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Full text of "Glossario etimologico Piemontese"

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University of Toronto 



http://www.archive.org/details/glossarioetimoloOOpozz 



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GLOSSARIO ETIMOLOGICO PIEMONTESE 



MAGGIORE DAL POZZO 



GLOSSARIO ETIMOLOGICO 



PIEMONTESE 




TORINO ^ 



41 ' 



F. CASANOVA, Libraio-Editore 

Via Accademia delle Scienze (piazza Carignano) 

1888 



PROPRIETÀ LETTERARIA 



Torino — Tip. Vincenzo Bona. 



Al Cortese Lettore 



Sono tre mila vocaboli, scelti nel conversar famigliare 
piemontese tra i più caratteristici per radicale o desi- 
nenza, oppure spigolati nei dizionari tra i più obsoleti 
per antichità, de' quali ho cercata la origine, volendo 
stabilire il grado di parentela, che il dialetto del Pie- 
monte propriamente detto, ha colle lingue romanze dei 
popoli finitimi. 

E perciò, premessa una breve genealogia del popolo 
nostro, ho fatto questa raccolta di voci e di frasi, indi- 
candone la pia diretta provenienza e quel tanto di 
etimologia che basti per presentarla al pubblico come 
un'aggiunta a' vocabolari più stimati del vernacolo pie- 
montese. 

Gran parte di queste etimologie ho cavate dai libri 
de' maestri in Linguistica ; talune ho tentato trovarle 
coll'aiuto della filologia comparata e àeW assonanza ; 
sempre però sommesso all'aforismo del Max Miiller, il 
quale dice esser la etimologia una scienza in cui la 
identità ed anche la somiglianza sia di suono che 
di significato^ non ha alcuna importanza. 

Tùtt'assieme questo lavoro è poca cosa, prego però 
il cortese lettore a tenermi conto della pazienza impie- 
gatavi e considerare il proverbio de' nostri vecchi, che 
dice: Se tati i trop a trop'so, anche i pciti poc 
a fan '/ haron gross. 

Viù, Agosto 1887. 

Il Maggiore DAL POZZO. 



I>^RTE F»IIIM^ 



POPOLO E DIALETTO PIEMONTESI 
ORIGINE STORICA 



Il dialetto piemontese, parlato com'è ancora oggidì, fu giustamente 
annoverato fra i monumenti storici della linguistica. In esso si con- 
tano parecchi vocaboli, i quali sono reliquie di lingue morte antichis- 
sime, principalmente celtiche e molti altri, i quali provengono da 
lingue de' vari popoli coi quali il nostro subalpino si trovò a contatto 
durante la sua lunga esistenza di ben trenta secoli, vale a dire, Gal- 
lici, Germanici, Slavi, Greci, Latini, Borgognoni, Provenzali, Cen- 
troni, Keto-Eomanesi ed infine Francesi, Spagnuoli ed Italiani. 

Però tutto questo centone di parole strane, aspre talvolta alla pro- 
nuncia, talvolta incomprensibili ad orecchio anche paesano, non for- 
mano il fondo, la parte fissa del linguaggio piemontese. Queste parole, 
che Dante avrebbe chiamate illustri e che noi chiamiamo diffìcili, 
non sono che cimelii storici, di cui approfitta il filologo per rintrac- 
ciare la storia del popolo che le ha tramandate fino a noi e le ha 
incastonate nel suo vernacolo, la cui sostanza invece è omogenea per 
tipo, desinenze e sintassi con quella di tutte le altre lingue romanze 
sue consorelle. 

La ricerca pertanto delle origini di queste parole diffìcili piemon- 
tesi aiuta la ricerca della origine e del progresso storico del popolo 
che le parla ed a vicenda ne è aiutata per rispondere ai tre quesiti 



— 10 — 

seguenti : primo, donde è venuta la gente, che da tre mila anni si è 
posata e vive tuttora robusta nella regione pedemontana^ poi, con 
quali altre genti ha quella avuto contatto dalla sua prima venuta 
fino ad oggi? ed infine, quale r stata la origine e quale è il tipo del 
suo linguaggio attuale? 



II. 



Carlo Promis nella Storia dell'antica Torino, racconta e prova 
come « or sono 30 secoli, un popolo taurisco, di stirpe illirica, 
venuto d' Amona (oggi Lubiana) in Stiria e Carinzia, si affacciò alle 
porte del paese che fu poi detto Italia e calatosi nella valle del Po, 
non guadabile alla sua foce, ne risali la sponda sinistra, tutta occu- 
pandola fino alla sorgente — che poi, sopraffatto dalli Etruschi, venuti 
dalle Alpi Eezie, diretti a Eoma, fu ridotto a tenerne soltanto le due 
estremità, una ad oriente, che fu la Venezia e l'altra ad occidente, 
nella pianura traspadana, uscita di fresco dalle acque eridanee e la- 
sciata sgombra da' ghiacciai alpini e questo popolo furono i Taurisci, 
antenati nostri, cosicché Veneti e Piemontesi siano, ab antico, vera- 
mente fratelli ». 

Erano adunque Illirici i Taurisci. Dice Strabone che quelli Illirici 
vestivano come i Celti, ma non parlavano celtico ; assevera Max Miiller 
non esistere reliquia di quella antica lingua illirica, la quale ci possa 
mettere in grado di formarci una opinione sulla parentela sua col 
greco con qualunque altra famiglia di favelle, e Promis cita tre soli 
vocaboli, tramandatici da Columella e da Plinio, della lingua parlata 
dai padri nostri prima della romana, fosse dessa la celtica oppure il 
dialetto taurisco e sono la segala ch'essi dicevano asia, le vacche 
alpine che chiamavano ceve, e gli acquiceli che erano il torrone o 
pinocchiata con miele. Né questo nome illirico può accennare ad una 
qualche origine slava; poiché soltanto verso il 500 dell'era moderna, 
le tribù slave cominciarono ad avanzarsi nella Mesia e nella Tracia, 
cosicché il moderno illirico, _cioè il Serbo, il Croato e lo Sloveno, i cui 



— Il — 

frammenti letterari non sono anteriori al X secolo, non potè essere 
lingua delli antichi Taurisci. 

Ma, prosegue il Promis « qualunque fosse la loro lingua, rinserrata 
com'era il paese nostro tra Liguri, Elveti, Galli tras e cisalpini, la 
lingua portata dall'IUirio non poteva durare contro tanti elementi si- 
mili e preponderanti, tanto piti, che essendo tutti Celti, il fondo del 
parlare era comune. — Così 600 anni a. C, allorquando accaddero le 
grandi immigrazioni galliche di qua dell'Alpi, seguite da costante 
contatto con quella nazione, assai dovette affievolirsi il primitivo tau- 
risco, per scomparire totalmente dopo la invasione cartaginese e la 
occupazione del suolo fatta dai Galli ». 

Quindi risulterebbe già un millennio dalla immigrazione taurisca 
alla calata d'Annibale in Italia, durante il quale, in quella terra, che 
solamente nel decimo terzo secolo dell'E. M., fu poi detta Piemonte, 
si parlò principalmente una lingua antica illirica, la quale non era di 
tipo slavo e che modificatasi lentamente nella comune celtica delle 
Gallie, finì per scomparire tutta quanta ; sendo che un popolo « possa 
mutare il proprio idioma senza mutare il proprio nome » (Max Miiller) 
e una nazione possa colla sua influenza sospingere fino ad un certo 
punto un'altra a cambiare i nomi materiali delle cose, ma non a dare 
nuova forma e nuovo ordine al pensiero » (Biondelli). 



III. 



La nostra immigrazione illirica venne ripartita in sei tribù : la mag- 
giore di queste, il futuro nucleo della nazione, fu la tribù Taurisca 
propria egemonica^ quella che stanziò nel piccolo paese avente per 
limiti l'Orco, il Po e la curva delle Alpi taurine. Confinava con essa 
a ponente la tribù Secusina in Val di Dora Kipuaria, per cui si aveva 
l'unico, ma facile accesso alle Gallie; e verso settentrione stanzia- 
rono i Salassi, che dal Piccolo San Bernardo scendevano giù per 
la Dora Baltea al Po, e più oltre i Leponzi, i quali tenevano Val 



— 12 — 

di Sesia, e dopo essi li Agoni sotto alle Alpi novaresi e infine li 
Ittimnìi, cavatori d'oro, stanziati tra la Dora Bai tea e la Sesia sino 
all'Orco ed al Cervo. 

I Galli finitimi circondavano, ma non s'erano imposti a nessuna delle 
sei tribù suddette, le quali furono sempre dai Galli tenute come loro 
consanguinee e rimasero indipendenti e indipendenti durarono fino ad 
Augusto che cominciando collo sterminare la tribù de' Salassi, gente 
fierissima, finì col togliere alle altre tutta la Circumpadana, sempre 
però lasciando autonoma la pianura de' Taurini: che in quel tempo 
era già cessato il nome celtico de' Taurisci ed era stato assunto quello 
di Taurini più cònsono colla forma latino-romana. Plinio, nel primo 
secolo dell'E. M., distingueva ancora la lingua taurina come alquanto 
diversa dalla gallica e Promis nota come in quel tempo non fosse pur 
anche ben stabilita la forma- che avrebbero preso i nomi gallici ro- 
manizzati. 

Così poiché Vimperio romano fu esteso a tutta la terra italiana ed 
il celticismo fu distrutto dal romanesimo, come questo venne a sua 
volta distrutto dal germanesimo che dura e domina tuttavia « Roma 
attese a dilatare in tutta la penisola l'elemento italico ed il Piemonte 
pel continuo transito romano per la valle di Susa, fu sojn-affaffo di 
civiltà latina. Le molte famiglie venute di Roma a stabilirsi nelle 
nostre terre, avevano invase tutte le cariche; la città di Torino era 
stremata tanto di popolo, che Cesare dovette faiTi colonia per ristorarla 
— ma i Taurini non furono conquistati dai Romani mai. L'antica 
scliiatta non fu mandata ad esterminio; solamente, perduta l'auto- 
nomia delle città affollate di coloni, si ridusse alle campagne e nelle 
fide rocche della Inalpe, sinché, spente poi le famiglie romane o ro- 
manizzate, la razza indigena tornò a soverchiare per numero, per forza 
e per averi » e con essa tornò in valore anche la lingua avita. DifFatti 
« le lapidi, che vennero fino a noi, portano ancora nomi celtici fino 
al IV secolo dell'E. M. nel Piemonte superiore e soltanto fino al I se- 
colo nel Piemonte inferiore. — Quanto alla influenza de' dialetti 
italici, se mai potè farsi sentire sulla sponda destra del Po, sulla 
sinistra di esso fu affatto nulla » (Promis). 



18 — 



IV. 



Euinarono finalmente giù dai monti i barbari contro Roma a ven- 
detta dell'umana dignità. Nel secolo V Alarico con Visigoti, Alani, 
Vandali, e Svevi; Attila cogli Unni, Slavi e Germani, ed Odoacre con 
un'accolta di Eruli, Rugi, Sciti e perfino Turcilingi; nel secolo VI 
Teodorico coi Goti; nel VII Alboino con Longobardi, Gepidi, Bulgari, 
Sarmati, Svevi e Sassoni, e dall' Vili al IX secolo Carlomagno coi 
Franchi. Essi erano pressoché tutti di stirpe germanica, ma non tutti 
parlavano la stessa lingua ed oltre a ciò fu sempre corta la durata di 
ciascuna invasione raramente oltrepassante il secolo, perchè o si estin- 
guevano si accomunavano coi vinti e così avvenne che molti di essi 
restarono nelle nostre terre, specialmente Goti e Longobardi, quali per 
rifugio, quali per elezione e quali messivi dalli stessi imperatori ro- 
mani a lavorar i molti campi rimasti diserti e fra queste fu sopra 
tutte notevole la colonia de' Sarmati messa da Costantino circa 
l'anno 337 nell'agro pedemontano. 

Racconta il Promis che « quei Sarmati o Polacchi, posti in gran- 
dissimo numero a coltivar terreni in Italia, vi avevano 15 stazioni, 
delle quali 7 erano in Piemonte, tre alla destra del Po con Pollenza, 
Valenza ed Acqui-Tortona, e quattro alla sinistra con Torino, Vercelli, 
Novara e Quadrata-Ivrea ». Due secoli dopo altri Sarmati, Svevi e 
Bulgari, di cui si ha traccia presso Cavour, vennero a fissarsi in Pie- 
monte, ed è a questo stanziamento di gente Slava, cui si possono at- 
tribuire le poche parole e frasi slave, che rimangono nel nostro dialetto, 
le quali appunto perchè appartengono allo slavo cristiano non potevano 
farsi risalire fino all'Illirico de' Taurisci e su quello ha fondamento 
la tradizione viva in alcune famiglie nostre, le quali si affermano, 
ab antico, originarie russe, e si può spiegare il fatto storico, che al- 
l'epoca del passaggio de' Russi di Souwaroff, questi facilmente si af- 
fratellarono coi nostri campagnoli, perchè, come dicevan essi: noi 



— 14 — 

jìarlavamo a modo loro. Cosi il classico countagg sarà stato molte 
volte ben accentuato e capito nel furore del combattimento da ambe 
le parti ed avrà fatto posare da ambe le parti sciabole e forconi. 

Ed ecco trascorso un altro millennio dalla invasione cartaginese a 
quella dei Franchi di Carlomagno, durante il qual tempo il Piemonte 
sebbene latinamente incivilito, pure conservò la sua autonomia e l'in- 
dole cranica del suo linguagrorio. 



Ma poiché Gallia divenne Francia, e il vecchio celtico andò spe- 
gnendosi neirVIII secolo; dal sec. IX al XIV, pel miscuglio definitivo 
dei due popoli germanico e romanzo (in cui però quest'ultimo, si con- 
servò sempre superiore), li idiomi latini popolari cominciarono a mo- 
dificarsi e diedero vita alle lingue romanesi o latine moderne^ delle 
quali sono principali la spagnuola, la francese e la italiana e se- 
guono secondarie la portoghese, la valacca e quella de' Grigioni chia- 
mata reto-ronianese o rouniancia. 

La lingua francese si bipartiva allora nell'antico francese nordico, 
ossia lingua d'oli e nella lingua d'oc, che un buon secolo dopo si 
formò come lingua de' trovatori, in Provenza, donde ebbe il nome di 
lingua occitana o provenzale. Oli ed oc sono due parole equivalenti 
all'oMi del moderno francese, diversamente pronunciato a seconda che 
Voìl si parlava al nord e l'oc al sud del fiume Loire. La lingua dì oli 
oltrecchè normanna e piccarda fu principalmente horgognona e assai 
prima che la occitana o provenzale influì sul linguaggio del Piemonte, 
dove i Borgognoni s'infiltrarono popolando la valle di Susa, quella 
di Mathi ossia delle tre Sture occidentali e la valle d'Aosta, da essi 
conquistata sui Franchi. Poi, spenta nel 1032 la dinastia de' Bur- 
gundi, quando Umberto Biancamano ne ebbe raccolta la corona e 
la Casa di Savoia cominciò il suo fatale andare verso Italia e il Cam- 
pidoglio, la influenza borgognona, popolo, costumi e linguaggio, corse 



15 — 



giù per tutte le nostre valli dalle Alpi Cozie alle Graje ed il lin- 
guaggio piemontese si arricchì di parole, desinenze e costruzione prin- 
cipalmente borgognona, quindi occitana. 



VI. 



Il popolo piemontese adunque è per stirpe celtico, per famiglia 
ILLIRICO. — Immigrato in Piemonte, il cui suolo ebbe occupato senza 
prepotenze, cominciò col modificare il suo primitivo linguaggio illirico 
a seconda del linguaggio gallico de' popoli che lo circondavano e coi 
quali aveva affinità d'origine; ma conservò sempre e tenacemente la 
sua indipendenza ed autonomia politica. Col tempo e sotto la influenza 
della civiltà latina, seguitò modificando la flessione de' suoi vocaboli 
antichi nel parlare quotidiano, ma conservò i nomi delle famiglie e 
delle località celticamente caratterizzate. 

Dopo il rinnovamento della Società romana, avvenuto pel fatto di 
Cristo e dei Barbari, il linguaggio piemontese seguì la sorte della 
lingua latina scompostasi in lingue romanesi o romanze, divenne lingua 
romanza anch'esso, e tale si conserva oggidì, romanzo quanto il Gri- 
gione, il Provenzale e il Borgognone. Le vicende politiche influirono 
ad introdurre in esso molte parole sti*aniere: le guerre franco-ispane 
che disertarono per tre secoli il Piemonte, spiegano le 78 parole spa- 
gnuole, che risultano dal Glossario, tra le quali è caratteristica quella 
àeì pìchcchio chiamato spagneul; e sebbene veramente l'italiano, come 
nota il Burguy, sia quella fra le lingue romanesi che abbonda più di 
vocaboli greci, tuttavia se si riflette, che Susa nel VI secolo, E. M., 
era ancor presidiata dai Greci di Belisario e di Narsete, si capisce 
l'origine delle 41 parole greche che noi inconsciamente adoperiamo; 
e finalmente le spedizioni in Oriente, i Saraceni annidatisi nelle Alpi 
occidentali, il commercio colla Provenza, la lingua ebraica fiorente 
in Marsiglia, la occupazione tedesca della finitima Lombardia, le cat- 
tedre ed il culto, tutto contribuì a naturalizzare tra noi un buon 
numero di vocaboli strani. 



— 16 



VII. 



Ora, a conferma delle fatte indagini storiche, dallo scrutinio intra- 
preso su tre mila vocaboli i quali non fossero interamente o francesi 
od italiani o latini, ne è risultata una proporzione percentuale dei 
vari elementi che compongono il dialetto piemontese, vale a dire su 
ogni 100 vocaboli risultarono: 

48,9 di elemento gallico 
35,7 di elemento latino 

2,9 di elemento spagnuolo 

7,0 di elemento tedesco 

1,9 di elemento celtico 

1,5 di elemento greco 

1,9 di elemento slavo 

0,2 di non valori. 
La preponderanza dello elemento gallico è evidente. Esso forma 
pressoché la metà del linguaggio vivo nostro odierno; e sebbene giu- 
stamente osservi E. d'Azeglio, che « molti francesismi possono aver 
la parola identica in italiano », ciò vuol dire che l'etimologista vi 
troverà comune la radicale latina o greca, ma per il linguaggio pie- 
montese la origine del vocabolo è pur sempre gallica, cioè questo ci è 
stato imparato dal nostro commercio colla Gallia prima e colla Francia 
poi. Si, la parola è gallica: ma il vernacolo è essenzialmente linguag- 
gio indigeno, paesano. Il suo carattere è come quello del popolo che 
lo parla: onesto. Esso non ha bestemmie né turpiloquio; è vibrato, 
conciso come conviensi a gente che lavora ed a cui non avanza tempo 
a ciaccole. Non ha cantilena sguaiata, perché esce da petti robusti e 
perchè la valentìa di un popolo sta in ragione diretta coU'energia del 
suo parlare. Non ebbe vita italiana e questa fu gran ventura pel Pie- 
monte, il quale abbandonato sempre a se stesso, costretto sempre a 
fé feu d' so base, era naturale che guardasse con sospetto e molte volte 
con disgusto, con quel disgusto che provarono li stessi Vandali al co- 



— 17 - 

spetto delle ignominie romane, li avvenimenti e i cento diversi vessilli 
d'Oltre-po. Circondato da vicini potenti ei dovette pensare anzi tutto 
ad esser forte anche a costo di parer barbaro. Sua impresa fu Vanga 
e Spada non liuto e pennelli^ malgrado che i Pontefici romani an- 
dassero lamentando, perchè: Conquiescere non sinit Italiani Sabaudae 
tuhae clangori 

Ora per i mutati destini della patria fatta comune, siccome la 
lingua^ ossia la favella d'una nazione si alimenta alle fonti vive dei 
dialetti per cui essa si sviluppa e si mantiene, così anche il linguaggio 
piemontese s'è fatto rivolo del gran fiume italiano; è diventato dialetto 
della lingua romanza italiana, romanzo esso stesso, e vi porta etno- 
graficamente il nerbo e la concisione gallica nello stesso modo che 
politicamente alla Nazione ha già portato lo splendido patrimonio della 
sua storia e delle sue virtù. 



P^RTE SECONDA 



GLOSSARIO DEL DIALETTO PIEMONTESE 



AUTOEI CITATI NEL GLOSSAEIO 



Albino S., Dizionario piemontese italiano. 

Alfieri V., Citazioni del M. E. d'Azeglio. 

AzEGUO (d') E., Studi d'un ignorante ecc. 

Baetsch, Chrestomathie de FA. fran9ais, Vili -XV siècles. 

BiONDELLi, Dialetti gallo-italici. 

BuEGUY, Grammaire de la langue d'Oil. 

Canini, Études étimologiques. 

Caenisch, Taschen-TVòrt. der Ehaetoromanischen Sprache. 

Danneil, Wòrt. der altmàrkisch-platt-deutschen Mundart. 

DiEz, Etim. Wòrt. der romanischen Sprachen. 

Flechia, Di alcune forme di nomi locali ecc. 

LiTTRÉ, Dictionnaire de la langue fran9aise. 

]^1ax Mùller, Scienza del linguaggio ; traduzione Nerucci. 

MiGNARD, Vocab. du dialecte et du patois de Bourgogne. 

Obbr Mùller, deutsch-Keltisches Wòrterbuch. 

Peomis Carlo, Storia dell'antica Torino. 

Pipino, Grammatica piemontese. 

Pont A., Origines du patois de la Tarantaise. 

Koget, Etnogénie gauloise. 

Zalli, Vocabolario piemontese. 



PHOSODI^ 



Nella pronunzia de' vocaboli piemontesi e nella loro espressione 
grafica si noti, che: 

La e muta vien rappresentata con un'apostrofe: p. es. M'ssa, la 
messa. 

La generalmente ha suono cupo e viene espressa col dittongo 
provenzale ou. 

La u suona sempre acuta come la n francese. 

Le e e ^ sono sillabate come in italiano. 

La e finale ha sempre un suono duro come la h. 

Le doppie ce' e gg' finali ed apostrofate hanno un suono dolce, 
palatale come il ci e gi italiani. 

La n finale semplice ha sempre suono leggermente nasale ; quando 
la n deve avere questo suono nasale, trovandosi nell'interno del vo- 
cabolo, viene graficamente rappresentata colla n spagnola ; senza però 
che ne abbia il suono spagnolo. 

Se avanti le vocali a, o, u si pronuncia italianamente sca, sco, 
scu; ma nello se avanti le vocali e, i, la s si distacca dalla e e fa 
sillaba da sé; questo distacco vien rappresentato graficamente con 
un'apostrofe: p. es. s'ciavandè, s'ceirè. 

La s quando è sola ha suono sibilante, tagliente; se invece deve 
avere suono grasso, vien rappresentata con la doppia ss, come in 
italiano. 

Il piemontese ha due soli dittonghi eii ed ou jpronunziati alla 
francese; in ogni altro incontro di vocali, queste vengono pronunciate 
ciascuna separatamente. 

Le parole delle lingue straniere sono in questo Glossario scritte 
tutte con caratteri italiani; una sola lettera della lingua slava, la 
quale mancando nel nostro alfabeto equivale al je francese, vien rap- 
presentata colla j e vi è posta accanto l'annotazione (j fr. ). 

NB. Il dialetto piemontese non ammette alcuna consonante doppia ^ 



INIZIALI lyDICANTI LA LLN^GUA IL DIALETTO 

da cui origina il vocabolo citato 



(C), Celtico antico e neo-celtico. 

(B), Borgognone, compreso il normanno ed il piccardo. 

(P), Provenzale antico e moderno. 

(F), Francese dal secolo Vili a tutt'oggi. 

(CR), Centrone, dialetto della Tarantasia. 

(L), Latino classico fino al VII secolo. 

(I), Italiano volgare; lingua parlata. 

(E), Roumancio, reto-romanese o de' Grigioni e deU' Engadina. 

(S), Spagnolo e portoghese. 

(IG), Inglese moderno. 

(T), Tedesco antico e moderno. 

(GX), Gotico. 

(LG), Longobardo. 

(SL), Slavo, russo moderno. 

(G), Greco letterario antico. 

(0), Onomatopea. 

(DP), Derivato dal dialetto piemontese. 

(D), Puplicato. 



A, (C), particella che nella coniugazione dei verbi ripete il pronome 
di terza persona, singolare e plurale. Es.: chiel a fa, lour a 
fan; colui fa, coloro fanno. In centrone: han a Vat hekerien 
deins Vide; quando egli ha qualche cosa pel capo (A. Pont). 
In celtico ha è un pronome relativo che nel medio evo si scri- 
veva a in gallese ed in brettone (Koget): ef a char, chiel a 
ama-, egli ama. (Bullet.). 

Ababià, (DP), appiattato; dal piemontese habi, babbio, rospo; appiat- 
tato come un rospo. 

Abbà, abà, (F), capo festajolo; dal francese abah, impiegato del re; 
celtico amaifìi (Diez, abait). A Viti vige ancora un'antica 
usanza borgognona, secondo cui ogni Abbà nuovo eletto deve 
essere portato dritto in piedi sulle spalle dello Abbà scaduto 
fino alla Casa comunale. 

Abossèt, (P), vinaccia, buccia dell'acino spremuto dell'uva; a pro- 
stetico è l'articolo femminino la aferesato; bossèt, provenzale 
bossotm, buccia; la bousseto, la buccia; ital. borsetta, fr. gousse, 
gousset, guscio. — Ital. abbozzetto da abbozzo dei pittori. 

Abti, (L), bure, barra ricurva che congiunge il vomere al giogo dei 
buoi. Latino bura; greco aura bous, coda bove; celtico òeo, bu, 
vacca. — Abu (Biondelli), parola alpigiana che significa con, 
appresso, dal provenzale e latino ab, fr. avec, ted. bei, presso. 

Acì, (P), manicaretto di carne; francese hachis, ammorsellato. Eusso 
schtschi, zuppa di cavoli e carne. 



— 24 — 

Acudì, (S), attendere a checchessia; spagnuolo acudir, aiutare, ital. 
accudire. 

A dssoneùs, (L), inutilmente; a, prostetico, dssoneùs dal lai dis- 
sOnus, discordante; parie a dssoneùs, parlare senza costrutto. 

Adùss (L), scaturigine (Biondelli); lat. ductiare, condottare acqua; 
duciioìies aquarum (Vitruvio); a prostetico, duss v. frane, dois, 
zampillo; à la fontaine doni li dois son bruiant, al fonte dai 
romorosi zampilli (Bartsch). — Il provenz. ha anche aduerre, 
condurre; vous adusi de nouvellos, vi porto notizie. 

Afài (B), strega; — borgognone e provenzale fae, feje, persona do- 
tata di virtù soprannaturale; faer, incantare, incantesimo (Bur- 
guy, fae); celt. be, ba, signora (Ober Mùller); lat. fatum, de- 
stino, a prostetico, articolo la aferesato; la fai, la strega. 

Afaitè, faitè (B), conciar le pelli; borgog. afaiter, adornare, prepa- 
rare (Burguy, afaiter). 

Afe, pie un afe (B), perseguitare, vessare qualcuno; borgog. fais, 
fes, imbarazzo ; se niettre à fais, prender un compito ; à fais, 
pesantemente; così^^'è un afe, sopraccaricare qualcuno colla celia. 

Afoà (F), afifocato ; vfr. fou fuoco, foyer, focolare; lat. focus, fornello, 

Afr (F), raccapriccio; dal v. frane, afre, spavento, frane, aifreux, 
pauroso, tedesco eivar, orrido (Diez, afre). 

Aghi (L), ghiro; a prostetico, giù dal lat. glis, gliris, ghiro; greco 
skiouros, scojattolo. 

Agìicia (L), ago (in genere), latino acucìila, acicìila. Spilla, a^us, 
ago ; paglie del grano. 

Ahidè (F), esclamazione di dolore; frane, à Vaide! aiuto! 

Aira, èjra (F), aja; frane, aire, lat. area. Spianata per battervi il 
grano. 

Air* te (F), bacche estive di Lanzo; fr. aigrettes, da aigre, acido. 

Airòr (DP), colui che miete, raccoglie e batte il grano sull'aja 
(Zalli), derivato dal piemont. aira. 

Airòra (DP), piccola incudine su cui Yairòr rifò il filo alla falce, 
martellandone la strada. Ber. dal piem. airor. 

Ajassìn (P), callo; provenz. agacin, dal frane, agacer, irritare. 



— 25 — 

Ala (T), tettoia del mercato; tedesco halle, sala (Diez, halle), lat. 
aula, cortile. 

Alìs (F), Uri, giglio; a prostetico, lìs dal fr. lis, giglio, lat. lilium, 
greco leìrion. 

Alp (C), alto pascolo montano ; celtico al-pen, roccie-montagna (Ob. 
MùUer). 

Amandola (I), mandorla, ital. amàndorla, fr. amande, dal greco 
amigdàli. 

Amia, (L), zia; latino amila, sorella del padre. 
Amola-Un-lòn (L) ampolla ; latino hamìUa, secchiello. 

Ana (G), dose, porzione; dalla preposiz. greca anà, per, anà mèros, 
per porzioni; lat. àna, ana tres- uncias, per tre oncie. 

Anàit, anànss (B), avanti; borgog. anneit, primogenito (Burguy 

naistre). 

Anandiè (DP), eccitare, stimolare; — dal piem. de Vandi. V. Andi. 

Anbabiolè (D), stordir a ciancie. V. Bahiòla. 

Anbacuchè (I), imbacuccare ; ital. bacucco, capuccio per coprir la 
faccia. 

Anbajè (F), socchiudere; fr. entra hailler, id. 

Anbardè (F), allestire (Biondelli), hardes, arnesi dei cavalli, ital. 
bar datura. 

Anbastì (B), cucire provvisoriamente a gran punti ; borgog. bastir, 
imbastire (Burguy, baste). 

Anb'rborè, (L), imbibire, inzuppare ; latino borbor, melma, fan- 
ghiglia. 

Anb'rlifè (D), impiastrare; V. B'rlifàda. 

Anbiavà (DP), brillo, mezzo ubbriaco; dal piemont. biava, avena, 
sendo che l'avena sia il vino de' cavalli. 

Anbibì (L) inzuppato, intondito ; lat. Ubere. V. Bibi. 

Anbionè la Vssia (P), pareggiare il bucato nel tino; prov. biou, 
biaoii, gora ; dimoiare i panni. — Fr. piloner, follare ; 6wèe, 
bucato. 

Anbironè (D), imperniare; V. Biròn. 



— 26 — 

Anbolàss — ràss (Zalli) (L), corda di quercioli che congiunge il 
timone al collo de' buoi ; lat. hovum laquem, laccio de' bovi. 

Anborlè (D), abbicare. V, Boria. 

Anbòss, anhosslìa (T), bocconi, capovolgere, smettere; tedesco am 
hauche, sulla pancia; amboss'la! smetti! 

Anbossòr, anhotòr (I), imbuto; ital. imhottatore. 

Anbòsta (F), manata, giumella ; misura di quanto cape o sia nel 
cavo di ambo le mani congiunte ; fr. hoisseau, misura di capa- 
cità per le biade ; roumancio, hoffa, manata, inna hoffa nuschs, 
na pugna d'noiis, una manata di noci (Carnisch.). 

Anbrignèsse (DP), infischiarsene; dal piem. hrigna, esclamazione 
per indicare: scappa! giuggiole! 

Anbrochè (DP), colpir giusto ; dal piem. hroca, chiodo, centro del 

])ersaglio. 

Anbroujè (F), imbrogliare, frane, brouiller, id. 

Anbrune (T), bacche della mortella; ted. birne, pera e qualunque 
frutto consimile; lat. prumim, prugna. 

Anburì (I), umbilico; ital. bellico, fr. nomimi, id. 

Anburiè (D) coprir di limaccio p. e. i prati. V. Buria. 

Anbussè (L), come Anbionè; b. lat. busselliis. fr. boisseau, staio. 

Ancalè (P), peritarsi, osare ; provz. amala, imbarazzare, lat. calére 
esser nell'imbarazzo; ital. calere, curarsi, star a cuore. 

Ancheìij (B), oggi; lat. liane hodie (Elechia); borgog. anc-hui; 
Dante {Purg., xxxiu, 96) ancoj. 

Anc'ma (T), tacca ; ted. krinne, karnen (Diez, cran) ; an per in; 
roumancio crenna, ancarna, angolo rientrante; lat. crena, fr. 
créneau, merlatura d'un muro. 

Ancia (F), linguetta di stromenti a fiato ; frane, anche, id. 

Ancocièsse (I), ostinarsi ; ital. incocciarsi, da coccio per testa dura; 
an per in. 

Ancròja, ancròcia, (I), befana, donna vecchia ; ital. crojo, indurito 
come cuoio bagnato poi seccato; lat. croceus del color zafferano, 
che ha pelle gialla. 



— 27 — 
Ancùso (L), incudine ; — lat. incus, incadis, fr. endume, id. 

Ancutì (L), arruffare, aggrovigliare i capelli; — lat. quatere, scuo- 
tere, agitare. 

Andana (P), stesa che un falciatore può abbattere ad ogni suo 
passo; provz. andana, dal verbo ital. andare. — Abitudine, an- 
damento. 

Andare (P), indietro; provz. arretra, endareira, id. 1. Andrera. 

Andi (T), abbrivo, l'aire ; ted. anden, andare (Roget, ande), mossa, 
slancio. — Lista di lavoro fatto da un capo all'altro del campo: 
piante lì Vandi e 'l camp, partirsene issofatto. Desse d'andi, 
scuotersi, avviarsi. 

Andiè (t)P), anandiè, avviare; dal piem. andi. 

Andrèra (P), sul finire; provz. anderreira, a reire, lat. a retro., 
borgog. darei, ultimo. (Diez. retro, Mignart dairien). « L'alo 
fate goi? — un pò 'n sV andrèra, ma am piaseiva pi la sipa » 
T'ha dato gusto? — così, un po' sull'ultimo, ma mi è piaciuta 
più la zuppa. 

Anfìcèsse (F), non curarsi; frane. flcher,je m'en fiche, me ne fotto; 
fiche, gettone, cosa da nulla. 

Anflè (B), lordare, insudiciare; borgog. flaistre, id. (Burguy ib). 
An per in. 

Anfonghè (D), tuffare; Y. Founghè. 

Angabiolè (P), abbindolare ; provz. angahiolà, metter in gabbia. 

Angabusè (B), darla ad intendere ; borgog. gahois, gaheis, inganno, 
gah, burla; angusè a dande, borgog. gas, come gal) (Burguy, gah). 

Angarboujè (I), raggirare; ital. garbuglio, viluppo. 

Angarìe (L), soprusi ; lat. angaria, fatica forzata ; it. angherie. 

Angàssa (T), cappio, legaccio; langàssa, langassìn dia ronca, lac- 
cetto della conocchia; ted. liangen, pendere; l prost. artic. afe- 
resato. 

Angavignè (D), aggrovigliare; V. Gavign. 

Angh'rnì (L), sparutino, gracile; lat. aegrere, esser malato; ital. 
segrenna, persona magra, sparuta. 



— 28 — 

Anghìcio, inghicio (F), far cilecca, inuzzolire; s'aguincher, farsi 
bello (Diez. guicìie). 

Angiaolè (D), legar i covoni; fr. javelles, covoni. V. Giavele. 

Angignèsse (P), ingegnarsi desse d'ardrìss ; frane, s'mgèmer, provz. . 
senginià. id ; dal lat. ingemum, fr. engignier, gabbare il pros- 
simo (Diez, ingegno). 

Angioironè, — angioiresse (D), mangiar a crepapancia, sovracari- 
carsi di vestimenta. V. Giojro. 

Angosà-5è (Zalli) (F), ingozzato, soffocato alla gola ; fr. gosier: lat. 
giitiur, gola. 

Angossà (F), angosciato, soffocato dal dolore; fr. angoisse, angoscia; 
lat. angustiatus, contui'bato, inquieto. 

Angourdì (F), intormentito; fr. engourdi, id., latino e spagnuolo 
gurdus. uomo grossolano. 

Angranchìsse (D), rattrappirsi, aggrovigliarsi; V. G-ranghia. 

Angrignèsse (DP), burlarsi di checchessia ; dal piem. grignè, ridere. 
y. Anfìcesse. 

Angringèsse (F), cacciarsi dentro: per angrangesse; frane, grange, 
rimessa de' covoni. 

Angrumlì (D), rannicchiato; Y. Gromo. 

Angrìiss (d'angruss) (L), gravoso, spiacevole; lat. [angor, angoris, 
disgusto; fr. aigrir, irritare. 

Angusè a ciance (F), darla ad intendere; fr. gueuser, accattonare ; 
le favole dell'accattone. 

Animaj (B), bovi e vacche ; borgog. almaille (Burguy ib.) ; centrone 
arniailles, id. (A. Pont). 

Anliè i dent, (L), infatuare i denti con cibi agri ; lat. alligare, con- 
trarre. 

Anluchì (F), lusingar a parole; luquer, abbarbagliare (Diez, ib. Fle- 
chia). V. Sbalucà. 

Anòi (Zalli) (P), esclamazione; animo! provenz. imperativo del verbo 
anà, andare; andate! 

Anorfantì (L), istupidito; lat. orplmnus, analogia collo stato d'a- 
nimo in chi ha perduto _i suoi più cari. 



— 29 — 
Anpàj (F), strame; sottotetto delle case coloniche; iv. palile, paglia. 

Anpole (T), lamponi ; tedesco ombeer, Jiimpel beere, id. (Diez, lam- 
pione). 

Anp'rmudè (L), prender a prestito; lat. prò mutuare, id.; fr. em- 
primter, id. 

Anp'ssi (D), intirizzito; V. B'ssL 

Anratà (F), brillo dal vino ; fr. rat, capriccio, il lui prend un rat 
(Littré), gli salta un ghiribizzo. 

An ress, an r'ssa (D), in fila; Y. R'ssa. 

Anrossè (F), far mazzi di biancheria pel bucato; vfr. rote miicchio 
(Bartsch). 

Anssarì (F), arrecare; vfr. enserì, fatto sera (Diez, Sera); eifetto 
che fa sulla voce lo esporsi al raffreddamento serale. 

Anssìn (P), uncino, innesto ; provenz. enser, innestare ; lat. uncus, 
uncino. 

Anssissè, tanssissè, sissè (F), abbastanza ; frane, assez, aitisi asse^, 
basta così. 

Anssola (L), annelli pel manico della secchia ; lat. ansa, fr. anse. id. 

Anssorghè (I), ricorcare nel solco; it. rissolcare, sorco per solco. 

Ansupè (P), inciampare col piede, forte urto; provenz. s'assipà, 
acipado, urto; fr. cliopper, inciampare. 

Anssupìsse (F), sonnecchiare; fr. s'assoupir, addormirsi leggermente. 

Ante (L), li scuri della finestra; lat. antes, stipite dell'uscio; fr. 
vantali, imposta. 

Antajèsse (DP), accorgersi; dal piem. taj, fr. taille, tacca, che si 
fa su due listelli uguali per ricordare una quantità, ital. ad- 
darsi. 

Antamnè (P), intaccare ; provenz. entamenà, fr. entamer, greco en- 
tamnein, intaccare; latino laminare, sporcare, guastare super- 
ficialmente. 

Antàpa (F), stretta di mano a contratto fatto; fr. taper, id. ted. 
tap2)e, zampa (Littré), piem. fé antàpa, patto fatto. 

Antàr (D), bisognare (Biondelli), aferesi di vantar. V. Venta. 



- 30 — 

Ante? (P), dove?; provenz. oimfè'/ oit-n-t-est? dov'è? vountè? id. 

Ant'rborè (L), intorbidare (Zalli); lat. turhidus, torbido; fr. trouble, 
V. Fi-hol 

Ant'rdoà (L), indeciso, grullo : lat. inter duos, fraddue (Promis). 
Ant'rgèa, dragèa (F), pallini di piombo per caccia ; frane, dragèe, id. 
Ant'rnasà (L), intasato ; lat. intermis, internato, penetrato a fondo 
(internusatus). 

Antèrpi (L), impacciato; lat. interpedes, frappiedi (Promis). 

Ant'rtoujè (F), attorcigliare; frane, entoriiller, id. 

Ant'ssna, anfsna (D), tessera; V. T'ssna. 

Antivist {stè antivist) (I), vigilare; ital. antivedere^ guardar in- 
nanzi {star in vista). 

Antràpp (F), inciampo, fr. trappe, ted. trapo^ it. trappola. 

Antrègh (L), disadatto, zoticone; lat. integer, lomb. intregh (Diez. 

intero). 

Antruchèsse (D), urtarsi; V. Truc (urto). 

Anvajrèt (I), ulive ed àcini d'uva che invàjano, nereggiano; lat. 
acini varii, ital. invajare. 

Anvalè (B), uguagliare le bovine secondo la età loro; borgog. ewal 
(Burguy ewer); lat. valere, aver lo stesso valore. 

Anv'rtoujè, atifrvoujé (Zalli) (D), avviluppare. V. V'rtoujè. 

Anv'sà (B), invecchiato; borgog. vez, vecchio (Burguy viel). 

Anveùja (B), invoglio, guscio ; borgog. veile, velo (Burguy voile). 

Anvia' (F), voglia; fr. envie, id., la anvìa d'I mul, satiriasi. 

Anviarè (P), avviarsi verso la città (Zalli); provenz. viero, città. 

Anvlòpa (F), coperta, guscio, busta da lettere ; fr. enveloppe, involto. 

Anvm (P), udire; provenz. oouvì, fr. om>, lat. audire, id. 

Apasiàus geni da Un! (Zalli) (DP), chetatevi buona gente! dal 
piem. pas, pace, pasiève, tranquillatevi, V. Fasi. 

A pè d' poula (I), parola sformata dall'ital. a cappello, esattamente. 

A pèndi (L), copiosamente; lat. ahunde, abbondantemente; a Va 



— 31 — 

dijne a pende, gliene ha dette tante da farsi impiccare , à se 
faire penare. 

Aprèi (F), ponga; fr. appareil, pompa. 

Apreù (B), appresso; borgog. preu, vicino (Burgiiy ib.). 

Aptit (F), appetito ; fr. appetii, id. 

Ara (CE), aratro a due orecchie; centrone are (A Pont), borgog. 
araire aratro (Burguy, arer). V. Arn. 

Arabie (F), lambicco; testa d'arahic, testa balzana; fr. aìambic, 
lambicco; borgog. cìieval arabi, bàrbero (Burguy, arabi). 

Arac (S), anticaglia, acciaccoso; V. Ràcola. 

Arac (S), aquavite di riso fermentato; Spagn. arac, arabo araca, 
fr. rack, acquavite. 

Aram (B), rame ; borgog. araim, lat. aeramen, id. (Burguy, arain). 

Arambè (P), accostare; provenz. ramblà, adossare, it. arrembaggio. 

A randa (T), rasente; ted. rand margine; lat. radere, rasentare. 
— Arandòn, sgarbo, urtone. 

Arangèsse (F). ingegnarsi, accommodarsi ; fr. s'arranger^ accon- 
ciarsi, adattarsi. 

Arbecinèsse (F), lo azzimarsi delle donne ; fr. biche, cervia e gio- 
vinetta. 

Arbèra (F), cassa da morto; frane, hière, bara, feretro. 

Arbi (L), truogolo; lat. alveus, id. (Flechia; album porcorum, lat. 
labrum, bacino. (Cibrario, Chieri). 

Arbioùn (L), piselli: erbioun, dalla pianta erbacea lunga donde 
nascono; lat. ervum, ervo, lenticchia. 

Arbotù (DP), cipigliato (Biondelli), per rabotù, dal piem. rabot, 
pialla, cioè ruvido come un raschiatoio. 

Arbra (P), pioppo nero; provenz. aubra, lat. alba populus, pioppo 
(Promis). 

Arbrochè (DP), rintuzzare per le rime ; piem. broca, chiodo ribadito. 

Arbufè — fon (F), rabbuffare e seconda aratura; fr. beuf, bove, ripas- 
sare col bove; v. fi-, buffier, schiaffeggiare (Diez, biif). 



— 32 — 

Arbùs {a Varhùs) (F), a capriccio; (Biondelli), a rovescio (Zalli); 
frane, a rebours, id. 

Arbutòn (D), spintone ; V. Buton. 

Arcède (I), it. richiedere. 

Arcìn (1), barbatella; per reciti, it. racimolo, racemo, grappolo d'uva. 

Arciìis (B), tanfo; borgog. cius cieco, luogo senza luce, chiuso, it. 
rinchiuso. 

Archincà (F), azzimato ; frane, se requinquer, agghindarsi. 

Àrda (F), bada!; borgogn. ardez! aregardez! badate! (Littré). 

Ardrissè (DP), riassettare i mobili di casa; dal piem. drissè, riz- 
zare; rimetter dritte le stoviglie nella guardaroba; li scanni 
della mensa, ecc.; fr. dresser, dirizzare. 

A rèis (D), di seguito; V. Reis. 

Arèngh (T), arringa, suono di campana per uno che viene avviato 
al patibolo; ted. harinc, arringa; ted. liring, circolo', piazza di 
riunione del popolo. 

Arèngh (F), aringa pesce; fr. Jiareng, id. 

Ar'sca, r'sca (I), spina dei pesci ; a, prostetico ; r'sca, l'sca, italiano 
lisca (Diez ih.). 

Arfàita (F), compenso; v. fr. fayre, fare; ital. rifare, restituire. 

Arfrànse (Zalli) (L), far la seconda aratura, come arhufè; lat. fran- 
gere, sminuzzare le zolle. 

Argaocèsse (B), tirar su le gonne; borgog. caucJie, calzare, rin- 
calzare, rimboccare la veste (Borguy cauche). 

Argh'rssè (D), rimetter in ordine la provvisione del pane sul gra- 
ticcio; Y. Gh'rssa. 

Argich, argìt (D), rampollo; V. Grit 

Argignèsse (D), ingegnarsi; V. Angignèsse. 

Argir (I), ital. raggiro. 

Argniflù (F), arcigno ; v. fr. hargne, litigio ; fr. hargneux, accatta- 
brighe; la desinenza flu, ingl. full, pieno, ted. voli, it. pieno 
di stizza. 



— 33 — 

Argrignà (I), raggricchiato; per angirgnà; it. giro, ravvoltolato. 
Veramente argrignesse vuol dire lo accosciarsi della persona o il 
rattrappirsi d'un membro, braccio, dito, gamba : provz. s'agroiichà, 
accoccolarsi. 

Argringè (D), ficcarsi, penetrare; V. Angringè. 

Ariana (D), chiavica; V. Riana; it. rigagnolo. 

Aribèba (I), zampogna che si suona tenendola tra i denti; ital. ri- 
beba; a prostestico. 

Ariòrda (L), secondo fieno ; lat. re-ordior, ricomincio. A prostetico : 
è l'art. la aferesato, la riorda. 

Arìss (L), scorza spinosa delle castagne e per analogia, il porco spino; 
lat. ericius, ital. riccio, fr. hèrisson. 

Arlamè (D), allentare; V. Lam. 

Arlàn (fé arlàn) (F), dar l'aìre alla roba, sperperare, de Vandi a la 
roba; fr. relan, atto di scovar la fiera, inseguimento ad oltranza. 
Arleùri (T), orinolo; v. ted. orlei (Diez, oriolo). 
Arleùri (P), stravagante ; provz. arièri, originale. V. Arila. 

Arila (L), ubbìa, superstizione; lat. hariÒlus , it. arìolo , mago, 
indovino. 

Armàri (P), armadio ; provz. armari, id. 

Armìs (P), usato; fr. remise, cosa abbandonata; it. rimesso. 

Armistèri (I), strepito, fracasso (Biondelli); it. armi, romore d'armi ; 
i suffissi eri, erio, era indicano quantità. 

Armnùre, ramnùre (D), cose sciupate; V. Ramnè. 

Armognè (B), borbottare, ram^gnè; borgog. tnaumener, malmenare, 
che fa moigne al presente (Burguy, mener); lat. minari, mi- 
nacciare ; fr. moue, tener il broncio. 

Armuss'ciè, smurdé (B) , rovistare ; borgog. muscier, nascondere ; 

esmuscier, cavare la roba nascosta (Burguy, mucer). 
Arn (T), aratro; ted. aren, lat. arare. V. Ara. 

Arnèis (P), masserizie contadinesche ; provz. arnès, borgog. hernois, 
fr. ìiarnais, it. arnese (BuTguy liarnas) — brut arneis, birbac- 
cione, anticamente uomo di guerra (Diez, arnese). 

3 



- 34 - 

Arneschè (F), rinvigorirsi, vestirsi da festa; fr. harnacher, bardar 

il cavallo. 
Arnoìis (F), musone; fr. hargneux, ringhioso. 

Arpatèsse, arpatinà (I), rifarsi al gioco, in salute; it. pattare; 
rimpannucciarsi. V. Paia. 

Arposìs (L), terreno lasciato in riposo; lat. pausatio, pausare, ar- 
restarsi. V. Pós. 

Arprim (P), cruschello; provz. reprin, seconda farina. In Toscana 
si dice crusca al fior di farina; in Piemonte la crusca è il hren, 
ossia la buccia del grano macinato. Cruschello è la crusca mi- 
nuta della seconda stiacciata. 

Àrssa (L), asciutta; hoiica arssa, bocca asciutta; lat. ardeo, arstcs, 
borgog. ardóir, bruciare (Burguy ib.). 

Arssàj (T), ansamento, ràntolo, ted. rasseln, remore di strascico. 

Arssàut, al saùt (F), sbalzo; fr. ressaut, risalto. 

Arssensè (L), sciacquare; b. lat. resincerare, fr. rincer, nettare 
fi-egando (aigayer, guazzare). 

Arssenti (I), ernioso; ital. risentire, far crepature nel muro. 

Arss'tta (G), secondo fieno; come Y Ariorda; ^qq,o ar.so5, prateria; 
borg. heu, fieno, seute, seguito (Borguy, sevre). 

Arssìa (F), archetto degli uccellatori; fr. marchette, fuscellino che 
sostiene la stiaccia. 

Arssià (DP), asciutto (Biondelli) dal piem. arssuà. V. Sue. 

Arsiss (F), stantio ; fr. ra^sis, raffermo, p. e. pane cotto da piti giorni. 

Arssivóli (B) archivolto: guardò farsivóU, esser soprapensiero (Bion- 
delli), frivolezze ; Borgog. arvol, archi e volte ; roumancio, arveult, 
vòlto; piem. guardi j'usej c'a volou. 

Arssonè (F), salutare sì alla partenza che all'arrivo di chi è in 
arcioni; fr. arron, it. il bicchiere della staffa. 

Arstròbi. arstoUè (Zalli) (F), spigolare; ristoppiare, cioè seminar 
un campo senza lasciarlo riposare; fr. étouble, stoppia (Diez. 
stoppia). 



— ab — 

Artabàn (L), nome d'un re dei Parti che vinse molte volte i Eo- 
mani — fier coìti n Artaban. 

Artajoìir (F), pizzicagnolo; fr. retailìe, vendita al minuto. 

Artapè (F), increspare; fr. retaper, arricciare i capelli. 

Artogarè (I), (voce del 1480); ital. rifar la toga o il tetto nuovi. 

A rub e quìndes (DP), locuzione popolare per esprimere il buttar 
malamente la roba, oppure smettere improvvisamente un negozio 
incominciato. Il riihho essendo misura di 25 libbre, smetter di 
contar il secondo rubbo a sole 15 libbre, oppure a chi compra un 
rubbo di roba, darne per spensieratezza 15 libbre di soprappiù. 

Aruè, a rìie (B), arrivare, sul margine; borgog. ruve, riva, ru, 
rui, ruscello, lat. rivus (Burguy, riu). 

Arvàngia (F), rivincita; fr. venger, vendicare, revanche. 

Arvèrs (F), supino ; fr. revers, lat. reversus, rovesciato ; — vin arvers, 
vino guasto. 

Arvià (DP), svegliato, destro ; per ravìà, ravivà, avvivato. 

Arvirè (DP), rigirare; dal piem. virc, voltare, arvirè i dent, l'atto 
del cane che digrigna; arvirè 'n sgiaflòn, menar una ceffata. 

Arvojtè (B), rovesciare, vuotare, traboccare ; borgog. voide, voidier, 
vuotare (Burguy, vuit); ital. voltare, capovolgere. 

Arvoùgsse (D), a rivederci! V. Voughe. 

Ass (L), asso; lat. as unità. 

A sdòss (F), a bisdosso; frane, dos, lat. dorsum, dorso. 

Asi (L), attrezzi ; si riscontra questo elemento in arnesi; frane, aises, 
agi, comodità ; provz. aisi, abitazione, aisinar, disporre; — quindi 
i mezzi per lavorare, cioè li attrezzi domestici (Diez, agio)', 
lat. vas, vasis, attrezzi d'un podere (Ulpiano). 

Asie (L), assillare, temere l'assillo; lat. asilus, tafano. 

Asìl (F), aceto; fr. aisil it. (Diez, aisil). 

Asinèl (P), acino, granello dell' uva ; provz. agi di cui acinello è 

il diminutivo. 
Aso (B), asino; borgog. asne, id. 



— 36 — 
Assai (I), it. sala; fr. essteu, lat. axiculus (Diez, essieu). 
Assola (D), anelli pel manico della secchia; V. Ànssola. 

Assùl, sul, assùr, (S), azza ; assul spag. asi^ela, pialla, lat. ascia, 
fr. ^acAe, mannaj a, scure senza manico, ascia grande; sul aferesi 
di assiti; assur, la r rammenta la securis latina, scure piccola 
italiana; prov. aissa. 

Assillasse (L), incaricarsi; lat. adsumere, assumersi. 

Autìn(P), vigneto; provz. ooufin, celtico aithin, piccola altura (Ob. 
MùUer); in term. notarile alieno; fr. tonnelle, pergola. 

Aurantè, olantè (P), volentieri (Biondelli) fr. volontier. 

Avàit (F). agguato; fr. aux aguets. V. Vajtè. 

Avasì (B), acquazzone (acquazzo, avazzo); borgog. iava, ava, ted. 
wasser, acqua. 

Avasslòr (P), imbottatoio; provz. ava vessa, acqua versare. 

A venta (D), bisogna; V. Venta. 

AYèriole, pie d'avèrtale (L), svignarsela; lat. avertere, voltar altrove. 

Avìvie (I), infiammazione glandolare de' cavalli; it. vivoìe. 

Avòi (B), molto; borg. avoi, viva! (secondo Biondelli significa con, 
appresso, fr. avec, insieme) ; lat. evoè, greco evoì! grido delle 
Baccanti ; — Ah ! una ciosina parej d'vu, fa gioia avoi; ca- 
ranta gioja e peu ancul — una cMusina (o cosina) come voi 
fa piacer molto — quaranta piaceri e poi ancora ! (Viù). — Diez, 
registra Y avoi con pronunzia acoà, come un'interiezione; ital. 
eh via! (Diez, avoi). 



37 — 



Babàcìo (I), semplicione; it. hahaccio, lat. habulus, babiger, babbeo 
(Diez, babbeo). 

Babào (P), la befana, l'orco; provz. babau, lat. papae, greco babai, 
slavo babà, voci per far paura ai bambini; pape satan, o papa 
satanasso! (Dante). 

Babèro, bebèro, bèro (D), agnello; V. Bèro, con ripetizione della 
prima sillaba. 

Bàbi (L), rospo; b. lat. babbius (Promis), provz. babi, minchione. 

Babìa (P), cicaleccio ; fr. babil, ted. babbeln, greco babazo, cicalare ; 
slavo babà, femmina. 

Babiòla, anbabiolè (F), inbubbolare ; fr. babiole, balocchi, bubbole. 

Babòcc* (SL), can barbone; slavo babà, montone, per la somiglianza 
che questo cane ha nel pelo col montone. 

Babòcia (S), siero, parte acquosa del latte ; spag. bocera, resto del 
cibo del bere sulle labbra (Diez, buz), frane, babeurre (Zalli) 
ba, particella peggiorativa, come bar, bes. 

Babòja (P), verme, insetto; V. Boja, con ripetizione della sillaba 
iniziale — fé babòja, far capolino, spiare; provz. faire babou. 

Bàbola (L), fandonia; lat. bàbulus, stu])ìdo; ital. bubbola, habaìone; 
slavo babà, femmina. 

Babòrgnie (DP), percosse alla cieca, dal piem. bòte da bòrgnio. 

Baborìn, base 7 baborìn (F), accettare dure condizioni; espressione 
triviale, baciare le bas du beuf (bovin) ; genovese le ciigie. 

Bac (C), gatto, macchina per conficcar pali; celtico bag, carico, involto 
(Burguy bague). 

Bacajè (F), balbettare (Zalli) ; fr. begajer, id. 

Bacala (S), merluzzo seccato al vento ; spagn. bacalào. id. , tedesco 
bakdeljau, id. (Diez, cabeliau). 



— 38 — 

Bacàn (P), villanzone; provz. pacan, lat. paganus, uomo rustico; 
celt. bachaim, bere (Ob. Mùller). 

Baciàss (P). paciàss, pozzanghera; V. Paciostrè; provz. hachàs, ba- 
cino d'una fontana. 

Baciòla (L), cassa quadrangolare senza fondo dei carri campagnoli; 
lat. baccia, bigonzo; celt. baikoid, cesta (Roget. bascaudu). 

Baciòro, bacioràss (D), villanzone; per batiòro (Zalli) V. Batàro. 

Bacioìic (DP), assonnato, mezzo intondito; lat. baceolus, greco bà- 
kilos, imbecille (Diez, baciocco) piem. ciouc, mezzo ubbriaco; 
prefisso ba, bar, particella peggiorativa (Littré). 

Bacùc (I), cappuccio; it. bacucco. 

Badine (F), celiare; frane, badiner, id. (Diez, badare). 

Badò (P), carico morale; fi\ bat aii dos, basto sul dosso; am'a cariarne 
un bel badò, m'ha dato un noioso incarico. 

Badòla, bade, badàro (B), minchione ; provz. badaou, badando, stu- 
pido; celt. bad, stupidità ; borgog. bad, badaud (BuTguj, baer, 
Diez, badare). 

Bafòja (B), faccendiere, cicalone (Biondelli); borgog. baffe, celia; 
frane, bafouer, minchionare (Littré). 

Bafrè, bafròn (P), mangiare, mangione; fr. bafrer, stramangiare. 

Bagàgi (F), bagaglio ; fr. bagage, id., b. lat. baga, sacco, baule, (Bur- 
guy, bague). 

Bagagiàss(B), passione isterica; borgog. bajasse, bagasse; celt. baches, 
donnetta (Burguy, bajasse). 

Bagàj (L), marmocchio, bambino; b. lat. haga, gioiello; ted. burgei, 
piccolo cittadino. 

Bagassa (I), baldracca; ital. bagascia; sanscrito bhaga, la fica; ted. 
bagaosch, sacco di stracci (Danneil). 

Bagàt (SL), ciabattino dei tarocchi; slavo bogàtsc, riccone; lat. pàgat, 
termine di gioco; — scarte bagàt, mancar al proprio dovere, 
sbiettare, fuggirsene nascostamente, come al gioco lo si scarta, 
quando pericola, per salvarlo; scopasse bagat, giocar ai tarocchi, 
V. Scopas. 

Bagna (I), salsa; it. bagnare^ come il bagno dell'intingolo — bagnè 



— 39 — 

7 nas a quaicim, fr. cracker au nez , fargli vergogna — voce 
scolaresca — superare in istruzione il compagno. 

Bàita (T), capanna; ted. hauen, gebaut, edificare e coltivare il campo; 
arabo haì/t edificio (Canini), 

Bàja (I), burla, beffa; ital. haja, borgog. baie, spagn. vaja, scherzo 
(Diez, baja) — Giuciu la baja! vergognatevi! it. dar la baja, 
fr. donner la baie, spagn. dar vaya, far cose da nulla. 

Bagolòn, bagolò (B), chiacchierone; borgog. baigouU, cicalare (Mi- 
gnart, bai), provz. bagou, ciaramella. 

Bài (L), color bajo; lat. badiiis, id. 

Bàj, bajè (F), sbadiglio, sbadigliare; fr. bàiller, id. — tire i baj, morire, 
tirar li ultimi sbadigli. 

Bajèt (G), fantaccino; greco bajòs, piccolo meschino; sincope di bayon- 

nette, fr. bajonetta. 
Baj'tta, bautta (T), lòbia, balcone, loggia ; ted. bauen, fabbricare. 

Bàjlo, bàjla (P), balio, balia; b. lat. bailus (LMim), provz. bailo, mam- 
mana; lat. bajidus, facchino — mai pi vdulo dop eh' i Veu dolo 
a bajla — non lo conosco punto. 

Bàjlo (I), it. abbaglio; 'pie un bajlo, sbagliare. 

Bai {de 'l bai) (F) congedare; fr. bail, b. lat. baliimi, contratto; 
restituir le carte del contratto. * 

Bàia (F), palla; fr. balle ;èsse d'bàla con quaicùn; complottare; borgog. 
baillir, aver tutela di qualcuno, esser d'intesa (per far del male). 

Balàda, baladoùje (S), ruzzare, spassarsi ; spagn. baladrà, schiamaz- 
zare; port. baladeira, bayadère, ballerina delle pagode indiane 
(Diez, baladrer, Littré); Slavo balagurìt, scherzare. 

Balàfra (F), sberleffo; fr. balafre, sfregio in volto, taglio, dal ted. 
leffur, lat. bis-labrum; i due labbri che sono formati da un taglio 
nella carne viva (Diez, balafre). 

Balafrè (D), mangiar avidamente. V. Bafrè — telo balàfra, un 
piccolo mangione. 

Baiane (D), sbilenco; male sulle anche. V. B' sancà. 

Balàndra - an(?ròw (S), baldracca, bagascione; spagn. balandran, 
sottanone, balandra, nave a un solo albero, barcaccia. 



- 40 — 

Balaridòn (D), chiassone; metatesi da haladarè. V. Balada. 

Balconèra (I), cateratta d'una gora ; ital. balconiera, dal ted. halken, 
trave. 

Baldòria , hallòria (B) , allegria; borgog. balderie (Burguy, bald)-, 
ted. bald, libero andare. — Porro id genus ludi patrio vocabulo 
haUoriam vocant, così chiamavano la ridda o falò che si bru- 
ciava la vigilia di San Giov. Battista in Piazza Castello a Torino. 
Pingone, 1577, citato da E. d'Azeglio. 

Bàie (SL), frottole; lai baiare, dir assurdità; greco abàie! eh via! 
slavo balui, panzane, baliassnitsciat, contar panzane. 

Baie (B), ballare; borg. baie (Burguy, &a?er) - òaféZ«, morire; remi- 
niscenza del morir ridendo dei Normanni (Kicotti). 

Baleùs (P), guercio; ba, bar, particella peggiorativa; provz. luzi, 
splendere, fr. loucher, lat. luscus, senza pupilla, come gene- 
ralmente si fanno gli occhi delle persone nella statuaria. 

Bàlma (C), caverna; celt. bai-ma, monte-sito (Ob. Mùller); balfen, 
caverna (Diez, balme); bal-maen, alta pietra (Roget, balma). 

Balòss (SL), furfante, birboncello ; slavo balowstro, birbonata. 

Balossè, balocè, baluzè (D), strabuzzare; fr. ba-loucher,ìà. Y. Baleus. 

Balòta (P), pallottola; provz. ballato, pillola; mond balata, mon- 
dacelo; vej balòta, vecchio balordo. 

Balù'tte, baluch'tte (L), barbaglio; lat. balluca, balux, scintillìo di 
sabbia d'oro (Diez, baluz). 

Bambàs da lum, bambìflo, barbiflo (T), grosso minchione ; lat. ba)n- 
balio, greco bambalòs, timballo; ted. bambucks, uomo poltrone 
il cui fegato sta nei bucks'n, calzoni (Danneil). 

Bamblinè (L), dondolarsi, sciamare; normanno hamboler, cullare 
(Diez, bamho); lat, deambulare, passeggiare. 

Banàstre (S), ciarpame, mestrui ; spagn. banasta, cestone ; centrone, 
in carretis suis et super sìmls banastas (A. Pont), ne' suoi carri 
e sopra li suoi stracci. Slavo banntscJcaja hrow, sangue delle 
mestruazioni. 

Banda (B), concerto di stroraenti musicali ; borgog. bondir, suonare 
(Burguy, bondir). 



— 41 — 

Bande (T), da noste bande, a' nostri paesi; ted. band, bandiera; 

— bandum seguite! uno dei comandi militari pei Centurioni 
romani, equivalente all'odierno avanti, marche! (Muratori - Dis- 
sert.). Vuol dire dove sventola la nostra banda o bandiera. 

Bande (P), tendere con sforzo; • fr. bander, id.; les nerfs se ban- 
dent (Littrè), tensione dei nervi. 

Banfè, banf(¥), fiatare, soffio; fr. bou/f er, shu^3i.re; (baufer, banfè) 

— bdnfa pa ! non fiatare ! 

Baòcia (T), erbata; fr. baugue, bauque, miscuglio di piante marine 
rigettate dal Mediterraneo (Eittré). 

Baod'tta (B), scampanìo allegro: borgog. band, baudor , allegro 
(Diez, baldo), (Burguy, bald) - Esbaudisses - vous et buves frais 
« sbatacchiate allegramente e cioncate fresco ». 

Baodroùn, baudroim (I), bracciòlo della scala; it. balìadore, ballatojo. 

Baotiè (I), bàoti, bàuti, baodìs, dondolare, altalena; ted. baumeln, 
da baum penzolare tra le piante, ivalten (balten), ondeggiare. 

