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Full text of "Gynevera de le clare donne di Joanne Sabadino de li Arienti"

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GYNEVERA 

DE LE CLARE DONNE 

lOANKE PADINO DE U ARIEHTI 

aiRIMKlIil.BICCIIinULEU 






PRESSO ROMAGNOLI-DALL- ACQUA 



PREFAZIONE 



I. 



Il libro che noi pubblichiamo fu 
Iscpittppep Ginevra Sforma dei Ben- 
f tiTOglìo e per lei ebbe il titolo di 
I Gynevera de le Clarc Donne. 

Le Jodi, onde Sabadino degli A- 
I rienti parla delle virtù e del ma- 
I gnifico aspetto di lei, fanno temere 
\ assai della sua sincerìtii. 

Principiando le biografie delle 
I donne celebri scrive : « Tanto più 
I voluntieri a la presente fatica 
Ime dispono, quanto sei degna cs- 
msere in supremo loco fra loro 
\colocata per le tue. optime con~ 
W'ditioni, per le quali piceli et grandi 



'X's■i^% 



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"■ ,_ 





adaman^', smiraìdi. to- 
tìcj' et margarite. Insomma fa 
Ed' ogiii cosa un po' senza molta de- 
I tenuinatezza. Sempre chiara è però 
1 1' allusione a Ginevra e perciò 
sempre chiara la ragione del ti- 
tolo. Dopo averlo chiamato sfor~ 
Cesco gynevcro, licenzia l'opera con 
Ile parole: « mia opera, illu- 
I sLrata del nome eterno de Gyne- 
|vera Sforza Bentivoglio, non te 
I ornare de auro, né de argento, so 
I non de fronde di gyuevero , in 
[HO de leticia et pace. > 



Ginevra, figliuola d' Alessandro 
FSforza signore di Pesaro , andò 
in Bologna sposa a Sante Benti- 
voglio nel maggio del 1454. Non 
aveva che dodici anni! 

Le feste elle si fecero allora per 



ricevere questa bambina, destinata J 
agli amplessi A' imo fra i piii for- 
tunati signori d' Italia, furono tali I 
d' aver pochi riscontri nella storia. , 
Tutti i cronisti bolognesi, che trat- 
tano di quei tempi, le narrano dif- 
fusamente non celando quasi una 
disgustosa sorpresa. 

Si demolìroii sino alcune caseJ 
per allargare le vie onde doveva I 
passare il corteggio. Gaspare NadiJ 
scrisse die « questa sengularis— 
sima festa e trionfo bastarla ia| 
chorte de re de chorona. » 

Una cosa nullameno penniso a 
alcuni vecchi ed austeri bolognesll 
di predir male a lei e per lei. LbT 
porte del tempio, che non s'erano | 
chiuse mai iu faccia alle fanciulle 
che andavano a giurar fede di 
moglie iunauzi agli altari, si chiu- 
sero per la giovinetta principessa 
Dalle case dei Bentivoglio, 



S. Donato, erano partite seicento- 

trentaquattro coppie di giovani e 
cinquantasei copie di fanciulle. In 
mezzo a queste e^a la sposa. 

Quando giunsero nella piazza 
maggiore e furono per salire in 
S. Petronio, le porte della chiesa 
furono serrate e nessuno potè eu- 
ti'are. 

L'ordine era mosso dal celebre 
cardinal Bessarione, il quale non 
volle che nella casa di Dio en- 
trassero donne che, per la ricchezza 
smodata delle vesti e dei gioielli, 
dimostravano di non rispettare 
r austerità del tempio e la legge 
che pochi giorni innanzi egli a- 
veva fatto gridare per porre un 
limite all' eccessivo lusso femmi- 
nile. 

E Nadi infatti ci dice che tren- 
taseì copie di donne erano « ve- 
stite de iralinrchado a «ro e de 



charmessui, e venti cbopie vestite 
de rossa e laorelo. » 

U corteo allora retroces^ un 
po' disordinato fra la folla ed entrt) 
nella chiesa di S. Giacomo, dove 
i frati celebrarono le nozze. Sante 
BentÌTOglìo, per dissimulare l'in- 
diretta offesa del cardinale, rad- 
doppiò le feste e le aUegrezse, le 
qaali si prolungarono per parecchi 
giorni in concerti, trionfi, giostre 
e balli. 

I frati furono costo interdetti, 
ma, per intercessione dello stesso 
Signore, tornarono ben presto in 
grazia del sapiente Libato. 



4 



Ginevra non tarda troppo a ma- 
nifestare un' indole irrequieta . ed 
avida di ricchezze senza misura e 
ili lotte, la quale alla prima or;i 



di timore e di sgomento dovevii 
degenerare in ferocia. 

Alcuui r ha»uo lodata per 1' a- 
more che sembra portiisse alle arti. 
Non è facile stabilire se questo 
amore provenisse dalle disposizioni 
naturali di lei. dal suo ingegno 
insomma o dal suo gusto, o s'ella, 
«om' b più probabile, obbligasse il 
marito a spendere o spendesse nelle 
arti per la sola vanità di posse- 
dere palazzi, villo e tesori supe- 
riori alle maraviglie delle vicine 
Corti. 

È certo intanto che cinque anni 
appena dopo le nozze, cominciò a 
lamentare la povertà delle case 
bentivolesclie . e tanto fece che 
persuase il marito a cominciare il 
famosissimo palazzo che sorgeva 
dove oggi si trova il Teatro Co- 
munale. 

La prima pietra fu posta con 



solennità nell'aprile del 1460; ma 
Sante mori il primo giorno d' ot- 
tobre del 1163 e fu ben lungi dal 
veder compiuta la vasta opera, co- 
minciata con tanto ardore. 

Gine\Ta quando rimase vedova 
non aveva che veiituu anni. 

Fu fedele al primo marito ? Le 
lodi di castità che le profonde 
Sabadino valgono a dileguare il 
dubbio ? 

Sì dice eh' ella sposò in seconde 
nozze Giovanni II perch<^ l'amava 
ardentemente. Ma quando nacque 
([uesto amore, s' ella si diede a 
Giovanni dopo che Sante era morto 
da soli sette mesi ? 

Dunque s' ella non rispetta né 
anche il lotto, che s' imponeva, al- 
meno per un anno, in quei tempi 
in citi la vedovanza era aasai più 
d' oggi rigorosamente osservata, 
aarii lecito dubitare che una forte 



passione la conducesse a Gìovauni 
gì£i prima della morte di Sante. 

È certo intanto che lo strano 
nuttrimonio noti fece buona im- 
pressione. I cronisti lo registrano 
in àae righe e Io stesso Nadi, ligio 
ai Bentivoplio, non accompagna 
come di solito la notizia ne d'una 
lieta considerazione, né dall" au- 
gurio: Mauser Idia sia laudato 
sempre l 

IV. 



Ginevra ebbe de tanto marito 
sedici Qgli dei quali cinque mori- 
rono « chi in fasae et chi in pue- 
rile aetata. » Degli undici che le 
rimasero si veggono i ritratti in una 
splendida pittura di Lorenzo Costa 
conservata nella cappella Uenti- 
voglio in S. Giacomo di Bologna. 
Sono tulli volti brutti b antipatici 




col naso l'iticagriato. con le ir 
sceLe pronuticiatisaima e le labbra ] 
troppo curve. In questo dipinto, 
inginocchiati ai Iati d'un trono 3U ' 
cui siede la Vergine col putto, sono 
anche Giovanni e Ginevra. Quegli 
ha un volto poco esprimente, che 1 
bpn ritrae 1" indole sua senza e- 
nergia , mentre 1' imagine della ' 

i rivela a im tratto la riso- 
lutezza e saremmo per dire la tri- 
stezza dell' anima sua, Il dipinto è 
del 1488 e Ginevra, quantunque 
avesse allora quarantasei anni, pure 
conserva le traccie d'una discreta 
bellezza la quale meglio risulta dal 
ritratto, dipinto da Francesco Cessa, 
che 3i trova a Parigi nella collezione 
Dreyfus, e dalla medaglia senza ro- 
vescio conservata nel Museo di Mi- 
lano e attribuita (forse erroneamen- 
te) a Sperandìo. Si ha ricoi-do d' un 
altro ritratto di Ginevra in quadro 



oggi smarrito e che sì trovava nella 
cbiesTiola della villa bentivolesca 
di Poledrano , qgI quale era di- 
pinta la Madonna col putto sopra 
santa Lucia, san Sebastiano e san- 
t' Apollonia, e i due offerenti Gio- 
vanni e Ginevra. 

Giovanni Gozzadiui credette an- 
che di scorgere nella pittura della 
lunetta di fronte neUa stcasa cap- 
pella di S. Giacomo, 1' imngiue di 
Ginevra nella figura die sì vede 
sorgere sull'idra dalle sette lesti: 
Se Io storico bolognese s' appose 
al vero, dal pennello dell' artefice 
ferrarese usci un ben fiero, ariclin 
se involontario, epigramma! 



Con gli anni l' ìndole di Ginevra 
doveva incrudire. Sino a che la 
gìoviueìiza le sorrise o la stalla 



della sua casa montò, ella fu sod- 
disfatta dei tesori che si spre- 
mevano ai Bolognesi par prepa- 
rarle dimore e feste reali. Ma 
poi, come s' accorse del mal- 
contento che serpeggiava fra il 
popolo, e temette le congiure dei 
nemici, ruppe il freno alla sua ira 
sanguinaria e superstiziosa, e spinse 
gli 8t«3si suoi tìgli a vendette per- 



Nel luglio del 1498 fece bru- 
ciare viva una doima di nome 
Gentile moiera de ser AUsandro 
di Zimieri « perchè avea fato piìi 
e più mali e spizialniente in cliassa 
del fiigniore mesaer Zoane di Ben- 
tivoli e fati guarire. » Cosi il Nadi 
che continua: « lìechordo come 
adi 23 de otovere 1498 madonna 
Zanevera dona del signiore messer 
Zoanue di Bentivoli fé' apichare 
un pelachan a nome piero de Bris- 



I 



a morto uno innìgn 
de Ja dita madonna iera hecliarn 
del signiorc. » 

Per tal modo Ginevra si sosti- 
tuiva al magistrato della giustizia. 
Voleva; o r.ió di' essa voleva, Gio- 
vanni era costretto a permettrere. 

Fu lei che sguinzagliò i tìgli e 
i partigiani, come cani affamati di 
preda, contro i Malvezzi colpevoli 
d' una congiura non riuscita ; fu 
1^ che eccitò Ermes all'eccidio dei 
Marescotti. inconscio lo stesso Gio- 
vanni; fu lei infine che allonìami 
tutti gli animi dei Bolognesi dalla 
sua casa. E cosi, quando Giulio II 
s'accostò a Bologna, Giovanni capi 
che non gli restava che uscirne e 
la notte del 2 novembre 1506 partì 
coi figli, coi nipoti e con la fa- 
tale Ginevra. 

Ma forse . uscendo , costei spe- 
rava di presto tornarvi. Invece gli 




vero parve ben acerbo a lei, che 
comprese in un momento tutte le 
sue colpe! 

E mori, improvvisamente, di cre- 
pacuore. Abkì non mancò chi spar- 
gesse la voce che s'era strangolata! 

VI. 

Cotì fini la gloria di Ginevra 
delta casa bciitivolesf^a. Che. 
cosa pensasse di lutto ciò Sabadino 
degli Arienti non sappiamo. Egli 
si trovava già a Ferrara ad adu- 
lare nuovi padroni e nuovi pro- 
tettori. 

Ma perchè la sua parola non 
acquisti un po' di fede allorché di- 
pinge Ginevra, restano ìu compenso 
altri scritti, i quali provano come Ìl 
ritratto che abbiam fatto di lei 
non sia per nulla esagerato. 

U Caeio scrisse il teti'aatìco : 



rji* e" dice « che circolava per Ro- 
togoa dopo la di lei morte. » 

St fti k1 wM" tati d'oggi tìiìo 
bpi, nllgu, inn e utilirili, 
Or M kI Stiglio Big» inaltula 
Oxd'ip fiilirpnrlDiipplino. 

Se il Mi^ in b l'ortiche ha fatto nspiiio. 
(A imi ^téì i' Ehrta iniil[¥ nw naia. 
Vi pii DÌ diol ib« l'ilsia In lomriliU 
Tn nilli pent « fitti Ji pmiptoo. 

Tii litri Ebrei \m\ik iffii n»! Wn. 
Pijrlttle ts(apÌ4 di mi utrì» morii 
E con ( quii or ni omiieii purgare. 
I 11 protervo tm-hìo mio (Oisorte 
Sirrimi fmli tm » ripìuri 
Cosi t' issilo io le tarlare porli. 

Siiir autenticità di questo sonata 
to, che ricorda in qualche parte 
i' epigramma del Garzoni avrem- 
mo da far grandi riserve e solle- 
vare gravi dubbi. Ma per ora a 
noi basta mostrare quali siano 



stati i giudizi knciati contro quetlal 
terribile viragine. 



vn. 



Quando Sabadìno tìoriva, Bolo-I 
gna non aveva che pochi e me- 1 
diocri poeti. La scliiera sapiente ] 
degli Umanisti s'era oltremodo di- ] 
l'adata e i pochi limasti Del glo- 
rioso Studio vivevano eolinglii nell 
loro amore pei classici. Giovatinìl 
Filoteo Achillini stampò il suol 
Viridario quando già la famiglia 1 
dei Bentivoglio era decaduta da J 
qualche anno. 

Sabadino non ebbe quindi convl 
petitorì. Egli fu il letterato uffi-*'. 
date della corte beiitivolesca ; 
raccolse onori e quattrini; quindta 
lodò, lodò tutto e tutti, lodo senzal 



I suoi scrìtti concorrono tutti t\ 
iniigniiicare le r^se cui servi. 



Del resto, la protezione dei Ben- 
tìvoglio. prima che a lui, sembra che 
fosse accordala ii suo nonno e a 
800 padre, barbiere e loro costante 
partigiano. Lo stesso Sabadino rac- 
conta : « La prima volta che la fa- 
miglia Beotivoglio et la famiglia 
Canetala pigliarono l'arme cum li 
loro amici per insangninarsi, Gio- 
vanna Bentivoglia per ausiliare , 
come valorosa donna senza paura, 
il magnifico Antonio Gagliazo et 
Ilercule suoi fratelli , fece cosa 
degna in una donna de perpetua 
memoria in persuadere et armare 
li amici ad inquinarse le mane 
net sangue de li inimici ; et lei 
oum le propre mane armò il 
mio genitore che fu la prima volta 
prese 1' arme per eredità pa- 
terna per la facione bentivoglia es- 
sendo anchora doloacente ; che più 
volte me disse che mai conobbe 



donna de piii ma^itudìne de ani"' 
mo de iei. » Cosi il nostro lette- 
rato sapeva, colorendo forse un | 
po' la storia, invocare i diritti di f 
una protezione assoluta e costante i 
come la fede do' suoi padri e di lui. 

Non e' è che dire : Sabadino co- i 
nosceva perfettamente l'arte dei j 
cortigiano ! 

Sabadino fu quindi cordialmente I 
protetto dai Dentivoglio e non : 
va forse lungi dal vero pensando ] 
che, in quei tempi in cui il liglio 1 
seguiva quasi sempre l'arte pa- 
terna, egli potesse invece dei raso! 
e del sapone usar penna ed in- 
chiostro, per benefizio del Signore, ; 
messo a studi severi e nobili sia | 
dall' infantia. 

In seguito servi 'infatti per ven- 
t" anni come segretario Andrea 
Bentivoglìo e scrisse le Poi'rettane 
perchè si trovava con lui ai bi 






della Porretta. Questo però non 
gì' impedì di volgere pifi tardi la 
dedica del libro ad Ercul« duca di 
Ferrara, nella corte del quale era 
passato in qualità di secoudo ca- 
meriere ! 

Vili. 

Non rifaremo qui la biografa di 
Sabadino, né ci dilungheremo ad 
esaminare l' intricatissima, serie dei 
suoi lavori. Uno studio simile oc- 
cuperebbe un volume e forse un 
volume più grosso che importante. 

Egli non fu né scrittore elegante 
né originale. Se gli artisti bolo- 
gnesi, non escluso il gi-ande Fran- 
cia, subirono l' influenza de' Fer- 
raresi per la pittura, Sabadino la 
subì per la letteratura non esclusi 
tatti i latinismi che danno a' suoi 
scritti un colore fidenziano. 

La letteratura specialmente l'ar- 



te splendevano alla Corte degli E- 
stensì e la loro luce irradiava an- 
che la dotta Bologna. Si può aiuti 
dire che sino al 1400 circa, oasia 
per gran tempo di siguoria benti- 
volesca. r arte In questa città non 
fossa esercitata se non dai Ferrare- 
si, e a provare questa asserzione , 
bastano t nomi di Galasso di Matteo 
Piva , d* Ercole Roberti, d* Ercole 
Grandi, di Francesco Cosaa e di 
Lorenzo Costa. 

Quanto alla disposizione del libro, 
come per le Porre/lane imitò il 
Decameron, cosi per la Qynevera 
de le CUir'e Donne segui l' esem- 
pio d' alcuni libri allora assai noti. 
Lasciando, se si vuole, a parte Le 
donne famose del Boccacci, nel 
testo latino e nella traduzione di 
M. Donato degli Allanzani di Casen- 
tino detto rApeniiiuigona, non dob- 
biamo diineuticare la O/oriu ìHU- 



Uerum. e il Decor puellarum edite 
di Nicolò Jeiison nel 1471. Si po- 
trebbe qui citare anche l' opera 
edita sin dal 149G De claris mi»- 
lieribusChrisHanìS di frate Jacopo 
Filippo da Bergamo, ma non è 8Ì- 
curameitte noto se fosse scritta 
prima della Gynevera che reca la 
data del U83. 

IX. 



Nella Gyneoera sono raccolte 
trentati'e vite femminili, in gran 
parte di signore vìtisute nel secolo 
XV. Non mancano quindi i cenni 
biografici d' altre Borite qualche 
secolo prima, ma fortunameate sono 
pochi e nessuno dell' auticliità clas- 
sica. 

Per questo il libro acquista pre- 
gio. L' autore in gran parte rac- 
colse notizie (lii-ette sui latti e i 



costumi (Ielle gentil(]onne 
scrisse. Abbiamo già citato un pas- 
so della vita di Giovanna Bentì- 
voglio, ove figura il padre di Sa- 
badino. Il lettore ne trovei'ù molti 
altri ne' quali si fa ricordo delle 
persone che gli comunicarono note 
e ricordi preziosissimi , come ad 
esempio quelli che per Giovanna 
d'Arco gli recò di Francia ÌI cro- 
nista bolognese Fileno dalle Tuate. 
Non mancano anche parecchie 
pagine scritte con sentuneuto e con 
leggiadria. Ma in complesso è da ■ 
ritenersi che, pur restando l'opera 
miglìurd dì Sabadino, più che un 
lavoro letterario, sì deve conaide- 
rai'e mi lavoro storico e didat- 
tico. An/i la smania continua 
di dare esempi di virtù alle let- 
trici del suo tempo, l'ha fatto lo- 
dare qualche volta per gentilezza, 
la debolezza ; per coraggio, la cru- 



deità, per narattere fermo, la te- 
nacità (iella vendetta, o. come nella 
vita di Caterina de' Vigri, per u- 
miltà la acliifezza, cui quella donna, 
in tonte cose veramente insigne, 
s' abbandonava per amor di Dio! 
Gentìlo è la biografia di Fran- 
cesca Bruni sua moglie , dì cui 
parla con teueroua e riconoscenza, 
perchè, mentr'ella, essendo di fa- 
miglia nobile et antiqua et pe- 
rilltcstrata de regii privilegii, 
poteva aspirare ad homini de più 
oondicHone et fortuna , preferì 
invece l'amore del giovine lette- 
rato, che uè descrivo la morte 
con profonda pietà. Curioso ò 
poi il cenno su quella che al 
presente el bel nome si tace. Il 
Fantuzzì afferma: « Si compi-onde 
esser stata una sua innamorata ». 
Ma noi non sappiamo trovar trac- 
cia d'alcun amore. Non si può trarre 



il concetto d' un affettuoso riserbo 
dal titolo già riprodotto, perchè 
lo stesso Sabadino dice: « E no- 
me, ben che sia de molto splen- 
dore, a mi non piace altrimenti 
explicare, perchè fin a la fine non 
se può r huomo chiamare beato ». 
Pel disinteressato augurio cbe a 
lei vedova esprime di t[-ovar nuovo 
e degno marito e per la escla- 
mazione: < Beato colui a chi per 
felice sorte tochar:\ tanta donna ! » 

a noi sembra che si debba ve- 
dere neir aifetto di Sabadino per 
la bella incognita una semplice per 
quanto intonsa amicizia , per la 
quale non fa certo difetto la frase: 
« Li nostri animi furono sempre 
pudicamente uniti. » 

Chi fosse costei non ci è dato 
sapere con precisione, Sabadino 
scrive che ebbe il nome della fi- 
(jliola del re Meiabo ossia Co- 



4 



so'ive che nacque « de 
egregii parenti, decorati in tutti li 
honori et dignitate de la nostra 
magniflca republica » e che sua 
madre si chiamò Marglierita; scri- 
ve che suo marito fu de bona fa- 
mif/lia e che gi ebbe tri belli et 
candidi fìgliuoH; scrive che ri- 
mase vedova nel 1477. Ricono- 
eciamo che le Indicazioni sono più 
che sufficienti per produrre le ri- 
cerche sul casato di lei, ma il 
nostro esame sul Delfi e sul Mon- 
tefani, raccoglitori di goneaiogie 
bolognesi, no» diede risultato. 



Prima delle vite è una specie 
di proemio o dedica in cui libera 
a volo sfrenato le adulazioni più 
sfacciate a Ginevra Sforza, al pa- 
dre di lei Alessandro, a Giovanni 



II BenUvfìglio, di cui accenna alle 
imprese eroiche; enuioera quindi 
tatti i figliuoli di Giovanni, di cia- 
scuno de' quali narra in succinto 
virtù e fatti, illustrando per tal 
modo la pittura ricordata del Co- 
sta. Conclude tornando a prostrar- 
si ai piedi di Gine^Ta, della quale il 
lettore ora sa qnulcosa, esaltan- 
done « le parole nel consigliare 
prudenti, la gratiositA di costumi, 
1' afiabiliU^, la mansuetudine, la 
pietata, In religione et il liberale 
servire cum la magnitudine de 
l'animo et finalmente la discreta 
pompa de omne ornamento et reale 
prestantia! » 

L' autore chiude ran una licenza 
o òistructione dt'U' opera, nella 
quale dapprima dic^ al libro d'ire 
n trovar Ginevra nel palazzo di 
Helpog^o , deliziosa villa benti- 
volesca ch'ei qui descrive « cJie 



I 



trovava nelle colline bologneai 
a im cliilometi-o da porta S. Ste- 
fano, nel luogo, circa, in cui oggi 
sorge la villa dei principi Hercolani. 

Prende in fine argomento per 
fare una rapida rassegna di molte 
altre gentildonne, massime bolo- 
gnesi, e compiere cosi il liliro cor- 
tigiano lusingando quasi tutte le 
famiglie nobili d' allora. Ricorda 
ÌDl^tti Elisabetta de' Dianclietti in 
Bentivoglio; Beatrice Saliceti in 
BeuUvoglìo; Giulia, moglie ad Er- 
cole Bentivoglio; Cleofe Zoboli in 
Malvezzi; Lucrezia Foscherari con- 
sorte di Florio dalla Nave; Ales- 
sandra 2onzanina; Gentile « ve- 
doa, modestissima, figlia che fu de 
Baviera principe a quelli di de' 
moderni physici »: Antonia moglie 
di Lodovico da Castel-San-Pìetro 
dottore, cavaliere e patrizio; Eli- 
sabetta Bentivoglifi moglie a Ko- 



meo Pepoli; Lucrazia Bentivoglio | 
in Albergati; Gentile ed Elena 
Gozzadini ; Giovanna Ludovìsa mo- | 
glie d' Antonio Magnani di cui ri- 
parleremo ; Antonia de' Bardi si- I 
gnora di Verniù, consoi-te di Gia- 
romo Orsi; Margheriti vedova di 1 
Giovanni da Loiaiio ; Margherita j 
Reccadelli « maritata giii nel uo- 
hile mercatante Domenico de li 1 
Odofredi »; Giacoma Odofredi in \ 
Gnadtavillani ; Maddalena fientiro- 
glio dei Lambertini, Cornelia Lam- 
bertini sposa a Giacomo Uccellani ; 
Cassandra figlia di Vincane Pa- 
leotti giureconsulto ; Camilla da 
Sala moglie di Nicola Aldrovaiidi 
e le sue figliuole Antonia ed Elena 
maritate rispettivamente nelle case 
Grassi e Zancliini; Gentile Bian- 
chetti in Zancliini ; e 1' eroica vii- 
lauella Angelina da Poggio Re- 
natico moglie d'Agostino Malucelli. 



Da tulle ((UtìSte donne bolognesi 
ptissa a far memoria d' alti-e, fo- 
restiere, come di CaterÌDa dei 
Benri consorte a Pietro Vespiicr.i ; 
di Calmila « tìglia de Marino duca 
di Sesso et [irbci|ie de Rosano, 
consorte glA de Constantio Sforza 
principe di Pesaro » ; d'EJisabetta 
nata di Federioo dnca d' Urbino. 
roaritata a Roberto Malateista; di 
Bianca Maria d" Este consorte a 
Golaotto Pico delia Mii'andola; di 
Costanza BerjtivogHu moj^lie ad 
Antonio Maria Pico delia Miran- 
dola; di Beatrice d" Este sposa ii 
Tristano Sforza; di Lucrezia Ma- 
lavolta senese moglie a Roberto 
Sanseverinn ; delia celebre Cas- 
sandra veneziana; di Caterina nata 
dai Cornerò « regina de Cyprì, 
moglie ette fu del re Jaclies, ctim 
t dola di cento milia ducati » ; d'E- 
leonora d' Aragona, moglie ad Er- 



cole d' Este duca di Ferrara, e d 
Beatrice sua sorella, regina d'Un-rl 
gheria ; di Bona Maria di Franoì 
moglie di Galeazzo Maria Sforzad 
d' Isabella d' Aragona moglie 
Giovanni Galeazzo Sforza. Final 
mente si spinge oltremonto e rì-i 
corda Anna figlia di Luigi di Fraa-I 
eia e Isabella moglie a Ferdin 
re di Spagna. 

Di tante, fra le mentovate donnj 
illustri, ha con frasi vaglie e ipetS 
holicbe lodata la virtii, ma di tant^ 
altre ha brevemente ricordati avJ 
veoimenti che non mancano d' ira*!! 
portanza. 

Quest' opera , tutta insieme , è "" 
quindi di non poco valoi-e storico 
e di qualche pregio letterario, e 
valeva ben la fatica di pubblicarla 
in questa collezione dì opere ine- 
dite e rare ove ci è piaciuto darle 
posto. 



Da iteatarìiM]oe capitoli du 



> quest'opera (I) sohanto 
otto sono stati pubblicati, piattoeto 
nalameote, per le stampe, e sooo 
i segneslì: 

I. — La bioffretìa De Janna poÌ- 
eetla gaya de Franzo- — A pag. 
17 dell' Alm^macco slalistieo-ar- 
eheoiogico hologììcse del 1S35, in 
nota air elogio «lì Francesca Brunì 
d^lì ArieDtL un anonimo (forse 
Gaetano Giordani) scrìve clie Fran- 
cesco Tognetti professore d' elo- 
quenza air Università « si piacque 
gentilmente tnootrargb la rarìssima 
edióoDe.... rfdi' elogio della rìoo- 



. (1) Kell'iadin aembruM 33, ma A da 



matissima e sventurata GioYaima 
Gaja di Francia celebre col nome 
di Giovaana d' Arco detta la Poi- 
cella d' Orleans. Questa stampa è 
ia due foglietti iu 8" eseguita al 
finire del secolo XV, o al prin- 
cipio del secolo XVI in Bologna. 
È il Bolo esemplure che si co- 
nosca. » Molti dei libri e dei ma- 
noscritti appartenenti al Toguetti 
sono passati alla Biblioteca Comu- 
nale di Bologna, altri sono andati J 
diapersi in varie vendite. Fra que-l 
3ti ultimi è r opuscolo citato, og^J 
introvabile. 

II. — < Vita de la beata Ca-J 
therina da Bologna de Y ordina) 
de la diva Clara del Corpo del 
Cbristfl. » Ih tìne: « Quivi finisse^ 
la vita de la beata Catlierina Bo- 
lognese de l'ordine del seraphico 
Francesco. Stampata in l' inclita 
cita de Bologna jier Zuau antonto J 



de li benedicti citadiui Bolognese 
del MCCCCCII a di iiiì de Mai-zo. » 
la 4.* — Il Fantuzzi attribuisce 
questa vita a fra Dionigi Paleotti, 
ma il confronto col manoscritto 
della Gyneoera di Sabadino degli 
Alienti toglie ogni dubbio. — Del 
1538 gli eredi di Girolamo Bene- 
detti stamparono in Bologna due 
libercoli con Le armi necessarie 
alta haltaglia spirituale della B. 
Catherina da Bologna in 8" e il 
Libro della Vita della Beata Ca- 
therina, la qua] vita non è con 
ben poche varianti che quella di 
Sabadino divisa in capitoli , con 
una specie di preghiera innanzi e 
quattro capitoli aggiunti in fine, 
nei quali sono narrati i molti mi- 
racoli che ha operaio idio per 
quella Beata, con una appendice 
di poesie e di preghiere sulla San- 
ta. — Lu stessa biografia dell' A- 




tlt tv, V. — « Ba^ £ Fnn- 
WMiHfc Bmaà aNgfi» iM oaUkrt Gìik. 

(talM^iirMi Juiiii Anelli: U'ÌDtitme. > 

-u. AÌ~] 



iiittìi». '-i-^. 



VI. — « Elogio a Diana Sali- 
[ ceto B^tiroglio scritto dal celebre 
I Gtovamu Sabadioo degli Arìentì 
I bolognese, pubblicalo per le noue 

Fava-Saraceni. > Bolc^na, al segao 
\ deUa Volpe, 1835, in 8." 

VII. — « EIo^o della princi- 
I pessa Battista Sforza moglie del 
I famoso Federico da Montefeltro. 
I Duca d' Urbino, iscritto dal t>olo- 

se Gio. Sabadino degli Alienti, 
con annotazioni (del cav. Gaetano 
Giordani) ». Pesaro, tip. Nobili, 
1830, in 8.' 

Vni. — « Giovanna Bentìvoglio, 

cenno biografico di Sabadiuo degli 

Arienti edito per le nozze Car- 

ducci-Gnacoariui da Corrado Ric- 

I ci., » Bologna, tip. Fava e Gara- 

goani, 1887: in IG." Ma .questo 

L è OD estratto della presente edi- 

'ziooe. 

A noi non sono note altre parti 



(Iella Gynevera stampate. Dello 
stesso Sabadiiio si ha anche la 
« Vita di Anna Sforza moglie 
d' Alfonso d" Este duca di Fer- 
rara » edita in qnella città pei 
tipi di Domenico Taddei e figli, 
1874 in 8" grande, ma non fa parte 
della G-ynevera e si sa che fu 
scritta nel 15IX). 

XII, 

I codici che conosciamo della 
Gynevera sono tru. Uno del se- 
colo scorso e di pochiasinio valore ; 
gli altri due di mano dello stesso 
Sabadino. 

Descriviamo, di questi ultimi, 
prima quello che ha servito alla 
presente edizione, e che si trova 
neir Archivio di Stato dì Bologna. 

È cartaceo e consiste in cen- 
totrentotto earto, di ram. 305 X 



i 

i 



I 



mm. 203, delle <|uali soltanto il 
verso della carta 135 e le carte 
136, 137 e 138 sono bianche. 

La legatura è 1' originale, coi 
piani ili legno coperti di baz^taria 
ad impressioni a secco di puro stile 
del Rinascimento. I leriuagli d' ot- 
tone assai deperiti hanno noi dorso 
la forma di foglie d" edera. 

Su ciascuno dei due riguardi 
coperti di carta è disegnato a penna 
nn San Giorgio che uccide ìl drago. 
Il S. Giorgio che è disegnato nel 
riguardo posteriore è opera di pes- 
simo artefice. Le proporzioni peri'i 
e le movenze delia figura non inte- 
ramente errate lasciano pensare 
che fosse tratto da un originale 
a bastanza buono. I fori d'ago che 
si scorgono sotto le linee del di- 
seguo provano infatti che si tratta 
d' un cosidetto calco. Il S. Giorgio 
invece che si vede sul riguardo 



anteriore, (come il lettore può 
dicare dalla riproduzione che 
diamo) è disegnalo con molta fran- 
chez7.&. Evidentemente è d'uno dei 
tanti pittori di scuola fer-rarese 
che fioriscono sotto gli auspici di 
Giovanni II Bentivoglio. Non è 
mancato chi La pensato al Fran- 
cia, ma questa ipotesi non ci seni' 
bra nò meno degna di discussione. 
Il Francia ne" suoi lavori era d'una 
gentilezza, d' una delicate^tza e di 
Una correzione senza esempio. 11 
S. Giorgio del nostro libro è bensì 
disegnato con insolito ardire, ma 
con molte scorrezioni. Il Francia 
non avrebbe mai così stranamente 
e cosi malamente esagerato i mu- 
scoli, quali si vogliono nelle gambe 
e nel torace del nostro S. Giorgio. 
Qualche linea può ricordare l'arte 
d' Amico Aspertini, ma cosi di- 
cendo siamo ben lontani dal vo- 



giu- ^^M 
ihe ne ^^B 



I 



JiUtl 

lerlo attribuire a questo bizzarro 
pittore. 

S. Giorgio doveva essere uno 
dei aajiti prtjdiletti e venerati di 
casa Beiitivoglio, se lo vediamo 
riprodotto anclio dal Francia sulla 
mirabile targa bentivolescit che si 
conserva in Bologna dal marchese 
Kodriguez. 

La prima pagina del codice è 
da noi riprodotta, per mostrare la 
leggiadra miniatura della lettera 
iniziale, il carattere di Sabadino 
degli Artenti, e il simbolo o ùn- 
presa sottoposta, sulla quale dob- 
biamo apendere qualche paro- 
la. Consiste quesf impresa in un 
cervo in riposo, il cui ventre è 
circondato di tiararae. Sopra gli 
gira una fuacia col motto Ntl de- 
sperandum sera duce, tratto dal- 
l'oraziano Nil despcrandum Teu- 
cro duce (Od, I, 7). All' uso dei 



codici o per manco d' ortografia 
certo in esso si legge sera invece 
di serra, parola che, significando 
scffa, allude ai Bentivoglio i quali 
appunto hanno la sega uel loro 
stemma. Cosi il motto è di facile 
spiegazione : « Nulla è da pa- 
ventare se guida o protegge Ben- 
tìvoglio. * 

Non è improbabile che anche le 
fiamme che s' alzano e lingueg- 
giano ai fianchi del cervo, simbolo 
dì prudenza, abbiano rapporto aral- 
dico coi Bentivoglio. È noto che 
la sega non era in origine che una 
fila di fiamme. Oltre a ciò non 
dobbiamo dimenticare che il qua- 
drupede fra le fiamme era un'im- 
presa bentivolesca, come si rileva 
da una scimitarra, già della col- 
lezione d' armi del conte Gozxadini, 
e da un mattone smaltato del pa- 
vimento nelEa cappella Bentivoglio 
in S. Giacomo di Bologna. 



Due parti di quest' impresa aon 
ci è stalo possibile comprendere. 
Non sappiamo che significhino le 
due stelle che sono fra le corna 
del cervo e le lettere T. A. Non 
è da omettere però che queate sono 
d" altro carattere e d' altro in- 
chiostro , malfatte e certamente 
aggiunte dopo. Non sappiamo del 
pari di chi sia lo stemma che si 
vede fra le nubi e i raggi, di fronfa 
al cervo. D Canetoli nel Blasone 
bolognese offre mio stemma iden- 
tico, cioè di azzurro al monte di 
sette cime al capo d' Angió . per 
la famiglia degli Avvocati; ma non 
si pud loro attribuire nel caso 
nostro; prima di tutto perchè gli 
Avvocati erano famiglia non no- 
bile e quindi lo stemma a loro ri- 
spetto è relativamente moderno e 
forse cervellotico; in secondo luogo 
perché gli Avvocati non appaiono 



in nessuna pai;iaa deUa storia hen- 
tivolesoa. Forse Don si va lungi 
dui vero congetturando che possa 
essere lo stemma d'una delle mol- 
tJssimó donne maritate nei Beri- 
tivoglio. 

Tornando al codice diremo che 
le biografie si succedono di se- 
guito, senza aspettare il recto di 
lina nuova carta, né salire al capo 
d" una nuova pagina. I titoli di 
ciascuna vifa sono se^^nati in rosso, 
ti m rosso o indaco e qualche volta 
in verde sono segnate le iniziali 
per tutto il libro. In fine v'ha, in 
un foglietto aggiunto, un indice 
delle vite, ma recente. 

XIII. 



Il codice esistente nella Regia 
Biblioteca di Parma k meno ricco 
del bolognese , ma in compenso 



assai pin conservato. Il FaiitnzKÌ 
nel 1781 e I' annotatore all'Elogio 
di Francesca Bruni edito nell'A/- 
manaoco citato del 1835> ci fanno 
sapere che questo codice era n 
libreria dei Padri Carmelitani di 
Parma, mentre dii un frammento 
di pergamena unito al riguardo 
posteriore possiamo inferire anclie 
che, avanti che passasse ai detti 
Padri, fu di Michele Colombo. Pri- 
ma ancora appartenne a Violante 
Benlivoglio. Sul riguardo poste- 
riore è scritto: « Questo libro si 
è di me -violante bentivolìa . chi 
lo ara e no me lo darà . a casa 
dal dtavol aiidarù . in anima et in 
corpo if portarà. » 

In casa Bentivoglio noi tro- 
viamo due Violanti. La prima, B- 
gliuola della nostra Ginevra e di 
Giovanni II, maritata nel 1489 a 



Pandolfn Malatesta. auperha e sde- 
gnosa come sua madre, cosi da 
contribuire non poco alle sventure 
dei Malatesta ; l' altra, figlia d'A- 
lessandi'o, maritata a Giampaolo 
Sforza marchese dì Caravaggio, 
donna colta , gentile e piena di 
spirito, che il Domenichi fece Ìii- 
terlocatrice d' uno de' suoi dialoghi 
editi nel 154!). 

Riteniamo che la Violante che 
possedette il codice fosse questa 
ultima, perchè il carattere delle 
parole riprodotte è certo della metà 
circa del secolo XVI , e perchè 
il libro ebbe, come vedremo, dap- 
prima, e mentre proprio fioriva lu 
Violante di Ginevra, una proprie- 
taria cui r inviò lo stesso Sabadtno. 

Descriviamo intanto II codice 
parmense. Come ÌI bolognese, ha 
la legatura originale coi piani dì 



I 



legno coperti di bazzana con im- 
pressioni A secco, legatura che si 
dere allo stesso artefice che legò 
il primo codice faceodovi identici 
. In mezzo, fra gli ornati 
, si scorge lo stemma dei 
Bentivoglio. 

Questo codice è cartaceo, con- 
siste iu carte centosessanta di mm. ^ 
3U7 X mra. 206. (di cui soltanto 
il verso dell'ultima è bianco) e 
reca la segnatui-a moderna HH. I, 
70, n. 1295. 

Nel primo riguardo coperto, di 
pergamena di carattere posteriore 
a quello del codice è scritto prima : 
Al nome de idio e de la gloriosa 
vergine tnaria; poi Intra le altre 
nostre matrone antique (parole 
con le quali Sabadino comincia l'e- 
logio di Pezola di Piatesi); poi 
Ne la mi" afecionatamcnte Gi~ 



nevern Sforcin (prime parnle del ' 
proeinio) e fiiialmeate Y ottava: 

Voi eh) di Ul billì tnberta (sic) ìM. 
Spnunln siur « tli loi [rutti brini, 
Mte duidìcs mie (sic) deb, riguirlit» 
Quel eie ftt m se itrggie a drinn r lirsinn. 
It niuro mio cor, dico, giiMits 
D' ispri feri ratito srilere in fianis. 
làinltl tutto, esmjiul bei», 
Crudo! cU pir foi jento ttnùi (sic) \m. 

Nel «e/'so della carta membra- 
nacea unita al riguardo aiiterìore 
o carta di guai'dìa si legge : 

Ilhisfri d. Gineverae Sporttae de 

B(mtìVo!(/s Andreas Maffnamts 

Salutem. 

S' io polotsi tUdoua in (jnCsste Carllie 
EiptHn il Counplo del mio ture 
Ti [irei rtin nei Tersi liuto bouort; 
TJm nilUU uruli in %vt \u\». 



tb ti pa shIiìkIo ii m%iit \' a\t 
E il bel itisrpo uith »fii colote: 
l t'hfpk m preta el m bwt 
%n Mille inni mki riva Imtrte. 

Elorìsu citi fra l'iltN JD tem: 
teli» iigiiir di Ul CiHUorle 
Pidiu il u^ stnpn in pi« t h pan. 

Copia HO h giimai di coli! sotit: 
C!i( AfflBM e W( i: ni sol pts^p miti 
Qnl mi WD Initcliari [grlra o niorlt, 

Di quesf Antonio Magnani au- 
tore d'altri sonetti, fa ricordo lo 
atesao Sabadino che ii! fine della 
Gynevera lo chiama gratioso et 
splendido cavaliero. 

La prima pagina del codice è 
miniata evidentemente dalla stessa 
mano che ha miniato il codice bo- 
lognese, ma meno riccamente. In 
basso, invece dell' impresa del cer- 
vo, sì vede il ginepro, solito sim- 
bolo di Ginevra Sforza, a cui è 



appeso uno stemma inquartato tega | 
e scacchiera ossia Pepoli-Denti- 
voglio. 




Questo !jteiuma indica senza dul>- i 
bio la persona cui 1' esemplare 
parmense fu offerto in origine , 
probabilmente da Sabadino stesso. 

Intanto . allora , nessuna doiuia 
di casa Pepuli, luidò sposa a un 



I 



BetttÌToglio. Invece ti-oviamo che 
Elisabetta « tìgliuola della dolce 
memoria di Antonio Galeazzo Beii- 
tivogbo (figlio di Giovanni II e dì 
Ginevra) gloria del bologn«se no- 
me » fu maritata a Romeo Pepoli 
che lasciò la vita nella battaglia 
di Ravenna, nel 1512. È vero che 
([uando Sabadìno scriveva la Gy- 
nevera, Elisabetta era già morta 
(pagina 375); ma egli stesso scrivo 
dite righe più -avanti « che de lei, 
in laude del suo pudico ventre, 
sono cinque belli figliuoli. <1ue 
maschi, H tre l'emine vedoe de 
grande honestate et de optima 
fama, che luti sono ornamenti de 
la nostra citate. »'Ad uno adunque 
di questi figbuoli e forse meglio ad 
una della figliuole, come suggeri- 
sce la natura del libro, fu molto 
probabilmente offerto il codice che 
ora si trova a Parma. 



XIV. 



Di poca o nessuna importaiua 
è la copia cartacea scorrettissima 
fatta nello scorcio del secolo pas- 
sato, e che si trova nella Biblio- 
teca Comunale di Bologna rozza- 
inonte legata in cartone. Nel dorso 
è scritto Arienti — Ginevra — 
dare Don. Manca rtì frontespizio 
e comincia con l'indice, cbe oc- 
cupa tre pagine d' un foglio non 
numerata. Le carte numerate co- 
minciano ilal proemio e sono cen- 
tosettanta di nira. 301 X 207. Nel 
verso dell'ultima carta si leggo: 
< Tutto il retroscritto Libro com- 
posto di CArte n. 170 intìtolato 
Opera rtotnmata Oynevem de te 
Giare donne composta per me 
Joanne Sabalùw de li Arienti ad 
la n lustre Mmhmnn t>;/tfrer*t 




l^horta di hentivogli è statai 
trasuntato fedelmente dal suo ori- 
(^ule Libro scritto in cai'ta co- 
muae con cartoni dì Legna coperti 
di Bazzana contrassegnato al rli 
fuori col n. (17, conservato nello 
scrigno esistante in iiuesto pub- 
blico Arcliivio di Bologna. In fede 
ecc. Questo di 12 settembre 1794. > 

Sotto è un' auteiiticaKinne flì no- 
taro eoa un bollo inintelligibile: 
« IBoitoi Ita est Julius Ca'sar An- 
drttas Maria d. Fardinandi Maz- 
aoUtni Notaì-ius Publicus Colle- 
giatm liononiip Aposto/icus atque 
Imperialis et unus err Pressi- 
dibìis in dieta puhlico Archimu. 
In quorum etc. » 

Questa copia 6 certo quella in- 
dicata, nel 1835, dall'editore del- 
l' elogio di Francesca Bruni degli 
Arienti. nelle parolf: « Una pre- 
i copia aiitenti<:ai.a ed esattis- 



sima si i^ossiede dal eh. Fraucesco 
Tognetti , già professore d' Elo- 
quenza nel patrio Arcbìgiaiiasio 
ed attuai Pro-Sefjretario nella no- 
stra Pnittiflcia Accademia dì belle 
Arti. » 

Id una miscellanea manoscritta, 
conservata nella R. Biblioteca Uni- 
versitaria di Bologna col n. 83, 
appartenuta gìA ad Ubaldo Zanetti, 
al n. 10 si trova In « Vita della 
Beata Caterina da Bologna di Gio. 
Sabbadiiio degli Arieiiti. » Con- 
tiene un opusrolo di diciotto carte 
di min. 391 X 308. Nel r«cto della 
carta 2 è scritto; « Vita di S. C-at- 
terina da Bologna levata dal libro 
intitolato Opera nommaftì ecc. 
esistente odio scrigno del poblico 
Archivio dì Bolo^pia. al fot. 67 r. 
di detto libro. > U carattere £ 
qnesta copta 4 del 8«ooio passalo. 

Non s'hanao aotina (f «hn ro- 




dici , nìi mono frammentari , delln 
Gijneoera. 



XV. 



Per la presente edizione abbia- 
mo seguito diplomaticamonte il co- 
dice dell' Arcliivio di Stato in Bo- 
logna, come il codice più ricco, 
datato dal 1483, e di mano dì 
Sabadino. Il codice parmense è 
pure autografo, ma senza data e 
meno splendido , quantunque più 
conservato. Del resto, la lezione è 
identica e le poche varianti non 
sono che ortogralìrhe e cos\ in- 
concludenti da tornar perfetta- 
mente inutile riprodurle in nota. 

lUcliiesto per noi il codice di 
Parma, il Ministero della Pubblica 
Istruzione fu sollecito a permet- 
tere che fosse inviato nella Bi- 
blioteca lliiivei-sitaria di Bologna. 



-Mlora, pei coufronti indìsponsabili 
col codice dell' Archivio di Stato, bì 
cliiese al Ministero degli Interni di 
potflr trasportare il codice dall' Ar- 
chivio alla Biblioteca, nella stessa 
cittÀ. con sorveglianza immediata 
rfegl" impiegati governativi. Sape- 
vamo che i regolamenti non sono 
favorevoli per la consegna di carte 
arcliivistiche ai privati , ma pen- 
savamo eziandio che esistevano 
precedenti in nostro favore, che 
il codice richiesto era semplice- 
mente letterario, e che si trattava 
di portarlo da un istituto gover- 
nativo ad un altro. 

Ciò non valse. Il Ministero de- 
gl" Interni no» ci favori, come fa- 
vori altre volte un senatore bolo- 
gnese. Non e' è che dire. Anche 
in Italia il favore agli studi di- 
pende dalla posizione politica ! 




GYNEVERA 



CLARE DOI^NE 



Opera nominata Gynevera de le Giare 
donne Composta per me Jeanne 
Sabadino de li Arientl ad la II- 
lastre Madonna Gynevera Sphorza 
di Bentivogli. 



Ne la mia affactionata mento, Gj- 
nevera Sphorza illustro Madonna, cs- 
sendu spesso cum dolceza stimolato, 
per beniRiiità del tuo mt^ifico aspe- 
cto et virtute, che ingrato essere non 
debba a la aparente estimatione, che 
hai por tua mansuetudino facto di me 
da la adoloscante mia aotate fin a la 
gioventù presente, ho preso piacere, 
in dolce fatica del fi-ucto del mio 
obtuso ingegno, scrivere del valore de 
alcune eccellente donne, die, secundo 
ne li nostri Anali trovo et por audito 
de optimi ingegni de reverenda fede, 
quasi, molt^i se può dire, a la nostra 



aetato cum excellentia TÌxe[i'o]: le 
quale certo non sono manche degne di 
poema et de hystoria che de le anti- 
que et gentile da preclari scriptori, per 
aeterua memoria de loro £icti, ^xaltate. 
Et tanto più Toluntieri a la presente 
fetica me dispone, quanto sei degna 
essere in Bupromo loco fra loro co- 
locata per le tue optime conditioni, 
per le quale picoli et grandi plaudendo 
gridano : Gynovera , Gynovera tuo 
odorifero nome. Non 6 da maravi- 
gliare perhù de tanta tua gloria, per 
elle prima li Cieli te hano creata de 
caste bcleze piene de gratin singulare, 
prudente et costumate et figliuola 
già de Alexandre Sphoi-za clarissimo 
principe et de la disciplina militare 
Imperatore pracstante, quanto al pre- 
sente seculo fuBSe già mai, in forma che 
il nome latino et il Sphorzesoo sangue 
aeternumcnte cum summa laudo et 
gloria perillustrati Bono. Tu sei ad 
contento del Bolognese populo copu- 
lata al più felice Cavaliero del mondo. 




Joailue Beativoglio secundo, strenuo 
in arme, Gubernatore generale Du- 
cale de le gente d' armo et Senatore 
perpetuo, primo de tanta illustro cita, 
quanto è la nastra, grata a tuti i 
pontentati Italici, li (juali a prova 
r uno de l' altro desiderftno honorarlo 
existimando la sua virtute, anctorita 
et reputatione a loro de non poco fo- 
mento, come in effccto se è veduto 
ne la cruda gueiTa del nostro Inclj^to 
Duca Ilercule, che por la serenissima 
liga prcsontandose luì prima in Fer- 
rarese, nel pere li bastioni in difesa 
del ducal Stato de quel Signore conb'o 
la superba invasione de le potente co- 
pie Venete, ne prese, ad terrore de li 
1 Victoria optima speranza. 
Poi in Mantuana, ne la squisita A- 
80la .oppicìo fortissimo et bello, e 
ne r altre teiTe di Bressana dimostrò 
granileza de animo in forma che '1 suo 
nome, cum degna gratia ei laude de 
Alpbonsio do Aragonìa Capitanio savio 
et excclao del Ilo re nt issi aio esercito, 



atinse le stello. Hai auchora hattno 
de tanto marito, gloriosa Madonna, 
angelica sobole de sexdeci figliuoli, 
di quali cinque (zoé; Hannibal, Cor- 
nelio, Lodovico, Donina ot Isota) 
lassando, chi in fosse et chi in pae- 
rile astate la mortai vita, andarono 
a la Bctcrna, dove, ornati de gìrlnnde 
de fronde de Gynepro per il materno 
nome, triumphando noi clioro de li An- 
goli orano per te la Muìcsta divina, ot 
Quella in angelica voce magnificano 
cantando oxanna. O quanto questo a 
ti fia celeste et divina gratia, per che 
tu puoi dire bavere già la destra 
mano uel regno del cielo! 

Del residuo di viventi tuoi oma- 
tisaimi figliuoli , hai per il sexto 
Biancha, maritata in Nicolao Rangono 
nobilissimo Cont« et do la nostra il- 
lustro RepublicB felice Capitaneo : sep- 
timo figliuolo Francesca, quale fu 
copulata a Galeotto Manfredo virtuoso 
principe de Faenza; ottavo figliuolo 
Hannibal seeundo mio signor Com- 




patre, quale avanti lo illustre se- 
puicro del Sanctissimo Dorainico fu 
posto ne l'ordino eiueatro da Chri- 
Btiemo Re de Datìa et poi, cum 
molta gloria et triumpho do tata 
la cita nostra, matrimoniai mante te 
congiunse cum Lucrctia, savia figliuola 
dell' alto Duca Hercule Esterge, come 
difusamente habiamo scripto no l'opera 
de lo Hj-raeneo : nono figliuolo è Lio- 
Qom moglie del fiituro successore del 
paterno stato Giliberto, de la citA no- 
stra magnifico Duca d' arm<! et Aglio 
primo do Marco Pio splendido Signor 
de Carpo; decimo figliuolo, Antonio 
Oaleazo apostolico Protbonotarìo re- 
verendo et monificiente ; undecime, 
Camilla egregia vergeno, la quale 
a li servitii del celeste principe nel 
monastero de Sancta Clara se è ren- 
clusa, che a ti sia cumulo de divino 
thesauro; duodecimo figliuolo, Vio- 
lante, consorte de Pandolpbo Malatesta 
de Arìmino folicissimo principe, nel 
quale già se indica le glorie do' suoi 




progenitori j 
(Irò ornato d 



t^rzodecimo, Alexàìt- 
1 militare splendore da 
Alphonsio Duca de Calabria, Fponso 
de .Ioanna Agliuola già de Roberto 
Malatesta Principe de .Vrimino, quale 
1 diva giuria fu uno fulghure de 
Marte al mondo; quartodecimo, Lau- 
ra, elio come lauro verdegia sempre 
de Tirtute Pt costumi; Ìl quintodeci- 
mo figliuolo, Hermes, che in li suoi 
puerili anni estende benignità te et 
gratia do futura celsitudine; el sex- 
1^ e cimo figliuolo è Isola secunda, 
clarìssima fanzuletta sponsa in Otta- 
viano già primo genito del Conte Hie- 
ronymo de Rìario, Signore inclito de 
Imola et de Fnrlì citate in Flaminia 
de non poca imiiortantia per li co- 
La natività de quisti toi figlioli, certo 
non Ci manco presso noi iocuiida per 
loro futura alteza, et au^umento del 
felice nome Bentivoglio, che fusse in 
Creta quella de Jove, il quale da lo 
Nyniphe fu in rose et viole elevato 






et nntritù io tant* delide, s^^andi.' ft 
narraui da pj^Jli, che nuu fu [liu beato 
nascimento. IJ h'/mini , le doase et 
li £uiinli dunclia iasianifute, come ?bo 
simnlacn.!, te miran;' et co Qtfm plano 
et pe&fsjio serrirti esaltando il tuo 
g«oero»> WMBe et U beatitudine del 
tuo lecnndo ventre, percbe ottra le 
narrate coo^tìoDe li etrenge U dol- 
eeia de le tue parole nel 'cons^iliare 
pradente, la gratidsità di costumi, 
la aSabUiU, la mansnetadiiM, la pie- 
tate, la religione et il liberale tao 
aeTTÌre cum la magnitadine de Y aiti- 
mo, et fiiialinenl« U discreta pompa 
d« onme ornameata et reale pre- 
stantia, in modo che la cita, nostra in 
ogni canto splende piti cbe le geme 
et Toro: onde, secundo donna, non sei 
in alcana parte inferiore a le inefiabile 
Tirtn del tuo sangne et del tuo il- 
lastre consorte. Che debbo io dunque 
, essendo de tante tue excellentio 
infiammato, se non afaticare la 
mano et l' inge^o in Msa gentile. 



per gratificare U tiu bnugsa mente 
S tua alterna loode in exemplo de i]a>- 
loBcha (ioaaa Tort eooee^uiiv booore, 
tassawla de aitìfieiara lì Tisi loco la 
coatìana cnr* M vaas «t ksjra 
speeUo, SMita Tatto w^aiiatare del 
b«tw nrwan, ^a eod bceado^ »A 
tenìae de na ràa, «un ìli aìgia 
baakuMmaa Q «ocial vi^ et «•- 
Auano &a S beati spiriti ée le fr* 
Booe <1«U0 ad frnra fMflk aoHf»- 
tatwt patria, doTe è gmA* Moik 



»b taa Sìcaoria, a ab «t* ywma K 



da le nre d» k tMitkndfi^ te 
1^ «t dd tv atila^ ■• |wm itt t 



■■ fùfi ràfegM» «• Ih mano a ta 



I 



tua felice et cum consìglio dii la mìa 
devota musa, la presente opera Gene- 
rerà ìntitulando ad aeterna tua me- 
moria nel 1183 

S. D» TheoiJolInda paiola da Qaribaldo 
Ha da' B avari. 

La tna Signoria, duncha, glorioBa 
Madonna, primamcate debbe inten- 
dere, che Oarìbaldo, di Bavari illustre 
Re, ebbe una figliola, che de reale 
corona molto refulse. nominata Theo- 
dolinda , la quale fu de speclabila 
forma et belleza, et de generosità 
de' costumi clarìssima apare: fu sa- 
via et de costumi de castitate, de 
eloi^uentia et de religione circunspecta, 
et de molta gratia fiorente pìU che 
de altra regia donna, che a i|uel 
tempo 80 sapesse. Gartbaldo dunque, 
essendo nel regno suo da aspra et 
lunga guerra molestato, mandù in 
ItaL'a la figliuola Theodobnda ad An- 
tario Re Uè' Longobardi, prima da 



quello disponsataì che cum asprissiina 
guerra tormentava Italia: et ad Ve- 
rona matrimdnialmente cum solemne 
triumpho insieme se copularono. Stato 
questi reali spanai uno anno coniu- 
gati, il marito Re Antario moritte. 
Li Longobardi duci, in affanno vivendo 
per vedere! del suo Re privati, feceno 
consiglio de creare uno Re, et non 
potendose concordare fra loro, per pru- 
dente consiglio conclusero che Theodo- 
linda..., per che era donna de gran- 
dissima virtute de animo et de inge- 
gno et de singular redimento de 
homini, do stati et de regni, e vera- 
mente degna che li I^ongobardi fe- 
cessono tal iudicio de lei, come se 
estende le sue eicollentie por le 
Epiatole del divo Gri'gorio e per le 
opere de essa. Lei ultimamente po- 
nendo in effecto il prudente judicio 
fitcto do lei presso il Castello de Lao- 
mello de la cìtft di Pavia dechiarò, et 
per suo marito et Re de' Longobardi, 
Aginolfo Duca ile' Taurini, homo belli- 



■ 



Il 

eosissimo et de grandissima virtù, do 
animo ^ioyene et de fiirma Teramente 
prestante. Et fu detto Aginolfa quarta 
Re de' Longobardi. ReoevTito dunque 
che ebbe luì il Regno, subito firmò 
la pace ciim Cacano Re de li Hunni, 
domandata quella per lui per legati 
da Panonia- Similmente per inter- 
cessione del Duca di Tridentini firmò 
la pace cutit il Re di Pranza. Di poi 
ocise Munulpbo Duca de l'isola de 
Sancii luliano, et Zaiigriilfo Duca 
do Voronisi , et Qaidulpho Duca 
di Bei^amensi, a li quali liarea per- 
donato. Suscepe ancora guerra contra 
Romani, et Roma per un anno abae- 
diò, et a quella molte dado dede. 
ObsedJA la cita di Pavia inmunita do 
fosae et de mura, che allora queste 
citate avea dirute da Totiia. Tutti 
lì hedìficij de materia de ligname fa- 
bre&ctì, quasi tutti, da Longobardi col 
foco destructi furono; similmente el 
castello di Monteselice. Seguito que- 
sto, Godestaldo suo genero cum la 



12 

figliola, presso la cita de Parma, fu- 
rono presi Ja Galenico prefecto de 
Romani, et manilati ad Coastantino- 
poli a lo Imperatore. 

