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Full text of "Gli insetti: loro organizzazione, sviluppo, abitudini e rapporti coll 'uomo"

GLI INSETTI 

loro organizzazione, sviluppo, abitudini e rapporti coli' nonni 



I 



ANTONIO BERLESE 

Direttore della H. Stazione d'Entomologia agraria di Firenze 



GLI INSETTI 

loro organizzazione, sviluppo, abitudini 
e rapporti coll'uomo 



VOLUME SECONDO 

VITA E COSTUMI 

con particolare riguardo agli insetti praticamente interessanti 

Cini 895 incisioni intercalate nel testo e 7 tavole fuori testo 




Societ Editrice Libraria 

* * MILANO - VIA AUSONIO, 22 ^ * 

1925 



PROPRIET LETTERARIA 



Milano 1925. Tip. Societ Editrice Libraria 



INDICE DELLE MATERIE 



Cap. I. GLI AFFINI DEGLI INSETTI pag. I 

Onicofori 3 

Aracni di 4 

(Pentastomidi, pag. 5. Acari, pag. 10. Rapporti gli fra Acari e gli Insetti, 
pag. 25. Alcune interessanti specie di Acari, pag. 28. Astigmati, pag. 30. 
Sarcoptidi vermiformi, pag. 30. Eriofidi o Fitoptidi, pag. 30. Demodicidi, 
pag. 35. Sarcoptidi psorici o dermicoli, pag. 39. Sarcoptidi avicoli od Anal- 
gesidi. pag. 53. Sarcoptidi liberi o detriticoli (Tiroglifidi), pag. 55. Cripto- 
stigmati, pag. 62. Eterostigmati, pag. 63. Mesostigmati I (Gamasidae), 
pag. 67. Mesostigmati II (Ixodidae), pag. 74. Prostigmati, pag. 93. Fa- 
langidi od Opilionidi, pag. 100. Pseudoscorpioni o Clternetidi, pag. 101. So- 
li/ughi, pag. 102. Arancii, pag. 105. Palpigradi, pag. 127. Pedi-polpi, 
pag. 127. Scorpioni, pag. 128). 

MlBIAPODI 131 

(Diplopodi, pag. 133. Sinfili e Pauropodi, pag. 136. Chilopodi, pag. 136. 
Mirientomi, pag. 139). 
Bibliografia relativa ai detti Artropodi 140 

Cap. IL L'ANTICHIT DEGLI INSETTI 152 

Era paleozoica 155 

(Siluriano e Decumani), pag. 155. Carbonifero, pag. 156. Paleodittiotteri, 
pag. 156. Differenziazione verso gli Ordini attuali, pag. 158. Protoortotteri, 
pag. 158. Protoblattoidi. pag. 159. Blattoidi, pag. 160. Protodonati, 
pag. 160. Protefemeridi, pag. 161. Megasecopteri, pag. 161. Reculoidi. 
Adentomoidi, Apalopteroidi, Mixotermitoidi, pag. 162. Permiano, pag. 162. 
Plecotteri. pag, 163. Protoemitteri. pag. 163. Paleoemitteri, pag. 164. 
Conclusioni circa la fauna entomologica dell'Era paleozoica, pag. 164). 

Era mesozok' a 1 65 

(Triassico, pag. 165. Coleotteri, pag. 166. Neorotteii, pag. 166. Lassico, 
pag. 166. Odonati, pag. 167. Ortotteri, pag. 167. Rincoti, pag. 168. 
Coleotteri, pag. 168. Neurotteri, pag. 168. Megalotteri, pag. 169. Ditteri, 
pag. 169. Giurassico, pag. 169. Ortotteri, pag. 170. Odonati, pag. 170. 
Plecotteri. pag. 170. Rincoti, pag. 171. Neurotteri, pag. 171. Lepidotteri, 
pag. 171. Ditteri, pag. 173. Coleotteri, pag. 173. Imenotteri, pag. 173. 
Cretaceo, pag. 173). 

Era CENOZOif a 174 

(Ortotteri, pag. 175. Psocidi e Termitidi. pag. 176. Tisanotten. pag. 176. 
Perlarii, pag. 176. Plecotteri, pag. 176. Odonati, pag. 176. Embioidi, 
pag. 176. Rincoti, pag. 176. Apterigoti, pag. 176. Neurotteri, pag. 177. 
Coleotteri, pag. 177. Strepsitteri, pag. 177. Imenotteri, pag. 177). 

Era quarternaria 179 

Conclusione 180 

(Prospetto ilei principali gruppi di Insetti, dalla loro apparsa sulla Terra, fina all'epoca 
attuale, pag. 181). 
Bibliografia relativa agli Insetti fossili 182 

Cap. III. CLASSIFICAZIONE DEGLI INSETTI 189 

Sottoclasse Apterigoti 192 

{Apterigoti, pag. 192. Tisanuri, pag. 192. Collemboli, pag. 192). 



/ 



; v r-i 



INDICE DELLE MATERIE 



Sottoclasse Ptebigoti 192 

(Ordine Ortotteri, pag. 192. Ordine Pseudoneurotteri, pag. 192. Ordine Fi- 
sapodi, pag. 193. Ordine Emittori, pag. 193. Ordine Neurotteri, pag. 193. 
Ordine Lepidotteri, pag. 193. Ordine Imenotteri, pag. 193. Ordine Coleotteri, 
pag. 194. Ordine Ditteri, pag. 194). 

Breve storia del Sistema 194 

Bibliografia relativa alla classificazione degli Insetti 205 

Cap. IV. LE ET GIOVANILI DEGLI INSETTI] 207 

Le uova degli Insetti 208 

(Varie maniere di uova, pag. 208. Aggruppamenti d'uova, pag. 213. Insetti 
vivipari, pag. 217. Schiusura della larva, pag. 217. Rivestimento del neonato 
pag. 219). 

Larva 219 

(Diverse maniere di Larve olo metaboliche, pag. 221. Larve melolontoidi, pag. 221. 

Larve cruciformi pag. 222. Larve ciclopiformi, pag. 222). 

Differenze tra Larva e Adulto 223 

(Capo ed appendici cefaliche, pag. 225. Organi boccali, pag. 227. Tronco e sue 
appendici, pag. 230. Costumi delle larve olometaboliche, pag. 237. Nutri- 
zione, pag. 237. Durata della vita larvale, pag. 242. Aumento della larva, 
pag. 243. Mute, pag. 244. Mezzi di difesa della larva, pag. 246). 

La Ninfa olometabolica 256 

(Particolari appendici di alcune ninfe, pag. 259). 

Varie maniere di metamorfosi 260 

(Origine della Olometabola, pag. 262. Ametabola, pag. 265. Emimetabola, 
pag. 266. Olometabola, pag. 267. Transizione dalla Emimetabolla alla Olo- 
metabola. Neometabolla, pag. 268. Punti di corrispondenza fra le varie maniere 
di metabola, pag. 270. Confronto fra le varie maniere di larve olometabole ed 
i corrispondenti momenti embrionali degli emimetaboli, pag. 270. Ipermeta- 
morfosi, pag. 279. Neotena e suoi effetti, pag. 283). 

La Ninfosi > 288 

(Caratteristiche della ninfosi, pag. 290. Ipotesi sulla natura e sulle cause della 
ninfosi, pag. 291. Cause determinanti la metamorfosi, pag. 293. Teoria fa- 
gocitarla. Teoria della crisi genitale. Teoria asfittica, pag. 293. Teoria del- 
l'arresto fisiologico, pag. 294. Teoria della autofagia, pag. 294. Come la larva si 
prepara alla ninfosi, pag. 295. Dischi imaginali, pag. 296. Importanza del 
tessuto adiposo larvale. Depositi di sostanza nutritiva, pag. 298. Formazione della 
seta, pag. 299. Istolisi dei tessut ; larvali, pag. 299. Amebociti, pag. 300. 
Islogenesi, pag. 301. Fisiologia della ninfa, pag. 304. Respirazione, pag. 305. 

Ossidasi, Circolazione, pag. 306). 

Ripari della ntnfa durante la metamorfosi 307 

(Ninfe anoiche, pag. 309. Ninfe emioiche, pag. 312. Ninfe evoiche, pag. 312. 
Pupa e pupario, pag. 313. Ninfe e Crisalidi protette, pag. 314). 

Bibliografia relativa agli stadi giovanili degli Insetti 327 

Cap. V. L'ADULTO E GLI ATTI PER LA CONSERVAZIONE DELLA SPECIE. . 335 
Sfarfallamento > 337 

(Epoche dello sfarfallamento, pag. 345. Subimago delle Efemere, pag. 346. 

Definitivo assestamento dell'adulto, pag. 346. Sostanze escrementizie espulse dal- 

l'adulto, pag. 349). 
Maturanza sessuale 350 

(Neotenia, pag. 351. Adresa, pag. 351. Iperadresa, pag. 352. Atelia, 

pag. 352. Pedogenesi, pag. 353). 
Funzioni speciali dell'adulto 355 

(Partenogenesi, pag. 356. Partenogenesi accidentale, pag. 357. Partenogenesi 

normale, pag. 359. Parten. norm. occasionale, pag. 359. Parten. ciclica od 

Eteropartenogenesi, pag. 361. Partenogenesi cicl. regolare, pag. 362. Parten. 

cicl. irregolare, pag. 366). 
Gamogenesi 369 

(Qamogenesi negli Insetti, pag. 371. Ragioni della riproduzione per via gametica 

o sessuale, pag. 372). 

I DUE SESSI DEGLI INSETTI E LE DIVERSE FUNZIONI SESSUALI 374 

(O meomorfismo sessuale ed Eteromorfismo, pag. 375. Dimorfismo sessuali . 
pag. 375. Cause primarie intrinseche di divergenza morfo ogica fra i due sessi, 
pag. 377. Cause estrinseche di divergenza frrt i due sessi, pag. 378. Uffici e 
variabilit della femmina, pag. 381. - Uffici e variabilit del maschio, pag. 384. 
Graduatoria nelln importanza degli organi e delle funzioni sessuali, pag. 386. 

Graduatoria degli organi per la loro et, pag. 386. Percorso del regresso invo- 
lutivo, pag. 386. La ragione del dimorfismo sessuale, pag. 388). 



INDICE DELLE MATERIE 



CARATTERI SESSUALI SECONDARI 1 388 

(Statura, pag. 3SS. Dimegetismo sessuale, pag. 388. Ornamentazione, pag. 390. 

Ornamentazione cromatica. Dicromismo sessuale, pag. 391. Ornamenta- 
zione plastica e Dimorfismo sessuale, pag. 393. Eutela (od Eumorfismo), pag. 394. 

Atela (od Atelismo), pag. 395. IpertelU (o Ipermorfismo), pag. 395. Ipe- 
ratella, pag. 397. Altre differenze sessuali secondarie, pag. 417. Regime ali- 
mentare. Difaga, pag. 417. Dioplismo, Pungiglioni, pag. 418). 

Polimorfismo > 419 

(Polimorfismo individuale, pag. 421. Eteromisla, pag. 421. Variazioni da indi- 
viduo ad individuo, pag. 422. Gradi della variazione, pag. 423. Variazioni 
in rapporto ai sessi, pag. 424. Cause del polimorfismo individuale (da individuo 
ad individjo), pag. 427. Influenza della nutrizione, pag. 428. Influenza della 
nutrizione sulla determinazione del sesso, pag. 430. Variabilit, Evoluzione, 
Ipertela, Ateli:, pag. 431. Iperatela, pag. 433. Atela, pag. 433. Mege- 
tismo, pug. 437). 

Polimorfismo collettivo 440 

(Polimorfismo di stagione od Oramorfismo, pag. 441. Polimorfismo di casta Po- 
tifila, pag. 445. Polifilia non sociale, pag. 446. Origine, e significato della Poli- 
fla non sociale, pag. 448. Ciclo normale, pag. 449. Ciclo ipernomico, pag. 450. 

Cicli catanomici. pag. 451. Ipoeiclo omeofilico, bisessuale, pag. 451. Ipic. 
omeof. ciclopartenogenico, pag. 452. Cicli catanomici polifilici, pag. 452. 
Ipociclo polifilico a maschi eutelici, pag. 452. Ipoc. polif. a maschi polimorfici, 
pag. 453. Ipoc. polif. a maschi atelici, pag. 453. Cicli disitici e cicli eteroici, 
pag. 453. Ciclo disitico, pag. 453. Cicli eteroici, pag. 454. Ciclo eteroico 
annuale, pag. 454. Ciclo eter. biennale, pag. 455. Ciclo incompleto, pag. 456. 
- Significato ed effetto della eteroicha e polisita pel vantaggio della pecie, 
pag. 461). 

Variet 463 

(Variazioni individuili, pag. 464. Mostruosit, pag. 464. Oinandromorfismo, 
pag. 465. Aberrazioni, pag 466. Gene, pag. 467. Razze, pag. 468. R izze 
locali, pag. 469. Razze eterobiiche ed eterogeniche, pag. 469. Specie, pag. 470. 

Specie morfologiche, pag. 470. Specie biologiche, pag. 470. Variazione della 
specie, pag. 470). 

Gli amori degli insetti 473 

(Segnalazione e richiamo, pag. 474. Segnalazioni a mezzo di odori, pag. 475. 
Segnalazioni a mezzo di suoni, pag. 478. Stridulazione dei Grilli e delle Locuste, 
pag. 478. Apparati di stridulazione in altri Insetti, pag. 481. Il Canto delle 
Cicale, pag. 482. Luminosit, pag. 483. Preliminari dell' accoppiamento, 
pag. 486. Profumi, 487. Precopula ed organi relativi, pag. 489. Accoppia- 
mento, pag. 491. Spermatofori, pag. 491. Varie maniere di accoppiamento, 
pag. 495. Speciali maniere di accoppiamento, pag. 498. Accopp. delle Libel- 
lule, pag. 499. Accoppiamenti singoli e multipli, pag. 500. Il ti segno dell'ac- 
coppiamento, pag. 502. Pervertimento sessuale, pag. 503). 

Determinazione del sesso 503 

La prolificazione 504 

(Varie maniere di riproduzione, pag. 505. Insetti vivipari, pag. 505. Insetti 
ninfogeni, pag. 506. Insetti prosopogeni. pag. 507. Insetti ovovivipari, 
pag. 508. Insetti ovipari, pag. 508. Poligenesi, pag. 509. Periodo di incu- 
bazione, pag. 510. Diversi ambienti dove sono deposte le uova, pag. 510. 
Ovoposizione, pag. 511. Ootassi, pag. 512. Nidi d'uova, pag. 514. Nidi 
d'uova entro corpi resistenti, pag. 517. Ovoposizione entro terra, pag. 517. 
Ovoposizione entro i legnami secchi e verdi, pag. 519. Ovop. entro foglie, fiori, 
frutti, pag. 523. Preparazione del nido coll'aiuto di altri organi oltre ai perige- 
nitali, pag. 525. Nidi pedotrofici, pag. 527. Nidificazione dei Lamellicorni 
coprofagi, pag. 531. Imenotteri solitarii, pag. 538. Modo di approvvigiona- 
mento del nido negli Imenotteri predatori, pag. 540. Paralizzazione della preda, 
suo trasporto nel nido dal predatore e deposizione dell'uovo sulla vittima, pag. 545. 

Guasto della vittima, pag. 546. Trasporto della preda nel nido del predatore. 
pag. 548. Deposizione dell'uovo, pag. 549. Nidificazione, pag. 551. Nidi 
cavit accidentali, pag. 551. Nidific. in cavit scavate dalla madre stessa, in 
terra, nei vecchi muri, nei legnami, ecc., pag. 554. Nidi scavati nei legnami, 
pag. 558. Nidi composti di celle allogate in cavit accidentali, pag. 559. Co. 
struzioni accessorie, pag. 562. Nidi in muratura, pag. 564). 

Diffusione della specie 68 

(Migrazioni, pag. 571. Migrazioni di forme giovani, pag. 572. Migrazioni 
di adulti, pag. 573. Agglomerazioni, pag. 575). 

Bibliografia relativa alle funzioni speciali dell'adulto 576 



mi INDICE DELLE MATERIE 

Cap. VI. L'INDIVIDUO NEGLI ATTI PER LA PROPRIA CONSERVAZIONE .. 590 

Funzioni del sistema nervoso 591 

Sensi e percezioni ' ivi 

(Tatto, pag. 592. Gusto ed odorato, pag. 595. Udito, pag. 599. Vista, pag. 600. 

Percezione dei colori, pag. 602. Pevcez. dei movimenti, pag. 603. Percez. 
delle forme, pag. 603. Visione a distanza, pag. 604. Diottrica e formazione 
delle immagini, pag. 605. Visione a mezzo degli ocelli od occhi semplici, pag. 609. 

Altri sensi, pag. 610. Funzioni del sistema nervoso centrale, pag. 611. 

Catena ganglionare nervosa, pag. 613. Rapporti dei gangli della catena ven- 
trale fra loro, pag. 613. Sistema nervoso viscerale, pag. (il 4). 

Istinto ed intelligenza 615 

Locomozione e movimento 626 

(Forza muscolare, pag. 628). 
Locomozione 628 

(Locomozione terrestre, pag. 628. Locomozione acquatica, pag. 631). 
Volo 632 

(// 1 motore della macchina volante Insetto, pag. 635. La macchina volante 
Libellula , pag. 635. Ala, pag. 639. Endoscheletro, Apodemi, pag. 640. 

Capi ed assi dei movimenti articolari, pag. 640. Movimenti dei Noti, pag. 641. 

Movim. dell'ala nel suo insieme, pag. 642. Movim. delle parti dell'ala, pag. 642. 

- Muscoli motori delle ali, pag. 643. Meccanica del movimento alare, pag. 644. 

Meccanica del volo nel tipo Libellula , pag. 646. Azione complessiva delle 
ali nella Libellula . pag. 646. La macchina volante tipo a Mosca , pag. 646. 
Acridio, pag. 650. Mosca, pag. 653. Movimenti dell'ala nel volo, pag. 656. 
Sollevamento, pag. 657. Movimenti dell'ala nel volo, 658. Differenza fra il tipo 
Libellula ed il tipo Mosca nel movimenti! delle ali, pag. 665. Posizione del- 
l'Insetto nel volo, pag. 666. Chiusura dell'ala, pag. 668). 

Nutrizione 669 

(Respirazione, pag. 670. Movimenti di apertura e chiusura degli stigmi, pag. 671. 

Chimica della respirazione, pag. 672. Respirazione acquatica, pag. 673. - 
Respirazione branchiale, pag. 677. Resistenza all'asfissia, pag. 677. Dige- 
stione, pag. 678. Digestione interna, pag. 679. Assunzione del cibo, pag. 679. 

- Ulteriore triturazione degli alimenti solidi nel tubo digerente, pag. 682. Di- 
gestione ed assorbimento intestinale, pag. 682. Processi chimici nella digestione, 
pag. 687. Assorbimento, pag. 689. Particolare adattamento del tubo dige- 
rente negli Emitteri Omotteri, pag. 691. Speciali processi digestivi in taluni In- 
setti, pag. 691. Assorbimento diretto dell'azoto e del carbonio, pag. 692. 
Circolazione, pag. 692. Sistema circolatorio, pag. 693. Fuido circolante, 
pag. 698. Attivit fagocitica degli amebociti, pag. 699. Resistenza al dissan- 
guamento, pag. 701. Riserve, pag. 701. Escrezioni plastica, pag. 702. Vasi 
malphigiani, pag. 703. Secrezioni speciali, pag. 704. - ('uhm- animale, pag. 707). 

Autofilassi 708 

(Proti -inm . pag. 708. Tegumenti, pag. 709. Mimetismo fanerico, pag. 709. 
Rivestimenti secondari, pag. 711. Ripari difficilmente accessibili, pag. 712. 
Difesa, pag. 714. Fuga, pag. 714. Arrotolamento ed appallottolamento, 
pag. 715. Crittismo, pag. 716. Crittismo mimetico, pag. 716. Necromi- 
mismo. pag.717. Mimetismo dittico, pag. 717. Omocromismo, pag. 717. 
Omeomorfismo, pag. 730. Foberismo, pig. 734. Difesa attiva, pag. 735. 
Secrezioni difensive, pag. 736. Organi veleniferi e sostanze velenose, pag. 737. 

Organi (e fluidi) difensivi in via secondaria, pag. 737. Autolinforrea, pag. 738. 

Offesa, pag. 740. Autotamia, pag. 740. Autotomia ed AutospasGi. pag. 742. 

Autofagia, pag. 744. Rigenerazione, pag. 744. Sonno e letargo, pag. 749. 
Atti oziosi, pag. 754). 

Vitalit degli Insetti 757 

(Effetti della decapitazione, pag. 758. Effetti di altre lesioni, pan. 760. Resi- 
stenza .il digiuno, pag. -761. Resistenza agli agenti chimici, pag. 761. Resi- 
stenza agli agenti risici, pag. 763. Resistenza all'asfissia, pag. 765). 

Longevit degli Insetti 765 

La fine dell'individuo 768 

(La morte, pag. 769. Agonia, pag. 770. La morte, pag. 771). 

Bibliografia relativa alle funzioni fisiologiche degli Insetti 772 

Cap. VII. LE SOCIET 798 

Associazioni di individui omogenei 799 

Colonie ' 800 

Societ 800 

(Polifilia sociale, pag. 802. Caratteristiche morali delle Societ degli Insetti, 
p. 803). 

l'i i-i divfrsi di Societ 804 



INDICI-: DELLE MATERIE 



Vespe sociali 806 

(Pulitina ilelle Vespe sociali, png. so". Vespaio, png. 812. Diverse maniere di 
vespai, pag. 813). 

Atidei sociali 821 

(Bombai*, pag. 821. Melvpona, pag. 823). 

Lk Ari 825 

(L'olitili i delle Api, pag. 828). 

Le Formiche 831 

(Polifilla delle Formiche, pag. 831. Maschio, pag. 833. Femmina, pag. *:i4. 
Operaio, pag. 834. Caratteristiche individuali, pag. 837. Regime, pag. 841. 
Nozze, pag. 842. Fondazione del formicaio, pag. 843. Larve, loro allevamento, 
pag. 845. // Formicaio, png. 846. Cambiamento di domicilio, pag. 852. 
Rapporti fra pi formicai, pag. 853. Nidi composti, pag. 853. Plesobiosi; 
Lestobiosi, Xenobiosi, Parassitismo sociale, pag. 854. Dulosi, pag. 856. Formiche 
ni. Ili tur, pag. 857. Formiche nomadi, pag. 859. Formicai artificiali, pag. 861. 
Rapporti Ira le Formiche e. gli altri organismi, pag. 863. Relazioni tra Formiche 
e piante, pag. 863. Piante mirmecofile, pag. 865. Animali mirmecofili, pag. 865). 

Le Termiti 865 

(Polifila delle Termiti, pag. 867. Gli Alati, pag. 868. Sessuati di sostituzione, 
pag. S09. Odi Atteri, pag. 870. Sviluppo delle singole caste e loro differenzia- 
zione, pag. 873. Uffici delle diserse caste, pag. 876. Origine della poliBlia, 
pag. 879. Diffusioni della specie, pag. 880. La vita della colonia, pag. 882. Re- 
dime, pag. 884. Provviste, pag. 884. Coltura di funghi, pag. 88o. Prepara- 
zione del materiale per le costruzioni, pag. 886. II Termitaio, pag. 886. Di 
verse maniere di termitai e loro classificazione, pag. 889. Animali t rmitofili, 
pag. 890). 

Bibliografia relativa alle Societ degli Insetti 897 

Indice alfabetico delle figure contenute net testo e nelle tavole 923 

Indice dei nomi sistematici, biologici, ecologici, ecc 931 

Supplemento alla bibliografia dei singoli capitoli 957 

Indice alfabetico degli autori citati nella bibliografia dei singoli capitoli 979 
Errata corrige ' 99 1 



CAPITOLO I. 

GLI AFFINI DEGLI INSETTI 




L PEGNO animale, cio l'insieme delle specie animali 
viventi nella presente o nelle passate epoche geologiche 
, dagli zoologi, diviso in due grandi sottoregni, dei 
Protozoi l'uno, dei Metazoi l'altro. 

Appunto in questa ultima sezione, che la sistema- 
tica frammenta in parecchi Tipi, viene collocato quello 
vastissimo degli Artropodi, al quale gli Insetti appar- 
tengono. 

Per verit, come pi diffusamente esporremo in se- 
guito, l'odierno Tipo degli Artropodi corrisponde a quella 
grande Classe degli Insetti, la quale, secondo il concetto linneano, seguito dalla 
maggior parte dei sistematici fino a circa la met del decorso secolo, abbracciava 
l'insieme di tutti quegli animali che hanno il corpo diviso in articoli o segmenti 
e che possiedono inoltre arti articolati. Si tratta adunque degli Entomuta di Ari- 
stotile, cio degli Inserta dei naturalisti posteriori. 

Il carattere desunto dalla presenza di arti articolati distingue gli Artropodi 
dagli Annulosi od Anellidi, che dire si vogliano, nei quali pure il corpo diviso 
in segmenti, ma fanno difetto le membra articolate. 

A questo carattere distintivo altri si aggiungono di non minore, anzi di mag- 
gior rilievo, ma essi si riferiscono ad organi interni. Di questi non il caso 
di intrattenersi qui, nel presente volume, dove non si fa luogo a notizie morfo- 
logiche pi minute e dove conviene accontentarsi, quanto alla parte dell'anatomia, 
solo a ci che pu essere veduto nella sola considerazione delle parti esterne 
dell'animale ed anche per quel tanto che strettamente necessario alla chiara 
intelligenza dei suoi modi di vita o per giudicarne della sua pi opportuna po- 
sizione nel sistema zoologico. 

Senonch i rapporti di parentela tra gli Artropodi e gli Annulosi sono cer- 
tamente molto stretti ed anzi si conoscono forme viventi, come sono quelle ap- 
punto di cui si compone il gruppo degli Onicofori, le quali stanno a mezza via 
fra l'uno e l'altro Tipo, e se possiedono arti, cos da dover esser ascritti, per 
quanto non soverchiamente bene, al Tipo degli Artropodi, mostrano anche parti- 
colarit anatomiche di grande rilievo, per le quali convengono cogli Annulosi. 

Intanto per, il Tipo degli Artropodi, oltre ad alcune classi che evidentemente 
stanno assai bene insieme e per le quali si pu ammettere, come si ammette vo- 
lentieri, una comune origine da forme attualmente scomparse, comprende ancora 

A. l'.tiii.i -!-, Oli Insetti, II. 1. 



CAPITOLO PRIMO 



altri gruppi, oltre gli Onicofori, pei quali le affluita colle classi pi alte solo 
tuttavia molto discusse ed incerte. 

Infatti il Tipo degli Artropodi generalmente suddiviso nelle seguenti classi, 
alcune delle quali si raggruppano insieme in sezioni maggiori, conforme appa- 
risce dalla seguente tabella: 

Classe 1.* Onicofori (Prototracheati) 

2. a Pautopodi 

3. a Tardigradi 

4. a Crostacei 

5. a Merostomi ) Chelicerati 

6. a Aracnidi 

7. a Miriapodi I 

. , x . . ', Antennati 

8. a Insetti 



Ora, gli Onicofori, i Pantopodi ed i Tardigradi sono appunto quei gruppi pei 
quali i rapporti di parentela cogli altri sono meno manifesti, e tuttavia sog- 
getti a seri dubbi e molte discussioni. 

Ma i Chelicerati e gli Antenuati sono, molto credibilmente, derivati da an- 
tichi Crostacei, ora scomparsi, ohe i naturalisti comprendono nella sottoclasse dei 
Paleocaridi, rappresentata dai Trilobiti. 

Questa comune origine importa un grailo di parentela o di affinit che tut- 
tavia si pu rilevare col confronto delle forme viventi, nei loro caratteri morfo- 
logici e talora anche nello sviluppo, ma essa , certo, pi stretta fra gli Insetti 
ed i Miriapodi, che non fra quelli ed i Chelicerati ed i Crostacei. 

Intanto, secondo una classificazione che pure accusata di artificialit, tutti 
gli Artropodi si dividono in due grandi sezioni, a seconda del modo di respira- 
zione, se essa cio per branchie (od acquatica), oppure per trachee (o terrestre). 

Cos, fra i Branchiati si debbono annoverare i Crostacei, Merostomi e Pan- 
topodi e fra i Tracheati gli Aracnidi, i Miriapodi e gli Insetti. 

Quanto agli Onicofori, essendo essi forniti di trachee, certo dovrebbero, in 
cos fatto sistema, essere riuniti all'ultimo gruppo, quello cio dei Tracheati, e 
pei Tardigradi poi nulla si pu affermare perch la maniera di respirazione loro 
quella cutanea, cio senza particolari organi specializzati alla funzione respira- 
toria. Si tratta per, per questi Tardigradi, di forme acquatiche o viventi in am- 
bienti molto umidi. 

Questa suddivisione del Tipo, per quanto certo se non del tutto artificiale 
assai meno naturale dell'altra, pure praticamente ci giova e ne terremo conto qui, 
dove, oltre ai criteri strettamente scientifici, d'uopo far posto ancora ad altri 
pi ovvi ed alla mano, nella trattazione della materia. 

Ci asterremo quindi dal menzionare particolarmente, in questo libro tutte le 
forme acquatiche e perci non terremo parola dei Pantopodi, dei Tardigradi, dei 
Crostacei e dei Merostomi, per quanto la stretta parentela di questi ultimi con 
alcuni Aracnidi, cio cogli Scorpioni, sia assolutamente bene netta e ci occupe- 
remo invece delle forme terrestri esclusivamente, cio a respirazione tracheale, 
pur sorvolando molto brevemente sui gruppi i cui rapporti biologici cogli Insetti 
sono nulli o trascurabili, n altro interesse pratico richiama la nostra attenzione. 

Converr invece accennare con minore concisione a quelle forme di Artro- 
podi terrestri che, sia per la loro ingerenza nella vita degli Insetti, sia per quella 
che possono avere coll'Uomo, meritano di essere fatti conoscere in particolar modo. 



lil.I AFFINI DEGLI INSRTTI 



Oni cof or i. 

Non il caso di spendere molte parole intorno a questa singolare classe di 
Artropodi, che mostra cos granili affinit cogli Annulosi, ai quali sino a poco tempo 
fa era aggregata. 

L'importanza del gruppo certo grandissima pei sistematici e pei morfologi, 
ma in pratica, questi Peripatus, che da soli compongono la classe, non interes- 
sano per nulla e non se ne farebbe qui cenno se non giovasse conoscere le forme 
che sono conside- 
rate come l'anello 
intermedio fra gli 
Annulosi e gli Ar- 
tropodi, cio fra due 
tipi vicini. 

I Peripatus , 
che sono animali 
grandetti, come ap- 
parisce dalla flg. 1, 
in cui il P. capensis 
rappresentato 
nelle dimensioni na- 
turali, hanno tutto l'aspetto di un Bruco, col corpo cos molle e colle zampe car- 
nose, ma recano all'innanzi del capo due appendici articolate a guisa di antenne. 

La parte anteriore del corpo, o testa che sia, non bene distinta dal rima- 
nente e porta tre paia di appendici, cio le antenne gi accennate, le mascelle 




Fig. 1. Peripatus capensis in grandezza naturale (da Sedgwick). 





Fig. 2. Parti di un Peripatus. 

A, Estremo posteriore r dal ventre di P. Novac Zealandiae (g, apertura genitale; a. ano); B, Estremo anteriore del 
corpo, dal ventre, di P. capensis-, T, testa; ant, antenne; orp. palpi orali; F v primo paio di zampe; 0, Zampa di 
nn Peripatus (P. capensis) vista dal ventre; D, la stessa dal dorso (da Sedgwick). 



e le papille orali ; inoltre un paio di occhi semplici e la bocca in forma di foro 
rotondo, situata nella faccia inferiore della regione cefalica (fig. 2, B). 

Sulla faccia ventrale del rimanente del corpo stanno anche parecchie paia 
i piedi conici, brevi, carnosi, marcati di molte pliche e rugosit trasverse se non 
veramente segmentati e terminati da un piede claviforme con uncini (due) apicali. 

11 numero di queste appendici varia nelle singole specie : ad es. : ve ne sono 
diciasette paia nel P. capensis; diciotto nel P. bal/ouri; da 29 a 34 nel P. ed- 



CAPITOLO PRIMO 



icardsi. In talune specie il maschio ha minor numero di zampe della femmina ri- 
spettiva. 

Il corpo tutto impresso di pliche trasversali, che ricordano la segmenta- 
zione degli Annellidi. 

Il genere stato fondato dal Guildiug noi 1829, su esemplari di S. Vincenzo nelle Antille. 
Egli consider questi animiti] per Molluschi. 

In seguito, su individui avuti da altre parti della regione neotropical6, gli zoologici ascris- 
sero questi Peiipatu? agli Annellidi od ai Miriapodi. 

Nel 1874 il Moseley, avendo scoperto la presenza di trachee quali organi respiratori in tali 
forme, le annover fra gli Artropodi, dove sembrano meglio a posto, secondo la pi comune opi- 
nione dei naturalisti. 

Pi tardi si scopersero parecchie altre specie in varie regioni nell'emisfero australe e nella 
zona tropicale ed ora si sa che i Peripatm si trovano nel Sud-Africa, Nuova Zelanda, Australia, 
Sud america, Indie occidentali. Se no conoscono qualche decina di specie, tutte configurate sul 
tipo indicato e poco o non bene diverse fra loro. 

Vivono, questi animali, nei boschi umidi, generalmente predando altri animali minori, su cui, 
per arrestarli, spruzzano un particolare umore glutinoso, che viene segregato da speciali ghiandole 
sboccanti nel secondo paio di appendici orali. 

La maggior parte delle specie sono vivipare. In quelle americane le uova sono molto piccole 
e l'embrione si svolge nel corpo della madre, a spese di una specie di placenta che vi si forma. 



Aracnidi . 

In confronto cogli altri Artropodi terrestri, che conosceremo pi innanzi, gli 
Aracnidi mostrano un corpo diviso in due sole regioni bene distinte e cio in 
un capotorace o prosoma, recante gli arti periboccali ed ambulatori ed in un addome, 
che generalmente nell'adulto non porta membra e pu essere diviso in segmenti 
distinti. 

In talune forme, come ad es. in parecchi Acari, il capotorace pu essere pi 
o meno confuso coll'addome in un tutto unico, che prende il nome di tronco: in 
altri casi invece la distinzione fra le due regioni riesce assai bene marcata anche 
da una notevole costrizione, come ad es. nei comuni Eagni ed in altre forme 
vicine. 

Quanto al numero delle appendici ambulatone pertinenti al capotorace, nessun 
dubbio cade circa gli arti ambulatori, che si vedono essere sempre in numero di 
quattro paia, salvo in forme giovanili di qualche grappo, ad es. degli Acari, ma 
non altrettanto facile definire il numero delle appendici periboccali che spette- 
rebbero strettamente alla regione cefalica e sul quale tuttavia aperta la discus- 
sione. 

A me non sembra che si possa ammetterne meno di tre paia, cio i elidiceli, 
i palpi e le mascelle ; ma qualche autore, sopratutto per desiderio di ricondurre 
tutti gli Artropodi ad un tipo comune di armatura boccale, ne indica anche 
pi, sebbene lo sforzo non sembri approdare ad esito felice. 

Altri autori riducono invece a sole due paia gli organi boccali, cio ai soli 
cheliceri ed ai palpi, ai quali, come loro pezzi basali, ascrivono le mascelle. Certo 
queste due paia di arti sono le pi vistose, ma a proposito degli Acari non si 
mancher di mettere bene in luce la composizione dell'insieme di pezzi circum- 
orali, che compongono ci che generalmente si indica per rostro. 

I cheliceri (o mandibole) sono pezzi composti generalmente di due articoli e 



GLI AFFINI DEGLI INSETTI 






rappresentano i pi appariscenti organi della bocca, variamente conformati a se- 
conda del diverso regime e talora in rapporto anche con ghiandole velenifere. 

I palpi stanno sui lati dell'armatura boccale e comunemente si vedono divisi 
in pi articoli, essi pure assai diversamente configurati in relazione coi partico- 
lari costumi dell'animale e con funzioni varie non solo rispetto alla nutrizione, 
ma anche, talora, alla riproduzione, come ne danno classico esempio gli Araneidi, 
oppure alla locomozione, il quale caso pi raro, anzi rappresentato solo dai 
Palpigradi. 

Quanto alle mascelle, rappresentino esse o meno un vero paio distinto di arti, 
si vedono molto sviluppate e complicate in taluni gruppi, sebbene pi difficili a 
riconoscersi in altri e prendono parte efficace ed esclusiva nelle funzioni di 
nutrizione. 

Cos, in generale, negli Aracnidi non chiara una distinzione fra una regione 
strettamente cefalica e quella esclusivamente toracale, ci che invece apparisce 
cos bene negli Insetti. Anche nei Solifughi, pei quali si accenna ad un capo 
distinto, devesi invece convenire che esso annesso alla prima sezione, nella 
quale si vede distinto il torace. 

Quanto all'addome, si detto che esso pu essere pi o meno distintamente 
articolato o non diviso affatto in segmenti definibili. Talora sono manifeste due 
regioni addominali diverse, cio una pi larga anteriore (addome propriamente 
detto) ed una pi ristretta posteriore, volgarmente detta coda, pi propriamente 
postaddome, come apparisce ad es. negli Scorpioni, in taluni Pedipalpi e nei 
Palpigradi. In taluni casi l'addome unito al capotorace per stretto peduncolo, in 
altri, piti comunemente, sessile, cio saldato al capotorace per larga base. 

La respirazione avviene per sacchi polmonari o polmoni, come brevemente si 
dicono, e per trachee ed il loro studio offre eccellenti caratteri per l'esatta deli- 
mitazione dei vari gruppi. 

Secondo le pi recenti ed accreditate proposte, la classe degli Aracnidi pu 
essere divisa in sottordini nel seguente modo: 



.Sottoclasse Cteidofori 



Sottoclasse Lipocteni 





ordine . 


Scorpioni 




ordine . 


Araneidi 


Polmonari 


. 


Pedipalpi 




. . 


Palpigradi 




ordine . 


Solifughi 







Pseudoscorpiom 


Tracheati 





Opilionidi 







Acari 







Pentastomidi ') 



Pentastomidi. 

Se gli animali di questo gruppo, che sono anche detti Linguatulidi, appar- 
tengono realmente agli Artropodi, noi possiamo considerarli come il pi vistoso 



') Per qualche autore i Pentastomidi, pur aggregandosi agli Aracnidi, formano gruppo a a. 
Non si pu ricorrere all'esame degli organi respiratori per giudicare della esatta posizione siste- 
malica perch essi mancano. Noi qui li avvicineremo agli Acari, ritenendoli forme per lo mono 
affini, degenerate per parassitismo. 



CAPITOLO PRIMO 



esempio, fra i Tracheali, di estrema involuzione per opera del parassitismo, cos 
avanzato nella riduzione degli organi della vita di relazione da dare all'animale 
l'aspetto esterno di un essere molto inferiore, addirittura di un verme. 

E tra i Vermi infatti sono stati per luugo tempo collocati questi Linguatulidi. 
dei quali il pi comune in Europa, quello che vive 
allo stato adulto parassita nel Cane, noto fino dal 
secolo decimottavo, e sempre considerato per una Tenia 
o qualche cosa di molto vicino alle Tenie, fino a che, 
per opera del Leuckart, non si riconobbero i legami di 
parentela fra le forme larvali parassite in organi vari 
di animali diversi e la Linguatula adulta delle cavit 
nasali del Cane. 

Con ci si venne ad assodare che la forma larvale 
schiusa dall'uovo possiede due paia di arti (ngg. 3 e 
5 B) rudimentali bens, ma cos fatti che giustificano 
l'annessione del gruppo agli Artropodi, separandolo 
completamente dai Vermi. 

Sono cos affermate, se non troppo evidenti, af- 
finit cogli Aracnidi e pi che mai cogli Acari. 




Fig. 3. Una larva 
di Linguatulide. 



Porocephalus pruboscitlens) forte* 
mente ingrandita e supina (da 

Shipley). k e g ^ r j a ( ;ure) pi ghe segmentazioni, trasverse del corpo 

nella terza larva o ninfa che sia e nell'adulto, fanno riportare 
queste Liuguatule [accanto ai Demodex ed essendo, specialmente negli Btadi giovanili, tuttavia 
manifesti solo due paia di arti, pare a taluno che possano rammentare gli Eriofidi, che non ne 
hanno di pi per tutta la vita. Pure, se vi ha parentela reale fra 
gli Acari e le Linguatule, converr richiamarsi a certi speciali 
Acari abitanti delle cavit nasali, appartenenti a; Mesostigmati della 
famiglia Pteroptidi (o costituenti famiglia a s dei Rinonissidi) dei 
quali si conoscono pi specie, parassite di Mammiferi ed Uccelli. 

La striatura della pelle carattere comune fra gli Acari e se 
l'addome allungato come nei Vermiformi, la striatura della cute 
dell'addome trasversa, come appunto si vede in questi ultimi. 

La tendenza ad allungamento in modo insolito dell'addome nei 
Rinonissidi, dovuta all'ambiente, manifestata sopratutto Aa\V Hala- 
raehne attenuata Banks, disegnata pi avanti, mentre un pi avan- 
zato grado di parassitismo pu benissimo condurre ad un allunga- 
mento maggiore oltrech alla perdita degli arti. 

Quanto al volume notevole che i Linguatulidi mostrano in 
coufronto degli Acari attuali, questo pu essere attribuito alla 
necessit di produrre un gran numero di uova (fino a mezzo milione 
per taltme specie di Linguatule), in rapporto colle complicatissime 
migrazioni che conducono ad una enorme perdita di individui, seuza 
del quale spediente la specie non si conserverebbe. 

Questa necessaria meravigliosa fecondit, si vede importare 
sempre l'aumento di statura, almeno della femmina. Cos ad es. : si 
potr notare (per non uscire dal gruppo degli Acari) che degli 
Eterostigmati, molte specie, ad es. dei generi l'arsopolipus, Podapo- 
lipus, Pediculoides, hauno femine di grandezza veramente insolita e 

colossale rispetto ai maschi e sopratutto rispetto ai generi affini (Tarsouemus, Pigmephorus) od 
a forme dello stesso genere, ma non parassite e quindi senza necessit di produrre un grandissimo 
numero d'uova. 

Nei Pediculoides liberi, che fanno solo poche uova e ne hanno mature contemporaneamente 
non pi d'una o due nel ventre, la statura anche della femina, piccolissima, non supera, ad 
es. i mm. 0,40, mentre per le speoie parassite, l'addome delle femmine ovigere pu raggiungere 




Fig. 4. Porocephalus an- 
nidatile Baird. Circa 2 / 3 
della gr. nat. 

J, porzione anteriore del corpo 
dal ventre, ingrandita (da Shi- 
pley). 



GLI AFFIXI DKOI.I INSETTI 



ambe il millimetro di diametro, con una enorme sproporzione rispetto al rimanente corpo (vedi 
figura riportata piti avanti del Pedicul. ventriconun. 

Si pu dunque ammettere che i Linguatnlidi provengono da Acari enormemente ingrossati 
per le necessit della conservazione della specie a mezzo di disseminazione di una sterminata 
quantit d'uova e profondamente involuti negli organi di relazione, in grazia di uu parassitismo 
di antica data ed alto grado. 

Il grappo delle Linguatule o dei Pentastomidi che dir si vogliano, si con* 
sidera generalmente come un sottordine degli Aracnidi. Si trutta di animali vera- 
mente vermifrmi, senza arti allo stato adulto, recanti solo due paia di uncini 
nella parte anteriore del corpo, sulla faccia ventrale, ai lati della bocca, che una 
semplice apertura rotonda, piccolissima, inerme. 

Lo sviluppo postembrionale di queste forme complicato con migrazioni 
complesse. 

Gli adulti albergano nelle cavit nasali, seni frontali, trachee e vie ai pol- 
moni di Carnivori, Coccodrilli, Serpenti, raramente in Lucertole, Uccelli e Pesci. 

Le uova vengono espulse, col muco nasale o dalla bocca degli animali suddetti 
ospitanti l'adulto e rimangono sulle erbe, bene protette dal muco stesso, che si 
raccoglie e dissecca intorno. Cos possono rimanere vivaci per parecchi mesi. 

Se ingerite colle erbe nello stomaco di altri animali, quivi rimangono libero, 
sciogliendosi l'involucro dell'uovo nel succo stomacale e se ne sorte la prima larva, 
di forma generalmente ovale (figg. 3, 5 li) con due paia di arti molto brevi, con- 
siderati per zampe ed un apparecchio perforatore situato nella parte anteriore 
del corpo, al lato ventrale. Con tale ordigno le larve perforano le pareti stoma- 
cali e penetrano nei visceri di questo primo ospite, ordinariamente nel fegato, 
nel mesentere o nei polmoni e quivi incistidano, si trasformano in ninfa o seconda 
larva, perdendo quella specie di rostro ed i rudimenti di zampe. Questa seconda 
larva immobile, avvoltolata su se stessa a spira, non mostra traccia di segmenti 
(fig. 5 0). 

Dopo qualche tempo anche questa seconda larva, o ninfa prima che dir si 
voglia, si trasforma sul posto, per successive mute, in seconda ninfa (fig. 5 D), che 
molto somiglia all'adulto e che essa pure incistida ed attende di essere intro- 
dotta coi visceri dell'ospite entro lo stomaco dell'animale in cui potr raggiungere 
lo stadio ultimo, penetrando nelle vie aeree del nuovo ospite, definitivo. 

Linguatula rhinaria (Pilger) (fig. 5). la specie piti nota e da maggior tempo. 

L'adulto vive nelle cavit nasali del Cane e d'altri carnivori e non vi raro. 
Ha forma di foglia lanceolata, molto allungata, colla met posteriore del corpo 
assottigliata ed all'innanzi ottusa. Tutta la superfcie del dorso e del ventre 
impressa di solchi trasversi, di guisa che l'animale sembra segmentato e questi 
pseudo-annelli sono in numero di circa 90. La parte anteriore del corpo, per, 
non marcata di solchi, ina liscia, e sul ventre reca i quattro uncini (ultimi ru- 
dimenti degli arti) ai lati della bocca. 11 colorito bianco sporco. 

Il maschio alquanto pi piccolo della femmina; questa (fig. 5 E) misura da 8 
a 10 centimetri di lunghezza, su 8 o 10 min. di larghezza massima; il maschio 
lungo da 18 a 20 mm. e largo all'innanzi 3 mm.; nella regione pi ristretta 
del corpo non pi di mezzo millimetro. Le uova (A) sono ovoidi e lunghe circa 
mm. 0,90; larghe mm. 0,70. 

La forma adulta stata per la prima volta avvertita dal Weisborg nel 1763, nei seni fron- 
tali d'un Cane e di poi dal Chabert, nel 1787, egualmente nel Cane e nel Cavallo. 



CAPITOLO PRIMO 










In seguito le osservazioni si moltiplicano come le indicazioni di ospiti vari. Grve trov la 
Linguatula adulta nelle fosse nasali di un Mulo, ad Oldenburg (1818); Bremser nel Lupo, a Vienna 
(1824) e cosi Colin, ad Auxerre (1824) e Mirain, a Wilua (1836); Brukmuller, in Austria, nella 
Capra; sembra anche nella Pecora da parte del Rhind, in Scozia; nel Cavallo, oltrech dal Chabert 
sopracitato, anche dal Leblanc, in Francia e da Rose, in Inghilterra e finalmente anche nell'Uomo 
da Landon, in Germania, nel 1878. 

Prima dei classici studi del Leuckart su questo parassita, esso era ritenuto un Verme, non 
troppo dissimile dalle Tenie. 

Il Wrisber" lo ritenne corno una specie di Sanguisuga, di cui ha bene le apparenze e Chabert 

lo consider per una Tenia, chiaman- 
dola Taenia lanceolata o Verme rinario. 
Pilger adotta il nome di Taenia rhinaria, 
che poi Kudolphi modific in Priono- 
derma rhinariiim e quindi in Polystoma 
taenioides, ed infine Pentasioma (o Pen- 
tastomnm) taenioides, nome con cui da 
molti Autori anche attualmente ricor- 
dato. Cuvier adott il nome di Prio- 
nodernta lanceolatum, ma dopo che il 
I.amarck propose di chiamare il paras- 
sita L gn aitila taenioides si attenne a 
questo ultimo nome. 

La sinonimia, del resto, complicata 
anche per tutti i nomi con cui stata 
designata la forma giovanile, che cor- 
risponde alla seconda ninfa e che molti 
osservatori incontravano nei visceri di 
animali diversi, senza che se ne cono- 
scessero ancora i rapporti biologici col 
parassita delle fosse nasali pi antica- 
mente noto, cio la forma definitiva. 

Lo stadio giovanile (fig. 5 D) era 
conosciuto fino dal 1789, incontrato 
dal Abilgaard alla superficie del fegato 
di un Cane, dal Flormann in una Ca- 
pra d'America; dal Frlich nel polmone 
di una Lepre, Nel 1S11 questo parassita 
fu rinvenuto dal Legallois nel polmone 
di una Cavia; nel 1829 dal Creplin nel 
fegato di un Gatto; nel 1825 dall'Her- 
mann nel polmone di Bue; nel 1838 
dal Dujardin nello stesso organo della 
Cavia e dall'Otto nel Riccio. 
Si consideravano per forme diverse fra loro tutti questi parassiti ed il Rudolphi ne cre il 
genere Pentastomnm, cou pi specie, P. denticulalum Rud. fu detto quello della Capra; P. ser- 
ratimi Frlich quello della Lepre e P. emarginatimi Rud. quello della Cavia. Ma il Diesing, dietro 
uno studio comparativo, riconobbe l'identit di queste forme, che furono cos riunite tutte sotto 
l'unico nome di P. denticulatum Rud. 

Uopo ci il Pentastomnm in discorso si riscontr pi volte in animali diversi e sempre negli 
organi viscerali, come Coniglio, Pecora (gangli mesenterici), Cavallo, Oromedario, Antilope, Daino, 
Topo, ecc, in varie regioni d'Europa. 

N l'Uomo ne va esente, poich si conoscono parecchi casi di inquinamento da parte di 
questo parassita, dal quale si sono trovati invasi il fegato, i reni, il tessuto congiuntivo sotto- 
mucoso dell'intestino gracile, ecc. 

La frequenza dei casi d'inquinamento nell'Uomo dipende dalle occasioni di contatto dell'Uomo 
stosso col Cane. Klebes e Zaeslin trovarono nn caso su 900 autopsie e due su 1914. Laenger ri- 




Fig. 5. Linguatula taenioides. 

A, novo (ingr. circa 160 volte) contenente un embrione; B, em- 
orione acaiiforme, molto ingrand.; O, ninfa o pupa di 9 set- 
timane, molto ingrand. ; D, Lrni/uatula o Pentastomnm den- 
ticulatum, forma invanite della L. taenioides, ingrandita 
IO volte; E. Linguatula taenioides femmina adulta in gran- 
dezza naturale (da Lcul.mt). 



01,1 AFFINI DEGLI INSKl I I 






scontr un caso di parassitiz/.azioue su -100 dissezioni. Non sembrava per gli ospiti ne avessero 
risentito nocumento. 

Invece, nelle Pecore, dove paro ohe pi frequentemente si trovino tali parassiti, essi inva- 
dendo specialmente i gangli mesenterici (dai quali poi possono sortire per raggiungere altri or- 
gani viscerali) inducono serie alterazioni ai gangli atessi, che riescono inetti al loro ufficio, cosi 
che le Pecore all'ette appaiono meno bene nutrite e predisposte alla cachessia. 

I rapporti genetici dei Pentastomum eolla Liti guattite sono stati primamente constatati e messi 
in vista dal Leuekart. eolle sue meravigliose ricerche, sia provocando lo sviluppo della Lingua- 
tuia nel Cane, somministrando a questo carnivoro i visceri di animali inquinati da Pentastomi, 
sia determinando la pentastnmiasi col far ingerire a Conigli uova di Linguatula espulse dal Caue. 

La Linguatula adulta si trova, come stato avvertito, pi specialmente nel 
Cane, nelle cavit nasali, dove rimane attaccata alle mucose merc i suoi piccoli 
uncini anteriori, ina si rinvenuta ancora, nelle stesse condizioni nel Cavallo. 
Mulo. Montone, Capra ed anche nell'Uomo. 

Gli effetti della sua presenza non sono per l'ospite veramente gravi, se non 
quando, come rarissimamente avvenuto, spostandosi dal luogo di dimora abituale 
e guadagnando le vie aeree, ed ostruendole ha provocato l'asfissia, ci che nel 
Cane si visto accadere. 

In generale la presenza della Linguatula adulta nel Canee manifestata da sternuti frequenti, 
specialmente a respirazione pi attiva, ad es. dopo una corsa. Talora gli animali si arrestano 
ansando, procurano di raccoglier aria con movimenti respiratori molto ampi, aprono la bocca e 
si sforzano di deglutire. Anche il sonno spesso interrotto da perturbazioni respiratorie. In ta- 
luni casi il Caue sembra minacciato d'asfissia, porta le gambe al muso come per sbarazzare le 
narici da un impedimento alla respirazione. Poi sopraggiungono periodi di tranquillit. 

Cogli sternuti sono espulse violentemente le uova iu gran numero, talora anche gli adulti 
stessi. 

La permanenza del parassita nelle cavit nasali del Cane pu durare molto a lungo, talora 
anche quindici mesi. Alla fine poi l'incomodo ospite espulso e non rimaue seria conseguenza 
pel Cane che ne stato affetto. 

11 gruppo comprende pochi generi, anzi, per qualche Autore un sol genere con pi sottoge- 
neri; per altri si ammettono tre generi distinti, cio Linguatula, col corpo piatto, orli del corpo 
creuulati e cavita viscerale che manda diverticoli tino agli orli del corpo stesso; Porocephalus 
Humboldt, col corpo cilindrico, senza diverticoli della cavit viscerale e. Reighardia Ward, che 
non presentano anuulazioni, cogli uncini e l'armatura boccale poco sviluppati. 

Quanto al genere Pentastomum esso comprende stadi immaturi, precisamente la seconda ninfa 
di Linguatula e perci si deve considerare per sinonimo di questo genere. 

si conoscono una trentina di specie dei tre generi e tra queste non di tutte sono noti i rap- 
porti di parentela, sicch pu essere che molte, iudicate ora per distinte, appartengano ad un'u- 
nica specie, come suoi diversi stadi. 

Fra la Linguatula cito, oltre alla specie del Cane, una L. reeurvata Diesing dell'Onza; L. sub- 
triquetra Dies. del Caimano, probabilmente l'adulto di L. pusilla Dies. dell'intestino di alcuni 
pesci. 

Fra i Porocephalus si incontrano forme viventi allo stato adulto specialmente nelle cavit 
nasali ili Serpenti ed altri Rettili e le cui uova sono espulse traverso l'intestino dell'ospite. Al- 
cuni trovansi anche nelle vie aeree di Uccelli. 

11 P. annulatus Baird (tg. 4) si trova, allo stato adulto, nei polmoni del Cobra egiziano 
(.V/ haje) ed allo stato giovanile nei visceri di una specie di Porphyrio. Il P. armlatim Wyrnau 
adulto si trova nei polmoni di certi Pitoni africani, e la forma immatura nei visceri di Scimmie 
ed anche dell'Uomo t'generalmente dei Negri). 11 P. crotali Humb. in polmoni, oltrech di Ret- 
tili, anche del Leone, del Leopardo, ecc.; il P. lari Mgu. nei sacchi aerei dei Gabbiani, ecc. 

La fteighardia sp. fu trovata nei sacchi aerei di Gabbiano e della comune Rondine marina 
del Nord-America. 

A BEBLEBB. Oli Insetti, II. 2. 



10 CAPITOLO PRIMO 



Acari. 

Per qualche autore gli Acari costituiscono una classe a s fra gli Artropodi 
od almeno una sottoclasse e non mancano ragioni buone, desunte specialmente 
dalla embriologia oltrech dalla morfologia, a sostegno di questa tesi, ma per la 
maggioranza dei sistematici gli Acari vanno ascritti alla classe degli Aracnidi, 
coi quali convengono fondamentalmente. 

Qui io mi attengo a quest'ultimo modo di vedere, sopratutto per desiderio 
di semplificazione, cos come non seguir un troppo sensibile frazionamento in 
ordini della classe degli Insetti allorquando ne esporr il sistema pi innanzi. 
Intanto per certo che questo non ristretto gruppo di Artropodi merita 
di essere per noi qui conosciuto con maggiore larghezza di quanto si sia fatto 
per tutti gli altri, fra cui sono collocati gli Insetti, perch questi hanno cogli 
Acari stessi molto stretti rapporti di convivenza, di concorrenza, di parassitismo 
ed altri ancora pi singolari e degni di nota, cos che se ne dovr trattare molto 
di frequente, in particolar modo a proposito degli Insetti sociali, che accolgono 
nella propria societ un gran numero di specie di Acari, con vari uffici talora, 
sempre con rapporti curiosi e degni di attenzione. 

Il parassitismo poi, che molte specie di Acari esercitano su taluni Insetti, 
spesso con effetti rilevanti, anche pratici, deve pure essere accennato, perch la 
storia degli Insetti stessi non riesca manchevole e cos pure certe comuni e cu- 
riose abitudini, per cui gli Insetti riescono inconsciamente i pi attivi diffondi- 
tori degli Acari, che si servono degli Artropodi pi voluminosi come di un rapido 
veicolo per dislocazioni a grandi distanze. 

Questi ed altri rapporti intimi fra gli Insetti e gli Acari, rapporti che non 
si riscontrano con altri Artropodi, fanno s che per noi convenga conoscere pi 
minutamente, sebbene in modo tuttavia sommario, anche questi piccoli esseri, i 
quali hanno cos grande parte colla vita degli Insetti medesimi. 

E giacche pur conviene, per quanto si detto, trattare del gruppo degli 
Acari con non troppa brevit, cade acconcio di accennare anche a molte forme, 
le quali risiedono in questo ordine e che possono richiamare la nostra attenzione 
per ci che la loro presenza causa di particolari effetti, sempre pi o meno 
molesti, alle piante, ai prodotti agrari ed agli animali domestici, come pi in ge- 
nerale all'economia tutta della natura, per quanto essa interessa pi direttamente 
noi stessi. 

Giacch si accennato e si accenner pi diffusamente anche per gli altri Ar- 
tropodi terrestri a quelle forme che pi ci interessano praticamente, sebbene non 
si tratti veramente di Insetti propriamente detti, cio di Esapodi, cos converr 
conoscere anche qua non pochi Acari che meritano la nostra attenzione per 
un qualche effetto pratico determinato dalla loro esistenza. 

Qui tanto pi volentieri io ne parlo inquantoch non si trovano scritti po- 
polari che ne trattino particolarmente, come converrebbe, sebbene delle forme 
moleste agli animali domestici sia detto abbastanza in trattati di veterinaria e 
di quelli agrarii ne abbia detto io di proposito in due occasioni. Ma di tante altre 
specie domestiche od altrimenti viventi, con effetti per noi sensibili non fatta 
speciale menzione se non sommariamente e con notizie disperse per entro libri 
d'indole pi generale e non facili ad aversi. 

Accenneremo dunque agli Acari agrari, cio diventi a spese delle piante 
utili o frequenti su queste in difesa delle stesse, agli Acari parassiti dell'Uomo 
e degli auin ali domestici, a quelli che vivono con noi a detrimento delle sostanze 



GLI AFFINI DEGLI INSETTI 



11 





Fig. 6. Tre maniere di rostri di Acari : A, C visti dal dorso ; 



alimentari e di altri prodotti industriali utili e segneremo la posizione sistematica 
di tutti gli altri, il cui commercio cogli Insetti verr volta a volta ricordato ed 
illustrato trattando dei singoli Insetti stessi. 

Il nome di questi piccoli esseri deriva dal greco mpixla;, che significa minimo, 
indivisibile, poich Aristotile, che ne us primamente, aveva di mira il piccolissimo 
acaro domestico del formaggio e di altre derrate alimentari, il quale animaletto 
veramente ineschino, non oltrepassando il mezzo millimetro, cio con una statura 
da alienarsi appena ad occhio nudo, se non si rende sensibile col movimento. 

Ma non tutte le specie del gruppo hanno tali esigue dimensioni, poich le 
Zecche, ad es., 
che pur sono 
Acari, giun- 
gono, se ripie- 
ne di sangue, 
alla statura di 
un mezzano 
fagiuolo o me- 
glio di un se- 
me di ricino e 
nei paesi caldi 
vivono certi 
grossi l'rom- 
bidii, che ar- 
rivano ad una 
lunghezza, del 
solo corpo, di 
circa un centi- 
metro e mezzo. 

Ci non ostante, tale nome, per quanto improprio, rimane ormai e si d a 
tutto l'ordine. Il carattere morfologico pi in vista e che gli zoologi invocano 
per distinguere il gruppo fra tutti gli altri Aracnidi, quello del corpo non bene 
diviso in sezioni distinte, o, per meglio dire, malamente distinguibile in due re- 
gioni, l'ima anteriore, di poco pi piccola della seguente, che pu essere detta 
capotorace o prosoma, ed una posteriore, non frammentata in segmenti, che l'ad- 
dome. Il capotorace realmente risulta dalla fusione del capo coi segmenti tor- 
cali, mentre l'addome corrisponde all'omonima regione degli altri Aracnidi. Ad 
ogni modo certo che se per talune specie un segno divisorio trasverso, varia- 
mente sensibile, pu intercorrere fra le due regioni a delimitarle fra loro, in altre 
specie neppure tale linea pi si manifesta ed in simile caso tutto il corpo appa- 
risce come un'unica massa, senza traccia di frazionamento o segmentazione esterna 
od interna. 

Il corpo nudo, oppure coperto di peluria variamente foggiata e diversamente 
densa o semplicemente con qualche setola tattile di varia struttura e lunghezza. 
Talora le setole sul tronco sono anche pi lunghe di tutto l'animale, tal'altra 
elegantemente conformate a piuma, a squame, a foglia, ecc. 

La cute pu essere molle, o rinforzata da placche chitinose dure o tutta re- 
sistente; variamente scolpita o liscia; ornata di colori diversi, talora brillanti, che 
per lo pi sono nel gruppo dei gialli, rossi, bruni e neri per le forme terrestri e 
qualcuna delle acquatiche, oppure verdi, fino alla serie dei bleu, in molte specie 
viventi nelle acque. 

All'innanzi del corpo sta il rostro (fig. G), cio un complesso di organi per la presa 



A, di Criptoatigniati ed Astigmati ; B, di Gamasidi ; C, di Tronibididi. p, palpo 
diboia o chelicero; m, mascella; l, linguetta; e, corpo. 



B dal ventre. 

md t man- 



12 



CAPITOLO PRIMO 



degli alimenti, fra i quali organi si notano principalmente le mandibole (o chelieeri) 
che sono pezzi configurati a pinzetta, oppure a stiletto, o terminati da un'unghia 
a forma di ronca, ecc. Con tali organi l'animale dilacera il cibo. Notansi anche 
i palpi, che sono appendici per lo pi cilindriche, composte di pi articoli (fino 
a cinque), di varia forma e dimensione e stanno sui lati del rostro. Il rimanente 
del rostro stesso, che un complesso di piccoli pezzi sottostante alle mandibole, 
serve alla assunzione del cibo liquido o solido che sia, e forma l'ipostoma o l'in- 
sieme delle mascelle, che dir si voglia. Le mandibole talora sono retrattili inte- 
ramente entro il corpo e composte di pi pezzi, che rientrano l'uno nell'altro 
come i tubi di un cannocchiale, sicch, in talune specie esse sono, qualora tutte 

estroflesse, anche 
pi lunghe del cor- 
po stesso. 

Le zampe varia- 
no di numero e 
possono v a r i a r e 
dallo stadio giova- 
nile (larva) a quello 
successivo. Infatti 
nel maggior nume- 
ro di casi le larve 
sono esapode, cio 
hanno solo tre paia 
di piedi; manca il 
quarto, cio il poste- 
riore, che nasce pi 
tardi, in seguito ad 
una muta. 

Le zampe stesse 
sono fra loro pres- 
soch eguali, divise in cinque o sei segmenti e terminate dall' ambulacro od or- 
gano di adesione. 

Pure talora quelle del 1. paio e pi raramente qualche altro paio mancano 
di ambulacro. Nel primo caso (fig. 7) le zampe sono realmente organi sensoriali ormai 
inetti alla locomozione; negli altri casi, cio quando appartengono ad altre paia. 
la ragione della mancanza dell'ambulacro diversa e rappresenta o speciali allat- 
tamenti locomotori o carattere sessuale secondario, in rapporto coll'opera di ri- 
produzione. 

Tjn intero gruppo di Acari minutissimi, anzi fra i pi piccoli, cio gli Erio- 
fidi o Fipoptidi, che hanno importanza pratica notevole perch vivono sulle piante, 
con effetti sensibili, gode di sole due paia di zampe, le due anteriori, mentre 
le quattro posteriori fanno difetto o per meglio dire sono trasformate in setole 
e ci in tutte le et. Qualche minore differenza tra le diverse paia di zampe 
si pu avere relativamente alla lunghezza od alla grossezza, e spesso tale diver- 
sit in rapporto col vario sesso. 

Talora su qualche paio di zampe, generalmente sul secondo paio, stanno, 
nei maschi (ad es.: nel gen. Gamasus) organi stridulanti composti da tubercoli 
sui vari segmenti, i quali tubercoli hanno una superficie con minutissime strie e, 
sfregati l'uno coll'altro, determinano uno strido, del resto insensibile ai nostri 
orecchi. 

G-li ambulacri, od organi di adesione terminali delle zampe, sono per lo pi 




Fig. 7. 



Du Acaro dai piedi anteriori lunghissimi 
Ingrandito. 



Litio/iodes uolalorius (L.). 



CH.I Al'FINI DEGLI INSKTTI 



1.3 




dei semplici uncini, in numero da uno a quattro, pi comunemente due, tra i 
quali spesso tesa una membrana lobata o ad imbuto (ventosa) o rimane questa 
soltanto senza uncino di sorta e non di rado portata da peduncolo pi o meno 
lungo. Spesso fra gii uncini si notano altri organi di adesione, come apparecchi 
foggiati a pettine (pulvilli) o soltanto peli ricurvi all'apice (peli di adesione). 

Gli Acari respirano semplicemente per la cute durante il periodo larvale, 
pi tardi possono avere organi respiratori speciali in forma di trachee (presso a 
poco come si veduto negli Insetti) cio di sottili tubuli ramificati in tutto il 
corpo e facenti capo a stigmi, ossia aperture, il pi spesso in numero di due e 
collocati in varie regioni del corpo. Anzi la diversa posizione di tali aperture d 
fondamento ad una classificazione degli 
Acari in sottordini. 

In molti casi gli stigmi e le trachee 
mancano anche nelle forme adulte di ambo 
i sessi oppure nel solo maschio. Tale modo 
di respirazione comune anche alle forme 
acquaiole, ad Idrache ed Alacaridi come si 
chiamano, a seconda che vivono nelle acque 
dolci o nelle marine. 

Sonvi infatti molti generi di Acari i 
quali vivono entro l'acqua, sebbene alcuni 
di essi, allo stato- larvale, godano di vita 
aerea, precisamente in qualit di parassiti 
di Insetti che hanuo rapporti, per ragioni 
della loro esistenza, coll'acqua. Si vedr 
esempio di ci a proposito di forme paras- 
site delle Libellule (fig. S), e d'altri Insetti 
acquaioli insieme e buoni volatori. Ora questi 
Acari d'acqua si pu riconoscere che sono 

forme evidentemente derivate dalle terrestri, anzi da un solo sottordine di Acari 
terrestri, che sono appunto i Troinbididi e ne conservano, oltrech l'aspetto 
generale e l'identica conformazione degli organi principali, 
maniera di respirazione per mezzo di trachee, soltanto varia 
stigmi. 

Tra queste specie acquaiole, che per, allo stato adulto non potrebbero vivere 
fuori d'acqua, al quale ambiente sono adattate anche per la speciale armatura 
delle zampe del 3." e 4. paio atte al nuoto, si contano forme bellissime per 
elegante e singolare conformazione del corpo (fig. 9 e 10), come pure pei colori molto 
spesso assai brillanti. Nei nostri fossati, specialmente dell'Italia settentrionale sono 
comuni molte e belle specie di Idracne, come in mare, sulle alghe specialmente 
occorrono specie formose di Alacaridi e se ne conosce un grande numero. 

La specie pi voluminosa, quasi come un pisello, sferoidale, macchiata di rosso 
e di nero, vivente nelle acque dolci la Hydrachna geographica Muli. (fig. 11), la 
quale per non pare si trovi in Italia, mentre non rara nell'Europa nordica. Un 
particolare singolarissimo acaro acquatico, che comune nei nostri stagni, special- 
mente nell'Alta Italia, e vive camminando sulla mota del fondo il Limnoeares 
hoosericeus (D. G.) (tig. 12, B) tutto rosso scarlatto e che a prima vista si confonde- 
rebbe volentieri col comune Trombidio degli orti, del quale ha pure le dimensioni. 

Questa strana hlracna ha un corpo cos molle, che le contrazioni dei muscoli 
lo fanno continuamente deformare nel modo pi curioso, tantoch, se non si coglie 
un momento in cui l'animale in riposo, non possibile farsi un concetto giusto 
della forma del suo corpo. 



Fig. 8. Larva di Hydrodroma rubra K. 
dal dorso, ingrandita, parassita di Libellule, 
(dal Kramev). 



anche la comune 
la posizione degli 



14 



CAPITOLO PRIMO 



In generale poi le forme giovanili o larve (esapocle) delle Idracne (fig. 8). 
ricordano assai bene quelle dei Tombidi terrestri e sono perci molto differenti dalla 
forma definitiva adulta (fig. 12, A). 

Nell'acqua tutti questi piccoli esseri vivono, almeno allo stato adulto, predando 
animaletti minori e nuotano e si muovono nel loro ambiente con grande velocit, 
agitando rapidamente le loro zampe. 

Assai pi vario il modo ed il luogo di vita degli Acari terrestri, dei quali 




Fig. 9. Tre bellissimi Arrhenurus ingranditi, dal dorso. 

A, Eopolu tuberatus Koeniche (da Koen.); B, Arrhenurus maculator (Unii.), maschio dal dorso; 0, A. abbreviator 
Berlese, maschio supino (da Boriose). 



moltissimi sono parassiti d'altri animali fra gli Artropodi ed i Vertebrati ed altri 
godono di vita libera. Alcuni poi sono parassiti nello stato giovanile e liberi di poi. 

Fra gli Acari liberi, quelli che vivono entro terra, fra le foglie ed altri de- 
triti vegetali putrescenti ed in generale dovunque si trova sostanza organica in 
decomposizione hanno certamente in natura una importanza pratica grandissima, 
perch concorrono al rapido disfacimento della sostanza stessa e la preparano 
sollecitamente a rientrare nel circolo della vita. 

La piccolezza di questi esseri, che possono prendere di mira i pi esigui 
detriti organici per nutrirsene e la grande prolificit loro, per la quale in pochi 



GLI AFFINI DRGLI INSETTI 



15 




giorni ima sola femmina fonda, collii sua figliolanza, colonie di migliaia e migliaia 
di individui, fanno s che il loro ufficio nell'economia della natura prontamente 
seguito cos presto, come n la decomposizione 
chimica n il concorso di forme maggiori, come 
ad es.: di altri Artropodi o dei Vermi terrestri 
potrebbero ottenere. Stando in mezzo fra l'azione, 
lenta nel maggior numero dei casi, dei micror- 
ganismi o quella non sempre presente degli ani- 
mali pi voluminosi, l'attivit degli Acari alla 
modificazione continua dei detriti organici e delle 
sostanze in decomposizione del massimo rilievo. 
Gli animali pi grossi ed in confronto degli 
Acari possono includersi tra i maggiori anche 
gli Insetti, praticano in grande la dispersione 
della sostanza organica putrescente, ma non insi- 
stono fino agli ultimi detriti, ai quali invece 
accorrono gli Acari e ne ottengono la pi minuta 
distruzione. 

In confronto degli Insetti gli Acari sembre- 
rebbero in isvantaggio per ci che si riferisce a 
questo ufficio, giacche la piccolezza loro e la 
mancanza di organi di volo sono certo attitudini 
negative a trovarsi prontamente sul posto ove 
giace sostanza organica morta. Ma la maggior 
parte degli Acari terricoli o viventi fra le so- 
stanze putrescenti godono di una singolare facolt 
di diffusione, poich ricorrono per tale opera pre- 
cisamente ad animali di maggior volume e pi 

facilmente locomobili, in particolar modo agli Insetti stessi, sui quali si raccolgono 
come su comodo e rapido veicolo, per essere trasportati ben lungi, sollecitamente, a 

fondare nuove colonie. 

Per esempio, gli Insetti stercorari portano 
sempre sul loro dorso Acari stercorari (fig. 13), 
i quali cos emigrano dall'uno all'altro ambiente 
e concorrono, con un lavoro pi minuto e dili- 
gente, alla distruzione della sostanza putrida, 
dopo i primo e pi sommario attacco da parte 
degli Insetti stessi. 

Anzi, gli Acari, per questo ufficio sono 
dalla natura particolarmente provvisti di espe- 
dienti, talora molto singolari. Come l'Insetto 
a diffondere la specie gode di poderosi organi 
di volo, cos l'Acaro fornito di organi ade- 
sivi speciali per rimanere molto bene aderente 
al veicolo e talora anzi, merc una muta, as- 
sume una forma od un tegumento pi adatti 
ai disagi della peregrinazione, una vera e 
propria veste da viaggio, che talora d all'A- 
caro un aspetto diversissimo da quello della forma sedentaria. Per queste migra- 
zioni, nelle quali il veicolo rappresentato da Insetti di tutti gli ordini e pi 
raramente da Miriapodi, variamente si comportano diverse specie di Acari. 



Fig. 10. Un Alacaiide (Balacartis 
humerosus Troueas), prono : ingran- 
dito (da Tronessart). 




Fig. 11. La pi grossa Idracna europea, 
Hydrachna tjeographica Muli. A grandezza 
naturale. 



16 



CAPITOLO riIMO 



Taluni, semplicemente cos come sono allo stato libero, senza mutazioni di 
sorta, salgono sull'Insetto e vi si attaccano merc le zampe o meglio coll'aiuto 
delle mandibole foggiate a chela (flg. 14), colle quali stringono tenacemente i peli 





A B 

Fig. 12. Due Idracne fra le maggiori nostrali. 
A, Hydrodroma rubra K. ingrandita, dal dorso; B. Linnochares holoserceus {D. G.) ingrandito, dal dorso. A grandezza 
naturale (da Berlese). 



sparsi sul corpo dell'Insetto, n lo abbandonano se non quando sono certi di essere 

giunti in luogo opportuno alla vita della colonia che si promettono di fondare. 

Altri hanno organi speciali di adesione, in forma di ventose sul ventre e con 

queste aderiscono assai 
tenacemente alla cute 
liscia del veicolo. Altri 
ancora, come sono le Uro- 
pode, emettono dall'a- 
pertura anale un tenace 
e grosso filo di seta, col 
quale si attaccano forte- 
mente al corpo dell'In- 
setto (fig. 13) e non se ne 
liberano che giunti a de- 
stino. Altri finalmente 
seguono una pratica delle 
pi complesse. 

Quando l' ambiente 
diviene inadatto alla vita 
dell'Acaro, nella colonia 
sorgono, per metamorfosi, 
delle forme particolari molto ricche di organi di adesione e sprovviste invece 
di tubo digerente e di organi boccali, dal momento che durante il viaggio 
non devono nutrirsi. (Jos preparate queste forme migranti assalgono gli Insetti 
od altri animali, vi si fissano e si fanno trasportare altrove, in altro am- 
biente meno ingrato, dove giunte, discendono dal veicolo, raggiungono il luogo 




Fig. 13. Uu piccolo insetto stercorario (Onlophagus) coperto di Acari 
viaggiatori (ninfe di Uropoda). Si trovano anche delle ninfe di Oa- 
masis coleoplralomm (A). Ingrandito. 



GLI AFFINI DEGLI INSETTI 



17 



opportuno a, fondare nuova colonia, si mutano nuovamente, riprendendo l'aspetto 
e gli organi della forma sedentaria, ringiovaniscono anche un poco, perch colla 
nuova muta guadagnano uno stato pi giovanile di quello del quale sono partite 
e Analmente, divenute adulte, provvedono alla riproduzione ed all'inquinamento 
del nuovo ambiente. Allorch si parler di Hypopus e di forme ipopiali, trattando 
degli Acari che albergano sugli Insetti, sar il caso di illustrare anche meglio 
questa singolarissima maniera di adattamento. 

Del resto le forme ipopiali si prestano anche a conservare in posto, sul 
corpo dell'ospite, alcune specie di Acari 
che vivono sugli Uccelli, sulle loro piume 
e che potrebbero disperdersi durante le 
mute del piumaggio. In molti casi, all'av- 
vicinarsi del cambiamento delle penne, 
sorgono, nella colonia di Acari, specialis- 
sime forme del tutto diverse dalle nor- 
mali e che penetrano e si trattengono 
entro la pelle stessa dell'ospite per poi, 
finita la muta, sortirne, riguadagnare le 
penne, trasformarsi nella forma comune 
e ricominciare l'ordinario ciclo di vita. 

La presenza quasi costante degli 
Acari nei pi svariati ambienti e colle 
pi diverse abitudini di vita in rapporto 
con altri animali superiori aveva persuaso 
i naturalisti di due secoli fa ad attri- 
buire a questi minuti esseri delle attitu- 
dini molto nefaste e si incolpavano gene- 
ralmente della massima parte delle ma- 
lattie, specialmente delle infettive. 

Gi prima all'epoca del Vallisuieri, 
il quale Autore di una teoria parassi- 
taria speciale, ad esplicazione di molti 
fenomeni morbosi, si ammetteva comune- 
mente la esistenza di vermicelli, come si chiamavano, quali causa primaria di 
non pochi morbi di infezione degli animali superiori ed il Vallisnieri ne faceva 
la sola e precipua causa di certe epizoozie che scoppiavano tra le vaccine. 

In certo qual modo sono cos preconizzati i microrganismi eie loro attivit, 
che solo molto pi tardi, per opera sopratutto del Pasteur, sono messi in luce 
e dimostrati. I contemporanei del Vallisnieri non sono mancati di affermare i 
vermicelli come cosa veduta, nel sangue guasto ed in organi alterati di animali 
infetti e li descrivono anche, perfino indicando bocca, occhi ed altri organi. Tutto 
ci parto di fantasia o si deve attribuire agli imperfettissimi strumenti del 
tempo, coi quali certo non era possibile, neppure lontanamente, distinguere mi- 
crorganismi come i bacilli, ecc.; ma il ragionamento, pel quale si veniva a con- 
cludere l'esistenza di organismi parassitari, causa precipua dei fenomeni morbosi, 
correva esattamente. 

Poco di poi, quando si giunse a riscoprire l'Acaro della scabbia, del resto 
assai bene descritto, figurato ed illustrato almeno un secolo prima, fra gli altri 
dal nostro Redi, e si dovette attribuire all'Acaro stesso la causa prima ed unica 
della malattia, un generale sospetto si sparse su tutti gli Acari e non manca- 

A. Berlese, Gli Insetti, II. 3. 




Fi. 14. Gamasiis coleoptratorum (L.). Ninfa 
migrante attaccata ad uu pelo del corpo di un 
Insetto, in atto di l'arsi trasportare. Ingrandito. 



18 



CAPITOLO PRIMO 



rono patologi che li tennero responsabili di pressoch tutte le manifestazioni 
morbose degli animali superiori e dell'Uomo stesso. 

Una osservazione mal fatta, nel principio del secolo decimonono, incoraggi 
notevolmente questo nuovo modo di vedere. 




Fig. 15. Mosca domestica con un parassita vero attaccato alla zampa 
anteriore (Larva di Trombidium), che si vede pi ingrandito a fig. 18 ed 
un acaro viaggiatore (Holostaspis marginatile Herm.) attaccato alla zampa 
posteriore. 



Il 18 Termidoro dell'anuo 2. delVa Repubblica il chirurgo Brasdov, all'ospitale militare di 
Strasburgo, sozionava un cervello tolto da un cranio, che aveva subito una grave frattura, ma 
la dura madre non era stata toccata. Allorch i due emisferi cerebrali furono separati e spostata 
la dura madre si vide correre sul corpo calloso un Acaro grossetto, che dall'Hermann fu poi de- 
scritto nel 1804, sotto il nome di Acarim marginatili. Non potendosi spiegare la presenza di questo 
acaro come venuto dal di fuori, parve necessario ammettere che esso si trovasse da tempo nel 

cervello del soggetto e si 
immagin tutta una teoria 
di particolari maniere d'in- 
gresso e permanenza di 
Acari negli organi interni 
di animali superiori e di 
circolazione nell'ospite, col 
sussidio dei vasi sangui- 
gni. 

In appoggio alla teoria 

l'Hermann cita non solo 

il caso della scabbia, ma 

ancora quello ricordato dal 

Lejenue, chirurgo del re, 

caso riferito dal Guille- 

meau, dal Mouffet e dal 

Gendron di Acari viventi 

nella cornea dell'occhio e 

che si toglievano con uno 

spillo d'argento. Altri casi, 

come quello di un altro Acaro (Acarus celiarla Herm.) vivente nelle cantine eppure dal Lauth 

trovato nel 1787 sulla ghiandola pituitaria di un pazzo morto all'ospedale e quello citato dal 

Cornelius Gemma, che in un cranio di femmina si erano trovati in gran numero Acari e Cimici 

sembrarono confermare indiscutibilmente le accuse che si rivolsero allora agli Acari, delle quali 

pi tardi invece fu fatta colpa a microorganismi. 

Ora si pu giudicare diversamente. 

Quello che fossero gli Acari della cornea dell'occhio nou possibile affermare. Certamente 
non mi consta che si sia riconosciuto di poi qualche Aracnide colle abitudini sopracitate. Ma per 
quanto riguarda V Acarua marginalit e VA. celiarla certo che il primo si trova non di rado mi- 
grante, attaccato colle sue mandibole, alle zampe della mosca comune (fig. 15). Sono l' Holostapia 
marginatali e talora anche V H. badiali, che si sanno viventi uei letamai e frequenti sugli Insetti ster- 
corari, in attitudine di migrare ed anche, sebbene pi di rado, sulla Mosca comune, che, come 
noto, si svolge nelle coucimaie e di l sorte all'aperto. Appeua la mosca giunge in ambiente che 
l'acaro pu credere opportuno a fondarvi una colonia, esso lascia l'ospite ed certo stata una 
mosca domestica ad abbandonare l'acaro sul cervello che si stava sezionando nella suddescritta 
occasione. 

Il caso riferito dal Lauth si deve attribuire al Gamassas lunaria, egualmente delle concimaie, 
la cui forma migrante (dall'Hermann, per la somiglianza confuso collocarti cellaris) si attacca ad 
un moscerino che frequenta le case. 

Quanto riporta il Gemma vero, ma uou si tratta di Acari, bens di vere e proprie Cimici 
dei letti e sono molti i casi ricordati di questi Insetti penetrati entro il crauio d'uomini, traverso 
il naso, e col moltiplicatisi grandemente. 

Ci nonostante il sospetto di una causa parassitaria per molte malattie contagiose, sospetto 
come si sa ora ben fondato, la piccolezza degli Acari, la loro frequenza dovunque e qualche caso 



ui.i AFFINI DUOLI INSETTI 19 



di infezioni dovute veramente all'opera di talune forme parassite, come l'Acaro della scabbia, il 
VermanySBitt gnllinae, ecc. diedero origine alla teoria, che pi tardi il Raspali accett ed illustr 
largamente, che fossero gli cari, o vermicelli come si dicevano allora, gli esseri pi nefasti in 
natura e causa dei pi svariati morbi, dai cancri, pestilenze, dissenteria, ecc. e questi minuti ani- 
maletti subirono per molto tempo le pi immeritate accuse e furono oggetto di un vero terrore. 

Per la verit essi non sono tutti senza colpa, ma di gran lunga al di sotto di tutto quanto 
venivano gratificati quasi un secolo fa. 

Che fra gli Acari si trovino molte specie ectoparassite di animali superiori e di invertebrati 
non vi ha dubbio ed anche vero che spesso la loro presenza determina serie affezioni; ma 
quanto ad endoparassitismo non si conoscono veramente che pochi casi soltanto, bene certi. Ad 
esempio il Cytodileu nudit un acaro parassita della Gallina, nella cui trachea e nelle vie aeree, fino 
nei canali aerei delle ossa si pu riscontrare, con effetto grave anche letale per l'ospite. Cos anche 
il Laminosioptes cysticola raggiunge il tessuto sottocutaneo nella Gallina ed altri Uccelli di cortile. 

Contuttoci taluu autore non manca di ricordare qualche caso, molto incerto e discutibile, 
da riferirsi anche all'Uomo. 

Infine diro che il Banks, nel 1901, trov che acari della famiglia dei Gamasidi arrivano nelle 
Scimmie (Indie orientali) ad incistidare persino nei polmoni. Essi appartengono allo stesso gruppo 
di (incili che abitano le fosse nasali nelle Foche (Halaraahiie) odi taluni uccelli, ad es.: dell'Oca 
domestica (Kiuonissidi). 

Gi il Linneo tratta di un Acarus dysentcriae, che si sarebbe trovato abbondante nelle feci 
di persone affette da dissenteria, e l'Autore non sa trovarvi differenza in confronto di quello 
della scabbia, di quello della farina e d'altri. L'Orsolato, nel 1861, afferma di aver trovato in 
gran numero Acari, di un aspetto particolare, in deiezioni di un malato di dissenteria. La figura 
data da questo Autore dimostra trattarsi di un Tiroglifde, di quelli che vivono sulle derrate 
alimentari stante ed io ho dubbio che qui si nasconda qualche errore di osservazione. 

Intanto, pi recentemente (1897) al Giappone si trovato un acaro, del quale si dico che 
viva nel rene dell'Uomo, determinando una speciale ematotibrinuria e fu denominato Nephrophagns 
tanguinariu. L'Oudemaus ritiene trattarsi d'un Tarsonemide. Anche dal Brasile si hanno notizie 
di Acari usciti dalla vescica, in compagnia di Filarie ed ancor d'Acari, in un caso, trovati nella 
linfa estratta dallo scroto di persona affetta da elefantiasi. Finalmente il Blanchard illustra bene 
un Acaro nuovo (Hiatigasley spermaticus) trovato vivente, in grande quantit, nel liquido conte- 
nuto in una cisti dell'epididimo, in una persona che aveva soggiornato nelle Indie inglesi. 

Pi numerosa certamente la schiera degli Acari che possono molestare 
l'Uomo con abitudini di ectoparassiti, sia accidentali, sia tutto affatto particolari 
del re della natura e suoi propri. Questi ultimi, a dir vero, non sono che due 
specie, l'Acaro della scabbia e quello dei follicoli, ma degli altri, che all'occa- 
sione si possono servire dell'Uomo per trarne nutrimento, con danno o molestia 
dell'ospite, il numero assai maggiore e, senza contare le Zecche, di cui quasi 
tutte le specie non disdegnano di parassitizzare anche il pi alto degli 
animali, si possono ben noverare almeno un'altra decina di forme, che all'oc- 
correnza si nutrono del suo sangue o dei suoi umori. Cito, oltre alle Zecche 
anzidette, due o tre specie di Argas, almeno tre specie di Trombidium allo 
stato larvale (Leptus), il pidocchio pollino (Dermanyssus galUnae), il Pedictdoides 
rentricosus, un JDermatophagus e Dermatophagoides, che accompagnano in talune 
localit l'Acaro della scabbia, ecc. 

Degli altri Mammiferi, fra i marini, nelle Foche si sono trovati Acari, gi 
citati, viventi nelle l'osse nasali ed appartengono al gruppo dei Gamasidi ; ma 
nei Cetacei, Sirenidi e Pinnipedi non si sono peranco riscontrate malattie cu- 
tanee dipendenti da Acari, come sono invece comuni fra i mammiferi terrestri. 
Infatti alcune forme particolari di Acaro dei follicoli (Demodex) si incontrano 
sul Cane, sul Gatto, sulla Capra, sul Maiale, sul Montone e sul Bue, Cavallo, 
Volpe, Pipistrelli e non sempre inoffensive, come quella occorrente sull'Uomo, 



20 CAPITOLO PRIMO 



perch nel Bue, nel Cane, ad es., possono determinare delle assai gravi infezioni 
cutanee, e non indifferenti nemmeno nel Maiale e nella Capra. 

Molte forme di Sarcoptidi psorici, che cio determinano varie specie di 
rogna, aggrediscono, oltre all'Uomo, ancora parecchi Mammiferi di quasi tutti i 
gruppi, particolarmente fra gli Ungulati ed i Carnivori. Ad es.: specie del vero 
genere Sarcoptes si sono incontrate sul Cavallo, Asino, Mulo, Cammello, Drome- 
dario, Lama, Giraffa, Antilopi e Gazzelle, Capra, Pecora, Bue, Elefante, Cane 
Lupo, Volpe, Iena, Furetto, Gatto, Leone, ecc. Pi raramente si trovano su 
Roditori, Insettivori e Chirotteri, come sulla Lepre, Coniglio, Capibara, Wombat, 
Topi diversi, Riccio, Pipistrelli in genere. 

Oltre ai veri Sarcoptes, anche forme affini di generi diversi, come Psoroptes, 
Ghorioptes, Notoedrus, Otodectes, Caparinia, Chelrocoptes, possono determinare molte 
serie malattie della cute, confinate a particolari regioni del corpo o diffuse a 
guisa di rogna con caratteri speciali. I Roditori, Insettivori e Chirotteri sono 
anche molestati da altri Acari del gruppo dei Gamasidi, molto maggiori dei 
Sarcoptidi, e viventi del sangue delle vittime. Si avvicinano al Pidocchio pollino 
o Dermanyssus gallinae gi ricordato, ma appartengono a generi diversi, cio 
Ijiiognaihus, Laelaps, Haemogamasus, Myonyssus, Pteroptus, ecc. A questi si aggiun- 
gono anche le larve di Trombidium o Leptus, che si vogliano dire, le quali ag- 
grediscono anche l'Uomo, ma non si incontrano sugli altri Mammiferi gi citati. 
Per qualche specie e particolarmente pei Chirotteri si debbono ricordare anche 
delle Zecche tutto affatto esclusive a taluni ospiti. 

Gli Uccelli sono pure vittime di particolari Zecche, le quali, specialmente 
nello stato giovanile, li aggrediscono, sopratutto infiggendosi nel capo dell'ospite, 
attorno all'orecchio. Sui Piccioni vive comune ed abbondante un grosso Argas 
(A. rejexus), specie di zecca piatta ed ovata, e talora dall'ospite abituale si reca 
ad aggredire anche l'Uomo. Ma oltre a questi Acari pi grossi, gli Uccelli ne 
albergano una sterminata quantit di specie e talora ne hanno ripiene le penne. 
Si possono trovare sugli Uccelli varie specie di Leptus che, se abbondanti, de- 
terminano rossore ed infiammazione della pelle, specialmente del ventre, ma pi 
comuni sono, nel piumaggio dell'ospite, Acari del gruppo dei Sarcoptidi, meno 
frequenti i Gamasidi e qualche Trombidide speciale, inteso alla caccia partico- 
larmente dei Sarcoptidi. 

Un vero mondo di piccoli esseri, ai quali vanno aggiunte non poche specie 
di Insetti, sopratutto del gruppo dei Mallofagi, che non mancauo mai e talora 
anche qualche Dittero o qualche altro insetto d'altro ordine. 

Gli Uccelli sono infatti una collezione circolante di parecchie specie di Ar- 
tropodi, parassiti in vario grado e con diverso danno dell'ospite, predatori dei 
parassiti, ecc. Restringendoci per ora agli Acari, dir che i Gamasidi apparten- 
gono ai gi citati generi Dermanyssus e Leiognathus, ma pi che sul corpo degli 
Uccelli stanno nei loro nidi o negli ambienti ove riparano nella notte ed in questo 
tempo salgono sull'ospite per suggerne il sangue. 

Comunissimi sono invece i Sarcoptidi ed appartengono a due distinti gruppi, 
quello cio dei parassiti veri, nutrentisi di umore circolante della vittima, e 
quello dei Pterofagi, che si limitano a rodere le penne o lambire la sostanza 
grassa di cui esse sono spalmate. Questi fanno meno danno e, per quanto nume- 
rosi, non provocano malattie cutanee o pi interne all'ospite, come fanno invece i 
precedenti, che appartengono sopratutto ai generi Cnemidoeoptes, Laminosioptes, 
( 'ytodites. 

I Pterofagi invece, od Analgesidi, come si dicono, vivono sulle penne nel 
modo citato, alcuni sulle remiganti, altre sulle tettrici, pi rari sulle timoniere, 



GLI AFFINI DEGLI INSETTI 



21 




Fig. 16. Alcuni Sarcoptidi avicoli (Analgesidi) maschi. 

.1 Falciger rostratus (Bacon.) dei Colombi, dal dorso, gli altri tatti supini: B. Bdellorynchus pohimorphxis Tronesa. delle 
Anatre ; C, Anabjet clavipet Beri, delle Silvie; Z>, Thecarthra semaphora Xroness. della Sterna hirundo ; E, Frc/nnn 
anatia (K.) delle Anatre. 



22 



CAPITOLO PRIMO 




alcune forme entro il caule stesso delle penne maggiori, e vivono in colonie nu- 
merose, spesso pressoch immobili. Si contano uno straordinario numero di ge- 
neri e di specie. Ad es., sugli Uccelli italiani non sono meno di 150 le specie 
finora citate e vanno in molti generi, tra i quali i principali sono : Pteroliclms, 
Freyana, Pteronyssw, Megninia, Analges, Pterocolus, Proctophyllodes ecc. 

Si notano, per questi esseri, forme talora molto singolari (fig. 16), con uno 
spiccato dimorfismo sessuale, che si manifesta col diverso sviluppo delle zampe, 
le quali talora, nel maschio, sono, per certe paia grossissime e molto diversamente 
conformate da quelle della femmina, che diversa anche per la forma dell'ad- 
dome, nei maschi generalmente terminante con una configurazione molto com- 
plicata, con appendici varie, talora eleganti, ecc. Talora, nei maschi, si nota una 

singolare asimmetria delle parti, molto spiccata 
sopratutto negli arti e costante per ciascuna specie. 
Questi e gli altri Sarcoptidi sono, sul posto, 
insidiati da altri Acari predatori, specialmente 
Cheiletidi, ad es. Cheyletiella heteropalpa Mgn. co- 
mune sui passeracei nostrali (fig. 17), che, natural- 
mente, albergano in tutti gli stati sul corpo del- 
l'uccello. Anche gli Analgesidi riparati entro il culmo 
delle penne maggiori sono decimati da particolari 
Cheiletidi, lunghi e configurati opportunamente per 
la vita entro lo stesso ambiente. Trovansi Acari 
con abitudini intermedie fra gli abitatori delle 
piume e quelli che sulla cute determinano stati 
patologici. Tali Acari, non psoroptici, n pterofagi? 
vivono sulla cute, per al suo esterno, e si nutrono 
dei detriti, delle desquamazioni di questa. 
Le specie parassite dei pi comuni animali domestici nostrali possono rilevarsi 
dal seguente quadro (pag. 23), nel quale gli Acari sono aggruppati secondo le prin- 
cipali sezioni dell'ordine, conforme si dir poi. Si escludono dal quadro stesso 
le Zecche, perch queste non sono parassiti speciali e solo annoverato VArgas 
reflexus, che attacca particolarmente i Piccioni. Si escludono anche i Sarcoptidi 
Analgesidi perch senza interesse pratico e quelli Gliricoli (Listroforidi) perch 
viventi sui Mammiferi a spese del pelo, senza per danno sensibile dell'ospite. 
Le forme veramente nocive agli animali domestici sono le seguenti (vedi Tabella 
a pagina seguente). 

Oltre a ci si sa che qualche specie di zecca l'agente di diffusione di 
speciali malattie contagiose e questo appunto il caso del Rhipicephalus (Boo- 
philus) anmdatus Say (e R. (B.) bovis), che diffonde i microrganismi della febbre 
del Texas, ematuria dei bovini, non soltanto in America, ma ancora in Europa, 
Australia, ed altre regioni del globo. Questo, del resto, non il solo acaro dif- 
fonditore di malattie parassitarie, poich, come esso propaga, coWHyalomma 
aegyptium la Babesia bovis, si attribuisce alle Zecche nostrali pi comuni, Ixodes 
ricinus ed I. hexagonus, la diffusione della Babesia canis. Gli Argasini si riten- 
gono pegli agenti propagatori degli Spirocheti. VArgas persicus diffonde la febbre 
ricorrente. In altro gruppo di Acari, cio fra i Trombididi, uno speciale Leptus 
propaga, al Giappone, una particolare malattia infettiva, col denominata Kedani. 
Pi lungamente di tutto ci terr parola allorch dir specialmente degli Ixodidi 
e dei Trombididi. Anche in Italia, particolarmente attorno a Eoma e nelle isole, 
la malattia comune. 

Ma non sono questi i soli casi di organismi inferiori diffusi per opera degli 



Fig. 17. Un Cheiletide predatore 
di Acari avicoli (Cheyleliella hete- 
ropalpa Mgli.) supino, ingrandito 
(da Berlese). 



lil.I AFFINI DEGLI INSETTI 



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24 CAPITOLO PRIMO 



Acari. Come questi profittano di forme pi voluminose per giungere pi sol 
lecitamente ed a maggiore distanza, cos esseri anche inferiori agli Aracnidi, 
come sono ad es. minuti Vermi, Anguillule, ecc., albergando dentro e fuori degli 
Acari e se ne servono come di pi rapidi veicoli. Gli Acari poi viventi nelle 
sostanze in decomposizione sono anche attivi diffusori di spore di funghi e di 
altri bassi vegetali. 

Una piccola schiera di Acari planticoli pu essere accusata di molestia e 
di danno alle piante in genere e quindi anche alle coltivate. 

Oltre a quei Fitoptidi, ai quali si accennato e tutti viventi a spese dei 
vegetali, ma di cui una o due specie sono seriamente nocive perch attaccano 
piante molto utili, con gran danno, certo che Acari alquanto pi voluminosi, 
come sono tutti quelli della famiglia dei Tetranichidi, riescono molto nocivi alla 
vegetazione, perch su gran numero di piante e fra queste su molte delle colti- 
vate, anche fra le pi utili, essi si sviluppano in cos numerose colonie, da pro- 
durre affezioni gravi e che diffcilmente si combattono. Basti l'esempio del 
Tetranychus telar ius e dei danni che esso reca alla Vite ed a molte altre piante 
coltivate. 

Fra gli Acari nocivi si possono anche annoverare quelli che albergano sulle 
derrate alimentari e, moltiplicandosi enormemente e con molta rapidit, finiscono 
per distruggerle affatto, se non intervenga riparo. In questo gruppo dunque sta 
tutta una serie di Acari, che sono defluiti per domestici ed abbondano nei ma- 
gazzini di derrate e nelle case, dove vivono a spese della farina, del formaggio, 
delle carni e delle frutta secche, ecc. e sono sempre mescolati ad altri Acari 
loro predatori, che vivono in mezzo alle colonie di quelli detriticoli, come si di- 
cono, per cibarsene e questi attivi predatori sono il precipuo freno alla molti- 
plicazione eccessiva di quelli nocivi. 

Ma gli Acari, i quali si trovano a vivere entro le sostanze putrescenti, si 
possono considerare per forme utili nella economia della natura. Ne ho gi ac- 
cennato e sono in grandissimo numero di specie di tutti i sottordini. 

Le concimaie, ad es., hanno una particolare fauna di Acari, i quali vivono 
nella costante alta temperatura della putrescenza ed, al solito, vi sono mescolate 
alle specie coprofaghe anche molte altre predatrici, che vivono a spese delle prime 
e queste, colla enorme fertilit, provvedono alla propria specie ed alla nutrizione 
dei molti predatori loro ; e quando l'ambiente pi non si presta alla vita delle 
une e delle altre, tutte insieme emigrano, col concorso di Artropodi pi volumi- 
nosi e pi rapidi. Queste specie coprofle vengono poi portate sui campi e si 
disperdono nel terreno, dove concorrono, con quelle abitudinarie del terreno, alla 
distruzione della sostanza organica morta ed alla diffusione dei microrganismi del 
terreno, necessari alla vita dei vegetali. Si pu sospettare che i concimi chimici 
non eguaglino la potenza fecondante di quelli naturali, tra l'altro, perch non 
albergano n microrganismi, n questi piccoli animali che diffondono cos attiva- 
mente e vastamente i microrganismi stessi, senza i quali il terreno sterile. 

Gli Acari viventi entro terra e che si nutrono di radici morte e decompo- 
nentisi, di tuberi, di funghi sotterranei, ecc. come quelli che in gran numero 
stanno tra i detriti vegetali che marciscono, e quelli che ancora vivono fra i 
muschi, i licheni, ecc. a fior di terra e sono moltissime specie di tutti i gruppi, 
certamente hanno una grande influenza nella rapida formazione dell'humus e nel 
continuo movimento della vita entro il terreno vegetale. 

In una palata di terra umida con detriti organici pu essere che non si 
trovi insetto di sorta od altro animale di una certa dimensione, ma impossi- 
bile non incontrare grandissimo numero di Acari. Sono questi principalmente i 



GLI AFFINI DK.OI.I INSETTI 



semoventi, che di continuo rimescolano, in seno alla terra, anche alla profondit 
di parecchie decine di centimetri, tutto quanto vive nel terreno. 

Ilo trovato, ad esempio, in nidi di topo campagnuolo, composti, come noto, 
di foglie secche e nascosti profondamente entro terra, uno o due Miriapodi, 
qualche porcellino terrestre, nessun insetto, ma una enorme quantit di Acari, da 
ascriversi ad almeno una cinquantina di specie e questa massa di attivi lavora- 
tori riducono presto tutta la sostanza morta in detriti impalpabili. 

inoltre si hanno continui spostamenti in senso verticale, nel seno del ter- 
reno, per parte degli Acari terricoli, i quali, dopo le pioggie risalgono, raggiun- 
gono anche la superficie e su quella, se umida, si muovono in tutti i sensi ed 
in lunghe peregrinazioni, per rientrare sotto la superficie, mano mano che l'umi- 
dit ambiente scema, sino a raggiungere profondit considerevoli, specialmente 
in estate. 

Tutte le quisquilie organiche dipendenti dagli animali sotterranei, composte 
dei loro escrementi, residui del pasto, dei loro stessi cadaveri, sono presto ri- 
dotte in detriti minutissimi e disperse, sopratutto per l'opera assidua di gran 
numero di specie di Acari. 

Rapporti degli Acari cogli Insetti. Xoi dobbiamo insistere sopratutto nel cono- 
scere gli intimi rapporti fra gli Acari e gli Insetti, i quali rapporti sono tali 
come non ne esistono, cogli Insetti stessi, da parte di nessun altro gruppo di 
animali. 

Cogli Acari gli Insetti hanno relazioni continue di convivenza, di commen- 
salismo, di parassitismo, oltre a quelli gi ricordati per la diffusione degli Acari 
stessi ed altri molto singolari, che possono richiamarsi ad una vera e propria 
simbiosi, per cui certi Insetti sociali, specialmente Termiti e Formiche, danno 
nutrimento ed alloggio a molte specie di Acari, per averne in cambio particolari 
servigi o semplicemente, a quel che sembra, solo diletto, come noi ne ritraiamo 
da parecchi animali che nutriamo nelle nostre abitazioni. 

Dei rapporti di commensalismo inutile dire troppo, avendo gi accennato 
al fatto che i medesimi ambienti possono albergare animali diversi e perci non 
di rado, anzi frequentemente, ad es. per le forme coprofile, per quelle delle so- 
stanze iu decomposizione, planticole, ecc. Acari ed Insetti si trovano conviventi 
e commensali nella stessa dimora ed alla stessa mensa, gli Acari colFnfficio, direi 
quasi, di una pi minuta e diligente dispersione della sostanza nutritiva. 

Invece, molto interessanti, non solo dal lato della vita degli Insetti, ma an- 
cora da quello pratico, secondo il nostro punto di vista, sono i rapporti di pa- 
rassitismo, cio le maniere e gli effetti coi quali taluni Acari vivono per davvero 
parassiticamente a spese degli Insetti, cio sul loro stesso corpo e dei loro 
stessi umori. 

Anche in questo caso, del resto, come si gi veduto pel parassitismo a 
carico degli Uccelli e dei Mammiferi, si notano non solo Acari veramente parassiti 
degli Insetti, i quali, nutrendosi degli umori loro circolanti sono di molestia e 
di danno all'ospite, non di rado fino ad ucciderlo, ma altre specie che vivono sul 
corpo degli Insetti solo per raccogliervi umori trasudanti e ne curano cos la 
pulizia, forse con vantaggio pi che con nocumento dell'ospite. Questi, che cos 
fanno, sono appunto gli Acari della famiglia Canestrinidae, i quali, anche per la 
conformazione generale, sono da avvicinarsi appunto a quegli Analgesidi che si 
sono detti vivere sulle penne degli Uccelli, nutrendosi di quel grasso che le 
spalma, senza per serio danno dell'animale che li alberga. 

a Bru ess, OH Inveiti. II. 4. 



26 



CAPITOLO PRIMO 




Fig. 18. Un Leptus (larva di Trombidide) comune pa- 
rassita di vari Insetti ; molto ingrandito, dal ventre 
(da Berlese). 



Molte specie di Coleotteri hanno colonie di Canestrinidi celate sotto le elitre, 
sul dorso dell'addome o sul petto e questi Acari vivono col in vario numero, 
con uova, giovani ed adulti, n si allontanano altrimenti dall'ospite. 

I Coleotteri medesimi, specialmente gli Scarabei stercorari, hanno per lo pi 

sotto le elitre anche altri Acari pi 
grossi, del gruppo dei Gamasidi 
(Copriphis e generi affini), i quali, 
probabilmente, si nutrono, se non 
anche di secreti dell'ospite, della 
sostanza che esso frequenta e di 
cui rimane il pi spesso molto im- 
brattato. 

Ma le vere forme parassite non 
sono in gran numero ed apparten- 
gono alle pi alte famiglie dei Pro- 
stigmati, cio ai Trombididi ed 
Eritreidi ed al singolare sottordine 
degli Eterostigmati. 

I primi corrispondono e si ac- 
costano a quei Leptus che si gi 
avvertito trovarsi allo stato paras- 
sitario anche sull'Uomo, oltrech su altri animali superiori. 

Per fissare le idee rammenter il comune Trombidium, quella specie di ragno 
rosso, come volgarmente si dice, lungo poco meno di mezzo centimetro e che si 
vede sulle piante, sui tronchi degli alberi specialmente o sulla terra, sopratutto 
in primavera. Esso VAUothrom- 
bium fuliginosum (Herm.) (fig. 19). 

Le larve esapode di questo 
Acaro (fig. 18) e di molte forme 
affini, che sono numerose, vivono 
come veri parassiti su altri animali, 
infiggendo il loro rostro entro la 
cute e, merc il singolarissimo or- 
gano di succhiamento che si diffonde 
con tanti rami, quasi una radice 
entro il corpo della vittima, ne sot- 
traggono gli umori a proprio pro- 
fitto. Sono di colur rosso scarlatto 
vivissimo, lunghe fino ad oltre un 
millimetro e si trovano comune- 
mente su molti Insetti. Ad es., 
sollevando le ali superiori delle 
cavallette, specialmente degli Acri- 




Fig. 19. Il comune Trombidio degli orti. Allo- 
thrombium fuliginosun (Herm.), dal dorso, in- 
grandito (da Berlese). 



didi, o delle Marititi, non difficile 

riscontrare in gran numero questi piccoli corpiciattoli, del pi vivace scarlatto, 
aderenti alle nervature delle ali inferiori. Questi sono quei Leptus o larve di 
Trombidium di cui ho fatto cenno pi volte e sono veri parassiti. Se ne incontrano 
anche sugli Aracnidi, ad es. Falangidi, sugli Afidi o pidocchi delle piante ed in 
generale su moltissime specie di Insetti, non escluse le Zanzare e le Mosche do- 
mestiche (fig. 15). Sulle Libellule, lungo le nervature delle ali, se ne trovano 
spesso, egualmente rosse e di forma sferoidale, ma pi piccoli (fig. S). Questi 



Ot.I AFFINI DEGLI INSETTI 



sono larve di Idracne od Acari d'acqua dolce che si vogliano dire. Tutti questi 
sono veri parassiti e molto molesti e pericolosi all'ospite, sopratutto per la sta- 
tura loro in confronto di quella dell'ospite medesimo. 

Fra gli Eterostigmati o Tarsonemidi, come anche sono detti, si contano per 
i parassiti i pi gravemente pericolosi degli Insetti, inquantoch alcune specie 
possono giungere, aggredendo in numero sufficiente l'ospite, ad ucciderlo. In 
modo speciale le larve molli di parecchi gruppi, sopratutto Lepidotteri, Coleotteri 
ed Imenotteri, sono attaccate da Tarsonemidi, i quali si moltiplicano in cos gran 
numero addosso alla vittima da finirla spesso in breve tempo. Sotto questo punto 
di vista alcuni Tarsonemidi riescono utili allorch si sviluppano abbastanza a 
danno di Insetti nocivi e non mancato chi ha proposto di trarne profitto ap- 
punto come mezzo di lotta naturale contro alcuni Insetti molto dannosi ; ad es. 
il Curculionide del Cotone in America (Anthonomus grandis) sebbene, in pratica, 
le speranze si sieno poi vedute riescire vane. 

I pi miti tra i Tarsonemidi insetticoli si accontentano di starsene alla base 
delle ali o lungo le nervature e quivi succhiano il sangue della vittima, senza 
per comprometterla troppo. Cos'i fanno i Podapoipus, Tarsopolipus, ecc., che 
vivono su Coleotteri ed Ortotteri. Ma i pi feroci, come sono i Pediculoides. 
hanno abitudini pi disastrose per l'ospite. Essi attaccano in gran numero le 
giovani larve, come si detto, e le succhiano con tanta avidit da ridurle presto 
a morte. In questi casi le femmine dell'Acaro ingrossano enormemente ed in 
modo paradossale il loro addome, cos che questo ne riesce una sfera, che po- 
trebbe contenere parecchie decine di volte il rimanente corpo e contiene intanto 
un enorme numero di figlioli, i quali, entro il ventre materno stesso, acquistano 
uno stato di evoluzione molto avanzata. Le femmine perfette, appena uscite di 
muta sono piccolissime e solo dopo la fecondazione e quando succhiano gli In- 
setti acquistano lo straordinario volume del corpo che si citato. 

Ora accade anche che tutti questi Acari, particolarmente le femmine pubere, 
ad addome cio non peranco turgido, si trovino in qualche ambiente in cos gran 
numero da doversene migrare per deficienza di cibo sufficiente ed allora si river- 
sano su quel che incontrano e se ci capita all'Uomo non mancano di tentarlo 
coi loro rostri e determinano sulla sua cute delle irritazioni assai vive e moleste. 
Questo il caso del Pediculoides rentricosus. che vive a spese delle larve di Insetti 
del grano nei granai (Calandra, Tiguuole) e, distrutte queste, quando si rimuove 
il grano e lo si trasporta nei sacchi, invade gli operai e ne induce una irritazione 
cutanea molto viva. Ci pu accadere anche pel riso, ecc. 

Adunque il Pediculoides rentricosus e specie affini veramente un nostro ausi- 
liario e lo si incontra attivo sopratutto a spese delle larve metaboliche e molli 
viventi nei legni marci o cariati, come sono quelle di vari Coleotteri, Cecidomie, 
Imenotteri, ecc. 

I rapporti simbiotici tra Acari ed Insetti sono tra i pi singolari ed in con- 
fronto noi perdiamo il vanto di essere i soli animali sulla terra a prodigare le 
cure ed affezione ad altri esseri di specie diversa, cos come noi accogliamo 
e nutriamo amorevolmente nelle nostre abitazioni i nostri animali domestici. Anzi 
non potremo mai dimostrare l'esistenza di animali incapaci di vivere da se, senza 
l'aiuto nostro e della nostra ospitalit, mentre io credo che tutti i nostri domestici 
guadagnerebbero ed acquisterebbero di benessere a non trovarsi in rapporti col 
l'uomo. 

Pel caso degli Insetti invece e dei loro animali domestici, che sono almeno 
dieci volte pi numerosi dei nostri, la cosa diversa. La domesticit, in questo 
caso, cos antica ed ha avuto effetti cos profondi sullo stesso organismo, che 



CAPITOLO PRIMO 



ue stato l'oggetto, da modificarlo, nel maggior numero dei casi, alterandone pi 
o meno la sua struttura, cos che esso, oggi, non potrebbe pi affatto vivere 
senza il soccorso dei suoi amici, clie lo accolgono in casa loro e lo nutrono e 
proteggono. 

Questo che io dico vale non solo a proposito degli Acari, ma ancora di 
molti altri Artropodi e specialmente di altri Insetti, che vivono in un vero stato 
di simbiosi, cio di vita in comune, nella quale ciascuna specie necessaria alla 
vita delle altre con cui convive. 

Per compenso alcune specie di Acari rendono dei servigi reali all'ospite, dal 
quale, hanno nutrimento ed alloggio e ci si vedr specialmente allorch, trat- 
tando degli Insetti sociali, converr mettere in evidenza tutti questi atti singo- 
lari ed i rapporti fra le specie conviventi e la ragione di alcune modificazioni 
morfologiche di specie che attualmente si trovano solo nella vita in comune, alla 
quale si accennato, ma sono evidentemente derivate da specie tuttavia libere 
e. diremo cos, selvatiche, nella stessa maniera che, per molte delle nostre specie 
animali domestiche, noi possiamo anche oggi indicare sicuramente la forma pri- 
mitiva selvaggia, tuttavia vivente in libert. 

Riprenderemo adunque questo argomento allorch entreremo a discorrere degli 
Insetti sociali e dei loro ospiti. 

Alcune Interessanti gpecie di Acari. il caso di conoscere pi davvicino qualche specie del 
gruppo, la quale o pei suoi effetti nella nostra economia , cio pei suoi rapporti con noi, co 
nostri auimali domestici, piante agrarie, prodotti agrari od industriali ecc. o per altro merita 
di essere ricordata qui, mentre per le specie eutomofile si potr trattarne di volta in volta, 
allorch si far menzione dell'insetto col quale l'Acaro ha qualche rapporto di esistenza. 

Per comprenderci meglio allorch a ciascuna specie si assegner il suo posto nel sistema ne- 
cessario accennare brevissimamente alla suddivisione sistematica del gruppo degli Acari. 

L'ordine si sciude in pili sottordini, che sono (a cominciare dalle pi basse forme e salendo 
alle pi elevate): 

I. Astigmata (od auche Cryptostigmata della 1." Sezione). Mancano in ambedue i sessi ed in 
tutte le et di ogaui respiratori. Generalmente piccoli o piccolissimi, da poco pi di un decimo 
di millimetro (Vermiformia) a poco pi di un millimetro (grossi Analgesidi). Tegumento il pi 
spesso molle, incolore, pi duro e oolorato in giallo o rossastro solo nelle specie avicole del 
gruppo di Analgesidi. Lunghi o lunghissimi peli b trovano spesso sul corpo e sugli arti. Zampe 
terminate da uua uughia o da una ventosa o da unghia e ventosa insieme. Mancano gli occhi. 
Le larvo 'esapode) sono simili all'adulto. Pu esistere una ninfa ipopiale (forma di viaggio, di- 
versa dall'adulto). 

Questo sottordine si pu dividere in due grandi sezioni dei Vermiformia, colle famiglie Erio- 
phydae o Fitoptidi delle piante e Demodiddae od Acari dei follicoli cutanei dell'uomo e degli ani- 
mali domestici. 

Lo seconda sezione sarebbe dei Sareoptiformia e comprende parecchie famiglie, delle quali lo 
principali sono le seguenti: Sarcoptidae (psorici); Epidermoptidae (epidermicoli non psorici); Anal- 
gesidae (pterofagi) ; Listi-oforidae (gliricoli o pilicoli); Tyroglyphidae (detriticoli, liberi). 

II. Cryptostigmata. Aperture tracheali negli adulti nascoste alla base delle zampe. Sta- 
tura minima superiore a quella dei precedenti, dei quali per non sono maggiori o di poco. Te- 
gumento duro, il pi spesso bruno o nero. Peli lunghi solo alla parte anteriore del corpo. Cute 
generalmente glabra. Mancano gli occhi. Zampe terminate da una a tre unghie, senza ventosa. 
Larve (esapode) poco dissimili o conformi all'adulto. Non esiste ninfa ipopiale. Si trovano nel 
terreno, in luoghi umidi, fra le borraccine, foglie e detriti vegetali putrescenti, mai nelle conci- 
maie, u mai parassiti o viaggiatori d'altri animali, raramente, viventi a danno delle piante. 
Parecchie famglie, delle quali basti accennare le maggiori, cio Hoplophoridre, Notliridae, Ori 
batidae. 



GLI AFFINI DEGLI INSETTI 29 



III. Heterostigmata o Tarsonemidi. 

Acari sempre minutissimi, non mai lunghi oltre il mezzo millimetro (forme non ovigere), di- 
versamente respiranti a seconda del sesso, giacch lo femmine adulte hanno stigmi (nella parte 
anteriore del corpo, alla hase del rostro) i maschi ne sono sempre sprovvisti Questi sono diversi 
per forma dalle femmine rispettive Mancano gli occhi. Tegumento molle, colori pallidi. Manca 
la ninfa ipopiale. Larve esapode, quando esistono, per forme non diverse dai rispettivi adulti. 
Poche famiglie, delle quali, le pi importanti sono : Disparipedidae, Tarsonemidae, Pediouloididae. 

IV. MjsSOSTIGMATA. Organi stigmatici in numero di imo per lato, situati sul fianco del corpo, 
al ventre, tra le zampe e l'orlo laterale. Specie che possono giungere alle dimensioni massime 
assegnate al gruppo degli Acari, cio anche a circa un millimetro e mezzo nelle femmine piene 
d'uova e di sangue succhiato (Ixodidae). Tegumenti duri o durissimi, gialli, color mattone tino 
al bruno marrone, nudi o vestiti da peli semplici di varia lunghezza. Esistono gli occhi o man- 
cano. Zampe terminate da due unghie e da ventosa. Larve il pi spesso esapodo e di rado dis- 
simili dal rispettivo adulto. Mancano forine ipopiali. 

Si pu dividere il sottordine in due sezioni cio: Alesostiymata I. o Gamasina. 

Statura non oltre i 5 mill. di lunghezza del tronco. Stigmi non collocati pi indietro dello 
spazio tra l'inserzione del 3. e del 4." paio di zampe. Lahhro inferiore non conformato a radula. 
Molte famiglie, delle quali le precipue sono le seguenti: Dcrmanyssidae, Laeaptidae, Gama- 
sidae, Pteroptidae, Celaenopsicae, Antennophoridae, Uropodidae. Questi Acari vivono negli ambienti 
pi disparati; alcuni sono parassiti di Vertebrati, altri vivono liberi nel terreno, nelle concimaie, 
sulle piante, nelle case, ecc. e molti sono ospiti di Insetti solitari o sociali. Il gruppo pra- 
ticamente dei pi importanti. 

L'altro gruppo, dei Mesostigmata II. od Ixodina, comprende le Zecche ed ha per caratteri : 
Statura molto maggiore, fino al limite indicato pi su. Stigmi collocati dietro le zampe del 4. 
paio. Esistono (il pi spesso) gli occhi. Labbro inferiore conformato a radula, cio armato di 
denti fitti ed in serie regolari, rivolti all'indietro. Due famiglie: Ixodidae, Argasidae. Sono pa- 
rassiti di Vertebrati, specialmente Mammiferi. 

V. Prostigmata. Statura da poco meno di mezzo millimetro fino a 15 mill., quindi fra le 
massime. Organi respiratori! negli adulti aperti ai lati del rostro o sopra il rostro stesso (nelle 
forme acquaiole si aprono al ventre, nell'addome). Tegumenti molli, talora coperti da fitta peluria 
di appendici variamente foggiate ; colori vivaci dal giallo al rosso vivo (raramente bruui), 
nelle forme terrestri, ed in molte acquaiole, oppure gialli, verdi, azzurri, ecc. in altre che fre- 
quentano le acque. Larve esapode, talora diverse per conformazione del corpo dagli adulti rispet- 
tivi. Due o quattro occhi sempre presenti. Zampe terminate da due a quattro unghie, spesso 
con pulvillo fra queste, mai con ventosa. Mancano ninfe ipopiali. Due sezioni distinte, cio: 
Hydrophila colle famigie principali di Halacaridm ed Bydrachnidae. Le prime vivono nelle acque 
marine, le seconde in quelle dolci. 

L'altra sezione dei Terreetria e comprende molto famiglie, tra le quali le pi importanti 
sono: Eupodidat, Bdellidae, Tetranychidae, Cheyletidae, Actinedidae, Erythraeidac, Trombididae, Cae- 
culidae, Nicoletiellidae. 

VI. Notostigmata. Aspetto di Opiliouidi. Statura mezzana o piccola. Cheliceri a tenaglia. 
Stigmi numerosi aperti sul dorso. A questo gruppo appartiene la famiglia Eucaridae. 

Il quadro della classificazione degli Acari apparisce dal seguente prospetto : 



Ordine ACARI. 

Sezione | Fami lie . Eriophyidae ; Demodicidae. 

Sottordine I \ Vermiformia I 

AStlginata | Sezione II ( Famiglie: Sarcoptidae ; Epidvrmopiidae ; Listrophoridae ; 
Sarcoptiformia ( Analgesidae ; Canestrinidae ; Ttyroglyphidae. 

Sottordine II Famiglie: Boplophordae: Nolhrdae; Damoddae: Tegeocranidae: Leiotomidae; 

CryptOStigmata | Pterogasterinae. 



30 



CAPITOLO PRIMO 



Sottordi 



I Famiglie: Tarsonemidae ; Dispari pedidae ; Pediouloididae. 

Heterostigmata I 



Sottordine IV 

Mesostigmata 



Sottordine V 

Prostigmata 



( Famiglie: Dermanyssidae : Laelaptidae ; Ptcroptidae ; (iti- 
Sezione 1 aidae ; Celaenopsidae ; Heteroeerconidae ; Zer- 
Gamasina condae; Antennophoridae ; Uropodidae ; Ho- 

I lothyridae; Spelaeorhynchidae. 

Sezione II < ... , ... , -, 

., ' b animile: Ixodidar ; Argasiaat. 

' , | Famiglie: Bydrachnidae : Halacaridae. 

Hydracarina I 3 



Sezione II 
Trombidiaa 



Famiglie: Eupodidae ; Bdellidac; Alichidae: Actinedidae ; 
Raphignatdae; Cheyletidae; Erythraeidae; Trom- 
bididae ; Hoplopidae ; Nicoletiellidae. 



Sottordine VI i Famiglie : Eucaridae. 



Astigmati. 

Sabcoptidi vermiformi. Si gi avvertito che comprendono due grandi 
gruppi, quello degli Eriofidi o Fitoptidi e quello dei Demodicidi. 

Eriofidi (o Fitoptidi). Gi da gran tempo antichi naturalisti hanno men- 
zionato e descritto particolari alterazioni della superficie fogliare di parecchie 
piante senza bene intuirne la causa. 



Il Malpighi (1679) nel suo trattato De variis plantarum tumoribus et excrescentis (in 
Anatome plantarum, pars altera, Londiui) fa cenno di alcune speciali alterazioni, che, solo re- 
centemente si riconosciuto doversi attribuire a Fitoptidi, rientrando cos'i nel gruppo degli Aca- 
rocecidi, come si definiscono oggid appunto siffatte alterazioni da attribuirsi alla presenza di 
Acari ed all'opera loro sui tessuti vegetali. 

Senza conoscerne la causa precipua o misconoscendola, ne hanno trattato molti autori fra i 
pi vecchi, oltre al Malpighi succitato, come ad es. : il Pollini, nel 1824, il Turpin 1833, il 
Wallroth nello stesso anno, ecc. 

Nel 1834 per, il Fe, parlando delle produzioni epidermoidali delle foglie di Acero e di 
Tiglio, produzioni che egli chiamava Phyllerium. Erineum, descrisse anche i Fitopti, che vi tro- 
vava per entro e la descrizione veramente esatta, per quanto l'Autore ritenga si tratti di forme 
larvali di altri Acari. Ces larves, egli dice que nous avons vues vivantes daus les Eri- 
neum acerinum et tiliaceum, ont una allure corame eiubarrasse ; elles difl'erent un peu dans les 
deux espces d'erineuni que nous venons de noraraer . 

Nel 1850 Th. v. Siebold denominava Erioplu/es gli Acari sopracitati, frequenti negli Erineum 
di piante diverse ed il Dnjardin, un anno dopo, non conoscendo il lavoro del Siebold, li chiamava 
PkylopluH ed avendo osservato entro il loro corpo delle uova concluse non trattarsi di larve ma 
di adulti, non ostante il numero dei piedi che di due anzich quattro paia. Il Dujardin stesso 
afferma poi che tali Acari erano stati veduti anche prima d'allora dal Dugs e perfino dal 
Raumur e dal Turpin; il certo che l'Hartig, mi 1834, aveva osservato dei Fitoptidi nelle 
galle dell'Abete. 

Nel 1864 il Lando8 descrive il Pliytoptus vitis e lo incolpa delle produzioni patologiche 
delle foglie. 

Hi qui in poi sono illustrate gran numero di specie di Fitoptidi, specificamente distinti. 
producenti alterazioni varie su piante le pi diverse e cos la famiglia, per gli studi del Frauen- 
feld (1865), del Rose (1866), del Thomas (1869-1890), del Low (1874), del Canestrini, del Nalepa. 



GLI AFFINI DEGLI INSETTI 31 



<lel Massalongo, e di moltissimi altri si arricchita ora di un enorme numero di specie, molto 
bene distinte fra loro e viventi ognuna su determinata pianta, con effetti speciali, cio produ- 
zioni varie di galle, semplici erinei, ecc. sulla pagina t'oliare pi che altrove. 

I generi in cui i Fitoptidi tutti si distribuiscono non sono troppo numerosi, 
da nove a dieci ed i principali, cio i pi ricchi di specie iinora note possono 
considerarsi gli Eriophyes, Phyihcoptes, Anthocoptes, Epitrimerus, ecc. Quanto al 
nome Phytoptus esso dimenticato, come sinonimo di Eriophyes, che lo precede di 
un anno. 

Secondo il Massalongo, le alterazioni che i Filoptidi producono sulle piante, 
costanti per ciascuna specie di Acaro e di pianta e per l'organo della pianta 
stessa attaccato, sono le seguenti: 

I. Deformazioni delle gemme, dei fiori ed infiorescenze e dell'apice dei ger- 
mogli ; 
II. Deformazione dei frutti; 

III. Escrescenze o nodosit gemmiformi del parenchima corticale; 

IV. Increspature della lamina delle foglie; 

V. Reflessione od inflessione del margine della lamina delle foglie; 
VI. Alterazione della forma generale delle foglie; 
VII. Erinosi, di due maniere, cio: 

a) Phyllerium. Tricomi subcilindrici o compressi, non rigonfiati all'e- 

stremit; 

b) Erineum. Tricomi clavati o variamente rigonfiati all'apice. 
Vili. Galle vescicolari ed analoghe produzioni; 

IX. Galle prodotte per ipertrofia delle ghiandole delle foglie; 
X. Il vaiuolo delle foglie. 

L'effetto pratico di parecchi di questi Acari non certo trascurabile. 

Per esempio, il Kirchner (1863) riferisce che nei dintorni di Kaplitz, in Boemia, un boschetto 
di Noccioli, di 800 a 1000 piante fu talmente danneggiato dall' Eriophyes pseudogallarum, che vi 
frequente, da non dare in quell'anno alcun frutto e perdita parziale di tale raccolto si ha egual- 
mente nell'Italia meridionale, assai spesso. 

Murray riporta un esempio di deformazioni alle infiorescenze del Taxus boccata, nel giardino 
della Hortic. R. Soc. del South Kensingtou, nel 1874. Anche i danni furono molto rilevanti. Cos 
avvenuto che le gemme di Popitiits tremula, in Austria, sono state spesso alterate d:M' Eriophyes populi, 
cosi da condurre le piante al disseccamento. Anche il Fitopto della Vite riesce, in qualche an- 
nata ed in talune localit, non poco gravemente nocivo e pi ancora accade di quello del Pero. 

Per effetto delle puntare di questi Acari infatti, praticate sulla epidermide 
fogliare, questa variamente si altera, sia dando origine a produzioni piliformi 
patologiche fra le quali la colonia di Acari si nasconde, sia determinando tutta 
la lamina fogliare a contorcersi variamente, originando cos ricettacoli, in cui gli 
animali trovano poi comodissimo riparo. 

Basta esaminare in estate ed autunno le foglie delle pi comuni specie di 
salice, per vederle pi o meno granite di tubercoli sferoidali rossi scarlatti, grandi 
poco pi di un grano di miglio, talora confluenti, specialmente sul margine delle 
foglie. Ecco una galla operata da un Fitoptide e sezionandola si vede all'interno 
rivestita da fitta peluria e tutta piena dei detti Acari "a diverso grado di svi- 
luppo e delle loro uova. 



32 



CAPITOLO PRIMO 



[1 maggior danno avviene quando i Fitoptidi aggrediscono le gemme, perch 
in tal caso la fogliazione della pianta compromessa. 

Occorre un buon microscopio per rintracciare e rilevare i caratteri dei Fitoptidi e si pu far 
ci portando nel campo dello strumento V Erneum o la Galla sezionata o frammenti della gemma,ecc. 
in cui si suppone che sieno celati gli Acari. Essi sono piccolissimi, ma si manifestano bene ad 
un ingrandimento anche di meno d'un centinaio di diametri. 

Coll'aiuto di ingrandimenti pil forti, ad es. di 500 diametri, ne apparisce bene la esterna 
configurazione ed i seguenti caratteri morfologici. 




Fig. 20. Erinosi della Vite, prodotta dall' Eriophi/es vilis. In alto, a destra, foglia in parte disseccata per 
effetto dell'acaro ; in basso, foglia giovane, veduta dalla pagina superiore, mostrante i caratteristici 
rilievi ; a sinistra, foglia pi grande, veduta dalla pagina inferiore. Grandezza naturale. 



Caratteri dei fitoptidi. Il corpo allungatissimo, vermiforme; si va assottigliando 
verso la estremit posteriore ed tutto, di traverso, striato da linee fittissime, le quali maucano 
solo su una piccola porzione anteriore (capororace) ed una anche pi piccola posteriore. Tegu- 
mento molle, delicatissimo; nessun colore o macchia colorata sul corpo. 

