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Full text of "Historia delle guerre della Germania inferiore"

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H I S T O R I A 

Delle Guerre 
DELLA 

GERMANIA 

INFERIORE. 

^' 

JERONIMO CONESTAGGIO 

Geniii'huomo Genouefe, 

D'mifa in dieci Libri. 

Con la Tauola delle cofè noubili. 




Con Iif€n:^ii€' Sn^mm. 



A 17. MS a/ 



4.^ 




Al Molto ili'' Sign. mio ojfervan. 
IL SIGN. FRANCESCO 

MARIA ONCIA. 

Hi (ìa l'autor di qucfta Iftoria, e 
di che (lima fieno gli fcritti ài lui, 
none meftieri dirlo a V. S. M. ll- 
luftre , farebbe anche per auuen- 
tura fouerchio dirle, che dalla liberta del Tuo 
narrare ben fi par, che egli fia (lato gentil' 
liuomo di Republica. La cagion poi, che mi 
ha fpinto à dedicar a V. S. M. Illuftre quefta 
così nobile, e graue opera , è ftata il faper io 
certifllmo, che ella ha fmifurato gufto, e che 
fommamete fi diletta in lettura de fcrittori di 
gran memorie, qui haurei campo di {tender- 
mi nelle molte lodi file, e della fiia nobiìifii- 
ma famiglia; ma né io voglio farlo,* né ella è 
punto di cotah tenerezze ambitiofà. Quefto 
dirò, che de fuoi antecefibri è fouerchio par- 
lare, doue le fiatone, a meriti loro dal publi- 
co inGenoua in luoghi puWici inalzate,eter- 
namente con facondo filentiofauellano , il 
vero fentier della gloria àpofteri additando. 
La magnanimità poi; e la liberahta de mede-: 

A 1 fimi^ 



fimi 5 chi n ha hauiito , non dirò vn fàggio, 
ma ben fi una piena fatieta, per dir cosi , le 
conti. E quando eilì pur ne taccino, le fabri- 
€he,à Commodore prò dellalorraunanza fat- 
te, non taceranno già effe. Conchiudete per 
tanto Signor mio, che per doppio titola fi 
del culto della rehgionc , fi dell' amor della 
patria, doppia pietà per confeguente di buo- 
ni Chriftiani, e di buoni Cittadini , n'han- 
no dimoilrato. Voi dunque non pur nato di 
ellì , ma imitatorvefo della gran virtù loro, 
fiere d' ogni prefente più che degno, non che 
di quello picciolo inditio della diuotion miai 
verfo di V. S. molto illuflre, il quale io in de-' 
dicarle quefto fuo si gentile autore le ho vo- 
gliofamente lignificato, le facciola debita ri-j 
ucrenza; e pregola a tenermi nel numero d( ( 
fuoi fedelilfimi feruitori. Viua felice, eNor 
ftro Signor' Iddio la prolperi di bene ii; 
meglio. : 

Di Colonia il di primo Aprile, m. dc . x^ , 

D. V. S. M. III. 

DiuotilT feruitorc. 

G.B.B 

lE Rci 





I E R O N I M O 

e ONEST AG G IO 

Al Lertore* 

Ccoti, h benigno Lettore^vnaDeca del- 
le moderne l^orie de Paejibafi, tutta 
piena delle più atroci, più lagrmeuoli, 
e più dtffiali Guerre , di quante fé ne 
fieno maifentite^ln ejfa vedrai figurato per quelPae- 
feyVn corpo [ano eforte-jna trauagliato poi da sì ma- 
ligna infermiti, che mentre i membri difi:ordano ne 
gli vfficijloroy non fi truoua Medico , per Eccellente 
cbefia 5 che conofi:a il male , nèfitppia darui conue- 
niente rimedio 5 onde t infermo è ridotto in eftremo 
pericolo. Quale fiala cagion del male^di che forte fo fi- 
fe l' infermità, che cura richiedeffe, quali fieno i prin- 
cipali errori che fono fatti^non dee effere ilconofcerlo 
volgare Dottrina, poiché molti faui huomini in vano 
vi fi fono affaticati 5 e l infermo tuttavia languifce, 
con peggiori accidenti^ che mai fihabbiahauuti; & 
io che lungamente^ e con d\ligen<>a ho offeruato quel- 
le co fi , non ne faro per hora giudicio , per non parer 
A 3 arro" 



Al Lettore. 
arrogante^ o per non errar con gli altri; ma ogni vna 
giudicherà conforme alfuo intelktto, Contentatiper 
bora di Uggir la vera narration delle cofe^nella quale 
non lafcierai forfè di conofcere , che lo fdegno , e 
la mala fodufattion di quei nobili , fono fiate 
t efca di si grande incendw. Potrai anco veden- 
te , eh? vna donna vince le più difficili co fé , che 
vn valorofo , ma rigorofo Capitano perde quel, che 
colei haueaconferuato: che l'effequir giù ftttta por- 
ta ingmflitia: che il perdonar offende : che lim^ 
poner datij fminuifce le rendite. Et in fine chepic- 
dola , fterile , e pouera Prouincia contende lungo 
tempo , e gagliardamente contra la potenzia , 
la ricchez>za d'vn Monarca di mez>o il Mon- 
do , tutte cofe contra il corfo dell » Immane cofe. 
Con queUt confiderationi , fé vorrai poi penetrar 
più innanzÀ ^potrai forfè giudicare ^ che nonfem- 
pre la pace fi dee cercar con /' armi. Non fom 
dtfimili da quefte^ né meno marauigliofe k at" 
tioni 5 che fi narrano negli altri libri che feguita- 
no ; perche oltre h non vederfi migliorata la cu- 
ra^ contengono cofe di profonde confiderationi, 
ìlora effendo io entrato in così gran fatica , comi 
e fcriuer sì grane l^oria, defidererei pure per ha- 
uerne gufio , e vfcirne con fodisfattione generale ; 
wafon sì auuez^zoad effer calonniato nelle fcrit- 
ture mie , forfè perche la verità porta odio , ch^ 
non so, fé di quefta ìftoria me ne andrò più libe- 
ro che dell' altre, Mi dirai forfè ^ che feto temo i 

maldi' 



Al Lettore.^ 

rìiMìcenù , haurei potuto mancar di fcrìuere , 
almeno fcrivendo , regolarmi m altro modo dì 
quel che ho fatto altre volte. Egli e vero ; ma 
non voglio lafciar di dirti le confiderationi che vi 
ho hauuto , e quelle , che mi han fatto rifoluerc 
nella maniera che vedrai. Vedo effcr vero , che 
molte iftorie^ cosi generali ^ come particolari di 
varie Provincie, da diverfi Autori fono fiate fcrit- 
te , non calonniate , o almeno manco riprefe che 
le mie, perche quei fcrittori fi fono dilettati di fe- 
condar più gli humori de gli huomini, che la 
verità; oltre che fi conofce, che vn pigro, e poco 
curiofo ha trafcurato le principali cofe , vn" altro 
troppo credulo fidandofi è fiato ingannato, alcU' 
no per la qualità de' tempi , e delle perfine non 
ofa dir la verità , alcun' altro potiero , o auaro 
per premio , non folamente tace la verità ; ma di • 
ce la bugia: E che fé ben così fatte fcritture , fi 
dourebbe credere , che debbano tofio morire , non- 
Ameno poter fi anco temere , che col tempo , e con 
la morte de' prefenti poffano fare contrapefo à 
quelle de veridici fcrittori ; onde par, che per fug- 
gir le calonnie, con meno fatica volendo fcriuc" 
re, haurei potuto anch'io farlo , feguendo lafira- 
Aa che han tenuto cofioro. Dall ' altra parte ho 
confiderato non effer ragionevole , imitare colui , 
che fi sa , che pecca , poiché farebbe doppio pec- 
cato ; perche il tacere il vero , fpecialmente per 
paura, è viltà, oltre che viene à rimanere il 

A 4 campo 



Al Lettore. 

cartipo aperto , e ftcuro a i bugiardi dì dire ogni \ 
€of4 5 & à confentire che venga ad vn certo mo^ \ 
do ad auuelenarfi quella publica fontana , doue 
fi va à bere. Il tacer la verità , ò il dir la bu- 
gia per .premio , è attione da huomini ingiufti , e 
venali , o da chi mendicando il pane fra leflam* 
pe, bafta che empia ì fogli per venderli ^ tutte 
cofe contra il genio mio. Egli è anco vero , che 
lo fcriner le cofe giujiameme , come fono p af- 
fate , conofco cffer pericolofo , perche non potendo 
epr narrate in fauor di tutti , molti fé ne ag- 
granano , & appafionati in luogo di corregger 
fefiefi , fi volgono a punger lo fcrittorey a quel- 
la giù fi , che fa il cane che corre a mordere le 
pietre , che gli fono tirate , più tofto che il tira- 
tore. Oltre che gli Orecchi di alcuni Prencipi fo- 
no sì fuperbi , che fra mille lodi , 7wn fopporta-^ 
no che fi noti vno de i loro difetti y Et auuicnei 
alle volte , per difgratia de gli iflorici , che nom 
leggendo , ò non intendendo eglino le lingue , fi 
riportino ài maligni, & à $ detrattori , che dan^ 
no loro ad intendere, le laudi e ffer bla fimi: on- 
de vengono à fdegnarfi di modo , che chi vuoVef" 
fere diligente , e non vuole ne ingannare , ne ido^ 
latrare , fi truoua in non picciole difficoltà „ 
Borio fra tante , e sì varie confiderationi ho ri-^ 
follilo, prima di non lafciar di fcriuere come Ì6 
rnifappia , e poi cercando quale fia la migliore,, 
f fiàficura firada , che fi déb^^ tenere , ho de^ 

liberati^ 



Al Lettore. 

liberato di non mutare flile, dì non adulare, dì 
dt non compiacer ad amhìtìofi, anzi di fcrìuer fon- 
tré la verità con quella libertà, e con quella modtfiia 
che fi conuiene à fcrìttor nobile ^ & in quel mo- 
do che con ogni dtltgtnza fark potuta venir à 
notitia mia : auuengane pure quel che fi voglia. 
le ragioni , che à quefla rifi>lurione mi hanna 
indutto , fi)no ^ate , parermi , che non folamen- 
te h te, ma a tutti gli huomini veridici debba 
ciò, piacere^ così anco a quei Prencipi, che guer- 
reggiano per la giufittia , e per la pace : non do* 
uendo eglino defìderare per fé ftefii laudi fai-' 
fé ne, legger de gli altri narratìoni bugiarde . 
S ' aggiunge hauer ' io imparato quefla dottrina 
dafacri fcrittori, i quali per maggior credenza del- 
le loro iflorie non lafciano di dire , che San Pie- 
tro nego Cìnico , che San Matteo fu publica- 
m 5 San Tomafo incredulo , la Maddalena pec- 
catrice^ & altri fimili particolari , e haur ebbe- 
ro potuto tacere ; ma fon detti , non folamentea 
fine di fcriver la femplice verità , ma per pa- 
rer loro » che à chi racconta le imperfcttionì 
fi debbano credere le eccellenze , e le grandezze, 
onde a me par non poter' errare , gouernando- 
mi con quefla tramontana , e fé con tutto ciò* 
accader à eh ' io fia contradetto , h eh' io fia ca- 
lonniato , miconfolero confapere, che at Ope- 
re ^t» più fanti Dottori, non fon mancati fai fi 
interpreti , e maligni detratori, Perciò fé in que- 
A j /la 



Al Lettore. 

fia ìjlorìa con le lodi del z.elo della gmfiìtìa , del 
mantenimento della Catolica religione^ del va- 
lor delle imprefe fatte , con tanto difpendio , e 
con sì larga mano , trouerai per auuentura nota- 
ti alcuni difetti de minijìri de Prencipi , de' Ca^ 
pitani generali , e forfè de' proprij Prencipi anco^ 
ra , fappi che imitando le facre ijiorte , per mag- 
gior lume della veritatConuiene chel' una cofa^ con 
f altra vada mefcolata. Sta fano. 



DELLE 



DELLE 

G V E Pv R E 

DELLA .GERMANIA 
INFERIORE, 

Iftoria. 

DI I E R O NI M O 

CONESTAGGIO. 

Liho Frimo. 

'OSTINATE guerre, de' popoli deli' 
Alemagna balìa contri il Rè di Spagna, 
lor Signore fono fiate per notabili cagio- 
ni, per diverii configli,per varie rifolutio- 
ni, perifìrani accidenti, è per impenfàte 
cofejC grandij fi degne di efler confèrvate nella memo- 
ria de giihuomini, che elTendomi trouato alcuni anni 
à efle prefentcS: hauutone poi fedeli relationi,non ho 
voluto lafciar di fcriuerle.Et ancor che altri vi fieno ad- 
operati, non par però difdicevokjche ogn'vno fi efler- 
citi conforme al fuo ingegno, mafTimamente incofe 
come cjuefte, nelle quali IpefTe volte i difcorfi, e i giu- 
dici) fon vari), gliauuifi e l'informationi poco fin cere. 
E veramente s'alcuna Iftoria, fu mai che meritafTe efièr 
con verità narrata, e con giudicio pefata, queftapiù di 
tutte 1 altre il richiede, potendo fommamente giouare 
à coloro,che da'palTaticafijprocurano regolar ì'attioni 
prelenii, e prevenir le future. Oltre che il corfo delle 
cofe, ne ha fatto veder di quelle ch'erano flimate im- 
polÌìbili,perche non oflante che in quefle guerre,fi fie- 
no 




fi, Ifioria di lerontmo Cmeflag^ta 

no mefcolate con non piccioli ruccelIì,laFrancia,rAle- 
magna, e l'Inghilterra emule della ricchezza di Spagna 
c'hanno riuolto fottofopra'l Mondo, chi dallvna parte 
confìdererà del Rè Catolico l'abbondanza dell' oro, 
r impeno ftelTo, in tante fi vicine, e fi lontane parti del 
Mondo, il continuo eflercitio militare deTuoi, con la 
propitia fortunale dall' altra,la picciolczza de'paefi baf- 
fi, la pacifica conditione di cjuelle genti, e'I mancamen- 
to di potente capo, giudicherà bugiarda l' Iftoria o mi- 
rabili gli auuenimenti occorfi. Doneranno però efler 
eflempio a'Prencipi le confufioni de' cafi feguiti, ve- 
dendofi nonbaftar la buona intentione, accompagna- 
ta da gran forze,à far che confeguifcano i defideri loro. 
Perche, i miniftri fenza diftinguer' i tempi , fenzaco- 
nofcer gh humori deVafifalli, che per la diverfita del cli- 
ma, e delle nationi fon differenti, configliano, & efTe- 
quifcono alle volte contra ragione : onde i popoli non 
vengono ad elfer curati,prima che vengano à difcoper- 
ta infirmità, e prima che habbiano neceffità di forti ri^ 
medi, perilpiùpericolofi. Edouerà anche ofleruarfi 
nonefler bene per inutili cagioni, perder l'amor de' 
vaflalli,e llimar poco cofi gh amicijcome i nemicijim- 
peroche molte volte gli effetti non corrifpondono a' 
configlii e'I tempo, e mille impenfati accidenti , por- 
tano occafione, che non folamente il potente nemico, 
mal debole ancora, e colui che non ha mai potuto gio- 
uar, può infinitamente nuocere. Ma, prima che entra-r 
re alla narratione,delle cofe fatte, farà ragioneuole,per 
maggior chiarezza farfi alquanto à dietroj dar' vn breve 
ragguaglio ài quei pacfi , del fito e qualità di effi, dire 
gliftati,che contengono,à quahPrincipi fieno flati fot- 
topofti,rinclinatione di quelle genti, come, quando, e 
con che priuilcgi vennero alla corona di Spagna , & in 
che modo da cffa fieno flati gouernati. Quella Alema- 
gna , é di quei paefi fettentrionali , che con le fponde 

arri) 



Libro PrtfTjff. ^ 

arriuano all' Oceancche da gli antichi erano chiamati 
Gallia Belgica , hora Germania inferiore, olia Ale- 
ma^^nabafla j fé ben altri, nominando il tutto da Tna 
parte principale, ipaefì di Fiandra fogliono chiamarli, 
e quefta voce Fiandra,fì fparfe per le bocche de gli huo- 
mini, per cagione del commercio mercantile, che era 
in (jueftaproaincia, che per maggior commodità, fi 
pafsòpoiin Brabante. E la parola inferiore ficonuien 
loro; perche rifpetto all' altre parti di Germania, che à 
diftintioRe di cjuefta fi dice fuperiore, è tato baiTa, che 
fé non fofTe il riparo de'forti argini(che chiamano Dic- 
chi j farebbe dall' Oceano, con le crefcend in maggior 
parte innódata. Non è però l'inferiore Germaniaintic- 
raméte laGalhaBelgica de gli antichi;ma ben gran par- 
te di efla , perche in quella entrauano i paefi della Pie- 
cardia, di Loreno, di Cleues , & altri,che per efler fiati 
diuifi in altri Signori, ò cjual che la cagion fé ne fia, non 
fono in quefii annouerati.Nè noi vi contaremo gli fiati 
di Magonza,di Colonia, ài Liege,& altri,fe ben anche 
vifimettono>ma folamentequefiichei Rè di Spagna 
hanno hereditatcche contengono più di ducento ter- 
re murate, molte altre (ancor che aperte) afia! grandi, 
e poco meno di lette milla Villaggi, con campanile. 
Occupano quefii in latitudine,poco più ài quattro gra- 
di, cioè dalla fine del cinquatefimo, fino pafi[ato il cìn" 
<juantefimo quarto fiendendofiin longitudine, dalli 
venti tre, infino àpaflati li trenta, con figura,chefomi- 
gliàdo folo à fc fteifa gira intorno poco meno di noue- 
cento miglia, ftendendofi più iariua al marcj che 
dentro dalla terra. Da Settentrione, terminano eoa 
l'Oceano, dal'Auftro conia Lorena, e conia Fran- 
cia, ò con quella parte di efla che chiamano Ciam- 
pagna; da Oriente, con l'alta Alemagna- e quiui il 
Reno, e la Mofa, fanno in qualche parte i confini, e da 
Occidente con la Piccardia, e col Mare, cheperpochc 

miglia 



4 Ijioìria di Urontmo Coneflaggh 

miglia li diuide dall'Inghilterra. Furono queftipaefii 
prinma incolti , e da gente ro7a, e fiera habitati j ma 
poi da Giulio Cefare, con non poca fatica ridotti all' 
vbidienza de' Romani, fi domefticarono alc^uatoì però 
al declinar di quello imperiO) con l'eflempib di molte 
altre prouincie5rcofrero il giogo. Onde da quattrocen- 
to anni poi, del parto della Vergine, vi entrarono! 
Franzefi , e da eiTi furono divifi in varii Signori , fenza 
però che fia rimafa intiera nòtitia , come ciò à punto 
feg-uilTe, non accordandofene eli Scrittori. Baftachc> 
correndo poi il tempo con la guerra; ma più con le pa- 
fentele, fi fono uniti infieme non folamente il Braban- 
te, eia Fiandra^ ma il Ducato ài Borgogna, e di molti 
altri vicini che diremo ancora ; di modo che, Carlo vl- 
timo Duca di Borgogna, nel quale peruenne tutta 
quefta heredità,era fi ricco, e {\ potente che fé ben mo- 
rì in battaglia à Nansì , foftentana la guerra con gli 
Alemanni, e co' Franzefi gagliardamente. Quello Car- 
lo morendojlafciò vuica figliuola, & herede Mariajdal- 
la quale maritata à Maflìmiliano d' Aufiria, che fu poi 
Imperadore,nacque Filippo, che poflcdette vn tempo 
quegli ftatii del matrimonio del quale con Giouanna 
figHuoIa diPerdinando,& Ifabella Rè di Caftigliajven- 
ne Carlo Qifinto Imperadore, e Ré di Spagna, al quale 
(vLCCt^Q Filippo Secondo fuo figliuolo, padre di Filippo 
Terzo, che al prefente regnai che tutti hanno pofiedu- 
to rheredità di quefti fiati. Li quali fi diuidono hora, 
in quatordeci prouincie: quattro di effe , han titolo di 
Ducato, cioè BrabatC; Liniburgo, Lucemburg, e Ghel- 
dria;ein queua vltima fi comprende lo fiato diZutfem: 
le kh fon Contee, Fiandra, Artoes, Hainault, Holan- 
da, Zelanda, e Namur. Alle quattro chereftano, dico- 
no Signorie, Malines, Vtrecht, la Tranfislana, e Frifia» 
queft' ultima , contiene Gruninghe, che vorrebbe no- 
minarfi da per se. Sono tuttCj di modo incatenate l'vna 

con 



Libro Trlmo. j- 

con r altra, che farebbe malageuol cofà, dichiarar par- 
ticolarmente i termini di ogni vna di elTe^ pure comin- 
ciando dalla parte di Tramontana, e venendo verfo il 
ttiezo del giorno,diremo che in quella parte e la Frifìa> 
che riguarda il mare , alla quale fegue la Tranfislana; 
vien poi la Gheldria , tagliata dal Reno, e quiui allar- 
gandoli al quanto il paefe , refta à Ponente l' Olanda, 
quafì tutta acqua, e tutta marej feguita poi il Brabante, 
in gran parte circondato dalla Mofa , hauendo alla de- 
ftra r Ifole di Zelanda, quafi in eguale longitudine jvie- 
ne poi laFiandra conLimburg quella à Ponente quello 
a Leuantei Hainault fuccede poi, fra quale e Limburg 
fiede Namur j nell' angolo di Occidente è fìtuato Ar- 
toes, contiguo alla Piccardia, & in quel di Oriente Lu- 
cemburg, che confina con Lorenaj la Signoria di Mali- 
nes refta auilupata nel Brabante, fi come quella di V- 
trechtin Olanda. Sono paefi per la più parte fertili, & 
abbondanti, fé ben alcuni più di bofchi, e di pafcoli che 
di formenti,però irrigati da molti fiumi,perche oltre al 
Reno, &alla Moia, hanno lo Scalde, Ems, & altri di 
manco nome, che con innumerabili braccia fi ftendo- 
no per tutto. Le genti,fono di ftatura più tofto grande, 
che mediocre, di color bianco, e di aria giornale, nella 
temperatura freddij però civili, & olpitah affai • non 
punto ambitiofii maficomefonovbidienti, humili, 
fervili, e creduli, in quanto con dolcezza fono trattati, 
cofi fé fono irritati, ò fé del fuperiore, ò del compagno 
vengono à diffidare, fono crudeli, fuperbi , & ofìinatij 
fono amici di nouità, facili ad intraprendere ogniim- 
prefa, per difficile che fia , & à feguitarla arditamente. 
Nelle lingue, e ne gli ftudii che effercitano, nella Città 
diLouanioin Brabante, han monftrato ingegno j in 
tutte r arti riefcono induftriofi aflai; ma nella nautica, 
gliOlandefi, e Zelandefipiù abbondanti di naui, che 
tutto il refto de' Chriftiani, fuperano nell' Oceano tut- 
te l'altre 



4 Ifloria di letBmmo Coneftaggto 

te l'altre nationi. La lingua loro generalmente é Te- 
defca, diffìcile ad apprendere >e fé ben non fi conforma 
con quella della fuperiore Germaniai tuttauia hanno 
fra fé molta fomiglianza, eglihuomini di tutte quelle 
Prouincie fauclbno quali ad unmedelìmomodo, fé 
non è in Artois. Hainault, e Namur che come più vici- 
ne alla Francia, parlano Francefe; pure gli altri ftati, 
fecondo che uno più che vn'altro, fi auuicina all'alta 
Alemagna, cofipar che pigli alquanto di quella Io- 
quella. Hanno la maggior parte di quefti popoli, go- 
dutoJungamente di molti priuilegi,patteggiati,e con- 
ceduti loro da Principi, cofi nel principio, come quan- 
do eniuano alla fucceillone de gli flati, ò quando vno 
flato fi vniua con l'altro; li principali fono: Che il prin- 
cipe, non pofTa procedere contra nefTuna perfona> 
con domande ciuili , ò criminali, fé non per via della 
giuftitia ordinaria del paefe , doue il Reo fi pofTa giu- 
flificare, e difendere; Che non fi pofTa ampliare più di 
quello è, lo flato , e giurifditione Ecclefiaftica, fenza il 
confentimento de' popoli, e della nobiltà ; Che non fi 
poflano imporre dati), impofitioni, & altre fimifi gra- 
jiezze, fenza il confentimento delle corti generali, del 
paefe. Oltre di ciò, lo flato di Brabante parche fia al- 
quanto più de gli altri priuilegiato, perche ha di più, 
che nel gouerno delle cofe del paefe: & amminiflratio- 
jii della giuilitia, non debba intrauenire miniftro al- 
cuno forefliere; Che nell'adunar le corti,ò flati (quefla 
è l'adunanza generale de' prelati nobili, e popolari del 
paefes che ha foprema autorità) per qual fi uoglia ca- 
gione che fia, non poflano dal Princip e effer chiamati 
fuori de' loro termini, onde in quefto cafo gU altri 
vengono nel Brabante : Che fé il Principe romperà lo- 
ro ipriuilegi, fieno liberi dalla vbidienzaj e dallo ho- 
xnaggio fattoli, e polTano di fé fteffi difponere à voglii 
}qjo, con molte altre più minute dichiarationi. E' par- 
ticolare 



Libro Trlmo. . 7 

tfcokredicjueftipaef?, e de' Duchi dì Borgogna, l'or- 
dine del Tofone tanto ftimato, del quale vi fono molti 
caualieri, fé ben poi i Ré di Spagna hanno anche con 
efTo honorato de principali Signori Italiani, e Spag- 
nuoli, e molti di quefti naturali fono capi di certa mi- 
litia, à cauallo del proprio paefe 5 che chiamano bande 
d'ordinanza fcritte per guardia de gli ftati , che in ogni 
occafione fon in numero di tre miUa caualli , Tempre 
apparecchiate. Erano tutti quefti paefi cofi prima co- 
me, poi che vennero fotto i Rè di Spagna ftati general- 
mente gouernati , ò da gouernatoridomeftici, ò da 
donne» con gran libertà de' popoli, e conforme à que- 
lli lor priuilegi, per che il primo gouerno, fotto la cafa 
d'Auftria, in alTenza del fupremo Signore , fu dato a 
Margherita d'Auftria, zia di Carlo Quinto, alla quale 
fucceflè Maria Reina d' Vngharia,forella di elfo Carlo, 
per la cui morte vi entrò Emanuele Filiberto Duca di 
Sauoia,e cofi fono venuti fino al gouerno che hora feri- 
uiamo di Margherita d'Auftria DuchefTa di Parma, e ài 
Piacenza. Et auuenga che elTo Carlo Quinto Impera- 
dore, e Rè Catofico, in diuerfi tempi, & vltimamente 
r anno del cinquanta , e cinquanta cinque , vi facefTé 
rigorofi decreti , fopra le cofe della religione confer- 
mati poi più di vna volta dal figliuolo, ne' quali con al- 
quanto più dolce modo , che non fifaceua in Ilpagna 
daua la forma di proceder contra gliheretici, e di co- 
line douean caftigarfi, accioche quelle genti nonfe- 
l ^uiflero l'opinioni di Martin Lutero, che forgeuano ia 
': Alemagna, non erano però meflì in vfb; anzi viueua 
jOgn'vno di fua libera volontà vbidiente alla Romana 

I Chiefa, onde con la pace, con l'arti.con l'abbondanza^ 

I I col trafico quiui maggiore , che in alcuna altra parte 
'lei Mondo, fioriuano quegli ftati, con tanta felicità? 
\ {uanta qua giufo fopportar fé ne poflà; ma da quel che 
i -adò feguitando) ben fi conobbe efTer vero, che nelle 

£ prouincic 



8 Ijloria dì leronitno Conefla^gh 

prouincic dopo la faturità , e le ricchezze entra la Vio- 
lenza, e la rouina. Guerreggiofiin quel tempo in Ita- 
lia afpramente fra Spagnuoli , e Francesi con vari fuc- 
ceffi, fopra le pretenfioni del Regno di Napoli, e del- 
lo flato di Milano; e dalla banda di Fiandra, per diuertir 
l'vn l'altro, fi era anche accefa la guerra; per la qual ca- 
gione, e per metter da quella parte maggiori forze in- 
iìeme , elfo Imperadore £qcq l'anno del cinquanta 
quattro, di Spagna andar Filippo Tuo vnico figliuolo in 
Inghilterra, e quiui Io maritò alla Regina Maria figli- 
uola del Rè Arrigo Ottauoj poco prima non fenza fa- 
tica, peruenuta alla corona. Ma,efrendo ella aflài tofto 
morta, óceflo Filippo fucceduto ne' flati delpadre, i! 
quale carico di più gloria che d' anni j ma da trauagli 
infermo,glieli renunciò l'anno mille cinquecento cin- 
quanta cinque) andò feguitando la guerra con felic 
fucceffi; perche l'anno del.cinquanta fette, azzuffatifi 
gh'eflerciti, vicino à San Quintino hebbe de Franzel 
memorabile vittoria,efrendoui rimalo prigione il grai 
Conteflabilecon molti principali Signori, egrannu 
mero di nobiltà. Ne qui fi fermò la profpera fortuna 
anzihauendoefpugnatoS. Quintino, conlaprigioni 
deir Armiraglio di Francia,hebbe anche fanno fegue 
te, vn'altra vittoria in campagna, à Grauelinghej ond 
i Franzefi ridotti amai termine , flrinfero certe pratJ 
che di pace, che freddamente fi erano cominciate, e 1 
conchiufero l'anno del cinquanta none, onde con efi 
pace, e col matrimonio dlfabella figlia delRé di Iran 
eia, (Arrigo Secondo) col Rè di Spagna fi mife fine ali | 
lunghe guerre. DefiderauailRè Fihppo tornar'inll 
paglia, conciofiache, anche in quel Regno hauelTer 
con non picciol principio cominciato à germogh: 
riierefie del Cazaha 3 ma voleua prima delia parten2 
lafciar quegli flati del fuo patrimonio ficuri, eprouci 
4uu conerà nemicij s centra 1 infidie lueretiche.Percfc 

oltr 



Libro Vrmo. 9 

óltre a quefto rumore di Spagna, con la vicinanza d'A- 
lema2;na,e di IngJbilcerraJa eguale difubidiua alla Ghie- 
fa Roìiiana,dubicaua cÌiq quei popolijcome ei ne folTe 
lontano, inclinaflero al nuouo libero viuere^ onde co- 
minciò ad afTettar le corein quello modo. Abhorriua- 
no grandemente FiamingKi i Soldati Spagnuoli, auan- 
zati dalle guerre, &il tenerfida efll alcune fortezze> 
parendo loro che follerò inftramento da guerra , per- 
ciò elfo Rè,tutto ch'egli hauefTe defìgnato lafciaruene 
alcuni , per leuar ogni cagion di rumore , e per com- 
piacer gliilati del paefe , che con grande iniT:anza(e 
forfè da principali inftigatij ne lonchiedeuano, man- 
dò in Italia! Soldati, e reflituì le rocche in mano de 
naturali,ma il delìderio che mofìrò ilP^e ài lafciarui elfi 
Soldati, contra il voler de' nobili > & alcune difficultà 
che perciò fi fcoprirono in certe contributioni ài dena- 
ri, che doueua far il paefe, indicarono diffidenza, e fu- 
rono cagione che quefta arcione, non fu fitta con pie- 
na fodisfatcione dell' vna parte né dell' altra. Anzi dalla 
partenza de' Soldati contra ìì parer de' Configlieri Spa- 
gnuoli, vogliono Acimi che habbia hauuto crimine 
qualche odio de' miniini', coHtra il paefe. Lafciòper 
all'hora il Ré alcuni difegni p-h'era opinion, ch'egli ha- 
uefle , fopra le cofe delle religioni ; ma rinouò ò £ecQ 
metner in vfo , più di quel ch'era il decreto prima fitto 
dal Padre. EgH è vero, ch'ei ìqcq non picciolaalteratio~ 
ne, nella riforma delle Chiefe (già prima ruminata) 
perche col confenfo à^ì Sommo Pontefice Paolo 
Quarto à ciò indotto dal Dottor Francefco Sonnio, 
Theologo di Louanio , che per quefto eifetto dalRé 
Cinftigato da Antonio Perenotto , allhora Vefcouo ài 
J Arrasjera ftato mandato à Roma, l'anno mille cinque- 
ento cinquanta otto , diuife i Vefcouati in difl-erente 
modo, di quello ch'erano, facendone maggior nume- 
ro? e s'ingegnò di metter fedeli paftori alla greggia di 
B i duifto, 



I ó IJioria di leronìmo Conefia^gìo 

CHriftcaccioche teneflero ipopoli vbidientf alla Sede 
Apoftolica. Se benvogliono rlie in tutte queftecofe, 
eccedefTe alc^uanto gli antichi priuilegi , & vfanze ài 
quelle parti, eflendo ftate fatte fenza il parer delle cor- 
ti, ài che fi rifentirono dolendoli non poco mobili» 
cominciandoli malfime à parlare dell' introdurui l'in- 
quilìtioneSpagnuola, anziparcua loro chei Vefcoui 
j-nedefimi follerò inquilìtori , perche ad ogni uno di 
elfi j diedero noue Canonici per conlìgheri , tr( 
de'qualijdoueuano hauer cura della eflecutione de'de- 
creti contra gli heretici, e quefto, toccar ne' priuilegi* 
(nella difefa de quali lì fono fempre moftrati troppe 
arditi) e il trattar di cofe di religione) faceuanofolpet- 
tare che il Ré hauelfe altri penlìeri nell' animo , e ch« 
ciò tend effe alla diftruttione dell' autorità loro. L'ot- 
tenere dal Papa, ò dalla congregatione de' fette Cardi 
iiali, che n'hebbero cura, quella nuoua riforma di Vei 
fcouati, fenza fentire quei Vefcoui,che prima vi erano 
fiìfacilcofa, perche elTendoftati informati, ilpaef 
elTer molto accrefciuto dipopulatione, e non poter' 
Vefcoui, curar la grandezza delle loro diocclì , & z& 
in alcuni luoghi varie le hngue, l'indulTe facilmente 
confentirla, maflìmamente eflendo flato dimoftratc 
che per il trattenimento de' Vefcoui che lì elegefTerc 
vi erano molte grolTe Badie,& altri beneficii Ecclelìi 
ilici che VI il poteuano afiegnare. I Vefcoui di tutto 
paefe, non pallauano allhora di quattro, Cambrai, A 
ras , Tournai, e Vtrechtj oltre a'quali ne formaror 
quatordeci, cioèMaHnes, Anuerfa, Bolduc, Gant 
Bruges, Ipre, S. Omer, Namur, Harlem, Midelbur 
Leouuarden, Gruninghe, Kuremonda , e Deuantc 
Di quelli, Malines, Cambrai, &Vtrecht, alzarono 
Arciuefcouati , con ripartita fuperiorità à gli altri V 
fcoai in quello modo. Malines, che foleuaelTere de 
^iocelì Liege, per eiTer poftg sei mezo del duca 



Libro Frimo, ri 

diBrabante, ^uafi nel centro di tutto il paefe, fu fatta 
Metropolitana di tutte, con titolo al Arciuefcouo di 
primato del paefc baflo,aI quale vbidirebbero i Vefco- 
ui ài Anuerfa, Bolduc, Ruremonda, Gante, Bruges, & 
Ipre che erano della lingua Fiaminga. Sotto Cambrai 
fìtuato alla frontiera di Francia d'Artoes > ed'Enaulc 
prima dependente dall' Arciuefcouo Ai Reins in Ciam- 
pagna) ftarebbero Arras, Sant'Omer, Tournai, eNa- 
mur, che erano della ImguaVallona. A Vtrecht» polla 
fra l'Olanda, e la Gheldria , che foleua vbidire all' Ar- 
ciuefcouo di Colonia troppo diftante ? rimaneuano 
foffraganee Deuenter, Harlem, Leouarden, Midel- 
burg, e Gruninghe , che hanno eguali commune la lin- 
gua Gheldrefe. Ordinate le cofe di quelli Velcouati e 
le rendite di efiì, di circa tre milla feudi adogn'vno, 
fuori quel di Malines , che ne hebbe maggior fomma, 
ripartì il Rè il gouerno delle prouincie,con giuramen- 
ti foliti, a principali Signori in quello modo j (il che 
non p.otè però bilanciarli coli rettamente che alcuni 
nonne reftaffero mal fodisfatti^ Zelanda? Olanda, e 
VtrechtraccomandóàGughelmo dìNaffaU} Principe 
di OrangesjFrifìa.GruninghejelaTranfiflana.àGio. di 
Lignes, Conte d' Aremberg: Artois e Enault à Gio. de 
GhmesjMarchefe diBerghes:Fiandra àLemoral,Conte 
I l'Egmont: Namur à Carlo Signor di Barlamont:Ghel- 
iria e ZutfemjàCarlo Brimeo.Conte di MegarLuccm- 
)urg à Pietro Ernefto, Conte di Mansfelt : Malines a 
'Antonio Perenoto , che eflendone nuouo Arciuefco- 
10, haueuacura dello fpirituale: Limburg a Giouanni» 
Conte della Frifìa Orientale, lafciando à Filippo Me»- 
Tiorentfi Conte d'Homo, il carico di generale del Ma- 
ei e in tutte quelle prouincie, rimafe conforme al fo- 
'jito, cioè, in ognuna di effe, oltre al^Gouernatore il 
,' j ilo configlio particolare; dalle cui fentenzejò dalla più 
' 'arccdiefle? fi può appellare ad unconfigliomaggio- 
1 B 5 re che 



1 i Ijiorìa di Uronìmo Coneflaggio 

re che fi tiene à Malines. Al gouerno di Brabante , & 
al generale di tutte quefte prouincie, pareua che con- 1 
cori^elTero diuerfi perfonaggi , perche gli Arciduchi! 
d'Auftria figliuoli dell' Imperadore Ferdinando, erano ; 
in predicamento , nel Principe d'Oranges, e nel Con- 
te d'Egmont haueuano moki opinione ; ma à tutti 
guefti, nonfenza cagione prepofeil Rè Margherita 
d'Auftria, fila fiDrelIa da Padre , moglie di Ottauio Far- 
iiefe Duca di Parma, e di Piacenza ; la quale fatta venir 
d'Italia > lafciò egli in Tuo luogo al gouerno principale 
d'ogni colà, accompagnata da tre configli,cioè ài fia- 
to, priuacoj e di Finanze; Nel primo de quali fenza nu- 
mero certo di configlieri, e fenza prefidente, faluo il 
Rè, òilGouernatore, fi tratta la pace, e la guerra. (Scal- 
tre cofe difilato; Il priuato con prefidente, con mag- 
gior, e minor numero de' configlieri , intende ne ne- 
goci di cortigiani, ài giuftitia, di giurifdicione , politi- 
ca, & mercedi, fé ben Brabante ha priuilegio di nor 
riconofcerlo. Quello di Finanze, con due prefidenti, 



altri minnlri, cura il teforo, e l'entrate regie. Diuife i 
Rè, anche fra nobili il carico della caualleria , dalorc 
molto ftimato per efifer la fortezza del paefe, ilch( 
fatto, fé n'andò per mare in Ifpagna, nella fine dell'an 
no del cinquanta nouchauendo prima tenuto à Gant< 
l'ordine del Tofone, & honorato con elfo, alcuni no 
bili, promettendo di tornar' à vffitare quei paefi, ogn 
fette anni vna volta. Ma é fi difficile preueder le coli 
auuenire, fi malageuole prepàrarui i rimedn, che coi 
tutte le diligenze, che vi fece il Rè, partito che eifi 
non fi fiette quiui lungo tempo in pace, & ancora chi 
folle celiata la guerra, fra Spaauuoli e Francefi, vn' al 
tra pili maligna , veneriforfe; oltre che quella pace 
portò in Francia nuoua guerra; perche fendo morto i 
medefimo anno il Rè Arrigo fecondo,difgratiatamen 
te in ^iollr^i rimafp Francefco Secondo filo fighuolo 

hered^ 



Lihro Primo. i^ 

he re de del Regno j ancor troppo giouane, efiendoil 
gouernoquafi in mano della madre, e de' particolari, 
ciò diede occafìone à gli inquieti Franceiì , auezzi al-* 
reflcrne guerreje con la pace otiofi non hauendo con- 
tefa fuora del Regno , farla in cala. Onde la moltitu- 
dine di coloro, ch'erano mal Ibdisfatti delgouerno, e 
gli emuli del Rè, fatili capi dell' herelìcche d'Alemag- 
na, e di Inghilterra erano quiuipaiTate , milTero tutta 
laFranciaineftrema confusone. Enonoftante, chef 
Signori della cafa ài Guifa , & molti altri ancora (forfè 
con vari, & occolti finij ficeffero ogni sforzo , per fo- 
ftenerlecofe, conuenne però poi, far decreto in fauor 
de gli heretici , talmente che , Fiaminghi anche da 
quella banda furono circondati dall'herefie j ma con 
tutto ciò il teneuanofaldi nell' vbidienza della Chiefa 
Romana, fenza però chefofle vfato alcun rigor di de- 
creto. Egli è ben vero che non era nelpaefe fodisfat- 
tion generale, perche la cofa de' Vefcouati haueua al- 
terato aliai ipopoli, chepenfauano fotto quel man- 
tello} ftarnafcofta l'in quilìtione di Spagna, da tutti i^ 
generale quantofì polla dire abhorrita: alcuni Eccie- 
iìaftici fi doleuano della nuoua riforma; i Vefcoui an- 
tichi per ifminuir d'autorità,& altri pretiper il rigor de 
nuoui Velcoui, del che era flato fatto querelle al Re, 
cofi da molti nobili come da diuerfe città: vna parte 
de' Velcoui non era accertata nelle Diocefi, e quelli 
che pure entrauanoal polfeiro erano mirati con mal 
occhio, né lafciauano di efier difficili à rifcuoter quelle 
rendite , che per tratenimento di molti ài effi erano 
Hate fottrate à varie Badie 3 dal che nafceuano liti, e 
difcordie, e non fi lafciauano di fentire «alcuni vacillar 
nella fede, con qualche infolenza ài heretici. Perla 
qual cagione la Reggente hauea mandato in I/pagna. 
il Signor di Montigni ad informare il Re, il quale con^ 
fermando femore i'elettione de' ^^efconij e il rigor de' 
B 4 tlscreci; 



1 4 Ijloria di lérommo Conejlaggio 

decreti, non ri/pofe cofa che defTe a'popoli fodisfàttfo- 
ne. Alcuni fi marauigliauano della buona opniione,in 
che il Perenotco era apprefTo il Rè , perche pareua che 
fol Tuo coniglio gouernafle tutte le cofe di quei 
paefi j e che fé non hauelTe temuto aggrauar la nobil- 
tà, rhaurebbe lafciato gouernator generale; ma che 
ad ogni modo s'ingegtiaua ài farche gouernafle, per- 
che lafciandoIoGouernator di Malines,& vno de'prin- 
cipali confìglieri della Gouernante donna inefperta, 
non haurebbe lafciato di gouernare. Né minor mara- 
uigHa era quella di coloro, che confiderauano,che for- 
mando ilRetanti Vefcouati, e dando tanta autorità a 
perfone Ecclefiafticheerapericolofo, poicheveniua 
quaiìà dar'ilgouerno del paefeà perfone, che preten- 
dono non douerlo vbidire : nondimeno tutto era cofà 
di poca importanza, e facile da quietare. Ma egli au- 
uenne che molti de' principali, mal fodisfatti del Rè, 
per non hauer hauuto ricompenfaà modo loro delle 
fpefc, e de'trauagli della paflata guerra , cercauano 
modi di fodisfarfidafefteflìi perche quelli ch^ hanno 
patito aflai, fcgliono parerfi meriteuoli di ogni cofa, e 
il Principe d'Orangesfdegnato, pernon eirerrimafo 
Gouernator generale del paefe, con più vafti difegni 
che forfè gli altri non haueuano , fomentaua fecreta- 
mente i penfieri ài coftoro^ onde tutti infieme , volta- 
rono l'animo alla feditione, alla libertà & a particolari 
difegni. Etauuenga, che non hauefTero in quel tempo 
lifloluto fine certo, al quale volefTero tenderei nondi- 
meno tutti inclinauanoàfar nouità» &àdar' àcono- 
fcer' al Ré , che meritauano rimuneratione, e di eflèr 
tenuti in maggiore flima, che einonfaceua.EfTo Prin- 
cipe, quafì guida de gli altri, daua il moto alle cofe, e 
fé ben egli operaua con fomma fìmulatione, pareuagli 
nondimeno, che per molto, che egli peccafle , la ne- 
ceflìtà, che haueua il Ré di lui, la grandewa fua , k fa- 
gocita, 



Lihro Trimo. ij 

gacità, l'amor de' popoli, e l' amicitia de' vicini, douef- 
fero in ogni tempo faluarlo , & egli prefumeua tanto 
di fé fteflb, e dell'arti rue,che egli pareua poter' alterar 
tutti quei popoli , e quietarli à fua pofta, quando gli 
piacefle, né in ciò lì ingannaua molto. Coftoro per ti- 
rar' afe maggior numero di nobili, e di plebei, ancora 
viàrono molte arti, faceuano giofìre, tornei, fefte, 
conuiti,ne quali affi-atellandofi con molte genti>e fpar- 
gendo fra eilìi loro lamenti fiinduceuano facilmente 
àfeguir'iconfegliloro. Il Principe hauea penetrato, ò 
fingea di penetrare in alcuni configli fecreti del Rè, 
per quali moftraua hauere intefo , che per afficurarfì 
ben bene di quei paefi, defideraua romper gli antichi 
Iorpriuilegi,eftirpar tutti coloro, che fofTero fofpetti 
nella rehgione, & introdurui l'inquifitione al modo di 
Spagnai e fi valeua di quello auuifo con gh amici , per 
alterarli, per tirarH al feguito Ilio , epermoftrarloro, 
che ciò porrebbe foggiettionealpaefe, e danno àgli 
habitatori di elfo. Onde in certe adunanze d'amici 
fuoi, che kce à Brufelles, à Breda, e in Hocftrat luoghi 
del Brabante communicòlor quelle cofe, acciò che 
fotto quella foprauefta di conferuar'ipriuilegi, e l'an- 
tica libertà delpaefe potelTe elTequir i difegni fuoi s e 
le parole del Principe, che effaggerò il rigor, e la cru- 
deltà de gl'inquifitori , non folamente Ipauentauano 
quei Signori 3 malidilloglieuano dall' vbidienza del 
Ré. Et auuenga , che quiui in generale, non fi delibe- 
raffe cofa alcuna, tuttauia Iparfa quella paura, rimafe- 
ro gli animi fofpefi,e vigilanti nelle attioni Spagnuole. 
E come che ilfolpettofo dubiti fempre di eiTernegU- 
gente , quei Signori cominciarono à machinare con- 
tral'intentionedelRè, & à crear Ipiriti di ribelHone, 
non fapendo , quanto fia facil cola guallarfi vn bel- 
l'eflere.Haueuatìo veduto con marocchio,la elettione 
della DucheiTa al gouerno; perche> ancor che come 
B ; forclU 



I € Jjloria di Uronììvo Coneflaggio 

forelladel Ré, e del fangiie d'Auftria parelTe ragione- 
uolmente eletta, iìdauanoad intender ciò efferftato 
fatto à perruafione del Perenotto Arduefcouo di Ma- 
iinesj dal quale s'imaginauano anche che procedefTe la 
nforma de' Vefcouati , e che con quefte arti lì andafle 
fabricando vn gouerno à Tuo modo;e che partito il Rè, 
con efler la goiiernante Donna, e poco pratica delle 
cofè del paefe , egU douefTe arrogarfì il gouerno dello 
fpirituale, e dello temporale» cofeche giàvedeuano 
andarli incaminando, conforme alprefagio loro, oltre 
che teneuanoeffo Perenotto inimico di quella nobil- 
tà, che penfàfle al deprimerla, &à tirar' auantiifuof 
fratelli ne' gouerni di quei paefi. E come fia naturai vi- 
tio deli' ingegno humano , effer ài acutillìmo occhio 
ne'difettialtrui, e ne'proprij tutto cieco, coftoroof- 
feruara la vita, e le attioni dell' Arciuefcouo , voleua- 
no, che in lui i viti) ruperaflero le virtù , e tutto che già 
dal Sommo Pontefice Paolo Quarto', folTe fatto Car- 
dinale, lopublicauanoperhuomo indegno de' carichi 
cheglihaueua. Onde la prima, colà che delTignarono 
fare, fii leuarfèlo d'innanzi, perche veramente di natu- 
ra imperiofo , ofàua contradir ogni cofa, & arrogatoli 
^ualì Fautorità della Reggente, fauorito dal Règo- 
uernaua à modo luo^ oltre che egli haueua lì imprelTo 
il Ré del valor, e della fedeltà Tua, che tutte quelle rifo- 
lutioni , chelì.ricercauanodi Spagna, veniuanodilà 
conforme à quello, che egli ne fcriueua. Et ellì foppor- 
tauano male, che vn quali foreftiere, hauelTe in quelle 
cofe più autorità, che i naturali nonhaueuano, onde 
parea loro, che non £0^0.1^0 ftimati,come i feruigi loro 
meritauano,e che elfo Cardinale folfe vn'inueftigato^ 
redell'attioniloro, per accuiàrliinlfpagna, echefer- 
uiffe d'inftrumento al Ré per tener baifi i nobili, & 
adempir' ifuoi delìderi.cofe fecondo la natura del Re, 
e fecondo il modo ; che ^i gouernaua in Ilpagna. Per 

lacjual 



Libro Trhno. xj 

la qual cagione, luuedo elfi ne' configli de gli flati del 
pacfe aflai autorità) e gra feguito, fi erano prima molte 
volte oppofli, e fi opponeuano ogni giorno ad alcune 
deliberationi)Che il Rè,ò il Granuela,che così chiama- 
nano il Cardinale, defìderauano) chefifacelTero. Ne 
mancauano alcune altre occaiìoni di fdegni fra quei 
Principij&efToCardinaleJequalifebéforièdipiccioIa 
importanza, pur chiufe ne' petti, nonlalciauano dio- 
perarejfra elTe vi fu quefta ch'efTendo vacata la Badia di 
Truel, é dal Cardinale per fé , è dal Conte d'Egmonc 
per vn fuo parente al Papa domandata, fu al Cardinale 
conceduta,ondeprefoloàfcherno,nofolamentedilui; 
ma de l'habito Cardinalefco non leggierméte fi befFa- 
uano. E par farlo odiofoài popoli fpargeuano voci, 
che egli hauefTe perfuafo il Rè ad impetrar dal Papa af- 
folutione del giuramento fatto per l'ofTeruatione de' 
priuilegi del paefe, calunnia accomodata àmuouer gli 
atfetti.Da quelli fdegni, e da quelle machinationi nac- 
que, cheperhauerin ogni occafìone i nobili deuotii 
popoli al nome loro, lafciauano ne'lor gouerni fcorre- 
re,sfrenataméte \x plebe nelle herefìe à^yicim Regnii 
anzi pareua, che fé ne mofiraffero più toflo difenfori, 
che le abhorriffero. Oltre, che per auuentura, alcuni ve 
nepoteuano efTer macchiati del medefimo peccato^ 
ma molti errori no rimediati ài fua natura, vanno cre- 
fcendo corno, quello fecce no è dubbio, che quelle arti 
milTero fra il Ré, & i popoli gra diffidenza, la quale poi 
fométata da coftoro, e trafcurata dal Rè fi è confirmata ' 
ex forte, che è quali diuenuta immortale. Quelle furo- 
no le prime fcintilIe)dondes'accefe il fuoco, che(come 
doueua effer dato ài fopra)arfepoi tutto quel paefejim- 
peroche crebbe il fofpettofo fdegno ài forte, che iPrin- 
cipe d'Orangcs,iiConte d'Egmont,il Conte d'Homo, 
quel di Hocftraet , e molti altri, i più fìcuri Signori del 
M5do,iiulantiiiededole future rouine,cominciarono 

àfabricay 



j g Ijlorm di leronìmo Coneflaggh 

iàbricar à fé fteflTi, & alla patria loro bellicofa fortuna, 
erOrangesj TEgmont; & l'Homo, fcriiTero al Rè nel 
principio dell' anno del fefTanta tre , ipopoli efler mal 
iodisfatti, e tutco'I paefe minacciar rouina, per il mal 
o-ouernoj e per la troppa licenza del Cardinale, e che fé 
bene il vero rimedio farebbe la prelenza di Sua Mae- 
ftà, che fra tanto, conuenmaal lìioferuigio leuarloda 
<]uella cura. Etaccioche daambitione, e da odi) parti- 
colari, nonpenfifle, che procedeffero le lettere loro,. 
ofFerfero di remunciare al carico, c'haueuano dicon- 
figlieri di flato, fé cosi folTeSua Maeftà feruita, fog- 
giungendo però non effer ragioneuole, ne conuenien- 
te alloro decoro, che feruiffero con difauantaggioide 
gli altri. Alcune altre cofe , pareua, che haueffero nel- 
l'animo più fecrete,come di crefcer il numero de'conr 
iìglieri di flato , e dar loro autorità di rifoluere, ancor- 
ché fofle centra il parer della Gouernantecofa, che 
non fi era vfata fino air hora; ma di ciò fcriuendo non 
fecero motto. Scriflero anche all' Imperadore dolen^ 
dofidell'intentione, che pcnfàuano, che il Rè hauefle, 
di voler ftringerli con l'inquifitione, di modo, che ncjn 
poteflero viuere con la libertà delle loro confcienze, e 
lopregauano, che volefTe interceder perloro, &am- 
monire il Renaccio che faceffe, che i Vefcoui fi aflenef- 
fero dalle eflecutioni, che andauano facendo , non la- 
fciando di toccare la lor caufa, e minacciando con l'ira 
ài Dio. Al Rè à cofi libere lettere non auuezzo , parue 
llrana quefla nouità, e rifpofe, che non vcdeua cagione 
alcuna di tuor di là quel miniftro, non coftumando egli 
jiggrauar chi noi meritauajma, che mette egli fi appa- 
recchiauaà tornar, in quei pacfi; haiirebbe douutova 
ài loro andar da lui, per efler à bocca meglio informa- 
to d'ogni cofa, e per poter più facilmente trattar del 
Rimedio. Ma, òchecoftoro, come fuole auuenireà 
chi ha la coiifcienza macchiai diffìdaifero, ò che pen- 



Libro Primo. ip 

fàlTero indur'il Rè à compfacerIi,(èn2a andar' in Ifpag- 
na fi fcufarono.rercriuendo non conuenire che in tem~ 
p.o de' vicini rumori, di guerra già deftati in Francia, fi 
partifTero del paefe; ma che haurebbe douuto dar fede 
alle lettere loro, non douedo eglino accular maggior- 
mente, ne farli parte contra il Cardinale , tutto che le 
fue colpe il merirairerojma che le gli volefle intender- 
le, per qual fi voglia via che fi facefre,le trouerebbe ta- 
li, che meriterebbero di (caricarlo dalle cure che egli 
haueua,col che moftrado nuouo fdegno abbadonaro- 
no il configlio di ftato,e fi partirono di BruflelleSjdoue 
fi tenea la corte. Fra tato fi era fornito àTrento il Con- 
cilio generale, per confutar le nuoue herefie.e nel prin- 
cipio dell'anno del feflata quattro,fecero iPrincipi Ca- 
tolici publicar'i decreti di eflb ne'lor paefij ode laReg- 
gete di comiilìon delRè fece il medefimo in tutte quel- 
le prouincie, fé ben non fu veduto volentieri da molti; 
perche fendo andata crefcedo la feminata2izania,ogni 
commandamento che fi faceua intorno alle colè della 
religione, era ftimato da popoli vn fondaméto dell'in- 
quifirione Spagnuolajmaflìme che le lettere della Go- 
uernante,fopra la publicatione de decreti del Concilio, 
fiftendeuano anche, in dar'ordine per lapunitionede 
gh heretici. Nel qual tepo, in Spagna la rifpofta ài quei 
Signori, egrauifidella Duchefla, la quale hauea fen- 
tito r odor della mala fodisfattione de' nobili , e per- 
ciò vi hauea mandato il confighere Armenteros, hauc- 
uano alterato il Ré, e configlieri fuoi; non tanto, per- 
che ftimalTeroair borala cofadi molta importanza, 
(come quelli che non penetrauano quale fofle l' inten- 
tiene di quella nobiltà ne la potenza fua) quanto, per 
parer lor troppo audacia de' Fiaminghi , giudicando 
che perpalfioni particolari, minacciaflero guerra , e 
voleflero ftringer' il Rè à proueder di configlieri à po- 
fta loroi onde i pareri nel configlio furori varii,e la pia 

parte 



i 5 Iflorta di levo nimo Conefl aggio, 

parte inclinauanoà non mouer il Cardinale. Mail Ré* . 
le benfoleuafoftener l'autorità deTuoi miniftri ò ch'e- 
gli in fé dubitaffe, più di quel che moftraua òx fuori, ò 
che confideraile di quanta importanza fofTe la quiete 
di<5uegli flati, alla corona fua , ò qual che la cagion fé 
nefofle, dilputata un pezzo la cofa, lifolué» che'lPe- 
renoto fé ne s'ideo, di quei paelì, e che'l Principe, e Co- 
ti fodero richiamati al configliojiiche fece egli mede- 
fimo con lettere di fua mano, quafi pregandoli, che 
con la diligenza, e fedeltà che egli fperaua, affifleiTero . 
alla Gouernanre fua forella. Con quefte lettere, parue 
che alcuni reftafìTero alquanto più contenti , perche fé 
ben nonportauano quella fodisfittione cheiorman- 
caua ; nondimeno pareua , che lenza la prefenza del 
Granuela, e coni' autorità loro, douelfero rimaner li- 
beri nel gouerno, e fìcuri dimodo, danon poter te- 
mere innouatione ài cofa alcuna, che lorportafTe fog- 
gettione. Onde dopo di certificato il Rè con lettere, 
che farebbero in feruigio fuo, ciò c'hauean fatto fem- 
pre, partito il Cardinale, & andatofene in Ifpagna, in- 
tefero nel gouerno , e fi diedero à riformar' alquanto 
lecofe, fpecialmente quel , chetoccaua a' beni della 
corona, trahendo à fé ftefTì più autorità, che non haue- 
iianoi contra quello, che nella riforma,che alla fua par- 
tenza fece il Ré, era flato ordinato. E quantunque ciò 
fofTe punto di poca importanza , conuien dire , che i 
peccati di quelle genti li guidaffero al cafligoj impero- 
che, da quefla riforma, fendo già tutto quieto, e ceflà» 
to m parte gli fdegni, nacque vna nuoua fattione, che 
alterò ogni cofa. Perche Viglio Aita ('huomo portato 
auanti dal Cardinale)Prefìdente del conlìglio diFinan- 
ze, il Signor di Barlamont, & alcuni altri, che fedendo 
quafi in luogo di Camerlmghi, fcemauano d'autorità, 
fdegnati della riforma , in luogo di vendetta pigliaro- 
no à feguir l' orme dei Cardinale, & à concradire tutte 

le ti- 1 



Libro Primo. ai 

leriTolutioni di quei Signori fotto ombra delfèruigio 
' del Rè,daclie furò detti Cardinaliftijnefu loro impro- 
priamente dato quefto nome, perche erano di quella 
fattione , e fopportauano male', che quei Signori ere- 
fcellero d autorità, che guidaflero le cofe fecondo i di- 
fegnilorO) & à compiacimento de' popoli. E li crebbe 
fra coftor V odio, che lì fece mortale, e l' una parte , e 
r altra crebbe di feguacij maggiormente poi, quando 
nelle cofe di religione,e di giuftitia^doue intraueniua- 
no, non accordauano; anzi à fludio fi contradiceuanoj 
dal cheparueal Principe, &a' Conti non folamente 
non hauer ottenuto quella hbertà, che fi erano imagi- 
nati, ne poter caminare ad altri profondi difegni; ma 
pareua lor , che le cofe foflero tuttauia dal medefimo 
Cardinale ( ancorché aliente ) gouernate, poiché ve- 
deuano che la Regente non efTequiua cofa alcuna, che 
prima non foffe confultata in Ifpagna,doue erano certi 
che eflb Cardinale non lafcialTe di adoperar l'arti fue 
contradiloro, perciò cominciarono ad. abbhorrir di 
nuouo quel gouerno,<.^ à rinfrefcar gh fdegni,onde n5 
folamente era la diifereza fra il Pvè,e valTalIijma pareua 
.che fi andaffe riducendo ad vna di quelle inteftine dis- 
cordie, che fanno i grandi Imperli elTer mortali e per- 
che le cofe della religione , erano vn principal punto» 
fotta! quale temeuano alcuni di quei grandi, che ftelTe 
nafcofta la foggettion loro, fopra quello furono la più 
parte de' difpareri, perche dall' vna parrei Cardinaiifu 
(folo per contradire) voleuano>che il ofleruaflero i de- 
creti del Concilio, e quel dell' Imperadore circa la pu- 
nitione de gH hcreuci,il che (feguendo l'intentione dei 
Rèjvoleua anche la DuchelTa. Dall' altrail Principe, e 
feguaci fuoi folle per non mancar del feguito de gli he- 
retici, copriuano rambitione,«S<: i difegni loro, dicendo 
coiiUenire, per la mala vicinanza, che fi haueua, non v- 
f^ri Igor' alcuno nelle cofe ddU r^hgione i anzi andar 

tempe- 



2 3, IJìùrta di leYónìmo Coneflaggh 

temperando ipopoli, come fiera fatto fino all'hora 
fenza eflafperar le cofe ; onde fra fi vari) pareri , parue 
neceffario ricorrere alRè perla rifolutione Per il quale 
effetto fu mandato inlfpagna il Conte d'Egmont, in 
Genaio di feflanta cinque, cofa che il Ré defideraua,.e 
ne l'haueua per fue lettere richiefto. Laqualcofa, per 
efTereglihuomofauio, amoreuole del paefe» e bene 
merito del Rè , diede fperanzaà popoli di douer otte- 
nere ciò che defiderauano , e che douefTe toglierfi via 
ogni cagion di remore. Portò feco larga inftruttione 
di ciò che doueua procurare, così intorno alla libertà 
del gouerno del paefe, come della religione, e gH ftati* 
generali fecero fcriuere,e ftampare vna larga informa- 
tione, indrizzata al Rè, nella quale s'ingegnauano di 
moftrare , che non folamente l'inquifitione polla in 
quei paefi, farebbe la totale rouina di effi; ma che con 
ragione non vi fi doueua introdurre e i principali pun- 
ti, fopra quali fi fondauano , erano quelli. Comincia- 
uano con largo preambulo d'humilà , e di fommiifio- 
ne, moftrando effer certiflìmi della buona mente di 
Sua Maellà, e con protefto di non hauer' intentione di 
volerle prefcriuer leggi in quelle cofe , che Iddio gli 
haueua raccomandatcima, che ellèndo dalla maligni- 
tà di molti, e dal inuidia de lor priuilegi , flati accufati 
inc^iuftamente di herefia, e trattarfi di punitione, con- 
iieniua al feruigio di Dio,alIa conferuation della digni- 
tà reale, & alla tranquiUità di quei popoh, direcome le 
accufe erano calonnie, indegne de gfi orecchi di Sua 
Maellà, accioche perauuentura, nonfi operafle ingiu- 
ftamente, AfFermauano il paefe effer tutto Catolico,e 
tutto vbidiente alla Romana chiefa , e che le pure vi fi 
trouaflero alcuni heretici,ciò non elTer colpa de deuo- 
ti popoli, ne per fi particolare cagione, douerfi impor- 
re vn<^iogo tanto generale. Diceuano, replicauano, e 
toronofticauano, che rjnqmfitione polla in quei paefi, 

(okrc 



Libro T rimo. 23 

(oltre a3 effer fenza cagione j farebbe la totale rouina 
di effi, e che il danno, che ella era per Eire, eccedeuaia 
infinito air vrile, che ella potefie apportare, perciò,che 
cramegho conferuar'la naue intiera, che raccoglierne 
i pezzi dopò dirotta, non douendo per auuentura efler' 
à tempo il rimedio dopò fatto il danno. Moftrauano 
il paefe effer (lenle,e pouero, e che Anuerfa fortificata 
con gran difpendio ) per ficurezzade'negocianti, era 
la più principale piazza del Mondo, di traffico, e di ne- 
gotio mercantile» per cagion del quale fi cauauada 
elfa, & in ogni tempo fi era canato il neruo della guer- 
raj ma che ellendo quefto traffico per il più fatto da vi- 
cini AlemannijFranZefi,e Inglefi la maggior parte he~ 
retici, mettendouifi l'incjuifitione era cofa chiariffima> 
checontra di loro deiieuano intendere che foffeim- 
pofta, e perciò efler cofa cerca douerfi in altro luogo 
ritirare, rimanendo la Città, ò del tutto dishabitata, ò 
inhabile al feruigio del Réj come nell'anno mille cin- 
quecento cinquanta, fé n'era cominciato à veder' ef- 
fempio. E tutto che dicefleronon voler difputare, fé. 
effainquifitionefofTadariceuercnemetterincontro- 
ucrfialvfodiefla, non lafciauanoperò di accennare» 
eflere alle volte ftate fattedagl'Inquifitori elTecutio- 
ni troppo rigorofe , cofe contrarie all'humor di quei 
paefi, le genti de' quali fi gouernauano molto meglio, 
con vnaamicheuoie dolcezza, che con rigorofa dili- 
genza. Pregauano con dolce modo, cheSuaMaeftà 
fenza difputar quefti punti, non volefle mirar con mal' 
occhio quei vaiTalh , che tante volte le haueuanofom- 
miniftrato denari per la guerra, contranemici, e fatto 
argine delle loro proprie vite in feruigio della fuaReal 
Corona, fenza permettere che fi perdano per vna ap- 
parente infirmità, non generale, e facile à guarire, e 
che fé i peccati erano particolari , come in effetto era- 
i no, non doucr' cifei- generale la pena. S'ingegnauano 

C difo- 



i 4 jfiorla dì leronimo Coneflaggh 

ài foftenefe che fé il male informato Rè penfando èX 
afTicurar' il Tuo paefe vi intrometteire vn pertubator 
del publico ripofo , ad traffico , dell' vtile de' fudditi, 
come in quello cafo farebbe l'inquifìtione , non lì do- 
urebbe imputare à peccato de popoli, fé armati ài buD- 
?ie conlìderationi, benpefite > emanifeftateal Ré di- 
ceffero elTer pronti ad vbidire co' beni , e con la vitaj 
ma non voler con le loro famiglie efler fotropofti à' 
o-r In(|UÌlìtori ; anzi che ciò dourebbe lor effer facil- 
mente perdonato, i'oltandoilcaftigo contra rubelli. 
Gran fondamento faceuano ne lor primlegi tante vol- 
te, e con tante folennità giurati, dicendo l'inquifìtio- 
fieintromefla co.vralor voglia elTer aedi contraria. 
Doleuanlì, che quello che ad altri farebbe di honore, 
e di vtile folle à loro di calunnie, e di danno cagione, 
poiché pareua che la libertà de' priuilegi concelll lorc 
dal lor Principe folTero cagione di tenerli pernemici, 
di farli odiare, e di volerli con l'armi conquiftare,coma 
fé haueflero ofFefo la Real Maefìà , e che pure non do- 
mandauano altro faluo 1' ofleruation delle promeflèi 
de' giuramenti l'aumento della grandezza , e della fa- 
ina reale. Che doueua Sua Maefìà più torto, che vdir la 
lino-ue de' maligni, e d'inuidioli nemici del paefe, ve- 

tri f? • 1 • 1 z' 

dere come erano itati gouernati quei popoli da lue 
predecelTori, i quah ofleruando i patti , e giuramenti, 
conferuando inuiolabilmente le ragioni, e le premi 
nenze del paefe, haueuané con gloria loro gouernatì 
fino all' hora in pace, e che hora non fi doueuanofàl 
attioni contrarie à quelle, maflìme eflendo pericol&i 
fé, e da non mettere in proua: CheTintrodur nuoU< 
cofe, contrarie al gouernode'Duchi, e de gl'Imperi 
doripaflati, era vn voler dire contra la propriaefp« 
lienza, che elfi non haueuànofaptitogouernàrej m 
j)oterfi più rollo rettamente argomentare , che fe^ 
gou^rno de' pafiati era ftato buono , come non fi puf 



Lihro Primo. i j 

nettare che (offe, quello, che da eflb difcorderàj done- 
rà elTer trifto ; oltre che nelle cofe de gli (lati ogni no- 
uità porta feco pericolo , ma{fime fé fi va contra il vo- 
ler de'popoli; perche tutto , che fi introducano le cole 
per forza, conuien confiderare , che il fuoco ^coperto 
non é /pento. E perche pareua,che alcuni diceflero che 
l'inquifitione porterebbe vtile à fua Maeftà,affermaua- 
no efler ella più torto per recar danno i ma che quan- 
do bene alcun' utile vi foiTe, vi era moko maggior dif- 
honore per il mancamento dell' oiTeruanza de' priui- 
legij dicendo non eiTer' huomo alcuno, di fi baffo giu- 
dicio, che vogha preferire l'utile air honore, e che il 
vero honor di Sua Maeftà confifteua, nella verità, nella 
conftanza, nella fermezza, nella perfeueranza, enel- 
l'ofleruation de' giuramenti, tutte virtù tah, che la mi- 
nor di effe vale più che tutte le ricchezze del Mondo* 
Andato conquefte, e con altre ragioni il Conte in IH. 
pagna,fu grandemente honoratojma no ottenne però 
cofa alcuna di ciòy che i Fiaminghi domandauano; im- 
peroche il Rè, ò per zelo Chriftiano, ò credendofi eoa 
la religione douer tener in freno ipopoli, (fenzaperò 
diftinguer fé perciò volontaria , ò forzata conueniua, 
che folfe) non confenti in quello particolare, larghez- 
za alcuna, anzi ne rimandò il Conte, confirmando i 
decreti dell' Imperadore con nuoua inftruttione. E fii 
opinione di molti, chenonoftante la rifpofta data al 
Conte, egli non foffeperallhoraben rifoluco di ciò, 
che gli conuenifTe fare , perche combatteuano nel- 
l'animo fuo, la religione, e la quiete de gli ftati, fé ben 
inelfuo configlio, che fopra quello particolare volfè 
i^entire, furono contra le ragioni de' Fiaminghi, varie 
' :ofe difcorfe. Perche alla pouertà delpaefe, al fonda- 
jnento, che fifaceua nel trafico mercantile, & aU'vcilc 
phe da elfo fi traheua non contradiceuano,ma non era 
li opinione , che l'inquificione douelTe impouerirlo^ 

C 2, ^opQ' 



%é IJioria di tefonimo Cónefluggio 

/popolarlo , neimpedir' il negotio, poiché intention 
del Ré, non era di moleftar alcuno à torto, ne di andar' 
à penetrar ne' cuori de gli huominij ma di tener lonta- 
no da' Tuoi popoli quelle falfe dottrine , che per altri 
Regni erano fparfe, con tanto danno dell' anime. Che 
perciò non contra Catolici,& vbidienti,ma contra falli 
dogmatizatori,enuoui predicatori vi era bifogno quel 
magiftrato, de'rigori del quale, non fi temeua in ifpa- 
gnamolto, perche fé ben a'Fiamenghi auuezziadvna 
licentiola libertà) ogni picciola cola parcua, che por- 
taflefogc'icrtione, agH Spa^nuoli vfià viuer cauti) e 
circonipetti ciò non dauafallidio. Contra i priuiiegi, 
ciuramentijegouernipafTati, non fi lafciaua di difcor- 
rere,dicendoiì,che quei patti^ e quei giuramenti erano 
reciprochi , e non obligauano foiamente il Rè à man- 
tenerli; ma anche i popoli à ftare in vbidienza, perche 
fé nel paefe lafciaflero entrare nuoue opinioni nelb 
fede,cofadi tanta importanza, non douereimputarfi i 
Rè.feintroduceffe nuouo magiftrato,contralanuou; 
opinione, poi che fé i popolilenefteflero vbidientia 
fùperiori fpirituali, e temporali , oltre à non poter te- 
mer di moleftia alcuna, farebbero gouernati, come 
erano ftati fino allhora; ma, che la nuouainfirmità ve- 
nuta fenza colpa del Rè , ricercaua nuouo rimedioj i 
quelle parole de' Fiaminghi, che pareua, che haueffen 
alquanto del minacciofo, erano più tofto fchernite,ch 
pefate. Ma, come i configlieli non cDnofcefTero qual 
folTe la principale cagione dell' infirmità, non fu me 
rauiglia che non fapeftero applicami il rimedio.perch 
veramente la rifiutata inquifitione, era ne'principa 
perfonaggi vn pretefto per alterar le cofe , e per dmi; 
nuir l'autorità delRé,& alcuni appafifionati Fiamingh; 
fono ftati di ©pinione,che le loro dogfienzcper oper 
del Cardinale Granuela, che allhora era alla corte , n 
peruenilTero all'oiecchie dei Rèjparedo loro impoff 

bih 



Libro Triìno. ^ 27 

bile)che noha'jeiTe proueduto di miglior rimediosma 
con la prefenza del Conte, non Te ne può dubitare, on- 
de ritornato il Conte à BrufTelleSje fatto relatione del- 
la Tua ambafciata, prefentòrinftruttione Spagnuola, 
nella quale era dichiarato, ciò che fi doueua oiferuare. 
E perche in efìTa fi trattaua della confirmatione de' Ve- 
fcoui,dellainftitutione, della.giouentù, della dottrina 
de' popoh, della riformation del Clero , e dell' eflecu- 
tione de' decreti di Carlo Quinto, in quei luoghi doue 
fino allhora erano ftati elTequiti, cofe più tofto da ma- 
giftratiEcclefiaftici, chefecolarii paruealla Reggen- 
te, che oltre al configlio ordinario di ftatcfi doueiTero 
chiamare de' Prelati , eTheologi, per trattarne piùfi- 
curamente: perciò vi furono introdotti Martino Ri- 
torno, Vefcouo d'Ipre, Antonio d'Hauet, Vefccuo 
d' Aras ,^odoco di Tileto , prepofito di Valcourt , & 
alcuni altri lettori , e perfcne graui , acciò che Ibpra 
la inftruttione portata dal Conte confultafTerOja' quali 
non difpiacque cofa alcuna di ciò, che dal Re veniua 
commandato, e fpetialmente dichiararono, che nella 
punitione de gli heretici, non douefTe vanarfi del con- 
tenuto nel decreto di Carlo. Perciò la Gouernante 
efpedì le fue lettere patenti, per tutti i Gouernatori, e 
configli delle Prouincie, ordinando, chedoueflero of- 
feruarfi i decreti del Conciho, e quei di Car lo , e che fof- 
fero aiutati i Vefcoui ne gli vfEtijloro, contragli he- 
retici. A quefta rifolutione con differenti fini di quei 
chepalefauano, con parole, econlettere , fioppofe- 
ro, e contradifTero il Principe d' Oranges , & il Con- 
te d'Hornoj dicendo , in popolo auuezzoàviuer libe- 
ramente, non douerfiin vn tratto introdurre feuera 
forma di vita , & ejGTer pericolofo ogni pailaggio da 
eftremo à eftremo, com' era quefto, che perciò eflen- 
do cofa di molta confideratione , doueua trattarfene 
fieli' adiipanza generale delle corti, prima ? he delibe- 
C 3 wrne, 



2,8 Jjloria di lerontmo Conejìa^gìo 

rame. Pareua, che quando non fi folTe trattato d'al- 
tro, che delle cofe del Concilio, come generah in tut- 
to il Mondo fé ne farebbero quietati, ma rofferuation 
de' decreti, e l'autorità de' Vefcoui) era fommamente 
abhorrita. Centra i decreti diceuano, cheT Imperado- 
re, & il proprio Rè gH haueuano molte volte modera- 
ti, & addolciti , vedendo non efl'er' à gufto de'popolij 
e che fé ciò fi era fatto in tempo, che lapuMica cala- 
mità non era fi vrgente , e che i popoh per le pratiche 
de'vicini, non fi erano dati à tante nouità, molto mag- 
giormente douerfi far' hora , che fi fentono tutti alte- 
rati, e non voler' in luogo di dolcezza vfiril rigore. 
Contra l' ordine dato a gouernatori d' aiutar'i Vefcoui 
ne'lorovfficijcontra gliheretici, diceuano effer'rag- 
gioneuole fouuenirfi, che le lamentationi,e le difficol- 
tàfiate fatte per tutto' Ipaefe, per l'introdutti onde* 
Vefcoui, non eilereftate fatte, peraltro faluo, perla, 
tema de' popoli, che fotto quella foprauefta fivoleffe 
introdurre qualche forma d'mquifitione , tanto a' po- 
poh odiofa; e che il moleflarh hora, per quefta via , fa- 
rebbe un pericolofo tentatiuo , & vn far riufcir vero ij 
prefagio loro. Faceuanoconfrare, che l'Imperadorfi 
Carlo,laReinaMaria,e il proprio Rè,per leuar i fofpet- 
tij e le paure a* popoli, e per conferuarli in i^aQ, haue- 
uano loro moke volte promefro,àbocca,&in Ifcritto* 
che mai in quei paefi non vi farebbe pofta forma al- 
cuna d'inquifitionej che perciò fi era mantenuto ilpae? 
fé in pace, ritenuti i fudditi àà non defiderar mutatione 
di ftato, da non cercar nuoue habitationi , conferuatc 
il trafico, eperconfequenza la contributione de' de- 
nari perla guerra , che fé non fi foffero à quefto mo- 
do ailìcurati, era da temere che rimaneffe il paefe dif- 
iiabitato, in preda di chi haueffe voluto aflàlirlo. Cour 
chiudeuano, che al parer loro, il Ré da quefte refolu- 
lioainon guadagnerebbe altro ^ faluo trauaglioper fc 

fteflb 



Libro Primo. ip 

j[le{ro& inquietudine perii paefe, con la perdita de gli 
animi deTudditijche fogliono aiienariì.qiiando veggo- 
no il lor Principe proceder'al contrario di quel che ha 
promefTo.e voler metter'il paefe in pericolo di cader- 
in mano deTuoi nemiciifì per la moltitudine di coloro 
che lì partiranno, come perla folpenlìone d'animi> ài 
coloro che rimarrannoi fenza che perciò fegua alcuno 
\ù\z alle cofe della religione, che volontaria, non for- 
zatafì ricerca. Che perciò farebbe megho attender la 
venuta di Tua Maeftà, che già lì preparaua , e foliicitar- 
ia, perche con la Tua prefenza lì metterebbe facilmen- 
te» quell'ordine die conuenilfe al feruigiodiDio, e 
di fua Maeftà, alla tranquiUità del paefe, ede'fudditi, 
e che ogii' alteratione col Reale afpetto di Sua Maeftà 
haurebbe pronto il rimedio. Il Principe d' Oranges 
foggiungeua, che fé pur' il Rè, e la Gouernante folle- 
rò rifoluti , di far elTequir quelli comandamenti fenz^ 
fofpenderli fin o alla venuta di Sua Maeftà, che per il pe- 
ricolo, in che lì metteua il paefe , egli haurebbe caro, 
che metteflein Olanda vn' altro Gouernatof in fuo 
luogo, il quale làpefTe meglio conofcereTinclinatio- 
ne de' popoli, e più atto di lui à tenerli in pace, & in ri^- 
pofo, e ciò per fuggire il biafìmo che gli potrebbe fe- 
guire, fé ne' paefì del fuo gouerno, nel fuo tempo for- 
gelTero tumulti. Che Sua Maellà, e Sua Altezza doue- 
uano bene efièr lìcuri, che ciò non fi diceua , per non 
voler vbidire , ò per voler viuere differentemente di 
quello, che dee fare ogni buon Chrifliano, poi che 
dalie fue attieni pafTate , haurà Sua Maeftà potuto 
conofcer l'inclinatione, e non hauer mai fparagna- 
to vita, ne beni per fuo feruigio, come delidera far 
fempre.A quefle ragioni del Principe, di lasciargli ca- 
rico , non fu dato luogo, perche efTendo doppia am- 
bitione il parer di fuggire quel, che molto fi appeti- 
rli; & tlTendo egh ftim^to huomo ambitiofo di goiiCf- 
C 4 Jiijfrt 



3 o Ijioria di leronìmo Conejìagffio. 

ni» fu giudicato, che parlafTe centra <]uel eh' haueu; 

reir animo. Onde non oftante tutte le contradittioni 

i Prelati, e Theologi, di ordine della DuchefTa fotte 

fcriffero il loro parere, per douer'elTer mandato ii 

Ifpagna ; di doue alVai toflo , venne noua rifpoftade 

Rè, con ferma rifolutione, che i decreti del Padre, ■ 

<5uei del Concilio inuiolabilmente lì ofleruaflero , pa 

rendoli forfè hauercompiacciutoi Fiaminghiaflai, ii 

liauer lor leuato dinanzi il Cardinale, cagion della ma 

la fodisfattion loro. Però non fempre rimouendo le ca 

gioni vengono rimofil gli effetti, che da quelle hann 

hauuto l'origine. Imperoche oltre che lo fdegno di c}U< 

Signori non procedeua totalmente dal Cardinale, m 

anche dalla paura della nouainquiiìtione, òpiiiro{ì[ 

dalle male fodisfattioni loro j fendofì da quelle ruoli 

tioniprefe, confìrmato ne gl'animi loro quel nmon 

cheil Principe vi haueua femmato, che'lRè volefi'e ce 

braccio della rehgione foggiogar ilpaefe, e rompt 

gliantichi lor priuilegi, ridottili à BrulTelles nella ca: 

de'Signoridi Culemburg, (con occalìone delle no7,2 

del Signor di Montigni)inlìeme molti di malfodisfa 

ti, quelli però che meno fapeuano lìmulare , conchii 

fero moki difcorlì, cheil Re procedeua con loro , pj 

tofto per ragion di fiato, che come amoreuole Rè; d 

che fpinti fecero , e fottofcriffcro di lor nomi , la f( 

guenre confederatione : la quale io metterò qui di p; 

rola in parola,per effer quella laScrittura, ond'hebbei 

origine tanti mali.Cóciolìa che doppo la douuta info 

matione, veramente conili , alcuni maligni huomi 

fotto finta imagine di religione, di fede Catholica, e 

vnione de'popoli non cercar altro faluo fodisfare all'ii 

fatiabile auaritia, ambitione,e fuperbia loro, e co dol 

parole hauerperfuafoilRè , checontra'lgiurameni 

fatto à Iddio & a' fuoi valfalli de' paefi balli) elpre' 

2ando le ragioni loro introduca in ellì, per forza con 

nuoi; i 



Libro Primo. 31 

nuouo giogo.quella maligna inquifitioncche non (b- 
lamente alla ragionej ma alle humanc, e diuine leggi 
è contraria, eccedendo ogni rigore , & ogni crudeltà, 
che per li paflati tempi habbiano vfato i tiranni, e gl'in- 
fedeb. Il che non potendo portare faluo difpreggiodi 
DÌO) perdita, e rouina di tutta l'inferiore Germania.ri- 
ducédo eflainquifitione fottola poteftàdeglmquifi- 
torituttelegiurifdittioni/acciédo gli habitatori mife- 
ri, e perpetui fchiauiiefponédoli continuamente ad eui- 
denti pencoli delle perfone, e de' beni j perciochefe 
vn prete, ò vno Spagnuolo', ò qual fi uogha altri hauelTe 
vogHa di nuocere, mediante cefi £itta inquifitione può 
accufare , carcerare , confifcar' 1 beni , e condur' alla 
morte, fauij . e virtuofi huomini , fenza che doppo dì 
colti in cofi fatto lac::io,fiano ammefTialle loro diffefe, 
ne pur vdite le loro ragioni. Per tanto noi fottofcritti 
ben confiderate, e pefate tutte quefte cofe* habbiamo 
giudicato, e giudichiamo.che'l douere, e la ragione ci 
oblighi vietare fi intolerabifimali, accioche, àguifa di 
preda, non fiamoefpoftià coloro che fotte ombra di 
religione,e d'incjuifitione fi sforzano col ianguejC con 
levitenoftre arricchirli. Perciò tutti infieme fermi, e 
pronti à fi buon'opera ci oblighiamo , e confolenne 
giuraméto promettiamo con tutte le i^oflre forze, im- 
pedire efla inquifitione, accioche in alcun modo fecre- 
ta, nepalefamente òfotto qualfiuoglia altro nome, ò 
colore di vifitatione, di editto, ò di mandato fi riceua > 
neconfentainqueftipaefii anzi à tutto nofìro potere 
ne fia cancellata, & eftirpata, come fonte, & origine di 
confufione, e d' ingiuftitia^ proteftando però, e facen- 
do certo dinnanzi à Dio, &al Mondo, non voler noi 
con quella confederatione in alcun modo macchinar, 
ne tentar cofa alcuna che polTa tenderai difpreggio di 
Dio, dell' autorità del Rè,ne de gli frati fuoi, fendo l'in- 
tentionnoftra mantener eflb Ré, e' fuoi (lati, confer- 
C j uaru^ 



,j, Iftoria di leronimo Conejlaggio 

uami politia, e buon' ordine , reprimendo quanto ne 
farà poffibile ogni feditione , e popolar tumulto. Li 
qualconfederatione promettiamo, e giuriamo volere 
inuiolabilmente oiferuare , e mantenere per Tempre, 
in quanto viueremo in quefto Mondo, e chiamando in 
teftxmonioDio Onnipotente fopra l'animce confcien- 
zenoftre, dinonmaicontrauenirui né in fatto, né in 
detto, né in altro modo alcuno Etacciò eh ella duri in 
perpetuo, e fia pm ratificata, e fermamente ftabilita ci 
promettiamo l'un 1' altro ogniallllìenzaconlaperfo- 
na» e con beni* e ci diamo la nano di non comportare 
che alcuno di noi fiamoleftato , né perfeguitato nella 
perfona, òne'beni , per caufa della detta inquifìtione. 
né di quefta confederatione. Il che fé pur accadelTein 
qualiìuoglia modo che fia, giuriamo di non abbando- 
narlo, né perdonare alle perfonc > né a beni noftri per 
aiutarlo, fenza alle2;are fcula veruna, non altramente, 
che fé ciò toccalTe alle noftre perfone propriej dal qual 
obligo no potremo fciogliercifotto niun preteftoj an- 
Jzi efpreflamente dichiariamo non potercene hberare> 
ancorché la moleftià fofle fotto nome di ribellione, 
non potendo ciò pretéderiì, doue l'origine procede da 
zelo di conferuar la gloria ài Dio, la Maeflà del Ré, la 
pace, e traquillità publica» difender le perfone, i beni,le 
jnoglijc' f^Iiuolijal che Dio, e natura ci obliga. Vo- 
gliamo anche, e ci promettiamo l'un l'altro che in que- 
lla, & in fìmili cofe, ogn'vno fia obligato conformarfi 
alla volontà,e configlio di tutti i fratelli,e confederati» 
e di quelli che à ciò faranno deputati i & haueremo per 
fermo , e vafido ciò che da eflì farà fatto , come fé col 
cófenfo commuuefoiTe flato ordinato.In teflimonio,c 
confermatione di quefta confederatione,& vnione in- 
uochiamoilSantifllmo nome di Dio viuente,Creatore 
(del Cielo, e della terra, come giudice, e fcrutatore de' 
cijori? confci^AZe* e penijerije cowje colui che conofce 



Lihro Primo. 5j 

efler tale, come habbiamo detto rintentione,e rifolu- 
tion noftra lo preghiamo humilifTimamente, che lì de- 
gni cócederne la gratia delloSpirito Tanto fucaccioche 
tutte le noftre opere habbiano buono» e felice effetto 
per honor del Tuo Tanto nome, per la pace.e tranquilli- 
tà publica, e per la Talute dell'anime noftre. Parue forTe 
à molti di coloro, che TottoTcriiTero quefta confedera- 
tione,non offender con effalaMaeftà Reale, con quel 
protefto, che faceuano di nò voler far coTa alcuna cen- 
tra l'autorità del Rè. né centra gli flati Tuoi, ma gli ani- 
mi rubelli,e l'operejche da efla naTceuano erano mala- 
geuoli à copnrfi fotto cosi fatte parolej certa coTa e, che 
fatta paleTe quefta cofederatione rimaTe aperta la porta 
per entrar nel paeTe Therefie, de 'vicini Regni. Fra tanto 
dalle controueriìe fra miniftri,e miniftn,fràla Duchef- 
fai e queftì Signori, che non erano molto Tecrete, dalle 
lettere della Ducheffa , e da quelle, che in ofTeruaticii 
delle Tue, iGouernaton Tcriflero alle città, da alcune 
effecutioni, che fi faceuano córra heretici, da quel,che 
lì andaua mormorando della confederatione non fola- 
mete nacquero fra le genti, non piccioli difcorlìj ma li 
IparTevoce nel popolo, &. in alcuni mal'informatima- 
giftrati, (forfè non fenzamduftria de'cofederati^che la 
commiilìone venuta dal Rè , fofle rifolutamente d'in- 
trodur nelpaefelaSpagnuolainquilìtione, cofa , che 
diede fpauéto ad ogni vno,e folpefe gli animi de'più fe- 
deli, perche quefto nome era diuenuto formidabile, fé 
ben molti lì conTolauano,crededo,che la nobikàjnelle 
città noi Topportarebbero,molti però diffidando, e pre- 
uedendo i futuri mali lì partiuano del paefe, con quella 
maggior parte de'beni, che poteuano condurre,infine 
quei popoU caderono dalle i^eraze c'haueuano conce- 
pute dall'andata inlfpagna del Còte. Onde come il più 
delle volte auuiene, che la religione lì corrompa nel- 
l'ignorante volgo, folamente per difegni di feditiolì, ò 

dico- 



5 4 Jjloria di leronimo Conefiaggio 

di coloro,chevoglionoò mutar lo flato, ò far particola 
vendetta, cominciò à uacillarlì quiui, non meno neli. 
Reale» che nella diuina fede: anzi non efìTendo anco 
rhere(ìe,in termine da no poterfi eftin guere pochi no 
bill col timor' , ò con l'ambition loro rebellatifì al Rè 
furono cagione,che molti plebei inganati iì rubellaro 
no à Dio. EreiTempio , che haueuano frefco innanz 
di quei Principi, e popoli, che in Francia con la plebe 
volta ànuoua religione contendeuano di pari col R4 
Carlo Nono, che fin l'anno del felTanta era fucceduto; 
Francefco Secondo fuo fratello, douette dar loro à ve 
dercnon hauer'i feditiofi maggior fometo,che'l popò 
lo difubidiente alla Chiefa; ne vi eiTer cofa, che da ti^n 
ììa abbracciata con maggior feruore, di quel, che fonj 
lenuoue iffttejmaflìme.fe pendono alquato verfolalr 
berta della vita. I vicini Franzefi mal vbidienri alla fed( 
Apoflolica, nò lafciauano di foffiar'in quefto fuoco pe 
accenderlo maggiormente, perche di là fi fentiuanc 
venir delle parole, e delle Scritture , che eflortauano 
Fiaminghi alla libertà, dicedo, che la feruitù era intole 
rabile, che perderebbero tutti i loro priuilegi ; che fa 
rebbero introdotto leggi al modo di Spagna^e che la fi- 
ne de gliSpagnuoli nò era akrQ,faluo per quella via farf 
afloluti padroni del paefe, de'beni, delle mogli, e de'fi 
gliuolid'ogn'vno Che non eradubbio,cheiprincipal 
mercatati fi ritirerebbero, che gli artigiani, e manifat 
turieri li feguiterebbero.e come, che la madre, e la nu- 
trice di quel paefe foffe la mercatura, partiti coftoro, < 
celiato il trafico vi fi morirebbe di fame. Con maggioi 
efficacia parlauano delìfe libertà dellaconfcienza, dicé- 
dcchelaFrancia non riconofceuail Papa,fe non quata 
àlei piaceua, che l'Inghilterra, la Scoria, Danimarca, la 
miglior parte deirAlemagna,con la Boemia viueuano 
in libertà, e che farebbe indegna cofa, che i paefi baflì>, 
che fiedono in mezo di cosi poteti vicini) ftatifempre 

franchff 



Libro Prima. ^y 

frachi, e liberi fi lafciaffero ridurre fotto il giogo di vna 
ratione ftraniera.Aggiunto>che non hauendo Fiamin- 
ehi nelle guerre feruito manco il lorRè,di quello, che 
habbiano fatto i Franzefi, non deono meritar meno di 
loro, e poi che alla Francia era ftata concelTa liberta di 
reli<^ione,parerragioneuole che anche à lóro fofle ec- 
ceduta. Perciò vlando i nobiH di quefto configlio per 
farfi potenti, àdifendef la libertà loro, andarono me- 
fcolando la religione con le cofediftato, elalorcaufa 
coH cjuella de' popoli, feducendoh', e fpingendoli à ru- 
more, & a totale ribellione. Egli évero che'l Principe 
fagaciiTimo huomo (il cui configlio feguiuanofjuali 
tutti gU altri, ogn' vno fecondo il talento ch'egH haue- 
ua) non dimoftrò mai à che fine egli tendeire3 and R- 
mulandofi gran feruitor del Rè pareua che fi dolefle 
de' mal prefi configli;e del danno che al Kè,8c al paefc 
ne potrebbe venire. Ma come le inclinationi per mol- 
to celate che fi tengano, alle volte bifogna che fi fcuo- 
prano, egfi più del fofito fi dichiarò, quando la Gouer- 
nante per metter ad effetto i comandamxenti del Rè 
fece publicar le fue lettere a' Prelati, Signori, eMagi- 
fìrati, perche all'hora più palefemente che l'altre volte, 
e con più fdegno da elTo Principe le fu rifJDofto , che'l 
Concilio Tridentino, il decreto dell' Imperadore, eie 
patenti di Spagna farebbero cagione di mouimenti, e 
di non picciole aiterationi in tutti quei paefi. La qual 
cofa, affermata anche con alcuna certezza dal Conte 
di Mega, al quale la Reggente credeua, la refe perplef- 
fa. Aggiùnto che il magiitrato della Città d'Anuerfa, 
le hauea mandato deputati à far fapere le pratiche che 
correuano nel popolo, e la mala fodisfattion generale. 
Perciò chiamato il Principe afe, che volontieri flaua 
lontano, e chiamati diuerfi nobili , li pregò divedere 
s'in alcun modo fi poteuano placar le cofe; ma come 
tutto fofle finto, perche U Principe fi mofiraua più 

pronto 



5^ IflorìaditeronlmoConeflaggio 

pronto al feruigio del Ré, di quel che'egli era, e la Du- 
chefTa fingeua di confidar di lui più che non confidana* 
iionnefegui effetto alcun buono; ond'ella non potè 
far* altro che conuocar gli flati del Brabante , chiamar 
i deputati di alcuna Città principali, auuertirli, ete- 
tierhinfede, ordinar' à gU esecutori de' decreti che 
li portafTero dolcemente , certificando ad ogni vno 
che l'intention del Ré non era di introdur nel paele 
rinquifitione.Maintanto, i nobili hauendo i popoli 
già alterati, fenza dar loro la fodisfattione che preien- 
deuano nella libertà della confcienza, né hauerla egli- 
no dal Ré, anzi facendoiì ogni volta maggiori, cosi i 
loro fofpetti come le diligenze di alcuni Vefcoui , ò 
come eilì diceuano inquifitori contra proteftanti, ri-» 
folfero dopò la confederatione far' vn' altra più mani- 
fefta dichiaratione. Onde nel mefè di Aprile dell' anno 
del Teflantafei fattificapidi tutti gli altri Lodouico di 
Naflau Conte fratello ài eflo Principe j Arrigo di Bre- 
deroda Conte della Marchia, i Signori di Vandem- 
bergh, e di Culemburgh, accompagnati da quafi cin- 
quecento nobili, e da molti plebei, a'quah promette- 
uano libertà ài religione, richieda, & ottenuta vdìen- 
za dalla Ducheffa, in prefenza del configlio di Stato> e 
de' Cauallieri dell'ordine, diedero alla Gouernante 
con troppa più arroganza,che non fi conueniua(fe ben 
con parole di humiltà} vna petitione fermata anche da 
molti principah,che per non efifere ftata ài minor dan- 
no, chela confederatione fi fofi[è, fi metterà qui ap- 
preffo. Madama, fi sa per tutta la Chriftianità quanto 
fia ftata grande, e così ancor al prefen te fia la fedeltà di 
quefto popolo, del paefe baflo verfo loro Signori, e 
Principi naturali, e come la nobiltà, che vi tiene i\ pri- 
mo luogo di lealtà, nonhabbia mai rifparmiato vita> 
ne* beni perlaconferuatione , & aumento della gran-- 
dejiza loro. La qua! cofa n^i humiliffimi vaflàlh di Sua 

Maeftà/ 



Libro Prima. 37 

Maeftà) uoglùmo continuare Tempre di bene in me- 
glio, onde giorno, e notte ci teniamo pronti, & app2- 
rechiaticonlavita, eco'beni per fargli humile ferui- 
gio. E vedendo hora, in quale ftatofi trouino le co(e 
diquefto paefè, habbiamo voluto più tofto metterci 
àrifchiodi recarmoleftia, chenafconierà Volita Al- 
tezza, quelle cofe, che col tempo potrebbero tornar'iri 
pregiudicio di Sua Maeflà, & iniieme turbarla tran- 
quillità publica , fperando, che l'effetto moftreràcol 
tempo, che quefio feruigio , che facciamo hora à Sua 
Maeflà dee efler riputato fra più notabili, onde ci per- 
fuadiamo, che Voflra Altezza il riceuerà con quello 
affetto , che noi il prefentiamo. Noi non dubitiamo 
punto, che tutto quello, che Sua Maeflà ha fatto, &al 
prefente ordina intorno all' inquifitione, e rigorofà 
ofTeruanza de' decreti fopra le cofe della religione, 
nonfia con qualche fondamento, e giudo titolo per 
continuare quello, che l'Imperador Carlo,di Altiffima 
memoria haueua con buona intentione ordinato. 
Tuttauia vedendo, che la differenza de' tempi, ricerca 
diuerfità di rimedi), e che da alcuni anni in qua, ancor 
ch'effi decreti non fieno flati rigorofamente fatti effe- 
quire, hanno però dato occafìone ad alcuni pericololi 
inconuenienti, veniamo à temere che l'vltima rifolu- 
tione di Sua Maeflà, perlaquale non folamentepro- 
hibifce di non moderar' in alcun m.odoi detti decreti; 
ma comanda efprefl'amente,che l'inquifìtionefiofTer- 
ui, e i decreti fi effequifcano, debba efier cagione no» 
folamente di aumentare effi inconuenienti , ma di 
mUouèr' vna generale fcditionccon pericolo della ro- 
tiina di tutto ilpaefe , e quello fecondo gl'indici) ma- 
1 nifcfli dell' alteratione de' popoli, che fi vedono appa- 
I recchiar da ogni parte. Perlaquàlcofa, conofcendo 
t noi ch-aramcrite, la grandezza del pericolo, che nefo- 
! praflà, iSchauendoiìnohoraafpettató, che folfe fatta 

conofcsr 



^t Jjlorta di teronlmo Conefia^gìo 

conofccr' a Voftra Altezza, per li Signori, ò per gli fta^ 
ti del paefej e mefloui rimedio, leuando via laTadice, 
croriginedel male, vediamo (per cagioni forfè à noi 
occulte) nefluno eflerfi mofTo; efratanto ài giorno in 
giorno crefcer'il male, di forte, che fentiamo quafi alla, 
porta vna generale feditione.Onde habbiarao ftimatOi 
conuenire all' homaggio, al giuramento di fedeltà, ai 
buon zelo, che habbiamoàS. M. &alla patria di non, 
più tacere 5 anzi farli auanti de' primi, adir quel che 
conuiene con certa fperanza, che S. M. pigHerà in 
buona parte quello noftro auuertimento. Perche do- 
uerà coniiderare , che ciò tocca à noi più d'appreflb, 
che à niun altro], per efler più efpofti à griuconue- 
nienti, & alle calamità, che fogliono nafcer da così fat- 
tiaccidenti, hauendoperlapiù partele noftrecafe, è 
beni fituati alla campagna , & efpofti alla preda di tut- 
to il Mondo. Oltre à ciò (e fi feguitafle il rigor de' de- 
tteti, comeS.M.efprefTamente comanda, nonfitro' 
uarànonfolamentetradinoii mane anche in quefti 
paefi perfona, di quale ftato, ò conditione fi voglia,che 
nonfiacolpeuole della confilcatione della perfona, e 
de' beni, e foggett9 alle calunnie di quel nemico, che 
per haner parte nella confifcatione, anderà ad accular- 
lo fotto l'ombra de' decreti, fenza, cheegH habbia al- 
tro refugio , che la fola difiìmulatione dell' officialci 
nella man del quale farà rimefia la vita, e i beni fuoi. 
Quefta confideratione, ne fa anche fupphcar, humilif- 
fìmamente Voftra Altezza , come la fupphchiamo per 
quefta, di volerui metter' ordine. E per efler colà tan- 
t'importante pregarla, che vogha il più tofto , che fiat 
polIìbile,fpedire àSuaMaeftà, huomo elprefTo ad au- 
yertirlo, e pregarlo humilmente da parte noftra, che le; 
piaccia prouedere, cosìalprefente, come all' auueni- 
re. E perche ciò non potrà farfi rimanendo eflì decreti 
pel vigor loro , poi che da eiU forgono tutti gli mcon- 

uementi; 



Libro Primo. 3 9 

uenienti , che gli piaccia trattar della riuocatione di 
efiì, la quale trouaràelTer neceflariapereuitare lato- 
tale roiiina , e perdita di tutto quefto paefe. Et accio- 
che Sua Maeflà, non habbia occafione di penfare, che 
noi (i quali vogliamo eflerle Tempre vbidientiflìmi^ 
trattiamo di frenarla , ò d'imponerle leggi à guflo no- 
ftro, Ccome per auuentura gli auuerfari noftri per com- 
modo loro> vorranno interpretarej doueràSuaMaeftà 
prouedere di nuoui ordini col confìglio , e col confen- 
timento di tutti gli flati generah, al qual modo fi rime- 
diaràà l'incon uenienti, per modi più propri) , e più 
conuenienti fenza euidente pericolo. Supphchiamo 
anche humilmentc Voftra Altezza , che mentre che 
Sua Maeftà intende nella noftra giufla domanda, & or- 
dina fecondo il buono, e giufto piacer fuo, ella proue- 
da à i pericoh con vna foìpenfion generale dell' inqui- 
fitione, e dell' eflecutione di ogni decreto, fino ad al- 
tro ordine di Sua Maeftà. Proteftando efprefTamente 
per quel,che à noi tocca di hauerfatto il debito noftro, 
con quefto auuertimento,di modo, che da hoggiinan- 
zi ci fcarichiamo in prefenza di Dio, e de gh huomini; 
dichiarando, che cafo, che per l'auuenire fucceda al- 
cuno inconueniente, difordine, feditione, reuolutio- 
ne, ò efFufione di fangue , per non hauerui dato rime- 
dio in tempo, che noi non poffiamo effer notati,di ha- 
uer taciuto cofi apparente male. Et in ciò pigliamo 
Dio, il Rè, Voftra Altezza, &i Signori del fuo confi- 
glio infieme con la noftraconfcienza, in teftimonio, 
che habbiamo proceduto come à buoni , à leaU ferui- 
tori, & à fedeh vaflaUi del Rè fi appartiene , fenza paf- 
far punto i termini del noftro douere; onde tanto più 
inftantemente fupplichiamo Voftra Altezza volerui at- 
tendere, prima, che altro malenefegua. Queftadimo- 
ftratione così palefe, e quafi tumultuofa, fu cagione di 
gran bisbiglio , e fondamento di grandi fperanze afe- 