Aginolfu, radunate da ogni loco co- 
pio militare, obsesse Cremona et fino 
al solio la destrusae. Similmente expu- 
gnante Manilla, i' abbandonoe senza 
mura, Ogni loco questo ìmraanissimo 
tormentava con ferro, foco et sangue, 
in modo che chi potoa, fugiva cura 
le famiglie credendo bavere salute ad 
r aspre montagne. Questo nefando 
malo dolendo al Sanctissimo Grcj^orio, 
scripse ad Theodolinda, cognoscendola 
per eccellente fama donna de grao- 
diasima bontado et vìrtuto, che per 
timore dell' Omniputente Re del Cielo 
volesse iare cunscienza al He suo 
marito, che non facessse più tan- 
to male. Cosi lei, come roligiosia- 
sima Regina, per le sancte rasone 
de Gregorio, rofrenO l' aspro furore 
de Aginolfo, et de' Longobni-di destni- 
gitori do Italia bella. Per la qiial 




cosa el prefato Sanctissimo Gtegiìrìo 
non poco consolato et per fere cosa 
grata a Theodolìnda felicisBÌma Re- 
gina et benemerita do' tanta sua o- 
pora, dignissima <Ie' laud«, a lei in- 
scripse ol libro de' Dialoghi li quali 
grati ti farono, si pur la eccellonzia 
de eaai, et si per la inmortalit& del 
dono. Et legendoli lei cura magior 
flagrantia che non era, ee detto a la 
Christiana religione, in modo che in- 
dusse la ferocifà del marito, che li 
LoDgobardi se abdicai'ono da la ido- 
latria et da la heresia, che non erano 
boni io la Christiana fède, et converti 
l'animo del Re Aginolfo ad religione 
et a pace cum tutti li Longobardi, et 
la vita et costumi di quali converso 
al virtuoso operare. 

Fece anchora questa Regina che '1 
Ro Aginolfo operò, che li Longobardi 
restituirno li beni de le cbicsìo, ohe 
baveano tolti, et a queUe fece molti 
doni. Non havendo lei ^liolo maschio, 
pregoo el glorioso Joann« Baptìsta 



14 

suo devoto, cbe intercedesse presso 

t'aita Maiestft divina, lei har esso uno 
figliolo, li ftdificarebbo un insignito 
tempio ad sua reverentia. Facto la 
promissione, habìtando essa a Modoe- 
cia, cbe ora Monza diciamo, ad con- 
gruo tempo hebbe uno bellissimo fi- 
gliola, a cui pose nome Adoaldo : per 
il che fece edificare il promesso tem- 
pio in Modoecia, molto prestante, in- 
titulato del nome del glorioso Bapti- 
sta, et per decorarlo de grande orna- 
mento, essendo lei Labondanto de 
splendide riciieze, se privò de pos- 
sessione, de geme, de auro, et de 
argento. Cosi li Longobardi pigliarono 
il divo Baptista in loro precipuo pa- 
trone. Visse sempre in grandissimo 
amore et reputatione del marito et 
de li Longobardi, li quali amavano 
pia lei che 'l Re, per che optime 
conditione, fdonee a regore tutto il 
mondo non che '1 stato, avea, se cosi 
è lecito a dire. Morto che fu il Re 
Aginolfo suo marito, Àdooldo figliolo. 




1 



et Lei restarono heredi del regno 
cum grande fovore de' Longubardi, 
a ciò che ella luces^ et splendesse de 
reali honori. Nel stato vìduile [visse] 
tanta honestate, castimonia et 
splendore reale de clementia, de iu- 
slKìa et de liberalitate, che la benigna 
)^tia da lei aquisita nel pnuci[iio 
" i Italia, cum augii- 
mento de quella, per tal forma se 
conservò, che regettji et refrenoe cum 
molta destreza li fieri et valorosi Duci 
et molti Longobardi meglio cum pa- 
role, che facesseno do loro li preteriti 
Re cum l'arme et asiwritate: overcr 
mansuetudine, che credo a lei tantft 
gratia per speciale dono da Dio fusse 
concessa. Fece fare uno celebre mo- 
nastero in honoro del divo Colombano 
in Bubio, et altri monasteri, ornati de 
cose opportune al culto divino, che sa- 
rcbboDO bastati a li molti templi edi- 
ficati per la serenissima et eanclissi- 
ma Regina Helena genetrica de lo Im- 
peratore Constaiitino. Concesso The»- 



j 




doUnda anchora doni et grazie ot dt- 
gniUtfi a li Italici pc^U, et non sola- 
mente a li Templi et a locbi pi) fece 
doni grandi in nome del Re sno fi- 
gliolo, ma ancora per più celebre roa 
memoria instraaroe citate et cartelle 
disolate per le passate gaerre. Coà lei 
regnando in tanta cortesia, lìberaliU 
et m^nificentia, passò de questa TÌta 
cnm inclrta (ama, et per TotantA de 
lei, secundo ordinO ìn la sua vita, re- 
(nlgente de reale corona, il suo pu- 
dico corpo nel suo edificato tempio 
del glorioso Joanne Baptista fu se- 
pulto cnm grandissima pietate, sin- 
gulti, pianti et suspiri et funerale 
booore et pompa come a corpo de 
tanta Regina conTenia: la cui me- 
moria duDcha prima babiamo ne la 
Gynevera opera recordata per ornare 
bene de fronde del nostro amato G^- 
nevcro, che tanto letifica per sua 
virtù ciascuno. Ma per duplicarli or- 
uamento explicaremo noi sequenta 
dire, le opere, degne de per{>etaa laude. 



^ 



17 

Aé P«saU Piatese, cha a quiUI tempi 
se dubitava che una altra de più 
gemoroso core de lei fusse iufra 
l'altre Bolognese donne. 

9. D» PBtolt dlinìiifma netleia di PMttl 
Botognaii. 

Infra l'altro nostre matrone anti- 
que, illustre Madonna, trovo una 
donna, in stato vidaile, de' Piatesi, fa- 
miglia nobile et prìsca in la cita no- 
stra, nominata Pezola; ma il nome 
del padre, uè del marito non habiaino 
potuto sapere por essere molto scri()- 
ture oombuate per le civile battaglie 
già de la cita nostra; ma pur pos- 
siamo aflìrniare essere stata figliola 
de degno padre, et de sangue et 
de virtù nobilissima. Lei, come coniu- 
gata visse cum optìma fama, cosi se 
conservò vedoa, et cum degna re- 
putatiouo da la aetate de anni qua- 
raiitadui, che fu priva del marito, 
fin a In compita vechieza. Fu donna 



18 

non grande, ma groBea et de grato 
aspecto, vestiva politamente de lugu- 
bri panni , cooie prestante vedoa, 
portava a le camiire, dal casto pecto 
Un a li piedi, in loco de butotu, ambii 
^ossi neri cum gambi do argento: 
portava una cintola larga di seta 
nera, folcita de lettere do argento, do- 
rata, che diceano la Salutatione del 
celeste Nunzio, che fece a la Regina 
di Cieli, quando il figliolo di Dio in- 
carno do Lei. Portava il capo cum 
uno lombo del manto coperto sopra 
[de] candidissimi veli pendenti fino in 
terra, et il manto cum longa coda a 
terra. Fu de animo, do ingegno et 
de piotate grande et liberale. Era 
richa, vivea molto bonorata et cum 
lionestat'O aiutava assai, in quello che 
ella potea, li poveri. Spesso andava 
nel consiglilo, in presidio et aiuto do lo 
povere donne, et non forsi cum meno 
ardire et onorate parole, che facesse 
Ortensia, figliuola de lo illustre ora- 
tore Ortensio, iu la Romana Re pu- 



10 

Mica, nel tempo d^l iriaaTìrata. quan- 
do liberà U moltituilina de la danne 
d» U gnTtxza. de U pecunis a loro 
imposta per sabsidìo de In Re pu- 
btica, che omo non si trovA si ar- 
dito se volesse movi're ad prender© 
la difensioDe de le doimo, avanti il 
TriDDTÌrato, escepto OrtoiLsia. Una 
Tolta questa Pezola matrona degna, 
essendo grandissima penuria in la citA 
nostra de Bologna, andò in Io con- 
siglio et portò seco, in peccunia, quat- 
tro marchi di argento, de quali faarea 
facto de pochi mesi avanti batere 
monete al cunio de la sua munifica 
Re publica, a la quale de fare mone-, 
ta auctoritil liavoa concessa Henrioo 
sext^ Imperatore, ne li anni de la 
Saluto mille cento dieci, dicendo in 
qaesta forma : Citadini mei cari, per 
pietate Iio al vostro populo, por il 
grandissimo sinistro patisse di questa 
penuria, sono venuta ad voi cura lo 
lachrjrae agli occhij , perchè para 
non faciate alcuno provldimcnto. ICt 




porche inU'Ddo che no lo e 
é peccunia, io ve ho portalo «luisti 
mei denari, ben che non siano ad 
eafficientia, a ciò se mandi per for- 
mento in qualche loco. Et voi come 
maniaci, similmente ponete le mane 
a le ruGtre borse, pigliando esemplo 
de mi che «ono femina, et i]uello 
poco et assai che poteti exbarsatfi, 
et mandesi per grani, come amatori 
de la vostra Re publica, et aiutareti 
el vostro sfamato populo; che fa- 
reti cosa che mollo sìa acepta a 
Dio, et ad voi vendicareti gratìa et 
netcrna fama. Et cum revercntia pose 
iine a le soe parole. II consiglio, inten- 
dendo la caritevole persuasione, et 
vedendo la liberalità grande de la 
domia, tutti) inteneritte, et, a prova 
l'un de r altro, prestarono diinarl, 
et clii non havea denari, ne facevano 
de le cenlure et de le anella, tn forma 
che '1 populo fu socorso de biave et 
di pane cum singular laude d' eia. 
Di poi, oltra le sue usato devotione, 



volse fare, de fuori la porta de Sancto 
Marno, UDO oraculo in reverentia de la 
gloriosa vergane sopra uno monte, et 
dìraentre lì maestri stallavano el L- 
gaame, venne una culomlia, animale 
casto et pui'o, et col rostro pigliava 
le fruscolo del legname se lavorava 
et quelle portava so|ira el monte, 
dove è ddi Acato il devoto tempio 
de la Regina di cieli; sì che li mae- 
stri volseno vedere quello, che fa- 
cea la colomba, et videno che ella 
andava ponendo le portante fruscoli 
r una dricto l'altra facendo uno 
g^nde tondo. Li maestri per vedere 
più cose, gi& pioni de admiratione 
guastavano cum li piedi il tondo de le 
fntscole, et come era guasto, la co- 
lomba per divina istruciione el re- 
conciava. Per la qual cosa parendoli 
segno miraculoso et stupendo, el 
mauilestaroDo a lo Episcopo, Ìl quale, 
inteso questo, subito li andò et vide 
quello facon la colomba. SI die exi- 
stimundo lui de grandissimo eifecto 




questo essera proprio segno del ( 
leste stato, pregoe ogni persona por 
obidcutia fratri , prct 
monache, che facesseno devote ora- 
tione tt la Maiestfi divina, la quale li 
signific-asse questa che dire volea. 
Boppo alcuni di 1" om nipote nte Dio ro- 
vello ad uno religioso, che era divina 
volontà, che quosta prestantissima 
donna, la qnule vulea aedificarc l'o- 
raculo ad lauilo de la Vergene gli>- 
riosa, sopra quello suo monte, lo e- 
didcasso, sopra quollo altro monte 
gli 6 opposito, che se chiama el monte 
de Sancto Benodecto. Il pvudentis- 
BÌmo Episcopo alhora mandò per la 
donna, et dissoli, che uU.imamento 
el non placca a Dio, che lei facesse 
quello oraculo, dove fare volea; 
ma facosselo sopra quello altro monte 
quale gli è opposito, nominato do 
SanctJ Benedecto. La devota donna 
resposo , che quello monte aon era 
BUo, ma quello, dove havea incomin- 
ciato, ora suo. Resposo lo Episcopo 



£3 

et disse: Madonna Pegola, di poi che 

di beni de fortuna seti copiosa, com- 
prati questo monte, et sopra esso 
fati lo oraculo, che cosi ù voluntft da 
Dio. La danna rispose esser contenta, 
et comprò il monte. Et lo Episcopo 
cum solemne processione de tutto il 
clero de la cita, et cum U reveren- 
dissimi patri Arcevescovo de Rliavona, 
Episcopo de Imola, Episcopo de Fer- 
rara et Episcopo de Modena, Invi- 
tati a tanto devoto oraculo, andò ad 
darli princìpio. II quale oracolo là 
donna fece fare proprio grande 
et tondo, secundo la ostensione do la 
celesta colomba, come anchora del 
tempio antiquo Ìl tondo se vede. Et 
intìtularonlo nel nome de la glorio- 
sissima Vergene, quando ascese glori- 
ficata ne lo aot«rno Regno. Costructo 
dunctia questo sancto oraculo crebbe 
in tanta fama jle devotione che quasi 
tutta Italia ad visitarlo cum devoti 
fucili , incensi et oblatione conco- 
reva, vedendosi a la giornata infiniti 



1 




L ^lÙBdeci giani de 
Angosto, per U eelebmite feau b 
U militante chie^ia. ABchoia questa 
tutta ilevotione beataawntA tire, m 
memoria de tanta dffrota et nidi- 
fica donna, la qnale fa fempre de 
ekmosiiie a li peregrini liberale. Pren- 
dea dOecto cam robba, cum denari et 
«un ogni opera in <|iiello potea ma- 
ritare polceUe. Cos'i, in queste Tiriate 
el opere magnifiche rivenda, paMA 
anti'ina de questa yita in gratia de lo 
aeterno Signor Dio et lande de tuta 
la cita de Bologna, ad confusione de 
quelle donne, piene di stato de for- 
tima et de ricbeze, che sono tonto 
a r ararizia date che non pooo (ar 
opera de lande degna, credendo por- 
tar seco le suo tante amate ri- 
cbeze, o¥ero non credendo morire 
i mai, né per curare la Eua me- 
moria resti cum virtaosn fama in- 
sieme cara l' altre dare donne a 



rombra del nostro pudico fìynevero, 
che onora ciascuno, cho lo contompU 
et mira. 

1. Da Utthilda Ccmltlna 

Mathilda Comìtìssa fu donna vera- 
mente illustre et do grandissimo or- 
ntiDtento, de la cui vita et condi- 
tione trovamo da vari scriptori divor- 
ftamente Bcripto, anchora dm ciascuno 
de lei parli gloriosamente, pur non 
senza fatica liutiiamo potuto sumere 
do tanta dorma le celebrate virtute. 

Trovamo duncba Matliildu essere 
stata figliola de Io illustro niarchexe 
Bonifacio da Canossa, opido àe la cit& 
de Regio, potentissimo et rieiiissimo 
Duca d'arme, et de la sua consorte 
Beatrice figliola de Ilnnrico terzo Im- 
peratore. Coetei fu assai formosa, ale- 
vata et nutrita da la madre, per tempo 
do vinti anni, doppo la morte del pati'e, 
in ^iindiBsima virtute et tfrnamento 
de costumi et do lettere, come con- 



26 
venia a la escellentìa del suo san- 
gue. Parlava latino, gfallico et ger- 
manico. Fu savia, eloquente, pudica 
et (lo alto iuditio. Doppo la mort« 
de la madro, sucesse per materna 
heredità nel stato et dominio del ca- 
stello do Canossa, do Mantua, de 
Modena, de Ferrara, de Regio, do 
Pisa, et de tutta quella parte de la 
Etliruria, che se appella el Patrimo- 
nio. Gubomosso cura Eingular pru- 
dentia et gratia de' suoi populi cum 
iustitia, mansuetudine, clementi a et 
Uberai! tA grande, come fusse stata 
imperatri(;e del mondo. Visse sempre 
cum cjtndido manto de pudicicia et 
religione, come optima Christiana per 
timore de Dio et por esemplo de 
suoi populi. Costei 30 copulò matri- 
monialmeate In Italia cum Gotifredo 
potentissimo prìncipe, et cum luì fu 
valorosa donna ad favore et bene- 
ficio de la chie'sia contra Ricjtrdo 
et Gnilielmo Duci do Apulia, repri- 
menclo la forza et putentia loro con- 



27 

fra li Pontifici maximi, che in di- 
spretio de la ehiesia gli erano contra 

cum fiero esercito per Toiuntà de 
Henrico Imperatore inimico de lachJe- 
sia, per modo lei fece restituire molte 
cose a la cliiesia, che tolte le have- 
ano. Questo iatendeado, Henrico Im- 
peratore mandò e! figliolo cum florido 
esercito In auxilio do Ricardo et de 
Guilielmo valorosi Duci. Et essendo 
Matliilda in campo presso Panna in- 
sieme col marito, essa fu da li ini- 
mici superata, et ociso fu no la bat- 
taglia Gotifredo suo marito. 

Lei, come provida donna, per for- 
teza, se remaritò ad .\zzo marelioxo 
da Este. Dimorato poi cum lui al- 
quanto, sentcsse essere a lui conìunta 
de sangue in quarto grado, per il che 
come donna pudica, continente et 
de sanctimunia piena, cognubbe Ìl suo 
errore, et, per consiglio de Gregorio 
septimo pontefice maxime, fece el 
divorilo dal marito, vivendo sempre 
casta, cum vigilie, ^emosino et ora- 




tiene, per penitentia de la ignoranza 
del peccato. Fa apechio et cicmplo 
de magnanimità, virtù de tanto splen- 
dore, che da essa Tirtti tutte 1' al- 
tre procedono ; la quale poi fano li 
mortali degai del Ciclo. Essendoli 
rìbelata Ferrara, quella nssediù per 
haverla hereditata da Bt^atrice sua 
maire, la quale era restata herede 
de Bonifacio suo marito, figliolo del 
marchexo Tedaldo. Quale, b avendo 
bavuto Ferrara da la chiesia, edificò 
in la dieta cita' nno castello, il quale 
nomina Castello Tedaldo in memoria 
del suo nome. 

In fra 1" altre excellontie de ma- 
gnanimità, questa donna fu studiosa 
de le 'sue proprie substantie in ma- 
ritare donzello et donare jwr Dio et 
dignilìcare de titoli et do robba et ri- 
clieze gli botnini de virtufe et bon- 
tate et specialmente li amici, pur la 
auctorìta imperialo havea hereditata 
da Buoi progenitori. Lei fondò dui 
monasteri, l'uno a Trixonoro, presso 




'I 



la citA de Luca, et l'altro a Canossa 
opido in quello de Hegio, cum dota 
do molta possessione ad substenta- 
tnento do li religiosi liabìtanti. Il ma- 
gniflcontiasirao monaslero del divo 
BancUectu in lo agro Maritiiario, in- 
ooinincialu dal principe Tedaldo, suo 
, augumentù ricamentn. La plebe 
de Sancta Maria da Carpa da lei fu do- 
tata. Lo mouasterio de Sancto Cesa- 
rio, diocese Diutini?n8e, munifico de la 
corte do Guiliagna. Amplio anchora 
felici ssitua in ente de possessione, auro 
et argento, et coso preciose la Hab- 
batia de Nonantula, dove grandissimo 
numero de' monaci lì habìtavìino. Quasi 
tutti li ponti de Italia do pietra so- 
pra li fiumi fece construire, cum 
tanto animo et magnificenti a, che sa- 
rebbe bastata a la ingente richeza 
de Cleopatra Regina do Egypto mo- 
glie de Marco Antonio, et a la po- 
tante rJcheza di Elisa lìgliola di Belo 
del Re Ftilico de Fenicia, che poi fu 
chiamata Dido, perchè fu donna vi- 



rile ot do singular valoro, che in 
Phinìcìa lingua Dido vole dire virago; 
la quale poi sopra le ciaere de Si- 
cheo, Bua charo marito, cum le proprie 
mano, presente li suoi citadiiii Cap- 
thaginensi se dette la morte. Sequendo 
noi valore do Matbilda, aucesse clie in 
la Apostolica sede, Gregorio septirao la 
loco de Alexandre Pontifice maxima, 
admoaitte Henrico Augusto, cbe nel 
tempo de quarantaottu anni dol suo 
imporlo era staio disprwiatore de 
l'aito Dio et deila Christiana religio- 
ne de sumrai Pontifici, excepto hebbe 
pur riguardo a Nicolao SGCundo pon- 
ti£ce, perchè de sua Sanctità luì, una 
cum Agiicte st^a consorte, ricevette 
la corona de l'Imperio. Ma morto 
Nicolao, et creato Aloxandro bo- 
cundo, contro esso Alexaridro venne 
scisma, et reclamante et gridante 
Agnete Imperatrice creò pontifice 
Coddo Episcopo de Parma, al quale 
tutti li Cisalpini obedivano, excepto 
Mathilda, perche non era vero papa, 



per la quale scisma molti ini^endii, 
rapine et raort* successeno. Ma poi 
Henrico, cognosciuto il suo errore, di- 
mandò iniiulgentia et mercede , et 
qaella consegue. 

Morto Alesandro, successa Greg^orio 
septimu grato a Dio et a li homiui, qua- 
le subito nel principio del suu pontifi- 
cato ad moni! te Henrico Imperatore 
et sua consorte, che più non cora- 
metesaeno ad alcuno li ecclesiastici 
benefici per simoniaca cupiditti, et 
che come christìani principi de subli- 
me serenità vìveSseno religiosamente. 

Ad queste admonitione non vol- 
seno (ibtemporaro , et specialmente* 
Henrico essendone desuoso da Gili- 
berto Episcopo de Rhavona ; el quale 
come homo seditioso concitò crudel- 
, mente, centra Gregorio, Ciucio eita- 
dino romano figliolo del prefecto de 
Roma, il quale, come temerario cum 
insidie, prese Gregorio la nocte da 
Natale celebrante la messii, et iguo- 
niiniosamente incarcorolo in una mu- 



nitissima torre. Il sequente giorno 
il populo Romano stomocato da tanto 
facinoroso casa, persequitarono Ciucio 
et liberarono il pontilìce, et fine al 
fondamento ruinarono la torce, et le 
case di Cineio gettarono a terra, et 
a li bomini et a le donne de la stia fa- 
miglia tiMncnrono il naso, et Cincio 
fugitte in ncrmania ad Ilenrico, dove 
fu fidelmente accolto. 

Gregorio alborn, perhonoro do la Ma- 
ieeta divina, non potendo più tanta in- 
iurìa suportare, privù de tutti li bonon, 
digaitate et benefleij cum excomuiii- 
catìone prophana Ghiberto arcbiepisco- 
po et il 8UO clero, cum Cincio, et an- 
chora esso Heiirico privò excoinunica- 
tamente de tutte le cesaree dignìtate. 
Ma poi Mathilda come e orni fissa de re- 
ligione, de i^verentin et de singulare 
auctorita reconciliù a la ecclesia Henri- 
co. Fece questa gloriosa Mathilda per 
sua virili et excellentia, clie Henrico 
Imperatore se (ransferitte ad Canossa, 
ot Gregorio summo pontiUce, et a li 



piedi dtìl quale andù sopra el sazzo 
cum li pioJi nudi tre voltfi a diman- 
darli perdono. 

Ma poi lui in&inxe li pacti de U 
pace cum suasione de Ghikei^, la 
qual cosa intendendo Gregorio feca 
sinodo et consiglio, et ìnterdixe 
Gfaiboi'to sotto pena di escomunica- 
tionc, a ciò non gaude^o lì doni epi- 
scopali. Olirà di questo, coiiHrmA la 
pertinentia et decreti de magiori 
ad rescindere la macula de la si- 
monia. Primamente interdisse che li 
cleri et sacei'doti non linvesseno mo- 
gliere, nò cum donne liabitasscno, es- 
ccpto quelle, che li sacri canonici 
hano permesso nel sjnodo in Grecia ; 
la qual cosa despreciando li preti, 
et non yoleado obodire, il papa al- 
liora Comandò a li christiani, che non 
Budissono messa del coiicubinorio sa- 
cerdote, et comandò anchora a tutti 
li fideli Christian! che li sabatini giorni 
non mangiasseno carne et similmente 
a IJ monaci. Per questo Hcnrico, più 







» 'i» ^'^IMM» ì^'4 









Ine eU mn vote la benedttione, ha- 



' fMH Corado, saccedette ne 
9 Henrico quarto sao figliolo, Ìl 
qnle, sudato ad Roma, come aon d^ 
gaenaie de la prophana roluntà de' 
noi progeniton, prese U ponfifice. La 
^nl oxa dispiacendo a Mathìlda, su- 
Uto li mandò suoi oratori a pri^rlo 
cfae lassasse il dicano de Jesu Chri- 
sto com Q clero. Lo imperatore, per 
riTerentia, per credito et per repu- 
talione, temendo la sapientissima Ma- 
tliilda, liberò il papa. Partemlose poi 
da Roma lo imperatoi-e per andare 
in Germania, rolse visitare questa fa- 
mosa et felice Malbilda, la quale era 
ft Bibiancllo castello regiano, che 
bora dicemo le Quattro castella, hedifl- 
cato da essa. Intendendo 1*3Ì la venu- 
ta de lo imperatore cum grandissimo 
aparato et degna pompa, aon lo volse 
spelare, ma andò a luì, et cum sua 
Cesarea maiesta , stette tri giorni 



predicandoli, cnm efBcace 
dente raaone, I" honore et timore da 
Dio, et conservare la pace et anione 
de la Christiana re pablica, come in 
tanta rirtii dovea ogni suo studio, 
ingollo et forza operare. Quisti 
prudenti recordi et consigli, exposti 
curo eloquentia et maiesta, piacqueno 
tanto a lo imperatore, clie a lei con- 
finnd tutto le dignità et rasune im- 
periale havute li suoi precessori da li 
passati Cesari. Manificà ancora a que- 
sta Mathilda tutte le cita che sono 
Mpra il fiumu de Pado, da la ripa 
de Piasenza. Più volte disse lo im- 
peratore, che mai credea che Y ha- 
maaa. natura producesse più di^nis- 
flima fcmìna de costei. quanto bene 
disse il vero, perchè quanto più de lei 
se ode et lege, tanto più sono le sua 
magnificentie et virtute, le quale non 
sono mancho degne de gloria, che 
ciano quello de Zanobla do la stirpe 
di Tholomei de Egypto, regina di Pa- 
lorminì, che fu tanta dcsprcciatrice 



I 



37 
i edsfmiii femioei, che domava per 
A li leopardi, li orsi et U leoni, 
pui tloppo molte sue vìctorie 
< morto Odeoalo suo marito 
ilreUa fbgiro verso la cita 
, et di poi presa cum li 
Fn presentata ad Amoliaoo 
imperatore de' Romani per 
B de Galiano et de Claudio 
Aogufto, di che Amelìoao oltra modo 
Ìi«to triamphù de lei eum li iìgUoli 
legata sopra quello triampbal carro de 
auro et de geme, che essa havea 
tatto, credetido triumphare del Roma- 
Bu imperio. Non più oltra diremo do 
Matfailda, excepto questo poco sigillo 
di sua sancta fama. Loi duncha, essen- 
do andata ad Roma a far reverentia 
a lì piedi del Vicario di Christo, et tì- 
nitatu devotamente tutti li sancti lochi, 
et recevuta le bcncdlctìoiio del Santis- 
simo volto, et andandosene ad casa 
al Bondeno , agro mantuano in la 
ripa de Sintbia, che ora Bondanello 
dicemu, dove stata aliiuaiiti giorni 



30 

{atti de la sua hereditate a chi erana 
obligati. Condito questo suo et sancto 
testamento, et preso la estrema un- 
tione dal sancto epìscopo rendette l' a- 
nima al suo divìoo fuctore, et sepolita 
fu cum felicissima pompa al mo- 
nastero del divo Bcaedecto, in agro 
mantuano, quantuncha altri dica che 
a Pisa sia sepulta; le cui ossa iacia- 
no pur dove se vogliano, di poi 
che lei essendo ascesa in cielo, ha las- 
sato al mondo etti' ma et sancta 
fuma. Cosi ogni altra donna se forci 
menare la sua vita cum tanta vir- 
tute et gloria per farse in terra ot in 
cielo beata, et per dai'e do sua vir- 
tude dolceza a chi amara la benigna 
fama del nostro pudico Ginovero, 

6. Di TliMdora dì Rodtldl 

eotttorta da Olharo Oarlaendo Cstallaro 

Boloinais. 

Thoodora, fiRliola de Onorio Rodaldo 
assignato citadino Itolognese, fu mo- 






gliero de Olìvoro di Oarisondi pre- 
Btantissimo cavaliero de la cita do 
Bologna. A la nubilìtà dei suo sangue 
non ha dato poco fulgore de etterna 
fama, che, per virtù et magnitudine del 
Buo animo, f^re, in ìactura do suoi no- 
mici, marito primo homo de la cita 
come narrarerao. Se debbo duncha in- 
tendere, che intor el cavaliero Olivero 
di Gariscndi etThomasio di Burgari, 
splendidi cavalieri de la cita nostra 
de Bologna, nacque mortale inimicitia 
por difiirontie de confine do certa 
loro poaseasione, in forma che *1 cava- 
liero Garisendo ociee uno figliolo del 
cavaliero di Burgari ; per la qual 
cosa la cita fu tutta sotto l' arme, 
essendo famiglio grande de affinità 
el conditione. Di che el cavaliero 
Garisendo fu espulso et posto in exi- 
liu; il quale, corno sdegnato, et non vo- 
lendo per vergogna habitare in Italia, 
se trasferitte nel regno di Franca 
dal Re Filippo, et cnm sua Serenità, 
ae pose recomandandoee molto a lui 



4t 

per quello gli era intravonuto. Il Re, 
eome sorenissimo ot magnanimo prìn- 
cipe, parendoli ralurusu cavaliero, li 
ooDstitut honorato stìpondio, et da indo 
pochi mesi, cum numerosi cavalieri, 
condusse seco, adeompagnanduso cum 
Ricardo Ro de Ingii il terra , et cura 
fiurente esercito passarono in Siria 
per acquistare al nome de Christiano 
Hierosolima tolta dal Re Saladino a 
Guido Lusignano de gencratione Gal- 
lico, già Re de HiecosoUma. Il che 
Btriagendosi il Saladino, questi signori, 
Re di Franza et do Inghilterra, insieme 
contendendo del principato de Hiero- 
solima a chi tochare dovesse, il Re di 
Franza indignato abandonò l'impresa 
et retornf) nel regno suo. Et di poi il 
Re di Inghilterra, doppo alcuni belicosi 
gesti a l'impresa di Hierosolima, (la 
quale hehbtì in recompensatione de 
l'ysola de C^'prì) nel suo regno ri- 
tornò, et fece guerra poi al Re di 
Franxa, ne la quale el cavaliero 
Onrisendo se portò tanta Btrunna- 



inMit«. die 1 Re P&Oippa li poap fn^ 
de anbifi-, ■io(iaailu& olcn el coi»titaiu> 
iittp<>tidìi>. or rteaah, or ffìtaa, or 
txnh, «t i pert » om» et qoeiralb»» 



to cori d fwlMiB Oiiwndo < 



de l> patrift,d T o J en Jat . rieoaaarfA 
■tolti den^ a fe iloanik eoa aani- 
nau Tbeodon, fidala de Owrio £ 
RodAldi, che faro— e bn om beOa 
torre, a ciù nm parawB ie mtao eoa- 
dltione de gli ahrt dladini, perente Ìb 
<|aillì tempi per pompa et ^lona de le 
fkmiglie-«e labrKaTa tante torre coma 
bogi di aacbora ae Tede, et a questo 
non perde«se tempo, percbA qnando 
repatriane, come gperara, ad suo 
contento la vedesse, altrimenti ella 
■penule già mai Tcderìo. Theodora, 
reccTUlo li denari, respose al ma- 
gniUco marito, che farebbe la volontà 
BUA. Poi Infra ee dicea : Per certo 
questo mio marito 6 mosso da va- 
prudente consii^lio, esseudo ia ini- 



inicitia et in exUio, che solo gratìa 
doverebbe corcare. Et cosi in questa 
adouratione stantio, ella fii consi- 
gliata da nascosa virtù per gloria 
Bua, permntiinrio pensiero, ei in la sua 
anima disse : Mìo marito ha più ne- 
cessità al presente (come per effecto 
TÌde nel suo expelimento) de amore de 
homini, che de pietre et de calcina. 
Consigliatasi duncha cusi fare cum 
fermo propooimento, maniJava hogì 
per questo, domane per quello altro 
citadìno, che li paresseno homini de 
animo et de intellecto, li quali di suf- 
fragio indigenti fusseno, et a chi cum 
grande prudentia et discretione presta- 
va, et a chi donava poco o assai, usan- 
doli in augumcnto del servìtio cum 
astutia et arte, come donna de valoroso 
animo afFectionate parole, che da loro 
altro non volea se non fussero de lei et 
del marito amantissimi, dal quale leir 
iere havea rccevuto, in le quale facea 
de loro amorevole recordo, onde lei 
li predava quando accadesse parlas- 



44 
seno do lui aquistandolJ amora, a 
ciò quello in restitutione de la patria 
li faaae adiiimeato, Costoro rospon- 
d e vano che non solamente el loro 
amore a lui et a lei donavano , 
ma la vita, et quella di proprii fi- 
glioli disponevano a li piaceri de lei, 
come credere se debbc, poi-che l' a- 
raore et la fede degli homini cum 
liberalità, munificentia et servire so 
aquista. 

Or seqaendo el cavali ero Oari- 
aondo ogni anno mandai-e a la moglie 
denari et geme, usava ella pur 
cum prudentia, et cum quella taci- 
turnità, gli era possibile, il principiato 
effecto del suo pensiero, et al cava- 
liero Garisendo suo marito scrivea, 
che la torre se faceva, la quale a la 
sua tornata vederelibe bella et oia- 
ravigliosa più che allra no la citA 
fuEse, perchè molti optimi maestri 
la facevano, onde attendesse pur in 
questo megio a la gratin del tornare. 
Il cftvalioro , come vago de questa 



cosa, 80 alegrava et solicitava man- 
darli denari percliè presto se finisse. 
Dimorato in exilio el eavaliero circa 
dieci anni, ad intercessione del suo 
signore Re Philippe , essendo morto 
Thomasio, eavaliero di Burgari suo 
inimico, la nostra iUusfre Re publica 
restituì ad esso Oliviero eavaliero 
Garisendo la gratia de la patria, 
cum promissione non offendere li soi 
ndversarij. Habiuto el cavaliere là de- 
siderata gratia, se parti cuin affoctio- 
nata liceutia, dal Re di Pranza, et 
venne ad Bologna, ma prima intrasse 
ne la cita la provediita Theodora 
mandò seo rettameli te per li aquistati 
amici, et {[uilli armati li Dascose in 
casa del marito, et amonìto loro, cho 
havesseno ad fare ne lo advento del 
marito in questa forma: Charì fratelli, 
essendo stato proprio divina provi- 
dentia, che in voi babia posto ogni mia 
fede et speranza, io ve ho chiamati 
in ausilio et suffragio per vendicare la 
gloria del mio marito. Voi sapeti cum 



4R 
quanta iactura et vergogna de lui, et 
de la casa fu caciato, per il che é stato 
tanto tempo, cum mio sin^lare af 
fanno, in exilio. HogÌ, debbo venire 
ad fruire la carissima patria col vo- 
stro emore; per il che, come fia 
giunto, ve prego charamcnte, se la 
vostra ftìda et promessione debbono 
valere, vogliati essere seco in far 
vendecta da 1' ont« recevute da lì 
Buoi ■ inimici, li quali inproveduU tro- 
yareti in forma saroti vincitori, et li 
nostri consuli restarano pieni de tanto 
timore, che sareti administratori del 
stato de la Re publica, che non fla 
senza utile et vosti'a reputai ione. 
Aduncha, non guardando a le mie 
parole de femina, benché vore, vi 
prego siati forti, animosi et costanti, 
che ne le vostra mani resti la salute 
de la Victoria, la quale tutta via vedo 
ne li vostri virili aspecti, onde questo 
mio disio ad voi dolci fratelli ra- 
comando. 

Costoro, giÀ iaanimati fieramente 



per le auscultate parole, resposeno, 
che già Torclil>eno essere a lo mane 
et do questo lei non Jubitasso. 

Or entrato ne la cita el e^valiero, 
andò prima ad lare revereiitia a li 
signori Consuli, l'ingratiandoli de la 
gratia li haveano concessa; poi se 
n'andò ad casa adcompagnat^ da 
molti parenti. Come giunse in casa di- 
scavalcho, et insieme cum la valorosa 
moglie se abrazarono et oscularono. 

Il cavalioro disse poi : Theodora mia, 
dove è la torre? Respose ella: Hora la 
yederai. Et, fece chiamare li nascosti 
amici coperti d'arme, li quali venuti, 
lei cnm vivace aspecto et gagliarde 
parole a lui se volse dicendo : Si- 
gnor mio, quisti amici sono la balla 
torre, che io le ho facta, onde pre- 
sto presto, rimonta ad cavalo, et 
vendica l' onte recuvute da li toi ini- 
mici senza guardare ad alcuna pro- 
messione di pace, che meglio è mo- 
rire cura gloria, che havere de ver- 
gognosa onta bindato il viso. 



48 

Et confortoio cum tale virilo core 
ot gosti strenui a. la vendetta, che poco 
manchó lei non se cingesse la spada et 
sequire lui non cum manclio feracità 
et ardire che facesse Tliiara il suo 
marito Lucio Vitello, fratello de 
AuUo ViteUo, principe de Romani, nel 
nocturno tempo, in Terracina costello 
de Volsi munito de molte gente 
d'arme, sotto il Duca Juliano, et do 
più marinari de la romana armata 
poco lontana dal Cereo monte, la 
quale dimorava sotto Apolinaro pre- 
fecto per la nata discordia infra 
Viteilto Cesare et Vespesiano. Di cha 
Thiara eombattenilo fu casone che '1 
marito fusse vincitore. 

Il cavaliero duncha, vedondoso per- 
suadere a tanto effecto da una fomi- 
na, et stimulnto da lo oculto inimi- 
co, subito armare so foce et remuntò 
ad cavalo, et usci cum li armati amici 
de casa caciando mano a la militare 
spada, et andò ad casa fu de Tlioma- 
sio cavaliero di fiurgai'i, et ocisa 



4S 
ano ano fratello et scorse la ciU ad 
casa, or de (|iiesto parente, or mnj'co 
de'Bnrgari, inimici de lui, quali fe- 
riti, quali marti, et quali iufagati 
ÌD modo tale, che spaventò tutta la 
cita, de la quale, finché '1 visse, retnase 
il primo citadìno, coiiBcrvandose lo a- 
raore de li suoi fideli amici cum lamio 
de la valorosa donna. La quale poi, 
a la etate de anni cinquantasepte per- 
venuta, se infirmò de crudele morbo, 
por la cui forza ella so sentiva fi- 
nire. Di che, ne la conscientia stimo- 
lata, come cori-elio al core, in contri- 
tìono do' suoi peccati, et specialmente 
por esseró stata sola casone che '1 ma- 
rito fuaee traditore de la sua fede, 
per lo inÌq[]o consiglio et maledecta 
jwrBuasione dette a lui lìe lo extermi- 
nio de quisti suoi inimici, pregò il ma- 
rito, cum gli occhij de laehr.ymo pre- 
gni, che di poi havea vincto ut il suo 
honore recuperato, che non era senza 
gravo peccato et infamia de lui et de 
lei pe[' lu rota feilo, che volesse ivrao- 



fi 







tni^Éwirw>ii«ii «r I 



I 

I 



recordata per oraamcnUt del nostro 
fulgontissimo Gynevoro, quale per piA 
splendore lo ornaremo de le s^qtiento 
virtute de Maria Futeolana bi?UatrÌM. 

0. D» UvIm Putaoluia beltatrjei. 

In la cita di Puieoli, che bora di- 
c«mo Pozuolo in campagna de Roma, 
citA reverendissimo, trovamo che li 
fu ana femina de taDla generosa et 
memoranda virtù, che non par« (judta 
tacere per splendore del nostro Gy- 
nevero, qaantuncha non habiano pos- 
. sutu trovare il nome et Origene di; 
parenti excepto el beatissimo nomo 
•no consequito al sacro fonte. Ma 
certo , «e bene cogitaremo le sne 
opere , judicaremo essere stata de 
egre^ et ririlì parenti , conciosia 
che 'l para che, de seme plebeo ei 
basso, non baverebbe potuto atin^re 
quella virtil do animo et de forze, 
che atinae costei, perche la clarita 
del valoroso sangae non se può in- 
quinare se qualche caligine de ci- 




Ireina soi-te infonde in quello pes- 
simi costumi do parenti, (juantuncha 
le più Tolte se vede de pleliesca 
focia surgere valoroso animo et alto 
ingegno. 

Questa feiiiina iluncha fu chia- 
mata Maria Puteolana, la quale fu 
strenua do forze et de effigia più 
presto grande che mediocre ; fu de 
poche parole, ma virile et prudente. 
Non era grande mangiatrice, et non 
Itevea so non aque vìve. Hebbe in 8è 
ornamento grande do virginità et a- 
nimo disposto sempre ad cose alte. 
Conversava continuamente cum gli 
homini armati, et specialmente cum 
quilli che haveano strenuo et pre- 
stante core. Mai d'alcuno fu conta- 
minata, et noD mono per paura de lei, 
che per roverentia li era portata, 
perché le savio donne, che hano l'tt- 
tiimo invicto de li lassivi parlari et 
risi et libidinosi pensieri et de vaghe- 
giamonti de gli homini, sono habiute 
in reverentia et timore; et quando pur 




53 

da la fortuna sodo 1« fune de podj- 

ciiia cuutractal« pt^r mottissimì uudi, 

sono certu invano per le narrale ro- 

eooe. Era costei perhA più presto de 

corpo d«^icato a I' anup, che a la 

pndicicia; pur ìu lei fu summa Tìr- 

luie de oraaiueiito virginale. Fu 

duuclia più ttcta et dÌB]Jueta a 1' arme, 

die ad umamenlo mulicltre, per uodo 

l ette molti desideravano cumbutere 

I cnm lei a piedi et a cavallo, et com- 

I batendo erauo du lej BUpei-a1Ì. Era 

[ eertu de rara et inconsuetta dex- 

1 del corpo. Non ei'a data ui 

} tesser^-, a la ructia, ali' aco, al fuso, 

L BC al Sicilie) , ma a r arco, a la 

[ faretra, al dardi) et tuta a 1' arme. 

Costei non era noliilitata de la- 
[ Hvi baci et de abraciameuti de gli 
l'Iiamlm , ma illustrata de cicatrice 
|atliuail« ne le balagUo. L'auinio suo 
sempre per gloria dispreciatore 
[ dì ferro et dì morte. 

Coml)att«a lei. rome lierede di pier- 
['«, cum li confinanti per defensai-e 



«ite a^^ J> l> JU 



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55 

In tante faticho ultimamene, et 
non in longheza di tempo, di fe- 
mìma se fece de virtù et de ferro 
Iiamo strenui ss imo. Molti de quelle 
parte aliene venivano ad vederla per 
maraviglia, et alcuni por provare 
seco le loro forze, per vìrtU d' arme. 
In q Delle parte navicando Roberto 
feliciasimo de Sicilia , come l'o de 
gloriosa virtute, non sdegnò andare 
od vedere questa valorosa donna. 
Dica Francesco Peirarcha preclaro 
poeta, che essendo andato in quelle 
parte per vedere li siti di Romani 
principi, vide costei in arme et arma- 
ta come strenuo duca d'arme, inten- 
dendo de lei opere strenue de aet- 
t«ma gloria. Di che, essendo lui cum 
Barbano da Sulmena doctissimo homo, 
da questa femtna, tutta armata cum 
r elmo in testa, fa salutato, et lui a 
lei rendette la salute credendo fusse 
proprio uno cavalliero d' arme. 

Ma poi cum cenni et moti,' il Pe- 
tmrclia fu facto inlelligento l«i essere 



femìna et non Uomo. Et pieno d» 
icai-aviglia, cum licentia de' superiori 
(le la cita, andò cum alcuni altri 
sopra la rodi a puteolana ad ve- 
derla combatere cura alcuni forti lio- 
mini durati per exercitio A' arme, 
quali orano venuti de diverse parto 
del mondo per provare seco le loro 
forzo et da lei furono domati. Poi 
uno giorno olla sola disannata, tro- 
vandose avanti il tempio de la citA, 
et suso et gì oso cogitalionda an<- 
ilando, il Petrarcha la pregò, per pre- 
stantia del Buo animo, volesse fare 
de le sue fonie alcuno expcrim^nto. 
I.ei, come fumina umana do animo 
gentile, per gratificare il Petrarclia 
parendoli homo degno, so fece por- 
tare uno grave Baso et uno grande 
palo di ferro, et 1' uno drieto 1' altru 
geltoli come lieve dardo. Questo La- 
vendo facto, disse iocosamente verso 
il Petrarca et a li altri astanti, che 
prendcsscno il tr.abo et U saxo, ot 
die lo getasseuo. 



11 Petrarcha, piono de Blupore et 
maraviglia resposc : essere più acto 
a sulivare il calamo , che simile 
pODdo ili ferro. CLe dunque più de 
costei dire ai puote de dextreKza , 
de forza, et de superare ogni uomo, 
ohe '1 Petrarca de vergogna se oc- 
capò per vedere il eexo feminco 
tanto il virile saperaro, dicendo, se 
gli ocehij suoi non fusseno stati le- 
stimonij , mai tanta cosa haverebbo 
creduto 7 Ultimamente questa bella- 
trice Maria, uno giorno, combattendo, 
fu nel fianco ferrìta per la quale 
ferrilta se moritte, liavendo de lei las- 
eato noD manche nome, laude et glo- 
ria che habia, in Grecia, Pantasilea 
regina de le Amazone bellatrioe su- 
coBaa nel regno a le due regine Ori- 
tia et Antiope ; quantuncba alcuni al- 
tri dicano morisse di comune morte. 
La valorosa virtù de questa, Puteol- 
lana femina habiamo, al meglio che 
possuto, narrato ad honore del glorioso 
Oj'nevero, do le cui fronde vogliamo 



58 

il nostro fronte ornare, et non cum 
manco gloria de le nostre lucubratione, 
che facesse le sue li poeti, li cavalieri, 
li duci e li imperatori, di lauro, di 
myrto, overo di querce, de loro aquisiti 
triumphi, imperij, stati et regni, come 
anchora ne ornaremo, narrando, una 
generosa gratitudine cum altri pre- 
stanti costumi de una illustre donna 
da Polenta, che fìa infrascriptaraente 
benigna intelligentia. 

7. De Frànoesoà Venusta 
del Conte Bernardo da Polenta, 

Francesca, figliola del conte Ber- 
nardo, magnifico signor de Polenta, 
et moglie honoranda de Albertho di 
Galuzi splendidissimo cavaliere de 
la cita de Bologna (il quale, stato 
cum lei circa tredici anni, moritte) 
fu donna honestissima et belissima 
de corpo, et de viso excellente, per 
la cui gratia era nominata la Venu- 
sta Fracesca. Di che, com' è naturai- 



mento che le belle cose ptaceno, fu 
molto combatuta da gii occliij de' 
giovani et da altre lascive battaglie. 
Ma lei come savia donna visse cum 
grandissima h onesta te, pndlcitia et 
continentio, et ogai opera et insidie 
dì lascivi amanti lassava a 1' aere 
et ài vento per non inquinare l'a- 
nima et la generosittl del suo san- 
gue et r lionore de la cara memoria 
del moritto. 

Visse maga incarnente in rcputa- 
tione de pudica fama, cum servi et 
serve conforme a la gloria del suo 
eangue. Fu devota dot stato del pa- 
radiso, et in quanto a Dio et al 
mondo, fu liberale, et fu per la sua 
honorata dota habundante de richeze. 
Fu donna morale et in lettere latine 
assai intelligente. Fu in lingua, et 
cum il calamo facunda. Pigliava non 
poco dilecto de la pictura et de la 
masica. Fu devota molto in laude de 
la virginità de la Regina di Cieli. Pi- 
gliava piacere come reale dilocto 



Francesca, intendendo la deliberationo 
dal popub, come valorosa donna de 
animo et de ingegno, ne pivse sin- 
gular speranza de futura TÌctoria ; 
per il cho, non sapendo lei altiora 
altro che fare, mandò per degno co- 
stume de sua magniflcentJa, a pre- 
sentare il capitan e o del bolognese 
exercito, tri fiaschi coperti de pavera, 
uno era argentato, 1' altro aui-ato, et 
l' altro naegio aurato et megio ar- 
gentato de fin auro et argento, (cre- 
do perchè se cognoscessero ) quali 
erano pieni. In uno era lulebbo, in 
r altro solemne vino, et in l' altro 
aceto rosato : et mandoli una grande 
cesta di candidissimo pane condito 
de zucharo et de aqua rosata. Et 
cura questo presente, di sua pro- 
pria mano, in questa forma, una 
lettera li scripse reco man cianci oli el 
bolognese popolo per la futura ba- 
taglia : < Signor mio, valoroso ca- 
pitaneo; mossa io sincei'aniento da 
la alTectione, cho Uu a la cscollonlia 



02 
de le tuo virtote, e dal deaidorio 
grande vedere liberata questa ciUt da 
li aSanai, ineendij et jaoture, che 
patisse per la presente guerra del 
tjranno, il quale vote de Lberì farne 
servi a lui, scrivo la presente let- 
tera a In tua alteza, ìd campt^nia 
de lo esiguo presonto de mi tua de- 
vota feminella- Il quale to mando per 
confortarti li spìriti quando fusseno 
aflannati da la calda stosone per la 
fiitica do lo anno. Te pre^ro duncha 
strenua Ciipittaneo sì^or mio, te sia 
racomandato 1' unica speranza del 
felsineo populo, che ha in la tua mi- 
litare viitute ; che cobi operando farai 
cosa dì to degna et renovarai U 
gloria do' toi progenitori, quali sem- 
pre cum felice victorìe illustrarono 
la militare disciplina. A la tua dun- 
cha graodìssima virtù me race 
mando, et recordoto che io sono mi- 
nor figliola, perché cosa mìa da Po* 
lenta è de aflìnita ptr autiquo ce 
iunctd cum2 casa Malatesta. Prego 




Dio prosperi li toi dcsidcrij conco- 
detuioti la desiderata Victoria ^r 
nostra etterna fama. Al capìttaneo fu 
iocundissìmo il presento do la ma- 
^illca donna, laudando niotto il suo 
prestante animo. Venoto il tempo da 
la terminata battaglia, il papulu ar- 
mato as'dte fuori de la citA., et cum 
el suo capittanco esaltarono stronua- 
mento et cum g^randissimo ordino li 
inimici, li quali rupeno et spellarono 
Cam ultima clade. Kt in luemoria do 
tanta felice Victoria, la n>pubblica a 
prìeglii do la excetlente donna, de la 
pictura multo va^a (come decto ha- 
biamo)la fece cfligiore in un oraculo 
nel bel tempio del sarapho Francesco, 
a sinistra mano ingredìendo dentro, 
verso li vaghi niuntì. La ijual bat- 
taglia, instaurando qui^Uii oraculo, fu 
ruinata, che certo quando li penso 
ne suspìro et piango ; me doglio che 
li nostri primarij citadini do la re- 
publica patri circunscripti, che non 
sono curiosi conservare lo exemplo 



64 

de le glorie de loro passati per re- 
putatione de la nostra cita, et per 
acendere li posteri ad simile , o- 
vero a magior glorie. In questa 
bataglia de la aquisita Victoria, che 
se chiamava la bataglia de san Rophil- 
lo, perchè al ponte de san Rophillo 
presso la cita nostra tre miglia fu 
facta, se vedea el capitaneo grande, 
grosso et rubicondo cum la spada 
in mano, sopra leardo cavallo apo- 
melato, in animare le copie di militi 
contro le hostile squadre. Se vedeano 
le gente da piedi et a cavalo, chri- 
state variamente , et mischiate et 
avilupate, et questo et quello ca- 
duto in terra, chi morto et chi ferito 
et chi piegato fin sopra la gropa 
di cavali per li recoputi colpi, et 
chi passato da V un canto a V altro 
cum li accuti ferri de le lanze. Parea 
proprio vedere exire sangue vivo de 
le ferrite. Se vedeano li tronchoni do 
le spezate lanze, parte ne V aere, et 
parto in terra. So vedeano do li ca- 



es 

vali vivi et morti roveraati in terra, 
ot alcuni cespit^ati ne 1Ì pavesi, ctie 
erano abandotiati da 1" inilii-azatori. 
Pareano li cavali, cutn spuiaanti fi'eni 
per la fatictia, sentire fremira, li qua- 
li Dou cum mancliu felicita pai-eano 
pinoli, che fusse il cavalo pincto 
da AppoUea, eccellentissimo do tutti li 
picturi, tanto naturalroente formato, 
che gli altri cavalli vedendolo inco- 
minoiarano fremire. So vedoano an- 
chura 1' arme di militi, et il vieo de' 
pedoni insanguinati et pulveroEÌ per 
la percossa terra da cavalli et da 
gli ho mi ni combattenti. Se vedea 
dono Alonso, nepote del nobilissimo 
Egidio cardinale di Spagna iu Bo- 
logna degnissimo Legato, cum molto 
ferite morto cadere a terra in fa- 
vore del bolognexe populo. S« vedeann 
cum strenui acU et gestì li arceri 
tiranti le nervoso corde de li duri 
archi. fin a lo aurecbie, die le saetto 
coxavano , et BÌmìlmento le baliste 
caricare et trare. Si vedeauo li irom- 



betti pubicundi cum le guangll^m^ 
fiate per la forza del fiato che da- 
vano a lo tube per inanimare li com- 
batlenii. Se vedeano li pavaglioni 
et li tentorij tesi, et molti instru- 
menti bellici. Se vedea el vexillo de 
Santa Cbiesia, et vedeaae quello del 
pupulo et libertà de Bologna, donato 
al valoroso capitano , et quello de 
esso capittaneo cura malateste insegne, 
che pareano dal vento combatuti; si 
vedeano ancJiora ventilanti li vexilli 
do li coliegij de l' arte de la cita. Se 
vedeano poi pigliare de li inimici, et 
menare a la citA et rapire li sten- 
dardi per intiera Victoria, che certo 
credo a nostri tempi che cosa bellica 
più degnamente pineta gii mai se ve- 
desse. Altro non restava se non au- 
dire vociferare li alBgurati eomba- 
tenti. Lassiamo duncho questa gloria 
passare, di poi ch'altri non cura; et 
torniamo a l' opere degne de la va- 
lorosa donna de quanto por annali 
et recordi de fedeli ingegni habiamo 



67 

potuto sapei-e, die '1 presente anchorjt 
de lei de li aurati fiaschi al capitaoeo 
erano pinctl. 

Questa donna doncha per suo co- 
stume pio et de liberalità, molti do 
li nemici presoni, feri'iti, menati in la 
cita, che erano poveri, fece del suo 
proprio medicare cum grande pie- 
tade, et molti altri per sua inter- 
cessione fece liberare, et ^ chi donno 
panni et denari, et mandoli via in 
pace cum dolce memoria de lei, et 
non cum manco grafia de liberalità 
(data la equalità del stjito et con- 
ditione) clie fusse la Libéralissima 
Busa decta Paulina femina pugliese, 
oriunda de Canusia, verso la molti- 
tudine grande de quilU che fuggirono 
a Canusia cita confederata a li Ro- 
mani, per la strage grande dette Ha- 
nibal a li Romani. Li quali fugtti tutti 
strachi, ferriti, insanguinati, nudi et 
percosai , da la magnìtlca Busa senza 
spavento de la terribile strage del 
polontissiiiio vincitore llanibale, fu- 



rouo recevoti, confurtati, vestiti et 

faeti medicare ne le sue proprie pos- 
sessione, et datoli arme cum gran- 
dissima pietate et liberalità maravi- 
gli osa. 

