioso, 
critico , e prudente discernimento , comparando le nar- 
razioni , e le conseguenze , perchè vie meglio risplenda 
la storica verità. Ma nulla è che si possa rettificare e 
scorgere il giudizio dello storico , quanto i documenti 
autentici ed originali , che prodotti per la circostanza 
del momento , sono scevri di prevenzione e di parzia- 
lità e talvolta se ne traggono conseguenze tali , che 
danno allo stoinco un ajuto e vantaggio assai maggiore 
di quello che mostra la semplice loro coitenenza e 
lettura. ^ Questi verissimi detti del nostro Editore ba- 
stano a confutare pienamente la lettera sulla patria 
del Colombo pubblicala nel voi. X. della Corre sp. 
uéstron. del Bai-on de Zacli ; essendo scritta con prin- 
cipi in tutto centrar] a questi dell' erudito Spagiiaolo 5 
vale a dire a' canoni fondamentali deli' arte critica. 

ce INulla diremo ( continua l' illustre Editore ) sopra 
la questione eccitata , e con tanto calore disputata a 
di nostri circa la vera patria del gran Colombo paren- 
doci sciolta e decisa da lui stesso nel suo testamento , 
nel quale confessa in due luoghi d' esser nato nella 
città di Genova ; oltre al trovarsi questo pinto cosi 
comprovato dall' autore dell' Elogio dello stesso Almi- 
rante (l'anno 1781 ) dall'editore del Codice Colom- 
bo-Americano ( (jenova 18^3 ) e dal Sjg, Bussi, che 
parrebbe temerità dubitarne, o contraddire. Fcrmiauioci 
alcun poco sopra il testamento dell' Eroe. Ne' Docn- 



58 

menti Diplomatici Impressi la questa Raccolta trovasi 
sotto il n." 126 ( Voi, 2. face. 221. e segg. ) la facol- 
tà conceduta da' Monarchi Cattolici all' Ammiiaglio di 
fondare uno o più majoraschi , e ad essa è unito il 
Testamento e istituzione dello stesso majnrasco fatta 
dall' ^ammiraglio. Il dotto editore dopo avere trascritto 
da' registri legalizzati e da quelli di Corte la regia fa- 
coltà , e il testamento da una delle opere presentate in 
guidizio nella gran lite per la successione ali' eredita 
dell'Eroe , aggiunge questa nota prudentissìnia : ce Quan- 
ti tuaque non s' abbia motivo fondato di dubitare della 
«legittimità di questo documento, che fu varie volte , 
« e d'antico presentato in giudizio a' tribunali , e non 
« mai convinto di apocrifo o supposto , tuttavia , siam 
« privi della satisfazione di averlo incontrato negli ar- 
ce chivj , elle abbiamo visitato , e citiam sempre un 
te originale di mano dell' Ammiraglio , o firmato da 
« lui , o una copia legalizzala in buona forma. In que- 
« sto dubbio, ci vien fatto di trovare in certi ri- 
te cordi , come nell' Archivio Reale di Simeneas esiste 
te r approvazione del niajorasco di Colombo , con dispac- 
te ciò di Siviglia, nel settembre del i5oi. " In fatti 
ebbe finalmente il Cavaliere di Navarrete la consola- 
zione di trovare quauto bramava ; ed ebbe tempo di 
mettere questa notizia nella illustrazione X alle intro- 
duzione (Voi. I. face. CXLV ) Ecco le parole dell' 
Editore : ce Realmente nel libro de' Registri del Sigillo 
Reale di Corte, il quale corrisponde »1 mese di set- 
tembre dell'anno i5oi , e si custodiva con gii altri dt^Ua 
sua classe nel succitato archivio generale , risulta che 
1 Signori Re Cattolici , stando in granata , confermaro- 
no la istituzione del majorasco fatta dal Colon. " H 
dubbio principale sul testamento o istituzione nasce- 
va da questo , che nella copia legalizzata esistente uell' 
Archivio de' Duchi di Veregas ( eredi dell' Eroe ) e 
nel registro di Corte , il Notajo Martin Rodriguez co- 
mincia il suo rogito nella maniera seguente : = En la 
muy noble ciudad de Sevilla a' del mes de 
ano del nacimiento ecc. =; cosichè maxicava ìq ambe- 



7 59 

due gli esemplari il giorno e il mese in cui Cristoforo 
fece al detto Notajo la presentazione della Sovrana fa- 
coltà per costituire un fede commesso , e l'effettiva co- 
stituzione del medesimo. < ra il documento decisivo 
trovato ne' Registri del Sigillo di Corte riempie le dette 
lacune. Ecco alcuni squarci della Reale Confermazione 
del testamento in cui il Colombo istituisce il ma]ora- 
sco : = En el nombre de Dios . . . queremos che se- 
pan por està nuestra carta de privilegio todos los 

que agora sou é seran de aqui adelante comò Nos Don 
Fernando e Dona Isabcl ec. vimos una escritura de 
Mayorazgo , que vos D. Christobal Colon fìcistes ec. 
fecha en està guisa : — En la muy noble Ciudad de 
Sevilla jueves en veinte y dos dias del mes de febrero 
ano ec. — Certissimo è dunque per una solenne con- 
fermazione de' Monarchi di Spagna , che il Colombo 
presentò il suo primo testamento al Notajo Rodrigues il 
giovedì giorno 22 febbrajo del 1498. H Reale dispaccio 
di conferma fu spedito da Granata addi 28 settembre 
i5oi. Riportato il documento della R. confermazione, 
l'Editore soggiunge la nota che segue: = Qi^esto do- 
cumento pruova che il testamento otorgado del Co- 
lombo a' 22 febbrajo 1498 è legittimo, trovandosi 
confermato nel i5oi dai Sovrani , anteriormente a 
quello che cita nel suo codirillo de' 19 maggio i5o6', 
ch'egli eveva fatto prima di partire dalla Spagna nel 
i5o2 per l'ultimo suo viaggio: provalo si mil mente la 
conformità delle sue disposizioni con quelle che riferisce 
Fra Bartolommeo de las Casas dando 1" estratto di quel 
documento ( Hist. Ind. lib. 2. cap 38. ) , e con quello 
del codicillo medesimo Otorgado dell' Ammiraglio il 
giorno prima della sua morte. 

Colla scoperta del Reale dispaccio troncata è dun- 
que una volta per sempre la gran contesa della vera 
patria del Colombo. Che 1' a^ola fosse tìi Q'iinto , che 
il padre fosse cittadino e abiiprte di Genova , si era di- 
mostrato con irrefrag;bili documenti. L' autorità di molti 
storici gravissimi e la ragione dei tempi ne costringe- 
va a credere , che 1' Eroe vedesse la luce nella cit,tà 



6o 

di Genova. Ed ora clie il testataento del i4S)^ ^ ri- 
conosciuto genuino , egli stesso il gran Cristoforo de- 
cide la causa : Sìendo yo nacido en Genova j e di 
nuovo : en la ciudad de Genova , puesque delle salì 
jr en ella nacì. ( Sarà continuato. ) 



Gì 



Della vita e delle opere del P. Giuseppe SOLARI. 



N< 



Articolo primo. 



on bene della sincera Filosofia meritò chi nel tri- 
butar lodi agi' ingegni più segnalati volle , siccome a 
care diviaità , ardere ad essi in tanta copia gì incensi , 
che nulla più trasparisse d' umano da q-ielle immagini 
venerate ; che 1' avvertire alcuna macchia in chi fai 
segno agli encomj , acquista fede al tuo dire , e la uma- 
na fralezza non si sconforta , se nello affissarsi al modello 
proposto ad esempio , può ancora argomentarne possibile 
r imitazione. E , per quanto risguarda le opere de' 
sommi autori , è da notarsi che il confondere nella 
lode ciò che merita plauso , e ciò che bene non si 
compone colle norme del Vero , e del Bello , fa si che 
riescano oscuri i principi di rettitudine e di buon gusto , 
e quihdi rimanga incerto della via da seguire chi nelF ar- 
ringo delle Lettere s' affatica a conseguir fama di buono 
scrittore. Questo a' ben veggenti forse non parrà strano 
che si premetta nel far parola , dopo altri lodatori , 
suir opere e sulla vita di Giuseppe Gregorio Solari , di 
cui suona il nome si venerato , e di cui meritamente è 
si cara a' Liguri la memoria. 

Questo celebrato cultore delle umane Lettere sorti 
l'origine da una famiglia illustre ne' fasti della Liguria, 
per aver prodotto in varj tempi personaggi distinti nello 
studio della Giurisprudenza , nella amministrazione dello 
Stato , e nella Cattedra Episcopale. 

Egli nacque in Chiavari da Gio. Agostino Solari il 
di 22 settembre del ly^y. Il padre, quasi a indirizzarlo 
suir orme degli avi , lo desiderava applicato alla scienza 
del Dritto Civile ; ma presto il vivace spir'to del Solari 
innamorato delle bellezze de' Classici , ripugnò a quello 
studio , e si volse all' amena Letteratura. Per attendere 
9011 tutta tranquillità alle pacifiche discipline a cui erasi 



6i 

consecrato , e a secondare 1' indole generosa che lo isplv 
rava a giovare altrui del proprio sapere , si aggregò alla 
benemerita Società de' Cliierlci Regolari delle Scuole 
Pie. Aveva a scopo principale questo Instituto la istru- 
zione de' giovani j perciò il Solari ora nella solitudine 
del Chiostro , ora fra le cure molteplici del suo mini- 
Stero , condncendo i verdi anni dellla sua vita , appa- 
ffava l' innata inclinazione dell' animo. Assai presto la 
fama del suo merito si diffuse, e fu, giovine ancora, 
«celto a maestro in diversi luoghi della Liguria , ove 
pure dio saggio dell' ingegno più fervido ne' sacri ser- 
moni che fece udire dal pergamo. Il famoso Collegio 
Tolomei di Siena lo volle quindi tra' suoi Professori , 
e fu allora che il Gran Duca di Toscana Leopoldo tri- 
butò il Solari d' un encomio ben meritato , dicendo — 
Al Collegio Tolomei mi basta che sia scritto fra' Pro- 
fessori il Solari, per onorarlo. — In Siena ammaestrava 
egli la gioventù nelle Matematiche e nella Fisica , e 
mostrava con quanta facdtà quella vasta sua mente si 
rivolgeva a penetrare nelle sottili disquisizioni delle 
scienze severe , avvezza com' ei'a a spaziare negli allegri 
campi della Poesia e delle Lettere. Regolarità e chia- 
rezza di metodo , frutto di un' indefessa applicazione e 
di un acuto intelletto , lo resero allora oggetto di nuova 
ammirazione universale , mentre a lai neppur furono 
chiusi i penetrali della Chimica e dell' Anatomia. lu 
Siena altresì tutto era intento nell' acquistai'e quella 
compiuta cognizione del pretto idioma italiano , in cui 
sentì così addentro , e che tinto rispleiide nelle celebrate 
sue versioni di \ irf;ilio e d Orazio , per cui giunse so- 
vente a trasfo dere in queste il nerbo e la grazia degli 
inimitabili originali. All'esempio di Mecenate (come 
egli si esprime ) che a riparare il guasto dalle guerre 
qivili prodotto , volea veder rinnovato , col vezzo e la 
istruzione del gran Carme Georgico di Virgilio, l'amore 
dell' arte della coltivazione ne' Romani posseditori , a 
infondere questo spirito da Economista ne giovanetti in 
Siena educati , si diede a tradìir le Georgiche , nell' in- 
tenzione di correggerle , accrescerle , migliorarle , gio- 



vandosi delle cognizioni d'oggidì, coli' aggiungervi quat- 
tro libri scritti in prosa a compendio collo stesso ordine 
d' argomenti. Questo quadro moderno della scienza Geor- 
gica , da porsi a confronto gradatamente coli' antico che 
offre Virgilio , non fu dal Solari se non ideato j egli 
non potè porlo ad effetto , ma è forse qui utile di ac- 
cennare questo pensiero siccome atto a riuscir quasi 
germe di un'opera vantaggiosa nel sistema di pubblica 
educazione. 

Da Siena fu dai sig^g. Ruspoli e Gliigi , illustri allievi 
di lui , invitato a Roma , e tosto apprezzato da quanti 
ivi fiorivano nelle scienze j il Pontefice Pio vi lo elesse 
Esaminatore del Clero , e fu pel Solari onorevole l'essere 
scelto a Teologo dell'Ordine suo, trovandosi iscritto ul- 
timo nella nota di emeritissimi personaggi porta al Papa 
per r elezione. Gli avvenimenti che seguitarono alla ri- 
voluzione di Francia, mutando 1" oi-dine delle cose nella 
metropoli del cattolico mondo, furono cagione che sog- 
giacesse il Solari a disgustose vicende , malgrado della 
rettitudine del suo pensare e dell' illibatezza de' suoi 
costumi. Essendo egli Commissario di uno de' Diparti- 
menti , in cui fu allora divisa la nuova Piepubblica 
Romana , venne al sopraggiungere dell' ai-mata napole- 
tana , fatto prigione , e poi condotto a Livorno. Nelle 
carceri di questa citta il povero Cenobita , irrf] rendibile 
e forte sotto 1' usbergo del semirsi puro , attendeva tran- 
quillamente in mezzo a' disagi, e alle angustie a tradurre 
alcuni dei Cantici della Scriitura , che vennero poi pub- 
blicati. Questi egli scriveva sopra cartucce , negato es- 
sendogli un altro mezzo , collo stemperare la ruggine 
delle inferriate. In seguito di politiche transazioni fu poi 
reso alla Patria , che lo aveya illustrato , che lo rivide 
con somma esultanza , e lo ammirava quasi fatto più 
grande per la sventura. A Chiavari promoveva 1' amore 
delle Arti e dell' Agricoltura , richiamando a nuova vita 
la Società Economica di quella città , o istruiva nella 
morale Evangelica l' immenso popolo che nelle chiese 
concorreva ad udirlo. Eletto nel i8o4 Professore di^ 
Lingua Greca e Letteratura Greca e Latina nell'TTni- 



6/i. 

vei-sità di Genova , fa decorato da Napoleone della Le- 
gion d'onore. Membro dell'Istituto Lii^ure lesse a quell' 
Accademia alcune memorie , che ottennero 1 applauso 
universale de' savi ; venne quindi incaricato di oiFrire 
un omaggio poetico al nuovo Sovrano , e tale ufficio egli 
adempì dettando un' elegantissima ode latina , da lui poi 
voltala in Italiano , tutta spirante amor patrio , e ge- 
nerosi pensieri. Per la varietà delle sue cognizioni ri- 
putato il Solari atto anclie ai lavori che sembravano 
discordare dai prediletti suoi studj , fu eletto in Genova 
■Segretario della Società Medica d' Emulazione. — Ma 
afflitto dai frequenti spasimi cagionati da un' idrope 
che lo afflisse ( concedendogli talvolta alcuna tregua ) 
fino al chiudere de' suoi giorni , visse ritiratissimo nella 
sua cella , applicandosi , quando il male scemando di vio- 
lenza gliel consentiva , a perfezionare le sue versioni pa- 
raleile dal latino , o alla istruzione di scelti giovani che 
a lui accorrevano per attingere seco ai fonti del bello 
antico , e che ascoltavano avidamente i dettami del ve- 
nerato vecchio maestro. Nel 1810 e ne' seguenti anni 
videro finalmente la luce le traduzioni de' classici la- 
tini Virgilio , Orazio , Ovidio , secondo un nuovo me- 
todo , trasportati in altrettanti versi italiani stampati a 
fronte del testo. Questo sperimento , che sembra dover 
disanimare ogni p ù esperto conoscitore di una lingua 
moderna che si pone a confronto della latina espressi- 
va , pittorica , e così piena nel verso , non bastò a ren- 
dere scoraggiato il Solari. Usando appunto di un verso 
che tanto scapita a paragone dell' esametro nella quan- 
tità delle sillabe , ma adoperando la lingua italiana ricca 
di abbreviate voci poetiche , di acconci laconismi , di 
elisioni , di troncamenti , egli ne seppe per modo co- 
noscere r indole , e la dovizia , egli trovò forme sì vive , 
modi tanto evidenti , osando anche crearne di nuovi , 
che giunse in molte parti del suo lavoro a vincere le 
immense difllcoltà che incontrava. Sembra oltre ciò il 
Solari cjuasi prendere piacere nelF im[)orsi maggiori vin- 
coli ; perciò , ora nelle Buccoliche dallo sciolto nervoso 
trapassando a più soavi metri anacreoutici , fa che io.! 



«5 

questi alternino ì loro canti i pastori j ora non pago di 
tin verso piano , moltiplica a piacere gli sdruccioli. Or 
nelle Liriche d' Orazio contrasta sovente coli' originale 
neir armonica tesssitura del ritmo , nelF omogeneo suono 
del verso , e aggiunge al verso interne rime ed esterne , 
e sdruccioli, e tronchi, sempre fedele al metodo di 
camminare inerente al suo testo , ed è spesso mirabile 
la spontaneità con che felicemente egli supera tutti gli 
inceppamenti in cui si ravvolge. La novità dell' impresa 
e il merito intrinseco d' un lavoro fino a' suoi tempi 
intentato , forse perchè di ninno fu propria , come del 
Solari , la instancabile pertinacia che a ciò ricbiedevasi 
unita ad un gusto squisito , e ad un forte sentire nella 
poetica facoltà-, gli acquistarono in breve fama e biasimi 
e lodi per tutta Italia. Ma i diversi giudizj die ne forma- 
rono i più esperti critici , ed imparziali , sembrano 
conveuii'e in ciò : aver mostrato il Solari di quanto sia 
capace la lingua italiana nel trasfondere eh' egli fece 
molte bellezze del testo nella sua traduzione , sebbeii 
paralella , e anche , ove cade in acconcio rimata ; aver 
•arricéhito il patrimonio della lingua medesima di nuovi 
modi , e di frasi energiche ed efficaci ; nelle Georgiche 
e nelle Buccoliche aver gareggiato sovente col testo ; 
nelle traduzioni delle Odi Oraziane ritenere spesso dell* 
impeto , della forza , e delle grazie attiche del Veno- 
sino , maneggiando metri difficilissimi senza far trave- 
dere la fatica che gli tostavano. Ma privilegiando di 
queste lodi il Solari , è pur forza di confessare , che 
neh' insieme delle sue traduzioni non toccò egli quel 
segno a cui si era prefisso di giungere , di conservare 
cioè r aria di originale , di parlare , com' egli diceva , 
coli' anima dell' autore j non essendo a dispendio di fe- 
deltà il tradurre in guisa che s' indovini il gusto dì 
lingua die avrebbe mostrato V anima dell' autore, di 
latina fatta italiana. 

Quando egli aftermò d' aver composto quelle versioni 
principai mente per chi conversa col Poeta , ne conosce 
il genio e la forza , ben già lo intende , giudicò retta- 
mente di se ; ma sembrò contraddire invece a se stesso 



66 
quando si lusingò , che inleso o non inteso nel suo la- 
tino V originale , nella traduzione italiana si gustasse 
come un de' nostri, E senza dar taccia di pedantesco 
e servile al suo volgarizzamento , noi potremo , come 
egli osa sperare , qualificar di grazioso e spontaneo , e 
da piacere universalmente , ed anche a chi non può 
assaporare lo stile dell' autore tradotto. Impossibile a 
limano inget'.no riusciva i conservar tenqire . Ira tanti 
ceppi , l'andamento libero e maestoso , e 1' ornata pom- 
pa che ammirasi nelF Eneide ; onde nella traduzione 
appare di frequente tradita 1' indole dell' autore : cosi 
dicasi d' Orazio e d' Ovidio , che acquistarono sovente 
per opera del traduttore un certo giro stringato , con- 
cettoso , contorto , avverso per ogni maniera alla natura 
del loro ingegno , e al far semplice e largo degli aurei 
scrittori che vissero nell' età felice di Angusto. Ardua 
e disperata fu 1' opera a cui si accinse ; avea dello strano 
agli occhi d' ognuno , 1' esito fu in qualche parte felice , 
jna, sempre parrà disperata e strana 1' impresa ; sebbene 
niun forse potrà con tanto plauso uscir mai da un ar- 
ringo sì faticoso , e cingersi quella corona che rimarrà 
inviolata sulla fronte di Giuseppe Solari (i). 

Ben meritò il colari , sotto altro aspetto , della Repub- 
blica Letteraria , purgando sagacemente il testo da' versi 
intrusi , controsseguando i sospetti , ben collocando i tras- 
posti , nella mcitip icità di Varianti preferendo la frase 
o parola che dà miglior senso , comunque paja da co- 
dici non sostenuta ; dove il senso è incoerente cercando 
di apporvi una emenda sulle tracce , quando si possa , 
delle antiche voci alterate ; in dissonanza di MSS. , valii- 



(i) Affine dì mostrare validsmenle appoggiata alle prove la opi- 
nione qui emiftsa sulle Versioni del nf stin cuncift <!ino , a mettere 
cioè in pieno lume le re.ili e pellegrinp btliezze di cui vanno adorne, 
e insieme gli evidenti e gravi dif'-lti che ne stemiino il pregio , isti- 
tuiremo ne' slu'cessivi fascicoli un' analisi ragionala su varie parli 
di quel lavoro : e nel proporfi un simile esame ci conforta il pen- 
•iero elle possa risultarne alcun frutto di utilità non volgare a chi 
vorrà con noi applicarvisi , ma con animo spoglio da |irevenzione 
qualunque, sia d'incurioso disprezzo, cbe di cieca venerazione. 



;67 

tando maggiormente una giusta critica clic la varia lor 
fede. Queste erano le mire che avveduto Filologo egli 
aveva seguito nella impressione degli originali latini : e 
zelatoi'e della morale pubblica , e de' costumi clie la 
mantengono seppe, tradacendo , velare con mano pudica 
que' tratti clie sentivano nel latino una turpe licenza. 

Jl Solari assoggettò anche altri scrittori all' accor- 
ciata sua traduzione , e non solo sui l^atini esercitò quell' 
acre , e insieme tollerantissimo ingegno , ma sperimentò 
il suo metodo sopra i Greci ; e ardì di asserire , che 
fatta la debita detrazione delle perifrasi ripetute , e degli 
epiteti inconcludenti , anzi che molestarlo , gli peccava 
spesso di vóto un Omero (a). Vestì di sciolti l'Elegia 
Catulliana sulla chioma di Berenice ; tradusse le d.ie Odi 
di Saffo , rendute in saffico anche latino : ninno però dì 
questi ultimi suoi lavori vide la pubblica lucej si serbano 
alti'esì MSS. presso gli eredi del Solari , le compiute tra- 
duzioni di Persio e di Giovenale , e di q;iattro libri 
della Tebaide di Stazio , e si dicono smarrite altre suo 
opere , e fra le altre un mirabile Ditirambo sulla Ri- 
surrezione del Salvatore. Ti-adusse con eleganza , con 
nerbo e purissima locuzioiK? latina una visione del ce- 
lebre Varano , e lasciò altre Poesie , Dissertazioni , e 
Panegirici , che tutti i cultori delle lettei-e bramano ar- 
dentemente di veder fatti di pubblico diritto. 

A voler qui dare un cenno sulle doti dell' animo che 
adornavano il benemerito Professore , e che gli procac- 
ciarono la venerazione e 1' amore di quanti godevano 
di avvicinarlo , diremo , che la più sincera modestia 
unita ad un' ingenua semplicità ne' modi sembravano 
qiiasi nascondere altrui 1' acume di mente , 1' elaborato 
sapere nelle scienze sublimi , e la sterminata erudizione 
di cui era fornito. Una liberalità , che quasi toccava i 
confini della spensieratezza per ciò che riguardava il 
proprio interesse , lo rendeva cosi facile a soccorrere 
altrui del proprio denaro da restarne egli privo , sde- 
gnando di trar profitto dalle offerte di Principi gene- 

(a) Di ()iie«ta versione Omerica non lasciò che franimeati. 



68 
rosi , e dì amici ricchissimi ; e sì volentieri egli ado-r 
pei'ava in tal modo , da lagnarsi persino con un amico 
suo debitore, perchè più non lo visitava da lungo tempo: 
E che! «wrò io, colla lieve perdita del dpuar) , a sop- 
portar quella gravissima dell' amico ? Animato da vero 
spinto religioso , fu un esemplare costante delle piìi eroi- 
che virtù cristiane, e dell'ecclesiastica disciplina, fino 
a mostrarsi esatto osservatore de' prescritti digiuni , af- 
flitto com' era dai succedenti mali che gli amareggia- 
rono una già stanca vecchiaja ; e una commovente prova 
egli offri di questo spirito di fortezza negli spasimi dell' 
idtima sua malattia. Per una imperturbata serenità in 
mezzo al dolore , che non poteva strappargli una voce , 
un grido dispettoso , un indizio di alterazione inquieta , 
mostravflsi quasi impassibile ; piegava il voler umano 
al divino , e perciò era tranquillo il suo fine 3) . 

Incontrò sorridendo la morte nella calma del giusto 
il giorno 12 ottobre del i8i4 fra il compianto degli 
amici , che l' estremo alito ne raccolsero , e fra il dolore 
de' suoi concittadini , che ne serbano tuttora vivissima 
la ricordanza. Gli furono dal Consiglio degli Anziani 
nella sua patria decretati pubblici funerali , funebre 
/elogio , con lapida ed iscrizione. 



(3) Molti particolari della vita del nostro Autore si trassero sin- 
golarmente dagli Elogi consacrali :illa memoria dei Solari dai chia- 
rissimi Ab. Benedetto Sanguiaeti , e Avv. Cristofaro Gat)doliì. 



^ 



iSaggi del trattenimento Poetico per la distri- 
buzione de' premj agli alunni delle scuole 
pubbliche di Genova Vanno i8a6, del Sig. 
j^ntonio Nervi professore di poetica alle me- 
desime. 

1\ . . 

JL^ostra intenzione non era che il presente Giornale, 

ed in ispezie il primo fascicolo , andasse straccarico di' 
poetiche prodnzioni , in cui d' ora innanzi procederemo 
con più brevità e precisione ; ma dal rigore dei confi- 
ni, elle ci avevamo prescritti, ci torse alquanto il me- 
rito non ordinario di queste , che siamo ora per rap- 
portare in parte e in parte accennare , sperando anzi 
che la patria , e gli amatori tutti dell' amena lettera- 
tura ce ne debbano saper buon grado. Le quali cose 
ebbero sulP animo nostro assai più di forza , che le 
modeste ripugnanze dell' autore , il quale , com' è l' uso 
di tutti gli uomini egregi , sente de' suoi lavori per 
ogni riguardo pregevoli ssinai più bassamente di quel che 
altri farebbe , o indurrebbesi a credere d' altrui. E que- 
sta sua timida umiltà fu sempre da lui con tanto im- 
pegno nudrita e lenita cara, che sebbene dagli anni 
suoi giovenili fino al presente abbia non di rado eser- 
citato nel privato silenzio il suo raro ingegno nella 
poesia , spezialmente Lirica , non sarebbe forse mai sta- 
to conosciuto in Italia in tutto il corso di sua vita , 
se 1' anno 1821 , dalla Società Tipografica dei Classici 
Italiani in Milano, non fosse stata riprodotta la celebre 
di lui Traduzione dei Lusiadi di Camoens. Il che 
avvenuto essendo senza saputa dell' autore , ed egli per 
soverchio amor di pace e non curanza delle cose pro- 
prie non essendosi mai potuto lasciar indurre a ribat- 
tere le falsità sopra il lavoro di lui inscritte nella pre- 
fazione degli Editori milanesi ; sarà nostra cura di far 
ragione in altro fascicolo alla giustizia , e alla verità , 
elle non meno augusti e inviolabili serbar vogliono i 



loro diritti nella Repubblica delle Lettere, Occupando 
egli la cattedra di poetica nelle Pubbliche Scuole , a 
cui fu , pochi anni sono , chiamato in età già matura , ivi 
per la conclusione degli anni scolastici diede parecchie 
volte, con plauso universale, saggi distinti del suo valore 
poetico in varj TratteiiiTueìiliPoetici, coni' è costu . e di 
queste scuole medesime. Le viti , soggetto di quest' anno, 
eseguito addì 28 dell' agosto ora scorso, si è appunto quel- 
lo , che somministra matei'ia alla presente relazione , e 
comprende sedici componimenti di vario metro. Dei quali 
molto ci duole di non poter esporre alcuni forse tra i 
più perfetti ', perciocché non essendo solito 1' autore di 
quanto compone scrivere pur jota , ( che egli fa , di- 
sfa , corregge , e ritiene fermamente ogni sua cosa sol- 
tanto a memoria ) appena ci potè venir ftitto di rac- 
cogliere questi dai giovinetti scolari , che recitarono , 
e che di già eransi avviati, come pur anco l'autore, 
agli autunnali riposi. E per non dilungarci di troppo 
dal proposilo nostro , non sarà ozioso il sapere , che , 
sebbene il nostro poeta abbia dalla natura sortilo una 
fantasia e un ingegno atti alle più sublimi mete del 
Parnaso, da buona parte però di sue poesie, che avem- 
mo già la ventura di contemplare, mostra assai chiaro, 
che le sue facoltà sono colpite e mosse in particolar 
modo dagli oggetti ameni e ridenti , che presenta all' 
umano sguardo questa mirabile università delle cose. 
Quindi non deve a persona parere strano, che da col- 
line e da picciola parte del regno vegetabile abbia egli 
voluto trar nuovo argomento da intrattenere piacevol- 
mente Ogni gentil persona , che intervenisse alla di- 
stribuzione dei premj scoln siici. E così felicemente riu- 
scì egli a trasfondei-e negli animi altrui il diletto delle 
bellezze, cui vedeva e sentiva la mente del Poeta ac- 
cesa tutta del suo soggetto , che alle festevoli dimo- 
strazioni dell'adunanza, anche per ciò ch'era asperso 
di Mitologia , avrebbero per avventura i Romantici 
.stessi , se stali fosser presenti , riconosciuto in pratica 
1 insussistenza dei loro stravaganti sistemi. Novi si vuol 
poi lasciar di notare in quanti e sì diversi aspetti ab- 



7» 

bla il Poeta sapulo rendere altrui sensibile un solo og- 
"getto , e quanto ricca e feconda di vaghe immagini e 
peregrini concetti fosse la sua vena in quella parte me- 
desima del bello , che sembrava già all'atto esaurita 
dalla lira d' A'increonte e d'Orazio, e dalla musa di 
Virgilio e dell' Alamanni . e in cui forse altri o non 
avrebbe scorto se non che sterilità , o freddamente ri- 
calcate 1' orme degli antichi. Né dirò io già essere in 
ciò cosi originali tutte le sue idee , cosi nuovi i suoi 
sentimenti , che tratto tratto per entro a queste poesie 
non tralucano innanzi ad occhio esperto le greche e le 
hìtine forme; ma sibbene in quella guisa e in quelle 
circostanze, in cui i n aestri dell' arte giudicano non 
minor lode meritar l' imitazione che 1' originale : la qual 
cosa vien anche assegnata come un fonte della Poetica, 
praticato e dai < lassici latini a riguardo de' Greci , e dagli 
Italiani a riguardo di questi e di quelli. Del che possono 
essere una prova alcune di queste iHtave sul te<i,po di 
pia.tar le viti, in cui pare clie l'autore abbia preso 
di mira quel luogo di Virgilio al libro 2 delle Geor- 
giche , ove trattando lo stesso argomento , dopo aver 
detto il 1,'ituio Poeta che la vite piantar si conviene 
sul far di primavera , o d' autunno , dimostra la pre- 
ferenza di quella stagione a questa , colla seguente no- 
bile e leggiadra descrizione : 

Ver adeo frondi nemorum , ver utile sylvis ; 
Vere tument terr , et genitalia semina poscunt. 
Tum pater omnipotens foecundis imbribus sether 
Conjugis in gremium Isetse de&cendit, et oranes 
Magiuis alit , magno commistus corpore , fcetus. 
Avia tum resonant avibus virgulta canoris , 
Et Venerem certis repetunt armenta diebus. 
Parturit aluius ager , Zephyriqne tepentibus auris 
Laxant arva sinus : superat tener omnibus humor, 
Inque novos soles audent se gramina tuto 
Credere : uec metuit surgentes pampinus austros , 
Aut actum coelo magnis aquilonibus imbrem j 
Sed tiudit gemmas , et frondes expllcat omnes etc. 



73 

Or ecco le stanze dell' Italiano , clie a questo e ad 
altri classici fonti attinse e temprò i bei colori di que- 
sta squisita pittura ; 

òotto il gran peso piìi non gemon grevi 
Le selve , o bianchi stan di gelo i monti , 
Che le tiepide aurore , e 1' aure lievi 
Ne scopersero al ciel le apriche fronti j 
E , i gran dorsi spogliati delle nevi » 
Ne inargentaro ruscelletti e fonti ; 
E già tutta ravvivasi e si bagna 
UeJla nuova freschezza la campagna. 
Vezzoso or r anno , or la stagion fiorita , 
Ride ogni prato , apre ogni solco il seno , 
Ogni pianta di fronda è rivestita , 
Scioglie ogni augello a dolci canti il freno. 
Ora 1' amante Giove si marita 
Con fresche pioggie al fertile terreno , 
Che lieto di non so quale dolcezza 
La nuova prole abbraccia ad accarezza. 
Dopo questa tratta di pennello maestro rivolge al 
vignaiuolo cosi il suo canto , e quanto non è vago 
queir mtreccio della natura personificata ! 
O tu che ami nudrir la vite aprica , 
Esci , e comincia con sì lieti auguri , 
Che avrai natura a' tuoi lavor nemica 
Se sì felici giorni or tu non curi : 
Ella di questa prole è cosi amica , 
Che vuol che s' abbia influssi e giorni puri, 
E che al nascere suo la terra e il mondo 
Qualità prenda ed abito giocondo. 
Vuol che intorno alla culla i primi fiori 
Le sparga il suolo , quasi don sincero , 
Che un' aura carca di soavi odori 
N' apra e secondi il respirar primiero , 
Che il ciel le mostri il vago viso fuori , 
Che il terreno le sia molle e leggero , 
E tutto dal piacer rapito penda , 
Come eh' il primo germogliar u' attenda^ 



7» 

Ella vuole che tepide rugiade 

Ne distendan le fibre mollemente , 
Che i bei succhi ne scaldi e ne dirade 
Né troppo pigro sol , né troppo ardente , 
Acciocché quel , che per ignote strade 
In lei si formerà , spirto possente , 
Non comun nome sol s' abbia di vino , 
Ma dir si debba nettare e rubino. 
Prende poscia di nuovo a dispiegare i suoi precetti 
al colono con tanta grazia e festività di concetti e fa- 
condia di stile , che ben mostra quanto felicemente po- 
trebbesi da' grandi ingegni tessere in ottava rima un 
poema Didascalico senza oftenderne la semplicità e 
1' aggiustatezza , e ne lo fa proprio desiderare. 
Se tu molle 1' adagi o la secondi , 

Oh come fia che il frutto ne vagheggi , 
Allor che mezzo ascosi infra le frondi 
In grappoli si finga e poi rosseggi ; 
Oh come sembreratti or che si fondi, 
;' Allor che sotto il pie brilli e spumeggi, 
Oh come lo dirai vita e calore 
Allor che dolce ti discenda al core. 
Allora fia che affanno più non senta , 
Ti fia lieto il Gennar , lieto 1' Agosto , 
La fredda etade ti verrà piti lenta , 
O si ravviverà del dolce mosto j 
La famigliuola salterà contenta 
Al dolce desco e al botticello accosto ; 
E tu ringrazierai con lieto viso 
Bacco che ti recò la gioja e il riso. 
La facilità , che ha l' autore , di rivestire delle più 
splendide e soavi forme poetiche il ling''aggio dilla fi- 
losofia e delle naturali scienze ., in che tanto si d sUn- 
sero sopra gli altri Lucrezio e Virgilio , pppare ancor 
più chiaro delle sue Terzine sulla traspirazlcve lULle 
'viti. Presupponendo egli la notizia di quei minuti txi- 
boli contorti a forma di spira , che dalle radici della 
pianta si stendono, per mezzo, al fusto sino alla cortec- 
cia ad accocliere l' aere esterno ., e che contengono or 



74 

più or meno il succo necessario a nudrlr la medesima , 
asserisce in tuono poetico Ja traspirazione dei vetjeta- 
bili in genere, il modo, rutilila del travasameulo di 
queir umore , a cui attribuendo la morbidezza della 
pera , la dolcezza del fico ecc. , fa qui cpportunamente 
sottentrai'e l'immaginazione dicendo, che 
Cosi quel mei , che sul fiorir novello 

Del mondo , distillar le qnercie , e i dumi , 
Non ei-a clic il sudor dell' arboscello ; 
Ma la gente di semplici costumi 

Mele il credè, di che all'età dell'oro 
F'acesser dono volontario i Numi. 
Discende quindi al suo particolare , la vite , e ne ar- 
gomenta e dipinge mirabilmente l'artificiosa struttura 
e più gentile delle altre piante , e nel calor del suo 
canto esce improvvisamente in quest' enfatica esclama- 
zione non forse men vaga di quella di Virgilio sul fi- 
ne del summentovato libro : 

Oh eli' io giunga a scoprir col tardo ingegno 
La cagion delle cose , e in verde sponda 
Tutto m s' apra di natura il regno ! 
Sommamente ingegnosa e venusta si è poi la com- 
parazione eh' ei fa dell' ape , che compone il mele , colla 
natura che dall' umor della vite forma e ricava 1' uva 
e il vino ,• e si piene d' evidenza e di brio sono le 
conseguenze che ne deduce , che incanta e rapisce. 
Qual ape chiusa nelF angusta cella. 
Che da timo raccolto e risniarino 
Esprime dolce qualità novella : 
Natura di quel fior , di c|uel si fino 
Umor compone la gentil sostanza , 
Che deve quindi trasformarsi in vinoj 
E 1' assottiglia e finge in tal sembianza , 

Che, sebben sciolta in cento parti e mille, 
Una virtude serbi, una fragranza ; 
Però qual è fi-a i vini che non brille , 
Quale che il ri.'io uon ti chiami fuore , 
Qual che il tur bato cor uon ti tranquille ? 



75 
Tutto forza e virtù di quell' umore , 
Che purgato , che candido , che lieve 
Aon ritien che dolcezza , e che sapore. 
Questo è fioccar purissimo di neve , 
Che le interne virtù lasse ristora 
Di quel pigro terreno , che la beve : 
Questa è rugiada di serena aurora , 
Che cade sul bel cria di primavera , 
E sovra ogni fioretto si colora : 
Questo è spirar d' orientai riviera , 

Che 1' aurette profuma , e ognuna parte 
Odorosa , freschissima , leggera ec. 
Pieni di tutte le grazie ed eleganze poetiche son4 
sìmigliantemente nel genere loi'O gli altri componimenti 
di quest' accademia , dei quali la brevità nou ci per- 
mette di riferire se non il titolo , e sono : Il ritrova- 
meuto della vite , Sciolto ,• Le varie spezie di viti e 
e. la varia conformità delle lor foglie , Sonetto ; La 
gioventù della vite , Sonetto ,• La varia qualità de' 
vini f, Canzone j Le viti del Monferrato, Canzonetta j 
// sacrificio del Capro a Bacco , Sonetto , l' appa- 
recchio ala vendemia , Canzoncina; uno Scherzo suW 
uhhxiacchezza , ed uno di complimento agli uditori. 

Daremo fine al presente articolo col riferire una Can- 
zone , in cui si ammireranno uniti ai pregi d'un' in- 
gegnosa invenzione , quelli d' un' elegante spontaneità 
nel dettato. 

IL FIORIR DELLE VITL 

CANZONE. 

Poiché Natura d' alte selve , e d' irti 
Tronchi i gran monti cinse, 
E le fresche riviere di bei mirti , 
E di lauri distinse , 
A far sicura fede 

Della virtù, che non si mostra fuori j 
Un certo vezzo , che nomossi fiore , 



_5& 

Alle belle opre diede : 

Così fu dello fior del labbro il riso , 

E 1' inlerna bella fiore del -viso. 
E ben lo stuol dei vivi spiritelli , 

Che da quel bor si parte 

A profumare i zeffiri novelli , 

Altro non è che parte 

Della gentil sostanza, 

Che in un tenue respir soave sfuma , 

E ciò , che intorno sta , veste , e profuma j 

E quanto la fragranza 

Più sottile odorosa a ferir viene : 

Tanto la pianta maggior pregio tiene. 
O dolce vigna mia , se allor che muore 

Il Giugno, e tu sicura 

Metti il tuo primo riso , e il plcciol fiore , 

In qualche sera pin-a 
. Che fresca esca dal mare 

Io giaccia Ih su verde cespo assiso 

Ove tu spieghi quel giocondo riso ; 

Tal di fragranze care 

Misto gentil 1' alma m' inonda e il petto ^ 

Ch' ebbro men vo d' insolito diletto. 
La vaga auretta , che il tuo fior depreda, 

Si dolce erra ia quel loco , 

E in tante guise avvien che dolce fieda , 

Che dico : questo è croco , 

E questo odor cedrino , 

Anzi questo è viola , è timo , è rosa , 

E s' altra v' ha sostanza più odorosa , 

Che spiri sul mattino : 

E grido : aura gentil , sei qui nativa , 

O vieni da orientai tepida riva? 
Or di ruscel , che placido discenda 

Giù per declivi , e colli , 

Se la beli' onda s' inargenti e splenda 

Su per r erbette molli , 

Par che dica fra via , 

Che di liquido argento è la sua vena : 



77 

Di qual dolcezza , e quale ambrosia piena 

Ogni tua fibbra fia , 

Vigaa gentil , se tanto molce il cuore 

Il bel respiro , che tu mandi fuore ? 
IDeh non sorga , o fioretto , ira orgogliosa 

D' Austro a recarti danno j 

Che venti , e nembi ancora a gentil cosa 

Fede serbar non sanno j 

Né nebbia mattutina 

Che mentre par , che t' accarezzi , e baci , 

Ogni vago tuo pregio adugge , e sface , 

Sorga dalla marina : 

Ma per te stesso il bel crine ti spogli , 

Ed in ambrosia , e nettare ti sciogli. 
3e le vendemmie tue cantando allora 

Verrò per queste ville , 

E farò che sul labbro ad ora ad ora 

Un grappolo mi stille , 

E mentre in mezzo al core 

Mi pioverà quello , che da lei cade , 
Vivo tesor di perle, e di rugiade 

Dirò di te bel fiore; 

Che il Cielo piovve in te tanta bellezza , 

Quanta «quagliar dove» tanta dokexza. 



7» 



Versi latini di F. Gagliuffi. 



N. 



Oli può senza colpa il presente Giornale andar di- 
sadorno d' alcuni nitidi ed elei^auti versi Ialini , clie lo 
scorso agosto in diverse occasioni furono detti nell' a- 
jnena villetta Dinegro dal eh. Prof. F. Gagliuffi , cui , 
se il porti in pace Ragusa , vogliam dir tutto cosa no- 
stra , e chiunque ha letto Cicerone prò Archia , ne lo 
concedere di leggieri. Diportandosi egli colà , come 
spesso suole , tra una brigata di colti amici , venne 
contato uu orribil caso , che correa voce essere avve- 
nuto nella riviera di Ponente. Questa novella quanto 
racconsolò poi gli animi d' ognuno riconosciuta non 
vera , altrettanto fu cagion di piacere agli amatori delle 
buone lettere per essere cosi stata soggetto alla musa 
del valoroso Latinista , il quale tocco dal tragico acci- 
dente , all' improvviso proruppe : 

Dum foeuum unaninies genitor genitrixq. secabant , 
rilius in viridi forte gemebat humo. 

Cur infaiis luget ? vir territus inquit ', at illa , 
Lac hausit , nihil est quod verearis , ait. 

Sed vir praesagus properat , subitoque tacentis 
Diruta anguem pueri parvulo ab ore trahit , 

Et tremit , et matri monstrat deforme cadaver , 
Matrisque obtruncat falce furente caput. 

O lex dande oculos : patrem natura tuetur^ 
Haud ira hic dignus , sed pietate pater. 

Più d' una circostanza ne fa vedere sotto il medesimo 
aspetto Aulo Licinio e il nostro Gagliuffi , ma non puossi 
riferir la seguente senza le parole del Romano Oratore : 
quoties ego himc vidi , curri literani scripsisset nul- 
lam f magnimi numerarli oplimorum versuum de iis 
ipsis rebus , quae tum agerentur , dicere ex tempore 1^ 
Quoties revocatum eamdem rem dicere , commutata 
'verbis , atque sententiii ? Quae 'vero accurate cogita 



79- 
teqiie scrìpsissct , e.a sic vidi probari , ut ad ve ter um 
scrii torà II laudani pcrve.nirenl. E nel vero 1' atitore 
prejjato da geiilil persona a scrivere il lodtito Epigram- 
ma , protestò di uoii ricordarsene letteralmente , e scrisse: 
Dum foenum unanimes geaitor genitrixq. secabant, 

i iliiis iu viridi f^rte geaiebat liuaio. 
Inspice , ait prudens genitor , q.iae causa dolendi : 

Lac modo , ait genitrix , ne vereare , dedi. 
Ille iterum , i , qnneso , propera , nimis aug.tur infans: 

Illa autem, jam , jani , crede, q:iietus erit. 
Vir tand- ni inipatiens frejuit , it , videi, liorret, et atrur» 

SerpeJitem heu ! parvo senis ab ore trablt, 
Et fnrit , et matri moristrat deì'orme cadaver , 

Mutri.sq. obtrunc^t praepete falce caput. 
O lex , ciTude oculos : patrem natura tuetur j 

Haud ira liic digniis , sed pietate pater. 

Se questa rapida narrazioue , piena d'evidenza e di 
calore, mette sott' occhio quei tuiseraiidi oggetti e co- 
stringe a raccapricciare i lettori , il seguente Epigramma 
è il linguaggio d'una venusta semplicità , e 1' espressione 
di qiieìla graziosa e festiva gentilezza , che tanto s' am.- 
mira nei Greci. Oi così felice saluto fu cortese all'au- 
tore il suo ingegno, meritr' egli per la suilodata vil- 
letta s' avveniva iu una bellissima Dama di bellezza e 
di virtuosi costumi raramente adorna : 
Quum primuni appares , dicnnt juvenesq, senesq. 

Vix quidqnam hac Njmpha pulchrìus esse poteste 
Sed pauci , tecum qijeis est fas vivere , dicunt : 

Vix qiiidq'iam hac Nympha sanctius esse potest. 
Felix! c|uae donum vulgo mirabile spernis , 
'Et doaum , pauci quod venerantur , amas. 
'- Per questo che riferiamo appresso , chiaro si scorge 
'ente il Poeta nei patetici colori , eh' ei tratteggia nel suo 
franco verseggiare , gareggia col ritratto che offrivasi al 
slio sguardo , e destavane la fantasia. Era questo un di- 
ségno , che il valente giovane Girolamo Tubino avea 
fatto per 1' incisione, cavato dal quadro del Dolci ap- 
partenente al March. Briguole-Sale , e rappresentante 
Gesti nell' Orto. Eccone le botte e l' encomio più feli' 



So 
eemente in due distici , clie altri forse non avria fatto 
ili Janga descnaione : 
Q lam piilcher Christi dolor liic! quam suave reaidev 

Angelus ! o qaanto sunt loca piena Deo ! 
Miro upere hoc Dulcis gaudebat Brigiioles unus : 
Gaudcbit tellus cuncta , Tubine , tuo. 
A chi prende a leggere questo pare ritrovarsi da prima 
in una di q ielle candide e spontanee narrazioncelle , che 
disstinguono i Fasti d' Ovidio j la moralità, che poi s'in- 
contra, ve innestata con tanta naturalezza e gravità, 
che dà risalto , e non toglie la grazia al corpo dell' E- 
pigramma , di cui arguta e d' assai brio è la chiusa. 
N è il soggetto la signora Andreosti , la qiale vista an- 
cor nubile dall' Autore sulle mura di Lucca , e sentita 
lodare dal celebre Passi , e riveduta ora col consorte 
Bottini alla nota Villetta, ove ragionava , suonava, e 
cantava, disse il Poeta: 
Te vidi, Iiaud fallor , quum blanda modestaque virgo 

Lastrabas Lucae moenia celsa tuae. 
Tecuai ìb\t nuirix , tua post vestigia servus ; 
Sed tibi prae maaibus saepe libellus erat. 
Ecqaa esses petii : virgo rarissima , dictuni est , 

Cui venit e pulchris artibus altus honor. 
Subrisi tacitusj nani magni est multa puella , 

Q lae nihili , poslquani nupta sit , esse solet. 
Nane nuptam agnosceus scite graviterque loquenteni , 

Et duJces danteni voce , manuque sonos ; 
Dixi nitro : aut quondam verax , o candide Passi , 
Aut etiani jasu e laudis avarus eras. 
A questi Epigrammi della Villetta non crediamo fuor 
di proposito agi,! ungerne alcuni altri detti qua e là dal 
medesimo Autore. Al seguente in forma di dialogo, di 
cui fu ricliie to , è buona pezza , 1' Autore in un adu- 
nanza di gentili persone , diede occasione uu tratto ijq- 
migiiare di Voltaire , che veniva ivi ricordato da uu 
di.-tinto Cavaliere. Inviando il francese poeta Y Olimpia 
ad un ainlro, l' ammoniva , essere questa tragedia opera 
di soli sei glor.li. Ai quale rispose 1' amico , che il tra- 
gico non aviebbe dovuto riposare nel settimo , e questi 
replicò essersene perciò pentito: 



Si 

'P'oltairius — En opus: hoc senis coepl , absolvìque diebus. 
uimicus — Septimo, amice, male est te requiesse die. 
Voltairius — Idcirco , nani me tangunt tua dieta , fatebor , 
Meme operis subito poenituisse mei. 

Recentissimo è poi questo , tratto dall' istoria. Dopo la 
battaglia perduta in Italia da Francesco I , essendo ri- 
masto mortalmente ferito e prigione di Carlo V il ce- 
lebre uffiziede Bayard , accorse Carlo Bourbon , che avea 
seguite le parti dell' Imperatore contro la Francia , e 
sforzavasi di usare espressioni di condoglianza al mo- 
ribondo Francese : 

Bajardum tristi spectat Burbonlus ore , 
8uspiransque , tuo funere tangor , ait. 

Cui moriens : non me , sed te , miser , ingeme , dixit , 
In regem et patriam qui geris arma tuam. 

A ben intendere il seguente , basti il titolo è le note 
dell' Autore. 

Domi M.4SINIAE Augustae Taurinorum iv ante eidiis 

Majas MDcccxxyr. 
(i) Dicere vellem ali qui d j sed quid, Maslnia , dicam? 
Rarum aliquid vellem dicere et egregium. 

(2) Scilicet indignum est communes carpere flores , 

Heic ubi daada oculis Inclyta dona tuis. 
At sors arridet , floresque ostendit honeslos , 
Quos possim facili dinumerare modo. 

(3) Hic flos , si nescis , flos est Salutius ', illum 

Virtus antiquo mitriit in nemore. 

(4) Flos alter titulo celebratur Tostius j ille est 

Verus Romuléae fertilitatis honor. 

(5) Flos alter potis est dici Peironius j ille 

Fertur Palladii succum habuisse soli. 

(0 La Contessa di Masino, dopo le graziose insistenze di alcuni 
commensali , invitava Gagiiuffi a dire qualche casetta. 

(2) La stessa Contessa aveva aggiunto; allons donc : un petit bouquet. 

(3) Stava accanto alla Dama il Gay. Cesare Saluzzo , uomo d' alt© 

'^gi^gR'o e merito. 

/S ?^?u'^;. ^***'" ' ^"caricato Pontificio ^ stimatissimo io Torino. 
{?) LAb. Peyron, dottissimo Filologo. 6 



Sa 

(6) FIos alter Plana estj illum ahi e vertice coell 

Nostris donavit montibus Urania. 

(7) Flos alter Sclopius , quem pulchro in rure virentem 

Ambrosia suavi sparsit amica Themis. 
Flos alter Thellingus adest , flos Pinius alter , 
Flos alter fausto Cavarus altus agro. 

(8) Quin et flos subito novus heic Volvera videtur, 

Quem florem claraant esse suum Cliarites. 
Hos tibi do flores : tali tu munere gaude , 

Raro , nec fallor , munere et egregio. 
Floreat interea tibi , felicique marito 

Flos , quem tu cunctis floribus anteferas , 

(9) Flos , qui materno vocitatur Filia verbo , 

Quamque ego non dubitem jure vocare rosam ; 
(io) Atque utiuam , ut spero, surgat tibi floscnlus alter, 
Quem mox Narcisum jure vocare queani. 
Excipiat mea vota Deus ; vos plaudite , amici , 
Et measam auguriis liane liilarate piis. 

(6) Il Cav. Plana , celebre Astronomo. 

(7) Il Conte Sclopis , Sosliliilo Avvocalo Gen. presso il R. Senato. 

(8) Era appunto finito il giro dei coninicnsali , quando all' improT- 

vìso sopraggiuDge la gentile Contessa di Volvera. 

(9) I conjugi di Masino hanno una bambina graziosissima. 

(io) Augurio d' un bambino , che giustamente si desidera a sì rispet- 
tabile famìglia. 



«3 

ARCHEOLOGIA. 



I. 



LJrna cineraria clie si trova nella chiesuola dì S, 
Croce al Monte nella Pieve di Sori: 

D . M 

SERVILIAE . RESTITVTAE 

A . SERVILIVS . PHILODOXVS . CON 

IVGI . KARISSIMAE . SIBI 

FECIT . ET . SIBI 

La copiò dal marmo il sig. Giovanni Enrico Carrega. 

Nella lettera A l'asta a man dritta di chi legge sormonta 
l'apice della lettera stessa , come nel Lambda minuscolo 
de' Greci. I due sibi non debbono recar maraviglia: il 
primo vale quanto ei , cioè si riferisce a Servilia j il se- 
condo spetta al marito Filodosso. Sono molti gli esem- 
pi del reciproco usato fuor di proposito. 

IL 

Urna cineraria, cLe oggidì serve di pila per l'acqua 
santa nella chiesa di S. Pietro di Rovereto (Chiavari). 

e . SEXTIO SPEG 

TATO TESSERARIO 

COH 1 PR VR . C . TITIVS 

MARCELLVS BE 

TRIB COH . EIVSDEM 

B M 

Cajo Sestio Spedato ei'a dunque tesserarlo della coor- 
te medesima. La forma delle lettere molto irregolare , 
la punteggiatura negletta , la disposizione confusa delle 
linee , e più la menzione fatta del Pretorio urbano ci 
fanno conoscere che l' umetta cineraria è lavoro del 
secolo III , o foi'se del secolo iv. La copiò dal marmo 
il sig. Avv. G. Crist. Gandolfi. S. 



84 

III. 

Nella chiesa parrocchiale di S. Michele di Rua ( o 
Muta ) neir orientai Riviera è un' urna di marmo col- 
locata sopra un altare a mano manca di chi entra nella 
chiesa , ed in quella si conserva il corpo del beato Mar- 
tire Giovanni , colà venerato con festivo culto nel mese 
di settembre. Presso 1' altare in cornu Eplstohe vedesi 
incassata nel muro una lapide rozzamente scolpita in 
marmo , e dice come appresso : 

:^ HIC REQVlESCli 
m PACE E. M. IOAN 
UES QVI . VIXIT 
PZVS MINVS AN 
WOS XXXIIIII Et 
fRANSirr SVB DIE 
ini KAZ OCTOBRES 
FAVSTO . IVNIORE 

* V C CONSVZE 

* V c 5 cioè viro clarissìnio. 

E da notarsi la forma delle lettere t e l ; percioc- 
ché la prima è figurata come quella che da noi s ado- 
pera nel corsivo (t) , e 1' altra rappresenta la nostra cor- 
siva maiuscola z. E con questo monumento si conferma 
la sentenza di Scipione MafFei , il cpiale affermava non 
essere stato sconosciuto agli antichi il nostro carattere 
corsivo. 

Fausto il giovine fu console nel 334- E notabile il 
monogramma di Cristo , ossia Labaro , scolpito a prin- 
cipio dell' epigrafe , potendo giovare a decideie qual 
fosse la vera forma di quella insegna memorabil cotanto 
nella storia di Roma , e della Chiesa. 

L'iscrizione è cristiana senza dubbio veruno j ma le 
sigle B. M. non debbono significare che honce memorice , 
com' è deciso da tutti gli ei'uditi. Veggansl le Anti- 
chità Italiane del ]Muratori. 

Di questo pregevol m.onumento giravano copie, ma 



85 

imperfette ; attesoché coli' imbiancare ne' tempi andati 
il pilastro , in cui esso è incassato , avevano riempiuto 
di calce i solchi di alcune lettere , che più non appa- 
rivano. Ma nell' autunno del 1816 trovandosi il P. 
Spotorno nell' amena villeggiatura del sig. Avvocato G. 
Cristoforo Gandolfi a S. Lorenzo della Costa , ambe- 
due si recarono ad osservare quel marmo ; ed avendolo 
diligentemente ripulito , ne trassero questa copia , la 
prima genuina che si presenta alla pubblica luce. S. 