D ditioG, 



4Ò Ifloria di teronimo Cónefletggio i 

ditiofi,e U Reggente vedendo cominciar l'efFetto def-l 
le cofe ftatele predette , commimicata la fupplica al 
configlio di iì:ato, & a Cauallieri del TofonC) e fentiti, 
Vari» pareri loro, rifpofe in iTcritto, e con indicio di tù| 
ttiidicàj in quella fentenza. Che ella haueua già prima 
co i Gouernatori delle Prouincie, e Cauallieri delTo- 
fonej penfato di cercar qualche rimedio alla modera^, 
tione de' decreti) che toccano alla religione, pertrat-lj 
tarlo con Sua Maeftà, echefperaua douerlo trouardi 
modo, che tutti ne haurebbero fodisfattione. Ma, che 
non potendo ella hora conforme alla richiefta loro ri- 
uocar le cofe commandate dal Rè, leuar via ne folpen- 
der' i decreti, ne conuenédo anche lafciar' i popoli fen- 
za legge in pericolofa confufione, hauea rifoluto man- 
dar' in Ifpagna perfona propria , per dimoftrar' al Rè i 
defiderio loro, e far quei migliori vfficij, che ella potrà» 
accioche fiano da Sua Maeftà compiacciuti, conformi 
aU'vfata, e naturai Tua bontà, eche mentre ne vieneL 
rilpofta, ella commandaràa'miniftri in quei luoghi, do 
uè ne rono,che procedino ne' carichi loro diTcretamé 
te, econmodeftia, accioche niuno habbia à dolerli 
confidando, che eglino fi gouerneranno anche di mo 
do, che non farà bifogno vfar rigore , prefupponend» 
fempre, c'habbiano intentione rifoluta,di non innoua 
cofailcuna, intorno all' antica religion Carolica , an2 
ofreru4rla,e mantenerla à tutto lor potere, co altre pii 
parole benigne.edolcijequeftepromefle furono con 
firmate da Cauallieri dell'ordine, e fcritte dalla Du 
chefla a Gouernatori delle Prouincie.Ma daeflarifpo 
fìa prefero quelle geti animo facendoul in ogni parte 
fradilorofopra difcorfi.e tato importa il cominciar' a* 
allentare, che crefcendo la licenza, fi fentiua in alcuni 
cafe fecretamente adunarfi de gU heretici alle cerimo 
rie loro. La Gouernante non folam ente, informati 
continuaméte il Rè d'ogni cofaj ma defideraua di mo 

(tri 



Libro "Primo. 41 

trare voglia d'informarlo, come voleuano gli auuerfàri 
iOÌ,i quali ridottili inlìeme, rifoluerono, cheiperfo- 
iaggi,ciie fi doueuano madar' in Ifpagna à perfuader al 
Le il tenore della fuplica loro, fofTero Giouanni Mar- 
hefe di Berges, e Floro Montmorenfi Signor di Mon- 
igni fratello del Conte di Homo, che vi andarono eoa 
oce^che fofTero mandati dalla DuchefTa.Pure come la 
onfcienzafia il vero teftimonio a confederati douete 
arerehaver peccato, e defiderandofenza emendarli 
dentar fede, e dar' ad intendere non douerfi lor'attri- 
uire le difubidien2e,che macliinauano de popoli,con 
ma dimoftratione fihaueuano appefo al collo l' ima- 
me del Ré, nel cui riuerfo lì vedeuano due mani prefe 
ilìeme, con lettere, che infofìanzadiceuano, fedeli 

10 alla fine. EgH è vero, che in tanto numero di nobi- 
.elfendouenecome fuole auuenire molti ^icuani in- 
;lenti, e di poco giudicio, incorfero in alcune attioni 
li, & indegne di cosi nobile adunanza, perche alcuni 
attaccauano le code di volpi al capello , altri porta- 
ino alla cinta zucche , ò vafi da vino j vno intagliaua 
pra le vefti vn falfo di làette, vn altro portaua al col- 
le bifacciC) e fé ben pareua, che foflero cofe ài ce- 
liti fignificati, pur la pi u parte di loro medefimi non 
jeuano ciò che fivolelTero dire> le quali cofe ag- 

; unte ad alcune licentiofe parole,che an dauano fpar- 
I ndo, faceuano temere di maggior difordine. Con- 
|j, che vedendo la DuchelTa dalla fineftre vnaquan- 
làdiquellifupplicanti, che tutti ad vn modo fi erano 
ftiti di bigio, con bizarre foggie, diccfTe con parole 
liue al Signor di Barlamont (che era flato di pare- 
! che non fi douelTero fentire) coloro parer Gueux> 
I e in lingua inora vuol dir mendicanti > la qual paro- 
i fu da eCTi prefa in rifo, e trouandofi in vn conuito cf^ 

11 uene ftato vno, che beuendo in vn fcodellino di le- 
|i.o> di quelli, che fuole portar chi domanda elemo- 

D h fina 



^ % tjloria di leronìmo Coneftaggìo 

lina gridafle viuano i Gueux , che fu da tutti applaud 
to attacandofi ognivnoin fegno di confraternita vi 
di quelle fcodeliine alla cinta, dal che prefero quef 
nome Gueux, che hoggidì dura in quella lingua. 
Principe d'Oranges , principale ingegnerò ài quei 
'machine, vedendo cominciar'idifordini, moftrandi 
mal fodisEuto cosi del Rè, come de' confederati, eh] 
fé alla Duchefia licenza, & al Re ki& , ài nuouo e 
inftanzache volelfe fgrauarlo da' carichi, ch'egli hau 
uà, penfando, forfè, à quefto modo fcufarfi,ò dar' ad: 
tender alRè lo fdegno fuojonde da quefti principif.c 
no facili da cógetturare i futuri mali, e la cagione die 
I quali nò tardarono moIto,perche fendo tutto coni 
e tutto pieno di bugie, gli ordini della giuftitia dei 
méte el]equiti,di grado in grado andauanopeggior. 
do le cofe, fpargendoiìdairinftabile popolaccio m( 
bugiarde nouelle, tutte tendenti à difordine, & àft 
tione } unde nacque falfo grido , che i Cauallieri 
Tofone haueaano rifpofto alla DuchefTa, niuno doi 
effer gaftigato per caufa di religione , fino à tanto 
dal Rè , e dal configlio generale de gli ftati, no 
fofle dehberato fopra , la quale imaginata libertà f 
fcorrere la plebe in difordini palefi, e d'importap 
Ma vi fu maggiormente fpinta , da vna aduna 
de' confederati fatta àSaintron, luogo del Vefcou 
Liege,doue akuni affermano che folTe rifolutocoÉ 
predicatori heretici, e mouer' i popoli contra le chi^ 
onde dalle diligenze che fecero fare, e dall'eflerui -' 
che corfi al rumore della Germania fuperiore, di F 
eia, e d'Inghilterra di molti heretici,cominciaronc 
mefe di Giugno di feflanta (^i^ mal grado de'm '«i 
ftrati, à fparger l'opinioni loro, predicando in diu f«| 
parti, mafiìme intorno alla Città d'Anuerlà ne' Vii ;- 
gi, & alla campagna,con gran concorfo ài popok r- 
• mate } fé ben veramente nell«i Contea di Fiandi i 

piH 



Libre Trim»^, 45 

irìma che in altra parte dato principio al difordine. E 
uefto elTempio fu aflài tofto feguito in quafi tutte 1 ai- 
re Prouincie, Te ben' alcune città come Bruges, in 
•landra, Brufelles in Brabante, & alcune altre fi tenne- 
o falde. Voleua rimediarui la Gouernante, cviH affa- 
icò alTai; ma tutto in vano» perche il far' adunar alcuni 
larticolari configli foprala moderatione de' decreti, 
Ifarnede'nuoui. lo fcriuer alle principali Città, &a* 
}ouernatori delle prouincie, che s'ingegnalTero di re- 
dimer' i tumulti, elefeditiòni, lepeneimpoftea'pre- 
icatori,! commandamenti fatti, chei foreflieri vfciC. 
srodelpaefci ne anche le taglie impofte a' più fedi- 
iofiheretici giouarono punto , conciofia che imagi- 
irati temendo il furor della plebe già auuelenata dalla 
cenzadelviuere, non ofaflero tentar refTecutioni. Et 
ra ftrana cofa vedere quanta forza hauelTero le parole 
ora di vn Sarto, horadi vn Tintore, che fattifi con 
rofontuofa ignoranza predicatori di quella feta , fi 
irafcinauano dietro tutto il popolaccio, Parue , chei 
aandar in Anuerfà vna perfona principale douefTe 
jiouare, fendo quiui il rumor maggiore, epiùquanti- 
ì di feditiofi che nell' altre parti , perciò la Reggente 
i mandò con poca gente il Conte di Mega, che doue- 
aefler feguitato con più gente da quel d'Aremberg> 
ccioche co' cittadini hauelTero cura di quella Città, 
natrouatoui potente la parte heretica col Signor di 
ìrederoda fautor di efTa, che vide mal volontieri la fua 
enuta, nonfiaflicuròdiftarui difarmato, onde par- 
endofi crebbe il difordinc. Perche temendo quelle 
^enti, ch'egh vi tornaflemegho armato, fi miferom 
guardia, e fi fecero con l'armi tanti infoienti, che pre- 
lì. occafione dall'arderfi difgratiatamente certe calè» 
tetterò permetter mano nel fangue, fé la prudenza 
lei magiftrato non vi haueflc dato rimedio. E verame- 
:e fu cola pericolofa; perche fi come nella pace, e nel- 

D 3 b quiete 



4 4 Iftoria di leronimo Conefla^gio 

la quiete vagliono molto quelli, che di buone» e di I 
deuoli diTcipline rifplendono cosi nelle difcordie, 
ne' tumului, hanno più forza, e più poflacza coloro, ci 
di tutti gli altri fon più fcelerati. Nondimeno dalle v 
ci loro, dalle fcritture, che erano fparfe, ficonofce 
efler quiui i Carolici in gran pericolo,onde molti fé 
partirono, & altri mandarono fuori le più care cofe 
Tebe dall' efTerui poco appreflo andato ilPrinciped'C 
tanges,di ordine delia DuchelTa, che ne era fiata richi 
fta dal magiftrato, cefsòil timore, e la fua prefen 
quietò alquanto le cofe , non cefTarono però le pre* 
chej anzi con maggior feruor, che mai vi fi attendei 
perche il Principe non vi fi oppofe molto, e fé ben \ 
uefle voluto,non potea forfè vietarle; no eflendo p< 
iìbile ritetier'il corfo allo fpronato cauallo , quando 
gli è leuatoil freno. Adunaronfiin qnefto tepo diue 
volte molti de' confederati à Turdon , dapoi a Duf 
piccioli luoghi del Brabante, per trattar delle cofe 1 
rojdoue fempre haueuano piene le mani di lunghe fi 
pliche de'proteftanti, (cosi chiamauano gli hcreti 
chelipregauano à continuar nella protettion loro, 
efla adunanza mandò la Duchefla il Duca di Arf( 
(quelli non era nel numero de'confederati) & il Cor 
d'Egmont, per procurar, che fifaceflero cefTar le pi 
diche della campagna,in quanto veniua licenza di Sj 
gna di far* adunar' il configlio generale de gli flati, } 
cófultar della fomma delle cofe, e che volefTero rep 
nier l'infolenze de i fettarij, acciò che non fi potefTe > 
re,che le loro fuppliche fofTero cagione di prediche 
di populari tumulti. Prometteua ella di nuouo fufpe 
der' i decreti.e non douer pigliar Tarmi contra diloj 
fé però effi fé ne fleffero quieti, efopra ilorodifpari 
fifcriffero, dallVna parte , e dall' altra molti capite 
con più confufion,che ordine, Moflrando però fem| : 
hi DuchefTadi attender la rifpofta di Spagna. Mas 

uenc 



Libro Trimo. ^^ 

nenga, che alcune cofe foflero accordate^ i confede- 
rati ne prometteflèro di moke altre , era, tanta la difE- 
denza,che haucuaTuno dell altro; tante le lamenratio- 
ni de nobili, che fi doleuano di mancata fede, delle fe- 
crete machinejche laGouernante faceua,alienando gli 
amici, e parenti dall'amicitia loro, che non ofì:ante,che 
anche poi in Anuerfa , & à BrufTelles fi adunaflero de- 
putati à trattar di quietare le cofe, non vene fu fatto al- 
cuna di ftabile fondamento, fé ben i confederaci affer- 
marono poi efièr ftate mal feruace alcune promclle 
loro in quefto tempo fatte. In tale ftato haueua l'am- 
bitione, e il timor de nobili ridotte le cofe} onde cre- 
fcendo ogn'hor gli heretici. Se il feruor di eflì, fi acco- 
ftarono alla Città d'Anuerlà con le prediche, e ne fece- 
ro in vn giorno fette in diuerfe hngue;alcune fecondo 
la fetta di Lutero, alcun'altre feguendo quella di Calui- 
no. Il Principe d'Oranges, ch'hauea cura di tener quie- 
ta quella Città, vifiaffaticauaafTai, eparendogli,che il 
portar l'armi in cofi grofife adunanze , come erano 
quelle che fi faceuano alle prediche, potelTe portar di- 
fordine trattò di far, che fi deponelfero, e già con de- 
ftrezzal'haueua ottenuto. Mail DrofTartdi Brabante» 
che come capitano di campagna, hauendomeilìin- 
fieme alcuni caualh, e genti à piede; non so fé difuo 
moto, òdi ordine della DuchelTa, fi lafciò vedere in 
quei cotorni,onde i Settari vennero in timore, che co- 
ftui mentre, che fé ne fleflèro alle concioni della cam- 
pagna,vole{re aflalirfije che à quefto fine foife anche il 
volerli difarmarejperciò tornati con niinaccie a pigliar 
l'armi, non pareua pofllbile fargfile dep onere, e tutto 
che il Droffartfoire fatto ritirare , non perciò fi quie- 
tarono , e quefta febre era aiutata da alcuni maligni, 
che godendo della difcordia, e della difimione, fpar- 
geuano perniciofe nouelle, e diabohche fcritture, per 
mettere in maggior timore i fettarij. Per rifoluere 

D 4 ciò 



^6 JJioria di leronìmo Conejiaggio 

ciò che fi haueua à fare,per quietar quefti difordininon 
baftaua Tautontà di eflb Principe; anzi alcuni modelli 
daluipropofti, di introdur vn grofTo prefidio, perfi- 
curezza di ogni vno , & altri cofi fatti modi furono ri- 
fiutati, perche conueniua, che il prefente e'I preceden- 
te Magiftrato della Città, i capi de' fettari,i maeftri de* 
quartieri, i Decani, come effi dicono, ò fia Confoli del- 
ie confraternità dell'arti, i Deputati delle nationi mer- 
cantili, eilClerofimetteflero infiemcper deliberar- 
ne, perche tutti quefti haueuano l'armi in mano, eia 
fattione loro potente; onde l'accordar con vna parte 
fenza le altre era vn far nulla. Non lafciarono di efler 
più di vna volta infieme i ma per la diffidenza, che era 
fra di loro, non fi faceuacofa buona, perche niuna di 
quelle parti confidaua dell' altra, e non folamentegli 
heretici non fi fidauano del magiftrato, ne eflo de' fet- 
tari; ma tra propri) heretici non fi fidauano l'vn dell'al- 
tro, perche quelli della confeffion di Ausborg non era- 
no d'accordo con quelli della religione, chediceuano 
riformata, di modo , che per quefte difficoltà il difor- 
dine andò fempre crefcendo, maffime , che fi comin- 
ciauano à fétire alcune nuoue,che laDuchefiTa prepara- 
la genti,per timor dellequali,coloro,che tumultuaua- 
no, vigilauano, minacciauano,e s'irritauano maggior- 
mente, ondenonfolamenteilfardeponer l'arminoa 
fu poffibilejma diceuano hberaméte,che fé non hauef- 
fero altra ficurezza delle perfone loro , che non ande- 
rebbero alla campagna^ ma introdurrebbero i predi- 
catori nella città. Quefte infolenze erano maggiori, e 
minori fecondo la prefenza del Principe, perche effen- 
do egli vna volta chiamato alla corte à BrufTelleSje 
conuenendogli vn' altra andar' à Dufflè , doue erano i 
deputati de* confederati, non era quiui continuo. Du- 
rarono quefti rumori tanto , che il giorno della Afcen- 
fion della Madonna? giorno in quella città di fefta , di 

diffolu- 



Libro frimo. 47 

3iflolutionc . e di ebriezza, efTendo portata l'imagine 
iia in procefiìone per la città,coine fi foleuajfù da mol» 
ifcopertamentederrifa, e beffata queir attione con 
3rutte,e difoneftc parole, quafiin prefenza del Princi- 
)e d'Oranges, & Tenza caftigOjfe ben alcuni vogliono» 
he da vna feneftra del palazzo publico , doue egli era, 
lon fentiile le voci,e da altri non gli foflero riferte.Ma 
jartitofieffo Principe crebbe si l'audacia di coltoro> 
he nel Domo della propria città, facrato alla Beat:^ 
/ergine, il ventèlimo giorno d'Agofto afcefe nel pul- 
ito con dishonefte, & abomineuoli parole vn Laico,à 
Touocar fcortefemente i Sacerdoti alle difpute 3 ilche 
eduto da alcuni Catolici, e Ipecialmente da vn ardito 
marinaio montato fui pergamo il £qcq per forza fcen» 
ere. Ilchenon potè feguir sì quietamente,che non ne 
Drgefle tumulto per tutta la città^perche adunatifi vna 
sccia d'huomini pronti à tutti i malefici , già prima à 
io preparati,preia l'oecafione commciarono ad afTalif 
i Chiera,romper l'imagini^abbatter gli altari.c profa- 
ar le cofe Sacre con incredibil furore, e fenza refiften- 
a alcuna. Onde quella cafa di Dio, vna delle più belle 
el Mondo d'edificio, d'ornamenti, e di pitture, doue 
5 fomma folennirà fi foleuano celebrar gli vfficij diui- 
i, fu fatta da quegfi tempi in poche hore vna ipelunca 
a ladri. Venne la notte dalla quale fatte quelle genti 
ncorpiù ardite fcorfero tutta la città, & anche poi i 
'illaggi all'intorno, facendo ilmedefimo in tutti gl/i 
Itri tempi), emonafteri, e quando già nontrouaua- 
10 cofa Sacrata, contra la quale potefTero incrudefire^ 
ì voltauano à fpandere, & à rouinare tutto ciòì che pa- 
cualoro, chea'SacerdotipotefTegiouarej percioche 
[ielle cantine delle Chiefe, e ne' Conuenti de'Frati^ 
j liilìparono le vettouaglie, e tutto ciò , che trouaronp 
nuitandoireligiofià goder coneffidi quella libertà. 
.eMpnache con l'ofcuricà della notte in cpsiimpenfar 
D 5 toac- 



'^X IJìoria di leronìmo Coneftaggh 

to accidente furono in non picciolo pericolo j mah 
più parte fra'l Tacco, e la deftruttione delle loro Chiefc 
fé ne fuggiuano meze nude a'parcnti. Quefto difordi- 
ne,come cofapnnia penfatajauuenne in vn medefimo 
tempo in quafi tutte leProuincie di quello ftatoi perche! 
cominciando à Nimega nella Gheldria, andò poi fcor- 
rendo à Bolduc, Malines, Gante, Tornai, Valencienes, 
e cosi di mano in mano, in quafi tutte le città, con più. 
e menodifordine, fecondo il numero, che vifitrouam 
di fettari. Perche in vn luogo fitcneuanopiù» che ir 
vn'altroj da vna parte erano (cacciati, da vn'altra torna- 
uanoà entrare; hora vietauanoifacrifici nelle Cliief^ 
horavolontariamenteliconfenriuano; vna volta car 
cerauano, vn'altra erano carcerati, fpelTo faceuano ac 
cordi,tofto rompeuano ipatti,t^ttoinconfufo,folame• 
te nel paefe d'Hainault, Artois, Namur, e Lucemburj 
' rimafero le Chiefe nell'efler loro. I Carolici ftauano h 
ogni luogo in timor delle vite loro,perche vedendo gì 
heretici con Tarmi in mano (ènza repugnanza, farfi le 
cito ogni cofa, dubitauano con la furia, e con l'ebbria 
chezza efler nemicheuolmente aflalitij malefler tutt 
d'un fangue, e d'una lingua li douete tenere; fé ben al- 
cuni Sacerdoti vi furono mal trattati. Con tutto ciò ma 
rauigliofa cofa fu, vedere il picciol numero, e la quaHt; 
di colorojche fecero fi graue ecceflo, perch'erano fen- 
za capitano fi pochi, e si vili, che la minor parte de' Ca 
tolici di qualfiuoglia Città era badante ad opprimerli 
fé fi foffero armati. Ma l'andarfi induftriolàmente pu 
blicando quelle cofe efler fatte di ordine del Cont( 
d'Egmont, e d'altri principali fu anche cagione, ch( 
nefluno fi oppofe à quella plebei perche, fé ben molt 
conofceuano quelle parole effer dette falfaméte, non 
dimeno fendofi pur prima veduto, molti de' grandi ha 
uer dato fuppliche fopra le cofe della religione, e con h 
Couernanteefrerneindifcordia > nonfapendobena 

certo 



Libro Primo. 4^ 

certo , doue la cofa venifTe , nelTuno in dubbio cfàua 
metter mano air armi. Lagrimeuole cofàera, veder 
quelle Città,chefoIeuano eflerreligiofe , quiete, e re- 
golate) dalla propria forma trasformate^ piene di varie 
fette,tutte arme)e tutte confufìonijfenza apparirui fac- 
cia,ne|forma di giuftitia. I fettarij, gente plebea, rotto 
ogni freno di vergogna , prelentarono fubito fupplica 
a'magiftrati,humiliandofìafrai,& offerendo giurame- 
lo di vbidienza, & obligo, di pagar gabelle, & impofì- 
tionirdiccuano che idifordini feguitijnon erano flati di 
volontà loro; anzi che li abbhorriuano , emeritauano 
ciTer gaftigati, e che cofì farebbe da loro miniftri pre- 
dicato. Chiedeuano di non efler'aflretti nelle cófcien- 
2e,ne ingiuriati nelle perfone, e domadauano, che fof- 
fero deputate alcune Chiefeperreflercitio della loro 
religione. A quelle, & ad alcune altre cofe, che conte- 
neuano le loro domande, come che i magiftrati folle- 
rò anche eflì alquanto corrotti, non fu rifpofto come iì 
douea;ma ritornato il Principe d' Oranges in Anuerfa, 
mandato dalla DuchelTa formaronfi in quella Citta di- 
uerfi capitoli,ne'quali fu lor conceduto luoghi da pre- 
dicare, e proueduto alle ingiurie>& a'romori, che po- 
tefTero feguire perle diuerfe lètte, con altre meno im- 
portati dichiarationi.Ma come che i rimedi non fofle- 
ro migliori, che i difordini, & ambihaueflero fé co co- 
giunto cofì il difpreggio diDio,come quello della Go- 
uernante, ella non ne rimafe con meno fdegno , che 
paura, e temedo vna generale folleuatione de' popoli, 
penso ritirarfi à Mons Città forte, e quafì frontieraj ma 
dal Cote di Mansfelt, e da alcuni altri fedeli fu ritenuta. 
E il Principe d'Oranges, Conte d'Egmót, e d'Homo la 
perfuadeuano à non partirli di là, né far mouimento al- 
cuno, certificadola che perderebbero tutti più tofto la 
vita,cheropportare,che ellariceueflè difpiacer alcuno, 
e quelle parole no fono fiate poi poco pefata da coloro 

che 



I o Ijloria di Uronimo Conejlaggto 

che han voluto confiderarcfe quefti fignori haueuano 
intentione di farfi patroni del paefe,ò nójperche fé tale 
fofle fiata l'intétion loro, par che doueflèrohavercaro 
laritirata,an2ÌlafugadellaGouernante,enondiruader 
la>perciò parue come habbiàmo detto di foprajche non 
haueflero rifoluto alcun fine certo al quale tendeflcro. 
Era ella venuta in quello timore j perche fi pareua di' 
farraara, circondata da tradunentije dainfìdie^i popoli 
quafì tutti alterati, erubelli, i nobih eflerle intorno 
con finti uifi ? perche fé bene di alcuni fi afficuraua, di 
molti dubitaua,e quelli erano di maggior autorità che 
gl'altrij confiiltaua con quei, che flimaua più fedeH, fa- 
ceua adunarne in configlio maggior numero , e non 
era di picciolo impedimento al quietar le cofe refTerfi 
intefO) eh' elTendo arriuati in Ifpagnail Marchefe di 
Berghes, & il Signor di Montigni Ambafciadori al Rè 
non fofTero flati accettati come fi haueuano creduto 
douef e efTere , perche fenza darlorrifpofla alcuna ri- 
(oluta li andaua trattenendo alla corte» e quando lor 
daua vdienza rifpondeua parole ambigue» cheindica- 
uano pili tofto fdegno, che buona volontà. Ma fé que- 
fle rifpofle del B,è, fé quello modo di trattare con per- . 
fone di quella qualità , e mandate à negocio di tanto 
pefo procedefTe dalla pura volontà fiia , ò da quella de 
miniftri fiioi, non è facile à penetrare,perche fé ben'e- 
gli inclinaua affai à compiacer i Fiaminghi , e di elfi fi 
jfèruiua volontieri , era però molto zelante nelle cofe 
4ella religione, ma gfi amoreuofi della patria diceua- 
jio, che fé il Cardinale Granuela, alquale il Rè credeua 
^fTai filmandolo prattico di quei paefi, Thaueffe confi- 
gliato fenza mira alle particolari paffioni, fi farebbero 
fijuelie cofe per auenturaincaminate meglio. 

Il firn del primo Libro, 




LIBRO 

SECONDO. 

A Gouemante doppo lunghi configli , in 
^SM quello tempo, che fu in Agofto di fefTanta- 
Cei, fece chiamar' i nobili, dicendo, che ha- 
ueua hauuto la rifjjofta di Spagna à gufto lo- 
ro,e che il Ré fi contentaua compiacerli delle loro do- 
mande, accettando in buona parte, così la fupplica 
prerentata,come il compromeflojò vogliamo dir con- 
giura.e di ciò per lor ficurezza diede loro lettere paten- 
ti , in ampia forma figillate , e fottofcritte di fua ma- 
no, che fi metterano qui appunto, per eflèr poi nato 
fopra il tenor di effe qualche difcordia. Margarita, per 
la gratia di Dio Duchefla di Parma, e di Piacenza, Reg- 
gente,e Gouemante perii Ré mio Signore, nepaefi di 
quàitutti quelli,che le prefenti vederanno,faIute.Con- 
ciofia cofa che gran numero di gentil'huommi di que- 
lli paefi, vniti infieme ne habbiano prefentato nel me- 
fe di Aprile paflàto, certa fupplica, accioche piacefle à 
Sua Maeftà leuare , 8c abohre l'inquifitione , e'decreti 
così vecchi, comenuoui, che dicono eiTer troppo ri- 
gorofi , e perciò non poterfi eflequire , e che in luogo 
di elfi ne faccia de gì' altri, col parere, e confentimen- 
to degliftati generali delpaefe. Richiedendo che la 
detta fupplica mandaflìmo à Sua Maeftà per efTer ifpe- 
dita, fopra la quale hauendo noi hauuto diuerfe grandi 
confulte co' Gouernatori delle Prouincie, Cauallieri 
dell'ordine, configlieri del configlio di ftatOy e del pri-- 
uato di Sua Maeftà habbiamo rifèrto il tutto al Rè col 
'parer noftro;e perche ci pare che i detti getil'huomini, 
'potrebbero haucre qualche fcropoIojC dubbio, cheSua 
Maeftà non accettafle in bene la detta fiipplica, e il c6- 
promeflo che infieme fopra ciò hauelTero fatto,có quel 
'più; che è feguitoje che quefto dubbio potrebbe cflere 

cagione 



ji Ijioria di leronimo Coneflaggio 

cagione di maggior male , e tumulti di quefto paefcé. 
Noi eflendo di cjuefto parere, habbiamo anche richie- 
do S. M. fìa contenta dar loro lettere di ficurezza, ac- 
Cloche per quella cagione neli'auuenìre non fìa loro 
imputato cofa alcuna; fopra il che Sua M. ne ha dichia- 
rato l'intention fua. In conformità della quale noi de- 
fìderando il bene» ilripofo, e la tranquiUità di quello 
paefe, e mantenerVoIontariamente elfi gentil' hu omi- 
ni, vbidienti al feruigio diSuaMaeftà conforme ali obli- 
go, che hanno tanto da natura^, quanto per giuramen- 
to come fi fono ofFerti,habbia mo da Sua Maeftà, e co- 
me Reggente, e Gouernante generale ài elfi paefi col 
configlio de'Gouernatori, CaualHeri dell' ordine,con- 
figlio di flato, che flà apprefTo di noi dato per loro ficu- 
rezza lofcritto fegnatodiman noflra nella forma , e 
maniera feguente. SuaAltezza ha fatto ritornare i gen- 
tirhuomini fupplicanti il ventefimo giorno di quello 
mefe diAgollo,per dar lor rilpofla alla fupplica prefen- 
tata , & hauendo in quello medefimo tempo hauuto 
lettere di SuaMaeftà potrà darla loro più certa,e più af- 
foluta. Primeramente dichiara, che Sua Maeflà hauen- 
do rifguardo àquel, che Sua Altezzalehafcrittocol 
parere de'Signori Cauallieri deirordine,e del configlio 
di flato, e priuato fi contenta, che l'inquifitione, della 
quale fi dogliono, ceffi. Secondariamente, Sua Maeflà 
confente, che fi facciano nuoui decreti; ma non è an- 
cor rifoluta,fe debbano farfi per la via de gh flati gene- 
ralii nondimeno Sua Altezza fpera con le prime lette- 
re , hauerne la rifolutione fecondo Sua Maeflà le ha 
Scritto, e di nuouo fi adopererà, accioche voglia con- 
defcenderui, come ha fatto per dupplicate lettere. E 
quanto alla fìcurezza, che per l'ultime fuppliche loro 
richiedono,che SuaAltezza era rifoluta darla come po- 
teuaj ma hora può meglio afficurarli,vedendo, che Sua 
Manila vi confenc^} bruendole dau aucgntà n^H^ ^or- 
ma, e 



Libro Secondo. j^ 

uà, e maniera , che parrà à lei conuenire. Perciò dice, 
; dichiara, che Sua Maefìà defìderando leuar'iUbfpet- 
:oà tutti coloro» chepoteflero penfare, che ella foflc 
di loro male informata , e di leuar à tutti h diffidenza> 
:aeione di quefti tumulti, volendo vfare della Tua cle- 
menza abbhorrendo ogni afprezza, fi contenta cheSua 
Altezza per leuar' ogni difficultà lor dia le lettere con- 
Lienientiiin quella forma, che à lei parrà conuenire,per 
loro maggior ficurezza, per le cofe paflate, ccn cjuefta 
Derò, chefiregulino come buoni, e leahvafTalh, e 
cx^o'etti di Sua Maeftà, confidando, che non manche- 
anno al debito loro, come Sua Altezza douerà vedere, 
ì poi ch'eflì hanno piena, & intiera fodisfattione Sua 
\ltezzanon rifiuta l'offerte , chediuerfe volte hanno 
'atto, di adoperarfi in feruigio di Sua Maefìà , e di Sua 
altezza, per il bene, ripofo, e tranquillità delpaefe, al 
:he il debito di fedèltà.e di natura gl'obliga. Perciò in- 
;ende che le diano la fede, che non faranno, ne procu- 
eranno direttamente, ne indirettamente cofa alcuna 
:ontra fua Maeftà, fuoiftati, paefi, e fudditi, anzifì 
idopereranno intieramente à fare tutte, & ogni vna di 
quelle cofe, che buoni, leali vaffalli, & fudditi fono ob- 
igati alloro fupremo Signore, e Principe naturale. 
Dnde aiuteranno con ogni loro potere, e con buona 
■ede ad impedire i tumulti , e mouimenti prefenti: 
affreneranno la folleuatione del popolaccio i procu- 
eranno che ifaccheggiamenti, ladronecci, ruinedi 
Chiefe, e di Monaftcri in ogni luogo celTinoi e faran- 
no alTiftenti à fare caftigare coloro, che hanno fatto fì- 
mih facrilegi.oltraggij&abbominationi.Non confen- 
tirannojche alle perfoneEcclefiafìiche,miniftri di giu- 
ftitia, gentil'huomini né ad altri fudditi, e vaifalii di 
Sua Maeftà fia fatto alcun torto : fi forzeranno eoa 
rutto l'animcche l'armijche ha in mano il popolo(d5- 
ie unti mali fi fono cgmmefli, e li poiToao commet- 
tere) 



i 4 Ifioria di leronimo Conefi aggio 

tere) fiano fubito pofate , e meffe al ballo. Faranno 
lormeglio,& ogni buon' vfficioj per impedire, che 
prediche non fi facciano ne' luoghi doue non fono ft 
te fatte, & in quelle parti, doue fi fanno, impedifcah 
che non vi fi vfino armi , feguano fcandali, e difordi 
pubhci. Quanto al refto fi adopereranno, & aiuterai 
no conforme all'obligo, e giuramento di fedeltà, e 
hanno verfo Sua Maeftà à ributtare ogni foreftiere q 
mico, erubellodelRè, e della patria. In finefarani 
il debito loro , per il credito che poiTono hauere ci 
quelh, che hoggidì fono alterati per la religione, e p- 
altre cagioni, per fottometterfi à quello, che da S.Ma 
fìà col parere de gH ftati generah, per il bene della re 
gione, ripofoj etranquilhtàdielTa farà ordinato. Pe 
ciò facciamo fapere, che confiderate tutte le cofef 
pradette, conforme alconfenfo, e volontà di fua Ma 
ftà potere, e commandamento , che habbiamo i 
quella. Noi al nome, e per virtù di elfo poterchabbi 
mo promeflb, e promettiamo per quella, che per e 
gione de' fopradetti fupplica, e compromelTojCp 
quello, che più éfeguito fino al giorno dihoggi , ne 
faranno colpati da fua Maeftà,nè da noi in cola alcun 
e ciò mediante il giuramentOjefede.ch'effigentirhi 
omini tanto per loro , com per gl'altri confederai 
ne hanno fatto, conforme à i punti , & articoli qui fi 
praefpreflì, che fi fono obligati oiOTeruare. Onde r 
chiediamo, & ordiniamo per parte di S. Maeftà à tut 
i Gouernatori, CauaUieri dell'ordine, configlio ài ft. 
to, capi, prefidenti,e configHo priuato,& à tutti glii 
tri minifixi, & Officiali di Sua Maeftà à chi appartien 
che queftaficurezza mantengano , e facciano mant 
nereinuiolabilmentcperfempre, lafcino, ecorapc 
tino , che li detti fupplicanti intieramente, pacific; 
mente, e perpetuamente ne godano, & vfino fena 
darli, ne confemire^ che fialor dato j cofi hoM; coni 

0*1 



Libro Secondo. j^ 

lel tempo aauenire direttamente 3 ò indirettamente 
ilcuntrauaglio, ò impedimento al contrario, ne in 
tlcun modo tentare di far cofa alcuna , contra detti 
upplicanti, per le cagioni di fopra, perche coli piace à 
aia Maeftà , & ànoi. Aquefte lettere feguitò poi il 
giuramento, elaaccettationede'nobiIi,in ampia for- 
na, fatto da' deputati della congregation loro, i qua- 
ifìobligarono diftefamente diolTeruare quelle cofe, 
he fi conteneuano nella patente > e che dal Ré erano 
3ro impofte.Però quella hberalità del Ré, ò della Go- 
ernante, & obligo de' Vairalh.fe ben fu accettata con 
:iimo allegro, e publicata alle città,quietando alauan- 
) gì' animi, nondimeno come fatta à va certo modo 
?r forza, ò con altri fini, fu di poco profitto, perche 
)minciandofi affai toilo , da miniftri della corte , à 
^rfeguicar alcuni colpeuoli de^dehitipalTati , era cofi 
dia plebe, come da nobili mal fentito quello rigore> 
^noftante, che folle conforme ài patti. Oltre à ciò 
cuni de confederati, che più de gl'altri ofieruauano 
colè , non rimafero di quella ficurezza fodisfàtti. 
onfiderando hauer dato lalor fupplica nel mefe di 
?rile, e non efTer loro flato rifpoflo faluo nel mefe ài 
^oflo, quando già ipopoli cominciauano à tumul- 
are. Conofceuano l'humor del Rè, e non pareua lo- 
, che le parole della rifpofta , che la DuchefTa diceua 
uerhauuto,fofrero conforme all'inclination fua, ne 
)Oteuano dar' à credere , che dalla bocca , ne dalla 
snte del RéfofTe ykizo cofi hbero perdono, della 
ngiura, e della fupplica perciò andauanoimaginan- 
>) che laGouernante hauefle hauuto molto prima 
ra più rigorofa, e più afpera rifpoila di quella, e che 
r lo flato, in che erano le cofe, non hauelFe giudica- 
conuenirepublicarla; ma ch'eflendofi poi ueduta 
condata da tanti romori, fé ne habbia da fé flefià 
nuca vn'alcra, conforme alia necefTltà j ma ch^ dal 

E Rè 



^é Iflorìa di leronimo Coneftaggto 

Rè hauuto y che ne habbia notina, e fecondo le occji 
fieni poiTà riprouarfi. E quefta opinione , non lafciò d 
effer confermata dalle cofe , che fuccedérono poi 3 
modo che gì' animi non erano molto quieti. Quellt 
che operò di buono quello decreto della lìcorezza fii 
che i fettari generalmente fi quietarono alquanto? pò 
farono la più parte l'armi, e pareua, che in molte città 
trattaiTe più cfuilmente, effendoftati accordati cer 
capitoli per mantener' i cittadini in concordia , e in 
rnicicia,a{ììcurando le città da ogni pericolo fino à taf 
tocheil Rèprouedefie col parer de gli flati general 
Ma ceflata à quefto modo finquifitione > e l'uffici 
de'Vefcoui, prcferogli heretici ardire? e miglioraron, 
lacaufa loro; perche date fuppliche a'magiilrati ottei 
nero in moki luoghi Chiefe particolari per le cerimi 
aie loro» viucndo con gran libertà. Vogliono alcur 
che (èia DucbelTa alla prefentatione, che le fufat 
della fupplica , fenza tante dilationi, fenza afpettan j 
Ipofta di Spagna, e fenza dar luogo à machinationi,h 
HeiTe ad elTaatconfentito prontamente» dicendo p 
rerle ragione, che viuano fecondo lor detta la co 
{cienza, foprafedendol'inquiluione fino alladetern 
natione delle corti, che quei nobili non poteuano m 
car di rimaner fodisfuti, ipopoli contenti? enonfil. 
rebbe venuto à difordini rato palefi; ma l'operar ber 
fingendo vn fine, e tendendo a vn'altro è malageuo 
Lafcio horala difputa,che nacque in quefto tempo ! 
gliappadìonati, fé quefta fupplica fi poteua dire ef 
peccato di Lefa Maefta, ò nò, perche le ragioni,ché i 
pra effafi difi'ero? e i difcorfi,che vi fi fecero, nò furo 
pochi,& ancor che molti la condannafTerOjtuttauia 
tri furono di parere, che i Vaifalli, mentre>che hutr 
mente fupplicano > come quelli faceuano riconofce 
fuperiore, non contrafacciano airhomaggio,& che 
ierlecÌEO richiedere al Signore rimedio,contra quel 



Libro Secondò. ^j 

Hchefifentonograuati, che perquefto folo effetto, 

unno voluto ipopoli hauerRè. La Gouernantenon 

){l:ante che hauefle difunito i nobili , i quali coi:^dati 

lei decreto fi erano ritirati alle cafe loro, inquieta nel- 

animo, come quella, che per auuentura haueuapro- 

neiTo ciò , che non penfaua compire , s'andauainge- 

;nando di moftrar da vna parte divoler'oiTeruar'efTo 

ecreto, e dall'altra con fecreti commandamentivi 

ontrafaceuajperchefottolafcufadicolorOjcheerano 

itrauenuti nella rouina delle Chiefe, che era lecito ca- 

igarfi, ne ,faceua anche caftigar di quelli , che fé ben 

riuilegiari nò lafciauano di meritarlo, e fé alcuni fi la- 

lentauano come fecero quei di Audenarde, ediAl- 

lemar, erano trattenuti co vane parole, onde ipopoli 

pareuano ingannatile fi doleuano della nobiltà. Gio- 

ì.chenófitornaffero rollo àdifordinar le cofe, alca- 

j ?lettere)che ìlRè,inqueftotempofcrifleal Principe 

Oranges,& al Conte d'Egm5t,tutte familiari, e tutte 

1 noreuohjcotenendoin foflanza, che non folame.nte 

I i confèntiua,che fi afteneflero del gouernojné de'ca- 

j hi loroi ma, che da qual fi voglia lòtano luogo in che 

flTero flati, haurebbero douuto correr' à reprimere 

;ni popolare tumulto, che in quei paefi fi fofile fènti- 

, percioche fino à tanto che egli veniua, facefTero 

ellovfficio, cheeglialpettaua del valor , e della fe- 

Ità loro. Egli è vero, che quelle lettere fecero più 

etto in vno, che in un'altro, perche il Principe fàga- 

, era rifoluto di fidarfi poco, &il Conte vacillando 

'p^fieri, evoltandofi tal volta à confiderare, che 

ortuna fua più che quella dei Principe, pendeua dal 

, mutòpenfiero , e fi diede in Fiandra, Prouincia 

fuo gouerno, doue egli haueua permcfTo le predi- 

:, àprohibirlc, 3c à perfeguitar gli heretici più di 

<:?llo, che portaua il decreto della DuchelTa. E che 

e !fla foiTe nuoua inten tion fua, fé ne vide vn manife- 

E » fto 



r% Ifloria di leronìmo Conejìa^gio 

fio fegno, perche il Signor di Bacherfiel Tuo principa- 
le miniftro vfcendo di Audenarde con alcuni cittadini, 
e villani diede adofro à molti proteftanti , che fenza 
hauer lafciato l'armi, s'adiinauano hor in vna parte hor 
invn'altra, ne \cc\k diuerfì, molti ne fece prigioni, 
che furono impiccati i e gli altri andarono in rotta, 
In fine il Conte temendo caftigo delle fue colpe , £ 
fperando nella benignità del Re venne à verificar quel 
che fi dice, poter ne gli huomini più le Speranze , ch( 
il timore. Ma, mentre che le cofe flauanoincosìfat 
ta ambiguità, furono da confederati, che non eran( 
però del tutto addormentati, intercette lettere di Fran 
cefcod'Aiua, che era Ambafciador del Rè di Spagn 
al Rè di Francia , che fcriueua alla Gouernante, nell 
quali difcorrendo à largo delle cofe ài quei paeiì, lai: 
daua il modo da lei vfato in trattenerla nobiltà , eie 
fortauli andar feguitando deftramente nel medefim 
modo, fino alla venuta di Sua Maeftà, ò di elTercito pc 
lente, e fpecialmenteparea, che fiaccordalTero, che 
Prencipe, e detto Conte foflero la principale cagic 
del male ; e perciò conuenir con elfi vfar di gran firn 
latione, e dar loro ad intendere, che il Rè li amaua, è 
fidaua di loro3accioche confidati,fi afficuralTero ài fì 
fermJ, fenza partirfi, fino à che folTc teii^po di caftig 
con altre fìmiH cofe. Vedute quefte lettere à Rurem 
dandone fi adunarono per quello effetto, parueà qi 
nobili ali horaefler' aliai chiari dell'animo dellaD 
cheifa, QÀi quello del Re ancora , e che nonfofTc] 
luogo dafidarfi di parole, ne di parenti di ficurezzaj.' 
ZI, che conuenille prouedere ài più ferma difefa, e ti 
lì accordarono elferneceflario fufi patroni di alci 
Terre forti permantenerfi,e non viuer'm dubbio dt 
TÌca, e conforme à quella rifolutione cominciarpnc • 
armarfi,& adoperare ^ ogn'vnoparticolarmétein q l 
luoghi, doue egli haueua più autorità. Egli è vero, < f 



Libro Seco7ido. j^ 

folo il Conte d'Egmont diTcordò da gli altri , e fu te- 
nuto fofpetto, perche diceua non douerfi intendere le 
lettere dell' Ambafciadore, cosi rigcrofamente, e po- 
ter' efTere, che egli non hauefle certezza della mente 
delRèjma, che iìdoueua attenderei quietar' i popo- 
li, e dar fodisfattioneà Sua MaelH. Ma ciò non giouò 
punto, perche falfifìcando coloro (come fuoleauue- 
nire) il zelo della Republica con l'ambitione partico- 
lare, e formando da difcontentipriuati, guerra publi- 
ca, feguirono i peniìeri loro. Eralì combattuto lìnoà 
^uefto tempo, che era circa la fine òx Agofto del feflan- 
:a {ti , più tolto con fuppliche, con rilpofte, con prie- 
^hi, e con minaccie, che con armi, perche fé ben nella 
ouina delle Chiede, eraintrauenuta violenza^ nondi- 
rieno fu quali fenza refiftenza, e fenza firlì fatrione ai- 
runa, Ma la Reggente hauendo intefola prefà delle 
uè lettere, giudicò, che i confederati non douellero 
ìdarfi di lei, più di quello, che ella di loro ilfidalTe, e 
:ominciando à fentire i moti della loro rifolutione» 
)refaga di quel, chedoueua auuenire, cominciò con 
)iù virtù, e con maggior prudenza, che da donna non 
ì afpettaua à prepararfi anche efia ali' armi,& à miilita- 
e,e già fottoArrigoDuca di Brunfine,haueua tre milk 
oldati Alemanni, co' quali teneua diuerlì luoghi in ti- 
nore,& in Brabante andaua adunando de' foldati Val- 
oniper fua guardia, e con difegno di andarli met- 
endo in quei luoghi, doue come poco fermi m fede, 
epareua, che fofTero bifogno. Diede poi ordine pe- 
letrando megho l'intention de' nobili, e fentendo 
ergere delle ribellioni per hauer maggior num.ero di 
oldati, e fpedìperquefto effetto Gio. à\ Lignes, Con- 
:e di Arembergh, Carlo Erimeo Conte di Mega,Giiles 
liBarlamont Signor di Hierges, Gio.de Croi Conte èi 
leulx, & il Conte Carlo di Mansfelt per far gente del 
•acfe, il Conte Filippo di Eucrftein, e Bernardo diScó- 

E 3 burgh 



j5o IfioriadileronìmoConejiaggio 

burgh percondurde'Tedefchi, che tutti tornarono 
con genti, li primo prefìdio, che tentò mettere laDu- 
chelTafùà Valencienesj ma non le riufcì farlo, perche 
quel popolo, hauendo introdotto liberamente l'vfQ 
della nuoua religione, ài natura infoiente, e già fedot- 
to da confederati lo ricufò,&: hauendo aggiunto à que- 
ftadifubidicnza alcuni altri peccati di Lefa Maefìà, fò 
dichiarato rubello. Fra gii effetti, che fi fentirono della 
intentione de' confederati, oltre al tentar delle città,lì 
vide adunar genti, delle quali buon numero n'era gii ! 
nel Brabante fotto il Signor di Tolofa, al quale non ef- 
ièndoriufcito forprendere alcuni luoghi nelle Ifoled: 
Zelanda , come padrone della campagna fcorreua pei 
tutto hberamente, e fotto l'ombra di quefte genti, pa- 
reua,che le città foflero pronte à difubidirejfe ben nor 
vi eflendo aftrette non lì dichiarauano. Perciò la Du 
chelfafendoficojftoro accodati molto alla città d'An- 
uerfa, doue parte di elTi iecretamente erano fiati affol- '. 
dati, mandò loro incontro fotto Filippo di Lanci, Sì 
gnor di Beauois,aIcune ài quelle genti la più parte Val 
lene , che ella haueua foldate , le quali affrontarci 
co'nemici à Oftreueil, doue fi erano ritirati, quafi à vi 
fta della propria Città li ruppero, e mifero in fuga, noi 
oftantcche di numero foffero molto fuperiorij& hcb 
bero moki di elfi fuenturata forte, perche alcuni pen 
fando faluarfi entrati nelle paludi del fiume Scalde, era ' 
XiO da gli archibugeri coki di mira, & vccifi, alcuni al 
triritiratifi in certe capanne vi furono dal fuoco eftin 
ti , & il proprio Tolofa Icr Capitano vi lafciò la vite 
Quella fattione fece conofcere, c\ìq i confederati no 
haueuano ancora faldo configHo,ne fermezza nelle ri 
folutioniloro, poche quafi trafcuratamente, e fenz 
fperanza di cauar dalla vittoria imporrante profitt 
haueuano lafciato mal trattar' i fuoi medefimi. M 
prima , cl.^ qutfte genti venifTero ad iiicontrarfi, 
" mag' 



Libro Secondo. 61 

nagiftrato d'Anuerfà con la notitia che haueua deTol" 
lati, chela Ducheflaincaminauaà Odreueil anciue' 
lendo quelj che poreua ieguire, dubicò che alcuni eie" 
adini mar affetti al Rè, vYcilTero della cictvì, pertro' 
laf (ì in quella mikhisL, perciò fatta ferrar la porta roiià» 
: romper' il ponte diellàmife tre infegne difoldati» 
he haueua ftipendiato per cuflodia della città à di- 
fender quella parte, fece rinforzarle guardie? chefa- 
:euano i cittadini, e le confraternità, fece tenere perle 
bade della città tuttala notte i lumi alle fineftre ì ma 
lon perciò lafciò di feguire quel , che fi temeua , per- 
he Iparfalavoce della adunanza di gente à Oftreueil 
nolti di quei cittadini fi mifero in armi caminando ver 
bla Mere, perdila vfcire in foccorfo de' loro amici, 
via il Principe d'Oranges, e il Conte di Hocflrat fife- 
ero incontro mclìrando nonefTer'poflìbile andar' à 
[uel foccorfo fenzaeffer rotti, nondouendo poter fo-^ 
tener la caualleria , che era nella retroguardia, e li 
•regaronoànonmuouerfì. Ma erano coloro si arrab- 
)iati , che ruppero la porta chiamando traditoricosi il 
'rincipe, comeil Conte, &vn tonditore di panni vi 
li, che con temeraria profuntione mife la bocca dei- 
archibugio al petto del Principe. Con tutto ciò, e che 
nquel tumulto quei Signori correffero non picciolo 
lericolo della vita, edella riputatione, diuoratetutre 
e indignità, rittenero si lungo tempo quelle genti, che 
'ià il Tolofa era in rotta; onde alcuni , chevfcironQ 
itornatifuriofi dentro, mifero ogni cola in difordine. 
Icettero tutto il giorno in arme fi adunarono nella 
piazza della Mere , e nella fbada de Taneurs, vi con- 
iuflero artiglierie dell' Arfenale, e con effe, e con con- 
:inue guardie, e fentinelle guernirono le bocche delle 
ìrade, come fé foffcro ftati in mezzo de' nemici, onde 
1 Principe temedo maggior'inconuenienti ysò à\ quel- 
a deprezza , che è naturale fua , e con ella > li quietp 
E 4 eli 



€ % Jfloria di leronìmo Coneftaggto 

e li fece ri'trar' alle cafc loro, & efiì impauriti c^alla rot- 
ta feguita in campagna , fi lafciarono facilmente per- 
fuadere. Ma quello rumore non hebbequi fine, per- 
che fra tanto i Catolici con le nationi foreftiere per fi- 
carezza loro, fi eranoriueduti dando ordine di ciò, che 
fìdoueua fare, quelH della confeffion di Ausborg, i' 
numero de' quali non era picciolo, fi vnirono con le 
nationi , e tutti infieme haueuano prefo la piazza de 
mercato de' caualli, e quella di S. Michele. La qual co- 
fa intefe da proteftanti temerono, e tornarono all'ar- 
mi con furiofeminaccie. Però il magiftratoconofcen- 
do, che fra proteftanti ve ne erano molti più defiderof 
di rapina, che di gloria, dubitò , che con ogni piccioU 
moto doueffero darfi à facchieggiar le cafe, onde fàtt( 
diligenze con quei, che erano più facoltofi,e dato lor( 
ad intendere il pericolo della città fi adoperano di mo 
do che aggiunto gli vfìicij del Principe, e del Conte, 1 
pacificarono tutti, e lafciarono l'armij formandofica 
pitoli per la ficurezza de'cittadini , e de'foreftieri d 
^ualfivoglia religione, che folTero. Ma quefte capito 
lationi, mandate dal magiftrato alla Duchefla, non fa 
ronodaefla vedute volentieri, per efler' infoienti, < 
formate conforme altempo.Fabricaronopoiin quel- 
la città gli heretici con gran concorfo di popolo chief< 
proprie, per le cerimonie loro i Martinifti , cioè, Lu 
terani da fé fteflì , e iCaluinifìi poi da vn' altra parte 
perche ne in quefta, né in alcuna altra cofa accordaua 
no; aijzi tutte le fette, con nuoua confufione eranc 
l'vna air altra contrarie. Trauagliaua l'animo de' con- 
federati l'efpeditione de' Capitani, degenti, cheh 
Gouernante andana mettendo infieme , per teneri 
baffi, maffime che pareua,che fi dirizzale la mira ver- 
fo Valencienes, città loro molto fedele, e fé ben gi* 
alcune città à loroinftanza tumultuauano, altre de. 
tutto difubidiuano, non fi teneuano perciò ficuri,per- 

che 



Libro Secondo. 6 3 

le come già fi è detto il Conte d'Egmont, nel Tuo go- 
?rnò di Fiandra col prohibir prediche, e frenar popo- 
pareua loro contrario. A' Bolduc Antonio diBom- 
ixo- , che à nome loro haueua fatto tumultuar quella 
ctà.edieflafieraairicurato, facendo prigioni il Si- 
lor di Pieterfoni, e Gio. Schif Cancelier di Brabante, 
itiui mandati dalla DuchefTaper metter' ordine alle 
jfe di quella città, era dal Conte di Mega, con aiuto 
vna parte di cittadini, che dentro era venuta all'armi 
)n l'altra fiatone fcacciato , e quietato quella piazza . 
Conte d'Aremberg nelle parti di Frifia, e òi Grunin- 
le haueua forprefo, accordato, e quietato à nome del 
é diuerfì luoghi foUeuatij II Mega andato à Vtrechr, 
levacillaua lo guarnì col fuo reggimento, di gagliar- 
) prefidio , e per impedir' à quei di Viana , terra del 
gnor di Brederoda , che non fcorreflero la campa- 
rla, come faceuano, vi fece centra vn forte, e lo pro-^ 
de, & in altri luoghi di quei contorni leuò l'armi à gli 
eretici, prohibì le prediche, e fece ftar' i popoli in v- 
idienza. Perciò à nobili confederati,parea hauer mof- 
> vn maligno humor nella Republica fenza profitto, 
izi con danno loro perche né dalla parte del Rè ■> né 
i quella de' popoli haueuano dato fodisfattione : al 
è , perche in fecreto, & in palefe contraueniuano 
patti , & à decreti: alle genti, perche hauendo lor 
romelTo , quando le molTero à tumulto , hbertà di 
Dnfcienza, non n'era feguito l'effetto; perche fé ben 
^fTaua la rigorofa elTecutione de' decreti , erano però 
mtiquei colpeuoli, che fi erariferuato poter caftiga- 
s, e tanto il defiderio de'miniftri Catolici di caftigar- 
e molti, che pochi ftauanoficuri, e cominciandola. 
Leggente à proueder d' armi , veniua lor data da tutti 
i colpa de mali, che feguiuano,& imputati di falfi pro- 
niflori. Ma l'hauerfi eglino prima creduto douere 
paiientar conleminacdelaGouernante, e conefle 

E ; farai 



jrJ4 Ilaria di Uronimo CQneJlaggto 

fcrla condefcendere alle lor voglie , gli haueua fì 
prometter più largamente , àpopoli nelle cofe de) 
reiigione,diciòche ottennero poi. Per ifgrauarfi dur 
c^wQ del carico , che era lor dato , fodisfar alle geni 
&infieme far'odiofa la Reggente rifoluettero fingi 
diefler ftatida elTa ingannati, e per manifeftar quefl 
inganno vollero con publiche richiede dolcrfi mal 
tiofamente con eflaReggente delle non fèruate>ò ne 
patteggiate promefTe, con la qual dimoftratione pei 
fauano, che tutta la colpa , lor imputata da popoli, 
douefle transferire fopradilei. Aquefto effetto era ai 
dato in. Anuerfa, in Febraio del feflanta fette, il Sign 
ài Brederoda vno de principali confederati, il qua 
chiefta licenza di andar à Bruflelles , àprefentar cer 
fupplica, le fu dalla DuchelTa fgià da così fatte fcritti 
re oiiefa j negata, ma ei non lafciò di refcriuerle , n 
tenore che s'haueua propofto. Diceuain nome di tu 
^i, che haueuano operato fempre per la tranquillità d 
paefe , e che fé come eraftato accordato fi folle prc 
ceduto, farebbe tutto quietoj ma chel non hauer cor 
fentito, conforme alla promejGTa, con le prediche f e 
fercitio della nuoua religione eraftato cagione d ogi 
male, perche i popoli fé ne dolcuano, e ne transferiu 
no in effi la colpa. Lamencauaniì, della poca fede ch't 
ra lor data, e di alcune perlècutioni fecrete, che òiczv^ 
efler loro ftate fatte. Chiedeua con inftanza , che ve 
lelTe permettere il culto di ella religione , che confii 
mafie laficurezza a* nobih, chelicentiafTeroifoldat 
che riuocafTe ogni commandameto fatto cótta di lorc 
non lafciando di foggiugere la dimoftratione de gl'im 
minenti mali fé altramente facefle, prefentando infi 
me vna fupplica ftata loro fatta da popoli. La Gouer 
te conofcendo l'inganno , &àchefinetendeualafa 
relatione del la fupplica, fatta dall' armi ftipendiateal 
^uato liciira> accioche non confeeuifTero l'elfetto, ch- 

penfk- 



I 



Libro Secondo. 6j 

infaiiano, rirpofe ; con più audace fìile che ella non 
leua fare. Non faper chi folTero quei.nobih', ne quel 
)polodacheveniua eflarichiefta, conofcendomoki 
infederati rimaner fodisfatti della rofpéfìone de'de- 
eti)eprome{refattiloro:manópoco marauigliarfì, 
le voleflero dar 'ad intender'al Modo, ella hauer con- 
:duto libertà nello elTercitio di nuoua religione,rapé- 
) eglino beniflimo quanto ella fi fia affaticata per im- 
?dir le nuouepredichei che auuertifTero, ch'era diffe- 
nza da fopportar le prediche^ à conceder'eflercitio di 
loua rcligione:perche la prima per minor male hauea 
:rmeira;ma che alla fecòda non haueua acconfentito 
ai;che fé pur vogliono ftorcerle Tue ragioni, e darlo- 
ifenfo contrario al vero perlordifegni, eh' ella torna 
iire non hauer mai cófentito à ciò, che dicono, ne ad 
tra cofa fimile, parendole il farlo vn confonder la ve- 
cà,e ridur in vnChaos tutto il politico viuere,e così ha- 
?rlo fempre fatto intendere à tutti i magiftrati: che fé 
la haueua fatto caftigar alcuni dehtti, che fi ricor daf- 
ro della no mai perdonata rouina delleChiefciSc della 
tuoduttione da loro fattain alcune città dellepredi- 
le cótta raccordo,e doppo di eflo. Che fé con fimiliri- 
liefte, e falferelationi credeuano tuoralRèlafpada 
giuftitia, che Dioglihaueadata, fcufarelecongiu- 
il'introdutionedi eìTeprediche, l'inlblenze de'po- 
3li,lo adoperarfi di munitioni,e d'artiglierie, la perfe- 
itione de gli ecclefiaftici,la violéza fatta a'magirTrati> 
la rouina delleChiefe,ch'haurebbono douuto diféde- 
hohe viuono inganatijperche cofe di tanta importaza 
on erano fcufabili, anzi tali che dal Rè farebbono con 
aiuto d'altri fuoivaffalli vendicate. Còfigliaualidicen- 
,0, che fé era vero , che fofTeroinchnati al feruigio di 
. M. come diceuano, che di là innanzi douelTero me- 
glio cóformarfi con l'intention fua,fgannado il popolo 
irca la permiflione dell' eflercitio di nuoua religione? 

cofà, 



è ^ Jftorìa di leronimo Conejlaggio. 

COÙ.Ì che non apporterebbe faluo ingiufticia, e difprci 
gio di Sua Maeftà , che conueniua loro gouernarfì 
modojche non ciraflero fopra Ce fteflì l'ira) e l'indign 
tion del Rè, acciò che non lìa forzato di paflar'i tern: 
ni della Tua clemenzarche lì ritirino allecafe loro/en 
intrometterli nelle cofe del paele, perche fé altramei 
te faranno , ella vi darà quel rimedio che trouerà co 
uenire perilpublicoripofo, e che queftobafti fine 
tanto, che ella lappia, quai fieno i nobili, e quale il p ^ 
polo donde viene eflafupplica, con la qual rifpofta 
Brederoda non ben contento le n'andò m Olanda. C 
nofceuabenlaDuchefla, che centra 1 furor della g 
fedotta plebe, non giouauano leminaccie, chefed 
potefle tener' alquanto in freno le città, i nobili conf 
derati rimarrebbero fenza ftabilefbftegnoj perciò i 
foluta di valerfi dell' armi, à quello fine, intendent 
quelch'hauea fatto il ContediMega, el'Arembergi 
vedendo elTere Valencienesftato il primo luogo ad 
pertamente difubidire , volle che fofTe il primo àfei 
tir' ifrutti della difubidienzajdefignando anche in tai 
to il modo di bene alTicurarfi della città d'Anuerfa, a 
medi luogo di molta importanza. Mentre che quef 
cofe fi faceuano ne'paefi baffi, in Ifpagna la nuoua de 
la continuatione de' rumori, e Ipecialmente ladiftru 
tione delle Chiefe haueua turbato l'animo del Rè, c< 
nofcédofi che defideraua molto di darui rimedio; e g 
più d'vna volta, fé n'era trattato nelfuo configfio, dou 
fc ben furono vari) i pareri, tutti però conofceuano eh 
alla rouina di tutto bafta vn principio diparte. Mol 
giudicauano buon configlio, l'andaruiil Principe < 
Spagna Carlo, che come Contedi Fiandra, &vnia 
herede di quegli ftati , farebbe da' popoli deuoti al oM 
Signore, riceuuto con grande allegrezza. Chivoleul 
che lenza moftrar di far gran conto di quelle cole» ) 
lafciafìe cura alla Duchcflà di componerle deftramett 

te, 



Libro Secondo, 6-} 

, echepiùtoftoellaconfentiire alquanto al pregiu- 
cio del Rè , che obligarfi alla guerra come malage- 
Dle, epericolofa. Alcuni diceuano, che fottovnvalo- 
)ro capitano fi douefle preparar' vn grofTo efTercito.c 
landaruelo per caftigo de' delinquenti, (S:eflempio 
i chi hauefTe mala incentione, facendofi con la voglia 
Cile fpianar'àquefto modo le cofe. Altri configliaua^ 
o, che'l RèdouelTeandaruiin perfonaarmatoi alle- 
indolarebellione di tanto paefe, l'importanza della 
?ligione> laficurezza della ftrada cosi perla via del 
lare, come della terra per il camino d'Italia, e di Bor- 
ogna , moftrando con elTempi cosi fatte alteratioiii 
tre volte quietarli , per man d'altri, che del proprio 
gnoie. In queft' vltima fentenza concorfero la più 
arce, e' 1 Rè s'ingegnò di dar ad intender' al Mondo? 
ae voleua andarui, maflìme che nel mefe di Nouem- 
re del ieffanta fei, fendo frati di nuouo chiamati i 
randi à configlio fu rifolutoj che la partenza del Rè 
jlTe nel mefe di Febraio di feffancafette, e cesi Io (cni- 
- alla forella dicendole, che fra tanto trarceneire le 
ofeil meglio, chefolTe polTibile. E fé ben' à quefta. 
iraoftratione, fé n'aggiunfe vn altra maggiore , che 
lì prepararfi con grande fpefa, armata di naui in Bifca- 
;Iia per l'andata del Ré , non era pere creduto che do- 
leflemouerfi, ne egli viinclinaua parendogli forfè, 
:he le cofe lontane lìeno fpeiTo in maggior riueren- 
La, che le vicine, ne fi corra rifchio di mdecoro, ò 
3ure penfando con lo ftrepito della fua andata pi- 
gliar tempo , & andar fcoprendo meglio la radice di 
quel male , per poterui poi dar conueniente rimedio. 
Ma con tutto ciò, il dubio che poteile andarui,aggiun- 
to ad alcune effecutioni che fi fecero contra feditiolì.e 
miniftri delle fette, diede all'hora, chepenfara confe- 
derati j alcuni de'quaii fi ritirauano , fé ben fcorrendo 
poi il tempo in dilationj, ngn credettero che il Rè do^ 

«efffi 



^g Ijlcrìa di ìeronìmo Coneftaggto 

uelTe lafciar laSpagna.Difubidiua tuttauiaValcnciene 
e fé ben la DucheiTahaueua intcrcette lettere de'cor 
federati, che fcriueuano à quei cittadini inanimandc 
alladifefa, nonlafciòdimandaruiil Ducad'Arfcot, e 
Conte d'Egmont per trattar di riconciliar pacificamei 
quel lue gojma fi adoperarono in vano, perche fìiinar 
dofi i terrazzani , con certi pochi Prancefijch'hauea 
riceuuto , più forti , che non erano , e non credend 
douerfi vfar violenza , non accettarono patto alcune 
di moltijche lor furono propofti; fé ben'alrri veglione 
che non fo {fero dal Conte viuamenteperfuafi, end 
Filippo ài Santo Aldegonde Signor di Norcherme,fuc 
ceflordel Marchefe di Berghes nel gouerno di quel! 
Prouincia , e deputato dalla Gouernante à quella im 
prefi, (valeuafi ella di coloro che giudicaua meno foJ 
petti J meiTo infieme da trenta infegne di fanteria, 
cinquecento caualli di gente del paefe , vi fi accamp' 
intorno. Grande fu nella città la paura , & il bisbiglìi 
dei volgo, quando fi videro incontro l'infegne reali , ' 
comefuoleauuenirein cafo di cofi fitti rumori , que 
cittadini, che prima non haueuano voluto fentirpar 
lardi patto alcuno, afcoltauano parimente i configi 
de' faui), e le grida del volgo. Prepararonfi alla dikfa.i 
meglio che feppero , mandarono à chieder' aiuto allt 
città , '€ luoghi all'intorno , cesi anche a' nobili autor; 
della ribelHon loro , ma tutto in vano ; perche neiTun 
de'nobili fi mofTe, &: ancor che alcuni popoli face(Ièro 
dimoftratione di voler foccorrere, & altri vfcilfero io 
campagna, come gente tumultuarie, e fenza capo fu- 
rono affai tofto rotte, e meffe in fuga dal Signor diRajk 
fcinghien gouernator di Donai, che loro vfci airincon*" 
tro.llproprioNorcherme con dieci infegne difantcriii 
& alcuni cauallieri vfcito de gli alloggiamenti diede lat 
ftretta à quelli di Tornai, eh' haueuano ofato accoftar 
fi, e di modo, chefeguendolijpocopoico'lfauordel» 
- caftelloi 



Libro Secondo. (,^ 

alleilo, intromeiTe in t^Si città nuoue infegne de'ibl- 
ati, con le eguali la ridufTe all'ubidienza del Rè,facen- 

carcerare molti de'principali proteftanri.Con tutto 
iò>non fepperoi Valencieùefinfolueriià goder delU 
lemenla àoS. Capitano prima del piantar dell'artighe- 
ie, anzi liaUendo tardato con rirrefolutione tantieme 
a Tornai vi furono condotte, e battute le mure flet- 
zxQ in pericolo è^x perderfi, Fiì fritta la batteria con 
enti due cannoni, nel più debole luogo, enea vi fi 
sdendo però ancora apertura imporrante, ilpopolo 
i natura ardito in pace, e timido in guerra , non fola- 
lentemofle pratiche d'accordo j ma fi oiFerfe fubito 
ronto à tutte quelle cofe , ch'liaueua ricufato prima, 
la'l capitano, ò defiderofo ài caib'garlo,ò che \\ parei^ 
:, che come primo delinquente conuenifie, chefofle 
[Tempio agl'altri non volle udirlo j anzi percuotemio 
gn'hor con maggior furia'! muro , vi itz^ capace en- 
ata; e già fi apparccchiauano i foldati allaflalro crei^ 
luti ài numero col reggimento del Signor ài Kicrges, 

del Conte di Mansfelr. Pure fi humiiliarono tanto 
uellihabitatori, e fi oiterirono si liberamente, che il 
[orcherme non potè fcufare ài accettarli a difcrettio- 
cj onde entratoui con moke genti dentro ( quello fu 
. Dominica delle palme ad feÌTanta fettejprefe in no- 
ie delRe la pofTeHione d'ogni cofa,fece fer;-ar le porte 
ella città,ecaftigando nella vita,ene'beiii, cofiiFran- 
efi, com.e i principali proreftantf, e miniUri loro; ab- 
attendo anche i lor tempi, ridufle cofile cofedelh 
^Kiefa come dei gouerno nel primo (lato. Egli é vero 

1 he 1 terrazzani notando ài auaricia ilNorcherme,fi ^o- 
I o Tempre doUuijdicédo, che per vtile fuo liaueua pro- 

! eduto nel caftigo de gli hcretici,con più riguardo alla 
j ofifcatione de beni, che alle colpe loro, e che a quello 
.ne fu decapitato Michele Berlino , vno de'principali 
pttadini.E perche Càbrefi,piccioio luogo nò molto di 

u 



fo Jftorìa di leronìmo Coneftaggh 

ladifcofto, era anche difubidiente, vi mandò genti de 
r eflercito ad occuparlo ì ma i terrazzani intefo eflei 
refo Valencienes, fenefuggironofenzaafpettar'ifo 
dati. Dalle quali cofe s'intimidirono tutti i vicini lu' 
ghi, e il Norcherme con quelle genti andaua voltane 
la ùccUj hor à quefta terra, hor à quell'altra per tener 
in fede, e in timoreidi modo che Maftricht, che prin 
vacillaua, fi refe, e molti altri, che ftauano in dubio,a 
Gettarono prefìdio, e molti heretici fi ritirarono chi : 
Francia, chi in Alemagna, chi in Inghilterra. Richie 
la DuchefTainquefto tempo igouernatoriàelle Pri 
uincie, i Cauallieri dell'ordine, i ConlìgHeri di ftat- 
&alcuni altri Signori , chevoleflero farnuouogiur 
mento, per il quale promettefTero di rimaner fedeli,, 
vbidienti feruitori del Rè, e con'ogni lor potere mai 
tenere, difendere, econferuarelarehgione Catholic 
Apoflolita Romana, eftirpare, & aiutar' àeftinguei 
ogni nuoua dottrina, e religion, punire, e caftigare g 
offenfori delle Imagini, e delle Chiefe. La qualcofa fi 
ce ella à fine di conofcer li fedeli da gli infedeli , ò pi 
tofto per far de' neutrali fedeli) oltre , che coloro , eh 
Emulando giuraffero, per la medefima fimulatioc 
non farebbero cofi pronti ad operar male, anzi potret 
bero forfè crederfi di efler tenuti fedeli feruitori d( 
Rè , ma nel venir' all' atto non giurarono tutti. Giur 
il Duca d' Arfcot, H Conti d'Egmont , di Mansfelt 
di Mega, il Signor di Barlamont , di Norcherme , i 
alcuni altri , ma molti fé ne ritirarono. Il Princip 
d'Oranges, il Conte di Hocftrat, ricufarono digiu 
rare , dicendo , che il giuramento del loro ordine 
e del loro gouerno era badante ; anzi fi aggrauaua 
no che fi dubitale della fede loro . Al Brederoda 
ch'era aliente, fu mandato il Secretarlo Torre àricer 
carglielo,al quale rifpofe , che non fi douea dubitar d 
Im, e ch'egli anderebbe dalli Reggente à fapere don- 
de Y«' 



' Lìhro Secondo, 7^ 

evenìua quefta diffidenza , & àgiuftifìcarfì. IlCon- 
2 d'Homo non fu richieftoper eileraflente. Pocoap- 
reflb al Brederoda, & a compagni Tuoi, che erano 
1 Amfterdam con alcune genti , ch'haueuano ftipen- 
iatej procurando di amica rfì quella città , 'mandòla 
Jouernante vn Secretano del confìglio di flato , ac- 
ioche con l'aiuto à^ì magiflrato , che per la più parte 
ra fedele, ecolfauordelContedi Mega, ch'haueua 
Tuo reggimento in quei contorni faceSe loro inten- 
sre, che fra ventiquattro hore fi partiiTero di quella 
ttà,& vfcilTero delpaefe come feditiofi, e difubidien- 
. Ma effequito che il Secretarlo hebbe quefta com- 
liilìone , coloro infoienti fattegli prima doglienze 
dia Reggente, raccontando certi aggraui, che dicem- 
mo ch'ella haueua lor fatti,rilpofero, che fenza lette- 
'. di credenza, non era veri{ìmile,che ciò foflelor dal- 
Gouernante fatto dire,e che perciò non vbidiuano.il 
^cretario fé ben haueua l'ordine chiaro, perche la me~ 
slìma lettera conteneua altre cofe eh' egli non vole^ 
ipalefare, non la iafciò vedere, ma protefìò, q£qcqì 
tte le diligenze, che vn buon miniftro pcfTa fare,per 
r conofcere, ch'haueua oiTeruato ì\ comandamento> 
;lchefdegnaticoloro,gli entrarono in cafa,crliprefe- 
■lefuefcritture, videro tutte le lettere, chWHhaue- 
., e il fecero prigione, non fenza popolar romore, 
:rche elTendoui aliai potente la parte heretica, \ì ma- 
ftrato non poteua vfar dell'autorità fua, e il Mega era 
icor lontanoj onde fi flette in pericolo, che i\ Erede- 
)da con vna compagnia di quattro cento cittadiai,no 
'fle fatto capitano della città. Mail raagiftrato, che 
: temeua. fpedì con velocità al Prencipe di Oranges, 
tifandolo di quel,che fi faceua.accioche come in luo- 
idelfuogouerno, ordinalTe quel, che gli parefTe 
muenire, elafuarifpofla, chediceua, cheprouede- 
bbe di perfon» conueniente aljgouemo di quella qit- 

F " tà;C 



y 2, J^orta di Uronimo Conejtaggto 

tà, e che fcfiueua al Brederoda la volontà fua.fù cagiò, 

ile, che egli fi panifle , rimanendo quella città libertj 

& vbidientej ma non (ènza prediche di nuoua religloj 

ile, le quali non cefTarono fino à tanto , che veduto n 

gli altri luoghi partir' i miniftri de'proteftanti, anch 

eflì ve li mandarono, & il Brederoda nel camino , eh 

fece , fàccheggiaua , e touinaua le Chiefé, e le Badi< 

che trouaua, perche dal Megafu feguitato troppo tai 

di. In Aniierfa, teneua tuttauia la Ducheflapiùperd 

inoftrationei che per confidenza il Principe di Orar 

^QSì & il Conte Hocftrat, con commiflìone , che s'a; 

faticaflero difarceiTarle prediche, che continuauamj 

ituttauiaj ma , ò non vollero, ò non poterò far'effetij 

alcuno;anzi gli heretici quafi patroni della città,cont 

imamente con nuouefijppliche , hora al magiftrat» 

hora alla Gouernante pretendeuano molte cofce pa 

ticolarmente vn perdon generale^ma furono dalla G< 

iuernante fganati, che conueniua vbidire,e riceuef pti 

lidio. Egli è vero , che gli heretici alquanto poi (mo 

forfè dalle ragioni,che quei Signori douettero lor dir 

ò dal veder la caufa loro in mal termine, fi rauuidero 

conofcendo effer già adunate contra di loro di mol 

armi temerono, come fuole temer la plebe fmifurat. 

jnente, onde lafciate le prediche fenza che altri ne 

pregalTe, s afcondeuano,e fé ne fuggiuano. Perciò, v< 

lendo la Gouernate goder dell'occafione, pensò di ei 

traruifubito con l'armi, & in tanto, che fi preparauap 

accrefcer terrore à chi rhaueua,commandò alMargr 

ue,ò voglia dirPoteftà del criminale della propria citt 

che fubito carceraire,e procedefle rigorofamentc coi 

. tra gli autori,e capi de'feguiti tumulti,perche già il m; 

«^iftrato dalla vittoria di Valencienes,e dal timor de'/c i 

tarijjhaueua ricuperato autorità.Però affai tofto i citt 

dini Anuerfani (gente domeftica, & vbidiente) cefTal 

la violenza, che era fatta a'buoni, mandarono oratr 



Libro Secondo. 7» 

Uà Gouernante ad humiliarfì , & ad offerir Tin n'era 
bidienza à Dio, &c al Rè, la cjuale fii da lei, che la àHi~ 
leraua volontieri accettata 5 imponendo loro <^ueftc 
onditioniiChe tutti i predicatori.e miniftri delle nuo- 
le fette fé ne efcano della città , cefiandolepredichej 
onuenticule, fabriche di nuoue Chiefe, & ogn' altro 
ual fi voglia eflercitio di nuoua religionej Che i tem- 
]j fi tornino à ridurre nello ftato, che erano prima, . 
DÌ fohto colto, prediche, e cerimonie, fenza che are- 
giofifia dato faflidio alcuno, così nelle perfone,co- 
iene'benÌ3 anzi, che fi lafcinofar l'vfficioloro ; Che. 
ti i terrazzani vbidifcano al R.e,e feruino ogni fuo de- 
eto cosi antico, come moderno, non confèntendo 
;lla città banditi, vagabondi fettarij, apoftati, ne al- 
ifimih: Che al magiftrato narefà i' intiera autorità> 
iouuta vbidienza : Che 1 foldati , che vi erano , fino 
:anto, che à lei piacerà, che vi ftiano , facciano ìì giu- 
mento ài vbidienza al Rè , e di mantener*, e difen= 
; r quelle condiiionii con tutto ciò non tenendo 
ella città per ficura, attendeua T occafione ài aificu- 
•lène maggiormente, Promelle ella con pruden- 
, che partorì poi gran profitto , cÌìq mettendofi que- 
cofe ad eflecution^ , come \i eflortaua à far fubito, 
ttadini loro in nefluna parte di quel paefe, làrebbe- 
moleftatiper cagion ài religione, fino à tanto , che 
[ Rè col configho generale de gli ftati fofle ordina- 
come fi douerà procedere , rifaluandone però tutti 
lorcche folTero colpati di Lefa Maeftà, & intraue- 
II ti nella rouina,e facco delle Chiefe,& in cosi fatti de- 
i:i. Contenti gliAnuerfani ài quefti patti, fcaccia- 
no fubito dalia città i predicatori delle fette, così 
1 tetani, come Caluini, che non erano pochi, e chiù- 
[; le porte delle loro Chiefe, sforzandofi ài adempi- 
i|:utto ciò , che era ftato importo j il che fu si efficace 
^empio, che feguendolo molte altre città mutarono 
' F 1 quafi 



^/ Ijloria di Uronimo Coneflaggto 

qaafi in vn punto in tutto il paefe le cofe forma ; ccjff 
gran difpiacer de confederati , conciofia che in Olan- 
da, in Zelanda, in Fiandra, in Ghcldria , & in diuerfe 
altre parti , parca che le città faceffero à gara , à fcac- 
ciar chi per forza, chi per inganno i fettarij, & amo- 
ilrarfi vbidienti al Rè , come auuiene cjuafi fempre, 
che mentre l'huomo è nelle auuerfìtà ogn'vno gli 
manchi di fede, enelleprofperità ciafcun vificonfef. 
mi. Mentre , che cjuefle cofe fi faceuano ne paefi baf 
fi, non era in Ifpagna ftato'l Rè faldo nella rifolutio 
iie di andar in «quelle partii anzi, òfend'egli di natu 
ra lento, ò come alcuni vogliono non volendo lafcia 
la Spagna , per altri non forfè mal fondati fofpetti , r: 
foluè di non andarui j perciò tornauafi di nuouo à cor 
fultarnel configUo del rimedio delle cofe diquelpac 
fé : Se poi che egli era quieto fi doueua andar djffimi 
landò, ò pur mandarui l'eflercito. Cmque erano i coi 
fìglieri, Fernando Aluarez di Toledo , Duca d'Alu 
Maggiordomo maggior del Rè , l'Inquifitor maggi' 
re, Diego di Spinola, RuysGomez di Silua, Gom» 
diFiguerroa, Duca di Feria, & il padre Bernardo : 
Frefiieda, confefTor del Rè , I due primi configliau i 
no la cTuerra, gli altri tre voleuano la pace. IlDu ! 
d'Alua fu il primo à chi il Rè accennaffe di douer di 
il fuo parere, il quale parlò in cotal fentenza.Io ho Tei 
pre creduto, che non per altro, fia il Principe qua gi 
fòda Dio fopra vaffaHi conftituito, faluo per far gì 
lìiftia , come miniftrofuo, e per tener fra gli huon 
HI dintta quefta bilancia della ragione. Et e ciòta 
tò vero, che non è alcuno che non fappia, niun Reg 
fenza j^iuftitiaefler durabile, perche Iddio non ce 
fente, che chi non fa l'opere à chi egli è mandato , ( 
cupi indebitamente il luogo. Se così è debbiamo a 
' cìie credere , che quello vfficionon fi faccia con eh 
der crii ^cchialle ribeliionix e con diffimular l'hiprel 



■ Libro Secondo. y^ 

ma con caligargli heretici, e foggiogar' i mbeil/. I 
Fiamenghi , ò hanno peccato conerà Iddio, econtra 
VoftraMaeftà, ò nòrSe fono innocenti, nonfianoca- 
ftigati i ma fé fon coipeuoli , non fò perche ragione 
debbano andar' impuniti: Le lor colpe fon pur troppo 
palefi, perche le congiure, l'armi, le violenze, le pro- 
fanate Chiefè , e i rotti aitatine fon veraci teftimoni, 
e con ragion s'adirerebbe Iddio, Ce contra quefli ru- 
belhfuoi, nonvfalTe Voilra Maeftà con giuftitia , Ài 
quelle forze, cheàquefto fine le ha date. Oltre a ciò 
fé meritano laude quei Rè, e quei Capitani , che han- 
no faputo far gloriofi acquifti, non la meritano mino- 
rej anzi maggiore coloro , che l'acquiftato fanno con- 
feruare ; e quella conferuatione farà imponibile farfì, 
fé il Principe come fupremo Signore none temuto, e 
riuerito. Che timor, che riueienza hanno iFiaminghi 
à Voftra Maeftà , fé pigliate l'armi contra voflri decre- 
ti, econtra voftngouernatori danno manifeflo fegao 
di non riconofcere fuperior'alcunofé non è da fperare, 
che quelli romori fiano cosi tofto , e così facilmente 
quietati, come lì dice j perche gli animi, ne' quali vna 
volta entra la perfidia non fi confidano, né fifottomet- 
tono poi ageuolmente, anzi con la fimulatione an- 
dandofene impuniti, nutrifcono nuoui, e più pernitio- 
fìpenfieri,perefrequirli poi, quando fi prefenti l'oc- 
cafione; onde chi colcaftigononfpianta, e dalle radi- 
ci non fucile le velenofe piante, tornano tofto à pullu- 
lare. La potenza di Voftra Maeftà, la grandezza di Spa- 
gna non debbono fopportare di quelle ingiurie , che 
hanno tanto feco congiunto il vilipendio, & il difpreg- 
gio dell'autorità reale; anzi à quefte come à cofa di Le- 
fa Maeftà , deue rigorofamente farfi incontro il ma- 
gnanimo, e giufto Principe , perche dal moftrarne ri- 
fentimento, non folamente pende la riputatione, è la 
quiete» ma la pace, elaguerravniuerfalcv Perche non 

F 3 fi tofto 



7 v> Ijloria di leronimo Coneflaggio, 

fi tofto vedranno i Fiaminghi il perdono delle lor col- 
pe » che abbufando della troppa clemenza di Voftr; 
Maeftà, parerà loro ragioneuolmence , efler' aflblut 
Signori di fé fteffi, e poter ad ogni lor voglia fcioglier- 
iì dall' vbidienza, alla quale fono tenuti; poiché às. 
grani errori non fentono apparecchiata la pena. N( 
quello male verrebbe folo , anzi è da credere> che do- 
tieffe da molti altri elTer tofto accompagnato; perche 
gli flati d' Italia , e forfè anche di Spagna, vedendoli' 
sfrenata libertà di cofloro, è la remilTione di tanèe col- 1 
pe crearebbero in fé ftefTì fpiriti di feditione , e comi 
inuidiofi imiterebbero facilmente il male, cofa da ch< 
fopra tutte l'altre i\ Principe dee guardarfì ; conuc- 
• nendoli operar di modo, che il feuero calligo di vn de- 
linquente j {ìa elTempio à chi penfafTe di fallire; e ch< 
il vafTalIo gridi più tofto mifericordia > che giuflitia 
I vicini Principi fa vedelTero fopportar tante indegni 
ti ; che difcorfo fariano del giudici© > e delle forze 
di Spagna ? perche non crederanno, chepoffino an- 
che efTificuramente affaltarne; L'elTempio frefco, che 
habbiamo dalla gloriofa memoria dell' Imperadoi 
voflro Padre, ne infegna ciò che fi dee fare; perche era- 
no da lui tanto ftimati quegli flati , e procuraua tante 
tenerli vbidienti , che non trafcuraua cofa alcrsa , che 
lopoteffe condur'àquefto fine; onde vediamo, che 
per la difubidienza della fola città di Gante , milc 
in auuentura la propria perfona, pallàndo fcompagna- 
to per la nemica Francia , per andar à conferuar quel 
picciolo membro, che vacillaua, e per adempir quella 
giuftitia, alla quale era da Dio ftato eletto , fi come fe- 
ce. Hor dunque VoftraMaeftà,contrail cui nome > e 
contralecui infegne fi évoltoq uafi tuttoilpaefe, (é 
rie ftarà otiofo fpettator de'fuoi d anni,fenzapiocurar- 
ui rimedio alcuno.? Non dico, che Voftra Maeflà deb- 
ba andarui, perche so che altri penfieri, & altre giu- 

4iciofc 



Libro Secondo. 77 

licipre confiderationi glielo vietano j ma dirò bene» 
:he'l non mandarui vn giuiloefTercito, con Capitano» 
:he riduca le cole nel primo ftato , e caftighi chi ha- 
lefle peccato, farebbe à parer mio fallo incfcufabile, e 
lannofoj e non è difdiceuole , che fopporti la guerra, 
rhinon ha làputo mantener la pace. Alcuni Principi 
bnoal Mondo ) chequefte alterationi tanto da Vo- 
tra Maefrà abhornte haurebbero care, per pigliar da 
jfiTe occafione diromper' à quei popoli ipriuilegi> di 
he tanto fi vantanoj & entrando nel paefe con Tarmi, 
le farebbero nuouo acquifto, perimponerui nuoue 
2ggi accioche perl'auuenire non potelTero facilmen» 
e calcitrare. Tutte queftecofe, nonfononèimpoffi» 
)ili, né difficili à farli , anzi poffibiìi, e facili, perche 
letto che fìa il Capitano, farà tofto fcritto reffercito; 
osi in Ifpagna , come in Italia , potranno tragèttarli 
e'foldati nuoui nelle piazze d'Italia, e cauarne de'vec* 
hi, accioche d'ogni forte ne fìa proueduto reffercito, 
Milano fi potrà far la malfa delle genti , di doue co* 
niriciando à caminare verfo l' inferiore Germania» 
lon fi può temere di male incontro alcuno per iflrada» 
lonvi efTendo Principe, chepofià opponerfià cjuefle 
orze. Perche ipaefi d' Italia, di Francia , àx Loreno, & 
Itri doue conuiene pafTare , ò fono amici fauoreuoli, 
> nemici timidi , i quali più tofto ageuoleranno '\\ ca- 
nino per ifgrauarfi dall' alloggiamento de'foldatie 
he non l'impediranno, e quando pure con poco gin- 
litio , alcuno fi mettelfe in refiftenza, tofto, farebbe 
hiaritodel luo errore. Del proprio paefe doue con- 
liene andar, non fi può dubitare, perche effondo di- 
armato, e folamente da armi tumultuarie trauagh'ato, 
il comparir dell'eiTercito di Voftra Maeftà fpariranno 
:utti quei nuuoli, e quelle borafche, che hora par che 
tanto minaccino. Non fi può neanche temere, che 
Principe alcuno , voglia diuertir Voftra Maeftà da. 

F 4 <juef^a 



2^ Iftoria di teronima Conefiaggia 

quefta ìmprefa ì pèrche l'Afìa aflài lontana fé ne fì 
quieta, l'Italia è diuifà, eia maggior parte in poter d 
Voftra Maeftà , la Francia ha che fare in cafa fiia, la fu 
perioreGermania anch'elTà dalle diuifioni è debiHt^ta 
l'Inghilterra ha cara la pace , dell' Africa non fé ne te 
me, ne fé ne parla. Ma voglio , che tutti quefti poten 
tati mirino con marocchio la grandezza di Voftt 
Maeftà, e che inuidiofi delìderino abbatterla, quand 
pure ciò folTc , non è quella roccaiìone che debbon 
pigliare > perche lafciando da parte la debolezza lor( 
tutti i Principi abbhorrifcono grandemente ogni p( 
polare feditione, come cofa, che può anche loro acc; 
dere, e defiderano più tofto vederne, che impedirr 
il caftigo , acciò che fia eflempio a' popoli loro i onc 
cosi gli amici j come i nemici perilcomune vtiledc 
ueranno efler* in aiuto di Voftra Maeftà. Hor dunqi 
fé quelle genti han fallito, s'il peccato merita puniti< 
ncj chi dee caliigarli , fé non Voftra Maeftà , che è 1< 
fupremo Signore? fé quefta meritata pena con l'hi 
mane) e con le diuine leggi concorda, perche non 
dee eflequire? Se quefta effecutione é vtile, & alla coi 
feruatione neceflaria perche nò fé ne viene all' effetr 
clfendo maftlme pollìbile , e facile il farli , lononvi 
do ragione, che lì pofla in contrario addurre; anzi cr 
do, che quanto più fi tarderà , fi farà perdita maggie 
re, così di ftato , come di riputatione. Le ragioni, 
quefto huomo di grande efperienza ne maneggi d 
Mondo, fecero ftar'ogni vno con grande attentione 
lentirie.e il Rè di fua natura ritenuto,non diede inditi 
fé le approua(Ie,ò nói anzi ìqcq fegno al Frefneda, ci 
feguitaffe, il quale cominciò a fauellare in queftaform 
,In tutte le deliberationichefifoglionofire,ftimoefl( 
re cofa daChriftiano l'hauer principalmete riguardo a 
precetti di Dio,e coformarfi col fuo volere, douedo n< 
.credere, chetate le deliberationi fatte fenza quefì 

fon 



Libro Second». 7^ 

»nJameto»e ren5:a queila mira non debbano mai per- 
-nir'à buon fine. Ma còuien guardar di non inganarfì, 
i non interpretar le cofe alriuerfo, né dar loro fenli 
Dntrariial vero, facendo parer Dio di vedetta, il Dio di 
iifericordia,perche corrópe alle volte la fuprema pró- 
idenza per quefta via i configli dicoloro,che vuol ca- 
igare. Econuieneanche diTcernere, che di vna forte 
la giuftitia. che'l Principe ha da far' a fudditi , e di 
n'altra, quella, che egli ha da far' a fé fteflb, frenando 
; paflìoni dell' animo. Qua! fia il vero vfficio del Prin- 
ipe, come debba vfar dell' imperio fuo fopra i vaiTalli, 
: con la dolcezza, ò col rigore dee comandare, fon co- 
cche molti hanno làputo dire, e pochi fare 5 mai più 
luij affermano douerfi dal fommo rettore pigliar' il 
ero effempio di gouernare, e feguir quello che la leg- 
;e di Natura più antica, e più forte, che tutte l'altre ne 
nfegna, la qual è, di non far ad altri quello, che per noi 
cedi non vorremmo. Conuien dunque al Principe of- 
èruare come Iddio ne regga, quello imitare, e che del 
nodo, che defiderach'efto Iddio proceda feco, figo- 
lerni con gl'altri, accioche fia giudicato, come giudi- 
iato haurà, e chi più fi accoderà à quefta forma di go- 
lernare , farà più perfetto gouernatore. Non voglio 
)erò frametter nelle cofe di ftato tanto di quelle di 
rheologia eh' altri penfi , eh' io voglia ridurre quefto 
rorrotto fecolo,à quell'antica età d'innocenza; ma li 
:ome il buono, e ficuro gouerno de gli Itati , non dif- 
:orda dalle diuine leggìi cofi debbiamo noi l'una cofa 
con l'altra andar temperando di modo, che'lRè man- 
tenga faldo, e fermo lo fcettro , e la corona , falua , & 
immaculata la fede, e la confcienza. Io non nego, che 
Fiaminghi non habbiano grauemente peccato; ma 
non fempre,cofi per le leggi diDio,come per quelle de 
gli huomini dee al peccato feguir il caftigo j perche le 
ciò fofle, farebbero vane la gratia, la mifericordia, & il 

F j perdono 



So Ifloria df Uronimo Conefta^gio 

perdono cofe tanto familiari dell'eterna bontà, e m^ 
ceflarie alRè,perciò io crederei,che non fi douefTe ce 
tofto correr alla puuitionej ma andar coufiderando, 
con minore IpefaìC con manco pericolo, vfando la bi 
nignità , fi può ottener la quiete de'popoli, e ficurer-j 
de gli ftati j perche quando fi perueniflè a queftp fit| 
(limerei più la ficura pace, chela pericololà vendettj 
Conuerrebbe forfè anche confiderare, l'occafione clj 
peraucnturai miniftridi Voftra MaeftàjpolTonohauti 
dato à quelle colpe, non per lafciar per ciò di afliìcura i 
fi>ma per ifminuir il caftigo come men giufto, fé ben \ 
vaflallo è obligato à fopportare il fuperiore , che Iddi | 
gh ha dato,qual ei fi fia, Óltre ciò fé noi vogliamo gua i 
dare, chi fono coloro, che han peccato troueremoe| 
fer di due forti genti, cioè pochi nobili , e più numei 
d'infimi plebei,però fé nos fu Valencienes che affai t( 
flohebbe il caftigo, non fappiamo,che ninna altra ci- 
ta fi fia fatta di coftoro compagna. Se poi a'progrefl 
che han fatto, ci volteremo da eflì , fcorgeremobe 
forfè mala intetione; ma non già httiài molta impoj 
tan2a;perche fé non fono flati li difordini di quella adi 
nanza di vile plebejche ruppe gl'altarije che tumultua \ 
riamente vfcì in campagna, non fappiamoperò, che 
fìa fatto cofa notabile. C^fd errori come cofàfenzi 
{labile fondamento, fono affai tofto ftati dalla forell i 
di Voft.Maeftà con l'aiuto de' fedeli vaffaUi emendati 
e vendicati, di modo che tutto è ridotto in pace , & i. 
vbidienza. Effendo adunque le cofe in quefto flato 
ch'altre armi , ch'altre vendette, vi fono di bifognc 
perche fé alcuna cofa rimane a vincere, fon gl'animi, i 
non i corpi de gli huomini,e quelli non con l'armij tur 
cp'beneficij fiacquiftano,onde io vedo più tofto occa 
fione di adoperar V indufttia della pace, che l'arte dell; 
gucrrajperche fìimo,che quefta fia la vera ftrada di con 
2?ruar gli ftati; fenza correr' iropetuofamente all' armi 

anz 



Libro Secondo» %i 

,21 àquefto modo fi con ferua, à queir altro fi aliena, 
udicando io miglior legame l'ubidienza, che vien da 
aore, che quella > che vien da timore. Et il buon Rè 
)n dee prouocare i vaffanij ma beneficar gl'amici, 8>z 
nicarfi gl'inimici. Il mandarui capitano » & elTercito 
)n può farfi, faluo con molta ipefa , con grandi difE- 
iltà, e con render' odiofo il nome Spagnuolo, & oltre 
lenuouealterationi, che può caufar nel paefe ? farà 
mera molti) che quelle armi poflano eflere ad altro 
le indirizzate , e che perciò gelofi tornino à mouer 
:cgli humori , che fi douerebbero lafciar quietare, 
:ederemo noi che la fiiperiore Germania, la Francia, 
'Inghilterra tutte piene di heretici , e capitali nemi- 
e di Ifpagna fentendo paflar quello eflercito à danni 
'loro vicini, debbano ftarfene otiofi, e non penfare, 
e la vicina guerra fia vn commune incendio,al quale 
cti fi debbano ingegnare di refiftere ? Non potremo 
li anche dubitare, che quei nobili, e quella plebe, che 
nno ofato peccare, che hora forfè pentiti fé ne flan- 
> quieti, poflano con quello sforzo, che per vna volta 
opoli fon atti a fare, vfcir'in campagna contra quello 
fercito, difender l'entrata del paefe, tirar con Io (pa- 
nto del ca{tigo,e della guerra nella fedition loro tut- 
eli flati , e c\\Q perciò fia poiTìbilejche l'imprefa non 
li cofi agcuole come altri penlà , anzi fi dee temere 
ogni picciola auuerfità,chc fuccedelTe, perche fareb- 
pericolofadiridurlecofeinflato, che perrihauer 
bidienza delle città,in vece di romper quei priuilegi 
ome andiamo penfando) conuenifle confirmarli, e 
rfe concederne de gl'altri, e Voflra Maeflà dee guar- 
irfi dinon incorrere in quei comune diffetto degli 
iomini,che co la cupidigia"de gl'animi loro fi promet- 
no delcerto le cofe incerte.Ma vogho prefupponere, 
le quella efpeditione fi faccia con pocafpelà, e che 
nza refiflenza alcuna arriui X cfTercito in quelpaefè, 

che 



è 1 Ijloria di leronìmo Comflaggio 

che cofa ha egh' poi a fare? tutte le città,forte22e»eli 
ghifonovbidienti, inobih",i] Clero, epopohfed 
doueficomincieràquefto caftigo, e quefta eflecui 
ne? quei pochi, che han falhto cosi nobih',come igi 
bih, non è da credere che debbano appettare , anti 
vicini Regni loro, compagni nell'herefie doueraii 
ritirarfi, diìnodo, chefeilgiufto non paga per il g 
catore, reftarà vana tutta la fpefa, e tutta la fatica; 
in ifcambio di vtile non faria gran fatto, che neriui 
le danno; perche l'armi prefe lenza molta neceffit; 
gl'amicìfanno neutrali, de'neutrah nemici, ede' 

■ mici oftinatirubelli, eVoftra Maeftànon hàbifot 
di fpauentare; maben diafficurare ifudditifuoi, e 
permettere, che in difefa da'Ior priuilegi , delle e 

' Selle mogli,e de* figliuoli mettano cótraVoftraMa 
inauuentura la vita, come é credibile, che debb 

' fare. L'antiche calamità di Spagna, e forfè anch 
Francia fon purmiferabileefTempio di quanto vn 
nobile fdegnato, fuor vfcitceprattico delpaefefìa 

■ ricolofoinftrumentoà trauagliar la patria , &èvo 
" prouerbio, chechinon fifenteftarficurofrafuoi,] 

cura aflìcuraruifi con forarti eri. Per mio parere già 
Je cofe fon ridotte i n termine, che Voftra Maefìà a 
tiene lo (lato, elariputatione ancora douerebbe 
liora lafciar l'armi, e non dar' occalìone , che alcun 
quei grandi fi partifTe del paefc ; anzi accarezzar 
dolcezza quelle genti di modo, che ogni uolta f 
uergognaflero di fé fteflì, e che più ammiraflero la 
neuolenza, che temeiTero la forza. Perche fi come 
volta, che fia tratta la fpada,ella non fi potrà facilnifr 
<s:on honor rimettere, così non giouando labenigr 
farà fempr e à tempo àcauarlaimaflimenon eflenc 
cofe in pericolo di perderfijanzi in iftato di adarfi n^ - 
giormente da fé ftefle aflìcurando , & è credibile ci 
' V. M. non aggiunge più legne à quefto fuoco, am 



' Libro Secondo. 8|, 

i quei tumori) come à quelle imprefe, che à cafo, & 
petuofamente fi pigliano, che nel principio paiono 
jliarde, maindebolifcono, e fi eftinguono tofto. 
so, che tutte quelle ragioni fono fuperflue algiudi- 
, alla prudenza, & alla buona inclinatione di Voftra 
lieftà, perc:ò non metto dubbio, che di tutto quel, 
efièdetto, effequirà quella parte eh importerà più 
feruigio di Dio, & al ben della corona di Spagna. Ri- 
;ife al finir di quefto ragionamento il Ré alquanto 
rpleilb, perche daU'vna parte l'autorità del Duca va- 
ia affai apprelfo di lui, dall' altia la condition fua in- 
nata alla pace lo tiraua verfo il parer del Confeflore. 
a come , che d'ogni defiberatione ancorché impor- 
ntiiTima, foglia feqifir quel parere, che dalla più par- 
de'configlieri è approuato, preualendo il numero di 
lelli, che voleuano la pace , pareua, che doueffe de- 
Derarfi conforme al parer del Confeffore, e cofi par- 
-, che reftafle conclufo. Ma poterò tanto il Duca, e 
)Spinofa, che fecero folpender la rifolutione di mo- 
0, che per all' hora non fu determinato cofaalcunaj 
nzi diferita, procurando ogn'un de'configlieri fra tan- 
D, tirar gl'altri nel fuo parere. E come auuiene per pec- 
ari noftri , che per il più molti configHeri de' Principi 
idirizzino i configh publici alla mira deili interelll 
innati, procurando con diuerfi artificii interromperli 
cambieuolmente lidifegni, e l'aumento della riputa- 
ionej quindi nacque, che il Duca d'Alua confighaua la 
guerra, non per altro , faluo perche ne ambiua il cari- 
:o, eloSpinofahuomodipicciola leuatura come più 
luuezzo condannar' heretici ne proceffi , che à trattar 
■naterie di flato, fu dal Duca facilmente tirato nel fuo 
parere. Gli altri tre, che voleuano la pace- non haueua- 
lo però mighor zelo, ne meno particolari difegni, che 
^l'altri fi haueflero j imperoche fé ben' il Confeflbre 
lon haueua forfè macchiato l'animo? Ruy Gomez, e'I 

Duca 



S 4 ìftorU di terontmo Cene (i aggio 

Duca di Feriaj fconlìgliauano la guerra, per non dar I 
cura di cfTo Imperio à quel d' Alua lor emulo, al qual 
pareuach'ella toccafTej onde cofà di tanta importai 
era da paffioni particolari gouernata. Ma il Duca d' A 
uà, di così fatte macchine grand' ingegnerò, con rzà 
eflémpio fcherni con beli' arte gli emuli fuoi, impercl 
che fendofi auueduto del difegno loro, valendofì deli 
femplicità dello SpinofajfinfeefTermaldiipofto, hau<' 
gran defiderio di ripofo,dicendo,che giàall'età Tua no 
fìconueniualaguerra,e che l'ulcimo quartiere della v 
ta , doue ei fi trouaua efler arriuato , voleua dedicar 
Iddio, e ritirarfi da' negoci j del Mondo, & altre cofe fi 
niili, perle quali fiingegnaua di dar' à credere , eh 
quando ben fi facelTe la guerra, non douefle voler' an ' 
daruii anziàltudiofi lafciaua intendere , non potè' 
quella imprefaraccomandarfi meglio , che al Duca e 
Feria. Il quale con puro animo credendo à quelle fi 
miilationi, non ricusò di voler' eflere Capitan Genera 
le, perciò concorfe nel parer del Duca d' Alua di far 1, 
guerra, onde affai tofto variato per quella cagione ipa 
reri nello fconfigliato configlio fu rifoluto l'elpeditioi 
«Iella guerra. Ma come l'elettione del Capitano toccaf 
fé al Rè,fendo il Duca d'Alua il più faraofo Spagnuoloj 
chevifoffe, lopropofeagt'altrij e quando il Ducad. 
Feria credeua, eh' effo d'Alua ne rifutaffe il carico, le 
accettò volontieri'i onde ei s'auuide all' hora effer fiate ' 
dallàgaceemulofuo burlato. Non hanno creduto al- 
cuni, &àme ancora parue ftrana cofa mentre ch'io 
non feppi il poco gufto,che il Duca d'Alua haueua alla 
corte, che la deliberatione di quella guerra, e l'elettio- 
ne del Capitano di effa foffero fatte per la via cheli 
narra , effendo più tofto credibile , che gli emuli del 
Duca doueflero procurare ài fpingerlo fuorijche di te- j 
nerló appreffo, e ch'egli doueffe più tofto procurare 
«maner'in Ilpagna; che ambir quel carico per partirfe, | 

ne. 