Questa Venusta Francesca, per più 
intelligcDtta de la prestantia del suo 
animo, pigliavi^ piacere de' falconi, 
come de sopra, in fra 1' altre sue 
virtù preclaro I labi amo deeto. Uno 
giorno el suo falcoaiero perdette il 
falcone, di che lei di doglia non potea 
morire. Fu a l' tiara uno nostro e- 
gregio citadìno, nominato Andrea di 
Magnanimi , famiglia nubile et an- 
tiqua de la cita nostra de Bologna, 
che per coruptione se dice Magnani, 
la quale coruptione troviamo causasse 
per UDO cJtadino de questa famiglio, 
homo fiero et de viso nero come cali- 
ginoso, par il che era chiamato Magna- 
no. Questo Andrea duncha dì Magna- 
nimi, che era acto a qualuncha pre- 
stantia, sentendo el dispiacere de la 



^onna per il perduto falcliona ti mnndò 
sinceramL'nte a donare uno falcono 
pelogrino dio avea, et non già por- 
cbd fusee de 1» donna ftimiiìare, ma 
a lei era affectionato per la ma- 
gnificentia et virtule do essa, co- 
me costunfio do li animi gentili, che 
amano le persone de yirtuto ornato, 
ancora da loro sicno state vedute 
già mai. La donna restò assai con- 
solata, et considerando che il dona- 
tore non poten essere se non gena- 
roso, die non essendo fra lui et lei 
alcuna amicitia, ne fatto a lui be- 
nefitio, l'havosso muniscala de sì 
gentile prestante, la discreta donna, 
existimando tanto la ezcellentia del 
core dd donaforo, per non ossero 
innata del ricevuto dono, più volte 
fu teraptata nel secreto animo pren- 
derlo per marito, dicendo, che a la 
nobiltà del core de lui non manchava- 
se non bona fortuna, et indicando 
che la robba sarebbe presso lei de 
piti splendore , senza mormorationo 



70 

del viilgu, pessimo detractore di chi 
vole cum virtuosa gloria vivere, et 
non volendo essere nel numero de 
quello fanaine petulante, che estimano 
più le vane et transitorie rlcchejje, 
che do gh horaini el valore, et non 
attendono se non Gindimre or que- 
sto , or quello ÌD cose frivole et 
pieno de vento. Ma pur non volendo 
mancare del splendore de la sua tÌ- 
duita, et vedendose havere satiefacto 
debito al tempo et debito a la etata 
se spoliù cum multi sani argumenti 
in tutto de tal pensiero, et al ma- 
gnanimo Andrea mandò a donare uno 
hellissimo cavallo fallerato egregia- 
mente de fraponi do scarlato, come 
se costumava per li magnifichi ci- 
tadini; per il quale presente tutta ia 
cita ne parlò cum gloria de lei, per 
k quale il nostro Ojnovero ne or- 
nerà cura dilecto le sue verdegiante 
et vaghe fronde ; come quello an- 
chora augumentaremo do ornamento 
per li fulgori de pi'udeiitia de Cathc- 



rina Vesconto duchessa prima de Mi- 
]aiiu che seque mio narri! re ino in 
fi u est a forma. 

8. Da Datherlna Vaaoonta 
Duohuta prima di Ullano. 

Essendo morto al magnanimo Joan- 
ne Galiazu Yesconte primo duca 
de Milano E!,vsabeth sua consorte, fi- 
gliola dal re di Boemia, et non ha- 
vendone habiuto figlioli, ee non una 
fomìna molto valorosa Dominata Va- 
lentjna, cho fu moglie de Loysì duca 
de Orliena fratello di Curalo re di 
Pranza cum ducati quattrocento milia 
de dota et del stato de la citA do 
Asti, se copulò cura Caterina figliola 
illustre do Bernabò Yesconte sua 
consobrina, de la quale liebbe dui fi- 
glioli: l'uno fu Joanne Maria, et 
r altro PhiUppo Maria. Morto che fu 
il marito Joanne tìaliazo, subito le 
perniclossissìme fuctiono de* Guelfi, 
et de' Ghibilini Be inovarono , lo 



quale giti per ducente anni erano per 

Italia vagate, in forma eho tutte le 
cita haveano cmn effusÌQne de sangue 
a r arme concitate. Ugolino Caval- 
caboTe, opresso li Ghibilini, tolse in 
£e il dominio di Cremona; Octo terzo, 
morto li Russi nobilissimi et po- 
tenti parmesani, ottenne la cita de 
Parma ; li Suardi, Pergamo ; li Ro- 
Bconi, Como; li Vignantesi, Lodi, Ver- 
celli et Alexandria cum molte sue 
regioni et castello. Et Pino Ordo- 
lapho da Galiazo da Furlì ritorna in la 
patria signore. Similmente Faventia 
nel pristino 8U0 stato retornò, che 
da li conti de Como era stata o- 
pressa da dura bataglin. Facin Cane 
nobilissimo duca de armati, e Oui- 
Uelmo da la Scala, caciato do lo im- 
perio de Verona, et Carolo Vesconte 
figliolo do Bernabove, pigliando spe- 
ranza ritornare De li loro dominir, 
solicitarono tutti li nobili populi et 
altri principi a la presente rebel- 
lione. Tutta Italia fu piena de ter- 




rore, incendi! , dìreptione et morte, 
come dimostro II cielo per la cometa 
ne l'anno che '1 duca Joanne Galiazo 
moritte. Questa italica discensione in- 
) Carolo christianissimo Re di 
Pranza, preso speranza havere lo 
imperio de Italia. Subito cum grande 
eXercito mandò Bucichab, suo strenuo 
cavalliero, perito molto no l' armi, a 
la cita de lonua (la quale era an- 
chorn tumultuosa per essere morto 
albera il Duce Antoniotto Adorno 
terzo) et ebbe lenua. Di poi non per- 
dendo tempo in la principiata Victoria, 
prese Terdona cita nobile gi& colonia 
de' Romani; et tuttavia so ingegnava 
seijuire la Victoria per consequire Ìl 
ducato de Milano. Questo vedendo 
la duchessa Cathcrina, che era donna 
de grande animo, ingegno et indu- 
stria, non se spaventò, ma invocando 
prima il divino auxilio, aliraciù cura 
singular modestia li suo citadlni, et 
Baroni; a li quali, por conservarti 
in la fede de lei et de' figlioli, in 



cunservatione del ducal stato et a 
loro beneficio et salute, in questa 
forma mosse le sue parole: 

« Chari citadìn'i nicì: l'è morto la 
GxcellentÌB del mio marito, signore 
vostro. Quanto fusti de lui amatis- 
aimi, erodo per multi efTecti et espe- 
rienza el sapiate. La cui morte certo 
me sarebbe de magior dolore, se 
non cognoscesse me et mei figlioli 
amati da voi. Voi vedete che tutto 
il mondo à sotto l' arme per queste 
maledecte s;.^ditioni, le quale hano 
provocato l' alteza del Re di Pranza 
ad Gubiugarne tutti. Lui ha gi& 
preso Jenna et Terdona cita nostra, 
che fia precipuo fondamento de in- 
tiera Victoria de suoi pensieri , se 
noi non faci amo prò vedi mento. Io 
sono pur femina cum quìsti duo fi- 
glioli non grandi ; bisogna la vostra 
fede, le forze et facultate a la con- 
servatione de questo stato, che è 
proprio vostro, bavendo voi per longo 
tempo babiuto per signore la famiglia 



de' Vesconti, Sarebbe pur male qniUi 
mutasti senza peccato per oxteraa 
natione. Voi sapeti quello haveti ; pre- 
gavi dunclia vogliati staro constanti, 
forti et animosi, clie infine ad voi 
stessi sareti. DÌ che pare a me che 
se conToehi tutti li potentati amici 
et populì prestanti ad guprimere la 
superbia de quisti Galli , altrimenti 
saremo espulsi, non solo del stato, 
ma de le proprie case, et in servi- 
tìilù posti. » 

Questi citatimi, havcndo auilito lo 
persuasive parole piene de affectione, 
diventarono teneri verso lei, et eum 
amore et animo grande Tesposeno 
volere fare ciò, ohe ella desiderava 
fin ad exporo la robba, li figlioli et 
la propria vita in salute del suo 
stato. Cosi insieme consigliandosi con- 
vocarono li valorosi Principi che 
erano inimici, et ns eme ^e confe 
dorarono cum la Du he'^a la q ale 
venendo anchon n so od uto el 
gagliardo Fran s da e onza^l » f 



oaao florido exercito. pigtiando iadn- 
bitata speranza reaqaì stare 11 per- 
duti stati de questa Duchessa , et 
caciare de Italia el superbo cava- 
liero Bucichalo, il quale cam gestì 
et parole contumeliose disprezava il 
nome et gì' homini latini. Hodunati 
dimqae quisti Itati ci principi cum 
ordinate 9(|uadre de cavalieri armati 
a la opu^atione de le superbe forze 
de Bucicbalo, reaquLstaroDO la per- 
duta cita de Terdotia, già per Facin 
Cane reci»nciliafo a la Duchessa. Ga- 
liazo de Gonzagba,cbe era homo pi- 
colissimo, ma forte, gagliardo et da 
animo praestantissimo , et generoso 
non potendo sufiVire la coaturoelta 
et superbia do questo Bucicbalo, il 
recbedette a corpo a corpo de ba- 
taglia. Bucicalo, intendendo questo in- 
rito, ne fece derisione assai, perchè 
luì ora gi*ande ia forma, che Oaliazo 
Gonzagba li agiungeva a rimbilicolo. 
In fìno Bucicaldo fu provocato a la 
bataglia , et combatendo fu getato 



I 




T7 

a t«rra del cavallo dal valoroBo Ga- 
lìazo Gonzaga, il quale l' liaverebbo 
senza dubiu do vita finito, se li pro- 
ceri overo baroni do esso Bocichaldo 
non r avesseno l'etrato. Vedendosi 
Bpcichaldo superato du si pi colo bomo 
presso lui, hebbo tanto sdegno et ver- 
gogna, cLe mai più volse portare arme, 
et tornosse in Franza; et duppo questa 
Victoria la Duchessa reaquistù tutti 
gli altri stati perduti. Lei se f];overnA 
sempre cura grande pruJeatia et di- 
scretione. Fu pietosa, fu casta, fu li- 
berale sì nel spirituale come nel 
temporale, et observatricc de justitia, 
la quale da lei fu mai d' avarilia 
violata, ma bone alcuna volta por 
' clainentia temperava discrctamenie 
la juslitia. Doctrinava li suoi populì 
al virtuoso vivere. Rìiigratiava Dio 
che r havea fncta madonna de tanto 
stato et de tanti populi. Queste vir- 
tute la faceaiio molto amare et re- 
veriro, et più lei, che li figliuoli, et 
specialmente JoaTine Mariu, sccundo 



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75) 

princìpi por iustitia degni del stato del 
cielo. Volesse (ìunque lui sequire li 
paterni exempli, pop gloria sua et de 
la famiglia Vesconte , la quale fu 
mai inquinata, so non da lui. Yo- 
lesso per Dio salvare la reputatione 
del duca! stato de cosa sua, che doppo 
liavea il padre possedutù quel stato 
XIII anni sotto il titolo del Conte de 
rirtufe, obtonne el ducal titolo cum 
costo de florini cento raillia da Vin- 
cislao imperatore por mano de lo ar- 
chiepiscopo de Milano oratore, il quale 
li presentò la biretta et 1' altre du- 
cale insegne per parte de esso impe- 
ratore, altrimenti non disponendosi al 
virtuoso et laudabile vivere, vedea lei 
in lui aspro ìudicìo. Lui respondea 
a lei : « Andato, andate pur madonna 
madre. Non può essere alcuno de 
famiglia illustre, che non la de ogni 
cosa. » Cosi lui mischino dedito et 
involuto net ncphando vivers, essendo 
a udire celebrare la messa, fu cruda- 
mente da" suoi caraarii.Ti ucciso. Et 



il fratello PliÌli|i[PO Maria magnanimo 
principe aol diicid stato successe. 
Ma li cieli furono benigni a la pru- 
dente Duchessa, che a se la rocol- 
seno cum gloria da lionestissima vidui- 
tà, avanti la morte de l' ociso figliolo, 
a ciò noD recevosse tanto dulore; cbe 
Itavendo cum li figlioli regnata dieci 
anni, noi decimo et octavo giorno de 
octolire ne li anni de la saluto mìlla 
quati-o cento quatro in Modecia passò 
de questa vita. 

singular donna, da essere cum 
divine laudo alcìata al summo tronol 
Chi è quella donna de si grande 
phasto aen se ^umiliasse fiirse su- 
bì etta et devota ad tua memorìii 
per le tue inclite virtutel Quale è 
quella do sì alto stato et degna de 
governo se reputi, non prenda esem- 
plo dal splendore do la tua dìgnis- 
sima vita? Tu hai il sexo femìneo 
honorato per cibare iocundamente il 
nostro pudicissimo et alto (Ijnevero 
do lo cui fronde se orna le chiome 



81 
(le cbi virtuosamente a la nostra 
etate vive, come anchora faremo per 
1' opere clai-e de Zoanna duchessa 
de Austria nel dire soquente in questa 
propria forma. 

8, Di Zoanna leaunda Dueheiia de Aulirla. 



Zoanna secunda duchessa de Au- 
stria fu figliuola del re Carolo « da 
la pace >, già de Lagrslao del re 
Ruberto re de NeapoU et de Sicilia, 
et raogliero del ducha de Austria. 
Morto esso ducha suo marito, et non 
havendo figliuoli, se ne tornò a Neapoli 
dal re Aloise suo fratello, el quale 
poi morendo senza figliuoli, ella come 
le il regno, et senza 
eontradiziono se fece regina. Et re- 
gnando, come costume de sua inpu- 
dica natura, fu motto dedita a li 
libidinosi abraciamenti , quali per 
honesta a me narrare non lice; per la 
quale sceleragino fierto so non fus- 
se che alcuni suoi focti de me- 




moria degni non me pare sotto sci- 
lentio passare, non che quilli, ma 
pur ci suo unico nome soripto liaverei, 
per tema non ofiendere 1Ì animi de 
le pudictie et oneste donne et do le 
illustre rogioe; ma me perdonarano, 
perche siamo obligati cum publica 
laude exaltare la tìKCi, o in alto 
basso luoco , dove la troviamo , 
quantunque sia coperta da dishonesto 
velo. Or costei regnando cum splen- 
dida corte et h avendo alcuni omiui 
posti al grande stato, non piacque 
a li Magnati del regno, come savli, 
essere recti da una lassiva femina: 
per it che prese lui in marito el conte 
Jacobo do la Marcia duca de Ner- 
bona de lo parti de Francia, homo 
di tempo, costumato et idoneo al 
reale regimento. Ma non volseno li 
Magnati ohe lui se chiamasse re, ma 
marito de la regina et generale gu- 
bernatore del regno. 

Questo duncha conte Jacobo duca 
di Nerbona, venendo nel regno, di- 



I 



83 

smontato a Manfredonia, molti ba- 
roni SG li feceno contro et special- 
mente quilli, elle non haveano grazia 
cum la regina, dicendoli che mai 
sarebbe re fin che 'I grandtì Sforaa de 
li Atendoli da Cotignola grande com- 
mestabile del regito, ereato dal defonte 
re AJoise, et Pandolpho de casa AJoppo 
magno cont« camerlengo sopra tutti 
li thesauri del regno, et alcuni altri 
vivesseno : per il clie questo duca di 
Norbona fece il grande Sforza incar- 
cerare a Benivento , et a Pandolpho 
fece troncare la testa. Et intrato in 
Neapoli cum grande calidità condusse 
la regina in Castello Capoano et come 
in honeste carcere la tenne cum molte 
gentil donne. Stata così la regina 
per alquanti mesi, il duca la licentiiì 
per quella volta ad requisitlono de 
Otino di Caratiolt Rossi de Neapoli 
gentilhomo degno, perchè honorassc 
lo nuptie liei figliuolo di esso Ottino, 
Uscita elio fu la regina del Castello 
cum suoi amici, che bavea il spirito 



elevato ad grandissiiDi &cti, ora 

tale serliztono contro il re suo i 
rito, che lo fece fugire in Castello 
Novo per salvarse la vita, il qnale 
assediò per tal forma , che se luì 
volse essere liberato bisogna farsa 
servo de la regina, et liberare il 
grande Sforza, et ciascuno altro per 
lei incarcerato. Uscito che fu il re 
de lo assediato Castcilo, et vedendo 
lui non essere quello solea, de furto 
munto in uno triremo, overo galea, 
ettornossone ad casa sua, et la regina 
restò libera maritata et senza marito, 
gloriandose che il marito se li era do- 
nanti levato. Fece Serzano de Carazoli 
Neri magno siniscalco. 

In questo duncha suo stato vi- 
ve ndo Ubera et lieta senza tema 
de contraria sorte , come Semiramia 
de Babilonia scelerata regina , che 
volse il bene placito fusse licito a 
ciascuno, il re Àloise secundo, cum 
ausilio de sanctn chiesin, et de la 
oxcelsa Republica l'ìrcntìna, essendo 



in Pranza asoldò molti uci d' armi 
italici et del regno de la felice 
Cicilia , et cum maritima armata , 
parte a Mai-silia et parte a Genova 
venne strenuamente nel regno Par- 
tbenopeo, et acamposse presso le mura 
de Neapoli. Sentendo questo la ma- 
gnanima regina fece al meglio pos- 
setto, et cum ordine grande oppor- 
tuni rimedii a la sua difesa; et ve- 
dendosi assediata, mandò legati ad 
Alphonso re de Aragouia, che già per 
altro tempo bavea sottoposto Cathe- 
logna et Barcelona clie venisse a Uì- 
fensarla, che lei lo farla suo adoptivo 
figliuolo. 

11 re Aiphonso, che era come quasi 
caciato de Borgelona , se ne era ve- 
nuto cum grossa armata ad Bonitatio 
isola bella et forte subietta a' Je- 
nuisi, la quale tema assediato dan- 
doli ogni dì aspra battaglia, et per 
soccorla li Jenuisi haveano fatto in 
mare grandissima armata. 11 re Al- 
plionso conoscendo non potere domare 




la ixola do Bonifacio per il potente si 
corso de l'armata jenueso habandonù 
r impresa acoptando l' invito de la 
regina Joanna aecunda. Se condusse 
cum trìunpho a Napoli, dove prima la 
regina spontaneaménto per più sua 
secureza li dette Castello do l' Ovo et 
Castello Novo, et insieme cum U Neo- 
politani fece atrocissima guerra cum 
li Anzoini, et valorosi facti de arme 
cum gente ìtalice , che ivi erano 
campati cum lo re Aloj'se, al quale 
ianchora che molti misi fuaseno stati 
in campo, et havessi>no dato il pegio 
al re Alfonsi), et a. la regina, fu forztt 
per mancharli denari tornarsene in 
Pranza in Marsia; per la qual cosa 
le gente italice d' arme che sotto 
esso re Aloise militavano per U 
partita de sua majestà presena novo 
partito: chi se pose al stipendio de 
sancta chiesia, et chi cum la regina 
et re Alphonso insieme. De li quali 
militanti il grande Sforza era grande 
conieatabilo perii re Aloise, et acon- 



87 
ciose cum la regina, et cava el re 
Alphonso, cuiu conditione se caso ad- 
venisse, che iti fra loro serenità na- 
scessiì discordia, dovesse esso grande 
Sforza servirò a chi prima el vo- 
casse. Accadette che essendo quisti 
reali principi stati alcuni misi in 
pace, venne voluntà al re Alphonso, 
come costume de nostri insatiabili 
animi , propriarse a se solo tutto il 
regno, spoliandone la regina. Di che 
convocati sol signori Cathellani et 
Spagnoli, che seco aveva et altra 
gente d' arme corse al palazo Aeìa 
regina per pigliarla, et porla ad sua 
posta, la qual cosa da lei sentita 
animosamente fugitte in Castello Ca- 
poano, dove subito fu assediata dal 
re Alphonso già facto de lei adopUvo 
figliuolo; et per difleusarae mandò per 
il grande Sforza, che ora in Beiiivento, 
il quale essendo prima stato rechesto 
da la regina venne al suo aubaidio 
in ordine cum cavalli et fanterie 
contro al re Alphonso che la città 



tcuea ; ot 0011*0 ilentro da Neapuli 
per la porta pi-essu Castello Capoaao 
faccDdo ùicto (l*annQ cum CatheUani, 
Spagnoli et Ragonesì , IJ quali tutti 
dal grande Sforza streDuameate fu- 
rono rotti ot spezati ; et ia quel 
giorno prese cento vintesei signori 
de quilli, che erano cum el TÌncto 
re AlphoDso. Et lo lafaute de Ca- 
stiglia fratèllo do esso Re se salvò 
in Castello Novo, et il re Alphonso ia 
li trirenii: el quale vedendose supe- 
rato et rotto retornO in Spagna . la 
donde refeco una più fiorente annata, 
che la prìmB, et retornò ad Neapo- 
li per via de li Castelli, et il porto, 
che anchora in roano havea, per il 
che fu opportuno al grande Sforza 
levarse da la bellicosa impresa, et per- 
ché da l'altra parte sentiva Bratio va- 
loroso capìtaneo venirli per nimico. Et 
uscendo de la citta tolse la regina 
et mandola per consiglio de lei a la 
terra adcompagnata circa da tre 
inilliu donne , duchesse , comit«sse , 




principesse, et nobile donno ueajio- 
litane. Et il grande Sforza aDd&ndu 
per trovare Brado che era in Abru- 

zio a Civita de Tietl et passando il 
fiume do Pcscbera se aaegò et il suo 
valoroso figliuolo conte Francesco cum 
le gente d'armo se retornò in Terra de 
Lavoro, di che la regina non cum 
manco animo de qualuncba regina 
de le amazoue chiamò seco il pre- 
fato conte Francesoo, et andò a campo 
ad Neapoli , dove sì virilmente et 
caiidamente soppo fare, che reaquìstò 
la città, et de quella ne cacio el re 
Alphonso, et similmente de Terra de 
Lavoro. Àlhora la victoriosa regina 
fece notìficare a tutto il mondo che 
come per la inobedlentia et rebellione 
contra de lei usata dal re Alphonso, 
quello exhereditato havea de materni 
beni; et cosi solennemente fece. Facto 
questo deliberò bavere uno figliuolo 
successore a lei pei' sano consigho 
de' suoi baroni ; mandò per lo re 
Aloise aecundo, quale creò suo adop- 



tivo figliuolo per la privatione de Al- 
phonso. Vomito dunque a Neapoli il 
re Aloìee da la regina bonignaniQnte 
fu ricevuto et di Calabria creato 
glorioso duca. Et poi cominciò per- 
Bequire esso re Alphonso per diversi 
luochi, in tal modo clie forza li fu a- 
bandonare tutta terra ferma et per 
aqua fugiraone, per la qual cosa la 
regina libera rimase. Ma perchè 
Braciu in quel tempo eum grandis- 
sime copie de armati infestava l'Aquila 
tenendola assediata et dandoli conti- 
nuamente asperime battaglie, la regi- 
na mando il conte Francesco Sfurza 
et altre gente de arme poste insieme 
cum quelle dela chiessa, contra il 
strenuo capitarne Bracio et debe- 
lando aspramente esso Bracio fu su- 
perato , rott« et fei'ito et preso et 
come de la cbiesia ribello mandato 
ad Roma; et per doglia de la sua 
strage , non volse mai mangiare , ne 
medicarse, per il che come disperato 
luoritte. Visse poi questa magnanima 



regina gran tempo insieme cura Io re 
Aloise figliuolo obidente in tranquilla 
paca, cho essa ucl regio stato visas TJn- 
tiquatro anni cum grandissima libe- 
raiitd , donando denari , gerae , re- 
gni, stati et honori; et vechia passò 
de questa mortai vita doppn la morte 
de sci mesi del re Aloise. O cuci 
quanta più benigna et gloriosa lama 
havereblie finito 1Ì suoi . giorni, se 
lasiva nou fusse stata, quaatuncha 
essendo venuta ala rechleza se com- 
punse flebilmente il core a peoi- 
tentia del suo male operare! Et non 
sapendo sciogliere la lingua in di- 
mandare mercede- al Re superno, 
pregò il suo confessore dignissimo 
theologo che in nome de lei li com- 
ponesse bynni, psalmi et orazione, a ciò 
poi lei le potesse dire, per havere in- 
dulgentia da Dio. Et così fece il pre- 
stantissimo theologo , li quali psalmi 
et orationi in forma de uno psalmista 
ho veduti et lectl; et che certo per ef- 
ficacia et Eubstantìa sono degni de 
sìngulare reverentia et devotione. 



Questa regina duocLa conlJDua- 
mente, dal giorno de la sua contri- 
tìono Gin a la morte, dicea li prefati 
[isalmi et oratìono per lo ({uale exi- 
stimo, che Dio lì habia havuto mise- 
ricordia , perchè tarde furoa mai 
gratie divine; benché simil pentire 
tordo giammai non lodo. Che fusse 
piaciuto al cielo havossu li suoi gran 
facti questa regina Joanna secunda 
adcompagnati de quella religione, che 
fece la succedente regina, la quale 
fu uno vero spechio de la feminea 
gloria, come narraremo per dare fe- 
licissimo ornamento al nostra Gyne- 
vero, che so passe et ciba de vir- 
tuosa et sancta fama. 

g. Da liabelta Hsgina 
aontofti dtl He Btlatn. 

Ixabella regina fu de prole illustre, 
et consorte del re Rainero Andcga- 

veuse Anzoina. Fu donna bellissima, 
savia, de grande ingegno, magnanima, 
iusla, clemente, libéralissima, affabile. 



eloquente; et fu de tanta pudicìtia, 
religione et venerando aspecto cum 
generosi costumi, che più presto era 
indicata divina, che humana. In fra 
l'altre dote et gratie de natura, hebbe 
ne lo acquistare ci regno di Neapoli 
et quello gubernare grandissima pru- 
dentia et virtitte, per modo non poco 
splendore giunse alla sereniti del suo 
sangue, come narraremo in gloria de 
tanta donna. 

Sa debbo duncha cum atentione 
intendere , che essendo orbato el 
l'egno de Neapoli di reali principi 
per la morte del re Aloise et de la 
regina Joanna secunda, li baroni del 
regno tuti concordi mandarono per 
il re Rai nero g̣i fratello del re 
Aloise aocundo, che se dicava juridi- 
camente succedere in la heradità del 
regno. Il re Alphonso de Aragonia. 
subito come intese la morte de la 
regina Joanna, havendo disposto pos- 
sedere questo regno , come figliolo 
adoptivo de la regina , et non cu- 



rando essere esheredato per le rft- 
sono habiamo no li eff^ctt àe la re- 
gina .Ioanna narrati, pregò Btretta- 
nieute Carolo duca do Borgogna suo 
attinente che mandasse per il re 
Rainero, come suo presone, che io 
hatagUa da lui, faceano alquanti 
anni , era stato preso et lassatola a la 
militare fede, che ad ogne reijuisi- 
tione de esso duca de Bei^ogna an- 
darebbe a lui. In quel medesimo 
tempo el re Rainiero hebbe legati dal 
prefato duca de Bergogna che an- 
dasse a lui et legati da li baroni 
del regno de Neapoli, che andasse 
come re a. possedere il regno. Il re 
Rainero integerimo et non de mancho 
fede del romano Attilio combatuto 
da la rechesta di legali, volse più 
presto observare la militare fedo, che 
consequitare ci partbenopeo regno. 
Et andoasene in Bergogna, lA donde 
molto tempo dal duca ad instantia 
del re Alphonso fu tenuto incarcerato. 
Isabella regina alhora sentendo an- 



05 

dare il re suo consorte ad le ber- 
gognone carcero, come Talorosa re- 
gina et de non manco aninno de la 
regina Dido quando fugitte de le 
parte de Tjrro, per essere morto 
Slcheo suo caro marito da Pigmaleon 
suo fratello, se pose senza dimora 
cum el duca Zoanne suo unico fi- 
gliuolo et cum molti procori et genti- 
Ihominì anzoini; et mandò in nave et 
voltando la prode et alciando lo vele 
al prospero vento se tranaferite ad 
Neapoli, dove fu facta regina, et del 
regno sola gubernatrice , havendo la 
reale donna tanto titolo aquisito, 
come humaaissima et prudente. Et 
come quella, che sopra ogni altra cosa 
estimava degl' horaini la virtuto, non 
parse a lei honesto, che una feraina 
sola dovesse regere tanto regno. 
Fece in Neapoli per consiglio eleo- 
tiono de alquanti gentilbomint , che 
cum lei havesseno a regere la citate 
et il regno. Non è de questo da ma- 
raviglitire , perchè sempre fiumana 




et grata ne la sua audi«atia et T«- 
rerento verso il facto consiglio, con- 
sultando ]e oc^areatie del reale stato, 
visse in ogni tempo et fortuna cam 
grandissima modestia, temperaotia et 
religione in gesti et in parole. Non 
fecea come alcune regine , duchesse 
«t Gomitesse, overo quelle, che to- 
gliono il tìtolo de 1' alte matrone, le 
quale o per lasivia, o per sensualità 
usano costumi et parole puerile et 
a le volte bestiale, così nel stare in 
camera lasivando , come nel man- 
giare, et si come nel dorniire, parendo 
a loro per la sub fortuna tali costumi 
et vita convenirsi. bestiale loro 
estimatione, che non pensano che 
quanto la persona è più excelsa et 
de generosità splende, tanto più vitu- 
perevole sono in loro lì vituperosi 
costumi, et fiagìtii, come le machie 
ne la candide veste! Et tal cam loro 
de sue lasivittl se rìde per piacerli, che 
dipoi ne fa scherno doppo loro, jn- 
dicandole impudiche; ma vivendo cn 



97 

splendore de sancti costumi et vir- 
tnte fin a lì angeli è forza cam di- 
lectìone ho n orarle nel cielo. Circa 
ciò più non mi voglio estendere las- 
sando la hystoria per scrivere satira. 
Credere duncha se debbc, che Isa- 
bella fu regina de digui&sima luco 
nel vivere reale. In questo tempo 
duncha sentendo il re Alphonso che'] 
re Rainero era incarcerato et facto 
re de NeapoU et Ixahella regina 
dentro la citate, se ne venne nel 
regno de NeapoU cura florente ar- 
mata mariti ma. Et asoldati molti 
baroni de! regno incominciò tur- 
bare cum aaprissime guerre el paese. 
Per la qual cosa Isabella regina 
exitte ìirilmeute cum florente eier- 
cito contro il suo inimico Alphonso 
non altrimenti facesse Tamiris re- 
gina de li Sitii possedetrice del regno 
loro quando cum feroce esercito li 
venne Cyrro per torli el regno, più 
presto perhù per gloria, che per ac- 
crescimento de imperio. Cosi duu- 




cha guercsando la regina Iiahella 
corno fusse stata usa e perita ne 
l'arme et in molti lochi prosperando, 
in Une, come fortuna volse, che a 
belli principi! voluntier contrasta, il 
re Alfonso preso la Puglia cum Ba- 
silicata, per il che a l' hora se inco- 
mincìd cantare quella cantilena: 
Per Dio non mi chiamate più Itugina 
chiamati me Ixabclla sve a turata. 
Haio perduto Capua gentile, 
la Pugliit piaua cum Basilicata. 
Cosi ella guerezando molti anni cum 
grande valore et ardire, pregò tutti li 
principi e signori di Franza, che per lei 
intórcedesBono la liberatione del suo 
conaorte re Rat nero dal duca Carolo 
de Bergogna. Ad queat« intercessione 
esso duca lassù el re Rainero , el 
quale ad Neapoli ne vene ma poco 
vi stette , che la valorosa Isabella 
prudentiasima regina armata de le 
catholice arme pose Une a li suoi 
extremi giorni ; la quale da tutto il 
regno tu amarissima mente pianta, et 



fin a le stelle, dove la sua sancta 
&ma se extondeit, et meritamente, 
perchè era de singular gloria, et 
frncto a. tutto il regno de gratis, 
de amore, de liberalità et de cle- 
mentia. 

Essendo ne la flebile doglienza de 
gentilhomini recordato, che a lei fu 
decto dovesse come regina suntuo- 
samente vestire , perchè de panni 
nari vestiva, lei respose che non 
conyenia andare cum liete et pom- 
pose veste per la captora dol re suo 
marito. Da l'altra parte li buoi ape- 
titi furono sempre alieni da sump- 
tuoai abiti , fogie et portamenti , 
perchè non poteano generare se non 
lasivia , vanitate et mate ezemplo. 
Ma ben satisfacea, cho andava ve- 
stita de tre gemme le quale la fe- 
ceano sopra ogni altro ornamento 
pomposa et radiante. La prima gema 
era il titolo do la regina concesso 
da Dio ; la seconda gema era la 
iustìtìa del regno ; la terza gema era 
la gratia di populì. 



Isabella HancUssima regina quan- 
to sei degna de sempiterna laude 
per quella tre beate geme che te 
ornarono al mondo , et per molte 
altre virtute, che in to regnarono! 

Credo che mai natura produoeese 
donna al mondo de magìor grati a 
et excellentia di te, oxcepto quella 
che nel suo 8ocratÌssÌmo ventre portò 
la salute del genu umano. Che più 
di te se può dire, felicissima regina! 
Se non come fusti in terra beato 
esemplo de ogni excellentia, cosi 
credo che nel regno do' cieli de le 
tue glorie cum li altri glorificati spi- 
riti presso lo eterno principe gaudi 
et triumphi. Cosi de la tua beatitudine 
el nostro gentile Oinevero ne pren- 
derà jocundità et piacere. 



10, De Janna Pohella gd/a de Franta. 



Noi logiamo de Camilla valorosa 
vergono figliuola do Methaho re dei 
Volaci, che quando il patre per re- 



101 

pentioa sedutione dei saoi cittadini 
fu cacìato del regno , non potendo 

altra cosa portare ciie la figliuola Ca- 
milla de poclii giorni avanti nata, a 
lui sopra ogn 'altra cosa chara, essendo 
la matre Cosmilla do lei morta nel 
parto, et fugiendo giunse al fiume 
de Masceno, et quello non potendo 
passare por essere da la piogia in- 
grossato , subito per favore del cielo 
fu inspirato da necessitato pensiero; 
pose la figliuola in una cortice de ar- 
bore de EUvero et cum teneri salici 
lunghi ligO la cortico cum uno capo 
et cum r altro ad una lanza, overo 
dardo, et avotando la figliuola a la 
Dea Diana se ella salvava, et cum 
forte brazo getò la lanza di U dal 
fiume conficandola sopra la ripa. 
Lai poi subito nato ìl lìume et giunto 
sopra la ripa lieto tirò il legame et 
ebbe salva la figliuola. Cum la quale 
entrò ne li boschi, dove la gubernó 
vei^ene et devota de Diana in ob- 
servantia del promesso voto. Lei di- 



102 
venendo fiera e gagiUarda drieto le 
fiere cum l' arco et cum el dardo 
et essendo morto il patre fu da 1! 
Volsci popoli i-evocata per sua virtù 
de loro reg'ina. DÌ che poi cum molta 
gente da Volaci andò in campo in 
favore de Turno re de' Rutoli contra 
el Trojaoo Enea , che per moglie 
avea presa Lavino, et uno giorno 
atre Du amen te combattendo drieto a 
Corebo fu da Aronto ferita, et in 
fra li armati eserciti cadde morta 
cum dolore de Turno. 

La virtù de questa vergono Ca- 
milla habiamo recordata per compa- 
ratione, volendo dimostrare a moderni 
tempi la nostra Janna polcella gaja 
essere stata non de minor gloria et 
valore che fosse 1' antiqua Camilla, 
come explicaremo. Dobbiamo duncha 
sapere , che questa Janna polcella 
gaja nacque in Pranza nel paese de 
Barois, la quale da la etate de octo 
anni fin a li sedexe fu guardatrice 
de pecore et sempre se esercitò co- 




I 



103 

rene in quella parte, et in questa 
altra insieme ciim altre fauci ule 
guardatrice de pecore, et cnm una 
^ossa verga come asta, la quale 
sotto il brazo se poneva stringendola ' 
come li cavalieri d' arme le lanze ; 
et colpiva ne li piedi de li arbori et 
talvolta montava a cavalo de qualche 
cavalla de altri pastori correndo si- 
milmente, che chi la vedea cum pia- 
cere se ne maravigliava, per modo 
divenne fiera et gagliarda, 

Lei fu bella, de viso brunetto al- 
quanto et de trezze bionde, fu ver- 
geno , fu devota et per suo auxilio 
sempre el nome del bon Jesii, et de 
la gloriosa Vergene chiamava secundo 
il publico grido. Hebbe dolce lingua 
et bono sentimento, che haverebbe ba- 
stato fusse stata nutrita in la scuola 
de pnidentia e optimi costumi , non 
che a la custodia de le pecore. 

In questo tempo Henrico re de 
Inghilterra albera adoloscent« facea 
fare cnm grandissimo ozerei to per 



lO-l 

suoi capitani aspra guerra a Carolo 
re di Pranza. Et già havea preso la 
regale cita do Parise ot grande 
parie del regno ot duri sa imamente 
tenoa obsessa Oriiens, che in latino 
diciamo Aureliano, hedlficata in me- 
moria del suo nome sopra la ripa 
del fiume de Lera anticamente chia- 
mato Ligeris. Questa cita era tanto 
duramente strotta, che parea impos- 
sibilo ch'el re di Pranza, che havea 
assai minor oxercito del re de In- 
ghilterra potesse soccorrerla , per 
modo ne vivea in molto affanno, per- 
chè il perdere et mantenere essa 
cita alhora tanto importava, quanto 
Talea tutto il regno di Pranza. 
Cun ciò fusse che perduto Orliena 
tutto el regno era pei-duto. In que- 
sta dunque extremitA essendo consti- 
tuto il re de Pranza cum ol suo 
Regno , questa Janna polcella , così 
disponendo la divina clemenza, lassò 
la guardia de le pecore, che era per- 
venuta iu la etatc de anni sedexe, 



1(» 

et andò in campo ad trovare il re. 
Giunta duncha a la regìa corto disse 
che volca por cose iinpoi-taate par- 
lare al re, perchè era Uà Dio man- 
data a. la sua Mujestil. LI barunt se 
ne fiicevano scherno, vedendo una 
villanella (benché venusta fusse) che 
cum tanto urdire voleese parlare al 
re et manda vanla via negandoli 
l'audieutio, dicendo in fra loro: « Altro 
soccorso ne biaognarebel > Lei pur 
importunando parlam al re, dìsseno 
li baroni per leyai'sela denanti tutta- 
vìa motegiandola cum qualche forai 
laasive parole a la costuma do Franza: 
cPolcella, quello 6 il rei » mostrandoli 
UDO barone per il re: < Vk e parla a 
lui ». Ella rispose: « Quello non è il re, 
ma è quello che è là appoggiato. » Et 
acìgnòlo col dito, quantuuqua mai 
r havease veduto , che fu propria 
divina conoscenza. Ultimamente fu 
lassata andare al ro. 

Giunta duncha avanti a la sua 
l'egiu mu,!(>sta, li lece genudexa re- 



106 

verentia et disse a la pres^ntìa di 
baroni et de li prìncipi: « Signor re 
io partita da la guardia de le peco- 
re. Tengo ad voi mandata da Dio 
per lùularTi recuperare et mantenere 
el vostro regno ; fate che io sìa 
creata capitanea et gubematrìce del 
TOBtro exercito. Et non ve maraTÌ- 
gliate che io sia povera polcetla et 
ardisca pigliare tale impresa , che 
così piace a Dìo ; et credeti , credeti 
a le mie parole', che ne vedereti ef- 
fecto de grande gloria. » 

Il re gTiardando ne 1" aspecto de 
questa polcella et havendo inteso 
r alto et efficace pai'lare de lei, girò 
gli occhii a li baroni per maraviglia, 
li quali anchora tutti l'un l'altro se 
gnardavano pieni de admJratione sum- 
mìssamente parlando, come de ce- 
leste cose, n re disse: < Polcella, tu 
dici che vieni ad me mandata da 
Dio per aìutarme. A che modo sei 
venuta? Tu pur beri venisti al moudo? 
et vtìi avftre 1' imperio del mio e- 



107 

xercito. Questo non è opera da poi- 
cella: guarda quello che parli et clie 
offerì. » Respose olla: < Signor re non 
cei>cate più oltra; Dio che mi ha 
mandata ad voi, provederà ad quello, 
che sarà bisogno. Non perditi più 
tempo, se chara aveti la salute del 
vostro regno , et a ciò che vero sia, 
audite quello, che secrettamente vo- 
glio dire. Et cosi il re per mano la 
prese et menolla ne la secretta ca- 
mera; quello che ella li dicesse non 
se seppe. Il re havendola audita, doppo 
forsi alcuno suo argumento, remase 
occupato et confuso dal volere del 
cielo; et senza ìndusia la fece impe- 
ratrice del suo exercito senza con- 
traditione de li soi baroni. 

cosa incredibile, o forai mai più 
Don audita, che tutti li excelle nti 
signori baroni et duci d' arme, et il 
proprio re subito se sub mete Bseno 
senza contraditione al militare im- 
perio de lo esercito de tanto re de 
una vile polcella iie peccore guarda- 



trìce. Constituta dunclta cost«Ì a tanta 
militare altcza, il re la fece ornare 
de lacentissinie arme et poro sopra 
potente cavallo parato di seta ale- 
xandrina rechamata tutta a gigli de 
^auro fino, che essendo bello cum la 
celata in testa crìstata cum tre penne 
de struzzo et sotto nsivano le trozze 
bionde, pendente sopra li bumerì; 
proprio parsa uno cavaliero d'arme 
dal ciclo mandato in terra. Et cum 
lo regio esercito seriosamente se a- 
propinquò a la obsessa cita de Orliens 

per lo illustre conte di Salsberi 

potontÌBsimo capittanio de Henrico re 
de Inghilterra , et cum luì fece facto 
d' arme cum grandissimo ordine et 
perìtia militare, di che lui fu morto 
cum dieci mila inglesi da la valo- 
rosa polcella. Et Orliens cum gran- 
dissima gloria fu occupcrata, cosa che 
fu miracolosa reputata et incredibile 
a chi non l'havcsse veduta, come dice 
alcuni die ancora vivono in Pranza, 
che iu quel tempo de Uinta gueiTa 




109 

se trovarono militanti sotto l'imperio 
de la diva palcella: et come me ha 
coroborato Fileno Turata nostro gentil 
mercante, che essendo a Biamone 
presso tre leghe a Renso havere au- 
dito da dui prischi mìliti del re di 
Pranza opere mirande, che in quel 
tempo adolescenti pagi se trovavano 
et specialmente ne 1' ultinaa guerra 
avanti Rohano, che la terra fu di 
sangue bagnata. Di poi seguendo la 
guerra cum ferma speranza de in- 
tiera Victoria, la valorosa polcella per 
tempo do octo anni de continua guerra 
spesso se afrontava cum U inimici fa- 
cendo facto d' arme ordinatamonta, 
lei cum la spada in mano sopra po- 
tente cavalo, correndo ta questa 
parte et in quella in fra li armati 
comandava a le squadre se facesseno 
or avanti, or a dietro. Et similmente a 
li arcieri comandava andasse no or 
quinci, or quindi trahendo a li ini- 
mici : provodea a lì pericoli per con- 
sequire Victoria senza paura vedere 



no 

gì' homini vulnerati morti cadere i 
terra, che certo quando lei ae movea, 
parsa la deità de Marte et de la 
Dea Bellona in terra. Cessato poi il 
facto d'arme, provedea al bisogno 
del campo il giorno et la nocte cum 
guardie et e ipl oratori prudentissi- 
mamente, che mai se vide tanta cosa, 
per modo il ro no stupiva cura suo sin- 
gular conforto. Trontadno volte fece, 
facto d' arme do ordinata hataglia 
sempre restando vincitrice. Et prese 
Tallflhoth altissimo et famoso capit- 
t-aneo degli Inglesi et triumphalment« 
lo dette presone al re de Pranza. 
Per la qua! cosa la vietoriosa poi- 
colla menò el re Carolo de Pranza 
appellato alhora de Valoia , perchè 
r avo fu conte de Valois , ad Rens, 
che Renus diciamo ìn latino, ad farlo 
cousecrara et coronare, perchè an- 
cora non era coronato , nò uncto 
re; et per forza, et al dispecto de li 
Inglesi, che occupavano Rens cum 
tutto el paese intorno fu uncto et 



Ili 

coronato cum gloria et trìumpho nel 
magnifico tempio cathodrale de Reas, 
perché secuodo !a constitutione del 
regno in altro loco non é licito 
conaecrare li re, so non ìd la dieta 
cita et tempio, dove sono recondito 
le recale insegne de la Cas^ Sereois- 
sìma dì Pranza, et l'ampoleta de la 
sacra unctione portate da cielo da 
l'angelo al re Clodoveo di Pranza 
quando cum grandissimo fervore di 
fede se fece christiano: che quando 
il prefalo Henrico, re do Inghilterra, 
havuto Parise et la citate de Rens, 
se volse in Parisi fare ungere de 
la sacra unctione et coroaarse re di 
Pranza , se trovo per miracolo di- 
vino secca l'ampoletta do la unctione, 
perchè non era Justo, nò legiptimo 
re, ma ungere se fece do olio sancto 
extrema unctione credendo satttsfare. 
Ma quando esso Carolo de Valois, 
come insto et vero re, volse essere 
coronato retrovosso la celesta unctio- 
ne ne r ampoletta miracolosamente 




retornato, et cum infinite laodo et 

gratie a Dio fu di essa uncto, 

Or questa polcclla essendo in flo- 
rentt st-ato et gloria d' arme circa 

gli anni de la salute mille ecce 

et tuttavia debellando et oltra l'infinite 
victorie habiuto , uno giorno , come 
lei isteasa predisse la morte del foco, 
fu presa in bataglia da li inimici 
Inglesi et conducta ad Rothomago 
che Rohano appelleino, dove li In- 
glesi desiderosi do la morte de ella, 
per consiglio del re loro fu iniuata- 
raente condennata a la pena del fuoco, 
acusandola pubi icam ente per loro 
iusta vÈndecta maga et incantatrice. 
Così fu il crudele fine de la bella, 
et strenua polcclla, avendo do sua 
f.itate, secundo se disse, anni vinti- 
«luattro apunto. 

Ma da poi molti anni il re Carolo 
avendo con([UÌstato Rhoano, in me- 
moria de tanta polcella fece pore 
nel loco, dove lei fu combusta, una 
altissima croce di bronzio aurata 
egregiamente fabricata. 



113 

Morto poi il re Carolo, il re Aloìse 
suo figliuolo genitore del presente re, 
dolendoli che'l regno liberato li havea, 
fuaee a si vituperosa morte, et su- 
plicio conderanata, impetrò dal papa, 
che mandasse ad Rohano dui Auditori 
de Rota, che havessero a rivedere 
ci facto processo contro la polcella 
per lo consìglio del re de Inghilterra. 
Citati adunchi dui de li ialsi consi- 
glieri et reveduto il processo, dilìgente- 
mente retrovoroao tutto essere falso 
quanto operato haveano contro la 
valorosa vergene, ma lei essere stata 
catbolìca et fidelo christrìana. Per la 
qual cosa condennarono ti dui viventi 
consiglieri et le ossa dì defonti nel 
foco , publicando lì loro beni , de lì 
quali è etata hodificato una bella ec- 
cleaia nel loco, dove fu lei combusta, 
et doctata per tal modo de li pu- 
blìcati beni, che ogni giorno molte 
messe se dicono. 

pietoso effecto dt re degno de 
laude, che non hai voluto la memoria 



115 

nominata Zoanna, che per coruptione 
del nomo crn appellata Zanna, la 
quale non poco fulso al moado de 
laudatìsBÌmo nume , et valore per 
modo meritando lei esaere ornato de 
incljto marito, il patre la dÌEpoDEÙ 
per parole de futuro a l'unico fi- 
glio de Francesco da Carara cir- 
cumspecto principe do Padua, quan- 
tuncha lei fusse in tenera ctate, ma 
de questa matrimonialo protnosaione 
non piacque a la iniqua soi'te sequiase 
effecto, perchù quasi in uno me- 
desimo tempo ambidui quisti prin- 
cipi del stato et do la vita precipi- 
tarono. 

Li parenti di poi volendo al con- 
gruo tempo rem ari tare la valorosa 
donna, lei disse, che volendo darle mar 
rito, li desseno sopratutto marito, che 
fusse amico del sangue Bentivoglio. 
Di che ne li anni de la beata gratia 
mille quattrocento undeci anni la co- 
pularono per prudente consigUo a 
Gasparo di Mal viti generoso cita- 



Ila 

£bo de Is citate nostra. Onesta donm 
eome sempre risse cnm pablìea lan- 
de, cosi cnm el marilo se conseirò 
enia gratia, bunore, hoaestAt« et pò- 
dicicia. Fa bella donmi et de fenoa 
mediocre ; fa alquanto bmns de carne, 
BOB la pingaa, hebbe dui belissiiiu et 
vigili occhi cam spacioeo Eroate. Heb- 
Im le mane ù belle, che darano boo 
poca gn^ a le annella. Pn de ma- 
gnifico aspecto. Hebbe andare pom- 
poso de gronde honestate; il parlare 
moderato cam benigni acenti, pro- 
dente, dolce et facondo. Non parlava 
qaasi a persona, che cum laade de 
lei QOB li restasse sSectionaio. Fu 
molto stadioea et vaga ne Y opera de 
Dante, in qaelia del Petrarcba et dei 
Bocacio, cibandose cam piacere de la 
loro dolce lira et eloqnentìa, el acco- 
modatamente in li Booi ([uoloqaii qni- 
sti poeti sapea alegare cum qualche 
Teraetto de la Sacra ScHptura, qnaB- 
tancha non saresse latino, che era 
ana prestaatia andirla. Hebbe artifi- 



UT 
cioBO mane in egregna virtute mulie- 
bre. Cum multa felicità et Tagheza,B 
fiori (le margarita rccharoù una vesta 
de finissima scarlato a Margarita sua 
prima figliuola. Fu donna splendida 
et, oltra il costume naturale del sexo 
feraineo, fu molto cortese et liberate, 
che furono effectl de virtute grande 
in lei non nascosi a le egregio parole, 
che in epsa non si potea dire el trito 
proverbio de pessimo effecto et na- 
tura, che facesse come la galina che 
canta bene et raspa male. Fu de ca* 
lidissimo et preclaro ingegno, fu hu- 
mana, affabile et dolco nel conversare 
et cum lioneatate et castimonia. Fu 
grata sempre in quello che possette 
di bcniflcii recevuti; perdonava a le 
volte cum dificultà a chi la olFondea. 
So mostrava cum parole dolce suri- 
dendo a li offenditon per vendicai'se 
cum discreto modo de li receputi de- 
spiaceri, salvo che pur a quilli che se 
mostravano penitenti de le loro of- 
fese perdonava per non essere dega- 




nerante a la magnanìinìt& paterna. 
Ebbe (lodaci figliuoli de laudabile foi^ 
ma, tre femine et novo maschi, de' 
quali ne fu assai ia parte fortunata. 
n primo hebbe nome Margarita donna 
de animo ot de prudcntia, la quale 
fu copulata in Guidantonio primo di 
Lambertini, precipuo citadino de an- 
tiqua richeza et de generosità de san- 
gue, quale morìtte ditatore; il secundo, 
Eljsatìetha maritata in lo eximio do- 
ctore Aibertho AzoguJdo; il terzo fi- 
gliuolo, Achylle che fu Ilierosolìmitano 
cavaliero do grande magnificentia; il 
quarto, Virgilio che fu in la republica 
de aapecto, de prudentia et de consi- 
glio illustre patricio; il quinto. Elena 
donna venusta, virago et de grande 
liberalità in li amici, come dimostrò 
a la sua fine, che in servitio de lì 
amici se truvarano quasi lutti lì panni 
et zoglie sue prestate, la quale fu 
maritata a Lodovico BentivogUo che 
fu ornato de militar splendore cum 
tutti lì suoi posteri dal poiitifìce Ni- i 



119 

colao quinto cma manificentia de la 
Sacra Spada, che tono li pontifici la 
noeta de la natività del celeste principe 
in signi fi catione che per iustitia nacqae 
la sua divina Maiestà, che poi de tal 
dono non se dignifica se non li re, 
imperatori et gran signori , perché 
siano de iustitia observanti. Il sexto 
figliuolo fu Carolo quale de nocturno 
tempo i n opi Datarne ti to fu ferito in uno 
bracìo da certi gìovenì, per la quale 
ferita terminò la vita. Il aeptimo fi- 
gliuolo, Lodovico strenua duca d'arme 
decorato de militia come vero cava- 
liero in la guerra sopra le port« de Mi- 
lano, che fu tanto valoroso, che Fran- 
cesco Sforza, poi prìncipe de Milana, 
alhora imperatore de 1' alto dominio 
venetlano hehhe a dire che havendo 
ad fare electionc de tre migliore lanze 
de Italia , eligireb)>e per una de le 
terze questo cavalieri). Lo octavo fi- 
gliuolo fu Zanichino; il nono, Nestore, 
quale fu privato in uno momento de 
vita da una spingarda in ia civile ba- 




taglia contra li Canetuli sanguioatl' 
inimici de'B^ntivogli; il decimo : 
lo Antùniogaliazo il quale moritte in 
&DtÌle astate; 1' undecimo figliuo- 
lo, Horculo valoroso duca d'a 
minato per Hercule Bontivoglio, fra- 
tello de lei che ne l' ingresso de la 
chiesia, prima reoevesae 1' aqua del 
cristiano fonte, fu nominato Bentivo- 
glio; qaale Ilercule insiorae cum al- 
tri strenui duci d' armi furono nel 
Friule presi da fiora invasione de' nn- 
raerosi Turclii et conducto al grande 
Turclio moritte nel camino. Il duo- 
decimo et ultimo figliuolo fu Pjrrho 
dignissimo patricio del felsineo Senato. 
Questa Zoanna fecunda donna se 
alegrava quando harea figliuoli, per- 
chè dicea quilì aquistarebeno de li 
amici al sangue bentìvoglio. Spesso 
dicea rasonando de le condìctionc de 
li stati, et come a quilli per varii modi 
ac aacendea, che parlare no sapea. Se 
esistimava per suo naturale 
dento et sopra ciO in tal modo se in- 



I 




fìamara, deponendo la timidità femi- 
nile, che spesse volte disse, che non 
li manchava altro chB 'I segno virile 
per dare stato et reputatìone a la 
casa Bentivoglia ad confusione de' suoi 
inimici. Lei se forciava cum parole 
et cum quello potea per conservare 
r amore et la fede de' partesani et 
aquistare da' novi. La prima volta 
ohe la famiglia Bentivoglia et la fa- 
miglia Canetula pigliarono l'arnie cum 
li loro amici per insanguinarsi, lei per 
auxìliare come valorosa donna senza 
paura il magnifico doctore Antonio- 
galiazo et Hercule suoi fratelli fece 
cosa degna in una donna de perpetua 
memoria in pei'suadore et armare li 
amici ad inquiaarae le mane nel san- 
gue de li inimici; et lei cum le pro- 
prie mane armò il mio genitore che 
fu la prima volta preso l'arme per lie- 
reditA paterna per la facioue benti- 
Toglia essendo anchora deloscente: che 
più volte me disse che mai cognobbe 
donna de pilli magnitudine de animo 



122 
de lei, come intenderasse nello ini 

'ie le seguite facione. 

Dobiamo duncha sapere che essendo 
papa Ioanne vocato ad concilio ad Ba- 
silea in AJamania, menò seco Antonio- 
galiazo doctorc ìUastre, Baptista da 
Canetnlo et alcani altri nostri ma^l- 
fìci citadini. Di che papa Ioanne fu 
deposto del pontificio. Luì per que- 
sto sdegnato, pensando farne vendecta, 
licentiù quisli citadini havea menato 
seco, li quali per molte efBcace rasone 
pei-suase che come fusseno a Bologna 
tolesseno la cita in se a la chiesia, che 
lui presto li sarebbe a le spale in loro 
favore. Cosi feceno tutti come amici, 
che erano concordi et feceno sexdeci 
Dobilissimi citadini grubernatori al sta- 
to, quatro per quartiero, da li quali 
nominarono il Regìmento, officio dì si- 
gnori sexdeci. Quisti Canotuli, spe- 
cialmente Baptista, che havea l'animo 
et r ingegno alto et per splendore de 
le sue richezo, incominciò slimulato 
da la ambitJone partegiare cum An- 



123 



toniogaliazo di Bentìvoglì, lovandoli 
per forza de robba et de denari de 
li amici; la qual cosa dispiacendo ad 
Antoniogaliazo, foce venire Cambio 
Zambecuro doctore prestante , ini- 
mico de' Canetuli, che era in exilio, et 
misselo cum aiuto de alcuni signori 
Antiani secrettamente in !o loro pa- 
lazo, et lui a le spale cum molti suoi 
amici per reprimere la superbia de 
11 canetuli pensieri; et erali suo fra- 
tello Hercule Bentivoglìo ; armati et 
auxiliati tutti da la valorosa donna. 
' Li Canetuli, questo intendendo, subito 
cura le arme se levarono et corsene 
in piaza. E^t Mattheo Canetulo, patre 
de l'alto Baptista, andava ad cavallo, 
confortando il popolo se levasse, gotto 
colore de conservare la populare U- 
berta, dicendo a la gente che le arme 
pìgliasseno, porche Antoniogaliazo era 
in palazo per iarse, come fece il pa- 
tre, signore do la cita, et che non 
stesseno a perdere tempo, che dolce 
cosa era per la liberta morire. Ad 



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125 

mandaniloli la loro vita: così per pie- 
tate furono da lui salvati. Ma ad Ve- 
rona li roandaronu in perpetuo exilio. 