Ci capitò pur ora alle mani la seguente iscrizione del 
GagliufEj quindi crediamo di far cosa grata agli ama- 
tori delle buone lettere chiudendo con essa il presente 
articolo. 

CINERIBVS 

PETRI.HANNIBALIS.DE-BIANCHI 

150N0NIA 

qvi . anno . aetatis . jjj. academiam . militarem . regivs . pver 

in gressvs . et . sexennio , rite . transacto . inter . militvm 
dvctores . recensitvs . altiera . scientiae . bellicae . stvdia 

oblatae . libertati . libeìis . antetvlit 
erat . adolescenti . egregia . formae . dignitas . facile . et . acvtvm 

iii^eiiivni . svmma . diligeiiLìa . mores . ad . vrbanilateni . et . s.iuclìinouiam . institvti 

vim . morbi . gravissimam . duodeviginti . dies . experlvs . nvnqvam 
indolvit . cvm . chrlsto . se . esse . malìe . qvam . vivere profitebalvr 

vixit . aunos ■ xi< . nieiiseiu . T . dies . xvi . qvievìt . ni . aiUe . ifl* mai . MDCCcxxiv 

Comes . Victorivs . Amedevs . vi . vnicvm . moritvri . filii . desidcrivm 
patrivmqve . amorem . explerct . Avgvstam . Tavrinorvm . aegrotans 

ail vola vit.sed. a. corpore.iam. frigido. nQiicorviii.cvrn.probi!)itvs.t;st,ahIitq.iucoasoIabilis 

praefectvs . academiae . militaris 

ne . memoria . tam . carae . virtvtis . iutercidat 

lapidem . et . titvlvm . posvit 

dolens . non . ipso . patre . minvs 



S6 



BELLE ARTL 

L* 
Accademia Ligustica di Belle Arti , sebbene poco 

foi'se considerata in patria dall' universale , e di piccolo , 
o nissun nome al di fuori , non meno per questo è da 
tenersi in conto d' un utile , e decoroso stabilimento. E 
se per le ristrette sue facoltà non può di magnificenza 
e di splendore venir a paragone di quelle , alle quali 
la generosità dei Regnanti è larga di ogni efficace pro- 
tezione , può di questo almeno pregiarsi , che del suo 
essere va debitrice all' affezione di pochi amatori della 
virtù. Né , come opera di privati , e però di limitato 
potere , lascia patir difetto ai giovani , che in lei con- 
vengono , dei sussidi necessari ai loro studi j che anzi 
ne ritraggono essi ogni opportunità , che ad una com- 
pita istruzione pertiene. Ella così gode dolcissimo il 
frutto delle sue sollecitudini negli avanzamenti di quelli, 
che si giovano de' suoi benefizj. I quali non rimangono 
senza il desiderato frutto ; lo che ha pur dimostrato 
1' esposizione dello scorso agosto (i). In essa bello era il 

(i) Nella solenne adunanza, che pel primo giorno dell'esposizione 
sì tenne nelle sale dell'Accademia, il oh. sig. Marchese Marcello 
Durazzo , adempiendo l'ufficio di Segretario perpetuo , lesse un dotto 
ed elegante discorso intorno la vita , e i dipinti df ! Ligure Angelo 
Bancheri. E se nel giudicio accurato, che 1' egregio Oratore istituì 
intorno la composizione de' quadri, ammirarono gli udiiori un gusto 
sagacissimo attinto alle più sane teoriche del bello nella Pittura , si^ 
animò per modo lo stile efficace dello Scrittore nella descrizione de 
■varj subbietti , che quasi ci rinnovava allo sguardo l'incanto di quelle 
tele. Ma ciò che rese ogoor più pregevole il suUodalo discorso ( che 
assieme ad altri già recitati dall' A. in simile annuale ticorrenza , 
tutti i caldi amatori delle arti belle, e del hi Ilo scrivere bramereb- 
bero veder fatti di pubblica ragione ) si fu 1' accorgimpoio con che 
dim^stravasi come la eccellenza dell'arte andasse nei tanihi^n con- 
giunta alla integrità dell'animo, e alla soavità de' costumi. Bello e 
profittevole ammaestramento a que' giovani , che sepnnndo i primi 
passi neir arringo onoralo , facean corona in quel giorno al nostro 
Oratore ! Il quale , ancora nel Cor dell' eia , fa sua delizia di questi 
sludj, e non contento alla gloria , che da un'illustre erigine gli de- 



«7 
vedere come gli studenti dell'Accademia , tion solo cou- 
seguirono in o^ni classe con pienezza di suffragi i pre- 
ni j ; ma come jnolti di essi meritarono eziandio lodi, 
ed incoraggiamenti particolari. Fra le opere poi , che 
oltre quelle del premiati , decorarono 1' esposizione , il 
Pubblico pane piacersi singolarmente di un quadro del 
sig. Gio. Fontana , e di un disegno del sig. Girolamo 
Tubino, Il primo, dopo gli studj fatti nell' Accademia , 
ed un soggiorno di alcuni anni in Roma , ha voluto 
far vedere quanto abbia saputo giovarsi del tempo speso 
in quella Metropoli delle arti. Né mal si consigliò. Per- 
chè il suo dipinto , sul quale ha espresso il fatto , cono- 
sciuto volgarmente col titolo di Carità Romana , venne 
commendato per molte ottime parti. E sono ; la com.- 
posizione savia , la espressione nel vecchio assai viva , 
la felicita dei colori in alcuni toni di tinta veri e sugosi 
il tocco del pennello libero , che però nulla toglie all' 
accuratezza dell' esecuzione , e 1' effetto dell' insieme. Il 
sig. Tubino ha pur mostrato quanto sia il progresso da 
lui fatto dall' anno scorso , in cui espose il disegno del 
quadro di Federico Barocci dipinto per la cappella Se- 
narega. Questo è copiato da un piccolo , ma prezioso 
dipinto di Carlo Dolci della Galleria Brignole, rappre- 
sentante Cristo neir Orto confortato dall' Angelo . Si può 
dire eh' egli ha sapulo trasportare colla m.aggiore feli- 
cità nel suo disegno la fusione delle tinte , la squisita fi- 
nitezza , r effetto del chiaroscuro , che in grado cosi 
eminente distinguono 1' originale. Per cui gli è dovuta 
somma lode , ed egli deve andar lieto olti-eraodo di 
averla conseguita dal celebre sig. Professore Gagliuffi 

riva , appunto del lustro avilo e degli agi , e ( ciò che è più raro a 
vedersi ) dell* ingegno coltissimo sa giovarsi allo scopo sì lodevole 
di proteggere ed avvivare nella sua patria i coltivatori delle arti, 
onde la vita s' ingentilisce e si allegra. 

Nel tributare si tenue omaggio a un benemerito nostro concitta- 
dino, non possiamo a meno di esprimere il desiderio ardentissimo 
che in noi si nulr.f , dì vedere il nostro Giornale fregiato con al- 
cuno di quegli siritti , dei quali dura dolcissima la ricordanza in 
chi godeva ascoltarli sulle labbra dell'illustre Accadepiico , e che 
egli eoa gelosa modestia seiba Inllora presso di sé. 



cogli elegantissimi distici che in questo Giornafe si ìeg- 
gono (a). Due belle incisioni di due nostri concittadini 
hanno pui-e arricchito 1' esposizione , e l'Accademia , cui 
furon donate dai rispettivi Autori. L' una del eh. Pro- 
fessore , ed Accademico di merito sig. Nicolò Palmerini , 
rappresenta Amore , che doma un Leone , tavola del ri- 
nomato sig, Cav. Benvenuti. Il sullodato incisore , noto , 
xibbastanza per altre opere assai pregiate, non ha bisogno 
de' nostri encomj ; perciò passeremo a dire come 1' altro 
intaglio sia opera del sig. Rivera , discepolo del cele- ' 
hratissimo sig. Cav. Morghen , cui è vanto di aver in 
Italia potuto , neir incisione , quello che Canova nella 
Statuaria , cioè aperta la strada a chi dopo di lui avesse 
trattato il bulino La stampa del sig. Rivera è cavata ì 
da una mezza figura di Donna di Tiziano , la quale , \ 
perchè tiene in ni»no alcuni fiori , è creduta rappre- 
sentar la Primavera : ma forse non è che il ritratto di 
bella , e fresca donna che amò di esser dipinta dal prin- 
cipe dei coloritori con quel simbolo della più ridente 
stagione della vita. Quanto all' incisore , egli ha saputo 
dare alla sua opera il carattere del pittore da cui pro- 
viene , piima lode per cui vuol essere raccomandata 
ogni incisione j e così il bulino , come la punta sono 
maneggiati con assai franca , e risoluta mano. Questa 
stampa conferma la buona opinione che già godeva in à 
Patria il sig. Rivera , e fa che i suoi concittadini si ' 
accendano a maggiori speranze. 

Non taceremo da ultimo come si vedevano pendere 
dalle pareti delle sale dell' esposizione molti quadri e 
disegni , opere di amatori , ed amatrici della Pittura, 
Riputiamo questo bello argomento , che le Arti non son 
tenute in Genova in così piccola estimazione , come 
un' antica accusa vorrebbe far credere , mentre formano 
la gradita occupazione dei colti giovani non solo , ma 
ben anche delle donne gentili j le quali non isdegnando 
dar opera alle medesime , se ne onorano al cospetto del 
Pubblico ; colla quale riflessione ci è caro por fine alla 
presente notizia. 

(2) V. Novelle letterarie, n. 



F 



89 



Del quadro dipinto da Federigo Barocci 
per Matteo Senarega, 



ra gli uomini che nel secolo sestodecimo ouoraron 
Genova si annovera certamente Matteo Senprega II 
quale essendo , cosi per grado , come per fortuna disimto , 
tanto credette l'uno e l'altra dover tenere in pregio, 
quanto gli fossero mezzo al conseguimento della virtù , 
né più vero e desiderabile onore reputò , di quello che 
1' uomo si procaccia col far acquisto dell' amore e dell' 
ammirazione universale. Per questo egli si adornò dì 
belle lettei'e , studiò filosofia e legge , e il frutto di 
queste nobili fatiche volle tutto rivolgere a prò della 
patria , verso la quale compì sempre alle parti di ot- 
timo ed utile cittadino. Né gli bastò dar opera agli 
studj severi , che volle ornarsi eziandio di quelli che 
fan gioconda la vita , e fra questi predilesse quelle arti 
che belle vengon dette per eccellenza , e non contento 
ad una sterile affezione , volle coli' opera giovarle e 
promuovei'le. Del che è bella conferma la cappella da 
lui eretta in questa chiesa Metropolitana di S. Loren- 
zo, Perchè dopo aver profuso molt' oro nel decorarla 
di eletti marmi e di statue pregevoli quanto l' età fra 
di noi comportava , non istimò grave lo eleggere a 
dipingerne la tavola dell'altare il primo pittor de' suoi 
tempi Federigo Barocci da Urbino. E le arti parvero 
remunerare un tanto favore , perchè tale dettarono all' 
artista grande e pietoso concetto , ed a lui abitualmente 
infermiccio infusero tanto vigore nel porlo in opera , 
che se non la prima , una almeno delle bellissime que- 
sta si dee riputare , tra le fatture che uscirono da que' 
soavi pennelli. La quale dalla mano distruggitrice del 
tempo ed , è pur forza il dirlo , dall' incuria ancora 
degli uomini, ha avuto a soffrir grave detrimento. Or 
finalmente 1' occasione di urgenti riparazioni alla cap- 
pella Senarega ha ottenuto quello che formava in vano 



9» 
da gran tempo Jl desiderio comune , e l'opera di Fe- 
derigo tolta air immerita oscurità, in cui rimase finora , 
ha formato 1' ammirazione di tutti quelli che si son mos- 
si a contemplarla. Fra quali noi tocchi dall' esimie 
bellezze della medesima , abbiam creduto opportuno il 
momento per far su di essa poche parole , che siano 
cagione a chi non la vide ancora di recarsi ad osservai'la , 
e ne diano ai lontani una qualche notizia. 

Ha espresso Federigo in quella tela il Crocifisso Si- 
gnore , a cui fa corteggio una turba di angelici spiriti 
tutti in atti di riverenza e di dolore. A pie della cro- 
ce , e a destra del riguardante , stanno la madre e il 
diletto Giovanni , alla sinistra il Martire S. Sebastiano 
cui l' altare è dedicato. Può dirsi che raramente la 
jnassa di luce baroccesca fu adoperata con maggior 
convenienza e che raramente ancora produsse maggior 
effetto. Perchè intorno all' esangue corpo del Redentore 
splende una luce vivissima, che disvela quegli che pen- 
de da quel tronco non esser , quale le apparenze dimo- 
strano , V uomo soltanto del doL>re , ma sibbene il Re 
de' cieli cui fa corona luminosa la schiera celeste. Nella 
parte poi inferiore del quadro regna una misteriosa 
oscurità che trasporta la mente a quelle tenebre , che 
ingombraron la terra nel momento in cui si compiè 
il gran sacrifizio. Sul qual fondo campeggiano le tre 
figure poc' anzi accennate con bel contrapposto non 
affettatamente cercato di luoe e d'ombra. E gli affetti 
eh' esse spirano sono vivissimi , ond' è che al solo 
rimirare que' volti , e quegli atteggiamenti ne resta 
r anima commossa , e pietosa. Perchè la Vergine mo- 
stra a un tempo , nel dolore di Madre inestimabile , 
la rassegnazione reverente al divino consiglio. 11 S. 
Giovanni esprime un dolore meno nobile e celestiale , 
affettuoso però ed intenso qual si addice al discepolo 
bene amato , e il Martire S. Sebastiano assorto nella 
contemplazione dei patimenti del Redentore sembra che 
in quella , dimentico de' suoi tormenti , goda di esser 
fatto segno , come il suo Esempio , alla saette del mal- 
vagi. Forse ad alcuni pottà sembrare non aver il pit- 



9^ 

tore abbastanza servito alla dignità del soggetto cosi 
nella positura . della Vergine , come in quella del S. 
Giovanni. Mentre la prima giacente in sul terreno , quasi 
presso allo svenirsi , non ci rappresenta la fermezza 
d' animo della gran donna , clie stava sul monte qual ce 
la figura la storia evangelica , ed il secondo per recare 
conforto più al corpo travagliato di lei , che non a 
queir anima trafitta , posato un ginocchio al suolo , col 
manco braccio la sostiene. Alle quali osservazioni non 
si vorrà per noi contraddire , ma osserveremo piuttosto 
come nel rappresentare il dolore della Vergine sia in- 
corso in questa poca osservanza il comune de' pittori , 
non eccettuati quegl' ingegni grandissimi di Antonio da 
Correggio , di Daniel da Volterra , e di Annibale Ga- 
racci. Dal che può dedursi vm utile documento a fa- 
vor dei giovani studiosi di queste arti cioè , che nel 
modo di rappresentare i soggetti , e disporne l' inven- 
zione , non tanto devesi per loro deferire all' autorità 
degli esempi , comecché grandissimi , quanto osservar 
V istoria , la convenienza, ed una sana critica. Dell' aver 
poi Federigo introdotto S. Sebastiano assistente a' mo- 
menti estremi del Salvatore , non gli si dee dar taccia 
alcuna , essendogli convenuto secondare così la pietà 
del donatore , necessità che strinse sovente i gran mae- 
stri , e fra qviesti il grandissimo Raffaello : che non si 
potè talvolta esimere dal porre nelle sue pitture le 
immagini di quelli che gliene avean data 1' ordinazione. 
Ma la mente cosi bene ordinata di quel principe della 
pittura trovò modo di legar sempre al soggetto prin- 
cipale 1' accessorio , per quanto ne fosse disparato. Così 
reggiamo , per recarne un solo esempio , Sigismondo 
Conti, nel quadro delle Contesse presentato alla Vergine 
e al diviu pargoletto dal suo protettore S. Gerolamo , 
diventare quasi parte necessaria di storia in quella ra- 
dunanza di Santi raccolti ad onorare la gran Donna e 
l'augusto suo Figlio , chi accennandoli allo spettatore, 
chi stando in atto reverente innanzi ad essi mostrando 
la croce , simbolo di un volontario martirio , e chi intro- 
mettendosi per ottenerne il patrocinio a prò dei devoti. 



9'-* 
Federigo non ebbe qui a vincei-e tanta difficoltà , ma 
procurò anch' egli di fare che il S. Martire divenisse 
quasi parte del soggetto che ti-attava , mediante il sen- 
timento che gli attribuì , non lasciandolo spettacolo e 
spettatore ozioso , come molti pittori , per altro lodatissi- 
mi , aveano praticato per lo innanzi. Ma , scendendo a par- 
lare delle doti di esecuzione in questa pittura, diremo che 
sono quali di leggiei'i ognuno può argomentare. Ad un 
discepolo di Gio. Battista Franco cosi studioso dell' anti- 
co , che per suggerimento del maestro fece su quello 
lungo e profondo studio, non si conveniva che un per- 
fettissimo disegnare. Qui in fatti l' insieme delle figure 
specialmente non coperte da panni , e i particolari di 
tutte le teste e le estremità in singoiar modo sono in- 
tese quanto possa il desiderio augurarsi. E la figura 
del S. Sebastiano è cosi spontanea per la sua movenza , 
ed eseguita con tanta disinvoltura, diesi direbbi; con- 
dotta con un sol tratto di pennello senza fatica alcuna. 
Cosi il torzo e le gambe del Crocifisso mostrano una 
rara correzione ed yua elegantissima forma. Per ciò 
che riguarda il colore si ravvisa il seguace di Correg- 
gio , e piti felicemente che noi fu il Barocci in altre 
sue opere ,• mentre in questa pittura non si vedono quei 
volti rosseggiami per cui altri ebbe a dirli imbelletta- 
ti , né quelle tinte alquanto alterate da cinabri ed az- 
zurri sfumate oltre il dovere , eccezioni clie pur si os- 
servano nel rinomatissimo quadro della deposizione di 
Perugia. Nel nosft-o invece la soavità nulla toglie alla 
forza , e la bellezza delle forme nulla alla giudiziosa 
imitazione del naturale. L' effetto poi prodotto dal chia- 
roscuro è pieno ; né dee recar maraviglia , sapendosi 
come Federigo quello fosse che richiamasse alla robu- 
stezza con questo mezzo la pittura illanguidita per le 
deboli e slavate opere dei pittori del secolo di Grego- 
rio e di Sisto. Però è a credere che maggiori benefizi 
col suo ingegno egli avrebbe recato all' arte , se nel 
più bello del suo operare l' invidia non avesse tentato 
un colpo mortale contro una vita così preziosa : il quale 
9e non potè riuscire a spegnerla aflatto , la rese per 



93 

sempre al sommo grado infelice. Cosi al povero Fe- 
derigo , mal condotto di salute non fu d' allora in poi 
concesso di attendere allo studio che sole due ore al 
giorno , e reca perciò maraviglia come gli venisse fatto 
di condurre con tanta squisitezza d' esecuzione un sì 
gran numero d'opere, per cui convien dire che colla 
speditezza della mano per lungo studio ubbidiente ai 
concetti della mente ei compensasse la brevità del tem- 
po concessagli ad operare. Ed egli a quest' eccellenza 
e speditezza neli' arte accoppiando una rara bontà d' ani- 
mo riusci sommamente caro , a tutti specialmente a co- 
loro che si giovarono dell' opera sua. Fra i quali , co- 
me narra il Bellori , si annoverarono il Cardinal Giu- 
liano della Rovere cui fece il ritratto , il Gran Duca 
Francesco De Medici di Toscana , il Duca Francesco 
Maria della Rovere , non che Guidobaldo suo Padre ; 
verificando per tal maniera in se medesimo , che ninna 
è così miserabile condizione di vita , la quale per 1' eser- 
cizio della virtìi non possa vestire l' aspetto di assai 
compiuta felicità. E questa più dalla fama eterna che 
r uomo lascia dopo di se si misura , che non dalle 
prosperità della vita. Però il nome di Federigo è gran- 
de e durerà eterno colle sue opere , e la memoria della 
sua virtù e del suo infortunio. Laonde non è a dirsi 
quanto abbiano avuto a caro tutti quelli che non vi- 
vono indifferenti a ciò che nobilita e solleva l' ingegno 
umano cogli studj e le arti , che sia tornata ia piena 
luce r opera insigne di cui abbiam fatto soggetto al 
nostro ragionamento. E chiaman liete e fortunate quelle 
rovine alle quali andiamo djtjbitori di tanto benefìzio , 
e di una bella opportunità di studj , che si è cosi pre- 
sentata ai nostpi giovani artisti i quali non furon lenti 
a trarne profitto. E degno frutto se ne vide nella penulti- 
ma esposizione di quest' Accademia Ligustica , il dise- 
gno che di questa pittura operò il valente giovane Sig. 
Gerolamo Tubino. Nel quale alla lodevole parità dei 
contorni , andava unita una bella soavità di esecuzione , 
e al giusto elfetto generale del chiaroscui'o una felice 
imitazione eziandio del tocco del pennello barocce- 



94 
SCO. Oiid' è , che dolga l' animo al solo pensare che 
quella tela possa, quando che sia, ritoi-nare dove oscu* 
ra e dimenticata giacque fino al presente ; ed è per 
questo eziandio che si facciano i più caldi voti affin- 
chè si trovi il mezzo ( cosa in vero non difficile ) di 
conservare quest' opera egregia all' avanzamento dell' 
arte , e all' ammirazione dell' universale. Al che conforta 
ancora una cotidiana esperienza la quale , ne insegna , 
.che i capolavori delle arti non si vogllouo lasciare dove 
per molte e continue occasioni di pericolo sono esposti 
a gravissimi danni j ma si bene custodire con ogni cura 
questi argomenti dell' innocente superbia delle nazioni. 



95 



U Assunta di Guido Reni > disegnata 
dal Prof. Garafaglia. 

chi afFermasse 1' Assunta dì Genova esser la tela più 
perfetta che uscisse dalle mani di Guido , non manche- 
rebbero forse cohtraddiltori , i quali opporrebbero il 
miracolo della manna a Ravenna , o la strage degl' in- 
nocenti e la Pietà a Bologna , o il S. Pietro e Paolo , 
già di casa Sampieri , ora a Milano. Piìre se è vero clie 
un' opera di belle arti , tanto più sia da pregiarsi , quanto 
si distingua per un maggior numero di perfezioni ; o 
meglio , l'iunisca in se tutte quelle che al suo autore 
acquistarono fama , non dubiteremo di entrare piena- 
mente nella surriferita sentenza. In quella pittura si ve- 
dono felicemente accoppiate le due maniere in cui Guido 
egualmente si distinse , la robusta cioè , e la dilicata. Il 
Malyasia molto minutamente ne descrive la storia , e ci 
fa sapere quanto fosse l' impegno col quale il pittore , 
emulando Lodovico Caracci suo maestro , la condusse. 
Ne dice ancora quali furono le lodi con cui , al primo 
vederla , I' onorarono non solo il comune de' pittori , 
ma quelli eccellenti ingegni ancora di Lodovico , del 
Guercino , e dello Ilampieri. 

E la osservazione di essa conferma quanto dal bio- 
grafo bolognese vien riferito. Tutto vi è studiato , 
e curato al maggior segno. Le espressioni sono proprie 
e vere , il disegno scelto e correttissimo , il chiaroscuro 
di sommo effetto , e tutto è cavato dall' osservazione del 
naturale , migliorata dallo studio e dalla felice idea del 
pittore. Nel gruppo della Vergine e degli Angioli che 
r accompagnano , si riveggono le sembianze cosi predi- 
lette e cercate da Guido della Niobe e dei figli. E a 
questa dolcezza di volti , e di soggetto , ben si accorda 
quella del colore , vario nei diversi caratteri , sempre 
soave perù, ed armonioso. Ma gli Apostoli che in di- 
versi atteggiamenti , e tutti molto espressivi , stanno 



9^ 
intorno al vuoto avello , fanno bel contrasto alla parte 
superiore del quadro per la robustezza dello stile , e la 
forte e risoluta maniera con cui sono dipinti. In una 
parola , lo sti,le del pittore qui è senza taccia , ed alieno 
da quelle trascuratezze di disegno , e da quella snervata 
eseciizione , clie lasciano a molte fra le sue opere mi- 
nori , dalla facilita in fuori , poc' altra lode. Tanti pregi 
meritavano pure di esser conosciuti oltre i patrj confini , 
ad onore ed utilità delle arti. Al quale scopo adempierà 
la incisione che ba in animo di pubblicarne il professor 
Garavaglia , nome che non ha mestieri di lodi. Così se 
la più stupenda fra le pitture a fresco di Guido ha 
avuto la sorte di esser moltiplicata col celebratlssimo 
intaglio del Morgheu , questa primaria fra le sue tele 
otterrà il debito onore dal Garavaglia. Di che , oltre 
la fama dell' incisore , ne assicura il disegno eh' egli ne 
ha condotto, poco stante, a compimento. In esso ha dato 
a vedere , sé esser non solo disegnator valoroso , ma 
ancora profondo conoscitore del segreti dell' arte. Per 
cui quello in lui è meno da commendarsi , che in altri 
sarebbe pur gran pregio , cioè la bella esecuzione , la 
scrupolosa fedeltà , e la correzione irreprensibile. Ma 
egli ha saputo entrare nell' animo del suo autore , e 
dare al disegno che ha eseguito lo spirito del quadro , 
il carattere , il giusto effetto , e perfino a luogo a luogo , 
far vedere i tocchi del pennello guidesco. E questo , 
oltre che da se solo è gran vanto , acquista maggior 
inerito al Garavaglia perchè il dipinto , e per gli ef- 
fetti inevitabili del tempo , e la qualità dell' imprimi- 
tura , non conserva intero il valore dei toni , e 1' ar- 
monia generale che certamente aves. nella sua primiera 
freschezza j ond' è , che a molti non profondi conosci- 
tori , riusciva più gradita la copia dell' originale. E noi 
teniamo che questa pur sia la maggior lode che possa 
acquistare un disegnatore , nella quale è riposto il 
sommo della perfezione , e in cui può avere il genio 
ancora una qualche parte. Perchè un semplice copia- 
tore , per diligente ed accurato eh' ci sia , non farà , 
al pili , che ritrarre fedelmente le bellezze eh' ei sa 



97 
\ (idere , ma noa giungerà mal ad internarsi nelle ra- 
cioui più riposte , e però più fine , da cui nascono le 
prime bellezze dell' opera eh' egli disegna , quindi tanto 
meno a farle gustare altrui. Questa lode , che si dee iu- 
icra al sig. Garavaglia , ne rende certi che F incisione 
da lui operata ai pregi sovra enunciati unirà tutto ciò 
clic il bulino e la punta possono ottenere di sopra più , 
sia pel maggiore effetto , come per la lucentezza delle 
liiite, il brio e la trasparenza dell'esecuzione. L' autore 
di un intaglio di tal fatta deve dirsi veramente bene- 
merito delle arti , per 1' utile ed il piacere di cui è ca- 
gione ai cultori di quelle. 

INla quanto di studio e di fatica richiedesi a chi vo- 
glia meritare un tanto onore ? Perciò , coloro che si de- 
dicano a quest' arte , non deono mai stancarsi di studiare 
con tutte le forze dell' animo a conseguire quel fon- 
damento nella medesima , che dovrà poi render un 
giorno le loro opere pcegiate e desiderate. E sebbene 
l' arte dell' intaglio in Italia , sia nella nostra età , 
per opera di elettissimi ingegni , salita a tal grado 
da destare invidia nelle altre nazioni , pure questa 
massima , non naai troppo sarà inculcata ai giovani , i 
quali , e per la comune impazienza della fatica , e 
per qualche esempio contrario , potrebbero venir in- 
dotti la errore. E di questi perniciosi esempj uno re- 
cente se ne è visto , nella stampa che dal celebratissimo 
quadro del S. Girolamo di Parma è stata pubblicata a 
Milano. In essa dell' originale non rimane vestigio al- 
cuno , dalla composizione in fuori ; e veramente 1' inci- 
sore vi si è abbandonato ai delirj di una stravvolta 
fantasia. Ci giovi però ritornare al disegno del pro- 
fessore Garavaglia , che ha destato in tutti quelli da 
cui fu ammirato , nel tre giorni che è rimasto esposto 
a canto all' originale , un giudizio conforme al nostro. 
Del che siamo lieti oltremodo , e lo siamo ancora che 
l'occasione di rimover il quadro di Guido dall'altare 
su cui era , ne abbia concesso di contemplare da vi- 
cino tante perfezioni per lo avanti nascoste , così per 
Ja infelicità della luce , come per la distanza alla quale 

2 



98 
era collocato. Perchè , ne sia qui ancora permesso di 
esternare un desiderio , che ci fa sorgere in cuore 
l' amore delle arti , 1' onore di questa città , non che 
quello della famiglia nelle cui mani stanno le sorti di 
questa pittura rinomatissima. E perchè il capo lavoro 
di Guido ritornando alla primiera oscurità , dovrà ri- 
maner privo di quello splendore che gli è dovuto per j 
ogni rispetto ? E perchè dovrà nuovamente andar espo- 
sto a quei pericoli per cui ha già sofferto non lievi 
danni ? Quanto miglior consiglio sarebbe il conser- 
varlo alla utilità , e all' ammirazione universale ! Una 
copia fedele sarebbe sufficiente ornamento all' altare , ed 
eguale pascolo alla divozione. Che se questo pensiero 
potesse sembrar meno decoroso al tempio santo , come 
quello che tendesse a spogliarlo de' suoi preziosi orna- 
menti , oltre le considerazioni sovra esposte , basti lo 
addurre un esempio , che è una grande autorità , e che 
ci vari'à di piena giustificazione presso gli animi .savj 
e discreti. Vogliam dire , quanto in simile materia 
venne ordinato dal Pontefice Pio VII. di sempre 
beata e veneranda memoria. Egli dopo tante memora- 
bili vicende a tutti note , reduce alla città eterna , 
mentre tutto era in ristabilire gli ordini civili ed ec- 
clesiastici del governo pontificale , non dimenticò le 
arti^ e fra i molti benefìi:j a quelle compartiti, volle 
che i quadri dei più eccellenti pittori da lui riacqui- 
stati ai suoi dorainj , lungi dal restituirsi ai tempj da 
cui erano stati tolti , formassero porzione nobilissima 
del museo Vaticano , e intanto conservava a Bologna 
la sua pinacoteca sorta in modo non diverso , e provve- 
deva al lustro , e al compimento della medesima. Or 
quello che il Pontefice Santissimo operava senza tema 
di offendere la religione , perchè fra noi non sarà le- 
cito , anzi glorioso imitare ? Si niovano dunque a con- 
cedere questo beneficio alle arti i fortunati possessori 
dell' Assunta di Guido , ed acquistino così diritto alla 
riconoscenza universale. 



99 



NOVELLE LETTERARIE. 

J^er la Stamperia del presente Giornale veggono ora 
la luce Alcune Prose inedite di Gabriello Chiab; era ^ 
nuovo pregio della italiana letteratura , e dono insigne 
a quanti son vaghi di promoverne lo splendore. Tra 
queste in ispezie due dialoghi Sul tessere le Can- 
zoni , ed uno sugli ardimenti del verseggiare mo- 
strano vie maggiormente , che i voli del Pindaro Savo- 
nese non furono spinti da cieco impeto di capricciosa 
fantasia , ma fondali sui principi dell' arte e della Fi- 
losofìa , e le novità da lui introdotte nella Lirica non: 
sono cosi straniere alla nostra poetica lingua , com' altri 
forse avvisava a' tempi del Poeta, di cui chiaro ivi appare 
quanto fino si fosse il giudizio nell' innestare con pari 
felicit,à e ragionevolezzza i greci modi e le grazie sui varj 
metri misti e sparsi qua e là dai primi padri Jell' italica 
poesia , e ridotti da lui a regolar forma ptr via pere- 
grina affatto e mirabile. E par proprio clic; le anzidette 
produzioni movessero dalla gran mente del nostro Can- 
tore in que' fortunati momenti , eh' egli andava ripe- 
tendo alla sua Musa : o scoprir nuo^o inondo , o af- 
fogare : voto immortale , eh' ei vide pago al par del 
grande Navigatore, ^i cui emulava la gloria. Di tutte 
queste prose si darà più distinta ed estesa notizia in 
un articolo dei susseguenti fascicoli. B» 

Storia Letteraria della Liguria, Genova , Tipografia 
Ponthenier. E uscito pur ora il ^." tomo di quest' opera , 
di cui s' è fatta onorevole ricordanza in altri giornali 
d Italia. Genova coli' una e 1' altra sua Riviera va fi- 
nalmente lieta d' aver trovato a questi dì nel eh. G. B, 
Spotorno un cotal figlio , che le schierasse dinanzi i più 
nobili monumenti della sua gloria , e cinta delle sue ve- 
l'aci e stabili ricchezze facessela ondar a paro delle altre 
Italiche città , prestando alla sua patria quell' insigne ser- 
vigio , che «on tanta lode già resero il Fautuzzi a Bo* 



100 



legna, il Bettinelli a Mantova, il Foscarini a Venezia, 
il Giovio a Como , il Vercl a Bassano , ed altri ad altre 
di questa bella Penisola , i quali sé slessi e quelle le- 
varono a quella fama , che ognun sa. Che la nostra sia 
del bel numero una si fa chiaro per questa , ed altre 
erudite fatiche di lui , nelle quali a petto di molti ne- 
mici le mantenne valorosamente l' invidiato onore , che 
ella ha ed avrà sempre salvo ed intatto , d' esser chiamata 
la madre dello Scopritore d'America. Al qua! fine il detto 
4- tomo è arricchito di un' Appendice a disinganno di 
taluno , cui piace ancora mover dubbio su d' una lite , 
che più non è sub judice. B. 

mme di M. F. Petrarca colla interpretazione com- 
^ ■ dal Conte Giacomo Leopardi. Milano. Stella , 
posta ili i6. 

1820, '>iamo già tre parti o volumetti. Chi non in- 

Ne abt Petrarca dopo queste annotazioni , avrassi a 

tenderà il ~ stesso. Vedete il primo Sonetto : quel Voi 

Jaanare di sfc oi. Così quand' era, lo troviamo esposto, 
è spiegato : o o) -e gran tempo è chiosato per lungo 
quando io era > Signore , per le quali scrive il Conte 

tempo. Le gentiU ^ d' ora in poi cosi bene intendere le 
Leopardi , potrannc ,.gg^^ (.(^j^^g Je abiette del Metastasio 
Rime di Messer From ^^ .^ ^ Guinea , Cafreria , Nuhia 
Storia della Senegal. , ^^^ p^.^y; j^ Ledati. Milano. 
e Abissini a, compilate. ^ 

Stella, 1826. voi. 2m 1 q^^q cose si promettono in 
A chi sembrasse che U ricordi che servono di con- 
due leggerissimi volumetti, ^^^^^j^ ^^^ ^^ p.^^^j j^ 

linuazioae alla Stor.a umve. 

stesso della seguente. . ^^jj^jj^ p^^-^^ ^^^,^. 

Storia delle Indie orientai. ^^ ^^ ^^^ ^^^^^^^ ^.^ 
„o^Ti. Milano. Stella, '^''^ '^ al i^Sa. 
due volumetti che gmugono fi"- ^^^jj ^g^g^ 

Lettere su Roma e Napoli. Mu 

in 16. . ..^ 1^11- lei tera 3." In essa 

Ne notiamo xm ^«l tratto delk le ^. , 

V Autore parlando dell' cp>taCo che 1 ^ 



Onofrio di Roma posero alla memoria del Tasso , cosi 
esclama : « Infelice ! era d' uopo , perchè nou perisse 
ce la memoria del luogo , ove trovasti 1' ultim.o e pa- 
ce cifico asilo , che Monaci oscuri scrivessero il tuo nome 
ce immortale sul sasso modesto che copre le illacrimate 
ce tue ceneri ! Oi.nè ! ecc. Ognuno avrebbe Immaginato 
ce ohe qualunque si fosse 1' Autore di quel monumeuto , 
ce dovesse averne lode dalle anime gentili. Ma fu opera 
ce di Monaci ; dunque è cosa indegna. » S. 

Opere varie del Cav. Vinceìizo Monti. Milano j 
Stamperia de' Classici, 1826, in 16 gr. voi. 3.* e 4- 

Chi ha r Iliade volgarizzata dal eh. Monti , ed im- 
pressa pure in due temetti del sesto medesimo , si pro- 
cacci questi altri volumi , nel primo de' quali si con- 
tengono le Poesie varie , nell' altro la Bassvilliana, il 
Pellegrino apostolico , la Bellezza dell' Universo , la 
Musogonìa , ed alcune terzhie in lode del Parini. Noi 
faremo una semplice osservazione sopra la nota 20 della 
Bassvilliana , in cui l'amico del celebre Poeta vuol dar 
ragione dell'aver dato il Monti il nome di antenne del 
Varo alla flotta francese che mosse nel lygB controia 
Sardegna. La maniera più semplice di spiegare quella 
locuzione a noi sembra 1' osservare che la flotta salpò 
da Tolone , e che Tolone ò parte del Dipartimento 
del Varo, 

Michaelis FEBnucn Specimen Inscriptionmn. Hisce 
accedunt Cannina ejusdeni nonnulla. Pisauri , anno 
1826 ex Ijp. JYobiliano in 4- 

Il libro è dedicato ad un Illustre Prelato genovese , 
Monsig. Ugo Spinola , Delegato Apostolico di Macerata 
e Camerino. Il sig. Canonico Schiassi , insigne maestro 
di stile epigrafico , dopo il Morcelli , loda 1' Autore 
con due gentili epigrammi. Riportiamo il secondo , 
perchè più breve : 

Pianta tot auricomos prodis si parvula foetus y 
Quot jani proli Superi , quot et adulta feres ! 



lOS» 



Histoire de la Maison de Savoye par Jean FnÉzur. 
Turin f chez Alliana et Paras'ia, 1826. in 8." voi. 2. 

L' Autore, natio di Montoulles , presso Fenestrelles , 
appartenne già alla Congregazione de' Preti diS. Giuseppe 
di Lione , ed oggidì è professore in Torino nella R. Ac- 
cademia Militare, L'opera , dedicata a S. A. Serenissima 
il Sig. Principe di Savoja-Carignano \ittorio Emanuele, 
è ornata de' ritratti in litografia de' Sovrani e delle 
Principesse della R. Casa di Savoja. S. 



io3 



Lettera del D: Gius. Jnt. Garibaldi , Prof, 
nella R. Università , ai suoi Scolari di Ma- 
teria Medica e Medicina forense _, sui rimedj 
detti controstiinolanti , con alcuni cenni sulla 
Dottrina del fu Prof N. Oli FARI. 



1 



motivi che lianno determinato l'Autore alla pubblica- 
zione di questa Lettera sono troppo importanti , perché 
si trascuri da noi di dare ai nostri lettori un breve 
estratto della medesima. 

Già da alcuni anni la proclamazione di una Nuova 
Dottrina Medica, detta Italiana, avea determinato il 
Prof. Garibaldi a far cenno , che miolte massime buone 
della stessa erano state pi'ofessate , e lo erano tuttavia 
nello spedale di Pammatone di Genova , dal suo illustre 
precettore il Prof. N. Olivari. la quella pubblica occa- 
sione , ed in molte altre successive , come rilevasi dalla 
Lettera , avea 1' Autore manifestato la sua costante non 
adesione ad alcuui principi che riguardano la cura delle 
infiammazioni, e specialmente intorno l'esistenza, 1' uso, 
e gli eftetti dei così detti rimedj coutrostimolanti nella 
cura delle infiammazioni medesime. Risultando però da 
un recente Opuscolo del sig. Prof. Tommasiui , Clinico 
di Bologna , una palese contraddizione fra ciò che opi- 
na , ed insegna nelle sue lezioni di Materia Medica il 
Prof. Garibaldi , e ciò che asserisce del medesimo il sig. 
Prof. Tommasiui , fu costretto il nostro Professore a 
pubblicare la presente Lettera , onde conoscasi piena- 
mente la verità dei fatti , e delle sue opinioni sull' ar- 
gomento controverso dei rimedj detti coutrostimolanti. 
Noi omettiamo di accennare le prove molteplici , non 
dubbie , comprovanti la costanza delle opinioni medi- 
che dell' Autore , opinioni tanto più solide , quanto che 
emanano dalla sana Dottrina Ippocratica , non alterata 
dalla stranezza delle vicende , delle sette , e dei sistemi 
che si seguitarono 1' un 1' altro. L' Autore sembra a noi 



io4 

essere tanto più lodevole , perchè oltre di far conoscere 
la sua prudenza ed esitazione nell' accettare le novità , 
che tanto facilmente si spacciano in quasi tutte le scien- 
ze , finché non sieno bene constatate e riconosciute dai 
■veri dotti , inspira a' suol alunni la verità di quelle 
tnassinie che il l'esero cauto contro le intempestive in- 
novazioni , e le asserte scoperte. Stabiliti i fatti , ai 
quaii non si può in alcun modo rispondere , e per i 
quali apparisele chiaramente che a torto fu inscritto fra 
i Medici controstimolisti , passa Y Autore a combattere 
le ragioni per le quali i coiitrostiinolisti medesimi vo- 
gliono che alcuni dati rimedj sieno atti a vincere la 
flogosi indipendentemente dai veri rimedj antiflogistici. 
Questa parte della Lettera non è meno interessante della 
prima, ed, a senso nostro, l'Autore combatte vittorio- 
samente le massime principali dei settatori della Nuova 
Dottrina con solidi ra/iociu] , e con fatti che si ripe- 
tono tutto gioi'uo sotto i nostri occhi. 1^' Autore mon si 
è fidato della sola propria esperienza : quella de' suoi 
rispettabili colleghi , e di molti fra i condiscepoli del 
comune maestro , il fu Prof. Olivari , medici già pro- 
vetti , è citata in appoggio de' suoi ragionamenti , onde 
noi crediamo che il controstÌTnoUsmo , che è apparso 
in alcuni punii d'Italia, ed a cui hanno saviamente 
resistito i Medici Liguri , verrà risospinto alla sua sor- 
gente , e là, meglio adoperato, e modificato prudente- 
mente , e conformato dietro i principi della sana Me- 
dicina pratica , servirà a provare viemagglormcnte che 
la Medicina non si presta a giganteschi cambiamenti , 
ed a strane riforme. 

Noi non possiamo omettere di tributare fili' Autore 
nostri elogi , non tanto per la semplicità , e nitidezza 
dello stile epistolare , quanto per 1' urbanità , e rispet- 
tosa gentilezza verso il ragguardevole soggetto , contro 
le opinioni del quale la sua Lettei'a è scritta. 

Kè termineremo questo articolo , che avressimo desi- 
derato di prolungare vieppiù , senza far conoscere che 
•i' amore verso i suoi scolari , per 1' instruzione dei quali 
ha intrapreso il pubblicato lavoro , la riconoscenza verso 



io5 

il sommo precettore , il fu Prof. N. Ollvarì , della di 
cui dottrina rivendica , e manifesta le massime , e lo 
zelo jer 1' onore patrio , e peli' Università nostra , in- 
sultata dal sig. D/ Valentin , si manifestano ad ogni 
tratto aiolto giustamente , ed energicamente nella Let- 
tera del Prof. Garibaldi , che non manca di farci spe- 
rare uheriori pubblicazioni delle sue mediche ricerche. 



io6 



Scelta di Racconti st rici e favolosi ^ trcCti da 
ottimi testi di lingua Italiana, ad uso delle 
Scuole , per cura di Terenzio Mazzoli. Pe- 
saro 1824. Dalla Tipografia di yìnnesio Nobili. 

T 

X ra le varie Raccolte , Antologie , e Scelte , che da 
qualche tempo escono dai torchi Italiani per la gio- 
ventù , questa del Mazzoli comprende , a parer mio , 
due pregi non volgari. Il primo si è , che essendo 
questi racconti consecrati dal giudizioso raccoglitore ai 
giovanetti che intraprendono gli stadj delle umane 
lettere , e della lingua Italiana , ei non volle che 
altronde fossero tratti se non da classici trecentisti , e 
fra le opere di questi , quei soli , che mercè uno stile 
semplice e naturale, e la grazia e proprietà delle forme 
più chiari e più acconci riuscissei'O a quella età , alla 
quale , ove sia guidata da mano esperta , non può mai 
essere troppo per tempo il bere ai puri fonti di quel 
secolo avventurato. Delle più autorevoli edizioni si valse 
il Mazzoli da lui notate in un indice al fin del volume ; 
e i fatti o nocelle egli distribuì per ordine presso che 
esattamente cronologico , perche i maestri possano 
fare osservare ai loro allievi l' incremento successivo 
della nostra bellissima favella. Gli Scrittori , che con- 
corrono a formare questa raccolta , sono : Pucoudano 
Malespini , il Fiore di Virtù' , le Storie Pistolesi , le 
Cronichette Antiche , le Novelle antiche ; Ser Giovanni 
Fiorentino , il Pecorone ; Fra Simone uà Cascia , Fra 
Domenico Cavalca , le Vite de' Santi Padri , il Dialogo 
di S. Gregorio , Giovanni Villani , Passa vanti , Matteo 
Villani , Boccaccio , Sacchetti , e la Cronica di Gio- 
vanni Morelli. Un altro pregio si è pure , che assai 
più facile e fruttuosa diviene al giovinetto la lettura 
di questo libro per un indice alfabetico , in cui si di- 
chiara il valore delle parole lontane dall' uso comune 
distinte nel testo con carattere corsivo , nuovo soccorso 



e degno di molta lode. Una sola cosa però mi parrebbe 
mancare a questa operetta ad essere per ogni lato rag- 
guardevole , cioè mia breve ed esc-ftta notizia biografica 
degli autoi'i ivi contenuti a foggia di cp^elle , clie tanto 
maestrevolmente diede il sig. Gamba nelle sue Opei^ette 
di Istruzione e di Piacere , colle quali egli , e con 
altre d' ottimo conio seppe rendei'si così benemerito 
delle lettere Italiane. Sarebbe desiderabile , clie questi 
due me^^zi d' appianale ai giovani la via d' istituzione 
fossero per innanzi riuniti in ogni libro a ciò destina- 
to , e in quello pure fattoci sperare dallo stesso Maz- 
zoli nella prefazione del presente , in cui promette le 
narrazioni tratte dagli autori classici che scrissero dopo 
il secolo XV. Essersi questi non piccioli servigi e ai 
giovinetti e agli istitutori , il comprenderà di leggieri 
chi sa per prova con quale agevolezza e felicità s im- 
prontino nelle tenere menti di quelli l' indole e i modi 
di nostra gentile favella presentati opjiOrtunan:tnle come 
in breve quadro , e quanto disagio convenga incontrare 
a questi, tuttoché periti di lor professione , o nel recare 
in cattedra si svariata moltipìicità di voli.mi , o nel ca- 
varne privatamente un corso d' ottimi ceuiplari , quale 
s'addice a questo tempo che la lingua e il btllo scrivere 
vau rifiorendo a gara per le Italiane coutrade. 

B. 



io8 



•s^ 



Invenzione delle Barche a vapore. 

ella collezione del eli. slg. Cav. Navarrete , della 
quale abbiamo dit^corso qui sopra , trovasi una impor- 
tantissima notizia intorno alla iuAenzione de' bastimenti 
a vapore. Noi la riportiamo tradotta letteralmente dall' 
idioma Spagnuolo. ( voi. i. face, cxxvi. e segg. ) 

« Tra le utili scoperte , che debbonsi agli Spaglinoli, 
tiene il primo luogo quella delle barche a vapore , tanto 
di moda a' nostri giorni ; sopra la quale ne ha coni- 
muulcato da Simaucas il Sig. D. Tommaso Gonzalez 
(i) le notizie seguenti: 

— Blasco de Garay , capitano di mare , propose nel 
1543 all' imperatore e re Carlo V imo ingegno (2) 
per fare andar le navi ed i carichi più pesanti ', anche 
in tempo di calma , senza necessiià di remi, né di vele. 

Considerato gli ostacoli e 1'^ contraddizioni clie so- 
stenne tal progetto , V Imperatore convenne che se ne 
farebbe la prova ; come si sperimentò effettivamente nel 
porto di Barcellona il giorno i y giugno dell' anno in- 
dicato 1543. 

Non ci fu caso , che Garay volesse apertamente ma- 
nifestare la macchina : ma si vide nel farne sperimento , 
che consisteva in una gran caldaja d' acqua bollente , 
ed in molte ruote di movimento complicato si coli' una 
come coir altra banda del naviglio. 

Fecesi lo sperimento in una nave di 200 botti , ve- 
nuta da Colibre a scaricare grano in Barcellona , chia- 
mata la Trinità; capitano Pietro de Scarza. 

Per commessione di Carlo V , e del Principe Filip- 
po II , suo figlio , intervennero a questo affare D. En- 



(i) Archivisla di S. M. Caltolica. 

(2) Ingenio , ingegno, nuccliinn. Nel tiuofo spoglio di vocaloli 
fallo dal sig. Miizzi spiegasi molli ingegni da zucc'iero per molto coni- 
meroio di zucchero : ina sì nella Toscana come nella Spjgria ingegna 
vale macchina. 



109 
rlco di Toledo , il governatore D. Pietro Cardona , il 
tesoriere Ravago, il vice cancelliere, il maestro razio- 
nale di Catalogna D. Francesco Graglia, ed altri molti 
personaggi di distinzione di Castiglia e di Catalogna , 
e tra essi varj capitani di mare, die assistettero alla 
operazione , alcuni dentro la nave , altri dalla marina. 

Nel darne relazione all'Imperatore, tutti general- 
mente applaudirono all' ingegno, e specialmente alla 
prontezza con che si virava la nave. Il tesoriere Rava- 
go nemico del progetto , disse die farebbe due leghe 
ogni tre ore , di' era molto coiuplicato e costoso : ed 
esservi pericolo , che sovente scoppiasse la caldaja. Gli 
altri membri della commissione assicarano che la nave 
avea sciato due volte tanto più preslTuiente che una ga- 
lera servita secondo il metodo regolare , e che per lo 
meno faceva una lega per ora. 

Terminato il saggio , raccolse Garay tutte le mac- 
chine , che aveva armato nella nave , ed avendone de- 
posto i legnami ne' magazzini di Barcellona , tenne per 
se le altre cose. 

Ponderate le difficoltà e contraddizioni proposte da 
Ravago , fu pregiato il pen.'ìameDto del Garay 5 e se la 
spedizione , in cui allora trovavasi impegnato Carlo V. 
noli' avesse sturbato, senza dubbio 1' avrebbe incoraggiato 
e favorito. Contuttociò promosse l' inventore di un grado , 
e gli diede un ajuto di costa di aoom. maravedis per 
una volta ; e ordinò che dalla tesoreria generale gli fos- 
sero pagate tutte le spese , e gli fece altre grazie. 

Tanto risulta dalle spedizioni e registri originali , 
che si custodivano nel R. Archivio di Simancas tra le 
carte di Stato degli affari di Catalogna, e della Segre- 
teria di guerra e marina nel citato anno i543. 

Simancas, ay agosto iSaS. 

Tommaso GonzAlez. 



ITO 

INDICE. 



Scienze, 



Introduzione Pag. 3. 

Cenni sopra alcune specie di piante nuove 
d(d D. Antonio Bertoloni, Professore di 
Botanica neW Università di Bologna . « c). 

Analisi di un opera del Professore Haus- 
man sopra i terreni del Nord della Ger- 
mania « i4. 

Descrizione della cava di Combustibile fos- 
sile nelle vicinanze di Cadibona. . . " a4. 

Lettere. 

Inno inedito del Chiabrera . . . . . « 33. 

Bellezze della Divina Commedia di Dante 
Alighieri i Dialoghi d' Antonio Cesarci P. 
D. O. Inferno « 38. 

Sopra una scoperta postuma del C. G. Per- 

ticari. Ragion, del Sig. Scipione Colelli. « ^5. 

Coleccion de los viages ec. Collezione de' viag- 
gi e delle scoperte che fecero per mare 
gli Spagnuoli dal fine del Secolo XV^ 
posta in ordine ed illustrata per Don 
Martino Fernando de Navarrete dell' Or- 
dine di S. Giovarmi , Segretario di S. M. 
ec. D' ordine di S. M. Madrid, nella Stam- 
peria Reale iSaS in ^.° Articolo i." . « 53. 

Della vita e delle opere del P. Giuseppe 

Solari « 62. 

Saggi dpi Trattenimento Poetico per la di- 
stribuzione de' premj agli alunni delle 
Scuole Pubbliche di Genova l' anno 1826 
del Sig. Antonio Nervi Professore di Poe- 
tica alle medesime . . . . . ,4 . , . fc 6g. 



Ili 

Versi Latini di F. Gagliiijffi .... Pag. 78. 

jircheologia « 83. 

Belle Arti ce 86^ 

Del quadro dipìnto da Federico Barocci 

per Matteo Se^uirega ce 8g^ 

L' Assunta di Qnido R^ni disegnata dal 

Prof. Gavavaglia ce g5. 

Novelle Letterarie ce ^g. 



.* 



Errata 



Corrige. 



Pag. 4i 1 

44 

5o 

53 
55 
56 
ivi 
ivi 
ivi 
ivi 

57 



58 
ivi 
ivi 
ivi 
ivi 

59 

ivi 

« 60 
« 69 

•e ^O 



in. 28. 

7- 

26. 

5. 



27. 
3i, 

17' 

7' 

23, 

39. 

e IO. 

e 25. 
e J 1. 

e iG. 
e 36. 

: 8. 
r 16. 
e 20. 

= 3i. 

: 35. 
: 32. 
: 35. 

= 4. 
: 3l. 

5 e 6. 



« 77 V. 10. 

« ivi V. i5. 

" 79 lin. 24. 

« 80 ft i3. 



potè 

Molti di coloro 

dell' Alfieri 

.... loca sulphure 

fumant 
Novarrele 
che ne' fatti 
1647. 
spagnuola 
che supremazia 
crii Principe 
Ottenne dispacci 
voi. X. 

si hi da scriversi 
sì possa 
r anno i 781 
da uua delle opere 
sempre un 
Simencas 
in granata 
Vereges 
morte 
r avola fosse di 

Quinto 
delle Sali 
Inscritte 
del suo valore 

poetico 
Baci 

Se le vendemmie 
bellissima 
Àudreosti 



poteva 

M Molti di coloro 

dell' Alighieri 

late loca sulphure fumant. 

Navarrete 

che ne' fatti 

.547. 

Spagnuola 

che una supremazia 

al Principe 

Procacciò dispacci 

voi. XIV. 

si ha da scrivere 

si possa 

pubblicalo in Parma l'anno 1781' 

da una delle copie. 

sempre , un 

Simancas 

in Granata 

Veraguas 

morte. « 

1' avolo fosse da Quinto 

della Sali. 

Inserite 

del suo valore 

Race 

Io le vendemmie 

nubilissima 

Andreozzi 



GIORNALE LIGUSTICO 

cu 



Hoc opus, hoc studium parvi properemus, et ampli. 
Si palriae volumus , si nobis vivere chari. Hor. 






tyféarzo ^Ss.' 




GENOVA 

Piazza Nuova N.° 43. 



Osservazioni sopra alcune specie di piante della 
Liguria occidentale registrate nel Botanico 
italiano del Professore Moi^etti. 

xAfBue di contribuire , per quanto mi è possibile, all' 
illustrazione delle Stirpi meu noie , che allignano nelle 
nost; e contrade , ho creduto , che non snrebbe fuori di 
proposito il presentare alcune osservazioni sopra il Bota- 
nico italiano del Sig. Professore Moretti , che ci viene 
aununz ato qual prodromo alla Flora con pietà della no- 
stra ferace Penisola. Sono in questo inserite d<lle cen- 
turie di piante raccolte dal Dottor Badarò nella Liguria 
occidentale il quale si è accinto alla malagevole impre- 
sa , come egli asserisce nel preambolo , di spiegare agli 
occhi de" Botanici le ricchezze della lig ;stica Flora. 
Giova il e edere che il Professor Moretti , accordando 
a queste specie un posto nella sua opera , le abbia di- 
ligentemente osservate. Ben fortunato d' averlo a com- 
pagno in un e impo , che ho percorso avidamente per 
molti anni , avrò ad accusar l' insufficienza de miei 
mezzi , se non riesco a dividere sempre seco la stessa 
opinione. Col solo intento d'essere schiarito sopra m' Ite 
specie da loro determinate , io ardisco emettere il mio 
sentimento , benché mal regga al peso di Ile autorità 
che mi stanno a fronte. Io prego d' altronde a vantag- 
gio dell'amabile scienza, che si dimostri, che sono ca- 
duto in erroie. 