Bara, bara (I), sbarra e colpo di stanga — ital. sbarra: — na bara 
'n s' j ourie, una mazzata tra capo e collo. 

Baràba (SL) , monello ; slavo barabanit, da barabàn , tamburo ; 
barabàla, saccheggiatore; greco arabèo, far del chiasso. 

Barabàn, barabio (P), il diavolo de' bambini; provz. barban, la 

bestia nera. 
Barabìn (D), un pò d' feu! gioco fanciullesco. V. Baràba. 

Baràca (S), tettoja, vecchio mobile; spagn. baracca, capanna; la- 
tino barra, sbarra- (Diez, baracca, dove accenna ad un'origine 
araba); slavo baracJdo, rottami. 

Baracàn (SL) , stoffa di pelo caprino ; slavo barakan, b. lat. bo- 
racanus, cambellotto. 

Barachìn (S), gavetta, scodella militare; spagn. burjacha, gamella 
de' marinai. V. Bojàca. 

Baràgna (P), taràgna, anguillare, filare di viti; provz. baragno, 
imragno, filare da para, adornare, metter in bella mostra. 

Barai (B), barile a doghe di forma piatta pel vino; borgog. ba- 
reil, id. (Burguy, barre); celtico barre, pezzo di legno. 



— 42 — 

Barane (T), zoppo, che arranca; ted. ranken, torcere (Diez, ranco). 

Baraónda (S), confusione di gente ; spagn. bara hunda, baraunda, 
cagnara. 

Bararòta (SL), gioco marziale dei ragazzi, veduto eseguire a Stoc- 
colma in Svezia, in egual modo che a Torino ; slavo borot rota, 
lottare in schiera; fr, barre, striscia segnata sul terreno; fr. 
prendre barre, due partiti di fronte, che si rincorrono, cercando 
fare e liberare prigionieri; centrone barra route, sbarrar la 
strada. 

Baràsa (SL), landa, catapecchia; furiano baraz, sterpeto, sodaglia 
(Flechia). 

Barate (B), cambiare; borgog. barai, frode, nel senso francese (don- 
ner le change) scambiare, far perder le tracce. 

Barato (B), barattolo: borgog. baretel, frascherìe, ninnoli. 

Baravàl-yeZ (C), panico; celtico bara, pane, vai o vel; dal lat. 
v'tìlosHs; fr. velli, peloso. 

Baravantàn (I), stravagante; ital. Beneventano, da Benevento do- 
v'era il famoso noce delle streghe, — testa baravantana, cervel 
bizzarro. 

Barba (I), zio; ital. barba, usato fin dal 782 (Muratori); protet- 
tore di femmine, — bondl barba! è finita la pacchia. 

Barba boìic (F), raponzolo selvatico; fr. barbe de bone, barba di 
becco. 

Barbaròt (F), pizzo del mento: fr. barbe de coq, bargiglione. 

Barbe (DP), barbar (Biondelli), rubare, consumare; dal piem. ipo- 
tetico ba-robè. — Barbò le gliète, uccidere; fr. guétres ^er gre- 
gues, calzoni (Littré), rubar i calzoni a qualcuno, spogliarlo, am- 
mazzarlo. 

Barbe! (I), stoppa; ital. barbe, peli delle penne^ piume. 

Barbìs (L), mustacchi; lat. barbitium, baffi (Promis) — ste anitna 
ima e barbis d' gat, star in panciolle (latino di sacrestia). 

Barbìsa (L), fanln, uccello (bsàbsa); lat. emberyza citrinella, or- 
tolano dei boschi. 

Barca (I), battello; lat. ed ital. barca, elemento celtico bare, id. 
(Burguy, hargaine). 



— 43 — 

Barche! (I), eh via! esclamazione che esprime stupore e diffidenza, ed 
è un guasto di bah! che? 

Barche via (I), cessare , scemare, dileguare (Biondelli) ; it. harca, 
imbarcar via. V. Svachè. 

Bardàss (F), marmocchio ; fr. hardache, figlioccio (Diez, hardascia). 

Bardòt (F), muletto dal cavallo e dall'asina ; fr. hardot, id. da harde, 
sella (Littré). 

Barìcc* (B), guercio, losco; borgog. har, particella peggiorativa, iex, 
ix, occhi, occhi cattivi (Burguy, oil). 

Baricele (P), occhiali; provz. hericles, id. 

Baril (I), botte vinaria, caratello; ital. barile, elemento celtico 

(Littrè). 

Barìolà (F), screziato; fr. bar - riolé, stranamente segnato (Diez, 
hariole). 

Bariolèiro (F), artajoùr, fondiché; pizzicagnolo, droghiere; fi\ ba- 
rioìer, perchè usano dipingere la facciata della loro bottega a 
molteplici colori. 

Barivèl (B), biricchino ; borgog. bar reveler, rivel, scherzare (Bur- 
guy, reveler) ; slavo pod - badrivat, tener allegra la brigata. 

Barlòta (I), piallone; it. barlotta, id. V. Varlopa. 

Barolè (F), cercine per sostenere calze e calzoni; fr. bas roulès, 
calze ravvolte. 

Baròn (GT), mucchio; gotico bairan, carico d'un uomo; greco bà- 
ros, peso. 

Baròssa (I), carretta a due ruote tirata da buoi; it. baroccio, bi- 
roccio, a due ruote (Diez, biroccio). 

Baròssè (DP), ranchettare; dal piem. baròssa, dal modo di cam- 
minare di quella sorta di carro, a sbalzi, come le oche. 

Baròt (S), randello ; spagn. barroto, sbarra per assicurare la chiusura 
di porte e finestre. 

Baroùss (F), rossiccio ; fr. ba - roux, rosso, ba, particella peggio- 
rativa come bar. 



— 44 — 

Basàn (P), verde mezzo, come le biade tra il verde e il secco; 
provz. ahasanì, color livido. 

BasàSa (F), esca; fr. basane, spago, badana, arabo bitìmnet, pelle 
di montone (Diez, badana). 

Bass'cina (I), per basti'na; ital. basto per somari. 

Basicele (G), gironzolare, bazzicare; dal greco basis, passo, pianta del 

piede umano. 
Basìn (L), bacio; lat. basium, id. venez. un baso non fa buso. 
Bassmàn (F), tornaletto; fr. soubassement, basamento. 

Bassìn (F), bacile, bacino ; fr. bassin id., elemento celtico bac, cavo 
(Diez, bacino). 

Bàsola (L), taffiera, vaso piatto per refettorio de' frati; lat. bus- 
seUiis, fr. boisseau, staio; lat. vas (vasolum). 

Bassòt {euv bassòt) (T), nova poco cotte; ted. ba-sotten, gesottene, 
bollite; lat. asso, arrostire. 

Basta (1), abbastanza; ital. bastare, fr. baste, spagn. basta, avasta, 
id., termine marinaresco; a j ti' jè pa basta — non ce n'è ab- 
bastanza. 

Basta (B), ripiegatura nei panni; borgog. baste, ted. bestan, rap- 
pezzare (Burguy, baste). 

Bàta (D), tutto quanto; prefisso corrispondente al paia. V. Fata. 

Bataclàn (F), confusione; fr. bataclan, traino imbarazzante; ingl. 
bata-clan, tribù, famiglia, tutta la folla (A. Pont); slavo va- 
tòga, truppa, famiglia. 

Batànfi' (D), tutto gonfio. V. Botenfi. 

Batàro (D), imbecille, grossolano. V. Taro. 

Batiàje (DP), confetti pel battesimo; dal piem. battè, fr. baptiser, 
battezzare. 

Batibeùj (DP), trambusto; dal piem. beuj, bolle, col prefisso baia, 
tutto bolle. 

Baticòle (F), a cavalluccio; fr. bdt au con, basto al collo. 

Batifolè (F), ninnolare; fr. batifoler, folleggiare, b. lat. battifollum, 
bastione dove i ragazzi andavano a giocare (Littré). 



— 45 — 

Bativòl (DP), rimbalzo; dal piem. ribate al voi. 
Batòcc' (I), battente di campana e di portone; ital, battoccMo, da 
battere. 

Batù (I), confratelli di cappa e cappuccio; ital. battuti, per la disci- 
plina che si picchiavano sulle spalle. 

Baudusàri (T), esser messo al tormento (Cibrario) ; voce latinizzata 
in senso passivo dall'elemento tedesco baum, in piem. bandisse, 
bautiè, quindi dar la corda. V. Baotiè. 

Baule (L), abbaiare ;. lat. baulari, ted. bellen, id. (Diez, bajare). 

Bàus (P), luogo incolto montano ; provz, bàou, roccie, anche in ma- 
rina, dirupi lungo le spiaggie; vfr. baus, dirupi; ital. babe 
(Diez, ballare). 

Bav*ta (DP), zinnale; dal piem. bave, riparo contro il bavume dei 
bambini. 

Bàvo, bdo (LG), spranga ricurva per portar bigonce; inglese bow, 
arco; lat. bajido, io porto. 

Bebé (0), bambino; Onomatopea: voce infantile per chiamar le pe- 
core; è anche voce albanese. 

Bèbola (I), cennamella ; ital. ribeba, zampogna che si suona tenen- 
dola tra i denti. 

Bec (C), beg (Biondelli), becco; celtico beo, id. 

Becc' (F), puzzo di stantìo ne' panni ; fr. bicìie, cervia ; puzzo di 
selvaticume. 

B'cè (D), nonno; provz. bssat, bisnonno. V." Pcè. 

Bècia (R), Vocia, cerm; roumancio bèsc' ia, pecora; fi.'. bicJie, id. 
(Diez, biche). 

Bedaìna (F), scalpello pedano; fr. bedanne, scalpelletto, bec d'àne 
(Zalli). 

B'dra (SL), pancia; slavo bedrà, l'anca. 

Beichè (B), &?«c7jè, guardare; &?<c, sguardo. Beichè m vece di vejchè 
viene dal borg. vejer , vedere e buche, bue, derivano dal normanno 
hicjuer, provz. luca, guardare di traverso (Diez, luguer). 



— 46 — 

Bèjva (B), bocca; borgog. heivre, bere — doiij dì s' la bèiva — due 
dita sopra la bocca, cioè proprio sul naso. V. Bèive. 

Bèjve (B), bere; borgog. hevre, heivre, heire, hojvre, hojre, id. (Bur- 
guy, boivre). 

Bel (L). bello, pulito ; lat. hellus, diminutivo di benus : — bela copia, 
slavo na bielo, in pulito, bianco; a la bela siejla, alla bianca 
luce delle stelle. 

Bnà (DP) fólairà, follìa, fandonia (Zalli, Biondelli); allegrie e rac- 
conti fatti nelle benne. V. B'nna. 

Bnal (D), capannone rustico, fienile. V. B'nna. 

B'nna (F), capanna; fr. benne, venna, casipola coperta di strame; 
celtico e lat. benna, id. (Diez, benna); combennones, compagni 
sul carro fatto a benna; fé la b'nna, esser malato, si dice delle 
bestie; slavo biednii, povero. 

B'rboìij (I), vecchio; ital. barbogio. 

B'rgè (F), Pecoraro; fr. berger, lat. berbix, vervex, id. (Diez, ber- 
bice). 

B'rgiabào (P), b'rssabào, il diavolo, un terrore non motivato ; provz. 
il hao delle bergie, babau delle montagne. V, Babào. 

B'rgiojàda (D), cosa da nulla. Y. B'rgioaté. 

B'rgioatè (F), careggiare; fr. bourgeois, borghese — careggiarsi 
come fanno i buoni e grassi borghesi; specialmente si usa per 
esprimere un caricarsi di vestimenta inutili. 

B'rgnia (L), bergnoccola, brigna, pruna; lat. pruna. 

B'rgne! (DP), nespole! esclamazione di paura, allusiva al cader 
che vi fanno adosso dall'albero le prune, che invece potrebbero 
essere sassate o moschetteria. 

B'rgnìf, il diavolo; ted. bernen, bruciare. 

B'rla (L). cacherella; lat. pinula, sterco di cavallo; perula, punta 
del naso (Diez, perla). 

B'rlàita (F) , babòcia , siero di latte ; fr. bar - lait, petit lait, id. 
(Diez, bis);, bar particella peggiorativa. 

B'rlàn (F), trai, gioco d'azzardo; fr. brèlan, biscaccia. 



— 47 — 
B'rlandòt (I), gabelliere; ital. hoUandotio, da bollare. 

B'rlichè (I), leccare; ital. ber -leccare (Diez, bis), leccar un poco; 
ber, bar, ba particelle peggiorative. 

B'rlìk e b'rlók (F), invocazione magica de' ciurmadori, locuzione 
senza senso; fr. brèlique , brèloque, cose di nessun valore. A 
b'rlich, a risico (Zalli). 

B'rlifàda (D), insudiciatura ; V. B'rla e Anflè. 

B' rlùse (F), luccicare, aver le traveggole ; fr. berlue, ber - lucere, 
offesa alla vista (Littré). 

B'rnàsa (T), bernagi, la paletta del fuoco; ted. bernase, id, 

Bérnia (T), bèrgna, giubbone, veste rozza contadinesca (Biondelli), 
a. ted. bero, facchino (Vopisco, 1564). 

B'rnùfìa (F), sb'rnufia, donna schifiltosa; ani fr. nifler, mostrar 
ripugnanza (Littré), berner, burlare. 

Bèro (T), babèro, agnello; ted. bar produttivo (Diez, barone). 

B'rssàc (L), bisaccia, zotico; — brut òVsac, imprecazione storica contro 
il generale francese Cosse de Brissac che fece tanta rovina in 
Piemonte, al tempo del Duca Carlo III; lat. bis saccus, sacco 
doppio (Diez, bisaccia). 

B'rtavèl (L), nassa, bettovello; b. lat. e fr. bertavellus id. 

B'rtavèla (DP), taravèla, far favela, parlantina; del piem. favela, 
arcolaio, analogia col cicalare sbalorditolo, che gira gira e mai 
respira. Il ber iniziale è particella peggiorativa. 

B'rtèl (B) tramoggia; borgog. burefel, it. buratello (Burguy, buire). 

B'rtoùn (I), cavallo dalle orecchie mozze; zuccone; ital. bertone, id. 

B'rtondè (F), cimare il grano, tagliar corti i capelli ; fr. bre - fau- 
der {bre, ber, bar), tosar malamente; tauder, v. fr. per tondre, 
tosare. 

B'sancà (T), sciancato, ted. ancha, gamba; bes, male, male in 
gamba (Diez, bis). 

B'sbiàda (I), bisbiglio, ital. bisbigliata. 

B'scànss (L), a sghimbescio; lat. canfhus, cerchio non esattamente 
rotondo, e bes, male (Diez, canto). 



— 48 — 

B'scarè {^), sberciare ; spagn. carear, confrontare, e bes, male ; non 
colpir direttamente, fallire il segno — 7 tron V a h'scaràlo, il 
fulmine lo ha sfiorato. 

B'ss'cia (F), bioccolo di lana, ciocca di capelli ; fr. mèdie, mesche, 
(hescJie), riccioli — piesse p'r le h'ss'cie, acciuffarsi. 

B'slòng (F), bislongo; fr. bar -long, id. ; bar, ber, bes, particelle 
deprezzati ve (Diez, barlong). 

B'sriònd (DP), bistondo; per bes -tondo, dal piem. riond, rotondo 
e bis bes, malamente. 

Bèssa (F), marra per scavar terre ghiaiose (Promis), fr. bécìie, id. 
(Diez, becco). 

B'ssì, p ssi, anp'ssì (F), intorpidito; fr. èpaissi, ispessito (provz. 
dets gobi), dita gobbe, che non si possono più comandare prese 
come sono dal freddo). 

B'ssonè (T), partorir gemelli; meglio p>'ssonè; dal brettone besk, 
ambidue (Diez, bis), ted. solin, figlio, 

B'standè, V stende (DP), indugiare; dal piem. bes - andé, andar 
malamente: la ^ è eufonica. 

B'stàj (DP), sghembo; dal piem. taj, taglio e la part. peggiorativa 
bes, tagliato male; ^/r Vstaj, a sghembo. 

B'stòrn (F), monorchite, pianta d'un bulbo solo; fr. bistorte {la 
renouèe, Littré), specie di geranio. 

Betònica (S), arnica montana; spagn. betonica, dai Vettones che 
la fecero conoscere (Littré). 

Béttole (T), capanne di montagna; elemento di questa voce può es- 
sere il ted. bett; letto e Vor, monte; giaciglio montano. 

Beùcc* (I), buco; it. bugio. 

Beùsma (I), impasto per umidire la tela, ital. boszhna. 

Beìiz, beiis (L), immaturo ; lat. peiis, ted. bós, cattivo (Suòkau, hOs). 

Bla (C), tronco d'albero segato; celtico bilie, id. (Littré). 

Bla (F), pallottola per giuocare; fr. bilie, lat. bulla, 

Bià (S), mietitura completa delle biade ; spagn. biazas., sacco ; vuol 
dire che il raccolto è tutto quanto insaccato. 



— 49 — 

Bialèra (C), hialiè, gora, fossa d'acqua; hiarU^ acquajolo, distribu- 
tore delle acque ; celtico Mal, acqua : la desinenza era indica 
quantità. 

Biaràva (T), barbabietola; fr. betterave, lat. beta rapa (Flechia). 

Biautè (D), dondolarsi coll'altalena; V. Baotiè. 

Bibi ! (L), voce di scherno contro li ubbriacbi ; lat. Mbio, Ubo, ub- 
briacone; frane, bihus^ cosa spregi evole; felices quibus vivere 
est bibere! (Muratori, Dia.). 

Bice* (S), foricc\ manuale muratore; spagn. bicìio, piccino. 

Biciolàn (I), biscottini vercellesi — forse è un guasto di Vercelìani. 

Bicochìn (F), calotta da prete; fr. bicoquin, calotta a due punte. 
(Diez, bicocca). 

Bìdòn (I), recipiente in latta per acqua; dall'inventore ingegnere 
Bidone, amico di Massimo D'Azeglio; fr. bedon, anticamente 
tamburo, poi uomo a grossa pancia. 

Bièt (B), stramaturo, mézzo ; borgog. e provenz. blet (Burguy blet), 
lat. vietiis, it. vieto (Promis); ted. bleizza, ammaccatura; slavo 
cpiet, maturo. 

Bièt F), biglietto; fr. bilìet, b. lat. bilia, rescritto (Littré). 

Bif e baf (P), tautologia; provz. baffe, minchionatura — di bif e 
baf d qualcun, tagliar i panni addosso a persona assente. 

Bifè (F), cancellare ; fr. biffer, id. 

Biga (IG), scrofa; inglese pig, porco (Diez, biga). 

Bigàt (L), baco da seta; lat. bombyx, bonbigatto (Diez baco). 

Bigioulà (D), lentigginoso; V. Giajolà. 

Bigieùia, Vgieìija (SL), santino, immaginetta qualunque ; slavo, bog, 
dio, bòjii (j fr.), divino. 

Bign'tta (F), frittella, cosa schiacciata; fr. beignet, id. 

Binde (T), bindel, legare, legaccio, nastro ; ted. binden, legare. 

Biò (P, ghermo, paniere; ital. biodo, giunco palustre per far stuoie, 
campanella pei pulcini. 

Biòc (I), armnure, stoppa, concia; it. biòccolo. V. Biùc. 

4 



— 50 — 

Biòcia (L), scampolo, ritaglio di stoffa; lat. biochus, tronco (Diez, hioc). 
Biòla (F), biòra piòha, betulla; fr. bouleau, lat. betulla — r'ssiè 

d'biòle, russare. 
Biòn (F), tronco d'albero da segare per ridurlo a tavole o bie; fr. 

billot, id. V. Bia. 

Biòra (C), corso d'acqua; celtico bior, fonte (Ob. Mùller). 

Biòsc (S), vista annebbiata; spag. bi0co, losco; lat. bes oculus, oc- 
chio cattivo, it. fosco. — Tra 'l lousc e 'l Mouse, tra il veder 
poco e l'appannato; verso sera. 

Bioìit (T), nudo, meschino ; ted. blut, blut arm, poverissimo (Diez, 
biotto); borgog. blous, spogliato (Burguy, blos). 

Birba (S), birbo, birbante ; metatesi dello spagn. bribar, accattare, 

accattone. 
Biribìss (I), biribàra, gioco intricato; ital. biribisso. 
Bìrlo (S), tròttola; spagn. Urlo, trottola o ladro biricchino. 
Bìrlo (IGr), stornello; ingl. bird, uccello. 

Biro (L), pito, gallinaccio ; lat. birrus, rosso — rouss com' un pito. 
Biròcc' (L), birocìn, cocchio; lat. birotum, a due ruote. 
Biròn (F), cavicchio; fr. piron, sorta d'arpione. 

Bìsa (F), vento gelato; fr. bise, id., ted. bize, morso, da beissen, 
mordere: beiswind, id. 

Bische (F), eiché, arrovellarsi, fr. bisquer, provenz. bisco ; centrone, 
biska, collera. 

Bisègle (F), lisciatoio de' calzolai; fr. besaigue, ital. bisegolo, a 

doppio taglio. 
Bisèl (L), taglio ad ugna; lat. bisellium (Littré), forma a conca 

della sedia romana; fr. biseau, taglio obliquo. 

Bisòc (I), pinzocchero, collo torto; ital. 6mocco, testa debole (Diez, 

hÌ220CC0). 

Bisodiè (L), masticar pater nostri; dal verso del Pater, da nobis 

hodie. 
Bissa coperà (DP), tartaruga; dal piem. bissa con la coupa d'pèra, 

biscia colla coppa di pietra. 



— 51 — 

Bissochèt (F), fumajolo: fr. òicoquet, bicoque, piccolo castello. 

Bistòrcc' (L), crescione, menta romana; lat. nasturtium, fr. nasi- 
tort, id. (Diez, nasturzio). 

Blue (I), capecchio, pettinatura della canepa (Biondelli) ; it. pilltt- 
care, staccar poco per volta. 

Biùm (L), tritume, pula, rosume del fieno ; b. \2it. pihimen, pestatura. 

Bivàc (F), bivacco ; fr. Mvaque, hivouaqtier, serenare al campo ; ted. 
Benvache, guardia straordinaria. 

Blaghè (F), millantarsi; fr. hlaguer, contar frottole; celtico hlagh^ 
soffiare (Littré). 

Blan blàn (L), posapiano; lat. blennus, stupido (Promis). 

Blaterò (L), cicalare; lat. blaterare, id. 

Bleù (F), color turchino; fr. bleu, azzurro. La frase piemontese dèje 
'l bleu, liberarsi da qualcuno, far scomparire, può essere una 
espressione pittorica, perchè col bleu che è un color freddo si 
allontanano gli oggetti nei vari piani; e può anche essere un 
ricordo storico, perchè nella ristorazione dell'anno 1814 in Pie- 
monte si dava la caccia ai tre colori francesi coprendoli colla 
tinta nazionale turchina. 

Blìctri (L), sgasaràda, un zero, un niente. Il Parini nel suo discorso 
sulle caricature dice: « questi aveva ridotto ogni cosa al blictri», 
lat. bliteus, spregi e vole. 

Bloc (T), masso; ted. blok, tronco d'albero (Diez, bloc). 

Bloùc (L), barbagianni; lat, alùcus, it. alocco. V. Otdouc. 

Bò (SL). particella affermativa ; slavo bo perchè. 

Bòba (I), smorfia ; voce fanciullesca, fr. ed ital. bobo. 

Bóce (P), gioco alle pallottole; borgog. boce, rigonfio nel centro dello 
scudo (BorguY, boce), provz. bocho, boccia. 

Boch (F), caprone (Zalli); fr. bouc, it, becco. 

Bochè na cosa (F), ottenere; fr. aboucher, id. 

Bochèt (I), cateratta per piccola gora; it. bocchetta; V. Balconera. 

Bociardè (F), insudiciare e chi tiene il gioco delle boccie; fr. po- 
chade, da pocìier, dipingere alla grossa ; V. Bocce. 



— 52 — 

Bocìn (L), vitello dai 10 ai 15 mesi, stupido; lat. huciilus, id. 

Bodèro (P), pancione; provenz. boudouire, id. V. B'dra. 

Bodiflo (P), musone; fr. hotider, tener il broncio ; provenz. houdenfky 
— a lou comr boudenfio; ha il cuor gonfio. 

Bògia, bòga (L), pesce salato (Cibrario) ; lat. bocas, pesce marino. 

Boìna (F), palina, biffa; fr. boline, traversa. 

Bòiro (D), imbratto; V. Boudrè. 

Boiròn (S), beverone; fr. boire, bere; spagn. boudn'o, zuppa de'porci. 

Bòja (B), insetto, blatta; borgog. boe, bojer, id. fr. boue, pantano 

(Burguy, boe). 
Bòja (L), carnefice; lat. boja, collare in ferro per li schiavi (Burguy, 

buie); slavo boi, guerriero, bojatse, spaventarsi. 
Bojàca (S), scodella dei marinai; combriccola; far comunela; spagn. 

borjàca, zaino dei pellegrini. 

Bòia, boléngh (P), pantano; provenz. bouille id.; le Pot bouille, di 

Zola, it. bulicame; in turco bulanyk, torbido, bulanyk-su, acqua 

stagnante. 
Bòia (F), pianta delle scope (Zalli) ; fr. bouleau, lat. betìda, ital. 

betulla; V. Bióla. 
BoFtta (F), disperazione a denaro; fr. boulette, sciocchezza, sbaglio; 

slavo boljeti, addolorarsi. 

Bolssoùn (F), chiavarda; fr. boulon. 
Bomba (F), arcuato; fr. bomber, curvare. 
Bondisserèa (I), saluto; ital. buon dì, signoria. 

Bondròyt (F), camera da letto nuziale (Cibrario) ; fr. bon droit, il 

buon dritto maritale. 
Bonomèri iDP), bonaccione; dal piem. bonom, buon uomo. La de- 

smenza eri come era, indica abbondanza di bonomia. 

Bòrea (S), legno forcuto; spagn. horca, forca. 

Bordèl (B), lupanare; borgogn. barde, piccola casa (Burguy, borde); 
celtico buar-dae, vacche-casa (Ob. Muller). Dante aveva già ita- 
lianizzato questo vocabolo provenzale, chiamando Italia : 

Non donna di provincie, ma bordello! 

{Purg. 6°). 



— 53 — 

Bordòc (P), piàttola (Zalli), blatta dell'alto novarese ; provenz. hour- 
dillo, spazzatura. 

Bordonàl (C), pianerottolo esterno rialzato di casa signorile (Ci- 
brario); celtico lorde, casa. 

Borei (F), collare de' sellai ; fr. bourrelet, cércine. 

Borèla (F), palla pel gioco de' birilli ; fr. bourlet, palla fatta di 
borra. 

Borènfi (F), hotènfi, gonfio; fr. bourre en^ée, peau - enflée, gonfio 
alla pelle. 

Borgh d'I cMr (D), forca del carro su cui posa la sala ; V. Borea. 

Borgia (I), dall'ital. borgata (Diez, borgo). 

Borgiachìn (DP), taschino; piem. borsln dia giàca. 

Borgiatè (I), b'rgiouatè, b'rgiovatè; it. ovattare, caricar di vestimenta. 
V. B'rgiojatè. 

Bòrgnio (F), cieco; fr. borgne, cui manca un occhio; it. bornio, 
di corta vista; borgog. born-icle, oculi bornes (Diez, borgne). 
Cent, born, cieco (A. Pont). 

Borieùl (DP), asinelio; piem. boricheùl da borie. 

Bòria (G), borlaclim, capala, grègnia, fascio di 12 covoni (in Francia 
di soli 10), bracciata di fieno; greco bora, foraggio, vettovaglia; 
spagn. boria, nappina d'oro o d'argento — per imitazione di 
un fascio di spighe — borlaelùn, fascetto di spighe. 

Borie (F), scivolare, metat. di brolè; fr. rouler, rotolare. La b iniziale 
farebbe pensare ad un' aferesi del tedes. herab - rollen, rotolar 
abbasso. 

Borio (F), broncio, cattivo umore; fr. bourréletnent, sensazione mo- 
rale noiosa come di coscienza inquieta (Littré); V. Torlo - borio. 

Bornò (T), bornèl (Biondelli) doccia, fontana artificiale nel Biellese 
e Canavese; ted. brunnen, fonte (Flechia). 

Borss (L), storss, bolso; lat. pulsus, colpito (Diez, bolso). 

Bósa (B), pantano, bòzzo; borgog. bos, radura di bosco (Burguy, 
bois). 



— 54 — 

Bosaràda! (I), bosaroùn, hoscaràda, esclamazione di maraviglia e 
anche di dispetto; l'italiano volgare ha bùggera, sbaglio, arrabbia- 
tura, quindi buggerata, buggerone; slavo boga ra<?*, dio grazia ! 

Bòs'ra (I), bizza, venez. bosara, id. 

Bossèt, borsèt (F), buccia dell'acino dell'uva; fr. gousset, saccoccia. 

Bòsso (I), pruno o spino per siepi; it. bosso, lat. buxus, fr. buis, 
busso. 

Bòt (L), cet (Biondelli), figlio; lat. votum, voto, il mio voto; spagn. 
boda, nozze (Diez, boda); celtico boi, corpo rotondo. 

Bot (B), urto, colpo; borgog. bot, id. (Burguy, boter)-, slavo bit, 
battere. 

Bot die róde (F), barilotto, mozzo; fr. bout des roties (Alfieri)^ 
estremità, sporgenza. 

Bota (I), colpo; ital. botta; bela bota, che meraviglia! è proprio così! 

Bota (F), pesce ghiozzo; fr. cìiabot, id. 

Bota (SL), travàj a bòia, a cóttimo; slavo rabòta, lavoro. 

Botènfi (D), gonfio; V. Borenfì,. 

Botìira (F), barbatella; fr. bouture, id. 

Bou (L), voce fanciullesca; lat. bua, da bere! 

Boìicc' (L), a bei boucc', a mucchi, insieme ; b. lat. bocius, ted. butz, 
cespo. 

Boucìn, bocc', bocioùn (P), lecco; provz. bocioun. id. 

Boucioun (F), tòrtoro; béttola; fr. bouchon, fascio di paglia attor- 
tigliata per strofinar cavalli e insegne d'osteria (Littré). 

Boudìn (F), sanguinaccio; fr. boudin, id. (Diez, boiider). 

Boudrè (S), mescolare; spagn. boudrio, zuppa pei porci, miscela; 
provz. à boudres, a profusione. 

Bouè (P), bovaro; provz. bouhiè, fr. bouvier, id. 

Boufè (F), boùff, buffare, buffo; fr. bouffer, id., ted. puffen, id. 
(Diez, buf). 

Boughè (F), carrozzella a due ruote; fr. boghei, id. (Littré), lat. 
biga, bis jugum, carro antico romano a due cavalli. 



— 55 — 

Bougè (P), muoversi; fr. bouger^ìà.; hougia! animo, muoviti ! 6o^<- 
gianèn, nomignolo inventato da Brofferio pei Piemontesi, i quali 
non sono soliti di entusiasmarsi per cose da poco e per cui è 
rinomata la canzone: 

Noi souma ì fieuj d' Giandaja 
noi souma i bougia nen; 
ma guai s' la testa an rouja 
se '1 dì die bota a ven!... 

Bougiarìn (DP), ardiglione, puntale della fibbia; dal piem. hoiigè. 

Boùjro (D), miscuglio, intruglio; V. Bojron. 

Boìija (F), bùja (Biondelli), mastello (Zalli), inzuppamento; pie 
mia bouja, un acquazzone; fr. boiiillons, ondate d'un liquido 
che spande (Littré). 

Boìije! (F), lassa &owje / lascia correre ! sbollire; fr. bouillir, hoWìre. 

Boulè (L), ftingo; lat. boletus. Boulè porchin, lat. bóletus porcinus 
(Promis), ftingo mangereccio; lat. boletus edulis; (piacentino, 
mondott). 

Boulichè (I), brulicare; it. bulicame, acqua che sorge bollendo; 
lat. bullescere, formar bolle, globuli. 

Boulognè (DP), ammaccare, bastonare; piem. &m?o«, spintone, ì)u- 
lonè. V. Bulon. 

Boùra (F), bourassù, borra, cimatura, lanuginoso; fr*. bourre, borra 
— lasse la boura lasciar l'inviluppo delle ossa, — morire. 

Bouràcia (S), borraccia, fiaschetta a tracolla; spagn. borracJia, id. 
(Diez, borra). Originalmente era una fiaschetta per tenervi les 
bourres o stoppacci pel fucile. 

Bouràcio (I), persona panciuta; it. bambolone, fatto o ripieno di borra. 

Bourgiòjsa (F), benestante; fr. bourgeoise, sì dice per indicare una 
donna della borghesia, agiata ed indipendente. 

Bourìc (L), ronzino, bardotto; lat. burricìms, piccolo cavallo. 

Boìiro (L), sbaglio; lat. bura, burlila, fr. bourle, inganno (Littré). 

Boùstica! (D), la boustica, esclamazione: càpperi! che noia! V. 
Boustichè. 



— 56 — 

Boustichè (P), ciapussè, annoiare (Alfieri), provz. bomtigà, fru- 
gare, spiare. 
Bout (D), scopo; V. But. 

Bout (F), i polpacci delle gambe; fr, le bout de la jamhe. 
Boìita (B), bottiglia; borgog. ioute, id. (Burguj', botte). 

Boute! (B), ciamè boùte, an-endersi: borgog. bonteit, bontà, pietà 
(Burguy, bon) ; fr. bouquer, ceder alla forza; je bouque! je boute! 

Bovrè, hoiirè (F), abbeverare li animali; fr. abreuver, id. 

Brac, bracòt (T), cane bracco; ted. braccho, cane da caccia. 

Brac, brec, bru (K), arboscello simile al tamarigio; fr. brou, rou- 
mancio bruch (lat. erica vulgaris, erbaccia per strame). 

Brac (S), bracòt., uomo di bassa statura, tozzo; spagn. braco, naso 

camuso. 
Bràdia (L), (Biondelli) presso, vicinanza — il Biondelli propone il 

lat. praedium, possesso campestre; V. Braida. 

Bragalè (P), sbragalè, schiamazzare, vociare: provz. bradalà, fr. 
braiUer, b. lat. bragire, gridar forte; cimrico bragal, id. 

Braghe (I), uomo dappoco; ital. braghiere. 

Bràida (L), orto fruttifero, voce del 1200 (Cibrario), b. lat. braium, 
brajotum, terra grassa (Burguy, braì). 

Brajè (B), sgridare, strillare; borgog. braire, ragliare, fr. brailler, 
schiamazzare, slavo branit, brontolare. 

Bràje (B), calzoni, brachesse; borgog. braie, celt. braies, lat. braca e 
id., indumento che distingueva marcatamente il vestire celta 
dal greco e latino. 

Branbòi (D), fringuello; V. Frangòi. 

Branca (I), spanna ; ital. brattea, artiglio (Diez, branca), fr. branche, 
ramo. 

Branda (I), letto militare ; letto da campo in uso presso le masse 
de' contadini realisti capitanati dal maggior Branda de' Lucioni 
nel 1799, nemico operoso de' francesi invasori del Piemonte. 

Branda (F), acquavite; dal fr. brandevin, acquavite. 

Brande (T), alari; ted. brennen, bruciare, brani, tizzone; fr. brander, 



— 57 — 

esser in fiamme, provz. almndar, ahrà, accendere, bruciare — 
Brande, cuocere (Diez, brando, Littré, Flechia). 

Brando (P), andè an hràndo; specie di ballo; far il bravaccio (Zalli). 
Provz. branda, ital, brandire, impugnare, e scuotere con violenza, 
fr. hrandeìer, branìer, scuotere; mnè 'l brando, fuggirsene, 
sbatter la sciabola tra le gambe. 

Brassà (P), bracciata; fr. brassée, id, (radicale bras, braccio). 

Bràssabosc (DP), edera; dal piem. ambrassa 7 bosc, abbraccia 
la pianta. 

Brassàl (F), bracciale; fr. brassard, id. La flessione piemontese al 
equivale alla francese ard che deriva dall'anglo-sassone hard, Jieard, 
duro, crudele, ardito. Har, her è un elemento che indica armato, 
guerresco (Suckau). Brassard e br assai adunque vogliono dire 
essenzialmente : bras-liard, braccio armato. 

Brav (P), buono; provz. brave, docile (Diez, bravo); ^Irno pravii, 
giusto, cìir abrava, valente. 

Brècio (F), a brecio, in quantità; fr. brécìie, breccia, che presenta 
un ammasso di rottami; dal ted. breclien, rompere. 

Brèn (P), crusca; celtico bran, crusca (Diez, brenna)-, provz. bren, id.; 
jpiè d'bren a vale, a che prò' vagliar la crusca? 

Breu (C), brodo; celtico breu, id., quand la lima a Va 7 reu, o 
veni breu: se la luna ha il cerchio o vento o brodo (pioggia). 

Breùge (D), ruttare, mugire; V. Brogè. 

Brio (T), punta montana; ted. brechen, rompere, donde bruchig, 
{bricJiig), crepacciato. Diez assegna a questa voce un'origine 
anglo-sassone, brice, frammento, da break, rompere (Diez, bricco) 
gotico brika, id. a cagione della forma generale che hanno le 
punte montane. Bricliesse, arbrichesse, arrampicarsi pei dirupi, 
figurativ. affannarsi per ottenere checchessia. 

Bric a bràc (F), ferravecchi; fr. brio à brac, onomatopea dal v. 
ted. brecha, azione del rompere, rottami (Littré, brécJie). 

Bricaireìil (D), colligiano; V. Bric, diminutivo di bricaire, abi- 
tante dei bric. 

Bricèl (I), ital. burchiello. 



— 58 — 

Brichét (D), somarello ; sincope di bouricJiet ; V. Bouric. 

Brichèt (F), acciarino, zolfanello; fr. hriqitet, pezzo d'acciaio che 
serve a cavar scintille dalla pietra focaja — e per analogia zolfino. 

Brìcio (1), minuzzolo; pelo di barba; ital. briciolo — piesse py 
hricio, accapigliarsi; ital. ricciolo ; anglo-sassone hrice^ frammento. 

Bricòccola (D), bricca, luogo selvaggio; V. Bric. 

Bricòla (F), altalena de' pozzi, tolleno; fr. bricole, catapulta del 
medio evo, a cui somiglia il tolleno (lat. tolleno) ; provz. bricole, 
bretella, perchè la secchia vi è attaccata ad una lunga bretella. 

Brifè (F), divorare mangiando; fr. brifer, celtico brìfa, avidità 
(Eoget, Rufius). 

Brighèla (C), maschera piemontese che rappresenta un uomo bo- 
naccione ed allegro; celtico brig, alpe. 

Brilè 'l ris (F), lucidare il riso; fr. briller, id. 

Brin (F), pelo; fr. brin, parola celtica (Littré), che esprime cosa 
cottile e lunga. 

Brinda (P), brenta, 1/2 ettolitro; provz. brindo, gerla; ted. brànte, 
vaso di legno (Diez, brenta). 

Brìsa (F), frisa, stiss, bricciolo; fr. briser, rompere (Littré, Bur- 
guy, briser); celtico 6m, bruis, rottura. 

Brìsca (SL), carrozza con carro a coda; slavo briwska, id. 

Broc^:(T), fastello, fascio di legna minuta o paglia, ecc.; ted. 
brocken, brecJien, gebrochen, roba rotta ; it. brocco, stecco (Diez, 
brocco). 

Bróc (L), rozza; screanzato; b. lat. broccTius, ostinato (Diez, broncio). 

Bróca (C), chiodetto; celtico broc, brog, punta (Diez, brocco, Bur- 
guy, broc) — d'broca vola, dar nel brocco a volo, di balzo, su- 
bito — broca è il centro del bersaglio, perchè segnato con un 
chiodetto. 

Bròda, bròdo (B), cavicchio; borgog. broce, palo aguzzo (Burguy, 
broc). 

Broch'tte (DP), chiodetti, dal pieni, broca — baie le broch'tte — 
pestar i talloni pel freddo. 



— 59 — 

Brode (F), ricamare; celtico e francese broder, id. 

Brogè (P), mugghiare; provz. brugìr, far romore (Burguy, bruire). 

Bròja (P), baòcia, erbata; provz, brouas, macchione, ammasso di 
arbusti cresciuti alla rinfusa. 

Brojòn (B), innesto; tonchio, gorgoglione; borgog. brolhar, tallire; 
tonchio, insetto che divora le gemme. 

Bróla (I), coiìcou! nulla (Zalli), forse il broUo Dantesco, spogliato 
di checchessia (Diez, brullo) — brola ti dia tal cosa! nulla — 
per te. 

Bròm.bo (T), tralcio della vite; capaccione; ted. brom, pungente, 
brombeer, bacca selvaggia. 

Broncè (F), esitare, inciampare; fr. broncher, id. — brouncia pà! 
non fiatare! 

Brònda (P), brondè, ramo d'albero; scapezzare (Biondelli) per /reme?», 
ramoscello con foglie — brondè j' èrbo, tajèje la bronda — 
scapezzarli; provz. broundos, frasche, rami superflui, da cui si 
mondano li alberi. 

Bròpa (I), bròpe, broncone, palo a croce per sospendervi le viti; 
ital. brocco. V. D'sbrossè. 

Bròsse (B), rosume del fieno; borgog. broce^ minutaglia, spagn. 
broza, rosumi (Burguy, broce); fr. broutilles, bricciole. 

Brot (F), ciàbre; ragazze sul Chierese, le quali svelgono le erbe 
cattive nei campi seminati a guado (erba colla quale si tin- 
gono i panni in azzurro) — e raccolgono lo stesso guado. Lo 
Zalli dà per origine di questo vocabolo la celia che fanno a 
quelle ragazze, gridando loro brot, brot, dal fr. brouter come 
se fossero tante capre che rosicano le erbe. 

Broìia (I), sponda, margine; ital. proda; lat. prodeo, innol trarsi 
su una estremità. 

Broun, bròn (F), ciocca; (Zalli) guasto dal fr. marron, ciocca di 
capelli annodata con un nastro. 

Brouè (F), brovè (Zalli), sbroaciè, lessare: fr. brouir\ ted. bruejen, 
arso dal sole (Littré - Diez, brouir). 



— 60 — 

Broùnssa, broùnss, brounssòn (F), ubbriacatura ; fr. hroncher, 
incespicare. 

Broìinssa (I), ramino; ital. bronco. 

Brounssàje (F), sterpeto; fr. broussailles, id. 

Broùss (F), cacio fermentato; fr. brousse, brus; proveniente dalla 
Eresse nel Delfinato (Zalli). 

Broùssa (I), pustola; ital. brozza, bollicella pruriginosa; fr. peau 
rousse, pelle arrossata. 

Broìisse (B), primo latte che vien munto dopo sgravata la vacca ; 
borgog. brusc, petto. 

Broussìn (D), escrescenza in taluni alberi; fr. brout, gemma di 
pianta. V. Brutìn. 

Broutè (F), brucar l'erba; fr. brouter, id. 

Bru, brac (C), erica; cimrico brug, sterpo; provz. brugi-, fr. bru- 
yères; ital. brughiera, arbusto che cresce nei luoghi sterili ed 
incolti — ital. brontoli, scope (Flechia). 

Brucio (D), biòccolo ; V. Bricio. 

Brìisa (F), giughè a brusa; fr. friser, rasentare. Negli indovinelli, 
quando si è prossimi a trovar la spiegazione, si suole gridare: 
a brusa! — per indicare che si è vicini al vero. 

Brusè (B), bruciare, scottare ; borgog. brusler, id. (Burguy, id.). 

Brùstia (T), scardasso per canape, pei cavalli ; ted. bursten, biirste; 
fi-, brosse, striglia, stregghia. 

Brutìn (F), ujèt, grumolo; fr. brut, gemma vegetale. 

Bssàc (F), mucchio ; fr. bissac; ital. bisaccia — andè a bssac e 
b'sest: andar tutto a catafascio. 

B'sest (T), collera, scompiglio (Biondelli), fé 7 b'sest, far il dia- 
volo a quattro (Zalli), saotè 'l b'sest, incollerire (S. Albino), la 
mamma dice del suo bimbo — a V è un b'sest c'as peni f>'ssne 
n'sun bin — a m'a fame na paura d'I bsest; ted. bósesf, il 
pessimo; il diavolo. 

Bu (D), manico dell'aratro e secondo Biondelli preposizione; con, ap- 
presso. V. Abu. 



— 61 — 
Bua (P), dente d'un pettine; provz. pues, pliies, id. 
Bua (L), voce de' bambini, che chiedono da bere; lat. bua, id. 
Buàta (I), bambola; ital. pupattola; lat. pupa; fr. poupée. 
Bubòn (G), bubbone; greco bouhon, id. 

Buche, huc (D), guardare, sguardo; V. Beichè — tute persone cJie 
per tem avenir buchasem he lezessem... (Vernacolo del secolo XV, 
E. Azeglio). 

Buèl, buèle (B), budello; borgog. boel, buele (Burguj^ boel), id. 

Bufabrèn (F), deretano; fr. bouffe-bren; celtico Iran, materia fe- 
cale; fr. embrener, id. 

Bugnòn (P), furoncolo; provz. bougnoun; borgog. bugne, tumore 
(Burguy, bugne; Mignard, beugne). 

Bìija (D), mastello; lite, rancore (Biondelli); V. Bouja. 

Bùia d' vis (L), pula, guscio; lat. bulla, bollicola; apluda, id. 

Bùio (T), bravaccio., fastoso; celtico pul, ted. buJile, amasio di me- 
retrice (Diez, buio). 

Bulòn, butòn (D), urtone; V. Butè. 

Bùra (SL), vento del nord; slavo bura, tempesta. 

Buràt (I), frullone; ital. buratto, stamigna. 

Burb (D), furbo; V. Birba. 

Burba (I), bùrbora (Zalli), cilindro orrizzontale per sollevar pesi ; 
ital. bùrbera. 

Bure (F), pruss bure, pera butirrosa; fr. poire heurée, id. 

Burèra (DP), zàngola; dal piem. bur, butirro. 

Burla (SL), corrente d'acqua torbida; V. Bura, di cui è un'ag- 
gettivo. 

Burla (L), facezia, burla ; lat. burrula, da burrae, minchionerie, 
tranello; fr. bourle, id. 

Bùrnia, burnìna (L) (Zalli), alberello; lat. burranicum, sorta di 
vaso. 



— 62 — 
Busa (F), sterco bovino; fr. house (Diez, house; Mignard, housée). 

Busca (P), fuscello; provz. husco, huscaya, trùccioli; fr. hiìche; 
ted. husch, id. 

Busèca (I), busecchia; ital. huzza, pancia (Diez, hozza). 

Bùss (L), bosso; lat. huxus, id. 

Bùss d'avìje (P), arnia; provz. brusc, fr. ruche, alveare. 

Buss e martèl (I), identità di cosa; ital. bosso e bossolo. 

Bussa, hussèt (I), ceppo de' calzolai; ital. bussetto; scopa di bussole 
per lustrar le scarpe. 

Bùssia (L), busse die rode, bronzine, bucole, cerchio dì ferro per 
guernire il mozzo d'una ruota; lat. huccìila, piccola bocca. 

Bussòn (P), huss, bussola, cespuglio; fr. buisson, id. — tra fossàl 
e bussòn a fa mal dì stia rasòn — (A. Pont), tra due mali 
cattivo scampo. 

Bustighè, busfkhè (P), stuzzicare; provz. boustigà, frugare; fr. 

boutis, luogo dove il cignale grufola. 
But (P), scopo; fr. but, id., variante di bout, parola celtica (Littré). 
Bìita (F), marra; fr. buie, arnese di maniscalco (Littré). 
Butè (B), germogliare, but, germoglio; borgog. bouter, pullulare 

(Burguy, boter). 

Butè (B), mettere e supporre; butèsse, accingersi ed acconciarsi; 
butùra, moda, sono tutte forme del borgognone bouter, met- 
tere; provz. boutà, id. — jouena feinna, pan teindre, bouè veir, 
b'ton la ma'ijon en deseir (A. Pont,) ; donna giovane, pan fresco 
e legna verde fan della casa un deserto. 

Bùzia (B), bùggia, bùza, incontro di due fiumi o torrenti gonfi, nel 
Lago Maggiore ; dal borgog. buisser, urtare ; svizzero butz, urto 
(Burguy, buisser). 



63 — 



Cabàna (C), capanna; cimbrico cahan, id. (Diez, capanna), b. lat. 
capana, id.; gaelico cobhan, casetta (Biondelli). 

Cabaret (F), vassoio; fr. cabaret, id. 

Cabàssa (F), cabassìn, gerla che si lega per di sopra; facchino; 
fr. cabas, cestone per portar differenti oggetti; b, lat. cabàcus, 
cesta per i fichi. 

Cablai (SL), bestiame dato a nutrire in società; slavo kablla, giu- 
menta; fr. cJieptel (scetel), capitale (Biondelli). 

Caboùrna (P), catapecchia; provz. caborno, caverna, ripostiglio; 
centr. e roumancio caboùrna, piccola bottega. 

Caca (L), voce bambinesca; lat. e ital. cacare; greco JcaJcJci, escre- 
mento; celtico kakk, sporcizia (Canini). 

Cacàm (A), pri masso; sincope dell'arabo haim-mahan, dignità di 
luogotenente. 

Caccarè (F), grido delle galline; fr. carcailler, verso della quaglia. 
Cacò (D), sbirciare; V. Vacè, vajtè (guaite, cacè). 

Cachet (F), ciancia, orgoglio; fr. caquet, parlantina — fé basse 
7 cachet, far ammutolire. 

Cadànssa (F), marce d'cadanssa, esser brillo; fr. m^mce, cadenza 
in senso burlevole. 

Cadrèga (L), sedia; lat. cathedra, id. (Diez, chaire). 

Cafàss (I), cespo, mucchio; ital. catafascio; anche mucchio di erbe 
e virgulti. 

Cagnàra (I), strepito; ital. rincorrersi dei cani attorno alla cagna. 

Cagnìn (P), stizzoso; roumancio hignan; lat. canis, ringhioso. 

Calabroùn (I), scalabroim, insetto; ital. calabrone. 



— 64 — 

Calè (F), ribattere sul prezzo, mancare; fr. caler, abbassare; ital. 
calare; greco clialan, abbandonare; piccardo calar, cedere (Diez, 
calare) ai cala des minute; mancano dieci minuti; oli i hej 
sufrìn! f oùma calàje! (ricordo di tempi molto lontani!) 

Calèssa (F), calesse; fr. caléche; slavo colesse, ruota, kolaska, id. 

Calie (L), calzolaio; lat. caligarius, fabbricante ài galigae, calzatura 
dei Galli; fr. galosces, uose di cuoio (Littré). 

Calign'tta (L), lucernino; lat. lychnus, lampada. 

Calmoìic (I), pannolano di pelo lungo; ital. calmucco, id. 

Calóta (F), lattone, bussa; fr. calotte, calotter, dar lattoni; slavo 
hoìotit, battere. 

Calùso (L), fuliggine; lat. caligo, id. 

Camàica (A), sorta di ballo arabo; Camaika. 

Carnàio (S), facchino genovese; spagn. carnai, catena di schiavo; 
uomo di fatica. 

Cambiò (,L), cambiare; lat. camhire, parola celtica latinizzata (Ko- 
get, camhiare). 

Cambòssa (B), gambòssa, gàvio-, (S. Albino), quarto di ruota; bor- 
gog. camhoiser, curvare ; V. Gavei (Diez, gamba) ; greco gàmp- 
sos, curvo; in francese cambouis, vecchio unto delle ruote; 
provz. camboi, sugna; lat. gambosus, che ha il garretto gonfio. 

Camofèt, camoflèt (F) (Zalli), lattone, scapellotto; fran. caìnouflet^ 
affronto. 

Càmola, gàmola (S), tarlo, tignuola; spagn. cama, cuccia degli ani 
mali,. donde il buco del tarlo (Diez, cama). 

Camoujìn (I), sorta di pera; ital. pera di Camogli. 

Camoùro, gamoìiro (P), musone ; provz. camus, gamus; fr. camard, 
naso piatto, unito al piemon. mauro, muso dal naso piatto. 

Campò, tampè (F), gettare; fr. camper, situare, porre — campè 
aut, giocar a crous e pila. V. Crous e pila. 

Càmu (C), amico, compagno (Biondelli), forse dall' armorico Jcamu, 
l'arco (Roget, camulus); per indicare l'amico, il compagno dei- 
uomo, come oggi si direbbe allo schioppo. 



— 65 — 
Càna (L), pelo bianco per vecchiaia ; lat. canutus, fr. cliemi canuto. 

Canàula (L), testa, annello mobile a cui si unisce la catena del giogo; 
lat. canalicula, piccolo condotto; e che questo sia l'elemento vero 
del vocabolo lo si deduce dal suo nome francese frion (Zalli) 
che è appunto un piccolo canale d'acqua per cui passano le 
barche. 

Canav'tta (L), canestra, panierone per bottiglie; lat. canàva, campa, 
taverna, cantina. 

Canaveùid (F), canàpuli; fr. canne vide, chenevotte; lat. cannabis 
cdnepa. 

Canavròla, canavròta (DP), sterpazzola, capinera; dal piem. cànua, 
canepai, dove questo uccello usa annidare. 

Canssòn (L), canzone; lat. cantiimcula, piccolo canto. 

Cantabrùna (T), pévera, imbuto in legno; fr. chantepleure, id. 

Cantìn (I), corda di violino; ital. canto; fr. chanterelle, la corda 
piti acuta. 

Cànua (P), cànepa; provz. canahe, roumancio coniv, lat. cannabis, id. 

Capala (F), bòria, bica, massa di covoni; v. fr. capeaulx, corona 
(Bartsch). 

Capàra (L), caparra; dal lat. cape arrJias, prendi un acconto. 

Caparùcia (I), ciuffo, cresta; it. capo riccio; slavo capar, cappuccio. 

Capòt (F), vola, vincer tutto; fr. capot, id. al gioco del picchetto; 
barca che si rovescia col fondo in su. 

Cara, cara (B), carratello, in piem. è una botte di gran dimensione, 
oblunga, pel trasporto del vino ; borg. chare, carro (carrata). 

Caracò (F), giubba donnesca; fr. caracò, id.; lat. caracalla, veste 
latina rotonda con cappuccio. 

Caramàl (L), calamaio; lat. càlamus, penna. 

Carcavèja (F), incubo; v. fr. cauclier, lat. e ital. calcare; — veja, 
fr. vieille, vecchia, soffocare sotto una vecchia. Questa voce cor- 
risponde al cauchemar fr. composto anch'esso dal v. fr. caucher 
e dal ted. tnar, incubo (Littrè). 

Care, carerà (B), careggiata, botte da vino; borg. care, careggiare. 

5 



— 66 — 

Carèa (D), sedia; venez. carèga; dal fr. cliaire; provz. cadeira. 
V. Cadrega — andè a papa carèa, andar sulla sedia del papa 
— cioè, pollato a spalle d'uomini; spassarsela. 

Caròla (F), appiombo; fr. carrer, quadrare; borgog. quarre, quarrel, 
quadrato (Burguy, qitarre); fora d' caréla, strapiombare. 

Cari (G), sorta di uva; greco karia, provincia dell'Asia minore donde 
proviene; borgog. car, carne, perchè uva carnosa; slavo karii, 
grigio-nero (fr. noiron). 

Carie (F), duri, gabbano; fr. carrik, id., di cui il piem. chìri è 
parola trasformata. 

Carie (F), caricare; fr. charroyer, careggiare. 

Carlèt (F), ago da sellaio; fr. carrelet, id. 

Carmàssa (F), sgualdrina; fr. charmeresse, incantatrice ; greco 
cìiàrìna, allegria. 

Carocè (L), cacciar su mal a proposito (Zalli); lat. carruca, car- 
retta. 

Caroùbi (L), acqua grassa pel bestiame; quadrivio; lat. colluvies, 
acque immonde-; slavo koròva, vacca; ital. quadrivio (Flechia). 

Carpione (I), marinare; ital. carpione, fr. carpe, id.; dal modo di 
preparar questo pesce nell'aceto — a Vati carpiona 'l V'sco; 
hanno imbalsamato il vescovo; ancarpionesse, innamorarsi cotto. 

Carpògn, ch'rpògn (G), avvizzito, spongioso (Biondelli); greco 
karfòo, disseccare. 

Carssàj (I), squarcio fatto nella siepe per un passaggio tempo- 
raneo; ital. callaja. 

Cartroìin (1), cartapesta; ital. cartellone, grosso ed erto foglio di 
carta straccia. 

Carìiba (I), guainella, frutto ; ital. caruha, fi'utto del carrubo, albero 
sempreverde che aligna sul litorale Mediterraneo, 

Casachin (F), giubba donnesca; fr. casaqìie, ital. casacca, giac- 
chetta leggera per casa. 

Cassèt (B), paiuolo per la polenta; borgog. casse, padellone a lungo 
manico (Burguy, ih.). 



— 67 — 

Cassùl (T), ramaiuolo; ted. hessel, id. o dal lat. capsìila, scato- 
letta (Eatti). 

Castagne (B), castigare, trappolare; borgog. cJiastier, castoier: lat. 
castigare, rimproTerare (Biirguy, chastier). 

Catabìij (D), baccano ; Y, Batibeuj. 

Cataplàn (0), scataplan, scatafloùn, sputacchio; Onomatopea. 

Gate (B), comperare; borgog. acater; ital. accattare (Burguy, acater), 
fr. acheter, id. 

Cat'rle (L),pofrle, cispa; b, lat. coecufire, veder torbido, fr. chassie, 
cispa. 

Catèrma (L), caterva, squadra di gente; lat. caterva, truppa; cel- 
tico, la legione gallica (Roget, caterva). 

Catòrba (I), gìughè a catòrha; ital. giocare a gatta orba. 

Caudàna (I), calor febbrile, sangue alla testa; ital. caldana. 

Caussàgna (L), fossatello, cavo d'acqua, solco (Biondelli); latino 
camis aquae, passo dell'acqua; fr. cìiamsée, argine. 

Cavagna (I), cesto, paniere; ital. cavagna. 

Cavalla (P), cavària, correggiato, doppio bastone per batter il grano 
sull'aia; provz. encavalà, pestatura del grano coi cavalli e for- 
mazione del pagliaio (ital. trebbia; spagn. trillo; ted. dresch 
flegel; lat. tribìilum; greco tribòlon; fr. fléau). 

Cave (F), semplicione ; fr. caver, cavar i denari di saccoccia al gioco 
(Littré). 

Caviòt (P), cavicchio; provz. caviho; fr, chevUle, id. 

Cavioun (P), bàndolo. Il borgognone ha caviaus, capello, dal lat. 
caput, capo del filo nella matassa, ma la desinenza oim accenna 
ad origine provenzale. In provz. caviJio-quouè vuol dire far coda 
sul cavicchio del naspo, cioè sbagliarsi nello avvolgere il filato 
per far la matassa, il che equivale ai piem. pèrde 'l cavioiin 
e per contro troimè 'l cavioiin, sarebbe ritrovare il filo sul giusto 
cavicchio, cosicché caviotm vuol dire originalmente cavicchio. 

Cavrià, cravià (I), la trave maggiore d'una tettoia; ital. capra: 
lat. capreoli (Zalli). 



— es- 
ce (D), nonno, avolo. V. Fcè. 

Cèa (I), graticcio, canniccio; ital. zea, formentone; fr. claie, gra- 
ticcio formato colle canne del formentone. 

Ceca (F), c'chè, ciachè, buffetto, dar buffetti ; fr. chiquenaude, id. 

C'chè (I), acciaccare; ital. ciaccare. 

C'fi T), fitto, spesso; ted, schieferig, a strati fitti come l'ardesia. 

C'goujè, ciagoujè (DP), rimescolar violentemente un liquido. V. Goùi. 
11 prefisso ci, ce, eia è la ripetizione della prima sillaba go mo- 
dificata: slavo tsciagat, pescare, diguazzare. 

Cèir (B), s'ceirè, chiaro, lume, vederci; ital. ciaro; borgog. esclairer, 
rischiarare (Burguy, cìair). 

C'mì, ciimiì (F), covare; si dice delle legna che covano il fuoco, 
ardono stentatamente e anche di malattie che covano, di acqua 
stagnante che si corrompe; fr. cliemer, immagrire. 

Cenìsia (L), sinìsia, cenere scottante; lat. ciniscultcs, residuo di 
cenere. 

Cerea (G), cerèja, saluto di sussiego; sincope di signoria; greco 
chere! sta allegro! 

Cerèse (S), ciliegie; spagn. cereza, fr. cerne, lat. ceràsum, id. 

Cerfìisa (C) (Zalli), brodo fatto con aceto, aglio e sale cotti nella 
padella; cimrico cwnvf, birra, cervogia (Burguy, cervoise). 

C'rlic, trlìn, cWlàc (0), strambo, brillo ; onomatopea del verso della 
quaglia (Diez, quaglia), la quale in Piemonte si chiama anche 
la piourousa, ossia la piagnucolona. 

C'rlo (B), caprone, barbazzule; borgog. chevrel (Burguy, chèvre); 
fr. chevrieul; lat. capreolìis, capriolo. 

Cet (DP), p'cet, figlio; aferesi di picei, picciotto, o di mass'cety 
maschietto. 

C'ti (I), fiatare; ital. zittire. 

Ceùgn (L), lento, pigro; lat. somnium, sonno. 

Ch'chè, ch'càire, cecàire (0), tartagliare, balbuziente; onomatopea 
delle difficoltà di pronunziare specialmente la e dura; in geno- 
vese il checa. 



- 69 - 

Chèina, cMTia (F), catena; fr. cJiaine, id. 

Chèrpo (L), carpine; lat. carpinus, id. 

Ch'rpògn (D), avvizzito; V. Carpògn. 

Ch'rssoùn (T), crescione; ted. Jcresse, id. (Diez, heccabungia). 

Chetigli (F), gioco a rimpiattano; fr. coin, cantone; V. CJieùit (Diez, 
coin). 

Cheùit (B), gioco a rimpiattello; borgog. coit, quei, tranquillo; lat. 
quietus (Burguj, coit); fr. se tenir coi, coite, star celati ; slavo 
hoc gdiè? dov'è? 

Cheìiv (L), covone; lat. covm, id. (Diez, covone). 

Cheìiva (D), letto di paglia, covonata. V. Clieuv. 

Chìch (D), carrozzella a due ruote; V. GJiigh. 

Chièl, cMla (B), lui, lei; borgog. chel, chele, id. (Burguy, chiel, 
icel). 

Ghiri (D), gabbano; V. Carle. 

Chistounè (B ■, fra chistoim, questuare importunando; borgog. querre, 
queste, questua (Burguy, querre). 

Ciabòt (C), casupola; casa in borgog. si pronunzia cliase; ciabot, 
sincope di ciahanot; l'elemento di questo vocabolo è il cimbrico 
cab, cappa, mantello (Diez, capanna). 

Ciabalèri (I), stamberga: per trahaleri: ital. travata, da travi. — 
Il suffisso eri indica quantità, accozzaglia di travi. 

Glabra (L), fischiata, schiamazzo; nelle antiche Costituzioni del 
Piemonte vi è un capitolo: « de sabra non facienda » (Zalli. 
ciabra); b. lat. charivarium, fr. cJiarivari; ted. schabernack. 
da necken, minchionare. 

Giacolè (I), ciaramellare; venez. ciàccole, chiacchere. 

Giacotè (^B), questionare; borgog. chicoter, disputarsi per cose da 
nulla. 

Giadèl (D), chiasso, ed anche sesto, ordine (Zalli) per lo più in mala 
parte: Ve un bel ciadel! è un bel disordine! — V. Ciadlè; slavo 
fsciado, ragazzo. 



— 70 — 

Ciadlè (B), ciadlanf, persona ordinata, dar sesto alle cose; borgog, 
chadeler, guidare, ordinare (Biirguy, cìievetaine). 

Ciadeùvra (F). capolavoro; fr. chef d'oeuvre, id. ; fé ciadeùvra, passe 
ciadeùvra, significa piìi specialmente quel saggio della propria 
perizia, che deve dare un operaio per esser dichiarato maestro. 

Ciafènda (DP), tautologia del pieni, facónda, ital. faccenda. 

Ciaflàssa, ciaflù (F), paffuto; fr. joufflu, id. ; ital. cefl'o; ciaf 'ria 
(Biondelli) guancia. 

Ciàfri (F), intrighi, confusione; fr. affaires, faccende. 

Ciamb'rlùc (I), pastrano; ital. zamberlucco, veste orientale. 

Ciambiroùn (L), calzare d'alpigiano piemontese; b. lat. camelotus. 
stoffa di pelo; ital. cianibellotto ; cambellotto, drappo di pelo, 
già di cammello, ora semplicemente di capra. 

Ciampejrè (L), s'ciampejrè, scompigliare, metter in fuga; lat, com- 
pellere, spingere, forzare. 

Ciamp'tta (P), ciamporgnia, sgualdrina; provz. escampetto, escapado; 
azione imprudente d'un giovane; piem. scapada; it. scapataggine. 

Cianfrignè (F), srauzzare li spigoli di un sasso; frugacchiare; per 
cianfrugnè; fr. dian fremer, smuzzare spigoli; fr. fouiller; V. 
Froujè. 

Ciào (P), buon dì; provz. cliaou (ciau); celtico ciao, id. 

Ciaodròn (F), ciaudrounè, giovane che balla sgarbatamente: fr. 
cliaudron « cattivo stromento musicale ». 