La valorosa donna de questa Vi- 
ctoria iubilava: ma volea nel primo 
furore insieme cum molti amici fusse 
levato la vita a li superati inimici, a 
ciò non molestasseno mai più li Bes- 
tivogli. Ma ad Antonìogaliazo non pia- 
qne, come doctore magnanimo, di- 
cendo che solo li bastava la gloria do 
bavero viacto, come bavoa premesso 
al cavaliero Bentivoglio. Se ateg^ava 
tei hor cum questo amico, or cum 
quello altro, laudando la virtù, animo 
et prodeza loro per varii roodi, gesti 
et qualità de parole, che era cosa da 
non credere in una donna, che sarebbe 
stato sufficiente ad uno victorioso ca- 
pitaoio verso lì suoi militi. 

Antoniogaliazo duncha restato de la 
cita primo citadino, regea quella a 
stato et libertà populare, senza titolo 
de la ecclesìa; la qualcosa non pia- 
cendo a papa Martino de casa Co- 




Icinna, mando et sig. Brazo peranno 
oirm floronte esercito ad campo a la 
citate àe Bologna ^er trovare Anto- 
niogaleazo et ridurla al solito ^e- 
o la chiesia. Dì che Antonìoga- 
vedendose stretto da lo eser- 
cito et non parendoli potere resist<>re 
et consigliatone fidelmento da csa<j si- 
gnor Brazo, perche già fu soldato del 
signor suo patre, dette la citA a la 
chiesia; et partisse de Bologna et an- 
doseno ad Castello Bolognese donatoli 
dal papa, che di poi el convenne re- 
stituire al papa et pigliare altra ha- 
bitatione. 11 pontifico maximo, havuto 
la cita, mando in quella per Legato 

il Cardinale de Spagna il quale 

persuase il pupa che male la citate 
se potea tenere ttecura senia spalo de 
qualche parte, et che li parea se re- 
vocasse li Canetuli : et cosi furono 
dal suo esilio do Verona chiamati. 
Venuti che furono, hebbeno t-al caldo 
dal Legato che vcneno in grandis- 
simo stato et reputatione, essendo loro 



127 

hornini de aoimo, de ingegno, de abun- 
dante richeze et de quelle molto li- 
berali, por forma cho '1 Legato non 
facea se non quello che loro desi- 
gnavano; et incominciarono a perae- 
gnitare li amici bentivoglii, levando 
hogi la vita a questo et domane a 
questo et a quello altro, et «luesto et 
quello tormentando et confinando, dei 
quali fu el mio genitore uno: cho an- 
cora de pietato me aSligo, recordan- 
dome bavere da sua memoria inteso 
il tormento et passione che hebbe de 
r aspra ot molta tortura, cura li ferri 
a li piedi in la torre do le bore et 
per più tormento postoU aopra li ferri 
una grave lorica, et de li suoi beni 
spogliata la casa; et il stento patito 
ne lo exilio, nel quale alcune volte 
per vivere le radice de lo herbe con- 
venne cnm li altri amici mangiare; 
come questo corroborando, Cola au- 
sculano, secretarlo vecchio de la be- 
nigna memoria de Antoniogaliazo, me 
disse, connumerandome nel numero di 
prischi amici. 



Partito poi questo Legato Cati- 
naio de SpB^a do Bologna ne vcnD<> 
il Cardinale de Sancta Cicilia, nomi- 
nato Lodovico, il quale fu poi ila'Ca- 
netuli cacciato, toUendo loro la cita 
in se a la chiesia: et il stato a loro 
BG propriarono, Il papa Martino, que- 
sto non volendo comportare, mando 
lacobo Caldora prestantissimo capit- 
taneo cum grande cxercito ad campo 
a la cita de Bologna, per recuperare 
de quella il perduto stato; et man- 
dóli Antoni ogaliazo cum li amici suoi, 
per il cui auxilio sperava, havendo la 
parte dentro, havoro presto la citate ; 
che seguito li sarelibe li suoi pensieri, 
se la fede del capitaneo noa fusse 
stata violata. Che diremo anchora de 
questa valorosa donna, la quale, sen- 
tendo il fratello, da lei sopra ogni al- 
tra cosa amuto, in campo cum li suoi 
amici, senza timore cominciò ad ope- 
rare la virtù del suo ingegno et ma- 
gnitudine de l'animo in svegliare quilli 
amici che erauo dentro al subsidio del 




129 
pi^, per pore il fratello in casa, quale 

non {ratea patire fusae tenuto expulBo 
da la superbia de li inimici. Teona 
pratica cuni el papa per suo proprio 
ingegno darli la cita de Bologna et 
caciare li Canetuli suoi inimici; et lei 
de sua mano ad sua beatitudine gcrì- 
pse. Usava grandissima arte et cali- 
dita significare per lettere al fratello 
come conviene per pigliare li stati, 
che era cosa stupenda; che ordinata 
havea darli una porta de la cita, et 
mandava certo fidate donne cho l'nnn 
non sapea de l'altra fuori de la cita, 
facendo diraostratione andare per nec- 
ceasità ad cercare legne, et facea po- 
nere le lettere sotto certi arbori in 
terra coperte de scudelle et porta- 
vano risposta, che in quella scudelle 
trovavano, come havea ordinato cum 
el fratello. La pratica, come volse la 
contraria sorte, se scoperse et furono 
presi alcuni citadìni et morti iusticial- 
mentoT et oltramodo dolente fugitte 
per salvare la vita in casa de la clara 



130 

famiglia do' Bolognini et poi aodosenc 
ad Modena che era gravida de Pyi^ 
rho, quale habiamo de sopra nan-ato 
per il duodecimo figliuolo. Come lei 
fu giunta ad Modena, non come ti- 
mida donna et priva da alteza de ani- 
mo, ficripso da sua propria mano a 
la SanctitA del Papa non desistesse 
da r impresa per molto efficace ra- 
Boner ch« forza sarebbe a li inimici 
abandonare la terra, perchè non pò- 
teano più U citadini portare le loro 
iacture:et recomandólj el fratello d^ 
monatrandoli che più devoto e fìdele 
do lui naa potea in Bologna bavere. 
Lei poi doppo alquanto, pervenuta al 
termine de discaricarsi del nascoso fi- 
gliuolo, il quale partoritte et fu no- 
minato PjttIio, per il cui parto fu 
oppressa da tanta debilita corporea 
cum grande febbre che ne consequite 
la morte nel mille quattrocento sxviiiì, 
che cum optìma et sancta contritione 
de suoi peccati patientemente sostenne, 
quantunctia dicesse che piti contenta 



131 

sarebbe, ae prima havofise Bsntito che 
il fratello, il charo marito et li amici 
essere felici retornati in caea, dipoi 
che ella per sua opera non havea po- 
tato:' ma questo suo desiderio a la 
divina provideutia rocomandava. 

Moria duncha questa magnamina 
donna, fu cuni pietose laudo scpulta 
cum bonoreyole esequie dal modenese 
populo, nel quale esequie il reverendo 
Carolo di Boiardi episcopo de essa 
cita et il conte Brandulino cum gran- 
dissima carità se adoperarono, percliè 
a lei furono de spirituale affinità con- 
iuQcti, conciosia che li haveano le- 
vato dal sacro fonte il parturito fi- 
gliuolo. Questa morte cum singular 
merore dolse al marito, a li ligliuoli, 
al caro fratello Antoniogaliazo et non 
a Hercule, perchè già moUo facea 
ora morto de uno scontro di lanza. Et 
a tutti li amici dolse ancora, perdendo 
la speranza de retornare a la caris- 
sima patria; et ancora Martino poD- 
tefico maximo ne pianse, dicendo che 



una taota donna refnlgente de phau- 
>ta clarìtate come costei, dovea mo- 
rire ^& mai. 

Voi duncba donna ch« al Etato mi- 
litate o vero militare desiderate, spe- 
chiative in le opere prestante de la 
degna memoria de U valorosa donna 
iMntiTogUa, per felice gloria del no- 
stro Gynevero, che de la sua gratìa 
ombrerà li nostri disii. A li quali per 
dare più odore gTDOvero, narraremo 
nel snccedonte dire le illustre virtuto 
de Baptista da Montefeltro Malatesta, 
che fu di? benìvulentia coniuncta cura 
i?l valore de la aopra nominata Ioanna 
Ifontivoptia. 

II. De Baplitìa da Monleftllro di Utittesti. 

Guido terzo da Montefeltro, nobi- 
lissimo conto et de Urbino magnifica 
principe, fu dotato per munificentìa de' 
benigni cielì de una figliuola nominata 
Baptista, per le cui opere refulse de 
lucido splendore : la quale fu cara 




133 

consorte de Galeazo Malatcsta digois- 
simo principe di Pesaro. Questa donna 
duncha l'u formosa molto et hebbe 
gratia aaai de illustri et sancti co- 
stumi; fu catholica et do optima cou- 
soieatia et religione, et de prestante 
ingegno; fu da ornato et facondo e- 
loquio, materno et latino, in lo quale 
fu erudita per modo, che trabeva in 
admiratione qualuncha 1' audiva. Heb- 
be luculente oratione a la Cesarea 
Maieslà da Sigismondo et a' cardi- 
nali. Se lego do lei molti argomenti 
de' oomentarii do pliilosophia et de 
sacre questione de sumrai homini. 
Scripse anchora non poco de la con- 
ditione de la vita liumana et da la 
religione eruditamente. Fece una ora- 
tione a la felicissima memoria de papa 
Martino de casa Colorana in laude de 
la sua sanctita, et in coia,mendatioDe 
del proprio stato, la fjuale fu de tanto 
ornato et ciceroniano stile et senti- 
mento, che '1 prefato pontifice la di- 
gnitìcù de Bumme laude et celebri ti- 




toli, &CGndola degna de quanto lei àe- 
siderava. Compose cura egregio stile 
molte epÌEtolc, sonetti et cantilene 
morale, le quale a chi le legea et a chi 
le audiva donavano admiratione et di- 
lecto, non altrimente facesseno li com- 
posti versi de la romana Sempronia, 
quando volca, che fu in lettere latine 
et grece tanto docta, quanto altra se 
trovasse. Fu costei ancora donna iusta, 
clemente, pia et liberale in acti vir- 
tuosi. Quando li erano presentati qual- 
chi versi latini o vero vulgari in sua 
laude, era opportuno, so ben so haveese 
ilovuta spogliare di propri! paani , 
come inamorata de lo lettere, li usasse 
munifìcentia spesso. Era da molti ex- 
cellcnti ingegni do quel tempo visi- 
tata cum eloquente epistole et loro 
Uà lei. Non se curò mai in pompa del 
vestire , perche dicea da quella non 
procedoa la repotatìone, né la gloria 
né il bisogno de'subditi, se non da le 
proprie virtute; ma prendea dilecto 
in la pompa de bavere belli et ornati 




135 

libri, et de la compagnia da virtuose 
et honeate donne, et de la gloria del 
bon nome, Gubernava meglio il stato, 
per testimonio de nostri magiorì, che 
il marito ; per la qual cosa fu molto 
cara et in suraroa veneratioue a li sub- 
diti suoi. Hebbe una figliuola non 
maiicho bella et savia de lei, chiamata 
Elysabelha, maritata al signor Pietro 
ile Varano, Morto che fu el marito 
de questa pi'eclara Baptista, stette 
alquanti anni ho ne s ti sai inamente in 
stato viduile al mondo, incoronata de 
quatfo excellentie: beleza, pudicicia, 
modestia et doctrìna; poi se rencluse 
per più secura sanctitate viduile nel 
monasterìo de santa Clai'a de Urbi- 
no , dove sanctamente finite li suoi 
giorni; lassando di so dolce memoria, 
piena de exempH revorendi al vivere 
catholico et virtute sancte, che ornano 
cura splendore el nostro gentile Qy- 



12. Df Cleof» di Lapì da Cilena. 



Cleofc figliuola de LqiIotÌco de la 
clarìsEima prole di Lapi da Cesena, 
fa cara moglie del magnìfico Pietro 
di Genaro da Pesaro, habitante in ta 
cit& do Arimino, por longo tempo al 
consiglio di princìpi Malatesti. Questa 
donna, de quanto liabìamo de sua con- 
ditione possuto intendere, troTÌamo fu 
de tanto valore, che la generosità del 
suo sangue non fece poco radiante. 
La quale fu fonnosa asnì, prudente 
et docta, fu optìina musica de tenore 
et soprano et de contra, et sapea for^ 
mare le note del canto; gubernava 
uno sparviero et uno falcone egreigia- 
mente, et quilli ucellava non a modo 
di femina, ma de uno experto ucet- 
latore. Fu donna de convorsatìone le- 
pidissima et sempre cura grande fao- 
nestate; fu benigna et catholica; fu 
magnanima virago, come dimostra- 
re mo. 



13T 

Dobiamo duacha intondere, che es- 
sendo Azzo di Lapi homo magnìlìco, 
fratello de questa donna, al Cesena- 
tico porto mortalmente assalito da 
uno fiero marinaro venitiano, chiamato 
Marchetto, per darli morte, per certa 
inimicitia era infra loro, la donna ad 
fortuna se li trovò, in compagnia de 
la illustre matrona Violante Colonnese, 
moglie del principe Malatesta Novello 
de Cesena. Vedendo questa crudele 
invasione et V armo denudato coatra 
il fratello, subito depose la mansue- 
tudine feminea, acendendose de focoso 
animo et ardire; trasse per subita 
forza una portesana de le mane de 
uno che era al crudoUe insulto: et nel 
suo coro chiamando el nome de lesu in 
suo auxìlio, cnciosse centra el fiero ma- 
rinaro et il fratello strenuamente dife- 
se, per tal modo, che se '1 marinaro 
volse fugire la morte, li fu necessario 
getai'Se nel mare, et in una navicella 
recuperò la vita, llebbe costei ancora 
animo grande ad ogni hunorata im- 



138 

presa; quando li parea, sapca pòre d 
canto la rocha et scrivere bone let- 
lere do forma et de ornate parole. 
Hcbbe egm 1' agho virtuose mane; fu 
de la casa sua degna gubernatrice et 
bi' ni guani ente officiosa in li coniuDcti 
et amici, 

donna da essere celebrata cnm 
optìme laude, che almeno non consu- 
masti li tuoi anni intorno al fuoco 
cum la rocha, fuso, naspa et arcolaio 
dicendo male del proximo, overo fa- 
vole piene de pacia, sentimento et la- 
sivia, Cfjme molte legiere fano! Le 
quali poi , convenendoli fare qualche 
laudabile opera, manchano de spirto, 
de ing-^gno, de animo et do virtute, 
che poi conoscendo el loro defecto , 
ne suspirano, et talvolta, secundo lo 
accidente, ne chiamano la morte. 

Ultimamente, costei fu donna de 
tanto ornamento, che lo episcopo E- 
gidio de Arimino et Seneca de la Mai'- 
ca et molti altri poeti et oratori la 
celebrarono cura epj-taphii eloquenti»- 




ctore in ArimtBO, dorè od tcaplo M 
divu CatluUo, in T 



I 



e testo degaa de pei^ 



bri. teste et triuflM Mwr Mciiiw U 
ma TìrtotA grande. 

13. Ot PmU —ttMcaint et flwr/<(>fc 

Lflft flirt n n ftf Iwmìiti !* ^aw^iiff** do' Ooi^ 
teglia, «e po6 fir» Tahre Mie giorie 
cM óelo ocntentere d« ewers itete 
nm^ iimiii ululali» boMinte <fe la ex- 
eeOeatia de ina Axuka, qoaato de aJtim 



se poma reqwiwre : the ut Paak, di- 
iMta AgUwla de lUaloU di Peaaro, 



t piiaeìpe, «t eo— a rt e dri 

fllnriain TiiinauffinrnTii iln nnnnighi. 





certameate de molto splendore. Qiiei 
duncha excel lentiBsima donna fu do 
delissima fonD.i, de gratioso a.specto 
et reverendo, eloquentiasiiua, benigna 
molto a piccoli et a* grandi et de 
qaaluncha stato; fu caritevole et ele- 
mosinante molto, consolatrice de li 
aflicti, inimica de la avaricia radice 
do tutti i mali ; fu gratìssima a li po- 
puli suoi: il ano consìglio fu pruden- 
tissimo et estimato non solo dal pro- 
prio stato, ma da li alieni ; fu affabile 
et liberale in l' audientia, dicendo lei 
non solamente a so istossa, ma a 
tutta la republica del proximo essere 
nata, di che il prìncipe marchese suo 
manto ne iubilava. Hehbo sei figliuoli, 
quattro maschii et due femine. *n 
prìmo chiamato Lodovico, che sucesse 
primogenito nel stato. Il seoundo 
fu Carolo, che fu signore do Viadana 
et de altre castrile in Cremonese, et 
no r arme fu valoroso duca. Il terzo 
fa Joanne Lucido, il ijuale per poca 
gratia de natura fu difomo, di che 



d 



^ 



poco visse dopo la morte del patre. 
Il quarto figliuolo fu Alexandre, el 
quale anchora luì essendo deforme 
molto et de optima conscientia, non 
pocu se dette a la conversatione Aa 
religiosi de sancto Dominico ot de 
altri devoti religiosi; dominde Canedo 
et altre castelle di Bressana : il quale, 
Bensa figliuoli morendo, il marchesa 
Ludovico suo fratello hereditù il stato 
de questo castelle. La prima figliuola 
hebbe nome Margarita, dispoasata al 
gentilissimo marchese Leonello esten- 
se. La secunda figliuola hebbe nome 
Cecilia, la quale essendo per futuro 
parole desponsata al primo duca de 
Urbino et lui vivendo, ella, per iii- 
spiratione divina de più eecuramento 
salvare la sua anima, se fece monacha 
de sancta Clara et in quella sancta 
vita terminò li suoi giorni. 

Fu questa Paula fondatrice in laude 
de r Omnipotente principe de alquanti 
monasteri de monache do sanctissiraa 
vita de santa Clara: et tutti li altri 



monasteri de Maotua et, del Mantuano, ] 
de homini et de donne, ad vera et ad 
sancta observantia fece, privando 
coDTcntu&li , come ancora a quisti 
tempi ad suo felice nome se observa, 
di che le mantuane parte di devotione 
splendono. 

Questa di gn issi ma donna de spo- 
etata virtù divenne ne la sua belis- 
sima gJOTentude in gobosìtate: per il 
cba pare, secundo el iudicio de alcuni, 
cMe la posterità de lei ancora ne senta. 
Fu opressa de mali de fianchi et de 
podagre et do altri varii morbi, in 
forma cbe le mane non se potea po- 
nere a la bocha; et lei pacìentissìma 
l'alto Dio de ogni cosa rengrotiando, 
come de Jesu Christo fidelissima mar- 
tire. Per sua devotione se fece fare 
uno loco presso il fabricato monastero 
de sancta Clara in Mantua, dove come 
lìdelo cristiana finitte la sua sancta 
vita, doppo la morte del marito de 
quattro anni, havendo lei de la sua 
etate compito anni sexanta. ì'ev questa 



143 

BUE religiosa vita et sancta fine fu 
predicata per beata et sancta, come 
per molti se vede, esaondo albera re- 
copdato cum pietose voce et affectio- 
nate parale le sue spirituale magnì- 
ficentie, la charità grande dimostrata 
a li suoi subditi, le elemosine, li doni 
in le persone virtuose et costumate, 
lì deiunii, le abstinentie, li officu, le 
oratione usate da lei et la singular 
patientia de le sue inflrmitate, che 
chi audiva i^ueste divino virtuto, in- 
sieme cura chi le recordava per dol- 
ceza de core, cum le mane giunte 
benediceano la felice anima de tanta 
donna. 

Certo se questa sanctissima donna 
fusse stata al tempo del divo Hiero- 
nymo, non manco da la sua celeste 
cloquentia sarebbe celebrata la sua 
nobilitate, escellentia et virtute, che 
fusse Paula alarissima romana , fi- 
gliuola de Paulo, del sangue del greco 
principe Agamenon, et de la sua con- 
sorte Btasillu,do la stirpe dì Scipioni 



144 
et di Grachì, et moglie de Tosatio 
do la casa Julia. Et voi duncha, il- 
lustre donne, che tanto nel fasto et 
pompa del mondo viveti, non sdegnate 
contemplare la virtù de tanto splen- 
dore che fu in Paula Gonzagha , la 
quale mai noi fiora de la sua bcleza, 
ne il splendore et suavità del stato, 
abandonò do Dio il timore, conside- 
rando la mortai fine, et mai manclide 
de clementia et charyta al proximo, 
che cosi lei dicea essere a questo de- 
bito nata. Certi sai ma menta de la vir- 
tute et beati costumi de tanta donna 
la marchionissa Todeeca sua nera, 
consorte del suo primogenito, fu vera 
imitatrice, in gloria del sexo femìneo; 
come secundo la exit ita del nostro 
ingegno sinceramente explicaremo. Per 
il che, come fono 1Ì angeli ìn cielo, 
le humane monte de tanta degna ot 
suavo memoria ne pigliano coneola- 
tione, corno precipuamente ancora a 
mi paro vedere jubìlaro il nostro Gy- 
nevero, come vaghe fronde da suave 
nura nel tempo estivo. 



]4. Da Barbara Tedesca 
tiouRSla Uarebioaisia dì Manlaa. 



Cam casta laude dunque se debite 
sapere, che Barbara Tedesca, consorte 
de Lodovico Gonzagha , felicissimo 
marchese de Mantua, nata delio il- 
lustre marchese Joanne di Brondin- 
borgho do Alamania et del eh ristiano 
imperio dignissirao electore, quando 
questa preclara donna venne ad ma- 
rito, furono celebrate le nuptio cura 
tanta gloria, triumpho, liberalità et 
abundantia, quante altre de alcuna 
fortunata donna se possa rocordaro, 
quando lei cum augusta liberalità molti 
egregi! doni a signori, a conti, a ca- 
valieri, a doctori, a gi-atilh omini ot 
a nobile donno et a lochi pii et de- 
voti. Fu donna bella, biancha, man- 
sueta et de venerando aspecto, cum 
ochii neri do gravita grande; hebbo 
prestante ingegno ad ogni cosa; il 
parlare suo era savio, raro, prudente 



146 
6t benigno; fu conti nentÌBsi ma, pttj 
charjtativa; volontiera ee interpo- 
neva, non perdonando a fatica, inge- 
nuamente infra li suol cittadini, dove 
era scditione, discordia, poro pace, 
concordia et unione. Hobbe animo ge- 
neroso, non solo al gorerno de la 
splendida corte familiare; cbé cum 
singular ordine et gratia gubernd 
su ella; ma al stato non fu de poco 
fructo et fomento, Mai volse eogno- 
acere avaritia, do la quale fu sempre 
pessima inimica, pei-chó lei dicea che 
chi se ciba de avaritia, se notriva in 
corpo e in r anima mortai veneno. 
Tenea corte de donne et da donzello 
nobile, costumate et pudiche, le quale 
insieme cum lei se diportavano cam 
honcsti eserciti! et piaceri, come fus- 
sono state in una religione. Visitava 
li templi et lochi devoti cura oblationc, 
incensi et fochi, ad revcrentìa de l'alta 
niaieatà divina. So crede che '1 terzo 
de le sue latrate dispensava a li po- 
veri de Dio, et in maritare donzelle. 





Dava di se a li aubditì optimo esem- 
plo. Orava la pietà de Dio, cum divini 
officii et dejunii, che justamente se 
poteBse gubernare. Fu non manco bo- 
uigaa et affabile, che liberahssima de 
audientia. Alcuno mai se parti'a dal 
suo coDSpecto mai contento. Se ha- 
veano torto de quello adi mandavano, 
overo orano incusati, li confortava per 
tal forma, cum optJme rosone, che da 
lei patienti se partivano. Era tanto 
humana et tanto estimava le creature 
et specialmente le lioneste et "virtuose 
et de boni costumi (ancora che povere 
fuBseno) che non potea patire le Bu- 
rnisse reverentie che loro li faceano; et 
non 8i presto vedea le persone chinarse 
in honore de lei, che subito lì andava 
centro per levarle et non voleva au- 
dire alcuno cum el capo scoperto ne la 
sua grata audientia, prendendo spesso 
or questo or quello per mano, perché 
lei dicea, ben che per dono de Dìo 
fnsse superiore a tal persone, ogni 
homo ossore faeti de una massia de 



148 

carne, et in polvere convenire tornare. ' 
Ultimamente , uno fanciulo lì havo- 
rebbo parlato. 

Vi Tea cum grandissima sobrietà et 
cibandose era una proatantia a vedere. 
Havea dolcissimo piacere quando ve- 
dea una bella donna che honesta fusse; 
così se astomachava, quando sentiva 
era impudica, dicendo; < Oh quanto 
è speciosa cosa, che la beleza de la 
donna sia in corpo casto et pudico, 
che e come una orientale perla legata 
in auro I Così quando sia ìn corpo tn- 
pudico, è proprio come una gomma 
nel naso de una porcha. Et le misero 
non co^noscono tanto dono de natura 
ila Dio concesso, che '1 suo fedissimo 
et lordo cft'ecto non so debba sapere: 
et non pensano che la evangelica sen- 
tentia dice, che nulla cosa 6 tanto ocul- 
ta, che una volta non venga in luce! » 
Veramente eredo che questa religiosa 
donna ìn se de A-lamania tutta la gloria 
et felicità portasse, per dare più splen- 
dore a la nostra Italia. 



149 

Generò felicemente dicci figliuoli, 
cinqao femine et altri tanti mascliii. 
Il primogenito fu Federico, che su- 
ccBse nel marchionato stato; il secondo, 
Joannefran Cesco ; il terzo, Francesco, 
quale fu folicissimo cardinale, et de la 
citate nostra per la sancta romana 
ecclesia moritte reverendissimo le- 
gato; il quarto, Rodulpho, degno duca 
à' arme; il quinto, Lodovico, reveren- 
dissimo et liberale presule de Mantua. 
La prima figliuola fu Susanoa meri- 
tamente instituita do tal nomo , dc- 
sponsata al conte Galoazomaria pri- 
mogenito de Francesco Sphorza, invi- 
ctìssimo duca de Milano: la quale es- 
sendo divenuta gibosa, se reacluse nel 
monastero de sancta Paula. La se- 
cunda SgLìuola fu T>orothea molto bel- 
la, che in loco de Susanna fu despon- 
sata al prefato conte Galooazomarìa 
che fu duca de Milano, la quale mo- 
ritte; la terza figliuola Cicilia, quale 
nel terzo ordine monacba se fece, la 
quarta figliuola Barbara, per il ma- 



150 

temo nome, suuìiatftd dami 
ia V«rtiiiilMnli; la quii 

Pula, slUmeate ia Alsiawiia i 
tata al conte de Gurìcia. Da questi 
digaissimi figliuoli fu amala tìt rcve- 
rita sempre, li quali, per opera de lei, 
da lo illustrissimo marcbexe suo ge- 
nitore furono nel testamento honora- 
tamente do stato et de reputatione 
tractati. Visse lei tri anni doppo la 
morte del signore marchese suo mari- 
to, cum grande roputatione et utile al 
stato; et havendo anni cinquanta et 
nove de la sua etate, lassò la dolente 
vita. Fu pianta cum puUiche laclirjmo 
et gran mcrore et mestitia per li Ct- 
tadini, et specialmente da li cari fi- 
glioli ; et non solo honorata da li hu- 
mani lionori, ma exaitata cum li di- 
vini, facendoglie ad ogni 1m\) potere 
illustre cxequio, come a matre, che in 
fra l'altre de mirabile et ingenita da- 
rita et virtute, refulse de gloria et 
de clementia. 

Oh Jonne che sotta la grande vu- 



n 



151 

stra fortuna lassivando vivete, ohe non 
curate, a laude do Dio et ad gloria 
del mondo, lassare de voi commen- 
dabile fama , come ha facto la exce- 
lentissima donna, che net preclaro vi- 
vere ne insegna; et credete poi pos- 
sedere el regno del cielo ! Non curate, 
se non come de vile ancìle, per il ia- 
8to della vostra fortuna et grandi ri- 
che£e, la bontate et virtuta delle ho- 
neste donne ornate de gentili costami, 
carente di stato et di fortuna, quale 
gentile non appellate, né degne de 
voi. Ob sciocha estìmatione et vano 
argomentare, che non pensate che voi, 
come loro, essere subìette a la mortai 
. Et quelle donne che sono honeste, vir- 
tuose et de costumi prestanti, sono 
meritamente por vera lego egregie et 
degne de illustri titoli; come in que- 
sta vita etternamente se ha cum dolce 
gratia vendicato la felicissima Barbara 
ogni beato titolo ad contento et gloria 
de la cita de Dio; et a dolceza et or- 
namento del nostro felicissimo Gyne- 



vero, cbe a la citA nostra rendo t 
xuaré odoro, angamentarft inteudendo 
le felice conditione furono in Constan- 
IÌ8 Gonzaga ia la seguente forma. 

ìS. Da ConlaBllt Stroit da Boniaiht. 



Non possiamo ancora per Tenti ta- 
cere, in au^nmento de la clarita del 
nome Gonzaga, per le narrate escel- 
lentie de Paula et de Barbara matrone 
illustre, che noi non agiungiamo a quel- 
le cum publjca laude la degna con- 
sorte già del magnanimo Francesco 
Gonzagba, prestantissimo duca d'ar- 
me et signore de Nuvolara. Questa 
donna dunqno refulgente in fra 1' al- 
tre de generosità de sangue, fu chia- 
mata al sacro fonte Constantia figlia 
del magnifico cavaliero aurato et o- 
ratore preclaro Nicolao Stroza. Lei 
fu bellissima et de costumi prestanti. 
Uebbe animo molto generoso, elevato 
sempre ad cose excelse , degne de 
gloria; l'andare et il stare suo fu cuin 




153 

maicstà grande; et hebbe occhi belli, 
quali girava et levava cum gravità 
reverenda. Il parlare dolce, suave et 
prudente et non degenerante a la fa- 
cuniiia paterna ; et non tal virtù per 
troppo studio aquisita, ma per special 
dono da Dio, che chi l'audiva et suoi 
legiadri gesti vedea, ile consolatione 
occupato restava. Quando ne venne a 
le nuptie matrimoniale, essendo cum 
el richo bocentoro adcompagnata dal 
principe duca Borao estense et da 
sua duca! comitiva, in ringratiare la 
sua alteza de tanta humanità et pi- 
gliare Ucentia, li fece la prestante 
donna luculcnte oratìone, per la quale 
esso duca et tutta la illustre compa- 
gnia admirundi judicarono che mai 
sentirono sposa de più dolce et elo- 
quente parole. Fu pudiciBsìiua et ol>- 
servante l'honore et gratia del ma- 
goifioo consorte, et non cum mancho 
dilectìune, che facesse lulia al caro ma- 
rito Pompeo. Oh virtù preclara et de 
molta honorihcentia al mondo et grata 



154 

al aammo Opifice ! Pn benigas, M^^ 
tativs in visitare rinfirmì et lì albft- 
nati, confortando^ com dolce panile, 
cam roba et cam denari, et non sde- 
gnando cnm la propria persona de 
richi drappi vestita famaUuii. Hono- 
ròe sempre gì' homini virtooai, se 
l>ene fasseao hnmilniente nati, dicendo 
ciie se la virtù non dedìgnava in rile 
corpo habitare, ancora lei non volea 
Bdi-gnare renderli honore; di che ti 
porgeva de' suoi soffragli, come libe- 
rale et pietosa donna. Fa, come de 
reli^ne piena, precipua edificatrice 
in la sua terra de Navolara del Mo- 
nastero de la sancta religione de ob- 
serrantia carmelita de Maria beatis- 
sima rei^ne, per essere lei devota 
a tanta religiosa vita; di che la terra 
et il paese de tanto devoto tempio se 
pono chiamare contenti. Li suoi habiti 
et portamenti non furono mai lasivi, ma 
magnifici et de honesta pompa. Ten- 
ne, secundo e1 euo bonoraado stato 
corte do pudiche et virtuose donne et 



I 



155 

donzelle, mantenendole sempre ad con- 
gruo tempo in virtuosi exercitii, come 
una Minerva, qualo legiamo essere 
stata prima inventrice de li exercitii 
muliebri. Per il che questa valorosa 
donna è stata inventrice, per sutilita 
del suo ingegno et virtuose mane, ef- 
figiare de auro, de argento et di seta, 
cum opera d* aglio , prati de diversi 
fiori et vaghe herbette et boschi de 
vani albori, cum animali dentro re- 
levati, come naturali; cosa de ingente 
laude et dilecto a vedere. Onde non 
è manco degna de tal lavoro essere 
da egregi! acriptori celebrata, che la 
greca Panfila per essere stala inven- 
trice filare el bambaco et quello tes- 
sere poi, et Gaia Cirila romana, cara 
sposa del prischo Tarquino re dei Ro- 
mani, la quale per fugire l'otio (quan- 
tunque possedesse fehcemente ci regio 
stalo) fu inventrice filar la lana et 
farne panni. 

Prendca ancora questa donna dilecto 
et piacere cnm li ilocti ingegni certai-o 




de Iettare, de le quale en amu- 
tissima. Legea cnm dolceza le hìstorie 
spirituale et gentile, et de quelle ad 
memoria mandava, come memorabQe 
et vagha de le mtiBe de li illustri 
poeti; di che non se potea lei de 
molte hjstone temptare, non lliaTesse 
a memoria. Argoìa, respondea et con- 
futava, et de li effècti de comani stati 
del mondo, a li quali harea non poco 
confonne l' animo et l' ingegno. La 
sua famiglia gubernò cnm grandissimo 
ordine et religione et cum honorifi- 
centia et abundatia. Hebbe cinque for- 
mosi et omatissimì figliuoli a lei obe- 
■lientissimi. Uno mascliio uominato. 
Zampetro conte et cavaliero et valo- 
roso duca d'arme, et quatro filmine 
de singular venustate, altamente ma- 
ritate, il nome de le quale si e Hj[>- 
polita, Lucretia, Alouisa et Alexandra. 
Visse alcun tempo doppo la fine del 
magnitico marito in stato viduUe cum 
singulare honestatc, pudicitia et splen- 
dure; ma come spesso accade, cbe a 



4 




le grande donne crescie inopinate oc- 
cupalione cum soUcitudine per la pri- 
vatione di mariti, ot per stare lei ren- 
clusa et inusitata quieto de la per- 
sona, fu assalita da morbosi humori 
che li parturirono certo fluxo splene- 
tico et epatico, del quale fu liberata 
per phjaico argomento. Fu poi doppo 
non molto, credo, non mancandoli lì 
mentali affanni, de flore et de dolori 
renali, cum materie harenose ot lapi- 
dee, fu aspramente Tesata, che Li ul- 
cerarono le rene et li rognoni in modo 
finitte la sua tormentata vita. Quale 
cum grandissima toleranza et virtute 
sostenne, ringratiando sempre cum be- 
nigne parole ot voce pia l'omn ipotonie 
principe. Fu Toramonte in queste e- 
gritudine crudele et lunghe pacientis- 
sima, come ora nel tempo da la va- 
Utudine in le cose advei-se et ne lo 
secunde temperata. Finalmente fu vera 
constantia de ogni virtute et dar! 
costumi, che meritamente tale felice 
nome possedette : come ancora la fui- 



158 
TÌda (amA ne rive et Tiierà sempra 
nel nome de CouUatù. Co« am 
questa etterna grati* easendo in eV- 
Ut« senile passò de qnesta rita ad 
possedere Le celeste sede fra l'altre 
illustre et dire matrone ad ^ria de 
la Stroia et Gonzaga sterpe, et ad iip 
telUgentia del nostro olente et sapien- 
tiseimo Gjaerero, al qaale per piti 
odore piangeremo la gnude magni- 
ficentia et probitate de la figliuola 
del conte de Foia, in La in&ascrìpta 
Torma. 



16. De Ilaria fliUuola tStl conti <l» Foli 

Maria fa nobiliesima figliuola de 
Carolo illustre cont« de Foia, che in 
latina lingaa dice de fuso: et la matre 
fa figlia de circumspecto re de Navara, 
et fu prima coniuncta de GniUelnio 
tnctjto marchese de Monferato. Questa 
reale donna fu de tanta virtute et 
excellentia et cortesia, che non poco 
splendore rofalse al suo preclaro ori- 





gine. Fu ie corpo bellìsaìma et orna- 
tissima de generosi costumi , virtate 
et bontate; fii piena de religione et 
sanctimonia: et, come docta, era vaga 
de le spirituale doctriae. Fu humana, 
benigna, clemente et liberale, 
laato effecto et esemplo de excelionte 
vita, che altro che ho nori fi centi ss ima- 
mente pur tutta Pranza dì lei ao par- 
lava; onde il suo nome divenne ful- 
vido et radiante de perpetua claritate 
fin a li giorni nostri. la ogai efTecto 
lei, purché le forze fusseno state al 
prestante suo ingegno corrispondente, 
era liberale cum tale benignità et dol- 
cezza, che altri li devenia cum fede 
perpetuo servo, ad esporre la propria 
vita per lei et per il stio stato. Usava 
essa molta parsimonia noi vivere suo, 
por potere donare per Dio a li poveri 
naendicauti et pudibondi. Questa vir- 
tute sanctissima usOe cos'i quando ora 
damisella, come maritata. Il conver- 
sare suo cum r altre donne per sua 
felice Immanità non dimostrava phasto 




né grandesa, per essere figliuola se- 
condo la aetate. 

Quanto lei se partì de Guascogna, 
suo natalo sito, por venire in Italia 
al marito, fu adcompagnata cum sia- 
gular pompa et specioso triumpho. 
Ma non se parti senza piauti et cla- 
mori de'suoi populi et specialmente 
di poveri, L quali dolendosi in questa 
foiTna ; < Oh miseri noi, orbati del 
nostro sufIVagio et patrocinio! Chi ne 
aiuterà in lo nostre necessitate? Oh 
Maria , dama bella , unica nostra 
speranEa, tu ne vai, lassando noi in 
relieta navel Quanto sono U nostri 
dolenti animi per la tua partìtal Oh 
Italia, spoliatrice del nostro thesauro, 
lien te poi chiamare felice, bavere 
tanto ornamento 1 Quanto invidia et 
odio te portamo I » Et de molte altre 
simile parole diceano, pione de amore, 
che era compassiono et dolceza audìro, 

Or venuta la pianta donna in Italia, 
et celebrate cum grandissima gloria 
le nuptic in Alba, et dovendose partire 



ti suoi, che l' liavenno adcoin pognata 
al marito p«r retoniarserie 3<l can 
loi-o, li quali furoQo meglio do qua- 
trocento infra signori et gentilhomini. 
scuderi et ultra minuta gente, cum 
bellissimi cavali et fkìerati ricliAment^;, 
mossa k'i da l'ardore de la soa usata 
liberalità, dondi' a tutti, da! minimo 
al magìore, et disti-ibnitte ia&a loro 
sue argentarle «t gemme et cose priv 
ciose, dando a ciascuno poco et as- 
sai, secundo la qualilft et grado de la 
persona; ot tanto donùe, cho non li 
restando altra cosa da donare, ruppe 
cnm grandissima magni&centia alquan- 
to sue catheue picola et grande de auro 
fino, le quale aeco havea portate, et 
uno pecio inunitìoò ciascuno , fin al 
minimo servo et pagìo da stala; do 
la quale muniflcentia ancora in Mon- 
forato et in Frnnza cura dolce memo- 
ria di questa magnifica donna se pat^ 
la, et parlarassi sempre nel paese de 
Monferrato. Se vendicò non manco 
gratlosa et aettoraa lama che se ha- 



I patria, perdiè 8e'^ 
mostrò beoigaa, grmtìou et lilierala ' 
« cittscuoo, et |irerìpoitm«nt« a li pò- | 
veri, a li quali se (&ceii procuratri< 
et advDcata, pigliando U protectjond ' 
loro , auxiliandoli non meno do 
roba che del favure. La quale virlute 
et magni Gcentia lanlo b dobiamo più 
lampegìante indicare, quanto rara in 
donne se vede, perché la tenacità et 
avaritia non solo gli è ^migliare , 
ma innata e de propria natura cum 
et picolo animo. 

Quando ancora cavalcava ella per lu I 
paese, come spesso era consueta, et cliu , 
li fusBO Htato porto supplicatione per ] 
alcuna povera persona, la tenea de 
routiono in la lilieralo mano, overo | 
<]uella so ponea nel casto seno, mai 
lassandola fino non havesse facto pro- 
risione u dcliberatìone per la occo- 
rentia del supplicante. vii-tù pietosa 
et discreta de costei, r]uanto fìa i\e~ 
gna de perpetua laude! Che li piaceri 
et raorbi(k'2a del l'ìcho ^tato non la 



163 

fac^a obUta ilei bisogni» di subditi, 
come feno alcuue, tanti) dedite a le 
voluptate et piaceri, che non curano 
nO estimano lì sìuiatri altrui, et senza 
pictado regono IÌ suoi popuU. 

Tenea questa pientiasima donna in 
sua compagnia corte de dizotte gen- 
til donne de egregie famiglie, ultra 
lo deputato servente a li serviti exer- 
citii; et cum tanta dolccza, modestia 
ót carità verso tutte se diportava, che 
mai alcuna de loro li audite: una re- 
prensibile parola. Fu de tanta pru- 
dentia et ingegno, che mai alcuna de 
loro possette comprehender© quale fus- 
se a lei pia chara, tanta equalita verso 
ciascuna servava. 

Visse al charo marittì tre anni et 
hebbe due figliuole, de le quale la 
prìina fu copulata al marchese Lodo- 
vico de Saluclo. Nel parto de la secun- 
da passo de questa vita iu l' altra, corno 
de molto tempo avanti li fo prono- 
sticato. Questa morte, do tanta iactura 
al stato et a lì populi, fu de non pi>ci> 




mefure et meritamrnto pianta da la 
Ultutre marito, et da tutti li aubditi, 
Cttm eingulsr pietate. Pregiamo dan- 
cha Dio, come lei visse ia questa ter- 
rena vita gloriosamente, La possjamo, 
cum girlanda del felice GineTero, ne 
r eterna glorificata vedere, a paro a 
paro cum AgDola da Nugarola, per 
merito d<r lo sue illustre virtute. Quale 
in questo modo sefjuendo, faciamo me- 
moria. 



17, Da Aiiìota da Huiarolà 
dal conte Antonio lìgnor dt Arot 



Agnola figliuola del conto Antonio 
da Nugarola, famiglia in Verona per 
untiquitA, per nome et per gloria de 
TÌrtat« clarissima, refuisc de tanto 
splendore poetico, che non nutrita del 
nostro italico lacte, ma proprio de] 
castalio parse. Fu cara moglie del ma- 
gnifico conte Antonio signor de Ar- 
cho. Fu donna formosa, biancba de 
carne et venusta, et occhi non troppo 



165 

neri. Li denti havea come avolio. Fu 
hamano, putlica et dù custumi reve- 
rendi et de dolce eloquio adcompa- 
gnato sempre cura morali exempli, che 
chi r audiva ne pigliava molta conso- 
latione. Fu docta cum egregia ela- 
quentia poetica, et in li hum^inì stu- 
dii; et quiìlì non poco da lei furono 
honorati, per modo che presso li poeti 
de quel tempo fu ÌI suo nome non 
manco celebre che divo, Fece alcune 
egloge, cum tanta arte et doctrina, 
che fu arbitrato non fusseno de manco 
pretio che '1 verso elyconio et molti 
altri versi, scripti per Cornìficia di- 
gnissima de memoria, intelligente de 
la sacre scripture et discipline et de 
arte poetica, al tempo del sanctissimu 
Hieronjmo, secundo lui scrivo che fu- 
rono in alto et caro valore. 

Fu ancora questa Agnola , presso 
tanta sua virtuto, de la sua nobilia- 
sima famiglia optima gubernatrice, 
cura prestante ordine et oroaniento. 
Se conservò sempre, coma donna ppu- 



166 
denU, cum le sao iustìssime i 
epleadida et liberale infra li dao ex- 
tremi de la prodigalità et avaricia, «t 
specialmente cura U suoi tÌcuiL Fu 
clemente, devota et carit«volo; sem- 
pre cum grandisdma modestia, tem- 
perantta et pudìcitìa t» mant«aRe ne 
la gratia del magnifico marito. Fu 
molto dilecta dal suo populo al qnale 
sempre administrft juEtitia, clemen- 
tia et pietate; in ogni stato sem- 
pre religiosamente visse. Essendo Te- 
nato il tempo de pervenire a quella, 
ctie e terminatrice do tutti li EocuLnri 
afiknni, de cornane egrìtudiae linile li 
suoi illustri giorni, lassando do lo eae 
virtù preclara, benigna et eterna fama, 
per beatamente adcompagnare la glo- 
ria del nostro felicitaimo G^evero, 
insieme cum la infrascrìpta fama de 
una altra singular donna de la st}Tpo 
Nugarola, come virtuosamente inteso 
fia. 



Ì8 Da Ganerera 
coniorle d«l conte Brunoro da Gamban. 



Ginevera, consorte del circumspecto 
et felice conte Branoro da Gambara, 
fu figliuola de Leonardo da Nugapola 
veronese, splendidissimo conte, et de 
Bianca Bonromea, donna de grandie- 
sima claritate. A li quali genitori que- 
sta figlia Genevera per suo vlrtute 
Fulsc molto lume, et a lei gratiosa et 
cttema Eama. Fu dona bella, savia, 
prudente et benigna, religiosa, devota, 
grata et liberale; et sopra l'altre ex- 
cellentje de vintute fU molt^ affabile 
in recogliere altrui: che mai in quilli 
tempi fu cognosciuta donna in simili 
acti et maniere tanto benigna, et tu 
rendere honoro a quilli, i quali la lio- 
noravano; che ella lo facea cum tanta 
maiesta de reverentia et lieta fronte, 
che era una sanctità a vedere. Non 
facea come fano alcune indisci-ettfi 
donno, o per viltà de costumi, per ('S- 



sere male natrite, cbe quando àKri 
le salata et ùaaìi hoDore et rerereii- 
tia, pare li sia de uno sterco àula per 
incenso sotto il naso; overo sono tante 
altiere de la loro gloria rana, che non 
degnano altrui. Fa costei erudita sotto 
la disciplina de molti famoEÌ et elo- 
quentiseimi homini, di che lei divenne 
ai disciplinata, che fu de gravissima 
et singular facundia, come ost^ndeno 
le sue luculente epistole et oratioue. 
Il parlar sao fu sempre modesto et 
magnifico, lì gesti snoi furono ossi- 
gnati, et il stare et l'andare fii cum 
assai prestantia et splendore ; li ha- 
biti suoi furono pudichl et cum ido- 
nea pompa et senza lasivia: che se 
Claudia Quinta romana fusse slata co- 
me costei temperata ne li suoi legia- 
dri portamenti et polìteze, né tanto 
curiosa del splendore de sua vagheza, 
non se ne sarebbe de lei mormorato 
essere men che pudica et casta. Quan- 
tuncha che nel tempo de la secunriu 
guerra Africana, essendo consoli Mar- 



co Cornelio et Publio Sempronio, di- 
mostrasse lei essere sempre stata pu- 
dica, tirando la matro de li dei ne la 
nave sola cum uno cingulo dove volse, 
che la forza de la moltitudine degli 
homini mai posetto fare. Di che la 
opinione et mormoramento habiuto de 
olla men che servata pudicitia se re- 
volse in grandissima laude. 

Fu questa Gynevera, come pudica et 
casta, de la matrimonialo fode obser- 
vatrice. Infra lei ed il signor suo con- 
sola fu sancta dilectione; et special- 
mente ella tanto lui castamente l' a- 
móe, per la honostissime et fervunto 
fiamme del coniugale amore, che ogni 
male de lei, quantuncha grande, hu- 
verebbe cum patientia portato, ex- 
cepto quando Io vedea nel caro ma- 
rito, che quasi de alfantio non moria; 
perche, afflrmando cura pai'ole, dicoa 
che più avea caro la valitudine del 
marito ohe la propria. Per la qual 
cosa se iudìcava, so ella veduta havesse 
la fiuo del marito non havrehbe doppo 




lui voluta vivere; pensando non hs- ' 

i liabiuto contento, se bave- 
rebbe data la morte, et noa cnm man- 
I che lacesse Portio, dglia de 
Marco Cato, qoando senti per ven- 
detta di Cesare moriiìnte essere morto 
Decio Bruto suo marito. Lei ancora 
non fu manco tenera de 1' honore et 
fama del marito, che fusae de quello 
ì cum rosone iudlcaro Emi- 
lia Terza, illustre eposa del primo Af- 
fricano, che tanto lei refulse de lu- 
cido splendore, per conservare la lio- 
iioratn fama de ia memoria del stre- 
nuo marito. Conservò ne la magnifica 
famiglia de la casa del prefato ma- 
rito uno amore, una pace ot una tran- 
'(uìlitate, cho fin al cielo ne iubilava, 
come per heredita beata fin ad nostri 
tempi, ad trìumplio del Oumbaro no- 
me, se vede, ode, sente et gusta. Fu 
ella ancora ne li suoi subditi molto 
bumana; pigliava piacere gratificare 
quilli et concordare lo loro dllferentie, 
quando nascevano. Visitava per ca- 





I 



ritd li ioferinl, et qaali cura ; 
et quali cum doni confortava ciiru bel- 
lo, mansuetto et gratioso aspecto et 
de grate et ornate parole: et ilove 
pocLedea la rasone Pt il bisogno , 
era familiare, dolco, huniana et pia, 
et Et benigna a li suoi, che dire se 
putea loro compagna, sorella, et non 
madonna ; spesse volte accadendo , 
disse che li savi! homint et donne 
doveano fugira la ambitione presso 
el vulgo, ma forzare se doveano pia- 
cere et essere grati a quilli che me- 
ritamente erano laudati 

Oh che pili singoiar virtù se po- 
trebbe trovare in una illustro, alta et 
prudentissima donna ? Sarebbe an- 
cora lungo volere ogni cosa de 1' in- 
gegno et integriti d« la mente de 
costei esplicare. Fu ancora, in ogni 
tempo et fortuna, olltciosa in U amici; 
non sdegnò mai, anzi cum grande a- 
more et huniilìtà auscullava li povei-i. 
Fu grata et memoranda di recevutJ 
scrvitij, et constante cum iustitia nel 



172 

suo sancto proposito, per moAo eìie ' 
invano s'afatìcava chi cercava remo- 
vet'la da quello. Fu focunda de bel- 
liasiniì et illustri figliuoli, por li qaalì 
a sé istcssa ha dato, per loro virtutti 
glorie et magnificenti e, uno oruatuento 
ot UDO fulgore de benigna fama, che 
non solaiiienU' la regione Bresana, tua 
tutta Italia se ne gloria et exulta de 
tunti figliuoli. 

Questa felicissima donna, florenta 
de inimortal gloria, finìtte li suoi gior- 
ni in giovenile etate. Di che fu eum 
grandissimo mcrora da picoli et grandi 
bonorata de molte lachrjrme et sepuita 
cum pomposo exequio, come donna de 
molto splendore et do non manco glo- 
ria, che fUBse la vergene sua sorella, 
che nel succedente dire narreremo, al 
magi or ornamento del nostro odo- 
rifero G,ynevcro, che cum tanta dol- 
ccEa et liberalità spande li suoi rami 
charichì de' desiderati fìructi, quali de 
odore augumentano per la pudica et 
sancta fama de la illusiff memoria 



de Oj-nevera da Gambara, che fldel- 
mento mentuamo infra le donne dare. 
E ta dunque, da Gambara folicisaima 
prole, dol noma do tanta donna de 
meritata laude ringratiando il cielo, 
gaudi, triumpha, iubila, canta et fa 
festa, come facio io curo lo mio ca- 
lamo fidele. 

19. Da Itola rtrgant da Nugarola 

Ben te poi chiamare beatissimo con- 
to, Leonardo da Nugarola, che '1 
oiolo et la natura te habiano beati£- 
cato de tal sorella et figliuole, che 
non solamente uno novo sole al tuo 
sangue, ma al nome latino hano dato 
splendidissimo ornamento, cosa da 
stanchare in le suo laude ogni divino 
oratore 1 Che diremo duncha nuì mor- 
tali, col nostro basso idioma, de laota 
tua figliola, per la cui virginìtA et 
docti'ina il suo nome in fra le donne 
dare ha meritato perpetuo fulgore? 
l'ui-, spigando nel celeste favore et 



174 

ne] dosidorio de far cufia iuounda al 
nostro Gynevepo, cgaì sequiremo, Isot- 
ta dunque primamente fu vergeno fe- 
lice et de tanto animo et dì speranza 
in Io divino auxilio, che in tutto do- 
gi' liomini il concubito negleso ; né al- 
cuno degno partito, ancora cbe glo- 
rioso fusse, posselte inclinare la ce- 
lebre sua mento a prendere marito, 
ne de tuie virginale proponimento non 
hebbe forza, conforto, perguasions et 
consiglio de amici et parenti remo- 
verla mai. Non altrimenti od questo 
staffi vii^inale Isotta se dispose, che 
facesse Marcia de Varone, perpetua 
vergene, la quale non constreta da 
superiore, né da obbligatione de sa- 
cerdotio vestale, né per voto de Diana, 
ma per propria volontà et intesiti 
del coro nel stato virginale volse mo- 
rire; che per lo suo mirabile ingegno 
et virtute de le proprie mane, despre* 
ciando li muliebri misteri, et per fu- 
gire r ocio, incitatìvo a la lasciva con- 
cupiscentia, se detto tutta al studio 



175 

de la pictura et sculptura, et pinae et 
Bcnlpse si egregiamente in ebumio, in 
brongio et in marmo, et maxima men- 
te la sua figura, che superò Sopole et 
Dionisio, de la Eua aottate &moBÌssimi 
picturi. 

Ma Isotta, por scperare da sé l'ocio, 
se dette al studio de lo scieutie, et 
in quelle divenne non meno excellente, 
che Martia nel studio de la pictura. 
Questa Isotta duncha fu donna de re- 
ligione et sanctimonia, fu a'bstinente 
et deiunante, fii piena de gravitti et 
de tanta doctrina ed cloquentia, che 
credo ogni altra famosisRima donna 
de le antique superasse ; la qual cosa 
dimostrano le sue luculente oratìone, 
acripte a li pontifici masimi , a Ni- 
colao quinto et precipuamente a Pio 
secundo; quando la Sanctità del quale 
so transferì a Mantua, là donde con- 
corse li christiani principi per fare il 
passagio a domare l' alteza del Tur- 
clio, cum tanto studio et furaa cer- 
iTiiva extinguere il nome cristiano; la 



17R 
(|ualo oratione esortava il poniifìce 
et il reverendiBsimo colegio de li si- 
gnori cardinali et tntti li cristiani prin- 
cipi a tanta gloriosa impresa; et fu 
de tanta facundia et dpctrina, quanto 
se potesse dire, in modo che questa 
donna nel publico concistoro di spi- 
rituali et secolari principi fu cum di' I 
vino laudo moritamente sublimata. H 
greco cardinale Niceno, doctissimo in 
lo discipUne humane et divino, divene ' 
stu[>efacto de la virtù de tanta donna 
la ((uale volse vedere, quasi non cre- 
rlendo elio in una femina fusae tanta 
sapientia, et veduto elio V obte, la iu- 
dicò più presto celeste creatura die 
humana. Fu ella docta in theologia 
et in phjlosophìa, de cbc composo uno 
grande dialogo, quale fusse più grave 
peccato, quello de Adamo, overo 
quello de Eva, quando mangiarono il 
vetato pomo da 1' omnipotente Dio | 
nel terreste para<liso. Havea costei < 
quasi tutta la Biblia a memoria et fii 
tanto studiosa ne la sacra Scriptura, 




m 

che de quella venue ai familiare, che 
quasi non potoa t'ormare parola senza 
eloquente recordo de l'opre de Augu- 
stino et de Hìeron^mo. Fu oniatis- 
sima de esimii costumi et de degna 
preseatia, fu de mediocre forma, più 
pingua che macra. Hebbe beliaaimo 
viso et rotondo cum molta ^ratia: li 
ochii suoi furono gravi, ma arditi et 
più presto bianchi che neri. Li habiti 
anoi furono viduili : portava el manto 
nero et cutu quello portava el capo 
coperto. Non facea lei vergane poi- 
cella, come fate voi, che non havete 
vergogna, o donne vedoe, che dimo- 
strate aliene de le nove nuptie, che 
uon andate cum el capo coperto, co- 
me per reverenda honestà coDvirebbe, 
et come hoggidì in la citate nostra 
vediamo lo exemplo di perpetua vi- 
duitade per Magdalena figlia de lo in- 
tegerrimo conte Andrea Bentivoglio 
consorte già del prestantissimo nostro 
citadino Guidantonio secundo di Lam- 
bertiiii : che essendo olla giovone et 



178 

bella, altrimenti noo se vede, se aan J 
tutta di nero coperta. Ma toì andate 1 
cura spatiosa fronte et cum li capelli j 
ben petinati et bone partiti, et in loco f 
de r honeato manto nero portati li can- 
didi et pomposi veli, aconcii cum mae- 
strevole mane , per dare più splendore j 
a la beleza di vostri falsi visi, 
siate bene da gioveni mirate. Et senza ' 
con se lentia et timore de Dio et de > 
V honore , de la memoria dì defouti 
mariti et de' parenti, prendeti del vo- 
stro et peccato loro piacere, che poi 
doppo r squisito peccato incorni^ in 
la lupina bocha del vulgo, cum vostra I 
ottima infamia et mormoratione ; da 
la quale vogliate fiigire, come fece 
questa Isotta, che sempre come savia 
nel suo stuto cum le sanate sue opere 
levò via r occasione. Conaervùse lei 
sempre a li suoi aervitii donne de i 
grande bontate. Visse cum grandìs- J 
sima mansuetudine et virginitate t 
gratia, non solamente de chi la ve- 1 
dea , ma de chi sentiva la saacta ] 



179 
fema de le sue virtiite. Havendo lei 

de sua felice citate compiti anni 
trenta et octo, ne li anni mille quat- 
trocento Eessantaquattro , passò ver- 
gene della mortai vita ad possedere 
la etterna, dove credo che insieme 
cum r altre divo vergene triumphi de 
sua sanctimonia et virginitate ad con- 
templare quella, che de tanta unica 
gloria et virtute fu solo esemplo; 
per il che merita ne le sanctisBime 
viscere portare la salute da tutto il 
inondo. 