Nella parte dorsale del capotorace sta uno scudo (fig. 21) triangolare, liscio o marcato da 
rughe variamente disposte. Quattro zampe, site nella parte anteriore del corpo, dal lato ventrale, 
che sono terminate da un'unghia e da un pulvillo plumiforme. Eostro piccolo, atto a succhiare, 
situato nella parte anteriore del corpo, con palpi brevi, semplici, composti di tre articoli, mandi- 
bole aghiformi. Mancano organi respiratori e gli occhi. 



Ori AFFINI DEG INSETTI 



33 



Nei Fitoptidi i sessi sono distinti; il maschio differisce poco dalla rispettiva femmina. Nello 
sviluppo postembrionale subiscono due mute. Le forme giovani' non sono dissimili dall'adulto. 

Le specie si distinguono bene l'ima dall'altra per le dimensioni, le proporzioni del corpo, 
la scultura dello scudo sul capotorace, ecc. ed a riconoscerle giova ancora la specie, vegetale 
ospite, nonch la diversa maniera di alterazione dei tessuti vegetali, che varia anche per singole 
forme diverse vi- 
venti sulla stessa 
pianta. 

Accenno qui ad 
alcuni Fitoptidi tra 
i pi nocivi a piante 
utili. 



Eriophyes vitis 
Landois. Sco- 
perto dal Landois 
nel 1864 ed illu- 
strato sotto il 
nome di l'hi/to- 
2>tus ritis e con 





Fig. 21. 

scudo, 



C 

Capotoraci, dal dorso, di Fitoptidi, per mostrare la striatura dello 



Molto ingranditi. A, di Eriophyes vitis ; B, di Eriophyes pyri; 
gallarum (da Nalepa). 



C, di Eriophyes covyli- 



tal nome ancora dal Briosi (1875), dal Nalepa (1889), dal Canestrini (1892), ecc. 

Ha il corpo cilindrico, gradatamente assottigliato verso l'estremit posteriore. 

Lo scado dorsale cefalotoracico (fig. 21 A) mostra una stria longitudinale mediana, 

pressoch rettilinea ed ai suoi lati parecchie strie pi sottili, molto fitte, pressoch 

parallele. La femmina lunga circa mm. 0,20. 

Questo Fitoptide, produce dei Jillerii 
(fig. 20, 22) sulla pagina inferiore delle foglie di 
Vite, che determinano un corrispondente rialzo 
sulla pagina superiore. 

I Fillerii od ammassi di peli (tricomi) si 
vedono dapprima di un bel bianco argenteo; in- 
vecchiando diventando gialli e finalmente di 
color rosso-bruno. 

Gli Acari, specialmente quando il fillerio 
giovane, si trovano sparsi fra i tricomi (fig. 22). 
Questi sono lunghi, compressi, subcilindrici, sem- 
plici o, talvolta, con qualche breve ramificazione ; 
sono fortemente ripiegati o contorti, ottusi al- 
l'estremit e nel loro insieme hanno l'aspetto di 
un feltro. 

Questa alterazione nota sotto il nome di 
Brinosi o Fitoptosi e non sempre del tutto in- 
nocua e non si pu evitare, qualora in una lo- 
calit mostri di svilupparsi troppo intensamente, 
se non togliendo e distruggendo quelle foglie 
giovani, via via che sorgono, le quali si mostrano 
affette dalla infezione. 
Si ritiene che i Fitopti della Vite passino l'inverno nella gemma stessa o 
sotto la corteccia della pianta. Il Canestrini, a met gennaio, trov molti Fitopti 
entro gemme di giovani tralci di vite. Appena appaiono le foglie, per quanto 
giovanissime, si riscontra alla loro pagina inferiore VFrineum. 




Fig. 22. Sezione di una foglia di Vite 
in corrispondenza i\e\V JZrineum pro- 
dotto dall' Eriophyes ritis, mostrante i 
peli alterati (e) e fra questi gli Acari 
(a) e loro uova (o). La lamica fogliare 
indicata in /. Ingrandito (da Rit- 
zema Bos). 



A. Berlfse, Gli Inulti, II. 5. 



34 



CAPITOLO PRIMO 



Sulla Vite, del resto, per quauto meno nocive del Fitopto ora ricordatOj trovansi anche altre 
due specie, recentemente descritte dal Nalepa, delle quali una (Phylloeopts vitis) ricordata dal 
Chodatam come nociva alle Viti in Svizzera, perch ne deforma li- gemme. L'altra (Epitrimerua 
rilh) dell'Europa centrale produce un particolare annerimento delle foglie di vite. 

Eriophyes piri (Pagenst.). - Descritto per la prima volta dal Pagensteclier 
nel 1S57; pi recentemente dal Canestrini, Nalepa, ecc. L'Eriueum che esso produce 
stato per illustrato molto spesso da parecchi fitopatologi, perch in realt l'altera- 
zione talora molto nociva al 
vegetale. Ne attaccato il Pero, 
il Melo e qualche altra pianta (ad 
es. : Sorbus aria; 8. aucuparia; 
S. torminalis; Cotoneaster rulgaris; 
Amelanchier vulgaris). Si trova in 
Europa e nel Nord-America, do- 
vunque cogli stessi effetti. 

una delle specie pi allun- 
gate (fig. 23 A), cio circa sei 
volte pi lungo che largo. Lo 
scudo dorsale (fig. 21 B) per- 
corso da molte strie longitudinali, 
di cui le tre di mezzo sono pi 
distinte, mentre le marginali sono 
Atte e sottilissime. La femmina 
lunga fino a mm. 0,25. 

Mano a mano che le tenere 
foglioline del Pero si spiegano, 
presentano delle piccolissime 
galle lenticolari, appena spor- 
genti dalle due pagine fogliari, 
di colore giallognolo e per, seb- 
bene piccole, bene distinte nel 
campo verde tenero della lamina. 

Pi tardi la colorazione di 

questo Erineum diviene rossiccia 

23 E), allora fuoriescono gli Eriofidi. 

spesso, molto largamente inquinate da tale alterazione 

Lo sviluppo di questi Erineum stato 





Fig. 23. A, Eriophyes piri (Pgst.) visto dal ventre, molto 
ingrandito (da Nalepa). 

B Foglia di Pero beue spiegata, con galle numerose e con- 
fluenti, annerite, prodotte dall' E. piri. Grandezza natu- 
rale (da Kirchner). 



e finalmente bruna (fig. 

Le foglie sono cos, 
e la pianta ne soffre non leggermente 
bene studiato e descritto dal Berlese A. N. fino dal 1S92. 

Il Del Guercio riconobbe specialmente l'efficacia di emulsioni saponose di poli- 
sulfuri (non oltre il 5 7 00 , all' 1 7 ) di sapone nell'acqua, oppure di una miscela di 
sapone e zolfo (1 / , 3 / ) sospesa nell'acqua, ripetuta qualche volta dalla apparsa 
delle foglie in poi fino a che gli Erineum sono anneriti, od in altri termini nello 
intervallo compreso fra le due fogliazioni. 

Eriophyes coryligallarum (Targ.j. Gi il Vallot, nel 1836, descriveva un Avarus 
pseudogallarum nelle gemme deformate del Nocciolo, ma il Targioni vi distingueva 
due specie, ad una delle quali assegn il nome sovraiudicato, ascrivendolo ai 
Phytoptus. 

L'acaro fu poi illustrato dal Canestrini e dal Nalepa, il quale, senza ragione 
plausibile, lo ribattezz per Eriophyes avellanae. 



(LI AFFINI DKGI.I INMiril 




Lo scudo dorsale cefalotoracico (fig. 21 G) mostra parecchie strie longitu- 
dinali non molto fitte ed ondulate. La femmina lunga fino a mm. 0,2(1. 

Le ferule e le appendici interne delle gemme del Nocciolo, punte nei tessuti 
epidermoidali da questo Acaro, si ipertrofizzano, mutando spesso di colore, mentre 
inducono nelle gemme infette un ingrossamento che le deforma e ne accresce di 
parecchie volte il volume normale (fig. 24 B). 

La specie talora molto nociva, 
comi n'omettendo seriamente la fo- 
gliazione e la fruttificazione del 
Nocoiuolo. 

Si pu tentare una difesa ricor- 
rendo a qualche irrorazione delle 
miscele gi proposte contro la 
specie precedente. 



Di grandissimo numero di altre specie 
viventi a spese di piante diverse, anche 
fra li- cui ti vate si pn tralasciare di tener 
conto ([iti. mentre chi ne volesse avere 
notizia pu ricorrere, per autori nostrali, 
ai lavori del Massalongo, per quanto ri- 
guarda le "alterazioni del vegetale ed a 
quelli del Canestrini per la conoscenza 
della specie parassita. Non giova farne 
menzione qui perche si tratta in generale 
di forme mai o di rado seriamente nocive. 



Demodicidi. stato ben 
grande il rumore sollevato verso la 
met del decorso secolo da una molto 
singolare scoperta, dovuta ad un 
medico di Berlino, appunto il Simon, 
il quale, nel 1S42. faceva palese al 
mondo scientifico che entro la pelle 
dell'Uomo albergava comunemente 
un Acaro, allo stato di parassita, 
del quale animaletto non ancora si 
erano avveduti i naturalisti ed i 
medici. 

Difatti non poteva esser piccola la meraviglia degli studiosi, dovendo con- 
venire che in un soggetto cosi vessato dagli anatomisti, dai medici, dai chirurgi, a 
tanti anni dalla scoperta del microscopio e delle prime minute indagini micro- 
grafiche, si trovava frequente e numeroso un acaro e di dimensioni non trascu- 
rabili, perch giunge ad un terzo di millimetro. Tuttavia bisognava arrendersi 
alla evidenza. 

Il Simon aveva incontrato abbondante il parassita in pustole di un uomo 
affetto di acne sebacea, le quali erano il prodotto di infiammazione di uno o pi 
bulbi piliferi e nel grasso che racchiudevano, derivato dalle ghiandole sebacee che 
si aprono nei detti follicoli, se ne stava appunto, numeroso, il parassita in discorso. 
Dietro consiglio dell'Erichson, dottissimo entomologo, il Simon consider gli ani- 
maletti per Acari e denomin la specie Acarus tolliculorum. Anche 1' Henle, di 
Zurigo, aveva contemporaneamente trovato il piccolo Acaro nei follicoli pilosi del 





Fig. 24. A, Eriophyes coryliyallarum (Targ. Tozz.) 
visto dal dorso ; molto ingrandito (da Nalepa). 

B, Ramo di Corylus avellana, con semma a diverso 
grado di alterazione (a) e gemme (o, e) non alterate 
dall' Eriophyes. Grandezza naturale (Targ. Tozz). 



36 



CAPITOLO PIUMO 



condotto uditivo esterno dell'uomo, ma era rimasto in dubbio sulla natura dei 
corpicciuoli che aveva sott'occhio (tig. 25). 

Come ben facile immaginare gran numero di osservatori si sono dati su- 
bito, appresa la notizia, alla ricerca del parassita e lo si trov infatti comune 
nella massima parte degli individui, anche non producendo stato patologico di 
sorta alcuna, come il caso di gran lunga pi frequente. 

Ne riuscirono anche nomi dati all'acaro molto numerosi, con una sinonimia complessa. Ad 
esempio Owen (1843) lo chiam Demodex folliculorum, con una etimologia 
del nome generico tuttavia discussa '). Miescer lo denomina Maerogaster 
plalypus; Erasmo Wilson, Enwzoon folliculorum, e di poi Steatozoon ; Ger- 
vais, Simonea folliculorum, nome che gli autori francesi hanno spesso 
adottato. Ne hanno trattato gran numero di naturalisti, che ne stabilirono 
la storia naturale, fra i quali giova citare Erdt, Wald, Wedl, Gruby, 
Leydig, Kuchenmeister, Biirensprug, Valentin, von Siebold, Remak, Me" 
gniu, ecc. 

Soltanto pi tardi si sono scoperte altre forme molto 
simili a quella rilevata nell'Uomo, egualmente viventi nelle 
ghiandole sebacee cutanee e parassite di Mammiferi, specialmente 
fra i domestici. Cos attualmente si riconoscono parecchie 
forme abbastanza distinte. 

Secondo la massima parte degli Autori la specie sarebbe 
unica, cio il D. folliculorum e tutte le altre degli altri animali 
si dovrebbero considerare per semplici variet di quella umana. 

Le differenze specifiche, fra le diverse forme di Demodex, quella cio 
dell'Uomo in confronto delle altre scoperte su animali diversi, risiede 
sopratutto nelle dimensioni e proporzioni. 

Che si tratti di specie distinte sembra tuttavia potersi desumere dal 
fatto che non stato possibile ottenere la trasmissibilit dell'infezione 
dall'uno all'altro ospite. Almeno le esperienze fatte (ad esempio tra il 
cane e l'uomo) e riuscite di esito negativo, per quanto forse meno dimo- 
strative, non sono state contradette, sebbene dell'argomento si sieno 
occupati pi studiosi, come il Gruby fin dal 1845, Neiss ed Haubner, 
Lafosse e Eaillet, Coruevin, Pennetier, Zurn, Saint-Cyr, ecc. 




Fig. 25. L'Acaro 
dei follicoli (Demo- 
dex folliculorum 
O w . ) dell' uomo, 
ingrandito, dal ven- 
tre. 



CARATTERI dei Demodicidi. Rostro corto, trapezoidale, con mandibole (cheliceri) stili- 
tonni, appiattiti, collocati nella regione dorsale del rostro, fra i palpi; mascelle stiliformi, ven- 
trali, corte, comprendenti una tenue linguetta stiliforme. Palpi con articoli (tre) non bene de- 
finiti, all'apice con parecchie spinette, visibili dal lato ventrale, essendo i palpi stessi pie- 
gati all'ingin. Una lamina trasparente, a guisa di epistoma ricopre tutto il rostro ed i palpi al 
dorso. Cefalotorace anteriormente non striato di traverso, ma con sottilissime linee longitudinali, 
di poi con solchi trasversi come l'addome. Quattro paia di zampe, tutte fra loro eguali, conti- 
gue, corte, coniche, divise in ciuque articoli, decrescenti in larghezza, ma quasi eguali fra loro 
in lunghezza; l'ultimo, anulare, reca due unghie robuste. Epimeri costituiti da due liste chitiuose 
lineari, percorrenti tutto lo sterno nella linea mediana e pi o meno fuse fra di loro qua e l 
iu una lista unica. Da questa procedono bracci lineari trasversi, che si intercalano frale zampe. 



') La piti generalmente ammessa fa derivare la parola demodex da 5m^ (= corpo) e -).': 
(= teredine, tarlo). Il Mgnin ritiene iuvece probabile l'etimologia seguente: <J*jpos (= corpo) ; 
Sr.sM (= mordo). Senonch in greco il verbo 5<vw e di mordace si dice Sritnxs, d'onde decticm 
per un Ortottero, pterodectcs, otodectes, ecc., per altri Acari. La etimologia pi probabile , secondo 
la mia opinione, da 3ft; che significa grasso, adipe e Shi (tarlo). 



GLI AFFINI DKQI.I INSKTTI 



37 



Il primo va sopra le zampe del 1. paio, l'ultimo dietro quello del 4. ed pi corto di tutti 
(ti-. 26). 

Addome allungato, striato di traverso, tutto sino all'estremo apicale posteriore. Esso reca la 
apertura sessuale femminile al ventre, immediatamente dietro gli ultimi epimeri, ed in forma 
di fessura longitudinale. Nei maschi detta apertura all'estremo ventrale dell'addome, immedia- 
tamente sopra l'ano. 

Ovipari. Dalle uova (lig. 28 A) sorte una larva esapoda (B), le cui zampe sono rappresen- 
tate da tre paia di tubercoli ed 

anche gli organi boccali sono ( ot 

rudimentali. In seguito ad una 
muta la larva diviene ninfa otto- 
poda, per auche il 4. paio di 
zampe tuttavia in forma di 
tubercolo (C). Avviene una se- 
conda muta e la nuova ninfa 
simile all'adulto, solo manca della 
apertura sessuale, che viene di 
poi in seguito ad un terzo ed 
ultimo esuviamento. 

Demodex folliculorura (Siili.) 
(tig. 25) var. hominis. Fem- 
mina lunga mm. 0,3S; ma- 
schio 0,30 su mm. 0,04 a 
0,05 di larghezza. La lun- 
ghezza del rostro e del 
capotorace presi insieme 
raggiunge circa un terzo di 
quella di tutto il corpo. Le 
uova sono cordiformi o fu- 
siformi, lunghe mm. 0,06 
a 0,08, per millimetri 0,04 
a 0,05 di larghezza. 

Questa la forma vi- 
vente nell'Uomo, che si trova 
pi comunemente nei fol- 
licoli sebacei della faccia, 

specialmente attorno al naso, ma anche in altre parti del corpo. molto facile 
averne visione, basta raschiare con un coltelletto, comprimendo leggermente la 
pelle, attorno al naso ed esaminarne, disponendolo, con una leggiera pressione 
fra due vetri, con una goccia d'acqua o di glicerina, il grasso cos ottenuto. I 
Demodex appaiono come corpi brunastri, allungati, pressoch immobili. 

Il Grubi calcola a circa il 05 / , gli individui che albergano il Demodex. 
A me la percentuale risulterebbe anche pi forte. Nell'Uomo questo Acaro abi- 
tualmente innocuo. 

Demodex folliculorum var. canis (detto anche D. caninus). Scoperto dal 
Topping nel 1843, descritto dal Tulk. Pi piccolo del precedente, la femmina in- 
fatti misura da mm. 0,25 a 0,30 su 0,045 di larghezza ed il maschio da mm. 0,220 
a 0,25. La lunghezza del rostro e capotorace insieme presi alquanto inferiore 
alla met della lunghezza totale. Le uova sono fusiformi, da mm. 0,07 di lun- 
ghezza a mm. 0,09, per 0,025 di larghezza. 

Vive sul Cane e con effetti non di rado molto gravi, determinando la rogna 




Fig. 26. Particolarit dell'Acaro dei follicoli dell'Uomo. A, parte 
anteriore del corpo, dal ventre; B, dal dorso; C, rostro, dal ventre. 

m, maudibole; mx. mascelle ; p, palpi. Fortissimo ingrandimento. 



:;.s 



CAPITOLO PRIMO 



follicolare, alla quale vanno soggetti i Cani, specialmente in vecchiaia. Il soggetto 
si copre di pustole, che cominciano dal capo e si diffondono al rimanente corpo; 
si manifesta una depilazione pi o meno intensa. Il Cane alletto da questa malattia 
tormentato da un prurito insopportabile, perde l'appetito, dimagra e lentamente 
si avvia al marasma ed alla morte. 

difficilissimo il combattere la malattia, che assai raramente (sembra si co- 
nosca un solo caso, citato dal Weiss) guarisce spontaneamente. 

All'esame microscopico si vedono i follicoli dei peli, che sono anormalmente 

dilatati, ripieni di Demo 
dex in tutte le et. Se 
ne sono contati sino a 
duecento per follicolo. 

Demoil e \ folliculorum 
var. bovis (Stiles). In 
Europa non sembra che 
questa forma, vivente sul 
Bue, riesca in alcun modo 
nocivaed poco frequente, 
perch se il Taxon, fin 
dal 1878, aveva trovato 
individui di un Demodex 
nella pelle di una Vacca, 
e Ziirn e Claus avevano 
confermato l'esistenza di 
un Demodex nel Bue, 
pure i casi si sono ri- 
scontrati molto rari e 
sempre senza gravit al- 
cuna. 

Ma non dovunque 
sembra che le cose pro- 
cedano egualmente. In - 
fatti si hanno notizie dal 
Congo di gravi infezioni cutanee, manifestantisi in grossi tumori, dovute alla 
presenza di un Demodex entro le ghiandole sebacee del Bue. 

I campioni che se ne sono avuti mostrano dilatazioni (fig. 27) invero straordi- 
narie delle ghiandole stesse, il cui diametro diventa persino di oltre tre milli- 
metri e sono tutte ripiene stipate da miriadi di Demodex, in tutte le et. Si 
comprende che l'insieme di queste ghiandole, cos distese e rigonfie, si manifesta 
all'esterno con tumori vistosi. La malattia affermata veramente grave e diffusa. 
Questo Demodex sembra affine al D. caprae. Certo differisce da quello del- 
l'Uomo pel rostro pi stretto e per l'addome meno lungo, come pure per la sta- 
tura minore. Infatti esso misura mm. 0,20 a 0,25 di lunghezza per 0,05 di lar- 
ghezza massima. Il rostro ed il torace presi insieme eguagliano quasi la met 
della lunghezza di tutto il corpo. 




Pig. 27. Porzione della pelle (in sezione) di Bue del Congo, inqui- 
nata da Demodex bovis. Si vedono le ghiandole enormemente dila- 
tate e contenenti grandissimo numero di Acari. Molto ingrandita, 
da fotografia. 



Demodex folliculorum var. phylloides. Cos chiamato dal Csokor, che lo 
scoperse nel 1878. Altri autori lo indicano col nome di D. follculi var. 
sus, perch vive sul Maiale. Lungo al massimo mm. 0,21 a 0,2<! ; largo da mm. 0,000 
a 0,006. Rostro molto grande. Lunghezza del rostro e del capotorace presi in- 
sieme eguale a quella dell'addome, che termina molto acuto (fig. 28). 



GLI AFFINI DKIil.I INSKTTI 



39 



La forma differisce dagli affini per la notevole larghezza e per l'addome po- 
steriormente molto acuto, cos che l'animale ha il contorno di una foglia d'Alloro. 
Sul Porco determina una affezione ulcero-pustolosa. Si manifesta per tumori cu- 
tanei, varianti di grossezza da quella di un grano di miglio a quella di una no- 
cella, diffusi specialmente sul grugno, sul collo, parte inferiore del petto, ventre 
e sui fianchi. 1 tumori aumentano di volume e si trasformano finalmente in grossi 
ascessi. 




Fig. 28. Demodes phylloidcs Csokor, del Maiale. 

A, uovo; 3, prima larva: C, ninfa nella spoglia pre- 
cedente ; D, adulto dal dorso ; molto ingranditi (da 
Csokor). 



Meno importanti praticamente e pi rari sono il l). follicnl. var. caprae, per la prima volta 
osservato dal Niederhoeusem sulla Capra, dove determina delle pustole di grossezza variabile, nella 
regione delle costole e dei fianchi; il D. follicnl. 
var. 01I8 riscontrato sulla Pecora ; il D. follicnl. 
var. coti del Gatto; ed altre forme trovate su 
alni Mammiferi, come si gi detto. 

SARCOPTIDI PSORICI O DERMI- 
COLI. Si tratta di due famiglie (Sar- 
coptidi, Epidermoptidi) secondo la clas- 
sificazione da me proposta in altra occa- 
sione. 

Le due famiglie differiscono fra loro 
perch nella prima non si nota sensibile 
dimorfismo sessuale nella forma del corpo, 
mentre negli Epidermoptidi il dimorfismo 
spiccatissimo e si accosta a quello cos 
notevole degli Analgesidi. Nell'una e 

nell'altra famiglia si trovano specie determinanti affezioni cutauee sui Mammiferi 
ed Uccelli, ma pi gravi sono certamente quelle prodotte dalle specie della prima 
famiglia. 

Sarcoptidi psorici. I Sarcoptidi psorici sono parassiti di Vertebrati a 
sangue caldo e sui Mammiferi danno origine alla Rogna (sarcoptica), di solito 
anche pi grave che non negli Uccelli. La pelle dell'ospite profondamente e 
gravemente intaccata. Anche l'Uomo vittima di una particolare specie. I carat- 
teri della famiglia sono i seguenti: 

Corpo rotondato o leggermente ovale. Cute molle, non rinforzata al dorso da scudi duri, 
rostro con mandibole terminate da cbela, palpi brevi di tre articoli. Nel solo genere Cytodites 
l'insieme degli organi boccali forma un tubulo cilindrico, aperto all'apice. Zampe del 1. e 2. 
paio sempre fornite di organi adesivi, le altre fornite di detti organi o terminate da lunga se- 
tola. Gli organi in discorso sono ventose con lungo peduncolo e con un tenuissimo uncinetto nella 
membrana, sorgenti dall'apice del tarso, dal quale sporge assai spesso un'unghia breve e robusta. 

Mancano i dischi copulatori nel maschio, eccetto che in due specie di Cnemidocoples e 
quelli genitali in ambedue i sessi. Talora i sessi sono diversi nella statura e nella armatura 
delle zampe del 3. e 4. paio, non per nella forma del corpo. Ovipari, ovovivipari o vivipari. 

Ecco l'elenco dei generi pertinenti a questa famiglia e finora noti: Cylodtes (Mgnin, 1870); 
Laminosioptea (Mgnin, 1880); Nototdrus (Railliet et Lucet, 1893); Sarcoptes (Latreille, 1806): Cne- 
midocoptes (Fiirstemberg, 1870). 

Gen. Sarcoptes Latreille. Il tipo del genere l'Acaro della scabbia del- 
l'Uomo. Gli autori propendono a considerare per semplici variet di un'unica specie, 
che sarebbe rappresentata tipicamente dal parassita dell'Uomo, tutte le altre forme, 
molto simili, del resto, che si incontrano su gran numero di altri Mammiferi, 
con effetti analoghi a quelli che l'Acaro induce nell'Uomo. 



40 cai-itolo rumo 



Se si tratti di specie diverso o ili semplici variet di una specie sola <> tuttavia dubliio ed 
i- questa una questione che non pu tanto facilmente ossero risoluta, iilnuMio col solo esame dei 
caratteri morfologici esterni e tenuto conto delle abitudini. 

11 erto si i' intanto che il precipuo carattere differenziale e soltanto il diverso ospite. Il Mc- 

guin vuole ammettere che anche nelle dimensioni Ira le singole torme si possono trovare buone 
differenze spcoilichc, ma ci, se e valevole per taluna t'orma, (die, molto piocola o molto grande 
iu confronto delle altre se ne pu distinguere agevolmente, non vale per por la maggior parte, 
('osi ad es., a me. no credo ad altri, e riesoito possibile distinguere luorfologioamente il Saroopte 
dell' tomo da lincilo del Cane, eppure e noto che questo ultimo, che nel Cane determina tuia 
affezione cosi ribelle alle cure. sull'Uomo invece non attecchisce all'atto o solo momentanea- 
mente. 

Ad Ogni modo il Mgnin ritiene che la grandezza della specie sia in rapporto collo spessore 

dilla cute dell'ospite e perci i Paoli i deruii albergherebbero le -speoi e pi voluminose; verrebbero 
in seguito Carnivori, poi i Ruminanti, quindi i Roditori, ecc. 

I.a scala decrescente per le dimensioni, secondo il Mgnin stesso, sarebbe (per le specie piil 
comuni) la seguente: tuie, equi, htj>, oaprae, cornei, orti, hydrochoei'i, hominis. 

Secondo le misure date da altri per non con tanta precisione correrebbero le cose ed intanto, 
certamente, il Maiale oltre al Sarcoptes sui che e ben grande (la femmina raggiungo un massimo 
di min. ",50), alberga anche un Sniropten parrnlus, la cui femmina non supera e forse non rag- 
giunge i min. 0,30, cio o la piti piocola forma conosciuta. 

Il contagio fra animali di specie diverse, pur ciascuno per suo conto soggetto 
ad essere attaccato da suo speciale Saroopte, non riescito nuora, in linea gene- 
rale, sempre con effetto e perci si pu ammettere che le diverse forine sieno 
realmente specie diverse, per quanto morfologicamente simili od eguali. 

Tutti i Sareoptes presentano i seguenti caratteri, per cui il genere al quale 
spettano si differenzia dagli affini : 

Corpo rotondeggiante in ambedue i sessi. Felle del dorso (tig. 29 C) stirata di traverso 
fuorch nella parte di mezzo del dorso stesso ove coperta di rilievi conici, alti, acuti e brevi 
spine robuste rivolte all'indietro. Di queste spine tre iu ciascun lato si trovano nella regione 
scapolare, cio poco pi su della linea mediana trasversa del corpo, sui fianchi e sono dette 
dal Canestrini spine srapolari; altre sette poi si trovano, egualmente in ciascun lato, nella met 
posteriore del dorso e sono dette dallo stesso Autore spiiic iliache. Manca ogni traccia (anche al 
dorso) di solco toraoo-addominale. Maschio (tig. _'! />'), di quasi meta pi piccolo della femmina, 
ooll' organo copulatore fra le zampe del I." paio, protetto all'innanzi da un ceroine ohitnoso 
a ferro di cavallo, detto epiandrio. Le quattro zampe posteriori nella femmina e solo quelle del 
ter/o paio nel maschio terminate da lunga setola, senza ambulacro; le altre con ventosa por- ' 
tata da iiu lungo peduncolo. Apertura anale anche nel maschio situata al ventre, verso l'estremo 
posteriore. 

Sarcoptes scabiei (l>e Geer) (rtg. 29). Dal Canestrini, che seguiremo nel ripor- 
tare le dimensioni delle varie specie di Sarcoptes; a questo IS. scabiei sono asse- 
gnate le dimensioni seguenti: Maschio lungo nini. 0.20 a 0,24; largo min. 0,15 a 
0,20. Femmina lunga mm. 0,30 a 0,45; larga nini. O.L'5 a 0.35. 

Questo l'Acaro che produce la scabbia pi comune nell'Uomo e da individuo 
ad individuo e assai facilmente trasmissibile, ma non dall'Uomo ad altri animali, 
come il Delafond e il Bourgnignon hanno dimostrato. 

Sion e d'ora certamente la sooperta ilell'Aoaro determinante la malattia (die i Greci chiama- 
vano Twoz ed i Latini Scabes, parole ambedue che si richiamano a verbi corrispondenti al no- 
stro .trattari, eerto iu causa del precipuo fenomeno pi saliente dell'affezione, (lucilo di prurito 
insopportabile, che sembra determinato dalla secrezione salivare dei pioooli animaletti. Questi. 
con tale eccitante, richiamano india pan.- offesa gli umori dell'ospite, dei quali si nutrono. 



(LI AFFINI DKcil.I INSETTI 



41 





Fig. 29. Acaro della Rogna, Sarcoptes scabiei (L.) dell' Uomo, fortemente ingrandito. 
A, femmina dal ventre; B, maschio dal ventre; C, femmina dal dorso (da Robin). 



A. Bkbi.ese, Oli Insetti, II. . 



42 CAPITOLO PRIMO 



Gi Avenzoar, nel deciinosecondo secolo (1072-1161) accenna ad una speciale malattia cau- 
sata da un piccolissimo animale. Oriuntur egli dice aliqui in corpore sub cuti exterius 
pediculi parvunculi qui cum excoriatur cutis, exeunt auimalia viva tain parvuncula quod vis 
possint videri . Pi tardi vari autori fanno cenno, pi o meno distintamente, dell'Acaro della 
scabbia, come causa della malattia o come suo sintomo. Cos, ad es., Ingrassias, Ioubert, Gabu- 
cinus, ecc. 

Aldovraudi, nel 1596, avverte che il Pedicello o Sciro, sta fra la pelle e l'epidermide ; iufetta 
sopratutto i piedi e le mani, scavando gallerie sinuose e formando vescicole non suppuranti. Se 
queste si rompono ne sortono animali cosi piccoli cbe per vederli occorrono eccellenti occhi ed 
una viva luce. 

Ambroise Pare (1664) dice: Les cirons sont petits animaux cachs dans le cuir, dans lequel 
ils se tralneut, rampent et le rongent petit petit, excitant une fascheuse demangeaison et gra- 
telle... Ces cirons doivent se tirer avec espingles et aiguilles . Mout'et (1634) indica il punto 
preciso dove debbousi cercare gli Acari della scabbia nell'Uomo, cio non nelle pustole stesse, 
ma accanto. Hantpmanu (1657) d un non troppo buon diseguo dell'Acaro, che figurato meglio 
pi tardi (1682) dal Muller. Ne tratta auche il Haffeurefter nel 1657. 

Ma al Redi che spetta veramente il merito di aver attribuito all'Acaro o Pellicello la 
vera ed unica causa della rogna, negando, anche per questo piccolo animale, la generazione 
spontanea. Pegli antichi, la causa della malattia nel sangue del soggetto tenendo essi 
(antichi^ per fermo, che il male della rogna nascesse dall'abbondanza dell'umor melaucolico 
lussureggiante nel sangue, si sa la gran farragine di medicamenti interni che davano per bocca 
ai poveri rognosi, prima di veuire al proprio rimedio della rogna, cio a dire alle unzioni . 
E dopo aver descritto l'acaro ed i suoi efletti nella pelle umana conclude: da tutto ci si 
raccoglie che la rogna un male, che non dipende da vizio alcuno interno degli umori, u dal 
sangue, ma che l'unica cagione di essa sono i pelliccili. Che per a volerla ben medicare, e 
levarla presto da dosso a quegli, che l'hanno, l'unico e vero rimedio si quello di ammazzare 
i pelliccili... ed i tanti medicamenti interni, che dai medici sono dati ai rognosi per bocca, non 
servono assolutamente a nulla e non son buoni propriamente altro che a far ingrassare lo 
speziale . 

Iu questa lettera, in data 15 gennaio 1710, al sig. Diacinto Cestoni, e ad Antonio Vallis- 
nieri, il Redi si confessa autore dell'articolo precedente, nel quale illustr con buone ligure 
l'acaro della scabbia, ne scoperse e figur le uova, e tutto indic egregiamente. L'articolo pub- 
blicato sotto il pseudonimo di Giovancosimo Bonomo datato da Livorno, 18 luglio 1687, ed 
intitolato Osservazioni intorno ai pellicelli del corpo umano . Ci valga per quegli scrittori 
che, non conoscendo il vero Autore celato sotto il detto pseudonimo, attribuiscono ad un perso- 
naggio immaginario le belle osservazioni che spettano al Redi. 

Ma dopo queste cosi precise notizie intorno all'Acaro della scabbia, anche come agente 
della malattia, singolare il vedere come nel secolo XVIII, si inizia una confusione ed una 
serie di dubitazioni, per le quali tutta la questione, ormai ben chiara, subisce una marcia re- 
trograda. 

Linneo (1734) uon distingue l'Acaro della scabbia da quello del formaggio od Acaro dome- 
stico, di cui non sarebbe che una variet; Nylander (1757), allievo di Linneo, mette in dubbio 
che la causa della malattia sia appuuto l'Acaro. Segue una polemica vivace in seno ai patologi 
su questo proposito. Per alcuni, tra i quali si possono citare l'Avelin, Sauvages, Casal, De Ger, 
Wichmann, Walz, Gohier, Saint Didier, ecc., la scabbia una conseguenza del parassitismo del- 
l'acaro; per altri, che dimenticando le pi vecchie scoperte e sopratutto l' affermazione del 
Mouffet cercavano, Beuza trovarlo, l'Acaro nelle stesse pustule (come erroneamente aveva inse- 
gnato il Pinel), la malattia dipendeva da assorbimento cutaneo, per parte dell'ospite, delle 
sostanze escretive dell'acaro. 

Gale, nel 1812, pubblic una assai interessante memoria sull'argomento e non solo diede buone 
figure dell'animaletto, ma, con esperienze opportune, inoculando a s ed ai propri figli la ma- 
lattia, semplicemente col mettere sulle mani il Sarcopte, dimostr la natura parassitaria della 
scabbia. 

Ma l'incredulit riebbe il sopravvento, sino al punto che il Raspail dichiar non avere il 
Gals rappresentato nelle sue figure altro che l'Acaro del formaggio ! 

Si era ormai accettato per cosa sicura e ben ferma che non esisteva un acaro speciale de- 



GLI AI'KIXI [>K(iLI INSETTI 43 



terminante la rogna, allorch il 13 agosto 1834 Francesco Renucci, di nazione Corso e studente 
medicina a Parigi, sentendo, nell'ospitale di Saint-Louis, alla lozione doll'Alihert negare l'esi- 
tenza dall'Acaro, propose di mostrarlo, seduta stante, ricorrendo al mezzo veduto praticare dallo 
'emminette del suo paese, che tolgono dal l'ondo della galleria il Sarcopte merco uno apillo. L'A- 
caro venne cosi subito alla luce, con grande meraviglia dei presenti. Vi furono tuttavia degli 
increduli, senonch, qualche giorno dopo, cio il 20 agosto, nelle sale del dott. Emery, che 
aveva raccolto alla dimostrazione un gran numero di osservatori, tra i quali Alibert, Lugol, 
Miqitel, Nicod, Voisenet, ecc.. il dott. Albin Gras estraeva dalla cute di rognosi parecchi acari, 
che furono osservati al microscopio e lo stesso Raspali dovette riconoscere pertinenti alla 
specie indicata dal De Geer, cio all' ^4 canta scaiiei o Sarcoptes scdbiei degli entomologi pre- 
cedenti. 

Alla fine si convenne non solo nella esistenza di questo parassita, ma ancora della giustezza 
delle osservazioni dei vecchissimi medici ed entomologi. 

I lavori pi recenti, cio posteriori alla dimostrazione del Renucci, si riferiscono sopratutto 
alla morfologia del Sarcopte ed al trattamento curativo della malattia, in base alle cognizioni 
di storia naturale. Tra i pi importanti lavori meritano di essere citati quelli del Renucci stesso 
(1835), Albin Gras (1834), Aub (1836); Raspail, Eichstadt, Lanqnetin, Robin, ecc., e per la 
rogna degli animali gli scritti di Gurlt ed Hertwig (1844) ; Gerlach (1857); Fiirstemberg (1861); 
Robin (1869): Delafond e Bourguiguon (1862) e pi recenti e con particolare menzione si deb- 
bono ricordare i lavori del Mgnin, pi volte citato. 

Il primo sintomo della scabbia manifestato da un forte ed insopportabile 
prurito, pi comunemente sulle mani, o sui piedi, fra le dita e pi forte durante 
la notte che non di giorno. Appaiono, nel punto offeso, delle piccole vescicole o 
pustole, la cui base formata da una porzione del derma leggermente tumefatta 
e la cui sommit acuminata presenta spesso una tinta bruniccia, dipendente dalla 
sottigliezza dell'epidermide coprente la pustola che lascia trasparire l'interno di 
questa. La pustola ripiena di una sierosit e ne procede un cuniculo (sillon dei 
francesi) cio una stretta galleria, spesso tortuosa, variabilmente lunga, sempre 
per pochi millimetri, in fondo alla quale, in un punto che si pu riconoscere 
anche all'esterno per un ^piccolissimo sollevamento dell'epidermide e talora per una 
assai piccola macchiolina puntiforme, brunastra, se ne sta l'Acaro e si pu di 
quivi toglierlo merc uno spillo acuto, rompendo la pellicola che lo ricopre. 

Nel cunicolo, oltre alla femmina, se ne stanno le uova e forme giovanili. 
L'Acaro pu correre abbastanza velocemente sulla pelle della vittima e passando 
dall'uno all'altro ospite determina la contagiosit della malattia. 

Sarcoptes scabiel crustosae Fiirst. Il Canestrini col Fiirstemberg ed il Railliet ammettono 
uno speciale Sarcoptes determinante sull'Uomo la scabbia cos detta norvegiea. A giudicare 
dal maschio la specie sarebbe pi piccola della precedente. Nella femmina le squame dorsali sono 
ottuse e non lasciano sul dorso spazi vuoti come nel S. scdbiei . Inoltre le spine iliache sono 
lunghe, puntute e leggermente curve, anzich brevi, ottuse e dritte come nella specie precedente. 
Nel maschio le branche laterali dell' epiandrio si fondono bene cogli epimeri posteriori, ci che 
non si vede nell'Acaro della scabbia comune. Le dimensioni (dal Canestrini) sono le seguenti: 
femmina lunga mm. 0,41; larga 0,34. Maschio lungo min. 0,17; largo 0,15. 

II Mgnin ha trovato questa forma sul Lupo, determinante una speciale rogna e Railliet af- 
ferma di aver trovato una forma molto affine su un Cane affetto da rogna crostosa. 

Con effetti analoghi ai gi citati, cio con produzione di rogna sarcoptica su 
diversi Mammiferi, si conoscono altre specie o variet che sieno di Sarcoptes, tra 
le quali, quelle che aggrediscono gli animali domestici e ben note ai veterinari 
sono le seguenti, per le quali tutte pu valere, quanto ai caratteri morfologici, 
la figura sovraesposta della forma vivente sull'Uomo (fig. 29). 



44 CAPITOLO PRIMO 



Sarcoptes canis (Gerlack). Molto simile al 8. scabiei, anche nelle dimensioni. 
Non attecchisce sull'Uomo se non del tutto transitoriamente; non attecchisce affatto 
su altri animali. 

Sarcoptes equi (Gerlach). Alquanto pi grande del 8. scabiei, cio: Fem- 
mina lunga nini. 0,45 a 0,50; larga 0,31 a 0,37, Maschio lungo mm. 0,22 a 
0,28; largo 0,15 a 0,20. La presenza dell'Acaro sul Cavallo determina piccole 
zone depilate arrotondate, in varie parti del corpo dell'ospite. Questa la rogna 
pi grave del Cavallo, assai pi delle altre dipendenti da Psoroptes e Chorioptes, 
che conosceremo tra breve. 

La scabbia del Cavallo si trasmette facilmente all'Asino, al Malo ed anche 
all'Uomo, ma in quest'ultimo non dura a lungo. 

Sarcoptes suis (Gerlach). Pi rotondeggiante delle altre specie. Spine 
iliache lunghe, sottili, appuntite. Nel maschio le branche dell'epiandrio sono sal- 
date agli epimeri posteriori. Femmina lunga mm. 0,35 a 0,50 ; larga 0,29 a 0,39. 
Maschio lungo mm. 0,25 a 0,35, largo 0,19 a 0,30. 

La rogna del Maiale trasmissibile anche all'Uomo. 

Sarcoptes parvulus (Canestr). Specie istituita da Canestrini per una forma trovata dal Guzzoni 
nel 1877, nel condotto uditivo esterno del Maiale. Il Mgnin ne fa un cenno senza denominare 
la specie che sarebbe la pi piccola del genere. Femmina lunga mm. 0,288 ; larga 0,216. Ma- 
schio lungo mm. 0,168; largo 0,128. 

Sarcoptes caprae (Frst.). Femmina lunga mm. 0,345; larga 0,342. Maschio 
lungo mm. 0.243 ; largo 0,188. Sulla Capra, trasmissibile alla Pecora ed 
al Cavallo. Il Perroncito afferma che si trasmette ed alligna anche sull'Uomo, 
colla stessa intensit come pel S. scabiei. 

Sarcoptes ovis (Mgn.). Femmina lunga mm. 0,314; larga 0,300. Maschio 
lungo mm. 0,220; largo 0,100. 

Non frequente. Il Mgnin afferma che si pu trasmettere alla Capra, al Cane 
ed anche all'Uomo. Intorno alla trasmissione a quest'ultimo per il Railliet fa 
qualche riserva. 

Sarcoptes dromedarii (Gerv.). Le dimensioni date dal Canestrini si riferi- 
scono ad una femmina immatura. Secondo gli esemplari che possiedo io le di 
mensioni stesse sarebbero presso a poco conformi a quelle che ne d il Mgnin, 
cio: Femmina lunga mm. 0,44; larga 0,33. Maschio lungo mm. 0,28; largo 0,24. 
La specie vive sul Dromedario, Cammello, Lama, nonch sulla Giraffa, Antilope 
bubaus. molto comune e molto nociva nei nostri possedimenti d'Africa (Etiopia), 
specialmente perch diffusa sul Lama. 

Sarcoptes praecox (Can.). Descritto primamente dal Neumann sotto il nome 
di 8. cunieuli. La scabbia assai contagiosa da Coniglio a Coniglio, ma non 
si trasmette ad altri animali n all'Uomo. Le dimensioni sono presso a poco quelle 
del <S'. scabiei. 

Notoedrus cati (Hering.). Il genere Notoedrus, istituito dal Railliet nel 1893, 
comprende tre specie; la indicata che vive sul Gatto; una seconda (N. cunieuli, 
(lerlach) vivente sul Coniglio, che produce una scabbia pochissimo contagiosa 
anche da Coniglio a Coniglio, e non trasmissibile al Cane, al Gatto, ai Topi; 






GLI AFFINI DEGLI INSETTI 



45 



un terzo poi vivente sui Topi domestici e campagnuoli, Arvicole ecc., sui quali 
produce una scabbia benigna, alle orecchie ed altrove. 

I Xotoedrus si distinguono dai Sarcoptes, coi quali convengono in tutti gli 






Fig. 30. Notoedrus cati (Hering) molto iugrandito. 
A, D, femmina (prona e supina); B t C, maschio (stipino e prono) (da Boriose), 



altri caratteri morfologici, solo perch l'apertura anale , anche nel maschio, col- 
locata decisamente al dorso. 

Il N. cati (fig. 30) ha le seguenti dimensioni: Femmina lunga mui. 0.215 
a 0,230; larga mm. 0,165 a 0,175. Maschio lungo mm. 0,145 a 0,150; largo 0.120 
a 0,125. Quello del Coniglio ha dimensioni corrispondenti ed in tutto molto 
simile al presente; quello dei Topi alquanto maggiore ed anche un poco diverbi >. 



46 



CAPITOLO PRIMO 



La scabbia che produce il F. cati sul Gatto assai grave, pressoch incu- 
rabile e conduce alla morte dell'ospite, come io ho veduto pi volte. Il parassita 
invade la testa e determina larghe croste, resistenti, su tutta la superficie del capo. 

Le specie seguenti spettano a tre generi, che sono particolari esclusivamente 
degli Uccelli. 

Cnemidocoptes mutans (Robin). Il genere Cnemidocoptes si distingue dai due 
precedenti perch nel maschio e nelle forme giovani di ambedue i sessi tutte 
le zampe sono terminate da ventosa peduncolata e nella femmina adulta invece 
tali ventose mancano su tutte le zampe, le quali sono terminate con una robusta 




Kig. 31. Due Cnemidocoptes delle Galline, molto ingranditi. 
A, 0. gallmat Kob., femmina dal dorso; B, O. mutans Rob. femm. supina; O, 0. muta. maschio supino (da Boriose). 



unghia tarsale, Il dorso non presenta spine o tubercoli, ma sul capotorace un 
robusto scudo chitinoso rettangolare. L'ano terminale. Mancano i dischi copu- 
latori del maschio in una specie, ma si trovano nel Cri. columbae e nel Cri. gallinae. 
Il corpo delle femmine talora pi largo che lungo, sempre rotondeggiante. 

Nel Cnemidocoptes mutans (Robin) (fig. 31 B, C) il corpo delle femmine pres- 
soch discoidale, terminato da due sole setole lunghe; nel maschio appena pi 
stretto, leggermente bilobo. Mancano in questo sesso, per questa specie, i dischi 
copulatori. Femmina lunga min. 0,45; maschio lungo mm. 0,21. 

Questo Acaro attacca le Galline ed anche altri Uccelli allevati assieme al- 
l'ospite preferito. Si trovato anche sui Passeracei. In tutti i casi vive sulle 
zampe, sulle quali determina incrostazioni talora vistose. ovoviviparo. Si me- 
dicano facilmente i soggetti affetti togliendo tutte le croste e lavando con sostanze 
insetticide. 

La specie nota da molto tempo e spesso confusa colla seguente. Ha ricevuto nomi diversi, 
ad es. Sarcopte* mutans (Robin, Reynal et Lanquetin, Mgnin, Perroncito, Railliet, ecc.); Bar- 
copta anaoanthei (Delafond et Bourguignon); Cnemidocoptes viviparus (Fiirstemberg); Dermatoryktes 
fossor (Ehlers). Col nome intestato illustrato da Canestrini, Berlese ed altri. 



GLI AFFINI DEGLI INSETTI 



47 



Coemidocoptes gallinae (Railliet). La femmina pi larga che lunga, eoa 
otto setole mediocri nell'estremo posteriore del corpo. Il maschio, molto pi 
piccolo, ha forma pentagonale, ristretto di dietro e porta due ventose copulatrici 
(dischi al ventre). Femmina lunga fino a mm. 0,40; maschio nini. 0,22 (fig. 31 A). 

La specie vive sulle Galline, sul loro corpo, determinando la caduta parziale 
o totale delle piume. Si trasmette facilmente da un Pollo all'altro. Somiglia molto 
al seguente, dal quale per distinto per una statura maggiore e per qualche 
altro carattere. 

Cnemidocoptes columbae (Railliet). La femmina, pressoch tanto larga che 
lunga porta due lunghissime setole all'estremo posteriore del corpo, oltre a 






Fi. 32. Cnemidocoptes columbae Raill. dei Colombi, molto ingrandito. 
A, B femina prona e supina ; P, maschio supino (da Berlase). 



quattro piccolissime; lunga mm. 0,30. Il maschio ha le ventose copulatrici ed 
lungo mm. 0,17 (fig. 32). 

Vive sui Colombi, alla base delle piume, che si rompono a livello della pelle, 
producendo cos delle zone del tutto denudate di penne. Il Railliet lo chiam 
primamente Sarcoptes laevis var. columbae. 

Laminosloptes cystlcola (Vizioli) (fig. 33). E la sola specie del genere finora nota. I sessi si 
somigliano. Le ventose peduncolate delle due prime paia di zampe sono caduche. Vivono questi 
Acari entro la pelle delle Galline, determinando speciali, piccole escrescenze; sono poco molesti. 

Cytodites nudus (Vizioli). Sola specie del genere finora nota. L'insieme dei 
pezzi boccali forma un tubulo corto. Corpo ovale, nudo, simile in ambedue i sessi. 
Tutte le zampe terminate da ventosa con breve peduncolo, glabre. Ovoviviparo. 
Ambedue i sessi lunghi circa mezzo millimetro. Vive nelle vie aeree dei Gallinacei. 
Talora, sebbene di rado, si moltiplica al punto da determinare una grave irri- 
tazione con fenomeni asfittici (fig. 34). 

Anche questa specie ha ricevuto uomi diversi, come Cytodites glaber e Cytoleichus sarcoptoides 
(Mguin); Sarcoptes gerachi (Rivolta); Sarcoptes nudit (Vizioli), ecc. 



48 



CAPITOLO PRIMO 



Epidermoptidi (Sarcoptidi dermicoli). La seconda famiglia dei Sarcoptidi 
abbraccia specie viventi parassiticamente su Mammiferi od Uccelli e di cui talune 

determinano, sui primi, affezioni, in qualche caso abba 
stanza gravi, sebbene non cos come per la specie della 
famiglia precedente si veduto accadere. 

Ricorderemo perci qui le forme pi gravemente 
parassite degli animali domestici. 

I caratteri del gruppo sono qui infrascritti: 

Corpo nelle femmine rotondo od ovale, nei maschi il pi spesso 
diversamente foggiato, sopratutto nell'estremo posteriore dell'ad- 
dome, che quivi pu essere bilobo, fornito di appendici foliiformi, 
ecc. Pelle del dorso rinforzata da almeno uno scudo sul capotorace. 
Rostro pi grande che nella famiglia precedente, ma egualmente 
armato. 

Esistono i dischi copulatori nel maschio; mancano i dischi ge- 
nitali in ambo i sessi. 

I generi di questa famiglia finora noti sono i seguenti: 
Caparinia (Canestrini, 1894); Psoroptes (Gervais, 1841); Psoralaes 
(Trouessart, 1896), Hicrolichns (Trouess. et Neumaun, 1887) ; Hetero- 
psonis (id.); Paehilichus (Canestrini, 1894); Rivoltano (id.); Epder- 
moptes (Rivolta, 1876); Dermation (Trouess. et Neum., 1888). 

Fra gli Epidermoptidi le specie che meritano di 
cysiicoia (Vizioi), dai ventre essere ricordate, come determinanti affezioni, talora ab- 
moito ingrandito (dai Me- bastanza gravi? agli aniluali domes tici, sono le seguenti : 




Fig. 33. Lamnosioptes 



Otodectes cynotis (Hering). Il genere istituito con buon fon- 
damento dal Canestrini. bene distinto dai Psoroptes e Chorioptes per l'armatura delle zampe 
nei due sessi. 

Infatti negli Otodectes il maschio ha ventose ambulacrali su tutte le zampe e la femmina solo 
sulle quattro anteriori; le altre sono terminate da setole. La 
specie ha le seguenti dimensioni: femmina lunga mm.' 0,530; 
maschio 0,400. 

Vive nel padiglione dell'orecchio e nel condotto uditivo 
esterno del Cane e del Gatto, dove si nutre del cerume. Non 
produce alterazioni cutanee, ma eccita un prurito cos vivo 
che le vittime hanno veri accessi di frenesia e si feriscono, 
grattando violentemente, le orecchie. Gli autori ne trattano, al 
solito usando nomi vari, come Sarcoptes cynotis (Hering) ; 
Chorioptes ecaudatus (Mgnin); Symbiotes ecaudatus (Perroncito); 
Chorioptes auricularum (Railliet). ecc. 

Psoroptes equi (Ger.) e Ps. bovis (Ger.). Non 
ho trovato differenze morfologiche e piccolissime di 
statura fra le due specie, perci ne tratto insieme. 
Il genere, oltre ai caratteri della famiglia ricordati 
pi su, si distingue dagli affini, ad es: dal gen. 
Chorioptes, perch la femmina porta ambulacri a 

ventosa su tutti i piedi, all'infuori di quelli del terzo paio, che sono, invece, ter- 
minati de setole Le ventose hanno un lungo peduncolo diviso in pi articoli. Il 
maschio molto diverso dalla femmina ed ha l'addome posteriormente bilobo; 
ciascun lobo reca tre setole lunghissime, eguali fra loro e pi lunghe di tutto 




Fig. 34. Cytodites nudus (Vizioli); 
maschio supino, ingrandito (da 
Mgniu). 



GLI AFFINI DEGLI lNM'.rn 



49 



l'animale: sempre in questo sesso il 1." paio (li zampe brevissimo, appena 
lungo (pianto met di quelle del 3. paio. 11 P. bovi* ba le seguenti dimensioni: 
femmina lunga min. 0,62 : maschio lungo tuui. 0,55. Quanto al /'. equi esso sembra 
alquanto maggiore. Le misure da me raccolte souo: femmina lunga mm. 0,G0 a 
0.70. larga mm. 0,40 a 0.50: maschio lungo nini. 0.50 a 0,58; largo min. 0.30 a 0,39. 
11 Psoroptes ri/ni vive sul Cavallo, sull'Asino e Mulo, n attecchisce su altri 
animali, come Buoi, Pecore. Maiali. Cani, Gatti, u sull'Uomo. Esso causa della 
scabbia cosi detta psoroptiea. che per meno grave di quella sarcoptica, perch il 
Psoroptes non scava cunicoli nella pelle, come fauno i ISarcoptes, ma punge dal- 





Fig. 35. Psoroptes hovis (Ger.) molto ingranditi. 
.1. muschio; B, femmina, supini (da Beilesr). 



l'esterno, provoca la formazione di una piccola pustola, che poi si rompe ed il 
contenuto stravasato secca, dando origine ad una crosta. Siccome gli Acari vivono 
tutti insieme, cos le croste si fondono in una massa unica, che si estende gra- 
datamente e regolarmente sulla superficie del corpo. Le parti preferite e prime 
attaccate sono quelle coperte di crini, come la sommit del collo, sotto la cri- 
niera o la base della coda, ma ancora il garrese; poi si estende altrove. La diagnosi 
ne facilissima perch sotto le croste si trovano ammucchiati in gran numero 
gli Acari in tutte le et. 

La specie e stata illustrata da tempo. La malattia primamente segnalata dal Lonting, 
verso la met del secolo decimonono; la prima figura dell'Acaro e data da Goliier e Saint Didier 
nel 1813; di poi da Bosc nel 1816; da Raspail nel 1833; Hertwig ed Hering nel 1835; Gervais 
nel 1841: Dujanlin nel 1843; Gerlach nel 1857, ecc. Al solito l'Acaro ebbe nomi diversi; ed es., 
Dermatodeotes equi (Gerlach) ; Dermatokoptes communi (Piirsteiub.); Psoroptes longirostris var. eqni 
(Mgniu : Psoroptes communio var. equi (Railliet, ecc.). 

Il l'soroptes bovis (tg. 35) ha costumi analoghi ed esso pure preferisce (nel 
Bue) la parte superiore del collo, il garrese e sopratutto la base della coda. 

B. Bi BLESE, Oli Infetti, li. 7. 



50 



CAPITOLO PHIMO 



Psoroptes ovis ((Ieri.). Differisce lai precedenti sopratutto perch il 
maschio reca cinque setole su ciascuno dei coni addominali posteriori, delle quali 
due, molto lunghe, per quanto meno del corpo dell'Acaro, sono fra di loro eguali 
ed altre tre sono cortissime. La statura maggiore, cio: femmina lunga mm. 0,75; 
maschio mm. 0,60. 

Vive sulla Pecora, sta sulle parti coperte di lana, come sulla groppa, dorso, 
reni e collo, provocando depilazioni pi meno estese. Aggredisce anche la 
( 'apra. 



Psoroptes cunlculi, Mgli, 
sul Coniglio. 



Molto affine al precedente, al quale somiglia morfologicamente. Vive 





Fig. 36. Chorioptes equi (Hering) supini, 
maschio: ]-!, fumraina, ingranditi (da Berlese). 



Chorioptes equi (Hering) e C. bovis (Ger.). Il genere stato istituito dal 
(lervais. Si distingue dal precedente perch nella femmina si trovano ventose ani- 
bulacrali solo agli arti del primo e secondo paio ; gli altri sono terminati da 
setole (fig. 36). 

Dagli Otodectes poi differisce perch il maschio ha l'addome posteriormente 
bilobo. Le tino specie del genere qui indicato non differenziano morfologicamente 
tra loro, neppure per la statura ; sembrano per diverse, essendo riesciti vani i 
tentativi del Gerlach e d'altri di comunicare al Bue la scabbia corioptica con 
Acari tolti dal Cavallo. Il maschio ha l'addome terminato da due brevi coni, 
ciascuno dei quali reca internamente due lunghe setole semplici e due lunghe 
appendici a forma di foglia lanceolata, molto allungata, trasparenti. Femmina lunga 
mm. 0,38; maschio min. 0.31 a 0,30. Determina la scabbia del piede, perch 
quest'Acaro, a differenza del Psoroptes, attacca le estremit, per non entro la 
pelle ma all'esterno, in ci affatto come si comportano i Psoroptes. Nel Bue invece 
attaccata di preferenza la base della coda, di dove il male si estende, poco a 



i;u affini ni'un.i ixsktti 



51 



poco, sulla groppa, sui reni e sul dorso. La scabbia corioptica o simbiotica, come 
detta, <. del resto, assai benigna. Sembra che la forma del Cavallo o sue va- 
riet si sia trovata anche sulla Capra (Vii. caprai', Del. et Bonrg.), sulla Pecora 
(Ch. ovis, Ziirn) e sul Coniglio (Ch. ouniculi, Zirn), con et'etti poco gravi. 

appunto il Ch. vini, rumi' il ]iii cornane, ha ricevuto numi diversi, cio Sarcoptes equi (He- 
rinr); Symbiotes (<//' (Gerlach, ecc.); ChoropU tpathiferus (Mguin); Chorioptes fymbiotes di vari 
autori. 

La forma del Bue stata anche chiamata Dermatophagw bovili da Fustemberg. 

(ili Epidermoptini avicoli formano veramente un passaggio agli Analgesini, 





Fig. 37. Kpidermoples bilobalus (ltivolta) ingrandito. 
A, maschio supino; S, femmina prona (da Berlese). 



dai quali differiscono, pi che morfologicamente, pel genere di vita, inquantoch 
essi sono, come stato avvertito, veramente dermicoli anzich plumicoli. Qualche 
specie per abbastanza incomoda all'ospite, come appunto pu essere detto della 



Epidermoptes bilobatus (Itiv.) produce una particolare scabbia sui Polli, pun- 
gendone la pelle e provocando iperemie e tutnefazioncelle. Questa scabbia 
epidermoptica stata bene descritta dal Rivolta (1876) e dal Capanni (ISSO). La 
malattia non senza conseguenze. Infatti dopo il rossore e le piccole tumefazioni 
anzidette sopravvengono minute pustule, come effetto della puntura dell'Acaro. 
Gli animali affetti diventano magri, a poco a poco perdono l'appetito; la cresta 
ed i bargigli si fanno pallidi, tinche poi muoiono marasmatici. 

La malattia contagiosa ed interi pollai ne possono essere infetti. Tutte le 
parti coperte di piume possono essere attaccate. 

L' Epidermoptes bilobatus lungo min. 0.27 (fig. 37). 



52 



CAPITOLO PHIMO 



Altre specie di generi vari riscontransi su Uccelli diversi, ma non il caso 
di tenerne conto qui. 

Sarcoptidi pilicoli o GLiHicOLi (Listrofordi). Nella famiglia dei LUtroforid si annoverano 

Acari molto singolari, viventi sui piccoli mammiferi (Roditori, Chirotteri), una specie auche sugli 
Uccelli, senza evidente molestia o danno dell'ospite. Essi hanno gli arti di talune paia, oppure 






Fig. 38. Tre Sarcoptidi gliricoli o Listrofordi, 

.1, maschio prono del Listrophorus gibbus Pag. del Coniglio : B, LabiAocarpns megalonyx Trt. di un Pipistrello nostrale 
(Rhynolophu fernimequimim), sn un pelo dell'ospite; C, Myocnptet tenax Mieli, dei Topi campagnnoh ed Arvicole, 
su un pelo dell'ospite. Ingranditi (da Berlese). 



il rostro conformati in modo da poter abbracciare fortemente i peli dell'animale sn cui vivono 
(fig. 38). 

I maschi sono diversi dalla femmina, specialmente per la particolare armatura dell'estremo 
addome, talora molto accidentata. Con queste forme sempre mescolato qualche Acaro loro 
predatore, come, del reato, si trova anche sugli Uccelli ai dauni degli Epidermoptidi ed Anal- 
gesidi. 

Questi predatori appartengono alla famiglia dei Cheiletidi, fra i Prostigiiiati e sono ricono- 
scibili per l'enorme sviluppo dei palpi terminati da unghia robusta e lunga, in modo che l'un 
palpo, opponendosi all'altro, forma una pinza o chela molto efficace 'fig. 45). La CheyeUella 
heteropalpa (Mgn.) (fig. 17) e qualche altra specie affine forma, sulla pelle degli Uccelli, dei pie- 



GLI AFFINI DEGLI INSETTI 



53 



eoli nidi coperti ili ti 1 sericei, sotto cui si trovano questi Ai-ari in tutte le t'orine, colle uova 
ecc. K facile riscontrare dei Passeracei, specialmente, sui quali, denudati delle penne, si vedono 
delle minute chiazze bianco sericee, non pi ampie di uno o due millimetri ili diametro, che 
sono appunto i nidi in discorso. 

SaRCOPTIDI AVICOLI OD A.NAI.GESIDI. Nella grande famiglia di Analgesidi, nella quale si 
annoverano tante specie singolari per la forma del corpo, sopratutto nei maschi, giacch in questo 




Fig. 39. Acuro dei Gallinacei domestici ; Ategniuia ctillatis (R. et M.) supina. 
A, maschio; B, femmina; ingranditi (da Berlese). 



gruppo il dimorfismo sessuale spiccatissimo, uou si incontrano specie che meritino partico- 
lare menzione per effetti piatici degni di nota. 

Per quello che riguarda le diversit fra maschio e femmina, dir che nei maschi ordinaria- 
mente l'addome, nella sua regione posteriore, molto variamente accidentato ed ornato di ap- 
pendici varie. Anche qualche paio di zampe, ad es., il 3. in Analges, Pteronyssus, Megninia, ecc., 
pu essere assai pi sviluppato di tutti gli altri. Invece nella femmina il corpo generalmente 
ovale e rotondato di dietro e le zampe fra loro di eguale grossezza. Le femmine di tutti i ge- 
neri si somigliano molto fra loro. Tutti questi Acari sono, come ai gi avvertito, pressoch 
innocui per l'ospite. Tra quelli che occorrono sugli Uccelli domestici, converr ricordare la Megni- 
nia cubitali8 (Mgn.) (fig. 39), molto comune specialmente sui Fagiani, ma anche sugli altri Gal- 
linacei; la Freyana unatina (Koch) di varie specie di Anatre; la F. anserina, Trouess. et Mgn., 
delle Oche; il Bdellorynchus polgmorphus Trouess. di Anatre diverse; il Falciger rostratus (Buchh.) 
dei Colombi, ecc. Sono tutti Acari molto piccoli, i quali non raggiungono od a mala pena il mil- 
limetro di lunghezza e tale statura massima appartiene solo a poche specie (tg. 16). 

Chi voglia averne idea guardi contro la luce le penne remiganti di qualche uccello, ad es., 
Rondini, Rondoni, Corvi, Allodole, Fringuelli, ecc. Vedr fra le barbe dei minutissimi punti 



54 



CAPITOLI) PRIMO 




opachi immobili, ordinati sulle barbe stesse e piti vicini al caule. Li tolga delicatamente con 
uno spillo e riconoscer trattarsi di Acari, in tale caso probabilmente dei generi Pterolichus, Pte- 
rocolus, Proctophyllodes, ecc. Trover mescolati maschi e femmine e giovani di tutte le et. 

I pi strani Acari di questo gruppo, avuto riguardo all'enorme sviluppo del terzo paio di 
zampe nel maschio, sono gli Analges. La specie pi anticamente nota e citata con meraviglia 
dei naturalisti, appunto pegli enormi piedi del maschio VA, passerinus L>. G. di molti passeracei, 
specialmente del gen. Fringilla ed affini. Questi vivono sulle penne del capo. Si veda a fig. 16 C, 
come conformato il maschio di una specie comune sulle Sylvia nostrali. 

Altre forme non meno paradossali per l'ornamentazione e conformazione dell'addome nei 

maschi sono indicate nella stessa 
figura 16. 

Quanto alle femmine, ripeto, 
esse sono molto semplici e simili 
fra loro, ma assai diverse dai ri- 
spettivi maschi (vedi fig. 39, B). 

SARCOPTID1 1NSETTICOLI 

o Canestrinidi. Si pos- 
sono richiamare presso a poco 
agli Epidermoptidi come loro 
affini talune specie di Sarcop- 
tidi, le quali si trovano su 
diversi Coleotteri e stanno 
sulla pelle dell'ospite, sempre 
sull'adulto, probabilmente nu- 
trendosi de' suoi umori trasu- 
dati, senza per recargli danno 
sensibile. Sono Acari che ri- 
cordano gli Analgesidi e gli 
Epidermoptidi. sopratutto pel dimorfismo sessuale generalmente molto spiccato, 
almeno nei gen. Canestrinia e Ganestriniella. Se ne pu aver idea ricercandone la 
specie pi comune che la Canestrinia blaptis (Canestrini e Berlese) (fig. 40) 
vivente in colonie sul petto delle Blaps. Mettendo sul portaoggetti quanto con un 
ago si pu togliere dal prosterno di tali Insetti, allorch vi si vede una macchia 
biancastra rappresentante appunto la colonia degli Acari, appaiono tutti gli stati 
della specie in discorso. Altre forme congeneri vivono sotto le elitre di Coleotteri 
vari nostrali e forestieri. 

Tra le specie nostrali si possono ricordare le seguenti, oltre la C. blaptis citata: C. provriisti 
Berlese sul (Procmstes coriaceus); C. dorcicola Beri., sul (Dorcus parallelopipedus) ; C. rotnnda 
Beri, sul (Pentodon panciata); C. cerambici Cauestr. sul {Cerambyx litro*); C. giardi Trouess. (su 
Chrysomela : C. carabicola Beri, (su Carabo); C. procera Beri, (su Procerus). 

Tra le esotiche ricorderemo C. microdisca, Beri.; C. sjievtanda, Beri.; C. nepalensi, Beri.; 
(su Dorai ili Giava); C. remigali* Beri, (su Morica planata dell'Africa); C. negleeta Beri, e C. 
tramiUria Beri, (su Saaraboeu centanni dell'Africa); C. manicata Beri, (sulla Doryphora tessellata 
dell'Africa) nonch una Megacaneetrinia (M. mucronati Frag.; su "E Carabide d'Africa. 

Il genere Canetriniella Berlese, differisce dal precedente perch i maschi sono sprovvisti di 
ambulacri a ventosa nel 3. e 4. paio di zampe. Duo belle specie esotiche si conoscono, viventi 
sulle Batocera delle Indie, Giava, ecc., cio: C. togata Beri. (fig. 11) e C. amplexan Beri. 

Il genere Coleopterophagus Beri, differisce dai precedenti perch manca il dimorfismo sessuale 
ed il maschio non ha neppure i dischi copulatoli. 

La specie nostrale e il C. megninii Beri., che qualche volta si trova sotto le elitre della Ce- 
tonia metallica. Qualche altra specie esotica nota, vivente su Lamellicorni. 

Finalmente diremo che col gen. Coleoglyphns Beri., comprendente due o tre specie esotiche 



Fig. 40. Canestrinia blaptis C. et B. maschio prono, molto 
ingrandito (da Berlese). 



GLI AKKIN'I DEGLI INSETTI 



grandi, viventi su Lamellicorni specialmente, i Canestrinidi passano nei Tiroglifldi, perch in 
realt il genere pu rientrare bene in quest'ultima famiglia. Si comprende cosi che i Canestri- 





A B 

Pig. 41 Caneslriniella logala Beri, parassita di Cerambicidi (Baloeera) ilelle Indie. 
A, maschio; II. femmina, proni, ingraniiti. 



nidi, torme ormai multo differenziate, derivano dai Tiroglifldi liberi, adattati alla vita semipa- 
rassitaria su Coleotteri. 

Il pi aberrante fra i Sarcoptidi iusetticoli e certo non appartenente alla famiglia Canestri- 
nidi il Linocoptes cocoinellae Seop. (fig. 42), che 
si riscontra non di rado sulla Lina pupilli, sotto 
le elitre. Esso e veramente un Acaro strano, da 
non sapersi a quale famiglia ascrivere, se non 
sta vicino agli His'iostoma, che sono Tiroglifldi 
liberi, del tutto singolari per struttura speciale. 
Questo il quadro dei Sarcoptidi viventi in 
tutte le et loro sugli Insetti. 

Sarcoptidi liberi o detriticoli 
(Tiioglifidi). Pi particolare men- 
zione meritano gli Acari di questo 
gruppo, tanto pi clie vi si trova com- 
presa quella forma, la quale Ita dato il 
nome a tutto l'ordine e di cui parla Ari- 
stotele. 

Aristotele, adunque, scrive che anche 
nella cera si generano animaletti, ma 
cos piccoli che appena si possono vedere 
e perci sono detti x'.xpzot. 

Veramente per se la cera scevra 
da altre sostanze che sono negli alveari, 
non appetita dagli Acari domestici, ma 

credibile che quella tale cera, che si faceva allora e tuttavia si fa, greggia, 
potesse benissimo nutrire delle colonie di Acari domestici. 

Certamente nei nidi di altri Apidei, come Xyocopa, Chalichodoma, Megachile, ecc. 




Fig. 42. Linocoptes coccinellae (Scop.) maschio, 
prono, molto ingrandito (da Berlese). 



56 



CAPITOLO 1MMMO 



a spese della sostanza ivi accumulata a nutrimento delle larve, albergano Acari 
speciali, come vedremo, le cui forme migranti si trovano appunto sugli Insetti 
adulti delle specie indicate. Ma nelle case, chi voglia trovare qualcuno degli 
Acari domestici di questo gruppo, li cercher nei detriti del formaggio, special- 





Fig. 43. 



Un Histiostoma: A, femmina veduta dui dorso; B, maschio supino molto ingrandito 
(da Berlese). 



mente se conservato da tempo o se va in polvere per carie (flg. 48; ; nella farina o 
prodotti alimentari a base di farina, che in luogo non troppo asciutto sieno rimasti 

per gran tempo e cos sulle carni, sulle frutta, sui 
funghi secchi, ecc. Quivi si incontrano tre o quattro 
specie di Acari domestici, fra i (piali i pi comuni 
sono i Tyroglyphus siro (L.) e T. longior (Gervais) 
biancastri, lucidi, ovali, irti di peli lunghi quanto 
e pi del corpo e senza differenze pi cospicue fra 
i due sessi. Comune anche VAleurobius farinae 
(D. G.) od Acaro della farina propriamente detto, 
ovale allungato, bianco, colle zampe rosee. Il ma- 
schio pi piccolo della femmina e molto diverso, 
perch le sue zampe del 1. paio sono molto pi 
grosse delle altre ed armate di un robusto sprone 
conico nel loro primo articolo, alla faccia inferiore. 
Particolarmente sulle frutta secche ed abban- 
donate a s da tempo vive in numerose colonie il 
Carpoglyphus passularum (Fumouze et Robin), che 
si conosce perch non ha che quattro lunghi peli 
all'estremo posteriore del corpo, sebbene nel resto somigli ai Tyroglyphus. 

Probabilmente l'owa/Js&J di Aristotele uno dei quattro succitati (flg. 46 I), G, 
A, B, E). 

Ma nella polvere delle case, cio in ambiente alquanto pi asciutto e rara- 
mente in colonie, si incontra VAcarus domesticus degli autori, che poi il Gly- 
cyphagus domesticus (1). G.), come si chiama correttamente oggid (tg. 46 F.) 




Fig. 44. Un Tiroglifide dei detriti 
di fieno ; Glycyfthagus canestrinii 
Arni, molto ingrandito, prono (da 
Berlese). 



GLI AFE INI HKGI.I IN-1 I I I 



57 



Olyeyphagus significa mangiatore di cose dolci, ma l'Acaro si addatta a tutto, 
a detriti di ogni sostanza organica. Esso corre velocemente, non , cio, cosi pigro 
come quelli delle specie succitate, che sono pingui, obesi e si muovono malvolen- 
tieri. 11 Olycyphagus domesticus e le sue forme vicine, che vivono nei detriti di 
fieno, sono molto agili e veloci. Alla lente appaiono irti di lunghissimi peli, pi 
lunghi anche dell'animale e sono di colore bianco. Si distinguono dai Tyroglyphus 
perch hanno le zampe coll'ultimo articolo sottilissimo e terminato da una pic- 
colissima borsetta sferica, 
anzich da un'unghia ro- 
busta, come in tutti gli 
altri domestici gi citati. 

Questi sono i prin- 
cipali Acari del gruppo 
dei Sarcoptidi, che si tro- 
vano sulle sostanze ali- 
mentari (fig. 46) ma essi 
sono cacciati attivamente 
da altri Acari predatori, 
ad es. del gruppo dei 
Gamasidi {Laelaps margi- 
natila; L. casalis, ecc.) e 
pi frequentemente, anzi 
sempre . d a particolari 
Cheyletus, dei quali si 
gi descritta la poderosa 
armatura boccale. 

Nelle case i Vheyletus 
pi comuni sono il Ch. 
eruditus (Schrank), che ha 
ricevuto tale specioso no- 
me perch non raro 

nella polvere delle biblioteche, dove vive predando attivamente gli Acari tiro- 
glitidi che rodono i vecchi volumi (fig. 45 A) ed il Ch. doctus del Berlese, che 
somiglia molto al precedente. Questi sono bianchi ed hanno le zampe anteriori 
brevi. Si trova inoltre il bellissimo Cheyletus renustissimus (Koch), di colore 
giallo ranciato e colle zampe anteriori lunghissime. Questo per pi comune 
nei detriti di fieno. 

Anche questi predatori, allorch vogliono migrare, si attaccano a qualche 
insetto domestico e si fanno cos portare altrove. Questi piccoli difensori di quanto 
noi procuriamo di conservare per nostro nutrimento o per altro, non impediscono 
per l'attivit malefica degli Acari che, lasciati fare, presto compiono la loro opera 
rovinosa. 

I collezionisti di Insetti sanno benissimo, ad es., che le loro raccolte sono 
minacciate seriamente da una specie di carie, che manda i loro preziosi esemplari 
tutti in polvere. Anche in questo caso si tratta di un Acaro speciale, la Monie- 
zitlht entomophaga (Laboulb.) pi piccola del Tyroph. siro, alla quale potrebbe 
essere somigliata se non avesse peli sul corpo molto pi corti. 

Questo Acaro, nelle collezioni entomologiche, compie o prepara l'opera distrut- 
trice degli Anthrenus. qualora manchino le debite precauzioni di conservazione. 

Xei detriti e nella polvere che si trova sotto il fieno e le altre erbe secche, 
conservate, alberga una fauna acarologica speciale, con parecchi Olycyphagus, alcuni 

A. Bekt.fse. Gii Inselli, II. 8. 




Fig. 45. Due Cheiletidi ad enormi palpi. 

A, Cheyletus er-uditus (Scbr.) delle case; B, Cheyletus vorax Oudem., maschio, 
dal dorso, ingranditi (da Berlese e da Oudemans). 



58 CAPITOLO PRIMO 



dei quali bellissimi, sebbene molto piccoli, perch hanno il corpo coperto di lunghi 
ed eleganti peli a ino' di piuma (fig. 44) come i Oh/c. plumifer Koch, Glyc. canestrinii 
Arm., od a guisa di foglia lanceolata {G. palmifer Founi. et. Rob.). Anche nei 
nidi di piccoli Mammiferi, sotterra (Talpa, Topi campagnoli, Arvicole, Sorex, ecc.) 
dove sono accumulate foglie secche, sostanze escrementizie, ecc. albergano colonie 
di speciali Sarcoptidi, che somigliano ai domestici ricordati e di cui le forme 
migranti si trovano fra il pelo dei mammiferi abitatori del nido. 

In generale tutti questi Acari, con molti affini, che vivono nelle sostanze 
organiche putrescenti, ad es. quelli del genere Histiostoma (fig. 43), che albergano 
in colonie numerosissime nelle sostanze animali o vegetali che si decompongono; 
oppure i Tyrogl. mycophagus, Mgn.; T. krameri, Beri.; Rhyzoglyphus ech inopus, 
Claparde, che si trovano particolarmente sui funghi, patate o radici guaste in 
genere, entro terra o fuori di terra, danno origine a forme ipopiali, cio migranti, 
con reste particolare da viaggio e tutti questi Hypopus, come sono detti, od anche 
Trichotarsus, Homopus, ecc. si trovano, talora in gran numero, su parecchie 
specie di animali, ma particolarmente sugli Insetti. 

questo un capitolo curioso di storia naturale, che merita realmente una pi 
ampia illustrazione. 

Gi si detta la ragione di esistenza di queste speciali forme migranti, che 
spettano alla famiglia dei Sarcoptidi esclusivamente. 

Ora, il confronto di alcune figure, cio delle specie rappresentate a fig. 46 
nelle loro forme sedentarie colle corrispondenti indicate a fig. 47, che sono le 
migranti od ipopiali, fa vedere di quanto mutata la veste nell'un caso in con- 
fronto dell'altro. 

Si gi avvertito che Vhypopus si forma dentro una ninfa e di poi, mutan- 
dosi, d origine ad altra ninfa, che finisce poi per divenire adulto. 

UHypopus, come detta tale forma, pu assumere caratteri diversi, pei quali 
i pi vecchi entomologi (che non conoscevano cos fatte curiose trasformazioni, 
la cui scoperta dovuta al Mgnin) avevano creato diversi generi distinti, come 
ad, es. Tricodactylus, nome che fu poi mutato in Trichotarsus, per un inquilino 
molto comune della Xylocopa violacea; homopus, per certe forme che si incon- 
trano specialmente sui Mammiferi, Anoetus per altri, ecc. 

Le differenze consistono sopratutto nella armatura delle zampe e nel numero 
e configurazione delle ventose di adesione, che si trovano al ventre, presso l'estremo 
posteriore del corpo. Questi viaggiatori, infatti, hanno un sistema di ventose, che 
appaiono nella detta regione ventrale, in forma di dischi a zone concentriche, di 
varia grandezza e diverso numero. Con tali ventose circolari essi aderiscono tena- 
cemente alla cute liscia dell'animale che li porta, generalmente un Insetto od un 
Miriapodo. 

Le forme che si trovano sui Mammiferi servono a diffondere le specie alle 
quali appartengono e che vivono nei nidi e cubicoli dei Mammiferi stessi. Questi 
Acari, in tali casi, recano non gi ventose, ma il corpo loro, nella parte anteriore cos 
conformato da abbracciare strettamente un pelo dell'ospite, porta cio dei rilievi 
rotondeggianti, con cute striata di traverso, tra i quali, esattamente come fra le 
due branche di una morsa, pu essere stretto il pelo del mammifero ospite (fig. 47 ('). 

Le forme ipopiali pi comuni e pi degne di nota, che si possono incontrare 
sugli Insetti, sono le segnenti : 

Il Trichotarsus xylocopae (Duf.;, che si trova in gran numero in ciascun lato 
del torace, sotto le ali della Xylocopa violacea, l'Ape taglialegno a tutti ben nota. 
Ha unghie poderose alle tre paia di zampe anteriori e l'ultimo paio termina con 
lunga setola (fig. 47 A). 






GLI AFFINI DKGLI INSETTI 



59 




Pig. 46. I priucipali Sarcoptidi domestici nostrali (torme sedentarie). 

.1. maschio : B, femmina deWAleurobius farinae (D. G.) supini, egualmente ingranditi ; C, Tyroglyphus longor Kob. 
D, T. siro iLinn.) proni; E, Carpoglyphxis passvlarum (Hering) maschio supino; F, Olycyphagus domeeHctu (D. G.) 
prono. Molto ingranditi (da Berlese) 



60 



CAPITOLO l'RIMO 




L'adulto vive in gran numero nei nidi della Xylocopa stessa. Molte altre 
specie congeneri si trovano su altre Xylocopa esotiche e gli adulti nei loro nidi. 

L'Hypopus spini- 
tarsus (llerm.). si 
incontra sugli adulti 
di vari Lainellicorni, 
specialmente copro- 
fagi, sotto le elitre. 
L'adulto il Ttjro- 
glyphus mycophagus 
del Mgnin. che 
il pi grosso tiro- 
glifide nostrale e 
vive di funghi, pa- 
tate putrescenti, ecc. 
Un Hypopus si- 
mile al precedente si 
rinviene su Coleot- 
teri che vivono 
entro terra allo stato 
larvale e gli Iusetti 
in discorso lo por- 
tano con s da dentro 
terra. Appartiene al 
Rhyzoglyph us echino- 
pus, che conoscere- 
mo meglio perch 
molto attivo di- 
struttore delle ra- 
di ci , bu Ibi , ecc. morti 
e che imputridi- 
scono sotto la su- 
perfcie del suolo. 

L' Hypopus Tcra- 
meri (Beri.), di color 
rosso mattone, si 
trova spesso in cos 
gran numero ad- 
dosso alle Formiche 
da ricoprire tutto il 
capo ed il torace, 
con molestia dell'in- 
setto, che tenta in- 
vano di liberarsene 
coll'aiuto delle zam- 
pe anteriori. Questo 
hypopus d origine 

al Tyroglyphus krameri illustrato dal Berlese e vivente negli stessi ambienti del 

precedente. 

L'Hypopus mnscarum (Liun.), che corrisponde WAearus muscarum degli antichi 

autori, si pu vedere talora alla base dell'addome, al dorso, sulla Cyrtoneura sta- 





Fig. 47. 



C D 

Principali Hypopus (forme migranti) di Sarcoptidi detriticoli. 



A, del Trichotarsus xylocopae (Dut'.l : B, AeW Aleurobius farina? (D. G.) : 0, &M' Homo- 
pus talpae (K) ; D, di un Bistiostoma. Tutti supini, molto ingranditi (da Berlese). 



GLI AFFINI DKGI.l IXM-: I I 1 



61 



bulini*, mosca ohe esce dui 
letamai e che si incontra 
nelle case. Questo hypopus 
ha le zampe dell'ulti ino 
paio terminate <1 a una 
lunghissima setola ed 
citato anche dai natura 
listi pi vecchi. Spetta 
alVHistiostoma muscarum 
descritto dal Berlese. 

L' Hypopus julorum 
(Koch) occorre su gran 
numero di Insetti, che 
frequentane le concimaie 
ed altre sostanze putre- 
scenti ed ancora si rin- 
viene su Miriapodi, su 
altri Acari, ecc., si pu 
dire su qualunque Ar- 
tropode terrestre, che gli 
venga a portata. Spetta 
a specie del genere Hi- 
stiostoma, che, come si 
detto, vivono in colonie 
sterminate nelle decompo- 
sizioni (fig 47 D). 




Fig. 48. Come apparisce al microscopio la polvere di formaggio 
cariato. Si tratta di colonie del Tyrofflt/phiis longior Gerv. ; uova 
giovani e adulti. 



lutine VHomopus tal- 
pae (Kraiu.) (fig. 47 6'), 
che si incontra su piccoli 
Mammiferi viventi sot- 
terra, ecc. 

La forma i p o p i a 1 e 
delV Aleurobius farinae si 
pu trovare su Insetti ed 
altri Artropodi domestici 
(fig. 47 B). 

Anche i Qlycypluujus 
danno origine a partico- 
lari hypopus. 

Khizoglyphus echinopus 
(Rob.). Eecentemente 
stata richiamata 1' at- 
tenzione degli entomologi 
agrari su un Tirogliride 
sotterraneo, il Rhizogly- 
plius echinopus (Kob.), che 
da tempo si sapeva vi- 
vente sotterra, sulle so- 
stanze vegetali in decom- 
posizione e che da poco si accusato di concorrere colla Fillossera alla distruzione 
delle radici di Vite (fig. 49). 




Fig, 49. Maschi di Rhvsoglyphus echinopus (Rob.), supini 
A, omeomorto : li, eteromorfo ida Berlese). 



62 



CAPITOLO PRIMO 



Il RMzoglyphus in discorso, come tutte le specie congeneri, ha infatti abi- 
tudini di vita sotterranea e si incontra in gran numero, come % si avvertito, su 
radici, tuberi, bulbi, funghi, ecc. che marciscono sotterra o sopra terra. 

degno di nota pei suoi maschi polimorfi. Esistono cos due maniere di 
maschi. Gli uni (omeomorfi) non troppo dissimili dalle femmine, colle zampe tutte 
fra loro di eguale sviluppo e terminate da robusta unghia, con traccia di ventosa 
membranacea alla base; altri (eteromorfi) hanno il terzo paio di zampe pi volu- 
minoso delle altre e terminato solo da assai grossa unghia senza ventosa (fig. 49) 









Fig. 50. I pi comuni Criptostigmati nostrali (A, B, C, E planticoli ; D, F musuicoli). 

A, Nothrui bicarinatits, K. ; B. Oribatula plantivaga. Beri. ; C, Neoh'odes Iheleproctu? (Herm.) ; D, Pkthracarus lentulux 
(Koch) aperto; E. Sphaerozetee orbicularis, (Kochl : F, Hoploderm carinoti (Kocli). 

Tutti molto ingranditi. Le figg. D, F sono vedute di lato ; le altre prone (da Berlese). 

Per quello che riguarda il danno alle Viti per, da ritenersi che esso sia 
molto limitato, se non nullo, per parte dell'Acaro. Certo esso distrugge i tubercoli 
radicali prodotti dalla Fillossera e pu essere anche che, trovandosi a rodere, 
intacchi ancora del tessuto vivo, ma il regime di vita veramente necrofilo, cio 
a spese di tessuti morti e senza l'opera della Fillossera, che prepara le prime alte- 
razioni e la conseguente decomposizione dei caratteristici tubercoli, l'Acaro non 
sarebbe affatto nocivo. 

Questi sono gli Acari del gruppo degli xVstigmati, che meritano speciale 
menzione pei loro rapporti cogli Insetti, cogli animali domestici, colle piante col- 
tivate, i prodotti agrari e coll'Uomo stesso direttamente. 



Criptostigmati. 

Nel sottordine dei Criptostigmati stanno tutte forme libere, nessuna parassita 
d'altri animali e nessuna in alcun modo seriamente nociva. 



GLI AFFINI DEGLI INSETTI 



63 



Qualche volta si iucoutra sugli alberi e particolarmente sulle conifere, io estate, qualche 
specie molto abbondante. Cito ad es.: tra le piti ovvie, il Peloribates humeral (Kooh), di cui le 
forme giovani si trovano d'inverno annidate nelle screpolature della scorza dell'Olivo e d'altre 
piante, il Nthru bioarnatus Kocb ; il Neoliodes Iheleprovtue (Herut.) e qualche altro (fig. 50). 

singolare che sugli agrumi stata segnalata, in Sicilia, una Orbatula plantivaga Beri, e 
nella Nuova Zelanda ed in Australia una specie affine, la 0. caudata (Mich.). 

Trovansi sulle dette piante in granile numero di esemplari, ma apparentemente senza mo- 
lestia del vegetale. 

Eterostigmati. 

Il sottordine degli Eterostigmati comprende, invece, talune specie che meri 
tano di essere ricordate, perch veri parassiti degli Insetti ed altre nocive alle 
piante od ai prodotti agrari. 





Fig. 51. Un Dispurpes (D. claviger Paoli). 
A, femmina ingrandita; B, maschio (del D. bombi Mich.) molto ingrandito; supini (da Paoli). 

Le forme libere degli Eterostigmati appartengono a vari generi, ad es. : Disparipes (tg. 51), 
ed affini (di cui qualche volta si incontrano specie migranti sugli Insetti, ad es. : il D. bombi, 
che ricorre sui Bombus ma anche su formiche), e le cui femmine sono molto singolari per una 
enorme espansione anteriore del capotorace, ricoprente tutti gli organi; Pugmephoius, con qualche 
specie insetticola e Tarsonemus. Tra questi ultimi alcune specie sono da considerarsi come nocive 
ai cereali, ad es. : il T. oryzae Targ. 

Le specie della famiglia pi degne di considerazione appartengono ai generi 
Tarsopolipus, Podapolipus, Pediculoides e sono parassiti di Insetti, ma ancora, una 
specie appartenente all'ultimo dei tre generi indicati seriamente pericolosa anche 
per l'Uomo, sebbene la sua attivit sia soltanto momentanea, a danno delle 
persone che vengono incidentalmente a contatto coli' Acaro in discorso. 



I Tarsopolipus (genere istituito recentemente dal Berlese) rappresentano forme intermedie fra 
i Tarsonemus liberi ed i Podapolipus molto degenerati dal parassitismo. Infatti nei Tarsopolipus, 
nei quali gli effetti riduttivi del parassitismo sono meno inoltrati, le femmine conservano ancora 



tu 



CAPITOLO PRIMO 



una forimi del corpo ricordante i Tarsonemm, ma hanno perduto le zampe del 4. paio. Nei Po- 
dapolipus le femmine adulte hanno pi o meno ridotte tutte le paia di zampe ed il corpo a 
forma di borsa ed assai grande per contenere ima enorme massa di uova. Quanto ai masclii, sia 
detto una volta per sempre, elle essi sono presso a poco dello stesso aspetto in tutti i generi 
della famiglia e sono molto diversi dalle femmine, ne sui maschi stessi ha influito in alcun 
modo il parassitismo, dovendo essi muoversi sopratutto per la ricerca della femmina (fig. 51, B). 
Nei Podapolpits qualche specie realmente degna di nota perch aggredisce animali nocivi. 
Gi il Berlese ha descritto un P. grami, che vive sul Pachytilut migratoriu, il famigerato Acridio 
migratorio, e ne occupa in colonie numerose le ali, ma non vi molto frequente. 

Nel 1906 il Prof. Lahille descriveva un Acaro, che riconosceva molto molesto alla terrihile 

Langusta dell'America del Sud, cio 
l'Acridide noto sotto il nome di Schi- 
stocerca paraeusis Burn. L'Autore rico- 
nosceva molto giustamente trattarsi di 
un Podapolipus ed anzi di una specie 
nuova, elle benignamente mi volle de- 
dicata, chiamandola Podapolipus berlesei 
(fig. 52). 

Questa specie apparisce diversa 
dalle altre precedentemente conosciute 
sopratutto per la conformazione della 
femmina adulta, che ha il corpo coperto 
di squame trasverse, un solo paio di 
brevi zampe (anteriori) sotto il rostro, 
al ventre e due processi, uno per lato, 
conici, carnosi comprendenti fra loro 
il rostro. lunga fino a nini. 1,10 e 
larga min. 0,80. Le ninfe ed i maschi, 
pur avendo l'aspetto e la grandezza 
consueta nelle specie del genere, mo- 
strano pure qualche differenza in con- 
fronto delle altre gi note. 

Il Lahille riscontr una percentuale 
molto forte di Langosta parassitizzate 
ed in localit varie della Repubblica 
Argentina, cio una percentuale fino a 
78 / . Egli riconobbe che gli Insetti 
cos aggrediti e nei quali si trovano 
abbondanti colonie del parassita sulla pelle del collo tra il capo cio ed il protorace (fig. 52, A), 
si mostrano seriamente malati e poco attivi e che converrebbe quindi tentare una pi ampia 
diffusione dell'Acaro ai danni della Lnngosta, che costituisce, per quelle regioni del Sud America, 
il pii grave flagello dell'agricoltura. 




Fig. 52. Podapolipus berlrsei Lahille, parassita della Lan- 
gosta del Sud-America. 

A, capo e collo dell' Aeridide, ingranditi per mostrare in a le fem- 
mine adulte degli Acari ; B, la femmina adulta ormai apoda, in- 
grandita : 0, la ninfa molto pi fortemente ingrandita (da Lahille). 



Ma assai pi efficaci ai danni di molte specie di Insetti sono gli Acari Ete- 
rostigmati, che rientrano nel genere Pediculoides e ci perch questi veramente 
conducono a morte la vittima e si sviluppano in cos gran numero da distrug- 
gere completamente enormi quantit di Insetti durante il loro stato larvale. 

Il Pediculoides ventricosus (Newp.) gi menzionato si pu incontrare dove si 
trovano minute larve di Insetti diversi e gli Entomologi conoscevano da tempo 
la specie perch non di rado si sviluppava a danno dei loro allevamenti, come 
gi ebbero a lamentare il Newport ed il Lichtestein, il quale fu costretto ad ab 
bandonare le colture ili Imenotteri, che seguiva a scopo di studio, perch i Pe- 
diculoides distruggevano in breve tempo tutte le larve (fig. 53). 

Ma il fatto pel (piale molto pi si messo in vista questo Acaro si riferisce 
alle sue aggressioni all'Uomo, allorch si trovato in fortuito contatto con nu- 
merosi individui del Pediculoides. 



AFFINI DEGLI INSKTTI 



65 



La larve di Calandra granaria, delle diverse Tignole del grano e d'altri In- 
setti viventi nei granai, sono spessissimo decimate dal Pediculoides, che si svi- 
luppa in enorme quantit e, succhiando le larve stesse, presto le conduce a morte. 
Cosi si pu trovare anche nei depositi di granone, di riso ecc. ed allorquando 
gli operai maneggiano o trasportano questi semi o qualche persona si trattiene 
ricino ai depositi di cereali cos inquinati, gli acari si diffondono sulla pelle 
umana e pungendola determinano pruriti, arrossamenti ed infine una dermatosi. 
passeggiera bens ma non senza molta molestia e che pu essere confusa colla 
Bcabbia. 

La malattia, che in Toscana si elice dei moscione o della gaita porcina rappresentata da una 
eruzione eritnatoso-vescicolare (e in qualche 
caso vesoico-pustulosa) a chiazze multiple, 
piii o meno continenti, senza figurazione 
speciale, che comincia, generalmente, al 
collo, all'arto superiore e si diffonde al 
viso, al tronco ed altrove (figg. 54, 55). 

Il soggetto tormentato da prurito e 
cociore intenso, grande inquietudine e 
talora febbri siuo a 40. In Francia (di- 
partimento dello Gironda) i mugnai, che 
conoscono per diverse esperienze gli effetti 
dell'Acaro, chiamano la malattia febbre de 1 
<ira n n. 

Questi oasi sono frequentissimi e pri 
inamente illustrati da A. Lagreze-Fossot 
nel 1851, di poi da moltissimi naturalisti 
e medici, tra i quali ricorder il Webster 
Laboulhene e Mgnin, Targioni-Tozzetti, 
Geber, Blanchard, Mouiez, Bruker, Kobiu, 
Karpelles, Kaposi, Besnier, Braun Nouffert, 
Lesser, Sberna, ecc. e sopratutti Enzio 
Reuter, che ha fatto dell'Acaro in discorso 
e di altre forme affini degli studi vera- 
mente mirabili sotto ogni riguardo. 




Fig. 53. Pediculoides venlricosus (Newp.). 

grandito. 
A, femmina pubera dal dorso; B, femmina ovigera dal ventre: 

C, maschio supino (da Berlese). 



Il P. rentricosm mostra il ro- 
stro del maschio (fig. 53, 0) con- 
formato esattamente come quello 

delle femmine. In ambedue i sessi gli arti anteriori sono forniti di unghia del 
tutto sessile. La femmina non ovigera (fig. 53, A) di forma ovale allungata, 
termina acuta e mostra sul dorso, dopo il capotorace, cinque scudetti rettan- 
golari, che definiscono altrettanti segmenti addominali. In tale stato i lunga rum. 
0,25 (maschio mm. 0,23). Ma, allorch cominciano a formarsi e crescere le uova 
nel suo addome, l'ultimo segmento dell'addome stesso si dilata enormemente in 
tuia sfera di color giallo paglierno. del diametro di oltre mezzo millimetro (mm. 0,65) 
che d un aspetto molto singolare all'Acaro; somiglia esso cos veramente ad 
un fiasco (B). Ad occhio nudo non apparisce che questa parte sferica e si vede 
addosso a larve di Insetti diversi, che sembrano avere sul corpo tante vescichette 
giallastre. Sono invece femmine di Pediculoides cos deformate ed, attaccando esse 
in gran numero le vittime, presto le conducono a morte. 

La specie molto rapidamente prolifica, perch nascono addirittura ninfe, 
quindi L'incremento degli individui rapidissimo e le generazioni sono in numero 
rilevante entro brevissimo tempo. 



A. BBRLB8B, Oli Insetti, II. 



66 



CAPITOLO PRIMO 




Fig. 54. Lesioni caudate <ial Pedculoides ventricosua sulla 
pelle di un uomo (da Webster). 



Ho raccolto nei granai 
gran quantit di una polvere 
minuta delicatissima, la quale 
tutta esclusivamente com- 
posta di corpi di questi Acari. 

Si comprende l'effetto utile 
di questo Acaro nella distru- 
zione di Insetti del grano nei 
granai e sul cainpo e d'altri 
all'aperto e si deve annoverare 
veramente fra le forme a noi 
molto vantaggiose. 

Anche questo acaro, perche stu- 
diato da molti, ha ricevuto nomi 
diversi, ad es. : Heteropus ventrcoavs 
(Newport 1850) ; Acanta tritici (La- 
greze-Fossot e Montane, 1851): Phy- 
aogaater larcaritm (Lichtestein, 1868); 
l'i liniloides tritici (Targioni-Tozzetti, 
1878); Sphaerogynaveiitricosa (Laboul- 
bene e Mgnin, 1885); Tamonemua 
monoiigniciilosus (Blanchard). 

Infine dir che precisamente la 
femmina di questo Pedculoides, non 
ovigera, illustrata con una grande 
figura nell'Opera del Brehm (molto 
erroneamente), sotto il nome di larva 
di Oribatide ! 
meaemirnae (R. Can.) differisce dal precedente perch i 





Un'altra specie di Pedculoides, il I 
maschi hanno il rostro trasformato 
in una papilla clavata con peli, un 
organo cio tattile. 

Inoltre le zampe anteriori sono 
provviste di unghia, che ha un lungo 
peduncolo. La specie meno grande 
fa strage fra le larve di Cecidomie 
e d'altri Ditteri litofagi. Ricordo di 
aver veduto vaste infezioni di I)i- 
posia oleisvga, molto decimate dal- 
l'Acaro in discorso. 

Nei culmi d'Orzo, sul campo, si 
trovato un'Acaro da avvicinarsi a 
qualcuna delle due specie sopracitate, 
forse alla prima e fu creduto causa 
di particolare nialsania dell' Orzo 
stesso. Contuttoei io inclino a cre- 
dere che il malanno della pianta si 
debba richiamare ad Insetti e che 
l'Acaro rappresenti un nostro ausi- 
liario, precisamente distruttore degli 
Insetti cos nocivi. 11 caso corri 
sponderebbe a quello cos ben illu 
strato dal Webster pel grano sul 
campo, dove un insetto nocivo combattuto dal Pedculoides veiitrieosus. Intanto l'Acaro trovato 




Fig. 55. Lesioni causati' dal Pedculoides rcidricosus sulla 
pelle umana. Grandezza naturale (da Webster). 



GLI Ahi INI DKGL1 IN-K I 1 I 



67 



nell'Orzo oi tato oon nomi diversi da parecchi autori, ad es.: Chritoptea monounguiouloana ed anche 

Ai-ara * hordii (Geber, 1 fS 7 '. , issi): Tuisnnemua uncinatila (Flenuning, 1884); Tarsonemue intectua 
(Karpelles, 1885) e probabilmente 6 lo stesso che gi l'Amerling, fino dal 1861, aveva accusali. 
di gravi ilaiuii al grano, nei dintorni di Praga e definito cui nomi di Siteroptea e Theriamoptea. 
Questa questione ancora indefinita. 

Anelli- pel Riso si ha qualche osservazione analoga. 

Gi il Targioui-Tozzetti ne faceva cenno nel 1873, avvertendo che la malattia detta Bian- 
hella iltl riso, che talora si manifesta nell'Alta Italia, era, dal Negri, in una pubblicazione di 
([nel tempo, attribuita all'opera tli un Acaro, che il Targioni anche figura e che si vede essere 
una femmina di Taraonem.ua. Che si tratti di Tarsonemue in questo caso certo, perch io stesso 
ho veduto le preparazioni che si conservano presso questa R. sta/ione, ina che l'Acaro sia causa 
della malattia e che fabbrichi quei minuti lili sericei che riempiono il cnlnio della graminacea, 
ci e per me molto discutibile. Pu trattarsi di un caso di parassitismo sul genere di quello del 
Pedicnloides, in qnesto caso a spese di qualche insetto dannoso al Riso e determinante la malattia 
detta lii,tnch< Ila. oppure e un semplice easi> di convivenza, come avviene per altro Taraonenma, 
il /'. i'uxi fan. et Beri., che si trova tra le due pagine fogliari del Buxna aempertirena, in quelle 
nicchie che vi scava la nota, connine Diplosis buxi. 



Mesostigmati. 



Wesostigmati 1 (Gamasidae). Fra i Mesostigmati. che coni pongono il quarto 
sottordine, si trovano molte specie degne della massima attenzione nostra per 
molti riguardi. Vi incontriamo intatti parassiti molto temibili dell'Uomo e degli 
animali domestici, agenti diffonditori di infezioni gravi: forme nocive alle piante 
coltivate e parassiti, commensali e 
conviventi di Insetti. 

11 grappo dei Gamasini com- 
posto di forme pi piccole di quelle 
degli Issodini e con abitudini del tutto 
diverse. 

Due intere famiglie di Gamasidi si 
compongono di parassiti sangui sughi 
di Vertebrati. Sono queste i Derma- 
nissidi ed i Pteroptidi, ma si trovano 
Acari con abitudini conformi anche 

in altre famiglie, ad es. : fra i Lela- ,J' J&flK \, "^ \i-M i!, 0!jBT^\ * 
ptidi ed i Gamasiili. 

I Dermanissidi sono certo i pi bassi e si 
vedono essere derivati dai l.elaptidi per adat- 
tamento alla vita parassitaria. Per tal modo 
di vita, le mandibole, specialmente nella fem- 
mina, sono divenute stiliformi, (tg. 56 A) cio 
atte ad incidere la pelle dell'ospite: il corpo 
e riescilo piii distensibile, per poter accogliere 
molto cibo, cio sangue tolto alla vittima, ed 
il tegumento meno resistente, trattandosi di 
minore necessit di protezione efficace. 

Contanti Dermanissidi siigli Uccelli, sui Mammiferi e sui Rettili. 11 pi noto il Dermanyasns 
gallinae iRedi) o pidocchio pollino, che vive nei pollai e di notte aggredisce i Gallinacei, non 
pero i Palmipedi. Si nasconde nelle fessure del muro e piti del legname e vi si trova in tutti 
gli stati ed in numero grandissimo. I Gallinacei domestici ed i Colombi ne sono gravemente tor- 
mentati e quasi sempre anche i Canarini, specialmente, che finiscono per morirne, fra gli Uc- 




Fiu. ."iti. Dermanyssiis gallinae (Redi) dal dorso, 
femmina ingrandita. 

A, Apice della in indiliola dulia femmioa molto ingrandito 
(da llt-rleee). 



68 



CAPITOLO ritmo 



celli che si tengono in gabbia. Anche in questo caso gli Acari sono nascosti nelle fessure ilei 
legno delle gabbie stesse entro le cannuccie su cui posano gli Uccelli, ecc. 

Di notte, come si (letto, sortono dai nascondigli e salgono sulla vittima. Specialmente le 
femmine si rimpinzano di sangue in modo da triplicare e pi di volume e quindi si lasciano ca- 
dere per riguadagnare il rifugio diurno. 

facile per liberare gli ambienti dove si tengono gli Uccelli domestici da siffatto paras- 
sita. Basta ricorrere ad una buona incatramatura dei muri e degli attrezzi del pollaio, usando 
catrame fluido od olio di catrame, distribuendolo diligentemente con un pennello, specialmente 
nelle fessure od anfrattuosita delle pareti, del pavimento, dei legni, ecc. 

Per le gabbie degli Uccelli sufficiente una passata di colore ad olio allungato nell'acqua 
di ragia e procurando che penetri in tutte le fessure. 





Fig. 57. Lophoptes patavinus Megn., (femmina) della Gallina padovana. 
A, dal dorao; B, dal ventre; senza zampe, ingrandito (dal Mgnin). 



Il Dtrmanyssus gallinae (g. 56), di color bianco giallastro, se digiuno, oppure 
di color rosso sanguigno o violaceo bruno se di recente pasciuto, di forma ovale. 
La femmina , lunga da min. 0,75 (digiuna) ad un niill. ed oltre, se turgida di 
sangue. 11 maschio appena pi piccolo. Altre specie distinte vivono sulle Ron- 
dini e sui Passeri. 

citato dagli Autori qualche raro caso di intenso parassitismo di questo 
Acaro anche sull'Uomo. Maucano per recenti osservazioni in proposito. 

stato descritto dal Mgnin anche un Lophoptes patavinus (tg. 57; assai 
simile al Dermanyssus gallinae e. che si trov molto molesto alle Galline pado- 
vane. Deve essere affine ai Leiognathus. 

Il genere Leiognathus differisce dal precedente perch anche nelle femmine la chela della man- 
dibola a due dita anzich stiliforme. Si trovano specie di questo genere particolarmente sui 
piccoli Mammiferi (Pipistrelli, Talpa, Topi domestici e campaguuoli), su qualche Uccello e per- 
sino su Lucertole. 

Sembra che VOphionyseus natrici dal Mgnin trovato sulla Biscia d'acqua nostrale non si 



GLI Al'l'INI DKUI.I INSETTI 



69 




Fig. 58. Pterojjtus vesperlilionis Duf. 
mascbu, dal dorso, ingramito (da Berleae). 



possa distinguere genericamente dai Leiognaihus, Vivono tutti questi oome i Dermanysant, Cio 
succhiando il sangue dell'ospite, ma u sono meno ingordi. 

Un'altra famiglia, composta di specie, le quali vivono parassiticamente quella dei Pteroptidi, 
la cui specie pi anticamente nota il Pceroptiis veapertilionis (Duf.), un piccolo Acaro romboi- 
dale, con enormi zampe grosse e lunghe. Tutti i l'teio- 
ptus e qualche genere affine vivono sui Pipistrelli. 
Sano vivipari e la larva ottopoda (fig. 58). Wi jj." 5 ) 

Probabilmente a questa famiglia va ascritto 
il yen. Greenia Ondemans, che mostra uno dei 
pi curiosi casi di simbiosi. Questa avviene 
tra l'Acaro ed alcune specie del genere Xylocopa, 
esotiche. Si conoscono gi quattro o cinque 
specie di Greenia (fig. 60); la pi comune e la 
pi voluminosa (fino a quasi 4 inill. di lun- 
ghezza) la G. perkimi Oudem. 

Di questi Acari si trovano tre o quattro, 
talora anche pi, individui femmine (i maschi 
non si conoscono o non esistono) nascosti be- 
nissimo entro una apposita borsa membranosa, 
che occupa tutto lo spazio interno del 1. se- 
gmento addominale della Xylocopa adulta e 
rimane un piccolo pertugio sul dorso, nella 
regione del peduncolo, pel quale gli Acari 
possono fuoriuscire se vogliono. Questa una 
cameretta entro il corpo dell'insetto, fatta ap- 
positamente dagli Acari di questo genere (fig. 59, 60). Che fanno essi col e di 
che si nutrono? Pu essere che mangino il polline che in quella regione del 
corpo molto spesso abbonda fra i peli dell'insetto o che divorino i molti Tricho- 
tarsus, che non mancano quasi mai, appunto ai lati del corsaletto delle Xilocope. 

Il certo che per 
taluna specie di 
questi Insetti 
che hanno la bor- 
sa, le Green i e 
non mancano mai 
di trovarvisi en- 
tro. 

Nella stessa fa- 
miglia, o meglio in 
famiglia a s, che 
il Trouessart propo- 
ne di chiamare lhy- 
nonysadae, si pu 
comprendere il ge- 
li e r e Haafaclme . 
molto singolare e molto modificato dalla ordinaria figura dei Gamasidi per effetto del parassitismo. 
Le forme giovani sono esapode. La specie da maggior tempo conosciuta V Haaraclme haliehoeri 
(Allmann, 1847), che vive nelle narici della Foca Balichoerun. un Acaro molto voluminoso, 
perch misura circa tre mill. di lunghezza allo stato adulte. Altra specie di Halarachne, la 
H. attenuata stata receutemente descritta dal Banks e si trovata nelle narici di una giovani- 
Foca a S. Paul (Islanda). Essa molto singolarmente formata, perch ha la figura di una lunga 




Fig. 59. Sezione di una Xylocopa esotica mostrante la borsa addominale 
con entro vari individui di Greenia, Ingrandita. 



70 



CAPITOLO PRIMO 



clava, con tutta la parte posteriore dell'addome, che molto lunga, assai assottigliata in con- 
fronto della parte anteriore del corpo. Misura 4 mill. di lunghezza (fig. 61). 

Nelle fosse nasali di Uccelli di varie specio albergano diversi Acari, da ascriversi a questo 

gruppo, alcuni dei quali voluminosi, certo lunghi oltre 
tre millimetri, come sono il Bhynonyesus ntzschi (Giebel) 
delle fosse nasali del Succiacapre (Caprimidgus europaeus); 
una specie pi piccola vivente sul Strepeilas interpres. mentre 
altre si trovano nelle fosse nasali dei Polli, Piccioni, Oca 
domestica, Cuculo e di molti altri Uccelli ; la Somatericola 
evinseni Trgardh, che vive nelle fosse nasali della So- 
materia mollissima in Groelandia. Alcune specie erano gi 
note fino dal 1871 (Nitzsch e Giebel) e dal 1882 (Weber e 
Ziirn), ma pi recentemente ne ha trattato il Troues- 
sart colla ordinaria diligenza e competenza. 

Il Trouessart illustra specialmente lo Slernostomum 
rkiiiolethnim, che una specie molto pi voluminosa del 
Dermani/ssus gallinae e vive nelle fosse nasali dell'Oca do- 
mestica. L'Autore dice che questi Acari e gli affini sono 
molto pi avidi di sangue che non i Dermanissi e che se 
ne impinzano straordinariamente. Essi possono provocare 
seri disturbi all'ospite (fig. 62). 

Finalmente ricorder che in questa famiglia stanno 
dei veri e propri parassiti degli Insetti, nutreutisi a spese 
della vittime, come sono le specie appartenenti al genere 
Berlesia, esotiche e trovate su Ortotteri e Lepidotteri. 




Fig. 60. Greenia afkeni Oudeui. 
Femmina dal dorso, ingrandita (da Berlese) 



La famiglia dei Lelapticli riceve il nome da un genere (Laelaps), di cui le 
specie sono parassite su 
Mammiferi, particolarmente 
Roditori, ma comprende un 
grandissimo numero di ge- 
neri con moltissime specie, 
le quali hanno abitudini 
delle pi variate. 

I pi piccoli della fa- 
miglia, generalmente a te- 
gumento molle ed incoloro, 
si trovano sulle piante e 
predano gli Acari planticoli. 
Baster citare i generi Seiu- 
lus, Iphidulus con qualche 
specie, ad es. S. vepallidis 
Koch, che la pi comune. 

Vi sono poi, nella stessa 
famiglia, una quantit di 
specie ad es. : dei generi 
Seius, Ameroseius, Iphis, 
Laelaps e sottogeneri, Po- 
docinum ecc. viventi n e i 
muschi o fra le sostauze 
vegetali putrescenti e sono tutti predatori di Artropodi pi piccoli. 

Alcune forme per si incontrano sugli Insetti, negli stessi rapporti che si 
sono gi citati per le Canestrinia, ad es.: molte specie del genero Vopriphis 




A 

Fig. 61 
A, H. halichoeri (Alni.) B 



Due Haarachne. 

attenuata Bancks, dal dorso, ingrandite. 



GLI AFFINI DEGLI INSETTI 



71 



Ooprolaelaps, che si trovano sotto le elitre o sul ventre di Coleotteri coprofagi 
adulti e possono esservene pi specie su un solo Insetto. 

Altri vivono nei formicai e nei nidi di Termiti eduna specie anche negli al- 
veari (Iphis alvearhts Berlese, tg. (13). Questi convivono cogli Insetti sociali e 
n sono molestati, n molestano i loro ospiti, ai quali certo rendono speciali ser- 
vizi in cambio di alloggio, nutrimento e difesa. 





Pg. 62. Sttriinstoititati rhynolt'thrttm (Trouess.). Parassita nelle fosse nasali dell'Oca domestica 
Femmina ingrandita. A, Supina; 3, prona senza zampe. 



Queste specie saranno conosciute pi innanzi assieme a quelle di altre famiglie di Mesostig- 
mati, allorch si verr a discorrere degli Artropodi mirmecofili e termitofili, che sono certo qualche 
centinaio di specie ed il luogo di trattarne appunto a proposito degli Insetti sociali e loro 
abitubini. 

Per ora basti sapere che parecchi generi affini ai Laelaps, come pure la singolare Xeobe^esia 
eguitans, tutti appartenenti alla famiglia Lelaptidi, sono co- 
muni ed abbondanti nei nidi di Formiche e Termiti, in tutto 
il mondo. 

Qualche specie parassita dei Topi domestici 
e campagnuoli, ad es. : dei generi M i/o ni/ ss uh e Lae- 
laps. Sui Topi domesti sono comuni il Laelaps agilin 
Koch e X. echidninuH Beri. (flg. 64). Questo il 
doppio pi grande dell'altro, ovale, di color rosso 
mattone e lungo circa un millimetro. Esso succhia 
il sangue dell'ospite ed assicura cos la evoluzione 
di un microrganismo, un Leueocitozoo, cio VHepa- 
tozoon pernicioHum Miiller. parassita dei Topi e che 
causa talora di epidemie mortali fra questi Ro- 
ditori, come avvenuto a Washington dei topi 
bianchi allevati nei laboratori dell'Ospitale di marina. 




Fig. 63. Un commensale delle 

Api {Iphis alvearius Beri.) 

Femmina dal dorso, molto ngrandita 
(da Herleso 



I leucociti parassitizzati contengono dei corpuscoli, che hanno il significato di gameti. Si 
congiungono nello stomaco del Laelaps e danno origine ad oocineti e zigoti. Questi traversano 
la parete gastrica e guadagnano gli organi dell'Acaro, al quale non sembrano troppo nocivi, e 
vi continuano il loro sviluppo sporogonico. Il Topo, dando la caccia ai suoi Acari parassiti ed 



CAPITOLO PRIMO 



ingoiandoli, introduce nel proprio tubo digestivo gli sporozoiti. Questi penetrano nella mucosa 
intestinale del Topo, cadono in una vena che li porta al fegato. Quivi infestano le cellule epa- 
tiche e vi si moltiplicano per schisogonia. I gameti, che finalmente ne nascono, cadono nel sangue 
e penetrano nei grossi leucociti mononucleari. 

Ecco uno dei pochi casi noti di trasmissione di agenti patogeni ai Vertebrati per mezzo di 
Acari del gruppo dei Gamasidi. 

Nella famiglia Gamasidi stanno forme, nelle quali i maschi mostrano un deciso dimorfismo 
sessuale rispetto alle femmine, non soltanto per l'armatura delle mandibole, ci che anche in 
altre famiglie, ma per lo sviluppo ed armatura delle zampe, specialmente del secondo paio, che 
sono provviste di tubercoli, spine, sproni e molto pi grosse delle altre. Ho mostrato altrove 
che quivi appunto risiedono nei maschi organi stridulanti molto delicati. 





Fig. 64. Laelaps echidninus Beri. Femmina molto ingrandita. 
A, dal dorso; B. dal ventre, n zampe n rostro (da Berlese). 



La maggior parte degli Acari di questa famiglia vive allo stato libero, nelle sostanze, spe- 
cialmente vegetali, in decomposizione, nelle concimaie, ecc., dando una attivissima caccia agli Ar- 
tropodi minori o meno hene armati. Sono tutti agili, veloci, bene corazzati ed attivissimi. In ge- 
nerale sono rivestiti di pelle dura, colorata di giallo-rossastro o rosso bruno. 



Moltissime specie si incontrano sugli Insetti in atto di migrare. La pi co- 
mune sugli Insetti coprofagi specialmente il Gamasus coleoptratorum (L.) (fg. 14), 
di cui l'adulto, meno bene corazzato, vive nelle concimaie in gran numero, e la ninfa 
che rivestita di placche dure, giallo-ranciate, si trova, in numero, talora grandis- 
simo, su molte specie di Insetti coprofagi, ad es. sui Geotrupes, ecc., al ventre e 
vi sta attaccata merc le mandibole, stringendo un pelo fra le chele, ma, mole- 
stato, se ne fugge rapidissimamente. 



Sotto il nome di G-amasus coleoptratorum per, i pi vecchi entomologi comprendevano tutti 
i Gamasiui insetticoli, cio una grande quantit di generi e specie. 

Alcune forme del gen. Haemogamasus Berlese sono veramente parassiti di Topi, specialmente 
campagnuoli, di cui succhiano il sangue, comportandosi come i Laelaps, ai quali somigliano 
molto nell'aspetto. 

Le specie pi grosse della famiglia appartengono al gen. Megalolaelaps Berlese, e raggiun- 
gono persino i quattro millimetri di lunghezza. Si incontrano anche sui Coleotteri coprofragi. 



GLI AFFINI DKtil.l INSETTI 



73 



A questa famiglia appartengono gran numero di specie pertinenti al gen. Bolostanpis Koleuati 
(ig. 65), fra le quali .*i annovera quel H. marginatila (llerin.), di cui si gi detto pel rumore 
olii- dest la sua presenza sul cervello, che si stava sezionando, di un soldato morto per ferite al 
capo. Auelie gli Boloatatpia si attaccano agli Insetti, specialmente coprofagi, per viaggiare. 

Due specie giallo-ranciate, cio B. vernali* Beri, ed B. Risentii Beri, si incontrano ad es. : sul- 
V Athtiicti* semipiinclaln* comune sulle nostre spiaggie. molto probabile che questi Acari, con molti 
attilli, si lascino rinchiudere nei nidi degli Insetti stercorari, dove trovano lauto cibo negli abbon- 
danti depositi che gli Insetti suddetti fanno a nutrimento delle loro larve e di poi, trattenendosi 
sulle ninfe, escano all'aperto coll'adulto, per diffondere la specie. 

Cosi tanno anche alcuni Laclaps, che si incontrano non solo sugli adulti di Coleotteri scara- 
bei di come Oryotes, Phjillognatliu*. Pentodon, Polyplujlla, ma anche sulle loro larve. Sono Acari 
sotterranei, che per migrare 
guadagnano le larve degli Insetti 
suddetti e si nascondono fra le 
pieghe della cute, poi si lasciano 
rinchiudere nel bozzolo ed al" 
loivh ne riesce l'adulto, si ar- 
rampicano su questo, in attesa 
che esso esca e formi il nido 
entro terra, per guadagnare al- 
trove un nuovo campo di azione 
nel sottosuolo. 

Alcune forme di questa fa- 
miglia e spettanti al gen. Hydro- 
gamaeus Berlese, vivono sulle 
rive del mare, sotto le alghe 
gettate sulla spiaggia e non te- 
mouo di essere inondate dall'ac- 
qua. 

La famiglia degli An- 
tennoforidi comprende spe- 
cie viventi sempre sii altri 
Artropodi (Insetti e Miria- 
podi) ma non in qualit di 
parassiti, bens di scorri- 
dori sulla pelle dell'ospite, 

in cerca di nutrimento, che pu derivare dall'ambiente o dall'ospite stesso. Come 
questi si comportano anche gli Eterozerconidi, che hanno grosse ventose al 
ventre per aderire all'ospite, generalmente un Miriapodo. Conosceremo pi davvi- 
cino gli Antennophorus, che sono Acari grassetti, molto amici delle Formiche, 
dalle quali sono amorosamente nutriti e portati in giro sul proprio corpo, gene- 
ralmente sul capo, come per noi si fa con qualche nostro animale domestico, 
die ci rechiamo volentieri in braccio. 

Finalmente, nella grande famiglia degli (Tropodidi comprendente specie ta- 
lora assai elegantemente scolpite ed ornate di peli, creste, ecc. si trovano molte 
specie Mirmecoflle e Termitoflle, di cui le principali conosceremo in seguito. Altre 
emigrano a mezzo degli Insetti, merc una loro forma ninfale, che pu emettere 
un filo di seta dall'ano (d'onde il nome di Uropoda), oppure una semplice papilla 
di adesione (Uroseius, Dinychus) (flg. 60). 

Le ninfe di Uropode cosi peduncolate (flg. CO B) non sono mancate di eccitare 
molto la curiosit degli entomologi pi vecchi, che ne facevano meraviglie poich 
consideravano queste forme per parassite degli Insetti, trovandosi esse talora in 
grandissimo numero sugli Insetti, specialmente Coprofagi (flg. 13), e ritenevano 




A B 

Fig. 65. Bolostaspis badius K., femmina ingrandita. 
A, supiua ; B, senza zampe (da Berlese). 



A. BSBLBSR, Gli Insetti, II. 



71 



CAPITOLO PRIMO 





che per mezzo del filamento di adesione il succo dall'ospite passasse nel corpo 

dell'Acaro. 

La meraviglia poi aumentava a dismisura qualora si rinvenivano pi Uro- 

pode in catena, l'ima col filamento aderente al corpo di altra e la prima della 

serie fissata tenacemente 
all'Insetto. 

Si diceva niente meno 
che cosi il fluido succhiato 
dalla vittima circolava tra- 
verso tutti gli Acari della 
serie ! 

Singolare concezione ! 
Quelli per erano i tempi, 
e durarono molto anche di 
poi, nei quali si credeva che 
l'Acaro non avesse organi 
speciali interni e t'osse un 
semplice sacco ripieno di una 
sostanza mucillagginosa. 

A B 

La famiglia pi alta com- 
posta di Gamasidi, che, per la 
loro dimensione e configurazione 
si scambierebbero volentieri con 
Falangidi (giacch il solo tronco 
raggiunge i 5 mill. di lunghezza) ; 
quella cio degli Olotiridi, col genere Holothymt Gervais, che comprende poche specie di 
grande statura e viventi nelle regioni equatoriali. 

L' Holothyrus coccinella Gerv. delle isole del mare delle Indie si rende molesto perch emi- 
nentemente irritante per contatto, probabilmente alla stessa maniera e per lo stesso principio at- 
tivo della Cantaride (fig. 67). 

Nell'Isola Maurizio noto assai bene col 
nome di Tonille-Canards ed in certe localit 
comunissimo nei muschi e sotto le pietre. Col 
non s possono allevare Oche ed Anatre perch 
si avvelenano ingerendo tali Acari ed anche gli 
Uomini che tocchino imprudentemente simili 
bestiole o peggio, se colle mani poi si toccano 
mucose della bocca degli occhi ecc. provocano, 
su queste delicate epidermidi specialmente, gravi 
irritazioni. 

Ci fa rammentare le intossicazioni per in- 
gestione dei giovani getti di Jtriplex, cibo co- 
mune frai Cinesi poveri, fenomeno che si conosce 

col nome di Atriplexismo ed dovuto ad un Fig 67 ._ So i olh;/rus coccinella (Gerv.). 

Acaro giallastro, che vive sulla detta pianta. A, grandezza naturale. 



Fig. 66. Due stati giovanili di un Uiopudide (allibano romana 
G. R. Can.). 

A, ninfa eteromorfa, dal dorso; B, ninfa omeomorfa (viaggiatrice), dal 
ventre, col filo di seta anale (mancano le zampe a destra per mostrare le 
fosse pedali). Ingrandite (da Berlese). 




Mesostigmati II (Ijcodidae). Dal lato pratico certamente il massimo inte- 
resse fra tutti gli Acari quello che si deve agii lssodini, vasto gruppo, ric- 
chissimo di specie diffuse in tutto il mondo e da raggrupparsi in due grandi fa- 
miglie, degli Argasidi e degli Ixodidi, ciascuna comprendente un grandissimo nu- 
mero di specie, tutte parassite di Vertebrati terrestri, specialmente lei superiori. 

Si tratta anche di Acari dalle dimensioni massime e che si comportano tutti 



C.M AFFINI DEGLI INSETTI 



75 



secondo una maniera <li vita conforme. Essi sono tutti succhiatori di sangue, 
almeno per un sesso eil in certe epoche della loro vita ed a tale ufficio hanno 
particolarmente configurato il rostro. 

Interessa conoscere questi animali anche perch tra essi, come si gi av- 
vertito, si trovano i veicoli di speciali malattie delle vittime, talora molto gravi 
mortali addirittura. 

La bibliografia io proposito ricchissima e, del resto, si tratta di Artropodi 
ben conosciuti tino dalla pi remota antichit, appunto per la frequenza loro, ai 
danni di animali domestici se non particolarmente dell'Uomo. 

Il rostro (tig. tS). collocato nella parte anteriore del corpo; negli Issodidi e nelle larve di 
Argasidi, addirittura nella faccia ventrale, pi o meno discosto dall'orlo anteriore del corpo degli 
Argasidi ninfe ed adulti. Esso si compone essenzialmente di quattro parti, cio di un pezzo basale, 
che sostiene tutti gli altri, di un paio di cheliceri o mandibole, dorsali; due palpi, uno in ciascun 





Fig. 88. Rostro di Issodide (Boophilits annulalus Say.) 

A, ila! d>rso ; B. dal ventre, , soudo dorsale; br, base del rostro ; m. mandibole; 7, loro guaina; p, palpi 

(da Salinoli e Stiles). 



lato e dualmente dell'ipostenia, un pezzo impari, derivato dalla fusione pi o meno accentuata 
di due pezzi longitudinali e che occupa la regione inferiore, cio ventrale del rostro. 

La porzione basale (capitolo, testa di taluni autori) larga, ma corta, trapezoidale e porta, 
nelle femmine, sul dorso, una, o pi spesso due aree porose, cio zone ovali con molti minutissimi 
pertugi. Si tratta di un organo del senso. Su questo pezzo basale sono piantati i palpi sui lati 
e l'ipostoma nella regione ventrale. 

I palpi sono due pezzi laterali. Negli Issodidi sono laminiformi o meglio a cucchiaio, scavati 
internamente per accoglierei cheliceri, composti di 4 articoli; ma l'ultimo molto breve, tenta- 
coliforme e sta alla faccia inferiore del palpo. Negli Argasidi invece, i palpi sono composti di 
4 articoli, e questi hanno forma cilindroconica e sono fra loro eguali. I palpi non penetrano 
nella pelle della vittima all'atto del succhiamento. 

I cheliceri sono al lato dorsale sopra l'ipostoma, col quale sembrano saldati, il che nou . 
Sou<> due, indipendenti abbastanza l'uno dall'altro, bacilliformi e terminano con una specie di 
chela a due dita, le qnali per, pur essendo a forma di ronca, sono ambedue incurvate dalla 
stessa parte e recano dentelli. 

Le mandibole sono rivestite da una guaina membranosa nella parte loro verso la base. 

L'ipostoma coperto, alla sua faccia ventrale, da numerose serie di dentelli robusti, tutti 
rivolti all' indietro. Ci per assicurare la aderenza del rostro nella ferita della vittima. Del resto 
anche le mandibole, talora i palpi, nonch la base del rostro in qualche specie di Issodide, sono 
provvisti di deuti acuti, voltati all'iudietro o talora anche il primo articolo delle zampe, special- 
mente del 1. paio. Lo scopo di tale armatura sempre lo stesso, rendere difficile la remozione 
dell'Acaro dalla pelle della vittima. 

II corpo degli Issodidi pi o meno convesso, quello degli Argasidi, invece, piano od esca- 
vai., (se vuoti) e nei primi esso provvisto di uno scudo chitinoso, duro, nella parte anteriore del 



76 



CAPITOLO PRIMO 



dorso nelle femmine, rimanendo poi la massima parte del dorso coperta di pelle molle; nei maschi 
lo scudo maggiore ed abbraccia quasi tutto il dorso, inoltre in questo eeseo si trovano anche 
scudi centrali pi o meno estesi sul ventre (ijorcs) o limitati ai lati dell'ano (Byalomma, ecc.). 
Cos il corpo nelle femmine si pu distendere enormemente per sangue succhiato e per uova con- 
tenute, ci che non deve n potrebbe accadere dei maschi (tg. 69). 

Le zampe sono pi o meno lunghe, ad articoli subeguali fra loro, n differiscono quelle di 
un paio dalle altre e tutte sono terminate da due rubuste unghie, con piccola membrana roton- 
deggiaute alla base e sotto a quelle. Nei tarsi del 1. paio, al dorso, trovasi uno speciale organo 
del senso (organo di Haller) cio una fossetta rivestita di minuti e fitti peli. 

Gli stigmi (fig. 69 J, ), che si trovano solo nelle forme adulte, sono collocati dietro le zampe 
del 4. paio, al ventre, su scudetto rotondeggiante, sul quale, attorno alla apertura respiratoria, si 

vedono scolpiti numerosi fori, 
facenti l'insieme della piastra 
un crivello. Si tratta di or- 
gano sensorio speciale. 

I maschi non sono 
parassiti, raramente si 
trova qualche poco di 
sangue nel loro ventre, 
essi non pensano che alla 
riproduzione della specie. 
L'atto a compimento delle 
nozze si effettua con par- 
ticolarit assai singolari, 
dopo il quale atto il ma- 
schio cade al suolo e 
muore in breve. La fem- 
mina ha diverso destino. 
Essa si riempie di sangue 
della vittima, per poter portare le uova che ha nel ventre a buona inaturanza. 
L'animale si rigonfia, raggiungendo un volume da cinque a venti volte mag- 
giore che non allo stato di digiuno, poi si stacca spontaneamente dalla vit- 
tima e cade al suolo. Quivi cerca un luogo riparato, sotto qualche pietra o nelle 
fessure delle muraglie, ecc. e depone le sue uova, che possono essere in numero 
da 10(10 a 4000 ; il pi spesso da 2500 a 3000. Mgniu cont fino a 12.000 uova 
deposte da una sola femmina di Hyalomma aegyptium; altri, per la stessa specie, 
ne hanno contate 8500 a 10.000. La deposizione dura da cinque a dieci giorni, 
dopo di che la femmina divenuta floscia e vuota e muore dopo quattro o 
cinque giorni. 