Litro Secondo. S/ 

. Perche fé ten nelle Republiche foglionoigfandi 
r l'ambinone del commandare, eperleuarfidalla 
Tgettion del Senato veder volentieri elTer mandati 
7ouerno delle Prouincie»e de gli eflercitijnondime- 
nelle monarchie auuenir'il contrarioj anzi ogn'vno 
fiderofo di ftare appreflb alla perfona del Rè , doiic 
ì vat^liono, e più comandano, & ingegnarfi per rpol- 
viedi allontanar il competitore dalla prefenzadel 
ncipe. e pur quiuiaimenne il contrario j onde vo- 
ono,che le ragioni delDucajC il valot Tuo fenza altre 
rioni, foiTero della guerra,e dell' elettione del Capi- 
io cagione, ma nel creder ogn'vno è libero. Con 
;.fta elettione rimafe del tutto fpenta la pratica, e 
3Ìnione dell'andata del Rè,e già in Bifcaglia fi anda- 
disfacendo l' armata ftata apparecchiata perquefto 
etto. Oltre à ciò) altre cole di non piccìola impor- 
izaauuennero, poiché appròuarono per buona, la 
^lutione delRè di non hauer voluto lafciar laSpagna 
iza la prefenzafiiai perche Carlo Tuo primogenitOi 
)uane di troppo mal mifurati penfìeri, fi gouernò di 
)do,che conuenne al padre aflìcurarfi di lui,& i Mori 
Regno di Granata Chriftiani per forza ^ aititatida 
Africani tumultuarono, con pericolo, che fi facefle- 
troppo potenti, fé ben tutti quefti, & altri trauagli 
ono poi col tempo , col ferro, e con altre rigorofe 
ecuti ojii dalla prudenza delRé fuperati.Eletto il Ca- 
ano comincioili fubito à fcriuerreflercito, fu fpedi- 
àNapoh,à Milano, & à Siciliaì accioche quei Spag- 
oli, che fi potefiero leuar da'prefidi), così di efll luo- 
i come di Sardegna,fiincaminairero verfo'IPiemon- 
ad afppettar'lDuca,il quale doueua andar'à Barcello- 
, per di là con le Galee paflar' à Genoua, conducen- 
de' foldati nuoui da metter nelle proprie piazze 
talia, e cauarne i vecchi. AlConte Alberico diLodro- 
ordinò il Rè, chcfaccfle vn reggimento di dodici 

infegnc 



È 6 IJiorta di leronimo C<mefiaggio 

infègne d'Alemani'e prouicle,c]ie in Germania fi alTp' 
daflero dieci mila cau^jUi, oltre à trecenti lande , et 
fotto CapicaniBorgognoni voleua cauar di Borgogn, 
e per il pafTo di quefto elTercito domandò licenza 
quei Principi > perle terre de' quali conueniua palTart 
che vi confentirono, fé ben' alcuni non lafciarono 
far'alcune picciole prouiiìoni. In tanto la DuchefTali 
guendo ilpenfato difegno d'adlcurarfi intieramem 
d' Anuerfa, fece adunare fotto'l Conte di Mansfek vr 
parte delle genti di guerra ch'haueuaje mandatolo ii 
nanzi verfo quella Città , ella con cinquecento caui 
armati alla leggiera , & alquante compagnie d' arch i 
bugierilo feguitò. Fidauaiìeilapoco di quattro inf<i 
gne di foldati, che vi erano dentro, non oftante il pi 
ciol numero, & il giuramento fatto al Ré, perche fei 
dola più parte heretici, e dafettarij flati fauoriti, di 
bitaua, che con quei feditiofì cittadini, che vi erar. 
dentro, facefTerooppofìtione alla fua entrata; con 
alcuni voleuano indouinare; perciò fcriffe al Magiflr , 
to, che in certa horache'l Conte doueuaarriuar' al 
città, licentialTe i foldati, il che fu fatto, mavnpo( 
più per tempo.di quel,che conueniua. Onde òfdegn. 
ti coloro di eflerne mandatÌ3 ò pur corrotti, cominci, 
rono à fparger delle minaccie, à tumultuare, & à me 
terlecofein pericolo, però giunto vicino affai tofto 
Conte > hebbe nuoua di quello difordine ; per la qu 
colà afrrettandofi diincrometterui fedeci infegne ce 
aiuto del magiftrato, il (qcq prima, che coloro fapeil 
ro pigliar rifolutione di vietarlo , né configliariì c( 
glamici. Egli è vero, che non parendofi ancor ben \ 
curo il Conte, fece entrar' innanzi i carriaggi, e ce 
efllinduftriolàméte attrauersò alcune flrade deliaci 
tà,per afficurarfi della calca,che gU potelTe venir fopl 
e di non efler ributato, e cosi à vn certo modo fort"' 
cacofenzamoftrar di ^^^iWy .afpewòl^ Gouernant 



Libro Secondo. %7 

:lie venne affai tofto , con fuperba compagnia ài Sh 
mon,con la quale refto ogni cofà quieta. Quiui proui- 
le ella alle cofe fecondo il tempo , dando gl'ordini ne- 
:e{Ianj, fece rifar le Chiefe de Catholici, rouinar quel- 
e de gli heretici, riducendo le cofe della religione nel 
)rimoftato;elafciatoui il Conte, le ne tornò à Bruf- 
èlles contenta, perche già non vi era luogo, città, né 
)erfona alcuna, che fi moftraffe difubidiente; an7,i tut- 

amico, e tutto pacifico, fendofi quafi nel medefimo 
empo, intefo effer' vfciro d'Amfterdam,come G è det- 
D, il Brederoda co' feguaci fuoi, i quali violentauano 
nella città, &entratoui come anche feguìinBolduc> 
rrauelinghe, & altri luoghi prefidio per il Ré. IlPrin- 
.pediOranges, poco prima, che la Reggente andaffe 

1 Anuer{à,vedendo doiie le cofe pendeuano , lapoca 
Dnftanzaì e la molta difunione de' fuoi, auuifato delle 
folutioni fatte inlfpagna, era andato à Bredà luo- 
o fuo, con difegno (fecondo fi vide poi) di andar- 
ne dilàin Alemagna, come affai tofto fece ; perche 
Dnofcendo l'altezza del Ducad' Alua, aiqualeealiin 
jalità non cedeua, efperto deU'humor degli Spa- 
inoli non credea , che mettendo l'armi in mano à sì 
uero Capitano douelTero fenza fanguepofarfi. Ol- 
e che douendo egli venir con regia autorità gli pa- 
ua non poter fenza pencolo della vita vbidire , maf- 
ne non effendo ftata per gì' anni à dietro, fra di loro 
lona intelligenza per concorrenza di autorità. I con- 
derati, che per lettere del Baron ài Montigni del 
onte di Homo fuo fratello, erano ftatiauuifati,del- 
intention del Ré, e di quello che ne' configli fi era ri- 
'luto, perfuafi anche da elfo Montigni à rimediar'alle 
)fe, acciò che quietandofi l'animo del Re, non hauef- 
occafiondivenirui, nèdiincaminarui armi, fiadu- 
irono àDeuremonda per trattar quel che foffe da far- 
fopra a che,fiì variamente difcorfo. Alcuni forfè mea 

G colpe- 



^8 1 fiotta di ter oìiimoConeflaggio 

colpeuoIi,non credendo à ciò che veniua fcrittOipenfa- 
uatiOjcheilRènondoueireeflersirigorofccomefite- 
ineua)e voleuano andarfi conlìgliando col tempo fenz; 
far mouimento alcuno per ali bora. Altri più timidi di 
ceuanoconuenir ritirarli fuor del paefe, fenza afpetta 
r ira^del Rè, s'egli vi veniiTe armato, & à niun modo ef 
fer da fidarli. Molti s'ingegnauano di perfuadere, dui 
il vnilTero tutti inlìeme, poiché le forze del paefe fé voi 
leflero vnirfi , erano tali da non temere quelle del Rè 
oltre air aiuto che haurebbero da gli amici. Il Cont 
d'Egmont, di più autorità, che tutti gli altri, maffima 
mente nelle cofe della guerra,diceua parer a lui douei 
lì tutti ingegnate di placar'il Rè , fenza entrar' in tan 
ipauenti, e fenza opponerfià quelle cofe, che egli o: 
dinaife ; anzi elfer conueniente pacificar' i tumult 
quietar non meno i nobili, che ipopoli, &inform 
meglio il Rè , col quale conofciute quefte operation 
non farebbe pericolo alcuno. Quefto vltimo parer 
folpefe di forte gli animi di quelli huomini , che tutJ 
^he ftelTero più di fet hore infieme , non li rifoluè ce 
alcuna, faluo andar' vigilando, econfiderando dò ci 
eonueniflefare. Si difle efferfi poi abboccato il Princ 
pe col Conte d'Egmont, à Villebruc luogo traAnuerl 
eBruffelles, e che infieme difcorrelTero largameli 
delle cofe del paefe, e di ciò che douelTero farfi.e che 
Principe ('rifoluto di cedere all'ingiurie del tempi 
configliaffe anche il Conte àpartirfijma, che egli co 
fidato fopravnaam.oreuole lettera, che hebbedalK 
nella quale gli diceiia , che iolamente dal valor fuo 
conofcerebbe h quiete di quel paefe , non volle pare 
fi, vedendo maiììme ogni cofa quieta. E che'l Princi' 
biafimando lapericolofarifolutionegli pronofticai 
non folamente la futura fortuna fua, e di quelli, che 
jxmanelleros ma molte delle cofe, che fucccedettei 
poi onde conmeii dire, che la troppo confidenza del 



Libro Secondo, ^9 

altrui volontà meni chi vi confante, e tiri per forza, 
chi non sa contradirui. Il Conte d'Homo intendendo, 
che dalla Duchefla erano fìniftranxente interpretate le 
attioni Tue, volle darle conto minutamente d'ogni co- 
fa, perciò andato à Brufelles, fece in parole, & in ifcrit- 
to la fua giuftifìcatione j ma con tutto ciò conofcendo 
non efTere ftimato confidente , fi ritirò al fuo cafiiello 
di Veert , di doue fcrifle al Ré la cagion della fua riti- 
rata, ingegnandofi di giuftificare eiTer' innocente dì 
molte imputationi, che diceua effergli fiate date nelle 
:ofe del paefe. In fine in quefto tempo che duraua l'an- 
10 del fefTanta fette, vedendo i confederati la Duchef- 
à armata tener già in freno ipopoli, &hauendono- 
itia dell'effercito, che fi moueua contra di loro, fi an- 
larono ritirando fuor del paefe, chi per vna parte, chi 
)er vn altra, non fenza laude della DuchefTa, febea* 
Icuni nobili, fra quali i Baroni di Batenburg furono 
•refi dal Capitano Muiert del reggimento del Conte 
l' Aremberg, e mandati à Bruflelles. Gfihereticifot- 
o nome di popoli, vedendofi abbandonati per efler" i 
lobili difuniti, trattarono da fé fteflTi la caufa loro. 
Mandarono in Ifpagnaà pregar' il Rè, che fi conten- 
alfejche viuefiero con la libertà delle loro confcienze? 
■fferendo per ciò tre millioni ài Fiorini.Ma non oftan- 
s, che foife intercedo per loro da alcuni Principi di 
demagna, quefta loro offerta in Ifpagna fu tenuta 
rofontuofa, dicendofi effere vna oftentation di rie- 
hezze , & vn chieder tacitamente aiuto a' Principi 
oreftieri, onde non ottennero cofa alcuna. Egliéve^ 
0, che vedendofi ributtati dal Ré quali fenza riipofta? 
luuifati de' preparamenti ài Spagna, guidicarono con- 
lenir loro feguir la nobiltà, che fé ne fuggiua; mapri- 
na fcriffero, e flamparono vna Apologia in difefa lo- 
o,Ia quale non farà apunto qui da me defcritta, perche 
lauendo in efla voloto giullificarfi ài alcwne attioni 

Q % 4ifEcoI' 



e^Q Jftoria di leronimo Contjlaggzo 

difficoltofe» l'hanno fparfa di illecite ragioni, tuttauìa 
alcune cofedieflanon lafciarono ditoccarfì. S'inge- 
gnauano di foftenereyche quella compagnia de'nobili, 
clieprerentólafupplicaalla Goucrnante richiedendo 
la libertà ài confcienza, non era per quello atto incor- 
iain alcun delitto d'ofFefa Maeftà, dicendo non efleri] 
mai fentito, né Ietto in Iftoria, né in Annali alcuni)chc 
nonfìalecitoj anzi, chenonlìagiufto, eragioneuok 
à quei vafTalli.che fi fentono aggrauati fupplicare alloi 
l'rincipe, e Signore per quefto rimedio. Che quella fi 
vna delle cagioni perche vollero i popoli hauer Rè, ( 
fnperiore, per poterli indrizzar' à lui tutte le volte, ch( 
in qual fi voglia modo fi fentilTero granati. Cheperci( 
è da Scrittori tanto lodato Adriano lmperadore>il qua 
le eflendo per iftrada da vna donna richiefto d'vdienza 
erefpondendonon hauer tempo di fcrmarfi, ella re 
plico, che fé non haueua tempo di vdire le doghenz 
de popoli, haurebbe douuto lafciar l' Imperio à chi ha 
«efle tempo da gouernarlo, dal che rilentito, lodòl ' 
donna, e la (pedi (libito. Che per il contrario eraripre 
fa, ebiafimatalacrudelràdel RèRoboamofighuoI 
ài Salomone,il quale elfendo richiefto da' popoli di ei 
ler' allegeriti di alcune grauezze loro impofte dal P* 
dre, {prezzato il configho de' vecchi,e mal configliat 
dagiouani cortigiani, lirebutòafpramente dicendc 
che la più debole parte del Tuo corpo era più forte, eh 
la più gagliarda di quel di Salom one, e che in luogo < 
folleuarli li aggrauerebbe d'auuantaggia.Ma,che quj 
ila inhumanitàgH era tornata in rouina, elTendo ftai 
cagione che la hnead' Ifraèl, che era la maggior pan 
del Regno , firitiralfe perfempre dall' ubidienzafu 
Con quello eifempio voleuano dire, che Iddio hauei 
moftrato chiaramente quanto fia deteftabile, la ba 
bara inluimanità di coloro , che danno ad intender'? 
Uè* che non debbano vdire ilanien^ de' popoli, e ci 

lipe 



Libro Secondo. ^i 

[{ perfuadono, che quado fi dogliono m luogo ài com- 
piacerli debbano caftigarli come di fpetie di ribellio- 
le. Dicendo non douer'elTer' al Mondo, huomo di si 
iebole incelletco, che non faprà difcernere quale' fia h 
ribellion contra il Principe , e quale l'humile richiefta, 
?c alfe ttuoià preghiera, che gh fa il valTalloj e quefta 
^fler di qualità tale , à chi vuol ben confìderarla, che 
)UÒ far' isgombrare da gli animi de'Principi, ogni ma- 
a impresone che haueflero conceputa de* fudditi, ef- 
èndo la fupplica vna fommiilìonC) & vna humile rico- 
lofcenzadelfuddito verfo il fuperiore^ anzi non elTer' 
Itro filuo vna delle più principali fpetie di Omaggio, 
■ di foggettione che li trouino. Perche le cerimonie,e £ 
;iuramentij che fi vfano ne gli Omaggi , che fi fanno 
1 Principe , polTono ftimarfi vna commune vfanza , e 
nodo di fare; ma quando ilVaflallo nelle fue maggio- 
i neceffità viene ad hauer ricorfo, & à gectarfi à i piedi 
el fuperiore fupplicandolo di giuftitia , ài milèricor- 
.ia, ò digratia, all'hora fi potrà dire, che manifefta- 
aente, e di uero cuore lo riconofca per patrone, e per 
jperiore, perchefeilfupphcareal Rè inferifle ribel- 
!one, fi potrebbe dire, che coloro,che fiipplicano Sua. 
)iuina M. fiano à elTa rubelli, cofa contra ogni verità. 
Lifpondeuano à color chediceuano, che le il tenor 
.ella fupplica non richiedeua caftigo,che il meritaua il 
nodo di porgerla , perefTere ftata prefenrata da cin- 
[uecento nobili armati, che cosi per Tarmi, come per 
1 gran numero pareua attione feditiofa. Negauano ef- 
èrui intrauenute armi , faluo quelle, che i nobili fo- 
'liono portar' alla corte continuamente, e che il nu» 
nero grande, ©picciolo de ifupplicanti non fa fedi- 
.iofalafupphca, tanto maggiormente, quanto non è 
.•ero, che in tutto il tempo, che fletterò à Brufelles fa- 
refTero mai torto, né infolenza àperfona alcuna. Ad- 
luceuano alcuni ellèmpi de' palfati Duchi di Borgog^ 



^2, IJioria di leronimo Coneflaggio ' 

jia» aiquali ipopoliin gran numero haueuano fattati 
fuppliche, che da elfi erano ftate riceuute benigna- 
jnen-te. Accufauano iloro calunniatori diauari, e di 
rapaci dicendo , che abbhorriuano la fupplica, & il nu- 
mero de nobilijche la prefentarono, perche haurebbe- 
ro voluto, che non fi fofle fatta , accioche il popolo 
folleuafle.òche da picciolo numero dei deputati fo( 
fé ftata prefen tata, accioche eflendo vilipefa rimaneflc 
impofta l'inquifitione, perche dall' vna cofa, e dall' al 
tralperauano poter cauare vtile grande. Moftrauant 
il bene, che elTa richiefta haueua caufato , narrando 
vari configli de'popoli, de' quali alcuni quafi difperati 
erano ftaci di parer dimetterfi infieme otto, odiec 
inilladiloro armati, andarfene alla corte à domanda 
licenza di partirfi con tutti i loro beni in volontario ei 
filio, e che alcuni altri più audaci, haueuano penfat< 
metter la mano nel fanguede gl'inquifitori, per pò 
freno al proceder di coloro che vi rimaneflero , e eh 
tutti quefti penfieri, facili ad elTequirefi erano fua ' 
niti, quando con la fupplica i popoli videro tantino 
bili pigliar la protettion loro i che fé fifoffe fupplica 
to più celatamente non ne farebbe feguito così buoa 
effetto, anzi effer' ancora ftato difficile fermarli, pei 
che fpeife volte nel numero grande , non mancano ( 
quelli,che fon dcfiderofi di romore.Che di quello bue 
no effetto , fi era veduto chiara la proua, poi che dof 
pò chela Gouernante promife di fofpender' alquant 
le cofe, e che i CauaUieri del Tofone confirmarono \ 
promelTaifi era ueduto il popolo primari mefto all' he 
ra tutto allegro, & ogn vn o attender' all' arti , che hi 
ueua abbandonato , fino à tanto che videro perla Di 
chefla non feruar le promeffe,e fainuoui decreti,poc 
menrigorofi de gli altri. Che il ricufare difentir'ipc 
poli ne gli aggraui delle loro confcienze, era pericolc 
fo, perche i fudditidiceu^o> che il Rè che prega*: 
' .' ' ' no 



Libro Seco7ido. ^j 

on prouede in quefto particolare non dee procede^ 
a Iddio, e che fé ben gli huomini honoraci non difu~ 
>idifcono mai il fuo Principe ; tuttauia quando la fog- 
ettione non procede da fentimento diconfcienza, e 
lon incendono i fudditi, che cosi fìa ordinato da Iddio 
'iene à mancare il fondamento della fedeltà. Molti fi 
:ftendeuano in moftrare, che in hauer fatto.ò non vie- 
ato predicar publicamente non haueuano fallico , e 
;he era più feraigio di Dio, e del Ré far quella attiene 
n publico, che in fecretò. S'ingegnauano alTai di fculà- 
e lo abbattimento delle imagini, e la deftruction delle 
^hiefe.dicendo eglino eflerne innocenci,e la biafìma- 
lano come cofa mal fatta, egli è vero, che foggionge- 
■ano j che per effere (lato fatto tanto facilmente vna 
telone tanto grande, e canto diiEcolcofa da poca e vi- 
e gente , fenza efTerfi mai crouato chi ne folTe autore, 
laua à credere,che procedelTe dalla mano diDio.Parti- 
a,che fu molta turba, e pacificate in quello modo le co- 
e,parueà molti, eipetialmentealla Gouernantenon 
.•{Ter buon configlio alterar con nuoua guerra, e nuo- 
le effecutioni gl'animi di quelle genti, anzi douerli 
;on dolce arte andarle confirmando nell' antico amo- 
e,e fedele vbidienza del Re. Ma come Tarmi fien leg- 
gieri al pigliarfij e pelanti almaneggiarfi, non oftante 
:he quefte cofe foiTero dalla Reggente fcritce calda- 
ncntein Ifpagna, Spagnuoli troppo Imperiofivolfe- 
o tentar con la forza di formar' in quei paefi nuoue 
eggi à modo loro, accioche nelT auuenire non potef- 
'ero quei popoli alzar la teda . Onde cótra il parer della 
DuchefTaparrìil DucaperCartagena,equiui imbarca- 
cofin^le Galee, neimefedi Maggio di fefTanta fette 
códicifetteinfegnedifanteriaSpagnuola,e conprolpe- 
ro vento,fe ben alquanto infermo, giunfeàGenoua. Di 
là madòle fanterie nuoue ad ifcabiarle, con le vecchie, 
W^ào. ordine al camino dell'eiTercitOj Scandatofenein 

G 4 Alef- 



fj 4 Ifioria di leronimo Coneflaggio 

Aleflandria della Paglia» quiuifece farlarefegna, e i 
trouò poco più di otto millafoldatiSpagnuoli) e mille 
cinquecento caiialli leggieri italiani, e Spagnuoli, fe| 
ben la fama (pargea maggior numero. De' caualli era| 
Capitano Fernando di Toledo figliuolo del Duca, gli| 
foldati Spagnuoli haueuano quattro Colonelli) ò (ìan 
maefìri di campo, fi come da quattro Prouincie eranc| 
flati condotti. Alfonfodi Vgiioanemenaua tre milla| 
da Napoli, Giuliano Remerò mille feicento di Sici-| 
lia, Sancio di Lodogno duo milla di Lombardia, e 
Gonzalo de Bracamontc mille cinquecento di Sarde- 
gna. Con quefìe genti ripartite in treparti,cioè il Du- 
ca con l'antiguardiajFernando fiio figliuolo con la bat- 
taglia, Chiapino Vitelli che feruiua di maeftro di cam- 
po generale, conlaretroguarda, e Gabrio Cerbellonc 
col carico di Generale dell' artiglierie, accorrìpagnatc | 
da gran nobiltà , per il camino d' Afte , per Piemonte 
paflàndo T Alpi al Monfanefe, s'incaminò verfo' 1 paeft 
baffo ài Fiandra. Fiì anche feguito da altri Capitani d 
minor nome, fra \i quali Sancio d' Auila, Caftellano d. 
Pauia fatto nuouo Capitano della guardia del Duca 
leronimo de Salines, venuto da Port'Hercule,& alcun 
altri feguaci del Duca,da lui chiamatiic fi tenne queftc 
ordine,che illuogo ch'eralafciato dall'antiguardiafofft 
occupato dalla battagHa, e di doue effa battaglia fi le^ 
uaua entraffe la retroguardia, e cofi à picciole giornate 
paffaronoil Piemonte, eia Sauoia. In Borgogna s'ag- 
giunfero all'effercito , le quattro compagnie di lancia 
di quel paefCiC fènza oppolìtione paffarono la Lorena; 
fé ben quei di Ginebra, gli Suizzeri, &il Rè Chriftia- 
niffimo, nonlafcifTerodifar' alcune prouifionj, pq 
ficurezza loro. Giunto il Duca à Theonuille prim^ 
luogo ài queglf ftaci , £ect alto, per veder s'alia fua cti- 
irata alcun sopponeua,òpurafpettando, che il Pnnr 
cipcf d' Oranges (non fapeua egli ? che foffe partito) e 

cValtri 



Ltho Seconda. *>^ 

altri colpéuoline pafTatiromori, venifTero aditi- 
n trarlo, per quiui in un colpo farli tutti prigionijma 
n hauendo Tentito rumore , perche allefretto tutto 
L quieto, tutto pacifico, ne eflendo andato a vilìtar- 
canto auanti , altri che' 1 Conte a Arembergh , & il 
;nor diN orcherme poco appreflo per Lucemburghj 
erNamur, fen'andòà BrulTelies hauendo ordina- 
ai Conte di Lodrone , che col Tuo reggimento era 
luto all' efTercito, andalle ad alloggiarli in Anuerià. 
opinione generale , la quale tuttauia dura ne' Fia- 
iighi, che (e quei Principi 5 e fpecialmente il Conte 
gmont col feguito loro fifoffero da prima rifoluti 
)pporfi all' entrata del Duca nel paefe, farebbe fiata 
lì cofa tenerlo di fuori , con poca Iperanza di entrar 
i) al qualmodo vogliono, che le cofe del Rè, e quel- 
le' popoli haueffero douuto pighar miglior piegai 
[uella, che fecero poij perche fé il Rè fi fofTe veduto 
;ufo dei paefe, farebbe venuto à ragioneuoli patti, e 
die genti non ancor dalla guerra del tutto corrot- 
& inacerbite fi farebbono facilmente fottomefTcfc 
iei grandi fifofie data qualche fodisfattione ; ma 
le cofe contingenti fi può malageuolmete giudica- 
Fù il Duca prima che arriuaflè, vifitato da Carlo di 
lamontin nome della DuchelTaj & incontrato hor 
vicino hor più lontano da molta nobiltà del paefè, 
con vari) animi, perch' ogn' vno fecondo la pura, ò 
cchiata confcienza, ch'haueua, flaua ficuro, e dubi- 
a, fc ben generalmente era abhorrito quel Gouer- 
:ore,cofiperla quafità fua,come per l'armi, che con- 
ceua,ftimandolo troppo imperiofo. Et egli, non ve- 
ndo maiinfieme numero de' confederati, volle più 
"to lafciare la prefa depochi, che fpauentarne molti, 
mdò Francefco de Ibarra à vifitarla DucheiTa, & 
'entrar eh' egli fece in Bruflelles , che fùnelprinci- 
) di Settembre delfeiTanw fette, moftrò autorità, Se 



■^^ Ijlorta di leronimo Conejiaggio 

infieme diffidenza di quella terra ftara fedele, nonv< 
lendo (non oftantcche vi foflela Gouernante) mett 
ui il piede, che prima non folFero nella città alloggi; 
parte de' foldati Spagnuoli. La qual cofa fendo pur a 
qualche difficoltà fatta entrò , edallaDuchelTafuo 
allegro viforiceuuto, fé ben con più granita, che!', 
terezza del Duca non haurebbe voluto; ma fé neve 
dicòtofto. Portaua egli la patente del Rè, nella qu; 
daua al Duca la cura di generale della guerra, & in e 
aflbluta autorità; ma efla patente no-n folamente n 
nuocaua quella della DuchelTa ; ma le lettere del! 
diceuano, che Madama douefle rimanere algouer| 
delpaefe, &infieme col Duca dehberar delle imp» 
tanti cofe ; forfè per non contrauenirefenza molta ij 
ceflìtààipriiiilegi di quegli flati, che vogliono, eh 
Gquernatore fìa di fangue d'Auftria. Vna di quelle I 
tereprefentò il Duca prima alla Gouernante, che 
ueua notitia cofì della lettera , come della patente, 
cominciarono infiemeà trattar della fomma delle ( 
fé, in alcune delle quali non accordarono, efpec: 
mente nella prigionia del Conte d'Egmont, che ve 
uafar'il Duca, non confèntiua la Ducheffa. Dal • 
nacque, cauar egli fuori la feconda lettera , che di , 
uà, che la Gouernante douefledi ogni cofa lafcia 
cura al Duca, come quello, che dell' animo del Ré 
informato, onde ella alquanto mal fodisfatta, dom 
data licenza al Rè in Aprile del feflanta otto fé ne ai ,| 
ia Italia, predicendo i futuri mali. |l 

Il fine del fecondo L ibro. 



LIBB). 




^7 

LIBRO 

r E Pv z o. 

'Entrata del Duca d'Alua armato al gouer- 
nodel paefe bafifo alterò in vn momento 
quegli humori , che parea , che fi andafTe- 
ro alfettando j perche fé ben ripartito il 
ì:o dell' eflercito à Gante , Anguien , Lira, & altri 
Dghi poche miglia diftanti da Bruxelles per hauer- 
vicino, e date le lettere di credenza del Rè a'con- 
ìi delle Prouincie con la copia ftampata della pa- 
ite del fuo carico , pareua ch'egli folle tutto pace, 
jtto quiete; nondimeno non era alcuno, che non 
afalTe, ch'egli hauefle altri penfieri nell'animo di 
elh, che moflraua di fuori. Veramente l'intention 
i era di caftigar nella perfona, e ne' beni tutti co- 
o ch'erano intrauenuti nelle fuppHche , nelle con- 
lerationi, e ne gU eccedi paflati. Ma il farlo non 
i facile, perche il Principe d'Oranges , il Conte Lu- 
uico fuo fratello, il Conte della Marchia, quel di 
Dcftrat, i Signori di Culemborg, e molti altri, come 
è detto erano afTenti, alcuni latitauano, e diuerfi 
' prefenti erano di molta autorità, onde dilTimulan- 
iì Duca quefta rifolutione , fingeua di efTer tutto 
to à reftituire l'antico Iplendore , la pace , e la reli- 
ane al paefe, non lafciando però di pigliar la polTeC' 
)ne delle città, e delle fortezze, riformando in alca- 
li Magiftrati, e Capitani, Pure dubitando pocoap- 
eflo, che poteflero fcoprirfii fuoi penfieri, e che quei 
l'erano prefenti fi allontanaflero , rifoluè di venir 
l'effetto di quella parte del fuo difegno, ch'era polli- 
le eflequirfi.Onde (ributato prima i Gatefi,che infti- 
Iti dal Conte d'Egmont domadauano certe efTentio- 
i di no efler' aftretti a dar rarmi,le chiaui dell^ città,& " 
tre coti fatte cofe,che ad altre Tene erano accadute) ' 

diede 



^S Ifloria di leronimo Conefiaggio 

diede ordine per la prigionia de' Conti d'Egmont. 

d'Homo in quefto modo. Quel giorno, che fu ilqu; 

todecimodi Settembre del fefTanta fette, il priore F< 

nando di Toledo, figliuolo del Duca inuitoà defir| 

feco in Pak22.o effi Conti con molti altri Signori , L 

proprio Duca mandò loro à dire , che doppo definì 

voleflero in camera fu a finir di trattare la pratica 4e 

rocca di Theonuillefcufa, che hauea ilDucacercat 

e (juei miferi del futuro mal poco prefaghi vi andai 

«0. Haueua anche dato ordine il Duca ('accioche iif 

difegno della grandezza ài coloro non potefle ef 

impedito) che glifoldati Spagnuoli alla sfilata, e fer 

* batter tamburo > al tempo di elTer à tauola circond 

fero tutto il pallazzo , che fu con deftrezza eflequi 

Finito il definar il Conte d'Egmont col Priore fi mi 

xo à giuocare à carte, ma venuta l'hora di andar dal! 

ca > lafciato il giuoco trattarono con efTo il partico 

della fortezza , e fu rifoluto coi parer de' Conti ciò e 

douelTefarfi. Neli'vfcir che fece l'Egmont di carni 

del Duca, gli fu detto chel Prior l'afpettaua per finii 

giuoco , & andandofene da lui, incontrò in vnaf 

con diuerfi Capitani Sancio d'Auila , il quale gli dii 

che di ordine del Duca, e di parte del Rè era prigioi | 

egli domandò la fpada, che portaua. Marauigliatc | 

Conte, volle, che gli foflero replicate le parole, e i 

dar la fpada, che diceua eflerfi adoprata tanto per il Ì{ 

Signore pareua duro, pur rendendo/ì al comman« 

jnento del Rè, reflò prigione. Al Conte d'Homo; 

Henne il medcfimo, perche per vn'altrafalaincontj 

to da leronimo di Salinas, fu al medefimo modo pi 

fo, colà , che mifein grande fpauento tutto'l pae? 

Tanto più che nel medefimo tempo, cosi in Bruffelk 

come in Anuerfa, Mahnes, Gante, Tornai, e quafi: 

ogni luogo furono prefe molte perfone, tanto de'prij 

<:ìpali come d'altra qualità j e fra efle il Signor di St' 

k,ric« 



LihroTer^, ^9 

ricco Iiuomo cK'hauea eflèrcitato il fupremo Ma- 
:rato in Anuerfa. Né furono più ficuri quei , ch'era- 
in Ifpagna , perch' elTendo già prima morto ii Mar- 
ife diBerghesvnodegli Oratori, non fenzaqual- 
ì fofpetto di veleno, mifero in cuftodia nella Rocca 
Segouia Floro di Montmorenci fratello del Conte 
lome, Signor di Montigni. Il Conte di Burefigliuo- 
del Principe d'Oranges giouanetto, che non arriua- 
à cjuattordeci anni, trouato dal Duca nello ftudio di 
uanio, fu da lui mandato in Ifpagna per pegno, ò 
che ei patifle pena de' peccati del Padre. Al Conte 
gmont fece domandar fubito il contrafegno perii 
telianodi Gante, col quale prefa dal)? genti del Dii- 
cioédaleronimo di Salinas , ò fìa da Alfonfodi V- 
Da pofTedìone della rocca , vi mandò guardato da 
milla Spagnuoli eflb Conte , con quel d'HornOj 
fé per fare, chedoue eglihaueua goduto dimag- 
ir' infortunio. Da quelle detentioni impauriti alcu- 
ic' congiurati, ch'ancorvirimaneùano, abbando- 
:ono il paefè , come fecero molte altre perfone d'o- 
i qualità, chi (e ne andò in Francia, chi in Alemagna» 
in Inghilterra , né fu si picciolo il numero di quei, 
; temendo il rigor del Duca, iì partirono, che non 
FaiTe diventi milla, fra quali l'Abbate della Badia 
Jan Bernardo vicino ad Anuerfa Prelato principale» 
er hauer vaccillato nella kà^ , ò pure fdegnato per 
ergli ftato vietato dal Duca il predicare, perche fé 
n'ilficeuacatolicamente, era con più concorfodi 
polo, che non voleua il Duca, perche i Principi non 
gliono , che in certi tempi efTercitino la lingua in 
blico coloro, che fon potenti in parole. Alcuni fé ne 
darono innocenti folamente, perche preuedendo le 
cure calamità, haueuano per men male, vdir'imali 
Ila patria, che vederli. Accurato, chef! fu il Duca 
quelli perfonaggi conia carcere i formò di alcuni 

dottori 



'it) o Iflorìa di lerommo Coneflaggìa 

dottori di più tiationi, vn nuouo formidabile cor 
gliojche chiamò di tumulti con nuoue leggi» e con i 
foluta autorità d intender nel caftigo de paiTati roiri 
ri. In eiFo (che da Fiaminghi, che l'abhorriuano nj 
impropriamente fu detto Confìglio di fangue) ri 
gliandolecofe dal principio fenza tener conto die 
creto> ò perdono alcuno -, che il Ré , ò la Gouernaj 
hauefoo poi fatto, fu fententiato la confederatio»! 
la richieda fatta alla Reggente, la rouina delle Chic 
&. altre così fatte cofe , efee fiate congiura, contr, 
Maeftà del Rè, e vi 11 includeuano cofì gU huomini,* 
me le Città, in fine pareua condennato tutto il paeft 
ailbluto il Ré de'giuramentì , e de'priuilegi) j or 
quel conlìglio hebbe fubito gran cofe à fare , in coi 
fcarperfone, e beni. Appreflb à quelle cofe , parui 
Duca neceflario, metter frenaatta città d'Anuerfa,] 
eflerlapiù importante, e di maggior traffico di tu 
il paefe , e ài doue con la pacifica refidenza de' nei 
cianti fi cauauano i denari per la guerra. Perciò di Bi 
felles vihauea mandato il Marchefe Vitelli , con ( 
brio Cerbellone , e con l'ingegnerò Pacciottoàfc 
gliere il firo, da poter piantar vna fortezza, che dor 
nafTe la terra. LaqualafTai toftofudifegnata, ero: 
mente fatta di terra in riua del fiume Scalde , che pa 
fotto le mura della città dalla parte di fopra, & andai 
uipoiil Ducamedefimo vi fi cominciò fubito alai 
rare, con tanta preftezza, e con tanto numero di g« 
te, che in breue tempo s'alzarono i bellouardi, s'emj 
ronoifoflì d'acqua continua condotta dal vicino! 
me, di modo, che fu fatta difenfibile. Qella cortina 
muraglia della città , ch'era dalla porta di San Georgi 
fino al fiume, per eiTer dirimpeto alla fortezza fu; 
bito abbattuta, rimanendo il Cartello con certi altrf 
pari di terra alla difefa di tutta quella parte. Quia 
•Rocca per elTere Hata piantata verfo la fronte delft 

n 



Libro Ter:^. loi 

; , "e non verfo la foce , tutto che poi col tempo fer- 
ia , fofTe giudicata come moderna, e f^ttafenza ai- 
fi rifparmio, la più bella, la più forte, e la meglio in- 
a, che quante fé ne troumo ; al tempo delbifogno 
atra Tarmate di Zelanda noa valfe nulla. Perche (e 
n dominaua la città, nondimeno per elTer troppo al- 
fpalle di eifajnon la poteua difendere da quei danni» 
eleveniuanopermare diverfo Zelanda, comeha- 
L^bbe potuto fare, fé verfo la foce del fiume, ò alme- 
più (à la riua di elfo fofTe fiata locata j ma nò fiheb- 
allhora rifguardofaluo all'inftabiiità de' cittadini, 
ntra quali valfe aflai, & i primi foldati, che vi entra- 
lo in prefìdio, furono due compagnie di Alemanni 
ijuellr del Conte di Lodrone, fé ben poi Sancio d'A- 
a ne fu cartellano. Trauagliauano in quefìo mezo in. 
:\ncia fopra le cofe della religione, doue il Duca 
' indo in aiuto del Rè, Gio. di Lignes Conte d'Arem- 
rg , Cauallier dell ordine del Tofone con mille du- 
nto Cauallii ma fendofì quiui compofte le cofe,e na- 
?ndo in Fiandra nuoui rumori, richiamato ritornò ef- 
i Conte con le Uie genti aliai tofto. In Alem.ìgna non 
uà quieto il Principe d'Orages,anzi vdita la prigionia 
gliamicifuoiàluinon punto nuoua, vedendofìcon 
I ime di rubello della patria fuor ufcito, priuo de'beni» 
jarcerato il figlio defiberò per mezo de' Principi di 
i-rmania veder ài riconcih'arfi col Ré fuo Signore. A 
[lefto fine prefentò fupplica alllmperadore, fcrifle 
i?rincipi elettori j narrando largamente il torto, che 
lui, &à fuo figliuolo era fatto dal Duca d'Alua nella 
raordinaria maniera di procedere, contra gliflatu- 
dell ordine del Tofon d'oro , contra i priuilegi del 
lefe, & contra ogni equità, fupplicando di effef vdi- 
) fenza che il fuo proceiTo foil'e dimenato da gente 
habilc, e che egli fi fottcmettcrebbe à qua! fi voglia 
ibunale de' giudici nonfofpetti come dell'Imperio, 

6 de'Prin^ 



Ibi IJìoria di leronimo Con eji aggio 

òde' Principi d'Alemagna, òlorocommiirarij. L*Ir 
peradore che haurebbe volontieri pacificate quelle e 
fé, ae fcrifle in Ifpagna, & al Duca caldamente, cor 
fecero anche alcuni altri Principi ; ma fu in vano, p( 
che il Rè, oda rè, òcorae diceuanocol conlìglioc 
Ducad'Aluarifpofe, nondouer dar' orecchi à qu? 
pratica , che il Principe non fi conftituiiTe prigione 
egli de gli animi Spagnuoli diffidente, ò pur coe 
fcendofi colpeuole non volle metterfi nelle manlo] 
ficuro di douerui lafciar la tefta. Onde difperato di pi 
donO) deliberò di valerfi dell'armi, comeei diceuaj 
auuenturar la vita con valore, ricuperar'! beni, l'hor 
re, e il figliuolo. Perciò hauendo egli nella fuperic 
Germ:'.nia de' parenti, & amici alfai, in Francia la p 
te hereiicà a fauorfuo, ringhilterra,e la Scotia ami 
nel proprio paefe balTo, gran numero di perfone 
cretamente denote al fuo nome, che prometteua 
fauoririo, fi volfe à pregar, & à perfuader' ogn'vno 
aiutarlo, allegò, e fcrifle le ragioni, che lo moueua 
à tutti quei potentati, che egli pareua, che potefiG 
fauoririo , e fi ben feppe adoperarfi , che Ìqcq veni 
Dieta fopra le cofe fue molti Principi proteftanti, e e 
tà franche d'Alemagna. Quiui con l'efficacia del di 
che egli haueua naturale, procurando mouerli ad a: 
tarlo parlò in quello modo. S'io voleffi minutamen 
Signori, con parole moflrarui la giuftitia della cau 
che mi fpinge à pigliar l'armi, & à chiederui aiuto ce 
tra il Rè di Spagna , fon certiffimo che non (òlamer 
conofcerefte quanta ragione io habbia di farloj ma e 
vedendo ellermi pagata molta feruitù con fommai 
gratitudine , e pura fedeltà con crudel perfecutior 
compatireftemecoladifgratiamia. Ma non volen 
con troppo lunghe dicerie faftidirui, dirò breuemer 
quel, che non tanto à me, dall'inferiore Germania, 
appartiene j ma quello anche che viconuiene %t 

I 



Libro Terzjo. 103 

r la commune ficurczza della Germania fuperiore 
gliftaci, edelleperfonevoftre, acciochevedendp 
cto il pericolo, polliate col perfetto voftro giudicio, 
iauincibili forze , frenar quel corfo, che altramente 
irebbe elTerdi troppo gran danno cagione. Io fin 
' teneri anni fui alleuato nella corte della felice me- 
Driadi Carlo Qmnto, ed'allhorain quàhòfempre 
si à lui come al fuccefTor de fuoi Regni , fatto mol- 
e notabili feruigi portato quella riuerenza, e ferua- 
quella £eàe; che deue al fuo Principe Cauallier d'ho- 
re j e fò, che in molte cofe ♦ e Ipecialmente nelle 
^rre con Francefi conobbe eflb Imperadore , efler- 
ftato di non picciolo giouamento l'opera mia alla 
iferuation dcgliftati fuoi. E ben vero, che da lui 
ipre fono ftato fauorito, e col Ré fuo figliuolo heb- 
'n tempo, mentre egli ftette di qua, quclluogo,chc 
conueniua. Però affai tofto (forfè per il girar del- 
imane cofej degenerando il Rè con l'educatione, 
)nla mefcolanzadelfàngue Spagnuolo, dalla fin- 
ità d animo de gh Aui fuoi (naturai virtù della Ger- 
niaj fi è andato con nuoui configli Spagnuolando 
lodo, che non folamentenon nconofceme>nèaI- 
o de* Signori di qua tanto benementii ma non gli 
a pur'vna minima fcintilla d 'inclinatione , ò d'A- 
re alle cofe di quelli paefi ; anzi par più tofìo, che 
Ddij) egh abbhorrifca. Etauuenga, che quefto così 

difprcggio importi affai alla fodisfattion de gli 
. nni de'vafialli, non e però il maggior male che vi 
i imperoche datofi tutto con infatiabile cupidigia, 
iiccumolar Imperi) per forza, à gouernarcon l'a- 
j! izza, e col rigore, cercando nuoue forme di fogget- 

1 le , non fi contenta più di queir Amore , e di quel' 
. bidienzi, che da fedeli vaflalli volontariamente 
j.ien data; ma vuol fignoreggiar di modo, chea 
Ili fudditi non rimanga pur' vn minimo fegno dili- 

H bertà> 



i:Èr4 Jflorìa di leronimo Conejiaggw 

berta , e che ognuno riconofca da lui la facoltà , la • 
ta, ranima, eTiionorei e che fìa in Tuo arbitrio, o^ 
momento priuarnelo, fenza termini di ragione. C 
ciò fia vero dicanlo coloro, che lo protiano dicanl 
diuifi popoli d'Italia, cjue Igl'innocenti de' nuoui pa 
Occidentali, con fommainhamanità trattati, Arac 
lìa, Valen2Ìa,e tutta la Spagna ("forfè de' noftn beni 
uidiofaj ne puòfar piena fede, & io che alle volte fc ■ 
intrauenuto ne' fecreti configli, ("fiami lecito conr 
coftume mio fcoprirli al prefente) so quel che fi é p 
ticato, equclcheindannodeglihabitatori d'amb : 
Germanie con Arrigo Secondo Rè òi Francia fi trai • 
uà. Quefta così fatta inchnatione, infufa nel Rè da • 
niflri Spagnuoli, cosi come fil dame già gran pc 3 
conofciuta, cosìpreuidichedoueaeiTeredi molti i li 
ca<yione; e fallo Iddio , e me ne fono teftimonio n :i 
honorati huomini, quanto mi fia con prieghi, con :- 
cezza adoperato, acciochenonne fegualefretto; 4 
chepoteuaio fare con vn Rè, che fi fa lecito l'ille )J 
So, che, s'io hauefli voluto hauer rifguardo folam te 
all'vtilmio, haurei adulando fecondatogh le vo Ci 
e pur ch'io ne fteflì bene, lafciato, che la patria d 
confanguinei miei follerò crudelmente tirannegj ti) 
& haurei faputo farlo j ma non voglia Iddio, che 1. Q* 
-o-uad'vn Principe , come quella di vn vilecortig o» 
dicailconfrariodiquclche fenteil cuore. Qaell )i* 
gnori, che ho preuedato, quel ch'io temeua, c^ut ht 
ho procurato fchiuare hora auuienc. Eccoui v lU 
mah, che va producendo queftamalconfideratai :U" 
tionedelRé, e piaceflepur'àDio, che foprara ^l'^ 
fparaffero, poiché folo fon quello, che gli ho antii io* 
ti, e che rni vi fono oppofto , che darei per ben'ir »c* 
gato ogni male , fé nonne fentiflero i naturali ic'' 
manpn folamentefopra dime, ma fopra tutta Iì'K- 
?iore, e fuperiore Germania, eperconfequence p^* 

yoi 



Lilro Terzo. iby 

roi tutti ancora va fcaricandoquefla borrafca.Ecco- 
dico, che ipaefi badi, flati Tempre quafi liberi ^ e 
'piùeftremibifogni, e feudo, e lancia della Spagna, 
no-ono immeritamente fottopofti à nuouo giogo, 
i afpro, e più crudele? che nefllin altro. Eccoui rotti, 
:alpell:ati cjaeipriuilegida tanti Principi, conceduti 
tutti, comecofa facra inuiolabilmente guardati. e 
n folenni giuramenti confermati da quel proprio, 
i li rompe. Eccoui il Duca d'Alua (come fé egli fof- 
'.el fangue d'Auftria) non folamente Gouernatorej 
col flagello in mano, fluii alToluto tormentator 
miferi popoli. Et eccoui me, che per hauerdet- 
1 mio parere conuien fuggirmene , faluar la vira, & 
andonar le paterne cafe, né bafta à gli Spagnuoli k 
uà d'incrudelire contra di me, e contra gli flati 
I i, che contra il mio innocente figliuolo procedo- 
mcora,hauendolo dallo fludio mefTo nelle carceri. 
! )iuina giuftitia, eguali fono i demeriti, cjuaH i pecca- 
quefìipaefì, perche debbano efTer sì malamente 
iati? pergridargiufiitiafperhaucr domandatola 
feruation de' lor priuilegi ? quali fono : peccati 
i,che meritano sì gran flratiorl'hauer detto la veri- 
= moflratomene conofcitore? quali quei di miei fì- 
j oh? elTer figli di vn sfortunato padre? grandi col- 
li erto à sì rigorofe pene. Che doneranno credere gli 
''ti dell'alra Alemagna, fé quello Rè haucrà forza 
l Orter lor nuocere come defìdera , fé à gli amici, fé 
i"* opri) vafTaUi , che gli hanno nelle guerre empitala 
:| difpoglie, e di Trofei, da così trifto guiderdone? 
E' muto di qua fupremo efTecutore à iilabilir que- 
lindegno giogo il Duca d'Alua; non il piùpruden» 
:c! ne il più virtuofo miniflro che habbia il Ré 3 mail 
jjfcuero, & il più crudele di tutti; quale penfate voi, 
n fìa ftata la prima cofa , che habbia fatta doppo 
d'iOTer giunto à Briiflellcs ? olTeruacc l'opere fuc per 
H 1 pruoua 



1 &6 Jfiorm di leronimo Cmefla^gio 

pruoua dell'intention del Re, e di quel che vi èie 
Credete forfè che habbia chiamato à fé gli (lati gen 
ralij adunate le corti, & in nome del Rè dichiarato 1 
jo come viene à difenderli , à fauorirli , à conferua 
lóro priuilegi , à gouernar con giuftitia , à curar la j 
ce, e l'abbondanza, ad eflbrtarli , che perfeuerinc 
Amore, & in fede/ nò, nò» che quefto farebbe ce 
traidifegni» e centra la grauità Spagnuola. Lapri,! 
cofa èftato , contra i giurati patti metter prefidi 
raftieri nelle città: La feconda moftrar le patenti, 
pojtaua feco, tutte ampie, tutte rigorofe, tutte e 
fu tutte ferro , e tutte fuoco : La terza deputar gii 
ci criminali per confifcare, per decapitare; anzi 
tofto per rouinar' ogni cofa. La quarta^ carcerare 
minacciar della Ulta i più nobili; La quinta none, 
cor vfcitaj ma non farà diflìmile all' altre. Ciechi 
ramente dell' intelletto faranno coloro, che non 
nofcono il fine à che tende il Rè. Ne'fuoipaefi 
funo gli ha vfurpata la Signoria, non fi è trouatoi 
uo Pizarro , che fi habbia mefla la corona in c\ 
nefluno fi è armato contra di lui, folamente i pib 
féttionati fuoi , dolendofi de'mal prefi configli ha 
procurato di fgannarlo , ò gran peccato 3; mifero ì^ 
d' hoggi , chi non sa adulare. Quello male non h; i 
ilfuo fine , equefta ambition di tanto afl'olutar .!• 
te regnare, la qual tocchiamo con mano, non s* 
flringe fra cosi breui termini come altri penfa , e e- 
fto voler pia rigorofamentedel folito fottoporfi )0 
hKi preteib',e con nuoue forme di calunnie la Gè a- 
nia inferiore, emandarui il maggior Capitana bc 
habbia la Spagna, non è per affliger folamente ; »- 
Ièri Fiaminghi ; ma per ageuolarfi la ftrada aU'Ii »e- 
rio della fuperiore già molto tempo da Spagnuo,*- 
fiderato j con quefta fcufa y quando l'altre man( no 
di non efler come non è,vbidiente alla Romana < ic* 



Lihro TerzjD. 107 

e voglia ItUio, che io mentai ma non fi tofto vede- 
ino calamitofamente foggiogad quei paefl (fé non 
ci opponiamo) che fentiremo d'appreiTo il rim- 
)mbo dell' armi Spagnuole,e fpiegarfi da quefte ban- 

le loro infegne ■■> maffime fé Francefì occupati in 
fa loro h lafciaflero quietare. L'imminente male 
;nque> Signori, non é tutto mio, né tutto de'paeii 
tri, ma della fuperiore Germania ancora ; e per con- 
juente ài tutti voi altri Signori ; e fé ben 10 fon ccr- 
, c\iQ quando non iì trattafTe faluo del pericolo , e 
1 danno mio, nonlafcierebbero di eflermi del loro 
itocortefi, pureefTendoilrifchio comune, douerà 
mune efTer la difefa. Quefta Prouincia propria ma- 
i d'imperadori , che ne anche all'armi Romane, 
erano di tutto il mondo patrone, ha voluto vbidì- 
, lìlafcieràhora davn foraftiere alle porte conl'ar- 

minacciare ? fopportarà , che innanzi à gli oc- 
i fuoi, (ìano i vicini d'un fangue > e d'una medeiìma 
gua miferamente tormentati ? non zzci^c\i\ Iddio 
oftri intelletti tanto. Segramici che ho in Fiandra 
ueUero creduto alle mie parole , l'armi del Ré 
n farebbero forfè tanto auanti , ne effi fariano nel 
loreinchefonoi mailpaifato, èpafTato. Contuc- 
ciò, io vedo facile la via, à fgombrar d'intorno tuc- 
quefte minaccie , di ridurre il Rè à ragioneuoli pac- 

e di fcacciar'il Duca d'Alua di quei paefì, fepri- 
i eh' egli vi lì ftabilifca maggiormente d accorde- 
no à dargli la (pinta. Percioche non hauendo egli 
i forze, che quei Spagnuoli, che ha condotto; que- 

nonbaftano à ritenerlo , nèà difenderlo ; perche 
andò bene follerò molto più, che non fono non fon 
ui, che baftino à guardar le città , delle quaH ei 

n lì fida , che gente dunque metterà egli in campa- 

a? delle quali ei polTa campeggiando fidarli? Gli 

liani fon pochi , gli Alemani , e Valloni , che po^ 

H 5 tcife 



I o8 Ifloria di leronìmo, Conejlaggio 

teffe affollar , faran più pronti à difender lacaufan 
flra, che la Tua , à quei del paefe non ofcrà egli di mi • 
ter l'armi in mano. Noi dall' altra parte con fedele • 
fercito, che moueremo di qua, entreremo in pae 
doue efl'endolì il Duca con prefidi), con le prigionie . 
nobili,e conia fuaaufteraconditionefatto odiofo,r . 
vi è città né luogo alcuno , che non ne apra le poi , 
perche alla fine i cittadini fon fempre ài numero fu' • 
riore, a'foldati. Tuttii vicini ch'habbiamo intorno, ■ 
ranno in aiuto noftro , & io di Francia fon ficuro d' • 
uer delle genti affai; Inghilterra, elaScotianonm • 
caranno di fouuenirmi, e voi altri Signori, le cui fc : 
folo fonobaftanti per quello effetto haueranno lag . 
ria d'hauer tratto di miferiaqueipopoh, afficurai i 
loroStati, efouuenato me, che in perpetuo noi .' 
farò ingrato conofcitore. Hor dunque fe la giuP i 
«eobhga, fé l'honor nefpinge, s'ii proprio peric ) 
ne caccia , fé la facihtà ne inulta , à che perder ten ? 
io offero la vita, già ch'altro non mi rimane, e i 
ch'ilRèmi to^héloftato, rhonore, e i figliuoli \ 
perDiobenragioneuole, che per laricuperation i 
tutte quefte cofe, io combatta fino alla morte, c( i 
farò poiché rhonoreuolmente morire fi può dima - 
re. Erano ftati tutti con grande attentione ad vdir k - 
role del Principe, ma minor arte era di bifognoac - 
durh ad aiutarlo, poiché l'inuidia della profperità d • 
fa d'Auftria, era loro vn continuo ftimolo;onde pai i- 
do il primogenito delLantfgraue d'Heffa vomitò 1 1* 
to amaro, ch'egli haueua nell'animo contra Spagn li 
foggiungendo, che fé effià quali tanto d'appreflo :- 
caualacaufa, e c'haueuano poter da Iddio di foli ir 
gl'agrauati noi faceuano, poterfi afpettare di effer 1 1- 
liti nelle cafe loro di modo, che fu rifoluto con tut le 
iorze aiutar* il Principe. Al che concorfero il Duca i,- 
gufto 4i Si^ffonja, il Conte Palatino , il Lantfg »« 



Libro Secondo. lo^ 

Hefla, il Rè di Danimarca, il Dura d'Hefles fiio fìa- 
Ilo, il Duca di Vitemberg , il Conte òi Nademberg 
)n dicifette città Imperiali. Cominciaronfi daogni 
irte à metter infieme foldari, ecaualleriaj alchegi'o- 
ì) l'eflerfi ao-^iunco à queftaiega , alcuni vecchi Ca- 
iani, che haueano già feruito Tlmperadore Cario 
minto? à tale, che in poco tempo hebbero adunati in- 
^etredecT in illa fanti, efcimillacaualli, il nume- 
)de'quah andò poi crefcendo, perche fatta pace, co- 
e /ì è detto in Francia (fé ben' durò poco) molti 
•ancefì chiamati dal Principe veniuanoàfeguitarlo, 
)nfenza difpiacerdelChriftianiffimo Ré Carlo Nor- 
), che non potea vietarlo, nonefleudopercagion 
;irherefie benftabilitonel Regno; oltre, che fpar- 
jndofivoce, che veniuanoà metter il paefe in liber- 
, tutto il popolaccio mal fodisfatto correuaà quella 
)ka. Ne confini del proprio paefe, cofi fralaGhel- 
ia, e'iDucatodiCleuesj come vicino àMallrichtfì^ 
)minciò à fentir rumore, perche Guilielmo di Lumai 
onte della Marchia , il Signor ài Villers j & alcuni 
tri de' confederati, con troppo più ftrepito, che non 
)nueniua, metteuano genti infieme, coli del paele 
>me di quelli, checapitauano òi Francia, con dife- 
lo di andarfi trattenendo in quei contorni, pigliar'al- 
ine terre deboli per fortificaruifi, e poter poi piùli- 
iramen te far maggior progrefTo, quando i'efTercito 
Alemagnaviarriuafle. E fé ben' hebbero più fegui- 
', che denari, non lafciarono però di adunare a piedi, 
àcauallo poco più di due mila fanti, la più parte 
;ntcinefperta, con quali entrarono nel paefe, fcor- 
ro quelle campagne, e tentarono con parole, con 
Ite infegne, econlaforzaRuremonda,doueeravna 
:^lle compagnie del Conte di Mega, & altri piccioli 
oghi all'intorno; ma fenza profitto. Perche hauendo 
Duc4 fatto vfcir di Lira, e caminar' à quella volta 
H 4 SanchÌQ 



X [ « Jflorìa di leronìmo Coneflaggto. 

Sanchio di L^dogno con le Tue genti, e Sancio d' Au: 

con alcuna caualleria , furono aflai tofto da coftorc 

chegl'incontraronotraDalem, &Erchelens, edapj 

lippo Conte di Euerftein , che conduceua trecent 

Tedefchi rotte ) e disfatte. Non hauendolorgiouat 

lafciar Ruremonda , e ntirarfìnel Ducato di Cleue 

doue penfauano ftar (ìcuri , maffime rompendo i por 

ti, che trouauano fu l'acque, perche vfciti gliSpagnuc 

li fuora de'paelì del Re, feguitarono gh inimici £• 

cendo loro danno, fino àDalem terra diCleues, ai 

zi quiui in vn reuelino fotto le mura della propria ci 

tà, doue fi erano fortificati, gli afTaltarono, e vinfei 

entrando anche nella Terra, doue fecero diuerfipi 

gioni, efraeflTnlSignordiVillers, equeldiDhuì, ci 

furono poi con alcuni altri condotti à Bruflelles, doi 

fi ritirarono i Capitani j pofte le genti ne gl'alloggi 

menti: reftando al Conte di Mega cura di quelle fro 

tiere che non erano però del tutto quiete. Poco apprt 

fo di efier feguite quelle cofc, con vna parte delle gè 

ti, che fi erano adunate in Alemagna.non tardò il Co 

te Lpdouico di Naflau^iuomo nelle cfiTecutioni prò 

to) ad entrar nel paefe bafio per la Frifiajdoue co'mc 

ti neirinfegne, che diceuàno, hora, ò non mai, prc 

furiofamente la pofTeflìone di alcune Terre, fra qu 

Dam,e Veduc,luoghi ftati fmantellati da Carlo Qui 

to, pernonefler al tutto deboli, né tanto forti cor 

richiedeua quella parte frontiera dell' Alemagna, < 

accampò con reflercito intorno à Gruninghe. Menti 

che le cofe, raccontate fi faceuano nella fuperiore G< 

mania, era il Duca d'Alua tutto intento al rigor de 

cflecutioni, & à fortificar' il paefe, & il configlio de't 

multi procedeuarigorofamente con capture, eflec 

tioni, confifcationi, e bandi di modo, che le mana; 

le forche , e le rote erano in vfo continuo i non fen 

innumerabih pianti di poueri j di vedoue t e di orfa 






Libro Ter:^, iii 

auuencra , che in quefto tempo fofle meflo fuoco al 
020 della poluere, cheficuftodiuaàMalines, laqual 
ce o-rande incendio, e nafceilero di ftrani moftri , da 
,e altri voieua cauar' auguri, e che dai Conte Federi- 
» Palatino folTero ritenuti denari à mercatanti Ge- 
Duefi» chedoueuano feruire perTeflercitO) non fmi- 
iiua punto del Tuo rigore Né meno perche fìfio- 
iiTe congiura contra la perfona Tua, per la quale ftet- 
in non picciolo pericolo, perche volendo egli andar' 
enerlafettimana Santaalbofcodi Soignenel Mo- 
ftero di Groenendal, il Signor di Roifcir di cafà 
oot, bandito con alcuni altri nobili, che haueuano 
iquecentocaualli, & altrettanti huominià piedi, che 
teneuano fecretamente nel Caftello del Signor di 
hain haueuano rifoluto farlo prigione^ maillortrò- 
;tta già feruitor del Signor di Liques fcoperfe la con 
ura, & il Duca fi fermò. Fece poi à fuonp di trombe 
Ltar'il Principe d' Oranges , e gl'altri confederati af- 
nti) acciochein certo giorno .douelTero comparire 
nanzi à giudici à dare le loro ragioni, per proceder 
)iallafentenza, come anche fiandaua procedendo 
)ntra carcerati, il che fu fatto quafi nel principio del 
inno del feffanta otto. Quelh citatione,ó quefta gri- 
i che fi fece per il Principe d' Oranges, eradi lunga 
rittura» perche ineflafi relatauano le mercedi, gli 
Dnori, ifauori, e carichi ch'egli haueariceuuto dal- 
Imperadore Carlo, del Rè Filippo fuo figliuolo, eia 
Dufidenza eh' haueuano Tempre hauuta di lui. Si dice- 
ano appreffo tutte le fue colpe , cioè ch'egli haueua 
oluto vfurpare l' intiero gouerno di tutto il paefe baf- 
D, preflb r armi; fedotto i popoli , incitato la nobiltà 
ontrailRè, valendofidifalfeperfuafioni per dar loro 
d intendere , che voieua Sua Maeftà introdurre 1* In- 
[uifitione al modo di Spagna, fattoli folleuare, e ribel- 
arc, indotti i nobili à far leghe? conlpirationi , econ- 
H ; giure i 



112, Ijloriadi lerontmo Conejiaggìo 

giure; prefili in protettione , conlìgliati, & aiutati 
metterfi in ^rme alla campagna procurato di loro ret 
dere le città, confentito in Anuerfa V elTercitio di nuc 
uereiigioni^e l'edificationi di nuouechiefe» raccoli 
di denari, & altri delitti.MailPrincipe,hauuto chehel 
be'notitiadi quefto proclama, rifpofe alprocurató»! 
generale, in nome del eguale gli era fatto, con più Li 
gafcrittura, che non comporta quefto luogo. In fi 
ftanza diceua , ch'egli differirebbe il difenderfi dal 
accufe imp^ofreii fino à tanto , che la citatione gli fof 
fatta mnanzià giudice competente, e che fra tanto 
confolerà con gli eflempi, di che fon piene 1* Iftorie 
coloro ch'hauendo con la vita , e co' beni conferuat 
&araplianto ghftatidellor Principe, nonfolamen 
in luogo di guiderdone fono ftati infamati, e citati,n 
anche banditi , e corporalmente puniti tanto più, e 
fendo cofe più facili à feguire in (juefti,che in altri tepj 
pi. Ghe la citatione era nulla per non eflergli ftata n' 
tificatain perfona, non potendofi dire efleraflentch 
oendo al Rè, & alla DuchefTa domandata licenza di j 
tirarfi nella fua Contea di Naflàu , e che i termini àé. 
citatione erano si breui , che per la diftanza del luo^ 
era innofiferuabile, oltre, che pareua, che in caufì dita 
to pefo,e contra perfona della qualità fua fi volefle pr 
ceder con vna fola citatione contra ogni ordine di gi 
ftitia. Che eflendo egli fuori del Dominio, e ne gh ft: 
dell'Imperio, e membro di elfo Imperio, conuenii 
richiederlo all'Imperio, e non chiamarlo per fempli 
citatione fatta fuori di elio , che per quefta medefin 
cagione fu dichiarata dal Papa nulla la fentenza diAri 
go fettimo Imperadore contra Roberto Rèdi Sicili 
maflìmcchcall'horarimperadore era accompagnai 
da potente armata,folpetta al Rè Roberto , come p 
iiora il Duca d' Alua con l'armata Spagnuola è fo 
petto à lui. Che il Duca in quefto cafo è più ineomp 

ten 



Libro Tev^. 113 

mie giudiccche non era l'Imperadore col ReRober- 
D,per efTer il Principe Caiiallier deirordine del Tofo- 
C) i quali non poflono effer citati faluo dinanzi al lo- 
3 capo, né fatti prigioni, faluo ài ordine della confra- 
?rnità, e nella lor compagnia, che hauendo egli vedu- 
il Duca d'Aluahauer fatto prigioni il Conte d'Eg- 
.iont,&il Conte d'Homo, e mandatili à Gante contra 
itti ipriuilegi, fatto carcerar il Conte di Burefuofi- 
liuolo innocente, ciò dauaà creder , che egli liauefle 
ifoluto non feruar'ordine, patto, giuramcto,nè legge 
Icunajeche perciò farebbe imponibile per giufìifìca- 
3, che l'huomo fofle , ottener da lui aflblutione. Che 
uefta citatione era fatta contra li capitoli della gioio- 
i entrata, quando il Ducato di Brabante venne ail ubi- 
ienza,& hauendo egli il fuo domiciKo in ella Prouin- 
ia fufpenderà per horal'ubidienzajche deue alRè,{ìno 
tanto, che Sua Maeftà meglio informata haurà rime- 
liato à quello , che è ftato fatto in pregiudicio òi efTa 
;ioiofa entrata. Offeriuaperò in vkimo di prefentarli 
inanzi rimperadorejElettori,e Principi dell'Imperio, 
• altri giudici nonfofpetti. Con quella rilpoftafcriffe 
nche breuementeal Ducad'Alua, dicendo maraui- 
;liarfi del modo,che fi tenea feco, differente da quello, 
hefuoi feruigi meritauano, e ch'egli hauearifpofto al 
'rocurator Generale con quella fretta, che ia citatione 
^h daua;ma ch'era pronto à feguir la fua caufa,e che fra 
anto nonlafci pcrignoranza proceder più oltre, di 
^uellojche il dritto porta. Efebeninquefta caufanon 
fi lafciò di procedere, né ilPrincipe vi £ece altra dihgen- 
za, mandò egH però fuori vna larga fcrittura in fua dife- 
fa, nella quale s'ingegnauamoftrare , che l'ambitione 
del Cardinale Granuela, l'introduttionede' Vefcoui, i 
decreti dell' Inquifitione , & il non voler Ilare il Rè al 
configho de' naturali, erano fiate le cagioni dell' ake- 
rationi di quei popoli, fcufaua fé fteflb, e fipighando le 

accufp 



114 Jjioria di UronimoConefl aggio 

accufe della citatione ad vna>ad vna> con bell'arte lei 
duceua tutte in calunnie, & in molte cofe non folaiw 
te daua per teftimonio i magiftrati, e le cofe fuccedut 
ma la propria Gouernante ancora, elefuemedefin 
Jettere, per le quali haueua approuato quelle cofe, 
che hora lo colpauano,dicendo efler ingiufta cofa rij 
glia le cofe ben fatte , che per tali erano ftate giudic 
te, e dar loro fenfo contrario al vero , e metterle in ce 
pe. Nelle cofe de'confederatientraua ancora, e fé b< 
diceua non effer' obh'gatò à dar conto delle attieni a 
trui,nondimeno gH fcufaua gaghardamente,e fminu 
dando le parole della confederatione,e della fupplic 
no voleua,che in effe foffe peccato alcuno di lefa Ma 
ftà.e ne allegaua cffempi, Aggiuntojche dal Rè, e dal 
Gouernante con Iettere> e con patenti in forma erar 
fiate perdonate, e no poterfi hora per ragion di alcui 
ài effe, procedere, faluo fé fi volefle dire, che il Rè h 
ueualordato quel perdono ingannofamente, peri 
dormirli, e per coglierli fproueduti, cofa) chefarebi 
troppo tirannica. Non lafciaua di toccare , chefequ 
grandi haueffero preueduto le violenze , che hora fc 
fatte al paefe, che farebbe flato (slóì cofa impedirle,e f 
guendo i priuilegi del Ducato diBrabante,non fàrebl 
ftacacofa repréfìbile.nè da poterfì chiamar rebellion 
e che i mezi erano piti facili, che altri non péfajma,cl 
l'opinione, che haueuano della bontà del Rè, e ch'eg 
non doueffe lafciarfì totalmete goueriaare dalCardin 
Granuela indanno fuo, e di paefe tanto afFettionato . 
fuoferuigio, glihauea diuertiti da quefti penfìeri. l 
Conte diHocfìrat.fu anche fatto vna citatione ,quafif 
mile à quella delPrincipe d'Orangesjma egli rifpofe i 
altra forma al Procuratore enérale,& al Duca d'Alua, 
per altre publiche fcritture, nelle quali oltre ad hauer 
allegati i feruigi fatti al Rè , metteua quattro Capito 
cauj^ti da gliStatuti dd Duc4Filippo,primo inftitutore 

ecap 



Libro Terrò. iij 

capo dell'ordine dclTofone d' Greche conteneuano 
Tafi per li quali il Caualliere può efler priuo dellordi- 
e,e come folaméte al capo di eflo ordine tocca la eo- 
ofcenza de'calì criminali. Produceua anche il fefto ar- 
colo delle addicioni del detto ordine fatte da Carlo 
^nto,nel Capitolo Generale, che egli tenne àTour- 
ai , che diceua quafìil medefimo, e più chiaramente 
he gh altri di fopra. Adduceua anche cinque Capitoli 
egli antichi priuilegi delpaefe > che dicono lagio- 
)ra entrata del Principe nel Ducato di Brabante, ac- 
ardati per leggi con gli Stati generali,perli quali mo- 
rauaeiTer' incompetente, & illecito il proceder del 
uca, e del configlio de'tumuki. Ma il Duca, intanto> 
itefe la maffa, che fi faceua in Alemagna , contra ài 
li, laqualcofaftàin dubbio fé gli arrccafle piacer', ò 
oia, perche dall' vna parte il defiderio di gloria, òdi 
far con la guerra de l'imperiofa conditione Tua , met- 
,'r'innanzi i parenti , fpetialmente i figliuoli , con vna 
ran certezza ch'ei teneua dalla vittoria , pareua che 
otefTero in lui più che ogni altro rifpetto. Dall' altra? 
edeuafi pur anche, che i fecreti nemici, che egliha- 
ea in cafa, gli dauano che penfare, aggiunto che 
on la pace fatta in Francia dubitaua , che V ar- 
li heretiche di quel Regno venifTero anche tutte 
Tuoi danni. Pur conficuro fembiante, cominciò à 
repararfi in quello modo : dalle città , da merca- 
anti , e dalle confilcationi, cauaua quella maggior 
bmma di denari, chepoteua, de'quali era mal proue- 
luto; fece far rifegna di tutto refrercito,& afToldar'al- 
ri foldati Valloni & Alemanni. Mandò nella Frifia, 
? nella Gheldria frontiere d' Alemagna à proueder' i 
7refidi gaghardamente,douegià;il Luogotenente del 
2onte d' Aremberg haueua meffiinfieme da mille faa- 
:i. Oltre aqueli del Terzo di Sardegna > e dei reggi- 
mento del proprio Aremberg vi mandò dell'altra gen- 
te? 



I r ^ Ijloria di leronìmó Con ejl aggio 

''te.coii quattro centoCaualli SpagnuoIi,&Italiani,rc 
tolContecliMega,e'l Conte Curtio Martinengo a 
■intentione di mandamene poi maggior numero, dil 
■gnando fé i nemici fi accoftalTero, non di far giornai 
' ma di dar' il guafto al paefeje trattenerli j giudicand 
che con Tincommodità del viuere,con la refìftenza ( 
luoghijnonpotefTerogliAlemanriidurar molto rem] 
in campagna; e che gli amici douelFero tofto ftanca 
di proucderli di dinari.Ma intefo poco apprelTo l'enti 
tanelpaeredelConteLodouico,eprogreffifuoipar 
che fé ne adirafleje difegnò di proueder quella parte 
migliori forze. E perche non hauea tanta Caualler 
quanta gli pareua neceflaria, intendendo eflerne ale 
na Italiana in Francia,per cagion della pace licentiat 
{pedi Gio. Battifta delMonte,& alcuni altri Capitani 
airoldarla,da quali eflendo affai tofto condotta)fù d( 
la miglior gente che egli haueffe. Intanto haucuac 
uato dall' enercito il refto del reggimento de gli Sp 
gnuoli del Capitano Gonzalo Bracamonte, <5c vn'alt 
d'AlemanniiCon alcuni pochi Caualli, ^ece di tutti e 
pò il Conte d'Arembergj e lo mandò à quella volta, a 
ciochevnito con le genti prima incaminateteneffeL 
douico m freno,che non paflàlTe più oltre,con efpreJ 
commiflìone però d'andar ritenuto nelle fcaramucci 
enonauuenturarfialla battaglia. GiuntoT Arembe 
in quelle parti, e prouedutofi da luoghi vicini ài\ 
fezzi di artiglieria , fi accampò preffo al Villaggio 
Veinfcoten, non lontano dalle genti del Naflau ; n 
da effe diuifo da vna campagna più humida > e più fai 
gofadi quello,chevedendolapareua. Alla nuoua, ci 
hebbe Lodouico,deirarriuo di quefte géti lafciato l'a 
loggiamento doue era, e fatto vfcire vna parte de' fu 
innanzi,attaccò vna gagliarda fcaramuccia,nella qua 
dair vna parte, e dall' altra ne cadero diuerfi, & era p' 
cadérne di vantaggio^ fé Ja cotte ngn lidipartiua; 

<^ua 



LihroTer:^, Uj 

jale foprauenuta.Lodouico fi ritiro à Dam con baon' 
rdine.Ma baflò a'Spagnuoli non hauer hauuto ilpeg- 
io, perifìimardi hauerne hauuto la migliore, perciò 
iriolì voleuanocon quella caldezza feguir' i nemici, 
: non folTero flati da' lor Capitani ritenuti. Venuta la 
i^uente mattina, che fu del ren ti quattrefimo di Mag- 
io di fellanta otto , Lodouico per accoftarfi à nemici, 
mio^liorariìdifìtofi fece auanti tanto, che venne ali* 
bbadia Heyligherlee in luogo piano, commodo, e 
er natura forte, hauendo dietro vn bofco , & alla fini- 
rà vna collina i qumi dalFvna parte, e dall'altra fi Ae- 
ro le fchiere in ordinanza,con differenti penfieri^per- 
lel'Aremberg conforme alla commiilion, che haue- 
i,non defignaua combattere , fc ben di numero non 
•a molto inferiore, e di qualità di fanteria fuperiore. 
la dall'altra parte Lodouico defideraua venir' àgior- 
ata, perche fendo liiperior diCaualleria, hauedo quat- 
•o milk Caualli, giudicaua la vittoria douer'elfere dal 
anto fuo,raa(rime fé hauefle potuto tirar' il nemico in 
ualche difauuanraggio di fitoiconfiderado anche, che 
in quefto principio egh deilè vna buona percofla a gli 
pagnuoh, ne feguirebbe oltre al fauor delle cofe fue, 
occupar forfè Gruninghe, eftabilirquiuiil piede per 
fpettar più ficuramente il fratello. Perciò fingendofi 
ili debole di quel ch'egli era,e tenendo le fquadre del- 
i lue genti riftretteinfierae, più profonde, che larghe, 
ernon farmollradi gran numero,diedeà vedere,che 
^tte mila fanti eh' egh haueua follerò cinque i mife 
recento Caualli nella antiguardia, accioche fcorren- 
lo, e fingendo di voler [riconofcere l' efifercito nemico 
1 tiraifero più facilmente à battagha. L'Arembergal 
ontrario, quafi ficuro col riparo di quei pantani, facc- 
ia moftra di più genti che non haueua, fimulando vo- 
glia di palTare , marifolutodi non farlo. E riufciuagiì 
puncoftrii;y:'ilcom^damentodelfuogeneriiIe,redii^ 



I iS Ijlorta di leronmo Coneflaggio 

gli Spagnuoli non fofTe ftato violentato > perciò d i 
foldati dalla fcaramuccia del giorno innanzi.nella q- ^ 
le lì vantauano hauer fatto ritirar' il nemico , diuen i 
infoienti i non poteuano fofFerire, che con minor i . 
mero (fecondo che credeuano) ftefle loro così anin - 
famente dauanti) fenza venir'alle mani, potendo, fa; . 
Onde fpinti da quefto feruore , ingannati dalle fpie : 
dalla caualleria Alemanna, che faceua villa di voler - 
conofcer l'eflercito chiefero arrogantemente lice % 
di combatterei ma non hauendola ottenuta fi diedt •, 
come tal volta fogliono i foldati, à mormorar del i - 
pitano, & à fparlarne poi pubicamente , infamand ) 
di codardo > d' heretico , & di traditore > nel che 1 1 
mancauano d' intrauenire alcuni de' principali, e 
perciò dal Duca furono poi caftigati. Diceuano e 
combattendo, la vittoria era certifTima, sì per il m - 
gior numero che penfauano, che foffe della parte le » 
come per il valore, e che cosiil Conte di Naflau , - 
me, quel di Aremberg ne erano certiifimiima che i i 
nemico, l'altro difleale, d' accordo mfieme cercau. 3 
modi, e difauantaggio per diftrugger fenza comba r 
le genti del Rè fotto qual che fìnta imagme di fede ., 
e di prudenza , che fé ciò non fofle vero non ofere! t 
Lodouico , efperto del valor de gli Spagnuoli ftar I o 
tanto audacemente à fronte. Ma che tutta la colpa a 
del Duca d' Alua, che non douea mai metter' in m. 3 
di Fiaminghi le cofe importanti , ne mandar foL i 
Spagnuoli fotto altro Capitano che della nationlo, 
&à quelle aggiungeuano molte altre ragioni prop > 
ad accender l'odio fra quelle nationi. L'Aremb^ 
{huomo per altro fauio, valorofo,e degnodimig r 
fortuna) fermo fui comandamento del fuperiore s' • 
polè vn pezzo alle ragioni de gli Spagnuoli ? curane i 
poco di tutto quel, che diceuano j ma quando fi fé'* 
pungere di hereticQ, e di traditore, diife, chenon » 

re P 



Libro Terrò. li^ 

ro ; e che l' orgoglio loro cofterebbe caro, che egli 

a fedele feruitore del Rè , eprontoadvbidire a co- 
andamenti del Duca, che erano dinon combattere; 
a che fé pur voleuano forzarlo, tutto che egli vedeflè 
rtiiTima la perdita, farebbe il primo ad efponer la vi- 
al pericoloima che lor proteftaua,che faceuano cofà 
neraria, ingiufta, &irragioneuole. Non fecero gli 
agnuoh conto delle fue ragioni'ionde fenza confide- 
'il Cito, fenza attender'il Mega, ne 1 Martinengcche 
n erano ancor giunti, vfcirono alle fcaramuccie,do- 
con gran valore in quel primo impeto fecero a' ne- 
:i non poco danno. Maattaccatafi poi la mifchia 
1 buon numero diArchibufieri, & facédofi ogni vol- 
)iù fanguinofa, entraronlefquadredegliSpagnuoli 
to auanti, che furon dall' induftria de' nemici con- 
ti nel difauantaggio del terreno molle, onde veden- 
Lodouico coftoro impantanarfi, come quel, ch'era 
ì proueduto di caualleria, mandò alle fpalle dell' ef- 
:ito contrario à cingerlo quafi tutto, ilche efTendoli 
cemente fucceduto cominciò àftringerlo da tutte 
an<Ie,con gran furiai onde doppo l'hauer la fortuna 
:rzato alquanto, voltatafi dei tutto contraria à Spa- 
oli furono le genti del Ré tutte rotte, e disfatte; 
fime , che gli Alemanni del' Conte di Aréberg ve- 
i r antiguardia in rotta , & auuedutifi del difàuuan- 
^io del (ito, non cóbatterono molto, anzi a i primi 
n gettando T armi fi refero. E l'Aremberg combat- 
io valorofaméte mancatogli il Cauallo fece à piedi 
o quello, che poteuafare ogni valorofo Capitano; 
ferito, e fconofciuto fra la calca rimafe morto, & il 
icfimo auuéne ad Adolfo diNaflau fratello delPrin- 
- '^ Orangesjdella morte del quale hebbeLodouico 
o fdegno, che contra il fuo coftume quafi infuriato 
impiccar più di ducento Spagnuoli,che erano pri- 
li. Il numero de'morti non arriuò à duo mila, la pili 
I parte 



I X o Ifioria di leronimo Conefiaggio 

parte di quei del Rè; ma il bottino fu ragioncuol 
|)erche oltre alle bagaglie, & Tei pezzi d'Artiglieria, 
erano di molti denari , venuti per le paghe de' SolJs 
llConte di Mega, e'IMartinengo arriuati alc^uanto t ■ 
di participarono poco del danno, fé ben' in fretta a • 
uè nne lor ritirarli in Gruninghe, che non fìl poca v< . 
tura, perche Lodouico doppodi fcorfo vittoriofd 
campagna fé le mife intorno, & alcuni feditiofì rt 
haueuano mancato dentro di far romore. Non r: 
nafcofro,che gli Spagnuoli raccontino quella giorr i 
in altro modo j tacendo le ragioni del Conte, &il. 
fando la temerità della nation lorojma chi ui fu pre: • 
te ne ha fatto fede. Il Duca d'Alua fi era in tanto 0( • 
patocosj in prouederfidi maggior numero di gè . 
come nelle cofe toccati al configlio de'tumulti,pe] e 
haueua fatto publicare,che tutti quelli che erano ai t, 
per caufa di religione , ritornaflero ad apprefer fi 
ogn'vno alfuo magiftrato,altramente che lor fare' :• 
xo confifcati i beni, & efll banditi perpetuamente u 
come non gli aflìcurafTe della vita néffun comp; :. 
Venneli fra tanto la di lui non afpettata nuoua li 
rotta diFrifia,& come anche in Gheldria fcendc o 
genti d'Alemagna, la qual cofa,come à huomo ai z* 
20 rare volte à perdere,douette eflerli di gran leni é- 
toj auucnga che dalle fue parole fi cauafTe ' 1 contr 0, 
dal che altri faceua giudicio , che con la Iperanz; lie 
egli haueua di buon fine, quanto pm pericolofa fi o* 
ftraflenel principio la cofa, ne hauelTe maggior ^ :o. 
fperando douergliene feguire maggior honore,j ;w 
par che rifoluefle di far la guerra in perfona,comii in- 
do ad apparecchiarfi per vfcir'in campagna. Era "-^^ 
ritenuto dal conofcer gli animi de popoh, pieni e nal 
talentoj&àccefi contra di lui, per refTecutioni ci »"' 
daua formando e dubitaua , che fé egli fi partiJ «lei 
Brabante fenza lafciarui groffi prefidij di Spagipli» 

pot ero 



libro Ter'^. 12 r 

itelìerofar^alterationed'importanzajeperauuentu- 
liberar della prigione i Conti, e gli altri carcerati, da 
elle genti hauuti in gran riuerenza, e non confidan- 
fi partire fenza la compagnia di tutti efli Spagnuoli, 
tte vn pezzo vaccillando ne'penfieri. Ma non volen- 
caderneir.error di coloro , i cui configli diuentano 
Itili per efier lentamente eflequiti, elTendogli ftate 
^firmate le nuoue d'Alemagna fi rìfoluè prontamete 
rcire,ma ài troncar prima tutte quelle radici di fedi . 
ne > che potelTero in fila afTenza pullulare -, perciò 
1 oftante cKe'l Principe d'OrangesjefTendo flato ci- 
) come fi è detto,fi fofTe offerto per lettere di affiile- 
illa fila caufa, fé gli fofTe dato ficuro accefTo,© di fe- 
ria per procuratore, quado haueffe giudice eampe- 
te, dicédo non efifer'in alcun modo foggetto à quel 
ifiglio formato dalDuca poi ch'egli eraCauallier del 
fone, e no poter per le leggi del paefe effergiudica- 
la'Fifcali, né dal proprioDuca)faluo dal capo di quel 
dine,che era ilRe,n5dimeno fu pronuciata capitale 
:éza,e confifcation de'beni contra di lui, e centra gli 
i confederad afTenti, fra i qualiAntonio deLalaing» 
;e diHocflrat dell'ordine delTofone, tutta fondata 
a confederarione,e ne'rumori pafrari;Poeo appref^ 
urono nelmedefimo modo fentenriati à morte di- 
tofra gétil'huomini,eCapitani,ch'erano in carcere; 
qualiGisberto,eThurrifratelli,BaronidiEatéburg, 
oflanr^ X interceflion dell' Imperadore de' Principi 
lemagna; le diligenze, e le fpefe che iecQ la Madre 
raluation loro j & affai toflo fò in eflì elTequita h fé- 
tainBrufTellescòhorredofpettacoloje di così fatte 
oni fé n' andauano iiicéào ài giorno in giorno; per- 
poco apprefToJuron o anche fenteriati, e fatn mo- 
on la fpada ilSign or di Vilers, e quel diDhuy fatri pri- 
ii.come habbiamo detto à Dalé infieme con molti 
i di varie qualità , fi come anche à Viluorde fu d«- 
l i capitata 



ut Ifloria di leronmo Coneflaggio m 

capitato Antonio Strale, già Borgomaeftro di Arnie * 
fa. Reftauano ancora in carcere i due Conti princip 
le cagione del timor del Duca i ma non tardò ad efl 
fimilmente fparata mortale fentenza contra di lor 
con perdita de' beni, fondata con larga diceria, in ef . 
colpati nel crimen di Lefa Maeflà, e non oftante , e ' 
chi'vuol caftigar gli autori di feditioni conia mor 
debba più tofto far, che il popolo fedotto li veda già ; 
fecreto vccifi, che condurli ptiblicamente al fupplic , 
nondimeno il Duca per maggior grandezza, ò per i 
gran difpreggio noue mefi dal di, che coftorofurc » 
prefì, feceefTequirelafentenzacon la Ipadasùlapi • 
za del mercato di Bruflelles, il fefto giorno Ai Giuj ) 
dell'anno del feflanta otto , hauendo prima fatto j - 
ueder le bocche delle ftrade d'artiglierie, e ftarui a 
guardia tre milla Spagnuoli armati in ordinanza C 
fte morti furono accellerate dalla rotta di Frifìa, ì 
quefto modofiandauafgrauando da' penfieri il I a 
d' Alua. Narrafi ch'il Conte d'Egmont huomo • 
raggiofo, alla notificatione , che gli fiì fatta della t" 
tenza, non fi fmarrifle punto, faluoalfentirfinoir u 
traditorej ma , che ragionandone diceiTe efler tr< o 
crudele, e da lui non meritata; anzi , che i notabil r- 
uigi j eh' haueua fatto al Rè , erano degni di più ^ 
mio, cheifuoi peccati non erano di pena; ma< li 
conformaua col voler di Dio. E veramente le fa: fé 
vittorie , ch'hebbero Spagnuoli gì' annidicinqi u 
fette, e cinquantaotto à Grauelinghe, & à San Qi ti- 
no, la prefà del Conteftabile di Francia; con alcu li- 
tri fucceffi di quei tempi felici per il Re, fiattrib O' 
no al valor di quello Conte, ma'il troppo confid oe 
meriti, fu la fua rouina. La notte, che precefle al ar- 
no della fua morte fcrifleuna lettera al Rè, la ale 
diede à Martino Ritouio Vefcouo d' Ipre, che fi ul- 
timo fuo confefTore; & in eflà gli raccomandaua et- 



Libro Ter:^. izj 

ofamente lamoglie, efigliuoli, pregandolo à non 
mfencire, che rimaneflero in miferia. Venne egli al 
Ico coperto di panno nero , che per quefto effetto d 
a fattO) accompagnano da Giuliano R.omero, dale- 
nimo di Sahnas, e dal Vefcouo d'Ipre, libero, col ca- 
llo in tella, e la vefte lunga di notte, di damafco ne- 
, doue giunto, e detto poche parole al Vefcouojs'in- 
n occhiò Topra duo codini di veluto nero, e fece ora- 
)nc, poi/pogliatofi da fedelTo la vefte, e trattoli il 
pello toDiòin giupone con le ginocchia sii i colimi, 
iratofi fopra la faccia vna cufia di notte che' egli ha- 
a, con le mani giunte attefe il colpo, che non tardò à 
nire. Grande fu la compalTione à che la morte di 
sfto Conte moffe, non folamente i circondanti, ma 
ti coloro 5 che di lui haueuano notitia, inlìno a iiioi 
)pri nemicij perche come Signor, che col valor' ha- 
i congiunto la liberahtà , e la corteiìa, era amato, e 
erito da ogn' vnoi tutti gli foldati Spagnuoh lo pian- 

con molte lagrime, fpauentati di quello, che T in- 
nftante fortuna rapprcfenta in cjuefto teatro del 
Dndo. Moki Fiaminghi vi furono, che eccedendo i 
mini, bagnarono le vefti nel fuo làngue come in co- 
àcrata,e baciando la tomba giurauano di non lafciar 
li di gridar innanzi à Dio per la vendetta. E verame- 
lon fi può negare, che quello fanguenon habbia 
amato vn gran diluuio difangue.Il Conte di Homo 
omo di più afpra conditione , non fu sì largamente 
.nto, &corfe alla morte con più animo, che deuo- 
'ne.l capi loro Oettero vn pezzo fitti fopra due colon- 
in publico,poi con cadaueri furono hon orafamente 

i ;>olti a'iuoghi loro, fé ben non confenti il Duca, che 

1 ittaccaffero l'armi alla porta, né certi altri legni di 
|iebripompe,chevoleuano far' i parenti. Fatta que- 

elTecutione contra le perfone, procedeuafi contra i 

ni, efurouinatain BrufTelles lacafa de' Signori di 

I 5 Culem- 



114. Ijiorta diUronìmo Conefinggìo 

Culemberg , epiantataui vna colonna > doue crar 
fcmcein quattro lingue queftc parole. 

Regnando in ifpagna il Re Catholico Filippo S 
condo ; egouemando qtiefii fuoi paefi della Germar, 
inferiore-, Fernando Aluarez di Toledo, Duca d' u 
uà, fu ordinato agguagliare alfuolo la cafa di F 
r enfio di Palante peri abomimuole memoria di ejf 
in ejfa raddopiata la congiura contra la Religione C 
tholica Romana-, contra la Maeftà del Rè, e contri' 
propriopaefc) L'anno della falute. ij58. 