Oh Isotta, egregia vergene et de mol- 
ta gloria, perchè a roi non è concesso 
gratta che possa le tue divine laudo 
commodamente narrare, elio giamai 
me saciarei esaltarti? Corto tu hai 
non solamente lionorato ol tuo natale 
aito del sexo femineo, ma l'alieno. Oh 
quanto tti hai la tua prosapia illu- 
strata de etterno splendore I Che ben 
fu beato il tuo nascimento; al quale 
obligato me rendo per avere liahiuto 
casone cibare la mia mente in le tue 



180 

virginali- glori i*, aii ioRunditA 
stro Gynevem, che rinverdirà < 
duplicato odore, por sua grande vir- 
tute, dal frutifero amore de la sancta 
tua memoria. 

20. Da Som de Vullalina 

Perchè sempre se debba cura de- 
bita lande celebrare la virtate, et sìa 
in che loco ella si voglia (ancbora 
quello non tasse dt^gno al tutto pos- 
sederla), Bona duncha fu femina de 
vile conditione, nata et alevata in Vul- 
tuiina, territorio ducale de Milano. La 
sua paterna origine non para io el 
possa sapere^ per la incognìtìono dei 
parenti; ma a sé ha dato, per gran- 
deza et virtute de animo, etterno no- 
me et clarttate. 

Fu costei moglie, ma prìma amica, 
de Pietro Bruaoro da Parma, stre- 
nuo daca d'arme, et da tutti li po- 
tentati de Italia molto estimato: il 
quale, cavalcando ne lo oxercitio mi- 



181 

litara per Vultulina, vide costei gio- 
vineta driclo le bestie, bruta, nera, 
picola, ma molto viva, cotubatendo 
virilmente per ìoco cnm li altri guar- 
datori de bestie; et coma quasi per 
una Btranieza la fece rapire, et con- 
dnsela seco cum riso et solazo. Or 
costei cresceDdo andava dricto li muli, 
menava li cani da caccia, di quali 
molto Pietro Bi'unoro pigliava pia- 
cere, portava li targhoni, et era molto 
straciata ne le fatiche, in modo che 
lui quasi non ne facea estima; per- 
chó infine era brutissima femina, ma 
era de gagliarda lingua , più che 
a femina non con venia. Se vestìa 
a le volte da homo, secundo la op- 
portunità di tempi , cum le stren- 
ghe a le bracie. Non perdonò mai 
coatei a fatica in soquitare el giorno 
et la nocte per freddi, jatzì, neve, 
piogie, solo et caldi il suo Pietro Bni- 
Doro, quanlunclia lui de tanta fede 
facesse poco stima. Et sequendolo nel 
regno de Neapoli cum el conte Fran- 






••«-• 



> « liv*» * h Bi^v. b- 



«• am filMIM fMM CM 




Bona ^delissima femina , et de leÉ 
facto poco estima, mossa da l'ar- 
dore de la 8ua fede verso 1' ia- 
oarcerato Piero Brunoro, se dispose 
tutta a trarlo do le misere carcere, 
non temendo alcuna fatica, et fusse 
dura et aspra quanto so volesse. Andò 
duncha lei, pregando tutti U potentati 
et signori de Italia, che se voleaseno 
de gratia operare de supplicare al re 
Alphonsio che li rendesse el suo Ke- 
tro Brunoro. Et non potendose per il 
megio de quiati pregati signori et po- 
tentati consequire la desiderata libe- 
rationo, se ne andò ella in Fransa al 
cbristianissimo re et in Borgogna dal 
duca Carolo, et da loro hebbe lettere 
affec lionate per la salute de Pietro 
Brunoro; et cum quelle se condusse 
ad Neapoli al re Alphonsio, et pre- 
gando sua Serenità presso le presen* 
tate lettere, cum dolceza et motevole 
parole, percht) quando votea era le- 
pida et piacevole femina, li volesse 
Jai-e il suo caro Pietro Brunoro, et 



non possette &ncto conseguire: di cha 
ne rimase afflicta, ma non senza il 
suo usato animo et speranza. Cercava 
per ogni modo, via et studio placare 
la mente del re Alphonsio; cogitava 
et dimandaya che cosa era dilecta- 
bile al re, et so possibile era, el pu- 
neria in efiecto ; come era de' spar- 
vieri, falconi, cani et cavalli, andava 
mendicando gli altrui sutTrogii per 
comprare simil cose et presentavale 
al re, dimandandoli per misericordia 
il suo tanto amato Piero Brunoro. 
Era molto aiutata de denari da gen- 
tilhomìni et da signori, perché vivga 
cum spesa assai, ne l'andare intorno. 
Sempre costei era, de state et de ver- 
uo, in camino per Italia, per liberare 
costui. Fece che lo ioclyto Senato Ve- 
netiano più volte scripse supplicatrice 
lettere al re Alphonsio per la libera- 
tione de costui, in modo sua Maìestà 
se maravigliava che una femntinuza 
come cost«ì fusse de tanto animo et 
ile tanta (lagrantìa do fede. Kt Jopiw 



molte altre parole, a l'ultime lettere, 
disse costei : « Sì^or re luio, pur ho- 
« gìmai é il tempo che non sola- 
« mente la tua Maiestà, ma tutto ÌI 
« mondo deverebbe havere compas- 
^l^^oe a le mie fatiche. Come puù 
' ^sre la tua Maiestà questa gra- 
l a tanta Signoria, quale è quella 
I Venetia, de non darli il mio 
« Pietro BruDoro, et specialmente a 
4. mi, che uon cum manco fede tei di- 

< mando, ciie facesse la Magdalena 
« a li piedi Jesù Cliriato per venia 

< de' snoi peccati! Orsù dun^ha, non 
« manchare a mi, tua dirota serva, de 
« la tua solita magnanimità et gratta, 
« da la quale parla tutto il mondo! » 
Et decte queste parole se gettò ge- 
nuAexa a li piedi del re per baciai'li. 
lì Re alhora, come de natura magna- 
nimo, mosso a pìetate, considerò ohe 
meglio era il vendicare perdonando; 
pero che observando la nobilissima 
parte de la vendecta, gli volea la in- 
dulgentia et il pei-donare: compiacettf.' 



186 

la serenissima Signorìa de Yenetia et 
la orante Bona, a la quale dette il 
suo desiderato Pietro BruQoro, ii quale 
per opera de la consolata Bona se 
aconcio al stipendio cum la prefatd 
serenissima Signoria, la quale li dette 
prestanza più de vintemillia ducati ad 
porlo in ordine, perchè era nudo. 

Vedendo Pietro Brunoro la fede et 
grande vìrtuto de costei, cho mai l'a- 
vea esUraata, se acese in lo suo amore, 
et per non essere a tanto beneficio 
ingrato, la deaponeò per sua -cara et 
honoranda consorte; de la quale ne heb- 
be tre figliuoli, dui maschii et una fe- 
mina, quale raaritóe lionorevolemente 
in Parma. Gubernò costei tutte le fa- 
conde del marito; et luì senza suo 
consìglio cusa alcuna non facea. Hebbe 
lei grandissimo credito cum lo incljto 
Sonato de Venetia In honore et utile 
del caro marito. Fu costei molto ca- 
ritevole et de Dio devota. Vestiva 
honorevolmente; portava «no mantello 
curto sopra le camure. Menava seco, 



18T 

quando cavalcava et quando andava a 
piedi, bolissioia famiglia. Era de poco 
cibo ; beveva acqua per natura. Volea 
la sua famiglia fusse ben passata. Ueh- 
be grande, provvido et presto inge- 
gno, pigliare partito in corabatere una 
terra cum l'arme indosso, corno pe- 
rita ne la disciplina loititare; come 
dimgstrò valorosamente cum uno tar- 
ghone in bracio a Io mura de Pavone, 
castello munito et forte in Bressana, 
per torlo al conte Francesco Sforza, 
che facto se era duca de Mìllano, et 
darlo a la Signoria de Venetia; ohò 
in quella insignita guerra costei se 
adoperò cura l' arme indosso et cum 
la spada cinta, sopra fiero cavalo, in 
favore et honore del marito , per tal 
modo che lui no prese gloria, con- 
forto et speranza de Victoria, Que- 
sta valorosa te mina cum la spada 
in mano, correndo col cavalo ora in 
questa pai'te, ora in quella altra, co- 
mandava a le copie de' militi , come 
capittaneo , se facesseno oi' avanti , 



or adridtto, et cosi a li pedot 
minandoli a la bataglia ^t vìlìpcndeDilo 
li fugicnti; et era tenjuta, che i 
a la nostra etate fu veduta tanta vi 
militare in una femiaa, excepto in la 
gaja polccila di Pranza c!ie nun-ato 
liabiamo, perchè fu cosa miracolosa. 
A la creatione del principe de Ve- 
netia. Pasquale Malepiero, so fece 
armigero trìumpho sopra la piaza de 
sancto Marco in conquistare uno ca- 
stello fabricato de lìgname et monito 
de fieri combatenti. Questa Bona, cuna 
uno tai^bono in bracio, mai se vide 
Etanca, inanimando li pedoni acostarse 
al castt'llo strenuamente et fare pere 
lo Bchate; et a le volte lassare il tar- 
gbone et pigliare una balista; et ca- 
rjcavala presto et trabeva a li defeo- 
ditori del castello, che era cosa degna 
de piacere ad vedere. Cbc più diremo 
de costei, che essendo Pietro Brunoro 
mandata da la sua illustrissima Si- 
gnoria ad Nepi'oponte, ad munirlo et 
a fortificarlo, percbó dubitava ohe 0- 



189 

cloman, altissimo Tni-co, lì vnnisse ad 
campo, et havendo questa donna seco, 
pia volte la mandù ad Venctia a la 
seFenÌBsima Signoria per le ìiaportante 
occorrontie de qael laoeo, dove ogni 
cosa ctim gpatia obtonnet Retornando 
lei iadrìeto, et giunta a Patrasso, senti 
dolorosa novella, che Pietro Bronoro 
era da gravo egritudine oppresso. Di 
che, essendo essa in mare circa mille 
miglia da Negpoponte, et presto non 
potendo andare, perchè bisognava spo- 
etare prospero vento, si fece porre in 
terra; ot camino por terra de' Turchi 
circa ducento miglia, tanto che giunse 
ad Negroponte, dove trovò Petro Bru- 
naoro comhatente cum li messi de la 
morte; et già havea perduto la lingua 
et tenea li occhii serrali. Lei, non pos- 
sendo cum forte animo per pietate re- 
tenore le lachryme, lo chiamò cum 
pia voce, dicendo; «0 capittaneo, si- 
gnor mio, non mi cognosci7 > Lui 
alhora a la pietosa voce de la Adele 
moglie li languidi occhii apci-so: et 




bebbe Unto oaatario da la | 
lei, cbe lì ratoniò U fisgva,** d 
I Bou mia, < 
bU la mia Signoiiaf » RttfOM I 
« Bb Età motto beae et da coaa 
Italinito 06 die io bo sapato « 
dare. > Uà ìà, Todeaiolo I 
radente «( fiiMe nk 
raaima saa ooaie fl corpo, et d 
« Ha tn, ratijLaiMW i 
cam el nostro Signor Dio! > f 
fOtnàa pi* partire, flece e 

9 de dinand>M i 
serieordia a Dio, at dw ara a la i 
Totaatà disposto. Bona albo» da 
oùatntiotM d*l flurito i 
eoatenta. F«oelo corale ta 
corpo et ìb qaaato a T aj 
Burnente, afenao phjsìeo r 
giovando, 

r alira, et tei cnat pìetoM I 
lì chht» li I 

Feeelo sepetirc '. 
csm qoeDa fimetire pompa et «ufai» 1 





191 

ornando la sepultura de li suoi mili- 
tari tropbei. Operò cum quillì rectori 
venetiani, chiamati bnlii, die vi erano, 
che la militare compagnia del morto 
marito se conservasse unita, finche 
lei potesse andare ad Vinetia per sal- 
varla a li figliuoli. Così fu compia- 
ciuta. Facto questo, lei subito inco- 
minciò aiutare la compagnia de robba 
et de denari, dicendoli: « Figliuoli 
mei, non habiate timore, vivoti de 
bona voglia, che noi resuscltaremo 
uno altro Pietro Brunoro, » In questo 
megio furono presentate lettere della 
serenissima Signoria, che la roba de 
lui fusae scripta et tenuta a conto, 
Per la qual cosa Bona, dubitando per- 
dere la robba, se mosse, che era ama- 
lata de Huxo per la durata fatìcha 
del longo camino: et scese in nave^ 
et venne ad Modon de la Morea, et 
ivi discese in terra, et non possette 
entrare dentro la terra, perchè ve- 
niva da Negroponte, che ora infeoto 
de pestilcnt.ia. Di ohe bisognò toleasc 



A perehl! «tarm mak, tolw M bslil 
«te iBBcU Sbm 4e i|qel tono, pr»- 



<|aM «tette, ebo pnipU UpestikiBte 
■iwpwt ioB O , ehe fìi liwwta istnre n 
Modoa , «t TeAwmvme in eau del 
Piararilo, gi* coauBestebaa ik bt 0- 
iMtre connmità soati^ 

i^tendoae nnocfaare eoatoi a la 
giornata de le rital Ione, bce testa- 
minto; ma prima che altro di lei se- 
ffa'fin.te ler« celebrare le raesae del 
divo Grirgorio, a le qaale Be fece par- 
lare ail andire. Se feee Eare ta se- 
pnltora nel tempo del mole et quella 
volati cum li proprii occhii vedero; , 
fera d(rai nel lecto iacente per cba- ' 
ryU de Dìo, cam le proprie mane, de 
ducati. Confessala, comaoicata devo- 
tamente et armata de la extrema un- 
clione per resistere a le bata^lie do 
r inimico, et parlando df> Dio, 
Kanctament^ in pace. 



1 



Quale donna duncha, si geuerosa- 
montti nata, non fusso de fama luoea- 
tissima, et che de molto sptondore il 
suo sangue non augomentasse per 
tante magnifica opere, de questa fé- 
miua si vilmente nata et rapita da la 
gnardia de le pecorelle? Non badato 
lei fulvido nome a li suoi posterìa 
Certo 6Ì. La virtut* infine è più pra- 
ciosa che le geme et l'oro; et chi 
meritamente quella possedè, se resiste 
a li colpi de fortuna, che non siamo 
da qui Ili tenuti sepulti sempre. Come 
Bona, la quale doppo li atraciamenti 
facto de lei, la virtù del suo animo 
la redusae in precio et il suo nome 
La facto eterno. Et perhò, o donne no- 
bile et plebee, non siate pigre ne 
lente, sincbd in questa vita peregri- 
nate, in far che la virtute sia degna 
de voi; che non desdice a le volte iu 
loco de la rocha cingervi la spada, per 
cosa de gloria et per conservarvi ho- 
oeste, pudiche, continente et in vir- 
tute grande : perchè quanto de prole 
seti più degne, tanto più in voi re- 



splender! in virtoto, coite viileiiMi il 
nostro OjneTero carico de rubini, a- 
damantì, smiraJdi, topoci ot morga- 
ril(t, cLe daao a se et a la nostra o- 
pera molta gratta et splendoiii, quale 
aagumeataremo ancora cum la vJr- 
tut« valorosa de la moglie del prin- 
cipe de li Torelli, nel seguente diro in 
questa forma. 

21. Dt UrM'iM VuBOoit Ila li Tefillf- 

Orsina Vesconie cam sapiente con- 
sigliu fu mati-imon talmente copulata 
cum Ouidu Torello, valoroso conte et 
signore de alcune belle castella in 
Parmesana, territorio ducale. Fu don- 
na formosa, quanto altra donna de 
quelle parte. Quando venne ad ma- 
rito, le noce se celebrarono cum 
grande triiimpbo, liberalità et abon- 
dantia, come costume de la nobilÌs~ 
sima famiglia de li Torelli, generosi 
parmesani, che pare per natura sia 
stuta in Italia de grande mognilicen- 
tia et do grande splendore. Questa 
donna hebbe andare preatuutc ; il par- 



i 




195 

lare mo fu sempre honesto, ma ve- 
loce, et fu virago in moUi effecti, 
Hebbe perh6 de l'humano assai; fu 
liberale dunna, vJrtù che piacque al 
magnifico marito, per essere confor- 
me 4 la natura de lui. A le volte lei 
usò muoitìcentìa de arme et de ca- 
vali, et già in presentia d' altri , es- 
sendo invitata por accidentia, se spo- 
gliò de le proprie vestimente por do- 
nare a le spose, cbo li fusseno pia- 
ciute le loro maniere. Donava quando 
poteva aoxJlio et presidio, per acQore 
do Dìo, ad maritare povere donzelle, 
cum molta gratia; lo opere pie ulti- 
mamento a lei piaijuono sempre ; ogni 
giorno cum dovottone audiva messa ; 
dicea sempre l' officio de la Impera- 
trico del Paradiso, orava et deiunava 
quando poteva; pregava Dio che li 
concedesse gratia, potesse iustamente 
gratificare li homini suoi cum laude 
del marito. Li usurari et le femine 
lasive et lorde, cum gli occhii de la 
mente non potea vedere. Havea in 







Hi, nrtà des» «( 
gnta ft Hk Sfl^ve m eamtr^ m 

■vte no^nfica «t de tatti li pvMTti, 
«nd et tatuiti otoi; per la qnt «on 



■tn m i 



f^MMte el NO doce FnwwKo F»- 
■cari, et iafra Phiirpo Siam daea 



SeMU Viaiiiiaiii' OMadù aaa Xreaaa 
•naata de St±i»nm pet ti fiatar dd 
Paio, et ia le lerR del ^uìte de la 




197 

savia donna swaeno, per potere poi 
cnm novo esercito transeoirere in 
Parmeaana: perchè el marito de la 
donna era a Milano prosso el prefato 
duca, per Adele consiglio et forteza 
del duca! stato, Sesa che fu in terra, 
se pose a campo al castello de Bre- 
sello, et quello in pochi giorni l'hebbe. 
Habìuto che l'hebbe,' l'annata andO 
al castello de Guastalla, posto sopra 
la ripa del fiume de Pado, il qualo 
castello per la providentia de la donna 
era stato cum grande celerità munito 
de ogni cosa oppoi'tuna; et incomin- 
cióli dare la batagUa et prese li te- 
ragli. La qual cosn intèndendo la va- 
lorosa donna, che era nel castello di 
Monte rexu, lontano dal castello de 
Guastalla circa dieci miglia, subito 
fece a se chiamare alquanti homini 
d'arme et molti altri homini da conto, 
et disse a loro in questa forma : « Fi- 
» glioli et fratelli mei, voi sapete che 
» BrcscUo è perduto et Oitastalla é 
» combntuto per luodii, chi non lo 




» soccorre pnsta, pervenire a le ma- 

; cosa che oltra ta 

» iactura et perdila de le terre del 

> conte mio marito, darà grandissimo 
» travaglio et disturbo al stato del 

> nostro daca de Milano, per modo 

> sarebbe meglio a noi la morte che 

> la dispiacevole vita. Per ìl che ho 
» deUI>erata personal monte , sotto la 

> speranza del Tostro aiuto, andare 
» ad soccorrere Guastalla. Pertanto, 
» fralelli mei, pr^ovi, se amate il 
» conte Guido et il duca Pbilippo et 
» me, che ardo in la voatra fede et 
■ in lo vostro valore, clic me Toglìate 

> sequìre ». Ogni homo, a lo virile 
et affectionate parole de la donna, 
resposeno essere tutti disposti et pa- 
rati al suo volere. 

AHiora la donna per alegreza fece 
dare il fuoco ad una bombarda, et 
fecesso armare de coraza, de celata 
et de guanti, et monti') ad cavalo bar- 
dato, et disse: < Io non me spogliard 
» r arme, nv me coprirò d« voli il 



> capo, fiu non habin spezato li ini- 
» mici ». Et non ciim mancho alteza 
de aoimo et astutia militare andù ad 
soccorero il combatuto castello, che 
facesse Semiramis, nobilissima regina 
de li Asiri, la quale facendose peti- 
nare et aconciare il capo de treze, et 
quello megio interzato, al costume et 
fogia del paese, li fu nontiato come 
Babilonia se era dal suo imperio ri- 
bellata; presto lassò stare il comin- 
ciato ornamento del capo, et qnello 
megio interzato, prese l' arme valo- 
rusamcnte, come parila por longo 
exercitio in la disciplina militare; et 
mai non volse finire de interzarsi il 
capo, fin non hebbe recuperata Babi- 
lonia; per la cui gloria, presso li al- 
tri suoi gran fatti, fu facta de bron- 
gìo una statua di fcmina che bavea 
li capelli megì interzati, et megi sparsi 
et petiaati, in la prefata cita de Ba- 
bilonia. 

Or questa valorosa Ursina, essendo 
montata ad cavalo, et cum la spada 



onltae, a bdfe ■fMdn da fietf «( dft | 

eanla, «e eBBJa b | 

et csTsleO a r 
anKtaDa, li eod tva^ già «nao 
perdati, cocne deci» halioiao. Gìoata 
ebe i«i fii, JT-""'-"^ coB fina ta- 



iaimiea; «t qoilU de U t«fra, rinfraa- 
orti de aaiiBO et de fona, ahttarooo 
U Talonaa doana per tal modo, dM 
l'anaata Ai rota et spaiala totts, «1 
IhroBO morti ctrea da^aecento SeUfr» 
vddI ; et oacfaora ae fonato morti a»- 
aai de le gente de la donna, per modo 
y petre fonnio de ssngne mbrìcatai 
Lei se adoperara come mio impera- 
tore de arme, ìoanimaniio lì SDui ad 
ferire li inimici, et fii redola circa tre 
volte infra li inimici. Et qtia&i fa opi- 
nione che se inquinasse le proprio 
mane nel eohiavone sanane, pervbò 
de quello era seatnrita sopra l'arne. 



SOI 

et sopra )a curta camura de panno 
eelostre. Per la quale dada recuperò 
caia sua sìngular giurìa Guastalla, et 
reaquistO Bersello. Il duca Philippe 
ot il marito, sentendo questa valorosa 
virtù de la donna, cum tutta la diate 
de Milano ne feceoo sìngular festa, 
per modo ctie '1 prefato duca disse 
che più perderò non potea, et che per 
tanta astutia et animo femineode costei 
dimostrava non per il Bex.o, ma più 
presto la virttì de V animo g'eneroso 
essere opportuno a lo imperio. 

Questa gloriosa donna helibe tri fi- 
gliuoli, dui masculi et una femiua. 11 
primo fu il conte Christopharo et il 
(secondo il) conte Piero; li quali fu- 
rono illustri duci de arme in guerre, 
et in triumphi de giostre et tornia- 
menti, per modo sempre honorarono 
Italia de militare splendore. La femioa 
bebbe nome Anlonia, maritata in lo 
signore Piero Maria Rosso, che fu 
homo ne l' arme sìngulare ; la quale 
fu de tanta alteza de animo per he- 



redita materna, che essendo dì poco " 
el conte Francesco Sforza facto duca i 
(te Milano, et eBEenilo ia Bressana 
seco il marito in campo, contra Io 
exeroito dal Veneto Senato, ella so 
partì de le soe terre cum molta gente, 
et entrò dentro da la cita de Parma 
che in liherta vivea, et fornitte esaa 
citate contra la voliinia populare, et 
dottila al duca Francesco. 

Questa Uraina, donna de magnitu- 
dine de animo et de coro, non mancò 
mai de opere degne, cum grande ho- 
neetate ; che cosi per benigna et sancta 
fama iiavesse Semiramis le sue illu- 
stre opere adcompagnate da pudicicia, 
che ancora la sua statua de brongio, 
non solamente in Babilonia, ma in 
tutto ci mondo sarebbe sfato uno 
idolo de sanctitat« et uno simulacro 
de pudicitìal l^t la misera non seppe 
difensarse da tanta lasivia, che ha in- 
quinata la gloria de la multttudine do 
li suoi facti. Che cosi non ha fectfl 
la inclyta Ui-sina, ta riunìc ìn la 



chieza comendabilmcnte pervenuta, fi- 
nite li Buoi anni come Gdeìe cristiana, 
ha vendo sempre bono conoscimento, 
come de tanta gratia havea implorato 
r aita maiestà divina. Di che, fin a 
r ultimo spirito de sua vita, ponendose 
le mane in croco per Tenia do' suoi 
peccati, invocò ci nome do Jesù, cho 
lei non fusatì da sua pietà divina de- 
relicta et abandonata. Così existi- 
mamo, come questa donna ha lassato 
in questo seculo di se inclito nome, 
C031 de quello ne debbe iubilare in 
oielo, come de quello citadina; et non 
senza angelica relatione de l'orna- 
meuto Gyaevero, il quale lucidaremo 
de sancto privillegio, narrando per 
■uste rosone lo divine opera et virtute 
de la nostra beata Catherina colen- 
dissima in vita et in mort« al nostro 
Gynovero, in questa devota propria 



2S. De Calherina Beata da Balagna 



Non possendo duiioha noi abstenere 
de dare de sanctità illustratìone ul 
nostro Gynevero, intendiamo far me- 
moria de una donna facta a li nostri 
giorni per volunta de Dio nostra ci- 
tadiiia; la qnale per observantia, per 
liumilità, per piotate, por oratione, 
per optimi exempU, et per fortefa 
liebbe contra le diabolico bataglie, in 
r ordine de sancta Giara del corpo de 
Christo s'è facta in terra et in cielo 
beata et sancta. Al quale sacrata luoco 
la mia excelsa madonna Sa, de a- 
more et de affinità dovotamentt' co- 
niuncta, per hoveiv? lei una sua ver- 
gene et dllecla lìgliuola , nominata 
Camilla, in quello rcnclusa; et spe- 
cialmente percbe da la beata donna 
fu caramente amata, come dimostrava 
quando por di voto piacere visitava 
dentro el monastero cum apostolica 
licentia; clie cum ineffabile charytA 



205 

et dolcezB la rc^cogliova , pigliandoli 
cum le mane il suo bel volto et di- 
cendoli: < Sia la ben venuta, la mia 
colombina ; » che cosi per la ve- 
nuat& et biancheza del viso , cum la 
purità dol core et etate giovenile la 
chiamava. Et poi, per spiritualmente 
cum carvta tionorarla, se facea portare 
una sua honesta, et indosso glie la 
poneva cum alTabìlità sancta, dicendo: 
« Oh quanto sta bene la mia colom- 
bina! • 

Dobiamo dunque sapere che questa 
<lonna, accundo se disse, iiactiUQ in 
quel giorno che fece la Regina di cieli: 
et fu Chatarina nominata, figliuola de 
Zoanne di Vigrt da Ferrara, homo 
lìtterato et de egregi costumi; per le 
cui virtute fu tenuto sempre in offi- 
ci!. Et la matre fu nostra Bologneie, 
donua honestissima et de Ponesti pa- 
renti, la quale ebbe nome Benvenuta, 
et meritamente instituttu de tal nome, 
perche é stata la benvenuta al mondi 
havendo parturito tanto fruct.o in san- 



m. B^ ^ ^ 



sor 

tempo nhe stette al mondo, vìsse in 

compiif^niu de la nobilissima Marga- 
rita figliuola de Nicolao illustre Mar- 
cliexe estenso, et cum le figliuole del 
generoso Ci^natino. Venuta che fu poi 
tu la aetate de anni circa xìit, in- 
spirata da Dio de sccuire a l' alta ma- 
iestà de lui virginalmente, per saluti^ 
de la Bua anima, in lo monastero del 
corpo de Cristo se rencluse , \& dove 
professa in tanta relif^iono se fece; et 
iu sì giovenile aetate, et cum tanta 
gratia de le altre religiose donne, cbe 
era una beatJtudine et maieEtft a lo 
roguardante lei. Per modo che essa 
fu felice oausa de fondare quello mo 
nastera di Ferrara cum titolo aposto- 
lico de santa Clara del corpo de Cri- 
sto, ohe prima non era, Essa dunque 
per servire a Dio solo integralmente, 
se armò il core, l'anima, lu mente et 
lo intellecto de nobilissime virtuto et 
oonditione. 

Prima hebbe in babomìnatioae tute 
lo cose e cure del mondo, lassando 



tutti li piaceri «t ililecti de quello, ot 
la memoria lìe li parenti ei &mm. 
Tollerò ferventemente ogni iiiiun'a et 
morti fìcationo, et tutti li dispiaceri de- 
siderò amare, seguendo la via de la 
inamorata croce. Estirpò tutti lì vitii 
arti, modi et costumi mondani; ra- 
frenó la propria voluntà ; morl.ificó 
tiiti ti corporei sentimenti, sottopo- 
nendo la carne a lo spinto, ot obteni- 
perando per intiera Victoria a la con- 
scientia in ogni cosa. Hebbo compas- 
sione a la cecliild de li peccatori, per 
li quali sempre orava Dio li concedessi! 
e! dono de la bona voluntate; et portò 
tanta carità al genu humano, che per 
la cui salute pregò Dio che solamente i 
lei damnasse perpetuamente in la più \ 
profonda parte de lo inferno, Fu sen^ J 
pre occupata in la mente de bonsj 
meditati on e. 

Quando ei-a insieme oam l'altro] 
monache ìli li oxercitii muliebri, in 1 
quali era prestantemente scientifica J 
et perita, sempre parlava Ù6 cose di- 



200 

vine; et quando dimoraya sdiente, 
meaitava de le cose del cielo, per 
modo che le sorelle la vedeano hor 
letificare nel volto . et hor nebu- 
lare , secundo li offecti de la me- 
ditatione. Fu sempre alegra et io- 
cunda ili tutte le cose, ma eum mo- 
destia et religione; perchè, chi vole 
possedere diuturna serenità mentale, 
non contradica a la coscieniia, per- 
chè bavera sempre pace avanti Dìo 
et a li homini del mondo. Non mancA 
mai de confìdentia ìn Dìo, nd mai du- 
bitò de la sua divina clemeatia. 

Humiliosse continuamente sotto li 
occorrenti flagelli, et quiìli cum pace 
mentale sostenea, a cìó potesse in loro 
Cristo trovare. Fu de tanta humilità 
nel core et ne li accidenti esteriori, 
che sempre più presto ignorante che 
sapiente se mostrava. Che non facea 
lei come fate voi, o donne de fortuna, 
che per elatione sielì sì inprudente, 
che non estimate la virtute et consi- 
gU altrui. 

U 




Ann tmere Al «ucps dÌMtta, et «s- 
■cfe ami twi Bt Itanada f*'^fnnf i 
Is neiiu de tntte fe cose » Dio ri- 
bell». iiabbe iocooifite patera fin: 
« Colot, il quale me ba eieua, n>- 
jfoma. in Io tebermuaila mio. » Sein- 
fn dotte Sfera Aignniteraente lan- 
dare et magniftiHirB l'alta Dia, dal 
qnoli^ lotti li beai procedeaou Tutu 
le b«ni^e «t mriifliw parole se aa- 
dìvono <Ja lei. et a qoalcfae pFOpoeito 
alegava alcuna Tolta reni morali da 
•asctiia, da lei campasti cmn mb- 
Untif de U ncm Scriptura, come 



« 



SIS 

ardca fare le più vile necessità et oo- ~ 
corentie del Monastero. Faraulava le 
Gorelle in sanclitate et ne la egrota- 
tione, cum earitfi tale che fin li le- 
chava le puzulente piaghe per acfii- 
dente a loro venute; et ad una più 
volte leohfi la tig^na per sanarla. Fa , 
a la obìdentìa tanto prona et tanto | 
dediln, clie più non si potea deside- 
rare. Cun cìi> sia die essendoli per li 
Buoi superiori giù comandato per obi- 
denlia, nel principio de la sua con- 
versione, se dovesse spogliare, et de- ' 
nudala andasse ad casa de la matre, 
et denudata retornasse , subito inco- 
minciò spogliarse; ma veduta la sua 
obìdentìa fu per honestà retenuta, 
ancora li fusse la grata In megio, che 
presente non se potca^ vedere. Ma fu 
poi a lei comandato che saltasse nel 
megio de certo foco disvelato, nel 
quale cum lieta faza saltò, ma subito 
de quello fu retratta. Et in molte al^ \ 
tre cose de obedieotia fu probata, por 
la quale meritò cum molta laude stare 
ne la religione. 



213 

A. lei fu decto da una de le sorelle, 
per compasBiono havea a le sue fa- 
tiche, o forsi mossa da inprudente 
eonaiglio, che tanto non se afaticasse, 
perchè parea la ancilla de tutte; lei 
respose cum iocundo volto : « Io 

< sono bone anelila ot BcliiaTa de le 
« mie madonne spose de Jesù Chri- 

< sto; questa fia la mia gloria et il 

< mio riposso afaticarme per ciascuna, 

< a ciò non mangi el pane del do- 
« lore, et non beva el sangue de po- 
« veri bomini, et lo sangue de 1' a- 

< gnelo non sia el roÌo ludicio. » 
Pigliando lei ancora nel principio 

de la sua conversione melifluo cibo 
de la oratione, ot de quella consequeu- 
done celeste fructo. Io inimico inco- 
minciò darli bataglia de le tempta- 
tioni: perché prima lei se potea glo- 
riare, che Dio li havea tanta gratia 
concessa et altezn de virtute, che era 
stata invictissitna de tcinptattone. Dì 
che lui li apparve in forma de cru- 
cifìsso: per la qua! cosa fu stimulata 




partirse del suo sancto laoco, et an- 
dare in loco diserto et soUt-ario, per 
conoscere ben Dio; ma pur lei, ar- 
mata de divine virtute, pregA Dio li 
ponesse in core quello havessc a Èire. ' 
Cosi fu inspirata noi suo Inoco re- ! 
manere. 

Una altra volta lo inimico li aparve I 
in forma de Cristo et de la gloriosa | 
Matre Vergene Maria, perché di so 
prosumissc. Pur Dio non la abando- 
nava, et alcuna Tolta la consolava, 
facendoli gustare de la propria feli- 
citi del paradiso, per modo cbo ogni 
suo spirito de dolceza destilava. 

Se dette tanto una volta a la 
tione, che perse lo corporee force et 
quasi il sentimento, et per la lassitu- 
dine uno giorno in la cella apogiata 
a r asse so pose et adormentossi ; 
et nel somrio li aparvo il divo anti- 
sta Thomase do Conturbia, pontificia- 
mente parato, dimostrandoli, come 
doppo lo orare se dovea piglia 



posso, et poi 



la (iratione turnare 



215 

come lai fecea; et come li liebbe in- 
segnato, se adherilte a lei, porgendoli 
la mano. In questo ella svrgliandosd 
aperse gli occhii et bacidli propria- 
mente la sanctà mano ; et poi sparve, 
lassando la svigliata donna piena de 
divino conforto. Lei pur frequentis- 
sima il giorno ot la nocte in orare, 
confortava le sorella cum egregia do- 
ctrina per lo immenso fructo de la 
oratione, cbo a quella tutte se do- 
nasseno, dicendoli che la oratione vo- 
lea septo conditione in so: la prima, 
vivere cum mondicia mentale et cor- 
porea; la secunda, efficacia de la in- 
tentione, zoo continuare indeficiente- 
mente, cercare sempre cum desiderio 
l'honore de Dio in tutt^ le cose, in- 
fine al disprecio dì se istessa ; la terza, 
efficacia de perseveranti a, obliarsa li 
beni adoperali, et sempre novi beni in- 
cominciare; la quarta, humiljtft de con- 
ditone, degna non solo de le proprie 
colpe, ma ancora de quelle do tutti 
li peccaturi, afi'ectaudo intimamente 



al summo Creatore, per toro poter? 
satisfare; la quinta, detldeotìa, non 
se fidare de si istcs-sa, né del proprio 
parere, habiente suspecto ogni sua 
opera, quantuncha bona, perche e aum- 
ma pacia vanagloriarsi; a porfectìone 
non se viene cum vera fermcza, se 
non per il portare de la penosa croce; 
la sexta condictione, divina confiden- 
tia, confidarle in Dio, sapendo cheju 
sua bontati) non puft abandouare chi 
in essa spora et confida; septima et 
ultima conditione, divina prcsentia, 
zoè che l'anima fìa adornata de lo 
dtìcté nònditionè, essa è fftcta dégna 
de la presentia divina, in tal modo, 
che a tutti li momenli pud levare la 
mente senza alcuno megio in Dio. Ma 
chi a questo glorioso stato é salito, 
sempre stia basso et humile , a oiO 
de grande altcza non cada. 

Questa beata donna, infra le molte 
b&taglie havute cum lo inimico infer- 
nale, de le tcmptatione, al matutino 
li fu porto nel core unii dolocza de 



217 

uno parlameato dimostrativo, quanto 
Dio havea illustrato l'homo et la donna, 
del libero arbitrio de potere fare bene 
et male; et come, facondo "bene, Dio 
quasi per iustitia lo coronava: et che 
lo apostolo Paulo per questa cagione 
dicea a si essere de la iustitia reposta 
la corona, perché havea in bene el 
libero arbitrio exercitato, lassando il 
male che havea ia libertÀ de adope- 
rare. Ultimamente lei de tante diabo- 
lice bataglie remase TÌncitrìce, et più 
temptatione alcuna non temea: come 
lei disse, che quando venisse a la morte, 
schernirebbe et beffarebbe el diavolo. 
Questa eccellentìssima et beata don- 
na fu de una divina gloria et gaudio 
immenso aopra ogni altro perillustrata. 
Che, una nocto de la natività del ce- 
leste Principe, lei, cum licenlìa de la 
sua matre abbatessa, se redusse per 
sua devotione tutta quella nocte di- 
morare in chicsia per dire mille ave 
marie, oratione angelica; quanto ne 
hebbo dccto alquanti.', n la quarta bora. 



MS 
ta laqoale wezktiaaehelTeriiod 
Dn ansa», li i 
<• I 

trie» de lì cieli, «am d na fnfris 
fl^iMlii JeM Cliriito à fatm^ et te- 
tcb falle Wwàe de h HMta ds^ 
a qoale pt^, oBcal», et àitaMil» 
I» Yugtm Mure. 

Se^wtoak* fii enfiai» ditto ' 



84 de doloesft et souTìtA wsfldi 
1, MfBMBM pipjTTD de dBtvte 




Menta. Li fiid 
aantnode l&'nsnità.et Ìncli»BBi 
ma ntù Dio ùd Titjràafe ««ane ( 
^fvie. Fa aaenca pvr la saa aartitti 



I 



£19 

sublevata, stando in piedi ne la chie- 
BÌa ad audire li proprii angeli cantare 
et sonare, senza essera veduta da le 
sorelle. 

Meritò due volte vedere el sera- 
phico Francesco, come apare per aori- 
pto de la mano de lei nel suo bre- 
viario, chiamandone testimonio Dio a 
tanta veri tate. 

Meritò lei in le sue oralione acqui- 
stare l'anime errante da la via de 
andare al cielo, prometendo ad una 
dimorare per lei in purgatorio, fin a 
r ultimo del finale iudicio; et altri che 
erano al tutto de la misericoi-dia de 
Dio disperati, chiamando lo inimico in 
loro aiuto, per le uratione de lei fu- 
rono salvati et posti in salute. 

Per le sue oratìone anchora vide 
cum li proprii occhìi in modo de fum- 
mo partire lo inimico, che aveva in- 
ducto una anima partita da lo ovile. 

Lei ancora ne fece per la illustre 
Margarita, %]ia del principe Nicùlao 
Estense, consorte fu del beato Ro- 



b«rU> MalatesU, 1k qaale era d« sia- 
gnlar dolore ocupata : perchè era per 
parole de futuro dispoogata ad uno 
altro, et lei noa patìya più cougiun- 
gersi, essendo statA donna de quel 
«aneto. Di che da Dio consequite gr&tia 
che r ordinata matina che questa don- 
na doTea andare a le secunde noptie, 
li Tenne novella essere morto il ma- 
rito, et lei la nocle ride ad sé venire 
el beato Roberto, il quale la sposava, 
dicendo: « Sapiate, Margarita, ohe 
io sono el vostro sposo et cosi ve 
sposo, et non voglio che altro ma- 
rito habiate. f Et cosi lei, bone con- 
ftcentìente, in vidnitate devotamente 
visse. 

Meritò ancora vedere questa bsata 
Catherìna per il suo orare per la cita 
nostra de Bologna, vexata alhora da 
bellici accidenti, per volunta de Phi- 
lippu Maria duca de Millano, al tempo 
che '1 magnìfico Hanibal Bentivóglio, 
nostro fidelissiino citadino, cum le spala 
del nostro a lui aflectionato populo, 



221 

ruppe il conte Alivise dal Verme com 
el 6U0 fiorente esercito, capitaneo 
del prefato duca. La quale clade, co- 
mò fu proprio, predisse questa beata 
Catlierina, coma spirito prophetlco, 
quanto fusse stata Erltea, sopra l'al- 
tre notabile Sybilla; la quale fu de 
tanta furza de ingegno, de devotione 
et orntione et virginità et inerito nel 
conopecto de Dio, che non solamente 
predisse la prosperità de' Gl'eoi et le 
adversità de le loro batagtìe et la 
destructiono de' Troiani et de lo Im- 
perio de' Romani et de' loro vari! casi, 
ma predisse la incarnatione del Verbo 
divino et tutti li f^cti de Cristo, il 
nascimento et la vita lìn a la pas- 
sione, et il glorioso triumpho de la 
resurectìone cum lo suo ascendere in 
cielo, et lo advenimento no lo ex- 
tremo iudìcio. 

Ancora orando per la cita de Con- 
stantinopoli, la quale int«ndea essere 
obsessa da li inlìdcllì, vide per spirito 
sancto la desiructione de essa cita et 



Wot» h «atrata, i eàft più Id i 



P«r armUane meritò radere T am- 
m de U na propria nrella lanaarha 
ia la aettena vita eolocala. 

Heniò per oratiimD Tsdere ramna 
de Zoaana, beato astista de Perran, 
aflceadere b ààa in V bora de la 
t«na a modo de ndiaalA stalk, et 
ehiaind una so», et dine lietamente: 
« Vedet), Tedeti, l* anima de lo epi- 
■oopo ascendere in cielo! » 

Per orationt* meritò trorane a la 
eanonizatione de s&ncto Bernardino, et 
a lai in «lueila solemaitate adimando 
l'anima del suo fral^ilo, volta in mala 
ria, che la )>ona seqoisse, et fa exau- 
dita. 

Id le sue oratione merita che da 
la propria bocha de Dio dovesse ac- 
ceptare lo ofltcio abatossal*! del mo- 
nseteru de lìolo^a. Di che el diavolo 
disse lei avere vedato più volte visibil- 
mi^nte fare suo forcio per gf^tlsrlo a 







fcrre et di6&re il suo nome. Ma lei 
non ei temeva per la foiia de le sue 
oratione; per modo li diavoli juoo- 
minciarono bavere di lei spavento, et 
andavano ululandu et rugiendo, come 
cani rabiati , per non poterli nocere. 
In questa saactita vivendo, le mo- 
nache terminarono pigliare dui mo- 
nasteri, uno in la cita nostra de Bo- 
logna, l'altro in la cìt& de Cremona; 
et in uno de quisti tractando man- 
dare questa beata donna per abates- 
sa, lei in suo core disse mai acoe- 
ptarebbe tale prelatione, se non in- 
tendesse la voluntà de Dio; perché 
desiderava sopra ogni altra cosa vi- 
vere subbietta et de l'altre serva, per 
il che Gagnola se chiamava. Cun cio 
fosse che, quando le monache in Fer- 
rara ne li primi anni se incarcerarono, 
li venne apostolico breve, che dovea- 
seno ellegere de loro una abbatessa, 
et ligeruno questa beata Catherina; 
la quale, come lo int«se, se occupò 
de tanto dolore ci pianto, che ne fu 




per morire, per modo che tutto ti 
monastero cum grandissima devotìoDO 
io lei fu provocato a lacrhyraare. Ul- 
timamente essa fu constituitft dovesse 
venire net monastero do Bologna aba- 
tessa: che la mente divina glielo dis- 
se. Et quando per lì nostri citadini 
fu adimandata a. la monactia Leonai-da, 
reverenda atiatissa de Ferrara, li fusse 
dato sufficiente donna per abatessa, 
reapose: « Io ve voglio dare pTOprio 
una secjnda aancta Clara. » Et ben 
disse el vero, perchè questa beata 
Catherina era tanto coltrice del nome 
de Cristo Jesù , che credo l' liavessa 
scolpito nel proprio core. Coai per li 
Venerandi patri bolognesi, observanti 
del seraphico Francesco, frate Fran- 
cesco Tintore vicario generale, frate 
Jacopo Primadizo et frate Cabrielle 
da Bologna, intendendo da lei esser 
nata et alcvata a Bologna, lì iopo- 
seno per obedientia essa se dovesse 
chiamare da Bologna, et così sempre 
fece. Di che fu adimpito la risionn 



I 



che hebbp, qtiaudo a IhÌ fìj mostrato 
nel àoìo àae sedie, le qaale adimain 
date da lei di chi erano, a tei fa rt- 
RpoEto che la inaglore de quelle sa- 
rebbe de Bore Cafiierina da Bologna. 
Quaudo la aancta donna fu conclasa 
abatessa, era gravemente inferma, per 
modo ^ conTenoe portare in barra 
et colocai'Ia in caretta fin a la nave. 
Era tanto gravata, che a quelle §o- 
relìe che Teneno seco fu dato nna 
candella benedecta per eignarla, du- 
lùtaado de qualche mortai accidente. 
Ma per divina grafia come fu posta 
sopra la caretta, rehebbe tutte le per^ 
date forze, et giunta a la nave, lieta 
M aconcid in quella et rtetili senza 
pena quanto altra It fae«e: et costà 
gagliardamente ad Bologna ginnse ne 
r ordinato monasfii-ro, dove per tri 
giorni cum spii'ituale letilia -^ carità 
fa visitata da uumerosi nostri cita- 
dloi, li quah suutmamente la lauda- 
rono de costumi reverendi, de parole 
■ et de ingegno prestante, eh* 




mai fti veduto tanta cosa, reapondew 
cuna sanctiloquio hor a questo, hor a 
quella visitante. 

Or lei por le coniinue orationo a Dio, 
dio li (lesso gratia. potesse ad sua lau- 
do et gloria ampliare de habìtatìone 
el monaatepo, che alhora era picelo et j 
vile, el cum molti pi i catione de le sue 
servo, di che molto donno iatrandoli, 
incominciù esserli usate rauDÌflcentie 
de pietre, de calcina, de ligname et 
de ogni altra cosa opportuna, per 
modo d' alhora in qua se e ampliato 
cum tal spirituale magoiflcentlB et 
grandoxa, chu se crede Ituliu non habia 
il simiglJante, che per il circuito de , 
r alto mura pare una grande citata 1 
murata. 

Se fonava per ingentissima carìtA 
questa donna durare ogni fatica, a 
ciò che le monache che erano albera, 
et quelle haveano ad venire, pot«s3eDo 
seiiEa affanni ben servire a Dio. 

In queste fatiche, a lei gratiose, de 
carità piene, diulurmtmente havendo 



227 

durate , se in6i'iDù gravemente ( an- 
cora che, multi anni fusaeno, bavesse 
habiuto molti morbi de morene, cnm 
molta effusione de sangue) de pas- 
> de pecto, doglia de capo et dì 
febre. Et lei, sapendo per inspiratlone 
divina essere venuta la sua line, se 
fece pore sopra uno lecto in mezo la 
starna, a ciA che tutte la andisseno, 
et disse a loro che poco liavea a stare 
seco, perché de quella infirmila con- 
venia morire; et incoraincióle ad con- 
fortare et exortare a la unione et a 
la pace, cum tanta dolceza ei carità, 
che scrivere non lo potrei; et essondo 
essa torchiata dal male, incomincid 
combattere cum li mìssi de la morte. 
Per il che le sorelle tutte furono ri- 
piene de pianto et de dolore, per la 
perdita de tanta mntre, che era el 
loro conforto et gaudio; la quale per- 
dita non polendo li loro dolorati cori 
tollerare, forzarono Dio cum le loro 
fervente oralione, che per quella Tolta 
non la volesse a se chiamare. Et in 



ifutOo rumbstimenta ie U morti! fii 
rapito il nu efàiio, et meiuto in noo 
ftato d# nwran^lioBa belata et de 



t ttUcìU, e 



, qcuaU) dire et pensare 
■e possa. Nel m-?3o <lel <]iuli> era l' al- 
ta Priikcipe ia mairtme a ■«dere ao- 
frm Boa sedia d« aitaBda belea,che | 
fi poni harea: ■■« «n il martire | 
L«arestio et l'altro Tioestio,cam mo 
asgriì tatomo et a lato la saa ina 
sia; a la dextra naso ara la ava di- 
lecta GeBetric«, che ad redere era 
Biiraliilisaima dignità et exeellentia; 
et aranti a la diTina m&ìestft del Pria- 
eìpe era duo goDante una TÌoletts. Il 
snaiia de le corde riaoaaTano qn»- 
ite parole: et gloria rita in u ci- 
d^ifur; et mai altro snonoi, verso et 
canto tnaU che questo. Et 3 grande 
Iddio distese il bracio dritto et pn 
lei, dicendoli; t Figliuola intendi bene 
quello cbe risona questo suono: et 
gloria eìM in te lidetiitur. » Ma 
non sapendo che dire, né ardire ad 
respondcn.- a tania oiaie?^te, Dio or- 




I 



dinatamente o^ cosa aperse a lei et 
dimoEtrdli, come non dovea de quella 
infirmita morire; et come li hebbe 
questo ilecto, S|)arTe. Et lei subito fu 
megliorata molto, et cuta molta jo- 
cundita; et ìubilù per molti mesi do 
tanta beata visione, repetendo: et glo- 
ria eius in te videòitur: per il che 
fa opportuno che le sorelle per obi- 
denlia li Irovasseoo ana rioletta; la 
quale babluta, sonò lei più folte, et 
cum inoomperabile dolceza cantava,: 
et gloria eitu in te videbiiur. Et a 
lo Tolte stava come mata, cum la faza 
verso cielo, che ricordare facca la 
sancta lira del divo re Davit. he so- 
relle, vedendo qoesta armonia, sta- 
vano admirande, non cognoscendo la 
perfectione de la sancta donna; pian- 
gevano pur ancora percbè stava male; 
et lei dicea: < Non piangeti, che an- 
cora starò cum voi: che Dio per- 
doni a chi n' è stato casone. » Et 
così levandosi de l^cto et non senza 
grave male, andò per il monastero 




; SonOe aSeete ìs CMit* et 
eordnle ■•e Cg&aolt, aoa i« m 
p«aoM B RHO loago An, pa«kè 
■pero qwalo ib raitÓBo e>| MW fa 
efae fivA ft k Toetre evita; io bob 
o A «tara pfé eoa voi, et in bevve 
v«d«r«ti la mk fia& Fate, dolee !• 
mie %(niole, re asata tutte in a- 
rilA , nipporluuio li delTecti T om 
de r altra. Voi seti tatte le tiu« fi- 
glinole et aeti membre de ano ca- 
po, sK)é Chrìata, Non i 



4 



231 

le^ermenti, ma cota portati ve 1' una 
r altra , et fati che habiate ia me- 
moria le mi» parole , et maxlma- 
meattì quando se reti temptate. Re- 
cordative la vita mia, quale è pas- 
sata sempre cum varia inSrmitft et 
alDictione. La mia fine è venuta 
et vadomene alegramente : et sem- 
pre me è stato gaudio a patire per 
Christo. Io ve lasso la pace mia. 
Donovi la pace mia. Aiaatlve 1' u- 
na r altra. Et molte altre cose 
disse, ma loro non la tntenderono, 
credo fusstì divina voluntà; perchó se 
loro r avesseao intosa, certo l' have- 
retibeno cum baci et abraciameiiti man- 
giata, per il smisurato amore li por- 
tavano. 

Finito tiuesto capitulo, et il sabato 
et la domenica slette seco cum molta 
consolatìone. La domenica sera, poi 
che lei heblie cenato cum Le sue so- 
relle et figliuole, se pose nel lecto et 
più non se levò, infirma di febre et 
de li altri suoi soliti morbi, che gli 




erano per uno mai-tirio a parte a parli' 
xxviii anni durati; poi ci martedì de 
r altra septimana disse a le sorelle 
mandassouo per il confussoro, quale 
venuto stette assai cuia lei. Veaato 
il giorno del mercuri, ad ore xxtìii, 
disse remandasseno presto per il con- 
fessore, et che parasseno de pore 
el corpo de Christo , et de dare la 
estrema untione; et che da li piedi 
li fosse uno cnicifixo posto et che 
poi'lasseno l' acqua sancta et candele 
benedecte. 

Le sorelle, questo intendendo, tutte 
se smorirono, imperho die alcuno se- 
gno in lei non vedeano da morire; 
et iiicomìnciòli ili questa forma bre- 
vemente a pai'Iare, per suo testa- 
mento, che fu a li nove giorni de 
marzo , in li anni de la saluto 
ucccdxiij. Io vado; et più non sard 
cum voi presente altrimente. Io vi 
salso la pace, la quale sopra tutto tì 
recomando. Reconiandovì la vicaria, 
la quale sempre a mi u stata bona 



233 

et Adele figliuola. Prego vi che la 
mia gonitrico ve sia recomandata. 
Reooraamlove le novice, le presento 
et lo future. Guardative bene tutte, 
che mai veruna cerchi , né tratti, né 
dentro né fuori, che ninna sia man- 
data altrove, et che alcuna ce no 
venga. Et chi questo cercasse , io 
ne diuiandarò vendecta al divino 
imlicio, et pregarò Dio che la ca- 
stighi. Vqì seti tutte donno , et 
non fanz alette. Non cercati altro. 
Amalive insieme de cordiale amore. 
Chi (laesto fora, serano mie figliuo- 
le, et preparò por loro che siano 
consolate; et meglio vi fatò ns l'al- 
tra vita, che in questa non £acÌo. 
Consolatile duncha tutte , figlinole 
mie , che questo si è lo nsio testa- 
mento. 

Le sorelle alhora, per ti loro pie- 
tosi cori in tanta matre, incomincia- 
rono a piangere tutte et sospirare et 
condolersi per si subita et volante 
partita da loro; cun ciù fusse che tu 



234 

quilll pochi giorni Biotte nel ìedo, 
visse tutta iocunda, facenilosi spesso 
cantaro quella laude: 

Afu'ma benedeeta 

da {' alto Creatore, 



eonficto, che 'l te aspcela. 
Et la sera ancora se havoa facto que- 
sta medesima laude cantare, ot lei 
cum loro ancora havea cantato; et 
tutte sbigotìfe erano , quasi fuori 
de r usato sentimento. Lei cum l' oc- 
chio de la piotate a loro se volse, et 
dÌ53e:«Fato, figliuole mio, che ve ama- 
te insieme; io ve lasso la pace mia. » 
Et confortoUe che non dovesseno pian- 
gere, che chi piangosse non sarebbeno 
sue figliuole- Et disse, per inspiralione 
de spìrito sancto, a le donne rotare, 
che ivi flebile erano cum l' altro so- 
relle, che presto presto andasseno a 
la porta, che '1 patre confessore era 
Tenuto et che a la porta pulsava. Et 
così andarono, et trovarono essere co- 
me esaa dicea. 



Questo patre confessore entrato deo* 
tro et venuto a lei (che parea im- 
possibile ftissa venuto por discorso 
humano al tempo che fa aditnandato, 
ma fu volere divino , et che ella sa- 
pesse che a la porta lui fusse giun- 
to), la gravata donna a lui parlù 
francamente et coufessosso, come non 
tiavesso havuto male alcuno. Et vo- 
lendola comunicare et non trovando 
in lo libro le opportuno parole a dira 
a tanto sacramento, e volgendo et ri- 
volgendo le caribe, lei disse per in- 
telecto de spirito sancto: < Patre, re- 
guardate nel megio del libro, che le 
trovareti. » Et cdbì foce, et subito 
l'hebbo trovate. Et cum grandissima 
sanctit4 ella prese ci corpo de Cbri- 
sto; et guardando tutte le monache, 
disse: < Figliole et sorelle mie, a tutto 
dimando perdono de ogni pena et 
Beandolo che dato ve havesse ; et 
pregate Dio per me. > Et lucìdon- 
dose ne la foza ale io gli occhii in 
loro, et poi decliiiaudoli U chiuse; et 



tre fiate dicendo: < Jesfi. Jcsti, Jeeù > 
Epiro la felice anima al sua faetore,' 
come ono picelo et dolce suspiro, bn- 
vendo de sua ettate anni cinquanta. 

In qnesta sua sancta fine se fece 
beffe de la apparìtione del diavolo, 
come decto Lavea dopo- le victorie 
bavea de lui habiute, &oendolÌ tre 
volte del mu»o. 