Ciàp (C), coccio; celtico clap, mucchio; crap, rupe, sasso, ciottolo 
(Flechia). 

Ciàpa (DP), nàtica, parte di checchessia; dal piem. ciàp, coccio: 
così la nàtica è parte d'un tutto più rotondo. Il latino barbara 
aveva già detto di San Cristoforo, che 

.... passabat aquas 
sine bagnare ciapas. 

Ciapè (P), pigliare; provz. aehapà, id. ; lat. capere; slavo chapàty 
aggranfare. 



— 71 — 

Ciapèl (P), brecciara, rovina di sassi in montagna; provz. dapiè^ 
mucchio; chaple, rovina; V. Ciàp. 

Ciapèle, ciapHie (D), discordia, rottami (Zalli); V. Ciàp. 

Ciapìn (S), ferro da cavallo; spagn. chapin, pantofola, chapar, 
metter al cavallo un ferro a papuccia, cioè più grosso dentro 
che fuori. 

Ciapolè, ciàpole (D), ciaramellare, inezie, baie; per ciacolè. V. 
Ciacolè. 

Ciapostrè, ciapussè (D), tramestare disordinatamente; V. Paciostrè. 

Ciapulè, ciapuloùr,-hira (P), tritare, mezzaluna; provz. chaplà, 
chapulà, tritare. 

Ciarabaschè (D), tarabaschè, frugacchiare; V. Rahastè. 

Ciaràfì, ciarafìè (T), ciarpami, faccendiere ; ted. raffen; fr. raffler, 
portar via. 

Ciaramlè, ciaramVta (I), it. ciaramellare. 

Ciaramolèta (DP), arrotino; dal piem. gira molefa, gira la ruota, 
arrotino. 

Ciàs, ciós (F), ricinto, brollo; fr. clos, lat. daudere, cintare. 

Ciàss (F), suono di campana a morto; fr. glas, ìd.; lat. dassicum, 
suono di tromba. 

Ciàuda (F), fé dauda, fé dflis (Zalli), mancare sul meglio; fr. 
échouer, incagliare. 

Ciat e dn (B), gatto e cane; borgog. cat e diien, id. 

Ciavè (DP), chiavare, serrar con chiave ; praticar femmina. Il dia- 
letto piemontese non ha turpiloquio; questa è forse l'unica parola 
che innocentissima, derivando dal piem. dav, chiave, tuttavia fa 
sobbalzare chi la sente pronunziata da una ingenua ragazza, la 
quale vi dica: « i son fame davo 'nt la stànssa », mi sono 
fatta chiudere in camera — 

Ciàve (I), specie di cornacchie: Pirrhocorax alpinus (Eatti); in 
napol. dàvole. Onomatopea della voce che mandano tali animali. 

Ciavèl (L), furoncolo; lat. davulus, cancro. 



— 72 — 

Ciavrinè (0), strimpellare ; onomatopea del vrin vrin, delli stromenti 
musicali a corda. 

Cib*ra (I), ctncèrla, pòsca, vinello; ital. cerbonea, cerhoneca, vino 
pessimo, cercone, vino guasto ; fr. ripopée, miscuglio degli avanzi 
di varii vini (lat. vappa) — vin arvers, vino che ha voltato. 

Cica (S), ciche, masticare tabacco ; spagn. chico, piccolo ; fr. chiqtie, 
tabacco da bocca ; centrone ; a va pà na chica (A. Pont). « non 
vale una pipa di tabacco ». 

Ciche (B), bische, dispettare, arrovellarsi; borgog. chicoter, litigare 
per un nonnulla, fr. chicaner, cavillare (Diez, cica). In piemon- 
tese, quando uno si arrovella, si usa dirgli: 

guarda li ch'it ciche 
ma i't ciche p'r dahòn, 

come per dirgli « guarda come sputi amaro », forse alludendo 
alla sensazione disgustosa che prova, chi, non avezzo, cica, cioè 
mastica tabacco (Ratti). 

Cichèt (P), bicchierino; provz. chiquet; fr. chiquet de vin, id. 

Cichignè, cicogne (F), litigare; fr. chicaner, accattar brighe; slavo 
chikanje, id. 

Cicìn bujì (DP), cecino, poltrone; dal piem. cicia carne, e huìja, 
bollita, tenerume. Si dice d'uomo mingherlino, sfibrato come se 
fosse di carne bollita, cioè priva in parte della sua sostanza 
(Ratti). 

Cieulìca (F), passeraio; it. cicaleccio; oppure cìeux lice, gazzarra 
nel cielo, negli alti alberi, fatta da' passeri nell'ora dell'annidarsi. 

Cìflis (L); fé ciflis, mancamento], far brutta figura; lat. deficere 
« melius est bandare, quam far ciflis » latino maccheronico, 
dal proverbio latino: melius est abundare quam deficere. 

Cìfo (G), stizza, dispetto; greco kifin, vespa. 

Cifognè, cinfrognè (P), sgualcire, sciupare; fr. chiffonner, id. 

Cifòta, cifola (F), bagatella; fr. chiffe, panno debole — cìfola è 
vino cattivo, dice Pipino nella sua Grammatica piemontese. 

Cim'na, sim'na, sisìna (0), tentennone, uomo irresoluto; onoma- 
topea del sì, ma, no, di questi re tentenna. 



— 73 — 

Gimòssa (P), orlo;provz. simouns^.o, orliccio, vivagno del pannolano. 

Gin, cicin, cìcia (I), carne; voce bimbinesca; ital. ciccia, carne. 

Gin (P), cane, provz. chin; borgog. cien, cane (Burguy, chien). 

Ginfrògn (F), cianfrusaglia; fr. chiffons, stracci. 

Ginpè, ciupinè (F), bere; fr. chopine (chopiner) gotto, bicchiere. 

Giò, ciòv (L), chiodo; fr. clou; lat. claviis, id. 

Giochè (P), suonar campane, zoppiccare, tritticare; provz. clouchà, 
suonare, il moto della campana; le orìje am' ciòco; frane, les 
oreilles me coment; le orecchie mi ronzano. 

Giòm (C), turfa, fitta, terreno paludoso; celtico choum, fermarsi. 

Gidma (F), riposo delle vacche; fr. chómer, riposare; greco koimào, 
dormire (Biondelli). 

Giòrgn (F), sordo ; fr. sourd, dal latino surdus, sordo. La desinenza 
dialettale orgn è dovuta all'influenza della voce horgn, con cui 
si è voluto far rima : torgn e ciorgn : quindi avvenne, che il fi. 
sourd fu cominciato a pronunziare sourn, poi sorgn, poi ciòrgn. 

Giòs, cioùss (F), seuta, chiocchia; fr. glousser, chiocciare, crociare. 

Giót (IG), pozzetta, mezza buca; ingl. sJiot, colpo, ammaccature. 

Gioùca, ciotìc (F), ubbriacatura, brillo; fr. clocher, che dondola come 
una campana. 

Gioùc (T), gufo; v. ted. cJiouch, piccola cornacchia (Littré, clioucas). 

Giou'tta (F), civetta; fi*, chouette, id. 

Gioùla (SL), ciolè, stupido, burlarsi; slavo tsciùdnii, tioien, éka 
tsciudòvii pàren, oh il bell'originale! ital. ciullo, aferesi di fan- 
ciullo. 

Giovènda (L), siepe; lat. claudenda, da chiudersi; butesse an cio- 
venda, frase militare burlesca, allinearsi. Onomatopea della voce 
che manda l'uccello. 

Girla, Ciri (L), chierica, chierico; voce guasta dal lat. clericus, o 
piuttosto dal greco Jcliros, condizione distinta, clero. 

Girighìn (B), efw al cirighìn, uova al tegame; borgog. cirge, cera; 
ova cotte alla fiamma del cerino. 



— 74 — 

Girimela (SL), gioco infantile; slavo tsciròJc, bastoncino corto piz- 
zuto, che si fa saltare picchiandolo per l'un dei capi. Indentico 
gioco l'ho veduto eseguire a Stoccolma ed in Kussia, dove si 
chiama tsciroc. 

Cirimìa (I), aribeba; ital. cennamella. 

Girli {andè an) mìrli, f rte (F), vestir attillato; lat. cirriis, riccio; 
mirabilis, meraviglioso ; flores, fiori ; fr. mirli flore, bellimbusto. 

Giròss (G), calcestruzzo: greco kiròs, cera. 

Gisàmpa (P), brinata ; provz, cisampo, sisampo, bisa, vento glaciale. 

Gìser (L), cece; lat. cicer, id. 

Gisse (T), aizzare; ted, hit^en, hetzen, incitare (Burguy, hisser). 

Giucà (F), capata, urto del capo ; fr. cJwc, urto. 

Giucè (L), succhiare; lat. sugio, id. 

Giuc'rla (DP), vino cattivo (Pipino); piem. ducè; ital. cercone. V, 

Cih'ra. 
Giuciìirle (L), semi di popone; lat. cucurbita, zucca. 
Giìifo (T), ciuffo; ted. sopf, id. (Diez, ciuffo). 
Giumì (D), covare; V. C'nù. 

Giumìs (L), tanfo mefitico; odor di rinchiuso; dumi per mucì; lat. 
mucidm da mucere, muffare; fr. nwisis, id. 

Giupì (S) (Zalli), socchiudere; ciupì feuj, ammiccare; vocabolo 
portoghese cliouvir, chiudere. 

Giupinè (D), bere allegramente; V. Cinpè. 

Giusiè, ciusionè (F), pispigliare; fr. chuclioter, id. 

Giusìne (1), valligiane tra Viù e Lemie, venute dalle Chiuse di 
Val Susa pel Colle S. Giovanni; distintivo delle quali è la Gin 
od Agin, graziosa acconciatura dei capegli. V- Grin. 

Giùto! (P), silenzio! provz. chutto; fr. chut! id. 

Goalèra (DP), corteo, codazzo; metatesi di coarèla, composto del 
piem. eòa e rèla: eòa, coda; rcla (dal fr. raie) striscia. 

Gòca (F), gallina; voce fanciullesca; fr. coq, gallo; coca la fem- 
mina del gallo. 



— 75 — 

Cocèt (L), pan cocèt, pappa, pan cotto (oggi pan pisi, pan trito); 
dal lat. coqueo, coctus, cuocere, cotto. 

Il Claretta nella sua narrazione storica su Adelaide di Sa- 
voia, duchessa di Baviera, racconta come quella principessa am- 
malatasi nel 1640 « veniva sostentata col mezzo di confetti com- 
posti di polvere di perle, coralli e corna di cervo! poi prendeva 
a nutrirsi di pan cocchietto, specie di pane casalingo ». 

Lo Zalli dice essere il pati cocet un fiore primaverile; il 
S. Albino cita il pan cocèt, ma poi si dimentica registrarlo. A 
questo fiore forse allude lo strambotto nostro popolare; 

tiro liro, pan cocèt, 
tute le fije 'n t'un taschèt, 
tuti i fieuj an paradis, 
tute le vèje a ca d' b'rgnif. 

Cochèt (F), bozzolo; fi', coque, guscio. 

Cociòn va 'nans (F), locuzione popolare al gioco delle boccie; ital. 
giocare al grillo; v. fr. cochonnet, maialetto — va avanti, che 
poi ti mangeremo. 

Cocionà, couciounà (DP), stopposo; dal piem. concia, stoppa. 

Coconà (F), cestuto, fitto di foglie come il cavolo; fr. cocon, bozzolo. 

Cocoìin (DP), specie di fungo; dal piem. còco, uovo; ital. cocolla; 
lat. cucullus, id. 

Códr (F) dia slojra, vomere; fr. coutre, lat. culter, ital. coltro. 
Codroùn (F), grondaia (gouttroun); fr. gouttière, id. 

Còfo (L), cofano; lat. cophinus, cesta; fr. coffre, id. (Diez, coffre); 
celtico kow, cosa che fa pancia (Koget). 

Coi capussìn (P), cavolo cappuccio; provz. cooulet cabus; latino 
caulis; fr. choux cahus; slavo JcapusJca, cavolo. 

Còlta (F) (Zalli), desiderio, prurito; v. fr. covir, bramare (Bartsch) ; 
piem. cheuita, esser cotto, innamorato pazzo per una persona o cosa. 

Cojèndra (F), Inesca, bagolaro; fr. micocoulier; V. Tnèsca. 

Cojrè (F) (Zalli), bastonare; fr. cuir, cuoiame. 



— 76 — 

Còmba (B), valle bassa; borgog. comhe, id. ; cìmbrico cwm, gallico 
comb, id. (A. Pont, Diez, combo; Burguy, combe). 

Combàl (L), alveo della comba ; lat. concallis, convalle, valle lunga 
tra poggi alti. 

Compre, erompe (B), comprare; borgog. comperer, id. (Bartsch). 

Con e ron (L), principio e fine; ogni particolarità d'una cosa; la- 
tinismo che si poneva in fine dell'alfabeto et con ron, ecc. (Zalli). 

Còna (L), sciàvero; asse de' fianchi d'una pianta, segato da una 
banda sola (fr. dosse) lat. cuneiis, triangolo, figura della sua 
sezione. 

Conche (F), conchèra, paraninfi (Biondelli); fr. conquet, acquisti 
fatti durante la comunione dei beni delli sposi (Littré). 

Cònssa (I), salsa; ital. concia. 

Contàgg' (SL), tagg, contàsca! esclamazione pretta piemontese, che 
esprime noia, dispiacere, dispetto o meraviglia, secondo il tuono 
di voce con cui viene pronunziata. Essa è certamente di origine 
Slava. La radicale del vocabolo sta nel tiàjelo (j fr.), che il russo 
ha ogni momento in bocca ed esprime noia, difficoìfà, gravezza. 
Il piemontese dice anch'esso semplicemente tàgg ! il con è un 
prefisso che ha origine nel JcaJc russo (quanto! cotne!), che per 
eufonia si cambia in Jean kon, cosicché la frase russa JcaJc tiajelò 
(j fr.), che vuol dire quanto è pesante! si pronuncia anche in 
slavo hon tiajelo (j fr.) ed è il nostro con-tagg' — Parimenti la 
esclamazione contàsca, che è un contàgg più moderato ed è con- 
sono col russo hah tiajka (j fr.), si tradurrebbe in volgare per 
casxnta!, in genovese per romxn cugge e via via. 

Contìgia (I), calze suolate di cuoio; ital. contigia. 

Corbèla (F), corbello; fr. corbeille, cesto; sauté d'val an corhèla, 
dal vaglio alla cesta, proprio di chi discorre senza conchiudere. 

Corènta (C), ballo monferrino che si fa correndo in giro; ha un'ori- 
gine antichissima celtica, giacche il suo nome viene dal cim- 
brico korwynt, horuent, turbine (Canini). 

Corioìir (F), conciatore; fr. corroyer, lustrar il corame; lat. co- 
rium, pelle. 



— 77 — 

Cormà (I), porticato rustico; ital. colmata. 

Cornàj (I), corniolo; ital. corniola, frutto. 

Corniòla ([), gemma, donna attempata; \i\\. corniola, bella gemma, 
ma dura. 

Corvè (F), fatica imposta; fr. corvée; b. lat. corvada, id. 

Còspa (C), casa (Biondelli); celt. cospuden, capanna selvaggia (Ob. 
Mùller, ib.); gallico cohhan, casetta (Biondelli): in lombardo 
cospe, sono scarpe di legno. 

Cospià (L), cestito; dicesi quando le biade vengono su con molte 
fila da un sol ceppo ; lat. cospicatus, id. 

Costìire (F), cuciture su costa; fr. couture; lat. consuere, cucire 
insieme. 

Góta (C), cotin, coutrioun, veste; celt. Jcot (Canini), ingl. coat veste; 
fr. cotte, cotta. 

Còti (F), morbido; fr. cotir, ammaccare; dal lat. quatere, scuotere. 

Cótre (D), vomero che taglia da una parte sola. V. Godr dia sloira. 

Cotìira (L), terra del solco smossa dall'aratro, terra vegetale; 
lat. cultura, it. coltura. 

Coìibi (F), coubiè, appajato, appaiare ; fr. couple, roumancio cublar, 
lat. copulare, it. coppia, accoppiare. 

Coùcia, còda (T), capecchio, stoppa; ted. kotse, cliozzo, pannolano 
grossolano (Diez, cotta). 

Coùcia (F), cucia; fr. couche, talamo; sÌ2ìyo husctscia, tenda, capanna. 

Coùcou (F), cuculo; fr. coucou, id. 

Couè (F), covare; fr. couver, lat. cubare, id. 

Cougè (F), coricare; v. fr. couchier, id. (Bartsch). 

Cougiòira (DP), barbatella; dal piem. cougè, perchè si corica sotto 
terra per farla barbicare. 

Coìija (S), coujoùn, cojùss, sbaglio; spagn. cojear zoppicare. 

Coùjrou (P), ammasso di mota nelle falde degli abiti ; provz. couiho ; 
fr. couche, strato di calcina per arricciare un muro. 



Coùmo (D), grossa gorbina per fogliame. V. Gouma. 
Coùna (F), cotenna; fr. couenne, id. 
Coup (L), tegola; lat. ciqya, specie di brocca (Promis). 
Coupatè (F), sbevazzare; fr. coupé, tazza; ital. coppa. 
Coupon (F), scapellotto, cedola; fr. coup, colpo, couper, tagliare. 
Courèja (F), correggia; fr. courroie, id., cuir, cuoio. 

Cournagg! (P), còMrwq;.' esclamazione di rabbia; provz. gounmou! 
stupido ! 

Cousì cousì (F), all'incirca; v. ii.couci couci, id. 

Coììssa (I), metatesi di suca; ital. zucca; fr. curge; lat. cucurbita, id. 

Coutriòn (F), vestiario sciammannato ; fr. cotillon, gonnella. 

Couvìss (F), uovo vizzo; fr. couvi, uovo guasto. 

Cov (F), pietra per affilare, cote; fr. queux; lat. cos, id., donde il 
cambio della s latina in v. 

. . . come la cote è acconcia 

il ferro ad affilar, non a tagliare. 

Coviè (CR), corno incavato, dove il falciatore umetta la cote; cen- 
trone covier, id. (A. Pont.). 

Cràcia (L), feccia; lat. crassus, grasso, fangoso. 

Cran (F), tacca; fr. cran; lat. crena, id. 

Cràpa (P), feccia; popone che si guasta; provz. crapo, feccia, da 
crapos, la parte piti grossolana della calcina, che resta nel setaccio. 

Creàda (S), fantesca; spagn. criado, servitore, da criar, allevare 
(Diez, criado). 

Crèire (B), credere; borgog. creire, id. (Burguy croire). 
Crèp (L), colpo, botta; lat. crepitus, scroscio (Promis). 
Crèse (D), credere; V. Creire: provz. cresereou, credulo. 

Cr'sta (P), ch'sta (Zalli), cresta; chip/ sta, perà la cr'sta, cioè rimane 
come un gallo cui abbian tagliata la cresta, beffato dal debitore, 
compianto da nessuno; provz. cresta, castrare. 

Creùs (F), profondo, incavato; fr. creux, b. lat. crosum, id. 



— 79 — 

Creùve (D), coprire. V. Curvi. 

Crìbi (L), crivèl, vaglio; lat. cribrum, id, 

Crìbio! (F), esclamazione di meraviglia: fr. sacrebleu! 

Crìca (F), saliscendi, nòttola di legno (Biondelli); fr. cric, mac- 
china per sollevar pesi; slavo kriok, uncino. 

Crichèt (F), ronzino; fr. criquet, id. 

Crin (C), majale; celtico cruina, grein, id, (Flechia). 

Crina (L), voce di scherzo per indicar uno strumento musicale da 
corda ; lat. crinis, capello ; Gironi dia crina ; maschera pie- 
montese, Grerolamo dal contrabasso. 

Crinèire (D), cattivo suonatore, strimpellatore. V. Crina. 

Cristian d*6r (SL), Cristian d'I doi, per indicar un uomo te- 
stardo; slavo krestianin, villano — ór dallo slavo ^ora, monte; 
paisan d' montagna — Cristian d'I doi d'I culi; it. dell'orcio 
dell'olio, per indicar un uomo bonaccione. 

Cristo ! (G), esclamazione ; il piemontese non ha bestemmie nel suo 
dialetto primitivo. Il cristo è una esclamazione greca, christòs, 
che vuol dire eccellente! molto bene! 

Criseùl (G), crogiolo; greco chrisos, oro; fr. cremet, crogiolo. 

Crivèl (L), setaccio; lat. cribellum, id. V. Crìbi. 

Crivèla (F), falchetto; fr. crécerelle, id. 

Croàss (I), corvo; ital. corvaccio; fr. corbeau, id. 

Croc (C), crocei, uncino; celtico crog (Burguy eroe), rampino ; provz. 
crouchet, gancio. 

Crocia (L), cioùss, gallina chioccia ; lat. crocio, crocitare. V. Ciouss. 

Croche (F), scrosciare; fr. croquer, scricchiare. 

Crocio (F), crocioùn, tozzo di pane; punte ripiegate dei grissini; 
fr. croute, crouton, crostone ; fr. grignon, crosta di pane più cotta. 

Croè (F), crovè., cadere; fr. crouler, cader abbasso, rovinare. 

Croucionèsse (P), acchiocciolarsi; provz. s'agrouchà, accoccolarsi. 

Cròi (I), vizzo, mézzo, frutta non più fresca ; ital. crqjo, duro, rozzo. 



— 80 — 

Crot (B). croutoùn, grotta, sotterraneo, tana, prigione militare; borg, 
croie, sotterraneo; slavo Jcrot, cavo. 

Cròta (P), cantina; provz. crouta, vòlta. 

Croùs e pila (P), campè aut, gioco fanciullesco; provz. croux ou 
pielo; Avril dice che le antiche monete di 6 denari in Provenza 
avevano su una faccia una colonna di teste coronate e nel ro- 
vescio una croce, la colonna era la « pile » — pila italiana- 
mente è anche il ferro su cui s'improntano le monete; fr. pile 
ou face; slavo hilà na bilà, alla buona fortuna. 

Cm (P), crudo; provz, crm; roumancio cru, id. 

Cruci (L), crocidare; lat. crocire; fr. croasser, jid. S. Albino spiega 
cruci per chiocciare. V. Crocia. 

Crus (C), cruss, brocca ; celt. eruche, id. crus d' hira, bottiglia di 
grès per la birra. 

Crùssi (L), croce, afflizione ; lat. crucium, cruccio; slavo Jcruscenie, id. 

Cìica (Sj, fandonia; spagn. cucar, burlare; it. cuculiatura. 

Cuce* (I), cane giovane; ital. cuccio, id.; la vergine cuccia del Parini. 

Cucia (I), ital. cuccia, canile. 

Cucù (S), cuculiare, beffare; spagn. cucar, burlarsi di qualcuno 
(Diez, cucco). — Lo stesso elemento deve aver dato origine alla 
frase : ciucili la haja, voce infantile per svergognare un bimbo, 
con miscela di spagnuolo e d'italiano, dar la haja. 

Cugìr [L), costringere (Biondelli); lat. cogere, id. 

Cuìja .(P), retata; fr. cueillir, cogliere. 

Culòte (L), droghe di cucina; lat. culina, cucina. 

Culotè (F), annerire fumando il culo della pipa; fr. culoter, id. 

Cuncc* (P), seimcc\ sporco; provz. cunchià, sporcare; centrone kontzi; 

it. sconcio. 
Cuniè (F), cugnè f euj, ammiccare; fr. cligner^ìd. V. Ciupi. 
Cupìss (B), nuca, occipite; borg. cupe, cape, coppa (Burguy cape). 
Cùria (L), botala, tinozza; lat. curva, curvida, perchè rotonda (?); 

borg. cue, fr. cuvier, tinello. 



— 81 — 

Curt (F), tutmrt, insomma, con poche parole; fr. tout court, id. 

Curvi (F), creìwe, coprire ; fr. comrir, id. ; slavo hroU, tetto. — La 
desinenza creuve può esser originata da un ipotetico crouvir, 
ma ha molta affinità collo slavo kruit, che fa kròjo, kròjesch, 
krojet, copro, copri, copre. 

Cusì (L), cucire; lat. consuere; fr. coudre, cousu, cucire, cucito. 



— 82 



Dabon? (F), davvero? fr. tout de hon? veramente. 

Dagnè (S), gocciare ; spagn. danar, guastarsi ; provz. dan, danno. 
(Burgu}' domage). 

Daj (B), dagn (Biondelli) falce fienaia; borg. dail, ferro della falce 
(Burguy, dail) ; scandinavo da'ie: (A. Pont.) ; provz. dayà, falciare. 

Dàja, dàya (L), distribuzione che in fin d'ogni settembre si faceva 
di grano, vino e ceci in onore di S. Teodoro (Cibrario); latino 
dare; piem. taja (?) imposta. 

Dalòra ! (1), esclamazione ; it. da quell'ora ! è già gran tempo ; fran- 
cese des lors, quindi in poi. 

Damigiana (F), bottiglione; fr, dame Jeanne, dal nome delF in- 
ventore. 

Dauà (I), disperatone; it. dannato; danà com' un coup, disperato 
come una tegola condannata a starsi ferma ad ogni intemperie. 

D'angrèus (L), d'angrùs, doloroso, molesto (Biondelli) ; lat. àngor, 
angoscia. 

Dapàra (I), dietro; it. al riparo. 

Dare (L), di dietro; lat. de retro (Littré) id.; fr. derriere, id. 

Darmàgi! (B), peccato! rincresce! borg. damage, danno; fr, doìn- 
mage, id. ; lat. dan-maticum, metatesi di damnaticum, dannoso 
(Flechia). 

Darmassìn (1), prugna; it. pruna dalmatina, della Dalmazia. 

Dassp'rmì (L), lì, -chièl, ecc. ; di per me, là intorno, da sé, ecc. la- 
tino ex parte mea, ecc. 

Davano (P), annaspare, delirare; provz. debanà, annaspare e per 
analogia del girare l'arcolajo dipanando, ve il girar della testa 
per delirio. 



— 83 — 

De, dàjla e toùca e poùssa! (DP), esclamazione per dire falla fi- 
nita! it. dare. 

D'cò (I), anche; it. ed co; lat. et cum; adirne, ancora (Zalli); da 
co, da capo (Biondelli). 

Degolè (F), appassire, vegetale che perdendo l'umore languisce ; per 
analogia, frutto maturo che si fa cadere dall'albero; fr. gauler, 
sbatacchiare un albero. 

Degàn (P), d'gun, nessuno (Biondelli); provz. degun, id. 

Delùri (F), mangione; fr. leurre, il lógoro, stromento per richiamar 
il falcone. 

Delurì (F), uomo spregiudicato ; fr. luron; uomo ardito. 

Damènt, tnì damènt (P), ricordarsi ; far attenzione ; provz. teni damen, 
osservare, spiare. 

Dèmoda (L), lezione settimanale ; lat. hehdomas, - niàdis, settimana. 

D'moùra (L), dimorèsse, desmorèsse, spasso, ricrearsi ; lat. diei mora, 
riposo del giorno. — mora temporis (Ovidio) ; spag. demora,, in- 
dugio (sospendere il lavoro). 

D'rnèra (P), d' rnè lombaggine ; provz. desrenar ; fr. s'éreinter, di- 
lombarsi. 

Des (B), dieci; borg. dex, id. 

D'sbàucc* (B), dissoluto ; borg. banche, luogo del lavoro — quindi 
uomo che abbandona il lavoro; fr. débauché, crapula. 

D'sbèla, d'sblè (F), disfare; fr. des-assembler, disunire. 

D'sbironà (D), sperniato. V. Biròn. 

D' sbrina (D), scapigliato. V. Brin. 

D'sbrossè (D), svellere li pali (Zalli) p. d'sbropè. V. Bropa. 

D'sbroujà (F), sgombro ; fr. de brouiller, sgavignare, levar d' im- 
barazzo. 

D'scàuss (L), scalzo; lat. discalceatus (Zalli), fr. déchaussé, id. 
roua d'scàussa , ruota scalzata, cioè senza il canthus o cerchione 
di ferro, it. mascalzone (mal-calzato). 

D'scoundioìin (P), di nascosto; provz. descoundoun, id. V. Na- 
scondioun. 



— 84 — 
D'scoùnss (D), spettinato (Zaili). V. Conssà. 
D'scoùbi (D), dispajato: it. scoppiato. V. CoùU. 
D'scrouc'tà (D), resta sfibbiato. V. Croc, crocei. 

D'scutì (L), ravviare, sbrogliare, opposto di Ancutì; lat. discutere^ 

risolvere. 
D*sdàit, d'sdè (I), allentare; ital. sdarsi, cessare da un'occupazione 

per pigrizia. 

D'sdeìisi, d'sdeìiit, dsadeìiit (L), senza garbo, disadatto; latino 
deses, ozioso; des-deiiit. V. Deiìit. 

D'sfergnà (D), sfrenato; fr. effrené, id. 

D'sgagièsse (F), sveltirsi; fr. se dégager, sbarazzarsi. 

D'sgavignèsse (D), distrigarsi. V. Gavìgn. 

D'sghicè (D), snicchiare. V. Ghicc'. 

D'sghindà (F), sciamannato; fr. se guinder, aifettarsi, — tZes parti- 
cella distruttiva. 

D'sgichè (D), trapiantare. V. Gich, levare les jets, i rampolli. 

D'sgiochè (D), trasportarsi di casa altrove. Y. Giono. 

D'sgognè (D), guastare. Y. Sgognè. 

D'sgordì (F), svegliato; fr. dégourdi, id. ; lat. gurdus, attrappito; 
spagn. gourdo, zuccone e la particella risolutiva des, lat. ex, dis. 

D'sgringè (F), snidare, cacciar fuori , si dice specialmente degli in- 
setti; come in fr. graigner vale gringner (Bartsch), così gringe 
vale grange, granaio: quindi d'sgringè deriva da un ipotetico 
des-granger, cioè cacciar fuori dalla grange o granaio. 

D'sgrojatà (D), fatto uomo; uscito dal guscio. Y. Greùja. 

D'smèntia (L), dimenticanza; lat. ex mente, uscir di mente. 

D'smoscàj (D), peverana, orlo sfilato. Y. Dramoscàj. 

D'snaudiè, • nandiè (D), (Zalli), distornare; opposto di anandiè. 
Y. Anandiè. 

D'spatagnè (D), sbendarsi. Y. Paia. 

D'spiocliè le nous (D), smallare le noci; per d'spluchè; piemon- 
tese pluchè. Y. Pluc. 



— 85 — 

D'spnissè (D) le castagne; levarle dal riccio. V, Pniss. 

D'srissè (D) le castagne; dìricciarle. V, Riss. 

D'stajolà (D), scarrucolato. V. Tajòla. 

D'st'rvojè (D), sviluppare; per d'sv'rtojè. V. V'rtoujè. 

D'stiè (P), stigliare la canapa; provz. teyà: fr. teiller, gramolarli 
cànape; 

D'stiànd la canoa, 

Sfojànd la mèlia, 

Con nostra tàvola 

Sout na nousèra, 

Le foumne e j omini 

Seta p'r tèra 

Contand die fròtole, 

Mangiand d' salàda, 

S'fa la balàda. Calvo. 

D'sticotè (I), bisticciarsi; it. discutere. 

D'stiss (L), smorzato ; lat. titio, tizzone. 

D'stoùrna (F), de la d'stoùrtia, far celia, dar la berta e più pre- 
ciso frastornare, far perdere una traccia; fi', tur, tour sono va- 
rianti di tor (Burguy, for), lat. tiirnus, giro: fr. mettre aii tor, 
far cadere nella trappola; détourner, sviare qualcuno dal suo 
pensiero; tourner le lièvre, girare il lepre; provz. detournà, ìn- 
terrompere : quindi il senso ordinario del piem. de la d'stoùrna 
è alludere con un giro di parole a cosa che dispiaccia altrui. 

D'strà (I), sollevato da terra: it. terra, dis-terrare. 

D'strèit (B), morsa; borg. destrèit, serrato; lat. destringo, mordere. 
(Burguy, destroit); it. strettojo. 

D'strighèsse (P), spicciarsi; provz. destrigar; borg. detrièr. (Burguy, 
détrier, Diez, tricare). 

Deùrve, dreùve (D), aprire. V. Durvì. 

Deìiit (B), garbo ; borgog. deitè, suprema eleganza (Burguy, Deus) ; 
lat. dignitas, dignità. 

D'fòra (SL), di fuori; slavo dfor, cortile, na dforè, faori casa. 



— 86 — 

Diào, fé 'l diao a quat (F), far i quattro diavoli ; Mignard racconta 
che nel 15° secolo alle rappresentazioni dei Misteri si cominciò 
ad introdurvi due diavoli che vomitavano fuoco; poi per rad- 
doppiar l'effetto questi diavoli furono quattro; donde il detto 
popolare « (aire le diàble à quatre ». 

Diasene, diane (L), diào! esclamazione; it. diamine; lat. dia-ne 
per Giove; dios^ dialis, di Giove. 

Dibùto (F), in piedi (Pipino, 1480); fr. debout, dritto in piedi. 
Di cicc', di fot (I); it. ciancie, fotte. 

Dièta (L), epoca (Biondelli); h. lat. dieta da, dies, che in cancelleria 
romana equivaleva al cammino che un uomo isolato può fare a 
piedi in un giorno; cioè 40 kilometri, ossiano 16 miglia pie- 
montesi. 

Dì (L), giorno; lat. dies, id. 

Dil (L), dito; dal lat. digitulus, la punta del dito. 

Diòjmo, ghiòjmo (F), pialla da falegname; dal nome dell'inventore 
Guillaume (Zalli). 

Disnè (B), pranzare; borgog. disner, fr. diner, id. (Burguy, dignar; 
Diez. visto); ted. disch, tiscìi, tavola (Cibrario). 

Dissne a pende (F), ingiuriarsi; fr. à se faire pendre, roba da 
chiodi. 

Dnè (F), denaro; fr. denier, id. 

Dòira (F), rigagnolo ; fr. doire, fiume, da cui presero il nome i ri- 
gagnoli della città di Torino; celtico ^wr, divr^ acqua (Canini, 
Ob. Miiller); it. dora. 

Dondonè, dondole (I), it. dondolare. 
Dòrgna (D), bernoccolo. V. Brògno. 

Dorìn (.F), gir d' dorin, vezzo, collana formata da una filza di ulive 
d'oro, molto pregiata dalle nostre campagnuole; fr. dorè, àovdito. 

Doseìil (D), strige. V. Dtìso. 

Doss (F), polla, vena d'acqua; fr. doiiche; lat. ductus, condotto 
d'acqua; it. doccia. 

Dòssa (F), baccello; fr. gousse, guscio. 



— 87 — 

Doucc' (F), grazioso; fr. doux, dolce, carino; slavo douscià mòja, 
anima mia — 'dèjla doussa, adulare. 

Doìija (L), dota, orciolo ; lat. doìUwn, boccale (Promis) ; slavo dòjti, 
allattare, bere (Canini). 

Douleùri (F), indolenzito; fr. doideur, dolore; lat. dohrosus, sof- 
ferente. 

Doumà (L), noumà, soltanto; lat. dummodo, purché, solamente. 

Doìiss (D), dolce. V. Doucc\ 

Douvrè, douvrà (F), adoperato, usato; oeuvre, ouvrage, opera, lavoro; 
la prefissa d vale dès, dès-ceuvre, fuori opera, fuori uso. 

Dramouscàj (I), sfilacciato; it. trama per mosche. 
Drè (D), indietro. V. Lare. 

Drèto, drìto, dritòn (B), accorto, furbaccione; borgog. dreif, di- 
ritto, giusto (Burguy, droit);fY. adroit, svelto, intelligente; cel- 
tico druth, gagliardo. 

Drochè, droc, drogh, drochèri (F), sfasciarsi, macerie, rovine; ita- 
liano diroccare; v. fr. dérochier, id. (Bartsch). 

Dròga! (SL), antico grido delle sentinelle in Piemonte per chiamare 
il rimpiazzo; slavo drug! un altro! — Brogliò; fr. droguer, 
perder il suo tempo annoiandosi (Littré). 

Dròga (F), spezierie; fr. drogiie, droga, parola celtica (Littré). 

Drògno, dòrgna (P), bernoccolo; provz. trougne, visaccio; rouge 
trogne, naso d'ubbriacone ; celtico tron, naso, bernoccola (Koget 
Brouggos). 

Dròlo (F), lepido ; fr. dróle ; ted. drollig, allegro ; celtico droll, ma- 
caco (Diez, dróle). 

Dròmpe (I), drònte, ammollire, abituare; ital. dirompere, ammollar 
una superficie, temperare una miscela. 

Drossè (F), abbattere; fr. roclier, des-rocher, diroccare, buttar giù; 
V. fr. derochier, id. (Bartsch). 

Drot (D), abituato; vino mischiato, dirotto, participio passato del 
verbo Dròmpe. V. Dròmpe. 



Drù (B), fitto, schifo per sazietà: borg. dru, compatto (Burguy, drut)\ 
celt. dru^ ted. drut, robusto (Diez drudo), v, fr. dru, fitto, ser- 
rato (Bartsch), — èsse dru, sentirsi ben pasciuto. 

Drùgia (G), letame: gi-eco trix^ melma; ted. drech, sterco; inglese 
diri, id. 

Dsadeùit (D), goffo. V. B'sdeùit 

Dsoneìis (D), senza prò. V. Adsonem. 

Due (F), alocco; fr. due, cìiouvette. 

Duce' (D), leggiadro (Biondelli). V. Boucc'. 

Dìina! (G), presto!; néìVArtabàn bastona del Calvo è scritto d'una, 
come a dire in una sol volta; greco deinà, repente (e anche 
terribilmente); deinà evròntise o patir andrònde sseòtide. 'Omero. 
— repente tuonò il padre degli uomini e degli Dei. 

D'urbi (T). padre (Biondelli), per drubi; ted. der tìher, colui che è 
sopra noi. Quanti famàut a cospa de mon durhi j'avajisunt de 
gerp e gliigiò je crevo sci de gJièisil — Quanti famigli in casa 
di mio padre hanno abbondanza di pane e qui io crepo di fame ! 
Parabola: Il fìgliuol prodigo, in dialetto di Val Soana, nella 
raccolta del Biondelli. 

Durvì (P), d'reùve, aprire; provz. durbì, id. (Diez, ouvrir). 

Duso (L), cioùc d' montagna; gufo, barbagianni; celtico e latino 
dusius, folletto, cattivo genio. 

Dvinàja (B). andvinàja, indovinello; borg. devinaille; fr. deviner, 
indovinare; (Burguy, id.). 



89 



Èira (D), aja. V. Àira. 

Èmbo (L), con, appresso (Biondelli) ; lat. ambo, in due e quindi 
vicini, insieme. 

Enta (F), innesto; fr. enter, innestare; greco èmfiton, piantato 
dentro (Littré, Diez, eìiie). 

Erbàgi (F), stoffe antiche per mobiglie a fiorami (E. Azeglio) ; fran- 
cese Jierhage, tutto ciò, che ha rapporto colla verdura. 

Erbalùs (B). uva bianca: borg. erbe per uva; luisir, chiarezza 
(Burguy, herbe-luire). 

Erbioùn (L), piselli (Zalli) ; lat. robilia, legume selvatico simile al 
pisello; lat. ervum, ervo; fr. ers, veggiòlo, pianta leguminosa. 

Erbo (B), albero ;^borg. herbe, erba; questo vocabolo ebbe perfino 
il significato di veleno (Burguy, herbe)-, latino arbor, proven- 
zale aoubre, id. 

Erbo forcù (F), fé Vèrbo forcù, star ritto sulla testa co'piedi in alto ; 
fr. arbre foiirché, id. ; provz. aoubre drech; (ted. piirzelbaum). 

Erca (L), madia; lat. arca, cassone. 

Ere (B), pie Vere, alzar i tacchi, scappare ; borgognone erre, viaggio ; 
it. Valre. 

Erio (T), fé Vèrlo, ringalluzzarsi ; tedesco herrlein, signorino; erlo, 
smergo, oca; fr. harle, herle (Zalli), id. 

Ersso (F), arginello nelle risaje; fr. erse, id. 

Èsgiapàre (P), spaccare, fendere (Pipino, voce del 1480). V. S'ciapè; 
provz. esclapà, id. 

Eùli (B), olio; borgog. ole; fr. huile, id. (Burguy, oile). 



— 90 — 

Eva, èjva (B), acqua; borgog. aigue, iave, ieva (Littré, Diez, eau)\ 
celtico ea, èva, eive (Canini), acqua. 

Evìva e tòpa (F), evviva e toccala! fr. vive et fope; ted. toppen, 
annuire con una stretta di mano. 



i 



— 91 



I^ 



Fa (P), tempo fa, tempo scorso; provz. facli,, fatto; a fach, c'en 
est fait! è morto! 

Fabiòc (L), balordo; lat. fabens, schiavo; potrebb' anch'essere una 
reminiscenza storica del temporeggiare di Fabio Massimo contro 
Annibale, che parve esitanza. 

Facia proibìa (I), locuzione popolare indicante una faccia da ga- 
lera antica ; it. maschera non permessa. 

Faciarìa, face (F), briga, impiccio, mortificare; fr. fàcJier, fàcherie; 
provz. facharìè, rattristare. 

Fa fioche (DP), babbolone ; locuzione popolare per esprimer un uomo 
che si crede padrone degli elementi : che fa - fioccare, volendo; 
oppure dal piem. fabiòc, fahiochè. 

Fai, fàja (D), fata, strega. V, A fai. 

Faitàrd (P), pigro; provz. faitarcì, id. 

Faitè (D), conciare. V. Afaitè. 

Fàla (B), sbaglio, guasto; borg. faille (Burguy, faillir) — comare 
falìa, donna che si credeva incinta e non era. 

Falabràc (I), omaccione buono a nulla; it. bracco che falla, sba- 
glia la selvaggina. 

Falò (F), farò, farà, fuoco di gioia ; fi*, falót, lanterna ; greco fanòs 
faro (Diez, falò). 

Falòpa (I), bozzolo non terminato da cui si cava la filossela, il pie- 
montese fìoret; it. falloppa, uovo fallito. 

Falòpa (F), sbaglio ; fr. faux pas, passo falso. 

Falòpa (I), analogia dell'uovo sbagliato; it. uomo dappoco. 

Falùspa (1) (Biondelli), favilla; per fallisca, da un ipot. ital. fa- 
villusca. V. Sbina. 



— 92 — 

Famàut (R), servo, famiglio (Biondelli) : roumancio famaigl, ser- 
vitore alpigiano (Diez, famiglio). 

Fandonia (D), favola, menzogna; ted. finden, fauci , trovata d'im- 
maginazione, it. fandonia. 

Fanìn, fanèl (I), barbìsa, zìzi; ital. fanello, ortolano dei boschi. 

Fàoda, faudàl (P), grembo, grembiale; provz. fa^udo; ital. falda 
(Diez, falda): YOumaLiiCÌo faulda, -piega; slavo 2>odòll^ grenbiale: 
ja vamm zavorotsciù podùll, io vi alzerò le gonnelle {Decame- 
rone russo, Nov. 23). 

Fara, farà (D), fuoco di gioia. V. Falò. 

Faravòsca (I), fanfaluca; ital. metatesi di favolesca, materia vo- 
latile di cosa abbruciata che il vento leva in alto ; in fr. flam- 
mèche, favilla; figurativo, frascherie, racconti di fantasia. 

Fardèl (IG), corredo; ìug\. fardel, involto; v. francese fardelet, id. 
(Bartsch). 

Fàrfo (SL), scemo; slavo farfor, porcellana; idoli grotteschi così 
fatti. 

Farinèl (LB\ lestofante; longob. fare, famiglio. 

Fasàgna (F), macola; accozzamento malizioso delle carte da gioco; 
fr. faire, distribuire le carte; (a cJd touca fé?) faisagne, id. 

Faseùl (I), minchione; ital. fagiolo. 

Fassìna (I), fascina; ital. piccolo fascio di legna, fastello. 

Fass'la (F), cascino, formella del cacio; fr. faisselle; lat. fiscellus, 
canestrino, cestella tessuta di vinchi; ted. fass, botte; lat. vas, 
orciolo; ital. fiscella. 

Fassolèt (T), pezzuola, fazzoletto; ted. fetsen, cencio (Diez, fazzuolo). 

Fat (Fj, insipido; fr. fade (Diez, /af), id. ; lat. vapidus,sì dice del 
vino alterato. 

Fat (L) d' rìje, accenno di ridere; dal latino di Plauto, factare, 
far atto. 

Fata (L). incantatrice ; latino fafum, destino; provz. fada, idiota. 
V. Afài. 



\ 



— 93 — 

Fatòn (IGr), capitone, seta per ricamare; ingl. fathom, filo (bourre 
de soie). 

Fatràss (F), guazzabuglio di cose; fr. fatras, lat. farrago, farrag- 
giue (Zalli). 

Faussìa (F), falce; fr. fauciUe, lat. falcala, id. (Burguy, faus). 

Fèa, fèja (L), pecora; lat. feta, feto, partorire (Diez, fede): proven- 
zale fedo; lat. feo, produrre; anglo-sassone vieh, feoh; gotico 
ve, feìiu, bestiame. 

Fèil«s, fèils (L), felce; lat. filix, id. (fr. fougère). 

Fenèri (L), fienili (Pipino, voce del 1480); lat. fenus, feneris, pro- 
dotto della terra. 

F'no (IG), culo; inglese fen, palude, luogo sporco. 

Feramiù (F), rigattiere; fr. ferraill-ùs, ferrailles vieux (invece di 
vieilles) ; ferravecchi. 

F'rdìn e frdòn (F) (Biondelli); fr. frédaine, frédonner; strim- 
pellare stromenti musicali da corda. 

F'rfoìii, frfla (P), frugolino, lesto, vivace; provenzale farfouyà, 
metter sottosopra le robe; fr. farfoidller (Littré); it. farfogliare; 
fr. freluchet, farfallino (Diez, id.); 

Feri (T), manòt, bezzi, quattrini ; dall'impresa di casa Savoja « feri », 
la quale era forse impressa su qualche moneta, manot, spiccioli 
alla mano. 

Fèria, frle (L), germoglio, ramoscello; lat. ferula, feridae; fran- 
cese freliiches, sono quei piccoli fili che si vedono volteggiare 
per aria entro un raggio di sole. 

F'rlèca (L), sberleffo, ferita; lat. ferùlae ictus, colpo di feria; te- 
desco verletst, sciupato, intaccato. 

F'rlìn (T), ferlino, moneta antica; il quarto d'un denaro; pezzo di 
piombo stampato ; ted. ferding, liardo, centesimo ; lat. ferlingus 
(Zalli). 

F'rlingòt (L), lestofante, damerino (E. Azeglio): lai /"mt/Z^a, per- 
sona gaja. V. F'rlin. 

F'rlochè (D), cTiiacchierare divagando; proprio delle donne, quindi 
V. F'rlòca. 



- 94 — 
F'rlòca (F), cuffia delle fanciulle; fr. f reluche, fiocchetto. 

F'rluchèt (F), soggettino, vanarello; fr. diminutivo di freluche, 
tìocchetto; giovane carico di frónzoli. 

F'rpa (Fj, zabò, gala allo sparato della camicia; fr. frappé, ina- 
midato. 

F'rssèla (F). scorza del canape ; fr. ficelles, piccole corde ; stia del 
canepuccio. 

F'rsse (F), tritume dì majale: fr, fressure; lat. frixura, id. 

F'rtè, f'rtadòr (L), scopa, fregare; latino frictare (Diez, frettare); 
fr. frotter, fregare. 

F'rte, fé sue frte (P). far il suo prò, furto; provz. fretos, faire 
ses fretos, guadagnare, far bene i suoi affari. 

F'rtoìij, frtòr, frtòn (D), strofinaccio. V. F'rtè. 

F'rvàja, fruàja (L), bricciola; lat. friare, far a pezzi. 

F'rzàja, frisàja (L), civaje; lat. viridarium. orto; lomb. verze. 

Feùi (F). andè fora d'ij feui; fr. feuille, lat. folium; farneticare, 
uscir dal seminato, legger cose che non sono nel libro. 

Feìija (F), foglia di pianta; fr. feuille, id. 

Feurò (F) (Zalli), fodero, guaina; fr. fourreau, id. 

Fiàca (L), flemma; lat. flacidus, molle; it. fiacco. 

Fiajì (L), fiatare; vaso non ben turato; lat. flare, id. 

Fiajrè, fieirè (L). puzzare; latino fracere, foetere, id.; it. fetore; 
borg. fiens, letame. 

Fiàm'a (B), lancetta per salassar bestie; borgog. flame; francese 
fiamme, id. (Burguy, flame). 

Fiamèngo (P). squisito, frese 3; ^toyz. flamenc; it fiammingo, esatto 
come i lavori di Fiandra, dipinti, ricami, ecc. (Diez, hraiman); 
neuv e fiamant: provz. flame noou. 

Fiàona (T), fìàuna, buccia, coda, gambo di cipolle (Biondelli); te- 
desco fiaun, lanugine. 

Flap (T), passi, avvizzirò; ted. flap, id. (Diez, fiap)pio). 

Fiàra (D), /ara, fiammi. V. Falò. 



— 95 — 
Fic (F), presto! (Biondelli), in vece di fit; fr. vite, id, 

Ficlièto (F), chi si caccia da per tutto e comunque (E. Azeglio); 
fr. se fìcher, ficcarsi. 

Ficia (F), mastietto, cardine; fr. fiche, id. 

Ficognè (P), cacciar dentro, ficcare; provz. affichà e cougnà, far 
entrare; v. fr. fìcJiier, nascondere (Bartsch). 

Fidèj, fidUn (T), vermicelli; ted. fledel; ingl. fidale; lat. fidicula, 
corde da violino: per la analogia della forma esigua e prolun- 
gata di quel genere di paste. 

Fi'sca, fisca, fiàsca (L), spicchio; b. lat. flichia, freccia, donde è ve- 
nuto il fr. fiòche de lard, fetta di lardone (Burguy, fliche). 

Fifa, fòfa (G), battisòffiola, paura; greco fòbos, paura; venez. fìfìo id. 
(Canini). V. Fòfa. 

Filàgn, taràgna (P), filare di viti ; provz. fielagno, filza di fichi e 
frutta secca. 

File (F), camininar svelto, che non è ancora scappare ; v. pop. fran- 
cese filer, andarsene, ritirarsi; armeno firar, fuggire (Canini). 

Filerà (I), lunga fila, codazzo; it. fila; il suffisso era indica quan- 
tità; il fr. ha filière, trafila. 

Filòn (F), mariolo, persona astuta. A Parigi nel secolo 17"° que- 
sto vocabolo voleva dire persona di perduta fama; poi si modi- 
ficò in fì,lou, ladruncolo; in piem. ha un significato migliore, 
cioè di persona astuta che la sa lunga! 

Filìira (P), fessura; fr. felure, id. 

Finànssa (L), confine; lat. finis, termine; limite d'un podere. 

Fin dij fin (P), insomma; provz. a la fin finalo (lat. scecula sce- 
culorum). 

Fìnta (DP), fé fìnta d'nen, far lo gnorri; provz. faire veia, far 
vista di nulla. 

Fiòca, neve (L), lat. floccus, bioccolo di lana; slavo viogà, turbine 
di neve. 

Fiòn (1), fé 'l fiòn, flonè, sfoggiare, far lo spaccone ; ingl. flaunting, 
vanarello, azzimato. 



— 96 — 
Fiotè (I), bische, dispettare, arrovellarsi; ital. fiottare. 

Firà (F), reti da caccia e da pesca; per filar; fr. filets;piè ant ij flrà, 
pigliar nella rete. 

Fiùsa (L), fiducia ; lat. fiducia ; proYZ. se fisa, fidarsi ; an sia fiùsa., 
facendo fidanza, assegnamento. 

Fiìisca (B), spicchio. V. Fi'sca. 

Flacù (D), vanaglorioso, turgido: fi", flasque; lat. flacddm, id. 

Flamboèsa (F), lampone; albagìa (Zalli); fr. framboise, lampone; 
fr. flamboyer, fiammeggiare. 

Flanèla (F) (fé d'flanèla), proverbio, lassèla fé d'flanèla, lasciar inav- 
vertita una ragazza, lasciarla a casa a lavorar la lana uso ro- 
mano: fr. flaner, piem. flaìiè, gironzare. 

Flìn, flina, stizm (T), ted. flennen, andar in collera (Diez, frignare). 
V. PUnesse. 

Flìnga (T), verga; ted. flegel, flagello. 

Flonè (D), sfoggiarla. V. Fion. 

Flìit (L), disperato, rovinato: fr. fliier: lat. flmre, colare: fluit vo- 
luptas, ì piaceri ci abbandonano. 

Fnè (L), far i fieni, uccidere, rovinare; lat. foenum; fr. fenaison, 
falciare i fieni; lat. foenerare, prestar a usura. 

Fnòui (F), finocchio: fr. fènouil; lat. foenicidum, id. 

Fò (F), faggio; lat. fagus; v. fr. fan, fo, id. 'Diez, faggio). 

Foatà (F), staffilata; fr. fouetfer^ frustare, sferzare. V. FoH. 

Fòcia (F), fòta, bizza; fr. facherie, cruccio, stizza. 

Foèt (F), frusta, scudiscio, staffile ; fr. foiiet, id. dal fr. fou, faggio. 

Fòfa (D), paura. V. Fifa; spagn. fofo, debole, senza fiato (Diez, 
fofo). 

Fòfo 'T), ciuffo (Zalli); ted. sojyf, treccia di capelli, codino. 

Fogàgna (P), sbirraglia, compagnia; provz. /b^ro, folla; fogare. cor- 
rere. 

Fol (F), il matto alli scaccili: fr. fol, fon: persiano fil, elefante. 
(Burguy, alfin). 



— 97 — 

Fono (F), profondo; fr. fond^ fondo. 

Fora (F), satolla; fr, fourrer, ficcar dentro. 

Forgia (L), fucina; b. lai forgia, incudine (A. Pont); fr. forger, 
fucinare (Diez. foggia). 

Forlàn (I), uomo astuto; dall'ital. Friulano, dove uomini e cavalli 
sono molto svegliati; li asini del Friuli contendono col cavallo 
a galoppare e resistono ad una lunga corsa. La razza primitiva 
di quei cavalli si fa risalire al tempo d'Attila, che in Udine 
aveva posto il suo quartier generale. 

Forò (F), gonnellino pei bambini; fr. fourreau, vestitino di bam- 
bini (Littrè). 

Forslìi (B) (Zalli), fotù, buttato via malamente ; borg. forz, fot equi- 
valgono a fori, forte; fotèpaule per forte épaule (Mignard, 
Bartsch), quindi forshì come fotù (^ san fotiA), vuol dire so- 
praffatto dalla forza, rovinato. 

Fortunin (I), trovatello; italiano fortuna, o nato di Domenica (il 

sonntags-hind dei tedeschi). 

Fòte, fotìi (L), conoscer femmina, rovinato ; lat. futuo, fottere ; fran- 
cese foutre; questo verbo manca nei dizionari di lingua pur- 
gata, ma esiste nel vocabolo Jean foutre, piem. gianfoutre, pez- 
zaccio ; nel centrone A. Pont registra je m' foto d' tet, me ne 
infischio di te; a l'et fotù, è perduto. 

Foùble bachèt (F), esclamazione di meraviglia e dispetto ; v. fran- 
cese foihle (faible), debole e hachet dal teutonico bacon, lardo, 
passato in francese haquet: come a dire, poco lardo, poco con- 
dimento, roba scipita. 

Fougnè, fojè (CR), frugare ; centrone fouegnier, ficcar il naso ovun- 
que (A. Pont); fr. fouiller, frugare. 

Fouìn (F), faìna; fr. fouine, id. 

Foujòt (B), tegamino; borg. fou; lat. focus, fuoco (Burguy, feu). 

Fouliro (P), scimunito; provz. fouletro, stravagante; fr. fou, folte, 
follia. 

Foìimna, fòmena (R), femmina, moglie; roumancio feumena; fran- 
cese femme; lat. foemina, id. 

7 



— 98 — 

Foundriùm (G), feccia, deposito; fr. effondriUes, fondigliolo. 

Founghè (I), calcare, affondare in una fitta, poco a poco, per fonde ; 
ital. andar a fondo, impantanarsi; la desinenza in ghè, indica 
un elemento francese, fonger, inzuppare. 

Fourìcc' (Gr), manovale muratore ; greco foreùs, portatore. V. Gacìn. 

Fousonè (F), sovrabbondare ; fr. foisonner ; lat. fusio ; borg. fuson, 
abbondanza. 

Fout, foutànt (DP), bizza, irritante. V. Foùte. 

Foìita (T), sbaglio, colpa ; fr. faute dal verbo falloir, il cui vero 
senso primitivo è mancare, mancamento (Mignard fattoi). 

Foùte (L), buttar via con impeto; lat. fundere, rovesciare, abbat- 
tere, d'onde il verbo fr. foutre, gettare. Foùte 'l can, fuggire, 
è il fr. foutre le camp, disertare, abbandonare il campo. C'è 
inoltre il foùte dal lat. futuere; it. fottere, di cui in Giovenale 
cum futuis Anfilane, ecc. 

Foutre d' Almàgna (T), un bel niente; ted. futter, pascolo, man- 
gime delle bestie. A vai un foutre d' Almàgna, vuol dire vai 
così poco come un pascolo di Tedescheria in confronto dei no- 
stri di Lombardia. 

Foutrichèt (F), petulante; fr. fou triquet, al giuoco della palla- 
corda; racchetta matta. 

Frànda (P), fionda; provz. fronda, id. (Diez, fionda); latino funda, 
palla di piombo lanciata dai soldati romani. Ordinariamente 
quelle palle portavano incise sigle ricordante il Console o il 
capo dell'esercito a cui appartenevano i frombolieri. 

Frandieìil (D), giovane disinvolto (Pipino), buon gittatore di fionda. 
V. Frànda. 

Frangoìij (L), franguel, schinssòn, fringuello; lat. fringuilla; cel- 
tico ffregg, chiaccherare (Diez, fringuer). 

Fràssa (l), provèj, uncino, catena dell'aratro; it. ferraccio; latino 
provehere, tirare. 

Fràsso (L), frassino; lat. fraxinus, id. 

Frè (P), ferrare, le spese; fr. ferrer, ferrare; fr. les frais, le spese. 



— 99 — 

Frècio (B), fratello (Biondelli) ; borg. freire; lat. frater, fratello. 

Frèid (B), freddo; borgog. freid, id. (Biirguy, froit). 

Frèisa (F), sorta d'uva; fr. fraise, fragola, a cagione del suo sa- 
pore. 

Frèja, (rèa, friè (B), fregola, dei pesci ; borgog. frejer, froier ; fran- 
cese frayer, frai (Burguy, froier). 

Frèl (L), fratello; lat. fratellus, dim. di frater. 

Frèsa (F), saetta del trapano, gorgiera, zabò ; fr. fraise, dalla forma 
del ferro simile ad una fragola; fr. fraise, colletto alla spa- 
gnuola del 16" secolo; fraiser, increspare. 

Friàja (D), bricciola, fruèja. V. F'rvàja. 

Friceìil (F), frittella, frittola; fr. frire, friggere. 

Friceùl (I), librattolo; dall'it. libricciòlo, (bricieul, fricieul). 

Frìcio (I), anello (Biondelli); it. fregio (Diez, fregio). 

Friciolè (P), friggere; provz. fregi, id. 

Fricudè (F), scialacquare (Biondelli); fr. fricoter tout son hien, 
scialacquare il fatto suo, 

Friplè, friplón (F), stracciare, straccione; fr. friper, sciupare; fri- 
pon, canaglia. 

Fris (L), trecciòlo; b. lat. frisium, ricamo (Littrè); borgog. frisle, 
fibbia; latino flectere, intrecciare (Burguy, orfrais). 

Frisa (L), minuzzolo; lat. affrio, ridurre in polvere; greco ^no, se- 
gare: celt. hris, rottura; roumancio frir, gettare; anglo-sassone 
òrice, frammento. 

Frisa (F), coltre da mortorio; fr. frise, id. 

Frisàja (D), legumi. V. Frzaja. 

Frognè (D), frugare. V. Froujè. 

Fròlo (F), morbido, tenero, pan fròlo (Alfieri), pan molle ; francese 
fróler, toccar leggero; it. frollo, sollo. 

Fròsna (I), ital. fiocina per pescare. 

Froùj (F), catenaccio: fr. verrou, id. 



— 100 — 

Froujè (SL), frugare; slavo vrojo da vret, scavare; frane. fouUlery 
fruirire. 

Froujèl (B), fratello; borg. freire, id. 

Frust (L), logoro; lat. friistum, pezzo (Diez, frusto). 

Fubiàna (L), salamandra, lucertola del Canavese; lat. foveàna, da 
fovea, fessale. 

Fùfna (T), gherminella; ted. x>fiffig, astuto, da pfiff, astuzia. 

Fumé (B), sbuffar per collera ; borgog. /«mer, ftimare (Burguy, funi). 

Fumèla (F), fumlè, fumlàn, donna, donnaiolo ; fr. fernette, femmina. 

Fùrfa (F), calca, folla irruente; fr. fourrer, ficcare, col raddoppia- 
mento della prima sillaba in senso intensitivo: foiirr, fourrer^ 
donde foùrfou, fùrfe, fùrfa. 

Furiòn (F), riàvolo dei fornelli de 'vetrai e fornai; fi-, fourgon, id. 

Furnì (L). finire; b. lat. frunire, id. (Promis). 

Furti, fourtì (P), ostinarsi nella propria opinione ; asseverare contro 
verità; provz. affourtì, id. 

Fustignè (L), frugare; lat. fustis, bastone (Diez, frugare). 



101 — 



c^ 



Gàba (C), bindolo; chi dice una cosa e ne fa un'altra (Alfieri); 
celt. gai) scherzo, ital. gabbo, gabbare. 

Gabèla (I), litigio; tachè gahèla, zuffa a mani vuote; ital. gabella; 
affigger l'editto di un'imposta e conseguente resistenza a non 
volerla pagare. 

Gabiàn (T), stolido; a. ted. galauhjan, credere (Diez, ricredersi), 
credenzone. 

Gablè, gabloùs (D) (Zalli), questionare, litigioso. V. Gabèla. 

Gaboìija (P), alterco; provz. garbugi, disputa; fr. grabuge, lite, 
briga, y. Gabèla. 

Gabùs (F), cavolo capuccio, uomo ostinato ; fr. cJioux cabus, cavolo 
cestuto, difficile a sfogliare, quindi la caparbietà. 

Gacìn (F), fouricc, manovale muratore; fr. gàcher, impastare la 
calce. 

Gadàn (SL), stolido, semplicione; slavo gadina, uomo stucchevole. 

Gag'tta (F), grilletto d'arma da fuoco; fr. gdcJiette, id. 

Gàida (LB), gherone; longobardo gajda (Diez, ghiera), id. 

Gaitàgi (DP), guardia notturna; dal piem. vaitè; ted. Wcichter, 
guardiano (Cibrario). 

Gàj, gàja, glie (F), corvo ghiandaio; fr. geai\ lat. gracìilus, gazza. 

Gajòfa (L), gorgozzule ; lat. Galli offa, elemosina (Diez, gaglioffo). 

Gàia (L), sfoggio, ornamento; palla di legno pel gioco della neusa; 
lat. elegans; borgog. gale (Burguy, id) gala. Y. Ghila. 

Galafròn, galafrtiè, galafrè (B) (Zalli), mangione; borg. galàfre 
(Mignard, se gaulfretiè); provz. galavard, mangione. 

Galarìn (F), piletta a cannella; fr. galerie, sfogo per acque. 

Galarù {l),galàss, galinè, gallerino, civettone; it. galloriare, gal- 
luzzare: gallo della checca - tutto vuole, tutto becca (Muratori). 



— 102 — 

Galavèrna (C), brinata; celtico galerne, gwalarn, vento NNO (Bur- 
guy, galerné). 

Galàvia (D), trebbia; metatesi. V, Cavalla. 

Galinè, galinòjre (D), effeminato; ital. gallina. V. Galarù. 

Galìtole (L), salòdre, salidole, sark7o?a, 5ewse*>o?m, fungo prataiolo ^ 
lat. holetus cantharellus, da canthtis, forma di vaso. 

Galòrda (C), popone scipito di Chieri (?); celtico galradh, malattia. 
Galòria (I), allegrezza grande; ital. gallòria. 

Galòssa (F), caloscia, calzatura, pala di legno; fr. galoche; latino 
gallica, calzatura gallica che copre le scarpe : così \ien chia- 
mata la pala perchè ne imita la forma. 

Galucè, galussè (D), sbirciare. V. Luscìiè; lat. hi-lusco (Diez, her- 
lusco); ga per ba. 

Galùcio (I) (Zalli), parte dolce della noce se cavata intera, gher- 
lucio; it. gheriglio. 

Galufrè (D), scuffiare (Biondelli), per galafrè. V. Bafrè. 

Galùpp (F), leccardo, ghiottone ; fr. goulu, gouliafre (Diez, gouliard), 
lat. gulosus^ id. — consta l'è galùpa! questa è ghiotta ! 

Gamàcio (B), gimèro, gh'rnàcc', nano; borgog. gamache, calzatura 
bassa. 

Gambòssa (D), quarto del cerchione della ruota. V. Canibòssa. 

Gamlòt (F), drappo di pelo caprino; fr. camelot; b. lat. camelòtuwiy 
da camèlus, id. 

Gamòro '(D), burbero, zotico. V. Camotiro. 