Dopo la deposizione l'uovo si arrotondisce e rigonfia, cosicch la massa totale 
delle uova molto pi voluminosa della femmina da, cui uscita. Le uova, che 
sono sferoidali, generalmente misurano da mm. 0,40 a min. 0,50. 

Le prime larve schiudono circa tre settimane dopo la deposizione delle uova, 
in estate, ma in autunno ritardano di pi, fino a tre mesi e, se deposte nel tardo 
autunno, probabilmente svernano e non schiudono che a primavera. 

Le larve hanno solo tre paia di piedi, nel resto somigliano abbastanza al- 
l'adulto. In una specie di Argaside, V Ornithodoros moubata, la larva non schiude; 
rimane nel guscio, vi si trasforma e ne esce invece la ninfa ottopoda. 

La larva si arrampica sulle erbe ed attende il passaggio di qualche animale 
da potersi attaccare per succhiarne il sangue. Al capo di B. Speranza il Loun- 
sbury ha contato fino 2250 larve di Boophilus decooratus all'estremit di un solo 




Fig. 69. 



Armatura ventrale di due Zecche maschi. 
A, di Ixodes ; B, Rhipicephalus. 



lil.I Al FINI DKG1.I INSETTI 



77 




Fig. 70. Una zecca degli Uccelli. 
lxodes avisugus. Beri. 
Femmina ingrandita (da Berlese). 



filo d'erba. Rimasero l, viventi per ben tre mesi. Possono infatti questi animali 
vivere assai a lungo senza cibarsi. 

In jieiierale le prime vittime di questi Acari allo stato di larva sono piccoli 
Mammiferi. Uccelli Rettili. 

Cominciano a succhiare sangue e crescono; entro tre o quattro giorni issi 
sono cresciuti abbastanza e cessano di nutrirsi; ordi- 
nariamente allora si staccano dall'ospite per seguire 
la evoluzione allo stato libero. 

11 tegumento della larva si solleva, si strappa 
alla base del rostro e lungo i fianchi e sorte la 
ninfa, da (5 a 10 giorni dopo che la larva si 
riempita di sangue. S'ella ninfa le zampe sono in 
numero di otto; apparso il 4. paio. Si tratta 
veramente di una Protoninfa o Neoninfa (secondo 
Lahille) incapace di succhiare il sangue e soltanto 
dopo qualche giorno essa acquista tale facolt. 

provveduta di due stigmi e di trachee, so- 
miglia insomma moltissimo alla femmina adulta, 
manca per di apertura sessuale esterna e delle 
aree porose. Perci se ne riconosce il suo stato 
giovanile. 

Dopo sei giorni circa essa cresciuta abba- 
stanza e diviene Deutoninfa, che pu abbandonare 

l'ospite e cadere a terra. Due o tre giorni dopo, con una muta simile alla prece- 
dente, essa diviene adulta, ed allora soltanto se ne pu distinguere il sesso. 
Quanto all'adulto, da notarsi che, specialmente negli Ixodidi, la differenza 

di statura e di peso 
fra i due sessi 
sempre molto rile- 
vante, molto pi. 
poi, allorch il ma- 
schio messo a 
confronto colla ri- 
spettiva femmina 
ripiena di sangue. 

Xella femmina 
infatti, il tegumento 
dell'addome, essen- 
do molto elastico, 
allorch i ciechi in- 
testinali sono pieni 
di sangue succhiato, 
la distensione del- 
l' addome stesso 
massima e perci il 
volume ed il peso dell'animale, in confronto dello stato digiuno, sono grandissimi. 
Ad esempio, neWIrodes ricinus il maschio pesa gr. 0,000 appena, mentre la 
femmina raggiunge i gr. 0.24 ed anche 0,30, viene cio a pesare da 40 a 50 volte 
pi <lel maschio. Quando poi la femmina ripiena di sangue, il suo peso accre- 
sciuto assai pi. Ad es. nell' Omithodoros moubata, essa aumenta dieci volte di 
peso; in altra specie l'aumento molto maggiore; ad es. da 25 a 30 volte e 




Boophillts annulalus S;ty. 



A sinistra la femmina ripiena di sangue e supina ; a destra il maschio supino. Ingran- 
dite. A, A grandezza naturale (da Xenmann). 



78 CAPITOLO PRIMO 



nell' Hyalovima aegyptium, la nostra pi comune e grossa zecca, il peso della 
femmina nello stato di ripienezza di ben 142 volte maggiore che non a digiuno. 

I maschi non sembrano vivere parassiticamente del sangue delle vittime. 
Essi si trovano su Vertebrati diversi a sangue caldo e freddo, ma vi si aggirano 
in cerca delle rispettive femmine o dopo averle abbandonate, compiuta per loro 
parte l'opera riproduttiva. 

Quanto alla durata dell'esistenza delle Zecche in generale, pu essere detto 
che essa varia a seconda dei climi, oltrech della specie. Vi ha chi ammette 
possibili, in certe condizioni, fino a tre generazioni nell'annata, ma un calcolo 
pi rigoroso allunga la durata dell'esistenza delle Zecche fino a circa cinque 
mesi, cosi che non pi d'una potrebbe essere la generazione nell'anno, tenuto 
calcolo del periodo di riposo invernale. 

Alcune Zecche compiono su uno stesso ospite le fasi della loro vita, dall'uovo 
in poi, ma in altri casi, come si gi avvertito, lo sviluppo postembrionale 
accompagnato da migrazioni. 

incredibile il numero di individui con cui qualche specie aggredisce le 
sue vittime. Basta gettare un'occhiata sulla nitida fotograna (fig. 72) di parte della 
pelle di un Bue, pubblicata da Salmon e Stiles nella loro bella opera sugli Issodini 
degli Stati Uniti, per vedere con quale intensit ne pu essere ricoperta la pelle 
dell'ospite. Si tratta di migliaia di parassiti di tutte le et (individui del Boophiltis 
annulatus) fitti stipati gli uni contro gli altri. Cos essi sottraggono una consi- 
derevole quantit di sangue e possiamo calcolarla a circa mezzo centimetro cubo 
per ciascuna femmina adulta del parassita. Questo un vero dissanguamento, assai 
grave per l'ospite, anche non tenuto calcolo del pericolo serio di particolari infe- 
zioni, che le Zecche possono comunicare e diffondere nel sangue delle loie vittime. 

singolare il vedere come le Zecche sentono la presenza, anche ad una 
certa distanza, di qualche animale a sangue caldo su cui possano praticare il 
definitivo grande pasto; dopo il quale sono pronte alla deposizione delle uova. 

Nelle localit molto infestate dalle Zecche, le femmine stanno sulle piante, 
generalmente sui piccoli arbusti e ferme sull'estremit di una foglia, agitano 
all'aria le zampe anteriori, nelle quali sono gli organi sensoriali atti a riconoscere 
l'avvicinarsi della vittima attesa. Se questa si trova a qualche metro di distanza, 
le Zecche scendono rapidamente dal loro osservatorio o se ne lasciano cadere a 
terra e, correndo velocemente, raggiungono l'ospite. 

In localit dove esse abbondano, trattenendosi per qualche minuto in uno 
spazio di terreno nudo, circondato da arbusti facile vedere le Zecche venire a 
noi da tutte le parti, correndo rapidamente e traversando lo spazio di terreno 
senza piante, agitando di continuo nella corsa le zampe anteriori. 

Le femmine, che si fissano sull'ospite, sono talora fecondate, iva spesso recano 
con s aderente al ventre il piccolo maschietto o lo accolgono di poi mentre 
sono col loro rostro piantate saldamente nella cute della vittima e non la abban- 
donano affatto per provvedere col maschio loro all'opera riproduttiva. Dopo 
qualche giorno dacch la Zeccha adulta ha succhiato il sangue essa abbandona 
spontaneamente l'ospite, sul quale rimasta tanto tempo senza provocare prurito 
cos da manifestare la sua presenza. 

molto frequente il caso, e lo hanno sperimentato tutti i cacciatori e le altre persone, che 
hanno avuto occasione di frequentare le macchie od i boschi in localit dove le Zecche sono 
comuni, di trovarsene taluna bene infitta nella pelle, al centro di una lunga zona fortemente 
iperemica, senza che alcuna sensibile molestia della parte ne avesse per lo innanzi manifestata 
la presenza. 



GLI AFFINI DKGLI INSETTI 



79 



Evidentemente dalle enormi ghiandole salivari del parassita sono emesse sostanze capaci di 
attutire il doloro, che dovrebbe esser ben sensibile, di un rostro di dimensioni considerevoli, che 
si infigge profondamente nei tessuti cutanei. 

Sono questo speciali sostanze che determinano l'iperemia, l'afflusso di sangue alla parte 




Fig. 72. Porzione li pelle di Bue invasa dal Boophilus annulatus Say. 
Grandezza naturale (da Salinoti e Stiles). 



otfesa, ma ancora possono indurre particolari intossicazioni, all' infuori di immissioni di germi 
patogeni, che pure avviene in determinati casi, come si avvertir. 

Nel togliere il parassita dalla cute dell'ospite necessaria una certa precauzione, per non 
incorrere nel caso di lasciare dentro alla pelle il rostro della Zecca, che resiste merc i dentelli 
numerosi rivolti all'indietro, di cui si gi detto. La presenza di tale corpo estraneo, qualora 
si strappi senza pi l'Acaro e ne venga via il tronco ma non il rostro, pu condurre a qualcuno 



SO CAPITOLO PRIMO 



di quegli effetti, talora pericolosi, determinati dalla presenza di corpi eterogenei nei tessuti 
viventi. 

Conviene ricorrere all'uso dell'olio o del petrolio, coi quali liquidi si intride il molesto 
parassita, che poi, sentendosi soffocare, abbandona da s, con tutto il suo rostro, la pelle offesa. 
Questa, nell'Uomo, pu conservare per settimane l'edema gi avvertito. 

Le Zecche sono animali che raggiungono la massima loro attivit durante 
la stagione calda; cos nelle regioni temperate esse sono da temersi solo nell'estate 
o nel principio d'autunno. Di poi, collo scemare della temperatura, diminuisce 
anche la loro attivit, che cessa del tutto a stagione fredda, quando la maggior 
parte delle femmine muore e solo ne sopravvive qualcuna, che sverna gi fecon- 
data o rimangono da un anno all'altro le uova bene riparate, per ridare, la larva 
nella seguente stagione meno rigida. 

In natura le Zecche sono poco attivamente combattute da altri animali, sebbene Uccelli, 
Rettili ed Insetti ne facciano loro preda in qualche caso. Si sa che alcuni Uccelli, come la 
Bufaga africana del Sud-Africa, aggirandosi fra le mandrie erranti di animali domestici, nelle 
pratere divora addosso agli animali stessi, oltrech Insetti parassiti, anche le Zecche; cos pure 
fanno, al Texas, il Quiscalcns major macriirns e nella Luigiana il Ti/rammts ecc. 

I Rettili del gruppo dei Sauri distruggono grande quantit di Zecche. ben noto il curioso 
esempio verificatosi alla Giamaica, dove, per l'introduzione fatta nel 1872 di un Berpestes per 
distruggere i Rettili, questi infatti furono grandemente ridotti di numero, ma crebbero eccessi- 
vamente le Zecche, cosicch non solo il bestiame ma ancora l'Uomo e gli stessi Uerpestes ausi- 
liari finivano per esserne seriamente incomodati e questo ultimo mammifero divenne a sua volta 
pi raro. 

Tra gli Insetti, che attaccano e distruggono le Zecche, ricorder il Phonergates bicoloripcs 
Stai, un Reduvide che all'Angola uccide V Ornithodoros mouhata, perforandolo col suo rostro per 
succhiare il sangue di cui ripieno. Nell'Africa tropicale questo stesso Argaside preso di mira 
dalle Formiche e dai Topi. Questi divorano gran numero di tali Acari adulti e le Formiche ne 
tolgono via le uova e le larve. 

Dutton e Todd riferiscono di aver veduto pi di duecento giovani del detto Acaro predati 
dalle Formiche in una sola notte. Lo stesso fa un'altra Formica, la Solenopsis geminata (Fabr.), 
per un'altra Zecca degli Stati Uniti meridionali. Anche i Roditori distruggono gran numero di 
Zecche. 

Particolari parassiti del gruppo del Calciditi sono stati recentemente scoperti, i quali agi- 
scono come attivi endofagi di parecchie specie di Zecche. Cito ad es. Vlxodiphagus lexaniis 
How. endofago della Haemaphyaalis leporis palustris, ecc. 

Gli Argasidi si comportano, quanto al modo di vita, alquanto diversamente 
dalle Zecche propriamente dette, cio dagli Ixodidi. 

Essi non solo l'aspetto ma ancora le caratteristiche abitudini notturne hanno 
delle Cimici. Infatti, per quanto ciechi come sono la maggior parte delle specie 
del gruppo, questi Acari percepiscono bene la luce e la sfuggono. Durante il 
giorno si nascondono nelle fessure delle muraglie, dei legnami, sotto le pietre, ecc. 
e di notte escono per aggredire le loro vittime e succhiarne il sangue, riempien- 
dosene il corpo, ci che fanno in poche ore. Di poi abbandonano il pasto e si 
ritirano nuovamente al luogo oscuro, per digerire in quiete. Dopo ciascun pasto 
le femmine depongono un certo numero d'uova e subiscono una muta. In seguito, 
compiuta la digestione, l'Acaro ritorna in cerca di nuovo cibo. Cosi la esistenza 
di questi Acari non si compie nel giro di pochi mesi, come avviene pegli Ixodidi, 
ma pu prolungarsi per pi anni, tanto pi che queste forme, come si dir, sono 
resistenti al digiuno in modo incredibile. 

Si sono vedute femmine di Ornithodoros mouhata mutare 6 volte in 25 mesi 



GLI AFFINI DKllI.I INSKTT1 



81 



ed altre sul)ire da (i a muto in un anno, ci a seconda del numero dei pasti 
compiuti. 

La resistenza al digiuno degli Ixodidi in generale notoria, ed veramente 
mirabile, perch pu prolungarsi per anni. 

Lonnsbury ha veduti) vivere per circa rie mesi Ir larve seliinse dall'uovo di Boopliilus deco- 
loratua, senza, prendere nutrimento di sorta ed al Lahille le larve di recente nate del Boophilus 
cumulatile sono vissute ben 206 giorni senza cibo, ed una femmina ha potuto vivere 126 giorni 
Bonza prendere n acqua ne nutrimento. Ma gli Argasidi sono anche pia resistenti e senza 
confronto. 

Secondo Laboulbne l'Argo* reflexus infestava ancora una piccionaia dopo sei anni dacch 
era stata abbandonata dai Piccioni. Io ho trovato viventi uno sterminato numero di individui 
della stessa specie in una soffitta, nella quale erano stati allevati i Piccioni sei anni innanzi. 

Ho conservato vivente una femmina di questa specie per sette anni di seguito, senza nutri- 
mento di sorta, ed all'inizio dell'esperienza essa era affatto digiuna. Mgnin e Laboulbne rac- 
contano di aver trovato una scatola contenente un certo numero di Argas persimi ed Ornithodoros 
thalozani, dimenticata da quattro anni. Le femmine avevano deposto lo uova, le larve nate nella 
Beatola, le ninfe ed i maschi erano morti, ma un certo numero di ninfe aveva sopravvissuto e 
divenute femmine erano state fecondate e si trovavano in perfetta salute e pronte a pungere. 

Le punture degli Ixodidi riescono pi o meno gravemente dannose alle vit- 
time, in conseguenza di tre fatti, cio: anzitutto per la sottrazione di sangue: 
in secondo luogo per gli effetti del secreto delle ghiandole salivari del parassita ; 
in terzo luogo per la possibile immissione di germi patogeni vari, talora deter- 
minanti morbi pericolosissimi o mortali per la vittima. 

Si gi accennato agli effetti dell'esaurimento del sangue e della immissione 
di saliva, ma quanto al possibile inquinamento con agenti patogeni convien dire 
che da questo punto di vista gli Acari di questo sottordine riescono quanto mai 
detestabili. 

La loro importanza pratica grandemente cresciuta dopoch Smith e Kilborne 
mostrarono, nel 1S93, la parte che nella propagazione delle babesiosi (febbre del 
Texas. Ematuria dei bovini, ecc.) ha una specie di Issodide nell'America del Nord. 

Richiamata cos l'attenzione dei naturalisti su questi Acari, anche da questo 
punto di vista, vennero alla luce altri fatti consimili a carico di parecchie specie. 
sia di Argasini che di Issodini, e pi ne verranno da poich questi studi sono 
affatto recenti. 

Si tratter, di volta in volta, parlando delle specie pi importanti per la 
nocevolezza loro e pel pericolo che rappresentano, anche delle singole forme 
patogene, che questi Acari diffondono, secondo quanto finora noto. 

Per ora basti sapere che pu essere detto brevemente ed in linea generale 
che gli Argasini trasmettono pi comunemente le infezioni dovute a Spirochaete, 
(spirochetosi) e gli Issodini quelle dovute a Babesia (babesiosi). 

Questi microorganismi patogeni, del certo, vivono parassiticamente non solo 
negli animali superiori presi di mira dagli Issodidi, ma ancora in questi, senonch 
gli effetti patogeni negli Acari non sono ben noti, mentre assai bene sono stati 
studiati quelli sugli animali superiori, tra cui non si esclude l'Uomo stesso. 

fili Spirocheti (tig. 73) sono organismi unicellulari, che da taluni Autori sono avvicinati ai 
Flagellati fra i Protozoi, da altri ai Batteri. Essi non mostrano nucleo differenziato, sono allun- 
gati, convoluti a spira e si muovono con movimento elicoidale. Vi sono forme cos piccolo che 
appena si scorgono merc i pi forti ingrandimenti, altre maggiori misurano fino a 0,20 mm. 
L'importanza pratica di questi parassiti grandissima ed ognuno di leggieri creder ci peusando 

A. BkKLKSB, (ili fuselli, II. 11. 



82 



CAPITOLO PRIMO 



che alcuni dei piti gravi morbi (come ad es. la Sifilide, causata dalla Spirochete pallida] sono 
dovuti alla presenza di questi microorganismi nelle ulceri, nel tessuto e nel sangue dell'ospite. 

Fra le Spirochete molte forme viventi alla superfcie della pelle 
di animali diversi od in cavit del corpo, possono essere innocue o 
quasi, ma altre, quelle che vivono nelle ulceri, nei tessuti e nel 
sangue eontano le pi pericolose forme. Ne vedremo esempi ed anche 
del modo di diffusione a mezzo di Acari parassiti. 

Le Bahesia, che gli Autori ascrivono ai Protozoi binucleati, 
accanto ai 
Plasmodium, 
che conosce- 
remo a suo 
luogo, sono 
parassiti del 
sangue di 
Vertebrati e 
degli organi 
interni di Ar- 
tropodi, ge- 
parassiti non 




Fig. 73. Spirochaete dut- 
toni. 

A. libera: B. in un novo infetto 
li Ornithodoros moubata. For- 
tissimo ingrano, (ila Dotlein). 




neralmente Zecche. Sono 
pigmeutati delle emazie dei Mammiferi. 
La B. canis, che la meglio conosciuta, 
mostra ancora stadi liberi nel plasma 
del sangue, i quali somigliano a Tri- 
panosomi e si considerano per gameti 
(fig. 74). Nell'ospite intermedio, cio nelle 
Zecche questi parassiti non danno ori- 
gine a cisti di moltiplicazione, come fanno invece i Plasmodi nelle Zanzare. Le Babesie sono 
spesso causa di malattie molto gravi e talora mortali di grossi Mammiferi domestici. 



Fig. 74. Babesia eans vari stati. 

.1, stadio ameboide nell'emazia; B, divisione di questo stadio; 

C. infezione di una emazia con gran numero di parassiti piriformi; 

D, E, stadi interpretati come Microgameti ; F, Macrogamete. 
Molto ingrand, (da Kinoshita). 



Classificazione degli Issodidi. Trattandosi di un gruppo di tanto rilievo pratico ritengo op- 
portuno esporre brevemente come esso si ripartisca in sezioni minori e finalmente in generi. 
Ecco la tabella, che riporto dal Blanchard con qualche variazione. 

Rostro infero. Mancalo scudo dorsale. Gli ambulacri non hanno ventose Famiglia Argaslda . 

Rostro terminale. Esiste uno scudo dorsale. Gli ambulacri sono for- 

niti di ventose .......... Ixodidac, 

Gli Argasidi comprendono duo generi cio: 

Corpo piatto a margini sottili ; le lue l'accie separate per sutura, 

mancano solchi ventrali profondi. Mancano gli occhi. Pelle 

rugosa ........... Genere Argas. 

Corpo e margini ispessiti, senza sutura. Mancano solchi ventrali 

profondi. Esistono (talora) gli occhi. Pelle verrucosa . . Ornithodoros. 



Gli Issodidi abbracciano tre sottofamiglie (e dodici generi) che. sono : 

1. Maschi rivestiti di scudi su tutta la faccia ventrale 

2. Maschi provveduti di scudi adanali 

3. Maschi senza scudi ventrali . . .... 



Sottofam. Ixodioae. 

Rhipicephalioae. 

Amhlyoirimnae. 



I generi della sottofamiglia Issodini sono tre : Ixodes, Escatocephalus e Ceratixodes. Nel 
primo i palpi sono scavati alla loro faccia interna in ambedue i sessi. I peritremi sono ovalari. 

Nel genere Escatocephalus i palpi sono claviformi e nel maschio non sono scavati sulla faccia 
interna; nella femmina claviformi e piatti. Peritremi circolari; zampe ordinariamente molto 
lunghe. 11 genere comprende forme parassite di Chirotteri e perci dal nostro punto di vista 
meno interessanti, cos che non ce ne occuperemo altrimenti. 



GLI AFFINI KKILI INsr I l I 



83 



Nei Ceratixodes i palpi sono lunghi, appuntiti a cono nel maschio, rigonfiati all'estemit e 
leggermente oanalicolati alla faooia interna nelle femmine, Peritrema circolare. Solco anale nullo 
nelle femmine. 

La sottofamiglia dei Ripioefalini comprendo 5 generi, le cui differenze risultano dalla 
leguente tabella : 

1. Peritremi auboiroolari. Mancano l'estoni all'orlo posteriore del 

corpo. Angoli postero-dorsali della testa non prolungati in spina 2 

Peritremi a t'onna di virgola. Esistono festoni al margine posteriore 

del corpo ........... 3 

2. .Solco anale nella femmina, mancante. Palpi corti e grossi; 

l'orlo interno del 1.* articolo portante tutto al pi una se- 
tola ; quello del 2. articolo tutto al pi due o tre setole. 
Due paia di scudi ventrali nel maschio ..... 

Solco auale nella femmina presente; zampe normali nella femmina : 

cogli articoli 3-5 molto dilatati nel maschio .... 
S. Angoli postero-dorsali della testa non prolungati in punta spi- 
niforme Un solco amile nella femmina. Due paia di scudi 
ventrali nel maschio, rinforzati da piccoli scudi accessori 

Angoli postero-dorsali della testa prolungati in punta spiniforme. Un 

solco anale nella femmina ....... 

4. Un paio di scudi ventrali nel maschio. Articolo 1. e 2." del 
palpo recanti al loro margine infero-interno una serie di al- 
meno 5 a 7 setole. ......... 

Due paia di scudi ventrali nel maschio rappresentati da delle su- 

perlici salienti, un poco chitinizzate posteriormente. Anche 
il." segmento delle zampe) del 1." e 1. paio annate di due 
forti spine nei due sessi ........ 



Genere Boophilus. 
* Margaropus. 

Hyalomma. 



Rtaipiceptaalus. 



Rbipicentor. 



La sottofamiglia Ambliommiui comprende quattro generi, cio : 

. Rostro lungo. .......... 

Rostro corto ........... 

2. Esistono occhi. Anche del 4. paio nel maschio appena pi 

grandi delle altre ......... 

Occhi mancanti. Articolo 2. dei palpi non saliente all'indietro 

3. Esistono occhi. Anche 4. paio nel maschio molto sviluppate . 

.Mancano gli occhi. Articolo 2. dei palpi saliente all'indietro 



Amblyomma. 
Aponomma. 
Uermacentor. 
Haemaphysalis. 



Le specie della sottofamiglia degli Argasini, che succhiano il sangue di 
Vertebrati diversi, ma ancora, all'occasione, dell'Uomo, sono parecchie. Di quelle 
pi comuni o che diffondono ancora speciali malattie parassitarie pi particolar- 
mente si dir, come delle pi pericolose, delle altre basti un breve cenno, mentre 
delle specie che praticamente non hanno interesse non si far menzione. 

Argas reflexus (Fabr.). specie nostrale, conosciuta da grandissimo tempo 

e descritta da molti autori. Corrisponde aWAcarus reflerus, A. marginatole del 
Fabricius, al Rhynchoprion columbae dell'Hermann, ecc. Essendo comune nei 
colombai noto anche con nomi comuni, come Zecca dei Colombi, Taubenzecke, 
Pigeon Tck. 

Questo grande Acaro, che per la sua forma ovale e pel corpo molto depresso, 
laminare, se digiuno, facilmente, dal volgo scambiato colla Cimice dei letti, 
sebbene di color grigiastro pallido, ha il corpo non puntato anteriormente e cogli 
orli laterali convessi (non rettilinei), rivestiti di cute rugosa, pi lungo che largo, 
piatto, rivestito di rugosit molto manifeste, notevolmente pi stretto all'in- 



84 CAPITOLO PRIMO 



nanzi che all'indietro, generalmente scavato sul dorso, cio cogli orli rilevati. Il 
maschio appena pi piccolo (lungo 5 inni., largo 3) della femmina, la quale, se 
digiuna, lunga 5 mm. e larga 3; se ripiena di sangue misura fino a 6 ad 
8 mm. per 4 di larghezza. 

Questa specie la pi comune in Europa (Francia, Inghilterra, Italia, Ger- 
mania, Rumenia, Sud della Russia). Si trova anche in Algeria, Stati Uniti meri- 
dionali, (Columbia. Una variet (var. magnus Neum.) vive nella Patagonia ed 
Equatore. 

Vive a spese dei Piccioni, pi raramente attacca i Polli e l'Uomo. Di giorno 
l'Acaro sta nascosto entro le fessure dei legni e dei muri nelle colombaie e solo 
di notte ne sorte per aggredire le sue vittime. Col corpo cos piatto come allo 
stato di digiuno l'animale pu penetrare nelle pi strette fessure e celarvisi. 
Punge i giovani Piccioni, specialmente al collo e al ventre e pu causare una 
estesa mortalit nelle piccionaie. Non ne vanno immuni nemmeno i Piccioni 
adulti, sebbene sieno meno molestati dei giovani. Anche le persone che hanno 
rapporti di contatto coi Piccioni o stanno prossime a piccionaie infette sono 
fatte oggetto dalla puntura di questo Argas e non sempre senza pericolo perch 
pu essere trasmesso qualche germe infettivo. Sembra che in Columbia la specie 
possa inoculare all'Uomo una spirochetosi analoga, se non identica, alla nostra 
febbre ricorrente (Blanchard). 

Ai polli l'Acaro, oltre ad effetti gravi per esaurimento di sangue, pu inocu- 
lare anche la ISpirochaeta gallinarum (secondo Schellack). L'attitudine contagiosa 
dell'Acaro pu sussistere anche dopo 65 giorni dacch esso si infettato su un 
pollo malato. La spirochetosi dei polli, che infierisce soltanto in estate e non 
durante l'inverno, pu fare delle stragi grandissime nei pollai. A Cipro, secondo 
Williamson, il morbo port ad una mortalit dell'80 al 90 / . 

Il Blanchard sospetta che la spirochetosi umana sia diffusa, a Bagota, anche 
da questo Acaro oltrech dall' Ornithodoros turicata (Alf. Dg.). 

I casi di ambienti domestici infestati dall' Argas reflexus, perch gi adibiti a piccionaia 
oppure perch vicini ad allevamenti di Piccioni sono pi frequenti che non si creda. Io stesso 
sono stato chiamato a distruggere gli Argas con irrorazioni, sotto buona pressione, di emulsioni 
d'olio di catrame al 5 | . Gli Argas scacciati dal grave odore fuorusci va.no dai loro nascondigli 
e vagavano sulle pareti dell'ambiente dove fu facile raggiungerli col medesimo liquido insetticida 
od ucciderli meccanicamente. Sui muri si pu procedere ad una diligente stuccatura delle fessure. 

La presenza di Argas viventi pu durare molto a lungo, anche dopo che le vittime sono 
state rimosse. Infatti l'Acaro molto resistente al digiuno. Ne ho tenuto vivente, come ho gi 
avvertito, uno adulto per sette anni entro un tubetto di vetro e non mor di inedia, bens 
perch un giorno lo dimenticai, inavvertitamente, sul tavolo di lavoro, sotto i raggi del sole e 
ne fu in breve disseccato. 

Perci lo stato di infezione degli ambienti gi adibiti a piccionaia pu durare anche per pi 
anni con molestia e pericolo delle persone che abitassero nelle stanze vicine dove l'Argas trova 
modo di penetrare e di nutrirsi a spese delle persone. L'aspetto dell'Acaro e molto simile a 
quello indicato a fig. 75 (A. persiciis) salvoch VA. reflexus quasi sempre concavo al dorso 
anzich convesso. 

Argas persicus (Ficher v. Waldheim) (fig. 75). Primamente descritto nel 1823, 
di poi da molti altri autori col nome indicato e forse dal Gurin Mneville (1844) 
con quello di R. mauritianus. 

Questo Argas, di color giallo terra, se non ripieno di sangue (nel quale 
ultimo caso assume una tinta violacea) lungo da 4-5 mm. e largo da 2,5 a 
3 mm. (maschio). La femmina fecondata e piena di sangue lunga da 7 a 10 mm. 



GLI AFFINI DEGLI INSETTI 



85 



e larga 5 a <>. Piana o Leggermente concava nello stato di digiuno, turgida e 
convessa in quello di reptazione. Il corpo ovale, allungato, a margini laterali 
convessi, pi stretto all'innanzi che di dietro, mostra, lungo tutti gli orli, al 
dorso, delle placchette rettangolari contigue e, sul dorso, gran numero di fossette 
rotondeggianti, nelle quali la cute liscia, circondata da pelle marcata di rughe 
complicate, le quali fossette sono simmetriche sui duo lati e portano un piccolis- 
simo pelo centrale. 

specie che gode triste fama poich passa per molto pericolosa anche al- 
l'Uomo, non tanto agli indigeni dei luoghi da essa abitati, che sono il Nord della 
Persia, specialmente Mineh e regioni vicine, quanto dai viaggiatori che, non 
accostumati per una specie di vaccinazione alle conseguenze della puntura del- 
l'Acaro, ne risentono effetti pi o meno gravi e non di rado anche mortali. 





Fig. 75. Argas persietts, ingrandito circa 8 volte. 
A, dal ventre; B, dal dorso (da Bodein). 



Del resto, la Persia, dove l'Acaro noto con nomi speciali come Cimice di Mineh , Guerib- 
gite: o Garib-gnez ; ilalleh ; Bh-ibguez (quest'ultimo nome significa mordente di notte) non la 
sola localit ove la specie si incontra, poich si trova ancora in China (Pekino) ; Turkestan ; 
Russia; Asia Minore; Egitto; Algeria; Sudan; Nubia ; Isola Maurizio e del Capo. Una sua 
variet, distinta dal Neumann col nome di A. persicus var. firmatili si trova in Algeria, Nell'Africa 
australe questo Argas noto coi nomi volgari di Aumpan; Tampa n : Wand Luis. 

Gli effetti disastrosi delle sue punture sopracitati non sembrano potersi 
attribuire soltanto all'avvelenamento, ma vanno riferiti piuttosto ad una malattia 
infettiva, che non si esita di richiamare a spirochetosi, per quanto manchino 
tuttavia prove dirette della cosa. 

Certo per questo Argas, in regioni diverse, specialmente in Algeria e nel- 
l'Africa australe, propaga una particolare epizoozia nei Gallinacei, dal Bevan 
attribuita alla Spirochaete gallinarum. 



Non sembra invece dimostrata la trasmissione per mezzo di questo Acaro di un parassita 
delle emazie, da avvicinarsi alle Babesia od alle Leismannia, tra i Gallinacei, al Sudan, secondo 
vorrebbe il Balfour. 



86 



CAPITOLO PRIMO 



Argas miniatus Koch. specie notissima e descritta da gran numero di 
naturalisti, anche sotto nomi diversi, oltre a quello che nel 1844 ebbe dal Koch 
ed soprariferito. Sembra che il De Geer la denominasse Acarus nigua. Certa- 
mente corrisponde aXVArgas americanus del Packard e d'altri, all' ^. sanchezi 
del Dugs, ecc., allM. radiatus del Kailliet ed noto coi nomi volgari Ghicken 
Tick; Foni Tiek ; Adobe Tick. 

La specie estesa al sud degli Stati Uniti (Texas, Arizona, Florida); Cali- 
fornia; Messico; Piccole Autille (Antigua); Guyana inglese; sud dell'Australia 
(probabilmente importata dal Nord-America). 

questo un Argas molto alfine alPJL. persicus F. v. W., anzi il Xeumann 
riun insieme le due specie. Tuttavia il Blanchard, con altri, afferma le due 
specie essere decisamente distinte, sebbene molto affini. L'aspetto generale intanto 
quello dell' A. persicus e le differenze specifiche si devono rintracciare in carat- 
teri minuti. 





Fig. 76. Oriitliodoros moubata, ingrandito circa 6 diametri. 
A, prono; B, supino (da Doflein). 



L'Acaro, che si incontra raramente sui Mammiferi, attacca in tutte le et 
gli Uccelli, specialmente Gallinacei selvaggi o domestici, come i Polli, Tacchini. 
Pernici. Vive nei pollai, a spese particolarmente del giovani Gallinacei ed 
l'agente di trasmissione della temuta Spirochaete gallinarum, per cui provoca tra 
i volatili una mortalit spesso molto elevata. 

I mezzi di distruzione sono quelli gi indicati per VA. reflexus. 

Il Blanchard accenna alla straordinaria resistenza di questo Acaro, non solo alla inedia, per 
cui la larva e la ninfa possono vivere pi mesi senza cibo e l'adulto si veduto vivere fino a 
sei anni in recipiente di vetro chiuso, ma ancora ad agenti tossici assai potenti, come sono, ad 
esempio, i vapori di acido cianidrico, nei quali l'Acaro ha resistito due ore, come vissuto per 
mesi entro scatole riempite di fiori di zolfo. Con tuttoci esso cede facilmente ad insetticidi 
liquidi come il petrolio, l'olio di catrame, ecc. 



Ornithodoros moubata (Murray) (fig. 76). Dal 1877, nel quale anno il Murray 
descrisse la specie sotto il nome di Argas moubata, moltissimi autori hanno 
illustrato questo Acaro e talora con nomi diversi da quello riferito, non di rado 
confondendolo coll'O. savignyi (Audouin). 



GLI AFFINI DEGLI INM ITI 87 



mia specie fra le maggiori, poich la femmina misura da 7 ad 11,5 min., 
secondo lo stato di reptazione. Il corpo ovale, con una leggiera strozzatura 
verso il mezzo; la cute coperta di grosse placche rotondaggianti. Il colore 
bruno nerastro al dorso, pi chiaro al ventre. Il rostro e le zampe di un giallo 
pallido. Queste ultime Inumo fino a tre rilievi conici sulla parto dorsale di 
ciascun articolo dal terzo in poi. Non possiede occhi. La larva rimane inclusa 
nell'uovo, da cui sguscia la ninfa. La specie molto diffusa in Africa, dall'Egitto 
al Transvaal e dall'Oceano indiano all'Atlantico. Si trova al Soudan,, Ouganda, 
Congo. Angola, nel bacino dello Zambese e nella regione dei grandi laghi. 

Questo Acaro, dei pi temibili, era gi noto al Livingstone. Abbonda nelle 
case degli indigeni, nella polvere. Aggredisce di notte e solo le persone addor- 
mentate. Mentre succhia emette in gran copia dalle ghiandole cutanee, special- 
mente per il 1. e li. paio di zampe, un liquido chiaro. La puntura molto 
dolorosa e ne rimane, sulla cute della vittima, un cerchio di color cinereo-violaceo 
di ardesia di dieci millimetri di larghezza e bianco al centro e vi si forma rapi- 
damente una crosta. 

Il pericolo principale rappresentato dal fatto che questo Argaside l'agente 
di trasmissione della Spirochaete duttoni determinante la febbre delle Zecche o 
77(7. fever dei patologi, come riconobbe primamente il parassitologo inglese 
I. Ewerett Dutton, che soccombette presisamente a questa spirochetosi. 

Secondo E. Koch e Carter, le Spirochete si accumulano negli ovari della 
femmina dell'Acaro e di l passano nelle uova che essa depone e sembra vi si 
moltiplichino, cos che i neonati sono capaci di diffondere l'infezione (fig. 73). 

Anche la Spirochete gallinarum, secondo Fiilleborn e M. Martin, pu essere 
propagata fra i Polli da questo stesso Acaro, e l'Acaro conserva la facolt tras- 
mettitrice dell'infezione anche dopo 103 giorni da che ha succhiato il sangue 
di un Uccello malato. 

Sono invece infondati i sospetti di trasmissione, da parte di questo Ornitodoro, della Filaria 
prestaus e del Trypanosoma gambieiise. 

Questo Acaro designato dagli indigeni delle regioni dove diffuso con nomi vari, cos 
ad es. si chiama: Bifitndikala a Leopoldville; Kibu uell'Ougauda ; Kimputu nella parte orientale 
dello Stato del Congo; Momjaia a Popokabata ; Ochihopio all'Angola; Papasi, Bimpusi, ecc. 
altrove. 

Ornithodoros savignyi (Audoua, 1827). Distinto dal precedente, al quale somiglia, sopratutto 
perch possiede gli occhi. Diffuso in Nubia ed Abissinia sin verso il sud ovest dell'Africa; dal 
Mar Rosso fino alle Indie. 

A torto il Blanchard ritiene come identico a questa specie V Jrgas conicrps Canestrini, trovato 
assieme all'J. reflexus nei nidi di Colombi a Venezia. Pi verosimilmeute si deve, invece, come 
ha fatto il Xeuniauu, considerare VA. coniceps sinonimo dell' Ornithodoros talaie Gur. Mn., di 
cui si far cenno pi sotto. 

Ornithodoros turicata (Alf. Dugs. Manca d'occhi. Il corpo di color giallo terreo; le 
zampe pi chiare. Il dorso rilevato in un alto margine, di cui la cute ha la stessa struttura 
del rimanente tronco. Tarsi con tre tubercoli dorsali rilevati. La femmina misura da 5 a 7 mill. 
di lunghezza per 3 a +,5 di larghezza. 

Questa specie abita nel Messico (Guauajato). Aggredisce il Maiale e l'Uomo. Il Blanchard 
ritiene, che questo Argaside in Colombia diffonda la spirochetosi umana. 

Ornithodoros megninii (Alf. Dugs, 1883). specie comune al Messico, dove noto col nome 
di Pinolia ; si trova anche negli Stati Uniti del sud. Si introduce e si fissa nelle orecchie del 
bestiame, come pure sul Cavallo, Asino, Cane, Montone, sulle Tartarughe terrestri ed auche sul- 



88 



CAPITOLO PRIMO 




l'Uomo, sul quale ultimo si trovato pi volte al Texas ed al Messico, nel condotto uditivo 
esterno, provocando dolori assai vivi e prolungati. Sembra si trovi anche nell'America del Sud, 
sul Llaina. 

Ornllhodoros pavimentosus (Nenmann, 1901). Specie simile all'O. aavignyi. Vive nel sud 
Africa, nella polvere, nei luoghi dove le carovane si arrestano. Attacca i viaggiatori e li punge 
attivamente allorch si sdraiano a terra. 

L'Ornithodoros tbolozani (Lahoulbne et Mgnin, 1882) vive in Persia, dove noto col nome 
volgare di Kn, ed anche nel Caucaso ; si trova nei pollai e sul Cammello e Montone. 

L'Ornithodoros talaje (Guerin Meneville, 1845), che si trova nell'America tropicale, nelle isole 
Hawai, come in quelle vicine alla Colonia del Capo e nell'Oceano indiano, si rinvenuto auche 
a Venezia ( Argas coniceps Canestrini), sui Colombi. anche sospettato di propagare malattie pa- 
rassitarie. 

La famiglia degli Ixodidi suddivisa, 
come ho accennato, in parecchie sottofamiglie, 
in tutte le quali si incontrano specie prati- 
camente importanti. 

Nella sottofamiglia degli Ixodini si 
trovano grandissimo numero di specie ap- 
partenenti al genere Ixodes (una trentina 
circa) e pochissime, come pure di scarso o 
nullo rilievo pratico negli altri due generi. 
La caratteristica degli Ixodes quella 
di vivere indifferentemente su ospiti i pi 
diversi e perci molte specie possono riuscire 
nocive o moleste agli animali domestici ed 
all'Uomo stesso. Noi qui per non citeremo 
che le due Europee pi ovvie e di cui una, 
anzi, accusata, a ragione, di diffondere gravi 
agenti patogeni in animali domestici. Il genere rappresentato in tutto il mondo. 

Ixodes ricinus (Linn) (tg. 77). la specie pi comune sui Cani e su pa- 
recchi altri animali domestici, perci pi volte descritta e citata da autori vari, 
anche con nomi diversi, tra i quali pi comunemente per Ixodes reduvius La 
femmina, a digiuno, misura 4 mill. di lunghezza su tre di larghezza ; allorch 
turgida raggiunge i 10 ali millim. di lunghezza su 6 a 7 di larghezza. .11 ma- 
schio molto pi piccolo, cio lungo non oltre 2,5 mill. 

comune in tutta Europa, Algeria, Tunisia, Arabia, Giappone, Stati Uniti, 
Capo. 

La larva e la ninfa si trovano sui piccoli Vertebrati (Mammiferi, Uccelli, Eet- 
tili). L'adulto si incontra su alcune specie di Uccelli e su molti Mammiferi fra i 
maggiori (Montone, Capra, Bue. Cavallo. Cane, Gatto, Riccio ed ancora sull'Uomo). 
Talora penetra sotto la pelle. 

Questo Ixodes propaga la babesiosi bovina e canina, almeno in Europa. Se- 
condo G. Martin non sarebbe capace di diffondere i Tripanosomi. 

Secondo Schandinn l'Emosporidio della Lucertola (C'aryoyssus lacertarum) si svolge nel tubo 
digerente dell' Ixndrs, passa traverso le uova uella nuova generazione e di qui ad altre Lu- 
certole. 

Ixodes hexagonns (Leach, 181r>). E una specie molto affine alla precedente e con altitudini con- 
formi. Essa pure trasmette la Bbesia canis. Trovasi in Europa e negli Stati Uniti, non meno co- 
mune del /. ricinus. 



Fig. 77. Ixodes ricinus (Linn). 

A, maschio ; B, femmina, supini, ingranditi 
(da Berlese). 



OLI AFFISI DEGLI INS1 ili 



MI 



La sottofamiglia dei Eipicefalini comprende parecchi generi, molto ricchi di 
specie. 11 tipo il Rhipicephalus sanguinella (Latr.), che comune anche in Europa. 
La maggior parie pero delle specie sono afrioane e molte, cosa ormai dimostrata, 
diffondono la Babesia parva e la B. cani*. 

L'infezione deve avvenire per puntura della ninfa o dell'adulto perch non 
passa attraverso l'uovo. Le larve non sono mai suscettibili d'infettare. 

Rhipicephalus sanguineus (Latr.) (fig. 78). la specie pi comune nelle nostre 
macchie, specialmente lungo il littorale mediterraneo ed infesta in grandissimo 
numero i Mammiferi domestici oltrech molti selvatici. 

La femmina pu raggiungere, se ripiena, gli 11 udii, di lunghezza, su 7 di lar- 
ghezza. Il maschio lungo al massimo mill. 3,35 e largo circa due mill. Talora 
porta una appendice conica all'estremit posteriore ed tutto di colore marrone, 
lucente al dorso e sulle, zampe. 

Di tale colore sono lo 
scudo dorsale, rostro e zampe 
della femmina, mentre il ri- 
manente corpo di un colore 
grigiastro oscuro. 

La specie cosmopolita. 
Ne aggredito anche l'Uomo. 
Nocard, Balfour e Cristophers 
accusano questo Acaro di es- 
sere l'agente trasmettitore della 
Babesia canis in Europa come 
iu Africa ed alle Indie. 
anche affermato che esso pro- 
paga i 1 Leucocytozoon canis. 
E. Koch ascrive a questo Is- 
sode anche la diffusione della 

Babesia parva nell'Africa del sud, ma pu esservi confusione con qualche Rhipi- 
cephalus affine, ad es. Rh. appendiculatus. 

Molte altre specie di Rhipicephalus in diverse regioni del globo diffondono la 
Babesia parva del Bue (febbre littorale) e sono le seguenti: 




Fig. 78. Rhipicephalus sanguinili Latr. 
A, maschio prono ; 7>\ femmina digiuna, prona. Ingranditi (da Berlese). 



Rhipicephalus appendiculalus Neum; Comunissimo nell'Africa australe sui Ruminanti domstici 
e selvaggi. Trasmette la Babesia parr, ma non la B. mutane. 

Uh. capensis C. L. Koch. Dal Sudan al Capo, su Ruminanti e su Sauri i. 

Rh. t irrisi Neum. Comunissimo nell'Africa orientale tedesca, fino al Capo, sui Mammiferi do- 
mestici e selvaggi. Trasmette anche la Babesia equi, 

Rh. nilens Neum. dell'Africa subequatoriale. 

Rh. simus C. L. Koch diffuso in tutta l'Africa su gran numero di Mammiferi. Trovasi anche alle 
Indie, Turkestan orientale, Borneo. 

Il Rhipicephalus bursa Canestrini e Fauzago (fig. 79) trovasi anche ne) mezzogiorno d'Europa, 
oltrech in tutta l'Africa, nelle Indie e nell'Arcipelago di Bismarch ecc. In Italia lungo il litto- 
rale mediterraneo comune qualche volta anche pi del Eli. sanguineus, col quale si trova me 
scolatu sugli stessi ospiti ed a cui, del resto, molto simile. Secondo Molas questa specie in 
Rumenta diffonde la babesiosi del Montone o oarceag. 



Boophilus annulatus Say (fig. 71). - - Di questa specie, descritta nel 1821 dal 
Say e che ha cos triste fama perch nel nuovo come nel vecchio mondo propaga 
l'ematuria dei bovini, hanno trattato gran numero d'autori sia d'America. d'Eu- 

A. Bf.rlf.se. (ili Infetti, TI. 12. 



90 



CAPITOLO PRIMI) 




ropa, d'Australia, come del Capo di Buona Speranza. Anche i nomi imposti a 
questa specie sono molti, aAVLxodes annulatus con cui fu primamente descritto 
dal Say; Haemaphysalis rosea del Koch ; Ixodes bovis del Riley ; Bhipieephalus 
ealoaratus del Binila; Eh. annulatus di molti autori; Margaropus annulatus, ecc. 

La specie del genere, che si distingue dall'affine Rhipicephalus pei caratteri 

sopraindicati, rappresentata da molte variet, con distribuzione geografica diversa. 

Il maschio lungo da 2,15 a 2,35 mill. su 1,30 di larghezza e nella forma 

tipica non ha l'addome prolungato, nell'orlo 
posteriore, in tubercolo conico. La femmina 
raggiunge fino i 13 mill. di lunghezza per 7,5 
di larghezza. 

specie cosmopolita. La forma tipica 
diffusa agli Stati Uniti, dove propaga la febbre 
del Texas (Babesia bovis) ed ancora al Messico 
ed a Cuba. 

Aggredisce il Bue ed il Cavallo e compie 
tutte le fasi della sua vita sullo stesso ospite 
e diffonde sopratutto la Babesia bovis, che si 
trova costantemente nelle regioni dove si in- 
contra questo Acaro. Diffonde anche la Babesia 
parva; ci per meno bene dimostrato. 

Fig. 79. Una comune Zecca, Bhipiee- 
phalus bursa, maschio, ingrandito, dal T . 

dorso (da Berlese). La val '- '"'S^' 1 '' 8 Neum. si e trovata a Buenos Aires. 

La var. eaiulatus Neum., di cui il maschio presenta 
un tubercolo conico prominente dall'orlo posteriore del 
corpo, vive al Giappone e si attacca al Cavallo. 

La var. calcaratus Binda si trova nel Caucaso, Africa del Nord, Egitto, Marocco, .Sahara, 
Senegal, Congo. In Europa stata trovata in Italia, specialmeute nei dintorni di Roma. Sar- 
degna, ecc. ; iu Francia, in Germania ed altrove. 

La var. microplus Canestr. trovasi alle Antille, America centrale e Repubblica Argentina 
Australia, Nuova Guinea, Malesia, Filippine, Birmania, India, Ceylon, Africa del Sud. 

La Febbre del Texas o delle Zecche (Tick fever) come anche detta, Tristeza, come si chiama 
nel Sud America, oppure Emoglobinnria episootica od anche Ematinuria 
(volgarmente, in Italia : piscia sangue) malattia infettiva dei Bovini 
e dipende dalla Babesia boris, ematozoo detto anche Pirosoma o Piro- 
plasma bigeminum, Babesia bigtmina. Non ancora ben noto tutto il 
ciclo di sviluppo, ma si presenta con corpuscoli globulari o piriformi, 
per lo pi appaiati e contenuti nel globulo rosso del sangue, che ne 
pu essere inquinato nella proporzione del 40 al 90 / , come si osserva 
in animali morti per questa malattia allo stato acuto. 

Il parassita distrugge le emazie, i cui resti formano degli emboli 
ed ostruiscono i capillari, provocando accidenti vari. Oltre a ci, se la 
malattia ha decorso acuto, la morte pu avvenire in poche ore, come 

in pochi giorni, dal momento in che la febbre apparsa. Se gli animali non muoiono, la con- 
valescenza lunga e spesso con ricadute pericolose. Nei casi a decorso pi lento del morbo 
(febbre benigna o subacuta) la malattia si potrebbe dire anche cronica ed con effetti molto meno 
gravi che nell'altro caso. In Italia questo morbo fu osservato in Sardegna dal Manca, fino dal 1750. 

Il Metaxa lo riconobbe nell'agro romano e ne tratt egregiamente nel 1836. Di poi ne trat- 
tarono Carlo Lessona (1852); Saufelice e Loi (1895); Bastianelli (1896); Dionisi (1897); Celli e 
Santori (1897); Oreste (1892); Perroucito (1890); Padovani (1897-98); Nosotti, (1898), ecc. 

Alcune cifre desunte da quanto si veduto accadere da noi possono dimostrare la gravit 
della enzoozia. 

Gli animali di recente importazione in una localit infetta sono i pi colpiti. Possono mo- 
rirne tino all'80 o 90 / o . Nell'Agro romano ed altrove intere mandre svizzere furono completa- 
mente distrutte. In Sardegna un solo proprietario ebbe 800 capi bovini morti. 




Fig. 80. - Babesia bovis 
entro una emazia (da 
Dotlein). 









lil.I AFFINI DEGLI INsl: 1 l 1 



91 



La oara preventiva col chinino, iniziata al primo oaso constatato in una localit, ha dato 
eccellenti risultati. Bisogna inoltre ourare la distruzione dvlle Zecche nelle stalle, come sul corpo 
delle bovine. 

Boophilus decoloratus (lvocli). Affine al precedente. Trovasi in tutta l'Africa equatoriale e 
meridionale, dove l'unico rappresentante del genere. Esiste ancora nelle isole vicine (Capo verde, 
Maurizio, Riunione, Madagascar). Sulla costa orientale e mescolato al /'. anmilaliis. 






Fig. 81. Hyalomma aeijyptium (Liun). 
A., maschio prono: B, ano ventre: C, femmina digiuna e prona. Ingrandito (da Berleae). 



Trovasi su Mammiferi diversi, cio Bue, Capra, Cavallo, Cane. Nell'Africa del Sud trasmette 
al Bue la Spirochaete theileri e la Babesia bor'ts. Non sembra atto a propagare la B. parva e la 
B. mutali* al Bue, n la B. equi al Cavallo, come non diffonde le diverse ti ipanosomosi animali. 



Il genere Hyalomma comprende poclie specie, in generale per assai volumi- 
nose. La forma tipica del genere e comunissima anche da noi la seguente: 

Hyalomma aegyptium (Linn) (fig. 81) conosciuto da grandissimo tempo e de- 
scritto da molti autori spesso con nomi diversi, che si richiameranno pi innanzi. 



92 CAPITOLO PRIMO 



la pi grossa specie fra le Zecche nostrali, poich il maschio misura da li a 
7 mill. di lunghezza su 3,5 a 5 di larghezza. La femmina, che allo stato digiuno 
lunga solo 7 mill. e larga 3,5 pu giungere, allorch ripiena, tino a 20 mill. 
ili lunghezza, per 18 di larghezza. 

Questa specie stata introdotta in Europa ed altrove, nelle pi diverse re- 
gioni, dai paesi caldi. Si estende nel Nord dell'Africa, come anche al Capo, Se- 
negal, Arabia, Asia Minore, Persia. Afganistan, Turkestan. India. Mongolia ed 
anche a Pechino. Inoltre Brasile, Oruadalupa, Trinit. 

In Europa trovasi nella parte meridionale. comunissima in Italia, special- 
mente nella centrale, meridionale ed isole, pi che mai lungo il littorale medi- 
terraneo. 

Attacca il Bue, Cavallo. Mulo, Asino. Montone, Cane, Cammello, Drome- 
dario e si trova spesso anche sull'Uomo e con efletti temibili, conforme ha mo- 
strato il Roucisvalle (1891) per qualche caso. 

Esso pu trasmettere la Babesia bovis, ma non quella del Cavallo. Skinner, 
basandosi sul fatto che questo Acaro si incontra nei paesi dove infierisce la peste, 
vorrebbe anche renderlo responsabile della diffusione di questa terribile ma- 
lattia. 

Sono ricordate dagli autori parecchie variet della specie tipica, come, ad es.: var. drome- 
dari Kocli di Siria ed Egitto; var. lusitanicum Koch del Portogallo; var. impressi/m Kocli del 
Senegal. 

La specie, come ho detto, descritta e ricordata pi volte per regioni diverse e da molti 
autori ha una complicata sinonimia. Eccola: Acarus aegypiius Linn, ecc.: A, liispanus Eabr. ; Cy- 
norhaestes aegyptius Hertn.; Ixodes camelinus Fischer v. Wald. ; /. fabricii Aud. ; T. sarignyi Gerv. ; 
Hyalomma anatlum, B. dromedari'*, H. excavatnm, H. grommi, B. hispanum, B. impressimi, H. lusita- 
nicum, B. marginatimi, H. rufipes, B. triincatum Koch; I. gracilenti!* Lucas ; I. africanui Mgn.; 
B. dentatimi C. et F. ; B. eornuger Murray; /. algerieusis Mgnin. ; B. ntrieulus Berlese, ecc. 

Nella sottofamiglia Ambliommini ricorder i generi Amblijommu ed Aponomma con un gran- 
dissimo numero di specie, particolarmente pel primo genere, pero extraeuropee. 

L'Ambi, americanum (Linn) dell'America, dagli Stati Uniti al Brasile attacca il Bue oltrech 
diversi animali ed anche l'Uomo. Non si sa che diffonda malattie. 

VA. cayennense Koch trovasi nel Sud degli Stati Uniti, Brasile, Cuba, Giammaica, Trinit. 
la specie nota, con altre, sotto il nome volgare di Gai-rapata nell'America centrale. Le sue 
abitudini sono conformi a quelle della specie precedente. 

L'Ambi, hebraeimi Koch, dell'Africa (Sudan, a Zanzibar ed al Capo), vivente su molti Mam- 
miferi anche selvaggi e sull'Uomo. Non trasmette la Babesia bovis, bens, secondo Theiler la lieart- 
water al Montone, Capra e Bue. 

Il genere Dermacentor abbraccia parecchie specie esotiche ed una che si trova anche in Italia 

comune. 

Fra le esotiche inerita menzione il D. occidentali* Marx delle Montagne Rocciose, vivente sul 
Bue, Cavallo, Montone, Cervo e sull'Uomo. accusato di diffondere la febbre maculala delle 
montagne rocciose (Rocky Mountain spotted fever), che infierisce sugli abitanti delle localit dove 
l'Acaro presente. L'etiologia del morbo , del resto, molto oscura tuttavia. 

Dermacentor reticulatus (Fabr.) (fig. 82) che trovasi hi Francia, Portogallo, Uumenia, Caucaso, 
Persia, Turkestan, Siberia, Giappone e forse nel Sud-ovest degli Stati Uniti. Si incontrato 
anche in Italia, specialmente nella settentrionale. Si attacca al Cane, Bue, Montone, Capra, Cervo, 
Porco ed anche all'Uomo. In Europa esso diffonde la Babesia canis. 

un bellissimo Acaro a tegumenti molto resistenti, piatto, marmorato di bruno e di vena- 
ture aurulente. 

Nel genere. Baemapltysalis si conta un enorme numero di specie, per la massima parte esotiche 
e tra queste molte che attaccano gli animali domestici e taluna aneli.- l'Uomo. Una sola per, la 



GI.l AFFINI DEGLI INSETTI 



!C 



//. IkicIi (Ami.) conosciuta oggi come diffouditrice di Babesia santa, in Italia ed al Capo di 
Buona Speranza, ma solo allo stato adulto. Si sappone audio che al Giappone essa trasmetta al 
Bue la />. parva. 



La specie diffusa in 
tutta l'Africa e vive sul Cane, 
Gatto, Leone, Leopardo, Vi- 
verra, eco. Una variet (nn- 
stralis), che si trova a Su- 
matra, si incontra sulla Tigre; 
in Australia ed al Giappone 
sul Cavallo. 

Pare che anche V H. pun- 
ctata Can. et Fanz. cosmopo- 
lita e che vive allo stato 
adulto su molti Mammiferi 
ed allo stato di ninfa sui 
Rettili sia capace, secondo 
Stookmaun, di trasmettere la 
Batista bovis. 





Fig. 82. Dennacentor reiiculatus (Fabr.), femmina. 
A, dal dorso; B, ventre. Ingrandito (da Berlese). 



Questi sono i prin- 
cipali Acari di questo 
gruppo, che meritavano di essere citati per la loro importanza pratica 



Prostigmati. 

Il penultimo grande sottordine degli Acari quello dei Prostigmati, da 
dividersi in Acquatici (Idracnidi ed Alacaridi) e Terrestri. Dei primi si gi 
detto abbastanza e si anche accennato che le larve di talune specie si tro- 
vano su Insetti che frequentano le acque, come ed es. lungo le nervature delle 
ali di Libellule, oppure sul petto di Ditiscidi, sulle zampe di Eanatre ed altri 
Binitteri acquaioli. Quivi spiccano per la loro tinta rossa vivissima ed anche 
spesso per le dimensioni, perch non di rado queste larve sono grandette e rag- 
giungono talora il millimetro di lunghezza. 

Ala fra i Prostigmati terrestri si trovano parecchie specie degne di nota, 
perch nocive alle piante od altrimenti moleste all'Uomo e ad altri animali. 

Si contano per nel gruppo attivissimi predatori di altri Acari minori od 
altri Artropodi, mentre pu esser detto che mancano forme viventi nelle sostanze 
putrescenti animali o vegetali, a spese di queste. 

Tutto il gruppo infatti composto di divoratori di sostanza organica vivente 
e quindi non pu essere diviso che in parassiti di animali o di piante ed in pre- 
datori. 



I parassiti delle piante, come ancora attivamente semoventi conservano la caratteristica con- 
figurazione particolare alle specie del sottordine, ma quelli che vivono sugli animali hanno per- 
duto, pi o meno marcatamente, l'aspetto comune anzidetto, ci per involuzione degli organi lo- 
comotori, sviluppo maggiore del tronco, ecc. ed anche il colore vivace (pi comunemente rosso) 
che appartiene alla maggior parte delle forme planticole libere. 

Si pu audare dai Paorergates parassiti dei Topi, per le Alyobia, forme parassite di piccoli 
Mammiferi ed ancora poco involute, fino ai Sareopteriis, che sono parassiti di Uccelli, special- 
mente Passeraeei e molto ridotti negli organi loro locomotori, i quali sono ancora abbastanza 
evoluti solo nelle forme migratorie, ma in parte assenti o piccolissimi ed abortivi nelle forme 
sedentarie delle medesime speci. 



94 



CAPITOLO PRIMO 



Gli Acari del sottordine Prostigmati parassiti delle piante spettano per la 
quasi totalit ad una sola famiglia, quella cio dei Raflgnatidi o Tetranichidi, e 



di questi si tratter pi diffusamente. 




Fig. 83. Tydaeus foliorum (Scbr.) 
molto ingrandito, prono (da Bei- 
lese). 



Gli Autori non mancano di ascrivere ai parassiti delle piante ancho talune specie del ge- 
nere Tydaeus e quindi il pi comune T. foliorum (Sdir.) (fig. 83), che un acaro piccolissimo 

(lungo min. 0,40) bianco o bianco giallastro, agile; cammina 
con un caratteristico tremolo, e si trova in colonie numerose 
lungo la nervatura nella pagina inferiore delle foglie di piante 
le pi diverse, specialmente di quelle molto facilmente aggre- 
dite da Cocciniglie ed altri piccoli Insetti litofagi. Questo 
Tydaeus appartiene, con molte altre specie, alla famiglia 
Eupodidi, ma non si nutre veramente di succili vegetali cir- 
colanti, bens di detriti vari, muffe, spoglie di Insetti morti, 
specialmente Cocciniglie, die stanno sulle foglie. Perci non 
minimamente nocivo. Gli altri Acari della famiglia sono 
tutti eccellenti predatori. 

Per, a carico di un altra specie di Eupodide sono stati 
sollevati vivi lamenti da parte di qualche agricoltore e si 
accusato cos il Penlhaleus haematopus Koch di danni non 
lievi alla vegetazione in qualche caso, specialmente sulle Lat- 
tughe ed altri ortaggi. 

Questo PentkaUus un bell'auimale, dalle lunghe zampe 
rosse scarlatte, dal corpo nero di velluto, lungo (il solo 
tronco) poco pi di mezzo millimetro. molto agile e 
veloce e comunemente sta nei muschi o sul nudo terreno, generalmente del tutto innocuo. 

Ma nella famiglia suddetta dei Eafignatidi o Tetranichidi si trovano molte 
specie gravemente nocive alla vegetazione, per 
l'enorme incremento di individui che raggiungono 
a tutte spese delle piante, fra cui molte di coltivate. 
Il pi noto Acaro il Tetranychus telarius (L.), 
che ha un'area di diffusione molto estesa sul globo, 
ritengo tutta la zona temperata In America ed 
altrove si trovano specie affini, che si comportano 
come le congeneri del vecchio mondo. 

Veramente le forme nostrali pi comuni sono 
almeno tre, cio, oltre al citato, il T. pilosus 0. et F. 
ed il T. latus C. et F. Questi due ultimi per, 
sebbene in taluni casi si trovino molto diffusi, spe- 
cialmente il primo dei due, nelle serre, pure, in 
generale, sono assai meno comuni del T. telarius, che, 
da solo, si pu dire, sostiene tutto il peso della 
cattiva rinomanza della specie. 

Era ben noto anche agli Entomologi pi vecchi, 
appunto per le sue abitudini moleste seriamente 
alle piante. 




Fig. 81. L'Acaro fitofago pi te- 
mibile. Tetra ychas telarius (L.), 
femmina ingrandita, vista dal dorso 
(da Berlese). 



Tetranychus telarius (L.) (fig. 84). - un acaro piccolo, appena pi lungo di 
mezzo millimetro (min. 0,600 di lunghezza) di color rosso bruno sui due lati del 
corpo, rosso nel mezzo, coi piedi e rostro di color roseo o rosso giallo. E ovale, 
tutto irto di peli (lunghi quanto met della larghezza del tronco) sparsi sul dorso 
e peli lunghi ed abbondanti sono anche sulle zampe. Le larve sono esapode, 



GLI AFFINI DEGLI INSK.III 



95 



rosee e si trovano colle uova e con tutti gli altri stadi sulle foglie di piante 
diverse. 

Merc le mandibole armate di lungo ed acutissimo stiletto, l'Acaro punge le 
foglie e ne succhia l'umore. Inoltre le colonie di questo Acaro sono protette da 
sottili tele di seta o meglio di fili sparsi, formanti una trama sulla pagina infe- 
riore della lamiera fogliare e cos si riparano dall'aggressione di nemici vari. 
D'inverno parecchie femmine sopravvivono e si trovano nascoste sotto le cor- 
teccie; in tale epoca esse sono di colore rosso ranciato. 



L'Acaro nocivo molto alla vegetazione sia degli alberi d'alto fasto, come ad es. il Tiglio, 
per a foglia larga, sia e pi ancora agli 
ortaggi. 

Non facile combattere questo animaletto 
all'aperto ed io confesso di non esservi mai 
riuscito con abbastanza soddisfacimento. Ci 
dipende dalla resistenza dell'Acaro a molti 
agenti tossici, alla protezione delle tele sericee 
ed alla sua residenza alla pagina inferiore 
delle foglie, come pure alle dimensioni delle 
piante attaccate. 

Xon vi possono essere cbe le polveri 
(zolfo, calce viva, ecc.) cbe forse praticamente 
si possano raccomandare, non certo gli inset- 
ticidi liquidi, a meno cbe non si tratti di 
difendere ortaggi o piante nane e cbe consen- 
tano le spese di mano d'opera e di insetti- 
cida, che sono rilevauti, perch le irrorazioni 
vanno fatte con cura, pazienza e con una certa 
abbondanza di liquido insetticida. 

Nelle serre la difesa pi facile perch in 
ambiente chiuso si pu ricorrere utilmente 
alle fumigazioni di tabacco, ecc. L'Acaro 
preda di piccoli Coccinellidi dei generi .R/ii/- 
zobius, Scymnus, ecc. 

La specie ha ricevuto nomi diversi, dei quali ricordo solo i seguenti: T. Hntearius (Dufour 
ed altri); Dittigmatus pilosus (Donnadieu); T. teiuiipes, T, tiliarius, T. ulmi, T. maior, ecc. di 
altri autori. 




Fig. 85. Tetra yehopsis horrida (C. et F.) vista 
dal dorso, ingrandita (da Berlese). 



11 Tetranychus pilosus Can. et Fanz. molto simile in tutto; differisce per pel colorito rosso- 
bruno pi vivace e pei peli del dorso molto pi robusti, tutti fra loro pressoch d'eguale lun- 
ghezza e sorgenti da grossi tubercoli. 



Il Tetranychus latus Can. et Fanz. invece col corpo pi corto, quasi tanto largo che lungo, 
peli cortissimi, appena visibili e le zampe molto pi lunghe e sottili che non nelle specie prece- 
denti e con peli radi e cortissimi. 

Meno frequenti assai sono da noi il T. minimus Targ. ; il T. gibbosus Can. e qualche altro. 

Nell'aftine genere Tetranychopais sta la T. horrida (C. et F.), che un bellissimo Tetranichide 
con alte e robuste setole cilindriche sul dorso, sorgenti da tubercoli molto elevati e col dorso 
pianeggiante. di colore verdastro, macchiato di bruno ed ha dimensioni da paragonarsi a quelle 
del Tetranychus telarius ed abitudini conformi. Vive su molte piante ed nociva (tg. 85). 

Nel genere Bryobia stanno Acari caratterizzati dall'addome depresso o scavato, glabro, rugoso 
e dal capotorace anteriormente provvisto di una lamina trasparente intagliata a quattro dentelli, 
su ciascuno dei quali sta una appendice a forma di ventaglio mezzo aperto. Appendici consimili 
sono qua e l sul corpo, molto piccole, appena visibili. Da noi si trovano due o tre specie; la 
pi comune la B. praetiosa (fig. 86), bruna o nera sull'addome, rossa sul capotorace, grandetta 



96 



CAPITOLO PRIMO 




Fig. 86. Bfi/obia praeliosa (K.). In- 
grandita, prona (ila Berlese). 



,poco pi di mezzo millimetro), ".olle zampe anteriori lunghissime e tutte poi mule e rosse. Lenta; 
s i trova su molte piante, comunissima poi sull'Edera. 

specie poco nociva, ma nel genere sta una B. patenti*, della quale gli Americani hanno 

molto da lamentarsi, perch assai nociva a piante varie, 
specialmente nelle praterie. 

Meno temibili e di effetto trascurabile sono certi mi- 
nuti Tetranichidi, rossi scarlatti, pigri e non abbondanti, 
che pure si trovano 
sulle piante in qualit 
di loro parassiti ed ap- 
partengono ai generi Te" 
nuipapus (Donuadieu) 
(fig. 87). Xeophylobiiis 
Kerlese, ecc. Pare si 
debba anche ad un Tc- 
nuipalpns una speciale 
malattia di frutti di 
Agrumi, cio una specie 
di crosta biancastra che 
li ricopre in parte e li 
deturpa. 

Tutti gli altri Pro- 
8tigmati sono predatori 
e qualcuno parassita di 
Vertebrati. 

Cos, ad esempio gli 
Eupterygosoma vivono parassiticamente, in tutti gli stati, sui Sau- 
riani. Sul comune nostro Patydactylus manritamem se ne trovano 
tre specie spettanti al sottogenere Gekobia e la pi comune la 
G. lutasti Mgn . ed altre su altre Lucertole esotiche ad es. del ge- 
nere Agama. Questi Acari in generale sono rossi scarlatti e di 
forma singolare, cio estesi trasversalmente, pi larghi che lunghi 
per offrire minor parte del corpo non protetto dalle squame, 
dell'ospite, tra le quali si insinuano e permangono tssi (fig. 88). 

Sulle piaute, a predare Acari ed altri Artropodi minori si trova comune da noi l'Jctineda 
vitis (fig. 89 D), bello Acaro rosso cinnabarino, globuloso, non pi lungo di un millimetro, coi piedi 
lunghi, estesi trasversalmente e corre sulle erbe e sulle foglie con movimenti vorticosi e velo- 
cissimi. Sotto le pietre ed altrove, in luoghi pi 
umidi occorrono le Bdella (fig. 89 C', dal lungo 
rostro conico e sottile e dai lunghissimi palpi 
che sembrano antenne. Nelle case, nei magazzini, 
granai, fienili, ecc. riuvengonsi i Cheyletut e ge- 
neri affini, alcune specie fornite di palpi enormi, 
che formano un forcipe pi voluminoso del ri- 
manente corpo. Sulla nuda terra dei cahipi o fra 
le erbe occorrono varie specie di Eritreidi, Acari 
di questo gruppo pi voluminosi e le cui larve, 
come (inelle dei Trombididi sono diverse molto 
dall'adulto e parassite di Artropodi, in tutto 
dunque da assomigliarsi appunto a (pici Leptu 
che conosceremo tosto. 

Il pi anticamente noto l' Erythrans pha- 

langioides (De Geer), dalle lunghe zampe, il corpo 

pressoch tanto largo che lungo o che misura circa due mill. Sui muri od altrove sulla terra in 

estate si rinviene comune V Achorolophut quUqniliarvm (Herm.) (fig. 89 A) di un rosso cinnabrino 

vivacissimo e le cui larve sono parassite degli Afidi e su questi Insetti si vedono benissimo perch 




Fig. 87. Un magnifico Tetra- 
nichide planticolo (Tenuipalpits 
palmatts Donn.). Dal dorso, 
ingrandito (da Berlese). 




Fig. 88. Gekobia neumanni Bei]., parassita di 
Agama colonorum dell'Africa. Ingrandita, dal 
dorso. 



GLI AFFINI DEGLI INSETTI 



97 



spicca assai il colore loro roseo di cinabro su quello verde o bruno dell'ospite. Queste larve 
stanno attaccate al corpo od alle zampe della vittima e la succhiano avidamente. Del resto aggre- 
discono anche altri Insetti. 



Ma, dal lato pratico, 
la famiglia pi impor- 
tante quella dei Troni - 
bididi, in cui si trovano 
anche forme grandissime, 
come ad es. il Trombiti inni 
tinctorium (L.), che pu 
raggiungere il centimetro 
e mezzo di lunghezza, e, 
con due o tre specie affini, 
diffuso a tutta la zona 
tropicale e subtropicale. 
comunissimo ad es. a 
Massaua, dove talora tap- 
pezza le brulle arene, che 
da lungi si vedono larga- 
mente chiazzate di rosso 
vivo per le agglomera- 
ziono di tali Acari. Gli 
indigeni, in talune localit, 
se ne servono per ritrarne 
un bel colore rosso di 
cinabro molto persistente. 

1 rappresentanti pi 
comuni da noi sono VAl- 
loth rombium fuliginosum 
(Herni.) (fig. 19), che si 
trova comune in prima- 
vera sulle piante, a cam- 
minare sui tronchi, sulle pietre, ecc 




Fig. 89. I principali Acari planticoli nostrali, predatori di altri 
Acari fltofagi. 

A, Achorolophus qutiquiliarum (Herm.) ; B, Iphididus plumiger (C et F.) : 
O, Bdella longirostris (Herm.) ; D, Actineda viti (Schr.). Quello indioato 
con Smi Gamaside, gli altri sono Prostigmati. Dal dorso, ingranditi (da 
Boriose) . 



e che a primavera inoltrata ripara sotto le 
pietre per deporre dei mucchietti di uova 
rotonde, rosse. lungo da tre a quattro 
millimetri, vellutato, di color scarlatto 
traente al rosso mattone, non troppo 
agile ne veloce. attivo divoratore di 
Insetti minori e specialmente delle uova 
ad es. di Afidi, di Cocciniglie, ecc. Sotto 
questo punto di vista si pu considerare 
per un animale utile. 

Nel Nord d'Italia e nella rimanente 
Europa centrale e settentrionale, anche 
comune, nella medesima stagione special- 
mente, il Sericothrombium holoserieeum 
(L.) (fig. 90), che pi largo e pi tar- 
chiato del precedente e di colore 
rosso cinabrino vivacissimo. 
Del resto, l'antico genere Trombidium, che io ho recentemente diviso in pi 




Fig. 90. Sericothrombium holoserieeum (L.)' 
da! dorso, ingrandito (da Beilese). 



A. Beklesk, Gli Insetti, II. 13. 



98 



CAPITOLO PRIMO 



generi, molto ricco di specie diffuse in tutto il mondo, dalle regioni pi fredde 
alle tropicali e tutte hanno abitudini pressoch conformi. 

L'interesse pratico destato sopra tutto dalla attivivit delle loro larve, le 
quali sono parassite di altri Artropodi e di Vertebrati e talora con effetti pato- 
logici molto serii. 

Queste larve , munite 
di soli sei piedi e tutte di 
color rosso vivo (fig. 18). 
hanno una organizzazione 
molto complicata e sono 
differentissime fra loro, a 
seconda che appartengono 
ad un genere piuttosto che 
ad altro, ma anche diversi- 
ficano assai dai rispettivi 
adulti, coi quali non hanno 
somiglianza morfologica ve- 
runa. Le figure riportate 
(18, 19) ne possono fare 
testimonianza. 

Ordunque queste larve, 
a partire da appena nate, 
debbono vivere parassitica- 
mente, succhiando gli umori 
di qualche altro animale 
superiore e per far ci, in- 
fisse che sieno col loro rostro 
traverso la pelle della vit- 
tima, si servono di un sin- 
golare specialissimo organo, 
che contengono nel loro ro- 
stro e che risulta da un 
insieme di appendici a cute 
sottilissima, che si diramano 
a guisa di radici e penetrano 
nei tessuti dell'ospite molto 
profondamente e succhiano 
gli umori cos come appunto 
le radici fanno nel terreno. 
Tali organi si incontra- 
no, collo stesso effetto ed 
apparenza anche in Crosta- 
cei parassiti, ad es. del ge- 
nere Sacculina, che succhiano altri Crostacei appunto diramando per tutti gli or- 
gani della vittima un cos fatto apparato austorio radiciforme. 

Si souo fatti ljuoni studi da parte di qualche Autore e pi recentemente del Trouessart, bu 
questo modo di succhiamento delle larve di Trombididi. 

Primieramente Guddeu (1871) ha descritto l'organo di fissazione del Leptus nella pelle umana : 
di poi Jourdain ha fatto le medesime ricerche per gli stessi Acari fissati nella cute di Mammi- 
feri e di Artropodi. 

Per questi ultimi egli riconobbe l'apparecchio radiciforme o stornato rizico, come egli lo chiama. 
da assomigliarsi, conforme si gi detto, a quello delle Sacculina (fig. 91). 




Fig. 91. Come un Leptus (larva di Trombidide) dirama il suo or- 
gano rizomorfo nei tessuti di un Artropodo per succhiarlo. 

C, l'Acaro visto di lato col rostro infsso e l'organo (&) ancora poco ramifi- 
cato ; A, rostro dell'Acaro coll'organo b appena visibile; l, lo stesso col- 
l'organo pia potratto ; 7>, lo stesso coll'organo radicitornie molto espanso e 
ramificato; a cute della vittima (da Flgel). 



GLI AFFINI DEGLI INSETTI 



99 




Fig. 92. Un Leptus ossia una larva 
di Trombidide (Trombidium poriceps 
Oudem.), parassita ambe dell'Uomo, 
ingrandito, dal dorso (da Oudemans). 



Per, il Trouessart, che studi l'argomento (1897) avverte che nei Vertebrati il Leptus intro- 
duce la lingua entro la pelle della vittima e questa lingua un lunghissimo tubulo esile e ci- 
lindrico, sporgente fra i cheliceri. Attorno alla lingua si 
forma un tubulo cilindrico, in grazia degli essudati pro- 
vocati dalla ferita e rassodati. Cos la lingua dell'Acaro 
agisce come stantuffo entro un cilindro, che penetra ab- 
bastanza profondamente, cio presso a poco quanto l'Acaro 
lungo, entro i tessuti dell'ospite 

Il Trouessart non ha veduto, nel caso di parassitismo 
sui Vertebrati, l'apparecchio stomatorizico, ma credibile 
che esso appartenga alle specie che infestano gli Artro- 
podi, oppure soltanto in questi venga emesso da parte 
delle larve di Trombidium. 

Certo che la puntura dei Leptus (dai Fran- 
cesi detti Eoiii/rt automnal, Autat, Yendanyeur, ecc.) 
molto pi dolorosa di quella della Zanzara. 
Essa produce prurito forte, insopportabile, che 
obbliga il paziente a grattarsi di continuo e pro- 
voca insonnie delle pi penose. Intanto il paziente, 
grattandosi, provoca la formazione di piaghe, 
che, anche dopo guarite, lasciano cicatrici colorate 
visibili anche dopo quindici a diciotto mesi. 

Sono attaccati dal Leptus (fig. 92) oltrech l'Uomo anche alcuni animali do- 
mestici, sebbene non troppo spesso; ad es. il Cane, il Gatto e si crede ancora 

il Bue nonch le Galline. 

Sull'Uomo il parassita invade di 
preferenza gli arti inferiori, arrestan- 
dosi alla cintura. 

Sui Cani da caccia questo caso di paras- 
sitismo abbastanza frequente ed i Leptus si 
fissano sopratutto sulle zampe, al ventre ed 
alla testa ed il Cane se ne risente molto in 
causa di un vivo prurito. 

Contuttoci questa infezione di poca 
gravit perch di per se passeggiera. Si pu 
togliere facilmente con semplici frizioni di 
glicerina benzinata. 

Il Rouget, che parassita frequente del- 
l'Uomo in Francia ed altrove nell'Europa 
centrale non so che si comporti egualmente 
in Italia, eppure le specie nostrali di Trom- 
bidi uni corrispondono a quelle della rimanente 
Europa, in modo particolare della centrale. 
Ho sempre trovato comunissimi i Leptus di 
varie specie qui da noi su piccoli Mammiferi, 
Uccelli, Artropodi diversi, ma non mi mai 
accaduto di seutire che ne sieno stati aggre- 
diti Uomini o Mammiferi domestici. 

La famiglia dei Caecuiidi, rappesentata 
dal solo genere Caeculus, con parecchie specie. 
di cui la pi comune da noi il C. echinipes Duf. (fig. 93), segna un passaggio dagli Acari agli 
Opilionidi. Le specie del genere Caeculus sono grandette (circa 2 mill. di lunghezza pel solo 
corpo i e tutte coperte di cute e di scudi resistenti e bruni o neri. Le zampe, specialmente le 
anteriori sono molto spinose. Sono predatori, vivono sul terreno, sui muri, in luoghi asciutti. 




Fig. 93. 



Caeculus echinipes Duf., dal dorso. 
Ingrandito (da Beilese). 



100 



CAPITOLO PRIMO 



Nel sottordine dei Notosiigmata non si conoscono che pochissime specie, senza alcun interesse 
pratico 

Falangidi od Opilionidi. 

Questi Aracnidi, rappresentati presso di noi da parecchie specie, alcune delle 
quali molto comuni d'estate e d'autunno, sulle erbe dei prati o sulle roccie e che 
attirano l'attenzione per le loro zampe lunghissime ed esilissime attorno ad un 

/ 





Fig. 94. Due Falangidi; A, il comune Phalangium opilio L. ; B, un Gonyleptes. Grand, natur. 



corpo piccolo e rotondeggiante, non hanno veramente alcun interesse pratico e 
perci se ne pu discorrere assai brevemente. 

Si avvicinano agli Acari, dei quali per, come dagli altri ordini di Arac- 
nidi pi alti, si differenziano per caratteri 
importanti, che si possono cos riassumere: 

Tracheati. Le trachee procedono da due stigmi 
situati presso le anche del 4. paio, sui lati del 
1. arco ventrale. Addome sessile ed unito per tutta 
la sua larghezza al capotoraee. Ovipari ; non su- 
biscono metamorfosi. Addome con sensibile segmen- 
tazione. Un paio di ghiandole odorifere che si apre 
sul torace. Due occhi semplici. Cheliceri tri-artico- 
lati; i due ultimi articoli formano una pinzetta. 
Palpi non chelati. Mancano (od esistono assai di 
rado) organi per secernere e filare la seta. 




Fig. 9S. Trogulus Iricarinatus, ingrandito 
(da Berlese). 



Le principali famiglie comprendenti 
specie nostrali, sono le seguenti: Sironidae, Phalangodesidae, Phalangiidae, Ischi- 
ropsaidae, Nemastomidae, Trogulidae. 

Il Phalangium opilio L., che il pi frequentemente citato dagli autori come 
il pi ovvio rappresentante dell'ordine in Europa ed altrove, assai frequente 
anche da noi e basti questo esempio del gruppo (fig. 9-4, ^1). 



GLI AFFINI DEGLI INSETTI 101 



Alcune forme esotiche sono molto strane e di singolare aspetto, come ad es. 
quelle che appartengono al genere Gonyeptes ed affini, di una specie del quale 
diamo figura (fig. 94, B). 

I Trogidus (fig. 95) sono i Falangidi pi vicini agli Acari. 



Pseudoscorpioni o Chernetidi. 

Non raro il caso di incontrare, anche negli ambienti domestici, nella pol- 
vere dei magazzini, nei musei ed altrove, certi piccoli animaletti, non pi lunghi 
di mezzo centimetro, i quali somigliano a piccoli scorpioncini, con questa diffe- 
renza pi saliente, che essi mancano di coda, come volgarmente si dice, o post- 
addome, come conviene dire pi correttamente. La somiglianza deriva, quanto al- 
l'aspetto d'insieme, dai palpi allungati e terminati da una pinza, che sono 
caratteristici nei nostri Scorpioni. 

Ecco perch questi piccoli Aracnidi sono stati anche detti Pseudoscorpioni o 
falsi Scorpioni, e come si sono meritato il nome ancora di Cheliferi, per aver 
essi, come si detto, i palpi terminati da una chela. 

In realt per, tranne la somiglianza accennata, non hanno nulla a che ve- 
dere cogli Scorpioni, dai quali, per la struttura loro, sono infatti diversissimi. 

Questi Chernetidi sono predatori di altri Artropodi minori o di piccoli 
Vermi e quelle specie che si incontrano nelle case, come ad es. Chelifer cancroides, 
(fig. 96, A) la specie pi anticamente nota, gli Obisium, il Cheiridium museorum 
Leach (fig. 96 B), ecc., danno attiva caccia ad Acari e a minuti Insetti domestici. 

Altre specie vivono nelle sostanze in decomposizione, nelle concimaie, nelle 
borraccine, sulle piante, tutte coi medesimi istinti. 

Per emigrare qualche forma profitta degli Insetti maggiori, come appunto si 
veduto che fanno molti Acari. Ad es. non raro il caso di trovare qualche 
Mosca domestica con uno di questi Chernetidi (Chemes nodosus K.) attaccato alle 
zampe, in atto di farsi trasportare dall'una all'altra concimaia, dove comune- 
mente la specie vive a spese di Acari e Podure che ivi abbondano. 

Molte osservazioni consimili, anche per parecchie altre specie di Chernetidi 
d'Europa, d'America e d'Australia, sono state fatte e si sono trovati questi ani- 
mali aderenti non solo a Ditteri diversi, ma ancora a Coleotteri (sotto le elitre 
ed altrove) e perfino a Falangidi. 

Ho trovato, sotto le elitre di un grosso Cerambicide della Piata (Sterno - 
dontis damicomis F.) un centinaio circa di grossi Cheliferi, che ivi se ne stavano 
raccolti, bene protetti e nascosti, per farsi trasportare con tutta sicurezza e ra- 
pidit. 

Questi Aracnidi hanno un modo molto curioso di comportarsi per fuggire il 
pericolo. Essi, se toccati, corrono all'indietro velocissimamente, coi grandi palpi 
sollevati in atto di esplorare l'ambiente. 

Tra le specie pi ovvie da noi citer il Chemes nodosus sopradetto, la cui 
femmina, d'inverno, si vede onusta delle proprie uova, che porta in un mucchietto 
sul ventre; il Chelifer cancroides L., che spesso si rinviene negli alveari, dove vive 
dei detriti e predando insettini ed Acari che frequentano tali ambienti ed an- 
cora il Cheiridium museorum Leach, che specie molto comune dove si conservano 
collezioni zoologiche o nelle biblioteche e si trova col per dare attiva caccia a 
piccoli Artropodi molesti alle collezioni ed ai libri. 



102 



CAPITOLO PRIMO 



Si tratta adunque, in tali casi, di forine utili, ma la loro azione troppo 
scarsa per riescire efficace sensibilmente, perch mai si moltiplicano in grande 
numero, quale si converrebbe ad una seria difesa di ci che amiamo con- 
servare. 

I caratteri morfologici del piccolo gruppo cos si compendiano: 

Respirazione per trachee. Addome segmentato, con quattro stigmi, sessile, riunito al torace 
per tutta la sua lunghezza. Segmenti del torace confluenti o solo distinti con un solco. Postad- 
dome nullo. Cheliceri e mascelle grandi, multiarticolati, terminati da robusta pinza a chela. 
Zampe tutte eguali fra loro. Occhi nulli oppure in numero di due o di quattro. 




Fig. 96. Cheliferi comuni nelle case, molto ingranditi. 

A. Ohel/er cancroides L. ; B, Oheiridium museorum Leach (da Canestrini). La grandezza naturale rappresentata dalla 
lineetta accanto. 

Una sola famiglia (Cheliferidae) con non molti generi, appena una diecina di 
nostrali e poche specie compongono questo ordine, che, dal lato morfologico e pi 
da quello embriologico , invece, molto interessante. 



Solifughi. 

Sotto il nome di Phalanga, nella regione del Caucaso ed in tutta la Russia 
meridionale si designa ancora, come per testimonianza di Ebano anche antica- 
mente, si designa, dico, uno speciale Aracnidi, che, a prima giunta, richiama un 
grosso Eagno e che in scienza si conosce sotto il nome di Galeodes. Le specie 
europee sono due, il G. araneoides del Pallas ed il G. graeous. 

Questi Aracnidi per sono ben diversi dai Eagni propriamente detti, ed as- 
sieme ad altre forme vicine compongono il gruppo dei Solifughi, i quali tutti 
hanno una ben triste rinomanza, come di animali molto pericolosi e da temersi 
grandemente. 

La conformazione di questi Artropodi cos fatta, che i pi vecchi autori 
hanno creduto di trovarla intermedia fra gli Aracnidi e gli Insetti, ai quali ul- 
timi si sono accostati sopratutto pel carattere del corpo diviso in anelli ben 
chiaramente e di una regione anteriore bene riconoscibile e distinta, considerata 
per testa. 



GLI Al.'1'I.NI DKGI.I INSETTI 



103 



Per verit la segmentazione dell'addome ben chiara e cos pure quella 
del torace, ma quanto alla presenza di una testa distinta, su ci bisogna fare 
delle riserve, perch in realt, la porzione anteriore del corpo, che pu essere 
paragonata al capo, risulta dalla fusione di una porzione veramente cefalica con 
una toracale. 

Infatti il prosoma o capotorace che dire si voglia, diviso in quattro seg- 
menti, di cui i tre posteriori, esclusivamente toracali, recano ciascuno un paio- 
di zampe ambulatone e la porzione anteriore, risultando dalla fusione del primo 
segmento toracale con 
quelli cefalici, reca un 
paio di arti, che per 
non servono a cammi- 
nare e sono, come i 
palpi, privi di unghie 
e come questi rappre- 
sentano organi di tatto. 
Questo segmento porta 
inoltre gli organi boc- 
cali ed anche un paio 
d'occhi ben grandi e 
situati su un rilievo tu- 
bercoliforme comune. 

L'addome diviso 
in 9-10 segmenti liberi. 

In confronto degli 
altri Aracnidi questi 
Soli fughi presentano i 
seguenti caratteri : 



Aracnidi tracheati coi 
tre ultimi segmenti del 
prosoma e coll'addome se- 
gmentati. Il primo se- 
gmento del prosoma fuso 
colla regione cefalica. Cbe- 
liceri molto sviluppati e 
terminati da pinza. Palpi 
non terminati da unghia. 




Fig. 97. 



A B 

Un Solifugo (Galeodes araneoides Pallas). 



A, dal dorso e met circa della grandezza naturale; B, dal ventre, senza zampe, in 
grandezza naturale; a, b, orifizi degli organi respiratori toracali ed addominali 
(da Blanchard). 



La mala fama che circonda questi Aracnidi non dipende solo dalla loro fe- 
rocia, che davvero impressionante, poich essi assalgono, uccidono e divorano 
in breve tempo animali molto pi di loro voluminosi e che sembrerebbero non 
dover troppo temere dalle loro aggressioni, ma anche si sempre creduto fer- 
mamente alla grandissima velenosit di questi predatori. 

Questa tuttavia non dimostrata, anzi molto discussa. Certamente per 
assai bene provato il coraggio e la voracit di questi Solifughi. 

Interessanti osservazioni sulla loro struttura ha fatto recentemente il Ber- 
nard e cosi apparsa discutibile la natura della ghiandola, che fu interpretata 
per velenifera ed altri crede semplicemente repugnatoria ed anche la vera sede 
del veleno, se questo esiste. 

Non meno degne di curiosit sono le notizie che sui costumi di specie in- 
diane, ha fatto il capitano Hutton, fin dal 1843, su un Galeodes, probabilmente 
il G. fatalis Herbst. 



104 CAPITOLO PRIMO 



Il nutrimento abituale consiste di Insetti d'ogni specie, cbe questi Aracnidi 
non solo succhiano, ma sbranano completamente. 

Si sono visti aggredire Lucertole, molto pi grosse di loro, aflerrarle alla 
nuca ed in breve tempo non lasciarne che le ossa, cos pure uccidere e divorare 
un piccolo Topo muschiato, un Pipistrello, un Passero e finalmente lottare con 
vantaggio contro uno Scorpione assai grande. 

Questi animali lottano e si divorano fra loro. La femmina per mostra grande 
affezione alla sua prole, come del resto accade generalmente degli Aracnidi. 

Si vide una femmina del G. fatali scavare in terra una galleria e deporvi 
una cinquantina d'uova, che essa vegliava assiduamente. Dopo 14 giorni avvenne 
la schiusura dei giovani che, fino alla loro prima muta, cio per tre settimane, 
rimasero immobili e di poi essi cominciarono a correre e crescere senza per 
prendere cibo di sorta. 

Questo accrescimento, che si osserva d parecchi Aracnidi, pur non assumendo essi alcun cibo, 
non affatto incomprensibile, quando si pensi alle loro funzioni digestive. 

In generale gli Aracnidi hanno grandissimi animassi ghiandolari, circondanti il piccolo tubo 
digerente, i quali sono composti di cellule, che fungono ciascuna come magazzino di sostanze 
nutritive, specialmente albuminoidi e quindi lentamente le digeriscono, scaricando pi i prodotti 
di digestione nell'intestino. 

Cos accade che l'animale pu crescere, senza mangiare, anche per molto tempo dopo l'u- 
scita dall'uovo, perch contiene nelle dette ghiandole gran parte del tuorlo dell'uovo da cui 
derivato. 

Inoltre, qualora questi Artropodi possano fare un abbondante pasto, essi poi a spese delle 
sostanze immagazzinate, vivono lungamente in un digiuno, che non se non apparente, poich 
senza che nuovo cibo venga assunto dal di fuori, essi utilizzano quello che conservano entro 
di s. 

Di tale guisa si sono veduti Issodi nascere e di poi crescere per tutta la loro vita senza 
nutrirsi e si gi detto che gli Argas possono vivere per pi anni senza mangiare, e negli 
Aracnidi facile constatare dei digiuni che possono prolungarsi per parecchi mesi, prima di 
giungere alla morte dell'animale, il quale se non perisce per sa bene rifarsi largamente della 
lunga astinenza alla prima occasione. 

In questo gruppo si contano parecchie specie di dimensioni vistose, come 
sono appunto i Galeodes. 

Rappresentanti dell'ordine si trovano largamente diffusi sul globo, sebbene 
le specie non siano molte numerose, tutte per appartengono a regioni temperate 
o moderatamente calde. 

In Europa se ne trovano d Spagna e Portogallo, Grecia, Eussia meridio- 
nale; in Africa nella parte settentrionale ed al Capo; in Asia; in America set- 
tentrionale e meridionale. Non se ne conoscono rappresentanti per l'Australia ed 
il Madagascar. 

In Spagna e Portogallo si trova una specie pertinente al genere Gluvia (G. 
dorsali o striolata) e nella Russia meridionale, Caucaso, Grecia, ecc., esistono 
le due specie di Galeodes ricordate, e che gli abitanti di quelle regioni chiamano 
Phalanga, conforme si avvertito. 

Intorno alle abitudini di queste ultime forme europee il Pallas narra cose 
mirabili ed afferma che il Galeode, comune nelle steppe della Eussia e nei paesi 
dei Calmucchi e dei Chirghisi, ha una fama delle pi paurose, tanto che sono 
abbandonate le localit dove questi Aracnidi sono frequenti, perch temuti non 
meno degli Scorpioni e reputati velenosissimi. Essi ferirebbero al ventre i Cam- 
nielli ed i Montoni, allorch questi animali si sdraiano sulla nuda terra. 



(ILI AFFINI DEGLI INSETTI 



105 



Vi ha tutto un curioso ricettario per medicare le ferite ed evitare gli ef- 
fetti del morso di questi Aracnidi, che molto spesso feriscono anche l'Uomo. 

I Galeodi stanno di giorno ritirati sotto le pietre od altrove in luoghi oscuri 
e non sortono che di notte; aggrediscono la preda con un balzo e la trafiggono 
colle loro mandibole. 

II gruppo si divide in tre famiglie, cio: Galeodidae, Solpugidae, Hexiso- 
podidae. 

Araneidi. 

Aracne, giovane lidia, figlia di un tintore di Colofone os sfidare Minerva a 
chi ricamasse meglio. La dea, vinta nel concorso, si vendic distruggendo l'o- 
pera della rivale, che per disperazione si impicc e fu poi da Minerva stessa, 
trasformata in Eagno. 

Dalla protagonista di questa favola intanto venuto il nome a tutta la 
classe degli Aracnidi, per quanto le forme cos bene note per la loro attitudine 
a fabbricare le tele meravigliose, si restringano al solo, gruppo degli Araneidi o 
Eagni propriamente detti, ed anche a non molti fra questi, pur essendo quasi 
generale la facolt di emettere fili di seta, colla quale si aiutano grandemente 
in molte circostanze della loro esistenza. 

^Nonostante questa attitudine, per cui molte specie, tra le pi ovvie, si richia- 
mano alla ammirazione nostra, i Eagni hanno invece conquistato una non buona 
rinomanza, come di esseri detestabili e da temersi, perch velenosi o grande- 
mente pericolosi per altre non bene definite ragioni. 

Tutto ci abbastanza immeritatamente, perch se vero che taluna specie, 
anche nostrale, pu mordere con qualche effetto spiacevole anche per l'Uomo, 
pur vero che tale morso di gran lunga meno doloroso e pericoloso di quello 
dell'Ape, pel quale insetto invece da parte nostra non si ha che viva simpatia. 

Anche i Eagni, col muover guerra ad una quantit di lusetti, in qualche 
modo molesti o spiacevoli dovrebbero invece essere considerati come forme utili, 
senza preoccupazioni di sorta per le loro facolt velenifere, che sono trascurabili 
o nulle per noi, nella maggior parte dei casi, mentre invece hanno una reale 
energica efficacia per animali minori, come possono essere altri Artropodi, ecc. 

Le forme europee d'altronde, se se ne tolga la Malmignatta e la Tarantola, 
di cos terribile ed esageratamente cattiva fama, sono anche per l'Uomo senza 
pericoli di sorta, poich troppo resistente la nostra epidermide alle loro deboli 
mandibole e se pure fosse perforata tutto il male si ridurrebbe ad un insignifi- 
cante dolore, senza ulteriori conseguenze. 

Noi dunque pi equamente faremo considerando gli Araneidi come forme 
utili in generale e con non piccola .nfluenza, talora, nella economia agraria spe- 
cialmente, come attivissime distruttrici di specie nocive. 

Potremo riferire qualche esempio, dal quale apparir evidente il non pic- 
colo aiuto, per quanto ignorato, che danno certe specie di Eagni all'agricoltore, 
liberandolo da Insetti seriamente pericolosi. 

I Eagni domestici poi, prendono di mira specialmente le Mosche delle 
case e basterebbe questo solo merito per aver diritto alla nostra gratitudine, 
certo non meno, anzi molto pi, a mio giudizio degli Uccelli, ad es., dei quali 
si decanta cos male a proposito l'effetto utile in agricoltura, o dei Eospi e 
delle Lucertole, che trovano oggid tanti paladini, per quanto non possano 

A. Bbri.kse, Gli Inietti, IT. 14. 



106 



CAPITOLO PRIMO 



vantare come gli Uccelli in loro vantaggio almeno l'aspetto elegante e punto 
disgustoso. 

I Eagni compongono un vasto gruppo, con rappresentanti in tutte le regioni 
del globo dove gli Artropodi vivono. 

Essi possono essere distinti fra gli altri Aracnidi dai seguenti caratteri: 




Fig. 98. Mascella 
(eh) e palpi (pp) colla 
ghiandola velenifera 
(g) in Lycosa laren- 
tula. 



Respirazione per trachee e sacchi polmonari. Cefalotorace bene distinto 
dall'addome, che attaccato al cefalotorace stesso merc un esile pedun- 
colo. Ambedue queste regioni del corpo non sono divise in segmenti 
distinti. Cheliceri non terminati da pinzetta, bens da unghia perforata 
dall'orifizio della ghiandola velenifera. Palpi, nel maschio, modificati par- 
ticolarmente per l'opera di riproduzione. Addome fornito di papille-filiere. 

Molte particolarit appartengono alla struttura dei Eagni, 
le quali meritano di essere conosciute anche perch si riferi- 
scono ad effetti di interesse pratico. 

Le mandibole o cheliceri sono composte di due articoli, 
il basale grosso e cilindrico ; l'apicale conico, allungato, ter- 
minato a punta e resistente. Questo un vero organo perfo- 
rante. Esso poi traversato da un tubulo esile, che rappre- 
senta il condotto di scarico di una ghiandola piriforme (fig. 98 g), 
contenuta nel capotorace e che secerne il veleno. Lo sbocco 
di tale ghiandola all'apice stesso dell'unghia suddetta, cio del pezzo apicale 
della mandibola. 

Siccome l'una contro l'altra le due mandibole fanno insieme una tenaglia, 
che pu stringere gli oggetti fra i suoi 
pezzi terminali od unghie che dire si vo- 
gliano, cos accade che il Eagno, per mor- 
dere, stringa l'oggetto fra le sue mandibole 
e, penetrando l'unghia, introduca contempo- 
raneamente anche il veleno. 

Questa immissione del veleno volon- 
taria e dipende da contrazione della tunica 
muscolare periferica della ghiandola vele - 
nifera. 

In riposo l'unghia stessa ripiegata 
(fig. 99) sul pezzo basale, esattamente come 
la lama di un coltello a serramanico contro 
il manico stesso. Il veleno contiene Varac- 
nolisina, come principio attivo e mostra 
gli stessi effetti negli animali in cui ino- 
culato, del veleno delle Vipere. 

Questi effetti del veleno dei Eagni, 
particolarmente nella credenza popolare, 

sono stati molto esagerati, sopratutto per quanto riguarda animali voluminosi e 
lo stesso Uomo. 

Il volgo crede fermamente alla seria pericolosit di tutti i Eagni e teme 
questi animaletti, avendone spesso un vero ribrezzo. 

Non pochi studiosi della natura, tra i quali cito De Geer, Clerck, Wal- 
kenaer, Dugs si sono fatti mordere dai pi grossi Eagni nostrali, appunto per 
riconoscere l'effetto delle punture, ma non ne hanno mai risentito altro se non 




Fig. 99. Capo veduto dall'innanzi di Epeira 
diadema coi cheliceri e gli otto occhi. Ingran- 
dito (da Roesel). 



GLI AFFINI DKGLI INSKTTI 



107 



quello che avrebbe provocato la puntura di un sottile spillo, senza altre conse 
guenze pi gravi. 

Non sembra per potersi escludere in modo reciso che qualche specie di- 
Ragno, particolarmente fra i Licosidi e Terididi e che conosceremo tosto, sia da 
temersi pi seriamente, almeno secondo il parere di parecchie testimonianze, 
oltrech della tradizione, mentre per tali conclusioni sono da altri decisamente 
negate e trattate di superstiziose. 

singolare come a tutto oggi rimanga controversa una tale questione ed 
anche oggid si trovano persone degnissime di fede, anche fra i medici, le quali 
affermano, con molti casi a titolo di esempio, la seria velenosit della Tarantola 
da noi e della Malmignatta, precisamente 
quando altre esperienze, eseguite da altre 
persone non meno oculate e diligenti, giun- 
gono a concludere per l'assoluta innocuit 
del morso di tali Eagni. 

Non pare neppure che si possa trovare 
e scegliere una via di mezzo fra la inno- 
cuit affermata da taluno e l'effetto gravis- 
simo e talora letale accertato da altri, 
perfino sull'Uomo. 

Tuttavia si pu intanto ritenere, che 
certi fenomeni attribuiti al morso della 
Tarantola (Lycosa tarentula L.), dei quali 
tratt a lungo il nostro Aldovrandi (e di 
poi Baglivi e moltissimi altri), siano piut- 
tosto da attribuirsi a fenomeni isterici. 

Il Ragno (flg. 100), che ha preso il 
nome da Taranto, giacch comune nel- 
l'Italia meridionale, accusato di determi- 
nare, colla sua puntura, uno stato morboso 

speciale, che pu condurre alla morte e che, per essere curato, richiede l'inter- 
vento della musica, per cui il paziente si abbandoni ad una danza frenetica (la 
Tarantella) finch, perdute le forze, cada sfinito in un lago di sudore. 

Questa cura diviene necessaria ogni anno, occorrendo l'anniversario della 
puntura e pu durare anche per tutta la vita tale stato morboso. Senza l'intervento 
di cos fatto rimedio, o se avvengono incidenti speciali, ad es. che la musica si inter- 
rompa nel pi bello della danza, od altri simili, il paziente muore. Cotali effetti 
per non si avverano certamente nelle altre regioni d'Europa e d'Africa, nelle 
quali pure si trova la Tarantola di Puglia, n si avvera per le specie affini. Ma 
per converso, esperienze dirette negano qualsiasi effetto sensibile seriamente al 
morso della Tarantola. Anche persone fattesi mordere per prova dalla Tarantola 
di Puglia, non hanno avuto conseguenza di sorta dal morso, se non qualche 
poco di bruciore, non troppo diverso da quello che si pu risentire dalla puntura 
di uno spillo. Cito fra gli sperimentatori, nel detto senso, Leon Dufour, Giuseppe 
Erker, ecc. Essi invece riconobbero la efficacia mortale del morso di questa Ta- 
rantola rispetto ad Insetti diversi. 




Fig. 100. La tarantola {Lycosa tarentula L ). 
in grandezza naturale. 



11 Fabre riconobbe la morte di un giovane Passero in tre giorni e di mia Talpa in 36 ore 
dalla puntura di una Tarantola. Le Api e le Vespe, quando morse nel collo, muoiono pressoch 
immediatamente e quivi appunto il Ragno di preferenza le colpisce, mentre se ricevono il 
morso in altra parte del corpo, ad es. nell'addome, possono vivere per parecchie ore. 



108 CAPITOLO PRIMO 




Pi singolare quanto si riferisce a Bagni della famiglia dei Teridiidi e 
pi precisamente alle Malmignatte. 

Anche per questi, del resto, non mancano sperimentatori che, fattisi mordere 
essi stessi, non hanno avuto da tale puntura effetto nocevole alcuno. La comune 
Malmignatta (flg. 101), nostrale stata l'oggetto di queste prove. Anche recente- 
mente il Bordas, che ha ripetuto tale esperienza, non ne ha avuto danno. 

D'altro canto per impressiona il fatto che in regioni del globo lontanissime 
fra loro e diversissime, si incontrano le stesse affermazioni rispetto a specie di- 
verse di Malmignatte e tutte queste affermazioni accennano a fenomeni morbosi 
analoghi sull'Uomo, e tutti gravissimi, fino alla morte. Ci induce un terrore 
grandissimo di tali Ragni in localit le pi disparate, appunto come da noi 
temuto il Bagno volterrano, cio la comune Malmignatta (Latrodectes 13- guttatus 
Bossi). 

Cos, ad es., nel Madagascar, nella Nuova Zelanda, in Algeria, nelle Indie 
orientali ed in America del Nord trovansi specie diverse 
di Malmignatte (Latrodectes), tutte di dimensioni mediocri 
eppure grandemente temute. Al Madagascar due specie 
sono conosciute coi nomi volgari dati loro dagli indigeni, 
di Menavodi e Vancoho. 

Quest'ultimo il pi pericoloso. Affermasi, da persone 
degne di fede, che il morso di questi animali produca 
uno stato di sincope, che pu durare anche due giorni. 
L'effetto disastroso si pu evitare in parte provocando 
_.,,., r ,, , . nel ferito un'attiva traspirazione. 

Fig. 101. La Malmignatta 

(Latrodectes 13- guttatus La specie della Nuova Zelanda (Latrodectes scelio), 

Rosei) in grandezza naturale. ilK ii cata dagli indigeni col nome di Katipo, sebbene non 
pi grossa di un pisello, pure darebbe conseguenze 
disastrose col suo morso, cio dolori vivi per tutto il corpo, generale abbatti- 
mento, ecc. ; malanni questi da curarsi con difficolt ed in molto tempo. G-li 
indigeni hanno perci, di tale Bagno, un grandissimo, giustificato timore. 

Il Latrodectes mactans Fabr. la specie americana, di cui si dicono pessime 
cose quanto agli effetti del suo morso. Sono citati casi avvenuti nella Carolina 
del nord e sembrano bene accertati, di persone morte in conseguenza di tali 
punture. Un operaio, morso circa alle ore otto e mezzo del mattino, moriva fra le 
dieci e le undici ore di notte. In un altro caso l'individuo morsicato si salv 
dopo lunghissime cure e molto a stento. 

Quanto alla Malmignatta nostra, secondo la credenza comune e secondo 
anche affermazioni di persone di scienza, come ad es. il Dr. Graells, incaricato 
nel 1S33 dalla B. Accademia di Medicina e Chirurgia di Barcellona di studiare 
gli effetti del morso di questo Bagno, sembrerebbe che questi sieno veramente 
assai gravi, dal gonfiore della parte ferita al dolore estendentesi all'arto e spesso 
a tutto il corpo; convulsioni seguite da grande prostrazione e collasso. La gua- 
rigione si ottenne coll'aiuto di una abbondante traspirazione. 

Affermazioni conformi sono fatte da molti altri autori degni di fede, come 
Cauro, Boccone, Keisler, Lambotte, ecc. 

Per l'opposto il Lucas, che in pi occasioni si fece mordere dal Latrodectes, 
non ne ebbe alcun effetto morboso. 

Il Bordas, come si detto, che studi recentemente, colla consueta diligenza . 
le ghiandole velenifere ed il veleno della Malmignatta, conclude che punture 
fattesi fare da Malmignatte sulle dita, non produssero che una leggera zona in- 
fiammatoria, seguita da un piccolo gonfiamento rossastro, accompagnato da forte 



GLI AFFINI DEGLI INSETTI 



109 



prurito e da fenomeni locali senza carattere di gravit. Il tntto scomparve dopo 
qualche giorno, senza alcun trattamento. 

Invece sulle Mosche, Stafilini, Carabi, Grilli, Locustidi ed altri Insetti la 
puntura produce una specie di paralisi, seguita da morte a breve distanza. 

Anche il Phidippus morsitans del gruppo degli Artidi e fra i pi voluminosi, 
considerato come capace di sensibili effetti velenosi col suo morso e si pu 
dire accertato, che qualche 
specie, anche non vistosa per 
dimensioni, come il nostrale 
Chiracanthium punctorium Vil- 
lers. pu produrre nell'Uomo 
disordini nervosi col suo ve- 
leno. 

Intanto non si hanno pre- 
cise o sufficienti notizie sul 
grado di velenosit dei mag- 
giori fra i Ragui, cio di quelle 
grosse Mygale, che se fossero 
venefiche in proporzione delle 
loro dimensioni, sarebbero dav- 





vero temibilissime anche per 
l'Uomo. 



Fig. 102. Filiere di Ragno (Epeira). 
A, aperte; B, chiuse. Emettono il filo. Ingrana. Da Roesel. 




Un'altra particolarit morfologica degli Araneidi, in rapporto con una fun- 
zione caratteristica, cio la filatura della seta, si la presenza di organi appo- 
siti per tale ufficio, ossia delle cos dette filiere. 

I Ragni presentano, al ventre, appena al disopra dell'ano, un insieme di ri- 
lievi conici, papilliformi, che sono appunto le cos dette filiere (fig. 102). Tali ri- 
lievi sono abitualmente in numero di sei, cio un paio anteriore, uno posteriore 

ed uno mediano; per, in causa di 
riduzione di un paio o di un altro, 
essi possono trovarsi in minor nu- 
mero, cio di quattro od anche di 
due. 

Tali papille presentano anche 
pseudoarticolazioni e sono mobili 
abbastanza. Talora qualche paio 
notevolmente lungo e sporge come 
due codette dall'estremo posteriore 
dell'addome : per, in tale caso, 
queste papille non hanno pi l'ufficio di organi per la filatura della seta. 

Le papille sono, specialmente nell'articolo terminale, ricoperte fittamente di 
appendici coniche, sottili, rigide e troncate, abbastanza simili a peli, le quali 
sono tubuli, da cui esce il filo di seta. Se ne conta gran numero, ad es. 400 in 
Epeira diadema; 300 in Tegenaria domestica; 100 in Segestria senoculata, ecc. Da 
ciascuno di questi tubuli esce il sottilissimo filo di seta, e tutti insieme questi 
fili esilissimi, formano un filo unico, di cui il Ragno fa cos grande uso nella 
sua vita. 

Oltre a questo insieme d'organi, taluni Ragni possiedono anche il cos detto 
crivello, cio una duplice piastra, formante un insieme ovale allungato, collocata 
al ventre, al disopra delle papille e tutta fittamente perforata, appunto come un 



Fig. 103. Estremit della zampa 4." paio di un Ragno 
col ealmistro (da Warbuiton). 



110 



CAPITOLO PRIMO 




Fig. 104. L'estre- 
mit della zampa 'li 
un Raguo. Ingran- 
dita. 



crivello. Si tratta sempre di un organo per la filatura della seta ed i Ragni che 
lo possiedono hanno anche il pettine o calmislro (fig. 103), alle zampe dell'ultimo 
paio, sul penultimo segmento al dorso. Questo calmistro composto di una serie 
di spinette disposte regolarmente su una linea longitudinale, formanti una specie 
di pettine e serve a cardare la seta e disporla in matassa a fili paralleli, mano 
mano che esce dagli organi filanti. 

Simon, in vista della presenza o mancanza del crivello, divide appunto i 
Eagni in Gribelati ed Ecribellati. 

Anche gli organi di adesione collocati all'estremit delle 
zampe sono molto elegantemente conformati e con una certa 
complicanza (fig. 104). 

Infatti essi consistono principalmente in due unghie fal- 
ciformi, il cui orlo inferiore per armato di dentelli a guisa 
di pettine (solo in talune specie di Avicularidi le unghie sono 
semplici). Oltre a ci, in molti casi, l'apice del segmento 
estremo, sotto le unghie, porta un ciuffo di peli, detto scopula 
oppure peli piumati od anche una unghietta, minore delle 
principali, ma egualmente conformata. Certo totali organi pet- 
tini formi hanno l'ufficio di cardare i fili sericei, per disporli 
ordinatamente in serie. 
Speciale menzione merita anche il palpo del maschio adulto, il quale organo, 
come sar avvertito, specialmente conformato in modo spesso complicatissimo, 
per intervenire nell'opera della riproduzione (fig. 105). 

Invece, per le femmine e per le forme giovani della serie maschile, il palpo 
stesso semplice, cilindrico, cogli ultimi articoli non diversi dai precedenti e nel 
maschio assume la peculiare struttura solo all'ultima muta, allorch l'individuo 
diviene adulto. 

Gli occhi nei Ragni sono semplici, cio di una 
sola cornea e distribuiti sulla parte anteriore del 
capotorace. Essi sono generalmente in numero di 
otto (fig. 99) ; talora per il loro numero ridotto 
a sei, raramente a due ed in qualche specie caver- 
nicola mancano del tutto (Anthrobia mammuthica ; 
Stelita taenaria; Hadites tegenarioides). La disposi- 
zione degli occhi stessi, il numero, ecc., sono eccel- 
lenti caratteri sistematici. 

Quanto alla forma dei Ragni, cio alle varia- 
zioni dal tipo fondamentale, che ognuno ha in mente, 
bisogna convenire che essa mutabile assai, pi 
che altro per l'addome, che pu avere le forme pi 
diverse, da lineare, convoluto a globoso, breve, 
con spine a processi lunghissimi, ecc. come si pu 

vedere da alcuni esempi recati dalle figg. 100-108. Cos pure il Capotorace pu 
variare, specialmente per la regione oculare spesso elevata in cono pi o meno lungo. 

Le abitudini dei Ragni, per quanto riguarda gli ambienti in cui vivono, 
sono abbastanza variate, poich, mentre alcuni abitano sotterra od altrove bene 
nascosti in recessi bui durante il giorno, altri invece vivono alla grande aria, 
sulle piante, sopra terra, ecc. Qualche specie frequenta le acque, nelle quali anche 
pu immergersi senza bagnarsi, portando seco sul corpo un sottile velo d'aria. 

Questi animali non vivono ordinariamente in colonie od in societ, ma soli- 




Fig. 105. Schema dell'organo pal- 
pale. 

T, 'tarso; A, alveolo; H, ematodoca-, 
B, bulbo ; R, ricettacolo del seme ; a, 
suo orifizio; S. stilo (da WarbnrtoD). 



GLI AFFINI DEGLI INSETTI 



111 



tari, neppure i maschi stanno colle loro femmine, poich ne verrebbero presto 
uccisi e divorati. Si hanno rari esempi di forme che si raccolgono a vivere 
in colonie numerose e questi esempi riguardano forme esotiche, come quelle 
specie che incontr il Livingstone nell'Africa del sud, di cui i nidi sono avvici- 
nati cos l'uno all'altro, da formare un tessuto ininterrotto di seta sul tronco 
intero di un albero. Anche Darwin parla di un Eagno incontrato a Santa Baiada 
(La Piata), i cui nidi verticali, discosti una sessantina di centimetri l'uno dal- 
l'altro, sono per riuniti da fili in comune e vi stanno insieme molti individui 
di questo grosso Araneide. Egualmente il Simon descrive qualche specie gregaria 
del Venezuela. 




Fi. 106, Ragni esotici di forme strane. Ingranditi (la grandezza natur. indicata dalla linea accanto'. 

A, Trithaena triatspidata Blanc. ; B, Oastercantha doride Sira. ; O, Acrosoma horrida Tacz. ; D, Acrosoma maronica 
Tacz. t E, Acrosoma oblonga Tacz. ; -F, Acrosoma luctuosa Tacz. (da Taczanowski e da Simon). 



Tele e nidi. Si detto che la caratteristica principale dei Eagni quella 
di filare della seta, che viene. emessa dalla parte posteriore del ventre. Con tale 
seta le femmine di tutte le specie avvolgono e riparano le loro uova ed inoltre 
molte specie fabbricano le tele, pi o meno complicate, mediante le quali si pro- 
curano la preda. 

Non tutte le specie di Eagni ricorrono a questo mezzo per provvedere al 
proprio sostentamento. Ve ne ha gran numero che meritano il titolo di vaga- 
bondi, i quali, senza dimora fissa, si aggirano continuamente in cerca di preda, 
che sanno catturare di sorpresa, uccidono subito e succhiano senza pi. 

Ma quelli che costruiscono tele molto bene architettate, hanno attratto da 
lungo tempo l'attenzione nostra e gi Aristotile distingueva tre specie di Eagni. 
appunto per la diversa maniera di costruzione della ragnatela. 



112 



CAPITOLO PRIMO 



La seta si trova negli organi sericipari dell'animale allo stato di sostanza 
fluido-gommosa, appunto come nelle ghiandole sericipare degli Insetti, ed ap- 
pena emessa traverso le filiere allo stato di filo, si solidifica all'aria. Il filo non 
si forma per se non per stiramento, sia praticato dal Eagno colle zampe, sia fis- 
sando la gocciola ad un punto ed allontanando- 
sene di poi. 

Cos, quando l'animale vuole discendere a 
terra se sia da questa discosto, fissa una gocciola 
di seta sull'oggetto ove si trova e di poi si 
abbandona nel vuoto (fig. 109). Pel suo peso 
esso discende ed intanto il filo si svolge fuori- 
uscendo dal suo ventre. Se il Eagno si vuole 
arrestare pu farlo a suo piacimento, poich 
in suo potere di intercettare l'uscita della seta 
ed in tale caso l'animale pu rimanere sospeso 
in aria, attaccato al sottile filo di seta. Il filo 
poi pu essere rotto dal Eagno stesso, stringendo 
e sfregando l'una contro l'altra le sue filiere. 

Questa facolt sericipara ha grandissimo 

gioco nella vita e nelle abitudini del Eagno, 

poich non solo i nidi, i sacchi per le uova e le 

tele sono fabbricati di seta, ma ancora i Eagni 

buoni filatori non muovono passo, si pu dire 

senza assicurarsi prima che qualche filo li trattenga in luoghi di dove possono 

facilmente cadere, o li accompagni nelle loro peregrinazioni per aver pronto e 

facile il ritorno al punto di partenza. 

I Eagni, allorch vogliono traversare un largo spazio nell'aria senza discen- 
dere a terra, e guadagnare pedestremente il punto desiderato, il che sarebbe 




Fig. 107. 



Gasteracantha arcuata Fabr. 
Grandezza naturale. 





Fig. 108. Profili di Ragni per mostrare strane forme di addome. 
A, Argyrodes paradoxug : B, Arianne Jlagellum; C, Stegosoma testudo. 



viaggio lungo e disagevole, oppure vogliano tendere i fili maestri su cui poi co- 
strurre le loro tele, usano un metodo semplice e molto opportuno. Essi lasciano 
andare un filo liberamente nell'aria e questo, se l'aria mossa, sventola in giro, 
fino a che viene casualmente a toccare un oggetto discosto e, merc il potere 
adesivo di cui fornito, vi si fissa tenacemente. Subito il Eagno ne tenta la 
resistenza, tirandolo colle zampe e se questa sufficiente a sopportare il suo 
peso, il Eagno vi si avventura sopra, curando intanto di emettere altro filo a 



Berlese - Voi. II. 



Tav. I. 










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Due Aracnidi fra i pi grossi 
indezza infunile). 

/ l'na ir. roZi | 1/" '. '" ri) elei Brasile. 
? Ono Scorpione [Pandinus a/ri ai 

var. iinprrator) i Africa. 



Milano - Societ Editrice Libraria. 



GLI AFFINI OBOLI INSETTI 



113 



rinforzo del primo e cos raggiunge il punto di adesione del primo filo e vi 
attacca il secondo. 

Si sono veduti cos fuggirsi dei Ragni da pezzi di legno galeggianti nel 
centro di vasi pieni di acqua. Persuasosi il Ragno che non vi aveva modo al- 
trimenti di traversare il piccolo lago, ricor- 
reva all'impiego di fili, da lasciar volanti, 
liberi con un capo nell'aria, ed allorquando 
avevano fatto presa, per quelli se ne fuggiva 
rapidamente. 

Del resto il Ragno sa esplorare anche 
la direzione del vento, appunto per cono- 
scere se l'aria mossa abbastanza da poter 
far sventolare i suoi fili. 

Una simile esplorazione della massima 
importanza per l'animale, ed esso la pratica 
standosene su un punto elevato, merc le 
zampe anteriori, che tiene sollevate quanto 
pi pu, mentre il rimanente corpo fermo 
e percepisce i moti dell'aria ambiente. 

Le tele dei Ragni si possono distin- 
guere in regolari ed irregolari, cio in quelle 
che, per ciascuna specie, hanno egual forma 
e distribuzione dei nli ed assumono una con- 
figurazione pi o meno geometrica; le altre 
variano a seconda delle condizioni del sito 
ove sono costruite e si possono piuttosto 
paragonare a tessuti di seta disposti senza 
ordine costante e definibile geometricamente. 




Fig. 109. Epeira veduta dal ventre, che 
discende sospesa al suo filo. Grand, natur. 
(da Roesel). 



Certo le tele regolari, nelle quali le nostre Epeire e tutti i Ragni della stessa famiglia si 
mostrano maestre, sono state quelle che fin dall'antico pi hanno eccitato la nostra ammira- 
zione e la cui costruzione stata piti accuratamente sorvegliata e descritta. 

Le Epeire fanno una tela circolare, sospesa e distesa nell'aria, fra le piante o nelle case 
ed stata bene seguita la costruzione della tela che fa la comune Epeira diadema (Limi.), il grosso 

Ragno ad addome grosso, globoso-conico, e variegato 
di varie tinte, che si incontra comune nei campi come 
nelle nostre case (tig. 110). 

Anzitutto si tratta di disporre il filo orizzontale 
maestro e per far ci l'animale ricorre a quell'espe- 
diente che sopra si ricordato. Pu anche il Ragno 
sospendersi esso stesso all'estremit di un filo pi o 
meno lungo, che penzola cos verticale e, mosso dal 
vento qua e l questo pendolo naturale, accade che il 
Ragno finisca per toccare qualche oggetto circostante, 
su cui subito si fissa. 

Cos si mette il primo capo e questo filo teso 

in tal modo fra due oggetti a distanza varia, da pochi 

decimetri a qualche metro, a seconda dell'ambiente 

in cui il Ragno lavora. Tutto il rimanente dell'opera varia naturalmente a seconda dei punti 

circostanti a cui l'animale pu fissare gli altri fili principali che debbono reggere tutto il tessuto, 

i quali peni debbono essere almeno tre fissi, meglio poi se sono in maggior numero. 

Comunque condotto il filo orizzontale maestro, esso sufficientemente rinforzato dal Ragno 

A. BgRLESE, Gli Insetti, II 15. 




Fig. 110. Epeira diadema (L.). 
Femmina in grandezza natur. (da Roesel). 



114 



CAPITOLO PRIMO 



B 

C 






O 9Q O G>9 QO O OQOOOG CiQ O 



Fig. 111. 



Diversi staili di formazione dei globuli 



viscosi sul filo (da Warbmton). 



c on altri (ili aggiuntivi e tutta questa prima sottile fuue tesa a sufficienza perch possa sop- 
portare la tela che vi sar fabbricata sotto. 

Si tratta ora di trovare un terzo punto d'appoggio. Per fare ci l'Epeira attacca una goc- 
ciola di seta al filo maestro e si abbandona nel vuoto, scendendo cos e formando un pendolo 
col suo filo, che gli esce dall'addome quanto occorre. In tal modo, il pi spesso passivamente, 
per opera dell'aria mossa circostante, il Ragno guadagna qualche oggetto sottostante e quivi 

fissato il capo, il filo principale trovato e 
con esso il terzo punto di appoggio. Bisogna 
ora istituire l'altro lato del triangolo, ci che 
l'animale fa rimontando lungo il filo verti- 
cale, fino al capo maestro e correndo su questo, 
mentre intanto un filo esce dal ventre, e 
fissando poi questo nuovo filo ad un punto 
prestabilito di quello orizzontale maestro. 
Ecco fatto il quadro su cui la tela pu essere 
costrutta. 

Ora il Ragno tira un filo diagonalmente ; 
nel nostro caso si tratta di una mediana del triangolo e dal punto di mezzo di questa mediana, 
come centro, il Ragno poi fa partire tanti fili raggianti, che vanno ai tre fili principali, che 
limitano il triangolo. Per condurre ciascuno di questi raggi l'auimale deve, ogui volta, partirsi 
dal centro, percorrendo il raggio precedentemente disposto. 

Tutto l' insieme del quadro primitivo e dei raggi fatto di fili di seta secchi, cio non ri- 
coperti di una sostanza glutinosa e vischiosa speciale, che segregata da certe particolari 
ghiandole. 

Ma il rimanente della tela, che fatto di fili sottili e girati spiralmente attorno al centro, 
la parte destinata a trattenere gli Insetti, che vi battono 
contro e vi si invischiano colle loro ali, merc la sostanza 
appiccicaticcia suddetta. 

Il Ragno dunque, partendosi dal centro, si muove spiral- 
mente attorno ad esso e cos conduce un solo lungo filo, che 
attacca via via ed incolla sui raggi, mano mano che li in- 
contra, fino all'ultimo giro della spira, che rappresenta il 
limite circolare estremo della tela. 

Guardando al microscopio tale filo lo si vede asperso 
della sostanza glutinosa. Dapprima, appena il filo sortito 
dal ventre del Raguo, la sostanza stessa vi distribuita sopra 
pressoch uniformemente; poi essa si raccoglie adagio adagio 
in tante goccioline (fig. Ili) pressoch equidistanti fra loro, 
che formano come tanti piccoli nodi attorno al filo e sono 
molto numerosi, tanto che sono stati calcolati a circa 120,000 
in una sola tela. 

Dopo ci la ragnatela finita, ma l'Epeira vi aggiunge 
ancora due o tre fili che, bene tesi, vanno dal centro della 
tela al luogo dove il Ragno si tiene nascosto e sono come 
fili telegrafici, che, vibrando, allorch un Insetto batte nella 
tela, vi si impiglia e la scuote cogli sforzi che fa per liberar- 
sene, avvertono il predatore della cattura. 

11 Kagno sta nascosto, come si disse, accanto alla sua 
ragnatela, cou essa in rapporto immediato, oppure vi sta nel centro, dove c'i 
secchi apposta perch vi possa stare sopra comodamente il costruttore. 

Non va obliato un tratto molto singolare, ricordato dal Ninni, che lo constato de visti, il 
quale dimostra quanto possa soccorrere una speciale ingegnosit, oltre al naturale istinto, in 
questi animali, per trarre profitto da spedienti vari in condizioni anormali per la costruzione 
di una tela. 

Una Epeira diadema intendeva di costrurre una tela sotto una tettoia, tra lo sporto di 
quella ed il muro della facciata. Ma quivi non erano possibili che due punti di appoggio, quello 




Fig. 112. Argope brunnicki Sci. 
iu grandezza naturale. 



una trama di fili 



GLI AFFINI DEGLI INSETTI 115 




sullo sporto della tettoia e l'altro al muro. L'Epeira leg con un suo filo un piccolo sasso e, fis- 
sato l'altro capo dei filo alla tettoia, abbastanza discosto dal muro, su questo pendolo trov il 
terzo punto di appoggio e per quanto la tela fosse molto oscillante al vento, pure fu costrutta 
benissimo e serv allo scopo. 

l'u notevole costume illustrato dal Vinson per un Ragno dell'Isola Maurizio {Epeira mau- 
rtu), che costruisce le sue tele poco dissimili da quelle delle nostre comuni Epeire, ma che 
limilo nel centro un grosso filo bianchissimo, avvolto a zig-zag e di cui non si conosceva 
lo scopo. Esso serve a legare solidamente le grosse prede recalcitranti, perch se nella tela cade 
una Mosca, il Ragno la avvolge semplicemente con pochi fili leggeri, ma se vi batte entro un 
animale pi grosso, ed il Vinson ha veduto appunto tutta l'azione a proposito di una grossa 
Cavalletta, caduta nella rete, il Ragno usa del grosso filo per avvolgere solidamente e con 
grande prestezza l'insetto, che non potrebbe essere trattenuto dalle esili maglie della rete. In 
modo simile operano certi Ragni dell'America del nord, come V Argiope cophinaria Cook, nelle 
cui tele il filo spirale piegato a zig-zag tra due raggi vicini. 

Del resto un bel nastro di un bianco argenteo, fatto di fili sericei molto fitti e steso per 
lungo tratto fra due raggi della tela, a suo 
ornamento o per altra ragione, si trova anche 
nella ragnatela della nostra bellissima Ar- 
giope biuiiiiicki Sci. (tg. 112). Tale ornameu- 
tazione visibile anche in una ragnatela 
orizzontale e discoidale fatta da specie del 
genere Uoborus (fig. 113). 

Allorch la malaugurata vittima 
venuta a dar dentro nella tela, il 

Ragno Vi Si precipita addosso rapida- Fig. 113. - Tela orizzontale di roborus con fili 
, , ,., , rinforzati (da M. Cook). 

mente, la morde colle sue mandibole, 
cos che essa muore immediatamente 

e dopo avvoltata strettamente in pi fili, in guisa che anche se fosse viva non 
potrebbe dare un crollo, la trasporta nel suo covo e la succhia a suo agio, 
quando per la fame non spinga il Eagno ad una manovra pi sollecita, come 
quella di succhiare l'insetto uccidendolo senza legarlo altrimenti e senza traspor- 
tarlo fuori della tela. I cadaveri poi delle vittime sono gettati a terra. 