Era, morta, più bella assai cbe quan- 
do vivea: die certo parca una poi- 
cella de quindici anni c)ie dormisse. 
Del corpo morto, benché fosse uncto 
et impiastrato de cose fetente, ne DS- 
siva euave odore, quale fin al pre- 
sente giorno dura in dolce memoria 
de tanta donna. 

Li pianti, li gridi et li lamenti si 
levarono infra le monache, si et in 
tal modo, che tutto lo monastero de 
dolorosi pianti, susplri et singulti ri- 
bombava. Et furono de quelle, che 
per il grande merore cadono in t«rra 
tramortite, per modo chiamarono su- 
bito li pbysici per revoenrli ti sma- 



237 

riti spiriti, et ti confessori ancora ébior 
iBaroao per confessarle. Et or que- 
sta, or quella per piotate so abraza- 
vano, dicencio cura flebile voce : « Gi- 
rne, infelice noi, chi sarà più li nostri 
conforti 1 Ogni bene abbiamo per- 
dntul Oh benigno Dio, habii de noi 
piotate ! » Cosi , cum quisti amari 
cordogli portarono il corpo in la ec- 
clesia per fare lo exequìò : et come 
fu avanti al sacramento , fu veduto 
tutto il volto morto fare nova jubi- 
latione. Ma le tribulate donne non cu- 
ravano, per essere tutte occupate de 
amaritudine et ang;o£ioso pianto; et 
abraciandola, et baciandoli infinite vol- 
te il viso, le mane et li piedi, per- 
che djceano bavere perduta ogni suo 
bene, pace, conforto, gaudio et unica 
gloria del suo monastero; che mai 
credo in simile grege fuss« magiori 
lamenti, stridi et pianti. Et così cum 
laelirimabile exequio la portarono jn la 
fossa, Ma a quelle ciie la sepelli- 
vano, dolendoli por piotati', che quel 



Buperiorì pairi, deliberarono àe trarla 
de la fossa, et porla m una cassa di 
legno, et poi ritornarla in terra ne la 
fossa, che cos'i comandò li patri, non 
fidandosi bene clie lei fusse intiera- 
mente sanala, per l' odore usiva de la 
fossa. Così quatro monache secreta 
mente feceno fare ta cassa per por- 
gliela dentro. Ma quando ta volseno 
deaepelire, per la inridia de li diavoli 
ao contarhò il t«mpo de tuoni, de 
aqua, di tempesta et venti, per modo 
desepelire non la poteano. Le qnatro 
sorelle deputale a questo officio se in- 
genocbiarono sotto la logia a lato al 
oimiterio, et fecerono oratione, che Dio 
quietasse il tempo , aciù ta potesseno 
desepelire; et il tempo quieto se fece. 
Ma erano tante le tenebre de la no- 
cte , che per niente el luoco dove 
era sepulta non poteano vedere. Al- 
bera una do questo quatro monache, 
nominata Iluminata, figliuola de Lau- 
rentio Bemhi, illustre patricio veni- 
tiano, entrò nel oimiterio , et scon- 



giurando il tempo et le t«nphre euin 
la santa croce, pregù Dio, ee de eua 
voluntA era, che '1 coi^o de questa 
donna ae desepelisse, ne facesse se- 
gno. Facta la oratione, subito il cielo, 
mìraculoaamente , quanto continea el 
cimitero, se fece bello, sereno et ador- 
no de lucente stelle, dimostrandose 
Ptiebea bella cum la sua rotonditi; 
et specialmente sopra la propria se- 
pultura parea descendere li ragii de 
una stella che dimostrasse il luoco, 
non altrimenti &cesse la stella OBten- 
ditrice a li orientali principi el luoco, 
in donde era nulo el Salvatore. Così 
senza impedimento la desipelirono et 
poneronla in la cassa, per retornarla 
in la fossa; ma subito la portarono,, 
come forzate, sotto la logia al cimi- 
tero propinqua; la quale, cum tutto 
el monastero, fu repieno de'magiorì 
odori del mondo. Per la qual cosa 
tutte le monache , correndo ad ve- 
derla, furono piene de celeste conso- 
latione. 



-,,.ja=^j 



211 

n Vìso et li panni lì netarono , 
da la terra iaqaiiiati ; et il naso 
et tutto il coppo, che era compre- 
muto (la r asse , che li era stata 
posta sopra, la quale li era calata per 
il pondo de la terra, li reconciarono 
oum le dita, et al suo luoco retornó, 
at similmente 11 corpo; et usltte del 
morto naso vìto sangue, come albora 
fusse morta. Come l'hebbeno polita 
et no la cassa reconcia, quela pre- 
sene per portarla pei' obidentia ne la 
fossa, come li era da li superiori pa- 
tri imposto. Ma per voluntà divina, 
non se advedendo, la portarono come 
per forza voltate, in la ecclesia, avanti 
ci sacramento. Al quale visibilmento 
fu veduto da loro questo corpo, per 
tre volte, aluminandose nel viso, farli 
reverentia cum expergimento da odore 
grandissimo. Di che tutte le sorelle 
incominciarono devotamente a gridare 
Jesù, Jesù, perche* quello odore li 
furava il core , li spiriti et l' anima 
per excellcntia, presso la veduta re- 



2À2 

verentia da loro a Dio. Questo coi^ 
ad bora ad hora se facea più bello, et 
più iocondo, bianco et colorito, su- 
dandoli la tazu. n sudore era odore 
solenne, quale a le volte paroa co- ' 
lore di sangue. 

Questa cosa sentendose per U ci- 
tato nostra, tutti li notabili homini, 
cum licentia de Angelo Capranica, car- 
dinale do Sancta Croce, apostolico 
Ijogato, andarono per cosa miracolosa 
ad vedere questo felice corpo. Il pre- 
tato Legato, per devotione , volse por 
lui la ba.vara, piena de quello odori- 
fero liquore del volto do questa san- 
cta donna. Volse ancora una copia de 
uno libretto, che se trovò scripto do 
propria mano de lei, pieno de virtute 
divino. Quale libretto scripse nel tempo 
de la sua vitu secrettamente , in la 
sua povera ceUa de stuore coperta, 
in li anni de la saluto mille ccccxxviii, 
regnante la abatessa Tadea figlia del 
signore niagniflco fiìberto Pio de Car- 
po, consorte giit de li .Vlidosi, prln- 



cipi He Imola. La quale copia esso 
cardinale mandò a donare ad Isa- 
bella regina de Neapoli, le cui vir- 
tute i nfrascripta mente , per moltipli- 
care bene de ornamento il nostro Qy- 
nevero, narraremo. Beata quella mo- 
naca, che potea bavere de le spoglie, 
le quale portava la sancta donna, es- 
sendo viva. Per septi giorni fu visi- 
tato, viduto et, palpato questa corpo, 
che parca pur alhora da TaDima fuBse 
lassato. 

Fu da molti ìudicato, che per uno 
corpo sancto giamai fii il più precioso 
et odorifero veduto, come ancora è 
Ìudicato, quando per cosa eingular et 
degna 6 veduto da hominì et. donne, 
da re, principi et signori che passano 
per quindi, porto si^co generale de Ita- 
lia. Ogni giorno so vede et sente mì- 
raculi et gratie da questo corpo, per 
chi a la sua delicata anima per pietà 



Io non posso ogni virtute al suo 
loco expriraero, perchè a mi bisogna- 



244 

rebbe bavera peculiare U fiimndia et 
lo anificto de qael uostro principe et 
ambular lume de eloqaentis, Marco 
Tulio Cicerone. Ma Doi c« ntaeiere- 
mo per EUpplimento a la fidele et 
saDcta opera nonuQBta Specbìo de U- 
lumioatione, compilata per la illustre 
religiosa, sere Iluminata antedeeta, 
che Vinetìa hoiioi-a, et al presente 
maire et abatessa sanctn de questo 
nofftro monastero del corpo de Cbri- 
sto (m2}. La quale havendo più che 
altra, io. gioTaaìle aetate, lunga tk- 
miliarìtate cum la gloriosa aaims de 
questa beata Calherina , di costu- 
mi, gesti, virtute, oiwre et exemplì, 
Cam singular facundia ba scripto , 
per modo ignoro se Italia hnbia una 
altra religiosa donna renclusa de tanta 
spirituale eloqueiitia et prestantia de 
ingegno et suflicientia de guberno , 
et voramento non oblita de le vir- 
tute et documenti de questa sua 
de fon la matro santii. De la quale 
liiihiamn facto dcvot« ot sincera me- 



* 



moria per lo prelibate rasone , et 
perchè in fra le virtute de l' altre 
donne el nostru Gynevero habia spi- 
rituale contento. Quale certo è te- 
nuto in paradisu recordato da la diva 
anima de quc^sta Bancta donna, come 
in questa mortai vita, cura carità 
grande, vocandolo colombina sua, fia 
sempre recordata, 

23. De lisbtllt de Araionlt 

raglm de Haapolì, piana dt Mligione. 

laaliella, de' Noapolitani serenissima 
repina, fu de tanta clarytà de sangue 
et de virtute, quanto de altra presso 
noi, in honore del nostro Oynevera, 
ae possa cura divine laude celebrare, 
nume narraremo. Se debbo dunque 
sapere ciie essendo restata herede del 
porthinopeo regno la regina Ioanna 
Becunda del re Lacislao, et tolto per 
marito do Pranza el re lacobo, che 
prima se dicea duca di Nerbona, et 
da lui poi facto incarcerare il prin- 



i <c Vnaa, * koiaa.i 






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>(>ln laMh ini - I «> , 



847 

Here nel regno, come aiìoptivo figliuo- 
lo: in lo qualp, dop[io molte guerre 
Hltimameiite resUito re, et non ha- 
Tendo altro unico hopedo cho Ferdi- 
nando, Buo figliuolo, dubitò, come ea- 
TÌo re, che doppo la morte sua non 
intoirenisse qualche defectione nel sta- 
to, per esBore il figliuolo Ferdinando, 
alhora duca de Calabria, dì etate anni ' 
ivi; et por firmarlo cum forte spale 
ne la successione dei regno, gli dette 
per moglio Isabella che era de anni 
xxn, cara nepote ( come propria fi- 
gliuola) del prìncipe de Taranto, et 
figliuola gii del predecto illustre ca- 
valiero Tristano. Cun ciò fnsse che, 
ijuando esso re Alphonso vonne ad 
Nespoli, trovò al principe ào Taranto, 
infra gli altri benivoli signori, molto 
SQO alfe ctio nato ; et così, regnante Al- 
phonso, vixo sempre in grandissimo 
favore. Di che indicò essere meglio 
uxoraro il figliuolo nel reguu, che fuori 
de quello altamente et cum più re- 
putatione, come era de tore la figlino- 



la del linea de Bergogna, quale g'ij 
era cum dogno partito offerta, et a 
tanta affiniti da molti baroni del re- 
gno era confortato. Ma credo che '1 
cielo permetosse, che per il premio 
de le virtute de costei fusss del ti- 
tolo de la regina dìgiuficata, ot che 
poi la sua anima infra lo etheree ot 
candide nyroplie dominasse. 

Questa Isaliella fu formosissima ,' 
quanto mai regina se possa recordare. 
Alta de corpo, cum una grata maci- 
lentia, colorita biancLeza; Il suoi oo 
chii tendevano un poco sul bianco; 
li capilli furono biondi et lungissimì. 
Infra certe venusta del suo corpo, 
mai fu veduta in donna mane più 
bianche, nò dete più longhi et ben 
proporti nati, che a loÌ. Naturalmente 
il suo aspecto ora regale in modo, 
che qualuncha incognito l' havesse ve- 
duta, o eola, overo in compagnia de 
altre donne, non per distinctione de 
vestimente, overo altri portamenti, 
ma solo per la maiestft de lo aspecto 



24» 

che era in lei, senza dubio l' bare- 
rebbe indicata regina. Fu eloquente, 
liebbe dolce sonorità de voce, come 
bene organizata; fu humanissima et 
affabile , h onesti sa ima in opere et in 
parole, senza mormoratJono do alcuna 
vanita. Le sue parole per diportarsi 
erano savie et benigne. Voluntieri ve- 
deva gì' homini dodi et costumati; 
lé donne de bona fama et de virtute 
haveano gratia cuni lei. In la cort« 
sua non li placca tenire gioveni né 
homini de legiero sentimento, che quan- 
do appiaseno la hocha, el vento li me- 
nasse la lingua. Ma donde sentiva ho- 
mini prudenti et de grande maturità, 
cum ogni industria et spesa se ope- 
rava presso se tenerli ; et similmente 
questa felice electione usava in le don- 
ne et damicelle, che tenea in camera 
sua, le quale sempre erano cinidite da 
lei, in quanto a Dio et al mondo, al 
virtuoso vivere. 

Li suoi piaceri et quilli delle sua 
damiceli^ fumno sempre cum grande 



250 

lionestate et sobrìetate , a ciò che Ce- 
rea et Bocho non facessero in la sua 
pudica cori* Tenere regnare. Del che 
ogniuno esigtimava la regia casa non 
regale in questo, ma più tosto mo- 
naBtero, ovoro de castitA aacratissJmo 
tempio. Li suoi habiti et vestiti fu- 
rono neapolitani et modestissimi, senza 
ostensione de le pumpe, come hogidl 
osano molte donne per lasivia, ma 
quasi tutto il pecto cum vera bone- 
sta portava coperto. Et quisti habiti 
non solamente lei usava, ma geu^al- 
mente volea che tutte le donne de 
aua compagnia usaseno. Infra l'altre 
sne innumerabile virtute fu de tanta 
constautia, che nel tempo che lei era 
duchessa di Calabria, il socero re Al- 
phonso teneva castamente per inamo- 
rata, per vivei'i- iocundo, la bella Lu- 
cretia de Lagaa, per Ja quale esso re ' 
fece tante m agitili ce ntie , tonte amo^ 
rose feste et triumplii et doni, et au- 
ctoriUi a lei concesse nel regio statoi 
che non voglio diru dospiacesse ad 



iMbdU . HM ■ la prebU Loereli* 
porU tanto hooon «t reremtu, qanh 
lo G lamé «tata propm mairt. Del 
eli« d re «t tatti ti tagaorì existin»- 
roiM> (MbvtU tofra V altre itintn dote 
ifo la natura eaaere Etata constaata, 
paUente et hnmaniMiaia, perdii gua- 
ita Laowtia ora eorae regÌBa hoao- 
rate. 

Nel tanipo àe nove aoni che Isa- 
bella Hl«-t« duchessa de Calabria, cnm 
laolta gralia di popnli , helibe cin- 
qna figliaolL II primo fìi Alphonsio, 
al prea«at« duca de Calabria, preci- 
poa gloria in llalia de l'arte mili- 
tane; il secando Lionora, duchessa di 
Ferrara ; terzo figlinolo Federico, fe- 
lice prìncipe de Altaniara; quarto 
Joaoou, quale fu colendissimo cardi- 
nale; quinto figliuolo fu Beatrice, di- 
gnisuma regina de Ungaria. Che poi 
foce il sesto figliuolo, quando divenne 
rogina , nominato Francesco , quale 
moritte. 

Morto il rii Alphunso, FerOinando, 



oh** era «luca da Calabria, si 
nel paterno regno, et lei regina. La 
ijuale nel stato regale se guberaù cum 
U sua usata religione et serene -vjr- 
tuto, per modo che di lei beatamenlo 
Be parlava. Quando il regno fu invaso 
dal duca Ioanne per occuparlo cum 
lunga guerra, havendo il cont* locobo 
PicinJDo per suo valoroso capitaneo, 
che lin in Neapoli de strenue opere 
d'arme ribombare facea, etilre Fer- 
dinando cum florido esercito defon- 
dendose. Isabella per sei anni sola 
gubernò la cittì de Neapoli, capo del 
regno, cum ìustitìu et tranquitìt& et 
amore de citadini. Lei pur se mostrò» 
rigorosa a li delinquenti, et de buoni 
fautrice; sempre cum franco animo 
conforto il marito a la guerra per 
diffensare il regno; fu de tanta con- 
tinentia et tollerantia, che essendosi 
ribellato el principe de Taranto suo 
patruo, et moslrandose acerimo ini- 
mico de se et del suo stato, che mai 
dissi' parola contra lui. nlie non fusse 



huraaiia el reverente. Lei non lassava 

opera a fare, per salute del regno et 
de li populi, de giorno et de nocte. 
Mai fu tanto occupata in le occorentie 
del i-egio stato, che ella pre termi te aae 
li offici ì, le orationo, le messe, li de- 
iunii, le abstìiientie, le discipline et il 
portamento de ciiitio, et le elemo- 
sine, perchè era catholica, devota et 
amante do l)io ; quale contìnuamente 
orava, se per el megUo era, li difen- 
sasse el regno da la guerra havea. 
La quale fu tante lunga et grande, 
che '1 re suo marito, molte volte tr.>- 
vandese de denari exhausto, lei per la 
vendicata a se benivolentia di populi, 
era da quìlli confortata cutn aflectio- 
nate offerte de denari et de argento, 
ogniuno secundo la sua possibilità; et 
fu tal giorno, che recoglieva octocento 
ducati de subventione. CJuesto subsi- 
dio fu de tanto fomento, che '1 re ten- 
ne la sua gente de arme al suo ser- 
vitìo, la qualo era totalmente delibe- 
rata abandonaro il regno, rum evi- 



tm. DB (fte li rr, «g^brtaadMe ì 



111 éoM» dotate. 

B MI ante fa ratte ael 
> ^af ftame à k «iw de 



rdtJM Ma I 



. W4 



■fia»» •( d«lore li lervanUe » V- 
tìtM et pM0: che Ckirto peoBvtM 
dM li taoi aeni fawpBO le ptA TCtta 
lilwwi. et wu periiA Ìb tatto alnutì 
et ■mwgmti; m A» tìvou nun ui- 
mo inncto, die previo kì finn pro- 
wtAlaeaio de re&re le rotte gente 
de amu). Con lei ae redame nel tem- 
pia del dira Pietro mariTro, dorè 
foce ekiaroare mohi citadini; et mol- 
ti altri Li anilorono per speciale a- 
nero , senza cbkto -rocati ; 
tanta bonignita '. 




255 

rito et lei, che ogniuno li prestò a- 
morevolmente denari , più che non 
comportava lo conditione di t^mpi 
et le loro facnlttì, in modo, quando 
, prestavano, paroa andasaeno ad pi- 
gliare plenaria indnlgentia. Questo au- 
xilio et suffragio fu tanto , che '1 
PO in campo se refece. Ma vedendo 
lei grande difflcultà a la defensiono 
del regio stato, per essere a quello 
ribollato el principe de Taranto suo 
patruo. disposto in tutto a la Vi- 
ctoria del duca Joanne , et che per 
lettei'e nò per secreti oratori et messi 
r havea potuto reconeiliare , andò ad 
trovare in secreto luoco el prefato 
principe , per rumoverlo da la de- 
votione del duca Joanne, et redurlo 
a quella del re suo marito, ot non 
cum manco animo et virtute , che 
andasse Victuria , nobile romana , in 
campo ad trovare Coriolano suo tì- 
gliuolo , che havea obsossa Roma ; 
et in questa forma disse : « Priri- 
cipo magnifico, io te ho por patre 



sutnpn; liabiuto , et in taata dite- 4 
ctìone , che mai de la mìa tiocha 
non usitte parola, che non fusse verso 
di te honestft, come sempre il mio 
core te ha filialmente observato; quan- 
tuncha tu me fnei affannatamente tì- 
yere , per lo auxìUo doni al duca 
Ioanne, che espella il mio signore ma- 
rito, il quale me desti cum tanto lieto 
animo, a ciò io diventasse regina. Tu 
te sei sdegnato seco per eflecto, exì- 
stimo, do poco valore. Et la tua si- 
gnoria pur elTectualmeiite dimostrò 
più che altro signore del regno amaro 
el patre Alphonso, quale, come sai, 
a ti me domando, a ciò fusti columna 
de conservare doppo la sua morte el 
figlio nel regno, come quello che ha- 
vea in te tutta la sua speranza; et 
cosi a lui et a me promotesti. Hora 
la tua excellentia non ò de tanta feda. 
et speranza obserratrice. Tu me bai 
facta regina, et rao' me voi fare va- 
salta: che a te, oimè, non sarà al- 
cuna laude. Prngoti duncho dolce- 



mente, per paterno amore, laasi el 
(luca Ioanne, et piglia ci mio marito 
per figliuolo, cli6 ancora ne sarai fe- 
lice, lassando, come effecto del ma- 
gnanimo principe, ogni iniuria et sde- 
gno andare al vento. Et quando per 
altro la tua signoria non el voglia fare, 
facialo per amore di mei figliuoli , li 
(]uali fin qui non manco ho alerati per 
gloria del tuo nome, elio per quella 
del proprio patre. » Et cum molte 
altro prudente prole et virile matu- 
rità , persuase il rebellato principe , 
che '1 se destolse dal duca Joanno ; 
la qual cosa fu felice presidio a la 
vendicatione del suo regno, per modo 
quello remase cum molta gloria dìfon- 
sato; et dipoi fu de esso regno il 
marito legjpti marne nte coronato da Pio 
secundo, pontefice masimo. 

Tranquilato el regno. Isabella non 
mancò mai de le sue tUustre opere et 
virtute. Et per dieci anni che viie 
regina, in tutte le virtute spirituale 
et sanctn et secolare se fece splen- 



dida et diva, et cum tanta iuslJtia et 
beatitudine, che albera se putea in 
Neapoli et ìa tutto el reguo dire es- 
ser la aetate aurea de Satm-no. Fu 
tanto dilccta et cara al re marito, che 
por dea l'adorava. Cum grande de- 
votione instaura in Neupoli un tem- 
pio, chiatuato sancto Petra martire, do 
ta religione de Dominico ilirino con- 
fesaore, dove lassò octomìlia ducati de 
brocati et vestimente sue. Fece molte 
altre opere pie et elemosine, ad glo- 
ria et laude de Dio. Pigliava dilecto 
audlre li certamenti de li theologi et 
de legero opere morale et sancte. 
Ilebbe spirituale piacere legere la co- 
pia dì quello libretto de sancii docu- 
menti, composto per la beata Cathe- 
rìna da Bologna, che a la regia sua 
maiestà mandò in dono Angelo Ca- 
pranica cardinale nostro legato, come 
in le virtute sancte de essa Caterina 
beata habiamo esposto. Non manoA 
mai ancora exhtbuiro el debito a la 
iustitìa, quantuiiclia fusse de Bua b 



259 

lura hunianiasima et clemente, mo- 
strandose aspra ot rigorosa, quando 
rechedea el tempo et la stasone. 

Atendea solaraotite cara snnimo stu< 
dio a la recta gobernatione del re- 
gno. Infra li altri ofTecfi de iustitia, 
accadetto uno giorno, che essendose 
absentato el re, uno suo carissimo 
curiale, chiamato don Ferrante de 
Juvara, adimandò de gratia a lei uno 
suo creato familiare, che era detenuto 
per certi furti et altri commissi de- 
licti; et non possendone alcuna gra- 
tia consequire, mandò a supplicare al 
re, ti facesse gratia de liberare que- 
sto suo creato. Cosi il re li fece gra- 
tia, scrivendo lettere a la regina por 
questa liberatione. Et le lettere, por- 
tate ad tre bore de uocte, non parse 
a don Ferrante de Juvara indisposto 
«1 tempo a presentarle, et il tempo 
defferitte a la sequentc matita. Que- 
sto sentendo, Isabella regina, come 
desiderosa punire li delinquenti se- 
cundo loro delieti, avanti giorno de 



tre ore, et prima che 3e lettere H ft»- 
B6D0 presentAte, f(>ce sospendere el de- 
tinqnente. Recepate poi lo iottere, re- 
spou al re cho sas MaiesU harea 
comandata fusae liberato l' Incarce- 
rato, quale non havea, ma non l' ho- 
mo inpicbato. Per questo spectacaJo 
certo li selerati non manco se spa- 
ventavano, che li boni se alegrasseno 
de la conserratione de iastitia , et 
quiete vivere. 

Le opere, costami et sue virtute 
furono illustre et de grandissima ex- 
celleatia; per le quale certo non ha 
manco aobìlitato il sexo femineo, che 
facesse la prenominata Victuria, cito 
per havere per le suo pietose et pm- 
dente parole liberato Roma da la obse- 
dione del figlinolo , il Senato Romano, 
in memoria de tanta virtuto fece he- 
dificare un tempio et lo altare a la 
muliebre fortuna; et fece che le doune 
fusseno da gì' bomini per la via ho- 
Dorate, et che se dovesseno levare in 
piedi, dando a loro la vìa, et secondo 



4 



261 

le donne orientale, li fusse lidto por- 
tare a lo aurechie le anoelle, et por- 
tare potesseno le purpuree Testimente 
et fimbre de oro et armìlle. Cosi quasi 
dire possiamo, che Isabella regina li- 
berasse Neapolì per virtù del suo in- 
gegno et ebquentia, havendo levato 
da la rebelliuno il patruo, potente 
principe de Taranto, come Victuria 
liberasse Roma. 

Essendo pervenuta in ii anni qua- 
rantaono de sua aetate, et viia cum 
grandissima continentia, pudicitia et 
religione et concordia cum el marito 
anni xviiii , zoo nove duchessa et 
dieci regina, se infirmò di febro et 
de uno accidente, che mai volse dire 
per honestate; per la cui forza, es- 
sendo confessata et comunicata, finite 
sanctamente li suoi giorni et invo- 
cando el nome de leso, a li xviiii 
giorni de marzo, iu li anni de la 
salate millecccc°Ixv. Infra le suo più 
chare reUquie et spoghe fu trovato 
uno cofanetto, nel quale , credeudose 



fusse pieno di geme, If era uno cilicio 
et una sferza per la disciplina. 

La mort« de questa religiosissima 
rc^na adisse il core et l' anima al re 
marito ot a li picoli Hgliuoli. Ttittì U 
signori et populi del regno fiirono 
provocati a lucto, a pianto et a. sn- 
spiri, che mai in uno regno fu Te- 
duto et inteso magior cordoglio. Il 
mesto re, cum magniUcentissima pom- 
pa funebre et lugubre et de exequio, 
fece recundore el morto corpo nel 
tempio del divo Pietro mart^ro, come 
lei in vita disse volere essere sepulta. 
Il re li fece nobile sepultura, in te- 
stimonio del pei-serrato bonore, a ciò 
fusae conosciuto cho '1 splendore de 
la yirtute non può essere ofuscato per 
alcuna tenebre de la adversa fortuna. 
11 corpo dunclia de Isabella regina in 
questo mondo gloriosamente cum be- 
nigna memoria honorato, cosi la sua 
anima possiamo iudicare essere in fra 
le celeste et dive colocata, orando per 
bonore del nostro Oyneveru, che co- 



me in questa vita terrena ù felice, 
così in la celeste fla beato. 

SI De Bìifiohè Uaria Vetaónte, 
daohaiaa ita Uìlano quarta. 

Per giungere italico splendore al 
titolo de r altiBsime donne , recoi-da- 
remo Biaiicha Maria, unica figliuola 
del magnanimo Pliilippo Vesconte, du- 
ca teiYO de Milano, la (juiile per co- 
pula matrimoniale, per virtute de a- 
nimo, per costumi, per opere illuatre, 
beleze, lionestate et religione, ha dato 
a la sua preclara styrpe immortai 
gloria et benigna fama. Questa dun- 
cha Biancha Maria, come fu del ma- 
temo ventre discaricata nel mondo, li 
prestanti ingegni la celebrarono cum 
dive laude in celsitudine del sexo {&- 
minoo, come veri censori de la futura 
felicità de lei. Fu alevata cum degne 
virtute et costumi, quanto altra fi- 
gliuola de eminentissìmo principe. Es- 
sendo ella pervenuta in la aetate de 



anni xvi , fu eposata per pat(>rna To- 
InntA al conte Francesco Sphorza de 
li Àtendoli da Colinola, oppido in 
Flaminia, invictissinio imperatore de 
arme, fuori de Cremona, nel castello 
de sancta Croce. Ucbbe in dota la 
città de Cremona , eum el Cremone- 
se, excepto Picìghitonc et Castello 
DOTO, per scontro dì quali castelli 
hebbe Pontremolo. Prima ohe fussa 
dispensata , ci patre duca , per le 
occorontie de le corooditato forsi de 
qualchi stati, la promisse in dui altri 
principi. Ma lei, come donna de alto 
iudìcio, et vero lume in le bumaoe 
cose, quantunque fosse in tenera ae- 
tate, altri non volse mai che '1 conte 
Francesco, per il suo alto valore. Credo 
fusse proprio volunta del cielo, peiv 
che la virtù de tanta donna fuste 
copulala eum quello, che è stato de 
formosità, virtù et alteza de animo, la 
gloria del nome latino, et precipuo 
imperatore de la disciplina militare,' 
che mai fusse a' nostri tempi, et del 



265 

stato Bentivogljo fidelÌBsiuiu protectore 
in la cit& felsinea. 

Costei fu donna doctuta di beleza: 
fu grande, fu perfectament^^ formata, 
et cum occhi] degni, bene organizata. 
Hebbe aspecto do grande maiestA, fu 
biancha de carne et candida de co- 
stumi, meritamente instituita de tal 
nome; fu faceta opportunamente cnm 
dolce et casto riso , et li onestissime 
parole, ma fu do gravita reverenda; 
fu, oltra misura del sexo muliebre, 
eloquente; fu casta, pudica, et ne li 
cibi temperata, come professa de re- 
ligione, Le suo ire et li suoi sdegni 
furono sempre cum prudentia tempe- 
rati, per modo in lei non duravano. 
In ogni loco, tempo et fortuna, hebbe, 
come devota Christiana, timore de Dio. 
Pigliava piacere degV horaini virtuosi 
et Utterati, di quali fu amatrice et 
fautrice, et de li loro certamenti ha- 
vea dilecto. Havea in fastidio li &&- 
gitiosi et lasivi homini et donae; li 
buoni et mo rigo l'ali haveaiio grati a 




ch0 da picoli et franai i mitijiÉi lu- 
de.^ htn lei «t il smo ngpora cooias- 
cto fa inexhSBsto molriouiiu^ smo- 
ra, eoa che fece sempre iocondo V m- 
nano de\ cotAé Praactraco. Dì dw loì 
hebbe efScacemeale pia Tolte a dire 
che ultra li obli^ harea cam Dio, li 
era molto obliato, che l'harea de una 
tal donna dtgniflcato, ohe noa bare* 
pari el mondo. 

lil menlamente dic«a el vero. Per- 
che de Ia gloria et celsitudine sua fti 
molto studiosa et prompta per modo, 
fu precipua causa farlo prìncipe de 
Milano; perchè, essendo morto il duca 
i'iiilippo Maria suo genitore a li xiiii 
do augusto, correnti li anni de la sa- 
lute mille quattro cento quaranta se- ^ 
pte, confortò cum efficace rasone il 
conto Francesco suo consorte, ohe di- 
poi huvoji poriluto ji statu de la Mai^ 



267 
cha (quale li tolse papa Eugenio, cum 

auxilio de Alphonso re de Aragonia), 
passasse presto in Lombardia cuna 
quelle gente che havea, le quale era- 
Do circa quatromilìa persone, ìofra da 
piedi et da cavalo; et cos'a fece. 

Insieme dunca cum lei, partondose 
de la Marcila, ne andò ad Cremona, 
cita che havea per dota habiuta. Oiunto 
ivi, fece la valorosa donna che '1 ca- 
stello de Pavia, insieme cum U cita- 
dini, li dctteno el castello de la citA; 
et li Milanesi, che se erano vendicati 
in liberta per la morte del prefato 
duca Philippe, loro signore, et conti- 
nuando la principiata guerra infra la 
inclita memoria del prefato duca et 
la serenissima signoria d« Venetia, 
che lo tolseno per loro generale ca- 
pittaneo contra essa signoria. Et ha- 
vendo il capittanio conte Francesco 
r anno sequenle mille cccc'^lviii po- 
sto campo a Caravagio, castello mu- 
nito et forte , et strìngendolo stre- 
nuamente , il sonato veuotiano tolse 



pò H» Cattaneo gtnenk d 
IkCchOetto 4a Cotigaok. per «oeciwere 
rssediato cartello, che seco httrea 
quiadeci milUa c«t«1ì de ìm piò AorìdA 
gemte àe Italia. Fttrodo qnisti duo cm- 
pitAnii a l« mani cam loro exerdti, 
presente la Tolonica donna, a caralo 
iafra li armati: la quale per la sua 
pKsentia et Tirile parole, de affectio- 
ne piene, li homini d'arme del suo 
coiuorle pìgli arano ardire et foRa 
centra li suoi inimici : come sa chi la 
ride, et tu lo intendi che l'ascolti. 
Ultimamente, come piacque a la br- 
lana, fii rotto, domato et vincto lo 
exercito veaetiano, per tal forma fii- 
rono snervate le sue force, in modo, 
secando se disse, se '1 TÌncitore conte 
I<'rancesco il corso de la Victoria pro- 
seqnito haveiwe, baverebbe tolto tutto 
lo italico stato de' Venetiani in terra, 
can ci6 fuBse che le loro terre et 
forteze se trovavano exhauste de cora- 
batenti et de artegliarie, et li subditi 
ìnpauriti et proni a rebellione. Sopra 




la qual cosa la gloriosa donoa, lieta 
et prudente, facea iasìeine cuia el si- 
gnore suo marito iudicio de' futuri 
effecti de' suoi alti pensieri. 

Il senato venetiano, come praden- 
tissimo, considerando el grande peri- 
culo inminente al stato suo, subito 
mandò secretamente Pasquale Malo- 
pìero, patricio de sìngular rìrtute et 
familiare de li comuni stati, oratore 
al conte Francesco, cum latissimo ar- 
bitrio de pigliare acordo cum lui , 
nel modo potesse bavere , pur che '1 
desistesse dal prosequire la Victoria. 
Il conte Francesco , che se repu- 
tava non poco iniurato da' Milane- 
si, perchè loro tribnivano la virtù de 
la Victoria a lì militi braccscbi, et 
int«ndea che la sua ruina machina- 
vano, diede aurecbie, cum prudente 
consiglio de la savia donna, al veneto 
oratore, pigliando acordo che '1 sere- 
nissimo senato de Venetia dovesse 
aiutarlo in conquistare Milaao, et darli 
alhora certa quantità de auro, et di-' 



?» 



«t qastro nìl» caraHi, pagati « tvtta 
te qiMs dd veiteto aeasto, fin ebe 
MUsaa Amm eonqnnUb). Qusto eoa- 
tbmo «t BgiUito, d conte rivottA U 
•noi stradatili cestro MìUiio et con- 
t» il staio de b libertà de'MiluMi. 
«MS ch« mollo piacqoa a la iUoitte 
donna. Il senato Teoetiano li obaerrò 
la promeMa Sa al mno di aqttambra 
a« !i anni Mc<rrc*xlTÌìii. che fd circa 
uno anno; in questa trmpo Btringendo 
el conte li Milanesi per tal modo, che 
sperava essere de loro superiora et 
vincitore de l' impresa. Di che D se- 
nato Tenetiano, del stato suo dnfai- 
tando, per la molto favoreTola for- 
tuna del conte, mutò sententia, et re- 
vocando le gente havea date in au- 
silio al conte, subito prese accordo 
et fece iiga cum li oppressi Milanesi, 
curo condictione che '1 conte dovesse 
desistere da l' impresa contra Milano, 
et del suo militare ^to restasse con- 
tento; et in fra certo termine do- 



271 

veese le coDdìtioni de l' aconto rati- 
ficare , altrimenti so 'nteudesse , de 
r una et (te 1' altra potentia, inimico. 
Questo dispiacendo, cum affanno di 
monte, al conte, anctiora non man- 
ctiasse di speranza do gloriosi effectì, 
la valorosa donna il confortò ad non 
temere, cEie a lei bastava l' animo, 
per essere stata figliuola del duca 
Philippo, che svigliarebbo de' Milanesi 
lì animi, che non lo abando narìano : 
per il che, poi ctie cosi voloa la sorte, 
lui non stesse de ratificare il sequìto 
acordo. Così el conte, bencliò torto 
recevesse, ratificò le condictione et 
capttuli. Reasctate dunquo il conto le 
cose sue, animosamente et cum aiuto 
de la pecunia de la magnifica memoria 
de Cosmo di Medici, patre per pu- 
Wioo decreto du la ropublica fioren- 
tina, prosequitte l' Impresa coiitra Mi- 
lano, por forma che lo redusse in 
tanta estremità de &me che '1 mogio 
del formonto fu venduto ducati se- 
xanta. La proveduta donna, operando 



272 

r ingegno, U astotìa et 1* sH'', cunifl 
Ietterò «t nantii secreti dentro da Mi-' 
laoo, ch^ la Toissseno insieme cam eì ' 
cont« suo consorte chiamarli dentro, 
ch« beati loro; dicendoli ebe pigUu- 
seno exemplo da Pavia, citfl de gran- 
dissima importa ritta al dncal stata, 
che cnm prudente consiglio se era 
data tranquibnente al signor sna can- 
sorte ; così li Milanesi dovesseno 
fare, perchè lei fu pur dilecla figlinola 
del duca Philippo; di che sema re- 
sistenza doveeseno acepf-are per loro 
Migliore il óonté fluo marito, che ti sa- 

r»bbe, non che signore, ma fratello 
et patre et compagno; et lei sorella 
ut figliuola. Di che, stretti da la fame 
et (la lo persuasive parole de pru- 
dentia et amoro de tanta donna, chia- 
marono il conte per signoro duca a 
li xxvi giorni de febraro ne 1Ì ansi 
de la salute millececc°L 

Facto questo, vixe il duca in pace ' 
Gum el senato rmietiano seoxa mo- 
lestia fìn al mese de aprile nel nulla 



273 

eccc°lìi. Dipoi osso sonato li mosse 
guerra cum florido exeroito no! ter- 
ritorio de Milano; et ancora in Par- 
mssaiift li ruppeno guerra. Il coat« 
alhora, cum pgtente oiercito, adcom- 
pagnato da la felicissima donna, passò 
in Bressana et liebbe la magjor parte 
del comitato di Bressa, ttmcado COD- 
ttnuamente la guerra in Uregsana, fin 
a l'anno mille cccc^lilii del mese de 



La savia donna fu molto amala et 
roventa da le gente do arme del suo 
signore marito, facendo grandissimo 
fondamento in la virtù de 1' animo et 
ingegno de lei. Uno giorno venne no- 
vulla elle '1 castello de Mon^a era 
preso per alcuni ribelli presoni ; lei 
genita indusia deliberò recuperare il 
preso castello, a ciò el conte non se 
impedisse da lo obstaculo del po- 
tente esercito venotiano in Bressana; 
et disse cum beroica maniera: « chi 
me vele bene, me seguiti personal- 
mente ; » et a piedi se presentò cum 



valorosa gente a ^uel castello, 
sua giunta fa de tante terrore et re- ' 
vorentia alli inimici, che subite senza i 
sangue recuperò il perduto castella; I 
cosa che fu apavento a li suoi . 
mici et conforto al marito, et de le 
sue victorie indubitata speranza. Dipoi, j 
lei un'altra volta personalmente andA 
ad trovare el signor mante, che era 
a campo ad lorcinovi, ad confortarlo ' 
non desistesse da l' impresa, perché 
dubitava non se levasse, perché ogni 
giorno pioveva; et trovò che '1 conte 
havea piantato septe bombarde a la 
forte rocha; et lei glie ne fece pian- 
tare due altre, solicitando lei stessa > 
che giorno et nocte trahesseno, ot ■ 
cosi facendo, tanto che la percossa 
rocha ruinù nel fosso, et la terra se 
il ebbe. Questo fu molto augu monto 
de conforto al conte, laudandose de 
la prudenti» de la donna, non altri- 
menti facesse il grande re Mitridate 
de Ipsocratea sua moglie: de la quale 
prese più conforto fi speranza, che 



275 
I molto exeroito, che con- 
tinuamente da lei cum smisurato a- 
more et fede era pcrsoquito. Ma se 
Biancha Maria tema non hareese ha- 
biuta de l'inìusto mormorare de lei, 
che lasiva non fiisse sfata, sempre 
haverebbe infra li armati vigilata, et 
dormita sotto li pavaglioni, soquendo 
lo invictiBsimo et caro marito. Come 
flagrante de le sue victorie, sempre 
lei intrareniva in li consigli de lo oc- 
corentie del campo. 

Ultimamente, essendo la pace fine 
ì la guerra, se fece la pace infra 
«1 senato venetiano et il conte Fran- 
cesco, concedendolo Idio, por mesa- 
nità del devoto religioso frate Simone 
da la Barba, a quili tompì uno se- 
cundo Paulo, de 1' ordine heremitano 
del divo Angustino, et per "virtù de 
la sapientissima donna, cum honore 
et vantagio del conte suo marito ne 
li anni mccccIÌìÌÌ, del mese de aprile, 
pacificando duncha ogni homo. 

La felicissima donna, come costume 



27fj 
de Eua natura, fu luolto bi'iiigii.t til^ 
aiidientia a lì suoi pupilli, ila li (luoU ' 
sìngiilaiTnent? fu amata. Adrainistrò | 
sompro a loro bona iustitia et cam J 
grande clementia et piotate; mai da I 
lei alcuuo su partiva senza conforto. \ 
Non Tolea auscultaro alcuno gena- i 
flexo, ne scoperto doì capo, rendendo | 
gratie al salutare Dio de li bonori ot I 
reverentie gli erano usate. Mai per i 
lei eequito de iustitJa alcuno rigore, < 
ma sempre cercò gratis universale. ' 
Molti homini per clementia do < 
furono da la morte liberati. Per opera 1 
sua ancora molti notiili ot strenui i 
homini furono da lo oxilio , de I9 J 
carcere liberati , i>recipuament<> C«- 1 
roto Gonzaga, nobilissimo duca d' ar- 1 
me , cbe se dicea havea macbi- 
iiato contro il stato del signor suo 
consorte, et Ruiliplmo, illusti'e Mar- 
chese de Monfcrato, quale ogni giorno 
andava ad visitarlo in castello, 
conforto de luì ; che questa cariterol* ^ 
visìtatione fu pronosticatrice lui dovea j 
essere suo figlio gonoro. 



I 



277 

Fu corto, oltra la femtnoa natura, 
liberal ÌBsim a. Mai fu ingrata de' re- 
ceputi benetìcii, né a la fede do' suoi 
servitori, munificandoli de centonara 
et numera de mìgliara de ducati, et 
similmente a li serritorì del patre, 
quando lì erano recordati. Fu benigna 
et grata de' beuificii, et de le proprie 
substantie. Quando altri U dicea, che 
troppo mnnificenlia et doni usava, re- 
epondea, levando le bolle et bianche 
mane, ornate de rìcbe annella, che 
non potea far tanto, satisfacesse in- 
tegramente al suo animo, et che molto 
era meglio cosi fare, che fare corno 
facoano quilli, che per avaritia pone- 
vano a la fortuna de' dati uno monte 
de pecunia, la quale perdevano, et 
poi negavano con blasfeme la deità 
de Dio; et clic meglio haverebbeno 
facto au]LÌliare uno egregio ingegno, 
overo [iualch(> suo morigerato amico, 
indigenti de aiuto, che presso Dio ne 
liaveriauu conseguito laudo, gloria et 
mercede, Fu libéralissima ancora in 



2T8 

(•Wjnoaioi;, per pMU de 1' alte TKd, ' 
ioBUaerslHliMBto, et pvr tiftn firn. 

Infn r altre >piritoalfl ixugsifie«B&i 
teeo io Miiaiwi b^MlifiesTO riduateots 
el moaaHero de sueU Miria d* U 
IbcotmsIa; et Mrtti li nouttori d« 
obaemute doww bea rehaediflcare, 
cnm «agmaeBto grande et wfte» aa- 
gulare. 

Non fb Btai tanto ocespata ntd 
«tato, se ti piaoen del ommuIo. che 
lassssw V ufficio de la gloriosa Re- 
gina del cielo, sabaidio de l'immaaa 
salate, de la quale fa molto devota. 
Ne la fiestiritA de la asninptioiM de 
tanta R^na, d« noct«, privatiistma— J 
meiit«?, scalza, aadara ad fare reve-l 
rentia al tempio de sancts Mari«l 
de r hospitalo Dovd, ti a quello dal 
saocta Maria de san Celso fuori de ] 
Milano, scalza, del mese di novem- 
bre, Hebbe, sopra ogni altra cosa,, 
cura, per consolatioue del sao glo- 1 
rioso core, dove era discordia et 1 
discensione, poro tranqnilitl , iiuìona I 



279 

et pac«; et in fare abilitate non fo 
manco prompta che dispesta ; che per 
etfecto de quiati suoi felici pensieri 
spontaneamente et secretamente et 
publi Cam ente, secundo il tempo, il mo- 
do et la natura de l' affinità expen- 
deva de le sue proprie facultate. Al- 
cuna volta, quando a le sue pietose 
aurechie pervenla, che qualche costu- 
mato citadino fusse oppresso da qual- 
che ira de gtollo, o vero da Etnietra 
et scarsa fortuna, overo per altrui 
peccato impoverito, che avesse figliuole 
da marito et chi; maritare non le po- 
tesse, le aiutava de dota. Talvolta 
incognita privatamente andava Jn casa 
de qualche persone nobile, che costu- 
mate fusseno, che sapen haveano fi- 
gliuole da marito, li dimandava perchè 
non le maritava. Respondoano che 
non potevano. La libéralissima donna, 
de core magnanimo et clemente, albora 
secundo la paterna condìctione de le 
figliuole lo dotava, et cum molta gratta 
li trovava marito. 



^■AnM^cìrib^i 



i ftli iilii. Ift «rà HniAk 



d« Afap«i>, K « SMSa««d*Hj«- 



Spfauvu; ^Mito, Sultana, fofe J 



loo^ àM aturhmri OnSaàma; malo 
fidliaolo, Lndvneo Micia. galienBtan 



2éì 

J£lano, Clini tanto animo et pi'nden- 
tia, che è inrefraghabile censore de 
le cause et Kccìdenti do 1Ì italici stati; 
septimo figliuolo, Ascouio cardinale 
de non poca alteza et de la nostra 
cit& felicigaimo Legato; octavo etiil- 
Umo figliuolo, Octaviano, che fu gentil 
signore. Per qnìsti altissimi figlinoli 
la felicissima donna non poche pro- 
nità ^unse a le sue glorie, iiistruen- 
duli sempre in k^ opere illustre da 
virtute. 

Quando fu privata per naturai morte 
del marito, lei non se lassò privare 
del sentimento da lo ingente merore 
recdvette per la perdita grande, uhó 
subito seqnitò il transito del signor 
marito; cum singular prudentia et 
graodeza de animo se gratifìcA cum 
li suoi citadini, et a tutte 1« citate 
et potentati de Italia scripsii el do- 
lorosa caso. Tutti li citadini, doten- 
dose cum lei de la morte del duca 
loro signorii, se offerirno a la snlva- 
tione del stato, cum ogni loro faoul- 



Ute de mtdta tbeflOToL SeripM al nw 
prìmogeiuto duca Galeno, cèe in Fna- 
za precM la maìssU del (rótiaHÌssimo 
re M trovara : et reaendo ad Mi- 
lano, Al deateouto in le tem del 
docn de Saroglia ad naa abbatia, ma 
presto fa liberato da Antonio da Ro- 
magnano, già Becretariù de la exceUa 
dolina, p^r lì optimi deportamenti 
liebtx: ila U uxcelleotia de lei. Quando 
Bo fecerono lo ducale esequie, li volse 
la tribolata donna essere presente ; et 
eaaendo portato il corpo du la camepa 
na la corticelta, dove qnello se ornava 
per lugubre pompa, se ingenocbio cani 
le inane giunte et cuni flebile et olle 
voce disse verso il cielo: « Oh divina 
clementia, vegli avere misericordia de 
i' anima del mio signore marito, come 
per noitri peccati volesti in croce mo- 
rire 1 » Poi basso gli occhii, spar- 
gundo infinjl« lachr;>-me verso il corpo, 
et disse: « Olmo, caro signor mio, 
come te ho perduto I Che vita sari 
la mia, so non iadiryiuu et suspiril 



Ogni bene et speranza da mi se d 
partita I » Così dulendose, fu postala 
militar spada a lato il corpo morto. 
Lei l'ecominciò il cordoglio, dicendo : 
< Epadu che già tanto fusti felice, 
dove lassi portare e! tuo signore, die 
mai da lui fusti remessa seoza sia- 
gular victoi-ie! » Cosi, essendoli cal- 
ciati li speroni, disse: « O speroni, 
che già fusti cum gloria calciati al 
min signore, cuio li quali tante volte 
feritte li potenti cavali in la pace, Ìli 
la guera, et ne lo feste et triumphi, 
oimé, pili da lui saretì adoperati! » 
Et molttì altre parole, de gloria piene, 
usò, mescolate de lachryme. Et es- 
sendo levato il corpo per portarlo al 
tempio, el volse abraiare et osculare 
infinite volte, bagnandolo tutto de la- 
chrjme; per il che lino a le pietre 
furono a lachrj-me provocate. Ohe 
non so se mal la bella Argia, figliuola 
del re Adrasto, cum tante lachr^me 
et sti'idi pianse el caro marito Poli- 
nice, tìglio do Edippo re di Tebe, 



i^uandu infra la moltitudine degli oc- 
<;ÌBi r ebbe trovalo. 

Doppi) In morto del marito de dai 
anni, essendosi portata in guberoara '1 
lu stato cum summa religione, cba 
tutta Italia cum siugular reverenlia 
ne parlava, lei de febre acuta fu gra- 
vemente assalito; per la quale, sen- 
tendoao venire al fine de la vila , 
senza li fusse recordafo , se arm6 
de lo sacrate arme, et al suo pri- 
mogcnjto in testamento, in questa 
forma, mosse le sue parole : « Vero 
et certo ò , Oaleazo figtiuol mìo , 
iocundissimo de tutti li miei figliuo- 
li, nullo e a cui liabia portato ma- 
gior amore ot affectione che a ti, 
et che più l' faabia estimato. Ma come 
poi vedere, io ho satisfacto a la na- 
tura. Dio per la sua pieift et mise- 
ricordia ad se mi chiama, quale se 
conviene obediro. lo te recumando la 
mia anima, dipoi tutti quisti tuoi fra- 
telli et Elisabeth tua sorella, de li 
quali è ncceaaarìo che tu patre 1Ì sia; 



et pronti cura tatto il core, che ìa 
tutte lo cose che ad Bipoli ta neces- 
earie sarano, uon lì vo^li manchare; 
L-lie sai quanta quella a mi è stala 
dulcissima et cara figliuola. Io ti re- 
comando li mei Milanesi et tutti lì 
altri nostri subditi. Ma li Cremonesi, 
li quali per ragione paterna sono mia 
dotf, te gli las^o et dono, cum questa 
condictione, che la cita sia tua et in 
tuo dominio, ma le ìntrate se divi- 
dano fra te et ti tuoi fratelli. Tutti 
li citadini te recomando. Finalmente 
tutta la nostra famiglia tractnrai in 
maniera, che intendano chiaramente 
non haveri! indarno perso ol tempo 
et li suoi servitii. Io, come vedi, per 
gratia de Dio et de la sua gloriosa 
matre, scrò disciolta fra poco spatio 
da le corporeo pene. > Le quale cose 
dette, doppa alquante bore, et dato 
la sua benedictione a li figliuoli, come 
se adormentata ai fusse, uscì de questa 
vita gloriosamento negli anni mille 
cccc'ixviii , del mese de octobre, ìli 




lo cattt^llo de Meliano, lontano dà Mi- 
bino dicci miglia, barenda deinneUte 
panato antii qoar&ntatrì. Il cielo &- 
Ibora, p«r dimostrare al mando che 
j]tiesta donna fusse fin a l'alto ragno 
gradita, apsrve n^l cielo tino grande 
cometa, avanti tri roeaì che man- 
chaate, il i]Uftle clurA fin a la saa 
morte ; et cosi, come a la soa excel- 
lentia a poco a poco manchava il spi- 
rito, così a poco a poco venia manco 
il cometa ; finito de partire el beato 
spirito dal pudico corpo, senza in- 
dasia il cornetta sparve. Et per al- 
cuni fu decto, che manchato il spi- 
rito, de continenti fu veduto cadere 
nel cortile del castello de Meliano. 

Al transito de lei, per divina vo- 
luntA, in testimonio de la sua reli- 
giffSB vita et municipale virtute, se il 
trovò a cosu, sonza sapere l' ano de 
r altro, se existima, tutti U siagularì 
religiosi de obscrvantia. come intra:- 
venne al transita de la Regina dì 
cieli, che tutti li Apostoli principi, in 




divvTM parte del raoaà-t dimoranti, 
ino pi Datamente se ti trovarono. 

Morta duncha questa Biancha Ma- 
ria, donna do grande beatitudine, fu 
in Milano sepulta , cum triumphal 
pompa de exequio, et cam singulti, 
pianti et sospiri, da picoli et grandi, 
che mai fu reduto, audito o inteso si- 
mile o magiorì lamenti, piantj, gridi 
et percotimento de mane, per modo 
ancora se piange, desiderando la sua 
vita per suSr^o di suoi populi. Ma 
dipoi che lei. per le degne sue opere, 
credere se debbe che trinmpha in 
cielo, cosi de sua felice memoria re- 
ligiosamente ornaremo il nostro Sfor- 
cesco Gynevero che ne farft tocunda 
festa, per essere attinente a sua me- 
moria insieme Cam 1' altre clare donne; 
le quale non se cbiamarebbeno con- 
tente senza la compagnia de Baptista 
Sforza, duchessa de Urbino , per es- 
sere stata de virtute un sole, come 
infrascriptamcnte narraremo. 



?S. Da Saptitta Sfora duaheìia de Urbtm 



Ringratiarao li cieli, che 
Dare te nostre gratiose fatiche, ; 
hano luminato la mente, per litt«r 
incìdenlia. dol preatanto ingegno i 
Ioanne Baptìeta Slàto, il quale | 
virtut«, costumi et integrilate, la \ 
tria sua de Fano in la nostra cita 
di studii matre non poco ha hcn 
rata, dicendomi, cum eSicatia g 
che non manchasee, per Dio, 
splimdore al muliebre nome de ] 
excellente virtute furono in la 1 
gna memoria de Baptiata Sfona i 
ehessa de Urbino, sorella già de <3 
nevera, nostra singular madonna. ] 
quale Tirtute intendendo io cum t 
t^ gratta, divenni inQamato et ) 
infra la squadra delle tlluBtro dai 
far mentione, parendome non sia a 
co degna de ettema laude, che { 
la romana Lucretia, bella et pudicj 
sima moglie del Colatino, la qn 



.glo- 



'3Ò celebrì scriptori & Unto e 
Ha aoblimatA. 

Dobiamo duncha sapere cbe qiMsta 
Baptista (a figiiaola iD«rJtaiiieat« cara 
de Àlexandra Sfona da CotigiKih, 
sapieoiissimo imperstoro de arme, «t 
de |a sua consorte Cooataatìa de Va- 
rano, iUnstre donna. In la etate de 
xriii mesi fa orbata de la nobilissima 
matre. Fu alevata generosameDte dal 
patre io ^regii costami et vìrtote 
et in lettere, in forma non fa dege- 
nerante de le excellentie et prestan- 
tie de' parenti. Pervennta in li tri 
anni de sua aetate incominciò inpa- 
rare lettere, et in li quattro anni fii 
menala ad Milvia, dal patrao conte 
Pranceeco, che di poco liavea conse- 
quito el dacato de quella magnifica 
cita. Ella li recitò Dna picola oratio- 
ne, la qnalo fece maravigliare ciascu- 
no, che Dna fanzuletta de qDella etate 
bavease tanta gratia de la lingna, po- 
tesse exprìmere le parole latine. La 
qnal cosa piacque tanto al patnio 



duca, insieme cum li altri lepidi gè- I 
sti et costumi, che più non la volea j 
restituire al patre; il <^uale, essendo I 
in Piceno, che la Marcba dicemo, ri- 
bohbe la figliuola; ìà donde non ve- j 
nivano oratori et principi, cai^nali, 1 
i^he lei non li orasse cum ^atia a- 
vanti. 

Fu de mediocre statura, bianeha | 
de carne et fresca come viva rosa; 
Il ebbe belli et modesti ss! mi occhi i, 
(|uali raro dimostravano non cogno- 
scero bene che fusse al suo pudico con- 1 
apecto. Havea bella mano et candidi [ 
denti. Fu de natura ei complexione 
più presto sanguinea, che altro; pre- 
sto alcuna volta, per qualche offen- 
sione, se adirava, ma presto la ira 1 
se partiva. Era alquanto da presto 
eloquio, ma facundo, dolce et h 
gno, com gratia di chi l' audiva. Fu 1 
de tant^ grata audientia, et ne la bon- J 
versatione de li suoi familiari et ci- I 
tadìni et subditi, che più non si potea i 
desiderare. 11 suo andare et il etara J 



fu do grande niaÌGstatL>. Fu IJberalta- 
sìma in tutti li offeoti virtuosi, et 
quando in qiiilli forai parea manchas- 
ae, procedea per non poterò. Lì ho- 
mini literati et docti fiirono sempre 
cum amore favoriti da lei, at qua- 
lunctia altro virtuosa iugegno, et de 
varie faoultate et exorcitii. Fu tanto 
perita in la virtù de l'agho» de re- 
chami, et de ogni egregio esercitio 
muliobre, che ogni matrona et sue 
citadine recorevatio ad lei. per con- 
siglio et documento. Fu de tanto or- 
namento, per iocuiidìta del suo nobi- 
lissimo animo, che quando morltto, se 
trovarono in Urbino vinti maestri r«- 
chamatori cum molti discìpuli et au- 
rifici in quantitate, tutti occupati et 
proveduti, senza parsimonia da lei de 
grandi lavori, fino bavere infi-a qui- 
sU fJicto venire maestri de razzi di 
Germania et do Fiandra a li servitii 
de lei, tessendo cose morale, vaghe 
et gentile, divise et insegne. Infra 
l'altre virtute et excallontie, por il 




gusto havea de le lettere. cotDendftva 
molto la disciplina militarti, per la 
(juale diceu sa deponevano li catiri 
et uquistavansi U domioii, ti rogiti et 
li imporii, che era bella cosa audira, 
1 fondate rasane, in una vergond 
polcella. 