Fra [cordoglio , checjuefte eflecutioniportaua 
a'nemicidelDuca,godeuano, cheiecofediFrifia; • 
dalTero àfauordi Lodouico, perche oltre alla me t 
dell'Aremberg, era vicino à Gruninghe flato ferit 1 
Conte di Mega. Rallegra uanfl anche intendere eli ì 
vnitoconeflb Lodouico il Conte di [Hocftratinui » 
d'Alemagna dal Principe con altre genti , onde ce ; 
fuole auuenire àgli ofFefi, fìandauano fabricando i • 
ranze di vendetta. Egli è vero, che molti dalla paf . 
ne fi lafciauano trafportare di modo, che parlando > - 
no alle volte da miniftri fcoperti , e ne furono prel - 
cuni. che prouedeuano denari al Principe , fé ben : i 
lì trouarono mai gl'autori di molte fcritte , che ft; - 
paté fi fpargeuano , le quali chiamando crudeltà 1 • 
fecutionifatte dal Duca, incitauano gl'animi de* • 
poli contra Spagnuoli. Preparauafi tuttauiail Di » 
per vfcir in campagna , ma dubitando , che me e 
fi deteneua> Lodouico colfauor della vittoria fac e 
maggiori progreffi, kcc caminar da varie parti > 
io quelle bande molte fanterie , cioè i reggiment el 
Conte di Mega , del Scamburg, del Signor di F r- 
ge , e ài Cafpar de Robles , infieme con la canal ia 
del Duca di Bruinfuic , dandone la principal cu à 

Chiaj IO 



Libro TerTO. Iij 

liapino Vitelli) che feruiua di maeflro di campo ge- 
rale. li quale giunto à Gruninghe, e raccolte anclie 
elle genti.che dalla rotta erano rimafe in quelle ban- 

. tentò valorofamente con aiuto di quei del luqgo 
leuar Lodouico da quell' alloggiamento, ma non fu 
iribilei perche egli in {ito lìcuro, e ben munito, non 
iieua di elTer dilloggiato cótta fua voglia. Pure con- 
mando alcune fcaramuccie, nelle quali quei della 
:cà facendo fpefle rfcite, fiportauano valorofamen- 

conobbe il Conte andarli morendo molti deTuoi, 
de mandò al Vitelli ad apprefentar la giornata. Però 
n oftante eh' egli ciò facelTe più d' una volta » e che 
o Chiapino folTe vogliofodi affrontarfì , hauendo 
'reffo ordine dal Duca di non combattere, ricusò 
^attaglia dicendo, non elTer tempo all' hora? ma, che 
;uirebbe alTai tofto. La città di Gruninghe non la- 
ò di correr gra pericolo fendofi accordati alcuni ter- 
:zani con certi bombardieri, venuti di Daiiijdi met- 
■ il fuoco nelle cafe in quattro parti di efla, accioche 
^ntrefioccupalTerolegentià eftinguerlo pòtelTero 
r facile entrata à Lodouico; ma fcoperto il trattato 
prefo il principale autore di eflo , e publicamente 
lartato. Dal che cadendo il Conte da certa ipe- 
izà , eh' hauea conceputa ftette per leuarfì di là , 
ilfime, che di Alemagna gli era flato mandato vn' 
aldo, dall' Imperadore ('inilatodel Duca d'Alua^ 
mandandogli, che vlciiTeconÌQ fue genti del pae- 
del Ré, febenrifpofe di non poter vbidire , linoà 
le ne faceiTe auuertito il fratello , e gli altri confede- 
ti , come farebbe in breuc i ma con tutto ciò iì ten- 
i faldo, fino alla venuta del Duca d'Alua. Il quale 
3i che col ferro , e col fuoco hebbe vote le carceri, 
mife in iftradaper andar nella Frifia, per il camino 

Bolduque, e di Deuenter, col refto dell' efferci- 

> il quale era la più parte di Spagnuoli, hauendo 
1 4 prim» 



ji6 Jftoria di leronimo Cone faggio 

prima fatto aiToIdar 4al Signor diNorcherme nu 
Caualli Borgognoni j e dal Signor di Reulx,e di Bh 
deu duo reggimenti ài Valloni jfece anche cauare A 
gliene di Malines, e lafciò ne' prefidi> oltre ad ale 
Tedefchi, dareicetoSpagnuolivltimamente venut 
Spagna.In quefto viaggio, hebbe egli dalle fpie certe 
de'difegni del Principe d'Oranges,il quale fu la riua 
Reno, vicino à Colonia con groflo eitercito deiìgn. 
andarli ad vnir col fratello , perciò affrettò il palio 
giunger'il nemico,prima,che quelle forze fi mettei 
roinlieme.OndeelIendo incontrato, vicino a Grur 
ghe da Chiapino Vitelli con mille cinquecento Cau 
del Duca di Bruinfuic? e poi dal Conte di Mega con 
tregenti, auuifatocomele cofepaflauano , conol 
Lodouico ftimarfi forte. Perche era pronto alle fc? 
niucie,&: ardiua andar' ad aflaltar vn picciolo forte ' 
Chiapino haueua fatto fare in luogo eminente > fé 1 
poi quando egli intefe la venuta del Duca,riftrettof: 
quanto, abbandonò vn monaftero, & altri piccioli 1 
ghi che teneua ali intorno. Arriuato il Duca con la f 
teria, e Fernando fuo figliuolo con la caualleria à G 
ninghe.palTò per mczo alla città, e dall'altra bada d 
gnaua il luogo di alloggiar' il fuo eirercito,& iIitk 
di romper il nemico > al qual era di forze affai fupe: 
re. Ma il Conte preuenne quelli difegni , perche m 
dato le bagaghe innanzi veriò Emdem à villa dell 
ca, fi ritirò tagliando le ftrade, & ardendo i ponti 
torre la commodità al nemico di feguitarlo. Egli è 
ro, che non parti fenza danno, perche hauendo da i 
jiifefti fegni antiueduto il Duca quella partenza, rifi 
ialquanto i ponti , mandò ottocento Archibugieri 
maggior parte Spagnuoli da due bade, fotto Gafpa 
Robles, e Alonfo ài Vglioa, e due cópagnie di Cau 
à dar loro adoffo,mentre che diloggiaffe, i quali ini 
pidaméte effequirono beniflimo ciò; che loro era fì 

comm 



Libro Terzo. 117 

Dmmandato > né mancarono alcuni fcldati, e ventu- 
eri, metterli con grande animo , à pencolo cofi del- 
icqua, come del fuoco nel paffar'i ponti, e'ifiume, 
le vi era fra me20 ; per feguitar vccidendo chi fuggi- 
1, dal che venne, che molta parte delle genci,che Lo- 
ouico lafciò à dietro fcaramucciando per trattener gli 
pagnuoli, mentre che caminaua lì perdelTerOjC Fran- 
! ;fco di Bouudigh'a ch'era andato à ritirar quei foIdati> 
jie fenza capitani erano Icorlì innanzi, ritornò con 
j je pezzi di artiglieria da campagna, che hauean fatta 
I fciar' à Lodouico.Non lafciò per quello il Duca di te- 
largli dietro, rifatte non fenza moleftia le ftradC) e£ 
)nti, aflìcurandolì prima di Gruninghe, con lafciarui 
cune compagnie d archibugieri Tedefchi, e il Duca 
Brunfuic con mille feicento caualhj inutili in quelle 
dudii però le rotte ftrade non gh concedettero far 
:r all'hora cofa alcuna d'importanza. Onde mandato 
hiapino Vitelli innanzi, conduomilla arcliibugieri 
preparargli alloggiamenti, andò caminando perle 
.'date del nemico , lafciando fempreà dietro proue- 
ni 1 ponti, e i pafìTi pericololì, accioche non potefTero 
l' nemici elTer occupati. Erano gli Spagnuoli nella 
itiguardia, nelmezo i Valloni, e nella retroguardia 
i Alemanni, à quello modo in tre alloggiamenti le 
;uenneà Reidem, doue fece alto. Quiui ftette al- 
janto in dubbio di ciò, che douelfe fari? j forfè per- 
le dall'una parte, quel volgar prouerbio, che al nemi* 
D, che fugge, lì faccia il ponte, lo doueua ritener 
'andarui apprelToj dall'altra, par, che fopportafle ma- 
?, che chi hauea fatto tanto danno fé n'andafle impu- 
Ito; purerifoluè d'afpettar' in quel luogo, lino àfa- 
cr'al certo ciò,chefaceire ilContcdubitando, che no 
i n'ufcifle ancora del paefe. Però ne gli auuilì era Ipel^ 
^ volte ingannato,perche i foreftieri con l'incommo- 
ità della lingua, poteuanomalageuolmentelpiare, e 
I ; quelli 



Ii8 Iftor'm di lerontmo Coneft aggio 

quelli del paéfe non erano in ciò fedeli) onde fece vi 
diligenza a'foldati , in pigliar delle genti alle ftrade 
da effe con tormenti cauar la verità j fé ben l'uno t 
uokacontradiceua all'altro. Pure fi intefe > Ludouii 
nondarfegnodivolerfene andare; anzi difcgnard' 
Ipettare il fratello» peropporfi poi tutti infieme all'; 
mi del Rè , e che per quefto effetto sii la riua del fi 
me Ems , ò vogliam dire Amafìo lontano dall' effe 
cito Spagnuolo cinque miglia, fi era accampato à G 
minghe, in luogo forte, & opportuno per innonda: 
paefe. Manon credendo il Duca alle relationi tot 
mente, volfe egli medelimo con fcorta di caualleria 
di alcuni archibugieri andare àcertifìcarfene, confìc 
rar' il paefe , la qualità del fìto > edell'alloggiamec 
de* nemici ; perdifegnar il modo di afTaltaiTo ; ile 
fatto conobbeTalIoggiametofortiffimojper efTerd'^ 
que> e da paludi circondato, con tutro ciò, fece cor 
di andarlo à trouare,e fpinfe lefTercito innanzi, All'h 
ra veduta la qualità del camino , da non poterli and; 
in fchiere larghe ; ma in fila ftrette , difpofel'efferc 
conforme al luogo. Trouauafì egh hauere cinque ir 
la Spagnuoli, quattro milla Valloni , otto milla Tee 
fchi, poco più di tre milla caualli leggieri, e l'ordms 
ze d'huomini d'arme de gli Stati,che àpena arriuaua 
à duo milla, & intendendo, che il nemico fra Alema 
ni Francefì, e'paefani non arriuaffe à dieci milla fant 
duo milla caualli difegnaua (come era il fuo coftum 
non auuenturar tutte le forze, fperando con parte 
effe, e con l'arte ch'eiprofeflàuafcacciarLodouico 
quello alloggiamento, ancorché molto forte. Pere 
mandò innanzi il Capitano Monterò, con cento are) 
bugieri à cauallo,e Sancio d'Auila con cinquecento t 
chibugieri,a'quali non lafciarono di aggiungerfì Alo 
fo di Vargas, & Francefco di Bouadiglia , & alcuni <' 
tri venturieri, con intenti one di far la difcoperta, ; 

conofcei 



Libro Terzo. ii9 

nofcere) e tirar il nemico alle fcammucfe. Dietroà 
iftoro mandòGiuliano Romero, e Sancio di Londo- 

maeftri di campo con mille archibugieri, fra quali 
iiquecento con mofchettij e poco appreflo ièguiua- 

. Cefare d'Aualos, e Curdo Martinengo con due 
i mpagnie dicaualli, con efprelTa commiilioneà tut- 
I di non afFreccarfi alcombattere5ma,che foccorren- 

1 l'un l'altro, quando folTedi bifogno tentaflèro il 
mic0)e lo tiraflero fu ora de gli {leccati, fé fofle pof- 
ile: parendogli, che come eiThaueflein campagna» 
vittoria fofle lìcura. Col refto de gli Spagnuoli rima- 
Alfonfo di Vghoa, e Gonzalo di Bracamonte; & 
èndofi variate le ordinanze , reftaua l'efTercito del 
ica difpofto in guifa,che gli Spagnuoli erano nell'an- 
juardia, gli Alemanni nella battaglia, e i Valloni col 
to della caualleria nella retroguardia 3 ma tutto co- 
e fiè detto in ftrette fila, per la difcommodita del 
efc) con ordine di non douerlì alcuno mouere ? fen- 

fuo commandamento. Dall'altra parte Lodouico 
eglio auuifato dalle fpie > intefe fubito il difègno del 
uca> ma non perciò feppe valerfi della fortezza del 
ego contra'l maggior numero, e contraJ'induftria 
:' nemici, né fchiuar la borrafca, che gli veniua addof- 
. Perche fé ben dopo ch'hebbe afficurato in Emdein 
fpoglie della giornata di Veinfcotem^ mandò deTol- 
Iti con quantità di gualcatori à romper gli argini. Se 
Far traboccar l'acque > nondimeno fu tardi elTequito» 
srche quefte genti furono da Spagnuoli fopraprefe, 
maltrattate, e fatte ritirare, fé ben hauendo cominda- 
3 à romper, non lafciauanopian piano di crefcer l'ac- 
ue, per le ftrade. Acciò fi aggiunfe , ch'hauendoal 
omparirde'cento archibugieri àcauallo, e de gliar- 
hibugierideir Auila,che diedero la carica a'fuoi,infe- 
tarono i guaftadori, e rifecero il ponte meflb fìiora co 
[npeto più numero di foldati archibugieri, che non 

era 



Ijo Ijloria di lerontmo Conefi aggio 

era di biTogno, furono poi tofto foftenuti da Giuliai 
Romero, che veniuaapprello, ondefacendofibe 
innanzi il Romero, e l'Auila huomini arditi cacciaro. 
quelle genti fin dentro ne gli alloggiamenti con net 
bil danno, e tutto, che lor folFero fparate contra de 
artiglierie, e fofle combattuto oftinatamente, fi ter 
uano faldi alla vifta de' nemici infeftandoli Tempre, 
rafi fra tanto accodato il Duca colrefto delleflerci 
poco meno di due miglia vicmo al nemico , e poft 
dietro all'argine, òvogliam dire dico, che ferue 
ftrada, non ancor ben rifoluto di quel, che douelTe f 
fi, perche la fortezza del fito, doueera il Conte, n 
confentiua disloggiarlo» ne moleftarlo fcnza perico 
perciò attendeua , che il tempo , ò il mal gouer 
de'nemici Io configliaflero. Fra tanto da Giulia 
Romero veniua pregato, che gli mandalTe alcune p 
che per ficurezza di quelli archibugieri, ch'egli hauei 
co' quali trauagliaua continuamente il Campo dil 
douico, ma non oftante , che più di due volte ne fo 
richiefto, & rimoftratoli il pericolo, non volle focc" 
rerlo parendogli eh' eflo Romero fi fofle auanz: 
troppo. Egli è vero, che ordinò à Celare d'Aualos, e 
con due compagnie di caualli, & alcuni foldatiproi 
delTeil camino per doue il Romero doueua venire 
fi ritirafle, di modo,che non potefTe del tutto perdei 
fenzaperò j che di ciò il Romero fapefTe colà alcur 
In quello mentre Lodouico fi era maggiormente fc 
tificato ; alla finiftra del Tuo campo haueua il fiur 
Ems, alle fpalle il luogo di Geminghen,il redo era e 
condato da alte trincee, la propria ftrada, che condu 
al luogo era l'entrata dell' alloggiamentce quefta fc 
tificata alla porta condueriuelini guardati dafolda 
& da artiglierie , dentro ftauano le genti in due grò 
fquadroni ; alla deftra de'quali era la caualleria in al 
due. Con tutto ciò la rifolutione del Conte, none 

di con 



Liho Ter:^. tj i 

combattere fenza molta neceflìtà, perche con ladi- 
:)ra s'ingrofTauail Tuo efTercito per le genti, che gli 
dauano venendo j e non confidaua molto de'foldati 
^defchijchedomandauanole paghe, oltre chea lui 
ftaua tenerfì in quel luogo forte , afpettando il Pn'n- 
3e. Dauagliperòfaftidio, cheilRomero con le Tue 
:nti ofafle iìargli tanto tempo cofi vicinO) efimo- 
afle tanto furiofo nelle fcaramuccie , perciò dubi- 
ido , che egli hauefle maggior numero ài gente in- 
rno di quelle, chefìvedeuano, ouero luogo lìcuro 
uè ritirarli volle certificarfene, e per farlo, mandò 
.une barche fui fiume à fcoprir la rafa campagna, le 
ah hauendorifferto non eiftrui altri, che gli Archi- 
gieri fenza fquadra di picche, né luogo alcuno forti* 
ato, rifolue vfcir de gli {leccati, e con gli fquadroni 
r'adoflbàghSpagnuoli, nonhauendofaputo, che 
Duca col refto dell effercito fi fofle auuicinato tanto, 
nde mentre che il Romero con la folita viuezzalo 
quietaua,hauendo mandato innanzi LopedeFigue- 
»acon trecento archibugieri, che parca, che olàfle 
rcoftarfi all' artiglieria, con colerico configlio gli cor- 
conle fquadre all'incontro fenza far' effetto alcuno 
jono; perche, oltre che gli archibugieri Spagnuoli 
tftennero la carica valorofamente , e fecero con mo- 
hetti da lontano gran ftrage , due cofc mancarono ì. 
odouiccfper hauer vittoria, l'vna fu la voglia di com- 
atterc, perche i Tedefchi mal pagati no adoperauano 
olontieri l'armi: l'altra , chela moltitudine loro con- 
ra il minor numero valeua poco, perche il paefe , co- 
ne fi è detto troppo humidonon daua commoditàdi 
dlargarfi, e ne' luoghi ftretti tanto valeuano pochi, co- 
lie molti, onde dalla mortalità, che nelle prime fila 
ìvedeua,sbigotitigh altri, fi conofceua il minor nu- 
Tiero preualere. In quello mentre il Cielo, all'horaa- 
mico à Spagnuoli,fi era coperto di nuuoli, & ancorché 

foilc 



i|a JJloriadileronimoConeflaggio 

fofle nel méfe ài Luglio fi moftraua ailana.come fpe 
fo in quelle parti auuiene , tempo borrafcofo, da ci 
nacque temere il Duca, che la pioggia cadefle, e co 
fiderò, che Tacqua potrebbe (penger'il fuocodiqu 
gli archibugieri, che hauea mandato auanti,echep( 
ciò fariano in pericolo grande, maffime non hauend» 
voluti foccorrer con picche. Perciò moffe tutto l'effe 
cito, per andar tanto innanzi, che potefTe aflìcurarli 
non efTendo la diftanza molta, hebbe tofto nuoua 
quel che fi faceua, onde affrettato il pafTo , giunfe a 
villa de'nemici, mentre combatteuano,i quali da nu 
uà paura fopraprefi penfarono tornarfene ne gli allo 
giamenti, a quali voltarono la faccia ritirandofi à gr 
paffo. Quella, che fi può più tofto dir fuga , che ritii 
ta, fu fitta con tanto difordine, che tu tto, che il Co 
te s'affaticafle affai, non potè ritenerla, anzi feguita 
do gli Spagnuoli il principio della vittoria, non fol 
mente cacciarono i Tedefchi dentro negli alloggi • 
menti, ma entrando con elfi prefero i riuehni, e le t 
tiglierie, che erano alla porta, di forte, che arriuatc 
Duca, non trouò quafi refiftenza alcuna , perche tut 
l'effercito nemico fenza combattere era in fuga. ; 
caualleria del Rè fi kcQ auanti vccidendone quanti : 
incontraua e la fanteria , che veniua appreffo non hi 
ueua altra fatica, faluo ammazzar chinonfi difend il 
uaj à quefto modo furono feguitati gran pezzo c( •; 
gran mortalità , e coneftrema rouina del paefe. A\ \ 
Spagnuoli con la vittoria rimafero venti infegnc, ti 
deci pezzi d'artiglierie, e'I Conte doppo hauer tenta 
in uano di ritener i fuoi.per voler moftrar la ficcia al 
fortuna più di quel che richiedeua il tempo , flette 
pericolo della vita, fé con vn picciol legno, ò come a 
tri vogliono à nuoto paiTando il fiume non fi fofle fa 
nato in Emdem, luogo di Signor particolare,douerai 
colfe le reliquie del eflercito , fendofi quel d'Hocftr. 

poc 



Libro Terzo. , 133 

co prima partito per Alemagna. Il numero de' mor- 
ii incerto> pure paflarono di tre milla la più parte di 
ei del Conte. RimafI gli Spagnuoii Signori delia 
mpasna, prefero facilmente alcuni luoghi all'intor- 
) , iìaccoftaronoàEmdcm per tentarne la efpugna- 
)ne, ma trouatolo forte pieno di foldati, e difficile 
aflediare, vi li trattennero poco; anzi s'incaminaro- 
)verro Olanda, fé ben' altri vogliono, che'l Duca fi 
nefle per elTer Terra fogetta all' Imperio, e chetar 
Ile commiffione dal Ré di non palTar'i limiti del 
efe, ne toccar nelle giurifdittioni dell' Imperadore. 
'jefte cofe fi fecero in Frifia nel mefe di Luglio di kù 
Ita otto. llDucaftette pochi giorni in Gruninghe, 
jde ordine alla forrificatione di quel luogo, andò poi 
Olanda à Vtrecht, di là àBolduc con nonpicciol 
ntentanìento di quella vittoria, & all'hora arriuò Pe- 
rico fuo figliuolo di Spagna, che egli prepofe alk 
nteria , con troppo voglia di tirarlo auanti, e non o- 
uite ch'egli fentiffeimouimenti di Alemagna in fa- 
ir del Principe d'Oranges, che gli andaflero moren- 
) de* foldati Spagnuoh, & efler mal proueduto di de- 
'.ri, amico di guerra, e di vincer più tofto i corpi , che 
i animi delle genti, fece publicar due decreti, vno 
intra fetarij intorno alla religione, l'altro contra chi 
m manifeflaflè i beni de' condennati, di che haueffe 
Dtitia. Laqualcofa, fé ben quafi non poteua irritar'! 
iaminghi più di quel che fi foflero j nondimeno fen- 
3 cagione della fuga di molti, a' propri amici del Du- 
idifpiacque, per il tempo in che ella fi faceua, come 
ola che confirmaua le ragioni de' confederati , che'l 
ne delle vittorie de gH SpagnuoU foffe l'auaritia, e 
inquifitione. Ma elfo Duca ftimò affai più quattro 
entomiUa ducati, e duemilla cinque cento foldati 
luoui, che poco poi gli vennero mandati di Spagna, 
he tutto'! danno, che poteflero fargli i nemici popoli. 

I quali 



1 5 4 Ifloria di ter onimo Cone faggio 

I quali hauendofi imaginato, che'l Duca nelle rigor : 
eilecucioni fatte, hauefle proceduto col folo fuo pa - 
re. haueuano qualche fperanza, che dal Rè ne doue ; 
eifer riprefo, e caftigato \ ma in quello tempo fi fg. : 
narono; perche intefero in Ifpagna efler anche me > 
Floro di Montmorenlì, fratello del Conte d'Hon, 
Signor di Monrigni flato aiutato à morire per le n. 
deiìme cagioni , che condullero à morte il Co : 
d'Egmont, fé ben diceuano, ch'm farlo morire , il 
violauala ragion delle genti, perelTerc Ambafciaci : 
re, pure l'hauer' il Duca promelTo vn perdono gene i 
fé del Rèa tutto il paefe, confortaua alquanto il do ^ 
di tante piaghe. Elfo Montmorenlì, che fu fatto me 
re in Ifpagna nonhebbela morte inafpettata , pen 
non citante ch'egli fofle prigione in iftretta cufto 
lungo tempo fenzalafciarghhauere pratica, né lett 
alcuna, fu con bell'arre da fuoi parenti auuifato de 
cofefeguite nel paefe balTo, e della eflecutionefi: 
nella perfona di fuo fratello, e di quegli altri Signor 
ciò fecero acciò che fapendo egli efTer nel medefii 
pericolo procurale con maggior diligenza la fai; 
tion fua. Et il modo di auuifarlo fiì quello. Soglio ti 
alle volte caminar per Spagna alcuni Tedefchi , iniu 
bitodipelegrini, che vanno à San Iacopo di Galitiali^ 
ad altre deuotioni , i quali domandando elemofi^m 
vanno cantando per le fìrade ad alta voce certi fair Hi 
òorationi nella loro (in quel paefe non intefa)hngrifi 
Deirhabito, e del coftume òS. coftoro, fi feruirono i j i 
renti del prigione perauuifarlo,perche hauendocoi 
pofta certa cantilena, checonteneuai nuouifucce 
del paefe, la fecero per bocca di gente veftite al mo 
dicoftoro, rifuonare più di di unaaolta intorno a 
fortezza, doue era il prigione, il quale intefo per qu 
fta via la morte del fratello afpettaua la fua. In quel 
mentre il Principe d Oranges , haueua adunato ' 

grol 



Libro Terrò. ijy 

offe eflèrcitO) fèndofì il fratello con le reliquie della 
:ta di I mìa accompagnato feco. E non oftante che 
nperadore, e Ferdinando Tuo fratello iì alfaricafTero 
più modi, acciochele gentidegli Statilorononlo 
ruitaffero, malageuolmenre potettero impedirlo, 
n hauendo giouato il far'eflo Ferdinando confifcar'i 
ni à Nicolao de Hagflat) per hauer nel Tuo dominio, 
Miza fua licenzaleuato quatordeci infegne di foldati, 
mdatofene verfo elfo Principe. Di Francia doue tor- 
lan à forger romori fopra le cofe della religione , a- 
ttaua anche l'Oranges grande aiuto dal Principe di 
ndè, e già fotto'l Capitano Coqueuille gentil' huo- 
NormandofimetteuanoinfiemeperqueftoefFet- 
lella Piccardia,delle genti aflaijcon feguito di mol- 
lorufciti Fiaminghi. Però coftoro non potettero ar- 
ir' all'eiTercito del Principe , che non folTero prima 
:i dal Marefcial di Coisè>che di ordine del Rè Chri- 
niilìmo vi s'oppofe combattendoli , e quiui il Cq- 
uille lafciò la vita j ma era sì difordinata la Francia» 
Rè SI male vbidito , che con tutto ciò non manca- 
^ vfcir di quel Regno molte genti, che camina- 
oàfauordielToOranges, condotte daFrancefco 
angueft. Signor di Ienlis,e da altri nobili. Con que- 
l^lTercito, che era di otto millacaualli, e diciotto 
jiafanti> quattro cannoni , e fei falconetti» epoche 
i litioni entrò il Principe ne gli Stati del Rè Catohco 
I motti latini nelle infegne, prò lege, grege, & Re- 
\ ì\ primo luogo doue diede,fù Cherpen nel Ducato 
.imburg,che fé gli refe facilmente» di là caminando 
auanti occupò Vitena, luogo, che era ftato de' Si- 
)ridi Culemberg, e vimife prelìdio, d' Aquifgra- 
città libera (e nobile per il fepolcro di Carlo Ma- 
, )) acciò che fi rifcattaiìe da i danni della guerra, do- 
li ndò, &: ottenne fomma di denari, e cosi andaua fa- 
I do componer tutti i più principali luoghi, non vie- 



3 3 (; Jjìoria di leronìmo Coneflaggio 

tando à gli Alemanni il trattar male da per tutto le i - 
fé della Chiefa. Alla città di Liege l'afToluto domi ) 
della quale così temporale , come fpirituale ten^i 
Gherardo di Groesbech, VefcouodiefTa, nonfece - 
manda di denari; ma intendendo i popoli difubidir 1 
Clero nelle cofe della religione,e clie'IDuca d'Alua . 
fegnauafauorir' efifoVercoLio, mandò Ambafciado 1 
popolo chiedendoli il pafTo amicheuolmente pei 
città, penfando forfè àqucfto modo col fauor d i 
plebe impatronirfene.Ma ridotti quei terrazzani à e - 
figlio, rifpofero non toccar' a loro il dar' effa licem ; 
iìprouidero di alcune infegne di foldati, del «he ■ 
gnato il Principe, fece in quei contorni de' danni;] , 
ipetialmente ne'borghi della città, e nella Chiefa d - 
iì.Erain quello tempo il Duca d'Alua in Olanda, • 
uè hauendo con nuoua gente rinforzato alquanto 
fercito, &intefo il viaggio del Principe, fattori! 
delle fue genti, che furono da venti milk fanti, ,'i| 
niillacaualli, e prouifto Ruremonda , & altri lu lil 
ài quella frontiera, fé ne andò à Mafìric. Dilà r - 
dò Chiapino Vitelli con mille caualli à riconofcer - 
di della Mofa, e s'era facile paflarlìj non lafcian^ li : 
proueder denari à Francefco Signor di Verghi Gc '. 
nator di Borgogna, accioche lafciandofi il Princ à 
quella volta , come alcuni dubitauano potefTe d i- 
der'ifuoi confini. Poco appreilo, il proprio Dmt- 
Iciato il Colonello Schemburg, con quattro inf ic 
di Alemanni in preiìdio à Maftric , feguitò con i :o 
l'eflercito il Vitelli, hauendo intefo non efler'il. i- 
cipe più lontano di dodici migha , & venirfene ' w 
di lui , al primo alloggiamento, che fu à Harem , ce 
ilDucafar'vnpicciol ponte su la Mofa, accioche ti- 
fando i foldati à dar' il guaito al paefe dall' altra n- 
da, difcommodaffero il nemico, e rifparmiafle le 
vettoiiaglie che haueua. Ma era quafi la fine di it- 

ten :e. 



libre? quando quefli eflerciti fatto due > ò tre alJog- 
anienti s'auuicinarono IVn all'altro , onde l'Oran- 
s vedendo h ftagione, già tanto innanzi, saffret. 
.la in voler paflare il fiume per affrontar' il nemico, 
li Duca ad impedirglielo , ma non vi fu fatto Arata- 
mad'nnportanza, perche hauendo riferito Chiapi- 
) al Duca , la Mofa poter' vadarfi in molte parti, non 
attefe molto à vietarglilo. Con tutto ciò il Princi- 

con larghi giri s'ingegnaua coprir' il fuo diiegno, 
ingannar' il nemico circa il luogo , doue voleua 
(Tare, perfarlofenzacontrafto, e'I Duca fatto pro- 
der di triboli, ò fiagran quantità di legnami con 
odi fitti con le punte all'infufo kce gettargli nel- 
jaludi del fiume, doue più commodo gli parueil 
Taggio , accioche noctlTero a'caualli ; ma del re- 

non fi oppofe con molta diligenza , forfè anche 
: fipere che'l pafTar de' fiumi è impoffibile vietar- 

fe ben altri male informati vogliono che egli mal 
tifato , & il Principe veloce , folTe quefto prima 
i riua del fiume, che quel n'hauefle notitia. Co- 
mquefi fofle, il Principe fatto tentar' il vado, etro- 

vicino à Stochem luogo opportuno al fuo di- 
no , quiui pensò pafTare , ma finger di farlo in ai- 
parte i onde dando di fé vifta al nemico , dalla 

Ite difopra, mife quantità di cauallià trauerfo del 
I "ne dalla parte di fotto, accioche faceflero men ve- 
I e il corfo dell' acque , e riteneflero quei , che fof- 
lo trafportati , e nel filentio della notte paflo con 
Itol'eflercito all' altra banda, fenza refiftenza alcu- 
i, e fenza dar ne' chiodi , non so fé per non eirer" 
I ftati gettati quiui , ò pure fé dalla corente dell'ac- 
ie fiiron menati à feconda. La pafTata di cosi grpf^ 
1! eflercito con tanta audacia, sbigottì tutto'l pae- 
Ij, come quello, che e Tempre pieno di mercatan- 
ijntenu alla ficcurezza' de' trafichi loro , aggiunto, 

1 K i che 



1 5 8 Ijloria di leronimo Conefiaggio 

che fpargendofi voce , che folle paflato mal grado d( 
Duca tutte le città l'afpettauano ogni giorno alle mi 
ra fé ben le fedeli , erano rifolute di difenderiì, edif 
guir la parte del Rè. Il proprio Duca intefane la nm 
uà , trouandofì con deboH ripari (come che fino ; 
rhorahauefle alloggiato con poco folpetto) ordinò 
maeftro di campo generale , che metteiTe cura a 
fortificatione de gH alloggiamenti > il quale adop 
randoin ciò Bartolomeo Campo, ingegniero del 
fercito , furono con molta preftezza fatte belle tr: 
cee> ne il foprauenir la notte fturbò punto j perche f 
to proueder molta quantità di corda d'archibugio 
granfomma di picciolehafte, cominciò l'ingegn 
circondato da guaftatori con mifurati paffì andar' 
torno al campo in quella foggia. Nel luogo, di 
uepartiua, lafciaua piantato vnabafticciuola, coi 
pezzo di corda accefo nella cima di efla, accioche 
fé veduta di lontano , & andato poi tanti palTiau i 
per retta linea, quanti fi fuol dar di diftanza, davn ■ 
louardo all'altro piantaua vn altra hafta, colme 
mo fuoco , e comandaua à i guaftatori , che da : 
fegno all'altro > che vedeuano cominciaflero à e, r 
la trincea al buio ) e gettar la terra in dentro. Et i 
caminando poi dal fecondo fegno in angolo re > 
quanto gli pareua > che foffe neceflario à vn fianc i 
bellouardo piantaua vn'altra verga mettendo i 
guaftatori, àcauar dal fecondo al terzo fegno, e ii 
di mano in mano fu circondato tutto l'enercito B 
quei fegni à quella guifa? che fi" difegna in carta la f '• 
ta di vna fortezza, mettendo tutto all'intorno le g U 
in opera, perche hauendo quattro milla guaftator » 
tutto facile. Di quefta diligenza alcuni poco elpe « 
rideuano, parendo loro , checofa fattain quella t ^' 
cloueffe riufcir fatica vana , e che fofìè inditio di t '- 
pò paura, ma quando venuto il giorno apparuel'e- 

raf ^' 



Libro Terzo. ija 

i fatta, l'eflercito tutto intorno in si breue tempo» 

Quafi à chiulì occhi fortificato con tanto ordine» 
Dfi tanta mifura, flupironp, & \ì Ducaneprefepia- 
3re , fé ben dapoi , che comparue il Principe tut- 

s'auuidero quanto ellafoile (tata neceflariainuen- 
one. Accoilaronlì gli eflerciti non fenza alcune 

aramuccie , & incontri di compagnie di foldati, 
e'cuah' gli Spagnuoli hebbero quafi Tempre il peg- 
io, perche il Duca non defignando combattere > ge- 

fo della vitade' Tuoi 5 era parco nel numero di quei, 
le lafciaua vfcire , e dall' altra parte il Principe delì- 
;rofo della battaglia , ad ogni picciola occafionc 
iCtteua molti de' Tuoi in auuentura, dal che nacque 
le'l Duca riftrinfele fue genti più j che non foleua. 
ndaua entrando il Principe ogni volta più à den- 
o nel paefe con penfiero di combattere, efperan- 
i, che le città doueffero far mouimento, rnafùfe- 
aitato dal Duca in ogni paflo con incredibile dili- 
snza, perche dando fempre nell' antiguardia con 
jantitàdiguaftatori, prouedeua con preftezza à rut- 
ile cofe, & adoperando in ciò de'piùanimofi, fape- 
i perhore, e per momenti quel, che l'inimico fàceua, 
lando il Principe diloggiaua, il Duca lì leuaua, quaii- 
D quello caminauaquefto gli teneua dietro, equan- 

fifermaua, fialloggiauavicinoàlui coprendo con 
ilTercito quei luoghi, che ne haueuano bifognoi e 
rocurando di tenerlo in ftrettezza di viuere, tutto con 
ran vigilanza ; e con molta ficcurrezza ; perche mai 
,h foldati non mifèro giufo l'armi, ne Gnontarono da 
auallijche non foffero prima fatte le trincee, tutte co- 
- nella guerra delle più trauaghofe, e più difficili. Per- 
he fé ben' vn giorno, odue vn'efperto capitano faprà 
'cr auuentura alloggiarfi,trincerarfi,e gouernarlì cau - 
amente fenza efler tirato à battaglia, nódimenoefTen- 
iofi quiui continuato più di venticinque giorni fempre 
K 3 feguitandos 



14© Ijloria di leronimo Conejlaggio 

feguiwndo, àt^uefto modo v'n'eflercito potente, \ 
valorofo capitanoi che ad ogni modo voleua comba 
terefenza confencirgli la battaglia, né lafciarlome 
ter' a fattione alcuna di importanza: non fi può fa 
faluo con gran valore, e con molta prydeoza. Egli 
ben vero , che ne' fatti d'arme fono migliori le conc 
rioni di colui, che afpetta di ellerallaltato, che die 
cerca d aflaltar altri. Diiierfi alloggiamenti fi fecero 
vari luoghi, fenza fattioni degne di e (Ter raccontai 
accamparonfi vn giorno fra Liege, e Ziiemont a 
viftal'un dell' altro, doue ilPrmci^Q impatientepr 
Tentò al Duca la batragha , e s'ingegnò in mille me 
di tiraruelo; ma quel vecchio capitano, che voleaf 
Tuia difefa, parendogli, che sì grande eirercico n 
poteiTe durar lungo tempo fenza dilToIuerfi , rir 
tò la giornata, difegnando à quello modo ftancav 
e confumarlo. Ma era cosi grande la voglia, eh 
Principe haueua di combattere, che per venirne all' 
fetto, fimifein quefto luogo in non picciola auue 
tura con pericolofa rifolutione. Perche hauendo 
cino vn torrente all'ai pieno d'acqua, & vna collii 
ch'hauea fu la cimavn molino da vento, fece pai 
la metà delfuoeirercito di là dall'acqua j acciò ci 
Duca vedendolo difunito lo alTaltafTe, con penfi( 
però di ritirarli fopra la colina al mouerfi il Duca, e 
combatter con quel auantaggio, facendo ripaflarl' 
tra parte dell' eflercito mentre che quefla comb 
tefle. Mane ciòpotè indurre il Duca al fatto d'arn 
anzi conofciuto lo ftratagema , mandò con veloc 
ad occuparla collina, emetterui fopra dell'artigliei 
ilchefusipreflamentefatto , che il Principe non p< 
impedirlo anzi veduto riufcir vano il dife^rio, tor 
ad vnir l'eflercito infìemc. Il primo, che di quel luo 
difloggiò fu il Principe, non per neceffìtcì, forfè } 
rabbia di non poter tirare il Duca à battaglia. Te b 

com' 



Libro Terrò. i^ i 

•n' altri vogliono, e_par più verifimile , n\ peran- 
' ad incontrare il Signor ài lenlis , che fi andaua ac- 
bndo con le genti, che in Tuo aiuto conduceua di 
incia, così {ì incarnino verfo le frontiere, hauendo 
ma prefo Difte . luogo dio , che non fece àitda., e 
to componer Louanio in denari.Conueniua al Pn'n- 
»c pallar' vn braccio della Mofa , ma facile à vadare, 
de dubitò, che nel tempo delpaflagaio il Duca po- 
lè fargli danno > perciò all'entrar nell'acque fece ri- 
mer' a dietro duo milla (celti archibugieri, e cinque- 
litocaualli, accioche venendo l'inimico conlefue 
ramuccie lo tratteneffero. Il Duca fé ben fìaua alla 
ra, non difegnaua però fargli danno, hauendo caroi 
2 fé ne andatìe, ma perfuafo da' capitani della caual- 
ià,che gli diedero notitia, ch'ciTedo palTatala mag- 
Dr parte dell' effercitOjrimaneua quel redo delle ge- 
renza difefa; mandò Federico fuo figliuolo con quat- 
) millaarchibugieri-trecento caualli,efei'pezzi d'ar- 
;Iieria ad aiTairarle. 3l quale giuntoui al viftafi fca- 
:nucciòcaldiiì'imamente, con gran vantaggio de gli 
agnuoli,e l'artiglierie, ch'hauea Federico,gli confer- 
irono la vittoriajperclieaccommodate in luogo op- 
rtuno, fecero gran dano,onde morirono la più parte 
quei del Principe, che nò erano pafTati all'altra riua, 
juiui di vna archibugiata mori i\ Conte di Hocftrat. 
Dn camino molto rOranges,ch'incontrò il Signor di 
ilis, s'uni con Francelì, dalla furia de'quali rinouato 
lui il defiderio della battaglia tutti inficine con infi- 
:adii1:rutiondeIpaele, tornarono àcercar'il Duca, il 
ale non era lontano ;ma ciò no giouò lor puntOiper- 
e non oftate, che con vari) fucceill spefle volte fi fca- 
mucciafle, feppe fempre cofi bene alloggiarfi, e coiì 
enef i fuoi.che non fu mai affretto al fatto d'arme, A 
doigneinBrabante fletterò alcuni giorni co alcune 
irAniiiccie> e quiui mancò poco; che non conuenilTe 

K ^ al Duca 



141 Ijloria di leronìmo Cone paggio 

alDucavfcir de'rermini Tuoi , perche eflendofi nel e , > 
minare fcoperco relfercito da'fianclii) fé il Principe 1 . 
uefle faputo pigliar l'occafione poteua darai Duca \ 
gran percofla. Malfime con l'aiiuantaggio ch'egli ] 
ueua di caualleria, però à gli Alemanni già mancau 
uiuere) per mancamento delle paghe >. minacciaua 
di ammctinarfi , e lepioggie dell'Autunno, chec 
mmciauano à cadere, rendeuano Eiftidiofo il campt 
giare. Per le quali cagioni vedendo il Principe non p 
ter'all'hora far' in quei paefi profitto alcuno , rifoluc 
ritirarfi, come ^tct nella fine del mefe d'Ottobre> < 
s'incarnino verfo Francia, hauendo Tempre alle fp« 
il Duca. Il danno, che (]v.q?ìì duo eflerciti fecero al p 
fé non è credibile, perche gli Spagnuoli, per mett^ 
ce'miciin neceffità di viuere guaftauanoogni cofa,e 
Alemanni, & i Francefi heretici col fuoco fi vendicai 
^o, ardendo le Chiefe , e gli altri edifici) , & in qut 
vltima vfcica Bauaishebbeà fopportare incendio! 
neraleintuttoil luogo.Fufeguito il Principe dal Di ' 
finoà Cambrai città negli vltimi termini d'Henai 
anzi fino alla propria linea, che diuidequei paefi dd 
Francia, fenza confentire , che ninno de' fuoi mette 
il piede in quel Regno j di là poi il lafciò andar' in p: 
parendogli non picciol fatto d'hauerlo fenza comb, 
tere fatto vfcir del paefe onde ritiratofi, e ripartito 1' 
fercito ne i prefidi), mife giù l'armi , e mandò il Ce 
te di Mansfelt in Francia con duomilla caualliinai 
to del Ré , che \i richiefe. Al ritorno del Duca à Bri 
felles, fi fecero fegni d'allegrezza , come, fé haue. 
portato la vittoria, non fenza laude de'popoli, eh 
tempo sì pericolofo doue ogni poco mouimentoh 
urebbe dato la vittoria al Principe , fenefolferoft 
faldi nella fede , allorRè. Giàvn pezzo prima, ilD 
cad'Alua c'haueua fentito , le genti, che ài Fran( 
andauano ad vnirfi con'quelie d'Alemagna à dan 

fuc 



Lihro Terzo. 14 j 

)i, Haueua fcritto al Rè ClirilHaniilìmo non poter 
sclere, cliequelmouimencofoiredi mente fuapoi 
e'I Ré Tuo Signore non haueua mai dato pur'vna mi- 
ma occafìone di romper la confederationefolenne- 
ente contrattai &inuiolabilmente mantenuta fra di 
co^ma che fé ciò era centra fua voglia , che per con- 
^uente non poteua lafciar di eflere contra l' autorità 
i, &à danno de' fedeli Tuoi vaiFalli, perciò, che lo 
ecraua proiiederui di breue rimedio. Fra le diligenze 
' hauea mofTo quefta lettera il Rè à fare vi fu quefta, 
2 {àputo dal Principe di Condè (col eguale in quel 
npo era di accordo, (che quelle genti non erano fue> 
nmandòal Marefcialdi Cofse, che adunate quelle 
'. genti, che poteire,procuraire d'impedire il viaggio 
troteiranti, equeilifùquello, che come fi è detto 
)pe il Conqueuille con le fue genti. Qucfto medefì- 
) fi era affaticato d'impedire il Signor di lenlis; ma 
n potè, onde era entrato quefto elTercito del Princi- 
in Francia, etuttoch'eifofTe si potente, non lafciò 
bMarefcial di trauagliarlo aflài, perche vigilate non- 
:iaua punto ripofàre. A quefte incommodità del 
lercito Alemanno, fi aggiungeua non efifer inFran- 
i foldati del Principe più vbidienti di quel che fo ire- 
in Fiandra, perche fé bene trouauano alquanto me- 

da viuere, pur'il non efifer pagati, e foprauenir l'in- 
rno li faceua penfare al ritirarfi à cafa , e quello non 
.il parer de' minori j ma alcuni capitani d'accordo 
; n foldati haueuano il medefimo delìderio. Il che in- 
10 dal Principe come fauiorifoluèdifar volontaria- 

"nte quello, àchepreuedeuadouer efTer forzato, 
de adunati i principali delle nationi propofe , che fi 
ittafle fenza venir' à difordine di ciò che fi hauefle à 
, e, perch'egli farebbe il primo ad vbidire. Vari) furon 
'I iui i pareri , perche' 1 Principe , e Lodouico fuo fra- 
li lo con alcuni Francefi lor' amici, voleuano andarfc- 

1 K ; ne 



144 Jjioria di teronhno Conefta^gìo 

ne diretto à Parigi , fcorrer tutta la Francia , & vn i-, 
con altre genti, ch'hauenano in più luoghi diuerlì e, i 
de'proteftanti; parendo loro à quefto modo poter' . 
ficurar'in quel Regno le cofeàfauor loro, per vai- 
Tene nell' auuenire. E moflrauano cfler'à ciò il tem » 
opportuno, perche l'armi de' Catholici erano dii: 
parte fotto il Duca d'Angiou fratello del Rè nel T- 
ftou, alcune col Duca di Aumalla in Lorena, &a!i 
nella Piccardia alla condotta del Marefcialdi Co;, 
fendo irapoilìbile, che fivnilTero, I Principali Fr • 
cefi, il numero de' quali fi aumentaua ogni giorno, ■ 
fieme con alcuni Alemanni diceuano, efler meglio • 
oliar la flrada alla finiftra,&andar'adinc5trar'il due i 
duo ponti,il quale di Germania in fauor de'protefì. i 
della Ghienna.conduceua genti in Francia, intend • 
dofi,che'lDuca d'Aumalla ìi preparaua gagliarda^ • 
te contra di lui, eh' oltre ch'era ragion dargli la ma , 
vniti poi inficine farebbero affoluti Signori diruti i 
Francia. Gli Alemanni mal pagati, e fianchi de' tr. • 
gli palTati in Fiandra, faftidid deli' inuerno,che foj ■ 
ueniua, voleuano andarfene àripofare, fenza h^ r 
mira, fé le ragion de gH altri erano migliori, ò peg^ • 
i\. Fraquefta diuerfità di voleri, parueal Principe • 
coftarfi à quel de' Francefi^poi che'l fuo n on hauea • 
go, così fecero gli Alemanni ancora, fé ben con t - 
ìa intentione dopo ài incontrato il Duca , di tirar i 
auanti. Al Principe pareua caminando verla 1 D i 
non fmembrar l'elTcrcito, non fenza fperanza,che - 
te le fue genti con quelle , tutti douellero forfè m r 
penfiero, e ritornar'à feguir'vn camino , onde tram t- 
ta la campagna fcne entrarono in Lorena. Ma fé a 
quelli eflèrciti s'unirono di là à un pezzo con gran i- 
cerdel Duca Alemanno, non nefcguìperòal Pri i- 
pe commodità alcuna, perche abbandonato da J B 
parte delle fue gen ti , gli liulci vano per all' hora e W 

difeg>> 



Lih-0 Terrò. 14 j 

i;<Tno, e come ch'eflò Duca poco appreflomoriflè 
ilLimofin, tornoirene il Principe in Alemagna , e ri- 
r' le Lodouico Tuo fratello in Francia, ambi tramando 
i'Ìduc guèrre, fendo già entrato l'anno del feilanrarno- 
l| Qaefta ritirata del Principe non è dubbio, che oon 
r^cedefle in molta pnrte dal mancamento de'denari; 
f • che fé, come eglidiceuajhaueiìehauatoreiTercito 
p'^ato, per poterlo commandar' airokitamente, fi fa- 
ri begouernato in altro modo di quel, che fece. Egli 
=|;ro, che per pagarlo, mentre, che caminauaad vfcir 
ì paefe baffo,gh fu propofto.vn modo molto impor- 
:' .-,11 quale era, che laReina d'Inghilterra fi offeriua di 
}^ arglielovfe accoftandofi con eflo à Cales, gli acqui- 
1 Te quella piazza , come fenza dubbio haurebbe ac- 
\ ftataj ma eflendo (late intercettele lettere di que- 
^ trattato,econfignateal Cardinale di Lorena, rima- 
\ otto il difcgno. Mentre che quelle cofe fifaceuano 
( "rancia, ordiuala difcordia nuoue cagioni di guerre 
:' Spagnuoli , & Inglefi , imperoche hauendo il Rè 
3 holico fatto partito con alcuni negocianti Geno- 
;, perprouedereiu Fiandra di vna gran fommadi 
ari j perle fpefe deirefTercico, con licenza di cauar 
untati di Spagna ; mandauano ottocento milla du- 
■ in Reali di Galizia, in Fiandra, con quattro Zabre, 
na naue. Partiti quefli vafcelli , e giunti nel canale 
Inghilterra hebbero villa di none Nauili di Corfaii 
F.ncefi, chelor dieder la caccia j mafifaluarononel 
Iblad'Huic, del Dominio d'Inghilterra, e da ella 
]! co diflante : dal qual luogo con la (corta di naui ar- 
;' Ite della Reina, che già l'Anibafciador di Spagna ha- 
1 uà ottenuto, fperauanometterfi iiifaluone'portidi 
•I landa. Ma può tanto la cupidigia del denaio, (me- 
li 'poli d'ogni male, j che tutto, che non habbiano 
[! Imperi miglior' inftrumento, che gli amici,laRcina 
i|teponen4o quel picciolo interefle all'amicitia di 
I Spagna, 



14 ^ Ijioria di leronimoConeflaggio, 

Spagna, ritenne quella moneta per se , elicendo voi 
fene feruir ne' fuoi bifogni, e che ciò faceu.i fendo e 
tificata non efler' i reali del Rè. anzi de' particolari I 
liani, a i quali ella darebbe fodisfattione. Il Duca d' , 
uà, che con neceflìtà gli afpettaua , Tenti quefta riti 
tione grandemente, e mandò alla Reina à chieder,( 
rilafciafle i denari, il che non ottenne; & auuenga, ( 
ej^li fìimalle Tempre pericoIoTi la guerra con gl'Ing 
fi, nondimeno Tpintoda colera, òTecondo aìtrida 
putatione , raiTe la mano con violenza Topra ibeni 
gl'Inglefi, chetrouòin tutto il paeTc baffo. La quale 
causò più romor, che profitto; perche (è ben' egli ca 
da*molta quantità di panni denari affai, e che inlTpa; 
fìfacelTe ritentione generale delle nani, e beni di 
gIe(ì,nondimeno hauendo in Londra Tatto Tar laRe 
la medefima effecutione ne' beni de' vaffaHi del R 
dato licenza di corTeggiar'in mare gli Spagnuoh 
ftaronoaldiTottoj onde rimafe impedito ilcomn 
ciò fra quefte due nationi, e poco buona volontà fi 
loro; non Tenza incommodità d'ambe le parti. 
ben'ilDucaTorTe pentito, mandò alla Reina Chri' 
foro Affonuille per veder di componer le coTe» 
volTe Tentire per non venir dal Rè ; ma come mane 
dal Duca Tincammòà Tuoi miniftri, co' quali eglir 
so di trattare. Vi andò poi di ordine del Duca,Chiaf 
Vitelli per il medeiìmo effetto , accompagnato- 
configliere Frinchet.e dal Tecretario Torre, e di là ' 
pezzo FranceTco Heleuuin, e TomaTo Raggio Gè • 
ueTe, ma niuno di loro operò coTa alcuna buona, | • 
che laReina Tdcgnata fi era doluta col Rè, e machir | 
centra alcune parti di Zelanda, coTa, che non le Tue ■ 
Te,perche il Duca vi prouide. S'aggiunTe àqueftop - 
cipio didiTcordia, che Pio Quinto all'hora SoirJ 
Pontefice mandò daRoma inlnghilterraNicolaoN - 
tone prete IngleTe , accioche con autorità Apoftca 



I 



no^ 



Libro Terrò. 14 «7 

ficafle ài principali del Regno, Ifàbella Keinaef- 
heretica > e perciò caduta della poteftà, e dominio, 
(ì vfurpaua di quel Regno, perla qual cagione co- 
ndaua, che non douelTero vbidirla,ilche fatto,mol- 
atolici prefero Tarmi con la Speranza , (che haueuii 
he hauuto il Papa) che fi doueiTero muouer gli ani- 
& acquiftar gran feguito. Però l'effetto forti di- 
fo dalla fperanza, come auuiene a chi fenza antiue- 
|i e fi lafcia dal defiderio guidare , perche non fendo 
( i color feguiti, rimafero preda de' lor nemici, onde 
, :eratone più di cinquecento portarono la pena del 
I .'eflequito configlio. Etall'horafù quando conflan- 
lente morirono Tomafo, e Chriftoforo Nortoni, 
non volerfi partire dalla fede Catolica, nericonof- 
Ifabella Reina. Enon contento di ciòil Sommo 
itefice fece poi fìampar' àRoma la fentenza data 
itra la Reina, e mandata à Londra à Giouanni Fel- 
le huomo nobile, e della religione Catolica, il qua- 
a attaccò alle porte del Palazzo Arciuefcouale vici- 
ai Domo, e poi melTo prigione, e confeflàndo ba- 
io fatto, e non eflerne pentito , fu fatto morire. Le 
ili tutte cofe, fendo opinione di ella Ifabella, che 
fero tramate col configlio del Rè di Spagna , e del 
;ca d' Alua, faceuano lofdegno, e l'odio mag- 
)re , il quale crefcendo ogn' bora con nuoue ocea- 
ni, fu poi cagione d' altri difordini. 



II fine^ilT€r^ Libro, 



LIBRO 




148 

LIBRO 

Q^ V A Pv T O. 

Idrato clic fi fu 1 Principe d' Oranges fi 
del paefe con l'eilercito, e ritornato li D 
à Bruflelles in fine dell'annodi fefTanta 
to, parue più torto mancata la guerra, i 
incominciata la pace, perche tutto che allhorafiqi 
talferole cofe, niunopoteua nondimeno credere • 
uer'eflb Principe, con fiioi fratelli, e tant'altriSigr 
quietarfi gli animi) e rimaner fuorl^lella patria coni 
medirubelli, epriui de'beni, anziògn'vnoalpett.i 
che con nuoue armi tentairero contra Spagnuoh 
altra volta la fortuna loro. Di quefta opinione non 
però il Duca d' Alua , anzi parendogH hauer una V( 
pannatogli inimici di quanto poteuano, credeua, 
non douelfero tornare à mettcrfi in proua, onde p< ' 
te l'armi, & veduto il torneamento, che in fegnp di 
legrezzafaceuanoicortegiani nel proprio luogo, 
uè poco prima erano flati decapitati quei fignori , 
tendeuaal pacifico gouerno degli Stati, hauendo 
uuto dalPapa lo flocco dorato,&: il capello guarniti 
gioie, (che benedetti la notte di Natale) fuole don 
a* benemeriti della Romana Chiefa. Maqueftitori 
quefti prefenti, e quefla gloria del Duca erano mal 
duri da moki, perche più dolore porta al vinto il trii 
fo del vincitore , che la vittoria. Però la mala f 
tuna gli andò fabricando cofacon che difindorafi 
pafTata gloria, percioche (cometalhor auuieneà 
Ipiriti peraltro deuati J gli mancò più toflo l'arte 
gouernare i cittadini, che quella di vincer'il nemi ' 
conciofiacofa, che penfàndo di addolcir l'animo di <■ '■ 
popoli l'inacerbi , & di doue credeua cauar guadag' ■ 
traile perdita perche non feppe con la prudenza te ■ 
perar le vele al forte vento della fortuna. Tre e ; 
* het: 



Libro G^uarto. 141) 

bbe èt^tì airhora in mente d'operare;- la prima di fa- 
care tante fortezze nel paefe, che i luoghi frontierf, 
li ma<y<yior'importanza folfero da efle in ogni euen- 
frenati.La feconda quietare gli animi di (Quelle genti 
ai fofpefi, perche temeuano caftigo, così per le cofe 
Ila fede, come della ribellione.La terza trouar modo 
nao-are à /pefe de' popoH vn continuo prefidio da te- 
re nelle rocche, & ne' luoghi forti di tutto'l paefe, 
1 quale l'afTicurafle per fempre , ma nelmezo di ve- 
'à quefti fini cóiìfteua la difficoltà. La prima comin- 
. fubito à mettere ad effetto, perclie mandato Ghia- 
IO Vitelli per tutto il paefe à veder, doue foflero ne- 
farie le rocchesfopra la relation fua oltre alla fortez- 
che fi era fondata in Anuerfa, fene cominciarono 
le altre à Valencienes, Fleffinge, Vtrecht, Graue, è 
uninghe , non fenza mormoratione de' popoli, per 
èr contra 1 lor priuilegi , a quali come cofa già rot- 
non hebbe il Duca mai riguardo alcuno. Amftre- 
nfi adoperò per reftarhbera, e perciò pagò ducen- 
milla Fiormi , & alcune altre Terre di Zelanda, iì 
mpofero anche in denari per non voler fortezze. Alla 
onda (non iapendo, chel'effetto del perdono con- 
e nella credenza del perdonato) pensò douerfbdis- 
e con vn'indulto generale cosi del Papa , come del 
;, parendogli , che con effi ogn'vno douefle confi- 
to ritornare à cafa , ScrifTe in Ifpagna, doue data più 
•mafperanzadivenir'a'fìioi dilegui ài quel, che egli 
haueffe di certo in mano, ottenne il perdono, e ne 
bbe le patenti , fendone da fuoi famigliari ftato fat- 
prima gran remore, elTaggerando la Clemenza di 
a Santità, & di Sua Maefìà, che non oftante ledifii- 
dienze paffate iì contentaflero di perdonar sì facil- 
cnte , dalle quali parole entrati i popoli in alcuna 
eranza di quiete, afpettauano con defìderio il gior- 
- della publicatione. Per la quale di là ad alcuni 

mefi 



1 j o ijlorm di leronimo Conejìaggio 

me fi fece in Anuerfa vn fuperbo Teatro> fopra kpf i; 
za del mercato) dinanzi al palazzo di giuftitia, guar . 
to di razzi ài Teca, e d' oro doue haueua à ftar' il Du . 
eminillri Regij, al tempo di eflà publicatione, èl 
perdono era di quello tenore. Le ribellioni) imo. 
menti, l'alterationi, i tumulti, gli fcandali, &icrii,. 
nali delitti fucceduti, e flati commelFi da qualche te . 
pò in qua ne'noftri paefì baffi fono flati infiniti. & al . 
mineuoli. Perche molte perfonedi elTi paefì, co 
ogn'unsà, pofpoflo il timor di Dio Noflro Signe 
centra l'humane, elediuinc leggi, e centra quei 
creti, che con sì maturo confìglio l' Imperadore r 
Signor e Padre (che Dio tenga in gloria^ hàfatto,e 
col confìglio de' propri) paefì mantenuto, lafciat. 
Catolica vera fede e religione, feparandofì dal greir 
della Santa Chiefa Romana, e dall' vbidienza del P 
Santiflìmo Padre n olirò , Vicario di Giefu Chriflo ] | 
ftro Signore, hanno fegiiito, e fi fono accoftatià diu] 
fé herefie, fette, e falle opinioni. Né contenti delle | 
proprie colpe, e peccati, hanno con gran dihgenzaj 
dotto delle altre perfone, efpecialmente il fempi 
popolo, introducendo à quello fine predicatori, mi | 
ftri,apoflati,e fugitiui per predicare, & infegnar le l 
herefie, errori, e falfe opinioni. Co'qualimeziharj 
adunato il popolo con l'armi alle prediche, deputi 
diaconi, miniflri, & vfficiali della falfa dottrina per 
citare, e commouer le genti con facrilego , & efTetj 
bile ardire à faccheggiare , edillrugger le Chiefej 
Monafleri, violando i Tempi)) e gli Altari, le' 
Imagini, e profanando ogni cofa Sacra,dedicata , 
uigio di Dio Noflro Signore, e della fua Santa Chii 
Non hanno lafciatoinlieme d'ingiuriare, batterei 
recidere i preti, i religiofì, & altri miniflri Ecclefìì 
mefcolando con l'olFefe di noftro Signore , e dell 
Santa Chiefa , quelle ancora della ribellione , e 



Lihro Scarto. iji 

ftà, centra di noi, fènza ricordarfì della fedeltà, le- 
giuramenti, &oblighi , che come buoni vaiTalIi 
?uono,enehanfatto. Non elTendofi ne anche a- 
izi di far conerà di noi Ieghe,e cofpiradoni fecrete, 
bttofcrittioni, e giuramenti. E sì temeraria è fiata 
acialoro, che fono arriuati à pighar l'armi, vfcir'in 
jagnaàinfegnefpiegate, danneggiando, ingiu- 
io, rubbando diftruggendo , &amazzandoi no- 
uoni,e leah vaiTaUi. Tutto à fine (fé hauelTero po- 
) di fottrarre , e leuare elfi noftri paefi dal noftro 
inio, &vbidienza, come poi più manifeftamen- 
zi in publico hanno tentato, aflàltando con forze 
aere noi, eia lor propria patria, fotto falfò prete- 
si noftro feruigio dando ad intendere, che opera- 
di commiffionnoftra, e tutto, che efprefTamente 
(Timo dichiarato , efler contra noflra volontà. 
2 quefte, & altre eflecrabili cofe ftate fatte, sì co^ 
anoinon fi debbono diflimularc , cosìperfodif- 
l'obligo, che habbiamo di rifpondefperl'honor 
io Noftro Signore , e di fiia Santa Chiefa: per 
che tocca all'autorità, dignità, e dominio noftro, 
vfficio, che habbiamo da Dio in terra di far giu- 
, per quel che tocca alla conferuatione de'noftri 
. buoni vaflàlli, e fudditi di eflì, per la mala confe- 
za, e cattiuo elTempio, che rifulterebbe di rimet- 
e diffimulare tanti, e sì graui delitti habbiamo ri- 
o con armata, e potente mano darui conueniente 
dio, per pacificare , e mettere in quiete efiì noftri 
procedendo contra alcuni principali capi promo- 
e condottori di effe alterationi, che-hanno tirato 
ue.ro popolo ne i loro errori, & abufi, e contra ai- 
altri , che enorntemente han delinquito , efle- 
ido in elfi le pene tanto corporali di bandi, e con- 
:ioni, quanto le altre, in che conforme alle leggi 
incorfi. E tutto che fecondo la grandezza, e l'e- 
L normità 



I 

ly 1 Iftoria di leronimo Coneflaggto. 

normità dei delitti, noi poteffimo giuftamenteja- 
za ecceder i termini di gmftitia > pafTar col rigcpùi 
innanzi) (Sceirequirefeueramentelepene, con<in. 
der la fpada di giuftitia fopra più numero di f fo, 
nei nondimeno confiderando, che frasi gran o|. 
titudine, e fra tanta infinità dì gente, che lì foncie. 
fcolati nelle dette alterationi , ve ne fono molti ;li( 
han fallito per leggerezza, percuriofità, òperim. 
iìderatione, {lati trafporrati dalla giouentù, e ili 
lìmplicità, li quali moftrano di puro cuore pe i 
e dolerfi delle colpe palfate, con propofico di 
ridurfi al feno della Santa Madre Chiefa, Catolic 
itiana? &alla noftragratiaj nella quale fupplic 
eflerriceuuti) richiedendo, che fi vficon eili ^ .. 
menza, con offerta diemendarfi, e di corregge !^; 
lor palTato diffetto , e di feruirci con perpetua f 
Et hauendo anche intefo , che il fantilFimo Padr 
ftro Papa Pio Quinto, vfando di gratia , e della t 
turai benignità , aprendo il feno della mik 
dia, della Santa Madre Chiefa, come Vicario d le- 
su Chrifto Noftro Signore > e capo di effa , ami tf, 
& ha ordinato, che fieno ammelTi quelli, che 
niente delle loro colpe , & errori (confefTanc , 
pentiranno, e fi ridurranno alla vera fede, ^aliHh 
bo della Santa Madre Chiefa Catolica Romana in* 
mettendofiàefla; con fermo propofito diperf ra« 
reinefla fede. Eflenxlo noi anche ricordeuoh , '11« 
grandi gratie ch'habbiamo riceuuto, e riceuiarat «n- 
tinuamente da Dio Noflro Signore , e dalla fua f^ 
ricordia, e clemenza, ch'egli ha vfato, & vfa cor tti 
e fpetialmente con noi , e dell'obligo , che i Pr 'ip 
hanno di immitarlo, efTendo maflime la Cler iz 
propria virtù de Principi, conformando ciòancl oi 
la naturale condition noftra. Riducendofi mafìe 
memoria i buoni, e leali fcruigi , che i noitri v al 



Lihro Giù arto. ij-» 

ntipaefij e loro anteceflori ci han fatto non fola- 
te perii paflatoà noi , & predeceflori noftri, ma 
j prefenti occafìoni anche ne hanno feruiticome 
li fudditi,giudichiamo eflere ragioneuole vfar eoa 
Ieri di gratia ) e di mifericordia. Per quefte conlì- 
tioni, epermolt'altre, che ci hanno molToj per 
ande amore ch'habbiamo portato, e portiamo à 
)aefi baffi, & à naturali di effi: per dar loro occafio- 
i corrifpondere,e perfeuerare nel medeiìmo amo- 
omehan fatto prima di elfi difordini, per ridurli 
odo con gratia, e con clemenza, che con feueri- 
rigor di pene : per non dar loro occafione di ab- 
onare, e fpopolare il paefe, & accioche non cada- 
i maggiori errori, & invltimadifperatione j Col 
Iglio del cariamo noftro fedele cugino, emag- 
domo maggiore Fernando Aluarez di Toledo, 
1 d* Alua, Marchefe di Coria,&c.CauagIier del no- 
Drdine, Luogotenente, e Capitano Generale per 
n elfi paefì baffi, e di quelli del noftro configlio ap« 
odi lui, habbiamo rifoluto di vfar ài mifericor- 
ì ài clemenza.e falue le reftrintioni, e le limitatio- 
he in appreiTofi dichiareranno, perdonar gene- 
lentefenza, che vi fìa bifogno d'altro perdono, ó 
ale remiffione noftra à tutti, & ad ogni vno di effi 
!ri fudditi, che in qualfiuoglia maniera fieno flati 
euoliparticipando, ò confentendo alle ribellioni, 
ationi, e criminali delitti detti di fopra, in cofe da 
[lepcndenti; òche in altro modo fieno caduti in. 
I 'a,contrafacendo alle noftre leggi, ordini, e decreti 
'a il particola! della religione, pace, e tranquillità 
l'iica. A' quali tutti habbiamo rimefTo , eperdona- 
irimettiamoje perdoniamo generalmente, e piena- 
Inte per gratia noftra fpetiale tutte, e qualunque of- 
I , colpe, e criminali delitti, che per le ragioni di fo- 
IhabbianocommelTojòinqualfiuoglia modo fieno 
I, i, itati 






5 j 4 Ifioria di leronimo Coneflaggio 

ftatiinefTicolpeuoli, etutte> e qualfìuoglia pene 
poralij criminali, e ciuili, nelle quali per cagion di . t- 
li delitti) ò criminali colpe , & in quel , che da eflì i- 
pende poflano efler incori! contra di noi, contila 
noftra giuftitia, decreti) & ordini fopradetti. Impoii- 
do fopra ciò al noftro Procurator Generale , perpi ;o 
iìlétioicome anche à tutti gli altri miniftri & vffici; li 
qualfìuoglia forte>vietando loro moleftarli,inquie li 
giamai nelle perfone, ò beni) né far contra eflì ini] i- 
gatione alcuna. Oltre ciò li rimettiamo , e reftitui o 
nella loro buona fama, e nome nel modo, emara 
ch'erano prima di eflì tumulti,cancellando da ogn o 
di eflì, ogni infamia) macola, ò nota, nelle quaHf le 
dette cagioni fieno incorfi. Non intendendo però )- 
me non intendiamo, né è noftra intentione, néve i- 
tàdi comprendere in quefto perdono, ne far ki n 
gratiafaluoà coloro, che procederanno con {ìnc( )C 
. cordiale pentimento di tutti i fudetti loro errori, i > 
refie, gouernandofì per lauuenire comea'buor 5: 
vbidienti figliuoli deUa noftra Santa Madre Chief i- 
tolica Romana fi conuiene. Facendo fra duo me > 
pò la publicatione di quefta la debita humiliation :• 
uocationC) & abgiuratione de'fudetti loro errori ; )0 
fummiflìone di riceuere, &ofleruare quella fai re 
penitenza , che loro farà data da coloro , che per fi- 
liale commiflìone del Santo Padre noftro , il 1 2) 
n'hauranno l'autorità , e che per loro faranno am i' 
fi, riconciliati, e riceuutiallaCoìnmunionede'fi l't 
e Catolici Chriftiani, con la confefl[ìone della fed a- 
tolica, promefla di viuere, e continuare in eflà) < -l- 
l'vbidienza della detta noftra Santa Madre Chiefa; 'i' 
tolica Romana. Tutto fotto pena di perder' il fr O' 
di quefta prefente noftra gratia,e perdono,e di efl "• 
gorofamente caftigati, fecondo gli ordini , e dcst: 
Boftri, li quali vogliamo > e comandiamo , che n^ 



Libro G)uiiYto. i;y 

etuamente olTeruati, tanto da particolari , come 
r ufficiali) e giudici conforme al tenor di eflTi. Oltre 
lon intendiamone è noftraintentione, nèvolon- 
heinqueftanortragratia , e perdono fieno corn- 
ai miniilri predicatori, dogmatizatori di dottrine 
rarie alla religione Catolica Romana; né coloro> 
7Ìi hanno condotti, ò fatti venire , e di loro pro- 
volere, e fcienza riceuuti , e tenuti nelle lor cafe, 
•rclie fecretamente, né \\^ diaconi, né altri così fat- 
nciftoriali miniftri, né coloro, chefcientemente 
inno riceuuti , e lafciati trattar nelle cafe loro, ne 
coloro, che hanno rotto, arfo, violato, fatto 
)ere, ardere, e violare Chioftri, Monafteri, Chie- 
lagini. Altari, ornamenti, ò altre qualfiuoglia 
sacrate, ò perfone Ecclefiaftiche, né anche tutti 
'O, che fendo altre volte ftati colpati per caufa del- 
igione, per hauer cótrafatto à gli ordini fopra cfla 
icari, VI fono dapoi ricaduti. Non intendiamo né 
e, che fi comprendano in quefta noftra gratia, e 
Dno coloro , che al tempo della publicatione di 
i aranno flati condannati,ò banditi, le cui condan- 
I e eJflTecutioni vogliamo, q\iq fenza poter participar 
I erta noftra gratia, habbiano il loro pieno,&intie- 
retto fenza elTerriuocate, né ritrattate. Non go- 
inodi quefta noftra gratia , e perdono neanche 
ro, che come autori, promotori, confultori,fedut- 
e perfuafori principali , e capi con mala intentio- 
Dntrala Santa fede Catolica Romana, noftra pre- 
2uza, & autorità, ripofo , e tranquillità publica 
10 fottofcritto la fcnttura da eiVi chiamata com- 
neffo, ò altra lifta, biglietto, ò fcritto fimile, peni 
le fi fieno dichiarati della lega, e confedcratione 
detto cópromeflb, ò della richiefta prefentata alla 
ra cariffiraa , & amatiftìma forella, la Duchefia di 
na, óccall'hora Reggente, eGouernante de'no- 
L 5 ftri 



I 



j j ^ Ijiorm di Uronìmo Cone fi aggio 

illri paefibaflì) il quinto giorno d'Aprile dell'ani 
mille cinque cento Teflanta Tei, che non fono poi e n- 
parfi dentro del termine à loro prefìfib. Né la o. 
{Ira intentione è di perdonare à coloro, chevhia- 
mente nell'entrata de'noftrirubelli ne'dettinoftri e- 
lìbaifi) hanno prefoTarmi centra di noi, òcontr o» 
{tri miniflri, ò hanno dato à noftrirubelli, alcune u- 
to di vettouaglie, armi j e munitionij raccolti, ò n- 
tribuiti denari per loro 5 ò hanno trattato, òpra a- 
to verbalmente» ò in ifcritto con elTi direttam- Ci 
contra di noi, ò centra il feruigio noftro. Finaln te 
conuenendoà coloro, che fonoin vfficiopublico )ii 
folamente caftigare i delinquenti, ma dar'eflen: )ì 
gli altri, che mentano fé vengono à fallire maggie a- 
ftigo de gl'altrij perciò non intendiamo, che in c\ h, 
gratia fìano comprefì quelli de'magifìrati de' ibi 
contigli, e tribunah , né altri ch'habbiano cari ili 
giuftitia, ògouern odi fortezze, e cartelli, penf a- 
rij,Dconiìgheri di ville, grifEeri, Secretati), Aui a- 
cati. Procuratori, vfcieri, fergenti, & ogn'altro i li- 
ftro, così della noftra giuftitia come di quella de o- 
ftri vaflallii né quelli, che faranno colpeuoli e a- 
uer' adherito alle dette fette , e fetanj , & à loro e li- 
liali delitti, ò in altro modo fi fieno mefcolati, e b- 
bianoparticipato de' tumulti pafTati. Nondimer ;f- 
fendoui alcuno colpato in detti cafi , che non fia; or 
condennato, ò bandito, e voglia dar fupplica in \ ò- 
najò per procuratore, per hauer perdono potrà: lei 
mefi, dopolapublicatione ài quefta prefentarla o* 
uendo noi fecondo le circoftanze, edifpofitione H^ 
materia hauerui clemente rifguardo.E per non pr U' 
dicare in tutto à quel diritto, chea noi appartiene n 
tendiamo, che niuno di coloro, che fon compi ii 
quefto perdono, hauendo qualche credito, attio.< 
rendite lopra di noi fui voftro dominilo altri quaJiJ 






Libro §liiarto. i^y 

beni, à noi deuoluti. Se appartenenti, 6 verofopra 

ati, e corpi delle ville, òcommunità conftituce,à 

ade' (ei^uigi.ò di aiuti predatici, ò per qualche altra 

le riCTÌone imponi , non pofTano pigliarli, rifcuo- 

, ò domandarli fenzanoftra licenza, prefentando 

laàqueftofinefupplica, ànoi, ò al noftro Luogo- 

ntegouernatore. e Capitano Generale, ne' detti 

ri paefì baffi , fra tre meli dopo lapublicatione di 

iftjjaccJochedanoi veduta, ò dal detto noftroLuo- 

:nente, Cm ordinato fopraelT),crediti,aticni,eren- 

quello, che parrà conuenire. E quanto ad alcuni 

.ville, communitai collegi, confraternita de'det- 

)ftripaefi baffi, che (ìmilmente pollano hauerede- 

LUto, ò mancato al debito loro, vo2;liamo, &in- 

liamo, chefia ànoiriferuato di dargli quell'ordi- 

:he meglio fi richiede, per gouernarfi nell'auue- 

; fi difponendo foprail fatto de'loro pretefipri- 

gi , (Totto pretefto , & occafione de' quali hanno 

.^flo) ò altramente, come per il lor bene, conferua- 

le, ripofo, &amminiftratione, di buona, e diritta 

litia vedremo conuenire. E nondimeno fé alcuni 

ffi faceflero difficultà, di fottometterfi à.ciò,c vo- 

;ro più toftopurgarfi delle colpe loro, efprimen- 

) per uà di giuftitia il dirito.che hanno, permettia- 

àquefti tali di poterlo fare dinanzi al detto noftro 

)gotenente Generale, al quale habbiamo commef- 

commettiamo per quefba il giudicio di quelle cau- 

.ccioche vi proceda,come pergiuftitia trouarà con- 

lire. Adunaronfipervdiilo non folamente ipopoli 

uttiqueipaefij ma di Germania.di Francia, e di In- 

Iterra, ancora era concorfo alla fama gran numero 

^ente, tutti allegri della buona fortuna deloro vi- 

i > e dettero con grande attentione ad vdirlo leg- 

re. Ma arriuato il lettore à quella parte doue fa 

Ite riferue efcludendo dal perdono tanta diuerfità 

L 4 di 






I j8 Ijloria di levonimo Comftaggio 

ài perfone, quella gente (difficile à credere s'una 
U diffida, mairimehaueiido già concetto neiraniji| 
Iperanze di generalifTuno perdono) leuò rumore, u 
torceua il vilb, chi crollaua la tefta , chi non poi a 
fopporcare d'vdire, onde à poco, à poco fenza afpe ,. 
re la fine, chi fé n'andava per vna parte > chi pervi!, 
tra, dicendo tutti, che quel non era perdonoiinavr. 
ganno, & un tradimento, che il Kè ordiua loro ade i, 
penfando coglier con quefto laccio molti innocc , 
a'quah fidefideraua fare il gioco ch'era flato fati 1 
Conte d'Egmont i in fine fi verificò il vincer' effei - 
fahumana, il perdonar diuina. L'effetto dunque, ; 
quefta fcrittura produffe fu tanto contrario , à qu( , 
che'l Duca n'afpettaua ? che non folameate non fi 
curarono gh aflenti di venircjma i prefenti non fi r 
ueuano di rimanerejanzi haueuano per meglio abl 
donare la patria, i beni, & alcuni le mogli,& i'figl 
li, che viuer fotto'l Duca, incerti Ccome lorp j 
eflerj de' beni e della vita. Dalle quali cofe il Pri 
ped'Oranges, che ftaua alla mira, non lafciauad 
ghare occafione di guerre, e di fedittioni. Ilter2( 
fegno di trouare continui danari, era abhorrito da 
ti, folamente il Signor di Norcherme , in quefto ■ 
ticolare adulaua il Duca , il quale tralafciando Tu • 
za de' faui , che non fi mettono mai à tentar cofa a • 
nainpublico, che non fieno certi di hauerlaado • 
nere, s'ingegnò di metter' ad effetto il fuo penfier i 
quefto modo. Hauea fatto in Gennaio di feffanta ■ 
uè adunare à Bruffelles il coniìglio generale , d( i 
Stati del paefe, al quale con grane preambulo di pc ■ 
le, moftrò di quanta fpefa foffe ftatala guerra pa • 
taalRè, auuenuta fenza fua colpa, e ch'era ragie > 
che'l paefe contribuifce danari , cosi per fodisfai ì 
mólte paghe, che fi doueuanoà quella parte dell'ef • 
cito ch'era ne* prefidi;, come per ftare prouedutoi • 

l'ali - 



luuenire; oltre, che alcuni luoghi erano impegnati, 
be di ragione fi doueuanorifcattare, ch'egli lìvoleua 
igegnare di mantener'il paefe in pacej ma che la pace 
:nza armi, l'armi lenza ftipendi e gli ftipendifenza 
ibuti, nonpolTorio hauerli. Che per eller grande, e 
ontinua la fomma, di che fi haueua bifcgno, non giu- 
icaua miglior rimedio , che l'efTergli conceduto ri- 
uotere vn per cento fiipra tutti i beni d ognuno, così 
nmobili, come mobili, per vna fola volta: cinque per 
mto perpetui fopra le vendite, che fi facelTero di tutti 
iftabili, ediecepercento almedefimo modo con- 
lui, fopra mobili quante volte fi vendefTero. Quelle 
)mandeparueroàquei conlìglieri troppo acerbe, e 
)po molti protefti del buon defiderio loro, rifpofe- 
, che'l paefe dalle guerre trauagliato , porterebbe 
alageuolmente sì gran carica j che perciò lo prega- 
mo contentarfi d'alcuna fomma di denari, che gli 
ouederebbero, come dell' altre volte haueuanofac- 
, fenzaperairhora voler cauar tanto da trauagliati 
)poIi; Ma come che'l Duca pretendeffe rendita con- 
ma annuale, e certa, di che egfi fofle autore, e patro- 
', fenza ogni volta hauer' à ricorrere à gh Stati, non fi 
ntentò; anzi moftro mala fodisfattioiie, onde perla 
igarlo col cominciar'à dargli, confentirono il cen- 
fimo denaio, cioè l'vn per cento, cofà già prima vlà- 
, e pigliarono de gH altri due dati) , tempo à conful- 
me. Sparfi la voce di quelle domande perleProuin- 
£, lafentirono mal tutti ipopolij dicendo, che s'il 
e non haueua colpa della guerra, che ne eflì anche ve 
laueuanoj e fé chi ne era cagione haueua pagato con 
vita, co' beni, e con l'efiHo , non douer ^rinnocenti 
opoli patir per chi haueua peccato. Tuttauia alcune 
rouincie, comelaGheldria, elaFrifiaficompofero 
'.bito per l'vn per cento, pagando denari contanti, e 
Dsìpoi fecero di mano in mano tutti gli altri Srati , ri- 
h s loluti 



1 60 Jjtoria di lerontmo Coneflaggio 

folliti però dinonconfencireal refto. Trattoli poi di 
uerfc volte ne' configli di dar fodisfattione al Du 
ca fenza niuna conclufione j perche fé bene alcun 
de'configlieri vi haurebbero confentito, &: alcuni > 
confentironOjniuno aruiua però proporre nelle città 1 
cofa a' popoli, perlofdegno, in che erano. Il che ve 
dutodal Duca, volendo vfare la dolcezza, efarcaps 
cervniuerfale, ch'il Rè non domandaua cofa ingiù 
fla, comandò ad alcune perfone, fpecialmentefore 
fìieri, clperti del paefe, che fcriuefiero difcorrendoft 
pra efli dati) il parer loro per poi pubhcarlo. Nel ci: 
furono fcritte delle cofe aifai , fecondo l' animo > ci: 
ogn' vno haueua; mail Duca ne rimafe ingannati 
perche crcdendofi, che doueifero efferdel fuopan 
re, ò almeno adularlo, ghauuenne il contrario; pe 
che molti fcnlferoriprouando la rifolutionfua. Ec( 
me che ne' corrotti fecoli non fia cofa, che tanto oiFei 
da, come la verità, egli perciò adirato fece carcera 
Lodouico Guicciardini^ sì per hauer fidato i fuoifcri . 
lì à leronimo di Curici, il quelle per infinuarfi nel 
gratiadel Duca fattili copiare in fretta centra la fe( 
data al Guicciardini, li moftrò al Duca, prima che la 
tor gliehprefentafle. Quei, che fi conformauano 
voler del Duca, che furono poclu , fondauano le lo: 
ragioni fopra la neceffità del Rè , & neirefler na 
nel proprio paefe la cagion della guerra , aggiunger 
do laficurczza, chehaurebbe per lauucnire , coni 
i nemici loro. Egli è vero, che alcuni furono di 0{ 
nione, che fra il numero di coloro , che configliauai 
rimpofiiione de'datij , ve ne foflero ài quelli , che 
mulando buona intentione l'haueilcro trilla, es'i 
gegnalTero di fare , che con elTi datti) , così il Due 
-come il Ré fi faceilero odiofi à popoli. Diccuafi dall', 
tra parte, che in vn paefe , come f^ucllo, doue lan 
chezza, ikil foftegno era fondato nel trafico , e dou 



Libro Quarto, jgi 

opoli erano Tempre auuezzià viuer liberi, fenzada- 

alcuno, non poter fondarfì, così Eute grauezze, 
:nza la totale deflruttione diefloj né elfer ragione 
irui sì rigorola nforma ; anzi douerfì lafciar faldare la 
efca piaga della guerra, e delle efTecutioni fatte, fen- 

1 per air bora moleftare d'auuan raggio gli animi di 
enti, non ancor ben quiete, pronofticando, s' altra- 
mente fi faceiTe gran careftia, ineftinguibile guerra, & 
inumerabili morti. Ma, òche'lDucapenfaiTe efler 

I uona regola quella di coloro che vogliono, che a'po- 
JdIì fifacciail male tutto infieme, e'ibene àpocoà 
Dco, òche, chea far ciò ImducefTe, non vifùragio- 
j alcuna, che potefTe rimouerlo dall' intento fuoj & f 
Dpoh, a i loro, Quiui hebbero luogo di forgere i ma- 
7\ù all'hora fi diceuano contra Spagnuoli,quafi publi- 
miente tutte quellecofe, che poteuano farli odiofi, 
gli amici del Principe d' Oranges, non ftauano otiofi 
d fedur' i popoli, e dar loro ad intendere l'afprezza del 
:ogo , al quale fi fottometteaano. E fi ben fapeuano 
^girarli, che dauano loro ad intendere, che tutte 
cofe che faceua il Duca, non erano di mente del 
è, che era benigno, e clemente, ma che il Papa gl'm- 
lifitori, eì Duca il uiolentauano à danno del paefe tu 
ndoli con quello modo più ficilmente nelle ribel- 
5ni, onde quanto più il Duca fìrinfe, meno raccolfe. 
imclaualo, hauerdato di quefte impofitioni certa 
■eranza in Ifpagna, conia quale non veniua proue- 
uto di denari , e pur le fortezze,che faceua fabricare, 
; rpecialmente quella di Anuerfa belIiiTima, fé ben 
come fi è detto in mal confiderato luogo ^ richiede- 
ano continuo prefidio, & perciò lafciate le parole , Il 
citò alla forza, e fattone far le fcritture, diceuavo- 
-r mettere i dati) ad eilecutione, e douea effer dato di 
-»pra, che la cura di quei mali fo {Te fatta à rouerfcio. 
iggrauaronfi di quefta rifolutione gli ^tati, e manda- 
rono 



1^1 Iftoria di leronimo Conejlaggto 

rono lor deputati in Ifpagnajingegnandofì di rimoflra 
re al Rè. cosìqueftagrauezza, come quella dell'inqui 
{ìtione (della quale tuttauia temeuano) douer portar 
la totale rouina di quei paefi. Allegauano di nuouo l'ir 
nocenza , e la fedeltà loro moftrata per efperienza > fl 
le colpe efler de'particolari.-faceuano gran fondamen ^ 
to ne'priuilegij non mai lor flati uiolati) fupplicando 
lo, che volefle mirare quei popoli con occhio di pie 
tà» &di giuftitia. Ma conuien dire , che i peccati e 
quelle genti, non concedefTero , chcalzafle Iddiolli 
mano del caftigo loro, perche'l Ré bene inclinato, | 
mal configliato, parendogli forfè, che con l'alteratic 
ni pallate, rimanelTero rotti ipriuilegide'popoli, ape 
na volfe vdirli, & fé pure con generali, & ambigue pa- 
role ne li mandaua, non corrifpondeuano poi gli etìPe 
ti, alle fperanzedaellìconcepute. Ondeil Ducahi' 
uuta libera commiilìone di Spagna, procurò metter'a 
effetto il fuo defiderio, ma ne anche gli giouò la forz; 
perche quantunque di poter' affoluto egli comanda: 
fé, che fi rifcuoteflero i dati), e che trattafle di mode 
rarli, i miniftri eh' egli ordinò non puotero mai mei 
terload effetto intieramente, perl'oppofitione de'pc 
poli , che adirati non vbidiuano, e quello di BrulTelh 
di natura infoiente, alla fua propria prefenzanefaceu 
pili ftrepito , che gli altri , perche ferrate le bottegli 
gli artigiani non elfercitauano gli vffici loro, e pareuc 
che fi riduceffero ad una folleuacione generale , & ve 
»amente niuna cofa è più baflanteà concitar l'animi 
de'iudditi centra il Prcncipe, chela memoria de'fup 
plicij, el'impofitione de* tributi. Mail Duca feuerc 
con la sferza in mano fi mife à farli vbidire , & il cafti 
go,che daua era crudele, perche oltre ad alcuni che fé 
ce carcerare, metteuafoldati Spagnuoli ad alloggiar 
quafi à difcretione in quei luoghi, che più fi mofiraua 
no ritrolìj perche fapeuà efler quella una di quelle co 

fé, eh 



i 



Libro €luarto. \s^ 

che più da Fiaminghi erano abbhorritccKe più tra- 
crliauano gli habitatori, & che egh con meno fcom- 
odo Tuo poteua fare. Ben conobbero queipopohla 
eparata penajma potè tanto la condicion loro di non 
ai cedere alla forza, che s'offerfero piùtofto tutte 
ifolenze de' foldati, che conceder ciò che haueuano 
negato, con che venne ilDuca à farfi quanto fi pofla 
r' odiofo, ^induAc quelle città quafi in difperatione. 
)arae ftrana cofa j che vn Capitano sì vecchio, fi cau- 
, di tanta esperienza fi mettefTe ad affligger sì cru- 
!mente quelle genti , con tanta fiducia di sé fteflb» 
^lafciaffe nelmedefimo tepo fenza prefidij leprin- 
ah frontiere delle più importanti Prouincie; ma 
errore ne porta feco infinitijperò fé fu fallo ei ne pa- 
la pena , perche come anderemo vedendo , quella 
'. efca , che acccfe il fecondo fuoco in quel paefe 
egli non potè eftinguer poi. Mentre che'lDuca mo- 
lando ipopoli ftaua in quella pace; il Principe d' O- 
;ges trama uà la guerra 5 perche fé ben dalle paflate 
"e hauea tratto poco vtile, e meno riputationejnon- 
neno giudicaua , chel' amor che gh haueuano i po- 
i, il feguito de' nobili, eleattionidelDuca,douel- 
oporgergh nuoua occafione difodisfar a'fuoipen- 
itutti intenti à moleftar'ilRè di forte,che vna di due 
fé ne douefle auuenire: òfargh perder quegli Stati: 
idurlo à componerfi feco. Ma mentre , che dall'vna 
|| te offeruauar opere del Duca, e che tratteneua gli 
tici> che poteuano aiutarlo j dall'altra pregaua di 
QUO, e facea pregar' inftantemente MafiTimihano 
iperadore, accioche volefTe interceder per lui» per 
i Stati col Rè Catohco. Cefare, che già molto prima 
\ uea fentito mal volontierì quei remori , i cui confi- 
j i non hauea mai voluto feguir' il Ré , fu pronto à far 
Jflìcio, «S<: oltre all' inclinationfua, fu sì caldamente 
ietto dal Principe , e da gli amici fuoi ; & accumulò 

tanti 



1^4 Ijloria di leronìmo Conejlaggìo 

tanti aggraui > e tante colpe del Rè, che firiToIuè ( 
mandar' in irpas;na V Arciduca Carlo Tuo fratello, à r 
moftrarle ad elio Rè , & à perfuaderlo à componei 
col Principe, & àpigliar qualche accommodameni 
allecofe del paefe , mofìrando quefta eiTere miglio!: 
lirada> che quella della guerra. Andato l'Arciduca 
Ifpagna, e raccolto dal Rè con gran fauori , come p 
rente, trattò la Tua ambafciata con molta deprezza, 
oltre à quello che ài^Q à bocca, òÀtàt vn memoriale 
molti fogli, doue erano raccolte tutte le colpe, e ti 
tala fua commiiTione. InelTofi narraua breuemen 
lecofe auuenute in queipaefi dalle prime alteratic 
fino all' horaj ma dette in modo,che pareua,che il pr 
ceder del Rè non ^q^q approuato dall' Imperadore, i 
da'Principi d'Alemagna , fpecialmente da gli elette 1 
Moftrauali l' Imperadore muouerlì da zelo del coi 
mun bene delia Chriftianità, dell' Imperio, de gli S 
ti patrimoniali di Sua Maefìà Catolicà, e dello ftab 
mento della fucceilìon fua in quegh Stati. Dicei' 
quei paelì efferfoggetti all' Imperio, e contenerli 
vno de'circuli ài efl'o, perciò rimaner fottopoftì alla 
feruanza delle leggi , e de gli ordini delle diete Imj 
riah, da elfo Pvé Hate violate^onde poterli contra di 
hauer ricorfo à efTo Imperile ch'egli era pregato à \ 
lerui intendere. Colpaualì il Rè di hauer procedi 
troppo feueramente nelle cofe della religione , dic( 
do,che per la quiete del paefcjC per maggior bene de] 
ChiefaCatolica,òperlninor male conueniua alle vj 
in quefta materia della fede più tofto dilììmular* 
che cofa,che vfar di eftremo rigore, e che i decreti! 
erano troppo afperi, perciò conuenir moderarli, 
prouauafireffecutione della giuftitia, ecalligode' 
belli , come troppo inhumano , e contrario à quel 
che Cefarc hauea tante volte confìgliato, e quiui fi n • 
rauano gli inconucnienti, che luueano caufaco» e < - 



Libro §}uano. i&^ 

;r l'auiienire caufarebbero fé non vi il nmediaffè.Dc - 
uaiì del modo del gouerno tenuto dalRè in cjuei pae- 
contrario a' priuilegi , a' coftumi, &: alle leggi di ef- 
j per che douendo elTer in mano de' naturali, era da- 
)a'foreftieri , echequefìanon folamenteera giufta 
ierela de' vaflTalli ma de' Principi dell'Imperio, e de' 
cini ancora. Eilaggerauanfi i danni, che hauean fatto 
bIdatiSpagnuoli, dicendo eflere flati cagione di mol- 
mah, e che ài quella'nationenon doueail Ré fer- 
rfiquiui perefler odiofanon folamente a' naturali; 
a à tutti i vicini ancora. Sopra le cofe del Principe 
Oranges, fipremeua più, che fopra tutte l'altre, e 
reuabeniflìmo, che l'ambafciata non haueffe altro 
e, che il commodo dieflo Principe , il quale uole- 
no,che foffe ammefTo à giuftifìcarlì da lontano, mo- 
andò, che le fue colpe, non erano così graui , come 
iferiuanoj che non era ftato giuridicamente fenten- 
.toj che la quahtà della perfona fua, e de' fuoi feruigi 
iportaua molto , e che perciò iària bene fufpender 
rmi,«S«: veder fé quefle co(è potcllero accommodar- 
3er via dolce. A quefìa pratica , feguiuavnarappre- 
itatiune de gl'imminenti mali, pronofticando, fc 
elle cofe non fi accommodafTero con la pace , rao- 
nento d'armi, leghe, trattati, non folamente dan- 
-fì all'Imperio, ma ali vniuerfale della Chrjflianità, & 
a religione Catchca. Parca, chefìdoleire l' Impera- 
re, che delle att'.oni del Ré ne folle da molti in lui 
msferita la colpa, filmandolo partecipe de'fuoicon- 
;li , e che ciò gli haueoa alienato l'animo de'Principi 
Alemagna,onde dicea,che molti erano à\ parere,che 
iouefìeprohibire,chelanatione Alemanna, non do- 
ifTe andar a feruir' il Ré in quefl:a guerra. Confidera- 
lì anche, quanto foffe bene deponer l'armi, per non 
r'occalìone alTurco nemico comune ài far maggior 
ogreiFi in Vngheria,& inltalia,di quello>che haucreb- 

bc 



I ^ ^ Iftoria di Uronimo Comfta^gh 

be fatto.fe quelle armi fi voltaflero contra di lui.In fir 
concludeua, che egli non potrebbe mancare all'Imp. 
riale vfficio Tuo, né lafciar di far quel, che foflé obhg; 
to;ma turo diftefoampiamente.il Rè rifpofe inparol 
& in ifcritto molto largamente) in quefta foftanza; e 
preambulo però di hauer molto grato l'vfficio di Cef 
re, maifime col mezo della perfona dell' Arciduca,e d 
piacerli non poter concorrere in quello , di eh' era 
cercato. Che non haurebbe mai penfato, che le atti 
ni Tue fondate nella verità, e nella giuftitia hauefle 
bifogno di giuftificatione; anzi che afpettaua da Fri 
cipi d' Alemagna , congratulatione de buoni fucce: 
e del buon' efTempio ch'egli haueua dato della conf 
uationedegli Stati, dello ftabilimento della autoi 
de' Principi, e della vbidienza de'fudditij ma ch( 
fodisfittione , eh' egli haueua di quefti fuccefll, era 
minuita dal fentir, che l' Imperadore , che per dign: 
per prudenza , e per amore ftima tanto , gli eletti 
Principi, & ordini deli' Imperio, a' quah defidera tai 
compiacere, fodisfare, conferuare , e continuati 
elfi la buona amicitia, e corrifpondenza , habbiaiiK 
lui finiftra opinione, e ne ficciamo quel giudicio , < 
da Sua Maeftà Celareafe gli rapprefenta. Però eh' 
fendo certiffimo, che quefta loro opinione nafca . 
falfe relationi de' fuoi rubelH , e da partigiani di efl •■ 
quah penfano per quefta via,coprir gU eccetìì, e le 2 ■ 
ui colpe loro» ofcurar la verità , e mouer'i Principi i 
fauorir' ingiufte imprefe , fpera , che conofcmta ( i 
verità fi fganneranno, e negaranno ogni aiuto,e rie • 
to àmaleuoh, & a'rubeUi: Chef vfficio, che fa 1'. - 
peradore in quefta ambafciataper quel , che tocc 1 
effer indirizzata al commun bene della Chriftian j 
dell'Imperio, degli Stati patrimoniali di Sua Mai 
Catohca, (ancoraché tra loro l'intendano diuerfam - 
te) non può lafciar di ringratiarlo molto, per il pen - 



Libro (S)U(trto. lèy 

che moftrahauere della lua autorità, e per ramor,e 
!ontà, con che lo conlìglia. Ma come, che percjue- 
propolìtione, fi pigli fondamento dalla vnione, & 
rregacione de' paefi baffi all' Imperio, & dall' efler 
nprefi in vno de' circuii di elio , e che per quefta ra- 
ne Sua Maeftà Catolica fia obhgata all' ofTeruanza 
ttlc^gi> & ordini delle diete Imperiali, hauendoii 
adelFe contrauenuto, fipofla perciò hauerricor- 
il'lmperio , per far compire quello, che dicono ef- 
)rdinato come per obligojefler ciò in effetto molto 
;réte. Perche conforme a capitolijche fifecerolan- 
nille cinquecento quaranta otto fra effi paefi baffi, 
nperio non rimanerui obHgo,nè dipendenza alcu- 
lori ài quelle cofe, che in effi Capitoli, furono par- 
armente dichiarate, né Sua Maeftà Catolica , ha- 
nclfuo gouerno fup eri or' alcuno nel temporale, 
io non poter lafciar di fentire quefta propofitione» 
uertir Sua Maeftà Imperiale , che fé bene il Rè 
! : attioni fue, e modo di proueder ne'paefi baffi,co- 
i .nche di ognifuo fine.& intento, & anche del prò- 
I animo, hauerà fempre caro darne conto à S.M.Ce- 
j , come à fratello, &à Principe tanto prudente,de- 
I andò fodisfarlo , e dar' à fuoi configli , & auuerti- 
i ti quel luogo, che meritano ; tuttauia, che il pro- 
} r per via di obligo, e di neceffità in tanta deroga- 
I ? , e pregiudicio della preminentia > & autorità di 
I vlaeftà Reale, non dee , né può con gran ragione 
I letterlo. Nondimeno, che fotto quello prefuppo- 
jidichiaratione,non vuole Sua Maeftà Catolica la- 
! e di fodisfar Sua Maeftà Celàrea , e darle partico- 
lelatione de'principaU punti, che nel memoriale 
i ttano, e che da parte fua le fono ftati rapprelen- 
I Prima quanto alla religione, che così ne'paefi 
ii > come in tutti gli altri , che da Dio gli erano ftati 
pmmandati, nonhàueamailafciato diuertirevn 
! M punto 



16^ Jjiorìa di Uronìmo Cone faggio. 

punto dalla vbidienza della Chiefa CatolicaRom;i, 
cKe conforme à elTa, erano così ifuoi decreti, c(i( 
quelli òÀ tutti gli antecelTori Tuoi , fenza, che i vafl i, 
Gabbiano mai hauato giufla cagiona di dolerli, •! 
principi di colparloicflendo certilIìmo,che altram « 
facendo i e cercando altri mezzi, farebbe vn conti i- 
re, &vn*arguire di ingiuftitia la Chiefa Romana,i t- 
toridieflà, i Principi, e potentati della Chriftiaà, 
cheinsicommune confentimento, operano i pfiò 
jion intendere,di douer mai ammettere, in quefta i- 
teria di religione mezzi , arbitri, concordie j néri 
legge, ò forma/che quella di efTa Chiefà Catolica .'• 
dendo, che ad efTa fola appartenga , e tocchi det( li* 
iiare,eftabilire,ciò,che habbiamodaofTeruarce il- 
io efler' il vero, non dependendo quello negotio Ut 
volontà, confèntimenti, fini, ò commodi noftri; dì 
autorirà humana, rifpetto,nè confideratione tem > 
Icj perche con niuna di quefte può giuftificarfi. k 
Sua Maeftà CatoHca non poter perfuaderfi, né i .1» 
fuaderàgiamai,cheladiflrìmulatione in quella m rii 
della fedclìa giufta,né cotiuenientejelTendo og no 
obligato non folamente à tenerla ferma nel cuc >ei 
credereima anche nella bocca per confe{rarIa,e io* 
cipi nelle mani, e nelle opere per farla olTeruare '^ 
oltre à ciò l'efperienza, e gli eflempi antichi, e n^ et- 
ni moftrano quanto lìa perniciofa la diflìmulatio si- 
uendo ella partorito la rouina , & il miferabile w» 
nel quale fitrouano lecofe della religione, pe 3ct 
quello vn fuoco , che fé ne'principij non li ellin Ji" 
rimedia difficilmente poi. Et oltre àquel, che cci 
alferuigio,& air honordi Dio , chedeepreced :uC' 
te l'altre conlìderationi quando bene ciò douell;"'" 
darti per Thumana prudenza, e con fini tempora e<i' 
Stato fono quelle due cofe fra fé llefle tanto coi '«" 
se? che lo Stato, rautoricide'Principi, lapaa e^J 



Libro ^ano. I5i> 

cordia de' fuddianori può mantenere con diuer- 

ii religione, nédouelì confentaniuna forte di li- 

à, òdi licenza, e che quello non folamence i'infe- 

la Tachione , eTelperienza de' Principi Chriftiani, 

per obligo hanno mantenuto il culto diuinoj ma 

>moiì:rano ancorai gentili, gl'infedeli, e barbari, 

Imedelìniofine, eT iftelTo ordine hanno tenuto 

iconferuatione, e foftentamento delle loro falfe 

ioni. Per quello, che toccauaallagiuftitia, e cafti- 

l' rubelli, eflerle doluto perla naturai fua inclina- 

:, cheiìeno incoili in ccsigraue fpetiedi colpej 

he alla giuftitia, all'autorità, & alia lìcurezza de gli 

nonfipoteua farmenodi quel, che fi e fatto m 

ciò IcgitimOjCome di Signor con vaflaliiitrattan- 

^iuridicamente , afcoltandoli, e conuincendolij 

he le colpe di ribellione, e di Lefa Maeftà,& i vin- 

he han rotto, fon fi grani, che le antiche, e le mo- 

: leggi de' Chrifiiani , e d'infedeh di commune 

ntimento danno quel proprio caftigo,che coloro 

D hauuto, eflendofi fatti indegni di pietà, e di mi- 

.rdia , e che tutto, cheSuaMaeftàfappia, quanto 

1 elTcr propria virtù de'Principi la clemenza , e la 

sa anco che quefte tengono modo,,tempo, e ter- 

lafciando il fuo luogo alla giuftitia, & ali' ell'em- 

he da elfa nafce, tanto necefifario a Principi, per 

3 ner la licenza, e l'infolenza dc'fudditi j onde non 

j niuno aggrauarfi, né fcandalizarfijmolto meno i 

i'ipi, la cui autorità, eia vbidienza de' fudditi, vie- 

l.quefto eflempio confermata. Oltre à ciò, che 

>' fleadofi caftigari,faluo i principali capi della con- 

U , chi vorrà difcorrere per gli efifempi antichi , e 

cj irni di quello, che in fimili cafi fi e fatto , trouarà 

À lacftà non hauer'vfato rigore, ma molta clemen- 

»| )iù tofto poter' efler' imputato di troppo pietofo, 

«I i crudele ; hauendo vlato in quefto luogo di mo- 

f| Mi dcraw 



j ^ o J^om di lerontmo Conefiaggh 

aerata giaftitia, come à Tuo tempo vfarà di clemez r 
potrà mai crederli, che quefto così ragioneuole n i 
èi procedere, fia flato cagione de gì' incouenient: h 
fi apprefentanoj anzi tiene per certo, che maggie n 
haurebbe caufato la difììmulatione delle colpe , tr 
che non haurebbe fodisfatto airobligo, che e 
far giuftitia, e procurar la cjuiete de'vaflalli oi 
Quanto all'hauer variato il gouerno contra le !gi 
priuilegi > e cofìumi de' paefi,e non douer ciò,fai )e 
delitti particolari , hauendo dato mala fodisfai ai 
a Principi delF Imperio , a* vicini, & a' vaflalh, ( % 
iiiuna leggerne priuilegio alcuno poterli impedi :& 
me à Signor naturale , che non gouerni quegli ;ti, 
conforme à quello, che à lui par conuenircper b i 
ciò del paefe, e de' fudditi, perche altramente ef lo, 
farebbe in troppo derogatione dell' autorità, e 
Ilio Tuo; ma,checon tuEto ciò, perTamorche 1 
pre portato a naturali di quei paefì , e per il de 
che ha Tempre hauuto di fodisfarii, & di oflèruai o:; 
priuilegi, e coftumi, non haueua fino all'hora tu ài 
jie gli fia fiata data giulla occafiones fatto nouii :" 
sia nel gouerno, nelle leggi, ne' tribunali, et 
del paefes anzi hauer continuato l'antica form; dj* 
innouare cofa, diche pofTanoaggrauarfi, dal( po- 
terli conofcerej quanto fieno falfe le relationi, ( 
in quello particolare, come ne gH altri fono Ha ' 
Equantoà l'hauereproueduto di Gouernator -uw 
gotenente» e Capitano Generale il Duca d'Ai w' 
maggiordomo maggiore » e configliero di Sta M 
gni tempo eiTer'in arbitrio, e nella pura»e mera ìOD^ 
di Sua Maeflà Catolica nominare la perfona :u'i 
piace fidar cotanto carico, maggiormente in t( po' 
tumulti , e di alterationi , che richiedeuanon iftf' 
nel quale concorrefTero confidenza , giuftiti pW 
denza, Maitre qualità; cheli truouano in eflì ^"^^ 



Libro Gluarto. iji 

hauendo con inftanza domandato licenza , V\l- 
Uraa DuchéfTa di Parma Tua forelIa,e non hauen- 
ela potuta negare, per poca fànità che haueua, e 
a neceffità di tornar' à cafà Tua , & al Tuo Stato, 
la Sua Maeftà eietto il detto Duca; cosi per quel, 
)ccaua alla difefa de gli Stati, e maneggio dell' ar- 
chelià lunga efperienza,come per quel, che toc- 
.1 gouernoi come huomo di confcienza , e di in- 
ai e fi come Sua Maeftà fi crede , cheirubelli, e 
ni Gabbiano mirato con mal' occhio quella elet- 
cosii buom,e'gelofi del feruigio di Dio, e del pu- 
)ene, ne hauraano hauuto contentamento, e fo- 
ione; e fperando Sua Maeftà poterfi sbrigare, co- 
lìdera di alcune occupationi, & andar in perfona 
ipaefi, non accader trattare di altra innouatione 
- Della gente di guerra della natione Spagnuola* 
Ddiofa, diceua marauigliarfi grandemente, che 
do difender gli Stati Tuoi , fia con nuouo genere 
■a, imputato di eflerfi feruito deTuoi valTallijtan- 
. e tanto confidenti,eche fe gli limiti à lui quel- 
tà, che per diritto naturale è conceduta non fo- 
ce a' Principi, ma ad ogni peribnaper ladifefà 
roprieragioni,divalerfi non Iblamente de'fuoi, 
gliftrani ancora, non douendo parer ragione- 
le debba armarfi ad arbitrio de'fuoi rubelii,maf- 
lonhauendo egli mai dato occafione alcuna di 
are , che le fue armi C\ volgano à danno ài fuddi- 
no deirimperio,anzi hauer tenuto con elli fem- 
licitia, e corrifpondenza , come l'efperienzahi 
uoi e che fé bene alcuna volta haurebbe potuto 
• gione vfcir de' termini de fuoi Stati , che nondi- 
il haueuafi {^rettamente commandato a' fuoi, che 
j raffero i hmiti, che hauendo il Conte di Emdem 
■\ ntrara,pa{ro,e vettouaglie a'fuoi rubelli, che ve- 
n ad offenderlo,aiutati,e fauoritij e potendo giù* 
I M i imamente 



X 7 1 Iftoria di lerommo Conejiagpo 

ftamente fodisfarlì di qiiefto nggrauio, Sfoccujg 
facilmente Io Stato , come partecipe dell'ingiur i 
offefa de'rubelli) il Duca d'Alua Ce ne aftenne , p dì 
pender il Conte dall' Imperio , e per h^uer ord ;d 
non toccar' in cofajche à elTo Imperadore appari e( 
fc, e con la medefìma intentione impedi, che il in 
cipe di Oranges , non occupafle li Vefcouati di ] gè 
e di Cambrai come haiiea tentato di fare, onde jn 
do l'armi Spagnuole à queflo fìne,e per ficurezz, ife. 
fa, e protettione de' Tuoi fudditi, e naturali, (ì Ter idi 
effe, in quanto le parrà. Del Principe d' Oranges ce- 
uafi non poterfi trattare della Tua caufa, per elTei m 
delitti troppo graui^perch' eflendo vafTallo con co- 
lo di giuramento,con l'ordine del Tofonejconf ero 
distato, Gouernatore di'Zelanda , Olanda, V :lifi 
e della Contea di Borgogna , era obligato per ] ini- 
ne, eperlhumanelegginon folamente aliar ; prt 
fedele, & in vbidienza, ma anche à perfeguitare 
fìigare per quanto poteua, coloro, che difubidi. 
che non folamente non haueua ciò fatto,ma chi pi- 
gamento dì tanti v^ci], honori, autorità, e del on* 
fìdcnza , che Sua Maeftà haueua in lui, era ftato m- 
cipale autore de'trattati , leghe, tumulti, con^ e, e 
fedition, che fi fono molle in quegli Suti , & e àlw 
folo fideono imputare tutti imali, danni, lat: iniji 
facrilcggi, violatione de' tempi), e sforzi ,x:he ir :egli 
Stati contra ilferuigiodi Dio, ediSua Maeft; ^m 
danno del paefe fono feguiti. E che non ance icio 
contento, ha procurato con Principi dell' Impe jcoo 
iìniftre informationi, detrahere alla fama di Si vlae- 
ftà,concitar, e mouereà odio, &àinimicitiao :«<! 
lui elfi Principi , & indurli , che aiutino la fua i ;iuft 
pretenfione, formando elTercito , pigliando ."«i 
& affaltando gH Stati fuoi; equeftì peccati ei tan 
to enormi , e cpfi degni di effemplar cafligo, i ^noi 

inni 



.no kfciato luogo alla pietà, né alla clemen2a,e tan- 
naggiormente quanto efib Principe refta tutrauia 
itumace, e rubello, perfeuerando ne'deiitti.e nelle 
ellioni. Perciò non convenire all' obligo, allagiu- 
ia, all'edempio, all' autorità, & alla riputatione, ef- 
dole cofeinquefto (lato, liauendo eiTo Principe 
mi in mano, con tanto pocarummi(rione,& humil- 
ufar di gratia, né di pietà , né di altro genere di re- 
lìonefecoj ecosleUercertiffimo douer parer ra- 
neuole à Cefare,& a' Principi dell' Imperio , i quali 
i fi doueranno tener ofFelì, che non fi condefcenda 
ò, che domandano. E quanto tocca a mezi , e ter- 
li, che fi propongono di tregua , cài fulpenfioni 
mi,e pratiche di accordi con eflo Principe, non dee 
idere, trattarne eflendo egli flato fcacciato da quei 
fi; oltre a ciò Sua Maeftà Cefarea douerà confide- 
;, quanto fieno differenti quefti termini da quelli, 
tra il Signore, & i vàlTalli rubelli fi dee, e fi vfa trat- 
I, e che ciò farebbe tanto indecente, e contrario al- 
atorità, e riputatione di Sua Maeftà Catohca;che 
en (quel che non éjella fi vedefTe in neceilìtà di ac- 
imodarfi , ftarebbe più tofto in auuentura del dan- 
che fenza fiia colpa le ne poteife venire, che lafciar 
rattare con la dignità, & autorità, che alla Keal 
fonafiia ficonuienej la qaal autorità in ognicofà> 
1 ogni maniera, vuol conferuar fempre Sua Maeftà 
:holica. Degliinconuenienti, de'mouimenti d'ar- 
leghe, e trattati, che da parte dell' Imperadore fi 
prefentano douer feguire nell' Imperio , & in tutta 
Chriftianità per non tenerfi dal Rè in quelle cofe> 
bada che fé gli è infegnato dolerglierne affai , ma 
èrne nell' animo, e nella cofcienzafua fodisfatto^ 
n hauendo egH mai dato occafione alcuna di guerre 
di tumulti, e douendogli pur' effer lecito, per l'am- 
niftracion di giuftitia , per ficurezza de' vaflal- 
M 4 li) di- 