Qualora per l'insetto impigliatosi nella tela sia di dimensioni rilevanti e 
pericoloso ad accostarsi, come il caso di molti Imenotteri, allora la cattura 
opera difficile e da farsi con molta prudenza da parte del Ragno. Sono impie- 
gati pi fili di seta, che vengono da distanza lanciati sull'animale che si dibatte, 
fino a legarlo strettamente ed impedirne ogni movimento. Se per l'insetto cat- 
turato troppo voluminoso e troppo si agita con pericolo di tutto l'edificio o se 
il Ragno non troppo affamato e non vuol darsi la pena del lungo lavoro per 
immobilizzare la preda, allora il Ragno stesso, recidendo i fili attorno all'animale 
impigliato, ne facilita la fuga. 

Le tele sono fatte tanto dai maschi come dalle femmine, in generale per i 
maschi sono meno egregi costruttori o amano piuttosto il vagabondaggio in cerca 
delle rispettive femmine. 

Per talune specie la tela, anzich circolare, formata da un settore pi o meno ampio di 
cerchio. Cos ad es. per gli Syptiotes, la cui tela potrebbe essere paragonata ad un settore 
equivalente ad una quinta o sesta parte della tela di una comune Epeira e per di pi, da' 
centro del settore procede un filo ben teso, all'estremit del quale se ne sta il Ragno, celato 
sorto una foglia od altro riparo e dallo scotimento del filo stesso, allorch la tela tutta agi- 
tar .1 per esservisi impigliato dentro un qualche animale, il Ragno avvertito della cattura ed ac- 
corre tosto. 

Le tele di alcune specie di Ragni sono orizzontali, anzich verticali come quelle ora de- 



116 



CAPITOLO PRIMO 



scritte e spesso complicate con particolari costruzioni. Merita ad es. particolare menzione la tela 
della Argiope basilica del Texas, cos detta perch questo Ragno, entro una trama conica di fili 
radi, costruisce uua rete a cupola molto regolare e caratteristica (fig. 114). 

Singolari sono anche le tele costrutte dalla 
Spilassma artifex Sim. del Venezuela, della quale il 
Simon ha dato eccellenti figure e descrizioni (fig. 115). 
Esse tele sono orizzontali e circolari e nel loro centro 
portano una camera fusiforme, diretta verticalineute, 
che in parte sporge sotto la tela ed in parte sopra, 
ed essendo sospesa con un filo verticale, fissato in 
alto, regge tutta la tela. In tale camera di fitto 
tessuto sericeo sta nascosto il Ragno colle uova e 
coi piccoli nati di recente. 




Fig. 114. Tela della Argiope basilica Cook 
(da Cook). 



Molte specie di Ragni per costruiscono 
tele irregolari, cio con fili intrecciati in 
tutti i sensi, pi o meno fittamente ed in 
guisa da formare un tessuto senza forma 



determinata. Cos sono, ad es., le tele che si 
veggono lungo le siepi molto comunemente 
e pi appariscono al mattino per tempo, 
quando sono coperte di rugiada. Le pi 
ovvie e maggiori spettano a Ragui del gen. 
Hnyphia, comuni in Europa. Generalmente il Ragno sta sotto la rete, col ventre 
all'ins e gli insetti cadono sulla tela dopo aver inciampato ed essersi dibattuti 
contro i fili sparsi, tesi irregolar- 
mente al di sopra della tela 
stessa. 

Molti altri Ragni si accon- 
tentano di costrurre i loro ag- 
guati anche senza la tela sotto- 
stante orizzontale, cio semplice- 
mente con fili tesi irregolar- 
mente in tutte le direzioni, per 
entro a qualche pianta o cespu- 
glio. Cos fanno alcune specie del 
genere Theridion. 

Tele piane e con un tubulo 
dove ripara il Ragno, sono fab- 
bricate da specie dei generi Age- 
lena, ad es. A. labi/rintica, che fa 
le sue ragnatele sui margini dei 
fossati e nelle siepi. 

Della stessa maniera, si pos- 
sono dire le tele dei grossi Ragni 
domestici, spettanti al genere 
Tegenaria (T. domestica L.), che 
le costruiscono negli angoli dei 
locali meno frequentati ed ognuno 
le ha presenti, come pure il 

grosso Ragno nero, velloso, colle zampe molto lunghe, oggetto di non piccolo 
terrore alle persone che non ne conoscono la sua innocuit. Entro i loro naseon- 




Fig. 115. Tela e tubo di abitazione della Spilasma arti/ex 
Sim. ridotto di un terzo. B, spaccato del tubo mostrante il 
mucchietto di uova ed i piccoli ragui (da Simon). 



GLI AFFINI DUOLI INSETTI 



117 



digli tabulari i Ragni stanno in agguato (lg. 116), pronti a precipitare sull'Insetto, 
che, caduto nella rete e dibattendosi, avverte cos l'Araenide che una preda a 
sua portata. 

Ma non minore ammirazione delle tele destano nell'osservatore i nidi dei 
Eagni, siano essi loro dimore oppure costruzioni varie a difesa della loro prole. 

Le pi curiose dimore sono quelle che appartengono ai Ragni della famiglia 
Avioulariidi, i quali generalmente sono ad attivit notturna e durante il giorno 
stanno celati entro i loro nascondigli. 

Questi sono cunicoli molto complessi, scavati nel terreno, merc le mandi- 
bole, le quali in questi Ra- 
gni sono particolarmente 
foggiate appunto a questo 
scopo. 

Si tratta di gallerie 
cilindriche, che penetrano 
perpendicolarmente o con 
forte angolo nel terreno e 
cos larghe che il Ragno vi 
si pu rigirare per entro. 
Le pareti sono accurata- 
mente tappezzate di seta e 
l'orifizio chiuso da un oper- 
colo discoidale, che si adatta 
esattamente al foro d' in- 
gresso ed articolato in 
modo da potersi alzare ed 
abbassare. Tale opercolo 
(fig. 118, G), pu essere trat- 
tenuto dall'interno salda- 
mente dal Ragno, merc le 
sue zampe anteriori. 

L'opercolo fatto di 
strati alternati di seta e 
granuli terrei ed molto 
resistente. 

Xei nidi di talune spe- 
cie si trova anche un altro opercolo interno e situato sul percorso del cunicolo, 
di guisa che questo diviso in due camere. 

Il Simon illustr alcuni bellissimi esempi di nidi molto complessi, dovuti a 
Ragni di questa famiglia, come sono quelli ad es. dei generi Pachyloscelis, Sto- 
this, Idiops, Psalistops, Rhytidieolus, ecc., che sono tutte specie del Venezuela. 

Il Bhytidicolus structor Sim. fa nidi di tre camere, la prima eia terza ovale, quella dimezzo 
cilindrica. Gli opercoli della prima e della terza si aprono dall'esterno e quello della camera di 
mezzo dall'interno (fig. 117). 

La femmina depone le uova nella prima camera, di cui chiude all'interno i due opercoli e 
le uova stesse sono avvolte da un fitto tessuto di seta, e questo bozzoletto allungato sospeso 
alle pareti della camera come un'amaca. 

Qualche specie fa una galleria ad arco, che affiora alla superficie del terreuo con due aper- 
ture, ambedue chiuse da opercolo (Slothh xtitta Sim.) mentre altre specie dello stesso genere 
S. caenobita), si contentano di una camera a forma di fiasco e con un solo opercolo (fig. 118, A). 
Comune una maniera di gallerie fatte ad Y con un ramo di ingresso, chiuso da opercolo e 




Fig. 116. 11 ragno domestico (Tegenaria domestica L.) nella sua 
diinora in fondo alla sua tela. Debolmente ingrandito. 



118 



CAPITOLO TRIMO 



l'altro, ascendente, che giunge solo alla superficie del terreno, ma non pervio. C'osi fauno le 
Cteniza, le Nemesia, Atypus, ecc. 

Questi generi comprendono specie anche europee, particolarmente dell'Europa meridionale, 
come ad es., la Cteniza fodiens Valck., la Nemesia suffusa Sav., V Atypus sulzeri Lati'., ecc. 

Anche molte specie del genere Lycosa, in 



ffi 



cui notevole la famigerata Tarantola (L. ta- 
ri tuia L.), scavano gallerie entro terra e 
talora ne elevano gli orli all' orifizio con 
costruzioni in terra o con pezzetti di legno, 
ecc. (fig. 120), cos da formare dei cilindri 
vuoti sollevati sopra il piano. Cos partico- 
larmente fanno le specie pi voluminose, 
mentre le pi piccole non praticano costruzioni 
o gallerie di sorta. 

Singolare anche il nido del Cyrtauchenius 
eongatus (Sim.) del Marocco, il quale non 
solo scava un cunicolo perpeudicolarmente 
nel suolo e lo riveste di seta, ma il rivesti- 
mento fuoriesce di terra una decina di centi- 
metri circa e si espande ad imbuto, sostenuto 
dalle erbe adiacenti, cos che somiglia ad un 
fungo (fig. 119). 

Un Ragno molto degno di osservazione 
per le sue curiose abitudini, frequenta le 
acque, nelle quali si pu immergere e si im- 
merge anzi di frequente e rimane sott'acqua 
a suo piacimento. comune nei nostri fossati. 
Intendo parlare della Argyroneta aquatica L., 
che rappresento a fig. 122. Questo Ragno non 
respira diversamento dagli altri, che sono 
affatto aerei, ma pu vivere sott'acqua perche, attorno al suo corpo, in virt della peluria fitta 
che lo ri copre, rimane aderente un velo d'aria e con questo, a guisa di palombaro, il Ragno va 
sott'acqua, senza difficolt per la respirazione. Si vede cos come tutto argentato e da ci ritrae 
il suo nome. 




Fig. 117. Nido di Rhylidicolus struclor Sim. Spao- 
j cato; ridotto di un terzo (da Simon). 





Fig. 118. Nidi di Ragni del Venezuola. 

A, Spaccato del nido di Slothis eoenobita Sim. ; B, Nido di Pseudidiops opifex Sim. su un pezzo di ramo; 0, opercolo 
aperto del nido di Pachylotcelit scalops Sim. ridotto di circa un terzo (da Simon). 



Ora V Argyroneta fabbrica anche il suo nido sott'acqua, costruendo una cupola di seta ap- 
pena sotto la superficie, a ridosso di qualche corpo galleggiante e di poi vi porta dell'aria, che 
trascina seco in bolle e trattiene aderente al suo corpo coll'aiuto delle zampe posteriori in cia- 
scuna sommersione e di poi lascia libera sotto la cupola di seta, dove rimane. Cos, merc ripe- 
tute operazioni, il Ragno accumula una grossa bolla d'aria, trattenuta dalla cuffia di seta e 
quivi pu disporre le sue uova. 



GLI AKKIXI DEGLI INSETTI 



119 



La seta ha inoltre largo impiego nella fabbricazione dei nidi in cui vengono riparate le uova. 
Questi bonoli contenenti uova hanno t'orma eostante per ciascuna specie e caratteristica. 
Ad es. quello della comune Epeira diadema sferoidale, a guisa di 
batuffolo di seta gialla: altri sono variamente foggiati (fig. 121) e 
per lo pi nascosti in ripari bene scelti oppure esposti liberamente 
sulle tele stesse o sulle piaute od altrove. 

Talora i bozzoli sono numerosi, come avviene per due specie 
di Epeire d'America (del genere Cyclosa), che fanno tiuo a quattor- 
dici bozzoli, tutti ordinatamente legati ad un filo. 

Il modo di costruzione presso a poco lo stesso per tutte le 
specie. tessuto prima uno strato piano, sul quale o sotto il quale 
sono deposte le uova, che poi vengono ricoperte da altri strati di 
seta ed al bozzolo data la forma speciale. 

I Licosidi, dei quali 
molte specie sono anche 
da noi, fanno un bozzolo 
sferico, composto di due 
calotte saldate assieme , 
secondo una linea equato- 
riale. Le femmine portano 
con s continuamente 

questi bozzoli appesi al ventre e ne hanno grande cura 
e mostrano una vera e propria disperazione se essi 
vengono loro tolti (fig. 125). 

Anche il nostro comune Ragno a zampe lunghe 
ed esilissime, che si vede nelle case (Pholcus), porta 
sul ventre il suo bozzolo d' uova, a guisa di un 
piccolo sacchetto biancastro (fig. 123). 





Fig. 119. Tubulo di Oyr- 
tauchenius elongatus (Sim. 
(da Cook). 



Fig. 120. Torretta di Lyeosa carolinensi. 
(da Cook). 



Xon facile a spiegarsi, sopratutto per le nostre incomplete cognizioni sui 
costumi dei Ragui, sulle cause nemiche alle singole specie, ecc., la diversit 
grandissima nel numero d'uova che i Ragni 
depongono nel loro follicolo, diversit, dico, 
da specie a specie. 

Mentre i maggiori Ragni possono in- 
cludere fino a .3000 uova in ciascun bozzolo 
(Theraphosa eblondi), altre non ne mettono 
pi di due (Oonops pulcher). Nel bozzolo 
della Synagetes piet non sono pi di tre 
nova; sei in quello della Ero fureata; da 
due a cinque ne mette la Anthrobia mam- 
mouthica delle caverne d'America, ecc. 

I numeri pi elevati invece vanno alle 
migliaia, a cominciare dalle parecchie centi- 
naia (600 uova) della nostra grossa Epeira 
diadema, che fa fino a sei bozzoli, come dell'i/. 
quadrata; E. narbonensis ; alle 1150 fino 
a 2200 della Argiope cophinaria e ad un nu- 
mero anche maggiore per le grosse Avicularie. 
Si tentato di utilizzare la seta dei 
Ragni, ma se ci potrebbe essere possibile 

per talune specie esotiche, le quali emettono fili molto pi grossi e robusti delle 
nostrali, non riuscito pratico invece per le specie da noi pi ovvie. 




Fig. 121. 



Vari follicoli d'uova. 



A , di Theridion pollens {i diam.) ; B, di Agroeca 
bruniteci (grandezza naturale) ; O, di Ero fureata 
(4 di ara.) (da Warburton). 



120 



CAPITOLO I'ItIMO 



A E 



La seta, di cui sono protette le uova, pi robusta e pi facilmente filabile 

di quella delle tele. 

In modo vario si compor- 
tano i Eagni neonati, che 
sono molto simili od identici 
all'adulto ed hanno le mede- 
sime abitudini o le acquistano 
presto. 

In generale, per parecchi 
giorni dalla schiusa, i piccoli 
rag etti non prendono cibo; 
loro sufficiente la provvista che 
si portano dall'uovo nel loro 
intestino, e per lo pi vivono 
gregarii, come si pu vedere 
dal comune esempio dei neo- 
nati della Epeira diadema, 
che sono tutti riuniti nel fol- 
licolo, che conteneva le uova, 
da cui sono usciti e non ne 
scappano se non molestati ; nel 
quale caso si vedono dispersi 
in tutti i sensi sui fili che reg- 
gono il follicolo o su fili che 
essi stessi emettono abbando- 
nandosi verso terra (fig. 124). 
Tutto ci descrisse bene il Redi. 
Per alcune specie, come 
pei Licosidi, i neonati, usciti 

Fig. 122. L'Argyroneta aquatica L., in grandezza naturale. ,j a j follicolo d'uova, Ce la 

a, ii ano nido. madre in tutte le sue escur- 

sioni porta con s al ventre o 
fra le mandibole, si recano sul dorso della madre stessa, e l rimangono fermi e 





Fig. 123. Pholcus phalavgioidee (L.) delle case, che trasporta il suo mucchietto d'uova. 
Ingrandito circa tre volte (da Blaukwall). 



sono trasportati cos in giro, per circa una settimana, finch, abbastanza cre- 
sciuti, provvedono a se e si disperdono. 



GLI AI-FINI DBOLI INSETTI 



121 



Quelli che fabbricano tele, nei primi giorni di indipendenza, costruiscono le 
loro ragnatele le une poco discoste dalle altre. Xei primi tempi per, mentre i 
ragnolini sono tuttavia gregari, non una pratica infrequente quella del canni- 
balismo, ed cos che di tanti schiusi solo pochissimi, il pi spesso, riescono ad 
incamminarsi verso la maturanza. 

I giovani Ragni hanno, in generale, molta attrazione per veri e propri 
viaggi aerei, che essi compiono portati via dal vento, coll'aiuto di fili di seta, 
che emettono dal ventre e che servono come 

una leggiera matassa atta a sollevarsi nell'at- 
mosfera mossa. Anche i Eagni terricoli, come 
sono i Licosidi. sentono questo bisogno nella 
prima giovinezza. 

II ragnolino che vuol fare l'areonauta, 
profitta di una giornata ventosa; sale su un 
punto eminente e col, alzando l'addome e 
distendendo le zampe, reggendosi cio sulla 
punta dei piedi (tg. 126), emette dei fili dal- 
l'estremit posteriore del corpo, i quali fili, 
allorch sieno in volume sufficiente, portati 
via dal vento, trascinano con s anche il pic- 
colo Eagno, che viaggia a caso e finisce per 
cadere a distanza dal luogo di partenza. 
questo un buon mezzo di diffusione della 
specie e non a credersi che i voli riescano 
corti; talora superano molti chilometri. Darwin 
vide arrivare cos, sulla nave a 60 miglia dalla costa una 
quantit di piccoli Eagni rossastri. 

Questi fili vaganti, con tutti quelli di tele strappate 
dal vento, portati nell'aria, sono ben noti col nomignolo di 
fili della Vergine, fili di Maria, fili della Madonna, fili 
d'Autunno ed hanno molto preoccupato i naturalisti di due 
secoli fa per conoscerne l'origine. Pu essere per che vi 
siano anche compresi i sottilissimi fili di quell'Acaro, che 
abbiamo gi conosciuto sotto il nome di Tetranico tessitore. 

Oltre al cannibalismo suaccennato, sonovi altre cause 
avverse, che moderano la moltiplicazione dei Eagni, alcuni 
dei quali, essendo fecondissimi, come si gi veduto, sareb- 
bero in numero eccessivo specialmente rispetto agli altri 
che si sono indicati per migliaia di volte meno fecondi. 

I Eagui, per quanto bene armati di temibilissimi or- 
gani di offesa e difesa, temibilissimi dico per altri animali 

della loro stessa statura o di poco maggiori, pure sono insidiati, depredati, 
distrutti da molti animali, anche di minor volume, ma pi sagaci e meglio armati 
e che attivissimamente ne fanno caccia. 

Anzitutto vi sono Vespe del gruppo degli Icneumonidi, che conosceremo 
bene pi innanzi, da poich hanno una importanza pratica grandissima nella 
economia della natura, che depongono le loro uova entro i follicoli dei Eagni e 
le larve, che ne nascono, vivono a spese delle uova stesse, che distruggono com- 
pletamente. Ben inteso per che le uova di Eagno non debbono essere perauco 
schiuse, perch altrimenti avviene il caso inverso, che, cio, i giovani Eagni di- 
vorino la larva dell' Icueumonide. 




Fig. 124. Un nido di 
Upeira diadema mentre 
stanno nascendone i pic- 
coli. Grandezza uatur. 
(da Roesel). 



A. Bbrlkse, Gli Intetti, li. 16 



122 



CAPITOLO PRIMO 




Fig. 125. Dolomedes mirabilia col 9uo mucchietto di uova. 
Ingrandito oirca due volte (da Blankwall). 



Talora le uova sono distrutte da altri Eagni, ci che avviene ad es. per le 
Clubiona. 

Quando poi i Ragni sono schiusi allora sono insidiati non solo da altri 
Eagni di altra specie, se non della propria, ma da molti Insetti. 

Altri Icneumonidi de- 
pongono le loro uova sul 
corpo del Ragno e le larve 
che ne nascono, penetrano 
sotto la pelle dell'ospite ed 
in breve ne divorano gli 
organi interni ed uccidono 
la vittima, che non vi pu 
fare alcun riparo. 

Quanto ad endoparas- 
siti i Eagni sono anche ag- 
grediti spesso da vermi del 
gen. Gordius. 

Ma i pi terribili di- 
voratori di Bagni sono 
parecchie specie predatrici 
fra gli Insetti. 

Molte Vespe, partico- 
larmente della famiglia delle 
Sfegidi, nutrono i loro pic- 
coli di Eagni, che catturano e trasportano nei nidi dopo averli immobilizzati 
con una puntura nei centri nervosi. 

questo uno dei pi interessanti capitoli nella storia degli Artropodi e ne 
sar trattato colla larghezza che ne conviene, allorch si parler di queste me- 
ravigliose Vespe cacciatrici e delle loro abitudini. 

Le Formiche distruggono gran numero di Eagni, sia che 
li incontrino sulla terra o sulle piante ed essi non se ne sal- 
vano, in questo ultimo caso, se non lasciandosi cadere dal 
ramo, sospesi ad un filo, sul quale le Formiche non si avven- 
turano. 

Tutti gli Insetti predatori divorano volentieri i Bagni, 
che non sempre possono difendersi, ad es. contro la dura co- 
razza dei Coleotteri. 

Anche Eettili, Uccelli e Mammiferi, in certi casi, non 
disdegnano nutrirsi di Eagni, ma la loro azione certo meno 
efficace di quella degli Insetti alla distruzione di questi 
Aracnidi. 

Per sfuggire ai nemici, come pure per ingannare la 
preda, cos che essa possa essere aocostata facilmente, moltis- 
simi Eagni godono di colorazioni protettive o di forme mime- 
tiche, per le quali cio somigliano ad animali o corpi diversi 
meno paurosi per le vittime prese di mira. I casi di colora- 
zione protettiva, per cui il Eagno si uniforma alla tinta prevalente intorno a se 
e cos sfugge ai nemici suoi od accostato pi facilmente dalle sue vittime, allorch 
se ne sta in agguato, sono molto frequenti, anche fra le specie nostrali ed 
ognuno ha veduto Bagni di tinte verdi, che frequentano le erbe, altri screziati 
di colori grigi, che si trovano sul terreno, sulle corteccie degli alberi, ecc., dove 
riesce cos diffcile scorgerli quando non si muovano. 




Fig. 126. Giovane 
Ragno che si accinge 
ad un viaggio aereo 
Ingrand. (da Enier- 
ton). 



SU AFFINI DEGLI INSETTI t23 







Ne vedremo un bell'esempio a proposito li un Ragno nostrale, che preda 
le Api, attendendole nei fiori, dove nascosto fra i petali e per la sua tinta 
non facilmente visibile. 

Colorazioni particolari di Ragni che frequentano una data pianta e ne imi- 
tano esattamente i fiori, sono citate comunemente dagli autori. 

Quanto alle forme mimetiche, sono comuni anche da noi alcune specie di 
Ragni, che per la loro forma somigliano le Formiche (fig. 127) e sono parecchie. 
La somiglianza non solo nella forma del corpo e nel colorito bruno, ma an- 
cora nel fatto che tali Ragni usano tre sole paia di zampe per camminare ed 
un paio anteriore simula i movimenti delle antenne dell'insetto. 

Gli autori citano il caso di un Ragno di Giava (Ornitltoscatoides decipienu), 
che, supino su un piccolo letto di seta su una foglia, imita assolutamente bene 
gli escrementi di Uccelli, dei quali vanno in traccia 
certe Farfalle. Queste, ingannate, vanno a posarsi sul 
Ragno, che le afferra senza pi. 

I naturalisti hanno trovato argomento di ammira- 
zione, a proposito dei Ragni, in quanto concerne i loro 
amori. Infatti si tratta di abitudini spesso molto singo- 
lari, compreso anche l'atto ultimo, pel quale, dal concorso 
dei due sessi, assicurata la conservazione della specie. 

L'umor fecondante portato dal maschio nelle vie 
sessuali femminili, non direttamente, ma a mezzo dei 
palpi del maschio stesso. 

Questi sono particolarmente conformati a ci nel Fig. 127. Un Eagno ohe 

...... -.. somiglia ad una Formica. 

loro apice e sono talora complicatissimi, come pure diversa salticus formicariua (L.) 
ne la fabbrica da specie a specie, tanto che lo studio DaI k do ' in s randit0 ( da 
di questo intricato organo palpale, offre, caratteri diagno- 
stici eccellenti per la distinzione delle specie (fig. 105). 

II maschio adunque, raccoglie nell'organo suddetto del palpo l'umor semi- 
nale, che ha messo prima all'esterno dall'orifizio che sul ventre e tutti gli atti 
di corteggiamento verso la femmina, talora complessi e singolari, hanno per 
iscopo di far s che la femmina si lasci accostare abbastanza perch l'apice del 
palpo mascolino venga a contatto colle vie sessuali femminee e l'umor fecondante, 
contenuto in speciali spermatofori, che sono occlusi nel palpo del maschio, trovi 
la strada a cui destinato per raggiungere le uova. 

Ma questa operazione non per nulla scevra di difficolt, perch non basta 
vincere la ritrosia della femmina, necessario, in quasi tutti i casi, che il ma- 
schio sia molto guardingo, se non vuole cader vittima della femmina stessa ed 
esserne prontamente divorato, non appena compiuta la funzione sessuale se non 
anche prima. 

Perch le femmine, generalmente molto pi voluminose dei maschi, non di- 
sdegnano nutrirsene anche in occasione delle nozze, quando essi non siano abba- 
stanza solleciti a fuggirsene. 

Certi maschi (ad es. dei generi Argiope, N^ephila) non raggiungono che la 
millesima parte del volume della femmina, hanno quindi tutte le ragioni per te- 
merne seriamente. 

Non per le femmine di tutte le specie sembrano cos feroci, perch in ta- 
luni casi, come ad es. fra le Lini/ pitia, maschi e femmine, all'epoca degli amori, 
vivono insieme, e non sembra che i maschi dei Licosidi abbiano troppo a temere 
dai rappresentanti dell'altro sesso. Ad ogni modo per non mai senza un serio 
pericolo di vita pel minore fra i due sessi, che le nozze si compiono. 



12 1 



CAPITOLO PRIMO 





Fig, 128. Ma6chi in atto di danzare dinanzi alle rispettive femmine. 
A, di Astia vittata; B, di Icius mitrante (da Peckam). 



quindi naturale che i preliminari molto spesso siano laboriosi, desiderando 
il maschio entrare nelle grazie della rispettiva femmina, quanto pi sicuramente 
per s possibile. 

Per molte specie gli atti di corteggiamento e di seduzione, sono molto va- 
riati e complessi, ed i maschi mettono sotto gli occhi delle loro femmine, molto 

in vista, tutte le attrat- 
tive che derivano dagli 
ornamenti di colorazione 
del loro corpo ed anche 
taluni corteggiano a 
lungo la femmina, dan- 
zandole intorno con mo- 
vimenti vorticosi viva- 
cissimi, che sembrano 
irresistibili... 

Nella famiglia deg 
Atti di stanno specie eso- 
tiche, tropicali di mera- 
vigliosa bellezza per tinte 
smaglianti ed i maschi 
sono sempre pi riccamente ornati delle rispettive femmine e di tale loro van- 
taggio sanno trar profitto nell'opera di seduzione. 

Cos descrive il Peckharn la danza di un Ragno d'America, V Mabrocettum pulex Hentz, di- 
nanzi alla sua femmina. 

Giunto a quattro pollici da essa si arrest e di poi cominci la pi meravigliosa esecuzione 
che un maschio innamorato possa offrire ad una femmina ammirata. Essa lo guardava amorosa- 
mente, cambiando di tempo in tempo la sua posizione, 
cos da vederlo sempre. Il maschio, avanzava l'intero 
corpo da un lato col raddrizzare le sue zampe; lo 
abbassava col piegare le due prime paia di piedi, so- 
stenendosi or qua or l sugli arti, fino quasi a perdere 
l'equilibrio. Molte volte esso girava da una parte al- 
l'altra, mentre la femmina lo fissava, evidentemente 
ammirando la grazia delle sue movenze. 

Tali mosse si sono ripetute per ben centoundici 
giri, eseguiti dall'ardente maschio attorno alla femmina, 
alla quale egli si accosta girando sempre pi vivace- 
mente fino a raggiungerla in un rapidissimo vortice, 
Di nuovo il maschio indietreggia e ricomincia le sue 
evoluzioni semicircolari, col corpo diretto all'ins e la 
femmina, tutta eccitata, abbassa la testa ed alza il suo 
corpo, cos che esso quasi verticale. I due individui 
si accostano e le nozze si compiono . Fig. 129. Un maschio in attitudine stri- 

dulante. Chilobrachys stridularla, (da 
Wood Mason). 

Molte altre specie hanno abitudini ana- 
loghe e noi qui riportiamo le figure di due 
maschi in atto di danzare al cospetto delle loro femmine (fig. 128). 

Per richiamare le femmine rispettive, taluni maschi godono di organi stri- 
dulanti in forma di radule, come appunto pel Chilobrachys stridulans, di cui 
riproduciamo la figura (fig. 129) e per qualche altra specie. Durante lo strido i 
maschi si dispongono in una speciale posizione. 

Non sono per stati trovati ancora organi uditivi specializzati nei Ragni. 




GLI AFFINI DEGLI INSETTI 



125 



si riferiscono da pi testimoni fatti che indurrebbero a credere esistere nei Ragni non solo 
un organo dell'udito atto a funzionare bene, ma ancora spiccata attrazione per la musica. 

si narrano parecchi casi di Ragni visibilmente attratti e molto vivamente, dai suoni di 
strumenti diversi, particolarmente a corda, come sono il violino, violoncello, ecc., ma anche da 
altri. 

I fatti sembrano troppo bene accertati per poterli mettere in dubbio, ma quanto alla na- 
tura vera di questa attrazione, se veramente un fatto, non lecito tuttavia pronunziarsi. 

Gli Araneidi sono divisi in oltre una trentina di famiglie, nelle quali tutte 
si notano specie molto interessanti, alcune anche dal lato pratico o perch ovvie. 
Essi sono distribuiti in tutto il mondo, ma le specie pi voluminose ed anche 
pi singolari per forma del corpo, colori, ecc., si incontrano nelle regioni calde. 




Fig. 130. 11 Ragno d'acqua. Argyroneta aquatica (L.) ingrandito circa il doppio (da Blankwall). 



Per la classificazione si tiene conto del numero di sacchi polmonari, se sono due (Dipneu- 
moti) o quattro (Tetrapneumoni); del numero e disposizione degli occhi; della presenza o man- 
canza del cribrello e del calmistro ; del numero di unghie nell'estremit delle zampe, ecc. Va- 
riano grandemente anche le abitudini nelle diverse famiglie. 

Accenner brevemente alle pi interessanti specie. 

Nella famiglia Aricnlaridi si trovano le maggiori forme e sono in gran parte esotiche. In 
Europa, nella regione mediterranea, si rinvengono alcune poche specie appartenenti ai generi 
Vienila, Nemesia, Atypiis, delle cui escavazioni sotterranee si gi detto. 

Ma alcune specie tropicali o subtropicali, specialmente del genere Avicitlaria, Mygale ed affini, 
sono di dimensioni enormi come ad es. della AI. javannensis Walken. di Giara, che misura 
8 ceut. dall'orlo anteriore del capotorace all'estremo addome e presso a poco delle stesse dimen- 
sioni la AI. ui-sina Koch del Sud America. Un poco pi piccole sono la AI. avicularia Limi, 
egualmente del Sud America, la AI. biondi Latr. della stessa localit, ecc. 

affermato da pi autori che questi grossi Ragni predano non solo Insetti ed altri Artro- 
podi, ma ancora i piccoli Uccelli, specialmente i Colibr, li uccidono col loro morso e ne suc- 
chiano gli umori. Per le loro dimensioni questi Araneidi possono bene essere atti a ci. 

Nella famiglia Drassidi si contano moltissime specie nostrali e tra queste quel Ckeiraean- 
tkiitm punctorium Villers, di piccole dimensioni, eppure con effetti del suo veleno non trascurabili 
anche per l'Uomo. 

La famiglia dei Folcidi contiene il Pholcus phalangioides Fuessl., che si trova nelle case, agli 
angoli delle muraglie, molto comunemente e se ne gi accennato, come pure alla Tegenaria 
domestica L., che appartiene agli Agelenidi. 



126 



CAPITOLO PRIMO 




Fig. 131. Una mosca in pericolo, insidiata da un Sallicus 
pronto a lanciarsi sulla preda. 



Moltissime specie nostrali, assai importanti per molti riguardi, sono nella famiglia Teri- 
diidi e fra queste appunto quei Latrodectes, che hanno cos eattiva fama in tutto il mondo, se- 
condo si e detto. 

Singolare, per forma dell'addome, ornato di tre punte ai tre angoli la Trithaena tricuspi- 
data Sim. del Sud America, nonch taluue specie di vari generi esotici mirabili per la conforma- 
zione del capotorace, nel quale la re- 
gione oculifera < variamente sollevata 
in rilievi tubercoliformi o corniformi 
sul restante dorso. 

Ma la famiglia che comprende le 
pili singolari e belle specie si quella 
ricchissima degli Epeiridi, di cui il 
rappresentante nostrale pi noto e pi 
ovvio la Epeira diadema L., il co- 
mune Ragno dei giardini e di cui si 
descritta la costruzione della tela. Molte 
altre belle specie del genere sono anche 
nostrali. In Italia ed altre regioni del 
Sud Europa si incontrano le Argiope, 
come la nostra bellissima A. brunnicki 
coll'addome a fascie alternate di colore 
giallo, bianco argenteo e nero (fig. 112) 
e le zampe zonate di nero. Fa tele 
rotonde, bellissime, nelle siepi. 
Il genere Gasteracantha, tutto di forme esotiche, meraviglioso per le spine o meglio pro- 
cessi conici, acuti, duri, talora lunghissimi, di cui rivestito l'addome. Ne d alcuni esempi 
(figure 106, 107). 

I Tomisidi, famiglia ricchissima di oltre 110 generi, sono rappresentati in tutto il mondo e 
moltissime specie sono nostrali. Curioso il loro modo di camminare; stanno colle zampe di- 
stese lateralmente e camminano cosi bene verso l'innanzi, 
come di lato o all'indietro. Sono, in generale, forme caccia- 
trici, che attendono la preda nascoste in agguati o la scovano 
ed aggrediscono (fig. 132). 

In generale non [emettono che radi e disordinati fili, 
anzich una vera tela. Si incontrano sui muri, sui tronchi 
d'albero, sulla terra o sulle piante in agguato od in atto di 
cacciare. 

Tra gli Agelenidi troviamo la Argyroneta aquatica L. (fi- 
gura 130), di cui si detto, che frequenta le acque e vi si pu 
immergere portando seco la provvista di aria . Anche la 
Tegenaria domestica L. appartiene a questo gruppo. 

I Licosidi abbracciano vari generi, comprendenti grosse 
specie, anche quelle del genere Lycosa (colla Lijcosa tarentula 
nostrale), assai ricco di forme, specialmente nella regione 
mediterranea. 

Finalmente fra gli Attidi o Salticidi che dire si vogliano, 
trovatisi Ragni vagabondi, non facenti tela e che vivono cac- 
ciando e predando insetti, sui quali, dopo essersi con prudenza avvicinati, si lanciano con un salto. 
L'esempio pi comune rappresentato da noi dal Salticus scenicits L., che vediamo insidiare 
le Mosche delle case, con molta astuzia (fig. 131). Questo Ragno sa accostarsi all'insetto, celan- 
dosi opportunamente fino ad una certa distanza, e di poi con un balzo salta sopra la preda e 
subito la ferisce ed uccide. 

Qualche specie della famiglia gode di forme mimetiche, per cui somiglia a Formiche 




Fig- 132. Un ragno vagabondo, 
Thomsus cambrdgii, ingrandito, 
dal dorso (da Blanlrwall). 



GLI AFFINI DEGLI INSETTI 



127 



Palpigradi. 

Dotti anche MicroteUfonidi. questo un ordine circoscritto a sole pochis- 
sime forme, costituenti il genere Eoenenia, delle quali la prima specie fatta co- 
noscere agli studiosi la E. mirabilia (fig. 133), scoperta 
dal Grassi in Sicilia, ma che si trova anche in altri 
luoghi, specialmente meridionali. 

Si tratta di piccolissimi Aracnidi, che si aggirano 
intorno al millimetro di lunghezza, bianchi, molli, deli- 
catissimi e molto rari. Si rinvengono nell'humus, tra le 
foglie secche, ecc. 

La loro importanza pratica affatto nulla, mentre 
invece sono forme interessantissime dal lato puramente 
zoologico e morfologico. 





Fig. 134. Phrynns pattasti Latr. , dal dorso, in grandezza natur. 
(da Blanchard). 



Fig. 133. Koenenia mira- 
bilia Grassi, molto ingran- 
dita (da Hansen). 



Pedipalpi. 

Questo ordine com- 
prende forme non di 
rado molto voluminose 
e proprie delle regioni, 
calde. Sono caratteriz- 
zati dalle zampe an- 
teriori allungate, an- 
tenniformi, coll'ultimo 
articolo sottilissimo, 
flagelliforme, tattile. 
Cheliceri e pedipalpi 
non terminati da chela. 
Addome diviso in se- 



gmenti distinti ed attaccato con larga base al prosoma. Respirano per polmoni. 
L'ordine diviso in due famiglie, cio dei Telifonidi e dei Frinidi. 



Nei Telifonidi (Telyphonidae) l'addome si allunga in una sottile coda articolata. I paini sono 
ini. usti e lunghi quanto il capotorace, sono terminati da un'unghia forte ed acuta. 

I Telyphonus (di cui alcune specie sono dell'Asia tropicale, altre del Messico) sono temuti 
pel loro morso, che praticano colle mandibole non diversamente da quello che fanno i Ragni. 

In generale le specie sono piuttosto voluminose; alcune grandi anche molto pi della nostra 



128 



CAPITOLO PRIMO 



figura (fig. 135). Ad ea. il Teyphonus yiganteua Koch del Messico lungo (senza i palpi) cin. 

da 7 ad 8, dal vertice del capotorace all'apice della coda. 

Nei Frinidi (Phrynidae) (fig. 131) l'ad- 
dome ristretto alla base, quasi peduncolato, 
uia non si prolunga in coda ed composto di 
11 articoli; i palpi sono grandissimi, termi- 
nati da unghia. Il capotorace reniforme, 
largo trasversalmente. Anche questi sono 
Aracnidi di dimensioni discrete ; alcune specie 
anzi piuttosto grandi. 




Scorpioni. 



Si gi avvertito che questo or- 
dine il solo della sottoclasse Cteido- 
fori o porta pettine, che si distingue 
dagli altri Aracnidi per caratteri mor- 
fologici di grande rilievo, e per non 
piccole affinit coi Merostomi, a cui 
si gi accennato. 

Il corpo degli Scorpioni si com- 
pone qui pure di prosoma e di ad- 
dome, ma quest'ultima regione risulta 
dall'addome propriamente detto, largo 
e composto di sette segmenti e del 
postaddome (o coda), che diviso in 
sei segmenti, di cui l'ultimo sferoidale, 
terminato da un'unghia acuta, legger- 
mente curvata. Questo ultimo articolo 
contiene una doppia ghiandola vele- 
nifera, che inette all'esterno traverso 
l'unghia suddetta, la quale dunque 
perforata per lungo e presso l'apice 
mostra due piccoli fori, pei quali geme 
il veleno. Anche questa ghiandola velenifera, come quella dei Eagni, circondata 
da una tunica muscolare che, contraendosi, determina la eiaculazione del liquido 
velenoso (fig. 137). 

1 cheliceri sono divisi in tre articoli e terminati da chela; essi si vedono 
sporgere disotto l'orlo anteriore del prosoma o capotorace. 

I palpi sono grandissimi e, col loro ultimo articolo foggiato a chela robusta 
e pi grosso degli altri, danno il caratteristico aspetto allo Scorpione. Le zampe 
sono di grandezza crescente dal primo all'ultimo paio, semplici, terminate da 
due unghie. 

Su quell'articolo dell'addome che si conta per secondo, vedonsi, al ventre, i 
caratteristici pettini (fig. 136 p), cio due appendici, inclinate all'indietro ed al- 
l'esterno, coll'orlo inferiore intagliato in tanti denti ordinati, cos che il nome di 
pettini veramente giustificato. 

Al ventre poi, dal 3. al 6. articolo dell'addome, veggonsi, sui lati, le fes- 
sure (fig. 136 s), che portano nei sacchi polmonari, e sono quattro paia. 



Fig. 135. Thelyphonus caudatus (Linn.), dal dorso, 
in grandezza natur. (da Blanchard). 



ll.I AFFINI DEGLI INSETTI 



129 




Fig. 136. Uno Scorpione velluto dal 
ventre; p pettini; s, stigmi (ila Emery). 



Sul capotorace trovansi due grandi ocelli, situati accosto alla linea mediana 
longitudinale. Inoltre, presso il margine del capotorace, trovansi generalmente 
altri occhi (da due a cinque per Iato) pi piccoli. 

Gli Scorpioni sono diffusi nelle regioni calde, o nei paesi pi ealdi delle 
regioni temperate. Cos ad es. in Europa, essi 
non salgono oltre il 45. grado di latitudine 
nord. 

Nei paesi subtropicali o tropicali si tro- 
vano inoltre le specie pi voluminose e peri 
colose. alcune delle quali raggiungono o su- 
perano una quindicina di centimetri, dall'orlo 
anteriore del capotorace all'apice della coda. 
Si comprende che questi grossi animali vele- 
niferi sono impressionanti e del resto la loro 
puntura veramente pericolosa anche per 
l'Uomo; mortale poi per animali minori. 

Sono tutte forme predatrici, che si na- 
scondono volentieri nelle fessure dei muri, 
sotto le pietre, ecc., durante il giorno e vanno 
a caccia specialmente di notte. Predano e si 
nutrono di ogni specie di Insetti, Ragni, ecc., 
che possono afferrare colle loro tenaglie ed 
uccidere subito, iniettando nel corpo della 
vittima il veleno contenuto nell'ultimo articolo 

della coda. Neppure si risparmiano fra loro. Essi succhiano la preda o la sbra- 
nano e divorano. 

Gli Scorpioni sono vivipari. 1 piccoli, di colore molto pallido, somigliano in 
tutto ai genitori. Essi, per qualche giorno dopo nati, stanno tutti sul dorso 

della madre e vi si trattengono tena- 
cemente. Di poi si disperdono ed 
ognuno provvede alla propria esistenza. 
Subiscono parecchie mute, cio sem- 
plici esuviamenti senza modificazione 
sensibile dei loro organi esterni. 

La triste fama e paurosa che 
godono gli Scorpioni di animali temi- 
bili e detestabili, non troppo giusti- 
ficata per le forme nostrali, ma assai 
meglio per le grosse specie tropicali o 
subtropicali, la cui puntura pu essere 
seriamente pericolosa ed anche mortale. 
L'efficacia del veleno varia non sol- 

Fig. 137 . - Estremo articolo caudale mostrante le ^^ coHe dimension j (lello Scorpione, 

"hmulole velenifere di Scorpione. * 

,1. ..li loto e separatane nna : B, vednte di sopra. Ingrandito ma ancora Col Clima e colla tempera- 
la , Bianchard). tuv& ambiente, essendo esso pi attivo 

quando e dove pi caldo. 
singolare che alle punture degli Scorpioni sembra sia possibile una specie 
di adattamento, per cui esse fanno maggior effetto nella prima volta che non 
nelle successive e sempre in grado minore, fino a che non ne rimani' che quello 
meccanico della semplice ferita. 

Cos'i avviene che i cacciatori di Scorpioni, conforme ricorda il Redi, la 




A BBRLE8B, (ili Insetti, li. 17. 



130 



CAPITOLO PRIMO 



quale professione una volta era praticata piuttosto largamente, poich gii usi a 
cui si facevano servire gii Scorpioni, specialmente in medicina erano moltissimi, 
quanto, del resto, senza fondamento serio, per togliere questi animali dai sac- 
chetti in cui li portavano, vi introducevano le mani senza scrupolo alcuno e li 
toglievano a manate. Del resto la puntura dei nostrali Scorpioni comuni, dico di 
quelli italiani, che appartengono al genere Buscorpius, assai poco pericolosa. 

Ma fra le specie europee si annovera i Buthus europaeus (o B. occitanus di 
altri autori), pressoch cosmopolita, spettante all'Europa meridionale, cio Spagna, 
Grecia, ecc., che si trova anche nel mezzod della Francia, anzi vi comune, 
ma che, cosa stranissima, non si incontra, ripeto, da noi, e questo Scorpione 
molto pi grosso degli Euscorpius suddetti ed anche la sua puntura seriamente 
pericolosa. 

Molti sono i naturalisti che hanno fatto diligenti esperienze col veleno di 

questi Buthus e. d'altri Scorpioni 
e ne hanno avuto risultati che 
dimostrano l'attivit grandissima 
del veleno sugli Artropodi, ma 
ancora su Vertebrati anche di non 
piccolo volume, mentre invece 
non sembra altrettanto efficace 
contro i Pesci ed i Molluschi. 
Anche il nostro Redi ha eseguito 
innumerevoli esperienze e molto 
scrupolose col veleno di un 
grosso Scorpione africano e ne 
ha dimostrato la grande veleno- 
sit, specialmente rispetto ad 
animali non troppo voluminosi. 

Il veleno degli Scorpioni 
liquido e solubile nell'acqua, in- 
solubile invece nell'alcool assoluto e nell'etere. Secondo Toyeux, una goccia di tale 
liquido, sia pure allungato in acqua, iniettato sotto la cute di un Coniglio, lo 
uccide rapidamente. Anche gli Uccelli ne muoiono in poco tempo. La stessa quantit 
uccide da sette ad otto Rane. La massima efficacia si manifesta negli Artropodi, 
perch la centesima parte di una gpccia basta per uccidere un Granchio, anche ben 
grande e cos pure Mosche, Ragni ed Insetti sono come fulminati dalla puntura 
dello Scorpione. Un (Jane, che sub per quattro volte la puntura del Buthus 
europaeus L., dopo gonfiamento locale, vomiti, convulsioni, mor in cinque ore. 
Una puntura dello stesso Scorpione sul pollice di un Uomo determin il gonfia 
mento del braccio, che divenne grosso quanto la gamba; seguirono convulsioni, 
delirio, vomiti frequenti e sincope. Le condizioni migliorarono dopo cinque 
giorni, ma occorse molto tempo alla guarigione completa. 

In generale ad un periodo di eccitamento nell'individuo ferito dallo Scor- 
pione, segue un accesso di depressione. Il veleno agisce sul cervello ed in un 
modo da potersi paragonare all'azione del Curaro . 

L'ordine si divide in parecchie famiglie, cio: Butidi, Scorpionidi, Cherilidi. 
Cactidi, Veiovidi, Botriuridi. 

Le specie europee appartengono alla prima ed alla quarta famiglia. Nella 
prima si novera il Buthus europaeus L., gi citato (Isometrus europaeus di altri 
autori) e molte altre specie esotiche. 

La seconda famiglia comprende specie d'Africa, Asia e di America; la terza 




Fig. 138. Uno Scorpione comune {Enseorpus flaricaiidis 
Degeer) debolmente ingrandito, dal dorso. 



GM AFFINI DF.GLI INSETTI 131 



forme orientali; la quinta specie Indiane e la sesta forme Australiane e Sud- 
americane. 

Nella quarta famiglia stanno i generi Euscorpius, con tre specie o quattro 
nostrali (E. flavicaudis De Geer; E. italious Herbst; E. fanzagoi Sim. ; E. carpa- 
thieus L., molto simili fra di loro e che si distinguono Pumi dall'altra solo per 
minute particolarit. La pi comune VE. flavicaudis De Geer (flg. 138). Anche 
il gen. Belisarius (con forme completamente cieche e delle grotte) appartiene ad 
altre parti d'Europa; ad es. il Belisarius xambeui E. Sim. dei Pirenei. 

Fra le maggiori specie va ricordato lo Scorpio imperator dell'Africa centrale 
che pu essere lungo fino a 20 centim. 



M i r i a p o d i . 

Fra tutti gli Artropodi, le forme meno discoste dagli Insetti sono appunto 
i Miriapodi, i quali ritraggono il loro nome dal numero grandissimo di piedi 
posseduti da talune specie, che se non sono precisamente diecimila, come vor- 
rebbe indicare la etimologia del nome stesso, possono raggiungere per la non 
Trascurabile cifra di anche un centocinquanta paia, sebbene nonostante un cos 
grande numero di appendici locomotorie, i Miriapodi, in generale, siano animali 
poto proclivi al moto e lenti, toltene poche specie, tra le quali giova notare la 
comune Scutigera delle nostre case, che invece velocissima, sebbene non cos 
ricca di piedi tino al numero sopracitato. 

Il gruppo interessante appunto per le ricordate affinit cogli Insetti, che 
sono tali da far s che alcune forme del gruppo dei Sintli sieno state conside- 
rate, se non come un auello ili passaggio fra i Miriapodi e gli Insetti, come 
qualche cosa di simile ad un un ceppo comune, dalle cui branche divergenti poi 
si sono incamminate le due classi suddette di Artropodi. 

Certo si per che il gruppo dei Mirientomi o Proturi, come si dicono, 
recentemente messo in luce, mostra insieme caratteri degli Insetti pi bassi ed 
altri dei Miriapodi, non potendosi per accordare bene n cogli uni n cogli 
altri e lasciando molto incerto il sistematico sulla loro precisa posizione, che in- 
tanto cade fra le due classi. 

La forma generale del corpo, comune fra i Miriapodi, quella allungata assai, 
tranne che pel gruppo dei Glomeridi, dove invece essa raccolta cos che questi 
animali ricordano molto quei comuni Porcellini terrestri, a tutti ben noti, che 
sono invece dei veri Crostacei. 

Il corpo dei Miriapodi diviso in segmenti numerosi ed omonimi, cio tutti 
eguali fra loro, ad eccezione del primo e di un riiccolo numero fra gli estremi e 
questo numero corrisponde, in certo modo, a quello dei piedi, poich per ogni 
anello si conta un paio di zampe (Chilopodi, Sin/ili, ecc.) o due (Diplopodi),, a 
seconda che il segmento o meno composto di un solo anello o di due fusi as- 
sieme. 

Anche nei Diplopodi per i tre primi segmenti del corpo (toracali) hanno 
ciascuno un solo paio di zampe. 

Sempre dillereuziato il capo, il quale molto somiglia a quello degli In- 
setti e sta alla parte anteriore del corpo, munito di ben visibili antenne, talora 
notevolmente lunghe e degli organi boccali. 

Talora l'estremo corpo (Chilopodi, Sinfili) porta due veri e propri cerei, 
che sono variamente foggiati, non di rado somigliando a zampe ambulatone essi 



132 



CAPITOLO PRIMO 



pure o costituenti insieme un forcipe, oppure conservando l'aspetto di organi 
sensoriali antenniformi. 

La respirazione, se affidata ad organi speciali, sempre per trachee dipen- 
denti da stigmi, che, in numero vario, a seconda di quello dei segmenti del 
corpo, si trovano aperti sui lati del tronco, di dove procedono tubuli aeri feri 
negli organi tutti del corpo. 

Nella Scutigera per i fori respiratori sono sul dorso dei segmenti, nel 
mezzo dello scudo dorsale e ciascuno comunica con ciuffi di tubi aerei. 

I pi vecchi autori sono stati in dubbio circa la posizione sistematica dei 
Miriapodi, alcuni volendo aggregarli ai Crostacei, sia per la somiglianza dei Glo- 
meridi con quei Porcellini sopracitati, sia perch nei Diplopodi il tegumento 
arricchito di sali calcarei, che lo rendono fragile e ricorda cos quello dei Cro- 
stacei, nei quali la presenza dei detti minerali nello scheletro di regola. 

II Leach per, molto giustamente, separ per primo i Miriapodi dagli altri 
gruppi di Artropodi, facendone una classe a s. 

Gli arti, per la forma dei loro segmenti, sono meno differenziati che non quelli 
degli Insetti. 

Quanto all'apparato boccale, esso si compone del labbro superiore, delle 
mandibole, delle mascelle e del labbro inferiore, per si notano rilevanti diffe- 
renze fra i vari gruppi di Miriapodi. 

Infatti nei Diplopodi, Pauropodi e Sinfili le mascelle sono fuse col labbro 
inferiore in un pezzo che prende il nome di ipostoma o gnatochilario e non esi- 
stono palpi, u mascellari, u labiali bene distinti, n entra a far parte della 
bocca alcun paio di zampe. 

Nei Chilopodi il labbro inferiore distinto dalle mascelle e reca due bei 
palpi articolati; inoltre il primo paio di zampe trasformato in piedi-mascelle. 
Nei Mirientomi le mascelle hanno palpi e sono distinte dal labbro inferiore, 
che porta esso pure palpi, mentre nessun paio di zampe viene a far parte della 
bocca. 

I piedi-mascelle dei Chilopodi sono composti di pi articoli ; i pezzi basali fusi 
assieme, formano una specie di labbro mobile dietro la bocca e sono traversati, 
nell'ultimo articolo foggiato ad unghia, dal condotto di una ghiandola velenifera, 
che mette all'esterno per un foro esistente nell'apice stesso dell'unghia (fig. 139, B). 

L'insieme di questi piedi-mascelle forma dunque una tenaglia entro cui l'og- 
getto afferrato viene stretto e contemporaneamente vi si inietta il veleno. 

Questa del veleno, il quale manca negli altri gruppi all'infuori dei Chilo- 
podi, non la sola secrezione vistosa dei Miriapodi, poich noto che i comuni 
Julus o Centogambe, sono molto puzzolenti, cio emettono una sostanza liquida, 
fetida, che loro esce da forellini minuti, aperti ciascuno su ogni articolo del 
corpo (meno alcuni primi e gli ultimi); noto inoltre che certi Geophilus. se 
molestati, emettono da ciascun segmento al ventre, una gocciola di sostanza 
rossa, fetida, ecc. Il Geofilo elettrico d fuori una secrezione luminosa molto 
appariscente nel buio, ecc. 

Gli occhi dei Miriapodi sono semplici ed aggregati in vario numero sul 
capo. Quelli della Scutigera sono invece composti alla guisa degli occhi degli 
Insetti. 

Speciali organi dei sensi si trovano disseminati sul corpo dei Miriapodi. Ad 
es. sul capo dei Diplopodi, si osserva il cos detto organo del Tomswary; nelle 
antenne dei Pauropodi vedonsi particolari organi sensorii in forma di papille sfe- 
roidali, ecc. 

In generale i Miriapodi sono ovipari. Lo sviluppo avviene senza vere meta- 



GLI AFFINI DEGLI INSETTI 



133 



mortosi, ma i giovani nascono con un numero di segmenti minore che non sia 
quello degli adulti rispettivi, ed il numero degli articoli cresce particolarmente 
ad ogni esuviamento. Questo il carattere per cui i Mirientomi non possono 
essere riuniti agli Insetti, come taluno autore vorrebbe. 

Alcuni Miriapodi sono di dimensioni veramente piccolissime, come si osser- 
vami ad es. nei Pauropodi, dove la misura media del corpo si aggira intorno al 
millimetro, mentre altri, specialmente fra 
gli esotici, nei gruppi dei Diplopodi e 
Ctiilopodi, raggiungono dimensioni vera- 
mente vistose, fino a molto oltre i venti 
centimetri. 

Tutti questi animali vivono in am- 
bienti piuttosto umidi, sotto le pietre, 
sotterra, fra le foglie marcie, ecc. e 
mentre i Diplopodi in generale si pos- 
sono dire non predatori, ma viventi piut- 
tosto di sostanze vegetali vive o putre- 
scenti, invece fra i Cliilopodi si incon- 
trano attivi e temibili predatori, temi- 
bili, dico per altri Artropodi e Vermi, 
che assalgono ed uccidono merc il ve- 
leno dei loro piedi-mascelle. 

Ma le Scolopendre, che sono i mag- 
giori Cbilopodi, sono da temersi anche 
per parte nostra, siano quelle europee, 
il cui morso pu recare la febbre per 
qualche giorno anche all'Uomo, sieno 
quelle forestiere, di cui taluna raggiunge 
perfino i 25 centimetri di lunghezza, ed 
davvero un animale pericoloso se, come 
si afferma, col suo morso, pu condurre 
alla morte l'Uomo stesso. 

Si comprende che mentre fra i pre- 
datori si potrebbe citare qualche forma 
da ritenersi utile, invece, fra i Diplopodi 
pu essere annoverata qualche specie 
agrariamente nociva, perch attacca spe- 
cialmente le piante al loro nascere. 

Divideremo, cogli autori pi accre- 
ditati, la classe dei Miriapodi nei seguenti 
sottordini : 

Diplopodi; Chilopodi; Sintli; Pauropodi; Mirientomi 




Fig. 139. Scolopendra cingidata. 

A, capo e pi imi segmenti del corpo visti dal disotto; 
Fin. piedi-mascelle; IT, mandibole; P. palpi. B, 
piedi -mascelle separati dal resto. Ingrandito. 



Diplopodi. 



Questo ordine, di cui si hanno ovvi esempi nei Centogambe comuni e che 
racchiude le seguenti principali famiglie: Polyxenidae ; Glomeri&ae; Polydesmidae; 



Ghordeumididae ; 

dicati. 



Julidate; Polyzonidae, distinto dai caratteri qui sotto in- 



134 



CAPITOLO 1MIMO 




Corj) cilindrico o depresso, composto di numero variabile di segmenti, ciascuno recante 
(all' infuori degli anteriori e degli apicali) due paia di zampe. Antenne di 7 od 8 articoli. Man- 
cano i piedi-mascelle. Non veleniferi. Alcuni si avvolgono a spira se molestati od in pericolo, 
altri a pallottola. 

Nella famiglia Pob/xenidae sono compresi piccoli animali (i nostri rappresentanti maggiori 

non superano i 5 millimetri di lunghezza), 
tardi, con ciuffi di peli molto ornati sui 
lati ed attorno alla testa e peli partico- 
larissimi in due scope, all'estremo poste- 
riore del corpo. Sono predatori di altri 
Artropodi minori. 

Le specie pi comuni da noi 
sono il Poyxenus lagurus (L.) ed 
il Lophoproctus lucidus (Oliai.) (fi- 
gura 140). 

Il primo pi comune del se- 
condo nell'Italia settentrionale. Vi- 
vono sotto le pietre o sotto le cor 
tecce delle piante, sui tronchi delle 
quali il P. lagurus si trova durante 
la calda stagione. Si creduto che 
il P. lagurus ci potesse essere utile 
come distruttore della Fillossera, ma se pure il piccolo Miriapodo all'occasione 
pu divorare un individuo o due del pericoloso Omottero, addirittura assurdo 
attendersene il bench minimo vantaggio 

La famiglia dei G-lomeridi composta di forme a corpo breve, scmicilin- 
drico, che possono arrotolarsi a pallottola come i comuni Porcellini di terra, ai 
quali somigliano. Molte forme esotiche raggiungono grandi 
dimensioni, anche 5 a centim. di lunghezza, ma le 
nostrali, appartenenti ai generi Glomeris, Gervasia sono 
molto pi piccole; le prime sono pi lunghe di un cen- 
timetro e le altre anche pi piccole, non arrivano a 4 
inill. Vivono sotto le pietre, si appallottolano se impau- 
rite; non hanno importanza pratica di sorta e non sono 
nemmeno molto comuni dovunque (lg. 141). 

I Polidesmidi (fig. 142) e molti Gordeumidi hanno il 
corpo cilindrico, ma che sembra pianeggiante per espan- 
sioni carini formi dei segmenti, sui lati. Il numero degli 
anelli del loro corpo modesto, circa di una ventina 
nella prima famiglia e di una trentina nella seconda. Si 



Fig. 110. Due Polixeuidi nostrali, ingranditi ili ima 
decimi di diametri e proni (da Berlese). 

A, Poyxenus lagwrus (L.) ; B, Lophojroctus lucidus (l'imi ). 




b'ig. 111. Glomeris con- 
nexa Koch, var. lunato- 
sguala Costa. luiiraudita 
circa de] doppio (da Berlese). 



tratta di forme vegetariane con poco interesse pratico, e 

viventi sotto le pietre, nelle sostanze vegetali putrescenti, 

ecc., ma talora anche a danno di piante coltivate, poich ne attaccano le radici. 

La specie nostrale pi comune il Polydesmus cowplanatus (L.), che pu arrivare 

ai due cent, circa di lunghezza o poco pi. 



Il Del Guercio attribuisce al P. oomplanatus e ad un Strougylosoma, che appartiene alla stessa 
famiglia, nonch a specie di Craspedosoma, che spettano alla famiglia dei Cordeumidi, danni non 
indifferenti ai prati di Loiessa del Ferrarese ed ai campi di Grano delle provinole di Ferrara, 
Parma, Piacenza e Modena. 

I danni, come quelli delle larve di Elateridi, sono portati nella regione del colletto o nodo 



GLI Ali INI DEG1 1 INSET1 I 



135 



:ill:i 



viralo, dove questi Miriapodi Beavano un solco lungo l'aase longitudinale del l'usto e limitato 
parte dell'asse olorofillato contenuto nel terreno. 

Entro terra o fuori di terra, gli animaletti passano la 
una all'altra pianta e man mano che, coll'aumento della 
pianta stessa, i tesanti si fauno pi consistenti, dallo stelo 
dei cereali vernini i Miriapodi passano a quelli estivi, come 
il Panico, il Miglio ed il Granturco e, verso il giugno sulle 
l'i le radici della Carota, della Pastinaca, della Barbabie- 
tola, dal (avolo e di altre piante. 

11 Del Guercio, da cui togliamo queste Dotizie, consiglia 
l'uso di Bolfosali alcalini o di solfuro di carbonio, trasfor- 
mato in solfocarbonato di potassa e di calce, alla dose dal 3 
al 5 ,, nell'acqua e spargendo delle soluzioni col mezzo delle 
pompe a grande lavoro per le piante erbacee. 

L'Autore calcola a circa 60 lire, fra tutto, la spesa per 
mezzo ettaro ad un ettaro di terreno, spesa, che non grave 
pensando die questi Miriapodi generalmente invadono ristrette 
zone di terreno. Anche tra i Brachyde.smus, Diplopodi che molto 
somigliano ai Poydesmus, qualche specie avrebbe attitudini 
dannose alle piante, conformi alle citate. 

Quanto ai Craspedosoma essi sono accusati di attaccare i 
chicchi di Grano seminati allorch cominciano a germogliare. 

Fig. 142. Un Poydesmus (P. di- 
,, , , .. ,. , . smylus Berlese) ingrandito circa 

.Molte forme esotiche sono assai pi grandi. In 4 volte e prono (da Beriese). 
condizione di timore, questi animali si avvolgono 
su s stessi a spira. 

Dei Polizonidi non vale la pena di tener parola, poich presentano interesse 

solo pegli zoologi, ma nella famiglia degli Julidi 
si incontrano molte forme, che meritano di essere 
ricordate per la loro frequenza e perch alcune 
sono accusate di danni alla vegetazione in par- 
ticolari condizioni. 

Gli scrittori di Entomologia agraria, hanno 
da tempo rivolto le loro accuse al Blaniulus 
guttulatus Bosc. del quale si dice che danneggia 
gravemente piante diverse, ma in modo particolare 
le Fragole (fig. 144). 





L'animale si cela sotto le foglie morte e nel concime 
attorno alle piantine e su queste sale per corroderne i 
frutti, nei quali penetra dalla base, allorch sono maturi 
e non di rado il consumatore mangia col frutto questo suo 
baco. In mancanza d'altro questi Midi offendono le 
piante erbacee, conforme si veduto fare da parte dei 
Polisdemidi ricordati e si combattono come questi. 

Qualche specie di Juus fra i comuni Centogambe, 
considerata come nociva a piante diverse, di cui roderebbe 
le radici. 

Ho avuto per occasione di constatare io stesso ch e 
non di rado il Paehvjulus flaripes (K.), l dove numeroso, 
come talora avviene in localit dell'Italia centrale e me- 
ridionale, dove la specie diffusa, pu riuscire seriamente 
nocivo alle seminagioni, specialmente di leguminose e 
cereali, rodendo i semi allorch germogliano e le tenere piantine da qualche giorno sortite di 
terra. 



Fig. 143. Tre Julidi cornimi. 

A. Pachyjuhu varine (F.) : B, Juh/s sabu- 
Insu* iL.i. f. altro Julus avvolto a epira. 
Tatto in grandezza naturale. 



136 



CAPITOLO PRIMO 



Le nostrali specie di luridi (fig. 143) pi comuni e piti grosse appartengono al genere Pachyjalns. 
Nell'Italia settentrionale molto comune il P. varimi (Fabr.), clie si trova talora anche sulle 
piante, nei grappoli d'uva matura, ecc., tutto nero di pece e coi piedi 
neri ; giunge a 9 era. di lunghezza. Il /'. oenologus Beri., di colere traente 
al sanguigno, molto scuro, quasi nero e coi piedi di color vinoso, lungo 
fino a 85 mill, e vivente nell'Italia centrale e meridionale ; il I'. flaripes 
(K.), bruno al dorso, giallo-bruno al ventre, coi piedi pallidi, lungo fino 
a 90 mill. e che si trova nell'Italia centrale e meridionale, ecc. 

Nel genere Jiins propriamente detto, va ricordato il J. satulosus L., 
di colore bruno, listato di due linee rosse longitudinali sul dorso; lungo 
fino a 45 mill., di tutta Italia e comune nel resto d'Europa; l'J. cavannae 
Beri., che somiglia al precedente, ma le liste dorsali sono piii discoste 
fra loro e piti pallide. 

Sonovi poi altri generi nostrali, ad es. Ophjiiliis, Diplojulus, Brachy- 
jiilus da me istituiti per forme minori e con molte specie nostrali. 

Fra le esotiche si hanno forme grandissime, appartenenti a gran 
numero di generi, ad es. Spirobolus, Spirostreptus , ecc., in cui si trovano forme colossali, che 
raggiungono e superano i 25 cent, di lunghezza. 




Fig. 144. Blaniulus 
f/utlnlalits (Bosc). 
1 in grandezza na- 
turale; 2 ingrandito 
(da Del Guercio). 



Sinfili e Pauropodi. 



I due ordini comprendono forme minute, delle quali le maggiori pertinenti al primo gruppo 
superano di poco il mezzo centimetro e sono rappresentate da noi special- 
mente dal genere Scolopendica (fig. 145). 

Si tratta di animali molto interessanti dal lato morfologico e da quello 
dei rapporti filogenetici cogli Insetti, ma praticamente di nessun rilievo. 
Vivono sotto le pietre, nei detriti vegetali, sul terreno, ecc., assieme ai 
Pauropodi. Questi sono anche piti piccoli, cio poco pi lunghi di un 
millimetro (le specie maggiori); taluni pi piccoli ancora. Essi pure 
biauchi o leggermente colorati ; non hanno importanza pratica. 




Fig. 145. Scolopen- 
drella immaeulata 
Newj. molto ingran- 
dita (circa 8 diain. ) 
(da Berlese). 



Chilopodi. 

Sollevando le. pietre nei campi, negli orti, ecc., si mette 
alla scoperto una fauna speciale, talora molto ricca e molto 
rappresentata, specialmente se il terreno circostante fresco 
ed erboso. 

A limitarsi agli Artropodi non sar difficile vedere aggo- 
mitolata su s stessa e svolgersi lentamente per poi fuggirsene 
con velocit qualche grossa Scolopendra dalla tinta gialla, 
con sfumature olivastre o bluastre sul dorso. Ci accade molto spesso, se tale 
ricerca si fa nell'Italia centrale e nella meridionale. Si trover anche qualche 
Julus, qualche altro Miriapodo, parecchie specie di Insetti, ma quasi costante- 
mente poi certi altri Miriapodi, aventi tutto l'aspetto di piccole Scolopendre, 
per di colore rosso mattone e che non stanno avvoltolati, ma sempre stesi e 
fuggono velocissimamente appena la pietra si sollevata. 

Questi sono i Lithobiut cio animali viventi sotto le pietre, secondo la eti- 
mologia, ma che si trovano anche, sebbene pi raramente, sotto le foglie marce, 
nelle borraccine, ecc. (fi"-. 146). 

Non sar poi difficile che si trovi nello stesso ambiente qualche Geofilide, 
cio qualche cosa come una lunghissima Scolopendra, di color giallo pi o meno 



Berlese - Voi. 11. 



Tav. 11. 




Tre Miriapodi fra i pi grossi 
(grandezza naturale). 

/ Scolopendra subftpinipcs delle Indie. 

2 SpirogtrepUa indvt del Brasile. 

.v 1 "ii Glomerideo [Sphaerotherium) di ifrica, 



Milano - Societ Editrice Libraria. 



GLI AFFINI DEGLI INSETTI 



137 




Fig. 146. Lithobius im- 
jiressus K., ingrandito circa 
una volta e mezza ; prono 
(da Berlese). 



intenso, con piedi numerosissimi, ma anche brevissimi, avvoltolato replicata- 
mente su s stesso e che si svolge con grande lentezza u fugge mai troppo 
velocemente (fig. 147). 

Non poi infrequente il caso di incontrare nelle 
nostre abitazioni la Scutigera coleoptrata Latr. (fig. 149), 
dalle lunghe zampe e dalle lunghissime antenne, grigia, 
cogli arti distesi sul piano, corrente con grandissima velo- 
cit sulle muraglie. 

Ecco i principali rappresentanti e pi comuni dei 
Chilopodi, i quali si dividono in parecchie famiglie e 
siano per noi ricordate le principali, cio; Geophilidae ; 
Lithobiidae ; Scolopendridae ; Scutigeridae. 

I caratteri morfologici dei Chilopodi si possono 
cos riassumere brevemente : 

Corpo depresso, composto di un numero variabile di segmenti, 
ciascuno dei quali porta un solo paio di piedi. Autenne lunghe di 
un numero variabile, talora grandissimo, di articoli, non meno di 12. 
Piedi del primo paio trasformati in organi di presa, al servizio 
della bocca. Veleniferi. 

Tra i Geofilidi, che contano molti generi e molte specie anche 
nostrali e che vivono entro terra anche profondamente, ricorderemo 
il Geophihis electricus (L.), che emette una secrezione luminosa, 

per cui l'animale brilla di una fosforescenza speciale e gli Himantarium, che sono i pi volu- 
minosi Geofilidi, dei quali da noi si trovano due specie comuni, VH. gabiielin (L.) e VH. rugu- 

osum Koch. Il primo arriva a 190 mill. di lunghezza ed 
ha fino a 173 paia di zampe ; il secondo, che molto gli 
somiglia, giunge a 120 millimetri ed ha fino a 100 paia 
di zampe (fig. 147). 

Questi animali predano Vermi ed Insetti molli. Assal- 
gono perfino i grossi Lombrichi di terra, sui quali si 
avvolgono a spira, senza per stringerli come risano fare 
i Serpenti, ed intanto li teuagliano coi loro piedi mascel- 
lari, li mordono, iniettando il veleno, fino a che riescono 
ad ucciderli. 

I Geofilidi sono accusati di danni alle radici di piante, 
come Patate, Carote, ecc. 

Secondo Kirby, questi animali, se in gran numero, 
fanno morire le Leguminose, forando di gallerie in tutti i 
sensi le radici, aiutati in ci dai Polydesmua e da Insetti 
e Verini diversi. 

I Litobidi, che contano grandissimo numero 
di specie e di generi distribuiti in tutto il mondo, 
non hanno importanza pratica di sorta. Le specie 
maggiori da noi, come il L. montanus K., sono 
presso a poco della grandezza indicata nella 
fig. 146, che per rappresenta altra specie al- 
quanto ingrandita. I pi piccoli si aggirano in 
torno al centimetro di lunghezza. 

Nella famiglia degli Scolopendridi si trovano 
i massimi rappresentanti di tutto l'ordine. Le specie pi voluminose e temibili 
pel loro morso si rinvengono nei paesi caldi. Da noi sono comuni alcune poche 




Fin. 147. Un Geofilide: Rimantarium 
rugnlosiim Koch., in grandezza natu- 
rale (da Berlese). 



A. Berlese. 



ali Insetti, II. 18. 



138 



caputolo pimio 



specie, delle quali la pi ovvia, specialmente nell'Italia meridionale, la Scolo- 
pendra cingulata L. ed un'altra forma, propria delle Isole (Sicilia, Sardegna, ecc.), 
che per si scosta alquanto dalle Scolopendre vere, di cui ha tutto l'aspetto, 
il Plutonium zwierleiini Gav. e sta, come la 8. cingulata, di cui ha le dimen- 
sioni, sotto le pietre (fig. 148). 

La Scolopendra cingulata L. o S. morsitans degli autori, la specie pi comune 

nel Sud-Europa, conni - 
nissima poi nell' Italia 
meridionale. Non si pu 
quasi levar pietra nei 
campi, che sotto non vi 
si trovi qualche esem- 
plare di questa specie. 
Si tratta, come delle for- 
me congeneri ed affini, 
di un animale notturno, 
che di giorno rimane cos 
nascosto e di notte va a 
caccia di Insetti, Arac- 
nidi e Vermi, che afferra 
tra le zampe, avvolgeu- 
dovisi attorno e tratte 
nendo la preda merc i 
piedi posteriori, che sono 
robustissimi ed armati 
di forti aculei, mentre 
intanto la morde coi piedi 
mascelle ed iniettandovi 
il veleno la uccide in 
brevissimo tempo, per 
divorarla poi con comodo. 
Il veleno non certo 
meno attivo di quello 
dello Scorpione nostrale 
anzi assai di pi, ed 
molto pericoloso lasciarsi 
mordere da questo im- 
pressionante animale, 
poich se ne pu avere, 

oltrech gonfiore della parte e vivo dolore, anche qualche accesso febbrile. 

Il colorito della Se. cingulata giallo con sfumature verdastre dorsali. Le 

nostre Se. dalmatica K. e Se. clavipes K. sono invece di colore olivastro. 

Il Plutonium zwierleinii, descritto dal Oavanna, ma forse gi noto al Costa, 

di coloro giallo ranciato. 

Si gi detto che alcune specie esotiche di Scolopendre, specialmente delle 

Indie, raggiungono dimensioni veramente colossali e sono molto pericolose anche 

all'Uomo. 

Sulle Scolopendre, nonostauto tutta la loro terribilit, si avventurano speciali Acari del 
gruppo dei Ganiasidi, che u percorrono continuamente tutto il corpo e non souo veramente 
troppo piccoli. 




Fig. 148. Le due massime Scolopendre nostrali in arandezza uatur. 
A, Scolopendra cingulata Latr. ; B, Plutonium zwierleinii Cav. 



e; LI AFFINI DEGLI INSETTI 



139 



Sulla Scolopendra nostrale comune illParantennulua scolopendrarum Bori., come sulla Scolo- 
pendra inbspinipe Leaoh ili Giava, si trova abbondante il Disco;irmi, mirbili Beri, e su Scolo- 
pendre e grossi Inlidi {Spirottreptus) di Giava, si trova anche l' Heterozercon audax Beri. 

Tutti questi Acari vivono o di qualche essudato dei detti Miriapodi o dei detriti od avanzi 
delle loro prede. 



La Scutigera coleoptrata L. (Se. araneoids, Cermatia variegata, araneoides, ecc., 
degli autori), che ha parecchi nomi volgari e 
la cui presenza in Italia creduta dal popo- 
lino un avviso di una prossima buona ventura 
(perci in talune regioni si chiama comunemente 
Fortuna) diffusa in Europa ed altrove, nel 
Nord-Africa, Asia. ecc.. mentre altre specie si 
rinvengono in altre parti del globo. 

un animale prevalentemente notturno e 
che di notte appunto d la caccia agli Insetti 
domestici e particolarmente alle Mosche co- 
muni. velocissimo e perde con tutta facilita, 
specialmente quando si afferra, le zampe, 
sopratutto le posteriori, che sono lunghissime. 
Forse si tratta di un caso di autotomia o per- 
dita spontanea degli arti in momento di peri- 
colo. 

Questo Miriapodo morfologicamente 
molto interessante per molti caratteri e par- 
ticolarit, mediante le quali si accosta agli 
Insetti. lungo circa 3 eentim. non computate 
le zampe e le antenne. Il colorito pallido, 
con tre liste longitudinali pi brune (flg. 149). 



Mirientomi. 

Questi singolari esseri minutissimi, giacche i mag- 
giori giungono a circa un millimetro e mezzo, hanno 
insieme i caratteri degli Insetti pi bassi e dei Miria- 
podi, ai quali certo si avvicinano perch nello sviluppo 
postembriouale aumenta il numero dei loro segmenti 
addominali da 9 a Ili; perch possiedono tre o quattro 
paia di arti addominali, sia pure allo stato rudimen- 
tale, ecc. 

L'aspetto per e gli organi boccali si avvicinano a 
quelli degli Insetti e possiedono tre paia di arti 
toracici, ma il luogo dell'apertura sessuale diverso. 

Le specie nostrali, che sono una dozzina circa finora trovate in Italia, mentre qualcuna si 
rinvenuta in altre parti d'Europa e nell'America del nord, si dividono in due famiglie, a se- 
conda che hanno stigmi e trachee (Eosentoniidae), o che ne mancano ( Acerentomida). 

In queste famiglie mancano affatto le antenne, ma in un genere esotico (Protapteron) delle 
Indie, le antenne si trovano e sono lunghe, cilindriche, multiarticolate. In questo genere ancora 
i piedi addominali sommano a quattro paia, mentre negli altri generi delle due famiglie no- 
strali, i detti arti sono in numero di tre paia soltanto. Sempre per ne sono forniti i soli seg- 
menti anteriori dell'addome. 

Questi animali hanno anche ghiandole repuguatorie all'estremo addome. 




Fig. 14il. La Scutigera coleoptrata (L.) 
delle case. Leggermente ingrandita (da 
Berlese). 



140 



CAPITOLO PRIMO 




Le larve, molto simili all'adulto, nascono con 9 segmenti addominali. Nelle successive mute 

il numero aumenta per ciascuna muta di uno, fino a rag- 
giungere i 12 segmenti. Cos ho trovato io, che ho pub- 
blicato una grossa monografia di questo ordine. 

Vivono tutti entro il terriccio ; fra le borraccine o le 
foglie marce o sotterra e sembra sieno predatori di 
animali minori. Sono lenti, portano le zampe anteriori 
sollevate ed in atto raptatorio, come fanno le Mantis 
(fig. 150). 

Per alcuni autori il gruppo forma un sottordine (Pro- 
turi) di Insetti fra gli Apterigoti. Come ripeto, queste 
forme, certo molto interessanti morfologicamente e dal 
lato sistematico, non hanno, che si sappia finora,, alcuna importanza pratica. 

Questi, cogli Aracnidi e le altre forme ricordate in precedenza, sono gli 
Artropodi tracheati affini degli Insetti, che conveniva conoscere abbastanza prima 
di iniziare lo studio della vita degli Insetti propriamente detti e sopratutto 
delle specie le quali, dal punto di vista pratico, hanno per noi un sensibile 
interesse. 



Fig. 150. Un Mirientomo (Acereti- 
tomon), molto ingrandito (da Berlese) 



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CAPITOLO II. 

L'ANTICHIT DEGLI INSETTI 




GRANDI archivi dove in pagine eterne scritta la 
storia degli organismi che hanno popolato il globo in 
tutti i tempi ; gli strati che compongono la crosta ter- 
restre e conservano le traccie ed i testimoni della vita 
attraverso le migliaia di secoli dalla sua prima manife- 
stazione al momento attuale ci dicono che specie di In- 
setti pi o meno somiglianti alle attuali hanno, da tempi 
remotissimi, abitato sul nostro pianeta e le loro vestigia 
sono impresse indelebilmente nelle roccie, come interi 
corpi e ben conservati si custodiscono nell'ambra, nel 
copale ed altrove ed illuminano lo studioso circa l'origine di queste meravigliose 
forme attualmente viventi. 

Ma se altri animali dotati di scheletro pi resistente ed impregnato di sali 
minerali hanno potuto lasciare le traccie loro pi abbondanti, complete e pi di- 
mostrative, come sono ad es. tutti quei Molluschi, Brachiopodi, Trilobiti, ecc. 
che formano la pi numerosa falange in appoggio della Paleontologia, pure anche 
degli Insetti, rappresentati da parti loro e spesso da interi e ben conservati corpi 
(come sono quelli compresi nell'Ambra e nel Copale) non scarse n poco carat- 
teristiche traccie si sono conservate nei vari strati. 

N solo Insetti adulti si trovano a testimoniare della presenza di questi 
Bsapodi nelle varie epoche, ma, ancora le loro forme giovanili o i follicoli delle 
uova od i bozzoli ed altre protezioni di larve e di ninfe od anche parti di piante 
colle speciali alterazioni dovute ad insetti diversi. 

Certamente il maggior numero dei resti di Insetti, che sono finora stati fatti 
oggetto di studio, si riferiscono alle ali, di cui la speciale disposizione delle ner- 
vature offre caratteri sicurissimi diagnostici e di confronto colle vicine forme 
attuali. 

Perci appunto questo studio pterografico, dal quale anche per gli Insetti 
attualmente viventi, in particolar modo di taluni ordini, cos grande ed eccellente 
messe di precise indicazioni si hanno, del pi grande rilievo alla definizione dei 
generi e delle specie, seguito col massimo interesse e scrupolo da parte degli 
studiosi delle forme fossili di Esapodi. 

Non e per da credere che a questo solo si restringa il materiale paleoen- 



l'antichit DEG INSETTI 153 



tomologico, mentre si sono trovati resti numerosi e bellissimi anche ili molte 
altre parti del corpo ed impressioni ottime in roccie diverse particolarmente 
del periodo carbonifero. 

Cosi si hanno zampe posteriori e parti di ali, anche col caratteristico organo 
stridulante di Locnstidi primitivi; ed avanzi, con ovopositori e lunghe antenne 
setiformi di Elcanidi, che si considerano per progenitori degli attuali Locnstidi. 

Di un antenato dei presenti Eincoti, cio delV Eugereon si hanno mirabili 
impronte dell'organo boccale tutto. Nel Carbonifero si sono rinvenuti Esapodi da 
considerarsi come capostipiti degli attuali Ortotteri e mostrano le zampe poste- 
riori saltatone. Avanzi antichissimi di Insetti, forse i pi vecchi, come sono i 
Paleodittiotteri si hanno in bellissime impronte, che mostrano espansioni aliformi 
anche del protorace, ecc. 

Per tutte le epoche geologiche si trovano campioni di Esapodi rappresentati 
da vestigia, molto dimostrative ed addirittura preziose per la storia delle migliaia 
di secoli, di questo grande gruppo cos numeroso attualmente. 

Certo, confrontando il materiale di specie fossili conosciute tino ad ora, che 
non sommano ad 8000, delle quali 900 sono del periodo Paleozoico, circa 1000 
del Mezozoieo e poco meno di 6000 del Cenozoico, con quello sterminato oggi 
vivente, che sono parecchie decine di migliai;!, esso pu sembrare scarso, ma a 
questo proposito giova tener presenti alcuni fatti. 

Anzitutto le specie attuali sono cos numerose in grazia del diligentissimo 
studio differenziale che pu essere fatto solo su numerosi e ben conservati indi- 
vidui e molte volte le differenze specifiche sono tenuissime, sebbene di valore 
indubbio, ma non tali certo che potessero essere riconoscibili in detriti pietrifi- 
cati od in individui da studiarsi traverso l'ambra. Inoltre moltissime forme delle 
pi alte fra gli Insetti appartengono ad epoca recentissima od alla attuale, come 
sono gli Acrididi, i Lepidotteri, i Coleotteri, gii Imenotteri parassiti, i Ditteri 
ciclorafi, ecc. 

Quello che pi interessa, nell'ambito della Paleontologia, si il mettere in 
vista forme diverse fra loro pi che specificamente a ci che il graduale progresso 
da specie geologiche alle attuali ed i rapporti genetici fra queste appaia nel 
miglior rilievo. 

Ora ci fatto gi molto largamente col sussidio delle forme sinora note 
fra le paleoentomologiche perch coll'aiuto dei frammenti a nostra disposizione 
attualmente si possa disporre un quadro abbastanza completo della fauna ento 
mologica di tutti i tempi, rappresentata ben inteso nelle sue linee generali. 

Le localit, che hanno dato buona o discreta n esse di materiale paleoento- 
mologico non sono finora molto numerose n egualmente essa abbondante per 
ciascun periodo geologico ; vi sono tuttavia, nell'un senso e nell'altro, non poche 
lacune. Ad esempio del periodo triassico e cretaceo ben pochi sono i rappresen- 
tanti di Esapodi messi in vista finora. Al contrario, alcuni sedimenti sono straor- 
dinariamente ricchi di rappresentanti del gruppo. 

Tale diversa ricchezza dipende dalla diversa capacit di conservazione per 
parte dell'ambiente, degli avanzi di questi Artropodi. 

La mancanza di determinate forine in un tempo, le quali per si trovano 
nel precedente e nel successivo, giustifica il pensiero che essa deficienza si debba 
attribuire alla natura dei sedimenti non atti alla conservazione delle traccio di 
Insetti. 

Perci ancora allorch una forma particolarmente specializzata si vede ap- 
parire d'un tratto senza alcuna predecessione che quasi la prepari, questa si deve 
logicamente ammettere per esistita e non ancora trovata o per insufficienza di 

A. Berlese. Oli insetti, II. 20. 



154 CAPITOLO SECONDO 



ricerche o per inettitudine degli strati precedenti ad una sufficiente conservazione 
dei resti di simili organismi. Tutto sommato non sembra doversi giudicare per 
molto scarso il materiale paleoentomologico finora a nostra disposizione. Esso 
tale, perlomeno, da poter concorrere molto efficacemente ad una storia degli Esa- 
podi traverso le epoche passate. 

risultato," fra l'altro, che il pensiero di poter includere anche le specie 
d'altre et, scomparse ora, negli stessi ordini che attualmente compongono la 
grande Classe non da seguirsi e gli Autori pi vecchi, che a tale modo di ve- 
dere si attenevano, si trovavano \n\ spesso nel pericolo di ingenerar confusioni 
pi che altro. 

I gruppi attuali sono stati preceduti da altri con caratteri diversi e perci 
oggid sembra pi opportuno, anzich tentare di far entrare a forza le antiche 
forme nei gruppi attuali, il raccoglierle in ordini, famiglie e generi a s e pro- 
cedere ad un paragone, come delle specie cos anche degli aggruppamenti di 
forme fossili, coi corrispondenti d'oggid, i quali si pu credere che da quelli sieno 
proceduti. 

Da quando l'ambra fu ricercata come sostanza preziosa e d'ornamento e quindi attrasse l'at- 
tenzione anche per le sue note qualit elettriche, fu rilevata la presenza, molto frequente, di 
Insetti ed altri piccoli animaletti, compresi nel corpo dell'ambra stessa e ci non mancato di 
destare la viva curiosit degli osservatori di cose naturali. 

Molto spesso tra gli scrittori antichi fatta menzione di Mosche, Formiche ed altri piccoli 
animali, che si vedono iicorporati nell'ambra e gi l'Aurifaber ne parla fino dal 1551. 

Una dissertazione speciale in proposito fa l'Aldovrandi, in due classiche opere (1638 e 1648). 
Di Miacas majores et minore, culices, crabrone, ape, tineas, blatta*, formica, locustas incluse 

nell'ambra fa cenno l'Hartmann, poco di poi (1677 

e 1699). Anche lo Scheuchzer, trattando di parecchi 
fossili del Monte Bolca e di Oeningen, accenna anche 
ad Insetti compresi nell'ambra e ne discorre anche 
il Mercati (1717). Anche il Vallisnieri parla di Hu- 
scas, culices, araneas, formica volante, scolopendra 
alia/ine ammalia, che sono nell'ambra e ci a pro- 
posito di certi fossili di Turingia (1715). Del resto, 
ili scarabaei et papiliones trovati nell'ambra in 
Westrogothia fa menzione anche il Brousell (1729). 
11 Sendelius (1742) ricorda diversi insetti dell'ambra 
ed anche di una falsa ambra che viene dall' Africa 
e che lieve essere il Copale. 

Appartengono al secolo successivo accurati e 
Fig. 151. - Un Dittero dell'Ambra .1-1 Bai- cospicui lavori sugli Insetti fossili, a principiare 
tic, come apparisce per trasparenza, lugran- da quello di Brulle (1839), che [primamente fece ri- 
dite circa 3 diam. levare l'importanza di questi per gli studi geolo- 
gici, mentre il Germar (1839), coutinua gli studi 
sugli Insetti fossili degli schisti litografici di Solenhofen, studi del resto iniziati gi nel se- 
colo XVIII e proseguiti di poi dall'Hagen, dal Vou Heiden, dal Goldenberg, dal Giebel, dal 
Deichmiiller e dall'Oppenheim (dal 1866 al 1888). 

Importanti sono i lavori dell'Heer, apparsi intorno alla met del secolo scorso, pei quali lo 
studio degli Insetti fossili ricevette grande impulso. L'Heer illustr circa mille forme di Oeningen 
in Baviera, di Radoboj in Croazia, di Aix in Francia, dell'Argovia in Svizzera, di Madera, della 
Groenlandia, ecc. Sono meritevoli di considerazione le sue induzioni circa i modi di vita di questi 
esseri, i loro rapporti coi fiori contemporanei, i confronti colle forme attuali nonch sul clima 
delle antiche epoche geologiche. 

dello stesso tempo la classica opera del Berendt sugli Insetti dell'ambra. 
Parecchi autori trattano degli Insetti fossili, particolarmente del terreno Carbonifero, trovati 
in Inghilterra. 




I. ANTICHIT DEGLI INSETTI 155 






I pi notevoli progressi della paleoentomologia si devono al Brongniart, in Francia, ed allo 
Scudder, negli Stati l" ni ti d'America. Essi, in gran numero di scritti, illustrarono la fauna ento- 
mologica ili epoche di\erse e di varie Idealit, specialmente dell'epoca carbonifera dei loro paesi. 

L'opera di questi autori continuata in America dal Cockerell ed in Francia dal Meunier. 
il finale ultimo sopratutto ba rivolto le sue ricerche agli Insetti dell'Ambra baltica e del Copale. 

Finalmente l'Handliraoh, in Austria, prese in esame gli Insetti fossili di tutti i tempi e di 
tutte le localit, pubblicando in proposito molti e voluminosi lavori, nei quali le considerazioni 
d'indole generale e sintetica sono ampiamente svolte. 

Noi seguiremo molto davvicino precisamente le opere di questo Autore, nella redazioni' ilei 
presente capitolo. 

Del resto lo studio degli Insetti fossili non si limitato alle regioni d'Europa gi citate, 
ma per molte altre esso stato felicemente seguito. Cosi, oltre ai lavori dell' Heer per la Groen- 
landia, del Meunier per l'Africa gi ricordati conviene tener presenti quelli dell' Eichwald 1 1864), 
del Hrauer, del Redtenbacher e del Gangelbauer (1889) per le formazioni giuresi della Siberia 
orientale; del Murray (18(50) e dell'Hislop (1862) per l'India centrale; dell'Etheridge e dell'Oliti' 
(1890) per l'Australia i Nuova Galles del Sud). 

Quanto all'Italia gli studi di Paleoentomologta sono meno ricchi in causa della scarsit di 
avanzi fossili di Insetti. Tuttavia debbonsi ricordare, colla dovuta lode, i lavori dell'Omboni, del 
Capellini, del Rebel, del Bosniaska sugli Insetti terziarii delle provincie di Pisa e di Livorno; 
del Canavari su quelli permiani del Monte Pisano : del Sismonda e del Sordelli pegli Insetti 
terziari del Piemonte e della Lombardia ; del Gandhi e Strozzi sui travertini toscani ; del Mas- 
salongo sugli Insetti terziari del Vicentino e del Veronese e del Senigalliese, sui quali ultimi 
aveva lavorato anche il Procaccini-Ricci. 

Gi nel 1838 il Guriu-Meneville aveva studiato gli Insetti dell'Ambra siciliana ed a questo 
proposito giova ricordare una lettera pubblica del nostro Rondani (1840), colla quale vengono 
emendate alcune determinazioni dell'Autore francese. Gli Insetti dell'Ambra siciliana sono stati, 
pi recentemente, studiati anche dal Malfatti, dal Tosi e dall'Emery; il primo dei quali aveva 
anche fatto ricerche sugli Insetti dei tripoli di Mondaino, presi in esame anche dal Cecconi. 

II Ponzi studi le forme plioceniche del Monte Vaticano ed il Pampaloni rinvenne alcuni 
minutissimi Insetti nel Disodile di Melili i in Sicilia. 



Era Paleozoica. 

Siluriano e Devoniano. 

Il Brongniart, nel 1885 descrisse una Paleoblitttina douvillei del Siluriano 
medio di Iurques in Francia e nel 1892 il Moberg illustr un Proiocimex silurieus 
degli scliisti a G-raptolit di Killeroed in Svezia. 

Queste due forme sembrarono da considerarsi pei pi antichi insetti cono- 
sciuti. Senonch. in seguito, esaminati con maggior diligenza i campioni, si dovette 
convenire che se il primo poteva riferirsi a frammento di Trilobite, il secondo 
sembrava non potersi neppure considerare per avanzo di cosa organizzata. 

Per ora adunque all'antichissimo Siluriano non possono essere attribuiti veri 
e propri Esapodi, mentre si hanno invece avanzi da attribuirsi sicuramente a 
Scorpioni. 

Quanto al Devoniano, generalmente sono ascritti a questo strato numerosi 
avanzi di veri Esapodi, trovati negli schisti di Sant John nella Nuova Brunswick 
e questa opinione molto frequentemente espressa nei testi di Entomologia e di 
Paleontologia. 

Ma i detti sciasti, che da taluno autore sono stati perfino attribuiti al Silu- 
riano, si riconosce invece che appartengono al Carbonifero. Perci neppure pel 
Devoniano si conoscono ora forme fossili di Insetti. 



156 



CAPITOLO SECONDO 



Carbonifero. 

A questo periodo appartengono veramente i pi vecchi Insetti conosciuti e 
se ne hanno numerosissime vestigia. 

Non gi nel Carbonifero inferiore (Oulm) per quanto sieno stati attribuiti a 
questo strato quei Kuhn Eiifer o Coleotteri del Culm, i quali si conservano a 
Berlino ed a Tiibingen, ma che ora non si ritengono neppure per resti di Ar- 
tropodi e del resto i Coleotteri sono assai tardivi a comparire nelle epoche 
geologiche. 

I veri Insetti appaiono, per la prima volta, in quella porzione di Antracitifero 
che dai tedeschi viene detta unteres Obercarbon e si rinvengono oramai molto 
numerosi ed in molte localit dell'Europa (in particolar modo Inghilterra, Francia 
Germania) nonch nell'America settentrionale, (specialmente Mazon Creek, nel- 
Plllinois). 

Compaiono, per verit, forme da ascriversi a gruppi ormai tutti estinti, all'in- 





JP 



Pig. 152. Un Paleodiottern. Stenodiclya lutala Brongn. 
A, figaro schematica (ial Brongniart) : B. la stessa ricnst.nuta {da Handlirseh). 



fuori dei Blattoidi, dei quali si hanno molti rappresentanti anche oggid, ma in 
molti ili questi gruppi si possono veramente riconoscere caratteri pei quali essi 
possono considerarsi come i capostipiti, ormai scomparsi, di parecchi gruppi 
attuali. 

Non certamente gli Insetti del Carbonifero debbono considerarsi per le prime 
forme apparse sulla faccia del globo, sebbene di precedenti, come ripeto non si 
abbia oggi sicuro vestigio. Tuttavia in questo periodo si trovano i resti di forme 
da ascriversi ad un notevole gruppo, quello cio dei Paleodittiotteri (Palaeodi- 
cty opter),. che, per ora almeno, sono le pi primitive conosciute. 



Paleodittiotteri. Tale nome fu primamente usato dallo Seudder per indicare 
tutti gli Insetti del periodo carbonifero. Ma l'Handlirseh ne ha fatto pi ordini, 
limitando quindi la primitiva estensione del gruppo come era intesa dallo Seudder. 

(ili avanzi che si hanno di Insetti di questo gruppo sono, come ho avvertito, 
numerosissimi ed appartengono ai depositi carboniferi dell'Europa (Inghilterra, 
Francia, Germania, Belgio) e dell'America del Nord. 



I. ANTICHIT HKOI.1 INSETTI 



157 




Fig. 153. Lycocercus yoldenbertj Brongn., figura schematica 
{'lai Brougniart). 

Paleodittiottero con appendici (gonapotsi ?) all'estremit dell'addome. 



In linea generale si hanno solo porzioni di ali, ma qualche volta anche pezzi 
piii o meno vistosi del corpo. Perci lo studio di queste forme ha potuto essere 
abbastanza sodili staceli te. 

Si ritiene che i Paleodittiotteri (tgg. 1512-154) avessero il capo grosso, roton- 
dato e fornito ili antenne semplici, brevi anzichen, tutte composte di articoli omo- 
nomi. Gli occhi, bene svilup- 
pati, erano composti e l'appa- 
rato boccale atto alla mastica- 
zione. Nel torace i due ultimi 
segmenti recavano ali e non 
troppo diversificavano fra loro 
e col precedente. Questo, cio 
il protorace, recava espansioni 
aliformi, le (piali sono state 



considerate per organi di volo 
rudimentali. Quanto alle ali 
del pterotorace esse erano tutte 
e quattro fra loro eguali e for- 
nite di una nervatura molto 
semplificata, secondo, cio, un 
tipo molto primitivo. Queste 
ali stavano sempre distese la- 
teralmente, non sembra che 

fossero molto mobili sul segmento toracale, al quale si univano per larga base. 
Le zampe erano eguali fra di loro, robuste, atte alla corsa e terminate da tarso 
con pochi articoli; esse erano in numero di tre paia. L'addome era sessile, di 
varia lunghezza, diviso in undici articoli, eoll'articolo estremo non ridotto e for- 
nito di cerei multiarticolati, spesso presenti oltrech nella forma adulta anche 

nelle giovanili. In talune forme, al lato ventrale 
dei segmenti 8. o 9. si trovavano anche appendici, 
da paragonarsi alle gonapotsi di molte specie 
attuali (fig. 153). 

Non di rado si scorgono delle appendici 
particolari, uscenti da espansioni pleurali nei 
segmenti dell'addome e che sono state considerate 
per tracheobranchie. il che indicherebbe, per 
queste forme, una vita anfibia probabilmente nelle 
frequenti paludi disseminate nelle ricche foreste e 
lussureggianti, proprie del periodo carbonifero. 

Branchie anche allo stato adulto in parecchi 
Paleodittiotteri devono aver esistito anche all'e- 
stremit dell'addome, ad un dipresso come attual- 
mente nelle larve di Effemeridi, che sono appunto 
insetti Antibiotici, come anche i Perlarii e gli 
(donati, essi pure affini a questi antichissimi 
Paleodittiotteri, che sono caratteristici del periodo 
carbonifero, nella quale epoca dovevano essere abbondantissimi. 

Si tratta di Insetti, alcuni dei quali raggiungevano dimensioni veramente 
enormi e del tutto inusitate attualmente. Ad es. : le ali del Megaptilus blanchardi 
(Brongn.) misuravano l(i cent, di lunghezza; 12 quelle del Rypermergethes schucherti 
Handl.; 9 quelle delle Paolia vetusta Smith, ma nientemeno che 36 cent, di aper- 
tura d'ali aveva V Archeoptilus yaullei Menu. 




Fig. 154 Un Paleoditiottero Euble- 
ptus danielsi Mandi. Ricostruito (da 
Haiidlirsch). 



158 



CAPITOLO SECONDO 



Anche il Titanophasma fayoli Brongn., il cui corpo lungo 260 uiill., forse 
esso pure un Paleodittiottero. 

Si ritiene che Insetti cos voluminosi, pi che volare bene come gli attuali 

nostri Odonati, facessero dei voletti corti 
e faticosamente, per passare d'uno in altro 
stagno. 

L'ordine stato diviso in ben 22 fa- 
miglie, nelle quali si contano specie molto 
importanti, perch considerate come caposti- 
piti di gruppi attuali. 

Fra le forme fossili, appartenenti a 
questo ordine, si 
possono ricordare la 
Litltomantis carbo- 
naria Woodw. fre- 
quentemente citata 
nei testi di Ento- 
mologia, perch sul 
pr torace reca due 
grandi espansioni 
aliformi, percorse 
da rilievi simulanti 
nervature. 




Fig. 155. Un Protortottero Dieconeura al- 
enata Scucili. Ricostrutta (da Handlirsch). 



Anche la Xenoneura antiquonum Scudder, che per 
molto tempo si ritenne il pi antico insetto fornito di 
organo stridulante (sebbene di poi si sia riconosciuto 
che le pliche speciali che avevano fatto credere a tale 
organo sono invece dovute a sovrapposizioni di parti) 
si pu ritenere che appartenga all'ordine dei Paleodit- 
tiotteri. 




Fig. 156. Un Protortottero 
alter i-ante. Gerarus longi- 
collis Haudl. ricostrutto (da 
Haudlirsch). 



Differenziazione verso gli ordini attuali. In questo grappo 
si trovano parecchie forme che segnano un passaggio 
verso ordini pi recenti, a partire da quelli pi antichi. 

Cosi i Protortotteri, di cui si conoscono una quarantina di specie, da riunirsi 
in varie famiglie e che si trovano nelle stesse localit dei Paleodittiotteri, rap- 
presentano forme transitorie verso gli attuali Ortotteri (flgg. 155-158). 

Questi Protortotteri avevano ali maggior- 
mente differenziate e, durante il riposo, si ri- 
piegavano sull'addome; le anteriori hanno gi 
qualche maggiore complicanza nella nervula- 
zione e questa, nelle posteriori, mostra gi un 
campo anale limitato da una piega e talora 
piccolo, ma altre volte piuttosto grande. La 
testa grossa, fornita di robuste mandibole 
e di antenne esili e lunghe. Il corpo piut- 
tosto tozzo, con protorace robusto o, in talune 
specie, molto allungato ed in qualche forma 
con espansioni laterali corrispondenti a quelle gi avvertite per alcuni Paleo- 
dittiotteri. Per tali espansioni non si sviluppano ulteriormente ed anzi tendono 
a scomparire; certo non se ne ha esempio nelle specie successive. Cominciano 




Fig. 157. Un protortotteri GyropJUabia 
longrollis Handl., figura schematica (da 
Handlirsch). 



1 \\ il. imi i iiKui.l i\'m:i 11 



t59 



ad apparire, in talune torme, le zampe posteriori saltatone, cio pi robuste e 
pi lunghe delle altre, per quanto invece in molte altre specie tutte le zampe 
sieno fra loro di sviluppo conforme. Man- 
cano (inora gli organi stridulanti. 

I Protobialtoidei t'orinano un altro ordine, 
messo come anello fra i Paleodittiotteri ed 
i Bluttoidei, che appaiono per la prima volta 
nello stesso periodo 
carbonifero e si conser- 
vano traverso tutte le 
epoche Ano alla attuale. 
Vi ha chi ritiene 
che i Protoblattoidei 
rappresentino coi, Blat- 
toidei, due rami proce- 
denti da un unico sti- 
pite piuttosto che es- 
sere essi stessi i pro- 
genitori dei Blattoidei. 

Ancbe dei Protoblattoidi si conoscono una quarantina 
di specie, distribuite in diverse famiglie, che sembra doversi 
considerare rispettivamente i progenitori dei Blattidi, dei 
Fasmidi e dei Locustidi attuali (flgg. 159, 160). 

Tutti i Protoblattoidi presentano un capo tozzo, sebbene 
non cos come negli attuali Blattidi; ali ripiegate in riposo sull'addome, le ante- 








Fig. 158. Un Protortottero a zampe poste- 
riori robuste; Oedischia williamsoni Brongn. 
ricostrutta (da Haudlirseh). 



Fig. 15y. Un Proto - 
blattoide. Eucaenus at- 
tenuai us Haudl. (dal 
Handlirseh). 



non con campo anale ristretto, traversato da vene arcuate ed oblique verso il 





Fig. 160. 



Due Protoblattoidi. A, Eucaenus ovalis Seudder ; B, Protophasma damasi BrODgn., 
ricostrutti (da Haudlirsch). 



margine posteriore; il protorace largo ma non cos espanso come negli attuali 
Blattidi. 

Nella famiglia Oryctoblattinidae si trovano specie, le quali, pei caratteri 
delle ali, ricordano i Mantidi attuali, di guisa che si pu dubitare ne siano i 
progenitori. 



160 



CAPITOLO SECONDO 



Alla famiglia Protophasmidae appartiene il Protophasma dumosi, illustrato dal 
Brongniart nel 1878, quale precursore dei Fasmidi attuali non bene allora dal- 
l'Autore completato e ricostruito; pi tardi, dallo stesso Brongniart, messo nell'or- 
dine dei Neurotteri, colla Lithomantis e quindi nuovamente considerato per un 
Ortottero. nn vero Protoblattoideo, come quel Protascalaphus o Stenoneura fayoli 

dello stesso Brongniart, da lui ritenuto un Proto- 
mirmileonide. cio un capostipite di Neurotteri e di 
poi un Protofasmide. 

Finiscono, col Permiano, i Protortotteri e Proto- 
blattoidi, anzi in questo periodo sono essi rappre- 
sentati, a quel che se ne sa per ora, da una sola 
specie. 




Fi. 161. Una delle pi antiche 
e primitive forme di Blattoidi ge- 
nuini. Aplithoroblallina johnsoni 
Woodw., ricostrutta (da rian- 
darseli). 



Blattoidi. Si gi detto che tino dal Carbo- 
nifero si hanno resti di veri Ortotteri e pi preci- 
samente di Blattoidi, la quale famiglia vive tuttod. 
L'Handlirsch infatti ritiene che veramente si tratti 
della stessa famiglia, mentre lo Scudder vuole in- 
trodurre in una famiglia distinta (Protoblattariae) 
le forme fossili e ci dietro speciali considerazioni 
della nervulazione delle ali, modo d vedere questo 
che non condiviso dalla maggioranza degli autori. 
Certo che anche i Blattoidei antichi, come 
gli attuali, deponevano le loro uova in ooteche, che 
si sono trovate fossili nel Carbonifero. 
Si conoscono 11 famiglie, comprendenti 470 specie fossili e sono molto ab- 
bondanti nei depositi di Conemaugii (America del Nord) e di Ottweiler (Germania); 
appartengono alla parte pi alta del Carbonifero (Ouraliano e Stefaniano). 

Le due famiglie degli Archimylacridae e ilei Mylacridae presentano molto 
interesse, la prima perch numerosissima di specie finora note, la seconda perch 
vi si sono osservate forme decisamente mimetiche con foglie di 
Felci, fra le quali certamente vivevano. L'esempio pi dimostra- 
tivo rappresentato dalla Pieri domylacris paradoxa Handl. della 
famiglia Pteridomylacridae, le cui ali sono cos somiglianti alle 
fronde di talune Felci da lasciare spesso dubbio se si tratti di 
una cosa o dell'altra. 

I Blattoidei sicuramente erano forme terrestri, in tutte le 
et e le forme ninfali presentavano foderi di ali presso a poco 
cos come nelle nostre Blatte, sebbene meno rivolte all'indietro. 




Pig. 162. - Blaltoi- 
dea earri Sehuch. 
niufa (dal Scbu- 
ohert), 



Protodonati. Anche fra i Paleodittiotteri e gli Odonati at- 
tuali sta un ordine, che trovasi nel Carbonifero, rappresentato 
per ora da poche specie, non pi di nove e chiamasi dei Pro- 
todonati. Non convengono coi Paleodittiotteri, per ci che la ner- 
vatura delle ali pi differenziata, ma nemmeno cogli Odonati, 
poich mancano del pterostigma. 

Poco si pu argomentare della struttura di questi Insetti in base agli scarsi 
ed insufficienti resti che se ne hanno finora, sembra per potersi dire, con sicu- 
rezza, che si tratta di forme anfibie, le cui ali erano distese orizzontalmente e che 
raggiungevano dimensioni colossali. Infatti le ali di alcune specie di Meganeura 
(ad es. : M. monyi Brongn., M. brongninrti Handl.) raggiungevano i 30 centim. di 
lunghezza. Sono questi dunque i pi voluminosi insetti fossili conosciuti. 



ANTICHIT ttKGLI INSKl'II 



161 



Protefemeridi il . Questo gruppo, secondo il concetto dell'Hamllirsch, e finora 




Fig. 163. AH anteriore e posteriore di Mer/aneura, impiccolite, figura schematica (dal Handlirsch). 



rappresentato da una sola specie (fig. 
mentry in Francia. 

Tale forma presenta caratteri 
intermedi fra i Paleodittiotteri e 
gli attuali Efemeridi. Le ali in nu- 
mero di quattro sono tutte fra loro 
eguali e per la nervatura in gene- 
rale corrispondono ai Paleodittiot- 
teri. ma hanno dei caratteri speciali 
di quelle degli Efemeroidi attuali 
Inoltre la torma fossile possedeva 
un prolungamento filiforme dell' 11. 
tergite appunto come si vede essere 
in aluni Efemeroidi odierni. I seg- 
menti del torace e dell'addome 
erano omonomi e rispettivamente 
eguali fra di loro e gli occhi com- 
posti piccoli come nei Paleodittiot- 
teri. 



164) trovata nello Stefaniano tipico a Oom- 




Fig. 161. Uu Protoefemeride. Triplosoba nnchella 
Brongu., ricostruita (dal Handlirsch). 



SI 



Megasecopteri. - Per Brongniart 
tratta di una famiglia da ascriversi ai Neurotteri, ma per l'Handlirsch, che 



(1) Con tale nome il Brongniart. che primo ne us, indicava talune forme appartenenti ai 
Paleodittiotteri, come Homaloiieiira, con cerei lunghi fino a 10 centim. ed ali, invece, poco pi 
lunghe di 3 centim. Qui noi usiamo tale parola secondo il significato molto diverso attribuitole 
dall'Handlirsch. 



A. Bbrlese, Oli Inietti, li. 21. 



162 



CAPITOLO SECONDO 



ritiene anche gli odierni Neurotteri come un complesso di pi ordini, i Megase- 
copteri costituiscono un vero ordine a s, da dividersi in cinque famiglie, com- 
prendenti 21 specie fino ad ora conosciute (tg. 105). 

Questi sembrano i precursori degli odierni Panorpati e derivano dai Paleo- 

dittiotteri. Le nervature delle ali scemano 
di numero e si dispongono pi ordinata- 
mente a quelle longitudinali, le quali pure 
diminuiscono di numero e si accostano pi 
strettamente fra di loro. La testa cordi- 
forme; il protorace piccolo eie quattro ali. 
indipendenti L'ima dall'altra, nel riposo se 
ne stanno distese orizzontalmente. Addome 
composto di segmenti omonomi, provvisto 
di due lunghi cerei. La piti gran parte delle 
specie si trovata a St. Etienne, in Francia, 
Questi Megasecotteri erano Insetti etero- 
metaboli, come si riconosciuto in seguito 
al ritrovamento di una ninfa, che presen- 
tava i caratteristici foderi delle ali, diver- 
genti ai lati del torace. 




Fig. 165. Un Megasecoptero. Miscoptera 
woodwardi Handl., ricostrutta (da Haudlirsch). 



Reculoidi, Adentomoidi, Apalopteroidi e Mixo- 
termitoidi. Sono questi altri gruppi minori, 
ma anche meno bene noti, perch fondati 
su poche specie e su scarso e mal conser- 
vato materiale. 



Concludendo, per quanto si riferisce al periodo 
Carbonifero, noi vediamo che in questo gli Insetti 
sono primamente rappresentati e con sicurezza dai 
Paleodittiotteri. 

Inoltre, accanto a questo maggiore gruppo 
trovansi parecchi ordini oggid scomparsi e che sono 
intermedi fra i Paleodittiotteri e gli attuali Ortot- 
teri Blattoidi, Odonati, Efemeridi e Panorpati. 

Tutti questi ordini intermedi per non sono 
rappresentati attualmente, u alcuno degli attuali 
esiste gi nel periodo Carbonifero. 

Fanno eccezione i soli Blattoidi i quali, com- 
parsi gi nel periodo Carbonifero, appunto si con- 
servano fino all'epoca attuale. 




Fig. 16i. Un Adentoiuoide : Ha- 

denlomum americanum Handl-, 
ricostrutta (da Handlirscb). 



Permiano. 



Il terreno Permiano molto meno ricco di avanzi fossili di Insetti di quello 
che non si sia veduto essere stato il Carbonifero ; potrebbe dunque ritenersi che 
la fauna fosse realmente meno abbondante. 

Il fatto principale di questo periodo la mancanza dei Paleodittiotteri. Nel 
Permiano fluiscono quegli Ordini precursori degli attuali che furono i Protobat- 
ioidi, i Protodonati ecc., mentre continuano i Blattoidi e se ne conoscono circa 
120 specie, in massima parte spettanti alla famiglia Archimylacridae. Sono questi 



L'ANTICHIT lil'.IJLI INSETTI 



163 



i soli Insetti fossili dell'epoca paleozoica che si sieno trovati in Italia, cio sul 
Monte Pisano, dal Canavari. 

Gli Archimilacridi del Permiano sono per meglio differenziati che non quelli 
del Carbonifero. 

Oltre. alla detta famiglia, nel Permiano trovansi rappre- 
sentanti anclif di quella dei Mantoidei, come si argomenta 
da due ali che l'IIandlirscli trov nel Permiano superiore 
di Russia per le quali egli istitu il genere Palaeomantis. 
Non se ne sono trovate le zampe e perci dubbio se esse 
sieno sul genere di quelle delle nostre Mantidi, cio rapta- 
torie (ben inteso quelle del 1." paio). 

I Protodonati non sono pi che scarsamente rappre- 
sentati e se ne conosce una sola specie del Permiano infe- 
riore di Franconia, le cui ali misuravano almeno 10 centim. 
di lunghezza, ma se ne hanno solo incompleti resti. 

II Permiano poi contrassegnato tlall'apparsa di nuovi 
tipi molto importanti di insetti, i quali rappresentano i pi 
vicini progenitori di gruppi attuali. 




Pig, 167. Un Efeme- 
nii<le: Phlhnrhis rossi- 
cus Haiull. larva, rico- 
strutta (da Handliraeh). 



Plecotteri. Con tutta probabilit dai Protoefemeroidi 
del precedente periodo derivano i primi Plecotteri che si 
rinvengono in questo Permiano (inferiore di Russia) e pre- 
sentano gi i caratteri del gruppo, quale, attualmente. Se ne 
conoscono solo tre forme larvali con branchie all'estremo addome ed un brano d'ala. 

L'Handlirsch ascrive, con dubbio, ai Perlarii un insetto, la cui impronta stata 

trovata negli stessi terreni. 

Protoemitteri. Ma i 
resti pi interessanti in 
questo periodo sono quelli 
bellissimi di un insetto sco- 
perto dal Dohrn nel 1866 e 
descritto col nome di Eu- 
gereon bocciane/ 1. trovato 
nel Permiano inferiore di 
Germania (Abenteuerhutte). 
L'impronta e la controim- 
pronta sono davvero bellis- 
sime e comprendono la mag- 
gior parte del corpo dell'in- 
setto, che doveva avere circa 
75 mill. di lunghezza. Si 
tratta del primo insetto suc- 
chiatore che si conosca e 
non pu cadere dubbio su 
questa particolarit, inquan- 
toch l' impronta meravi- 
gliosa del rostro mette in 
rilievo cos bene tutte le parti del rostro stesso, come potrebbe fare il pi dili- 
gente notomista con un insetto fresco. 

L'insieme dei pezzi boccali forma un lungo rostro, che nell'esemplare fossile 




Kit;. 168. Impronta dell' Bugereon boekingi Dourn, 
grandezza naturale (da Handlirsch). 



eesocb in 



164 



CAPITOLO SRmynn 



diretto all'innanzi e sporge dalla parte anteriore del capo, ina probabile che 
in natura esso fosse diretto lungo il ventre o pi o meno obliquo, come attual- 
mente degli Emittori. 

Pel labbro superiore allungato, interiormente scanalato e diviso in segmenti, 
per le quattro appendici sottili, stiliformi e da considerarsi per mandibole e per 
mascelle, dobbiamo convenire della grande affinit fra questo modo di apparato 
boccale e quello degli attuali Einitteri. Ma la diversit notevole consiste nel labbro 
inferiore. Infatti, mentre negli Emitteri odierni, esso, come noto, rappresen- 
tato da un pezzo unico, allungato e segmentato in maggiore o minor numero di 
articoli, invece, in questo Eugereon, esso risulta composto di due pezzi longitudi- 
nali, indipendenti l'uno dall'altro, fatti 
di 5 o forse (5 articoli. 

Questo sarebbe il secondo paio di 
mascelle tuttavia distinte, il quale poi, 
negli attuali Emitteri , invece, unico, 
ossia le due met sono assieme fuse 
pel lungo. 

Non si pu per eliminare total- 
mente il dubbio che non si possa 
trattare anche di un paio di palpi (la- 
biali) cosi allungati come appunto si 
vedono nei maschi dei Cnlicidi attuali, 
fra i Ditteri. 

Nel resto P Eugereon mostra una 
testa piccola, libera; occhi composti- 
laterali, di mediocre grossezza; zampe 
anteriori con tarsi di due articoli. 

Le affinit di questo Insetto cogli 
Emitteri odierni non stata sempre ri- 
conosciuta ed esso fu anche classificato 
fra gii Ortotteri (Mantoidei) o fra i 
Paleodittiotteri : ma la stuttura dell'ap- 
parato boccale decisiva per una netta 
separazione da tali gruppi e se i pezzi pari suddescritti rappresentano veramente 
il labbro inferiore, non si pu non ammettere la parentela cogli attuali Emitteri. 




ig. 169. Eugereon boeking Dohm, figura schema- 
tica del rostro (da Hamlliiacb). 



Paleoemitteri. L'Handlirsch ritiene che certi avanzi di ali, trovati nei gia- 
cimenti permiani di Russia e che dimostrano di essere appartenuti ad Insetti 
certo molto affini agii attuali Emitteri, dimostrino l'esistenza di un gruppo disceso 
dai Protoemitteri e precursore degli Omotteri o degli Eterotteri della presente 
epoca. Uno dei detti avanzi pare mostri che una met dell'ala sia stata forte- 
mente coriacea e l'altra met membranosa; ambedue per recano una nervulazione, 
che ricorda quella degli Omotteri del giorno d'oggi. 



Conclusioni circa la fauna entomologica dell'era paleozoica. Riassumendo il gi 
detto si conclude che i primi Insetti compaiono nel Carbonifero ed il pi antico 
gruppo quello dei Paleodittiotteri, tutti masticatori e con dimensioni grandi o 
gigantesche. Anche le specie pi piccole di allora avevano statura superiore a 
quella mezzana degli Insetti attuali. Non si pu ammettere che siano esistiti 
Insetti piccoli, sfuggiti per le loro dimensioni alle ricerche dei Paleontologi, perch 
si conoscono specie organiche (ad es. i Graptoliti), che sono organismi molto pi 



[.'antichit dkci.i insetti 165 



piccoli ed hanno lasciati' evidentissime Vestigia di se, molto bene note e stu- 
diate. 

Durante l'epoca paleozoica compaiono anche ordini di transizione tra i Pa- 
leodittiotteri e gli attuali ordini, che per non si presenteranno se non nell'era 
mesozoica. 

Questi ordini intermedi, ora del tutto scomparsi, preludono alla apparizione 
degli Odonati, degli Efemeridi, dei Panorpati, degli Ortotteri e dei Eincoti. Gli 
Insetti con apparato succhiatore si presentano por la prima volta solo nel periodo 
Permiano. 

In generale gli ordini primitivi erano composti di Insetti antibiotici. 

Quanto a resti tossili di Ti san uri, Collemboli, Fulgoridi, Coleotteri, che si 
ritenne da taluno essere stati trovati nell'Epoca paleozoica, dimostrato ora, 
dopo esame pi diligente, trattarsi invece di Insetti da ascriversi a qualcuno 
degli ordini gi ricordati, oppure a gruppi di altri Artropodi. 

La statura gigantesca, che attualmente appartiene solo a forme tropicali, sembra 
concorrere a sostegno della ipotesi che durante l'epoca paleozoica la temperatura 
del globo fosse assai pi calda della attuale e dovunque egualmente senza sensi- 
bili variazioni nelle stagioni. Si pu anche ritenere che gli Insetti siano prima- 
mente apparsi nelle terre continentali, che durante l'epoca paleozoica si estendevano 
dall'Europa all'America settentrionale, per l'Asia, ecc., poich i Paleodittiotteri 
hanno seminato i loro resti su una larga area dell'Europa, dell'Asia e dell'Ame- 
rica settentrionale. 



ra Mesozoica. 

Triassico. 

Il periodo Triassico caratterizzato dalla grande scarsezza di resti di Insetti 
e dalla apparsa delle prime forme a metamorfosi completa. 

I depositi triassici hanno le caratteristiche di strati formatisi in .mari pro- 
fondi e predominano i calcari, i quali anche hanno per lo pi subito cos profonde 
alterazioni che malamente possono esservisi conservate le. traccie di organismi 
come gli Insetti. 

D'altro canto per si osserva, che pur rinvenendo depositi ricchi di resti 
vegetali molto bene conservati, non vi si trovano per lo mezzo traccie di Insetti 
e ci deve fai supporre che questi fossero realmente meno abbondanti che non 
erano in precedenza. 

Certo del Trias non si conoscono che 21 specie entomologiche, quando del 
Carbonifero ne sono note non meno di 750. 

Pu adunque essere che speciali condizioni di ambiente, per nulla favorevoli 
alla vita della fauna entomologica prima esistente, abbiano indotto in questa larghe 
distruzioni di specie e la modificazione di altre per adattarsi a nuove maniere 
di vita. 

L'intervento dell'olometabolismo, messo in rapporto colla ipotesi di un'epoca 
glaciale permiana, la quale sembra molto probabile, almeno per l'emisfero australe, 
d credito alla congettura che questa particolare maniera di sviluppo postembrio- 
nale stia in rapporto colle diverse temperature nelle varie stagioni, per cui gli 
olometaboli, durante il riposo ninfale, non risentono bisogno di nutrimento appunto 
allorquando anche la vegetazione, per la fredda stagione, in riposo. 

L'epoca glaciale permiana pu aver concorso efficacemente alla distruzione 



166 CAPITOLO SECONDO 



della maggior parte delle forme entomatiche paleozoiche, obbligando le rimanenti 
a radicali modificazioni di struttura e di modo d'esistenza per poter sopravvivere. 

Ma la scarsezza di resti fossili di Insetti nel periodo Triassico deve anche 
dipendere da altre circostanze, per le quali i resti di molte forme non sono a 
noi potuti pervenire. 

Infatti grandi lacune caratterizzano questo periodo, e che tali lacune esistano 
non pu cader dubbio. 

Infatti, nel periodo successivo, cio nel Liassico, noi troviamo riccamente rap- 
presentati ordini gi esistenti nell'epoca paleozoica o derivati senza dubbio da 
quelli e pure nel Trias non ne rimasto traccia. In tale caso evidente la scom- 
parsa delle traccie di tali forme transitorie, mentre non ammissibile la man- 
canza delle forme stesse. 

Certamente nel periodo Triassico sono vissuti Perlari, Plecotteri, Blattoidi, 
Mantoidi e progenitori di Emitteri e devono essere apparsi i veri Odonati ed i 
veri Ortotteri saltatori (Locustoidi) e forse anche Embioidi, Panorpati e Neurot- 
teri nello stretto senso, poich tutti questi gruppi appariranno nel Lias con molta 
abbondanza di specie. 

Intanto certa la presenza nel Trias di due ordini a metamorfosi completa 
e pi precisamente dei Coleotteri e dei Megalotteri. 

Coleotteri. Dei Coleotteri si conoscono gli avanzi di 19 specie, ma sono 
rappresentati da elitre e protoraci e tali parti non sono sufficienti per riconoscere 
le famiglie alle quali appartengono le specie, cos che non si pu dire quali di 
esse sieno le prime apparse; occorrerebbe vedere le antenne od i tarsi per saperne 
di pi. 

Inoltre non tutte queste specie appartengono al Trias, perch parecchie sono 
di giacimenti dell' Ivfralias, cio della base del Lias in senso largo; altre specie 
dal De Lapparant sono attribuite al Eetico. 

Neurotteri. Ai Neurotteri (in senso largo) devono ascriversi i Megalotteri 
rappresentati da due sole specie trovate nell'Arenaria variegata (Bunter Sandstein) 
di Gdewitz in Germania. Non se ne conosce che un'ala per ciascuna e la ner- 
vatura di queste ali non si pu riferire n ai Cauliodidi, n ai Sialidi attuali; si 
avvicinerebbe a quella dei primi, ma conserva caratteri pi primitivi, per cui 
ricorda quella dei Paleodittiotteri. 



Liassico. 

Non cos povero di Insetti fossili questo periodo, ma anzi molto ricco, 
specialmente in confronto del periodo Triassico precedente. Esso caratterizzato 
dalla sicura apparsa di taluni ordini, che anche attualmente si conservano, cio 
gli Odonati, i Ditteri, gli Eterotteri ed Omotteri come pure di importanti famiglie 
quali i Locustoidi, Mantoidi, Friganoidi, Panorpati, ecc. Mentre continuano a 
trovarsi i Blattoidi ed i Coleotteri nonch quei Megalotteri di cui si sono vedute 
le scarse vestigia fin dal precedente periodo. Nel Lias si sono trovate oltre 
360 specie di Insetti, particolarmente in Inghilterra. Germania (specialmente nel 
Mecklenburg). in Svizzera, nell'Argovia (1) ed in Austria a Pechgraben e sono 
tutti del Lias inferiore. 



(1) Le marne nere fossilifere ili Argovia purtroppo nelle collezioni si guastano rapidamente 
perch contengono pirite, che all'aria si altera e rende i pezzi friabili. 



l'antichit deg insetti 167 



Odonati. Appaiono in questo periodo i veri Odonati; in generale per ap 
partengono a famiglie oggid non esistenti, meno una specie che pu essere rife- 
rita ai Qomphidae (Anisotteri) vivente anche ora. 

Le altre 16 specie hanno caratteri di transizione fra gli Zigotteri e gli Ani- 
sotteri che appariranno pi tardi, in guisa che l'Handlirsch ne fa un sottordine 
a s degli Aniswsigotteri. 

Mancano le forme intermedie tra i Protodonati del periodo Paleozoico e gli 
odonati Massici; forse nel Triassico devono essere esistite quelle pi vicine ai 
Protodonati, per le quali si arriva gradatamente agli Auisozigotteri del Liassico e 
di qui agli Odonati veri dello stesso periodo. 

1 caratteri si desumono particolarmente dalla nervatura delle ali, che diversa 
in confronto a quella delle specie attuali. Inoltre gli occhi grandi e sessili non 
erano riuniti fra loro al vertice, ina sempre separati. Torace ed addome pi o 
meno gracili e quest'ultimo con cerei talora semplicemente tubercoliformi od a 
forma di uncini (come nei Calopterigidi) od anche foliiformi, grandi come si ve- 
dono in molti Anisotteri. Le ali, nel riposo, erano portate come fanno le odierne 
Libellule o come i Galopterigidi e le zampe erano corte e robuste oppure lunghe 
e gracili. 

Xeedham -propone di dividere gli Odonati del Lias in due famiglie degli 
Stenojtbidi e degli Etemflebidi, i primi progenitori degli Anisotteri, i secondi dei 
Zigotteri. 

Vive ora una specie al Giappone, la Palaeopilebia superstes illustrata dal 
Selys de Longchamp, che pu considerarsi per l'ultimo rappresentante superstite 
degli Anisozigotteri. Essa ha il corpo e la testa come i Gonfidi ed i caratteri 
delle ali come nei Calopterigidi. 

Un gruppo degli Archizigotteri, cos detto dall'Handlirsch, rappresentato 
da un Protomyrmileon dal Geinitz gi creduto un Neurottero progenitore degli 
attuali Formicaleoni. Si tratta invece di un Odonato e l'errore scusabile data 
la scarsit degli avanzi trovati, che sono due soltanto e molto incompleti. I ca- 
ratteri sono in gran parte quelli degli Agrionidi, ma l'organizzazione in generale 
molto pi primitiva e pu essere si tratti di una forma intermedia fra i Pro- 
todonati e gli Agrionidi attuali o qualche cosa di affine a questi, che per non 
si conservato fino ad ora. 

Ortotteri. I Blattoidi continuano anche in questo periodo e del Lias si 
conoscono 19 specie, da ascriversi alla famiglia Mesoblattinidi, gi rappresentata 
nel Carbonifero, ma mentre in questo terreno i Blattoidi rappresentano il 93 / 
degli Insetti fossili e nel Permiano l'S5 %. invece nel Lias non sono pi del (J / . 

Appaiono per la prima volta gli Ortotteri saltatori e sono rappresentati da 
45 specie di Loeustoidci. Un fatto degno di nota, che cio non si trovano in 
questo periodo rappresentanti di Acrididi. Ora, se si considera che attualmente 
gli Acrididi sono numerosi quanto i Locustidi e nell'epoca terziaria si trovano 
tossili dell'uno e dell'altro gruppo in egual misura (ci che depone sulla conser- 
vabilit allo stato fossile anche degli Acrididi non meno che dei Locustidi) devesi 
ammettere che gli Acrididi non fossero ancora apparsi nel Lias. 

1 Locustidi di questo periodo sono aggruppati in tre famiglie, cio degli 
Ecanidi, Locustopsidi e Grillidi, ma al presente solo l'ultima ancora si conserva. 

La prima famiglia era pi numerosa. Questi Insetti avevano antenne, zampe 
posteriori ed ovopositore lungo come negli attuali Locustidi, ma diversificano pei 
la nervulazione delle ali tuttavia con caratteri primitivi, da avvicinarsi a quella 
degli Acrididi ed inoltre mancavano di organo stridulante. Le ali. per la pi 
parte, sono macchiettate. 



168 



CAPITOLO SECONDO 




L'unico genere della famiglia e quello degli Elcana, con 39 specie finora note, 
dapprima ritenute per Panorpati, poi per Efemeridi, Sialidi, Termitidi e poi dal- 
l'Haudlirsch considerati per Ortotteri (fig. 170). 

Questo Autore aggruppa 5 specie nella famiglia dei Locustopsidi, basandosi 
sulla speciale nervulazione delle ali. 

I G-rillidi appaiono per la prima volta nel Lias superiore (di Meckleuburg) 
e mostrano gi una nervatura delle ali simile a quella del gen. Gryllus attuale, 
sebbene alquanto pi regolare. I maschi possedevano organi stridulanti nelle ali. 
Sono dunque i Grillidi del Lias i primi Insetti forniti di organi atti a produrre 
dei suoni. 