Ganàssa (I), mascella, mangione, chiacchierone; ital. ^a«asc«a ; la- 
tino ganea, taverna, ganeo, ubbriacone. 

Gambìsa (P), collare di legno per legare il bestiame in stalla ; 
provz. gambi, id., per appendere i sonagli alle pecore. 

Gàncio (I), ruffiano; ital. ganzo, ganzare, far all'amore. 

Gàndia (GT), ghèro, bastone ricurvo per cacciare la gala nel gioco 
della neusa: gotico vandian, far girare (Burguy, gandir). 

Gangàj (GT), dipanino; gotico ganga, ÌQà.gehen, andare (girando). 



— 108 — 

Ganivèl (P), sbarbatello, bricconcello; ital. ganimède-, t^toyz. ganipo; 
fr. guenipe, donna da trivio. 

Gànssa (T), cappietto, trecciòla; fr. gmtse, trina. 

Garabìa (F), garahùgg' (Zalli), garbuglio ; fr. charabia, parlar che 
non si fa capire (Littré). 

Garabìa, noce grossa. V. Giungale. 

Garàoda, garàuda (C), cianca, calzatura di feltro per riparar le 
gambe dal freddo; gambe sottili, uomo mal calzato; cimrico 
gàr, coscia; brettone gar, tibia (Diez, garra). 

Garavèla, garavlù (F), caussinass, sfasciume; fr. gravier, gravois, 
vfr. grave, greto; provz. gravo, ghiaia, gravas, burrone. 

Garaviolè (P), caraviolè, salire a disagio come chi va su per una 
breccia. V. Garavèla. 

Garbàgna (B), cestone; borgog. garbe, covone, pel cui trasporto è 
fatta la garbàgna. 

Garbè, gh'rbè (B), ventre, pancia (Biondelli); borgog. garbier, ma- 
gazzeno del pane. 

Garb'na (D), vuoto d'un albero (Zalli), pancia della pianta. Vedi 
, Garbè. 

Garbin (D), truogolo. V. Àrbi. 

Garbìna (D), corbina, gerla. V. Garbàgna. 

Garèla (F), gJdtida, sghembo ;fr. se garer, farsi in disparte, cam- 
minar a sghembo. 

Gargamèla (P), strozza; provz. gargamèla, lat. giirges, greco gar- 
gareon, gozzo. 

Gargh (T), pigro; ted. Jcargr, pigro (Diez, gargó). 

Gargoujè, giargoujè (F), cinguettare; fr. gasouiller, id. V. G'rgon. 

Gargòta (F), bettolaccia; fr. gai^gote, id. 

Gariboldìn (I) (Zalli), garibaldin (S. Albino), passap'rtut, grimal- 
dello, chiave falsa ; dall' ital. rubare, da cui si ha prima ru- 
baldo, poi ribaldo. (Diez, ribaldo). Il prefisso ga è particella 
intensitiva. Quindi ga-ribaldo, gribaldo modificato in grimaldo 
origina il diminutivo italiano grimaldello ed il diminutivo pie- 
montese gribaldin, garibaldin. 



— 104 — 

Garibolè (P), frugare forando; provz. garrì ^ piem. giari, sorcio; 
hoier, sfondare, forare (Bartsch). 

Garicc', garìj (G), gheriglio; greco karia, nocciolo. 

Gariè (F) (Biondelli), scavare; francese curer, per nettare; latino 
curare, id. 

Garìj (I). dia ciàv, ingegni della chiave; ìtal. gheriglio; per la so- 
miglianza che questi ingegni hanno col gheriglio della noce. 

Gariòt (F), strozza; fr. garguelotte; arabo gargua, id. (Diez, gar- 
gatta). 

Garnàcc* (S), ciarpame ; spagn. garnacha, vesti de' giudici di Tri- 
bunale. 

Garsamèla (P), laringe, gola; provz. gargamela (Diez, gargatta); 
composto dell'elemento garge ; (lat. gurges) e del guascone gamo, 
gola (Burguy, gargate). 

Garsèul (I), cacchio della vite, grùmolo del cesto erbaceo; italiano 
garzuolo. 

Gariìlla (R), meretrice; borg. garul, uomo lupo (Burguy, garoT). 

Garusòla (B), stamberga ; borg. garison, garite, rifugio ; provz. garrì, 
topo, topaia (Burguy, garir). 

Garv (T), sollo, terreno non assodato; ted. gcirhen, conciare. 

Gasìa (L), acacia; lat. acacia, id. (Littrè), greco akakìa, id. 

Gàta (B), bruco, litigio; borg. gaster, devastare: provz. gatignoux, 
uomo fastidioso, che rode pian piano come fa il bruco. 

Gatabùja (IG), prigione; ingl. gate, porta e borg. buje, ceppi. 

Gatafrìist (L) (Zalli), fionda, guasto dal latino catapulta, macchina 
per lanciar saette. 

Gatagnàu (P), onomatopea del gatto che miagola; provz. gaiami- 
aulo, id. Significa anche andar carpone, come i gatti. 

Gàta morbàna (L), impostore; latino morbonia, ire niorboniam, 
andar al diavolo. 

Gatiè (P), solleticare; gatìj, solletico, provz. gatJiìà, gatìllar, fran- 
cese cìiatouìller, ted. hìt-seln, titillare (Diez. cJiatouìller). 



— 105 — 

Gaudinète (B), allegria; borgog. godinete, donne del bel tempo; 
lat. gaudére, godersela. 

Gav, gàva (S), buca più profonda che larga; spagn. gavia; italiano 
cava. 

Gavàss (F), pirlo, gozzo ; fr. gave, gozzo degli uccelli (Littré, Diez, 
gave)', slavo gavarrir, parlare. 

Gavassè (F), ammassare; fr. gaver, empir il gozzo. 

Gavèj, cavèi (R). gàvio, raggi di ruota ; roumancio gaveigl, id. ; la- 
tino cavus, corrispondente al greco campsis ed al lat. aòsis di 
cambossa. 

Gavèl (P), cavalletto; fr. javelle, fascio di listelli; provz. gaveon, 
sermento. 

Gàvia (L), conca, catino; lat. cavea, apertura in genere, da cavus, 
concavo. 

Gavìgn (L), viluppo intricato di cose filamentose ; lat. vincliim, vin- 
cire, vìncolo, legare: il prefisso ga per ha è particella peggio- 
rativa, quindi cattivo vincolo, garbuglio. 

Gèira (D), ghiaia; it. gìiiara, rena grossa mescolata con sassolini. 
V. Giajre. 

Gèna (F), impaccio, soggezione; fr. gène (Diez, ib.), v. fi: gehenner, 
prendersi soggezione; ebraico gehenn, donde l'inferno dei nostri 
preti. Max Mùller nella Scienza del linguaggio scrive: « ben 
si sa che Gehenna fu da prima il nome della valle di Hinnom, 
presso Gerusalemme, il Tophet, dove i Giudei bruciavano i loro 
figli e le loro figlie nel fuoco e di cui Geremia profetizzò, sa- 
rebbe detta la valle dell' uccisione, perocché « essi seppelli- 
ranno in Tophet, finché non vi resti più posto » — Ben pochi 
pensano adesso ai sacrifizi offerti da'Giudei a Moloch nella valle 
di Hinnom, quando richiedono i loro amici di non darsi inco- 
modo e dicono « ne vous génez pas ». Cornovagliese gene, 
vessazione (Biondelli). 

Geneùria (L), gentaglia; lat. gaenus, -eris, razza; ital. gente ria. 

G'nit, g'nic (G), genuino, puro; greco gnisios, autentico; Ì3Ltjunix; 
fr. genisse, giovenca. 



— 106 — 

Gent, avèi cV geni (F), partorire ; lat. genitus^ generato ; grama geni, 
canaglie ! fr. gens, popolo. 

G-èp, giàpp (0), latrato, scatto di voce canina. Onomatopea. 

Gèrba, g'rhola (F), covone, giavella; fr. gerhe; provz. garba, fascio 
di grano tagliato; greco karjìòs, grano. 

Gèrbo, gèrhola (D), pane, cioè il prodotto del covone. V. Gerla. 

Gèrbola, gerh (P), sodaglia; provz. ger, gerhou, motta coperta di 
erba minuta. 

G'ergoùj, g'rgouiè, giagoujè (F), gorgheggiare; fr. gazouiller, il 
ciaramellare degli uccelli. 

G'rgoìin (T), lingua corrotta o birbesca; fi\ jargon; it. gergo. 

Gèrla, orcio (P), provz. gerlo; vfr. geurle, id. 

G'rlè, g'erlèra (L), persona sudicia; lat. geridus, facchino; gerula, 
bambinaia. 

G'ta (L), gettaione; git, seme del gettaione; lat. gethyum; borgo- 
gnone gleton, nigella; ted. Mette, id. 

G'tàl (B), stringa; borgog. giet, legame (Burguy, geter). 

G*tì (I), squittire; it. zittire; fr. clatir; il gep del bracco che insegne 
il lepre. V. Sch'sì. 

Gh'ddo (F), garbo, grazia; fr. se guinder, affettarsi, smancerie, — 
vocabolo preso dai pittori, fr. giiède, pastello, pittura molto 
aggiaziata e di colori vivaci ; desse d' gh'ddo, far il grazioso. 

Ghègia (R). voce di sprezzo per donna; roumancio giegia, violino; 
frane, gagiii, donna pacioccona (Littré). Così per dire che una 
donna vai pochi denari, si dice, Tè na ghègia da hon pat, un 
violino, cioè strumento da suonare, che costa poco. 

Ghèisi (D), fame (Biondelli). V. Sgheiìsa. 

Gh'mne, glnmne (T), modi affettati; tedesco ivimmern, lamentarsi; 

borgog. gemer, gemere (Burguy, it.), star sempre sul quipH e 

quindi (w-gu). 
Ghen, ghin (C), majali (Biondelli); celi grein, gruina,id.{F\ech\a.). 

V. Crin: da stretji drent gist cmè ant ra fanga i ghin; da 

cacciarviti dentro giusto come nella fanga i majali. — (Sonetto 

del Ferraris). 



— 107 — 
Gh'nìa (G), cosuccia, bazzecola; greco gnì, nulla. 

Ghèr (P), guardatevi! esclamazione; provz. gueiro! fr. gare! v. te- 
desco waron, se garer, guardarsi. 

Ghèrcc' (I), storto; ital. guercio. 

Gh'rmo (I), hiò, cesto pei pulcini, e per avviare i bambini ai primi 
passi. V. Biò; Gh'rmo per V'rmo; ital. vermena^ sottile i-amo- 
scello di pianta. 

Gh*rnàcio (DP), omiciattolo, arfasatto (Ponza); dal piem. Gh'rmo, 
cioè tanto alto che cammina dentro il cesto dei bambini. 

Ghèro (P), bastone ricurvo pel gioco della neusa; fr. garer, evitare, 
perchè con esso si cerca di disviare la direzione della gala alle 
buche. 

Gh'rssa (P), gh'rssiòt o niicòn, gKrssìn; sorta di pane lungo ri- 
dotto a bastoncino; provz. greisso, graticcio, sul quale appeso 
al soffitto si disponeva il pane per la famiglia. Rousseau nelle 
sue Confessioni, epoca A. 1728 al 1731, racconta, che « on me 
donna de la giunca (du lait caillé) et avec deux grisses de cet 
excellent pain de Piémont, que j'aime plus qu'aucun autre, je 
fis, pour cinq ou six sous, un des bons dìners que j'aie faits 
de mes jours. — Ma giunca, mon fromage, mes grisses et quel- 
ques verres d'un gros vin du Monferrat à couper par tranches, 
me rendaient le plus heureux des gourmands ». V. Grissìn. 

Gh'rssè (D), spicciarsi; argr'ssè, ardrissè, metter ordine. Vedi Ar- 
cJrissè. 

Ghèta (F), uosa, puttana; fr. guétre, uosa; borgog. gaitreux, pez- 
zente (Diez, guétres). 

Gheusàja (F), bordaglia ; fi\ gueusaille, id.; spagn. (/««sano, verme; 
ted. gesindel, canagliume (Diez, fourmiller). 

Ghicc* (T), bugigattolo; scandinavo ivili, ridotto (Littré). 

Ghicèt (F), sportello; fr. guichet, finestrino ad altezza d'uomo. 

Ghìga (F), c'cca, buffetto; fr. chique-naiide, id. V. Ceca. 

Ghigna (F), aspetto, ordinariamente ceffo ; fr. guigner, guardar sot- 
t'occhi; spagn. guinar, ammiccare, far l'occhiolino; òruta ghi- 
gna, brutto ceffo. 



— 108 — 

Ghignoùn (F), dispetto, disdetta; fr. guignon, guigner, disdetta al 
gioco; borg. verguigne, vergogna. 

Ghìla (B), palla pel gioco della neusa; gala; borg. guile, furberia, 
perchè si cerca far entrare la gìiila in una buca, malgrado l'op- 
posizione del gliero. 

Ghinda (F), gvìnda, glugnàrda, garèla (E. d'Azeglio), sghembo; 
fr. guingois, contrario alla linea retta (Littré); ted. ivindung, 
circonvoluzione ; andè d' ghinda, il barcollare dell'ubbriaco. 

Ghinoùja (DP), giudeo; dal pieni, del Monferrato ghen, ghin, ma- 
jali; slavo gibnut, ridotto a mal partito. 

Ghiòmo, diòjmo (D), pialla spanderuola. V. Biòpno. 

Ghirindòn (F), candelabro; fr. guéridon, id. 

Ghisa (F), ferraccio; francese gueuse, id.; tedesco guss, fondita 
(Diez. gueuse). 

Giàc, giàea (I), giubba; ital. giaco, corsaletto in maglia di ferro. 

Giàj (F), nero; fr. jais, giavazzo, sorta di bitume nero. 

Giàj (DP), voglia (Biondelli): è un guasto di goj piem., gusto. 

Giajètt (F), minutissimi anelli di vetro colorato; fv.ja'iet; greco ga- 
gdtis; ital. giajetto, id. 

Giajeìil (I), ital. gliiaggiòlo, iride bulbosa, pianta le cui barbe hanno 
un grato odore di viola mammola. 

Giajolà, gajolà (I), chiazzato di varj colori, vajuolato; ital. vajo, 
diventar vajo, nereggiare come fa l'uva maturando; e analoga- 
mente butterato dal vajolo. 

Giàjre (L), ghiaie; lat. glarea, id.; it. gliiara. 

Giagoujè (D), rimestare nell'acqua. V. Ciagoujè. 

Giamèj (I), da capo, voce carapagnuola; ital. ora meglio, ricomin- 
ciamo ! 

Giandùja (DP). maschera vero tipo piemontese d'uomo astuto ma one- 
sto, leale, coraggioso, non spavaldo; Nicomede Bianchi lo dice 
succeduto alla maschera più antica di Gironi e dà, per origine 
del suo nome , il piem. Giovàn dia doùja, originario di Caglia- 
netto della Valle immaginaria di Dondona, o dell'Ondona. V. 



— 109 — 

Bouja. Però in russo tsciànn vuol dire tinozza e doìf, mungere, 
bere (Canini): non si potrebbe riferire l'origine del nome di Gian- 
diija allo Slavo tscian-dojo — bevo nel tino? 

Gianìn, (DP), gioanìn, baco che guasta le frutta, bruco; forse dal 
piem. giovanìn, che si sviluppa nel San Giovanni in fin di 
giugno. 

Gianssè (F), combinare; fr, cìianche, sorte. 

Giappè, giapì (D), squittire. V. Gep. 

Giaràda (D), di carriera; ted. gerade, dritto. 

Giargiàtole (I), ninnoli, ital. giocattoli. 

Giargotin (D), dialetto guasto. V. G'rgoùn. 

Giàri (P), topo, sorcio; provz. garri, topo; ted. scharren, grattare. 

Giàss (L), strame ; lat. jacére ; ital. giaciglio. 

Giàssa (F), vetro, specchio, ghiaccio; fr. giace, specchio e ghiaccio. 

Giassìl, ciassìl (F), imposta di finestra; fr. chàssis, id. 

Giatèsse (L), millantarsi; lat. jactari; ital. giattanza. 

Giaunìssa (F), itterizia; h\ jaimisse, id. ; (lat. morbus regius, ma- 
lanno dei Re). 

Giavèla (F), manata di spighe ; fr. javelle ; lat. capella (?) (Littrè), 
(Diez, gavela). 

Gibassè (F), borsa di cacciatori e signore ; fr. gihecière, dal v. fran- 
cese gihecer, cacciare selvaggina, poi borsa per signora, che si 
portava appesa al braccio; provz. agihassido, gobbo, panciuto. 

Giborè (F), acciarpare; fr. chafourer, imbrattare. 

Gic, gichè, gite (D), germogliare. V. Git. 

Gieìij (D), gioglio, loglio. V. Leùi. 

Gigg*, g'igèt (C), uzzolo, gaiezza, vivacità; celtico gig, solletico; 
slavo jijn, vita; (le due j pronunciate alla francese). 

Gigh (IG), calessino; ingl. gig. id. 

Gigiò (D), voce infantile per cavallo. V. Gigg\ 

Gilantè (F), altalenare; per hilautè, fr. halancer, id. V. Gilichet. 



— 110 — 

Gilàrd (L), sporcaccione; lat. hi-luridus, due volte sudicio. V. G^*- 
ì'ccUt 

Gilichèt (F), leggiadrino ; fr. Ulicher, leccare, cosa ghiotta, — po- 
trebbe anche esserne elemento il pagliaccio Gille, già rinomato 
in Francia, e cosi gilautè^ equivarrebbe a fuggire a modo di 
GiU; gilard, sarebbe Gille col suffisso ard spregiativo, e gili- 
chèt sarebbe Gill col suffisso lucliet, grazioso. 

Gimèro (S), gamàcio, uomo bassotto; spagn. cimerò, cosa che forma 
punta, cosa piccola. 

Gin, od Agìn (B), cofanetto di cartone più o meno ricco di pa- 
gliuzze d'oro, dentro il quale le Ciiisine racchiudono le treccie 
de'loro cappelli e così forma il centro di una acconciatura del 
capo graziosissima. Forse è un diminutivo del magio, magìn: 
il roumancio ha agien, mirifico ; aguin, spillone ; ma l'elemento 
di questo vocabolo vuol essere cercato nel borgognone. V. Magio 
e Giojìn. È notevole che in Russia (Tartaria) la festa d'uno spo- 
salizio si chiama djiìnn, (j fr.). 

Ginbè, gonhè (L), curvar il legno col fuoco; lat. gibhosus, gobbo; 
ted. hiegen, gebogen, curvare, curvato. 

Ginoujoìin (R), ginocchioni ; horg. àgitioillons; h: genou, ginocchio. 

Giòbia (L), gieùves, giovedì, per giòvia; lat. Jovis dies; spagnuolo 
jueves (Diez, giovedì). Un proverbio cosmopolito è quello della 
smana dij tre giòhia, la settimana dei tre giovedì, per indicare 
un avvenimento impossibile a verificarsi; Flammarion nella 
Astronomia popolare racconta il fatto, da cui in Spagna ebbe ori- 
gine questo proverbio. 

Giòja (L), esclamazione d'affetto; lat. di Plauto jo/wa.' caro mio! 

Giòje, ciòje, ciàve (F), cornacchie; fr. choucas; ted. chouch, pic- 
cola cornacchia (Littré). 

Giojìn (F), monili, giojelli; fr. joyaux, le gioie; b. lat. joeales 
(Littré) — figurativo, 7 me giojìn, il mio tesoro. 

Giòjo (F), amante, tesoro; fv. joyau, giojello. 

Giojoùs (P), allegro, contento; provz. jhouyoiix; fr. joyetix, id. 

Giòia (T), fiamma, alle(;-i a (Biondelli); teutonico joZ, giulivo ; slavo 
jgla (j fr.) bruciata, lai verbo jetsch (j fr) ; gaelico giolam, festa 
(Biondelli). 



— Ili — 

Giòncole (L), giùngole, catena per legare i bovi al giogo; latino 
junceus, di gionco; ìa.t jungere, Gongìangere; jugum, giogo. 

Giontrài (B), dontrài, dontrè, due o tre, alcuni (Biondelli); il gi 
per di; borgog. doux-trei, id. 

Giòra (G), vacca vecchia; greco ghiràos, vecchio, ghiràja, vecchia; 
ted. gurre, rozza (Diez, gorre). 

Gioùc, giùc (P), pollaio; provz. aijouquiè, s'ajoucà, jucher, appol- 
laiarsi; fr. jucJwir, bastone del pollaio. 

Gioìijro (DP), sudicione, l'amoroso; gi per bi; bi-oujro, due volte 
sudicio e per contrario, il mio bello, me gioujro! dal piemon- 
tese oujro, otre. 

Giouvatà (F), ò'rgioatà, per gioiatà, screziato, splendente di vari 
colori a guisa di gemma; fr. joyau, gioiello. 

Gioìivo (P), giovane; provz. jove; lat. juvenis (Burguy, j«(e/)ie), id. 

Gìpa (B), giubba; horg.gipe;fr.jupe;teà.gippe, id, (Diez, giubba). 

Girab'rchìn (F), trapano a mano; fr. vrille-brequin, id. 

Girolè (I), sciamare; ital. girellare. 

Giromèta (F), la moglie di Giróni, poi del suo successore Gian- 
diija; fr. Jeromette; — cantalena rusticana: 

« Girom'ta die montagne 
« torna, torna a to pajis 
« va a mangè le toe castagne, 
« e lassa stè '1 nost ris » ecc. 

Giróni (P), maschera piemontese antecessore del Giandùja; stesso 
tipo, ma un po' più bonaccione, come erano più tranquilli i 
tempi in cui esso agiva sul teatro; provz. Girorme; italiano 
Girolamo. 

Git, gite (F), rampollo, germogliare ; fr. jet, nuovo germoglio del- 
l'albero. 

Giumàj (T), oramai; ted. zu mal, una volta; lat. jamjamque, id. 
(Zalli). 

Giùn (F), digiuno; fr. jeiin; horg. geun, id. 

Giungale (F), grosse noci; lat. jùnglans nuxy id. 



— 112 — 

Giuràje (B ). confetti decfli sponsali : borg. jùrer, fidanzare (Burguy, 
id.); in Val Stura di Lanzo si distribuiscono noccioli dalli sposi. 

Giìiss (F), sugo: lat. jus; fr. jus, id. 

Giutè (L). aiutare; lat. af?;Mfare, sollevare; provz. ajudà;fr. aider, 
aiutare. 

Givo (G), scarafaggio; greco kifin, calabrone. 

Gnèro (P), piccolino mal cresciuto; provz. niero, pulce. 

Gniàc, nacc (I) (Zalli), che ha il naso schiacciato; metatesi di cagn; 
it. rincagnato, che fa la smorfia del cane ringhioso. 

Gniàgnera - ara (R), dispetto, pigrizia; lat. indignatio, sdegno; 
am fa vnì la gniàgnara. mi impazienta; roumancio ^«ew, gne- 
gnar, gemere. 

Gniànca (I), ital. neanche; gniànca p'r futi i gniànca. in nessun 
modo; — a marcia eh' la camisa ai loca gniànca 'Icul, marciar 
impettito. 

Gniaognè (0), miagolare: onomatopea; fr. miaider, id. 

Gniàrd (F), pigro, vizioso: aferesi del vfr. mignarder, vezzeggiare. 

Gnièc, gnìc (L), schiacciato, massiccio, stramazzone; lat. necto, ag- 
glomerare ; slavo gniess, premere ; greco neo, ammassare — per 
analogia colpo dato sul terreno da corpo che cade. V. Patagniéc. 

Gnièla (I), gitterone, erba; it. nigella, id. 

Gnìfa, sgnìfa (T), smorfia del bambino che si dispone a piangere; 
ingl. neese, naso; ted. niesen, starnutare; svizzero niffen, arric- 
ciar il naso (Diez, niffa). 

Gniòc (S), stupido, manicaretto di pasta; spagn. gnoclos, it. gnocchi, 
e per analogia uomo impastato alla buona. 

Gniòca (1), grùzzolo di denari, battitura; ital. nocchio, gonfiamento 
ne'rami degli alberi, per similitudine un pacco di denari; pro- 
venzale agnoco, ammaccatura ; pan, vin e gnoca , ospite che 
offre ogni ben di Dio, per cui dal 1848 in poi fu famoso e 
ben sfruttato il Piemonte. 

Gniògne (S), moine ; spagn. noTio, vecchio rimbambito , fr. mignar- 
dise, mignonnement, vezzeggiare. 



— 113 — 

Gniùc, gniùca (E), testardo, testa; roumancio ^rm'wcc, stupido; fran- 
cese nuque, it. nuca; greco knikos, montone. 

Goblòt (F), bicchiere; fr. gobelet, ciòtola. 

Goernè (L), guardare, conservare; lat. guhernare, id. (Tlechia). 

Goff (I), gaglioffo; it. goffo, spagn. gofo, id. (Diaz, goffo)\ — gof 
coni un tupìn. V. Tupìn. 

Gògio, gogò, gogò (F) (Zalli), cattivo mulo, babaccione ; fr. nigaud, 

stupido. 

Gognìn (G), piccino ardito, greco goni, ragazzo; fr. Gonin, nome 
proprio d'un famoso lestofante francese, slavo ^o^w, cavallo: nel 
piacentino gognin, vuol dire majaìeito. 

Gogò, magògo (C), andè an gòga magòga, scialarla, godersela; 
celtico gog, abbondanza (Diaz, gogne); fr. gogue, scherzo. 

Gògola (G), góla, enfiatura, greco gógghilos, rotondo. 

Gol (B), diletto; borgog. goie, da go'ir, godimento (Burguy, id.); la- 
tino gaudium, allegria (Flecchia); v. frane, se degoiser, divertirsi 
(Bartsch). 

Goìm (E), cristiano in gergo ebraico; dall' ebraico gelìl haggoyim, 
circolo de'gentili (Renan, Vie de Jesus). 

Gòja (1) (Zalli), ridotto d'acqua morta; ital. gora, canale d'acqua 
per inaffiare campi: 

« mentre noi correvàm la morta gora.... > 
Dante, Inf., 8. 

Muratori deriva gora da gola, gorgo ; Orazio usa gurges, gorgo 
per palude; Diez dice gora dal venez. gorna, pietra incavata 
per dar esito alle acque piovane. Le lettere ? ed r qui si equi- 
valgono, quindi facilmente gora venne pronunziata dapprima 
gola, poi modificata nel piem. goja. V. Gouj. 

Góla (F), scudiscio, bernoccolo; fr. gaule, bacchetta; lat. virgula, 
ramoscello. V. Gògola. 

Gola (F), boccata, sorso; fr. goulée, id., ital. gola. 

Goliàrd (F), ghiottone, fr. goliart, id. ; lat. gula (Diez, goliarf). 

Gombè (D), curvare; fé gòniba, far curva. V. Gimhè. 



— 114 — 

Gómbina (I), pelle d'anguilla seccata che congiunge i due bastoni 
della cavàlia: it. gómbina. V. Gornhè. 

Gomià, gomionà (DP), urto col gomito; dal piem. gòmo^ gomito — 
aussè 'l gòmo, bere soverchio. 

<Jonfièsse (F), empirsi la pancia; annoiarsi, gonfiare; insuperbire; 
fr. golìi frer, mangiar troppo, gonfler, diventar gonfio e tronfio. 

Gòra, gorìn (1), gorra, vetrice; ital. gorra, vermena, vimine. 

Gòrbina, garbìna (P), gabbia, carcere; ^yoyi. gouerbo, gourbin, ca- 
nestro, it. corba, tessuto di vimini, gabbia, quindi carcere. 

Gorègn (SL), tiglioso, duro sotto ai denti; slavo horenn, radice; 
ital. gora, fr. coriacé, coriaceo. 

Górga, gòrgia, gòrsa (F), modo particolare di emettere la voce par- 
lando, canale della gola; fr. gorge, strozza. 

Góri (T), uomo (Biondelli); ted. ìierr, signore; nella stessa Val 
Soana gòria vuol dir meretrice, cioè astrattamente una donna. 

Górna (I), ital. gorna, pietra per lo scolo delle acque piovane. 

Gosè (F), gozzo; fr. gosier, id. 

Goùff (P), soffice; fr. gonfie, il rigonfio della lana ammucchiata. 
V. Bouff. 

Goìij (F) (S. Albino), pozze, buche nella strada ripiene d'acqua; 
fr. gouille, aferesi di gar-gouille, gronda il cui gocciare scava 
pozze nel terreno sottostante, nel qual caso viene enunciata la 
causa per Teff etto. Gargouille che Littré dice di incerta pro- 
venienza potrebbe derivare il prefisso gar dal v. ted. warón o 
dal .V. fr. garir, ricoverare, preservare, metter in serbo e gouille 
dal V. fr. goule, gola, come a dire: gargouille, gola che rac- 
coglie l'acqua piovana. 

Goùj (F), lisca, capecchio (Biondelli); fr. regayure, id. 

Goùma, coùma (D), grossa górbina per portar fogliame ; sincope di 
gómbina. 

Goùmo (L), ital. gómito: — euli d' gomo, fatica di braccia. 

Gra (I), céa, graticcio; ital. grata; lat. crates (Diez, grata); por- 
toghese grade, id. 



— 115 — 

QxhG. (T), grafie, uncioo fatto specialmente per pescare le secchie nel 
pozzo; V. ted. chrapfo, uncino, grapfen, raffen; fr. rafler, ac- 
chiappare sveltamente cosa che galleggi. 

•Grafiòn (T), ciliegia duracina, o marchiana (marchigiana?); questo 
vocabolo ha il suo elemento nel piem, grafi, grafie, uncino, che 
insieme al francese grappe, grappolo, deriva dal v. ted. chrapfo, 
uncino (Littré, grappe). È un traslato per significare che quelle 
grosse ciliege sembrano appese al ramo con uncini: così grafi 
è uncino e grafiòn è frutto pendente da un grosso uncino. Il 
grafiòn (in fr. higarreau), ci viene dalla Spagna, dove è chia- 
mata cereza garrafel, che vuol dire enorme e che può anche 

< essere la radice di grafiòn. 

Gràm (T), guasto, malvagio; ted. gramm, cattivo; gramo, termine 
Dantesco (Burguy, grani). 

Gramissèi, grumissèl (B), gomitolo; borgog. greniissèa, id. (Mi- 
gnard, ih.); latino glomus, donde il diminutivo glomicellus, 
(Promis). 

Gramìssia (D), malvagità. V. Gram. 

Gramole (I), maciullare canepa o lino: italiano gràmola, maciulla 
(Diez, grama). 

Grana (I), seme, granista, cicalone insopportabile ; ital. granelh da 
grano, — piante la grana, vuol dire, tirar in lungo una festa, 
una baldoria, una seccatura qualunque, come chi incominciasse 
il racconto d'una piantagione fin dal momento che fu buttato 
il seme. 

Granfi (T), granchio, spasimo; ted. ^ram^/", convulsione; fr. crampe, 
contrazione di muscoli. 

Granghìa, garancìùa (T), grovigliolo del refe troppo torto; tralcio 
della vite che si attorciglia, viticcio; ted. ringen, torcere; ita- 
liano granare, pigliare con violenza (Diez, granchio). 

Gràngia (F), fattoria, fame (Biondelli); fr. grange, b. lat. granea, 
granica, sito destinato per battervi il grano (Flechia, Littré, 
Diez, granja) ; la fame è metafora tolta dal granajo vuoto. — La 
grangia a hat 'l Castel, arrendersi per fame (Zalli). 

Grat, gret (P), forfora; fr. gratelle, volatica, scabbia. 



— 116 — 

Gratùsa (B), grattugia; borgog. ^m^wser, raspare (Burguy, grever). 

Grègnia (I), bica; ital. gregna, fascio di biade secche. 

Grèle, esse a le grèle (F), esser ridotto a mal partito; fr. gréle, 
gracile, — avoir Taire gréle, parer miseria; gréle, grandinata. 

Grènon (B), esclamazione ; borgog. grènon, mustacchi, modo antica 
di giurare pe'suoi mustacchi (Burguy, grènon); fr. sacr' non 
crènon, da sacre nom de Dieu ! 

Greùja (P), guscio, scorza; provz. gmèyo, guscio; francese gruger, 
schiacciare coi denti. 

Grev, greve (F), grave, pesante, noiare; fr, griéver, gréver, far torto; 
borgog. graveir; provz. grevà, id.; it. greve, voce poetica — 
trovasi in Dante ; tutte dal lat. gravari, pesare. 

Grìa (F), graticella; fr. grille; lat. graticula, id. (Diez, grata). 

Griboùja (F), maschera adottiva piemontese, scioccone; frane. Jean 
grihouille, bonaccione; borgognone grihoulai, tremar dal fredda 
(Mignard, grihoulai), slavo grubian, goffo. — per antitesi si 
dice: furh coni Griboùja c'a sfrmava i so dnè an sacocia 
df àuti, per metterli al sicuro dai ladri. 

Gridlìn (F), vispo, vagheggino; fr. grédin, cagnolino. 

Grièt (L), sguraboursòt, uccello gambetta; latino calidris pigmea^ 
vive lungo il Po (Zalli). 

Grif (F) (Zalli), graffio; fr. griife, id.; ted. griif da greifen, impu- 
gnatura (Diez, grif). 

Grignè (B), ridere arrabbiato ; borgog. grigner, mostrar i denti ; a. te- 
desco grinan, n. ted. greinen, digrignare (Diez, grinar). — Ma- 
rìjte peni grigna ! 

Grìnfe (T), artigli; ted. greifen, abbrancare. V. Grif. 

Grinòr (F), benevolenza (Zalli); fr. agréer, aggradire. 

Grìnssa (T), vagliatura, baccelli smallati (Biondelli); teutonico 
hreinsa, pulire (Littré, rincer). 

Grinta (T), facia scura, paurosa, pleùja, volpone; v. tedesco griim- 
mida, tiranno (Diez. grinta)-, grinsen, ghignare; trentino grinta^ 
collera. 



— 117 — 

Grionè (L), frugare, andar cercando (Zalli), mondare; lat. inquirere, 
cercare o dal piem. passe p'r la grìa, vagliare. 

Oriòta (F), amarasca; fr. aigriotte; greco dgrios, selvaggio. 

Orisa, cousta l'è grisa! (T), esclamazione; it. questa è marchiana! 
ted. gries-gram, cattivo umore composto di grimm, collera (Su- 
ckau, gries). 

Griseùl (F), crogiolo; fr. cremet, id. 

Grissìn (T), pane a bastoncini allungati; ted. gerte, bastoncino, 
verga ; centrone crescein^ pane grossolano piatto e sottile. I gris- 
sini, rinomata specialità di pane torinese, cominciarono a farsi 
nel secolo 17^^°; erano dapprima pani allungati fini di tre once 
circa di peso chiamate grìssie. Migliorata la pasta, recandola a 
tale tenacità da potersi tirare in cordicelle lunghe un braccio, 
senza romperle, si procedette all'invenzione dei grissini (Cibrario, 
Torino). « Il Dottore Pecchio di Lanzo, chiamato a curare il 
giovanetto Duca Vittorio Amedeo II, malaticcio, sbandì pozioni 
e boccette ed ogni generazione medicinali, lo fece nutricare di 
pane grissino^ onde, la natura ajutante, il suo corpo rinvigorì ». 
(Carutti, Storia di Vittorio Amedeo II, Gap. IV). 

Grìva (F), tordo; fr, grive, merlo. 

Grivoè (F), grivòesa, groè, groèsa, persona accorta; fr. grivois, gri- 
voise, uomo di carattere disinvolto, furbo; slavo igrìvii, burlone. 

Grizza (T), solco (Vopisco, 1564); ted. greissen, fendere. 

Grògno (I), trògno, tricgno, visaccio; it. grugno. V. Trògno. 

Grojòn (L) (Zalli), tonchio, tarlo dei legumi; lat. curculio, insetto 
che buca il grano ed i legumi; it. gorgoglione. 

Grojonè (DP), dicesi del bucarsi che fanno i legumi per opera dei 
gorgoglioni che li rodono (Zalli); it. gorgoliare. V. Grojòn. 

Gròle (P), ciabatta, scarponi; provz. groulo, ciabatta. 

Gròmo (L), matòc, mazzocchio; lat. grumus, piccolo mucchio di 
terra (Diez, grumo); teà.krumme, bricciola (Burguy, esgrumer). 

•Grosòn (L), giallo carico, arancio; lat. croceus, safferano. 

Grétola, grotolù (B), bernoccolo, bitorzoluto; borgog. groe, sasso 
(Burguy, groe). 



— 118 — 

Groùlo (F), le manette; fr. grélots, ciondoli, così detti per irbaiM.- 

Groum'tta (F), barbazzale del morso pei cavalli ; fr. gourmeite, id. 

Group, gròiipè (F), nodo, legare; fr. grouper, metJter assieme; ita- 
liano groppo^ gruppo. 

Gonfie (I), scuffiare (Biondelli); ital. ^rifo\ muso del porco. V. Grumiè. 

Grùm, gritma (G), i vecchi di casa; greco grumaijà, vecchi cenci;, 
modo di dire scherzevole; — ij me ^rr^m, i miei vecchi ; cornova- 
gliese grualì, vecchia (Biondelli). 

Grumèla (L), seme ; b. lat. gtumellìis, piccola massa coagulata ; fran- 
cése grumeamc^ grumo. 

Grumiè (L), grufolare dei porci; latino gumia^ ghiottone (Promis), 
fr. groin, gmgno. 

Grùpia (P), greppia; provz. crùpia (Diez, greppia); borgog. crebe, 
crihiia, culla, stalla (Burguy, crebe); anglo-sassone crybh, id. 

Gruss (F), crusca di gran turco, saggina; (6rew, crusca in genere); 
fr. gruis; ted. hrnsch, id. (Diez, crusca). 

Guajtè, vacè, vajtè (T), spiare; ted. ivachen, far guardia; ivàchter, 
guardiano. V. Vacè e Gajtàgi; 

Gùlia, agùlia (I), obelisco con punta acuta ; ital. guglia, fr. aiguille ; 

id. dal latino acus, aculeus, punta. 

Crumè. gubè (L), sgobbare; latino gibba, gobba. — monssu Gunm, 
sgobbone. 

Gurè (D), sventrare, mondare. V. Sgurè. 

Gussìn (F), cugino (voce del 1480); fr. cousin, id. 



— 119 — 



I J 



I (DP), pleonasmo; ripetizione del pronome di prima persona sin,- 
golare, di prima e seconda plurale; la qual ripetizione è una 
caratteristica dei dialetti pedemontani (Biondelli). — Mi i fass, 
noi i foùma, voi i fé, io fo, noi facciamo, voi fate. V. It. 

lavèla (D), bica, massa di cpvoni; fr. JQ,p^ll^; V. (^iavèla. 

If (F), nasso, tasso, a,bete; fr. ^/, id. 

Indrìt e invèrss (F), solatìo e bacìo, sud e tramontana d'una valle,, 
^i^to^ e rovescio d'una stoffa; fr. en droit et envers; provenzale 
adrecJi, uhac (lat. opacus; Ficchi a). 

Inghìcio, fé Vinghìcio (D), far cilecca. V. A/nghìdo. 

Inghildòn, andè an Inghildòn (IG), andar in capo al mondo ; in- 
glese England, Inghilterra. 

Impiànt (I), frottola; it. impianto, primo stabilimento d'un negozio ecc; 
in piem. ha subito il sospetto d'esser proposta d'un negozio losco; 
quindi de d'j impianti, vuol dire darle a bere, contar frottole. 

Jòna, fé na jòna (B), commetter un marrone per ignoranza, esclusa 
la malizia; borg. Jone, giovane (Burguy, juèfne). 

Irt (L), avversione, pie Viri, de' Viri, partire, cacciar via, romper^ 
l'amicizia ; lat. irate (sincopato), in collera. Il provz. dice : iroou, 
fuori ! via ! V. Ere. 

Istòr, stor (P), lavorante, affittavolo, contadino che risiede nel fondo, 
che lavora; provz. istà, risiedere ; ingl. store, magazzeno. 

It (L), ripetizione del pronome personale, 2* persona singolare; la- 
tino tu; ti it fass, tu fai. V. L 

Jussàrma, jussérma, visàrma (B), nome d' arma antica a doppio 
taglio (Cibrario) ; borg. guisarma, jusarme, id. (Burguy, guiser). 

Jùsi (P) (Zalli), storto di gambe; provz. jousiou, giudeo, perchè 
ne' secoli passati erano i giudei del ghetto piuttosto tutti mal 
conformati. 



120 — 



L (DP), particella eufonica, che congiunge due vocali ; i Vai^ a Tà, 
i l'ouma^ a Van; i vad. Vistess. 

Labrè (F) (Biondelli), ghiottone ; per laprè ; francese laper, lambire 
V. Làpa. 

Lacét (F), stringa, animella; fr. lacet; lai laqueus, id. 

Lacinàda (F), incamiciatura di calce; metatesi per calcinata; fran- 
cese laquer, inverniciare. 

Làja (S), brando, sciabolone; scherzo sullo spagn. laya, vanga. 

Lajeùl, ajeùl (L), ramarro; lat. angiiis, anguicula, serpentello; 
gaelico luachair, Incerta; — Ve pa facil fé V ajeùl, far lo gnorri. 

Lam (T), allentato, lento; ted. lahm, zoppicante (Diez, lam). 

Lama (L), acquitrino, piscina; marmitta dei torrenti in montagna; 
lat. lama, pozzanghera; ital. lama, bassura, palude; provz. lama, 
sommergersi (Diez, laìna), fr. lame, ondata. 

Lambèl (F), lamhriòn; brandello, tentennone; ital. lembo; francese 
lamheau, id.; lamhiner, tentennare. 

Lamòn (L), uncino per la pesca; l prostetica; it. amo, lat. humm; 
fr. ham£gon, id. 

Lamòn (I), cerchione di ferro per la ruota; metatesi di molon, le 
grandi molle che sostengono la cassa de'veicoli; ital. lamone, 
grossa lama. 

Lamprè (S), pesce lampreda; spagn. lamprea; fr. lamproie, id. (Diez, 
lampreda); ted. lamprete, id. dal lat. lampetra murcena. 

Landa (0), landra, leziosaggine, seccatura; celtico land, pianura 
(Diez, landa), cosicché dicendo oh che landa! è come dire: oh 
che interminabile sodaglia, e metaforicamente « oh che grande 
noia! » così il detto, founia gnune lande, significa « non mi 
noiare! » 



— 121 — 

Langàssa (T), angàssa, cappio; ted. hangen, appendere, ital. legaccio. 

Langrignù (F), rachitico; fr. langoureux; lat. languere, languire. 

Làni (I), làngna, coltroncino per bambini; ital. lano; fr. lange, id. 

Lampa, la?npè, lampià (F), bicchierone pieno di liquido ; francese 
lampée; provz. lampa, cioncare, bere tutto d'un fiato. 

Làpa, lapè (L), piacere, pacchia ; — coulal'èna lapa! che pacchia! 
latino epulcB, festini; fr. laper, bere uso cane, lambire; anglo- 
sassone lappian, id. 

Làpola (D), bardana; passo attraverso fossati secchi; lat. lappa, 
lappolone. V Nàpola. 

Lasèrta (D), lucertola. V. Ltcsèria. 

Latiniè (DP), per matiniè, mattiniero; borg, matinet, aurora; pie- 
montese latin, svelto, perchè ne'tempi andati chi sapeva di la- 
tino passava per uomo onnisapiente (Diez, latino). 

Lavàda d' testa (1), ramanzina ; locuzione avuta dal paganesimo, 
che ricorda l'usanza greca e romana di lavarsi la testa in espia- 
zione de'propri peccati; ital. lavata di capo; provz. lava la 
testa, id. 

Lavèl (L), siè (Zalli), acquajo; lat. lahellum, mastello (fr. évier, id. 

Lavouroìir (P), giornaliere campagnuolo , bifolco ; provz. laouraire: 
fr. lahoureux, bovaro. 

Lee (I), segno al gioco delle piastrelle, ghiotto; ital. lecco; greco 
lekos^ piatto, leccone. 

L'ca (T), percossa; ted. letxen; lat. Icedo, ferire. 

L'chèt (F), l'eliso, leccornìa, cosa attraente ; fr, alléchement. V. Lee, 
allettamento; — dèje 'l l'chèt, attirarlo. 

Len (I), spossato; ital. letio, spossato; ingl. lean, magro. 

Len (F) (avverbio), subito! (Biondelli); fr. latini (laèn,lén), svelto 
(Diez, latino). 

Lèndna (I), ovicino del pidocchio; ital. lendina (Diez, lendine); 
borgognone lend (Burguy, lend); provz. lende, id. 

Lènga (F), lingua; fr. langue; latino lingua; v. fran. lengue, id. 
(Bartsch). 



— 122^ — 

Lèsa (D), traino, caiTetta senza ruote, traino per sgombrare la neve, 
Vsèt, slitta, Vss,oim, sghijarola , sdrùcciolo, tutte parole deriyajit^ 
dal V. Usèsse. 

L'sca (T), erba palustre; ted. lisca^ felce (Diez, lisca), càrice con 
cui s'intessono le seggiole e si vestono i fiaschi (Flechia). 

Lesèna (L), parasta, pilastro adossato alla parete, controcolonna ; lat. 
lacinia^ segmento di un corpo. 

L'sèsse (B), sghijè, scivolare, sdrucciolare per divertimento ginna- 
stico; borg. linser\ provz. linsà, scivolare (Diez, glisser); 

Lèsna, lèisna (B), lesina; fr. alène, ted. alaiisa; borg. alesne, id. 
(Burguy, alesne). 

L'ssìa (F), bucato; fr. lessìve; lat. lixivia-, it. liscivia. 

Lest (I). svelto; ital. lesto; provz. lesto; slavo Ijest, arrampicarsi; 
fr. lestement, sveltamente; lestofante, un fante svelto in senso 
birbone. 

Lèta (F), scelta, elezione, per elèta; fr. élite; lat. eligere, scegliere. 

Leùbi - lèubi (B), grullo grullo, mogio mogio; roumancio lubir per- 
mettere, nunluhèu, non permesso; lat. libet, luhet, bene sta. 

Leùfì, lòfi (F), spossato, gonfio (voce marinaresca); fr. lofer, cercar 
il vento; quindi le vele sono sgonfie (Diez, lof)\, inglese loof; 
fiammingo loef id. ; v. ted. Ufi, la mano piatta, il guanto, che 
sembra una mano vera e non è. 

Leùgn (P), lontano; fr. loin; provz. luen, id. 

Leìii, gieùj (B), luglio; ir. juillet, id. ; borg. juinet, il 7™° mese 
dell'anno, luglio, più tardi chiamato juillet per avvicinarlo ^,1 
latino (Burguy, juinet). V. Lugn. 

Leva, la leva (L), lievito; lat. levare (Diez, lievito). 

Liàm (L), liamè, letame, letamaio; lat. limus; borg. lum, fanga 
(Burguy, lum). 

Liamèt (P), fettuccia; provz. lianie, cordicella; it. legame. 

Limocè (F), limòcia, lellare, tentennare; fr. limace, lumaca. 

Linbes (L), tambellone, mattone di terra refrattaria; lat. imhrex, 
tegola piana; it. embrice (fr. nouette). 



— 123 — 

Lìngher (T), stiletto; invece di ringher, come linghiera ìd vece dì 
ringhiera; ted. ringen, lottare ; provz. linje, affilato. 

Lingòt (F), verga di metallo fuso; fr. lingot; inglese ingoi, massa 
metallica (Diez, lingot). 

Lìpa (I), gioco alle buche. V. Neusa; in Piemonte è il gioco della 
Girimela; ital. lippa. Anche questo gioco usa in Eussia egual- 
mente che presso noi. 

Lìria, Uri (B), giglio ; borg. Uri (Burguy, lis) ; lat. lilius., id. spagn. 
lirio (Diez, giglio) ; 

Lìss (F), liccio del tessitore; fr. lice; lat. licium, filo della trama. 

Lissèt, hisègle (I), bozzolo dei calzolai ; ital. lisciare e bisegolo. 

Listèl (F), travicello; fr. listel, id. 

Lìtra (L), savej d' Idra, esser istruito; latino Uttera, scrittura, 
istruzione. 

Livrèa (F), assisa, distintivo della famiglia a cui appartiene un 
servitore; fv. livrèe, id. ; b. lat. liberata, dono d'abiti fatto dal 
padrone al suo servitore e suo nutrimento (Burguy, liver); nodo 
di nastri coi colori della sposa, che questa offre ai suoi cono- 
scenti il dì delle nozze; provz. lioureyo e nastro alla bottoniera 
di chi accompagna la sposa in chiesa. 

Lo? (I), che cosa? interrogazione, pronome ; lo c^'^Y <?i;e.^ cosa dici? 
je-lo? va-lo? ce egli? va egli? lo per quello. V. Lon. 

Lòbia (T), baj'tta, altana, loggia di legno; ted. laubja, laupia, fo- 
gliame, gallerie nelle chiese (Diez, loggia), laube, pergola (radic. 
laub, foglia); celi loib, cantuccio (Ob. Mùller); roumancio 
lobgia, lauchia, id. 

Locè, docile (F), barcollare ; fr. locher, clocher, zoppicare ; piem. fé 
cioca, dondolar come le campane; provz. Iodio, mettre en locho, 
appendere ad un carro cosa che dondola. 

Lodroìin, lodnoùn (I), allodola dal ciuffo; it. lodolone. 

Lòfa (I), lòfìa, lo fé, vescia, spetacchiare ; it. loffa; slavo slovonie, 
puzza; ted. laufen, scorrere. 

Lòira (P), loìrassù, sleùje, svogliatezza, poltroneria, spirito languente; 
fr. loir, pigro ; provz. lejrà, annoiare. 



— 124 — 

Lòiro (F), damerino; fr. godelureaud, civettone. 

Lòja (D), fossa d'acqua. V. Bòja. 

Lon (L), quello, cosa; aferesi del lat. illum, id. 

Lòsa (T), lastra di sasso; frane, lauze (Diaz, Iosa); provz. laouso; 
slavo loja (j fr.) strato. 

Lòsna, losnè (SL), slussiè, balenare; slavo lossnitze, diventar lu- 
cido, lossk, luccichio; V. fr. esluisir, leusant rilucente (Burguy, 
esclistre), 

Lotòn (F), ottone; fi-, laiton, id. 

Lòtra (L), lontano (Biondelli), metatesi del lat. ultra, oltre. 

Loùc (D), sciocco. V, Ouloùc. 

Loùnsa (F), arista, schiena del porco; fr. ìonge; latino himhus, id. 
(Little). 

Loùrd, loiirdià (F), lurdisòn, stordimento; fr. abalourdir, stordire; 
— i son lourdcoum na sòtola, il capo mi gira come una trottola: 
lourd, pesante; provenzale liirdugi, vertigine. 

Lòva, lòvia (L), panocchia di meliga; lat. loha, paglia di miglio; 
greco lovos, guscio; pana d' melia, panocchia. 

Luchèt (F), lucchetto, sorta di serrame; fr. loqttet; inglese locJc; 
celtico galukan, chiudere (Diez, loc). 

Lue sùbi (L), pecorone; lat. insulsus, insulso; parola sformata. 

Lùdria (L), lontra, lùffia, bagascia; persona che ama il ben man- 
giare; latino lutm; fr. loutre, lontra, mammifero carnivoro che 
piglia i pesci di nottetempo. 

Luganig'hìn (L), luganiga; latino lucanica, dalla Lucania, nell'Italia 
meridionale (Diez, luganega). 

Lùgn (D), leùi, luglio. V. Leùi\ la desinenza in ugn di questo 
nome è caratteristica, essendo la sola che corrisponda al giugn, 
giugno, di cui luglio è il diminutivo (Diez, luglio - jicillet). 

Luì (F), attecchire; luì per tiui, francese nouer, il fiore che passa 

in frutto. 
Lume (B), slumé, lumàda, adocchiare, occhiata; lat. lumen, occhio ; 

borgognone lumer, faire des éclairs, far chiaro: figurativamente 

colpo d'occhio. 



I 



— 125 — 

Lum*ta, lùm (P), lampada a coda ; provz. lume, id. 

Lumìn (DP), lucciola; dal piem. Zwm, diminutivo. V. Lum. 

Lùpia (F), tumore non doloroso; fr. loupe, id. 

Luriotin, luròn (P), volpone; provz. luron^ sveltone; veneziano, Indro; 
fr. luron, buon tempone ; latino ludere, giocare; centrone luron, 
lurena, robustone. 

Lus (C), erba-lùs, uva bianca; celtico lus, erba; è una ripetizione, 
come a dire: erba-erba (Roget). 

Lusà (D), caduta, stramazzone (Biondelli), per tusà, stramazzata. 
V. Tusà. 

Luschè (F), involar con destrezza; v. fr. liiquer, guardar di traverso, 
appunto come fanno i tiraborse. 

Lùse (B), splendere; borgog. luisir, rilucere. 

Lusèjo (B), (voce del 1480); lusèl, abbaìno, lucernario; borg. luisir; 
lat. lucere, tramandar luce; b. lat. lucellus, locellus ; yfr. luseau, 
scatola, per la forma che ordinariamente si dà alli abbaìni sopra 
i tetti. 

Lusèrta (I), per lasèrta; it. lucertola; lat, lucerla; fr. lézard, id. 

Lusi (F), He, ragnare; dicesi dei panni logori; fr. user, logorare, 
ed anche dal fr. luisir, che la luce vi passa di traverso. 

Lusòr (P) (Pipino), tra il chiaro e il fosco; provz. luzour, lucen- 
tezza ; borg. luor ; fr. lueur ; it. lucore. 

Lustr (F), doppiere; fr. lustre, id. 

Luv ravàss (B), lupo gatto, lupo manaro; (lat. cerviarius, francese 
loup cervier); borgog. ravasser, sbattersi, delirare ; latino rabies 
(Burguy, resve). Luv ravàss può anche essere una metatesi di 
Varàss, loup garou: svedese varulf (Littré), uomo che di notte 
tempo urla come i lupi. A Roma cotesti lupi manari sono fre- 
quenti, effetto forse delle febbri miasmatiche del deserto che cir- 
conda per un raggio di 80 miglia la Capitale italiana. 

Luvertìn (L), Vvrtìn, luppolo (fr. hublon); lat. lupus salictarius 
(Zalli), humulus lupulus (S. Albino) ; dal greco lòpos, it. loppa 
(lava): la desinenza in Un accenna all'elemento urtìa, ortica, es- 



— 126 — 



sendo il luppolo una pianta della famiglia orticacea : in tal caso 
l'origine di luvertìn sarebbe lova-urtìa. 

Luviotin, fior d' louvioùn (F), tasso barbasso ; fr. houillon Mane, 
perchè se ne fanno bevande téiformi, decotti per sudare; la 
fleur du houillon. 



127 — 



IVE 



Mac (I), solamente; ital. ma che; si legge in Dante: 

non avea pianto ma che di sospiri . . . 
e non avea ma che un'orecchia sola 
né si dimostra ma che per eflfetto . . . 

Dice il Commento essere questo ma che il mas que dei provenzali, 
ch'essi fecero dal 7ìmgis quam, dei latini e valere: piucchè. Ma in 
volgare il ma che vuol essere preceduto da una negativa che vien 
soppressa nel dialetto. 11 provz. dice anche :ma2 que bouffè, es 
content: egli è contento purché mangi; slavo machòm, ad un 
tratto; sdjeìat sto libo na mach, far alcun che ad un tratto. 

Macaco (L), bigonzo, brutto di figura; lat. wacc^fs, imbecille; macio, 
il buffone etrusco, l'odierno Pulcinella. — Scimmia frugivora, 
fornita d'un serbatoio pel cibo, detta Macacco. 

Macassia (I), comunque, negligentemente ; questo dall'it. comechesia. 

Maceiròn, maciaironè, macheiròn, maragnòla, massa piramidale di 
fieno; latino maceria, ammasso di rottami, od anche di fieno; 
fr. macer, masser, ammassare; tedesco machen heu, metter in 
ordine il fieno. 

Maciacùla (B), stramazzone, batter le natiche in terra come una 
mazzata; borgog. mache, mazza (Burguy, mace), far mazza del 
culo, 

Maciafèr (F), scoria del ferro, rosticci; fr. machefer, fer maché, 
ferro masticato. 

Maciòca (I), ammasso; macioflù, uomo paffuto; ital. ìnazzocchio. 

Macola (L), maciòcia, mariuoleria al gioco delle carte, intrigo; sve- 
dese maha, concertar una cosa; tedesco mit-machen, mettersi 
d'accordo (Burguy, maqueriau); lat. maculare; ital. maccatella, 
bindolerìa. Y. Mie - mac. 



— 128 — 

Madòna, andò a durmì con la tnadòna (DP), andar a letto senza 
cena o senza la moglie, la quale per puntiglio va a dornaire colla 
suocera^ che in piem. è chiamata madòna. 

Madròn (F), sfppa, tavolone; fr. madre,madrier, tavolone, ted. masar 

id. (Littré). 
Màfìo (F), zotico, uomo bozzacchiuto ; fr. maffle, mafflù, paffuto. 

Magàra (G), magari, sì; oh magava ! certamente; greco macarios, 
fortunato (Diez, tnacari). 

Màgio (I), cono di cartone che le villanelle campagnuole prioresse 
di confraternite, in occasione della festa del Santo protettore, 
precedute dagli Abbà con alabarda, portano in testa, tutto or- 
nato di lunghi nastri a vari colori (Zalli) ; ital. majo, ramo di 
albero, che i villici piantano avanti l'uscio dell' innamorata, la 
vigilia del 1° maggio; spagn. mayo^ e. sopra; Maya, ragazza 
vestita di bianco che vien portata in spalla dalle compagne per 
domandar l'elemosina della S. Croce nel mese di maggio. 

Magìster (L), maestro; lai magister, id. 

Magna (L), zia; b. lat. magna (avuncula) (Promis). 

Magnin (B), calderaio; borg. magnien, magnin, id. (Burguy, niagnan); 
magninà, anmagninà, chi ha il viso sporco come un calderajo 
(Ratti). Il piem. magnin è stretto parente coli' ital. magnano, 
il quale, sebbene tratti toppe, chiavi ed altri minuti lavori di 
ferro, mentre il magnin lavora unicamente il rame, pure ha co- 
mune la origine nello spagn. ìnana, dal lat. machina, artifìcio. 
Anche il fr. volgare ha magnan, magnier, fabbro ferraio e pro- 
priamente artefice (Diez, mana). 

Magòn (T), corruccio; ted. magen, stomaco; genovese tnagun, bizza 
(Diez, magone). 

Maisìn, meisìn (F), isolotto, acquitrino: mojsìn, moijss; fr. mouiller, 
bagnare; v. fr. tnoifite, umido, rnarais, palude. 

Maitàs, maitès, martàs (I), maitàst, maitòst, magai-i, avere gran 
desiderio d'una cosa; ital. mai tosto, come si dice m^i sempre, 
borg. moultaise, molto volentieri. 

Maimòn, gat maimòn (I), specie di scimmia; it. gatto mammone. 



— 129 — 

Màjra, la màjra (P), la Morte ; fr. maigre, magro, perchè la Morte 
viene ordinariamente raffigurata sotto forma di scheletro colla 
falce. 

Majroschìn (I), persona alquanto magra, ma non spiacente ; italiano 
magr uccio (magruccino), con flessione piemontese majre, magher, 
magro. 

Malesi, maleùsi, molasi (F), a disagio; fr. malaise, incommodo. 

Mal'so (F), larice; fr. mélèze, id. 

Maleùr (F), disgrazia; fr. malheur, id. ; v. fr. mal aur; dal latino 
malum augurium (Max Muller). 

Malfàit (B), hrut malfàit! improperio ; borg. malfait, mostro, bestia 
feroce (Burguy, faire). 

Malìngher (F), mingherlino; fr. malingre, macilento. 

Malòca, malòc, groùmo (L), mucchio ; lat. moles, massa, diminutivo 
ipotetico molecula. 

Malpinà (B), affaticare, penare ; fr. mal peiner, id. 

Malssoà (B), inquieto ; borgog. mal soig, — soig, souci, inquietezza 
(Burguy, soin). 

Malta, màota (D), fanga. V. Màota. 

Man (F), turno al gioco; fr, niain, levata delle carte. 

Manàn (F), villano, manesco; fr. manant, tànghero. 

Mànavèle (I), per scherzo, le gambe; ital. manovelle; — e' a stenta 
a rahlè le mànavèle, chi a stento si regge in piedi. 

Mane (B), non sufficiente : fène a mane, farne a meno ; borgognone 
mane, manchevole; lat. mancus, mutilato (Diez, manco). 

Manca (T), a bizzeffe ; ted. manch, parecchi ; — aj n'a jè manca, 
ce n'è in abbondanza. 

Mandìa, mendìa (DP), voce contadinesca; dal piemon. mandè via; 
maritar una zitella, cosicché propriamente mandia è una zitella 
da marito. 

Mandolèra ([), adunanza femminina, cicalio (Alfieri); it. mandòla, 
piccolo liuto per accompagnare li stornelli nelle serate popolane 
e relativo chiacchierìo. Il suffisso era indica quantità. 

9 



— 130 — 

Mango, manganò (1), macchina per dar il lustro alle stoffe; ita- 
liano màngano; spagn. mango, manico (Diez, manico). 

Mangoujè (B), palpeggiare, sciupare; borgog. manoier, maneggiare 
(Burguy, id.); spagn. mango, manico. 

Mania (I), manica, ital. manica; — a l'è n'àut pàjra d' manie, è 
tutt' altra cosa, è un vestito piìi convenevole. 

Mania (IGr), moltitudine; inglese maìiy, molti; ted. menge, quantità; 
— a son na mania d' birbànt, è tutta una camorra (Diez, manico). 

Manigàda, manigànssa (F), combriccola; fr. manigance, càbala; 
ted, mannig, molti. 

Manigòt (T), lattughella; ted. mangold, pianta bietola (Diez, ma- 
nigoldo). 

Manòcia (F), monco; fr. manchot, id. 

Manòt (L), quattrini; lat. nummi, moneta. V. Feri. 

Manoìija, mani (L), boncinello, manico: lat. manuhrium; italiano 

maniglia. 
Mantàr (D), bisognare, per vantar, ventar. V. Venta. 
Mantèna (I), bracciolo delle scale; ital. mano tenére, mantenere. 

Mantìl (L), mantile; lat. mantele, tovaglie da tavola, manus tela, 
tovagliolo con cui si pulivano le mani quando si mangiava an- 
cora senza posate, anche alle mense signorili. 

Màota, ìnàlta, mólta (I), mota; ital. malta; lat. malfha, cemento, 
bitume (Diez, malta); ted. maìilen, macinare. 

Maràgna (S), sterpeto; spagn. maranas, id. 

Maràja, .mam;òto (C), bimbo; irlandese mar, figlia (Biondelli). 

Maramàn (L), manamàn, correr il rischio; lat. mala tnanu, con mano 
sgraziata, se per disgrazia.... ; provenzale tnaraìnagno, discordia. 

Marbroùc (T), carrettone, forse de'tempi delle armate del Malhou- 
roiig donde venne il modello ; ted. mar, cavallo e hrechen, rom- 
pere, — ammazza cavalli. 

Marèla (DP), matassa ; dal piemont. man - rela, mano - righe (dal 
fr. raie), ammasso di fili. Lo spagn. ha madexa; vfr. madaìse, 
dal lat. mataxa, metaxa, seta greggia. — Na marèla d' disgrazie, 
un subbisso di cose spiacevoli. 



— 131 — 

Marèsc, maràsc (F), fuscello, festuca; v. fr. niaresc , fr. marais; 
italiano marese, luogo più o meno profondo dove stagnan o acque 
(Diez, mare), e dove prosperano le alghe. 

Margàj (L), cencio, roba sporca, sornacchio; dal lat. mulgarium, 
vaso per mungere, alle cui chiazze di latte possono somigliare 
certi sputacchi. È un lombardismo che ricorda i versi del Porta 
nel sonetto: Vorho e V etico, dove conchiude; 

in scarabi del pan tri d ranca el spuvìn, 

e giù tucc' i margaj peuh ! che porcon ! 

Marghè, malghe (I), margàro, venditore di latte, conduttore di 
malga, o mandra; lomb. malga, mandra di bovini in genere e 
suo ricetto; lat. miilgeo ; ted. melken, mungere ; greco amelgo, id. 

Margòlfo (I), uomo brutto, scimunito; ital. margutto; ted. man- 
wulf, uomo lupo; ital. margolla, befana. 

Margòta (I), provàna; ital. margotta; frane, marcotte, provm, pro- 
paggine. 

Marìj (B), sparuto, malandato ; borg. marrir, attristarsi (Burguy 
e Diez, mar r ir). 

Marlàit (IGr), marVstìn, un poco, un pocolino, appena ; ingl. small, 
superlativo smallest, piccolo, il più piccolo. Il vocabolo piemon- 
tese è originato dallo smallest, inglese, piccolissimo, e ne è la prova 
il suo sinonimo marVstin, citato dallo Zalli. 

Marminola (I), ital. gherminella. 

Marmlìn (B), dito mignolo; borg. merme, piccolo; lat. minimus 
(Diez, inerme); irlandese marmmear (Biondelli). 

Marmorà (I), predicare (Biondelli), it. mormorare o dall'it. marmo, 
cioè parlare dai marmi del pulpito o dell'altare. 

Maròca (I), marame, ciarpame, scarto; fr. marrir, smarrire (Diez, 
murrir); l'elemento mar ha per idea tipo V oscurità, la confusione. 