N." 64. Brassica halear'ica Pers. Capo di Noli. 
Ne' semi recenti sottoposti ad esame, siccome pure nei 
«ecchi mi è sempre avvenuto vedere la duplicatura dell' 
endopleura , frammessa alla ridichetta , ed ai cotiledoni, 
creduta dal Sig. Gay particolare a questa specie , ben- 
ché sia concessa ad altre crociformi. Li Brassica oleru' 
cca del Capo di Noli non può dunque mutare il no- 
me con cui r ha già divolgata il celebre AUioni , in- 
eontrandola verso Nizza nelle rupi marittime , e con- 



ii6 ) 

viene perfettamente con questa sia nell' abito esterno , 
sia nella più minuta analisi. 

JV.' 87. Heiianthemum semigtabrum. Nob. 

Aggiungeremmo volentieri questa specie di Heiianthe- 
mum , alle molte che ornano la nostra Flora , se non 
fosse una leggera varietà dell' If. ciliatuin della Flora 
atlantica , al quale il chiarissimo Professor Vivisxii lo 
ha già riportato nelle sue piante libiche. 

JN.'iio. Sileiie liiuscipida presso il Ceriale. ' 

Ho passato la metà della mia vita erborizzando in 
questo paese , né vi ho mai incontrato questa specie , 
né mai sono riusciti a ritrovarla quanti hanno erboriz- 
zato nella Liguria occidentale. Il Sig. Moretti non dee 
certamente aver veduto l' esemplare colà raccolto , e 
quando gli recadrà di esaminarlo, riconoscerà quale 
pianta è stata cambiata con questa. 

N.° 164. Ruta graveolens in collibus. 

Non v' ha di tutto il genere che la sola Ruta angu- 
stifolia Pers. la quale vegeti nelle nostre colline. Ove 
si indichi la precisa località , in cui stanzia la R. gra- 
veolens , si faremo premura di congiungerla colla sua 
affine la R. angustifoìia. 

N.° 286. Lathjrus ensifolius. Noh. 

La incostante ristrettezza delle foglie insieme alla 
grandezza variabile dei fiori non han potuto muovere nò 
gli antichi , né i moderni Botanici a considerarlo come 
specie dis iuta. Lasceremo 1' autore nella sua opinione , 
anziché dipartirci <ia Decandolle , Seringe, Viviani, Ber- 
toloni , presso i quali non è che il Lathjrus sjlvestris, 

N.° l'jS. Genista humifusa in collibus. 

La G. humifusa sarebbe una vera scoperta fra le 
piante indigene , ma trattandosi di specie , che occorre 
frequente , ci vien sospetto che non s' abbia ad inten- 
dere la G. filosa crescente in copia ne' nostri colli , 
e che non fu registrata fra le sue compagne. 

N." 2. Sesleria mutica. lYob. 

Una delle tante forme , che veste la Sesleria cce- 
rulea e sono già troppe quelle elevate al grado di 
specie. 



117 

N.° 3. Solaiìum parviflorum Moretti. 

Kon pare che si possa distinguere dalle tante e giu- 
stamente poco curate varietà del S. nigrum. 

N.° Sn. Sisjmbtium Lceselii Dee. Fior, frane, suppl. 

Decandolle nel suo Sjstema Regni <vegetabiLis si 
fece un dovere d' avvertire , che la pianta da lui cre- 
duta uella Flora gallica il S. Lceselii non era che una 
semplice varietà del S- Coliimnce che vaga dentro con- 
fini molto estesi. L' averlo disegnato come specie di- 
stinta fa desiderar le ragioni per cui si diede prefe- 
renza ad una opinione , che lo stesso autore ha già ri- 
provato. 

N.° 58. Sisymbrium Pannonicum presso Varigotti. 

Anche di questa specie non posso credere che il 
Professor Moretti abb|ia veduto gli esemplari raccolti 
sul luogo, perchè l'avrebbe subito riconosciuta per una 
varietà del S. Ir io. 

N." 266. Rosa ruhìginosa L. 

N," 265. Rosa scepiiun Thuil. R. agrestis Savi. 

Il Sig. .'•'•avi confessa nel Botanicon etruscm che la 
sua R. agrestis si ha a riguard re come lie* e varietà 
della R. rubiginosa. Decandolle concorre nella stessa 
sentenza avendole riunite nel Prodromus. Sopra quali 
differenze il Sii;. Badarò si è fondato a distinguerle 
nuovamente , quando i loro stessi promulgatovi le han 
l'iconosciute per nulle ? 

N.° 220. Lotus edulis. L. 

Pedunculis unifloris (bifloris?) leguminibus bra- 
cteatis torosis f subcjlindricis , caule prostrato, villoso , 
foliis glabris ciliatis. 

Ci spiace di veder qui confuso il legume turgido 
col toroso , voci che nella tecnologia della scienza haa 
senso ben diverso , né dovea ommettersi il carattere 
assai cospicuo dei frutti incurvati. 

N." 2^9. Genista spinosa Poi. Spartium spinosum. L. 

Si propone dall' A. ai Botanici , se debba iustituirsi 
un nuovo genere fondato sul calice , che circolarmente 
si fende durante l' infiorescenza. Ma egli è a Link che 
dobbiamo questa innovazione , e quindi il genere Cali' 



ii8 
cotome , esprimente cotesto carattere , benché Decan.- 
doUe non lo ammetta , che per stabilire una sesioue 
del i;enere Cjtisus. 

]V. 49 Capsella bursa pastoris. 

P'a d' uopo avvertire col Sig. Sendel che la radichetta 
è sempre incombente al dorso dei cotiledoni nei semi 
di questa pianta comune a quasi tutta 1' Kuropa. Ye- 
rificate le osservaz'oni , speriamo , che si rimuoverk df Ile 
tribù delle Tlaspidee , colla quale ripugna , per collo- 
carla in quella della Lepidinee , secondo 1' analisi deli' 
embrione , cui piacque scegliere a guida. 

Centaurea apLolepa Moret. con tavola. 

E una vera, perdita per la scienza, che si sieno oc- 
cupati a rappresentarci con tavola una semplice varietà 
della C. paìiiculata , che Bertoloni aveva già partico- 
larmente segnalata. Avremmo profittato assai più se ci 
avessero favorito la figura di alcuna fra le piante ve- 
ramente nuove , che finora sono state solamente de- 
scritte. 

ti a dolersi come 1' autore sia stato così avaro nel 
rammentarci le graziose forme delle piante alpine , che 
copiose si mostrano nelle nostre più alte montagne. Ma 
non solo trovo taciute moltissime .specie comuni in 
quelle co ilrade, sono eziandio dimenticati molti generi 
che pure largamente vi si propagano. Eppure rileva- 
va assai il mettere in evidenza un tratto caratteristico 
della Flora della Liguria occidentale , il presentare in 
una zona assai ristretta le piante dell' Italia meridionale , 
e quelle , che abitano gli alti gioghi alpini. Intanto 
il Professor Moretti che ne' suoi lavori si distingue per 
la sua ei'udizione nel rintracciare i sinonimi delle piante 
da lui descritte , ci saprà buon grado d' essere avvertito 
che la Campanula , da lui riportata ( ome particolare 
al Capo di Noli sotto il nome , a dir vero poco giusto , 
à' Isophjrlla , ò quella, stessa che il Professor Viviani 
un anno prima in una appendice della sua Flora libica 
aveva descritta sotto il nome di Cainpanala Jloribunda 
insieme al Convoh'ulus Sahatius , ed altre nuove , o 
rare specie di quelle regioni marittime da lui più volte 



"9 
percorse. È singolare clie mentre il Professore Vivianl 
nel render pubblici i suoi lavori ha sempre limitato le 
sue osservazioni a quelle sole piante , che per la loro 
novità , o per essere state per la prima volta scoperte 
tra noi meritavano d' essere inserite tra le specie ita- 
liane , siano o> a negletti questi veri acquisti dellu scienza 
in un' opera appunto destinata a dichiirarne le novità , 
e i progressi. A dir vero avrebbimo desiderato che la 
malagevole impresa del Dottor Badarò , cui saviamente 
prende tanto interesse 1' autore del Botanico italiano , 
avesse fruttato alla nostra Flora qualche nuova , o rara 
specie di più , invece di un catalogo di quelle , che 
tanti anni fa furono registrate nel tesoro de la scienza 
per le cure dei Botanici , che lo hanno preceduto. 



A. S. 



Nota sopra il Sisymbrium bursifolium Linn.«i. 

l'i algrado gì' importanti lavori eseguiti dall' illustre 
DecaudoUe sopra la famiglia delle crocifornii , il ^t- 
sjm^f'ium bursifolium Lin. non ebbe a subire alcuna 
mutazione in mezzo alla creazione di tanti nuovi ge- 
neri , e fra la rettificazione di tante specie. Seguitando 
i principi stabiliti sulla considerazione delle parti dell' 
embrione , bo potuto rilevare da molte osservazioni , 
che lungi dall' appartenere questa specie al genere Si- 
sjmbriuni secondo i caratteri , che gli vennero com- 
partiti nel Prodroinus , non può nemmeno militare 
nell' ordine secondario , che abbraccia il genere stesso. 
La pianta di cui ho rintracciato i caratteri mi occorse 
non rara nelle nostre montagne , dove spiegando un 
grado lussureggiante di vegetazione arriva sino all' al- 
tezza di 4 5 o 5 piedi. In tutti i semi che mi venne 
dato esaminare onde riconoscere la vera giacitura dell' 
embrione , non ho mai trovato la radichetta incom- 
bente al dorso dei cotiledoni , siccome avvenire do- 
vrebbe se si avesse a comprendere nelle Notorizee alle 
c[uali spetta il Sisjtnbriwn , ma al contrario la radi- 
chetta slessa si adagiava lungo la commessura dei co- 
tiledoni in tutta la sua estensione , qual si osserva 
esaltamente nelle Pleurorizee. Egli è dunque incontra- 
stabile , che la nostra pianta non può rimanere nel 
genere Sisjmbrium , da cui si allontana principalmente 
per un tratto più essenziale della sua interna struttura , 
non meno , che per il colore diverso dei fiori. Egli è 
per questo , eh' io proporrei di accoglierla fra le Ara- 
bis sotto il nome di Arabis bursifolia , come il genere , 
che più le sia vicino , benché la sua siliqua non sia 
precisamente piana a foggia di quest' ultimo , ma tenda 
anzi che no alla figura quadrangolare. Se si ammetta 
questa riunione , che mi sembra la più naturale , do- 
vremo allora ordinarla ia quella sezione particolare 



121 

delle Arahis , così detta Alomotia dall' avere i semi 
col margine denudato di qualunque membrana , poiché 
quelli del Sisjmbriuin bursifoliuin , benché sieno no- 
tabilmente compressi , non ne possedono alcuna. 



A. S. 



J22 



Di alcune mlazioni che esistono tra la costitu- 
• zione geognostica dell' Spennino Ligure e 
quella dell' Alpi della Savoia. 

Jrarecclil autori hanno di già annunziato die la ca- 
tena di montagne , nota sotto il nome di Apennino 
Ligure, non ditFeriva , per la sua costituzione geogno- 
stica , dalla grande catena dell' Alpi , dopo il gomito , 
eh' ella la tra il gran S. Bernardo e il Monte Bianco , 
fin là dove piegasi di nuovo per riunii'si all' Apennino , 
non 'unge dalle sorgenti del Varo ; ma questa asser- 
zione , esposta in terniini così generali , era lungi dall' 
esser precisa , dapprima perchè più di un terreno o 
formazione geologica non è comuue alle due catene 
di montagne , in secondo luogo , perchè non erano in- 
dicati i limiti , ove cominciava o finiva questa somi- 
glianza , o per meglio dire , identità tra le diverse for- 
mazioni , che costituiscono da una parte le diverse ca- 
tene paralelle dell' Alpi e dall' altra la porzione della 
catena dell' Apennino , che estendesi nella Liguria. Egli 
è per fissare questi limili e per indicare , se è possi- 
bile , le relazioni geognostiche di queste montagne , che 
io estraggo alcune note da un lavoro sugli Apennini , 
Igvoro di maggiore estensione , che alcune ulteriori os- 
servazioni da farsi non mi permettono ancora di pub- 
blicare. 

La serie delle mie osservazioni abbraccia , sul pen- 
dio settentrionale dell' Apennino , i paesi che si esten- 
dono dal colle di Tenda e le valli circonvicine , fino 
alle sorgenti del Taro non lungi dal meridiano di Par- 
ma , ella è meno estesa sul pendio meridionale , per- 
chè non comprende die la parte della costa ligure , 
che estendesi da Alassio e Albenga fino a Sarzana ; 
mi sono fermato davanti le montagne di Carrara , per- 
chè la loro posizione e la loro composizione le indicano 
come differenti dalle montagne circonvicine, né ancora 



123 

abbiaiAo dati sufficienti per indicare a quale epoca 
geologica esse appartengono. 

La catena , che fa il soggetto di questa memoria , si al- 
lontana j.;enera]mente pochissimo, soprattutto dal colle di 
Tenda fino al N. di Genova , dalla direzione O. S. O. all' 
E. N. E. , da questo punto essa coi're fin verso le sorgenti 
della Magra e per c^ualche tratto ancora più ia là in 
una direzione più volte dall' O. a 1' E. , poco più lungi 
piega verso il S. E. , ma fuori dei paesi ove ho limi- 
tato le mie osservazioni. Questa catena è formata di 
sommità di diversa elevazione , nella parte che avvicina 
le Alpi vi sono delle cime di yooo piedi , al N. di 
Savona e di Genova i colli di CadiLona e de' Giovi si 
abbassano al dissotto di 1600 piedi, ma più lungi le 
montagne si rialzano e passano ad avere un altezza 
superiore qualche volta ai 3ooo piedi. La catena cen- 
trale non è mai molto lontana dalle rive del mare , 
il massimo di questa distanza , nel tratto di paese da 
noi osservato , è alle due estremità della Liguria , da 
un lato allj sorgenti della Roja , dall' altro a quelle 
della Magra ; esso giunge a 20 , 24 miglia ; tra questi 
due estremi la catena si riaccosta talmente in alcuni 
punti , che dei ruscelli , che decorrono dal sommo ver- 
tice e hanno foce nel mare , contano appena una lega , 
mia lega e mezza di corso. 

Se si eccettua il principio della valle del Tanaro , 
si può dire che non vi sono grandi valli longitudinali 
in questa catena ; quelle che hanno il principio para- 
lello alla sua direzione lo cambiano assai presto e non 
si può loro applicare un tal nome che per un brevis- 
simo tratto. 

I terreni , che compongono quella catena , sono di 
diversa natura ed appartengono ad epoche di forma- 
zione ben lontane tra loro. Anderemo successivamente 
enumerandoli cominciando dai più recenti. 

Le pianure verso la Lombardia , i colli che cingono 
la base dell' Apennino da questa parte , appartengono al 
terreno terziario di formazione marina, noto sotto il nome 
di terreno Subapeìinino , composto di marne argillose 



124 

spesso cinericcie nella parte inferiore , di sabbie , so- 
vente giallognole , nella superiore , esso presenta una 
massa considerabile sul pendio settentrionale ; ma non 
tralascia di mostrarsi anche sul meridionale , o\e for- 
ma dei piccoli bacini , circondati da montagne di piìi 
antica data^ questi bacini sono come resti di una for- 
mazione t,ià un tempo forse più estesa , e i testimonj 
che nel mentre che 1' attuai valle di Lombardia era 
un golfo di mare , esso bagnava pure le falde meridio- 
nali dell' Apennino , che già dovevano mostrare una 
configurazione non molto dall' attuai differente , se si 
riguardi alle alterazioni delle loccie al terreno terzia- 
rio preesistenti. 

Questo terreno riposa in alcuni punti ( Aìhizzola 
pendio meridionale ) sopra un conglomerato di ciot- 
toli separati da strati di arenaria fine micacea , e al- 
ternanti con strati di marue e argille di c^lor marma- 
resco contenenti Ligniti e impressioni di foglie di coti- 
ledoni , e ossa di Anlliracotherium ( Cadibona ) e ab- 
biamo perciò un terreno di arenaria a lignite , al qua- 
le 5 sebben con dubbio , si ponno rapportare il poudin- 
gue poligeni o del monte di Portofino, le masse della 
stessa roccia sovraposte all' apennino calcareo della Croce 
de' Fieschi , dell' alture dell' Isola , masse che discen- 
dendo verso il piano passano a Pietra Bissara sotto il 
terreno subapeunino : per lo stato frammentario dei ma- 
teriali che li compongono , a questo terreno pure si 
potrebbero riportare i colli i he sono all' ammontare di 
Lerma , ma troppo diversi li indicano i fossili , che 
contengono ; son dessi degli encriniti e pentacriniti non 
dissimili da' fossili di questo genere trovati in Inghil- 
terra nelle vicinanze di Bristol ( Transazioni della società 
geologica di Londra voi. Y par. i.) in terreni di un', 
epoca molto anteriore j cosicché , se questi fossili non 
provengono da roccie preesistc nti , difficilmente pure 
si può riunire questo terreno alla formazione suba- 
pennina. 

Passando dalle formazioni terziarie alle secondarie vi 
accenneremo la creta particolarmente nei suoi strati in- 



\ 

135 

fèriori e craje n)erte ) j è indicata da M. Brongniart 
presso Nizza , vi accenneremo pure , nello stesso luogo , 
la formazione del calcareo del Jura e ad essa pure 
assegno, sebben con dubbio, un terreno , flie si trova 
al dissopra di Finale presso Verezzi , composto di cal- 
careo giallo rossiccio , a tessitura non del tutto com- 
patta , ma cpiasi granidare , e cariata e come di grani 
aggregati, impastato con molti fossili, ostriche, e pet- 
tini soprattutto , ma per me differenti da quelli del 
terreno terziario. Partendo dal generale stato delle roc- 
cie calcaree del Jura , che è di essere compatte , po- 
chi vorranno ravvisare nel nostro terreno una forma- 
tone di questa epoca ; ma se si rammenti che fre- 
quenti son pure in detta formazione dei banchi dell' 
apparenza del nostro ( Inghilterra , ponente della Fran- 
cia , certi banchi delle vicinanze del ponte del Gard ) ; 
se si rammenti pure , che in mezzo a detta formazlo- 
e sono dei banchi di una certa argilla color di rosa , 
variegata di grigio (vicinanze di S. Peray , Boischalh) , 
argilla che può credersi caratteristica , e che trovasi an- 
che in mezzo del nostro calcareo a Verezzi , mi pare 
che la mia opinione potrà sembrare meno assurda. 

Più antico di queste formazioni e quasi , si potreb- 
be credere , verso il limite di transizione , è un terre- 
no di calcareo grigio o turchino , nerastro , compatto , 
ma spesso a fi'attura terrosa , dividendosi in sche;^ge , 
traversalo da vene spatiche , fetido , argilloso , che al- 
terna con delle marne scistose e talvolta con dei pic- 
cioli letti di psanitnite macigno Brong. Gontien desso 
nei suoi letti marnosi e calcarei differenti impressioni 
di Fucoides , V intricatus Ad. Bron. soprattutto ; noa 
mi è riuscito ancora trovarvi altri resti organici. Sem- 
bra che sia in mezzo di questo calcareo che si trovano 
delle masse di gesso spesso lamellare ( Castel del gesso , 
Scandiano nel Reggiano, S. Agata Tortonese), talvolta 
saccaroide. Tale è 1' opinione del mio amico Sig. Ber- 
trand Geslin che i suoi lunghi e dotti viaggi in Italia 
hanno messo in caso di visitare dei luoghi ove quella 
opinione è pienamente confermala; riesce però, bisogna 



126 

confessarlo , assai difficile il verificarla in cei'tl punii , 
ove il gesso , con le sue marne e il calcareo a cui è 
subordinato avanzandosi nei terreni terziai-j , dan luogo 
a confondere le roccie analoghe dei due terreni , come 
nel Tortonese. Del resto è dilBcile di assegnare a questa 
formazione un nome preciso, i suoi strati più nuovi 
sembrano è vero appartenere a una formazione secon- 
daria , a una formazione di calcareo alpino , ma gli 
strati inferiori si possono ugualmente confondere con 
i superiori dei terreni più antichi , che lor son sotto- 
posti e che vedremo presentare dei caratteri atti a far- 
li credere appartenenti all' epoca di transizione. Nel 
dubbio pertanto , se si debba , si , o no , riguardare 
questa formazione come separata e indipendente , op- 
pure come essendo un maggiore sviluppo degli strati 
calcarei del terreno , di cui passeremo a parlare , noa 
ho fatto che indicarne sommai-iamenle i principali ca- 
ratteri , giacché , come vedremo , non è dessa che ci 
debba fornire i principali punti del confronto , che vo- 
glio stabilire tra 1' Apennino e le Alpi , sebbene non 
manchi nemmeno in quest' ultime , come mi è stato 
dato di assicurarmene , avendo trovato recentemente , 
in un viaggio fatto nel Simmenthal nelle vicinanze di 
Berna , un calcareo analogo a quello delle alture di 
Genova contenente gli stessi facoides ( Oberwill ) e 
alternando con delle marne scistose , e formando , per 
così dire , una delle catene esterne dell' Alpi. Sarebbe 
lungo il dettagliare la posizione geografica di questa 
formazione , 1' indicheremo al Diamante , al monte di 
Fascie , in Albaro , in Capenardo , sopra Rapallo , in 
Ruta ; sul pendio settentrionale forma la sommità del- 
le montagne di Antola e di Girolo , quelle delle vi- 
cinanze di S. Giovanni , in Val di Nura , di Velleja , 
e si estende non poco nella valle del Taro. I suoi 
Strati sono spesso orizzontali sulle alture , inclinano ge- 
neralmente al N, O. sul pendio settentrionale e al S, 
E. sul pendio meridionale ; da un lato passano sotto 
i poudiiigae o breccie e i terreni terziarj , dall' altro 
iij^ualmente sotto i poudingue o sotto il livello del 



127 

mare. Dalla disposizione geografica che presenta que- 
sto terreno nelle vicinanze di Genova si direbbe che 
è un largo mantello gettato su una c~ateua preesistente e 
formata di altri terreni di natura un poco divei'sa (fig. i ,). 
Avanzando dalle parti esterne verso il centro dell' 
Apennino s' incontrano , tanto in riviera di ponente , che 
in quella di levante , dei terreni che per la loro na- 
tura , e per la loro posizione sono a quelli sopra de- 
scritti , anteriori. Essi si ponno dividere in due forma- 
zioni , una all' altra posteriore. L' una , la più recente 
n. I , che si dimostra tale , perchè realmente è addos- 
sata a quella del n. 2 di cui favellei-emo in seguito , 
è principalmente composta di strati spesso alternanti di 
un calcareo nero grigiastro compatto , talvolta a pic- 
cioli grani , traversato da larghe vene spatiche , di scisti 
calcarei , di filladi lucenti , o scisti argillosi non effer- 
vescènti cogli acidi , di filladi opachi con nodoli di 
selci cornei , di psammiti spesso effervescenti , ma pur 
talvolta non presentando traccia di calcareo e non dis- 
simili dalle grawake , di scisti , di gravv'ake. A queste 
roccie si uniscono , a tratti a tratti , una roccia scistosa 
rossiccia con nodoli , somiglianti a frammenti roton- 
dati , di un calcareo fino verde pistacchio ( Rovegno 
vai di Trebbia ), il diaspro compatto e scistoide e in 
masse meno stratificate , rosso o variegato di verde vio- 
letto ( Rocchetta , Rovegno ) , 1' Eufotide o granitone con 
diallagia grigia o metalloide ( Bracco , Rocchetta ) , la 
serpentina o gabbro asbestifera e diallagica (i). Que- 

CO Ho riunito , non so se a ragione , al terreno n. i la serpentina e 
Eufotide che trovansi con lui , come riunirò al terreno n. 2 quelle 
di queste roccie che lo avvicinano geograficameate. So che queste 
roccie sono ora soggetto di gravi discussioni e che le dotte osserva- 
zioni del Sig. Brongniart sulla giacitura dell' Ofioiite nel Fiorentino 
e alla Rocchetta della Spezia , tenderebbero ad assegnar loro un' 
epoca di formazione posteriore ai terreni che noi consideriamo j ciò 
non ostante delle alternative marcate e sicure ( Madonna delle porta 
presso Torriglia ) con degli strati del nostro terrenn, ci conducono 
ugualmente a cred -rie a lui contemporanee. Come conciliar dunque 
ì diversi faui che ci vengono presentati ? Non lo saprei , se suppo- 
niamo , come si è generalmente fatto finora, che la serpentina si 



ia8 
sii strati si presentano ordinariamente assai inclinati , 
contornnti , ma generalmente colla direzione da S. 
O, a N, E, parallela pertanto alla direzione dell' Alpi 
e transversale a quella della catena di cui fanno parte. 
Questo terreno non parmi estendasi sulla catena cen- 
trale più a r O. elle la Bocchetta , di là andando ver- 
so il levante s' incontra quasi sempre fino oltre le sor- 
genti del Taro j ad esso appartengono le montagne di 
scisto ardesiaco di Lavagna , quelle di grawake di 
Sestri a levante , i contraforti che sou lungo la Vara , 
e presso il golfo della Spezia , le cave di marmo di 
Portoveuere. Esso costituisce le parti inferiori dei con- 
traforti che si estendono tra le valli di Trebbia , di 
Aveto e del Taro , e di esso pure parmi si debbano 
riguardare come parte gli strali verticali , che sono 



sia depositala nell' acqua , anche per via di cristallizzazione , come 
par p^ù {ìrobabile j ma sarà invece assai facile se gli suppoaiamo uà 
origiiie ignea, pejc'nè le masse coronanti o superposte sarebbero 
allora dei cuniuli di materia serpentinosa deversata, gli strati invece 
interposti a quelli delle roccie calcaree e scistose non sarebbero che 
filoni della stessa materia , la quale , nel momento dell' espansione , 
avrebbe preso quella forma , trovando più facile di farsi giorno o 
di stendersi tra gli str-^ti , che rompere la continuità di essi. Chi 
volesse ragionare a lungo su questo pimto potrebbe dare delle suffi- 
cienti riigiorji per dimostrare non del lutto assurda quesl' opinione ; 
potrebbe ii'f jlti addurre che le serpentine presentano ora 1' aspetto 
di mjsse cune-formi oppur claviformi con la punta fitta nel terreno 
n. I , o dunque di masse sorgenti in mezzo di lui (Bracco), che 
dette roccie presentano in alcuni punti delle vacuole che le fanno 
un poco rassomigliare a qualche scoria ( Borzoli ) , che in altri 
passano in una roccia anfibolica fondente in smallo nero , e che 
Don di rado s' incontrano delle roccie non molto da loro dissimili 
nei terreni, ai quali si è presso a poco d'accordo di attribuire un' 
origine ignea. Che che ne sia di quella opinione , o la serpentina 
è di origine nettuniana , e allora appartiene , a modo di masse su- 
bordinate , al terreno n. i , né per riguardo al confronto che fare- 
mo di esso con quello della seconda catena dell'Alpi , la sua assenza 
in questa località porterà ad alcuna conclusione : perchè può talvolta 
mancare un dei membri di una formazione , senza che perciò cessi 
di esser la slessa ; o la serpentina è di origine ignea , e può non far 
parte del nostro terreno , senza che ciò pur disturbi il paragone , 
perchè si può riguardare come un fenomeno locale , che non cam- 
bia la verità dell' asserzione per riguardo al terreno fondameolale. 



12^ 

presso la lanterna di Genova , i quali però sarebbero 
nella porzione più recente : non saprei indicarlo in Ri- 
viera di ponente , meno che forse più a 1' O. di One glia , 
ma nelle montagne che si avvicinano al mare. 

Il terreno n. 2. più antico ritrovasi accostandosi ver- 
so le Alpi , e per cosi dire , all' origine della catena dell 
Apennino , è composto di roccie più cristalline ; vi ve- 
diamo ancora per vero dei calcarei compatti e dei fil- 
ladi , ma sono associati a dei scisti talcosi che ponno 
prendersi per degli scisti micacei ( Voltri ) , sono as- 
sociati a dei calcarei granulari a delle roccie di quarzo 
(Noli), e delle protogine e dei gueis , a delle Eufo- 
tldi e delle serpentine (2) , vi si vedono però delle 

(2) Occorre qui la stéssa osservazione che nella nnls precedente. In- 
fatti le serpentine e. Eufotidi sono pure associate ai scisti talcosi , fil- 
ladi , eneis e calcarei del terreno n. 2 a foggia di strali di non gran 
dimensione ( Bocchetta , valle della Ceravagria ) , oppure piii spesso 
in gran banchi potentissimi senza stratificazinne apparente ('Voltri e 
ArenzanoJ e allora pure formano sulle alture delle masse che sem- 
brano soprastare alle altre rocche citale ('sommità del Fajallo e del 
Martino ). 

Questa maniera di essere , questo trovarsi riunite a due differenti 
terreni conduce naturalmente a domandarsi , se le serpentine e Eu- 
fotidi in un caso appartengono alla stessa formazione che nell' altro ; 
ma nello stato attuale della scienza non si può dare una risposta de- 
cisiva e soddisfaciente. 

Posto, come lo provano alcune osservazioni , che non si pub iso- 
lare la serpentina da' terreni a cui è riunita senza moltiplicarne le 
formazioni in ragione dei moltiplici aspetti sotto cui si presenta , se 
la supponiamo dapprima di origine nettuniana , la risposta sarà che 
la serpentina di Riviera di ponente è diversa da quella della Riviera 
di levante ; se poi la supponiamo di origine ignea , allora vi ponno 
essere due soluzioni , o la penetrazione e spargimento di questa 
roccia attraverso e sopra i due terreni con cui si trova , è poste- 
riore alla loro consolidazione , e può per conseguenza aver penetra- 
to e ricoperto in parte nello stesso tempo 1' uno e 1' altro , allora è 
in Riviera di levante e in quella di ponente della stessa formazione; 
oppure, sebben di origine ignea, si andava formando stendendosi in 
strati od accumulandosi in masse al momento che si deponeva, pri- 
ma r uno, poi 1' altro dei nostri terreni, e allora la serpentina delle 
due località, come nel caso di origine nettuniana appp.rtiene a due 
epoche divtrse ed è ai due terreni contemporanea. Ma quale di queste 
ipotesi sia la vera , 1' osservazione non presenta dati sufficienti per 
deciderlo e sarebbe troppo lungo 1' annoverar le r^fgioni che 1' una 
• r altra avvalorano. 9. 



lóo 

grawake ( Noli , colle di Tenda ) -, ma già sappiamo 
che simili roccic frammentarie accompagnano le roc- 
cie cristalline di transizione di Tarentasia e servono a 
distinguerle dalle primitive. Evvi anche il gesso con 
talco ( Isoverde ) , non dissimile da quello dei piedi del 
M.t Blanc,che viene a completare la serie delle roc- 
cia dell' Apennino ligure. Questi così numerosi termini , 
che formano il complesso o terreno n. 2 , non sono 
però indistintamente accumulati ^ certe roccie sem.brano 
dimostrare mia preferenza di associazione per certe al- 
tre , cosi le serpentine e eufotidi sono legate princi- 
palmente cogli scisti talcosi , le grandi masse di calca- 
reo granulare con steatite avvicinano le roccie di quarzo, 
sia compatto , sia scistoso per l' interposizione di par- 
ticelle di talco ; la protogine è circondata dallo gncis , 
da qualche scisto talcoso , e mostra in certi punti una 
specie di passaggio all' Eufotidc ( montagne della Stella 
e Cadibona ) , ed è raro di trovarla in gran tratti 
esente di diallagia ; finalmente il calcareo nerastro , il 
calkscisto domina dove sono dei fìlladi o scisti argil- 
losi con vene di quarzo, e sembrano essere nelle parti 
più recenti della formazione. Non sarà inutile di indi- 
care in succinto la disposizione geografica di questi 
gruppi , i quali però formano per le loro frequenti al- 
ternanze un solo tutto evidente. 

La Bocchetta al N. di Genova , punto il più orien- 
tale , in cui , secondo me , si trovi cpiesto terreno, pre- 
senta del calcareo nerasti'o , dello scisto argilloso , delia 
serpentina , alla sua base si vede del gesso con talco in 
mezzo a degli scisti argillosi lucenti , e serpentina e 
qualche calcareo grarmlare. Le montagne che sono a 
ponente di questa presentano delle grandi masse di ser- 
pentina e Eufotidi ('Giovare), riunite a dei scisti tal- 
cosi micacei con granati e minerali di Titaiiio ( Pegli J ; 
questo gruppo si estende da Voltri ad Arenzano e Co- 
coleto , o sul pendio settentrionale si vede nella valle 
della Stura , Olba , Erro : ha come masse subordinate 
del calcareo granidare e del quarzo scistoso , la ser- 
pentina contiene deli' asbesto e in varj punti delia dial- 
lagia mettalloide. 



x3i 

Le montagne della Stella , Varagiiie , Albizzola , Ca- 
dibona , mostrano 1' Eiifotide , il gneis e la protogina ; 
riunendosi a degli scisti queste roccle continuano a 
formare le montagne al di là di SaA'ona. A Noli , Fi- 
nale , Toirauo , sul pendio meridionale , nelle monta» 
gne a mezzogiorno di Geva , sul pendio settentrionale , 
sono dei calcarei granulari con steatite , delle roccie 
di quarzo compatto e scistoso , degli scisti j fiualmeute 
le vicinanze dei colle di Tenda presentano queste roc- 
cie con della grawake , degli scisti e gneis talcosi , e 
desse continuano a mostrarsi nella valle della Stura ove 
formano le montagne al dissopra di Demonte e Vina- 
dio e le Alpi verso il col della Mula al sud del Mon- 
teviso. Dopo quest' enumerazione di roccie diversamente 
riunite , ma in modo però , da non potersi concepire 
che non facciano parte di un solo tutto , non farà di 
mestieri estendersi lungamente sull' identità o almeno 
gran souiiglianza di questo terreno n. 3 con la forma- 
zione, di transizione della Tarentasia , formazione de- 
scritta dal Professore Brocliant in una memoria , che 
farà epoca nella storia della Geologia , perchè in essa 
per la prima volta furono indicate delle roccie cri- 
stalline alternanti con delle roccie frammentarie e con- 
tenenti dei resti organici ; consultandola infatti si ve- 
drà facilmente che i termini componenti le due serie 
di roccie sono omonimi. Qui infatti nell' Apennino dei 
calcarei a grani steatitosi , siccome a Moutier , e così 
simili , che senza l' indicazione della provenienza non si 
saprebbero distinguere j qui (tra Yoltri e Arenzano) 
degli scisti striati , come quelli della Madeleine pres- 
so Moutier , e facienti come essi effervescenza in certi 
punti j qui dei fìlladi o scisti argillosi opachi , simili a 
quelli di Aime ; qui ( Noli , rio S. Antonio ) delle roc- 
cie di quarzo compatto e altrove un poco scistoso , 
come se ne vede nell' Alpi di Pescy e Macot ; qui 
delle specie di poudingue non molto distanti da quelli 
della Valorsiua ; qui finalmente del calcareo granulare 
rossiccio ( Capo Noli ) , forse con feldspato , non lon- 
tano da somigliare a quello del colle del Bonhomme. 



La sola antracite manca presso di noi , ma certi scisti 
carburati ne potrebbero tener luogo (3). 

Da quanto veniamo di dire , e dall' osservare , che le 
diverse roccie sono presso poco ugualmente riunite e 
neir una e nell' altra località , parnii di poter conchiu- 
dere , che la catena centrale dell' Apennino , e una gran 
parte dei suoi contraforti laterali , fino al colle della 
Bocchetta , non differiscono sensibilmente per la loro 
costituzione geognostica dalle Alpi della Maurienna , 
della Tarentasia , e da quelle che avvicinano il Monte 
Bianco, 

Ma non è solo al terreno che costituisce 1' Apennino 
occidentale che si può trovare un analogo nelle Alpi j 
un secondo confronto si può stabilire tra il terreno n. 
I. e quello che compone la catena cles Fis , TZ-^aiens , 
e valle di Satlenche ) , Bouet , dente del mezzogiorno 
di Bex : qaest' analogia è già stata indicata dal Sig. 
Brongniart in una sua memoria sulle Ofioliti. 

Quelli, che hanno percorso la valle di SaLlenche e 
di Chaniounj , sanno che discendendo da questo ul- 
timo paese , dopo aver traversato delle protogine , del 
quarzo , dei gueis, delli scisti argillosi , si giunge a Ser- 
voz sopra un terreno diverso. Questo terreno che si 
innalza ad una considerabile altezza , che forma il mon- 
te dei Fis , il Buet , e tutta quella catena , tagliata a 
picco verso il centro dell' Alpi , e con un pendio più 
o meno rapido verso la sua parte esterna , catena che 
giunge all' Hópital e S. Pierre d'albi gay verso il mez- 
zogiorno , che passa nel Vallese e V Oberland di Berna 
verso tramontana , questo tei'reuto dico è composto di 
scisti argillosi , di calcarei scistosi con noduli di selce 
corneo , di calcarei compatti neri o a piccioli grani , 

(3) La serpentina e Enfolide, comune nell'ApcnnÌDo, è più rara nella 
parte dell' ii Ipi che abbìjmo iu vista : ne esiste pero qualche banco 
nella Morienna non lungi da M'dane , in Tarentasia prtsso S.'" Fuix: 
se ne vede pure un banco riunito alle roccie che compongono il 
Monte r.ianco. La serpentina di queste localilà è similissiraa pel suo 
aspetto niineralogico a quella che alterna con gli scisti taicosi e mi- 
cacei tra Yoltri ed Arenzano. 



i33 

di un psnmmite macigno, di diaspro scistoide alternando 
insieme a varie riprese , in istrati potenti , spesso molto 
inclinati , ma accostandosi talvolta all' essere orizzontali. 

Ora qnesta riunione di roccie cori'isponde , meno la 
serpentina , a quella clie abbiamo indicato costituire 
essenzialmente il terreno n. i deli' Apenniuo ligure , 
terreno che si estende dalla Bocchetta alle sorgenti del 
Taro , e che forma molti dei rami laterali sì in Rivie- 
ra di levante che nelle valli della Trebbia e del Taro : 
possiam dunque dire che la parte orientale dell' Apen- 
nino ligure è della stessa epoca di formazione che la 
seconda catena delle Alpi, 

Riunendo le due conclusioni , che siamo andati suc- 
cessivamente deducendo , potremo tirarne una più ge- 
nerale , che percorrendo cioè il vertice dell' Apennino 
ligur^ da ponente a levante a cominciare dalla sua 
giunzione con le Alpi , si trova la stessa successione 
di terreni ( fig. 1 1 ^ che si trova in una sezione fatta 
perpendicolarmente alle Alpi della Savoja dalla catena 
centrale andando v^rso ponente ( Fig. \ii ). 

Considerando poi che la catena delle montagne li- 
gustiche ha la sua direzione quasi perpendicolare , e 
quella dei suoi strati quasi parallela alla direzione, 
dell' Alpi , si potrà riguardare l'Apemiino ligure come 
un gran controforte o ramo secondario delle Alpi.j 

Lorenzo N. Pareto. 



Spiegazione delle figure. 

Fig. I. Sezione perpendicolare alla catcTia centrale dell'Apen- 
nino ligure , secondo una linea condotta per la som- 
mità del monte di Antola , e il monte di Portofino , 
indicante le relazioni del terreno terziario , del poudin- 
gue , del calcareo a fucoidi , con il calcareo n. i , lo 
scisto effervescente u. 2 , il psammite 3 , il diaspro 4 * 
e la serpentina e Eufotide 5 del terreno n. 1. 

Fig. II. Sezione longitudinale e paralella alla catena cen- 
trale dell' Apennino , indicante all'ingrosso le reazioni 
del gncis A, scisto talcoso B, roccia di quarzo C, 



i34 

calcareo a grani D , scisto argilloso f, scrpenllna q, 
protogina f, eufotide m , calcareo nerastro n, del ter- 
reno n. 2 , col calcareo i scisto effervescente e n. 2 , 
psammite 3 , diaspro 4 , serpentina e Euiotide 5 , del 
terreno n. i, 
Flg, III. .'sezione perpendicolare al Monte Uianco , presa nel- 
la vaUata di Sallenche , indicante la relazione dello 
gneis A , scisto talcoso B , protogina P, serpentina d , 
gesso con talco O , scisto argilloso f , calcareo nera- 
stro a grani N , grawake r , antracite T , roccia di 
quarzo C del terreno n. 2 , col calcareo 1 , collo sci- 
sto 2 , col psammite 3 , col diaspro 4 elei terreno n, i 
e la relazione di questi due terreni con cpiello del 
cale del Jura , e quello della moUassa o arenaria a 
ligniti. 



i35 



Sonetto, e Lettera inediti del Chiabrera. 

X ra i non poclii autografi , clie ne vennero liberal- 
mente comunicati dal coltissimo nostro patrizio e col- 
laboratore il Sig. Lorenzo N. Pareto , due soli ne ven- 
ne fatto di ritrovare per anco inediti, l'Inno di S. Ca- 
tarina , di cui va adorno il primo fascicolo del nostro 
Giornale (i) , e il Sonetto che riferiamo appresso. Un 
fatto atroce ne forma il soggetto , e se vi si ravvisino 
per entro i tratti di quella mano maestra credo che il 
senta ogni gentil persona clie si fa a leggerlo. Donna 
Maria d' Avala uccisa dal marito è probabilmente Ma- 
ria Orsina figliuola del Duca di Gravina , la quale 
vivea/ sullo scadere del cinquecento , ed era moglie 
di Giovanni Davalo , Signor di Monte Scagiuso , e di 
Pomarico ("ì). Che tale uccidimento avvenisse in Na- 
poli , o fessevi almeno sepolta la detta Duchessa , pa- 
re che il mostrino i terzetti ; nelF idtimo de' quali si 
allude a Partcnope una della Sirene , la quale dopo 
precipitatasi in mare disperata per non aver potuto in- 
cantare Ulisse , approdò in Italia , ove fu trovata sua 
tomba neir edificare una città , che dal suo nome fu 
poscia chiamata Partenope. 

Per D. Maria D* Avala uccisa dal marito. 

SONETTO. 

Deh quale al mio pregar , Musa cortese , 
F'ia che giù mesta di Parnaso scenda, 
E con note di duol non anco intese 
La beli' Avala meco a pianger prenda ? 

E se altri 1' arco e le saette ha tese , 
Perchè il nome di Lei forse s' offenda. 
Amor che di sua man tanto 1' accese, 
Egli pur di sua man se la difenda. 

(i) V. p. 33. e seg. 

Qa) V. Sansov, Fam. IH. Hai. 



i36 

Intanto fra il dolor eh' alto rimbomba 
Mesto Sebeto lagrimosa vena 
Versa dal fonte, e più dagli ocelli fuora , 
Né più ti caglia ornai l'antica tomba ; 
Ma lasciata in oblio 1' alma Sirena , 
Di questa sua grand' urna oggi t' onora. 
Della seguente lettera fu cortese al nostro Giornale 
il Sig. Vincenzo Ganepa, che 1' anno ora trascorso 
crebbe l' italica letteratura d' alcune prose inedite dello 
stesso Ghiabrera (3^ , e ne promette tra breve le Let- 
tere già impresse in Bologna , colla giunta di non po- 
che inedite , onde questa fu tratta. Le quali ultime 
scrisse Gabriello in qualità d' oratore per gli Anziani 
dì Savona presso la Serenissima Repubblica di Genova , 
ove appare dalle stesse essersi egli trattenuto per si- 
mili afìari dall'aprile del 1622 sino al principio dell' 
anno appresso. 

Lettera al Sig. Pizzardi Domenico. 

Signor Dominico Carissimo. 

Sci'ivo per bon costume , ma senza molta occasione. 
Feci riverenza al Ser.™" Duce , fui ben raccolto , e mi 
confortò a rinfrescare la memoria del negozio con gli 
IIL " , e già l'ho fatto con alcuni. Io supplicherò Sua 
Serenità che voglia inlrodurmi^ perchè non veggo neces- 
sità di rinnovare informazione , trovandosi bene ricor- 
devoli delle cose già udite da me ; e se potrò ottener 
questo , spero , che mi spedirò presto. Se comanderà , 
che io di novo tratti con tutti , stimo che si anderà in 
lungo per li uegozj che omai verranno in Senato de 
gli uffici pubblici. Io non dispero dell' affare nostro j 
tuttavia è arte e quasi natura de' Prencipi dar bone 
parole. 

Intorno al vino ha commesso il Ser,"'" Senato , che 
il Cancelliere Zacheria vegga quei capitoli ; io glie li 

<3) V. Fase. I.* pag. io3. del nostro Giornale. B 



ho dati , e farò fretta , acciò riferisca presto e bene. 
Quanto alle franchigie del vino alla porta , ho messo 
uomo sufficiente in opera , e credo , che mi dark lume 
di ciò che si cerca. 

Scrivo a lume di candela ; e gli occhi miei non 
fanno questo ufficio volentieri, però fornirò ;"~e voi 
farete tutto ciò intendere a cotesti Sigg. Anziani : e di 
core mi raccomando. 

• Di Genova li iS novembre 1622. 

A tutto vostro piacere prontissimo 

Gabriello Chubrera. 



i38 



Bellezze della Commedia di Djnte Alighieri, 
Dialogld di Jntonio Cesari P. D. O. ( Pur- 
gatorio ) . 

Verona. Lihaiili , iSaS : in 8.* 
(V. il nostro Giornale, Fase, i.*) 

Articolo secondo. 

JL' illustre Spositore , premesso un avviso nel quale 
combatte una opinione del dottissimo Ab. Lanzi , prende 
a dichiarare la seconda parte della Divina Commedia , 
cioè il Purgatorio (i) . A\ Torelli, allo Zeviani ed al 
Rosa-Morando , che parlavano nel primo volume , si ag- 
giunge in questo il buon Pompei , traduttore celcbra- 
tissimo delle vite di Plutarco. Ma percliè a volere mi- 
nutamente rilevare tutte le bellezze , e le dottrine l'e- 
condite o nuove clif fioriscono questo volume , si vor- 
rebbe un libro maggiore di quello che prendiamo ad 
esaminare , ne place ridurre sotto a capi determinati le 
cose più notabili che si contengono ne' primi dialoghi. 
Ed innanzi a tutto vogliamo considerare ciò che ris- 
guarda alla ragione della Grammatica. Stando alle co- 
muni edizioni leggesi nel canto III — A quei che vo- 
lentier perdona — j e gli editori stessi di Padova non 
essendosi avveduti di tal solecismo , chiosarono — yi 
(juei , a Dio. — Ma il Cesari mostra bene di avere co- 
nosciuto il fallo , e legge — A quel che volcntier per- 
dona — • agglugnendo : « Io non posso altro credere che 
error di copista , o di stampa il quei per quel. « Si-^ 
milmente di coloro che cantavano a verso a verso si 
leggono strane spiegazioni in qualche Spositore ', V edi- 

' (i) Il terzo volume , cioè il Paradiso , è giunto or tra. Ne parle- 
remo iu un altro fascicolo. 



zione padovana non ne fa parola j ma il nostro Vero- 
nese spiega per cantare a coro ( caiit. V ) . Cosi del 
verbo uccidere nel significato di essere ucciso , afferma 
non trovarsi esempio se non se nel participio morto ; come 
fu morto ec. ( caiit, V ) . Degna di nn Cinonio o di un 
Salviati è 1' osservazione intorno al se ( cant. VI ) usato 
con elissi j ed intorno a[ dopo (cant. VII) senza l'au- 
siliare avere od essere. Veggasi ancora come ci scuopre 
r ironia velata sotto un dal del ( cant. V ) , della quale 
non^ospettò il diligentissimotP. Lombardi , benché ot- 
timamente spiegasse dal del venuto. Né lascia di pren- 
der la difesa della Crusca contro al cliiarissinio Autore 
della Proposta in due luoghi del canto IV ,* e prova 
non doversi negare il doppio significato di alcune voci 
( dette ancipiti dai Latini ) , adducendone 1' autorità del 
Monti medesimo , il quale volendo pur difendere che 
nel Dante ( /"jT- e. XII) alcuna via significhi nessuna 
via , viene a confessare con ciò stesso che un vocabolo 
può ricevere significazione affermativa e negativa ; e 
chiude il suo avvertimento con questa sentenza , cui 
dovrebbero imprimersi nella mente coloro , che si sen- 
tono tentati a dileggiare gli Accademici : « che quanto 
te 1' uomo sia uomo , tanto dee confessarsi atto a pi- 
« gliare errore j e però a chi altresì falla dee esser 
ce benigno, m 

Intorno alle parole nuove confei-ma la dottrina di 
tutti i sav) , ciò è esser lecito di usarne non a tutti , 
che sarebbe follia , si a coloro « che per lunga naedi- 
« tazione fatta ne' maestri , e per naturale attitudine 
« a ciò , hanno acquistato un senso dilicatissimo. 33 E 
questo aveva più chiaramente insegnato nella Disserta- 
zione coronata dall' Accademia Italiana ; cosicché niuno 
che giusto sia , dovrebbe accusarlo di volere a forza , 
che le cose nuove s' abbiano a significare con parole 
antiche. Ma benché nuovi trovati portino di necessità 
vocaboli nuovi . non è però da concedere che si cangi 
r indole della lingua con introdurvi locuzioni straniere. 
Cosi , a cagion d' esempio , se Catone disse a Virgilio 
(cant. I) no/i e" è mestier lusinga, eh' è modo pro- 

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prio del nostro idioma, non è da pensare che sia lecito 
dire, io mi lusingo per io confido. E questo mal uso, 
rettamente notato dal Cesari , si è introdotto io Italia 
con gli scritti e gli uomini di Francia ; e trovasi so- 



libri di 



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ne' libri eli molti , che vogliono sedere a scranna 
nel fatto della lingua ; poiché leggendo costoro col Per- 
ticari e il Giordani , mille brochures che ci vengono di 
Francia , congiungono alle frasi tolte da que' valenti 
quelle altre : io godo di a^ivicinare gli amici j nelV 
insieme della versione ;Tla piti sincera probità -jÀp e r 
CIÒ che riguarda la poesia j tutti modi stranieri che 
vanuo in maschera per le contrade italiane. 

Né vuoisi tacere , clie il Cesari si guardò bene dal 
cascare in quel vituperoso costume di molti Grammatici 
italiani , che consiste nel caricare di villanie i Gram- 
matici che gli aveano preceduti. E qual è cosi oscuro 
Scrittore tra noi , che non si creda in diritto di chia- 
mare gli Accademici della Crusca (vuo' dire i Redi, 
i Magalotti , i Salvini , i Galilei ) ora col nome di 
botoli, ora con quello di burattini , di pedanti , di 
tristi ; ovvero descriverli come sacca di farina ria ? 
Ma il Cesari dovendo rilevare nel canto III un abba- 
glio del gran Vocabolario , non dimentica la modestia 
di vero letterato : — colla debita riverenza ( egli dice ) 
a' Compilatori del Vocabolario della Crusca — e fa che 
il Torelli aggiunga : « In un' opera così vasta e varia e 
te infinita , queste piccole mende non guastano , né sce- 
« mano pregio ; optimus ille est qui minimis urgetur. :>i 
La qual gentilezza panni di ravvisare eziandio nel Pez- 
zana e nel Parenti , scrittori di molta dottrina e di raro 
giudizio forniti. 

E anche lodevole il nostro Spositore per la sincerità 
con che si confessa altrui debitore di alcuna dottrina 
ovver notizia ', virtù non molto comune a' moderni Fi- 
lologi. Ne darò un esempio. Leggesi nel terzo canto del 
Purgatorio , che un monte 

inverso il ciel più alto si dislaga. 

Quel dislaga venne spiegato dagli antichi commen- 
tatori per distende} e con esso loro la sente il Cesari j 



(t'j< I V t*A.V A *l U. 

^%j.*tt^0 Ac^*^e^*^. %Vi*'r: C/^' ^^« '1^^ • •^'^• 

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ifol'taado la dicliiaiazione con altri luoghi dal Poet a ■* * 

tilmeiite esaminati : clic in ciò si mostra il valore di Èjiff» JìiaA (CfuJji) 

inlci-prete ; s' egli cioè illustra i detti oscuri di un ' , % I ' ^^ 

;ore con altri più chiari ed aperti. Ma perchè il sa- '*0tr^^ f 






confortando la dichiarazione con altri luoghi dal Poet a 
sott 
un 

autore con altri più ciliari ed. ape 

gace Lombardi avea inteso il dislaga per innalza , non K ^^''^fWklTC'S. 
potendo il nostro Veronese citare un libro che a' tempi ^y-wv^t'iV» ^ì ^{, 
del Torelli e del Rosa-Morando non era per anco di- ' -^ ^^ 
vulgato, né piacendogli coprire nel silenzio quel dotto '»'V« W«|^* ér|9* 
illustratore della Divina Commedia , ci, dà questa dichia- ^1^^^ .MtXtè^i ^ 
razione come pensamento d' un prode uomo ; serbando 
ad un tempo e il costume al dialogo , e concedendo 
alla verità l'onore che l'è dovuto. Né s'infìnge di sprez- 
zare le opinioni a sé contrarie j che anzi loda colui che 

cosi interpretò il verso citato — si distende ( il monte ) 

nella sua cima in vasta pianura. — 

E similmeate uffizio dell' annotatore l'additare altrui 

i luoghi che un autore tolse da un altro ; ed è pregio 

di critico valente dimostrare se l' imitazione abbia gio- 
vato a dar più vivo risalto alla idea di entrambi gli 

autori. Né in ciò pure volle il Cesari che fosse desi- 
derata la sua diligenza ; particolarmente ove si tratta 

di Virgilio , maestro dell' Alighieri. Abbiamo a caglon 

d' esempio iiell' Eneide : 

Ter conatus ibi colla dare brachia circuni , 
Ter frustra coniprensa manus effugit imago j 

e nel nostro poeta : 

Tre volte dietro a lei le mani avvinsi , 
E tante mi tornai con esse al petto. 
L' imitazione è cosi evidente , che i versi di Dante 

potrebbero dirsi una bella copia di quel vago originale. 

Ma notate , dice opportunamente il Veronese , che il 

dire, l'ombra tre volte indarno afferrata, tre mi fuggi 

dalle mani , è maniera usata ; dove al contrario , tre 

volte mi tornai colle mani al petto , è meno aspettata , 

e per conseguenza è più che 1' altra poetica. Virgilio 

per aver detto imago comprensa , ebbe mestieri di un 

frustra che distruggesse 1' idea di comprensa ; Dante 

col rappresentare le mani che tornano al petto , pone 

sotto gli occhi de' lecaitori il fatto che descrive. È 



-a&' 












. . j ^ similmente nell Lneidé , parlandosi di ossa umane in- 

(''V**^^^ ^«^*\ -^U sepolte: 
■«•?.'# jLw »jX» V » Nane me fluctas hahet , versantqiie in litore venti ', 

\ • e nella Divina Commedia : 

— *f4p|P'«*A > Or le bagna la pioggia, e move il vento. 

A^ ^ • •■''•'; .»^-\^ Chi non vede nell'imitatore una rapidità maggiore, ed 
^,3. . ' •< un andamento più semplice che non ò iu Virgilio ? e 

•V^^ \% ^'^' P"*^ negare che iicU' italiano v'abbia maggiore cvi- 

' V « »^%a^ fi t jt %^^^ dcnza ? Queste sono le cose che vorrei trovare in que' 
s'»)'>M ^-'i-ifliiG bei volumi dell' edizione di Padova. Ma pochi 
*" ^^•«r<i* ^1 vedono tali finezze j e se altri loi-o le addita , chiainanic 
bagalelle da farsene delizia i pedanti. E tuttavia silFattc 
inezie distinguono i poeti sommi da' mediocri , assicu- 
rando a rpielli 1' ammirazione della posterità. 

Perciocché , scrive il nostro Annotatore ( canto V ) 
poesia non istà nell' immaginare e nel parlar grottesco , 
ma nel dir nuovamente e nobilmente cose basse e trite. 
Se ad alciuio paresse che tal dottrina venga a far con- 
sistere la poesia nelle sole parole , noi gli diremo , 
che non pure ogni poeta da mercato , ma (jual che 
siasi paltoniere saprebbe dir male dell' aglio j dove a 
farne una beli' ode ci voleva un Orazio. E tutti pre- 
gano un buon viaggio agli amici ; ma cosa cosi trita , 
come non apparisce nobile e nuova nell' ode Sic te Diva 
poteiis Cypri? Or questo è appunto il pregio sommo 
dell' Alighieri ( dice il P. Cesari ) : egli ha questa pro- 
prietà , che cose cavate dalla più schiel ta natura , da 
niuno quasi osservate , e credute incapaci di ornamento 
poetico , le colorisce con tal candore di lingua , e con 
tanto di eloquenza , eh' uom leggendole ad animo ri- 
posato s' empie di stupore e di non usato diletto ( canto 
Vili ) : ed è questa la cagione che fa esser Dante il 
primo poeta del mondo. Ma come gli Scrittori non 
sono senza difetti , non lascia il Veronese di notarli 
modestamente nella Divina Commedia. Così dichiarando 
una maravigliosa terzina del canto Vili censura il con- 
cetto puerile di quel verso — che fece me a me uscir 
di mente — ; e protesta essere da notare questi nei 
■ anche ne' sommi poeti, a guardia de' giovani, a' qu;dl 



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i43 
queste inezie sembrano perle, E dopo avere lodato a 
cielo quella stupenda apostrofe dell'Italia (e. VI), e 
1' amarissima ironia a' Fiorentini , non lascia di consi- 
derare che il poeta , rom' è proprio di tutti che si tro- 
vano da' loro concittadini oltraggiati a torto , si lascia 
trasportare all' ira , e passa i confini del dovere , volendo 
che tutta Italia si rendesse al piacere dell' Imperatore ; 
e scopre eziandio l' intenzione che Dante velò accorta- 
mente nella Commedia , di aver la mira con tal dise- 
gno a togliere al Papa il dominio temporale. 