Quanto ai progenitori dei Mantoidi si gi veduto che nel Permiano alcune 
forme sembrerebbero potersi attribuire tale significato e nel Lias di Meckleuburg 

si sono trovati ali di Insetti classificati 
fra i Locustidi o fra i Neurotteri, ma 
che non stanno bene in alcuno dei detti 
gruppi e somigliano piuttosto agli Orie- 
toblattini fra i Protoblattoidi paleozoici, 
che si dissero probabili capostipiti degli 
attuali Mantoidi. Cosiffatte ali si possono 
dunque attribuire a progenitori comuni 
dei Mantoidi e dei Blattoidi e si dividono 
in particolari famiglie (Aglidi, Geinit- 
zidi) di cui non rimane attualmente alcun 
rappresentante. 
Rincoti. Mentre nel Permiano non si trovavano che Protoemitteri (Eugereou) 
con caratteri intermedii fra gli Omotteri e gli Eterotteri odierni, invece, nel pe- 
riodo Liassico si trovano veri Eincoti da ascriversi all'uno od all'altro dei detti 
gruppi. 

Veramente allora gli Omotteri erano rd numerosi degli Eterotteri, mentre 
oggid avviene il contrario. Infatti del Lias sono conosciute 23 specie di Omot- 
teri e 7 di Eterotteri, i quali ultimi non si possono per distinguere in Gimuo- 
cerati e Criptocerati, come gli Insetti attuali di questo ordine. Le forme Massiche 
probabilmente rappresentano il comune ceppo di origine. Esse infatti non possono 
essere classificate in alcuna delle attuali famiglie, sebbene ne sembrino i proge- 
nitori, perch presentano caratteri pi primitivi, come si pu desumere dagli 
avanzi di ali e di frammenti del corpo (pronoti, scutelli, pezzi pleurali dell'ad- 
dome, ecc.). Si trovano specie con caratteri dei Cimicidi, Pentatomidi e Coreidi. 
Invece gli Omotteri possono essere riferiti a famiglie alcune delle quali esi- 
stono tuttavia, come ad es.: i Fulgoridi, Jassidi, mentre altre sono assolutamente 
estinte sebbene presentino qualche carattere dei Psillidi e dei Cercopidi. 
Veniamo ora agli Insetti a metamorfosi completa. 

Coleotteri. Anzitutto i Coleotteri, gi comparsi nel Trias, continuano qui e 
si conoscono 136 specie del Lias, cio il 37 / circa di tutti gli Insetti di questo 
periodo. Per le ragioni gi dette non possibile determinare le famiglie alle quali 
questi Insetti dovrebbero essere ascritti. 



Elcana genilzi Heer. 



Un Elcaoide liassico con espansioni fogliformi alle tibie 
posteriori, ricostruito (da Handlirech). 



Neurotteri. I veri Neurotteri compaiono per la prima volta nel Lias supe- 
riore e se ne hanno 13 specie con una nervulazione delle ali molto primitiva e 
che si pu far procedere da quella dei Paleodittiotteri. Per ora non si conoscono 
che ali, che per somigliano molto a quelle degli attuali Emerobiidi. L'Handlirsch 



L'ANTICHIT DUOLI INSKTTI 



1 



intanto li raocoglie tutti uella famiglia Proemerobiidi progenitrice degli Emero- 
biidi odierni. Si pu credere che si trattasse di forme anfibiotiche viventi, allo 
stato di larva, nell'acqua. 

I Megalotteri, di cui si visto qualche traccia nel Trias ed i Plecotteri, che 
compaiono gi nel Permiano, mancano nel Lias; probabilmente erano dunque 
molto rari. 

Egualmente nel Lias compaiono i Panorpati ed i Friganoidei, molto pi simili 
fra loro che non lo sieno attualmente, il che depone in favore dell'ipotesi di una 
origine comune. 

Le 15 specie di Panorpati fossili finora note non possono rientrare in alcuna 
delle famiglie odierne e ne costituiscono una distinta (Ortoflebiidi dell'Handlirsch) 
probabilmente progenitrice di tutte le 
attuali. Dei Friganoidi si conoscono L3 
specie ed essi pure si raggruppano in una 
sola famiglia i Neorotauliidi) capostipite 
di tutte le odierne. 




Fig. 171. Un Protoemerobide, Prkemerobins 
prodromus Handl., ricostruito (da Handliiscb). 



Ditteri. In questo periodo si pre- 
sentano i primi Ditteri e sono tutti Orto- 
rafi Xematoceri. Si conoscono 13 specie, 
da riunirsi in 4 famiglie, di cui tre senza 
rappresentanti al d d'oggi ed una, quella 
dei Bibionidi,<sie esiste anche attualmente. 

Si trovata infatti un'ala nel Lias 
di Mecklenburg, che molto simile a 

quelle degli Insetti del gen. Plecia, del quale si trovano avanzi numerosi gi nel 
periodo terziario. 

Cos altri Ditteri si rinvengono pei quali d'uopo istituire famiglie distinte 
dalle attuali, ma delle quali ultime si possono considerare come i precursori. 

Cos ad es. si trovata un'ala che ricorda quella dei Lobogaster, che appar- 
tengono alla fam. Rifidi, ma per caratteri pi primitivi l'insetto che aveva tale 
ala si deve ascrivere a famiglia distinta dei Protoritidi: cos per specie affini ai 
Pticopteridi si fa la famiglia Fopticopteridi. 

Si sono anche trovati Ditteri, simili ai Tipulidi del giorno d'oggi per la ner- 
vatura delle ali, ma con addome largo, anzich bacilliforme come nelle specie 
attuali. Se ne fatta la famiglia degli Architipulidi. 

Xon ancora sono presenti gli Imenotteri ed i Lepidotteri. Gli avanzi che si 
ascrissero a questi Insetti si visto di poi che invece non vi hanno che vedere. 



Giurassico. 

In Inghilterra in pi depositi, che si richiamano alle diverse epoche del pe- 
riodo Giurese o Giurassico che dire si voglia, nonch in Spagna e Siberia (Oolite 
superiore) come pure, meglio e pi che altrove nei celeberrimi calcari di Solnhofen, 
in Baviera, dove i fossili in genere ed anche taluni insetti sono meravigliosamente 
conservati, in tutti questi depositi trovansi numerosi gli avanzi di Insetti, cos 
che questi sembrano dover essere stati molto pi abbondanti che non nel prece- 
dente periodo. 



A. Bbrlksk. Oli Insetti II 22. 



170 



CAPITOLO SECONDO 



Ortotteri. Continuano gli Elcanidi ed i Locustopsidi e Grillidi. Compaiono 
per anche i primi Locustidi veri. Gli Elcanidi mostrano, nelle zampe posteriori 
saltatone, certe espansioni foliiformi, quali si trovano anche oggid in Locustidi 
che frequentano le acque ed il fango molle. Si pu quindi supporre per questi Elca- 
nidi una maniera di vita analoga. 
Appariscono i primi Fasmidi, 
che sembra dovessero vivere cor- 
rendo sull'acqua, come attual- 
mente fanno i Prisopus della 
stessa famiglia ed i Gerris fra 
gli Eterotteri. 

Ci s'argomenta dallo studio 
della singolare Ghr esmoda obscura 
descritta dal Gennai (Schisti di 
Solenhofen) e introdotta succes- 
sivamente in pi ordini, ma alla 
fine rimasta nei Fasmidi, i quali 
dunque sembrano essere discesi 
dagli Elcanidi (flg. 1T2). 

Dei Blattoidi si contano in 
questo periodo 54 specie, da ascri- 
versi ai Poroblattinidi, Mesoblat- 
tinidi e Diecoblattinidi, che esi- 
stevano gi nel Paleozoico. 

Non abbondanti si mostrano 
i Perlari, di cui si hanno solo 
due giovani, trovati nel Dogger di Siberia. Questi mostrano evidenti le branchie 
esterne. 




Pig. 172. Chresmoda obscnra Gerii), (dal Handlirscb). 




-' > J-" " 



Odonati. Di questi Insetti aumenta il numero. (Ili Anisozigotteri sono in 
diminuzione e non se ne conoscono pi che 9 specie, da distribuirsi in almeno 
3 famiglie. Aumentano invece gli Anisotteri e se ne hanno pi specie, da intro- 
dursi in due famiglie, cio Gonfidi (ancora 
esistente) e l'altra degli Eschnididi (Han- 
dlirsch) estintasi. A questa famiglia appar- 
tiene la Cymatophlebia longilat (fig. 173) 
del Germar, gi introdotta nei generi Li- 
bellula Aeschna, Afiax, Peialia, Gynacantha. 
In questo ultimo genere le femmine pos- 
sedevano un lungo ovopositore. 

Si trovano i primi Zigotteri e se ne 
conoscono 9 specie, che ricordano i Ca- 
lopterigidi e gli Agrionidi attuali e rap- 
presentano veri e proprii Epallagidi. 

Fig. 173. Cymatophlebia (otgialata Miiust. Giura 
n . . . t i r> i i t\- di Baviera (d;i Zitte] ). 

Plecotten. Le 16 specie del Giura ' 

sono rappresentate da avanzi cos in cat- 
tivo stato da non potersi esattamente classificare. Alcune forme sembrano doversi 
avvicinare ai Protefemeridi del Paleozoico, perch hanno le ali anteriori e le 
posteriori di eguale sviluppo; ma altre hanno maggiori le ali del 1. paio, come 
nelle forme attuali. 



I. ANTICHIT DEGLI INSETTI 



171 



Rincoti. Si conosconono 6 Gimnocerati (fig. 176) e 7 Criptocerati, molto 
simili alle forme attuali. Questi ultimi spettano alle famiglie dei Xepidi, Belosto- 
midi (fig-. 175), Xaueoridi, Notonectdi e Corixid, che sono tutte viventi. 

Veramente i Kepidi ili questo periodo dovrebbero considerarsi come forme 
di passaggio verso i Belosto- 



midi ed i Xaueoridi, perch 
non presentano i tubi respira- 
tori all'estremo addome, che 
sono caratteristici delle forme 
attualmente viventi. 

Gli Omotteri sono bene 
rappresentati. Si trova perfino 
il primo Afide, sebbene di or- 
ganizzazione abbastanza pri- 
mitiva: si trovato nel Pur- 
beck inglese. 

(Wi altri appartengono in 
gran parte ai Fulgoridi, fa- 
miglia tuttavia esistente. 

(Ili Insetti a metamorfosi 
completa sono molto abbon- 
dantemente rappresentati ed 
nel periodo Giurassico appunto 
che appaiono i primi Imenotteri 
ed primi Lepidotteri, mentre si 
arricchiscono gli altri Ordini. 




Fig. 174. Tarsophlebia eximia Hagen, del calcare di SolnhofeD, 
cou caratteri degli Anisopteri e degli Zigotteri. Ricostrutta (da 
Haudlirscb). 



Neurotteri. Se ne conoscono oltre 20 specie, delle quali 9 spettano ai Proe- 
merobiidi die gi esistevano nel Lias; gli altri possono rientrare in tre famiglie 
ora scomparse. 

La Kalligramma haeckelii Walther (fig. 177) era una forma gigantesca, perch 
le sue ali anteriori misuravano ben 
122 millimetri e quelle posteriori 
100 mill. di lunghezza; il corpo era 
lungo 7 cent. Tale insetto fu trovato 
negli schisti litografici di Solnhofen 
ed fra i meglio conservati. 

I Panorpati sono io. regresso; 
essi sono raj presentati da due soli 
( >rtoflebini. 

Dei Friganidi, sebbene si rin- 
vengano nuove forme, pure essi sono 
ancora poco abbondanti. 





Pie. Ii5. 



Mesobelosio mum dc- 
perdilum Gemi., del calcare di 
Bavi.-r'. ricostratto (da Hau- 
dlirsch). 



Fig. 176. Arehegoei- 
mex f/t'inilzi Handl. 
(da Handlirsch). 



Lepidotteri. Ma ecco apparire 
l'aurora dei Lepidotteri, in questo periodo Giurese e se ne hanno 12 specie, da 
ascriversi alla famiglia Paleontinidi, che rappresentata solo nel Giura. 

Queste sono le prime origini accertate del bello e ricchissimo ordine delle 
Fattali.', sebbene si debba supporre che i veri progenitori del gruppo sieno anche 
anteriori, dappoich le forme del Giurassico sono orinai notevolmente specializzate. 

Circa la posizione sistematica degli Insetti, i cui avanzi sono ascritti ai 



172 



CAPITOLO SKCONDO 



Lepidotteri non stata piccola discussione, perch alcuni autori non ammettevano 
che potessero essere vissuti Lepidotteri, cio forme che si nutrono del nettare 
dei fiori, in un tempo in cui non esistevano piante fiorifere, essendo la flora tut- 
tavia composta solo di Crittogame e (limnosperme, mentre le prime scarsissime 
Monocotiledoni si trovano solo sul finire del piano Kimmeridgiano (in Portogallo). 




Fig. 177. Kalligramma haeckei Walter, circa met della grandezza naturale. 
Ricostrutto (da Hundlirseh). 



Ora per, messo da parte questo preconcetto e considerato d'altra parte che anche 
attualmente molte specie di Lepidotteri si trovano, che non si nutrono di nettare 
(ad es.: le specie australiane dei generi Pelora, Apoda, Doratiophora, ed anche 
negli Ophideres di Australia e di Africa la tromba sempre rigida e distesa serve 

a forare le frutta, come banani, aranci, per 
ritrarne il succo) si ritiene si tratti real- 
mente di Lepidotteri non troppo diversi 
dagli attuali, sebbene con abitudini d'altra 
maniera di quelle pi comuni alle odierne 
Farfalle. 







t%m 




Nel 1864 il Westvood illustr alcuni frammenti 
di ala trovati nel Purbeck inglese e li ascrisse a Le- 
pidotteri. Cos pure nel 1873 il Butler descrisse 
un'ala di Farfalla del Dogger di Stonesfield in 
Inghilterra ed intitol la specie Paleo ntina oolitica. 
Del Dogger della Siberia orientale sono due forme 
illustrate dall'Oppenheim nel 1885 (tig. 178). 



Fig. 178. Ali di un Lepidottero : Paleo- 
cosshs jurassicus Oppen. (da Oppenheim). 



La nervatura delle ali somiglia molto 
alla distribuzione delle trachee nelle ali di 
ninfe di Lepidotteri odierni. 
Le ali anteriori erano grandi assai pi delle posteriori ed a contorno trian- 
golare e nei resti fossili si vedono ancora le traccie delle squame da cui erano 
ricoperte. Il corpo era breve e tozzo. 



l A\ in III l \ DKGLI INSETTI 



173 



Ditteri. Gli Ortorafi Neniatoceri si sono veduti apparire nel precedente pe- 
riodo; proseguono nel (lima colla famiglia dei Bibionidi e come nuove compaiono 
le famiglie dei Mieetofilidi, Psioodidi, e Tipulidi; 
ina in questo periodo cominciano a trovarsi 
ancora i Brachiceri, rappresentati da una sola 
t'orma, clic appartiene alla famiglia tuttavia 
vivente dei Neme&trinidi. 



Coleotteri. Se ne conoscono 140 specie di 
diffcile aggruppamento in famiglie, sebbene 
sembri di potervi riconoscere dei Carabiiii. 
degli Idrofilidi, Elateridi, Buprestidi e forse 
Crisomelidi, Ditiscidi ed altri; con maggior 
dubbio poi Curculionidi e Lamellicornidi. 



Imenotteri. In questo terreno Giurassico 
cominciano a presentarsi gli Imenotteri. 

Il Deiclimiiller, nel 1SS6, dimostr che 
certi resti di Insetti trovati negli schisti di 

Solnhofen e dallo Schrter (1784), dallo Schlotheim (1S20), e dal Weyenberg 
(1869) considerati per farfalle; dall'Hagen (1862) "per Belostomidi e dall'Oppenheim 




Fig. 179. Un Lepidottero Eocicada la- 
meerei Hanill., del calcare di Solnhofen, 
ricostrutto (da Handlirsch). 



(1885) per forme affini ai 
Siricidi, sono veramente da 
ascriversi a quest' ultimo 
gruppo, sebbene per la ner- 
vatura delle ali ne sieno un 
poco discosti e meno evoluti. 
La configurazione generale 
del corpo e l'armatura del- 
l'estremo addome ricordano 
bene i Siricidi, ma non con- 
vengono completamente, di 
guisa che bene farne una 
famiglia a s, che quella 




Fig. 180. Pseutisirex sp., 
ricostrutto (da Handlirsch). 



appunto d e i Protosiricidi. 
Se ne conoscono 15 specie. 
Pare che si abbiano di 
questo periodo anche dei 
Pimplidi, adunque forme pa- 
rassite e per tale si ritiene 
una specie ritrovata in Spa- 
gna (Sierra di Montsech in 
Catalogna) col capo gros- 
setto, verticale; antenne 
lunghe e filiformi; coscie 
grosse, z a ni p e lunghette ; 
addome sessile con un ovo- 



positore lungo quasi il doppio del corpo. Le ali giungono quasi all'estremo addome. 
Si pu ritenere che tale forma segni il passaggio fra i Siricidi e gli Icneu- 

monidi. Per l'Handlirsch questo Insetto 
tipo di famiglia a s degli Efialtitidi. 
La presenza in questo periodo di un 
cos alto Imenottero tenderebbe a far 
supporre che l'ordine fosse rappresentato 
assai prima, ad es. nel Giura inferiore 
se non nel Lias (fig. 181). 




Fig. 181. 



Cretaceo. 

Con questo periodo si compie l'epoca 
Mesozoica e come al suo inizio (Trias) si 
dovuto lamentare una grande scarsit 
di Insetti fossili, tale da indurre una vera lacuna nelle cognizioni paleoentomolo- 
giche, cos altrettanto pu deplorarsi per questo ultimo periodo della medesima epoca. 



K/)hi(tliles jurassicus Memi, 
(ila Meunier). 



174 Capitolo secondo 



Tranne che pel grappo ilei Coleotteri, del quale si noverano 24 specie, che 
per non si possono ascrivere a famiglie, tutto il rimanente materiale si riduce 
a ben poca cosa. 

Un solo esemplare di Blattoide trovato nell'America settentrionale; un Odo- 
nato (Aeschnidiide) nell'Australia: un'ala di Omottero, da riferirsi alla famiglia 
Cicadidi nel Belgio e oltre a ci solo astucci di Friganidi, formazioni da rite- 
nersi per galle di Imenotteri (un esemplare in Boemia); foglie erose sui lati come 
fanno le larve di Tentredinidi o le Megachile ; foglie con gallerie di larve mina- 
trici e foglie di Eucalyptux con produzioni ritenute galle di Coccidi e poco pi. 
Come si vede un assai scarso materiale. 

Col Cretaceo finisce Pra Mesozoica. 

In questa principiano ad apparire i primi Insetti olometaboli, cio i Coleotteri, 
di cui si trovano avanzi nel Trias e nei periodi successivi di questa ra meso- 
zoica si presentano tutte le altre forme a metamorfosi completa, cio Jfeurotteri. 
Pahorpati, Friganoidi, Ditteri, Imenotteri e Lepidotteri: in generale per diversi 
dai presenti, cos da non poter essere tutti inclusi nelle odierne famiglie, ma 
molte di queste pro hanno la loro origine precisamente in questa epoca. 

11 quadro generale della fauna entomologica del giorno d'oggi adunque 
tracciato nelle sue grandi linee fino dall'epoca mesozoica, sebbene sia credibile che 
la quasi totale mancanza di Angiosperme e quindi di fiori, dovesse indurre serie 
differenze morfologiche e biologiche negli Insetti di allora, in confronto degli attuali. 

L'Australia per, la cui flora e fauna conservano alcune caratteristiche me- 
sozoiche, possiede tuttavia Insetti, come alcuni Lepidotteri e Xeurotteri (Lima- 
codidi e Psicodidi), che hanno molta somiglianza colle forme Giuresi (Farfalle e 
Proemerobiidi). poi degna di menzione la Palaeopklabia sn/jerstes del Giappone, 
che si avverti gi essere un vero avanzo di quella remotissima epoca. 

Colpisce ancora il fatto della grandissima diminuzione della statura negli 
Insetti, a passare dall'era paleozoica alla mesozoica, nella quale ultima essi sem- 
brano avere dimensioni medie anche minori che non sieno nelle specie attuali. 

I Paleontologi mettono tale riduzione in rapporto con una diminuzione della 
temperatura ambiente, la quale ipotesi semina ancora appoggiata dalla assenza 
di formazioni coralline Massiche nel nostro emisfero. La temperatura sarebbe poi 
aumentata nel periodo Giurassico ed in questo ricompaiono le formazioni corallino 
e la statura degli Insetti aumenta notevolmente. 



ra Cenozoica. 

Il materiale fossile spettante a questa ra molto abbondante, poich si an- 
noverano 6000 specie di Insetti conosciute e si sono ottenuti da localit diver- 
sissime. 

La caratteristica della fauna entomologica terziaria si di assomigliare gran- 
demente alla attuale. 

Per verit nessuna delle specie terziarie e oggi sopravvissuta, ma tutte le 
famiglie di quell'epoca sono oggid rappresentate, sebbene, per deficienza di ma- 
teriale, non si possa dire l'inverso. 

Si vede per che diversa e da quel tempo ad oggi la ricchezza di specie 
nei singoli ordini; inquautoch alcuni tra i pi abbondanti di specie oggi, ne 
contavano poche nell'era terziaria, come si pu dire, ad es. dei Lepidotteri e 



L'ANTICHIT DEGLI INSETTI 175 



forse ciano anche scarsi i Lamellioorni, i Ditteri Ciclorati. tutti gruppi oggid 
straordinariamente ricchi di specie. 

da notarsi ancora la granile somiglianza della tanna entomologica di Europa 
con quella dell'America settentrionale, durante l'Epoca terziaria. 

Una notevolissima parte di tutto il materiale palcoentomologico dell'era 
cenozoioa offerto dagli Insetti contenuti nell'ambra. 

Si sa fir questa sostanza e il prodotto resinoso fossilizzato delle piante del- 
l'epoca e mentre si trovava tuttavia allo stato molle si sono, in questa massa 
vischiosa, impigliati Insetti ed altri Artropodi numerosissimi e cos ne pervenuta 
a noi una eccellente collezione, con esemplari perfettissimamente conservati, non 
diversamente dal come si mantengono nelle nostre raccolte i piccoli Artropodi 
che includiamo in Balsamo del Canada. 

Questi animali inclusi nell'ambra si studiano per trasparenza ed il pi delle 
volte mostrano assai bene tutti i loro particolari anche pi minuti. 

E cos che si sono potute riconoscere e descrivere minute forme di Acari, 
di Ti san uri e Gollemboli e perfino di uno Strepsittero nonch di una quantit di 
piccolissime forme degli ordini gi veduti, che altrimenti sarebbe stato molto dif- 
ficile studiare bene, se non riconoscere, nei fossili pietrificati. 

Anche in Italia si sono trovate moltissime specie di Insetti appartenenti a 
questa ra. particolarmente nel Vicentino (Monte Bolca, Novale dell'Eocene 
medio; Ohiavon e Salcedo dell'Oligocene) in Sicilia (Melilli e diverse localit 
dove irovasi l'ambra, spettanti al Miocene medio) ; nelle vicinanze di Roma (Va- 
ticano e Parcareccia del Plioceni) : varie localit della provincia di Pisa e di 
Livorno, da riferirsi al Miocene superiore, con quelle delle Marche (Sinigalia, 
Ancona), della Lombardia (Montescano) e del Piemonte (Guarene, e di Sicilia 
(G-irgenti), che spettano tutte alla formazione gessozoltfera. 

Adunque non e pi in questa epoca granile scarsezza di Insetti fossili in 
Italia, mentre per le epoche precedenti essi non sono rappresentati che dai pochi 
del Permiano di Monte Pisano, come si avvertito. 

Oltre all'Italia si hanno abbondantissimi Insetti fossili dell'era cenozoica 
trovati in Erancia (Aix in Provenza); in Germania (Oeningen in Baviera, nel- 
l'Ambra, ecc.) e sono questi depositi interessantissimi sotto molti aspetti; in 
Svizzera. Inghilterra (Dorset ed altrove), in Croazia (Radoboj); in Groenlandia; 
in Siberia; nell'India centrale (Nagpur); in America (Elorissant nel Colorado, 
Columbia inglese, Alaska) ed in Australia (Nuova Galles del Sud, Nuova Inghil- 
terra, ecc. . 

L'assisa inferiore (Miocene superiore) di Oeningen in Baviera, detto anche Strato ari Insetti 
composto ili circa 250 straterelli, nei quali si riconoscono per/ino le successive stagioni. Intatti 
nella Melassa si incontrano foglietti che contengono liori di Canfora e cos indicano la prima- 
vera; poi frutti di Olmo e di Pioppo, testimoni della estate e quindi frutti di Canfora e ili 
Diospyros die indicano l'avvicinarsi dell'autunno. 

L'Oligocene ed il Miocene sono gli strati che pi abbondano di avanzi di 
Insetti. 

Le Ambre del Baltico appartengono all'Oligocene inferiore e quelle di Sicilia 
al Miocene medio. 

Ortotteri. Aumentano i gruppi e le specie in questi ed appaiono i rappre- 
sentanti di nuove famiglie. Infatti oltre agli antichissimi Blattidi ed ai meno 
vecchi Mantidi, Fasmidi, Locustidi. Grillidi, ecc. antecedenti, che nella era 
cenozoica si accrescono di specie, si aggiungono gii Acrididi, i Tridattilidi ed i 
Orillotalpini nell'Oligocene e finalmente i Labiduri nell'Eocene. 



176 



CAPITOLO SECONDO 



Psocidi e Termitidi compaiono nell'Oligocene. 

Tisanotteri. Cos pure in questo ultimo periodo appariscono ambedue i 
sottordini (Terebranti e Tubuliferi) dei Tisanotteri o Fisapodi che dire si vogliano. 



Perlari. 

tualmente. 



Questi erano molto abbondanti, anche pi che non lo sieno at- 



Plecotteri. Invece i Plecotteri si trovano in manifesta decadenza, poicb 
sono rappresentati da sole 17 specie. 



Odonati. L'ultimo rappresentante degli Anisozigotteri fossili si trovato 

nell'Oligocene medio di Ba- 
viera ed invece crescono i 
gruppi pi differenziati, cio 
gli Zigotteri contano 29 spe- 
cie; gli Anisotteri 56 (dei 
quali 9 sono Gomfidi, 10 E- 
schuidi, 37 Libellulidi). I 
Plecotteri scemano perch 
nel Terziario sono rappre- 
sentati da solo 17 specie. 

Embioidi. Anche que- 
sto gruppo gi presente 
nell'Oligocene. Infatti, nel- 
l'Ambra del Baltico si 
trovato conservato un rap- 
presentante del gruppo, cio 
la Oligotoma antiqua Pictet. 
da ritenersi che gli Em- 
bioidi sieno di data pi 
antica, ma allora, come sempre, essi sieno stati rappresentati da poche forine. 




Pig, 182. Un Emittero eterottero del Miocene di Westf'alia 
(ingrandito circa due volte). 



Rincoti. Si conoscono 700 specie di questo ordine, delle quali 400 sono 
Eterotteri. La proporzione adunque rispetto agli Omotteri di poco inferiore di 
quella odierna. 

Nel Giura Oriptoceratidi e Gimnoceratidi erano presso a poco egualmente 
numerosi; nel Terziario per i primi sono circa 10 volte pi numerosi dei se- 
condi, in questo periodo tutte le famiglie (meno le povere di specie) sono rap- 
presentate. 

Nel periodo cenozoico i pi numerosi fra gli Omotteri sono i Cercopidi, che 
raggiunsero l'apogeo nel Miocene. Abbondano assai anche gli Afidi ed i Ooccidi 
e ci si spiega pensando che questi insetti vivono in colonie di moltissimi 
individui. 

Apterigoti. Alcuni Tisanuri e Oollemboli si sono trovati nell'Ambra del 
Baltico e quivi appaiono per la prima volta. Dei primi si conoscono 15 specie 
di Machilis ; 9 di Lepisma e generi afflili. Di Collemboli 7 specie di Arthropleona. 
che non si possono bene determinare e 3 di Symphipleona non troppo discoste 
dal gen. Sminthurus attuale. 



L'ANTICHIT DEGLI INSETTI 



177 





Neurotteri. Sempre scarsi sono i Megalotteri, che cos si vedono inai aver 
assunto notevole incremento. Nell'Oligocene compaiono per la prima volta i Ra- 
fidioidei. cbe nel periodio terziario furono numerosissimi molto pi d'ora. I Neurot- 
teri veri sono nella misura in cui tuttavia si conservano, 
sebbene pi abbondanti fossero nel Mesozoico. Anche i 
Pauorpati scemano, mentre i Friganoidi sono tuttavia nume- 
rosi ed il loro numero comincia a scemare solo pi tardi. 

Nell'oligocene di Alvernia gli astucci larvali di questi 
Insetti sono cos abbondanti da formare strati dello spessore 
di 2 a 3 metri del cos detto calcare a indusi (ftg. 183). 

Lepidotteri. 
Sono tut- 
tavia scarsi 
e se ne tro- 
vano pochi 
tanto nel- 
1 ' Ambra 
quanto nei 

terreni sedimentari, nei quali, tra 
molti altri Insetti, rare si incon- 
trano le Farfalle. Si deve dunque 
ammettere che solo in epoca pi 
recente questi insetti hanno au- 
mentato grandemente di numero. 
Intanto le famiglie dell'epoca terziaria, corrispondenti alle attuali, sono le seguenti: 
Papilionidi, Pieridi, Licenidi, Ninfalidi, Esperidi, Sfingidi, Tineidi, Tortricidi, 
Psicidi, Piralidi, Arctiidi, Geometridi, e forse anche Sesiidi, Zigenidi, Litosidi. In 
tutto per si conoscono una ottantina di specie 
appena. 



Pig. 183. Astucci di 
Friganoidi del Calcare 
a incitisi di Alvernia 
(da Lyell). 



Fig. 184. Vanessa pluto Heer del 
di Croazia (da Heer). 



Miocene inferiore 



Coleotteri. Quasi 2000 specie di Coleot- 
teri si conoscono appartenenti al Terziario, 
che come dire 1 / 80 circa delle specie cono- 
sciute viventi attualmente. Quasi tutte le fa- 
miglie odierne, ricche di specie, sono rappre- 
sentate in quell'epoca, eccettuatane quella dei 
Brentidi, che oggi conta 900 specie, circa e non 
si trova nel periodo Terziario. Pu essere che 
allora questa famiglia non esistesse. Pochi 
rappresentanti anche dei Tenebnonidi e dei 
Lamellicorni si hanno di quel periodo, mentre 
le famiglie che contano maggior numero di 
forme fossili di quell' epoca, finora trovate, 
sono quelle dei Carabidi, Cicindelidi, Stafili- 
nidi, Pseafidi, Buprestidi, Anobiidi, Idrofilidi, 
Ooccinellidi, Crisomelidi e Cureulionidi. 




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Fig. 185. Doritiles bosniaski Rebel 

(da Kebel). 

Farfalla miocenica di Gabbro. 



Strepsitteri. Si gi avvertito che una specie di questo gruppo (Mengea 
tertiaria Menge) stata trovata nell'Ambra del Baltico. 



Imenotteri. Si pu ritenere che gi nel Cretaceo esistessero condizioni fa- 

A. Bkrlesb, Oli Insetti, II. 23. 



178 



CAPITOLO SECONDO 



vorevoli all'incremento degli Imenotteri perch questi sono molto abbondanti fino 
dal Terziario inferiore. Anche per questo ordine tutte le attuali famiglie ricche 
di specie sono rappresentate nel Cenozoico; non si trovano quelle pi scarse di 
specie come i Pelecinidi, Trigonalidi, Agriotipidi, ma non pu dirsi che non esi- 
stessero. Anche dei Tinnidi, che ora contano circa 400 specie, non si hanno rap- 
presentanti terziari, ma queste forme, anche oggid, appartengono esclusivamente 

alla fauna Australiana, della Malesia e dell'America 

meridionale, di guisa che se sin d'allora essi erano 

limitati all'Emisfero australe non se ne pu trovar 

campioni nel nostro. 

Abbondantissimi sono i Formicidi, ci che 

lascia supporre la vita gregaria di questi insetti 

fino da quel tempo. 

Nell'Oligocene e nel Miocene sono molto comuni 

gii Imenotteri parassiti, gi benissimo differenziati 

ai diversi loro adattamenti. 



9. 




Fig. 186. Coleotteri dell'Oligo- 
cene di Provenza. 

a, Uipporhinus heeri; b, Triphillus 
heeri; e, Hyl<8inus facilis (ila Zitiel). 



Ditteri. Del Terziario si conoscono quasi 1500 
specie fossili di questo ordine. Anche per questo 
ordine vale l'osservazione gi fatta per tutti i pre- 
cedenti della rappresentanza cio, nel detto periodo, di tutte le odierne famiglie 
alquanto numerose di specie. Mancano per i Pupipari. 

Dopo i primi Ortorafi Nematoceri del Lias ed i Brachiceri del Giura, nel 
Terziario, oltre ai Nemaioceri alquanto pi numerosi dei Brachiceri, cominciano 
ad apparire i Ciclorafi che, rispetto agii altri, giungono ad una percentuale di 
quasi met dell'odierna. 



In conclusione il grande mutamento della 
fauna entomologica cenozoica in confronto di 
quella mesozoica pu essere attribuito alla 
rapida diffusione delle piante Angiosperme dal 
Cretaceo in poi, cio al grande cambiamento 
che subisce la flora del Globo. 

I rapporti degli Insetti colle piante sono 
cos stretti che qualsiasi variazione nel regno 
vegetale deve avere una adeguata ripercussione 
in quello degli Esapodi. 

Gli Acrididi, che appaiono appunto nel 
Terziario sono eminentemente fitofjigi e non si 
nutrono abitualmente di Conifere: i Fasmoidei 




Fig. 187. ilelyponorychtes Buccini Tosi. 
Apideo dell'umbra di Sicilia (da Tosi). 



sono in generale adattati al mimetismo colle 
Angiosperme, sebbene la forma bacillare comune 
a molti risulti fino dal Giurassico. 

I Lepidotteri adulti sono, per la massima parte, torisugi e cominciano ad 
apparire tali fino dall'inizio del periodo Terziario, ed aumenta il loro numero 
perch le larve sono per la massima parti divoratrici di foglie di Angiosperme. 
Cos su queste piante vivono quasi tutti i Tisanotteri ed eccone infatti i rappre- 
sentanti nel periodo cenozoico. Fra i Ditteri Nematoccri compaiono numerosissimi 
i Cecidomidi galligeni, adattati alle Angiosperme e ci fino dal Lias, mentre nel 
periodo Terziario appariscono tutti quelli che allo stato adulto praticano i fiori 
delle medesime piante e quelli che nello stato di larva si nutrono dei tessuti 



l'antichit dkgi.i insktti 179 

delle Angiosperme. Cos ]>ure si presentano tutti quei Coleotteri che si nutrono 
delle dette piante e quegli Imenotteri che ne succhiano i fiori o che vi determi- 
nano galle, ecc. 

Se per gli insetti delle ere paleozoica e mesozoica sembra indifferente la 
maniera di flora, invece, per quelli cenozoici certo del massimo rilievo la flora 
stessa ed ha la massima influenza sulla fauna entomologica. 

Anche indirettamente, a mezzo cio degli animali superiori (Mammiferi, 
Uccelli) che si modificarono particolarmente nel periodo terziario, appunto in rap- 
porto alle mutate condizioni floristiche, gli insetti ne hanno risentito influenza 
con speciali adattamenti, quali sono quelli dei Parassiti, dei Coprofagi, ecc. 

Adunque nel terziario appaiono i pi alti tipi di Insetti, altamente differen- 
ziati, nonch i Sociali, che sono la pi elevata espressione del gruppo, cio ap- 
punto gli Apidei, i Formicidei ed i Termitidei e tutto il complesso delle famiglie 
di Insetti concorda con quello dell'epoca attuale. 



ra Quaternaria. 

Questo l'ultimo periodo geologico, quello cio che raccorda il Terziario 
coll'attuale. 

Le caratteristiche del periodo quaternario rispetto alla fauna entomologica 
del globo possono essere brevemente espresse affermando la somiglianza della 
tanna d'allora colla attuale, mentre esse non diversificano gi per famiglie, il 
quale caso rarissimo, ma solo per generi e per specie di Insetti. 

Le Argille, le Marne, gli Schisti quaternari di molte regioni dell'Europa e 
dell'America contengono resti di Insetti. In Italia se ne trovano uelle Marne e 
nei Tufi calcarei di molte localit di Lombardia (Lagozza, Moria, Leffe, Grone, 
Pianico) e del Piemonte (Re). 

Oltre a ci si ha nel Quaternario ancora una formazione analoga all'Ambra, 
cio il Copale, che esso pure una antica resina colata dalle piante, con entravi 
numerosi avanzi di Artropodi impigliativi e conservati perfettamente. 

Per verit il Copale molto recente. Esso conta solo poche migliaia di anni, 
anzi, secondo l'Hagerdou, non oltre due o tremila anni. 

Tale sostanza si trova in varie parti dell'Africa (Benguela, Guinea, Zanzibar, 
Madagascar) ed ancora in America (Brasile). 

Se ne fa ora attiva ricerca a scopo industriale, per cui gli Insetti che vi sono 
contenuti vanno miseramente dispersi, ma il Meunier e l'Hagedorn hanno potuto 
studiare parecchie centinaia di detti fossili. 

Gli Insetti dei sedimenti quaternari non sono molto abbondanti: ci pu 
essere spiegato sia con una diminuzione reale del loro numero in confronto dei 
periodi antecedenti, sia colla influenza del clima ambiente di quell'epoca. 

Certo i sedimenti quaternari, composti di ghiaie e sabbie grossolane, male 
si prestano a conservare avanzi fossili in genere e molto meno di Insetti. Non si_ 
pu d'altronde dimenticare il complesso delle epoche glaciali seguite durante il 
Quaternario, che, secondo i geologi, furono da quattro a cinque ed in conseguenza 
gran parte dell'Europa e dell'America settentrionale rimasero coperte di ghiaccio. 

Questo stato di cose deve aver certo impoverito la fauna entomologica in 
dette regioni e ricacciati gli Insetti pi verso i tropici. 

Come altra conseguenza probabile di tali gravi variazioni nel clima di buona 
parte del Globo, si ha non solo un principio di olometabolia, anche in gruppi 



180 CAPITOLO SKCONDO 



primitivamente eterometaboli, ad es.: Tisanotteri, Coccidei, Afididei, Aleurodidi, 
Psillidi, ma ancora, probabilmente la prima causa della divergenza delle dne 
faune Europea e Nord-Americana, le quali, conformi nel periodo Cenozoico, non 
lo sono pi nel Quaternario, allorch gli Insetti, dopo sospinti verso l'Equatore 
durante le epoche glaciali, sono ritornati ad invadere i continenti, appena torn 
il clima temperato che perdura tuttora. 



Conclusione. 

Gli Insetti sono apparsi sicuramente sul Globo, come forme a s perfetta- 
mente definite e distinte dagli altri Artropodi che li hanno preceduti, durante il 
periodo carbonifero. 

Queste prime forme presentavano due grandi caratteristiche, l'una un insieme, 
morfologico con caratteri primitivi e di specie prevalentemente predatrici ; l'altra 
della enorme statura; in rapporto probabilmente colla elevata e pressoch costante 
temperatura del clima di quell'epoca. 

La prima grande causa di importanti variazioni nel gruppo degli Insetti 
dovuta alla modificazione del clima dopo il periodo Carbonifero, cio al forte ab- 
bassamento di temperatura, forse una vera e propria epoca glaciale, verificatasi 
durante il periodo Permiano. 

La fauna paleoentomologica, profondamente diversa ormai dalla prima apparsa 
sul Globo, si evolve dando origine a molti principali gruppi, del tutto ancestrali, 
da cui. per gradi molti, si potr giungere a parecchie delle famiglie attuali. 

La seconda grande causa di nuove e notevolissime variazioni fra gli Insetti 
dell'epoca mesozoica si la modificazione della flora colla apparsa delle Angio- 
sperme, avvenuta durante l'Era mesozoica e la loro larghissima diffusione nel- 
l'era Cenozoica. Con ci gli Insetti, pei loro ordini e per le loro famiglie, si avvi- 
cinano molto alla fauna attuale. 

Finalmente la terza causa di perturbazione nelll'uniforme progresso e diffu- 
sione delle forme entomatiche sulla Terra data dall'epoca glaciale quaternaria, 
la quale ha dovuto avere certamente effetti importanti, non solo per variazioni 
morfologiche, ma per la distribuzione geografica ecc. 

Dall'epoca mesozoica e pi ancora dalla cenozoica la maggior parte degli 
Insetti, oltre a differenziazioni grandissime, presentano il carattere di forme la 
cui esistenza strettamente collegata a quella delle Piante in generale e delle 
Angiosperme in particolare. 



Prospetto dei principali gruppi di Insetti dalla loro apparsa sulla Terra 

fino all'epoca attuale. 



ra paleozoica 



ra mesozoica 



ra ce- 'ra qua- 
nozoica ternaria 



o c 

D = 

w a 



5 o O 
.2 S 



53" 

04 



Paleodittiotteri . 

Protoblattoidi 

Blattoidi 

Mantoidi 

Protortotteri 

Ortotteii saltatori 

Fasmoidi 

Acrdidi. Giillotalpidi 
Labidurdi 

Isotteri (Termiti) 

Corrodenti (Psoeidi) . 

Embioidi . 

Tisanotteri . 

Protodonati 

Odonati (Anisozig.) 

Odonati (Anisot.) 

Odonati (Archizig ) . 

Odonati (Zgotterl 

Frotoefenieridi . 

Plecotteri . 

Perla ri 

Protoemitteri 

Paleoemitteri 

Emittori 

Megasecotteri 

Neuxotteii (Megalotteii) 

Panorpati . 

Friganoidi . 

Nenrotteri (Proenierobiidi 

Neoxotteri 8. str. (Rafidi 
oidei) 

Ditteri (Ortorafi Nemato 
ceri) .... 

Ditteri (Ortorari , Brachi 
ceii) .... 

Ditteri (Ciclorati) 

Coleotteri 

Strepsitteri. 

Lepidotteri . 

Imenotteri (Efialti tidi 
Pseudusi rie itti) 

Imenotteri (altri gruppi) 

Tisannri 

Collemboli . 







182 CAPITOLO 8KC0ND0 



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CAPITOLO III. 

CLASSIFICAZIONE DEGLI INSETTI 




ON il caso di addentrarsi troppo nella sistematica 
degli Insetti ed ingolfarsi nel dedalo delle classifica- 
zioni, sia perch, data l'indole e lo scopo del presente 
libro, sarebbe fuor di luogo una larga parte fatta al 
sistema, sia perch questo , pi dei fatti, variabile e 
soggetto a discussione. 

Tuttavia, giacch pi innanzi avremo spesso, come 
del resto si avuto nel precedente volume, occasione 

/^-i__ j "--^es-< \f '! accennare ai vari gruppi, specialmente ai maggiori, 

^S^P fes^l^-^ ^ cos conviene conoscere almeno questi e come e dove 
stanno nel sistema ed a (piale titolo. 

Ma non andremo oltre le pi grandi sezioni ed appena accenneremo, colla 
sola citazione del nome, alle molte famiglie in cui ciascun ordine di Insetti si divide. 
Fra le troppo semplici classificazioni dei primi entomologi, i quali non am- 
mettevano, col Linneo (poich inutile partire di pi lontano), che pochi ordini 
di Insetti e quelle troppo frazionate, recentissime, che enumerano circa una tren- 
tina di tali maggiori suddivisioni, credo bene scelta una via di mezzo, per la 
quale agli ordini stessi lasciata (piasi interamente la primitiva dignit, sebbene 
essi sieno cresciuti di numero, in confronto dei pi vecchi sistemi. 

Tutta questa cos grande disparit di opinioni dipende da una diversa inter- 
pretazione del valore dei caratteri differenziali tra i gruppi e dal fatto che mentre 
certi ordini sono delimitati con assoluta precisione (ades. quello dei Lepidotteri, 
quello degli Imenotteri, ecc.) e non possibile trovarsi di fronte a forme essenzial- 
mente aberranti, altri invece hanno confini meno certi e si raccordano facilmente 
con tipi alquanto discosti. 

Ne risultano cos degli ordini, i quali sono poveri di specie e per di pi de- 
finiti per caratteri, intorno al valore dei quali lecito avere una opinione a modo 
proprio. 

Questi gruppetti noi annetteremo, in jualit di sottordini, ai gruppi mag- 
giori, quando ci possa essere fatto senza soverchio sforzo e senza offesa al cri- 
terio generale che informa il giudizio sul valore dei singoli caratteri. 

Cosi ad esempio, non irrazionale, il comprendere l'ordine degli Afanitteri fra i Ditteri, da 
poich pei caratteri del rostro e delle metamorfosi vi stanno bene e solo se ne distinguono per 
qualche altro particolare di minor conto; lo stesso dicasi dei Mallo fagi rispetto ai Pseudoneurot- 



190 CAPITOLO TERZO 



teri od agli Ortotteri, come pure lo stesso pu essere detto per tutti quei gruppetti nei quali si 
fraziona il piccolo ordine dei Pseudonenrotteri ed anche quello dei Neurotteri stessi, che per 
certi autori, tra l'uuo e l'altro fanno quasi una diecina di piccoli ordini, con non poco imgombro 
e che, con piccolo sforzo, si possono radunare in due ordini soltanto, con vantaggio almeno 
della semplicit. 

I caratteri invocati ad una naturale divisione degli Insetti in ordini, si ri- 
feriscono sopratatto agli organi boccali ed alle ali delle forme adulte; in terzo 
luogo alle metamorfosi. 

I caratteri che si desumono dalle ali non sono tuttavia sempre molto certi, 
sebbene per taluni ordini il numero e la fabrica degli organi di volo siano as- 
solutamente tipici, poich, ad es., i Ditteri sieno bene contrassegnati dalla pre- 
senza di non pi di un paio di ali ; i Coleotteri dal paio superiore fortemente 
cbitinizzato; i Lepidotteri dalle ali coperte di squame generalmente colorate, ecc. 
Pur tuttavia in ciascun ordine si trovano frequenti le forme attere e queste 
vaDno messe a loro posto in considerazione di altri caratteri, presi da altri or- 
gani o dalle metamorfosi ed inoltre col sussidio dei soli organi di volo, si sa- 
rebbe molto incerti del dove introdurre molte famiglie di Ortotteri, Neurotteri, 
Pseudonenrotteri, ecc. 

Cos pure, se non esistessero le suddette forme attere in ogni ordine, il ca- 
rattere negativo della mancanza di ali sarebbe eccellente per delimitare il pi 
basso ordine degli Insetti, cio gli Apterigoti da tutti gli altri. 

Anche il numero delle ali non carattere sicuro, non tanto perch, per riduzione, molto 
spesso rimane un solo paio di ali (molti Coleotteri che non volano non hanno pi le ali mem- 
branose; i Ripitteri hauuo sviluppate le sole ali del secondo paio, ecc.); ma perch talora il 
paio posteriore riunito a quello anteriore e la lamina alare veramente unica (Cloeon e forme 
affini), oppure, in ordine che non certo quello dei Ditteri e dove tutte le altre specie hanno 
quattro ali vi possono essere interi gruppi veramente con due sole ali, del tutto alla stessa guisa 
dei Ditteri. Cosi dei Coccidi (maschi). 

Quanto a ci che insegnano i varii stadi precedenti quello di adulto e la 
maniera di passaggio dell'uno nel successivo, cio le metamorfosi, questo certa- 
mente un carattere di assai .maggior rilievo e perspicuit, ma anche qui fa capolino 
qualche incertezza a proposito di qualche gruppo. Ad esempio ci accade nei casi 
di Ipermetamorfosi, ma ancor pi perch, realmente, talora certi Insetti, che, senza 
nessun dubbio appartengono ad un ordine specificato da una data maniera di me- 
tamorfosi e nel gruppo stesso vi hanno strettissimi parenti, aberrano poi singo- 
larmente, seguendo una maniera di metamorfosi diametralmente opposta. Vedasi 
il classico esempio dei Coccidi, che sono senza dubbio da comprendersi fra gli 
Omotteri ed intanto, mentre questi si trasformano secondo metamorfosi incom- 
pleta, i Coccidi seguono una maniera di trasformazione che non si riconduce 
bene a quest'ultima maniera. E non questo dei Coccidi il 'solo esempio per 
tale caso. 

Minor numero di eccezioni o nessuno affatto soffre la divisione in tre grandi 
gruppi almeno, che pu essere fatta dietro considerazione della maniera di organi 
boccali. Essi cio sono decisamente succhiatori o masticatori o lambenti in cia- 
scuna graude sezione e solo negli Apterigoti varia alquanto il grado di attitudine 
loro ad uno ufficio piuttosto che all'altro. Per, questo carattere non farebbe che 
dividere gli Insetti in tre grandi sezioni e permetterebbe dei raggruppamenti in- 
naturali, come ad es. degli Emitteri coi Ditteri o dei Coleotteri cogli Ortotteri ecc. 

Lo studio dei caratteri desunti da questo particolarit insieme, cio degli or- 
gani di volo, di quelli boccali (dell'adulto) e delle metamorfosi, permette nomper- 



CLASSIFICAZIONE DEG INSETTI 



191 



tanto una naturale classificazione in Ordini, cio gruppi maggiori, mentre in taluni 
di questi, l'esame di caratteri pure importanti ma alquanto meno dei tre indicati 
Bara molto opportuno, per delimitare sezioni minori, cio sottordini, l dove l'ag- 
gruppamento di forme alquanto eterogenee. Ecco di quale maniera ciascuno dei 
tre gruppi di caratteri suindicati divide la grande classe degli Insetti: 

Considerata la diversa maniera di ali, gli Insetti si raggruppano cos : 



Ali 



Costauteinente mancanti in tutto il gruppo ed in tutte le et degli individui 



Ali mancanti solo 
in via eccezionale 

(riduzione secon- 
daria) 

Pterigoti 



Due sole ali 



Esistono le sole anteriori 



I Esistono le sole posteriori 



Quattro 
ali 



Apterigoti 

Iitleri 

li ip il Ieri 

(Sottord. di 

Coleotteri) 

Coleotteri 
Eterotleri 

prima met (Sottord. di 

Emilleri) 
Tutte coperte di squame ordi- 
natamente disposte .... Lepidotteri 

Ortotteri 

Pseiiioiienrotteri 

Fimpodi 

Neiirotteri 

Omotteri 

(Sottord. di 

Emilleri) 

Imenotteri 

In relazione alle metamorfosi gli Insetti si dividono nei due grandi gruppi 

seguenti: 

I Apterigoti 

I'sendoneiirotteri 
Metamorfosi incompleta _ . 

' Ortotteri 

(o nulla) ... ,. 

Iisnpodi 

Emitleri 



Le anteriori* Ali anteriori tutte di consistenza 

almeno] cornea 

per metal Ali anteriori cornee nella sola 
cornee 



T n 1 1 e le 
q 11 a ttro 
ali mem- 
branose 



Senza squame (eccezionalmente 
con squame sparse disordina 
tamente e rade) 



Metamorfosi completa 



Neiirotteri 

Lepidotteri 

Ditteri 

Coleotteri 

Imenotteri 



La maniera di apparato boccale separa, fra gli Insetti, le tre grandi sezioni 
seguenti : 

| Apterigoti (in parte) 
| Ortotteri 
Apparato boccale masticatore j Pneiidoiieiirotleri 

| Neiirotteri 
Coleotteri 



Apparato boccale lambente . . . Imenotteri 

I Fisapodi 

Apparato boccale succhiatore [ 

Lepidotteri 

I Ditteri 



192 CAPITOLO TERZO 



Tenuto calcolo delle predette variazioni, risulta il seguente sistema, nel quale 
d i caratteri dei gruppi maggiori, che dispongo secondo il loro livello nel sistema, 
stesso, dai pi bassi ai pi elevati. 

Sottoclasse Apterigoti. 

Nessuna metamorfosi. Ali sempre mancanti di regola. Esistono appendici ance- 
strali (locomotorie) nell'addome anche delle forme adulte. 
Un solo ordine. 

l. Ordine Apterigoti (Apterigota). Coi caratteri della sottoclasse, indicati. 
Il gruppo si divide nei due seguenti sottordini: 

Tisanuri {Thysanura), addome composto di 11 segmenti, colle seguenti fa- 
miglie : Lepismidae ; lapygidae ; Gampodeidae. 

Colleraboli (Collembola), addome composto di soli sei segmenti, colle seguenti 
famiglie: Aphoruridae ; Poduridae ; Entomobryidae; Sminthuridae ; Papiriidae (1). 

Sottoclasse Pterigoti. 

Metamorfosi complete od incomplete. Ali di regola presenti nell'adulto, mancanti 
solo eccezionalmente, per involuzione. Non esistono appendici ancestrali nell'adulto. 

A questa grande sezione appartengono tutti gli altri Insetti e vanno divisi 
nei diversi ordini, che qui si enumerano. 

2. Ordine Ortotteri (Orthoptera). Quattro ali; le anteriori generalmente 
pi resistenti e meno larghe delle posteriori. Metamorfosi incomplete. Apparato boc- 
cale masticatore. 

Corrodenti (Corrodentia), con due suddivisioni cio dei Copeognati, colle famiglie 
Psocidae; Atroposidae; e l'altra divisione dei Mallofagi, colle famiglie Philopteridae ; 
Trichodectidae; Liotheidae ; Gyropidae. 

Ortotteri veri (Orthoptera genuina), colle famiglie: Forficulidae ; Blattidae; 
Phasmidae; M ariti dae ; Acridiidae ; Locustidae ; Gryllidae. 

3. Ordine Psetjdoneurotteri (Pseudoneuroptera). Quattro ali, generalmente 
eguali fra di loro o le anteriori maggiori di quelle del 2. paio. Metamorfosi in- 
complete. Apparato boccale masticatore. 

11 gruppo cos inteso veramente molto artificiale, perch comprende le Ter- 
miti, le Bmbie, le Efemere, le Perle, le Libellule, ecc., per le quali forme gli 
autori, non senza molta ragione, hanno fatto degli ordini o dei sottordini a s, 
rispettivamente degli Isotteri, degli Embiidi, dei Plecotteri, dei Perlarii. degli 
Odonati, ed anche per taluno il gruppo dei Mallofagi e quello ancora degli 
Anopluri, (il quale ultimo noi aggregheremo ai Rincori), rientrerebbero come sot- 
t'ordini nel gruppo dei Corrodenti assieme, adunque, ai Psocidi. Le ragioni di 
opportunit sovraesposte ci consigliano a rimettere in onore questo ordine dei Pseudo- 
neurotteri, intendendolo come si fatto e suddividendolo nei sottordini seguenti : 

Isotteri (Tsoptera), vita aerea durante tutti gli stadi anche giovanili ; colle 
famiglie Embiidae; Termitidae. 

Anfibiotici (Amphibiotila), vita acquatica negli stadi di larva e di ninfa ; da 
dividersi in tre gruppi cio: 



(1) Pel sottordine dei Mirientomi o Proturi, che sono da taluno ascritti agli Insetti in questa 
sottoclasse, vedi quanto ho detto a pag. 139 del presente volume. 



il OSSIFICAZIONE DEGLI INSETTI 193 

Perlarii (Perlaria) ; colla famiglia: Perii da e 

Odonati (Odonata); colle famiglie: Galopterygidae ; Agrionidae; Libellulidae ; 
Aeschnidae; Gomphidae. 

Efemeridi (JEphemerida), colla famiglia: Ephemeridae. 

3. Ordine Pisapodi (Physapoda). Quattro ali membranose, con .strettissima 
lamina e larga frangia di peli lunghi. Metamorfosi incompleta. Apparato boccale 
Succhiatore, '/ampi terminate da ampolle di adesione, esertili. 

11 grappo, detto anche dei Tisanotteri, comprende le seguenti famiglie, rag- 
gruppate in due sottordini : 

Tubuliferi [Tubulfera), addome terminato, nelle femmine, da un tubulo. 
Famiglia unica Phlaeothripidae. 

Terebranti (Terebrantia), addome terminato, nelle femmine, da una sega. 
Famiglie: Aeolothripidae ; Thripidae. 

4. Ordine Emitteri (Eemiptera) Quattro ali; le anteriori membranose od 
in parte cornee. Metamorfosi incomplete. Apparato boccale succhiatore. 

Si divida l'ordine in tre sottordini, cio : 

Anopluri (Anopltira), parassiti di Mammiferi. Sempre atteri. Colla sola famiglia : 
Pediculidae. 

Omotteri (Homoptera). Liberi. Ali anteriori tutte membranose. Colle seguenti 
famiglie: Coeeidae : Aleurodidae ; Aphididae ; Psyllidae; lassidae ; Cercopidae : 
Scaridae ; Fulgoridae; Membracidae ; Cicadidae. 

Eterotteri (Heteroptera). Ali anteriori colla met basale cornea; membranose 
nella parte apicale. Colle famiglie: Gorixidae ; Notonectidae ; Naucoridae; Nepidae; 
Saldidae; Capsidae ; Cimicidae ; Bedviidae ; Tingidae; Pyrrhochoridae ; Coreidae; 
Pentatomidae. 

">." Ordine Xeurotteri. (N^eur opter). Quattro ali membranose. Metamorfosi 
complete. Apparato boccale masticatore. 

Due sottordini cio: 

Planipenni (Planipennia). Ali posteriori conformate e grandi presso a poco come 
le anteriori. Colle famiglie: Mantispidae ; Raphidiidae ; Panorpidae ; Sialidae ; 
Goniopterygidae ; Myrmileonidae ; Hemerobiidac ; Ghrysopidae. 

Tricotieri (Trchoptera). Ali posteriori pi ampie delle anteriori e pieghettate 
per lungo per poter essere raccolte sotte le precedenti allo stato di riposo. 
Comprende le seguenti famiglie: Phryganeidae; Limnophilidae ; Sericostomatidae ; 
Leptoceridae ; Hi/dropsychidae ; Rhi/acophilidae ; Hydroptilidae. 

G. Ordine Lepidotteri (Lepidoptera). Quattro ali membranose, coperte di 
squame disposti ordinatamente. Metamorfosi complete. Apparato boccale succhiatore. 

Due sottordini : 

Ropaloceri {Rhopalocera). Ali, in riposo, elevate perpendicolarmente sul corpo, 
combaciane fra loro colla pagina superiore. Colle famiglie seguenti: Nymphalidae ; 
Lycaenidae ; Pieridae : Papilionidae : Hesperidae. 

Eteroceri (Heterocera). Ali in riposo ricoprenti il corpo a guisa di un tetto. 
Comprende numerose famiglie, cio: Micropterygidae; Tineidae ; Tortricidae ; Ahi- 
eitidae ; Pterophoridae ; Pyralidae; Uraniidae ; Noctuidae ; Geometridae ; Arctiidae : 
Lasiocampdae ; Drepanidae ; Hepialidae ; Gossidae ; Psyckidae; Zygenidae ; Se 
siidae; Notodontidae ; Sphingidae ; Bombycidae ; Saturniidae. 

7. Ordine Imenotteri (Hymenoptera). Quattro ali membranose, nude. Meta- 
morfosi complete. Apparata boreale lambente. 

A BSRLB8E, Gli Insetti, II. 25. 



194 CAPITOLO TERZO 



Due sottordini : 

Terebranti (Terebrantia), larve fornite di zampe. Comprende le seguenti famiglie: 
Tentredinidae ; Siricidae. 

Aculeati (Aculeata). Larve apode. Comprende le famiglie seguenti: Cynipidae ; 
Chalcididae ; Icneumonidae ; Braconidae ; Evanidae; Chrysididae; Formicidae ; 
Sphaegidae ; Pompilidae ; ScoHidae ; Vespidae; Apidae. 

8. Ordine Coleotteri (Coleottero). Ali superiori cornee, formanti insieme 
un astuccio a protezione delle inferiori. Metamorfosi complete. Apparato bocoale ma- 
sticatore. 

Due sottordini: 

Ripitteri (Ripiptera), femmine vermiformi, apode. Maschi con ali anteriori 
ridotte, abortive ; posteriori molto ampie. Colla sola famiglia : Stylopidae. 

Coleotteri veri (Coleoptera genuina), femmine conformate presso a poco come i 
maschi. Ali anteriori pi o meno sviluppate, ricoprenti le inferiori. Colle seguenti 
famiglie: Cerambycidae ; Chrysomelidae ; Bruchidae; Scolytidae; Curculionidae ; Con- 
tharidae; Oedemeridae; Pyrochroidae ; Cistelidae; Tenebrionidae ; Lucanidae; Scara- 
boeidae; Buprestidae; Elateridae ; Cleridae; Malacodermidae ; Bostrichidae ; Derme- 
stidae; Coccinellidae ; Histeridae; Staphylinidae ; Silphidae: Qyrinidae ; Hydrophi- 
lidae; Dytiscidae; Carabidae; Cicindelidae. 

9." Ordine Ditteri (Diptera). Due sole ali (le anteriori). Metamorfosi com- 
plete. Apparato boccale succhiatore. 

Da dividersi nei seguenti sottordini: 

Afanitteri (Aphaniptera), atteri, parassiti (allo stato adulto) di Mammiferi 
od Uccelli. Colla sola famiglia : Pulicidae. 

Ditteri veri (Diptera genuiina), alati (normalmente). Generalmente liberi. 

Questo gruppo si diville in tre sezioni, ciascuna con parecchie famiglie, cio : 

Nematoceri, colle famiglie: Psychodidae ; Blephat oceridae : Micetophilidae ; Ceci- 
domyidae; Culicidae; Chironomidae ; Tipulidae; Bibionidae ; Simuliidae. 

Brachiceri. Colle famiglie: Stratiomydae; Leptidae; Tabanidae; Nemestrinidm : 
Bombyliidae; Asilidae; Empidae; Dolichopidae; Platypezidae ; Conopidae; Syrphidai ; 
Muscidae ; Anthomiidae ; Tachindae; Sarcophagidae ; Oestridae. 

Pnpipari. Colle famiglie : Hippoboscidae ; Braulidae; Nycteribiidae. 



Breve storia del sistema. 

Nel volume precedente, nel capitolo I, che si riferisce alla Storia dell'Entomologia, ho gi 
accennato ad alcuni fra i pi antichi tentativi di classificazione degli Insetti nel gruppo degli 
Invertebrati, debbo richiamarli brevemente qui. prima di esporre i meno vecchi sistemi ed i pi 
recenti. 

Aristotile inseriva gli insetti (Vro/ia) nel suo gruppo degli anema, cio animali senza sangue, 
insieme coi Cefalopodi, altri Molluschi ed i Crostacei, ma bene distinti dagli Apoda o Vermi. 
Il gruppo degli Entoma di Aristotile corrispondeva, in certo modo, a quello attuale degli Ar- 
tropodi terrestri, perch comprendeva gli Aracnidi ed i Miriapodi. 

Bisogna giungere all'ALDOVRANDi (1522-1605) per trovare un nuovo sistema, che meriti la 
pena di essere ricordato. Questo Autore comprende nel gruppo degli Insetti anche i Vermi e lo 
divide in Terrestri ed Acquatici, cio: 



rl.v.-isIt'ICAZlONK DKGLI INSKTTI 



195 



Insetti 



Terrestri od aerei 



Ali 



Acquatici 



Anelitri (Insetti senza 
astucci) 



Coleotteri o vaginipenni 



I Insetti con zampe 
Non ali Insetti senza zan 



Vermi 



zampe o 



Quadripeuni (Insetti 
con 4 ali) 



Bipenni (Insetti con 
2 ali) 



I Crostacei sono disposti fra gli animali acquatici e senza sangue. Le Api sono in prima 
linea fra i quadripenni senza elitre, insieme alle Farfalle ed alle Cicale. 

Fra gli Insetti con due ali e senza elitre sono noverati la Mosca, l'Estro, l'Asilo terrestre, 
le Zanzare. 1 vaginipenni, nome che corrisponde a quello di Coleotteri, comprende questi e 
gli Ortotteri. Fra gli Insetti senza ali e con zampe sono collocati la Formica, la Cimice, il Pi- 
docchio, la Pulce, la Scolopendra, il Porcellino terrestre, l'Iulo, ecc. Le larve degli Insetti, le 
Tignuole, ecc. sono associate ai Verini. 

Poco diverso e di poco migliore il sistema proposto dall'IoNSTON (1603-1671), che, nella 
sua Enciclopedia zoologica, divise gli Insetti in due categorie, cio dei terrestri e degli acquatici. 
Nei primi distinse tre gruppi cio: insetti con piedi ed ali; insetti atteri ma con piedi ed 
insetti senza ali e senza piedi. Quelli della prima categoria sono suddivisi in due gruppi, a 
seconda che hanno elitre o no. Nel primo gruppo stanno le Cavallette ed i Coleotteri e nel 
secondo Api, Libellule, Cimici, Farfalle e Mosche (fra queste qualche Icneumonide). La seconda 
categoria, cio atteri con piedi, comprende Formiche, Scorpioni, Ragni ed anche i Bruchi. 

Fra gli Insetti acquatici poi stanno rappresentanti di tutti gli Invertebrati ed anche i Ca- 
vallucci mariui (Hijpocampus), ecc. 

Meno lodabile il sistema adottato dal Mouffet (m. 1599). 

Giovanni Swammerdan (1637-1680) aveva fatto ben rilevare la diversa maniera di metamor- 
fosi degli Insetti, che egli distingueva nelle tre maniere delle quali poi il Ray per primo ha te- 
nuto molto conto in una repartizioue naturale della classe. 

Giovanni Ray (1628-1705) nell'opera postuma (1710), mette a profitto per la prima volta le 
differenze circa la maniera di metamorfosi, per suddividere in gruppi gli Insetti. Difatti egli se- 
para i Metamorphola (forme soggette a metamorfosi) dagli Ametamorphota (senza metamorfosi). 
Questi ultimi sono distinti in apodi e con piedi e tra gli apodi sono noverati i Lombrici, gli 
Ascaridi, le Sanguisughe; sono adunque i Vermi e pi specialmente gli Anellidi. 

Fra quelli con piedi si distinguono Insetti con sei piedi od Esapodi; con otto piedi od Ot- 
topodi; quelli che ne hanno da quattordici a trenta e finalmente quelli che ne possiedono un 
maggior numero e sono i Polipodi. 

Gli Esapodi sono terrestri, come le Cimici; il Pidocchio; il Ricino (larva, Aracuide); la 
Pulce, ecc., oppure sono acquatici e tra questi noverato anche qualche Crostaceo. 

Gli Ottapodi possiedono una coda, come lo Scorpione, o ne souo privi, come i Ragni, i Ri- 
cini ttapodi (adulti), gli Acari, ecc. Questi adunque corrispondono agli odierni Aracnidi. 

Gli insetti con 14 a 30 zampe corrispondono alla attuale classe dei Crostacei, ed i Polipodi 
a quella dei Miriapodi, coll'aggiunta di qualche verme del gruppo delle Nereidi. 

La suddivisione degli Insetti a metamorfosi si appoggia a criteri indicati gi dallo Swam- 
merdam ed la seguente: 

Insetti a metamorfosi incompleta (pi esattamente lo Swammerdam, il Ray ed altri seguaci 
la dicono mezzo completa), cio che nello stato di larve e ninfe si nutrono e muovono come gli 
adulti rispettivi, dai quali differiscono solo per mancanza di ali. Vi stanno le Libellule; le Ci- 
mici selvatiche, gli altri Emitteri, gli Ortotteri e le Efemere. 



196 



CAPITOLO TERZO 



Insetti a metamorfosi completa, la cui ninfa per non sta in un involucro formato dalla 
stessa pelle della larva. Qui sono compresi i Vagiuipenni o Coleotteri; gli Anelitri con quattro 
ali farinose, cio i Lepidotteri; gli Anelitri con ali membranose, sia in numero di quattro od in 
numero di due, cio gli Imenotteri; parecchi Neurotteri; ed alcuni Ditteri. 

Bay a questo punto mostra il metodo proposto dal Willughby (che ha dato la trama anche 
per tutto il rimanente del sistema qui indicato) per dividere le larve con fodero di Friganee. 

Finalmente vengono gli Insetti a metamorfosi completa, nei quali le ninfe sono in un boz- 
zolo fatto dalla pelle stessa della larva, cio quelli che ora souo indicati per Ditteri ciclorafi, per 
quanto pare che il Ray vi annetta qualche C'inipide (Imenotteri). 
Geoffrov (1762) cos divide gli Insetti: 

l. a Classe: Coleotteri. Ali coperte dagli astucci (elitre); bocca armata di mascelle duro. 
Divisa in tre ordini, cio di quelli con antenne a clava; antenne filiformi ed auteune seri- 
formi. 

i'. a Classe: Emittori. Ali superiori in parte cornee (mezzi astucci); bocca armata di una 
tromba acuta, piegata per di sotto lungo il corpo. 

Questa Classe divisa in due ordini, secondo la posizione della tromba, cio a rostro in- 
curvato posto sopra la testa od a rostro posto sul petto. 

3." Classe: Tetratteri, con ali farinose (coperte di squame). 
Sono gli odierni Lepidotteri. Questa Classe e le tre seguenti non sono suddivise in ordini. 
4. a Classe: Tetratteri, con ali nude (comprende gli ordini degli Imenotteri, Xeurotteri e 
Pseudoueurotteri, come si intendono oggid). 
5. a Classe : Ditteri (due ali). 

6. a Classe: Atteri. Questa comprende, oltre agli Insetti senza ali di parecchi ordini, ancora 
i rimanenti Artropodi. 

A Geoffrov si deve la suddivisione dei Coleotteri in gruppi a seconda del numero dei tarsi. 
Cotale divisione usata anche al giorno d'oggi. 

Schaeffer (1766) non migliora certamente il sistema proposto dal Geoffroy, per quanto nelle 
liuee generali vi si accosti, come apparisce dal seguente quadro : 



Con quat- 
tro ali 



Insetti alati l 



Le superiori tutte 
dure, cornee Co- 
leotteri 



Elitre pi lunghe del- 
la met dell'ad- 
dome Coleottero-ilacroiteri 



Elitre pi brevi della 
met dell'addome . 



Coleottero-Ma rotteri 



Le superiori membra- 
nose solo nella loro 

estremit apicale Coleottero- Imenotteri 

od Emittori 



Tutte membranose 



Coperte di una pol- 
vere di squamette . Imenotteri, Lepidotteri 

Nude Imenotteri, Ginnotteri 



Conducali Dithri 



Insetti senza ali 



Atteri. 



Il gruppo dei Coleottero-microthri comprende gli Stafiliui, le Meloe, Necidali e le Forficnle. 
Quello dei Coleottero-macrotteri suddivisa in quattro ordini, secondo il numero degli articoli 
tarsali. 

Del resto, questo stesso carattere impiegato anche per frazionare le altre classi, di cui la 
terza corrisponde agli odierni Emittori Eterotteri. 

La quinta classe comprende gli Ortotteri di Olivier, gli Imenotteri e gli Omotteri e l'ul- 
tima ha la stessa portata assegnatale dal Geoffroy. 

Questo perdere di vista caratteri importanti gi recati innanzi da altri, come sono ad es. 



CLASSIFICAZIONE DEGLI INSETTI 



197 






quelli desunti dalle metamorfosi e dalla maniera di organi boccali, per attenersi alla sola strut- 
tura delle ali causa dell'artificiosit del sistema e tale appunto pu essere fatto anche al Fa- 
brioius, die si appoggia ai soli caratteri desunti dalla diversa fabrica degli organi boccali. 

Questo indirizzo unilaterale seguito generalmente dagli entomologi della seconda met del 
secolo XVII. 

Carlo DE Geer, nelle sue Mmoires poiir servir a V Hiiioire des Insectes (1752-1778) presenta 
la convenienza di istituire un maggior numero di sezioni. E per vero egli suddivide gli Insetti in 
tanti gruppi, ehe per numero e significato corrispondono, con notevole precisione, a quelli molti 
che i pi recenti autori propongono. Infatti, il suo sistema comprende quattordici classi, delle 
quali la prima (Lepidotteri), la quarta (Imenotteri), la settima (Ortotteri), l'ottava (Coleotteri), 
la nona (Ditteri) hanno lo stesso valore attribuito loro anche attualmente. Ma il De Geer fa 
anche \in gruppo a se della Pulce, che corrisponderebbe agli Afanitteri d'oggi ed inoltre le 
divisioni quinta o sesta, valgono esattamente per gli Omotteri ed Eterotteri come souo intesi ora, 
mentre la seconda e la terza insieme compongono quel gruppo dei Neurotteri, nel quale, con 
tanto errore, anche in libri recentissimi si vede conservato il pensiero Linneano di compren- 
dervi forme a metamorfosi completa ed incompleta, purch abbiano un apparato boccale masti- 
catore ed ali membranose, nude. 

Quanto agli Atteri, cio agli Insetti senza ali ed a tutti i rimanenti Artropodi, il De Geer 
ne fa tre sezioni, che sono appunto la 12. a , 13. a , 14. a , ma solo nella prima stanno gli Esapodi e 
le altre comprendono Aracnidi, Miri apodi, Crostacei. 

Carlo Linneo nel 1735 pubblic la prima edizione del Systema Naturae e gi ventitr anni 
dopo vedeva la luce l'edizione decima. 



Ecco il suo sistema : 



Le superiori 



Quattro ali 



Tutte crostacee (chiti- 

nose, dure) Coleotteri 

Per met crostacee (chi- 
tinose, dure, la met 
apicale membranosa) !.. Emitteri 

Coperte di squame im- 

bricate Lepidotteri 



Tutte e quattro 



Membranose nude 



Coli' estremo addome 

non fornito di aculeo . Neurotteri 



C'oli' estremo addome 

fornito di aculeo . . Imenotteri 



Due ali. Bilancieri iu luogo delle ali posteriori Ditteri 

Maucano le ali e le elitre Atteri 



Come si vede il sistema lo stesso gi proposto dal Geoft'roy (Hist. Abrege'e des Insedi s 
Paris 1762) coi medesimi difetti, solo qui gli Imenotti sono distinti dai Neurotteri, ma non 
tenuto conto alcuno delle metamorfosi n dell'apparato boccale. Perci nel gruppo degli Emitteri 
sono compresi gli Ortotteri ed in quello dei Neurotteri anche gli attuali Pseudoneurotteri. 

Certamente per Linneo non perdette di vista la diversa maniera di apparato boccale se non 
pegli Emitteri e pegli Atteri, dove, nella prima sezione, che sono tutti Esapodi, mette insieme i 
generi Lepismu, Podura, Termes, Pediculus, l'iilex. 

Il sistema di PabriCIUS i 1775), che svolto uel Systema Entomologiae, fondato esclusiva- 
mente sulla fabrica degli organi boriali, pecca perci solo notevolmente, ma anche pel fatto che 
le principali sezioni non souo basate sulle maggiori cardinali differenze uegli organi della bocca, 
quali souo gli adattamenti diversi a cibo solido o liquido, ma sii differenze pi che secondarie e 
talune ancora difficilmente apprezzabili od errate. 



198 CAPITOLO TERZO 



Vedasi infatti : 

Ordine 1. Mascella nuda, Ubera Eleutherata 

2. Mascella coperta da una galea ottusa (lionata 

3. Mascella unita al labbro inferiore Synistata 

4. Non mascella inferiore Agonata 

5. Mascella inferiore sovente armata di un'unghia . . Unogata 

6. Una lingua a epira Glossata 

7. Un rostro; guaina articolata Eyngota 

8. Una tromba che succhia; guaina non articolata . Antliata 

Gli Eleuterati corrispondono ai Coleotteri; gli Ulonati agli Ortotteri; i Smistati ai Neurotteri 
cou alcuni Pseudoneurotteri, Imenotteri, Tisanuri e qualche crostaceo ; gli Agonati comprendono 
alcuni crostacei e gli scorpioni; gli Unogati alcuni Pseudoneurotteri, gli Aracnidi e i Miriapodi 
(in parte); i Glossati corrispondono ai Lepidotteri; i Ringoti agli Emittori insieme alla Pulce e 
ai Tisanotteri; gli Antliati comprendono i Ditteri, gli Auopluri odierni, i Mallofagi e parecchi 
Aracnidi e Crostacei. 

Questa classificazione modificata, con intenzione di migliorarla, avendone cos grande bisogno, 
da una seconda edizione nella Entomologia Systematica (1792) e vi sono aggiunti gli ordini dei 
Piezata (Imenotteri); Odonata (Libellulidi); Mitosata (Miriapodi ed Isopodi fra i Crostacei). 

In un Supplemento (1798) Fabricius fa un ordine per gli Aselli terrestri ed i Monocoli, che 
chiama Poligonata e dei EUistagnala, che corrisponderebbero ai Decapodi ; fra i Crostacei forma 
due sezioni. 

Il sistema, fino dalla sua apparsa, incontrava poco favore e ragionevoli critiche n troppi 
seguaci. 

Olivier (1789) ammetteva i seguenti ordini: 1. Lepidotteri; 2. Neurotteri ; 3. Imenotteri ; 
4. Emitteri; 5. Ortotteri; 6. Coleotteri; 7. Ditteri; 8. Atteri. 

In generale questi ordini hanno il significato loro attribuito anche oggid, compresi i Neu- 
rotteri, che abbracciano le forme a metamorfosi incompleta e gli Ortotteri che corrispondono ai 
soli Ortotteri genuini odierni, ai Blattoidei e Mantoidei, essendo i Forficulidi compresi fra i Co- 
leotteri, mentre negli Atteri, oltre al gen. Pediculus (Anopluri, Mallofagi) stanno anche Aracnidi, 
Crostacei, Miriapodi. 

L'Olivier tiene conto, felicemente, della fabriea delle ali e di quella degli organi della bocca. 

Non diversamente fa il Latreille (Preci* d. char. gn. d. Ins., 1795), per quanto riguarda gli 
esapodi e gli ordini, che egli ammette sono quelli indicati dall'Olivier, con questo per che egli 
aggiunge l'ordine dei Tisanura e dei Parasita, mentre toglie e separa in quattro ordini distinti 
gli Artropodi non esapodi. 

Per Cuvikr (1805) (Lecons, ecc., Tom. Ili) tutti gli Artropodi si suddividono in nove ordini, 
ed il primo, degli Atteri con mascelle (Gnathoptres), comprende Aracnidi, Crostacei, Miriapodi e 
taluni esapodi, cio Poduridi, Fortcule e Zecche allo stato di larva (quando hanno solo sei paia 
di zampe). L'ultimo ordine quello degli Atteri, che sono sprovvisti di mascelle, cio con appa- 
rato boccale succhiatore e quivi stanno le Pulci, i Pidocchi e molti Acari (Aracnidi). Gli altri 
ordini sono esattamente quelli di Olivier (dei veri esapodi). 

Lamarck (1801) stacca in ordini a s i Crostacei e gli Aracnidi, per quanto fra questi ul- 
timi disponga i Poduridi ed i Pidocchi (assieme alle Scolopendre) e gli altri ordini, di veri esa- 
podi,, corrispondono a quelli del Latreille. Successivamente (1816) il medesimo Autore inverte la 
serie degli ordini, pone gli Strepsitteri fra i Ditteri, come sezione (Ripidotteri) ; in altri ordini 
introduce delle suddivisioni, come quella di Mentonales e Frontales con cui distingue gli Omot- 
teri dagli Eterotteri, la Sez. Corridori fra gli Ortotteri, nella quale include Blattoidi e Forficu- 
lidi, seguendo in ci le proposte del Kirliy (1813). Del resto oltre queste lodevoli innovazioni altre 
l'Autore ne reca meno buone, come la riunione dei Tisanuri ai Miriapodi, nella divisione Arachnides 
cruttaeennes e Mallofagi e Pediculidi in quella detta Arachnides acaridennes ; queste due divi- 
sioni egli le riunisce in un gruppo col nome di Arachnides antenns trachales. 

Le idee del Ray e dello Swammerdam sono riprese dal Leach (1817), che divide appunto gli 
Insetti in due sottoclassi, cio degli Ametabolia e dei Metabolia, sebbene poi gli Insetti sieno di- 
stribuiti nei due gruppi non lodevolmente, perch nel primo sono solo i Tisanuri e gli Anopluri 



i i OSSIFICAZIONE DEGLI INSETTI 199 



(comprendenti, questi ultimi, i Mallofagi ed i Pediculini) e gli altri Insetti tutti sono messi fra 
metabolici e suddivisi secondo la diversa maniera dell'apparato boccale. 

Certo il Leach intendeva per Ametaboli solo le forme senza metamorfosi affatto, i cui indi- 
vidui cio sono in tutte le et sempre egualmente configurati. Ad ogni modo spetta al Leach il 
merito di aver oiroosoritto esattamente la classe, limitandola ai soli Esapodi. 

Di minor rilievo sono le modificazioni apportate dal Nitzsch (1818) a questa classificazione. 

Non inerita cenno, se non per la sua stranezza, il singolare sistema ciclico o quinario pro- 
posto dal Mac Leay per un'inopportuno desiderio di simmetria, pel quale fra gli Apteru, sono 
ricollocati i Crostacei e gli Aracuidi con tutti gli Ametaboli e degli altri Insetti, eotto il nome 
di Plilola sono fatte due sezioni (Manilio uhi la ed Haustellata) ciascuna suddisa, non troppo bene, 
in cinque ordini. 

Ben altra cosa la classificazione proposta dal Latreili.k (1831), sebbene non vi si tenga conto 
delle metamorfosi, ma, pi che altro si fondi sui caratteri desunti dalle ali. 

Sono distinti gli Atteri, che comprendevano gli attuali Apterigoti ed inoltre i Mallofagi e 
Pediculidi (Paraxsili), nonch i Pulicidi (Siphonatteri) e per confronto gli Alati sono divisi in 
Elythroptera e (lymnoptera; nel primo stanno i Coleotteri, gli Ortotteri, i Dermatteri egli Emit- 
tori; negli altri i Neurotteri (e Pseudoneurotteri), gli Imenotteri, i Lepidotteri, gli Strepsitteri 
ed i Ditteri. 

Da tale sistema non troppo si scostano il Wkstwood (1831) ed il Brulle (1832), ma molto 
pi invece il Xkwman (1834), pi che altro per desiderio di novit e non il caso di dirne di 
pi, come nemmeno del tentativo lodevole del Burmeister (1835-38), il quale, se non sempre 
felicemente, trae profitto intanto dei caratteri desunti dalle metamorfosi, dall'apparato boccale 
ed insieme dalle ali. Cos non va ricordato neppure il sistema di Brulle e LuCAS (1840), che tol- 
gono dal novero degli Insetti gli Apterigoti, i Mallofagi ed i Pediculidi, per introdurli fra i 
Crostacei. 

Cito la classificazione dell' Agazziz (1851), che si fonda su dati embriologici, ossia sull'apparato 
boccale della larve in confronto di quello degli adulti, ma non mi sembra con pensiero felice. 

Si deve al Braier (1857) la separazione dei Perlari e Plecotteri ed Odonati (Pseudoneurotteri) 
dai Neurotteri e la loro aggregazione agli Ortotteri. 

Per Gerstaecher (1863) gli Ortotteri vanno divisi in sette sott' ordini, cio Orlhoptera socialia 
(Termiti); genuina (gli Ortotteri veri attuali senza i Forficulidi ; Dermaptera (Fortculidi); Corro- 
<irntia (Embiidi e Psocidi); Amphbiotiea (Pseudoneurotteri); Physopoda (Tisanotteri); Thysanitra 
(Apterigoti). 

I Neurotteri sono divisi in tre sottordini : Panipennia (Neurotteridei e Panorpati) ; Trichoptera 
(Friganoidi); Strepsiptera. I Ditteri si suddividono in D. genuina; Pupipara: Aphaniptera e negli 
Emitteri sono compresi i Mallofagi e Pediculini. 

Come si vede molte di queste divisioni, sono poco variate di significato o tali e quali riman- 
gono tuttavia nel sistema, dal quale il Dana (1864) troppo si discosta. 

Fino ad ora non si era mai pensato a tener conto di considerazioni d'indole filogenetica, 
in base alle teorie evoluzioniste, le quali appunto dopo questo tempo cominciano a farsi strada 
e servono di base a non pochi sistemi relativi ai due regni organici. 

Cos I'Haeckel (1866) in Generelle Morphologie, abbozza un albero genealogico degli In- 
setti, nel quale tenuto conto di quanti pi caratteri possibile e, facendo discendere gli Esa- 
podi attuali da Zoepodi (Crostacei), ammettendo ipoteticamente forme tracheate intermediarie, 
delle quali rimasto rappresentante nei Peripatus, Bono gli ordini disposti secondo una distri- 
buzione che dovrebbe rappresentare precisamente l'ordine evolutivo dei singoli gruppi. 

Gli Architteri o Pseudoneurotteri sono dall'Haeckel considerati come le pi antiche forme 
dalle quali poi sono derivate tutte le altre, dagli Architteri (che comprendono gli Anfibioti, i 
Tisauuri, i Tisanotteri e le Termiti) sarebbero discesi i Neurotteri (Planipenni, Friganoidi e 
strepitteri) e gli Ortotteri. Da questi sarebbero derivati i Coleotteri. Ma i Neurotteri avrebbero 
anche dato origine agli Imenotteri ed ai Lepidotteri, mentre gli Emitteri sarebbero i progeni- 
tori dei Ditteri. 

Come si vede I'Haeckel invoca le metamorfosi per distinguere i singoli ordini, ma non fa 
discendere tutti gli olometaboli da un solo comune capostipite, bens ciascun gruppo da altro 
eterometabolo, come una sua maggiore differenziazione. 



200 CAHTOLO TKRZO 



Gli Iu-setti sono poi divisi dal Dohrx (1870) in E-.-tobastici (Ortotteri, Efenieridi, Poduridi, 
Friganidi, Coleotteri, Ditteri) ed in Endoblastici (Lepidotteri, Rincoti, Mallofagi, Odouati, Fisa- 
podi, Imenotteri) a seconda di certi speciali comportamenti dell'embrione nel suo sviluppo, con- 
forme si gi avvertito nel I volume della presente opera. 

Tornando ai sistemi con base filogenetica inerita di essere ricordato il tentativo del Mayer 
(1876), dove tenuto accuratamente contojdi tutti i caratteri, ma fatta anche larga parte alla 
immaginazione e le conclusioni non convengono troppo spesso coi dati morfologici e con quelli 
paleontologici. 

Il Mayer immagina un ipotetico Verme non segmentato e attraverso ad altri Vermi segmen- 
tati giunge ad un Protracheas, ad un Archentomon che d i Tisanuri ed un Proti iitomon, che sarebbe 
il capostipite di tutti gli attuali ordiui, dei quali per solo i Ditteri ed i Coleotteri sarebbero 
derivati direttamente, gli altri invece traverso altri progenitori egualmente immaginati per l'oc- 
casione. 

Della proposta del Meinert (1880) di dividere gli Insetti in due gruppi a seconda che hanno 
organi boccali fissi, articolati e gli altri che li posseggono non articolati, protrattili, non paruii 
sia da discorrere ulteriormente. 

Il Packard, in un primo tentativo, gi nel 1863, non molto diversamente dall'Agazziz, 
basandosi pi che altro sulle metamorfosi, includeva nella Classe degli Insetti anche gli Arac- 
nidi ed i Miriapodi. Gli Esapodi li suddivise in Metabola (Imenotteri, Lepidotteri, Ditteri! ed 
H-eterometabola, in cui disponeva i Coleotteri, gli Emittori, gli Ortotteri ed i Neurottri, i quali 
ultimi comprendevano anche i Corrodenti, i Pseudoneurotteri e gli Apterigoti. 

Questo sistema, di cui appaiono tosto i difetti, fu modificato dallo stesso autore nel 1883 
(Syst, poni. Orthopt.); si sono lasciati da parte gli Aracnidi ed i Miriapodi ed a capostipite 
degli Insetti sono messi i Tisanuri e sono divisi in cinque Sopraordini, di cui: il primo Euglossata, 
comprende gli Ordini degli Imenotteri, Lepidotteri e Ditteri (questi ultimi suddivisi nei Sottor- 
dine Ditteri genuini, Afanitteri e Pupipari) ; il secondo Superordine degli Mlytkrophora, col solo 
ordine dei Coleotteri, suddiviso nei sottordini di Coleotteri genuini e Strepsitteri ; il Superordine 
degli Eiirhynchota, col solo ordine degli Emitteri, distinti nei sottordini di Omotteri, Eterotteri. 
Fisapodi, Mallofagi; il Superordine dei Phyoptera cogli ordini dei Neurottri (sottordine Tri- 
chotteri e Planipenni): Pseudoneurotteri (separati negli ordini degli Odonati, Efemeridi, Platit- 
teri) e quindi gli Ortotteri ed i Dermatteri. Finalmente il Superordine dei Synaptera comprende 
l'ordine dei Tisanuri, divisi in Cinuri, Snfili e Collemboli. 

Come si vede i Siufili, gruppo che comprende le Scolopendrella e sono veri Miriapodi, ven- 
gono, dall'Autore introdotti fra gli Insetti ed intercalati fra due sottordiui di Apterigoti. 

Ma un pi grave appunto pu essere fatto al Packard poich, discorrendo della origine pro- 
filetica degli Esapodi e secondo l'albero genealogico del gruppo, egli fa derivare alcuni ordini 
da diverso origini e per convergenza. 

Cos, ad es., gli Emitteri proverrebbero dai Pseudoneurotteri e pi precisamente dai Pso- 
cidi ed insieme dagli Ortotteri ed i Mallofagi, che precederebbero i Psocidi, avrebbero perduto 
le ali in grazia della vita parassitaria e di poi le avrebbero nuovamente riacquistate, procedi- 
mento questo non ammesso nelle leggi filogenetiche. Anche i Lepidotteri deriverebbero in parte 
dai Ditteri ed in parte direttamente dai Tricotteri. Simile modo di vedere non accettabile. 

Di un tentativo del Schoch (1884) di classificazione basata sulla pi o meno completa fu- 
sione degli anelli toracali, proposta ohe pure non del tutto da biasimarsi anche in rapporto a 
considerazioni filogenetiche, non sar per il caso di dire ulteriormente. 

Il Kolbe (1884-85) cerc di ricostruire la filogenia degli Insetti, supponendo che gli ordini 
pi alti derivassero da un lato dai Neurottri e Pseudoneurotteri e dall'altro dagli Ortotteri, 
Fortculidi e Tisauuri. 

Dal primo gruppo sarebbero discesi gli Imenotteri, i Lepidotteri e i Ditteri; dall'altro gli 
Emitteri ed i Coleotteri. 

Il Bracer (1885) invece, parte dal concetto assai pi verisimile che gli ordini attuali deri- 
vino non gi gli uni dagli altri, sibbene quelli pi affini fra loro, da una comune forma primi- 
tiva. Egli riunisce i pi bassi Insetti, tteri (Tisanuri e Collemboli) in una sola Classe, degli 
Apterygogenea, da contrapporsi all'altra dei Pterygogenea, che comprende tutti gli altri (che hanno 
le ali, salvo alcune forme regredite). Queste due classi deriverebbero da un comune progenitore, 
dal quale si sarebbero dirfereuziate in diversi sensi, dando origine agli ordini attuali. Questi, 



CLASSIFICAZIONE DEGLI INSETTI 201 



pei Pterygogenea dall'Autore sono ammessi in numero di 16 e oio: Dermatteri; Effemeridi; Odo- 
nati; Plecotteri; Ortotteri genuini; Corrodenti; Tisanotteri; Riueoti. Questi otto ordini sono 
eterometaboli; gli altri invece olometaboli e oio: Neurotteri; Panorpati; Triootteri; Lepidotteri; 
Ditteri; Sifonatteri; Coleotteri; Imenotteri. 

Questa classificazione e le idee che la informano souo le pi comunemente adottate dagli 
autori. 

L'EMERY (1886) prese a liase di una repartizione in gruppi dei diversi ordini la struttura 
dell'ovario, dividendo cosi la classe in Insetti oloistici e meroistici e di poi tenendo conto delle 
metamorfosi. 

Sono da ricordarsi, per lodevoli studi su questioni speciali I'Osborn (1892), che ritiene i 
Pediculidi derivati da un ramo estinto degli Emittori ed i Mallofagi dai Psocidi; il Nassoxow 
(189'-'), che ritiene gli Strepsitteri discesi direttamente dai Progenitori di tutti i Pterigoti. ma 
dopo gli Ortotteri, i Pseudoneurotteri ed i Neurotteri. 

Non si pu invece lodare lo Smith n quando (1896), senza base di sorta, ritenendo come 
un solo paio le quattro setole mascillo-mandibolari degli Emitteri, li considera quindi come diver- 
sissimi da tutti gli altri Pterigoti; n quando (1897) divide gli Insetti prendendo a base del 
sistema nou solo l'apparato boccale ma ancora la struttura e maggiore o minore mobilit del 
protoni e t-. 

L'Haf.ckkl, nel 1896, a 30 auni dunque di distanza dalla sua prima proposta di classifica- 
zione degli Insetti, ne mette innanzi altra, basata, pi che altro, sulla maniera di apparto boccale 
pei Pterigoti ed la seguente: 

Apterigoti divisi in Archinsetti (Campodeidae, Iapygidae); Tisanuri (Machilidae, Lepismidae). 
Mordenti divisi in Architteri (Pseudoneurotteri, Corrodenti) ; Ortotteri; Neurotteri; Strepsit- 
teri: e oleotteri. 

Lambenti : Imenotteri. 

Pungenti divisi in Emitteri (inclusi i Fisapodi e gli Anopluri) ; Phthiratteri (Anopluri); 
Ditteri (eselusi gli Atanitteri); Sifonatteri ( i Afanitteri). 
Sorbenti divisi in Triootteri (Friganeidi) ; Lepidotteri. 

Secondo l'albero genealogico costruito dallo stesso Autore, in base a queste sue idee, un 
Archentomon avrebbe dato origine da un lato agli Apterigoti e dall'altro ad un Profeti tomon, da 
cui, per rami diversi, sarebbero sorti tutti i Pterigoti. 

Lo Sharp (1899) divise gli Insetti secondo la diversa fabrica delle ali, considerate da un 
punto di vista particolare e ne fece quattro gruppi maggiori, cio: Apterygota, insetti privi di 
ali ab initio ; Anapterygota, insetti privi di ali per involuzione (Mallofagi, Anopluri, Sifonatteri): 
Exopterygota, insetti con espansioni alari sempre esterne (Ortotteri, Perlidi, Psocidi, Teimitidi, 
Embiidi, Efemeridi, Odonati, Tisanotteri, Emitteri); Endopterygota, insetti con ali che si svilup- 
pano nell'interno (Neurotteri, Tricotteri, Lepidotteri, Coleotteri, Strepsitteri, Ditteri, Imenotteri). 
Il sistema, tranne i nomi diversi delle due ultime divisioni, corrisponde a quello che si fonda 
sopratutto sulla maniera di metamorfosi, e non peccherebbe se non per quel secondo gruppo, nel 
quale possono entrare forme disparatissime ed un sesso attero pei involuzione quando l'altro 
alato e viene a collocarsi in altro gruppo. 

Il LaMkkre (1900) espone un sistema, illustrandolo con particolari suoi modi di vedere, del 
quale bene dare un breve cenno. Egli pone gli Olometaboli in netta contrapposizione cogli 
Aruetaboli ed Eterometaboli e li considera come gruppo monofiletico, che comprende Neurotteri, 
Coleotteri, Ditteri ed Imenotteri. Gli Strepsitteri sarebbero l'ultimo termine di Coleotteri ed i 
Pulicidi deriverebbero dagli Stafilinidi, poich le antenne di 11 articoli non lasciano all'Autore 
alcun dubbio sulla parentela di questi due gruppi. 1 Ditteri discenderebbero non dagli Emitteri. 
come riteneva Haeckkl, ma. insieme ai Lepidotteri, da nn ramo di Neurotteri pi specializzato. 
Anche i Coleotteri e gli Imenotteri discenderebbero dai Neurotteri. Gli Antibiotici poi non sa- 
rebbero i pi bassi insetti, ma, giudicando dal gran numero di vasi malpighiaui. sarebbero anzi 
i pi evoluti. 

L'origine della olometabolia spiegata coli' ammettere che larve ametabole di insetti si 
abituassero a vivere scavando gallerie nel legno, ove sarebbero state di impiccio gli astucci alari, 
perci il pi vecchio insetto olometabolo sarebbe stato un neurottero, la cui larva rodeva il 
legno e le primitive forme larvali degli Olometaboli san'bbei o state cruciformi, mentre quelle 
campodeiformi sarebbero tali divenute per successiva formazione. 

A. Beklese, Gli Inietti, II. 26. 



202 CAPITOLO TERZO 



Le metamorfosi degli Antibiotici sarebbero adattamento alla vita acquatica, quelle delle Cicale 
alla vita sotterranea, quelle dei Coccidi alla vita ectoparassitica sulle piante e quelle degli Olo- 
metaboli alla vita nelle parti interne delle piante. 

Tutta questa teoria manca per di seri dati di fatto in appoggio. 

Il Kolbe (1901) sostiene che i Coleotteri ed i Dermatteri sieno derivati da speciali Psocidi 
con elitre dure, come quelli singolarissimi che si trovano nell'Ambra; ma l'apparato boccale dei 
Coleotteri di tipo assai pi primitivo che non quello dei Psocidi, e l'Autore non pensa ai cerei 
ed alla gran placca auale dei Dermatteri. 

L'Exderlern invece (1908) pone alla base dell'albero genealogico degli insetti i Corrodenti, 
che divide in Isotteri (Embidi e Termiti), Copeognati e Mallofagi. Dagli Isotteri sarebbero di- 
scesi gli Ortotteri, divisi in Omoneuri (Blattidi e Mantidi) ed Eteroueuri (Fasmidi e Saltatori). 
I Corrodenti poi deriverebbero direttamente da Campodea. Non si pu ammettere che esseri cosi 
bassi e di tipo primitivo come gli Ortotteri siano discesi da forme assai pi evolute come sono 
i Corrodenti. 

Di assai maggior considerazione degna la classificazione del Brner (1904), fondata su 
molti caratteri anatomici, embriologici e biologici. 

Questo Autore divide tutta la Classe degli Esapodi in Pterigoti ed Apterigoti e ciascuna 
sottoclasse poi suddivide nel mopo seguente : 

Subclassis Apterygota. Ordo I. Tliysauura (corrispondente ai Thysanura ectotropha Grassi). 
Subordo 1. Archeoguatha, con parti boccali di conformazione primitiva, specialmente per 
le tre paia seguenti alle mandibole (Fani. Machilidae) . Sub. 2. Zygentoma, anello di 
congiunzione fra gli Apterigoti ed i Pterigoti, specialmente Machilis e Diplura (Fani. 
Lepiamidae). 
Ordo II. Diplura (corrispondente ai Thysanura entotropha del Grassi). Sub. l. Rhabdura 

(Fani. Projapytjidae, Campodeidac); Sub. 2. Dicellura (Fam. Japygidae). 
Ordo III. Collembola. Subordo 1. Arthropleona (Fam. Achorutidae, Entomooryidae); 
Sub. 2. Symphypleona (Fam. Neelidae, Sminthuridae). 
Subclassis Pterygota (1. Gli Hemimet.abola). Sectio l. a Amphibiotica. 

Ordo IV. Odonata Fabr. (Fam. Agrionidae, Libellulidae, Aeschnidae). 
Ordo V. Agnatha (Fam. Ephemeridae). 

Sectio 2. a Diplomerata (= Orthoptera). 
Ordo VI. Dermaptera. Subordo I. Eudermaptera (molte Famiglie); Sub. 2. Dermoder- 

maptera (Fam. Hemimeridae). 
Ordo VII. Plecoptera (Fam. Perlidae). 
Ordo Vili. Isoptera. Subordo 1. Oligoneura (Fani. Embiidae); Sub. 2. Socialia (Fam. 

Termitidae). 
Ordo IX. Orthoptera. Subordo 1. Gressoria (= Phasmoidea); Sub. 2. Oothecaria 
(= Blattoidea et Mantoidea) ; Sub. 3. Saltatoria. Ognuno di questi sottordini con molte 
Famiglie. 

Sectio 3. a Acercaria ; Subsectio 1." Haplognatha. 
Ordo X. Corrodentia. Subordo 1. Copeognatha ; Sub. 2. Mallophaga. Ambedue con diverse 
famiglie. 

Subsectio 2. a Condylognatha. 
Ordo XI Thysanoptera (Superfamiliae : Terebrantia, Tubulifera). 

Ordo XII. Rhyucota. Sudordo 1. Aucheuorrhyncha (:= Homoptera) (colle Superfamiliae: 
Cicadina, Psilliua, Andina, ciascuna con diverse famiglie) ; Sub. 2." Sandalorrhyncba 
(colla Fam. Corixidae) ; Sub. 3. Heteroptera (colle Superfam. dei Gymnocerata e Crypte- 
cerata) ; Sub. i. Conorrhyncha (colla Fam. Thaumatoxenidae). 
Subsectio 3." Lipognatha. 
Ordo XIII. Siphunculata (colla Fam. Pediculidae). 

Stctio 4. a Cercophora (gli Olometabola). 
Ordo XIV. Mecaptera (Fam. Panorpatae). 

Ordo XV. Diptera, con molte famiglie divise nei due sottordini di Orthorrapha e Cyclorrapha. 
Ordo XVI. Suctoria (= Siphonaptera) (colle Famiglie Pulicidae, Sarcopsyllidae). 
Ordo XVII. Hymeuoptera (coi sottordini Symphita, Apocrita; ciascuno con molte Famiglie). 
Sectio 5. a Proctanura. 



CLASSIFICAZIONE DEGLI INSETTI 203 






Orilo XVIII. Neuroptera. Subordo 1. Eunnenognatha (colla Fani. Sialidae) : Sub. 2." Me- 

galoptera (con diverse Famiglie). 
Orilo XIX. Triclioptera (con diverse Famiglie). 
Ordo XX. Lepidoptera. Subordo 1. Stemmatoncopoda; Sub. 2. Harmoucopoda (ambedue 

cou diverse Famiglie). 
Ordo XXI. Coleoptera (coi tre sottordini Adephaga; Heturophaga; Kliyucophora; oguuno con 

parecchie Famiglie). 
Ordo XXII. Strepsitera. 

Questa Classificazione, che pure fu oggetto di qualche critica da parte dell'HANDLlRSCH, 
per quella che ora si segue dalla maggior parte degli entomologi. 

Cosi fra le pi recenti e certo lodabili merita di essere ricordata la seguente classificazione, 
per la quale bene citare anche i caratteri dei singoli ordini. 

I. II. Comstock ed Anna Botsford Comstock (A. Marmai l'or the Study of Inserta, 1907) 
adottano la seguente classificazione, gi proposta in precedente lavoro (1895j. 
Ordini degli Esapodi : 

1. Atteri, ametaboli. Addome con arti rudimentali. Organi boccali retratti nella cavit 
della bocca ............... Tisanuri 

2." Ali membranose cou delicata reticolazione; anteriori pi grandi delle posteriori, che 

talora mancano. Organi boccali (nell'adulto) rudimentali. Metamorfosi incompleta . Efemeridi 

3. Quattro ali membranose cou fitta reticolazione, le anteriori grandi come le posteriori. 

Organi boccali masticatori. Metamorfosi incompleta ....... Ottonati 

4. Quattro ali membranose, con non molte nervature; le posteriori pi grandi delle ante- 
riori e piegate per lungo in riposo. Organi boccali masticatori (spesso poco sviluppati). Metamor- 
fosi incompleta ............( Perlidi) Plecotteri 

5. Insetti sociali cou individui distinti in caste. Forme alate con 4 ali membranose, 
subeguali, cou poche nervature. Organi boccali masticatori. Metamorfosi incompl. (Termiti) Isotter 
6. Forme alate con quattro ali membranose, con poche venature; le anteriori pi grandi 
delle posteriori. Organi boccali masticatori. Metamorfosi incomplete . (Psocidi) Corrodenti 
7. Atteri. Organi boccali masticatori. Metamorfosi incompleta. Parassiti di Uccelli o Mam- 
miferi ................ Mallofagi 

8. Quattro ali, le anteriori piccole, cornee, coprono le inferiori membranose, reticolate, 
piegate in riposo. Cerci robusti formanti forcipe. Apparato boccale masticatore. Metamorfosi in- 
complete ............ (Fortculidi) Euplessotteri 

9. Quattro ali, il paio anteriore pi piccolo (e pi coriaceo) del posteriore, che piegato 
a ventaglio in riposo. Organi boccali masticatori. Metamorfosi incomplete . . . Ortotteri 
10. Quattro ali strette e con larghe frangio di peli. Organi boccali succhiatori. Tarsi ter- 
minati da organo adesivo a forma di ampolla retrattile. Metamorfosi incomplete . Fisapodi 
11. Quattro ali; in alcuni le anteriori sono cornee alla base e membranose nel terzo api- 
cale: in altri tutte e quattro membranose. Organi boccali succhiatori. Metamorfosi incom- 
plete .......... (Eterotteri, Omotteri, Pediculidi) Emitteri 

12. ' Quattro ali membranose con ricca venatura. Testa non prolungata in rostro. Organi 
boccali masticatori. Metamorfosi completa ......... Neurotteri 

13. Quattro ali membranose non molto ricche di vene. Capo prolungato in rostro, al cui 

apice souo gli organi boccali masticatori. Metamorfosi completa . . (Panorpati) Mecotterl 

14. Quattro ali membranose, con non troppo ricca nervulazione. Organi boccali rudiuien- 

tari. Metamorfosi complete. Larve e ninfe aquatiche .... (Friganee) Tricotterl 

15. Quattro ali membranose coperte di fitte squame imbrieate. Organi boccali succhiatori. 
Metamorfosi completa ............. Lepidotteri 

16. Due ali (al mesotorace). Metatorace con bilancieri. Organi boccali succhiauti. Meta- 
morfosi completa .............. Ditteri 

17. Atteri. Organi boccali Buccinanti. Metamorfosi completa . (i'ulicidi) Sifonatteri 

18. Quattro ali. Le anteriori cornee, formanti astuccio per riparare le inferiori membra- 
nose. Organi boccali masticatori. Metamorfosi complete ...... Coleotteri 

(Comprende il gen. Xenos ed affini, uella famiglia Meloidi, ma non maggiormente distinto). 
19. Quattro ali, membranose con poche vene, le posteriori pi piccole delle anteriori. 
Organi boccali per masticare e succhiare. Addome delle femmine generalmente con organo pun- 
gente o terebrante. Metamorfosi completa ......... Imenotteri 



204 CAPITOLO TERZO 



Finalmente I'Hasdlirsch (1908), tenendo il massimo conto anche dei dati paleologici, divide 
gli insetti in Classi e queste in ordini, secondo il seguente sclienia: 

I Classe. Collembola. 

l. Ordine. Arthropleoua (Acliorutidae, Entomobryidae). 

2." Sympliypleona (Sminthuridae, Megalotlioracidae). 

II Classe. Campodeoidea. 

l. Ordine. Diccllura (Japygidae, Projapygidae). 
2. Khabdura (Campodeidae). 

Ili Classe. Thysanura. 

1." Ordine. Machiloidea. 
2. Lepisnioidea. 

3. > Gastrotheoidea. 

IV Classe. Pterigogenea. 

I Sottoclasse. Orthopteroidea. 

1." Ordine. Orthoptera. 

1." Sottord. Loc.istoidea (LocuBtidae, Gryllidae, Gryllotalpidae, Trydactylidae). 

2. Acridioidea. 
2. Ordine. Phasmoidea (Phasuiidae, Phylliidae). 

3. Dermaptera (r= Euplexoptera, = Eudermaptera) (Forficulidae). 
4. Diploglossata (Hemimeridae). 
5. Thysanoptera (= Physopoda). 

l. Sottordine. Terebrantia (Aeolothripidae, Thripidae). 

2. Tubulifera (Phloeothripidae). 

II Sottoclasse. Blattaeformia. 

l. Ordine. Mantoidea (Mantidae). 

2. Blattoidea (molte famiglie). 

3. Isoptera (Termitidae). 

4. Corrodentia (= Copeognata) (Psocidae). 

5. Mallopbaga. 

l. Sottordine. Amblycera (Gyropidae, Liotheidael. 

2." Ischnocera (Tricodectidae, Philopteridae). 

6. Ordine. Sipbuncnlata (= Pseudorhyucota, Auoplura) (Pediculidae). 
Ili Sottoclasse. Hymenopteroidea. 
l. Ordine. Hymenoptera. 

l. Sottordine. Sympbyta (Tenthredinidae, Siricidae). 

2. Apocrifa (tutte le altre famiglie). 

IV Sottoclasse. Coleopteroidea. 

l. Ordine. Coleoptera. 

l. Sottordine. Adepbaga (molte famiglie). 

2. Polyphaga (molte famiglie). 

2. Ordine. Strepsiptera (Stylopidae). 

V Sottoclasse. Embidaria. 

l. Ordine. Embioidea (= Oligoneura, Adenopoda) (Embiidae). 

VI Sottoclasse. Perloidea. 

l. Ordine. Perlariae (Perlidae). 
VII. Sottoclasse. Libelluloidea. 
l. Ordine. Odonaia. 

l. Sottordine. Anisozygoptera (Neopalaeoplilebidae). 
2. Zygoptera (Calopterygidae, Agrionidae). 

3." Anisoptera (Gomphidae, Aeschnidae, Libellnlidae). 

Vili. Sottoclasse. Ephemeroidea. 

l. Ordine. Plectoptera (= Agnatha) (Epbemeridae). 






BIBLIOGRAFIA 205 



IX Sottoclasse. Neuropteroiden. 

l. Online. Megaloptera (= Emmenognatha p. p.) (Chauliodidae, Sialidae). 

2. Raphidioidea (z= Emmenognatha p. ]>.) (Raphidiidae). 

3. > Neuroptera (= Megaloptera) (Dilaridae, Ostnylidae, Polystocchotidae, 
Sisyridae, Nymphesidae, Hemerobidae (Berothinae, Heinerobinae, 
Psycoptinae), Coniopterygidae, Chrysopidae, Mantispidae, Neurop- 
teridae, Myrmeleonidae (Myrmeleoninae, Ascalaphinae). 

X Sottoclasse. Panorpoidea, 

l. Ordine. Panorpatae (Bittacusidae, Panorpidae, Meropidae, Boreidae). 
2. > Pbryganoidea (= Trichoptera) (molte famiglie). 
3. Lepidoptera (molte famiglie).. 
4. Diptera. 

1." Sottordine. Orthorrapha (molte famiglie). 

2. Cyclorrapha (molte famiglie). 

5." Ordine. Snctoria (Pulicidae). 

XI Sottoclasse. Hemipteroidea. 

1." Ordine. Hemiptera (= Heteroptera). 

i. Sottordine. Gymuocerata. 

2." Cryptocerata. 

2. Ordine. Homoptera. 

I." Sottordine. Auchenorhyncha. 

2. Psylloidea. 

3. Aleurodoidea. 

4." Aphidoidea. 

.5. Coccoidea. 

In tutto sono 35 ordini, numero questo che, se non veramente eccessivo, non per tale 
che non possa essere giudicato molto rilevante. 

Crediamo che qui possa arrestarsi il breve prospetto della storia della Clas - 
sifcazione degli Insetti fino a tempi recentissimi. 



Bibliografia 

relativa alla classificazione degli Insetti. 

Gli Autori citati nella Bibliografia del primo capitolo (Linneo, Mouffet, Swammerdam, De Oeer. 
Fabricius, Latreille, Lamarck, ecc.) non sono qui ricordati. 

Agassiz L., The Classification of Insects from embryological data. Smithsonian Contr. II, 

Washington, 1851. 
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Brauer F., Neuroptera austriaca, Wien, 1857. 
Betrachtung iiber die Verwandlung der Insekten imSinne der Desceudenz-Theorie Verhandl. 

I. K. K. Zool.-bot Gesell., Wien, Bd. XIX, 1869. 
_ Systematich-Zoologische Studien. Sitzunsher Kais. Akad. d. Wissensch., Wien, Bd. XCI, 

1885. 
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206 CAPITOLO TERZO 



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Systeinatische Phylogenie, Berlin, 1896. 

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Westwood I. O., An Introduction to the modem Classifications of Insects, London, 1838-40. 



CAPITOLO IV. 

LE ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 




ARA tempo e luogo pi innanzi a trattare con suffi- 
ciente larghezza delle varie maniere di riproduzione 
proprie degli Insetti e ci quando si discorrer del- 
l'adulto ; allora converr esporre quanto riguarda i modi, 
coi quali essi provvedono alla conservazione della 
specie. 

Per ora giover affermare, intanto, che la maniera 
di riproduzione propria degli Insetti quella per via 
sessuale, la pi comune fra gli animali. Con tutto ci 
non sempre necessario l'intervento dei due sessi per 
ottenere la formazione di individui nuovi, ed in molti casi la sola femmina 
basta allo scopo, figliando per partenogenesi, come si dice, cio generando allo 
stato di verginit, per tradurre letteralmente la voce di origine greca. Anche 
di ci sar trattato pi innanzi. 

In tutti i casi per la madre mette al mondo uova, che hanno bisogno di 
un periodo d'incubazione per schiudere, oppure schiudono senz'altro ; od anche 
il neonato una forma libera semovente, per in uno stadio giovanile, che 
detto larva, od in uno pi avanzato, che spetta al secondo periodo (ninfale), alla 
pupa propriamente detta. 

Ecco quattro maniere di generazione, che sono dette rispettivamente per 
oviparit, per ovoviviparit, per viviparit e finalmente per pupiparit, maniera 
quest'ultima ristretta ad un solo gruppo fra i Ditteri. 

Quando si voglia distinguere la pupiparit in confronto della viviparit, evidente che a 
quest'ultima voce occorre dare un significato pi ristretto e definito, quello cio, ohe sarebbe 
indicato pi esattamente dalla parola larviparit, cio parto di forme nel pieno stadio semovente 
della vita dell'insetto. Per, come ho gi detto, il caso della pupiparit cos limitato, che si 
pu benissimo sottintendere non se ne voglia dire quando non se ne fa speciale menzione a 
proposito di forme vivipare. 

Conviene ora conoscere davvicino tutte queste forme giovanili, traverso le 
quali passano gli Insetti prima di raggiungere lo stadio di adulto od imagine, 
nel quale possono riprodursi e che il definitivo. 



208 CAPITOLO QUARTO 



Converr poi vedere quali singolari processi intimi di trasformazione av- 
vengono nell'organismo dell'insetto, nel traversare questi stati, e quali sono gli 
atti coi quali la trasformazione si accompagna, specialmente nelle forme a meta- 
morfosi completa; un insieme di fatti e di particolarit questo, che rappresenta 
uno dei pi curiosi ed interessanti capitoli nella storia, degli Insetti. 



Le uova degli Insetti. 

Noi abbiamo gi conosciuto intimamente, non solo i fenomeni che si svol- 
gono negli organi materni e che conducono alla formazione dell'uovo, alla sua 
maturanza ossia alla attitudine a svolgersi, ma abbiamo ancora veduto come 
avviene devoluzione dell'embrione entro l'uovo stesso (voi. I, Oogenesi, pag. 926 
e segg. e pag. 49 e seg.). Abbiamo anche accennato brevissimamente ad alcuni 
aspetti delle uova medesime; sar per utile che se ne tratti qui con maggiore 
diffusione. 

Varie maniere di uova. Oltre alla forma diversissima, che hanno le uova 
delle singole specie, aggiunge variet molto spesso la speciale fabrica di appen- 
dici diverse, di sculture del corion, di rivestimenti speciali, ecc. 

Vi sono uova nude, cio nelle quali il corion senz'altro a contatto del- 
l'ambiente, altre invece ricoperte da una teca speciale che le difende anche meglio- 
La graude maggioranza ha forma sferoidale od ovale o pi o meno a focaccia 
ma talune sono cilindriche o coniche, discoidali per notevole schiacciamento, pri- 
smatiche, ecc. 

Vi sono uova di forma molto curiosa, inquantoch sono fornite di un pe- 
duncolo filiforme pi o meno lungo, talora lunghissimo quattro o cinque volte 
pi del diametro maggiore dell'uovo stesso (uova peduncolate). 

Nella maggioranza delle uova, allorch viene rotto il corio dalla giovane larva, 
questo subisce una spaccatura semplice e senza direzione definita, ma in altri 
casi la rottura secondo una zona, per cui una calotta del guscio si stacca dal 
rimanente. 

Talora si tratta di un vero e proprio opercolo (uova opercolate), che si ri- 
muove per la pressione interna della larva nascente, come il coperchio di 
un vaso. 

Altre volte, sebbene pi di rado, veraineute un tappo che si stacca, spinto 
dal di dentro al momento opportuno, esattamente come avviene per una bottiglia. 
Il tappo tenuto in posto da una ripiegatura del guscio dispostavi sopra, che 
si frange allorch questo turacciolo viene premuto dal di dentro. 

Molta variet d alle uova la scultura del corio, che frequentemente or- 
nato di impressioni o rilievi, in maniera talora molto elegante. 

Si tratta a volte di costole salienti, longitudinali o trasverse, oppure di una 
reticolazione a poligoni, spesso regolari o di particolari punteggiature, o di rilievi 
a brevi punte (uova aciculate) o di appendici pi lunghette, molto ornamentali, 
che possono essere anche limitate a zone o ad aree speciali. Di tali produzioni 
spesso ornata la regione micropilare in modo elegante. 

Talune uova, che sono parzialmente introdotte in sostanze molli, a ci non vi 
si immergano del tutto, con pericolo di asfissia, hanno opportune appendici, che 
le arrestano ad un dato punto entro la massa in cui stanno, cos che non pos- 
sano penetrarvi di pi. 



I I 1 T\ GIOVANILI DK.GI.I INSETTI 



209 



lei maggior numero ilei casi le uova sono ricoperte di una materia appicci- 
caticela, con cui aderiscono ai corpi su cui la madre le depone; altra volta in- 
vece, specialmente se debbono galleggiare, sono rivestite di sostanze che l'acqua 
non pu bagnare, per cui esse rimangono a galla. 

Intatti tutte le uova debbono essere in contatto dell'aria, perch respirano 
di continuo. D'altro canto, quelle da cui nasceranno larve acquaiole sono per lo 




Fig. 188. Varie maniere di uova iti Insetti a diverso iugrandiniento. 

A, di f'opidyras gloveri (Lepid.); B, D. R, di altri Lepidotteri; O, di Ludryas grata (Lepid.) ; E. di Platyphyllum 
eoncavum (Ortott.): F t di Podisus spioU8; O, di Triphleps insidiosus (Emitt.); H. di Ohrysopa (Neurott.) : I, di 
Ohryaocoris festa-iella (Lepid.): L, di Presostemum subidatum (Eniitt.): M, di Bruchophagus funebris (Imen. Calcid.): 
V, di Eurytana (Imen. Calcid.): T, Mosca coniane ; P, di Scatophaga (Ditt.); Q, di Polygonia interrogationis 
(Lepid.); S, di altro Dittero. Da varii autori. 



pi a contatto coll'acqua o cos vicine all'elemento liquido, che la larva lo possa 
raggiungere senz'altro, o col pi breve tragitto od indugio. Si comprende che 
nei casi di contatto coll'acqua esse devono aver modo di non restare sommerse 
od almeno senza una scorta d'aria attorno. 

Talora il problema risolto per via di ovoviviparit, per cui le uova, coll'em- 
brione maturo ormai, allorch cadono nell'acqua, subito si rompono e la larvet- 
tina ne esce senz'altro vispa ed attiva. 

Quanto alle dimensioni, si comprende che la prima causa influente la 
statura materna; ma grandissima variet si pu avere rispetto alla proporzione 
delle uova verso la madre. 

A. Berlese, Gli Inietti, II. 27. 



210 



CAPITOLO QUARTO 



Pu esser detto che le uova sono proporzionatamente tanto pi piccole 
quanto pi immaturo lo stato della larva che ne schiude e quanto maggiore 
il numero, entro il corpo materno, di esse nova a pari grado di matu- 
ranza. 

Infine da considerarsi il diverso modo di aggruppamento delle uova, se 
siano cio deposte isolate e sparse senza ordine prestabilito o se riunite insieme 
in vario modo. 

Ancora devesi dire che in non pochi casi le uova stesse, riunite in gruppo, 
sono poi tutte assieme protette da un comune involucro, che prende il nome di 
ooteca, il quale si compone di sostanze varie e si presenta con aspetti mol- 
teplici. 

Svariatissimi poi sono gli ambienti in cui le uova sono deposte; per lo pi 
in rapporto col modo di vita della larva ed anche assai variati i modi con che 
la femmina provvede alla loro sicurezza; ma di questi ultimi fatti pi oppor- 
tuno parlare a proposito dell'adulto, come conclusione di tutto quell'insieme di 
atti, che ha per iscopo la conservazione della specie. 




Fig. 189. Uova di Clitre, ecc. diverse, nude o coperte dalla scatoconca* 

A, di Gryptocephalus bipunctatus, senza Bcatoconca ; i>, di Gryptoc. aur e o lue ; C, d Ctitra 4-punctata; D, di Olytra 
longpes coperti dalla scatoconea ; E, di Oryptoc. bipunct. solo in parte coperto di scatoconca. Da Fabre. 



Le uova nude, cio senza particolare involucro per ognuna di esse, fatto d'altra materia, 
rappresentano il caso pi comune, ma si conoscono dei bellissimi esempi di uova, invece, pro- 
tette, almeno parzialmente, da speciali teche. 

Il caso classico mostrato da Crisomelidi, fra i Coleotteri, ed illustrato col solito garbo 
dal Fabre (fig. 189). 

Le Clitre partoriscono uova a corio liscio, rotondeggianti, che sono contenute in uu invo- 
lucro, talora scolpito molto elegantemente e bruno. Esso fatto di materia fecale della madre, 
mescolato ad una speciale secrezione, la quale sostanza deposta attorno all'uovo, mentre esso 
si trattiene in una specie di cloaca, ove mettono capo insieme il condotto sessuale e rettale 
materni ed anche particolari ghiandole. Mescolate alle uova fuori uscite, cosi coperte dall'involucro 
che il Lewillon chiama xcatoconca, se ne trovano altre nude o con involucro incompleto, come 
si vede nell'annessa figura 189, E. 

Il Lewillon ha mostrato che la sostanza della scatoconca non si comporta di fronte ai rea- 
genti, come la chitina; ne dunque diversa. 

Per la maggioranza delle Clitre le uova sono isolate e lasciate liberamente cadere alla ven- 
tura, per altra specie, come la C. axicornis, che fa delle scatoconche bellissime, a zone rile- 
vate di traverso e con una specie di opercolo, sempre aperto per, alla bocca, esse sono aggrup- 
pate in mazzetti, ciascuna con un pednncoletto speciale (fig. 190). Alle volte queste scatoconche 
servono anche di prima base alla formazione del follicolo, in cui viene a celarsi la larva tino 
alla ninfosi. 



t.K ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 



211 




In generale l forma dell'uovo rotondeggiante o pi o meno ovale, ma altre volte, come 
si detto, si possono vedere le forme le pi disparate e strane. 

Si sono indicate gi nel primo volume le singolarissime uova cilindriche od anche prisma- 
tiche, che appartengono a Fasmidi fra gli Ortotteri e qui u ricordiamo la figura (voi. I, flg. 1262). 

Monne volte l'uovo rotondeggiante bens, ma schiacciato pi o meuo ad un lato, in modo 
da rappresentare tutti i gradi, da una forma subsferoidale, fino ad una placentoide assai poco 
alta. Queste gradazioni tutte si possouo vedere nei Lepidotteri ed ancora la depressione su ambo 
le l'accie dell'uovo, la quale pu giungere cosi innanzi da essere l'uovo stesso quasi laminare e 
con contorno ovale, come si vede in pi specie di Locustidi ed altri Ortotteri saltatori 
(fig. 188, E). 

Talvolta, pur avendo da un lato una depressione che serve di base all'uovo stesso, esso si 
innalza a guisa di cono o cou una forma ogivale, puntuto pi o meno all'apice e questa ma- 
niera d'uova si vede in molti Lepidotteri ed iu parecchi 
Coleotteri, specialmente tra i Crisomelidi e Coccinellidi. 

Non rare sono le uova cilindriche allatto ed anche tronco- 
coniche, talora anche pi larghe in alto che non in basso, 
terminate quindi, anche sopra, da faccia piana. Cos veg- 
gonsi in qualche Lepidottero ed anche fra gli Eterotteri. 

La pi curiosa maniera d'uova, quanto alla forma, 
quella delle peduncolate, cio rotondeggianti, ma fornite da 
un capo di un lungo o lunghissimo filamento, il quale un 
vero peduncolo allorch aderisce, ad un corpo e regge cos tutto 
l'uovo eretto o sospeso (Chrt/sopa fra i Neurotteri) (fig. 188, H) 
oppure una semplice appendice senza scopo evidente, 
allorch l'uovo riposa altrimenti sul corpo, sul quale stato 
deposto, come si vede accadere per le uova peduncolate di 
Imenotteri eudofagi e di Cinipidi (fig. 188, M, N). 

Questa cosi strana parvenza delle uova di Emerobidi 
tale che qualche naturalista, vedendo queste produzioni cos 
erette a perpendicolo sulle foglie o sui rametti delle piante, 
le ha scambiate per inicromiceti, cio per funghi e per tali denominati e descritti (fig. 195, L). 

Dna brevissima appendicela peduncoliforme si vede in uova di insetti diversi parassiti di 
mammiferi, perch con tale peduncolo i peli sono strettamente abbracciati e cos sono fissate e 
bene aderenti le uova di Ditteri, le cui larve sono eudoparassite e quelle di Anopluri e Mallofagi, 
che vivono in tutti gli stati sul loro ospite (fig. 198). 

Per ci che riguarda la scultura del corion bisogua convenire che essa, talora, somma- 
mente elegante. Perch se moltissime uova sono levigate o semplicemente marcate di minuta 
punteggiatura, in altri casi molto pi complesso il disegno a rilievo del gusoio. Una pi mo- 
desta modificazione della scultura a punti rilevati si quella di acicule, che rivestono tutto 
l'uovo e lo fanno sembrare spinosetto. Questo si vede, fra l'altro, nelle uova di qualche Cal- 
cidite (fig. 188, .V). 

Ma rilievi pi vistosi possouo essere in forma di appoudici cilindriche od anche arboriformi, 
in questo caso per circoscritte a zone determinate, come si vede ad esempio nelle due uova qui 
figurate, l'una pertinente ad un Eterottero e l'altra ad una Farfalla (fig. 188 /, L). 

Pi comuni invece sono rilievi costoliformi, che percorrono tutto il guscio di uova sferoi- 
dali o coniche, secondo meridiani, e, meno spesso, secondo paralleli; in tale caso per i rilievi 
sono pi fitti, meno sensibili cio e nell'insieme simulano una striatura piuttosto che altro. 
Questo vedesi iu uova di Lepidotteri (fig. 188, Q).. 

Ma talora, anzich di rilievi si tratta di vere incisioni, secondo meridiani ed allora l'uovo 
assnme pi o meuo l'aspetto di un popone o di un arancio sbucciato, dove si vedono nettamente 
distinti gli spicchi. 

La scultura pi comune del guscio e quella a poligoni, sieuo essi a contorno rilevato (caso 
pi frequente) od impresso. Ne portiamo qualche esempio e se ne possono dedurre da grandis- 
simo numero di uova, fra tutti gli ordini di Insetti. 

Del colorito delle uova non molto da dirsi, per quanto si possa affermare che non sono 
frequenti i colori vistosi, ma i pi comuni sono pallidi, dal bianco al giallo anche acceso e vi- 
vace, al rauoione, ecc. Meuo frequenti sono i colori bruni. 



Fig. 190. Uova a mazzo i Clijtra 
taxcorns. Da Fahre. 



212 



CAPITOLO QUARTO 




Fig. 191. Un uovo 
con opercolo .stac- 
cabile (di Ledi nix 
cephalotes). Da E- 

DJlcll. 



Il pi bel caso dato dalle uova a riflessi madreperlacei o metallici, talora splendidissime, 
come sono di parecchie specie di Eterotteri e di Lepidotteri, che sembrano veramente piccole e 
bellissime perle. 

Circa al modo di rottura del guscio qualche cosa si gi detto. In taluni casi, nei quali 
l'insetto rinchiuso nell'uovo rode il guscio per sortirne, non pu esservi una speciale maniera 
di rottura ; ma in altri casi il process diverso, perch la rottura del 
guscio avviene secondo determinate linee di minore resistenza. 

Si hanno dei veri opercoli (fig. 191) pi o meno a calotta sferoidale 
o piani, e questi si staccano dal rimanente (che resta in sito come un 
elegante vasetto) per una interna pressione dipendente dal nascituro. 
Questo caso assai ovvio. 

Le uova di Mosche comuni, anche di quella domestica e di quella 
della carne, sono longitudinalmente spaccate da una fessura, che ne per- 
corre tutta una faccia (fig. 188, 0, T), la quale per tenuta chiudi da 
una stretta lingua della stessa natura ed aspetto del guscio ed 
questa linguetta che viene spostata al momento della schiusa, in modo 
che cos rimane libera la fessura, da cui la larva possa sfuggire. 

Il pi singolare processo quello che fanno vedere certe uova di 
Emitteri, recentemente descritte e che meritano davvero una particolare 
menzione ; se ne brevemente accennato. Si tratta di cilindri lun- 
ghetti, i quali sono chiusi all'estremo superiore da un tappo del tutto 
simile per forma, salvoch elegantemente scolpito ed ornato, ai tappi delle 
bottiglie di sciampagna. Questi turaccioli poi sono tenuti in posto da una calotta membra- 
uosa, che procede dal corio del cilindro e si chiude a campana sul tappo medesimo, esattamente 
come per le bottiglie di vino scelto fanno le capsule di stagnola (fig. 192, B). 

Allorch la larva vuole schiudere, essa comprime e spinge il tappo dal di sotto; la capsula 
si rompe per spaccature longitudinali e cosi, traverso le strettoie, poco resistenti del resto, di 
questi brindilli della capsula, 
il tappo gettato all'esterno. 
Vedasi tutto ci nelle an- 
nesse figure 192, 193. 

Vi sono uova che, come 
ho detto, non debbono im- 
mergersi in sostanze molli, 
su cui sono deposte, se non 
per un certo limite. Queste 
uova hanno dello alette, che 
le reggono, impedendo cosi la 
immersione totale, mentre ri- 
mane all'aria una parte di 
dove pu avvenire la respi- 
razione. 

Ricorder due esempi 
classici, gi benissimo illu- 
strati dal Reaumur e che 
appartengono ad insetti co- 
muni (figg. 188, P, 194). 

Certe mosche grassette, 
pelose assai, gialle o brune, 

che frequentano gli escrementi umani, perch col vivono le loro larve, vi depongono alla 
superficie certe uova cilindriche, lunghe fino a due o tre millimetri, le quali sono per grau 
parte immerse, ma sporgono all'esterno con un capo e questo fiancheggiato da due eleganti 
alette triangolari. Questa parte sporgente bianchissima e perci spicca assai sulla tinta della 
sostanza su cui posa od tutta molto elegantemente scolpita di aree rilevate esagonali (fig. 194). 
Altre mosche viventi nelle sostanze, specialmente vegetali, putrescenti, fanno uova candide, 
le quali giacciono, invece, per lungo tempo sulla massa putrida, ma ne stanno fuori con una 




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Fig. 192. Le singolari uova di nu Emittero Reduvide di specie ignota 
<U America. 