Quando hebbe de sua aetate xi anni 
compiti, per la fama de le sue vir- 
tut« preclaro, fu non manco adtman- 
data in matrimoaio da molti principi, 
die fusse Athlante, per le cui vìrtuto 
et belezc possedere tanti se poseno 
a la morte. Ultimamente, come di- 
spose la divina providcnza, lei fu di' 
sponaata a Federico da Montefeltpo 
conte de Urbino, conveniente marito 
a la sua virtute, che poi fu de quello 
ereato duca; il quale fu ne Tarme 
tanto scientifico, perito et etreuiO) 
che s' e facto aetcmo per gloria da | 
batagtie. 

Pervenuta Baptìsta nel terzodecimo 
anno, il duca sposo cum essa ee ooa- 
gianse. Consumato che hebbe ci sa- 



S03 
ero matrimonio, lui convenns andare 
cum lloritla gente, come valoroso duca 
de arme, nel regno de NeapoU a li 
subaidiì del re Ferdinando, alhora 
remasto herede del regno per la mor- 
te del re patre Alfonso; che tutto il 
regno era in grandissima rebellione 
et guerra , per la venuta del duca 
Jeanne nel regno per occuparlo, Alho- 
ra Baptista, sposa illustre, deponendo 
ogni molìcia, come cupida de vera 
gloria, aiutava cum ogni solicitudine 
l'andata del marito, fin ad aiutarlo 
cura le proprie mane armare. Et in 
ijuesto principio de la sua adolescen- 
ti a remase al guberno cum tanta 
prudentia et animo, che facea do ma- 
raviglia stupire altrui ; per il che tutti 
li suoi populi ne haveano gi'andlasiuio 
conforto, 

Havea contìnua bataglia del calìdo 
furore de Sigtsraondu Malatesta prìn- 
cipe de Arimino, animosissimo impe- 
ratore de arme, il quale sempre ar- 
dea de desiderio ciascunu luooo del 



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^^1 nn la •^oaflo [mme. Et poi « m»- 






L ■!• tanta diNna; ec ia na 



V TOfM ({Bini die (il «maa i^ 



I 



torno , dicendo che» credoa de tale 

notale Itulia non havesse simile don- 
na de costei. Visitava sposso li sancii 
templi et luoohi devoti de essa citA, 
et specialmente le vergena vestale; 
dimorava cum loro, dicea 1' olScio a 
le bore come esse, el giorno et la 
nocte ; deiunava li giorni de la sopti- 
mana, come faceano loro, in pane 
et in aqun. Visitava in Urbino cuoi 
frequentili li lochi pii et dovotì. Ha- 
vea familiarità grande a ti religiosi 
de sanctn vita; et specialmente le 
monache de sancta Chiara uran spes- 
so da lei visitate. Dicca ogni giorno 
I'oIUcÌo, che diceano le prefaie mo- 
nache, amate da lei teneramente. Fu 
eleraosi natrice ocuìta. Fu liberale iu 
tutto, overo in parte, in maritare po- 
vere donzelle. Hebbe prompto et acu- 
to infogno, per il ohe sempre intra- 
venne nel consiglio del Mapientissimo 
marito, quale mai havercbbe alcuna 
cosa oxpedito, senza comunicarlo seco ; 
ut meritamente : perchè esaa , per le 



296 

glorie et ti'iucQphi , Jiifra le felice 
victorie del marito, ae era facta il- 
lustre per tutta Italia. 

Lei amò sempre , cetili angumenta 
de amoro et fede, intìnitamcnt« il ma- 
rito; et lui ella similmente, per la 
ozcellentia de tanta donna et por 
r ardeotissimo zelo de 1' honestate, da 
lei habiuto in tatita cura et solicitu- 
dine, che alcuna donna, che fusse man- 
co che di peso, havea ardire esserli 
nominata avanti, come efieoto de' sa- 
cri coniugati, Molto volte, quando per 
varie expeditione el duca suo marito 
esiBt«Ddo in campo, eesa seco dimo' 
rava cura virili* animo, senea alcuno 
timore; de la qual cosa forsi qualche 
inprudente la imputava; ma lei el Ia- 
cea per ta ^ando dilectione portava 
al marito et per procreare a laude 
de Dio uno figliuolo maschio, quale 
excessi vamente desiderava , perche 
havea habiuto nove figliuole femìne 
I' una drioto 1' altra, PregO tanto Ih 
divina clouentia et la pietà ile la. re- 



gitia del celeste imperio che li con- 
cedosse uno figliuolo niascLia, che ella 
fu exaudita de uno bello et deside- 
rato figliuolo, quale al sacro fonia 
nominarono Guido Ubaldo; del cui 
felice parto lei, il marito et tutto el 
stato feceno festa et trìumpho, et 
ogni oraculo et tempio furono visitati 
cum oblatione, ineeusi et focLi, rìn- 
gratiando Dìo de tanto donu; se mai 
lei fu devota et eie mosi natrice, fu più 
per r havuto figliuolo. Non facea co- 
me molte fano, che ingratamente se 
dimenticano li beneficii et gratie re- 
cepute dal benigno Dio, come bavea- 
seno bevuto de 1' acqua del fiume di 
Lethe. 

Lei fu clemente , cum grandissimo 
zelo de ìustitia. Hebbe pìu presto in- 
clinatione ad piotate che ad ae ven- 
tate. Cum grande dìscretiona et pru- 
dentia fu liberale de gratie et docu- 
menti a li subditi. Sempre dice», che 
li signori doveano cum ogni sforzo 
loro transferire 1' utile , lo richeie 



296 

« '1 bene a li eabditi et òtadiiù loro, 
da li qoali proceda* «1 bene, U fede 
et U cecortA d«l Rato ne li loro si- 
milori, ìì qoali dorano solameato 
triompbare rt godere del titolo od 
prinicipe. Caa ciò fìnse die me^to 
era pacMdefe il regno ofnlente che 
maere. TolleraTa graTenonte qwuido 
aleano, per anxiU» de ricben a d'al- 
tra fortuna, Tolesse snperare et for- 
care lì poTeri et ìnfinni Valen eòa 
la tiutttia ogni homo fìaae eqtMla. 
Hai non volse se potesse inctamente 
pensare, non cbe dire, vendecse le me 
gratie et gerritii. Aprosso lì snoi al- 
tri ornamenti, fu in li suoi habid et 
Tcstimenti de ma^ìGca [Mnapa, et 
similmente per suo iocnndo dilecto 
Tolea che le snc figlinole fbssero or- 
nate ile Tarìi habiti, de illnstre Te- 
stimente el di geme, ne le quale molto 
si diiectava. Havea grandissimo pia- 
cere che li suoi citAdini et donne loro 
andaawiìD ornati de Testìmenie. Ma 
fa opinìane qnasì de ogni homo, qnaa- 



4 




299 

tunoha lei pigliasse de la sua pompa 
tarilo piacere , che sotto le signorile 
vipsttmente, Ìd abseatia del marito, 
per noa dimenticarse Dio, portasse 
d cilicio. 

Quando el marito era stato in li 
castri, et che ad cosa retornava, di- 
cea che non intrava in una casa, ma 
si in uno tempio et religione, per 
l'ordine sancto li bavea posto lapru- 
dentissiroa donna. La quale ultima- 
mente, nel tempo che '1 suo glorioso 
marito triumphù de la Victoria de la 
ribellata cita de Volterra per il po- 
pulo trentino, dal quale in Pirenei 
recepulo eum gloria, festa et triuoi- 
pho, honorì et munificentia, come de 
suo victorioso capìtanio, fu assalita 
da acuta febre in la cita de Ugubio, 
dove era adcompagnata da Octavia- 
no. ornato de li humani et phjloso- 
phici studii, nobilissimo fratello del 
marito. Et non giovando alcano phy- 
sico remedio per la corporea eatote, 
la egritudine fu inremediabile indi- 



300 

cala; per il die lei, come savia et^ 
magnanìiua donna, patieDtemont?, a 
Cora fussQ nel Sore de la sua aetAt«, 
anni xxvì. a la morte se dispose. Ma | 
solo li tloleii non potere vedere el | 
caro miirito avanti lu sua fine, il 
qoaìe spesso cbiaroava. Adimanda oum 
propria ìtoccha tutti li sacramenti de 
la cbiesìa, haveiido poco tempo de 
vita. Ma non se volse mai dimenti- 
care, in la mortai inferroitA, la cura 
de li suoi subditi, che fin che pas- 
setta nel lecto sedere et che forza 
hebbe di parlare, feci' molte gratie, 
sìgnando de propria mano supplica- 
tjone, cum tanta liberalitA, quanto 
mai tacesse ne la prosperità de la 
vita. 

Sentendo il signor marita, cum suo 
singular dolore, il mortai morbo de 
la cara sua consorte, subito ne ven- 
ne volando ad Ugubio, dove, retro- 
vata lei a lo extremo de sua vita, 
ella bebbe grandissimo conforto ve- 
deDdo(lo), che lauto 1' havea deside- 



301 

rato. Et non potendo per lotitia par- 
lare, ella l'abraciù, et. lui Ini, cum 
graudissima tenereza. Poi, retornata 
a lei alquanto la lingua, in questa 
forma quasi mosse lo sue parole al 
marito ; « Signor mio caro, sii el he» 
venuto. Ringratio el benigno Dio, die 
me ba concesso gratìa che io veda 
la tua excellentia avanti la mia fino, 
come te ho alTectato, per potere più 
in pace morire. Tu vedi in che ter- 
i sono: COBI 6 il Une d« la no- 
stra misera vita. Per me tutte le 
vanità, le pompe, li honori, [p glorie, 
le geme, l'auro et l'argento del mon- 
do sono passate. Oli quanto e aciocho 
colui che pono speranza in la frap- 
lita de questo mondo! Boa^> cului, 
che tutti li suoi pensieri pone in la 
sperama divina! Ct^naico ora intie- 
ramente quanto è gravo nim temere 
la maiesta de Dio, dal qoaUt proce- 
dono tatti li beai. Io me ne vado a 
li non cognosetuti luocbi, se non per 
vera fede d« J^aii Cristo. Pregoti 



duncha, siguor mio, per la nostro 

sancta coaiug^al fede, me doni venia, 
s6 mai 1« offesi; et recomaodoti In 
mia anima; et questo mio cjnerco 
corpo pregoti el feci colocare in li 
proprii sepulchri de le mie monache 
de sancta Clara de Urbino. Et roco- 
mandotc li nostri %^uolì. > Li quali, 
havendoli avanti, et alciando in loro 
li languidi ucchii pioni de pietate, et 
prima al flgliuol maechio che era de 
cinque mesi, disse: < fìglìuoUno 
tanto affectato (osculandolo tenera- 
mente) prego io la pietate de Dio, 
ad consolatione del tuo patre, lunga- 
mente te salvi, cura timore de la sua 
divina maiesia, a cio sii vero prin- 
cipe appellato, et non tiranno. » Et 
poi il le figliuole disse ohe a Dio le 
recomandava, che le facesse Bue de- 
vote, hoaeete et pudiche. Et a tutti 
dette la sua bencdìctìone , usando 
molte altre sancte parole do fervido 
amore ( ben cum lassitudine ) per le 
quale tutu lì asianti furono a pietose 



^ 

4 



Isehryme provocati. Il Sebile marito 
la conforta cQm qaslle Jolco parolt-, 



Poi 



infra pochi giorni, mancandoli li vi- 
tali spiriti, a li xvii giorni de augu- 
sto, ne li anni de ia beata ;gratia 
Mcccc''lxx rese 1' anima al suo fa- 
ttore. Por il che se levarono pianti 
et stridi per tutta la cita, territorio 
et coDvicini, et il magnanimo duca 
suo marito per l' ingente merore de 
havere perduto tanta donna, non pos- 
sette cum forte animo retenere lo 
lachrvrae, singulti et suspiri , clie ne 
fu per morire; tiibuendoli dignissime 
laude de pudicitia, fle honcstate et 
de prudentia, de consiglio et de re- 
ligione, per il che mai più consolato 
ìlvirebbe. Et che ciò fusse vero, mai 
se reputò consequlre intiero gaudio 
et victorie che havesse, non potando 
quelle cum lei participare, d ove spes- 
so cum sospiri la desiderava. 

Cosi per ultimo bonore, in testi- 
monio de le virlu de lei, la fece il 



304 

dolorato duca suo marito aepuUire 
eum magnifica et iUust.re pompa lu- 
gubre et funebre nel monastero de 
aanctji Clara de Urbino in li propri! 
aepulchri de le sancte monache, co- 
me iiavea lei devotamente ordinato 
ne la sua infirmitate. Non volse aii- J 
oora Bolo in morte honoraro, ma li] 
fece, doppo alquanti giorni de la mor- 
te de lei. fare al Bextodecimo kalten- 
de di septi^mbre uno solenne i^zequio | 
do m agni ficentÌS9 ima pompa et lugu- 
bre ornamento, de singulare spesa: 
dove r intravenutì tutti li potentati, J 
comunitate et repuhliche, et magnati 
de Italia, parenti et amici, che fu- 
rono insumma cavali ccc°lssxii de li 
ex1«rni venuti, et cbi spontaneamen- 
te, et chi invitati, nel modo gradual- 
mente qualuncha a] luoco suo, tutti 
de nero vestiti; et chi non possette 
personalmente venire, mandarono U 
loro dtgnjssimi oratori. 

Et in prima Nicolao Ubaldo peni- 
sino, de rota auditore, mandato per | 
oratore da Sixlo pontifico maximo. 




Benedecto Àtuerino, oratore de La- 
tino Ui'sino, digaÌBsimo canlinale. 

Pietro Monarbetto, cavalìoro flren- 
tino, oratore de la excelsa repnblica 
de Fiorenza. 

Pietro Jeanne Lutio, oratore de li 
signori SeDesi, quale portò cento tor- 
ce ot uno vexillo nero. 

.lacobo Cortonese, episcopo perusino, 
et Zan Jacobo arciprete abbate, oratori 
per il populo Peruelno. 

Gregorio Paventino, oratore del gii- 
bernatore apostolico de li Gesenatìci. 

Francosco Orialo et Andrea jur- 
conaulto, oratori del prìncipe Pino 
de Forlì. 

Jeanne Savina, oratore de li Imolesi. 

Salvatore Natalìo, oratore de li 
Mirandolesi. 

Pietro Melino romano . mandato 
dal fratello, antista de Urbino. 

Salustio Tjphernatio, oratore. 

Alexandre Matebica. 

Marco Persio, coramissario del cam- 
po regio. 



: I 



306 

Francesco Saxatello, strenuo ca- 
valiero. 

Laurentio oratore di So- 

glionoxi. 

Ugolino Bando, cum el figliuolo Fe- 
derico. 

Li oratori di Pennensi, li quali sono 



\ in Tappennino jugo. 



Leonardo Sforza, mandato da Odo 
de Perusino. 

Roberto Retorsio. 

Ugo Carpegnano. 

Jeanne et Federico fratelli Carpe- 
gnani. 

Jordano , Guidantonio , Francesco 
Baptista, Baldinacio, tutti de la fa- 
miglia Ubaldina. 

Li nobili de Piombino, Leonello, 
Guido et Nicolao. 

Cento citadini de Eugubio, di quali 
septantaquatro de lugubre veste se 
mutarono. 

De quilli de Cagli cinquanta, di 
quali quarantadui lugubrament^ se 
vestirono. 



De quilli de Fosambmna quaran- 
tacinque, ^i quali glie ne era trenta- 
tri a nero vestiti. 

Et de quilli de Castello Durante li 
orano cinquantadui, di quali quaran- 
taocto erano obscuramente vestiti. 

De Sancto Ang^elo in Vado gli era- 
no cinquanta , dì quali quarantatrì 
erano mutati de flebile veste. 

Da Mercatello gli erano trentaqua- 
vintecinque erano de 
nero vestili. 

De' Pergulani vintecinque gli erano, 
di quali sedexe era mutati in scure 
veste. 

Do la genelogia de quilli da Mon- 
tefeltro erano nonanta, di qoali ot- 
tantaquatro erano similmenlc de ve- 
ste mutati. 

Del comitoto ot vicariato de La- 
moli, de Pontino, de Massa, de Saxo 
Corbaro, de Pietra Rubea quaranta- 
ano, di quali trentaquatro furono di 
nero vestiti. 

Da la parte de la defonta donna 



308 
connederno ti propinqui, et If % 
(te li propinqui, di quali dui 
oratori. 

Roberto Malatesta, che per t 
lentia fa honorato del titolo del ma- 
gnifìco ano genero, cum trenta homi- 
ni de nero vestiti. 

Andrea Agellio, protbonotario apo- 
stolico, oratore de la maiestA del Re 
Ferdinando. 

Gerardo Colenee jurconeulto, ora- 
tore de Galeazo Maria duca de Mi- 
lano. 

Ouilielmo Pinearo, oratore de Her- 
cule Estense, duca di Ferrara. 

Guido Bologneee et Antonio Bo- 
nacto, oratori de Ludovico OonzAga 
principe de Mantiia. 

Jacobo Antonio, physifìo parmosano, 
oratore de Ruberto Severino, illustre 
duca d' arme. 

Lodovico da Castelsampiero, docto- 
i-e et cavaliero, patricio bolognese, 
oratore de Jeanne Secundo di Bentt- 
vogli, principe del Bolognese Senati) 




309 

Andrea Ursello et Joanne Flastren- 
sa, oratori de Julio Osare de Va- 
rano. 

Guido BartolÌDo, di Faventiai ora- 
tore. 

Baptist» Olitense. oratore del duca 
Aadrea. 

Nioolao Cocapane, oratore de li 
signori de Carpo. 

Roberto da Montevechio, 

Francesco Bolognese, oratore do 
Joanne Antonio Scariotto, gìA capi- 
tanio de la cita de Bologna. 

Bernardino Rainero porusino. 

Ouidantonio da Montefeltro, 

Doppo costoro sequitavano lì do- 
mestici, tutti di nero vestiti. 

Il principe Federico, flebile marito, 

Octavianu suo fratello. 

Pietro Gentile Varano. 

Antonio Feltrenso, figliolo de esso 
principe Federico. 

Retro Antonio Columna, .lulio Ur- 



310 

Ranulio Fiirnesio. 

Conto Joannefrancescù da Oam- 
bara. 

EvePBo Anguilario. 

Ranutio Mat elica. 

Carolo Ranorio peni sino. 

Et molti allri de generoso sanguo 
ma do fortuna alquanto più bassi, de 
numero ducentn nunanta, tutti mil— , 
tati in vestimento scure. 

Quatro epìscopi et altritatiti al 
batì, et de diverse religione, excopttf' 
trecento Urbinati sacerdoti. 

Montano Cassiano, oratore de Fran- 
cesco dì Picolhomini, cardinale senese. 

Francesco Decio, oratore dei 
nato v« noti ano. 

Oratori Anconitani, Firmani, Anscit- 
lani, Racinatì, non poterono a tempo 
intravenirLi ; perchè quando fiii-ono in 
camino, nacque infra loro discordia 
de la preoedentia, et poi da certa< 
inundatione furono impediti. 

Rt Joanneantonio Campano, rove- 
i-endo antistB, oratore illusti-e, fece 



de 

1 





^a 


^ 




h 1 

^H noi coDspecto de tanta praeclara ^eii- ^^1 

^B te funebre oratione, mandato per que- ^^M 

^^ sto oaritoTole effecto dal^Tonteficc ^^H 

Sixto, per la probatìsBÌma faina era ^^H 

restata nel mondu de la defonta ^^^H 

Baptista; per il che ogni homo non ^^^H 

pDBeettti retenere le lachr^me, che ^^H 

non piangesae. ^^M 

Baptista Sforza, donna beneme- ^^M 

i-ita de divine laude, perche io vita ^^M 

fasti per virta felice et in morte ^^M 

^ gloriosa et beati, la hai lassato di ^^M 

^H la sancta fkma et nome aetteruo; per ^^M 

^ giunto non poco splendore, insieme ^^M 
cum quello del nostro Oyuevero, tua ^^M 
Morella. Lu quale cum benigno animo ^^M 
letificarli ogni suo spirito et senti- ^^M 
mento de le glorie et eie«ll«nlie di ^^M 
tnui costumi, opere et vìrtuie. che ^^M 
furono incenso al mondo. Ma di che ^^M 
valore saresti stata, se in la senile ^^H 
aetal« fosti pervenuta I Credere sì ^^M 
debbe, che haverasti vendicato tutti ^^M 
li houori et precuniì del mondo, co- ^^| 



me iiiiu simiil.ici 
gloria. 



26. Da Uargarìla regina d» Seooia. 



QuoUu Christiernu , sm-ei 
ile Datia, cho per suo voto ad Roma 
passando per qutiidì da Bologna, il- 
lustre Gj'nevcra. che 'l tuo felicis- 
aimu figliuolo, Hannìbal secundu Ben- 
tivoglio, ornò de cingulo de auro mi- 
Utare nel bolissimo tempio del divo 
Dominico, hebbe una figliuola nomi- 
nata Margarita, moglie de Jacobu 
terzo, ro de Scocìa in la Brìtania, che 
fu de si ezcelsa et mirabile virtQ, 
lielleza, castimonia et prudentia, cb« 
per mei'ito debbo essere antìposta, per 
inclyta foma, a tutte le donne de 
quoUa regione; ot portd al mondo de 
belleza de corpo, de pudloitia et de 
prudentia unica gloria a splendore. 
Fu humanisslma, clemente, devota, et 
de motta religione. Fu liberale a li 
poveri da Dio et a li! cliìeBÌe, Ut gru- 



313 

tiijsiina b le altrue btiche; de le eue 
gratìe mai fu scarsa a li populi suoi, 
a li quali setnpru cum grandissima 
iliscratìone, prudeutia et pietate ad mi- 
nistrava iustitia. Non se retenne mai 
per ambitioae far penare li subditi 
de la sua benigna audientia. Fu a- 
mata et revei'ita da li populi più as- 
sai che '1 re, perche era più idonea a 
regere il regno ohe lui; la quale gu- 
bernava li pupuU et Ìl stato cum iu- 
stitia et sanctimonia, quanto lei fusse 
stato uno Numa Pompilio. Ma le suo 
viriate preclare, per la sua poca ven- 
tura, il marito mai volse cognusceie 
voluntieri, cosa ohe molto tormen- 
tava, la mente de lei; quantuncha, 
come savia, sperando mercede in Dio, 
ogni dispiacei'e cum pacientia sostH- 
nea. Quanto più con humanita et 
dolceza amava Ìl marito, confoi-tan- 
dolo al virtuoso vivere de li veri re, 
tanto pia dispiacere da lui rocevea; 
et le cose del regno andavano in 
precipitio. La qual cosa dispiacendo 



311 

u li pojjiilj, cuiu consentimento d«ì 
fratello de luì et de la regina, 
prescDo et poneroolo in la rocfaa dt\ 
Endeburgo, dove alquanto el tenenof 
per drizare le coae del stato et per-j 
che lui se emendasse; ma ben comsl 
re honoratamente servito. Nientedi-] 
meiio la regina volse sempre che ', 
stato cum titolo del proprio re sua^ 
marito se gubernasse. 

Stato cosi deatcnuto alquanto, cre- 
dendo se fusge emendato de quello 
che a luì imputavano, fu liberato por 
il megio del fratello, cosi come fu 
causa per salute del regno farlo iu- 
carcerare. Liberato che fu, più odio J 
che prima poso a la regina, perchèl 
lei consenti a la sua captura; peri 
modo che da S6 la scperO lontanai 
trenta miglia, che gravida era alher&fl 
de uno terzo figliuolo, et mai 
volse in vita et in morte vedere, che] 
fu tempo de tri anni; nei qual tem-l^ 
pò vixe cura molta pacientia, rìn^ni-'| 
tiando Dio de ogni cosa, et coafor''! 



315 

tandoee che non vivea in peccato 
mortale, et che mai el matrimoniale 
thalamo in alcuna maniera da lei fu 
violato. Et spesso, per consolatione 
spirituale, come havca facto per l' al- 
tro tempo, se confessava. 

Hebbe tri betìssimi figliuoli. Fu 
donna de tanta castità et pudicitia, 
secundo se intese, che non se con- 
giungea se non a procreatione de fi- 
gliuoli, tenendo col marito ootal mo- 
do, che quando sapca haver conce- 
puto, mai con lui se non doppo il 
parto facto se congiungoa, rccbestn 
dal marito, ot frenando cura pruden- 
tia et sanctita essa li inbonesti ape- 
titi de lui. conubio sancto de que- 
sta regina, quanto sei degno de lau- 
de, et lei de celeste corona de pudi- 
citia, che fu del divino ordinamento 
observatrìce, che '1 matrimoniale coire 
non era se non per inovatione de 
prole ! Non fece lei, come molte fano, 
che poBtergandose l' h onestate et il 
timore divino, per olitemperare a le 



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317 
patioDtc regina seperata dal re, che 
erano tri anni compiti, fu assalita de 
mortai morbo, dal quale sentendose 
torchiare, fece in ^atia dimaodare 
al re suo marito che fare volea te- 
stameato; quale lì fu concesso da 
lui : che fu la prima et ultima grafia, 
se disse, che mai da lai consoquisse. 
Cos'i facto et testamento, et dal re 
ratificato, lei, prima che morisse, ci 
pose in exequtìone; che furono legati 
pìi a chiesie, a hospitali, et a li servi 
et serve di lei . per. non «ssere in- 
grata, peccato nephando, de la fede 
et servitù loro. Dipoi, propinquandose 
a la morte, chiamo li figL'uoli, con- 
fortandoli al virtuoso vivere; et spe- 
cialmente al primogenito queste pa- 
role mosse: < Jficobo, pnmogenito 
mìo, io me propinquo a la morte vo- 
lando; ti prego, per obìdcntia filiale , 
voglì amare et temere Dio, operando 
sempre bene, perchè nnlla cosa vio- 
lente, sapi, non potere durare. Lì tnoi 
fi:ateUi voglì quanto la propria anima 



318 
bavere cari. Quando nel paterno re- 
gno aarai successore, vogali sopra tut- 
to <iuanto te medeBÌmo amare H po- 
puli cuiD iustitìa, clementia, lìberalitA 
et dolceza. Sarai grato do audientiit. 
Non temerai feticha. Conservare uniti 
li subditi studiarai, salvare ìn pace 
et tranquillo stato il regno. Fa che 
ìnstitia non sia da avaritìa violata, 
la quale vitupera la gloria. Non pi- 
gliarsi piacere de la prodigalità con- 
sumatrice de le richeze, ma sarai 
curo temperantia liberalissitno, come 
costume de' savii re. Sarai de la pro- 
pria fama tenace , et temperato de 
l'honore; et fa che sii del tempo . 
avaro. Sarai avido dominare quilli | 
che possedè no el thesoro a loro con- j 
lento, che molto meglio Ha et de più | 
fructo possedere el regno aboodante: 
perché povero essere già mai potrai, i 
Chiuderai le tue aurechie a li repor- 1 
t&tori et seminatori de discordia. Fa- ' 
girai loro come voneno; che non éi 
manco gloria cum iustitia et mode- J 




y 



SIO 



stia regore, che felìcementii acqui- 
stai. Parai che non sii superato da 
la prospera et ìocunda fortuna, per- 
che diventaresti lasivo, et Dio et li 
populi et te medesimo olTenderesti. 
Ultimamente, fa, che come el solo C 
conosciuto da le nebule, tu sii; come 
re dal popuio 6 diferente ne V lia- 
bito, cosi debba essere ne lì costumi 
i^t Tirtute. » 

Dato che hebbe lei questo docu- 
mento, a lui et agli altri figliuoli det- 
te la sua benedìctione ; et dipoi, dop- 
po non molte bore, abraoiaodo el cro- 
cifisso expiW) la sua felice anima a 
l'altra vita, el bavendose cam pesti 
et cum parole recomandata a la in- 
finita pietà de Dio; che se disse lei 
essere per forza di veneno finita. Di 
che da li tigliuoli et da la sua re- 
lieta famìglia fu honorata do molte 
lachryme, singulti et suspiri, et cum 
reale pompa de funerale et lugubre 
oxequio fu aepultn, come regina bene 
morittt de alto honore. Fu iudicatji 



in vita et in ijiort« eanct&; d^ In cui 
duDcha felice roemorìa honorai'AiDO 
el gentil Oynevero, il <\aaie ile le eil'i 
fronde corona de lande et amore 
igailli, che sotto la sua dolc« ombra 
vogliono cum probità passare. A U 
«litale ombra, cum sincera laude, 
neremo Elysa Sforaa, che di 
suetadìne et humiltatc fu a l'ali 
donne optìmo esemplo, come infra- 
seri piamente inteso fia. 

27. Dt Elfta Sforza de San Sattrino. 

L" alto ut fortunato Sforza de li 
Atendoli da Coti'piola, oppido de Fla- 
minia, infra li altri valorosi Agliuoli 
liebbe una fìgliuola nominata Eljsa, 
la luale, pervennta de aelAto de anni 
quindeci, cum alcuni mesi, ni EÌg:nore 
Leonello, de la illuBtra Btjrpe Sanse- 
verìno, in lo rogne parthenopeo, ma- 
tTÌmonialmente congiunse. Questa E- 
jysa fu de mediocre grandeza et as- 
sai formosa; fu dotata di e;p>egii co-. 




381 

atumi; fu de iogegao et liogua pre- 
sta. Hebbe prestante anima, quale a 
le volte fu assalito da subita colera 
por qualche offensione , ma presto 
quello temperava cum dolceza, in pa- 
cientia et tranquilitate. Lei divenne 
vedoa, liavendo compito anni xvii de 
sua a(>tate; cbe solamente quindeci 
mesi era stata col marito; de la cui 
morte, per troppo merore, essendo 
gravida, quasi non perse ogni vital 
spirito, de subita morte, per il gran- 
de amore li portava; uon altrimenti 
facesse Julia, che essendoli presen- 
tata dal servo la insanguinata vesti- 
menti del caro marito Pompeio, per 
il scaturicDle sangue de la accisa vi- 
tima credette fusse stato ociso; di 
che morta cadde subitamente, per 
r infinito amore lì portava. 

Hebbe Elyaa del carti marito uno 
unico figliuolo, al quale lu imposto 
nome Roberto, per la dolce memoria 
do Roberto re de Sicilia et de Hiu- 
rusalem, che a quilli tempi, ae a li 



codici de digaì scnptorì se | 
fede, fii re dì re. Cgst«i mai ad siti 
maritare se volse; sempre obserrd^ 
pudica gloria de perpetua vidajtata. I 
Mai volse abaodonare l'unico et caroj 
figliuolo, fin che possette portitr l'ar- 
me, et cum el proprio suo lacto dh- 
trìctflo. Quantunque havesse pressoi 
se costumale nutrice, non sdegnb lei'l 
essere propria nutrice del figliuolo,! 
per tema non fìisse d' alcuno corotto | 
sangue intgninata la generosa iafan- 
tia, de mali costami et naliira. Sem- 
pre orava Dio, li concedesse ^tìa ' 
al potesse alevnrc, et che de lui ne 
hsresae consolatlone et gloria, do- 
nandoli spesso a laude de Dio la sua 
benedictìone; perctaó In spessa 1>eoe- 
dictione de' parenti in li figliuoli é ] 
de tanto splendore de ilÌTÌna gratia, 1 
che in terra et in cielo diventano 
beati; come per contrario, se la pietà 
de Dio non soccorre, Ja maledictione 
li fa in questa et ne l'altra vita mi- 
seri et prophanat) et do ogni gratia 



I 



privi. Oh felice pensiero et veramente 
de^o et beato, del casto pecto de 
costei, in nutrire el figliuolo I Perchò 
osso de corporea belleza, do magna- 
nimità, de liberalità, de clementia, de 
affabilità, de costumi clari et de stre- 
iiuità fu unico ornamento, et gloria 
del nome latino, et in l' arte militare 
spechio de vera fede, la quale per 
stato, né per thesauro, né por for- 
tuna, né per a!tra cosa mai volse 
violare: per il che divenne, cum sa- 
piente consiglio de tutta Italia, im- 
peratore de armati, cum stipendio de 
cento et vintemilia ducati l'anno, ti- 
tolo che mai homo consequite al 
mondo. 

De tanto figliuolo questa Eljsa, 
presso la gloria del suo spborcesco 
sangue, non ha dato a sé istessa man- 
co splendore et illustratione, che fa- 
cesse la regina di Macedoni OI;^mpia, 
moglie de Phjlippo illustre per sin- 
gular tituli, del sangue de U Àcedoli, 
nobilissimi de tutta Gi-ecia, per l'ha- 



« I fi iii l i ■ I I Ì BÉiiia». 



daBùn&jUe- 



Ofk <ipMnl0 iMnmfeh* barato Uia* 






ó» M ogni p«cni <t taàSe p iiaii , 

(bm oce>d«rs tatti li «oagi^di da fi 
pRiprii dgcliaofi. BXnptA ras», pioaia 



fanciulo, figliuolo del suo figliuolo re 
Ozia, che fu por la sorella losabe, fl- 
gliuola ài} la crudelÌBsima Atalia, sis 
cret.arnenle salvato et nutrito. Et an- 
cora cum fi'iTO Gt cum altra gone- 
rationc do morte fece occiilere tutti 
li maacoli picoti et grandi de la ge- 
aeratione de David. Dapoi, come la 
divina justitia non perdona al perse- 
verante male, die doppo .\talia heb- 
be aepte anni regnata, per luandatu 
de [oradam, summo pontelko, alavato 
che hobbe loas nepote de lei et chia- 
matalo re, quale ci^ea come gli al- 
tri fusse morto, fu la superba Atalia 
a furore de populo levata de la reale 
sedia, et measa ne le mane di scele- 
rati et ribaldi, li quali senza piotata 
la Btrasinarono fin a la porta de Mutli, 
dove come ra|ic fu rainuciato, et be- 
vuto il sangue da li cani. Cosi la mi- 
sera, sotiKa cognoacere lei essere mor- 
tale et futuro cibo de vermi, se ne 
andò a le tartai'ee force a patire et- 
terno suppliclo de la sua superbia et 
ambitione. 




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ciltadini honopatamonte al tempio del 
seraphico Fraocosco ad sepeliro, dove 
le sue ossa ancora cum degno epyta- 
phio reposano; che quando de quelle 
el sepulcru fia veduto da li visitanti 
el tempio, la memoria de tanta don- 
na cnra dolce laude è ricordata. Cosi 
noi per precipuo honore ornaremo di 
gloria il nostro Oynevoro, per essere 
stata 8ua amita felice, el splendore 
del femineo sphorcosco a&io. 



28. Db Dlant SatlMla dì Bùntitoglìi. 



Fra r altre nobilissime donne de la 
citA nostra de Bologna, me vene a 
la memoria una donna fulvida de fa- 
moso sangue et de viriate, che fu 
consorte cara de lacobo Bentivoglio, 
magnìfico conte et cavalìoro; nomi- 
nata fa Diana, figliuola de Cantaglino 
Saliceto , ricLiasìmo gentil homo de 
la cita nostra. La quale non me pare 
manco degna recordaro per le sue 
civile operp, secundo la sua honesta 



fortuna, che stouo sUtUt le fortnari 
sime L>t grande. 

Costei duDCha fa donna ^ande, ^ 
niacra più presto che pingas; fu de 
carne bruna; hebbe gli occhii neri, 
dentatura bianclia et equale, aspecto 
^avo, ricta ne l'andare; port* il 
capo sempre ornato de belli veli. 
Fu de optimo Bermene , et de pre- 
sto et elevato ingegno. Fu iocunda 
molto ne le sue parole , pigliaudo 
sempre piacere cum molti virtuo- 
samentij cum altrui contrastare, 
specialmente a la mensa, certandose ] 
moralmente de qiialchì accidenti et 1 
effecto de h^stopie. Lei sempre ro- 
spo ndea et argomentava sue oppi- 
nione , et quale solvea , cum ms- 
giore eiScacia et piacere del mondo; 
per la q^ual c-osa accendea l' ingegni I 
di certanti, che era grandissii 
lecto ad audire. Bisognava bene, quan- | 
do a lei piacea, che altri fusse de I 
provido et subtile ingegno, die da 1 
suoi lepidi colpi se sapesse schrimiro, ] 




jmti. Fa sem- 
I Euc parole, le 
• SÉ poierono existì- 
msre. Fn pmSdssiaui et castiagìma 
et de r booore et gnlìa del caro ma- 
rito fa sopra tutte le eose del mondo 
oteervstrìce. Oh amore de inexhaDSto 
TÌ^re ad homo felice, per esser do- 
tato de Bìmil donna! 

Hebbe dai prodenti figUacrli, Anda- 
lao et Carolo, quali alerò grandi, cam 
optimi exempii et costami. Fa donoa 
splendida et misiirata ia ogni tempo 
et fortuna, eecundo la necceeità de 
li accidenti, in gabemare la. grandis- 
Mtna famiglia. Non fa prodiga, ma 
&■ liberale, et non cupidisgima di ge- 
me et de auro, perche la prodigalità 
insieme cum la cupidìtà 6 nephandu 
' vitto aellu donna, perché e manifesto 
se^o del coropin pecto; et in lei re- 
gnando la tenacità et avarìtia, nalla 
speranza de lioneetate et de snbstan- 
tie de lei ae puole bavere: le qaale 
non prima sono aijuJstate, che cam 



lo perda tu honoFO sono in 
red liete; et le raiscre non pensano J 
mai il periculo de le eue Eeosualitattf 1 
morlule et laGÌve. A la donna pera 
speciale peculio conviene il respar- 
mio, et ii custodire ne 1' ordinata I 
casa quello che gU 6 n(|UÌslato etdar-l 
toli cum fede in guai'dia dal marito. \ 
Questa virtù (In tantu laudata, quan- i 
to fla detestabile la cupidità et ava- 
ricia do loro, et disordinato consu- 
mamento; perché il iusto resparmìo J 
et discreta misura non 6 manco vero j 
adiumento che accrescimento de l6 | 
richezci, et 6 una felicita do la ùo- 
meslica famigUa et tranquilita de le 1 
menti et de le fatiche, o vero 
dam^nto de lucentissimo fine. 

Di che, concludendo, diciamo che 
questa prudentissima Diana gubernd ' 
la grande sua famiglia cum splen- 
dore, prudentia et misura, priva de 
cupidità et avaricia; et nou solamen- 
te de le subatantie de la casa fu sal- 
vatrice et dispeosatrici; , ma quelle 



331 

augumentù, cum i<i proprie mano et 
ingegno , de egregii ornamenti. Che 
più (li ìùi diremo? Se non che ella 
fu de tanta felicita^ che infra marito, 
cognati, fratelli, figliuoli, nepoti, con- 
sobrini, nore, famigli, servo, et il 
concorso de In visitatone de' parenti 
et de li amici, che per virtù de tanta 
donna dire pur possiamo, una minima 
parola discrepante da la pace et u- 
nìonu se sentisse già mai; fin a li 
cavali fremire (non) se sentivano, né 
li molti cani ululavano, né 11 spar- 
vieri se raoveano, come lieti de tan- 
ta unione; per il che ijuesta illustre 
famiglia fu da Paulo secundo ponti- 
lice maximo sanctissima apellata. Non 
e questa beata vìrtil in costei digni»- 
sima de memoria, casone de tanta 
unione et pace, che siano state la 
memorande opere in le grande for- 
tune de l'alte donne? Certo si. Lei 
non fu vaga de suoni, canti, feste et 
dance; benché honeste fusseno, non 
troppo le laudava, per ocio fugire. 11 



338 

sui> piacer?, i>res5o il mot«Tn1e pa^ 
laro (le honestft pieno, era la forosls, 1 
Becundo la stasone , in ucellarQ per 1 
vani modi, et caciare; et a questo! 
era sì fiera, non temendo caldo, solai 
et fredo, che facilmente se sarebbe 1 
uauefacta a la faretra et a l'arco, ad | 
caciare li caprioli et cervi cum l'al- 
tre Nymphe, al tempo de la Dea T>is- I 
na, il cui nome meritamente possodea. f 
Infra gli altri tempi de qiiìsti suoi I 
foresti piaceri, essendose cum molla 
sua famiglia fuori al palazo do Ba- 
gnarola transferita per la pestilentìa 
che la citA ofTondea, lei, come mae- 
stra, ben cum aiuto del maf^ilico 
marito afaticandose, ciim la rete chia- 
mata coperturo prese mille ducente 
quaglie, et cinquuiitatre perdice, et 
trenta fasaui; et a la ragna, che in 
alto sopra due lanze se distende, pre- 
se seicento caciati tordi fra le fronde; 
et cum due rete poste in terra, cum 
iooo de certi ucellini, che insieme ti- 
randole se coogiuQgneno , che parete 



apellemo, prese tre millia et oeato- 
quaraotacinque nccllini. Et cum cor- 
renti cani lìvreri a lasso, gagliarda- 
mente, prese deceaepte lepore, sal- 
tando «t correndo, secunda bisogna- 
va, cum el lasso involto al brazo, 
come fiero caciatore, et non come 
donna che fusse mole per l'uso dili- 
cato de le sue adorne camere, et ri- 
chissimi et morbidi lecti. Gubernara 
uo sparriero cgreginmente et sapealo 
ucellare. Mai in una donna, in quel 
tempo, de più solazo et prestante fa- 
ticha se vide. Montava et descendea 
da cavalo senza aiuto cum molta 
dextreza et honestato a sedere; re- 
gea il cavallo cum optima mano, et 
i^uulla fieramente equità va. Qaando 
intraTcnia ad houorare le nuptie de' 
parenti et de li amici, ne reportava 
pudica et casta laude, et publica gra- 
tia. Siipea com carata et honorificen- 
tia recevore altrui. P'u cortese, libe- 
rale, et de animo magnifico et virìle 
dotata. Ku pietosa, l'u catholìea iH 




334 
caritevole et honestiBBima nel T08tir«, 
despreciando le fogie lasive. Sap^n 
mostrare turbato viso, reprendendo 
or cura savie or cura dolce or cum 
aspre parole , chi liavcase falito, se- 
eundo la qualità del fallitore et gra- 
veza del crimine et peccato. Ultima- 
meate, do le virtù et bontate da lei 
certo a piene, secundo la mia con- 
scicntia, dire non potrei; perciiè in 
molti tempi me retrovai a la presen- 
tia et opere sue, per le quale non 
poco splendore ha dato al Saliceto 
sangue, che '1 nome latino nnoranu. 

Vivendo in ijuesto fiato contuse, 
piaque al corso del cielo lei de acu- 
ti ssimo morbo naturale assalire, cum 
tal forza, che li spiriti vitali resisterà J 
non poterono; per modo, che essendo j 
armata da li elfccti do' divini man- j 
dati, come Christiana de religione, et | 
habiuta la gracia del cielo dal vicft- j 
rio del Burarao principe Cristo leet, 1 
per plenaria indnlgentia, per la ana I 
auctorittl in terra, passò de qnestA 1 



terrena vita andando a la aeterna, 
che de sua aetate barca anni qua- 
rantanno et mesi septe, compiti a 
punto. Quanta fusss doglia al caro 
marito et a la splendida et sanctia- 
sima famiglia la morte de \eì, se 
debile credere fuese molto, cuneìd sia 
che la sua virtuto era de molto fra- 
cto , amore et honorificentia a la 
casa: come il rereri^ndo theologo et 
poeta, perito in tutte 1' art« liberale, 
Baptista di Spagnoli mantimno, ob- 
servante carme lita do religione et 
sanctimonia, celebnt tanta donna in 
la funebre oratìone che tece , doppo 
li fu dato lionorata sepultura, 

Habiamo la gloria duncha de que- 
sta donna eum con solatio ne recor- 
data, perchè de lei fussemo sempre 
amantissimi; et por ornare insieme 
cnm r altre Ulustre donno ci nostro 
Gjnovero, il quale son certo che de 
la memoria do lei, quanto de altra 
donna, ne bavera piacere, per bavere 
pia volte gustati li suoi costumi et 



dilocti. CoDit; ancora orn&reino al pnv 
Éato Qinevero de una altra illustro 
donna del Sfopcesoo sangue, la quale 
fìa degna de imraortal laude per la 
sua lionUde et prestantia de animo; 
che gora una folicitft sapere nel mo do 
infraacripto, (juanto de altra don) 
su sìa recordata. 



tlyppolita Sphorza , duchessa 
Calabria, oltra a tutte 1' altro doni 
senza iiiiuria du altrui, pare, per e 
gine do' parenti et per costunu , 
stata donna tanto illustre, che 
sarebbe laude tacere de lei, ohe ] 
che cose scrivere. Pur, per omam 
to de la muliebre gloria, in&a le e 
donne, di spoetata virtute, maritate 
in quello earà possibile, recordai 

Fu dtincha costei figliuola cara < 
Francesco Sphorza, coltissimo 
cipe de Milano, et do Bianca I 




Eua consorte, et mogliere de lu ìq- 
cljto duca de Calaliriu AlpUoaeo, pri- 
mogenito dal serenissimo re Ferdi- 
nando. Fu alevata da li gloriosi pa- 
renti, eum grande escellcntia de vir- 
tute, dimostrandoli, sopra tutte l' al- 
tre cose , havesse in abominatione 
r avaritia inimica de ogni virtute et 
de ogni gloria. Quando andù ad ma- 
rito, fu in la cita nostra, in lo palazo 
del principe Bentivoglio, felice marito 
de la mia eKcelsu madonna, cousan- 
^'uinea de lei, cum tjuello lionore et 
fede che fle possibile, receputa. Da la 
porta de la cita fìn al palazo Bonti- 
voglio fu adorno, in honore et trium- 
pho do tanta sponsa, de fronde, fiori, 
raggi et insegno ducal do Milano et 
sphorcescho et de Aragonie, in fe- 
stoni pendenti per le strate. Erano 
suoni, canti, balli et speotaculi bollì 
in li cauti de vie, elle era una bea- 
titudine' a vedere. Lì andò contro la 
mia felicissima madonna, cum molte 
nobile ilonno de la nostra citato .ad 



cavali), egT«giaiui-nl(' ornate, uh* 
belissima pompa aii ved*n), et gnin- 
ilìssirao attmero do gcoerosi citadìni. 
CDiD fogie de nobili Bescalcfai, «t de 
molti armegiatori L'um cipuni dì uta 
a la sforcescba divisa, sopra legia- 
dri cavali, aerati de Bonagli; et in 
capo haveano celatino ctim girlande 
de tremolante anro, et aste in mane, 
piocte a la divisa sphorcesca; et si- 
milmente calciati cum scarpe rosse a 
la gallica fogia. 

Nel tempo do duo giorni cbe quivi 
dimorò, liebbe più caro visitare li 
templi et li lochi pii et devoti , ette 
vederu altre dignitate eecalaro; et 
andò al monastero de le monache dei 
corpo da Crìsiu ad &r rsverentia al 
corpo de la beata Catherina, quale 
le monache l' haveano posto ve^to 
de damascbin berUno ad sedere eo- 
pra r altare de la sua ecclesia : che 
è cosa mirando, che uno corpo mor- 
to de certi anni consentisse sedere; 
quantunoha non sia cosi da moravi- 




gliare, permetetido a le volto cosi Dio 
simile, vero de magiori effecti in 
le cose sue sancte. Questa felicissima 
sponsa, havendo al aancf.o corpo facto 
rcverontia, cuin egr<?gia oblatione, ctim 
aiixilio de una scranna scese sopra 
r altare , et devotamente pose una 
corona de argento in capo do la bea- 
ta donna, dicendo : « A costei ben la 
corona so conviene. » Et d'alhora in 
qna sempre è stato de quella corona 
coronato, come se vede. Dipoi che 
lei fu quivi, lia lassato in la cita no- 
stra aeterna benivolentia et laude. 

Fu bella, biancha, bionda, hebbe 
OGchii venusti, naso un poco aquilino 
che li dava gratia. Hebbe denti belli, 
aspocto de grande inaiustA. Fu più 
presto grande che mediocre. Le mane 
havea belle, come de colore eburnea, 
cum le dita longhe". Lo aspecto suo 
fu de grande molesta, mansuet,o et 
grati oso. Fu in eloquio facunda et 
eloquente. Legea egregiamento cum 
aliavi acenti et resonantia, et ioten- 




tì» Am B popolL Don rfnfcrrlui h 

rHom «t B hiaogao wa ttmàSàn, at- 
ùMhmimt «t pmdeato, di ch« li po- 
poB diMaBo eh0 lei en a loro bau- 
glia niatr*. lUrea eompasnone a 
4)tt«IU naitop!' donno cbe tion k con- 
•arraTBno io pudica fama; le amo- 
nivi CDIB mieto niodu. IJ roDCori et , 
ts diiio»rdi(i Rho infra lì suoi sentiva, i 
levava VÌA, redacendoU od beniroìcD- J 
tia et a pace. Fu donna devota; de- 




iunavii spesso in pane et in aqua, 
orava, contemplava, dicea cum fre- 
quentia suoi ofScìi et orationi. In la 
chiesìa del cestello Capuano, dove 
habitava, ogni giorno volea tre mes- 
se audir^, et il vespro da sacerdoti, 
quaoda ad altri tèmpli non andava. 
Vivea sanctamento , come religiosa. 
Visitava cum fuochi et oblatJone li 
templi ot lochi devoti et pii, et pre- 
cipuamente ia chiesta de la Nuntiata, 
loco de grande davotioii«. Era ele- 
mosinatrice molto. Ogni giorno a la 
sua corte facea dare per Dio molto 
pane , vino et carne. Auxiliava, Jn 
quello polea, de le suo proprie sub- 
stantie maiitare donzelle, et de le 
persone povere secrete m unificava, 
senza che fiisse adi mandata, che pa- 
rea proprio havesse lei provato le 
miserie de la paupertate, In questa • 
magnificentia la sua anima vivea io- 
cunda et consolata. Fu libéralissima 
in quanto a Dio et al mondo, come 
vera figliuola de Dio non che de 



rìB, qnE (nrmo a ogtd con febea f 



fa XcapoG. ad tOBfdd de saacta 
Marà de la N«n, CMÓdoii o^jloto 
genenit dì fritì otoCTTutì M w- 
nfUeo FnnMMiD, de dna rniDe «t 
dooento batti, teao petteatatv a «inu- 
lto capitoto, opnoo U altri provMi- 
nanti, nu>lti vitelG, notti polaau, mot- 
li oattratì, pane, viao, straow ot 
biada ila eaTalU, eere «t eudiari, che 
(a beliisaima coea ad vodora passare 
qneata siiirìtuak magnificentia , la 
qaale fa de valore circa docati Mi- 
cento, cbe farebbe bastato a la re- 
gina Saba; quando essa, partita d« le 
extreme parte del mondo por venire 
ad audire la sapienlia de Salamone, 
cbo al tempio li oifei^o cinque talenti 
' d'oro et cose aroraatarie, et geme 
preciose oflì^rse de molto valore. 

Una volta Constantia de Varano, 
bella et morigerata donna, moglie fu 
de Carolo Manfi-L'do, expulso dui sta- 



to suo de Pavcntia, rechedeiido que- 
sta libéralissima Hvppolita da sufli^- 
gio al vivere, et non havendo lei 
aliiora denari nù altra cosa, quan- 
timclia molte altre volte l'havea sub- 
stentata, se trasse pietosamente de la 
sinistra mano uno bello adamante et 
(lotte a la bisognante donna, dicen- 
doti cbe atrovasso pur denari che 
potesse. Molto altre volte se spoglio 
de le proprie vestiraente per donare 
per Dìo ad homini et a donne povero 
et ancora a riche, benemerite per loro 
bontate et virtute; molte geme et 
altre coso mobile, portò quando andò 
ad marito, finite per lionore de Dio. 
Infra l'altre cose tu uno specbio, de 
valore de dieci milita ducati, et una 
pace, de precio de ducati duo milìa; 
duo forcori de fino argento, lavorati 
cum singulnr felicita de aieli et smal- 
ti; et uno fornimento da cavalo de 
argento et auro, cum la sella, de pre- 
do ducati quattro millia; che, infra 
inpignate et venduto, ne rimase pri- 
vata. 



Quando andò ad Milaoo ad fiu- 
tare la matro per la morte de! pa- 
Ire, et a la Eua partita per retornare 
ad Neapoli, essa matre li fece dono 
do una colana de speciose geme, a) 
quale facendo estimare ol duca Oa- 
leazo, fratello de essa Hjppolita, per- 
ché non li piaque fusse de tanta cosa 
privato, tua li detto contanti ducati 
trenta milia che fa estimata, li quali 
poco tempo li durarono, si per il suo 
honesto bisogno, et si per li offocti 
illustri, gri'al'i a Dio, del suo magni- 
fico animi>. Ricea lei, che per que-sfa 
sua munjlìcentia non espenderebbe 
mai la dignità de la duchessa nel fu- 
turo titolo do la regina, ina obe se 
facea una investita di geme in pa- 
radiso, p^r fugiro la compagnia de la 
scelerata meretrice de avarìcia. Non 
fu mai sumptuDsa nel vestire; le sue 
vestimento i?rano assai de drappi rasi 
paonazo et neri, cum grande potit«za 
et prestantia; li ornamenti del capo 
oran veli de molta honestudc. Botto 



345 

li quali el vcausto Toltu rendea mol- 
ta gratìa, per la quale se iudieava 
come sancta fama de le suo illuBtre 
opare la pudicitia del suo pecto et la 
integrità de la moute. Fu donna de 
grandisaimo naturalo in tutte le cose. 
Sapea parlare de hystorio, do le con- 
dictiono di stati et di regni, cit come 
quilli se doveano aquistare et man- 
tonore. Sapea disputare de le cose 
urbane, de le arme, de' cavalli, de' 
cani, sparvieri, falchoni, do la agri- 
cultura, de li eiercitii de le donne 
et do varie virtù degl' homiai, che 
era una felicità ad audìre. Diesa ohe 
li principi di populi aquistarebbeou 
più facilmente el regno del cielo, che 
li religiosi ne lo spelonclia, quando 
cuin timore de Dìo regcssono. Dete- 
stava cum angoscia li vitii et spe- 
cialmento de le inpudicho donne, et 
vituperava quelle che vogliono essere 
nel numera de le boneste, che vesti- 
vano fogie piene de vanità, frasche 
et di vento. Non Laverebbe voluto 




che niu ^enlildoniu mnì baT» 
ùiclo ano spato et dqo g^stocbe t 
Desto noD fuBse stato. Le parole e 
lei forotio de tanta Tir(ut« et dul- 
ceza, ch« haverebbeno accoso el fao- 
cho sei lazzo. Sapea cava p^oàe mo- 
destia cum 0^ geni?ratione depor- , 
tarsi, excepto cam li adalatorì, snx»- 
roni et riportatori de mali, li i^uoli 
fugìva come pestifero morbo, perchd 
dic«a erano quilli che ruinavano 1« 
citat« et li regni. 

Sempre fa de honesle parole et de | 
egregii costami. Non fu mai chachi- 
nante in piacere che haTeeee, ma be- 
ne cum modcstis^mo et casto rìso. 
Non Bo se nna altra intra le Ctnd- 
nate donne, intra le Pabrlcie, Curìet 
Lacretje et Sulpicie, splendide, 
cte giovene, ma infra le antique de 
proreta Retate, et infra le tUastl'O fi- \ 
gliuoie del savio et grande Catone, 
essere euperalA, Mioa alcuna sentiUa 1 
de lasÌTÌa; di che è da essere eial« 
tata cum maxima laade, Quando davs^ 



34- 

auilientiii et cho in piedi stava, era 
cum tanta inaiestatfì et mansuetu- 
dine, che parea uno divino spectuca- 
lo. Sfl traheva a lo volte, in la au- 
dientia, per uno nobi! gesto spinto 
<la propria natura, el guanto da la 
dextra roano, et quoUa cum el spo- 
gliato guanlo alcuna volta distendea 
gioso Eopi'a la camura , batendolo 
aìimanto suavemente. Aloiava poi a 
le volte gli occbll in C[uillì , a li quali 
audientia dava, et calava cum tanta 
venerationo, chi> pareano gvstt cele- 
sti, non che humani. Mandava ogniu- 
Do, aecundo lo condictiono ùe gì' ho- 
mini, satis&cti de quello elle potea; 
li quali dìceano: « Signor Dio, 
quando sarà il tempo che costei sia 
regina, chu beato tutto el regno 1 i» 
Oh quanto el vero diceano! Glie ae 
iudicava non fusse stato donna, molto 
tempo facea, de più gratia, virtufe, 
bcnivolentin et magnanimitate , per 
modo se regina fusse slata , ìl regno 
parthinopeo se liavorobbu potuto chia- 



34H 
[iiai-e beato. Non havorebbp t«inal< 
mai el i^gQo Id mjnacìo ile li pontiù* 
nù de altri potentati, perché a lei, 
il splendore de le ette virtule, se ì 
verebbeno facti reverenti , in glori^'l 
àe tanta donna, Havtjrebbe dato lej 
prudenti; mente a tutta Italia. Non a 
cadette a lei dimostrare la bus Tir- 
tute In li accidenti di guerra, per 
tiavui-e liaruto maritu docto la la mi* 
litaro disciplina, et de fona de ani- 
mo et da ingegno; ma quando r lei ' 
aperlcnuto fusse , liaverebbe dimo- 
strato non maneo gloria, che habia 
facto alcuna altra valorosa doona, et 
come vera figliuola de lo invictissi- 
mo duca Francesco Sforza. 