Marògna (D), landa, sterpeto. Attorno Verona si chiamano marogne 
i lunghissimi muri fatti coi sassi raccolti per sgombrare i campi 
dalle morene delli antichi ghiacciai di vai d'Adige. V. Maràgna. 

Maròn (I), marote, castagne; it. marrone: fr. marronnier, castagno, 
maron, castagna intera, non a due spicchi. 



— 132 — 
Maròn ìF), riccio di capelli annodato con fettuccia ; fr. maron, id. 

Marosseùr (P), marossè, scozzone, sensale di cavalli ; provz. ìnaloss 
(Biondelli), mediatore, che ha molta analogia con haloss. 

Marss (I), fracido; ital. marcio — marss con' un holè, fracido come 
un fungo. 

Marssè (F), merciajolo; fr. mercier, dall'ital. mèrci. 

Marssòc (I), marsùc, allocco; ital. marzocco, uomo abbietto. 

Martàs (D), gran desiderio; V. Maitàs. 

Martèl (I), bosso nano; ital. martello, da mirto; lat, mirtulus. 

Martin cassùl (C), martìn picio, factotum, uomo peritoso; fé san 
martin, cambiare alloggio ; fr. martin hdton, il bastone o il ra- 
majolo in persona — martin j)icio as sagrinava p r i fastidi d'j 
antri; it. buon minchione; — p'r un poni martin VapWdù Vaso. 
— Couragi fieia, s'i piouma nen noi San Martin, fAlmann an 
fan fé San Martin a noi! Vittorio Emanuele alla battaglia di San 
Martino. — Conte martina, contar novelle nelle stalle, da martin, 
vocab. celtico mart-duin, che vuol dire hovaro (Ob. Mùller). 

Martine (DP), stillarsi il cervello ; dal piem. martlinè, martellare. 

Marìiff (F), ritroso, fastidioso ; fr. marouffle, id. 

Marussè (DP), levar il filo alle lame, per mal ussè, male aguzzare. 
V. Ussè. 

Màsca, masc (L), strega, stregone; b. lat. masca, maschera (Diez ib.); 
slavo maska, larva (Burguy, mascher). 

Mascarpin (I), latticinio al fior di latte; ital. mascherpone, mascar- 
pone. 

Mascògn, ìnascheùgn (B), secretumi; borg. mascogne, id. (Mi- 
gnard. ib.). 

Màscra (P), maschera; provz. mascarar, imbrattare (il viso). 

Masènt (D), governo di casa, di mezzadria. V. Masoè. 

Masentè (I), tritare, per macentè; it. macerare. V. Sinasì. 

Masèra(L), muro a secco ; lat. maceria, id.; v. fr. maisière, id. (Bartsch). 

Masnà, nmsnojàda (P), ragazzi, ragazzata; borg. e provz. majsniée, 
famiglia ; lat. mansio, dimora (Diez, magione). 



— 133 — 

Masnènga (D), servitorame; V. Masnà; la terminazione engo dovuta 
all'influenza teutonica in Piemonte indica famiglia (Flechia), 

Mascè, masovè (B), mezzadro, colono; borg. mase, fattoria; prov. 
mas, mezzadrìa. 

Masoyrèto (L), falciòlo; lat. coedere, tagliare; analoga a ta-sojra, 
ma-soyret, vale mezza falce. 

Massòc (I), pinolo a cui appendere chiavi al muro; it. mazzo (di chiavi). 

Massòca (L), panocchia, capocchia ; b. lat. maxuca (Littré massue); 
it, mazza. 

Mastrojà, mestrojè (P), sciupare; provz. mastroijà, maneggiar cosa 
guastandola, gualcire. 

Mat (L), mata, matèl, matòna, matòta, figlio, figlia, fanciulli ; latino 
amatus. 

Matafàn (F), matafàm, buaccio; cencio spaventa passeri; fr. mal 
enfant, cattivello; centrone matafan, frittella che matta, vince 
la fame (A. Pont). 

Mategònfi (DP), pentolone, tanghero; piem. ma fé gonfi! sei un 
gran rompi scatole ; nel secolo scorso indicava persona poco di- 
stinta. 

Maunèt (F), sudicio, villano, disonesto; fr. mal honnéte; — povrèt, 
maunèt, ma alèglier! senza un soldo, sporcaccioni, ma allegri! 
maunèt fa grassèt, il porco ingrassa nel sudiciume. V. Vita del 
B. Lahré. 

Màusser (T), sgarbato, tanghero; ted. maus, sorcio, mausen, cac- 
ciare sorci, mauser, cacciatore di sorci, fr. maussade, brontolone, 
accigliato. 

Màuta (D), terra argillosa che si adopera per fare muri a secco. 
V. Màota. 

Mèder (L), mòdano, modello; lat. metior, misurare. 

Mègo (P), medico; provz. megi, id. 

Mèli, mèir (L), m'jè, sermento, tralcio di vite (Biondelli); latino 
mergus, propaggine; it. magliolo. 

Mèj ■ mèj (L), battisoffiola ; sincope del lat. miserere mei! 



— 134 — 

Mèje (T), mietere; ted. maìien, falciare; lat. metere, far la messe; 
b. lat. moeja foeni, raccolta del fieno (Cibrario). 

M'no (F), migno, micio, gatto; fr. minet, gattino. 

Mèrca (S), misura; spagn. merca, compera; slavo miera, mierka, 
misura. 

Mèrlo (F), babbione; fr. paysan merle, bravo merlo! 

M'rssa (B), segni delle carte da gioco; borg. merss, segno. 

Mes (I), maturo soverchio; ital. mezzo , id. 

M'ssa (L), messa; lat. missa; slavo m' scia, id. E curiosa la os- 
servazione che fa il Canini sul^^7e missa est chiesastico; pre- 
mette che tnessa è vocabolo d'origine pelasgica: meshe - mesha, 
che vuol dire liturgia, servizio divino; mesJio, meshig, celebrar la 
messa, e io deriva da hesoig, credere, aver una fede religiosa ; lo 
dice antico vocabolo italico e conchiude che il derivare messa da 
missa (latino mittere, mandare), è assurdo (Canini. LXXIII, 
Orgia). 

M'ss'ciè (L), mescolare; b. lat. misculare; latino miseere; slavo 
mjesciat, mescere. 

M'ssè (I), suocero; ital. messere, titolo d'onore dato ai vecchi; pro- 
venzale segne-grand, signor nonno. 

M'ssòjra (F), falcetto con cui si tagliano le spighe; fr. moisson, 
messe (moissoner)\ lat. tnessis, messe. 

Meùje, meìtj (F), immollare; fr. mouiller, v. fr. moiller (donde il 
dittongo eu), bagnare. (Bartsch). 

Meùle (L), macinare; lat. molere, fr. moudre (moulai), slavo molot, 
macinare, melnik, mugnaio. 

Meùsi (F), ceùgn, lento, tardo; fr. moisir, muffare; ital. mogio. 

Mi (F), io; fr. moi, io; slavo mi, noi. 

Miane (L), fé tire d' miane, aver paura, far petare; lat. meàre, 
passare — meat spiritus liberius, si respira piìi liberamente. 

Miàu (D), mietitore. V. Mèje. 

Mie • màc (F), roba sospetta ; fr. mie - mac, intrigo ; ted. misch • 
masch, mit macheti, mettersi d'accordo; lat. nmchinatio, id. 



I 



— 135 — 

Mièngh (I), fieno maggese; it. volg. maggiengo. 

Mimìn (L), mumìn, capezzolo; lat. mamilla, id. 

Minca tànt • nèn - pòc (T), di quando in quando; tedesco manch- 
mal; fr. maintes fois; roumancio minchatant, minchia gì, (dì) 
minchin, ciascuno ; nelli statuti di S. Giorgio di Chieri, minch 
dì, ogni giorno. 

Mincionarìe (I), cose da nulla, balordaggine ; ital. volg. minchione ; 
fr, mince, minuto, dal lat. minus, meno; arie come era indica 
quantità. 

Mineìija (F), mineujè, uomo tardo, posa piano, indugiare; fr. me- 
nuailles, minuzie, dal lat. minuties, id.; spagn. menudo, uomo 
che perde il suo tempo in minutezze. 

Mingòn (T), indovinello: qimnti noccioli sono nel pugno? dal tedesco 
mengen, confondere, menge, quantità. 

Mìuusìè (F), falegname; frane, menu, menuisier, tagliare (Burguy, 
menut). 

Mista (I), effigie sacra, sussiego; ital. maestà. 

Mistòlfa (T), cacca; ted. mist, letamaio: il suffisso olfa viene dal 
lat. olere, odorare, donde olfactus, olfatto. 

Mistrà (DP), anicetto; piem. mistura; ital. mescere, mescita. 

Mitòcia (L), collo torto; lat. mitis oculus, occhio modesto; borgo- 
gnone mite, gatto, chatte mite, bacchettone. V. Nicròcia. 

Mitòn - mitèna (F), mezzanamente ; frane, e provz. miton mitaine, 
miton, guanto che copre solo il braccio, mitaine, guanto che 
copre solo il pugno : figurativ. ne bene ne male. 

Mitonè (F), cuocere a calor moderato, crogiolarsi; frane, mitonner; 
provz. mitounà; piem. supa mitonà, dal lat. mitesco, ammol- 
lare cuocendo; slavo mit, inzuppare. 

Mitràja (F), spiccioli di monete; fr. mitraille, mitraglia. 

Muà, mné (F), m,anà, mnàda, raggirare, sotterfugio; frane, menée, 
secreta e malvagia pratica per riuscir in qualche affare ; ed anche 
— menar pel naso. 

Mnis (L), vnis, spazzatura; lat. minuties, minuzzoli; slavo metat, 
spazzare. 



— 136 — 
Mòca (F), visaccio, smorfia; fr. se moquer, burlarsi. 

Modiòn (F), sostegno di trave, mensola; fr. modillon, lat. mutulìis, 
ital. modiglione^ mensole per regger cornicioni, ecc. 

Moìss, ìnoìssa (F), balordo (Zalli) ; provz. mois^ v. fr. id., cupo, sornione 
(Diez, moscio). 

Mojìs (L), majìs (Biondelli), pantano, acquitrino; lat. moUis, mol- 
litia, arrendevolezza (del terreno); borg. moUere, pantano; fran- 
cese mouiller, bagnare. 

Molèja, molèa (P), midolla del pane; provenz. mouledo, moudeìo; 
ital. mollica. 

Molèta (I), arrotino; ital. mola. 

Mòlla (I), zitto, smetti ! ital. mollare, cessare, desistere ; la doppia 
l contraria alla costante pronuncia piemontese che non ammette 
doppie, proviene dall'esser questo un vocabolo composto di mòla-la; 
smetti-la. 

Monàda (S), sciocchezza; spagn. monàda, smorfia, smancerìa; ita- 
liano monellata. 

Mondàj (I), castagne allesse e caldarroste; spagn. e ital. mondare, 
pulire dalla buccia. 

Montrùc (T), poggetto ; ted. rucJcen, dorso e lat. montis, dorso del 
monte; fr. monticule, greppo. 

Mòra (I), more, gelsa, gelso; ital. mora; latino morum; fr. mure, 
frutto del gelso. 

Morbìn (P), smòrbi, smorfioùs, schifiltoso, difficile a contentare ; pro- 
venzale mourhin, dispetto; — a lou mourbin, è in collera. 

Mor'sca (1), bavella; ital. foglia moresca, foglia del gelso, quindi 
ebbe il nome di moresca anche la prima bava del filugello. 

Morfèi (F), moccio; fi*, morve, scolo delle narici. 

Morgànt (P), marùf, uomo scortese; provz. mourgà; fr. morguer, 
far il bravaccio. 

Morìn (F), moro, punteruolo (insetto): francese morion, specie di 
coleottero. 

Morii, moronù (D), ci pigliato. V. Moùro. 



— 137 — 

Mósca! (P), zitto \ pie la 7nosca; offendersi; provz. moiisco, vivacità; 
slavo moltschat, tacere! A Custoza i Boemi austriaci ci grida- 
vano moUschat! silenzio! E avevano ragione: il troppo sbrai- 
tare nella mischia sfiata il combattente, impedisce sentire gli 
ordini delli Ufficiali. Ho sempre ammirato i soldati di Cromwel 
per la loro taciturnità. 

Mostàss (I), mostassà, mutria, ripulsa, mostaccione ; it. mostaccio, dal 
greco mustix, mutis, muso (Diez, mostaccio), fr. moustaches, i 
baffi : quindi mostassà è un colpo effettivo o morale datovi sul 
muso — propriam. vedersi chiuso l'uscio in faccia. 

Méscola (P), cocca del fuso per filare : provz. mescoidim, id. 

Mossòn (L), topo selvatico; lat. mus, sorcio. 

Mòta (F), motèra, zolla; fr. motte, id. 

Mou (L), primo nato; lat. major (maou), maggiore. 

Mouc (F), mortificato; b. lat. mucus, stolido; s\b,vo muka, tormento; 
greco mocao, burlarsi di qualcuno, quindi il burlato; frane, se 
moqiier, id. Diez propone il lat. mucidus. (V. Moscio). 

Mouc (P), moucJièt, mòccolo; spagn. moco, stoppino; provz. mouc, 
fungo, bottone che si forma in cima allo stoppino ardente. 

Moucc* (S), mout, monco, spuntato; spagn. mocho, tronco; proven- 
zale mout, mutilato. 

Moùfa (I), ital. muffa. 

Mouflòn (F), mostacciata; fr. moicfle, guanto le cui dita sono riu- 
nite, come si raccoglie la mano per dare una ceffata. 

Moìigia (L), vitella giovane; lat. mugìre, muggire. 

Mougniaquàcia (P), santocchio, gatta morta; provz. monna, gatta 
e quechièro, carezza: ed anche provz. mounjo, monaca e piem. 
mounia, id. e quacia, ital. quatta, cheta. 

Mouj'tte (P), la moiij'tta è il ferro di lamiera; italiano molletta: 
quindi mouj'tte, si dicono per scherzo i denari; provz. mouei, 
molle, morbido. 

Moun (I), anticam. maòn, mattone (Flechia); Diez lo deriva dal vec- 
chio fr. volgare maton, che significa ad un tempo mattone e 
forma di cacio; ital. mattonella, confettura. 



— 138 — 
Moùra (I), gioco del tocco; ital. mora. 

Moùro (S), muso^ musone; spagn. morrò, murrio, faccia a grosse 
labbra, malinconico; slavo chmurit, corrugar la fronte (Diez, 
morrO: murio). ^%\V Archivio di letteratura biblica ed orientale 
è detto che mouro è una reliquia di lingua etrusca (Ratti). 

Moùstra (P), orologio; provz. mouestra; fr. montre, id. 

Moutoìin (F), montone, castrato; ò.mouton;^roNi. mouto, moutoun 
(Diez, montone^ Burguy, molton). 

Moutobèn (L), benissimo; lat. bene multum; italiano molto bene 
(Promis). 

Moìitria (F), faccia, grugno, temerità; fr. montrer, lat. monstrare, 
esporre; ital. mutria, figura arcigna; smotrjet, guardare, passare 
in rivista. 

Muànda (B), pascolo di passaggio, dove il bestiame si ricovera prima 
e dopo li alti pascoli delleAlpi ; borgog. muer, dal latino mutare, 
cambiare. 

Mul (F), figlio, mulèt, piccino: vfr, muli, muli, moul, mut, molto, 
vocabolo gentile per esprimere il mio tutto. 

Mule (F), pedignoni, geloni alle calcagna, il cui prurito incita a 
tirar calci come i muli ed obbliga a portar le mules, pantoffole. 
— la mula d'I papa, la pantoffola che il papa si fa baciare 
dai credenti oltre la mano ed il ginocchio ; il lat. mulleus era la 
calzatura dei senatori romani. 

Murcàr, murclùr (R), mangiare; roumancio mur, sapore, gustare. 

Murianèng (F), cacio savojardo; dal francese Maurienne, la Morienna, 
ove si fabbrica questo cacio; il suffisso engo d'origine germanica 
indica famiglia e località (Flechia). 

Murss (D), villanzone, sincope di màusser. V. Màusser. 

Muss'cè (B), frugare; borgog. mucer, muscer, nascondere (Burguy, 
mucer). V. Armuss'cè. 

Muss'ciss (F) meschinello; fr. mesquin, pezzente: dall'arabo mesMn, 
b. lat. meschinus, mendico (Diez, meschino). 

Muss'ciss (L), odor di stantìo; lat. mu^, sorcio: — a sa d' muss'ciss. 
quella puzza di cattivo muschio che spandono certi grossi topi. 



— 139 — 

Muse (F), pensare, riflettere ; italiano musare, oziare stupidamente ; 
fr. muser, baloccare. 

Muso (B), fé 'l muso, tener il broncio ; borgog. mouzai, mauser, id, 
(Mignard, mouzai); tedesco Jcalmusern, ruminare i fieri pensieri 
(Danneil) 

Oh sol fa nen '1 muso ! 
pensa ch'i speto d' geni; 
mi i sèrco coùi c'a lùso, 
ti pàrme fiòca e vent. 

Giandujéide dell'A. 1884. 

Mustèila (L), dònnola, faìna; lat. mustèla, faìna. 



— 140 



IV 



Nà (P), andare; provz. anà, id, 

Nacc* (S), camuso, naso corto e schiacciato, spagn. nariz chata, naso 
schiacciato. 

Nacè (D), mortificare. V. Nacc\ Analogia dell'atto d'una ripulsa, 
col tener indietro una persona dandogli un pugno sul naso. 

Naivè, najvoùr, nejvoùr (P), macerar la canapa; provenzale nayà 
(fr. rouir), macerare lino o canapa. 

Nàpia, napiòn, nàpola (L), nasone; lat. napus, radice del navone; 
it. nappone^ nasone. 

Nàpola (G), passaggio terrapienato d'un fosso asciutto; greco nàpi, 
vallone o fossatello. 

Nascoundiòn (P), maccatelle; provenz. descoundoùn, escondre, na- 
scondere; ital. nascondiglio. 

Nasòr (R), fossa dove macera il canape ; roumancio naschar, ma- 
cerare il canape; ted. nassen, umidire. 

Nassa (L), Vrtavèl, cesto di vimini per pescare; latino nassa; rou- 
mancio nassa, rete a pescare. 

Nàsta, anàsta (I), fiuto; ital. annasare. 

Nàta (É), albero che fa le ghiande come la quercia e della cui cor- 
teccia si fanno i tappi delle bottiglie; dal latino natare, gal- 
leggiare sull'acqua; lo spagnuolo per lo stesso motivo chiama 
nata la panna del latte. 

Navìa, nevia (L), paletto, nottolino, saliscendi di legno; come dal lat. 
navis, nave, il fr. ha fatto navette, la spola, sia per la sua forma 
di navicella come per il suo scorrere tra i fili, così il piem. ha 
fatto navìa dal fr. navette, il cui movimento scorrevole è imi- 
tato dal paletto o dal nottolino che serra un'imposta. 

Nèglia, nìglia (L), fame; lat. inedia; ital. inedia. 



— 141 — 

Nèc (P), corrucciato, mortificato ; provz. neq, nequo, confuso, stupito; 
greco nekis, cadavere ; slavo, chniekat, piagnucolare, fr. nigaud, 
stolido. 

Nèn (B), non, no; borg. nen; slavo niet, ne, no. 

Nèspo (I), ital. nespola. 

N'tiè (F), nettare; fr. nettoyer, id. 

Neùit (B), notte; borgog. noit, id. (Burguy, nuit). 

Nèùja (F), noia; fr. ennuyer, enniii, id. 

Neìisa (F), gioco alle buche ; frane, noise, contrasto. Y. Ghero^ gala, 
ghila, pieul. 

Neùse (F), nuocere; fr. nutre, nuisahle, vfr. neu, nociuto (Bartsch) 
come da croire s'è fatto crese, credere, così da nuire, neme. 

Nià (I), nidiata; dall'italiano id. 

Nijàj (DP), vasi di terra che si appendono ai muri esterni delle case 
per attivarvi passeri e colombi a nidificare. V. Nià. 

Nic (T), schiacciato; ted. nicken, neigen, inclinare. V. Grnic. 

Nicròcia (P), scusa, sotterfugio, nitòcia, baciapile; provz. nicrocho; 
fr. anicroche, impedimento; fr. sainte Nitouche {n'y touche), 
non mi toccare! ipocrita. 

Niè (B), annegare; borg. nier; fr. noyer, id. 

Ninè (I), cullare; ital. ninnare. 

Nìpe (F), divisa, in senso burlesco (Alfieri); frane, nippes, vestiario 
usato. 

Nìsi (L), mingherlino; lat. nisus, nixus, che fa sforzi; ital. niso^ 
forza morta; slavo m>, bassura. 

Niss (L), lividore; lat. niger, nero. 

Nit (T), nuta, no; ted. nichf, no. 

Noè (B), nuotare; borgog. noer, id. (Burguy, noer); fr. «a^er; la- 
tino natare; provz. necìà, id. 

Noneùs (B), inutile; borg. eus, oes, uso ; lat. non e opm, non serve. 
(Burguy, oes). 

Nonssù (P), bambino stregato; provz. nousà, rachitico. 



— 142 — 
Nora (B), nuora; borg. nore; provz. nouero, id. 

Noùta (Zalli), brindar; in Piemonte sono due classi di persone, ì 
Noùta ed i Laghisti, che si dedicano specialmente alla profes- 
sione di albergatori e brentatori. — I Laghisti sono coloro, che 
provengono dai vari laghi della Lombardia. — I Nouta invece 
sono pressoché tutti provenienti dalla Val Mastallone, o di Fo- 
bello in Val Sesia. I Nouta sono stimati assai per la loro onestà, 
diconsi nouta dal loro modo di dire il no, nuta. 

Nòver (B), il noce; borg. nojel, noce (Burguy, noix). 

Noumà (D), nume, solamente. V. Doumà. 

Nufìè (F), fiutare; v. fran. nifler, aspirar l'aria colle narici (Littré, 
renifler); slavo niouchat-, fr. flairer, id. 

Nusij (L), sansa, pastone di olive, noci o mandorle spremute, tol- 
tone l'olio; lat. nux, noce. 



— 143 — 



Obàda (F), serenata; fr. aubade, mattinata di canti e suoni che 
fanno li innamorati alle loro belle; concerto di tamburi che 
anticamente si faceva innanzi al domicilio di tutti li Ufficiali 
del Corpo il dì della festa patronale. 

Obèrgi (F), albergo, locanda ; frane, auberge ; borgog. hauberge, id. 
(Burguy, halberc); ant. ted. heri - bergau, moltitudine - riparo. 

Obi, opi (I), ital. opto, acero campestre — fé fobi, palare una vigna. 

Obia (L), andò an obia, andar incontro; latino obviam, incontro; 
ted. oben, sopra; celi ob, uscita. 

Oblìo (F), cialdone; frane, oiiblie, id.; lat. oblàta, offìila, dolciumi 

d'offerta (Littré). 

Ofa, oùfa (I), a ufo; ital. ufo, gratis, a spese altrui; aufa, acro- 
stico latino — ad iisum familice Augusti; tessera per l'ingresso li- 
bero ai giuochi del Circo. 

Oliàn, uliàn, oliane (I), panno alquanto usato, non più ruvido ; ita- 
liano olio; coll'olio si ammorbidisce molta roba. 

Opa, upupa (L), lat. upupa; uccello che si pasce di cose immonde, 
fr. huppe, it. bubbola. 

Opa (F), fiocco, nappino; fr. houppe, ciuffo. 

Ora (B), vento montano; borg. ore, brezza, temporale; slavo gori- 
stii, montano. 

Orbacietil (L), cicìgna, lucertola, serpente ; latino orbiculus, perchè 
questo quadrupede se vien tormentato si contrae in piccola massa 
dura, che facilmente va a pezzi (così lo Zalli sotto sua respon- 
sabilità). 

Orfantì (D), istupidito. V. Anorfantl. 

Orieùl (L), compare péro, rigogolo; borg. oriol (Burguy, orioT)', 
fi', compère loriot, dal latino oriÒlus galbula, rigogolo. 



- 144 — 

Orisèl (L), orecchia sinistra dell'aratro (la destra si dice orecchione) ; 
lat. auricula, orecchietta in genere {auricella). 

Orìssi (D), uragano. V. Ora. 

Orm, olm (F), olmo; fr. orme; lat. ulmus, id. 

Orsaretil, orseùl, verseùl (I), tumoretto che viene sull' orlo della 
palpebra; ital. orso, perchè simile ad un grano d'orzo. 

Ossa (F), gualdrappa; fr. Jwusse, id. 

Oùjro (P), otre; provz. ouire; fr. outre; lat. uter, id.; — pien com'un 
oùjro, rimpinzato di cibo sino alla bocca. 

Oùla (L), olla, pignatta; lat. olla, id. \JAulala di Plauto; piccola 
olla, salvadanaio. 

Ouloùc (L), scemo; lat. alùcus, ulùcus, gufo (Diez, loccó)\ italiano 
allocco, barbagianni, gufo; celt. lugaidhe, matto; ted. eule, gufo; 
slavo oluch, stolido; — kaJcoi je (j. fr.) ja oluk, che cioula chi 
son mi! quanto sono imbecille! 

Oùnse (L), ungere; lat. ungere; provz. ouncho, unto-, fr. oindre, id. 



— 145 — 



Pàbi (L), panico peloso delle risaje; lai ^aò^fZ^w, pascolo (Biondelli). 

Pace (h), parÀàda, mangiar bene; \dX. pascere, pascolare; ital. cor- 
pacciata. 

Pacèt, paciàss, paciassèt, pac'ttgi, (D), pozzetta, pozzanghera. V. Fa- 
ciostrè. 

Paciàra (L), sopramercato; lat. pacere; provz. pachà (leggi pacià), 
contrattare. — An sia paciàra, oltre il pattuito, 

Paciaràc (D), cianfrusaglia; derivato spregiativo di paciàra, una 
cosa da nulla. 

Paciarìna (D), poltiglia. V. Paciostrè. 

Pàcio, pacioucoùn, pacioflù (L), paffuto, persona bonacciona ; latino 
pax, pacis, pace; il suffisso flu, sarebbe il ted. voli, pieno; 
pado - flit, pieno di pace. 

Paciochè, paciòc (D), fanghiglia; — i paciòc dji sp'essiàri, — le 
medicine attuali, imbratti. V. Paciostrè. 

Paciostrè, ciapostrè (T), tramestare; ted. patschen, impantanarsi; 
fr. patauger, guazzare nell' acqua sporca; slavo hofsciàga; pa- 
ciàss, pozzanghera. 

Painàrd (F), painàc, padoanàss, tanghero ; fr. penaud, imbarazzato; 
ital. romanesco, paino, padroncino, painàrd, padroncino da burla. 

Pajrè (SL), pajrànza, aver tempo ; frase veramente slava, da porà, 
ora, tempo; — ipajro nen, porà niet, tempo niente, non ho tempo. 

Pajreìil (P), paiuolo; t^toyz. pejrolo, caldaia; — soupatè ipajreùj, 
sequestrar il mobiglio di casa; picchiarli per sentire se son fessi. 

Pajtàss (L), pancione; lat. pantex, grosso ventre, addome (Burguy, 
pance). 

10 



— 146 — 

Pajtoùn (L), leui, loglio selvatico; fr. paisson; lat. pastio, tutto 
ciò che serve di mangime pei bovini. 

Pajì (F), il cacare delle bestie (Zalli) : fr. pailUs, strato di concime. 

Pajè (P), pagliaio; provz. paijè, id. 

Pajòla (P), puerperio; latino pario, partus hora; provz. paillola, 
cuccia (Diez, paglia). 

Palacòrda (F), trincai, gioco alla palla corta; fr. courte paume, 
da paume, palma della mano, con cui dapprima si ribatteva la 
palla e courte, gioco corto, perchè si giocava in locale chiuso 
tra muri, mentre la longue pamne non aveva limiti. 

Palanchili (S), leva fora terra; spagn. palanca, leva in ferro. 

Palandràn (I), -ròn; -ronè; lungarone; ital. palandrano, veste da 
camera da uomo ; a. ted. waìlandaere, gironzolare (Diez, palan- 
drano). 

Palàss (L), palazzo; lat. palatium, id. 

Palèrma (L), lungarone; latino Jierma, kermes, busto qualunque e 
pjalus, palo; palo erma, palus kermes, cioè un busto sopra un 
palo. 

Palinodia (L), sciloma, filastrocca; greco e lat. palinodia, ritratta- 
zione di cose già lette o dette, quindi una partita noiosa; ri- 
tornello. 

Palòss (I), coltellaccio, spada corta d'un sol taglio; ital. paloscio. 

Paloùc (SL), palo, fittone; slavo palka; lat. palus, palo, bastone. 

Pana, panòt (G), panocchia, torso di gran turco sgranato, coraocchio; 
greco' pànos, spiga e panocchia ; spagn. panoja, ciuffo del miglio. 

Pancòra (P), non per anco; provenz. pancàro, panca, non ancora; 
fr. pas ancore; roumancio pancòra. 

Pane (I), annebbiare, offuscare ; ital. appannare da panna, polvere 
finissima che copre per lo più i fiori. 

Pani (L), panico ; lat. panìcum, sorta di miglio ; provz. panisso, 
pianta graminacea. 

Panòja ('jT), giogaia, pelle del collo de'bovi; jìanòja^QY fanòja: dal 
fanon, pagliolaja, giogaja dei buoi; gotico fana. 



— 147 — 

Pansa mòla (F). panciaterra, carponi; fr. pansé, pancia e molle, 
lasciata andare. 

Pantalè.a (F), velario; fr. perde en Vair, pendone. 

Papa carèa (F), porte en papacarèa; fr. porter sur le carreau du 
pape, cuscino, sedia gestatoria, portar qualcuno su quattro braccia 
intrecciate in modo da formare come una seggiola quadra ; fran- 
cese papecolas (Zalli). 

Paparòta (B), poltiglia; pappolata; borg. papaie, pappa de 'bambini. 

Papi (F), non più; fr. pas plus, id. 

Papiòta (F), triangolo di carta fatto per avviluppare i ricciolini 
sul fronte alle signore; fr. papillotte. — Porte i làver en pa- 
piòta, dicesi del vezzo di talune ragazze di atteggiar avanti lo 
specchio le labbra a sorriso prima di uscir di casa e così du- 
rarla fino al loro ritorno. 

Papotè (D), popone, pussiè, vezzeggiare. V. Poiiponè. 

Paramàl (P), pallamaglio ; provz. palamard, mazzuolo a lungo ma- 
nico col quale si gioca alla palla di legno. 

Parapèt (I), davanzale, imposta delle finestre; ital. parapetto. 

Paràstr (L). padrigno; lat. patraster, suocero. 

Paravèj (P), ^jarwè;, àncole, gioncole; le due parti mobili del giogo, 
che abbracciano il collo de' buoi; provenz. paravoun, sarmento 
giovane. 

Parèj (B), così, consimile; borg. pareti; b. lat. pariciilus (Littré); 
provz. parie, uguale. 

Pare la man (P), tendere la mano; provz. para la man, para 
lou fooudià (pare 7 faudal), porger la mano, tendere il grem- 
biale. 

Parmèla (P), ganghero; provz. paramelo, fran. paumelle, grande 
lastra di ferro, che inchiodata sulle tavole gira sulli arpioni 
del portone di casa. 

Paroèl (S), ciafeù, folèra, capinera; spagn. paro, cingallegra. 

Parpagniàca (F), tangoccio; fr. parpaing, pietra che occupa tutto 
lo spessore del muro. 



— 148 — 

Parpajoùn (L), farfalla; lat. papilio, id. 

Parpèjla (L), palpebra; lat. palpebra; fr. paupière, id. 

Parssù (F), scorto; fr. appergu^ veduto. 

Pascàgi (F), agghiaccio; campo chiuso con una rete dove pernot- 
tano le pecore; ix. pacàge, pascolo. 

Pàsi (B), quieto, mansuefatto ; borg, pais, paù, pes, pace, donde il 
fr. paisiule, paisihle, apaiser, quietare. — Pais àsainte église, 
la immunità chiesastica: per cui un malfattore che riparasse 
nel sacrato, sfuggendo all'autorità civile, era costretto a quie- 
tarsi, à se tenir pes, a diventar pasto. Oggi questa voce esprime 
solamente la indole quieta, addomesticata d'un animale. 

Passaroìij (L), passi, appassito; fiore o frutto che illanguidisce; lat. 
passus, che ha sofferto e aridnlus, che avvizzisce; frane, passar, 
passare {tout passe, tout casse, tout lasse). 

Passòn (C), grosso palo; borg, paus, pijuolo. 

Pastrocè (L), pastrognè, pasireùgn, pastròcc', imbroglio, sgualcire: 
pa prefisso uguale a ba particella peggiorativa e lat. tricae, im- 
barazzi, difficoltà. 

Pàta (P), pezza, cencio; provz. paio, id. (Diez, patta). 

Pata, bata (C), particella intensitiva, prefisso, forse rimasuglio di 
antico linguaggio (E. Azeglio), che dovette esprimere un super- 
lativo: totalmente. Per es. patapouff, patabeuf, tutto bove, per 
dir balordo (Diez, patta). Roget nel suo Glossaire gaulois, al 
n. 231 delle radicali neo celtiche, le quali dice esser di una 
evidenza particolare, spiega il cimbrico bathàwg, per ricco, opw- 
few^o; l'irlandese bathàs, per sommità d'una casa, — patauta, 
per grosso, enorme. Il greco pas, pandos, tutto, dev'esserne un 
analogo elemento. 

Patachìn (S), ^;afè^, raeschinello; spagn. patàca, moneta portoghese 
di 8 centesimi. 

Patàfia (P), patàfio, donna commodona; provenz. pataflòou, donna 
pacioccona. 

Patàgn, patanù (F), patào; interamente nudo. V. il prefisso pata, 
tutto e il fr. nu, nudo, nudo crudo. 



— 149 — 

Patagnèc (D), stramazzone; prefisso paia e V. Gnec. 

Patalìca (G), patarìca, ciaramella tutto lingua; prefisso paia e il 
greco likeo, fr. claquer, batter le mani, scoppiettare. 

Pataloìic (DP), tabaloùc, tabaleùri, buon uomo, minchione ; prefisso 
paia e piem. ouloùc, babbeo; slavo potolukì, travicelli del sof- 
fitto ; ruM V boM, glasà v' pataluJcì, le mani sui fianchi, gli occhi 
al solaio; per esprimere l'inerzia e la indecisione. Così il re tra- 
vicello in Kussia si direbbe: re pataloùc. 

Patamòla (F), molaccione; fr. pàté molle; provenz. ^jas^o muello, 
pasta liquida, indolente; slavo potomliat, stancare. 

Patanflàna, pataflanàda (S), corbelleria, fanfaluca; spagn. patan, 
villanzone, e flan, peto; peto d'un villano. 

Pataràss (P), cenci, grossi fiocchi di neve; t^toyz. patarasso, ceiiGÌo, 

Patatoìic, - tàc, - toùff, - tòn (0), onomatopea del rumore che fa cosa 
persona cadendo ; slavo potmikat, battere contro qualche cosa. 

Patatoùc (0), tedesco; onomatopea del suo modo di parlare. 

Patatràc (F), onomatopea del romore che fa un corpo rovinando e 
sfasciandosi; fr. patatras, id. 

Patàu (F), poveraccio; fr. pataud, marmittone di cucina. 

Paté (DP), cenciajolo; dal piem. ixìta, cencio; chi commercia nelle 

robe vecchie. 
Patèla (D), patoiìn, botta, un attimo. V. Patlè; — Varmanàc marca 

paiòle, si dice scherzando per minacciar di busse qualcuno; 

an fna patèla, in un attimo, quanto dura una battuta di mano. 

Pat'rla, paf rièra (I), ciabatta, donna sciamannata; ital. haclerla, 
donna sempliciona (Diez, badare); provz. patìn, pantofola. 

Patèt, pat'tta, patìss (L), meschino; provz. patèt, patetto, minu- 
zioso, irresoluto; lat. patì, patire. 

Paticòle, haticole (F), cavalcioni sulle spalle; fr. Mt au con, basto 
sul collo. 

Patioùn (Pj, cencio, brandello; provz. patayoun, cencio per spaz- 
zare il forno. 

Pativèl, - rèi, ■ rete (F), meschinello ; fr. patiras (da patir), zim- 
bello della gente (Littré). 



— 150 — 

Patlè (F), dar busse, per hatVe, haiailler; fr. hattre; ital. battere 
(Diez, battere). 

Patrtta (P), brachetta; provz. pateletto, id. 

Patochè (I), per batoché, percuotere; it. batacchiare da batacchio, 
bastone; lat. battu'ere, battere, colpire. 

Patoujà (F), miscuglio grande; fr. patouiìler, da patte, zampa; ìq- 
àesco j^aischen, guazzare nel fango; provz. patouyà, smuovere 
acqua sporca, sciupar ciò che si tocca (Diez, pattuglia); — aj rCa 
jè na patoujà, ve n'ha un grosso miscuglio, una certa quantità. 

Patoujè, patoùi (D), guazzare, scompiglio. V. Patoujà. 

Patràca (F), cianfrusaglia, roba vecchia; frane, e ^yoni. patraque, 
moneta senza conio, di poco o nessun valore. 

Pàu (L), pavana, paura; lat. paveo, pavere.^ temere. 

Pàuta (L), fanga, dal lombardo palta; lat. xmlus, pahìdester ; ita- 
liano paludoso (Diez, pantano). « Sàuta, sàuta la pàuta àuta 
parèj » Tautologia trovata dagli Italiani per metter in bur- 
letta il dialetto piemontese. 

Pavàjre (D), non molto, poco; fr. pas, non. V. Vàjre. 

Pavé (F), selciato; fr. paver; latino pavire, acciottolare la strada; 
— ans'lpavé, buttato in strada, senza padrone. 

Pcè, bcè, ce (L), nonno; pceroim, bisnonno; latino pater senior; 
pceroùn, citato dallo Zalli, suppone un elemento cero. Diez, 
alla rubrica signore, cita, sere, sire, crjro, influenzato dal greco 
kijrios, come sincope di signore; latinamente senior, il più 
vecchio. Cero o cere adunque è la radicale di senior. La ]), o 
la b iniziale di pcè e bcè è il tronco di pà e bà, papà e babbo, 
come ma lo è di mamma. Pa-cè o pcè pertanto vuol dire papà 
più vecchio e ba-ce o bcè vuol dire babbo piti vecchio ossia il 
nonno. 

Pcit (I), piccolo ; ital. picciotto, piccoletto ; fr. ^je^i7 (pecit) (Diez, 
jnccolo). 

P'dòc (1), ranuncolo selvatico, pianta crescente sui muri vecchi; 
italiano pie d' oca, foglie a zampa di oca (greco chenopodion; 
chin, oca). 



— 151 — 

P'gio, ìpegè (G), stramazzone; greco piglù, nàtica; ital. pigiare. — 
pie 'n p'gio, proprianiente batter col sedere in terra. 

Peli (B), pelo; borg. peil\ fr. poil, id. 

Pèjla (S), padella; CQVLÌronQ peila (A. Pont.); spagn. payla; latino 
patella^ patèna, piatto di terra o di metallo. 

Pèjlo (F), camerino a stufa; fr. poéle, stufa (Diez, poéle); it. pello, 
camera sopra la cucina per dormirvi l'inverno (Cibrario). 

Pelègro (L), persona astuta; lat. perègris, viaggiatore. 

Pen (R), goccia che trasuda; lat. pendere (pendii); — apen a xien, 
a gocciole ; pen d 7 nas, il moccio. 

P'na (R\ forura, pelliccia; borg. pene, panne, specie di pelliccia 
(Burguy, penne). 

Pentnè, pento (L), pettinare, pettine; lat. ptecten, pettine. 

Perèria (L), vituperio; lat. pereat! grido ungherese, abbasso! 

Pèrla (I), piria, v'rsloùr, imbuto in legno : ital. pévera, id. 

Pero (I), porcello d'india, cagnolino; sardo perni, cane. 

P*rgna (I), gravida (parlando di bestie si dice pronta, prevista); 
ital. pregna. 

P'rgnòc (D), bodèro, rospo; persona dalla pancia grossa. V. P'rgna. 

P'rgòt (P), fetore d'unto bruciato. V. P'rgotè; il provenzale ne ha 
fatta un'esclamazione; pergò! vale a dire oh che pus2a! 

Pergotè (F), gocciolare; fr. goutter (faire goutter), gocciare come 
fa l'unto sul girarrosto. 

P*rià (I), irabottatojo; it. pevera. 

P'rlì (F), andar a passeggio, andèaiì^rlì; fr. prairies; — alter aux 
prairies, andar al verde ; piem. p'r lì e pW là, di qua e di là. 

P*rpoujin (F), pollino, pidocchi ; ^02<x des poules, insettucci pa- 
rassiti dei volatili. 

P'rtusè (B), bucare, forare ; borg. pertuser, id (Burguy, pertus). 

Pnè via {S),pnavia! fuggire, fuggi! spagn. ^jef^, rupe, scappare, 

pigliar i monti. 
P'ssi (D), intirizzito. V. B'ssì. 



— 152 — 

P'ssiè (F), pizzicare ; fr. pincer, id, ; fr. apiter, toccar colla punta 
delle dita (Diez, pito e pizza). 

P'ssoùn (B), pezzo, pizzico, brano e gemello; a toc e p'ssoùn, pezzo 
per pezzo ; greco psajo, frantumare ; borg. jpegoier, spezzare: per 
gemello, V. P'ssounè. 

P'ssounè (L), binare, far gemelli ; lat. bis nati, nati in due. 

P'ssra (F), abete bianco da cui si raccoglie la pece: fr. sapin pesse; 
lat. abies picea, falso abete. 

Pestaceùl, petacietd (D), raeschinello. V. Petàcio. È notevole come 
nel dialetto piemontese abbondino i vocaboli indicanti miseria, 
cotanto ha sofferto questo povero paese nel corso della storia 
sua politica e militare! 

Pet die vache (L), mammella delle mucche; lat. pectus; borgo- 
gnone piz, pis. id. (Burguy, piz). 

P'tàcio (L), pancione; lat. pantex, pantices, budelle, pancia. 

P'tandòn, mnè 'Ip'tandòn (DP), fuggire ; dal piem. pet, scorreggia; 
mossa del deretano in chi scappa. 

« ed egli avea del cui fatto trombetta » 

Dante Inf. XXI. 

P*tè (I), scoreggiare; ital. potare (lat. cacare). 

P'vìja, puvìa, pùja (L), pipita; \sit. pituita, malore alla punta della 
lingua dei polli. 

Pia (F), .burella, cavallo pezzato in nero, bajo, sauro su mantello 
bianco; fr. pie, gazza, con piume bianche e nere; lat. pica, id. 

Piàjo, piana (F), acero fico, sicomoro; fr. piatane, piane; lat. ^?a- 
tanus, platano selvatico. 

Piaga (T), ^m^Mw, persona nojosa; — oh che piaga! chQ seccatura; 
ted. plag, id. (Danneil). 

Piànca (P), tavola passatora; provz. planca; fr. lìlanche; italiano 
palancola. 

Piànèt (I), pialletto; it. appianatoio. 



1 



— 153 — 
Piatola (1), pidocchio e persona importuna. Y. Piaga; ìt piattola; 

« non missura cutem nisi piena cruoris hirudo ». 

Orazio. 

Pie (C), punta montana; celt. gaelico pie, punta e da questo tutti i 
derivati, strumenti, ecc. 

Pie, ^2C gaj (L), picchio, torsacòl; lat. picius, id. 

Picè, piceù (B), orciolo; fr. piche, pichet; borg. piehier, picier, bic- 
chiere (Burguy, incìiier). 

Pìeio (B), piccolo. V. Fcit; membro virile: dal borg. ^2>, capezzuolo 
della mucca. 

Pieiocù (DP), gioco colli spilli, punta o eulo; piem. J?^c^o o cu: 
e vuol dir anche avaro, perchè si risica poco a gioco siffatto. 

Pìcol, pcòl (B), gambo delle frutta; borg. pecol, id. (Burguy, piet)\ 
lat. pedieulus, piccolo piede (Diez, picciuolo). 

Pie (P), pigliare; provz. xnlliar, id.; lat. prehendere, id. 

Padre Pia — l'è sempre a ca; 
Padre Da — l'è sempre via. 

Proverbio nostrano. 

Pièssa (F), pezza, beffa ; fr. pièce, pezzo e commedia. 

Pieùee', piòcc' (1), pidocchio ; lat. pedicu/us ; it. pidocchio e pitocco. 

Pieìil (F), piuolo, cavicchio, zeppa; fr. pieu, palo; dal lat. pilum, 
giavellotto (Diez lo deriva dal lat. palus, palo. V. Pieu). Quel 
cavicchio di ferro, con cui si fissa il giogo de' buoi alla hure 
oppure al timone d'un carro rusticano, si chiama in dialetto '? 
ghèro, forse dal greco ghèrron, che vuol anche dire punteruolo. 
Quel cavicchio in origine doveva essere una mazzetta ricurva 
all'un de'capi, la quale tolta dal timone serviva poi ai bovari 
pel gioco della neusa. V. Ghèro. Li contadini vi diranno: a 
venta basse 'l ghèro, per significare che conviene raddoppiare la 
fatica, perchè quando il bovaro vuole ottenere dai bovi maggior 
spinta al carro, ne abbassa il giogo, fissandolo ad un buco in- 
feriore dei tre che ordinariamente son fatti nella parte ricurva 
del timone. — Pieùl, come il suo omonimo italiano piuolo, ha 
conservato la l del jìilum, latino, il che vuol dire che la etimo- 
logia di entrambi è latina (dal greco pilèo), ma in Piemonte è 
venuto pel tramite e colla flessione francese. 



— 154 — 

Pinèn (B), non più; borg. pluis, più, nent, niente (Burguj-, plu.^ 

- néant). 

Piòba, pòbia (L), arhròn: lat. populus alba; ital. pioppo bianco; 
fr. peuplier, id. 

Piòla, piolèt (T), appia, assùr, ascia, accetta: persona di corta in- 
telligenza; ted. piai, heil, ascia (Dìez, jìialla) ; frane, piocìie, ac- 
cetta, — 'Z, count Piolèt, è il titolo d' una commedia in dia- 
letto, del Tana d'Entraques. 

Piòn (F), picone ; il maschio della gazza ; fr. pie, gazza. 

Piòn (F), pedagogo ; fr. piétoti, perchè poveraccio obbligato a marciar 
a piedi, seguendo i suoi pupilli. 

Piorè (L), piangere ; piorassè, piagnucolare ; lat. plorare, piangere. 
Piòta (Ij, zampa; 

forte spingava con ambo le piòte. 

Dante. lìif. XIX. 

ìt.2nofa; \at piota, dsiplauttts, che ha le orecchie pendenti e il pie 
piatto; — intrèje p'r na piòta, completar un bambino facendogli 
un piede per dover di compare. 

Piòta (F), pie na piòta, allegria bacchica, esser alticcio, brillo; 
fr, pointe, étre en pointe de vin, cominciar a sentir le punture 
del vino al cervello; greco pinò^ pìome, bere. 

Pìria (D), imbuto in legno. V. P'rià. 

Pìrlo (L ), gavàss, gozzo ; latino pinis, pirdlus, pera, peruccia, per 
analogia di forma. 

Piròra (R) (Pipino), per ora, poco fa ; roumancio ora, fuori, ìiors, 

— pirora, più fuori, più lontano, non adesso. 

Pischèrlo (T), omiciattolo; ted. busch-Jcerl, piccinino che può sgat- 
tolajare dentro un cespuglio; messere alto come un cespo. 

Pissacàn (P), fungo velenoso; provz. 2>isso can, id. 

Pissèt (1), trina, merletto; ital. pizzo. 

Pista (S), pesta; spagn. pistar, pestare, striscia di terreno prepa- 
rato morbido per farvi correr sopra i cavalli. 



— 155 — 

Pista (F), celia, beffa, far dispetto; francese dépiter, id., quindi il 
pieni, de la pista a quaicwi, tormentarlo con celie; 

Pistrognè (L), scalpicciare; lat. pistrlnum, pistor, analogia col- 
l'atto del pestar la pasta de'fornaj. 

Pitàca (S), plettro, pinna per pizzicar corde musicali; spagn. pito, 
cannuccia pizzuta. 

Pitànssa (F), pietanza; fr. pitance; lat. pietancia; provz. piiango 
(Diez, pietanza) ; slavo pitat, nutrire. 

Pitè (B), beccare; borgog. pitar^ id. (Diez, pito)-, pitade, quanto si 
può prendere tra la punta di due dita. 

Pìtima (I), persona flemmatica; ital. pittima, spilorcio. 

Pito (S), gallinaccio, piagnolone; spagn. pitar, fischiare; — fé la 
barba ai pito, cosa impossibile. 

Pitòc (I), avaro, indigente; ital. pitocco; slavo pitok, ubbriacone. 

Pitochè (F), pitocà, beccare, butterato; metatesi dal frane, picoté, 
beccare. 

Pitois (F) (pronunziate pitoà), puzzola, formica; fr. putois, id. 

Piuvsinè (DP), ital. piovigginare; piem. pieùva, pioggia. 

Pivi (S), rondone, rondine maggiore; spagn. pivo, beccafico; latino 
hyrundo-apus, rondone; onomatopea del gridìo di siffatti uccelli. 

Plàgas (L), ingiuria ; latino plaga, ad plagas, alle percosse ; — 
n'à dine plagas, ne ha dette tante da farsi bastonare. 

Plàgi (F), carnagione; fr. pelage, id. 

Plàja (L), sbavatura del bossolo ; lat. plaga, filetti di ragnatela. 

Plàndra (G), puttana; gY:QCO poliandra, cwì non basta un uomo solo. 

Plandròn (F), poltrone, piagnone, neghittoso; frane, se plaindre, 
lamentarsi. , 

Pie (F), pelare; fr. peler, id. 

Pleìija, _p%"a (I), buccia, volpone; ìi. peluria; fr. pelure, buccia; 
pleiija per volpone deriva dall'ital. p>elle,' pellaccia. 

Plìna, prèis (I), caglio; ital. pelle, pellina; prèis da apprendere, 
appreso. 



— 156 — 
Plinèsse (D), accapigliarsi; it. peli — xnesse pr i hrin, acciuffarsi. 

Plòfìa (I), ploùfria, ^jZe?//'n, plùfri^ pellaccia penzolante, floscia; 
ted. floU-fell {plott-fell), id. 

Plot (T), pie 7 plot, de 'l plot, darsela a gambe; tedesco jpZo^^, 
piede largo, mettersi a correre, stampar bene il piede sul terreno. 

Ploùfer, ploùnfer (T), nomignolo generale dei tedeschi ; ted. plumsen, 
(plump sein), essere pesante. 

Ploìifif, ploùffate (0), tonfo, onomatopea; fr. pouff, id. 

de branca in brancam degringolat et facit plouff 

(A. Poxt). 

Pluc, p>luchè (B), peluzzo, piluccare; borg. pluquer; latino pilare, 
spelare (Diez, piluccare). 

Pluca • pss'te (D), tiraborse volgare (Zalli). V. Pluc e Pss'te. Di- 
sgraziato che non sa elevarsi all'altezza d'un delitto politico. 

Plùtri (F), avaro; fi: pleutr e, uomo ììuWo; greco ploùtos, ricchezza. 

Pnass, pnassè, pnòn (F), coda, spazzare, pennone; frane, panache; 
lat. penna, pennacchio. 

Poc'ta (F), vinello; fr. ^f^zief/e, vinello ; ital. ^05ca, acqua ed aceto. 

Poc'ta (F), violino per balli; fr. poche, saccoccia, violino tascabile. 

Pòcia (F), saccoccia; fr. poche, id. 

Pociàcri, pàtri (L), imbratto, vivanda mal apparecchiata (Zalli); 
lat. ^M^rére, guastarsi ;^o^n, lat. j^o^na;, ubbriacone ; provenzale 
poutringo, medicinale. 

Pòcio (l), nespola; fr. pocheter {les olives), farle maturare ; italiano 
nespolo, nespoluccio, quindi il pocio; — fé 7 pòcio, fare la 
smorfia del bambino che vuol piangere, quando le labbra prendono 
la figura della nespola matura. 

Pocionòt, poponòt (F), poisèt, cecino; fr. poupon; dal piem. pocio, 
bambino carezzevole. 

Pogieùl (L), balcone, terrazzino; \2iimo podiuni, podiolum; gabbia 
sporgente; spagn. poyo, banco avanti la casa. 

Poglm (P), figlio (Biondelli); fr. poulain; provz. poulin, poliedro. 



— 157 — 

Poiràss (DP), roncone, falciolo; poarìn, dal -pìem. poè, potare, ron- 
cola potarina. 

Polènta, polènda (L), squicia (Zalli), farina di formentone bollita 
nell'acqua; lat. pollen, farina; ^lovz. poulento; Isitmo polenta, 
farina d'orzo seccata al forno a tempo de' Komani quando lo 
zea-ma'is, il grano turco, venutoci dall'America, non era ancora 
conosciuto; latino, puls, pidtis, bollito di farinacei; celtico bo- 
lauta, eccellente (Roget). 

Pòles (L), arpioni, manette; latino pollex; ital. pollice, così detto 
per la forma che 1' arpione ha simile col pollice della mano, 
e perchè le manette serrano principalmente i pollici. 

Poligàna (L), persona astuta; lat. publicanus, gabelliere. 

Polìn (T), tincòn, bubone venereo; ted. bolle, tubercolo. 

Poliòt (F), puleggio, pianta aromatica; fr. pouliot-, latino mentila 
pulegium, id. 

Pom calvìla (F), pomo carovella (S. Albino); fr. pomme de Calville, 
che è un paese presso Lione (Littrè). 

Pom ch'rpandìi (F), pomo capendolo; fr. court -pendu, capendu, 
pomo dal peduncolo corto. 

Pom codògn (L), mela cotogna; lat. cydoniiim nialum (dalla città 
di Cidonia, nell' isola di Creta) ; fr. coing (frutto), cognassier 
(albero). 

Pom grana (F), melagrana; fr. grenade (frutto), grenadier (albero); 
lat. malum punicum, perchè originario d'Africa. 

Pom ranèta (F), mela renetta ; fr. reinette da rainette (v. fr. raine, 
rana), così detto a cagione delle macchie che questo frutto ha 
sulla sua buccia. 

Poncìn (I), matto alle carte da gioco; ital. punto, puntino. 

Pondrà (F) (btisar), pojàna ; piccolo falco; fr. butorde, femminino 
di butor, falco maremmano (Littré): pondrà è un guasto di 
butarde, il busar ha origine tedesca dal husshart, buzzagro ; 
lat. biiteo, id. 

Pónga (DP), aprèi, cannella de'vasi vinari, zipolo ; dal piem. fònga, 
fonghè, ficcare. 



— 158 — 

Pongòla (1), spugnola per fungàia; ital. fimgo. 

Popò, pùpu (E), putta, bùbbola, uccello, specie dì picchio ; latino 
ùpupa; fr. épopc, dal greco epops, picchio a due becchi. 

Porà, h^nià (I), baja che si fa all'innamorato licenziato dalla bella 
stendendo una striscia di crusca {hren) fino all'uscio di casa della 
persona delusa e piantandovi in cima utì porro: it. porro, granci- 
porro; così in piem. si dice anche s'mnè la Vrnà, seminare la 
crusca e pnantè un por, per indicare un matrimonio andato a 
monte; ai preti in Val sesia, invece del porro e della crusca si 
stende letame tra la canonica e la casa della Dulcinea del Ke- 
verendo. 

PoriotiSa (I), pianta peperina, specie di lattuga; it. paperina. 

Pòrte (B), stretto di montagna; borg. pori, stretta, defiU (Burguy, 
pori). 

Pós (DP), raffermo, riposato; piem, ri'jjòs, riposato; — a Va i cavàj 
pi ripòs, i suoi cavalli sono più riposati. 

Pòsca (1), vin leggero, vinello; italiano posca, acquarella che si ha 
dalle vinaccie; lat. posca, bibita antica militare fatta d'acqua 
ed aceto, che ogni soldato romano doveva portare con se. Quindi 
la spugna inzuppata nella jposca che fu sporta da un legionario 
al Cristo morente ed assetato, non fu già un atto di crudeltà, 
ma la solita bonomia de'soldati, che offrono ciò che hanno. 

Posìa, xìodìa (B), poteva; dal piem. poclèi, potere; borgog. poueir; 
provz. pousquet, potere (Burguy, pouvoir). 

Possàj (F), secchia del pozzo: fr. fosse, fossaille, roba del fosso. 

Possoiiè (F), poussòn, spingere, spintone; frane, pousser, spinger 
forte, da cui s'è fatto prima possòn, poi con questo il verbo 
possono. 

Pòsta (I), avventore; it. pos'a, guadagno; pòsta frèida, avventore 
il cui posto nello scanno della bottega è sempre freddo. 

Pòste d'nòver (L) (1480), tavole di noce; horg. ^jostits, postis; lat. 
2)ostis, stipite di porta (Burguy, postits). 

Potàsca! (SL), è una esclamazione che vuol esprimere meraviglia 
— nello slavo poi; sica, è una servente allegra. 



— 159 — 

Pot'fia (DP), svenia, sninfia; dal piemontese ^o^m - ^a, fia potìna. 
V. Fotm. 

Pot'rla (L), bossolo, bianco spino; lai polerium, astragale. 

Pot'rla (P), cispa agli occhi; provz. poutigno, id. 

Potìa, pàtri (P), poltiglia; provz. pooutija, bollita di pane. 

Potìn(F), persona oltremodo delicatina; per tupìn, piccolo vaso; fran- 
cese ^e^?Y ^oi^, vasetto; main potè, mano gonfia, inabile al la- 
voro (Littrè), chipoter, lavorar negligente. 

Pouè (B), potare; borg. 2>o(fer. id. (Burguy, j;or7e;-); ÌRtìno putare, 
mondare (Diez, piotare). 

Poùi (B), pieùcc\ pidocchio; borgog. pouil; frane, poti; il pieùcc', 
origina dall'italiano pidocchio. 

Poùja (D), pàli, paura. V. Pour. 

Poùla (F), pollastra, donna astuta ; fr. poule, gallina. 

< chila, Marchesa, a l'è na poula veja! » 

reminiscenza del Teatro Regio in temporibus illis. 

Pouponè (F), vezzeggiare; frane, poupon, marmocchio grassoccio; 
provz. poupounà, poupounejà, carezzare. 

Poiir (B), paura ridicola; borg. pàor, poor (Burguy, paor), dal la- 
tino pavor, id. (Diez. peur). 

Povrògna (T), peverògna, evhà anagallide; ìtpeoerello (h. ìnouron). 

Prassà (DP), sassata; dal piemont. péra, pietra; ma la flessione ha 
un'apparenza slava. — In slavo pràsstscia, è fionda. — stòmi 
da jìrassà, uomo audace, sfrontato. 

Prè (B), ventriglio; borg. prest, pres, stomaco (Burguy, presi): pre- 
para il cibo del gozzo per immetterlo nello stomaco. 

Prèis, X)lÌHa (1), caglio; ital. presa, far presa, coagulare; it. pel- 
lina, pellicola che fa il caglio sulla superficie del latte nel vaso. 

Prèjve, prèvi (L), prete e insetto scarabeo; dall'origine latina pre- 
shiter, il più veccliio. Dai pescatori di Genesareth alli Abati me- 
dievali ed all'odierno gesuita. Dio! che pauroso trasformismo! 
— hocòn di prèjve , frane. sot-V-y-laisse, Sporta coita, la groppa 
del pollo. Prèive, insetto, è il cavalocchio, detto anche civettone, 



— 160 — 

libellula, saetta cavalletta (in fr. demoiselle). — È un insetto 
nevrottero, nero — e per tutte queste qualità fu detto : prete. 

Preù (B), daprèss, vicino; \a.t. pro2)e : horg.près, id. (Bu.rgu.\,prop). 

Preìis, prusìj (L), porca, solco ; lat. porca, parte prominente del 
solco; slavo brasda: la forma preus viene da 2^orca per proca. 

Pria (DP), pietra ; dal piem. j;èm; fr. pierre, pietra ; prie, pietre. 

Pricàr (I), dire; ital. predicare. 

Prima (P), primavera: provz. prim ver, id. (Diez, ver). 

Privo (L), pericolo; dal lat. pavor, paura. Questa voce usata sola- 
mente nella frase /è pa privo, non c'è pericolo, è un guasto 
del fr. naijez pas peur, non abbiate paura : in tal caso privo 
sarebbe metatesi di pivro, derivante da pavro, in cui la a del 
latino pavor cominciò col mutarsi in e nel francese peur (pa-or, 
pe-or, peur, Bartsch) e quindi la e fu pronunziata i e si ebbe 
pi-or, pivor, pivro, privo. 

Proìi (B), basta e giovamento; borg. prou; lat. prò, prodest; proven- 
zale proou, basta (Burguy, prod); — bon proiì ff assai latino 
profìciat, prosit! ital. prò, buon prò ti faccia! 

Proù (L), certamente; latino ^;ro&e, molto bene : — aj'è proù! certo 
che ci sta! 

Proùn (B), scojattolo, ghiro-, hoi'g. proier, predare (Burguy, ^mer). 

Provàna (S), propaggine; spagn. provetta: fr. proviti, provigner, 
tallire (Diez, propaggine). 

Provèj (L), frassa, catena dell'aratro; lat. proveho, tirare; frassa, 
ferraccio. 

Provenga (L), pervinca, specie di mortella a foglie sempre verdi; 
lat. pervinca; fr. pervenclie. 

Prìiì (L), prudere, smangè; lat. prurire, prudere. 

Pruss (P), pèj, pèir, pera; provz. perus, pera tonda; centrone pri 
(A. Pont); lat. pyrus, id. 

Pruss (F). rabbuffo, ramanzina; r?è ^^>^Jpms5, sgridare; dal fr. poir e 
d'angoisse, sorta di pera acidula, il cui sapore fa far le stesse 
smorfie, che una buona sgridata. 



— 161 — 

Pss'te (Fj, pezzette, monete; fr. picce; — pezza antica da 5 soldi 
di Piemonte. 

Pssuc, pssucliè (I), becco, battere; ital. pizzicare. 

Pula, Mia (SL), guscio. V. Bilia; slavo ^e«fóa, palla da fucile; — f'e 
la pula al bigliardo, far a chi vince l'ultima palla. 

Punàs (F), cimice dei campi ; fr. pioiais, dal lat. putidus (pue nez), 
puzzolente. 

Pupa (L), zinna, mammella; lat. ^wjia, bambina; francese ^JOM^^e.id. 
(Littré), ìt. poppa. 

Pussiè, puss (I), carezzare, lezioso ; ital. putto, bambino. 

Puvìa (P), pipita; provz. pepida; lat. pituita, pipita. 



11 



— 162 — 



Quacc' (D), cheto, quieto. V. Quatè; it. quatto. 

Quàj (F), vescichetta; fr. ccdllof, da cailler. grumo di sangue; la- 
tino coagulare, coagulare. 

Quàra (F), spigolo; lat. quadra; fr. carré, quadratura; — la quàra 
(T l'uss, lo spessore dell'uscio. 

Quatè (R), copertare; borg. quaiir, catir (Burguy, catir, coit): na- 
scondere, dal lat. coactus, nascostx); fr. coi, coite, accoccolato. 

Què? (F). che cosa; fr. quoi? id. 



163 — 



i=t 



Rabadàn (R), baccano; roumancio e in genovese ramodan, fracasso, 
turco ramadàn^ gran digiuno dei musulmani, che di notte si 
cambia in orgia ; provz. roumadàou, capriccio, accesso di cattivo 
umore. 

Rabarè (DP), radunare, raccogliere (Biondelli), per arbarè^ metter 
in conserva in certi vasi fatti col pioppo bianco, detti piem. ar- 
harèle; it. alharclle. 

Rabass'cè (L), arraffare, frugare; lat. rapax, rapace; la x latina 
ha prodotto la ss'c piemontese; provz. rabago, tartufo — in tal 
caso rabass'cè vorrebbe dire il frugare dei cani per cercar tartufi. 

Rabastè (L), rabastoàn, trascinare per terra, strascico; Diez, ra- 
basta, lo deduce dallo accapigliarsi tra donne ; Danneil (rabbi), 
deduce il verbo rabastem, da rabasier, cioè colui che è sopraf- 
fatto dalla fatica, fracassone; v. fr. t-abater, far fracasso : italiano 
arrabattarsi; provenz. rabastejà, rissare; ma il vero elemento 
piemontese sta piuttosto, come rabastòn, rezzuola per pescare 
in mare, nel lat. rapere, trascinare a forza; slavo (jrabazdat, dar 
di piglio, trascinare. 

Rabèl (B), chiasso, strascico ; borg. ràbi^ uomo furioso ; lat. rabies, 
rabbia; slavo rabb, servo; rabèl, strascico è un derivato di 
rabìè. V. id. 

Rabicànt (I), it. rabicano, cavallo di mantello bajo e bianco. 

Rablè (S), rablèra, rablùira, trascinare e lumaca; spagn. rabèar, 
scodazzare (Diez, rabo). 

Rabòt (F), pialla; fr. rabot, id. slavo rabotat, lavorare. 

Ràcola (L), rodò, inezia, pretesto, persona malaticcia, buona a poco; 
lat. reculce, piccole risorse; slavo rocldia, fanullone. 