A, rancebietto di uova iu parte chioso (le prime due serie) con altre schiuse; 
/". il tappo ebe le chiude. Da Sharp. 



li: l:i\ GIOVANUJ DKGLI INSETTI 



213 




figura precedente 
condo Sharp. 



Maniera di schiuaura della uova a 
Figura semisehematica, se- 



faooia, perch questa fiancheggiata da due alette rettangolari disposte sui fianchi dell'uovo 
(che cilindrico e liscio) per tutta la sua Lunghezza. Tanto le alette uella parte rivolta all'aria, 
quanto la faccia dell'uovo compresavi, sono elegantissimamente reticolate, con rilievi a contorno 

esagonale regolare (lig. ISIS, S) e la l'accia all'aria e percorsa da una carena rilevata longitudinale. 

Nel primo caso, quello descritto delle mosche coprotle, la larva esce dal capo opposto a 
quello libero ed cos subito nell'ambiente 
che le conviene; nel secondo caso essa sorte 
dalla l'accia inferiore, ottenendo lo stesso effetto. 

Si detto che l'uovo, il pi spesso, circon- 
dato da speciali sostanze con scopi diversi oltre 
quello semplicemente con ufficio di farlo aderire 
ai corpi, su cui deposto, cos che non li ab- 
bandoni facilmente e cada altrove lontano dal- 
l'ambiente opportuno alla vita del neonato. 

Cos le uova di certi Ditteri, anche delle 
comuni zanzare, galleggiano perch rivestite di 
una sostanza, la quale impedisce che l'acqua le 
possa bagnare (fig. 195, /). 

Aggruppamenti di uova. I generale 
le nova sono deposte isolatamente solo 
per quei casi pei quali l'ambiente non Fi s- 193 - 
possa nutrire che una sola larva, come 
ad es. per quegli Imenotteri pei quali 
ciascuna larva schiude e vive fino allo 

sfarfallamento entro una cameretta speciale e tutta per s, o quelle, che per es- 
sere endofaghe e viventi ciascuna in un solo ospite, non debbono avere altri 
concorrenti, o quelle ancora che vivono una per ciascuna galla, che loro cresce 
all'intorno, o le altre di certi Coleotteri coprofagi, che preparano attorno a cia- 
scun uovo il nutrimento entro una stanza propria, o quelle parimenti che 
vivono solitarie entro le frutta, dove non pi che una deve esservi, ecc. 

Ma allorch l'ambiente 
suscettibile di nutrire pi larve 
insieme, non c' ragione che 
la femmina, da poich sta 
deponendo, non ne profitti per 
collocare quante pi uova le 
vien fatto. 

In tale caso le uova pos- 
sono essere o disposte a caso 
l'ima rispetto alle altre o ac- 
costate ed a contatto, facendo 
cos dei caratteristici muc- 
ch ietti, nei quali le uova sono 
per libere in presenza del mondo esterno, oppure tutte insieme sono protette 
da speciali ripari di varia natura, che possono essere definiti tutti per ooteche, 
prendendo tale voce in senso largo. 

Dei semplici aggruppamenti liberi non giova dire molto, avvertendo tutto 
al pi che essi sono caratteristici per talune specie di insetti. 




***&& 




Fig. 194. 



Uova di Scalophaga immerse in escrementi umani. 
Da Reaumur. 



Cos gli eleganti cumuli d'uova brune o nere, i quali, concavi un poco a guisa di barchette, 
galleggiano sull'acqua stagnante (fig. 195, /) (e basta lasciare all'aperto di estate uu vaso 
purch ampio abbastanza, con acqua per vederne dopo qualche giorno), le quali masse apparten- 



214 



CAPITOLO QUARTO 



gemo alle comuni Zanzare, sono ben note a tutti e differiscono molto dalle masse a catenelle 
delle uova di Anofeli o quelle a mucchietto disposto attorno ad un fuscello (flg. 195, C), che 
spettano ai Tabauidi e questo per citare alcuni Ditteri a larva acquaiola. 

Le Farfalle mettono generalmente le uova l'uua accanto all'altra, su una pi o meno estesa 




Fig. 195. Varie maniere di deposizione di uova. 

A, Oviaacchi entro le foglie cod larve nascenti di Schizocenis privatile (Iiuen. Tentredine!), da Marlatt ; B, anello sub- 
acqueo di uova di un Friganide specie sconosciuta, da Needhani ; 0, muocbiet.ti di uova di Tabanus quatuornotatus 
(Ditteri), da Lecaillon ; D, di Qallerucella calmarientis (Coleott.), da Felt ; E, nastri subacquei di uova di Tetra- 
goneuria (Libellul.), da Needbani; F, di Bombyx neustria (Lepid ), da Ratzeburg ; G, anello d'uova attorno ai 
rami di Oltiiocampa americana, da Riley ; H, estremo addome di larva di Tipula con novo di Imenottero parassita 
(Eucoila, Cinip.) aderente (iu 0), da Keilin ; L, uova di Chrysopa su una foglia. 



superficie delle foglie o dei rami di piante diverse, ma iu taluni casi la disposizione caratte- 
ristica, come, ad es., quella ad anello o manicotto propria quasi esclusivamente di taluni Boin- 
bicidi, come Bombyx neustria (tg. 195, F, G) ed affini. 

Vi sono uova, che stanno assieme riunite per mezzo di una sostanza di aspetto gelatinoso e 
fanno cos degli ammassi di varia forma. Tali ammassi d'uova si vedono nelle acque (tg. 195, B, E: 
196), immersivi ma sospesi, quasi alla superficie, a qualche corpo subacqueo e cos sono quelli iu 
forma di lungo nastro, comuni in tutte le nostre acque stagnanti, che appartengono a Ditteri 
del genere Chironomus. 



LE ET GIOVANILI DK(iI.I INSETTI 



215 




Fig. 196. Nastri e masse d'uova sub- 
acquee di Chiroitonius (Ditt.). 

A t di C/i. dorsaiis-, B, filamenti elastici conte- 
ntiti nel nastro; G. D, di altre specie di 
Chiron. : E, disposizione delle nova nella 
massa gelatinosa. Da Aliali. 



Negli ammassi filiformi tatti dalla nostra piti comune specie, inclusi nella sostanza gelati- 
nosa sono anche nastri di natura elastica (fig. 196, l). Tali produzioni furono dette nidamentnm 
dal Robin, che bene le descrisse (1866). Altre specie dello stesso genere depongono le uova in 
masse fioccose (fig. 196, C), arrotondate o piriformi, ma che nou contengono filamenti elastici. 

Anche alcune Efemere mettono le uova circondate 
da sostanza gelatinosa, ma esse sono in un solo strato 
e la massa ha forma varia: rotondeggiante, a focaccia, 
ecc. Tali agglomeramene (fig. 195 />', E) di uova sono 
fuori d'acqua, affidati a corpi diversi. Cos pure fa 
qualche Friganea e qualche specie di Lepidottero ac- 
quaiolo (Botie potamogalis). 

In questi casi, nella massa trasparentissima sono 
immerse uova brunastre o rosse ed il tutto cos pel- 
lucido olie tali uova si prestano benissimo allo studio 
della evoluzione dell'embrione, come gi primamente 
fece il Balbiani. 

Taluni Insetti, che mettono le loro uova nell'interno 
di tessuti vegetali non di rado le dispongono secondo 
un dato ordine, spesso caratteristico. 

In tali casi il tessuto della pianta variamente 
inciso e nelle ferite cos praticate sono deposte le 
uova, non di rado anche assicuratevi pi tenacemente 
merc una qualche sostanza appiccicaticela. 

Parecchi Ortotteri fra i Locustidi ed i Grillidi, come i Cicadari fra gli Emitteri, ecc. de- 
pongono cos le loro uova a varia profondit, entro i rametti di piante diverse, sia nascoste 
addirittura entro il midollo, sia pi o meno sporgenti all'esterno (fig. 197). Di consimili casi 
pero, come di particolari nidi d'uova protetti da terra, ecc., i quali casi si riferiscono, in gran 
parte, ad Insetti litofagi e taluni economicamente nocivi, sar il caso di 
dire pi largamente in appresso, allorch si tratter delle specie che inte- 
ressano le nostre culture. 

Altra maniera di disposi- 
zione delle uova, tutto allatto 
particolare alle specie paras- 
site di Mammiferi o di Uccelli 
quella per cui le uova 
stesse sono tenacemente (is- 
sate al pelo od alla barba di 
penna dell'ospite. 

Tn generale, in casi si- 
mili, sia che essi si riferi- 
scano a Ditteri (fig. 198) op- 
pure a Mallofagi od a Pedi- 
culini. il sistema di adesione 
dell'uovo e sempre lo stesso; 
cio, oltre ad un glutine 
speciale, anche ad una parti- 
colare espansione del corio, 
per la quale l'uovo da un capo 
abbraccia il pelo o la barba 
di penna e vi aderisce stret- 
tamente. 
Vere e proprie ooteche solide, costituite da una speciale secrezione dell'addome delle fem- 
mine, entro i quali ripari stanno molto bene difese le uova, sono prodotte da Ortotteri e da 
qualche Coleottero (figg. 199-202). 

Ve ne ha di pi specie. In taluni oasi la sostanza fluida segregata attorno all'ammasso delle 
uova incolla anche della terra circostante allorch la deposizione avviene entro il terreno) e 





Fig. 19 



Jticroce/trttx reti- 
nervis (Ortott.) in 
sito. Da Rilev. 



Fig. 198. Uova di Bi/poderma lineata (Ditt.). 

a, su pelo dell'ospite; b-d, isolate. 
Dall' Insect Life. 






216 



CAPITOLO QUARTO 




B 



Fig. 199. Ooteca con uova di Hydrophilus. 

A, aperta; S, chiusa. Da Miall. 



cosi ne riesce una specie di sacco allungato, resistente, liscio all'interno e scabroso da grani 
terrosi al di fuori, entro il quale le uova sono ordinatamente disposte di traverso od oblique, le 

uno sulle altre. Cos fatto il follicolo 
o cannello d'uova di Acrididi (fig. 202, 
A). Ma se la ooteca fabbricata in piena 
aria, o nel 
corpo stesso 
della madre, 
allora assume 
altra parven- 
za. 

Le ooteche 
costrutte fuo- 
ri del corpo 
materno, co- 
me sono ad 
es. quelle di 
Mantidi fra 
gli Ortotteri 
e di Cassididi fra i Coleotteri, essendo deposta la sostanza mano mano 
sulle uova che escono e quivi da fluida divenendo resistente, sono 
fatte di piloggie, strettamente addossate le une alle altre e formanti 
un tutto unico a configurazione costante per ciascuna specie. Le ooteche 
della comune Mantide sono state bene studiate da pi autori. Esse si 
trovano sulle pietre o sui rami di arbusti e vi aderiscono molto tena- 
cemente. Hanno forma ovale, e mostrano una striatura di traverso. 
Nell'interno si trovano una ventina di logge mediane, dove sono le 
uova e queste loggie piene, sono fiancheggiate da altre vuote, pi 
piccole e a struttura irregolarmente vacuolare. Iu ciascuna loggia piena Fig. 200. Ooteca di Man- 
sono da 8 a 10 uova, in basso, ed in alto si trovano delle lamine ^^"da'oni^oTtono" 
arcuate, addossate strettamente l'una all'altra. Queste ooteche pos- neonati. Da Roesel. 
sono raggiungere dimensioni molto vistose, come sono quelle, ad 
es., della nostra comune Mantis religiosa (fig. 200). 

Invece le ooteche fabbricate nel corpo della madre sono foggiate ad astuccio. Ne sono ot- 
timo e comune esempio quelle della nostrale, pur troppo ovvia, Blatta delle case (reriplaneta 







Fig. 20]. Ooteche diverse. 

A, di Aspidomorpha puncticosa (Cassidide africano) su una foglia; B, sezione della stessa, Da Sharp; G, sezione traa- 
versa di ooteca di Mantide dell'Australia (Insect Li/e). 



orientalis). Esse (fig. 202, B, C, D), sono dure, resistenti, brune, ovato-cilindriche, con una 
costola rilevata, longitudinale su una faccia. Entro vi si trovano le uova ordinatamente disposte 
di traverso in due strati, secondo le due faccio maggiori della ooteca e sono divisi da una 
parete, che forma due loggie nella capsula; in ciascuna loggia dunque le uova sono in un solo 
strato. Le femmiue si portano per qualche tempo simili astucci attaccati all'estremo del loro 
ddome, poi li abbandonano. 



I.K ET GIOVANILI DEG INSETTI 



217 



si tua 



Le outeche di Blatta sono composto ili una sostanza speciale, che, allorquando si trova 
fluida nelle aliandole, solubile nella potassa, ma diviene insolubile a contatto dell'aria. Essa 
ritenuta per una mescolanza di ohitiua e piccoli cristalli di ossalato di calce. 

Durante la formazione dell'ooteca l'uovo, che da un ovario passa nella cloaca 
questa al lato opposto, se viene dall'ovario di destra 
esso va a siuistra e viceversa; cosi avviene alternativa- 
mente. 

L'ooteca, nella vagina della comune Blatta delle 
case {P. orientalis) rimane disposta verticalmente: ma 
nelle piccole Blatte, che da noi si trovano nei campi 
(Blatta germanica) tale astuccio si rivolge e si dispone 
orizzontalmente, coll'orlo crenulato rivolto sul lato 
destro della madre. In quest'ultima specie la ooteca 
racchiude da 28 .a 58 uova (vedi Duchamp 1879; Kadyi 
1879 ; Wheeler 1889, ecc.). 

Tua maniera speciale di protezione delle uova si 
quella che usano certe Farfalle della famiglia dei Bom- 
bicidi, come ad es., le comuni Ocneria dispai- e la Por- 
thesia ehrysorraea, le Orgya, ecc. La femmina ha molto 
pelo sull'estremo addome, facilmente caduco e mano 
mano che depone le uova le ricopre anche con questi 
peli, che le si staccano dal corpo. Si ha cosi un cusci- 
netto di forma varia, ovale per la Ocneria, allungato 
pi o meno per l'altre Farfalle, di color giallo terreo o 
giallo-oro e col le uova stanno molto bene riparate. 




Fig. 202. Ooteche diverse. 



A. Cannello d'uova di Stauronotus marocchanus 
(Ortott.}; B, di Periplaneta orientalis vieto 
dal di sopra: C, lo atesso di lato; D, lo 
stesso aperto (da Henneguy). 



Insetti vivipari. 

La viviparit iiou molto frequente fra gli Insetti, pure se ne hanno casi in 
quasi tutti gli ordini. Il pi conosciuto quello degli Aridi. Ti sono anche Efemere 
vivipare. Ma ancora tra gli olometaboli si citano parecchi Ditteri, a cominciare 
da quei Pupipari, eli cui pi volte si gi detto. Inoltre parecchie specie, ad es.. 
dei generi Musca, Authomyia, Sarcophaga, Tachina, Glossina, Denia, Mito- 
gromma, ecc., sono egualmente vivipare. 

Fra i Coleotteri notevole il fatto segnalato dallo Schiodte (1856) di Sta- 
nimi del Brasile, appartenenti ai generi Corotocha e Spirachtha, che sono paras- 
siti nei nidi di Termiti e le cui uova si sviluppano entro il corpo della fem- 
mina, nell'ovidutto e le larve possono nutrirsi, per un certo tempo, di una spe- 
ciale secrezione, che geme dalle pareti delle vie genitali. Si conoscono anche 
Crisomelidi vivipari. 

Il caso pi curioso quello di una Farfalla vivipara, vivente in Australia, 
citata dallo Scott, il quale fece partorire dei bruchi vivi, comprimendo l'addome 
della madre. 



Schiusura della larva. 

I fenomeni, che accompagnano la schiusura dell'uovo del giovane insetto non 
sono stati largamente studiati, eppure certo vi sarebbe messe buona di fatti sin- 
golari relativi ai modi speciali di praticare questa funzione. 

I due fatti pi rilevanti, che si notano in questo momento, sono l'uno la 
maniera particolare, che e seguita da certe larve per rompere il guscio dell'uovo 
e venirsene alla luce, l'altra della presenza di un involucro, che riveste in certi 

A. BKELB3E, Oli Inietti, II. 28. 



218 



CAPITOLO QUARTO 



casi le larve stesse subito dopo la loro schiusura e deve essere immediatamente 

abbandonato. 

Fra le larve, le quali non rodono il guscio dell'uovo, conforme si avvertito, 
alcune se ne trovano provvedute di speciali ordigni tran- 
sitori, duri, in modo da poter determinare 1 frattura 
del corio o si servono di qualche altro mezzo per otte 
nere lo stesso scopo. 

Processi cintinosi, duri, si sono rilevati in larve di parecchi 
ordini, come ad es. in <juelle di Eterotteri (Zaddach per Pentatoma 
bacearum, ed Heymons per Palomena dissimiliti) (fig. 203). Si tratta 
di un pezzo rigido, a forma di ncora e con un dente sporgente al- 
l'innanzi, il quale si vede nella regione della nuca dell'insetto. Con- 
simili ordigni si sono trovati, altrove situati, anche su altri insetti, tra 
i quali si pu citare la Phryganaea grandis, VOsmylas maculatila, ecc. 



Fig. 203. Organo larvale per 
rompere il guscio dell'uovo 
in un Pentatomide (Emitt.). 

A, embrione di lato di Palomena 
di8gimilis, mostrante in a l'or- 
gano ; B, organo veduto di 
faccia. Da Heymons. 





Fig. 204. Larva di Pulce del Gatto mostrante in a l'organo 
per rompere il guscio dell'uovo. Da Kiinchel. 



Nelle Forficule, secondo Heymons, trovasi una spina rigida piantata sul capo, fra gli occhi. 

Cos pure Wheeler ha riconosciuto tre paia di spine sul torace della larva di Doryphora, le 

quali servono appunto a rompere il guscio dell'uovo. Sul capo della 
larva di Pulce (fig. 204) trovasi un pezzo ovale, resistente, situato 
nel mezzo della fronte ed all' innanzi fornito di punta acuta. Anche 
questo organo transitorio e se ne va colla prima muta. 





Fig. 205. Ampolla cervi- 
cale (a) nello larva di Sla- 
ronotus marocchonus (Or- 
tottero). Da Kiinchel. 



Un mezzo affatto diverso 
quello di comprimere l'osta- 
colo merc una parte del 
corpo appositamente rigonfia- 
ta, da assomigliarsi a quello 
che le Mosche impiegano per 
sortire dal pupario e farsi 
strada fra oggetti resistenti, 
cio l'ampolla frontale, che si 
conoscer a suo luogo. . 

11 Kiinkel illustra benissimo l'ampolla cervicale, cio un rigonfiamento estemporaneo, che . 
vede nelle larve nascenti di Acrididi ed prodotto dalla membrana del dorso del collo, com- 
pressa da sangue, a volont dell'insetto (fig. 205, 206). 




F i 906 Schiusura delle larve di Stauronolus maroechanus dal can- 
nello d'uova. Le larve sono ancora avvolte nella membrana amnio- 
tica. Da Kiinchel. 



LE KT GIOVANILI DEGLI INSETTI 



219 



Con questo mezzo non solo la larva esce dal guscio dell'uovo, ma, cogli sforzi riuniti di 
piil neonati, viene rimosso anche l'opercolo, che chiude l'oo- 
teca e di quivi gli insettucci se ne possono sortire. 



Rivestimento del neonato. Parecchie specie na- 
scono avvolte in una membrana amniotica esilissima 
e debbono liberarsene tosto, il che avviene per 
rottura della pellicola secondo una linea dorsale e 
conseguente esuviamento della larvetta. 

Ci si vede in neonati di Ortotteri nonch di 
Pseudoneurotteri. 




Fig. 207. Larva di Stauronoius 
marocchaiius, neonata, che getta 
la membrana amniotica. Da Kiin- 
ohel. 



In quest'ultimo caso, ad es. negli Odonati (fig. 208) la 
larva, tuttavia rivestita di detta membranella, fuoriesce dal 

nido dove sono state deposte le uova, in vicinanza dell'acqua e cade in questo elemento, dove 
avviene il rigetto della spoglia, che rimane a galla, secondo si vede dall'annessa figura. 





AB C 

Fig. 208. Scliiusura del Laestes viridi* (Libellul.). 

A, embrione che fuoriesce dall'uovo; B, ancora rivestito dalla membrana amniotica; C, caduto nell'acqua si libera della 
membrana. Da Pierre. 

Gli Acrididi, secondo Kiinckel, (fig. 207), allorch nascono cosi avvolti in questa veste 
provvisoria, non possono saltare, perch impediti nei loro movimenti. Non acquistano tale facolt 
se non dopo l'esuviamento, che il primo della serie. 



Larva. 

La parola latina significa veramente maschera ed giustificata per le forme 
giovanili degli Insetti a metamorfosi completa, inquantoch veramente questo 
primo stadio non rappresenta certo il vero aspetto dell'insetto definitivo. 

Come si vedr a proposito delle intime mutazioni, che nell'organismo dell'in- 
setto importa la ninfosi, cio che avvengono negli olometaboli diarante il periodo 
ninfale, si pu ammettere che gli organi dell'adulto vengano veramente a for- 
marsi, grado grado, entro la veste larvale e questa li celi, ormai molto bene 



220 



CAPITOLO QUARTO 



definiti, specialmente nei suoi ultimi momenti, li mascheri cio a chi li guardi 
superficialmente. 

Per gli altri insetti, cio per quelli a metamorfosi incompleta, non esiste 
uno stadio postembrionale, che corrisponda alla larva degli olometaboli. Possono 
tuttavia ben trovarsi differenze nella generale forma del corpo e quindi nell'a- 
spetto, anche molto rilevanti, fra lo stadio definitivo e quelli giovanili, oltrech 
nella mancanza di ali in questi ultimi, ma tali differenze non sono mai cos vi- 
stose come in generale appaiono negli insetti a metamorfosi completa e, del 
resto, anche tutto il processo di formazione degli organi immaginali radical- 
mente diverso. 

Adunque, mentre non soverchia impropriet il chiamare Larva, in senso 
lato, lo stadio precedente quello ninfale, anche parlando di insetti emimetaboli 
ed ametaboli, sarebbe per bene riserbare in modo particolare tale denomina- 
zione al periodo seguente quello embrionale per gli insetti metabolici. 

Quanto agli Insetti emimetaboli ed ametaboli si potrebbe ricorrere ad altra 
voce di significato conforme, per diversa, come ad es. alla parola greca Fro- 
sopon o Prosopide e ci per non creare confusione, trattandosi per verit di cose 
diversissime, come sono appunto il primo stadio postembrionale degli Insetti 
olometaboli in confronto di quelli di tutti gli altri. 

Veniamo ora a parlare delle larve strettamente dette, cio dello stato che 
segue immediatamente all'uovo nel ciclo evolutivo dell'insetto a metamorfosi 
completa. 

Differenze di aspetto notevoli non si rilevano soltanto tra lo stadio larvale 
e quello immaginale nella stessa specie, ma, talora molto diverse sono fra loro 
le larve di specie anche abbastanza affini ed insieme comprese in un gruppo 
non troppo ampio. Ci dipende da influenze varie, dovute a speciale maniera di 
esistenza e ad altre necessit, cui sottoposta la larva, che vi si sottrae anche 
meno facilmente dell'adulto suo, da poich generalmente molto pi poveramente 
dotata di organi e facolt locomotorie. 

Questa diversa attitudine alla locomozione, di cui godono larve di Insetti 
diversi rappresenta la precipua influenza sulla configurazione generale del corpo 
e sullo sviluppo degli arti ed anche pi efficace di quello che non sia il di- 
verso elemento ambiente. Cos, ad es., si potranno rilevare assai pi appariscenti 
differenze tra due larve a vita aerea, ma che abbiano tutto affatto diversa ma- 
niera di procurarsi il cibo (abbench questo sia fondamentalmente lo stesso) che 
non tra forme aeree ed acquaiole, ma per con abitudini conformi circa il modo 
di ottenere ci che il precipuo scopo della vita larvale, ossia il nutrimento. 

Un esempio servir a chiarire il concetto. 

Larve di -Cieindelidi, Carabidi, C'occinellidi, Enierobiidi, come i Triunguini dei Meloidi, 
tutte forme a vita aerea, souo molto similmente configurate alle larve aquaiole di Ditiscidi, 
Idrotilidi, Perlidi, Odonati, ecc., e ci in causa di una maniera di vita per cui necessario un 
efficace sistema locomotorio. 

Per converso del tutto simili fra loro, colla caratteristica di una estrema riduzione (fino a 
scomparsa totale) degli organi locomotori, souo larve pertinenti ai gruppi i pi disparati, ma 
le quali tutte vivono in condizioni tali da non richiedere solleciti e frequenti spostamenti di 
luogo, standosene in ambienti ove il cibo abbonda o facilmente si trova. Apode sono sempre le 
larve parassite viventi nell'interno di altri animali o cbe comunque continuamente giacciono 
immerse nella sostauza di cui si cibano, o quelle cbe sono nutrite dagli adulti della loro 
specie, ecc., e queste hanno tutte l'impronta di una grande semplificazione e riduzione del si- 
stema tegumentare-schelctrico, mostrano cio un generale aspetto, adnnqne, elmintoide. 



LE ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 221 



Tra queste ultime pigrissime larve e le attivissime citate in precedenza, sta 
tutta una serie intermedia di forme con organi locomotori a diverso grado di 
sviluppo, da semplici rigonfiamenti mammellonari, a zampe articolate e robuste 
e tutti questi gradi sono imposta appunto da diverse necessit per la ricerca del 
cibo o per altro che costringa alla locomozione in misura varia. 

Pu anzi accadere che. durante il periodo larvale in una stessa specie, 
queste necessit vadano soggette a mutamento rilevante ed in un dato momento 
la maniera di vita richieda buoni organi di locomozione ed un sistema schele- 
trico e muscolare atto alla loro funzione, mentre in altro periodo venga meno 
tale necessit. In questi casi, non troppo frequenti, ma molto dimostrativi, si 
hanno due o pi maniere di larve e quelle agili corrisponderanno, nel loro in- 
sieme, al tipo di quelle attive predatrici, che prime si sono citate, le altre in- 
vece incorreranno pi o meno verso quell'aspetto elmintoide o di verme, che si 
detto proprio alle forme sedentarie e poco attive. Due diversi aspetti adunque 
in uno stesso periodo larvale ed questo il caso rappresentato dalle cos dette 
i per metamorfosi, che conosceremo meglio tra breve. 

Intanto da rilevarsi un fatto ben notevole, che, cio, tutte le diverse ma- 
niere di larve, comunque configurate, richiamano, pel loro generale aspetto, forme 
di loro pi basse gerarchicamente nella scala zoologica. Ben inteso che questo 
si riferisce solo alla facies, dir cos, cio al complesso degli organi esterni e 
dell'insieme del corpo, perch quando si parla di larve vermiformi o di quelle 
tisanuriformi, sarebbe grosso fallo il voler ricercare affinit fra i Vermi od i 
Tisanuri e queste larve, oltre al semplice generale aspetto. 

Intanto per, per cose che esporr pi innanzi, si vedr che simili appellativi sono vera- 
mente un male appropriato richiamo, che si fa anche allorquando si parla di larve tisanuriformi, 
oltrech di vermiformi od elmintoidi, che dire si vogliano. 



Diverse maniere di larve olometaboliche. 

Tenuto conto delle cose sovra esposte gli autori dividono le larve degli In- 
setti olometabolici in pi gruppi, che indicano con nomi particolari. Per, sul 
numero e sull'estensione di questi gruppi non raggiunto l'accordo, poich si 
ammettono due, tre, quattro gruppi distinti. 

Per mio conto io ritengo che almeno tre distinte maniere di larve si pos- 
sauo indicare, sia pure trovando anche forme intermedie, le quali collegano fra 
loro queste repartizioni, cos troveremo le larve melolontoidi, le cruciformi e le 
ciclopiformi, come tipi precipui, lasciando le elmintoidi o vermiformi come secon- 
darie maniere di adattamento, da richiamarsi per ad uno od all'altro dei due 
primi gruppi, 

Larve melolontoidi (tig. 209). Sono dette pi impropriamente Campodei formi od anche Tisa- 
nuriformi, perch alcune di esse, pel loro aspetto, ricordano certe forme di Tisanuri, ad es. del 
genere Campodra o Machilis od altre simili. 

.Sono caratterizzate dall'alto grado di evoluzione. Possiedono (tipicamente) tre paia di ro- 
buste zampe toraciche, mancano per totalmente delle addominali o false. 

Le loro antenne sono pi o meno lunghette, l'apparato boccale bene sviluppato. Notasi spesso 
una sensibile differenziazione fra gli anelli del tronco e su questi si incontrano, nelle forme li- 
bere sopratutto, frequentemente, parti dure, bene chitinose. 

Appartengono a questo gruppo le larve di tutti i Coleotteri e Strepsitteri e degli Emerobidi 
fra i Neurotteri nonch dei (Joccidei fra gli Omotteri. Le forme apode non rappresentano che 
una maniera di adattamento e quindi di variazione secondaria dal tipo. 



222 



CAPITOLO QUARTO 



Larve cruciformi (fig. 210), cio a forma di Bruco (.Eruca) delle farfalle, al quale possono 
richiamarsi, perch hanno tre paia di zampe vere poco robuste e zampe addominali (false) in 
vario numero; antenne rudimentali ; il corpo sempre rivestito di cute molle, o tutto al 
pi col dorso, in parte almeno del protorace alquanto pi chitinoso. Non vi ha differenza 
alcuna fra i vari somiti. 

Come variazioni secondarie di questo tipo si possono citare le larve vermiformi pi o meno 




Fig. 209. Varie maniere di Larve melolontoUli (di Coleotteri). 

A., di Laniellicornide (Xylotrupes gideon) ; B, di Boatrichide {Bostr. putiUui) da Ratzebnrg ; O. di Cassidide (Cassida 
rubiginosa), da Elditt. ; D, di Ceranibicide (Euchroma columbica) da Packard; E, di Cebrionide (Cebrio ggas) 
F, di Carabide ( Oarabus violacene) ; G, di Silfide (Silpha obscura) : H, di Seidmenide (Schidmaemts tarsalus) ' 
I, di Cicindelide (Cicindela hybrdo). Le tigare A, EI soao prese dallo Schidle. 



completamente apode, e collocate ad un grado di evoluzione intermedio tra le eruciformi tipiche 
(le quali sono rappresentate dai Bruchi e dai Falsibruclii) e le melolontoidi. 

Questo stadio intermedio a diversi gradi fr occupato dalle larve degli Imenotteri, all' infuori 
dei Tentredinei, da quelle dei Ditteri e dei Neurotteri all'infuori degli Emerobidi. 

Larve clclopiformi (fig. 211). Sono state cosi denominate dal Ganin, che per primo le 
descrisse (1869) per Imenotteri (Braconidi) parassiti, del genere Palygaster. Si sono poi ricono- 
sciute in molti altri gruppi di Imenotteri endofagi. 

Il nome che esse hanno ricevuto deriva appunto dalla somiglianza che talune almeno fra 
esse hanno, quanto a generale configurazione del corpo, con certi minuti Crostacei, pertinenti 
all'antico genere Cyclops. 



LE KT GIOVANILI DEGLI INSETTI 



223 



Queste larve infatti hanno, generalmente, 
quale, appaiono, al ventre, i rudimenti 
delle antenne, nonch due enormi mandi- 
bole, formanti assieme un robusto forcipe. 
Alla base del capotorace spesso esiste un 
paio di appendici. La met posteriore del 
corpo molto pi sottile, indivisa o divisa 
in scarso numero di segmenti (ad es. in 5) 
e termina per lo pi con prolungamenti 
forniti di ramuli o spinette. 

Queste prime larve si trasformano in 
altre (seconde) diiferentissime e cbe rien- 
trano tra quelle che si sono definite per 
elmintoidi. La differenza non solo nella con 



molto dilatata la parte anteriore del corpo, nella 





Fig. 210. Larva Eruoiforme (di Bombi/* mori). 

figurazione generale del corpo e nella presenza od 
assenza delle enormi mandibole, ma 
interessa anche gli organi interni, 
perch solo col passaggio da prima a 
seconda larva queste forme giovanili 
acquistano un apparato respiratorio 
ed uno vascolare, nonch una ben 
definita catena nervosa e si com- 
pleta il sistema digerente. 



Fig. 211. Larve Ciclopiformi di Calciditi. 
di Trickacis remulus; B, di Teleas ovulorum, da Ayers. 



Differenze tra larva 
ed adulto. 

Abbiamo esposto nel voi. I, 
a pag. 39, una figura schema- 
tica per mostrare la disposi- 
zione degli organi in un insetto 
adulto. Intendasi per del 
gruppo dei Pterigoti. 

Ora molto meno agevol- 
mente si potrebbe richiamare ad un tipo comune e costante la organizzazione 
delle larve olometaboliche; ma, quando ci potesse essere fatto, si troverebbero 
difterepze di organizzazione fondamentali in confronto di quella degli adulti. 

Vi sono Infatti alcuni organi ed alcune disposizioni, che appartengono alle 
sole forme giovanili degli Insetti metabolici, e non si incontrano mai nelle ri- 
spettive forme sessuate e neppure in alcuno stadio postembrionale di eterometaboli. 
Questa diversa maniera di rispondere ad influenze analoghe da parte delle 
forme giovanili in confronto dei rispettivi adulti argomento di meraviglia in- 
quantoch non facilmente si spiegano talune attitudini, che spettano esclusiva- 
mente ad un periodo della esistenza di una specie, importando anche particola- 
rissime e talora vistose disposizioni di organi, e non si conservano altrimenti 
nelle forme successive, le quali pur risentono delle medesime influenze. 

In tutti i casi la organizzazione della larva, anche colle sue complicanze, si 
richiama ad un minore grado di evoluzione, che non sia quello dell'adulto, il 
quale solo in grazia di processi involutivi pu accostarsi nella sua organizzazione 
a quella larvale. 

Gli organi larvali per, non sono sempre rappresentanti di vari gradi di 
evoluzione verso quelli dell'adulto rispettivo; in molti casi, anzi nella maggio- 



224 



CAPITOLO QUARTO 



rauza dei casi, gli organi stessi sono propri esclusivamente del periodo giovanile 
e con questo periscono, senza traccia e riscontro alcuno nello stadio sessuato. 
La larva, tipicamente pi allungata che non l'adulto e sia per la deficienza 
di ali nonch per la debolezza degli arti locomotori, i segmenti in cui il corpo 
diviso poco sono diversi fra di loro, si avvicinano cio maggiormente a quella 
uniformit (omonomia), che caratteristica delle forme pi basse o degenerate. 
Si comprende che minore la differenziazione tra gli anelli toracali e gli 
addominali, quanto maggiore la riduzione degli arti ambulatori del torace e 

finalmente nulla allor- 
ch, come nelle larve ver- 
miformi, tali arti fanno 
difetto. 

Per tali larve l'unica 
differenziazione fra le 
varie regioni del corpo 
quella che esiste fra il 
capo e l'insieme dei seg- 
menti successivi, cio il 
tronco. 

Adunque il pi alto 
grado di differenziazione 
tra torace ed addome noi 
riscontreremo nelle larve 
melolontoidi e pi che 
mai in quelle attive cam- 
mina trici ; in minor grado 
od assai scarso in quelle 
cruciformi (tanto meno 
se fornite di appendici 
locomotorie addominali) 
e finalmente nullo affatto 
nelle vermiformi, e uelle 
ciclopiformi. Oltre a ci, 
in generale, la consistenza 
dei tegumenti molto 
meno rilevante nelle larve che non negli adulti e quelle, anzi, molto spesso sono 
molli affatto. 

Le conseguenze di tale stato di cose sono secondo un duplice effetto. 
Anzitutto meno variata e meno complicata la forma dei singoli anelli e con- 
seguentemente dell'insieme del corpo; in secondo luogo, mancando robusti pezzi 
di attacco ai muscoli, mancano anche fasci muscolari poderosi e tutta la musco- 
latura composta di esili fascetti, numerosissimi, con effetto multiplo e quindi 
poco preciso. Perci anche l'incesso e tutti i movimenti del tronco non possono 
essere che lenti ed indecisi. Cos avviene che fra le larve metaboliche il mas- 
simo numero rappresentato da forme vegetariane o lignivore o comunque vi- 
venti in ambiente, nel quale a breve portata e facilmente accessibile il cibo. 
Pi scarse sono invece le forme predatrici di altri animali e queste per lo pi 
vivono fra le vittime, in guisa da non dover troppo spostarsi per incontrare hi 
preda, come sono le larve di Ditteri, di Xeurotteri e di (Joccinellidi, viventi a spesi- 
di Afidi e Cocciniglie e che stanno nelle colonie stesse di queste loro vittime. 
Oppure si tratta di forme acquaiole (fig. 213), le quali, stando cos nell'acqua. 





A B 

Fig. 212. Due belle larve predatrici ili Coleotteri. 
A, di Stenus bipuiictatus, da Scidte; i>, di Oalerita lecontei. 



I.K STA GIOVANILI DEGLI INSETTI 



225 



hanno di molto diminuito il peso del loro corpo e possono, per entro alle acque, 
nuotare e guizzare rapidamente. 

In altri casi esse sono per vero forine oacciatrioi in piena aria ed allora. 
quando i loro tegumenti non sieno abbastanza resistenti (cos come sono, invici', 
nelle larve di Carabidi, ecc.) si tratta di forme sedentarie, che vivono riparate e 
raggiungono la preda per agguato, come si vedono fare le larve di Formicaleoni, 
quelle di Cicindele (fig. 236), ecc. 

Da ci deriva anche tutto un altro ordine di cose, l'intervento cio materno 
per preparare alla progenie di larve molli, incapacissime di procurarsi la preda, 
costituita da altri animali meglio semoventi, appunto un adeguato cibo, sufficiente 
per tutta la vita della larva. 

Ed ecco le singolari abitudini, che conosceremo in 
seguito, di molti imenotteri per formare depositi di carne 
viva e sempre fresca, di cui possano nutrirsi le loro larve. 

In generale pu anche essere detto che la parte pi 
ardua nella ricerca dell'ambiente opportuno alla vita delle 
larve, sieno esse olometaboliche o no, affidata alla 
madre', la quale, fornita di eccellenti organi di locomo- 
zione e talora anche atta a vivere cos bene in terra 
come in aria ed in acqua, e provveduta ancora di finis- 
simi organi del senso, trova con facilit l'ambiente op- 
portuno per la propria prole e quivi affida la sua figli uo- 
lanza, cos che i giovani pochissima fatica e poca attivit 
debbono impiegare alla ricerca di quanto loro conviene 
per vivere e compiere il loro ciclo larvale. 

Si comprende ancora che le larve olometaboliche, 
cos poco atte a lunghi tragitti per virt propria e 
meno ancora quelle del tutto sedentarie non possono aver 
parte nella diffusione attiva della specie e che vi possono 

contribuire, in generale, solo per incidenza e del tutto passivamente, portate in 
giro cio da altre forze, che non sieno le proprie cos scarse; la maggior parte in 
tale ufficio , invece, riserbata all'adulto. 

Ben raramente infatti accade che gli adulti sieno meno locomobili delle loro 
larve e in questo ordine di fatti non si possono registrare che rarissimi casi di 
parassitismo (ad es. fra gii Stilopidi, fra i Ooccidi, ecc.), pel quale le femmine 
hanno perduto gli organi locomotori e la diffusione della specie affidata alle 
larve, che li hanno invece buonissimi (tranne le ali) ed attivamente o passiva- 
mente si incaricano di conquistare nuovi ambienti. 

Si pu dunque, fino ad un certo punto, stabilire una legge, per la quale il 
grado di locomobilit inversamente proporzionale tra le larve e i rispettivi 
adulti: alla quale regola mostreranno qualche eccezione le forme parassite (pren- 
dendo questa parola in senso larghissimo, fino al commensalismo), la cui migra- 
zione passiva quasi sempre; quello a vita anfibia, non potendo le larve, che 
sono acquaiole, dedicarsi alla ricerca di nuovi ambienti per s opportuni, senza 
uscire all'aria, dove perirebbero, come ancora qualche altra eccezione, non di 
grnppo ma per singola specie, potr essere rilevata, dipendente da particolarissime 
condizioni al di fuori Iella comune regola. 




Fig. 213. Larva apoda ili 
Dittevo(Culex). DaHowanl. 



Capo ed appendici cefaliche. Si gi notato, nel voi. I. a pagg. 104 e seg., 
che talune larve olometaboliche presentano un capo piccolo od incompleto od 
anche retrattile (fig. 214) entro i primi anelli toracali. Nel caso in cui il capo 



A. BBELESE, Gli Insetti, li. 29. 



226 



CAPITOLO QUARTO 




Fin. 214. Testa estroflessa (.1) e ritirata 
lei tutto (B) di larva ili Dicranota bimacu- 
lata (Ditteri). Da Miall. 



si definito per piccolo si deve intendere che esso non capace delle masse 
cerebrali, le quali sono perci spostate molto addentro nei segmenti del torace. 
Queste sono particolarit, che non si riscontrano mai negli Insetti adulti, 
neppure in quelli profondamente degenerati per parassitismo. Anzi, meno raris- 
sime eccezioni, il capo , nelle forme sessuate, sempre ben distinto, in grazia di 
un collo, dal rimanente tronco. 

Adunque la deficienza del collo, la riduzione del cranio e la possibile retra- 
zione del capo entro i primi articoli del torace, come pure il suddetto spostamento 
delle masse nervose cefaliche sono particolarit che, fra gli olometaboli, spettano 
alle sole larve e rappresentano un grado di involuzione, al quale mai giungono 

gli adulti. 

Un'altra vistosa differenza pu essere 
rilevata per quanto riguarda speciali appen- 
dici, sieno esse pertinenti al capo, od anche 
al tronco. 

Per ci che riguarda il capo si osserva 
intanto che nelle larve meglio evolute si 
vedono bene sviluppate le antenne e," meno 
che nelle forme viventi in ambiente del 
tutto buio, anche gli organi visivi. Quanto 
poi agli organi boccali, da poi che il pre- 
cipuo ufficio della larva quello di soppe- 
rire ai bisogni della propria esistenza e 
preparare ricchi depositi nutritivi nel suo 
corpo, per affrontare il digiuno durante lo 
stato ninfale e talora anche oltre, si com- 
prende che gli organi della bocca, per effi- 
cacia nulla debbono avere di meno che quelli dell'adulto. Talora anzi essi pos- 
sono essere ridotti nella forma sessuata, mai per nella larva, altrimenti questa 
non compirebbe certo il suo ciclo evolutivo. 

Le differenze tra le larve e gli adulti consistono adunque tanto nel grado 
di sviluppo degli organi sensori, quanto nella presenza di alcuni organi speciali, 
che spettano alla larva, ma non si riscontrano altrimenti nella forma definitiva. 
Per, per quella riduzione degli organi di relazione di cui si veduto 
esempio a proposito degli arti locomotori, sono meno riccamente costruiti anche 
gli organi sensoriali. 

Infatti, le antenne (e ci si dica ugualmente anche per le forme giovani 
degli insetti a metamorfosi incompleta) sono meno sviluppate che non quelle 
delle forme adulte ed in non pochi casi del tutto rudimentali, se non mancanti. 
Al solito le larve Melotontoidi sono, anche in questo, meglio provvedute di 
quelle Eruciformi, mentre le vermiformi sono generalmente con antenne tuberco- 
liformi e sprovvedute di occhi (vedi voi. I, pag. 115 e segg.), e sono anche 
meno evolute nelle Ciclopifonni. 

Quanto agli organi della vista si gi avvertito che le larve viventi entro 
ambienti bui, come sono quelle entro terra o dentro i legni o nei semi od altrove al 
riparo della luce, sono del tutto cieche. Lo sono del resto anche molte altre, le 
(inali vivono ove il buio non assoluto o dove pure ha luce. Cos, ad es. sono 
cicche le larve dei Ditteri eiclorafi, nonch quelle della maggior parte degli 
Imenotteri (eccettuati i Tentredinei) sebbene tali forme non vivano sempre del 
tutto all'oscuro, come tanno invece le larve di molti Coleotteri (Buprestidi, Ce- 
brionidi, Tenebrionidi, Eucnemidi, e molti fra i Curculionidi, Cerambicidi, Tene 
brionidi, Isteridi, Lamellicornidi, Ptinidi, Anobiidi, Tomicidi, ecc.). 



I.K EIA GIOVANILI DBCI.I INSETTI 



l'I' 7 



Non ostante la assoluta mancanza ili organi visivi specializzati, pure molte 
di queste larve si sono mostrate sensibili alla luce. 

Un primo passo verso organi della vista veri e propri segnato da certe 
macchie li pigmento bruno distribuite su diversi segmenti del corpo, ed in rap- 
porto con terminazioni nervose, come si incontrano ad es., su parecchie larve di 
Ceoidoraidi ed altri Ortorar (Gorethra. Cui ex, Chironomus, Simulium ecc.) e clic 
ricordano gli occhi rudimentali, che si osservano su animali inferiori (fig. 215). 

Finalmente si hanno veri e propri organi visivi bene costituiti, ma questi, nelle 
larve olometaboliche, che li possiedono, sono sempre ocelli ossia occhi semplici 
od archeommi, che dire si vogliano (vedi voi. I, pagg. 6*57 e segg.), perch il regno 
dell'occhio composto si inizia solo col principio della ninfosi (Eoninfa) o collo stato 
corrispondente (Prosopon) degli emimetaboli. In tutti i casi gli ocelli, nelle larve 
metaboliche, non si trovano mai nel mezzo 
del capo, ma sui suoi lati e sono in numero 
variabile, talora riuniti in un gruppo (larve 
di Tentredinei. dove si trovano lino a 5 ocelli 
insieme) o pi comunemente abbastanza disgre- 
gati. V- 




Fig. 215. Capo, dal dorso, di larva di 
Simuli uni (Ditteri) con autenne, frangia 
laterali e macchie oculari. Da Aliati. 



In ocello per lato si trova in larve di Tricotteri 
e di parecchi Coleotteri (Lampiridi, Drillidi. Licidi, 
Teleforidi, taluni Crittofagidi, Cerambioidi e Cnrcu- 
liouidi) ; due in larve di altri Coleotteri (Birridi, 
Mclandiidi, Edemeridi, Tenebrionidi, Nitidulidi, Ela- 
teridi ed alcuni Lamellicoruidi) ; tre in molti altri 
Coleotteri (Cerambicidi, Teuebrionidi, Coccinellidi); 

quattro, sempre nello stesso ordine dei Coleotteri, in larve di Cicindelidi, molti Stafilinidi, 
Pirocroidi, alcuni Crisomelidi e Coccinellidi ; cinque nelle larve di moltissimi Lepidotteri nonch 
in altre di Coleotteri delle famiglie: deridi, Cisidi, Colidiidi, Micetofagidi, Eteroceridi, 
Parnidi, Lagriidi, molti Birridi e qualche Cerambieide ; sei nella maggior parte dei Lepidotteri 
nonch iu Neurotteri del gen. Staiti ed in molti Coleotteri delle famiglie : Carabidi, Ditiscidi. 
Girinidi, Cifonidi, Erotilidi e nella maggior parte degli Idrofilidi, Dermestidi, Crisomelidi; sette 
cnelli <i trovano in larve di qualche Neurottero, ad es. dei gen. Japhidia, Bittacns e finalmente 
venti nella maggior parte delle larve di altri Neurotteri dei generi l'unorpa e Boreiis. 



Nelle forme larvali degli Insetti a metamorfosi completa mancano sempre gli 
occhi composti (voi. I. pp. 111. 112 e o52-0(i7), i (piali sono un carattere esclu- 
sivo degli adulti degli Insetti metabolici e di tutti gli stadi dei Pterigoti 
emimetaboli. 

Altre appendici cefaliche, non pertinenti all'insieme degli organi boccali e che 
non trovano riscontro negli adulti, sono quei lobi ciliati (Mg. 215) che si vedono 
ai lati del capo in parecchie larve acquaiole di Ditteri e servono a determinare, 
colla vibrazione rapida della frangia di cigli, una corrente d'acqua verso la bocca 
della larva, per la quale corrente vengono portati nella bocca stessa frammenti 
organici e organismi piccolissimi, di cui la larva si nutre. 

Se ne parlato a pagg. 122. 123 del I volume. Queste appendici (che con 
dubbio, del resto, si possono considerare come organi a se) scompaiono nella muta. 



Organi boccali. Gli Insetti a metamorfosi incompleta e gli emimetaboli mo- 
strano molta somiglianza (pianto ad armatura boccale tra larva ed adulto rispet- 
tivo, anzi nel massimo numero dei casi una vera identit. Di questi Insetti pero 
di presente non ci occupiamo, dappoich, a parer nostro, le trasformazioni, che 



228 



CAPITOLO QUARTO 



sono rappresentate dalle metamorfosi complete, sono fenomeni differentissimi 
dalle mutazioni, su scala assai pi modesta, che si verificano nei casi di emime- 
tabolia ed ametabolia. Per questa fondamentale diversit devesi discorrerne 
saparatamente e per ora non ci occupiamo, come nelle pagine precedenti gi si 
fatto, se non di ci che riguarda gli Insetti a metamorfosi completa. 

In questi adunque l'apparato boccale della larva sempre masticatore, o, 







Fig. 216. Capi ed orgaui boccali di larve diverse. 

A, di larva Erucifornie (Gossits) veduta dal di dietro; B, di altro braco visto di faccia; C, di larva Melolontoide 

[Acilius, Coleott.); D, di larva Ernciforme sob-apoda (Sire*). Da vari autori. 
A, a, antenne; Md, m, mandibole; Mx, mx, mascelle; pm t palpo mascellare; Li, li, labbro inferiore; pi, palpo labiale; 

O, ocelli. 



meglio, esso, pur talora avendo ufficio alquanto diverso dalla vera macinazione 
del cibo, tuttavia si compone di pezzi, che si riportano assai pi agevolmente a 
quelli masticatori o comunque dilaceranti e tritanti, che non agli altri veramente 
di succiamento, dei quali si vedono esempi cos cospicui sopratutto nei Ditteri 
e Lepidotteri adulti. 

Evidentemente questi e gli altri tipi di apparato boccale succhiatore fra gli 
emimetaboli (Emitteri, ecc.) rappresentano un tipo evoluto, profondamente diffe- 
renziato dal masticatore, che devesi considerare per primitivo e ci in base a 
quanto si veduto mostrare assai bene la paleoentomologia e per quanto ancora 
fanno vedere le larve olometaboliche. Queste senza dubbio rappresentano uno 
stato del tutto primitivo, traverso il quale passa ogni insetto olometabolico, 
comunque organizzato nella sua veste definitiva. 

Ora le variazioni nella conformazione e struttura delle parti boccali delle 



I I 1 I \ .;l<i\ VMM 1.1 .11.1 IXSKTTI 



229 



kuv> olometaboliche sono entro un mbito molto ristretto e tale che non tra- 
scende mai troppo al di fuori del tipico apparato boccale masticatore, come si 
gi conosciuto a suo luogo (voi. I, pagg. 143, 144 ed altrove). Si dunque col 
avvertito clic l'apparato boccale masticatore tipico si compone di tre paia di 
pezzi, che sono: Le mandibole, le mascelle (del 1. paio) ed il labbro inferiore o ma- 
scelle lei 2. paio. Il primo paio specialmente rappresenta la pi robusta coppia 
di organi masticanti e non reca palpi, mentre le due altre paia hanno ciascuno 
due palpi (mascellari e labiali). 

Ora, questo tipo (tg. 216) conservato precisamente cos nella massima 
parte delle larve olometaboliche, salvo riduzioni, ad es. degli organi sensoriali 
p eriboccali, per quei processi involutivi che si sono veduti dipendere da minori 
necessit della larva. Esso per abbastanza profondamente alterato per quelle 
forme, che, vivendo di cibo molle, commisto a molta parte liquida, debbono avere 
organi meglio adatti a questa speciale maniera di nutri- 
zione In tali forme, per sempre si presenta, oltre ad un 
insieme di organi boccali atti a sorbire la parte liquida 
od il cibo molto diluito, anche qualche organo capace di 
dilacerare sostanze resistenti e trasformarle in quella 
massa fluida, che richiesta dal particolare modo di 
vita della larva. 




Fig. 217. Capo et] organi 
boccali di larva acefala li 
Dittero ciclorafo (Piop/ii/a 
easei). Da Alessandrini. 



Questa particolare maniera di apparato boccale si pu vedere 
ad es. in molte larve di Ditteri ciclorati (tg. 217), come sono i 
comuni Bermi della carne che marcisce ed esse debbono, infatti, 
ridurre a poltiglia, dilacerando i tessuti, la carne stessa, per in- 
gerirne il fluido cosi derivato per questo lavoro meccanico e per 
effetto della putrefazione. Co- pure sono armate altre forme affini, 
che si nutrono dei visceri viventi di altri insetti, ma ne debbono 

prima incidere la pelle (ad es. larve di Sirfidi, Tabanidi, ecc.) o quelle degli Imenotteri endofagi 
(specialmente il primio stadio ciclopiforme), che dilacerano gli organi interni delle loro vittime 
e di questi ed insieme dei succhi circolanti si nutrono. 

In tali casi solo un paio di organi boccali mantiene la tipica consistenza ed foggiato ad 
uncino attissimo alla dilacerazione (tg. 211) e tutto il rimanente degli organi stessi ridotto 
od del tutto irreperibile e costituice un complesso orale destinato alla assunzione di sostanze fluide. 



Ma le larve che debbono rodere corpi duri, come sono quelle dei Lepidot- 
teri, della massima parte dei Coleotteri, di Xeurotteri, di molti Imenotteri, spe- 
cialmente Tendredinei e Siricidi, hanno il loro apparato boccale completo, se- 
condo il tipo masticatore indicato, sebbene gli organi tutti sieno generalmente 
meno vistosi che non nelle forme adulte n giammai presentino quelle secondarie 
variazioni, che non sempre dipendono dalla necessit della nutrizione, ma anzi, 
nel maggior numero dei casi, da influenze diverse e non sempre facili a ricono- 
scersi, variazioni che talora si palesano con modificazioni vistosissime. 

Per esempio, mai si potranno trovare nelle larve mandibole cos straordi- 
nariamente sviluppate come fanno vedere i maschi dei Cervi volanti e molti 
altri Insetti. 

Cos ancora, il capo, il quale negli adulti pu assumere forme le pi discoste 
dal tipo semplice larvale, in grazia di complicazioni dovute a scopi i pi sva- 
riati, o per molta parte per influenza della sessualit, si vede, nelle larve, se- 
condo la pi semplice espressione, cio di calotta sferoidale, racchiudente le 
masse muscolari motrici degli arti della bocca e quei modesti gangli cerebrali 
che spettano a tale giovanissima et. Assai di rado il capo reca appendici o 
sculture vistosi e di pi difficile interpretazione quanto ad ufficio. 



230 CAPITOLO QUARTO 




Come si sono viste essere ridotte assai di volume le antenne, cos, analoga- 
mente, uno scarso sviluppo acquistano i palpi e piccoli sono, del resto, anche le 
mascelle ed il labbro inferiore, mentre possono essere pi lorti le mandibole, 
specialmente nelle forme predatrici, che debbono afferrare bene e trattenere la 
vittima ed in quelle ancora che rodono corpi molto resistenti. 

Speciali tipi di organi boccali. beue ricordare qui una particolare struttura <li organi 
boccali, che non trova mai riscontro negli adulti e, tra le larve, si limita ad alcune predatrici, per- 
tinenti a Neurotteri e Coleotteri. 

Cos le larve di Formicaleoni e delle affine Crisope, fra i Neurotteri, che vivono afferrando 
e succhiando insetti diversi hanno mandibole grandissime e foggiate a falce, acutissime. Lungo il 
loro margine interno esse hanno una doccia, che le percorre dalla base all'apice ed allorch a questo 

orlo interno si addossa la mascella, che molto allungata, la 
doccia diventa un vero e proprio canaletto, aperto in bocca 
da un lato ed all'apice delle mandibole dall'altro. Per tale 
cauale scorre il sangue succhiato dalle vittime. 

Una disposizione analoga si vede in quelle terribili larve 
di Dytiscus (fig. 218), che non temono di aggredire anche 
vertebrati di assai pi voluminosi e ne hanno facilmente 
ragione. 

In confronto dei rispettivi adulti l'apparato 
Kig. L'is. _ Testa nella larva di boccale varia, non fosse altro che per le dimen- 

Schd."* VS,a dal Vent ' e ' a sioni > ma in taluni casi l jer radicali differenze. 

Infatti si hanno larve masticatrici, che riescono 
adulti egualmente provveduti di apparato boccale 
masticatore, e tali sieno i Coleotteri e molti Xeurotteri, ma se ne hanno altre 
ugualmente masticatrici, che allo stato adulto assumono un apparato boccale lam- 
bente, come si vede degli Imenotteri, oppure succhiatore, come accade dei 
Ditteri, specialmente Ortorafl e dei Lepidotteri, che mostrano il pi classico 
esempio di tali variazioni da giovane ad adulto. 

11 Brauer, dietro considerazione degli organi boccali delle larve, in comparazione a quelli 
degli adulti, divide tutti gli Insetti in tre gruppi, che egli chiama con speciali denominazioni, cio: 

I. Insetti menoritiohi, con apparato boccale succhiatore tanto nelle larve che negli adulti 
(Rincori) ; 

II. Institi in mi o<j unti, con apparato boccale masticatore tanto nella larva che nell'adulti! 
(Ortotteri, Odonati, Neurotteri, Panorpati, Efeniei idi, Tricotteri, Coleotteri ed alcuni Imenotteri : 

III. Insetti metagnati, nei quali le larve sono masticatrici e gli adulti invece succhiatori o 
lambenti (Ditteri, Sifonatteri, Lepidotteri, e gli altri Imenotteri). 

Come si vede gli Insetti metabolici appartengono solo ai due ultimi gruppi. 

Tronco e sue appendici. Xella rimanente parte del tronco le appendici sono 
locomotorie oppure respiratorie (per talune forme acquaiole) ed anche in ci si 
rilevano fondamentali differenze fra larve metaboliche e adulti. 

Si gi abbastanza trattato di cosifatte appendici nel voi. I, al quale ri- 
mando il lettore (pagg. 284-289 per le appendici in rapporto colla locomozione e 
pagg. 809811, 824, 836 per quelle riferentisi alla respirazione). 

Appendici locomotorie. - Brevemente riassumendo quanto col illu- 
strato anche con numerose figure, si rileva che le appendici esclusivamente lar- 
vali, spettanti al solo tronco, riferentisi alla locomozione sono di pi specie e si 
possono cos elencare: zampe (vere &Jalt>ei; tubercoli ventrali carnosi armati o 
no, rappresentanti rudimenti di zampe; tubercoli dorsali callosi; propulsori (nel- 



LE ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 



1>31 



l'estremo addome); speciali organi per determinare particolari modi di locomozione 
all'infuori dei precedentemente citati. 

Le zampe delle larve metaboliche si distinguono in 
toracali o rere, le quali appartengono al torace e rappre- 
sentano impostazioni transitorie di quelle dell'adulto, del- 
le quali sono omologhe, nonch in addominali o false, 
e queste, nei Pterigoti adulti non trovano corrispondenza. 

Esempi vistosi di zampe false (flg. 219) accompagnate 
da quelle vere sono offerti dalle larve delle Farfalle 
(Brachi) e da quelle dei Tentredinei fra gli Imenotteri; 
ma sono meno frequenti presso altri gruppi e non cosi 
bene conformate come nelle suddette forme giovanili. 

Le false zampe, che si trovano per paia in numero 
vario su determinati segmenti addominali, sono brevi 
rilievi conici, carnosi, non retrattili, con o senza una 
corona di organi adesivi, in forma di uncinetti, lungo 
l'orlo della superficie rotondeggiante con cui sono termi- 
nate. Tali appendici non sono articolate, cio non si 
veggono essere divise in articoli distinti. 

Per converso le zampe vere sono benissimo articolate, 
dure e terminano con una unghia. Ora, da un tronco privo 
al ventre di qualsiasi appendice locomotoria, come si 
vede in moltissime larve apode, cos dette appunto perch 
mancanti di qualsiasi specie di zampe, ed in moltissime 

altre, che pure hanno le zampe vere soltanto, e in quella altre larve che sono 
fornite di zampe false benissimo conformate, come quelle dei Bruchi succitate, 



A B 

Fig. 219. Larve cruciformi 
mostranti le false zampe. 

A, di Lepidottero; B, di Ten- 
tredine. 






Fig. 220. Larve con rudimenti di false zampe ed una apoda (D). 
.1. di Mnsca: /;, ili Oecidomido; C, di Cionus fraxini (Coleott. Coroni.); D, Calabrone. Da vari autori 



sia tutta una serie di protuberanze pi o meno vistose e complicate, le quali 
segnano altrettanti passaggi graduali dall'una all'altra conformazione. 

In questi casi si tratta di veri rilievi carnosi (fig. 220), estroflettibili per lo 
pi, talora muniti di uncinetti, quali organi adesivi, o bagnati di un liquido 
vischioso allo stesso scopo. 



232 



CAPITOLO QUARTO 



Per tali larve, come ancora per quelle apode, ina che per eoa molta atti- 
vit si locomuovono, sia per cercare il cibo come per rinvenire un ambiente op 
portano per compiervi al sicuro la loro trasformazione in ninfa, l'incesso dell'in- 
setto tutto affatto speciale. 






Fig. 221. Incesso di larva cruci- 
forme con false zampe (bruco). 
Vari momenti da 1 in 5. 



Fig. 222. Incesso di larva eruci 
forme apoda (larva di Mosca) col- 
l'aiuto delle mandibole. 



I bruchi e i falsi bruchi (coin souo detti le larve di Tentrediueii procedono (fig. 221) sol- 
levando ad arco successivamente i diversi tratti del loro corpo 
a cominciare dalla parte posteriore, che per prima si porta 
in avanti e serve d'appoggio a tutto il successivo spostamento 
del tronco, fino alla regione anteriore, che l'ultima a solle- 
varsi ed a fissarsi pi innanzi. Il corpo del bruco cos per- 
corso da un movimento a guisa d'onda, che procede dalla 
parte posteriore alla anteriore. 

Le larve apode di Ciclorafi, invece, le quali si servono 
dei loro poderosi uncini boccali per punto di attacco a de- 
terminare una trazione sul rimanente corpo, incedono (fi- 
gura 222), sia nella ma- 
niera dei bruchi, ed in 
questo caso poco ufficio 
hanno i detti uncinetti 
della bocca, sia servendosi 
di questi ed in tale caso 
la prima a spostarsi la 
parte anteriore del loro 
corpo, il quale dapprima 
si allunga, si fissa cogli 
uncini boccali alle scabro- 
sit della superficie, quindi 
si contrae energicamente, 
in guisa da spostarsi tutto 
in avanti, non senza quel movimento d'onda gi veduto pei bruchi, ma questa volta in senso 
inverso, cio dall'innanzi all'iudietro. 

Per se queste larve procedono su superficie liscia, su cui gli uncini boccali non possano 
aver presa, allora si servono esclusivamente della maniera ricordata per i bruchi, col concorso 

del liquido in cui sono ordinariamente involte e che deter- 
mina una efficace adesione. 

I bruchi nelle Geometre (fig. 22IJ), tra le farfalle, detti 
appunto misurini o compatti, pel loro specialissimo modo di 
incesso, poich mancano di falsi piedi in mezzo al tronco e 
giacch i piedi veri, torneali, come in tutti i bruchi e falsi 
bruchi non sono atti al cammino, spostano all'iuuanzi la 
parte posteriore del corpo e con questa si fissano, sollevando 
ad arco molto stretto il tronco stesso. .Successivamente si stac- 
cano dalla superficie colla parte anteriore e la recano all'in 
nauzi. Tutto ci avviene con una parvenza come di compasso, 
che si apra e chiuda successivamente, donde il nome volgare 
dato a questi bruchi. 

Ma quelle larve meloloutoidi, le quali hanno zampe to- 
rneali atte al cammino, procedono diversamente, certo mai 
con quel movimento ondulato, che spetta alle cruciformi ed 
alle apode loro derivate. 
In taluni casi le larve melolontoidi, oltre alle zampe toracali possiedono anche altro appa- 
rato nella regione posteriore del corpo, atto a far punto di appoggio per la spinta all'innanzi 
del corpo stesso, ma non a sostenerlo, se tutto si sollevasse dalla superficie, come avviene pei 
misurini suddetti. 




Fig- 223. Incesso di larva di Geo 
metra; da A in C. 



I.E KX GIOVANILI DEGLI INSETTI 



_<:;:, 



Queste larve (fig. 224 A) spostano all'iunanzi primieramente la parte posteriore del corpo e 
la fissano alla superficie merc il propulsore, come detto l'organo speciale di adesione, Poi, 
facendo t'orza su questo, mentre eolle zampe (vere) non abbandonano la snperfioie su cui si 
muovono, ma vi procedono coli' aiuto dei piedi, non diversamente da tutti gli Insetti che non 
hanno se non questi arti, intanto, distendendo a forza l'arco dell'addome, puntando cosi sul pro- 
pulsore, aiutano assai bene il debole lavoro delle zampe e spingono pi rapidamente il corpo in 
avanti. 

Finalmente, le larve di questo gruppo, che non hanno alcun organo addominale in aiuto 
della locomozione e solo si servouo delle zampe toraciche, procedono pi o meno rapidamente, a 





Fig. 224. Il propulsore ed il suo impiego per la larva di Lampi/ri. 
A, usato per l'incesso ; li, per la pulitura del corpo. 




seconda della maggiore o minore robustezza degli arti e il loro modo di locomozione non pre- 
senta alcunch di speciale. 

Fra queste forme se ne trovauo per talune, come sono le larve di Lamellicorui e Pettinicorni 
che, pur avendo discrete zampe toraciche, qualora siano messe in una superficie all'aperto, non 
si servono delle zampe toracali per procedere, n si dispongono sul ventre per ci, ma si arro- 
vesciano sul dorso e, con movimenti ondulati del corpo, aiutandosi con innumerevoli spinetti' e 
corti peli rigidi rivestenti il dorso, procedono su questo, col ventre in aria e non troppo lenta- 
mente. per vero che il trovarsi cosi scoperte su una superficie non cosa normale per queste 
larve, che vivono entro terra o nei legni marci, ma sempre in cunicoli. Certo pero, anche in 
questi sono le successive contrazioni e distensioni dei segmenti del tronco 
che determinano il progresso all'innanzi, pi che le zampe toracali, che 
probabilmente non hauno ufficio negli spostamenti dell'insetto da luogo 
a luogo. 

Nel gruppo, infine, delle larve apode del tutto fig. 225) se ne trovano 
moltissime, le quali non si locomuovono affatto e non saprebbero farlo in 
alcun modo, come si riconosce allorch dal loro abituale ambiente si 
portano sul piano ed esse hanno pure tutto il desiderio di fuggirsene. Tutti 
i loro movimeuti, anche in tali casi, si riducono a delle contorsioni scom- 
poste, quanto inutili e nulla pi, e lo stesso accade non solo per larve 
assolutamente apode, ma anche per altre che pure hanno zampe toracali, 
ma non se ne sanno servire per l'incesso n trovano modo di spostare 
con esse il loro pingue corpo. Tutte queste larve non hanno evidente- 
mente Insogno di mutare ambiente per le necessita della loro esistenza. 

esse sono nate e vivono per tutto il periodo larvale in mezzo al nutrimento che richiedono, 
oppure, come avviene per le larve degli Insetti sociali metabolici, sono nutrite direttamente 
dai rispettivi adulti. 

Siauo esempio di questo estremo grado di riduzione degli organi locomotori, quelle cos 
dette uova ili formica, ben note e che sono cosi indicate pel loro aspetto e per la loro quasi im- 
mobilit, le quali noti sono altrimenti uova, ma le larve stesse delle formiche e possono vivere 
senza facolt alcuna di locomuoversi e pur con pochissima anche di solo muoversi, perch ad 
esse provvede benissimo la sollecitudine dei rispettivi adulti. 

Ilo parlato pi su di Propulsori. Questi sono organi addominali esclusivi 
ili larve metaboliche e ristretti a poche specie, ma molto diversi tra loro .intinto 
a struttura. Si incontrano in larve di Coleotteri specialmente, ma anche di 
di qualche Neurottero. 

A. BKKLBSI i, II. 30. 



Mg. 225. Tipo della 
larva apoda di Ime- 
notteri aculeati. Ita 
Ratzeburg. 



234 



CAPITOLO QUARTO 



I pi semplici sono rappresentati da una vescicola estroflettibile da un tubulo Glutinoso, che 
si trova Dell'estremo addome, o dal retto stesso, che un poco fuori esce all'occorrenza. Cosi per 
le larve di Elateridi (Coleotteri). Tale vescica, per un suo umore, adesiva abbastanza. 

I pi complicati si trovano nelle larve di Lampiridi sono rappresentati da una grande 
frangia di tubuli molli, vermiformi, coperti elegantemente di minutissime spinette, i quali sono 
estroflettibili tutti insieme e singolarmente, arrovesciandosi come si pu fare per le dita di un 
guanto. Un liquido pu essere spinto a forza in tali tuboli e li fa sortire all'esterno, i quali si 
diffondono sul corpo ove posa l'insetto, con un aspetto come di un pennello o meglio come una 
massa di tentacoli minutissimi, vermiformi, bianchi e quivi tenacemente aderiscono. 

Trovansi consimili organi, sebbene non cos ricchi come per le larve di Lampiridi, anche iu 

quelle di Carabidi, Stafilinidi, Crisomelidi. Nei Lampiridi 
essi servono, per testimonianza del Targioni, assai bene anche 
come organi di pulizia, perch le larve, ripiegaudo l'estremo 
addome verso le parti del loro corpo collocate pi innanzi, 
se ne servono a guisa di striglia per tergere, e rassettare la 



loro cute (fig. 224, li). (Per questi organi 
struttura vedi voi. I, pp. 287, 288). 



per la loro 



Un curioso modo di spostarsi per entro le loro 
gallerie scavate nel legno mostrano le larve di 
Cerambicidi (fig, 226), delle quali anche specie 
grossissime sono da noi comuni, come quel Cerambyx 
cerdo, clie fra tutti i nostrali il pi voluminoso 
e si incontra comunissimo, d'estate, nei boschi, spe- 
cialmente di Quercie e vola assai bene. 

Le larve di questi Insetti sono apode affatto, 
ma moltissime presentano delle vistose callosit sui 
segmenti addominali e non solo al ventre, ma aucora 
al dorso. Ora appunto appoggiandosi a queste 
asperit, che si impegnano ed aderiscono alla super- 
ficie scabrosa del legno eroso, che l'animale pu 
spingersi all'innanzi, merc contrazioni e successive distensioni degli anelli 
addominali. Le protuberanze ventrali hanno una muscolatura omologa affatto a 
quella delle false zampe dei bruchi e delle larve di Tentredinei, ma il singolare 
che (come ho mostrato nel I volume, pag. 421) anche le protuberanze dorsali 
sono iu ci affatto omologhe delle zampe addominali. Ecco delle larve ben sin- 
golari, con rudimenti di arti anche sul dorso ! 



Fig. 226. Larve uieloloutoidi. apode 
di Cerambioidi, mostranti i tuber- 
coli dorsali e ventrali. 

A, di faccia; (Xylorhza venosa) da Lu- 
caa: L, l'eiambyx di lato, da Kolbe. 



Del resto simili tubercoli (fig. 227) in uumero vario, talora terminati da spinette rigide, si 
trovano al ventre od anche al dorso di molte altre larve, sia che vivano in gallerie quanto 
all'esterno. Qui aggiungo auche le figure di larve lignicole di Edemere, come ad es. quella 
di Asoler caerulea, che qui riporto, con sei paia di tubercoli dorsali e tre ventrali, ilei tutto 
podiformi, almeno questi ultimi. Produzioni omologhe trovatisi in generi affini, come Nacerdes, 
Melandri/a, Hypulus, Abdera ecc. 

Molto singolari sono i tubercoli ventrali, in numero di otto paia, che si veggono al ventre 
di larve di Colasjris, tra i Crisomelidi e sono terminati da peli. 

Finalmente ricorder la singolare larva di Lencaspis (fig. 228), Imeuottero entomofago, de- 
scritta dal Fabre, la quale possiede ben undici paia di tubercoli ventrali, tre pel torace ed otto 
per l'addome e sono tutti uguali fra loro e terminati da un pelo rigido. Su questi lunghi tram- 
poli la larva pu camminare alla meglio. 



Uno speciale modo di locomozione quello che usano certe larve di Ditteri 
di specie diverse, cio col praticare dei grandi salti, pur non avendo zampe. 



LK KT \ GIOVANILI DEGLI INSETTI 



235 



Ci avviene con un meccanismo speciale. La larva si attacca coi suoi un- 
cini boccali, volgendosi ad arco, ad opportuni pezzi cintinosi duri dell'estremo 
addome, poi fa t'orza e quindi scatta come una molla. Xe sia esempio il comune 
verme del Formaggio (Piophila casei, fig. 229). Le larve di Cecidomie non usano 
le mandibole a ci, bens la spatola sternale. 

Appendici RESPIRATORIE. Lungamente ne ho trattato nel I volume, alle 
pagine indicate ed bene che chi desidera sapere abbastanza di tali organi con- 
sulti quanto col scritto ed illustrato con figure. 




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te 



& 



if-t 



Fig. 227. Larve di ordini diversi con tubercoli ambulatori in numero ed ubicazione varii. 

A. di Eiiemeride (Arciera coerulea) da Schiodte ; B, di Cnsomelide (C'olaspis) da Riley : C, di Ditteri) [Dicranota biuta- 
culata), da Miall : D. di Tabanide (d, sua sezione trasversa) ; E, di Neurottero (Panorpa klugi), da Miyake ; F, d 
Leptide (ignoto) da Iohannsen. 

Volendo brevemente riassumere quello che in tale occasione stato esposto 
si pu dire che in molte forme larvali, anche di quelle a metamorfosi incompleta 
si osservano appendici transitorie sul tronco, site in regioni varie e le quali non 
trovano, se non in rarissimi casi, riscontro nell'adulto e sono destinate ad una 
speciale maniera di respirazione, perch appartengono tutte a forme acquaiole. 



Infatti si possono riscontrare in larve di Ditteri, di Lepidotteri, di Neurotteri, di Coleotteri 
fra gli Insetti olometaholici e, come ho detto, anche in forme giovanili di parecchi Insetti a 
metamorfosi incompleta. 

Si tratta di appendici di forma variabile, in generale a guisa di tuboli in ciuffi od isolati. 
sporgenti dai segmenti del torace e dell'addome, composti di una esilissima pellicola, attraverso 
la quale . dunque facile lo scambio dei gas dall'acqua ambiente all'interno del corpo dell'insetto, 
detto che si richiamano a branchie, allorquando detti tubuli non contengono trachee o 
queste non appartengono ad un sistema aperto col mondo esterno, oppure a psevcuiranchie Be, 
invece, dette appendici sono percorse internamente da rami tracheali, pertinenti ad un sistema 
aperto. 

Si trovano branchie in talune forme di Ditteri, come ad es. nelle larve di Chironomus e forse 
in qualche larva di Coleottero, ma sono esempi rari. 



236 



CAPITOLO QUARTO 



Invece pi comuni sono le pseudobranchie, e se ne trovano in larve di Lepidotteri, Neurot- 
teri, Coleotteri, sul torace oltrech sull'addome. 

Ne sia esempio le larve di Paraponyx (Lepi- 
dotteri), dove sono a ciuffo, disposte su ciascun 
lato di ogni segmento del tronco ed anche in 
A centro tua e Nymphila nello stesso ordine. 

Fra i Coleotteri le larve di Gyrinus, di fr~lCX 







Fig. 228. Curioso moilo di usate dei tubercoli pili- 
feri ventrali da parte di una larva (primaria) di 
Ilnenottero (Leucaspis gigas). Da Fabre. 



Fig. 229. Larva di Piophila casei (Dit- 
teri) che salta; in Ce imminente lo scatto. 
Da Alessandrini. 









Hydrocharis, di Pelobius, Cnemidotus e di molti altri Insetti acquaioli di questo ordine, ad es 
delle famiglie Cyphondae, Flmidae, ecc., sono fornite di pseudobranchie filiformi, per lo 'pi a 
ciuffo e limitate all'addome od 
anche presenti nel torace. ^ A.P' 

Pei Ditteri tali disposi- 
zioni sono pi rare e meno 
vistose. Giova tuttavia ricor- 
dare i ciuffi ventrali di pseu- 
dobranchie nelle singolari 
larve di Blepharoceridae (voi. I, 
fig. 1062), o le appendici di- 
gitiformi, che possono essere 
emesse dall' apertura anale 
dalle larve di Eristalis. il 
cosidetto verme a coda di topo 
del Rauniur, comunissimo 
nelle acque marcie, eco. 

Molte larve di Neurotteri 
e di Tricotteri hanno pseu- 
dobranchie, per lo pi fili- 
formi, talora con pseudoarti- 
colazioni, come sono quelle di 
Sisyra, di Siais ecc. laterali 
o ventrali. Le Friganee mo- 
strano, allo stato di larva 
(tig.230J),tre tubercoli conici, 
molto alti, alla base del to- 
race e sono pieni di trachee 
finissime. Si considerano per 
organi respiratori. Le Hy- 
dropsiche hanno pseudo-bran- 
chie a ciuffo. 

Talora le pseudobranchie 
si incontrano anche nel pe- 
riodo ninfale od in questo 
solamente (Rhyacophilidae, By- 
droptylidae), e pi di rado per- 
sistono anche nell'adulto, come si veduto (voi. I, p. 833) in talliti genere di Perlidi (Perla, 
Ptefonarcys) . 



B 




Fig. 231'. 



Larve diverse con processi respiratori addominali 
(Pseudobranchie). 



A, di Friganea : />'. di Sialis lutarla (ambedue Neurotteri) ; 0, di Paraponyx 
striolata (Lepid.) ; D, di Pelobius hermani (Coleott.). 



LE ET GIOVANILI DEGLI INSKTTI 



237 



Si detto che le pseudobranchie sono comuni anche nelle forine giovani di 
Insetti a metamorfosi incompleta. Ci si richiama ad una serie di organi larvali, 
i quali subiscono modificazione nelle successive mute, fino all'adulto, in questi In- 
setti, particolarmente allorch, colla diversa et, cambia 
anche fondamentalmente la maniera di vita. 

Di ci, sar quindi il caso di parlare trattando delle 
mute nelle torme ametabole ed emimetabole, le quali mute 
rappresentano una condizione di cose diversissima da 
quelle metamorfosi complete, che. appunto perla vastit 
delle modificazioni, che importano nell'organismo dell'in- 
setto, sono oggetto di pi viva meraviglia e presentano 
fenomeni pi complessi. 







Vig. 231. Larva acqua- 
iola di Aulonogyrus stria- 
his mostrante i processi 
respiratori addominali. Da 
Schiodte. 



Costumi delle larve olometaboliche. 

La larva degli Insetti a metamorfosi completa rap- 
presenta uno stato embrionale libero, con ufficio esclusivo 
di completare in s quei depositi di sostanza nutritiva, 
i quali non ha potuto avere dall'uovo e che le permet- 
tano di giungere allo stadio definitivo. 

Tutto ci sar benissimo fatto vedere in seguito, 
allorch si tratter pi particolareggiatamente delle 
modificazioni di organi e tessuti, che avvengono du- 
rante la ninfosi. In fine poi della sua esistenza la larva deve ancora, general- 
mente, trovar modo di mettersi in condizioni opportune, per trascorrere, senza pe- 
ricolo e nella quiete, il periodo ninfale, riparandosi, al caso, in modo efficace. 
In confronto dell'adulto adunque le larve si vedono esenti da due grandi cause 
di atti molti e complessi, cio quelli che, riguardano la conservazione e (salvo 
cii si speciali) la diffusione della specie. 

Xegli adulti, anzi, in generale, sensibilmente minore e talora nullo affatto 
tutto tjuel complesso d'azioni intese alla assunzione del cibo, perch l'adulto non 
ha le perdite che incontra la larva colle numerose mute e non deve costituire 
in se deposito alcuno di sostanza nutritiva. 



Nutrizione. Di tale guisa avviene che la quantit di cibo ingerita e dige- 
rita da una larva durante tutta la sua esistenza pu essere veramente sbalordi- 
tici, particolarmente per le forme vegetariane, che debbono elaborare una massa 
eiiorine di sostanza per ritrarvi la quantit di albuminoidi di cui vanno preci 
imamente in cerca. 

La caratteristica adunque della larva metabolica e il formidabile appetito, 
per cui quasi mai l'insetto si arresta dal divorare, quando non vi sia costretto 
da circostanze al di fuori della propria volont. 

Ma se nulla impedisce questa, e se il cibo nutriente, come accade pei car- 
nivori, tutte le funzioni digestive si seguono con tale rapidit meravigliosa, che 
la larva aumenta di volume e di peso in modo incredibile. 



Il Redi, parlando delle larve delle mosche viventi nelle carni putrefatte, ci fa noto che e quei 
primi bachi veduti il giorno avanti, erau cresciuti di grandezza al doppio: ma quello, che piii 



238 CAPITOLO QUAKTO 



mi sembr pieno di meraviglia, si fu, che il seguente giorno arrivarono a tal grandezza, che 
ciascuno di loro pesava intorno a sette grani; e pure il giorno avanti ne sarebbero andati da 
venticinque a trenta al grano che poi quanto dire un aumento di duecento volte il proprio 
peso in sole ventiquattr'ore. E quanto al tempo impiegato a distruggere tutta la carne loro ap- 
prestata, dice il Redi, di siffatti bruchi che in un batter d'occhio, finiron di divorare tutta 
quanta la carne dei pesci, avendo lasciate le lische, e l'ossa cos bianche e pulite, che parevano 
tanti scheletri usciti dalla mano del pi diligente Notomista d'Europa *>. 

Questa ben altra voracit che non mostrano le larve vegetariane, sebbene esse pure siano 
state citate come esempi mirabili. 

Gi Malpighi aveva osservato che il Filugello mangia in un giorno tanta foglia per un peso 
uguale al suo proprio. Secondo Dandolo l'aumento del Baco da seta, dalla nascita al momento 
in che va a filare, crescita cio in volume e peso, indicato dalla seguente tabella e vale per 
Bachi di razza grande, di cui vanno 472 bozzoli per chilo. 



Lntighezza Peso Giorni 

Alla schiusura 3 mm. p. = Ogr.,000472 , 

, 5 giorni 
Alla uscita della 1. muta 8 mm. p. X 15 muta do l 10 5 " 6 giorni 

^ 4 giorni 
, 2. a 15 mm. p. X 94 9 giorni 

f 6 giorni 
3. a 28 mm. p. X 400 15 giorni 

4. a 40 mm. p. X 1628 

( 10 giorni 
Al momento di filare il bozzolo 80 rara. p. X 7760 ' > 32 giorni 

Lyonnet calcol che un bruco del comune rodilegno (Comu cositi), al momento della sua tra- 
sformazione in crisalide, pesa almeno 72.000 volte pi che non alla nascita. vero per ohe 
questo insetto non impiega mai meno di due anni nel suo ciclo larvale. Anche la quantit di cibo 
che divora una larva giornalmeute davvero meravigliosa. 

Il Raumur aveva gi veduto che i bruchi di Cavolaia, in 24 ore divoravano tanta foglia di 
cavolo per un peso doppio di quello del loro corpo ed in questo tempo essi erano cresciuti di 
un decimo del peso precedente. 

11 Dandolo sopralodato (1813), con esperimenti precisi, dimostr che un Baco da seta, dalla 
nascita a quando sta per filare consuma circa 13 gr. 33 di foglia, cio un peso pari a 60.000 
volte quello del bacolino stesso neonato. 

Ma la larva del Ditisco cos ingorda che pu aumentare da 60 a 100 volte il proprio peso 
con un solo pasto! 

Natura del cibo. Quanto alle sostanze di cui le larve oloinetabole si 
nutrono, possiamo dire che esse vivono di cibo assai pi variato che non gli 
adulti. Intendo dire che questi ultimi non fanno loro nutrimento di parecchie 
sostanze, le quali invece sono, il cibo preferito di talune larve. 

Gli adulti, sono, pi che altro vegetariani, cibandosi di foglie e frutta di 
piante, o frugivori; molti poi sono carnivori, ed eccellenti predatori, ecc. 

Ma delle larve, troveremo molte nutrientesi non solo delle suddette sostanze, 
ma di humus, di radici, di legno fresco e secco, ed ancora di sostanza cornea. 
l>eli. lana, ecc.; di cera e perfino di petrolio! 

Alcune larve, che vivouo sotterra, come sono quelle di taluni Lamellicorni, si nutrono vera- 
mente anche di terriccio, come si pu giudicare bene dalla natura degli escrementi loro. Questi 



I.K ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 



i:;h 







si vedono composti di terra ormai esaurita di tutte le sostanze organiche che conteneva. Ora, 
nessun insetto adulto, ohe si sappia, si nutre ili tale sostanza, cosi ingombrante e tanto povera 
ili nutrimento pegli animali. 

]'. deguo di nota ohe \ i sono Insetti, i quali possono nutrirsi di cibi contenenti principii 
fortemente venefici non solo agli animali superiori, ma anche alla grande maggioranza o quasi 
totalit degli altri Insetti. 

Vi sono piante, le quali contengono un lattice eminentemente caustico e ne hanno in abbon- 
danza. Con tutto ci esse nutrono taluni Insetti, che ne rodono il fogliame senza danno alcuno : 
anzi questo il loro cibo esclusivo. Ma sin qui, franandosi di rapporti fra l'insetto e la 
pianta, che sono secolari, si pensa subito, con ragioue, 
ad uno dei tanti casi di adattamento, clie non pu tare 
si cessiva meraviglia. 

Lo stesso dicasi per parecchie specie di Insetti, che 
vivono a spese della pianta di Tabacco in erba, sia 
come loro speciali parassiti (Thrips, Aleurods) } sia inci- 
dentalmente, come ades. larve di Klateridi, che si nutrono 
delle radici e larve di Farfalle (Agrotis, Sphinx, ecc.) che 
rodono il fogliame. 

Anche pili singolare apparisce il fatto di Insetti che 
si possono nutrire, senza danno di sorta, di tabacco 
secco e queste sono specie che vivono abitualmente di 
altre foglie secche o resti vegetali non contenenti un 
cos potente veleno come la nicotina. 

Le foglie disseccate di tabacco, conservate nei magaz- 
zini e perfino i sigari e le sigarette sono spesso perforati 
da larve di Xyletinits serricornis. Questo col vivono 
tutta la loro esistenza fino all'adulto, nutrendosi benis- 
simo della costola legnosa delle foglie stesse, che pur 
contiene, come il tabacco pronto per fumo, ed anche in 
grado maggiore, una ben forte dose di nicotina (fi- 
gura 232). 

Le larve, le quali vivono di legno verde o secco, e 
sono parecchie, sia di Lepidotteri che di Coleotteri 
sopratutto, oltre ad avere un poderoso organo masti- 
catore, dispongono di fermenti tali, nel loro stomaco, 
capaci di alterare il legno, tanto da ritrarne un suffi- 
ciente nutrimento. 

Ma non facile comprendere come certe larve di taluni Insetti possano e trovino utile rodere 
persino i metalli ed altre nutrirsi e vivere in ambiente cos'i attivo insetticida come il petrolio. 

Molte volte avvenuto che palle di piombo, nelle loro cartuccie, si trovassero traversate da 
grossi fori ed anche nelle gallerie contenessero gli Insetti scavatori, in generale larve di Siri- 
cidi (Imenotteri), che sono abitualmente roditori di legno o di Cerambicidi, ad es., del genere 
Callidium o di Bostrichidi (Coleotteri). Per tale lavoro qualche volta compiuto anche dagli 
adulti, che si trovino impediti nella loro via da qualche ostacolo di piombo. 

Palle di fucile perforate da Insetti, sono state da ufficiali presentate ad accademie scienti- 
fiche, nel 1844, nel 1857, 1861, ecc., e persino lastre dello stesso metallo fece vedere l'Audouin 
nel 1S33, forate in pi luoghi. Queste lastre appartenevano al tetto di un fabbricato. Pare 
che un lavoro simile, nel 1844, fosse comune, a dauno dei tetti, perch le popolazioni se ne 
impensierivano seriamente. 

Nel 1840 il signor Du Boys mostr delle impronte tipografiche, le quali, come noto, sono 
di una lega durissima, perforate da numerosi buchi, di circa 4 mill. di diametro su quattordici di 
profondit. Tali gallerie erano state fatte da larve di Bostrichidi. Infine fu riconosciuta sperimen- 
talmente la facolt, che hanno i Callidium, di perforare lamine di piombo, quando ci loro 
convenga. 

Del tutto recentemente si sono verificati altri casi simili, ed io riporto figure tolte da gior- 
nali scientifici nord-americani, che illustrano questi fatti (lig. 233). 




Fig. 232. Sigarette bucate ed erose da 
larve di Xi/letinus serricornis. Da Ho- 
ward. 



240 



CAPITOLO QUARTO 





Fig. 233. Erosioui nel piombo fatte da larve di Insetti. 
(Instcl Life) 



Le ricerche, che si sono fatte |ier rintracciare il metallo nell'organismo dell'insetto, che lo 
aveva eroso, hanno provato che il piombo non si trova se non nel tubo digerente. Adunque, coin 
del resto ben credibile, gli Insetti che compiono colali lavori non lo fanno per nutrirsi, ma per 
caso, incontrando il metallo dopo il legno delle casse, o la carta di cui, ad esempio, erauo av- 
volte le cartuccie, per procedere nella loro galleria. Il certo si per che questi fatti dimostrano 
una potenza veramente insolita negli organi masticatori di queste larve che, pel loro aspetto e 
la mollezza della loro pelle, sembrerebbero tr.tt'altro che adatte a simile opera. 

Nel tulio digerente di Coleotteri Xilofagi si trova una diastasi, la xylanasi, che discioglie la 
xylane. S c min Seiller (1905) si mette in evidenza questo principio attivo, prendendo tubi di- 
gerenti di larve d Phymatodes variabilis e facendoli a brani in un poco d'acqua e di cloroformio 
e collocando il tutto in una stufa a 38, con uu grammo di xylane. Si ottiene un liquido che da 

le reazioni caratteristiche dei pen- 
tosi. 

Gi Lyonnet e pi recentemente 
Henseval avevano rilevato che la 
larva del Cossnx cossus, gi menzio- 
nata e che vive di legno verde, ri- 
getta dalla bocca una secrezione, 
che esercita un'azione corrosiva sul 
legno e permette alle mandibole di 
attaccarlo con maggior facilit. 

Anche la presenza di celluiosi 
capaci di digerire il cellulosio sembra 
comune negli Insetti. 

Kunckel e Bugnion suppongono 

che parecchi Insetti viventi di umori 

vegetali, iniettino nei tessuti della 

pianta dei succhi capaci di iniziare 

la digestione dell'amido ed intanto anche intaccare le pareti di cellulosa delle cellule vegetali. 

Vi sono inoltre parecchie larve, che vivono a spese di sostanza cornea, cio rodendo i peli 

delle pellicole o la lana dei tessuti e persino le corna di Ruminanti. Ognuno sa come bisogna 

difendere le pelliccerie dai tarli ed i panni dalle tignole, specialmente in estate. 

Ora anche questi Insetti hanno facolt di segregare, nel loro tubo digerente, sostanze capaci 
di disciogliere la cheratina, di cui principalmente si compone il loro cibo. 

Sitowski, a proposito della Tinn biseliella, una delle tignole dei panni, ritiene che il fer- 
mento digestivo, capace di sciogliere la cheratina, sia del gruppo delle tripsine e possa trasfor- 
mare la cheratina in una albuminosi. Egli per non giunto ad isolare il principio attivo. 

noto che gli alveari vanno soggetti all'attacco di speciali Tignole, che possono mandare a 
male in breve tempo la colonia di Api, poich ne intaccano e distruggono i favi. La Galleria 
melimi Ila e stata studiata, sotto il rapporto della digestione, da Mtalnikoff (1907), che per non 
pot trovare, nell'intestino di detto bruco, alcun fermento atto a sciogliere la cera. Questa, se- 
condo il detto Autore, sarebbe semplicemente emulsionata nell'intestino e la sua digestione non 
avrebbe luogo che nel sangue, in grazia dei fermenti segregati dagli amebociti. 

Intanto per la cera necessaria alla nutrizione di queste Tignole; esse poi trovano le altre 
sostanze azotate ed idrati di carbonio, di cui hanno bisogno per vivere, nelle impurit dei favi. 
Ter terminare mi questo argomento dei cibi strani a cui ricorrono le larve, dir del caso singo- 
lare gi ricordato, di larve viventi entro il petrolio grezzo e nutrentesi di cos fatto liquido. 

1 valorosi entomologi nord-americani hanno richiamato l'attenzione su una larva di Efrifide 
i Ditteri), la (piale si trova, vivente in grandissimo ninner, nelle polle di petrolio grezzo, cos) 
comuni nella regione petrolifera della California. Specialmente Howard (1899) ed Hagen (1879, 
1912) hanno illustrato questa singolare larva, descrivendone le paradossali abitudini. 

Si ritiene che essa viva di detriti organici, che pu trovare in quell'ambiente. L'incredibile 
pero si e che in un liquido, il quale e considerato efficacissimo insetticida anelie a dosi molto 
diluite, possa vivere e prosperare, continuamente immersovi, un insetto ed anche di cute molle 
e non nelle soluzioni diluite, ina addirittura nella sostanza pura. 

La specie, illustrata dagli Americani, si chiama Pailopa petrolei ; fu descritta dal Coquillet ed 



li: i: ri i;i,.\ asmi i.i:i;i i [NSET1 1 



241 



appartiene : 1 un genere, ls L '"> specie vivono bens in ambienti liquidi, ma non cos fuori di 
ogui verisiniiglianza. si comprende oome allorch il Compre, per primo, scoperse ed indic 
questi insetti e te loro abitudini, incontrasse la generale incredulit. 

SIMBIOSI NUTRITIVA. In onte condizioni le larve sembra che ricorrano ad una alleanza 
con altri organismi inferiori, che le aiuti :i ridurre il cibo in condizioni da essere utilmente e 
presto ingerito. Si possono citate due esempi, ambedue pertinenti al gruppo dei Mnscidi ed uno 
riguarda torme carnivore, L'altro vegetariane. Si ritiene che i baciti della carne putrescente 
accelerino la decomposizione della carne stessa disseminando speciali microorganismi, che danno 






Fig. 2'M. Larve che praticano la digestione all'esterno. 
A. di Ditisco, da Schidte; 11, di Falpares libelluloidts (Neiir.). da Braner : 0, di Chrysopa Tamburi (Neur.), da Froggatt. 

appunto questo effetto. Si ritiene per, secondo altro avviso, che la pi rapida innegabile pu- 
trefazione delle carni in presenza di larve di mosca sia dovuta ad un succo speciale delle ghian- 
dole salivari delle larve stesse, che abbia questo potere dissolvente. 

Il caso delle forme vegetariane si riferisce al classico esempio della Mosca delle olive, la 
quale pu vivere solo perch in alleanza con un microrganismo dell'olivo, il Bacillus oleae. Questo 
bacillo determina non solo sulla pianta speciali alterazioni dei rami, ma ancora, nella galleria 
che la larva scava entro la polpa delle olive, d origine ad un marciume delle pareti della gal- 
leria stessa, con che la larva non teme di essere stretta fra tessuti di cicatrizzazione e si nutre 
appunto del succo prodotto dalla polpa putrescente per opera di tali bacteri. Questi sono accu- 
ratamente disseminati dalla madre ad ogni deposizione d'uovo, nella ferita, assieme all'uovo 
stesso. 

Questo bello, caso di simbiosi, notevole anche dal lato pratico, sar bene illustrato pi 
innanzi. 

Speciale .maniera di assunzione del cibo in talune larve. da ricordarsi qui il 
caso indicato di digestione esterna, come detta dagli autori, al quale, del resto possono, tino 
ad un certo pnnto, essere anche riattaccati i citati casi delle larve viventi nelle carni in putre- 
fazione e quello di quei parassiti di piante, dei quali si e detto che sembrano esercitare colla 
loro saliva un'azione dissolvente sui tessuti vegetali. 

Il pi bel caso di digestione fuori degli organi a ci adatti , fornito dalle larve dei Ditisci 
e da quelle dei Formicaleoni e generi affini (fig. 234). 

i.i struttura della loro bocca . stata descritta gi nel voi. I a pag. 131. Le mandibole, se 
non si. no perforate per lungo, come si riteneva dapprima, possono per comporre un tubulo 



A. BERLB6E. Gii Insetti, II. 31. 



242 CAPITOf.O QUARTO 



col concorso di altri pezzi boccali, die loro si addossano. Il certo che traverso questo canaletto 
decorre un liquido fortemente digestivo, che le larve stesse iniettano nella preda dopo averla 
stretta fra le acutissime maudibole e ferita cos. 

La larva non abbandona affatto la preda, che si dibatte furiosamente e che pu essere anche 
molto piti voluminosa e forte dell'aggressore, come avviene di Salainaudriue ed altri Batraci o 
Pesci, che sono aggrediti e vinti dal terribile insetto. 

Il succo iniettato decompone e digerisce gli organi della vittima, con rapidit incredibile e 
li riduce in liquido, che poi viene lentamente assorbito dalla larva, traverso la stessa via seguita 
dal fluido digestivo. 

Qualche momento dopo che una preda trasparente, come una larva di Dittero acquatico, 
stata ferita dal Ditisco, si vede ad un tratto un liquido nero invadere gli organi e fra questi 
diffondersi; la vittima allora come colpita da stupore; si agita un poco e quindi rimane 
immobile, morta. Si vedono in seguito rapidamente i suoi tessuti modificarsi, il tessuto adiposo 
in modo particolare fonde letteralmente. Tosto la larva di Ditisco aspira il liquido, che ha 
iniettato ed una corrente intensa si dirige verso le mandibole. Dopo poco la manovra rico- 
mincia e cos gli organi della preda souo mano mauo disciolti ed aspirati, finch non rimane 
che la pelle e le altre parti dure inattaccabili. indispensabile la presenza di un involucro, 
come una pelle indigeribile perch il fenomeno possa accadere normalmente. 

Si pu cos nutrire per artificio le larve di Ditisco offrendo loro tuorlo d'uovo o brani di 
carne entro un involucro di gomma elastica. cos che questo insetto si rimpinza nella misura 
gi ricordata e tanto da correre pericolo di asfissiare, uou potendo pi risalire a galla a prender 
aria. Fortunatamente per esso il principio di asfissia determina il vomito, pel quale la razione 
ingoiata vieue ridotta a pi ragionevoli proporzioni. 

Non diversamente si nutrono quelle voracissime e formidabili larve di Formicaleone e di 
Chrysopa e generi affini, che hanno un eguale meccanismo boccale. 

Resistenza al digiuno. In misura molto varia le larve resistono al digiuno 
e questo a seconda dei depositi nutritivi, che hanno ormai accomodati nel loro 
tessuto adiposo. 

Allorch sar detto della ninfosi, si mostrer come l'ufficio precipuo della 
larva sia quello di immagazzinare, nel proprio panicolo adiposo, sostanze plastiche 
pei momenti in cui occorrer molto materiale di ricostruzione. 

Siccome molte larve iniziano prestissimo tale deposito, cos avviene che 
queste sono pi resistenti al digiuno d'altre, che non hanno siffatte provviste. 

Berlese riferisce di una larva di Saperda populnea (Coleotteri) vissuta a digiuno pi di due 
mesi prima di trasformarsi in ninfa; Valry Mayet ha conservato per due anni e mezzo una 
larva di Triahodes amnios in digiuno assoluto, u dopo questo tempo era morta. 

Se le larve sono sottopposte all'astinenza poco prima di mutarsi in ninfa. 
avviene generalmente che esse anticipano la metamorfosi, ma gli adulti, che ne 
nascono, sono pi piccoli del normale. 

Sono atte a sostenere pi facilmente il digiuno quelle rare forme larvali che 
hanno per ufficio la diSusione passiva della specie, come accade ad es. pei 
Triungulini dei Meloidi, che stanno per pi giorni aderenti ai peli di altri In- 
setti che li trasportano. 

Parata della vita larvale. Pi innanzi, a proposito della ninfosi, si esporranno 
le ragioni per cui la maniera di nutrizione influisce sulla maggiore o minore 
durata della vita larvale. 

Per ora basti sapere che, in linea generale, pi rapido il ciclo della esi- 
stenza della larva quanto pi sostanzioso ed abbondante il cibo di cui pu 
disporre. 

Di tale guisa lo larve carnivore sono pi sollecite a compiere questo tratto della loro esi- 
stenza giovanile che non le vegetariane. Ma fra queste ultime le pi sollecite sono le frugivore, 



LE ET GIOVANILI DEGLI INSETTI l'43 

di poi quelle viventi ili parti verdi, fresche delle piante ed intine, pi tarde, le lignivore, che 
hanno a che fare con un cibo poco sostanzioso e faticoso ad assumersi. Queste sono tanto tarde 
a diventar ninfe quanto quelle viventi di terriccio. 

Fra le carnivore poi le piii rapide e quindi le pi sollecite fra tutte a sbrigarsi del loro 
tirocinio larvale sono quelle che vivono nella carne putrescente e non fauno che nutrirsene 
senza posa alcuna, dalla nascita alla trasformazione. 

Altrettanto o poco meno rapidamente si comportano le larve endo-parassite, che divorano 
internamente altri insetti. Ma pi tarde procedono le cacciatrici, perch la loro buona volont 
e ostacolata spesso dalla scarsezza di preda e questa richiede sempre tempo e lavoro per otte- 
nerla, anzi, in proporzione della facilit di averla a portata della bocca procede la cortezza 
della vita larvale. 

Cos ad es. le larve di Sirridi, che sono Ditteri predatori di Afidi e vivono sempre in mezzo 
alle oolonie delle vittime, atterrandole e succhiandole senza posa, impiegano a diventar ninfe 
pochissimo tempo, assai meno che non le larve di Carabidi o di Stafilini, che da buone e vere 
cacciatrici vanno alla ventura a cercare la preda in ambienti diversi. 

Questa regola generale per subisce varie eccezioni, che dipendono da altre 
condizioni di esistenza. 

Anzitutto fanno divario le larve degli Insetti sociali, perch hanno dagli 
adulti, che le curano, speciale nutrimento, combinato in modo da influire molto 
sullo sviluppo che debbono seguire, il quale regolato secondo precisi criteri. 

Ma, altre volte, la causa diversa e dipende da condizioni multiple, n 
sempre agevoli a riconoscersi; in generale per con rapporti verso la maniera di 
ciclo d'esistenza, che la specie deve immutabilmente seguire. 

i '"-i, ad es. di due specie affini ed agevolmente viventi di sostanze simili, l'una compie il 
ciclo larvale in assai pi tempo che non l'altra, perch quest'ultima passa l'inverno in uno stadio 
che non quello larvale, mentre la prima incarica la larva di passare essa la cattiva stagione. 

Cosi, giustamente FHenueguy confronta fra loro due Farfalle molto strettamente parenti, 
cio la Porthesiit chrysorraea, che schiude dalle uova in autunno, sverna allo stato di larva ed 
incrisalida nella successiva primavera, contro la Ocneria dispar o altre specie affini, che nascono 
ed incrisalidano nella stessa stagione. 

Qui per intercede un periodo di sosta, durante il quale la larva non si nutre, che appunto 
quello invernale. 

Ma per tutte le ragioni la diversit suesposte della durata della vita larvale 
fra i vari Insetti davvero grandissima, giacch i pi veloci (Mosche) non im- 
piegano pi di 6 a 7 giorni, mentre pei pi tardivi si calcola ad anni, fin quasi 
ad una ventina, come deve esseri- avvenuto di quel Buprestide (Coleotteri), che 
dal Marsham tu veduto sortire nel 1810 da un mobile conservato in un ufficio 
fin dal 17SS o 1789. 

Ecco alcuni dati, oltre i citati: La durata della vita della larva , per l'Ape, di ><,10 e 13 
giorni, secondo i sessi; per VArgynnis paphia (Farfalle) da 14 a 15 giorni; pel Baco da seta di 
35 giorni. Questi sono divoratori di foglie verdi; pel Cosaus lossus da 2 a 3 anni; pel Lucajma 
cercai Cervo volante), da 4 a 5 anni; questi due sono divoratori di legno; per la Melolontha 
valgaris, il comune maggiolino, come ben noto, la vita larvale di 3 anni a 4, e questa 
specie vive sotterra. 

Nelle forme non olometabole troviamo poi una Cicala (C. tredecitn d'America), che vive entro 
terra allo stato di larva ben tredici anni, mentre una sua affine (C. septendedm) ne vive di- 
ciassette. 

Aumento della larva. L'insetto olometabolo ha tutto il suo incremento solo 
durante la vita larvale. Una volta iniziatosi il lavoro di metamorfosi nessun 
ulteriore accrescimento avviene, in via normale, se non apparente. In ci ancora 



244 



CAPITOLO QUARTO 



gli insetti di questo gruppo differiseouo dagli emimetaboli, poich in questi 
ultimi avviene certamente un accrescimento vero e continuo da larva allo stato 
definitivo. 

La maggior statura, che assumouo certi adulti rispetto alle ninfe, non che 
apparente e dovuta alla distensione di sacchi aerei, talora grandissimi, cbe sono 
nella forma definitiva. 

L'esempio classico dato dai Pupipari (Ditteri), i quali partoriscono una specie di uovo, 
che poi uu pupario e da questo nasce, naturalmente senza cbe esso cresca altrimenti, una 
forma sessuata. Esposta la cosa in tale forma parrebbe di dover convenire che il contenente 
sempre eguale per dimensioni al contenuto, il cbe assurdo. Avviene intanto che l'adulto fem- 
mina sempre almeno il doppio pi voluminoso del pupario, da cui sorto ed al quale d ori- 
gine, 'l'atto il segreto del fatto misterioso, cbe sarebbe altrimenti incomprensibile, da poich 
eerto che nessun aumento reale di statura interviene (e del resto nessuna nutrizione accaduta 
per parte dell'insetto una volta uscito da! ventre materno prima dello sfarfallamento) sta ap- 
punto nella dilatazione dei sacchi aerei, talora enormi, che sono entro il corpo dell'adulto (vedi 
voi. I, pag. 817). 

Bene il Redi, a [proposito delle mosche sgusciate dai pupari, e raffateonatesi tutte dichiara 
che impossibile parea come in quel piccolo guscio fossero mai potute capire. A ragione 
dunque questo nostro filosofo rimprovera al Chircher di far crescere di statura le mosche gi 
colle ali imperocch egli dice le mosche tutte, i moscherini, le zanzare, e le farfalle, 
per quanto mille volte ho veduto, scappano fuora del loro uovo (crisalide) di quella, stessa 
grandezza, la quale conservano tutto il tempo di loro vita . 

Ben pi grande la meraviglia di chi confronta un Formicaleone adulto od una Chrytopa 
colla piccola larva da cui uscito e di cui da tre a quattro volte piti lungo ed ancor consi- 
dera il piccolissimo bozzolo sferico, da cui l'alato sfarfallato. 

In queste specie per grandissimo gioco ha certamente il complesso dei sacchi aerei, alcuni 
dei quali sono veramente enormi, sicch l'insetto quasi una bolla d'aria allungata, ma 
anche fuor di dubbio che uu aumento reale di statura da larva ad adulto si avuto, come ha 
dimostrato Berlese appunto pel Formicaleone, nei suoi scritti sulla ninfosi (1901). Le cause ed 
il modo di tale aumento di statura non sono facilmente immaginabili. 

Mute. Per mute s'intendono quei cambiamenti di pelle cbe intercedono, 
pi o meno numerosi, nello stato di larva o di ninfa e che non importano alcun 
rilevante cambiamento di forma o di organizzazione. Sono semplicemente esuria- 
menti per abbandonare una spoglia insufficiente ormai, per ragioni diverse, all'a- 
nimale ed assumerne una nuova pi adatta. Gli adulti mai vanno soggetti a 
simile vicenda, bens l'embrione. 

Quantunque il fenomeno si corrisponda abbastanza nelle forme a metamorfosi 
complete od incomplete o nulle, pure qui, mentre si tratta degli stati giovanili 
olometabolici converr non tener parola li quelli emimetaboli, della loro orga- 
nizzazione e vicende, delle quali cose tutte parleremo subito dopo discorso di 
ci che si riferisce ai momenti larvali e ninfali nella olometabolia, essendo questo 
fenomeno, come si vede, diversissimo dall'altro semplice decorso dello sviluppo 
emimetabolo. 

Tutte le larve mutano la cuticola loro un certo numero di volte e non 
soltanto quella degli organi esterni, ma ancora tutto quanto rivestimento clii- 
tinoso di origine ectodermale, anche se appartiene ad organi interni. 

Cos se ne viene l'intima dell'intestino anteriore e posteriore e quella delle 
trachee. Dopo ciascuna muta l'animale ha nuovo impulso a rapida crescenza di 
statura. 

.Meccanismo delle mute. Esso iniziato dal distacco della cuticola 
vecchia dallo strato ipodermico sottostante ed a ci concorre un liquido segregato 



Mi RTA GIOVANILI HKiil.I INSKTT! 



245 



dalle ghiandole delle mute (voi. 1. pag. 792), che viene ad intercalarsi appunto 
fra l'assisa cellulare e la cuticola, e l'opera aiutata dalla contrazione dello 
strato ipodermale, determinata da quella della membrana basale, in obbedienza 
alla sua elasticit. 



La presenza ili questo liquido non basterebbe per a determinare il distacco sufficiente della 
outioola vecchia da quegli 9trati di nuova formazione, 
che si vanno costruendo colla secrezione dell'epi- 
dermide: e necessaria una violenta e subitanea 
contrazione di questa, in modo ebe aumenti lo 
spazio tra le cellule ipodermali e la cuticola da 
rigettarsi. A ci provvede l'elasticit della mem- 
brana basale, su cui le cellule ipodermali sono tutte 
fissate. Per tale elasticit, allorch scemi ad un tratto 
il volume degli organi interni, il che avviene 
sopratutto per svuotamento dell'intestino, la mem- 
brana basale si contrae, trascina seco l'ipodermide, 
che maggiormente si distacca dalla cuticola vecchia 
e pu allora formarsi la nuova, senza pericolo che 
questa venga ad incollarsi alla precedente. 

Tutto questo processo dimostrato dal Berlese 
(1901), mentre l'ufficio delle ghiandole delle mute 
stato primamente illustrato dal Verson (1891). 

Ecco come esso avviene, ordinatamente esposto. 

Anzitutto le cellule delle mute, ad un dato 
momento entrano in fuuzione, dopo un tempo di 
riposo. La loro secrezione, non potendo traversare 
la cuticola poich le ghiandole non hanno rap- 
porti coll'esterno, si stravasa fra l'ipodermide e la 
cuticola stessa, determinando cos il distacco dello 
strato cellulare dalla spoglia chitinosa (tg. 235, B). 

In secondo luogo l'intestino si vuota tutto e 
rapidamente, la membrana basale, che non pi 
distesa a forza, diminuisce di superficie e, cos con- 
traendosi, determina anche la contrazione od ag- 
grinzimento dello strato ipodermale. Di tale maniera 
le cellule ipodermiche, discoste ormai dalla cuticola 
abbandonata, possono segregare la sostanza fluida, 
che determina la formazione di uno strato cuticolare 
nuovo (C). 

Da questo momento si hanno due pelli (l>), la 
vecchia grinzosa e la nuova alquanto distesa, e tra 
queste intercalato un liquido speciale. 

Non resta pi che rompere l'involucro estenui 
ormai inutile. 




Fig. 235. Sezioni sagittali schematiche 'li 
mia larva, per mostrare la meccanica della 
unita, coll'intervento della membrana basale 
e della vuotatura dell'intestino. 



A. Intestino {In) ancora pieno e l'ipoderma (ip) e 
ancora adeiente alla pelle; B, come sopra; ma 
l'ipoderma comincia a staccarsi dalla chic; C, l'in- 
testino vuoto, la membrana basale (ud) si con- 
tiae e cos si accentua il distacco dell'ipoderma 
dalla cute; comincia la secrezione della nuova 
pelle (se) ; D, come sopra, ma la secrezione si 
raccolta t'ormando la cute nuova (cn), mentre la 
vecchia (cv) prossima a rompersi ; ijm, ghiandole 
della muta. 



La rottura della spoglia avviene per 
ogni forma, sempre nel medesimo luogo 

e secondo determinate linee, che corrispondono a punti di minore resistenza, 
ed resa facile dallo stato di disseccamento speciale dell'involucro vecchio. Tale 
rottura ottenuta dall'insetto merc movimenti bruschi e contrazioni opportune. 
Traverso lo spacco l'animale si fa strada dapprima col capo, poi col resto, finche 
fuoriesce. 

Colla cuticola esterna viene trascinato anche il rivestimento ectodermico degli 
organi succitati, che forma un tutto continuo colla pellicola avvolgente l'insetto. 



246 CAPITOLO QUARTO 



Questo il caso pi comune, ma per altre specie la pelle si rompe al ventre, o 
come pegli imenotteri sociali avviene entro le loro celle, essa va in frammenti 
diversi, che talora rimangono per certo tempo ancora aderenti agii organi di re- 
cente usciti. 

Causa delle mute. L'opinione pi vecchia quella che l'esuviamento 
sia determinato da necessit di crescita dell'animale, che, non potendo pi capire 
nella primitiva vecchia spoglia, come troppo stretta, la abbandona, essendosene 
prima procurata una nuova, come un giovanetto che non cape pi nei suoi panni. 

Per il Pantel (189S) non ammette questa sola ed esclusiva ragione perch 
certo la cuticola, molto estensibile come , potrebbe molto pi a lungo servire 
di quello che non si vegga accadere. Egli ritiene che la caduta della spoglia 
vecchia sia causata da necessit di esistenza, le quali determinano la formazione 
di organi ectodermici nuovi, che debbono pur avere la loro cuticola protettrice. 

Per anche questo modo di vedere, che non soffre difficolt allorch tali 
organi nuovi veramente debbono presentarsi, non spiega certe mute, che non 
dipendono n dalla necessit dell'accrescimento, n da queste altre di variazioni 
morfologiche. 

Per esempio il Lowne ha constatato che la giovane larva di mosca della 
carne, subisce una muta due ore dopo la sua schiusura, cio quando n au- 
mentata di volume n appare diversa dalla forma neonata. 

Per molti casi, come pure per quel tale involucro del tutto transitorio che 
riveste di passaggio l'adulto di recente schiuso di certi pseudo-neurotteri, non 
bene palese la ragione della necessit della muta, e su ci converr ancora 
indagare. 

Tutte le larve olometabole subiscono un vario numero di esuviamenti prima di trasformarsi 
in ninfa; cosi i Lepidotteri per lo pi quattro volte, ma possono andare sino a dieci (Phyirarolia 
isabella, secondo Dyar), e talora con divario dall' un sesso all'altro. Ad es., secondo Riley, nel- 
VOrgyia leucostigma i maschi hanno 5 mute e le femmine 1; nella <>. antiqua, secondo Dyar. i 
maschi avrebbero 6 mute e le femmine 7. 

Secondo Milne Edward i bruchi delle farfalle, che svernano, hanno maggior numero di mute 
che non quelli a sviluppo estivo; per couveiso nelle specie a larga distribuzione geografica, i 
bruchi mutano pi spesso nelle regioni calde che non nelle fredde. 

fra gli Imenotteri si sa che i Pecchioni, lo Api e le Vespe mutano almeno 8 volte prima 
di riescire adulti. 

Dei Coleotteri si sa poco. Tuttavia, oltre i casi di ipermetamorfosi,per cui, ad esempio, una 
Meloe muta 5 volte, negli altri a sviluppo normale, possono pur riscontrarsi esuviamenti in nu- 
mero rilevante. Secondo Riley il Dermextes vidpinus ha sette esuviamenti, mentre il Plnjlonomus 
punctatu ne ha tre soltanto. 

I Ditteri si riteneva che non subissero mute durante il periodo larvale, ma Leuckart (1861); 
Weismaun (1864) e Kunekel (1875), hauno provato il contrario. Le larve di Mosca domestica 
subiscono tre mute (Packard) e cosi pure quelle di Estridi (Brauer), mentre, secondo Miall. quelle 
di Corethra hanno quattro esuviamenti e quelle di Chironomus forse anche pi. 

In molti casi, oltre a modificazioni veramente morfologiche, che si verificano 
in seguito ad una muta, come sono, ad es. quelle gi ricordate, di apparsa di 
zampe in qualche bruco, di peli, di spine, ecc.. come vide il Pantel nella terza 
larva di qualche Dittero, avviene anche una variazione di tinta, per macchie, ecc. 
diverse da quelle degli stati precedenti. 

Mezzi di difesa della larva. Questo essere, ordinariamente molle e mal destro, 
non abbastanza agile per sottrarsi ai propri nemici con una pronta fuga, sarebbe 
davvero molto esposto alle aggressioni di predatori diversi, tanto pi che riesce 
certo un cibo molto sostanzioso e ricercato. 



LE KT GIOVANILI DKGL1 INSETTI 247 



Ora, a parte la difesa che la specie crea a se pi che altro sopperendo col 
numero di individui alle perdite che incontra per via nella loro schiera, certo 
che gli individui stessi reagiscono in qualche modo di fronte al pericolo. 

Quella scarsa agilit, che sopra ho ricordato, non appartiene intanto alle 
larve viventi libere nell'acqua, perch quivi il loro peso quasi scomparso o 
tolto via del tutto e quindi i movimenti di un essere, anche mediocremente 
pronto ad agitarsi o non bene fornito di arti adeguati, possono essere molto effi- 
caci alla locomozione, il che non accadrebbe in terra, dove occorre trascinarsi 
dietro tutto intero il peso del corpo. 

Anzi le larve olometabole acquatiche sono per lo pi apode, a meno che non 
si tratti di specie predatrici, perch allora molte di esse hanno robusti piedi in 
servizio della presa delle vittime, ed il movimento di traslazione entro l'acqua 
si fa per contorsioni del corpo tutto ed talora rapidissimo. 

Per poche specie soltanto adunque, fra quelle a vita area, pu essere facile 
sottrarsi fuggendo al pericolo ; per la maggioranza delle altre, quando non 
messa in pratica una supina rassegnazione al destino, i mezzi di difesa sono di 
altra natura. 

Essi possono essere di tre maniere : 

1. Dipendenti da protezione per parte delle rispettive forme adulte. 

2. Dovuti a protezione per opera dell'ambiente. 

3. Mezzi di difesa propri della larva esclusivamente. 

Protezione da parte degli adulti. L'effetto di proteggere la prole 
raggiunto al grado massimo dagli insetti sociali, pei quali le l'orme adulte pen- 
sano esse ad allevare e difendere le larve. Cos delle Api, Vespe, Formiche. 

Per questi insetti adunque la forma giovanile pu liberarsi da ogni organo 
protettore od atto ad una locomozione quale si voglia e ridursi a veri sacchi 
digerenti e nulla pi, se non cogli organi ancora destinati a cooperare alla for- 
mazione del bozzolo per la ninfosi. Anche questa ultima funzione per molto 
ridotta nelle specie le quali compiono la loro esistenza larvale in nicchie, che 
di poi divengono anche i ripari per la trasformazione in ninfa, salvo a comple- 
tarli in qualche modo. 

Allo stesso livello di sviluppo organico sono le larve di quelle altre specie, 
le quali non hanno dai genitori una continua assistenza, ma per sono, fino dal 
principio, occluse in un ambiente bene riparato, di dove non debbono uscire se 
non allo stato adulto e dove sono nate e quivi hanno a portata delle loro man- 
dibole la sostanza nutritiva in misura sufficiente. Ecco per questo gruppo molte 
specie di Vespe solitarie, tutte le forme endofaghe e le larve che vivono entro 
un solo seme. Cos fatti insetti formano passaggio verso quella maniera di larve, 
che hanno per protezione l'ambiente stesso in cui vivono. Le loro larve sono apode. 

Ambienti: protettore. Di qui si passa alle specie, le cui larve vivono 
in condizioni da essere senza pi difese abbastanza dall'ambiente stesso in cui 
vivono, non trovandosi esse libere all'aria aperta ed esposte cos a facili at- 
tacchi. 

Metto in questo gruppo le larve, che vivono immerse nelle sostanze in pu- 
trefazione e le altre che si celano per tutta la loro esistenza giovanile entro 
terra od entro i legnami, in gallerie, nelle foglie, nelle frutta, ecc. 

Per tutte queste il tegumento generalmente molle, che non necessaria 
loro la difesa ili corazze: ma li queste larve quelle che vivono in ambiente tra 
versabile con facilit, anche se possono seguire lunghi tragitti, sono apode, come 



248 



CAPITOLO QUARTO 



ad < j s. quelle dei Ditteri eiclorati in genere. Ma le altre che stanno entro 
gallerie, che si scavano in mezzi poco facilmente permeabili, ed in questi vi 
debbono percorrere spazi non brevi, se non hanno vere zampe, possono per 
avere qualche cosa che le rappresenti, cos si vede accadere alle larve sotter- 
ranee di Scarabei, a quelle lignicole di Xilofagidi. Cerambicidi. Elateridi ed affini 
fra i Coleotteri, C'ossidi fra le Farfalle. Tignole, ecc. 

E bens vero per cbe anche questi ambienti. co> diffcili art essere violati per parte di ne- 
mici delle larve cbe vi si nascondono, non sono sufficiente schermo all'aggressione degli Imenot- 
teri endofagi. 

Difese da parte delle larve stesse. 
Ripari protettori. Qui si notano svaria- 
fissimi modi a cui le larve ricorrono, allorch 
debbono starsene all'aperto alla merc di tutti 
i nemici loro, per difendersi alla meglio, e si 
tratta d'ora in poi di larve tutte discreta- 
mente od anche bene fornite di organi loco- 
motori. Questi mezzi difensori possono distin- 
guersi in pi categorie. 

Vi sono ad es. gli agguati-difese, pei quali 
ci si avvicina al modo di riparo protettore pi 
su indicato. Trovansi cio larve molli, che 
predano altri Insetti liberamente vaganti, per 
esse stanno nascoste in un agguato, che 
intanto per loro anche una protezione. 






; 




Fi". 236. Larva di Cicindela in agguato. Cos fanno le larve di Formicaleoni, cbe si celano 

entro sabbia e sporgono colle sole mandibole aperte 
nel fondo dell'imbuto scavato nella stessa materia: 
cos praticano le larve di Cicindela (fig. 236), cbe vivono in gallerie praticate nel midollo di 
qualche piccolo tronco rotto a fior di terra e solo col capo affiorano o quasi dalla loro gal- 
leria, in attesa cbe qualche sfortunato insettuccio venga a portata delle loro mandibole pron- 
tissime ad atterrare la preda. 

Ma le larve, che veramente abbandonano ogni nascondiglio ed accettano al- 
l'aperto la battaglia per l'esistenza, si difendono col riparare il loro corpo molle 
di integumenti di natura la pi diversa, quando non siano per s stesse suffi- 
cientemente corazzate. 

In questo ultimo caso trovansi le larve predatrici attive pertinenti a vari ordini, come si 
vede nei Carabidi, Staflinidi, ecc., fra i Coleotteri o cbe, pur non essendo cacciatrici, hanno 
pero abitudini randagie, per la necessit del loro nutrimento non facile a trovarsi (Lampiridi, 
Silfidi, ecc.). 

Quando la cuticola chitinosa non sufficiente alla protezione del corpo, 
necessario ricorrere ad altro e cos vediamo in pratica i pi svariati espedienti 
per mettere attorno al corpo molle una salvaguardia efficace. 

Cos si hanno larve, le quali vivono entro bozzoli da loro stesse fabbricati 
e che si trascinano sempre dietro ed in cui incrisalidano a loro tempo. 



Di tale maniera praticano forme diversissime e collocate in gruppi disparati. 
Si. novi i Kellissimi astucci, come si dicono, costruiti dalle larve di Friganeidi (Neurotteri), 
che vivono nelle acque dolci, dove abbonda la vegetazione. Si tratta di ciliudri, comunemente 



I.K KTA GIOVANILI DEG INSETTI 



249 



di due " tre centimetri di lunghezza, chiusi ad un lato come sacchetti tli seta finissima ed al- 
l'esterno vi sono Baldamente attaccati, merc la Beta i leaima, corpi diversi fra quelli che l'in- 
cetto incontra sott'acqua. Ad es. pezzetti di legno tagliati di una determinata lunghezza, fram- 
menti ili foglie e d'alghe, piccoli 
sassi, od anche, caso pi frequente, 
gran numero di piccole conchiglie 
Ielle chiocciolette pi ovvie nelle 
aeque dolci (figg. 237, 238 1. 

La meraviglia per siffatte co- 
struzioni annienta poi se si osserva 
che tutti questi corpi non sono di- 
sposti a raso, ma secondo una ele- 
fante regola, perch, ad es. i pez- 
zetti cilindrici di legno, si vedono 
in questi foderi di Friganee disposti 
di traverso sullo strato di seta, e 
fra di loro fanno l'angolo dell'esa- 
gono regolare, cos'i che questa figura 
geometrica, tanto comune nelle co- 
struzioni degli Insetti ed anche nella 
loro struttura, rappresenta la se- 
zione trasversa dell'astuccio con in- 
scrittovi il cerchio formato dal sacco 
di seta. 

Entro a questo sta la larva con 
tutto l'addome ed ha dei tuhercoli 
gonfiabili a volont, ehe le impedi- 
scono di sortire dal guscio, se non 
a cii> disposta. Essa sporge, a 
volont col torace dalle lunghe 
zampe e col capo e sono queste 
due parti protette da pelle pi 
dura. Iu caso di pericolo l'insetto si 
ritrae tutto entro il suo astuccio e 
non presenta all'aggressore che le 
sue robuste mandibole, proprio al- 
l' ingresso del fodero stesso. In 
questo, alla fine, incrisalida, dopo averne turato la bocca con tessuto di seta. 

Tali astucci sono comunissimi nei nostri fossati. Per altre specie vicine, come sono le He- 
licopsyche, l'astuccio fatto a spira e simula cos bene una chiocciola che per tale fu scambiato 

e una specie del Tennessee (fig. 238) stata prima- 
mente descritta appunto per un Mollusco (Vallata are- 
lifera). un astuccio di seta, tutto coperto di piccoli 
rani di sabbia e girato a spira, appunto come una 
comune chiocciola. 

Un mezzo conforme usano certe Farfalle della fa- 
miglia dei Psichidi (rig. 239) ed esse pure hanno 
astucci analoghi a quelli descritti, salvoch, trattandosi 
di specie viventi all'aria, i loro foderi sono ricoperti 
di detriti vegetali, come pezzetti di paglia o di legno, 
foglie secche, ecc. e ve ne sono di grandetti anche 
pi centimetri. 
si vedono questi astucci muoversi e spostarsi sulle piante o sui muri per effetto della larva 
che vi sta dentro, la quale invece non troppo si vede, perch sporge col capo e col torace, 
servendosi dei soli piedi toracali per procedere lentamente e con fatica (fig. 240). Anche queste 
specie incrisalidano nitro il loro astuccio chiuso alla bocca ed in quel punto fissato ai muri o 




Fig. 237. Foderi protettori di larve di Friganee 
diverse (Neurott.). 

A, rivestita di chiocciolette e pezzetti di legno: E, di sole chioccio- 
lette : B t D, di grani di sabbia ; C, un mazzetto di foderi. Da 
KiiDchel. Grandezza naturale o pnco ingranditi. 




Fig. 2;>s. Foderi a forma di chiocciola 
fatti dalla larva di Helcopsyehe shutle- 
wortfii. Da Kiinchel. 



A. Berlk.sk. G / 



250 



CAPITOLO QUARTO 



sulle piaute. Egualmente in questa famiglia, come in quella delle Friganee, si trovano specie, le cui 
larve fabbricano un fodero a chiocciola del tutto simile a quello delle Eelicopsyche sopradescritto 
e non raro vederne campioni sulle nostre muraglie. 

Alcune specie di 'figliuole si comportano presso a poco alla Btessa guisa, come fa ad es. la 




Fig. 239. Foderi protettori di larve di Psichidi (Lepid.) diversi. 
A, B, di Psyche gramineHa-, C, di Ts. quadrawjularis : D, di altra specie. Grandezza naturale. 



Tignola dei panni. Il Raumur ha bene ed a lungo descritto le abitudini di questa specie, allo 
stato di larva. Essa si forma un fodero di seta (fig. 241), a cui attacca tenacemente i peli della 
stoffa, che rode e con questo addosso se ne va in giro. L'insetto poi allunga il suo fodero via 

via che la statura sua aumenta, attaccando peli all'una ed 
all'altra estremit, che sono ambedue aperte e, per allargarlo, 
quando occorra, lo incide per lungo, di sopra e di sotto e 
nelle spaccature inserisce altri peli collegati con seta. 

In modo analogo si comportano certe larve di Farfalle 
predatrici di altri Insetti e sono molto singolari. Non fanno 
divario se non perch, al 
bozzolo di seta che sempre 
trascinano dietro ed in cui 
alla fine incrisalidano, ag- 
giungono, a rinforzo, gli 
avanzi degli insetti da 
loro stesse divorati. Cosi 
pratica ad es. la Erastria 
scitula (fig. 242), lepidot- 
tero che vive divorando le 
Cocciniglie (pi comune- 
mente Lecanium oline 
o Ceropastes rusci) e coi 
corpi vuoti delle sue vit- 
time rinforza all' esterno 
il suo bozzoletto. Tali pro- 
duzioni si trovano frequenti 
sugli alberi molto attaccati 
dalle dette Cocciniglie. 
Anche quei Crisomelidi, che abbiamo pi su citato, dei generi Cli/tra ed affini, vivono entro 
un bozzoletto durante tutto lo stato larvale e se lo trascinano dietro, esattamente come fanno le 
Friganee od i Psicidi (fig. 240, jB). 






Fig. 240. Larve che trascinano i 
loro foderi. 

A, di Psicuide (Lepid.); 13, di Coscino- 
ptera dominicana (Coleott.;, da Riley. 



Fig. 241. La larva di Tignuola 
dei panni nel suo fodero. 



A, in grandezza naturale sul 
i>, ingrandita. Da Koesel. 



panno ; 



LE ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 



251 



Gallerie PROTKTTK. Questo uu caso meno frequente, ina pure se ne hanno esempi fra 
certe Tignuole. La maniera di protezione consiste in ci che le larve viventi entro determinate 
sostanze ed a spese di queste si scavano nelle stesse delle 
gallerie, talora lunghissime, le quali esse rivestono con fitto 
tessuto di seta e l dentro stanno beue al riparo, non spor- 
gendone che quando si sentono al sicuro, per rodere e nutrirsi 
della sostanza ingoiata ed allungare intanto la galleria me- 
desima. 