INè 1' ammirazione per Dante giunse a rendere vili 
agli occhi del Cesari gli altri poeti ; ma seppe tenersi 
in quel mezzo , che pochi sanno vedere od apprezzare. 
Non ha molto che V Antologìa di Firenze nel dare un 
cenno delle poesie Chlabreresche scelte dal P. Soave , 
e ristampate nella Biblioteca scelta del Silvestri , mo- 
strò di far picciol conto del Savonese , notandolo di 
non avere ne' suoi lirici componimenti procurato di ac- 
cendere nel petto agi' Italiani generosi sentimenti. Ma 
il Cesari , che serve alla verità , non allo spirito di 
parte , avvenutosi in que' versi ( Purg. cant. I ) : 
Lo bel pianeta , che ad amar conforta , 
Faceva tutto rider 1' Oriente j 
ne prende motivo di far recitare al Pompei alcune 
strofe di quella canzoncina Chiabreresca — Se bel rio , 
se beli' auretta — giudicandole un vero riso di poesia 
celeste ; cosi viva , cosi leggiadra ed in ogni sua parte 
graziosa , che pargli proprio un giojello di poesia gre- 
ca , e quello che dice Orazio , si quid lusit Anacreon. 

E già , quasi senza eh' io me ne sia avveduto , ho 
detto a sufiìcienza de' pregi del Veronese , si nella ra- 
gione grammaticale , si nella Filologia , come nella mo- 
destia , sincerità e giustizia letterarie. Ma sarebbe non 
finirla cosi presto , s' io volessi indicare a' leggitori tutto 
quello che si contiene in questo 2." volume delle Bel- 
lezze. Veggasi quanto e' dice sul pavio e sul tripudium 
de' Latini , e si conoscerà come abbia familiari le ra- 
gioni etimologiche. Chi può leggere la dichiaraz'onc 
dol famoso passo del canto VII[ 

Agu/.7.a (jui , lettor , ben gli ocelli al vero , 



,44 

jsenza lodare la perspicacia singolare del Commentatore ? 
Bello è pure quanto scrive sull' avere posto Catone a 
guardia dell' antiporta del Purgatorio; ove anche la dot- 
trina degli Stoici intorno al suicidio è da lui confutata 
con una bellissinia e verissima dottrina della grand' opera 
di S. Agostino de Civitate Dei. E tanto ne basti aver 
notato di queste Bellezze. Aggiugneremo soltanto , che 
manifestamente si cava dall' esposizione del nostro P. 
Cesari , grandi essere i pregi di questa seconda Cantica 
dell' Alighieri ; ed esser vani e presuntuosi coloro i 
quali in tutta la Commedia non trovano altro da lo- 
dare che r Inferno. 

Ma perchè meglio apparisca la nostra rettitudine , 
vogliamo sottoporre a breve esame due opinioni del 
eh. Veronese , e dimostrare che si scostano alquanto 
dal vero , per quella naturai debolezza , che non può 
sempre scompagnarsi anche da' grand' ingegni. L'illustre 
P. Cesari ne vorrà perdonare di leggieri questa nostra 
sincera dichiarazione, sapendo egli così bene, come ogni 
altro Sci'ittore , che la critica non maledica né orgo- 
gliosa , ma schietta e modesta , onora i libri e gli au - 
tori. 

La prima delle nostre osservazioni è in difesa di 
Dante ; 1' altra si volge a sterpare un pregiudizio. E 
facendoci dalla prima , egli è noto che il Poeta finge 
di avere trovato nel vestibolo ( quasi direi ) del Pur- 
gatorio 1' anima del Principe Manfredi , che tenne alcun 
tempo , a dritto o a torto , il reame di Puglia , e 
mori delle ferite avute in battaglia combattendo contro 
a Carlo I. d' Angiò , che aveva ottenuto dal Romano 
Pontefice la investitura del Regno. Manfredi , come 
scomunicato , non poteva aver 1' onore dell' ecclesiastica 
sepoltura ; e perciò Carlo ne fece deporre il corpo 
appiè del ponte di Benevento , sotto un rnonticello di 
pietre , gittatevi per ciascuno dell' esercito Angioino. 
Ma il Vescovo di Cosenza , Legato Apostolico , fece 
trarre di sotto a quel mucchio di sassi le ossa di Man- 
fredi , e lasciarle esposte all' aere aperto. Questa è la 
storia. Ben vide il Poeta , che si poteva dimandargli , 



' t45 

éome ponesse ia luogo di salvazione un Principe morto 
contumace alla scomunica. E però finge clie Manfredi , 
sentendosi venir meno per le ferite , si volgesse dolente 
a chiedere mercè al Signore , e ottenesse perdono dalla 
Misericordia infinita : 

Orribil furon li peccati miei ; 

Ma la bontà infinita ha sì gran braccia , 

Che prende ciò che si rivolve a Lei. 
Posta per vera , ed al Poeta si dee concedere tal 
ipotesi j la conversione di Manfredi , egli è certo , se- 
condo i Canonisti cattolici , che poteva meritare da Dio 
il perdono , almeno quanto alla pena eterna j ma che 
la Chiesa non potendo giudicare dell interno , essa do- 
veva considerare il Principe come contumace sino alla 
morte , e perciò divietargli il sepolcro de' fedeli. E 
Manfredi stesso ne versi dell' Alighieri riconosce ed 
accetta per convenevole cotesta infamia d' esser privo 
degli onori sepolcrali che si rendono a' figliuoli della 
Chiesa. Aggiugne per altro, che se il Vescovo di Co- 
senza avesse potuto leggere in Dio 1' operazione di 
grazia e misericordia , per cui egli Manfredi aveva ot- 
tenuto il perdono , non avrebbe aggiunto alla prima 
pena canonica , quella seconda , di sperderne le ossa 
all' acqua ed al vento : 

Se il Pastor di Cosenza .... 



Avesse in Dio ben letta questa faccia , 
L' ossa del corpo mio sarieno ancora 
In co' del ponte presso a Benevento. 
Qui entra il P, Cesari , e scrive sì fatte cose : « Questo 
te scomunicare dalla società dei fedeli chi volle morire 
« scomunicato dalla Chiesa, è una pena giustamente ed 
« utilmente ordinata ... e però a torto se ne duole qui 
« Manfredi , e forse Dante, w Ma noi , con la debita 
reverenza al P. Cesari , diciamo che Manfredi non sì 
duol punto di essere stato tenuto indegno delia sepol- 
tura de' fedeli. E perchè sia tolto 1' errore , e ninno 
abbia più la via di abusare di questo luogo della Di- 
vina Commedia , per dar ad intendere altrui , che Danto 



i4(> 

hou seiuisse da perfetto ed ubbidiente cattolico , è ne- 
cessario fare una distinzione. Pena canonica , e giusta 
si è negare allo scomunicato la sepoltura de' fedeli ; e 
Carlo d' Angiò ebbe ragione a far coprire di pietre in 
luogo non sacro il corpo del Principe nemico. Ma 1' altra 
pena , o infamia , di sperdere le ossa , lasciandole in- 
sepolte , non è prescritta dai Canoni 3 essendo costume 
de' Cattolici dare eziandio a' cadaveri degli scomunicati, 
anzi degli atei stessi , qualcbe inonorata maniera di se- 
polcro y cosa elle non si nega pure ai bruti. Ma gli or- 
ribili peccati di Manfredi mossero forse il Vescovo di 
Cosenza ad usare una severità esemplare di nuova igno- 
minia. Né di questo pure si duole il Principe : dice 
soltanto , clie se la Chiesa avesse saputo della conver- 
sione di lui , e della ottenuta misericordia , non gli 
avrebbe fatto sostenere quel soprappivi d' infamia , che 
pur ebbe a soffrire , attesoché l' uomo non legge negli 
arcani di Dio. Che anzi Dante si fa conoscere cosi esat- 
tamente scrupoloso intorno a questo articolo , che più 
esser non poteva , se anche fosse stato Lettore di cose 
teologiche nell' Ordine de' Minori , nel quale fu reli- 
gioso , come vogliono , per alcun tempo. Perciocché fa 
dire a Manfredi che uno scomunicato contumace , an- 
corché al fine della vita si penta , ed ottenga remissione 
della pena eterna , é condannato a stare nell' antl-porta 
del Purgatorio uno spazio di tempo clie sia trenta volte 
quello in che visse contumace : 

Ancor che al fin si penta , 

Star gli convlen da questa ripa in fuore 
Per ogni tempo eli' egli é stato , trenta , 
In sua presunzion. 
Mostrato non esser che riprendere In Dante per le 
parole di Manfredi , perché tutte consuonano alla dot- 
trina de' nostri Canonisti e Teologi , dirò brevi parole 
di un pregiudizio , che leggo nella introduzione del Ce- 
sari a questo volume secondo. Egli vuole che nell' uomo 
sia una peculiare attitudine ad una cosa, senza piii , 
e ciò esser vero parlando non pure de' mezzani inge- 
gegni j ma de" sovrani e maggiori, E nondimeflo in 



i47 
Verona stessa trovar poteva il Cesari la confutazione 
di questo suo opinare. Io non cercherò se Scipione 
Maft'ei fosse ingegno mezzano o sovrano , ma qual che 
si fosse , non ebbe egli peculiare attitudine alla Trage- 
dia , all' Archeologia , ed alla Storia civile ? E non di- 
mostrò il Pompei felice attitudine alla prosa e al verso? 
Ed uscendo fuor di Verona , quella stessa penna che 
Vergò la mirabil canzone , Donna , negli occhi vostri , 
calcolava l'Effemeridi, e segnava il corso alle acque. Chi 
può ignorare che il minutissimo annotatore della Biblio- 
teca del Fontanini , ed il freddo correttore del Vossio , 
aveva consumato gli anni migliori del suo vivere nella 
poesia drammatica , eh' egli dalla viltà del secolo XVII 
levò a tal di onore e di perfezione , che il Metastasi© 
non v' ebbe d' aggiugnere , se non se quella facilità e 
molle delicatezza con la quale prese gli animi gentili 
dell' Italia tutta. Ma che giova recare gli esempi di cose 
notissime ? Forse il Cesari nello scrivere quelle parole 
contrarie alla storia della Letteratura , volle dire taci- 
tamente al suo grande avversarlo , che 1' Autore della 
Basvilliana e il traduttor della Iliade non aveva pecu- 
liare attitudine a iàve il Vocabolarista. Ed è cosa fuor 
d' ogni dubbio che in questo secondo volume non rade 
volte il Commentator Veronese ferisce le dottrine della 
Proposta , quantunque non possa citarla in dialoghi che 
si fingono tenuti dal Pompei e dal Torelli. Servirà di 
esempio ( e di conclusione a questo articolo ) quello 
eh' e' dice sponendo il canto IV. Le lingue hanno lor 
sensi , e il valor dall' uso de' maestri , non dalla filo- 
sofia. Egli ha chi tempestando predica e inculca la ne- 
cessità della buona critica, eh' è il migliore di tutti i 
codici ; e così è veramente , purché il critico sia già 
ben bene pratico di tutte le finezze della lingua , e 
dell' uso che n' è padrone ; ed abbia oltre ciò piìi d un 
codice buono da riscontrare : di che diedero nobilissimo 
esempio i deputati alla correzione del Boccaccio. A con- 
fortare questo discorso del Cesari, gio\i 1' esempio re- 
cato nel fascicolo i.' del nostro Giornale , pag. loS , 
©ve si è mostrato che il diligente sig. Luigi Muzzi , 



i48 
benché Toscano , non intese il significato che i suoi 
Toscani soglion dare al vocabolo ingegno , trattandosi 
di meccanica ; ed ora ne piace recarne un altro del eh . 
Amati da Savigliaao. Questo erudito avendo aggiunto 
al poema del Sacchetti — la battaglia delle vecchie 
e delle giovani — un catalogo di voci che o non sono 
per entro il Vocabolario , o non vi hanno tutti i loro 
significati , propone di" registrarvi Aguglia nel senso 
di pertica da scandagliare acqua , e ne cita 1' esempio 
del Morgante XXVHI. a^. 

E rilevar il porto con 1' aguglia , 
benché sia noto ad ognuno che aguglia vai ago, e 
che nella bussola nautica si pone un' aguglia calami- 
tata per trovare il porto o il lido. 

s. 



5; 



% 



i49 



Sposi'zìone di quel luogo dell' alighieri 
( Purgatorio XXIX ) : 



Io vidi le fiammelle andare avante , 
Lasciando dietro a se 1' aer dipinto , 
E di tratti pennelli avean sembiante. 



A 



ragionare di queste parole di Dante , oggimal dì- 
venute famose, ragion vuole clie si premettano le idee 
opportune a mostrare il vero intendimento del Poeta. 
E tal intendimento non è oscuro per se stesso , ma si 
per coloro , che non vollero sostenere il disagio di leg- 
{j;er tutto il canto XXIX del Purgatorio ; quantunque 
Dante stesso non abbia mancato di procacciarsi 1' at- 
tenzione de' leggitori con una speciale invocazione di 
tutto il coro delle Muse , pregandole ad ajutarlo a met- 
tere in versi cose così forti a pensare. 

Agli occhi del Poeta presentossi dapprima un chia- 
rore ( lustro ) , che trascorreva da tutte parti per la 
foresta , così che lo avrebbe creduto un baleno , se 
non avesse continuato a splendere piìi secondo che 
più durava. Né molto appresso l' aere si fé quale un 
fuoco acceso ', ed avvicinandosi vieppiù gli oggetti al 
Poeta , parvegli di ravvisare sette alberi d' oro ; in- 
ganno cagionato dal lungo tratto, che divideva l'Ali- 
ghieri dagli obbietti luminosi. In fatto non tardò che 
pochi istanti a riconoscere eh' eran non alberi , ma 
sette candelabri , che fiammeggiavano di sopra , e 
perciò li chiama vive luci. Allora il Poeta si recò 
sulla riva del fiume , e vide nella sponda opposta se- 
guitare il rapido movimento delle luci , ossia cande- 
labri. E volendo illustrare 1' idea con una compara- 
zione , adoperò quella di tratti pennelli : 



i5o 

Io vidi le fiammelle andare avante , (i) 
Lasciando dietro a se 1' aer dipinto , 
E di tratti pennelli avean sembiante. ' 

Ed ecco tosto la cagione del dnbbio : qae' tratti 
pennelli , di che si debbono intendere ? de' pennelli 
ti'atti in tela o parete , come 1' abbiamo nella edizione 
di Padova , e come vuole (2) il dotto sig. Del Farla , 
ovvero di banderuole , come e' insegnano il Biondi , il 
Perticari ed il Monti ? Prima di rispondere al dubbio, 
veggiamo se il Poeta stesso abbia lasciato nella sua de- 
scrizione la maniera di ben intendere que' pennelli. 

Le fiammelle nell' andare avanti ( v. [73 ) lasciavano 
dietro a se l'aere dipinto ( v. 74) in maniera tale che 
1' aere stesso in quella parte , per cui passavano le fiam- 
melle , restava distinto in sette liste ( v. 76 e ']'])' 
Sì che di sopra rimanea distinto 
In sette liste. 

E queste liste si stendevano addietro per sì lungo 
tratto , che potevano dirsi stendali , o stendardi ; ma 
sì fatti , che la vista del Poeta non gingneva a veder- 
ne il fine ( V. 79 ) : 

Questi stendali dietro eran maggiori 
Che la mia vista. 

Notisi l' ammirabil gradazione con tanto artificio , e 
tuttavia con somma naturalezza , descritta dal Poeta j 
chiarore ; fuoco d'incendio ^ sette alberi fiammeggianti; 
sette candelabri fiammeggianti nella sommità; luci vive; 
fiammelle che andavano ', e nel movimento lasciavano 
l'aere dipinto, anzi distinto in sette liste , o lunghissimi 
stendardi. 

Ma il Poeta , com' è suo stile , vupl rendere la cosa 
più manifesta per mezzo di una comparazione. E qual 
sarà questa ? Secondo il sig. Del Furia , sarebbe tratta 
dall' arte pittorica : ciò vuol dire che ad illustrare la 
visione di sette candelabri fiammeggianti e correnti , 

(1) Cosi leggo, Don avanti come ha l' jéntologia , e come per 
errore di stampa sì trova nel fase, i." Jel nostro Giornale (il quale 
era di già stampato nell'ottobre del 1826. {Nota degli Edit.') 

(2) j4 litologi a ^ fase. nov. e die. 1826. 



i5i 
usato avrebbe 1' Alighieri (sommo nel dar evidenza 
alle cose ) la similitudine di un pennello , die tira una 
linea , o riga , o striscia sopra una tavola. Di più , at- 
testando il citato Del Fui'ia che stendali non è dichia- 
razione di pennelli ( e ciò stesso crediam noi ) , ma che 
si riferisce alle liste , dovremo dire per conseguenza 
che liste degne d' esser paragonate a stendardi si pos- 
sono comparare ad un tratto di pennello. 

Ora , posciachè l' idea ricevuta dall' arte pittorica non 
pare adeguata all'alto concetto, è nostro dovere di cer- 
care qual cosa mai si copra di quel vocabolo pennello. 
Egli è da sapere , che presso i marina) penna vale som- 
mità ', e perciò dicono la penna dell' antenna ec. Ed 
è lor costume collocare sulla vetta di mezzana una 
banderuola , che giova a conoscere onde spirino i ven- 
ti , alla qual banderuola danno il nome tecnico òi pen- 
nello. Nelle navi maggiori ne sogliono metter due , 
l' una all' albero di prora , 1' altra a quello di poppa. 
Di voci nautiche Dante si mostrò vago mai sempre j 
corno quegli clie volea far pompa di universal dottrina j 
ed oltre quelle che si leggono sparse qua e là nel poema, 
ne abbiamo bellissima pruova nella famosa descrizione 
dell' arsenale di Venezia. Nulla dunque ci vieta di spie- 
gare il vocabolo pennello nel senso marinaresco di ban- 
deruola. Ma il sig.. Del Fùria osserva , che «e se i pen- 
te nelli fossero bandiere , ondeggiando sempre , non 
« possono prender la forma Dantesca di spiegate liste. jj 
Questa opposizione , che è fortissima , parlandosi di 
bandiere , perde ogni vigore nel caso nostro : percioc- 
ché i pennelli sono per un tratto non piccolo tenuti 
distesi nelle due estremità dall' alto al basso da due 
liste di legno; onde si trovano quasi un panno nel te- 
lajo ; e la coda loro che svolazza , non può far altro 
che piegarsi alquanto secondo che viene combattuta dal 
vento. 

Che se dalla sposizione grammaticale vogliamo far 
passaggio alla natura delle cose , osiamo affermare che 
Dante nuli' alti'O poteva intendere (jolla voce pennèllo , 
salvo se la banderuola nautica. Infatti, rappresentiamo 



nella nostra iramaglnazione ì cocclij della R. Corte di 
Firenze, allorché i Sovrani della Toscana si recano al 
teatro j e fiogiamo di essere all' estremità di una di 
quelle lunghe e belle contrade che adornano quella citta 
nobilissima ; e che i cocchj spuntino noli' estremità op- 
posta. A principio ci parrà di vedere un lustro , o chia- 
rore, prodotto dai torchj accesi che si trovano nelle ma- 
ni degli staffieri ; trascoi-si pochi istanti ne parrà di ve- 
der l'aere quasi acoeso : appresso distingueremo chela 
luce viene da' cocchj ; e finalmente si vedrà che l'aria 
contrastando alla fiamma , la costringe a ripiegarsi a 
foggia di cono assai lungo, o di banderuola j e corren- 
do i cocchj rapidamente ( come sogliono , trattandosi 
di Sovrani ) ne parrà di vedere tante liste , o striscie , 
che solchino , o distinguan 1' nere , quanti sono i tor- 
clij. Che poi Dante dopo aver detto fiammelle, e fatto- 
ne paragone colle banderuole , scriva liste , e poscia 
stendali , e stendali lunghissimi , egli è questo un sot- 
til artificio poetico, per mostrare la grandezza di quelle 
luci che fiammeggiavano sopra i misteriosi candelabri. 
E qui dobbiamo nuovamente volgere il discorso all'e- 
rudito Del Furia , il quale osserva che stendale signi- 
fica bandiera grande. Nel che di certo non possiamo 
sentire con lui , troppo essendo diversa la bandiera dallo 
stendale. Di che abbiamo la prova in quegli stendali , 
che prima delle ultime vicende si vedevan nelle sacre 
proc- ssioni ; le quali si aprivano appunto con uno steri' 
dale o stendardo; il qiale non è diverso dalle ban- 
deruole se non per la sua maggior grandezza ; essendo 
formato di un largo drappo di seta attaccato nella sua 
maggior larghezza ad un' asta , e che viene sempre de- 
crescendo fino a terminare in una o più punte , o vo- 
gbam code, cui solevan reggere gentili giovinetti. La 
bandiera al contrario ha forma quadrata , o almeno di 
parallelogramma. 

Farmi di avere chiaramente dimostrato in fin' ad ora 
che e la ragione della lingua , e quella della fisica , 
non meno che la narrazione del Poeta , ci stringono a 
ricevere il vocabolo pennello nel suo proprio Ietterai 



i5S 

significato di havderuola. Né so intendere come V An- 
tologia faccia dire all'erudito Del Furia , che nel citato 
passo di Dante « si succedon per ordine le idee di pit- 
ture , di colori , di pennelli , di liste di luce " ed es- 
ser perciò stesso da interpretare quel verso secondo 1 ar- 
te pittorica ; perciocché nel racconto di Dante non tro- 
vasi punto quell'ordine che si legge neW Antologia ; nò 
v' ha parola di pitture ; ma le idee vi sono così dispo- 
ste : lustro, baleno , fuoco , alberi d' oro , candelabri 
fiammeggianti , l'U'e luci e Jiammelle. Che se il Poeta 
aggiugne dopo tutto questo , che le fiammelhe lasciava- 
no l'aer dipinto, non ignora V Antologia ^ che dipinto 
è detto per metafora , e che le fiammelle non sono pit- 
ture , né colori appr, tenenti all' arte pittorica. Ma pen- 
nello, conchiude il sig. Del Furia , dinota bandiera pic- 
cola : or come Dante usò poco appresso del vocabolo 
stendardo , che dinota bandiera grande ? Già si è no- 
tato che bandiera e stendardo non sono sinonimi ; ed 
intanto rispondiamo che Dante , peritissimo delle parole 
nautiche , temendo non forse la voce pennello impic- 
ciolisse la idea , e volendo anche rappresentare che gli 
obbietti si facevano ad ogni istante più grandi alla vi- 
sta , spiegò ben tosto la prima voce coli' altra di li- 
sta , e questa con la parola stendale. 

E qui ne sia conceduto fare una piccola digressione 
per interpretare quel verso di Guido dalle Colonne , 
\'oi siete il mio pennel che non all'onda. 

Ebbe ragione il Pergamini di spiegare il pennello 
per banderuola die mostra la qualità del vento ; ma 
l'altra parte del verso, che non affonda, non che ne rice- 
va schiarimento, riesce più oscura di prima, non veg- 
gendosi qnal v'abbia relazione tra la banderuola e l'af- 
fondare. Ma è da snpere , che i nostri marina) hanno 
due sorte di pennello; l'uno già descritto nella sposi- 
zione- di Dante; l'altro che si forma di funicelle, ov- 
vero di strisce con pezzi di suvero , e spesso con pen- 
ne , e si collot;a alla poppa del navilio per conoscere 
Ja qualità del vento; specialmente allorché spira meno 
gagliardo. E questo sì fatto pennello , benché venisse a 



i54 
cadere dalla poppa in mare , non si aftbnda , sostenuto 
essendo dal suvero o dalle piume. Nò è maraviglia clic 
un poeta di Messina , città die fu sempre un grand' 
emporio maritlimo, sapesse così bene il valore di quella 
espressione : pennello che non affonda. 

INIa è tempo di volgere i nostri pensieri all' aggiunto 
elle Dante volle dare ai pennelli chiamandoli tratti. 
A bene interpretarlo non giova quel verso del Tasso : 
quasi aureo tratto di pennel si stendere ciò per due 
cagioni j 1° perdio niuno avendo mosso questione del vero 
significato di tal locuzione , anzi essendo a tutti chia- 
rissima, sarebbe lo stesso della frase Dantesca, se l'una 
fosse come immagine dell' altra; 2." perchè in Dante 
l' idea principale sono i pennelli , che nella Gerusa- 
Jemnie divengono idea relativa. Avvi chi spiega le pa- 
role della Divina Commedia per banderuole spiegate , 
o distese ; alla quale sposizione contraddice il sig. Del 
Furia , perchè te al verbo trarre non può darsi il va- 
te lore di spiegale, o distendere :>^. Al Biagioli piac- 
que d'intendere pennelli scorrenti ; e questa dichiara- 
zione ne sembra 1' unica , solo che all' aggiunto scor- 
renti , che ha significato equivoco , si sostituisca que- 
sl' altro più prei'iso , cioè correnti. E di vero; se i 
candelabri si movevano con moto rapidissimo , e cor- 
revano inverso il fiume , non potevano esser degnamente 
paragonati che a pennelli correnti. E il trarre del buon 
secolo vale appunto correre prestamente ad un luogo. 

Se questa nostra interpretazione non piacesse a co- 
loro che possono giudicar delle cose , non ci dorremo 
punto di vedere la piccola nostra fatica tornare indar- 
no ; ma si pregheremo i critici a voler considerare , 
che se pennello dovesse ritenere il suo più comune si- 
gnificato di strumento pittorico , in tal caso ragion vor- 
rebbe che si ponesse fine una volta alla contesa , stan- 
techè la dichiarazione , era già bella e fatta ne' com- 
mentatori : — avean sembiante di pennelli tratti in ta- 
vola o in tela , o in parete. — 

•s. 



:55 



Colleccion de los viages ec. Collezione de viag^ 
gì fatti dagli Spagnuoli. . . l'accolti e ordinati 
dal Cav. de Wavarrete per ordine di S. M. 
Cattolica, Madrid^ 1825 — 26. ^ol. 2. in 4-" 

(Vedi il fascicolo I. del nostro Giornale.) 

Articolo 2." 

T ' 

et J J onore fattoci dalla Maestà del Re ( dice il Cav. 
ce Na varrete ) , e il concetto che ci eravamo formati del 
ce nostro lavoro , ne incoraggiò a dare a' viaggi del 
ce Colombo quella maggior illustrazione e pubblicità , 
ce che per noi si poteva. E questo chiedevaci non me- 
ce no la grata accoglienza con cui si udivano e rice- 
ce veàno in questi tempi le notizie di quest' illustre 
ce navigatore j e si ancora la magnificenza ed accura- 
cc tezza con che si era pubblicato in Genova il Co- 
cc dice Colombo- Americano (i). » Né in ciò solo di- 
mostra il dotto Editore di tenere iu molto pregio il 
Codice Genovese ; che anzi nel § 66 dopo aver dichia- 
rato che o le piegature deba carta , o le voci antiquate , 
o le cifre de' nota] , non permettono alcuna volta di leg- 
gere accuratamente ogni parola de' testi a penna , e 
questo essere a lui accaduto ed al celebre storico di 
Amei'ica Giovambatista Munnoz nel compilare questa 
raccolta di viaggi , aggiugne quasi a conforto e soste- 
gno : ce Nel Codice Colombo- Americano sono avvertiti 
ce similmente questi leggeri nei , ora per non avere in- 
ce leso le abbreviature , ed ora perchè non si trovò il 
« preciso significato di qualche parola castigliana ita in 
ce disuso. 33 Non dimostra tal cortesia riguardo al eh. 
Cav. Luigi Bossi, autore di una vita del Colombo, stam- 

(i) Inlroduzione pag. LXIV. 



i56 

pala in Milano, e voltata in lingua francese : ma sospet- 
tando cosi nello scrittore , come nel traduttore , un di- 
spregio troppo manifesto della nazione spagnuola , gli 
accusa d^ ignoranza e di malizia, (§ Sj } ed agra- 
mente riprende non meno i suddetti scrittori , come 
wna falsa e dannosa filosofia (§56) collegata ( sono 
parole del Navarrete^ con ignoranza pertinace, venalità, 
corruzione di costumi , libertinaggio e viz) turpissimi ; 
ed accusa questa filosofia di avere gittato i semi della 
discordia tra' fratelli , che pure avevano origine , costu- 
mi , leggi e religione medesima : accennando agli Ame- 
ricani , sottrattisi all' antico dominio con troppo grave 
discapito della potenza spagnuola. E tanto si adira con- 
tro al Bossi , clie non si ricorda della riverenza dovuta 
al Colombo ; cosicché cercando scusare i suoi nazionali 
delle crudeltà usate a' medesimi Indiani , ne accagiona 
il Colombo sviir autoi'ilà del celebre de las Casas in un' 
opera che manuscrilta si legge in un arcliivio di Spa- 
gna. Or noi che siamo nemici non meno alla falsa e 
dannosa filosofia , clve alla troppo calda eloquenza , 
ov' ella si drizzi a ferire le pei'sone , faremo silenzio 
su questo l'agionare del eh. Navarrete per dare un 
cenno delle illustrazioni , che giudicò ben fatto di ag- 
giugnere alla dotta e lunga introduzione. 

Nella 1," si tratta della Seta, il cui lavorio si vuole 
introdotto dagli Arabi nella Spagna entro il secolo XII. 
- — Un privilegio a certi pescatori di due luoghi di Spa- 
gna , è argomento della 2." — Vuoisi nella 3." che 
avendo le navi spagnuole adoperato l'artiglieria Tanno 
iS^i nella pugna della Roccella , fossero i primi ad 
introdurre tal costume. Questa illustrazione , come pie- 
na di dotte ricerche , e non disgiunte dalla storia di 
Venezia e di Genova , troverà luogo nel nostro Gior- 
nale : e si pure la /]•" sulla protezione a cordata da 
monarchi spagnuoli a' trovati meccanici. Del quando il 
nuovo mondo ricevesse il nome di America discorre 
la 5. ; delle barche a vapore la 6." Cvedi il fascicolo 
i." di questo Giornale ). Agli eruditi non sarà discara 
la, 7.* sulle vicende di alcune biblioteche di Spagna. 



Moki errori gravissimi notati dal Cut. Navarrete nella 
vita del Colombo scritta dal citato Cav. Bossi , trovatisi 
dichiarati nelle illustrazioni 7." ed 8." Della 9,'' , che 
si aggira sul testamento fatto dall' eroe genovese nel 
1498, si è fatto parola nel fascicolo i.° dei Giornale 
face. 5y - 60. Daremo tradotta in nostro idioma la io.'' 
che discorre del sepolcio del gran navigatore e delle 
traslazioni delle ossa di lui ; e queste notizie faranno 
toccar con mano , che ninno potè mai vedere nella 
cattedrale di Siviglia quella iscrizione ignota a tutti 
gli eruditi spagnuoli , in cui si leggeva ( secondo un 
buon notajo del secolo XVII) Christ. Columbus Savonen- 
sis. Per l'undecima , eh' è 1' ultima , veggasi il fascicolo 
i." face. 54. 

Intanto noi siam giunti alla parte più memorabile di 
questa raccolta , cioè alle relazioni de' quattro viaggi 
che il gran navigatore fece all'isole ed alla terra fer- 
ma dell' occidente. 

Il primo viaggio è narrato minutamente dal famoso 
Bat-tolonieo de las Casas in un suo manuscritto, nel quale 
protesta di aver tratta la sua rela/.ione fedelmente dal 
giornale stesso che il Colombo spedì a' monarchi di 
Spagna i e perciò ne trascrive la dedicatoria o tratto trat- 
to rapporta le parole precise dell' eroe. Il Munnoz qui 
sopra lodato e il Cav. Navarrete ne presero copia da 
due testi a penna l'anno 1791. Seguita la famosa lettera 
che il Colombo , tornato appena dal primo viaggio , 
scrisse all' amico Luigi di Santangelo , ricopiata dall' 
esemplare spaguiiolo del Regio archivio di Simancas. 
Leandro Cosco la voltò in latino , pubblicandola in Ro- 
ma nel 1493. Il Cav. Bossi la ristampò nella vita del 
Colombo , secondo un impressione che egli tenne per 
esattissima e di somma rarità. Ed ecco nuovamente l'eru- 
dito Navarrete muover lite al Bcssi , mostrando che 
della lettera si avevano molte ristampe j e che nluna è 
taato scorretta come quella che si presenta dal Milanese. 
Le quali cose avea già notato il P. Spolorno nelle Chser' 
vazioni Lutlerarie lette in Livorno all' illustre Acca- 
demia Labronica , ed in un» lettera indirizzata al Si§. 



i58 

Barone de Zacb , che ne diede un estratto nella stia 
Corrispondenza Astronomica , giornale non ignoto all' 
editore della collezione spagnuola. A lui per altro sia- 
mo debitori dell' avere aggiunto all' antico testo la ver- 
sione latina con varianti , ed una nuova traduzione 
castigliana. 

Del secondo viaggio scrisse una minuta relazione il 
medico Cianca (^Chanca) mandato dal governo sulle 
navi del Colombo. Serve di supplimento un memoriale 
a' Sovrani inviato in Europa dall' eroe per mezzo di 
Antonio Torres. 

La storia del terzo viaggio contiensi in due docu- 
menti ; e sono , una lettera del Colombo a' Monarchi , 
cavata da un esemplare di mano del Casas , e la nota 
lettera dello stesso Cristoforo all' Aja del Principe D. 
Giovanni. Piacerà senza dubbio a' nostri Genovesi il 
sapere che quantunque nell' archivio della R. Accada- 
mia di Storia in Madrid si avesse una copia di questa 
seconda lettera fatta con la solita diligenza dal reale 
storiografo Munnoz , non pertanto il Navarrete ingenua- 
mente dichiara per ben due volte (voi. i. pag. ^65 
e 276 J di averne emendato il testo col confronto di 
quello pubblicato nel Codice Colombo-Americano. Se 
altri poi ne chiedesse , come abbia deciferato il eh. 
editox-e spagnuolo quelle parole que jaz hace ecc. che 
parvero oscurissime al P. Spotorno , risponderemo che 
il Navarrete legge que san face , e dopo avere citata 
la lezione del Codice Genovese conchiude , che non vi 
ha senso né in questa né in quella. Nel testo genovese 
si trova una parola non bene rilevata , aggiuntovi in nota 
che parrebbe doversi leggere fechuras j e 1' edizione 
spagnuola legge così appunto , yec/iur«5. (i) 

(0 L'editore del Codice Colomlio-j4mericano pensò che i titoli 
diplomatici de* Sovrani, e le clausole commÌDatorie , essendo simili 
in ogni documento, si potevano ommeltere , dopo averle trascritte 
una volta , o due ; e indicò le ommissioni con alcuni puntini. L' An- 
tologia di Firenze , marzo 1826, prese que' puntini per lacune, e 
ne fece rimprovero all' editore. Come rispondere a censure cosi pon- 
derate ? 



iSg 
A descrivere il quarto viaggio si adducono : i ." al- 
cuni dispacci di corte j 2" una relazione scoperta 1' an- 
no 1831 nel R. Arcliivio di Simancas j 3.° una lettera 
scritta dall' eroe a' monarchi di Spagna , pubblicata 
già tre volte in italiano ; 4-" alcune clausole del testa- 
mento di Diego Mendez , compagno del grande naviga- 
tore. Osserveremo , clic nella relazione citata qui sopra 
al n. 2. trovasi il rotolo degli equipaggi ^ ove sono da 
notare alcuni Genovesi ; cioè Guglielmo , Andrea e Ba- 
tista , scudieri , accennati ciascuno col semplice indizio 
della nazione, Giiioves ; Gregorio e Batista, Pruvieri 
( Groìnetes ) , ed essi pure distinti solamente dalla na- 
zione ; Giovanni Pasau ( forse Pasan , cioè Passano ) 
genovese , scudiere , e Bartolommeo del Fiesco capitano 
della nave la Bìscaina. Nostri pure io giudico Francesco 
de Levante ( Levante ) e Antonio Ciavarin ( forse CUl' 
varino , o di Chiavari"). Avvi un Toscano di casa 
Dati, qualche Fiammingo,* ninno di Piacenza, nò del 
Moi^ferrato. 

Preziose poi sono 1 5 lettere familiari dell' eroe gc 
novese ricavate dall' archivio del Sig. Duca di Vera- 
guas , discendente per linea femminile dal Colombo j 
e noi ci faremo un dovere di arricchirne i fascicoli se- 
guenti del nostro Giornale. Ghiudesi il volume con un' 
appendice di documenti risguardanti alla dignità e a' 
dritti dell' Ammiragliato di Castiglia. Due carte dell' 
America e della via tenuta dallo Scopritore danno lu- 
me opportuno alle relazioni de' viaggi. Nò pivi di que- 
sto primo volume , degnissimo di avere luogo onorato 
in tutte le nobili biblioteche. 



t6o 



P^evsi latini di F. Gjgliuffi. 



N. 



è questo secondo fascicolo del nostro Giornale cor- 
rerà tra le mani dei Letterati senza nuovi versi del eh.. 
Gagliuffi. OiFeriamo in prima agli amatori delle muse 
latine una vaghissima di lui traduzione giambica d' un 
Sonetto dell' Ab. Tosti , incaricato degli affari della S. 
Sede presso S. M. il Re di Sardegna. Fu tal poesia nel 
precedente anno dedicata agli Sposi sigg. March. Gus- 
tavo Bens di Cavour , e Adelaide Lascaris di Ventimi- 
glia , e fu letta , e tradotta , come segue, dal nostro La- 
tinista. E tanto pili degna di considerazione ci sembra 
tal versione , non tanto perchè tutta spira Catulliana gra- 
zia e amabilità , ma ancora perchè estinse e dilegviò 
alcuni, nei dell' originale. Che potrebbe forse dar noja 
a sperto conoscitore delle finezze poetiche quel genio 
del primo quadernario , e sembra altresì servire alquanto 
alla rima quella perifrasi del penultimo verso del se- 
condo ternario , in cui vuoisi circoscrivere quel Che 
rubino dalia spada di fuoco , che dopo la cacciata dei 
primi parenti fu collocato da Dio innanzi al paradisa 
d' Eden a guardia dell' albero della vita. 

Sonetto, 

All' ara , o Sposa, Io t' amo , e 1' amor mio 
Pria che negli occhi miei , nel cor s' accese , 
Allor che del tuo genio eccelso e pio 
Egregia fama ragionar s' intese. 

All' ara , o Sposo. Al tuo gentil desio 
E ai voti miei risponde il Ciel cortese : 
Son chiari i tuoi bei pregi jet' amo anch' io , 
E benedico Amor che tua mi rese. 

Così dicendo s' appressava all' ara 

La bella coppia , cui splendeva in viso 
Amorosa innocenza al mondo rara. 



i6t 

E parea che cangiato il lutto in riso , 

Queir Angel , che di Dio le vie prepara , 
Rendesse Adamo ed Eva al Paradiso. 

Versio Jambica. 

Procede , Sponsa : fulget ara. Me mihi 
Amor , priusquam te viderem , surpult , 
Quum pulclira fama te piamque et inclytam ., 
Amabilemque nuncupabat Virginem. 

Procede, Spouse : fulget ara. Jam tuis 
Meisque vox superna votis annuit : 
Laus te secuta est clara : teque amo libens , 
Et Iffitor esse sancto amore me tuam. 

Haec ambo ad aram. prodeuntes. Interim 
Utrumque vultum Isetiorem fecerat 
Mirus beati» splendor innocentise ; 

Pomique nondum luctuosi conscios 
Divo putasses indicante nuntio 
In prata Adamum prima et Hevam regi-edi. 

Riportiamo in seguito questi altri distici , che il sul- 
lodato Professore fece ultimamente in diverse occasioni , 
e de' quali cortesemente fa dono al nostro Giornale. 

Compariva in una nobile conversazione la Marchesa 
Artemisia Brignole-Sale in bellissima veste azzurra j su 
di che richiesto d' un distico il Gagliuffi da alcuno de' 
circostanti , disse : 

Cceruleo e pelago Venus Attica surgere visa est , 

Visa in cserulea est nostra Venus chlamyde. 
Altera nuda sacrum lajsit male fausta pudorcm j 
Haec verax sancti norma pudoris erit. 
Il celebre M. Givial , che ha dato alla Chirurgia un 
«uovo strumento per estrarre le pietre dai corpi umani 
senza la terribile operazione del taglio , dimosti-ando 
la sua ricerca non essere una chiniei a , come si era 
qualificata da un illustre francese , appena ebbe ad al- 
cuni spiegato il modo del suo nuovo operare , scrisse 
Gagliuffi. 1 1 



i8z 
Proh! terebra ia calamo est. Proli! Forcipe cincia tridenti 

Illsesum humani corporis inguen init , 
Concretosque intus lapides , facileque preliensos 

Sic terit , ut motis egrediantur aqiiis, 
Obstupeo ceruens quod desiuit esse cbymera 

Grande tuaì , o Givial , mentis et artis opus. 

Lo stesso M. Civial visitando il famoso nostro Istituto 
de' Sordi-muti , esaltava la industriosa carità del P. As- 
'.arotti , e la saggezza de' suoi regolamenti , chiamando 
l' ottimo istitutore Abbate De V Epée redivivo , il P. 
Gagliuffi disse , e pregato poi scrisse i seguenti : 
Quidnam Asserotns magno non impar Epeo 

In Ligure , o Civial , littore prcestiterit , 
Ut qui ullas nequeunt audire , et reddere voces , 

Communis vitte noscere vincla queant , 
Vidisti attonitus F Sed non minus ilio stupescet , 

lugenii videat sì benefacta tui. 
Ille , an tu potior ? Milli prodigiosus uterque : 
tianctam liomiui virlus utraque prsebet opera. 



i63 



Commedie del Sifr. Alberto Nota Avvocato. 



Edizìome decima , rivista e corretta dall' Autore. 
Milano, Silvestri) 1826; in 12, voi. due. 



N< 



el tempo della nostra prima gioventù i teatri d' Ita- 
lia non volevano ammettere che drammi , e drammi 
sentinientali. Indarno fu , che alcuni pochi letterati am- 
monissero gli studiosi a fuggire quel genere dramma- 
tico , lontano egualmente dalla commedia e dalla tra- 
gedia , e fondato sopra maniere e idee che o non sono 
in natura , e sono in pochissimi cervelli a vapore. Git- 
tavan le parole , e n' eran dileggiati , come pedanti , o 
persone prive di gusto. Ma pur alla fine si annojarono 
gli uomini di tanta sentimentalità , e vollero tornare 
all' antica ed unica vera commedia. E di ciò gran lode 
si dee tributare al Conte Giraud romano , ed al sig. 
Alberto Nota torinese 5 e specialmente a quest' ultimo , 
che la poesia comica italiana tornò ali antico onore. Per 
che non possiamo non lodare il consiglio del Silvestri , 
che nella sua Scelta Biblioteca ha dato luogo alle Com- 
medie del sig. Nota , ed ha loro premesso alcune brevi 
notizie dell' Autore ; le quali noi riporteremo in com- 
pendio, non trovandole accennate n^ Antologia di Fi- 
renze , che pur discorre , né cosi brevemente, di questa 
X.'' edizione (i) . 

Alberto Nota nacque in Torino l'anno 177^. Il mal 
sgoverno che il padre suo avea fatto de' beni della fa- 
miglia A trasse a vivere sottilmente dell' entrata di al- 
cuni poderi salvati pel vincolo di un fedecommesso. 
liuigia , sorella del cel. Botanico Allioni , educò il suo 
figliuolo Alberto con diligentissima cura. In età di anni 
i8 meritossi nell'Università torinese il berretto dottorale. 

(i) Seltenibre i8a6- In esso articolo fi onore voi menzione delle 
eomcnedie del aostro CoQGÌttadino sig. Luigi Marchese. 



ì64 
Caduto il Piemonte sotto il dominio francese , 1' Avv. 
Nota fu nel i8o3 destinato Procuratore generale nella 
Corte Criminale di Torino; e l'anno 18 ii fu mandato 
Sostituito del Procuratore imperiale in Vercelli. Ricom- 
posto in Piemonte 1' ordine antico , il Nota visse alcun 
tempo sciolto dalle pubbliche cure j e poscia entrò ncU' 
uffizio dell'Avvocato de' Poveri in Torino. Nizza l'ebbe 
Sotto-Intendente generale nel 18 18; e due anni appresso 
andò a goverur.re come Vice-Intendente la provincia di 
Bobbio; ed infine (nel i8'23) venne ad amministrare 
quella più ragguardevole di S. Remo nella nostra ri- 
viera occidentaJe. 

Niuno si meravigli die un soggetto occupato nelle 
leggi , e poi negli affari , abbia potuto meritar tanta 
lode nella pò jsia comica , che è piena di gravissima 
difficoltà ; perchè oltre qtieLa naturale attitudine a più 
cose , che trovasi sempre ne' buoni ingegni , il nostro 
Sig. Nota , aveasi , ancor fanciullo, acconcio in sua casa 
un teatrino pe' burattini a fila ; movendo i quali reci- 
tava commedie del Guidoni e del Molière: cpiest' ulti me 
voltava egli stesso dal francese idioma nel nostro. Os- 
serva V jlìitologia di Firenze (1. cit. ) che ben si co- 
nosce lo st'.idio posto dal JNota in que' due sommi; ma 
poteva aggiungere che non trascuiò di leggere le due 
commedie di Scipione JNlaiTei , specialmente nel tessere 
in Lusi?i sminerà. E ciò stesso torna ad onore del sig. Nota; 
perciocché, i volgari non avrebbero uè sospettato, né cre- 
duto mai , che i lavori del Mafl'ei potessero giovare ad 
un valoroso scrittore di commedie. 



1-615' 



Appendice alla Proposta ecc. (del Cavaliere 
J^iNCENZO Monti) Milano, I. R. Stamperia, 
i8a6, in 8.» 



9 

J opera dell' illustre Cav. Monti sul Vocabolario della 
Crusca avea mestieri di un indice , che in uno acco- 
gliesse le dottrine e le voci sparse ne' sei volumi di 
quella famosa Proposta; e tal servizio ha voluto rendere 
agli studiosi il sig. Vincenzo Sonciui ; e quest' indice 
costituisce la prima parte dell' ^pvendice. 

Appresso si leggono le nuove giunte e correzioni del 
Monti dalla lettera A alla lettera I col resto dello spo- 
glio Ariostesco delle medesime Iettare. Pregevolissima 
è questa parie del volu ne ; e ttitt' debbono saper grado 
al eh. Scrittore , perchè dalle opere del Chiabrera , e 
dall' Eneide del Caro ^ libri trascurati dalla Crusca ) 
abbia cavato molti bei ?nodi , e molle voci che alla 
lingua nostra crescono dovizia e leggiadria. E qui ne 
piace far ossex'vare che il vocabolo hor.azza vive nella 
lingua marinaresca della Ligrr^a. Forse a molti dorrà 
del P. Soave '- uomo che mer tò bene della gioventù 
italiana) veggendolo posto in c'nzone più volte; e gli 
Accademici della Crusca si chiar^eranno OiTesi dell' art. 
genitabile. Febbre e fucina daranno cagione di non 
ingiusto richiamo alle persone che hanno in reverenza 
i Sommi Pontefici , e il buon costume. Tolti questi 
nei , quos ( vogliam credere ) incuria fudit , molta lode 
si dee tributare a questa fatica del celebre Autore. 

Neil' indice delle persone , delle opere e delle città 
nominate nella Proposta, si emendi J/i/Zo in Grillo} 
essendo questo il vero cognome di un trovatore geno- 
\ese del sec. XIII. 

Molto ci ha confortato l' indice di alcuni errori ne' 
quali è caduto il Cav. Monti nella sua Proposta ; e che 



j66 

egli emenda nell' Appendice. I veri letterati conoscono 
la debolezza di nostro ingegno , e non hanno rossore 
di pubblicare le opportune coi-rezioni. Infatti ( per dar 
qualcb' esempio ) a confermare il senso dalla Crusca 
assegnato alla voce treggea , viene opportuno il dialetto 
milanese j come per uguanno possiamo citare la nostra 
riviera di levante ( la cui estremità si congiixnge alla 
Toscana ) dove si usa continuo nel significato latino di 
hoc anno; percliè appunto da questa locuzione trassero 
uguanno così gì' Italiani , come i Provenzali. 

Gli errori notati in n. di 68 , nelle giunte Veronesi , 
appartengono quasi tutti al Lombardi. 

11 Guazzabuglio delle Giunte Veronesi è una chiara 
dimostrazione di quel principio già difeso da molti sa- 
pienti j essere impossibile che un'Accademia, o società, 
od unione qualunque, possa formare un'opera compiuta. 
Vannetti , Lombardi , Zanotti ecc. aveano fatto delle 
postille al Vocabolario : il Cesari volendo che a ciascuno 
di loro fosse conservato il debito onore , collocò fedel- 
mente nel corpo del vocabolario le f:itlche di quegli 
autoi'i distinte dalle iniziali de' lor cognomi. Avviene 
perciò che ora una giunta ripete quello che si era detto 
neir altra , ora contraddice alle sue compagne. Il qual 
disordine sarebbe sparito , se la delicatezza del P. Ce- 
sari avessegli conceduto di adoperare quelle postille , 
come rozzi materiali da recidere , accrescere , ed oi'di- 
nare a suo senno. Non è perciò che le giunte Veronesi 
non sien di molto vantaggio agli studiosi. Chi volesse 
ciò negare , troverebbesi smentito dal Monti medesimo , 
il quale non una volta le cita e se ne giova opportu- 
namente in quesl' Appendice. 

Nel fine del volume si leggono due lunghi articoli 
della Biblioteca Italiana in lode della Proposta; omet- 
tendosi un altro articolo dello stesso Giornale , in cui 
un Toscano si era preso l' incarico di sostenere , in al- 
cuna guisa, l'antico pregio della Crusca e della Toscana. 
Chiuderemo questi brevi cenni , con ammonire i gio- 
vinetti studiosi a non lasciarsi dar ad intendere che 
l'illustre Cav. Monti non ad altro abbia inteso con la 



167 

proposta e 1' udppendice , die ad avvilire e il Cesari e 
gli Accademici della Crusca. Riguardo al chiar -imo 
Veronese , ingenuamente protesta (i i di avere in aolta 
stima quel valente letterato , e lo celebra come uno 
de' più bei lami dell' italiana letteratura. Né queste 
parole verran nuove a chiunque sia informato che grande 
consonanza di opinioni si trovava ti'a il Monti ed il suo 
genero Conte Perticari ; ed è notissima la lettera di 
quest' ultimo filologo in lode del P. Cesari ; lettera cosi 
onoi-evole al Veronese, che più grand' elor'T non po- 
trebbe questi , né vorrebbe desiderare. Chi ^joi amasse 
conoscere pienamente i sensi del Monti verso la Crusca , 
legga nelja parte i." del voi. a.® queste parole: « Dalle 
« fatiche di quell' illustre consesso ne venne un grande 
ce onore alla patria , e all' italiana letteratura singolaris- 
te almo benefizio. » E perchè un Toscano non si era 
vergognato di vituperare quell' Accademia , il Monti 
dopo avernelo rampognato , aggiunge una sentenza gra- 
vissima 5 che noi riputiam degna d' essere trascritta 
nel nostro Giornale: « Egli è anùco costume il vili- 
cc pendere quegli studj che mal si conoscono o mal si 
« coltivano , e non è raro in Italia , dove perpetuamente 

l'un l'altro si rode 

Di quei che un muro ad una fossa serra , 
ce il vedere scrittori più solleciti della gloria dell' altrui 
ce paese , che del natio. » 



(i) A ppendice : Erroii d<:Ile Giurile Veronesi , vcc. Parpaglioiue. 



(68 



La Gerusalemme liberata di Torquato Tjsso , 
colle 'Varianti e note del COLOMBO e del Ca- 
VEDOlSi , e con pia altre illustrazioni. Lodi^ 
Orcesi , 1826: voi. 3 in 12. 

Xy e' primi due volumi contiensi il poema , del qtiale 
non è da ragionare : nel terzo abbiamo le varianti e 
le illustrazioni ; e di queste diremo brevi parole. Tro- 
vasi in primo luogo un proemio dell' Editore. Questi 
trascrive alcuni brani della memorabil Lettera del sig. 
Prof, Resini al Monti, scritta nel 181 8. La Toscana, 
dice il Prof, di Pisa , aveva già Dante , Petrarca , Boc- 
caccio, Poliziano, Machiavelli e Guicciardini, prima che 
si leggesse la Gerusalemme del Tasso. Era dunque sin 
d' allora la lingua nostra giunta al meriggio. Dalla qual 
verità di fatto conseguita che toscana debbe dirsi la 
lingua , non italiana ; e che il Vocabolario non sarebbe 
restato povero di voci , se in esso non si fosse citala la 
Gerusalemme. Queste sono le conseguenze che il eh. 
Rosini vuol dedurne a confutazione della Proposta. 
Alle parole del Prof. Pisano servono di nota alcune di 
Carlo Botta , il quale dice non essere poi da condan- 
nare cosi a furor di popolo i Cruscanti ( intendi gli 
uiccadeniici delia Crusca ) per avere antiposto il Fu- 
rioso al Corredo , essendo questa 1' opinione di molti ^ 
e cita il Galileo. Potremmo aggiugnere il Chiabrera , il 
Cebk , il Gravina , il Zanotti , i quali non erano mica 
pedanti, né Toscani, ed in cose poetiche sentivan più 
addentro del filosofo fiorentino. Un' altra annotazione ci 
mostra coir autorità del Serassi , che non tutti gli Ac- 
cademici della Crusca , ma pochi assai , si unirono a 
far la critica del Tasso. 

Alla prefazione tien dietro 1' elogio del Poeta scritto 
da Monsig. Fabroui con grand' esattezza e rapidità ; se 



i6g 

non che il Giornale Ligustico potrebbe dolcemetite 
lagnarsi , che de' tanti uffizj di stima , d' amore , e di 
generosità prestati all' autore della Gerusalemme da' va- 
lenti Genovesi , non v' abbia parola in tutto 1' elogio 5 
tranne l' invito fattogli dall' Accademia di Genova , e 
il nominare per incidenza Giulio Guastavino. La qual di- 
menticanza non si vede nel Serassi ; dal qnale il Fabroni 
(ed egli stesso noi tace) trasse in compendio 1' elogio. 

Con molto di piacere e di sorpresa si leggerà tra- 
dotta in italiano la lettera del sig. Bureau de la Malie, 
già pubblicata nella Storia delle Crociate del Micliaud ; 
nella qual lettera si vuol provare che la ir e ras a- emine 
conquistata è poema assai migliore della liberata. Per 
altro 1' editore italiano avrebbe dovuto emendarne un 
passo elle spetta al nostro Genovese Angel > Grillo , 
Monaco Benedittino , amico strettissimo e largo bene- 
fattore del Tasso. 

Succede a questa lettera una parte di un dialogo del 
Monti già pubblicato nella Proposta. Trovasi appresso 
un òenno de' manoscritti collazionati ad emendare il 
testo , e vengono poscia le varie lezioni e le critiche 
osservazioni sopra le medesime. Il catalogo delle edizioni 
consultatesi nella presente ristampa , dovendo riuscir 
gradito agli amatori de' buoni libri, che son molti, lo 
trascriviamo in compendio. 