174 Ifioria di lerommo Con eji aggio 

li, difender le e ofe fue centra rubelli infoienti , che 
giuftamente pigliano l'armi , e concitano gli ani| 
de'vicini centra di lui. Cheilfofpetto de Principi d| 
l'Imperio , che l'Imperadore fia partecipe dece' 
figli di Sua Maeftà Catolica , e che perciò ritirino à i 
certo modo gli animi da lui, douer'eller cofà facile; 
fodisfarej perche fé ben in ogni altra cofa,fi douerel i 
da ognuno prefupponere quefta vnione di animi, • 
molte ragioni» che vi fono; nondimeno in quefto p 
ticolare, eflendo già molto publico, come difcord: 
di parere, doueranno torto efferne chiari , e fodisfa 
Che il Tiirco nemico commune , da queftc gu( . 
debba pigliare occafìone di affalire gh Stati di 
Maeftà Cefarea, e che come vicino, e potente, p( 
far danno, che ciò non potrà lafciar di dolerle, ce 
cofa à lui tanto congiunta , e come à chi douerà fen 
ne la parte fuaj ma non douendofi quefti mali impi 
àlui, elTendocomeiìèdertofenzafua colpa, doi 
prouederuifi di rimedio , come dalla gran prudenz 
Sua Maeftà Cefarealìpuò afpettare. Che alla gent 
guerra Alemanna, non potrà mai crederli debba e 
prohibito l'andar' à feruirlo , ne debba efferreuci 
quella, che ferue, per effergiufta la caufafua, e in* 
fta la pretenlìone de' fuoi rubelli , hauendo egli m; ■ 
me fraPrencipi ài Alcmagna tanti amici, e tanti • 
lenti, né parer né anche ragioneuole , che nation i ■ 
to Illuftre, confenta così fatta nouità, in tanto pre; • 
àìdo della libertà , e dell'vtile fuo , ài feruire a Fri • 
pi, che la conducono in imprefc giufte , che non f ) 
centra l'Imperio j anzi à feruigio de' naturalij ne < • 
derà, che SuaM. Cefarea voglia nel fuo tempo, in - 
durre così elTorbitante colà , che i rubelli , e malcil* 
pofTano feruirfi delle genti dell'Imperio, per o^ - 
der'il fuo Signor naturale , e che ciò Ha prohibito . - 
fo Signore , oltre à ciò eiler <^uefto contrario alla p e 

pubi I 



Libra Giuarto. * lyy 

lica, &alle capitulationi de gli Stati con l'Impe- 
onde haucndo egli fempre trouato in efTa natione 
[ta fedeltà, e molta dcuotione, & efla in lui buono 
lamento, lì crede che lo aiuteranno, eferuiranno, 
le fempre han fitto, e che l'Imperadorfuo fratello, 
1 darà luogo , che fi faccia altramente. Che Sua 
sftà Celàrea non debba, né pofTa mancar' all'Impe- 
^vfiìciofuo, efrernecerti0ìmo, e piacerle molto, 
heefrendol'obligo fuo difauorirlacaufagiufta, e 
imergl'infolenti, ciò non può lafciar di efTer'in vti- 
& in aiuto fuo; mailìme con la volontà, econl'a- 
: che le porta. Seguiua vna larga fodisfattione, che 
( uadar'ilRèali'Imperadore, cosi di non hauer'al- 
olte feguito il parer fuo, come di non lafciarfi cen- 
ar al prefente, dicendo delle cofep affate ; che fé 
eilfucceffoeraftatobuono, ancor che la cofa fof- 
idata altramente, fé ne farebbe ben doluto j ma, 
haueua in lui tanto forza laTodisfattion della pro- 
confcienza, che non haurebbe potuto difuaderfi, 
eflereftato buono il fuo configlio, né peniirfi di 
crlo prefo, e tanto maggiormente hora, che haue- 
idio condotto le cofe à cosi buon termine di hauer 
acciatii nemici, credendo fermamente, chegl'in- 
uenienti, che altramente operando foffero feguiti, 
bbero ftati molto maggiori. Delle cofe prefenti 
porteli dairimperadore con così buon mezo, di- 
a, che haurebbe caro, che fofiTero di quahtà , che 
i ra grandi inconuenientijC fenza contradir' alla pro- 
ii confcienza, poteffecòndefcenderui; ma, che ciò 
larebbe maggior pena , fé non fapefTe quanto que- 
' ragioni doucflero valere appreflo l'Imperadore, 
lendo certiiTimo, che non vi rimarrà fcropolo, né 
1 pedimento d'animo alcuno; confidando anche, che 
rciduca, come Chriiliano, e giufto Principe, corri- 
|)ndendo all'amore, &allapaientella, farà tale vffi- 
M y ciò 



t7 ^ JflorU di lerommo Coneftaggw 

ciò con Sua Maefì:àCe{àrea>con gli IllurtrilTimi Elet . 
ri, e Principi dell'Imperio, che rimarranno fodisEl 
di lui, e della cauta fua, il che gli farà di gran conten . 
mento. Con cjuefta rifpofta fé ne tornò l'Arciduchi 
Alemagna , con poca fodisfattione dell'Imperador ; 
niuna (peranza del Principe, che lecofè lue con i 
Spagnuoli douelTero mai pigliar accomodamento . 
cuno. Era m taro paflàto tutto l'anno di fé iTanta no, 
& in quel di lettanta lì erano cóchiufc prattichedii . 
trimonio fra il Rè Catolico, & Anna d'Auftria,figlÌLi . 
maggiore di effo Mailìmiliano fecondo Imperadc 
la quale partita di Ratisbona era venuta per la ftrad 
Colonia, e per il Reno à Nimega nella Gheldria) 
là in Anuerfa accompagnata da Alberto > 8c Ver 
flao fiioi minori fratelli ad imbarcarli ne' paefi b 
pernavigare Jnlfpagna, con armata dinaui; laqi 
dal Duca gli fu preparata, fotto il gouerno di Malli 
liano Conte di Boffù, & elfo Duca, che con tutti 
Stati andò à riceuerla à Nimega,paredogIi hauer qt 
tato il paefe,e fatto l'vlficioà che egli era venuto, 
nuta licenza dal Rè , difegnaua paflare con efla R( 
in Ilpagna; ma voleua lafciare al gouerno di quei p 
fi Fernando fuo figliuolo, che amaua affai} laqual ( 
(è gli fofle fucceduta, fi ritiraua colmo di gloria, qu 
tunque nella pace cominciaffeà non effer si feHce, 
me nella guerra era ftato.Et auuenga, che nell'opir 
ne de gH huomini, elfo Fernado non fofle da tanto 
foftimato, nondimeno il Duca giudicando come • 
drejC figurandolo à sé fteffo per habile, nel domar ' 
licenza s'affaticò affai col Rè.accioche confen riffe, : 
.ui rimaneffe; ma tutto in vano, perche egli haueua ■ 
legnato à quel gouerno altro miniftro. Onde il Di > 
da nemica ftella guidato, volle più torto rcftarqu . 
che andarfene conducendo feco il figliuolo, parédc » 
forfè, fé non foffe aU'hora , che'l compiacerebbe il ' 



Lihro ^arto. 177 

:){, di modo» che partita la Reina, accompagnata da 
To Fernando) e rimanendo il Duca, non potè fuggire 
borrafca, che con fuoi dati) fiandaua fabricandoj la 
uale fu sì grande per efler preparata in tre vicini,e ric- 
11 potentati, cioè la Francia, l'Alemagna, ellnghil- 
;rra,che mi conuerrà andar toccando alcune delle co- 
i auuenute in efifi Regni , per chiarezza di quelle, il 
ile faremo confondendo meno , che lì potrà l'ordine 
e' tempi.Erano già fcorlì alcuni meli fenza mouimen- 
) d'armi, attendendo il Duca folamente al caftigo 
s' popoli, e di alcuni miniftri di giuftitia, chi per elier 
ifleale,chi per hauer l'anima venale, riformò l'vfo dei- 
monete, e s'intromife in regular le ftampej ma tutto 
3n alfai poco profìtto, come cofe, che non erano dei- 
arte fua, caftigò rigofofamente molti foldati Alema- 
i,per elTerlì ammotinati inValencienes,doue erano in 
relìdio, e per hauer fatto prigione il Conte Lodrone 
3r Capitano, Se altri m.iniftri ftati lor mandati : Fece à 
lalines adunar gli Ecclelìaftici , per metter' ordine 
lI'olTeruatione de' decreti delConcihoj &àcaftigar 
li heretici. Ma in tanto non era Hata la Francia più 
uieta, che Tinferior Germania lì fofle , e non oftan- 
s che nel principio dell'anno del felTanta otto vi lì fi- 
efle pace, come le guerre co popoli fopra le cofe della 
eligione fieno quafi ineftinguibili, affai tolto elTendo 
late per breue fpatio fopite, tornarono ad auuampare 
:on vari) fuccelTì , e'IDuca d'Alua vi haueua manda- 
lo in aiuto del Rè il Conte Pietro Ernefto di Mans- 
Felt con tre milk fanti , e mille cinquecento caualli. 
Quiui mihtaua in fauor degli heretici il Conte Lodor 
uico diNalfau, con Arrigo fuo minor fratello, &il 
Rè CriftianilTimo, perciò riteneaa lo Stato d'Oranges, 
che è in Francia, del quale era Principe Guglielmo, 
fratello maggior di ellb Conte , e vi durò la guerra li- 
no circa alla fine dell'anno di felTanta noue. Alaual 

tempo 



i7 8 Jjioria di leronìmo Conejlaggh 

tempo erano venuti ad vn gran fatto d'arme , vicino 
Moncontour, doue fendo capi dall' vna parte Gafpa 
di Coligni Ammiraglio del Regno, e dall'altra Arrig. 
Duca d'Angio fratello del Rè Carlo, hebberoi Cato 
liei importante vittoria, dalla quale afiài tofto lìven 
ne à nuoua pace conchiufà , giurata, e riceuuta d 
ognvno. Et ilRèCarloprefe in quel tempo permo 
glie Ifabella figliuola di Maflìmiliano Secondo Impe 
radere, forella di Anna fpofata al Rè Catolico. Ma bei 
fi conobbe all'hora efler vero ciò che fi dice , Francai 
non poter ftar'in pace, perche non ancor quafi bei 
quietate le cofe , anzi forgendo ogn'hor difcordie fi 
Catolici ) & heretici , fopra l'offeruanza de' Capito! 
della pace, in diuerfi luoghi, e fopra le reftitutioni, eh 
doueuano farfij nel principio dell'anno di fettanta, co 
ininciarono ad ordirnuoua guerra. Di effa era princi 
pai motore il Conte Lodouico, il quale fendoficoi 
la pace ritirato alla Rochella , come fecero tutti gli al 
tri capi de'proteftanti , ftimolaua l'AmmiragHo , ] 
Principe di Condè, e tutti quei grandi alla guerra d 
Fiandra , mouendo ogn'vno à compaflìone de'maH ci 
quei popoli bramofi di tornare à prouar la manoii 
quei paefi, e già, li haueua ridotti quafi tutti à rifoli|.l 
tione di farla , & d'indurui anche il Rè , col quale an-l 
dò poi Lodouico à farne prattiche. Di quella impretì 
de'paefi baffi , era già vn pezzo , che fi ragionaua mi 
Francia, & alcuni imputauano il Ré di dapocagginel 
per non applicaruifi; ma dopo la mala fodisfattione»! 
che i Fiaminghi hcbbero dagliSpagnuoli, per l'impo-i* 
iìtione de' dati) ne crebbe il bisbigUo, parendo a'Fran- 
cefi, che quelle cofe fi andaffero di/ponendo in modo, 
che defièro loro occafione di vnire le Gallie infieme. 
Et anche il giouane Rè , dopo la pace fatta moftrò ha- 
uer due penfieri nell'animo , l'vno di maritare Marga- 
?it^ fu4 forella al Principe di Bearn> (cosi chiamano i 

primo* 



Zihro G^aft0. ty^ 

imogenici de* Rè di Nauarra) l'altro, di far la guer- 
à t^li Spagnuoli in Fiandra, fendo commune opinio- 
?, che ciò douefle portare la total quiete del Regno, 
primo non eflequiua fubito, fé ben n'Iiaueua gran 
iDc^lia per conuenirui difpenfatione del Papa, perla 
jnfanguinità, il quale non voleua darla per la diuerfì- 
. della religione. Del fecondo gli veniuaogni volta 
ù con parole ageuolata la ftrada da fauoriti fuoi , pe- 
idiceualìnon poterla farefenza Tarmi de gli hereti- 
, sì per valerli di effe, come per non parer lìcura colà 
uar le fue del Regno j rimanendoui quelle de'nemi- 
fuoii ma, comeLodouico glie ne trattò, efentiial- 
: 1 parte pronta, parue, che fi confermafle nel penfie- 
' ' Tuo, e promife di attenderui. Onde per incaminare 
cofe mandò perfonaggi alla Rocchella à trattarne, 
[ liamò à sé la Reina di Nauarra per concludere il ma- 
i imonio feco , & ella (rifoluto prima fra fuoi Teolo- 
I hi, che poteua farli non oftante la differente religio- 
i t) andò à Parigi, dapoi à Blois doue era il Rè. E quan- 
[nque fopra'l modo di celebrarlo , vi forgeffero di 
lolti dispareri, così del luogo, come del modo, non- 
imeno tenendo faldo la Reina madre, fu rifoluto far- 
in Parigi con le cerimonie alla Romana per mano 
el Cardinal di Borbone , con Iperanza di difpenfa per 
i confanguinità.Chiamò anco l'Ammiraglio alla Cor- 
2, &: adoperò mezzi, accioche vi andafle , il quale do- 
oTeflere ftato pregato vi comparue, douefùftraor- 
.inariamente accarezzato, e fatto del configlio priuA- 
o, non fenza mormoratione de'Ca-tolici. Con elfo 
)ltre le pratiche del matrimonio, trattò dall'imprefa 
ii Fiandra, e quel già prima perfuafo dal Conte Lodo- 
aicoj&huomo di natura inquieto rvdìvolontieri,maf- 
fime hauendoli detto il Ré di farnelo Generale, e di- 
fcorfo fopra le circoflanze , fìi rifoluta la colà, di mo- 
do , che fecero ripartitone delle prouincie à chi do- 

ueflero 



2 So Ijiorìa di leronìmo Cone fi aggio 

ueflero toccare, cioè l'Olanda, la Zelanda, e la F 
fia al Principe d'Oranges, tuttoilrefloalRèj e l'Ai 
miraglio promife per la guerra gran forza , e mol 
numero dinobili , di che fecero lifta. Parueloranc 
àpropolìto far lega con vicini, pernon hauer'àtem 
diefli, ecomeilColignihauelTe particolare amicii 
con Principi d'Alemagna, fpecialmente con l'EIett 
re Palatino , fendo da lui flato aiutato nelle guer 
paflate, fi prefe egli cura di quelle parti. Reftau: 
mandare perfona in Inghilterra, e giudicauano, ch'I 
glefi irritati dagli Spagnuoli douelTero veder volo 
tieri quella guerra, e per maggior confederationect 
quel Regno , fil giudicato bene trattar di matrimon 
fra la Reina Ifabella, &il Ducad'Angiò, parendo 1 , 
rocofa, che ad ambe leparri douefìè piacere , on J 
per queir Ifola fu eletto dal Rè Ambafciadore il W n 
refcialdiMontmorenfi, che vi andò. Età Firenze a 
che mandò Galeazzo Fregofo , per ducento milad 
cari, promeiTegH da quel Duca,ilquale,(ò fia l'antect 
forfuo) poco prima, ("non fenza oppolìtione dagr-i 
Signori) haueua hauuto dal Papa titolo di gran Du 
di Tofcana. Quelle pratriche tutto che follerò fecret 
non erano però tanto , che non fé ne hauefle qualcl 
mditio , onde il Sommo Pontefice Pio QuintO) e'if 
diSpagnafene dolcuanoalTai, l'uno perii matritiM 
mo, l'altro perle cofe di Fiandra. Perla qual cofa,olt 
ad altri \^cì)y che haueua fatto il Papa , trattando e^ 
lega fra Principi Chriftiani contrai Turco , ch'hauei 
rotto con Venedani , & per quello effetto, mandai 
in Ifpagnail Cardiiaale AlelTandrino fuo nepote, g 
diede anche commiflìone, di andare in Francia, à tra 
tare col Rè tre punri, che nonfifacelTcil matrim( 
nio con Nauarra; anzi, che Carlo deffe la forellaàS< 
baftiano Ré di Portogallo , pratrica ài che eiTo Cai 
dinaie in quel Regno doi}euaparJare:Che non tratta 

fé co 



Lihro §)uart^. iti 

Dn gli heretici per la guerra centra Spagnuoli,e che 
rafie nella lega. Fece egli il viaggio, & fopragiun- 
el camino la Reina di Nauarra, le paflo appreflo 
sa farle motto , per efler' heretica , che da Francefi 
:imata fcortefia, e giunto alla Corte, fu rifpofto alle 
Fataloni ; che quanto al matrimonio il Rè nonpo- 
a mancare della parola già data;ma, che certificafle 
Santità farfi a buon iìne^e per douer redódare à be- 
iellaChiefa Romana i ottenne il punto della lega> 
en con ambigue parole; ma irebbero cofe di poca 
ortanza, di difubidienti vaflalli fuoi. Spedito il 
dinaie à quefto modo , feguiua il Re Cbriftianiffi- 
lefFettodeTuoipenfieri, tutti differenti n ell'ani- 
da quel, che habbiam detto, e da quello, che mo- 
na di fuori, e diceua, che quei della guerra, non vo- 
i, che foffer palefi , tanto per non dar' occafione al 
nicodi prepararfi, come per non voler mortrarfì fi 
'rtamente contrai Rè Filippo, e che perfìmulare 
ceffe apparecchio di naui, con nome diparticola- 
rotefìanti per douerle mandare alle Indie, & apra- 
le naui, che di là vanno à Spagna con Toro, accia- 
fi penfafle, che le genti» che fi andaffèromouendo» 
fero per quella imprefa, la qualcofanon hCciò^ 
e alcun fofperto à gli heretici ; che'l Rè tend^fle ad 
o fine di quel, che diceua , e che comra loro fteffi 
efle impiegar le lor'armi. Era fra tanto partito dal- 
Corte l'Ammiraglio, & andatofene per fuoi affari 
.'aftighone; ma richiamato, e pregato vi tornò, do- 
ilRcfàpendoil capitarodio,'che regnaua traefio 
nmiraglio, e'IDuca di Guifa per ailìcurarlo li pa- 
lco j ma Principi di raro perdonano l'offefe, tan- 
più le mortali , come erano quelle, cheviueuano 
. coftoro. Tornato à trattare della guerra moftrit- 
il Rè efferui fiinchnato , che fece dar denari àeC- 
Ammiraglio, &àLodottico, e mandarne anche ia 

GermAQÙ 



1 8 1 IJlorla di teronlmo Coneflaggio 

©ermania al Principe d'Oranges, che preparaua efl . 
cito j e già lìcominciauano àincaminare delle g(i 
alle frontiere di Fiandra, e nonoftante chelaRein [ 
Nauarra meflb ordine alle fefte delle nozze mori, 
non/ìlifciò di andare innanzi col matrimonio, pe . 
filale differo, che fi era hauuta la difpenfaper la par . 
telia, fé ben'altri vogliono, che folFe finta. Quelle . 
fé fi ordiuano m Francia contra quelle di Fiandra. I . 
feueraua tuttauia il Duca d'Alua neTuoi difegni i . 
Toftinacion del flagello de' popoli, e nel defiderii 
tornare in Ifpagna , perche il paefe gli pareua ti i 
quieto , non fendouifi in quello anno di lettanta v 
da piccioli motiui de' foldati in fuori, fèntito altro i 
uimento, faluo , che in Olanda vn Hermano Reit ,/; 
diBolduc, huomo di baflaconditione, con cere 
guaci fuoi, fopraprefela Rocca di Loueftein, doue 
cì(q il Callellano ; ma feppe mal guardarla , per 
hauendole mandato Rodrigo di Toledo, da Boi 
ducento foldati , vi entrarono fenza refiftenza ; 
landò le mura , fé ben poi dentro in vna cafaccia d< 
fi erano ritirati i defenfori, fu combattuto oftiri. 
mente , & il Reitero vi mori non fenza danno de' 
mici fuoi. Ma non metteua ad effetto il Duca il Ilio 
fiderio , per elTerli tuttauia negato quel gouerno p 
figliuolo; anzi il Rè defiderando forfè compiacere 
popoli, che abhorriuano il Duca,ò pur volendo var 
come fuoi fare,tutto che il Duca nòcontinuaflèini 
mandar licenza Io richiamò, eprouide iu fuo lue 
Giouanni della Cerda , Duca di Medina Celi> i 
de' grandi ch'era Vice Rèdi Nauarra, huomo di 
piaceuole natura, ma di minor' efperienza che il ^ 
d'Alua, il quale con armata ài naui, che già vn pe: 
fi preparaua in Bifcaia, e due milk foldati nuoui, 
cuni denari contanti,doueua paffare in Zelanda, 
uiendire? che non citante la vana fatica dell'ini 



Libro §^arto. 18^ 

le de' dati;» parefle in tanto al Duca d'Aliia, chef 
gefti> in quelle Prouincie foflero degni di memo- 
perche s'alzò da fé fteiTo vna ftatua di bronzo , pe- 
re armata, che locò nella piazza del Caftello d'An- 
i, fopra vn gran picdeftallo di marmo, lacuale 
j-endo vn braccio in fuora, come chi chiama altri z 
alcaua co' piedi vn gran moftro con due tefte, e feì 
eia, & altre cofe di varie fignificationi , perche al- 
cchiehaueua appefo fcudellini,& da certe biraccie> 
^li pendeuano al collo, vfciuano ferpentijin tutte le 
lani teneua qualche cofà, vna porgeua Scritture » 
tra alzaua vna torciarmoftraua quefta vn martello, 
altra vna mazza ferrata, qualftringeua vna boria, 
: vna fcure, tutto per denotare le^rubellioni e le 
fie fuperate. L'ircrittionicorrifpódeuano alla fcul- 
perche nel capitello del pilaftro, era fcritto (aere 
uo,) l'vna delle quattro facciate non haueuàlet- 
dcuna, dell'altre in quella di mezzo, iìleggeuano 
e parole fcolpite nel marmo. A Fernando Alua- 
i Toledo Duca d'Alua , fedel miniftro del Ré di 
na, lilippo Secondo, per hauer quietato le reuo- 
ni, fcacciatiirubelli, reftituita la religione, pofta 
iftitia in fuo luogo, è quelle Prouincie in pace. Da 
tra banda era figurato vn Altare all'antica , col 
), e l'incenfo, e le lettere diceuano. Deo Pa- 
ia NosTRORVM. Nell'vltima facciata poi 
colpita l'Alba , ò vogliam dir l'Aurora, con gli ar- 
ti, che vfciuano in campagna, e gli animali not- 
Txhe fìiggiuano col motto greco. Alba diftrugge 
de. Quefta ftatua de' concetti, della quale fùin- 
ore il prete Arias Montano , da Fiaminghi fu in 
principio abhorrita , da li Spagnuoli inuidiata, e 
altre nationi poco lodata j onde di là àvn pezzo 
ucceflbre in quel gouerno , di ordine del Rè fu 
ittuca, forfè perche aon lì dcue per le vittorie delle 
N guerre 



1 8 4 Iftoria di Uronimo Conejlaggio 

puerre ciuili eregere forte alcuna, di memorie per. 

tucperche non fi può ricordar la vittoria fenza la gt . 

ra,ecosì fatte guerre douerebbero dimenticarfi , i 

Fiaminglu nemici del Duca vedutala leuare, mi . 

to penfiero con nuoua forte di malignità diceuo 

ch'il Rcdoueua lafciarglielaftare, perche àchilaa 

mal nome leftatuefonofepolture. Inqueftomeri', 

fendo già entrato l'anno difettantadue,i pian ti de |. 

gi, oltre all'effetto che faceuano in Francia haueu o 

dello in Germania , & in Inghilterra tutti coloro, e 

poteanodolerfide'mali di quei popoli, e fi andai d 

preparando i foccorfi. Il Prmcipe d' Oranges , in • 

to vigilante , aiutato da' Principi d'Alemagnaan a 

mettendo infieme ungiuftoeflercito, per torna a 

Fiandra, fintanto fpargeua i volumi intieri,che > 

mauano tirannide il gouerno del Duca, siperH( |, 

come per la religione, &trattauanoilmodo di hi ;r 

il paefe da gli Spagnuoli per alterar maggiormc :i 

popoli , e trouarh più pronti à rubellarfi, & à fegi r* 

lo quando egli da vna parte, & il fratello dall' !■ 

cntrafTero nel paefe, come dilfegnauano. Al finir It 



paflata guerra , rimaferonel paefe molte genti p 
te, perche quei Fiaminghi ch'haueuano feruito il 1 1- 
te Lodouico, & il Principe d'Oranges, e che eran( 1- 
pati di qualche delito non ofauano comparimeli t- 
tà,nèpartirfi del paefe, perche da per tutto loro a* 
notefe infidie, edaminiflri del Ducaperfeguii.fi 
con breue proceflb impiccati. Perciò molti di elT u- 
nati ne'bofchi, faceuano a'viandanti danno affai? zi 
però moleftar i villani, fé ben con iftrano modo d o- 
cedere,tal volta impiccauano vn cortigiano, e car ma- 
uano vn mercatante. Di quefti tah in Inghilterr & 
alla Rochellain Francia , ne erano anche andati ol- 
ti, che proueduti di nauili, fcorreuano il mare, pr< ^n- 
do le naui de gli Spagnuoli,e de' Portoghefi.In Ir »il 



Libro Gluarto. I8; 

a fi era anche ritirato Guiglielmo Brederoda.Coii- 

Iella Marcia, Signor di Lume, il quale fattoficapo 
roftoro non folamente a Casigliani , & a'Porto- 
ffi, ma a'propriinglefi era anche odiofo dicendo, 
col corteggiare , impediua il traffico à gli amicij 
Duca fi doleua con la Reina, chetracteneilèiru- 
.i del Rè, e la perruafeàfcacciardel fiio Regno il 
deroda. Cofìui con inteUigenza ch'haueua col 
icipe d'Oranges, fi preparaua anche di afTakar'il 
■a da quella banda, e la Reina d'Inghilterra già 
federata con Francefi , fenza però dar' orecchio al 
rimonio, non folamente confentiua à quelli appa- 
. che quiuififaceuano, ma godeua, cheivaflalli 
fi eflercitaflero in guerra, all' altrui fpefe, perciò 
•fciaua andare chi ne haueua voglia. Il Duca di 
quefti maneggi , non hebbe auuifo , ò fé l'hebbe 
vi credeua, mapar pure, che foflero guidati di 
! fecreti, che ne fentifle prima il colpo , che ne ve- 
: il lampo i perche tutto intento à rompere con la 
'ftinatione,queIla de' popoli, e ridotto quei di Bra- 
eàrifcattarfiinvnagran fomma di denari , nonfì 
\èiQ , come richiedeuano gl'imminenti pericoli, 
do dunque Je cofe in quello termine , già in tre 
ni preparate le forze, il primo, che i^co. impeto 
>aefe fu il Signor di Lume , il quale con mille fan- 
lunati in Inghilterra, e con venticinque naui, paf^ 
;1 principio d'Aprille del feflanta due , alla Bril- 
tà, &Ifola d'Olanda di non poca importanza, & 
itala nel far del giorno,come che non vi foflè pre- 
:' I, fé ne fece facilmente patrone^ perche molti ha- 
i!:ori feguiuano la parte Tua j quiui profanò i Tem- 
ale cofe Sacre , cominciò àfortificarfi; di là andò 
ilhinando centra tutte le città vicine, e doue egli 
i'ua, rouinaualeChiefe, é luoghi pi), martirizaua 
i| rdoti, fcacciam Catoh ci , e faceua tutti quei ma. 
I N X li, che 



1 8 ^ Jj^orìa di leronìmo Conejlaggìo 

li,chcgHclettauala diabolica conditionefuci. Scop, 
to quefto principio di guerra, non fu giudicato J 
Duca di quella importanza ch'egli era ; anzi ftim . 
do la potenza del fuo Rè di gran lunga fuperioià 
quella de' nemici, s'imaginaua, che tutte l'altera - 
ni , che potelTero feguire , foflero più fuperabi.' li 
quel che s'auuidepoi. Etauuenga, che nella pofì . 
tadel Rè, egli non s'ingannalTe molto, pur err q 
non conofcere le nemiche forze j ma né anche iii 
giudicano Tempre bene per conuenir , che fi fcori a 
debolezza dell'intelletto humano. Nonmiparpeii 
tacere T opinione d'alcuni, i quah credettero ci il 
Duca, dopo che conobbe il Rè volerlo leuar da ;1 
gouerno, fenza confentirli, che vi rimanefTeilfigl - 
lojàftudiotrafcuraflelacuftodiade'luoghijedelk • 
rezze , per dar' occafione a nemici di aflaltarlo , t 
quella viavenifleà metter' il fuo Rè, mal proue o 
di Capitani, in neceffità di lafciarlo continuare in ( 1- 
la cura. E fé ben' altri nemici fuoi , con maligna e 
di mormorationi vi aggiungono,ch*egli aiutafle a le 
con danari àmouere li nemici, ione l'una coH lè 
l'altra oferei affermare ; anzi d' huomo si fauio , ?• 
dele, e di Capitano si prudente, non mi paiono fé 
credibili, Egli è vero, che con l'occafione de'prim > 
uimenti d' armi , ogn'vnogridaua, che l' iniqui e' 
dati), e r eftorfioni fue , partorirebbero di gran d li» 
ma ciò non oftante egli non allentò punto del fuo o- 
re, fé ben di là innanzi, comefuole auuenireaU io 
dell'armi tacquero le leggi, erimaferofofpefì, 'O' 
marefTequiti commandamenti; &volfe la buona :te 
di alcuni, di quelh di BrufTelles, ch'haueuanofat 'e- 
iìftenza all'impofitione de' dati), f iquaU erano p] io- 
ni, e fententiati alla morte,) che venifTe prima la lo- 
ua della prefa della Brilla, che fofle effequita lo- 
ro fentenza onde fcamparono la vita. Mandò i '"' 

o 



Lilro§luarto. 187 

rabitodieceinfegnecfiSpagnaoliin Olanda, fotto 
onte ài Boflù ritornato di Spagna accioche veden- 
ìi ricuperare laEnlla.prouedefTe anche i più impor- 
ri luoghi. Coilui imbarcatofì con le Tue genti m 
quedan;pail'ò in queirifolai doue allo sbarcare heb- 
poca rifiltenza, perche le genti del Lumevfciteà 
amucciare iì ritirarono tofto , onde egli entrato in 
ranza di buon fuccefTo corfe alla città,doue penfan- 
di fare guadagno, kce. perdita importante; perche 
curatala difefa de' nauili, con ch'era pafTato , furo- 
ia gli Olandelì abbruciati; rimanendo egli frane- 
1 con mancamento di molte cofejfenza commodi- 
ipaiTar' in terra ferma; ma non doueafapere, che 
e guerre non baftailpalTar'auanti, fé nonfilafcia 
ro il ritornar" in dietro. Conobbe egli all'hora il pe- 
)lo, in che fi era pofto , oltre a ciò hauendo ricono- 
ta la fortezza del luogo, danonvincerfì così facil- 
nce, efentendo in tutta Olanda boUir ribellioni, 
:òogniviaperleuarfidilà. Onde trouato contra- 
;lioilvadodi quelle paludi, nel tempo della man- 
te dell'acque, col fango tal' hor fino alla cinta paiTò 
i tutte le genti no fenza qualche danno in terra fer- 
, vicino à Dordrecht, & di là poi volendo pafTare per 
terdam, per andare alk'Haia, & àEncufa gli furono 
terrazzani chiufele porte della città ; non tanto per 
?hadi ribellarfi , quanto perche temendo con l'ef- 
npiode lor vicini linfolenze de'foldatinonvoleua- 
elTer aftretti, àriceuernecontra lor voglia. Dicen- 
j che le calamità,che alcuni popoHhaueuanofoffer- 
,per mano de gli Spagnuoli,per forzarli à confentire 
'impofitioni del Duca erano tate, e si grandi, che da- 
•no giuda cagione àgh altri di temere. Ma fdegnato 
ciò il Conte, accordò con terrazzani più largamen- 
, che nondimandauano in quello modo. Che i capi- 
ni folamente entraffero nella città.Che paflalTero gli 
N 3 foldati, 






i8 8 Jftoria di ìeronimo Conefttggio 

foldati à pochi alla volta col fuoco fpento, elepc| 
mezo aperte non entrandone altri, lìnoàtanto 
quelli non fofiero viciti dall'altra porta , e fu facile - 
ganno , perche entrati i primi fenza paflar inna i, 
tennero con violenza , che fecero alla guardia, taa 
tempo aperta la porta che accofìandofene molti cJ - 
rano vicini, ne entrarono de gli altri aflai, onde il 
remore, corlì confufamente i cittadini all'arme, v . 
nero alle mani. Ma gli Spagnuolirimafero fuperi , 
con morte ài più di cento di quei della città , di i - 
do, che i foldati feguirono il lor viaggio , non fé i 
qualche preda,rimanendo però quiui in prefidio qi - 
tilorparueconuenire. Peròcmefto atto ài violat. - 
de, portò più danno, chevtile, perche giunte qii ; 
compagnie ad Encufa, importante luogo per effe ■ 
tuato all'entrata per mare in Olanda, con la no i 
del fucceduto in Roterdam furono rifiutate. Etaui • 
gache'I Ducaper non hauer tante genti da mettei i 
tutti i luoghi, cauafle tofto il prefidio di Roterd i 
itioflrando effergli difpiacciuto la fraude de' fole , 
nondimeno gli Olandefì vna volta ingannati, n( ì 
fidarono ageuolmentepoi j anzi hauendo àglio - 
chi il Signor di Lume, che lor'interpretaua in r i 
parte tutte le ragioni , & le attioni de gU Spagn ■ 
li, ridufle Encufa quafìàribellarf] con alcuni altri! - 
ghi all'intorno , di minor'imporranza. In Zelan i 
porta della nauigatione di quafì tutte quelle Proi - 
cxG > volfe anche nel medelìmo tempo prouede 1 
Duca di prefìdi, e lo hauerebbe fatto prima, fé egU - 
uefTe conofciuto l'importanza di quelle Ifole, le e - 
li fendo tre ("fenza alcune Ifolettej quafì contic > 
à terra ferma , così verfo Fiandra , come Brabai f» 
hanno dall' vna parte f Inghilterra vicina, edall - 
tra la Francia non molto lontana. Siedono, cornee 
4ettp doue il fiume Scalde (fopra la deftra riua del ^ 



Libro Gyum'to. i8^ 

quaranta miglia all'in Tufo, è la città d'Anuerfa) sbòc- 
aeir Oceano? con faccia più cofto ài braccio dima- 
, che di fiume: perciò poilono impedire la nauiga- 
nedieiTo. La prima, che lì troua andandoui dalla 
j|-te di Spagna, ò ài Francia è Valcherera, doue Mid- 
d.buro-, Camferj e Fliiringhefono le più principali 
tjrerSÙitbeuerlant, che anche fi dice Gous, appreltoà 
(sfta fi va /tendendo airinfiifo del fiume, il principal 
( ) luogo è Gous, quella è più fertile che l'altre, la ter- 
;, ille fpalle di cjuefte , verfo Inghilterra, è Zirichzea, 
; quale nome fi chiama anche la principale habita- 
t ne ch'ella habbia.Per quello effetto haueua afifolda- 
tiinuouo, alcune compagnie di Valloni, fotto capi- 
idei proprio paefe, per metterne doue folfe di bi- 
{ ;no, e già verfo queite Ifole ne caminauano alcune. 
; :ir Ifola di Valcherem il Duca già molto prima, dal- 
;gegnero Paccioto con grande fdegno de'popoli ha- 
ja fatto piantare vna fortezza à Fhilìnghe alla porta 
R^amechino, e proueduta di foldati Spagnuoli , ma 
lafciata l'opera, dapoi che fu quietato il paefe no era 
cora fatta del tutto defenfibile, &:iminiftridelDu- 
mutarono il prefidio de gh Spagnuoli, in pochi Val- 
li, \i quali per mancamento ài paghe , cacciati dalla 
■ne fi erano andati ad alloggiar ne' villaggii onde ho- 
con quello mouiméto volle il Duca ridurla à perfet- 
)ne,e prouederla di più numero,e ài migliori foldati; 
•rò tutto tardi fu effequito j perche quelle genti fiate 
fai ritrofe all'impofitione de'datij, fufpicando ciò che 
iteuaauuenire, &auuertite da' confederati, ftauano 
la mira per non lafciarfi metter il pie fui collo. Non 
:ano però rifolute difar'alteratione d'importanza, e 
Liantunque ad inflanzadel Signor ài Lume, fi fofle 
aitato difolleuatione generale in tutte Tlfolcnondi- 
»eno la più parte inchnaua à mandare à pregar' il Du- 
ì)Che le lafciafTe difender da fé ftefle,che lo farebbero 
N A fedcl- 



1^0 Ijiorìa di leronimo Coneflaggh 

fedelmente, ma difficile rimedio è centra l' ira di D 
Imperochefra quefto mezo rifolutoil Duca dim 
darui prefidio , viarriuarono da Berghes alcune ce. 
pagnie di foldati Spagnuoli , a' quali eflendo à Vlil] . 
ghen da forieri, diftribuitiglialloggiamenti perle . 
fé, auuenne, che dolendoli alcuni de' terrazzani, d 
del prelìdio , che loro era pofto , come di elTer lor . 
partiti più foldati di quello, che poteuano comport; ♦ 
e facendone grandi efclamationi perle ftrade, lo . 
dal foriere Spagnuolo inconfideratamente rifpofto 
iacefrero,e che quei foldati erano ancor pochi, rifpe 
à molti che doueuano venirui, e che fi apparecchia 
To à fofferirh. La qual cofa come Ipauentofa per gli 
ceffi in altri luoghi feguiti , fcorfe fubito tutta la ci 
& efledo hora òi meda, 8c il giorno diPafqua,che il 
polo era adunato inChiefa,doue il Parochiano(mal 
clinato verfo gli Spagnuoli ) lo haueua eflbrtato 
libertà,airarriuar che fece quiui il romore,corfero t 
all'armi mal grado delBorgomaeftro(^che così chiai 
no quel, che tiene il fupremo magiftratoj cheli! 
zauadiritinerli, amazzarono molti Spagnuoli, em 
ti ne fecero prigioni, efreffiàillor Capitano Paci 
co. Il quale fendo poi condotto al luogo del fupj 
tio, per elTergh troncata la tefta, come miniftro, i 
diceuano eflere di vn tiraiino,lo menauano in giub! 
ne, negando volergU concedere altra velie j ma al 
gando egli, che'l Conte d'Egniont era flato condo 
con la vefte Iunga,fi fdegnarono di forte quei minil 
sì per rammemorar la morte di quel Signore,come ] 
parer,che voleilè indegnamente eguagliarfi feco , < 
mutata la fentenza lo fecero impiccare. Quello effe 
pio di ribellione feguì di là à poco Cafer, ò vogHan 
laVera,terzo luogo dell'Ifola di più importanzajdi n 
do, che folamente Midelburg, e Ramechina rimafc 
vbidiential Rè; e quello perche vi fi trouòprefente 






Libro §^arfo. ipr 

o di Lanoì, Signor di Beauois, che vi era corfo con 
ente Valloni di vn reggimento , che haueuaafTol- 
3; il quale con le parole, e con l' opere tenne quelle 
ti in fede. Ma non contento egli di ciò volle cerca- 
li ricuperare Fliffìnghen, e trouandofì quafi fenz'ar- 
confidato troppo nell' autorità Tua, fé n'andò in eC- 
jogo à perfuader' i terrazzani ad vbidir' i] Rè j ma 
gli valfero ne ragioni, ne autorità alcunajanzi mi- 
:iato da quelle genti fatte infoienti, gli conuenne 
ilare eifer dell' inclination loro, e prometter di do- 
ì adoperare, cheMidelburg fi folleuerebbe, col 
Io lanciarono ritornare, perche altramente erano 
uti di tenerlo prigione. Egli è vero , che il Signor 
aker Gouernator di quell 'Ifole fi oppofe, e s' inge- 
di quietar quefte folleuationi ; ma non hauendo 
e, non gli giouarono le parole. A quefle cofe pare- 
rle defiderafTeproueder' il Duca; ma non potendo 
) contante forze, comeei defìderaua> procedeua 
amente , attendo folo à non far maggior perdita, 
tauia per configlio di alcuni Zelandefi, efìimola- 
: dal Signor di Beauois fi preparaua foccorrere Mi- 
urg di gente, e di vettouaglie, con armata di na- 
che douea condurui Sancio d' Auila. Tutti quefti 
li procedettero dal mouimento, che fi fece di ver- 
nghilterra I dalla qual' Ifola pafTauano tuttauia 
bldati Inglefi, cosi in Zelanda , come in Olanda* 
ir de' confederati. 



il fine del quarto Libro, 

Ny LIBRO 




i 



LIBRO 

Q^ V I N T O. 

Alla parte di Francia, era anche prepa 
borrafca non minor ài quella, chediv b 
Inghilterra haueua (parato j perche no i. 
dante , che qumi le cofe della rehgic , 
non foffèro del tutto bene alTettate, T inftanza, eh' i- 
ceua il Conte Lodouico teneua i Francefi in conti o 
desiderio di quella imprefa ; egH Vgonotti, co' e li 
haueua più autorità vimoftrauano maggior incl ,- 
tione. Perciò certificato eflo Contedall' Ammira a 
di douerlo aiutare con tutte le forze Tue , eflendc ì 
preparate le cofe, mcfTo ordine col Signor di lenH t 
alcun altri nobiU Francefi,di douerlo vna giornat; - 
preflofeguitarccon quantità di caualli, e di ardi - 
gieri, egli con poca gente s'incaminò verfola - 
iiinciadiEnault, doue oltre a' naturali deuoti Tuoi i- 
neuaalla sfilata mandato fimulatamente degli ar i. 
con nome di andarfi à metter' al foldo del Duca d .• 
Bai acciochemouefTero gli animi de' popoli, efi i- 
fbafleroàfauorfiio, quando foffe tempo 3 febei « 
ttonfurono di molto giouamento. Nell'entrarch ;• 
ce il Conte ne' paefi baili, mandò il Signor della ^ e 
àValencienes con alcune genti, acciochecome a 
inftabile, vedefle di farla ribellare, &andatofene li. 
quafi difarmato , e con picciola compagnia di \ »• 
til' huomini à Mons, principale città di Enault forr e 
ben proueduta,entrato improuifamente dentro il i- 
tiquattrefimo di Maggio , e giunto al Palazzo, do Ti 
adunarono i magiftrati, e principali cittadini, s'it.*- 
gnò di moftrarloro con ragioni quanto foffe in >- 
portabile la tirannide Spagnuola, & voleuaimpriJf 
loro,che il Duca non attendeua ad altro , che àfuJ ^ 
loro il fangue per dopo l'hauerh debihuti farfenes > 



Libro Gluinto, jp^ 

D patrone. Che hauendo egli ciò conofciutorifol- 
a di folleuare r oppreflopaefe, liberarlo dalle cala- 
à &trauagliincheera, acciochegodefTe dell' anti- 
ibertàda gli Spagnuoli totalmente rctta.e calpefla- 
Mofìraua le forze , che perciò haueua in Francia, 
telligenza con Inghilterra, e l'armi, che fi prepa- 
ino l'n Alemagna, lotto il Principe Tuo fratello ; in- 
;nandolì di moftrare tutto maggiore di quello, che 

Però quel popolo, che da gli Spagnuoli non era 
j troppo molcftato, né con alloggiamento, né con 
tributione di denari , confidato nelle forti mura, 
le quah, né daU'vn, nèdall' altro li pareua poter te- 
•Cj non fi lafciòmuouere dalle ragioni del Conte; 

ringratiandolo del buon' animo fuo riPpofe , noa 
•rfarfi compagno dell'altrui miferié, né hauer veda- 
no airhora cagione alcuna di ribellar, anzi ejflfer ri- 
to di feguir la voce delRè, poiché da eflo,nè da'mi- 
rifuoierain alcun modo ftato mal trattato. Al cKe 
■ndo pur replicar Lodouico, e fìringerlo quanto 
,^uacon parole, fi adirarono alcuni de i principali 
itori, col parere de'quali gouernandofi gli altri , e 

ofantlo alcuni partiali del Conte dichiararfi, gli fu 
uouo detto con colera , che fé ne vCciffe della città 

lefue genti, che non volefTe forzarli à proceder 
tra di lui, fenza che hauelfero riguardo à chi egli li 
e. Enonoftante, ches'intendelTeValencienes, all' 
:arui il Signor della Nouè hauer voltato le bandie- 

non perciò vollero quei di Mons feguirne T efifem- 
; onde il Conte hauendoiiitrouato quei del fuo fe- 
to mcn potenti, di;quel che penfaua,fe ne voleua v- 
e. Ma, come egh afpettaffe le genti, che haueua laf- 
ro à dietro, fi andaua trattenendo tutto' 1 poflìbile» 
andcche fé fi accoftalfero, mette ch'egli era dentro, 
' ò con la paura,ò co la forza haurebbe ridotto iTcr- 
zani ad vbidirlo, però fendo follecitaco ad vfcire, gli 

conuen- 



IP 4 Ifioria di leronìmo Coneflaggio 

conuenne farlo prima, che comparifTero i Francefi. a 
non perciò lafciò la fortuna di fauorirlo) perche anc i- 
do à beli agio non fendo ancor'à pena vfcito della \ •. 
ta della città, comparue di lontano lenlis, con pi lì 
{ci cento huomini , fra à piedi , & à cauallo, che e i- 
duceuadi Francia, de' quali non fi toftofù vedut a 
poIuere,che s'alzaua da Terra, che voltata da quel! d 
Conte fubito faccia, s'incaminarono allegramente,* 
rientrare nella città. Però gli vltimidi quella picc a 
ordinanza,che col voltare rimaneuano in luogo di i. 
mi/endouiftato meflo à ftudio de'più animofi, uè a 
chiufa la porta di Bertemont,di doue erano vkkì, ;.. 
ftaméte s'incaminarono verfo vn altra non molto 1 ^i 
na,che trouata aperta fi afFrettauano ad éntrarui. C ii' 
che vi erano alla guardia corferoad alzar' il ponti ir 
impedirla ; ma non potettero così tofto farlo, che o 
de'caualli diLodouico non vi falifle fopra,col che i »■ 
te che cominciaua ad alzarfì, cadde, e foprauener i 
compagni, & affai tofto le genti di.Ienlis fi impatn il 
Conte della città fenzafrefiftenza alcuna, perche i' :- 
razzani contra fi poche genti, come haueua Lodoi ). 
che non erano cinquanta huomini,non fi armaron Ji 
quelle dilenlis non haueuano notitia, & in si fubit» ;- 
cidente non hebbero tempo di correre aH'armi.Pi i- 
de ilConte alla ficurezza fua quato fu po{Iìbile,pig y 
do la poflelTione d'ogni cofa, diftribul i carichi dei ^ 
uerno, & della militia,e non affìcurandofi de glia li 
de' Cittadini difarmò tutti quelH, chefotto Cap ai 
Francefi non vollero ordinarfi alla guardia della ci A 
parédogh pure contra si numerofo popolo hauerj:» 
gente,fcri{fealSignor dellaNouè,che lafciatoinVi n* 
cienes il miglior'ordine che potelTe, fé ne andane >n 
le Tue genti da lui. Coftui quando fopraprefe quell^st* 
tà, fece con aiuto del popolo, che fi trouò amico, V 
rare da cento foldati Spagnuoli, che vi erano in vn; e- 



Libro G^into. i^j- 

e Rocca» di doue Iperaua tofto fcacciarli. Ma,men- 
ch'egli à ciò attendeua gli venne la commiffion del 
nte> al quale volendo ubidire» parlò a Terrazzani, e 
gegnò perfuaderli à feguitar'il cominciato camino, 
far'à dofTo à gli Spagnuoli , alche con parole e con- 
ramenti ghftrinfe quanto fu poflìbile , febennoa 
raua doueflero farlo. Ma partito ch'ei fiì, fendo flati 
corfih Spagnuoh dal Vefcouo di Cambiai, e man- 
ouidal DucaGiouawiidiMendoza (nuouamente 
uto di Spagna con carico della caualleria leggiera) 
alcune genti àfoccorrer'il Caftello» s'adoperò di 
e, che facendo moftra di più genti, che non hauc- 
mife in fpauento i Francefi di modo> che abbando- 
Dno il luogo, e fé ne fuggirono faluij rimanendo la 
ì libera à gU Spagnuoh , girando l'animo de' citta- 
i hot dall' vna parte, hor dall' altra. Et auuenga che 
. quefte diligenze, e con alcuni Francefi, che gli an- 
ano venendo ogni giorno, che afcendeuano al nu- 
ro di otto infegne , parefle al Conte reftar ficuro 
nemici di dentro, non giudicaua però elTerlo da 
l'idifuora. Perciò confultata la cofa tra principali» 
lue conuenire, che lenlis tornafle in Francia à dar 
I Ito al Rè deH'imprefa loro, come era fucceduta, 
I ì della fperanza , c'haueuano di eftenderfi più oltre 
! 1 la notitia della potenza dell' effercito , che 1 Prin- 
:' e adunaua in Germania^ ma che fra tanto era necef' 
I o, che Sua Maeftà non lafciafle di fauorir quelle co- 
li per poterle ridur'à buon fine ; chiedendo fanti , e 
l' laUi per tornar con effi ad afficurar,& ampliare l'ac- 
||iftato. Quefto fecondo colpo con la perdita di cosi 
: portante città diede al Ducadifpiacer grande, non 
KG forfè per la qu.^lirà di efia, ancorché fofle impor- 
niffima, come per parergli poterfegh imputare,che 
' 'ppo il danno riceuuto di verfo Inghilterra , hauefle 
I muto prouederfi dalla parte di Francia,poiche da ella 
' era 



19 6 Ijloria dì lerónimù Coneftaggto 

era da temere più che dall'altre. Dauagli anche le 
penfare la noticia, che haueua dell' armi , cht o 
minacciauano di verfo Alemagna, per la qual Ta 
in tutte le parti, douepoteua» adunò fanterie, e n 
folamentedel proprio paefe airoldò gran quantit li 
foldati, di che diede cura al Signor ài Hicrge, al C( :e 
di Bofsù, & à quel di Mega^ ma ài Germania fece ( i- 
durre diuerll reggimenti di foldati à piedi, e molt: .- 
ualleria, che vennero poi col Puca d'Holftain,con . 
derico ài Bruinfuic, col Cote di Mansfelt,quel diO "♦ 
ftein, e d' altri. JsWo. bande ài ordinanza del paefe, ( ^ì 
litia ordinata anticamente j commandò, che fi me; fe 
fero in ordinej ma il mal' era, che il numero delle f w 
2ie , che conueniua guardare , era si grande , perei ^ 
più parte afpirauano à ftar neutrali » che non baft. i<f 
no moke migliaia ài foldati, perciò non ne hebbe é 
tanti, che non ne haueiTe bifogno d' auantaggio, ti ^ 
più vedendo conuenir metter l'effercito in campai \n 
Aggiungeuafi , che Malines dodici miglia in,egua *j 
fìanzadi Bruifeles, edi Anuerfa, la quale haueua faj 
ferro lungamente molte infolenze dall' alloggiali '% 
to d'alcune compagnie diSpagnuoli, fendofene % 
mezi di donne adoperati con Federico figliuolo W 
Duca liberata, fi trouò poco apprelTo à quello temp t 
iftato di poter far di sé à fuo modo. Ma parendo pi l 
Duca luogo importante, fece incaminare alcune i • 
gne à quella volta per aUicurarfene, la qual cofa in i 
da terrazzani, e fpecialmente da certe confrater ì 
loro, pronte ad ognitumultoj prefero l'armi in m ) 
al fuon della campana, & in si minacciofo tempo r ' 
fàronoilprefidio.Scorfero anche poi in maggior co V 
perche chiefero foccorfo al Principe d' Oranges, di !* 
dine del quale dilàànonmolto tepo vi entro il Co'e 
delia Marcia con vna buona banda di foldati, cofà, 'e 
non/olamente accrebbe i penfieri del Duca, poicl u 

apprÉ > 



Libro §luinto, Ì97 

reffo Ci fentiuai nemicijma mife fpauento ì tutto il 
bante. Egli è vero che in Alemagna, di doue s'a- 
;taua il terzo colpo, non lì fentiuano ancor muouer 
mij ma fapendofì, che erano prontcìfe ne ftaua con 
ore, parendo, ch'ogn vnoantiiiedefle rouine , e 
imita grandi. Doleuanfi i più Cani del Rè , é de' mi- 
ri Tuoi , che già la feconda volta non volefTero co- 
cere l'infermità di quei paefe, non vi applicaflèro 
uenienti rimedi,parendo lor che conlìderata la for- 
a de' luoghi, la qualità delle genti , eia potenza 
'icini loro, che'l camino della dolcezza , haurebbe 
lotto il Rè più facilmente al fine, che fi doueua de- 
rare, clie la ftrada del rigor non farebbe ; e da per 
3 fé ne fentiuano i lamenti. AlcuniFiaminghi efper- 
lie cofe di quegli Stati, eperfuadendofi nonef- 
gnoranti dell' humor ai Spagna,più mordacemen- 
arlando, diceuano,chc gli Spagnuoli non fapeuano 
linar con dolcezza, echeinuidiofi de'priuilegi di 
ipaefi^, co'qualifipoteuaviuerquafi Uberamente, 
:tto allafoggettione di Spagna, defiderauano di 
pergli, per poter meglio vfar quiui dell'inclination 
,& effercitarui quel rigore, che in tutte le cofe ha- 
ino per compagno.E che non oliate, che l'Imperio 
pagnadiuifo in molti membri tutti lontani l'uno 
altro, non potefle formar corpo forte, nèdurabi- 
he nondimeno gli Spagnuoli limandolo immor- 
, e la potenza loro inuincibile,perfuadeuano il Rè 
atto troppo Spagnuolo, che non lafciafle queipo- 
"j in lor libertà co'priuilegi, ch'haueuano, maprefa 
», ifione da qualfiuoglia picciola cofajentraffe armato 
ynquiftarh, comefenonfoflerofuoi, per poter poi 
^:^e terre foggio gate dominarle alTolutamente, & 
J, >orui nuoue leggi.Che quello e quello,che voleuail 
^i "figlio diSpagna.ch'altro non voleua dire il difpreg- 
re l'ambafciate mandategli, che quello era il fine 

àche 



1^8 Iftoria di leronimo Coneflaggio 

à che tendeua il Duca d' Aluajma che fé ciò apport, è 
la diftructione di quei paefi, che non farebbe i- 
nor danno ài Spagna, che di Fiandra, fenza f d 
che confeguiirero mail' intento loro. In tanto le», 
fedi Zelanda, fpetialmente del Ifoladi Valcheri, 
andauano anche di mal' in peggio con gran difpi, ;r 
del Duca,per elTer quella la porta della città d'Anm i, 
e di tutto il Brabante, e per natura si forte, eh' era .. 
lageuole il farui guerra i aggiunto, che le genti, e 
per la commodità del mare , vi abondauano contr li 
lui di Francia, e d'Inghilterra erano molte. Tutta 
volendo far ogni forza per mantenere Midelbu •, 
(fé bene alcuni vogUono ch'egli hauefTe fperanì li 
poter ricuperare Flilllnghej preparaua genti , artij - 
rie, munitioni, &vettouaghe da mandami in bi a 
quantità, così anche all'Ifola di Gous. E fu ben di I • 
gno,perchecrefciuto il numero de'foreftieri in Flci»; 
ghe, e perciò fatti arditi, allàltarono Midelburgfi i 
piantami centra l' artiglierie , emetteruiilfuocc e 
porte con non picciolo pericolo. Però hauendo il 
Ducaincaminatoilfoccorfo degliSpagnuoli,eVai li 
di verfo Berghes, con alcune fcutte,ò vogUà dir ba e 
grofleà condotta di Sanciod'Auila, (il quale con n 
poca difficoltà sbarcò alle dune) nonfolamente - 
corfe quel luogo; ma fece con mille cinquecento • 
ti, più di quel, che fi penfaua douer farei perche tr ,i-, 
ti i nemici trafcurati , gli aiTali d' improuifo, e fec « 
molto dannoj tolfe l'artigHerie.e ricuperò Ramua - 
nandofene quafi fempre combattendo. Egli é vero .e 
nongh riufcì vn difegno, ch'egH haueua, di forerei > 
re cosi Fliilinghe , come la Vera, con finte infegnt si 
Conte Lodouico, che fi diceua douerui andare , e 'H 
altri ftratagemaj perche gli Ifolani conobbero l'in} i* 
no,e fi difefero. Rimale Gouernator'in Ramua 01 o 
d'Angulo, connuoueinfegne di fanteria Spagnua» 



Lihro Scinta» ipp 

1 la quale oltre à moleftar quei di Camfer, valendoli 
la commodità del porco, armò alcuni nauilij si 
poter paflar'in terra ferma, come per far, che il 
fagt'iodi quei canali, nonrimanefTe libero a' ne- 
ri, co'quali fece molte picciolci ma fanguinofe bat- 
Ile con danno de gli Ifolani, fé ben'in vna di effc) da 
icciarlì il fuoco in vn nauilio nemico, vi morì il ca- 
no Felice Buzmano, figliuolo del Conte di Oliua- 
che vi era entrato dentro combattendo, e Giouan- 
el Aquila Alfiero della compagnia di Piero Confa- 
le Mendoza) dando col fìio nauilio in (ècco, cinto 
emici, &: abbandonato da fuoi fu ftimato perduto; 
rombatté sì valorofamente fino à canto , che fofle 
ato dalla marea) che mentre che gli amici fuoi in 
lua fi doleuano della Tua perdita vi comparue faluo 
:he fi auuidero i nemidi che fenza grofla armata in. 
e , era vana ogni lor fatica. Perciò confiderando 
le di quanto profitto oltre alla difefa farebbero lo- 
nauili armati] per predare il mare , e non lafciaC 
ire le naui mercantili in Anuerfa,armarpno in bre- 
no tempo più di cento cinquanta nauili (cOfa fa- 
n queipaefi, ) con hauer'in terra più di tre milla 
. Ma l'effetto, eh' haurebbe potuto far quella ar- 
i, fu ritardato alquanto dalla gente Spagnuola, e 
Iona vltimamentearriuataà Middelburgj perche 
ierofi quei foldati di metterfi in proua co' nemici, 
l! ero lor, che fare, vfcirono fuori della città,& aflal* 
l' no Sauburgh, Cartello poco lontano da Flellìnghe 
i' dato da ducento Valloni. Et hauendone tentato 
3' dco con poche genti à ftudio,e lafciate l'altre à di£« 
^'nvnaimbofcata, quei di dentro parendofi fupe- 
' i vfcirono fuori^ma condotti facilmente nell'agua- 
:''auentati voltarono le (palle, e furono si fieramente 
i iati vcrfo il Cartello , che alla porta i nemici, con 
limici entrarono infieme mefcolati , e non oftante 
' O cVan- 



1 o J fior iti di 1 evonimo Cono fl aggio 

ch'ancor quìui con quelli) che vi erano rimafi alla gì ■, 
ò*a) fi appicciale nuoua zuffa, conuenne a Valloni u 
ban donar la fortezza, e ritirarfiverfo Fleflinghe, ■[■. 
fandofi col mancamento ài munitioni. Quei della :• 
tà à quella nuouajvfcirono quafi tumultuariaméte e i- 
tra gl'inimici.ma fé ne pentironotofto perche abbi •- 
rendo TarchibugiateSpagnuole, doppo l'efleruen - 
mafi alcuni morti, gli altri fé ne tornarono fenza h, :r 
fatto altro.che moflrato fentimento della perdita i > 
uuta. Né ciòferuì di eflempio à gl'Inglefi, e Fran i, 
anzi ottenuta licenza di vfcire trouarono rotte le - 
de, e sì ben guarniti gli argini della campagna di ,. 
ichettieri, che conobbero effer' imprefa da far coi i 
confideratione. Onde infuriate tutte quelle nat i, 
prouedutefi d'artiglieria daCàfer,che fuoleefTerri - 
naie di quelle Ifole, fi preparauano di tornare air( v 
gnatione di Sauborg. Di quefto apparecchio heb o 
iiotitiagliSpagnuoli , perciò mefTo lacofa in M 1- 
barg à configlio , fu rifoluto abbandonare la forti u 
come fecero; più tofto per la difficoltà ài prouede li 
vettouagliejche per non giudicare ficura la difefà, le 
i foldati fi ritirarono parte à Midelburg, parte à R^ 
chino.Le genti de cófederati erano in quell'Ifolat e»- 
che pareua, che non vi capiflero, onde fé ben l'im 6 
di Midelburg era quella, che lor più ftaua fu gli o i, 
nondimeno il Capitano Serras , flatoui mandai al 
Principe d'Oranges, capo di tutte quelle genti, v a- 
dofi dell'armata del mare, volle con efla pafTare ii r- 
ra ferma ; penfando douer ridur all'ubidienza à io 
Principe alcune città principali delle quahhaueu o- 
titia, che come vedeflero le (ut infegne, volterei: ro 
bandiera. Et era in quefta credenza sì fermo, chton 
folamente giudicaua facil cofa eflequirla , mape u^ 
con l'aiuto di quelle città metter tante forze in ca 'i- 
gna per refifter'al Duca,& vnirfi a Lodouico. Fra ito 



Lihro §}uinto, la 

amici del Principe, tutti intenti àcofenuoue, hi. 
iano nel mefè di Agofto di fettanta due trattato foi- 
atione del popolo in Anuerfa, doue era ilDuca; e fé 
\ era cofa condotta da gente baflai non lafciaiia pe- 
li efler pericolofa; perciò al tempo, che Te ne doue- 
venir* all'effetto, vna parte di quelle genti del Ser- 
, che erano in Zelanda imbarcate in alcuni nauili, 
arono all'in fu del fiume accodandoli alla città per 
larTimprefa. Ma non oftante, che gli eflecutori del 
tato, fofTero per far mouimento, e che quelle gen- 
riuafTerolìnoàmezo camino, nonvifeguialtera- 
e alcuna , perche venutane notitia al Duca , fc 
'haueua quiui pochi foldati , i^ce. armar le nationf 
fiiere, eprouidecon la vigilanza di forte , chefii 
. di più caftigo, che di vtile a confederati 3 effenda 
puniti i partiali loro. Al ritorno delle genti in Ze- 
la gl'Inglefi, ò per mancamento delle paghe, ò pur 
derofi di impatronirfi di quel luogo opportuno al 
;noloro, con l'ammotinarfì dilatarono alquanto 
2tto delia rifolutione di vfcir dell'Ifola. E fé i Fraa- 
non hauellero prefo la àik^s. del Capitano, era per 
irui difordine d'importanza, pur fi pacificarono. 
:ome, che l'imitatione del male fuperi fempre l'ef- 
pio, i Francefi anch'elfi aflài tofto vollero efièr pa- 
.& trattarono la caulà loro con non meno infolen- 
he gl'Inglefi s'hauefTero fattojma perche de'denari 
«1 vi era abbondanza, fu cofa difficile à componere, 
i|:on le molte Iperanze, epoca moneta, rimafero 
liti. All'hora mifero ad efìetto il paflare in terra 
■' :ia, perche lafciato di Fleflìnghes il gouerri'o al Bai- 
:i:onbaftante numero di foldatiper ladifelà; tutto 
fto palTòquel braccio di mare, che é fra rifola,e 
li lufa. De Francefi era Colonello Crez; gl'Inglefi 
ijio fotto diuerfi Capitani, Giberto, Morga,Bregeu- 
i i & altri, i Valloni, e Fiaminghi vbidiuano à Ser- 

O 1 ras 



loi Jjloria di leronìmo Coneflaggìo 

ras fuperioreà tutti. Scefi che furono in terra verfol. 
rclufa,vicino alla bocca di quel canaleiche vien da Bj . 
ges s'impatronirono fubito d'alcuni luoghi dipc. 
importanza,con più furia, che non era di meftieri.p . 
che Ausborg, Cloi, e Ardemborg vennero in poter • 
ro. Qmui trouarono alcune perfone di Bruges a 
principale di quella parte, le quali, ò che foflero de' 
feditiofi cittadini, ò depili affettionati alla parte de' • 
federati, erano venuti, ( ò vero, ò falfo che riferifle 
per auifare il Serras del defiderio, chliaueuano , la 
parte de terrazzani, diridurfiall'obedienzadelPi 
cipe d'Oranges, cofa che fu grata à quel capitano. ( 
de per non perder 1' occafione, hauendo lor dato tr 
pò credenza, tornò fubito à rimandarli pieni di f. 
della fua potenza, perfuadendoH à fare, che tutta la 
tà lì dichiarale, egli fi apriffero le porte. Ritor 
coftoro à Bruges , fé ben dell' humor loro ve neer 
molti, nondimeno la più parte, in cofa di tanta im\ 
tanzanon feppepigharpreftarifolutione, onde li 
fone il rumore, nefùridotta ladeterminationeal ■ 
blico Configlio. Il quale non fendofi neanche v • 
cernente rifoluto, diede la dimora occafione àc» • 
ro, che fauoriuano la parte Spagnuola , & à merca • 
ti nemici di romore, di moftrar con ragioni ( che : • 
garono nel medefimo configlio) gli irremedi; • 
danni, & gli atroci inconuenienti , che potrebl J 
nafcer dal ricettare quelle genti, onde la tardanza! i 
di rifolutione. Perche hauuto di ciò notitiail Se > 
ìmpatiente d'ogni picciola dilatione, e prefago di '^ 
che doueua riufcirne, penlàndo, chepiùfacilni' e 
doueffe fuccederli il medefimo difegnoà Gante 'i 
andafFe tofto,s'incaminò à quella volta. Ma prima 'C 
vi arriualTe vi eralanuoua, di ciò chea Bruges f** 
fatto, onde colfrefco eflempiode'lor vicini, non 1- 
lero né anche i Ganteiì aiterar'il ripofo loro, anzi . i- 



Libro Gluinto. 105 

ti in fretta alcuni pochi foldati, s' ingegnarono d' in- 
tare ad ogni loro potere il Serras. Uguale veden- 
fi efler o-ià fcorfo molto auanti fenza profìtto d' im- 
rtanza, cominciò à temere eh' oltre à quelle due cit- 
mttoilpaefe vicino fé gH moftraiTe nemico , e che 
tefle ritrouarfi in difficoltà del ritorno. Perciò la- 
ato il difegno di andarfià congiunger' al Conte Lo- 
uico fé ne tornò con tutte le fue genti quietamente 
leflìno-hes, lafciando nome più di veloce^che di pru- 
ite Capitano. Tuttauiadelìderandopur con tante 
itifar'alcunacofa notabile, ecredendofi, che certe 
dligenze, ch'egHhaueuaà Gous, doueflero efler 
lalde,che quelle di terra ferma,s'incaminò mal pro- 
luto à queirifola. Doue giunto con la notte gli fuc- 
•ette facilmente amazzarlefentinelle, e far ritirar 
1 danno alcuni Spagnuoli, ch'erano fuori ne'borghi, 
■en penfando poi colfauor de gli amici, e con braua- 
ar render la città, non vi hcbbe però migHor rifpo- 
che altroue fi hauefle hauuto. Onde fpinto più to- 
da colera, che da ragione con due pezzi d'artighe- 
da campagna , che haueua condotto , cominciò à 
tere vna porta, e le torri di efla, dalle quali con mo» 
sttinon lafciauadi riceuer danno. Diquefte cofe 
coffa la nuoua ìw Anuerfa al Duca d' Alua , il quale 
e mouer' alcune infegne per mandar' al foccorfoj 
non fi corto il Serras ne hebbe notitia , che veden- 
ì fenza pezzi da batteria , ?ece l'ultimo sforzo della 
induftria. Perche accollato le genti alle mura- 
i finfe di voler dar' vn' aflalto alla porta , per veder 
!ì quel tempo fi moueflero di dentro i partigiani 
'»ij ma non vedendo nouità alcuna fi ritirò da quel 
')go, ecrefcendolafamadelfoccorfo, chemandaua 
' 3uca , e come da Midelburg doueuano anche vfcir 
ì ntJ,non fi tenne ficuro prima,che arriuafle à Fleflìn- 
e. Doue da gli auuerfi fiicceflì» fendo di lui fparfa 
O j voce 



104 Jjlorìa di leron'tmo Coneftaggio I 

voce di poco fedele gli furono ferrate contro lepi,^ 

te) di modo,che fu coftretto alloggiare alla campag , 

e ripartir le genti in difcommodi luoghi. I Frane , 

con gì' Inglefi alloggiarono àSoutlant, douefifori. 

carono alquanto per dubbio de'nemici,i quali nont- 

darono-molto , così di Midelburg come di Gousà r 

lor adofl'o. il che fu fatto con tanta furia, eh' hauem - 

ne ammazzati de' confederati nel principio più di ( . 

quanta) furono vicini à metterli tutti in rotta, ma i . 

do flato fparato nella maggior folta de gli Spagnu 

vn pezzo d'artiglieria à tempo ) e rimettendofì di n . 

uoi Francefìin ordine, ftrinfero gli Spagnuoli si : • 

te, che ammazzatone più di cento, fecero ritirar gì • 

tri con notabil danno. Alcuni ncrimaferoprigion i 

quali dall'odio de'Fiaminghi, e dallo fdegno de' Fi • 

ceiìper la morte del Riuera lor Capitano, furono • 

piccati. GÌ' Inglefi all'hora vedendo quiui poca i • 

ranza di rapina, chieferoin maggior parte licenza : 

auuenga) che Serras à vn certo modo non poteffe • 

zarli, nondimeno con iarlorlafciar l'armi) e cau i 

dicendo hauerne neceffità, fece che'I numero diq » 

" che fi partirono non fugrande. De'Francefiacco p 

tifi con alcuni di quelli della lor natione, ch'eran i 

Fleflìnghe, con le corde ne furono tiratisi! perlen i 

di molti)del che auuedutifi i terrazzanije fcorgend i 

cllì voglia di ammotmarfi.giudicarono meglio fai - 

lontariamente quello à che temeuano douer'efler - 

zati, onde aperte le porte, lafciarono entrare gli fo - 

ti. Non volle però il Serras lafciarli troppo in cu 

dubitando, che fi faceflero infoienti , onde per tei li 

affaticati, diflegnò di tornare all'imprefa di Gous i • 

glio proueduto di quello, che l' altra volta vi era a r > 

to, perciò tolti noue Cannoni da batteria , ftrafcin li 

nuouo refTercitoinqueinrola , nella quale dal t * 

erano flatc mandate alcune compagnie di foldati.' i- 

gnli 



Libro Gluinto. lOf 

uolifottoKìàoro Pacieco. Mentre, cheqiiefte cofe 
keuano in Zelanda il Duca di Medina Celi, imbar- 
ro in Bifcaglia per andare in Fiandra a quel gouerno 
i partito i & più di vna volta per venti contrari) tor- 
to indietro, pur con lungo, e trauagliofo viaggio, 
ìeme con molte nauiFiaminghe mercantiii,che era- 

1 i partite ài Portogallo, e di Caftiglia arriuò in Zelan- 
inelmefedi Giugno. Ma, come alla fua partenza di 
i ao-na , non vi folle notitia dell' alteratione di quelle 
i ile, pensò giunger' à ficuro porto, però i Fiaminghi, 

2 ài quefta Flotta luueuano hauuto auuifo,ben pro- 
duci di nauili armati , ftettero alla mira perpredar- 
quando arriuafle. Ne falli lor punto il difegno, per- 
z ancorate, che hebbcro le nauijalTalite le nemiche- 
imente lì fecero patroni di molte di efle, fé bene al- 
ne auuediitefi del pericolo fi accodarono alla cofta 
Fiandra, doue non fi faluarono fatuo quelle che era- 
I di picciola portata; 'perche elTendo da quella banda 
equa poco profonda, vi fi perdeuano , alcune corfe- 
fotto Ramechino, & à Ramua, che fi faluarono,ma 
rono poche. Il Duca di Medina auuedutofi tardi del 
ricolo in che era incorfo , non vide rimedio à sì 
iportante malci perche i\ molto numero de nemici, 
fler ancorato lotto le mura , e l'artiglierie di Fhflìn- 
le, l'inafpettato accidente^e la poca fedeltà, che mo- 
arono i patroni della più parte delle naui, gli toglie- 
mo ogni fperanza di faluarfi. Alcuni de' groflì nauili, 
le non furono così tofto prefi da Zelandefi s'hauefle- 
(taghato le gomene hauerebbero potuto feguireil 
LminofinoinAnuerfa,oueroandarfenefottoRamua> 
^e era difefa da quei di Midelburg , e conferuarfi dal- 
. parte del Rè. Ma, come che ciò richiedelTe con- 
iuntion di marea, egli animi pronti di marinai, vi 
lancò r vna cofa, e l' altra; anzi alcuni patroni vi furo- 
o,che moftratifi conteci del fuccefTo andarono fubito 

O 4 ad 



2.06 Iftoria di leronimo Conefiaggio 

ad vbidireà quei di Fliffinghe. Di modo, che ti 
te quelle naui ricche ài danari, ài gioie, ài m 
eie, dizuccari, e di molte altre cofe pretiofe, <U 
valeuano più di vn millione àiilcvLiiì furono 
da di quelle genti , fé ben fparfo sì ricco teforòj 
prodighe mani fu quali tutto dillìpato fenza pi 
to alcuno. Il Duca di Medina , faluatofì co'pii 
fuoi in vn picciol legno, fé n'andò in Terra 
all'Efclufa picciolo porto di Fiandra, e di là pel cai 
di Bruges, e di Gante in Anuerfa, lafciando pen 
ti di molti danari, e difperfi la più parte di quei i 
dati, che conduceua, de' quali nondimeno vnap 
te iì riduiTe à Midelburg. /J med efimo modo fi p 
derono molte altre naui mercantili ricche, che vi 
luano da diuerfi luoghi della cofta di Spagna 
fu nptabil cofa , che temendo così la corte con 
mercatanti di Anuerfa di quello danno, mandare 
piccioli vaflelli nel canale d' Inghilterra , ad inc( 
trarlenauidi Spagna, e farle auuertire del pericc 
e con tutto ciò nonne furono auuifate, forfè pen 
quiuifi fuole arriuardi Spagna con tempo procel 
fo » c\].t dà difficilmente luogo à fimili auuifi. C: 
deuafiin generale, che quel d'Aluahauefle fentito m 
to quella perdita, per il danno cosi delle genti , coj: 
de'danari che gli veniuano , per profitto che ne trai i 
nano i nemici, e per vn certo che della riputatione, 
ben come fagace huomo non lafciaua penetrare fac 
mente il fuo penfiero,foIaméte fi vdi, che commanc 
che niuna perfonapoteflerifcattar da nemici cofa 
cuna. Quei, che di lui prefumeuano faper più giudi( 
re, diceuano non poter' auuenirerouinasìgrande, e 
à lui non fofle grata,fpecialmente quella, che al fucc 
for fuo facefle dannojperche non hauendo voglia di 
tornare in Ifpagnajche come fi è detto nò rimanefie 
filo luogoFernado fuo figlili obi voleuanopiire,ch'e{ 

amai 



Libro ^into, 207 

ifle la guerra, come vna di quelle cofe, rhegh'po- 
anoditerir'efla andata. Ma qualche il vero li Ila, fi 
^pure, chcdapoichehebbe accarezzato il Duca di 
dina, non gli confìgnò però il gouerno de gli Statij 
I quella Icufa ch'egli non folTe flato eletto dal Re à 
:1 carico in guerra; ma in pace, percioche fendofi al- 
ite quelle cofe dopo Feìler partito di Spagna, cón- 
iuaaipetrarnuoua rifpoftadalRè, perfàper, fenon 
mte le nuoue ribellioni, doueualafciargliilgouer- 
E come che elio Duca di Medina foiTe perfona mi- 
k veramente da gouernar più rodo in pace , che in 
rra, non folamen te accettò la fcufauna cortcgiana- 
ite burlando fi ofFeriua efTer foldato del Duca d'Al- 
Dnde parue pure , che haueiTe caro non fucceder'al 
co, co' pericoli, che vi erano. La ccftui fredezza ef- 
:rata dal Duca d'Alua al Ré, &a' Configlieri fiioi, 
lali moftraua non eller'huomo da foftenersigran 
) , Ìqcq ch'egh ottenne facilmente di rimanere à 
arir ciò ch'egH haueua torbidato, e quel di Medina 

l'elTere ftato vn pezzo inqueipaefi, e trouatofi 
guerra di Mons, che fiiccedette poi, fé ne tornò io. 

i gna. I Fiaminghimaleinchnati non voleuanoin- 
! lete, che la cagion del non rimanere il Duca di Me- 

1 à gouernare fofle quella, che habbiamo narrato; 
tdiceuano che l'aftutia del Duca d'Alua, come chi 
le acquiftar fama di virtù col paragon del vitio, de- 
raua lafciar'vn fucceflbre , del quale quei popoli 
efiero à dolerfi, più di quello, che facelTero ài lui, e 

non elTendo di elTa qualità il Duca di Medina, fi 
ingegnato di rimandarlo. Ma comunque fifofle 
^h e vero , che'l Duca d'Alua, per difegni fuoi defi- 
afle più tortola guerra, che la pace, già dalle perdi- 
fatte malageuoli à riftaurare , douea cominciar' à 
tincarfi , ch'ella non foiTe per mancargli. Malfime. 
.'in Olanda, mentre che in Zelanda fi faceuanole 
O y cofe 



2 o 8 Ijiorta di Uro nimo Conefl aggio 

cofe raccontate, feguirono folleuationi danotiq^, 
tarli così tofto. Imperoche l'arti del Principe d'Ov 
ges, (ancor chelontanoj amato in quella Prouir a, 
rinduftriadelBrederoda,che fi diceua fuoluogotcì i- 
te, e l'odio, ches'hauea concitato il Duca, indul-o 
Dordrecht, Alchemar, Harlem, Leiden» Gorcun& 
Encufa tutte città importanti , «5: in fine cjuafi tut U 
prouincia à manifeftamente ribellarfi fenza eflere )- 
lentata ; il che fece anche poi Ziriczee in Zelande i- 
manendo Amftredam Tempre fedele i perche fé :n 
Scoonouen, con buon zelo anche fi tenne, fùpcal 
Brederoda forzata. E quantunque Encufa, di qi :c 
foffe la prima , e feguitafl'ero l'altre conalcuniiir* 
ualli di tempo, e fenza ftrepito d'armii nondimem >• 
me in quell'atto preualeffero gli heretici, non lafc ii 
feguirne molto danno alle cofe della Chielà ; pc le 
furono perfeguitatii Sacerdoti, vifipefì, flagellali 
impiccati. Non rimafe quafi Prouincia alcuna > < le , 
non fi facefle mouimento, e quelle Terre, che più i- 1 
Timpofitionc de' dati) fi feutiuano aggrauate, e le 
per rifcuoterli erano ftate maggiormente ftretre, i )• 
no quelle, che fidichiarornopiù tofto. E fi con n 
Olanda il Brederoda, riuolgeua quelle genti con 'il 
lor Rè, cosi nelle Prouincie conuicine, non mane i- 
no altri amici del Principe, che metteflero tutto i i- 
fordine; perche in Gheldria nella Contea diZuii) 
nella Tranfilania il Conte ài Schierenberg, cog o 
del Principe , entrò con genti , e fi fece dar' vbidi '4 
alla più parte ài quel paefe,prefe facilmenteDousb ;• 
Zutfen , Elburch, Goor, Campen, Zuol, Stienm ìii 
& alcuni altri luoghi ancorché forti, perche fi rei ì- 
uano prontamente. Ogni bandito faceua nuou(!lf 
fegno di ritornar nella patria, ogniuno con quel t» 
te, ch'era più propria della qualità fua. Nella Frifia i- 
trarono alcuni nobifidi quella Prouincia banditi > 

guri 



Libro ^luinto. ^o^ 

tati da villani , e da cittadini ài poca esperienza di . 
:rra, a quali fubito fi refero Snec, Bolfuart, e Frani- 
r , e voleuano anche entrar'in Leouarden luogo 
i la corte di quella Prouinciajma gli habita tori più de 
I altri fedeli» ò meno irritati, diedero notitia del peri- 
i o à Cafpar de Robles Signor di Bi'gli che era à Grò- 
ighe domandandoli foccorfo, il quale con voa parte 
fuoreggiméto de* v^alloni.fi affrettò ài entrare così 
luogo, come nella Rocca, 6l in altre vicine piazze» 
he gli riufcì felicemente; perche non foloafììcurò 
\i luoghi; mahauendo quei banditi fatto ritirar di 
! :cò il prefidio,! che vi era di Valloni fuori cinque di 
, che ancora dall'altezza di vn campanile valorofa- 
iite fi difendeuano,ricuperò quella piazza» & efTen- 
1 ene quelle géti andate intorno à Staueren, alla boc- 
lell'entrata del mar di Olanda, le ruppe , e k^icciò 
a Prouincia; ma gran numero ài fold-ati vi bifogna- 
. guardar' ogni luogo, & é gra trauaglio nella guer- 
. nonfaperdichifidarfi.Notabil cofaera vedere, co- 
i quei popoli sicofanti, e si fedeli al mouimento, 
i:hauea fatto l'altra volta il Principe, non fifolTero 
j ito mofTì contra 1 lor Signore in tempo , che con 
jii mouimento haurebberomeflo le cofe in gran 
j icolo, e che hora fcandahzati , & aggrauati dal pro- 
i.erdclDuca, per la quafirà del perdono, perlafa- 
|ca di fortezze, e peri'impofitione de' dati), tutte 
I e contra i lor priuilegi voltallero gli animi. Co- 
pcnpreueduta dal Principe d'Oranges, il quale fo- 
ia rilponder'à coloro , chelo colpauanoditemera- 
, , guerreggiando contra vn si gran Ré , che la cu- 
ligia, e la crudeltà de gU Spagnuoli gli aprirebbe le 
irte di tutta l'inferiore Germania. A qucfìe cofe 
'nprouedeua, né poteua prouedcr' il Duca, per 
l'n hauer forze ballanti àrefifter' aranti affalti ; al- 
I frontiere di Francia hauea mandato alcuni pochi 
I caualli. 



11 o Ijloria di leronlmo Conejlaggio 

cauallij accioche vietaflero> che de' Francefi alla sf n 
non ne andafTero à MonS) più di quelli, che vi erar e 
attendeuaà mandar genti intorno à quella città, cr 
vietarle la prouillone delle vettouaglie, in tanto ». 
paraua eflercito per efpugnarla, hauendo rifoluto e. 
Sta per la prima imprefa. Nel fine del mefe di Giuo 
vi mandò Federico Tuo figliuolo, capo di mille cin ;- 
cento Spagnuoli, che guidaua Rodrigo di Toledo ic 
milla cinquecento fra Valloni, & Alemanni , fott j. 
gnori del paefe > e tre compagnie ài Caualli leg ri 
Spagnuoli, a'quali fi doueua andar' accoftandode] (- 
tra gente. Egli e vero, che fé bene eiTo Federico pi i- 
uà il nome di quella imprefa^nondimeno haueua < L 
ne dal padre, di non far di fua tefta colà alcuna; ir i. 
fciarrifoluere, &eflequirelepiù importantiàCh - 
no Vitelli Marchefe di Cetonto, che vi era andati )I 
Signor di Norcherme gouernatordi quella Prouii i; 
alqual Vitelli in effetto vbidiuano Giuliano Ror o 
maeftro di campo, e tutti i capitani. Arriuate qì e 
genti vicino alla città vn miglio, prefero le cafe, e e 
di quei contorni, fortificando quelle, che'lfopport • 
no, mettendoui foldati, e la malia delle genti, s'al - 
giò alla Abbadia di Beleam , parte verfo la Francie - 
moda ad impedir' i foccorfi ; doue fi fecero forti , t 
poter più ficuramente ftringer' i nemicij i quali no - 
iciarono di vfcir' alle fcaramuccie con vari) fucceflì i 
tutti di non molta importanza, fé non fu vn gio 'i 
che quei di dentro mandarono fei cento foldati fi ii 
per ficurezza d'altre genti, che mifero à fegar le bi N 
percheall'horafifcaramucciòpiù viuamente, che > 
tre volte, con danno d'ambe le partijma piùdegH; t- 
gnuoliper hauer quei della città ficura la ritirata 1< o 
le mura, e l'artigUerie loro, e quiui rimafe ferito C i- 
pmo Vitelli d archibugiata in vna o;amba. Andar o 
anche gli Spagnuoli) à tentar di farfi patroni d'un' a a 

Abbai , 



Lihro ^into. 2,11 

adia, che dicono di Epinleu, guardata da Francefì, 
e ne ritorn arono mal trattaci lenza far'eifetto alcu- 
luefte trenti con dell'altre, che fé ne andarono 
landodi diuerfenationi, così à piedi, come àca- 
), Fra i quali feiftendardi d'huomini d' arme de'Si- 
-i del paefe, fé ne ftettero quiui ali'afTedio della cit- 
no al ritorno di Francia del Signor di lenlis. Coftui 
o flato mandato, come lì è detto dal Conte Lodo- 
ai Re Chriftianiflimo , & air Ammiragho à chie- 
3ccorfo, trouatih d'accordo lo haueua ottenuto; e 
: ne ritornaua con più di quattro milla fanti, du- 
3 huomini d'arme , e due compagnie di archibu- 
à cauallo, & alcuna poca caualleria leggiera. Egli 
0, che'l Coligni gH haueua ordinato, che non an« 
à Monsj parendoglijche potefle quiui giouar pe- 
na, che procurale di vnirfi col Principe d'Oran- 
accioche poi tutti inlìeme aflìcuraflerol'imprefa 
)douico , con leuargli l'alTedio. Il medefimo gli 
e anche'l proprio Cote, e che pel camino ài Cam- 
palfalTein Alemagna, per facihtar'al fratello il 
ggio della Mofa, auuifandolo delle genti che ha- 
accampate intorno, ecomeglipareua, che quiui 
douefTe far profìtto, hauendoeghmeilieripiù to- 
j i vettouaghe, che di gente. Però il lenlis , huomo 
i ronto aireffequire, che fàuio al ccnfìghare, non 
imne punto all' altrui parere, anzirifpondendoal 
I te, che voleua vederfì prima feco ; s'incarnino di- 
linatamente verfo Mons , facendo innumerabili 
1 li per tutto doue pafTaua. Chiapino Vitelli intefa \x 
I la che faceua coftui, rifolué ài non afpettarlo ne gli 
! cati, anzi vfcirgU incontro, e vietargli il focorrere 
ttà, quello, che flando fermo non lìpoteua fare, 
, e diloggiato l'efTercito contra il parer di alcuni 
|»rincipah,prere'l camino di Francia. Hebbe ài qae- 
i;en ti dalle /pie, e da altri varie nuoue; verer efalte> 

fecondo 



2T1 Ijlortadi Uronimo Coneft aggio 

fecondo la qualità de' porratori, onde ciò fu cagioi (jj 
vaccillar'vn pezzo ne' penfìen'i e veramente neri, 
uendo faputo i Francefì bene il camino.haueuano : f. 
fé volte traaiatoj onde eilendo già fcorfo alquante u 
nanziil Vitelli, e dubitando di elfer'ingannato.e e 5 
le rincontrare, tornato in dietro (ì fermò cinque m jj 
lontano da Mons vicino à BolfLÌ doue era partita la \, 
da. Quiui pafìatoil fiume Hainc, per il ponte che :• 
cero arriuarono aifai torto i Francefi -, con minor ] i. 
fiero dell' inimico di quel, che lìdoueuahauerc; < j. 
Tvfcir d'vn bofco furono fcoperti da gli Spagnuoli: •- 
na parte, e l'altra lì mife ad ordine,& il Vitelli con. - 
rato il (ito dubitò della vittoria; perche fendo il b o 
alTai folto, & opportuno riparo, fé Francefi non h; • 
fero voluto combattere, pareuaglimalageuolevir • 
li colà dentro , maflìme» che quafiafcolamentef > 
uano andarfcne calando in Mons.I Francefi hauei o 
la caualleria dinanzi, che non arriuaua à mille ca li 
guidata da lanafac, della fanteria ch'erano circa t - 
ta tre infegne hauean fatto due corpi; il primo era • 
dato dal Baron ài Renti, ch'haueua feco lumellec - 
tano di nomeil'altro veniua appreflb commandatc il 
lenlis, e da che hebbero vifta de' nemici , fi tenner - 
partiti in parte col bofco, e con vn picciol villaggi » 
che era. Chiapino, parendogli, che la vittoria confi f- 
fe tutta in fargli vfcir da quel luogo, non punto igi o 
della colera Francefe, ordinò le genti in quello ni' ^ 
Mandò inanzi alquante compagnie di causili, guiti 
daLopeSapara,dietroalle quali mife cento kdii '■ 
fchettieri, con alcuni altri fcopettieri, acciochefai i* 
do quelli la fcaramuccia fanguinofa, incitaflero i F 'b 
cefi ad attaccar la zuffii: feguiua il refto della cauali ia 
fotto il Signor di Norcherme : delle fanterie (inn « 
allo fquadrone delle quali elfo Chiapino otìFefor ■* 
gamba fi faceua portar' in letica^ liaueua Ipinto * 



Libro Gluinto. iij 

e innanzi, raccommandata à Giuliano Romero, il 
e feguiua egli poco apprelVo, con ordine à rutti, 
auelTero cura più tofto di tirar' il nemico fuor del 
0, che di fpauentarlo. La caualleria Francefe fi fe- 
ilorofamente innanzi con vna banda di quattro- 

archibugieri , e con faccia più di battaglia, che 
aramuccia, incontrò le prime compagnie di ca- 
con grande impetosle quali dopo l'hauer combat- 
alquanto valorofamente, cefleroà quella furia, 

andò la carica verfo gli amici fenza difordinarfi 
0. All'hora rimafero i mofchettieri nella pugna, 
h (ancorché pochij fecero in vn momento tanto 
o, cheamazzatiglihuomini, eicaualli, empie- 
il campo di mortalità , e con l'aiuto del Signor di 
:herme; che foprauenne con la caualleria , mifero 
in fugai Francefi. Quefto fu fi puòdir'ilfegno> 
che tutte quelle genti lafciato'l bofco , e il Villag- 
ntrarono nella battagHa , perche'l Baron di Ren- 
dendo battuti i fuoi, con furia Francefe animo- 
ntefi Ìqcq innanzi , e dopo hauer tentato in va- 
fermar la caualleria, che fuggiua, venne alle ma- 
nle genti di Giuliano Romero, che già s'affret- 
I per entrar nella pugna. Quiui fu combattuto al- 
I to valorofamente, ma fpauentati i Francefi, ò vr- 
i|i parte da lorcaualli, non feppero continouare 
:|nbattere, aggiunto, che vna parte di ellì fofrenu- 

1 prima tempefta di palle, fenza poi affrontarfi vol- 
ijio faccia, talché fuggendo lafciauano i valorofi 
,edaa' nemici. Chiepino fegucndo la cominciata 
,'ria ruppe quafi fenza combattere la fquadra ài 
r;is, il quale già confufo non fece maggior difefa, 
:, gli altri fi haueflero fatto, onde quefto fatto d'ar- 
ì che prima parcua dubbiofo , venne à riufcir di 
i| lo facile, che alcuni caualli Spagnuoli guidati da 
ìjuanni di Mendoza, nò fi mofTero per non verderui 

ilbi- 



z 1 4 Jjioria di leronimo Coneflaggìo 

il bifogno. I villani di tutto'l paefe, che da Francefi * 
no flati mal trattari gli haueuano feguiti fperanc le 
vendetta, ò pur come foglionocon difegnodi r ar 
chi perde; quando li videro in rotta, diedero lor'ad [q 
con tanta rabbia, che non perdonauano la vita à q j. 
ti ne ricontrauano,e Chiapino vittoriofole ne torn ,1- 
l'aiTedio della città. Fu di notabil danno à Francefi a- 
iier' 1 villani, accioche non fcappaile lor la preda, r :o 
tutti i ponti, ch'erano fopra i riui di quella band; Si 
effendo il paefe abbondante di acque , i vadi diffi i 
pafTare, tutti coloro, che tentarono i fiumi, ó vis', i. 
garono , ò da foldati , e da villani furono prefì, & i. 
mazzati, di modo,che non vi fu quafì chi ne porta i 
lìuoua in Francia. I morti furono preflb à mille i- 
quecento, la più parte Francefi, il refto fendo pri< \\ 
hebberomiferabilfìne, perche fpogliati nudi, ei;- 
nati in certe Ifolette, che fanno l'acque, chefcor o 
pel paefe , morirono ài fìime, e di difagio ; auue . 
che foldati Spagnuoli moffidi lor'àcompaffionc - 
ceiTero taluoltain efTì proua di quanti in vnafilap 1- 
fe pafifare, hora la forza di vno (parato archibugio, i 
quella di vn mofchetto. lenlis dopo hauere amma ti 
alquanti villani, e fatto forza in damo con vn buo i- 
uallo, ch'egli haueua di pafllir' vn riuo fu pien di p; i- 
no fatto prigione da vn Borgognone foldato à cau h 
del Signor di Nocherme, col quale non gh va o 
grandi promefTe, accioche lomettefTe faluoinl i- 
cia ; ma condotto al Duca fu cuftodito nella ree ^\ 
Anuerfa, di douehauendo tentato in vano la fugai :o 
le veftidi vnfachino, dilààvn pezzo mori, nonf J* 
fofpetto di veleno; il Renti vi morì con molta noi a. 
Con la nuoua di queda vittoria fpedi il Duca Fra e- 
fco di Bouadigha m Ifpagna,,à darne la nuoua ahe»^; 
perche fé ben' elfo Francefco non haueua quiuil'Jf 
compagnia d'archibugieri Spagnuoli > ch'era refi la 

Brufl es 



Lthro Giuinto . ^^ 

iflelles alla guardia delia perfbna del Duca, nondi- 
no effendofi trouato nella giornata con carico dì 
. banda di archibugeri, e militato valorofamente 
uè, che douelTeefler atto à darne ragguaglio. Ha- 
:a il Duca intanto radunato cosi intorno àMons 
ne in Quei contorni vn groflo efTerciroi ma ftette òx 
)U0 in dubbio fé douefTe andar con eflo intorno i 
Ila città, e far'ogni sforzo per cacciarne Lodouico> 
ire fé douea condurlo alla Mola per opporli al Prin- 
, che fcendeua d'Alemagna. Dall' vna parte, e dal- 
•a erano affai eguali i penfien'i perche lafciar che'l 
cipe fcorrelTe ficuro la campagna,il che non pote- 
jguir fenza gran danno > pareuagli mancamento 
autorità fua, oltreché le città, ancorché haueflero 
dio da così groflo eflercito , fi farebbero malage- 
aente difefe, tanto più, che co frefchi eflempi egli 
i chiarito,quatofoflero facili, ad abbandonarlo, & 
)Iandafi fentiuano ogni giorno nuoue ribellioni, 
ra le quali Fernando di Toledo , e Rodrigo Sapa- 
il Conte di Bofliì, ch'erano in quei prefidij con ai- 
poche genti , non poteuano ripararfi tutto , che 
•ofamentevi militaflero. LacofadiMonseraan- 
•flai importante , si per efler città principale quali 
( :iera alla Francia, vicina poche miglia à Bruflèlles, 
e egh foleua ftare,com anche per temer,che Fran- 
nentre eglifolTe lontano, con nuoue forze la foc- 
DJ liTero, fenza poterlo impedir' i forti jdi modo, che 
ili ìtafle inefpugnabile; aggiunto, che alcuni luoghi 
di all' intorno cominciauano à vacillare. In quelli 
ul )ij, ftette nella rifolutione d'andarfene à Mons, fti- 
nido, che i danni, che facefle il Principe doueflero 
f più rimediabili di quel che farebbe l'impoflìbili- 
ail r efpugnatione di quella città. Haueua hauuto 
>'J;magna de'foldati aflai, de'quali ripartiti alcuni à 
id.ucNiuelle, & altri luoghi, doucglipareua, che! 
' 1> Principe 



21^ Jjioria di leronimo Coneflitggio 

Principe douefie pafTare , accioche nonfofTerotoi. 
mente fenzadifefa, egli col rimanente fé ne an^à 
Monsi intorno al qual luogo di ordine fiiOi erano e i- 
corfe molte genti fra le quali quali tutti quei Spagn li 
ch'erano rimafì in Olanda , perche Fernando di T :- 
do maeftro di campo, e Rodrigo Sapata, che conL )- 
ro compagnie nella Haya, luogo della Corte di qi la 
Prouincia, haueuano foftenutovn pezzo l'iniìdiiH 
Brederoda, elafolleuationede'popoh, alla fine ft ti 
di vettouagh'e,e circondati da per tutto da nemici i- 
noftati forzati partirfi:conducendoreligioli,erel: )- 
fé) che non vollero rimaneruijonde quella parte e i- 
mafa quali del tutto abbandonata. Il Principe da I- 
tra banda , già alquanto prima fi era mcflo di Gè i- 
niacon l'elTercito, delìderofo di dar' al Ducala u 
percofTaje di foccorrer'il fratello, con rifolutione< :• 
nir'àbattaglia.Conduceua fette milk cinquecen^ a- 
ualli, quatordecimillaTedefchià piedi, tre milla .l- 
Ioni, e coli di Francia , come di Borgogna fé gH a- 
uano accodando alcuni archibugieri,condotti da li- 
ei di Lodouico, bramolì cofi di preda come di fo ir- 
rerlo -, &haueua anche feco Arrigo , e Criftofor- ioi 
fratelli, con molti altri Signori. PaiTò cosi'l Rene e- 
melaMofa fenza impedimento alcuno, perchf •' 
pochi Valloni, & Alemanni adunatifi di Namur, io- 
ghi conuicini à pena moftrarono faccia, chef! no 
medi in rotta. Venne preiTo alla fine del mefe > -ti- 
glio à Ruremonda,doue richiedi i terrazzani à d; bi- 
dienza vettouaglie, e pafìTaggio,!© ricufarono, e sfi- 
dando nelle muraghe, più che non doueuano pei ro- 
llo, che elle doueltero difenderli. Però i Vallon ii<li 
di rubbare , cercate in fretta fcale le appoggiare al* 
le mura, e mentre che i cittadini afpettauano la ' .'te- 
ria dellartigherié, fi trouarono il nemico dentrc »2^ 
quafi haucr fatto difelà. Furono ammazzaci in le^ 

l'ii -eto 



5Cto tutti coloro» che fi trouarono con l'armi in 
0, il refto fu mal rraccato, fàcclieggiato, e diììrut- 
connotabil danno delle cofe della religione, per 
e crudeltà v/àte centra religiolì, e per la diftrut- 
i della famofa libreria del Vefcouo, nella quale in- 
;lironoifbldatiper non hauerui trouato'l patro- 
i Niuelle.luogo di là poco diicofto,fù fatta la me- 
la richieda, e quantunque nel principio ricufàfle- 
! habitatorirvbidienza, (S<:ildarvettouagIiei tut- 
poi con l'elTempio di Ruremonda, intimiditi fi 
ofero in forama di denari , e di U prefe il Princi- 
Irada diritta a Mons, fenza trattenerfì molto nel 
10. Nonlafciando però di occupare per forza, ò 
:omponer quei luoghi, chepoteua, echetroua- 
•iftrada, come furono Difte, già fu o, Tilemont 
i affai di minore importanza , in alcuni de' quali 
•la tal'hora refiftenza , fecondo la qualità delle 
, che vietano, & alcuni altri volontariam.ente 
irrendeuano. Nel medefimo tempo, clie fi face- 
queflecofene'paefìbaflì, fabricaualìin Francia 
roce accidente contragli heretici ; il quale fi co- 
ìcurò in parte l'animo del Duca, cofi debilitò le 
ze del Principe, e de' fratelli fuoi. Il Rè Carlo 
mmafimulatione, feguiua il metter' ad effetto 
)enfìeri: folicitaua il Papa per la difpenfa del ma- 
io della forella : tratteneu^ l'Ammiraglio con la 
zadell'imprefa di Fiandra: toglieua l'armi, eie 
ioni alle terre heretiche : chiedeua a'protelhnti» 
;' I lafciaffero libere certe piazze, che per la pace 
^ nmafe in man loro : faceua vn'armata per mare, 
^ • quale ad vno diceua voler predar le naui dell'In- 
■ Spagna , ad altri , che voleua mandarle à Flef- 
21?, per'afTaltar la Fiandra per mare , e per terra; 
i( dre, che non era di quefte cofe contenta, i mari- 
;lbe mormorauano per la dilatione^ il Papa.e il Rè 
' P 2. Catolico, 



2. 1 8 Ijloria di leronimo Conefiaggio 

CatolicOj chefidoleuano, tutti tratteneua con ai n- 
gue parole, e dette con tanta efficacia, e lì gran di o- 
ftratione di douer far ciò, che diceua, chepareu.n- 
poffibile ch'hauelTealtro nell'animo.Però così fati dd 
gli animi de Principi, che alla verità niuna ài queft o- 
feera indirizzata al fine ch'egli diceua. Laveraii n- 
tione fua, fidata folamente ad Arrigo Tuo fratello • al 
Duca di Guira,era queftajdi vedere fé poteua in vi i- 
po, col ferro fmorbar la Francia dairherefie,Ieua fi- 
nanzi tutti i capi di efle, & vccider' affatto tutti e e^ 
reticii ancorché fofferoin molta quantità, pere ^li 
pareua, che coftoro gli toglieffero efTer'afToluto \.k 
quello fine haueua chiamato alla Corte il Princdi 
Bearn,queldiCondè, eTAmmiragho, Tvnoco U) 
l'altro con vn'altra fcufa , e tutto il refto , e le ra oi, 
che diceua, erano finte imagini per coprir' il fu le- 
gno. Dopo, chehebbeladifpenfaper ilmatrin ioi. 
(feperòlahebbe, perche alcuni vogliono, che fi ;lfc 
hauerla) il Cardinale di Borbone , non ofaua ir uè- 
nirui,ò per dubbio, che non fofTe vera , òpare )gli 
che macchiafTe la cofcfenza, per la diuerfità di h io- 
ne de' contrahentii peròhauuta vn'altra più la ■■ 
vera difpenfa da Roma, fi flatui malgrado di me C 
tolici, e di tutti gli Ambafciadori, il giorno del d 
bratione ; che Ri il diciottefimo d'Agoflo di f vau 
duconde fatto dinanzi alla porta principale del 'ni" 
di Parigi, Sacrato alla Beata Vergine, vn gran Ti tr^j 
riccamente guarnito , fopra elfo afcefcro i nuo polì 
col Cardinale , e principaH della Cortej e fatta cin- 
monia alla vifta d'innumerabilicirconftanti , p^"^ 
entrò nel Tempio alla melTa del Cardinale , e 1 p 
fé n'andò alla predica della fua religione; le fefl 
no grafidiflìme per tre giorni continui, con tu ^' 
giuochi,e pompe, che in fimih tempi foglici f»' 
Due giorni appreflb , elTendo ancor tutto pien li ' 



ui 



Libro §lumto. zi^ 

fcito l'Ammiraglio GafpardiCoIigni, dalcon/ì- 
, o-li fu à meza ftrada prefèntata viia fupplica , ac- 
helecr^endolahauefle cagione di tratteneriì,ilche 
•nneapunto; mancnfitofto egli lì fermò, che da 
fineftra vicina, gli Ri fparaco adolTo vnaarchibu- 
L, la quale menando due palle , l'vna gli portò via 
lO della deftra, e l'altra il feri nel braccio finiftro. I 
xi fuoi.da'quali egli era ordinariamente circonda- 
loflrando egli la cafa, ruppero le porte fubito, e vi 
.rono l'archibugioi ma non larchibugierejperche 
ito lì faluò. Le ferite di coftui non furono da Chi- 
giudicate pericolofe, fé ben all'animo erano mor- 
ii Rè fé n'era già doluto,quel di Nauarra, & alcu- 
i Signori,ma egli con la Madre,e molti principa- 
olici , l'andò fubito à viiìtare con molte confola- 
, offerendo ogni cofa per la falute, eperlaven- 
Quefto colpo in huomodi tanta autorità fu di 
"pauento à tutti i proreftanti , fra li quali lì difcor- 
òpra quefto cafo vanamente , chi ne daua la col- 
Duca di Guifa, comeà capital nemico dell'Am- 
;Iio , molti penfauano (ili Rè? ir.a non olàuano 
tutti fi accordauano però in quefto , che la cofà 
fé bifogno di rimedio. Alcuni dubitando di fé 
fenzafperanza ch'egli douefTeviuere, voleuano 
idonarlo:altrimen timidi rifolueuanoftar fecolì- 
a morte, fabricando già fraftefli forme diven- 
Allafinerifoluerono,di dire al Ré, che fofTe con- 
. quado l'infìrmita il fopportafTe, che il ferito fof- 
ri dotto à Caftiglione , per leuarlì di mezo de' fuoi 
K :i,ò che almeno cócedeile, che molti gentil'huo- 
i. 'eguaci fuoi, che erano fparfi per la città, fi allog- 
i ro nella ftrada, doue egli era, per ogni accidente 
• otefle foprauenire. Il Ré non confentì che doueP 
ijlarfene con dire, che potrebbe farfi danno, mali 
giacque volentieri, che fi radunalTero i fuoi in 
' P 3 quella 



2 IO Jftoria à'tìero nìmo Coneflaggio 

f|uella contrada, facendo lor'afTegnarcafc, & (ei 
(è, fe'l dolor delle piaghe il confentifTe di darsa] 
loggiamento in palazzo j e quando pur non pcfl' 
andarui , che gli manderebbe per jficurezza vna > n 
pagnia di foldati della guardia^ onde l'Ammiragli ,'a 
cillandone'penfìerihorfuriofo, hor pacificato, er 
còla guardia con humili nngratiamend, perciò bi- 
ro vi mandò il Rè cento Archibugieri alla porr U 
prattiche di queflo ferito non erano altre, falu k 
egli era olrefo nel braccio, ma che hauea fano il e );e 
che ancorché folTe con perdita delle braccia, fi \ ii. 
cherebbe publicamente ài chi con infidie havea lu- 
to ammazzarlo,es alcuno glidiceua,che'lRcfic ,'iu 
del fuo male, e che farebbe per lui la vendetta, r )n" 
tieuain colera ch'erano fintioni,& inganni, ch'e| ^en 
cognofceua; e fi lafciò trafportare ài forte, che r. KO 
à configlio i principali de'fuoi , fu da tutti teni per 
fermo,il Réhauerlo voluto far ammazzare, e ciò 
deliberarono col ferro leuarfi dinanzi eflo Rè , ili , 
Madre, e fratelli, e molti principali, fra quali i lo- 
ri di Guifa ; E fé ben sì imporrante nfolutione : ud 
cafo, in quel tempo , & in vn'heretico , parue a cli- 
ni non eìTere del tutto b/afimeuole, nondime 'f- 
fer trattata in modo, che potefiTe venir' à notitia K 
fu mancamento di giudicio. E veramente in -^^^ 
huomo per efperienza fauio, cauto, e gran g™- 
ro, fi può chiaramente conofcer Ihumanafraf -àìC 
come non permette Iddio, che l'huomo fi vanti ^j^- 
dicarferaprebene. Perche tutto ch'egli conia ;^c'' 
tà, col militar valore , e con l'induftria di mar ;g"'f 
gli animi de' popoli, hauefle fatto ftar'à fegn 1^^° 
proprio Rè, nelle più importanti cofe, non fepg^v: 
uernarfi; anzi fece mille errori l'vn fopra l'alti L-'t 
fcio à dietro la confideratione , fé fu fauio, ( ^z' 
confislio, doppol'hauerefdcgnatoconlaguer il' 



lar'alla Corte; ma queft' alrra di accettar la guardia 
•alazzo, evedendofiinpotcr del Ré, fparger quali 
)!icamente minacciofe parole centra di lui, fu giu- 
gno error'inefcufabile. Hauuto ch'egli hebbe la 
.rdia de gli archibugieri,parcndolì forfè con e(Tì;ma 
con l'alloggiamento de'fcguaci fuoi, più ficurcat- 
deua à fanar delle ferite per vendicarli poi. Mail 
, alle cui orecchie erano peruenuti tutti i ragionà- 
nti,e la congiurajconobbe efrerneceirarioeflequir 
)cemente quel rimedio, che fofle più opportuno 
ncurabile infirmila dell'inquieto animo di colui, 
quale procedeuano tutti i mouimentide gH hereti- 
^erciò dati gli ordini conuenienti all'inrention fua, 
3tte , che precefle al ventiquattrefimo giorno òX 
fto, acciò che le iAz^\ Parigi finifTero in tragedia, 
; fonar la campana della Cliiefa di S. Germano, 
ra'l fegno che hauea dato aTuoi» la quale non li to- 
"ù fentita, che i guardiani dell'Ammiraglio rotte le 
te, entrarono doue egli era al letto, e furiofamente 
imazzaro gettando il corpo per le fineflre.Il mede- 
ò giuoco fu fatto à quafi tutti coloro, che per aflì- 
irlo vollero efTer' alloggiati in quella vicinanza, e 
di mano in mano per tutta la città da tutti i lati, da 
olici furono ammazzati gli ugonotti conincredi- 
Irage, & inufitata crudeltà ; &:ilmedefimo (chia- 
;gno di cofa prima ordita^eguì nel proprio tempo 
|.ione, Tolofa, Bordeaux, Rouano, & altri luoghi, 
deperirono piudifefrantamilla pcrfone. Non vo- 
|) trattenérmi à raccontarne atroci cali, sì per non 
,rar nelle cofe di Francia fé non inquanto fanno al 
jlropropofito, fi anche per efler' infiniti; b afta, che 
Timiragho di tanta autorità , à\ tanto feguito , che 
:o prima hauea commandato gli effercitijfù violen- 
I "lete morto, obbrobiofameteftrafcinato perle ftra- 
I condotto àMonfalcone,e quiui impiccato per li pie 
ì P 4 di. 