— 164 — 

Ràfa, rafe (F), ruberia e tirar di striscio al gioco delle bocce; fran- 
cese rafler; ted, raffen. portar via subitamente: centrone rafà, 
scivolare; slavo rafniat, livellare {Dìez,raffare): — pr' rif e pr 
raf; dal fr. j'ai nfle et raffle et roigne et taigne, rubo ed ho 
rogna e tigna; it. ruffa e raffa. 

Ràfano (L), creti, ràfano, radice di sapore acre e piccante: greco 
e latino ràfanos; fr. raifort, id. 

Rafatàja (P), bordaglia ; provz. rafatàjo, minutaglia, residuo d'una 
scelta. 

Ràfiga (I), ghiribizzo (Zalli): it. raffica, soffio impetuoso di vento 
marino. 

Ràgi, fé yà(ji (L), attecchire; lat. radix; borg. rajs, radice; fran- 
cese race, razza (Burguy, rais). 

Ràir, rèir (F), rado; fi", rare, raire: lat. radus, id. 

Rajè (F), separare; fr. rayer; lat. radiare ;fr. raie, riga, tirar una 
riga tra due oggetti. Rajè vuol anche dire scegliere le uova 
fresche mettendole contro luce ; dal fr. rayon, raggio di luce (Ratti). 

Rama (B), sprazzo di pioggia o di pazzìa; borg. ramèit, rame, fo- 
gliame (Burguy, raim), per similitudine collo spruzzo che si 
ottiene scuotendo una pianta dopo la pioggia. 

Ramàssa (B). scopa e slitta di montagna; donde la Ratnàssa del 
Moncenisio: borg. remaisse, scope colle quali, secondo racconta 
Mignard, li antichi Borgognoni usavano andare nei boschi od 
in piena campagna ad imitare i misteri delle città, facendo un 
falò con gran tripudio, la quale usanza durò finche una donna 
ne fu perciò accagionata d'eresia e fatta bruciar viva. Ciò si di- 
ceva, rotir le halais, hrusè la ranmssa: analogia colla scopa 
delle streghe di Benevento. 

Rami (1), arsiccio, macchia che il ferro troppo caldo lascia sulla 
tela bagnata; ital. rame. 

Ramina (I), pentola, ramino, vaso di rame o di latta usato dai 
Ijarbieri; it. rame; — butè la ramina al feti, preparar la minestra. 

Ramnè (P), sciupare, maltrattare; provenzale ramenà, erpicare un 
campo — prou ramnà, vi dirà una ragazza ; in italiano, tenete 
le mani a casa. Questa voce comunissima nel dialetto manca 



— 165 — 

nei tre mag-giori vocabolari nostri. Ci sarebbe anche il frane. 
ramonei\ spazzar il camino. 

Ramognàn (L), per armoffnàn, armignàn, melìaca, specie d'albi- 
cocco; lat. malum armeniacum, pomo d'Armenia. 

Rampiè (F), rarapicare; v. fr. ramper; italiano ar-rampicare (Diez, 
rampa); provz. rampeou, (jnmperau, picchio grigio. 

Ranche, aranchè (T), estirpare (Alfieri), schiantare, svellere; te- 
desco ranken, cavare storcendo (Diez, ranco, Flechia, rancate) 
— rancachenr, strappacuori e anche dolore acuto. 

Ranch'sè (I), ranchettare, zoppicare; italiano arrancare, camminar 
sciancato. 

Ranciàn (I), meschino, sparuto ; italiano rancio, dal color giallo del 

volto. 

Ranciùso (F), piccolino, voce di scherzo ; fr. ranche ; latino ramex, 
piccolo (Littré). 

Rande, randa (B), rasentare, rasiera per radere il colmo dello 
stajo; borg. mwr7^>, avvicinare ; ted. mwt?, margine (Diez, randa, 
Burguy, randir). 

Randèl, hìa (DP), ital. randello, bastone per stringere le funi d'un 
carico, dal piem. rande, avvicinare. 

Ràngola (I), struggimento e valetudinario ; ital. ràngola, gran cor- 
doglio; — un òeù e na ràngola, denari e malanni. 

Rangotè, rangùt, rantèl (T), il rantolo della morte; ted- rimien, 
lottare, che fa ran<i al passato. V. Ransslc. 

Ranièra (F), reniéra. gocciolatoio, sporto per impedire lo scolo del- 
l'acqua piovana lungo i muri; fr. rainure; v. ted. rain, orlo, 
taglio fatto in lunghezza sullo spessore d'una tavola; ingl. rain, 
piovere; ted. regen, pioggia. 

Ranpìn (F), eroe, uncino; francese grappin, grappe, grappino; ciò 
rampìn, gancio. 

Rànssa (T), rama, falce fienaja monferrina, róncola, falcetto; te- 
desco ranzen {?), pancia; forse dalla forma curva del ferro. 

Ransslè (T), rantolare; ted. rasseln, romore di catene, a cui somi- 
olia il rantolo del morente. 



— 166 — 

Rantàn (R), fitta, terreno arrendevole; urantanr, affondare in un 
pantano, in terreno che cede sotto il piede; roumancio raniar, 
restar incollati, incatenati (Carisch) — Questo vocabolo ha cor- 
relazione col celebre Ran.t des vaches dei Grigioni, che è il ri- 
poso, la siesta delle mandre. durante la quale i pastori e le 
pastorelle svizzere cantano le loro egloghe. 

Rapa, ra2}èt (F), grappolo: fr. rape: it. rappa, grappolo, racìmolo 
(Diez, rappa). 

Ras (Tj), misura di lunghezza equivalente a 60 centim. ; braccio, 
colmo; latino as, unità: la 1 articolo prostetieo cambiata in r: 
Vas, r'as: slavo ras, una volta — ras, dva, tri..., mio, due, tre 

Rasa, a rasa (P), rasente: provz. ras, accosto; fr. rez de cJiaussée^ 
presso la strada, pian terreno, fr. ras, rasade. bicchiere colmo; 
lat. radere: ital. radere. 

Rasa (L), succo resinoso do! pino, dell'abete ecc.; rasa d'hotàl. tartaro, 
gromma, deposito del vino: acqua ras, soluzione di trementina, 
dal latino rasis. pece secca (Diez, ragia). 11 provz. rajà, scolo, 
ha rapporto col gommare delle resine che si ottiene incidendo 
la scorza delle piante conifere. 

Rasante, rasente (1), ital. rasente, prossimo. 

Rasate (P), abbrustolire, avvampare un pollo, abbronzare la pelle 

del viso; dal piem. rase, radere; hrusatè, abbrustolire: fr. ris- 

soler: danese risi, arrostire (Littré). 
Rase (P), ruvido, rozzo; provz. rasco, crosta (Diez, rascar). 
Ràsca (B), tigna; borg. rasclie, raische, ital. raschia, rogna. 

Rascassòn (DP), marmocchio; dal piemont. rasca, tigna, sfogo di 
umori cui vanno soggetti specialmente i bambini. 

Raspe, rtispc (S), raspare; spagn. raspa, gluma o scaglia che av- 
viluppa il seme del grano. 

Rastèl (P), rastello; provz. rastel; lat. raster. rastellum. id. 

Rat (F), topo; fr. rat; v. ted. rato., sorcio. 

Ratafià (F), amarasco; fr. tafia, acquarzente di canna e sciroppo 
di zucchero; ra per la prostetieo. 

Ratatoùj (P), miscuglio poco gradevole; provz. ratatouyo; fr. ra- 
tatouille, id. — È anche usato come vezzeggiativo per indicar 
persona cara; — 7 7ne ratatoùj! il mìo caro! V. Ratoùj. 



— 167 — 

Ratavoulòjra (DP), rat voulofir, nottola; dal piemon. rat e volè; 
it, ratto cìie vola; provz. rato panado, ratto pennuto. 

Ratèla. ratlèire (B), cavillo : borg. ratèle, fegato : fr. dechargcr sa 
rate, sfogarsi (Burguy, rate). 

Ratòjra (D), trappola per ratti. V. Bai. 

Ratoùj (P), bimbo, carezzevole; fr. raion, petit rat, vezzeggiativo; 
— ì)él ratoùj! bella bimba. 

Raugnè, raognè (D), brontolare. V. Bougnè. 

Ravalè (F), avvilire e inghiottir di nuovo; borg. avaler, abbassare; 
fr. ravaler, id.; fr. avaler, inghiottire, ravaler, inghiottir nuo- 
vamente. 

Ravàss (D), luv ravàss, lupo manaro. V. Luv ravàss. 

Raviòla (1), manicaretto; ital. raviuolo. V. Baviolèsse. 

Raviolèsse (F), per virolèsse, voltolarsi; fr. se roider; lat. revolvere, 

rotolare. 

Ravlìi (P), ravassi), stopposo ; provz. rava, montone la cui lana sia 
lunga e grossolana. 

Regretè (F), rincrescere, rimpiangere ; fr. regretter, id. ; lat. mger, 
aegre, con rincrescimento; re-aegre, due volte dispiacente; la 
part. inseparabile latina re, indica duplicazione (Quicherat). 

Rèidi (B), stecchito; borg. reidar; v. fr. reit; fr. roide, rigido. 

Reirè (L), diradare, per rairè, rairì; latino rarus; francese rare, 
rarefier, id. 

Rèis, a rèis (F), rasente; radice; borg. resa res; lat. radix, alla 
radice, presso terra; fr. re.?, a rez de .... id. 

Rèla (P); striscia, fila; provenz. relìia: v. fr. reille, solco dell'aratro 
(Diez, relha). 

R'ma (P), travicello, abetello, lungo palo per far i ponti alle fab- 
briche ; provz. reimo, palo per impalcature ; fr. rame, perticone. 

R'sca (D), spina. V. Arèsca. 

R'ssa (F), tarcujna, yen, filare di viti legate insieme con pali o 
pertiche; greco cJiarax, palizzata, donde il fr. échalasser {chu- 
rasser), palare le viti; ren è il francese rang, rango, linea. 



— 168 — 

Rèssia (L), sega; metatesi del provenz. serro, id.; latino resecare, 
tagliar via. 

Rèsta, la rèsta, 7 rest, restànt (DP), residuo, render li spiccioli; 
dal piem. >-es^è, avanzare. 

Restia, rèss'cia (L), treccia di cipolle, agli, ecc.; italiano resto, id. ; 
lat. restis, coda dell'aglio e della cipolla; — resies aliti, sive 
cceparum (Diez, resta)-, fr. tresse, treccia. 

Reù, reni (B), cerchio; borg. roe, ruée, rom, ruota (Burguy, roe); 
— se la luìia a Va 7 reu, o veni o breu, se la luna ha il cerchio, 
vento brodo (pioggia). 

Reùjda, ròida (GT), corvè, fatica comandata; gotico raidjan, pre- 
parare; garaidjan, garaed, utensili da lavoro (Burguy, roi); la- 
tino regis dies, giornata del Re; v. fr. roìi, rey, re. 

Riàn, ìiàna, ariana (P), burrone, scavo d'acqua, fogna, chiavica, 
sentina; provz. ricmi, ruscello ; borg. riu. id. ; lat. ritana, id. 
(Promis); v. fr. reu, fiume; it. rigo/ino. 

Ribèba (I), cennamella, in tedesco, violino dei pastori; it. rihèha, 
ribèca: borgog. rubèbe; arabo rabàh. id. (Diez, ribèba).Y. Aribeba. 

Ribòta, ribotè (F), gozzovigliare; fr. ribote, gozzoviglia; v. fr. ri- 
baut, ribault, crapulone (Bartsch). 

Rie, ricco (T), teutonico rik; fr. ricJic; ital. ricco. 

Ridèla (F), lati del carro fatti a rastelliera; fran. ridelle; italiano 
rìdoli, id. 

Rif e raf (D), comunque. Y. Bàfa. 

Rifladòr (F), lima ricurva degli orefici; fr. rifler, piallare, rafler, 
levar via, riflard, piallone. 

Rigodòn (F), ballo svelto; provz. ricooudon; fr. rigaudon, id.; — baie 
'l rigodòn, esser picchiato di santa ragione. 

Riguziglio (I), ragoslo, ribòta, parola sformata dall'it. gozzoviglia: 
ted. ."iich ergoetzen, ricrearsi, 

Rinfna (T), cavillo, pretesto per disputare; ted. rumpfen, far viso 
arcigno. 

Riònd (T), ariònd, rotònd, rotondo; ted. rund; la i proviene dall'i- 
tiiliann ritondo (Diez, tondo). 



— 169 — 

Riondèla (DP), malva; dal piem. riónd, per la forma rotonda delle 
sue foglie. 

Rìsi (G), ariòrda, ars' ita, secondo fieno; greco risa, radice che ri- 
pullula; ted. reis\, id. ; fr. regain, id. da gain,, guadagno. 

Risma (S), un dato fascio di carta; arabo risma; spagn. resina, 
balla di mercanzia; fr. rame, fascio di carta. 

Risma (D), per indole, morale ; geni d'ia stessa risma, dello stesso 
carattere, cioè dello stesso formato, come si dice de'libri, della 
carta, ecc. 

Risòira, reisòira (G), barbatella; greco risa, risèion, radice. 

Rispèt, con risxM parland (1), locuzione di civiltà rusticana ; ita- 
liano rispetto, che si applica discorrendo a quattro cose : porco, 
vacca, letto e moglie. 

Riss, arlss (L), riccio delle castagne, porco riccio, spinoso. V. Arìss; 
lat. cricius, porco spino (Littré) ; fr. hérisson, id. 

Rista, ristìn (T), canepa, conocchiata: ted. riste, reiste, matassa 
di lino (Diez, resta), rist, id. (Danneil). 

Rivàssa (1), ripa imboschita e scoscesa, ripaccia; ital. riva; latino 

ripa, id. (Flechia). 
Ròbi, ròhia (I), rosso ; lat. riibeus, ruhia (fr. garance) ; ital. rohhia. 
Roc (C), róda, sasso; celt. roc, rupe, sasso (Ob. Mùller). 
Roc (SL), sorte; slavo rok, sorte; — tire V roc, tentar la sorte. 

Rodò (F), sorta di mantello; fr. Bue de Roquelaure, maresciallo 
di Francia sotto Luigi XIV (il famoso Ke Sole, che tanto fece 
soffrire al Piemonte e che infine abbiamo ben bastonato nel 170G 
sotto Torino). 

Rodò (D), persona rovinata in salute. V. Bacala. 

Ròcol, ròpol (IG), ragnaja; ingl. rook, torre oppure rope, corda: torre, 
pel luogo elevato che richiede quella sorta di vigliacca uccel- 
lazione; corda, per il modo come è costrutta la ragnaja. 

Rodèle (D), rastelliera del carro. V. Ridèla. 

Roèj (L), roveti; lat. rovus, rovo. 

Roèl (F), filatoio a rocchetti; fr. rouet, id. da roue, ruota. 

Rognòn (F), rene; it. arnione; frane, rognon, aumentativo di rein, 



— 170 — 

reui delle bestie : — un om dij rognòn dar, uomo robusto e po- 
tente per ricchezza. 

Ròi (L), slavàss, acquazzone; lat. ruere, precipitare. Virgilio dice: 
ruit imber, scroscia la tempesta. V. Ròja. 

Ròja, lòja (B), torrente: borg. roie, rait, corso del torrente (Bur- 
guy, rait). 

Rol (D), rovere, quercia. V. Boul. 

Róla (L), mallo, primo guscio delle noci, mandorle ecc.; lat. rotula, 
viluppo (fr. hrou). 

Romanssina, ramanssina (I), rabbuffo, strillata; ital. remanzo; 
dal latino monere, monitus: fr. semonce, ammonizione. 

Ronca (L), ranche; la ronca è una lama tagliente ricurva in cima; 
ranche è dissodare; borg. ronchier: latino runca, runcare, sar- 
chiare, svettare e recidei-e piante. 

Ronda (D), giro della coda del dindo, V. Riònd. 

Rosine (F), piovigginare; fr. rosee, rugiada; arroser, sprazzare. 

Ross (I). penzolo d'uva, mazzo di frutta; ital. rosta, o piccia di 
più pagnottelle attaccate insieme, come i grappoli d'uva che si 
appendono al solaio. 

Ross (F), mazzo di panni pel bucato; fr. trousse, id. V. Anrossè. 

Rost (T), ferravecchio: cantante sfiatato; ted. rosi, ruggine, rovi- 
nato dalla ruggine. 

Roùa d'scàussa (DP), birbaccione: dal piemont. roua e d'scàuss: 
it. ruota scalza, cioè senza il cerchione di ferro, per cui rovi- 
nerà presto. 

Roìica (T), conocchia; ted. spimi rocken, id. 

Rougnè, raugnè (B), brontolare; borg. airoignou, l)rontolono, airer; 
lat. irasci, andar in collera (Mignard), it. grugnire; provz. grò- 
gner; lat. grunnire, id. 

Roujè (F), gorgogliare; fr. grouiller, id. 



ma figliai s'ia testa an roùja, 
se '1 (Vi (Ile lióte a ven ! 

Bro^feiuo. 



— 171 — 

Roùl, ròl (F), rovere, querci.i; fr. rouvre; roumancio ruver; proven- 
zale roure, rouve; lat.'>-o/-, rohur. id. 

Rounfè (F), russare: fr. ronfler, id. 

Roùnsa (F), rovo; roimsè, roveto; fr. ronce, spineto. 

Roùsa (B), roggia.'gora ; fr. ru, ruisseau; borg. rous, ruz, rotta, 
strada che s'è fatta la corrente (Burguy, rompre). 

Rùa, ruga (L), gàia. baco, bruco ; lat. eruca, id. 

Rubàt (DP), trebbia; dal piem. ruhatè,n cagione del rotolare che fa 
sul grano nell'aja. 

Rubate (B), cascare,|ribaltare per riqmtè; borgog. des-rube, preci- 
pizio: dal lat. rupes, dirupo (Burguy, desruhe). 

Rub (F), antica misura di peso piemontese, pari a Kilog. 9,221; 
ossiano 25 libbre ;] arabo el rebà: frane, arrobe, il quarto del 
quintale spagnuolo, pari a Kg. 11,500 (Littré); mandè. lassò 
tut a rub e (jiùndes, per indicare un lavoro cominciato e ab- 
bandonato precipitosamente; fermarsi alle 15 libbre e non se- 
guitare fino alle 25 del secondo rubbo. 

Rubiòla (L), piccolo cacio; lat. rubeola: ital. raviggiòlo, formaggio 
antico piemontese annoverato da Plinio tra i migliori d' Italia, 
per lo più fatto con latte caprino o pecorino. 

Rùda (L), erba ruta; it. ruta; latino ruta hortensis, id. ha odore 
acuto e foglie di sapore amaro. 

Rudà (F), cozzata; fr. rudoyer, aspreggiare. 

Rudi (L), rm<?,^ruvido, ripido; lat. rudis; fr. rude, it. rude. 

Ruè (D), arue, a broim, sul margine. V. A rùe. 

Rùfa (T), lattime; ted. ruf, id. (Diez, rufla). 

Ruìn (C), sbùgia dia strà, guasto della strada ; celtico rhin, canale; 
fr. ravine, burrone. 

Rumè (T), grufolare del porco ; ted. grummeln, il brontolare che fa 
il maiale frugando la terra; provz. roumià, mangiuccare. 

Rumenta (L), truciolo, spazzatura; lat. ramenta, legna secca, il 
rumentum di Plauto, cosa di nessun valore; roumancio, ru- 
mienca, riineni, scopatura. 



— 172 — 

Rumiàgi, ronièj (I), pellegrinaggio ad un Santuario qualunque; 
ital. romeo, pellegrino che è stato a Koma. 

Rùmiè (P), ruminare: provz. roumià, mangiuccare: it. ruminare; 
lat. ruma, esofago, primo stomaco dei ruminanti. 

Rupia, rupi (F), ruga, rugoso; fr. repU, piega. 

Rusa (L), rusè, rustie, litigio, piatire, rissare; lat. nxa. rissa; slavo, 
rugai, ingiuriare. 

Rùsa (F), furberia; — dal fr. ruse, astuzia. 

Rusc (Lj, brusco, pianta spinosa i cui rami servono a far scope; 
lat. ruscum, id. 

Rìisca (C), polvere di concia; fr. rusque; celtico rusk, scorza (Diez, 

rucìié). 
Ruschè, russlè (D), sarchiare, lavorar soverchio. V. Rusc, lavorar 

col rusc, raschia, arbusto pungentissimo. 

Rusiè (T), rosicchiare; ted. griisen, frane, gruger; schiacciare cosa 
dura coi denti ; slavo gruiz, rodere (lat. rodere, rosi, rosum, id). 

Rusìj (D), torsoli, rosumi (Altieri), avanzo di cosa rosicchiata; fieno 
paglia che avanza alle bestie. V. Busiè. 

Rùso (L), ruggine; lat. cerugo, verderame; slavo rjà{} fr.), ruggine. 

Ruspe (D), raspare. V. Baspè. 

Russ (L), sommaco per conciar il cuoio; lat. rhus; greco rou^, id. 

Russlè (D), rovistare. V. Busche. 

Russlè (DP) (Zalli e Ponza), litigare ; dal piem. rusè id. 

Rustì (SL), frodare, gabbare: slavo rosi, usura: il fr. ha la frase: 
OH a accomodò cet Jiomme tout de roti, è stato conciato per le 
feste (Littré\ 

Rut (IG), frégola; inglese rut, id.; — andè an rut, in zurlo, tra- 
sporto d'allegria. 

Rùve, riie (1), larva delle farfalle che rode specialmente le foglie 
dei cavoli ; ital. ruca, animaletto che rode le erbe (fr. chenille; 
lat. canicula). 

Ruvìna d'I sol, rum, rovìn (L), ital. ruina, veemenza; dal latino 
ruere, atterrare, — ruit imher, riiit (?'f/?er, piove a rovescio; slavo 
rvat, bruciare; rviot! scotta! 



— 173 — 



S (L), flessione latina caratteristica del dialetto piemontese di Sa- 
luzzo che la ha conservata più specialmente nelle seconde per- 
. sone dei verbi : — s'il portes aura, se lo porti adesso {hac Jiora - 
aura). — La s prefissa ad una parola è la ex latina, particella 
rinforzante la espressione del vocabolo. (Qiiicherat, vocab. lat. 
alla lettera E). — Talvolta è l'aferesi della particella des, dis, 
ed ha carattere negativo. 

Sabàrd, sahardòn (D), zoticone. V, Savardòn. 

Sabìss (L), monticello di sabbia (Zalli); lat. sabuletum; ital. sabbia, 
sabbioso (sabbjìccio). 

Sacaròn (F), sach'rdòn, sacoròto, esclamazione di collera; dal frane. 
sacre nom, giuraddio ; il sacoròto è uà' attenuante alla bizza 
fatta dalle anime timorose. 

Sacabòl (F), sacabolè, trabalzone, scrollare; fr. chabler, alzar pesi 
in aria; b. latino cabìUiis, urtone (Burguy, cadalle), greco ka- 
taboU, rovesciamento. Piìi semplicemente saut - cahot, salto che 
insacca. 

Sacagnè (F), sacagnàda, dare strappi, scrollata; fr. saccader, mo- 
vimento irregolare e violento. 

Sàfer (F), ingordo, fanciullo sfrenato ; fr. safre, che si butta avida- 
mente sul cibo. 

Sagajè (P), cicalare; provz. gazar, metatesi zagar ; fran. jaser, id. 
(Littré). 

Sagrìn (F), dispiacere; fr. cìiagrin, id. (Diez, chagrin). 

Sairàss, seiràss (L), ricotta; b. lat. seraceum, id. (Promis); siè- 
raccio, siero grossolano. 



— 174 — 

Saitòr, seitòr (L), falciatore. V. Ssiè: lat. sector da seco, segare. 

Sàiva (L), sug, succhio, linfa; lat. sapa (Littré); fr. seve, succo. 

Sàja (I), pannolauo sottile; ital. saja; frane, serge, panno sottile; 
provz. sajo, mantello da pecoraro. 

Sales (L), salice: lat. snlix, id. 

Salìn (L), saliera; lat. salinum, id. (Promis). 

Salòp (P), sucidone; fr. e provz. salope. porcaccione: \\\^\. slopxvj, 
fangoso (Diez. salope): slavo scialaste porcheria. 

Salssèt (F), sarsèt, la valeriana ortense; fr. doucette, insalata che 
per contrasto di gusti in italiano ha sapore salso ed in francese 
lo ha dolce. — Fé halè 7 sarsèt, far ballare lo scilinguagnolo, 
loquacità femminile talvolta molto salata. 

Salvàj, sarvàj (L), selvaggio; lat. silvaticus, id. (Flechia); fran- 
cese saiivage. id. 

Sana (L), calice, bicchiere, assaggio; lat. e greco cijatiis, bicchiere 
(siaius. sianus, sanus); — sana scruss'/a, conca fessa, persona 
malandata. 

Sanàt (R), vitello castrato ; roumancio san, castrato. 

Sanata (D) (Vopisco 1480), quanto cape in un bicchiere. V. Sana. 

Sanbajoùn (T), zabaglione; it. zahajone, a. ted. zahalón; tedesco 
tappeln, sbattere; provz. sanibayeii (Zalli), id. 

Sandaràca (L), sandràca, resina gialla; lat. sandardcuìii, solfuro 
rosso d'arsenico; fr. sanderaque, id. 

Sandòn (F), strutto; fr. saindoiix (v. fr. sam, grascia; do(tx, dolce 
non salato); lat. sagina, id. 

Sangiùt (L), singhiozzo: lat. singidtus: tr. sanglof, id. 

Sanìn (DP), bicchierino. V. SaTia. 

Sansì d* mèj (F), p'r sansi d' mcj, per mancanza di cosa migliore; 
dal fr. changer, cambiare {fante de mieux, non potendo cambiar 
in meglio, farne a meno). 

Sansiè, sansij (D), prudere, prurito. V. Zanzii. 

Sàpa (F), fé 'na sàpa, commetter un marrone; fr. sape, scavo sot- 
terraneo, cagione di rovina. 



- 175 — 

Sapèl (F), calla] a, varco, passo; fr. saper, far trincee. 

Sapìn (L), pino, abete; lat. sapinus {àbies alba), abete bianco. 

Sapone (F), sapinè, zappare; fr. saper, icl. 

Sapronè (F), far da cavalier servente ; fr. chaperonner, si dice di 
persona attempata che per gentilezza accompagna una giovane 
donna. 

Sarà, 2àra (SL), collera, stizza; slavo .mrì, collera, .mrit, irritare. 

Sarabanda (S), fracasso, ballo; spagn. sarabanda, ballo grave in 
tre tempi; persiano sarhend, canzone con musica (Diez, sarà- ^ 
banda); slavo ssarabanit, schiamazzare. 

Saràca (I), pesce e percosse; ital. sàrago, sargo, specie di triglia 
del mare egizio, che si fa seccare. 

su coule ex-regie spale 

ai mola na quatreiia d' saràche proiii d' cccur. 

(Calvo). 

Saràja (P), sarè, serratura, chiudere; provz. sarrà, serrare; centrone 
seraiUe, chiusura, serratura. 

Sari (L), s'rbiè, sarbiè, sarchiare; lat. sarlre, smuover leggermente 
colla vanga il terreno. La b di sarbiè può originare dal futuro 
sarìbo del verbo sarlre. 

Sarìss (L), sq\\q,q, gneiss, pietra simile al granito; lat. silex (silicens), 
selce. 

Sarnèj (L), crivello (Biondelli); lat. cernere, scerre, scegliere. 

Sarsì (P), rammendare ; provz. sarei ; b. lat. sarei re, id. 

Sarùss (T), raccapriccio; ted. saner, acido; latino sarissa, lunga 
picca antica macedonica. Come gladium ha originato sgiaj 
(Flechia), così sarissa può aver originato sarùss. 

Sarvàn (D), riverbero, folletto (Vopisco 1560). V. S'rvàn. 

Saspè, sespè (F), lavoro dei legatori da libri, marmoreggiare; fran- 
cese jasper, diaspreggiare. 

Sasslòt, sarslòt (F), forchètula, uccello d'acqua; fr. cercèlle ; \diimo 
querquedula. 

Satì (L), compresso, fitto, stivato; lat. satis, abbastanza; satiatus, 
saturo. 



— 176 — 

Satùrnio (L), umor malinconico; lat. taciturnus (ingl. spleen; Diez. 
som). 

Saul (DP), savùj, savìj, pungiglione, spina delle api, vespe, ecc.; 
dal piem. sàiva, savùm (come bava, baviìm), indicante l'umore 
acre che quelli insetti cacciano colla puntura nella cute umana. 

Sauri, savuri (B), saporito, gustoso, sapido; borgog. savur, sapore 
(Burguy, savor). 

Sautìssa (F), ?^7ì^^, salsiccia; fr. sancisse; lat. sa?5ic?a, id. (Littrè), 
salsum ccedere, tagliar carne salata. 

Sautrignè (F), ciaudronè, scambiettare: frane, sautiller ; italiano 
saltellare. 

Savardòn (F), savWdiòn, grosso bastone nodoso; fr. savart, terreno 
da pascolo, dove allignano stei"peti, che somministrano quella 
sorta di mazze robuste. 

Savàt, savàta, savatè (F), ciabatta, percuotere colla ciabatta; fran- 
cese savate, id. 

Savatìie (DP), castagne sbattute dalla pianta; dal piem. savatè, 
sbattere, percuotere. 

Savussè (B). spruzzare acqua (Pipino), come javussè; borg. jave, 
acqua. V. Sbaciassè. 

Sbaciassè, spacia^sé (D), guazzare, bagnar a profusione. V. Baciàss. 

Sbafumà (F), stravolto, fremente; fr. bafouè, dal borg. ba/fe, min- 
chionatura. 

Sbagè, sbagg' (1), baggiolare, puntellare una casa; ital. baggiòlo, 
puntello. 

Sbalucà (L), abbagliato; lat. òa-^<tó-, èaZ^/'cm, sabbia d"oro, abbaglia- 
occbio (Diez, bagliore), genov. abbarliigà, id. 

Sbarbossè (I), strapazzare ; italiano barbossa, ganascia degli equini 
sotto la quale passa il barbozzale (piemont. groum'tta, francese 
gourmette) e serve ad attivare l'azione del morso, cosicché dar 
uno strappo al barbozzale, vuol dire cagionar dolore alla bocca 
della bestia e per traslato corrisponde a correzione violenta. 

Sbardè (F), spanta-, spandere: fr. bard, gran traino su cui si ca- 
ricano mercanzie; es-barder, lasciarle cadere, disperderle. 



— 177 — 

Sbaròr (F), liciajuola per torcere i denti alla segra; francese dents 
barrées, dente la cui radice è curva, come quelli della sega. 

Sbaruè (I), sbarnè, spaventare, sbaragliare; italiano sparuire per 
spaurire. 

Sbasì (I), allibire, trasecolare, svanir di colore ; ital. basire, svenire ; 
celtico bas, morbo. 

Sb'fìè (F), sprezzare, sb'fiotìs, sVfignoùs, beffardo; frane, bafouer; 
ital. beffare. 

Sb'rgniachè, -gnichè (DP), acciaccare; dal piem. b'rgnia, pruna ; 
ridurre come una pruna acciaccata. 

Sb'rgieirè (DP), s'ciampejrè, disperdere, fugare, dal piem, giajre, 
ghiaja; disperdere come si spande la ghiaja : oppure dal pie- 
montese b'rgè, pecoraro; cacciar via il guardiano e quindi sper- 
dere il branco. 

Sbèrgnie (F), beffe; fr. berner, beffare; slavo shvernii, osceno. 

Sb'rlancioùn, sbrouncioùn, sloncc' (DP), sucidone : dal piem. Vrla, 
cacherella. V. Sloncc'. 

Sb'rlifè (D), insucidare; V. B'rlifàda. 

Sb'rlumàda (D), guardata superficiale. V. Lume. 

Sb'rnùfia (D), donna schifiltosa. V. B'mùfia. 

Sberssì (L), sbris, sbesì, ragnare, panno che traluce dov'è più lo- 
goro; b. lat. bersa, graticcio; provz. blesi, logoro, — camiè 
blesìdo, camicia frusta. 

Sbeìii (D), sbigottimento; piem. sbujì. V. Sburdìsse. 

Sbiandènt, slandènt, slandròn (D), sciupone, sciamannato. V. Slàndra. 

Sbiavà (I), sbiadito; ital. biavo, ceruleo (Diez, biavo). 

Sbièss, p'r sbièss (P), di sbieco, di sghembo; provz. esbiai; frane. 
en biais (Diez, biasare) ; latino bi - facies, bifax, a due faccie 
(Littrè); ted. bies, presa d'acqua per molino (Littrè). 

Sbignèssla, svignèssla (L), voce militare, partir di nascosto; latino 
vinca, mantelletto, macchina di guerra d'assedio; disfar le vinee, 
levar l'assedio. 

12 



— 178 — 

Sbiribèbola (I), carrozzella leggera, locuzione formata da sbirro e 
heifa; legno romagnolo fatto per sfuggire allo inseguimento 
de' birri. 

Sbironà (D), fuor dei gangheri. V. Biròn. 

Sblùe, splùe (B), scintille: borg. éplue, lampo (Mignard, éplttatice): 
prOTz. beltcgo, scintilla. 

Sbogiè (F), sgaiè, smuovere, scavare; fr. houge, buco; lat. bù{iia, 
bugigattolo. 

Sbòlss (D), bolso, asma cavallina ; frane, poussif, cavallo che ha la 
pousse, bolsaggine; lat. pulsus, tocco. V. Borss. 

Sborè, sbroU (F), sbrucare; centrone sbord, levar la grana d'un 
ramo facendolo scorrere nel pugno; fr. bourre, capecchio, lisca 
che si cava dalla prima pettinatura della canepa o del lino. 

Sbòrgnia (SL), sbornia anche in italiano, ubbriacatura; slavo 
ssbòrnii da ssbor^ decotto di erbe; serate di primavera e d'au- 
tunno quando le giovani contadine russe si radunano per la- 
vorare insieme e più spesso per giocare. Nel primo caso lo ssbòrnii 
sarebbe chi ha bevuto molto decotto in senso ironico, nel secondo 
le ssborgnie sarebbero il risultato della veglia nelle stalle russe. 
L'accento sulla prima sillaba esclude la derivazione da sborgnià, 
acciecato da' fumi del vino : questa voce poi è tanto più verosi- 
milmente d'origine slava in quanto che essa è conosciuta lungo 
il littorale nostro Adriatico, dove le parole e la pronunzia slave 
abbondano. 

Sborgnè (P), abbagliare, acciecare ; provz. eibournià, id. 

Sbosarènt (T), malvagio, accorto ; ted. bos. cattivo ; provz. botmn, 
luogo di stravizio, bosinur, accattabrighe. La desinenza in ent 
equivale ad un superlativo; così novent vuol dire nuovissimo. 

Sbotifìà (F), dicesi di persona malandata in salute e di cosa che 
comincia a guastarsi; dal fr. bouter, urtare, colpire, che Littrè 
e Burguy derivano dal ted. medioevale bózen, colpire. Bouter 
si dice in fr. del vino che volta al grasso: il provenz. chiama 
boutis, boutisso, quelle radiche mangerecce che diventano mol- 
lacce e spongiose. Sbotifìà, pertanto avrebbe la sua derivazione 
dal fr. ipotetico es-boutifiè, cioè scosso, rovinato, guasto. 



— 179 — 

Sbragalè (D), schiamazzare. V. Bragalè. 

Sbramasse (D), sbrajassè, sgridare, sbraitare, grida minaccevoli. 
V. Brajè. 

Sbrìcc*, sbrincc\ shrinc-, spricè (T), spruzzare; ted. he-spiitzen, id. ; 
slavo hruisg, sprizzare con acqua. 

Sbrinèsse (D), sb'rlinèsse. accapigliarsi. V. Brin. 

Sbrìs, sbrìsa (F), minuzzolo, bricciolo; frane, bniiser, briser, far a 
pezzi (Diez, bmiser). 

Sbrìss (D), logoro. V. Sberssi. 

Sbrolè (D), sbrolòn, sfrondare, sbrucare. V. Sborè. 

Sbrònda, sbrondè (B), legname minuto per far fuoco : borg. broncie, 
fascina; (Burguy, bronche), it. fronda. 

Sbrouacè (P), sbrouacià, imbrodolare; provz. brouei, brodo; fran- 
cese brouet, id. ; celtico breu, id. 

Sbru'tta, sbrovtta (F), abbrivo, scivolata; fr. brouette, carriola così 
detta per lo slancio che si ottiene con tal maniera di trasporto ; 
— pie la sbratta, prender un scivolone. 

Sbrufi, sbruf (I), sbruffare; ital. sbruffo, tossir leggermente. 

Sbrumè (Pi, dimoiare il bucato; provz. broume, corda di gionco di 
Spagna, reticella; esbrounier, vuol dire levar la biancheria dalla 
rete e dimoiarla, prima di metterla in liscivia. 

Sbìigia (1), sbugià, sbùgia dia strà, ruln, borro, luogo scosceso 
dove scorre l'acqua — rotto della strada ; ital. bugio, buco. 

Sbujentè (P), scottare o sguazzare con acqua bollente; provz. ei- 
boìjentà, scottare (fr. échauder); piem. beùje, bollire. 

Sbujì (L), corrompersi fermentando; lat. ebidlitio. combustione. 
Sbujìsse (D), sbigottirsi. V. Sburdisse. 

Sburdìsse (B), sbujìsse, sbigottirsi; borg. bundir, bondir, saltare, 
trasalire, esser colto di soprassalto. 

Sbusichèsse (I), sbudellarsi; italiano busecchia, budellame, oppure 
veuez. farsi i busi o buchi. 



— 180 — 

Scacaràt, fé dij scacaràt (I), fé dij s'cioùnf d' rìje; ital. cacca, 
scaca^^are; scompisciarsi sotto dal ridere. V. S'ciounfè. 

Scabèc (I), pesce fatto a pezzi e messo in barili; ital. scapezzare, 
perchè per prima cosa gli si taglia la testa (Zalli). 

Scabrtta (L), scaldapiedi ; lat. scahellum, sgabello, sgabelletto; fran- 
cese escaheau. id. 

Scafaròt (I), scarperotto, scarpa bassa; ital. scarferone, stivaletto. 

Scafurlè (I), espilare, rubare con destrezza ; ital. scaffare, giocare a 
pari e caffo, a sbaraglino con 3 dadi. 

Scagàssa (P), caussèt a la scagàssa, calze a bracoloni, sulle cal- 
cagna; provz. escagassà, rovinar abbasso. 

Scalavrina (I), sterpazzola, uccello; it. scalahrino, id. 

Scalombès, scalomhèo (L), rigògolo, uccello; dal lat. oriÒlm gal- 
hida, id. 

Scalvò (F), scope, sbrancare; scalper, sbucciare, levar la buccia o 
scorza. 

Scanà (I), uomo senza un quattrino in tasca; ital. scannare, tagliar 
le canne della gola, svenare. 

guardalo ben, guardalo tutto 

l'uom senza un bajocco quanto è brutto. 

Prov. romanesco. 

Scanfè, sganfe, scancè (P), cancellare; provz. escarfà, id. 
Scantinè (1), sbagliare, uscir di tuono; ital. cantino, — sbagliar la 
corda. 

Scantirè,(IG), stiracchiare e abito che non quadra; inglese smw^i/ , 
cosa meschina, troppo stretta o corta. 

Scaparòn (P), scampolo, avanzo di una pezza di panno, proven- 
zale escapouron, coupon, pezzo da tagliar via come una cedola, 

Scapùss (I), inciampo; it. scappuccio. 

Scaraboutìn (I), bel visetto; it. scarahattola, stipetto per riporvi 
i tjioielli. 

Scaramàna (B), persona spilorcia; borg. éscharsement, stretta eco- 
nomia spinta all'avarizia. 



— 181 — 

Scaranssìa, schinanssia, scansslìa (I), infiammazione alla gola; 
it. squìnanzia, angina. 

Scarassè le vis, scalasse (F), scarioùn, palar le viti ; fr. éclialasser, 
écMlas, b. lat. carratium, palo di vite. 

Scarbòi (I), scarahòt, viluppo, intrigo di fili, capelli, ecc. ; italiano 
garòuglio. 

Scarcagnè (I), scarcagn'Ua, calcare, calca; it. calca. 

Scarèla (L), tajòla, carrucola; lat. carrulus, carretto, perchè oltre 
la forma di ruota trasporta la fune girando. 

Scaritùro (L), voce che secondo il Cibrario, nella storia di Chieri, 
significa una piazza senza presidio ; la sua origine dev'esser latina 
— scara in latino vuol dire torma di soldati (Quicherat) : quindi 
se ne sarà fatto un ipotetico scaritus, cioè un posto presidiato e 
scariturus, che sarà presidiato, ma attualmente non lo è, ep- 
perciò scaritùro, vorrà dire un posto senza presidio. 

Scarmàss (I), soffoco ; ital. scalmanare, scarmana, malanno cagio- 
nato da caldo e freddo. 

Scarmàssa (D), sgualdrina. V. Carmàssa. 

Scarnifleìir (F), scroccone; fr. écornifleur, scroccone di pranzi e 
denari. 

Scaròsa (L), svergognata; lat. squarrosus, coperto di pustole; in- 
glese carouse, ubbriacone. 

Scarpentè (B), scarp'ntòn, scapigliare e chi ha i capelli arruffati; 
parola composta dal prefisso s (aferesi della particella dissolutiva 
dis), dal provz. cara (per cera), figura, e dal piemont. pente per 
penine, pettinare, donde è riuscito il vocabolo dis - cara -penine, 
s'-carpentè, spettinare la figura. 

Scarpiàtola (G), pretesto; guasto dal greco shèpastron, pretesto. 

Scarpisè (F), pestare colla scarpa; fr. piser; provz. pizar; latino 
pisare, assodar terra pestandola con mazze; spagn. ^«sar, pestare 
co'piedi : il piemontese ha adottato il piser francese col prefisso 
italiano scarpa per precisare l'atto di pestar cosa coi piedi, per 
es. i calli del vicino. 

Scarpolè (L), far un intaglio entro cui entri esattamente un altro 
pezzo: Isit scalpo, incavar leggermente ; ìngì. carver, intagliare. 



— 182 — 

Scarpòn (I), villanzone; it. scarpa. 

Scarssàj (L), scalzata, calla] a; lat. scansilia, gradini, passo attra- 
verso siepe e graticciata o cancello per chiuderlo. 

Scarssolè (DP), stralciare leviti; piem. scarss, diradare le foglie, 
i pampini o ramicelli fogliati. 

Scarsslìa (I), ervo, veccia, pianta leguminosa dei prati, delle quali 
sono avide le vacche, e che somministra occorrendo una povera 
farina per far pane; — tempo di carestia pan di veccia. 

Scartablè (I), it. scartabellare. 

Scartàri (L), quaderno; b. lat. cartarium, id. 

Scarvàssa (F), scrivàssa, screpolatura; fr. crevasse, crepaccio. 

Seat' riè (1), scataflòn, sputacchiare; it. catarro., onomatopea d'uno 
sputacchio. 

Scavìss (I), discolo; ital. cavezza., scavezza - collo {es-cavìss., senza 
cavezza). 

S'ceirè, s'ciairè (D), vederci. V. Cèir. 

S'cet (I), ital. schietto, sincero. 

Sch'fì, schifiòs (G), di difficile accontentatura ; greco skifi, verme 
della farina, donde è venuto l'it. schifare. 

Schèrgne (T), beffe; ted. skernen, skern, beffa; italiano scherno; 
slavo skverno, vergogna (Burguy, escharnir); provz. eschernir, 
burlarsi (Mignard). 

Sch'rse (SL), sch'rsì, scWrsinè, scricchiolare; slavo skrejèt (j fr.), 
id.; ted. knirschen, scrosciare; — la pi cativa roua Ve conia c'a 
sch'rsìss, c'a sch'rsina. 

Sch'sa (L), scheggia ; lat. e greco schidiae, trucioli. 

Sch'se (L)P), esclamazione d'ammirazione, capperi! derivato dal piem. 
scìisa e dal lat. schidiae, come a dire: non son trucioli, ma son 
cose d'importanza! 

Sch'sì (L), squittire, verso proprio del cane che rincorre il lepre; 
dal lat. glatire (Littré) ; fr. clatir; ital. squittire — nel dia- 
letto la ^ si è modificata in s, schissire, sch'sì. 



— 183 — 

Scheù, scheùi, seda (L), pascolare (Biondelli); lat. pascuum, pa- 
scila, pascoli. 

Scheùi (L), dado forato per madrevite ; lat. cocìilea, lumaca. 

Scheìise, scheìiit (DP), screpolare, scortecciato, scagliato; dal piem. 
sch'sa, che ha fatto sch'se e poi scheùse, ital. scheggiare. 

Schinssòn (B), fringuello; borg. quinson, id. (Mignard). 

Schìssa,fè schìssa (P) marinare la scuola; fr. s'esquicJier, appartarsi, 
dal V. fr. eschisser, scivolare (Littré): slavo skitatsse, vagabondare. 

Schissè (P), premere, provz. esquichar, schiacciare. 

Schiviè, scJiivè (F), evitare, schivare; fr. esquiver, borg. eshivar^ 
evitare; v. ted. skiuvan, aver paura (Littré). 

S'ciampejrè (D), spinger checchessia innanzi se. V. Ciampejrè. 

Scianchè (I), stracciare; ital. schianto; — chitrop tira, s' cianca la 
fira (il filo). 

S'cianfrla (F), ferita; fr. chinfreneau, sfregio. 

S'cianssòjra (F), cateratta per la distribuzione delle acque ai 
prati ; fr. écìianson, coppiere, ufficiale preposto alla distribuzione 
del vino; ital. saracinesca. 

S'ciào (D), buon dì. V. Ciào. 

S'ciapassè (DP), sculacciare; dal piem. ciàpe, natiche. 

S'ciapè (SL), spaccare; slavo sctscepàt, spaccar legna; provenzale 
esclapà, fendere. 

S'ciapìn (DP), ciarpone, guasta mestieri, malaccorto; dal piemon- 
tese s'ciapè, spaccare {sciapabòsc, spaccalegna) ; it. acciapinare, 
far cosa colla fretta nelle mani. 

S' class (S), fitto, compatto, compresso; spagn. cJiato, piatto (Diez, 
sciatto); slavo ssjatie (j fr.), comprimere. 

S'ciatè (P), sciopè, schiattare; provz. esclatar; frane, éclater, id. 
— crepa avarizia e s'ciàta lussuria. 

S'ciavandè (L), boaro, bifolco, mezzadro; b. lat. clavarius, clavanda, 
da clavis, chiave: colui che tiene le chiavi. 

S'ciavìna (I), veste da pellegrino; ital. schiavina. 



— 184 — 

S'ciòde (F), s'ciòs, sbucciare, lo schiudersi del pulcino dall' uovo; 
fr. éclore, éclos, schiudere, schiuso; lat. esditdere, id. 

S'cionfè (DP), lo scoppiare d'una passione trattenuta — un s'ciònf 
d'rìje, un s'ciònfòn d' piòr, uno scoppio di risa o di pianto ; dal 
piem. s'ciòp, scoppio e come da s'ciofta (fr. echauffette, scal- 
dino) s'è fatto s'cionftà, così da s'ciòp, s'è fatto prima s'ciòmp, 
poi s'ciònf. 

S'cionf ta, s'dofèta (F), fr, échauffette^ scaldavivande, da chauffer, 
^^caldare. 

S'ciòp (I), scoppio; dall'italiano schioppo voltato in scoppio (Diez, 
schioppo). V. S' dupli. 

S'ciorgnì (DP), s'ciurgni, assordare; dal piemont. ciòrgn, sordo. In 
s'durgnì riprende il dominio la u del latino surdus, ma la fles- 
sione segue lo stesso procedimento che alla voce Ciòrgn-, fran- 
cese abasourdir, stordire. 

Sciribìss (D), ghiribizzo. V. GhiriUss. 
Scìrpa (D), sciarpa. V. Sièrpa. 

S'ciuplì (L), crepitare, lo scoppiettare di scintille nel focolare ; latino 
scloppus, romore che si ottiene battendo sulle gote gonfie di 
fiato; b. lat. sclopus, suono. 

S'clìn (T), squillante, suono acuto e penetrante, sonaglio; a. tedesco 
skilla, campanello (Diez, squilla), oppure dal ted. Mingen, suo- 
nare, tintinnare e la prefissa s intensitiva. 

Scofeìign, scofòn (T), calzari fobellini (Val Sesia); tedesco schaf, 
pecora, della cui lana sono fatti. 

Scondiòn (P), scondrignòn, nascondiglio, di nascosto; provenzale 
cscondre, nascondere. V. Naseoundioùn. 

Sconsùbia (L), comitiva, moltitudine (Biondelli); latino excubicB, 
uomini di guardia, sentinelle; nel parmense consuhiar vuol dire 
combinare, connettere (Biondelli). 

Scontradàn (P), scontradòn, sconoscente, petulante, seccatore; dal 
piem. confra andè, contrariare. — (fr. contretemps, contrattempo). 
V. Scontrè. 



— 185 — 

Scontrò (F), scontrarsi, offendere — scontrò inai, capitar male, 
fr. rencontre, scontro, zaffa. L'elemento è il fr. contre, contro, 
avverso. 

Scopàss (I), scupissòn, scapellotto; ital. scapaceiata, scapaccione. 
V. Cupìss. 

Scope, scop (L). scapezzare un albero; lat. scopa; ital. scopa, certe 
scope sono fatte appunto colle cime dei rami tagliati; 

Scòrse (I), dar nell'occhio della gente; fesse scòrse; ital, scorgere. 

Scòs (I), nascosto; ital. nascoso. 

Scoss (T), davanzale delle finestre ; tedesco geschoss, ripiano della 
finestra, 

Scoss'la (I), capecchio, lisca che cade dal lino o canepa; italiano 
scotolatura da scòtola, coltello di legno col quale si scuotono 
lino e canepa per mondarle dalla lisca. 

Scossòn (I), mozzo di stalla — chi traffica e doma cavalli ; it, scos- 
sone; V. fr. cosson, dal lat. di Plauto: cocio, mediatore. 

Scossonèsse (D), accapigliarsi, bastonarsi di santa ragione, uso 
scozzoni; it, scuotersi. V. Scossòn. 

Scot (F), buscàja, minuzzoli di legno; fr. écot, rami eccedenti sul 
tronco mal tagliato; ted. scJiuz, scheggia (Burguy, escot). 

Scotiòn (D), bordoni, penne che spuntano alli uccelli novellini, 
V. Scot. 

Scracè (F), buttar fuori sornacchi; fr. cracker (Flechia); teutonico 
hràki (Burguy, racher); ital. scaracchio. 

Scravàssa (F), setola (Biondelli); fr. crevasse, crepaccio tanto nei 
muri, come sulla pelle delle mani. 

Scrimèri (F), fogna, cosa fetente; fr. écoeurer, stomacare. 

Scrìve, vate fé scrìve (I), va in malora; piem. scrìvsse, scriversi, 
per arruolarsi soldato volontario; fèsse scrìve, è anche farsi in- 
scrivere nell'albo dei matrimonj al Municipio, 

Scròi (I), zoccoli tutti di legno per star nell'acqua. Questa parola 
è italiana, anzi toscana: è registrata dal Carena nel Vocabolario 
metodico domestico, ove dice: « Questi rozzi calzari adopranli 



- 186 — 

in Viareggio ed a Livorno i marinai, e costà appunto sono chia- 
mati scrqj, denominazione che pare derivata dall'antico addiettivo 
crojo, che vuol dire duro, non pieghevole, ecc. ». Però il borgo- 
gnone esprime meglio la forma di questi zoccoli incavati e li 
chiama socs-croues, in piem. soco creus, zoccoli incavati. 

Soros, scrosarìa (D), sucido, porcheria. V. Scaròsa. 

Scrussì, scruss(B), scricchiare: borg. cmssir ; roumancio scruscher ; 
it. scrosciare (Diez, crosciare). 

Scrussì (F), crpà, incrinato, fesso; fr. crevassé, id. 

Scudèla (L). scodella; lat. sciita, scutella; frane, écuelle, id. slavo 

skudel, argilla. 

Scùfi (D), schifo. V. Sch'fì. 

Scufì (T), incavato; tedesco scìàef, di traverso; inglese skew, id. 
(Suckau). 

Scufìòt (I), cuffietta e lattone; it. cuffia e per analogia 5c7«'a/fo ; vera- 
mente scufiòt non è un vero schiaffo sulla guancia, ma una 
percossa sulle orecchie, scapaccione, scopellotto. 

Scupissòn D), scapezzone. V. Scopàss, Cuplss, Scufiòt. 

Scuse (F), fare a meno; fr. s'excuser, dispensarsi di far una cosa; 
— e a scuso com'a peùlo, s'ingegnino, provvedano alla meglio ! 

Scuvìglio (F), ramassèt, spazzatura; fr. écouvillon, spazzolone pel 
forno, scopino. 

S'ber, zho (T). tinozza, bigoncia; tedesco zuber, tino (Diez, gerla); 
fr. sehile, id.; slavo jhanyi (j. fr.), tino. 

Sébo (L), goffo, stupido; lat. hehes, ebete. V. Zèho. 

Sdè, d'sdèsse (D), anneghittire, ed anche accorgersi. V. D'sdait. Lo 
accorgersi ha origine nell'it. addarsi. 

Sé (F), sì, voce plebea di affermazione; frane, e' est, è. — diràstu 
sempre sissgnoùr? — Sé. 

Seder (L), cassetta del cocchiere; celt. e latino essedttm, can-o di 
trasporto. 

Sei (P), sé, sete; provz. se, fr. soif, id. 



— 187 — 

Sèil (F), segale; fr. seigle: lafc. secala, id. 

Sèino (L), colpo di dadi che fa due sei al gioco del tric-trac; lat. 
senis (Littré), come nel lat. c'è hinio per indicare che i due 
dadi han fatto due punti ; francese sonnez^ id. 

Sèira (F), sera; v. fr seyr (Bartsch, soir), id. 

Sèja (L), setola; fr. soie; lai seta. 

Sépp (SL), ceppi; slavo ^^'e^;, catena; fr. cep, latino cippus, tronco 
d'albero. 

S'ppa (D), ceppaia. V. Sépp. 

S'rbiè (L), s'rèià, sarchiare; lat. sarpere, tagliar la vigna; fr. serpe, 
falcetto per mondare li alberi ; ted. saubern, pulire il campo 
dalle erbe cattive. 

Sèrcc', ceree' (L), cerchio; lat. circus, circìilus, circolo (Canini). 

Sèren, séme (L), scegliere ; lat. cernere ; italiano scerre ; — séme le 
pùles a quaicim, esaminarne la condotta: buffo confronto coll'at- 
tenzione della donnetta che cerca le pulci nella sua camicia. 

Serena (F), rugiada, se mattutina, guazza, se vespertina; lat. serum, 
sera; fr. serein, guazza. 

Seroùn (L), specie di quercia (Zalli); lat. cernis, cerro; fr. chéne 
cerriis, id. 

Sèrpa (T), cassetto delle carrozze su cui siede il cocchiere; v. le- 
desco scherbe, saccoccia, dalla forma primitiva di quella sorta 
sedili, 

Serp'ta (L), falcetto; lat. sirpicìila, id.; fr. serpe, falcetto. 

S*rvàj (D), selvaggio. V. Salvàj. 

S'rvàn (F), raggio di sole riverberato; fr. cerf- volani, cometa; ana- 
logia tra il guizzare di un raggio di sole e il guizzar della cometa 
dei fanciulli. 

S*sìn (F), ano; fr. chaise, sedia. 

S*ssa (L), faiissìa, falce; lat. ccedere, ccesum, tagliare. 

S'sta (L), garbàgna, garbìna; lat. cista; it. cesta. 



— 188 — 

Set (B), strillo fanciullesco fatto per spaurire di sorpresa un com- 
pagno; borg. cesi, ecco, questo — à'set an quat, modo prover- 
biale che vuol dire di quando in quando; l'origine può essere 
un guasto del lat. : quum esset aliquando ... e può anche essere 
un calcolo aritmetico: su sette volte riuscirne quattro. 

Seù, so (B), questo; borg. plurale di su, sua, sue; forma latina di 
suus fatto seus per analogia col meus (Burguy, ses). 

Seùgn (P), sonno e sogno; provz. souen, id. 

Seìija (DP), tàca d'I botai, suolo sostegno su cui posano le botti 
in cantina; dal piem. seul, suolo. 

Seìili (F), liscio, seuliè, suliè, lisciare; fr. lisser, id. — Seùli è for- 
mato dal fr. lis, liscio, preceduto dalla s intensitiva, s'Us; spa- 
gnuolo dès-lizar, id. 

Seùta (DP), cioss, chioccia; dal piem. sòta, ciòta, ciòss, chioccia. 

Sev (L), cioènda, siepe ; lat. sepes, cinta, barriera ; borg. seu, seuvel, 
sambuco, con cui sono fatte ordinariamente le siepi (Burguy, seu). 

Sfardà, sfardè (F), dissoluto, smascherare; fr. fard., belletto, scia- 
mannato che non pensa ad incipriarsi; voce nata sul principio 
del secolo attuale: levare il belletto, smascherare. 

Sfòira (L), diarrea; lat. foria, diarrea; fr. foirer, foire, flusso di 
ventre. 

Sfojoùr (B), il ganzo; borg. froyer, la fregola dei pesci (Burguy, 
froijer)', 'l me sfojoùr è come a dire: 'Ime frojour! cioè colui 
che va in fregola per me. 

Sfòrgo (L), lampo nelle nuvole: italiano folgore, sfolgorare; latino 
fulgur, id. 

Sfourgiounè (F), impinzare, rattizzare il fuoco; francese four- 
gonner, id. 

Sfrandà (D), slanciato, senza ritegno. V. Frànda; lanciato come 
sasso dalla fionda. 

Sfrasè (R), lo sconciarsi delle bestie; il roumancio ha frasegn, so- 
lido: s frase sarebbe desfrasegn, indebolito, donde l'abortire 
delle bestie. — Lat. frangere, rovinare, abbattere. 



— 189 — 

Sflrisè, sfrìs (F), sfregio, berleffo sulla faccia, rasentare; fr. friser, 
passar rasente (Diez, fregare). 

Sfrosè (L), far contrabbando; lat. fraus, it. froda. 

Sfròsna (DP), giovane mascagno, diabolico ; da frosna, fiocina ; gio- 
vane che sa attirar i pesciolini all'acqua dolce. 

Sfucinè (L), scappar via ; latino fitgo, fugito, id. ; greco fughi, fuga. 

Sfurmiolè (DP), formicolìo ; dal piem. furmia, formica. — If ai le 
man c'am sfurmioùlo, le mani mi prudono. 

Sfurnià (P), scappato dal nido, sfurniòr, nidiace; provz. eifournià, 
sfornare, uccelletti che abbandonano il nido. 

Sganfaròn, scanfaròn (D), sgorbio, cancellatura. V. Scanfè. 

Sganganà, sgangarà (T), chi sta male in piedi, che cammina scian- 
cato; dal ted. gang, andatura e la 5 prefissa des distruttiva. 

Sgaràda (I), errore, sbaglio grave; ital. sgarrare, fallir il colpo, 
perder la strada; fr. s'égarer, smarrirsi, traviare. Ada flessione 
provenzale. 

Sgaravèl (DP), sprona] a, sgarro, squarcio al velo o pelo del ca- 
vallo: dal piem. sgar, da sgairè, sciupare e vel, pel, pelo. 

Sgarbèl (B), straccio; borg. garbe, fascio di spiche: es-garher, sa- 
rebbe disfare questo fascio e analogamente scerpare un panno, 
sfilacciarlo, farne uno straccio. 

Sgarbèo (L), orieàl, rigogolo; lat. galhìlla (fr. loriol), id. 

Sgarboujè (I), sbrogliare ; it. garbuglio (dis-garbugliare). 

Sgardamèl (1), sgaravèl, sgardabèl, sgarbèl, spronaja. Y. Sgaramel. 

Sgardamlè (DP), sgardabèl, squarcio fatto in mezzo ad un panno; 
dal piem. squartamlè, squartàmel, squarciare, squarcio. — Eùj 
sgardamlà, occhi scerpellati, le cui palpebre sono arrovesciate. 

Sgarè (I), garssè, sgalssè, sviare; fr. égarer; it. sgarrare, prender 
errore, sbagliar un colpo. 

Sgarì (I), sgàri, strillare, strillo; it. garrire, stridere degli uccelli; 
celtico gaìrm, gridare ; lat. gannire, gemito carezzevole del cane. 

Sgaribotè, - boìè (D), foracchiare un corpo solido. V. Garibotè. 



— 190 — 

Sgarognè (F), scalfire; per sharognè, la 5 è intensitiva, il ba è 
particella distruttiva e rogne dal frane, ranger, rodere superfi- 
cialmente. 

Sgaròsa (D), sfacciata. V. Scaròsa. 

Sgatè (B), scavare, indagare, raspare; borg. gaster; latino vastare 
guastare (Burguy, gaster). 

Sgavassèsse (D), svesciarsi, dir l'animo suo. V. Gavàss. 

Sghejrè, sgajrè (B), sgairòn, sciupare, dissipatore ; borg. es-giiarer. 
perder di vista, smarrire -- da gare, ricovero, esgarer, levare 
dal ricovero: di qui origina l'elemento piemontese sgar, che in- 
dica sciupio. 

Sghembo (G), sglàmho, storto; greco skimhos, rannicchiato (Diez 
sghembo); fr. guingois, di traverso. 

Sgh'nìcio (D), uomo debole. V. SgJi'mcio. 

Sgheùsia (F), sgheùsa, fame; fraine, gueiiser, accattar, cercar l'ele- 
mosina. 
Sghiaròla (D), sdrucciolo; fr. glissoire, id. V. Sghiè. 

Sghicè (T), sg}ùcc\ s^^^cè^, schizzare, schizzetto ; ted. ivitscJien, sci- 
volare, scappar via, italiano guizzare (Diez, ib.) — la prefissa s è 
intensitiva. 

Sghicèt (DP), sghicc, sghicè, cannelletto per schizzare, schizzo, it. 
guizzo, analogia tra lo spruzzo d'acqua schizzata fuori dal can- 
nelletto e l'impeto del pesce che guizza via. 

Sghiè (F), schiè, squarè, scivolare, pattinare; provenz. esquihà; te- 
desco gliischen; fr. glisser, id. (Burguy, giace). 

Sghignasse (1), sgrignasse, sghigtioflè, ghignare, ridere villanamente; 
(lat. cachinnari, ridere smodatamente); ìta.\. ghignare, sghignare, 
rider sotto i baffi; spagn. guinar; provz. guinhar; fr. guigtier, 
ammiccare cogli occhi ; piem. ghigna, brutto viso per la smorfia 
che cagiona tal modo di ridere (Diez, ghignare). 

Sghìncio (I), persona flessuosa, l'amoroso e lo sdrucciolo; — sgh'nìcio, 
è un guasto di sghìncio; ted. winsch, obliquo ; ital. schincio id. 
V. Sguàncio. 

Sghinssàl (1), porta morso dalla parte sinistra; it. sguancia, 
(sguanciale). 



— 191 — 

Sgiàf (F), sgiaflòn, schiaffo, ceffone ; fr. gifle : lat. cólaphtis, id. 

Sgiàj (SL), ribrezzo; slavo ujàss (j frane), spavento; ussgiassàt, 
giassè 7 sang, allibire; provz. glay, spada e paura; dal latino 
gladium, spada (Diez, ghiado, Biirguy, glaive). 

Sgichèsse ,F), far pancia, per sgitèsse; frane, se déjecter, forjeter, 
sortir dall'appiombo. 

Sgimbè (L), fé gomba, far pancia, far gobba; proprio dei tavoloni 
che si curvano; lat. gibba, gobba, 

Sgnèpp (T), sgnìpp, beccaccino reale; tedesco scJmepfe, id. (Diez, 
sgneppe). 

Sguiacà (D), sgniachè, sgnichè, schiacciare. V. Gniàc. 

Sgognè (1), d'sgognè, esser sconveniente, cosa che guasta ; ital. gogna 
esposizione alli scherni del pubblico ; it. vergogna (Diez, gogna). 

Sgòrbi (I), indecente, senza garbo; it. sgorbio, macchia d'inchiostro. 

Sgorràta (F), scorràta, legnetto a due ruote, uso biga ; frane, chaise 
coltrante, roulante, id. 

Sgrafìgnè (F), graffiare e rubare; prò venz. grafignà; fi: égratigner, 
graffiare. 

Sgrilì (F), crepacciato, fesso; fr. gril, graticola, ai cui rami somi- 
glia una superficie crepacciata. 

Sgroujatè (DP), sgroujè per sg rotate, levar la róla alle noci e spen- 
dere ; dal piem. róla, mallo della noce ; per analogia, snocciolare 
quattrini. 

Sgrufiè (I), scuffiare, mangiare con avidità ad uso maiale ; italiano 
grufolare, dei porci. 

Sgrugnòn (1), sgrognòn, ceffone ; ital. sgrugnarsi da grugno, pic- 
chiarsi in volto. 

Sguàncio (T), persona sottile; ted. schwanh, sottile, di bella vita. 

Sguliardàr (DP), dissipare (Biondelli); dal piem. gouUard, ghiot- 
tone; che mangia la sua roba. 

Sgurè, gt(rè (F), nettare raspando; frane, écurer: v.ted. schuuren, 
spazzare; lat. curare, aver cura (Diez^ sgurare). 



— 192 — 

Sgùrma (DP), fame (Biondelli), per sgruma; piem. grumiè, gru- 
folare dei porci. 