J. // Goffredo. Vinegla , Cavalcalupo , i58o, in 4'" 
« Può riguardarsi come uno de' primi sbozzi del poe- 
« ma .... E da tenersene conto e per la sua rarità , e 
« più ancora per li non pochi lumi eh' essa edizione 
« ci somministra intorno a varj cangiamenti fatti dal 
« Tasso al poema. 33 

II, La Gerusalemme liberata. Casalmaggiore, Canacci 
e Viotti , i58i , 4'° piccolo. « Avvi per entro qualche 
« lacuna , e mancavi qualche stanza aggiunta al poema 
« posteriormente. :>3 

III, La Gerusalemme liberata. Parma. Viotti , i58i , 
in 12. ce Elegante edizione, assai più rara che l'altra 
« di Casalmaggiore. « 

IV, La Gerusalemme liberata. Parma, Viotti, i58i, 



in ^.° ce In questa etlizionc si sono rleinpiule le lacune 

ce lasciate nelle due antccedeuli L una delle più 

<c pregevoli. " 

V. Il Goffredo. Venezia, Procacino , i582, in 4'* 
« Vuoisi che sia questa la più emendata e perfetta 
« edizione che in sino allora si fosse veduta del poema 
ce del Tasso, n 

VI. La Gerusalemme liberata. Mantova , Osanna , 
i584, in 4" " Pregevolissima e superiore forse a tutte 
ce le altre. " ( Intendasi per 1' accuratezza , non per la 
carta e caratteri. ) 

VII. La Gerusalemme liberata , con le figure di Ber- 
nardo Castello. Genova , Bartoli 1 5c)o , in 4-" « I-i' t'di- 

cc zione è mcn rara di quel che si crede buona 

ce per lo più n' è la lezione. « 

Vili. Za Gerusalemme figur.Tta da B. Castello. 

Genova, Pavoni, iò"o4 , in i3. ce Questa elegante edi- 
ce zione è più rara assai che la precedente. :>i 

IX. Goffredo , ovvero Gerusalemme liberata , con 
1' aggiunta di 5 canti di Camillo Camilli. Venezia , Vin- 
centi , i6ii, in 4'" " Contiene qua e là lezioni varianti 
ce da non dispregiarsi, ^a 

X. La Geiusalemme liberata. Genova , Pavoni , 
1617 , in fogl. ce Nobife e bella edizione . . . Tutte e tre 
ce ( le fatte in Genova ) concordano per lo più , ma non 
ce sempre nella lezione .... Havvene qualche esemplare 
ce con la data dell' anti-porta del MDCXII .... credo 
ce io per errore. Sì fatti esemplari sono di grande fres- 
ie chezza. m 

XI. La Gerusalemme liberata. Firenze, 1724» '"^ 
foglio, ce Sta nelle opere di T. Tasso , impresse in 6 
«e voi. in foglio. Quest' edizione merita grandissima 
ce stima. J3 

XII. La Gerusalemme liberata. Parma : tipi Bodo- 
niani , 1794? voi. 2 in foglio. — e ivi 1794» ^ol. 3 
in foglio — e ivi 1794 ? '^'O^- ^ i" 4-^ S""* " Queste 
ce edizioni , effettivamente diverse , possono , per ciò clic 
ce spetta alla lezione , esser considerate come una sola. « 
La correzione del testo si deve all' Ab, Serassi j ma pare 



171 

die quest' erudito si pigliasse alcuna volta 1' arbitrio di 
racconciare a suo grado i versi dell' autore. 



Antichi documenti intorno allo Stabilimento 
della Zecca di Genos>a. 

ÌV 

-L^ el vastissimo campo delle storiche ricerche , qua- 
lunque sia 1' egregio raccoglitore che ci preced i , rara 
cosa è che non riesca utile lo spigolarvi. Pubblicherò 
io alcuni aTitichi documenti intorno lo stabilimento della 
nostra Zecca , i quali avYaloi'eranuo in gran parte le 
conghietture di chi prima ne scrisse ; e poco vi potrò 
io aggiungere , perchè di questa parte di storielle no- 
zioni ignaro affatto , ho impreso a renderle di diritto 
pubblico più assai per dar materia alla meditazione degli 
eruditi che alla esposizione delle mie proprie idee. 

Il geloso despotismo della Repubblica Romana verso 
i paesi conquistati eli' esercitarono poi soli gl'imperatori , 
par che togliesse dal mondo a loro soggetto ogni mo- 
neta, fuorché la romana, e cosi par supporre nella dotta 
sua opera De iisu et praestaiitia nuinismatwn lo Spon- 
liemio , restringendo a soli monumeili di storia , o 
d adulazione quelle tante medaglie cae dei tempi im- 
periali con altre effigie s' incontrano : ma che tentassero 
alle impellali solo di conservare corso e riputazione lo 
Indica la costituzione di Costantino registrata nel Codice 
Teodosiano lib. IX. tit. 22. leg. i. là dove: Si quis 
solidos appendere iwluerit auri cacti septem solidos 
quaternorum scripidorum nostris vultihus signatos ap- 
pendat prò sijigulis unciis. 

Teodorico, poiché fu signore della Italia, riguardò an- 
eli' egli come privilegio della corona il batter moneta , 
e come guarentigia di questa improntarvi la sua effigie , 
e presso Cassiodoro al libro 7." , formulario Sa , leg- 
giamo: Omnino monetae debet iiitegritas quaeri , ubi 
et vnltus uostcr imprimitur et generalis utilitas im>e- 
nitur : quid enim crit tutum si in nostra peccetur ef- 
Jigie ? Ma allorquando al tempo di Giustiniano l' Italia 



1^3 

ritornò sotto la dipendenza dell' Impero rinacquero le 
pretensioni all' esclusivo diritto del batter moneta ; sic- 
ché a Procopio parve insolenza , che il Re di Francia 
se lo arrogasse , ammettendo a pena la facoltà di bat- 
terne dell' argentea al Re di Persia clie da tanto tempo 
lottava vittoriosamente contro l' istcsso Imperadore , di- 
cendo : Blonetam quidevi argenlcain Ptrsaruin rex 
arbitratn suo cùdere coiisuevit , aureain vero neque 
ìpsi , ncque alio cnipiam barbarovuin regi , quainvis 
auri domino , vultu proprio signare licet — Procop. 
de Bello Got. lib. 3. cap. 33. 

Per i tempi Longobardi gli è da supporre che i Du- 
cili mentre si divisero per alcun tempo la Reale Signo- 
ria battessero mo':eta ; così Muratori riconobbe cinque 
zecche Longobarde, cioè di Pavia, di Milano, del Friuli, 
di Verona, di Li-cca , e dietro alcune monete della 
raccolta del Marchese Trivulzi ove si vede impresso 
un S , anche la Spoletina. E che questo fosse un abuso 
introdotto par comprovarlo il Capitolare di Carlomagno 
1.* dell'anno 8o5. § i8 , Va dove — Volumas ut nullo 
alio loco moneta fiat ni si in palatio nostro , e nel 
capitolare di Lodovico Pio 823. cap. i8 : Illa sola 
moneta per totum regnuni nostrum ab omnibus ha- 
beatur juxta Ulani consuctudinem ^ sicut in capitulis , 
quce de kac re illis comitibus dedimus in quorum 
ministeriis moneta percutitur , constitutum est. 

Sotto 1 Berengarj pare che si continuasse a spendere 
nell'alta Italia la moneta battuta in Milano e in Pavia, 
e quesl' ultima più specialmente a Genova ; ma nella 
lotta tra gli Ottoni e i Berengarj sembra che variasse 
il valore delle monete battute in queste due zecche , e 
che quelle di Pavia rimanessero quosi d' un terzo d' in- 
trinseco più forti di quelle di Milano , cosi risultando 
dal paragone stabilito fra gli ottolini d'oro dal Conte 
Gian Rinaldo Carli , non che dall' atto di fondazione 
del Monistcro di S. Abbondio fatta da Alberigo Vescovo 
di Como del loio, e da un altro diploma dato dall' 
Imperatore Arrigo I. In Pavia l'anno ioi3 riportati dal 
Padre Tatti Somasco. 



,^74 

Conseguenza ancora di quella lotta fu probabilmente 
r alterazione di quelle monete , glaccbò intorno a tal 
tempo si comincia a trovare tanto negl' istrumeuti che 
parlano della moneta milanese , quanto in quelli che 
contrattano della Pavese , argenti denarios bonos ve- 
teris: così già leggo nel loòi in una compra di molti 
beni nel luogo di Besate , ed anche nel ii^i Inno- 
cenzio II imponeva a Giovanni Priore di Castelitio il 
censo di trium solidorum mediolanensis vionetae. Fino 
a quest' epoca la storia nidla ci ofFre intorno alla zecca 
di Genova , dove , come città di commercio , credo che 
promiscui si spendessero , e i Bruniti , e i Mancosi , e i 
Bizanz) , e i denari lucchesi , ma dove ho opinione che 
più generalmente fossero in corso e si tenessero per 
legali i denari di Pavia , quelli però prima dell' alte- 
razione j e ad appoggio della mia opinione darò in luce 
la tariffa , ossia Dacito che Azzo e Lanfranco Gabo sta- 
bilirono dinanzi ai Conioli di Genova l'anno 1128 per 
chi veniva al nostro porto. Ci si vedrà sempre parlato 
di denari antichi Pavesi — et isti denarii siint anti- 
qui papienses. L' istesso anno furono assoggettate le 
ville , che dipendevano dal dominio della città , alla 
guardia di questa , e chi in uomini , chi in denari , 
chi in roba vi dovette contribuire , e per i denari sem- 
pre — debent dare denarios de Papi a antiquos. 

Se per i dazj , se per le imposizioni si serviva il 
nostro nascente comune di questa moneta , ella era dun- 
que la più in uso , ella era dunque la moneta legal- 
mente riconosciuta nel iiaS. 

Non è di che adontarsi degli stretti limiti del nostra 
territorio , del poco nostro commercio , del nostro ri- 
tardato politico reggimento, se soltanto nel 1 128 demmo 
opera a regolare la interna amministrazione. Rozzi, ma 
integerrimi , poveri , ma valorosissimi , pochi , ma uniti 
erano quei padri nostri che sul principio del duodecimo 
secolo tanti esempj di pietà e di valore ne tramanda- 
rono. Ricordiamo Dante, che per bocca del suo avolo 
Cacciaguida , cosi invidiava la povera condizione di Y'v- 
renze , ai tempi di cui or ragioniamo ; 



Fiorenza dentro della cerchia antica 
Ond' ella toglie ancora e terza e nona , 
Si stava in pace sobria e pudica . . . 

Ma crescendo rapidamente il commercio , e gì im- 
barazzi di una non propria moneta , fu deliberato di 
richiedere all'Imperatore facoltà di batterne in Genova. 

Era slato eletto quell' anno a Re di Gei-mania Cor- 
rado III contro le speranze di Arrigo Duca di Sassonia 
e di Baviera , affine , e discendente dei Principi Estensi , 
ond' era più o meno prossimo e congiunto dei tanti 
signori della alta Italia , che quasi tutti discendenti della 
Consorteria Albertina , o di quella aflìni , possedevano 
in \icinanza delle città le loro castella, e i loro do- 
minj ; che perciò se il teatro della guerra si fosse tra- 
portato in Italia, dubbio non v'ha che avessero questi 
seguito le parti del Duca Arrigo : per lo che Corrado 
dovea essere inchino alle domande de' nuovi comuni , 
che per alleati avrebbe avuto in caso di conflitto. 
Accolse quindi benignamente Oberto genovese , man- 
dato in Germania dalla nostra città , e gli concesse 
un diploma, actiim Jclicitei' A^orimbergh anno Doini- 
nicce Incarnationis 1 138 , regni nasi ri primo, mense 
dcecembris , Jnditione prima. Chi disse appartenere que- 
sto diploma al ii3g non lo vide, giacché a quell'anno 
non converrebbe né l' indizione, uè l'anno del Regnante. 
Ma a queir anno bensì appartengono le deliberazioni 
prime del comxme intorno alla nostra moneta. Giura- 
rono allora i Consoli di punire col taglio della mano, 
con la confisca di tutti i beni , col perpetuo bando i 
falsatori di quella , di obbligare all' osservanza di questa 
deliberazione i Consoli loro successori , stabilirono il giu- 
ramento dei cittadini genovesi, che doveano dar opera 
all' esecuzione delle loro sentenze , e togliere dal corso 
le false monete. 

Questi regolamenti che furono stabiliti come cosa nuo- 
va nel II 39, sembrano sufficientemente comprovare che 
vero disse Corrado nel suo diploma , dicendo — jus 
''monetce , qiiod ante non habuerant. — Ignoro se fosse 
coniata quest' anno, e nel seguente, ii4o» nioneta 



176 

nella nostra zecca; indizio del contrario mi dà un.i 
donazione fatta nel mese di geniiajo dell'anno ii4o 
all' opera di S. Lorenzo ( giacché i prudenti avi nostri 
consacravano le primizie d' ogni loro lavoro al culto 
divino ) di soldi mille da doversi prelevare dall' utile 
che risulterebbe dalla mouetizzazione. Ma certo si è 
che nel 11 ^i i consoli, in pieno parlamento radunato 
in S. Lorenzo , appaltarono il dritto di batter moneta 
per la durata di quattordici mesi , da incominciare alla 
prossima Puriiìcazione per L. 1700 , di cui duecento ne 
rilasciarono per far fronte alla fatta assegnazione di 
lire cinquanta , ossia soldi mille a favore della fabbrica 
di S. Lorenzo ; prelevarono un' undecima parte del lu- 
cido per salariare due inspettori , che vigilassero all' os- 
servanza della bontà della lega; la quale doveva esser 
così composta ; d' un terzo d' argento purissimo , e di 
due terzi di i-ame , e divisa in modo che ventiquat- 
tro soldi formassero un' onci». La lega non era delle 
migliori , ma sembra essere stata quella d' alcune zec- 
che d' Italia , giacché da questa scadente composizione 
presero il nome di terzeruoli le monete milanesi , che 
già nominava nel 11 58 Sire Raoul, quando diceva, 
che un cavallo si vendeva — quatuor solidis tertio- 
lorani ; e nei contratti poi venivano indicati col nome 
di moneta nuova : e dei molti che citar potrei ne ba- 
sti uno del 1162, dove Passavicino con la moglie, il 
figlio , e la nuora per la vendita di certi beni fatti al 
monistero di Chiaravalle , dichiara aver ricevuto — 
^rgent. denar. bonor. Mediolanen. novce monetce , 
videlicet de terciolis libras centum. — Credo io che 
questi primi nostri soldi siano quelli che senza data di 
Doge , e per lo più mal conci dall' ossido di rame , 
s' incontrano nelle nostre raccolte della circonferenza 
d' un mezzo franco circa. 

In quanto al divider l' oncia in ventiquattro parti 
credo io debba intendersi , che in ogni ventiquattro vi 
dovesse enti-are un' oncia di argento purissimo , cioè 
che ogni moneta avesse dieci grane d' argento , e colla 
giunta dei due terzi di rame , ogni moneta pesasse in'- 
torno ai trenta. 



«7f 
Era questa, di cui finora ragionammo, moneta cer- 
tamente d' argento , né pare che per quella prima vol- 
ta si coniasse a Genova dell' oro j ma un documento 
ci prova che poco stettero a cosi nobilitare la loro 
zecca. Seguendo sempre il sistema dell' appalto , stretto 
il comune di Genova dai creditori che ripetevano delle 
molte somme imprestate per la gueri-a di Tortooa , e a 
tutto anteponendo la fede pubblica , apprezzando quanto 
l' esempio del governo sia norma alle particolari con- 
trattazioni , fecero i consoli ott' anni dopo , cioè nel 
1 1 49 ! iin rovinoso contratto, vendendo per anni 2C) il 
pedaggio di Voltaggio, l'introito della Ripa, e dello 
Scalo , e cedendo il diritto della moneta d' oro e d' ar- 
gento , a condlzion però che in quarant' anni non ne 
lavorasse la zecca che dieci soli , e tutto questo per 
lire mille trecento : che a tanto doloroso partito era 
ridotta la città nostra , come l' indica lo stesso contratto , 
per 1' ambizione dei precedenti consoli che lasciarono 
il comune sì malconcio di debiti. 

Ma per non prender commiato dal mio lettore col 
dolente quadro delle nostre rovinale finanze , mi affretto 
di porgli sott' occhio un ultimo documento apparte- 
nente all' anno 1162. Tutti sanno che Barizone , Giu- 
dice di Cagliari in Sardegna , fosse per vanagloria , 
fosse eh' egli sperasse che insignito del titolo di Re 
gliene sarebbe venuto il dominio reale di tutta l' iso- 
la , pagò per ottenerlo alla curia dell' Imperatore quat- 
tromila marche d' argento , e spendendo regalmente 
fece altro grosso debito si col comune , che con varj 
particolari genovesi ; e in quella carta si stabilisce il 
come , ed a qual ragguaglio d' alcune altre estere mo- 
nete pagar si dovesse. 

I documenti che dò alla luce erano tutti gelosamente 
custoditi negli archivj pubblici 5 e questi parlando più 
assai chiaramente d' ogni mia conghiettura , qua porrò 
fine. 



t^ 



178 

Documento primo. 

Breve recordationis quod fecit Lanfrancus Gahus , 
et Azo y de Daclto quod debeaiit dare Forici homines 
qui veniunt Januam prò mercnto. Sì fuerit de Bar- 
chinonia et vendiderit Suracejmni , debet dare soli- 
dos V denariorum Papieiisium aiitiquorum. Onmes 
homines de ultramontanis (i) partibas debent dare 
de unoquoque torsello lanio den. VI de prcedicta 
moneta. De torsello de canahaciis den. IV. Homo 
de Nicia debet dare per unumquemque den. 3 ejus- 
deni monetce. Homo de Vintimiha , et de Albinguena 
debet dare den. 4- Homo de Saona , et de Naboli 
( Noli ) , et de Pingue , et de Pertica per unumquem- 
que den. I. Longobardi vero si vendideriiit palium , 
vel osbergum , vel cavallum debent dare den. ^ , et 
de spatis , de centenario spatas ò , de ceto (2) den. 
j. De centenario vero pisciam (3) pisces 6. Homines 
'Vero habitantes a Luna usque ad Romani debent dare 
per unuinqw^mque den. 6. Romani per unumquemque 
den. I '. Cajetani den. 12. Neapoletani d n. 18.^- 
malfitani den. 18. Salernitani den. 18. Omnes habi- 
tantes a S. Martino infra mura usque ad Lunam de- 
bent dare den. i. 

Et hoc Dacitum suprascriptum debent dare UH ho- 
mines qui venerint Jaiiuajn prò mercato , et isti de- 
narii sunt antiqui Papienses. 

Naves Januensium venientes de Sardinia cum sale 
debent dare modium salis et prò cercrena den. 12 
antiquorum Papiensium. Navis veniens de Provincia 

(1) Probabil cosa è che parli dei Francesi, giacché il Villani par- 
lando delle vestimeata delle donne di que' tempi dice : passauansi ie 
maggiori d'una gonnella assai stretta di grosso scarlatto di Pro o di 
maggiori d' una gonnella assai stretta di grosso scarlatto di Pro o di 
Canio , città francesi Caen , e Ipres. La parola torsello eh' è rimasta 
poi oflla lingua francese m'idilìcata in trousse au , e trousse avvalora 
il mio credere. Che fiorisse il commercio della tela nella Provenza 
sotto il nome di caoabaccio , lo otoslfano i regolamenti di Marsiglia 
falli nel sogiiente secoln. 

(?) Culla priib'bllineiite di maglia. 

(3) Sorta ili p„nn». 



«79 
cuni sale debet dare ollam salis. Omnis habitans 
ultra ponteni Clericoleni (4) et vadit in Provinciant 
prò sale debet dare ollam uììani, Oiniies qui sunt de 
inllis et vadunt in Sardiniam prò sale debent me- 
dium I. 

In Ecclesia S. Siri ante altare Sancii J^alentini 
dedit Obertus Gabus hanc conditionem suprascriptam 
Cons. Jan. videlicet (5) Ottoni Gontardo , et Guis- 
cardo ) atque Tf^uilielmus Pi peri , qui tunc erant Cons. 
et ipsi susceperunt eam non ut in aliquo noceat ad- 
versus ciucni hujus civitatis. 



Documento secondo. 
Haec est Guardia Civitatis. 

Homines de Carbonaria et de Morteto usque ad 
Molendinos Binellos , dehent facere guardiani in Ca- 
stello Jaiiuoi ad murum S. Crucis a medio mensis 
j'ulii , usque ad hai. septembris ; et homines de Ca- 
samauli similiter , et de Campo Ursonis et de Zineste- 
do , et de f^egoni , et de Quid , et de Terralba ; isti 
debent facere guardiani excepto servi , et excepto illi 
qui habitant (6) in Donicatis Januensium , quos ipsi 
Januenses pascunt. Homines de Calìgnano , homines 
S. Martini de Erclo et de Manzasco debent facere 
guardiam ad Manzascum. Homines de Tanaturba , et 
de Rivarolio , et de Porcili , et de Cananuza , et de 
Granarolo , et de Sosenedo debent facere guardiani 
fid Turrem Capitis Fari. 

Homines S. Petri uérence , qui soliti sunt facere 
guardiam , debent eam facere. Homines Campi Fìo- 
renzani debent dare den. de Papia antiquos ii. Ho- 

, (4) Ponte oltre Voltri. 

(5) Questi Consoli fan conoscere l'anno iiaS. 

(6) Vjle doniinicato , proprietà , quos ipsi ^ cioè » coltivatori DU- 
kìtt dai padrini. 



i8o 
mmes de Maraxi , ilU de Tarpi , et de Monte Asia- 
no , et de Lago , et de Blebni debent dare per unuin- 
quemnae dimidiuni den. prò guardia. Homines de 
Mii.rteto Soprano , et de Cerreto debent dare prò 
guardia den. 9 super totum. Homines de Stroppa 
debent dare prò guardia den. 12 super totum. Ho- 
mines de Bargagli per unwnquemqne Qj ) ramoxinuin 
unum prò guardia. Homines de BavaLi et de Funta- 
negli supra totum debent dare prò guardia minas 
castanearum 12. 

Homines de Pradello et de Stajano per unumquem- 
que debent dare den. dimidium antiquwn. Illi de 
Molinello et de Rivaira siniiliter. Homines de Pre- 
mentore , et de Basali per unumquemque debent dare 
phiolam unum olei. Homines de Coronada , et de Do- 
menzano , et de Mortelo , et de Azali debent dare 
per unumqueirupie minam castanearum. Casa de Fren- 
guello siniiliter. Homines de Sexto , et de Priano , et de 
Borzoli f et de Bario debent per unumquemque dare fa- 
xiuni de lignis. Homines de Langasco , et de Celaflexi , 
et de Sanato Cipriano per unamquemque Plebem debent 
dare den. 6 Papiensiuni antiquorum. Servi quoque , et 
homines qui habitant super Donicatos Januensium , 
quos Domini Terrarum pascunt , non debent guar- 
diani facere , nec in sujJiascriptis dacitis dare. 



Documento terzo. 

Conradus Dei gratia Romanorum Rex secundus. 
JYotum sit omnibus , tam prcesentibns , quam futuris , 
qualiter ego Conradus divina favente clementia Ro- 
manorum Rex secundus , Januensibus ob Jidehtdtem 
nobis y et prcedecessoribus generis nostri affectuose 
ùnpensam , necnon ob eorum <virtutem egregiam , 

(7) Forse fasici lo di rumi. 



terra marique , ad augmentum et glorìam Romani 
Iinperii nostris temporibus feliciter actam , gratice 
nostrce niìinus exhibere decrevimus : Eorum igiiur 
petit ioni per concivem suwn Obertum , et Jìdelein 
nostrum ad prcesentiam nostrani prcelatce benignh 
annuentes Jus monetse , quod ante non habuerint , 
Regia nostra auctoritate habendum in' perpetuum 
concessimus. 

Decrevimus itaque per prcesentis privilegii pagi- 
nam f ut hoc nostrce largitionis munere libere utan- 
tur , nec sit ulla Potestas , quce huic nostrce conces' 
sioni obliare , vel eontradicere prcesumat. Si quis 
vero ausa temerario hoc nostrum factmn in aliquo 
infringere , vel evacuare tentaverit , centum libras 
auri purissimi nobis componat , duas partes Camerce 
nostrce , tertiam ipsis Januensibus in compositione 
persolvat. 

^ctuin feliciter Norimberch , anno Dominicce In- 
carnationìs millesimo centesimo trigesimo octavo , 
Regni nostri primo , mense decembris in die prima. 
Hujus rei testes sunt , Embrico Wurcemburgensis 
Episcopus. Arnoldus Aquensis Frcepositus , Albertus 
Yerdunensis Primicerius. Fridericus Dux J^. Clericus 
Comes de Lucemburch. Godefridus Castellanus de No- 
rimberch. Treberlus Camerarius , Conradus Pincerna , 
Henricus Mariscalcus. 

Signum Conradi Dei gratia Romanorum Regis 
secundi. 

Ego Arnoldus Regice Carice Cancellarius recogno^i. 



Documento quarto. 

Sacramentum de falsatoribus monetce Januen^f^ 
In nomine Domini. Breve in Consulatu Guillelmi 

Piperis , et Gruillelmi de J^olta , et Guillelmi Bom- 

helli , et Oglerii de Guidone. 

Ab ista die in antea usqu« ad projjcimcun Purift* 



l82 

catìonenU Sanctce Maricc. Si ego incenero ullum ho- 
minem testibiis qui sint recipiendi ad tain niagnuni 
crimen , vel sua confessione qui falset monctam ja- 
nuensem , vel qui eam falsatam habeant , aut qui eam 
falsare faciat , vel qui eam falsari consenciat , vel 
cujus Consilio fai setur ) omnes res suas mobiles et im- 
mobiles Communi Jan. laudabo , et res ejus quas in- 
cenero , ila quod eas capere possim cipiam ad Com- 
mufie Jan. , et amplius ei non reddam , nec ulli alteri 
personce prò eo. Si enim personam ejus habere po- 
terò (8) . manum ejus obtruncare faciam , atque in 
Parlamento publice laudabo^ ut ejus persona perpe- 
tim exilietur. Quod si personam suam habere non 
poterò , pcenam quoì suprascripta est de anferendis 
sibi omnibus rebus et de eo perpetim. exiliando firmam 
tenebo. Et hasc omnia faciam scribere in Brevi ad 
quod venturi Consules consulatum jurabunt. Ita ut ipsi 
Consules teneantur per Sacramentum hcec omnia adim- 
plere , et similiter teneantur facere illis Consulibus. 
qui infra islam, prcescntem Compagniam post eos ve- 
li erint hcec cadem in eorum Brevi sui Consulatus ju- 
rare hcec omnia adimplebo bona fide , sine fraude ^ 
et malo ingcnio. 

Sacramentum de Moneta Jamire. 
udb ista die in antea. Ego non falsabo manetam 
januensem , ncque falsare faciam , neque consiliabor 
ut falsetur , nec consenciam eam falsam. Et si in 
veritate sciero quod ulta persona in supradictis factis 
monetce janucnsis ojfendat , ego pnhlice Consulibus 
Communis januensis dicam. Si aut Consules Janucé 
tum non fuerint publice super perpetim dicam , in 
Ecclesia S. Laurencii , aut in Ecclesia S. Marice de 
Castro , vel in Ecclesia S. Sjri , et si Consules volue- 
rint inde adiniplere vindictam , quce per Consulatum 
Janua; ordinata est velfuerit illi vindictce ^ contrarius 

(8) Carlo il calvo nell'Edilio Pistense ordi.ia che nei psesi di legga 
roniana si puniscano i falsatori di woneta , secondo le disposizioni dì 
quella , e negli altri suoi dominj vuole che lor si troDchi la mano , 
come l'aveva già ordinalo RoHri. 



1^ 

non ero. Sed per bonamjidem adjuvaho ìpsos Consules 
eain facere et adimplcre. Quod si Consules Januce non 
fucrint, et ullus homo januensis defacienda prcedicta 
vindicta antea rationabiliter ire voluerit ei inde con^ 
trarius non ero. Sed in bona fide adjuvabo cani vin- 
dictain facere et adiniplere. Si autem Consules , aut 
ullus alias homo januensis Jecerit vindictam de ilio 
qui in ea moneta offanderit , et in aliquo tempore 
Consuli illi , vel alicui alteri homini januensi qui 
vindictam illam fecerit guerra inde apparuerit , vel 
assaltus factus fuerit , cum persona mea et familia 
niea , cum turribus et domtbus meis , et cum pecunia 
mea adjuvabo cum usque ad Jinem illius guerrce bona 
Jide. Monetam vero januensem Jirmam tenebo et de 
eo Modulo in quo Consules januenses de Communi et 
de Placitis eam statuerint non eam spernam. Si au- 
tem de eadem moneta denarios habuero quos cogno' 
scam esse falsos eos sic obtruncabo , quod amplius prò 
denariis non current. Et si hosnhies de foris ex ea- 
dem moneta deìiarios Januam duoceriiìt imos sciant 
esse falsos quantum poterò Consulibns de Communi 
dicam. Hcec omnia adimplebo et observabo bona fi- 
de y sine fraude , et malo ingenio. 



Documento quinto. 

In Ecclesia S. Laurentii in pieno Parlamento Con- 
sules Guillelmus de Bombello , et Guilleimus Piper ^ 
et Guillelmus de V^olta , et (Jglerius de Guidone lau- 
daverunt , et aj^rmaverunt ut omni anno quo moneta 
januensis facta fuerit liabeat ex ea Ecclesia S. Lau- 
rentii ad facienda opera ipsius Ecclesioe mille sol. 
donec opera ipsius Ecclesice fuerit completa. Iterum 
laudaverunt ut cantarius et rubus pùstquam expedi- 
tus fuerit ab eo quod est ipse cantarius et rubus law 
datus , ab aliis Consulibus Ecclesice S. Laurentii , et 



i84 

Archiepiscopo ab ea die in antea sii Ecclesice S. Lau- 
rentii usque ad decein annos ad facienda opera ejus- 
dem Ecclesice S. Laurentii : liane laudem fecerunt prò 
honore Dei , et Matris Ecclesice , et totius Comrnunis 
Jajiiice. 

I i4o , mense januarii Indict. secunda. 

Ego Salustius JYot, per prceceptum supradictoruvì, 
Consuluin scripsi. 

Ego Guillelmus de Volta. 

Ego Oglerius de Guidone^ 



Documento sesto. 
Laus de Moneta. 



Ili Capitido S. Laurentii , Consules Guillelmus Bar- 
ella, et Guil. Malusaucelhis , et Obertus Turris laiidan- 
tes unanimiter ajffirma\>erunt quod omnes liomines qui 
comparaverunt Jan. monetavi a proxi/na ventura Puri- 
Jicatione S. Marice in antea habeant , et teneant ipsam. 
monetam menses i4 absque omni contradictione venlu- 
rorum Consu/um , et Comrnunis Januce , et quicquid 
lucri infra prcedictos menses quatordecim habuerint 
oninino ut illud habeant decreverunt , et concesserunt 
absque omni contradictione , ut sup. Ita tamen ut 
eam monetam januensem in suo statu jìrmiter honeste 
retineant. Ila videlicet ut terciam argenti optimi ^ et 
duas partes rami , et unciam de viginti quatuor numis 
in se le.galiter obtineat. Et duos pho. viros ac le- 
gales prò cavenda , et custodienda moneta habeant 
quos prtenominati Consules an. venturi proximi post 
eos elegerint. De lucro autem ipsius monetce Consules 
Comrnunis Lib. XI per annum habeant de quibus duo 
pdicli. riiri locent per ut melius facere poterint. Pre- 
terea si casu acciderit quod infra prcenominatus mensis 
i4 minus de quatuor quinque habeant , tune deincep^ 



i85 
tanidiu in suo stata eam mouelam retlneant donec id 
ipsum remanens per annum de quainor qniiique rc-col- 
ligant. Insuper et isti noviter elecli Consules atten- 
dent id quod. siipra difìniliim est. Et Jacient jurare 
prinios Consules post eos ventura attendere quod su- 
pradictum est. Et quod ipsi facient jurare allerum 
Consulatum post se se venientem simititer attendt-re. 
Et sic de hinc in antea per unumqucmqae Consu- 
latum donec id totuin quod supradictum est consu- 
matum et prce/initum fuerit , hanc vero laudeni ideo 
prcefati Consules constituerunf , et laudaverunt quod 
emptores monctce Comnianis Januai Lih. mille quin- 
gentas dederunt quas sujira memorati consules utililati 
ejusdem Communis expcnderunt. Quia lamiensit mo- 
neta ad rationem Lih. mille seplem centum pubblici fuit 
vendita. Et emptores monetcB , tantummodo lÀb. mille 
guingentas in ipsa moneta dederunt. Igilur duo cenlu/n 
Lih. Communi remanserunt quas prcescripti Consules 
operi S. Laurencii dimiserunt de quibus ipsa Opera au- 
nuum lucrum recipiat per rationem aliarwn mille quinque 
cenlum librar. Et hoc ideo laudaveruut quia nunc priores 
Consules jani die tee Operce S. Laurenlii ex ea mo- 
neta Lih. quinquagittta per annum laudaverunt. Nunc 
dicendum est de noinin ibus emptorum , et quanti predi 
unusquisque in jam dieta moneta tribuit , et a Lan- 
franco Pipere exordium incipiamus. Qui enim Lan- 
francus Piper Lih, centum persolvit , et Bonus infans 
de Democolta centum. Et Ansaldus Murice centum , 
et Brigida centum , et Obertus Simpatus )5o , et 
Quiscardus i5o , et Guillelmus Filardus centum , et 
Fahianus centum^ et Ruhaldus AlhicHs centum,^ I^S'^ 
de Folta centum , et Ugo de Burgaro centum , et 
Obertus Ehriacus centum , et Rubaldus Guercius 5o , 
et Boiomonus 5o , ef Bomellus So , et Guillelmus Pa~ 
zollus 5o. 

udnno 114"? It^d. lercia. 



i86 

Documento settimo. 

Vendiclo de Introitu Ripse , Monetse Argenti et Ami, 
et de Scariis , et de Pedagio Vultabii. 

Cai'tam Venditionis facimus sub dupla defensione. 

]Sos Coss. Commnnis Janue ^ Rabaìdus Besaza^ Guil- 
lelmus Nig, , Oberlus Spinala Fobis Oglerio Vento , 
et Guillelmo , et Lanfranco Pipi, et Oberto Turri , 
et Casaro, etc. Guidoni de Olasca , et Ottoni Le- 
cavelum etc. , Guìllebno Picainilio etc. , O/toni Tur- 
aio , et Vassallo Guisuljì , et yénfosso Guercio , et 
Lamberto de Marino nominativi^ iiendinius vobis ab 
ista proxima Puri/icatione S. Marie , usq. ad 2C) ex- 
pletos usumfructuìn et reddifum de Ripa et de Sca- 
riis Coinmunis Janue , et de Pedngio I ultabii , et de 
Moneta /turi , et usumfructurn et redditum de Mo- 
neta Argenti annos io infra ^o , qiiicnnique eos vo- 
luerint , ita quod infra \o annos non laborent nisi 
decem. Preciuni accrpimus a vobis consortibus libras 
mille ducentas prò Communi Janue , et quicquid inde 
voluerint facinnt sine contradictione Consulum Commu- 
nis Janue. et omnium per a per eos. Et promittimus 
nos Consules ex parie Com. Jan. vobis istis consor- 
tibus istam 7>enditionem ab onini hor-dne defensare « 
quod si defendere non potucrìmus ., au.'. si vobis alìquid 
subtrahere quesierit , tunc in duplo cam vendiiionem 
vobis victam fucrit prò evicliorte bona , qua; Communc 
habet vel habitwum est vobis pignori supponimus. 
Nam si comm. Jan. infra predictos annos castrum Vul- 
tabii perdiderit non minus coìligat, et habeant introi- 
tum Pedagil. Et prò predicto predo habeant simililer 
totum quod de Ripa et de Scariis et de Moneta Auri 
exierit usque ad proximam Purifcationem S. M orice , 
et ab eadem Purificatione usque ad aìinos 5^, ut su- 
prascriptum est. 

Actu in Capitulo S. Laurentii , in quo loco Coss, 
Obertus Spinula , W. Niger , Rubaldus Besaza 

T audaverunt et a^rmaverunt istam venditlonem et 



pìgn- firmam , et stabilem esse , ita guod venturi 
Cons. nullo modo eam rumpere valeant. Hanc vero 
laudem et vendictioneni fecerunt , quoniam maxiniain 
pccuniatn prò expensis factis in Tortuosa sacramtmto 
solvere tenebantur. Et 12 predicti Eptores l.ih. mille 
ducenlas com. dederunt , quas Coss. creditorihus Coin- 
munis solverunt • et ideo ut supra laudai^erunt. Preterea 
nos predicti Emptores gratuita et bona rioluntate et 
amore Communis Janue , sine pacto promisso volu- 
mus ut si Commune Janue , infra predictum 3.9 dederit 
nobis Lib. 8 in denariis vel in Pip. facta solutione 
vendemus communi prò predo de istis Lib q. usum- 
fructum quod nobis de predictis rebus deinde perve- 
nire deberet. De predictis libris 1200 dedit Oglerius 
Ventus ^et Guillelmusfr. 3oo , Otto Lecavellus L. 100, 
Caffeaus et Guido de Olascafr. ino. Lanfrancus Pip. 
L. 100 f Obertus Turris L. 100, Vassallus de Gisulfo 
fr. laS. Picamilius fr. laS, Otto Turciusfr. 5o, Anf'os- 
sus Guerciusfr. 5o, l.ambertus de Marino fr. 5o . et 
ne de collectione predi ctaruin rerum lis oriatur hcec 
omnia scripsimus. 



Documento ottavo. 

Hoc est debitum quod Judex Arborcee Communi Ja- 
nue debet Lib. \'j\']^ et, argenti fini March. 2000 et 
f-jib. ']^ Argenti fini. Debitum Si moni A uri ce Lib. poo 
Jan. Debitum Guill. Buronis et Idonis Mallonis Lib. 
600 lan. Debitum lordarli de Michel. Lib- 7 5 m.dr. 12. 
Debitum Ottonis Boni Lib. 5o. Debitum Guillelmi de 
Vivaldo et Guillelmi de JSigrone Lib. 0^6. Debitum Ru' 
baldi Galli Lib. 1 8 1 e« tercia. Debitum Ogerii Pigno- 
li Lib. ^o. Debitum Ottonis Gallete Lib. 53 , e« tercia. 
Debitum Bajnmundi Voiadischi Lib. 53 e^ tercia. De- 
bitum Nicotce Roze Lib. ly argenti fini , et Lib. 55 lan. 
Debitum Rogerii de Maraboto Lib. ì'i et tercia- Debi- 
tum Bazemi Lib. i3 et tercia. Debitum Rubaldi de 
Pinasca Lib.'ì'j. Debitum Oberti Squarzafici Lib. 5o , 



i88 
Argenti fini. Dehituin lohannis Nigrapelt Lib. 28 Tan. 
Debilum Obcrli Vbusmaris Lib. 55. Debilum Idonis 
Pud Lib. 1 7 /Jrgenù. Debitum Oberli Spinule Lib. 1 3 
et tercia. Debitum Filipi de lusta Lib. i3 et tercia. 
Debitum Bisacie Lib. 8. 

Hcec solvenda sunt ita quemadmodum solvimus Do- 
mino Imperatori quatuor niilia Marcarum , videlicet 
hoc modo, /èrgenti fini Marcliain Colonie p. sol. 56 
dr. lan. lincia de Marcita pan. de Marinis Melechi- 
nù et Barbarugiis (cf) p. Marcha Argenti. Et simi- 
liter prò Marella .^- genti sol. 48 Lucen. de Pisa vel 
Luca. Papicnsibus Lib. 4 sol. 6 de Imperiaìibas sol. 
xxx/i. Si de opere /turi et Argenti questio erit 
Debitum juxta apreciatum Bancherioruni (10) Com- 
niunis secundum qiiod sub juraniento id apreciabunt 
Jan uè valere. 



(9) Se fra queste Ire voci non ve ne fosse ins che iodica cliiara- 
mente che sono specie di monete, malgrado la naturale induzione, 
avrei taciuto ; ma egli è baslevolmente oot- che fossero i Malechini. 
Quii Marinis suppongo che sia 1' abbreviatura di Marabotlini. Per 
i Barbarugiis propongo di spiegarli per quelle monete falle battere 
a Miiado «la Federilo I, che come si sa venne soprannominato Bir- 
barossu ; ma non garantisco nulla , giacché non ho saputo rinvenir 
tal moneta in nessun autore. 

(10) Credo fossero quei due che in un prereJenle documento erano 
salariati dal comune per sopraslare alla lega della inoneta , che 
quindi divenissero apprezzatori delle valute estere , e tolta di li 1' op- 
portunità ne facessero poi commercio. I cambiatori io Genova lut* 
torà chiamansi Bancherorti. 



iSg 



I Lusiadi di Catnoens , traduzioìie d' Jntoisio 
Nervi- Seconda edizione illustrata con note 
ec. Milano , dalla Società Tipografica dei 
Classici Italiani , in 12. 

J3enchè quest'edizione sìa stala eseguita sino dal 1821 , 
e possa a taluno parer fuor di tempo il voler ora piìi 
fame parola ,• contuttociò appena il Giornale Ligustico 
vide la luce (i), stimò essere di sua spettanza volgere 
alla beli' opra d' un nostro quanto ingegnoso , altrettanto 
modesto cittadino , quelle cure , che la patria e 1 buoni 
tutti s'aspettavano dallo stesso chiarissimo Traduttore. 
E tanto più cade in acconcio il toccarne per 1' immi- 
nente riproduzione degli stessi Lusiadi , che il detto „^^^m^^^ 
P. Antonio Nervi , vinto dalle preghiere degli amicije ^ J^^ 
delle amene lettere , ci fa sperare colla giunta degli 
argomenti ad ogni canto in ottava rima, e con nota- 
bili miglioramenti in moltissimi luoghi della sua tra- 
duzione. Primieramente pertanto a quelli di tutta Ita- 
lia abbiamo noi in singoiar maniera ad aggiungere i 
nostri ringraziamenti ai chiarissimi Editori milanesi : i 
quali per atto di somma gentilezza non solamente fe- 
cer 1' onore all' Italiana Lusiade d' essere del bel numero 
una nella lor Biblioteca , ma la precedettero d' un dotto 
e sensato avvertimento , in cui con assai squisitezza e 
leggiadria ne espongono i pregi e ne fanno conoscere 
il merito. Se non che a chi ha in pregio la giustizia 
e la verità , e conosce da presso 1' egregio Tra iuttore , 
porgono occasione di scandalo quelle parole di tale 
avvertimento , in cui si fa sapere ai lettori , che la sum- 
luentovata fraduziono è opera di venti anni di la- 
voro , ritoccato del continuo dal chiarissimo P. So- 
lari. La quale asserzione posta dagli Editori sotto la 
condizione , se il vero fa lor riferito , quanto prova 
la buona fede e la delicatezza di que' valentuomini , in 

(1) V. Fas-, i." pag. 6q. 






ll^^^yUC^ %»Sr'^*mmm fi»^,ti>,*^ 7uì,aX 



À 



190 

altrettanto disdoro dovrà ridondare a chi die siensi co- 
loro , i quali non si vede se da maggiore stoltezza o 
malignità spinti qui si parrà aver di fatto riferito il 
falso. Al che mentre noi rivolgiamo queste brevi os- 
• servazioai , lungi dal menomare la venerazione , in che 
debbon essere meritamente tenuti , speriamo anzi di 
far cosa grata ai più volte lodati Editori , siccome te- 
neri d' un padre , onde hanno tanto graziosamente vez- 
zeggiata la figlia. I documenti , di cui a tal fine qui 
ci sei'viamo , ne vengono somministrati da lui medesi- 
mo , benché non senza ripetute istanze e ripulse , per 
esser egli persona oltre ogni creder modesta e nemica 
di brighe , cagione unica , onde non furono né per lui , 
né per altri svertate finora queste due solenni menzo- 
gne , che la Lusiade Italiana del sig. Antonio Ner- 
vi sia opera di vent' anni di lavoro , e clie sia stato 
,_ ^^ _ ritoccato di continuo dal chiarissimo P. Salari. 
I^P^^J jPer ciò che spetta alla prima parte abbiamo dalla 
testimonianza del chiarissimo Traduttore maggior d'ogni 
fede , non aver egli impiegato in tal lavoro più di tre 
anni , né in tale spazio di tempo la traduzione essere 
stata 1' unico suo pensiero ed assidua occupazione. Giac- 
ché di essa avvenne come di tante opere d' ingegno 
d'altri eccellenti scrittori, che fu cominciata quasi per 
diporto negli ozj autunnali del 1806, essendo all'Au- 
tore in villa capitato a caso tra mano 1' originale por- 
toghese. Il quale non fu egli appena venuto a capo di 
leggere , che , siccome persona di finissimo gusto e va- 
lore nelle poetiche discipline , rapito da quell' Epica 
bellezza e maestà , che fé già nobilmente star pensoso 
il gran Torquato , vaghezza il prese di tentare come a 
sì famoso poema rispondesse la nostra favella , ed in- 
tanto gliene venner così a memoria tradotti non so che 
canti od ottave , che recitate e piaciute agli amici , fu 
consigliato a proseguirne l' impresa. Al che egli ritornò 
ne' due anni susseguenti alla stessa stagione, e in altre 
ore d'ozio 5 talché senza scriver mai pur jota, secondo 
la sua mirabile usanza , si trovò quasi senza avveder- 
sene al termine dell' iutiera traduzione , la qual vide 



poi primamente la luce in Genova nel 1814. Sen- 
za che il merito intrinseco dei lavori letterari non di- 
pende dal maggiore o minor numero d' anni , che vi 
si spendano nella cumposizione. Altramente sarem co- 
stretti d' asserire contro 1' opinione universale de' dot- 
ti , che la Gerusalemme conquistata vince d' assai in 
eccellenza e perfezione la liberata , delle quali a ragione 
diceva Marcantonio Bonciaro , che se questa chiamar si 
può opera della Musa , quella dir si deve del Tasso , 
ma del Tasso già vecchio ed infermo. Che anzi dell' 
Amlnta , favola da cpel sommo poeta composta in due 
mesi , potè asserire il Parini , che , « è opera tale , 
che paragonata colla Gerusalemme ; ( che l'autore non 
rifinì mai di ripulire in tutta la vita sua ) si rimarrà 
in dubbio qual delle due nel rispettivo loro genere più 
s' accosti alla perfezione. 33 Né più dell' intervallo che 
passa tra aprile ed ottobre impiegò il Tassoni nel 161 1 
a compiere un poema , che gli ottenne il primo seg- 
gio tra gli eroi-comici. Che più ? Due soli giorni , e 
tra continui rumori , costò al Poliziano il suo Orfeo , 
che dagli eruditi vien riputato nella storia della lette- 
ratura italiana , la prima azione teatrale scritta con 
eleganza e regolarità. 

. Ma per tornare al nostro Traduttore , ben è vero , 
che egli in quel tempo di mezzo , frequentando la stanza 
dell' amico Solari , venne con lui sovente a consiglio 
della sua fatica , e gli recitò , ma soltanto a m.emoria , 
canto per canto 1' intera traduzione del poema , di cui 
mai non vide il Solari veruu manoscritto. Quivi era 
bello il vedere que' due gentili spiriti andar insieme 
ragionando intorno all' indole , alle forme , e i modi 
del linguaggio poetico , e della italiana favella ; ma i 
lor pareri non eran sempre confurmi per riguardo allo 
stile e alla frase,* che l'un tirava al vibrato, al con- 
ciso , e talvolta anche al concettoso , mentre 1' altro era 
tutto nel florido , nel dolce , e maestoso , talché bene 
m essi potea ravvisarsi quell' antico paragone tra il pu- 
gno chiuso e la mano aperta. Quindi si veniva tra loro 
non di rado fratC'iIevoliiient<j a contrasto della proprietà * 

C tèi ài H y^m€f ^»n^i*< 4«i*4^2>#S^/ ^*%f9u ^f^ 



imé^^f^ 






( 

-e dell' eleganza nelle varie produzioni d' ingegno ; ni;i 
di tanto si discostava il sig. Nervi dal far del Solari 
che mai non volle seguirne i consigli neppure in certi 
epiteti della italiana Lusiade , dei quali l' amico gli 
suggeriva lo scambio. Della quale naturai differenza di 
genio e di pensieri può di leggieri essere testimonio a 
sé stesso chiunque ha la minima pratica nell' arte del 
hello scrivere , e facciasi per poco a scorrere le opere 
di questi due valenti ingegni. Che se per entro alla 
Lusiade italiana avesse operato una mano straniera, se 
ne riconoscerebbero a prima vista i tratti differenti sic- 
come in tela di due dipintori di diverso carattere , uè 
vi si scorgerebbe quella eguaglianza di stile , e corri- 
spondenza d' espressione , che si contengono in tutto il 
corso del poema. Lo che non pare che sia del tutto 
sfnggito all' occhio degli stessi Editori milanesi mentre 
attestano al pubblico , che « di questa traduzione facile 
ed armonioso n' è il verso , sciolta e poetica la dicitura ; 
e se la più stretta fedeltà non v' è conservata, conti- 
nuo però vi risplende il merito della nobiltà e dell' 
eleganza. " E qui vuole il eli. Traduttore che da noi 
si renda giustizia agli Editori medesimi , i quali , avver- 
titi dell' occorso , si sono mostrati pronti ad aggiungere 
alla loro edizione le varianti , e gli argomenti , che 
v' avea egli fatto posteriormente , e premettervi pure 
una giusta e genuina dichiarazione. In prova di che il 
sig. Nervi conserva tuttavia la loro lettera di risposta 
ad una del eh, P. Sacchi , ambedue a lui comunicate 
da una coltissima dama , il cui palazzo in Pavia era 
già aperto ai Cesarotti , e ai Monti , e lo è di presente 
ad ogni amatore delle ottime discipline. 

Non si vuol chiudere il presente articolo senza sod- 
disfare al desiderio degli amatori delle Muse , ripor- 
tando qui appresso un' ode dello stesso sig. Nervi sulla i 
Vendemmia tratta dalla sua Accademia sulle Viti. 






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19^ 

LA VENDEMMIA 



ODE. 



Vendemmia , o degli afFanni 

Dolce conforto , io te cantando voglio 
Rompere quello , che le cure e gli anni 
Mi cinser doppio scoglio , 
Se recando la cetra avrà potere 
Di render miti sì selvaggie fiere. 
Ma pensier triste e rio 

Sì porti il mare sulle ondose spume 5 
Forse carco di secoli son io ? 
Più forse il lor bel lume 
Gli occhi non han , né mi si sparge fuore 
Fresco gentil di gioventù colore ? 
Anch' io gir tra le viti 

Voglio , e arrotar coltelli , onde non rada 
Pioggia gentil di grappoli arrostiti 
Entro il panier mi cada ; 
E già tra queste vigne errando , e quelle 
Un tralcio adocchio d' uve moscadelle. 
Oh questo si che il tino 

Gioconderammi : o che gentil colore f 
Già parmi che il bel succo porporino 
Mi piova in mezzo al core ; 
Già s' irrita il desio , bolle l' ingegno , 
E già del suo pensier ebbro divegno. 
E sul!' Emo e '1 Rifeo 

Parmi di errar scuotendo verdeggiante 
Tirso , e Bacco invocando e Semeleo , 
E rapido e saltante 
Agitar sistro o cembalo festoso 
Fatto repente satii-o vinoso. 
Né alcun sia così audace 

Che questo lieto folleggiar condanni j 
Dunque stagion non mai verrà che pace 
Rechi , o tregua agli affanni ? 
E , se i giorni non sono a Bacco amici , 
Quali saranno questi dì felici ? 

i3 



194 

Quasi cangiar natura 

Or giova alfine. Altro non volge o chiude 
Che vin la mente j il colle e la pianura 
Sembra che vino sude , 
Chi si sparge di mosto e seno e volto, 
Chi mosto stilla giù dal crine incolto. 

Quante s' incontran schiette 

Arie di visi , e d' animi giocondi ' 

In un breve confin sembran ristrette 

L' ladie , ed i nuovi mondi , 

Non cura , non pensiero , uou timore , 

Ognun lieto , oguua ricco , ognun signore. 

Te , dunque ed antri e rupi 

Cantin , tempo gentil , dono dei Numi } 

Te ripetan le valli , e i sen più cupi , 

Te ruscelletti , e fiumi , 

E s' addolcisca col tuo caro nome 

La tigre ed il leon dall' auree chiome. 



t9^^ 



Lettere familiari di Cristoforo Colombo. 

Lettera I. 

Al mio carissimo figlio D,. Diego Colon. 

Alla Corte (i) 



G 



/arissimo figlio : Coli' occasione di D. Ferdinando ti 
scrissi lungamente ; il quale partì per colà , oggi sono 
ventitré giorni , col sig. Prefetto (2) e con Garvajal , 
de' quali poscia non ebbi più novella. Dipoi , oggi sono 
sedeci giorni, ti scrissi con Zamora, il corriere , e ti 
maudai una lettera di credito per Cotesti mercanti , che 
ti dessero i danari die lor chiedessi , con attestato di 
Francesco da Rivarolo , e dipoi con altro corriere , sa- 
ranno otto di , con altro attestato di Francesco Doria. 
Queste sono dirette a Pantaleo e Agostino Interiani (3) , 
perchè te le consegnino ; e con esse è una copia di una 
lettera che io scrissi al Santo Padre (4) delle cose delle 
Indie , acciochè non si lamenti più di me. Ne invio 
questa copia , onde la vegga Sua Altezza , o il signor 
Vescovo di Palenzia , ad evitare testimonj falsi (^5) . 

(1) Così nella soprascritta. 

(2) Bartolommeo , fratello di Cristoforo , Prefetto ( Àdelentado ) 
delle Indie. 

(3) Italiano è nel testo ; e Italiano pure scrivevasi , intorno al 1 5oo , 
il- cognome di quella nobil (dmiglia ; e ciò specialmente ia latino. 

(4) Alessandro VI. — Questa notizia ci mostra ad evidenea , chtt 
il Pontefice aveva occasione di fare qualche sacro donativo ad uà 
uomo che aprì alla Religione uo nuovo mondo ;t e da cui bramava 
essere informalo di quelle nuove regioni. Mj qujl dono più conve- 
nevole ad un Papa, e ad uomo di somma religione ^ qual fu Co» 
lombo , quanto un uffizio della B. Vergine ? 

(5) La corrispondenza del Colombo colla Corte di Roma , poteva 
essere calunoiiila da' malevoli. L' abbozzo di una lunga lettera deli- 
Eroe al S. Padre , si legge nella raccolta del Cav. r^avarrete , voi. a.* 
pag. a8o — 83. 



La paga di i[uella gente , clie fu con meco, ha tardato. 
Qui gli ho provveduti di ciò che ho potuto. 

Essi sono poveri j e hanno d' andare a guadagnarsi 
lor vita : consentirono d' andar colà : qui si è detto loro 
che lor farebbero tutto il favore che sia possibile j e 
così è ragione : benché tra essi sono alcuni che meri- 
terebbero anzi castigo che grazie : questo si dice pei 
ribelli. 

Io lor diedi una lettera per il sig. Vescovo (6) di 
Palenzia ; vedila , e la vegga tuo zio , e il fratello , e 
Carvajal j acciochè se fosse mestieri che costoro , i quali 
vanno , abbiano da dare petizione a sua Altezza , da 
essa (lettera') la ricavino^ ed ajutali quanto è possi- 
bile , che è ragione e opera di misericordia ; attesoché 
niuno mai guadagnò denari con tanti pericoli e pene , 
e che abbia fatto cosi grande servizio , come costoro. 
Camacio e maestro Bernal (7) dicono che vogliono an- 
dar colh i due creature , per le quali Dio fa pochi mi- 
racoli : essi vanno piuttosto , se anderanno , per danneg- 
giare , che per far bene. Poco possono , perchè la verità 
vince sempre ; come avvenne della Spagnuola ; avendo 
fatto i ribelli con loro false testimonianze , che sino ad 
ora non se ne sia ricavato profitto. Questo maestro Ber- 
nal , si dice che fu il principio del tradimento. Fu 
preso e accusato di molti delitti j per ognuno de' quali 
meritava d' essere fatto in quarti. A preghiera di tuo 
zio e di altri , ebbe 11 perdono j con questo però , che 
per una benché menoma parola , che proferisse contro 
di me e della mia dignità sia nullo il perdono , ed 
egli s' abbia per condannato : te ne invio la copia con 
questa. 

Di Camacio (8) ti spedirò una lettera di giustizia 

(6) Diego de Deza , dell' Ord. di S. Domenico, dapprima Vescovo 
di Palensia , e nel i5o5 Arcivescovo di Siviglia. Fu sempre amico 
al Colombo; e non si vuol confondere coU'altio Vescovo di Palenzia 
Don Giovanni di Fonseca , che contrariò sempre il nostro gran Na- 
vigatore. 

(t) Maestro Bernal era medico della nave capitana nell' ultimo 
viaggio del Colombo. 

(8) Camacio (Camacho), di nome Gonzalo, era escudero (sel- 
ciato da rotella ) nella nave del Terreros. 



»97 
sono più di otto giorni che non esce di chiesa per le 
imposture e false testimonianze della sua lingua ; egli 
ha un testamento di Terreros ; e altri parenti di questo 
Terreros fg) ne hanno un altro più fresco che annulla 
il primo , quanto all' eredità ; ed io fui pregato di dar 
favore all' ultimo ; di maniera che Camacio dovrà resti- 
tuire quello che ha già ricevuto. 