Questo un mezzo, che si vede messo bene in pratica 
dalle Tignuole degli alveari (Galleria), le quali di tal guisa 
possono sfuggire alla vendetta delle terribili Api, di cui non 
temono cosi adatto il pungiglione. Le Api non hanno riparo 
alcuno .(Mitro la totale rovina del loro alveare, allorch le 
Tignuole vi siono penetrate. Esse infatti rodono i favi, 
nutrendosi della cera e li riducono tosto in una massa di 
detriti mescolati dei loro escrementi e di un intricato viluppo 
di fili di seta. Le Api debbono finire col cedere il posto a 
questo flagello della loro colonia. 





Fig. 242. Bozzoli larvali di Era- 
stria stilala (Lepid.) da Kouzaud. 






Fig. 243. Spaccato del nido in comune fatto dalle 
larve giovanissime di Euproctis chri/sorraea colle 
hirve (a) in grandezza naturale. 



Ripari vari. Diverse altre maniere di riparo usate 

dalle larve molli, specialmente da Bruchi, per sfuggire ai 

molti nemici possono essere ricordate, senza che accada di 

noverarle in taluna di quelle gi indicate come tipiche, ma pur esse ancora molto efficaci e 

singolari. 

Taluni Bruchi, ed es., merc i fili di seta di cui possono disporre durante la loro esistenza, 

si costruiscono ripari nelle sostanze stesse in 
cui vivono e di cui si nutrono, profittando 
anche dei detriti di queste, a rinforzo della 
loro stanza. Cos fa ad es. la Tignola del grano 
(fig. 244) , nonch molte floricole, ecc. 

Talune specie di llicrolepidotteri accar- 
tocciano le foglie delle piante su cui vivono 
e le trattengono cosi convolute merc fili di 
seta (fig. 245, A), perci appunto questi 
Insetti hanno meritato il nome di Tortrici. 

Merita di essere ricordato l'elegante pro- 
tezione di seta che si fabbrica la linea harisella 

(fig. 245, li). Il bruco fabbrica su una foglia una vera e propria amaca, sospesa per quattro fili esili 

a due robusti e paralleli, che costringono la foglia con un lieve accartocciamento longitudinale. 

Sottn l'amaca, che fissata immobilmente anche alla foglia merc altri quattro fili inferiori, sta 

uno straterello di seta, a guisa di tappeto soffice. 

Del resto, circa le varie maniere di protezione consimili si p 

tranno citare anche altri esempi allorch saranno pi diffusamente 

illustrate le specie economicamente interessanti. 



sidi in comune. Da questa maniera di prote- 
zione delle larve a (niella per cui esse formano ima casa 
in comune breve il tratto. Vi sono parecchie specie 
ed anche li statura cospicua, le cui larve riparano in 
comune entro grandi nidi filati di seta densa e robusta 
e quivi stanno al sicuro, non sortendo che a tempo 
opportuno per cibarsi (fig. 243). 




Fig. 244. Il riparo di seta 
con chicchi di grano, in cui 
si nasconde la larva di Ti- 
gnola del grano. 



Di tali nidi si dovr trattare a lungo, a proposito di specie nocive all'agricoltura, e perci 
rimetter ad allora una pi ampia descrizione di queste loro costruzioni. 



252 



CAPITOLO QUARTO 



Impiego di sostanze protettrici di varia natura. Vi sono larve 
predatrici, che vivono a spese di Insetti e delle spoglie di questi, dopo succhia- 



J 








Fig. 245. Ripari di larve di Tignole sulle foglie. 

A, foglia accartocciata e saldata eoo fili di seta, dalla larva di Tortrix viridana, da iloeael ; B, hartlac fatto dalla larva 
di linea harisclla-, da Pierre. . 

tili, si ricoprono il dorso per proteggersi. Tali spoglie sono tenute abbastanza 
aderenti e proteggono la molle larva, che 
vi si ritrae sotto e si cela quando sia 
intimorita. 













Fig. 246. Larva li Chrysopa (Neurott.) protetta 
dalle spoglie degli Afilli succhiati. 



B 



Fig. L'47. Larve (di Coleotteri) protette 
dai loro escrementi (Blepharda rhois). 

A, in grandezza naturale: T>. larva, dal dorso, 
denudata della massa protett. Da Riley. 



Cosi fanno lo larve di Chrysopa (fig. 246), il bel Neurotterino, che vive succhiando enorme 
quantit di Afidi, le cui spoglie esso reca poi sul dorso e porta continuamente in giro, non libe- 
randosene che all'atto di filare il bozzoletto. 



LE ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 



253 



Un mezzo abbastanza comune, a cui fanno ricorso certe larve di taluni Coleotteri e di Dit- 
teri 01 turati , . quello per cui la larva utilizza i propri 
escrementi per farsene un cuscinetto protettore sul dorso, 
l'alo maniera seguita dalle larve di Cassida (fig. 248), di 
Crioceris, ecc. fra i Coleotteri. Le prime hanno il corpo ter- 
minato con apposite appendici atte al lavoro di fiottare 
sul dorso la materia escrementizia. Ma quivi essa vi accu- 
mulata disoidi natameli ti-. 

Invece talune larve di ilycetophila (Ditteri ortorari), come 
ad es. la M. ancyliformans Holmgr., acconciano la materia del 
genere indicato, che si dispongono sul dorso, in modo che essa 
assume forme definite di un cappuccio od una conchiglia, di 
guisa ohe tutto l'animale somiglia davvero un pinolo Mollusco 
fig. 249). 

Una maniera di protezione veramente strana 
lineila impiegata dalla larva di Galliroa limacina 
Retz., elie profitta di una secrezione liquida, che 
rimane raccolta al di sotto della sua pelle e la ri- 
gonfia. Ci a differenza degli altri Tcntredinei. che 
hanno larve nude o che per difendersi ricorrono 
ad altri mezzi, come dir. 



Infatti la larva di Calliroa, che facile vedere sulla 
foglia di Pero, in estate, ritrae il suo nome specifico dal 
tatto che somiglia a una piccola lumachetta, sia per la forma, 
come per la tinta bruna, come pure per l'aspetto viscido che 
presenta (Mg. 250, J). 

Invece una larva come tutte le altre della famiglia, 
salvoch, allorquando muta la pelle, non rigetta la vecchia 
spoglia, anzi tra questa e la nuova, al dor-.o, viene ad accu- 
mularsi un liquido, forse lo stesso liquido delle mute, di cui 
si discorso pi innanzi, che col rimane per non avvenuta 
rottura della pelle da rigettarsi. Tutto questo involucro per 
viene abbandonato dalla larva immediatamente prima di in- 
ternarsi in terra per incrisalidare (fig. 250, B, C). 




B 



Fig. 248. Due larve di Cassida 

(Coleott.) eolla massa protettrice 
di escrementi. 

A, Laccoptera excavata, colla massa di 
escrementi e delle spoglie larvali nel- 
l'estrema coda, non rovesciata sul dor- 
so ; da Muir e Sharp ; B, di Cassida 
aurichalcea, ristaiti lato, per mostrare 
come si dispone sul dorso la sostanza 
protettrice; da Harris. 



Organi di difesa. A parte quelli della bocca, coi quali pi o meno efficacemente le larve 
si possono difendere, e che, in taluni casi, come ad es. per le robuste mandibole delle larve di 

Carabidi e predatori affini sono certo armi pericolose, si 
possono trovare altri organi speciali, intesi allo stesso scopo. 
Cito per prova- le iode retrattili dell'estremo addome in 
parecchi bruchi, come ad es. iu quelli di Harpyia, Dicranura 
(fig. 251, 256), Platypteryx, Dryopteris. Tali organi rappresen- 
tano le due estreme false zampe addominali, cosi modificate a 
guisa di flagello, che protrattile e retrattile. Con tale 
organo questi bruchi si discacciano di torno gli Imenotteri 
parassiti, che volessero aggredirli per inquinarli delle loro 
uova. 




Fig. 249. Larva di Myeetophila 
man* (Ditt.), colla massa 
di escrementi sul dorso. Da Holm- 
gren. 



Secrezioni speciali. Si a lungo discorso 

nel voi. I, a pag'. 52(i e segg. di secrezioni speciali 

di parecchie larve di tutti gli ordini, colle quali 

secrezioni esse procurano di allontanare i loro nemici e cosi pure si discorso, 

a pag. 504, dei peli urticanti di parecchie larve, specialmente di Lepidotteri, e 

dei loro effetti, veramente temibili anche per animali superiori. 



254 



CAPITOLO QUARTO 



Tanto le secrezioni che questi peli ad effetto caustico sono davvero mezzi 

ottimi per la difesa della larva e le forme 
che ne sono provvedute soqo schivate 
da predatori anche voraci, come ad es. 
gli Uccelli. 




Kig. 250. Larva di Calliroa limacina. 

A, in grandezza naturale su una foglia; J>, in- 
grandita e nuda; C, ingrandita e coperta dalla 
massa viscida protettrice (Insect Li/e). 




^^ 



Fig. 251. Bruco di Dicranvra vinita colle code 
estrotiesse. Grandezza naturale. 



Molti bruchi, se impauriti, 







Fig. 252. Larve protette ila ani- 
massi cerosi. 

A, di Coleottero (Cryptoafmvs montru- 
zieri); B, di Iruen. Tentredineo (.Sa- 
lattria caryat). Da Froggatt ; da 
Packard. 



si avvoltolano su se stessi a spira, celando il capo ed il ventre ; 
cos fanno anche alcuni falsi bruchi, ossia le larve dei Teu- 
tredinei. Che tale abitudine sia seguita da quelle specie, 
che sono rivestite di peli urticanti si comprende e se ne 
intende anche la ragione, pensando al Eiccio od all'Istrice, 
ma che lo stesso facciano forme del tutto nude meno 
agevole a spiegarsi. Si potrebbe supporre si trattasse di abi- 
tudine rimasta anche dopo la scomparsa di peli, giacch pu 
essere che molte specie sieno, come il baco da seta, divenute 
glabre per adattamento, ma se ci vale pei bruchi, non serve 
pei falsi bruchi. 

certo per che queste larve cos arrotolate, cadono 
intanto tosto a terra, se sono sulle piante e di poi ruzzo- 
lano facilmente entro qualche anfrattuosita, dove sono pii 
riparate. 

In questo gruppo delle difese per via di secre- 
zione conviene mettere anche la formazione di ciuffi 
cerosi (fig. 252), che prodotta non solo da parecchi 
adulti, ma anche da larve ed in buon dato, sia di 
Tentredinei, come si gi fatto vedere nel voi. I 
(pag. 501), sia da altre di Coleotteri del gruppo 
dei Crisomelidi e Coccinellidi (fig. 252. A). 



Le larve di Tentredinei (falsi bruchi) come si gi detto 
nel I voi. (pag. 526, 528), hanno ghiandole repugnatorie dor- 
sali ed altre molto efficaci, sul ventre, tra le false zampe. 

A toccare questi insetti, essi, rimanendo attaccati alla 
foglia merc le zampe vere, rivoltano in su quasi tutto l'addome, facendo uno stretto arco col 



I.K ET GIOVANILI HKliI.1 INSETTI 



255 






dorso. Dal ventre iutauto vengono eetroliessi certi sacchi cilindrici e lunghetti, che sporgono 
fra le false zampe () e sono uno per ciascuno dei segmenti che li portano. C'erto di col deve 
sortire il liquido speciale capace di allontanare il pericolo 
di una aggressione (lig. 253). 

La larva di Agelaalica alni (Crisomelide) emette da tuber- 
coletti del dorso un Liquido di ignota natura, con forte 
odore di mandorlo amare, e la Lina populi (della stessa fa- 
miglia) espelle un liquore con odore particolare e che potrebbe 
essere acido salicilico. Anche la larva di Stafllino (Coleotteri) 
ha ghiandole repugnatorie su tutto il corpo, ecc. 

In larve di Tricotteri si trovano ghiandole sul petto nel 
primo articolo del torace, nonch tra il capo ed il protorace 
in molti Bruchi. 

Il liquido eiaculato a distanza da tale ghiandola per parte 
della Dicranura cimila molto caustico; il lancio pu giun- 
gere a 60 centimetri e pi di distanza. Per altri Bruchi 
(tig 254), si trovato che questo fluido contiene acido clori- 
drico abbastanza concentrato. 

Qui va ricordato anche l'Osmeteriam, cosi detto, dei 
Bruchi di Fayilio (tg. 255), cio quel processo biforcato, di 
color ranciato, che fuoriesce all' improvviso di dietro la 
nuca di questi bruchi, se b molestano e tramanda uno speciale 
odore poco gradevole. 

Borse ghiandolari estroflettibili si trovano ancora sul 
dorso di parecchie specie di Bruchi, ad es. delle comuni Li- 
cene e sempre col medesimo ufficio. 

Circa i peli urticanti, giacch se ne dovr dire, quanto agii effetti, a proposito di talune 
specie di interesse agrario, taceremo per ora, mentre chi desidera conoscerne abbastanza la 




Fig. 253. Larve di Tentredine! 
{Nemadfs varus) in attitudine di- 
fensiva. Grandezza naturale. Da 
Ratzeburg. 



*&/">?&>. 







*&&-' 



Fig, 254. Larva di Cossus cosans che eiacula il liquido difensivo. 
Grand, natili*., da Roesel. 



struttura ed il modo di azione pu leggere quanto se no scritto nel I volume, al luogo ri- 
cordato. 

Mimetismo. Con tale voce, come noto, si 
definisce il caso di somiglianza, quanto all'aspetto, 
di una forma ad un'altra discosta molto, sistemati- 
camente o ad un oggetto, 'per la quale imitazione 
la forma stessa goda un qualche beneficio di fronte 
alle cause avverse, da cui minacciata. 

Per esempio una Mosca, che del tutto inerme, 
qualra somigli molto ad un'Ape o ad una Vespa, 
maggiormente rispettata dai predatori che se non 
avesse tale vesta ingannatrice. 

Cos pure animali, che hanno il medesimo colore 
degli oggetti che li circondano, sfuggono all'occhio con tutta facilit, come la 
Lepre candida sulle nevi o quella grigiastra, nostrale, sul terreno brullo. 

in altri casi non soltanto il colore ma anche l'aspetto degli oggetti circo- 




Fig. 255. Larva di Pnpilio che 
estrofette V Osmeterium. Grand, 
natur. 



256 



C IPITOLO QUARTO 



stanti imitato dall'animale, in modo talora sorprendente e questo certo aiuta a 
sfuggire molti pericoli. 

Ora, casi di mimetismo fra le forme larvali olometabole si riscontrano cer- 
tamente e per quello che riguarda la forma, come pure pei colori, ecc., ma non 
sono cosi numerosi, a gran pezza, quanto quelli che si riferiscono alle forme 
adulte. 

Dovendosene trattare appunto quando si dir dell'adulto e convenendo al- 
lora ci fare con larghezza sufficiente, non pare il momento dire ora separatamente 
dei pochi casi che riguardano le larve e questi invece si indicheranno assieme 
a quelli degli adulti. 

Aspetti terrificanti. Anche di 
questo argomento si pu avere pi materia 
trattandone a proposito degli adulti e delle 
forme emimetabole, ma qualche caso tipico, 
che si richiama alle larve, bene sia rammen- 
tato qui. 

In generale sono i Bruchi che, se impau- 
riti, possono disporsi col loro corpo in modo 
da presentare un aspetto inusitato e che pu 
benissimo impensierire l'avversario. 

A questo proposito giova ricordare i 
bruchi della Dicraimra vintila, di cos straor- 
dinario aspetto o quelli della Harpyia (fig. 256), 
ecc., che sono anche pi insoliti ed, in certo 
modo, anche paurosi. 




Kit;. 26. L;irva di Harpyia fatji in atti- 
tudine terrificante. Granii, natur. 



La Ninfa olometabolica. 



11 secondo stadio, traverso il quale debbono passare gli Insetti olometaboli, 
per raggiungere finalmente l'et adulta, prende il nome di Ninfa. Parimenti cos 
sono chiamati anche gii stadi precedenti l'adulto negli Insetti a metamorfosi in- 
completa, ma in tali casi la distinzione fra tutte le forme decorrenti dall'uovo 
all'adulto non cos netta e contrassegnata ila radicali differenze morfologiche e 
biologiche come lo , invece, negli Insetti a metamorfosi completa. 

Di questi adunque seguiteremo a parlare, riserbando a pi tardi le cose che 
si riferiscono agii stati giovanili degli Insetti a metamorfosi incompleta o nulla. 

La ninfa olometabolica rappresenta uno stadio di quiete per le funzioni di 
relazione e di nutrizione, i cui rispettivi organi, appunto durante questo periodo, 
vanno soggetti alle pi radicali modificazioni. 

Adunque la ninfa ne si locomuove n si nutre di alimenti plastici, e per 
queste caratteristiche essa differisce essenzialmente da qualsiasi stadio delle 
specie emimetabole. 

Il significato di cos singolare forma ed i fenomeni complessi, che avven- 
gono sotto questo ultimo involucro transitorio dell'insetto, perch poi tutto 
l'organismo assuma parvenze, strutture, abitudini ditferentissime dalle precedenti, 
saranno posti in vista trattando del processo cos meraviglioso della ninfosi. 

Per ora basti il conoscere, nelle sue apparenze esteriori, questa ninfa e ri- 
levarne le pi vistose differenze nei maggiori gruppi di Insetti. 

La spoglia larvale, ad un dato momento, cio allorquando la larva ha rag- 
giunto la sua maturanza, rotta ed abbandonata, fuoriuscendone un nuovo es- 



I.K KTA GIOVANILI l'I CI I INSKTTI 



257 




Fig. 257. Larva (.4) e ninfa 
(B) o pupario di un Dittero 
Ciclorafo (Dacus). Da Bei- 
lese. 



pi 



sere diversissimo dal precedente ; oppure essa spoglia si conserva, anzi si indurisce 
e la nuova forma si modella per suo conto entro il riparo della pelle stessa della 
larva, che non verr squarciata se non dall'adulto. 

Ecco due fondamentalmente diversi modi di formazione della ninfa, in rap- 
porto allo stadio precedente. 

1 Ditteri ciclorafl, come sono ad es. le Mosche, se- 
guono precisamente il pi sollecito modo di procurare alla 
molle ninfa un buon riparo, utilizzando, nel tempo stesso, 
la pelle della larva, che viene a costituire, come ho detto, 
quell'involucro difensivo che chiamasi pupario (fig. 257, 
258), in grazia del suo speciale aspetto. Pupe si dicono 
infatti pi specialmente queste ninfe di Ditteri, che non 
mostrano altra scultura all'esterno se non quella di solchi 
trasversi, paralleli. questo particolare aspetto, che ha 
valso loro il nome suddetto, perch appunto pupe si 
chiamavano presso i romani dell'antichit quelle figure 
umane di legno, cartone o cera, ricoperte o fasciate di 
bende, che le giovinette, toccando la pubert, consacra- 
vano a Venere. Questi pupari, adunque, non fanno vedere 
segno di altri organi di spettanza dell'adulto, ne possono 
farlo non essendo altro se non la pelle larvale indurita 
e distesa; essi conservano invece l'aspetto della larva da cui provengono 
meno raccorciata e raccolta in s. 

Ma tutte le altre maniere di ninfa si formano, come ho detto, colla rottura 
(al dorso) e l'abbandono della pelle della larva, la quale rimane secca e grinzosa 
accanto al nuovo essere sgusciatone. 

Questo per ha due aspetti fondamentalmente diversi e tali per cui fa ve- 
dere subito se appartenga, cio, ai Lepidotteri, od a qualcuno degli altri fra i 
Ditteri non cicloraft surricordati od ai Coleotteri, o ai Neurotteri od Imenotteri. 

Infatti la cuticola ninfale, nuovamente venuta 
all'aperto dopo l'abbandono dell'involucro larvale, 
pu rimanere nello stato di esilissima membra- 
nella, che avvolga tutti gli organi cos abbozzati 
del futuro adulto, come si disegnano nelle ninfe, ma 
appunto per la sua esilit, tale involucro non li 
tenga immobilmente quasi incollati, come si vede 
invece accadere nelle ninfe dei Lepidotteri. Cos 
gli arti sembrano liberi, cio non aderenti al tronco 
e possono, con agevolezza, esserne scostati, senza 
che l'animale ne soffra. Inoltre, queste ninfe sono 
bianche o di colore molto pallido e molli, delicate, 
n acquistano colore pi intenso e maggiore consi- 
stenza se non quando, sotto la tenuissima e pellu- 
cida cuticola propria della ninfa, viene a formarsi 
e ad acquistare la consistenza definitiva il tegu- 
mento che appartiene all'adulto. Questa la cos 
detta ninfa libera del Linneo e d'altri autori (fig. 259 A, 260). 

Invece, pei Lepidotteri, la cosa procede ben diversamente. In questi, la 
pelle ninfale, dapprima, cio appena sgusciata la ninfa di dentro alla larva, 
molle e bianca o debolmente colorata di una tinta giallognola, ma rapidamente, 

A. Beklese, Gli Insetti. II. 33. 





Fig! 258. larva (A) e ninfa (B) 
nel pupario di Stratiomys chamoe- 
leon. Da Swanimei daui e ila Reau- 
mur. 



2f.8 



CAPITOLO Q0ARTO 



per effetto dell'aria, la pelle della ninfa acquista durezza notevole e tinta pi 

carica, sia grigia o rossastra, rosso-bruna o marrone. 

Gli arti e le forme dell'adulto, sono bens delineati e scolpiti nella detta 

pelle, con una disposizione 
raccolta, non diversa da quanto 
si vede essere nelle ninfe pre- 
cedentemente descritte, m a, 
rappresentando solo impres- 
sioni della cuticola larvale 
indivisibile, non possono i 
rudimenti degli arti essere 
comunque scostati dal tronco, 
e quello che avviene sotto il 
detto invoglio non apparisce 
altrimenti, n per variazione 
di colore, n per aumento di 
consistenza, n per altro che 
appartenga al tegumento del- 
l'adulto, il quale, sotto il 
grosso involucro ninfale uou 
si vede affatto. 

Cos accade che mentre 

delle ninfe precedentemente 

un informe groviglio della 

tutta la spoglia 

una parte (ante- 




B 



Fig. 259. Ninfa Ubera (A) d Neurottero (Panorpa), daBrauer; 
e Ninfa oblecta o Crisalide {B, C) di Lepidottero (Cochylis). 
B, vista dal dorso; C, dal ventre (da Fulmek). 



descritte alla sortita dell'adulto non rimane che 
tenuissima spoglia ninfale, nelle ninfe di Lepidotteri invece 
rimane coi suoi primitivi aspetti, salvo che se ne staccata 
ro-ventrale) a permettere l'esito della forma definitiva. 

Parecchi autori, col Lin- 
neo, chiamano obtecta, ossia 
coperta, questa maniera di 
ninfa, che propria delle Far- 
falle (fig. 259, B, G). 

Molti Ditteri ortorafi hanno 
una ninfa (fig. 261), che non si ac- 
corda con quella libera pel fatto che 
gli arti sono incollati, per cos dire, 
fra loro, merc una sostanza solu- 
bile in alcool, ma non convengono 
per neppure esattamente coi Lepi- 
dotteri, nei quali la crisalide ha il 
suo guscio speciale duro e rive- 
stente insieme tutti gli arti ed il 
tronco. 






Fig. 260. 



Ninfe libere di Insetti d'ordini diversi. 



A. di Coleottero (Cerambyx); <la Ratzburg ; B, di Ilittero ciciorafo 
{Mosca domestica); da Hewitt ; C', it, di Imenottori (G, Vespa; 
da Katzebarg ; D, Icnenmonide). 



Quanto alle pupe dei Dit- 
teri ciclorafi, sopradescritte, 

quello che ne rimane (fig. 262), al sortire dell'adulto , come si pu ben credere, 
la spoglia larvale, che contiene dilacerata e aggrovigliata la sottilissima cuticola 
della ninfa, la quale era totalmente nascosta nel pupario, come in un bozzolo, 
ma non differiva essenzialmente da quelle ninfe di Coleotteri, Imenotteri e 
Xeurotteri, che pi sopra si sono descritte. 



LE K'I'A GIOVANILI DEGLI [N8ETTI 



259 



Come queste dei Ditteri si dicono pupe, per ci che ho sopra detto, cos 
anche le ninfe dei Lepidotteri o Farfalle, che dire si vogliano, hanno nome spe- 
ciale e lo meritano essendo cos diverse e 
particolarmente costituite in confronto di 
quelle altre dei Coleotteri, Imenotteri, ecc. 
Adunque le ninfe delle Farfalle si 
dicono Crisalidi od anche Aurelie, da poich 
alcune hanno delle macchie a riflessi dorati 
od argentati sul loro corpo, i quali sono 
dovuti ad aria interposta fra i diversi 
strati della cuticola, tanto vero che scom- 
paiono se la ninfa sia posta nel vuoto. 




Kig. 261. Ninfa di 
Dittero Onorato 
[Tintila flavicatis) 
veduta di faccia. Da 
loliann-en. 



Fig. 262. Pupario 
di Mosca domestica 
dopo sortitone l'in- 
setto adulto. Da 
Hewitt. 



Particolari appendici di alcune ninfe. I 
casi della presenza di appendici speciali 
nella ninfa, di cui poi non sia traccia nel- 
l'adulto, non sono frequenti e si richia- 
mano, pi che altro, ad organi in rapporto 
con maniere speciali di respirazione. 
Infatti, talune ninfe acquaiole respirano l'aria stando immerse nell'acqua, e 
ci merc tubuli, che, come usano i nostri palombari, giungono alla superfcie 

del liquido (fig. L!63, B), oppure veramente per fraugie 

\ pseudobranchiali, da assomigliarsi ad analoghi organi 

veduti gi nelle larve. 



I Simulium, che sono Ditteri viventi rielle acque durante le 
ita giovanili, costruiscono, quando debbono mutarsi in ninfa, 
una specie di bozzoletto incompleto, entro il quale la ninfa sta 
allogata, sporgendone solo colla parte anteriore del corpo, che reca 
le sopradette frangio pseudobranchiali, colle quali respira perch 
sono in comunicazione coi grossi tronchi tracheali, che procedono 
dal torace nel rimanente tronco. 

Ma altre ninfe 
di Ditteri orto- 
rari, come sono 
ad es. quelle del 
gen. Phicoptera e 
di altri Tipulidi, 
possono discen- 
dere profonda- 
mente nell'acqua 
e starsene a ri- 
poso anche sul 
fondo dello sta- 
gno, se non trop- 
po basso, p u i' 
rimanendo in 
contatto coli' a- 
ria, poich han- 
no un lunghis- 
simo tubulo, per- 
corso d a un a 








Fig. 283. Larva (A) col- 
l'estiemo addomi- allungato 
in tubulo e Ninfa (7?) col 
tubulo toracico impari iMBit- 
tacomorpha /tavipes.i^ tt . ). 
Da Pachard. 



Fig. 264. Ninfe di Ditteri con processi respiratori 
toracali. 

A di Vroiophila, dal dorso (da Berlese) : B, di Otilex, da 
Rashke. (a) suo cornetto stigmatico. 



grossi trachea nel suo interno, il quale affiora alla superficie dell'acqua con un bottone 
chiuso da sottilissima membranella. Traverso questa passa l'aria e raggiunge, pel tubulo, le 
grosse trachee toracali dell'insetto. 



260 



CAPITOLO QUARTO 



-' 



;> 



E veramente una disposizione quale usano i palombari e neppur questa volta, da parte 

nostra si trovato cosa nuova, che non fosse gi in natura e si vedr, conoscendo pi davvi- 

cino questo mirabile gruppo zoologico, che sono gli Insetti, come molte e molte altre volte il 

fatto si ripeta, mentre molti altri vantaggi di organizzazione e di espedienti di vita, che sono 

propri agli Insetti e vi sono perfetti, sono tuttavia desiderati invano da 

noi, che ci sforziamo di ottenerli per artificio. 

Anche la struttura di questo lungo tubulo aerifero meravigliosa, 
perch il delicato ramo tracheale circondato e protetto da un involucro 
leggiero, che, a guisa di rete, lo avvolge tutto ed flessibile ed elastico. 
Il tubulo impari, ma alla sua base nasce anche un breve processo a 
guisa di cornetto, che rappresenta una riduzione abortiva del tubulo del- 
l'altro lato del corpo, giacch anche tale disposizione, per quella grandis- 
sima simmetria che nelle parti del corpo degli Insetti, dovrebbe essere 
duplice. 

Infatti, nelle ninfe di Zanzare e generi affini, come sono i Corethra, 
ecc., che sono cosi sterminatamente numerose nelle nostre acque stagnanti 
e tanto comuni, che si vedono apparire in qualsiasi acqua lasciata per 
qualche giorno in un orto; in queste ninfe, dico, i cornetti respiratori 
sono due e procedono dal dorso del torace, ma essi sono cortissimi, a forma 
di imbuto, e tagliati obliquamente nella parte libera (fig. 261, B). 

La loro posizione tale che allorquando la ninfa, che pi leggera 
dell'acqua e perci affiora passivamente, si trova col suo dorso quasi al 
pelo dell'acqua, le aperture dei cornetti vi sono gi ed essendo coperte 
di sostanza grassa vengono a galla e cos l'aria pu penetrarvi fino al corpo 
dell'insetto. Qualora poi questo si immerga, l'aria non fuoriesce dalla 
strettissima apertura dei cornetti u l'acqua pu, per conseguenza, inva- 
dere le trachee. 

Nei Chironomus (fisi. 265) l'organo respiratorio ed il processo sono analoghi, 
specie si tratta di cornetti come i descritti, per altre invece, di ciuffi di 



Fig. 265. Ninfa ili 
Chironomus col ciuf- 
fo di appendici re- 
spiratorie (Si). 



salvoch in talune 



tubuli esilissimi, contenenti trachee. 

Sempre agli organi ninfali transitori possono essere ascritti quei peli rigidi, 
spinette ed altre accidentalit consimili, che orlano i segmenti addominali in 
molte crisalidi ed in talune ninfe di Ditteri ortorafi, specialmente quelle che su- 
biscono la metamorfosi in ambienti di sostanza resistente e debbono percorrere 
delle gallerie scavatevi preceden temente dalla larva o dalla stessa ninfa, per riu- 
scire all'esterno all'atto dello sfarfallamento. 

A far ci questi Insetti non si aiutano, quando sono ninfe, se non con movimenti di con- 
trazione ed estensione dell'addome. Necessitano perci queste serie di spinette ed organi ana- 
loghi, per impedire il regresso del segmento e permettere il solo progresso, puntando le dette 
spine contro la parete dura circostante ed essendo rivolte solo all'indietro. 

Finalmente si pu ricordare il cos detto or emaster, cio uno speciale apparecchio di fissa- 
zione, di cui godono alcune crisalidi e che si trova all'estremo loro corpo, mediante il quale 
esse possono rimanere sospese e molto bene aderenti a qualche corpo che offra resistenza. 

Se ne dir di pi a proposito dei modi speciali di prepararsi alla ninfosi, che sono seguiti 
da diverse larve. 



Varie maniere di metamorfosi. 



Se vi ha un fatto che apparisca strano al giudizio di chi ragionevolmente 
cerca l'uniformit od almeno l'analogia morfologica e biologica tra specie pertinenti 
ad un medesimo gruppo, una corrispondenza almeno nelle maggiori linee, questo 
appunto il constatare la diversa maniera di sviluppo postembrionale fra i vari 
Insetti. 



VE ET GIOVANILI m:.;u inskiti 261 






Infatti alcuni si svolgono secondo una serie di mutamenti per nulla radicali 
e solo aumentano di volume, senza modificazione morfologica alcuna delle parti 
loro interne ed esterne (all'infuori delle sessuali) (ametaboli od a metamorfosi 
nulla); altri invece, col crescere, acquistano ali e talora assumono anche aspetti 
diversi dai primitivi, senza per incorrere in un periodo di inattivit locomotrice 
e digestiva (emimetaboli od a metamorfosi incompleta); altri infine subiscono muta- 
menti vistosissimi, che avvengono appunto coll'intermezzo di un periodo di immobi- 
lit e di astinenza dal cibo e sono quelli a metamorfosi completa od olometaboli. 

La difficolt di una buona esplicazione aumenta poi per le variazioni che 
accadono nei singoli gruppi minori, poich, ad es., mentre una parte degli Oinot- 
teri seguono metamorfosi incomplete, cio traversano uno stadio ninfale non 
immobile, invece i Coccidi ed altri affini hanno appunto una ninfa immobile e con 
tutti i caratteri della corrispondente forma degli Insetti a metamorfosi completa. 

Cos accade egualmente ai Tisanotteri, che pure sono senza dubbio forme 
emimetabole. 

D'altro canto non leggiero ostacolo ad una buona omologizzazione di questi 
fenomeni portano i modi speciali di metamorfosi dei Pupipari ed ancora i feno- 
meni di Ipermetamorfosi, che conosceremo a suo luogo. 

Questo quanto non mancato di affaticare la mente degli entomologi, sia 
per rintracciare le ragioni delle metamorfosi, sia della diversit cos vistosa di 
tali fenomeni nello stesso gruppo. 

Ma tutta questa variet nella maniera di sviluppo postembrionale, perder 
molto della sua mirabilit quando si pensi che appartiene ad un gruppo di ani- 
mali cos mutabili nei loro caratteri morfologici che si mostrano talora con gran- 
dissimo numero di specie distinte a rispondere alle esigenze di condizioni am- 
bienti simili od identiche. 

Per esempio, sulle stesse spiaggie nostre, coi medesimi costumi, noi vediamo almeno quattro 
specie di Atheucua; parecchie specie di Cetonia vivono degli stessi fiori, nel medesimo tempo; un 
notevole numero di Mosche si nutre egualissimamente delle sostanze putrescenti, in maniera del 
tutto conforme, ecc. 

Per converso, specie tra loro somigliantissime par caratteri morfologici, cos che per questi 
soltanto non possono certo essere distinte fra loro, vivon in ambienti diversi e per questo solo 
carattere si possono fra loro distinguere, souo, cio, delle specie biologiche. Basti l'esempio di 
parecchi Aspidioht* fra i Coccidi, parassiti su piante diversissime, senza che una specie possa vi- 
vere egualmente bene sugli altri ospiti ed intanto sono morfologicamente non dissimili. 

o 

Di presente noi dobbiamo indagare la ragione delle metamorfosi e quella 
ancora della grande variet del fenomeno. 

Per giungere a questo conviene intanto rilevare alcune necessit della esi- 
stenza e come gli Insetti vi rispondano, secondo la enorme versatilit loro. 

Vediamo innanzi tutto in quali modi gli Insetti provvedono alle perdite di 
individui che ogni specie subisce durante il suo cammino da uovo ad adulto 
procreante ed i perduti sono in numero maggiore o minore a seconda delle cause 
avverse alla loro esistenza, che incontrano per via. 

Il modo pi usitato si quello di gettare sul terreno di lotta un maggior 
numero di individui, il quale caso, a scopo di brevit potr essere detto di l'oli- 
gena (sostituita in rari casi dalla Poliembriona). Vedremo quali influenze importa 
nella organizzazione e nei costumi della specie. 

Altro espediente quello di abbreviare, quanto pi possibile, il ciclo di 
esistenza dalla schiusura dell'uovo della forma giovane, fino alla maturanza ses- 
suale della femmina. 



262 CAPITOLO QUARTO 



Tale scopo si raggiunge in pi modi, cio sia coll'accorciamento della vita larvale, 
il quale per non pu avvenire che per circostanze di ambiente e non dipendenti 
da attivit della specie. questo un caso che potremo chiamare di Tachipeda. 

Si raggiunge per ancora colla anticipata maturanza sessuale in confronto 
degli altri organi (Neotena), cio la forma generante prima di essere definiti- 
vamente matura e pu riprodursi in uno stato da considerarsi per ninfale (o, pi 
raramente assai, larvale - Pedogenesi). 

Un efficace modo di evitare perdite eccessive di individui, sebbene pi raro, 
luche quello della riunione in societ, per cui la famiglia si protegge con ri- 
pari molto opportuni, difende la figliolanza, ecc. ed il mezzo tanto efficace che, 
allorquando si trova anche addizionato di altri non meno validi mezzi di protezione 
della specie, come sono ad es. la notevole fecondit, pu la specie stessa permettersi 
il lusso di produrre una enorme maggioranza o la quasi totalit di forme neutre. 

Questo per confronto di altri mezzi, pei quali invece soppressa la costante 
necessit di un sesso (l'elemento fecondatore), per aver solo femmine cio forme 
riproduttrici. Questi casi non sono comuni, ma pure se ne conoscono e bene con- 
statati, come ad es. di qualche Imenottero (Calciditi, Tentredinei, Cinipedi) e di 
qualche Cocciniglia, ecc. (Partenogenesi telitoca ed Eteropartenogenesi). La non ne- 
cessit del maschio poi comune e si rapporta ai casi di parto verginale ( Parte- 
nogenesi in generale). 

Ecco i coefficienti della fecondit della specie, poich essi determinano il nu- 
mero delle generazioni e quello degli individui generanti per ciascuna d'esse. 
Non si parla qui dei mezzi che gl'individui mettono in pratica per salvare s 
stessi, con che contribuiscono alla conservazione anche della specie. 

Tutti questi diversi espedienti, che la specie pu mettere in atto per soprav- 
vivere nel turbine della grande, continua lotta per l'esistenza, complicati anche 
dalle esigenze della sua diffusione, mentre dimostrano quanto fiera la lotta 
stessa per questi piccoli esseri, debbono anche persuadere altrui che, praticati 
da parte di forme cosi pronte ai mezzi pi disparati per rispondere a stimoli 
analoghi, importano una tale variet di abitudini e di modi di esistenza e di 
organizzazione, che fanno davvero faticare la mente di chi voglia ricondurli a 
tipi e ad origini comuni o simili. 

Questa biologia comparata, per questi cos versatili ed adattabili animali, 
rappresenta veramente un lavoro arduo pel filosofo naturalista. 

Gli effetti poi che queste diverse maniere di esistenza e di lotta per la 
stessa hanno sui modi di metamorfosi sono rilevanti, per importano variazioni 
che trascendono, come ben facile comprendere, dall'ambito delle singole specie 
ed anche dei generi, ma si possono manifestare da famiglia a famiglia, meglio 
da sottordine a sottordine o da ordine ad ordine. 

Le maggiori differenze, che sono quelle gi indicate tra ametaboli, emimeta- 
boli ed olometaboli, abbracciano pi gruppi, secondo si gi indicato per la 
classificazione degli Insetti. 

Ora, quale la causa di cos fatte differenze, che sembrano, a prima vista 
veramente cardinali:' Quali rapporti hanno esse rispetto a tutte quelle varie ma- 
niere di espedienti, che ho sopra citati, con cui gli Insetti provvedono alla con- 
servazione della specie? 

Origine della Olometabolia. 

Si gi vedute che durante l'ra paleozoica il primo ceppo degli Insetti e 
la prima divergenza dei rami maestri, poco influenzata ancora da! clima e dal- 



I.K ET GIOVANILI DKGI.] INSETTI 261! 

l'ambiente di vita uniformi o poco variati, importano la scarsezza e poca diver- 
sila delle forme e delle maniere di vita in quel tempo. 

Si tratta di predatori, per lo pi antibiotici e tutti a metamorfosi incompleta. 

Solo nell'era mesozoica, e pi precisamente nel Trias si cominciano ad in- 
contrare specie olometabole (Coleotteri e Neurotteri) e. pi tardi, nel Liassico 
e nel Giurese appaiono molti altri gruppi di Insetti a metamorfosi completa. 

cosa certa quindi che la olometabolia, la quale da altro non dipende alla 
fine, se non da una prematura schiusa della larva, o, in altri termini, da un periodo 
embrionale accorciato, rappresenta una maniera secondaria di evoluzione, dovuta 
a nuove esigenze di vita, mentre la tipica originaria quella per emimetabolia. 

Ma la causa vera, che ha determinato un cos vistoso effetto, quale quello di 
abbreviare di tanto il periodo embrionale, provocando tutti quei complessi fenomeni 
di ninfosi, che non trovano riscontro buono in alcuna fase della evoluzione onto- 
genica degli altri Insetti non palese e le ipotesi in proposito non sono persuasive. 

Per esempio non si pu ammettere coli' Handlirsch che la causa determinante sia stata un'epoca 
glaciale, per ci che le ninfe rappresentano uno stadio di riposo opportunissimo a superare i 
periodi di bassa temperatura. Anzitutto il fenomeno della apparsa di questa ninfa immobile non 
stato generale a tutti gli Insetti; in secondo luogo esso comune a forme attualmente nor- 
diche come ad altre equatoriali; infine la ninfa non la forma abitualmente svernante; assai 
pi sono gli Insetti, che traversano la stagione fredda allo stato d'uovo o di adulto. 

Il Packard ritiene essere stato uno dei principali fattori della metamorfosi la selezione na- 
turale, per ci che i primitivi Insetti hanno dovuto fuggirsene nell'aria, acquistando cos le ali, 
per non soccombere alle aggressioni di quelli che camminano sulla terra. Finalmente, col- 
l'acquisto delle ali e colla complicanza delle metamorfosi l'insetto divenuto un animale favo- 
rito in natura ed ha potuto moltiplicare in grandissimo numero di forme. 

Molte cose potrebbero osservarsi intorno a questo modo di vedere, ma ne quauto pi su 
riferito ne quello che ancora vi aggiunge il Packard serve a dare una risposta alla precisa do- 
manda che tutti gli entomologi si sono rivolti. 

Anche il Lameere (1899), che si occupato di proposito dell'argomento, deve, alla fine rico- 
noscere che attualmente la interpretazione definitiva della origine delle metamorfosi degli Insetti 
non pu essere data. 

Con tutto ci per il Lameere, dietro considerazioni sulla struttura delle larve primitive, 
ritieue che l'olometabolismo sia dovuto alla penetrazione dell'insetto entro il tessuto vegetale, 
alla conseguente riduzione degli organi di relazione, per cui la nuova forma veniva ad acquistare 
l'aspetto pi connine alle larve metaboliche, cio anello cruciforme o vermiforme (il campodeiforme 
sarebbe un caso di adattamento successivo) e finalmente la ninfa sarebbe stata una necessit per 
riaccomodare, in uno stato di assoluto riposo, il corpo, in modo da riacquistare le perdite sof- 
ferte negli organi di riduzione, per ottenerli al grado alto che raggiungono nell'adulto. 

Questa ipotesi stata combattuta con argomenti diversi e non male. Per mio conto io os- 
servo che il Lameere d troppo rilievo alla parvenza esteriore della larva e non tiene conto del 
fatto che, considerata al suo giusto valore, la larva non la forma pi o meno allungata e ver- 
miforme e cogli arti pi o meno evoluti, ma quella forma in cui non che in via di evoluzione 
affatto embrionale la maggior parte degli organi immaginali e che quindi deve subire una serie 
di processi regressivi e di distruzione di organi giovanili e costituzione di un complesso nuovo. 

La ninfa metabolica il periodo in cui avviene questo complesso fenomeno e questa la 
vera essenza della olometabolia. Ora nelle forme ametabole ed emimetabole, non vi ha mai, n 
durante la vita embrionale n nel periodo postembrionale un simile momento di vera distruzione 
di un organismo e ricostituzione di uno nuovo. 

La ninfa metabolica una necessaria conseguenza dello stato immaturo della forma larvale, 
ma appunto la ragiono di questa precoce schiusa dall'uovo che si ricerca e non quella di un 
adattamento ad una speciale maniera di esistenza. 

Non mi sembra che troppo diversa cosa sarebbe l'affermazione di chi sostenesse, dietro con- 
siderazione di-Ile Linguatule, che gli Anellidi sono derivati da tali Artropodi, in seguito ad 
adattamento. 



264 CAPITOLO QUARTO 



Il Lubbock (1873), prudentemente, trattando della origine delle metamorfosi si limita per ad 
esporre dei fatti anzich a proporre una teoria. Egli infatti dice: 

1. Le metamorfosi provengono da ci che alcuni animali non sortono dall'uovo in uno 
stato di completo sviluppo: 

2." La forma della larva dell'insetto dipende molto dalle condizioni nelle quali essa vive. 
Le forze esterne che agiscono su essa differiscono da quelle che si esercitano sulla forma adulta. 
Cos i cambiamenti che subisce il giovane souo determinati dai suoi bisogni immediati, piuttosto 
che dalla sua forma finale; 

3. Le metamorfosi possono adunque dividersi in due classi, quelle di sviluppo e quelle 
di adattamento; 

4. La subitaneit apparente dei cambiamenti, che subiscono gli Insetti proviene in gran 
parte dalla durezza della loro pelle. Questa durezza si oppone ad una alterazione graduale della 
forma; ma essa necessaria perch sua merc che i muscoli trovano un appoggio sufficiente. 

5. L'immobilit della ninfa o crisalide risulta dalla rapidit delle trasformazioni, che vi 
si effettuano . 

Non il caso di discutere queste affermazioni, che non hanno a che vedere col problema 
propostoci, solo si pn dire che, a parte molte cose, le quali potrebbero esser recate innanzi rela- 
tive alle proposizioni l. a , 2. a . riesce mal comprensibile la 3. a , perch certo il fenomeno delle 
metamorfosi di tale rilievo fisiologico e morfologico, nel ciclo evolutivo di interi ordini, da non 
poter esser certo scambiato con uno ristretto fenomeno di adattamento in certi casi; ma fa pi 
meraviglia che il Lubbock attribuisca alla durezza dei tegumenti la subitaneit dei cambiamenti 
nell'organizzazione degli Insetti, quando le metamorfosi complete, che sono le pil improvvise, 
sono invece l'appannaggio delle forme a cute molle negli stadi di larva e ninfa e solo i Lepi- 
dotteri, colle loro crisalidi fanno eccezione. 

Per Miall (1895) la metamorfosi degli Insetti resa necessaria dai bisogni della dissemina- 
zione della specie, che richiede la presenza di ali e tale fenomeno deve avvicinarsi alle meta- 
morfosi degli Anfibi anuri, perch nell'uu caso e nell'altro esso avviene alla fine del periodo di 
accrescimento. Ma lo stesso Miall avverte che lo sviluppo delle ali non pu essere la sola causa 
delle metamorfosi, perch vi sono degli Insetti alati senza metamorfosi ed io aggiungerei che il 
ravvicinamento cogli Anuri, forme attere, non solo ma tra le meno migranti, invocato assai male 
a proposito, anche perche le loro metamorfosi non cadono per nulla alla fine dell'accrescimento. 
L'Autore conclude che insomma difficile indagare le cause delle metamorfosi. 

Per mio conto io pure mi trovo in tale pensiero, che sia prudente, cio, per 
ora, attendere altri dati e lumi dalla Paleoentomologia prima di proporre qualche 
ipotesi intorno a questo argomento. Sono dello stesso avviso dell' Henneguy, il 
quale, in fine del suo bel volume sugli Insetti (pag. 604), cos si esprime: 

Nessuna delle ipotesi emesse tino ad ora per ispiegare l'origine della me- 
tamorfosi mi sembra risolvere questo problema, la cui soluzione, come quella di 
ogni questione relativa alla filogenia, non potr esser data che da uno studio 
approfondito dei documenti forniti dalla paleontologia. Questi documenti, man- 
cando assolutamente pegli stadi larvali degli Insetti, da temersi che non sa- 
remo per molto tempo ancora certi su questo punto cos interessante della eoi - 
briologia generale . 

Tuttavia non conviene trascurare quelle poche cose che pure sono in nostro possesso e ten- 
tare di coordinarle alla meglio, per vedere almeno come esse figurino di fronte al problema. 

Certamente il non conoscere le larve e le ninfe di quei primi Olometaboli, che appaiono nel 
Trias per la prima volta e una deplorevole difficolt, ma si pu ammettere che quei Coleotteri 
e quei Neurotter fossero realmente olometaboli, certo non conviene pensare altrimenti. 

In pari tempo sembra assodato, conforme a quanto si dice a pag. 165 del presente volume, 
che il periodo Triassico, cio la nuova ra dopo l'epoca glaciale Permiana, caratterizzato dalla 
grande scarsezza di resti d'Insetti, che da un 750 specie, quali si conoscono nel Carbonifero, 
sono rappresentati nel Permiano da solo una ventina finora note. Si anche detto che tale scar- 
sezza non solo nelle nostre cognizioni, poich, pur ammettendo che in generale i terreni triassici 



I.U ET GIOVANILI DKGL1 INSKTTI 26. r ) 



non siano i meglio adatti alla conservazione di fossili, tuttavia in taluni di essi si sono pure 
l'inverniti abbondanti resti vegetali benissimo conservati, ma tra questi non sono traccio di In- 
setti, cos che e da credere clie questi fossero allora realmente piti rari che non nei periodi pre- 
cedenti. 

Si e gi avvertito ancora che, probabilmente, le speciali condizioni di ambiente, non favorevoli 
alla fauna entomologica esistente, ne abbiano detcrminata la rovina e scomparsa, provocando 
l'olometabolismo, come un modo di fronteggiare la temperatura dell'epoca glaciale permiana, ap- 
punto secondo il pensiero dell' Handlirscli (che si mostrato per essere assai discutibile) che 
la ninfa olometabolica rappresenti una fonila a ci pi adatta. 

Che l'olometabolismo sia stato una necessit durante il periodo Triassico noi dobbiamo am- 
mettere senza piti, giacch cose non necessarie in natura non esistono, come dobbiamo d'altro 
canto ammettere che molte delle forme dell'epoca paleozoica abbiano potuto resistere, con meno 
profonde modificazioni per adattamento, alle nuove diversissime condizioni di ambiente. 

Questo rendeva necessario, ma anche permetteva, agli Insetti la nuova maniera di vita rap- 
presentata dall'olometabolismo e gli Insetti non sono esseri da non profittare senz'altro di con- 
dizioni favorevoli alla loro esistenza e da non adattarvisi subito. 

Le condizioni pi difficili di vita hanno obbligato gli Insetti a ricorrere ad uno di quei 
tanti mezzi di adattamento a cui sopra abbiamo accennato, ad elevare cio la misura della fe- 
condit, per gettare nella lotta un maggior numero di individui e sopperire cos ad una deci- 
inazione pi larga. 

Quale la natura di queste condizioni avverse, che hanno costretto gli Insetti all'olometa- 
bolismo e quali sono insieme le favorevoli, che lo hanno permesso? 

Questo il problema e solo futuri studi paleontologici vi possono rispondere. 

Non sembra che si possa errare di troppo accogliendo una ipotesi a termini molto lati, per 
la quale si supponga che profonde modificazioni nella temperatura e nella fiora terrestre, pi 
che altro, abbiano offerto agli Insetti nuovi modi di esistenza, purch pagati a prezzo di mag- 
giori difficolt, cio di maggior numero di vite, alla quale esigenza, in natura, sempre risposto 
colla, maggiore condiscendenza, perch il grado di fertilit il fenomeno pi facilmente e pron- 
tamente variabile ed , ripeto, il pi ovvio mezzo, a cui la natura mette mano per fronteggiare 
subito nuove, improvvise esigenze. 

Tutti gli altri adattamenti sono pi lenti nel loro sviluppo e non potrebbero avere un ef- 
fetto pronto quanto quello del sacrificio di migliaia di esistenze. 

Noi eleviamo inni sviscerati alla natura, allo spettacolo dei milioni d'esseri viventi, ma non 
pensiamo ai miliardi che la natura stessa uccide, per un effetto che ci sembra molto facile ad 
ottenersi senza tanta ecatombe. 

Certo riesce incomprensibile al nostro intelletto come una Tenia sia condannata a non aver 
altro modo di compiere il suo sviluppo se non migrando da ospite ad ospite e per via disse- 
minando milioni di morti della sua figliolanza. 

Ametabolia. L'assenza di ogni maniera li trasformazione durante il pas- 
saggio da larva ad adulto, riducendosi i mutamenti ai soli esuviamenti in vario 
numero, spetta essenzialmente agli Apterigoti. 

Vi ha per una ametabolia acquisita, la quale si verifica ogni qualvolta, per 
Insetti a metamorfosi incompleta, lo stadio definitivo ha perduto le caratteristiche 
della t'orma adulta, fra le quali certamente la pi vistosa la presenza d'ali. 

Adunque molte specie attere non subiscono metamorfosi di sorta per tutta 
la loro esistenza e, senza l'esame degli organi sessuali, non si pu giudicare se 
si tratti di adulti o di giovani. 

In tale caso incorrono gli Anopltiri ed i Mallofagi. molti Ortotteri ed al- 
cuni Pseudoneurotteri ; atteri Termiti, nonch alcuni Emitteri (fig. 206). 

Per questi casi, come tali insetti, pur essendo senza ali non vengono ragio- 
nevolmente ascritti pi ormai al gruppo degli Atteri (che sono gli odierni Apte- 
rigoti) cosi le loro trasformazioni non si devono definire per ametaboliche, ma 
per emimetabole, come quelle di tutti i loro affini, alati allo stato adulto. 

A. Heklese, Gli Insetti, II. 34. 



266 



CAPITOLO QUARTO 



Questa distinzione netta fra la vera Ametaboiia e (niella che si disse acquisita (Paeudoame- 
tabolia) non riguarda solo la esterna conformazione degli organismi, nel qual caso essa non [po- 
trebbe essere difesa bene, ma si fonda su un diversissimo modo di sviluppo e di organizzazione 

fra gli Ainetaboli veri (Apterigoti) ed i Pseu- 
doametaboli, che appartengono ai Pterigoti. 
Tutto ci sar veduto meglio in appresso. 




Questa maniera 
esercita sulle se- 



Fiv. 266. Esetapi di Ametaboiia acquisita o Psendo- 
ametabolia. 

A, Psocide (Pachytroctes brunneus \ da Ribaga) ; B, Mallo* 
lago {Lpeurus hyaUnus; da Neuman). 



Emimetabolia. 

di metamorfosi si 
gnenti forme: 

Una larva (Prosopon). la quale 
sempre sprovveduta di appendici am- 
bulatone addominali, possiede, invece, 
tre paia di zampe toraciche non troppo 
dissimili da quelle corrispondenti del- 
l'adulto. I segmenti toracali sono piti 
o meno differenziati fra loro e, cio 
per quel tanto che chiesto dalla 
loro funzione rispetto alle zampe ed 
alla deficienza d'ali. 

Per ci la larva somiglia (il pi 
spesso) molto sensibilmente all'adulto, 
salvo modificazioni morfologiche secon- 
darie, dipendenti da speciale adattamento e salvo le differenze che derivano agli 

anelli toracali per la detta deficienza di ali. 

Si comprende adunque che le maggiori differenze tra larva ed adulto rispet- 
tivo si troveranno in quelle specie per le quali V habitat diverso da larva ad 

adulto e questo possiede le ali. 

Questo appunto il caso degli Odonati (fig. 267) e di molti altri Pseudo- 

neurotteri, pei quali la larva acquaiola e l'adulto terrestre e ben fornito d'ali, 

oppure quei Cicadari, fra gli Omotteri, le cui 

larve vivono entro terra e l'adulto libero, 

volante all'aperto. 

Per converso differenze minime e pi 

che altro di statura intercederanno fra le 

larve e l'adulto rispettivo di specie, che 

vivono nel medesimo ambiente e per le 

quali l'adulto attero. In tali casi si 

giunge a quella ametaboiia acquisita o pseu- 

doametabolia, della quale pi sopra si detto 




Fig. 267. Una ninfa di Eterometabolo 
IPseudo-neurottero) (Libellulide, Ephiteca). 
L'adulto uua Libellula. Da Cabot. 



e se ne sono recati esempi. 

La coudizione intermedia rappresen- 
tata da forme con identico habitat per le 
larve come pegli stadi successivi fino all'a- 
dulto, poich in questo caso le sole differenze dipendono dalla presenza di ali 
nello stadio definitivo e talora nello sviluppo dei sessuali esterni. 

Ed ecco il bello esempio degli Ortotteri, alati allo stato adulto pei quali le 
differenze intercedenti fra le singole forme, da larva in poi sono, cos deboli che 
per essi stata proposta la parola paurometabolia (fig. 26S). 

Adunque la Emimetabolia cos pu essere distinta: 

1. Pseudoametabolia. Pediculini, Mallofagi ; specie attere fra gli Emi- 
metaboli, come Embidi, Termitidi, Psocidi, Ortotteri, Tisanotteri, Emitteri. 



LE ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 



267 



2. Paurometaboia. Specie alate di Ortotteri, Tisanotteri, Eniitteri Ete- 
romeri, Omotteri a vita sempre all'aperto. 

3. Eterometaboiia. - Pseudoneurotteri antibiotici, Omotteri a larve sot- 
terranee. 

La sola eccezione a quanto sopra si e esposto rappresentata dai Coccidi, 
che debbono essere ascritti accanto agli olometaboli, come dimostrato dalle 
metamorfosi della serie maschile. Quanto a ci che fanno vedere le femmine, 
sar bene spiegato pi innanzi come va inteso il loro ciclo evolutivo abbreviato. 
Certo questi Omotteri mostrano il passaggio dalla emiinetabolia alla olometabolia 
classica. 

Xinfa. La larva, mutata la pelle per un certo numero di volte, acquista 
pi o meno rapidamente i rudimenti delle ali ed allora si appella ninfa. Questo 
lo stadio che precede l'adulto. 




Fig. 268. Esempio di Paurometaholia in un Ortottero (Caloptenus ilalicue). 
A, larva (ingrandita); JS. ninfa (grandezza naturale); C, adulto (grandezza naturale). Da Berieae. 



Ordinariamente fra la ninfa e la forma alata non intercedono altri esuvia- 
menti, ma qualche eccezione pur nota, sebbene rarissima. 

Le differenze tra ninfa e larva non sono solo di dimensione, che, progre- 
dendo, aumentata, ma si richiamano anche alla presenza dei rudimenti delle 
ali, che importa una pi accentuata differenziazione dei segmenti toracali verso 
quella definitiva dell'adulto. 

Anche per la ninfa valgono le diverse maniere di emimetabolia, che si sono 
gi indicate per la larva, dipendenti dalle medesime cause, in ci solo differen- 
ziando dal primo stato, in quanto che la ninfa assume un aspetto pi simile a 
quello dell'adulto nei casi di Paurometaboia, una parvenza, insomma che ha in- 
sieme dello stato larvale e di quello definitivo. 

La ninfa di questi emimetaboli, come la larva, si locomuove e si nutre. 

In taluni casi per essa poco mobile o si sposta assai mal volontieri e 
con molta pena e disagio, se molestata, ed in ci si vede un avvicinamento verso 
la olometabolia (alcuni Coccidi, Tisanotteri ecc.). 



Olometabolia. Mentre le precedenti maniere di metamorfosi, per le non pro- 
fonde n subitanee modificazioni che inducono nell'organismo dell'insetto, meri- 
tano il titolo pi mite di Trasformazioni, invece le altre, che si compiono secondo 
la Olometabolia si sono appropriate quello di Metamorfosi, come di un grado di 
mutazione pi radicale, cio la metamorfosi completa degli autori pi vecchi. 

Questa caratterizzata, come ho detto, da uno stadio di ninfa immobile. Ma 
se si vuole bene intendere tutto il processo e trarne dei paralleli col ciclo vitale 
seguito nella emimetabolia, pur bisogno una maggiore esattezza nel distinguere 
i diversi momenti della vita post embrionale dell'insetto olometabolo. 

La larva compie il suo ciclo esattamente nel momento in cui perde la sua 



268 



CAPITOLO QIAKTO 





Fig. 269. Due momenti della nin- 
losi iu Tentredinei. 

A, Inizio. La larva ormai immobile e 
sotto la pelle nasconde la Eoninfa ; 
B, ninfa Tra i e sta la Proninfa. 
Da Ratzeburg. 



locoinobilit (fig. 2G9, A). Tuttavia essa iion ha ancora gettata la spoglia lar- 
vale, ma sotto a questa sono gi avvenuti cos profondi mutamenti nella orga- 
nizzazione dell'insetto, che esso non pi da richia- 
marsi alla larva esattamente, tanto vero che gli 
organi di locomozione sono ormai inerti. 

Da questo preciso momento, che pur precede 
la proninfa libera (fig. 270, A) e che potrebbe essere 
indicato colla voce Eoninfa (aurora dello stadio nin- 
fale), si inizia il secondo periodo della vita postem- 
brionale dell'olonietabolo, cio quello in cui cessano 
le funzioni di locomozione e di nutrizione, ossia vera- 
mente lo stadio di Ninfa. 

Ora, questo momento, cos fugacemente tran- 
sitorio, di Eoninfa, corrisponde esattamente a quello 
in cui il Prosopon degli emimetaboli schiude dal- 
l'uovo a vita libera. 
Segue lo stato di Proninfa, pel quale ormai la spoglia larvale caduta, ma 
gli arti tutti non hanno ancora assunto quello 
sviluppo, che acquisteranno per gradi, senza 
ulteriori esuviamenti, in breve tempo, fino a 
raggiungere la misura definitiva, che conser- 
vano durante tutto il rimanente stadio ninfale 
(fig. 270, B). 

Adunque, cos pu essere suddiviso il 
periodo ninfale degli olometaboli : 

1. Eoninfa, tuttavia celata nella spoglia 
della larva, che per n si nutre u si loco- 
muove pi (fig. 27) ; 

2." Prouinfa, che principia dal momento 
in cui la veste della larva rigettata e che, 

ordinariamente senza 
ulteriori esuviamenti, 
(fig. 270, A) si modi 
fica in 

3. Ninfa, la quale continua fino alla trasformazione 
in adulto (figg. 260, 261, 270, B). 

Tutti questi periodi sono caratterizzati da un conti- 
nuo lavoro intimo di modificazioni dell'organismo, che, nel 
loro insieme, costituiscono il processo tanto mirabile della 
ninfosi e non appartengono alle altre maniere di trasfor- 
mazioni precedentemente citate. 

Se ne discorrer colla dovuta larghezza pi in- 
nanzi. 






Fig. 270. I due stadi liberi della ninfa 

olometabola. 
A, Proninfa; B, Ninfa (Calliphora) . Da Lowne. 



Fig. 271. Eoninfa di Hy- 
ponomeuta veduta dal ven- 
tre. (Tre giorni dopo che la 
larva inclusa nel bozzolo). 
Ingrand. 



Transizione dalla Emimetabola alla Olometabola. Neometabolia. 
Hanno sempre destato grande interesse fra gli entomo- 
logi, le metamorfosi di taluni insetti, le quali mostrano un 
deciso passaggio dalla Emimetabola alla Olometabola. 
Se ne pu avere esempio di diverso grado fra i Tisanotteri, e, meglio che 
mai, fra gli Omotteri, pi specialmente Coccidei. 

In molti Tisanotteri la ninfa si locomuove mal volentieri ed ha qualche arto, come le an- 
tenne, paralizzato (fig. 272 B). In tutto il resto le differenze da larva, ninfa, ad adulto sono cosV 



LK ET GIOVANILI DKGU INSKTT1 



2o9 



modeste che si pu bene parlare di metamorfosi incompleta, come sempre hanno alleluiato gli 
autori. 

Ma nei Coccidei si vede cosa mirabile. per 
d'uopo considerare i soli maschi, perch le fem- 
mine si arrestano nel loro sviluppo ad uno stadio 
corrispondente al larvale, n vanno oltre. I maschi 
per subiscono una metamorfosi, che rientra nella 
vera olometabolia. 

Infatti da una larva (fig. 273 A) oligopoda 
si passa, per esuviamento, ad un altra larva apoda 
(B). Questa forma non pu essere considerata per 
eoninfa perche possiede un buon appaiato boccale 
e se ne serve per nutrirsi. Alla larva apoda spgue, 
dopo esuviamento, una Proniufa (C) molle e con 
arti rudimentali. Questa, senza ulteriore muta, di- 
viene Ninfa (D, E) cogli arti alquanto pi sviluppati, 
alla quale lilialmente segue l'adulto, alato general- 
mente. Ora avviene che mentre nel gruppo di Dia- 
spiti esiste la larva apoda e gli stadi ninfali suc- 
cessivi sono assolutamente immobili, invece, per 
altri gruppi, ad es. pei Cocciti, manca la larva 
apoda e la Proninfa si muta in Ninfa in seguito ad 
esuviamento; per tanto la Proniufa che la Ninfa 
possono locomuoversi, se vengono stimolate, sebbene 
si spostino con molta pena e lentezza. 

Adunque i Coccidei mostrano vera- 
mente un passaggio dalla Eterometabolia 
alla Olometabolia, la quale maniera di 
metamorfosi pu essere detta per Neo- 
metabolia. 

Ora nei Coccidei stessi abbiamo forme 
e Neometabolia tipica (Coccidi, etc.) e cos pure in altri Omotteri (Cicadari) e 




Fig. 27*2. Metamorfosi di uu Tisauottero 
(Lnothrips poaphagus). 

A , larva ; /.'. ninfa ; O, maschio adulto ; /), femmina 
adulta. Ingrand. Da Binda. 




Fig. 273. Metamorfosi complete di Coccideo (Diaspite) ; serie maschile. 

A. prima larva dal ventre; B, larva seconda apoda dal ventre; O, proninfa (sapioa) ; D, ninfa prona; 
snpina. Molto iogr. Da Berlese. 



E, la stessa 



nei Tisauotteri, mentre, per gradi si passa finalmente alla Olometabolia vera e 
propria, come rappresentata dai Diaspini, ben inteso nella serie maschile. 



270 CAPITOLO QUARTO 



Punti di corrispondenza fra le varie maniere di metabolia. 

Non tanto il riconoscere le divergenze tra le metamorfosi complete e le 
incomplete o nulle cbe abbia importato molta fatica all'osservatore e ci ben 
credibile, quanto il rintracciare, invece, i punti di contatto, cio le omologie ed 
analogie. 

Non si poteva infatti, n si pu ammettere, che animali pertinenti ad una 
medesima classe e morfologicamente tanto simili debbano poi differire cos reci- 
samente in fondamentali maniere di sviluppo e con effetti cos sensibili anche 
dal lato morfologico. 

Intanto per, a prima giunta, la metamorfosi completa sembra procedimento 
diversissimo affatto da tutte le altre maniere e non appare facile l'omologare 
questi vari modi di sviluppo postembrionale. 

La difficolt deriva, pi che altro, dalla confusione, che la non precisa defi- 
nizione dello stadio con cui si inizia la vita postembrionale induce in tutto il 
paragone. 

Si sempre infatti chiamato larva ogni forma appena schiusa dall'uovo, 
quasich il momento preciso della rottura del corion fosse matematicamente co- 
stante a segnare invariabilmente sempre lo stesso momento di sviluppo per tutti 

gii Insetti. 

Questo per non per nessun gruppo di animali. Anche per specie fra loro 
molto vicine il momento di schiusura dell'embrione, rispetto al suo stato di evo- 
luzione, diversissimo. 

Ora, data la variabilit circa il momento di schiusura del neonato, la quale 
grandissima negli Insetti, evidente che non possono i diversi stadi postem- 
brionali, nei diversi gruppi, essere paragonati fra loro, se non si tiene conto, per 
la comparazione, anche di taluni embrionali. Si dovr convenire che ad es. lo 
stato larvale di un gruppo corrisponde ad uno stadio tuttavia embrionale di 
altro, come il pulcino di un Passeraceo corrisponde ad un momento della vita 
del pulcino di un Gallinaceo, che quest'ultimo percorre entro l'uovo. 

Confronto tra le diverse maniere di larve olometabole ed i corrispondenti momenti em- 
brionali degli emimetaboli. Richiamiamoci alla storia dello sviluppo degli Insetti, 
che si fatta gi nel voi. I, da pag. 46 in avanti. 

Quivi si detto che l'ammasso di elementi cellulari distribuiti in pi strati 
addossati l'uno all'altro e raccolti secondo una striscia longitudinale sulla faccia 
ventrale dell'uovo, costituiscono la cos detta stria germinativa, di dove prende- 
ranno origine gii organi della larva; mentre tutto il rimanente di sostanza, che 
riempie l'uovo e che intanto si trova verso la faccia dorsale dell'uovo stesso, 
costituisce il tuorlo, che servir alla nutrizione dell'embrione. 

Ora dall'inizio della segmentazione fino alla apparsa dei primi rudimenti delle 
appendici della bocca e locomotorie, si pu ammettere che decorra una l. a fase 
dello sviluppo embrionale e questa per tutti gii Insetti si fa semine entro l'uovo. 

La 2." fase si inizia coll'apparsa dei rudimenti delle appendici, sia pertinenti 
al capo che quelle che spettano al torace. In tale tempo l'addome non ancora 
segmentato o non sempre troppo bene diviso in segmenti, almeno nel suo estremo 
posteriore e generalmente non reca traccia di appendice alcuna (stadio Protopo - 
diale). La condizione di segmentazione o meno dell'addome pure importante. 
Sappiamo che vi sono embrioni, in cui lo sviluppo avviene per macrosomiti, 



I.K KT GIOVANILI DEGLI INSETTI 271 

che poi si suddividono in microsomiti. Certo il ninner tipico di 12 segmenti 
addominali non si vede ab initio nell'embrione, dove esso molto minore. Adunque 

potremo avere un embrione Protopodo oligomero (flg. '274, 1), che precede lo 
stadio di Protopodo polimero. Nel primo l'addome tuttavia, indiviso o con tracce 
di pochi segmenti; noi secondo esso ha raggiunto il numero di segmenti, che 
conserver anche nella larva. 

La 3. a fase caratterizzata dalla decisa apparsa di appendici (pleuropodi del 
Wheeler) su ciascun segmento dell'addome (stadio Polipodale) (tg. 274, 2). 

Nella 4. a fase le dette appendici addominali sono scomparse, mentre quelle 
torneali lianno acquistato maggiore sviluppo (stadio OMgopodiale) (flg. 274, 3). 
La regressione anche delle appendici toracali e talora di quelle della bocca de- 
rivata da speciale maniera di adattamento della futura larva, un fenomeno se- 
condario di scarso interesse nella questione generale. 

Questa 4. a fase pu condurre sino ad una forma con discreto differenziamento 
del tronco nelle due regioni di torace ed addome e dei segmenti toracali l'uno 
dall'altro, la quale per merita essere contrassegnata a s, quasi come una 5." fase, 
da definirsi nettamente. Il fatto saliente, in tale momento, la eteronomia sopra 
ricordata. Tale ultima fase degli eterometaboli rappresenta il Prosopon (tg. 274, 4) 
e schiude dall'uovo. 

Queste fasi si notano tutte nello sviluppo embrionale degli Eterometaboli 
(ma non tutte in quello degli Olometaboli). Esse non rappresentano per delle 
pause a cui l'embrione stesso momentaneamente si arresti nel suo svolgimento, 
il quale, come si sa, continuo, ma dal momento che ciascuna d'esse pu trovare 
un corrispondente stadio larvale (Olometabolo) tra quelli tipici, che si sono ricordati 
pi innanzi, cos bene definire in qualche modo anche i momenti embrionali 
che vi corrispondono. Ora, come per l'embrione tra l'uno e l'altro dei detti mo- 
menti intercedono stati infiniti nella evoluzione continua, cos lo stesso per le 
larve, di cui abbiamo infinite variet, entro quei pi generali tipi, che si sono 
indicati. Per queste ultime per si possono manifestare processi involutivi, che 
non si riscontrano generalmente nell'embrione. Ad es., una riduzione di sviluppo 
negli organi boccali o negli arti toracali mai si vede nell'embrione, che anzi 
questi membri procedono in continuo incremento. Cos non accade delle larve, 
ohe possono ridurre i detti loro orgaui, da uno sviluppo maggiore ad altro 
minore od alla loro scomparsa, in virt di speciali adattamenti. 

Cosi ad es., gli organi boccali delle prime larve di Imenotteri endofagi (Oielopiformi) sono 
pi robusti che non quelli delle seconde larve e lo stesso dicasi degli arti e dell'apparato 
boccale nel passaggio da Triungulino (prima larva di Meloidi) a quello di seconda larva, ecc., 
e vedansi ancora i bei casi di ipemetamorfosi da una larva con forti piedi toracali, come mo- 
strato ad es. dallo sviluppo dei Bruchila fra i Coleotteri, la riduzione degli arti nella seconda 
larva di Diaspiti (tg. 27S), B), etc. eet. 

Di tale maniera noi abbiamo delle condizioni larvali, che, per la involuzione 
di certi organi, non possono trovare riscontro con qualche corrispondente momento 
embrionale e sarebbero di difficile confronto coll'embrione e colle larve affini, se 
non se ne conoscesse la evoluzione o meglio la involuzione loro. 

In tale condizione sono tutte le larve apode e le microcefale e quelle ancora 
con organi boccali ridottissimi. Ora la forma apoda larvale (la quale, alla line 
dovrebbe corrispondere alla vermiforme od elmintoide degli autori, se pure si sa 
bene cosa si sia voluto indicare con tale nome) questa forma, dico, che non ha 
riscontro coll'embrione, almeno dallo stadio protopodo in poi, di puro adatta- 
mento e non conviene farne un tipo, appunto per la sua secondariet. Essa si deve 
richiamare a taluno degli altri tipi di larve ciclopiformi, cruciformi, melolontoidi 
sopraindicati, come una secondaria modificazione. 



272 



CAPITOLO CH'AUTO 



Conviene per rilevare che non sempre evidente il rapporto fra lo stato 
apodo e quello fornito di piedi tipico, da cui una larva deriva; non palese, 
ripeto, se non allorquando nello sviluppo embrionale della larva stessa si rico- 
nosce lo stadio tipico precedente, da cui essa derivata. 



Ad es. le larve apode di Coleotteri, sono da considerarsi come un adattamento successivo 
della larva Melolontoide tipica, poich nello sviluppo embrionale e postembrionale esse oltrepas- 
sano lo stadio oligopodo e dopo questo soltanto divengono apode. 

Per queste e per altre ragioni le larve apode degli Imenotteri (non per le C'iclopiformi) si 
devono ritenere per derivate immediatamente dalle Eruciformi ed intermedie fra queste e le 
Melolontoidi. Lo stesso dicansi per quelle dei Ditteri tutti, che sono pi o meno vicine alle 
Eruciformi. 

Abbiamo dunque forme senza piedi, da intercalarsi tra le Oiclopiformi e le 
Eruciformi, altre tra queste e le Melolontoidi ed altre posteriori alle Melolontoidi, 
tra queste cio e la Proninfa. 

Ora, se si volesse disporre in una tabella, per la oinologizzazione, i diversi mo- 
menti embrionali suddetti e le corrispondenti maniere di larve olometabole, si 
avrebbe il seguente prospetto : 

ETEROMETABOLI. 



Fasi embrionali 



Fasi postembrionali 

5 6 




Protopollo Polipodo Oligopodo 
I I I 



Prosopou 





\& 



Ninfa 





Alato 



Ci dopi forni e Eruciiome Melolontoide 



Niufit 



Fasi postembrionali. 
OLOMETABOLI. 

Fig. 274. Comparazione fra gli stadi embrionali e postembrionali degli Eterometaboli coi corrispondenti 

postembrionali degli Olometaboli. 



In generale tutti ammettono che la larva olometabola rappresenti un arresto 
ad uno stadio embrionale, che invece oltrepassato dalle forme emimetabole. Io 



l.K Hi GIOV imi.i DKG1 I INSK'l I I 



273 



chiamerei volentieri Progenesi t;ile fenomeno li nascita anticipata, pei quanto 
sappia che questa voce usasi anche in altro senso {Progenesi larvale per Pedo- 
genesi), pel quale per potrebbe essere meglio usata la parola Progenia quando 
non sembrasse conveniente di serbare l'antica panila di Pedogenesi, che va bene 
ed una sola. 

Per comprendere tutte le diverse maniere di larve olometabole, la ragione 
delle metamorfosi, il significato di parecchie forme in apparenza primitive o 
regredite, ecc., ed infine procedere razionalmente in questa ontogenesi comparata 
pur necessario ammettere 
non solo l'intervento, ma rile- 
vare l'influenza della Proge- 
nesi ed insieme della Neotenia. 

Noi dobbiamo ammettere 
che l'insetto, partendosi dalla 
primitiva emimetabolia. dove 
poteva risentire l'effetto della 
neotenia, ma non quello della 
progenesi, sia venuto man 
mano anticipando l'epoca della 
origine della vita postembrio- 
naie. Inoltre fuori di dubbio 
che gli Insetti, in progresso 
di tempo, hanno ognor pi 
anticipato l'epoca della schiu- 
sura dell'uovo, riuscendo cos, 
di mano in mano, le loro larve 
corrispondenti a stadi ognor 
pi giovanili dell' embrione. 
sino a quelle larve ciclopiformi 
di quasi tutti gii Imenotteri 
endofagi, che corrispondono 
evidentemente allo stadio pro- 
topodo embrionale. 

Tutto questo non solo 
chiarissimo dalla evoluzione 
dei vari gruppi d'Insetti olo- 

metaboli. ma anche pienamente giustificato (od almeno non sinora contrad- 
detto) dalla paleoentomologia, secondo quanto si esposto nel secondo capitolo. 





Fig. 275. Larve olometabole a piedi ridotti od apode affatto, 
A - D, derivate evidentemente Ha cruciformi (di Lepidotteri e 
di Tentredinei) ; E, derivata da Melolontoide (Coleotteri). 

A, di Limacodes tertudo (da Cfaapman); V>, di Frodoxus cinercus, da 
Riley; 0, di Frentez columba da Rley; />, di uu Tencreriiueo di 
Australia (da Froggatt) ; li, di Cnrculionide. 



Vediamo infatti : Nell'era paleozoica non esistono ohe Insetti eterometaboli, tali sono tutti 
cpielli che si conoscono di tale periodo, anche i Megasecopteri, di cui furono trovate le ninfe 
(pag. 161. 162). 

L'olometabolia compare per la prima volta nel Triassico, precisamente coi Coleotteri e coi 
Neurotteri. I primi hanno larve melolou toidi , e cosi pure molti dei secondi. 

Ora, la larva melolontoide corrisponde all'ultimo momento nella vita embrionale degli emi- 
metaboli. 

Beco adunque il primo passo nella progenesi ed esso tale da importare la necessita delle 
i" tamorfosi complete, le quali sempre intercedono per tutte le specie, che, nella vita loro post- 
embrionale, debbono traversare il tratto die precede immediatamente quello stadio di proninfa, 
che < comune a tutti gli Insetti. 

Ma ned Lias si trovano ormai gli Omotteri, alcuni dei quali, attualmente viventi, mostrano 
una maniera di metamorfosi veramente completa, come sono ad es. i maschi dei Coccidei e 



i tutti, li. 35. 



741' 



CAPITOLO QUARTO 



qualche altro. Le larve di questi Insetti Bono per evidentemente da inscriversi tra le melolon. 
toidi, o meglio, giacche il paragone pu sembrare ardito per l'idea che noi abbiamo della spe- 
ciale larva dei Lamellicorni, si deve dire ohe le larve degli Omotteri corrispondono allo stato 
oligopodo dell'embrione. 

Nello stesso Lias compaiono Neurotteri (Proemerobiidi), Fnganoidi, Pauorpati, Ditteri (Or- 
torati, Nematoceri). Per questi gruppi sar facile mostrare che le larve di Neurotteri emerobiidi 
debbono ascriversi tuttavia alle Melolontoidi, mentre quelle degli altri Insetti succitati discendono 
anche pi gi, per incorrere in uno stadio, che corrisponde ad un momento intermedio fra 
quello oligopodo e quello polipodo dell'embrione. 

Soltanto nel Giurassico appaiono i Lepidotteri e gli Imenotteri con una famiglia dei Proto- 
siricidi e, con dubbio, con quella degli Icneumonidi. 

Ora, gli Imenotteri attuali, all'iufuori dei Tentredinei, hanno larve da omologarsi ad un 
momento embrionale intermedio tra l'oligopodo ed il polipodo, ma i Lepidotteri presentano, coi 
Tentredinei, il tipo classico della larva cruciforme, cio dello stadio polipodo, e che esistessero 
larve di Tentredinei in questo momento sembra dimostrato dalla maniera d'erosioni riscontrate 
sulle foglie. 

Una ulteriore anticipazione di nascita porta alla larva ciclopiforme degli Imenotteri eudo- 
fagi, corrispondente allo stadio protopodo embrionale. 

Finalmente, soltanto nell'era cenozoica compaiono per la prima volta gli Apterigoti, cio 
C'ollemboli e Tisanuri, i quali, per tutta la loro esistenza, corrispondono a momenti embrionali 
che precedono anche il polipodo, cio pei Tisanuri si accostano pi a quest'ultimo, pei Collem- 
boli, invece, convengono appuntino collo stadio protopodo, che il primo da noi considerato, fra 
quelli che trovano corrispondenti tra le forme che vivono di vita extraovica. 





Rifacciamo il cammino inverso da quello seguito dalla olometabolia nello 
svolgersi traverso le epoche geologiche e ve- 
diamo pi davvicino gli argomenti, oggi stesso 
constatabili, a favore della nostra tesi. 

Stadio protopodo (od aroheopodo). 
Nell'embrione (tg. 276, 
277, A) esso carat- 
\SiL~s J terizzato dalle seguenti 

^M ' ^f condizioni morfologi- 

che : 1. Pi o meno 
incompleta segmenta- 
zione della regione 
addominale: 2. Non 
sono ancora impostati 
u le trachee n gli 
stigmi ; 3. Il tubo 
digerente molto in- 
completo; 4. Il sistc 
ma nervoso tuttavia 
rudimentale e sono 
impostate solo le masse 
ganglionari, disgregate 
secondo una maniera 
molto primitiva. Questo per la parte negativa; per quella positiva invece: 5. 
Discretamente avanzate sono le appendici cefaliche e toracali; 6. L'orifizio boccale 
e quello anale sono aperti ed iniziata la formazione dello Stomodeo e del 
Proctodeo; 7. Le cellule sessuali sono gi da tempo presenti, come coetanee 
od antecedenti anche alla formazione del blastoderma. 

Larva Ciclopiforme. Il Marchall giustamente dice : Uno dei tratti d'orga- 
nizzazione, il piii importante della larva Ciclopiforme, risiede nello stato embrio- 



Fiff. 27(>. Embrione allo 
stadio protopodo oligomero 
(Manlis, da VinUjines) con 
soli 4 macrnsomiti ; lettere 
ciniie a fig. L'77; l t . t 3 , no- 
miti toracali. 



Fig. 277. A, embrione protopodo oligo- 
mero (Xiphidium cnsiferum, da Wheeler) 
eoa un solo grande macrosomite addomi- 
nale paragonato ad un corrispondente 
stadio larvale B, ciclopiforme (di Pnli/- 
gasltr herricki, da Knla^in) con addome 
indiviso; T, testa; Te, torace; A, ad- 
dome; o, bocca; An, antenne; M, man- 
dibole: Mi, mascelle; Z t -Z 3 , z;tmpe. 



LE V.l\ GIOVANILI inceli. I INSETTI 





Kig. 278. Due larve ciclopifornii. 

A, la tipica con addome di pochi maerosomiti, 
secondo Marcimi] ; li. di parassita di Oecido- 
uni, a l/cnids con molti niicrosomiti. Da Mar 
diali. 



naie ed incompleto della regione addominale . Infatti si vede chiaramente qui 
trattarsi d'una divisione macrosomitioa (voi. I, pagg. 68 e segg.) come in talune 
larve, con tendenza a divenire microsomitica, come per altre. 

E per vero, prendendo due termini estremi della segmentazione dell'addome in larve Ciclo- 
pi formi, comi' sono ad es. quella illustrata dal Kulagiu per prima larva del Plaiygasier herriki 
(lig. 277 l), nella quale l'addome stesso indiviso (o ne 
distinto tutto al piii il primo segmento) e, d'altro 
canto la prima larva d'Imenottero parassita di Cecido- 
mi/ia lycnidis, illustrata dal Marchall (fig. 278, l), che 
presenta almeno sette segmenti addominali, si ba una 
serie molto ricca e quasi completa. 

Il primo caso pu essere riportato ad uno stadio 
embrionale come quello che tolgo dallo sviluppo del- 
Xijili'uiium ensiferum, fig. 277, A); l'altro corrisponde al- 
l'embrione, ad addome quasi tutto segmentato. 

Ora, in mezzo vi sono gradi molti con vario numero 
di segmenti addominali e tra questi anche quel tipo 
di larva prima di Platigasteridi illustrata dal Marchall 
(fig. 278, A), che avrebbe, secondo questo Autore, 6 
anelli addominali (compresa la forca) o che, computando 
i due primi per anelli toracici, come sembra verisimile 
da poi che il torace si differenzia prima, avrebbe quattro 
segmenti addominali, cio corrisponderebbe ad uno stadio 
bene indicato dal Viallaues per l'embrione di Manti re- 
ligiosa (fig. 276). 

Si possono avere adunque tanto per le larve Oiclopiformi che per l'embrione, 
vini sottostadi, a seconda del numero di microsomiti in cui l'addome diviso e 

cos potr essere detto, come si gi 
avvertito, oligomero allorch l'addome 
stesso non altrimenti segmentato ; 
polimero, invece, allorquando la divi- 
sione microsomitica gi molto avan- 
zata o totale. 

Quanto al resto della organizza- 
zione si vede che le larve Oiclo- 
piformi mancano d'apparato respirato 
rio, hanno molto incompleto il tubo 
digerente e, quanto al sistema nervoso, 
esso tuttavia disgregato. Per tutti i 
caratteri negativi adunque queste larve 
convengono coll'embrione protopodo, di 
cui si detto. Ma vi ha di pi. Per 
ci che riguarda gli arti toracici essi 
sono bene accennati nell'embrione, 
sempre in questo momento, ma pel- 
le larve Ciclopiformi, nel maggior numero dei casi solo il primo paio evi- 
dente. 

Questa per una variazione secondaria e noi troviamo bellissimo esempio di 
tutti e tre gli arti toracici sviluppati (sebbene tuttavia indivisi) nella larva Oiclopi- 
forme di un Cimbicide, che per essere adattato a vita entomofaga, ha una tale 
larva prima. Esso illustrato dal Keilin e De la Baume Pluvinel ed la 
Eucoila keilini (fig. 279. .4). 




Fig. 279. Le due larve di Eucoila keiUni. 
(prima) ciclopiforme : B, (seconda) cruciforme apoda, di- 
versamente ingrandite. Da Keilin e l)e la F.aume Plnvinel. 



l'Tii 



CAPITOLO Ql IRTO 




A B 

V\g. '280. Apterigoti-C'ollemboli, Poduride 

{Isotoma). 
A, dal ventre, da Haase; 7', di lato, d Schott. 



Adunque la larva Ciclopiforme il pi immaturo stato che esista fra i 
Pterigoti e si richiama allo stato protopodo dell'embrione di tutti gli altri Insetti, 
che non hanno siffatta larva. 

Apterigoti. Venendo ora agli Apterigoti troviamo che la loro organizzazione 
corrisponde esattamente a quella delle larve Oiclopiformi, salvo che il tubo 

digerente messo in condizioni di funzionare 
ed il sistema nervoso meglio collegato, seb- 
bene sempre mantenga il carattere embrio- 
nale, che spetta anche alle larve Oiclopiformi. 
Ora, gli Apterigoti, come le dette prime 
larve degli Imenotteri parassiti, si svolgono 
secondo lo speciale modo di segmentazione ca- 
ratterizzato dalla assenza totale del tuorlo nu- 
tritivo o da un tuorlo poco abbondante. In 
tale caso la segmentazione totale, come in 
certi Crostacei. 

Ci constatato da grandissimo numero 
di autori, sia per lo sviluppo di Imenotteri en- 
dofagi, sia per quello di Apterigoti. 

< )ra, se si confrontano i Oollemboli (flg. 2S0) 
collo stato protopodo dell'embrione si vede che 
essi corrispondono ad un momento della vita 
embrionale in cui l'addome non ancora tutto 
segmentato e corrispondono anche con quelle 
delle larve Oiclopiformi, che non hanno se non 
un certo numero di microsomiti; nou sarebbero troppo discosti adunque dal tipo 
della prima larva di Platygaster descritta dal Marchall, 
come ho detto. Essi non hanuo ancora il sistema tracheale. 
Non do troppa importanza, in questo paragone, alla 
jurca dei Oollemboli, che ha un corrispondente in quella 
con cui terminato l'addome della massima parte delle 
larve Oiclopiformi, ma un fatto che questa consonanza 
di caratteri non pu non impressionare. 

Quanto ai Tisanuri (fig. 1381) essi non possono essere 
paragonati se non a stadi tra il protopodo ed il polipodo 
embrionali, cio appena pi su dei Oollemboli, ma non 
ancora decisamente da richiamarsi allo stato polipodo vero, 
dove starebbero invece cos bene le. Scolopendrella. 

Essi mostrano per un sistema tracheale, sebbene tut- 
tavia molto primitivo. Oon ci si veggono essere molto vi- 
cini al secondo stadio embrionale. 

Per chi volesse mettere qui i Proturi o Mirientomi, i quali io lascerei di 
lato colle Scolopendrelle, potrebbe pensare che essi nascessero, non avendo ancora 
raggiunto l'ultimo limite della segmentazione addominale e che nou raggiunges- 
sero questa se non nello stadio adulto. Difatti la suddivisione microsomitica 
procede dall'innanzi all'indietro. 

I Tisanuri per nascono col numero definitivo di uriti, quindi sono vicinis- 
simi al momento polipodo dell'embrione. Essi hanno, in taluni casi, anche il 
primo paio di arti addominali discretamente sviluppati, ma non certo che il rima- 
nente delle appendici ancestrali sia da omologarsi alle false zampe. Anzi, a mio 
giudizio, tale omologia non si pn fare e ne ho dette le ragioni nel primo 




Fig. 281. Apterigoto-Tisa- 
nwo(Campodea) mostrante 
l'addomediviso in 11 uriti 
e con vescicole e stili su 
ciascun segmento. 



l.K IMA GIOVANILI KKlill INSKTTI 



277 



volume, quando non bastasse il vedere forme ohe, come le Soolopendrelle, hanno 
zampe ed appendici ancestrali insieme. Nello sviluppo embrionale di qualche 
Collembolo (Anutida) si vedono rudimenti da ascriversi 
a dette appendici e che scompaiono o si modificano in 
altri organi, che spettano a questo gruppo. 

Stadio polipodo. Veniamo a quella fase dello svi 
luppo embrionale che. col Pakard, pu essere detto em- 
brione polipodo. 

caratterizzato dalla evoluzione avvenuta del si- 
stema tracheale e dalla presenza di arti in tutti (tipica- 
mente) i segmenti dell'addome, che ormai esattamente 
diviso nel numero definitivo di articoli. Tutti gli altri 
sistemi sono notevolmente progrediti. 

Ora questa fase non stata n pu essere ricono- 
sciuta pegli Apterigoti e pegli Imenotteri a larva Oi- 
clopiforme; i primi perch non vi arrivano neppure 
nella vita postembrionale ; i secondi perch appunto 
fuori dell'uovo traversano questo periodo. 

Ma l'embrione polipodo (tlg. 282. L'.s:;. l, (!) e stato 
riscontrato nel ciclo di sviluppo embrionale di tutti gli 
altri Insetti. 




Fig. 282. Kmbrioue poli- 
podo di Eterometabolo (,\'- 
phidium ensiferum) suc- 
cessivo a 277, A . 



:t, :t. s , impostazioni (ielle zampe 
toracali ; za^-za^, di quelle ad- 
dominali. D:i Wheeler. 



Ad esempio in Lepidotteri [Sphins, Bombyx mori, Gastropacha 

qtiercifolia, Pieri, ecc. da Kowalevsky, Tichomiroff, Graber) ; Coleot- 
teri (Melolontha, Heloe, Hydrophiliis, Clithra, ecc. da Korschelt, 

Nusbanm, Heider, Graber, ecc.); Imenotteri {Apis, Chaliohodoma, Tentredinei, ecc. da. Biitschli, 

Carriere, ecc.): Ditteri (specialmente Pupipari), da Prato, ecc. 

hi furine emimetabole si sono vedute le 
appendici addominali ed assai bene studiate 
ni Ortotteri (Gryllotalpa, Oecavtkus, Stenobo- 
lltru*, Mun in. Blatta, Phyllodromia, ecc., da 
Rathke, Ayers, Wheeler, Graber, ecc.); Emit- 
tori tZaitha, Cica da, ecc. da Weeler, ecc.). 

liei significato e permanenza di questi 
pseudopodi e della loro omologia colle false 
zampe di parecchie forme larvali olometabole 
si gi discusso altrove (voi. I, pag. 283). 
Quello che certamente avviene la loro di- 
sparizione definitiva in parecchie forme anche 
di larve olometabole, sicch queste, come 
sono le Melolontoidi e le Vermiformi, debbono 
collocarsi ad un gradino pi alto delle Eru- 
ciformi vere, le quali conservino o meno i 
pleuropodi, ottenendone le zampe false larvali. 
E certo che intanto corrispondono, per questo 
carattere appunto, allo stadio polipodiale 
e quindi precedono di poco quello seguente, 
in cui le zampe addominali sono definitiva- 
mente scomparse. 
I Ditteri, specialmente gli < irrorati, coin pare alcuni Neorotteri, mostrano di avere larve, 

le (inali stanno fra lo stato polipodo ed il successivo, come si e detto. 

Infatti, i rudimenti di false zampe, di cui abbiamo dato largo esempio, tolto sopratutto dai 

Ciclorafj, e quelle protuberanze che si vedono anche nelle larve dei Ciclorafi, non possono non 

deporre a lavori- di questa tesi. 




Pig. 283. Stadi embrionali di Coleotteri. 

.1. protopodo polimero; B, polipodo di Hydrophilus, da 

Heider: O, polipodo di Melolontha, da Korselielt ed 
Heider. Lettere come a figura 282. 



278 



CAPITOLO QUARTO 



Per quel che riguarda i Pupipari si dovrebbe credere cbe la loro maniera di comportarsi, 
al momento di schiusura dell'uovo, fosse del tutto diversa da quella degli altri Ditteri, perch 
si vedono in realt i Pupipari mettere alla luce un uovo, ohe veramente un pupario e schiu- 
derne senz'altro l'adulto. Ma la diversit non che apparente. 

Infatti dentro all'utero che la larva schiude dall'uovo ed allorquando essa nasce in uno 
stadio non diverso da quello dei Ditteri Ciclorati. Nell'utero stesso peri), nutrendosi di secrezione 
venuta dal maschio e pi esattamente dello sperma maschile, per un accoppiamento successivo, 
la larva procede nel suo sviluppo, fino allo stadio ultimo di proninfa, entro la spoglia larvale 

(pupario). 

Adunque un caso questo da assomigliarsi a lineili d'endofagia e perci la larva pu essere 
ed infatti immaturissiina nei suoi organi di relazione e si comporta veramente come un em- 
brione, che procede nel suo sviluppo anche oltre quanto fanno gli emimetaboli. 

Stadio oligopodo. E caratterizzato nell'embrione dalla scomparsa delle 
appendici addominali ; permangono, anzi aumentano di sviluppo, quelle toraciche. 

A questo momento corrisponde la larva Melolontoide 
degli autori, che per n'itila differisce dalla Campo- 
deiforme o Tisanuriforme, che da altri si voluta 
distinta, perch una variata gradazione' nelle di- 
mensioni degli arti non mancata di suggerire 
molte altre distinzioni, delle quali per nessuno pu 
dare i limiti precisi, come non era stato bene detto 
il carattere della larva in questo stadio. Ma se ci si 
riferisce al momento corrispondente del ciclo em- 
brionale con tutta esattezza che si circoscrive 
questa larva, cos elevata fra tutte le olometabole. 
Anche le antenne sono bene sviluppate e l'ani- 
male tutto pu essere talora agile, robusto e ben 

\^ ""S^ZZ - 1 atto a P re dare. 

Vi sono anche qui forme apode, che per non 
rappresentano per nulla uno stadio pi avanzato 
verso la proninfa, ma semplicemente un caso di 
involuzione, derivato dalla comodit di vita. Alcune, 
come quelle di parecchi Coleotteri, non hanno 
zampe dalla schiusura dall'uovo, altre divengono apode dopo una muta, come 
sono quelle ad es., che sono dette prima ninfa in talune Cocciniglie (Dia- 
spiti, flg. 273, B) o negli Aleurodidi od altre che si trovano abbastanza comuni 
fra i Coleotteri (Meloidi, flg. 286, Bruchus, flg. 284, Carabidi). Anche questo ul- 
timo stadio secondario nulla per ha a che vedere colla proninfa, la quale, anche 
nei Diaspiti, viene di poi, conforme fanno vedere i maschi (flg. 273) ed in quasi 
tutte le altre Cocciniglie, non diversamente dagli altri Omotteri, nessuno stadio 
apodo intercede fra la larva e la proninfa. 

Dopo lo stadio oligopodo si inizia necessariamente la metamorfosi completa 
(Eoninfa) per le specie, le quali lo oltrepassano vivendo fuori dell'uovo, anche 
se per brvissimo tempo e con tenui modificazioni nella loro organizzazione, come 
succede di parecchie specie a matnranza sessuale, che segua, anche a breve 
distanza, a questa fase larvale. 

Per le specie a metamorfosi incompleta si ha invece la schiusura dell'uovo, 
che avviene con una forma (Prosopon) caratterizzata dalla presenza di occhi 
composti, che mai, pritna d'ora, si erano veduti nelle larve olometabole e nei 
corrispondenti stadi embrionali delle olometabole. 

Eoninfa. Nella serie postembrionale degli Olometaboli. l'ultima forma, la 




Fig. 2K4. Prima larva ili Bruchus 
fubae : a, sua zampa. Da Lintner. 



r.K K'[ \ GIOVANILI ni i. l.l INSETTI -7!) 

quale precede immediatamente il periodo di ninfosi di somma importanza, per 
quanto non si possa definire per caratteri morfologici esterni, essendo essa tut- 
tavia avvolta nella spoglia larvale. 

Questo momento per segnato da caratteristiche biologiche, cio dall'ar- 
resto delle l'unzioni di nutrizione e di locomozione. Per le prime esso arresto 
succede (in generale) dopo una abbondante evacuazione del tubo digerente; per 
le seconde esso avviene accompagnato per spesso da un accorciamento di tutto 
il corpo e dalla retrazione totale delle false zampe, quando esistono (tg. 20!). A- 
292, A). Non per staccata la pelle larvale dalla sottostante nuova forma, il 
che avviene solo nella Proniufa; ma ne iniziato il processo. 

i Ira, questo momento fugace (fig. 271), col quale si chiude il periodo larvale nelle 
forme olometabole, corrisponde esattamente con quello della schiusura dell'uovo 
del Prosopon o larva degli emimetaboli. 

Adunque, per la Ortogenesi o nascita normale, cos detta perch la ma- 
niera seguita dagli Insetti, che primi sono apparsi sul globo e da cui procedono 
tutte le forme attuali, caratteristica la schiusura dall'uovo di una forma, che 
corrisponde esattamente a quella, che negli olometaboli, invece, chiude il primo 
periodo postembrionale. In questo caso la nascita stata anticipata pi 
o meno, si verificata cio quella Progenesi, che richiede necessariamente la 
ninfosi. 

Riassumendo il fin qui detto a proposito dei momenti di schiusura della 
larva negli Insetti olometaboli e negli auietaboli (veri) si pu dire che: 

1. Tra gli Apterigoti, i Collemboli e fra i Pterigoti le larve Ciclopiformi 
rappresentano la schiusura pi precoce, corrispondente allo stadio protopodo oli- 
gomero dell'embrione. I Tisanuri nascono in uno stadio (protopodo polimero), che 
pi si avvicina a quello Polipodo, ma non lo raggiungono. 

2. I Tentredinei ed i Lepidotteri hanno larve da richiamarsi allo stadio 
polipodo nella serie embrionale. Jon si conoscono forme sessuate, che si arrestino 
a questo stadio, come neppure in quello successivo di larva oligopoda o Melo- 
lontoide. 

3. Gli altri Imenotteri, con larve apode per involuzione, possono richia- 
marsi a questo stesso periodo o poco oltre, che invece raggiunto, dopo una 
muta dalle larve Ciclopiformi. 

Parecchi Xeurotteri (in senso largo) non per gli Emerobidi, allorch schiu- 
dono possono omologarsi allo stadio polipodo o poco oltre e cos pure tutti i 
Ditteri. 

4. I Coleotteri, gli Emerobidi fra i Neurotteri, ed alcum Omotteri (ad es. 
uccidi) hanno larve che convengono esattamente collo stadio oligopolio, anche 
se apode per adattamento. 

Tutto ci apparisce dalla annessa tabella (pag. 280), la quale mostra ancora i 
momenti d'arresto per neotenia di parecchie forme di ordini diversi. 

Ipermetamorfosi. Con tale voce indicata dagli autori una serie di speciali 
maniere di evoluzione postembrionale. per le quali il numero delle forme prece- 
denti lo stato ninfale superiore a quello indicato come tipo pegli olometaboli, 
cio larva, proninfa, ninfa. 

Si intende che questi Insetti ipermetamorfici sono olometaboli e presentano 
questo fenomeno solo come una secondaria maniera di adattamento. 

perci necessario distinguere subito due diverse e fondamentali maniere 
di ipermetamorfosi. 

Ipeioietamokfosi veba. -- In un caso, quello mostrato dagli Imenotteri a 
larva Ciclopi forine, si vede che si tratta di due forme larvali precedenti la pr- 



280 



CAPITOLO TKRZO 



STATI EMBRIONALI 



STATI POSTEMBRIONALI 




1. 2. 

PHOTO PO DO 



3. 



4. 
PKOSllPON 



a) oligomero P0LIP0D0 0ZIG0P0D0 EU 



')) polimero 



PIION1NFA NINFA 




E0N1NFA 




NB. Il segno indica la nascita; il segno ^ le varie tappe durante lo sviluppo 
embrionale; il segno <Mn indica la forma matura sessualmente. 



post- 



LK KT GIOVANILI DEGLI INSETTI 



281 



ninfa, ciascuna delle quali corrisponde ad una distinta fase embrionale, fra quelle 
die abbiamo indicato, cio la prima, larva o Ciclopi forme si richiama, senza 
dubbio, alla fase protopodiale dell'embrione; la seconda a quella oligopodiale 
ridotta allo stato apodo (fig. 270). 

Beco quanto avviene. Gli Imenotteri endofagi, almeno per la maggior parte dei minori, 
mettono nel corpo delle vittime delle uova, dalle quali sorge una larva oiclopiforme. Talora 
avviene un fenomeno molto singolare, quello della poliumbrionia, di cui si discorso nell'altro 
volume e li cui ci occuperemo altrove. 

Ad ogni modo, da queste uova, nelle quali il tuorlo di nutrizione e nullo u scarsissimo e 
che si svolgono per segmentazione totale, la larva sorge immaturissima, in uno stadio da ri- 
chiamarsi, come si detto, a quello protopodo dell'embrione. Questa larva ciclopiforme, che si 
gi abbastanza descritta, solo dopo una muta raggiunge un notevole grado di perfezionamento, 
diviene cio la larva apoda degli Imenotteri, colle sue caratteristiche, delle quali si detto 
quanto conviene. 

Ecco dunque il caso di vera ipermetamorfosi, riguardante cio la presenza di due distinti 
stati larvali viventi fuor dell'uovo, da richiamarsi a due diversi momenti embrionali, durante il 




Fig. 285. Polimorfosi della Epicaiita Dittata (Coleottero). 

A, prima larva o Trungulino molto ingran 1 .; B, seconda larva (Caraboide) meno ingrand.: 0, terza larva (coartata); 
D, qnarta larva (Scarabeoide) ; E, ninfa. Da Riley. 



primo periodo giovanile, ci che non si vede all'atto in tutti gli altri Insetti, giacche per quelli 
a larva polipoda il momento oorrispondeute all'embrione oligopodo e traversato, come si 
riferito, fugacissimamente, poco prima dello stadio di eoninfa. 

Polimorfosi o ipermetamorfosi spuria. Questo caso pi comune del 
precedente, che si limita ai soli Imenotteri endofagi e ne differisce perch la vita 
larvale attiva si compie in un solo stadio, corrispondente con un solo momento 
della vita embrionale degli emimetaboli. 

Tatti questi altri casi di ipermetamorfosi, che io chiamerei Polimorfosi, poich in realt non 
si discosta molto dal semplice poliformismo, si iniziano con una larva (da richiamarsi ad una fase 
embrionale degli eterometaboli) e tutta la mutazione d'aspetto, che pu talora essere vistosa, 
si restringe a modificazioni del sistema Locomotorio e talora degli organi boccali. 

Per le larve meloloutoidi noi vediamo, in generale, modificazioni dei detti sistemi secondo 
mia vera involuzione, sia ione fino all'apodismo, ma non per questo la larva seconda viene n 
trovarsi in uuo stadio successivo a quello in cui sorta. 

La detta riduzione degli arti e dovuta ad una mancata necessit degli stessi giacche, in 

A. Bkrlese, tli lineili, II. 36. 



28! 



CAPITOLO QUARTO 



La prima larva dei Meloidi e 



generale, si passa da un periodo di attivit looomotoria molto accentuata e talora anche in soc- 
corso della diffusione della specie, ad altro periodo di pi sedentari costumi, come souo permessi 
sia da comodit di cibo sostanzioso ad immediata vicinanza, sin da ricchi depositi di sostanza 
molto nutritiva, ormai ottenuti nello stadio di vita precedente. 

Si tratta infatti sempre di Insetti parassiti o quasi, viventi in cibo abbondante a portata delle 
mandibole, quaudo, con alcune peregrinazioni durante il primo stadio larvale, sieno riusciti a 
procurarsi il desiderato ambiente. In tale categoria rientrano alcuni Coleotteri, come Carabidi 
dei gen. Libia, Britchus, Meloidi, nonch Strepsitteri, Ripiforidi e taluni Neurotteri, come 

sono le Mantispe. 

detta Triungulino (fig. 285, A; 286) per ci che mostra tre 
unghie all'apice di ciascun tarso. Essenzialmente peri) 
essa non differisce da quella tipica dei Carabidi, se non 
pel fatto che piccolissima (da 1 a 2 mill.). 

Essa destinata a migrare pi che altro passivamente, 
portata in giro e nei propri nidi da qualche altro Insetto. 

I triungulini ili < 'attillai in e Mte si introducono nelle 
celle di Imenotteri, quelli di Epicanto- e di Mylabrs pene- 
trano nelle ootecbe degli Acrididi. Queste larvette sono 
anche provviste di robusti organi per rodere gli opercoli 
dei favi o l'involucro delle ooteche. 

Nel miele cos raggiunto o nella poltiglia ottenuta 
dalla rottura delle uova dei detti Ortotteri, pu nutrirsi 
con tutto comodo ed a saziet la seconda larva, che deriva 
per esuviamento dal Triungulino. 

In queste circostanze necessaria una larva di buon 
appetito e che assimili prontamente. Perci aumenta il 
corpo e scemano gli arti, come supeflui. Questa larva 
eseguisce cosi bene il suo compito, che aumenta di volume 
in modo incredibile rispetto a quello ohe era nell'et di 
Triungulino, cio da 1 a 2 niill. di lunghezza in questo 
stato, raggiunge i due centimetri alla fine del periodo 
successivo. 

In questo la larva ha l'aspetto di quella dei Lamelli- 
corni e subisce altre due mute, traversando uno stato 
di quiete, che pu prolungarsi anche un anno e riuscendo 
poi una specie di proninfa, non dissimile dalla seconda 
larva, per trasformarsi poi, finalmente, in ninfa (fig. 285). 

Che il Triungulino. per quanto di statura minima, 

debba ascriversi ad una vera larva oligopoda, dimostrato 

non solo dall'alto grado di evoluzione di tutti gli altri 

sistemi oltre al respiratorio, che tra gli ultimi a perfezionarsi, ma ancora dal fatto che nel suo 

sviluppo entro l'uovo (Melbe, sec. Nusbaum) il Triungulino ha traversato gi la fase polipo- 

diale. 

Qualche Carabide, ad es. la Lelia ."capillari*, mostra una ipermetamorfosi ridotta. La prima 
larva Caraboide esattamente; essa si impingua divorando ninfe di GaUrucella ealmarentis e 
si trasforma poi in una larva con piedi ed organi boccali ridottissimi, la quale, gi ben pasciuta, 
non si nutre altrimenti ed attende nella quiete del suo follicolo serico a trasformarsi in proninfa. 

Il Riley ha mostrato che la. prima larva del Brnhus fbae ha sei lunghe zampe (fig. 284), 
le quali perde subito, in seguito ad una muta, per acquistare l'aspetto caratteristico delle larve 
apode del gruppo. 

Le Mantispe (Mantispa, Symphronti), hanno |,ure due maniere di larve. La prima, cam. 
podeiforme, raggiunge l'ambiente che le dar il cibo (nei nidi di Ragni o di Vespe), vi si im- 
pingua e di poi muta, assumendo diverso aspetto, con arti ridotti, divenendo cio Melolontoide. 
Cos essendo, rimane quieta, senza nutrirsi e di poi si trasforma in una specie di ninfa, che per,, 
si loeomuove e questa, mutando, d finalmente l'adulto. 

(ili Strepsitteri e i Ripiforidi seguono mia specie di ipermetamorfosi. che pero non , che 




Fig, 2x6. 11 Triungulino (di Can- 
taride) dal dorso, molto ingrandito. 
Da Beanregard. 



II. 1 1 * i.HHIMII 1 l'.l . 1 . 1 I Vs|. I I I 



383 



molti" ridotta a secondo un tipo alquanto speciale. Le loro prime larve sono molto simili ai 
Triungnlini. Quanto al resto delle metamorfosi esse non sono cos accentuate che meriti di 
riferirne qui, mentre se ne dir a proposito ili intesti interessantissimi insetti. 

Quanto alle specie oon larve cruciformi, si sono gi ricordate (voi. I, pag. 285, nota) va- 
riazioni nel numero di zampe durante lo 
stadio larvale di parecchi Bruchi di molte 
Nottue, che, dopo la terza muta, le 
acquistano anche sul terzo e quarto seg- 
mento addominali. 

K. questo 1111 caso di ipeiinetamorfosi 
in grado minimo, ma che pur conveniva 
rammentare. 

Finalmente si possono registrare casi 
di pseudoiper metamorfosi, che avvengono 
anche fra le larve oiclopiformi. I/Ayers 
illustra infatti due forme larvali succes- 
sive, sempre nell'ambito delle ciclopifonni, 
per una specie di Teleas e di queste la prima 
del tutto sprovvista di organi locomobili, 
anche rudimentali. Ne diamo qui il di- 
segno (fig. 287, A) tolto dal detto Autore 
e si veda come tutto l'animale organiz- 
zato ancor pi primitivamente dello stadio 
successivo (jB), che si gi figurato altrove. 

Tra gli emimetaboli non evidentemente ipermetauiorfosi se non si trova la metamorfosi. 
Tuttavia si deve ricordare una specie di forma intermedia (subimago) fra ninfa ed adulto che 
si riscontra nelle Efemere. Se ne dir pi avanti. 




Kig. 287. Due stadi successivi di larva oiolopi- 
fnrine ili Teleas: A, primo; B, secondo, ila Ayers. 



Neotenia e suoi effetti. 



Le cose cbe si riferiscono allo stadio definitivo degli Insetti dovranno 
essere esposte in altro luogo, molto pi innanzi, quando cio occorrer trattare 

appunto dell'adulto e delle sue attivit, spe- 
cialmente sessuali. 

Per non sarebbe completo, io credo, lo 
studio delle metamorfosi dell'insetto se non si 
conoscesse subito questo periodo definitivo, al 
quale riesce la. metamorfosi, per quel tanto 
almeno che ha rapporti e pu essere con- 
frontato cogli stadi precedenti. 

Veniamo dunque alla forma, che sorge 
dall'ultima muta. 

L'insetto tipico del gruppo dei Pterigoti 
e rappresentato da una forma alata allo stato 
adulto, cio allorquando ha maturi in s gli 
organi sessuali. Per questa condizione di cose 
non sempre seguita. 

Vi possono essere adulti, cio forme ma- 
ture sessualmente, nelle quali le ali mancano 
o sono incomplete. 
Come vanno intese queste divergenze dalla conformazione tipica .' 
Due sono le spiegazioni che se ne danno ed a due cause si attribuisce l'ef- 
fetto, in un grado maggiore o minore, talora a seconda della diversa inclinazione 
di chi argomenta in proposito. 




B 



l'iK- 288. Esempio di dimorfismo sessuale 
per neot.enia, eoi maschio alato e la fem- 
mina allo stato ili eoiiinfa. tn un Emime- 
tabolo-Blaltario (Peritphaera etylifera l. 
Da Brunner. 



284 



CAPITOLO QUARTO 



Si pu ammettere infatti che si tratti di conseguenze di un processo di 

involuzione, la quale si sia 
esercitata sugli organi del 
volo, per non uso o per altro ; 
oppure si pu ammettere che 
le forme cos anomale rappre- 
sentino un arresto nella evo- 
luzione di quei tali organi, 
dovuto a neotenia. 

da ritenersi che con- 
venga restringere il pi pos- 
sibile il campo lasciato agli 
effetti del non uso, ecc. ed alla 
conseguente involuzione e lo 
si limiti esclusivamente a quei 
casi nei quali si vede con 
tutta chiarezza che l'animale, 
in processo di sviluppo, ritorna 
addietro, dopo aver raggiunto 
con tutta evidenza un limite 
di evoluzione superiore. 

Gli altri casi sar pi 




A 

Fig. 289. Esempio come sopra (fig. precedente) ma in un olo- 
metaholo (Coleottero) {Lampyris). 

.4, femmina adulta: B, maschio; C, larva. Da Packard. 



prudente ascrivere ad una maturanza precoce dei sessuali, che anticipi pi 
meno su quello di completa evolu- 
zione degli altri organi e sistemi di 
organi, specialmente di quelli perti- 
nenti alla locomozione, ci che si 
indica appunto colla voce: Neotenia. 

Per quanto riguarda i Pterigoti 
si hanno esempi rarissimi di pre- 
cocit sessuale, che coincida con stadi 
della vita dell'embrione emimetabolo. 

La neotenia si pu manifestare 
sia su ambedue i sessi, oppure sulla 
femmina. Questi due sono i casi pi 
frequenti e se ne trovano esempi in 
tutti i gruppi di insetti. Pi raro 
assai il caso di neotenia esercitataselo 
solo sesso maschile ed il pi noto, ma 
non unico, quello degli Imenotteri, 
che intervengono nella fecondazione 
del Fico (fig. '290), di cui sono esempi 
da noi le Blastophnga. In talune forme, 
che appartengono ad insetti sociali, la 
neotenia si pu manifestare anche su 
neutri, cio adulti ad organi sessuali 
rudimentali. 





Fig. 290. Esempio di dimorfismo sessuale per neo- 
tenia, col maschio attero e la femmina alata (Ime- 
notteri del Caprifico, Pleislorontes imperiais). 

A, una delle due forme maschili prona: B, la femmina d 
lato. Da Froggatt. 



Nou conosco, pei Pterigoti, se non le 
Cocciniglie, come esempi di adulti che pos- 
sano essere richiamati a stadi della vita dell'embrione degli emimetaboli, poich anche le feui 



r.R ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 



285 



</^*^m 



mine di Xenos e generi affini, olle sembrano del tutto vermiformi, subiscono veramente un pro- 
eesso regressivo, in seguito .ili 'ultima muta, 
e le femmine cosi dette larveformi di alcuni 
Lepidotteri (fig. 292, .-1 1 corrispondono invece 
ad uno stadio da paragonarsi alla eoninfa. 
piuttosto che alla larva polipoda. 

Ad uno stadio che si deve richiamare a 
quello di larva oligopoda si e detto che si ar- 
restano le femmine delle Cocciniglie e non 
mi pare di conoscere altri esempi. 

Ad uno stadio poi oorrispondente alla 
Koninfa o poco pi si fermano parecchi sessuati 
di gruppi diversissimi. Cito gli Afanitteri (Puli- 
eidi) d'ambo i sessi; nonch un sol sesso di 
molti gruppi di Insetti a metamorfosi com- 
pleta, come Mutillidi. Bastophaga, tg. 290, 
eil altri Imenotteri in buon dato. 

Fra i Ditteri cito alcuni Pnpipari, tg. 291 
(Nyeteribia, Braula, Melophagus), parecchie Ce- 
cidomie, qualche Mirmeoofilo, ecc. 

Dei Lepidotteri vanno ricordate le femmine, cosi dette larveformi, di cui sopra si discorso 




Fig. 291. Dittero pupiparo, sessuato allo stato ili 
Eoninfa (Penicilira leachi) (Parassita di Pipistrelli). 
Da Kolenati. 




J m v 





F"]. 292. Insetti oloraetaboli ed emimetaboli sessuati prematuramente: J-l\ Lepidotteri. 

femmina di Thiridopteriz ephemeraeformis arrestata allo stadio di eoninfa {a, nel sno follicolo ; h, in ninfosi), da 
Banks; B, femm. allo stadio di Proninfa (Hibernia de/oliaria), da Rstzeburg; C, Idem {Oryya leucostigma), da 
Howard; D. femmina allo stadio di ninfa (Cheimatobia brumata) ; E, Eteromero ; maschio allo stato di ninfa di 
Aphelocheirtts montadoni, da Ussinj; F, Ortottero Riattano femmina allo stato di ninfa (Parali or metica tumulosa), 
da Brnnner; 0, Coleottero egualmente emittero (Ptati/psi/ltus castori) da Ganglabauer. 



Lo stadio di pr ninfa quello definitivo per molti Insetti, cito soltanto le femmine li 
Lampyris (fig. 289). 



286 CAPITOLO QUA HI" 



Comunissimi poi sono i casi di arresto di uno od ambedue i sessi allo stadio di ninfa. 

Venendo agli emimetaboli moltissime sono le specie, che si arrestano nello sviluppo allo 
stadio della loro larva, quello che, come si detto, corrisponde alla eoninfa degli olometaboli. 

Cito molti Emittori, Fisapodi ed Ortotteri ; Psocidi, Embidi, come pure tutti gli Auopluri 
ed i Mallofagi (fig. 366). 

Tutte le anzidette forme possono dirsi attere. 

Maggiore poi il numero di specie, per le quali l'arresto di sviluppo cade 
in un momento da richiamarsi allo stadio ninfale. Sono queste le forme emittere 
e si trovano iu tutti gli ordini, mentre le forme attere, egualmente ovvie in tutti 
gli ordini, sono quelle precedentemente ricordate e che non mostrano neppure 
i rudimenti di ali. Le forme emittere si sono evidentemente arrestate a diverse 
et della ninfa. 

Venendo agli Apterigoti certo che, almeno i Tisanuri, per tutti i periodi 
di loro esistenza si richiamano ad uno stadio embrionale, che si aggira, senza 
raggiungerlo per, intorno a quello polipodiale dell'embrione e quivi si sono ar- 
restati. I Jollemboli sono ancora pi immaturi, quasi in corrispondenza allo stadio 
protopodiale, dove, conforme si vede nelle larve Ciclopiforrai degli Imenotteri en- 
dofagi, non sempre l'addome ha raggiunto il completo numero di segmenti. 

In generale si ammette che gli Apterigoti rappresentino i piti bassi Insetti e vi ha chi pensa 
che segnino l'anello di passaggio fra i Miriapodi ed i Pterigoti. 

Che vi siano state delle forme, nei primordi degli artropodi terrestri sulla faccia della terra, 
le i|iiali abbiano dato origine agli attuali Insetti, partendosi da un ceppo comune con quello 
che ha originato i Miriapodi. se non procedendo direttamente da questi ultimi, pu darsi, ma 
questo comune ceppo non sono certo stati gli Apterigoti attuali, comparsi molto tardivamente e 
dopo gli olometaboli. 

La espressione di Insetti bassi adunque va intesa nel senso che si tratta di forme, le quali 
si arrestano, nel loro sviluppo definitivo, ad uno stadio che transitorio pegli altri ed anche 
molto basso nella scala della evoluzione dell'embrione. 

Importanza della neotenia a vantaggio della specie. - Quale in- 
fluenza ha la neotenia a vantaggio della specie? Quali le sue cause? Ecco domande, 
rispondendo alle quali si pu ottenere molta luce sulla ragione di tante e cos 
diverse variazioni, che gli Insetti offrono nella loro organizzazione, di fronte 
al tipo comune del gruppo. 

In causa della deficienza degli organi di locomozione la specie perde di 
mobilit e quindi di facilit di diffusione a distanza, di comodit pei due sessi 
d'incontrarsi e di poi (per la femmina) della ricerca dell'ambiente per riporvi le 
uova e di quello opportuno per la nutrizione dell'individuo. 

necessario che tutto ci possa essere ottenuto per altra via e quando cos 
accada allora la specie pu trascurare la primitiva sua facilit di locomozione, il che 
fa sempre volentieri perch, alla fine, la specie fa come gli individui, risparmia 
quanto tj pu di energia e non desidera di ottenere con dieci quello che pu 
avere con uno. 

Il vantaggio rappresentato dal risparmio di un certo numero di sessuati 
(forme adunque preziose assai pi dei giovani), i quali cadrebbero nel tragitto 
pi lungo, ebe dovrebbero seguire tino alla maturanza degli organi locomotori : 
inoltre dal maggior numero di generazioni, che possono avvenire nell'annata, in 
grazia di questo accorciamento di evoluzione, poich tutto il materiale che an- 
drebbe alla formazione di buoni organi di volo e loro muscoli, col tempo e la 
perdita che una tale trasformazione richiede, va invece subito utilizzato, pressoch 



il BT >.i"\ ivim DEGLI INSETTI 2X7 






bruto, quasi tutto alla formazione dei tuorli. Infatti non tanto il compimento 

degli organi che si faccia attendere, quanto, iti generale la sufficienza dei tuorli 
delle uova. 

Non si creda che siano di poco effetto, in vantaggio o danno della specie, le 
condizioni suesposte. 

Ecco un esempio. 

Le Mosche, in generale, impiegano tanti giorni a schiudere dall'uovo, fino allo sfarfallamento 
dell'adulto, quanti poi impiega la femmina di questo ad attendere la maturanza delle uova. Ci 
vuol dire che il numero di generazioni di Mosche sarebbe raddoppiato se questi Insetti potessero 
Sortire dal loro pupario colle nova pronte ad esser deposte ed inoltre, in quei parecchi giorni di 
Peregrinazioni continue ohe l'adulto fa per procurarsi l'esistenza e per trovare il maschio, onnie 
per rintracciare ove preparare la sua figliolanza, la massima parte degli Insetti cadono vittime 
di insidie. 

Basterebbe anticipare ili qualche giorno la maturanza 
delle nova della mosca perch la terra tutta ne fosse ricoperta """"""N* o~-"*""" 

in pochi mesi ! \ V^i / 

Adunque, per questo caso, la enorme rapidit del ciclo \ f!"! J 

giovanile, la grande fecondit, la somma facilit di provve- \. 3E~^ 

dere alla propria esistenza od alla propagazione, tutti van- tn"'-. " \, \ 

tairsii considerabilissimi, di cui godono le Mosche, sono bilan- / /]'' ''' w v\\ 

ciati dal solo fatto della ritardata maturanza sessuale, dovuta I JcililH^J \ 

al grande dispendio por la formazione, nella ninfa, della pi " |f p ! .' liiii'y 

eccellente macchina volante che si conosca. \ teiWiiy 

Ricorriamo al caso inverso e quivi troviamo la massima \ fa-w / 

parte delle forme sedentarie, sopratutto di parassiti, sieno fcj 

ili animali che di vegetali e pi quelli che questi. Ncotenici jjl 

souo in abbondanza i carnivori, che non debbano faticare fig. l'93. Femmina 'ueotenica di 
molto al ritrovamento del cibo e che, in pari tempo, nep- Dittero (Soiaride, Peyerinhoffia 

, ,,, ,. sumeri-aura, Schmitt). Ingr. ; da 

pure debbano molto peregrinare per la ricerca dell'ambiente Schmitz. 

atto alla nutrizione della prole. 

In tutti questi casi la facile vita e l'abbondanza del nutrimento allo stato di larva consen- 
tono il precoce sviluppo dei genitali, in tempo in che gli organi di locomozione sono maturi e si 
evitano cosi quei detrimenti, che ho ricordato pi su a proposito delle Mosche. 

Quanto alla causa della neotenia essa gi in parte adombrata dal sopra- 
detto. 

da credersi che la misura del cibo e la sua natura, se pi o meno ricca 
di sostanze nutrienti intuiscauo assai sullo sviluppo, quanto ad epoca, degli or- 
gani e dei prodotti sessuali. Intendasi per sempre per la medesima specie 

Voglio dire che in condizioni favorevoli di nutrizione gli individui si tro- 
vano eccitati ad una maturanza sessuale precoce, la quale, per la stessa specie 
pu essere allontanata tino a coincidere collo sviluppo di buoni organi di volo, 
se le condizioni stesse di vengono meno fortunate, oppure se le riserve di so- 
stanza nutritiva, che si sono fatte durante il periodo larvale, vengono distratte 
in parte alla costruzione dell'organismo volante. un conflitto fra quello che 
l'individuo richiede per s, a buona formazione dei suoi organi locomotori, se- 
condo il tipo, e quello che domandano i sessuali in pr della specie. Se la richiesta, 
diro cosi, dipendente da necessit e meno viva in un senso, si guadagna nel- 
l'altro e viceversa. 

Allorch per la migrazione (diffusione a distanza), per la ricerca dell'altro 
sesso, per quella del cibo e di ambiente opportuno alla prole, necessit di 
buoni organi locomotori, allora ne scapita la rapidit di sviluppo dei sessuali, 
mentre che. per le specie sedentarie pur le generazioni tali in una data specie. 



288 



CAPITOLO QUABTO 



per la vicinanza dei due sessi o per la nessuna necessit di fecondazione (forme 
partenogeniche), per la comodit del cibo a portata non indispensabile un poderoso 
apparecchio locomotore, l'organismo, da buon amministratore, ritira la spesa in 
quel senso ed pi generoso all'incremento degli organi e dei prodotti sessuali. 

In tale caso accade di frequente che il sistema locomotorio rimanga imperfetto totalmente 
(Diaipiti, femmine di Ripitteri, ecc.) od almeno nelle ali, che sono la pi ampia maniera di 
locomozione. 

Nel caso inverso possiamo avere un ritardo nella maturanza sessuale, come quello avvertito 
delle Mosche ed il peggio accade poi quando, con materiale insudiciente, occorre provvedere ad 
una grande richiesta del sistema locomotorio. In tale caso ne risentono i sessuali, che rimangono 
immaturi (Ape operaia) e se neppur questa richiesta e viva ed ancor pi limitati i mezzi di 
cui l'organismo dispone, allora si ha il caso delle forme attere, arrestatesi allo stato di eoninfa 
o di proniufa e per lo pi immature anche sessualmente, come avviene dei neutri di taluni 
Insetti sociali (Formiche, Termiti). Si comprende che questo stato possibile solo nelle sooiet. 

Lo studio delle specie parassite, delle sessualmente dimorfe e delle polimorfe, in compara- 
zione colle altre sta a dimostrare quanto si detto. 



La ninfosi. 

Il meraviglioso fenomeno della metamorfosi, pel quale una creatura alata, 
insigne per forme, colori ed abitudini sorge da un modesto essere vermiforme e 
non di rado poco attraente, e nella nuova veste smagliante vive e brilla tanto 
diversamente dalla stia prima oscura et, non ba mancato di impressionare for- 
temente, in ogni tempo, la mente umana. 

Fino dalla pi remota antichit il fenomeno stesso non soltanto ricono- 
sciuto, ma fatto argomento di ammirazione e di singolari argomentazioni filo- 
sofiche. 

Pei G-reci la parola Psiche {1>xi) significa ad un tempo Farfalla ed Anima, 
per quella corrispondenza, che si voleva trovare fra il destino dell'uomo e la vita 
di questi piccoli esseri. 

Non vedete voi che noi siam vermi 
Nati a formar l'angelica farfalla? 

Oanta il poeta per quel concetto pel quale la. vita, la morte ed il risveglio 
altrove dell'uomo trovavano riscontro nella vita larvale, nel letargo e nel trion- 
fale risveglio della farfalla. 

Come la larva strisciante, l'uomo si trascina sulla terra, come la ninfa im- 
mobile, l'uomo dorme nella tomba: come l'amante dei fiori, insetto ad ali d'oro 
e d'azzurro, l'uomo rinasce alla vita nell'immortalit dell'anima . 

Ma, pur non volendo spaziare cosi liberamente a volo nei campi del fanta- 
stico e trattenendoci, con pi modestia e prudenza, alle meno ardite concezioni 
ed argomentazioni del filosofo naturale, fuori di dubbio che, pur sempre, il fe- 
nomeno della ninfosi riesce tra i pi mirabili e graziosi, che sieno in natura. 

Esso ha eccitato sempre la curiosit degli osservatori di cose naturali, da 
quelli che, pi anticamente, si sono appagati della semplice constatazione del 
fatto singolare, fino ai pi recenti investigatori, che hanno sviscerato il feno- 
meno in tutti i suoi pi minuti particolari, mostrandone il singolare processo, la 



r.K ! i\ li. .\ ami.i i>ki;i i i\-i i 1 1 



289 



complessit ed ottenendo dati in appoggio dell'antica, geniale interpretazione di 
un fatto cotanto singolare. 

Perche, conforme altra volta si avvertito, gi Aristotile, ricordando bene 
il processo della ninfosi, ne dava poi anche una ragione, che veramente la 
giusta. 



Le farfalle provengono cos egli dice da bruchi. Essi sono dapprima non piti grandi 
di un grano di miglio; in seguito sono piccoli vermi, ohe, in capo a tre giorni appaiono come 
piccoli bruchi. Quando questi bruchi hanno acquistato il loro accrescimento definitivo, perdono 
i movimenti e cangiano di forma. Si 
chiamano allora crisalidi. Esse sono av- 
volte in astuccio chiuso. Per quando 
si toccano >i agitano. Le crisalidi sono 
chiuse in celle fatte di una materia 
simile ai fili di ragno. Esse uon hanno 
n bocca n altre parti di. tinte. Poco 
tempo dopo l'astuccio si rompe e ne 
sorte un animale volante, che noi chia- 
miamo farfalla. Ne] suo primo stato 
esso mangia ed espelle escrementi; di- 
venuto crisalide esso non mangia pi 
nulla. La stessa cosa di tutti gli ani- 
mali che provengono da vermi (Hist. 
anim., lib. V, cap. XVIII . 

La siegazione del fenomeno, 
ohe Aristotile propone molto bene 
la seguente: 

Col tempo tutti gli em- 
brioni, che hanno formato le larve 
Uniscono per diventare una specie 
di uova. L'inviluppo che li rive- 
ste indurisce e durante tutto 
questo periodo essi sono immobili. 
Ci pu essere benissimo veduto 

nelle larve di Api, Vespe e nei Bruchi. Si pu dire che la natura ha fatto, in certo 
modo, una specie di uovo prematuramente, cotanto esso imperfetto e che la larva 

non che un uovo, ma destinato a crescer ancor molto L'uovo ingrandisce e 

prende nutrimento. Ano a che sia divenuto un uovo completo. Quando l'inviluppo 
della larva si 6 disseccato, l'animale sorte rompendolo, come sortirebbe da un 
uovo; esso allora tutto formato, esso alla sua terza metamorfosi. 