212, Ijioria di teronìmo Conejlaggìo 

di , fendoglì prima ftata faccKeggiata la cafa. M ci 
Signori, e Baroni principali? furono improuifàme e 
col ferro eftinti, da chi non vi hauea mai penfàto, n !- 
ri fé ne faluarono con la fuga, moiri corfì a'piedi:! 
proprio Rè, delDucadiGuifa, e d'altri Sign ori, p. 
mettendo di lafciar l'herefie ritrouarono fcampo, li 
Ambafciadori de' Principi, la narione Italiana, e o 
le dame di Palazzo, ricoglieuano hor (]uefto,hor q . 
lo, che lorfì raccommandauaabbhorrendo infìen a 
morte, e la fetta loroi e il Principe di Condè, e qu li 
Bearn furono viui cuftodiri. Non fil facil cofa , ri i 
dall'armi il popolo immerfo nelfangue, e nell'v - 
iìone, evibifognòpiddVncomraandamento, pia 
ch'egli fi quietafle, mailìme elTendofi fparfo voce, e 
gli herericihauean voluto forzar la guardia del pr - 
zo, & vccider' il Rè, il che £qc& incrudelir più lu ' 
mente gH amoreuoh Pariginijpure alfinecommii ■ 
ronoà ftialcinar'i corpi morri alfiume,e quel giori a 
Sonnacolmadicadauericorfefangue Non mi è m i- 
fo l'opinione d'alcuni,che vogliano, che l'Ammira o 
ferito, non congiurafle centra il Rè, e chelamort a 
con quella di tanta nobiltà, e di tanto popolo,non •• 
cedeirefaluo da primi difegni di Carlo, di voler't- 
par col ferro, l'herefie^ ma ogniuno è libero nel cr s 
re. Mentre che quefte cofe fi faceuano in Francia,! r- 
ciaua à picciole giornate il Principe d'Orages, con i- 
fèrcito verfo Mons, nel modo che fi è dertoj à Ma :s 
che già feguiua la voce fua non hebbe che fare, fi d le 
à moleftar Louanio come debole j ma vfciri ài elf- 1- 
làjOhuier de Timpel, & il dottor Elberto Leonine 1- 
tramente ilLongohocompoferole cofe in fomn di 
denari. Ma il Duca d'Alua fentédo approffimarfi qt :o 
eflercito , fé ne era andato come fi è detto in cam à 
MonSjdoue andò ad aiutarlo SalenrinoVefcouo di > 
lonia,con due milk caualli,e quiui intefo le cofe f" -" 



Libro §^mto, 213 

! à PanVi pre(ago del buon fine di quella imprefà, 
s dar fe^no d'allegrezza à quei di dentrconde fece 
loi fparartre volte gli archibugi, di chemaraui- 
1 ndolì 2;1j alTediati, mandarono fuori alcuni foldati 
!apern"e la cagione , vno de' quali colto da gli Spa- 
oli fu rimandato dentro con la nuoua,& ricacciato 
fuori da Lodouico moftrando noniftimarlacofà, 
, che gh douelTe effer di gra cordoglio, però le fue 
5Ìanze reftauano folamente fondate nell efTercito, 
[j lì auuicinaua.Dapoi ch'elDuca entrò nellalloggia- 
i Iteli conobbe efTerui ilCapitanojperche edendofi 
j all'hora proceduto dall'vna parte, e dell'altra fred- 
j ente forfè per l'ordine limitato che hauea Chiapi- 
i .1 Duca attefe fubito à leuarfi gl'impedimenti d'in- 
o.Fece aflalir' i borghi di Bertemont, che mal for- 
ati erano difefi da foldati Francefi, e con mortalità 
Dchi gli venne fatto firfene patrone 3 nondimeno 
ndo vfciti della città, adofloàgliSpagnuoh buon 
lero di foldati, tornarono à ricuperarli,& accioche 
uouo nò procurafTero di accommodaruifi.vi mifè- 
fuoco,che in tre giorni che vi durò,da vn Tempio 
lori arfe og-ni cofa.Con tutto ciò non lafciarono gli 
j^nuoli di tornarui ad entrare, e lafciatafi con le 
i cee à dietro la Chiefà , vi fermarono il piede di for- 
che non temerono di eflerne cacciati per forza. La 
ia di Epileu, grande, e fempHce edifitio , vn tiro di 
mone difì:ante da Mons, era guardata dal Capitano 
2Z Francefe , con più di feicento archibugieri, que- 
jmchevolfe nettar' il Duca, siperl'vfcita, che diU 
,2uano alle fcaramuccie, come per la commodità 
|viueri,cheimpediuano venendo da quella parte. E 
pen già prima in vano era ftata tentata con aflalti, 
I :a fattoui il Duca piantar contra tre Cannoni, & vna, 
I lubrina,ghfracairò di forte vna delle porte, che l'en- 
|ta fi veniua ageuolando ; il che veduto dal Paiet 

P j con 



214 IJloriadì leronimo Coneflaggio. 

con fcorta ch'egli hebbe dalla città di caualli , & ai i{- 
bugieri, che trattennero i nemici, ritirandofi l' ab! ■\. 
donò: (aluando tutta la Tua gente? &il Duca vi fé 
fubito in prelìdio il Signor di Molein con quattro i z. 
gne di Valloni. Fatto quello fi diede à ftringer la ti 
con ripari , e con le trincee verfo le porte per im^- ir 
rvfcita à gli aflediati , fé ben elTi hor da vn luogo , Dr 
da vn'akio , e tal volta da parti non penfate , vfcii o 
danneggiando i lor nemici. Pure il Duca con molt i- 
ligen2a,andato con tre profonde trincee molto a i- 
ti le condufTe à sboccar tutte in vna alTai vicino a f- 
fo, e quiui con terra, fafcine > [^cchi di lana , & alt ì- 
mili materie , s' ingegnò di farui riparo da poter > 
nere per procurar di cauar per quella vìa. l'acqu jl 
foiTo, che gì' impediua l'andata all' afTiIto. Mafi .- 
uagliofattoinvanoperal^horaj perche hauend ó 
antiuedutoil Conte, fece accommodar su la co: ,- 
fcarpa,buon numero di archibugieri, che moleftai a 
gli Spagnuoli di modo, che non potettero tagliar - 
to terreno, che riteneua lacqua.fe ben poi con pii - 
mero di guaf1:atori,e con perdita di molti buoni f( ;• 
ti, entrarono con le caue nel foflb fenza però potè ;f 
corfo all'acqua , Erafi nel raedefimo tempo , fati a 
batteria con venriquattro Cannoni,e Tei Colubrin i- 
partitein tre parti ; Tei pezzi furon piantati ne'bc li 
in^^eminente luogo, accioche fenza hauer mira p d 
vna parte, che ad vn'alrracolpilTero dentro nella :à 
le Cafe , i Tempi) , eie ftrade per ifpauentar', ei > 
ter'in neceflìtà le genti. Gli altri pezzi, erano ripart n 
dueluoghi;matuttiferiunnoinvno, alla porta di t- 
temont le difefe, muraglie, e riuellino di efla. Qi ta 
batteria durò moki giorni, perche il Duca lento d !• 
tura, e cauto, tutto che fìngelTe di affrettarli, non ] »- 
faua di accelerar l'aflalrc j perche la fortezza del lu( 3» 
e'I valor de' difenfori non gli dauano buona /pera a> 



Libro §lumto. aif 

i tenendo V orecchio alle nuoue dell' efTercico del 
Incipe, che fi andana auufcinando, s' ingegnaua di 
t tificarfi ne gli alloggiamerii e circondar bene la cit- 
acciocheella non potefTe efier foccorfa né egli co- 
atto alla battaglia. Quei di dentro non ftauano otio- 
perche Tempre con nuoui ripari, con piatte forme, 
; alzauano, e co tutte le maggiori diligenze poffibi- 
'ingegnauano di fortificarli , e di danneggiarci! ne* 
co. Nondimeno durò tanto, e fu sì continoua h 
:ceria,che le difefeandaro tutte per terra, (Se il riuelli- 
erafracaflato di forte, che giouano poco, oltre che'l 
irò, e certe torri di minor'importan2a,andauano ca- 
ldo, onde non rimaneua a difenfori faluo la ritirata, 
ae con gabbioni fi erano fortificati per raiìalto.Egli 
I en vero, che accommodati fcpra elTa tre Cannoni, 
( uè Colubrine,nonfolamentedanneggiauano forte 
iTercito Spagnuoloi ma veniuanoàeTierein oppor- 
10 luogo per ribbuttar l'inimico quando voleife en- 
re,& ancorché di ciò auuedutifi gli Spagnuoli, pro- 
raflero coglierle di mira per ifcaualcarle,non potet- 
o pe rò mai farlo. E perche il Duca, con la dii4icoItà 
ir ac<qua,andaua dilattando railaIto,eglino dentro fi 
Jauano fortificando di nuouo, e trauagliarono sì in- 
rno al riuellino , che lo ridufTero quafi nella priftina 
ctezza. E non oflante che' 1 Duca, per vincer l' humi- 
:à del foifo, facefìe far delle barche coperte di legna- 
e, sì forte , che refifteffe alle palle de gli Archibugi, 
I )n piccioli buchi per da elTi poter'ifparare , accioche 
i :uri conduceilero i foldati all' altra banda, e che con- 
ia il riuellino ordin alfe vn ponte fopra botti, corde, 
I : altri ingegni, nondimeno Lodouico, né i fuoi com- 
agni non fi finarrironopuntojanzi ilSignor deNa No- 
e con cento gentil' huomini fi offerfe alla difefa della 
arteria. Auuicinoffi il Principe in quello mentre col 
Ifercitoà Mons,ela fua giunta co voce dii'ra numero 

di 



ile IJiorla di leronimo Coneftaggio 

di gente, mife non picciola alterazione nell'efferc) 
Spagnuolo. Imperò che il Duca C non mai fortific > 
à baftanza ) faceua ftraordinarie diligenze in dif . 
buir 'artiglierie a' luoghi opportuni, à far trincee, pi . 
te forme, & altri ripari; per non elTer aftretto à l«u I 
dall' afTedio, ne venir' al fatto d' arme, che cjuefto er l 
fuo fine. Hauea mandato à tagliar le ftrade, interro . 
perle con gli alberi , & à guadar' il camino più che j • 
teua, ma come fuole auuenire quanto più s'auuicm. . 
il Principe , pareua che fi fcorgefTero maggiori pi . 
coli. Il fuo camino daua ad intendere, voler foccor 
re dalla parte di Bertemont, e venir per la valle fi- 
due coUine che vi fono, perciò il Duca in vna di efft 
ce far vn forte, di che hebbe cura il Duca di Medin; 
neir altra diftribuì le genti, coprendo però la fronti 
tutto r elTercito con vna gran trincea. Poi per cert 
car fi della venuta del nemico, e per riconofcer le g 
che conduceua, inftigato da' fuoi. mandò fuori cinq 
cento cauaUi leggieri à farne la difcoperta; li quali n 
iìtofto partirono dal campo, che ne hebbe notiti 
Principe, e fcelto di fuoi quattro compagnie de rei 
ò vogliam dir'archibugieri à cauallo alla TedefchajC 
Arrigo fuo fratello li mandò lor' incontro; il quale 
bito che ne hebbe vifta , lenza volerne faper megh 
numero» né la qualità giouenilmente fi auuentò lot 
dolTo con tanta furia , che non potendola foftener 
Spagnuolij ò forfè dubitando, chefoflerpiù chen 
erano voltarono faccia. Ma con tutto ciò non conte 
to Arrigo , non oftante che coloro con caualfi frefi 
fuggiflero velocemente, h feguitòvccidendone alci 
fino a' propri alloggiamenti. La ritornata di que 
genti fpauentate mile confufione in campo , pere 
ogn'vno credette, che il Principe con tutto l' eflerci 
folfe quiui ad alFaltar' i ripari , e fu l'alteration si gra 
de, che crederono molli, che fe'l Principe nel mede 



lì 



Libro G^uinto. ixj 

tempo fpingeua innanzi , fofTe per far' alcuno im- 
tance effetto. Arrigo , che per eiTeifi trattenuto 
■)po intorno à quei ripari hebbe da mofclietti alcun 
no ne' Tuoi, fé ne tornò al fratello certificandolo 

fpauento,che hauea caufato a' nemici ftimolado- 
dandar'auantijóc il Principe già rifoluto di farlo lo 
è ad effetto^ onde fpinto T elTercito li alloggiò alla 

1 dell' inimico àGiumagne 5 fopra quel alto , dcue 
: molino da vento. Quiui mife tutte le Tue genti in 

:aglia,prerentò la giornata al Duca,fparando conti- 
mente contra il fuo eflercito gran numero di can- 
ate, come anche faceua la città. A cjuefto modo 

il ce gran pezzo , fenza che però lo Spagnuolo fi mo- 
.e puntO) né faccfle dimoftratione alcuna di farlG> 
mente con le artiglierie procuraua anch'egli infe- 
l'eflercito Alemanno il che però non fQ.CQ , né dal- 
a parte , né dall' altra danno importante. Pure ve- 
ido il Duca, che tra l'vno efTercitO) e l'altro vi erano 
le valli.e de'bofchijche non confentirebbero farfi le 
amuccie troppo fanguinolè, mandò fuori da ì^qìcq- 
irchibugieri à fcaramucciare,con commiflìone, che 
1 fi arificalTero troppo, proteftando loro, che non li 
correrebbe. La cjual cofa veduta dal Prmcipe, pensò 
quella via farlo venir' al fatto d' arm.e, e kéìti feco 
mighori capitani , vkì fuori de gli alloggiamenti 
1 molte genti à cauallo, e con troppa brauezza. Dal 

1 ? Imarriti ghSpagnuoli,con la commodità del luogo 
tirarono tofto ? e fé ben furono feguitatifinoa' ri- 
•i, vfcendo da elfi gran tempefta di palle . conuen- 
alPrincipe con alcun danno de'fuoi, fpetialmente 
'cauaUi, tornar' all' eflercito fenza profitto alcuno. 

, on ceflauano in quello mentre l' artiglierie da tutte 
partii anzi fu bella cofa à vedere 3 perche il Duca 

'n due forti di batteria fenza fopraftar punto perla 

pinanza del nemico; colpiua in vn medefimo tempo 

di qua 



ii8 Ifioria di lerommùConeJlagglo 

di qua la terra) e di là l' cflercito contrario. L' artig . 
ria del campo del Principe batteua i ripv^ri, eroi. 
nanzedcl Duca con qualche danno, e dalla città n 
fi rifìnaua ài tirar nell'eflercito Spagnuolo. Ma n 
giouando al Principe niuna di quefte cofe, mutò all( . 
giamento , e fé ne andò à Carillon, ambiguo fé dei . 
iiaritirariì, ònò, peròThauer hauutoquiuinuoiia [ 
fratello , e del buon'animo de gli alTediati , lo fece ■ 
foluere à far l'vltimo sforzo pet tirar'ilDuca à battag . 
onde fé ne torneai Molino, donde erapa'rtito.E fel 
l'andaruij e Io ftarui non era così facile comeprir 
perche il Ducaprefa, e fortificata vna collina eh' 
fra l'vn luogo, e l'altro con l'artiglierie lo infeftaus 
fai, nondimeno vi andò, e vi flette cinque hore in oi 
nanza. Nelle quali coni' infegne^ con le trombe , < 
le bombarde, e con le parole non lalciò cofa indie! 
che potelTe farfi per tirar' il Duca fuor de gli alloga 
nienti, fino quafi ad alTaltarlo in eflìi ma tutto in va 
perche quel vecchio prudente vedendo la vittoria e 
fìftere nella patienza, e nella flemma non volle vf. 
ne. Dal che, difperato il Principe di far' effetto al . 
buono, aggiunto che iFrancefì, checonduceua, . 
minciauanoà dolerli, rifoluèd'andarfène verfoNii ■ 
le, onde meflo il fuoco ni certi villaggi là intorno,f • 
fé la ftrada di Maiinas Ma nell'alloggiamento ch'h ■ 
be la notte non lo lafciò ftar quieto il Duca , per : 
mandò fotto Giuliano Romero mille foldati à pied : 
cinquanta à cauallo con le camicie fopra l'armi per • 
nofcerfi di notte fra nemici, accioche alfaltaffero 1' • 
fercito del Principe. Il quale tutto c'hauelTe ottoce: > 
caualli nella retroguardia, nondimeno fuiatifigliS • 
gnuoli, aflaltarono per fianco l'alloggiamento de' "^ - 
defchi, de'quali colte improuifàmente le fentinelle - 
cero moka lirage air.mazzandone più di quattrocé > 
e con tanto fi"rencio;che à pena furono fsntiti dopo i 

pe?!» 



0. E fé bene il gridar' all'arme de gif Alemanni 
lueuano la carica fuegliò la caualleria,nondinieno 
tilìà tempo gli Spagnuoli, non hebbero danno 
Dortaza, rimanendo T eflercito del Principe per vn 
o sbieotito,& in gran confullone. Pure allo {pun- 
si giorno > dato ordine al marciare, conforme i 
lo richiedeua la vicinanza del nemico alle fpallej Ce 
idó à Malinasidi doue mandò à dire al fratello>cIie 
do non poterli leuarl'aflediojne marenerpiù lun- 
;mpo vnito queireilercitOjfe ne ritornaua; che gli 
i ch'haurebbe douuto appettar' vno òdueaflalti 
nimicOjechefepoilovedefTeoftinatOifìrendefTe 
lei migliori patti, che poteflecauarne.Quiui flette 
iorni à riftorar le genti, doue lafciati cinquecento 
Ji, e ducento foldati à piedi, perche vi erano mille 
accento cittadini armati, s'incarnino verfo Olada, 
naia fodisfattione delle fue genti; che mal conteti 
paghe tumultuauance vi bifognò tutta la fua pru- 
ajàfar,che non vi forgeife difordincipurefeguito 
cuni,lpetialmente da nobihi da altri abbadonato, 
ò ritirando tanto oltre, che arriuòàDelfr, doue ri- 
: ficuro dairmfolenze di molti,che tuttauia minac- 
mo^e lo fpauento.in che T haueua melTo la licenza 
)ldati,ncn era flato sì picciolo, che non hauelTe te- 
, che lo faceflero prigione, e lo confìgnailero al 
a d'Alua.La nuoua della partenza di quello eiTerci- 
; il meffaggio delPrincipe giunto àLodcuico gli £a 
one di timore; perche non mettendo egli dubbio 
ftinaiion dclDucajConofceua certa la perdita Tua, e 
i| licado per nefiuna via poterfì tenere, non gli parue 
I e feguir'il cófìglio delfratelIo;anzi trattar l'accordo 
! na che afpettar lafTàltOiperche efTacerbado gh ani- 
le morti, che vi potean feguircgiudicaua douer'ha- 
I m iglior partito prima, che poi. ode propella la cofà 
i'rincipali^fìinfoluto di trattarne; e tutti vi cócorfe- 

rovo» 



Z30 Ijioria di leronlmo Conejlaggìo 

rovolontieri, già fianchi dall' alTedio, maffime z\ 
Irancefi fi aggiungeua l'incertitudine delle cofe fi :e 
dute à Parigi, di che tutti defiderauano andari e, 
chiarire. Furono deputati per trattar Taccordo, Si 
gnori della Noue > diSenarpon , e ài Saucourt, i al 
trouato il Duca bramofo di non perder tempoj p ef 
fer già pallate mezo Settembre, e reftargli molte h( 
fare, non tardarono à concluder in quella forma, he 
il Conte poteffe andarlene ficuro con le fue geni no 
a' confini deirimperio. Cheli gentil' huomini, la- 
uallcriafe ne vrcillero con vncaualloper vno,ari e 
bagaglie. E li foldati à piedi con l'armi , e la con c- 
cefa , facendo giuramento però di non portar 1 ni 
contrail R.è Filippo mentre non farà guerra a' n- 
cefi. Dieronfi dall' vna parte, e dall' altra gli ofi:a< li- 
no à tanto , che vfcendo da vna porta i France k 
vn'altra entrado gliSpagnuoli,vn macflro di carni Id 
Duca diede in campagna il giuramento a'foidati n- 
cefij dalla parte de' quali, com' anche da quella di 'U- 
ca, furono per airhora bene ofTeruatii patti j oltre e* 
gh non i^ce. mal trattamento alcuno à quei della tài 
certificato, che non haueifero hauuto nel princip Q* 
telligenza con Lodouico. Il quale à quel tempo sr- 
nio difebre, trauerfandoilpaefefem'andòà Ce lii 
Jòuegli furono chi ufe le porte di forte chefiifcito 
andarfencà Delemburg Caflellodel Principe fu ra- 
teilo. N orarono icortegiani)chedouendoegh il oc- 
chio vfcir di Mons, venilTevoghaa Federico di ' le- 
do, figliuolo àoì Duca di vederlo , che perciò tra fti- 
tcfi con alcuni amici àcaualld'andafTe ad afpett al' 
lafcrada, che douea fare , del che, ò che Lodoui( ^^' 
ueife hauuto notitia, ò che pure egli conofcelTe t lil'^ 
effo Federico, quando fé lo vide tanto apprefT :ne 
poteua effer fentito, falutandolo gli difle m\\^^ 
Spagnuola Perdone V.S. laperadumbre;dal che, v ^'^^ 



Libro G^téinto, 231 

Vderìco, centra il creder Tuo elTer conofciuto^non 
le improuifamence rifpondere. Marauigliaronfì al- 
ijcli'hauendo il Duca ributtato reflercito del Prin- 
, dal foccorfo di Mons , e rimafo per ciò Lodouico 
iiato in quella città, fenza alcuna fperanza d' aiuto, 
i Francia, ne d'altra parte, egli fi contentafle cosi 
mente ài lafciarnelo vfcir libero j e con sì honorati 
jdouendoeflerficuro, chefofle per cadérgli nelle 
i, aggiunto che la rigorofa inclinatione del Duca, 
•a desiderare di agguagliarlo con gl'altri delinque- 
rò le ribellioni d'Olanda, e quella di Malines atta 
cender maggior fuoco in Brabante, furono cagio- 
le con prudere configlio fi affrettafle ad accordare 
orrer a riparar a quei danni, ò per non far maggio- 
rdite. Partito Lodouico con le fue genti, eprefà 
agnuoli lapolTeffione della città, il Duca voltò 
no, e l'armi à ricuperarci luoghi, che il Principe 
i fua venuta gli hauea tolto : la prima città contra 
ile voltafie il Duca la faccia di tutto l' efTercitOjfù 
les: con mal'animo contra i terrazzani per la pe- 
)fa ribellione, che fecero,doue eflendo afTai tofto 
©vicino, difegnaua il modo di batterla. Ma fra 
gh Alemanni, chevihauealafciatoinprefidio il 
" ipcjintimiditi della refa diMós,rifoluerono abba- 
:'il luogo, perciò di notte fecretainente fé ne yki- 
r| per andar'àRuremóda,fenza efler Tentiti dalle ge- 
i| Duca,dal quale fé ben poilor fu mandato appref- 
Ij aualleria,non potè raggiungerli. Onde i terrazza» 
'1 lutifi abbandonati dal prefidio,hauer le forze,e le 
i deboU, l'eilèrcito contro potetce Vittorio lo,co- 
) :ndo le lor colpe grani, determinarono di chieder 
'• 3gni humiltà perdono al Duca. Perciò adunato 
t il Clero, tutti i Religiofi , tutte le Vergini, e tutti 
i,inocenti, colSantiSìmo Sacramento innanzi,e 
*|- Reliquie de'Santi, fé ne vfcirono delle porte, in 
I Q^ procef- 



2,1% Jftorìa dì leronimo Conejlaggio 

procelTioneverroralloggiamento del Duca, col M . 
rere nel] animo, e nella lingua. Ma queftacofa , Tuie 
dalle fentinelle rapportata in campo , non fu alla e \ 
di quel giouamento, che penfauano doueflcefi .>i 
perche dubitando i foldati; che fé coloro arriuauai i, 
Duca potelTero ottener perdono, e per cjuefta cagi ,e 
fofle lor tolta dalle mani la preda , che teneuanc ì\ 
certa, lenza ordinejfenza fcgnojquafi ammotinati r- 
fero alle diiarmate mura, che arcerefenzarelìrtenzi- 
trarono dentro. Doue fatta vccifìone di pochi, lì > 
dero à Taccheggiare, con ogni forte di crudeltà, pe le 
gh Spagnuoh auidi, li Valloni infoienti, e gli Alei )- 
ni heretici, non lafciarono cofa inuiolata, e i Ted lii 
meno rifpettofi , che gl'altri alle cofe della Chief :• 
ftitifiperifcherno le velli Sacerdotali , furono di: ki 
fcandah cagione. Fiì la preda di molta valuta, e d in 
danno à i terrazzani, perche gH foldati con la cor o. 
dita delle barche, e de' fiumi, mandarono fuori q o, 
che altramente vendendolo, haurebbero dato pi ile 
prezzo. Vogliono alcuni, che procurafTe il D di 
prohibir' il facco , dubitando di hauerne riprenl di 
Spagna, comeplir la hebbe poi 5 ma che la ve iti 
de foldati ad entrar nella città , non gli defle lu ) à 
vietarlo, nondimeno quelli > a quali più fcopriu: ni- 
mo fuo,afFerman'o,che lino al partir di Mons, pe )ii- 
folar'i foldati della perduta preda di quella città ro* 
mettefle loro tre giorni di libertà inMalinas,e d «le* 
gnato con Malinefi, in vendetta della perfidia le 1»»- 
uefTe caro cofi il facco , come la difcolpa fua. i^^^ 
che fi furono ammenda nella mifera città tutte le "o- 
ni, ch'erano in campo, pensò il Duca ad andar p J^' 
tì-y feguitando con la mente il Principe, del qual len- 
tiua, che in Gheldria, & Olanda fi fortificaua C( «li''" 
genzai onde moflo l' effercito s incarnino verfc 'l^^' 
ftricht, hauendo mandato prima vna buona b ^^'j 



Libro Gitimto. 153 

usili à ricuperarDifte,eTcrmoncIa)che abbandonata 
nemici fi refe quietaméce.Fù anche riciiperaco Ou- 
narde, che poco prima era ftato fopraprefojdoue così 
Eccle/ìaftici, come iminiftri del Ré hauean patito 
trauagli aflài. Parue all'hora ad alcuni buona la rifo- 
ion del Ducai ftimando neceflario prouedere fopra 
ce le core» che'l Principe con ftabilirfì nelpaere>noii 
natenefife la guerra^e non fifacefle malageuole poi^^ 
I cacciamelo^ anzi conuenire col femore della victo- 
e con tutto l'eflercito andarlo flringendo d'appref^ 
di modo, che fi forzafTe ad andarfene? parendo, che 
i l'aflenza Tua > in breue tempo tatto doueffe reftar 
sto, Aggiungeuano, ch'effendol' Olanda di molta 
)Oftanza, ricca? potente, copiofajdi forti città,alcu- 
lelle quali fpetialmente Amftredam, cjuafi Metro- 
\ fitencuanoànoraedel Rè, nondoueua lafciarfì 
a perdere; anzi conferuar quel, che fi haueua, & 
uiftare il perduto, cofa, che non poteua farfi, faluo 
andoui il Duca tofto con quello effercito. Ma co- 
), che forfè con più giudicio,defiderauanoprofperi 
effì alle co fé del Rè, erano ài contrario parere,bia- 
luano l'andata del Duca dicendo, che farebbe ftato 
;lior conlìgliovolgerficontra Zelanda, che met- 
tala niun'altraimprcfa > &effer queftadi tanta im- 
p tanza, che fihaurebbe douuto lafciar tutto in ab- 
bi dono per curar quella parte folamente , le ragiò- 
n cheadduceuanoeranquefte. Che tutto, che Ze- 
lala foiTe più pouera, più debole, e meno popolata, 
ci Olanda non era, non douer però fempre il capitano 
vi Ter l'armicontra la parte più potente, ma contra 
ql ila, che più importa al fine fuo.Che per effer Zelan- 
da a fola porrà, e la vera chiaue da entrar di Spagna per 
ri re inqueipacfi, veniua ad effer più importante al 
fi| • di quella guerra; perciò douer' effer la prima ad af- 
iìirarfi; anzi parer' impropria cofa, andar'àfir'vna 
i 0^2, lunga, 



134 Ijiorìa di leronimo Coneft aggio 

lunga , e forfè infruttuofa guerra in Olanda, lafcìant 
chiufa la ftrada à gli aiuti, e foccotiì di Spagna. Che i 
furando l' imprefe dalle diflBcultà loro, efler molto] 
fàcile quella di Zelanda, che quella di Olanda, per T; 
mata di mare, ch'eraquafì pronta, perladebole5 
de' luoghi, air acquifto de quali fi giudicaua,che me 
della metà di quello eflercito baftaffeje che in Olai 
perlefortifìcationi, eprefenzadel Principe ognij 
ciolo luogo , era per far gran refiftenza à tutto il ca 
pò. Chel tempo poteua render molto più difficili lei 
fé di Zelanda , che quelle di Olanda, per eflerfi mo 
più vicino à perder Midelburg.e Ramua, che fi tene 
no inZelanda,che Am{ì:redam,e le altre città di Olai 
per laftenlitàdelpaefe, edifficultàd'andarui. Che| 
dendofi Zelanda, reftaua perduta la militiamaritir 
tanto neceflaria al Rè, per efler'i Zelandefi tutti m 
nai. Ma ò che quefte confiderationi non paflafleró 
la mente del Duca, ò che egli non conofcefTe l' imp 
tanza di quelle Ifole, ò pur come altri voghono, 
fi lafciafle guidare da certa inclination fua, di conf 
poco nelle cofe del marcò qualche fé ne fofle la ca 
ne,quefto fu notato per il maggior errore, che fi fa 
fé in quella guerraj come dal tempo è flato confir 
topoi. 

i 

Il fine del quinto Libro, 



LIB 



LIBRO 

S E S T O. 

luntO) che fu il Duca à Maeftrfchr, Teppe che 
fe^al Principe fi eradiflolutoreircrcitoi e che 
in OlandaCfedotti quei popoli)fi andaua for- 
tificando } onde efleìido già palTara circa la 
letàdel mefe di Ottobre del fettanta due.pensò di an- 
ir'ad inuernar'à Nimega , metropoli della Gheldria; 
:entiando parte delle genti à piede5& alcuna caualle- 
iTedefca. Andauangli tuttauia venendo Ambafcia- 
)ri di quelle città, che giudicauano non poterfi difen- 
;re, e che non erano violentate , portando le difcol- 
', domandando perdono, & offerendo l'vbidienza.Ia 
lale era da lui volontien accettata, fé ben conofceua, 
e più torto da timore, che da amor procedeua. Per- 
da prefa di Mons, ilfaccodi Malines, e l'clTercito 
:torio{o , haueano empito di terrore tutto' 1 paefe; e 
olti prefidij del Principe, fé ne fuggiuano^dalle piaz- 
,doue erano, ritornandofene parte ne' bofchi, di do- 
' non molto prima erano vfciti, eparteverfo la ma- 
la per imbarcarfi per Inghilterra j Cam.pen, e Suol, 
rono diquehi, che fi refero con Amersfort, e molti 
.ri di minor' importanza. In Zelanda in tanto, il 
al fortunato Serras, era tornato in ZuitBeuerlant 
'afledio di Gous, doue hauendo egli cinque qCqì 
illa fanti; fi £ece facilmente patrone de' borghi, e ca- 
.te le trincee, piantò l'artiglierie alle faline; doue fe- 
la batteria con dieci Cannoni, in due luoghi» poco 
ftanti l'vn dall' altro. La città haueua il fofTo con po- 
t acqua, fenzacontrafcarpa, le muraglie all'antica 
iboli, e fenza parapetti,dentro vi era Capitano Ifido- 
) Paccecojcon due compagnie di Spagnuoli,&vna di 
alleni, che tutti inficine erano poco meno di fette- 
.'nto foldati,ma per eflere vna parte de gli Spagnuoli 
Q 3 gente 



3,36 IfioYÌadileronmoConefluggto 

gente niioua, e il numero piccfolo,tucto che haucflc 1 
fatto alcune vfcite contra l'inimico, non compariua 1 
volontieri; perche non hauendo artiglierie, e vclen 1 
metter tutte le forze contra gliallalti ? non voleua » 
con le fcaramuccie fminuire quel picciol numero , [ 
quale era fondata ogni loro Iperanzajfe ben confidai ■ 
no anche nelfoccorfo di Anuerfà, e ài Midelborg, ( ; 
giudicauano non douefle lor mancare.Continuato e 
fii più di otto giorni in percuoter la muraglia , paru [ 
Serras tempo di tentar l'entrata, e non oftante, che . 
cuni de' Capitani n^ngiudicafieroelTere fatta apei ■ 
ra baftante, egli ò per non dar tempo al foccorfo, ò 
iftimar la cofa più facile , che non era ) non volle p ■ 
ìungarei anzi guidò ralTaltoinqueftomodo. Al ( 
pitano Crez con vna banda di Francefi, e d' Ingleiìi 
pofcj che mentre egli medefimo con la maggior p: 
della gente, ficeffe empieo alla cortina, doue era £ 
maggior batteria, elTo Capitano con certe Scale, 
haueuano, afcendefle la muraglia vicino ad vna pa; 
doue giudicaua , che fofle trafcurata la difefa. Al n 
de gì' Inglefi, mefcolati con alcuni Fiaminghi, ce 
mandò , che doue li era fatta l'altra batteria, anda • 
ro nel medelìmo tempo ad allalire, accioche ilpi 
numero de difenfori,douendolì diuider'in tre parti, ■ 
fé debole. Ma quella diuilìone debilitò tanto l'aut 
ài elTa, comei contranj fuoi, maflimamente, che r 
tre ogn' vno andaua ad eflequire ciò che gli era im; 
fio, il Crez mal mifurato il muros trouò non poter( . 
le fcale giunger all'altezza ài eiToj onde non folame : 
trimafero inuuli le genti, che ei conduceua, ma refi ■ 
do con elle fminuito il numero di quelle, con che ili ' 
rasando airairalto,non ^qcq effetto alcun buonoj p • 
fhe da'difenfori con non picciola mortalità fu vaio ■ 
famente ributtato. All'altra batteria, eflendolì ella t- 
uata imperfetta; perciò difficile ad afcendere, non . • 

r^rc ) 



Libro Se fio. 2,^7 

Iono di metterfi in auuentura, ma con tutto ciò, non 
rdeua il Serrasla fperanzadi ndurrimprefaà fine; 
jl lafciaua digrettar tuttauia à terra delle mura, con 
f orecchi però Tempre intenti alle nuoue del foccor- 
ij II quale di ordine del Ducai eflendoiì preparato 
]|Anuerfa da Sanciod'Auila, e da Chriftoforo Mon- 
(ligone, eramalageuoleil condurueloj perche con- 
lìnendo, perandarui, nauigare giù per lo Scalde j de 
1 jendo all'hora i nemici molto più numero di VaiTel- 
ì rrnaci, cheilDucanonhaueua.poteuano opponer- 
i)3 vincer'inmarcj dintorno àcjueirifolan'haueua il 
(ncipe alcuni, perprohibire, chegh Spagnuolinon 
airallero. Tuttauia quelli due valorofi Capitani vo- 
li ano pur'vbidire , onde armati alcuni nauili, & im- 
catofi in effiil Mondragone con due milla vallo- 
del fuo reggimento, alcuni pochi Alemanni, con 
compagnia de gli Spagnuclidel Capitano Gio. de 
rras s'incarnino ainfola, e Sanciofeguitandoli per 
ra, in riua dell'acqua, convna compagnia di Spa- 
uoli, e due pezzi da campagna^penfaua eilendo quel 
lale in alcuni luoghi ftretto, poter lorgiouare. Ma 
nimici bene auuifati fi fecero incontro à quei naui- 
econ l'artiglierie fenza accoftarfi, li batterono di 
te , che non fu lor poilìbile pallar'auanti j anzi con 
.-dita di due di ellì, che diedero in fecco, furono co- 
atti tornar'in Anuerfa, come anche Ìqcq l'Auikjfen- 
ihauer fatto cofa alcuna, e perduto vnode'-^pezzi che 
I nduceua,che ne i pantani fé gU era aifondatojperche 
] ido caduto gran pioggia, lì era quafi inondata la ca- 
gna. Ma quelle difficoltà che non erano di poco mo- 
éco,furono fuperate dall' induftria de i Fiaminghi , e 
•ir animofità de'foldati; perche alcuni Zelandefi, che 
guitauano la parte del Ré -, & vno fpecialmente che 
ccuanoBlumartjfittaneefperieza, affermauanojche 
tempo della congiuntion della Luna, ch'era all'hora 
0^4 vicino, 



138 Ifioria di leronimo Conejlaggio 

vicinOj quando fcemano più, che mai l'acque, fi fan . 
be potuto caminando fempre per l' afciutto della T . 
ra ferma, paflar nell' Ifola commodamentej elfend j 
ella già fiata congiunta; ma dalle crefceuti dell' Oc . 
no, dal Brabante diuifà, & in parte inondata. Non e . 
do eflermi quiui neceflario narrare à coloro , che r i 
han veduto il mar'Oceano, come in efTo crefcano \ . 
que all' afcender della Lunafopra T Orizonte, eco i 
fcemino quando dal Meridiano difcende j perche i 
non l'ha veduto, l'hauràlettoibafta, che lei horc fé 
pre crefce, & altre fei fminuifce l'acqua: e finita la m 
cante,fi fcuopre in alcune parti vicino alla Terra,ilf 
do del mare, e quefto effetto fi proua Tempre mag^ . 
re,quanto più fi va àSettentrione,e cosi nelle congi 
tioni, & oppofitioni della Luna. Intefequefleragi 
da Mondragone inclinò più tolto à pafTar'il vado fé 
fé poffìbile, che hauer'a combatter in mare co'nem 
perciò fattolo prima tentare, & efTendogli rifFerto 
terfi palTare, s'incaminò con quelle genti, con che 
ma fi era imbarcato verfo l' Ifola. Giunto alla riua 
mare, erifolutodipaffare vi fu bifogno di confidt 
tionej perche eflendo quello fpaticchefifeccaua^ 
la mancante dell' acque , più di fei miglia, e palude 
malageuolméte in quattro hore poteua andarfi, pei ■ 
conuenne bilanciar'il tempo, acciò che la crefcente 
coglieffe ifoldati nel camino. Cominciarono pei ' 
à entrar nell'acque vn pezzo prima che hauefTero fìt » 
di fcemare , accioche venifTero ad efiere del tutto i • 
me, quando fi trouaflero à meza flrada, e il rimane ! 
del camino fi potelfe far prima, che col crefcer face; ■ 
roimpedimento,e cosi fu faitoilafciando detto à Sa > 
d'Auila,& al Signor di Serofcherch , che rimafero s i 
riua in vn mofinoiche all'arriuo loro all'Ifola, fareb - 
ro fegno col fuoco , accioche fapefTero efTer' arriu . 
ManelpafTare hebbero più trauaglio; che non hau( i 

penfa » 



Lihro Sejlo. i^P 

Ito, perche oltre all'acque del mare , che fnonda- 
I quella terra,vi paflaua vn braccio del fiume Scal- 
: alcuni altri più piccioli riui , che come più pro- 
i non feccandoiì mai , furono difficili à paflàre, 
limeno quel valorofo Capitano , e quei braui fol- 
col Blumarc per guida, e gli Spagnuoli nella van- 
iliafuperarono ogni difficoltà; e feben m^olli, e 
rhijgiunferoperòfaluiairaltrariuajauuengajche 
i pochi cheò per efler' entrati tardi nel vado, ò 
i^bolià tanto trauaglio,vi s'affogarono, & erano 
nell'acque, enelfangoimmerfi, che l'armi, la 
re,e la corda, Se qualche poco bifcotto che haue- 
era tutto bagnato ; ma ciò ftatopreuedutoda 
ragone, haueua nelle punte delle picche de'Te - 
fatti legare facheti di poluere, e quantità di cor- 
e furono ben di meftieri. Ali'arriuar, cheipri- 
:ero all'Ifola , penfarono douerui trouar dura 
Ita, quantunque Mondragonehauefle prouedu- 
ui de' più valorofij perche trauagliati dall'humi- 
nino il fuoco in maggior parte ipento, erano 
Itti à combattere; anzi pochiffima refiflenza che 
evo trouato in quella riua,haurebbe potuto ren- 
na tanta fatica. MailSerrasnonfi oppofequiuf, 
i nonpenfòmai, che quelpaflaggiopotefTe far- 
li i parendofi quali ficuro, con l'armata di mare, fi 
I auaanuouoaiTaltOipureintefacertanuoua.co- 
ondragone fi andana approflìmando, eia ftrada 
;l uea fatto, prefo da fubito timore , non gli diede 
\i o d'afpettarlo, anzi diloggiò in fretta. Ne ciò fii 
t ì torto, che gli auuanzalle tempo; perche à pena 
3': ritirate l'artiglierie, & ordinata la partenza, che 
I >rauennero gli SpagnuoIi,e Valloni.Diedefi per- 
' "aminar* à gran paflb , lafciando indietro alcune 
1; compagnie di Francefi Archibugieri , acciochc 
o|: fcaramuccic trattenelTero alquanto l'inimico, 
I Q f che 



j,-^o IflorìadiUronìmoConeflaggio 

che non furono di poco giouamento alla ritirata g] 
è vero, che per pallar le cinque miglia, che T Ifol, Ji 
{lance da quella di Valcherem , fopra la quale e^ m 
leua faluarfi, conucnne imbarcar la gente inpiiol 
nauili, con aliai difordine; perche la fretta è ciecj eli 
.fìupore nato fra quelle genti , dall'hauer gli Spai lol 
pallato il mare, calpefìando il fondo di elfo, ce lie 
di afciutti , haueua fatto formidabile il nome m 
Oltre a dò , le compagnie de' Francefi» non foO ne 
IO molto tempo l'empito de* nemici , fatto ma| on 
per l'vfcita ài quelli , ch'erano nella città i onde v iii 
fuga» vene rimafero più di ducente morti» e^ Ieri 
ipauentati accrebbero il timore à coloro , che k uà- 
no per paflare; de'quaU moltibramolìdifaluar do- 
garono , perche infieme con troppo carichi h 
fomergeuanoji^s: à quello modo nmafe rintuzza i 
gogliode'Zelandeiì: che poco prima fi voleu; : 
Signori di tutta la Fiandra. Mailìraamente, d i 
tofto, furono abbandonati dalla più parte de gì jle* 
£i che con loro nauili , che quiui traficano, fé n^ or 
narono in Inghilterra; né vi durarono né anche l 
mente i Francefi, hauendo fentito romore in ca' ;it: 
per rvccifionedegli heretici, fatta in tutto qi U- 
gnoj ondeprefal'occafione daqueidi Midelbu i 
feftarono Flelfinghe, fé ben non vi furono fatte ^ 
molta importanza.In tanto il Duca da Maftrid '■ 
ad occuparPvur£monda,& altre piazze vicine, d i^ 
be con poca fatica , come non molto forti;peri ' 
dendo i popoli il Duca con tante armi, e il Princ ' 
farmato, fecondauano la fortuna. Poco appref ^ 
andò à Nimega, & elTendo già il principio ài N e- 
bre fi firmò ad inuernar quiui, licentiando ili ^^^ 
Brunfuic, e quel ài Old, con le genti, che alquai tat 
di haueuano condotto, (late di grande fpefa, e ( ' 
proficto.Ma perche inciti luoghi, ch'haucuano: ■■'• 



occ 



Libro Sejlo. 141 

oter refiflere, fubornati dal Principe, fi teneua- 
inaramente , non volle il Duca, tutto che fopra- 
eTinuernO) tener l'eflercito otiofo; perciò fotto 
;co Tuo figliuolo l'incarnino àZutfen doue giunfe 
Ila mera di Nouembre. Quiui alloggiato, e pian- 
2rti<7lierie, baùtta. vnafurioCa batteria, la quale 
ndo vn pezzo di muro, mile fpauenco neToldati 
;fìdio, alcuni de' canali hauédo cominciato à fug- 
furono aliai tofto , e quali à gara feguitati di 
Itri, che no perciò fi faluarono, perche colti fuori 
liei, erano fpogliati, menati prigioni, e taluolta 
Quei che rim afero, no feppero, né poterò far di- 
nde corfi gli Spagnuoli alla batteria, entrarono 
fenza refiilenza, vccidendo quanti ne incontra- 
fattiti patroni della terra, la Taccheggiarono co 
etie di crudeltà, per metter com'eifi diceuano, 
:o nelle altre. Vi furono trouati alcuni pochi fol- 
quellhche per li patti vfcendo filui di Mons,ha- 
> giurato non portar l'armi centra il Rè Caroli- 
con ofciuti furono in pena del rotto giuramen- 
ccatiper li piedi. /ifficuratofiilDuca di quello 
rimanendo egli tuttauia a Nimega mandò l'ef- 
pur col mcdelìmo Federico à Nardemjdoue fu 
cojche fare; perche non orante, che i terrazza- 
perhauer migliori patti, facefi'ero vifta divo- 
endere, nondimeno aflaitoflo trattarono l'ac- 
l offercndofi pronti ad vbidire > fé folTero lorfal- 
vite, e i beni ; del che contento il Capitano eoa 
rt:i, firefcro. MaFederico, fdegnato, che dalle 
:ijire prima flato con vn pezzo diartigUeriaccl- 
i| ira il fuo padiglione con morte di vn fuo fami- 
ò pur come altri vogIiono,effendo di natura cru- 
rottii patti, entrato nella città, non iì contentò 
lelmente faccheggiarla , ma ogni cofa mife A 
i< a fuoco, fenza perdonare né à iello, né à età, 

e con 



2 41 IJioYÌa di teronìmo Co?teJlaggh 

£ con crudeltà tali, che abbhorrifce la penna di f uè; 
le. Onde la pia intentiondelRè, cóTuoivafla' 
uauapoco , eflendo malamente da miniftri efi i 
Le quali cofe fentite coneftremo cordoglio da ihr 
deli, faceuano danno alle cofe del Rèj perche lì »dI 
forti efpugnationi, e le rigorofe ellecutioni/p. m 
uano i colpeuoli, & alcuni ne induceuano ad \ h 
nondimeno gli eflempi di violata fede produ m 
contrario effetto: perche le città conofcendod; idi 
proua, non hauerlìcurezzi alcuna nell'arrendt ,d 
poter far patti, che follerò ofTeruati, anzi l'acce Dcf 
fer più dannofo , che la difefa non era , fi oftin nc: 
voler tutti morire con l'armi in mano. Frale te v 
clienti, folo Amftredam con immortale honor ,1 
prefidio del Ré in mezzo di tante guerre, fra ir> 
folleuationi de' popoli conuicinijcon quante n: ce 
ghfacefTeil Principe d'Oranges, centra idan 
dalle fue genti gli erano fatti , dalle quali haue , 
vn continuo afledio, moftròfempre al Re vr :; 
conftante, &vna ferma fede: & elTendo vna e : 
Illuftri città d'Olanda, ella hauea penfatone ^ 
che fuccedettero poi , douer'efTer trattata con 1 
i meriti, e non patire di quegli aggrauij.che poi ' 
gna furono fatti à gli Olandefì: ma nella guerr, \l 
giufto col peccatore. Affai toflo della rotta fé ii 
dero 1 frutti, perche diftrutto , che fu Nardeni; JCfr 
do voluto il Duca incaminar l'efiercito ad Harl .ff^' 
ra , che non era però in ftimadi molto forte , ^ •' 
dura imprefa. Quella città, due miglia lontana /' 
flerdam , cinta di deboli mura di mattoni con 1 ' 
all'antica, e vn ragioneuol fofTo fiata attenta al. tti'J 
ni de gli Spagnuoli, & à danni de' vicini Tuoi, gi c^" 
al ficuro, douerle correr' adofTo l'effercito: pen Iki 
andata fortificando, epreparando alladifefa, '"* 
•cuniriuellini, nonoftante) che di apparati di er" 



Libro Sejio. a4j 

nai proiicduta. Haueuano però i terrazzani, ri- 
) al Principe d'Oranges , che lor mandafle capi- 
efoldati, del che furono compiaciuti, hauendo 
) m più volte , buon numero di fanti ài varie na- 
3tto diuerfi capitani, tutti all'vbidienza di Viboc 
lai & elfo Principe gli hauea con lettere, e con 
ilTortaualla difefa, promettendo loro gagliardi 
f], nelbifogno. Prouedeuanlì d'armi, di vetto- 
e di munitioni affai, fabricauano fuori delia cir- 
ue forti di terra, guarniti di genti, e di artiglie- 
quahpenfauano prohibir' al nemico Taccoftarfi 
la banda alla città, guardauano vn pezzo di ter- 
e haueuano del beftiame à pafcere, e teneuano 
la ftrada à i foccorfi,al qual modo con altre mol- 
;enze , che faceuano haueuano fperanza di non 
lì. Federico in tanto , rifoluto col configlio del 
li condurui leflercito intorno,vi fi incaminò per 
i Amfterdam, nella guai città (come chi dubita 
iprefa) nonlafciò co' principali di efla di tratta- 
veder fé le cofe di Harlem haueflero altro rime- 
e quel della guerra; e fu rifoluto, che il Magi- 
di Amfterdam fcriuelle ad Harlem à Dirich de 
, già ftatone Borgo Maeftro , e diinclinatione 
aolo, dicendoli, che fé quei cittadini volefiTero, 
erebbe nel Duca fperanza di gratia, e così fu 
.Coftuiriceuuto la lettera, la palefò fubito.efe- 
he fi adunò il configlio: maò dubbiofo del fuc- 
ò pur volendo trattarne di prefenza con Federi- 
partifecretamente con Chriftoforo Scangen, e 
nfionario Adrian AfiTendelfjhuomini della fua in- 

f ione verfo Amfterdam. Ma in tanto , quel confi- 
eduta la lettera, e chiamate le confraternita nu- 
fe di cittadini , quiui fi propofe , quel che douefle 

Ile mentre, che con più confufion, che ordine (co- 
dile corrotte Republiche auuiene) fi ragionaua; 

alcuni 



144 Ijiorìa di leronìmo Conefiaggio 

alcuni nobili inclinati al Principe , fra' quali Vib R 
perda.eLancilottodiBrederodalìintcrporeroa'^ 
namenti, & il Riperda huomo audace, parlò in ■ 
maniera. Eccoui, Signori, vna letterajche dice.c !i, 
mo ancor'à tempo ad ottener grana dalDucai& Ui 
fio fine intendo, che fia partito per Amfterdam rie 
de Viiefe, & alcuni altri. Se noi non liamo ciec lei 
rintelletto,po{lìamoben penfarcche forte di gr i(ì 
(quella, cheli poflafperar da luij poiché giàperf ou 
ne'noftri vicini, habbiamo conofciutol'mtentic iia 
Voi fipete il giuramento, ch'hauere uno alPiipi 
d'Orangés, efobligo, cheglihauete,equantoa ei( 
fon rifoluto ài conferuar l'honcr mio, e la ^i^dt, k 
data alPrincipe , e fon pronto ad efponerperb m 
tion di quefta città, e di ogni vno ài voi, la vita i al 
l'vltima goccia ài fan2:ue; e fé voi anche liete ce fo- 
luti ditelo arditamente. Quefte parole, ira quelh' nt( 
di poca efperienza delle cofe del Mondo, vfcice e aO' 
mo fatiofojC ch'hauea feguito,non lì fendo rrou al 
cuno, cheofalTecontradirui, poterò tanto, eh .lal 
tutti gridarono, che coli era anche la voIonràL ,f 
cheficontentauanodi viuer, edimorirfecoj j ck 
già haueuano molti teftimoni di quale fofle la ( né' 
za, elamifericordiadel Duca. Onde fé ben nor uè 
uano tutte quelle prouiiìoni, chefìrichiedeuam 30' 
tra sì gran potenza, e fi fentiflero l'inimico tant ici 
no.comejchepolTapiùlapaura, chelafperanza fo! 
ferodinonvbidire alDuca, Il Riperda auuifòfi: :oi 
Principe à Delft, di quefìa rifolutione, e fcrilfe à tzi 
ro Muler, che in quei contorni haueua vn reggij nd 
di gente del paefe, che volefle mandargli alcun eli 
fue compagnie , il quale con dicceinfegne , fu ol 
ne camino à quella volta, lafciandouenequattn eli 
migliori, col Capitano Stienbachfuo Luogote «ti 
Onde con quello nuouo aiuto, con alcuni altri, e' 

ire 



LihroSefio. 2^^ 

10 inadati.con ie perfuafioni delPrincipe habiliflì- 
maneggJar'animi de'popoli, entrarono quei óz~ 
in troppo più confidenza di fé fteffi, che non do- 
no: e crefcendo il numero de gli hereticijfcorfcro 
Diti errori: perche nella Chicfa maggiore fecero 
-ecchio per predicar' all'heretica rouinando gli 
i, elelmagini de' Santi. Di Amllcrdam erano ri- 
iti Criftoforo Schangien , & Adriano AiTendelfr, 
ibito furono carcerati, e mandati à Delfc ad va 
naie , che vi hauea ordinato il Principe) dal quale 
!0 poi fatti impiccare. Dirich de Vriefe più cauto 
"i lafciò cogliere, &infua vece impiccarono vn 
ro mcfiaggiero, che egli hauea mandato con vna 
a al Borgomaeftro. Era già venuto il mele di 
mbre, tempo mal' accommodatoàftar'in cam- 
a, nondimeno pareua al Duca importar tanto, 
afciar fortificar maggiormente<|uella piazza, che 
X la rifoluticne de' cittadini, non oftanteognidi- 
o , volle metterui l'effercito intorno. L'andaruf 
;ra ficilc j perche quella Prouincia quali fondata 
;cqua, haueua nell'inuerno la maggior pai-te dei- 
npagna inondata, egli habitatoriper andar da 
ogo all'altro, fi valeuano di certi argini di terra, 
]j erti di vimini, e di legnami, che chiamano dic- 
] quali alzandofi dall'ordinario faoIo,e condotti da 
logo all'altro , danno commodità al pafTaggio. 
Ijueniua per andar da Amilerdam.ìHarlem, cami- 
^ per vno di quefti dicchi, ("nella fcmmità del qua- 
J| ime di quali tutti gli altri auuiene, poteuano com- 
nilamente andare due carri al pari j e fopra elfo quali 
I -za fìrada era fibricato vn forte, che diceuano Spa- 
xilam, non facile ad efpugnarli; perche haueua alle 
il le la città amica, alla delira, & alla fìnifrra l'acqua, 
J|;lla fronte gagliardamente fortificato con follo, e 
plue. Era neceifarioàgli Spagnuoli, vincer quefto 

forte 



2.^6 Jjloria di leronimo Coneflaggio 

forte accioche l'eflercito potefle commodaiiui 
andar' ad Harlemi perciò Federico vi mandò Ro( g( 
Sapata con alcuni fcelti foldati à riconofcerlo, & ■ m 
tarloj ma la£ictione fu infelice;perche fé ben rico b' 
bero il lìto ài elTcil Sapata, fé ne tornò con vn br :i( 
meno , e con minor numero di foldati, però ilg] ik 
appreflb, dopo di efler entrato nel forte , ilCapac 
Martin Pruis, con trecento foldati, tornarono gì la- 
gnuoli à tentarlo; e fé ne ritornarono vn altra volt lal 
trattati; onde Federico dubitaua, chefolTccofa li- 
diofa. Maauuenne, che elTendofi meffi venti fé n. 
trionali, tutte l'acque di quelle paludi, deifium Hi 
quei piccioli mari, fi agghiacciarono, come fpeff( o- 
le in quelli parti auuenirejonde tutto che'l freddo le 
nociuoa gliSpagnuoli, natiinpaefetemperatojl e- 
ròdi maggior danno alfortediSparendam, la et <i- 
tezza confiftendo neiracque,rimafedebole.Onc e- 
dericoprefal'occafione, vi mandò con quattroi w 
archibugieri Spagnuoli Giuliano Romero: che( li* 
nando fui ghiaccio, vi fi accollò dalla parte della e, 
doue prouocati quei di dentro à venire alle fcara e* 
eie, vfcirono con poco giudicio , molta brauura , in 
maggior numero, chenondoueuanoj onde quei li- 
fefa,che poteuano far ficura dentro da' ripari, laf ro 
con danno loro in campagna. Perche vfciti,che o- 
no, alTalitiin vn colpo da tutte le genti di Giul Oi 
non folamente furono meflì in fuga,ma effendo ^li 
Spagnuoli con velocità feguiti, gli vni, e gli altri e > 
rono infieme mefcolati nel forte , doue efiend di 
nuouo combattuto , e ftato ammazzato il Gap ^o 
Martin Pruis,gli Spagnuoli rimafero fiiperiori,eS) o- 
ri del forte,al che non lafciò di giouare Gonfilo d ra- 
camontcche al tempo della fcaramuccia compar Tul 
diccho co ducento archibughieri, al quale per voi fà"^ 
refiftenza quei del forte haueano trafcuraconiag >r- 

m cej 



Libro Sejlo. 247 

ite, la guardia delia porca. Con quefta vittoria, ri- 
- aperta la ftrada per andar' ad Harlem, e fé ben gli 
lemefi per nuouo rimedio , haueuano tentato ài 
ar' ildiccho , ciò non fu loro di aiuto alcuno, per- 
lauendo con la fretta cauato poco profondo fiì da 
pagnuoli facilmente rifatto, onde Teflercito fi an- 
onducendo intorno alla città. Doue arriuato, che 
iego di Caruagial , che conduceua cinquecento 
bugieri di vanguardia, fiì viuamente fcaramuccia- 
n quei della terrai ma elTendofi gli SpagnuoH fat- 
roni di vn campanile, che quiui era j da eflb ofFen- 
10 fìcuramente i loro nemici ; che perciò fi ritira- 
con poco danno. Ma mentre, che fi defignauano 
oggiamenti, fece Federico quella ordinaria di- 
la, di mandar' vn trombetta à terrazzani à richie- 
che fi rendefTerojCon quelle ofFerte.e quelle mi- 
2 infieme, che fi fogliono fare ; ma la folpetta fe- 
quel Capitano, li fece perfeuerare nella prima ri- 
one, non volendo, come eflì diceuano, efponerfi 
^orde voglie del nemico. E quefta loro rifolutio- 
liutata da Filippo Marnix, priuato del Principe 
mgesjhuomo eloquente, che vi fi trouò, manda- 
formar quelmagiftrato, emetteruihuomini, di 
i ficuramen te potefle fidarfi.Onde li foldati Spa- 
li i, auididi guerra, fentendo larifpofta dc'cittadi- 
edendo dalle ribellioni delle città , nafcerilfàc- 
( jfTe, fi fecero allegramente auanti ad alioggiarfi. 
i gli Spagnuolitrentafei infegne, fenzalequat- 
>! le erano à Nimega col Duca, fotto queimaeftri 
e tipo già nominati : Li Valloni ventidue , guidate 
'5 ;noridiNorcherme, Capreze,e Liqucz. Gli Ale- 
a^ i erano fedeci compagnie del Cote di Oucrftein, 
le DaronFrontfpcrg, lacaualleria era poca, riparti- 
fi^irchi bugieri, ferraioli, elancic. Ma perandarfi 
id; genti alCcurando; e guardar'i palli, fabricarono 
R anche 



rrv 
ut 



2,48 ìfloria dì UrontmoConefl aggio *• 

anclie effi alcuni forti di terra, all'incontro di c;l] 
che grinimici haaeuano,doue metteuano artigli le 
foldati, fé ben' il numero di elfi forti non fu tarìr c( 
me era ^i bifogno, e come dopo fu conofciuto e ui 
nire. E perche il Principe di Oranges,perIeuar la )n 
inodità di viuere al capo Spagnuolo faceua fab; 
forte fopra il diccho ài Vtrecht, Federicoconc 
l'importanza della cofa> mandò il Signor ài Noe 
con duo milk fanti di tre nationi, ad impedirlo, h 
arriuato vicino al luogo , &: vnitefi feco alcune g :ic 
Amftredam, trouando il diccho non ancor forti ito 
cominciò à fcaramucciar co' nemici , li quali an ài 
foiferoin minor numero co laftrettezzadel lue ,k- 
cenano gagliarda relìiléza. Ma auuenne, che ne ag- 
giorferuor delia pugna> comparuerodalontan iprj 
vno di quei dicchi duo milla gualcatori, che di E 1 
te andauano à fèruir T effercitoj e fé ben non er :i 
armata, nondimeno le zappe.e i badili, che por :nt>i 
conlafplendidezzaloyoinganarono le genti di rio- 
cipe, che iì credettero, che fodero foldati, che \ fe- 
ro contra di loro, perciò giudicando non poter idt^^- 
re à tanto numero di gente lì ritirarono,Iafcian i' 
più di cento morti , e de gli Spagnuoii pochi n a, . 
molli feriti. Andauafi fra tanto accampando le cito 
in luoghi opportuni, coiìperl'efpugnationccc 'j 
l'affedio della città; ma vi trouarono non piccif i' 
.colta , perche fé ben gli Harlemefi lafciarono " 
poco lontano vnaChiefa, <Sc vnborgofenzag -' 
che ferula gli Spagnuoii di commodo alloggi, e' 
contra l'afprezza dell'inuerno; nondimeno eli ^' 
città formata,quafi in prolungato quadrangulo "i"" 
lati folamente poteua {lringerfi,cioè da tramoi 
da mezo giorno; perche l'altre due parti; One 
Occidentali, erano diterrenofi molle, Qàii* '■'''■' 
gnate dall'acc^ue coiìfalfe, come dolci, chein^rJ 

p|.ibi!c 






Lihro Sefio. ± 4^ 

e piantami l'artiglieria 3 nèquafìalloggiariii; e 
ia quelle bande poteiia la città facilmente efler 
a,mafrimaméte dalla parte Orientale,doue ella 
fiumi) mare ? e campagna da pafcer beftiami. 
arce di Settentrione all' incontro della porta 
;roce, doue era vn riucllino, edicjuelladiSaa 
inich'haueuavn torrione^ locò Federico il Tuo 
amento con la fanteria SpagnuoIa)e parte della 
a in quelle cafe,e borgo,che era flato abbando- 
frà l'unaje l'altra di quelle porte era vna cortina 
:glia da poterli battere. All' Occidéce il meglio, 
otè fi mifero li Valloni del Signor di Capres, 8c 
iquellidelContediReulx,malaccommodati, 
uno di fronte la portajche diconoCeil. All'Au- 
oue eravn bofco dirimpetto ad alcune porte 
fu locato il Reggimento del Earon di Frontf- 
n parte de Valloni del Conte diReulx, e di 
elBaron deLiques. Verfo Oriente y e porta di 
:, doue erano duo riui, e non lontano limare 
I Cile riparare, tuttauia in vna cafetta , e molino 
D,chc difendcua vn di quei canali , entrò Diego 
agial con la fua compagnia di Spagnuoli, l'altro ' 
laueua vn forte , non ancor melfo in difeùy 
o da quei della città, al quale mandò Federico 
ida di Valloni à pigliarlo , al che non hebbero 
à, perche aU'.incaminaruifi fu abbandonato, 
iati i Fiaminghial racquifto di elTo , meglio 
iti, fu da Valloni mal difefo j perche conob- 
l 'uerfi perdere, per la difficoltà del foccorfo, orl- 
ala parte rimafe aperta > e commoda a i citta- 
•;La caualleria fu mandata in vn villaggio ver- 
ùemar, poco più di tre miglia difcoilo 5 per 
I guardata quella parte, e per non^ efTer molto 
•|)gno intorno alla città. Allogiato à quello 
Ijlcflercito , e trattandoli di piantar la batte- 
! K z na> 



2^0 IJloria di leronlmo Conejiei^gh 

ff:a, efTendo le artiglierie dalla parte, doue eie 
Spagnuoli, nacque differenza fra principali, ic 
luogo doucfle batcerfijil Signor della Cherfon e, 
feruiua ài generale dellartiglierie, Giuliano B m 
& alcuni pochi Capitani voleuano farla dalla p e- 
fìrale, Federico con tutti gli altri non voleuan lar 
li dalla Boreale. Quelli diceuano, che per effe jrl 
mezo giorno le mura più deboli, e con nfiin co 
modità ài ftarui alla difefa, era cofa di tanta in irt 
za, che non era ragioneuolelafciar quella pan Se; 
darla à tentare doue era più forte , e meglio p ie( 
tZj Quefti più amici della loro commodità ,. ( irf( 
minore efperienza, faceuano gran difficoltà ce 
durui l'artiglierie, dicendo anco, cheifoldaa |uc 
parte nuda d'ogni habitatione perirebbero d ;ti( 
e di difagioj aggiunto,ch efsédo k città da tut ep, 
ti debole , prima che fi foffero condotte l'a lie 
all'altra banda,e mutati r quartieri da qual fi ve ap 
te, che in queflo mentre, fé ella fi battefTe, sii igi 
rebbe. Queflo parere preualfe, comepreuale ini 
<derico l'autorità all'elperienza; onde fa rifol fa 
batteria alla porta della Croce > &alriuellin iel 
doue fi andarono malamente trincerando, er lei 
contefa fi piantarono gabbioni, e fi dirizzare le 
tiglierie» che cominciarono furiofamcnteà tte 
Il Principe in tanto , defìderofo, che quella e ifc 
ben proueduta , haueua ordinato al Conte d< M 
eia , che colreflo del reggimento di LazaroJ ler 
alcune altre genti,che egli haueuajConduceffiH 
km alcune carra di vettouaglie, e munitici o' 
cofluiaccoftandofìcon quefla gente, e prou: 'W 
la città, difegnaua il modo di entrarui. La pa ^ 
riente farebbe ftata à lui facile , s'egli hauefi 'O^ 
haueruiconfìderatione, maefTendohuomop tei 

iario?che indiiftriofoytentò la parte di tramon i«« 



Libro Sejìo^ Zfi 

alloggiati gli Spagnuoli . f quali hauuto di U^ì 
f ederico fi fece loro incontro con buona parte 
:nti di quel quartiere, e nell' auuicinarfi mandò 
con ducente archibugieri il Capitano Pereyra 
lefe, adattacarlafcaramuccia, ilquale (pintoiì 
imente innanzi venne ad incontrarfi con U 
dia dell'inimico, che in duo fquadroni camina- 
la città, & attaccata la fcaramuccia, alTai to- 
luenne Federico con altri quattrocento archi- 
che entrati nella mifchiapreualeuanoàquei 

te. Ma giunto ilreftodegli Spagnuoli fecero 
rontra gli fquadroni,i quali combatterono po- 
Felicemente, anzi ritirandofi con afTai difordi- 
vn picciolo poggio, ò fia diccho, lalciarono le 
poter de gli Spagnuoli, da' quali fu la gente 
:e gran pezzo feguitata con non picciola veci- 
ia nebbia, cheall'horaera nell'aria, ch'haureb- 
o feruir' al Conte per entrar quali coperto ncl- 
gli ferui almeno di riparo fuggendo. Moke 
genti vi perirono, la più parte delle carrai? 
10 , con quattro pezzi d'artiglieria da campa- 
alla parte de gli Spagnuoli non paflaronodi 
lorti, e feriti. In tanto la batteria con quattor- 
ioni,percoteua la porta della Croce, e ilriuel- 
là, di modo, che in meno di vn giorno tutto 
DaiTo , perche non vi era terrapieno , né altro 
:uno, ma perche il riuellino importaua aflai a 
iati, la notte con incredibile dihgenza lauo- 
I. infino alle dóne, e fanciulli ripararono di forte 
^Dattuta, con facchidilana,legnami, terfa,efa- 
I le rimafe fortificata , e il riuellino in iftato, da 
^le valere. La qualcofa veduta da Federico, la- 

1 iella parte, fi mifeà batter la porta di San Gio- 
ii la cortina di effa con gran follecitudine, al cui 
1 on furono meno diligenti gli aflediati, che al- 

R. j troue 



1 j 1 Iflortit di leroììlmo Coneflagglo 

troue fi foffero flatij perche col beneficio delle m 
notti, da efla porta fino al ponte di Santa Cata a 
cero dentro dalle mura tale ritirata, che non ei la 
mer di quella parte j onde Federico tornato à t te 
riuellino della porta della Croce, fi apparecchia 
darui laflalto , parendogli luogo piiìopportui , ( 
niun' altro. Haiieua egli più ferma fperanza d bu 
fiicceflo di quello afialto, che ragioneuolmen (ìj 
tefle giudicare , il che fi conobbe da quello; d ju 
tando, che i difenfori le ne fuggiflero fenza efi :al 
gati, mife à tutte le vfcite della città la caualleri & 
cuna fanteria, acciochericacciaflerole genti no 
fé vfciflero per fuggirfene. Ma battute che fu o 
pezj^o le difefe, fatto il ponte di legno fopra bc , p 
paflàr' il folTo, fu commandato a Francefco di rg, 
che con la fua compagnia di Spagnuoli. andai gt 
tarlo; ilquale con non picciol danno delle fue; ti, 
fuo ^QCQ lefFettOj eflendo egli ferito d' vna are ugi 
ta,il che fatto , corfero i foldati all'aflalto del. llii 
con più confufion, chenonfidouea; perche lif 
mando molto il nemicojc giudicando più fici av 
toria di quello ch'era» non furono da efli ferua :oi 
mandamenti de'fuperiorijche tendeuano à mi or'( 
dine. Ma non fitofto cominciarono à monta .bi 
fcia, ch'efTendo già nella città ftate battute le e ipa 
à martello, e corfi i difenfori alle mura,ipararo. ad' 
fo a gli Spagnuoli, & àquel ponte Tartighc >( 
trauerfocon catene, chiodi, pietre, & altre lì tic 
fé, che fecero gran danno j oltre alla tempeft be 
archibugi, e di mofchettipioueua dalle mura, "et 
Federico, che fìaua alla mira, vedendo ifolda ol( 
terofi (centra il parer di alcuni principali J r'V^ 
ritirarli, anzi riforzar l'afTalto, comefece.ciòf ag 
ne di maggior danno , perche la ftrettezzade oii 
daua poca commodità, e il valor de difenfori i loi 



Libro Sejìo» i^- 

ld:he conuenne à gli Spagniioli co non picciol dan - 

irarfi, eflendo feguitati à^' difenfori lino al pie 

brefcLi) non oftante , che dairartiglierie di fuori 

"O continuamente battuti. Fece anche danno à gli 

luoli , r eiTere ftato quefto affako intempeftiuo, 

le non afpettaronoche foiTero fatte le trincee, 6 

no condotte tanto auanti , che i foldati poteirero 

• accertando coperti, anzi erano sì diffetrofe , e sì 

. che coloro che andarono à gettar' il ponte, con- 

i , che caminaflero gran pezzo fcoperti , che fd 

ne di efTer mal trattati. Quefto inutile, anzi à gli 

.. luolidannofo affatto, nel quale vene morirono 

ij i trecento, fenza molti feriti -, diede à vedere) che 

a efpugnatione non farebbe sì facile j come fi era 

capenfando, poiché il fito, la ftagionC) e il valor 

fenfori che haueuano la porta aperta à i foccorfi, 

3 atti à confumar' ogni eflercito. Perciò Federico 

;de à minare il riuellinoj e la mura per veder feà 

IO modo firédefrerimprefapiù facile, ma gli alTe- 

non ftauano otiofi , perche non folamente anche 

iceuano mine , ma contraminando quelle de'ne- 

per la più parte le fuentauano, e rendeuano inuti- 

ijuefta arte del minare fu dall'vna parte, e dall'altra 

citata si continuamente , che in vari) luoghi , e in , 

rfi tempi , talhora con vtile, e fenza elfo li mife in 

)ua. Fra tanto i difenfori, per diuerfe vie riceueua- 

,entc Inglcfe, Scozzefe)e Vallona, e in quello tem- 

i entrò il Commiffario leronimo Serras , con fec- 

nto fanti Ftancefi > e Valloni, prouifionedi vetro- 

lic,edimunitioni, & effi propri) , facendo conti- 

vfcitc portauano vtile à fé ilelfi, e danno a i nemi- 

^efto affcdio fu si lungo, e sì lànguinofo,che noa 

beio forfè mai gli Spagnuoli più dura imprefa; e fé 

'egli merita di effcr defcritto con diligenza tut- 

a fé io volgili eftendermi à niarrarc le picciole fir- 

F- A tieni, 



j, j 4 IJìoria di leronimo Conefta^gio 

tionijche intorno à quella città fi fecero, vi bifogne b- 
be vn volume intiero, perche l'vfcite folamente.ch è- 
cerogliafTediati, e le fcaramuccie loro furono tar ,e 
sìvarie, noneflendo quafi mai paflato giorno, din 
più di vn luogo no fi fia combattuto, che quelle fai i- 
rebbero ogni lettoreji foccorfi, che per terra,per n e, 
e fui ghiaccio vi furono condutti, che vi entraror e 
che furono impediti, fono vn gran numerojle min I- 
le quali così dall' vna parte, come dall'altra fu dato i. 
co con efFetto,e fenza elTo; le genti,che da effe fur o 
mortce fofFocate, fono infinitej perciò noi tacem e 
cofe picciole non lafcieremo però indietro niun ii 
quelle, che meritino effere fcritte. L'effercito noi i 
alle volte così ben proueduto, come farebbe ftai i 
bifogno j né come era la citràj perche da ognipa: i 
Principe tendeua infidie à quelle cofc che vi fi codi . 
uano, e quelli della villa di Vuordem,prefero in qu » 
tempo trecento palle, etrentafacchidipolueredi ■ 
barda, chediVtrechtandauanoalcampoj onde e r 
mancamento dipoluere, ò qualche la cagione 1 : 
foffe, fi flette neli'effercito molti giorni fenza far i 
alcuna d'importanza. Nel qual tempo gli affediati • 
cero fra le altre due gagliarde vfcite,coii molto nu: • 
ro di gcntei con tre differenti fini.l'vno fu per intrc : 
lìcuramente nella città vna quantità di carretelle, ò • 
gliandirtreggie,checonvettouaglie,e munitionii • 
no lor mandate daDelft, il che riufcì fatto conp ) 
danno,non oflante che gli affediatori procuraffero ■ 
pedirlojL'altro per condur'anchedetroda vn'altrai • 
te certo foccorfo di vettouaglie, & infieme dar'adc » 
al quartiere de gli Alemani, ch'era vcrfo mezo gior » 
hauédo giudicato che viueffero trafcuratametejle q i 
cofe lor riufcironofeliceméterpcrche gl'introdotti 1- 
corfi diedero ne gli Alemanni con tanto impeto,ch ; 
ben vi furono iparate cotra alcune artiglierie fenza - 

fc 



Libro Se fio. ijy 

) alcuno.li mifero in grS difordince lor prefero vn* 
fortC) che diceuano Roftembourg, arfero vn mo- 
,che teneuance mifero fuoco ne gli alloggfamen- 
tornandofene carichi di fpoghe, e ài preda. A qiie- 
lanno non lafciaronp di voler' opponerfi alcune 
lideirefTercico, che tutto flette in arme , ma la di- 
ta de'quartieri , faceua difficile il foccorfo , e fra 
b', che vi corferoi fu il Capitano Diego de Carua- 
, che dopolafciatoui morti alcuni de'fuoi foldati, 
e egli di vna archibugiata mori. La feconda vkits, 
ècero da due bande fu confine d' inchiodar X arti- 
ia del campo,alla quale corfe vna fquadra (perche 
a non arduo à tempo J con tanto animo, e tanto 
e,che non vi fu poco che fare à fermarla; combat- 
io valorofamente, ma trouarono durarefìftenza; 
le elfendo quella la parte doue era il fior dell' ef- 
:o,ancorche arriuaiTero con chiodi, e con martelli 
opra li propni cannoni, furono ributaticon mol- 
nno. II riuellino.che haueuano rifatto^ era di nuo- 
i gli Spagnuoli battuto,il matenerlo coftaua trop- 
ro,ma{Iìmamente che dalle mine era flato si frac- 
co, che quafi i foldati non vi haueuano riparo;per- 
folfero di abbandonarlo,e fé ne ritirarono, facen- 
peròvn altro forte aflai vicino. Di quefta perdita, 
,ltri particolari della città, mandarono gli afTedia- 
rian Berchenroede al Principe à dargliene contoj 
ò vfcito fuori con feicento archibugieri, & alcuni 
Ili , acciò che gli aflìcurallèro la flrada, fu da' ne- 
incontrato, & oftinatamente combattuto, e non 
Ite che gli Spagnuoli foflero in maggior numero, 
' '^'*" P^?g'°^ ^'^o ' furono rotti, e coftretti à faltar 
: acque, doue molti fi affogarono. Ma mentre che 
li pagnuoli in picciole fattioni riceueuano danno, 
ijlauano ingegnando con vnnuouo aflalto miglio- 
L^ in cofe maggiori j perciò il primo giorno di Fe- 
' R j braio 



i ^6 1 fiorì a di leronimo Conejl aggio 

braio di fettanta tre hauendo fentico efler mal gì , 
data la porta di San Giouanni, la quale però era ì 
<|uafi gettata à terra, alcuni foldati di notte fé ne fec d 
patroni,prima che le fentìnelle della città fé ne aue( '- 
fèroi & alcuni altri chetamente calati gm del riuell d 
della porta dellaCroce,iì erano mciri fra certe mac( e 
efpinelungo lemura, dalla parte <ii dentro fra l'i,, 
e l'altra porta, per efler pronti in aiuto dcll'eflercit \ 
tempo del dar ralfalto, che douea darlì^ pruiia che - 
fero dal giorno fcoperci. Ondepareua che con 1' - 
peto, che fi facefle di fuori, e con l'aiuto di coftoro, : 
erano già dentro,fofle certa la vittoria, maflìmamt : 
che ad ambe le porte in vn medefimo tempo penlì - 
nofar'impeto,nGneflendobene informati di que - 
pari, che erano più à dentro, chenon vedeuano. r 
lùperare l incommodità dell'acque del foflojhauei ) 
penfito di non valerli di pontejche con tanta diffic ì 
ììgettaua, ma con gran preftezza condotte le trin . 
àsboccar nel foflb lempierono di terra.Md non pt ;• 
tero venir' all'effetto dell'alTalto fi tofto, che l'aria i 
fofle prima illuminata» ondegridandofi nella cit il 
l'arma corfcro i foldati, e i cittadini a'ripari, toglie o 
di vita quei pochi foldati, che nafcofamente erano i- 
nati nel primo circuio , dal giorno fcoperti. Il pio 
che douea andar' all' a flàlto era Rodrigo di Tol »> 
colfuo terzo de gli Spagnuoli, il fecondo Ferm o 
di Toledo col fuo, & gh altri maeftri di campo di i- 
no in mano, tutti alla cortina , che è fra l'vna, e 1' i 
porta 5 di quella ài San Giouanni fi prefe cura il S\\ )r- 
,di Bigli , che di Frifia era quiui venuto con vna e > 
pagniadi Valloni, gente fcelta, co'quafi, e con re 
genti , doueua aflaltar quella banda. Kora eflf io 
gran pezzo fiate battute le difefe, evalutofi delr !-■ 
lino per tener netta la cortina, corfero airaflalrc>n 

non minore fperan2a> che valore I e Rodrigo di > 

'- - —■— ■■- lo 



Litro Sefto. iy^, 

dovalorofamente fi fece auanti, afcen^endo labre- 
ia fin al altezza del muro, con qualche danno, e cosi 
lanche arditamente fegiiitacoda Fernando di To- 
lde. Magli afTediaciche haueuano antiueduto que- 

àfifalto , per renderlo difficile oltre alla fortificatio- 
e, ò ritirata che haueuano fatto di dentro haueuano 
nche minato quafì tutta labrefcia.dimodojche quan- 
oRodrigccon vna parte de'fuoi combattendo,e cac- 
ando i nemici da' ripari afcefe nell' alto delle mura, 

1 da molte cofe irreparabilmente combattuto. Prima, 
illa mina, la quale ( fendole flato dato fuoco à tem- 
DJ sbalzò in aria con crudele fpauento tutti quelli>che 

erano fopra i e d'intorno ; onde eflendo rimafo più 
ifficileafcendere , quelli > che erano di fotto, mala- 
euolmente poteuano feguir Timprefa, e foccorrerlo, 
quelli, che erano feco rimafidi fopra veniuano dai 
icondi ripari colti di mira da occulte barbacane con 
ran dannoi e da genti , che'erano fotto le mura tirati 
iufo con rampiconi di ferro , fitti fopra lunghe hafte» 
l qual modo colfero il capitano Perera. Onde do- 
di affaticatifi quelli j che erano al baffo di afccn- 
er' all' alto, e vedendo effer troppo difficile furono 
mi ritirare. Alla porta di San Giouanni haueua an- 
he fatto impeto ilRobles,òvogliam dirBigIi,coTuoi 
talloni i ma furono anche da'difenfori brauamen- 
ericeuuti, enonoftante, che già foffero entrati nel 
jorrione, era tanto il danno > chericeueuano da vna 
neza colubrina, & alcuni pezzi di ferro , chetiraua- 
10 per fianco ) che aggiunto il mal fucceffo della por- 
;a della Croce j fi ritirarono con nonpicciol dannoj 
onde quefto fecondo affalto, venne àriufcire per tutte 
le vie non men dannofo del primo j perche oltre» che 
alla brefcia ve ne morirono da quattrocentOslartiglie- 
I rie ne vccifero molti,rimanendouiRodrigo diToledo. 
|con altri non pochi de* migliori foldati, e capitani di 

valore. 



\.:. 



à,y8 IJiorta di teronlmo Coneflaggio 

valorcE non è qm da tacere l'amoreiiolezza diFernan 
^odi Aualosdi Guadalafara, il quale eflendo andate 
airafTalco conGiouanni di Zuniga fuofratello,fu Gio 
«annidavnaarchibugiata, e dalla mina ferito, e ma 
menato rimanendo nelfoflo, inuolto fra morti. M. 
ritiratofi poi con gli altri Fernando alle trincee , trom 
mancarui il fratello, onde da pietofo amore lpinto,co 
folo riparo di vn feudo fr3rte, intrepidamente rientn 
nelfofTo. fotto rarchibugiatede'ncmici,eriuolgend< 
quei cadaueri cercò il fratello , e trouatolo ancor viuo 
trattegli l'arme, fé lomife incollo, portandolo alli 
trincee, non fenza riceuer prima vna archibugiata, do 
«e fatti da Federico curare ambi vifTero. A gli afledia 
ti, allegri della riufcita dell' aflaltujs'aggiunfenuou, 
allegrezza, perche quafi nel medefimo tempo, hebbe 
ro due foccorfì Ai archibugieri, caualleria, vettouaglic 
e munitioniinon oftante che verfo la porta ài Scaeluic 
haueflero qualche contrafto all'entrare. Ma erano co: 
quefti buoni fucceflìdiuenuri si infoienti, che mentre 
che li fopraftaua il battere, veniuano alle mura à fchcr 
nire, & à motteggiargli afTediatori pungendoHcoi 
parole di difpreggio, e per dimoftrar il contento loro 
fpeffo cantado menauano balli alla vifta deirefTercito 
Né di ciò contenri,tratte dalleChiefe le fl:atue,e l'Ima 
gini de' Santi, fé ne feruiuauo in luogo di materia pe 
ripari, e taluolta fatte di paglia, figure di Sacerdoti, ve 
ftiti alla Spagnuola, fi dilettauano di lapidarli, d'impic 
Carli, di decapitarli, e di far'altre attioni da sfrenatopo 
polaccio. Non lafciauano però gli afTediatori conti- 
nuamente di minare in vari) luoghi, ma la pili parte ne 
folamente fijrono lor contraminate, ma per diligenz. 
de gli aflediari ridondauauo tal'hora in lor dannojper- 
ciò fi diedero ad vn altra arte, che giudicarono di mag- 
gior profitto. Perche cominciarono con la zappa, ac 
ftccotofi cauando «Ha muraglia, 9ÌU (]uale in breuc 

tempo 



Libro Seflo^ 2j> 

smpo fi appoggiarono di modo, che non potendo ef- 
;rofFefida quei di dentro, fendo loro ftate leuatele 
ifefe, fi fecero patroni di tutta quella cortina, la quale 
ì da difenfori del tutto abbandonata; perche hauendo 
iTi giudicato, che efla muraglia, ilfoffo , i torrioni, e 
iuellini non foflero ballanti ripari alle importune bat- 
-rie, alle caue, alle mine, & a'furiofi aflalti de gli Spa- 
;nuoli,volfero per altra via prouederui. Onde efiedo la 
orta di San Giouanni del tutto rouinata, prima d'ogni 
[tra cofa parue loro di empire il vacuo di efià, di terra, 
fafcine, efarne vna piattaforma per poterui metter 
)pra deU'artigheriajla qual cofa co la loro diligenza fu 
)fto finita; poi di dentro dalle mura, fecero vn nuouo 
)fro, con acqua, e vn nuouo riparo , àmodo dimeza 
ma, talmente forte, che perdendo il primo muro co- 
le già haueuano perduto , haueflero quiui ficura riti- 
ita, e fé ben quella opera già prima era fatta, e di efià 
erano valli, fu in quello tempo ridotta in forma mi- 
liore, più forte aflai , che non era prima, e di circulo 
lolto maggiore. E rutto che illauoro foflegrande,fu 
mto ilnumero delle perfone, che vi trauagliarono, 
erche volontariamente ogni vno fenza efler chiama- 
D vi correua, che in breue tempo fu perfetto, & accio- 
he non vi mancaflero alcune ài quelle cofe , che vi fi 
ichiedeuanOjgettarono à terra più di trecento cafe vi- 
ine , del legname delle quali fi valfero per il terrapie- 
o,che fu fatto con gran commodità di flarui alla dife- 
i,rimanendo à dietro la piazza d'arme,capace per Tor- 
inanza di gran numero ài gente. Onde le ben gli Spa- 
;nuoh erano con le zappe diuenuri patroni della prima 
nuraglia, poco fi poteuano valer di efià, perche al có- 
uriruifopra, erano da sì continua tempefta battuti da 
juefto nuouo riparo con mofchetti , e con archibugi 
parati da luoghi occulti di cannoniere, e di barbacan- 
ie,chenonYÌiìpo5e«ano fermare 3 oltre> che come fi 

e detto^ 



a 60 Iflorla di leYonìmo Coneflaggìo 

è dettO) con nuoua foggia da rampini di ferro fitti, f( 
pralunghiflime hafte, erano dac^uei di dentro, cheli 
uano à pie del muro, coln, e tirati giufo. E di tanta d 
fefa era quella nuoua fortificatione, cheniuno de^ 
alTediatori arriuò mai a vederla , che potefle ritorna 
al campo à farne relatione, perciò non fapeuano ^ 
Spagnuolij comelàfiftcfle. E defiderando di riconc 
cerla , alzarono al riuellmo della porta della Croce ^ 
cauaUiere di terra, tanto alto, che potelTero dalla cin 
di elfo vedere commodamente dentro la città , batt 
le cafe, e molellar' i cittadini : ilche con alcuni pezzi 
artiglierie, che vi miferofoprajpareua, che douel 
riufcire felicemente. MahauendoglialTediati mqu 
tempo hauuto alcuno foccorfo di artiglierie , di pai 
e di poluere,ne piantarono alcuni pezzi contra elfo e 
uallierefopravna piatta forma, che perciò fecero, da 
donecuraà Giouannidi Coniugan Scozzefc, il qu: 
fi adoperò di forte, che ruppe , e fcaualcò 1' artiglia 
nemiche,gettò à baflo il caualliere,con morte di me 
buoni foldatii e per molta diligéza, che in campo fo 
vfata non lì potette rimetter'in ordine. Egli è vero, e 
poco apprello , volendo pur gli Spagnuoli ritentar 
veder dentro la città , trouarono vn nuouo ingegno 
quella forte. Piantarono in terra vn grolTo albero 
naue , nella cui altezza alzauano vn folaro triangoL' 
fodrato all'intorno di groilì tauoloni,fopra il quale e 
nialageuole modoafcendendo alcuni foldati, potef 
ro di là così vedere , come offendere i nemici, e par 
nel principio bella inuentione. Ma elTendoui aflài t 
fio dallo Scozzefe Hate dirizzate, e Iparate contra l'i 
tiglierie ogni colà in vn momento andò in fracaffo 
danno di chi vi era fopra. Daquefti, eda alcuni al 
mali fuccelTi , nacque all' bora fra alcuni principali ( 
reffercito opinione, che ^oSo. bene abbandonar qu 
U città , e leuarfi da quel!' afledioi ma alcuni alcri e • 



Lìhro Sefio. ist 

di contrario parere. Quelli , che voleuano parriri?> 
"iiano refTercito tutto efTer di mala voglia , veden- 
che^Ii artifici) loro, le mine, e gli aflàki non ba- 
cano lino all'hora punto giouato, anzi Hate di nota- 
: dano; che molti valorofi foldati , é capitani vi era- 
Lnorti di tutte le nationi , perche oltre a i già nomi- 
i,mancaua il Signor della Cherfoniere, che feruiua 
Generale dell' artiglierie colto da vna archibugiata 
[e trincee , (e ben in fuo luogo era ftato proueduto 
gnor della Motte: che al medefìmo modo era flato 
lo il Capitano Bartolomeo Campi , eccellente in- 
nero : che molti lì amaìauano, e ne mcriuano ogni 
rno: che il freddo era intollerabile : che le vettoua- 
erano fcarfe, l'alTedio lungo, perche così per terra, 
le per acqua , entrauano ogni giorno nella città 
>ui ibccoriì fenza poterfivietarerche coniieniua,per 
i patroni di quella città , molto maggior eflercito, 
na potente armata in mare,per da ogni parte leuar- 
foccorfi, e che altramente farebbe vana ogni fatica; 
:he il numero grande de' difenfori , I agio, con che 
Hiano riparati dall' inueino, la commodità di man- 
fuori gli ammalati , e fcriii , e rmietter de gli altri 
4ogo loro , faceua l'imprela quali impoffibilej ag- 
nto, che par, che d'Inghilterra fi fentilTe , che il 
ntgomeri Francefe, fiigg'to dall' vccilìone di Pari- 
con molta gente, e nauili armati, douefle venire ia 
co del Principe 3 e che per tutte quefte ragioni, era 
le ritiraifi Dall'altra parte fi diceua, che dopo tanto 
lagho , e tante perdite non pareua honoreuol cola 
tirfi, poiché col liberar quella città, che non era delie 
forti di quella Prouincia,fi veniua à perder la (pera- 
li ricuperarne neiluna altra, anzi che farebbe da re- 
greche fi iubcllafrcro,e fi perdefTero di quellcche fi 
no acquiftatej che vfcir di Olanda, non fi poteua fcn- 
•erderla tutta,c che m cfTajnooera luos0)d'oue fi po- 

teifc 



% 6t ìfiorU di terontmo Conejlaggh 

tefTe metter rellèrcitoj perche in ogni parte doue i\. 
tirafle, refterebbe aflediato, eflendo la mcdefima ttà 
d'Harlem, molto opportuna à impedir le vettouae; 
che Te hora, che ella fì teneua circondata dall'elTer o, 
conueniua occupare in vari) luoghi più di feimilh n- 
ti per guardia de'viuandieri, e per tener liberi i lì, 
che farebbe quando efla città fi fofTe lafciata alle fj le, 
e le genti ch'erano in efla fi adoperaflero in proh re 
i viueri? che i foldati medefimi dell'eflèrcitO) no o n- 
te l'incommodità, e i difagi, voleuano più tofto m ir- 
ni, che lafciar quella città mefpugnata , che perei à- 
cendoli partire, fi ammotinercbbero fenza comn ii. 
tàdi fodisfar loro molte paghe, di che erano cred; i. 
Che il mouimento, che fidiceua poterfi temer > 
ghilterra del Montgomeri, non efler credibile pe )• 
lerui molti denari, ò certa Iperanza ài grolla predi )- 
fc , che non poteua afpettar da gU Olandefi j ma ic 
quando pure di ciò fi fentifle qualche certezza, fi fi )- 
be à tempo à prouederui, fenza metterfi in fuga p u 
di vederli. Quali di quefle ragioni fofTero più effic ò 
meglio confiderate,non fu luogo di pefàrejperchc r- 
uenute à gli orecchi del Duca , fcrifle à Federico m 
tanta rifolutione di voler continuar l'aflèdio , che r- 
uc, che doueife tener per poco fedeli coloro, chef- 
fero d'altro parere; onde non fu chi ofalTe più pari. e. 
Nondimeno da quelli difcorfi , cofi il Duca, com» > 
derico vennero à confiderare, efler' vero , che ne f- 
fercito mancaua gran quantità di foldati e de' più ì )- 
rofij che affai ve ne erano feriti , & infermi, che a i- 
uano morendo; chegU affalti, elevfcite de' ne ci 
ne toglieuano di vita gran numero, che la città era a- 
de, in fito difficile, ben difefa, che fé non fi ferrai »o 
l'entrate del foccorfo, fi trauagliaua in vano ; pc le 
gU affalti contra tanti difenfori> e tante ritirate, e io 

fepokure dieflèrciti; perciò fiì rifolHto lafciarl'e > 

gnat ic 



Lihro Sejio, i ^3 

onc, & attender con ogni diligenza all'afledio. 
er venirne à buon fine^ trecofe conobbero bifo- 
li j maggior efTercitOjper poter circondar meglio 
[a cittài potente armata in mare, perprohibire i 
rlì: e quantità ài forti all'intorno della città, fra le 
ze d'vn quartiere all' altro, per afllcurarfene me- 
: tutte quefte cofe fi diedero ad elTequire. AlCon- 
1 5oflufù incaricata la vigilanza del mare,accioche 
lei duo riui, che erano verfo Oriente, non entraf- 

I ella città foccorlì, né vettouaglie, i forti fi anda- 
j iifegnando , cominciando à fabricarne in varii 

i ijadhauerpiù numero di genti, fu anche proue- 

perche nella Con tea di Borgogna, era già ftato 

Ito à Antique de Vienne,Barondi Ciurao,accio- 

reflevn Reggimento di Borgognoni, e con elfi 

eniffe al campo , il che fu prontamente efTequi- 

uendone poco apprefifo condotto mille cinque- 

D'Italia fi afpettauano poco meno di quattro 

.'pagnuoli del terzo, che diceuano della Iega>e di 

di Lombardia,che vennero condotti daLope de 

la , fé ben poco appreflo egli d'infirmità fé ne 

>ìuoue infegne di Spagnuoli erano in Ramua in 

ia,chevoleua anche il Duca far' andar' all'efler- 

la il canarie di là era malageuole > perche grint-> 

otenti in mare, non folamente fu le difefe, ma fii 

feftauano ancora : econueniuafempre,per paf- 

uelleIfole,farfilaftradacon l'arme, aggiunto, 

Signor di Rolet Gouernator diCamfer, per il 

\ pe, con nauili , e foldati , haueua sbarcato à Ro- 

\ .1 per infeftarTolen,& impatronirfi del diccho di 

is;ma da Mondragone Gouernator di Berges,che 

'.all'incontro era ftato valorofamente ributtato. 