Io manderò a prendere una lettera di giustizia , e la 
spedirò j perchè credo che il castigarlo sia opera di 
misericordia ; avendo egli una lingua cosi dissoluta , 
che alcuno lo castigherà senza verga ; e non sarebbe 
cosa conti'O la coscenza , e in maggior danno della per- 
sona di lui. Diego Mendez conosce molto bene maestro 
Bernal , e le opere sue. Il Governatore voleva arrestarlo 
nella Spagnuola , e lo lasciò a mio riguardo. Dice che 
colà ammazzò due uomini con medicina per vendetta 
di cosa che non valeva tre baccelli. 

La licenza della mula (io), se si può avere senza 
travaglio , mi accomoderebbe ; e cosi una buona mula. 
De' tuoi afl'ari consigliati con tutti; e di loro che non. 
iscrivo ad ognuno in particolare , per la gran pena che 
mi costa lo scrivere. Non dico eh' eglino facciano lo 
stesso ; ma che ciascheduno mi scriva , e molto per mi- 
nuto ,' troppo spiacendomi che tutto il mondo riceva 
ogni giorno lettere di costà , e io ninna da tanti che 
siete costì. Mi raccomando nella grazia del sig. Pre- 
fetto : raccomandami a tuo fratello , e agli altri tutti. 

Di Siviglia, addi 29 dicembre (manca l' anno') 

Tuo padre che ti ama quanto sé stesso 

S. 

S. A. S. 

X M Y 

XPO FERENS 



(g) Pietro de Terreros , capitano di una nave nell' ultimo viaggio 
del Colombo: morì duraole la navigazione, addi 29 maggio i5o4. 

(io) Per conservare le razze de' cavalli, t^nto necessarj alia guerra, 
i Re di Spagna con editti del j4943 ^ i5oi vietarono sotto gravis' 
sime pene a lutti il cavalcare sopra mule ; eccettuandone gli eccle" 
siastici e le donne ( iSavarrete ) . 



198 

P. .5. Tuttavia dico , che se i nostri negozj si hanno 
da risolvere per via di coscenza , egli è da mostrare il 
capitolo di quella ( lettera ) che le Altezze loro mi 
scrissero , quando partii ; nella quale dicono , che ordi- 
neranno che ti pongano al possesso (ii); e di poi si ha 
da mostracela scrittura (12) che sta nel libro de' privi- 
legi , la quale mostra per ragione e giustizia , che mio 
è il terzo , 1' ottavo e il decimo. A ribassare , vi sarà 
sempre luogo. 

ydnnotazione del Traduttore. 

Questa lettera del Colombo , con altre 1 4 si trovano 
pubblicate per la prima volta dal eh. Gav. de Navar- 
rete nella raccolta de' viaggi fatti dagli Spagnuoli (i , 33 1. 
e segg. ), e si dichiax-a essere tutte autografe, tranne 
r ultima , che di pugno dell' Eroe non ha che la sopra- 
scritta 5 1' anti-firma , e la firma. Il dottissimo Editore 
le scopri neir archivio del sig. Duca di Veraguas , Am- 
miraglio dell' Indie ; ed ajutato dal Regio Archivista 
D. Tommaso Gonzales Canonico di Plasensia , ne trasse 
una copia esattissima. Per intendere , come le lettere 
familiari del Colombo si trovino nell' archivio del sig. 
Duca di Veraguas , si vuol ricordare che spenta la linea 
mascolina di Cristoforo Colombo , ne pretesero 1' eredità 
un Bernardo Colombo di Cogoleto ; Baldassar Colombo 
de' Signori di Cuccaro ; e i discendenti dall' Eore per 
linea femminile. Bernardo fu rigettato , avendo preteso 
di discendere in linea retta da Bartolommeo fratello 
dello Scopritor dell'America, il qual Bartol. non aveva 
lasciato prole riconosciuta. Baldassarre perdette la lite 
per molti motivi , de' quali ecco brevemente i principali: 
!.• ne' documenti eh' egli presentò incautamente al tri- 
bunale, si trovò che il Domenico Colombo Signor di Cuc- 
caro , di cui volevasi fosse figlio il gran Cristoforo , era 
già morto nel i456, ed intanto si sapeva da tutti che 

(il) Veggasi la introd. al Cid Col. Amer. verso il fine. 
(12) Questa scrittura si può leggere nel Codice Dipi. Colombo- 
Americano. 



*P9 
Giacomo, fratello dell'Eroe, nacque dopo il 1466, e che 
il comun genitore visse fin verso il cadere del sec. XV. 
II." Baldassarre non potè mai portare le prove dal ma- 
trimonio di Domenico Signor di Cuccaro , e della prole 
superstite ; prove richieste dagli Avvocati degli eredi 
per linea femminile. HI." fiancando a Baldassare le prove 
scritte , tanto necessarie in una causa di filiazione , di- 
scussa in un' epoca così lontana da quella di Domenico, 
dovette ricorrere a' testimoni ; i quali ora si contrad- 
dissero , ora deposero cose che il pretendente dovette 
ritrattare. I documenti di questi fatti , quali furono pre- 
sentati sommariamente dal Fisco al Re Filippo li , sì 
leggono nell' originale spagnuolo nel voi. 3.' delle me- 
morie dell' Accadeaiia genovese di Scienze , Lettere ed 
Arti, stampato nel 181 4- Esclusi i due pretendenti ita- 
liani , 1' eredità fu assegnata con solenne sentenza del 
r6o8 , a' Conti G< Ives di Portogallo , per le ragioni 
d' Isabella Colombo ne' Gelves j e da questi Conti di- 
scende il slg. Duca di Veraguas. 

E nostra intenzione di arricchire il Gioriìale di tutte 
queste lettere familiari del Colombo , tradotte letteral- 
mente , e illustrate con brevi annotazioni , imitando il 
Tiraboschi , che nel Giornale de' Letterati di Modena , 
lietamente accoglieva le lettere inedite degli uomini il- 
lustri. 



•> 



Jl 



900 






Osservazioni Letterarie di Albo Docilio P. A. 

§1. 

Come si distinguessero i Trovatori da' Giullari , 
e questi da' Buffoni : e si emenda il Tirahoschi. 



IN 



'dia R. Biblioteca dì Modena è un codice in per- 
gamena pieno di poesie , scritte la più parte nell' antico 
idioma di Provenza. Chi stende queste Osservazioni 
letterarie ebbe maniera di svolgere a suo beli' agio 
quel prezioso volume per cortesia di que' dotti bibllo- 
tecarj sigg. Prof. Lombardi ed Abbate Baraldi. 

Ora in quel famoso testo a penna è una curiosa an- 
notazione , che trasportata letteralmente in nostra fa- 
vella , dice cosi : « Maestro Ferrari fu da Ferrara , e fu 
« giullare ( guillar ) , ed intendeva il trovare ( trobar ) 
ce provenzale meglio che ninno uomo che mal fosse in 
« Lombardia , e meglio intese la lingua provenzale , e 
« seppe lettere molto bene , e scrisse meglio che uomo 
w del mondo , e fece di molti libri buoni e belli. Gor- 
« tese uomo fu della persona , e buon uomo fu verso 
« Dio , e volentieri servi a Baroni et a Cavalieri , e 
« tutto tempo stette nella casa d' Este. E quando ac- 
ce cadeva che i Marchesi facessero festa e corte , e li 
« venivano /giullari che s' intendessero della lingua pro- 
te venzale , andavano tutti a lui , e lo chiamavano loro 
« maestro. E se alcuno veniva a lui che s' intendesse 
« meglio degli altri , e che facesse questioni di suo 
« trovare ( trnbar ) o d' altrui , e maestro Ferrari gli 
ce rispondeva tosto; sì eh' egli era uno campione nella 
ce corte del Marchese d' Este. Ma non fece mai che 
ce due canzoni e una retruensa (i), ma serventesi e 

0) Canzone a strofeltc accoppiala con nn ritornello. 



201 

ce cobbole ( coblas ) fece egli assai delle migliori del 
ce mondo , e fé' un estratto di tutte le canzoni de' buo- 
cc ni trovatori ( trobador ) del mondo , e da cadau- 
ct na canzone , o serventese , trasse una cobbola , o due , 
ce o tre , di quelle che portano la sentenza delle can- 
ee zoni , e dove sono tutti i motti triat {'i). E questo 
ce estratto è scritto qui appresso, ...» 

Quantunque il Muratori ci avesse già trasportato al- 
quanto liberamente in volgare quest' annotazione , ra- 
gion voleva che si riportasse tradotta con iscrupolosa 
fedeltà , si per intender meglio ciò clic siamo per dire , 
sì ancora a dimostrare con evidenza 1' errore del Tira- 
boschi. 

Notisi intanto in i .° luogo , che maestro Ferrari fu 
giullare ; 2." che fece un estratto delle canzoni de' 
trovatori più famosi del parnaso provenzale j 3." che 
non fu giullare del volgo ; ma congiunse alla giuUeria 
Io studio delle lettere per si fatta maniera , che poteva 
alcuna volta venire a tenzone poetica con altri giullari 
de' più colti e famosi. Adunque trovatore e giullare 
non era una e medesima cosa ; e tra giullare e giul- 
lare passava non piccola differenza , secondo che altri 
ei-a fornito , o privo , della coltura che viene da' buoni 
studj. 

Come i giullari cantavano le cobbole tratte dalle 
canzoni de' trovatori , dovea seguitare di necessità che 
r agevolezza di ottenere qvielle strofette , facesse na- 
scere in molti il desiderio di darsi a quel mestiere , e 
che il numero soverchio ( com' egli addiviene in cosa ) 
ne facesse avvilire il pregio ; e che perciò le corti pren- 
desser onta di chiamare alle feste quella razza d' uo- 
mini avviliti ; e che egli perciò stesso si abbassassero 
fino alle case de' volgari , ed alle taverne j come veg- 
giamo assai volte nella nostra Italia i mediocri improv- 
visatori farsi corona d' uomini sulle piazze , ed entro i 
caffè ; dove i Perfetti ed i Gianni salivano sul Gampi- 



(2) Qual sU n vero significato di questo vocabolo, noa saprei 
indovioare. 



,ao2 
doglio , e nelle corti de' possenti monarclii. E questo 
ch'io ragiono, siccome verisimile, rendesi certo per 
le parole di Gherardo Richieri , poeta provenzale , che 
intorno all'anno laSo fioriva in corte di Alfonso X 
Re di Castiglia : « I buoni giullari a ragione si la- 
te gnano, vedendo il nome loro conceduto a tali haf- 
cc foni , che vanno per le vie sonando , bene o male 
ce che sei facciano , uno strumento , e cantando goffa- 
« mente per le piazze di mezzo alla spruzzaglia , rnen- 
« dicando il pane senza rossore ; e non avendo viso da 
« mostrarsi a niuna corte nobile , si ficcan nelle ta- 
ce verne ad accattarvi alcuna moneta (3). « 

Quanto abbiamo discorso fino ad ora , ne costringe 
a stabilire ie tre proposizioni seguenti : 

I. Trovatori , in provenzale trohador , nel latino de' 
tempi bassi repe'tores (4) , presso i Francesi , trouba- 
dours , erano veri poeti j e se il vocabolo poeta , che 
vai facitore , credesi a maraviglia espressivo , migliore 
dovrem dire qiiello di trovatore ; stantechè i trovatori , 
o inventori delle cose , ebbero sempre gli applausi de' 
popoli e 1' ammirazione della posterità. 

IL Essendo ne' bassi tempi un numero grandissimo 
di piccole corti , de' Marchesi , Conti , Baroni e Signori , 
né potendo ad ognuna di esse accorrere un trovatore , 
si pensò di far apprendere ad alcuni giovani di garbo 
parecchie strofette , o cobbole , delle canzoni de' poeti 
provenzali , e insegnato loro come dovessero sposarle 
al canto della cetra , si mandavano a' tornei , ed alle 
feste per le castella di Provenza e d' Italia. Costoro eb- 
ber nome di giullari , corruzione del latino (5) jocu- 
lator ; e r arte loro fu detta giulleria. 

III. Uomini vili presero ad imitare i gentili giullari ; 
e con lezzi , motti , e scede , e con acconciare tristi pa- 
role a suono ingrato , oziosi , vagabondi , e senza pu- 
dore , non potendo mostrarsi a quelle corti , ove gen- 

(3) Millol , Histoire des Trouhadours , Ioni. 3. pag. 35o. 

(4) Nelle rubri, he del Cod. Estense in pergamena, sono chiamali 
Repertores. 

(5) Richeri , presso il Millat , I. cit. 



2o3 

tilezza aveva il primo luogo , si abbassarono alle case 
de' borghesi , ed alle taverne. E questa fu la razza de' 
buffoni. 

Queste tre proposizioni si trovano egregiamente illu- 
strate dal buon Ricbieri , o Riquier, qui sopra citato j 
il quale finge che il Re Alfonso bandisse un decreto 
del tenore seguente : « Il nome di giullare non può 
ce darsi a coloro che fanno saltar scimie e cani , e che 
« suonano e cantano in mezzo della plebe a piocac- 
cc ciarsi guadagno. E negato similmente il titolo di giul* 
ce lare a coloro , che seguitando le corti non sentono 
ce rossore di qualsiasi indegnità , che ad esso loro 
ce si faccia sofìVire j e che nulla sanno fare di buono 
ce e di grazioso; i quali in Lombardia han nome di 
ce buffoni. Gli uomini cortesi , pieni di amabile sape- 
ce re , che presso i nobili sono in onore , che suonano 
ce strumenti , narrando novelle e cantando canzoni e 
ce versi , cui altri compose , costoro hanno dritto al ti- 
ee tolo di giullari. Chiunque sa comporre bene , e con 
ce grazia , ballate , cobbole , serventcsi eo. costui si dee 
ce chiamare trovatore , e merita la precedenza sopra i 
ce giullari , i quali altro non fanno che recitare i versi 
ce altrui. 33 

Fermata con autorità e ragioni la differenza de' tro- 
vatori dà' giullari , e da' giullari da' buffoni , rendesi 
manifesto 1' errore del Tiraboschi ( scrittore così va- 
lente , che pur nel censurarlo se ne dee parlare con 
sommo rispetto ) , il quale lasciò scorrere dalla sua pen- 
na le parole seguenti (6) : « I poeti provenzali eran 
ce detti giullari , che è lo stesso che buffali i j ma più 
ce spesso dicevansi trovatori. » Ponghiamo che lo sto- 
rico della nostra letteratura non avesse nella Estense 
Biblioteca 1' annotazione del Ferrari , qui sopra trascrit- 
ta; ponghiamo che veduto non avesse la storia de tro- 
vatori dell' Ab. Millot , in cui sono le parole del Ri- 
cheri ( Storia eh' egli cita sovente , e di cui diede un 
estratto nel Giornale di Modena ) , non poteva egli con- 

(6) Stor. Letter. voi. 4- ''b. 3. cap. a. $ 3. 



ào4 
siderare che Laufrailco Cicala , a cagìon d' esempio , e 
Folchetto di Marsiglia , erano personaggi cosi illustri , 
e d' animo tanto grande , che non poteva in loro ca- 
dere mai si basso pensiero , qual sarebbe quello di fa- 
re il buffone ? 

§. 1 1. 

Di un luogo del Boccaccio non bene inteso 

dal CORTICELLI. 

Il Corticelli nelle sue lodatissime Osservazioni della 
lingua toscana ( lib. 2. cap. V. ) reca le parole che 
seguono , poste dal Boccaccio nel chiuder la 4'"' giornata 
del Decamerone : « Io non intendo deviare da' miei 
te passati i ma si come essi hanno fatto , cosi intendo 
« che per lo mio comandamento si canti una canzone, » 
e spiega il verbo deviare con quello di tralignare , 
come fosser sinonimi. Ma veramente il deviare non ij 
è altro che egredi de via , e per metafora , della re- 
gola già stabilita ; e perciò chiudendosi ogni giornata 
del Cento novelle con una canzone , chi non Asolava di- 
partirsi dalla regola già fermata coli' uso , dovea co- 
mandare che si cantasse nella quarta , siccome fatto si 
era nelle giornate precedenti. Tralignare è tutt' altro 
che deviare , e vale degenerare , che è , il non corri- 
spondere alla natura del legno , o ceppo , o radice , on- 
de, altri deriva. 

§. HI. 

Un luogo del Pecorone, corrotto dagli Editori , 
si restituisce alla sua vera lezione , e tre se 
ne illustrano. 

Nel Pecorone di Ser Giovanni Fiorentino si legge- 
Van le parole seguenti { nov. i • della giorn. V. ) : « A- 
« vendo briga il popolo di Roma con quello di Vel- 
« letri , ebbe in Velletri due uomini , i quali si posero 
w in <;uore con loro industria di vituperare il comune 



ao5 
« di Roma. E fecero in Velletri raiinare il consiglio , 
" e proposero come eglino volevano fare una gran ver- 
te gogna e danno al comuu di Roma , ma volevano 
« cinquantamila fiorini iimanzi , e sodavano , dov' egli- 
« no non lo facessero , di pagarne centomila, w L' Edi- 
tore di Livorno ( 1 798 voi. due in 8.* ) , e similmente 
il Silvestri nella Biblioteca scelta , cancellato il so- 
davano , poservi in quella vece un dicevano , che 
nulla dice ', perciocché un comune non paga cinquanta 
mila fiorini ad uno che dice di pagarne due vohe 
tanti , nel caso che non potesse meritarsi il premio 
addimandato j ma ogni ben regolato governo vuole una 
sicurtà soda , o solida ( come dicono i leggisti) ; e però 
il vocabolario rettamente spiega il sodare del nostro 
caso , per satisdare , dare sicurtà solida. Non era dun- 
que da riformare il testo del Pecorone. E così avviene 
le più volte a coloro che si brigano di emendare gli 
antichi scrittori ; che cioè pensando ridiurll a buona le- 
zione , ne tolgono i vocaboli proprj , e vi ripongono 
parole che non furono mai nella mente degli autori. 

Del Re di Sicilia Carlo d' Angiò leggesi nel Pecoro- 
ne ( giorn. aS. nov. 2. ) : « largo fu a' cavalieri. ... di 
gente di corte , cioè ministri e giocolatori , non si di- 
lettò mai. » L'editore di Milano ilhistra il vocabolo 
giocolatore con una postilla dell' edizione di Livorno : 
— giocolatori, cioè bagatellieri , che giocano di ma- 
no. — Ma joculatores , ehe presso gli antichi era nome 
di una specie d' istrioni , ne' bassi tempi passò a signi- 
ficare i giullari ; de' quali è parlato qui sopra , §. i . 

L' Autore del Pecorone ci narra ( giorn. 3 5. nov. 2. ) 
che et vennero in Sicilia due Legati , i quali aveva man- 
ce dato il Papa a trattar pace per riavere il principe 
« Carlo ; e stando il detto stuolo in bistento per atten- 
te dere novelle dei detti Legati , i quali maestrevolmente 
« furono tenuti in parole dal Re di Raona ec. " Qui 
si noti 1' origine del verbo bestentare del contado ge- 
novese j e si riconosca viemeglio quanto di lume pos- 
sa recare lo studio degli idiomi municipali a bene in- 
tendere gli antichi .scrittori ; e come certe parole e Ip' 



ao6 
cuzioni , che si credono tutte proprie de' Toscani anti- 
chi , sieu diffuse per le varie parli d' Italia. Besten tà 
presso il volgo genovese è attendere con desiderio , 
aspettare , stare in bistento. Cosi bastagi , che abbiamo 
pur nel Pecorone ( giorn. 9. nov. i. ) > ^ \ale facchini , 
è voce che viv« nel dialetto de' Sardi , ricavata dal gre- 
co bastazo^ 



2©7 



BELLE ARTL 



^^he la storia deUa Pittura italiana manchi pur tutta- 
via di molle notizie , che varrebbero a dissipare non 
poche dubbiezze , e a toglier di mezzo alcune contrad- 
dizioni , che vengono tratto tratto a turbare il diletto 
che altri vuol ricavare dalle storiche narrazioni , ella ò 
cosa manifesta a tutti coloro , che negli studj voglion 
passar oltre la superficie , e bramano vedere , quanto 
ad uoin si concede, l'intima ragione degli avvenimenti 
e delle umane operazioni. Che ad ottenere tal intento 
sia d'uopo che in ogni parte d'Italia surgano persone 
dotate di pazienza e di criterio , cosicché non isdegnino 
volgere rozze cronache , e zibaldoni disordinati , entro 
i quali giacciono assai volte nascoste e dimenticate pre- 
ziose notizie, un fatto si è questo, che ninno potrebbe 
mettere in dubbio , senza trovarsi esposto alle censure 
di chi non ignora comporsi gli storici edifìzj di molte 
parti , vili j minute , e rozze , le quali prendon vaghezza 
e magnificenza e nobiltà dall' ingegno degli Scrittori, 
E posciachè egli è pur necessario che altri si divori la 
noja di rovistare le vecchie scritture , sarà convenevole 
non meno , che le notizie procacciate con lunghe ricer- 
che , si consegnino alle pubbliche stampe , acciocché pos- 
sano giovare a chi volesse applicarsi un giorno ad illu- 
strare la Pittura italiana ,• cioè a darci una edizione del 
Lanzi arricchita di erudite annotazioni. E questo si è 
il motivo , onde io sono mosso a pubblicare la vecchia 
matricola della Scuola pittorica di Genova, qual si trova 
in un testo a penna della Civica Biblioteca Berio 
( XXXXVin. II.) intitolato : — Libro primo dell' arte 
della pittura nella città di Genova — matricola di 
cui mi sono pure giovato per la Storia Letter. della 
Liguria (lY. 200) , onde aggiugnere nuovi schiarimenti 
alla Pittura genovese. 



208 

MATRICOLA 

Artis Pictorice et Scutarice. 

X. Joannes de Lisandrìa. 

2. Gaspar de Laqua. 

3. Christoforus de Turre. 

4. Francischus de Ferrariis. 

5. Dominlcus de Ti\enia. 

6. Coralus de Mediolano. 

7. Jacobus de Ruisecho. 

8. Galeottus de Castellatio. 

9. Francischus de Papia , ditto Grasso. 

10. Martinus de Santolupo. 

11. Julianus Brenta. 

12. Bartolomeus de Canonica. 
i3. Joannes de Barbazelata. 
14. Antbnius de Lavagna. 

i5. Nicolaus Corsus. 

16. Lucas de Navai-a. 

17. Jacobus de Morinello 

18. Bernardinus de Borlasco Stradioto. 

19. Joannes de Papia ditto Grasso. 

20. Bartolomeus de Montaldo ditto Chirchiuliao. 

21. Laui'entius de Faxolo. 

22. Conradus de Odono. 

23. Jacobus Moschetta. 

Si^. Joannes de Vegiis de Papia. 

26. Bartolinus de Papia. 

Fermiamoci sopra questi primi Artefici , che indi- 
cheremo col nome di particella prima della Matrico- 
la ; riserbandoci in altro fascicolo a ragionare degli altri j 
il primo de' quali ( cioè il 26 ) sarà il celebre Lodovico 
Brea di Nizza. 

Il titolo della matricola artis pictorice et scutarice 
non dovrebbe sembrare oscuro , sapendosi come ne' se- 
coli andati tutte le arti , che avevano qualche relazione 
colla Pittura , si comprendevano in questa j di che bre- 
vemente , ma con somma evidenza , come suole in ogni 



«osa, ragiona il dottissimo Lanzi (^ Storia pitt. voi. i* 
pag. 38 e segg. ediz. del Silvestri ) . Ma noi possiamo 
dar nuova luce a quel titolo, riportando alcuni brani 
della prefazione che va innanzi alla matricola: » E la 
M città di Genova ( dice l' anorùmo ) scala , o vera- 
ce mente porta della Italia. . . In quelli antichi tempi vi 
M era ispedizione grande et istraordiuaria di rotelle. . . 
ce I maestri che queste rotelle fabbricavano , parendo 
ce loro che dipingendo le loro rotelle fussero per do- 
te verne più numero ispedire et a miglior prezzo, quin- 
cc di fu che altri nelle loro botteghe essi pittori ( i greci , 
ce 'v.enuti a Genova ) introdussero , et altri a dipingerle 
ce d^ loro propria mano s' industriarono. . . 1' una prof es- 
ce sione e 1' altra erano tutte in un miscuglio , e per 
ce tutt' una stimata. . . comechè queste professioni sole- 
ec vano indifferentemente operare. ^ Né lascia di notar 
1' anonimo , come abitassero tutti in una sola contrada , 
che dall'arte degli Scudieri (fabbricatori di scudi, 
volgarmente rotelle') iprese il nome di Saitaria, corrotto 
nel moderno Scurreria j ed è quel vicolo , che oggidì 
nominiamo Scurreria la vecchia. 

Dichiarato il titolo , diciamo degli artefici contentiti 
in questa particella. Galeotto de Castellatio altro non 
è che il Galeotto Nebea , o Nebbia , del Castelìazzo , 
luogo del territorio di Alessandria ; noto per suoi lavori 
in Genova ed in Savona. Della stessa città dovett' essere 
il Giovanni de Lisandria , essendo vezzo de' Genovesi 
dire Lisandro per Alessandro , e Lisandrino 'per ales- 
sandrino. A' quali dobbiamo dar compagno un altro 
Alessandrino , cioè Jacopo Marone , una cui tavola com- 
messagli da Giulio li , passò dalla cappella Sistina di 
Savona alla R. Galleria di Parigi. E certo Alessandria 
si dee pregiare di aver dato tre pittori , tutti neil' età 
«ledesima , alla nostra Liguria. 

Più fortunati sono i Pavesi , che troveranno in questa 
matricola quasi una colonia di lor pittoi'i nel sec. XV. 
Il Malvasia tra i discepoli di Lorenzo Costa, pittor fer- 
rarese che operava nel i488 , notò un Giovanni da 
J^via. Quando non si voglia supporre che molti pittore 

«4 



aio 
dello stesso nome fiorissero ad un tempo in una sola 
cltth , potremo credere che parli o del Giovanni , detto 
il Grasso , o dell' altro de f^egiis. Dì Bartolino da Pa- 
via non troviamo notizia. Lorenzo de FaxoLo è pavese, 
e padre di un illustre pittore , siccome vedremo nella 
particella 2." Francesco detto il Grasso è similmente 
ignoto. Né il Sig. Ticozzi può in guisa veruna dar lume 
alle nostre ricerche col suo Dizionario de" pittori. 

Il cognome Barhagelata comparisce per la prima 
volta nella storia de' pittori con un Giovanni , al quale 
nella '-toria le.tter. della Liguria si è aggiunto un Bar- 
tolommeo della stessa famiglia scoperto ne' MSS. delle 
case nobili genovesi, e che operava nel i^^o. Qui po- 
trebbe dimandare taluno , perchè non si vegga nella 
matricola questo Bartolommeo , che pure fu stimato 
degno di ornare de' suoi dipinti la chiesa di N. S. delle 
Vigne ? Alla qual dimanda non sapremmo rispondere 
che con un dubbio , il quale vai forse meno di una 
dimanda ; ma che vogliamo ingenuamente esporre ai 
nostri leggitori. La famiglia de' Barbagclatn dovea te- 
nere grado onoratissimo tra' cittadini di Genova nel 
1490, posciachè meritò nel i528 di essere scritta nel 
libro de' Patrizj. Ora nel sec. XV la nobiltà dell' arte 
pittorica non era conosciuta in Europa ; e i dipintori 
aggregati con gì' indoratori e i cofanaj , ed altre per- 
sone date alla meccanica abbietta , portavano parte di 
quel disdoro che troppo lungo tempo avvili molte li- 
berali discipline. E perciò siamo disposti a credere che 
il Bartolommeo non volesse fai-si registrare nella matri- 
cola per non vedersi accomunato co' facitori di scudi, 
e co' garzoni che preparavano i colori a' maestri. Di 
questo dubbio o congettma , trovo una confermazione, 
qual che sia , ne' capito]i dell' arte pittorica in Genova 
(uniti alla matricola); leggendosi in essi, che l'anno 
1481 , nel mese di decembre , i consoli dell'arte me- 
desima supplicarono il ,Doge Batista Campofregoso , 
perchè volesse approvare alcuni nuovi capitoli d' aggiu- 
gnére agli antichi ; e nel primo de' proposti prescri- 
vevano che et niuno, di qualvmque condizione o grado 



ari 

egli sia , possa 1' arte pittorica fare o esercitare nella 
città di Genova o ne' sobborghi , se non avrà imparato 
la detta arte nella città di Genova e sarà stato per sette 
anni continui con alcuno de' maestri dell' arte predetta 
ad imparai'la. » Questa condizione che si volle aggiu- 
gnere agli antichi statuti , assai chiaramente ne fa in- 
tendere che già taluno voleva dipartirsi da quel!' avvi- 
limento meccanico di andarsene alla bottega ad appren- 
der la pittura , lìella guisa che operavano i falegnami 
ed i magnani ^ e che sembrando a' consoli che da ciò 
potesse venire discapito all' università dell' arte loro , si 
adoperassero d' imporre legalmente quel giogo di ser- 
vilità , cui mal sapevano acconciarsi gli spiriti gentili 
chiamati da pronto e nobile ingegno allo studio della 
Pittura. 

Torniamo a'pittoi-i della mati-icola. Niccolò Corso è 
noto nella Storia. Giacomo di Morinello potrebbe esser 
padre, o congiunto, di quell'Andrea, che fu lodato dal 
Soprani. Bartolommeo della Canonica e Domenico dì 
Tivegna (i) erau consoli dell'arte nel i48i; come 
si ha nel MS. della matricola ; la qual dignità se non 
può farci fede del merito loro nella pittura , ci mostra 
tuttavia che fossero tenuti in conto d' uomini di pre- 
gio , quantunque il capitolo che abbiamo già sopra in- 
dicato , ne faccia conoscere che avevano idee troppo 
basse della lor professione j difetto per altro proprio del 
secolo , trovandosi in tutte le scuole pittoriche dell' 
Italia. Quel de Navara credo scritto per errore , e leggo 
Lucas de Novara , avendo notato in altri scrittori lo 
scambio dell' un nome nell' altro. Certo è che Novara 
ebbe pittori già nel sec. XIV. Bartolommeo de Mon- 
taldo crederei che fosse di Montalto nel distretto di 
Taggia , dove sappiamo che nel 1477» dipingeva un 
Corrado di Alemagna (2), dove operò il Brea , e dove 

(i) Tivegna è nel Ducalo di Genova , e secondo le leggi organi- 
che del i8o3, faceva pjrte del cantone della Spezia. 

(2) Storia Leu. Lig. HI. 344- — Peraltro poteva essere della villa 
di Montaldo , che fu doipresa nella città col nuovo cerchio di mu- 
raglie fatto nel sec. XVII. 



Illa 
ilP. Macarj, discepolo di alcuno de' nominati , dipingeva 
nel iSao. Gonrado de Odono dovette prendere il co- 
gnome del luogo di Ottone pur nella nostra Liguria. 
Antonio de Lavagna indica la sua origine. Martino de 
Santolupo sarà forse straniero , non osando io credere 
che si dovesse scrivere Cantalupo , villa che nel i8o3 
faceva parte della giurisdizione del Lemmo ( Novi ) . 
Torre , Ferrari e Ruisecco sono cognomi notissimi nel 
Genovesato. Borlasca era, l'anno i8o3, nel cantone di 
Ronco. Se de V Acqua sia cognome proprio della fami- 
glia , o derivato dal luogo di nascita , non oserei deci- 
dere ; quantunque inclini a credere che Gaspare nascesse 
in vai di Polcevera , al luogo detto V Acqua , e più 
comunemente Ponte de l' Acqua. Anche nella parroc- 
chia d' Ognio è una villetta , o, casale , detto V Acqua. 
Giuliano Brenta e Giacomo Moschetta non avendo il 
de , e non essendovi notata la patria , si ravvisano per 
genovesi. Altri mi saprà dire se Coralus de Mediolano 
sia errore in luogo di Carolus. 

Queste cose si dovevano premettere , come necessarie 
a stabilire due fatti storici che gioveranno ad illustrare 
le notizie pittoriche di Genova e di Lombardia ; e che 
ne concederanno di esser brevi nel dare le altre par- 
ticelle della matricola. Ecco i fatti che vogliamo con- 
fermare : 

I .• Non avendosi pittura del Brea , che fosse con- 
dotta innanzi al i48oj ed essendosi tutti i pittori di 
questa particella matricolati prima del Brea , resta evi- 
dentemente stabilito essere al tutto lontano dal vero che 
da lui abbia avuto principio la scuola genovese. Al con- 
trario si conferma che prima del Brea la pittura si col- 
tivava tra noi , ed i pittori vi formavano un^ aggrega- I 
zione , o società , che si reggeva con peculiari statuti. 

2." Che la formazione del collegio dell'arte pittorica 
in Genova si debba fissare nel sec. XIV (ossia prima 
del 1 4oo ) parmi si possa ricavare dal memoriale pre- 
sentato nel i48i da' consoli al Doge Fregoso ; in cui 
dicono , che gli statuti , essendo antichissimi , chiede- 
vano aggiunti « riforme : certa statuta antiquissima. 



Or se v' era società pittorica , né quésta può esistere 
éenza qualche numero di artefici , chi vorrà negare , 
che fiorisse tra noi prima del i4oo il nobilissimo stu- 
dio della Pittura ? Ed i consoli nel citato memoriale lo 
dicono chiaramente al Doge: jamdiu est quod Jloruit 
et Jloret. Ed i monumenti storici , benché pochi , ne 
sono chiarissima dimostrazione. Quel fra Daniele da 
Voltri, che operava prima del 1420; quel Niccolò pur 
da Voltri , che fioriva nel i4oi , si possono credere am- 
maestrati in Genova , sì perchè ignoti nelle altre scuole, 
si perchè l' uso di correre in lontano paese a mettersi 
sotto il magistero di qualche lodato pittore , non pare 
introdotto che dopo il i45o, E il P. Cibo che andò a 
professar vita monastica nelle isolette del mare di Pro- 
venza , ove per certo non erano scuole pittoriche , do- 
vette averne i principi in Genova sua patria j ed egli 
mancò di vita nel i4o8. Adunque non meno la Storia 
che gli statuti dell' arte ci stringono a riconoscere al 
pili tardi nel sec. XIV lo stabilimento deHa Pittura 
nella città di Genova. 

Ma noi prevediamo una opposizione , che natural- 
mente ci potrebbe esser fatta j e vogliamo rifiutarla. Se 
una società pittorica fioriva in Genova nel sec. XIV , 
per qual ragione i pittori più antichi della matricola 
appartengono alla seconda metà del sec. XV ? Qui si 
ricordi il nostro lettore quanto dianzi si é detto delle 
giunte, ed alcune odiose o servili, fatte agli antichissimi 
statuti nel i48i , per cura de' consoli Bartolommeo della 
Canonica , e Domenico di Tivegna. ÌL naturai cosa che 
la matricola cominci dal nome di que' pittori che allora 
si trovavano aggregati all' arte : cosi non può darci il 
nome degli artefici più antichi. Per quelle mutazioni il 
corpo venne a prendere novella forma , ed a' nuovi or- 
dinamenti si aggiunse autorità per la solenne conferma 
ottenuta dal Governo. Dovea dunque la matricola co- 
minciare dal i48o. 

E tanto basti per ora. Daremo In appresso la 2.' par- 
ticella della matricola , ed allora faremo vedere in qual 
fiore si trovasse già nel sec. XV la Pittura genovese. 



2l4 



NOVELLE LETTERARIE. 



Le cento novelle antiche secondo l' edizione del 
i523, corrette ed illustrate con note. Milano 
( Stamp. Rusconi ) per cura di P. A. Tosi , 
j823 , in 8. 

V^uesto volumetto , che in altre edizioni s' intitola 
Libro di novelle e di bel parlar gentile , è scrittura 
( (lice l' Editore ) da porsi nel novero delle più antiche 
che s' abbia la nostra lingua ; ed è monumento prezioso 
della eloquenza degli avoli nostri. E che sia tale , be- 
ne il mostrano le molte ristampe ; quali sono quella 
del Borghini , e 1' altra del Mauni ; la torinese del 1802 , 
e quest' ultima , che ha pregio di pulitezza , e di buo- 
ne postille , mandate a pie di pagina. E da queste 
scerremo alcune , che ci pajono degne di osservazione. 
' — i.° Raccontasi nella 2.' novella , come Federigo IL 
Imperatore dando commiato agli ambasciatori del Pre- 
sto fjriovaniìi , adoperò sì fatta locuzione: « Ditemi al 
Signor A' ostro che la miglior cosa di questo mondo si 
è misura. " E notasi di quel ditemi , che il mi è puro 
riempitivo. Ma veramente altro è , dite al Signor l'o- 
stro , ed altro , ditemi al Signor vostro ; perchè nel 
secondo esempio il mi vale , a mio nome , da parte 
mia. 2." Nelle ^tnuotazioni alla nov. X. è scritto , come 
1' Accademia della Crusca , avendo spiegato 1' etimologia 
di bisante , con dichiarare che la moneta di tal nome 
aveva a principio improntati due santi , tolse questo 
errore d;d suo vocabolario nella 4-'' edizione. E questo 
fu sempre il costume di quegli Accademici ; adoperarsi 
C"oè a rendere più corretto e più copioso il tesoro 
della nostra lingua , giovandosi delle scoperte o corre- 
zioni che i dotti proponevan loro con dottrina e mo- 
destia. 3." Spiegasi egregiamente ( nov. 28 ) che sia 
il bere per convento y notando che « nella Catalogna 



2l5 

usasi anche oggidì dalla gente volgare ber per conven- 
to. M 4'° Osservasi che le voci algura per augurio 
( nov. 33 ) ed emione per arnione ( nov. y5 ; non 
si trovano nel vocabolai-io delia Crusca. Altri forse lo- 
derà gli Accademici , per non avere dato luogo a due 
voci storpiate dal volgo di Mercato vecchio : ma chi 
ha piacere d' intendere il parlar gentile de' nostri mag- 
giori , dee pur bramare che il gran dizionario cortese- 
mente accolga e dichiari le parole disusate , come vo- 
leva il Muratori : perciocché ninno svolgerà il vocabo- 
lario per cercarvi il significato ( a cagion d' esempio ) 
di sorella , oggi , aquila , ma si di sirocchia , di au' 
coi , aguglia , e simili. E 1' Accademia francese noa 
avendo ricevuto nel suo dizionario che le voci dell' uso , 
obbligò gli eruditi a compilare un altro vocabolario, 
in cui si contenessero e i vocaboli correnti, e gli oscu- 
ri e gli antiquati. Chi altro non sapesse di nosU'a lin- 
gua che le parole e le forme adoperate dal Goldoni e 
dal Metristasio , dovrebbe esser comparato ad un Are- 
tino o Marchegiano il quale s' immaginasse tutta la lin- 
gua d' Italia starsi riposta nel dialetto di Arezzo o di 
Macerata. L' esempio della Crusca fu imitato dal For- 
collini nel suo Lexicon totìus latinitatis , nel quale i 
vocaboli cinctiLtis audita Cetheeis si veggono registrati 
( checché altri si dica ) con quelli che adoperavano 
Orazio e Virgilio nella corte di Augusto. s. 

Opere 'varie del Cav. VlNC. MoNTI : voi. 5 e 6. 
Milano, Stampella de' Classici, 1826, in 16. 

De' primi quattro abbiam fatto un cenno nel fase, i.* 
pag. loi. Nel 5." è la versione di Persio; nel 6." sono 
le tragedie; aggiuntavi (nell' avviso degli Editoi'i) quella 
poesia piena di affetto che 1' illustre Autore diresse a 
Teresa Pichler sua moglie. s. . 

Opere del Conte Gasparo Gozzi Veneziano, 
Brescia, Venturini, 1826, in 12. 

Sono giunti i voi. 8." e 9.° , che contengono le let- 



^i6 

lere. A tutti è noto il Gozzi ; e tutti sanno die nello 
stile epistolare non cede gran fatto a' migliori. s. 

Lettere su Venezia. Milano, Stella, 1817, in 16. 

L' autore ci aveva già regalato un altro volumetto di 
Lettere su Roma e Nipoti (V. il fase. i.° pag. 100). 
Nella V.* vorrebbe dare all'amico la storia e l'analisi 
della costituzione di Venezia. Leggiamone il primo pe- 
riodo ce Le isolette disperse nelle lagune aveansi cias- 
« cuna un magistrato, o tribuno, che le reggeva. Il ter- 
« rore de' pirati di Schiavonia costrinse quelle popola- 
te zioni disperse a formarne una sola , e principe di 
« quella novella associazione fu nominato concorde- 
cc mente Luca A.nafesto , cittadino di Eraclea , che prese 
« il titolo di Doge. 33 A me piacerebbe sapere in primo 
luogo da chi avessero il potere que' tribuni che reg- 
gevano le isolette ; in secondo luogo , in qual secolo le 
popolazioni disperse eleggessero a lor capo Luca Ana- 
festo j e per ultimo , onde avesse origine il titolo di 
Doge. Un venti parole di più potevano rischiarare tre 
dubbj che sono di momento grandissimo nella Storia 
e nella Politica, s. 

Scelta di Prose di Carlo Ruberto Dati. 
Venezia, 1826, in 16. 

L' italiana letteratura assai debbe al Silvestri per la 
Biblioteca scelta , al Fiaccadori di Reggio per molte 
operette di buona lingua che vien mettendo in luce eoa 
ottime ristampe , ed al sig. Bartolommeo Gamba , che 
dopo molti altri volumetti di egregj scrittori , ci dà ora 
le scelte prose di Carlo Dati , leggiadro e dottissimo 
scrittor fiorentino. s. 

OHograJìa moderna italiana: ediz. XIV. accre- 
sciuta di inigliaja di voci. Padova , nel Semi- 
nario , 1B26 , in 4'° 

Accresciuta di alcune migliaja di voci ! E perchè 
'iiO ? Tutto il tesoro della lingua non è nel gran Voca- 
bolario. Sappiamo che il nostro Casaregi dalle sole operg 



del P. Segnerl avea ricavato molti vocaboli , onde ar- 
ricchire il Vocabolario : sappiamo lo stesso del Gay. 
Lamberti che aveva con tale intendimento riletti molti 
libri approvati. Ed a che gioverebbero esse mai le fa- 
tiche del Monti , del Costa , del Parenti , del Morali , 
del Pezzana , del Muzzi , del Colombo , del Grassi ec. 
ec. , se i compilatori di vocabolarj non ne sapessero 
usare ad accrescere il tesoro della nostra favella ? s. . 

Saggio filosofico sopra le scuole de" moderni 
filosofi naturalisti ec. , del dottor BjldassARE 
Poli. Milano, Sonzogno , 1827, in 12. 

Questo libro potrà dar materia di un estratto in al- 
cuno de' fascicoli seguenti. 

V^ocahoìario greco-italiano ed italiano- greco pre- 
ceduto dai rudimenti della lingua greca , au- 
tore il Prete Francesco Fontanella : a.^ edi- 
zione ritoccata dal medesimo. Venezia , Moli- 
nai'i , 1826, in 4-" col ritratto dell'Autore. 

La prima edizione del 1822 ( di cui si tirarono 6,000 
esemplari ) venne ristampata in Napoli da Bartolommeo 
Fulvio , il quale nel frontespizio protesta di avere jio- 
tabilinente corretto ed accresciuto questo vocabolario. 
11 sig. Ab. Fontanella , sdegnato di tanta presunzione , 
consiglia amichevolmente il tipografo napoletano a ri- 
stampare il frontispizio con questa lieve mutazione: no- 
tabilmente scorretto e decresciuto. Noi riporteremo 
una nota dell" Autore al capo i ." de' Rudimenti : ce Nel 
« mio opuscolo — La Paleotoepia della lettera greca 
« H , Venezia , 18 19 — ho dimostrato che il valore del 
« predetto elemento dovrebbe corrispondere al nostro 
« E ; ora però amando ( N. B. ) di rispettare il genio 
« dei più attribuisco anch'io allo stesso H il suono del 
« nostro I. " A noi pare che si fatto Rispetto sia so- 
verchiamente orgoglioso , volendo prender la mano ad 
una grandissima Dama , qual è la signora Dimostra- 
zione. Veggasi la Grammatica greca di Portoreale adat- 



2l8 

lata all' uso del Seminarlo napoletano dal celebre gre- 
cista Mons. Rosini. Nò sarà inutile trascrivere un brano 
della prefazione al Vocabolario , perchè ci dà notizia di 
qualche libro clic può giovare agli studiosi del greco 
idioma, ce In quanto finalmente agli accenti , mi sono 
« fatto un preciso dovere di segnarli . , . , che che in 
w contrario ne pretendano gli Editori del Coni. Scre- 
tc ideili Lexicon manuale , Cremonce etc. . . . i quali 
te quanto di danno apportino . . . ben lo si può calcolare 
ce dal trattato sulla necessità dei medesimi lasciato ine- 
cc dito da Emanuele Aponte, ma inserito da Pietro Gaccia 
ce nella sua versione degl' /uni <// Callimaco . . . Brescia, 
te 1820 (i). E da farsi grande conto anche di quanto 
ce sopra lo stesso argomento csponesi nella prefazione 
ce della Crestomazia, ^rcca ilata alla luce dal Pr. Ot- 
te tavio Morali in Milano, 1821 in 8.° Leggasi final- 
te niente come ne parla anche la Grammatica regolare 
ce e metodica della lingua greca. Venezia , Andreola , 

ce 1826. 3i s. 

Giornale Arcadico di Roma. 
Novembre, i^iG , in 8.' 

Facciam parola di cjuesto fascicolo , per avvertire che 
il sig, G. G. Hans non avea motivo di annunziare lie- 
tamente la sua scoperta intorno alla definizione della 
Tragedia dataci d' Aristotele j nella quale vuol tradurre 
non col terrore , ma col timore. Ha ragione il sIg. 
Hans ; vuoisi per altro sapere come oltre al Zanolti , 
citato dal Giornale , il quale nell' Arte Poetica aveva 
detto col timore , anche il celebre nostro Biamonti 
nell'aureo libretto della Locuzione oratoria e dell'Arte 
poetica , stampato a Torino ad uso delle scuole nel 

(1) Il sig. Don Pietro Gaccia, natio della diocesi di Brescia , venne 
mandato dal suo Vescovo a Bo^^gna , acciocché sotto il privato ma- 
gistero del valorosa precista D. E nrnanu(;Ie Aponle es-gesuita spa- 
glinolo, potesse sludi^re prcfond.imenle il greco idioma, per inse- 
gnarlo poi nel Seminario bresciano. Infatti , compiuto il corso , veu- 
riegli dall' illuminato Pastore dato il carico di ammaestrare i cherici 
in una lingua sì utile alle sacre , ed alle profane dottrine. s. 



219 

1824, vide r error comune , e ne parlò colle parole 
seguenti : « Alcuni male intendendo , hanno tradotto 
<c col terrore in vece di col timore . . . Dall' awr ma- 
te lamente tradotto terrore , e non timore , nasce l'ob- 
« biezione fatta a questa parola di Aristotele. « Per 
altro sarebbe a cercare se tra' due estremi terrore e 
timore , ambedue sostenuti dall' autorità d' uomini dot- 
tissimi , possa aver luogo una idea intermedia , cioè lo 
spavento ; come ti-aduce il nostro Ansaldo Ceba , va- 
lente grecista, nel suo Cittadino di Repub. (jì) . s. 

Osservazione sopra le voci Fiijo e Fitto. 

In tre luoglii della Commedia di Dante trovasi 1' ad^ 
diettivo fujo ; 

Inf, e. XII. Non è ladron , né io anima fuja. 

Purg. e. XXXIII. Messo di Dio anciderà la fuja. 

Farad, e. IX. , nulla 

Voglia di se a te puot' esser fuja. 

Dell' origine e del significato di tal vocabolo si hanno 
due scritti nei Giornale Arcadico 'novembre 1826). 
Noi diciamo che fujo è voce tuttavia in uso nella Li- 
guria , e significa bajo , o nero di tenebre ; e con questo 
significato spiegasi Dante, e si libera dalla taccia di avere 
o per la rima , o per capriccio , coniato vocaboli inu-^ 
diti. Infatti , il verso primo vorrà dii-e : né Dante è un. 
ladrone , coni' Ercole o Teseo ; uè io sono un' anima 
nera, dannata. Nell'altro \a.fiiia significherebbe quella 
sozza , quella donna d' anima nera. Nel terzo : a te non 
può essere oscura , tenebrosa , cioè nascosta , nulla vo- 
glia di se. Di futa sostantivo parla il sig. Galvani nel 
citato Giornale , e molte cose ne dicono i commentatori 
dell' edizione di Padova. Noi faremo avvertire, che nella 
riviera occidentale di Genova futo addiettivo significa 
quello smari'imento che si legge nel volto di chi abbia 
corso grave pericolo , o provato grande confusione ; 
dicendosi di lui : è futa. Non so se questa notizia potrà 

(■2) Qui^sla ulilissima nperella venne ristampata in Milano nel i8o5 
io 8," , ed ultimamente d.il Silvestri nella Biblioteca scella. 



giovare a dar luce al canto XXXII del Purgatorio j ma 
sarà sempre util cosa mostrare , che Dante , il quale fu 
nella Liguria , tolse anche dagl' idiomi volgari alcune 
voci che gli parvero acconce alla tessitura del poema, s. 

Riportiamo qui un' iscrizione del Cesari posta sulla 
faccia del nuovo tempio , di cui si tratta nelle note. 
Esse sono del eh. Autore , e il tutto ci venne gentil- 
mente comunicato come cosa inedita da persona , che 
1' ebbe da un amico suo e del Cesari. 

DEO . MAGNO . AETERNO . SACRVM 

ET . CAROLO . BORROMEO . SANCTO 

ANTISTITI . MAIORI . MEDIOLANENSIVM 

TEMPLVM . A . MAIORIBVS . AEDIFICATVM 

€VM . INCENDIO . CONFLAGRASSE! . VI . IDVS FEBR . AN . MDCCCXXin 

PECVNIA . CONLATA . MELIOREM . IN . FOBMAM . RESTITVTVM 

IDEM . THOLO . AVCTVM . DEDICATVMQVE . EST . AN . MDCCCXXVJ 

HYACI]!<T0 . TOELINIO . DESIGWATORE 

PRAEFMT . STRVCTORIB . BARPTOLOMAEVS . IVNTA 

BERNARDVS . CASARIVS . ABSIDEM . PICTVRA . EXCOLVIT 

I^octe qvce fuit ante (ìiem yi idiis februarias , anni 
MDcccxxiii , Templum Ciirice nostrce Castelletance 
cuin conjlagrasset , ahsuviptutn est. 

Casa hornbiliy Curionis nostri , necnon oppidano- 
rum studio ^ ac religioni faccs subiecttc sunt. Ex con- 
lata sponte pecunia , intra nnnos III ac menses FI 
tantum , mina omnis instaurata est , refectum , no- 
vaque forma et splendidiore excultuni , tholoque au-» 
cium extitit templum luculentissimum religionis Vica- 
norum testimonium. 

Neque eo minus hac in re , Hyacinthus Tohlinius 
jirchitectus ^ Matliem. Professor , Barptolomceus lun- 
ta , Structorum Prcefectus , Bernardus Casarius Pictor , 
ingenii vini quisque sui , atque arlis prcestantiam pro" 
baverunt. 

Hujus rei caussa , XV Kal. octobres , eod<^m in tem- 
pio solemnes gratice Numini respicienti actce , ac prce- 
tipuis religionibus perlilatum est. 



«21 

Sic Deus O. M. firmum , cEternumque tantum pie- 
tntis ac ingenii specimen pVtBstet : slet vero cunctis 
in exemplum ac testificadonetn potentissirnce illius 
ProviJenLice , quce suce vel voluntati , vel glorice re- 
•fum casus , et hominum Consilia , ineluctabili virtute 
numquam non cogit. 

Traduzione. 

La notte sopra i 7 di febbrajo dell' anno iSaS , il 
tempio della nostra parrocchial clii»sa di Castelletto 
arse , e fu consumato. 

Il caso atroce infiammò lo zelo , e lo studio del Par- 
roco nostro , e del popolo. Del denaro spontaneamente 
adunato in tre anni e mezzo , senza più , ogni ruina fu 
risarcita, rifatto il tempio, e meglio rabbellito, e per 
la nuova cupola nobilitato , luculentissimo testimonio 
della religione di questo popolo. 

Né già meno v' ebbero a far mostra del valore pro- 
prio ciascuno , e dell' eccellenza dell' arte sua il sig. 
Giacinto Toblini Architetto , Professore di Matematica , 
il sig. Bartolomeo Giunta , capo maestro delle opere , 
e il sig. Bernardo Casari pittore. 

Di che, nel tempio medesimo, a' 17 di settembre , 
fu cantato solenne inno di grazie al Nume propizio , e 
fattogli sacrifizio con peculiar solennità. 

Così Iddio O. M, mantenga ferma , ed immortale si 
bella prova d' ingegno , e di pietà ; e stia in esempio ed 
argomento a tutti di quella potentissima Providenza, che 
gli avvenimenti del mondo e i consigli degli uomini , con 
forza ineluttabile , trae sempre a servire alla sua gloria , 
ed alla sua volontà. 

JEducazione Cristiana ; ossia Catechismo uni- 
versale. Venezia, Ciirti , in 8.° 1821-26. 

L' anonimo compilatore si schierò belli ed aperti 
sullo scrittoio il Catechismo a' Parrochi , la dottrina 
del Bellarmino , il Mezengui , il Ferreri , il Turlot , il 
Vanni , il Boriglioni j e molti altri scrittori di cose ca- 



22» 

techisticlie ( de' quali ci dà il catalogo nel tomo i."), | 
ed avendoli ridotti in brani , ed a ciascun brano avendo 
aggiunta 1' opportuna interrogazione , venne a formare 
questo Catechismo universale , di cui abbiamo già ben 
5o volumetti ; e la bisogna non è ancor finita. Se Ve- 
nezia non fosse tanto lontana da noi , vorrei andarmene 
a trovar 1' anonimo j e dirgli cosi all' orecchio , ne quid 
nimis. s. 

Osseivazioni sulla istruzione de^ Parafulmini 
approvata dalla R. yJ e cadenzi a di Franai a». 
Genova, l^agano. 1826 , in 8.° 

Il sig. Dottoi'e Fcrd. Elice , che aveva già fatto pub- 
blico un buon trattato o saggio dell'Elettricità, indi- 
rizza cpeste sue osservazioni agli studenti nella R. Uni- 
versità , essendo e.:ll Professore supplimentario per la 
scuola di Fisica. Egli dimostra in cpiesto opuscoletto , 
che serve di appendice al Saggio « che il metodo di 
costruire i parafulmini senza spranga , a globo o senza , 
nelle polveriere ed in altri edifizj , non sempre preser- 
va , non è durevole, né costa il minimo possibile. » s. 

L"" Italia avanti il dominio dei Romani , opera di 
Giuseppe Micjli. Milano. Silvestri , 1826 , 
voi. 4* i^^ 12. 

Benché la prima edizione del 1810 avesse ottenuto 
il premio dall' Accademia della Crusca , parve al chia- 
rissimo Autore di poterla migliorare nello stile , ed an- 
che in alcune dottrine ; e perciò ne fece una 2." in 8. 
dalla quale è tratta questa del Silvestri , che viene ad 
esser la terza. Nulla diremo dell' opera , non essendo 
cosa allatto recente , ed avendone ragionato il sig. An- 
tonio Benci in un lungo articolo , che il Silvestri ha 
voluto saviamente premettere alla nuova edizione. Ma 
avuto risguardo al titolo del nostro Giornale , fareni 
brevi parole del cap. VII. parte I.'' in cui si parla de' 
Liguri. Le contraddizioni che si trovano negli scrittori 
celti zzand intorno alla etimologia del vocabol Ligure | 



inducono il dotto autore a non far caso del sistema del 
P. Bardetti , e di altri scrittori , clie tutto volevano trarre 
dai Celti. Rettamente spiega 1' assuetunique inalo Ligu- 
reni di Virgilio , come detto a mostrare la vita dura 
olle dovean menare tja sterili monti. Non a torto egli 
crede , che il gran catino di Lombardia fosse già una 
vasta palude , o serbato) o delle acque , le quali si pre- 
cipitavano dalle Alpi e dall' Apennino ; e molti lumi 
aATebbe potuto su ciò ritrarre dalla storia di Ferrara 
del Frizzi , e da alcuni libretti che parlano di Lugo, 
e di altri luoghi della Romagna Ferrarese. Non ammette 
nel periplo di Scilace la strana lezione di Aiizo in 
luogo di u4rno; perchè, ricevendola, si trasporterebbero 
i confini de' Liguri fino al Tevere. Cosi potessimo lo- 
dare quell'altra coi'rezione ch'egli (dopo altri scritto- 
ri ) vorebbe fare in Polibio , sostituendo alla comiMie , 
sto; tns App/-,Tti(uv x^'^pK? I quest' altra : s'w; rrìz ATztvjwov y^mpx^ 
ossia in luogo di leggere Jino ai confini ( ovvero al 
paese ) degli Aretini , vorrebbe fino al confine dell' 
Spennino. Lasciando a' grecisti il giudicare se la lo- 
cuzione che si vorrebbe sostituire sia propria della lin- 
gua greca , noi osserveremo , che in un opuscolo di Lo- 
renzo Guazzesi aretino impresso nella raccolta del Ca- 
logerà , si adducono ragioni non ispregevoli a sostenere 
la volgar lezione di Polibio. Noi faremo di esporre bre- 
vemente quella che ne sembra invincibile. 