Ora si vedr come, seguendo appunto questo concetto e traendone ancora 
gli evidenti corollari, sulla scorta delle pi recenti diligentissime investigazioni. 
che lo dimostrano verissimo, si possa dare una limpida ed uniforme spiegazione 
di tutti intesti fenomeni di trasformazioni, per tutti gli Insetti, il che sarebbe 
arduo od impossibile fare non convenendo nella geniale interpretazione aristote- 
lica del fenomeno. 

Ma del come avvenga cosi grande mutamento da bruco a farfalla non si 
ebbe pensiero scevro da errore se non in tempi del tutto recenti. 

I pi antichi filosofi ritenevano infatti una mutazione cos radicale farsi su 
bitamente, come si favoleggiava nella mitologia ad es. di Atteone trasformato 
in cervo dalla vendetta di Diana, o di Aracne in ragno per Quella di Minerva. 

A. Bkklese, Oli Insetti, ti. 




Kig. 294. Metamorfosi completa. I tre stadi di una Far- 
falla. A, larva; B, ninfa; 0, adulto ( Deitephilo elpenor). 

A, ridotto di un terzo; B. 0, grandezza naturale. 



290 CAPITOLO QUARTO 



Non che pi tardi assai, pegli studi del Redi, del Vallisnieri, dello Swani- 
niordaui e del Leuwenhoeck, che prende piede l'ipotesi della conservazione della 
individualit traverso tutte le metamorfosi. 



Caratteristiche della ninfosi. 

L'insieme dei fenomeni tsico -chimici, istologici, organo plastici, ecc., pei 
quali entro la spoglia della ninfa si compie la mirabile formazione dell'insetto 
adulto olometabolico, compreso sotto il vocabolo di ninfosi. 

Tali fenomeni per si iniziano negli ultimi momenti dello stadio larvale, o 
meglio, in questo momento essi cominciano ad assumere una improvvisa vi- 
vacit. 

Essi, per meglio dire, non hanno mai cessato di avverarsi dalla schiusa del- 
l'uovo in poi, durante tutto lo stadio larvale, ma, in questo tempo, si sono svolti 
con molta lentezza e tutto affatto in linea secondaria fra la intensa attivit delle 
funzioni vitali e di accrescimento della larva. Soltanto allorch questa perisce in 
tutti i suoi organi transitori e solo vive in quelli rudimentali, che spettano al fu- 
turo adulto, le funzioni e. le attivit di questi ultimi prendono energicamente il 
sopravvento e, dalla line dello stadio larvale fino ai primi momenti di quello del- 
l'adulto, si svolgono con vivacissima intensit, sotto l'involucro protettore e nel- 
l'apparente letargo funzionale della ninfa. 

Bisogna richiamarci alle ragioni del processo per intendere questo nei suoi 
particolari e nei suoi effetti. 

Si gi detto che la necessit, per parte dell'adulto, di accrescere il nu- 
mero di uova, per sopperire con pi ricca figliolanza alle maggiori esigenze della 
vita, importa la necessit di una riduzione delle uova stesse nel loro volume, non 
potendo la madre accrescere soverchiamente quello del proprio addome e 
trovar modo di sopperire al deposito di cos grande quantit di sostanza ela- 
borata per formare tuorli sufficienti ad un maggior numero di uova. 

Tale pratica, col ritardare la maturanza delle uova e coll'accrescere cos i bi- 
sogni della madre, aumenterebbe anche a dismisura la somma delle cause avverse 
alla gua esistenza, aggiungendo quindi difficolt alla conservazione della specie, 
precisamente quando queste sono gi sensibili oltre il limite di compatibilit 
colla esistenza della specie stessa. 

La madre adunque deve produrre un maggior numero d'uova nel medesimo 
tempo e contenerle nello stesso spazio, riducendo cos per ciascuna il volume 
del tuorlo stesso. 

Con ci si hanno effetti multipli oltre alla statura minore che le larve degli 
olometaboli hanno in confronto dei loro rispettivi adulti, paragonata alla pro- 
porzione, che generalmente si nota fra gli emimetaboli. 

Questi effetti sono i seguenti, nei quali appunto consiste il fenomeno della 
olometabolia: 

1. Lo svolgimento dell'embrione viene interrotto quando ancora sono ap- 
pena accennate qua e l impostazioni di organi definitivi, prima che la sua or- 
ganizzazione sia tale da corrispondere fondamentalmente (cio quanto a tipo) a 
quella dell'adulto, salvo minor grado di perfezionamento dovuto alla immaturanza 
di alcuni sistemi ed organi. 

2. Queste prime impostazioni ili organi definitivi (dischi immaginali, 
istoblasti), non essendo collegate non compongono sistemi atti ad una pro- 
ficua funzione, quindi l'embrione, che cos nascesse, quando non si trovasse in 



LE ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 291 



condizioni di protezione, comodit di cibo, ecc. specialissime (Pupipari), sarebbe 
incapace di provvedere a se. 

3. Si forma quindi un provvisorio adattamento e collegamento delle im- 
postazioni embrionali primitive, merc elementi istologici particolari (larvali pro- 
priamente detti) cos che gli organi, completati alla meglio, possono compiere le 
funzioni della vita postembrionale. 

4. Gli organi larvali cos derivati sono pi o meno diversamente fabbri- 
cati e con funzioni quindi diverse da quello che avrebbero avuto ed avranno gli 
organi corrispondenti, derivati dalle prime impostazioni embrionali suddette. 

5. Di qui diversit grandissima di aspetto, struttura, organizzazione, abi- 
tudini e maniere di vita della forma larvale cos raffazzonata, da quelle dei ri- 
spettivi adulti. 

ti. Pu intervenire la formazione di organi speciali del tutto spettanti 
alla larva e senza corrispondenza nell'adulto. 

7. I soli organi riproduttori, che non hanno funzione nella larva, non ri- 
sentono il bisogno di alcun provvisorio aggiustamento per la possibilit della 
vita extraovica, e quindi essi rimangono senza transitorie snpercostruzioni. 

8. La larva immagazzina la sostanza occorrente alla formazione in s del 
nuovo tuorlo, il quale, questa volta sar in proporzione tale da dare senza pi 
l'adulto nelle sue dimensioni. Questo l'unico ufficio della vita larvale. 

9. Ottenuto questo scopo l'insieme degli organi e tessuti esclusivamente 
larvali muore, avendo compiuto il suo ciclo d'esistenza. 

10. Avviene un disfacimento di questi organi e tessuti (Istolisi), dopo del 
quale, entro la spoglia della ninfa si trova il tuorlo nuovamente ottenuto; nonch 
il complesso delle prime impostazioni embrionali. Siamo dunque allo stadio ricor- 
dato ai numeri 1. e 2 . La sostanza derivata dalla distruzione degli organi lar- 
vali non va perduta, ma concorre ad arricchire il nuovo tuorlo suddetto. 

11." Le prime impostazioni (dischi immaginali) acquistano una improvvisa 
grande energia di accrescimento, riprendono lo svolgimento interrotto e comple- 
tino la forma definitiva, a spese del nuovo tuorlo. Questa formazione nuova di 
organi e tessuti, in seno alla ninfa, dicesi fotogenesi. 

12. Gli organi riproduttori compiono la loro evoluzione e l'individuo, 
ormai adulto, si libera dalla spoglia ninfale {Sfar fedi amento). 



Ipotesi sulla natura e sulle cause della ninfosi. 

Gli anticlii ammettevano senz'altro la nascita di un nuovo essere, da altro diversissimo, per 
inni di ([nei subitanei mutamenti, di cui avevano testimonio nelle loro credenze mitologiche. 
Anzi probabile che l'idea della metamorfosi, capace di trasformare un uomo in un animale e 
viceversa sia venuta dalla osservazione del bruco e della farfalla, nonch della ninfa, cio due 
esseri differentissimi, sorti successivamente, d'improvviso dal primitivo stesso individuo e non 
improbabile ancora che questo fatto abbia servito di base alla credenza nella metempsicosi. 

Si e visto per con quanto fine intuito Aristotile si apponeva alla ipotesi giusta. 

Il fatto della individualit unica, che si conserva traverso le metamorfosi, confermato dalle 
osservazioni del Redi, del Vallisnieri, dello Swammerdam e del Leuwenhoeck, i quali furono i 
primi a voler vedere pi addentro in tutta questa complicata successione di aspetti diver- 
sissimi. 

Raumur, per primo, accert che, recidendo una o pi zampe toraciche ad un bruco, la far- 
falla che ne riesce risulta monca dei membri corrispondenti. 

Ma le ipotesi piti vecchie, dopo quella cosi sagace di Aristotile, sono per del tutto errate. 

Swammerdam riteneva che sotto la pelle della larva si trovasse quella della ninfa ed in 



292 



CAPITOLO QUARTO 



questa quella dell'adulto, come tante vesti sovrapposte l'una sull'altra, addosso ad uno stesso 
individuo, ed alla guisa che vedonsi fare gli acrobati nei circlii, al momento buono questi invo- 
lucri fossero rotti e ne schiudesse la nuova forma nascosta. 

Lo Swammerdam and auche pi in l, pensando che la farfalla fosse gi tutta formata 
nell'uovo. 

Questa ipotesi del semplice sviluppo di parti preesistenti, alla quale inclinava anche il 
Raumur, fu accolta per buonissima tino ai classici studi del Weismann (1864) sulla ninfosi dei 
muscidi e che furono il fondamento di tutte le altre accurate e molteplici ricerche di poi. 
Parecchi autori per, prima di lui, avevano osservato e studiato i dischi immaginali. 
Il Lyouuet (1762), nel Cossus ligitiperda, riconobbe, nel 2. c e 3. segmento del tronco, quattro 
masse bianche contenute nel grasso, ciascuna riunita alla pelle da una profonda piega che essa 
aveva fatta e non pot venire a capo di comprenderne il significato, per egli ritenne che po- 
teva trattarsi di principii d'ali dell'adulto, e le stesse cose vide 
l'Hrold (1815) nel bruco di Cavolaia. 

Nel 1819 Lachat e Audouin descrivono certe placche , come 
essi le chiamarono, collocate in tre paia sui grossi tronchi tracheali 
di una larva di Dittero (Conops) endofaga dei Pecchioni (Bombusf. 
Newport (1841) concluse, per certe sue sperienze analoghe a 
quelle del Raumur sugli effetti della amputazione delle zampe dei 
bruchi, che le zampe nell'adulto si riproducono so non stato 
asportato il loro rudimento assieme al corrispondente arto della 
giovane larva. 

11 Dufour (1845) consider per corpi gavglionoidi facenti parte 
dell'apparecchio sensitivo ed in rapporto col sistema nervoso, come 
altrettanti gangli speciali, certi animassi cellulari trovati nella testa 
e nel torace delle larve di uua mosca (Sarcophaga hemorroidalis), e 
di questa opinione pure lo Scheiber (1860). che studi le larve 
di Estridi. 

Fu il Weismann, che, come ripeto, colla scoperta dei dischi 
immaginali (i corpi ganglionoidi del Dufour, le placche, ecc. degli 
altri autori) e l'attribuzione loro del vero significato ed ufficio; 
colla rivelazione del fenomeno dell'JsfoHsi', voce da lui stesso pri- 
mamente usata, e quello di ricostruzione dei tessuti nuovi coll'in 
tervento anche delle sferule di granuli (Korekenkugeln), per quanto 
si poteva fare una settantina d'auni fa circa, deliue esattamente 
tutto il processo della ninfosi. 

Kunckel d'Herculais (1875) a proposito delle larve di Volucelle 
(Ditteri) descrive quattordici paia di dischi immaginali, che egli 
chiama istoblasti e ne riconosce la origine ipodermale (fig. 295). 
Il Gauin (1876) riconosce che quanto proviene dalla distruzione degli organi larvali non 
entra nella composizione degli organi nuovi. 

Viallanes (1881) non solo studi molto diligentemente i dischi immaginali pel loro numero, 
posizione e scopo, ma, ancora i fenomeni di istogenesi, per quanto la conclusione cui egli ar- 
riva, convenendo in ci col Weismann, d una formazione libera delle cellule, non sia am- 
missibile. 

HKowalewsky (1885 e 1887) pubblic lavori sulla metamorfosi delle Mosche, i quali mena- 
rono grandissimo rumore, per ci che riconobbe l'intervento della fagocitosi nella distruzione dei 
muscoli larvali, cos come il Metschnikoff la aveva rilevata a proposito della istolisi dei muscoli 
nella coda dei Girini, allorch questi animali perdono tale organo per assumere l'aspetto de- 
finitivo della Rana. 

11 Kowalewski riconobbe la detta ingerenza dei- globuli sanguigni (amebociti, leucociti) 
anche nella ninfosi della Mosca e vide che quivi aggrediscono frammenti di muscoli, che inglo- 
bano e distruggono. 

Sono queste le sfere di granuli gi vedute dal Weismann. L'Autore ammette anche la succes- 
siva distruzione del corpo adiposo della larva per via fagocitica. I prodotti della digestione dei 
olobuli sanguigni passano poi nel plasma e servono alla nutrizione dei tessuti, che si vanno 
nuovamente formando. 




Kig. 295. Dischi imagi- 
nali Della larva di Volu- 
cella, secondo Kinckel 
d'Herculais. 

a, delle antenne; o, dell'occhio 
composto; z, z, z, delle zampe; 
al lt a? t , delle ali ; a 1 -^ 3 degli 
organi genitali esterni. 



I.K ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 293 



Vini Rees (1888) conviene nelle conclusioni del Kowalewskv, quanto ai fenomeni di fagoci- 
tosi, ma, oltre a ci, fa nascere i globuli sanguigni dell'adulto dal tessuto adiposo larvale. 

Berlese (IStOO) nega la fagocitosi e d altra esplicazione della istolisi. Cos gli studiosi tu 
questo argomento si dividono in due campi: per gli uni fondamento di tutto il fenomeno istoli- 
tioo l'intervento dei globuli .sanguigni, che realmente divorano i frammenti dei tessuti larvali 
destinati a scomparire; per gli altri i detti amebociti non intervengono se non dopo avve- 
nuta una speciale degenerazione dei tessuti morti e non hanno ufficio fagocitico propriamente 
detto. 

Sono poi sorte non poche teorie ad esplicazione di tutto il processo di ninfosi o di singoli 
fenomeni secondari e ci per opera della maggior parte dei molti studiosi, che si sono occupati 
del diffcile e complesso argomento, cio il De Bruyne, il Korotneff, il Karawaiew, l'Anglas, il 
Terre, il Perez, il Bataillon, ecc. 

Cause determinanti la metamorfosi. Dopoch pi profondamente si studiarono 
le modificazioni, che avvengono entro la spoglia della ninfa oloinetahola, si sono 
messe avanti ipotesi e teorie per ispiegare le ragioni del fatto, quali cio sieno 
le cause che determinano il processo della ninfosi. 

Teoria fagocitarla. Ammesso il fagocitiamo da patte degli amebociti o corpuscoli del sangue 
degli Insetti, che dire si vogliano, sulla quale affermazione converr discutere, i partigiani del 
fagocitiamo stesso sono giunti perfino a, far dipendere tutto il fenomeno da una attivit pi 
energica in senso fagocitico, che si sviluppa negli amebociti, per la quale essi si sentono forte- 
mente inclinati a dare addosso e distruggere gli organi larvali. 

Si obbietta per che aucora uou apiegata la ragione di questo improvviso riaveglio di 
attivit fagocitica, e ricercarne la causa vale tanto quanto indagare quella della ninfosi e inoltre 
il processo fagocitico ai mostra solo nei Ditteri ciclorafi (oltrech nei Crostacei parassiti, nelle 
larve urodele di Ascidie) ; negli altri Insetti la distruzione dei tessuti larvali avviene per de- 
composizione. E poi perch gli amebociti svolgerebbero la loro attivit distruttrice su alcuni 
tessuti e non su altri? 

Teoria della crisi genitale. Secondo il Perez la causa della metamorfosi sarebbe la prolife- 
razione dei dischi immaginali in seguito a nutrizione eccessiva della larva. Ne verrebbe la for- 
mazione di sostanze, che, cadendo nell'interno dell'organismo ninfale, stimolerebbero alcuni tes- 
suti, avvelenandone altri e cos'i i leucociti interverrebbero a distruggere l'organismo larvale, 
mentre va formandosi quello adulto. Sarebbe la proliferazione delle cellule genitali la causa de- 
terminante l'incremento dei dischi imaginali. 

La metamorfosi dunque una crisi di maturit genitale. A questa teoria, completamente 
campata in aria e che non spiega nulla, si potrebbe obbiettare intanto che quel che si cerca e 
appunto la causa di questa crisi genitale. 

Inoltre vi sono parecchi fatti, che contraddicono subito la teoria del Perez. Il Bataillon, 
dopo aver rilevato la somma di ipotesi accumulate in questa teoria, fa vedere che nelle formiche 
neutre la ninfosi avviene egualmente bene per quanto le gonadi (cellule sessuali) non si muo- 
vano affatto verso una maturauza, che loro sempre negata. 

Lo stesso avviene in certe Stngi (Lepidotteri) della generazione autunnale, le cui ghiandole 
genitali rimangono atrofiche, ma le metamorfosi avvengono a puntino, come per la generazione 
precedente. 

Teoria asfittica. La teoria sorge dagli studi di Bataillon sulle metamorfosi dei Batraci. dei 
Pesci e del Baco da seta, e le esperienze di Terre su diversi Insetti olometaboli. 

Riconsciuto che nella ninfa scema la quantit di acido carbonico emesso, in rapporto al- 
l'ossigeno inspirato si conclude che avviene fissazioni; dell'anidride carbonica nell'organismo e 
quindi asfissia di alcuni organi, che cosi muoiono e si dissolvono. 

A questa teoria si pu obbiettare che l'asfissia entra in giuoco tardi e pi precisamente 
non durante il periodo istolitieo, il cui colmo accade durante lo stadio di proninfa, ma in quello 
istogenetico, dove parrebbe che dovesse invece essere richiesto molto ossigeno. 

Il fatto bene accertato della fissazione dell'acido carbonico durante la ninfosi non ha pro- 
babilmente rapporti colla fine dei tessuti larvali, richiesto da altre necessit nella chimica 
delle sostanze, che si modificano nell'interno della ninfa. 



294 CAPITOLO QUARTO 



Teoria dell'arresto fisiologico. Appartiene all'Anglas e si accosta molto alla verisiniiglianz;i. 
L'Autore, riconosciuto che il fenomeno non pu essere esclusivamente attribuito alla asfissia, ri- 
leva che i tessuti e gli organi larvali sono stanchi del lavoro compiuto. D'altronde essi hanno 
cessato di funzionare e ci non pu non avere una importanza considerevole. 

Allorch la larva ha accumulato delle riserve sufficienti scrive l'Anglas le ghian- 
dole della seta segregano; il risultato ne l'imprigionamento in un bozzolo e la conseguenza 
l'immobilit e la separazione dall'esterno. I muscoli, come il tubo digerente, sono ridotti alla 
inazione; ora sono essi che presentano delle vere metamorfosi. 

Che avvenuto? In seguito all'arresto della funzione, l'equilibrio chimico instabile delle 
reazioni vitali distrutto, il tessuto inattivo colpito di morte, definitivamente. Da quel mo- 
mento esso una sostanza inerte, ma eminentemente assimilabile dai tessuti vicini ed il riassor- 
bimento segue dappresso la regressione chimica. 

Cos nei Vertebrati allorch la mucosa dello stomaco si necrosa in qualche punto, il succo 
gastrico delle cellule vicine attacca, ulcera e dissolve gli elementi stessi che lo segregavano 
prima. Si pu dire che avvengono fatti simili tutte le volte che un riassorbimento si fa nel 
tessuto necrosato. 

A questa opinione inclina lo Janet (1909), quando opina che, durante la ninfosi, per eause 
on precisate il fluido cavitario negli Insetti assuma attivit digestive, per secrezioni di tutti 
gli organi di succhi contenenti diastasi speciali, atte a distruggere i tessuti morti larvali. 

Teoria della autofagia. Il sovraesposto modo di vedere dell'Anglas (1903) si 
accosta a quello gi messo avanti da me due anni prima ed al quale oggi 
pure, anche in seguito a molti altri lavori apparsi sull'argomento, sottoscrivo 
pienamente. 

Gli organi ed i tessuti esclusivamente larvali, quelli che sono detti transi- 
tori, che permettono all'embrione immaturo la vita libera, periscono tutti alla fine 
della vita larvale, per quella stessa ragione per cui ogni organo ed ogni orga- 
nismo muoiono allorch compiuto il ciclo della loro esistenza. 

STon si sono inventate teorie speciali per spiegare l'arresto di sviluppo, la 
morte, la regressione ed il riassorbimento finale di tanti organi e tessuti, sia du- 
rante la vita embrionale (involucri dell'embrione; micropilo nell'Anurida, cellule 
vitelline, ecc.) o nell'adulto (cellule vitellogene, ecc.), che non sembra del caso 
proporne pel fenomeno della istolisi, il quale non differisce dai citati se non per 
la maggiore ampiezza. 

Tra gli organi larvali che periscono sempre anche il mesointestino, sia 
nella sua parete muscolare che in quella epiteliare. 

da notarsi che il mesointestino nelle larve sempre pieno e le sue pareti 
epiteliare e muscolare periscono appunto mentre esso inturgidito da una grande 
ultima ingestione di cibo. 

Le pareti ormai morte di questo organo non possono altrimenti impedire la 
fuoriuscita del contenuto stesso, il quale, infatti, colla sua parte fluida stravasa 
nella cavit viscerale e questa parte fluida contiene tuttavia in buon dato i 
succhi digerenti assieme a cibo pi o meno bene digerito. 

Che avviene in tali circostanze? Avviene appunto la digestione dei tessuti 
morti, i quali si disfanno, trasformandosi in una poltiglia, che tosto utilizzata 
per le nuove costruzioni (imaginali) assieme ai depositi albuminoidi formatisi 
durante il periodo larvale. 

L'ufficio degli amebociti in questo momento non diverso dal consueto, il 
quale, secondo me, sempre quello di portare attorno nell'organismo le sostanze 
plastiche ormai elaborate, a nutrizione dei tessuti e riportarne quelle escretive, 
per recarle agli organi ove possono essere fissate e trattenute. Io nego facolt 
digestiva agli amebociti e quindi non si tratta in alcun caso di /agia, ma seni- 



li: Kl\ GIOVANILI DUOLI INSKTTI 295 



liliceinente ili inglobamento di sostanze ormai morte ed elaborate e ci per com- 
piere il loro dislocamento. 

Questa teoria combattuta dal Perez, il piti convinto fagocitista, con argomenti, per, 
poco seri. 

Egli mette in dubbio (1904) anzitutto lo stravasamento del contenuto dell'intestino nella 
cavit viscerale, cosa che ognuno pu vedere benissimo in sezioni di piano o trasverse, ad es. 
di larve di mosca, che cessano di nutrirsi, e del resto tutti gli autori, che si sono occupati 
delle vicende del tubo digerente da larva a ninfa hanno constatato. In secondo luogo mette in 
dubbio, senza dimostrarlo, quando gli sarehbe stato facile veder meglio, che il contenuto stesso 
stravasato non ha facolt digestiva, quando non si pu nemmeno supporre che sia altrimenti. 
In terzo luogo egli si schiera contro tutti non ammettendo una alterazione dei muscoli 
morti all'iufuori dell'azione fagocitica. In quarto luogo egli oppone che incomprensibile il 
fatto della distruzione non simultanea dei muscoli larvali, mentre ci dipende dalla non simul- 
taneit della morte, da tutti riconosciuta e non vede intanto che l'obbiezione potrebbe essere 
altrettanto rivolta a carico degli amebociti, che attendono tempi diversi per svolgere la loro 
azione. 

Molte pi difficolt, invece ed incongruenze incontra la ipotesi fagocitarla, ne valgono a 
sostenerla le non probanti osservazioni del Perez sulla endodigestione dei frammenti muscolari 
nell'interno dei leucociti (loc. cit.). 

La teoria fagocitica non spiega perch alcuni tessuti sieno attaccati ed altri no, mentre un 
elemento divoratore cos attivo dovrebbe aggredire anche tessuti vivi e gli stessi corpuscoli san- 
guigni dovrebbero divorarsi fra di loro. 

Si vede una facolt elettiva verso gli organi e gli elementi da distruggersi ed ormai morti, 
con che si deve ammettere subito che l'azione degli amebociti si esercita solo verso tessuti chi- 
micamente in condizioni speciali; gi un bel passo questo verso il convenire che tale chimica 
alterazione si richiama ai consueti processi di decomposizione e quindi di peptonizzazioue degli 
albuminoidi. Valgano a questo proposito i begli studi dell'Enriquez (1901) e di molti altri 
di poi. 

D'altro canto la dissimiglianza dei modi di agire degli amebociti nei diversi gruppi di in- 
setti dovrebbe pur dare da pensare. 

Non sono che i dolorati, i quali mostrino questa fagocitosi e per tutti gli altri Insetti ' i 
tessuti morti si scompongono in poltiglia, senza che vi intervengano amebociti. Per tali casi 
per i fagocitisti ammettono una secrezione di sostanze digerenti dagli amebociti, le quali get- 
tate nell'organismo, vanno ad attaccare a distanza gli organi morti, per provocarne la digestione. 
Questo processo detto di liocitosi dall'Anglas e si accosta alla teoria della autodigestione, col 
si. lo divario che mentre io attribuisco questo fenomeno al succo stravasato del tubo digerente, 
l'Anglas lo vuole ascrivere ai leucociti od a molti altri organi vivaci, destinati all'adulto. 

A parte molte altre considerazioni, che verranno esposte a proposito della istolisi, certo che si 
deve attribuire agli amebociti una attivit enorme giudicandoli capaci di segregare in poche ore 
(che poche ne decorrono durante il disfacimento delle masse muscolari larvali in taluni insetti) 
una cos grande quantit di succo digestivo, senza loro modificazione alcuna apparente, capace 
di disgregare e di peptonizzare, con tanta rapidit, una cos grande massa di sostanza proteica. 
Non si comprende come questi amebociti perdano poco dopo questaloro facolt digestiva e, d'al- 
tronde, non l'abbiano mai avuta prima d'allora. 

Un fatto di tanta estensione e cos improvviso, come quello della rapida distruzione di 
grandi masse di tessuti, non pu essere attribuito che a qualche altro grande fatto egualmente 
subitaneo ed unico nella vita dell'insetto, quale appunto lo stravasamento istantaneo, nella 
cavit viscerale, del contenuto del mesenteron. 

D'altronde vi sono le prove e le osservazioni dirette in appoggio di questa teoria e sono 
inconfutabili. 

Come la larva si prepara alla ninfosi. 

Se a noi sembra che la metamorfosi accada del tutto improvvisamente, con 
un passaggio in pochi minuti dall'una t'orma alla successiva, non per da ere- 



29t> 



CAPITOLO QUARTO 



dere che realmente le cose avvengano con tanta subitaneit, mentre solo l'e- 
steriore apparenza, che subisce questa rapida mutazione. 

I processi complicati, che avvengono entro l'involucro ninfale, hanno una 
preparazione durante il periodo di larva. 

Questa preparazione si esplica principalmente in tre sensi, cio: 
1. coll'incremento continuato dei dischi imaginali; 

2. colla raccolta e con- 
servazione di sostanze nutritive 
in buon dato, specialmente 
albuminoidi, per rifare il tuorlo 
nuovo e sopperire alle neces- 
sit della costruzione dell'a- 
dulto; 

3. colla segregazione 
di sostanze capaci di concor- 
rere alla formazione dei ripari, 
in cui la larva dovr celarsi, 
per passare al sicuro lo sca- 
broso periodo ninfale. 

Mentre i primi due ordini 
di fatti sono costanti per tutte 
le larve metaboliche, l'ultimo 
pu non essere seguito da ta- 
lune, quelle cio che, per tra- 
sformarsi, non ricorrono a ri- 
pari appositi costruiti col con 
corso di loro speciali secre- 
zioni. 

Dischi imaginali. Se ne 
gi tenuto parola a propo- 
sito della storia della loro 
scoperta. Si tratta di invagi- 
nazioni di tessuto ectoderniico 
eil in rapporto coll'ipoderma 
dell'insetto, le quali, crescendo, 
sono destinate a dare origine a 
parti dello scheletro dell'a- 
dulto. Evidentemente sono pi 
vistose, perch pi o meno 
come antenne, zampe, ali, 




Kig. 290. Schema della disposizione dei dischi imaginali nella 
larva A, nella ninfa B, C, D di mosca. Non sono rappre- 
sentati i dischi imaginali delle ali. Sezioni logitud. mediane. 
at, disco delle antenne; as, degli occhi: z^-z^, delle zampe; 
*, della proboscide. Inoltre p, faringe ; J, intestino ante- 
riore ; N, sistema nervoso; ve, vescicola cefalica. Da Van 
Rees, figura accomodata da Korschelt ed Heider. 

allungate, quelle che daranno origine agli arti, 
gonapofisi. 



Un fatto notevole per e il seguente, clic cio, queste ripiegature sacciformi sono bens com- 
poste di uno strato di cellule, che diverranno le ipodermali, destinate cio alla secrezione dello 
strato ehitinoso, ossia della spoglia dura dell'insetto, ma entro questo saccolo si trovano, molto 
precocemente, altri elementi non ordinati, con parvenza di cellule pi o meno allungate e col 
ammassate, le quali daranno origine alla parte muscolare dell'arto (miociti). 

Circa alla natura ed origine di queste cellule, che annidano entro il saccolo ectoderniico, 
che costituisce il disco immaginale si sono presentate diverse ipotesi. Per alcuni autori esse sono 
egualmente di origine ectodermale e derivano da sfaldamento dello strato pi esterno (Ganin, 
Viallanes, Van Rees, Lowne) coli' intervento o meno dei leucociti. Altri autori invece conside- 
rano questi ammassi cellulari come mesodermali (Kowalevsky, Karawaiew, Berlese, Perez, Hen- 
neguy) e ritengono che sieno tuttavia di origine embrionale. 



LE KlA GIOVANILI DEGLI INSETTI 



297 



Quanto al ninner dei dischi imaginali, secondo il KiincUel d'Hercnlais, se ne trovano 
quattordici, come si e dello, nelle larve di Yolucella. Questi danno origine ai seguenti organi 
dell'adulto: un paio, ohe et sui gangli oerebroidi, former gli occhi; un paio le antenne ; un paio 
il dorso del protorace e gli stigmi ninfali; un paio per ciascuno dei segmenti del pterotorace e 







Pie. 297. Sviluppo dei dinchi imaginali sempre estrotiessi Da A 
a D l'arto aumenta di lunghezza e gli elementi mesenehimatici 
(o) aumentano di numero e si ordinano per fare i muscoli, ecc. 



Fig. 298. Due dischi imaginali 
introflessi od endogeni. Si ve- 
dono circondati dallasottile niem- 
branella esodermica larvale. 



questi sono uno per le ali (mesotorace), tre paia per le zampe ed i pezzi sternali corrispondenti 
ed infine due paia di piccoli istoblasti pei pezzi boccali. 

Questi dischi si formano l dove decorrono nervi e trachee in rapporto colla pelle o meglio 
nervi e trachee concorrono col dove si devono svolgere a suo tempo gli arti dell'adulto. 

Il tempo dell'apparsa dei dischi iruagiuali varia non 
solo a seconda dell'insetto, ma ancora secondo l'arto al quale 
daranno origine. 

Cos talora si notano fino dall'embrione nell'uovo, come 
sono per le Mosche e pei dischi alari nei Lepidotteri : 
molti altri, specialmente quelli che daranno originenon 
ad arti ma a porzioni tegumentali, appaiono molto pi 
tardi e non hanno la caratteristica forma di sacchetto 
attaccato al resto dello strato cuticolare per sottile pedun- 
colo, come pure non godono di quel rivestimento mesen- 
chimatico speciale di cui si gi detto. 

Secondo Berlese, durante lo stadio larvale non solo 
aumenta di qualche poco la parte ectodermica del disco 
invaginale, ma ancora quella mesodermale e ci per un 
continuato incremento numerico dei miociti. 

Vi sarebbe un continuo concorso di questi element i, i 
quali deriverebbero, durante tutta la vita della larva, ma 

con maggiore intensit nel periodo delle mute, dai nuclei dei muscoli larvali, per proliferazione 
ibi nuclei stessi. 

I dischi imaginali poi ricevono un subitaneo impulso evolutivo all'approssimarsi della fine 
della vita larvale, cio della ninfosi. 

Di ci e del successivo loro svolgersi si parler dicendo della vita ninfale. 




Fig. 299. Dischi imaginali in una 
crisalide di Farfalla, tolto l'invo- 
lucro della crisalide. Testa e to- 
race. Da Packard. 



A. BBKLSSE, Gii Insetti, II. 







298 



CAPITOLO QUARTO 



Importanza del tessuto adiposo larvale. Depositi di sostanza nutritiva. 




Fig. 300. Cellula adiposa 
di larva di Calliphora con- 
tenente solo grasso in goc- 
ciole (nei vacuoli v). Da 
Berlese. 



Il tessuto adiposo delle larve ha un ufficio dei pi importanti, in quanto 
concerne la preparazione della larva stessa alla metamorfosi, perch funge da 
magazzino ove si depositano, grado, grado, le sostanze albuminoidi, che l'insetto 
ritrae dal cibo e, dipoi, le cellule adipose agiscono anche nel senso che elabo- 
rano la detta sostanza, per rimetterla in circolo pronta 
alla nutrizione dei tessuti. Perci il Berlese chiama Tro- 
fociti queste cellule adipose. 

Esse si trovano riunite in falde od in ammassi at- 
torno agli organi viscerali e si mantengono aggregate cos 
fino all'inizio della metamorfosi, nel qual tempo, si stac- 
cano l'una dall'altra e divengono indipendenti, libere 
cio nella cavit viscerale o tra gli organi dell'insetto. 
Esse anche aumentano di volume col crescere della 
larva (fig. 300). 

Ora da notarsi che, mentre in principio queste 
cellule non contengono entro il loro citoplasma se non 
guttule di sostanza grassa (voi. I, pag. 797), in epoca 
pi o meno avanzata della vita della larva esse iniziano 
il deposito di sostanze albuminoidi. per approntare il 
nuovo tuorlo ed allorch tale deposito sar sufficiente, al- 
lora soltanto la larva cesser di nutrirsi e sar matura alla trasformazione. 

Naturalmente la rapidit di formazione di questo deposito dipende da cir- 
costanze varie, cio anzitutto dalla natura stessa 
del nutrimento, di cui si ciba la larva, pi o meno 
ricco di sostanze protei- 
che, e cos pure influi- 
scono altre circostanze, 
cio il maggiore o mi- 
nore grado di serici - 
parit. Infatti an- 
che a formare il de- 
posito di sera nelle 
J&*** *y,*.r ghiandole sericipare 

f* -- * "";*.*' 1^--; occorrono sostanze azo- 
tate, che quindi ven- 
gono sottratte alla de- 
posizione nelle cellule 
adipose. 





Fig. 301. Cellula adiposa in ninfa 
di Calliphora contenente inclu- 
sioni albuminoidi (a-a) a vario gra- 
do di digestione. Da Henneguy. 



Fig. 302. Porzione di cellula adi- 
posa di Cyrtoneura all'inizio della 
ninfosi, mostraute i pseudonuclei 
entro i globuli albuminoidi. A, 
porzione del citoplasma: N, nu- 
cleo. Da Berlese. 



Questi depositi appa- 
iono in guisa di sferette 
incolore, molto rifrangenti la luce e convengono appieno, anche nell'aspetto, coi granuli albu- 
minoidi, che si contengono entro il tuorlo delle uova degli Insetti stessi. 

Nei processi, che questi grauuli subiscono dinante l'opera della digestione loro, che avviene 
in seno alla cellula adiposa (e secondo il Berlese per virt di enzimi, che procedono dallo stesso 
nucleo), avviene che essi presentino delle parti centrali, che possono essere colorate da quelle 
tinture, che si usano in microscopia e servono a rilevare la cromatina. Cos questi granuli hanno 
un lontano aspetto con elementi cellulari (iig. 301, a) e per tali sono stati scambiati dal 
Viallanes e dal Rees. 



I.K ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 299 



Le Formiche presentano tali depositi albuminoidi nelle cellule grasse lino da uno stadio 
giovanissimo della larva, ma tali Insetti, per la qualit specialissima del cibo, non vanno messi 
nel confronto die segue. 

Le larve pi atte ad avere rapidamente un buon deposito albuminoide nel loro grasso sono 
quelle elle vivono entro la carne putrida o fresca e ne abbiano a sufficienza. 

Perci in queste larve la deposizione degli albuminoidi comincia molto tardivamente e del 
tutto in prossimit delle metamorfosi, ma si compie in brevissimo tempo, da computarsi ad ore, 
meglio eh.' a giorni. 

Seguono le predatrici, ma queste possono andar soggette a digiuni involontari, secondo le 
circostanze della loro caccia e perci hanno per tempo depositi albuminoidi nel tessuto adiposo, 
clie loro permettano di trascorrere senza danno i periodi di inanizione. In generale tutte le 
larve a deposizione precoce di riserve proteiche nel loro adipe possono resistere a lunghi 
digiuni. 

Ne viene la seguente scala relativa alla rapidit dello sviluppo larvale, per cui si procede 
dalle forme a ciclo pi rapido verso quelle che pi ritardano e tale diversit di tempo , con- 
forme si disse, in rapporto colla ricchezza in albuminoidi del cibo di cui la larva pu di- 
sporre. 

La pi breve durata della vita della larva appartiene ai Sarcofagi (Ditteri) ; seguono i pa- 
rassiti ed i predatori: quindi i vegetariani a nutrimento fresco (Imenotteri sociali, Lepidotteri, 
Coleotteri, Tentredinei, Ditteri); di poi i vegetariani a nutrimento secco, ma ricco di albumi- 
noidi (Coleotteri dei cereali); per ultimo quelle larve che vivono di cibo aecco e molto esausto, 
come sono i Xilofagi, i Funicoli, eco. 

Formazione della seta. Sull'argomento si detto parecchio nel voi. I, da pag. 517 e segg. 
Nel presente volume se ne riparler a proposito dell'impiego della seta nella formazione dei ri- 
pari, ecc., da parte della larva che si dispone a trasformarsi in ninfa. 



Istolisi dei tessuti larvali. 

La larva ha cessati) di nutrirsi : essa ha gettato all'esterno il contenuto 
inutile dell'intestino. Le forme come gli Imenotteri e qualche Xeurottero, per le 
quali, allo stato di larva non esiste comunicazione tra il mesointestino ed il 
postintestino. aprono in questo momento la via e di l si sbarazzano di tutto quanto 
avevano accumulato nel mesenteron durante la vita larvale. 

In un momento, che precede di poco o coincide collo stadio fugace di pro- 
ninfa si iniziano i fenomeni di istolisi, per la quale tutti i tessuti esclusivi della 
larva e che non troverebbero impiego nell'adulto vengono distrutti. In generale 
si tratta di organi e tessuti di origine mesodermale, ma non sempre si salvano 
tutti quelli di origine ectodermale. 

Per l'ipoderma, il sistema nervoso, gli epiteli del prointestino e del meso- 
intestino. come pure gli immaturi organi sessuali e loro sbocchi; gli enociti o 
cellule escretive, non vanno soggetti a distruzione ed in taluni casi nemmeno il 
tessuto adiposo. Cos pure si salvano parecchi muscoli, i quali, con leggiera mo- 
dificazione di dimensioni, ecc., permangono anche nella forma sessuata. 

Ma parecchi altri muscoli, l'epitelio del mesenteron, ghiandole speciali come 
le salivari, talora anche il tessuto adiposo ecc. periscono e si dissolvono, dando 
origine a sostanze plastiche, da utilizzarsi nella ricostruzione dell'adulto. 

Tra i primi tessuti, che se ne vanno, l'epitelio del mesenteron, che cade nel lume del me- 
sointestino stesso e la massa delle cellule, trasformandosi in poltiglia avvolta in peritrofiche, 
costituisce un corpo giallo (da non confondersi coll'omonimo, che si trova nel corpo di Emittori 
ed tutt'altra cosai, che lentamente si dissolve e viene riassorbito. Per, a ridosso della mem- 
brana propria, rimangono in posto vivacissime le cellule matricoli o di sostituzione (voi. I, pa- 



300 



CAPITOLO QUARTO 




gina 741 e segg.), le quali anzi aumentano di volume, anche a spese della sostanza derivata dalla 
distruzione dell'epitelio larvale e, adagio adagio, distribuendosi sulla tunica propria, che permane, 
giungono a costituire l'epitelio del nesenteron imaginale. 

I vasi malpighiani e le ghiandole salivari, quando scompaiono durante la ninfosi, come il 
caso, ad es. delle ghiandole sericipare degli Imenotteri e dei Lepidotteri, Neurotteri, ecc.. si 
vedono spappolarsi nella loro massa, nella quale sono compresi i loro grandi nuclei in via di 
disfacimento e sono tutti contornati da amebooiti, che asportano, per recarla altrove, la sostanza 
fluida, che deriva da questa decomposizione dei detti organi. Quivi mai si vedono amebociti che 
contengano frammenti dell'organo in dissoluzione. 

Il pi energico processo ili di- 
struzione si manifesta a spese dei mu- 
scoli larvali destinati a scomparire. 
Si hanno due diverse maniere di pro- 
cedimento, l'ima, la pi comune senza 
intervento di amebociti, o, per meglio 
dire senza che, questi corpuscoli si 
vedano inglobare frammenti solidi di 
muscoli : l'altra invece coll'ingloba- 
mento, da parte degli amebociti, di 
piccoli pezzi del muscolo in dissolu- 
zione. Questa maniera pi rara assai 
e si limita a muscoli delle larve di 
Ditteri ciclorafl (flg. 303) e, meno vi- 
stosamente, anche a qualche altro in- 
setto, ad es. fra i Lepidotteri. 

Anche in questo secondo caso 
per il muscolo gi in avanzato processo di dissoluzione e di frammentazione 
allorch intervengono gli amebociti. Ci riconosciuto da tutti gli autori. 

Dove invece la discussione tuttavia aperta si sul modo come considerare 
la natura dell'intervento degli amebociti, specialmente nei casi in cui si vedono 
tali elementi inglobare frammenti di muscoli, se cio si tratti di vero fagociti- 
sino o semplicemente di un lavoro inteso al solo trasporto di materiale, che si 
altera da s. 

Su questo argomento si discuter tosto, essendo il fenomeno di cardinale 
importanza nella ninfosi. Per ora vediamo il seguito di tutto questo lavoro. 

Il plasma derivato dallo spappolamento degli organi larvali transitori si 
mescola a quello venuto dall'ultima ingestione di cibo ed assorbito dalle cel- 
lule adipose, per essere dentro alle stesse elaborato completamente. Si vedono 
queste cellule espandersi quasi con brevi prolungamenti entro la massa del tiuido 
ed assorbirlo entro il proprio citoplasma, dove si modella in gocciole rotondeg- 
gianti, per subire di poi ulteriori processi digestivi, conforme si detto. In con- 
seguenza di tali processi il fluido stesso peptouizzato ed in tale condizione 
fuoriesce dalla cellula adiposa, per circolare fra gli organi, come materiale da es- 
sere subito utilizzato alle nuove costruzioni. 

Da tutto questo lavoro digestivo rimangono dei prodotti escretivi, in forma 
di sferette di arati, che vengono espulse dalla cellula adiposa. 



Kig. 303. Rapida dissoluzione dei muscoli larvali 
col concorso di Amebociti (Fagociti) in pupa di 
Callphora, a. Amebociti carichi di frammenti mu- 
scolari (sarcoliti); b, fibre del muscolo, che si dis- 
solvono; e, oariociti cio amebociti che hanno in- 
globato anche il nucleo muscolare. Da Bei-lese. 



Amebociti. Berlese ritiene che i globuli bianchi del sangue dei Vertebrati, del tutto come 
gli amebociti degli Invertebrati abbiano ufficio di trasportare sostanze proteiche ormai elaborate 
e recarle agli organi per loro nutrizione, riportandone prodotti escretivi. I fagocitisti invece 
sostengono che questi corpuscoli abbiano ufficio di inglobare e digerire sostanza viva e quindi 



LE un GIO ami I DEGLI INSETTI 301 

;inche microorganismi: ci allo scopo di liberarne l'organismo al finale appartengono. Nel caso 
poi (li distinzione di qualche organo, come . sempre nelle metamorfosi vere, gli amebociti avreb- 
bero ufficio di distruggere essi gli organi condannati e digerirne la massa, per utilizzarne la 
sostanza ohe ne deriva. 

Il caso delle metamorfosi dei Musi-idi e sembrato molto a proposito a sostegno della teoria 
fogocitica. 

Ma il fatto di inglobamento di pezzi tuttavia solidi n basta a dimostrare che essi poi ven- 
gano digeriti dallo stesso amebocito (la quale la vera condizione della fagocitosi), n gene- 
rale a tutti gli insetti, anzi ristrettissimo a rari casi, come si detto, i quali possono anche 
dipendere dalla natura stessa del muscolo o dello stroma muscolare pi resistente e dalle esi- 
genze di maggiore rapidit nelle funzioni della ninfosi, in forme che la compiono in brevissimo 
tempo. 

Certo il Perez, che il fagocitista per eccellenza tanto da sostenere anche ora che persino 
le cellule adipose finiscono sotto l'aggressione degli amebociti, porta dati in favore della dige- 
*tione intracellulare in seno agli stessi amebociti, ma sono dati suscettibili di discussione. 

D'altronde il sopralodato Autore non sempre trova modo di accrescere fiducia alle proprie 
affermazioni, poich non a ci mezzo buono quello di modificare, a tutto comodo della sua tisi 
e contro la verit, perfino le figure date da altri e disegnate dopo visto, rivisto, e da molti, l'og- 
getto in discorso. 

A tutto oggi io non ho incontrato alcun persuasivo argomento capace di modificare il mio 
pensiero di allora ed indurmi ad ammettere la vera fagocitosi, come la vogliono coloro che ne 
sono i propugnatori. 

Su questo argomento per, che ci condurrebbe troppo fuori del nostro compito attuale, 
bene soprassedere, in attesa di nuovi e pi dimostrativi risultati. 



istogenesi. 

Il periodo, nel quale entro la ninfa vengono a costruirsi organi nuovi non 
distinto, quanto a tempo, da quello della istolisi degli organi transitori, ma per 
un certo tempo i due processi sono contemporanei. 

Bisogna distinguere gli organi ed i tessuti, i quali non hanno d'uopo che di 
accrescimento o di modificazioni poco vistose per riuscire al loro stato definitivo, 
in confronto di quelli che debbono essere costruiti ex novo. 

Fra i primi si annoveri tutto lo strato ipodermale, coi processi a cui d ori- 
gine, ad es.. gli arti, che sono gi impostati nei dischi imaginali; il sistema 
nervoso, gli organi sessuali, l'intestino anteriore ed il posteriore, il tessuto adi- 
poso, in molti casi e qualche muscolo, nonch gli enociti. 

Tra i secondi l'epitelio del mesointestino, molti muscoli ed in taluni il tes- 
suto adiposo imaginale, almeno in parte. 

Pegli organi iscritti nel primo gruppo la modificazione, che quasi sempre 
consiste in un aumento di volume e diverso adattamento, avviene semplicemente 
per una rapida proliferazione, il pi spesso per via oariocinetica, degli elementi 
cellulari, di cui essi sono composti. Cos si vede aumentare straordinariamente 
lo strato ipodermico dei dischi immaginali, le masse ganglionari, ecc. 

Pegli organi da rifarsi del tutto il procedimento diverso e non pu esporsi 
cos brevemente, n in generale; conviene considerare caso per caso. 

Dell'epitelio del mesenteron si gi detto che deriva dagli isolotti di cehtlt di sostituzione, 
ma cade discussione circa la natura e l'origiue di tali elementi. Per taluni essi sono elementi 
embrionali, che rinnovano di continuo l'epitelio del mesenteron, per altri essi sono da conside- 
rarsi per elementi di immigrazione, cio veri leucociti o, secondo altra opinione, elementi di- 
stinti (splacnooiti. 

Essi, in ogni caso, hanno dei periodi di attivit moltiplicativa subitanea e considerevole, 



302 



CAPITOLO QUARTO 



come avviene appunto durante la ninfosi. In simili casi l'epitelio rinnovato tutto contempo- 
usamente (vedi, pel resto, voi. I, pag. 741-741). 

Veniamo alla costruzione dei muscoli nuovi o miogenesi, che dire si voglia. 
questo un argomento anche pi discusso e controverso della stessa miolisi. 
Su un punto, per, tutti gli Autori convengono, ed esso che altra maniera di incremento 
seguono i muscoli larvali, che, con poche modificazioni debbono conservarsi nello stesso luogo 
anche nell'adulto, altro modo tengono quelli esclusivi dell'adulto, che devono essere fabricati 
tutti tx nolo e con ubicazione nuova. 

Ma a questo soltanto si limita il comune consenso, perch, quanto al modo con cui il fatto 
avviene diametrale il divario. 

Premetto che qui ed altrove nella istolisi ed istogenesi si tratta di fenomeni molto complessi 
e difficili assai a studiarsi e, d'altro canto, il modo come essi si presentano tale, pei diversi 

gruppi di insetti, che la massima 
difficolt si trova ad omologare 
le conclusioni singole, talora 
certo apparentemente molto di- 
verse fra loro. 

Non vi ha dubbio che se si 
studia un solo insetto e di qui 
si intende trarre delle conclu- 
sioni generali, si pu giungere, 
come fa il Breed (1903), che vide 
il solo torace di un solo co- 
leottero, a dubitare perfino 
delle osservazioni (non dico 
delle ipotesi) d'altri, su tut- 
t'altri animali. 

Il lavoro analitico facile, 
ma allorch si debbono coordi- 
nare tutti i fatti raccolti per 
metterli assieme entro una dot- 
trina, che tutti li possa com- 
prendere, allora si vede di quanta 
difficolt sia il lavoro e come si 
debba forzatamente ricorrere ad ipotesi, che, vedute dal breve spiraglio di limitate osservazioni, 
non sembrano le pi plausibili. 

Chi studia il Coleottero soltanto dichiarer in errore colui che all'erma gli amebociti in- 
globare frammenti di muscolo ed in buon dato: chi si limita allo studio dei Muscidi non dubi- 
ter minimamente della pi chiara tangibile fagocitosi e sosterr che il grasso larvale non per- 
mane nell'adulto, ci che gli sarebbe negato da chi studiasse tutti gli altri insetti, meno i 
Muscidi. 

Ci, ben inteso, all'infuori di preconcetti, dei quali non pare che tutti possano o vogliano 
liberarsi. 

Ritornando all'argomento, i modi di vedere circa l'accrescimento, con indirizzo verso l'inda- 
gine, del muscolo, che deve conservarsi, e ritenuto avvenire, come ho detto, in due modi del 
tutto diversi. 

Alcuni autori ammettono che i nuclei larvali, grandissimi, si frammentino in posto, in nu- 
mero maggiore o minore di nuclei piccolissimi e questi sieno gli imaginali, che poi, diffon- 
dendosi sul muscolo stesso, raggiungano la loro ubicazione definitiva; questo mentre la parte 
contrattile aumenta di volume per suo conto. 

Altri, vedendo questi piccoli nuclei sul muscolo assieme ai maggiori larvali e ci anche non 
nel periodo di ninfosi credono che essi siano col pervenuti dallo strato mesenchimatico, che ri- 
veste all'interno i dischi imaginali (tg. 297, a). Intanto per i nuclei larvali degenererebbero e 
poi verrebbero distrutti. Tale modo di vedere ammette dunque un viaggio dai dischi imaginali 
ai dirti muscoli (centripeto). 

Io, che mi schiero eoi primi, penso invece che esista una migrazione in senso inverso, cio 




Fig. 304. Come si dissolvono i muscoli (fibre muscolari del retto) 
in un Lepidottero, Hyponomeuta inalinclla ninfa di tre giorni, 
>), muscoli eoi suoi nuclei; a, che proliferano (a,) dando origine 
a sarcociti liberi b e 6 h molto diversi dai veri amebociti l. Da 
Bei-lese. 



LE K1A GIOVANILI DEGLI INSETTI 



: 03 







i nuclei (o meglio elementi cellulari) prodotti dai larvali migrino, centrifugamente, verso gli 
imaginali durante tutta la vita larvale, ma piti energicamente nelle mute. 

Nell'uno o nell'altro senso pu essere interpretato il fatto della presenza, in vicinanza del 
muscolo li questi iniocili liberi, ma non a favore della seconda tesi il fatto (assieme ad altri), 
che il loro numero nei dischi imaginali annienta nel periodo di tali migrazioni, anzich 
scemare. 

Maggiori divergenze nascono a proposito della origine degli elementi muscolari nei muscoli 
propri dell'adulto. Per questi io ho ammesso l'intervento degli elementi larvali, ossia staccatisi 
dal nucleo muscolare larvale per sua proliferazione, come nel caso sovraesposto, sia per molti- 
plicazione endogena della cellula medesima, dopo il suo distacco da muscoli larvali in pieno dis- 
facimento. 

Questo ultimo caso ho ammesso possibile anche per frammenti muscolari gi inglobati da 
amebociti, come avviene nei Muscidi. 

Per me, adunque, il cos detto nucleo muscolare non perirebbe altrimenti, neppure apparte- 
nendo ad un muscolo destinato a scomparire e che scompare infatti, 
la cui sostanza contrattile, insomma se ne va distrutta. 

Per altri invece queste apparenze di moltiplicazione nucleare, 
come io le ho ritenute, rappresenterebbero veri e propri stati di ca- 
riolisi, cio disfacimento del nucleo stesso. 

La differenza fondamentale fra questi modi di vedete sta dunque 
sulla persistenza o meno del nucleo muscolare larvale, comunque 
modificato, anche nella vita imaginale. 

Comunque derivino i miociti dell'adulto, il certo s che, ad 
un dato momento della vita della ninfa, nelle regioni ove debbono 
formarsi muscoli nuovi, si vedono ammassarsi in numero sterminato 
elementi cellulari piccolissimi, fusiformi (fig. 305 a), che sono appunto 
i miociti e si distinguono abbastanza bene dagli amebociti veri. 

Quivi questi elementi si ordinano in colonne, disposte secondo 
la direzione delle fibre del futuro muscolo e tra queste serie di 
miociti viene a collocarsi molto fluido granuloso, un plasma cio per 
la formazione della sostanza contrattile. Ci si vede a fig. .320, 
pag. 472 del voi. I. 

Quanto al tessuto adiposo esso, nella maggioranza degli Insetti, si conserva da larva ad 
adulto, e, dopo aver assunto, durante la ninfosi, le funzioni di trofocita sopraricordate, ritorna, 
nell'adulto, al suo abituale ufficio, che quello sopratutto di immagazzinare sostanze grasse ed 
alla consueta disposizione in brani, ritornando le singole cellule a ricollegarsi fra loro. 

In rari casi, come si quello dei Muscidi, si ha invece la distruzione delle cellule adipose 
larvali nei primi giorni della vita dell'adulto e la formazione di un tessuto grasso imaginale 
(tig. 307), che si inizia gi negli ultimi staili della vita ninfale. 

Il tessuto grasso della larva perisce per esaurimento del suo contenuto e finalmente dello 
stesso citoplasma e del nucleo. 

Il Perez non perde l'occasione di attribuire anche questa distruzione ai fagociti, ma in 
realt questo non affatto. Le cellule adipose si esauriscono per proprio conto, o col concorso 
delle nuove cellule grasse imaginali, che si addossano strettamente alle larvali, e ne ricavano il 
contenuto per via osmotica. Anche questo fatto e negato dal Perez, per poter lasciale ai fu- 
ijucit tutto il merito di tale distruzione, ma anche questa volta egli non nel vero. 

Sorge poi viva discussione circa la origine degli elementi adiposi imaginali. 

Il Supino li fa derivare da elementi meseuebima* ici vaganti. Il Perez lo loda in mio con- 
fronto poich nega la origine, che io ho attribuita al detto tessuto, ma lo rimprovera di aver 
pensato a tali elementi, che sono invece nuociti in cerca della loro sede definitiva ed ascrive 
agli elementi mesenchimatici dei dischi imaginali la prima origine del tessuto adiposo 
larvale. 

Questi elementi si troverebbero solo nei Muscidi ed abbastanza bene differenziati dai mio- 
citi e sarebbero mescolati ad altri di oil;i stodermale, che darebbero poi le cellule binu- 
cleate (fig. 306, e) mescolate alle adipose nel glasso imaginale, le quali pel Perez sono enociti 
dell'adulto. 



Fig. 305. Sarcociti o ed 
amebociti b carichi di detriti 
muscolari o meuo, nella 
composizione di un muscolo 
imaginale. Da Berlese. 



304 



CAPITOLO QUABTO 



Per questi deve il Perez pensare ad una origine diversa che non pegli altri Insetti, nei quali 
ni' enociti n tessuto adiposo larvale subiscono istolisi nella ninfa. 

Quivi essi deriverebbero per gemmazione dai larvali, nei Muscidi invece sorgerebbero nei 
diselli imaginali a contatto immediato dell'ipoderma. 

Il Berlese ba opinione diversa, facendo sor- 
gere i primi brindelli adiposi dell'adulto da nu- 
clei muscolari larvali tardivamente liberi o tut- 
tavia aggregati a frammenti muscolari (tg. 303, e). 
Avverrebbe una moltiplicazione endogena e la 
disposizione in colonnette dei nuovi elementi cellu- 
lari, le quali colonnette (fig. 306) risulterebbero 
composte di elementi binucleati (gii elementi ima- 
ginali del Perez) e da altre cellule mono- 
nucleate, che sarebbero le vere adipose. Tutti 
questi elementi sono di origine comuue per 
che le colonnette sono rivestite da una membra- 
nella, in cui tutti gii elementi suddetti sono pri- 
mitivamente inclusi ed entro la quale si trovano 
tuttavia disseminate sferule di granuli, cio ame- 
bociti con frammenti muscolari e nuclei mu- 
scolari larvali. 

Per sostenere la sua tesi il Perez costretto 
a negare questa comune membranella e giunge 
perfino a correggere una mia ligula (la figura 
che qui riportata in 306, A) adattandola al suo 
modo di vedere, cio togliendo la detta membrana 
comune che di serio ostacolo alla sua tesi. 

Questo non buon modo di discussione 
perch la detta membrana esiste e con me l'hanno 
veduta eccellenti osservatori ed ognuno la pu 
vedere. Il Perez farebbe cosa equa dubitando, 
quando gii cada acconcio, delle teorie e delle ipotesi, non della esattezza di fatti agevolmente 
riconoscibili anche da modesto osservatore. 

Ecco altro argomento di ulteriori ricerche. 
In conclusione, a proposito di taluni processi intimi della 
ninfosi, souo tuttavia molte incertezze, argomenti di dubbi 
e di ipotesi diverse, e cade acconcia tuttavia la raccomanda- 
zione dell' Anglars di ritornare su questi studi all'infuori 
di qualsiasi idea preconcetta, perch un fatto bene osservato 
importa sempre il suo insegnamento e sussiste in mezzo al- 
l'incessante evoluzione delle teorie . 




Kig. 30fi. Inizio del tessuto adiposo dell'adulti! 
nella ninfa avanzata di Calliphora A, colon- 
netta derivata da due sferule di granuli; B, 
la una sola; C, idem; D, stenda di granuli 
che inizia la evoluzione e espelle i sai-coliti ; 
E, altra sferula di granuli gi risolta in cellule; 
i>', cariolito in cui il nucleo muscolare larvale 
gi suddiviso in tre nuclei; a, nuclei musco 
lari larvali; b, cellule adipose imaginali; d, 
sarcoliti. Da Berlese. 




Fisiologia della ninfa. 



Fig. 307. Sezione mostrante il 
tessuto grasso larvale (G) e quello 
invaginale insieme G in adulto 
prossimo a schiudere di Calli- 
phora, Si vede la cuticola C(, e 
l'ipoderma (Ip.); umiche la base 
di un pelo (p). Da Berlese. 



Si creduto per molto tempo che lo stato di 
ninla (oloinetabola) rappresentasse una condizione di 
riposo di tutte le funzioni. 

In realt per, oltre all'attivissimo lavorio intimo, del quale si dato un 
cenno precedentemente, nella ninfa si compiono le funzioni principali, che sono 
necessarie alla vita; la sola funzione di nutrizione plastica fatta senza il con- 
corso dell'ambiente, ma a spese, come si veduto, delle riserve accumulate entro 
il corpo. 

Ma, per quanto ha riguardo alla respirazione ed alla circolazione, queste fun- 
zioni si compiono, anzi, attivamente. 



I.K KT\ GIOVANILI DKGL1 INSKTTI 305 






Intanto, il passaggio da larva a ninfa ha portato, nell'organismo, una dimi- 
nuzione di peso, dovuta sia all'essersi vuotato l'intestino di materia inutile, sia 
alla filatura del bozzolo, in quelle specie che lo tanno. 

Per esempio, sooomlo Dandolo, il peso medio di un Baco da seta maturo di gr. 3,60 (razza 
assai grande, di cui v'hanno 35960 uova per oncia di 25 gr. e che d 472 bozzoli al chilo). Il boz- 
zolo (pieno) pesa gr. 2,t8; la crisalide gr. 1,48. Sicch nel passaggio da larva a ninfa l'insetto 
ha perduto gr. 1,48, cio presso a poco quanto pesa la crisalide stessa. 

La perdita aumenta durante la ninfosi, ma in misura minore; la farfalla perde poi molto 
per l'emissione del liquido, che avviene all'uscita del bozzolo. 

Respirazione. La presenza del fenomeno era stata riconosciuta gi speri 
mentalmente dal laumur, per le crisalidi, cio non solo la fuoriuscita dagli 
stigmi di piccole bolle d'aria in crisalidi immerse in liquido, ma ancora di va- 
pore acqueo. 

Secondo le osservazioni di Regnault e Keiset (1849), di Bert (1885), e pi 
recentemente del Luciani e Lo Monaco (1893), del Bataillon nello stesso anno, ecc. 
pel Baco da seta, si hanno variazioni nell'intensit di emissione di acido carbo- 
nico. I due autori italiani hanno trovato che un chilogrammo di crisalidi pro- 
duce ogni ora da gr. 0,1261 a 0,3692 di acido carbonico. 

Nei primi quattro giorni della ninfosi l'attivit respiratoria minore: segue 
un periodo di sette giorni, di respirazione pi attiva, seguito da una nuova fase 
di ribasso nell'attivit della funzione, di due giorni e mezzo, e finalmente un 
nuovo rialzo, che dura altri due giorni e mezzo. 

CO 
Anche notevoli variazioni subisce il rapporto -pr- 2 , cio fra l'ossigeno assor- 
bito e l'acido carbonico espulso; esso rapporto eguale ad 1 durante la fila- 
tura; poi aumenta l'emissione di acido carbonico, mentre l'assorbimento dell'os- 
sigeno rimane pressoch in misura invariata, cio il quoziente - -= scende a 

0,5(1; poi si rialza, per riabbassarsi nuovamente, finch nel giorno eli schiusa esso 
risale tanto da giungere a 1,50. 

La scarsa eliminazione di CO, durante il vero periodo di ninfosi ha suggerito 
al Bataillon, che ha studiato il fenomeno con molta cura, la sua teoria della 
asfissia come causa della ninfosi, della quale si gi detto. 

Il Terre (1898) riconobbe che i fenomeni succitati possono considerarsi per 
comuni alle ninfe di tutti gli altri ordini di Insetti. 

Il Levrat (1899) mostr che in una farfalla a metamorfosi lenta basta va- 
riare la temperatura ambiente perch muti nello stesso senso la curva di respi- 
razione e le curve si corrispondono mirabilmente; solo, allorch la farfalla 
formata sotto la spoglia ninfale, la quantit di CO, eliminata aumenta brusca- 
mente all'infuori della influenza della temperatura. 

La luce e l'oscurit non hanno, invece, influenza sul fenomeno. Insieme allo 
studio della funzione di respirazione d'uopo rilevare anche le trasformazioni 
chimiche delle sostanze immagazzinate dalla larva, le quali si alterano nella nin- 
fosi e che sono poi quelle che forniscono il calore e la materia al lavoro della 
ninfosi. 

Nelle cellule adipose si trovano sostanze grasse, albuminoidi e glicogene. 
Claudio Bernard (1879) trovava tanto glicogene nelle larve di mosca da para- 
gonarle a sarchi ripieni di questa sostanza, che riconobbe raccolta sopratutto 
nelle cellule adipose. 

Secondo Bataillon e Couvreur (1892), Vaney e Maignon (1906) nel Baco da 

A. Beulese, Oli Inietti, II. 



306 CAPITOLO QUARTO 



seta si constata un subitaneo aumento nella formazione del glicogeno all'inizio 
della filatura ed il maximum cade alla fuoriuscita della crisalide dalla spoglia 
della larva: in tale momento se ne trova gr. 1,60 per 100 di tessuto ed in tale 
tempo la quantit accumulata almeno doppia che all'epoca della filatura. Segue 
una rapida caduta, quindi una lenta e progressiva diminuzione e. di poi nuovo 
rapido ribasso poco prima dello sfarfallamento. 

Confrontando questo andamento del glicogeno, con quello della quantit di 
grasso contenuto nelle cellule larvali negli ultimi momenti della larva ed all'i- 
nizio della ninfosi, nonch coll'andamento della espirazione di 0O 2 il Couvreur 
(1895) conclude che il glicogeno deve formarsi a spese del grasso larvale. 

Il glicogeno in parte o tutto trasformato in zucchero durante la metamor- 
fosi ; secondo C. Bernard, Bataillou e Couvreur (1892) la proporzione dell'uno 
sarebbe inversa a quella dell'altro, che avrebbe il suo massimo tre o quattro 
giorni prima della schiusa dell'adulto, per poi scemare rapidamente. Bataillon at- 
tribuisce questa rilevante formazione di zucchero ad una specie di iperglicemia 
prodotta dall'asfissia per accumulo di COy 

Per Vaney e Maignon (1906) non cos netta la proporzione tra glicogene 
e glucosio, quindi la teoria del Bataillon non sarebbe sostenibile. 

Vaney e Maignon concludono che nel Baco da seta, durante la filatura, si ha 
formazione attivissima di glicogene e albumine solubili; quanto al grasso esso 
va scemando fino all'adulto. 

Questi risultati, a base di indagini chimiche, convengono perfettamente colle 
conclusioni delle osservazioni istologiche citate pi inuaDzi. 

Ossidasi. Trovasi nel sangue delle larve di Mosca, secondo il Dewitz, una ossidasi analoga 
alla tirosiuasi, la quale, agendo su una sostanza croniogena, determina il colore rosso o rosso- 
bruno del pupario. Secondo l'Autore questo principio ha grande parte nella ninfosi, poich gli 
agenti che neutralizzando la tirosiuasi ritardano la colorazione della pupa hanno eguale influenza 
sulla trasformazione della larva in pupa. 

Circolazione. Uopo le osservazioni di Kiiuckel d'Herculais (188-1), il quale 
riconobbe nelle larve di Volucella, che le pulsazioni del cuore durante la ninfosi 
non si arrestano che per un brevissimo periodo, cio mentre l'organo subisce 
talune modificazioni istologiche, sono venute le singolari constatazioni del Ba- 
taillon (1893). 

Egli ha riconosciuto, pel Baco da seta, che nella larva libera l'onda sanguigna 
decorre dall'indietro all'avariti, invece, al terzo giorno di filatura si producono 
inversioni periodiche dell'onda stessa. 

Cio, per cinque minuti l'onda corre normalmente (dall'indietro all'innauzi), 
poi per mezz'ora va inversamente, quindi di nuovo normale, ecc. e cos perio- 
dicamente. Dalla fine della filatura poi sino allo sfarfallamento la circolazione 
dapprima come si detto, alternante nei due sensi, poi indifferente, cio spinta 
all'innauzi ed insieme all'indietro per contrazioni della parte mediana del cuore 
e questo per poche ore prima e dopo la ninfosi; durante la vita ninfale la cir- 
colazione inversa e finalmente ritorna normale allo sfarfallamento. 

Infine dir che se le ninfe si mostrano, in generale, pi resistenti al freddo 
che. non le larve, esse per sembrano pi sensibili ai gas tossici. 



LE B'I'l cilnVANII.I DK.OM INSBTTI 



M1 



Ripari della ninfa durante la metamorfosi. 

Anche la trasformazione liliale degli insetti a metamorfosi incompleta o 
nulla, quella cio per cui si ha l'adulto, non differisce gran fatto, quanto a pro- 
cedimento, da tutti gii esuviamenti per lo innanzi seguiti (tg. 308) e non avviene 
per nulla durante uno stato di riposo o letargo, di quiete, cio, per quanto si rife- 
risce alla- locomozione ed alla presa degli alimenti. In tale circostanza l'insetto a 
metamorfosi incompleta si contenta di trovare un sito ed una posizione convenienti 
per questa breve e transitoria funzione, per cui, rotta e rigettata la spoglia lar- 
vale, ne fuoriesce l'adulto. Il transito fra i due stadi semoventi di brevissima 




Fig. 3P8. Sfarfallamento di un Ortottero (Sciisiocerca peregrina) dalla sua ninfa. 
Successivi momenti da A a C (Il seguito a fig. 351). Grand, natur., da Kiinchel d'Herculais. 



durata anche per le forme che, come le Libellule (fig. 309) ed altre specie a larve 
acquaiole, mutano di ambiente, ad es. : dall'acqua o dall'interno del terreno passano 
nell'aria (fig. 310), con aspetti e talora con funzioni diversissime. 

Invece, la vera metamorfosi, che spetta agli insetti olometaboli, richiedendo, 
come si detto, un perodo pi o meno lungo, talora lunghissimo, di riposo, 
cio una coudizione di impossibilita di difesa alcuna da parte della ninfa, di 
fronte sopratutto ad aggressioni di predatori e parassiti diversi od altri acci- 
denti, che possono sempre intervenire, importa la necessit che la larva si pre- 
munisca abbastanza, nel suo momento estremo di vita larvale, per traversare 
senza danno o pericolo il periodo successivo, fino allo sfarfallamento. 

Di qui, mentre per minor numero di insetti la ninfosi si compie libera- 
mente, senza preoccnpazione alcuna, invece, per la maggioranza delle torme olo- 
metabole lo studio di ninfa protetto e riparato con mezzi diversi e talora etli 



308 



CAPITOLO QUARTO 



cacissinii, sopratutto se si tratta di ninfe molli e quindi facilissimamente vulne- 
rabili, e che sono cibo molto desiderato a predatori diversi. 




Pia 309 Sfarfallamento di una grossa Libellula (Aeschna). A, inizio della fuoriuscita dell'adulto ; B, C, 
due successivi momenti; D, l'insetto uscito del tutto dalla spoglia ninfale e sta distendendo le ali. 
Grand, natnr. Da Roesel. 



Lo stesso avviene anche nei casi di quelle metamorfosi, le quali si sono 
vedute rappresentare* un anello tra le complete ed in- 
complete (neometabolia) e che, ad ogni modo, si effet- 
tuano con una ninfa mal volentieri locomobile od im- 
pedita pi o meno negli arti. 

Adunque, trattando dei ripari protettori della 
ninfa noi ci occuperemo solo dei casi di olometabolia 
e neometabolia, non considerando gli altri, che non 
richiedono speciali procedimenti. 

Per non ricorrere a circonlocuzioni si potrebbero 
chiamare ninfe anoiche (non formanti una cella) quelle 
che, abbandonata completamente la spoglia larvale, 
espongono nude s stesse al mondo esterno e non si 
affidano, tutto al pi, se non alla difesa che pu offrire 
la cute ninfale, pi o meno indurita e resistente 
Chiameremo invece eroiche (che formano comunque una cella) le ninfe, le 
quali sono riparate entro una cella di varia natura e complessit, riparo questo 




Kig. 310. Come sfarfalla la 
comune Cicala (Cieada ple.heia). 
Grand, natnr. 



l.K KTA CIDVANII.I DKGL1 INHKTTI 



S09 



creato dalla larva, come si detto e die pu essere di natura ed aspetto diver- 
sissimi. 

Si potranno per trovare forme intermedie tra i due vasti gruppi e saranno 
quelle ninfe, le quali rimangono solo in parte riparate dalla spoglia larvale, che 
pero, rotta in qualche punto, espone pi o meno la ninfa tuttavia parzialmente 
inclusa [emioiche). 



Ninfe anoiche. 



L'esempio della maniera pi deficiente in fatto di difesa della ninfa dato 
da qualche Coleottero. Cito per prova la Qallerucella calmariensis, cos nociva al- 














D 





F 



Fig. 311. Incrisalidameli to di una Farfalla diurna d'America (Ausonia phlexippits). A, Bruco pronto per 
la metamorfosi; B, inizio della spaccatura del dorso; C, comincia a fuoruscire la crisalide; 1), mag- 
giormente fuoriuscita; E, appena libera della spoglia ninfale; F, come nell'aspetto definitivo. Grand, 
nat. Da Folsoin. 



l'Olmo. Le larve mature, in giugno, scendono o si lasciano cadere a piedi del- 
l'albero e quivi ammassate incrisalidano. Le ninfe, gialle, molli, sono del tutto 
scoperte, senza riparo alcuno. 

Questo caso non per frequente, poich un riparo qualsiasi, anche se par- 
ziale, od insufficiente, oppure una cuticola duretta difendono l'insetto in questo 
stadio, in tutti gli altri casi ili ninfe anoiche od emioiche. 

Tuttavia vi possiamo aggiungere anche le larve di parecchi Ditteri ortorafi 



H10 



CAPITOLO QOAHTO 




Fig. lil 2- Esempi ili varie forme di eremasler in Crisalidi 
ili Lepidotteri notturni. Ingrand. Da Roesel. 



che vivono nelle acque, come Zanzare e orme affini, le cui ninfe sono libere a 
fior d'acqua. Esse per possono sfuggire a qualche pericolo, perch tuttavia molto 
mobili e veloci al nuoto, entro il loro ambiente. questo il solo caso di ninfe 
olometabole locomo venti si. 

Le crisalidi di quasi tutte le Farfalle diurne sono anoiche, mentre le notturne 
fanno vedere tutte le gradazioni di ripari, dai pi semplici e poveri ai pi com- 
plessi e ricchi. Ma le larve di Lepidotteri diurni, per tutto rifugio cercano, al- 
lorch stanno per incrisalidare, un recesso fuor di mano, o sulla stessa pianta 

su cui sono vissute o nelle vici- 
nanze, negli angoli rientranti dei 
muri, nelle anfrattuosita delle 
roccie, nei tronchi, ecc., e quivi 
si arrestano, per compiere la 
loro trasformazione, per la quale 
si fissano coll'estremo loro corpo 
al iiunto di appoggio ed alcune 
si lasciano poi penzolare col capo 
all'ingi (Vanesse, ecc.). Tali 
crisalidi si dicono .sospese (fi- 
gura 311). 
Altre invece si circondano di un filo sericeo attorno al corpo, a guisa di cin- 
tura fissata al sostegno e. rigettata la spoglia larvale, quivi rimangono in posi- 
zione orizzontale o colla regione cefalica pi alta della posteriore. Queste sono 
le crisalidi dette succinte 
(fig. 314, III; 315'. 

Come in tutti gli 
altri Lepidotteri anche 
pei diurni interviene, du- 
rante l'incrisalidamento, 
una produzione di seta, 
che dipende dalle ghian- 
dole salivari ed esce per 
la filiera, che appartiene 
agli organi boccali (vedi 
voi. I, pag. 517-liO). 
Nei Lepidotteri diurni 
per la produzione della 
seta quasi insignificante 

e si riduce a quella cintura, che abbraccia le ninfe succinte ed a pocbi fili serici, che 
fanno un breve strato nel punto ove la crisalide fisser il suo estremo posteriore 
anche nel caso delle ninfe sospese. 




A B C 

Fig. 313. Formazione dei eremasler in Vanessa urteae, secondo 
Kiincliel d'Hereulais. A, parte posteriore di nn bruco sospeso pel- 
le zampe anali (dal ventre); B, l'apparato sospensore della ninfa 
dalla faccia dorsale; C, di lato. Ingrand. 



Il Raumur ha molto bene e diffusamente descritto la singolare maniera ili agire, che usano 
le crisalidi sospese per rissare l'estremo loro corpo al punto di sospensione, senza cadere dalla 
spoglia larvale, che ormai rotta per lungo. 

L'illustre osservatore, vide bene come (ad es. nelle Vanesse) la larva, filato nn piccolo cu- 
scinetto sericeo, a questo si attacchi merc le false zampe anali e gli uncini, che le orlano e di 
poi si lasci penzolare. 

Rottasi quindi la spoglia della larva, secondo una fessura nella linea mediana del dorso, ne 
fuoriesce in parte la crisalide, dapprima colla regione anteriore del corpo e quindi mettendo 
fuori anche l'estremo posteriore, che termina in nn prolungamento ornato all'apice di piccoli 
uncini (lig. 312), con questo raggiunge il cuscinetto di lili di seta e vi si impiglia tenacemente. 



I.K Kll QIOA \Nll.I DEGLI INSKTTJ 



SU 




Fig. 314. Crema 8 ter d crisalidi ili farfalle diurne se- 
condo Packard. 

I, ili Danaig; li, d Paphia : 111. Crisalide di Tata* 
Basata col cingolo di seta; x. placca iettale; e. crem^ster. 



Ci fatto la crisalide, merc movimenti oscillatoli del corpo, Unisce per liberarsi completamente 

Iella spoglia larvale e fuoriuscirne del tutto. 

Iviinckel d'Herculais (1880) considera l'appendice conica dell'estremo addome di queste cri- 
salidi come risultante da un ravvicinamento, pi o meno stretto o da fusione di un paio di arti 
addominali, da omologarsi a quelli della larva (tig. 313) 

Kiley (18801 aggiunge altre osservazioni su questo argomento e non consente esattamente 
nella omologia di questo apparato sospen- 
sore delle crisalidi (Cremaste! - ) colle zampe 
anali della larva. 

Il bruco egli dice poco prima 
ili trasformarsi attacca ad un corpo estra- 
neo, al quale esso vuol sospendersi, un 
piccolo ammasso di seta. Esso si fissa a 
questo ammasso per mezzo dolle zampe 
anali, merc i loro uncini, poi muta. I 
legamenti chitinosi, che risultano dalla muta 
delle trachee del nono paio di stigmi e 
dell'intestino posteriore e la parte della 
(ielle, che contorna l'ano e le zampe anali 
costituiscono un apparato sospensore, nel- 
l'interno del quale non vi ha pi tessuto vivo. Mentre le zampe anali, staccate dal loro invi- 
luppo chitinoso, si atrofizzano, la placca anale, situata al di sopra dell'ano si copre di uncini, 
si fissa a lato dell'apparato di sospensione di origine larvale e si allunga per formare una ap- 
pendice conica, terminata da un piccolo rigonfiamento coperto di uncini (tg. 314), che il ere- 
master. Alla sua base si trovano, allo stato atrofico, le parti contenute nel legamento sospensore 

larvale. L'apparecchio di sospensione della crisalide 
deriverebbe dunque dalla placca anale e si sostitui- 
rebbe gradualmente a quello del bruco, il quale pro- 
verrebbe dalle zampe anali e dallo parti chitinose, 
che fanno parte dell'ultima muta. 

La maniera poi di cingersi il corpo con un fa- 
scetto di fili sericei descritta minutamente dal 
Kaumur per la Pieris brassicae, cio la Cavolaia mag- 
giore. Il bruco (fig. 315) tre giorni prima di trasfor- 
marsi in crisalide, tappezza di un tessuto sericeo il 
piano al quale vuol fissarsi e vi si salda cogli uncini 
delle zarupe posteriori. Di poi, rivolgendo il capo 
fino accanto alla zampa falsa del primo paio, fissa 
un filo, che trae per sopra il corpo, ripiegando il 
capo ed i tre primi anelli del tronco, dorso contro 
dorso del restante corpo e cos, roteando verso l'al- 
tro lato, fissa il filo sericeo appunto accanto 
all'altra prima zampa falsa. Ripete questa operazione 
pi volte fino a che la cintura sia robusta abbastanza. 
Dopo ci e dopo un periodo di due o tre giorni di ri- 
poso avvieni- la rottura ed il rigetto della spoglia larvale e la crisalide rimane fissata per l'e- 
stremo posteriore e per la ciutura al piano scelto. Cos fanno le Pieridi, i Papilionidi, ecc., 
mentre invece le Vanesse e le Niufalidi hanno crisalidi sospese. 

Alle ninfe sospese possono essere paragonate anche quelle di taluni Imenotteri eudofagi, ad 
es. del genere Ciatotecus (tig. Siti), le quali si vedono fissate per l'estremo addome ad una foglia 
e sono generalmente numerose, disposte a cerchio, erette sulla pagina superiore della foglia 
stessa, nere, lucenti, lunghe qualche millimetro. Dipendono da larve eudofaghe di bruchi, dai 
quali sono fuoriuscite per incrisalidare senza pi all'esterno. Qualche volta rimane in sito la 
spoglia vuota del bruco, ma il pi spesso essa secca, cade e cos questo curioso anello di ninfe 
(gi veduto dal Raumur) rimane isolato e scoperto. 





Fig. 315. Come il Bruco delia comune 
Cavolaia (Pieris brassicae) si cinge (A) il 
filo di seta attorno al corpo; B, Bruco ormai 
fissato e che attende, ad incrisalidare; C, 
crisalide in sito. 



312 



CAPITOLO QUARTO 






Ninfe emioiche. 

Molto similmente alle crisalidi sospese si comportano quelle ninfe emioiche, 
le quali conservano attorno a s la spoglia larvale disseccata, rotta per lungo 

il dorso ed aperta cos che 
sotto apparisce, pi o meno 
ampiamente, la ninfa. Se ne 
hanno begli esempi in Coleot- 
teri delle famiglie dei Coeci- 
nellidi e dei Crisomelidi (fi- 
gura 317). con tutte le grada- 
zioni circa alla retrazione della 
spoglia larvale verso l'estremo 
posteriore della ninfa, cio di 
esposizione della ninfa stessa. 
Per questi insetti per la 
adesione della larva fatta 
per mezzo di un liquido col- 
loso, che dissecca all'aria e 
che la larva emette prima di 
incollarsi cos, e sospendersi 
col capo all'ingi. 

Tali ninfe sono comuni 
sulle piante invase da Afidi 
o da Cocciniglie, che sono l'or- 
dinario cibo della maggior parte dei Cocciuellidi, o sui vegetali ove vivono alcune 
specie di Crisomelidi e quivi sono attaccate, pi che altro, sulle foglie (fig. 317). 




Fi, 



. 316. Ninfe di Imenotteri) endofago (Crulolicus) fuori- 
uscite dalla vittima (Bruco) e fissatesi sulla foglia attorno 
al bruco morto. A, foglia colle dette ninfe in posto (il 
cadavere della vittima caduto) in grand, uatur. ; B, C, 
le dette ninfe ingrandite. Da Howard. 



Ninfe evoiche. 

Ma il gruppo delle ninfe, che si riparano in modo vario e talora efficacissimo 
il pi numeroso e le maniere di difesa sono molto svariate, cos che converr 
dirne con maggiore lar- 
ghezza, trovandosi an- 
che quivi esempi non 
solo importanti dal lato 
pratico, ma curiosi an- 
che e mirabili per sin- 
golarit di mezzi, a cui 
alcune specie fanno ri- 
corso, per ottenere un 
buon rifugio durante 
il periodo critico del 
riposo ninfale. 

Una prima divi- 
sione fondamentale, in 
seno alle ninfe evoiche, 
deve farsi riguardo 
alla parte, che prende 
nella protezione della 
ninfa la pelle larvale. 





Fig. 317. Larva (A) e ninfe (B, 
eiuioica (B) con graduale passag 



C) di Cocciuellidi. Esempio di ninfa 
;io fino alla completamente nuda (C) 



li Adulta bipunciata. 
Nord -americani. 



A, B, Chlocoru simills. Ingrana. Dagli autori 



I.K BX GIOVANILI DKiil.l INSETTI 



313 





Fig. 318. Tre pupari ili Dit- 
teri ciclorafi; A, di ErislalU ; 
B, di Pipiza radicati* ; C, di 
Bacca lugens (Sirfide), quest'ul- 
timo ingrandito pi degli altri. 



Pupa e pupario. Si gi avvertito che un intero gruppo di Ditteri, cio i 
Ciclorafi ed i Pupipari, profittano appunto della pelle della larva per t'arsene un 
ben resistente e comodo bozzolo, in cui si cela la ninfa molle e delicata. Il 
procedimento semplicissimo. La larva, giunta a maturanza, si raccoglie su s 
stessa, assumendo la forma ovale pi o meno allungata, talora in guisa di goc- 
ciola o di pera, come nei Sirti li. oppure ancor 
pi lunga, come negli Stratiomys, ecc., che avr 
poi la pupa. Dopo di ci avviene una abbondante 
secrezione cutanea, per la quale la pelle larvale di- 
venta pi spessa e, disseccando la secrezione, rimane 
immobilmente fissata nella forma definitiva. Insieme, 
anche avviene, il pi spesso, una mutazione di 
tinta, per cui questo involucro protettore assume 
colorazione sempre pi intensa, dal bianco della 
larva passando, pel giallo ocra e pel rosso mattone, 
ad una tinta, che, spesse volte, addirittura mar- 
rone oscura o bruna. 

Queste modificazioni del colorito, della consi- 
stenza, ecc., dell'involucro avvengono in pochi mi- 
nuti. Anche le traccie delle divisioni fra gli anelli 
si attenuano ed, insomma, questo involucro, che 
non altro se non la pelle larvale, finisce per 
riescire molto diverso, per forma, lucentezza, resi- 
stenza, colore, ecc., dalla larva da cui proceduto 

e tanto diverso che non si potrebbe riconoscerne la origine. Esso prende il nome 
di pupario (fig. 318), voce che si deve usare pel solo involucro, mentre il complesso 
della forma si chiama pupa, giacch non sarebbe possibile distinguere l'insetto 

inclusovi dalle comuni ninfe, ad es. di Imenotteri o di 
Coleotteri. 

La resili razione, da parte dell'insetto contenuto nel 
pupario, che ad un esame superficiale sembra perfettamente 
chiuso, si effettua per le l'orme a vita larvale aerea, per 
aperture molto bene dissimulate. Ma per le specie ac 
quaiole, come sono ad es. gli Straliomi/s, le Eristalis, ecc., 
o per altre che vivono entro liquidi diversi, come sono ad 
es. le Drosofile, di cui una specie, la D. cellaris notissima, 
perch abbonda sui tini in fermentazione, le aperture 
di comunicazione dall'interno pupario coll'aria ambiente 
sono molto prossime e si trovano al punto stesso ove 
si aprivano gli stigmi della larva. Le stesse aperture re- 
spiratorie larvali continuano tuttavia a funzionare, salvo 
che nel pupario non immettono in un sistema tracheale, 
ma comunicano senza pi col vano interno del pupario 
medesimo (fig. 319). 

Alcuni processi speciali, che nella larva circondavano 
l'orifizio respiratorio, destinati ad impedire l'ingresso dell'acqua nelle vie aeree 
della larva ed a sostenere l'insetto, aprendosi sul pelo dell'acqua stessa, si 
conservano anche nella ninfa, salvoch quivi non sono mobili, cosi da potersi 
chiudere ed aprire a volont dell'insetto, ma ormai solidificati nell'insieme morto 
del pupario. Ne ho detto a pagg. 824 826 del voi. I. 




fig. 319. Pupario di Dio 
sopii ila mostrante in Si i 
pornetti respiratori cor- 
rispondenti agli stigmi an- 
teriori larvali. Ingran*. Da 
Berlese. 



A. lKKi.KSE 6li Insrtti, II. 



314 



CAPITOLO 1)1 AUKJ 



Per esempio, negli Stratlomya e nelle E ristali*, si tratta di una corona di peli cigliati, elio 
circondano il foro aperto sull'estremo caudale della larva. Tali cigli possono raccogliersi in uno 
stretto mazzetto od aprirsi a guisa di stella, come farebbe un fiore di margherita. Essi sono 
spalmati di sostanza grassa, clic respinge l'acqua. Allorch sono raccolti a fascio la larva pu 
immergersi entro l'acqua ed essi chiudono l'apertura stigmatica. Ma allorquando l'insetto sale, 
pel suo peso, ed affiora coli' estremo posteriore del corpo, il fase-etto di peli cigliati, giunto fuori 
d'acqua si apre e l'acqua stessa non pu bagnarlo. Cos stabilita subito la comunicazione 
coll'aria, che pu penetrare traverso gli stigmi situati nel centro della rosa o stella fatta dai 
detti cigli (fig. 320). 

Allorch la spoglia larvale diviene pupario, la rosa di cigli e sempre aperta e cosi rimane 
immobilmente fissata ed a fior d'acqua, restando anche lbero il transito all'aria traverso il foro 
centrale. 

Altre larve, come ad es. ([nelle di DrosopMta suaccennate, che pur vivono entro liquidi, 
hanno stigmi torneali situati all'apice di un cornetto retrattile e protrattile. Avvicinandosi la 
ninfosi, la larva affiora, allungando questi processi stigmatici, che poi induriscono col rimanenfe 

della spoglia larvale e cos la pupa apparisce fornita di 
due cornetti anteriori, con processi ramificati apicali, che 
sono, probabilmente, i primi tratti delle trachee. 

Merce questi espedienti avviene che tali pupe di 
larve acquaiole possono continuare a rimanersene entro il 
liquido in cui sono vissute e solo l'adulto sapr fuo- 
riuscire dal pupario, senza bagnarsi, per godere di vita 
totalmente aerea. 




Fig. 320. Corona caudale per la 
respirazione della larva di Stratiomys. 
Da Schwammerdam. 



Fra le pupe, del resto, si trovano alcune 
specie, che sono del tutto libere nell'aria, come 
ad es. quelle gi indicate di Sirtidi, che si ve- 
dono attaccate per l'estremo caudale alle toglie 
delle piante, su cui abbondano gli Afidi. Ma 
molte altre si celano anche entro qualche altro 
involucro riparatore, in ambiente scelto dalla larva 
nel suo estremo momento di vita in quello stadio. 
Cos moltissimi Ditteri ciclorati abbandonano l'ambiente in cui sono vissuti 
allo stato di larva, per guadagnarne altro, in cui nascondersi durante la ninfosi. 

Le mosche della carne, assai di rado, se non impedite, si trasformano in ninfa entro le 
carni ove sono vissute, ma raggiungono il terreno e, nella terra, pi o meno profondamente si 
celano. Cos fanno pure quelle che sono vissute parassiticamente entro il corpo di altri animali, 
come nelle cavit nasali o nello stomaco o sotto la pelle di Mammiferi, o le altre molte, che 
allo stato di endofagi hanno divorato gli organi interni di qualche insetto o quelle ancora, che 
hanno avuto per cibo e dimora la polpa delle frutta, sebbene per taluna di queste possa acca- 
dere eccezioue. 



Ninfe e Crisalidi protette. Il maggior numero per di ninfe e di crisalidi si 
trovano pi o meno bene riparate e nascoste, per passare, senza immediato pe- 
ricolo da parte di intemperie o di aggressioni, il difficile periodo critico. 

Salvo innumerevoli gradazioni, si possono distinguere due fondamentali tipi 
di difesa della ninfa, quelli cio che dipendono dal solo ambiente e quelli che 
derivauo da protezioni create dalla stessa larva con mezzi suoi. 

Si troveranno poi esempi misti, in cui l'una e l'altra maniera di difesa sono 
combinate e con gradazioni senza, fine, nella misura del concorso dell'una o del- 
l'altra. 

Non comune l'esempio di larve, le quali prima di trasformarsi in ninfa, 
pur trovandosi riparate in ambiente sicuro, nulla facciano per adattarsene un 
vano, ove poter con agio rimanere durante la ninfosi. 



I.K 1 I \ GIOVANILI DEGLI INSETTI 



315 




t~_ 



Pig. 321. La ninfa del muschio del Cervo volante 
{Lucanus cernia) nel suo bozzolo ili terra compressa 
e jjlnthiata. Grand, oatiir. Da Roesel. 



Per poco die sia il lavoro di adattamento della cella a ci scelta, certo 
che qualche cosa la larva fa sempre per renderla opportuna al nuovo ufficio. 

Vi sono per larve, le quali non concorrono con alcuna secrezione speciale a 
tale adattamento della nicchia 
ninfale, mentre altre vi danno 
una parte grandissima, con mezzi 
a ci solo destinati. 

Ma anche in assenza di se 
erezioni con questo solo scopo 
avviene, da parte della larva, al- 
meno un lavoro meccanico di 
adattamento dell 'ani hi e lite. 

Cos, ad esempio, non poche 
larve di insetti viventi entro 
terra e che quivi incrisalidano, 
giunte al termine del ciclo larvale, 
colla semplice compressione delle 
pareti di una parte della galleria scavata, allargano una cameretta ovale o ro- 
tondeggiante, a superficie interna liscia e pi indurita e debbono ostruire la gal- 
leria almeno da un lato per creare la stanza chiusa, che sar la loro cella nin- 
fale. Cos fatino molti Co- 
leotteri ed insetti di 
qualche, altro ordine a 
larve sotterranee (fig.321, 
322, 323). 

A questo stesso 
gruppo si debbono ascri- 
vere le ninfe di taluni 
Imenotteri endofagi della 
famiglia dei Calciditi (e 
ne sia esempio la ben 
nota Prospaltella della 
Diaspis pento gona), che 
stanno entro la pelle della 
vittima senzaalt.ro riparo 
di propria formazione, 
ma il detto involucro e 
pi ancora gli scudi della 
coccinigla uccisa sono 
difesa sufficiente all'in- 
setto (fig. 324). 

Qui pure vanno in 
dieate le ninfe di taluni 
Coleotteri (Milabridi, Cur- 







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Fig. 322 



culionidi, ecc.), che si 



Crisalide di JacrosiUt carolina (Sfingide) nel suo follicolo 
sotterraneo. Met della grand, natur. Da Howard. 

trovano occluse nell'am- 
biente (semi), in cui sono vissute allo stato di larva, minimamente modificato e 
quindi anche la maggior parte delle larve abitatrici delle galle, che nulla ag- 
giungono ili proprio a quanto altri agenti hanno preparato intorno a loro, per nu- 
trimento e difesa, e moltissimi altri esempi consimili si potrebbero citare di pro- 
tezione della ninfa, dovuta al solo ambiente, senza intervento alcuno di produzioni 
od altro lavoro da parte della larva. 



311 



CAPITOLO QUARTO 




A H 

Fig. 323. Bozzoli di terra della Stnge sud- 
detti!, da cui uscita la farfalla; A, in- 
tero; B, spaccato. Meta della granii. 
natur Da Howard. 



In modo analogo si comportano talune larve, che vivono a spese del paren- 
chima delle foglie (qualche, Gecidomide ed altri Ditteri, Microlepidotteri) che 
dal fondo della galleria scavata si tagliano fuori una nicchia, la quale risulta 
dalle sole due pagine della foglia e da un tappo di detriti, che impedisce l'ac- 
cesso alla cella ninfale dal lume della galleria. 

Cos pure fanno parecchie larve di Coleotteri o di Lepidotteri, che vivono 

entro il legno e per le quali tutto il la- 
voro a preparazione della nicchia ninfale 
si riduce ad un allargamento della galleria 
nel punto scelto ed alla costruzione di un 
tramezzo (o due se la parte scelta non 
al limite del cunicolo), di detriti legnosi. 

Quasi sempre per questi diaframmi 
sono fatti pi resistenti per virt di 
un liquido agglutinante, che viene se- 
gregato dalle ghiandole salivari della 
larva (fig. 326). 

Tali ghiandole infatti hanno grandis- 
sima parte nella costruzione del riparo 
per la ninfa, mentre per sole poche specie 
tale funzione invece devoluta a ghian- 
dole, che emettono il loro segreto dalla apertura anale. Di ci sar detto 
pi ampiamente in appresso. 

La secrezione delle ghiandole salivari delle pi variate anche, anzi sopra- 
tutto, nelle larve delle specie olometabole. Si va da un 
semplice liquido, pi o meno agglutinante fino alla, com- 
plessa sostanza, che forma il filo ili seta. 

Follicoli ninfali a pareti pi resistenti e per le quali 
evidente l'intervento di una saliva molto agglutinante 
ed in abbondanza, si vedono pure fatti da larve sotterranee 
o viventi nei detriti di legno marcio, od in quello verde 
od in altro, come sono ad es le larve di molti Lamelli- 
corni e Pettinioorni, ecc., fra i Coleotteri, di alcuni Lepi- 
dotteri (ad esempio l'roce.ssionarie, ecc., figg. 321-323), di 
JSTeurotteri, ecc. Per tutti questi si pu in realt isolare 
dall'ambiente una specie di bozzolo di forma definita, il 
quale si vede composto di detriti prestati dall'ambiente 
stesso, incollati fra loro tenacemente. La parete du- 
retta, resistente e, se rotta, mostra la faccia interna 
liscia e bene compatta. Con tutto ci non si pu ri- 
conoscere una forma definita alla sostanza glutinanto 
che, probabilmente, dovuta alla saliva pi che ad altre secrezioni della 
larva. 

Invece, in molti casi, specialmente per parte di Lepidotteri, la sostanza col- 
legante i detriti o, se vuoi, frammenti maggiori, ad es. di foglie secche od altro, 
perfettamente riconoscibile come filo di seta. Si tratta adunque dei primi ru- 
dimenti di un vero bozzolo sericeo. Vedi ad es. le celle ninfali dei Lepidotteri 
rodilegno entro i legnami stessi (tg. 326) o di moltissimi altri, specialmente fra 
gli Bteroceri (tg. 325), che si contentano di affidare la sicurezza del loro prossimo 
stadio di crisalide semplicemente a grovigli di foglie secche, pi o meno bene 
egati assieme da pochi fili di seta (Sfingidi, Nottue, ecc.). 




Fig. 324. Esempio di nu 
Iuieuottero eudofugo (Pros- 
paltella berlesi), ohe incri- 
salida entro la vittima 
(Diaspis pentagona) la cui 
pelle gli serve di riparo. 
Molto ingr; Da Berlese. 



LK ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 



317 



La combinazione di fili di seta e frammenti diversi tolti all'ambiente pu 
dare origine a follicoli molto 
complessi e talora mirabili 
per l'industria con cui sono 
esegniti. 



(ito alcuni esempi, ma essi sono 
innumerevoli. Moltissime larve mi- 
natrici fra i Microlepidotteri, cio 
viventi nel parenchima delle foglie, 
a crescenza larvale compiuta, in- 
cidono una porzione delle due pagine 
fogliari in cui si trovano e, riunite 
assieme lungo gli orli le due por- 
zioni cos staccate totalmente od in 
parte, ne ottengono un follicolo 
piatto e dovunque chiuso, in cui 
incrisalidano (tg. 327). 

Un esempio cospicuo > recato dal 





Fig. 325. Crisalide riparata solo da pochi fili di seta 
(Liinantliria dispai). Grand, uatur. Da Berlese. 



Rauinur e rappresenta certo un grado massimo di com- 
plicanza di lavoro per la costruzione del riparo nin- 
fale, combinando corpi estranei, collegati con liquidi 
di secrezione della larva. 

11 Bruco della Falerni dille cortecce (fig. 328) 
forma, su un rametto, due lamine triangolari, fatte 
di pezzetti di corteccia rettangolari, saldati assieme 
con fili di seta, esattamente come i muratori fanno 
per rizzare un muro. Queste due ali ai lati del 
ramoscello sono poi accostate l'una all'altra e ne 
risulta un cartoccio aperto, il quale poi, chiuso 
alle due estremit, verr a formare il follicolo de- 
siderato. 

qui il caso di ricordare anche un altro sin- 
golare mezzo, che taluni bruchi adoperano a rin- 




Fig. 326. Crisalide di Cossus cossus, nel suo 
bozzolo ed in sito alla estremit della gal- 
leria erosa dalla larva. Grand, natur. Da 
Rntzelmig. 

forzo dei follicoli sericei, che essi costrui- 
scono per incrisalidarvi. Intendo parlare 
di bruchi pelosi, i quali impiegano la 
fitta e lunga peluria, di cui sono rivestiti, 
per rinforzare il bozzolo di seta, che pre- 
parano. Il Raumur lungamente descrive 
il modo di lavorare del bellissimo bruco 
della Acronycta aceris (fig. 329), che, fatto 
un semplice strato di seta, il quale forma la 

parte esterna del bozzolo, si strappa, merc le mandibole, ci u fri dei lunghi peli gialli, di cui 
rivestito e li dispone sulla parete interna e vi distribuisce i peli, che attacca e copre in parte 
con nuova seta filata. Cos il bruco nel bozzolo rimane completamente denudato. 

Il bruco della Arctia caja (tig. 33(1 1 si recide invece, mene le mandibole, i peli di cui co- 



Fig. 327. Bozzolo di Microlepidottero minatore, fatto 
delle due pugine della foglia, tagliate in forma 
elittica. A, foglia da cui stata recisa la porzione: 
B, il bruco, che si trae dietro il bozzolo ; C, la 
ninfa, che fuoriuscita dal bozzolo e sta per sfar- 
fallare. Da Roesel. 



318 



IPtTOI.O QtTAUTO 



w 



perto e li impiega egualmente. Un'altra specie di bruco villoso usa vin altro modo. Fatto un fol- 
licolo di seta rada, passa traverso le 
maglie la peluria, di cui rivestito e, 
impigliati cosi i peli, con movimenti 
vari del corpo se li strappa e ve li la- 
scia afferrati nel tessuto serie* di 

poco o punto sporgenti all'esterno, 
mentre lo sono molto internamente, 
ma il Iliaco li acquatta e fissa merc 
fili di seta e cosi la parete interna 
resta levigata e morbida. 

pure degna di menzione la 
maniera con cui certi bruchi rinforzano 
all'esterno il loro bozzolo merc piccoli 
granelli di terra, il Kcuiiuiur, per la 
Cuculila verbaaci, descrive il modo di 
agire in presenza di uno strappo 
fatto appositamente al bozzolo, tolto 
di terra non ancora ultimato. L' insetto, 
fuoriuscendo in parte dal buco trov, 
ed afferr colle mandibole un granellino 

di terra, che deposit entro il bozzolo e ripete l'operazione abbastanza finch conob'ie di aver 

raccolto sufficiente materiale, che poi dispose 






C 

Fig. 32X. Costruzione del bozzolo della Falena delle cor- 
teccie, secondo Kaiimur. Iugr. circa 4 iliani. A, le due 
ali sono ancora aperte; B, chiuse; C, il bozzolo termi- 
nato e veduto di fianco. 



dall'interno, granello per granello, su un 
tessuto di seta, molto lassa, tirato previamente 
sull'apertura, battendo col capo per dare la 
necessaria forma e consistenza, alla parete. 
L'ultima stretta apertura rimasta, per la 
'1 nule l'insetto non poteva pi passare, fu 
turata con un ultimo granello terroso, che, 
spinto dall'interno, fu fatto passare traverso 
i fili di seta e chiuse del tutto l'ultima breccia 
(fig. 331). 

Con simili mezzi bruchi, i quali incri- 
salidano entro terra, ottengono un bozzolo 
morbidissimo all'interno, perch tappezzato 
di delicato tessuto di seta e robusto nel com- 
plesso per l'aggiunta di uno strato di granelli 
di terra tenacemente fissati fra loro ed al folli- 
colo, merc fili di seta elle fortemente li legano 
(fig. 231. />). 

Taluni brucili, oltre al tessuto di seta con cui fanno il bozzolo, distribuiscono sulla parete 




Fig. 329. Bruco di Acronyeia aceris. A, pros- 
simo ad incrisalidare ; B, come si trova, ormai 
nudo, nel suo bozzolo. Grami, uatur. 







MI 



y 




"'"'' ' 

: 

Fig. 330. Il bruco (A) della Arotia oaja, die si accinge ad incrisalidare (B). Grand, natur. Da Kcauiiiiir. 



1.1 K I GIOVANILI iiki.i.i [NSK I I I 



319 



interna di questo una sostanza secreta dall'ano, che dispongono in strato uniforme, merc il 
capo. Tale sostanza dissecca tosto all'aria e diviene anche pulverulenta. 




Fig. 331. A. Bruco ili Nottua ilei Verbasco {Cuculila verbasci), che 
riveste di piccoli sassi il proprio bozzolo e ne tura l'ultima apertura. 
Grand, natur.; B, spaccato del bozzolo di Cuculila umbratica. 
Grami, natur. Da Koesel. 



La parte riserbata a 
produzioni tolte dall'am- 
biente va scemando, come 
facile comprendere, 
quanto pi si accresce 
quella, invece, che. spetta 
alla larva. Si intende an- 
cora che se quest'ultima 
non solida o non as- 
sume rapidamente lo stato 
di solidit, sebbene emes- 
sa liquida, non pu ser- 
vire bene alla formazione 

di uno strato abbastanza resistente e spesso, da garantire la sicurezza dell'insetto 
occlusovi. 

In tali condizioni non vi pu essere di meglio della seta filata, sostanza 

cio fuoriuscente fluida, 
cne rassoda tosto all'aria 
e che, modellata in fili 
esili, non resistenti ed 
elastici, pu formare be- 
nissimo uno strato assai 
tenace, al quale d con- 
sistenza la stessa natura 
del filo e quella di so- 
stanze interstiziali, che 
possono essere usate a 
riunire e fondere in un 
tutto unico il tessuto se- 
riceo. 

Di seta sono rivestiti 
corpi duri, nei quali 
vissuta la larva, per pre- 
parare alla ninfa una ca- 
meretta dalle pareti sof- 
fici e resistenti. Cos le 
Tignole ed altri insetti 
viventi nei semi in ge- 
nere fanno del seme 
stesso la propria cella 
ninfale. 

A questo stesso 
gruppo si possono ascri- 
vere parecchi Imenotteri 
(fig. 333), che, vissuti 
durante la vita larvale in una cella scoperta, filano un opercolo di seta al- 
l'atto di trasformarsi in ninfa ed anche molte Tignole ed altri Lepidotteri, che 
allo stato di larva stanno entro grovigli sericei, od in foglie accartocciate od 




Fig. 332. Costruzione del bozzolo ila parte del bruco di un Microle- 
pidottero americano (Bucculalrx pomifoliella). A, il bruco fila la 
prima porzione del bozzolo ; B, iniziata la seconda porzione pi 
breve, complementare ; C, tutto il bozzolo filato e le due parti 
congiunte; D, bozzolo terminato, rivestito dalla sostanza cementale; 
E. alcuni bozzoli in sito, meno ingranditi ; F, disposizione del filo 
nella trama del bozzolo, tngraml. Da Slingedaud e Flescber. 



320 



CAPITOLO QUARTO 



altro simile riparo e quivi, con poco lavoro di adattamento, rimangono anche pel 
periodo successivo. 

Secrezioni d'altra natura, salivari o da ghiandole che si scaricano nel retto 
non sono altrettanto comode ed efficaci allo scopo e non servono mai da sole, 
cio senza la trama di seta o senza il concorso di detriti derivati dall'ambiente. 
Un'altra sostanza, che, quantunque assai scarsamente in confronto sopra- 
tutto della seta, pure usata 
da qualche insetto per la costru- 
zione di un follicolo riparatore, 
la cera od una cera-resina, in 
somma un composto solubile in 
alcool o negli idrocarburi. 

Ma la cera ha degli incon- 
venienti, come la sua impermea 
bilit ai gas, la impossibilit 
di modellarla se non di getto, 
la fragilit, ecc. ed perci che 
gli scarsi esempi di follicoli 
esclusivamente cerosi (maschi di 
Cocciniglie, fig. 334) fanno vedere 
che per dar luogo alla possibilit 
di respirazione da parte dell'in- 
setto occluso, necessario che il follicolo stesso presenti una pi o meno estesa 
soluzione di continuit, ci che non necessario per quelli a trama serica o con 
detriti agglutinati. 

In generale la cera ha ufficio diverso e se u gi detto anche nel 1 vo- 




Fit 



333. Esempio di ninfe incluse in celle operoolate. 
Parte di favo di Calabrone. Grand, natur. 










Fig 



334 

per tra 



Foli k 
epareu 



ili oerosi di maschi di Cocciniglie. A, B, di diaspiti ( Diaspis pentagono): in B, si vede 
la ninfa; C, di Lecanite (Pulvinaria); D, di Lecauiodiaspite [Pollinw). In grand. 



lume, nei follicoli poi, quando si trova accompagnata da altre prodazioni, che 
formano la precipua massa del bozzolo e non vi che per complemento. 

Adunque la sostanza ottima per la costruzione dei bozzoli, a protezione della 
ninfa, la seta ed essa ha larghissimo impiego presso gli insetti di tutti gli or- 
dini, primi per i Lepidotteri, quindi negli Imenotteri, di poi nei Neurotteri, 
meno ancora nei Coleotteri, pochissimo nei Ditteri. 

Ho detto che la parte serbata alla seta coll'aumentare induce la diminu- 
zione di quella che rimane a produzioni derivate dall'ambiente. Cos bozzoli 
ormai riccamente costrutti di seta sono tutto al pi parzialmente protetti da 



LE ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 



321 




Fi. 



335. Bozzolo sericeo di una Nottua, protetto ria foglie ili 
salice fissate al bozzolo stesso. Grami, natur. Ha Koesel. 



foglie secche (fgg. 335, 33(5) ad immediato contatto col bozzolo, ma non una con- 
dizione necessaria. Oppure, la parte che aderisce ad una superficie rigida, le- 
gno, roccia, ecc., meno 
spessa e resistente di tutto 
il resto del bozzolo libero. 
Ma nei casi di alto po- 
tere sericiparo, come ad 
es. di molti Bombicidi, fra 
i Lepidotteri, come pure di 
qualche Imenottero e di 
Neurottero, il bozzolo li- 
bero, in ogni sua parte 
egualmente spesso e resi- 
stente e solo una atmosfera 

di tli sericei radi lo difende, mentii' anche lo sostiene sai corpi, sui quali stato 

costrutto. 

Questa la pi ricca ma- 
niera di bozzoli, che raggiungono 
la perfezione nel comune Baco 
da seta. Fra questi bozzoli per 
quelli di qualche, specie di Bom- 
bicide hanno da un lato un foro 
per l'uscita dell'adulto, foro ce- 
lato e condizionato in modo che 
non permette l'ingresso, mentre 
non impedisce l'egresso dell'in- 
setto. Cos si vede nelle Saturnie 
(flg. 337) e generi affini. In altri 
casi, e ne sia esempio il Baco da 
seta, il bozzolo totalmente chiuso 
e dovunque di uniforme spes- 
sore e struttura. 

Una certa diversit per fra 
la struttura della parete interna, 
sua levigatezza, compattezza, ecc. 
e quella esteriore in bozzoli to- 
talmente di seta, si manifesta 
sempre in grido vario, ma talora 
cos accentuata che addirittura 
si pu dire il follicolo essere co- 
strutto di due diflerentissime pa- 
reti, l'una dentro l'altra e la pi 
interna a trama fittissima o quasi 
omogenea, la pi esterna a lar- 
ghe maglie di seta, formanti un 
grosso e robusto reticolato. Cos 
ad es. pei bozzoli di molti Ime 
notteri Tentretlinei e ne sia 
esempio la comune Hylotoma 
rosae, che incrisalida sotterra. 
Talune specie di larve, specialmente di Farfalle costituiscono un riparo sericeo 

A. Berlebe, Oli Insetti, II. 41. 




Kig. 336. Bozzolo di Aniheraea pernyi su una foglia ili 
Quercia, fissato anche col suo peduncolo al ramo. Grand, 
natur. 



322 



CAPITOLO QUARTO 




Fig. 337. 



'- ';:"'!'&'---'- 



Spaccato del bozzolo di Saturnia pyri 
Grand, natur. Da Roesel. 



/ 



comune, entro il quale incrisalidano tutte insieme. Il pi bello esempio certa - 
mente quello offerto da un Bombicide, Eucheira sociali (fig. 338). 

11 comune nido, ben grande, ha fori d'ingresso ed egresso per le larve e 

finalmente per gli adulti, 
che sfarfallano nel suo in- 
terno. 

Una particolarissima e 
del resto rara maniera di 
bozzolo quella fatta da 
una secrezione speciale della 
:<uperficie cutanea di tutto il 
corpo; la sostanza fuoriesce 
liquida dalla pelle della 
larva e si rassoda e se ne 
stacca di poi, riuscendo mo- 
dellata in forma ovale. Ne 
viene un bozzolo trasparente 
e resistente che, per la viscosit della sostanza quando ancora allo stato fluido, 
resta aderente ai corpi su cui si formato. Tale maniera si vede praticata 
ad es. : dalle larve di un (Jurculionide. 
il Gionus fraxini e da qualche altro in- 
setto. 

il momento qui di considerare l'o- 
rigine delle produzioni speciali della larva, 
destinate alla formazione del follicolo pro- 
tettore della ninfa. 

Per la cera si gi esposto altrove che 
essa fuoriesce da ghiandole sparse nel 
corpo (vedi voi. I, pag. 497 e segg.). 

Ma le sostanze glutinanti ed anche la 
seta possono derivare o da ghiandole cu- 
tanee senza ubicazione precisa sul corpo 
dell'insetto, come anche il caso citato 
del Gionus od anche da ghiandole maggiori, 
che immettono nell'intestino estremo ante- 
riore oppure nel retto, di guisa che il pr 
dotto fuoriesce dalla bocca in un caso, dal- 
l'apertura anale nell'altro. 

Per le ghiandole sericipare cutanee, 
delle quali abbiamo esempio solo nei Dia 
spiti fra le Cocciniglie, ho detto abbastanza 
nel voi. I a pag. 505, 506; delle ghiandole 
sericipare aprentisi nella bocca, si pure 
discorso nel detto volume, a pag. 517 e 
segg., dove pure si parla della seta e della 
sua natura. 

Resta a trattare delle ghiandole sericipare con sbocco rettale, poich 
di altre secrezioni con eguale, fuoriuscita e con ufficio nella costruzione del 
bozzolo a tutt'oggi non si hanno che vaghe indicazioni, senza studio preciso 
alcuno. 






../ 




Fig. 338. Bozzolo comune a pi bruchi, so- 
speso per il peduncolo ai rami della pianta 
ospite, di Eucheira socialis. Due terzi della 
grand, natur. Da Quajat. 



I.K BT GIOVANILI DICCI. I INSETTI 323 

Di tali ghiandole dell'intestino posteriore, di cui si ha cos bello esempio nei 
Neurotteri, parlo ora, non avendone detto nel I volume, allorch era tempo (1). 

Gi nel 1901, Del mio lavoro Osservazioni in fenomeni che avvengono durante la ninfosi degli 
iis<tti metabolici, a pag. 298 avevo accennato alla particolarit che presentano le larve li Chry- 
sopa Myrmileon, divisa probabilmente anche da altri Neurotteri, di avere per sede dell'organo 
sericiparo l'intestino posteriore, cosa gi veduta e benissimo illustrata dal Meinert, fin dal 1889 
[Conlrio. l'Anat. dei Fourmilions; in Overs. Danske Videnek.'SeUlc Forhandl. KySbenkaven, 1889, 
pag. 43-66, con due tav.). Avevo detto che in dette larve l'intestino retto funge da borsa per 
contenere la seta ed i vasi nialpighiani sono trasformati in ghiandole sericipare. 

noto ancora che le dette larve non usano questa parte dell'intestino all'ufficio pi 
cornane, al quale essa chiamata nella grandissima maggioranza degli insetti, cio all'opera 
della digestione ed anzi queste larve uou emettono gli escrementi, che rimangono compresi entro 
il mesenteron per tutta la vita larvale e ninfale, tino alla schiusa dell'adulto. 

Adunque l'organo sericiparo costituito da tutto l'intestino posteriore, colle sue ghiandole 
annesse e la filiera risiede nella stessa apertura anale, mentre 
gli ultimi auelli addominali possono essere protrasi in ma- 
niera da formare un lungo tubulo estemporaneo e che si vede 
in attivit durante la filatura del bozzolo. Questo mostra an- 
cora una volta la adattabilit somma degli organi in questo 
mirabile gruppo degli Insetti. 

Allorch la larva di Formicaleone o di Chrysopa si di- 
spone a filare il bozzolo (e tutto ci si vede bene in quest'ul- 
timo genere, che fa i bozzoletti all'aperto, sulle muraglie 6 
sui tronchi degli alberi, mentre i Formicaleoni incrisalidano 
nella sabbia e perci sono nascosti ai nostri occhi), tirati 
alcuni fili di sostegno del futuro bozzolo fra corpi resistenti, ^ ig 339 _ Larva di Chri/sopa 
si avvoltola su se stessa ad arco ed inizia la costruzione del (Neurott.), che sta filando il suo 

,,. , . _ . , ... . , . . , , bozzolo, lngraud. circa 8 volte, 

follicolo sericeo. Con tale artificio del piegamento ad arco del 

corpo e coi continui spostamenti del corpo stesso accade che 

il follicolo non solo riesce sferico, ma anche molto piccolo, a giudicare dall'insetto che vi sta den- 
tro, ed ancor pi da quello che ne uscir. Il movimento oscillatorio dell'estremo addome, prolun- 
gato, come si detto, in un sottile cono, movimento per cui distribuito e disposto equamente 
il filo di seta, rapidissimo e si direbbe che la larva dipinge internamente il suo bozzolo, di- 
stribuendo la seta come il pittore fa della tinta (tig. 339). 

I Formicaleoni, che, come si detto, fanno il bozzolo entro la sabbia, in fondo al loro ag- 
guato, ove sono vissuti allo stato di larva, agglutinano allo strato esterno del follicolo stesso 
anche molti granelli della sabbia medesima (fig. 369, li, C). 

Anche qualche Coleottero, come ad es. le Lebie, fra i Carabidi, filano il bozzolo sericeo 
dall'estremo anale, ma tale bozzolo ha pareti rade, cio composte di un reticolato molto lasso. 

da credersi che, conoscendo meglio le abitudini di molte altre larve di insetti olometaboli, 
si incontrino altri esempi di sericiparit anale, oltre ai gi noti. 

Una specialissima maniera di follicolo sericeo, alla cui costruzione concor- 
rono altri corpi di origine estrinseca alla larva quello di molti predatori e 
parassiti, che chiamano a tale ufficio anche le spoglie delle vittime. Cos queste, 
dopo aver servito al nutrimento della larva coi loro visceri, concorrono alla pro- 
tezione della ninfa colla loro pelle e tutto in tal modo utilizzato. 




(1) Ci per una singolare dimenticanza, che spero non sia accompagnata da troppe simili. A 
pag. 550, a proposito delle Ghiandole sericipare (linea 6), avevo detto che di quelle in rapporto 
coll'intestiuo posteriore, in larve di Neurotteri e di qualche Coleottero, avrei trattato pi innanzi 
uel capitolo relativo al tubo digerente. Evidentemente ini sfuggito il ricordo di tale pro- 
messa, ed cosi rimasta nel I volume questa spiacevole lacuna, che sar riempita qui. 



324 



CAPITOLO QUARTO 



In qualche caso di tale maniera si comportano anche i predatori, ma si 
comprende che questi, locomovendosi, non possono profittare delle spoglie delle 
vittime se non le recano con s e quindi tali spoglie debbono permanere per un 
certo tempo anche sul corpo della larva predatrice, di guisa che ne va fatto 

cenno a proposito di quei bozzoli che pree- 
sistono allo stato ninfale e che io chiamer 
preninfali, cio, dopo aver servito di riparo 
alle larve, con lievi modificazioni o semplice 
chiusura dell'orifizio da cui la larva poteva 
fuoruscire in parte, diventano la nicchia im- 
mobile pel riposo della ninfa. 

Invece, le larve che si nutrono di insetti 
accumulati nel loro nido, che cio non si spo- 
stano da dove sono nate, possono profittare 
delle spoglie delle vittime, per fortificare il 
bozzolo, in cui si chiuderanno pei trasfor- 
marsi. 
1 pi ovvi esempi sono poi dati da insetti endofagi i quali, vuotata comple- 
tamente la loro vittima, rimangono ad incrisalidare in posto ed hanno cos, sotto- 
mano, la spoglia della vittima stessa, di cui possono profittare. 




Fig. 340. Esempio di bozzolo, dato dal 
massimo dei nostri Imenotteri (Scolta 
ruflfrom), protetto in parte dalla pelle 
della vittima, the la larva del Rinoce- 
ronte (Oryctes nasicorni*). Grand, natur. 
Da Passerini. 




Cito alcuni esempi di questa maniera di follicoli. 

Per insetti eotofogi basti ricordare la comune Scolia rufifrom, il nostro pi grosso iiuenot- 
tero, la cui larva vive nutrendosi della larva di Oryctes nasicorni:, e di poi, vuotatala completa- 
mente d'ogni organo interno, costruisce un grosso boz- 
zolo di seta, a cui tenacemente addossata da un lato 
la pelle della larva vittima (fi- 
gura 340). 

Tra gli endofagi si possono 
ricordare molti belli esempi, a 
cominciare da quel Aniaetus ebe- 
iiinus, un Inienottero che vive 
nella larva di Pieri* brassicae, e 
non la lascia giungere se non 
a met della sua crescenza. Fi- 
nito di vuotarla fa il suo bozzolo, 
di seta impastata con altra so- 
stanza e variegato a zone pallide 
e nere, entro la pelle dell'ospite 
e vi trasparisce, perch la pelle 
stessa ormai esilissima e pellu- 
cida. Cos questo bozzoletto, col 
capo della larva ospite da un lato, si vede basato sulle foglie di cavolo od altrove (fi- 
gura 342 1. i 

La fig. 341 mostra im altro esempio, nel quale per la spoglia della larva non abbraccia se 
non una parte del bozzolo dell'endofago. 

Persino una specie che vive entro Coleotteri adulti (fig. 343), morto l'ospite, che rimane 
sui suoi piedi fermo al sostegno, fila il bozzolo tra questo e il veutre della vittima che cosi 
protegge, quasi a covo, il suo uccisore. 

Analogamente si comporta un altro endofago, che fa un curioso bozzolo tronco-conico o me- 
glio a forma di cappello e la parte superiore del follicolo protetta dalla' spoglia della vittima, 
che un Afide, che ivi rimane a testimonio della sua sorte (fig. 344). 




Fig. 341. Bozzolo di un grosso Imenot - 
tero endofago (Pimpla conquisilo!-), coperto 
in parte dalla pelle del bruco vittima. 
Grand, natur. da Howaid. 



Fig. 342. 11 bozzolo 
leV Anilaslus ebeni- 
iiiis, Imenottero en- 
dofago ; de.~ bruco 
della Cavolaia, della 
cui pelle rivestito 
il bozzolo stesso. 
Ingrand. 2 diam. 



LK ET GIOVANILI DKGI.I INSETTI 



325 



Una speciale maniera di bozzoli quella in cui entra, come parte precipua. 
la spoglia stessa dell'insetto, rigettata nelle mute. Se ne ba esempio nei Diaspiri, 
tra le Cocciniglie. 

Per qui da notarsi che tale follicolo 
pu solo con dubbio e restrizione essere 
omologato a quello che fanno le larve alla 
fine della loro esistenza, perch pel maschio la 
forma che fabbrica il bozzolo non quella 
che precede immediatamente la ninfa e per la 
femmina non si pu provare che la forma ge- 
nerante sia l'ultima di quelle, che, nel loro in- 
sieme, costituiscono il periodo larvale. pi 
prudente ascrivere il follicolo dei Diaspiti al 
gruppo degli involucri protettori delle larve. 
Per la serie maschile, questo certo, come 
pure pel follicolo femminile, pel periodo in cui esso reca la sola spoglia larvale. 




Kit;. 343. Cocoinellde d'America (Megillu 
maculala) uccisa dalla larva endofaga di 
un Iuienottero (Homalotns obscuriis), che 
ba filato il bozzolo sotto la vittima. 
Iugrand, circa 4 diam. Da Howard. 




Fig. 344. Afide ucciso e vuotato da uu Iuienottero 
parassita, che poi sortito dalla Bua vittima ed ha 
filato sotto a questa, un bozzolo, al quale la spoglia 
dell'afide serve tuttavia da riparo. Ingrand. Da 
Howard. 



Bozzoli di origine preninfale. Si gi accennato che molte specie usano pro- 
teggersi, allo stato di larva, da in. 
volucri di natura ed origine diversa 
e se ne sono recati vistosi esempi 
a proposito di Lepidotteri (sopra- 
tutto Psichidi, Tineidi), di Neurot 
teri (Friganeidi), ecc. 

In tali casi il bozzolo della 
ninfa gi preparato purch venga 
chiuso l'orifizio di comunicazione 
col l'ambiente esterno o, se si tratta 
di una lunga galleria coperta, venga 
isolata merc diaframmi una por- 
zione, nella galleria stessa, capace 
di fungere da cella per lo stadio 
ninfale. 

Cotali bozzoli, in generale ri- 
saltano composti da uno strato in- 
terno, dipendente da secrezioni della larva, per lo pi di tessuto sericeo, ed 

uno esterno, resultante da detriti provvedati dall'ambiente. 
Questi sono, come facile credere, della natura 

la pi diversa e non mancano esempi di predatori, 

che rivestono il loro bozzolo colle spoglie delle 

vittime (fig. 345), come , ad es., di quella Erastria 

scitula, una delle pochissime Farfalle predatrici, di cui 

si detto innanzi (vedi pag. 251, fig. 242 del pre- 
sente volume). 

Una divisione fra queste maniere di involucri 

protettori pu essere fatta a seconda che si tratta 

di bozzoli mobili, che la larva stessa trasporta 

con s, come la Chiocciola la sua nicchia, oppure di 

gallerie coperte, scavate nella sostanza medesima 

larva o che di l procedono e quindi fisse assieme al 

ri vate. 




Fig. 345. Bozzolo di un Lepidot 
tero divoratore (allo stato di larva) 
di una grossa cocciniglia della 
Lacca (Gaecardia madayascarien - 
sis), che porta attaccate (6) le spo- 
glie della vittima. Ingraud. 3 diam. 
Da Targioni. 



che d nutrimento alla 
corpo dal quale sono de- 



326 



CAPITOLO QUAKTO 



Per le prime, agli esempi gi ricordati (pag. 249 e seg.) si pu 
aggiungere quellodi taluni t'olii coli, nei quali hanno parte persino 

gli involucri dell'uovo, come 




Fig. 346. Bozzoli li Coleotteri 
Crisomelidi. A, di Cryptocephalug; 
15, di di Clytra (onr/tpes). I boz- 
zoli sono composti di argilla agglu- 
tinata da un mastice speciale. 
Ingranditi. Da Palire. 




Fig. 347. Bozzolo aperto 
di Psichide {Chaliodes ju- 
nodi) per mostrare il bozzolo 
interno. Grand, natur. Da 
Fuller. 



della scatoconca pei Crisomelidi 

del genere Clytra ed affini, in 

cui l'inizio del follicolo, che la 

larva trae con s, pu essere dato 

dal detto involucro dell'uovo 

(fig. 346). 

I Psichidi, Tineidi ed altri 

Lepidotteri, come i Friganidi, 

allorch sono giunti alla line 

della vita larvale, fissano il loro 

follicolo ad un corpo estraneo 

per la parte ove l'apertura 

e colla chiusura, a mezzo di seta, 

dell'apertura stessa, ottengono 

anche la tenace adesione al so- 
stegno (fig. 347). 

Anche delle gallerie coperte 

fatte da parecchie larve, specialmente di Le- 
pidotteri, si detto abbastanza (pag. 251). 
Qui aggiungo un hello esempio di un Mi- 
crolepidottero (che mi riesce dubbio nella 
determinazione poich non ne possiedo l'a- 
dulto), le cui larve furono trovate aver lar- 
gamente eroso un corno di Bue, da tempo 
abbandonato sul terreno, in Somalia, e che, 
giunte a maturatila, hanno costrutto robu- 
stissime gallerie di seta all'interno, di terra 
al di fuori, procedenti dal corno stesso ove 
erano vissute. Tali gallerie, addossate e te- 
nacemente strette 1' una all' altra, formano 
una massa compatta ed al punto opposto a 
lineilo di partenza stanno, all'orifizio <li ogni 
singola galleria, le spoglie della ninfa, es- 
sendosene volati via gli adulti (fig. 348). 
questo anche un bello esempio di insetti, 
che si cibano di sostanza cornea, da ag- 
giungersi a quelli indicati in precedenza 
(pag. 240). 



Si deve coneludere che una delle 
pi vive preoccupazioni della massima 
parte delle larve ole-metaboliche si 
quella di provvedere alla sicurezza pro- 
pria nel futuro e critico stadio di ninfa, 
e le larve stesse si preparano agli atti 
relativi assai per tempo, durante il 
periodo giovanile. 

In molti casi i mezzi protettori 
raggiungono una complicanza ed una 
efficacia notevolissimi; in molti altri l'ambiente stesso sufficiente allo scopo, 
in altri rarissimi la sorte della ninfa mula e mal difesa lasciata al caso. 




Fig. 348. Corno di Bue trovato giacente sul terreno 
in Somalia (race. Prof. 6. Paoli), eroso da larve 
di Lepidotteri, che hanno fatto poi gallerie di terra 
e seta, dalle estremit' delle quali uscito l'adulto. 
Met della grand, natur. 



T.K ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 



327 



Tutte le diverse maniere di ninfe (olometabole), possono essere distribuite, 
in rapporto al modo di protezione loro, secondo la seguente tabella : 



Ninfe anoiciik 



molli 



I non locomobili es. : Gallerucella. 

\ locomobili es. : Zanzare, Chironomidi, ecc. 



resistenti , r 

, . .... I sospese es.: Vanesse, ecc. 

(Crisalidi . , . ... ' ... ... 

v ,. necxnle es. : Piendi, Papuiouidi, ecc. 

diurne) ' ' 



Ninfe EMIOICHE. Es. : Coccinellidi, qualche Crisomelidi'. 



Ninfe kvoichk i 



Pupe es. : Ditteri Ciclorafi e Pupipari. 

conservato l'involucro riparatore della larva bozzolo preuiu- 
fale es. : Psicbidi, qualche Tineide, Friganidi, ecc. 

Il riparo dato dal solo ambiente, senza lavorazione 
ulteriore es. : molti iusetti terricoli o lignicoli; 
qualche eudofago. 

Senza intervento di seta es. : qualche in- 
setto sotterraneo o lignicolo. 

| Bozzoli di seta ed altre materie 



Ninfe e Cri- 
salidi. ab- 
bandonata 
la spoglia 
larvale 



Bozzolo 
fatto 
I esclusi- I 
vamente ' 



La larva 



per la 
ninfa 



aggiunge 

lavoro 
alla pre- 
parazioue 
del boz- 
zolo 



Con in- 
tervento 
di seta 



estranee es. : molti insetti. 

| Filatura anale es. : 

.. qualche Neurottero, 

I qualche Coleottero. 

Filatura orale es. : 

molti Lepidotteri, 

Neurotteri, ecc. 



di sola 

seta 



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328 CAPITOLO QUARTO 



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