Sìa (L), secchia: lai situla, urna pei voti: fr. seel (Diaz, secchia, 
Burguy, seille). « guardò fieui ari fi neuv regolament soussì as 
Clama secchia; ma a Ve sempre una sia » (Scuola dell Artigliere). 

Siala (L), cicala: lat. cicàda, id. 

Siassè, siàss{L), setacciare, staccio; lat. setaceum, id. (Diez, staccio); 
fr. sas, b. lat. setatium, da seta (Littrè). 

Sicòria (L), cicoria e testone; lat. cicìioreum; it. cicorea; pel testone 
è un guasto del lat. ciconia, cicogna, testa su un collo lungo, 
che pei Latini era un segno spregiativo. — A tergo quem nulla 
ciconia pinsit, colui cui nessuno ha mai fatte le corna. 

Siè, saitòr (F), falciare, falciatore; frane, scier (les blés), segare il 
grano ; in Borgogna le falci usano dentate come seghe ; tedesco 
sichel, falce, greco sitos, grano. V. Saitòr. 

Siè (D), lavèl, acquajo. V. Sìa; luogo dove si tengono le secchie. 

Sièrpa (T), sciarpa ; ted. scherbe, saccoccia (Littrè); fr. écharpe, id. 

Sigilìn (I), secchiolino; lat. sitìilus, id. 

Sigògna (I), gancio della gronda; ital. cicogna, dalla forma ordi- 
naria che si dà al collo delle gronde. 

Sim (L), sego; lat. sehum, sevum; fr. suif, sego. 
Sìugia (L), cinghia ; lat. cingula, id. 
Sinìsia (L), cenisia;lat. cinis, cenere. 
Sira (F), cera; fr. ciré, id. 

Sirà (R), sirognà, sire, storto ; imbrogliare, far la spia a qualcuno; 
roumancio schirau, storto; piem. sdrà, volto male. 

Sirignòla (DP), sivignòla, manovella del pozzo; dal piemon. sìa, 
secchia e lignòta, cordicella : oppure dal piem. sirà per la forma 
ordinaria che si dà al ferro del manubrio, foggiato ad s. 

Siròc (1), vento sud-est ; italiano scirocco ; arabo chàrqui TLittrè) , 
slavo suiroi, umido. 

Sirògic {L)j chirurgo; b. lat. medicus cirogie, nel 1313 (Cibrario, 
Torino). 



— 193 — 

Sìsia (L), ascella; lat. axilla; fr. aisselle, id. 

Sislèca (I), burla; it. cilecca, scilecca (fr. niche), id. 

Sissè (F), assai, fr. assez, id. V. Ansissè. 

Sìtola (I), sivltola, so'tta, civetta passerina; ital. civetta; francese 
chouette, id, 

Sivaliè (F), pavoncella di mare; frane, cìievalier, cavaliere, pel suo 
umore pugnace, diffatti in latino è tringa pugnax. 

Sivè (DP), falce (D'Azeglio); dal piem. siè, falciare. 

Sivè (F), sala; fr. civière, barella da trasporto. 

Sivè (F), intingolo di lepre; fr. civet, id. 

Slanbanè d'I rie (I), smascellare dalle risa; ital. slomharsi. 

Slàndra (P), slandrina, sgualdrina; provz. landrino, donna vaga- 
bonda; a la slandrina, trascuratamente. 

Slanpè (F), spander liquido per scossa al vaso ; fr. lampée, macchia 
cagionata da un liquido. 

Slàr d'I let (I), sia, sopraccielo del letto; it. solajo. 

Slavandòn (DP), rovescio di pioggia; dal piem. lave, lavanda, la- 
vare, lavata, e la s intensitiva. 

Slavandròn (L), sgiaflòn, ceffone, manrovescio; lat. alàpa, schiaffo 
{alapone, lapandone, lavandone) — garòfo d'sinc feùje, in senso 
burlesco, italianamente una cinquina. 

Slayhss - ssùn - ndòn (F), ròi, acquazzone; fr. lavasse, pioggia im- 
provvisa. V. Bòi. 

Slèivo (SL), strutto; slavo slivàt, fondere. 

Slèpa (IG), ceffata, v. lombarda; ingl. slap, pacca, battere; ted. Jclapps, 
id.; lat. alàpa, schiaffo; slavo sslepat, batter colle mani. 

Srsèsse (D), scivolare; ted. schlitten, id. V. Lesèsse. 

Sletij (C), sfinito, languente (Biondelli), lombardismo, leùj, sonno- 
lenza, donde il piem. lòira, ffiaccona; dal celtico lochd, high, 
languido. 

Sleùs (B), sbiadito ; borg. luisir, (es-luisir), che ha perso il suo lu- 
cente. V. Baleùs. 

13 



— 194 — 

Slinguè (L), slovè, slaivè, liquefare, sgelare; lat. liquens, liqueo, 
sciogliersi in liquido ; tedesco lingen, stendere (Suckau, long) ; 
slovè dal lat. solvi, sciogliersi; slaivè dal borg. aive, acqua. 

Slipà, slipè, Upè (T), smussare ; tedesco lippen, labbro : come a dire 
slabbrare. 

Slòfate, andè a sia fate (T), andar a letto; b. tedesco slofen per 
sclilafen, dormire. 

Slòfi, lòfi (IG), spossato; ingl, loof orza, bordeggiare: stato delle 
vele mai piene di vento. 

Slòjra (P), aratro ; provz. seloujro; iv. silloire (Diez, aratro); basso 
latino celoria: così i nota] scrivevano l'aratro nel 1615. (Promise 
Cibrario). 

Sloncc' (DP), sucido, sconcio, sciattato della persona (Pipino); sin- 
cope dal piem. sb'rlonciòn. 

Slònse (DP), pedinare qualcuno; piem. oungie, unghie; andèje su 
f oungie dìj pè, id. 

Slurdissòn (D), lourdià, stordimento. V. Lourd. 

Slussiè (D), lampeggia, frequente. V. Lòsna. 

Smachè (F), svergognare; frane. ìnasque, «fe-z/tasg-ieer, smascherare; 
it. sniaccare. 

Smangè (F), prudere; fr. démanger, id. 

Smargàj (D), cencio. V. Margàj. 

Smasì, smasinè (G), stemperare; greco maza, pasta, farina col 
latte; slavo smàzinat, smaz. ungere; lat. macerare. 

Smijè (L), rassomigliare, parere; lat. similo, donde un ipotetico s?'- 
mile)\ somigliare; — am smija, mi pare, credo. 

Smilss (I), smìmer (Zalli), gracile, smmgol, mingherlino; italiano 
smilzo, poco meno che senza milza (Diez, milza). 

Smorflòn (D), mostaccione, dato col dosso della mano. V". Mouflòn. 

Smoune (P), esibire; borg. setnondre; provenz. seìnoundre, offrire, 
proporre. 

Smulinè (B), stnofè, smottare; borg. muiller; ital. mollare^ cedere 
(Burguy, mol) (fr. s'ébouler, id.). 



— 195 — 
Smurcè (D), rovistare. V, Armuss'cè. 

Snìss (L), canerino e fringuello: lat. fringuilla serinus; francese, 
serin de Provence. 

Snojèt 'jiaùn (S), gionchiglia, narciso di Spagna; spagn. _/Mwgw7?o, 
da juncus, giunco; fr. jonquille, id. 

Soà (B), fiducioso, tranquillo; mal sod, sfiduciato, irrequieto; bor- 
gognone seoir,sooir, situarsi (Biirguy, seoir); lat. sedatus, calmo. 
Odisse sedatum, odiare i posa piano. Orazio. 

Soàstr, sonasti- (B), gomena, grossa fune di canepa; borgog. cìieve- 
sfre, cavezza (Mignard); lat. capistrum, legaccio per attaccar 
le viti. 

Soàt (I), sovàt, soèt, cuoio per cavezza; it. sovatto, id. 

Soc (F), ferro di punta dell'aratro; frane, soc, id.: gaelico soc, id. 
(Burguy, sechon). 

Sòche (L), scarpe colla pianta di legno; lat. soccus, calzatura dei 
comici ; borg. soc, socon, zoccolo. 

Socrolè (F), scroU, scrolàda, scuotere, scossa; frane, som crouler, 
sbattere, far cadere abbasso (Littré). 

So'tta (D), uccello raonferrino; assiuolo, uccello notturno simile alla 
civetta, V. Sitola. 

Soi? (B), soli; cosa? quello; borgog. co, ce, icliele, celui (Burguy, 
icel, iceo). 

Sòia (L), suola di scarpe; lat. solea, sandalo; francese sole, suola; 
— aussè le sole, alzar i tacchi, scappare. 

Sola (F), pialla ; frane, essau, pialla incurvata per lavorar l'interno 
delle botti. 

Sole (F), sole mort, soffitto della camera, solaio, sottotetto; frane. 
solier; lat. solarium, il più alto spazio aperto della casa, gra- 
naio; fr. osuvres mortes, galetas. 

Sole '1 bust, sole le scarpe (F), allacciare il busto; francese 
sous-lier, enlacer, lacer, id. 

Soli, sorì (DP), solatìo; dal piem. sol, sole, esposto a giorno. 

Soli (F), quello (pronome); fr. celai, id. 



— 196 — 

Soma (B), asina, somarella; borg. so;we, bestia da soma; b. latino 
salma; greco sagma, basto, carico (Burguy, somme). 

Sòma d'aj (B), pane unto coll'aglio; borgog. som, punta (Burguy, 
punta). 

Son e lon (B), questo e quello; borg. son; latino suum, suo; lon^ 
aferesi del lat. illum., quello. 

Sonàmber (I), sonaj, balordo; it. sonnambulo. 

Sonès (D), due dadi che scoprono il 6. V. Sèino. 

Sopànta (F), trampèt, soppalco; frane, sous-pente, sotto il pendìo 
del tetto. 

Sopèt, a pè sopèt (1), a pie' zoppo (fr. clocìiepied) \ it. zoppicare 
(saltellar su una gamba sola). 

Sor (I), non assodato, soffice come la neve caduta di fresco, pan 

fi-ollo; it. sollo. 
Sorgnòn (I), surniòn, 5t<5or^wòw, cupo, uomo taciturno ; it. sormowe; 

fr. sournois. dissimulato. 

Soriàn (I), color bigio strisciato; derivato dall'it. gatto di Sorta. 

Sortumòs, sorsìss (F), acquitrino, polla d'acqua; fr. sourdre; la- 
tino surgere, scaturiginosus, abbondante di polle d'acqua. 

Sossi (F), questo; fr. ceci, id. 

Sòsta (P), riparo, rifugio; provz. s'assoustà, sousto, ricovero; latina 
sub stare, mettersi sotto. 

Sót (D), buca piana. V. Ciót. 

Sotòc, sobòc (P), sbalzo, scossa; provz. satacuou, culata. 

Sòtola (F), trottola, uomo goffo; frane, sautiller, saltellare; latino 
totutilis, che va al trotto (Diez, trottare). 

Soupatè (F), sbattere; fr. sous battre, id. 

Souquè (L), un pezzetto, un tantino; parola sformata dal latino: 
nescio quid, un non so che. 

Spaghèt (SL), tremarella; slavo ispug, spavento. 

Spagnelù (S), pidocchio; spagn. espanol, ricordo storico dei Gallo- 
ispani che disertarono orribilmente il Piemonte colle guerre dei 
secoli XVI e XVII. 



— 197 — 

Spantiè (L), spaiare, sbardè; lat. ex-spandere, sparpagliare, span- 
dere. — Spaiare le andane e i maciairòn, spandere il fieno ta- 
gliato ed ammucchiato. 

Spaolè (L), spaulè, spàula, spòca^ spatula, scotola; scotolare il lino 
e la canepa; lat. spatula^ excutere. V. Scoss'la. 

Spapamoc (I), voce stramba; it. scapellotto. 
Sparm (F), sparmison, spavento; frane, spasme^ spasimo: la s si 
cambia in r (Burguy, pag. XX). 

Sparve (F), persona sfrontata; fr. épervier, sparviero. 

Spassèsse (F), fare a meno di una cosa, non incaricarsene; fr. s'en 
passer, id. 

Spatùss (C), sfarzo, sfoggio di ricchezze; questa voce, se non è una 
parola sformata dal latino /as^ws, fasto, orgoglio (in cui la /"si 
sarebbe mutata in p colla metatesi di past in spai), e se nem- 
meno origina dal greco spaiali^ godersela, adornarsi; gli è molto 
' probabile che abbia un' origine celtica e parentela col piemon- 
tese paia baia ed anche col patlss di questo Glossario. Roget 
al n- 231 e nella tavola 5^ delle radicali galliche ricorda come 
in una commedia latina del IV secolo il Dio Lare dica ad un 
tale: — vattene a vivere sulle rive della Loire; ibi toium licei: 
si dives fueris, Paius appellaheris, cioè, colà tutto è lecito e 
se ti arricchirai sarai chiamato Patus! Oggi si direbbe a f daràn 
d'I monssà. In tal caso Paius sarebbe parola celtica, vorrebbe 
dire ricco^ ahbondanie, magnifico e corrisponderebbe allo spaitiss 
piemontese, rinforzato dalla 5 prefissa intensitiva. E patìss, che 
fu detto di origine latina dal verbo paiì, patire, sarebbe mediante 
l'addolcimento della u in i il rovescio di patus, cioè un ine- 
schinello. 

Spatrinà (F), scamiciato, sciorinarsi (Alfieri); frane, se spoitriner, 
scolacciarsi. 

Spegàss (F), imbratto; lombardismo spegasc ; fr. f/àcher, far un 
lavoro grossolano. 

Sp'rmisòn (DP), tenèsmo; piem. sp'rme; it. spremere. 

Sperss (F), desiderio di persona assente, smarrito; a. fr. esperdre, 
h\ éperdu, id. Littrè e Burguy lo fanao derivare dal lat. ^:)e/-- 
ditum, ma veramente lo sperss piem. ha maggior espressione 
di rincrescimento che non il perdere latino. 



— 198 — 
Sp'rssòn (I), pinoli fitti nel muro a uso scala; it, sporgere. 

Sp'rv'so (D), gigèt, ruzzo, prurito, uzzolo, voglia grande; lat. super 
vivax {?). V. V'so. 

Spicassè (F), spitassè, bezzicare; fr. piqueter, becqueter, beccare. 

Spiciaròta (I), pissaròta, spiciorVe, zampillo, gocciare, filo d'acqua 
che trapassa una fessura; it. spicciare, scaturire. 

Spiègola (F), spiègla, persona spilorcia; ti*, espiègle, scaltrito, nel 
senso che sa evitare le pièges o trappole tese a suoi denari. 

Splèsse (I), splinèsse, splùra, scalfittura; it. spelarsi. 

Splùa (D), scintilla. V. SUùe. 

Splufrì (D), mencio, floscio. V. Plòfia. 

Spnìss (D), spnicè, riccio di castagne, sdiri cci are. V. Pniss. 

Sponciòn (F), pungolo, stimolo; fr. poingoti, punzone; it, spontone; 
fi*, esponton, mezza picca già usata dalli Uffiziali di fanteria. 

Sporì (T), fiacco (Zalli), frutto che aggrinzisce; ted. sporen, sentir 
la muffa; fr. pourri., fracido. 

Spòsa (SL), oh spòsa! esclamazione per chiamar una contadina: 
slavo gospòja (j fr.), signora! 

Spotrignèsse (L), per spoltigliesse, vivanda troppo cotta che va in 
pastume; it. poltiglia., da puls, pultis, polenta. 

Spron fi), attributo delle pulzellone ; it. speroni — perchè alle gal- 
line invecchiando s'ingrossa il pollice della zampa; oppure dal 
frane. cJiajjeron, acconciatura propria delle donne attempate; co- 
sicché buté ij spron, vorrebbe dire esser tempo di vestire il 
chfiperon; ted. sporen, muffire. 

Squaquarè (0), svesciare tutto ciò che si sa; onomatopea del grido 
delle papere. 

Squarè (l), scivolare e riquadrare; it. sgarrare; fr. écarrir, quadrare. 

Squarssè (I), it, squarciare; fr. écarteler, far a quarti. 

Squassò, svasso (L), scialaquare; lat, quassus, scosso, rovinato. 

Squicè (T), sqiiitè, franare; squicia, polenta; ted, schleichen, che fa 
gescJilichen, scorrere, come fa la farina nella mano di chi rimesta 
la polenta. 



— 199 — 
Squìncio (D), l'amoroso. V. Sghìncio. 

Srèa, srèja, serèa (L), santoreggia, erba di santoreggia; lat. satu- 
reja hortensis; fr. sarriette, savorée, id. 

Stàbi (I), stàita, sterco degli animali da caccia; it. stabbio, qua- 
lunque sterco da letame. 

Stàca (T), legaccio, falde pei bambini; tedesco stàken, sostenere 
(Burguy, stancener)\ provz. estaqueitos, straccali. 

Stafòu (1), pedana per salir in carrozza; it. staffa. 

Stag (I), io sto; it. stare; — mi i stag, io sto. 

Stagn (L), cicciuto; lat. stanneits, di stagno; metallo solido e fles- 
sibile: così figurativamente si dice delle carni sode e morbide. 

Stanga (T), avaro; v. ted. stanga, catenaccio: perchè l'avaro sbarra 
fortemente le sue casse. 

Stè (F), staio; fr. setter, id. ; lat. sextarius, misura latina che pei 

liquidi era un sesto del cow/io o 54 centilitri, e pei solidi un 

sedicesimo del modio. 

* 
St'bbi (T), muro di tramezzo; ted. stabel, pertiche, colle quali si 

connette il telaio pei muri siffatti. 

Stèiva, stiva (L), manico dell'aratro; lat. stiva; it. stegola, id. 

Stèla, sfVtta (B), schegge, trucioli; borg. esteule, stoppia; latino 
stipula; ital. stelo. — le stèle a smìjou ai sac, chi di gallina 
nasce convien che raspi. 

Stèmbo [L), ujà, pungolo; lat. stimulus booorum, punta ferrata 
per aizzare i buoi. 

Stènse (L), soffocare; lat. estinguere; fr. èteindre, spegnere; slavo 
stjessnjati, opprimere. 

St*ppa (L), taolòn, còna; lat. stipes, tronco d'abero. 

St'rfognè (D), strafougnè, st'rfòi, gualcire. V. Fougnè. 

St'rmè, strèm (P), nascondere, nascondiglio; provz. estrema, ritirare, 
da estremo, riporre cosa in parte lontana ; s'estrema, nascondersi ; 
latino stram^ntum, borgog. estrain, paglia che si stende sul 
terreno e lo copre: it. ermo, luogo appartato, solitario. 

St'rnàj (L), ninnoli, gale ridicole, cose da nulla; latino externa, 



— 200 — 

fronzoli: la flessione ailles fr. od ari, are it. indica quantità. 
— Brut sfrnàj! birichino, guarda sto sfrnàj! vedi un po' sto 
pivetto! un nonnulla che vuol parere! 

Stèrni (L), selciato; lat. sternere, spianare, selciare. 

St'rnuè (L), sternutare; lat. sternuere; fr. éternuer, id. 

St'rvojòn (F), sturvojòn, viluppo: fr. étoupillon, stopacciolo. 

Steìira (L), steùja, stuoia; lat. stjrea, id. 

Stibiè (L), sfbiè, riscaldar tepido; dal piem. fbbi: latino tepidus: 

it. tiepido. 
Stime (L), stimare; lat. cestimare, id. 

Stirè (F), stirare, soppressare; fr. étirer, stendere; slavo stirai, la- 
vare, imbiancare, lisciar grosse tele. 

Stiribàcola (T), capitombolo; ted. stirn, fronte e hauch, pancia. 

Stissè, stìssa (L), stìss, gocciare, gocciola; lat. stilla, stiria, goccia 

che pende — la Z passa facilmente in r e dall'r in s. 
Stór (D), pigionale campagnuolo. V. Istòr. 

Storce (P), storciòn, strofinare, strofinaccio ; fr. forcher, torchon, id. 

Storn (L), sbadato; lat. torpidus; it. stordito. 

Stòrsa (T), stèssa d'avìje, cotèi, fiale, favo (pezzo di cera lavorato 
dalle api nelle cui celle depongono miele ed uovi) ; ted. storse, 
indica un oggetto lungo e stretto appunto com'è il favo, e il 
ted. 5^055, indica ammasso (di uova e miele). 

Stoufè (F), soffocare; fr. étouffer, id.; spag. estufar, riscaldar colla 
stufa tanto da levarvi il fiato — parola d'origine tedesca (Diez. 
stufa). 

Stoufiè (1), annoiare, saziar fino alla nausea; it. stufare, stufo. 

Stoìipa (F), fé 'na stoùpa commettere uno sbaglio, un' imprudenza ; 
fr. acJiopper, inciampare {pierre d'acJwppement, intoppo). 

Stoupè (F), turare; fr. étouper, tappare (Diez, stoffa). 

Stoùpla! (SL), smetti! taci! esclamazione per indicar amichevol- 
mente silenzio ; slavo ustupat, cedere : turar la bocca. V. Stoupè. 

Stoupòn (F), stoupolòn, turacciolo; borg. estope; frane, estopillon, 
turacciolo (Burguy, estope); fr. top, cima (Diez, tappo). 



— 201 — 

Strà (L), strada; lat. sfrata, il.; — strà grossa, in montagna equi- 
vale a strada mulattiera, strada principale. 

Strabaossè, -haussè (I), strambale; it. trabalzare, traballare. 

Strabiè (T), sparagnare; ted. straiiben, recalcitrare (a spendere); 
latino strabus, lercio, perchè l'avaro ha uno sguardo sottocchi 
tutto suo. 

Strabuchè (DP), trabalzare; piem. trabùc, misura lineare; uscir 
dalla direzione marciando, andar a zig zag come li ubbriache 

Stràc (P), stanco; prov. estracar, stancare; italiano stracco (Diez, 

straccare). 
Strafalàri (L), spropositone, uomo pedante; lat. fallare, sbagliare, 

chi trova tutto in fallo : voce di bassa latinità, stra - falarius, 

come contra-bulari da contrarius bullarius, per dire vi sta 

contro il Bollarlo, ecc. 

Straforssìn (I), spaghetto; it. sforzino, cordicella. 

Strafugàri (I), erba dìj pouj; ital. stafisagra, erba il cui infuso 
uccide i pidocchi. 

Stragichè (F), per stragitè, scalmanarsi ; fr. agitar, agitare, stra - 

agitarsi. 
Stramb (I), strambale, bisbetico, zoppicare ; italiano strambo (Diez, 

strambo); piem. stramb, che arranca. 

Strangè (B), straniero; borg. estrangier, fr. étranger, id. 

Stranòm (L), nomignolo: lat. extra nomati, fuori, oltre il suo nome, 

Stranòt (I), ital. strambotto, da versi strambi o strani ; — stram- 
motta, ridicula cantiuncula a strammu (it. strambo) (Diez , 
strambo); spag. estrambote, canzone ritornello, v, fr. astrabot, id. 

Stransì (F), estenuato, smingolo; fr. transi, intirizzito. 

Stransiano (L), eccitavano (Vopisco 1482); latino adstringere, ob- 
bligare. 

Stranpalèsse (DP), per stranpajèsse, sdraiarsi sconciamente sulla 
paglia ; dal piem. stra-ampajèsse. 

Strapassè (F), sgridare, strappazzare ; fr. estrapassar, faticar troppo 
un cavallo; strapassè 'l m'stè, acciabattare; it. agire come un 
pazzo; dal v. ted. parzian, bar zen, arrabbiarsi, inferocire. 



— 202 — 
Strassapàt (l), per un uonnulla; ital. vendere a patto di stracci. 

Strasse *1 coeùr (I), spezzare il cuore; it. straziare: slavo stra- 
scit. augosciare. 

Stravacà (F), ribaltato; frane, vache, cesta a bagagli che si mette 
suir imperiale delle vetture ; extra - vacher, saltar fuori dalla 
cesta suddetta. 

Stravirà (TP), stralmm, stravolto, stralunato; dal piem. virè, gi- 
rare; fr. bouleverser {verser la houle); straluna., persona che 
sbarra gli occhi come un lunatico. 

Stravìss (B), sorprendente; borg. viste, svelto (Burguy, viste). 

Strem (D), nascondiglio. V. St'rniè. 

Strep (T), strappata, stramazzata; ted. streben, sforzo. 

Strìa (F), striglia; fr. étrille, stregghia. 

Strìa (L), strega; latino strix, strega; strige, uccello notturno che 
divorava i bambini cattivi. 

Strìj (0), ribrezzo, schifo; celtico stria; latino strix, strega (Diez, 
strega). V. Striméri. 

Strimèri (L), strimela, strumèla, cosa fetente, carogna; lat. strig- 
mentiim, sucidume della pelle: — a spiìssa come na strumèla, 
fetore da levar il respiro. 

Strincòn (T), strappo, scossa violenta; ted. strengen, da stritigen, 
far uno sforzo. 

Striplòn (F), stripèla, striplè, sira.CGÌSiYe, straccione; y. fr. estraper; 
lat. estirpare (Diez, straripare). 

Strìsci (L), mingherlino; lat. strigòsus, sfiancato. 

Strivàss (D), frusta, staffile ; fr. cravache, scudiscio. V. Strivèra. 

Strivèra (F), laccetto o cappiettino che fissa la conocchia alla spalla, 
pensiere (fr. cJiamhrière), e staffile, striscia di cuoio che regge 
la staffa ; francese étrivière, id. 

Striviè (I), strusciare, far passar il filato tra un pannolano; ita- 
liano strihhiare, stropicciare per pulire. 

Strobiè (I), per stoppie, svellere la seccia dopo la mietitura; ita- 
liano stoppia. 



— 203 — 

Strogè (SL), picchiare; slavo stroghii, duro; ted. streng, id. 

Strojassà (GT), slongairà, sdraiato sconciamente; gotico straujan, 
espandersi (Diez, sdrajarsi). L'elemento piemontese treuja, trqja, 
darebbe streujassà: invece il ted. stroh, paglia e il borg. ja^er, 
giacere, formerebbero il composto strohjazer, buttarsi sulla pa- 
glia, seppure questa voce non è un guasto dell' ital. sdrajarsi 
( sdrajesse, sdrajassèsse , s trojassèsse ) . 

Strompè (I), strompòr per stronchè; it. troncare, rompendo: pa- 
rola composta dal piem. ròmjje colla s intensitiva e la # eufo- 
nica; s-t-ròmpe, l'accento sulla è finale è una flessione francese. 

Stronà (D), sbalordito. V, Strun. 

Stroulè (R), sbattere; dal piem. scroulè; borgog. crohr, sbattere 
(Diez, roc). 

Stroìip (I), branco, stormo; it. strupo; fr. troupeau, id. 

Strùn, stronà (I), scossa, rombo, rintronata; v. it. trono per tuono 
(Diez, trono). 

Struse (B), strusa dapra, erpice di sterpi e sgualdrina; borg. estruser, 
svellere (Burguy, torser); ital. strusciare, consumare, struggersi. 

Stìica (T), imbeccata, donativo per corrompere un'autorità; tedesco 
stecJien, corrompere con donativi ; sttìck, pezzo: da sfecken, pungere. 

Sturdì, sturnl (I), sbalordire; it, stordire. V. Strun, 

Sturlimàndi (L), voce arbitraria per supplire a un nome che non 
si rammenta; lat. historia mundi; tautologia: vàttela a pèsca. 

Sturniè (F), stuniichè, fantasticare; frane, tournoger, girondolare 
soprapensieri. 

Sua (F), cicuta: fr. cigue, id. 

Suàss, squàss (D), scialacquo. V. Sqiiassè. 

Subiè (B), suhiòìa, suhièt, zufolare, minchione, fischietto; borg. su- 
olai, zufolare; lat. suhulo, sùbio, suonar il flauto (Promis), si- 
bilare; — fas bel subiè! perdi il tuo tempo! slavo 2ub, dente. 

Subrìc (F), frittella; fr. sur brique, cotta sui cocci. 

Subrichèt (F), nomignolo e giovanetto pretenzioso; frane, sobriquet, 
nomignolo fondato su una specialità morale o fisica della per- 
sona a cui si allude. 



— 204 — 

Subriscò (P), ciò che si deve oltre lo scotto; provenz. suhrescot; 
fr. sur écot, id. 

Sue, siica (SL) (Zalli), ceppala, ràdica; slavo ssuJc, branco, nodo 
nel tronco; b. lat. soccus: frane, soucìie; provz. soticJio, ceppo, 
tronco di ràdica d'albero. 

Sùca (I), per burla zuccone, testone; it. zucca. 

Sucà (P), capata, urto della testa; provz. sucado, colpo sulla testa, 

sul collo. 

Sue, sùit (P), succ\ sùitifia, asciugare, asciutto, siccità ; prov. eissù, 
essoùc; fr. essuyer, lat. siccare, asciugare; slavo suchoi, secco. 

Sùf (B), intrepidità (Zalli); borg. sueyf, tranquillità, prima condi- 
zione dell'esser intrepido (Burguy, soef). — àvej hon suf, butè 
hon suf, far buon'animo. 

Sufrìn (F), zolfanello: fr. soufre, zolfo, zolfino. 

Sugiàss (DP), scolo della stalla nel letamaio; dal piem. sug d'I 
giàss, sugo dello strame. 

Sulle (D), lisciare. V. SeùU. 

Sul (D), ascia; aferesi di Assùl. 

Sùmia (L), scimmia; latino simia, id. — 'l pian die sùmie che i 
Piemontesi a Massaua hanno tradotto « il piano delle ubhria- 
cature ». 

Sùmia (T), ubbriacatura; ted. siimmer, simmer, un quarto di botte. 

1 Lessici fanno derivare la frase pie na sùmia, ubbriacarsi, da 
ciò che l'ebbro imita i lazzi della scimmia, ma il verbo pie, 
prendere, conduce ad altra spiegazione. Il siimmer tedesco è un 
quarto del malter (fr. muid; lat. modius: ital. moggio), che è 
una botte vinaria di litri 264; il siimmer ne contiene litri 66 
presso a poco la nostra brenta {}/^ ettolitro), cosicché pih na 
sùmia, è la traduzione in vernacolo della frase tedesca ganz ein 
siimmer getrunken, i l'ai bùne na brinda. Gianduja da bravo 
viticultore ha nel suo vernacolo adottate tutte le varianti della 
voce cionca, cosicché è diventata una voce cosmopolita; dal tedesco 
siimmer. ha fatto sùmia, dallo slavo sbornii, ha fatto sbornia, dal 
latino ebriosus ha fatto brounsa e dal francese pointe, ha fatto 
piota. 



— 205 — 

Supì (D), ansupì, sonnecchiare. V. Ansupìsse. 

Sus (I), segugio, cane da caccia; da Susa, città, donde pare sia 
originaria detta razza di cani susini (Diez, segugio). 

Susnè (L), goliare; lat. cevcre, carezzare dei cani agitando la coda. 

Susnì, nitrire (L), lat. hinnire; fr. hennir, id, 

Sussambrìn (T), giuggiola; ted. sUsse birne, pera dolce. 

Sust (I), contegno, sostenuto; it. su stare, sussiego. 

Svachè (T), barche via, svanire, dileguarsi (Zalli); ted. schwachen, 
indebolirsi. 

Svajassèsse (L), divagare, frastuono; lat. evagari, spandersi. 

Svaluri (L), scolorare; lat. valere (ex-valere, perdere il valore). 

Svasonè (F), mareggiare le biade dopo seminate, lavorar colla 
marra; fr. evaser, allargare ; lat. vasum (ex-vasare), non lasciar 
che la semente si accumuli in pozze. 

Svàss, sguàss (T), sfoggio, sguazzare; b. tedesco washan, lavare; 
fr. gàcìier, gàchis, lavorar a guazzo. 

Svèrgnie (D), smorfie, beffe. V. Sbèrgnie. 

Sv'rlèra (D), colpo d'arma da taglio, busse. V. V'rlèra. 

Svicc' (L), svegliato, brioso, gaio: lat. vivax; borgog. viste, vivace 
(Burguy, vivre). 



— 206 — 



Tabaleùri (R), tahaloùc, uomo semplicione: roumancio dell' Enga- 
dina tahalori, tamberl, tamherland, id. : ted. tólpel, id, 

Tabàss (F), tamhàss, tamburello; fr. tamhour de hasque (Zalli), 
tamburello spagnuolo; provz. fabust, fracasso (Burguy, tabor); 
lat. tìjmpanum cantabricum. 

Tabìa (L), deschetto, scagnello da ciabattino; lat. tabula {tabilla). 

Taboùj (IG), cagnolino e voce vezzeggiativa, per cui una ragazza 
dirà al suo adoratore: 7 me taboùj, il mio Gagnolo; ingl. tably, 
maculato, dal pelo di vario colore. 

Tabouret (F), scanno; fr. tabouret, piccolo tamburo; slavo tabòr, 
accampamento, scanno da campo. 

Taboùrn (L), (Pipino 1480), tamburi; b. lat. taburlum; persiano 
tamburi arabo tonbùr (Diez, tamburo); borg. tabòr, tamburo 
(Burguy, tabor). 

Tabussè (P), tabùss, bussare, battaglio; provz. tabust, tabasà, mar- 
tellare (Diez, tabìist). 

Tàc (F), ouomatopea per esprimere un attimo; pezzetti di carta dalli 
stampatori; fr. taque, piastra, lastra. 

Tàca (P), macchia, taglio, ampolline nella fusione del vetro; ita- 
liano tacca: provz. taclio; fr. tàche, macchia. 

Tacàda (I), tafiàda, mangiata; it. attacco. 

Tachè (C), attaccare; celt. tac, chiodo, tutto ciò che attacca: — pìja 
feu, ma tàca nen, mi riscaldo, ma non m'invischio, mi piaci, 
ma non ti credo; fr. attacher, id. 

Tachignè (F), bisticciarsi, contrastare; fr. taquiner, contrariare. 



— 207 — 
Tàccia (I), bagascia; it. tàccola, uccello loquace, tresca. 

Taconè, tacòn (B), rattoppare, brandello, rappezzatura; borg. tacon, 
pezza (Burguy, iaiclié). 

Tadào, tadeiì, tòdo (S), toh, tòfo, talòcia, imbecille, babbeo; spa- 
gnuolo todo, intiero; — anche nel piem. antregh, ha lo stesso 
significato. 

Tàfa (G), tremarella; greco tàfos, stupore, tomba. 

Tafanàri (T), deretano; ital., provz. e roumancio tafanari, id. — 
latino teutonico, la cui origine comune sta nel v. ted. tamfìan, 
soffocare, tampf, dampf, vapore; it. tanfo; la desinenza ari in- 
dica quantità, raccolta, ripostiglio del tanfo. 

Tafìè (T), far una buona mangiata; ted. tafeln, imbandir la mensa. 

Tafùs (G), trappola, prigione; greco tàfos, tomba. 

Tàj, vnì a tàj (I), opportunità, cader acconcio; it. attagliarsi, adat- 
tare; — tut ven a tàj, finaf oùngie a pie l'aj, tutto serve fino 
le unghie a sbucciar l'aglio. 

Tàja (B), imposizione ; borg. faille, imposta ; fr. tailles, imposta che 
pagavano le persone non nobili, ne ecclesiastiche (Littrè). 

Tajìss (F), bosco ceduo; frane, bois taillis; lat. tailUnatum, id. 
(Flechia, tainaté). 

Tajochè (F), tagliuzzare; fr. tailler, tagliare, da cui si ha il vol- 
gare tailloches, ritagli, che è l'origine del piem. tajochè. 

Tajòla (L), scarèla, ciasèla, carrucola; lat. trocMea, puleggia. 

Tajòla (I), trappola, usuraio; ital. tagliola, morsa a scatto, e per 
esatta analogia, usuraio. 

Talàps (L), talàspi, erba liperite, senapa selvatica; latino thlaspi, 
specie di crescione. 

Talocè (F), talonè, sgambettare; frane, talon, calcagno, tacco delle 
scai*pe, talonner, incalzare ed alzar i tacchi per correre. 

Talocè (DP), talòcia, nicchiare, rammaricarsi, titubare. V. Locè. 

Taloùp (L), tagliere per la polenta ( Viù) ; metatesi del lat. tabula 

(taluba), desco. 
Tamnandàn (F), tentennone, cencio; tautologia del fr. en attendant, 

aspettando: persona che non si sa mai risolvere. 



— 208 — 

Tampa (S), pozza, fossa, buca pel letame; portoghese tampa, co- 
perchio (Diez, tape). 

Tananàj (1), susurro di voci di più persone raccolte insieme; ita- 
liano tana; onomatopea del susurro, che farebbero le fiere nel 
loro covile ; la desinenza aj è il suffisso fr. aiUes, corrispondente 
all'it. ari, indicante quantità. 

Tanbournarìa (1), corbelleria; it. tamburo; racconto del tambu- 
rino nel corpo di guardia. 

Tanburlèt (I), randello per impastoiare i cani; campanaccìo della 
bestia che guida la mandra; it. tamburello. 

Tanf (G), tanfo, fetore di luogo chiuso; greco taggki, odore di ran- 
cido; ted. tampf, dampf, vapore, fumo (Diez, tanfo). 

Tàngher (B), stupidone; borg. tangre, testardo (Burguy, tangre); 
it. tanghero. 

Tanpè (D), buttare. Y. Campò. 

Tàola (L), tàula^ tao, misura di superficie antica di Piemonte, pari 
a 38 centiare; latino tabula, quadrato di terreno; — afe d' poche 
tende, roba di poca spesa. 

Taolàss (F), taulàss, bersaglio, tavola pel tiro a segno; v. fr. ta- 
levas (tavelas), sorta di scudo (Diez, taleva^)-, b. latino talleva- 
cium, il nostro taolàss (Cibrario, Storia di Chieri); spagnuolo 
tablado, impalcatura e per tutti, la radicale latina tabula, tavola. 

Taparè (F), cacciar via ; fr. tape - parer, parare un colpo di mano ; 
ted. tappen, dar spintoni. 

Tapassiè (D), metter sossopra ; metatesi per patassiè. V. Patoiijè. 

Tapèsse (F), azziraarsi ; frane, taper les cheveux, increspar i capelli 

(Littré). 

Tapinabò (F), ciapinabò, tartufo di canna bianco ; fr. topinanbour, 
brasiliano. 

Tapine (F), caminàda, scapinàda, marciar di buon passo ma a di- 
sagio; fr. tapin, quel che batte il tamburo (Littré); greco ta- 
peinos, umile; it. tapino, meschino, obbligato marciar a piedi. 

Tapis (F), tappeto; fr. tapis: lat. tapes; greco tapis, id. 

Tapùra (D), increspatura de 'capelli; fr. tapure. V. Tapèsse. 



— 209 — 

Tara (P), diffalco ; il provenz. , lo spagn. e l'ital. hanno adottata la 
stessa voce tara; in fr. tare, per diffalco ne' conti niercantili ; 
— questa voce avuta dall' arabo tarali, tarli, metter da parte, 
è entrata in Piemonte per il tramite provenzale (Diez, tara). 

Tarabàcola -bacolè (1), letto pieghevole per la gente di servizio e 
di guardia nelle anticamere; gironzolare; donna da trivio; ita- 
liano trabacca. 

Tarabàsca -basche (P), donna cicalona, cicalare; provz. taì^abustà, 
tormentare ; fr. tarabuster, disturbar con rumori o frequenti in- 
terruzioni. Tarabè, è un pappagallo del Brasile ; tarabuso, è un 
uccello di palude che, immergendo il becco nell'acqua, produce 
un remore simile al muggito del toro. 

Taràgna (D), r'ssa, filare di viti, allodola dei boschi appiè delle 
Alpi. V. Baràgna. 

Taràna (GrT), grosso canape; got. tairàn: anglo-sassone taràn, ti- 
rare tanto da strappare, fune di gran forza (Bm'guy, tirer). 

Taravèla (P), tartavèla, ciaramella; provz. taravelo, trivella, mac- 
china che fa grossi buchi nel legname, analogia col fruscio e 
colle punture che fa una lingua bene affilata. 

Tarlantàna (F), droghetta, sorta di tessuto grossolano di lino e 
lana; fr. tirelaine. 

Tarèf (P), sbotifià, tarlato, malaticcio; provenzale tara, verminoso; 
fr. taret, tarma. 

Targa (F), averi, possessioni, sostanza (Biondelli); fr. targe; spa- 
gnuolo (7ay(/a, scudo: la sostanza è scudo contro la miseria; fran- 
cese se targuer, far ostentazione. 

Tariu (F), fringuello; centrone tarein, tari; provz. turin; fr. tarin, 
lucherino (Diez, tarin); — tari pretlmmet ton lar pet frotà mon 
pan (A. Pont.), o fringuello prestami il tuo lardo per fregarne 
il mio pane. 

Tanna (F), zuppiera; fr. terrine, id. 

Tarin - barìn-balìn (L), confusione; tautologia del latino labyrin- 
thm, labirinto; slavo torìt barin, tribola padrone. 

Tarissè (D), it. aizzare, V. Gisse. 

14 



— 210 — 

Taro (aferesi di hatàro) (F), uomo grossolano, maleducato (questa 
voce manca nei vocabolari del dialetto); dal fr. hàt, basto, con 
flessione provenzale; batùro, è adunque un uomo da basto, sia per- 
chè avezzo a praticare colle bestie da soma, sia perchè nato tra 
i basti, donde è venuto poi il vocabolo bastardo, in fr. hàtard, 
voce plebea usata per indicare chi non ha potuto ricevere una 
educazione qualunque (BnYgnx.bastard): (il solito litigio tra il 
basto e la sella). — Centrone tara, difetto: frane, tarare, voce 
fantastica indicante disprezzo (Littrè). 

Tarò (F), terriccio per concime; fr. terreaux, id. 

Tarpòn (L), talpòn, grossa talpa; lat. talpa; fr. taupe, talpa. 

Tàrtara (F), latticini; fr. tarte (Diez, torta). 

Tartìfla (P), patata; provz. tartifle; borg. tartufle; lat. tert^ce tuher 
(Diez, truffe). 

Tass, tassòn (T), specie d'orso che dorme assai; tedesco dachs, id.; 
fr. taisson (le blaireau), id. 

Tass (I), grossa incudine; it. tasso: fr. tas, incudine portabile. 

Tass barbàss (L), verbasco; it. tasso verbasco; latino tapsus ver- 
bascum (Zalli). V. Luviòn. 

Tassèl (B), tassello; borg. tassel, rappezzatura; lat. tessella, piccolo 
quadrato per le opere in mosaico. 

Tasso (I), sorta di abete de 'luoghi alpini; it. tasso; lat. taxus, id. 

Tasta (I), fé tasta, tèita, i primi passi del bambino; italiano andar 
tastone. 

Tastè (B), tustegè, assaggiare, tastare; borg. taster: fr. tatsr, toc- 
care e gustare; provz. fasta, id. 

Tavàn (B), mosca cavallina; borg. e provz. iavàn; francese taoti; 
it. tafano; lat. tabanics. 

Tavanàda (DP), melonaggine: dal piemon. tavàn, far, cosa che vi 
annoji come la puntura di quell'insetto. 

Tavola (L), quadrone dei muratori: b. lat. tavella, specie di mat- 
tone ; lat. tabula, quadrato di terreno (o di pavimento) ; francese 
taveler, chiazzare (Littrè). V. Tìvola. 



— 211 — 

Tavola (F), arcolaio delle setaiole; fr. tavelle, passamano strettissimo, 
, fettuccia; forma che prende la seta innaspata, cavata dal bozzolo. 

Tavòta (I), sempre: it. tuttavolta, ogni qualvolta, continuamente. 

Tè (F), reggi, prendi; fr. tiens, id. 

T'cca (I), ital. lecca, tecola, piccolissimo schizzo di fango, oppure 
una macchia. 

Tecc*, fgg' (T), atticciato, tozzo; a. ted. thik, tedesco dick, grasso 
(Diez, tecchire,); slavo tiessnil, premere. 

Tèit (L), cuèrt, piccola possessione con casa (Flechia); ital. tetto; 
fr. toit; lat. tectum; — teda silveslra, domus tectum, casa di 
campagna (Cibrario, Chieri). 

Telònio (L), banco del lavoro, scrittoio degli impiegati; — an- 
doùma al telònio, andiamo all' ufficio; latino teloneum, ufficio 
dell' esattore, banco di cambiavalute (Burguy, tolieu), italiano 
telonio. 

T'ma (P), timore: it. ^e/wa ; provz. teme, apprensione, tema, temere. 
Tènca (C), pesce di stagno; celt. tenca (Bullet); lat. tinca: fran- 
cese tanche (Roget, tinca). 

Tenplè (DP), annoiare; aferesi di contemplè, star in continua am- 
mirazione. 

T'ppa (P), zolla erbosa; provz. tepa; celt. top, mucchio; borgognone 
touffe (Burguy, toffe). 

T'po (D), tettoia a pilastri; — un t'po d'fen, una massa di fieno 
che cape tra due pilastri. V. Tppa. 

T'rbi (L), erica da spazzola, gramigna (fr. chiendent); latino tri- 
bulus, tribolo; greco triho, fregare. 

T'rbol (F), torbido; frane, troiihle; lat. turbulentus, ciò che non è 
limpido. 

T'rdochè, tòder, tèicc (T), parlar duro, incompreso ; lat. teutonicus ; 
fr. tudesque, guasto dal der deutsch, il tedesco. 

T'rgniàc, trognàc (F), persona piccola ma complessa ; fr. trogne, id . 

T'rla, frlè, and'e an t'rle (I), zurlo, trasporto di allegria e tremito 
nervoso, propriamente come tremola la coda del gatto in fregola 



— 212 — 

la trottola quando, diminuito l'impeto rotatorio, comincia a 
saltellare. — Trlè d'gòi, far salti d'allegria — Sossi am frla, 
ceci me froisse, ciò urta i miei nervi. L'ingl. ha trill, gorgheg- 
giare, il fiammingo trilìen, tremare ; l'it. trillare vuol anche dire 
scuotere. I vocabolari traducono t'rla per 0urlo, trasporto d'alle- 
gria: in tal caso la 3 {ds o ts) di zurlo fu ridotta a t per la sop- 
pressione della s e zurlo, rimasto turlo, sarebbe l'elemento del pie- 
montese frlè, che proviene dal lat. surire (radicale: sus, maiale) 
e vuol dire: andar in fregola. 

T'rlin (1), trina di poco valore, guasto da trina .trinella, tirlenna). 

T'rlindèna (B), abito leggero; provz, trideino, cencio-, frane, tire- 
taine, id. 

T'rlìss (F), tela a 3 fili rada e lucente; fr. treillis; latino trilix; 
b. latino trilicium, graticola, tela gommata e lucente; italiano 
trilicio. 

T'rlùc (D), minchione. V. T'rlè. 

T'rmeùsa, ant'rmeùj (F), tramoggia; fr. tremie; lat. tremélluniy 
trèmula (Littrè), id. 

Tèrmo (L), termine; lat. termen; borg. terme. 

Tèrmo (F), pioppo tremulo; fr. tremhle; lat. populus tremula, id. 

T'rssa (F), treccia; frane, fresse; ani fr. trace: provz. tressa, 2(7. , dal 
greco tricha, tripartito, perchè un intreccio non si ottiene se non 
con almeno tre liste fluenti. 

T'rsse (B), andè an frsse, andar in zurlo ; borg. trescher, dime- 
narsi (Burguy, id.). 

T'rssè (F), arare la terza volta; it. terzare; lat. tiercer, id. 

T'rta (I), pillacchera; it. terra (terretta). 

T'rtoùj (F), randello; fr. tordu, torto: per la forma nodosa che di 
solito hanno siffatte mazze. 

T*surè (F), stringer troppo; fr. très-serrer, id. 
Tèsna, t>ssna (L), tessera; latino tèssera, segno di riconoscimento. 
T'stana (I); solinata, dolor di capo; it. testa, tetano di testa. 
T'stàss (I), testardo; it. testacela. 



— 218 — 

T'stassà (I), testa, capata; it. testa (testata). 

Tèsta viròjra (P), persona girellaia, stravagante; provz. virourià, 
girare attorno. 

T'sòira (P), cesoie, forbici; provz. tosoira; lat. tonsories, ciò che 
serve a tondere; fr. cisoir (Diez, tesoira, Burguy, tondre). 

Téta, této (1), in senso burlesco, fanciullone, zinna: it. zito, bimbo 
(Diez, zito); slavo tjètuscka, zia. 

Tiflèsse (P), azzimarsi; provz. tifer, ornare e acconciare con ricerca- 
tezza (Diez, tifò). La l prostetica accusa un volgare tifeler. 

Tignòla (L), gelone; it. tigna: lat. tinea, tineóla; fr. teigne, verme 
roditore, per analogia al prudore che si soffre pe'geloni. 

Tignòn (F), mazzocchio di checchessia e oggidì, capelli acciuffati 
insieme sulla nuca delle donne : fr. chignon, id. 

Timinàda (L), lungaggine; lat. timiditas. V. Mna. 

Tina (L), bigoncio; latino tina, vaso per mettere il vino: tina, ter- 
mine di gioco ai tarocchi ; — fé la tina, perder la partita, giocar 
tutto il vino (?). 

Tinivlòt (Fj, tinivèla, succhiello, trivella; frane, tenon, caviglia e 
vriìle, vite fatta a spira; lat. terehrellum, trapano. 

Tìnola (D), quadrella per pavimento. V. Tìvola. 

Tiòrba (L). liuto a due manichi; it. tiorba: frane, théorhe: latino 
tnorha (Zalli). 

Tir, tire (I), colpo, tratto,, tentativo; it. tirare, trarre; frane, trait: lat. 
trahere; fr. traire: — un bel tir d' memoria (in provz. estiradó), 
un lungo tratto di strada, analogia con chi impara a memoria un 
lungo tratto di libro, passo passo, riga, riga. 

Tirèje v'rde (SL), tirèje sùjte, stentare la vita o correr gran ri- 
schio, faticare oltremodo; tirèje vrde, è locuzione che insieme 
al pàjro nen. al countagg ed a parecchie altre parole di minore 
importanza, potrebb 'essere reliquia del linguaggio parlato dalle 
colonie Slave rimaste in Piemonte ne'secoli IV e VI. Essa si 
trova registrata dal S. Albino, manca nello Zalli, che le sosti- 
tuisce un tirèje sùjte; cosicché il tirèje vrde potrebbe parere 
di moderna accettazione. — Tirèje vrde a prima vista parrebbe 



— 214 — 

significare cavare, cogliere un frutto verde, acerbo, come il ti- 
rèje sujte, potrebbe esprimere una frase troppo verista. — Io 
penso che lo Zalli non sapendo come spiegare il v'rde, gli abbia 
sostituito il sujte. Ad ogni modo nel latino troviamo vèredus, 
cavallo da corsa, cioè da strapazzo e terere, frustare, cosicché 
si potrebbe tradurre terere veredum, rovinare un cavallo da 
corsa. Ovidio ha terere longam viam, far lunga strada (donde 
il piemontese un hon tir d' memoria) . Il Miguard registra an- 
ch'esso vredai, vreder, che in dialetto borgog. vuol dir correre 
e appunto lo deduce dal veredus latino, ca\ allo da posta che in 
Marziale è cavallo da caccia: sempre però cavallo di gran fa- 
tica. C'è inoltre il greco teiro, io logoro: c'è l'inglese tired, fa- 
ticato, stanco; c'è il borgog. tire, tedio. La spiegazione slava, 
secondo me, calza meglio che non la latina e le altre ; il russo 
dice : terèfsse o tiràfsse vredòm, esser consumato dal malanno, 
tirèje vrde. in ital. esser ridotto al verde. 

Tirìn burìn (D), labirinto. V. Tariti bariti. — a Ve un bel tiriti 
haliti, è un famoso imbroglio. 

Tirolìro, tiroVrliro (P), ritornello d'una canzone campagnuola; in- 
dovinello; fr. turelure (Zalli): provz. tiro viro, biribisso, gioco 
d'azzardo. 

Tiro lìro pan croucèt, ecc. V. Coucèt. 

Tiroiìr (B), cassetto; borg. tirours, csiutìevì (Mignard, ^«Vors); fran- 
cese tiroir, id. 

Tìvola (F\ pianella, quadrella; lat. tegiila: fr. tulle per tiule, id. 

Tnèa (L), sch'rpòrina, atanasia, erba delle siepi; latino tenacètutn. 
volgare tenacèa. 

Tni da ment (P), adocchiare, osservare attentamente; provz. tetti 
damètz, id. 

Tnì pè (P), tener fermo: provz. tetti pè, tien bougè, resistere, non 
muoversi. — Tni gamba, star a paro con chi corre. 

Toc (I), pezzo, taccone; tasto; it. tocco, da toccare; v. fr. se touclier 
de qtielqtie chose (Dìez, toccare), separarsi da alcun che; inglese 
take, prendere; lat. tactus, tatto. 

Toc e pssoìin (D), a pezzetti. V. P'ssoùn. 



— 215 — 

Tòdo, tòfo, tòdros (D), minchione. V. Tadào. 

Tòi (L), i maiali; per soi, soui; lat. sus, porco; slavo fo^, quello 

là; modo pulito per indicare i maiali; coui là, toi! 
Toisòn, tousòn (B), figlio; borg. touse, giovinetta. 

Tòla (F), latta, faccia tosta; fran. taule (fer blanc){DÌQi,tóle); — 
a Séto la tòla consta poc, si dice alludendo ad uno sfacciato, 
perchè a Settimo Torinese si fabbrica molta latta. I pochi nostri 
troupiers dia Veja, che ancora sopravvivono, ricordano, sorridendo, 
i taroc d'tóla, che per economia usavano i Veterani d'Asti. 

Tomàra (G), tomaio delle scarpe; greco tornavi, cuoio ; slavo formr 
id. (Diez, tomaio). 

Tombarèl (F), botola, trappola, carro leva ; dal piem. tombe, cadere; 
fr. tombereau, carro leva barroccio. 

Tombe (P), cadere; provz. toumbà; fr. tomber, id. 

Ton, desse d' ton (F), impettirsi, prender sussiego; lat. tonus, ac- 
cento; fi-, ton, contegno. 

Tontonè (Gr), brontolare sommesso; greco tontoriso, mormorare. 

Tòo, tor, to, tuf (L), tufo ; lat. tophus, id. 

Top (DP), oscuro, buio; piem. stopp, turato, chiuso. 

Tòpa (F), eviva e tòpa, evviva e toccala; fr. tope! qua la mano! 
ted. tappen, toccare. 

Topè (F), ciuffo di capelli ritti sul mezzo della fronte, molto di 
moda a' tempi di Luigi Filippo; fr. toupet; v. frane, totip; ted. 
zopf, ciuffo. V. Tapèsse. 

Tòpia (L), pergolato; lat. topia; voce romana dell'età d'Augusto — 
Abitazione coperta di frasche, pittura di paese (Vitruvio, Prorais). 

Tòpica, fé na tòpica (L), sfigurare ; lat. topica, termine retorico, 
luoghi comuni, dire una corbelleria. 

Tòrio borio, torobòro (L), parola sfigurata dal lat. turbulens, in- 
quieto ; provz. turuburlu, turloberlu, uomo stordito. 

Torna (I), di nuovo; ital. tornare. 

Torna fràter (I), grido, segnale di fuga dato da Italiani che mi- 
litavano nell'esercito greco (A. 579), ricordato dal Muratori, come 



— 216 — 

saggio di lingua volgare antica; voltatevi indietro fratelli! hm- 
lescamente — couragi fìeiìi, scapoùnia! 

Toronà (F), che ha pigliato su scoppole: fr. tournoi, torneo, dove 
il cavaliere sia stato picchiato. 

Tòrse (F), torcere; tv. tordre, torcere; lat. torqueo, torsi, torsum. 

Tòrse (I). mangiare; analogia coli' atto di chi strappa bocconi di 
pane torcendolo; it. torcere. 

Tòta (T), tousa, damigella; ted. tochter, figlia; borg. touse, tosel, 
tousete, giovinetta; il Canini pensa a tokta, generata, tutto pre- 
feribile all' intonsa, dai capelli sciolti e lunghi o mai tosati, 
che non mi persuade. 

Touàja (B), touvàja, tovagliolo; borgog. toaille, asciugamani; da 
tuahan, lavare (Burguy, id. 

Toùc (I), etico: it. tocco (nei polmoni). 

Touchè (F), touc, toccare ; fr. toucher, id, ; — èsse a le tomhe, in fin 
di tavola, al toccar de'bicchieri, o prossimi alle botte. 

Toujrè, toùjro, tojròr (F), rimestare, miscela, mestola per la po- 
lenta (lat. rudicula, spatola); fr. tourner, girare, 

Toùlo (S), babbeo; spag, tolòndro, stordito; dal piemontese cioula. 

Toùma (P), cacio fresco, formagella ; provz. ^owmo, formaggio fresco ; 
greco tomi, formella. 

Tourcèt (B), ciambella; borg. tortellet, tarte, pane rotondo (Burguy, 
tarte). 

Toùsa (L). monaca, dal lat. tonsa, perchè tosata. V. Tosa. 

Tousoùn (S), ramanzina ; spagnuolo tozolan, lattone ; — j'eu dàje 
un.tousoìm, allusivo per ischerzo all'ordine del Toson d'oro, dove 
il decorando riceveva una piattonata di spada per esser fatto 
cavaliere. 

Tousonè (B), radere i capelli; borgog. tousonà, radere. Qui mi 
giova ricordare di aver veduto, all'epoca della incoronazione del- 
l'attuale imperatore di Russia, passarmi innanzi una carovana 
di condannati alla Siberia, nella quale li uomini avevano tutti 
la destra metà del capo rasa fino alla pelle, il che loro rendeva 
impossibile la fuga. 



— 217 — 

Tov (D), tufo. V. Tòo. 

Tra (T), ponta, spago impeciato dei ciabattini; ted. dralit filo. 

Trabàt (T). crivèl, setaccio, staccio; ted. iràber, cucchiaia, draga 
ricurva con lungo manico per estrarre sabbia; latino cribrare, 
stacciare. 

Trabiàl (L), -Uà, travà, tettoia pel fieno; latino irabeus, trave, e 
piuttosto dallo slavo travà, erba, ripostiglio per l'erba secca, o 
fieno. 

Trabùc (L), misura di lunghezza antica piemontese, pari a M. 3,083; 

lat. trabecìila, trabicìtla, piccola trave, che avrà servito d'unità 

di misura. 

Tracàgn (D), uomo tozzo; metatesi di trògnac. V. Trgniàc. 

Traciòla (I), piccolo villaggio; it. terricciola. 

Tramanèt I), fracasso; voce de' tessitori ; il rumore cagionato dal 
continuo alzarsi ed abbassarsi del congegno della trama. 

Tramantrè (B). per intanto; borg. demantrè (Burguy, id.); latino 
dum interim, intanto (Diez, mentre). 

Tramolè (L). frmouU, tremolare; lat. tremulus, tremolo; francese 
tremhler, tremare. 

Tramontana (L), la stella polare ; lat. trans montes, che sta oltre 
i monti; —pèrde la tramontana, smarrire la strada, oppure il 
sentimento. 

Tramùd (S), sgombero d'alloggio; spagnuolo tra -mudar, cambiar 
abitazione. 

Trami, tràmif (L), sentiero tra due filari di vigna; latino trames, 
tramite, sentiero. 

Tramus'ciè (D), brancicare. V. Muss'ciè. 

Trandòl (F), tremarella (Zalli), per transol, transòr: fr. transir, 
transe, ansia. 

Tranfìè (I), trànfl, ansare; it. trafelare (lat. anhélus), venir meno 
per la soverchia fatica. 

Tranpèt (F), botola; fr. trappe: ted. trajjo; it. trappola. 

Tran tran (F), solito andazzo; v. fr. trantraner; olandese tranten, 
andar qua e là. 



— 218 — 

Tra Ónde (L), travònde, inghiottire, ingollare, per trafonde; latino 
infundere, trans fundere, far andar giù, ingoiare. 

Trapè (F), traponè, trapolè, prender in trappola; frane, attraper, 
trappolare. 

Trap'ta (D), pastoia. V. Trampèt. 

Trapionè (T), il muovere de 'primi passi ne'bambini: ted. trappeln, 
camminar pesantemente, stentatamente. 

Tràssa (F), terrazzo, altana; fr. terrasse (lat. solarium), id. 

Trav (C), trave; celtico traivst; lat. trahs^ id. 

Travà (I), tettoia per arnesi rustici e fienile; italiano travi; slavo 
travà, erba. 

Trefèn (T), trambusto; ted. trèffen, urto. 

Tregn (F), per terèn, teiTeno; fr. terrain, id. 

Trèna (F), coppia di bovi di rinforzo; fr. traine, trainer, tirare. 

Tren (F), andamento, ordine di casa; fr. train, id. 

Triè fF), trìj, tritare, pesto fino; fr. trier; lat. terere, tritare. 

Trifola (P), tartufo; provz. tartìfle, patata; latino terrm tuber, id. 
(Diez, truffe); fr. truffe, tartufo. 

Trìga ■ mìga (P), cabala, raggiro; provz. rigou migou, cattiva piega; 
portoghese trigar (lat. triedri), far difficoltà; meigo, gesuitica- 
mente (Diez, tricare, - mego) ; ted. du triegest mich, tu me la 
dai da intendere. 

Trigo - miri (1), complicazione; parola sformata dall'it. trigonome- 
trico, roba da calcolo. 

Triiùàj, tondin (1), rete da pesca e da caccia; it. tramaglio; fran- 
cese tramail, id. 

Trinca, ne ùv d' trinca (L), nuovissimo: lat. truncare; fr. trancher, 
tagliato or ora. 

Trinca (L), aggrumato; lat. truncare; fr. trancher, perchè la su- 
perficie del liquido aggrumato si spezza. 

Trìncabàle (F), carro -leva; frane, trique - halle : ital. trincapalle; 
olandese trehken, tirare e halle, palla. 



— 219 — 

Trincèt (F), j^oarìn, Mcetto; fr. tranchet, tvìnGetto; poar in dsipoè, 
potare. 

Trincòt (F), mestola, mazzetta: frane. Iriquet, mestola stretta pel 
gioco della pallacorta. 

Triòn (C), chiuso per le pecore; celt. trion, circolo; latino triones, 
bovi da lavoro. 

Trìpa (F), pancione; frane, tripe, budellame; ital. trippa, ventre e 
quanto esso contiene. 

Trociòn (B), trisseùr, truffatore ; borg. turgonnerie, ingiuria, torto 
(Burguy, id.); slavo truss, vigliaccone; frane. tricJwr, trucher, 
barare al gioco, baro. 

Trògno (F), musone. V. Drògno; provz. trougno, visaccio. 

Tron (P), tuono; lat. tonitrum; fr. tonerre: provenz. tron^ trounà, 
tuono, tuonare. 

Trondonè (I), tondone per sansone, gironzolare; ital. totido, giro, 
andar a zonzo, sciamare. 

Trop'sè (DP), stroppiare ; piem. trop, troppo ; — tiiti i trop trop'so, 
il troppo stroppia. 

Trouss (B), torso, torsolo; borg. ^1*05, torso (Burguy, tros); Giaco 
frous, nome popolare d'un famoso beone. 

Trousse, me a le trousse (F), incalzare; fr. trousser, vestimenta; 
aux trousses, alle calcagna. 

Troussoùn (F), uomo nerboruto ; metatesi di toursoìm; frane, torse, 
busto. 

Trùbia (F), cerchiala, rete da pesca; fr. truble, id. 

Trìic (F), antruchè, urto, urtare; v. fr. ime, urto; ted. drucJc da 
drucken, spingere; — a l'è un bel trùc! è cosa da stupire! 

Trùc [S), bigliardo; spagn. truc, urto di due palle (Diez, trucco); 
piem. trùc, asta, canna; truche, cambiare; provz. truc, cambio. 

Trùc (T), schiena di monte; ted. ruchen, dorso; la ^ è l'art, der, 
apocopato: d'nicken, fruc. 

Truche (P), trucciare, scambiare; provz. truc, cambio, truca; fran- 
cese troquer, barattare ; ingl. truck, cambio. 



— 220 — 

Trùna (T), tninè, sotterraneo, sepolcreto; frane. #;-(?2<, buca: tedesco 
traugum, id. (Littrè, trou). 

Trusschè (T), contraddire; ted. trotzen, contrastare. 

Trusschìn (F), rlgareùl, rigoletto, compasso; fr, tracer, tracciare; 
fr. frusquin (Za! li). 

Trìiss (I). concime, màcero; it. terriccio: frane, terreau, id. (ipot. 
ferraccio). 

Tudèl (S), tuèl, fittone, radice principale della pianta ; spagn. tudel, 
tubo, linguetta; fr. tuyau (Diez, tudel). 

Tuf (P), afa; provz. touffo, calor fortej spagn. tufo, esalazione di 
vapori di carbone; greco tifos, vapore (Diez, tufo). 

Tùmel (T), sorbo degli uccellatori: ted. tummeln, ubbriacare. 

Tùna, de la tana (S), dar la soia, beffa, burla; spagn. tuna, vita 
vagabonda. 

Tupìn (P), pentolino, uomo stupido; provz. toupin, piccolo vaso di 
terra; centroue tepein, grosso vaso di terra; iepìn fumerai, il 
turibolo; provz. atiqn, mionàìto; centrone sor kemein on tepein 
(A. Pont); sourd coìn un tupìn: slavo tupoi, stupido; presto 
f tupik jevo postàvil, lo lasciò come istupidito; on stali f 
tupiJc, rimase istupidito. 