II utto ciò cffendo in Midelburg ftrettezza di viue- 
H lino il Duca à Sancio d'Auila,che armati quei na- 
j Anuerfà, che meglio potefle andalTe à proueder 

i S quel 



a^4 IJioria di leronìmo Comfittggto 

quel luogo , conducefTe in Zelanda il Colonello hr 
fìoforo Mondragone , col tuo reggimento di V; )n 
& à eflb Mondragone » che rimanendo in Mide irj 
gouernatore in luogo del Signor di Beauois, mai ifl 
in AnuerfaefloBeauois co' Valloni, chehaueua g 
Spagnuoli) che erano in Ramua, colgouernat( C 
zorio di Àngulo. Quefta commiilìone era diffic :ol 
ad efTequirfi; perche i miniftri nel far le prouifioi -oi 
fé per vtil loro) erano lenti, i nauili, che fi poteua ha 
uere erano pochi, perche i Zelandefi infidiofa: nr 
ne haueuano abbruciati alcuni,che eranoàMide rg 
&à Ramua, di quelli, ch'erano venuti ài Spa^ co 
Duca di Medinaj e quelli pochi che rimaneuano me 
mal proueduti di marinai. Gl'inimici all'incor it 
mar potenti, ilpaflaggio del canale fi giudicau ffi 
culrofo j perche hauendopreuedutoi Zelande ue^ 
fìo foccorr© ) haueuano in Fleffinghe rouinato ]0' 
naftero del Carmine ? e caricata la materia di e fo 
pra diuerfi nauili, che haueuano poi affondati n ne 
defimo canale fotto Anuerfa, vicino à Lilo, dou» ^al 
fo era più ftretto , per impedire quella nauig; ne 
Tuttauia folicitando continuamente il Duca, :ri 
foccorfodi Midelburg, doue il Signor di Beauoi aii 
gran penuria di viuere, fi fecero tutte le dihgen: >ol 
libili. Armaronfi poco più di cinquanta nauili,fr. an 
di, e piccioli, dieci de' quali fenza artiglieria , i coi 
foldati folamente, erano carichi di vettouaglie, igì 
vni, e gli altri pieni di fcelta fanteria, che paifau nu 
mero di tre milk fra gh SpagnUoli , e Valloni, ici 
con quefta armata, e col Mondragone, partì d*. jei 
fa in Marzo del fettantatre, enauigandopoco >'in 
giù del fiume, fcoperfe più di cento nauili de'r lic 
che bene auuifati della fua venuta l'afpettauanc roi 
ti per combattere. Pailàrono gli Spagnuoli leU 
ftretto, douc eftino ftate affondate le naui fenza ip' 

di ^01 



Librò Scfio. 16$ 

Ito alcuno; perche la gran forza della corrente 
que le ruppe, e menò à feconda, e quaco più era- 
1 pa(Tb pcricolofo , e ftretco , quiui fece l'acqua 
ior forza. Andaronlì l'armate accoftando, no per 
atter'àmanoi ma con le bombarde, perche fé 
!i Spa<ytiuoli, confidati nelle perfone loro, hauc- 
ro voluto prouarfi da prefTo , ciò non era in man 
perche i Fiaminghi più elperti di quella nauiga- 

e di quei giri d'acque fi approflìmauano , e fi al- 
auano à pofta loro.Cominciarono à batterfi con 
umero di cannoni, e con gran danno, cosi delle 
ome delle géci, tanto dall'vna parte, quanto dal- 
ma, mentre chelafcaramuccia era piùfuriofà, 
; Almirare di Flillìnghe diede in fecco fenza po- 
arfi,fopra la quale corfero diece naui Spagnuole, 
3en per non dar'anche efTe fui fondo,non ofàua- 
oftaruifi, tuttauia la percuoteuano sì gagliarda- 
che flette per venir' in man lorojMa foccorfa dal 
no TiboutVorfl,che guidaua tutta quella arma- 
!uò. Tre,ò quattro giorni,andarono le naui Spa- 
jinqueftocontraflo, procurando feguir' il loro 
3,e fecondo i corfi deiracque,e l'ofFefe de nemi- 
a fpingendo, hora ritirandofi, mafempre troua- 
inimico sì pronto, e sì potente,che nò fiì lor pof^ 
•afTar' innanzi ; anzi dall'hauerlo tentato molte 

vennero ad elTer dalle artiglierie si fracafTate le 
)ri naui} che erano di vanguardia, e morta in effe 
jente, e si gran numero di feriti , che fu rifoluto 
i'inAnuerfaàrifarfi, come fecero; lafciandoal- 
Jiauih perduti, sìperhauer datosùlafabbia, co- 
I r efTer' affondati. In quefta battaglia , non diede 
I a vittoria il vento, non il valor de' foldati, né l'ef^ 
I eelio prouedute d'armi l'vna parte , che l'altra; 
lenirono cagione di molte altre cofe , che non 
^:orfe auuenutein altre battaglie. Haueua ri Ré 
I S 2, eoa 



i66 Iftoria di leronìmo Con eflaggio 

con la perdita di Zelanda) e di Olanda mancarne o 
marinai, perche eflendo eglino tutti naturali di id 
Provinciejdimorauano in effe, e fé ben' in Ami' à, 
in alcuni altri luoghi del Brabante , e di Fiandi e, 
vbidiuano al Ré, fé ne trouauano alcuni , erano icl 
e quelli, come auuezzi à nauigationi mercantili m 
andauano volontieri doue fi combatteua,moltc ei 
in compagnia ài Spagnuoli. Pure alcuni Capi li 
jiaui, natiui di Anuerfa, & affettionati alle cofe ì 
adunarono alcune genti del mare, cosi de' prop h\ 
ueriàni, come d altrii ma con gran prieghi, e la «p; 
gamento, onde à quello modo , quella armat ei 
meffa in ordine. Mancauano fìmilmente bomb iei 
perche effendone in campo molti,conuenédo 'ar 
che tenerne da per tutto ne prefidii, e richiedi oc 
l'armata gran numero,non feneeranotrouati; ar 
ne erano di bifogno; fé ben daminiftri fu fuppl e 
garzoni, che imparauano l'arte , e con altre ger ui 
igaarediquelmeftiere. A quefti mancamem: ac 
giungeua, che la nauigatione di quel fiume, ò p 
braccio di mare, è difficile, e ftranajperche face i 
que di molti giri,non corrono diritte, e con la e 
.te,e mancate deli' Oceano,s'ingolano corrend( 
parte veloci , nell'altra lente, e talvolta in vr ^ 
crefcono, nell' altro calano,fecondo l'acque, eh 
riui ò canali in varie parti quiui vengono à sboc < 
che fi aggiunge in vn a parte effer largo, nell' alt t; 
£0 il fiume,in molte parti poterfi commodame • 
iiigare, & in altre effer l'acqua così poco profoi ' 
conuiene andar' à cercar' i palli per potere fcon ; 
quali cofe, oltre che fanno non poterui nauigai of 
fìieri,che non ne hanno prattica, confondono i ot 
volta i medefimi naturali . Auuenne, che naii ine 
con quefte difficoltà l'armata del Reali* ingiù i^' 
incera da' marinai condotta fecondo la nec i' 



Libro Seflo, ^6j 

^ne à deftra , & à fìniftra , come richiedeuano le 
ni, e i baffi fondiial che mentre che non fi vide- 
ele nimiche , non mifero mente \i foldari. Però 
e fi fcoperfe l'armata di Zelanda venire con fac- 
voler combattere , gli Spagnuoli diffidando 
rinaiFiaminghijofTeruauano come da effi erano 
;i , e come che fapefTero poco di quella nauiga- 
e forfè di niun' altra, non intendeuano le ca- 
perche fi andaua hor à deftra , hor à finiftra) hor 
doli verfo il nemico, hor girando à vn' altra ban- 
onladiuerfità dellalinguanon nepoteuano ef- 
Imente informati , onde l'opere , che faceuano 
minghi , per guidar bene le naui , erano da éflì 
1 contrario fenfo,e che foflero fatte per condurli 
ire, ò almeno per firli combattere con difauan- 
. Per la qual cofa fpinti dalla paura , ò dalla diffi- 
fgridauano, e con ingiuriofe parole villanamete 
giauano i marinai, accufandoli di traditori, d'in- 
e d'heretici, con troppa più infolenza,cl^ non £\ 
(eua al Irfbgo, doue fi trouauano, & alla neceffi- 
fi hauea di loroj onde i Fiaminghi fideliffimi in 
) di lor fi confida,e beftiali poi quando conofco- 
liffidenza, fdegnati dall' afpre parole de gli Spa- 
) voltarono molti lanimo à vendicarfen^, per- 
n attendeuano più à ben guidar le nauij anzi ac- 
dalla colera, àpofta fatta con lor proprio dan- 
afciauano fcorrer'in abbandono fopra i banchi, 
iam dir feccagne , doue reftauano innauigabili, 
io da' nemici facilmente prefe. Alcune, alle qua- 
T hauer più prudenti Capitani, ò meno feditio- 
ati non intraueniua quello difordine, mal'ac- 
ignate dall'altre, erano dal maggior numero 
laui nemiche foprafatte, e particolarmente dalle 
erie fracaffate, perche i bombardieri dell'armata 
inda,e(pertinellor mcftiere;rare volte colpiuano 
S 5 in 



1 68 Iftoria di Uronimo Con eft aggio 

in fallo j e per contrario gli altri gettauano la ma! io 
parte delle palle in vano. Queftì furono idifauanxg 
per qualiSancio d'Auila tornò in Anuerfa. Mam tr 
che egli di nuouo fi prcparaua > per tornar' à que x 
corfo; cjuelli di Flefllnghe, edi Camfernonlafc ja 
no d' infeflarc Ramechino, Mfdelburg, & i ce oi 
ci di efli con improuifì,e deboli adalti per veder i di 
prenderli ; però non vi fu £^tto cofa notabile > i n 
tanto? che Sancio sbarcata moka quantità di fé , 
proueduto di più nani, e più foldati , tornò à nau: re 
Quei ài Zelanda, haueuano ben confiderato, eh ii 
mata d'Anuerfa, doueua tornar' à quel foccorlì -n 
jnonhauendo anche effilafciato di riceuer danne e: 
furono così pronti ad incontrarla, comehaueuat ai 
to l'altra volta, anzi l'afpettarono vicino all'If { 
Valcherem. Alla quale hauendo Sancio dirizz 1 
prore, con hauerh foldati più vbidienti , imarilu 
fìngati, e l'armata riftrettainfìeme vi arriuò; eh \\ 
tocheda piccioli nauili nemici fofTe circondate )ì 
gnò l'ancora tra Fleffinghe, e Middelburg fenza J( 
riceuuto danno alcuno. Quiui con la commodi & 
la punta ài vn diccho , che veniua al mare proi il 
da quei di Midelburg d'alcune artiglierie, hebbe e; 
fìone di far' il foccorfcdi sbarcarle d'imbarcar e :1 
gli piacque; perciò Mondragone entrò in Midi ii 
co' fuoi V^alloni, &: il Bcauois, s'imbarcò, come :1 
fece Ozorio di Angulo, con gli Spagnuoli; rima k 
quafi abbadonata Ramua,come piazza debole à e 
tafpefa, e dipocoproiìtto. Non lafciarono pere l 
landefi con le lor nani far quefto foccorfo in paa X 
celmuoueriì.chefaceuanolenauiSpagnuole, \ a 
commodariìalladifcarica, ài venti, &alIecorr :i 
aflaltauano , e lecombattcuano continuameni e 
non fofle flato l'artiglieria, ch'era in terra, e la f :£ 
?:a di Ramechino fotto le quah fi riparauanO) h. e 



Libro Seflo. 1 69 

{ ) patito gran dannoi con tutto ciò, vna naue carica 
;ade,toccòrulfondo,evirimare,perciònonpoten- 
faluarlì 3 fu da propri) Spagnuoli abbruciata. Ma 
\o non fu il maggior malej perche vigilando,& in- 
.landofi quegli Ifolani di nuocer' airarmata Spa- 
ola, per tutte levici vna ne tentarono, che non fu 
cciolo effetto, perche mandato di notte infìdiofa- 
e fotto l'acqua nuotado mergoni, tagliarono quel- 
)mene,con che alcune delle naui Spagnuole erano 
)rate, accioche fcorrelTero à fecondai il che fu fat- 
tempo, che quando rimaneuanofciolte, fofTero 
luHb dell'acque códotte fra l'armata nemica. Que- 
iduftriavfaronocontra vna grofla naue chiamata 
fante, fopra la quale era il Signor di Blicqui con 
Iti Valloni , il quale dopo di vedutoli fcorrere in 
o de'nemici improuifamentce con tanto difauan- 
;io, combatté fino alla morte,e la naue fu condotta 
rlTinghe con altre quattro, ò cinque minori, che al 
.efimo modo con più, e meno refiftenza furono 
è; e gli altri nauiH fatto il foccorfo fi riduflero fotto 
lechino/pettatori ài alcune picciole fcaramuccie, 
fi faceuano in terra. Dal qual luogo facendo ala ad 
ni nauili , che di Gous conduceuano vettouaglie à 
elburg, vennero quafi à nuoua battaglia, nella qua- 
lanaue grande Spagnuola, nominata la Pulzella 
nuerfa, fu da molte cannonate forata, ruppe il 
;gior' arbore, vi fi accefe il fuoco alla poluere, con 
1 pericolo di perderfi,pure mal trattata fi faluó.Ha- 
1 Sancio fatto l'vflìcio à che era venutOjperciò pen- 
io al ritorno, fi fece con tutte le fue naui alla vela, 
.ento profpero , e l'acque fauoreuoli. I Zelandefi, 
non fi erano mai allontanati molto,co*nauili gran- 
manzi , e li piccioli indietro l'affrontarono in me- 
l canale j e vennero con tanto numero di artigUe- 
c con sì horribile ftrepito à batterfi, chepareua 
S 4 rim* 



%-j o ì foriti dì Uronìmo Coneflaggio 

rimbombarne tutto il Mondo,con gran rabbia de' 
dati, a' quali pareua efier condotti à morire fenza ac >. 
ftarfi al nemico. Nel girare la nane AlmirantediZe i- 
da, rimale diftante dall' altre, e fi azzuffò con vna f. 
caina, e fra effe fu combattuto gran pezzo oftin i. 
mentej maelTendo foccorfa la Zelandefe, la Bifcu 
fu vinta, e Sancio non ne tenne contoj anzi attenc o 
adauanzar camino, non folamentelafciò indietro fa 
iiaue,ma due altre ancorajvna delle qualifù da' ne. zi 
prefa.e l'altra (mandatole indietro foccorfoj fi fa )j 
A quello modo Sancio fi ridufle in Anuerfa, hauf o 
fatto gagliardo foccorfo, ma con gran pericolo, e ti 
picciola perdita. Con quelle difficoltà, hebbe il I a 
le nuoue infegae di Spagnuoli, che fubito marciai o 
al campo,& il Beauois co' Valloni le ne andò à Ber :s 
fui Zoomjdi doue era vfcito Mondragone.Hauutc e 
hebbe Federico tutte quelle genti , attefe à cing a 
città da tutte le bandej e per farlo non vi fìì bifc o 
meno di dodici forti)e di alcune trincee fra l'vnce '- 
tro,chetuttofùfabricatoin luoghi oportuni, ei i- 
diati di buoni foldati , ma non fenza contefe , e f a 
vccifioni j perche i terrazzani non lafciauano à fare "a 
alcuna di quelle , che potcflero dannificar' il nen: >. 
Mentre che quelle cofe fi faceuano,e già alquanto ì- 
ma fi erano cominciate in Olanda, dall' vnapart e 
dall' altra l'offefe per mare,fabricateGalee,eprou{ ti 
alTai nauili di quella portata però, che fopportai o 
quei piccioli mari. Vna Galea era in Amllredam, A 
doueua feruir'agliSpagnuoh, e due ne erano nel « 
d'Harlem, per gH Olandefi ; ma non poteuano in( i- 
trarfi pereflere indifrerentilaghi,efeparatidadi< ii 
e fortificate l'entratej perche quella Prouincia acq fa 
ad ogni paflb ha acque nauigabili i & Harlem Ipe 1- 
mente ha vn gran lago con Ifolette, e porti che die o 
il mar d'Harlem, doue erano quelle Galee. Quel di 

Am :- 



Libro Seflo. lyi 

hedamjparendofi più potenti in acqua, che i lor 
liei non erano j rotto il diccho che diuide i laghi, 
arono con la loro Galea, & alcuni altri nauili nel 
di Harlem, doue veduti da Gherardo longh , Ca- 
no della Galea Harlemefe, corfe loro all'incontro 
più brauuraj che prudenza , poiché non hauendo 
ttato altri nauili da guerra, che doueuano andar in 
compagnia, fu da nemici circondato, combat- 
, evinto, eflendogli conuenuto faluarla perfona 
la fuga. Ma lacomo Antonig Capitano dell' altra 
ad'Harlem, veduta quella perdita fi mife con h 
a, & alcuni altri nauili a feguitar' i nimici , che fi 
uano , i quali inalpettatamente aflàhti combatte- 
• infelicemente perdendo la Galea , che haueuano 
[agnato , & vn altro nauilio carico di foldati Spa- 
ili, e Valloni, che vi lafciarono la vita. Quefta fiì 
;ma fattione, che fi ^qcq in quel mare, dapoiche fi 
o liquefatte l'acque; alla quale ne feguirono del- 
e minute alfai^penfando fra tanto il Conte di Bof- 
ome ferrar' il palTo alle vcttou?giie.Nonlafciaua- 
erò gli aifediati, come era il folito loro di far delle 
e, le quali perla più parte lor' erano riufcite felicij 
he quafi fempre haueuano ammazzato de nimici. 
a haueuano olTeruato.che nell'eflcrcito dalla parte 
( )ofco, doue erano alloggiati Alemanni, e Valloni 
1 3en' il bofco era dalla neceffità dell' inucrno flato 
rumato ) fi viueua trafcuratamente , perche pochi 
jati, vfciti fuori alle fcaramuccie, non gli haueuano 
^ atisìpronti,comene gli altri alloggiamenti erano 
ij'pagnuolij & aggiunto eflere coloro affai diftanti 
;li altri quartieri , rifolfero di far vna gagliarda 
Ha da quella banda, con dieceinfegne,ficuri, che 
i|ieile riufcir bene. Perciò il venticinquefimo di 
|rzo, vfciti da tre bande per terra, e per acqua, an- 
Wono con grande animo à trouar gli Alemanni, e 
' S 7 * Val- 



27 1 Ijlorìa di leronlmo Coneflaggh 

Valloni ; lì quali alla prima vifta fparace fenzapro :( 

le artiglierie > fimiferoindifcrade gli alloggiami ti 

con fembiaivza ài voler far più di quel , che fecerc r, 

clldido aflalti con grande impeto perderono te ) 

ripari, e con barbaro difordine lì mifero in fuga , ( 1( 

i vincitori \i regiiirauano vccidendone molti , e qt !i, 

che vollero faluariijfarono corretti paiTar con nor e- 

ciol pericolo certe acque , rimanendouene però n ti 

poco meno ài mille. Diloggiate, che furono qi le 

genti, mifero fuoco nelle tende, e ne'padiglioni ; i, 

dulTero alla città due Colubrine, cinque fagri, poli e, 

palle, carra, caualii, e none infegne, & in fine non .ìi 

Ibldato, che ritornafle fenza preda , con mancam :o 

folamente diottodiloroj fra quali vn fu il Capi o 

Ardene Vallone huomo valorofo. Di quefta per i, 

quelle due nationi Alemanna , e Vallona , ne da: o 

l'vna air altra la colpa, e fé ben'alcuni lian creduto iC 

Valloni foifero i primi à voltar faccia,é flato però ì- 

cile faperne il vero; bafta,che no dee forfè mai efle :- 

caduto, cheda vna città si ftrettamente affedi » 

come qnefìa, fi fia fatta vfcita con acquifto di arti ì- 

rfe, e di infegne, e morte di tanti foldati, e che ìa 

continuato i'afledio. L' infegne prefein difpettoc ,li 

Spagnuoli furono piantate foprai ripari della cit e 

fotto effe vna tomba funebre, intorno alla quale i i- . 

daua Harlem effere fepoltura de gli Spagnuoli. In e- 

fto modo ftando gli ailediati , non giudicauano e re 

in tutto quel pericolo.clf eranoj perche il valor lo la 

moka gente, ch'haueuanoj le flrade ancor' ape: a 

foccorfi, pare Lia, che gli adlcurallero, maffimamc C) 

che da Lcyden per acqua , e per terra erano conti _a- 

menteproucduci. Ma in tanto il Conredi BofTù e* 

Qucndola fiacommiirione , &effendofi prepara ài 

r.auil; armati in Amilredam, entrò nel mar di Har n> 

eoa trenta tre vaiiolli àà gu£rra,e tre galee? perfer ^ 



Lìlro Seflo. zyj 

aflcdiati l'entrata del marce fatto vn forte al Fuic, 
liaua fotto ficuro. L armata ^'Harlemefi era nel me- 
iìmo mare àCaege,doue adunatili alcuni altri nauili 
I Principe,andarono ad aflaltare Tarmata del Contej 
^ualminor di numero, ma di qualità migliore, non 
urebbe lafciato di uenir' a battaglia, ma il uento Set • 
itrionale fu sì gagliardo, che non le daua commodi- 
di vfcire, e gl'inimici, che col vento haurebberopo- 
:o accoflarfì , furono dall'artiglierie del forte tenuti 
cofti.Onde l'armata delPrincipe, veduto non £ir qui- 
jrofìtto alcuno, sbarcò in terra duo milla fanti , per 
altare viio de'quartieri deirefTercitojma effendo fta- 
fattoin tempo , che quei della città, che doueuano 
nedefimo tempo vfcire, nonn hebberonotitia, fi 
rarouo condanno] del quale fi vendicarono aliai 
loi perche il Capitano Balfor Scozzefe,vfc£ndo con 
uni foldati fece danno, riportando dentro infegne, 
reda oltre ad alcune altre picciole fattioni , che al- 
Dra furono fatte. Et era ftrana colà vedere l'oftina- 
ne, e la crudeltà di quefta guerra^ perche così dal- 
ia parte, come dall'altra fi faceuano marauigliofe di- 
enze , e niun prigionero veniua in mano del nemi- 
, così di quei di dentro, come di fuori, che non folTe 
)ito im piccato.Si erano fra tanto finiti quei forti,che 
àceuano intorno alla cittàjperciò con eiliie con l'ar- 
ita, che era in mare , rimafe sì ben circondata, clic 
monvi fi poteua introdurre cofa alcuna, faluocon 
remo pericolo j fé ben'i cittadini godeuano ancora 
elio fpatio di terra, doue teneuano il beftiame.ch'era 
gran giouamento à gli aflediati. Fra quelli forti, che 
•condarono la città , ve ne era vno, che chiamarono 
Goletta, fituato alla bocca del maggior canale, che 
en del mare, in effa come più importante entro ilCo- 
jncUo Kobles,con quattrocéto foldati fraSpagnuoli,c 
I alleni, Scotto pezzi d' artiglieria i ma eflendo al riti- 
rar 



274 IJiortA di lero7iimo Coneflaggio 

rax ài vna fcaramuccia , ftato ferito il Robles, vi eni 
Fernando di Toledo con alcune delle Tue genti. L' 
irò forte di più importanza, eh' haueua anche artigl 
rie) fùdato in guardia al Baron di Ciurao , &ogniu 
facea diligenza » accioche dalla parte fua non romp 
fero i nemici. E fé ben cjuefti forti, che aflediauano 
poteadire efler' anche edi quafi alfe diati , perhau( 
nemici vicini da vna parte , con cinque forti, eh' hai 
*uano fuori della città j dall' altra l' armata di mare i 
mica non lontana j nondimeno erano di gran gioì 
mentoj egli è vero, che erano con difficoltà foccori 
correuano pencolo di perderfi, come fi vide perei; 
rìenzajperche in certe vfcitcjche fecero gli aflediatij 
cuni ne prefero, & altri fletterò à gran rifchiojfe be 
perduti fi tornarono à ricuperare. Ma vna volta fu ( 
nofciutojdi quanta importanza fofTero; perche haui 
ào la città neceflltà dipoluere , e douendogliene d 
l'armata di mare efTer fomminiftrata, vlcirono da f 
di notte tempo mille foldati,e quattrocento guaftat 
carichi di poluere, per introduruela, ma non potett. 
Erio; ne giouò» che i foldati , ch'erano in vno de' f( 
delb città, haueffero in quel tepo forprefo vno de'f 
ti de gli S^agnuoli, per ageuolar la ftrada a guaftat( 
perche efl'endofi da per tutto fonato airarma,foccor 
ido r vn forte X altro, furono prefì li guaftatori , e im 
in rotta i foldati , con morte di molti di elfi , e pc 
danno de gli Spagnuoli.E quella notte non lalciò di 
fèr notabile, per la confuiione, che era nella città , i 
capo,ne'forti,e nelle armate5perche mentre che i fo: 
eie trincee di effbcon le bombarde,e con gli archibi 
procurauano impedir' il foccorfo, la città, le armate 
refTercito, fparauano anche le artiglierie contra que 
e in quella parte, che giudicauano poter'ofFendere,f( 
za quafì fapere c\ò^ che fì faceuano; onde tutto era t 
rore» tutto,flr epico e tutto fuoco. Le cofc de gh'^^ 

di 



Lihro Se fio. zy^ 

:ri andauano peggiorandcperche oltre rimpedi'me- 
di quello foccprfo) il Conte ài BofTù, con l' armata 
intima nel mar di Harlem,ceflatii venti, che Timpe- 
lano s'azzuffò con l'armata del Principe, e fra effe fu 
tovna fanguinofa battaglia, Haueuail Conte, mi- 
r numero di nauij ma meglio prouedute, che quelle 
. nemiccperche vi erano dentro tre mille buoni fol- 
li , U quali dapoiche le artiglierie hebbero fatto del 
ino affai, dall'vna parte, e dall'altra accoftandoiì più 
preffo co'mofchetti, e con gli archibugi,fecero tata 
ifìone nella Capitana del Principe, che per non per- 
ii del tutto fu coftretta àdifcoftarlì, e fé ben nella 
chia tutti combatteuano valorofamente.pure dopo 
uere fcherzato, la fortuna alquanto fi voltò profpe- 
gliSpagnuoli,di modo, che cominciando i Fiamin- 
à piegare, perderono più di venti nauili. Fece dan- 
all'armata del Principe , 1' effere le fue genti vicine 
loro, perche come i marinai videro la loro Capita- 
nai trattata , dubitarono venir 'in mano de gli Spa- 
loli, &hauendoillito vicino, fi gettarono al maie 
faluarfi nuotando, e quello effempio fu aliai collo 
Ulto da molti Ibldati, che fé foffero llati nell'alto, ò 
d'altra natione , haurebbero forfè tenuto più fal- 
, e combattuto con più valore. Mentre che quelle 
è fi faceuano in mare,e che fu conofciuta la vittoria 
canto de gli Spagnuoli,Federico Ipinfe molte gen- 
ontra quei forti, che gli Harlemefi haueuano fuori 
la città, in quattro de' quah , non fu fatto refillenza 
una, fuggendofene i difenfori, al quinto, maggiore, 
legho proueduto de gli altri , fituato all'entrata del 
•r di Harlem, arriuandoui gli Spagnuoli, fenza però 
j ndurui artigherie,gli diedero in brcue tempo, tre fu- 
ifi affalti,che furono valorofam.ente follenuti,ma ve- 
ndofi quei difenfori fenza nauili, efenzapolucre, e 
:parato vn nuouo affaho, fi refero co honorati patti. 

A 



ly 6 Ijloria di leronimo Conefiaggio 

A quefto modo rimafe totalmente ferratala pori 
loccortì, e in maniera tale» che difficilmente fi man . 
uano Corrieri > nel cui luogo fi feruiiuno ài colon , 
che chiamauano mellaggieri volati,- perche quefto > 
gello portato via dal luogo, della ftia foiita habita - 
ne , e lafciato poi libero, da fé fteflb vi ritorna, pe ò 
portatine da vna parte all'altra, e legategli le let e 
al collo, le conduceuan o ficure al nido loro>e in cju a 
maniera erano auuifati , & auuifauano il Principe • 
ben anche di quefle lettere ne furono intercette, { . 
chealcuni Colombi,forfè ftanchi dal lungo volo, ri - 
flindofi alla campagna, erano da'foldati del campo - 
ti con gli archibugi, e di qui vennero àfaperedia - 
nifoccorfi, che impedirono. Era prima nella città • 
to il viuere di ogni cola abbondante , ma hora con . 
ciaua à mancare, fi confumarono le carni, ilpane di • 
mento, & erano ridotti a' legumi, enonoftante, : 
con alcune vfcite procuraiTero riceuer foccorfi dan. i 
del Principe, furono fempre ricacciati dentro con e • 
no, onde elTendo il numero delle bocche grade.in • 
CO tempo crebbe la fame.Le città vicine fi erano gi i 
pezzo prima coniafolita amoreuolezza offerte d - 
ceuer nelle cale loro, e trattar come fé fte(Tì,le lor ^ - 
ti inutili, come vecchi, fanciulli, e donne, fevolef ) 
mandargli, ma era tanta la fidanza, eh' haueuano i ; 
fteflì, che non fi fepperorifoluere ad accettarla oif i 
in tempo opportuno. Diquefte neceflltà mandar 3 
duo gentilhucmmi al Principe, à darne conto,dal e - 
le con le colombe furono auuifati, cheilBarondij - 
temburg fuo Luogotenente , che era ftato gran pe ^ 
fraVtrecht, & Amdredam, per impedir le vettoua e 
al campo, farebbe da lui mandato fubito à foccorr i. 
Quefte cofe da vna parte furono credute , dall' a a 
ilringendo la neceiiìcà grandemente, fi vide, chef :i 
cittadini) che prima fi ftimauano tanto ficuri , con - 

lo 



Lìhro Se fio, 177 

la c'adente fcrtuiu loro, perciò man(3arono fuori 
:apitano Pellicano, Cornelio. Mattei, RoflTen, e 
nbach, ch'erano i meno odioiì,a trattar con gli Spa- 
loli di arrendcriL& à vedere, che patti poteiìero cr- 
sre. Coftoro abboccatili col Conte di Ouerftein, e 
ionato infieme gran pezzo, non vi fiì conclulìone, 
peraza alcuna, per iftimar cgn una delle parti trop^- 
igorofele conditioni, che lìdomandauano, onde 
maro ogn'uno da'fuoiipar che gli afTediatori volel^ 

tentarnuouoafTalto, & per farlo gettarono duo 
fui foflb, per palTar' allabrefcia, ma coloro, che li 
duceuano furono da'ripari di forte battuti, che fen- 
2 morti più di venti, gli altri lafciarono l'opera im- 
stta. Quefto a{ralto(re però non fi\ finto per far più 
D rifoluere i terrazzani all'accordo) fu fofpefo dalla 
ione di vn' Inglefe, che fuggì dalla città, che nferi- 
on efTerui da viuere per più di cinq; giorni. Crefce- 
timore,e la neceilità ne'citradmi, perciò nel piùal- 
ipanile flefero vna infegna nera, per dar legno ali* 
Ita del Principe della meftitia loro, e non oftante, 
le Colóbe venifTcro con le nuoue à(i\ foccorfo,che 
iati facefTero delle vfcite al tepo, che giudicauano 
ifTearriuarcnon fi vide mai comparire, folamente 
lata delle naui del Principe, li molle verfo la città, 
fendo vfcito buon numero ài foldati, e ài cittadini 
/ederdiriceuer quel ibccorfoich'elTa armata volef- 
Ìire,furono impediti, perche eflédo dagliSpagnuoli 

1 ) dato all'arma, al bellouardo della porta dellaCro- 
[| ronuéne à quella gente, che era vfcita fuora, tornar 
« o à difender la città.Onde fi tornò alle prattiche del- 
.1 :ordo per mezzo del Cote dìBofTù.di quel de Ouer- 
:i ì,deBorgomaeftrijeCapitani della città^ma ne ache 
! iella volta fu conchiufocofà alcuna perche li foldari 
iimcor ben domi, non li vollero accommodare ad v- 
[j.cne difarmati,come gliSpagniioli domiidauano.mar 
I qiieftc 



2 7^ T/^^r/^ di levo nimo Conejl aggio 

Quefte dilationi furono di peggiori patti cag{one.^ r 
moraua tutta r Olanda, contra il Principe d' Oran s, 
vedendo ridotta quella città in eftremo pericolo , n 
eiTer foccor{à,e i cittadini di elTa perir di fame, e d i- 
fagio, mairimamente eh' egli haueua cauato denai a 
popoli per quello effetto; ma egli non era in mino] •- 
fìeroj perche nonfolamente ghpremeua la perdi \i 
così importante città j ma pendendo l'autorità fua [- 
l'amor de'popoli, e da vna certa riputatione di gue .>- 
ro.procuraua di mantenerli l'vnacofa, e l'altra; pt ò 
dubitaua,che non facendo quello foccorfo cadefle I- 
l'opinione» in ch'era con l'inftabile popolo. Pur' ali - 
ne> al principio del mefe di Luglio, hauendo elfo I - 
cipe adunati vicino à Leyden cinque milla fanti, e - 
quecento carra di vettouaghe , emunitioni perir - 
dur nella città, le incarnino à quella volta fotto il B, q 
di Battemburg, il quale pensò dalla parte del bofcc - 
ter per forza intrometterli, e vi fi andò accollando a 
gliSpagnuoIi,che di ciò dubitauano,fortificarono e 1- 
la parte, con più gente, e ftettero alla mira. Il Batt • 
burg arriuato à Manepat pensò di ufar quello llrat - 
ma; mife nelle vanguardia mille buoni archibui n. 
con tutte le carra, con ordine , che incontrando 1 i- 
inico> al tempo, 'che gli archibugieri defTero la pi i 
carica, li carrettieri fpingeflero velocemente Hca H 
con le carra contra l'ordinanza Spagnuóla, penfan à 
quello modo sbaragliarla, e pallàr'auanti,e che iln i- 
co difordinato douefle poi hauer' affai che fare à di i- 
derfì dalla fquadra della battaglia, che fopraueniua, ii 
che trouandoli in difordine doueflero facilment T- 
fer'vinti,e la carra feguir'il lor' viaggio. Ma come f e 
fpefle volte auuenire, l' effetto non corrifpofe al < i- 
figliojperche fc ben \i mille foldati fecero à tempo f- 
ficioloro, eie carra furono (pinte innanzi con imp >> 
i carrettieri, abhorrendo l'archibugiateSpagnuoli ^ 

gei- 



LiBro Sejlo. 2,79 

rauano da cauallo j & abbandonauano il gouerno 
ecarra)eicauaIliperco(Iì,e{pauencatidal fuoco, e 
o ftrepito de gli archibugi fi vokauano in fuga con- 
lor propri) condottieri , lafciando la ftrada della 
ì, e fé ben all'arriuo del Battemburg col refto delle 
ti, fu combattuto valorofamente dall'vna parte, e 
' altra pur' eflendo cominciata la vittoria dalla par- 
egli aflediatori^cosi andòfeguitando; onde in po- 
empo quel foccorfo fu rotto , e meflb in fugaj la- 
ido in preda de' nemici più di trecento carra , e il 
emburg vi morì > come anche il Signor di Clotin- 
is, e di Cariò con mille feicento foldati , oltre la 
ita dell'artiglierie. Quella rotta fd la falce, che 
:ò ogni fperanza di falute à gli a{rediati;onde sbat- 
juegli animi, che prima erano sì orgogliofi , vac- 
ono ne* configli j penfarono prima di metter' in. 
! tutti i foldati , e cittadini , e con rifoluta vnione 
ene fuori , e farfi la ftrada col ferro per mezo 
\rciic\, lafciando la città con folamentci vecchi, le 
Qe,eifanciuIli.Maqueftadeliberatione fu troppo 
e ; perche intefa dalle donne, furono si grandi i 
i, i gridi, e i lamenti, che non fd poflìbile abban- 
rle. Vennero poi in vn'altra rifolutione di ripartir 
mpagnie de' foldati in vanguardia , e retroguar- 
e fra l'vna , e l'altra di effe in luogo di battaglia 
er le confraternità d'archibugieri, con le perfone 

!li, e magiftrati; e à quefto modo vfcirfene per for- 
r quella parte5& à quel tempo,che lor parefle più 
)rtuno > auuifato prima il Principe , accioche lor 
li dafTe incontro aiuto. Ma né anche quefto difegno 
:|»e effetto; perche Federico hauuto notitia della- 
U3 di quelle genti, vedendo il fuo eflercito da si 
111 o afledio ftanco,i quartieri lontani l'vno dall'altro 
i,Dneirerconprcftezza foccorfi.il combatter co^ 
c| e tanto rifoluta cfTer pericolofo > fenza faper da 
i T 4wal 



i 8 o IJloria di Uro nìmo Conejlaggìo 

qual banda poterli afpettarcfece intender a gli afle i- 
ti, che farebbero' trattati humanamente coloro eh i- 
maneflero nella città. Onde gli Alemanni facili à ;. 
dere rimafero vn poco più freddi nelle rifolutioni,( ià 
la guardia de' ripari non parea sì diligentemente f i, 
come fi foleua j fé ben fé ne daua la colpa alla per ia 
delviuerejefTendo tale,che fi pafceuanogHhuomi di 
cofe immondeje dalla natura abhorrite; perche le < )- 
ia de* buoi intenerite nell'acqua di calcina, emaci- 
le, erano la più delicata viuandaàchipoteuahauee, 
onde molti erano debilitati. In così fatta alteratio di 
animi» e neceflltà de' corpi , fi tornarono àftring le 
prattiche dell'accordo^e l'eftremo à che erano cor t. 
ti gli aflediati , il fece concluder tofto in quel m o. 
che gli Spagnuoli voleuanoj e le parole furono bi di 
perche tutti di vn voler fi rimeflero alla miferic ia 
del vincitore 5 e così al tredicefimo di Luglio fu io 
fermati i patti, con dichiaratione, che il facco dell ir- 
ta fi rifcatafle con cento venti milk feudi. Finito ;C- 
cordo, fu commandato 5 chealfuono della ma; or 
campana, che fonò fubito, tutti i cittadmi,e folda e- 
poneffero le loro armi nel palazzo publicoj che i > 
dini» le donne , e i foldati fi ritiraflero ogni vno He 
Chiefe. che br furono affegnate 5 il che fu elTequ da 
tuttijfe ben gli Alemanni,e Scozzefi vbidirono al m- 
to tardi, per efTer di ordine di Federico rimafi à gì ii2 
de' ripari, temendo forfè, che i foldati di fuoriai^di 
preda entrafilèro à (àccheggiare. Fatte quefte cofì fe- 
derico con vn terzo de' foldati Spagnuoli, col Co: : di 
BolTù, & alcuni altriSignori entrò nella città,douc'b- 
be ftrano fpettacolo j perche oltre à conofcere ( -^li 
ingannato in giudicar più forte doue era più deb '»€ 
fortiflìmo doue egli penfaua efpugnare , vide di Jtc 
ne' volti di quei difenfori vn'horrido valore, & vn* te- 
nuata fame. Cominciò egli ad vfare di quella aut i»i 



Libro Sejlo, 2,?I 

hauea patteggiata , perche £ecQ fubito carcerare 
i li Capitani, & Alfieri delle compagnie, e iprinci- 
miniftri di quelle fette, e tutti quelli di giorno ia 
no andò facendo decapitarejC col medelìmo rigo- 
irono trattati li foldati di tutte lenationi fuori al- 
L Alemanni, che lafciarono partir di/àrmati,perche 
: ghaltripaffarono per la corda, eperla'manara, 
cuni in fuori, che viui furono gettati al mare. Al 
3rda , al RoiTen , al Brederoda , & altri principali 
dini, infino àgi' infermi, & ammalati, che erano 
i \i Spedali fiì fatto il medefimo giuoco; onde i\ ma- 
1 > era sì grande, e sì orrendo, che tutto era cadaue- 
tutto fangue. Molti colpauano Federico di crude- 
I \cc\àQi tanta gente sì valoroià, e che già non fi 
I ideua dicendo elTer Neroniana attiene, ma egli 
ndofi diceua , che fi come ve ne erano molti che 
tauano ogni eftremofupplicio, perhauercontra- 
al giuramento di Mons, cosi de gli altri era da fi- 
)oco, cerriflìmo che fene farebbero andati fubito 
uir' il Principe centra ogni giuramento, che fof- 
r dato, e che per ragion di guerra doueuano 
guerfi. Vn Capitano Francefe chiamato Bor- 
informato dell' animo di Federico , come in- 
i patti , con che la cittì fi era refà , pregò sì vn 
aldato, cheglifparòvn'archibugiata nel petto, 
la quale fi liberò dalle manigoldemani. 1 Citta- 
^ mentre che fletterò adunati doue \i haueuano 
■i ritirare, non lafciarono contrai patti di riceuer 
no nelle Cafe loro da' foldati Spagnuoli, eque- 
f lon fìì il maggior male , perche ( oltre alla pelle 
ne eftinfe molti) in altre fattioni, che fi fecero in 
> ida furono fatti feruire contra lor voglia ài guafla- 
>; però fon cofe della guerra, Ja cui giuflitia ado- 
ri nodcrnamente vn' altra forte di bilancia di quel- 
•jche fi vfa nell'altre humane attioni. Il Duca» 
I T t che 



i8i Jjtoria di leronìmo Conejia^gìo 

che in tutto il tempo di quello afledio , che duri fi 
ca otto mefi , Te ne era flato à Nimega , refa che I 
città venne à vederla , e fenza fmontare , fenz ;c 
trar dentro circondandola pian piano tutta intor , 
conlìderandola bene , Te ne andò in Aniftredai ! 
notabile il numero delle genti dell'eflercito , choe 
rirono in quello afledio, che furono poco me ( 
cinque milla, oltre alla gran quantità di feriti, co; o; 
hauer però hauuto la città più di due aflalti. Né ic 
ilo danno fiifolamente di perfone minori, anzi 11 
più principali ne morirono , e ne furono feriti i Iti 
e il proprio Federico , per molto che fi gua ff 
tocco da vna archibugiata corfè pericoloj queft er 
che quelle confrattcrnità de' cittadini , eflerci z ; 
lungi archibugi, erano continuamente allemur )n 
de chi non fi teneua lontano, ònon ilaua con uà 
niente nelle trincee, era colto di mira, quando ;d( 
vi penfaua. Cosi fatto é flato raffedio, e tale e(ì 
di Harlem, città principale di Olanda, ben difei na 
foccorfa, e degna di miglior fortuna, e rare v(:,( 
forfè non mai fi dee efTer veduta ninna piazza in er 
re fra Chrifliani à così flrano pafTo efferfi r; tra 
& è ciò tanto più notabile , quanto contra l'ar «le 
lor naturai Signore fi ollinauano j cotanto j 1< 
fdegno, e la credenza di giullamente difcnderf 



lljlne del Sejio Libro. 



Li::u 



i8; 
LIBRO 

SETTIMO. 



05? L racquifto di Harlem fatto da gli Spa* 

^^gnuoli, pereflerfeguito con lungo afle- 

- w^-^ 'i'o ^ CO" g''^'^ danno , così dell'eilercito, 

f g) 1^ 8 come della città,non fu alle cofe del Rè di 

tanto momento, come fi credeua che do- 

I'. e eflere; anzi dalle morti di tanti valorofi foldati.e 

a tani, parue più tofto lugubre, che giocondo j e dal 

ij iftimarfi il più farte luogo d'Olanda,molti faccua- 

ij onto.che non mitigandofi per altra via l'oftinatio- 

i| z lo fdegno di quei popoli, (àrrebbe il vincerli colà 

r; olfibile. Perche le à. tutte le Terre tanto fortijcon- 

;ile far quella forza, che ad Harlem fi era fatta, non 

srieno le centinaia danni ad acquiftarle; poiché 

deua che le vittorie , non Ipauentauano , né arri- 

ino à far' effetto più oltre di quanto fi eftendeua 

rza. Apparue nondimeno allhoravn picciolfegno 

indicar' il contrario , ma fu falfo j imperoche ftan- 

\lchemar città lontana di la cinque miglia, ancora 

trale, ellendoui dal Principe d'Oranges flato man- 

) il Capitano Nicolò Ruicauer con tre infegne di 

ati, per tenerla à diuotione fua, fperando, che con 

irte de' cittadini,che vi hauea dentro.douellè facil- 

ite riufcirli , nonne feguì cosi tofto TelFetto ch'ei 

fauajanzi effendouifi trouati molti affettionati alle 

2 del Ré, tennero fuori il Ruicauer , che non fu così 

Imcn te intromelTo , e fra tanto Ipedirono al Conte 

JolTù à dargli nuoua del pericolo, in che era quella 

à domandando aiuto; il che diede à gli Spagnuoli 

1 folamente fperanza di conferuarla ; ma, che non 

te le città follerò d'animo , da loro alieno. Però 

:'ftoauuifo,equeftadimoftratione di fedeltà, non fu 

;»ouamento alcuno; perche non oftante che con tre 

T 5 infcgnc 



1 8 4 Ijloria di leronimo Coneflaggio 

infegnedifoldaci Spagnuoli, e due compagnie da. 
ualli vi andafle ilConte per fauorire la parte del Re e- 
tecutefì quefli genti alquanto à rubbar'i villani in j. 
mond, & in vn altro picciolo luogo vicino, che tr a- 
roDO per iftrada, furono cagione con la tardanza , ie 
yenuti quei cittadini dentro all'armi diuiTa fra diro 
la città, da tramontana i Cattolici , e dal mezo gi io 
gli heretici, fofle da quefti introdottoli Ruicauer fi- 
de cedendogli amici del Ré, e non potendo gi, i- 
trarui il Conte^lè ne ritorno per domandar forze r 5- 
giori; rimanendo quella città , non folamenteco: i- 
bella,come le altrejma habile à farfi molto forte.c le 
feguì colmezo del Signor di Boifot. mandatoli al 
Principe. A quello male s'aggionfè nel medefìmo > 
pOi che lifoldati Spagnuoli, trauagliatida quelli ;o 
afledio, e creditori di moki paghe s'ammounaro & 
entrati in Harlem non voleuano vfcirne fenza ilj a- 
mentoj onde con nuoua forma di tormento, tori > 
no ad affliger quel popolo con tutte quelle infok ?, 
chelifoldatiammotinatifoglionofare. Nègiou; il 
moftrar loro, come elTendo già entrato il mele d i- 
glio era la fìagione accommodata à far con la gue: in 
quelle parti elFetti d'importanza, e che non lì hai > 
be douuto perder tempo; perche quelli coniai r- 
tà del viuere, non voleuano fentir ragione alcuna zi 
parendo Jor douuto il Tacco ài quella città , ftratia 10 
imiferi cittadini; poco meno di quello , che face ^- 
giandoli haurebbero fatto. Laqual cpfa erada t ii 
popoli conuicini fentitadi modo che niuna altre )i> 
ha tatto maggior danno alle cofe delRè di quefta.I n- 
tre che in Olajida fé ne ftauano coftoro otiofij le \ iti 
del Principcch'erano nell'lfola diValchcrem inZ< ti- 
da, machinarono vn'altra volta contra Midelburg t- 
tà» come fi è detto,principale di quella Ifolajóden io 
infiepie buon nuniero di tutte forte ài genti,prou( »" 



. Libro Settimo. 2 jj- 

J Scale» corfcro improui7àmenteaira(TaIto, hauendo 
rò intelligenza Je'cictadini di dentro, che al mcdefì- 
jp tempo pigliando rarmi,doueuano far remore. Ma 
1 n riufcì loro il difegno , perche mofli i cittadini al- 
.1 ante più pertempo^che non doueuancfù loro dalle 
•intidel RédatoadoiTojpreii e carcerati, prima che 
I éi di fuori afl'aliilero il muro, onde ali accoftarii che 
rerocon le fcale di notte, trouarono dura relìftenza, 
I rche Crifloforo Mondragone, huomo vigilante, gli 
)ettò con miglior' ordine di quello, conchecoloro 
reroralTalto, onde mal trattati fé ne ritornarono. La 
I :de(ìma intelligenza, che haueuano hauuto inMidel- 
I rg, hebbero anco in Ramechino rocca della prepria 
)la, di là poco diliante onde non ciTendogli riufcica 
I ella , andarono à tentar queft'altra. Quiui non con 
jiprouifo aflalto, ma pia lentamente andarono ope- 
, ido, perche alloggiati all'intorno con le minejC con 
batterie minacciauanovoler'clpugnaria; ma quei di 
[ ntromen fedeli, e più fagaci, che quegli altri non fu- 
no, con/ìgliati dal Capitano lì relèroi onde Midel- 
irgo, che haueua Yo. vicina IVfcita al mare , rimafe da 
.•mici maggiormente circondata, e con poca fperan- 
dipoter'eìler loccoria. A qucfta perdita, ne fe2;uìall 
i torto vn'akra di non poca importanza, e fu che il S'i- 
lordiPaietgran feguace del Principe, vedendo efTcr 
lal guardato da pochi Valloni San Ghetrudenberg, 
atto con gli habitatori ài ella, che defTero l'vbidienza 
Principe, il che gli venne fatto: perche venutoui 
:r mare da Dordrecht, e fingendo di fopraprenderlo 
3n poche genti, fu da gh amici, co' quah era d' accor- 
, intromeflo con non poca viltà de' V'alloni , che vi 
:ano alla difefa, e per eflèr luogo forte nel Brabante, 
il mare, e verfo la parte di Olanda veniua qualìadef- 
^r di tanta importanza , come foITe Harlem. Il che 
conobbe aiTai torto, perche conuenne prouedere ài 
T ^ maggio- 



2,8^ IJlorìadileronimoConefiaggio 

maggiori prefidij ; cosi Breda, come Berghes , a'qu 
li luoghi erano ogni giorno su le porte , e con cjuel 
commodità in tutti quei contorni le genti del Prin( 
pe,fi allargauano con profperi fucceilì.Il Duca vi ma 
dò Sancio d'Auila , che mife infìeme in Breda alcui 
genti,ritoire loro i\ picciolo Caftello di Ofterhaut,c( 
tutto ciò è Tempre ftata al Brabante quella piazza pt 
dita importante, non fieflendo potuta ricuperare. 
Bcrghes fui Zoom, doue era con Valloni il Colonel 
Alonfo Lopez Gallo, fucceduto alBeauois, mandò a 
co il Principe à tentare i ma fu in vano , perche il ^ 
gilante Gallo non fi lafciò forprendere.E cofa notai 
le vedere , come facilmente , e con quanto poca fpe 
fofTero dal Principe prefe le terre , e le fortezze pri 
cipalidelRè, e quanto efTo Rè ne hauefle di bif. 
•gno, per efpugnarne vna fola. Erano fra tanto flati 
Harlem gh Spagnuoli ammotinati due mefi della ir 
gliore Ragione del guerreggiare , facendo con l'efto 
fìone de' popoli ? ogn'hor più alienargli animi dal 
deuotione dei Ré. Pure alla fine,il Duca d'Alua, mei 
in pruoua la grauità , e la fagacità fua > aiutato e 
Chiapino Vitelli, amato affai da foldati Spagnuoli,cc 
vna parte delle paghe li compofe , promettendo d 
lor' il refto affai tofto, e perdonar tutta la colpa^ma ne 
fidandofi eglino delle parole, vollero folenne giurami 
to di non eifer' offeii; del che li compiacque il Duca, 
ben dopo di quietati,non lafciò per quello di farne in 
piccare alcuni de' capi principali , con ifpauento de g 
altri. A quello modo tornarono i foldati alle infegn( 
e li fecero vfcir della città , lafciando in efià il Baron ( 
Liques, col fuo reggimento de' Valloni. Furifolut 
per nuoua imprefa,quella di Alchemanperche non b 
uendo hauuto molto tempo il nemico di fortificarla, 
haueua fperanza, che quel poco, che rimaneua da pò 
tere flar' in campagna, baftafTe per e/pugnarlaje perch 

ilSigno 



Libro Settimo. 1S7 

lor ài Nocherme diceua hauerui dentro certa in- 
=nza, con che gli farebbe dato vna porta, Federi- 
Toledo ve'I mandò quafì per vanguardia , con 
:o compagnie ài cauaili,e feicento eletti archibii- 
jpagnuoli, à, carico di FrancefcoBouadiglia, per 
le riufciua il trattato, con ordine, che per eflerui 
'orti perla frrada , la caualleria non fi allontanar- 
la fanteria. Mandò ilBouadiglia innanziperan- 
:diadellacaualleria,c|uarantaarchibugierijiqua- 
iti vicino à vn forte, fu tofto da' nemici abbando- 
ma volendo la caualleria feguitarli fu forzata riti- 
il che veduto dal Bouadiglia ? ch'era rimafo con 
hibugieri, mife quei pochi foldati dietro à vn'ar- 
afpettando coloro, che caricauano la caualleria, 
i condotti dal Bouadiglia, Cche lor fece fronte^ 
nbofcata furono fatti ritirar' in fretta verfo la cit- 
ila quale eflendolì fermati vicino alle murafen- 
r loro aperte le porte, pensò il Bouadigha di dar 
iolTo con tutta la gente lìcuro di tagliarli à pez- 
. dal rimaner coloro di fuori j pensò il Norcher- 
lefierapoifutoauanti, che potefle efler , che 
;lla città non voleflerolafciarlientrarcipermet- 
effetto più ficuramente quel , che haueuano 
fecoj e non diede licenza al Bouadiglia di af- 
[uellegentij ma non fu buon configlio, perche 
e furono aperte à coloro , e il trattato non heb- 
ttojperciò quelle genti furono ferbate, per efler 
'')ri di quella città, contraSpagnuoli, come con 
vcciol danno furono poi; oltreché in quefto me- 
li ) tempo^per la porta di Enculà vi entrarono nuo- 
5; ti. Federico vedendo no riufcir quello difegno, 
t ò reflercito, e giunfe all'intorno d'Alchemar al- 
ni à del mefe di Agofto 5 ma quegh habitatori pre- 
;h!ii ciò, chclordoueuaauuenire, fi erano prefta- 
;r.' fortificaiijilmegho ch'hauea'nopotutoi nelchc 
M T 5 ilRui- 



iS 8 Iftorìa di leronimo Cone faggio 

iIRuicauer,e il Boifot fi affaticarono co gran diliga 
& oltre ai ripari di dentro, fabricarono fuori vn^i 
di terra, accioche non potefTerb gli Spagnuoli e* 1 
cilmente accoftarfi, e per guardar con t^o l'entr , 
vn canale d'acqua , dal quale poteuano fperar fc e 
foiina non eflendo alla venuta deireflercito tota' e 
te fortificato , fu fubito prefo. Fortificauano g! p 
gnuoli ancora vna cafaccia » che diceuano la ca re 
là, per afficurar maggiormente la parte dell'.- u, 
ma quella era dalla città si fortemente battuta i \ 
tiglierie, che fu maggior' il danno, chel'vtile, ci li( 
de. Non erano ancora arriuate l'artiglierie in e p( 
chepcreflet le ftrade fangofe , dalle pioggie de Ai 
tunno, erano difficih à condurre j fra tanto fi ali 'iv 
ual'effercito dalla parte dell' Auftroj cauando ] rin 
cee, efiandauariconofcendo la città, e il muro ve 
der'il luogo di batterici nel qual tempo quei à\ i itn 
moftrando grande animo ? vfciuano IpeiTe volt m 
alle fcaramuccie, &adimpedir'illauoro;etarh( ira 
prouifamente dauano in parte, doue faceuano ( .no 
perche vfcendo vna notte per la parte di Gruni >er| 
^ontra certi foldati, che conduccuano auanti vr m 
cea, ne ferirono, vccifero, e fecero prigioni diue M» 
fero anche fopra certe lor barche due piccioli { zid 
artiglierie, e con effe nauigando per fi canaHd' |ue 
che vanno per la campagna infeftauano hora i me 
doue erano gli Spagnuoli, hora i propri allogg :iea 
ti loroj fé ben con più rumor, chedannoj egli ero 
che diedero fcgno di effer peneri de denari.per :pci 
pagar foldati batterono monete di ftagno,imp( 'hJ' 
loro il prezzo, come fé foffero ftate d'argento, M 
do, che non poteffero effer rifiutate, con obli; pert 
del Magiftratcdi cambiare in altre migliori fin l'^f 
fedio. E quefta città circondata d'anriche mura 'for- 
tigne terrapienarei ma tutte intorno da vn largc prò- 



Libro Settimo. iS9 

do foiTo d'acqua cinte, nel quale era riporta tutta 
jafortezza; perciò non folamente conueniua peii- 
;, doue far la batteria ì ma anche il modo di acco- 
fiper 1 afTalto. Furono fra tanto condotti venti can- 
ni piantati in due luoghi, cioè alla porta Frirona,& 
Torre Rofla, e con efli percoiToilmuro; ilquale 

I fece troppo gran refiftenza, le ben il fcoperfero di 
tronuoui ripari, anzi vn pezzo di elfo muro.aggra- 
3 dal nuouo terrapieno, cadde da fé fteiro3 fé ben'à 

II da' cittadini tofto rimediato, & elTendo opinio- 
le gli Spagnuoli.che non doueflero hauer* alì'afial- 
lolto contralto tentarono di andarui,ma{Iìme, che 
morar'in quello alloggiamento , era noiofo perle 
^gie, che cadeuano, perla terra paludofa, e dana- 
\i quanto poteuano inondata ; onde lì rifoluè di af- 
'in due luoghi; e per quello effetto fabricardue 

lei per varcar fopraeilì il folTo. Eglicvero, chepri- 
che folTero pronti per raifalto, fìnfero più di vna 
I di elTerlo, per veder fé poteuano fpauen tar gli af- 
iti, di modo, chenoniìnìblueffero diafpectarlo 
( di arrenderli, e perfarquefradimoftrationelìmi- 
I in ordine j ma tuttofò in vano; perche Tempre ri- 
] re di difenderli. Da due altre bande, cioè alle fali- 
' & alla porta d'Karlem con certi pontoni, conche 
iiuano l'acqua, voleuano anche fìnger di andar' al- 
i'iltoper diuertir'i difenfori. Fu ripartitala cura co- 
li duealTaki, come di duepontiTvna à Francefco 
'l.es, l'altra à Giuliano Romero, ambi maeftri di 
^'pciquahincJue luoghi, alquanto diftanti l'vno 
.'altro, doueuano di notte tempo, gettarli per dar 
;i' .iTalti poco innanzi all'alba, ogn'vno d^lla fua ban- 
i'accioche i difenfori , douendoin vn'IftéfTo tempo 
a uè parti refiftere, fofTero più deboli j e dell'ho- 
a' farlo per andar conformi , sì doueuano dar fegno 
d fuoco. Il Baldcs fabricò i! lìio ponte nell'acque, 
' (òpra 



ip o Jjiorìa di leronmo Coneflaggio 

fopra certe barche ài maniera commodo , che cor l 
fo fi poteua facilmente paflar il foflb; il Romero 1'. ;, 
fico più lunge dal muro,ropra botti per gettarlo à 1 1- 
pò; ma come quello delle barche fìlauoraffe di n :e 
nel medefimo folTo 3 e quell' altro alquanto lontai e 
con differente lauoro, no poterò in vna medefima ». 
ra efler tutti in punto, per valerfenejaggiuntOiche ( :- 
ito delle botti còuenendo condurlo, al foflb dal lu( ), 
doue era fabricatOjfopra certi prati acquofi,fu fatte f- 
ficilmente. Perciò hauendo il Baldes compito Toj 1, 
prima, che il Romero , fece fegno al compagno : 1- 
do attento fé gli rilpondeuaj manon hauendo l'o 
ancor finito non rifpofe, onde mentre ch'efTo Bai (i 
deteneua afpettando il fegno per andar tutti à vn : 1- 
po, vfciti fuori i terrazzani, etrouato il ponte i :a 
molta guardia, rotte fott'acquele barche conpoc :- 
fìftenza, le affondarono infieme col p6te;a{ricurai,ifi 
da quella banda per all'hora non poter'elTer mole i 
Il Romero fé ben alquanto più tardi, non lafciò di t- 
tar'il fuojma con molto trauaglio,e par ch'egH ha ic 
dalle mura della città più dura refiflenza algetro, 
che il Baldes non haueua hauuto , eflendoli Ihti le 
artiglierie,e da mofchetti morti, e feriti non pocL /l* 
datij e fé Francefco di Bouadiglia,che vi hebbe ci ,Je 
archibugiate , con alcune delle fue genti , non ari uà 
ad aiutarlo, rimaneua l'opera imperfetta. Purefoi a» 
& ignorando quel, che al compagno erafeguito.i 0- 
fc tardi al fegno del fuocojmarifpondendo andò, ij- 
falto, penfando, che dall'altra banda, come fi era i»- 
natodoueife all'hora effer fatto il medefimo; n Q- 
eannato, perche Baldes non folamenteperildifo oc 
fe<TUÌtoli , non vi andò; ma noi fece auuifato, o:-' 
Romero fi trouò hauer contra tutti i difenfori co: i] 
refiftenza, che non oRante, che comb^ttefleatrc »- 
mamente, fopporrando vna afpra tempefta di pai ^^ 

p] 'C, 



Libro Settimo, 2^1 

te» di fuochi, di acque bollenti, con calcina viua» 
oleiTere flato vn pexzo sii la brefcia , e piantate le 
gne su le muraglie, conuenne con nò poco danno, 
orte de'fuoi tornar Tuo malgrado à fcendere, fenza 
er' à quei della città fatto vn minimo danno;perche 
euano fatto nella ritirata, vn terrapieno altovna 
a, dal quale vccifero gran numero di genti , ne fu- 
D sì poche quelle 5 àquaicoftòquefìo aflalto, che 
paffaflero di feicento. Riferifce l'Alfiere Solis, che 
10 di quelli , che piantò la fua infegna fui muro, e 
fTo fu gettato à baffo j che fra quella gente, che di- 
ieua l'entrata, non vide mai corfaletti, celate, né 
j ti di foldati,ma folamente huomini vefliti alla ma- 
tefca, che con le picche , & con le allabarde com- 
euano come Leoni; cotanto nel difender la pro- 
cala vale ogn'huomo. Vogliono alcuni , che re- 
ido emulationi, & inuidie,fra il Romero,& il Bal- 
elTo Baldes à ftudio trafcuraffe la difefa del ponte, 
)erderlo, e per non andar all'affalto con l'ordine 
', ò almeno non auuifaffe il compagno di quel, che 
rafeguito, come poteua fare ; e ciò à pofta fatto 
Dche andando ilRomero all'affalto folo,come fe- 
nefoffe con danno, e dishonor ributtato. Ma fé 
\a. foffe opinione del Romero , per la poca amici- 
3ro,ò fc il Baldes vi haueffe colpa, ò no, non ofo af- 
are, so ben, che fra di loro hebbero fopra dò nemì- 
loh parole. Fra tanto ftaua il Duca in penfìero del- 
Dfe di Zelanda, perche effendo tutto perduto da 
ielburgo in fuori, dubitaua di rimaner' efclnfo di 
Ila prouinciajperciò hauendo fatto il Signor di Bea* 
:>General del mare, di quella parte, li ordinò, che 
maggior numero di naui.che potefTejandafTe à prò 
er quel luogo. L'armata conueniua , che foffe ga- 
rda, perche quei di Fleffinghe , e di Camfer Thaue- 
fempre pronta , per difender le riue deli'Ifola 
^ diVal- 



492. ijlorta di leronìmo Coneflaggh 

diValcheremjeMoudragoncj che vi era dentro p;j, 

gran difagiojperciò proueduti dal Beauois da cinq a 

ta nauili , fra piccioli , e grandi di vetcouaglie > m i 

tieni? efoldati parti d'Anuerfà, per andar' à sbarvj 

queir Ifola. Non hebbe quella armata giù per i a. 

me l'oppofìtionej ài che egli dubitaua, anzi nauig l. 

no all'ifola fenza refiftenza alcuna , egli è vero , ic 

s'auuide elTer difficile il foccorfoiperche trouò,ch( d- 

pò i'hauer perduto Ramechino, gli inimici haui o 

fortificato la tefta di quel diccho , che è fra efTa foi :- 

za, e Fleflìnghe, doueegli penfaua sbarcare; efc n 

queidiMidelburgoafpettandoilfoccorro, hauei o 

tentato di forprenderla, n on era lor fucceduto Teff x 

Vfcirongli incentro da più ài vna parte , moltin li 

armati de' nemici, co' quali hebbe à combattere f ]x 

vna volta; perche tal'hora veniuano ad aflaltarl e 

fpefle volte fi ritirauano ne' porti , e fotto le fort le 

arniche; pure dall'una parte, e dall' altra ne furon f- 

fondatidiuerfi, con morte di nò poca gente; Scili 5- 

gior danno fu dalla parte del Rè. Andoflì aggira 3» 

e combattendo interrottamente il Beauois intoi 'à 

quei dicchi, &: à quelle fortezze, per vedere di foc r- 

rere quella città, alquanto lontana dal mare; fé ;a 

vi fi va pervn canale di acqua, fatto amano, m; 2- 

dendo prefo, e fortificato tutti li luoghi della sb a- 

rione, e l'armata marittima, chenonlafciauadin 2' 

ftarlo; rifoluè andar dietro, all'ifola dalla partedi > 

ri , e quiui metter' in terra le vcttouaglie , e len: i- 

lioni per di là farle poi condur per terra à Mideltg» 

giudicando quefta per la più ficura ftrada , anzi ne f- 

feruene ninna altra. Perciò finto ch'egli hebbe • I- 

lontanarfi in mare» voltò le prore verib la Poldr 

vogliam dir Hac non lunge da Camfer, e quiui in > 

gomal commodo, fra due monti di fàbbia, co 0- 

ciò à sbarcare con gran trauaglio; perche non vi e. i- 



Liho Settimo, 195 

lotto alcuno da ftar fìcuro, tJall'ingiurie de* ven- 
ie cominciarono tofto à foffiare, vi fi ftauacon 
pericolo j anzi vi fi perderonoduonauilijil con- 
poi le cofe à Midelburg, tutto, che fi faceflè con 
iteTcorta non fi trouauano carri per condurle, di 
■) , che crefcendo ogn' hor più il vento , e le difH- 
, conuenne> che fi leuafTe di là, fenza hauere sbar- 
a metà di ciò, che sbarcar voleua; ondepiglian- 
camino di Anuerfai viarriuò non fenza nuoua 
glia di bombarde, e nuoua perdita di naui. Ol- 
:iò mentre ch'egli era ancorato in Zelanda» ftet- 
non picciolo pericolo j perche iZelandefi, mef- 
co ad alcune naui inutili, di notte le lafciarono 
do andar con la corrente dell'acque contra i'ar- 
Spagnuola, per veder à quello modo diabbra- 
fenza combattere; onde conueniua con gran di- 
za à mannai, Se à foldati fopra piccioli battelli, co 
e hafte andarle ad incontrare, & torcerle ad al- 
ada tenendole difcofte dall'amata, colà> chele 
lì di molto pericolo , fu di non poco trauaglio. 
imino, che fece quefta armata, fi conobbe quan- 
do inutih quelle fortezze, che fi fannoperguar- 
ò per difender palTaggi di nauigationei percli'ef- 
y quelle naui pallate due volte fotto le mura di 
j nghesjdi doue fu loro /parato addcflb gran quan- 
\ i palle, non hebbero perciò danno di momento; 
ijeil tirar'allanaue, checorre, é incerto, e quan- 
'I re di molti colpi alcuno la tocchi, non perquefto 
^ i danno notabile , perche fé bene vn colpo può ia 
Pgo ferire, che l'offendi, èpiùpoffibilccheneri- 
ijiiolti, in molti luoghi fenza nocumento impor- 
ri- LenauiZelandefiparendofivittoricfe, fene an- 
MoàRomefual, doue in breuc tempo fi refero da 
ij) foldati del Duca , che vi erano dentro. Intanto 
i| ulfa, che haueuano hauuto gli Spagnuoli alle mu- 
ra 



19 4 Ijloria di leronimo Conejiaggia 

ra d* Alchemar, fece che (pérarono poco bene di ic 

la imprera,'al che aggiunto la ftagione malaqcor v 

data àftar' in campagna (pecialmente in quelle n 

bafTe, doue già tutto il terreno era coperto di a a 

rifoluerono dileuarfi, non fenza hauer vaciliatnr 

ma ne' pensieri , e fatto apparecchio pervn nuoiia 

falto. Macoi:huenne farla ritirata con arte; per n 

quelli della Terra lo hauefTero intefo, farebbe for h 

to cofa difficile (aluar l'artiglierie, per elTer malag o] 

il condurle per quei camini paludofì.doue col gr. n 

fo s'afFondauano le rotejperciò fi decenne con no ic 

cìol difagio l'elTercito, tanto chele mandarono i in 

2i, il che fatto, fi ritirò la gente con ordine lafcian in 

dietro il Capitano Salazar con alcuni archibugiei oa 

gnuoli , per trattenere quei d' Alchemar > fé vfci ro 

come fecero; ma tardi,ein poco numcro,ondefì ne 

ricacciati indietro, fi fecero però gli SpagnuoH Si or 

della Haya, luogo debole, fé ben grande,doue t w 

la corte, e di tutti i Villaggi dell' Olanda Occide Ici 

come anche del f'-;te dell' Efclufa di Maeslantj <\it 

fu fatto prigione Filippo di Marnix Signor di S. le- 

gonde. Fu poi difì-ribuitorefTercitopartea'prei 1)6 

parte con Federico fé ne andò verfo Amilredam, luc 

era andato il Duca,per vedere di far'armata di ma :ó- 

tra quei di Encufa, che fcorreuano da per tutto, e ic- 

uano quafi aflediata Amftredam. Siede la città d' :u- 

ù alla bocca di quel mare , che chiamano Zuc «e 

quafi chiane della nauigatione di ruttai' Olanda on 

tanto forte di mura, come proueduta di habitatoi iw 

efperti marinai, & oftinati difenfori. Haueua il ' "» 

per quella imprefa poche naui , e poche genti d ui- 

darle;ma quelle poche erano così buone, e si beni co- 

uedute, che pareua , che con molto maggior mi sro 

potelTero contendere, & all'incontro gli Oland ne 

haueuano molte, però gli Spagnuoli erano di «-l'* 



Lihro Settimo, i^y 

à opinione) che hanno hauuto molte volte, chetut- 
■bffero deboh, e mal' in ordine. Con quefta creden- 
I Duca (pinfe fuori le naui> fbttoil Signor di BoiTiì 
=Ie, e valorofo Capitano,prouedute di cinque infe- 
di foldati Spagnuoh' > vna di Valloni, 8c alcuni po- 
redefchi. NonhaueuaintentioneilBofludi com- 
ete j perche come naturale, e prattico di quelle co- 
li che gli Spagnuoli non erano, non ftimaua le fuc 
e pari à quelle del nemico j pure la commiffione 
uperiore,e la tema di non efler tenuto codardo fé- 
, che venendoli incontro l'armata contrariane! 
rio mare di Zuiderzee, s' andò ad azufFar con efla» 
erano le fue più, che noue naui,eflendone dall'al- 
artc ben trenta, onde tutto, che veramente quelle 
.è foflero d'artiglierie, e di buoni foldati più pre- 
te, che l'altre non erano, il numero era tanto 
TÌore,che ancorché fi fofle combattuto d'ambe le 
valorofamente, pur'alla fine conuenne che la par-» 
l Ré rimaneffe perdente; perche hauendo ogni 
à combatter centra tre delle nemiche, era pugna 
10 difuguale, e 1* Almirante del BofTù fu circonda- 
quattro naui,con le quali fìi fatta la più fanguino- 
taglia,che imaginarfipofIà,eil Generale veduta 
j l'armata perduta,& egli rimaner folo con pochi 
perfuafoda'fuoifirefej onde quafi tutto quel, che 
\ "e intiero di quella armata,reftò in poter del nemi- 
I n diuerfi nobili, cosi delpaefe, come Spagnuoli, 
^le pochi furono quelli, che tornarono in Am- 
1 im i Allegri gli Encufani ài quella vittoria fé ne 
i| rono trionfanti, e il Boflu, col quale erano fde- 
1 per quello,che per fuo mezo fecero gli Spagnuo- 
li vOtterdam,cuftodirono nel Caftello di Horn,non 
il )n quel trattamento , che la qualità della perfona 
Niurebbe meritato, didouenon ceffo mai di ado- 
iCi) acciò che quegli Spagnuoli , & altri Signori 
V ftati 



19^ Iftoria di leronmo Cone flangia 

ftati prefì fecofofTero col rifcattcò coi baratti libei i. 
Quefte naui vittoriofe fcorfero poi non folamete i u 
<]uei mari, ma vfcite anco fuori per il Canale d'In^ 1. 
terra, fecero alle naui mercantili della propria Spa| i, 
efpecialmente de' Portoglieli fen tir del danno adì II 
Duca vedendo giunto l'inuerno, ne vielfer'incjile 
parti cofa d'importanza dapoter faieirifoluèditor r- 
iène in Brabante, come ^qcQì ma per non lafciar Te r* 
cito del tutto otiofo , vna parte di eflo col Bare li 
Ciurau lafciò alloggiatoàEgmont,& altri villaggi q 
lungedaAlchemar, accioclie infeftafle il nemic la 
quella banda , e credendofì che Leiden città in: r- 
tante di Olanda, fofTe mal proueduta di munitici e 
di viueri) ne mandò vn' altra parte fotto il Sign di 
Hierges, ad accamparfi intorno ad efla in quel m 3» 
che laftagione, & il paefe confcntiua. Perche fatt > 
torno alla città, diuerlì forti di terra , affai più rik i 
che la campagna non era,quiui con l'artiglierie rid ti 
foldatijdidoue pian piano andauano co l'afTedio > 
gendo la città, accioche con la fame fenza comba re 
cadéfle.IlBaldesrimafe nellaHaya per guardia di .'!• 
laparte, tutti fempre guadagnando qualchecofa e n 
ilnemico.Ma il Principe d'Oranges, vedendo pa) 'il 
Duca, e che de gli Spagnuoli in Olanda non p( uà 
per allora temere molto, non dandogli per vn pe; la 
cofa di Leiden molto penfiero , voltò vn' altra Ita 
l'animo à ridurre in poteftà fuaMidelburg,che fol sl- 
rifola ^i Valcherem reftaua all' vbidienza del Rè 't- 
ciò in quella parte ridulTe T armata di mare, forti! ò^ 
nuouolatefta, cioè quel luogo, che è all'entrata I 
Canale, che va à quella città, elaflrinfeper tutte • 
di modo, chenonvipotefleda ninna parte entra tc- 
corfo. Mentre che quefte cofe fi faceuano , il Rè 'W 
andato auuedendo, che il troppo rigor gli hauea W 
danoi perche comparando l'acquiftato con quell' ^c 

lila- 



Lihro Settimo. 15)7 

lauaà ricuperare, il tempo > le morti, la fpefà>eIo 

atio de' valalli , pareua impoflìbile (tutto chela Tua 

tenza fofle grande^ di venirne mai à buon fìnesoltre 

s ogni giorno con le rapine, e con le crudeltà deToI- 

ti (i inafpen'uano d'auantaggio gli animi di quelle 

ntiinmodo, che non reflaua luogo, ne alla pace» 

all' accordo mai. Perciò deiìderofo ài tentar' vn al- 

ftrada voltò (Te ben tardi ) l'animo alia dolcezza; Ja 

ile non fu poi intieramente bene adoperata, perche 

i doueua efier dato di fopra j pure per cominciar' a 

ftrarne efFetti , vedendo che il Duca fi era fatto fo- 

modo odiofo, rifoluè leuarlo da quel carico, e 

idaruiperfona, che più amoreuolmentegouernaf^ 

uelle cofe. E fé ben già prima par, che cosi hauelTe 

luto quàdo vi mandò il Duca di Medina Celi, non- 

eno il tempo, e le cofe fuccedute poi, Thaueuano 

firmato maggiormente in quella opinione. Non 

?ua in confideratione,fe potelTe rimanerui alcun fi- 

olo del Duca , come il padre hauea lungo tempo 

lerato, perche eflendoftato Federico l'eflecutoE 

ì cofe, e quello à chi iì attribuiuano gli iàcchi delle 

,ghammotinamétide'foldati,ereftor(ìonede'po- 

, feconde cagioni della perdita di queipaefi, era 

i più abhorrito, che il padre fi fofle. Perciò elefle il 

ì quella cura Luigi di Requefens Commendator 

li gior di Caftiglia , huomo non naturale del paefe, 

< i Cafa d'Auftria,& inefperto della mihtia,fe ben al- 

i iena di Granata, & alla battaglia nauale di Lepan- 

:iaueamihtato; era però di buona inclinatione, e 

^ Le nouellamente amato. Coftui affai torto fi ridaf- 

:l quei paefi perii camino d'Italia, e diBorgognacon 

e!, gente, e minor compagnia, che il Duca non ha- 

e| i hauuto,doue in prefenza ài quei grandi del paefè» 

e|5figlierj,e de'magiftra» lette le lettere delRè gii fu 

a|)uca ceduto il gouernojil quale fubitocolfigliuo- 

V z lo. 



1^8 Jfiorìa di Uronlmo Coneflaggìo 

lo , per il camin della Lorena fé ne andò in Italia , e 
là in Ifpagna nella fine dell* anno del fettanta tre . 
fciando quelle cofe più intorbidate , che mai fi fofle i 
ftate. E Te ben molti vogliono, che ciò non feguifie j : 
il Tuo mal gouerno, nondimeno fi può dire, che l'au • 
lità de'riprenfori delle cofe infelicemente fucced i 
farebbe minore.fe fi potefife fàpere quello, che farei : 
accaduto, fé fi fofle proceduto diuerfamente. Non ■ 
{piacque al Principe d' Oranges, ne a* feguaci fuoi q - 
fta mutatione, tutto che fofle contra i priuilegi,per : 
fé bene il Duca, e il figliuolo , con lafprezzaloroa • 
nauano dal Ré l'animo delle genti, tuttauia nelle ( è 
della guerra lo temeuano, « di queft'altro non ham - 
no paura alcuna , onde cotìiinciarono più d'apprei a 
machinar contra le città, e contra le fortezze , e fi - 
no in quefto tempo prefi certiliuomini poco cauti e 
contra la rocca d'Anuerfatendeuanoinfidie. Il C i- 
mendatorjmaggiore, prefo che hebbe il gouerno, '- 
chein fauor de' naturali d^fiderafle raffrenar l' info i- 
2e de' foldati,e fé ben fi ingegnaua di non imitar'ii l- 
ca nella rigidezza, nondimeno feruendofi ne'piufc 2- 
ti configli di leronimo di Roda più dottore, e più ii- 
giofo di quello» che egli fofle foldato, ò configlie di 
Stato, non feneafpettaua molto di buono: magi r- 
mente poi , che malgrado ài tutti i naturali il fi di 
configlio di Stato. Erano rimafe al partir del Due; uc 
cofèfopra le altre pendenti, cioèl'eflercitointo )ì 
Leiden,eMtdelburgoaflediatodagliinimicij à^ ftc. 
volfe il penfiero i\ nuouo Gouernatore , ma à qu( di 
Zelanda, come più neceflaria pensò di darpron ri- 
medio, perche Criftoforo Mòdragone ridotto in re- 
ma neceflìtà di vettouaglia Io ftimolaua con letr *> e 
conmeflì ogni giorno à non abbandonarlo. Pe òil 
Commendatore di Bruflelles fé neandòirt Ant faa 
preparar' armata di mare per mandar a foccorrere Se * 

] nir 



Libro Settimo. ì99 

rnir quel lyogoila quale fi andò con la maggior pre- 
rzza poiTibiie prouedendoj e di efla > ch'era di trenta 
lui bene armate, fece generale Sancio d' Auila Ca- 
gliano di Anuerfàj il quale ben' accompagnato da gli 
Idati Spagnuoli, e Valloni nauigò all' ingiù del fiume 
>n gran Iperanza del Commendatore,che douefle fii- 
:rar' ogn' incontro che gH venifTe, e far l'effetto à che 
;handaua. Con quella Speranza , ecol defideriodi 
derne l'effetto , egli proprio per terra in riua del fiu- 
e andòfeguitando l'armata, & arriuò tantoau-^nti, 
Qv{à& venirle incontro la nemica m numero difef^ 
Ita naui , fé ben'era opinione de gli Spagnuoli , che 
•landefiben proueduti di vafelli faceffero moftra di 
Dite vele; ma che la metà ài effe non haueffero gente 
combattere. Pure pian piano fi vennero accollan- 
, e con r artiglierie alla vifta del proprio Commen- 
:oreficomminciarono à battere. Veramente Tar- 
,ta Spagnuola haueua difauantaggio de' marinai , ài 
, mbardieri, edi numero di naui, e fé ben era meglio 
jmeduta difoldati, quefti non poteuanomoftrar'il 
or loro, metre che da lontano veleggiando, e bom- 
dàdo fi ftaua jperciò riccuè maggior danno di quel- 
che faceuaj onde alcune naui percoffe dalle palle in 
godoue poteua entrar l'acqua ftauano per affon- 

Ì:'fi. A quefto s'aggiunfe,refferfi in vna delle migliori 
li fcoppiato (parando vn pezzo di artiglieria, il qua- 
:onlefcaglie, che faltarono all'intorno, ammazzò 
]:. di trenta huomini della naue, &vn' altro vaffello 
^' de' buoni dando fui baffo fondo del mare, rimafe 
\ lauigabile, e da nemici fiibito rotto , e disfatto^ eoa 
1; dica di gran parte delle genti , co i quali fiiccefiGi in- 
Uiditi non vennero ad accoftarfi à combatter più 
< ppreffo; anzi vedendo non poter per allora andar' al 
fj corfo di Midelburg, fcnza euidente pericolo di per- 
Cj • tutta r armata, il Capitano con le più naui che po- 

V ? tette 



j 00 Jjioria di leronimo Coneflaggh 

tette fé ne tornò in Auuerfà > con laude di hauer &j . 
to ritirarfi. Parue allora àquei confìglten di guei, 
che nondouefle lafciardi temarfi cjuei foccorfo ci 
maggiori forze , onde per far l' eftreraa pofla) fec ) 
rifarle medefime naui , &in Berghesfui Zoom tu 
del Brabante, che con commodi canali d'acqua rigL - 
da verfo Zelanda, fecero apparecchiar' alcre otta \ 
naui, con trauagho, e fpefa grande. Di tutta qud 
armata fu fatto generale il Signor di Beauois , l'au - 
rità del quale giouaua molto alle cofe del Rè ; per : 
fendo egliperYbna nobile, e di feguito, molti marii , 
&huominìefperti della mihtia marittima, che con . 
tri Capitani non fariano andati, feco s'imbarcau; i 
volentieri i onde col fuo aiuto quella armata dei > 
gran pezzo (i mife in ordine. Era accordato , che 1 
medefìmo tempo, che quefta \'ki{{t di Berghes, qi • 
r altra con rAuilapartifTed'Anuerfa, tanto perdici r 
le forze del nemico, come per far, che fé vna noni • 
correfle ilpoteffe far l' altraj ma nel tempo, eh' i 
douea partire fi ammalò il Beauois d'infirmità sìp r 
colofa, che fu sforzato rimaner' in terra, onde in i 
luogo fu pollo il Signor di Glimes, e T altro doppo • 
uer trauagliato al letto alcuni giorni fi morì. Ma, ò : 
quefto Capitano non fofTe tanto efperto nella gue , 
come fi defideraua.fe ben'hauea fama di valorofcò - 
re che couenifle che gli foldati Spagnuoh hauefferc i 
capo della natione loro, andò anco in efla armataC - 
liano Romero,perCapitano delle genti.Partironoj- 
mate di Anuerfa,e di Berghes quafi à vn tempo in ta ) 
ìiumero,e fi ben prouedute,che fi haueua certa (pei - 
za, che doueflero foccorrer quella città, e vincer' il • 
mico fé venifTe à battagHai ma faHirono tutti quelli - 
fegni. Prima con mahgno prodigio , per trafcuraf - 
ne di vn bombardiere lìaccefe il fuoco nella polu- 
ài vn nauilio,doue era il CapitiiQO Francelco ài Bo - 



Libro Settimo. ^or 

ia con la Tua compagnia di Spagnuoli, mentre che 
aua per la partenza, ò per far fà!ua al Commenda- 
maggiore » onde il nauilio fi arfe, fé ben fi ùluò 
1 tutta la gente Poi Giuliano Romerchuomoco- 
•0, &impatiente della fieraa de' Fiaminghi, mal 
cico della nauigationcfenza conlìglio con vna par- 
lile naiiidiBerghes,fece vela,ecoI vento propitio, 
eque fcemando parti prima , che le altrC) che con^ 
;ua il Glimes, fo iTero totalmente prontej forfè per 
he fi aftrettaiTero d'auuantaggio, e che Io feguitaf- 
E Ce ben cjuefta diligenza giouaua in accelerar la 
ijnza dell'altre, fu cagione però della perdita di 
I laarmataiperche nauigatOjche eglihebbe vn pez- 
, foetrando, che le altre naui venilTero apprefTo, a- 
ò indarnoiperche finita fii tanto la mancante del- 
ue, tornarono àcrefcere.e contra elle non poten- 
idar' il Glimes , rimafe il Romero con quelle naui 
dall'altra armata. Onde Luigi Boifot Capitano 
j irmata nemica > d' ogni cofa bene auuifato fi fece 
i uro al Romerocon fefTantanaui , e con impeto 
j ; prontamente à doflo alla Capitana.Iaquale quafi 
I prefi, prima, che fapelTe far refiftcnza, s' auuide- 
ìarinai.che sfondata dall'artiglierie s'empiua d'ac- 
e fé n'andaua al fondo, onde tutti corfero à faluar- 
altre naui combatterono ancora infelicementej 
le veduto affondar sì to Ilo la Capitana mancò Io- 
mimo, Se il Romero fopra vn picciol legno, ò più 
à nuoto con gran pericolo fi faluò. Il Glimes, che 
i lollrepito delle bombarde s'affrettaua peran* 
n aiuto de' fuoiprefago della battaglia^ ma il cre- 
i|ento dell' acque glielo vietaua , però non si toflo 
•linciarono àfcemare, che con gran preftezza andò 
:j>ilnemico5 efebentrouò, che ancora cóbatteua- 
ij uttauia era già la vittoria tanto dalla parte centra- 
li che i fiioi fuggiuano più tofto , che combattefle- 
V 4 ro, 



301 IJloria di leronimo Coneflaggto 

rojonde anche egli dopo gran re{ìften2a,e dopoh.- ;r 
valorofamente combattuto, hebbeàlafciarlavit ( 
Tarmata in preda del vincitore. Il quale non lafcd 
liauer del danno affai» e il Generale Boifot ferito d y, 
archibugiata perde vn occhio : Te ben menò via ti n. 
fante diece naui i dell' altre molte lì fommerrero \{ 
arfero, & alcune fuggendo fi ritirarono à Berghes o 
si le diuife , e mal gouernate forze de gU Spagn \\ 
non fecero quello effetto,che forfè vnite,e megli( :t 
te, hauriano potuto fare. Sancio d'Auila, mentr bj 
coftor combatteuano, feguì il Tuo viaggio, lafciai )à 
mezza ftrada perduta vna groflà naue,che diede ii e- 
co , faluata la gente , ma perduta molta artigHer ( 
non potendo per la perdita di Ramechino foce ei 
Midelburg, con poche genti dalla parte di dentro ;t- 
te in dubbio dipaffare fottolemuradi Flefììngl e 
dalla bada di fuori, doue dicono la Capella,sbarca é- 
ti, evettouaglieperdilà condurle per terra alla ij 
ma no vedendo capitar l'altra armata (dubbiofo ( lai 
fucceffoj hebbe tofto auuifo dal Commendator g- 
giore di quel ch'era auuenuto, con ordine di ritc ir- 
fene fubito,cosìfe ne andò in Anuerfà, fenzahaui ó- 
battuto, perche quelle naui nemiche, ch'erano i e- 
landa fiandauano detenendo conpicciole fcara ic- 
eie di artigherie, perafpettar, che l'armata ch'h 'u; 
vinto à Berghes,giungeffe quiui,per combatter (i ra- 
mentej egli è vero, che quando lo videro partire) gì 
mifero alla coda fenza profitto. Notarono gli ' ti- 
giani l'audacia di Giuhano Romero , che al com "ir, 
che fece innanzi al Commendator maggiore,dul in- 
do, che l'incolpaffe di temerario, ilpreuenne di( ^f 
fubitOjche egli era foldato,e nò marinaio, e che o al- 
tra, ancor che maggior armata, che gli deffero, 1 ef' 
derebbeinvn punto. Quefta rotta, che fu in Fcaic 
del fettanta quattro? troncò cutteleiperanzeal >«■ 

dra •DC 



Zihro Settimo, 503 

Agone di potere mantener quella città , perche il 

Sncamento divettouaglie era tanto grande, e fi ri- 
tiuano si ftrettamente quelle pociie > che vi erano, 
q : fi viueua in vna eftrema fame, che non era più lun- 
ci nente fopportabile.Perciò trattata con lettere la co- 
ti ci Commendator maggiore,e conofciuto impoflì- 
t ; tenerfi quel luogo, accordarono di rederlo,e prac- 
t| Ito aflai torto l'accordo colPrincipe,che pochi gior- 
H )rima con grande applaufo di quei popoli era venu- 
ft n Zelanda) furono fatti i patti, e refa la città circa la 
[ ì ài Marzo. Cioè,che il CapitanOjCommifTari, e fol- 
( i con le lor' armi, e bagagli, fé ne poflàno tornar li- 
\ iinAnuerfa, lafciando le fortificationi intiere, na- 
II , 8c artiglierie, e che perciò fialoro dato commodo 
I faggio: Che a Preti, & a Frati, fia concefla la me- 
( ima libertà,e che con vn folo veftito fi partanojChe 
I due mefi debba efTer meffo in libertà Filippo di 
i rnic Signor di S. Aldegonde, e certi altri Capitani, 
1 1 erano prigioni alla Haya,e in cafo, chea ciò Mon- 
I gonenon voglia obligarfi rimangano prigioni tre 
jpitani, e tuttiglivfficiali delle loro compagnie j il 
i i tutto fu ofTeruato, e gli habitatori furono dal Prin- 
I ecoftrettià prometter per la guerra ceto millafcu- 
I che andarono poi pagando; e Mondragone giunco 
lAnuerfa, fu fauoritodal Commendator maggiore 
me Capitano valorofo, & vbidiente ch'haueafop^ 
reato tutto quello, che fopportar fi poteua.In quefto 
sntre, l'eflercito intorno à Leiden faceuapoco pro- 
to , perche l'afprezza dell'inuerno in quei paefi fred- 
iTimo, &humido fopramodo, non concedeuafcara- 
uccie, fcorrerie, batterie, ne aflaki, anzi ridotti i fol- 
iti ne'forti, non feruiuano ad altro,faluo à prohibir'in 
irte la prouifione delle vettouaglie, fé ben con la va- 
erà de' giorni più dolci , l'vn che l'altro vfciuano tal 
:)lta fuori alle prede , come non lafciauano anche' di 
V s fare 



j o 4 Ijloria di Uronimo Conejlaggìo 

fare queidella città ; e nelle parti più Settentn'onal i 
Olanda) ilBaron diCiurao, e il Collonel Verdu;, 
vfcendo co^ alcune delle loro genti, non lafciauanc i 
infeftar' inimici, di pigliar' alcuni piccioli luoghi.e - 
boli forti» le ben più commodi per ilviuerde' fold , 
che per il rimanente della guerra. Ma il Principe d . 
ranges, viuificatiipenlieri con la prefa di Midelbi , 
tendeua à cofe nuoue; mandò il Boifot per forpren ■ 
re rifola ài Tolem, che non gli riufci) anzi da podi i 
valorofàmcnte à\£QC:x. ; haueua intelligenza con alci ; 
città, e fortezze del Brabante, doue non mancauai i 
chi lo chiamafTe , fé ben perciò molti erano fpefTe '. • 
te caftigati. Defìderaua liberar Leiden dall' aflec 
ma non haueua genti > che baftafl'ero per effetti ta - 
importanti ; pure trattato con Lodouico Tuo frate 
ch'era in Alemagna di ciò , che douelfero farli , aiu 
ti da alcuni denari , cauati di mercatantie trouat( 
Midelburg, rifoluerono quel di là,e cjuefto di qua ir 
ter'infieme le più genti, che potelTero , perveden 
fottoilgouerno del Comraendator maggiore hai 
fero in campagna migliori fucceffi, che lotto quel 
Duca non haueuano hauuto. E come in quelle bar 
l'adunar gente fia facile, mailìme àchi ha vn poc( 
ieguito, Lodouico con Arrigo fuofratellp, vnitifì 
Duca Chriftoforo di Bauiera, figliuolo dell' Elet 
Palatino, con pochi denari, e molte promefTe con t 
ta la fierezza delfinuerno, mifero inlieme da Tei m ■ 
fanti, e tre milla caualli, &approiIìmandofi giàiln 
fé di Marzo , cominciarono à marciare verfo il pa 
baffo, doue il Principe con altre genti doueua and 
li ad incontrare , & vnirfi con elfi per la hberation( 
Leiden, òper altri maggiori efì^etti. Mentre chec 
ftoro caminauano verfo Maftric , il Commendate 
hauuto nuouadiquefto mouimento, non nefletfc 
picciolo penlìero, trouandofìcon poca gente da gui 

ra 



Lìhro Settimo. 30^ 

j quella ripartita ne' prelìdij delle cntì^ e luoghi 
j didoueera pericolofo canaria; perche pareua, 
,j e gli animi de'popoli foiTe da fidarli poco, veden- 
)j che alla nuoua della venuta di quefta genrcin co- 
[j.naftagione, andaflèro pronofticandodi gran co- 
J :ondo le indinationi lorojperciò cominciò à pro- 
li rfi centra l'impeto nemico m quello modotDiede 
^leal ricoglier delle vettouaglie della campagna; 
-ì nandò)che quattro,ò cinque compagnie di caual- 
I haueua in Brabante, andaflero verfo Maftricdo- 
I reua, che l'inimico vokaiTe là iàccir. fcrilTe in O- 
j ,che Gonzalo di Bracamonre con duo milla fanti 
nuoli, & alcune compagnie di caualli) cheviera- 
i iminaflero anche à quella voka: diede ordine per 
; lar genti in Alemagna, così à piedijcome à caual- 
! Valloni fece far moke compagnie, e fino da'can- 
( le gh Suizzeri Catolici procurò gente. Difegnó 
! apitano di quella efpedicione Sanciod'Auila, che 
I uà incaminar con quelle genti) che prontamente 
t :a metter'mfieme.Frà tanto Lodouico fi era acco- 
di: accampato non più lontano di tre miglia di 
iccon indici), come gli daua ad intender' alle fuc 
, di hauerui dentro intelligenza, perche fé ben vi 
iouernatoreFraocefco di Montefdoca, fenicie, e 
lofo Capitano, non haueua però fece faluo trei'ti- 
!• di Alemanni. Le prtme genti, cheviarriuarono 
!;uar l'animo del Montefdoca furono Bernardino 
jindozza, con la fua compagnia di caualli, &alcu. 
:re mandategli dal Commendatore , e non furo- 
i picciolo giouamento, perche oltre al tener l'ini- 
' defto,e moleftato,raccolfero tutti quei legni.chc 
uauano in quei contorni da poter pa/Tàr' il fiume 
;nder' all'inimico malagcuole il palfo; che non fu 
in sì difficili tempi, fé ben veramente, elfendo 
'inuerao ghiacciata l'acqua , nonfipoteua né va- 

dare. 



30 <> Iftoria di leronimo Conejlaggh 

darcjnè paflàfco barche; perche la fortezza delg ic 
ciò non lafciaua nauigare, né fofteneua pefo. Poe m. 
preflb vi arriuò Sancio d' Auila , con mille archib ie- 
ri fra Valloni, e Spagnuoli , con ordine del Comi a- 
dator, che fino à tanto, che non vi arriuafle Griftc ire 
Mondragone con più genti , che metteua all'or le 
non facelfero altro faluo trattenere il nemico \ii 
combattere.Non làfciò per quello Sancio di anda or 
alcuni cauallià riconofcerralloggiamento dell'ii ij. 
co, dal quale hebbe sì grolTa carica, che gli coni: a( 
ritirarfi in fretta ; ma dal modo , con che gli vfci ne 
incontro, conobbe il danno, che fé gli farebbe :u. 
tofareiperciò ordinò per il feguente giorno vnai io 
fcata in vn villaggio quiui vicino, la quale era per ( le- 
der felicemente, fé i nemici fi folTero gouernat oc 
quella velocità, ch'haueuano fatto il giorno prim m 
òchetemelTero, ò che foflero auuertiti non oft :ei 
che vfciflerojil fecero in modo, chehebbero teii d: 
ritirarfi con poco danno. Parue all'hora à Lodouit ;f. 
fer alloggiato troppo lontano dalla città,perciò\ ne 
conia fanteria più auanti, non più lontano di v ii- 
glio, accioche non fi potefle vfcir della città fen' h 
notitia. Ma non perciò il lafciò Sancio ftar quiete h{ 
ordinata di notte vna incamifata,con feicento are u 
gieri fra Spagnuoli, e ValIoni,quattrocento caual de 
eflà aflaltò il Villaggio, doue Lodouico fi era di n ac 
alloggiato , e gli fece tanto danno, che ammazz k 
Sentinelle, rotti i ripari, ne tagliò à pezzi più d n- 
quecento riportandone vna infegna. Veduto LO' ji 
co il danno, cheandauariccuendo, nonefilergli] fi 
bile quiui paflar'il fiume , ne venire à battagha ri u£ 
ritornarfi alquanto, ondeleuatoilcampofenea r* 
Fauquemont nel Ducato di Limburg, fenza rie ei 
danno , perche fé ben Sancio gli tenne dietro cor fl- 
teria, e cdualleria, iafciato Lodouico la caualleria H^ 

retroj .f* 



Libro Settimo. 307 

Tuardia , fi difefe valorofamenre. Ma quale foflè 
ion di quefta ritirata, ne erano vari) i pareri, fra 
agnuoli; chi diceua , ch'era per paura delle genti 
é, che fi andauano mettendo infiemejchi voleua, 
ìfTe per andar' ad incontrar' il Principe,che doue- 
roftarfij ma la vera fu, che vedendo cjuiui non far 
to, & hauendo certo trattato inNimega, volfe 
tarfi à quella parte, per veder fé riufciua. Fra tan- 
Jracamonte era venuto à Ruremonda con venti- 
e infegne di Spagnuoli , e lafciatone quiui due ia 
Jio,fe ne venne à Maftric;doue già dal Commen- 
' era ftato mandato Criftoforo Mondragone con 
I edeci infegne di fanteria Vallona, effendoui an- 
ipitato Giouan Battifta del Monte con tre com- 
e di caualli, ch'erano in Olanda. Parue all'hora à 
D, che hauefle forze ballanti per tentar l'inimico» 
lo à battaglia, eflendo cofi dal Commendatore, 
da molti altri giudicato bene farlo i perciò egli 
lille cinquecento fanti, e diece compagnie di ca- 
andòà riconofcer l'efTercito nemico , col quale 
ramucciato valorofamente ; ma eflendofi Lodo- 
niofTofeguitando il camino verfoNimega , San- 
Dn tutte le genti l'andò feguitando per il cami- 
Graue. E perche nel medefimo tempo fi intefe 
(Ter vero, che in Nimega era vn trattato de' citta- 
)er leuarla dall'vbidienza del Rè; Sancio defidera- 
:r afficurar quella città, andarfene à quella volta, e 
j 'teche facendo Lodouico il medefimo camino in 
iteffotempo feguifle l'inimico, & fi auicinafle al 
i|Drfo de gli amici. Ethebbe doppia ventura, per- 
J hauendo il Signor di Hierges, con quelle genti 
tj -ano intorno à Leidem , doue era ftato quafi tutto 
i| lo inuerno, intefo anche egli il pericolo di Nime- 
i afciato queir afledio fi era anche incaminato à foc- 
reiUj onde incontratifi affai tofto fi vnirono tutti 

infiemc 



^o8 Ijloria di leronimo Conejiaggio 

infìeme centra Lodouico tra Nimega, eMoucli>ai 
uè, che fi faccflero dall' vna parte, e dall' altra .'he 
ra maggiori le voglie del combattere , à campo ler 
toi ma più le dimoftrauano gli Spaglinoli , fé be an 
ciò d'Auila, e Mondragone non erano però ipii Te 
luti; anzi deftramentedauano ad intendere, clvo 
lefleroandarfi configliando col tempo, vedeud in 
feriofi di numero di caualleria. Però Giouan B ift 
<3el Monte, e il Signor di Hierges erano rifoluti tu 
e con ragioni moftrauano, come fé ben erano ( or 
ze alquanto inferiori, efTendo però fuperiori in ili 
ràdi genti, non fidoueua dar tempo, che l'in ;c< 
fofife con nuoue genti d Olanda, fortificato ^ e p hi 
quefto parere fu giudicato il migliore , e non ei ài. 
contrario à ciuel del Commendatormaggiore,fi j|. 
uè diandar'atrouar'il nemico, che non fi nafcor ja 
■& in quel miglior fito, che fi potefTe venir' al fatt( ir 
me.Erafi alloggiato Lodouico nelVillaggio di M :h 
e con certe trincee quiui fortificatoci maquand d( 
TeirercitoSpagnuolo, che veniuaà trouarlo, ec. m; 
era alla vifta di eilb, ordinò le fue genti in queft( o 
do. Della caualleria, che non arriuauaà due mill ec- 
ce quattro fquadroni rimanendone però alquai k- 
parati, fopra vna vicina collina, & à tutti eflì caua O' 
leua egli commandare infieme col Palatino i la i it£ 
à piede la più parte archibugieri guidati da Arrig ne 
fratello , che poteuano eflere ki milla fanti , laf( o- 
ne alcuni à guardia delle trincee , mife dietro à e- 
fti fquadroni in vn folo corpo; ma tutto in luogo 't- 
to , perche hauendo dalla parte dell' Auftro laMi >t 
da Settentrione l'altezza del terreno non vi re U3 
molto commoda piazza per il maneggio della cai e- 
riaj Sancio dall' altra parte ordinò la fanteria Spag o- 
la in quattro (quadroni òii picche , guarniti de o; 
archibugieri , i'vna dietro all'altra per la ftrettez^ e. 