Non è dubbio , che ne' tempi antichi i Liguri si sten- 
dessero fino all' Arno ; e non essendovi ancora Firenze , 
o essendo luogo di niun conto , egli è certo che il 
paese degli Aretini doveva giugnere fino all' Arno me- 
desimo. Sappiamo dalla storia che volendo i Romani 
rintuzzare le scorrerie de' Liguri , avanzarono le forze 
loro in Arezzo : sappiamo che 1' antica diocesi di que- 
sta città , ebbe una volta vastissimi confini j indizio 
di amplissimo territorio. Nulla è dunque da mutare in 
Polibio. Infatti, o noi seguitiamo il sistema di Scipio- 
ne Maffei , al quale si attiene anche il sig. Micali , cioè 
di emendare il testo degli autori, quando o la serie 
de' fatti , o documenti certissimi ne costringono a gin- 



224 

dicare erronea la volgare lezione, e in lai sistema nulla 
sai'ebbe da mutare in Polibio , come dimostra il Guaz- 
zesi ; o noi vogliamo abbracciare il sistema di altri mol- 
ti , tra' quali i PP. Maurini editori di S. Ambrogio , 
dì nulla mutare nel tasto degli Autori senza 1' autorità 
de' Codici , ed in questa ipotesi , sarebbe mestieri che 
il dotto Autore corroborasse una variante di sì gran- 
de importanza con mostrare in qual manuscritto si tro- 
vi il vocabolo Apennino in luogo di Aretini. Ben 
Sappiamo che la natura dell' opera del .sig. Micali , e 
le angustie di una nota non lascìavan luogo ad una 
controversia malagevole per se stessa , e gravissima per 
le conseguenze che ne verrebbero intorno all' antica 
Geografia ; ma in tal caso è cosa opportuna indicare il 
•dubbio , senza proporre nuove lezioni. E ciò sia det- 
to per mostrare al chiarissimo sig. Micali la stima che 
facciamo della sua Italia. ', stima che gli fu attestata 
in voce qui in Genova da che scrive questo breve cen- 
no , che iorse giovar potrebbe per muovere gli studiosi 
della storia a collocare il lavoro del nostro Autore tra' 
libri degni di ornare il gabinetto degli eruditi. s.j 

CoRioLANo, Tragedia di Giacinto Stefanini 
Genovese. Genova, 1826. Gravier_, in 8.° 

Di questa tragedia , che vien riputata la migliore di 
quelle composte dallo Stefanini , daremo l' analisi in 
altro fascicolo , e da ciò prenderemo cagione di esami- 
nare una dottrina di Aristotile , e di farne 1' applica- 
zione alle tragedie romantiche. s. 

Statistique des Provinces de Savotie , Oneille , 
d' Acqui et de partie de la province de Mon- 
dovi jormant V ancien département de Mon~ 
tenotte , par le Comte de Chabrol de F'olvìc. 
Paris, Didot, 1824, voi. 2. in 4-° 

Allorquando Napoleone Buonaparte spense il Governo 
liigure , la nostra Riviera occidentale venne divisa ia 



Ite distretti , S. Remo , Portótnaùrizió e Savona. II pri- 
too servi ad ampliare la prefettura delle Alpi-marittime 
( Nizza ) ; gli altri due , aggiunto una parte del Pie- 
monte , che formò il distretto di Ceva , ed una parte 
del Monferrato , che compose quel d' Acqui , costituiro- 
no una nuova prefettura ( département ) detta di Mon- 
tenotte ( monte ed umil villa nota per una vittoria de* 
francesi ) della quale Savona diventò capitale. Ma il 
R. Governo , nel!' ultimo ripartimenlo de' Regj Stati , 
divise 1' estinta prefettura di Montenotte in quattro pro- 
vince , Savona , Albenga ( dimenticata nel frontespizio 
della Statistica ) Oneglia , ed Acqui. Venne soppresso 
il distretto di Ceva, il quale giovò a dare maggior esten- 
sione alle Provincie di Moncìovi e di Savona. Questi cenni 
eran necessari ^^ intendere il titolo di quest' opera im- 
portantissima ; dalla quale trarremo notizie pregevoli 
ed articoli assai rilevanti , onde arricchire il Giornale. 
Per ora non possiamo che dar tributo di lode all' il- 
lustre Autore , il quale dopo aver governato il dipar- 
timento di Montenotte per alquanti anni , passò a quello 
di Parigi, ed al consiglio di S. M. il Be di Francia, 
senza dimenticare , nello splendore di tanta metropoli , 
le riviere ligustiche. s. 

Lettere di Francesco Maria Zanotti a Giam- 
BATISTA Morgagni , colle risposte di questo 
intorno alla pubblicazione de" Dialoghi del 
primo sulla forza lù^a de' corpi. Bologna , 
Sassi , 1826 , in 8." 

All' apparire che fecero in Bologna i tre dialoghi 
della forza de' corpi che chiamano viva, sommo stu- 
pore prese 1' animo de' filosofi , e de' cultori delle let- 
tere leggiadre. Maravigliarono i primi di un libro , che 
senza calcoli , senza vanità di figure e di voci tecniche , 
ma quasi per diletto , trattava un argomento difficilis- 
simo , e citando soltanto i primi elementi delle cose , 
toglieva una quistione , che aveva esercitato 1' ingegno 
s^ occupato le veglie di sommi filosofi. I letterati •'i'v 

*5 



a 26 
dèro con alto stupore , clie le grazie dell' Idioma , il 
brio del dialogo , gli ornamenti dell' oratoria , trovassero 
luogo naturale in una quistione , che non crasi mostrata 
giammai , se non che ispida di cifre e di nomi algebrici. 
Noi dunque rendiamo grazie al chiarissimo Prof, e Ca- 
nonico Schiassi , che abbia voluto presentare al pub- 
blico le lettere che intorno alla forza viva de' corpi si 
scrissero 1' un 1' altro que' due grandi ornamenti del 
secolo XVUI e dell' Italia , Zanetti e Morgagni. s. 

CajetANI Lavr. Monti i Senno habitus an. 1 766. 

— — — ' ejusdem. Sermo habitus an. 1781. 

ejusdem , Sermo habitus an. 1789. 

Bononiae, ex officina Sassiana , 1826 , in 8.* fase. 3. 

Questi opuscoli similmente dobbiamo al slg. Prof. 
Schiassi , che avendone gli originali , non volle più te- 
nerli nascosti j ma pensò di ben meritare di Bologna 
sua patria , e de' cultori della lingua latina , pubbli- 
cando questi eleganti ragionamenti di quel valoroso Bo- 
lognese. Vengon essi preceduti da tre lettere , in cui 
sono intitolati dal eh. Editore a' suoi amici , tutte piene 
d' urbanità , d' eleganza e florentissime di scelta lati- 
nità , onde ben mostransi veramente degae di lui che 
le dettò. Noi vorremmo che questi Sermoni , e sì gli 
altri elegantissimi del eh. Schiassi , fosser conosciuti , 
quanto sono degni d' essere ; perciocché essendo fre- 
quenti le occasioni di conferir le lauree , e dovendo a 
tal uopo i promotori tenere un breve ragionamento la- 
tino , ne piacerebbe che alla dignità del luogo , e degli 
spettatori corrispondesse mai sempre il buon gusto 
dell' oratore. L' esempio del Monti , dottissimo nella 
storia naturale , e quello del Prof. Schiassi eruditissi- 
mo , ci fanno conoscere , che 1' ornamento del colto 
ragionare nella lingua del Lazio serve a dare più vivo 
^risalto alle dottrine delle cose , e della natura. 



Auimadverslo in Bihlicas Societates in Genuensi 
AthencBO auguralis Acroaseos ritii perorata a 
J. B. D'Albertis P." S. Script, et Hehr. L. 
ihid. Professore. Id. nov. 1826. Genuae, typis 
Fratr. Pagano , in 8.° 

Utile argomento si è proposto l'Autore di questo Di- 
scorso inaugurale , e assai conforme alla sua facoltà. 
Inveisce contro a quelle società anticristiane , che contro 
ì divieti della Chiesa e della repubblica volgarizzano , 
già son molt' anni , i libri della sacra Biblia in ogni 
lingua e dialetto con sommo discapito della Religione^ 
Per ciò poi che spetta all' eloquenza e alla lingua , in 
cui tal discorso è dettato , specialmente a chi ha lette 
le sovraccennate prolusioni di Gaetano Lorenzo Monti , 
potrebbe cadere in pensiero , che , se è peccato grave 
con traduzioni rendere di comune intelligenza i recon- 
diti sensi della Biblia , noi sarebbe egualmente di quelli , 
che lodevolmente intende l' Autore d' imprimere ne' suoi 
leggitori. 

La Divina Commedia di Dante Alighieri con 
brevi note di PAOLO Costà. Bologna , tipi Car- 
dinali e Frulli. 182,6, in 12., tom. 3. 

Precede la vita dell' Alighieri scritta dal eh. chiosa- 
tore colla solita iiitidezza , ed ogni tomo oltre le brevi 
note a pie di pagina , g'k per la prima volta stampate 
nella edizione l^Jaccliiavelliana , contiene in fine alcuno 
più estese appendici alle note medesime. L' argomento 
di ciascun canto è esposto in un ternario e un quader- 
nario , che prende qualità ed espressione dalla poesia 
stessa Dantesca. I giovani principianti , a cui è indiritta 
questa edizione , potranno trarne non poco profitto. 



asa8 
Xeonida , Tragedia in 5 atti , di G. B. R. Moreno 
tra gli Arcadi Romani Ippalco Metoneo. Ge- 
nova, Tipografia Pagano. Pi^esso l'Editore F. 
Ricci, in 8." 

Nuli' altro diciamo di questa tragedia , se non che è 
tina gretta traduzione della francese del titolo seguente : 

Leoni das y tragèdie en cinq acles , par M. Pichat , 
de l'Isère , représentée pour la première fois sur le 
Théàtrc Francois le 26 novembre 1825, Deuxieme 
édition. Paris , Pondiieu éditeur ^ Palais-Rojal , Ga- 
lerie de bois , 182 5. 



•29 



Dialogo sui Paragrandini e grandino-fulmini , 
tra due Professori di Fisica, 'vecchio e gio- 
vine , scritto dal Prof. Ferdinando Elice , 
ud instanza di due Società scientifiche. 



È più utile dì sbarazzare le scienze 
dagli errori che le inceppano , che 
ài arricchirle di certe scoperte. 

Gio. .Omìco, quante belle scopertesi son fatte dai mo- 
derni. La pila di frolla j \ applicazione delle mac- 
chine a \apore , 1' illuminazione a gas idrogeno, 
i parafulmini (i) , i paragrandini , la ... . 

f^ec. Adagio un poco j non confondete i pretesi para- 
grandini che sono in contraddizione coli' osserva- 

(i) La iBÌa lellera sugli efifelli prodotti dal fulmine nella torre 
della Lanterna il 4 geonajo , che fu inserita nell' Antologia di Fi- 
renze n.o y3 , ha dato luogo ad alcuni miei amici a pr< pormi questi 
dubbj. 

I.* Gli effetti del fulmine non sono straordiaarj ed unici come 
asserite , anzi sono frequenti , come ci assicurano i Giornali. 

2." Voi credete più verosimile che il fulmine abbia prima colpito 
il conduttore dove si è fuso , quando è molto più probabile che ab- 
bia scoppiato sulle punte, come suol<:; accadere. 

Jii quanto alla prima obbiezione osserveiò essere fr<>quenti i casi 
di fulmini che hinno colpito i conduttori, e fusti delle punte di-l dia- 
metro di uno in due millimetri , e rari quelli di !^\n 5 , ed un solo 
riferito da Franklin di 9 circa; ma che abbiano fuso in quattordici 
estremila una cordi di rame di 12 millimetri , ec. , non è mii ac- 
caduto, e se vi souo degli esempi , mi si dica dove e quando si sono 
osservali. 

Per ciò che riguarda 1' altra difficoltà , basta riflettere che né ì 
fisici , né la natura , per quanto ci è nòto , hanno mai potuto fon- 
dere coir elettrico porzione del conduttore che trovasi tra un' estre- 
mità e r altra , senza fondere 1' estremila do\e entra il fluido ; e che 
l'altezza della Lanterna dal livello del mare è metri 127, 97, si 
resterà convinti essece molto piìi probabile che il fulmine abbia prìmn 
culpìto il conduttore dove si è fuso , che la crocei 



23o 

zione e col buon senso , con queste utili inven- 
zioni. 

Gio. Come, ne dubitate? Se ciò era permesso nel 1818 , 
allorquando 1' illustre LapostoUe fece questa in- 
teressante scoperta che onora il secolo ,• ora dopo 
tanti fatti che parlano in suo favore non lasciano 
più alcun dubbio sull' utilità de' paragrandini per- 
fezionati dal celebre professore ThoUard , e da al- 
tri ; siccome nulla lascia a desiderare la teoria della 
grandine del gran Volta, che serve a comprovarla. 

V'ec- L' opinione di Volta sulla formazione della gran- 
dine è una mera ipotesi , la quale ben esaminata 
non trovasi avere quei gradi di probabilità che 
supponete. Quanta diftereuza passa tra la proba- 
bilità e la certezza ! Voglio ammettere anche per 
vera questa ipotesi : quale influenza può avere un 
conduttore metallico di otto o dieci metri , o di 
corda di paglia della stessa lunghezza con un filo 
di lino crudo o senza , con punta di legno o me- 
tallica ? 

Gio. Quale influenza ? Quella appunto di attrarre la 
materia elettrica dalle nubi procellose , e di impe- 
dire la formazione della grandine , essendo l' elet- 
tricismo la causa che i vapori si convertano imme- 
diatamente in acqua , e questa in ghiaccio. Dun- 
que la teoria della grandine dell' imniorlale fisico 
di Como è in appoggio dei paragrandini. 

V ec. Vi prego prima di così conchiudere , riflettere che 
la gragnola si forma ordinariamente, come ben sa- 
pete , all'altezza di 1800 metri: ora i vostri più 
o ttven buoni conduttori elettrici, quand' anche at- 
traessero 1' elettrico alla distanza di io metri , quale 
influenza avranno colle nuvole temporalesche? Dun- 
que ammettendo anche per vera 1' ipotesi Voltiana , 
conchiudere è d' uopo, che i paragrandini non jjos- 
sono impedire la formazione della tempesta. 

Gio State in argomento. Voi avete pur detto che la 
teoria di Volta è ima mera ipotesi ; dunque il 
raziocinio basato su d' una semplice ipotesi , non 



vale ad abbattere una scoperta comprovata da tanti 
celebri fisici. 

fec. Se queste riflessioni non bastano , come dite be- 
nissimo , per combattere questa pretesa scoperta , 
su quale altro raziocinio ella si appoggia ? 

Gio. Sulle osservazioni e sugli esperimenti , come vi 
ho detto fin da principio. Amico , quando i fatti 
parlano , i raziocinj devono tacere j anzi questi 
devono essere sempre conformi ai fatti , non i fatti 
uniformarsi ai raziocinj. 

Vec. Benissimo. Ma quali sono i fatti , che provano 
1' utilità de' para^randini ? 

Gio. I fatti sono tanti e tali , che solo sono imbaraz- 
zato nella scelta. Basta leggere il rapporto suU' uti- 
lità de' paragrandini della Società Llnneana di Pa- 
trigi , e le opere di Thollard , Beltrami , ec. , ed 
i Giornali per restarne convinti. 

Vec. Tutti questi fatti provano soltanto che la grandine 
non è caduta in quei dati luoghi , dove erano i 
Aostri paragrandini. Tizio vuole che colà non vi 
sia caduta la grrgnuola , perchè ha pronunciato 
certe parole e fatto alcuni segni. Sempronio pre- 

I tende che non è grandinato in quei campi , per- 

chè vi nasce un' erba che preserva dalla tempesta ; 
e voi sostenete che sono i paragi'andini , e che 
tanto i segni e le parole , quanto 1' erba sono scem- 
piaggini (2). Tizio pretende, prima che si cono- 
scessero i paragrandini , di avere coi segni e le 
parole garantiti più di venti anni questi campi ^ 
dunque , conchiude , non sono i pretesi paragran- 
dini. Sempronio prova con testimouj degni di fede 

(2) Àgohardo Arcivescovo di Lione , scrisse verso l'anno 833 un 
j libro chi- fu stampalo ori 1606 , nel quale espone come in quell 
; età si altribiiiv .no i tenipotali agli stregoni : inveisce con zelo contro 
! r iniposlnra di quelli che pietcnduno di saper difendere le CLimpa- 
gne dalla giarxliiie , e limprovera il costume di dare a costoro una 
porzione dei rjcrolti. Vi S(;no molti , egli dice , i quali esortali ne- 
gano la dovuta elemcsina alle vedove, agli orfani , e ciecamente p^^ 
gaiie quelli che si miilantaDo di difendere i loro campi dalla gra« 
gnuoia. 



(Geriti j Corso eleni, di Fìsica t. 4 p. 385. Ma- 
jocchi, sull'incertezza della Meteorologia p. 27), 
che le possessioni armate di paragrandini , quali 
«ODO quelle di Costa nella provincia di Bergamo , 
e di Fabro/li a Pistoja , furono danneggiate dalla 
grandine, e che sui campi di Dellepiane e Canes- 
sa, in cui si fecero i segni , e si pronunciarono ]e 
parole , pur pure vi cadde la grandine : invece 
le campagne di Maccagli ed Accame, in cui n;i- 
sce quest' erba ( eh' egli confessa sinceramente di 
non conoscere , e che suo avo non conosceva , ma 
che ha sempre inleso nominare dal bisavo , come 
un vero e sicuro preservativo della gragnola), da 
molti secoli non vanno soggette alla tempesta , e 
solo sono state devastate dalla grandine negli 
anni 4*^0, 601, 908, appunto perchè in quegli 
anni non è nata 1" erba che ha questa virti!i , come 
non tutti gli anni i persici, i peri producono frut- 
ti : cosi trovai , egli dice , in un manoscritto che 
custodisco gelosamente nello scrigno con altre pre- 
ziose carte , e 

Gio. Vi ho inteso. Almeno sarà lodevole fare degli es- 
perimenti per una serie di anni , per accertarsi 
dell' utilità de' paragrandini. 

y^ec. Fate pur quello che più vi aggrada ; ma io non 
posso consigliare alcuno a perdere il tempo e il 
danaro cosi inutilmente ; tanto più che ne avete 
delle prove non equivoche nei boschi dove sono 
un' influita di alberi d' alto fusto , e uelle città 
armate di parafulmini, in cui grandiua ugualmente 
che altrove. Invece potete cou un certo grado di 
probabilità sperimentare i Graudino-fidmini pro- 
posti nel 1824 , e descritti nelle Osservazioni suU' 
istruzione de' parafulmini approvata dalla R. Ac- 
cademia delle scienze di Parigi , stampate in Ge- 
nova nel 1826, e poco dopo riprodotte in alcuni . 
Giornali. 

Gio. Siete pure singolare di non volermi nemmen 
consig!iare la prova , quando tante Società scienti- 
fiche la raccomandano pel beue dell' umanità. 



a33 
Vec. Non tralascio dì stimare e rispettare, voi amico 
carissimo , ed altri che sono di parere contrario al 
mio come non tralascio di ripetere , che i para- 
grandmi di Lap estolle , di Thollard ec. , non pos- 
sono attrarre 1' elettrico dalle nubi , impedire la 
a cun modo la formazione della grandine, formata 
che sia, impedire che cada , né hanno la virtù di 
repentmamente aquefarla , anzi nella paglia vi si- 
conserva più lungamente per essere cattivo con- 
duttore del calorico. Dunque con ragione ho detto 
da p^riucipio, che i paragrandini essendo in con- 
traddizione cou Tosservazione , e col buon senso 
non SI devono confondere con quelle utili inven- 



zioni. 



¥ 



Gw.Se mutili .ossero i para grand;-!, per molte ragioni 
lo sarebbero pure i vostri prediletti grandinofulmini. 

f^ec. i grandinofulmini hanno alcieno in loro appoggia 
le ipotesi di Folta e di Bellaiii ^ per ciò sono al- 
quanto probabili. 

Già. Supposto anche che queste vostre macchine im- 
pedissero la formazione della grandine , la spesa 
di queste sarebbe Diaggiore del danno che reca la 
stessa tempesta. 
Fec. Se mai 1' esperienza dimostrasse che dieci grandi- 
nofulmini bastassero per preservare dalla gragnuola 
e dal fulmine un' estensione di 20000 metri (3) 

(3) A non pochi sembrerà improbabile quest'asserzione : se si ri- 
flette pero che celebri fisici vogliono il raggio delia sfera d' azione 
«lei parafulmine doppio della lunghezza della spranga ( il che non 
sempre si avvera, come m'insegnano alcune sperienze elettriche che 
mi propongo d. pubblicare ) , e che In questa supposizione si può 
considerare il grandino-fulmine lungo i8co metri come se fosse una 
spranga , la quale dovrebbe preservare un raggio doppio cioè 36oo 
metn, ora moltiplicando dieci ( numero d?to dei conduttori) per 
Jboo 11 prodotto sarà 36ooo. Inoltre considerando che porzione dei 
grandino-lulmini frequentemente Iroverassi immersa nelle nuvole le 
quali sono conduttori più o meno estesi , ed in moto , non coibenti 
come vuole un moderno scrittore ; in t^l caso dovrebbero i grandino 
lulmini togliere , o somministrare 1' elettrico , ora ad una nube , ed 
ora ali altra, e così preservare un'estensione forse anche maegiore 
01 aooQQ metri. °° 



234 

in allora la spesa si ridurrebbe a poche lire , quando 
ciascuno proprietario contribuisse in ragione della 
superficie del terreno. 

Gio. Voglio essere con voi condiscendente a segno , 
di supporre possibile quanto bramate ; converrete 
però meco clie 1' esecuzione di questo progetto pre- 
senta moltissime difficoltà. 

f^ec. Convengo : ma la difficoltà di ottenere un gran 
bene non è vin motivo sufficiente per abbandonarne 
r impresa. Quante difficoltà dovettero incontrare , 
Guttemberg nell' invenzione della stampa , e il ge- 
novese Colombo liella scoperta dell' America ! Dun- 
que potete con un certo grado di probabilità spe- 
l'imeutare i gvancKuoPidmlai. Amico, oggi abbiamo 
ragionato bastantemente : ci rivedremo domani ; 
intanto immaginate nuovi argomenti per sostenere 
i pretesi paragrandini , e delle obbiezioni per ab- 
battere i ?;rnndinofulmlm , che io studierò di ri- 
spondere agli uni ed alle altre , oppure mi arren- 
derò volentieri all' invincibile verità. 



V. D. P. PICCONI R. 

V. Se ne permette la stampa. 
S." GRATAROLA per la Gran Cancelleria. 



AVVISO, 



Le Figure appartenenti alle Scienze sì del primo , che del secondo 
fascicolo si daranno nei susseguenti tosto che ne sarà possibile. JVe 
possono ora darsi a tempo attesa V interruzione della Litografia, di 
cui per Regio privilegio avendo l'esclusiva il Sig. Ponthenier , non. 
ha per anco in pronto quanto e richiesto all' accurata esecuzione di 
tali lattari. 



235 
INDICE. 



Scienze. 



Osservazioni sopra alcune specie di piante della Li- 
guria Occidentale registrate nel Botanico Italiano 
del Professore Moretti Pag. ii5. 

Di alcune relazioni che esistono tra la cos- 
tituzione geognostica dell' Apennino Li- 
gure e quella dell' .Alpi della Sayoja . ce 132, 

Lettele. 

Sonetto, e Lettera inediti del Chiabrera. . « i35. 

Bellezze della Commedia di Dante Alighie- 
ri , Dialoghi di Antonio Cesari P. D. O. 
(^Purgatorio) ce i38. 

Sposizione di quel luogo dell' Alighieri 
( Purg. XXXIX ) Io vidi le fiamelle an- 
dare avante ecc ce i/{g, 

Colleccion de los viages ec. Collezione de' 
viaggi fatti dagli Spagnuoli .... raccolti e 
ordinati dal Cav. de Navarrete per ordine 
di S. M. C. Madrid, i825-a6 voi. 2 in 4.° « i55. 

J^ersi latini di F. Gagliuffi ce jgo.^ 

Commedie del Sig. Aw. Alberto Nota . ce i63. 

Appendice alla Proposta ec. (^del Cav. Monti) ce i65. 

La Gerusalemme liberata di T. Tasso y colle 
varianti e note del Colombo e del Cave- 
doni , e con pili altre illustrazioni . . ce 168. 

Antichi documenti intorno allo Stabilimento 

della Zecca di Genova ce ij2. 

/ Lusiadi di Camoens , traduzione d'Ant. 
JVervi , seconda edizione illustrata con 
note ec. Milano, Soc. tipogr. 1821 . . ce 189. 

Lettere Familiari di Cristoforo Colombo . ce igS. 

Osservazioni Letterarie di Albo Docilio P, A. ce 202. 



23j6 

Belle Arti. 

Matricola Artis Pictorice et Scutarice . . « 208. 

JS^ovELLE Letterarie ce 214. 

Dialogo sui para-grandijii e grandine-fulmini « 2 a 9. 



cà 



Hoc opus , hoc studium parvi properemus, et ampli , 
Si patrise volumus, si nobis vivere chari. Hor. < 







GENOVA 

'y^am/ierm dei,' ^ra/euc ^a^anq 
Piazza Nuova N." 43. 



aSg 



Sopra una sorgente di bitume minerale a Dardagnjr 
nelle ^vicinanze di Ginevra. 



l 



Nota del Sig. L. Pabeto. 



1 gran tratto di paese , che estendesi tra la catena 
delle Alpi e quella del ,Jura , traversato in varie dire- 
zioni dal Rodano , dall' Aar e dai suoi affluenti , come 
quello che si direbbe essere già stato il fondo di uà 
immenso lago, e presentando generalmente per mate- 
riali della sua costituzione geognostica quelli di un ter- 
reno di arenaria, ossia macigno a ligniti , non ci cagiona 
alcuna meraviglia, se frequenti traccie egli ci mostra di 
mate le combustibili : pertanto in non radi punti di 
questo paese si estrae del lignite , ma invece , a cognl- 
zion mia , meno frequenti son quelli , in cui si trova 
una sostanza della stessa classe bensì , ma che , nelle 
sue qualità fisiche , presenta alcune diflerenze , voglio 
dire 11 bitume minerale , ossia petrolio : essendosene 
pertanto recentemente trovata una vena non lungi da 
Ginevra , può a chi s' occupa di ricerche geologiche 
non far dispiacere il conoscere le circostanze che ac- 
compagnano la giacitura di questo combustibile. 

E il villaggio di Dardagny a due leghe circa a mez- 
zogiorno ponente di Ginevra , situato non lungi dalla 
diritta sponda del Rodano tra questo fiume e la strada 
che conduce da Ginevra a Lione , strada che serpeggia 
ai piedi del Jura ed entra poi assieme col fiume nelle 
selvatiche gole di questo monte : quivi in una delle 
vicine colline essendosi trovate delle traccie di lignite 
venne speranza di ritrovarue maggior copia , e a que- 
st' oggetto è stato fatto uno scavo , che ha invece finora 
presentato per solo utile risultato l' incontrarsi in uno 
strato impregnato di bitume: per giungere a questo, il 
primo letto discendendo che si ha da traversare , è com- 
posto di vili' arenaria grigia giallastra , un poco mica- 



a4o 

cea, di. mediocre consistenza e dell'altezza di otto piedi j 
è questo seguito da un altro letto ugualmente di are- 
naria , ma un poco più dura , grigia turcViina o verdo- 
gnola , che fa effervescenza cogli acidi : è questo banco 
dell' altezza di venti piedi , e si trova dopo di lui lo 
strato , da cui decola il bitume. 

Questo strato è ugualmente composto di arenaria , ed 
ha pel petrolio di cui è tutto impregnato un colore bru- 
no , nella sua parte inferiore soltanto vi sono del no- 
doll da esso non penetrati di un' arenaria verdastra più 
dura , con parti o piccioli nidi di argilla dello stesso 
colore , oppure in certi punti rossiccia : ma quello che 
presentano di più interessante questi nodoli , si è , che 
solo in essi emmi riuscito di trovare dei resti di corpi 
organici : questi resti sono delle conchiglie bivalvi di 
acqua dolce assai riconoscibili , che credo poter ripor- 
tare al genere anodonta. Il bitume poi , che decola da 
questo banco e che si raccoglie giornalmente in piccioli 
bacini a questo oggetto praticati nel fondo della mina , 
è di un colore oscuro , opaco , della densith o consi- 
stenza della pece fusa', brucia assai facilmente e dà un 
fumo piuttosto denso , il suo odore è fetido , né dissi- 
mile da quello che spande il petrolio di Salso presso 
Parma , 

Al di sotto dello strato precedente , che è quello che 
per la sua natura ha maggiormente attirato la nostra at- 
tenzione , si trova ancora uno strato che partecipa un 
poco della sua natura : infatti è desso composto di mar- 
na , o meglio , di psammite , o arenaria macigno marno- 
sa , grigia , eft'ervescenle e contiene ancoi-a delle traccie 
di bitume che vi è disposto , ma soltanto nella sua 
parte superiore, in picciolissimi letti. Finalmente si trova 
inferiormente a questo un nuovo banco di arenaria grigia 
più dura effervescente : è desso l' infimo di quelli che i 
lavori della mina aveano penetrato al momento che l'ho 
visitata : forse sarà stato ora intieramente traversato , 
perchè ad un livello inferiore soltanto speravasi trovare 
il lignite , scopo di questa esplorazione. 

Dalla rapida descrizione degli strati , che arcompa- 



gnano il bitume fossile di Dardagny , è facile il vedere 
o il sospettare almeno che decola da roccie che fanno 
parte della grande formaziofie di arenaria a lignite, clic 
porta nella Svizzera francese il nome di molasse e nella 
Svizzera tedesca quello di nageljlue-sand , formazione 
essenzialmente composta di roccie formate da detritus 
di altre e che presentano delle arenarie fine miste so- 
vente o sottoposte a degli aggregati poligenici grossolani 
( nagelflue dei Tedeschi ) 5 ma la minuta descrizione di 
una sezione ove questo terreno ha preso uno sviluppo 
considerabile e quella di un' altra , fatta in un punto , 
ove assieme alle roccie citate si trovano pure dei resti 
organici analoghi a quelli , che abbiam veduto accompa- 
gnare il nostro bitume , faranno maggiormente risortire 
per l'analogia delle roccie, l'analogia del terreno delle 
vicinanze di Ginevra con quello dei luoghi scelti per 
esempio e che indubitatamente alla formazione di are- 
naria o lignite appartengono , come quelli che per tipo 
di delta formazione si potrebbero considerare. 

11 primo esempio è nelle colline che sovrastano im- 
mediatamente a Losanna , dove un profondo vallone che 
scende dal Jorat mette a nudo una sezione molto inte- 
ressante ; quivi al di sopra di una massa non misurata 
di arenaria macigno , a cui incombe la città , si trova 
dapprima un banco di marna un poco sabbiosa , di co- 
lor turchino , poscia due o tre alternative di arenarla 
macigno (^psammite molasse Brong) e di marna in letti 
di mediocre altezza , ai quali sovrasta un banco consi- 
derabile di altra arenaria grigia lina , da cui vengono 
tratte delle pietre da costruzione ad uso della città : in 
questo banco evvl un letto o meglio vena di materia 
combustibile , vi sono pure delle foglie di piante dico- 
tiledoni e delle conchiglie di acqua dolce. Segue dopo 
questo uno strato di argilla un poco marnosa , di color 
bruii ciocolatto , che presenta un principio di struttura 
globulare , poi viene un altro banco di altra argilla 
ugualmente marnosa , ma di color turchino a macchie 
rossiccie , a questo sono sopraposti un banco di arena- 
la , e due banchi di argilla marnosa , ripetizione dei 



due precedeuti , finalmente tutto questo è ricoperto da 
banchi di una specie di aggregato a piccoli grani, spesso 
interrotto da piccioli letti di marna. 

Il secondo esempio è pur tratto dalle vicinanze di 
detta citlà , e perciò a picciola distanza dal primo , 
cioè alla mina di lignite di Paudé : non mi estenderò 
a darne la descrizione , perchè già data da altri e perchè 
vi vediamo comparire le stesse roccie che nell'esempio 
precedente , vi è solo di più un calcareo bruno che ac- 
compagna il lignite , il quale è ripieno tra gli interstizi 
delle sue sfoglie di conchiglie di acqua dolce univalvi 
non solo, come le planorbi , le limnee , ma anche bi- 
valvi , quali le anodonte , che pure assieme al bitume 
di Dardagny abbiamo ritrovate. Osserverò soltanto che 
in vmo strato di marna a vaij colori , sottoposto al li- 
gnite , ho ritrovato del gesso fibroso , come ve ne è a 
Verni r presso a Ginevra, sotto il lignite, e come se 
ne vede a Celle ed Albizzola nella riviera di Genova, 
disposto in picciole vene in una marna argillosa a var) 
colori , che è pure in questi due ultimi luoghi accom- 
pagnata da un' argilla brun ciocolatto a struttura glo- 
bulare : cosicché in qualunque punto sebben lontano 
una formazione si presenta ( ed a parer mio la forma- 
zione di Cadibona e Celle sono contemporanee alla mo- 
lasse di Svizzera), uguali sono generalmente i feno- 
meni che 1' accompagnano. 

Dedurremo da questi esempj e dall' identità delle 
roccie e degli esseri organizzati ne' luoghi da noi ci- 
tati , che identica ne è la formazione , e che si deve 
ragionevolmente assicurare che il bitume di Dardagny 
si è formato in mezzo ad un fondo lacustre nel tempo 
che si formava il terreno di arenaria a ligniti. ]\è è 
questo contrario a quanto già si sapeva su varie sor- 
genti di detto combustibile : ve ne sono varie in Un- 
gheria , secondo il sig. Beudant , che sorgono da un. 
terreno analogo, e in esso, al dir dello stesso Autore, 
sorge quella di Seyssel in Savoja. Non però da quanto 
si è detto sarebbe conforme alla verità il dedurre che 
ogni sorgente di bitume a questa sola epoca di forma- 



i43 
zione si debba esclusivamente attribuire j ebe anzi lo 
ritroviamo in varj punti riunito a ten-eni che pajono 
di lunga data anteriori a quelli , che veniamo di no- 
niinare ; così in Francia , dipartimento dell' Ain , è ci- 
tato nel calcareo del Jura , ed in Italia ( Sassuolo presso 
Modena , Salso presso Parma ) sebbene sorga apparen- 
temente dal terreno terziario e decoli realmente da un' 
arenaria quasi analoga a quella di Svizzera , pure noa 
si può dire che sia con quest' ultima contemporanea , 
perchè è accompagnata da calcarei che sembrano di 
formazione intermediaria o almeno secondaria , né vi 
sono ancora osservazioai che ci provino che 1' arenaria 
debba essere da essi disgiunta , mentre invece tutte ci 
fanno propendere a credere il contrario. 

Fissato così che il bitume di Dardagny appartiene 
alla formazione di arenaria a ligniti ( grès à lignites 
Humboldt ; sarebbe pregio dell' opera il determinare se 
questa formazione sia , secondo lo crede Humboldt , 
contemporanea all' argilla plastica di Parigi , oppure , 
secondo 1' opinione del sig. Brogniart , appoggiata dal 
ritrovarsi nella molasse di Svizzera e di Cadibona delle 
ossa di mammiferi terrestri se , dico , delta formazione 
sia contemporanea al gesso a . ossami di Montmartre : 
ma una così ardua questione , per decider la quale non 
vi sono prove dirette di superposizione , non può essere 
trattata negli angusti limiti di una semplice nota , e 
solo col tempo e con osservazioni fatte in altri punti 
potrà essere messa in piena evidenza. 



»44 



Osservazioni intorno al Vaiuolo. 



X->'e osservazioni intorno al Vaiuolo umano sono men 
frequenti a' nostri giorni o meno conservate forse , 
perchè la vaccinazione , questo grande ritrovato che 
forma l' epoca più memorabile e benemerita della me- 
diciua , ha ormai debellato la ferocia di quel contagio. 
'Alcune opinioni però adottate pur anco fra i dotti , 
come quella del credersi alcuni individui naturalmente 
non soggetti al \aiuolo hanno cagionato talor funesti 
accidenti ; fra molti de' quali è pur luttuoso il recen- 
tissimo dell' illustre successore ed emulo di Buffon La- 
cépede , che promotore zelantissimo del vaccino ha tra- 
scurato per se quel presidio che tanti anni, e si gene- 
rosamente , fece partecipare a' suoi simili. Il vaiuolo 
non perdona forse ad alcuno , ove concorrano date 
circostanze ed opportunità a comunicarsi , sia che ma- 
nifestamente attacchi , o in segreto nel seno ancora 
della madre. Da questa seconda maniera di contrarsi , 
per lo pili non manifesta , deriva , se mal non ni' ap- 
pongo , 1' apparente immunità d' alcuni individui : gio- 
va perciò tener conto delle osservazioni che confermano 
la suscettività al vaiuolo nel feto , e di queste una ben 
distinta e notevole essendomisi presentata nelle mie va- 
cinazioni praticate dal 1802 a questa parte ( soltanto 
come pratica benefica , ed onorevolissima soprattutto nei 
fasti della Medicina ) ho stimato non affatto inutile 
il darne breve ragguaglio per quelle deduzioni che 
per avventura potessero indirettamente emergere a prova 
della probabilmente univei'sale attitudine al vaiuolo , e 
del bisogno comune per conseguenza di premunirsene 
col vaccino. 

Gastaldi Luigi, figlio di contadini che hanno sempre 
ricusato ostinatamente la vaccinazione , è il soggetto del- 
la mia osservazione. La di lui madre di esso gravida , 
negli ultimi mesi di gestazione ebbe ad assistere altri 



24S 

suoi cinque figli tutti ad un tempo gravemente attac- 
cati dal vaiuolo , e fu esposta , quasi in pena della pro- 
pria caparbietà , a molti stenti e disagi per più setti- 
mane. 

Nacque il Luigi dopo due mesi in circa da tale 
avvenimento , e comparve segnato alle tempia princi- 
palmente e ad altri tratti della superficie cutanea da 
cicatrici attribuite al vaiuolo , e non senza ragione , poi- 
ché ne avevano tutte le caratteristiche apparenze. Cu- 
rioso di chiarire il fatto , ho procurato di vaccinare il 
detto bambino all' età di un anno incirca , cioè neU' 
ora scorso anno 1826, il che ho eseguito direi quasi 
violentemente per la tuttor restìa e troppo ostinata 
madre. 

L' innesto riuscì senza effetto di sorta , laddove altri 
tre vaccinati contemporaneamente ottennero un' esito 
compiuto e ne diedero pure indizio colla pronta ria- 
zione e flogosi istantanea ai margini delle incisioni 
nell' atto stesso dell' operazione. E si noti che in que- 
sti la vaccinazione fatta col pus delle medesime pustole 
erasi effettuata dopo del Gastaldi e di notte a fioco 
lume di lucerna. Non contento della prima prova , la 
replicai , come ragion voleva , a più beli' agio e dili- 
genza dopo venti giorni , e per maggiore comparativa 
evidenza volli vaccinare ad un tempo una sua sorella 
già bucherata dal vaiuolo contratto nella succeunata 
epoca della gravidanza. 

Lo stesso risultamento uniforme si nell' uno che nell 
altra apportò piena conferma alla possibile certezza 
del vaiuolo sofferto dal feto nell' utero , sana d' altronde 
ed immune la madre , che già dall" infanzia lo aveva 
sostenuto. 

Osservazioni di questa fatta , o somiglianti , trovo es- 
sere registrate nelle storie mediche dai Ludwigh , Ro- 
«enstein , Hoffman , Le Febure ed altri. E il nostro 
Azzoguidi forte delle concordi annotazioni di grandi 
pratici ed anatomici, come Mend , Ildand , Ruischio, 
aveva già combattuto la sentenza contraria dei medici 
Napoletani e di Gotunnio sopra tutti , che assicurava 



240 

essere il liquore dell' Amnios , in cui nuota il feto , u« 
preservativo da qualunque contagiosa impressione in 
quel ricettacolo. Nella qual controversia riesce d' argo- 
mento ancor più valido il caso presente , poiché sono 
ben rare ( come nota Borsieri ) quantunque non meno 
vere , le osservazioni di feto vaiuolante venuto a luce 
con bottoni vaiuolosi , o con vestigia di essi manifeste 
alla cute , intatta rimanendo ed invulnerata la madre 
sia dal vainolo , che dai fenomeni di questa malattia 
durante la gestazione (i). 

Giuseppe Frank adduce esempio da esso veduto ed 
esaminato di feto vaiuoloso , ma dato in luce da madre 
egualmente affetta da vainolo. Fernelio però notò ben 
chiaramente il caso del feto nell' utero attaccato da 
questo esantema , e quindi sottoposto a tutto il trava- 
glio di quel morboso processo , senza che la madre ne 
fosse menomamente offesa. E viceversa si riportano da 
Mauriceau , sulle malattie delle gravide , non dubbie 
e molteplici osservazioni di donne gestanti colpite e 
malconcie dal vainolo, che non propagossi punto ai 
loro portati a malgrado di ampia ed assai grave infe- 
zione nel materno organismo. 

Quindi è che il fatto sovra enunciato non è forse 
tanto raro , come si reputa comunemente. Ma se con- 
siderato isolatamente non fa che aggiungere una osser- 
vazione di più ad altre parecchie notate da' pratici , 
parrai però che possa riguardarsi come meritevole di 
particolare menzione in quanto che da esso e da quelle 
m complesso si può con ragione dedurre : 

i.° Che ogni qualvolta donne gravide assistono vaiuo- 
losi, e nuotano , a cosi dire , in una atmosfera di effluvii 
contagiosi ed a contatto con figli vaiuolanti , succede , 
forse più spesso di quello che per avventura si creda , 
la contagiosa comunicazione al feto. 

(«) Negar! Iiaud potest eos (faltis) in liicem editns plures vario- 
las in cute estantes , aut earuai vestigia satis couspicua habuisse , 
tum eliam , cura mitres, quod sane rariiis est, dum utero g«sta- 
reot, variolis non Lboraverinl. (V. Borsieri d» Variolis inslit. Med. 
Pract. ) 



«47 
2." Che si ha un argomento in questo fatto da ere* 
dere , che anche nei soggetti fatti immuni dalla sofferta 
malattia , s' introduca nondimeno nella loro circolazione 
il virus esantematico dopo esservisi esposti per lungo 
contatto , cosi che il sangue da questo conlaminato , e 
che pur scorre innocuo pei vasi e per 1' organico tes- 
suto della madre, che ha già espiato ampiamente 1' ori- 
ginaria suscettività al vainolo , valga a riprodurre il 
morboso irritante processo a contatto della vergine fi- 
bra del feto. — Cosa notevolissima , pare a mio avvi- 
so , che mentre dimostra la comunione circolatoria fra 
la madre e '1 feto , sembra confermare vieniagglor- 
meule la tanto vera , quanto difficilmente spiegata li- 
nea di separazione fra i due individui , il cui organisi 
mo trae pur vita ed alimento da fontp comune. 

3." Che quindi non pochi individui giudicati essere 
per natura esenti dal vaiuolo , non sono probabilmente 
tali per condizione peculiare di temperamento o di co- 
stituzionale attitudine , ma sibbene per averlo contratto 
e ricevuto dalla madre per un siffatto occulto tramite 
che d' ordmario non lascia traccia dopo di se , forse 
per la somma opportunità nel cavo dell' utero ad un 
più benigno esantematico processo (2). 

Dal che tutto per ultimo pare potersi derivare quasi 
un precetto o necessaria regola di prudenza che le 
gravide debbano tenersi attentamente in guardia e di- 
stanza dai vaiuolanti , ancorché esse siano state vacci- 
nate , o abbiano già incorso il vaiuolo , per non esporre 
a quella contagione una parte di se medesime nei te- 
neri feti ; che potranno poi più cautamente e blanda- 
mente esserne preservati col vaccino. 

FRANCESCO Buffa. 

(2) Analoghe osservazioni potrebbero addursi a prova del più be- 
nigno andamento del vaiuolo in patti meno esposte alla liber.i im- 
pressione almosfcrrica. — Itoli ha notato che le pustole v^iuolose 
sulla lingua si disquamano più prontimenle e felicemente che io 
ogoi altro luogo. « E per ragione opposta , si può soiigiuugere , 
la cute della fircia vien forse a preferenza guasta e sformata da 
più lungo e pertinace corso del virulento malore. 



a-48 



Del Regio stabilimento Balneo-Sanitario del Si- 
gnor Professore Pietro Paganini d'Oleggio , 
jLettere tre di Mauro Ricotti Dottore in Fi- 
losofia e Medicina , Medico delV Ospedale di 
Voghera. Ivi, 1827. in 12. 



È 



scopo di queste lettere il dare ragguaglio del nuo- 
vo stabilimento dei Bagni d' Oleggio , ed offrire un 
omaggio di lode e di riconoscenza alla generosa ed 
illuminata impresa filantropica del Professore Paganini. 

Premessa una lettera del Dottor Buffa d' Ovada in 
cui ravvisa l'opera del Paganini qual nuovo ritrova- 
mento degnissimo di essere distinto fra i progressi ve- 
ramente utili della medicina pratica , come suppleltivo 
mezzo efficace di cura in que' lenti mali d' indole flo- 
gistica , ove specialmente sarebbero men tollerate le 
sanguigne ed altri eroici rimedii , introducendone dei 
più attivi fra questi per via affatto innocua , meno 
stanca da elementi igienici e terapeutici e di una ge- 
nerale relazione ; dopo aver accennato che un tal me- 
todo balneario artificiale , torpente sedativo soprattutto, 
potrebbe convenire di vantaggio forse in alcune febbri 
e flogosi acuto-croniche pertinaci ricorrenti , sia che 
attacchino il sistema vascolare uni\ersale , o quello par- 
ticolarmente del tessuto nerveo , nutre speranza il Dot- 
tor Buffa che da questa nuova foggia di amministrare 
i più possenti farmaci per la via dell' ampio apparato 
dermoideo , si possa in alcun caso giovare più sicura- 
mente , non senza speranza di giugnere fors' anco a 
sminuire per tal modo il novero dei mali ribelli alla 
medicina. 

Dato un siffatto cenno preliminare , il chiarissimo 
Autore D. Mauro Ricotti nella sua prima lettera si fa 
ad esporre meritamente i pregi sommi dell' instituto 
d' Oleggio per la scelta del luogo incantevole , pel sito 



amenissimo , per 1* attitudine indefessa ed umanissima 
dell' iustitutore , e pel suo clinico valore mostratosi emi- 
nentemente in fra gli altri nella guarigione d' una Da- 
migella d' Alessandria , non che di alcuni ammalati 
nazionali e di forestieri accorsi da diverse parti di Eu- 
ropa , partiti da Oleggio assai soddisfatti , ed apporta- 
tori nelle rispettive nazioni di tutt' altri sentimenti verso 
il Dottor Paganini , che di quelli eccitatisi nella propria 
Italia da taluai pur troppo proclivi a detrarre bassa- 
mente a' loro più degni compatriotti , massimamente se 
animati dal lodevole impulso di aggiunger nuovi allori 
alla scienza e nuovi benefizj all' umanità. 

Viene poi toccando nella seconda lettera il fiore di 
ogni eccellente dottrina , di cui fa tesoro il Paganini , 
e che seppe raccogliere con eccletica perspicacia dalle 
opere immortali non meno che dalla voce de' sommi 
maestri dell' antica e moderna età ', non entusiasta cieco , 
né sprezzatore stupido d'ogni nuova razionale, ducor- 
chè sistematica investigazione e pratica applicazione; 
ben lontano in questo dal procedere di non pochi a 
nostri di , i quali o per animo ignobilmente preoccupato , 
o più spesso per men degno riguardo , quasi corteg- 
giando non so qual retaggio di stazionaria ed immo- 
bile superba ignavia d' intelletto , menan vanto d' es- 
sere inaccessibili a qualunque nuovo lume o progresso 
d' ingegno , adontandosi in certa guisa di poter venire 
in sospetto d' una onorevole complicità coi tentativi del 
genio specialmente Italiano j quasi che tutto 1' edifizio 
della scienza fisico-medica , per essere questa appunto 
figlia dell' esperienza e dell' osservazione , non si com- 
ponesse , o corapor non si dovesse di tutte le sperienze, 
pensamenti ed osservazioni successive , tanto più solide , 
confermate e rispettabili , quanto meglio moltiplicate 
ed emergenti da più esteso luminoso comparativo svi- 
luppo dalle più rimote fino alle ultime più tarde età. 

Si accennano quindi le ben condotte e mirabilmente 
riuscite cure per lo spinoso campo delle pervicaci cro- 
niche malattie colle frenate o moderate flogosi insidiose 
nelle sue più recondite orditure ; argomenti certo pre- 



25o 

éipui in favore di questa nuova maniera di cllnica e 
terapeutica industria , onde ribattere gli atlacclii e le 
calunniose dubbiezze mossele incontro da diverse pas- 
sioni. 

Compie finalmente la terza lettera additando il gra- 
do di analogia fra la dottrina del Paganini e quella 
del famoso clinico di Bologna. Discende poi a più mi- 
nuti particolari, descrivendoci l'armonico ben divisato 
ed eseguito piano d' instituto balneario , la distribuzio- 
ne della fabbrica magnifica , il numero de' bagni , i 
sotterranei , le macchine fumigatorie solforose e gazose 
in generale e tutta la doviziosa supellettile chimico- 
farmaceutica ; le naturar ed artefatte bellezze campe- 
stri , i varii olezzanti giardini , i folti boschetti d' in- 
digena ed esotica ricchezza , i lussureggianti vigneti , 
le acque zampillanti e stillanti sotto ogni forma e tem- 
peratura , il magico apparato della caccia e dell' uccel- 
latore , la pesca , gli esercizi ginnastici e meccanici di 
ogni maniera j le danze , il Teatro , la Biblioteca , i Mu- 
sei ; e tutto che può rinvenirsi e raccozzarsi meraviglio- 
samente in un sol punto di terapeutici ed igienici pre- 
sidii , di fisico e morale soccorso , e di meccanica ed 
intellettuale ricreazione a ricovero e giovamento delle 
vittime d' inimica Igea. 

]\on mancano per ultimo le onorate testimonianze 
sul pregio singolarissimo dei bagni d Oleggio fondati 
dal Paganini , riferite in elegante e dotta annotazione 
del Dottor "Vaquié tratta dall' opera del celebre Alibert 
sullf. acque minerali più asitate in tnedicina , e quelle 
pure del rinomato Dottor Valentin , non che le alte 
dimostrazioni di parziale benevolenza compartite da 
augusti Personaggi regnanti all' ammirato ed attentamente 
disaminato Stabilimento ben' atto sino da suoi princi- 
pi a procacciare con vero pubbli("o vantaggio , decoro , 
rinomanza e lustro alla comune Patria nostra. 



P. B. 



il 



Memoria intorno ai mezzi di provvedere un acqua 
perenne al nuovo progettato quartiere di Ca- 
rignano , senza toccare a quella del pubblico 
acquedotto. 

Si. u certamente con prov\ido consiglio dal Corpo Ci- 
vico divisata 1' ampliazione della citta sul colle di Ca- 
rignano , a supplemento del caseggiato di cui 1' orna- 
mento ed il comodo esigono la demolizione nelle parti 
più interne della medesima. 

Qual sito infatti si potea rinvenire in tutto il ricin- 
to , e più comodo per gli accessi , e più salubre per 
r aria , e più delizioso per le vedute ? 

La scarsezza dell' acqua è il solo obbietto plausibile 
che paja alquanto scemarne la convenienza. 

Egli è vero , che col rinforzo dell' acqua di recente 
introdutta nel pubblico acquedotto sembra a prima 
giunta , che divenga disponibile a favore delle novelle 
costruzioni il vistoso numero di 80 oncie o bronzini } 
ma oltreché 1' acqua aumentata basterà forse appena a 
supplire ai bisogni dell' altro nuovo quartiere , non che 
a quelli degli antichi , specialmente attinenti al braccio 
orientale del pubblico acquidotto , quale spesa enorme 
non si chiederebbe per condurre per via di tubi chiusi 
o sifone una massa considerabile d' acqua dalla presa , 
che non può supporsi più vicina dei contorni di Saa 
B-Occhino fino al punto culminante di Carignano , vale 
a dire alla piazza di Vialata , e con poca declinazione 
a quella della Basilica ? 

Quindi è che a costo eziandio di grandi spese riu- 
scirebbe infinitamente più favorevole all' economia ru- 
stica e civile , il trovare una massa d' acqua indipen- 
dentemente da quella che entra in città per la via dell' 
esistente acquidotto. Dissi all' economia rustica e civile , 
poiché volendo stabilire sul colle di Carignano un in- 



tiero quartiere , 1' abbondanza dell' acqua che si potes- 
se rivolgere ad irrigazione della campagna , fornirebbe 
colle ortaglie concorrentemente a quella che fosse im- 
piegata in usi di macchine o d'ofEcine, alla sussistenza 
ed al comodo immediato della nuova colonia. 

Ora io credo , che questa massa d' acqua affatto in- 
dipendente si possa condurre suU' alto di Carignano 
mediante una macchina a vapore , stabilita al piede 
delle mura della Stria I\o o 5o passi al dissotto della 
Croce eretta lunghesso la strada dirimpetto all' orto 
del Rubado. 

Prima di entrare in qualche dettaglio d' esecuzione , 
mi si permetta di osservare , che questa invenzione del 
secolo XYIII , a differenza di tante altre cadute da se 
medesime nell' obblio , non ha cessato da 60 anni dal 
far sempre nuove acquisizioni nella sua costruzione , 
nel suo esercizio , nelle sue applicazioni. Pieni ne sono 
i Giornali scientifici , e quel che più importa le offi- 
cine , e 1' economia delle nazioni più colte che abbrac- 
ciano con entusiasmo , e coltivano con soddisfazione i 
sempre nuovi suoi miglioramenti , il che vuol dire , 
che 1' invenzione della macchina a vapore non va sog- 
getta ai vizj radicali che cagionarono la desuetudine 
delle altre invenzioni sue compagne. 

Ma se la fama non è ingannevole ( e per certo sem- 
hta. non esserlo, mentre l'industria d'un popolo riva- 
le ne è stata scossa ) , i recentissimi decisivi migliora- 
menti apportati in Inghilterra , dal Signor Perkins (i) 
a questo genere di macchine sono di una natura cosi 
straordinaria , che divenute prodigiose nella loro forza 
ed ammirabili nella semplicità e nell' economia , poco 
mancherà che non diventin col tempo , il più univer- 
sale dei mobili. 

(1) L'invenzione del Signor Perhins fu hrevettata nel dicembre 
1823, dopo che due altre invenzioni lo er^no siale nei mesi antece- 
denti j e tosto gli economi francesi alzarono la voce , <<fBncbè il go- 
verno si guardasse dall' accordare la privativa a speculatori privati, 
che introducessero in Francia la macchina di Perkins , tanto era il 
vantaggio che se ne ripromettevano a favore dell'industria nazionale. 



a53 

Basti il (lire che la spesa di stabilimento si riduce 
alla metà del prezzo delle macchine più perfezionate , 
e il consumo del combustibile , che fu annunziato come 
ridutto al solo decimo , si confessa asseveratamente dai 
più sciiipolosi , non esser maggiore di quattro quinti (2). 
Ora se la macchina a vapori tanto ancora lontana 
da quest' ultimo presso che incredibile perfezionamento 
meritava già di esser preferta al rimanente delle forze 
motrici (tranne 1' acqua nel casi , in cui si presta im- 
mediata al servizio ) qual economia non si è in diritto 
di rlprometlersene dopo 1' insigne miglioramento del 
Signor Perkins ? 

In quanto poi alla destinazione di tal' macchina iu 
uso di elevar acqua , ella è così natui'ale , che dessa 
non ebbe dapprima altro impiego , come lo dimostra 
la denominazione stessa di trombe a fuoco - pompe à 
feu - colla quale fu per gran tempo conosciuta. 

A tacere di mille altri esempi, sono le trombe a fuo- 
co, che disseccarono e che disseccan tuttavia le terre 
paludose d' (blanda, e le miniere di carbon fossile della 
Fiandra, dell' Annonia e del Paese di Liegi, le quali sa- 
rebbero quasi dapertuito sommerse dalle correnti sotter- 
ranee, se queste Macchine non ne estraessero le acque, 
facendole salire da 4oo fino a 65o piedi d' altezza. 