Turcimanè (I), terrorizzare; it. turcimanno, ricordo storico dei Sa- 
raceni nella contea di Nizza; così il proverbio: furo e moro, 
per dire uomo inflessibilmente spietato. 

Tìirgia (P), vacca sterile; provz. tuergo, capra sterile; portoghese 
ioura: lat. taura, sterile (Diez, toura). 

Turlupinè (F), dar la baia; fr. turlupin, che fu un buffone fran- 
cese di Luigi XIII (Diez, turlupin). 

Turtin (F), piccolo viluppo; fr. tourdu, contorto. 

Tusà (D), percossa col capo. V. Tussòn. 

Tuvèj (L), specie di azigola mangereccia ; lat. tuhellus, gambo cavo. 



— 221 — 



TU 



Uaj! (P), bah! interiezione di disgusto; provz. huail borgog. wa; 
ital. guai. 

Uchè, uc (SL), vociare prolungato in montagna; slavo iiJcat, aukat 
da auka, lupo, gridar al lupo; borg, hucìier (Burguy, ihJ), id. 
(ted. holla mfen, darsi la voce). 

Uja (P), ago, spilla; provz. aguyo: slavo igla: fr. aiguille; latino 
acicala, ago. 

Ujà (P), ujonn, pungolo; provz. aguyacìo, punta dei bovari: fran- 
cese aiguillon, pungolo. 

Ujà (F), agugliata, lunghezza di refe da infilar nell'ago; fi'ancese 
aiguillée; lat. acia, id. 

Ujèt (F), occhiello, garzuolo, grumolo interno ne'cavoli, nelle la- 
tughe e simili; fr. oeiìlet, occhiello. 

Uliàn (D), morbidezza de'pannilini usati. V. Oliàn. 

Upìa (F), popò, bubbola, specie di picchio: fr. hiippe: lat. upupa. 
V, Tòpo. 

Usèl (P), uccello: provz. auseh id. 

Usèl (D), abbaìno V. Lusèio. 

Usmè (B), ustolare, aspettar avidamente il pasto come fanno i cani ; 
borgog. osnier, odorare (Burguy, osme): greco osmi, nasta; spa- 
gnuolo husma, nasta (Diez, orma). 

Ussè (I), it. aguzzare; lat. acuere; fi*, aiguiser, id. 

Uva trama (I), per uva rama, uva dei frati, ribes; frane, ramer; 
provz. arma, ramata come i fagiuoli, piselli, ecc., per differen- 
ziarla dall'uva della vite. 



■y)o 



'V 



Vacè, vajtè, guaite (B), vaciò, spiare, aspettare, star in agguato ; e 
campare : borgognone waitè, guaite (Burgu}-, gaitier). 

Vagnè (B), guadagnare; borg. gaaigner. vagnè, vaing, lavorar !a 
terra (Diez, guadagnare, Burguy. gaagnier). Lavoro e guadagno 
hanno un'origine comune — la vanga. 

Vàj (1), rado, lento non fìtto; per van: it. vano. 

Vajlèt (B), vitello ; borg. veel,veale, giovenca; lai. vitellus, vitiilus, 
vitello. V.- Veil 

Vàjre? (B). quanto? guari: borg. vaire: provz. gaire, pas guaire; 
fr. guère: ted. yej^aro, molto (Burguy, gaires, Littré); italiano 
guari: — vajre èrne? quanti erano? pa oajre, non molti. 

Vajrè (D), vagliare, per vaile. V. Val. 

Vajròle (F), vaiolo; b. lat. variÒla; fr. variole, id. (Diez, vajolo). 

Val (L), vaglio a mano, vassoio; lat. vallus diminutivo di vamius; 
ital. vaglio (Diez, vaglio)-, slavo vjejat, vagliare. 

Vàlba (T), regione di campi, zone da coltivar a riso; tedesco wall, 
fosso e hauen; gotico haua. coltivare. 

Valòsca (D), membrana carnosa del fungo, guscio del frumento. 
V. Vòlva. 

Vane (F), vagliare ; frane, vanner, id. ; lombardo vanta, vanniiare, 
mondare col vanno o vaglio; lat. vannus, vaglio. 

Vantè via (F), svanire, dicesi dell'uva che non approda; fr. venter, 
lat. vanitare, soffiar via; it. vaneare. riuscir vana. 

Vàod, vàud (B), glasto. erba colla quale si tingono i panni in az- 
zurro, borg. ivaide, gaide: fr. guède, pastello; ital. guado; a. 
ted. weit, id. (lat. isàtis, lattuga tintoria) (Burguy, voaide). 



à 



- 223 — 

Vàoda, vàuda (0), landa, paese incolto; celt. ivald; tedesco wald; 
ingl. vood^ bosco; lat. silva vualda; quanto va tra Po, Stura, 
Alpi ed Orco, era bosco, e ancora tiene nome di Vaude, dal 
teutonico o celtico Wald, Sylva walda dicendosi in documento 
del 1000 (Promis, Torino antica). 

Varadìn (DP), cialtrone (Zalli), forse dal fr. Varades, capo luogo 
del cantone nella Loira inferiore o dal turco Varadino; ad ogni 
modo ricordi storici (come lo spagneul, pidocchio) delle guerre 
con Francia e Spagna e delle spedizioni in Terra Santa. 

Vardè (B), pièsse vàrda, guardare, guardarsi : borg. • vardè, prendre 
varde, far attenzione (Burguy, garder). 

Varìscio (F), guidalesco (Zalli), lesione sul dorso delle bestie da 
soma: fr. varice; lat. varix, varice (dilatazione di vene). 

Varlòpa (F), verlòpa, barlòta, rahòt, pialla; fr. varlope; spagnuolo 
f/arlòpa, id. ; dal v. ted. weerloop, id. 

Varvèla, vervèla (L), màpa, ganghero; lat. valvce, valvarum, porta 
a battenti; it. bandella. 

Veilè, veilà, veil (F), sgravarsi delle vacche, vitello; v. fr. veel, vi- 
tello, veau, velar, metter basso delle mucche. V. Vajlèf. 

Vèir, vir, vejrè (L), vanga, vangare; lat. vehere, trasportare — veja 
parola antica osca, carretto. (Quicherat, voc. lat.). 

Veisso, si vèisso (L), questa sera; latino vesper, sera: si per ce, 
quello. 

Vèje (B), vedere; borgog. veer, vejer (Burguy, veoir), id. ; proven- 
zale veire, id. — Vejvou? vedete voi? 

Vèjna (L), guaina di coltelli: lat. vagina: fr. game, guaina. 

Vèjra (L) ghiera; lat. viria, braccialetto (Diez, virar). Il piera. ha 
virè, voltare, ma il dittongo di vèjra accusa un'origine più di- 
rettamente latina : es. vejo, video - hejvo, hiho, ecc. 

Vengh (L), venghè, vimine, vimineto; it. vinco, specie di salcio, 
delle cui vermene si fan le ceste; lat. vimen, vimine, vinclum, 
tegame. 

Venta, a venta (B), ventar (Biondelli), bisognare ; borg. avenant, 
esser conveniente (Burguy. venir). 



— 224 — 

Verdioùn F), bastone corto, batacchio; dal frane, gourdin, id. o 
perchè tagliato di fresco è ancor verde; serve per bastonare. 

Vrgantà, vimnà, (I), graticcio per impedir il passo alle bestie nei 
campi ; it. verga, vimine. 

V'rlèra (L), u'rlòca, vrlochè, bussa, percuotere ; lat. ferula, verga, 
staffile, da ferio, ferire. V. F'rlèca. 

Verm (I), verme , — centrone tre'ie la rer da nà, tirèje 'l verm dal 
nas; fr. vrai, la verità. Antica usanza di Normandia secondo 
cui chi si confessava aver mentito, lo esprimeva tirandosi il 
naso (A. l*ont); noi diciamo anche oggi ai bambini: guarda 
che ìa busìa at va su p'r 7 nas. 

Vermoùt (F), vino conciato all' assenzio; ted. wermouth, assenzio. 

Verna (F), ontano: provz. verno: fr. vergne, ontano; celtico gwern, 
palude. 

Vèrss (1), gridìo, modo spicciativo del dialetto piemontese per evi- 
tare d'esprimere con vocabolo speciale ogni grido di animali; 
ital. verso, canto d'uccelli. 

Vertigòt (F), verdugòt, capriccio ; fr. vertigo ; lat. vertigo, vertigine. 

Vrtoujè (P), antv'rtvujè, anfrvoujè, avviluppare; provz. mrfew;»; 
fr. tortiller; lat. involvere; slavo vertuivat, torcere. 

Vèrza (I), verzotto, cavolo; it. verza; lat. viriditas, verzura, 

Vés (L), stantìo; lat. vietus, invecchiato. 

Ves (SL), vess, vessa, cane, cagna ; slavo pess, pssà, pssiza, id. 

Vso (B), v'son, sp'rv'so, uzzolo; ital. vezzo; borg. vets, vessie, abi- 
tudine (Burguy, vice). 

Vssè (F), lofè, vesciare; fr, vesse, vesser; it. vescia. 

Vetupè (1), sucidume (Zalli); it. vituperare, imbrattare. 

Veùid (F), vuoto; fr. vuit, vide, vuoto (Diez, voto). 

Viarà, a la viarà (DP), immantinente; ^\Qm.. giarada; ted. gerade, 
dritto. V. Giaràda. 

Viàl (l), per viat, volta; it. fiata, dal lat. fieri, factum, fatto, av- 
venimento. 

Vie (F), vegliare; fr. veiller, id. 



— 225 — 

Vièt (D), vizzo, appassito. V. Bièt. 

Vimnà (D), chiuso con vimini. V. Virganià. 

Vin an! (L), vieni qua! lat. veni hac! 

Vindo (T), arcolajo; v. ted. wìndan, winde; s^^ign. guindar, girsne 
(Diez, ghindare)', it. guìndolo, bìndolo. 

Violòn (F), prigione di polizia; fr. violon, prigione provvisoria at- 
tigua ai corpi di guardia. 

Viòrn (F), pastàmòla, viburno, arboscello per siepi; lat. vihmnum 
lantana; fr. viorne, id. 

Vira, vi'rè, viroifjè, virolesse (F), gita, girare; frane, virer, rotolare 
(Diez, virar); fi-, virole, ghiera; lat. viriola, id. ; — virè 'l cantòn, 
morire. V. Vejra. 

Vira volta (P), ogni tanto; provenz. viro vooù, ad ogni cantonata; 
it. giravolta. 

Vironiè (P), virole, gironzare; provz, virourià, id.; che corrisponde 
meglio al piem. virou^è. 

Virabourìc (DP), batacchio, randello; piem. vira e hourìc, guide 
dell'asinelio (fr. gourdin). 

Visàrma (D), arma a doppio taglio. V. lussàrma. 

Viscàssa (I), birbonata, baronàta ; it. biseaccia, bisca, dove si ten- 
gono giuochi rovinosi. \ 

Vischè (F), accendere il fuoco; frane, biiche, legna tagliata per ac- 
cendere il fìioco (siciliano vusca). 

Vist non vist (DP), in un attimo; dal piem. visi; it. vedere (Diez, 
visto); borg. viste, vegeto (Burguy, ib.). 

Vitòn, vit (C), montanaro; celt. guik, villaggio; lat. vicm, id. 
(Burguy, wicket) ital. guitto, sucido (*). 



(*) Nella Guida pél villeggiante nel Bielìese del Sigg. Eatti e Pertusi, a pag. 323 
viene espressa l'opinione che il piem. Viton sia una contrazione del nome degli 
antichi Ictumuli o Victumuli ricordati da Plinio, de' quali s'è fatto cenno a 
pag. 12 di questo Glossario. — Però li Ittimuli erano tra le sei tribù abo- 
rigene Taurische la più distinta per industria e ricchezza, tanto da dare ombra ai 
Romani i quali finirono per proibir loro l'esercizio delle aurifodine Vercellesi 
— mentre in Piemonte l'attributo di Viton indica più specialmente un uomo 
grossolano, montanaro, pastore. 

15 



— 226 — 

Vnìs (D), spazzatura. V. Mnis. 

Voaj! (D), bah!V. Uaj! 

Vóga (F), remare e riputazione ; ital. vogare, a forza di remi ; fran- 
cese voglie, voga, fama; tedesco wagon, muoversi (Littré), — 
fé voghe 7 pintòn, far andar in giro la brocca del vino. 

Vola (F), capòt, vincer partita sana; al gioco del pallone lanciarlo 
a tutta distesa fin oltre il segno; fr. devole, faire le mie, vincer 
tutte le mosse; fr. volée, distesa; — d' broca vola, imbroccar 
il segno di primo lancio. 

Vòlva (L), vorva, pula, loppa, lolla (Alfieri); lat. volva (ipotetico 
volvusca, diminutivo), involucro del fungo. V. Valòsca: latino 
volvere, inviluppare. 

Voùghi (D), vedere. V. Vèje. 

Voùgn (G), io vado, io vo; greco voo, vaino, andare (Canini). 

Voulàja (F), pollame; fr. volatile, id. 

Vrèra (F), finestra impannata con carta in luogo di vetri, v. bur- 
lesca; fr. verrière, vetrata, gran finestrone a vetri dipinti. 

Vrinè (F), vrin, vrinèt, succhiello, forare, trivellare; frane, vrille, 
trivella. 

Vronè (0), strimpellar musica; onomatopea del vron-vron, degli 
strumenti a corda. 



i 



— 227 



Zabèta (F), donna cicalona; fr. jaboter, parlar molto; jabot, gozzo. 

Zabò (F), gala, merletto allo sparato della camicia; fr. jabot, id. 

Zac! (0), bacate! sàfate! onomatopea per esprimer colpo e sveltezza. 

Zagajè (P), gargagliare, remore fatto da molti che chiacchierano; 
provz. gasar; fr. jaser, cicalare; sagajà [charivari) (S. Albino). 

Zanàda (I), buifonata ; it. Zanni, noto buffone veneziano del tempo 
di Goldoni. 

Zanziè, zanzlj (I), prudere, prurito; it. zanzara, analogia col piz- 
zicore che quel noiosissimo insetto gobbo lascia dove punge. 

Zara, sarà (1), stizza, collera; ital. zara, risico, gioco con 3 dadi; 
— zara a chi tocca ; cioè si grida zara, quando si scuoprono punti 
vietati e chi perde va in bischeri. 

Zaspè (D), brizzolato, vajolato. V. Saspè. 

Zavalì (F), pòver zavalì! buon uomo; francese cìievalier, detto per 
ironia, come il conte in romagna, lo tnarcheise nel genovesato, ecc. 

Zèbo (I), minchione ; it. zeba, maschio della zeba, ossia il caprone 
che fa una curiosa figura, quando in mezzo alle capre, gli ap- 
pendono uno zinnale sotto la pancia. 

Zèga, fé zèga (SL), fuggire; antico slavo z'ga, ardore (Canini). 

Zèmbo, dèje d' zèmbo (S), dar di sghembo, far girar una pallottola 
urtandola sul fianco; spagn. zambo, sbilenco; lat. scambus, id. 
(Diez, zambo). 

Zichìu - zichèt (I), issofatto ; ital. zecchino, nuovo di zecca, pagato 
subito. 



— 228 — 
Ziribèbola (I), cosa da nulla ; ital. ziro, orcio di terra cotta. V. Bebola. 

Zìzi, barbisa (L), ortolano delle siepi; lai emberim cirlus: fran- 
cese zùì bruant. id. 

Zìzola (I), inezia ; it. giuggiola. 

Zonzonè (P), il zonzare delle pecchie, vespe, ecc.; provenz. zoun- 
£ounià, id. 



% 



i 



CORREZIONI ED AGGIUNTE 



Pag. 17, linea pe nuli dopo: politicamente aggiungi « il popolo pie- 
montese... 



Pag. 27, Ancutì, lin. 2^, aggiungi : « excutere comas, sciogliere i 
capegli; incutere, avrà un significato opposto, cioè ar- 
ruffare, donde il piem. Ancutì. 

» 27, dopo la voce Andare, aggiungi: 

And'rnà (I), slombato; it. reni (direnato). 

» 28, Anorfantì, correggi « (S), istupidito ; spagn. orfandad, 
orfanità; fr. orphanité, id. ; dal lat. orphanus, ecc. 

» 29, Anrossè, lin. 2* agg. « antroussè; fr. trousse, fascio. 



Pag. 39, Bagolòn, questa voce deve far seguito a Bagna. 

» 45, Baudusàri, lin, 2* dopo baum, agg. « albero e dal latino 
ducere, ductarius, che serve a tirare; ductarius funis, 
fune per traino, tonneggio; questa è la origine del pie- 
montese bandisse, ecc. 

» 49, Biét, lin. 3* invece di cpiet, leggi « sspiet. 

» 51, Boch, leggi Boc, dopo Bòba. 

» 51, Bociardè, lin. 2*, invece di Bòcce, correggi « Bòce. 



— 230 — 

Pag. 52, dopo Bojàca si aggiunga : 

Bòjta (P), cassetta e per traslato, scanno da lavoro; pro- 
venzale houito; fr. hoiste, boite, cassa. — Andoùma a 
là bòita, andiamo al lavoro, è come dire andoùma al 
telònio, modo scherzevole per indicare lo andarsi a rin- 
chiudere in una cassetta qual'è lo stretto stallo d'ufficio. 

» 53, Brògnio, lin. 2% dopo born-icle, leggi « icles {acuii) bornèSy 
vista limitata (Diez, bornio 

» 56, Bràje, lin. 3*, leggi « dal greco e dal latino 



58, dopo Bràje aggiungi: 

Brame (F), cupo fremito delle fiere affamate; fr. braìner, 
grido del cervo (Littré), v. ted. breman, n. ted. bremmen, 
muggire; greco vremein, iremere (Diez, bramare)-, ital. 
bramare, desiderio ardente, appetito carnale. 

59, Brojòn, lin. 1% dopo tallire, agg. « e per correlazione cosi 

vien chiamato il tonchio 

60, Broùnssa, leggi Broùnsa (L), e dopo ubbriacatura ag- 

giungi « lat. ebrìosus, ubbriacone ; — broùnss coni! na 
sforna na sùpa. V. Sùmia. 



Pag. 67, correggere interamente: 

Caussàgna (F), argine, rialto di terra posticcia; caus- 
smjna è anche un fossatello per scolo delle acque ; una 
strada lasciata libera in mezzo al campo pel carreggio 
— e si chiamano caussagne, quei solchi che si arano 
lunghesso i limiti d'un campo, normali all'aratura ge- 
nerale per utilizzare il terreno; dal fr. chaussée, argine, 
strada in rilievo. 

* 68, Cèa (F), graticcio, canniccio; fr. claie, graticcio formato 
colle canne dello ^ea o formentone. 

» 68, dopo Ch'chè aggiungi: 

Chèle (B), qualche; borg. kelke; quelque, id. (Burguy,g'MeZ^. 



— 231 — 



Pag. 71, correggere interamente: 

Ciaràfi (S), ciaf ri, ciarafiè, ciarpami, ingombri inutili e 
faccendiere; spagn. eìiarro, che nel Basco significa cat- 
tivo, dappoco (Diez, charro); in provz. charro, indica 
superfluo di parole (ciarla?). Il suffisso fri di dafri e 
^ di ciaràfi, indicherebbero il fr. affaires, charro - af- 
faìres, quisquilie, minuzie. 

> 77, Coiìcia, dopo kotze aggiungi ». a. ted. cìiozzo. 

* 79, Crocio, lin. 2*, «fr. eroe, crochet, uncino, ecc. 



Pag. 96, Fnè, lin. 2*, dopo falciare i fieni, si cancelli il lat. foe- 
nerare, e si aggiunga: « e per antitesi uccidere, rovinare, 
cioè buttar steso a terra come colla falce il fieno. 

C3- 

Pag. 103, Garabìa, agg. « (S), spagn. caraha, noce d'acajou, il cui 
olio serve per la tintura. 

» 104, aggiungi dopo la voce Garsamela. 

Garsè (1), levar il pelo ai panni ; it. garzare, garzo, dal 
lat. carduus, cardo. 

» 107, Ghèro, lin. 3» agg. «V. Pieùl. 

» 108, Ghinda (F), correggi «(T). 

» 119, Grojòn, correggi « (I). 

Pag. 127, Macassìa, in vece di «questo, correggi «guasto. 

» 129, Mandia, mendìa (DP), correggere «(L); edalla linea 3» 
aggiungere : « così dice lo Zalli ; ma in Plauto si trova 
mandare filiam viro, per maritarla; pare adunque più 
corretto il dire esser la origine di Mandìa l'attributo 
latino mandabilis, equivalente a nubile. 

» 132, Martin cassili (C), correggi «(F). 



— 232 



Pag. 166, correggere interamente : 

Raspe iS), rasp, resp, r'spa, raschiar la terra colle zampe 
e pulir colla raspa; spag. raspa, gluma o scaglia ap- 
piccicosa che avviluppa il seme del grano; lat. asper, 
aspro, ruvido, fr. rdper (rasper), a. ted. rdspòn, raspare 
(Littré); 

» 172, Ruspe, correggi « (I), grattar la terra co' piedi proprio dei 
polli; ital. ruspare, dal lat. rustare, sterpare, svellere, 
V. Raspe. 



Pag. 179, correggi: 

Sbramasse (P) (Zalli e Ponza), sgridare, sbraitare, grida 
minaccevoli. Lo credo piuttosto: grido d'animale che 
va in fi'esfola. V. Brame. 



APPENDICE 



Etimologia di SOPERGA. 

Nel secolo scorso fu proposto per etimo di Soperga una specie di 
acrostico: suxìer terga montmm, sul dosso de'monti. 

Cesare Balbo cominciò ad intravederci un'origine teutonica e pro- 
pose il 3um Berg^ al monte. 

Eecentemente un assonantista credette trovarla nel cliaux - berg, 
pronunziato so-herg a cagione di certe cave di calce, che si trovano 
ne'fianchi di quella montagna. 

Ma la piti razionale finora è la etimologia proposta dal Promis, il 
quale in carta dell'A. 1034 trovò come il monte, su cui nel IS"^" 
secolo fu poi innalzato il monumento a ricordo della fiaccata prepo- 
tenza francese: quel monte si chiamava 3Ions lovis, monte di Giove, 
come difatti tutte le vette cospicue nel mondo romano venivano a 
quel Dio consecrate. Poi negli ordinati comunali nostri dell'A. 1389 
trovò lo stesso monte denominarsi Sarohergia ed in esso una loca- 
lità chiamata Sarm (dove tuttora scorre il torrente Barra), e l'illu- 
stre storico della Torino antica pensò che il vocabolo Sarohergia 
potesse significare teutonicamente Sarra-herg, cioè il monte di Sarra. 

Però, Sar è parola prettamente celtica che vuol dire eccelso, emi- 
nente (Ob. Mùller), berg è il 2)erg teutonico, elemento di monte. 
Parrebbe quindi più corretto dire che i Celti, secondo il loro costante 
costume, avessero già designata la vetta di Soperga, coli' aggettivo 
sarò che la qualificava come vetta eminente, e che in seguito i Teu- 
toni vi abbiano aggiunto il loro suffisso Berg, come porta il carat- 
tere del loro linguaggio, e che perciò il vocabolo Saro - berg, lati- 
nizzato dall'Archivista comunale in Sarohergia, significherebbe il 
monte eccelso. 

La finale di sarò segna il genere neutro; la r celtica vien te- 
nuta come vocale nell'alfabeto sanscrito, e, come si suol dire, masti- 
cata (in fr. grasseyée), quindi il sarò fu pronunciato dapprima sào, 
poi 50 colla larga e coU'accento circonflesso; ma i Piemontesi pro- 
nunziano la sempre colla ou provenzale, e così ne risultò che il 
primitivo Sarohergia del Promis, divenne prima Saóhergia, poi Só- 
bergia, poi So-perga e finalmente Superga. 

M. D. 



ESTRATTO 

dal SAGGIO DEI OIALETII GALLO-ITALICI di B. BIONOELLI 

Milano, 1853. 



Divisio'ne e posizione dei dialetti pedemontani. 

I dialetti pedemontani sono oltreraodo importanti, collegandosi 
strettamente nelle estreme loro modificazioni occidentali cogli oc- 
citanici, mentre a mezzogiorno si fondono nei liguri, ad oriente 
coi lombardi e cogli emiliani. 

Questo ragguardevole ramo della famiglia gallo-italica è conter- 
minato, a settentrione, dalle Alpi graje e dai monti che dividono 
i tronchi superiori della Val Sesia e della Valle d'Aosta dalle sot- 
toposte valli del Cervo, dell'Orco e della Stura ; ad oriente dal 
corso del Sesia, che sino alla sua foce nel Po lo divide dai dialetti 
lombardi, e quindi da una linea trasversale che da Valenza sul 
Po raggiunge, serpeggiando, l'Apennino presso Bobbio, per la quale 
è separato dalla regione dei dialetti emiliani; a mezzogiorno dalle 
Alpi marittime e dall'Apennino ligure; ad occidente, dalle stesse 
Alpi marittime e dalle graje, lungo le quali va fondendosi nei dia- 
letti occitanici. 

In tanta estensione di territorio, avuto riguardo alle più salienti 
e caratteristiche dissonanze nella pronunzia, nella forma e nelle 
radici, esso dividesi in tre gruppi distinti, che dalla regione ri- 
spettivamente occupata possiamo designare coi nomi di piemontese, 
canavese e monferrino. Ciascuno poi consta di un maggiore o 
minor numero di svariate favelle. 

Posizione. Il gruppo Piemontese è il più diffuso; esso occupa 
tutta la regione occidentale conterminata, a settentrione, dalle Alpi 
graje e dal corso del fiume Orco; ad oriente, dal corso dello stesso 
fiume sino alla sua foce nel Po, indi da una linea serpeggiante at- 



— 285 ~ 

traverso i colli del Monferrato, la quale congiunge la foce dell'Orco 
con Asti ; e per ultimo dal tronco superiore del fiume Tanaro che 
dalla sorgente sull'Apennino ligure discende sino ad Asti; avver- 
tendo, che il corso dell'Orco separa il gruppo piemontese dal ca- 
navese, e la successiva linea serpeggiante col tronco superiore del 
Tanaro lo dividono dal monferrìno; a mezzogiorno, è conterminato 
dalla catena delle Alpi marittime che separano la Provenza dal 
Piemonte, intersecata fra le due sorgenti del Tanaro e della Stura 
meridionale; ad occidente, dalle Alpi marittime e graje che divi- 
dono il Piemonte dalla Francia e dalla Savoja. 

Il gruppo Canavese, che, come abbiamo avvertito, ad occidente 
confina col piemontese lungo il corso dell'Orco, si estende a set- 
tentrione sino ai monti che dividono il Piemonte dal ducato d'Aosta ; 
ad oriente raggiunge la destra sponda del Sesia sino alla sua foce 
nel Po, lungo la quale si fonde nei dialetti lombardi; e a mezzo- 
giorno è conterminato dal tronco del fiume Po racchiuso tra le 
due foci del Sesia e dell'Orco. 

Questo medesimo tronco segna appunto il confine settentrionale 
della regione occupata dal gruppo monferrìno, il quale, seguendo 
le linee da noi superiormente tracciate, ad oriente è conterminato 
dai dialetti eìmlmm, a mezzogiorno dai liguri, e ad occidente dai 
piemontesi. 

Torna affatto impossibile il designare con precisione il luogo ove 
un dialetto finisce e l'altro incomincia, ciò che avviene per leggeri 
e quasi impercettibili gradazioni; devonsi quindi risguardare le 
linee superiormente designate come diametri di altrettante zone più 
meno larghe, lungo le quali 1 dialetti di due gruppi, o di due 
famiglie distinte, vanno assimilandosi e fondendosi insieme. Di qui 
appunto deriva l'indeterminato numero di varietà nei dialetti d'un 
medesimo gruppo, del quale gli estremi di due opposti confini dif- 
feriscono tra di loro assai più, che non ciascuno d'essi coU'estrerao 
della famiglia o del gruppo limitrofo. 

Incominciando ora dal gruppo Piemontese, esso è rappresentato 
dal dialetto Torinese che ne è principal tipo, e che in ogni dire- 
zione si distende lungo la circostante pianura, lungo i colli e le 
moltephci valli che dalla cerchia delle Alpi, quasi raggi concentrici, 
convergono verso la capitale; se non che, di mano in mano che 
c'inoltriamo su per l'erto dei monti, il dialetto piemontese, trasfor- 
mandosi, assume alquante forme dei dialetti occitanici, ciò che 



— 236 — 

porge nuovo interesse al linguista che neirincorrotta favella del- 
l'alpigiano scopre ancor vive le vestigia della lingua dei Trovatori. 
E perciò in questo gruppo è d'uopo sceverare i dialetti del piano 
e della parte inferiore dei monti da quelli delle più alte pendici. 
Tra i primi, i principali sono: il Torinese. V Astigiano, il Fossmmse, 
il Valdese ed il Lanzese. 

11 Torinese è parlato con leggere varianti, oltre alla capitale, in 
tutti i circostanti paesi, inoltrandosi a mezzogiorno, su per le valli 
sino a Gherasco, Savigliano, Saluzzo e Pinerolo : e ad occidente sino 
a Susa. 

h' Astigiano è proprio della città d'Asti e del rispettivo terri- 
torio, nel quale a poche miglia di distanza verso occidente si va 
assimilando al Torinese, e verso oriente si fonde nel gruppo Mon- 
ferrino. 

Il Fossanese è parlato nella parte superiore della valle della 
Stura racchiusa fra Savigliano e Dalmazzo al disopra di Cuneo. 

Il Valdese è proprio di tutta la valle di Luserna presso al ver- 
sante settentrionale del monte Viso. 

Il Lanzese è parlato nella valle della Stura settentrionale, all'imo 
della quale va assimilandosi al Torinese. 

Tra i secondi, che distingueremo col nome di alpigiani, o meglio 
coll'aggiunto di occitanici, sono da notarsi i dialetti seguenti: quel 
di Limone, parlato alle falde del colle di Tenda; di Valdieri, par- 
lato nella valle di Gesso; di Vinadio, proprio degli abitanti del più 
sublime tronco della valle Stura meridionale; di Castebnagno, 
presso alle sorgenti del Grana; di Elva e- di Acceglio, presso alle 
sorgenti del Macra; di San Peire, parlato nel tronco superiore di 
valle Varaita; di Oncino, posto presso alle sorgenti del Po; di Fi- 
nestrelle, parlato in tutto il tronco superiore di vai elusone; di 
Giaglione e d'Oulx, verso le sorgenti della Dora Riparia; di Viù 
e di Usseglio, presso quelle della Stura settentrionale. - 

Il gruppo Canavese, che abbiam veduto racchiuso fra l'Orco, 
il Sesia, l'Alpi ed il Po, consta pure d'un numero ragguardevole 
di svariate favelle. Esso è rappresentato dal dialetto di Ivrea, che 
con leggere modificazioni è parlato in tutta la regione racchiusa 



— 2:^7 — 

tra la Dora Baltea ed il corso dell'Orco. Ivi è solo distinto per 
proprietà speciali il dialetto della Val Soana, parlato nei villaggi 
d'Ingria, Ronco, Valprato e Gampiglia. Nella regione poi racchiusa 
fra la Dora ed il Sesia prevale il dialetto di Biella, che si distende 
con poche varianti in tutta la sottoposta pianura ; e verso i monti 
sono da sceverarsi il dialetto di Andorno, che quasi anello con- 
giunge il gruppo canavese col lomhardo-verhanese. e quello di Set- 
timo Vitione posto presso al confine del ducato d'Aosta. 

Il gruppo Monfer^rino, posto fra il Tanaro e l'Apennino ligure, 
è rappresentato dal dialetto Alessandrino, parlato non solo in tutta 
la pianura d'Alessandria e tra i vicini colli, ma altresì lungo tutta 
la valle della Bormida sino a Bistagno al di sopra d'Acqui. Più 
oltre prevale il dialetto d'Alba, che si parla con lievi modificazioni 
nella regione superiore fra il Tanaro e la Bormida; e per ultimo, 
il dialetto di Mondo-m, che per gli elementi eterogenei onde consta, 
congiunge il gruppo Piemontese al Monferrino, ed entrambi alla 
famiglia dei Liguri. Meglio poi d'ogni altro segnano il passaggio 
dal Monferrino alla famiglia Ligure; i distinti dialetti del Cairo, sulla 
vetta dell'Apennino presso le sorgenti della Bormida, di Gat^essio 
e di Ormea, presso quella del Tanaro, ove la Liguria è divisa dal 
Piemonte. 

Proprietà distintive dei tre gruppi Piemontese, 
Canavese e Monferrino. 

La prima e la più ovvia osservazione sommaria generale per la 
quale i tre gruppi pietnontese, canavese e monferrino appaiono 
distinti fra loro, si è la complessiva forma di ciascuno, che rivela 
nel primo le impronte caratteristiche dei dialetti della Francia 
meridionale, nel secondo quelle dei dialetti lombardi, nel terzo 
quelle dei liguri, per modo che l'aspetto loro si assimila rispetti- 
vamente a ciascuna di quelle disparate famiglie. 

Questa generale distinzione per altro non è se non il risulta- 
mento di molte peculiari differenze che richieggono un diligente 
e circostanziato confronto, e delle quali appunteremo le precipue 
e le più caratteristiche. 

Primieramente, il Canavese distinguesi dagli altri due gruppi 
per la terminazione in àr di tutti gli infiniti dei verbi di prima 
conjugazione, che il Piemontese ed il Monferrino volgono in è: 



— 238 — 



Italiano 


atidare 


portare 


fare 


stare 


Ganavese 


andar 


portar 


far 


star 


Piemontese ) 
Monierrino ) 


andè 


porte 


fé 


stè 



Il Monferrino alla sua volta si distingue dal Piemontese e dal 
Canui'ese, permutando d'ordinario in acc\ ice' le finali dei participi, 
che gli altri due volgono in àit, à, et, it, o altrimenti: 



Italiano 


dato 


fatto 


andato 


. detto 


Monferrino 


dacc' 


face' 


andacc' 


dice' 


Piemontese 


dàit 


fàit 


andÀit 


dit 


Ganavese 


dèi 


fèt 


andèi 


dit 



Questa distinzione deriva dalla proprietà del Monferrino di scam- 
biare sovente in ce' le tt delle sillabe finali delle parole, dicendo 
iancc" per tanti, ticc' per tutti, e simili. Per una tal proprietà, 
mentre questo gruppo distinguesi dagli altri due, va assimilandosi 
ai lombardi d'oltre Po; che anzi dobbiamo avvertire come la stessa 
penetrasse ancora in alcuni dialetti del gruppo Canavese, posti 
lungo il Sesia ad immediato contatto coi dialetti verbanesi, ai quali 
pure è comune. 

Da uno degli esempi succitati appare altresì, come il Monferrino 
scambi talvolta la il in i pura, ciò che parimenti lo distingue dagli 
altri gruppi. 



Italiano 


uno 


tutti 


fosse 


gettare 


Monferrino 


in 


ticc' 


fìssa 


bitte 


Piemontese 
Ganavese 


un 


iùtt 


fuss . 


^ hiltè 
\ eruttar 



Il Piemontese poi va chiaramente sceverato dagli altri due gruppi 
per la proprietà quasi esclusiva di ripetere i pronomi, non solo 
quando esprimono il soggetto, ma eziandio quando rappresentano 
l'attributo d'una proposizione. A meglio chiarire una tal proprietà 
valgano alcuni esempi: nei dialetti lombardi ed emiliani si ripete 
costantemente nelle seconde e terze persone dei verbi il pleonasmo 
dei pronomi: ti te dìset, lù el dis, oppure le la dis, per tu dici, 
egli, ella dice, ove ti te, IH el, le la sono ripetizioni dello stesso 
pronome, sebbene sotto forma diversa. Lo stesso avviene nei dialetti 
pedemontani di ciascun gruppo, ove per lo più lo stesso pleonasmo 
ha luogo eziandio nelle prime persone singolari e plurali: ini ì eu, 
ti Vas, chièl a l'à, noi i ama, ecc. per io ho, tu hai, egli ha, 
noi abbiamo, ecc., ove mi i, eqivalgono ad io io; ti V, a tu tu, e 



— 239 — 

COSÌ di seguito ; ma in questi esempi, che dimostrano la proprietà 
stessa comune a tutta la famiglia gallo-italica, i pronomi sono 
sempre rappresentanti il soggetto del verbo ; laddove nel gruppo pie- 
montese lo stesso pleonasmo ha luogo eziandio quando i pronomi 
rappresentano l'attributo: 

Italiano egli mi ha detto io Vho veduto tu l'haiperduto 

Piemontese chièl a irCà dime mi i Veu vdiilo ti V l'as perduto 

Ganavese chièl m/à dit mi i l'ù vist ti V l'è pers 

Monferrino cul-là m'à dice' me a Vò vist tè V ras pers. 

Di qui si vede come il Piemontese ripeta il pronome mi e lo, che 
fa le veci dell'attributo, suffiggendolo ai participi, ciò che non ha 
luogo in ver un caso nei dialetti degli altri due gruppi. 

Lo stesso avviene colle particelle pronominali, ossia coi pronomi 
reciproci, ove il pleonasmo è di regola: 

Italiano egli ne ha fatto ne è stato si è perduto 

Piemontese chièl n'à faine n'è stane s'è perdesse 

Ganavese chièl n'à fèt n'è stèt s'è pers 

Monferrino cul-là n'à face' n'è stacc' s'è pers. 

Sebbene esclusiva del gruppo piemontese, questa proprietà rin- 
viensi ancora nel dialetto di Mondovì, il quale porge il singolare 
fenomeno di riunire i caratteri più salienti dei due gruppi pie- 
montese e monferrino, mentre più d'ogni altro si assimila alla fa- 
miglia ligure. Ed è appunto per questo che, mentre potrebbe a 
buon dritto associarsi al primo gruppo, abbiamo preferito ranno- 
darlo al secondo come più omogeneo nella complessiva sua forma. 

Italiano l'ha visto Vha baciato s'è alzato gli ha detto 
Mondovì r'à vistro r'à basàro s'è aussàsse u j'à dìje. 

In questi esempi, se il pleonasmo è caratteristico del piemontese, 
i pronomi ro, u per lo, egli, sono alla lor volta caratteristici del 
gruppo monferrino, e lo distinguono dagli altri due. Ghe anzi le 
medesime voci u, ul, er, ro, ra valgono talvolta a rappresentare, 
oltre ai pronomi personali, anche gli articoli il, lo, la, come presso 
i dialetti liguri. 

Italiano il padre il cielo del pane la parte 

Monferrino er pari u sé der pan ra part. 

Altro carattere distintivo dei tre gruppi abbiamo nell'uscita dei 
futuri dei verbi, che è sempre in eu oppure ai nel primo gruppo, 
ù nel secondo, ed ó nel terzo. 



— 240 



Italiano 


io dirò 


io farò 


io porterò 


io andrò 


Piemontese 


'ini i direu 


i fareu 


iportreu 


i andreu 


Ganavese 


mi i dirù 


i farù 


iportrù 


i andrù 


Monferrino 


me a dirò 


a farò 


a portrò 


a andrò. 



Numerose varianti sono da notarsi altresì nella pronunzia, la 
quale è più stretta nel piemontese, e resa aspra dal frequente ac- 
cozzamento di molte consonanti per la soppressione delle vocali 
radicali; più aperta, più vocalizzata e sonora nel monferrino, che 
segna il passaggio alle vocali aperte dell'emiliano ; più piena e più 
schiacciata nel canavese, che sente dell'influenza lombarda. 

Inoltre è caratteristico nel Piemontese un suono nasale affatto 
distinto da! nasale lombardo e francese, il quale è assai temperato 
nel Monferrino, e si dilegua presso che interamente nel Canadese. 

Così il suono della eu tanto frequente nel Piemontese, va sce- 
mando nel Canavese, e si dirada oltremodo nel Monferrino. 

Altra serie non meno ragguardevole di radicali dissonanze fra 
i tre gruppi ci porgono i lessici rispettivi, in ciascuno dei quali si 
trova un numero stragrande di radici strane e primitive ignote 
agli altri due. 

Se non che tutte queste voci strane appartengono solo ad uno 
a più dialetti, non mai a tutti i componenti l'uno o l'altro gruppo. 

Proprietà distintive dei smigoli dialetti. 

Nel gruppo Piemontese abbiamo superiormente distinto i dialetti 
del piano e della parte inferiore dei monti dagli alpigiani, come 
quelli che più si accostano alle forme occitaniche ; a render ragione 
ed a chiarire nel tempo stesso questa prima divisione sommaria, 
valgano alcune osservazioni. 

Primieramente, d'ordinario gli alpigiani risolvono in dittonghi 
alcune vocali radicali italiane, che il piemontese conserva: 



Italiano 


padre 




fratello 




muojo 


tocca 


Piemontese 


pare 


padre 


fratèl 




m,ei(jro 


toca 


Alpigiano 


pàire 


pàtri 


fràire 


fràiri 


muèro 


tuòccia. 



Più sovente ancora raddolciscono il suono duro della e, scam- 
biandolo nella ci italiana, in quelle voci che i Francesi raddolci- 
scono pure, permutandolo nella sibilante eh. 

Italiano peccato capretto cantare calzare 

Piemontese pecà cavrèt cantè caussè' 

Alpigiano pecià ciabri ciantàr ciatcssàr 

Francese pèché chevreau chanter chausser. 



— 241 — 

Permutano ancora nello stesso suono ci italiano la t nelle sillabe 
finali ta, te, ti, to, tu, ciò che abbiamo notato come caratteristico 
del gruppo monferrino a distinguerlo dal piemontese. 

Italiano detto fatto quanti punta giunto 

Piemontese dit fàit quanti ponta riva 

Alpigiano dice' face'' quancc' puncia giunec'. 

A simiglianza dei dialetti occitanici, alcuni alpigiani fanno plu- 
rali i loro nomi e gli aggettivi aggiungendovi un'5, che pronunciano: 

Italiano i porci i miei amici le femmine allegri 

Alpigiano lus cusciùns Tnuns amis les femmes allègres. 

Nella costruzione di alcune frasi gli alpigiani, seguendo la forma 
occitanica, premettono al verbo il pronome reciproco, che i Pie- 
montesi pospongono, come gli Italiani. 

Italiano per levarsi di ritornarmene per godermi 

Piemontese p'r levèse d'artornèmne p'r gòd'mla 

Alpigiano per se levar de m'en tornar per me regiuì 

Francese pour se lever de m'en retourner pour m£ réjouir. 

Per ultimo il vocabolario dei dialetti alpigiani è molto più affine 
a quello degli occitanici, che non il piemontese. Basta notare le 
voci maisùn, valès, repàt, cujùn, répondu, rien, baiché, e tante 
altre voci quasi prette occitaniche. 

Ciò premesso, fra le proprietà più caratteristiche del dialetto 
Torinese, e quindi ancora della maggior parte del gruppo dal me- 
desimo rappresentato, sono da notarsi: 

La frequente elisione delle vocali nel mezzo delle parole, che 
ne rende aspra la pronunzia coll'accozzamento di molte consonanti 
di sèguito. 

Italiano ancora per menare minuto visto sottometterlo 

Torinese dcò p'r mnè mmu vdu sotTullo. 

La mancanza del suono z duro italiano caratteristico dei dia- 
letti lombardi occidentali e dei francesi, coi quah confina, al cui 
posto sostituisce il suono della s grassa. 

Italiano prefazione colazione grazia avanzare sostanza 
Torinese prefassión colassión grassia avanssè sostanssa. 

La soppressione della sillaba finale re nei verbi terminanti in 
italiano ere breve. 

16 



— 242 — 

Italiano scrivere rompere ridere riconoscere 

Torinese scrive rompe rie arconòsse. 

La permutazione in è grave o aperto dell'uscita in are dei verbi 
di prima coniugazione. 



Italiano 


andare 


am^re 


fare 


addocchiare 


lodare 


Torinese 


andè 


amè 


fé 


docè 


lode. 



La mancanza del suono italiano se, al quale sostituisce la s 
grassa. 

Italiano conoscere scimia suscitare scegliere scena 
Torinese conòsse ssumia ssussitè ssème ssèna. 

La permutazione delle sillabe iniziali ra, ri in ar. 

Italiano raccomandare ribattere rimproverare ricetta 
Torinese ar comande arhàte arprocè arssèta. 

La permutazione dell'ai nel dittongo àu quando si trovano unite 
in fine di sillaba. 

Italiano alto alzare calzare scaldare calce 

Torinese àut aussè caussè scaudè caussina. 

Talvolta ancora evita l'accozzamento delle due consonanti cr, 
scambiandole in ch'r. 

Italiano crédere crescere lievito crepare credenza 
Torinese ch'rde ch'rse ch'rsènt ch'rpè ch'rden^a. 

U Astigiano è oltremodo affine al Torinese partecipando gene- 
ralmente di tutte le sue proprietà caratteristiche, con leggere ec- 
cezioni. Se non che, essendo posto a contatto col gruppo mon- 
ferrino, ne senti l'influenza così nella pronunzia, che nel periodo 
è più sonora, come nelle voci, alcune delle quali sono caratteri- 
stiche del Monferrino, come p. e. cost-qul, che il piemontese 
esprime con cost-si, o chiel-si; f éì per avete e talun'altre. 

Questa influenza per altro del Monferrino è molto più manifesta 
Xi(^' astigiano rustico, ove appaiono gli articoli er, ra, ro in luogo 
dei piemontesi 7, la; dove la u, come nell'Alessandrino, si cangia 
talvolta in i, dicendosi tilt per tuUi, vnì per venuto, Mtè per butè, 
ossia mettere, gettare. Per questo appunto abbiamo detto, essere 
Vastigiano l'anello che congiunge il gruppo piemontese al m,on- 
ferrino, sebbene quello che si parla nella città d'Asti sia quasi 
identico al torinese. 



— 243 — 

Lo stesso dobbiam dire del Fossanese, il quale si distingue a 
mala pena dal Torinese per una pronunzia più stretta che solo un 
fino orecchio può sceverare, e per qualche modificazione leggera 
di voci, come frèl per fratèl, vilèt per vitèl, e simili. Ove però si 
vada scostandosi dalla città per entro i monti, la rustica favella 
vi assume alcuni caratteri dei dialetti alpigiani coi quali confina. 

Così, p. e., a Cuneo i participi dei verbi che nel torinese escono 
in alt, si volgono in èit. 



Italiano 


andato 


fatto 


dato 


mandato 


fatto 


Torinese 


andàit 


fàit 


dàit 


Tnandàit 


stàit 


Cuneo 


andèit 


fèit 


dèit 


mandèit 


slèit. 



Ben più distinto dal Torinese si è il dialetto Valdese parlato in 
tutta la valle di Luserna, il quale sebbene partecipi dei principali 
caratteri di quello, pure segna chiaramente il passaggio dal pie- 
montese all'occitanico. La sua pronunzia è alquanto piana, non sop- 
primendo le vocali intermedie, e talvolta ancora serbando le finali. 
Scambia d'ordinario la vocale o in u, ciò che lo distingue dagli 
altri dialetti piemontesi. 



Italiano lo appressare 


servitore 


órdine 


padrone 


con 


Valdese lu apprucià 


servitù 


ùrdine 


patrùn 


cun 


Piemontese l' avsinè 


s'rvitòr 


òrdin 


padròn 


con. 



A differenza dei Piemontesi, termina tutti i verbi della prima 
coniugazione in à. 

Italiano dimxmdare Mciare toccare am^mazzare tornare entrare 
Valdese demanda Msà tocca massa turnà intra 

Piemontese d'mandè Msè tochè m/issè artorm intrè. 

Distinguesi pure dagli altri piemontesi colla terminazione èi nella 
prima persona del futuro, in luogo di eu, ai. 

Italiano dirò farò leverò tornerò berrò 

Valdese direi farei leverei turnarèi beurèi 

I direu fareu Vvreu tornareu bevreu 

Piemontese j ^^.^^^. ^^^^^. ^,^^^ torn'rài b'vrài 

Del resto cosi la costruzione, come il vocabolario sono afiatto si- 
mili al Piemontese. 

Varcando il Po, troviamo nell'opposta valle di Lanzo il dialetto 
Piemontese affatto simile a quello della capitale. La sola differenza 

16* 



— 244 — 

di qualche importanza consiste in alcune voci meno usitate nel 
piano, come veUàt, frèl, per vitello, fratello, e nell'uscita in à degli 
infiniti dei verbi di prima coniugazione, come abbiamo avvertito 
nel Valdese. 



Italiano 


menare 


mangiare 


fare 


chimnare 


trovare 


Lanzese 


mnà 


mingià 


fa 


ciamà 


trova. 



Alcune varianti di maggior conto riscontransi nel superiore dia- 
letto di Corio, la cui forma sebbene affatto piemontese, pure se 
ne discosta per alcune dissonanze. Ivi appare in molte voci il suono 
a (tedesco) dei dialetti emiliani, come: fàt, andai, stài, e in tutte 
le seconde persone plurali del presente dei verbi; andà, mna, 
purtà, e cosi di seguito. 

Come il Valdese scambia quasi sempre la o in u, dicendo: sgnur, 
cumpassmn, flùr, truvàr, ìuèritu, meuru, per signore, compas- 
sione, fiore, trovare, oìièrito, m.uojo. 

Come i dialetti del gruppo canavese, col (juale confina, termina 
gli infiniti dei verbi di prima coniugazione in ar, ciò che segna 
appunto il passaggio dall'uno all'altro gruppo; come: truvàr, sunàr, 
sercàr, star. Questo passaggio viene segnato altresì dall'intrusione 
di alcune voci che non sono prette piemontesi, o meno usitate. 

Altro carattere che distingue il dialetto di Corio da quelli del 
primo gruppo si scorge nelle uscite delle prime e terze persone 
plurali del presente indicativo. Le prime sono sempre in èn mentre 
il piemontese termina in orna. 

Italiano m^angiamo andiamo facciamo stin/mo cliiamiamo 

Corio mingièn andèn fasèn stasèn ciamèn 

Piemontese mangioum,a andouma fouma stoumM ciamouma. 

Le terze in en muto, laddove il piemontese termina in o. 

Italiano mangiano andavano facevano abbiano avevano 
Corio 'inàngien andàven faslen àbien avìen 

Piemontese màngiou andàvou fasiou àbiou aviou. 

Procedendo a favellare dei dialetti alpigiani, abbiamo teste ap- 
puntati alcuni caratteri pei quali distinguonsi dagli altri piemontesi, 
e vanno assimilandosi agli occitanici. 

Il dialetto di Limone possiede i due suoni distinti del z italiano ; 
il duro cioè in alcune voci, come mazzàr, azzàl, ed in altre in 



— 245 — 

luogo della t, dicendo; diz, faz, tuz, per detto, fatto, tutti; ed il 
suono dolce che sostituisce in luogo della gi italiana. 

Italiano mangiare giudicare giusto giurare 

Limone manzàr zudicàr zùsio zicrar. 

Permuta sovente nelle voci la e in a, ciò che ne rende la pro- 
nunzia molto aperta. 



Italiano ancora 


bene 


degno 


entrare 


sempre 


preso 


Limone ancara 


ìjan 


dagn 


antràr 


sampri 


pras. 



Termina in àn accentato le prime persone plurali dei presenti 
dei verbi, che i dialetti di Valdieri, Vinadio, Acceglio, Gastelmagno 
e talun altro volgono in èn. 



Italiano 


mungiamo 


cominciamo 


andiamo 


stiamo 


Limone 


mxmzàn 


com,ansàn 


anàn 


stàn 


Valdieri 


m£ngèn 


cormnsèn 


anèn 


sten. 



Il dialetto di Valdieri alla sua volta distinguesi dai circostanti 
per la forma che suol dare ai futuri, che è pure occitanica, o meglio 
francese. 



Italiano 


dirò 


farò 


porterò 


custodirò 


Valdieri 


vai dir 


vai far 


vai portar 


vai gardàr 


Francese 


je vais dire 


faire 


porter 


garder. 



Il dialetto di Vinadio, oltre alla forma complessiva delle voci e 
delle frasi, che ancor più degli altri si accosta alle occitaniche, ne 
va principalmente distinto per una pronunzia nasale assai stretta, 
e per una forte appoggiatura sulle vocali finali, che produce un 
canto distinto. 

La terminazione in o dei nomi femminili è un carattere strano 
che distingue i dialetti di Acceglio, S. Peyre, Oncino e Giaglione 
dagli altri alpigiani; valgano d'esempio: la ciarestìo, una vesto, 
la prim.0 vestimento, campagna, musico, chesto allegrìo, i quali 
nomi, come si scorge dagli articoli, conservano il genere femminile. 

Il dialetto di Finestrelle è talmente composto di voci e frasi 
francesi raccozzate insieme con sintassi francese, ma forzate alla 
forma e desinenza piemontese, che anziché un dialetto italiano, 
semhra un dialetto francese travestito all'italiana. All'udirlo parlare, 
si direbbe la favella d'un Francese, che si sforza italianizzarla per 



— 246 - 

farsi intendere. Così p. e. Votre fràire è vengu, e votre papà à 
ticà un vel gra, perchè eh' a l'à trubà an bune sandà, vostro fra- 
tello è venuto e vostro padre ha ammazzato un vitello grasso, 
perchè lo ha trovato in buona salute. (Parabola del figliuol prodigo). 
Non lasceremo per altro di notare, come esclusiva e peculiare 
di questo dialetto, l'uscita in èie della prima persona singolare nel 
futuro, come nei seguenti esempi: 

Italiano dirò troverò andrò leverò sarò 

Finestrelle dirèic trubarèic anarèic levarèic serèic. 

Del pari che quest'ultimo i dialetti di Giaglione e à'Oulx po- 
trebbero per le loro proprietà caratteristiche dirsi piuttosto fran- 
cesi che piemontesi, non serbando di questi se non deboli traccie. 
In essi infatti compaiono i suoni s tagliente q\\ gè o je fr., non che 
le II molli (l 'inouillèej, ignoti ai piemontesi propriamente detti, e 
sì famigliari e frequenti nei francesi, dai quali ancora attinsero e 
vocabolario e forme grammaticali. Non mancano per altro di ele- 
menti bastevoli per essere collegati agli alpigiani italici, quali sono 
il pronome eufonico u, come: u Ve turnà, u l'ère perdAi, e simili; 
la forma sintetica di alcune frasi, e alquante radici loro peculiari. 
Noteremo ancora come carattere proprio di Oulx il suono ih (in- 
glese) che in alcune voci sta invece della s, e nel dialetto di Gia- 
glione la voce ot per ha, che non trova riscontro veruno negli 
altri dialetti pedemontani o francesi. 

Per ultimo, nel tronco superiore della valle di Lanzo, segnata- 
mente a Viù e ad TJsseglio, i dialetti partecipano egualmente dei 
piemontesi e dei francesi. Rozzi ed informi, non porgono una fiso- 
nomia loro propria, né un carattere determinato, tranne quello 
d'un'assoluta irregolarità nelle forme, d'una pronunzia incerta e 
d'una' mistura di voci, che accennano ad un accozzamento dei varii 
dialetti circostanti, riunendo più o meno le peculiarità da noi ac- 
cennate degli altri dialetti alpigiani. 

Nel tracciare le proprietà distintive dei tre gruppi, abbiamo 
notato alcuni caratteri più salienti che più generalmente rinven- 
gonsi nei dialetti del Canadese, fra i quali abbiamo annoverato 
come varietà distinte dal rappresentante comune d'Ivrea, i dialetti 
di Val Soana, di Biella, di Andorno e di Settimo Vittone. 

Sebbene le poche dissonanze ivi appuntate, massime nelle fles- 
sioni dei verbi e dei loro participi, valgano a sceverare il gruppo 



— 247 — 

canamse dal piemontese, ciò nulladimeno non sono bastevoli ad 
imprimervi un aspetto distinto ; che anzi dobbiamo avvertire, come 
il Canavese si assimili nel resto al primo gruppo avendo comune 
collo stesso e la pronunzia, e la sintassi, e poco discordando nel 
lessico. Ciò vale per i dialetti racchiusi fra l'Orco e la Dora Baltea, 
rappresentati da quello d'Ivrea, e appena distinti fra loro per 
leggere e non curabili differenze ; ma non già per le varietà sum- 
mentovate, le quali differiscono considerevolmente, non solo dai 
Piemontesi, ma altresì dai vicini Canavesi. 

Tra queste emerge anzi tutto il dialetto della Valle Soana, 
parlato nei villaggi d'Ingria, Ronco, Valprato e Gampiglia, che 
presenta lo strano fenomeno di pronunzia, forme e radici ignote 
a tutti 1 circostanti, e che può quindi considerarsi come un dia- 
letto separato e distinto da tutti i tre gruppi. Noi lo abbiamo 
posto nel Cmiavese, non già perchè vi abbia maggior rapporto 
di affinità, ma solo per ragione geografica, trovandosi nel mezzo 
di questo. 

Tra le molte speciali proprietà che lo distinguono, noteremo 
nella pronunzia un suono aspirato ben distinto in alcune voci, ed 
appena sensibile in molte altre; la permutazione del suono ca in 
eia, dicendo ciaussàr, ciarestìa, cex^rèi, ciargiàr, per calzare, ca- 
restia, capretto, caricare e simili; manca del suono eu, comune 
a tutti i pedemontani e lombardi ; ed in generale è scorrevole, 
dolce e sonoro, evitando l'accozzamento di più consonanti, e facendo 
uso frequente dei dittonghi e dei suoni gg' , cc\ j fr. che sostituisce 
sovente al duro ed aspro delle medesime lettere. 

Quanto alle forme delle voci, sono per lo più affini alle francesi, 
mentre quelle delle frasi e della sintassi sono prette italiane. Sono 
da appuntarsi le flessioni dei verbi nelle terze persone, che serbano 
la caratteristica latina t nel singolare, nt nel plurale, avvertendo 
che vi è pronunziata, e non già solo scritta per ragione etimologica, 
come nel francese. 

Italiano ha avesse viene era aveva voleva entrasse 
V. Soana fiat usset vint èret avèit volèit intràsset. 

Cosi pure nelle terze persone plurali: 

Italiano fossero ìnorivano mangiano davano avanzano 
V. Soana fussent crevàvont ciicunt doncivant avànsunt. 

Più di tutto per altro questo dialetto distinguesi da tutti gli altri 
per una serie di radici affatto strane ed esclusivamente sue proprie. 



— 248 — 

come gori e durM per padre; cospa per casa; poglìn per figlio; 
murcàr per mangiare, e molte altre (V. il Glossario). 

Il dialetto di Biella, e con esso un buon numero dei circostanti, 
distinguesi dai dialetti posti sulla riva destra della Dora, per la 
flessione dei participi, che finiscono in acc', ice', come dacc\ dice', 
anziché in et ; per la terminazione in è negli infiniti dei verbi di 
prima coniugazione, che gli altri canavesi volgono in ar; nel che 
si collega ai Piemontesi; come pure, a simiglianza di questi, fa 
uso costante del pleonasmo nei pronomi reciproci e personali, di- 
cendo: s'è aussàsse, s'n'e anóAssne, a Va vdulo, evitato sempre 
dai Canavesi. 

Distinguesi pure dagli uni e dagli altri pel frequente uso del 
suono se italiano, che sostituisce alla ci, dicendo: porscèi, sciò, 
panscia, per porci, ciò, pavida. Nel resto partecipa più o meno 
dei cai^atteri, così del piemontese, come del canavese e del mon- 
ferrino. 

I dialetti di Andorno e di Settimo Vittone, posti al settentrione 
di Biella sui monti, e che possono risguardarsi come varietà di 
quello che parlasi in Biella stessa, ne differiscono solo per una 
pronunzia più rozza, e per alquante radici, che palesano origine 
latina, come: andci an óbia, per andare incontro, óbmam ire; 
recollecc', dal latino recollectum,, per raccolto; vestimenta per 
vesti, ed altre. Sono pure da notarsi radici strane così nell'uno 
come nell'altro dialetto; per le quali vanno dagli altri distinti, 
come: mat, 'inatèi, toisòn, mici, mulèt, ^^qv figlio; tòi, niglia, pricà, 
squajà, per majale, farne, dire, ammazzare (V. il Glossario). 

V Alessandrino, e con esso i dialetti parlati nella campagna cir- 
costante e lungo la valle della Bormida sino al di sopra di Acqui, 
sono precipuamente caratterizzati dalle proprietà già mentovate, 
quali sono : la permutazione della u in i, come ticc' per tutti; l'ar- 
ticolo er, pel maschile, e ra pel femminile, che fanno der, ar, dar, 
dra, ara, darà, nei casi obliqui; la sostituzione della ce' alla t 
nelle sillabe finali di molte voci, come quaticc', tècc', siàcc\ andàcc\ 
per quanti, tetto, sfato, andato; e la costante presenza dell'eu- 
fonica u, che talvolta fa le veci del pronome egli, e più spesso tien 
luogo dell'eufonica a degli altri dialetti piemontesi e lombardi. 

Ciò non pertanto a questi caratteri dobbiamo aggiungere l'uso 
di volgere le o in u nel maggior numero delle voci, massime in 
fine di sillaba: 



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Italiano presto gióvane ordine trovare tornato ancora lontano 
Aless." prestu giuvu ùrdin truvè turnà ancura luntàn. 

Come pure nelle flessioni dei verbi che i Piemontesi terminano 
in o: 

Italiano andavamo mangiano suonavano credevano 

Alessandrino andavu mangiu sunavu cherdiu 
Piemontese andavo m,angio sunavo eh'' r dìo. 

L'uso di permutare le terminazioni ino, ina, in èn, ènna nasali, 
dicendo: sitadèn, sitadènna, stivalèn, cassènna, per cittadino, cit- 
tadina, stivalino, cascina, e simili. 

E per ultimo l'uso di alcune voci peculiari, come ist per questo, 
che ricorda Viste dei Latini, acsì, acsi-chì, per cosi o qui, che ac- 
cennano, del pari che la pronunzia, all'influenza del gruppo emi- 
liano col quale confina a mezzogiorno. 

Risalendo il corso della Bormida e del Tanaro il dialetto mon- 
ferrino si accosta al piemontese, così nelle forme come nelle voci, 
per modo che, dopo avere già assunto in Bistagno la eu piemon- 
tese, che l'Alessandrino appena fa sentire in poche voci, depone 
in Alba alcune proprietà distintive, e ne riceve altre dai Piemontesi 
medesimi. 

Ivi infatti cessa la permutazione delle u in i o, delle t in ce; ed 
incomincia il pleonasmo dei pronomi reciproci, affatto caratteristico 
e distintivo del Piemontese; cosi pure a molte voci proprie del 
monferrino succedono voci e frasi piemontesi. 

Ciò non pertanto, insieme alle altre proprietà monferrine, vi per- 
durano e la tf eufonica, e gli articoli ed i pronomi er, ra, ro, che 
stringono in un solo fascio questo gruppo, assimilandolo alla fa- 
miglia ligure; e questi articoli e tutte le altre proprietà distintive 
accompagnano i dialetti della parte superiore delle due valli del 
Tanaro e della Bormida sino alla vetta dell'Apennino, ove grada- 
tamente si fondono nei liguri limitrofi. 

Il dialetto di Mondovì, che, come abbiamo altrove avvertito, 
riunisce i principali caratteri del monferrino e del piemontese, si 
distingue da entrambi per una pronunzia più aperta e più voca- 
lizzata, facendo uso di molti dittonghi in luogo delle semplici vocali, 
come màirit, per m£rito, vnàiva, dàiva, tourncàva, aura, per 
veniva, dava, tornava, ora, e simili. Distinguesi ancora pel suono 
duro della ^ignoto agli altri gruppi, dicendo: zi per qui; auzè, 
mazze, prezìus, per alzare, ammazzare, prezioso. 



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Raggiungendo la vetta dell'Apennlno, troviamo a Millesimo, al 
Cairo e a Montenotte il dialetto monferrino con tutte le sue pro- 
prietà, e con una tinta dei liguri, resa manifesta dalla modifica- 
zione di alcune desinenze, dalfelisione della r in alcune voci, come: 
servitili, per servitori, e dall'introduzione di qualche parola e frase 
genovese. 

Questa tinta ligure è assai più forte e prevalente nei dialetti di 
Garessio e di Ormea, che per gli elementi onde constano possono 
del pari essere classificati nella ligure famiglia, assimilandosi alle 
favelle vernacole della riviera di ponente. I caratteri quindi che 
li distinguono dai rimanenti del gruppo monferrino, si desumono 
egualmente dalla pronunzia, che dalle forme e dal lessico. La prima 
è dolce e scorrevole, per l'affluenza delle vocali e dei dittonghi, 
per la frequenza dei suoni gè e je fr., ce' e gg' e per l'uso di 
evitare le voci tronche, terminandole per lo più in vocale. ^ 

Le forme sono affatto liguri nei participi, che finiscono in acio, 
icio, oppure ào, uo, io: 

Italiano dato detto andato maìidato venuto sentito 
Garessio dado dicio andào niandao vgnuo sentìo. 

Sono liguri nella permutazione della p in e dicendo ciù, incìsse, 
per più , empirsi, e simili; e lo sono del pari nella sintassi, che 
non è punto diversa dalla genovese. 

Nel dialetto poi di Ormea le forme liguri prevalgono talmente 
sopra ogni altra, da non poterlo collegare in verun modo al ramo 
pedemontano; lo abbiamo qui inserito, perchè trovandosi sul ver- 
sante settentrionale dell'Apennlno, e formando parte della valle 
del Tanaro è ancora politicamente racchiuso nella Provincia di 
Mondovì. 



FINE. 







f^Uium^ SECT. MAY 7 - IS