Hehbe dui figliuoli, uno maschio, 
nominato Ferdinando, principe de Ca- l 
pun, et una femìna, nominata Isabel- 
la, in memoria do la genetrice del | 
marito, cbo celebrata habìamo; la i 
quale figliuola, pei- pontificia dispea- 
aatiune, ad quiete de li italici stati^ ft -J 
copulata al consobrino Zoaone Ga- \ 




lonzo Becundo, duca quinto de Mi- 
lano. Questo principe de Capua, uni- 
co figliuolo (Io la oscelloiitissima don- 
na, uno giorno, per grandeza et pre- 
stantia de animo, travagliando uno 
gagliardo cavallo, f|uello lì cade a- 
doaao, per modo fu levato, creden- 
dosi fusse BJorto, et circa xiii giorni 
stelo come exanimnto. La matre, per 
questo crudele accidente ol tramodo 
dolorata, recorse a la pietAto de Dio 
et de la gloriosa Vergono, che retor- 
naesenu il figliuolo ne la pristina va- 
litudine:ot cosi tutto Neapoli, per la 
pietate liaveano a tanta dona, fece 
processione, perchè l'Altissimo ren- 
desse la salute al figliuolo. Ultima- 
mente, essondo uno giorno lei intorno 
al figliuolo, cum franco animo lo 
chiamava, confortandolo , et che so 
recordaase de la misericordia et fede 
de Icsù Cristo; et lui come morto 
non respondendo, lei se partk cum 
pianto et strido, et disse: « prin- 
cipe, figliiiol mio, come te ho per- 



:i50 

dutu! » Bt andò cllu ne la sua ro- ] 
mera avanti lajmagini? di la regina 
del paradiso, mativ de misorìcurdia, 
et percotendosi 11 pecto cura tanto 
lachrjme et pr6(^Ì atlimandA la salute ' 
del figliuolo, chi? non se parti da la 
oratione, elio It sraariti, o forai pep- 
duti spiriti retornarono ne lo exani- . 
inato corpo del figliuolo. Questa sa- 
late, Bubilu niititiata a la trìbulata 
matre, ossa fu premi de tanta cunso- 
latione, che alquanto prima potesso 
formare parola, in ringratiare In pio- 
tate divina, al figliuola corse ad a- 
braciandoto, cum quella tenerezza aha 
credere se debbe, per haverlo veduto 
da moi-te ad vita resusitaf.o. Li a- 
stanti tatti hebbeno tanto gandìo et 
tenerezQ de la consolatione d« la s 
tre, che tutti piangevano. Da lei, per ' 
conseguita salute del figliuolo. Dio, et 
la gloriosa Vergene, et tutto el patA* - ' 
diso , cum oblatione et oratione fa- j 
rono hoDorati et rengratiati sempre, ' 
fin che lei vi Se. 



351 

Dipoi circa alquanti mesi questa 
consequita gralla, lei se infirmò de 
una apostema nel capo, la qual fu 
de tanta crudel forza, per le iniqne 
stelle, invideiido q tanto bene con- 
nesso al neapolitano regno, ohe pose 
fine a li suoi giorni, haveodo de Bua 
aetate anni qiiarantadui. Moritte oum 
gi-ande contritiono, confessata et co- 
municata, existendoli, per saluta de 
l'anima, devoti relìgioGi sempre, co- 
me lei havea adìmandati, fin a l' ul- 
timo spirito de la vita. 

La morte de costei dolse a tutto 
il regno, al re socero, et a l'alto 
marito, et specialmente al principe 
suo figliuolo, ciie Gonsolaro non se 
potea. Fu sepulta cura quìllì rogali 
honorl do exequio, che convenivano 
ad uno pudicissimo corpo de tanta 
duchessa; de la cui memoria tutta 
Italia cum benigna lande ne parta, 
et parlarase tanto, quanto da la me- 
moria de li Uomini amatori de' co- 
stumi '.it virtù coleste, per felice glo- 



so. 0( Cinrtk * tahac. 



Inbs l'altre Olnstre donne de st jr> | 
pe et de hooesta Tidaitat«, Ironuno 1 
una notiitiesinia llglhtoJa <iel ^norj 
TbonuflO de SaloBo, mardiexe pi»-1 
darò, la tjaalo heUw nouw Ritarda,, T 
che emn stngnlar finte et trini 
fa maritata in Nicalao nardMee E- I 
stense, de non poco valore, et di 1 
Ferram feUdwimo prìncipe. Pn doniM i 
de Tolto bella t cam occhii aeri, 
de capelli et peli alquanto rosai, et 
di pntentia egregia; et fh de me- 
diocre gimadeKa. ti parlai» «ao fa 
raro, ma honeeto, prodeate et ornato 
de boni costumi, oanvénienti a fi- j 
{pinola de tanti) nobÌl<^ marcheM. Fa J 
dnonji dnyote, danoetnado sem« 




353 

come fldole cristiana, bavere da Dìo 
timore. Coatinnameate, de quello B6 
potea in lei indicare, aestimaTa ogni 
persona cum molta humanitate. Per 
quello tempo che li visse el marito, 
fu cum honore et gratia de lui, et 
cum commendati otte de li suoi cìla- 
dini. Intendendo lei che 'I signor mar 
rìto, come effecto de la fragilitate 
huinana, li infriiigca la matrimoniai 
fedo, liebbe grandissima tolleranza, 
portando grande reverentia, cum sin- 
gularc humilità, al prefato signor 
marito, quantuncba in la mente li 
fusse singular despiacere; perchè a 
la maritata donna ■ niuna ooga fi de 
più affanno e de più dolore, cbe ve- 
derse tore, per strana et inhonesta 
femina, quello che una volta gli è 
dato per lo sancte lege del matrimo- 
nio. Ma la eancta integrità del ma- 
trimonio et la conservata castità la 
consigliarono a tanta tolleranza, per 
la. cui virtute è da eBsero amata et 
levata ìn sploodore de altìsEÌraa laude. 

Ì3 



Hebbv dui formoBÌ fijsijuoli, 
etile et Sigismaodo, che di prestan-j 
tia et di raion molto ne ì' arme fiit- 
seno. Hercuìo, come primogenito, sae- 
e««se nel paterno stato, cmn loogo 
disio, ne li ansi ririlj. Ma lei, es- 
sendo vedoa restata in giovene et&to 
cum li picoli figliuoli, et in loro non 
restare il paterno stato, forai per cs- 
Bore troppo fanciuli, et essendo quel- 
lo perT«auto a lo imperio dei dui fi- 
gliastri de lei. Tono drieto l'altro, 
Leonello et Berso, naturali fratelli de 
li figliuoli, prese sdegno et partisse 
de Ferrara, et retonò ad Saluio, in 
la paterna casa, dicendo che mai in 
Ferrara tomarebbe, so in quella pri- 
ma non vedesse principi li figliuoli. 
Li quali da Leonello furono mandati 
ad Neapoli In la corte de Alplionso 
de Aragonia, re in qnilli tempi do 
grandissimo splendore et virtute, 

La illustre donna in la paterna casa 
se gubernò sempr? cnm grandissima 
hoiiestate et castimonia et gratia dft' 



I 



qnillì populi, et non gi& per cresoerBÌ 
fama de andare a le seconde nozze, 
ma per propria bontate et virtate, a 
la quale ubiditte fin a la aenectute et 
morte. Che certo, essendo lei ^ovene 
ut bella, non cansequite manco gloria 
de honesta et pudica vidnitate, ohe 
facesse la bclissima Antonia minore, 
eiemplo de clara vidnitate, figliuola 
de Moi'co Ajitoaio triumviro et de 
Ootavia sua consorte, et megliere ohe 
fa de Drnso, fratello de Tiberio Ne- 
rone, figliastro de Octaviano Augusto, 
che 'l resto de ia sua vita, doppo la 
morte de esso Drnso suo naarìto in 
la guerra Oermanica, sì sanctamente 
sotto Livia sua socera consumò, che 
per celebre viduitate superò li preco- 
nii de tutte le donne a lei state a- 
vanti. Lei per la sua bona fama, et 
per essere giovene et bolla, et indicata 
non potere più sperare fruire el stato 
del morto marito, fii da de-gni signori 
adimandata in matrimonio; et quando 
era rìciiiesta , dicea che ancora el 



maritg li vìvea. Xoa ohrini^ati f 
Valeria, nobiliBniia Romaaa, 
doli Toarto Saaio «no raariiu, a qailE 
che li dimoDilaviuM U raauoe per^* 
noD se remantava, dicea che sempre 
il caro marito li virea. 

Po perhA coafortita U hoafsttBinui 
doDiia cum pradeots couifUo se do- 
vesse m&rttare, trovando degno ma- 
rito, perché a le vedete, donne gio- 
veae et beU^, non deadice per hooore 
He la pudica &nia. vivendo nel sodi- 
lo, andare a le secunde notze. R«- 
flposo loi, essere vero che non li de- 
sdirebbe, perchè ad Anna, figlinola do 
Isacbcr, genetric« de Maria Verbene, 
imperatrice di cieli, non deadiaae nia- 
ritaras tre rotte, ch6 morto Ioacbino 
gè maritò a Cleophas, che da loro ne 
nacque Maria secunda, la (jnala se 
marìtA cum Alpheo et Lebbe qaatro i 
figlinoli, lacobo minore, Simone, Iud»J 
che fu poi nominato Tadco, et loeephfl 
insto. Quisti quattro fratelli furono J 
chiamati fratelli de Ie«ti Chrìsto, 



k 



3S7 

sondo nati de dui fratelli et eie due 
sorelle. Anna poi, morto Cleophas, 

suo secusdo marito, se copulù cum 
el terzo, tiominato Salomone, De que- 
sto matrimonio terzo nacque , cum 
molta simiglianza a lesù Christo, la- 
cobo magiare et loanne evangelista. 
Sì che, ancora disse, essere c^rta che 
a lei non desdirebbé andare a le se- 
cunde nozze, raa una volta lì bastava 
essere stata maritata; et che era in 
la paterna casa, et ben veduta, et che 
vivea sotto la custodia de Dio; et che 
non potea mancare di Eperania in la 
divina iustitia, che quella una volta 
non restituisse el paterno stato a li 
suoi figlioli. 

Così dunque, cum questa speranza 
in la sua honesta viduitate, essendo 
vivuta circa trenta anni abeente' da 
li figliuoli, quali pervencno ne lo aspi- 
rato stato, et Herculc, come primo- 
genito, fu di Ferrara creato secundo 
duca, doppo la successa morte natu- 
rale, r uno doppo r altro, da li prin- 







I nehi ■ 



t ataCo, «C d pv 



v«daU.Tiae b ewolrtK doaM presso 
li «Sri ti^aùB dappo b na nuta ad 
femn orca qaatM aiun, eoiBen— 
daUbacnle et aaa mmm Aa B ^yu o uia 
d« Ai^oat» saa aaofa, mog^ del 
•no pnawgMìbH et tona taaeora M 
Fui fai MB popalD. 

Qncfta donaa a ne pane de noUa 
honwtate, eentimcnto «t beai eoets- 
loi, qaando al duca Uercale, soo pn- 
taio prìmo^nito, in Dume de la iUnstn 
nuslnt republlca, ewondomi itapoc 




359 

da lì prestantissimi oratori do (jaella, 
conte Andrea Bentivoglio et Albertho 
Cathaneo doctore et cavaliere, pre- 
sentai cum mia breve oratione, nel 
tempo de le triumphante nuptie de 
la serena Elyonora antedecta, tri be- 
liasimi vasi de Sa cristaLlo, ornati de 
auro et de argento, et cum effigiati 
adamanti et flori de margarita, divisa 
di quel principe, et insegne de la no- 
stra comunttatQ, posti egregiamente 
cura richi smalti ; che la prefata don- 
na, doppo lo rìngratiamcnto del feli- 
cissimo figliuolo per lo i-eceputo pre- 
sente , a quello CUOI discreta laude 
rendette lionore, reconlando cuoi pre- 
stante maniera et savie parole in ho- 
nore de la nostra citate, il presente 
che a le sue propi'ie nuplie fu &cto 
per la nostra republica, che a mi 
fu iocundo audire. 

Venuto il tempo de la fine de la 
prudentissìma donna, essendo de anni 
piena, se infirmò dì febre, per ta quale 
in brevi giorni confessata et comuni- 




<.:ata et uitcta <le la extroma nnctl»*' 
ne, culli grande devùtjone pormutd la 
vita ctim la morte. Li illustrì %lÌiiolìt 
dolanti per la perdita de tanta gene- 
trìce, hoiioi'ai'ouu il morto corpo aam 
ijuello exequio et funebre pompa dio 
li conveni'a. Tutto il clero et il popolo 
di Ferrara, vestito a nero, li intra- 
veniruno cum graudlssimo ordine et 
magri ificentia. La virlute dunclin, pru- 
dentia et honestate de questa illustra 
donna tiabiama recordata, Jnii'a l'altre 
donne olare, per insignire de benivolen.- j 
tia et honore il nostro Gj-nevero, quale | 
soa certo ne participara cum lu pru- 
dente Lucretia Estense , sua prima 
nora, nepote du la benigna memoria 
de la defontn Rizarda , do lei ava 
paterna: da la quale, nel tempo che 
io feci lo antedecto presente, cum te- 
nereza più volte fu ol)sciilata, comò 
sua nepoto et cara Ugnila del duca 
figliuolo. 



^1 31. Da Frani 

^P Non pus sia 



31. Da Franaama Bruna de fi Arienll 
Bologntie. 

Non pus siami) fure che a queste 
nostre lucubratiom\ por invito di be- 
nigni cieli, non agiungiamo cvm debita 
laudo la virtA de la dolco mcmaria 
de la luia consorte, sì perchò in lei 
fu vero amore , fu intera fede del 
matrimonio, et la conservata castità; 
per il che trovandosi hoggìdì questa 
virtù sancta rara, meritamente debbe 
essere levata in splendore do non poca 
laude; et si porchù fu de le lettere 
amatrice; et si perché, vivando, a mi 
fu continuo sperone al fianco, dovesse 
el mio ingegno afaticare in gloria do 
quelle donne che sono state per vir- 
tute dare, per ornare el nostro Oy- 
nevero, quale da lei fu sempre obser- 
vato; et sì ancora perchè du lei fui 
tanto teneramente amato, por le san- 
ctissìme lega del sacro matrimonio, 
che haveadome veduto linii'e, et in 




topunendomi porhù a la difesa dì pru- 
denti censori, et cum quella pia in- 
cropatione che voraao , ad penitentia 
del mio humano peccato. 

Questa mia consone hcbbe noma 
Francesca, figliuola de Cat-olo di Bru- 
ni, homo che m qullli tempi, essendo 
molto giovene, floritte de integrità et 
de li Immani studit, quanto altro Bo- 
lognese de k sua aetato. Fu in la 
nostra citate la sua famiglia nobile 
et antiqua et porillastrata de regii 
privilegii da Phjlippo ot da Carolo 
re de Pranza. La pudica matre de lei 
fu de' Megivilani et Bargelinì, fami- 
glie clare in la citfi nostra. Costei a 
me fu coniuncfa, vergene polcella, de 
anni xviii. Li suoi parenti la poterono 
maritare ad homint de più condictiono 
et fortuna di me ; ma lei, come temJua 
de bona conacientia, non volse, si pei-- 
cbà le fortune ot rìcheze de quilli tali 
non erano bene aquisite, et si perchò in 
loro iutendea non essere bone virtute 
et beni de l' animo. Ma intondendu 




ihwu, 4Ìea t^ S trlii fa — i ^ 

dlwn). RvU» dW tinlTMB" eeett. 
|4«ai d« crawl» luwalalK fc pia fre- 
tto bruu «b« Waariia; fii è» hsBdia 
IFnuid«ta. Non fii T«aa, at posifgM; 
Imr hkVM ptaoitTe, ^muId htnwina 
■•■Mtw triliniUi Usde a 1« «ae «pere 
-l vliiute, come cihu dulee ■ 1' bn- 
inofin larate. Ma I>ìo d« U iiiboita 
Iniulii riitf^utiava, per fogin ri ped- 
initi] Ao la rsnaglom, perefaè da amo 
Din tjfrni Inuiln Bt gloria per tna ma- 
iilfliuiiili» procedo, ot non por le ao- 



stre opera reputare dobiaoio. Parlava 
raro, ma quando pur parlava, erano 
prudente le suo pareli?. Era orData 
et polita in tutte le coso; che ancora 
ia sua polit«za et ornamento, cum sua 
benigna memoria, odore me rende. 
Era remota. Non fu curiosa in ve- 
dere feste. Fu assai virtuosa ne lo 
oxorcitio donesco, et discreta guber- 
natrice de la casa, iocunda et grata 
ìd ricerere li parenti et amìaì , in 
forma che uno ucelllno facea parere 
falcane. Havaa piacere assai in audirc 
logere lì versi do Virgilio; legca lei 
voluntiera Plinio de naturali hjstoria, 
posto in materna lingua, et de li li- 
bri spirituali et sancii. Fu donna 
molto devota et de bona conscientia. 
Quando a le mane qualche lucro me 
pervenea, me dicea guardasse non 
fuBse de peccato, perchè più presto 
volea l'aqua et il pane, che le deli- 
cate vivande contro conscientia. Se- 
cnndu le sue substantie fu elcmosi- 
natrice. Se dolea alcuna volta non 



bavere roba, |k.t muoificare li parenti 
et amici, et li poveri de Dio. Iq lei 
fu una liberalità fuori de natura del 
seio fcmineo ; spesso la vidi per do- 
glia fremire li denti, in dispretìo de 
potente avare fomine, le quale lia- 
veano posto la loro felicità in U loro 
ornamenti disordinati et vane pompe; 
per che haverubbeno facto cosa oh© 
pia gratia et gloria al mondo et a 
Dio essere munifice et liberale, et dì 
propri] panni spogliarse, vostendona le 
povere et costumate donne et don- 
xelle , et li nudi , de quello ohe lì 
avanza. Lei fu de natura molto pie- 
tosa. Quando la nostra citate Ai o- 
pressa da grande penuria, che rìcbì 
et poveri haveano sinistro del pane, 
che mai tanta penuria se rìcordara 
per viventi (se audJva il giorno, et 
specialmente la sera et la nocte, gri- 
dare et piangere li poveri fanciulli 
per la citjite , adìmandando il pane 
per non morire do fame) , la pietosa 
mia consorte se facea chiamare in 



casa quilli che pasBavano per la sua 
conlrata, et cibavali de quello paco 
de pano, che supportava le nostre 
aubstautia. Et la nocte, noa potendo 
lei patire, per amore de Dio, il pianto 
ile li mìseri affamati, so levava del 
lecto et facevali, uno, duo, o tre, per 
la serva in casa condure; et refrigera- 
vali al fuoco, essendo il verno, dan- 
doli da mangiaro et da dormire; ohe 
io non la seoti'a, ne lo sapea, se non 
il sequente giorno, quando me levava. 
Fu Bolicita in le sue oratioue. Fu 
casta, pudica et contineate, per tale 
forma, che più volte hebbe a dire, se 
lei Dìo non offendea, et havesse prima 
la copula carnale cognosciuta, mai se 
sarebbe congiunta ; et a. questo ne 
chiamo testimonio Dio et la mia con- 
scientia. De lei hebbe octo Ggltuoli, 
quali, fin che vise, furono alevati et 
nutriti, et in documenti de Dio. Di 
quali figliuoli , uno do anni octo in 
duo giorni da rei>entina moi'te fu ra- 
pito. Questo figliuolo, oltra el sensuale 



iii«ì»iK:oQia. ónlntBidp wm ime à 






b&Tcn botila a»o JgBiJft. I wwuA» 
4e •■• «Btatf ««qàte «ari xxx». 




TMiia 0t Bereede i 
flC «iMoate , ptrenli «t aiiùd , ae Ìb 
rwwnw tftcto de hsi, rirgin^ o om- 
i«gMi« fi. linTimiii oBéeL Infr* qinfi , 
flaesdoli TcosU ad rkitan BtatfÌM 
dooma d« grudiMtaia UbcnlìU et 
reli^oae. «t cwa conhnta del costo 
Andra BenlJToglki, alciA U laiign£ 



occhii, ot disse, per gratitudine di 
receputi bonefcìì da tanta donna, et 
per la caritevole risitatione , che se 
essa andava in luoco de salute, pre- 
garla Dio sempre per lei. Poi, il se- 
fluente giorno, havondo cum le pro- 
prie mane date per Dio alcuni denari, 
et satisfacto ad alcune obligatione a 
Dio, et havendo dato la sua banodi- 
ctione a li nostri figliuoli, cum optimi 
documenti, (>t confortato Angelica, 
nostra prima figliuolo, che so renclu- 
desse a li seiTitii de Dio, che me- 
gliore stato non potea trovare; et 
disse il simbolo de la nostra fede, 
ijuale, per rochesta de lei, dire glielo 
nintai. Detto che 1' hebhe , ben affiin- 
natamente, pi.<r mancharli a poco a 
poco li spiriti vitali, stette alquanta 
quieta, et poi misse uno profundo su- 
spiro, dicendo: « Oìmél » Il patre de 
la sua anima, che intorno gli era, 
disse: < O madonna Francesca, el pare 
che habiate paura: sperate in Dio, 
che e misericordioso. * Respoae lei 



guapii-ando: < Tutta la mìa eperanzal 
6 in Dio, ma io ho pur pnum de la l 
paura^ perche non so dove mo vado. » 
Kt poi, sposso Icsù ÌDTocando, iaasò 
la misera et dotooto vita; et me, in- 
siome cum gli altri suoi coniunti, 
starno pieni de pianto ci de ein^ti 

Feci vestire l'hoDcsto corpo de aarsa J 
bianciia, ad honore de Maria g^loriosftj 
et beata Vergine, et così, oiun qaeììi 
funebro honore che a aii fu possibile^ 
al sepolcro mandai. Lu sua animtf 
possiamo indicare che se repoasa in- \ 
fra le beate , orando per il nostro j 
Gynevero, che tanto in vita da lelj 
dolcemente fu observato; 
pre lei fu do affectione a 
virtuosa foma de la infrascripta doit< 
na, che ancoia vive per honorare t 
nostro Gynevero, nel numero de I 
dare donne, in questa forma. 



Uavendo noi duDcha facto celebre 
memoria de la virtù ut splendore de 
raolte preclare donne, a mi 6 parso 
illastre Oynevera, unica mia oiadon- 
na, inconveniente et degno de repren- 
stone, et la nostra gratiosa faticba 
inperfecta, passare sotto Bcilentio una 
nostra felsinea donna, degna di per- 
petua laude; la quale, ancora viven- 
do, non me poi'o manifeatare il suo 
nome , instituito al sacro fonte de 
qnello che possedette la valorosa ver- 
gane , figliola del l'e Metaho , regina 
de' Volsci. n nome danque , ben che 
sia de molto splendore , a mi non 
piace altrimenti explJcaro, perchè fin 
n la fine non se può l' homo chiamare 
beato; ancora che costei habja proprio 
insito da natura et celeste privilegio, 
dal suo nascimento fin qui, in la sua 
fiorente aetate, il Iriumpho de grafia. 



de n&rae, fsma, pndìcìda, honi 
et coDtinentia. Cosi existimo uo for^ 
tar& victoriosa palma, trÌDmpb&iido, 
al cielo. 

Se debbe dunque sapere ohe qi 
donna, per origine de sangne, é 
de egregii parenti, decorali in 
li hosori et dignitatc de la nosl 
magnifica republica. Lei, sempre il- 
lustre et drcanspecta, de una natu- 
rale et serena lielleza, de honestate 
et de eximii costumi, pioni de molta 
Krutiti, et in li di^i oxercitiì et vii 
muliebre scientifica et perita 
beate quelle donne, che de sàa 
versatione aon degne. Li suoi occhi!, 
[liù presto bianchi che neri, sono bolli, 
do gratta , reverendi, cum ol fronte 
spacioso et li onorando. Biancha de 
carne; cigli neri perfijati da propria 
natura; naso et bocha proporti o nata 
a la beleza, quale ostando per bone* 
state, più presto celesti' che mortale 
La dentatura, de colore de orioni 
perle , cbo procodc da la perfectionfl' 



olta I 

irUt^H 




373 

del capo et sanità del stomaco, cha 
li fano el flato olente. Il suo casto 
pecto ha cum honeBtà recolto, et cum 
honestissìmo Telo coperto. 11 parlare 
prudente et dolce, ma raro et cum sen- 
timento assai; che lo sue parole pa- 
rono rose et viole , che farebbeno per 
rirtute huiniliare un core crudele. Il 
riso 9UO casto, cum l'ornamento de non 
troppo rosati labri, è. de tanta grati a 
et soavitfL, da dolcire l'asentio, che 
scrivere noi potrei. Le mane virtuose 
et un poco pingue, simigliente quasi 
al coloro eburneo, W andare, il stare 
suo 6 magnifico , ma summisso per 
honestal«, cum habito de religione, 
che propm parla cum scilentio. Il 
conversare honesto, humano, grave 
et mansueto, cum beatitudine dì chi 
la vede et gusta. Lei divota, grata 
et discreta dì benefioii recepnti, libe- 
ralo, iocunda et affabile nel recevore 
li amici et parenti ne li suoi conviti, 
ornati de ogni prestantia et legia- 
driii. El suo proprio cibarse è cum 



374 

grande modestia, t^mporantia , «t^ 
brìetiì, scik'ntio ot politela, cho cbiM 
la vedo ne piglia dolee piacere < 
singular exnmplo. Dlatostra cum inar<9 
gnì fiche maniere bone Età altere tìa,V 
quando se silegaa de alcuna offaa-J 
sione, corendoli el sangue al bianoo'l 
viso. Come costume de li animi gen-T 
tili, lei, timida de infamia, vergo-< 
gnosa et pudibonda, ba prestante in-] 
gegno. Certo in molte parto demo-< 
stra animo generoso; onde ludico ( 
affermo, se lei havesse babiuto ilo-^l 
minio, stato et fortuna, et ! 
la generosità del suo pudico coro^J 
non sarebbe stata de minor virta^ 
cscellentia et fama, cho forai se gianofl 
state de molte che babiamo narrato; | 
come credere se debhe, che la. po- 
vertà et la scarsa fortuna le più vol- 
te tene sepulto la virtù et prestantia 
de li animi generosi; comò lei ne ha 
spesso per doglia auspirato, non ba- 
ver potuto per inpossibilitA fare, 
quanto a Dio et al mondo, upe 
gna del suo magnifico animo. 



375 

Hebbe costei ìntegerimo marito, de 
bona famiglia, caramente amato da 
lei, cum tanta fede, che mai l'aban- 
donù fin a la morte, de quella vene- 
nosa egi'itudiae, per la quale ad qui- 
stì tempi r un l' altro senza piotate 
se abandona. Hehbe do lui tri belli 
et candidi figliuoli, che paronu, per 
loro bianchesa et costumi, hermelini, 
et veri figliuoli de tanta matre, la 
quale cum pietate et boni costumi 
nutrisse. Se trova, comò pui'a et can- 
dida columba, nel stato viduile già 
passato Jl quinto a imo, cum molta 
houestate et lauda de U sua casta 
belleaa et gioventute, de non poca 
virtuto ornata. Se existinaa, per con- 
tento et consiglio de cari parenti et 
amici, et por il sno ascendente, pren- 
derà mai'ito, per due raaone: la pri- 
ma, per non essere administratrice 
de la beredita del marito; la eecun- 
da, per non inquinare la sua houe- 
state et belleza dal mormorare del 
vulgo, crudoiiaaimo censore de 1Ì altrui 



:ì76 

cnstumi. Ma ben dico, che haelO tò- ' 
Ini , a chi per felice sorte (.ocharft 
tanta donna! 

Questa donna, come serapre ha fa- 
cto, vive moralmente et cum solitu- 
dine in casa, renolusa molto, come re- 
ligiosa. Lege, ode et intende Toliin- 
tiera cum atiiotione cose gentile, (it 
maxime la gloria de quelle donne che 
sono state et viveno al mondo -cum 
honore, fama et religione. Fuge come 
Vtìneno li disonesti et lasivi parlai'i. 
Lo facende et oportuuittì de la casa 
in quello che a lei conviene, common- 
dabìlmente rege et guberna. Ama Dio 
Toluntiera, visita li luochi sancti et 
devoti templi. Dice l' officio rie la glo- 
riosa di cieli Regina; le messe, li of- 
ficii divini et verbo de Dio gusta cum 
fervore, che chi la vede cum dolceza 
de lei, in laude del summn principe, 
piglia effectuale exemplo, et cum la 
mente loro l' hano in reverentia et 
dilectione. Veste in grande politela 
panni viduiU et fogie honeste, et il 



377 

capo et el venerando fronte de lu^- 
bri veli coperto. Desprecia li buiu- 
ptnusi habiti et portamenti et fogie 
vano et lasivc; et li liaamenti de li 
visi artificiati non pu6 vedere. Ama 
le persone costumate et de virtute : 
se aSlìge de le impudiche «t sceloratc 
donne. Non lauda quelle donne, che 
per ostinatione de alcuno suo apatite 
non ee inclinano a 1Ì fideli consigli 
de li suoi coniuntì, dicendo che meglio 
e prudentemente obedire, che n se 
medesima por ostinatione et dureza 
satisCire. Costei, ultimamente, e de 
tiiula bontato ot virtù circunspcctu , 
quanto credo a li nostri tempi in la 
cita nostra so possa trovare. 

Oh quanto tii felice il ventre de 
ijuella Margarita, sua pudicissima ma- 
ire, che la portOe, et quell» castissimo 
lacte de le pupo die sorbite, per ìl 
che il suo sangue ha nobilitato, et &a 
noi de hont^stato il soxo femineu cnm 
colesti fulgori illustra I O raatpe, et 
tu patre, quanto seti tonuti a Dio et 



J78 
a la natura, ohe ve Iiabia dotati d«^ 

tanta figliuola 1 Alegrativene ot fatene 
festa, rendcDdone iulìaitc grfttje al Re 
superno, perchè ad voi et a la nostra 
carissima patria ronde gloria et lio- 
nore. A lei non inanca per intiera 
felicita Btì non essere copulata, (exi- 
stendo al mondo), de marito couy«- 
nionte ad sua virtute. Voi dnncha 
donne, che lionore, fuma et gratia 
desiderate, non ve sia molesto n6 fa- 
tieha pigliare esemplo de tanta donna, 
che fii la vita casta ot iocuoda de 
ciascuna. Et voi misere, ohe lasivando 
inliooeslate vivete, ad vostra confu- 
sione, pensate in la vita de costei, 
che in questa vita i> cum Ingente 
laude celebrata. La quale, ad perpe- 
tuo ornamento de la nostra Gjnevera 
opera, & già facta citadina del celesto 
regno , lA donde sempre ee tubila 
ot triumpha; che cosi piaza a lo ae- 
tei'no principe che insieme cum leii 
come li nostri animi fìirono sempre 
pudicamente uniti, sua divina MaiestA 



379 

contemplando, possa tanto gloria et 
beatitudiiio degustare, cura rami in 
mano del nostro odorifero Gynevero; 
per il cui amore , havendu conducto 
al desiderato porto la cymba , carica 
de le nostre gratlose fatiche , co- 
Diandoremo a la Anita, opera, che ne 
vada ad trovare quella excellentissima 
donna, che perpetuamente la debba 
possedere, in gloria del suo odorifero 
nome, in questa forma. 

33. Inttfacliona da l'opera, ohe so prnonti 

a la mìa exoelia Madonna, 

dora debba itafs perpotu^menta. 

mia opera, illustrata del nome 
eterno de Gjnavei-a Sforza Benlivo- 
glio, prima che vadi ad sua excellen- 
tia, non te ornare de auro, né de 
argento, se non do fronde di Gjne- 
vero, in segno do letJcia et pace. Poi 
andrai ad trovarla, adcompognata de 
fede, de amore et di speranza, fuori 
de la cita, a Belpogio, palazo de non 




poca iocundit* et prestantia, situato ' 
sopra vag^hi et ameni colli, in la ra- 
dice del inont« Apenioo, I& donde, 
in compagnia de molt« ^eoerose don- 
1 dpsid^rio te aspecta. Ta en- 
traraì prima nel bel cortile, cinto do 
alte mui-a, come de uno castello, dove 
trovai-ai uno fonte fabrichato, che in 
alto scaturisse acqua viva, la quale, 
per nutrimento, dol tempo estivo rin- 
frescLu le vagbe et odorìfere herbe 
che ivi sono cum li varii fructi, lauri 
ot bussi et gyneveri, come de un bel 
giardino. Poi ascenderai dieci gradì 
(le scala, facti in pietra viva, larga 
quanto fìa el palazo, et pervettirai 
sotto la logia de quello, firmata so- 
pra odo colonne de i-ossa pietra; et 
se quivi, sottfl qupsta logia, overo 
sotto la seguente logia, a sinistra 
mano, firmata sopra cinque altre ri- 
mile colomne, non fusse; overo a la 
deitra mano, alato le tre grande fi- 
nestre de ferro gabiate, non fusse la 
sapientissima Junna; verso quella pur- 



3«1 

te, dove è dì fuori pincto uno fiero 
Hercule, che in una mano tiene sii- 
porbament^ uno troncbo, et ne l'al- 
tra uno scudo, cuiu l' arma bentivo- 
glia et divisa sforcesca, montarai la 
scale del palazo, et trovarai lei so- 
pra li pogioli de trentasepte coloiD- 
nelle de rossa pietra, tondi ot in octo 
tacie, dove se vede li fructiftìri monti 
curo el piano et tutta la citate. Se 
ijuivi ancora non fusse, ella trovarai 
o in sala, orerò in una de lo adorne 
camere sedere in lepidi rasionainenti, 
l'fìchedendolo el tempo et la stasone. 
Come la vedrai, fa a lei leveren- 
tia, et no le sue mane te poni, di- 
cendoli, che se non sei ornata de 
quel splendore che a la sua gran vir- 
tute convìrebbe, se digni per clemen- 
tia perdonarmi, cbo meglio non ho 
potato ; ma dignase acceptare la fede, 
l' amore, et la speranza che sono in 
tua compagnia; lo quale virtute, le- 
gendoti, spesso t.rovarà sincere in 
loco de la mia inpotnntin. Son certo 



che albora, dolcemenl» ridendo, co- 
me costume de sua benigna natura, 
dirà che sii la ben venuta, et forei 
te osculare molte volte, ponendoti in- 
fra li suoi più cari thesori, aciò ìa- 
gieme come Ìo possa sempre vivere 
contento. Ma se lei, overo alcnna de 
rjuelle preclare donne ohe sarano cum 
lei, dicesseno, perchè non ho facto 
memoria or de quegta or de i|uella 
altra, defonte, et de quella altra vi- 
vente, di bassa et de alta fortuna, 
che honestamento «t oum degna vir- 
tù vivano, alhora cum reverente or- 
diro responderai , che ds tuUe non 
habianio possuto sapere; et se ìo ba- 
vesse terminato celebrare le vivente, 
ne haverei de ogni Stato, cum debita 
laude, recordate molte de la nostra 
citate. 

Come sareblw Elysabetba de' Bian- 
chetti, famiglia clara infra 1' altre 
felsinee , consorte già do Ludo^nco 
Bontivoglio, cavaliera et conto et pa- 
tricio prestantissimo, chf i^ pervenuta 



383 
a r ultimn vechieza, cum laudatiasi- 
mo nome de religione, per la qnale 
è stata da poeti ot da oratori cum 
laude levata al cielo; et de quanto 
prudente consìglio ancora se trova. 

Et coaie sarebbe de tanta dona la 
figliuola Beatrice Salicela, coniuncta 
al magnanimo patricio Conte Andrea 
BenttTOglio, donna de singular bon- 
tate et munificentia , quanto altra 
presso noi se trovi: et il prudente 
modo, dava a l'unico figliolo essere 
liberale; per il che ha meritata la 
inscriptiono do I' opera de le excel- 
lentie de la Regina di cieli. 

Haverci saputo recordare le bel- 
leze, virtute et honestato et savio in- 
tellccto do Julia, consorte del conte 
Hercule Bentivoglio, che fin nel suo 
pudico ventre le figliuole sono in mar 
trtmonio desiderate; la quale, essen- 
do molto cara a l' excelsa tua ma- 
donna, forsi cum ossa trovaraì, et 
più che altra a li se mostrarà io- 
cunda. Quando eilu li fusse, tali se- 



g^o d& revorentia , che caù ' 
Boa Tirttt et sna buntate, 

Ilaverei saputo recordare qui 
vedoa, donna ila religione piena, Cloofi 
di Zoboli, cho fu consorte del darò 
cavaliere Matlhoo Malvesto, che lì fi- 
gliuoli por adoptioao Bentìvoglii sono 
facl.i; quanto nel stato coniugale hl^] 
coQsiiquito pudico nome, et quantoj 
nel Tiduile stato è degna di laudaci 
et quanta effectnal carità, et ciun^V 
parole suncti.-. La sempre mostrata Ibf 
li afflictì; per la qual cosa è diiocti 
conscìa et compagna de la illnstnl 



Havereì saputo ancora record arai 
de quanta felicita aono le illastre vÌF-'l 
tute de le mane ilo Lucretìa Fosca^ 
rara, eonsorie do Florio da la Nave, ' 
ìntegerimo doctore, et de la sua ho- 
ncstata, costumi et dolceza de lo 
prudente parole. 

Et presso questa virtuosa donna J 
haverei recordato la slDcera fédOfA 
molto cara al nostro O^ueTero^ ^ 



lexandra Zenzanìtia; i>t Qiini la ob- 
sflrvantia in esso Gyneverci de Oen- 
tik, redoa, modestissima figlia che 
fu de Baviera, principe a quilli tempi 
do' moderni physici; et (|uaato vale 
in parlare et in virtutc muliebre, 

Ilaverin saputo recordapo. del pro- 
stante doctort? et cavalioro et patrì- 
cio Ludovico da Castello san Pietro, 
la consorte Antonia, la bontate eum 
la prudentia ot la fecundltft de li 
egregi figliuoli, liliali non poco U 
honorano, ]ierchè, credo, do otaoé 
prestantia do virtute siano in tal for- 
ma prtìdili, cho altri de la oittft no- 
stra. 

Ilavcrei supulo meriliiare la grand» 
honestato et bon governo, cum la 
toUeranKn de lì affanni dentro et fuori, 
por lo seditione civile, do Elysibetta 
figliuola de la dolce nioraopia de An- 
tonio Galeazo Beutivoglio, gloria del 
bolognese nomo, ot consorto gill.de 
Romeo de' Pepali, prestante doctoi-e 
i)t magnifico patricio; che de lei, in 



laude de) suo pudico ventre, sono 
cinque belli figliuoli, ani maschii, eia- 
rissimi conti, et tre femine vedoe de 
grande bonestate et de uptlma fama, 
che luti sono ornamento de la no- 
stra citute. 

Non me sarei stato fatica ancora 
rectìrdare la singuktre mansuetudine 
et honeatate, et In rcverentia grande 
in lo marito, de Lucretìa nata del 
cavaliero Ludovico Bentivoglio, mo- 
glie del quondam tnagniflco dootore 
Ludovico Albergato; et quanto par 
sua virtute so vendicò eincera beni- 
voloutia de li valorosi fi-atellì del ma- 
rito, et quanto iu la cita de Roma 
et in cam|)agua de quella ha repor- 
tato optimo nome, et il buon governo 
ba habiuto sempre nel stato cuniu- 
gnle, et quello che )ia laudabilmente 
uel vidaile, cum lì animosi figliuoli 
a le spale. 

Anoora havei'ei saputo recordare 
la lionestate et la carità gi-ande, cum 
munifioentia verso il prosimo, et U 



I 



affa'bilitA in t! attinenti, cum tene- 
reza del core, de Gentile, pudicissima 
moglie del generoso cavaliero Ber- 
nardino de fìozadini, la quale per 
tante sue virtute infra l' altre illu- 
stre donne a' è facta clara. 

Haverei saputo recordar^, dirai an- 
cora, la nepote de questa donna, mia 
affine, Elena consorte de PIqo Goza- 
dino, quanto vale de animo, de acuto 
ingegno, et de la efficacia de le vi- 
rile parole, et astutia et arte ubò per 
volere salvare el marito, quando li 
fu porto sinistra uovella per serpen- 
tina lingua, che lui sapea la pessima 
coniuratione in la vita del nostro 
Bentivoglio principe; che lei subito 
se depose li civili panni et ornamento 
del capo, ot vestisse do' rustici, et 
similmente calciata lutuosamente, pi- 
gliò uno costo al bracio, et menando 
seco una vìlanela, et cum alquanti 
denari in pecto per dare al marito, 
et usi fuori do la porta in fra li ar- 
mati che quella guardavano ; et an- 



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buoni portamenti do' figliastri, et ge- 
nerale benivolontia de' suoi parenti et 



Havoroi saputo ancora uum dobita 
laude reoordaro Margarita, mode§ti8- 
sima vedoa, già coniuaota de /oanne 
da Loiano, generoso quanto altro no- 
stro citadino per antiquo sunguo, 
quanto nel stato coniugale ci viduilo 
ha conseguito sanctissimo nome; che 
quando copulare se volse, lieblie più 
caro andare ad nobile liomo et de 
hontate, che guardare a la faticha 
de' molti figliastri , da' quali e stata 
sempre amata et reveritn , quanto li 
h avesse nel propiio ventre portati, 
per lì optimi doportamenti de lei, 
virtiì cbo rara a quisti tempi in don- 
na se trovi. 

Ha ve rei sapiuto giungere ancora a 
questa probatissima donna una altra 
Margai'ita de la famìglia Becoadello, 
maritata già iit!l nobile mercatante 
Domenico de li Odofredi, famiglia 
egregia et prisca de la cita nostra; 



et da li teneri anoi, fin in questa s 
vechioza et stato viduilc, so ha aqui> 
sita virtuosa fama. Che essendo morto 
il marito in uno giorno cum uno suo 
caro %1ìlidIo, quale in le paterne 
bracia maiidù pietosamente ainbedut 
a la sepultura, cum tal paci'?Dtìa et 
savie parole, superando il merora 
cum la raso ne, che ogni homo in 
commendatione de lei se oiaraTÌglia- 
va. Et cum quanta laude reetA ai 
governo di figliuoli , de' quali quatro 
femine ha alavate cum singulare vitv 
tate, et bene maritate. Et dipoi, quan- 
do ella doTerebbe possare, e restata, 
cum grandissima paciontia, rin^a- ! 
tiando Dio, al faticoso governo de 
qutndeci nepoti nati del suo unico fi- 
gliuolo, per la morte de la coniuncta 
de lui. Che fia una gloria, in esem- 
plo a l'altre donne, vedere cum quao- 
fjl pietate et boni costumi li aleva. 

De questo optimo et pudico tronco 
haverei saputo recordaro nna sua fi- 
gliuola, in giuFenilc aetate svedoata. 



uuminata Jacoina, cito fu narìtaU in 
la prestante £am%lia (to' OiiastiiTilcini, 
cum quanta pudìcitia et bonestato 
circuQSpecta vive nel viduìle stato, 
et cura quanta solìcitudine et reli- 
gione ha gubernato et guberna al 
virtuoso vivere te flg-liuoLd. Che ohi 
ella vedesse cum quello intorno in li 
oxercitii muliebri, la iudicarebbo cer- 
to un' altra romana Lucrotia. 

Ilare ['oi saputo re cordare ancora 
la grande virtute del vidtiile stato in 
Magdaiona Bentivoglia de' Lamber- 
thini, et (juanto sia el suo docto in- 
gegno in li-gei'c l' opere morale et 
sancte, et quanto vale in seriDotie 
iocnndo et grato a chi l'ascolta, oum 
el ooniniiìndabilo governo de' figliuoli 
et de la sua antiqua richcza. Et il 
bel modo el li belli costumi, in gio- 
vene aotate, de Cornelia Lambert.bi- 
na, ohe fu ooniuocta al generoso no- 
stro citadino Jacobo de li Ucellani; 
che essendo lei cum uno solo pioolo 
figliuolo vedoa roatnta, se conserva 



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303 

ilo ìncarcorota in Ferrara ad instan- 
tia do Hioronymo del Canale, spocta- 
bile citadiiio di Ferrara, per corta 
rasonu de bosliamo havca tornito de 
lui, pose in carcere el figliuolo in 
loco suo, per potersi difeasare; per- 
ciiè esso Au(;uBtJno volua domonstrn- 
l'e, corno putoa non essere debitore, 
per o^rta quietanza havea del fl- 
gliiiolu de lo astore. Et nM tempo 
che Auguetinu vene al Pogio, per ve- 
niro ad Bologna, per consiglio al fa- 
vore suo, lo incarcerato figliuolo so 
infirmò gravemente: per il clic lo 
actore, dubitando per sinistro de le 
carcero non morisse, elio se lo feoe 
portare ad casa, et in la superiore 
parte do quella, denanti, in. una on- 
.mera lo fece puro, et cum guardia. 
Di che Angelina, moglie de Àugu- 
Btino et novorca de lo incarcerato 
figliuolo, el vwniie ad gubornam; et 
gubernnndolo , t^ilse la mira quanto 
era la distantia da le finestre de la 
camera, dovi' L'ra el Uglìastro, sin a 



394 

terra; et vedendolo migliorare, U dis- 
se che lai se mostrasES fortemente 
gravato, percliù ninno hnvesse più 
,8ospecto dì fuga, che lei lo volea U- 
borare. Et mando a dite al marito, 
che iacesEe la sequente noct« liavi?gBfi 
una navicella a. lato le mura di Fer- 
rara, et che menata fussa da dui, che 
la sapessero menare per incogniti 
luochi de le valle, che liborarebbe il 
figliuolo. Et fece che Rajnaldo Bivi- 
laqua suo compatre li mandasse la 
ordinata nocte, al tempo, quatro fa- 
migli sotto le finestre de lu camera, 
dove era il figliastro, che fusse di- 
fensata da qualche inpediraento polca 
ìntravonire per li viandanti nocturn!.^ 
Et cosi lei, questo ordinato, comprd 
uno capestro lungho secundo la tolta< 
mira, et portello in uno cesto al 
brazo, cura paglia, ova et duo para 
de polastri sopra, perdio quilli de la 
casa, deputati a le guardia do la 
scala per dove se andava, non bo- 
spectasseno ; et andava lei ulfanuata 



I 



suapìpando per la casa, per li servi- 
tii del figliastro, aciò che altri ere- 
desae stesse ben male. Et la nocte, 
avanti giorno do tre ore, calò gioso 
in terra el figliastro a li deputati &- 
migli de Raynaldo Bivilaqua, et lei 
poi drieto; et come subito fu aperto 
la porta do Ferrara, scese cum lo 
figliastro in la navicella, et à salva- 
mento in Bologitexe giunse volando. 
Per il che costei se è facta clara de 
actcrno nome. 

Pirai ancora che io haverei recor- 
ilato, come sarebbe stato, Catherina 
de la splendida famiglia de' Benci 
fiorentina; che cum tanto animo, in- 
dustria et fatica se adoperò in pre- 
gare principi, signori, magnati, et 
cum suoi cJtadini et cum oblatione, 
oratione et voti continui a Dio, per 
liberare de le carcere et de lo exi- 
lio el magnifico cavaliero Pietro Ve- 
spuci, suo dilecto marito; et la a^- 
bilità de lei in recevere li externi 



1, cum liberalità grauile. 



Dirai ancora cho non sarei i 
oblilo dìi-e de Camilla, %lia Ha Ma- ] 
rino duca di Susso et principe io i 
Rosano, consorte gift de Constantto l 
Sforza, principe di Pesaro, et si^or ( 
de singulare ornamento, quanto fus> | 
seno le eximìe virtù do lei cara a ] 
tanto marito, et quanto quelle usa ti 
la sua honestissima viduitale; et cno 
cjuanto animo i>t prudontla, uon s 
lassando occupare dal uerore per Ia i 
morte del marito, provide a le porte ' 
de la citate, et a l' altro forteee per 1 
salute del stato; et cum quanta in*"! 
stitia et prudentia quello ha guber- J 
nato et salvato fldelment« a li fiw 
gliuoli del marito; et Cam qoaitto J 
animo munto ad cavnllo, menando^ 
seco le gentfì d'arme che teiD.ea 
et and6 volando verso ol castello d*l 
li Oabici, quale era sbigotito de [ 
per certa invasione de' Turchi, ^nnttr] 
ae lo anconitano porto. Di che el e 
stello fu refranchato per la Tenatttl 
de lei, et li Turchi fiigirono. Et ] 



vesse per cosa del mondo più tolle- 
rare, che lì figliuoli del duca Fran- 
cesco fusseno de Milano tenuti es- 
pulsi, por private passione de Cecho 
secretano. Per il che in Milano, ad 
confusione de' suoi inimici, entrarono. 
Dirai che non haverei pr«termtS8o 
ancoi'a Lucretia Mala volta, senese, 
moglie fu do Ruberto Sansoverino, 
invlctissimo capitaneo, quanto sia de 
ingegno prompto et de lingua moral- 
mente cori spendente a qudUo, cum 
magnifici costumi; et quanto fu caro 
al marito il suo iudicio ot parere a 
le volte, aopra le importante lettere 
recevea; et quanto sia slata la sua 
pacientia in le solicitudine et in li 
dispiaceri, por li colpi de la varia 
fortuna del marilo, noti a tutto il 
mondo. Et cum quanta honestale in 
la sua viduile vita se governa, ale- 
vando li piceli figliuoli cuna lauda- 
bile virtuto, et cum gratia de lì illu- 
stri figliastri: pei- il che il Senato 
Venetiano et stato ducale de Milano 



401 

senato , come sua figliuola , che sa- 
rebbe una beutitudine narrare. 

Haverei saputo reoordare le pre- 
stantìfj et ornamenti de Eleonora d« 
Aragonia, nata del re Ferdinando, 
duchessa di Ferrara, et del ducal 
stato el magnifico governo; et de la 
sua liberalità in adiuto maritare don- 
zelle, et de la 9ua munificentia in ùa 
rìchi paramenti a le chiesio, et de la 
colenda sua affabibtà in li boni reli- 
giosi et de doctrina ornati; che sono 
effecti da farsi senza ostaculo le ada- 
mantino porte del paradiso aprire. Et 
de Beatrice sua sorella, regina de 
Ilangaria, saputo haverei de la sua 
honcBtate, de la gratiosita do le pa- 
role, de la religione, del timore de 
Dio, de la liberalità usata cum pru- 
dentia ci discretione, et del suo bel 
modo in parlare latiuo; et lo efTe- 
ctuale amore mostra a quilli che 
hano egregi! esercitii ; et cum quanta 
callidità et prudentia se porta, biso- 
gnando infra <]ueUe barbare gente, 



por la morte de la regìa moiosti i 
marito, che fia degna de graadis 
laude. 

Harerci sapnto aneura recortla] 
de lo bclleze, do lo virtute, di 
gtiimi ot splendori do Bona Marla^^ 
fl(;lia che fu dol ro di Frane» et j 
consorte del principe duca de MilanaJ 
Qaleazo Maria. 

Haverei saputo recordare pra 
questa belllsBÌma duchessa la notaki 
moglie de Zoannegalìazo, foliclssiin 
duca do Milano, et figlia de Alpboiu 
duca de Calabria, ttuanto già in qnft^l 
sta sua gioTcnile astate vivo 
ligione et deiunii, che non se pttò i 
non indicare in lei futura cel»tadia 
de sanctissimu stato, et. vera figliuola 
de Ujppolita Sforza, che fu corno dw 
uno ìnexhausto liumo al mondo é 
virtute, conio narrato habiamo. 

Dirai ancora eliti haverei sapnt 
pori; in carte 1' alte virtute t 
llgliuola fu de Aluiso re di Fraiutai'J 
altissima 'tucbossa de Barbom , 



JS^^ 



tntte Ifl parte de ponente cum subli- 
me lauJe parlano de ki. Essa è uno 
sigillo (le terminare le occorcntie de 
quUU stati, che, oltra il cuneiglio suo, 
non temo cum le gento d' arme ca- 
valcare, dovn lìa opportuno, per modo 
a le lege de lei subiaceno, Gubema 
li suoi stati cum grandissima pru- 
dentia; vive cum splendore ie nobile 
donne et de baroni in la sua corte; 
ama molto li homini de valore; vede 
voluntieri lì nostri mercatanti; è don- 
na devota et elemosinatrìce ; piglia 
piacere ne la magnìficentia del do- 
nare, et piaceli in far iare a le volte 
feste et triumphl d' arme, che '1 fia 
cosa miranda. 

Dirai che ancora averci saputo 
cnm molta gloria rocordare de quan* 
ta illustre fama e gi& facta aeterna 
Isabella moglie de Ferdinanilo, glo- 
rioso re di Spagna, che se può dire 
essere lei sola stata casone, bavere 
cum li prudenti suoi conforti conser- 
vato tanto tempo il campo el ro suo 




marito, cum fiorente exeimó 
expugaattoDd del potentisaimo re i 
Oranala, per augumenUi (I« la 
stiana fedo; fin lei essere stata cm 
tinuameate in campo, et intraveatd 
no k> batagLio sempre, 
ritissimo duca d' arme; et quaoU 
tutto lo exorcito et il proprio mai 
in lei haveano speranza de victori 
«luortTolmente de ella parlando; et"" 
quanto il domato re dì Granata del 
nomo do tanta felice i-egina tcmeu; 
«t quanto siano le sue beleze, li suoi 
ornamenti et glorie de' costumi, ot 
tl« le regie magnitìcentie et magna- 
siiuitA in perdonare: et pompo. 
presto celeste che human e. Et 
iiiolt« altre altissime donne et gr&n 
K^na, le quale bora non record 
no, che <1« tutte le loro virtute i 
buatetc n come hano incomincia 
fttn* celebro d« preclara fama, i 
tuoi (^r^tfverondo, lassarono a li 
Ittri KTÌptori celebrarle, per loro 
«MiiM ^oria; perchè, quelle viveudoj 



il mi non 6 piaciuto, per prudente 
consiglio, le loro vìrtute amplamento 
narrare; sì perchè non fuase io iudi- 
cato adulatore, peccato nepiiandissl- 
mo, et si perche non se può, se non 
al termine de la vita, chiamare l'huo- 
mo beato. Come corroborare questo 
saprei, per bavere vednto a li mei 
giorni alcuni bomini et donne in 
grande viHute de bonesta vita vissi, 
et già celebrati in caribe, et poi in 
quello beato stato non se sono con- 
servati, per obtemperare ii la buma- 
na fragilità di lasìvi apetìti, per il 
cbe hanu ìuquinati de sterco la sua 
bona fama. 

Se a questo argomento, o opera 
mia, te fiisse risposto, che io molto 
difusamenttì ho celebrato quella pu- 
dica donna cbe ancora vive , respon- 
derat, che io debbo essere tolleralo, 
se in tante mie lucubratione ho vo- 
luto refrigerare la mìa mente de le fe- 
lice condictione , a mi familiare et 
care, de tanta bonesta donna, senza 



i«l> ^amm^^ 






<V 1 aaa» K e 




. opero noroiniLta Girne 

le dare donne .... pog 

2. De Theodolincla figliola ik 

Oaiibaldo re de' lìavari . » 

3. De Pezola dìg:iii»iiiia vedou. di 

Pietesi Bolognese. . . . * 

4. De Mathilde comìtiioa . . > 

5. Db Theodora di Rodaldi con- 

sorte de Olivero Oarisendo 

cuvaliero bolognese ...» 

U. De Maria PuteolanabeUatrice » 

7. De Francesca Venuita, del conto 

Bemai-do da l'oleuta . . * 

8. De Catherina Vesconte Ducbes- 

es, prima de Milano . . * 
II. De Zofknna socuada duchessa 

de Austria > 

9* De lanliellft regina consorte 

del Re Rflinoro .... » 

10. De Janna polceUu gaja de 

IO' De Zanna di Bentivogli bolo- 

11. Do Baptisla" da Mootefelti-» di 

Malatesti > 

12. De Cleufe di Lapi da Ceeeoa > 

13. De Paula march lotiissa da Gon- 

14. De Bai'bai'a todesoa secunda 

Marehionissa di Mantua • * 

15. De ConsLtntia Sti-o/a da Gon- 

«igha ....... f 



w<g» l, __ t m »ju. 



408 

16. De Maria figliuola del conte 

de Pois pag. 158 

17. De Agnola da Nugarola, del con- 

te Antonio signor de Àrcho » 164 

18. De Genevera, consorte del cont^ 

Brunoro da Gambara . . » 167 

19. De Isota vergeuo da Nugarola » ITA 

20. De Bona de Vultulina . . » 180 

21. De UreinaVes^'onto de li Torelli » 104 

22. De Catherina Beata da Bo- 

logna » 204 

23. De Isabella do Amgonia, re- 

gina de Neapoli, piena de 
religione » 245 

24. De Biancha Maria Vesoonte, 

duchessa de Milano quarta » 263 

25. De Baptista Sforza, duchessa 

do Urbino > 288 

26. De Margarita regina de Seccia » 312 

27. De Klysa Sforza de San Se- 

verino » 320 

28* De Diana Saliceta dì Hentivoglii » 327 
2^). De Hjppolita S[)horza , du- 
chessa <le Calabria ...» 330 

30. De Kiziirda do Saluzo , da 

Este marchio nissa . . . x» 352 

31. De Francesca Bruna de li 

Arienti bolognese . . . » 361 

32. De quella che al presente el 

bel nomo se tace . . . > 371 

33. Instructione do V opera, che se 

presenti a la mia excelsa Ma- 
donna, dove del)l)e stare, per- 
petuamente » 370 















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