Questi fatti si notorj , cosanti ed innegabili, bastano 
a dissipare qualunque dubbiezza intorno alla loro riuscita 
nell' applicazione che forma il soggetto della presente 
Memoria. 

Ecco il mio piano corredato d' un bilancio, della con- 
futazione degli obbietti, e dell' enumerazione de' suoi 
vantaggi. Non mi curerò gran fatto, come feci sin qui, 
delle nitidezza dello stile: quando si tratta d'affari, la 
I chiarezza ne è il primo merito , e può essere anche il 
I solo. 

(2) Io son d'opinione che l'invenzione di Perkiìis , consista ia 

,\ una felice applicazione delle esperienze di Voolf , eseguite nel 1809, 

dalle quali risulta , che la forza espansiva dei vapori era aumentabile 

in ragione diretta dt U' aumento dei gradi di calore. Che che ne sia , 

la gloria del Signor Perkins non è meno sicura e ben meritata. 



254 

Stabilimento della Macchina. 

Io suppongo , come dissi , che si scavi nell' nlveo 
del Bisagno il pozzo , o serbatojo là ove mette capo 
l'orto adiacente sW ositria àoi Rubado , 4° o ^o passi 
al dissolto della croce. La grandezza del pozzo dovrà 
essere in ragione diretta della massa d' acqua , che si 
pretende di elevare j e se , per esempio , fosse questa del 
volume d* un palmo quadrato genovese , vi farebbe 
probabilmente mestieri di un pozzo del diametro di 
trentadue a trentasei piedi , oltre il canale derivatorio 
di cui diremo in appresso , acciocché lo sgocciolare con- 
tinuo dell' acqua sotterranea , da tutta la circonferenza 
del fondo e delle pareti , somministrasse senza interru- 
zione la quantità equivalente all' acqua attinta , ezian- 
dio nelle siccità più ostinate. Per riuscirvi , converrebbe 
aver già belle e preparate le pietre di taglio destinate 
alla costruzione del pozzo. Dopo ciò si comincia dallo 
scavare nell' alveo ghiajoso del torrente una fossa cir- 
colare d' un diametro maggiore del sumentovato. Ap- 
pena s' incontra 1' acqua , i pompieri applicano le trom- 
be da una parte , mentre gli operaj continuano a sca- 
vare dall' altra. A misura che lo scavo si abbassa è 
d'uopo aumentare il numero o la forza delle trombe , 
finché il loro complesso formi qualche cosa di più 
dell' acqua dimandata. In tal caso si prosegue a scavare , 
non solo fino a tanto che , malgrado 1' azion perseve- 
rante delle trombe , si giunga appena a non lasciarsi so- 
verchiare dall' acqua filtrante , senza però riuscire ad 
abbassarne sensibilmente il livello , ma se riesce possi- 
bile , fino ad un metro almeno al dissotto del livello 
del mare j dopo di che , perseverando sempre 1' azion 
delle trombe, si stabilisce il cerchio , e si procede alla 
costruzione a secco della parete circolare del pozzo colle 
pietre già preparate. 

Credo inutile l' avvertire , che una tale operazione 
dee farsi durante la massima calma del mare , e la 
massima siccità del torrente. 

Dedotta la parete all' altezza dell' alveo usuale del 



55 



torrente , la nettezza dell' acqua , e la garanzia dalle 
piene vorticose consiglieranno di coprire il pozzo con 
un volto robusto , lasciandovi una bocca a sportello per 
evacuarne di periodo in periodo la belletta , clie vi 
andasse filtrando insiem colle acque. Intanto un canale 
sotterraneo di derivazione le porterà alla falda della 
collina nel punto ove sarà stabilito l' edifizio per la 
macchina a vapore, e l'esercizio delle trombe aspiranti 
per cui l'acqua s'innalzerà sull'alto delle mura. Quivi 
sarà stabilito il cosi detto castello d' acqua , da cui partirà 
per via d' arcate 1' acquidolto diviso in uno o due ra- 
mi , secondo che le località ed il comodo , ne suggeri- 
ranno agli uomini dell' arte 1' utilità o il bisogno. 

In questa prima concezione io mi sono permesso al- 
cuni dettagli architettonici , non già colla mira di pro- 
porre un disegno da eseguirsi a puntino , che ben al- 
tre considerazioni ed esami a tal uopo si chiederebbono, 
ma per fornire dei cenai che rendessero intelligibile il 
mio progetto. 

Pria di discuterne col calcolo alla mano 1' nttivo ed 
il passivo in linea d'economia, preveniamo alcuni ob- 
bietti , capaci per avventura di farne sospettare l' im- 
possibilità o l' inconvenienza. 

Obbiezione I." 

h, egli credibile , che nelle massime siccità della sta-' 
te , il pozzo progettato sia in caso di fornire costante- 
mente una massa tanto considerabile d' acqua senza 
esaurirsi ? 

Risposta. 

II timore dell'esaurimento è affatto vano. L'espe- 
rienza dimostra , che per quanto intensa sia la «iccità 
estiva , i torrenti che al par del Bisagno sono alimen- 
tati da molte sorgenti perenni , non mancano giammai 
di un corso apparente nella loro parte più alta , cioè 
pili vicina alle sorgenti medesime , e se quindi 1' acqua 
i si abbassa e si profonda nell' alveo ghiaioso , non si 
I estingue però malgrado il consumo de' pozzi adiacenti , 



256 
ma continua il suo corso sotterraneo fino alla foce , 
ove non di rado avviene, che, il mare ingrossando, ne 
alzi talora il livello , e la faccia divenir apparente in 
forma di picciol lago. E certo intanto , che alla foce 
si diriggono tutte le correnti sotterranee , e che quivi 
non possono abbassarsi al dissotto del livello del mare 
che serve lor di barriera. Ciò supposto , essendo il no- 
stro pozzo più basso d' un metro del livello del mare , 
è chiaro , che verrebbe alimentato da tutta la massa 
delle correnti , che mettono capo nel bacino del Bi- 
sagno , rimpetto alla cui vastità, l'estrazione continua 
d' un palmo quadrato d' acqua , è una frazione di bea 
poco momento (3). 

Obbiezione II." 

Sarà almeno sufficiente a fornire 1' acqua proposta lo 
sgocciolare d' un pozzo di 36 piedi di diametro ? 

Risposta. 

Convien mettere in conto non solo la sgocciolazione 
laterale , ma molto più lo scaturire impetuoso del fón- 
do , oltre il cimale di derivazione forse non meno lungo 
di cento palmi e probabile che somministri un pro- 
dutto equivalente , se non maggiore , a quello del pozzo. 

Obbiezione III." 
L' acqua progettata sarà ella di qualità salubre , e 
perciò servibile per 1' economia rustica ed animale ? 

Risposta. 
Lo sarà quanto lo siano quelle dei pozzi situati alla 

(i) Giova l'osservare, che di tutte le sorgenti , gemitivi , ed acque 
di qualsivoglia natura, che scaturiscono in tutto il bacino del Bi- 
sagno non piìi che sci , ( o se cosi vuoisi sette , comprendendovi il 
Torbido della sponda destra ) vengon raccolte dal pubblico acqui- 
dotto ; le rimanenti di questa sponda , e per intiero quelle della si- 
nistra , corrono libere oell' alveo del Bisagnn. Ma che son mai le acque 
apparenti d' un bacino montuoso , a fronte delle sotterranee , che 
quinci e quindi sono strascinate dal loro peso a metter capo nella 
yarte piìi bassa , ovvero alveo del fiume , o torrente che sia ? 



stessa distanza del mare negli orti che stanno alle spalle 
del borgo del torrente , e del Lazzaretto della Foce , e 
vuol dire che sarà di qualità eccellente e tanto mi- 
gliore di (juella del pubblico acquidotto , quanto che 
avendo comune P acqua suddetta l'origine, si sarà an- 
data vieppiù purificando mediante il filtro di più mi- 
glia a traverso del letto ghiaioso del Bisagno. 

Obbiezione IP ." 

La vicinanza del mare non comunicherebbe alla lun- 
ga , mischiandovi le sue acque , la qualità salmastra an- 
che a quella del nostro pozzo ? 

Risposta. 

Ciò non può accadere , come non accade nei pozzi 
adiacenti alla Foce sia del Bisagno , che degli altri tor- 
renti , sebbene in maggior vicinanza del mare , e sca- 
vati come il nostro ad un livello più basso del mede- 
simo. La ragione si è , che il livello delle acque ma- 
rine serve bensì di barriera alla corrente delle terrestri 
che nelle prime vanno a poco a poco infiltrando , per- 
chè discese da un livello più elevato , ma le acque 
marine di lor natura più basse non invadono le terrestri. 

Ne lidi stessi , ove la mancanza di correnti sotterra- 
nee dolci e terrestri , fa si clie i pozzi siano alimentati 
dall' acqua infiltrante del mare , per poco che questi 
siano lontani dalla spiaggia , ricevono un' acqua presso 
che dolce, mediante lo spoglio delle parti saline, che 
1' acqua del mare va subiado col passare a traverso di 
un filtro si largo , e si denso d' arena , qual è quello 
che s' interpone fra il pozzo ed il mare. 

Del resto non è questo il caso nostro ; poiché il pozzo 
proposto non sarebbe alimentato dall' infeltrazione ma- 
rina , ma bensì come abbiamo ora osservato , dalle cor- 
renti dolci terrestri del Bisagno. 

N. B. Io non concederò 1' onore d' una formale ob- 
biezione al ribrezzo che certi schizzinosi potessero con- 
cepire per la nostra acqua , in grazia della prossimità 
del pozzo non già ai sepolcri della Foce , poiché ne 



dista per più di mille palmi , ma bensì alla strada che 
vi conduce. Se taluno di tali stravaganti per avventura 
esistesse , caderebbe in acconcio la risposta dell' agnello 
d' Esopo al Lupo , se pur meglio non vi quadrasse la 
negazion del supposto ; giacché i sepolcri , comunicano 
certamente col mare , ma non gih col Bisagno. Lascio 
da parte che dopo le costruzioni in Carignano , non v' é 
da dubitare che non vengano alla perline detti se- 
polcri traslocati , per liberare queste , e la bella pas- 
seggiata delle mura di Santa Chiara da un fetore , le 
cui tracce , in certe giornate , s' estendono ( il che pare 
incredibile ) fino al locale delle Fieschine. 

Stato attivo e passivo dell' Impresa. 
Premetto alcune osservazioni generali tendenti a di- 
mostrare la convenienza economica della macchina pro- 
gettata. 

Osservazione I." 

Se torni in conto lo stabilire delle macchine a va- 
pore per alzamento d' acqua , non solo ad oggetto di 
necessità , come nelle miniere e nelle paludi d Olanda , 
ma eziandio per oggetto d'irrigazione, allorché codeste 
macchine erano di gran lunga meno perfezionate nel 
loro meccanismo , ed enonomiche nel loro servizio ; per- 
chè non tornerà in conto il farlo al presente , mentre 
sembra , che Perkìns abbia fatto loro toccare per tutti 
i capi 1' apice della perfezione ? 

Basti l' osservare che in Inghilterra ed in Francia 
vengono riguardate le invenzioni di Ptrkins come atte 
ad operare (cosi esprimonsi i giornali scientifici e po- 
litici delle due nazioni ) atte dissi ad operare una ri- 
voluzione neir industria. 

Osservazione II." 

Noi abbiamo del combustibile a miglior mercato , 

che in qualsivoglia altro paese , poiché abbiamo a Ca- 

dibona una miniera di Carbon fossile , o antracite , 

che renduto all'imbarco nel porto di Savona si vende 



259 
soldi 24 d^ Genova , ossia una lira nuova Piemontese 
il cantaro di Genova , il che rinviene precisamente a 
L. 2. IO di Genova, o L. 2 nuove di Piemonte il 
cantaro decimale j aggiungendovi soldi 16 pel nolo del 
bastimento , e soldi 4 P^"^ lo sbarco , 11 carbone di Ca- 
dibona non ammonterà che a L. 3. io di Genova , e 
qualche cosa di meno di L, 3. nuove Piemontesi il 
cantaro decimale. Ora secondo la più ristretta tariffa 
stabilita dalla Commissione della Società d' incoraggia- 
mento di Parigi , in occasione del programma suU' uso 
più economico delle macchine a vapori, il carbon di 
pietra meno costoso si valutò 6 franchi il cantaro de- 
cimale , vale a dire un doppio valore. In Inghilterra 
generalmente è ancora più caro. 

Non dee recar meraviglia una tal differenza a nostro 
favore : ella nasce da che le miniere dell' Annonia , 
della Fiandra , del paese di Liegi , d' Inghilterra , che 
si contano fra le più ricche , sono composte a strati 
alterni di terreno , e di carbone , e in generale i pri- 
mi assai più densi dei secondi , ond' è che bisogna 
moltiplicare le gallerie e i sostegni : laddove la miniera 
di Cadibona presenta il carbone in massa. Oltrecciò in 
Fiandra ec. , è d' uopo aprire dei profondissimi pozzi 
verticali , mentre a Cadibona la galleria si prolunga 
orizzontalmente nel fianco della montagna. 

La ricchezza poi di questa miniera è tale, che, se- 
condo la valutazione più bassa , istituita su dimensioni 
riscontrate dall' eccellente niineralogo ed ingegnere Cor- 
dier , contiene più di cinquanta milioni di cantara de- 
cimali , ossia cento e più milioni di cantara nostre di 
carbone ; ond' è che traendone in ciascun anno cantara 
loom., passerebbono cinquecento anni, pria che fosse 
esaurita. 

G. M. P. 

( Sarà continuato. ) 



a6o 



Sopra la caverna ossifera di Casale nel golfo 
della Spezia, descritta dal Professore Savi. 

JILlla è sì interessante la memoria del Professore Savi 
sopra uua caverna ossifera scopertasi recentemente a 
Casale piccolo paese nel golfo della Spezia , che esso 
pel primo andò a visitare , e descrisse nel imovo gior- 
nale de' letterati di Pisa , che crediamo fare cosa grata 
darne qui almeno un conciso ragguaglio , e tanto più 
questo lavoro imprendiamo di buona voglia trattandosi 
d'una scoperta fatta nel territorio di questo Ducato. 

Data dal Savi un' idea della nuova scienza da Gior- 
gio Cuvier fondata , che potrebbesi dire V antiquaria 
della natura , viene accennando i paesi dove trovansi 
degli avanzi d' animali , e le diverse roccie in cui so- 
no racchiusi. Detto quindi brevemente qualche cosa 
sulla relativa quantità de' diversi ordini d' animali , di 
cui trovaronsi degli avanzi fossilizzati , e fatto rileva- 
re , che gli avanzi de' ruminanti , e de' pachidermi pur 
trovansi in numero maggiore di quelli de' carnivori , 
ed in minor immero di questi esservi quelle de' rodi- 
tori , e sdentati , viene il Professore suddetto a parlare 
de i-icetlacoli in cui trovansi gli avanzi de' carnivori 
in molto maggior numero clie gli avanzi d'altri ani- 
mali. Fattasi per tal modo strada a parlare delle ca- 
verne ossifere osservate in Germania , ed in Inghilterra , 
e toccato di passaggio che in Italia non conoscevan- 
seue fin' ora che una , quella dell' isola d Elba descritta 
dal Professor Nesti , incomincia la descrizione della 
suddetta caverna ossifera di Gasale. 

Fatto osservare che in tutte le montagne della parte 
occidentale del golfo della Spezia sono frequentissime 
le caverne , e che, per quanto pare, anche nel loro in- 
terno ve ne devono essere molte , ed estesissime , parla 
delle due caverne estese , e bellissime , che trovansi a 
Pignone , paese posto fra i monti nelle vicinanze di Ca- 



261 

sale , e quindi di pai'eccliie altre che s' incontrano nel 
breve tragitto da Gassana a Gasale, ove è questa grotta, 
in cui si trovano le ossa , le quali vedonsi come ap- 
piccate nel fondo della medesima per mezzo d' un in- 
crostazione che le cuopre. I pezzi d' osso trovati sono 
26, che colla massima diligenza ebbe cura di descrive- 
re : nessuno di essi è assolutamente intiero ; una tibia 
è il pezzo più perfetto , ma anche a questo manca una 
piccola porzione dell' estremità inferiore , tutti gli altri 
poi sono assai mutilati , e ridotti in pezzi. 

Mostrato il numero , e la qualità delle ossa della 
grotta di Gassana passa il Professore Savi a dire a che 
razza d' animali queste ossa appartennero 5 e dopo avere 
avvertito , che queste ossa furono di animali di due fa- 
miglie diversissime , cioè tre pezzi soltanto appartenenti 
a ruminanti , fra i quali uno d' un cervo , e tutti gli 
altri a carnivori , entra in discorso a qual genere di 
questi abbiano appartenuto , ed appoggiato a solide ra- 
gioni assicura la massima parte essere ossa d' orso , uu 
pezzo soltanto di leone, o di tigre , o di qualche altra 
specie di gatto. 

Gondotto in seguito dall' esame de' caratteri trovati 
dal Sig. Giorgio Gouvier per distinguere le specie d'orso 
attualmente esistenti , da quelle di cui si trovano gli 
avanzi nelle caverne , conobbe 1' anzidetto Professore , 
la specie d' orso a cui appartennero le ossa della grot- 
ta di Gassana essere diversa dalle specie d' orso tutto- 
ra viventi , ed avere appartenuto le medesime all' ursus 
spelaeus , specie scomparsa dalla superfìcie del globo , 
prima dell' ultimo generale sconvolgimento del globo , 
o del diluvio universale. 

Disciolta per tal modo la questione che sarebbesi 
potuto fare , se cioè gli avanzi di quest' orso possono 
essere stati d'individui di una di quelle razze d'orso 
che trovansi anche adesso e sull' Alpi , e nell' Abruzzo, 
e che una volta poterono essere anche nel nostro Apen- 
nmo , un' altra discussione viene intraprendendo il Pro- 
fessore su lodato , suir ejjoca cioè in cui vissero gli 
Orsi di Gassana. E siccome con le ossa del suddetto 



orso , trovausi anche quelle d' un animale , come già si 
disse, del genere folis , animalo che sicuramente più 
non abita l'Europa, ma di cui si trovano solo le re- 
liquie in alcune caverne della Germania , Inghilterra , 
ec, anche là unite con le ossa d'orso, e d' altri car- 
nivori ; così la questione dell' origine delle ossa di Gas- 
sana la fa uguale , e con ragione , a quella delle ossa 
delle caverne di Germania , e d' Inghilterra , su cui nulla 
dice di suo , contentandosi rapportare le opinioni de' 
pili celebri naturalisti che delle medesime s' occuparono. 

Sarebbe mancare alla brevità , che ci siamo prefissi 
se di tutte volessimo dare un cenno. Diremo soltanto , 
che il Professore sembra stare volontieri per 1' opinio- 
ne , che crede che gli animali carnivori, di cui troviamo 
le ossa fossili nelle caverne , abbiano un tempo nelle 
medesime abitato, e là dentro morendo per vecchiaia , 
od altre cause naturali , le loro ossa vi si ammassassero 
in maggiore , o minore quantità secondo che per un mag- 
giore o minore lasso di tempo queste grotte servirono 
loro d' abitazione; non già che gli avanzi degli animali er- 
bivori nelle medesime trovate siano i residui delle prede 
là dentro strascinate dai suddetti animali carnivori. 

Per nulla lasciare a desiderare di quanto può inte- 
ressare i naturalisti che occupansi di queste ricerche, il 
Professore Savi non solo arricchì la suddetta sua me- 
moria con un' incisione benissimo condotta de' princi- 
pali ossi da lui esaminati , ma ancora di una nota in 
cui evvi r analisi fatta a sua istanza dal chimico Sig. 
Ranieri Passerini della terra , la quale involta , ed in- 
crosta le ossa della grotta di Cassana. Essa diede de' 
risultati diversi da quelli ottenuti dal Sig. Laugier 
lavorando sulla terra della caverna di Galienreuth , 
ma i medesimi molto 1' assomigliano a quella raccolta 
nelle caverne della Germania. 

Ogni loo parti dell' incrostazione suddetta è composta : 
I.* Acido carbonico, acqua, e materia ani- 
male ottenuti nella distillazione , e calci- 
nazione . . , . . 35,0 

















263 




Somma di 


contro 


. 


. 


35, 




2. 


" Silice unita 
di ferro 


a piccola 


quantità 


d' ossido 


7» 


o 


3. 


° Ossido di 


ferro . 










4, 


o 


4. 


° Fosfato di 


calce . 










4. 


o 


5. 


" Magnesia 












2, 


5 


6. 


"» Allumina 


, , 










5, 


o 


7- 


" Calce 
Perdita 


. 










42, 


o 
5 



lOO. 



La terra invece trovata fra i sassi , e le ossa contiene 
più materia animale , più fosfato di calce , più allumina 
e ferro : e forse un solfato. L' incrostazione poi levata 
di sopra i sassi non (HfFerisce dalla sopraddetta, che per 
la mancanza della materia animale , e del fosfato cal- 
careo, 

e. 



264 



Bellezze della Commedia di Dàjsite Alighieri: 
Paradiso. 



.A 



Verona. Libanti ,1826 in 8." 
( V. i Fase, i." e 2.» ) 



1 Paradiso di Dante (cosi comincia la sua Sposi- 
te zione il eh. Cesari ) pochissimi , cred* io , essere stati 
ce che a leggerlo si lasciasser condurre ; salvo il primo 
« canto per avventura . . . . i più si arrestarono all' la- 
te feruo j e chi corst* anche il Purgatorio . . . Que' pochi 
<f^ che in questa terza Cantica si misero ben addentro , 
<t e la cercarono tutta , ci scuoprirono tali e tante bel- 
tc lezze , e si maraviglio.so artifizio di altissima poesia , 
te che ( non che alle prime due ella ceda la mano ) 
te entra loro innanzi per avventura nella sottigliezza e 
te maestria ammirabile del lavoro. " Cosi nel proemio. 
Introduce poscia l'Autore delle Bellezze i suoi quattro 
Veronesi , de' quali è detto nel Fascicolo 3.° e prende 
a mostrare i pregi nobilissimi di questa Cantica j gio- 
vandosi di quella profonda dottrina eh' egli ha delle 
cose teologiche , ad illustrare i sensi dell' Alighieri , il 
quale fu teologo assai dotto e sottile ; ma forse fu trop- 
po j di che il Zevlanl (i) lo riprende e lo scusa con 
si fatte parole ( face. 3 1 ) : ce il vezzo di quel secolo , 
te che non credevano gli Scrittori essere da plìi degli altri , 
te se non sillogizzavano acutamente in trattati di scuola , 
te strascina eziandio il nostro Poeta qua e là ; dove vo- 
te lendo parer filosofo , lasciò d' esser poeta, ^a Con pari 
modestia e sincerità vi si ragiona del Boccaccio ( face. 
4o): ce Voi sentite , credo ( dice il Torelli ) , il Boccaccio 

(i) Vegg:si SII (]ueslo proposito un beli' arlicolo A\ Fr.mcesco M. 
Zjrioili nel Gionuile di Pisa; e ristjnipalo a' pie de' Ragionaouenti 
ddì'yirte Poetica di quel sommo Scrittore. 



265 
ce aver voluto dare alla lingua nostra un andamento od 
ce un giro troppo più alto e lavorato che non porta l' in- 
cc dole sua , ed averle fatto prendere assai della strut- 
te tura latina. Tuttavia non può negarsi , eh' egli non 
ce r abbia assai vantaggiata , e fattole pigliar certe forme 
ce efficaci ed usi singolari , e nuovi tragetti , con un gar- 
cc bo e una forza che negli altri non suole avere ; quan- 
te tunque alcune volte egli sia anche troppo valicato di 
ce là dal termine di sua natura j e però P imitarlo non 
ce è a tutti sicuro. " Ed appresso, recato un brano dì 
una lettera , in cui ini saggio e dotto e pio scrittore , 
allevato però alla scuola di questi nuovi maestri (2) , 
sfoga con un amico suo il dolore per la morte di un 
suo figliuol pi'imogenito , non che notarne il modo di 
scrivere smanioso e ghiribizzato -, mostra esser pure cor- 
rotto il giudizio ; perciocché 1' ammonticchiar figure , 
e lo fare sbalzi di fantasia , non par ragionevole , uè 
naturale. Degno è pui'e d' esser letto ciò che il Cesari 
fa dire al Zeviani intorno al trattato dell' Amor 
patrio di Dante ( face. ^60 ) . ce E' fa scritto un trat- 
cc tato , circa V Amor patrio di Dante , da un chiaris- 
ce simo uomo , nel quale con grande arte e dottrina 
ce sforzasi di provare , le trafitture eh' egli da a quell.i 
ce sua patria , non da acerbezza d' animo indegnato , e 
K vago della vendetta ; ma venir tutte da amor gene- 
« roso ec. Ma per dirla come la sento , secondo mio 
te usato j c'è una particolarità, che snerva ed annulla 
te queista dimostrazione. Lascio dall' un dei lati il veleno 
te delle parole che usa Dante , e le amare ironie , e le 
ce figure di punture atrocissime , le quali al zelo noa 
te possono appartenere , ma sono lo stil pretto della 
ce mordacità e della passione al possibile animata ed 
ce accesa. . . . Ma il punto maggiore sta qui 5 che Dante 
ce avea la maggior cagione d' odiare , che uomo potesse 
'« avere; cioè ingiurie cocentissime de' suoi cittadini, 
te ed animo ferocemente duro e implacabile contro di 

^3) Accenna ai romantici, che nulla voglion di naturale , nulla di 
ragionevole. 



a66 
« lui ec. In questo stato di cose , a sentir uno parlar 
« di quella sua Firenze , come fa Dante , che altro se 
« ne può credere e dire , se non lui parlare frugato da 
« odio e dispetto e malvoglienza atFor.ata contro di lei? » 

Ma è nostro dovere di considerare alquanto più da 
vicino la fatica dell'illustre Spositore. Noi recheremo al- 
cun saggio di quanto egli vien dicendo ^ tolto cosi a 
caso , come ci venne dinanzi. Dante, nel e. IX fa che 
il celebre nostro genovese ■, e trovatore provenzale Fol- 
chetto, così nomini il luogo , dove nacque, o fu con- 
dotto ancor pargoletto: 
Di quella valle ( il Mediterraneo ) fu' io littorano , 

Tra Ebro e Macra , che per cammin corto 

Lo Genovese parte dal Toscano. 
Ad un occaso quasi e ad un orto 



Buggea siede , e la terra , ond' io fui 



« colla carta geografica ( dice il Cesari ) , a siffatti e 
« tanto minuti iudizj , si trova Marsiglia , che fé' del 
« sangue suo già caldo il porto , qua nd' ella fu presa 
« da Bruto , ed ha con Buggea quasi un meridiano ; 
« onde ad ambedue a un' ora nasce il sole e tramonta, n 
Ben v' ebbe chi mostrò non intendere questo luogo di 
Dante ; e volle far credere altrui che 1' Alighieri , per 
ignoranza di geografia , non sapesse discernere tra Ge- 
nova e Marsiglia j e trovò in certa cronaca avere i Ge- 
novesi fatto caldo il porto della lor città col proprio 
sangue : ma Dante scriveva da senno , ed aveasi fatto 
nobil tesoro di dottrina nella sua mente ; lo che non 
può farsi , a dir vero , senza alcun che di disagio e di 
meditazione. 

Nel canto X parlando il Poeta di un orologio , ha 
questo verso ; 

Tin tin sonando con si dolce nota ec. 

Quel tin tin , dice il Zeviani , farà certo rider pa- 
recchi ; ed il Rosa Morando : « Lo credo , risponde ; 
*t e ridano pure a lor posta j che è la miglior prodezza 
« per avventura , che e' possano e sappiano fare. Io 
« domando a questi signori che ridono : se io volessi 
« esprimere quello che direbbe uno , che si sente tra- 



267 

« figgere da i^na punta, certo direi eh' egli gridò ahi! 
ce RiderebbonO ? non credo : da che quel!' ahi è ap- 
« punto quel guajo che altri metterebbe in tal caso j 
« ed io volea dire quel solo , che il cotale dovette 
te allora aver dettò. Or qui Dante vuole esprimere il 
« suono che fa il martellino dell' orologio. Or che 
« suono fa egli ? Non tin tin ? Certo questo. Che altro 
« dunque dovea dir Dante , volendo esprimere la ve- 
« rità ? 33 Piaceml sommamente la sposizione del canto 
XI , in cui si nota sottilmente un falso concetto nell' Ali- 
ghieri , ed im abbaglio assai grave di Virgilio. Volendo 
il fiorentino Poeta lodare la povertà , tra gli altri ar- 
gomeiili, questo pur ne adduce, che la povertà salì in 
sulla Croce con Cristo ; dove al contrario la Madre di 
Cristo restò appiè della Croce stessa : 

Si , che dove Maria rimase giuso , 
Ella con Cristo salse in su la Croce. 
Il concetto ha un certo che di beli' ardire che scuote , 
pareudo forte e inaspettato : e tuttavia , chi ben consi- 
dera , vi trova alquanto di esagerato e di troppo e che 
dà quasi nel falso. In fatto j la Povertà , che è soltanto 
una imagine o personificazione , non bene si mette a 
paragone della viva persona e vera della B. Vergine. 
Né pare cosa ben fatta abbassare la Madre dell' Uomo- 
Dio per esaltare la Povertà ; e finalmente , potea forse , 
e dovca la Vergine salire in Croce ? Togliendo pertanto 
al concetto Dantesco il falso luccicore che abbaglia, tro- 
viamo che non altra sentenza vi si nasconde , che questa 
semplicissima : Gesù amò tanto la povertà , che la volle 
seco morendo in croce , a trionfare dell' amore terreno. 
Il Cantor d'Enea è notato per quella indifferenza , che 
egli dipinge fuori d' ogni naturai costume nel suo Eroe, 
il quale vedendo uscir sangue dalla piaga di un arbo- 
scello da lui schiantato, protesta con parole, mihifri- 
gidus horror membra quatit ec. , ma con la maggior 
sicurezza del mondo ritenta la prova : rursus et alte- 
rius .... ed essendogli poco il tirare due volte , punta 
per la terza anche le ginocchia contro terra ; tenia Sed 
postquam ecc. Il quale sbaglio non fu imitato dall'Ali- 



268 
gliieri in somigliante caso j che avendo egli , là nella 
selva delle Arpie, veduto uscir della scheggia yc'a/'o/e e 
sangue , lasciò cader la vetta in terra, uè pensò di toc- 
care più avanti. Due versi di Lucrezio illustrano , nel 
canto XJI certa locuzione Dantesca , che potrebbe ap- 
parire una stranezza ; e non è poi che un latinismo ; 
Come si volgon per tenera nube du archi paralleli. 
Come e' entra il tenera con la nube ? Entravi bene , 
risponde il Cesari. Eccovi in Lucrezio , aera per tenc- 
rum ; ed in teneras auras aeris. Anche nella sposizione 
del canto XIV Lucrezio è citato a dar luce alle' pai-ole 
di Dante. Porrò qui appresso i versi dell' uno e dell' 
altro ', e chi sa , ne liiccia il paragone. 
Dante , Farad. XIV : 

Così si veggion qui diritte e torte. 
Veloci e tarde , rinnovando vista 
Le minuzie de" corpi lunghe e coi'te 
Moversi per lo raggio , onde si lista 
Talvolta 1' ombra che per sua difesa 
La gente con ingegno ed arte acquista. 
E Lucrezio (II, ii3): 

Contemplator enini c/uum solis lumina cumque 
Infestim fundant radios per opaca domorum , 
Multa minuta modis inultis per inane videbis 
Corpora misceri , radiorum lumine in ipso ; 
Et velut ceterno certamine prcelia pugnasque 
Edere turmatim certantia , nec dare pausam 
Conciliis et discidiis exercita crebris. 
Ma , perciocché non è possibile dare un estratto di 
un libro , qual si è questo del Cesari , chi già noi vo- 
lesse trascriver tutto, ne sia conceduto ragionare alcun 
poco di quelle famose parole di Caccia guida al Poeta 
6U0 nipote j parole di sensi altissimi ; ma che non po- 
tevano esser illustrate in altra guisa meglio , che dialo- 
gizzando ; per quella libertà che si permette al conver- 
sare amichevole ; e non si concederebbe alla gravità di 
un commento magistrale. Firenze , dice 1' avolo al Poe- 
ta , avea già un più piccolo circuito di mura , come 
Verona nostra , aggiunge 11 Cesari ; e come Genova , 



209 

Bologna , Milano , clie tutte si chiudevano in cerchio 
più angusto ; di che parla saviamente il MafFei nella 
f^erona illustrata. E trovo che Strabene nel IV della 
Geografia , ricordando la città di Albenga , che pur era 
capitale di una tribù Ligustica assai potente , nota che 
ella era di circuito molto ristretto , chiamandola Troli.7^x ^ 
vocabolo che nel dotto Lessico Geograjico di Carlo 
Stefano spiegasi urbecula ; quantunque un moderno, 
che pretende di avere illustrato alcuni passi di T. Livio , 
non sapendo leggere il greco , e perciò costretto a fi- 
darsi ad una versione infedele , affermi che Albenga era 
tal città che poteva molestare A.ìmihale nelle sue in- 
traprese } e non essere perciò da credere eli egli se- 
ta fosse lasciata addietro nel suo cammino , quando 
venne iti Italia dalla parte della Spagna ; ed a co- 
loro che adducono le testimonianze degli Autori letti 
nella lingua originale, e che fanno venire Annibale in 
Itala non per la riviera nostra di ponente, ma perle 
Alpi e il Piemonte, risponde assai gentilmente l' i. Zu5- 
tratore di T. Livio, che tutto ciò è originato da falsa 
supposizione f che i passi sono mutilati ; che sono idee 
confuse , mal accozzate nell' intelletto , s(fismi , ed 
enormi abbagli di geografia. Firenze adunque ( tor- 
nando al discorso di Gacciaguida ) entro piccolo cerchio 
si stava in pace sobria e pudica ; né avea donne che 
fossero a vedere più per gli abbigliamenti e lisci , che 
per la persona. Qui l'Ab. Cesari, da quel zelantissimo 
Sacerdote , eh' egli è , osserva che il mtde del mondo 
donnesco , e del tanto studiar la persona, non è cosi 
piccolo , come e' pare ; citando Isaja , e i SS. Pietro e 
Paolo ; e ne avea ragionato in una predica del vestire 
immodesto , impressa più volte , e che pare a molti la 
migliore che s' abbia la lingua italiana. Ma chi non vo- 
lesse piegarsi all' autorità de' Profeti , uè all' eloquenza 
de' Predicatori, dovrà pure darsi vinto ad una sperienz* 
funestissima. Odasi Gacciaguida : 

Non faceva nascendo ancor paura 

La figlia al padre 5 che il tempo e la dote 
Non fuggian quinci e quindi la misura.. 
1 18 



270 

Dee certo tremare un padre ( comenta il Cesari ) , 
nascendogli figliuola ; veggendo la moda e '1 costume e 
la libertà d' oggidì aver recate le cose a tale , che assai 
per tempo dimandano le fanciulle tal cosa che a' tempi 
di Cacciaguida non conoscevano. E delle doti , che 
vorrem dire ? Se ne spiantano le famiglie. Questa cor- 
ruzione ben conobbe Orazio , e ne fu spaventato ; quan- 
tunque sentisse un poco dell Epicureo , e vivesse in una 
Roma , e fosse amico al molle Mecenate , né straniero 
nella corte di Augusto : Motus doceri gaiidet jonicos 
■ — Matura virgo , et Jingitur artubus — Jam mine , 
et incestos amores — De tenero meditatur ungui. n 
E quando costei corrotta per la lascivia , ed orgogliosa 
per la dote sfolgorata entra nella casa del marito , che 
avviene égli mai ? Dotata regit virimi. « Non avea 
( Firenze ) case di famìglie vote. » A' nostri giorni , un 
privato cittadino vuol abitare un palazzo , per grandezza 
di lusso e splendore. Cosi , picciol numero di abitatori 
non può capire in vasta città. 

Bellincion Berti vid' io andar cinto 

Di cuojo e d' osso ; e venir dallo specchio 
La donna sua senza '1 viso dipinto. 
E vidi quel de' Nerli e quel del Vecchio 
Esser contenti alla pelle scoverta , 
E le sue donne al fuso ed al pennecchio. 
Dica chi vuole ( esclama il Torelli ) , dica chi vuole 
de' nostri , i quali credono non potere , nò dover poter 
essere nobiltà , senza il rincalzo di infinite raffinature. . . 
la semplicità e sobrietà di questi ornamenti , sopra la 
fede di questi immoi-tali versi di Dante , sarà il vero e 
solo e sostanziale splendore delle famiglie nobili vera- 
nxente. — Statevi, entra qui il Dottor Zeviani , che questo 
fumo è oggimai cavato loro dal capo da' falegnami, e 
forse dalle fornaje (3) , dalle lavandaje , da' pescivendoli , 
de' quali tanti sono oggidì che in abiti e fregi della per- 

(3) Ne' commenti latini sulla Commedia di Dante , lavoro di Ben- 
venuto da Imola , testo a penna della Ducal Biblioteca di Modena , 
ho letto che il Commentatore afferma di aver veduto in Genova, 
Yenezia e Firenze , foroaje che avevano le scarpe ornate di perle. 



271 
sona , e nello splendor delle robe e de' mobili delle 
case , non cedono a nessun de' più nobili ; sicché è 
levata del tutto quella differenza , che i nobili da' nou 
nobili faceva un tempo tanto lontani : 
O fortunale ! E ciascuna era certa 

Della sua sepoltura , ed ancor nulla 

Era per Francia nel letto deserta. 
L' una veggliiava a studio della culla ^ 

E consolando usava l' idioma 

Che pria li padri e madri trastulla : 
L' altra traendo alla rocca la chioma , 

Favoleggiava con la sua famiglia 

De' Trojani , di Fiesole, e di Roma. 
Non le fazioni , nou la brama di arricchire cacciavan 
gli uomini nella Francia : né la dama ponea il figlio ia 
mano a servi ed a nudrici prezzolate ; né usciva la sera 
al teatro, né avea cavalieri che le tenessero il crocchio; 
ma standosi in casa si piaceva di sentir balbettare il 
suo piccolo figliuolo ; e filando cantava storielle al ma- 
rito , alla prole , ed alle fanti di casa. Che secol d' oro ! 
conchiude il commentatore. Qual' esclamazione si con- 
venga a quella morbidezza , vanità , avarizia , e disso- 
lutezza , che di giorno in giorno s' aumenta , e che 
spegne nell' uomo i dolci sensi dell umanità , facendolo, 
ingiusto , spietato ed orgoglioso , inducendolo a nou 
darsi pensiero dell' educazione de' figli ; spingendolo a 
negar agli operai la convenevole mercede , e a vedere 
senza commuoversi grondare ne' solchi il sudore dell' 
affaticato lavoratore , cui le pompe del padrone oggimai 
non lasciano , nelle più felici contrade d' Italia , che 
F acqua di fonte limacciosa , e scarsa misura di maiz , 
io non so dire , non trovando parole che possano pa- 
reggiare il concetto. Ben dico , conchiudendo , che for^ 
tunati furono quegli antichi nostri , che si trovarpno 

A cosi riposalo , a così bello 
Viver di cittadini , a cosi fida 
Cittadinanza , a cosi dolce ostello. 



De la Litterature fvanccùse pendant le XVIII 
Siede , par M. de Barante Pair de France ; 
4-* édition reme et augmentée d'une préface. 
A Bruxelles , TFaJden , 1823, in 16. 

F 1- 

■ -'gli è un mezzo secolo , che i Saggi si chiedoa 1' un 
1 altro : son elleno forse le lettere che hanno corrotto 

gli uomini, o son gli uomini corrotti dal lusso, e dall' 

avarizia, che hanno contaminato le Lettere e le Scien- 
ze ? La questione è grande in se stessa ', e grandissima 
per le conseguenze che A'enir ne potrebbono alla civil so- 
cietà. Il Sig. de Barante ha tolto il d fficile incarico di 
risolvere il problema , esaminando la letteratura francese 
del sec. XVIJI. Né cosi facendo , è da pensare che in 

troppo angusti limiti abbia rinchiuso il problema ; stan- 
techè qualunque dà mala voce alle Scienze ed alle Let- 
tere, facendole ree d' avere guasto gli uomini, si volge 
subito alla Francia , ed al secolo XVIU. Il libro del Sig. 
de Barante degno sarebbe di una versione italiana,* e 
potrebbe il traduttore con brevi annotazioni raddriz- 
zarne alcune poche idee, e adattarlo alla Storia Let- 
teraria d' Italia. ]\oi qui riporteremo in nostra lingua 
r epilogo dell' opera fatto dall' autor medesimo. 

ce II fine del Regno di Luigi XIV vide sparire gli 
ce uomini , che aveano dato opera a far illustre il Mo- 
cc narca. Il quale , mancatogli quello splendore , che eglino 
ce spandevano sopra di lui, perdette, pria di morire, per 
ce gli errori suoi e le sventure , l'ammirazione e il rispetto 
ce de' popoli; e vide distruggersi V opera sua ; e com' egli 
ce tutto avea tratto a se, potè ravvisare, che , ove mancato 
ce fosse, nulla piià rimarrebbe di lui. Cosi fu: spirato ap- 
ce pena, ecco scoppiare tutti i disordini, che da parecchj 
ce anni fermentavano . Rotto il freno , vien d' un tratto 
« la licenza. La letteratura , che mostrava nou aver dai 



273 

« sopravvivere a coloro , clie ne avean fatto 1' onore 
ce nell'età precedente, ridestasi, dopo un breve assopi- 
cc mento j ma prende un nuovo aspetto, perchè i Let- 
te terati non hanno più i costumi e lo spirito de' pre- 
ce cedenti. 

ce La mutazione prestamente si fa più sensibile : le 
ce lettere s' imbevono dello spirito licenzioso della So- 
ce cietà. Un ingegno ardente ( Voltaire ) si fa servo 
ce di tutte le opinioni che sorgono ', dapprima le piag- 
cc già; poscia le previene e le afFi-etta ... le opere di 
« lui tendono tutte allo stesso fine ; ed. attestano il gusto 
ce e le incHnazioni de' coetanei. 

ce Appoco appoco la sorte de' Letterati si cangia: ne 
ce cresce il numero j acquistano maggior indipendenza . . 
ce e con ciò cresce la lor vanità . . . Rafforzati dell' opi- 
cc nione pubblica , e delle festevoli accoglienze dell' Eu- 
ce x'opa, si congiungono e formano quasi una Setta : in 
ce questa nasce una nuova filosofia ... la Religione è 
ce assalita con violenza : le nuove opinioni sono dissemi- 
cc nate ne' libi-i di tutti i nuovi scrittori . . . all' Autorità 
ce manca la forza , la nazione perde la gloria , e la moi'al 
ce pratica più non apparisce , eziandio prima che si ten- 
•e tasse di nuioverne i principi . 

ce Le Scienze che sul principio del secolo , andavano 
«e innanzi a lenti passi, divengono ad un tratto un altro 
ce titolo di gloria per la Nazione .... intanto le lettere 
ce decadono ... 1' arte drammatica è invilita ,• la poesia 
ce perde la grandezza, conservando la grazia . . . Age- 
ce volmente si può acquistare il sapere j ma per ciò stesso, 
ce egli ha più di apparenza che di sostanza. 

ce Un nuovo Regno ( di Luigi XVI ) comincia . , <, 
ce ma gl'ingegni migliori si smarriscono in vane illusioni: 
« sono pieni di vanità e di fidanza singolare : si vuol di- 
ce strugger tutto, ed il perchè s' ignora : tutto ha da es- 
ce ser nuovo per disdegno di quello che avevano avuto 
ce da' nostri maggiori. Questa folle pretensione viene 
« punita : tutto cade j e nulla si ristora ( la rivoluzione ). 

« Così trascorse il secolo XVIII. . . . S' egli è per- 
.« messo far un volo per 1' avvenire , noi bramerejnmo , 



374 

« che il secolo , il quale abbiamo veduto nascere , e 
« elle vedrà morire noi tutti , rechi a nostri figlj e n1- 
ct poti , non fama , né gloria maggiore , ma copia mag- 
« giore di virtù, e meno di sventure, ce 

Veduto l'epilogo dell'opera di M. de Barante, vedia- 
mo alcuni de' suoi giudizj. Dopo aver detto che Voltaire 
non ottenne colY ffenriade fama di valoroso poeta epico, 
aggiunge si fatte considerazioni: « Egli foce un poema 
« epico con quello stesso grado d' inspirazione , che lo 
ce avrebbe scoa'to a comporre ima lunga epistola in versi ; 
ce pensandosi che 1' Epopea consistesse in certe formole 
« di cojwenzione ; ed in un maraviglioso prescritto dall' 
ce arte : egli si tenne a quelle forme , e credette di aver 
« compiuto cosi grand' opera. Né si avvide che un so- 
ce gno , una narrazione , parecchie Divinila non costitui- 
te scono 1' Epopea ^ che vuole una immaginazione nobile, 
ce sublime , e sopra tutto semplice e vera. ^5 

Dell' Encicopledia , parla il Sig. de Barante colle pa- 
role seguenti: ce Allorché si vide la società filosofica 
ce formare il vasto disegno di una Enciclopedia , grande 
ce fu il turbamento nel ministero .... Gli ostacoli 
ce posti alla pubblicazione dell' opera nocquero sì ali ese- 
cc cuzione, come alla direzione della medesima .... 
ce r Enciclopedia si cangiò sull' istante in un affare di 
ce partito. Gli autori pensaron più tosto a farla pubblica 
ce che a renderla degna del pubblico .... orgogliosi , 
ce com' erano , si preser cura di seminare per 1 hnci- 
ce clopedia tutto ciò che essi chiamavano verità nuove 
ce ed ardite : così 1' opera rimase manchevole e di poco 
ce vantaggio. " 

Terminiamo questo estratto con un cenno sulla me- 
tafisica. Egli é già un secolo , che i migliori iugegni 
d' Italia presero a temei'e le consegvienze di una nuova 
metafisica, di cui Locke può considerarsi come il prin- 
cipale promulgatore. Gli uomini non vollero quel disagio 
di esaminare se Paolo Mattia Doria , se il Card. Gerdil 
avessero torlo o ragione: Locke prese a regnare sulle 
scuole , e quel che è peggio , regna tuttavia ; benché 
l'esperienza ci debba aver fatti accorti de' frutti velenosi 



2^5 

di tal dottrina. Ascoltiamo M. de Barante ; » Fu già un 
«e tempo , in cui i filosofi occuparonsi sopra tutto di 
ce ciò che avviene nell' uomo interiore. La Scienza dell' 
ce anima, questo fu il nobile studio di Cartesio , di Pa- 
ce scal, di Malebranche, di Leibuizio. E tal metafisica 
ce li conducea direttamente a tutte le questioni più im- 
cc portanti che s' abbia il nostro cuore .... Eglino 
ce forse si perdevano alcune fiate nelle nubi sopra le 
te alte regioni verso le quali avevano spiccato il volo . . . 
ci: ma la via che essi correvano, conduceva di necessità 
ce alle scienze, che son nobili sopra le altre tutte, alla 
ce religione ed alla morale j e supponeva ne' di lei cul- 
ce tori un ingegno elevato , e profonde meditazioni. Ma 
ce gli uomini s' annoiarono di tenere lor dietro ; e a' la- 
ce -vori di que' sublimi spiriti si die nome di vane sotti- 
cc lità , e taccia di sogni scolastici. Così gittaronsi nella 
ce scienza delle sensazioni , sperando che sarebbe più 
•e adattata all' umana intelligenza. Fondamento di que- 
ce sta metafisica fu il definire , esser vana cosa il trat- 
cc tai'e dell' anima, perchè se ne ignora la natura . . . 
ce Con ciò la metafisica venne a degenerare di giorno in 
ce giorno j ed oggidì v' hanno persone che la confon- 
ce dono colla fisiologia. Locke avea di già corso per 
ce sì fatto sentiero : ma parmi eh' egli non volesse , 
ce come i suoi discepoli, che tutta la scienza si ridu' 
ce cesse all' esame delle sensazioni . . . Leibuizio mostrò 
ce compassione della filosofia superficiale di Locke. Gli 
ce Enciclopedisti si fecero padroni delle idee di Locke , 
ec e le spinsero alle ultime conseguente. Ma Condillac 
ce è il capo delle scuole . . . Egli acconciò alla misura 
ce del volgo la scienza del pensiero , troncandone tutto 
ce ciò che aveva di sublime. Maravigliossi ognuno, ed 
« ebbe orgoglio di poter filosofare sì agevolmente^ 
ce e si reser grazie all' autore di tanto benefizio ; né si 
« osservò , eh' egli aveva abbassato la scienza , in vece 
« di rendere i suoi discepoli capaci di elevarsi ad essa . . 
« La qual maniera di procedere è altissima a distrug- 
« gere, e a disciogliere. 33 Ma sarebbe mestieri trascri-' 
Tere non piccola parte del libro , chi volesse rappresen- 



3^5 

tare le sagge meditazioni dell' Autore sopra i funestissi- 
mi efFetti della filoòofia lockiana , qual fu raffazzonata 
dagli Enciclopedisti e dal Condillac. A noi basti aver 
detto quanto giova a far conoscere il pregio del libro 
di M. de Barante. 



277 



Storia dei Popoli Italiani , di Carlo Botta , 
tradotta daW originale francese in italiano da 
un Accademico corrispondente della Crusca. 
Pisa, Nistri e Caparro, 1825 ;, in il{." con 
privilegio di S. A. I. e R. il Granduca di 
Toscana. (Voi. 1 e 2.) 

P 

viario Botta è nome cliiarisslmo in Italia , bencliè le 

opinioni da lui professate non debbano essere a tutti 
care egualmente ; e già valorosi Critici abbian notato 
nelle opere sue alcuni difetti , de' quali non è da noi 
volerlo scolpare , o rinnovarne 1' accusa. Nostro inten- 
dimento si è di ragionare con brevi parole della Storia 
de' Popoli italiani , di cui abbiamo una vei'sione- qual 
che sìa, di vm Socio corrispondente dell'Accademia della 
Crusca. L' edizione ha la data del iSaS 5 ma il privi- 
legio sovrano conceduto al traduttore è del 27 marzo 
1826. Leggasi V avvertimento del volgarizzatore j e sarà 
piano ed aperto , perchè il Botta prendesse a scrivere 
questa Storia in lingua francese , e le cagioni simil- 
mente , che mossero 11 traduttore ad illustrare questo 
lavoro con alcune annotazioni. 

«: Nostro disegno ( comincia il sig. Botta ) non è di 
« scrivere la storia de' popoli d' Italia ... . egli è di 
« far conoscere le rivoluzioni d' Italia dal tempo della 
« traslazione della sede imperlale a Bisanzio , operata 
« da Costantino fino ai di nostri. " Aggiugne che la 
sua storia è naturalmente divisa iu tre parti ; I. da Co- 
stantino a Carlo Magno ; II. da Carlo Magno al secolo 
XIV; III. dal secolo XIV a' nostri giorni. 

La introduzione spiega brevemente la natura del go- 
vttmo di Roma: « in Roma soltanto risedeva la sovra- 
ii nità : R^oma sola ei-a sovrana , sudditi essendo iudis- 



2^8 

ce tintamente gli abitatori delle provincie soggette al 
« dominio della Repubblica, jj Quel vocabolo sudditi , 
ove non n' abbia colpa il traduttore , non piacerebbe 
al MafFei , il quale osserva ( Ver. III. lib. i ) che dal 
governo di Roma e dagli Scrittori latini « il termine 
« non usavasi di sudditi , che quasi era ignoto , ma di 
«t sodi. " Similmente la voce province trovasi posta 
fuor di luogo : dovevasi eccettuarne almeno 1' Italia ; 
« Chiunque su gli antichi Scrittori gettò mai gli occhi, 
sa che Italia e Provincia , Italiano e Provinciale si dis- 
sero perpetuamente quasi per contrapposto. « Così il 
MafFei Ver. III. lib. 3. 

Agevol cosa ne sarebbe avvei-tire moke altre inesat- 
tezze del eh. Botta ; ma non avendo 1' originale fran- 
cese , e non potendo perciò decidere se il difetto sia 
dell' autore (i) o del traduttore , ci ristringeremo a 
commentare quanto egli asserisce intorno all' origine 
ed al governo di Venezia (voi. i io3): « Qualor si 
« rifletta alle inaudite difficoltà che vincer convenne 
te tanto per isfuggir dalle mani dei Barbari . . . quanto 
ce per istabilirsi sopra isolotti deserti , coperti talvolta 
« dalle acque e sempre dalle melme . .... facil cosa 

(i) Nel voi. 2.°, pag. 145, riportaodo il B^tta un famoso passo 
del Card. Baronio, in cui piange il secolo X: « quiim Romaedomi- 
« narentur potentissimae atcjiie ac soròidissiinae meretrices, quarum 
« arbitrio , etc. -n così traduce : « allorché vilissime cortigiane uno 
smisurato potere vi esercitavano. » Se il lesto francese corrisponde 
al volgare nostro , non potava il Btti fare una piìi infedele versione. 
Quelle femmine delle quali ducisi il Bsronio , erano Principesse che 
aveano il dominio di Roma , e perciò le dice potentissime , non meno 
che sordidissime , alludendo col primo vocabolo alla lor dignità e 
potenza ; col secondo a' lor costumi vituperosi. Nel Botta non appa-' 
risce che 1' aggiunto vilissime ; ma possono anche le vilissinie eser- 
citare uno smisurato potere, ove abbiano intera signoria sopra l'animo 
de' proprj amatori : lo che non volle dire il Baronio , perchè parlava 
di vere Principesse ; e con ciò fa conoscere non essere tanto da stu- 
pire di que' gravi disordini , benché sempre da piangerne ; atteso che 
alla potenza di quelle Signore si aggiugneva una vergognosa inclina- 
zione a' piaceri. — Per altro al Bironio mancarono alcuni documenti 
scoperti in appresso , e indicati dal Muratori , pe' quali s.ippismo che 
il male fu grande, ma non cosi «mudato, come parve » quel dotto 
Cardinale. 



279 

«e Sarà persuadersi ecc. » Parla il sig. Botta di molti 
abitatori della Venezia , cioè di Padova , Este , Aitino , 
Concordia ecc. , clie fuggendo il furor d' Attila , si cer- 
carono un povero e sicuro asilo nelle isolette della ve- 
neta laguna. Ma come immaginare che molte isole col- 
locate nel centro , dirò così , della florida Venezia , non 
avessero abitatori ? Le saline e la pesca dovean pure 
chiamarvi e ritenervi qualche numero di pescatori e di 
opera). Il MafFei nell' opera dianzi citata, non ebbe co- 
raggio di asserire che le isolette delle lagune adriatiche 
fossero anticamente deserte , quantunque avesse dedi- 
cato queir opera alla stessa Repubblica veneta j ma lasciò 
scritte le parole seguenti ( lib. 9 ) : « In queste isolet- 
« te , sì pochi anticamente furono abitatori , che in esse 
« neppur di villaggio memoria ci rimane , o notizia. 
« Ma poiché nel piincipio del quinto secolo comincia- 
« rono i Goti a scendere per le Alpi Giulie iu Italia 
« ecc. nuovo riparo andò suggerendo l' angustia e '1 
« pericolo , cioè di trasferirsi con le famiglie in quelle 
« lagune .... ma 1' esempio di pochi fu dopo la mtìtà 
« del secolo abbracciato da molti ; perchè avendo At- 
« tila ecc. " 

E chiaro che il MafFei , benché tiUto intento nel cit. 
lib. IX a confermare il gran principio di J^enezia nata 
libera , non osa negare autica popolazione a quelle iso- 
lette ; ma sagacemente distingue tre epoche diverse j 
quella che precede 1' anno 4oo ', l'altra dal 4oo al 45oj 
e l'ultima infine, che seguitò alle desolazioni del feroce 
condottiei-e degli Unni. Nella prima , pochi uomini ed 
oscuri abitavano le isolette ; maggior numero vi si ac- 
coglieva nella seconda ; ma più nella terza. Ora si ascolti 
nuovamente il eh. Botta : ce Si concepirà eziandio che 
« questa allatto straordinaria circostanza dovette , per la 
« natura stessa delle cose , dar nascimento ad una aristo- 
« crazia sovrana ; ben giusto essendo e naturale che le 
« prime famiglie rifugiatesi in quei luoghi resi da esse 
« abitabili , se ne riguardassero come assoluti padroni, w 
Detto abbiam qui sopra non esser vero che le isolette 
delle lagune fossero al tutto prive di antichi abitatori ', 



a8o 
ed ora diciamo che 1' aristocrazia soiratìa cominciò in 
Venezia soltanto nel secolo XV , avendone la testimo- 
nianza di Marino Sanuto senator veneto , che scriv