Il ;c 



Libro Settimo. ^op 

guidati da Fernando di Toledo , e Gonzalo di 

imonce ; & alla deftra di cjuefti in vn' altro /(jua- 

e erano ii Valloni, commandati dal Mondrago- 

he tutti non arr/uauano al numero di cinque mil- 

io. Batnlta del Monte hauea cura della caualle- 

erche le ben' egli non ne era generale, feruiua al- 

\ <]uel carico per la morte di Giouanni di Men- 

1, e Sancio volle renerfì libero per poter fcorrer 

na parte, e dall' altra, doue gli piacefTe. La caual- 

Tedefcaera maggior numero della contraria, & 

uella, che àgli Spagnuoii delle il maggior pen- 

e il Monte , che per il manco numero non pote- 

■ftarficuramenteà fronte, fi valfedivalorofain- 

ia. Haueua egli conofciuto per efpenenza altre 

fatta, che la caualleria di Germania armata di 

-Ai Schioppi, non fofteneua la forza delle lancic) 

\ cjuelle eh' egli haueua^ anzi che da effe era facil- 

e rotta;ma che emendauano gli Alemanni quefto 

to colrimetterfi poi facilmente in ordinanza, e 

r' alla battaglia ; perciò melTo gli archibugieri à 

lo, &vna cornetta di raitri che haueua per van- 

lia, ordinò da feicento cxualli , che egli haueua 

in piccioli (quadroni di cinquanta, edicentolan- 

no, ripartiti à fianchi della fanteria dal la fìniflra 

a. Cominciarono gli Spagnuoii ad attaccar la 

muccia dalla deftra parte freddamente al far del 

jioi ma andata poi crefcendo, e rinforzandoli dal- 

\ parte, e dall' altra venne ad elTergroiniTìma, e 

loftante che la fortuna fcherzafle , comefuolfa- 

I r pareua che fi voItafTe fauoreucle à gli Spagnuo- 

luali nel guadagnar' vna trincea , mifero gran for- 

j: fu di forte che impiegati in quella fatiione dal- 

parte , e dall' altra molta gente la fcaram.ucr, 

enne à finir' in battaglia , e lo fquadrone dellai 

ria Tedcfca di Lodouico più toftc fpauentatp che, 

pcrcoflb>" 



jro Ifiorìa di leronimo Conejlaggto 

percoflb, fi mife quafi tutto in volta , & in diforu 
Non fu molto feguitato da gli Spagnuoli>perche i la 
nendo ancor l'vnaj e l'altra cauallcria fenza comt te 
re eflendo Lodouico in efTa fuperiore di numei x 
difordinarfi gli (quadroni delle picche haurebb le 
auuentura potuto far gran danno , onde lafciat in 
dar' in fuga quella gente, e battuta un pezzo, hct a] 
toafpettando ciò, chela caualleria nemica rifo]!! 
di fare. La qual cofa veduta da Lodouico , e dal C iK 
Palatino con vno fquadrone di (ei cento de'lor mi o 
ricauaIli,afIàItaronola caualleria Spagnuqlajfpar ic 
la prima furia à doffo à quei Raitri,che erano nelL n^ 
guardia, e fopragli archibugieri à cauallo , eciòl ir- 
to con tanto impeto, e con tanto valore^ che quei li- 
tri aflai battuti, non preferó la carica per voltar pc e- 
eh; ma fuggendone molti à briglia fciolta, fino à a- 
ue fparlero voce , che gli Spagnuoli hauean perd la 
battaglia. Gli altri fquadroni di Lodouico al mede io 
fegno fi moflero; ma fra tanto Gio. Battifta del? i- 
te non flette otiofo co* fuoi fquadroncelli , perch h 
furia di vn groflo fquadronedi caualli Tedefchi ja 
opponere vno de' fuoi di poche lancie, dal qualar a- 
Uigliofamente erano gli Alemanni sbaragliati; a, 
mentre che come era di loro vfanza fi tornauan( ri- 
mettere nel farlo, tornaualor ad auuétar'à doflb y il- 
tra delle fue picciole fquadre , che più ageuolm e, 
che la prima volta li tornaua à romperei e cosi feg > 
docótinuò di forte quello modo di battaglia, che i li- 
ner numero coll'arte, ecolvalòrepreualfealma^ 3-* 
re, e i groffi fquadroni de'Raitri da ó>eflì impeti de e- 
cicli fquadroni di Lancie furono rotti, e mefiì in 1 ;a> 
abbandonando alcuna fanteria , che vi era rimafa u* 
ronofeguiti gran pezzo da tutte le genti, così àpi'» 
come à cauallo, e ne fu fatta grande ftragge, pigi'- ^^ 
più di trenta infegne, ^ alcuni pezzi da campagna > 

doi3* 



Lìhro Settimo. 311 

:o, il fratello, e il Palatfnctrauagifarono affai co- 
a baccaglia, come in far'animo alle gentil ma tilt- 
/ano j perche alla fine trouacifi , doue piùforce- 
2 fi combacceua,furono cucci ere geccaci da caual- 
rci, e calpeftaci di force, clie il corpo di niun di lo- 
itìpotecce mai crouare.Morirono in quefio facto 
genti, perche fé ben parte della caualleria con la 
faluò, come fece anco quella fanteria, ch'era più 
ro , nondimeno ve ne rimafero de gli Alemanni 
milla, fenza macarne di quei del Ré cento. Que- 
)fpero fuccelTojfi come fu al nuouo gouernatore 
1 contentamento , così abbattè grandemente la 
ontrariajsìperquel, chelacofaimportaua, co- 
"la morte di Lodouico, il quale come pronto ad 
ire, era fempre ftato la fpada, e la lancia del fra- 
•erfeueraua fra tato il Rè nell'opinione, che hab- 
detto di voler tentare fé con la dolcezza poteua 
rToftinaciondi quei popoli, e farfeli beneuolij 
loconlapruouaconofciuto, che il trauagliarli 
rme,&impouerirli,eravnalienarli,c farli guer- 
intra fé ftelTo. A quello fine, come fi è detto, ha- 
etto à quel carico il Commendatore maggiore^ 
) di manco grauità , e di più dolcezza di quella, 
aeua il Duca d' Alua, & hora volle di nuouo pro- 
ì quel perdono, che l'altra volta non fece, effetto 
;r troppo cautelofo concedendolo largamente, 
'. per auuétura giouare. Perciò con largo pream- 
he repetiua tutte le cofe paffate , né fu formato 
nuouo in Ifpagna, e mandato à effo Commen- 
» che lo publicaffe , il che mife egli ad effetto in 
timpojche fu in fine di Aprile del fettanta quat- 
reuaappuntoinqueftomodo. Non èhuomoal 
5 à chi non fia noto, quali fiano ftaci i muouimé- 
I blleuationijche dall'anno del feffanca Cei in qua, 
^iccadute ne'noftri Stati della Germania infe- 
X riore. 



3 r s Jfloria di leronìmo Conejlaggìo 

riore> e quante horribili fceleraggini , &iniquit.re 
guitenefiano. Gli autori, & i capi di tutte queiì :o 
fé, furono alcUtii noftri valTalli de'medefìmiluoi, 
quali difprezzato ogni timor di Dio, abbandoml 
vera Catolica ^qòc , & religione j partiti dall' vbi ;n 
za, & dal feno della Santa Madre Romana Ghie t 
difprezzato ancora il giuramento, lafede,rvbidi za 
lapromefla, & lefoggettionidi che erano obliti 
iTìélor naturai PrincipCi & Signore; hanno con ci 
pkofa fuperbia, & eflecrabile sfacciatezza , cons ra 
to centra di noi, non lafciando à dietro niuna ni )e 
ra, ne fatica, per fodisfare intieramente alle ter it 
loro ; & per renderli anco quefti effetti più fac ig 
gregato nella lor fetta il popolo , & la plebe j ab ro 
no talmente l'armi, che haueuano prefe, che noi :b 
beronè termine , né modo alcuno , nel comm en 
delle rapine, delle vccifìoni , & fper tacer le ma oi 
fceleritàj de i facrilegi ancora. Et auuenga) ci Qc 
auanti, che le cofe cadefTero in quello ftato^noii m 
caflìmo punto all'vfficionoftro, nècolcommai re 
né con l'vfare ogni vigilanza,& diligenza co' nof ni 
niftrii tuttauia non fùpoffibile à riparar che 1 o( 
non andaffero in precipirio. Onde non poten ìi 
ciò da noi più lungamente diifimularej si per far el 
cofeperuertite, & cadute folfero fecondo il noi vi 
ficio, ridotte nello ftato primero j sì per poter idc 
conto della cura, che ci tocca , della diuina gioì • ^ 
della Santa Catolica Romana Chiefa, à cui noi; ^i-' 
moprofeffionedieffer'veri, ^cfedeli figliuoli, ^ 
Cora per racquiftare , & mantenere lanoftra au ' 
ci lafciammo portare allaneceffità , per la qual( 'd 
l'armi in mano, & formato vnefTercito facein ^^ 
forte, che aiutato il noftroafTunto dal Diuino£>r^ 
riducemmo i noflri fudditi alla debita obedien > < 
rendemmo tutto il paefe quieto, & tranquill' E 



Z'Sro Settimo , ji^ 

) le cofe in queflo ftato.haueuamo in penHero per 
(Ira innata clemenza , Calla quale fìamo partico- 
?nte inclinaci) di aftenerci da ogni acerbità dief- 
io, & da tutte le pene, che ad effi ribelli, fecon- 
egitimi giudici) fariano douute. Matta perche 
)n comporta ne rvfficio della noftra ammmiftra- 
, né l'ofTeruanza noftra verfo la gloria di Dioj tra 
e bifognaua ftabilire la noftragià ricuperata au- 
,& parte ancora, perche fceleratezzc cosi fattejri- 
jjano qualche (èueritàdi eflempioi noi sforzati 
I ti qiiefti rilpetti commatidammo primieramente 
ilro Gouernatore, cheall'horagouernaua quel- 
uincie , che feueramente caftigaiTe alcuni capi 
pah della ribellione; in modo però,che non ofta- 
naudita atrocità delle fceleragini commelle , & 
ftante ancora l'infinita moltitudine delle perfo- 
gni genere,che n'erano colpeuohirattemprafTe, 
leraffe \\ rigor delle leggi ; il quale ài ragione (à- 
tutoelTequirlì, fopra moiri piiì, che non fuefle- 
Ma quanta fofle la sfacciatezza di quelle gen- 
) conofcerfì da quello; che eflendo già acquieta- 
)acificari quegH Stati, &hauendo alcuni de ide- 
ati, per quanto conueniua al demerito loro, & 
laeftà Regia pagato le pene de gli eccedi loro 
re erauamo intenri à comporre, & aflèttar quella 
bhcarecco alcuni de i feditiofi, i quali s'erano fug- 
illa patria, uon fceman do punto della concepita 
nza, & temerità, radunato vn' eflercito, ^ixi- 
I i i noftri paefi ó. mifero in nuouo bifogno di ri- 
r la guerra: la qual fornita felicemente, &eflidi 
^opoftifiinfuga, concedemmo la bramata pace, 
iirendoci hora mai tempo di liberar da ognipau- 
il^ftrifoggettij tanto prefenrijquantolontanijcioè 
«1 , che ò per la confcienza interna, ò per la grauità 
li fceleragini commeiTe , òper il terror delle pene» 
X :, che 



3^4 IfoYtct dì Uronimo Coneflaggìo 

che di ragione poteuano prender di lorojviueuano .n 
timore , & affanno> àfin che niente mancafle per ì- 
curarli di poter tornare ne ipriftinivffici, &e{rer i), 
& à fine ancora che potefTero viuere co maggior i. r- 
tà ci riuolgemmo di nuouo alla noftra clemenza, ui 
fiamo da natura incHnati j & l'anno del mille cin ;- 
cento fettanta due proponemmo vn publico pere io 
generale à tutti, fuorché ad alcuni pochi, che ce e- 
uoli di certi particolari deHtti , non appariuano d oi 
di quella indulgenza 3 il che inferimmo diftintar i. 
te à piede deiriflcfro perdono. Ma che vtile faceir )? 
è forfè 'alcuno ) che non fappia quello , che ne ir ri 
paefiaccadefle l'anno del mille cinquecento feti a 
duefEccoi medefimifeditioll fidati nel conceput i- 
rore, & infolenza,di nuouo intromifero vn poten f- 
fercito ne i noftri confini, rendendofi foggette no: > 
che città, alcune delle quali efpugnarono,&alcui »e 
riceuerono chiamati, àfin che effi placati dalle fpi a- 
nee feditioni di quelle , veniffero à diuertire» &à ;- 
nare gli sforzi, levccifioni, i danni, & lerouint le 
commetteuanoifoldatiforaftieri,condottidalor la 
noi andando incontro àquefti mali, perdifcacci il 
nemico da' noftri confini , & per ridurre al noftrc i> 
perio le città da loro , ò per forza occupate, òpe e- 
ditione riceuute,nó potemmo ne anco all' horafi ;ir 
laneceffitàdi asoldare, & condurre gran nume ^ 
cauallii & di fanti, conlavirtùde'quaH ; fmapi )n 
l'aiuto di Dio j le formidabili minacele de' ribelli il- 
lontanarono dai noftri tenimenti, &leprincipa i£- 
tà da loro polTedute ritornarono nel noftro p( re. 
L'eflempio delle quali elTendo ogni giorno in ito 
dalle altre, ci pongono fperanza, cheintrauene o- 
ci il braccio diuino, difcacciaremo , & diffipa no 
tutte le reliquie de' nimici. Per le quali ingiurie l 'fi- 
ne è di ragione : che noi fiamo talmente eifac )a- 

ti on 



Libro Settimo, 51^ 

)n hauendo i feditiofì hora mai nulla, più coq 

ccrefcere i loro delitti) che non fi dourebbe in 
cofa rilafciar quella giudiciaria feuerità,che con- 

bbe advnaefquifitaeirecutione contracoftoroj 
meno hauuto rifpetto (non fenza gran noftro 

e> & compaflìone) alle miferie> & calamità di 
oftri paeiì, & riguardando che le loro già bellif- 
& floridiilìme contrade, non han fine à gl'm- 
, alle rapme, alle ofFefe, alle rouine, & in vltimo 
litudinej caulata dalla fuga di cjuelli, che fi fo- 
mentati , ò per la pena che fapeuano meritar 
errori, ò per qualunque altro pericolo.che non 

I iH'huomo niun luogo ficuro, & riguardando an- 
he i negotij, & guadagni di quella Prouincia fo- 
forte fcemati per il terror de' mali , ( da che 
i fi perde 5 & fifgomenta) che già , non che al- 
ancanole cofe necelTarie al fiio viuere, & ve- 
parimente, che tutta quella profperità , vigo- 
hezza, commodo, tranquillità, pace, & quie- 
le quali foleua la noftra Germania inferiore fio- 
c chiamarfi beata i fonohoggi ridotte àpoucr- 
mità , miferie , &afHittioni, & che molti no- 
diti non pur fono ftati, &fl:anno faldi nella an- 
le, chedeonoànoi, comeà lor naturai Princi- 
ignore ; ma iì mantengono tuttauia nella Re- 
: della Santa Romana Chiefa, perilche dairi- 
ià dcuiati da quella, furono, & ancor fono sì 
nente danneggiati, & ofFefi, chenepatifcono 
ielle incommodità , che fon potute cader mag- 
lefiì. Noi dunque fpintiin vna parte dal dolo- 

^illa compaffione , che hauemo detto, & nell'ai- 
' amor , che portiamo à quei paefi, che godono 
dignità d'ciTer il noftro antico patrimonio. A 

1 ogni cofapofla tornar nello ftato primiero, & 

I i noftri fiidditi nella feficità , in che già fi troua- 
X 3 ionoj 



3 1 ^ J fiorì a di Uronimo Coneflaggio 

l'ono, &à fin che più prontamente effi abbracco 
gratia, Gl'amore, chefempre ("fi come è di rag n 
habbiamo loro portato i & acciò lì dichiarino j p 
tuamente per fudditi di quella ftefla fede, &:bcà 
animo verfo di noi, con la quale per l'adietro, hai o 
obcdìto, e feruito a' noitri maggiori; & accioch( a 
mente noi ci dichiariamo ricordeuoli di quella i fi 
bile mifericordia, con la quale il Signore Iddio r èi 
cordiolìiTimo dirizza, & riheua tutti i peccatori, ?i 
corrono da gli errori allapenitenzaj & diamo tej a 
nio al Mondo della jftefla mifericordiaja quale e S 
gnore Iddio diede in precetto à tutti jma particol n 
te ài Rè, &àiPrincipijdi quella dico, della qual m 
ftanoftra mifericordia e imagine vera, & acciò, ;i 
nalmentefi fouuenga a quelli, iqualinonperi it 
fi fono accodati à queftimoti , spartiti dal lo: 'fi 
ciò (de' quali il numero è grande) ma òingan ic 
falfiperfuafione , ò sforzati da violenza , & da iic 
re, ò acciecati da ignoranza , & da qualche altra bc 
lezzahumana.Hauendonoicommunicato que n( 
gocio col noftro cófìglio, & appreflo col cariflli ne 
fìro cugino Lodouico RequefensCómendaton a^ 
giore di Cafliglia, conferuator dell'ordine ài Sa ji< 
comò, Capitano Generale, e Gouematore della 'fli 
inferiore Germania, & ancora colfecreto Senat eli 
inedefimaProuincia; decretiamo, &diffinian^n 
tia, & perdono generalmente , fa fin che non l >gi 
ftar hora à rammemorar tutti i particolari , n( cu 
ila forzato di ripetere la fuacaufà precifà j 1 1 ig 
ordini. Città. Ville, focietà, compagnie, frater àj < 
tribù, nelle quali fi trouano,òpriuatamente,òp lic; 
niente vniti, &congiuntii natiui della noftrai :ri<^ 
Germafìia,di tutto quello,che per folleuationc, n" 
to, feditione, commotione, mancamento, ribe ^m 
£urto,rapina7forza, violenza, ò per qualunque al'g* 

ner 



Libro Settimo, 517 

;j di (delitto, cKeà quefti delitti, errore, iniquità, & 
ijfici ridur fìpofla dall'anno del ij(^f^. lino al gior- 
c|;!Iapublication diquefto noftro perdono hauelTer 
jjmeirojò con l'opera, òcolconliglio, ò centra la 
.^ TÌone>ò contra la pace commune.Perdoniamo o- 
qena corporale, criminale, ciuile, pecuniaria, con- 
dii cria , & finalmente ogni cofa coinprefa,frà i pre- 
^ Iti delitti, ò che ritenga di elfi fimilitudine alcuna, 
^ gge, ò fia decreto quello, da che pofTa hauere ori- 
li la colpa loro. Gli aiToIuiamojiSc: habbiamo per af- 
ij i, & liberi in perpetuo da tutti i delitti, & da quan- 
I tto tal nome é flato commeilbidi modo,che niun 
■\'.ì nèaccufarli, né chiamarli in giudiciofotto no- 
i(ièpriuato,né di Magillratcche pretenda farlo, ex 
0, nèilfifco nofìro, nèilprocuratorcriminalei& 
cunohauerà rnoflb, òmouerà in quefta materia 
ilcuna,noi le imponiamo perpetuo fìlentioicom- 
Jando al Gouernatore dei detti noftripaefi, &à 
mquealtri, che in qualunque tempo vi rilìederà, 
autorità uoftra, & anco al noftro cólìglio,& à tut- 
altri Magiftrati tanto delle Prouincie,quanto dei- 
tà, & terre particolari, & finalmente à tutti i Giu- 
, & officiali, che niun di loro dai commemora- 
litti, formi, attione, ò caufa, che polla profeguirlì 
i perfona , ò nella facoltà ài chi fia i né meno per- 
ra, che fia profeguita da altri. Et fé alcuno ardirà 
rio, noi di nuouo commandiamo , che non fé ne 
ia mentione; né fé ne prenda informationcnè fot- 
mil preteiìo fé ne formi lite, ò fé ne dia niuna forte 
.oleftia, ne apertamente, né occultamente, & per 
no tutti quelli, che imputaci de i detti malefici, noi 
uemo in gratia» reftituimo ancora ne i loro priftini 
, che tanto efli, quanto i figliuoli, & nipoti loro 
operpctuamétedihoncftonome, fama,&opinio- 
unouendo da loro ogni infamia & nota, che hauef- 

X 4 ^er 



3 1 8 Jfloria di leronimo Conejiaggio 

fer potuto incorrere con la colpa di quefti misfatti.oi 
altrimenti, che fé fofleroftatifempre innocenti oi 
eccettuando, né efcludendo alcuno daqueftorb 
perdono; fé non quei , che per l'autorità delle fo ra 
o^ini lorojhabbiamo voluto, che fuflèro particolar ;n 
te notaci ji nomi de'quali in quallìuoglia tempo,^ io 
go, che publicaremo quefto editto > faranno dif ca 
inenteeccettuati,efcIufi,&profcitti, afloluendoJ d 
to, annullando, & perdonando gli errori di tutti: al 
tri. Nèrefta, che non fieno comprefi in quefto, > jlj 
medefimiji nomi de' quali nel perdono furono ne :ii 
parte, ò fcritti altroue priuatamente. Età fin che io 
flraintétione in tutte queftecofe, fia nota ad ogr o; 
tutti quelli ch'hauerannocommeflo errore nel! :n 
fede,&: Religione,cioè quelli, che in qualfiuogli, o 
do faranno apparfi,di deuiar dalla Catolica,retta, e. 
ra Religione, che oflerua la Santa Madre Ghie & 
quelli, che apparirà eflerfi allontanati dalla ohe n. 
za di quella, quefti tutti bifognarà, che con vera li- 
tenza, (incero cuore, fermo, &coftante proponi n^ 
to rifiutino, & depongano ilor peccati, & erre le 
grembo della Santa Madre Catohca Romana C ia 
impetrando l'aflolutione dei peccati, & delle cei e 
ìr>che faranno incorfijdai miniftri, &. commifTar h( 
da effaChiefahauranno autorità di farlo, offeru; o 
feguendo, & continuandola Catolica , & vera li 
gione , che confeffa , & oiTerua detta Santa Cai a 
Chiefa. Non volemo già noi, che il beneficio di le 
fìonoftro ineftimabile perdono, tocchi à quelli ht 
da qui auanti ricufarann-o di ciò fare, ò faranno o 
perti di ricufarlo. Ma quanto alle città , caftel 6 
altri luoghi murati , & fìmilmente quanto alle :r 
fone, che mentre il publicaranno le prefenti, fi. n 
no perfeueranti nella ribellione , & nella guerr à 
coftoro cefi decretamojche fé fra due mefì dopo 1 u 

blicat) le 



Lihro Settimo. / 319 

:atione,ritorneranno alloro vflfìcfo j &:fifbttopor- 
no al noftro volere fupplicandoci di perdono, & di 
j tia, faranno riceuuti nel numero de gli altri, a qua- 
j frutto d'eflo perdono appartiene. Ma fé n,el detto 
I nine» non hauranno ciò fatto; all' h ora efclufi da o- 
j mifericordia, fatano, per l'auenire riputati inimici; 
j tra i quali fi procederà col più efcjuilìto rigore, à fin 
j proumocaftigo vguale al delitto della ribellione, 
jontumacialoro. Vogliamo dunque, che tutti cjuel- 
I he di così fatti delitti, malefici , & errori dall' anno 
I MDLXVI. fino al tempo della publicatione della 
I enti colpeuoli fi trouaranno, godano di quefta no- 
I clemenza, & Indulgenza, quando ben foflero ftati 
I dannati per fentenza di Giudice, eccettuatene pc- 
(uellecofe, che venute già in poter del fifco, Sedi 
=, fono pafTate ne gli vfi, & nella pofTeflìon Rega- 
> quali tuttauia à quelli medefimi , ancorché de- 
tiati, accufati, conuinti, dannati, puniti, & dichia- 
I complici della congiura» faranno reftituite, con 
Iftaconditione, cheperapprouati teftimoni, deb- 
ìo far conftare d'hauer tenuto vira Catolica. Ma 
I nto appartiene à gli ordini delle prouincie ; com- 
(niedeglihabitanti, collegi, confraternità, com- 
lità, e tribù; à quefte tutte fieno pur di qualunque 
•a, & misfatto granate, còcedemo gratia de' lor dc- 
1 , con qucflo però,che riceuano gli iftituti, 8c le leg- 
i eir amminiftratione , da coloro, che in nome no- 
I , ne hauranno rautorità,& la commi{Iìone;Le qua- 
i ggi, miraranno talmente à far fecondo la equità, & 
1 eceflità, ragione à tutti fenza offeià d' alcuno j che 
( moftraranno nafcer dalla carità, & particolare af- 
\ o, che e in noi verfo i fudditi noftri. Et perche tutte 
f fte cofe fi riducano con ottima fede alla falute ài 
1 fudditi; habbiamo commandato al noftro Goucr- 
(ore)& à gli altri Prefidend delle Prouincie,Podeftà, 
i X j Giudici, 



5 1 o Ijìorìa di leronimo Cone fi aggio 

Giudici, &Magiftrati, chele facciano fenza alcuna, 
latione in ogni luogo publicare; perche cosi ènee 
volere. Dato in Madrid MDLXXIV- adi Vili, di Nr, 
2:0, à ftiie commune. Ma ie ben quello perdono , a 
con parole tanto larghe , come fi vede , e congii q 
con bolla di G regorio XIII. Sommo Ponteficeichi li 
3frolueua,non giouò punto; perche ricordandoifii i. 
mmghi, ancor delle cautelle deli' altro , da quello :, 
tauia infolpettiti temeuano fotto quella hberalità f- 
cooderfi qualche inganno^ onde fi come il primo > 
dono, per la troppo (èuerità fu abhorrito^cofi queft' ;- 
tondo per la troppa indulgenza non fu credutoida.' e 
fi conobbe, che cofi il feuero rigore, come kfacil i- 
dulgcza fono fcogli pericolofi a' Principi; egli è v ), 
che alcuni pouerazzi di quelli , che non faceuano ( i- 
trapefo alle cofe, vennero à goder del perdono, e p '- 
ua»che fi viuificaffe il commercio con gli Olande^ 1- 
tre, che alcuni furono liberati dalle carceri, che vi i. 
no fino al tempo del Duca d'Alua. In quello me e 
per maggior male , i foldati Spagnuoli , che dicei 
delli terzi vecchi,infuperbiri della vittoria di MocF 1, 
Koleuano efler fodisfatti di molte paghe, che e 
creditorijperche fé bene al tempo del mottino di I :- 
lem, il Duca diede loro à buon conto denari , dou 1- 
no però hauerne molti più i erauuedutifi fra di le li 
ammottinaronodi nuouo, con più faldo propolì e 
con maggior infoléza, che fi hauelTero mai fatto r- 
tironfi tutti dall' infegne3 e fcacciati Capitani , Al i 
Sergenti, e Caporali, fi mifero in libertà ; elegend 'ti 
folo capo, che diceuano rEletto,& vn Sergente, a a- 
li vbidiuanoià quello nelle cofe maggiorità quelle er 
cagion dell'ordinanze, quando fofle bifogno.Aqi to 
modo fcorfero il paefcjda quella banda; viuendod et 
tutto alla loro difcrettione, con non picciolo dani di 
Villaggi. Da poi configliaci fra di loro, ciò, die de f- 



Libro Settimo^ 311 

h farli: guidati dall'Eletto centra l'opinion di moki, 
j: non credeuano,chedouefreroorare andar dinanzi 
;ioro Capitano Generale, s'incaminarono verfok 
;ì :à di Anuerfa, doue era il Commendator maggiore» 
n fermo proposto , di domandar qaiui le paghe , e 
l-uitanto,che follerò intieramente Ibdisfatti. Cami- 
iiiano àpicciole giornate? e il Goucrnatore intefo 
> ^fto mouimento, mandò lor più di vna volta incon- 
\ miniftri, per veder di quietarli con promefTce eoa 
f lari , ma tutto in vano; perche vdite le ragioni, che 
to erano efpofte leacccttauano conrifo, dicendo, 
I :in Anuerfa fi riuederebberoi e che fapeuano, che i[ 
\ mmédator non vorrebbe ritenere il fudor loro.Per- 
I , parendoli , che la cofa hauefl'ebifogno di rimedio 
\ gaghardo,mandò loro incontro Chiapino Vitelli, 

I rchefe di Cetona>accioche come amato da foldati, 

II quei modi.cheghparejQTero migliori li riducefle ad 
i dienza, né confentifle, chefiaccortaffero alla città; 

non (blamente quello non giouòjma andatoui an- 
iSancio d'Auila con promelle di portar lor fubito le 
jhemon li potè però fermar'vn pafTo. Auuicinaronfi 
ifine alla vifta della città, da quella parte, doue è il 
Hello; per elTTer quiui più facile l'entrata, per cagio- 
di vna cortina di muraglia di terra, che come guai- 
:a dalle artiglierie del Cafbello , n on era fatta forte» 
d dalle pioggie dell'inuerno meza caduta;& da que- 
1 banda moftrauano voler* entrare. Erano nella città, 
Uqueinfegnedi Tedefchi, perguardia delle porte, 
' 1 Caftello erano da quattro cento Spagnuoli , & il 
i^nordi Champagni , fratello del Cardinal Granue- 
I haueua in Anuerfa vn Reggimento di tre milU 
'dloni, pronti ad ogni cofa. Vaccillò il Commenda- 
re all' hora alquanto ne' Configli, perche non lìri- 
ilueuafecon quelle genti doueffe difendo) l'in trataà 
|i ammotinafi, ò pure lafciarli entrar liberamente 
i nella 



3 i 2, Ijloria di leronlmo Coneflaggio 

nella città : dall' vna parte combatter centra i fuoi i . 
definii , e centra la migliore, e più fedel gente eh' ( ii 
hauell'e, pareua dura, & imprudente cofa, oltre all' . 
cafione,che fi darebbe à gli occulti nemici di cofe n . 
uej dair altra efponer cjuella città all' ingordigia, & - 
l'infolenza ò.i tanti foldati, pareua crudel cofa, & vi - 
nirdifdegnareglianimide'Fiaminghi; di modo, i 
nonvireftaffe luogo di pace, ne di accordo giai. i 
quelli penfieri, e non ancor ben rifoluto, mandò à e ì 
quei del Caft elio, che fparaflero l'artiglierie verfo qi - 
le genti, che C\ accoftauano, Ma non oftante , cheS - 
ciò d'Auilafofleil Cartellano, quei Spagnuolipatr i 
della fortezza, non meno ammotinati dentro nell'. • 
mo, che gli altri fi foflero di fuori , non confentiro , 
che fi fparafTe, dicendo non voler' efler cagione, d ) 
ipargimento dell'innocente fangue de' lor propri) • 
telli , onde i\ Commendator da quella nfpofta chi . 
to,rifoluè di non opponerfi faluo con parole,delIe e • 
li piene di grandi (peranze voleua effer liberale, t 
quelle genti rifolute, e da nefluna cofa frenate, eni • 
rono nella città per le rotture della muraglia di te . 
vicino alle porte del Caftello doue è quella mode \ 
fpianata, che chiamano la piazza d'arme- Quiuivei : 
il Commendator maggiore, con la fua corte ad ine • 
trarli, & à cauallo dalla banda della città, come fé le • 
cefle feudo flette à vedere ciò, che faceuanoj elTen. • 
fi ritirati, sbigotiti in vn cantone quei Tedefchi,ch'e • 
no in guardia alla porta nuoua , che é quiui vicina, i 
quella di San Giorgio. Gli foldati in lunghe fila guic i 
dal lor Sergente maggiore . cominciarono à far lar i 
giri in ordinanza , e moflrarono voler quiui metn '■ 
m ifquadrone , come fecero afTai maeftreuolmentc : 
fino à tanto,che non furono tutti lchierati,e fparati j ' 
allegrezza tutti gli archibugi , non vollero vdirem • 
faggio alcuno. Pure alla fine l' Eletto, col mezo ài Si 



Lihro Settimo. 313 

r Auila, andò al Commendator maggiore,iI quale 
amoreuoli parole, lo pregò à far, che quella gente 
fi sbandaiTe, né partifle da quella piazza, che qui- 
pagherebbe,e fé ben quello fi fcufaua, non efler'in 
i Tua poterlo fare.prometteua però di trattarne .Ma 
fi torto da i Soldati fu intefa quefta richiefta , che 
minatofi innanzi il Sergente, per laftradadi Saa 
'gio, che va alla piazza, che dicono Mere, con Tor- 
ch'erano entrati lo feguitaronoj e quiui di nuouo 
arono à formar lo fquadrone. Sopra quefta piazza 
alloggiamento del Gouernatorej il qualeà caual- 
ì era venuto à metter dinanzi alla porta della fua 
fpettatore del capriccio de gli ammotinati.I qua- 
)oi che furono tutti vniti in vn corpo , empiendo 
e di tuoni, ftimolati da meffi del Commendatore 
itentarono fentirlo^ 3c egli con dolci parole, mo- 
do in parte giufta la caufa loro, ma non douer pe- 
Dceder tanto oltre,prometteua pagarU fé non par- 
di quel luogo, ouero fé partendo fé n' andafTe- 
.alloggiare àBerchem, e Borcheraut, Villaggi qui- 
ini. Alle quali cofe acconfentendo l'Eletto^ e Cer- 
ri eh' erano là appreffb, pensò il Gouernatore ha- 
) ottenuto , onde al fuono di molti tamburi , fece 
r, ire, ò bandire fotto grani pene , che niuno de'fol- 
« louelle partirfi di quella piazza. Ma, come fé quel 
:, mandamento forfè ftato tutto al contrario, non 
£| )e il banditore fi tofto finito di dire, che con furia, 
1 1 feruato il decoro al loro generale, sbandatafi tut- 
i ella ordinanza, andarono i foldati ad alloggiarfi à 
u i loro,per tutte le cafe della città;doue affamati do- 
I dauancetoglieuanoconinfolenzatutto ciò, che 
= jano, fenzamifuranè refiftenza alcuna. Equefta 
e iza,che feriua mortalmente gli animi de i Fiamin- 
r, fi face uà ogni volta maggiorej perche fé il primo 
5 no fi contentauanocondelpane, e della carne, 

vn'aitro 



314 Ifloria di Uronìmo Coneflaggio 

vn altro cliiedeuano de' volatili , e tale eh' era nat :i 
la Zap|)a, e l'aratro non voleua faluo mangiar bia e 
e quando tutto era lor proueduto, domandauano )( 
imponìbili per hauercagion difdegnarfi, e per fa h 
i cittadini confentilTero nel dishonor delle lor de le 
fé ben da molti de'principali furono mandate ama 
fieri. Auuenneper maggior male, ch'ellendopn, 
nato odio, per cagion di donne fra Sancio d'Auik a 
pitano del Caftello, & il Signor ài Ciampagni G( ir 
nator della città ; gli Spagnuoli ammotinati ( foi a< 
inftanza dell' Auila da eilì amato) faccheggiaro 1; 
cafadel Ciampagni, e finfero di temere,ch'eglico i 
dati Valloni, che liaueua,volefle opponerfiaide ti 
loro, e far che non fofler pagatij accioche dal Ci a- 
no generale folTemandato via. Non haueua difc n 
Commedator, chel'vna natione temefle dell' alti ti 
tenerle ambe meglio àquefto modo in freno, i en 
^li difpiacque il Sacco della cafa i ma quello fol te 
delle nationi, veniua à minacci.iT difordine con d ic 
de'cittadinÌ5 perche il dar' all'arma, che per quel ca- 
gione fi fentiua tutte le nottij le minaccie , che f; ^r- 
geuano; e la libertà che crefceua ne' foldati, met li- 
no (pauento in ogni vno , onde gh odi) , e le difc li£ 
de'mini{lri,fparauano contra il Ré, e centra gl'inr et: 
popoli. Ripartironfi quelle genti la città; il Ciam ;ni 
coifuoi fi ritirò in quella parte, che dicono lar iw 
villa: e fortificatofi di trincee, alloggiato nella e. tl^ 
gli Oilcrlini, non temeua molto le brauate de gì )»- 
gnuolijaniial Commendator maggior, che gH .n- 
dò à dire, che fé ne vkì{{t della città , per la porta "^ 
quietamente, &à\ notte per euitai'inconuenien n- 
fpofe che non temefie, ch'egli fé ne darebbe là fi ru- 
mente, facendo il feruigio del Ré in tener' in fol ttc 
gì' infoienti Spagnuoli. Con tutto ciò replicate i i' 
Commandamento, dicendo conuenire ai feruig ^^ 



Libro Settimo. 51^- 

ilparurfi, meflole fuegcnttin ordinanza» a ban= 
e (piegare di giorno, fé ne vCcì\ alloggiandofì poco 
I ano. Marefter' i Valloni fuori , fece che gli Spa- 
I oli vollero le chiaui della città,accioche non potei- 
I effer'intromelTi, eie domandarono al Commen- 
I ir maggiore, il quale fi fcusò con varie ragionij ma 
j ari fcortefemente duemofchettieride' piùinfimi, 
( 1 fua camera , le prefero quafi per forza; tant' oltre 
ina arriuatala sfacciatagine. Coloro che fanno le 
I Ita, che fi ricercano in vn Capitano generale, oià.- 
ffermare, che lotto il gouernodel Duca d'Alua, 
( fi farebbero quefti foldati ammotinati,e che le pur 

I ; feguito, non farebbe proceduta la libertà rane' ol- 
) mai che al Commendator maggiore come huo- 

di pace, e di minor qualità habbiano hauuto man-- 

ifpetto. Moftrarono gli ammotinati anco di te- 

sdellenaui, e armata di mare del Rè , cheeraan- 

ta nel fiume della fronte alla città, per certe poche 

i, ch'ellahauea fopra; e il Commendatore, pei 

piacerli , la fece ritirare all' ingiù del fiume, fotto 

rte di Lilò. A quefto modo con grande inquie- 

ne, così del Gouernatore, come de' cittadini ftet- 

quelle genti nella città, temuti, vbiditi, efer- 

(per forza. Trattauafi però ogni giorno del mo- 

\ i componerli ; ma gli agi , e la commodità, nel- 

Jjuale erano, ripugnaua all'accordo, e fi come ad 

II litro modo forfè fi farebbero contentati, convna 
i e di quello , che lor era douuto , così non fi riduf- 
5, maiàdirdivfcire, che non fofTero intieramente 
:isfatti. Per far' il pagamento la corte non haue- 
vlenari, che balblTero, fu perciò chiamato ilma- 
;• 'ato della cirràj e pregatolo ad aiutare co idena- 
nl quale per ifgrauarfi dall' infoportabile tratta- 
V'to de' foldati, con gran fatica mife infieme, 
Hnfignóal Commcndator maggiore quattrocento 

milU 



31 6 Ifloria di leronìmo Coneflaggh 

milla Fiorini, che aggiunti à quelli, che col medefi o 
modo, fi cauaropo da mercatanti foraftieri , vi fi a 
fodisfar largamente. Chiamaronfi tutti li foldati a 
rifegna, e nella piazza, che dicono la sborfa nuoua, n 
rono intieramente pagati con tanto maggior gau( ►, 
quanto meno alle volte vi haueano fperato. All' ho (\ 
videro delle ftrauaganti cofe; alcuni, che mai non i- 
no ftati così ricchi, fi veftiuano tutti di feta, e di ore n 
vece de gli immondi ftracci che haueuano intornc e 
faceuano le vefti di brocato a i loro archibugi. Altr - 
pra i tamburi, fi mifero fubito à giuocare , reftandi .- 
fai tofto fenza vn quattrinoiraolti più auari fi nafcoi t- 
uano , e fenza licenza de' Capitani fé ne andauar a 
Ifpagna, ò in Italiai contentandofi di quel vile prei •, 
perle bellicofe fatiche, ma le Speranze non fono n - 
gioridiquel, che fon gli animi. Fatto quefto paga . 
to forfè fra quegli ammotinati nuouo penfiero,c v 
ch'eflendo nella guerra morti molti Spagnuoli,ch( • 
ueuano teltatojdouellero effer pagati i lor teftanK i. 
Importaua quefta colà pur' alTaij maifime, che le i - 
lità de' teftamenti erano tali, che non meritalo 
molta fede» per effer la più parte polize femphci,e - 
coautentichci anziconcedendofiilpagamento,fi - 
bitaua , che ogni foldato doueffe venir col tefl:am( oj 
del compagno morto ; vero? ò filfo che fi fofTej n i 
necefiìtàftringeuai perche tutto il paefemormor i> 
che quella città fofle sì lungamente opprefla. On^ il 
Commendator maggiore, vedendo non poter cacir 
fuori i foldati fenza queft' altra fodisfattione; depu o 
certi giudici àriueder'i teftamenti, contrattò coi :- 
gozianti Genouefi,che pagaffero quei, che foflerc •- 
prouati , con certe affignationi , che lor diede. N n 
ciò fu picciolo difordine, perche accordato il folto 
col giudice , e f vno, e l' altro col mercatante , qu ^ 
perl'approuatione, quefto per il pagamento, non > 

' ]ia 



Libro Settimo. ^zj 

il foldato tal volta à rifcuocere la metà, né il terzo 
lello, che diceuail teftamento, e eh' era contato 
r, perche il foldato con fare vn teftamento fallo, il 
ice con approuarlo contra ragione, e il negozian- 
n difficultar di pagarlo , tutti faceuan profitto in 
del Rè. Qdetati che furono , fi riformarono 
e compagnie, e fotto Chiapino Vitelli fi incamì- 
10 in Olanda , nel principio del mefe di Maggio. 
; vero , che T Eletto , e il Sergente, non oftante, 
al Commendator maggiore foiTe fatto il giura- 
di non caftigar' alcuno, per il mottino non fi fi- 
'.oj e fi come ftando fermi, la bontà di elfo Com- 
ator non gli haurebbe forfè ofFefi,ftati colti inlta- 
ono poi al remo condennati. Mi fono forfè trat- 
D più di quel, che fi vfa in raccontare i particolari 
fto mottino j ma lo ho fatto à ftudio, per parermi 
otabile, e maggiore di quante altre fimili ne hab- 
itite maiioItre,che merita forfè fcriuerfi,per il da- 
le fece alle cofe del Ré. Perche oltre che gli Fia- 
li vedendo, eficr dà gli amici più, che da'nemici 
ti,fi accendeua maggiormente ne gli animi loro 
:Ilione, e la difubidienza, e quefti mottini , e gli 
jiamenti liberi a foldati,fono ftati cagione d'altri 
j d'altre ribellioni. D'vn' altro non picciolo male 
ij :fto mottino cagione , anzi di perdita da non ri- 
<(ìmai: Iraperoche l'armata di mare, che per la 
i a di queftifiDldati,fù mandata àLilò,ftandoquiui 
i ata fotto la rocca, eh' era piena di foldati, e di ar- 
\ ie; fiì dal Principe d'Oranges prefa , e menatala 
Il da , inquefta maniera; quello, che non haureb- 
f :uto fare , fé gli ammotinati l' hauelfero lafciata 
iiiAnuerra. Elio Principe quando intefei foldati 
Spartiti, adunato di molti piccioli nauili armati 
i|izo giorno fé n'andò à Lilò ; e come che le na- 
f'eneìTero ficure fotto l'artiglierie del forte, non 
Y erano 



5i8 Jftorìa di Uronimo Conefiaggìo 

erano proUedute di genti dadifefaj onde egli f: 3 

ui montar Tufo degli efperti marinai, chehaueu 

diede con gran flemma à fcioglierle tutte dall' an( £ 

&incaminarle all'ingiufo verfo FlefTinghes. Qu 1 

quei del forte videro quefto fatto, gli fpararono à )| 

fo con furia le artiglierie , ch'era tutto quello, eh e 

teuano farei ma il Principe fé ben' anche egU ne 1 ic 

uà, non fparò mai pur vn' archibugio, infino à et le 

gate tutte le naui , fi fu aflìcurato ài effe. Fra tai 1 : 

fentiuain Anuerfà il rimbombo delle artiglierie, 12 

faperfene la cagione, ma venutanelanuouaal ( n 

mendatore maggiore, eh' era alla mefTa, fpinto e :o 

lera, fubito con Sancio d' Auila, e con gli altri C ta 

ni che hauea intorno, con quei pochi foldap, eh' n 

nel Caftello à cauallo fé n' andò verfo Lilò, e v' ai ò 

punto,quando ilPrincipe hauea quafi finito di fci lie 

le naui. Quei, chequiuifoffedafarfi, né fi coi te 

uè vi fu tempo da farlo , né alcuno il fapeuaj fol :o 

te r Auila, più foldato in terra, che in mare, con pa 

da nuda in mano, voleua pure, che queifoldati; pi 

certi piccioli battelli s imbarcadero per andar in 

il Principe j ma quelli, e pochi, e lenti, per v .ri 

cofadifperataftauanoirrefoluti, &vbidiuanor, i.< 

mal volontieri. Mail Principe fece rifoluerli ; et 

ìncaminata che hebbe la più parte delle naui,gr( - a 

r mgiufo, volte le bocche delle artiglierie verfol ia^ 

gia,doue era concorfo co i foldati gran quantità p( 

polo di Anuerfa, cominciò à fparare, & à fai 'H 

palle gran folchi fra quella turba , che fino a .101 

dalla quietudine, con che il Principe hauea prò iui 

fìpareua ftarficura. Allhora fi conobbe diftin: lei 

te, quali erano i foldati, quale il popolo, perche «ju 

fio al primo colpo, beato fi tennecolui, che 'tei 

fuggir più tofto, e di quelli non fu alcuno, che 1 >ue 

fé il pie di doue era , ò che lafciafTe di £ir quel ì d 



Tìhro Settimo» 319 

era incaminato. Allhora il pericolo £ect conofce-. 
henon rierano barche» nèfoldati, chebaftaflè- 
nè tempo da poter far cofà buona; onde ogni dili- 
'.a fu vana. Perche il Principe condufTe (àlua quel- 
nata in Zelanda, con più di cento pezzi groflìdi 
lierie di bronzo, fenza quelli di ferro. A quefto 
o , e per quefta cagione , rimafe il Ré fenza 
'na fola naue j cofa che gli fiì poi di grandiffiino 
0. 

Il fine delfettimo Libro, 
LIBRO 

OTTA U O. 

|Opo che gli Spagnuolihebberoà Mochem 
la vittoria, con la morte del Conte Lodoui- 
co, e mentre che poi fé neftauanoammo- 
^ tinati in Anuerfa,il Commendator maggio- 
idaua riuolgendo ipenfieri verfo Leiden, pen- 
' rimandarui l'effercito intorno j perciò com- 
-òàFrancefcoBaldes, che con gli Spagnuolidcl- 
;a,che erano circa venti infegne,con otto ài Val- 
Tette di Alemanni, e quattro compagnie di caual- 
jieri, fé n'andafleà quella imprefa. Al Signor di 
•s, eh* era in Harlera, & ad alcuni altri Capitanf> 
d lueuano genti in Olanda, ordinò, che da per tut- 
j'eftafTero l' inimico, per obligarlo àproueder'in 
i ì parti. Coftoro fecero beniillmo , ciòi che loro 
t Ito ordinato ; & il Baldes, ripartite le fue genti in 
i'uadre,Ie incarnino per varie vie in Olanda, con 
e. che aflìcurafTero per tutto le ftrade , efpugnaf- 
''forti, cheleimpediflero, e diede loro per piaz- 
arme la Haya, doue tutti doueuano trouarfi , 
r e intendeua efler luogo mal proueduto. Luigi 
y 2, Gaeta- 



3 3 o Ijioria di leronimo Coneft aggio 

Gaetano con vna di eflefquadre, e la maggiore, pi il 

pili diffìcokofo camino di Nortvvicq) e Valchebg 

andò alianti: e giunto à Leyerdorp picciolo luogo ( >- 

uè l'altra volta erano flati gli Spagnuoli, quando i- 

no intorno à Leyden) fé ne fece patrone , come d 1. 

cani forti là intorno con poca fatica > eflendo <i* 

fi tutti fiati da gli habitatori di Leyden , per loro f- 

cura<^<^ine, dopo il primo afTedioj mal guardati, e ( i- 

feruati intieri: Ma incaminatofì poi alla * Haya, vi \ )- 

be poco che fare: perche efTendoui dentro il Capi o 

NicolòRuycauer huomo valorofo con poca gente >- 

me vide venir gUSpagnuoli , fìpofeintanta refìlì :a 

quanta folTe ballante à dar tempo di faluarfi , co i o 

mobili à quelli habitatori, che voleflero farlo, ; ic 

fatto, fi ritirò con poco danno, rimanendone il G a- 

no patrone. Il Baldes, per la ftrada di Scoonouen di 

Monforte fé n'andò ad Alfen, villaggio grande, c( m 

forte di qualche confideratione, tutto guardato d a- 

slefi, doue (prefo prima vn' altro forticello , che ; Jc 

periftrada) cominciò à tentar' il forte; idifenfc lel 

quale, che non arriuauano à cento cinquanta , i o- 

ftrarono valorofi, cosi fcaramucciado, come in o; il- 

tracofa : perciò fabricate da gli Spagnuoli alcun :a- 

le, andarono con effe all'affalto con grand' in to 

ma furono gagliardamente ributtati. Però effend af 

fati alcuni Spagnuoli di là da vn' acqua, che gli ^ 'C- 

dina, mentre chequiui tentauano vn nuouoa: to 

fece il Baldes impeto vn altra volta con le fcale , ^n 

trò dentro ; effendofi meffi gli Inglefi in fuga "< 

il Villaggioj il quale (dopo alcuna refiflenza, e re 

cero, ad vna Chiefa , ch'haueuano fortificato j ^'^^ 

che effo abbandonato. Con quefta vittoria fé m i<^' 

il Baldes alla Haya , doue gU altri erano giun 1^ 

fciando prima ben guardato Soetervvoudefluo^ op 

portuno per prohibire le prouifioni à Leyden) & '^^ 



Libro Ottano. 3^t 

tri forticelli , 8c entrato poi nel forte dell' Efclufa 
oude, che dopo vnfuriofoallàlto fi refe; fenean- 
itornoà Leiden con tutto reflercitOjncI principio 
lefe di Giugno. Quefta città delle più belle, ^ài 
ior'aria ài Olanda, fpatiofà, irrigata da diuerfi ca- 
racqua,dapoiche fu lafciata libera da gli Spagnuo- 
ando andarono ad incontrar Lodoaico , confidò 
li quel, ch'haurebbe douutofare, neireflercito 
ionte.-penfandojchedouefre rimaner Signore del- 
Impagna, ò vittoriofo dell'efFercito Spagnuolo: 
ò non le parendo poter temere, non haueua pro- 
to a'bifogni fuoij anzi era più fproueduta, che mai 
'e fiata , fenza foldati, e fenza munitioni, & hora 
ido fentito tardi la borrafca , che le tornaua adofl 
)rouedeua in fretta,e difficultofamentcmandan- 
efTaggieri al Principe à Delfc, e à Roterdam, con 
irlo ad aiutarli; ma già era impoflìbile metterui 
o,nè gente, ne niuna altra cofaiperciò fé ne rima- 
i fuoi cittadini folamente , & vna compagnia di 
: auuenturieri de' bofchi, che diceuano Vreybuv- 
Riconofciutoch'hebbe ben bene il Baldes il fito 
città,gli parue douer'eflere difficoltofa l'eipugna- 
;ma hauendo qualche notitia della mala prouifio- 
le vi era dentro^pensò aftringerla co lalTedio ien- 
tterla, né aflaltarlaj à guifà di prudente medico, 
uol fuperar l'inimico più tofto con la fame, che 
rro; e per cjuefto effetto, vi andò fabricando in- 
) molti forti; qual più d'appreffo, cjual più lòtano, 
5 furono meno di ventidue; fé bene alcuni erano 
li, e di poca miportaza: tuttauia faceuano effetto, 
) euano effere da gli altri foccorfi, alcuni di effi con 
t; ierie, & infegne pareuano giufte fortezze, i prin- 
fi; ch'haueuano habitationi, furono Leiderdam , 
la, Souteruoude, Leyerdorp, eLammen. Que- 
iprefa di Leiden fi come ella era importante, cosi 
Y 3 era 



331 Jfioria di leronlmo Con e fl aggio 

era da gli Spagnuoli defiderata affai , & le loro fpei „ 
ze di buon fuccefTo, erano aiucare dalle nuoue, c\{, 
haueuano dell'armata di mare» che doueua veni 
Spagna. Haueuail Rè giàvn pezzo prima, fatto ;. 
parar grofla armata in Bifcaglia, per mandar' in qi l{ 
parti; e nominato Generale diefla Pietro Melei 5 
del Contado della Florida ; e ne' paefi baffi fi era 1 :c 
ài quefta armata gran romore,dicendo,che farebb y 
uincibile per ifpauentar con efla i Fiaminghi, di fi li 
colè punto timorolì. Il difegno era , di andar cor Fa 
alla Brilla, chepenfauano facilmente forzare, e là 
fomminiftrare aiuto all' elìercito, per tutta 1' Oh i\ 
efTendo il luogo à ciò opportuno,& accioche per ti 
contrari , ella non patilTe danno, nel camino il C i- 
mendator Maggiore mandò Bernardino diMend( 3, 
Capitano di vna compagnia ài caualli in Inghiltei ì 
richiedere alla Reina, lacommoditàdeTupipor; fc 
per procellolì tempi efla armata fofle forzata con ti, 
d'ottenne } pcnfando anche valerfi ne'bifogni,- li 
piccioh valTeili di alcuni porti di Francia. Ma m re 
che l'armata era più pronta , e che le Iperanze e 10 
più, fuanironoj efTendofi intefo non douer v( e. 
Quale fé ne fofle la cagione , perche fi perdefle w 
fpefà, e tanta fatica in apparecchiarla, non è diffi i 
penetrare , e fé ben la voce, che fi Tparfe , fu, pei er 
morto il Generale Pietro Melendez, nonècred let 
che perciò} fi rimanefle 5 perche tutto , che egli ile 
gran marinaio, non haueua però mai nauigatoii lei 
mari, e non par,che douefle macarne alla Spagna al- 
tro, che ne fapeflè cosi poco, come eghnelapeu 'Ct 
metter'infuo luogo. Ma la verità è, cornei' efpei iz^ 
ha moflrato, che eflendo ftati li Capitani Generj ^ 
altri principali miniftridel Pvèlèmpremale info i" 
delle cofe marittime, e della potenza de gli Olai ;fi» 
fono andati Ipefle volte configliando il Ré in altri io- 

(di 



Libro Ottano* 5^3 

li quello cK'haurebbero fatto, fé folTero ftati , con 
ì, fenzapaflìone, e féza particolari difegniinftruc- 
rciò alle volte Coltre a'mali fucceffij dopò di rifo- 
emezoefTeqiiito vna propofta» hanno fcoperto 
troppo pericolofa, e l'hanno ritratrataìCome è fe- 
di quefta.E veramente qual conlìglierefirà quel- 
le rapendogli Olandeiì hauer quattro, ò cinque 
naui, poterne almeno armar cinquecento, e non 
' il Re in queipaeiì, pur'vn porto da metterne 
ala, l'haueffe configliato à mandarui armata ma- 
la > la quale non potendo al più eifer che dicento 
andauaconofciutamenre àperderfi, ma l'igno- 
madre de gli errori , ò il non voler creder quefta 
iza, è ftata cagione di quello male , e d' altri peg- 

Pagati) che furono in Anuerfagliammotinati, 
latiall'infegne, il Gouernatore, come fi é detto, 
camino fotto Chiapino Vitelli, col quale andò 
ano Romero verfo Olada,con alcune compagnie 
zzeri,condotte da GualteroRolde, per andar ac- 
indoquellaProuincia, ecaminando verfo Bom- 
^iunfero à Vaudricon , Terra de' Conti di Hor- 
1 quale più per trattener l' inimico , che per altro 
e in difefi ■■, & hauendo dentro cinque infegne di 
ti , afpettò la batteria fino à veder pronto l'alTal- 
»liè vero, che penfando poi quelle genti di faluar- 
l'acque, gli mancarono alcuni battelli; onde da 
•agnuoh, ch'entrarono furiofamente, ne fu colto 
arte, & vccifi ; che furono circa cento cinquanta. 

camino l'elTercito à Leyden appartenente al 
cedi Bura, &à Niport , li quali fatto quantadi- 
>otero,& afpettato il cannone fi refero: Bommel, 
:on,Scoonouen,e Bura furono leggiermente ren- 
na ellendo fi trouati aflai forti, fpecialméte Bom- 

doue era il Capitano Balfor con fette infegne ài 

zefi, non vi fu fatto altro ; faluo ftringerli con al- 

y 4 cuui 



334 lftoriad.ileYonimoCQneflaggio 

cuni forti fopra i riui , accioche haueflero difficci; 
prouederfije perche era già venuto Tinuernce ma a 
uano à Chiapino le prouifìoni da guerra) fu necef i( 
ritirarfi à gli alloggiamentijperciò in Viena,Mont :c 
Culemberg, e Niport fi ripartirono, non mane; 1( 
fempre qualcofa , che fare, con queUi di Gorcon, d 
Scoonoué, che vfciuano volontieri.Fatte cjuefte ce (ì 
ne tornò Chiapino in Anuerfa al Commendator i ?. 
giore j & il Romero andatofene con mille fanti à :i. 
den, in aiuto del Baldesi non fu da lui ben veduto U 
ne ritornòi perche oltre ad emularfì fra loro, noi ■ e 
uà à parte della gloria , che afpettaua da quella in e- 
fa à lui raccommandata. Seminaronfi in quefto te k 
certe prattiche di pace , incominciate con Tocca k 
di trattar le baratte di alcuni prigioni ; e per quefì ;f- 
fetto andarono, quafi fìmulatamente con paflà} te 
del Principe, à Roterdam, doue egli era.Gio. Di ir- 
nefe,e l'auuocato Terlonjda quaH mofle con le p ;i- 
che della baratta quelle della pace, fimadaronop li- 
tri perfonaggi conhoftaggi per trattarne prdfon a- 
4Tiente: gH Stati vi mandarono il Signor di Carnei il 
Dottor Giunio,Gouernator della Vera, e il Cora, n- 
dator vi mandò Fernando di Lannoi,Conte della c- 
cia, e il Signor di Ciampagni j lafciando anche oi 
compagnia il Signor di S. Aldegondejch'eraanco ri- 
gione, per efler llimato habile, ad indur' il Princi ad 
ogni colà con l'induftria s'egHvolefle, econTint li- 
chezza ch'hauea feco. Ma quefte pratriche furo di 
poco,ò di ninno efFettOi& ogni vno fé ne torno a 3Ì> 
perche dopo di aflbttighate alquanto, il Gomme U- 
tor non reflò fodisfatto del modo di trattarne , p' pa- 
rergli eflere con indecoro del Rè, sì per il luogo,( w 
per \\ modo,con che furononiolI'e,perciòfu fola :n- 
te rifoluto, che gH Stati di Olanda, e di Zelanda fi >li- 
calfero al Rè ciòcche pretédeuano per quefto acc' ioi 

;hc 



Libro Ottmo. j jy 

c"^ farebbe lor rifpofto. La fupplica fu fatta, e manda- 
t^on largo preambulo di humili parole, e convna 
aj ira narratione delle cofe pafTate ; ma concludendo 
1^1 poterli far prattica alcuna di fondamento, fino a 
t^ :o che fua Maeftà non hauefle mandato via àcì pae- 
f^. fanteria Spagnuola , della quale fi doleuano aflaf, 
qcte radunarle corti libere per proueder colconfi- 
P idi efle, così alla pace, come ad ogni altro partico- 
I, , non vi fu fatto altra riipofta, perche erano di quel- 
li, ofe j che il Rè non voleua fare. Pareua ad alcuni in 
(i nda, che il Principe douefleprohibirqueftepratti- 
D , non douendo veder'volontieii la pacejma non te- 
n ido egli conia fagacitàfua, che gli Stati faceflero 
D i alcuna contra il fuo volere ; diceua publicamente 
B rbene, che fi fentiflero li miniftri del Rè , perche 
\ i non voleua tener' i popoli fchiaui , che non potef. 
\ ) difpor di fé fteHìj e che fé bene ogni pace, farebbe 
hpreperlui vna funefla guerra, che non perciò vo- 
1 i opporfi à quello, che i popoli giudicafl'ero conue- 
I lì e quefta artejfecondo la natura di quelle genti da 
;bcn conofciuta, eravn vincolo da tenerle più vbi- 
i nti. Mentre, che quefte cofe fi iàceuano , Francefco 
des era andato alloggiando refTercito intorno à 
den, &hauendo fcacciati alcuni Inglefi da duo for- 
doue erano in guardia, gliipinfe fcaramucciando 
te le mura della città , la quale ftata attenta à quefta 
ione non gli hebbe per troppo fedeli, perche nella 
ramuccia non vide cadérne alcuno dall' vna parte, 
dall' altra i pure aperte le porte , & entrato dentro 
Capitano Edoardo Cefter, fi accordò co' cittadini, 
'egh doueile con le fue genti far fronte à gl'inimici, 
igliando la carica ritirarfiverfo quella porta, che di- 
ne della Haya , doue era la miglior' artiglieria , e 
e quando egli vedell'e leuar via vna infegna dalle 
jraj firitiraffe fotto la propria portai acciochecon 
Y j l'arti- 



j 5 (J IJiorm di leronimo Conefl aggio 

rartiglierfa poteflero offender Imimìco. Macoftij, 
ò perfidi, ò codardi, lafciata quefta rifolutione fi ar i- 
ronoà render' à gli Spagnuoli con certi patti, chci- 
rono malferuatijperche non fidandofene,fecero le ^ 
ftinguerlemicchie, alcuni furono difarraati, fpoci- 
ti, e mandati via : altri fé ne ritornarono alla città, )- 
ne con rutto ciò fiirono riceuuti. Il Baldes con l'efl i- 
pio di Harlem, haueua imparato conofcere, quani le 
battarie , e gli aflaki fatti alle città grandi, e forti, f- 
ferodannofi; e quanta ftrage faceflerode glieffer i; 
perciò non eflendo il fuo molto grandcfi andaua 1 1- 
firmando nella rifolutione fatta, di non voler co i- 
marlo. Perciò oltre all'alTedio fi diede àperfuader a 
lettere, e con meffi quei cittadini , ad arrenderfi 2 or 
Kè, & à non voler perderfi come gli Harlemefi h :- 
Uano fatto; eflaggerando la potenza ch'egli haiu, 
rapprefentandoi danni della guerra, & offerendo 1. 
ditioni, e patti honoreuoli,& vtili, & da alcuni nat ^li 
della città, che erano in campo, ò ne'luoghi vicini le 
feguiuano la parte del Rè , come furono Giouam U 
driano, &EuuotArenr, fècefar'ilmedefimo vfì ^j 
dicendo, che fi ottenirebbe perdono generale,dal i- 
le non faria efclufo niuno cittadino di Leiden jma i :o 
fu in vano. Perche quel magiflrato , eletti Capitai k 
affegnate loro compagnie di cittadini, penfauadi i- 
clerfij aggiunto, che hauendo mandate le lettere d > 
ftoro al Principe, ericeuutonedelle fue, nelle qu fi 
inanimauaalladifefà, non folamentefierano co r- 
matiin quelle opinioni : ma fatti profontuofi rifpc :o 
al Baldes con quel verfo latino. 

JifluU dtilce canit , 'volncrem dum decipit aucej. 
IlPrmcipecontinuauacon le fue lettere in auuer li) 
come doueuano gouernarfi , in tutte le cofe, li pei 1- 
deua à tenerfi almeno tre mefi, promettendo fra • el 
tempo di foccorrerlij onde elfi co la promefTa gli 1 f" 



Liifro Ottano. j 5-7 

é{ , che non folamenteitre meiìfic^jfenderebbero, 
i iìno alla morte ; onde il Baldes veduto non riufcir- 
r e perfuafioni , oltre ad accrefcer' li numero de' for- 
ti ppareccKiatiguaftatorijfoldati, e barche cariche di 
ri je, andò ferrando i palli, e mettendo corpi di giiar- 
E intorno alla città per tutte le vie, tanto ftrettamcn- 
i che era malageuole entrarui per ninna parte , pcr- 
iialcuna, Tempre rifoluto di non batterla, nèafTal- 
j 1. E fé bene alcuni cittadini, che a cafo erano rimafi 
ji.eprocurauano entrarui, armate con l'aiuto de'vi- 
i trenta barche cariche di vettouaglia , tentarono 
1 trata, non l'cttenneroi perche haiiendo genti poco 
j.tiche dell'acque, non feppero tenereil camino, 
: laueuano difegnatojoltreche alcuni borghefijch'e- 
: D vfciti, così per terra , come per acqua per incon- 
Mii e dar loro la mano, non li trouarono, enonpo- 
I ) aiutarli; Te ben coftoro prefero due barche di Spa- 
j loh, con varie prouifioni,& artiglierie. Ma mentre, 
I con efle procurauano ritirarfi alla città, venuto ciò 

1 )titia de gli Spagnuoli,ch'erano nel forte di Leyder- 
ip, penfaronodi ricuperar la preda al ponte di Sii, 
' le conueniua, che paflaflero : e quiui fi erano ap.pa- 
i chiari afpet-iandoli , la qual coia farebbe forfè lor 
■cita, fegliafTeGiatihauutonenotitia, nonfofTero 
! mofamente vCciti fiiorij perciò che al tempo, che le 
■0 barche doueuano paiTar' il ponte, affaltando gli 
' iginioU, lor diedero vn' arma fi C2lda,e fcaramuccia* 
! 10 fi viuamente, che in tanto pafiarono le barche, co 
ireda, e giunferofalue alla città. La quale con tutto 
', haurebbe hauuto bifogno di mighor foccorfo, per 

2 fatta la vifita delle vettouaglie, fi trouò poco pane, 
r il numero di quattordcci milla perfone, che vi era- 

3 ondefiì ripartito àmcza libra per bocca , emelU 
ri ordini all'altre cofe del viuere. Pìaucuano fuori 
Ha città circa fcttccento pezzi di befbamc, e de gli 

horii. 



338 Iftorìa di leronimo Conejlagpa 

horti,che coItiuauano,ch'erano loro di gran fofteg j, 
ma di trauaglio; perche con le artiglierie, e con le i- 
ramuccie conueniua continuamente difenderli d (e 
gente deire(rercito,& in quello particolare erano . ai 
moleftati davnforte, chediceuanodiVualdinghe si 
quale era il Capitano Carrione con ottanta foldatij r- 
ciò i cittadini,non oftantcche già prima volendofì > 
coftar al forte di Lammen, haueflero hauuto dani fa 
repulfa, rifoluerono fare vna vfcita centra Carric ;, 
per tentar di fpianaré quel forte. Vfcirono perei n 
quello modo: Gerardo Laen con vn nauilio ben'ar 1- 
to, che eilì diccuano Galea per il canalcjper terra ( >- 
iianni Duiuenuord,con vna compagnia di fanteria > 
duta, che diceuano Vreybuy ters per il Vliergat: Ai u 
no Scotto, con vna compagnia di cittadini,per la p :a 
di Rhinsburg, alTìcurandolaflradadiPoelburg: < ). 
Vanderdoes, e Gio. Dufa Signor di Nortuuich, ce e 
loro compagnie accrefciute di altre più genti, ten 
laftrada diBofchuifen. Tutte quelle genti con gn e 
animo, & à gara di chi douefle elTer'il primo ad ei ir 
nel forte dell' inimico, giunfero à VValdinghe > e a 
oftante, che Carrione con le Tue genti facene il do e 
conl'archibugeria, non li potette però fermar ta)> 
che non fi accoftaflero al piede de' ripari i didoue t- 
tando fra quelli di dentro vafidi vetro pieni di pc n 
ri, cinti di corde accefe; & altri loro nuouiingeg li 
fuochi artificiofi ) àalTaltandoli valorofamenteli 1- 
feroiC fu ciò fatto con tanta furia,che entrando nel r- 
te> rouinando i ripari , ammazzando gli Spagnuol e 
fotterandoli fra le rouine, fu quafi in vn punto tutt f- 
fequito. A quello romore fi era melToin arme tut il 
campo, e correuano già molte genti al foccorfo di « r- 
rione,e Ipecialmente quei, ch'erano in Lammen, e '■• 
yerdorp, come più numerofi; il che veduto da quei :- 
ladini, con boniflìmo ordine fi ritirarono; & era m i- 

uigl i 



Lihro Ottano. 3j9 

ofa cofà vedere, come dalla necefTìrà di difendere 
Itomi della città, doue haueuano gli horti, e i\ be- 
le fi foflero fatti deftri ne gli archibugi , e nello 
imucciare; djmodo, che in qucftaritiratafolda ti 
hi, non haurebbero potuto far megho, hauendo 
Ji più danno, chericeuuto. Mentre che fi tratta di 
jjoni di guerra in quello paefe di Olanda, fi fente 
, are, che le genti efcono dalle città, e da i forti lon- 
! dalmate, cosi per acqua,come per terra,fen2adi- 
pra qual mare , e fopra che fiume , onde parrà alle 
;, che ciò faccia dubbio , e che non polla eflere; 
io per maggior chiarezza conuien làpere,come fi è 
ato in altri luoghi j chenon oftante, che l'Olanda 
fialfola, anzi terra fermai non è però tanto ferma, 
non fia da per tutto piena d'I Tolette, di Canali, di 
ni, di Mari, e ài Laghi ineflìcabili, & è tanta la baf- 
1 del terreno,che è fuperato dal Mare,e facilmente 
lolte parti inondato, che non vi è quafi città, né for- 
lè villaggio,che non habbia Fiume,ò Canalejò La- 
I doue pofTa nauigarej per la qual cofa elTendo tutto 
la, e tutto terra, fi va per acqua, e per terra, conti- 
j mente in ogni luogo. Andauafi confumado il tem- 
. li tre mcfi paflauano, regnauano fra cittadini infir- 
I àcontagiofe, le vettouaglie , e ilbelliame andaua- 
. mancando fenza fperanza di hauerne altre ; fé ben 
1 da deputati à quefta cura, fi ripartiua con gran 
agno ; e già fi cominciaua à beuer dell' acqua. An- 
pauafi perciò à fcriuer' al Principe , 5: à gli Stati la 
elfità loro dicendo, che quando fi erano offerti di 
erfitremefi, haueuano fatto conto, che li due do- 
però elfer di pane, e l'altro di fame, e di miferiajma 
faceflero conto, chenon fipoteua durar d'auan- 
gio, e che perciò proteftauano, cheelTifaceuanoil 
douere, «& in ogni cafo nonpoterfi lor* attribuire 
pa alcuna. Il MagiftratO; eprincipali, chefcriueua- 



no 



ì^o Ijloria di leronimo Conejlaggio 

no quelle lettere, erano rifolutipiu tofto di mo d 
fame» che renderli mai; matemeuanoj che il pò le 
minuto, mancandogli il pane tumultuale; efteirc 
in quefto dubbio vn pezzo , fino che hauuto rifj }; 
dal Principe, che diceua, che ad ogni modo fareb re 
foccorfi, publicatalaalpopoloiìriprefeanimo, e. a- 
minaua quietamente. Soprauenne in quello tem a 
Principe vna grane infìrmità, che vogliono, che Te 
difgufto di veder perder quella città; e veramente 'i- 
de, che con vn' altra lettera, che hebbe di Leiden, h 
quale rifpondendo alla fua diceuano , che afFret Te 
pur ilfbccorfo, che l'afpetterebbero , par che fi v S- 
cafle ; e da quella infirmila non lafciò il Baldes e i- 
gliar'occafione ditentardinuouogliafTediatiad e- 
derfi, dicendo loro, che il Principe efa morto, e ( il 
foccorfo era rotto; ma non fiì creduto. Erafigià t- 
ticato fra il Principe, e gli Stati, del modo di foce sr 
quefta città; e tutti pareuano pronti à fare il ma^ or 
sforzo, che fofTe poflìbile per faluarla, eilPriu' Si 
chenehaueacura, volle giuflificarfi del modo, di > 
do, che il foccorfo era molto difficile: ma, cheegl e- 
raua fuperar' ogni difficoltà, però che conueniua; e- 
re, non poterfi far per terra, percagion dell'effer o, 
perii molti forti; che vi erano, e per la diligenza e ;li 
Spagnuoli; percioche la più ficura flrada farebbe 1 1- 
per'i dicchi delpaefe; tagliargli argini, aprir le e i- 
fe del mare, de' fiumi della Mofa, edeiriffelsin > 
do tale; che tutta quella terra, che è tra il mare, e i- 
den, che non è meno di dodici leghe,fi venga adii > 
dare, & àfarfinauigabile per poter fopraelfa con r- 
re l'armata marittima; «Scil foccorfo ; Il quale àqi co 
modo egli teneua per ficuroi hauendo fatto mifi re 
àquanta altezza pofTono afcendere l'acque deliT e; 
ma, che douendo anegarfi tanto paefe,il cui danne ra 
ineftimabiIe,non fi rifolueua farlo fenza il configli' > 



Libro Ottano. I4t 

per non cfTern e imputato deftruttore; perciò ve- 
ero quel che douefle farfi. La cofafùdifputatavn 
:0i & ad alcuni di quei configlieri non lafciauadi 
:r* ardua cofà, rouinar tanto paefe, perfaluar'vna 
ij pure confìderatOj che dalla perdita di quefta, 
-errebbe quella di molte altre, tutti concordeuo- 
blueronochefi facefTel'inondatione; dicendo ef- 
nen male hauer* il paefe guafto, che perduto j fti- 
I idolo perduto, quando yeniua in mano de gli Spa- 
joli. Fatta queftarifolutione) non tardò il Principe 
I flequirla, perche deputati Guglielmo di Paleftein, 
I miele de Vinguarde homini prattichi del paefe > e 
1 acque j partiti da Roterdam co i foldati, e guafta- 
( . andarono da per tutto à romper gli argini, i dic- 
I elechiufe, cheprohibiuano, che l'acqua non cor- 
i ; perla campagna; e il Principe medefimo con Pa- 
\ Buis , andò al forte d'ifleleje al diccho, che dico- 
I Iella cappella , e quiui come riparo principale fece 
1 iper' in fedeci luoghii oltre à diuerfe altre aperture, 
] andò facendo in vari) luoghi , che portauano gran 
\ ntità d'acqua del mare j in fine non rimafe in quel 
\ fé, chiufa, n e riparo alcuno d'acqua) doue poteflero 
^uare, che non fofle aperto, e guafloi onde à quefto 

Idofùin poco tempo rotto,e diftrutto quello,che in 
Ite centinaia d'anni>con fommo dilpendio, e inefìi- 
Ijoile fatica) era fiato fatto: fenza però gran certezza» 
li douefle giouare, cotanto poteua m quegh animi il 
ijiderio di conferuare la libertà. Mentre che à quefto 
1 do fi andaua bagnando la campagna , che per efler 

Ilto grande , e per douer venir l'acqua tant' alta, che 
otefle nauigarc ; richiedeua tempo , e fmifurata 
^intità d'acque ; il Principe chiamò à sé di Zelanda 
Ijmirante Luigi Boifot, eh' egli teneua in quelle Ifo- 
lafpetfando l'armata, che fi era detto douer venir di 
Vgna: e prarticato ieco il modo del foccorfo, fu defi- 

gnato, 



j4i JJloYÌadiMonimoConeJiaggto 

o-nato, che forte di vafelli vi vóleua , quanto num o, 
come armati,qiianti foldàti,quanti marinai,le artii e- 
rie, le vettouaglie, e le munitioni, che vi erano di ». 
fìieri, e ritornato l'Almirante in Zelanda, fece le a 
uifìoni neceflarie , e fpecialmente di nauiH di fc le 
piatto ) per poter nauigar con poca acqua. Molti )r 
folamente Spagnuoli; ma anco naturah delpae! e 
de' proprij cittadini di Leiden , hauuto notitiadel i- 
folutione prefaj firideuanodi quelli apparecchi, in 
efufidauano poco, dicendo elTere vane oftentat li, 
degustati, e del Principe, per parer che facciano ni 
sforzo;ma che i ciechi vederebbero, ch'era cofaiir l 
libile farfi j e da non rifultarne altro , faluo la roui ,di 
tanto paefe, da non mai più rifarfi. Ritornò fra ta: à 
Roterdam il Boifot, con TAmmiraglio di Zirii a, 
quel di Flefrmghes,quarantaCàpitani,e ottocento i- 
rinai, gente valorofa, e feroce, che tali fono i Zela ì- 
lìi condufTe gran quantità d'artiglierie, nauih di iè 
forti tutti da remo, che vniti con altri nauili app; c- 
chiati in Olanda , non erano meno di ducente: fr 1.11 
folamente fette ve n'erano , che chiamano crom e- 
uens con artiglierie grolTe, gli altri tutti di varie pi a- 
te, e ài piatto fondo, erano armati in quefto mod( .!• 
la proda haueuano chi vno, chi duepezzi d'artig] ie 
di bronzo, fecondo che erano maggiori, òminc& 
à i fianchi tre pezzi di ferro per ogni banda: le gei e- 
rano armate di archibugi, di mofchetti, e di meze c- 
che. Fra elfi era vna machina , che chiamauano 1'. a; 
comporta di due nauih congiunti infieme, conva- 
uolatofopra, quafi à quel modo , chefì vedono fei 
molini fui Pòvera cinta intorno di ripari fatti ài for a- 
uoloni,che relìfteuano alla forza di vn mofchetto; 'J- 
taua artiglieria grolTa, bombardieri per effa, exin fa- 
ta foldati:non era condotta da remi,nè da velejma un 
dodici huomini,che volgeuano certe rote/aceua ] io 



Lil>ro Ottauo. j4j 

I. Con quefti apparecchi, fi ftaua attendendo, clic 
ne fofTero tant'alte fopra la terra, che vi fi potef^ 
ligare» perche di giorno in giorno, fecondo le di- 
ze,che fifaceuano, fecondo i venti, e l'età della 
|,crefceuano più, e meno,come faceuano le fpera- 
iBoifoti al quale Principe incaricò quefto foccor- 
lo fece capo ài elTo -, eflendo la fanteria, che non 
w di due milk fanti à cura del Colonello la guar- 
Irancefe. Male Speranze del Baldes, del buon fi- 
I Ha fua impreià, erano dubbie, perche fé ben con- 
I nufitata forma di foccorfo , cercaua nuoui modi 
I iri,era colà difficoltofainon lafciaua però di guer- 
I ar con la penna 3 tanto di fua mano , quanto di 
ì i de' Fiaminghi amici fuoi, come era il Conte 
1 R^occhia , & altri , che non lafciauano di perfua- 
I iaflediati, che fi rendeflero. Faceuano tutte efie 
i e vna gran doglienza della mi/èria > e del perico- 
\ :he vedeuano trouarfi quella città, dicendo , che 
iieuaàcompaifione, così i vicini, come i lontani 
I jj narrauano, che nell'eflercito del Ré erano tre 
i foldati Spagnuoli veterani, ventifette infegne d£ 
{ anni, e diciotto di Valloni 5 oltrq alla caualleria, 
il )ntra quelle genti non haurebbero riparo , qua- 
i infegne di gente inelperta , che ftentatamente il 
ì ipe hauea meflb infieme, che fiera mifurato, che 
t ja non potrebbe mai crefceredi maniera, chei 
• arriuaffcro à Leyden : oltre che ad ogni modo 
a 36 conuenuto farfi la ftrada col ferro;cofa che noa 
Mdc riufcibile: ofFeriuano gratie, e perdoni affai, e 
H natamente alGouernator Bronchort, al Signor ài 
i^vicq, & à Pietro Adrians, & il Lannoia, che era à 
a ht, fi ofFeriua di venir perfonalmente per trattar 
Eia, e fàrdarloro ognificurezza. E fé benla pru- 
^i de'principali, fece sì che quelle lettere non ope- 
fio cofa alcuna, nondimeno? erano alla città vn 
Z quar- 



344 Jftoria di leronimo Coneflaggìo 

quarto flagello, che la trauagliaua; perche fé li tre i 
la guerra» deli' infirmila , e della fame la molefta ,i 
aliai i quello la mecteua in difordini.e difenfioni f 
cili da quietare , Non haueuano però gli aflediat i 
to ferrati i paflì , che non poteflero mandar fuori ( 
faggieri àdarnuoue di loro; ma per dar* ad int d 
chefolTero più ftretti di quel che erano, &acc : 
non fi faceflero nuoue diligenze, con l' occalìi ; 
quefte lettere, domadarono pafTaporto per alcui ii 
cittadinii così per trattare , come per mandar* a i 
cipe;chenon fiìlor conceduto. Ma per altre vie r 
gniteà gli Spagnuoli, mandarono meflaggieri ai 'i 
cipe, si per accelerar le ccfe, come perfargh fa] e 
buona volontà loro: a' quali egli fece vedere l'ai ii 
e gli apparati, che fi faceuano , & in che ftato ei o 
colè , onde ritornati alla città con quefta relati fi 
empì r animo di ogn' vno di fperanze : e non o Q 
che foflero paflati li tre mefi , erano rifoluti ce '^ 
difagio afpettar'il foccorfo. Era già paflato t e 
inefedi Agofto di fettanta quattro, e h deputai ii 
landa all'inondatione, fcorrendo con barche :r 
campagna trouauano, che tutto, che ne folferc {0 
te molte, non copriuanopiù ài vn piede emezi e 
i dicchi non erano ancor fuperati, perche non 1 k 
hauer rotto i ripari del mare, e de' fiumi; macn 
trauerfatele campagne in molti luoghi da altri y- 
Se altri dicchi groflì , conueniua non elTendo i lei 
dall'acque tagliarli, non follmente per l' inond oi 
ma per fare la ftrada a'nauili. E perche tre città fn 
che fiedono quafiin triangolo , cioèLeyden , -f 
Rotterdam, hanno le loro giurifditioni fepara e 
tiCe da vn gran diccho,che fi ftende per la camp !"« 
tre braccia,quafi linecche efcano da vn cétro,cl à 
mano in quella Imgua Lantfcheidinghe,che vu di 
diuifion di paefc > conueniua tagliarla in più di h 



X'ihroOttauo. 54j' 

erche altramente l'acque non farebbero potute 
uà Leyden, la cui terra era alquanto più altaiche 
i, ma dal Baldes era guardato con forti, e con di- 
aj e ve la ^qcq maggiore,quando vide entrar tata 
, per la campagna. Il Boifot haueua animo di an- 
lagliarquel diccho, del medelìmo parere era il 
lello la Guardai tuttauia noi fecero,fino che non 
lefTero il parer del Principe;che approuò,che con 
ocento roldatij& alcuni nauili vi andafTero. Co- 
irriuati in quel luogo vn poco innanzi al giorno> 
1 cati fui diccho fi prouidero di ripari , e di trincee 
I j luoghi , lontani l'vno dall' altro » più di quelloi 
i ebbe flato il douer della guerra, per la vicmanza 
I micoima cóuenne far così,per la diflanza de'luo- 
I uè conueniua ropcre, oltre che l'efTer fìancheg- 
lialli nauili che haueuano condotto, era vn' al- 
i-te di fìcurezza j onde fecero le aperture in di- 
j)artifacilmente,dalle quali videro traboccar l'ac- 
dpaefe di Leyden, che diede fperanza di poter 
toilfoccorfo.GliSpagnuohde'piu vicini forti,vi 
prontamente in buonnumeroj efpecialmente 
di Soetermeer, che attaccarono la fcaramuccia, 
rò più di quattro hore con tanta caldezza , che i 
nghi per la poca quantità dei foldati chehaue- 
fàrebbero flati forzati à ritirarfì vergognofame- 
tj lall'artiglierie de'nauili non fofTero flati foftenu- 
l| vedendo alla fine gli Spagnuoli » fatte già le rot- 
Wi tanti luoghi, che erano irremediabili, e l'inimi- 
V erfì partir'à fua voglia, dubitando di rimaner rin- 
Nfral' acque , fi partirono con poca perdita , cosi 

Sia parte come dall'altraife ben gh Spagnuojiper 
1 dell' artiglierie nemiche,hebbero alquanto più 
|ili. Stetelì all' hora fra quei principali dell' arma- 
tóubbio, di quel che fìdouefTefarcjfe andar pro- 
fi io di guadagnar' alcuni di quelli forti, eh' haue- 
Z X uano 



3 4^ Ijìoria di leronmo Conejlaggh 

uano gli Spagn noli, ò ritirarfidouchaueuanolaj; 
tutta r armata, ò pure far venir quiui tutti li nauili ; 
procurar di andar' auanti, poiché l'acque non^ 
rebbero tardare à dar commoditài col parer del 
cipe , che mandò quattro infegne di Valloni , e < = 
Francefi, fùrifoluto: che l'armata caminafle a : 
acqioche foiTe vicina, e pronta à pigliar quelle f e 
' che fi apriflero, per far'il foccorfo j e cofi fi cond e 
Diccho biella feparatione. Il camino , che dbi ; 
l'armata da quefto luogo fino à Leyden, era diffi t 
foàfarfi, emalageuole, à dar' ad intenderei ci n 
ha. veduto quel paefe, differente da tutti gli altri £ 
che fé ben par, che efTendo tutto allagato, ella n 1; 
uefife altro , che fare , faluo tirarfene diritto ali. ti 
non è però così facile, perche fé ben l'acqua ce i 
quida, ha la fuperficie eguale, la terra dura l'ha di u 
le, onde conuiene, che vn luogo fia più profonc e 
1' aItro3 & all'armata era neceflàrio fuggir Dicch k 
cagini, & andar' à trouar'i luoghi più profondi , u 
perii più fogliono efTere intorno alle habitation o 
èrano i forti degli Spagnuoli : perche quiui fo oi 
per le commodità de' paefani,ef!èr canali,e lag! ai 
gabili., ma all'incontro vi erano difefi ipaffi ; ^ ic 
però di bifogno andar correndo ad vno ad vno i m 
a' forti de' nemici j perche molti non impediua : r 
conueniua tener la l^rada vicina a'piùprincipah', ei 
no più vicini alla città: altramente, ò farebbe fi 'n 
ceffario a^ettar troppo tempo , ò romper mill Di 
chi. Vnita , che fu 1' armata al luogo della dii a" 
mandarono àriconofcere vn dicclio.chediconc fti 
da verde, per doue pareua, che foflè più ageuo K" 
mino: e trouato il luogo con pochi Spagnuoli , n^ 
alloggiati, vi fi fortificarono fen2amoleftia:per(,J<:| 
loro non afpettarono , e il più vicino corpo S J *f*^ 
Tàe gli SpagnuoÌi,che vi rimafe, era si lontano; e »' 

ari 



Libro Ottano. 347 

.iuauano i mofchettij e non poteiiano gli vni à 
triaccoftarii, per cagion dell'acque, l^i Jàtenta- 
ài andar più auanti verfo i Villaggi di Soetermeer, 
Ifueen diftanti poco pili di vn miglio, e vi andò il 
nello con alcuni nauili: ma quiui gli Spagnuolifì 
) affai fortificati , e più d' ogni altro luogo ad vn 
2, che vi era, doueconueniuapaflare, enono- 
ly chearriuando la vicino il Colonello, facefle 
r da' nauili da guerra , gran quantità d' artiglierie 
•a quei ripari, gli Spagnuoli non fi molTero: anzi 
bi pezzi da campagna fi difendeuano; onde pare- 
le quel palTo fi rendefTe difficoltofo. La vicinanza 
rincipe , eh' eraà Delftdaua commodità di con- 
feco facilmente ogni colà, perciò andatoui il 
nello fu rifoluto, che tutta l'armata caminafle 
:i à cfpugnar quelpalTo, lafciato prima buona 
liiaal Diccho della feparatione,e ritornando con- 
quattromezi cannoni, in alcuni nauili accom- 
iti all'imprefa. Però in si difficoltola guerra for- 
no Tempre nuoue difficoltà , perche conueneiido 
rfi accollando di nottei perfarl'afialtomnanzial 
10, era impoflìbile intrometter tanti nauili, iw 
, e si ftrette aperture ài Dicchi , làluo con lungo 
'Oj tuttauia con difficoltà, elTendo già il giorno 
0, fiaccoftaronoàifortij battendo coi quattro 
cannoni, e fellanta altri pezzi d' artiglierie quei 
i» e quel ponte, fenza che Spagnuoli faceflèro no - 
ilcuna. Ma ecco vn altra difficoltà, che volendo 
ftarfi, efirrafialtointerra, trouarono, chefina- 
ion poteuano arriuar'à sbarcare , a più d' vn tiro 
:hibugio , eflendo in efla diftanza lotto l' acque, 
go fi molle, che non fofteneuail pefo dell' huo- 
e quella difficoltà , nella quale incontrarono più 
a volta, non nafceiia dalla difu^uao-lianzadelter- 
i né dal non haiierio fatto riconofcer prima ì ma 
Z 3 perche 



3 4? Ijloria di leronimo Conejlaggto 

perche eflendopaefe; doue lì fogliono cauarc e ;1 
glebe, che dicono turbe, che abbruciano in luo, 
carbone? quella terra molTa è fcauata, e poi con 1' i( 
datione fatta Hquida, correua ad empire le par p: 
bafle,che prima erano vote>ondevariaua da vngn 
air altro l'altezza del fondo fenza ne regola, né iiì 
ra; perciò non poterò quiuifar cofa alcuna buon; \\ 
zi vi hebbero qualche difgratiajperch'eflendoc a 
cuni piccioli battelli, sbarcati in terra li capitani t( 
uille, e Durant Francefi , con forfè trenta foldat re 
curando valorofamente dietro al riparo di vn me ; i 
turba, fardannoaghSpagnuoli,partir Almirani zi 
za fonar à raccolta, onde caricati da' nemici, ve d 
ritirarfì in vno troppo carico battello, vi fi affoga 3( 
il Ctìteuille, il Luogotenente del Durant, & altri ir 
decifoldati. Horaeflendofi trouata quefta ftrai lil 
fìcoltofa, ne andauano cercando delle altre j ei d; 
Configliere Vuaftel era ftato riconofciuto vn tr 
luogo, eh egli gmdicaua facile, pereiTeruipiù ac a, 
fenza difefa ; perche gU Spagnuoh , che vi eran( at 
per paura di rimaner' ifolati, fi erano partiti ; pt ;ò 
Boifot, elaGuarda, con otto nauili,cento archi! ;it 
ri, e ottanta guaftatoririfoluerouoandaifeneà( uf 
carco veramente trouarono da quella banda più irr 
modalanauigatione,che in alcuna altra parte, e u( 
go doue gli Spagnuoli erano flati, facile à dife ?ri 
Onde rotte le chiufe, trouate intiere, che fece al 
bondanza d' acqua, entrarono con due nauili nt tir 
lant, che è il paefe di Leyden, e quiui diedero in e. 
mino, che conduce di Soetermeerà Benthuifen ot 
erano gli Spagnuoh commandati da Martino di al. 
i quah tardi auuertiti della venuta ài cofloro , <\\ ^à 
ne'Ioro forti fi diede all'arma, già gl'inimici erar foi 
tificati.da poterfi foflenere. Il Boifot, giudicand uè 
ftadouer'effer la vera firada delfoccorfo? per *u; 



Lihro Ottano. 54P 

ijjpiù acque , che dall' altra parte , doue era flato; 

E andòà coudur quiiii tutta l'armata per afTaltar 

e ioghi, e veder ài palTar' auanti ; la(ciando à quei 

a con nauih, efoldatf, ilColonelloIaGiiarda,con 

5ne peròjch'egh douefTe imbarcarli, fé gli Ibpra- 

bin tanto troppo gran caricaima non fu molefta- 

armatafiandò facihnente accoftando, e par che 

fcando la ftagione, andaflero crefcendo l'acquej 

vero, cheilBoifot, hebbe aliai che fare in con- 

ij quiui la machina, òvogliam dir' arca,- perche ol- 

^erichiedeuapiù acqua,che gii altri nauili,era dif- 

id entrare in canali, & in aperture à\ Dicchi, per- 

nafe eg-H indietro con cento archibuq-feri , e rar- 

pezzo, à venire j perche conuennefcaricar dalla 

Icuni pezzi , & ella flette quel giorno in pericolo 

èr condennata ad abbruciare, pure alla fine li 

ifTe.Arriuataà quello modo l'armata, doueera 

D il Colonello, gii Spagnuoli, che erano in Bent • 

I, hauutone notitia lenza altramente riconofcer- 

prima intimiditi li coniìgliarono à ritirarfiiil che 

j ) anche il giorno (eguenic, queUi di Soetermeer, 

i r Almirante mefToui in guarnigione il Capitano 

I d' Grange 5 camino inanzi per entrar nel lago ài 

ja, cheglifucceiTe feHcementei e quiui come in 

|) di acque pili profonde, parue, che queinauili 

I ovfcitidi angufliai egh è vero,che efTendoui vna 

prtiiìcata, parueeflerbifogno guadagnarla; ma 

lagnuoli veduto tanta gente l'abbandonarono. 

-•grezza di quefto buon fuccefTo , come per il più 

ne, fu affai rollo temperata dalle nuouedicolo- 

h' erano andati à mifurar l' acque, che rimaneva.- 

'arcare; riferendo nonelferuene tante da poter 

r più oltre; onde tutta l' armata flette quiui otio- 

pezzo, afpettando i venti del mare, che facef- 

crefcer 1' acque. Fra tanto i cittadini di Leydeu 

Z 4 conti- 



3 j o Ijloria di leronìmo Coneflaggìo 

continuauano in efTer'in vari modi combattuti i 
lor daua nuoue» che l'armata del Principe era i 
fommerfa.-vna volta fcriueua lettere gratiolco 
do larghi patti.-l'altra rigorofa minacciando con 
da, econlamanaracoloro, che fioftinafTero 
arrenderli. Il Conte della Rocchia, & altri ci 
fuor' vfciti di minor qualità, tutti con dolcezza .- 
uano è ftringeuano forte , ma eflì non faceuan lit 
faluo mandar melTaggieri al Principe, & all'Aln an 
adir leloromiferie , fé ben di quelli, eh e and an 
pochi ntornauano; perche godeuanopiùdi tro tii 
libertà, che tornar'in quella foggettione. Il pop )p 
ognipicciola occafione volubile era in bisbigh( ii( 
vedendo ancor' arriuar l'acque tanto vicine, con :o 
ueniua; enoneramarauiglia, checonlafamev 1: 
fé ne'penfieri, vedendo penderla vita loro da : 
mento d'acque, e da inftabilità ài venti , con ti jc 
rifpondeuanofempreàgliSpagnuoli, che fino fi 
ueiTerovnamanodamangiarfi,& vn' altra da ce Ò2 
tere non fi renderebbero mai, volendo più tofllta 
alla mifericordia di Dio, che alla loro. Di fuori n f a 
mata, eperilpaefe, non mancauano mormone 
d'ignoranti; i quali non fapeuano, che la guerra 1 Q ( 
ageuoleàfar, cornea parlarne, diceuano , efi 'ir 
confighoilnon caminar'auanti, elafciarpatirt :o 
pouera città; chi daua la colpa al Principe, chi à ; Si 
ti, chialBoifoti i pareri del modo di accoftarfi ai 
infiniti, chi voleuaandarui per vnafìrada, chi pei l'i 
tra, onde l'Almirante più fenfitiuo, che non f; b 
conuenuto pregò il Principesche per chiuder la )c 
a' maligni voleffe venir' ali' armata i il che fé e] 
prontamente, doue vifitato ogni cofà,parlato a '] ni 
pali, &à Capitani, effortòogni vno adadopcr. :à 
lodeuole imprefa : & aggiungendo promefl'edi a 
ficar ogni vnoà tempo e luogo, fé ne tornea 2I 



Libro Ottmo. Iji 

Sjfe fra tanto nella città non picciolo tumulto; perche 
;a trecento huomini della più balTa plebe, non fen- 
ntelligenza di alcuni del Magiftrato, corfcro al pa- 
io gridando , che doueuano renderfì fenza far perir 
rame tanti pouerij e che l'attender' il foccorfo era 
, vanità , & vna deftruttione della città; ma non o- 
ite che eflendouifi oppofti alcuni principali, coloro 
uietarono; riforfe di nuouo vn'altra turba, che anda- 
1 Borgomaeftro, Pietro Adriano, ch'era vno di c|uel- 
hefofteneuanolecofej gli fecero grandi lamenti 
lamiferia, e della fame, che patiuano, dicendogli 
1 parole minacciofe, chea lui toccaua rimediarui. 
efto vecchio collante , vditi coftoro quietamente 
ofe , Fratelli, e concittadmi miei, in quefto parti- 
arehòfatto giuramento di fedeltà, e fon rifoluto di 
sruarloi io debbo morire, il più tofto, ò il più tardi, 
er voftra mano , ò per quella de i nemici importa 
:o; perciò fé la mia morte vi può aiutare, pighatc 
;fto corpo, fatelo in pezzi , ripartitelo fra voi, ch'io 
ne contento; ma non mi fate far cofa, chenonfia 
loreuole. Alla rilpofta di coftui ftupirono ài force 
;lle genti, che non vi fu alcuno, che ofafle più par- 
2, e poco apprelTo furono alquanto gonfolati, per- 
; fentito lo ftrepito delle artigherie, conobbero i'ar- 
I Ita non efler lontana, anzi molto vicina; oltre à ciò 
I lodarono fuori vn meffaggiere con vna gabbia di 
i lombi, chearriuòfaluo, e con vn colombo di ritor- 
I hebbero vna lettera , per la quale intefero l'armata 
inefler più lontana di vnmigHo, e che haurebbero 
ituto vederla, fé gli alberi ch'erano fra mezo non 
auelTero impedito. Il Baldes veduto l'acqua crefcer' 
Ito, i nemici accoftarfi con tanti nauili, e tanta gen- 
hauer perduro alcuni forti, elTer'ilfuo eflercito fpar- 
fenza pur' vn luogo da poter fermare , nò cami- 
r' vno fquadrone , dubitò di rimaner rinchiufo fra 

Z y l'acque; 



e i 



3 ji Jfloria di leronlmo Coneflaggio 

l'acque: e fé ben egli haueua meflb infieme più di e 
quanta nauili > che quaiì Tempre ftauano carichi di f 
dati, per far refiftenza nelle parti più flrctte di quei 
nali> non haueua badante numero di artiglieri 
quella forte , che fi richiedeuano per elTi: né tanti n - 
rinai fedeli, che bafl-aflero pergmdarli. Ma veden^ 
che conueniua all' armata nemica paflar per il cani 
che fra il Caftello diSuiten , e il force di Socteruou , 
non più lunge da terra , che la portata di vn mafchc i 
doue forfè Tacque non dariano luogo : quiui pensi i 
hi ogni forza per impedirlo > mifeui tutti li nau , 
molti foldati, molta artiglieria, epenfòfar'vnapal , 
cata da vn forte air altro , per impedir ficurament 1 
paflaggio. Ma gli effetti non corrifpofero a confi ; 
perche il vento occidentale, all' hora nemico à gli S • 
gnuoli, fofEò di forte, che crebbero l'acque tanto, ! 
non folamence empierono i canali: ma impedire i 
la palificata, e tolferolefperanze alBaldes, dipot : 
difendere, ne di faluar l'artigHerie : ondeconofcei > 
non poter contendere col mare , e con la fortuna : • 
(perato di far cofa buona fi preparaua alla ritirata: di • 
tando ancorojche dall'acqua gli fofle impedita. La e i 
cofa non faputa daiBoifot, impatiente d'ogni dime , 
haueua rifoluto col fauor deli'acque tentar ài pa : 
per forza fra quei duo forti combattendoli: perei l 
primo giorno di Ottobre diede l'ordine , chedou i 
tener tutta l'armata in quefto viaggio,e in queftoal • 
to. Fece de' nauili quattro fquadre, che doueuano • 
caminarfi pafTata la meza notte, con quefto ordì : 
vna guidaua egli alla finiftra verfo Soeteruoude, i 
deftra con vn altra nauigauail Vice Ammiragho C ■ 
nelio Claefen verfo il Caftello di Suiten,nò più Ioni i 
l'vno dalI'alcrOiche quanto poteua tirar' vn'archibuf i 
nel mezo veniua il Colonello la Guarda con più j - 
cicli batelli carichi di foldati, con guaftatori, e gabfc • 

nii 



Lìhro Ottano. ^^^ 

i picciolezza di quefti nauili fiì data à coftoro à ftu- 
, accioche col nauigar' in poca acqua poteflero piii 
Imente sbarcarci nell' vltima fquadra, veniuanoli 
elli di vettcuaglie, e di municioni. Accoftarafì l'ar- 
ia con quefto ordine a forti,! naaili,che vi erano de 
Spagnuoli, allariuar de nemici diedero in terra fal- 
dofi la gente , e quelli del Boifot con le artiglierie 
linciarono à tirar'à trauerfo di quei villaggi alle ca- 
i i forti 5 a' corpi di guardia ; & in ogni luogo doue 
euanohuomini, ò lume, e per far maggior danno 
euano mefTo nelle artiglierie Cicchetti pieni di pal- 
i archibuo;i,co' quali (parando fra le genti ficeuano 
no grande. Il Colonello con tre altri Capitani, con 
lati, guaftatori, e gabbioni co' piccioli Nauilifce- 
1 terra, fenza molta refiflenzaj perche da vnaba- 
da,& vn'altro picciolo pezzo in fuori non gli fu fpa- 
) alcuna artiglieria » &c gli archibugi, gli fecero po- 
lanno, anzi affai tolto lì accorfero , che non vi era 
[ difefa alcuna. Onde vedendo in generale riufcir 
I facile quello , chehaueuano {limato più difficile, e 
i aner' il pafTaggio aperto,e fenza refiftenza, comin- 
i ad andar* auanti , e non oftante che il Colonello 
ì:erra fi folTegià fortificato, fi rimbarcò, e fegui- 
! o il viaggio , fenza hauer hauuto in quello pajflb 
\ ino alcunoic non oftante che poco appreffo trouaf- 
|d alcune feccagne, nondimeno il valor de' marinai 
liandefi fccndendo nell' acque , alleggeriuanoquei 
I iili,che più malageuolméte paflauano^e gli aiutaua- 
I à fcorrere in vn'ampio canale, che chiamano Meer- 
I cgh j doue tr ouati alcuni nauili de gh Spagnuoli, non 
I amente li mifero in fuga, ma da marinai difarmati 
lono fitti prigioni alcuni, che fuggiuano. LiCapi- 
iii> e foldati Spagnuoli, e d'altre nationi,che perii Rè 
i.nocosìinSoetervvoude,comein Pappemeer,&:al- 
I forti di quel contorno j come furono Alonfo Lopez 
I Gallo, ■ 



3j4 Ijioria dtleronìmo Concfla^gh 

Gallo, il Borgia, & altri, hebbero ordine dal Balde { 
abbandonarli tutti, e feguendo lalor cadente forti i 
<ì ritirarono verfo Voerfcoten, & altri luoghi, e la fi - 
ta fu lor cagione di notabil danno; perche fenza ofi - 
uar le migliori ftrade, perii crefcimento dell'acq , 
moki che credeuano fuggendo faluarfi,fiannegaua , 
ne'foflì, ne'canali, enepaludi, eda'nauilide'loro . 
mici, e da' corpi di guardia lafciati indietro, efpec - 
mente à Nordà ne furono ammazzati molti, hauei 3 
la più parte gettate l'armi. E fé non folle ftato, ci 1 
Baldes quando rifolfe di ritirarfì, haueua con legna , 
e con fafcine fatto alzar' vna ftrada , eglimedefìir i 
farebbe faluato difficultofamente , eli perdeuamc i 
più gente. Rimaneua per arriuar' à Leiden, folame : 
à vincere il forte di Lammen, ch'era ditèfo dal Cap - 
no Borgia, più vicino alla città di tutti gli altri, en: - 
giormente fortificato , per il quale conueniua ad e i 
modo paflare, e fé ben non era credibile, che il Bai , 
Jiauendo perduto tanti forti , rotto , e fparfo in m i 
parti reflercito , penfàfle di difender quella pia: , 
nondimeno non ne fàpendo altro il Boifotjanzi pai - 
dogli veder' in elTo i corpi di guardia , e comiene ) 
ad ogni modo palTarui , pensò andarlo à combatt- . 
Era ditficoltofo l'accoftarfi, per nonpoteruifi an( 2 
faluo, per vno foretto canale, perche gli altri erano - 
ti chiufi, e nella larghezza di elTo > non capiua falu( 3 
nauilio, oltre ad ellèrui la terra alta ; tuttauia effe 3 
cofa, che ad ogni modo conueniua fare j conpref • 
2^ vi fi incaminarono ; e il Colonello fu i\ primo , e 
fiaccoftò, sbarcando per batterlo, e per aflaltarh n 
quel miglior modo, chefipoteua. In tanto nella ci > 
era crefciuta la fame sì eftremamente , che é cofa 1 - 
renda raccontarlo; iiToltecofemangiauano, che n( è 
mai caduto in penfieroàgH huomini, chepotef 
feruir di cibo ; molte fettimane erano ftati fenza m • 



I Libro Ottano. 3^^ 

e r pane, e non beuer acqua, dalle ftrade {ì raccoglie- 
1; IO per pafcerfi quelle immonde cofe.che fi foleuano 

I care; Le donne grauide per debolezza non poteua- 
r partorire, in fine gli huomini alle fèntinelle , e per 
i -rade cadeuano attenuati di fame, e come che la pe- 
li ia del viuere, eitrifti cibi portino le infirmiti fra 
e ;, e la fame vi erano morte in quello afledio circa iti 
\ la perfone. Stando in quefta inopia, vn Borgomae- 
{ ) , per confolar le genti montato fu le mura gridò, 

II :elii , venite à vedere, eccoui il volho pane , là die- 
i à quel forte, moftrandoloro Lammcnj perche non 
i iiamo noi tuttiinfiemeàdisfarlo,& condur qui l'ar- 
1 ta, nella quale confifte la noftra vita.? Onde tutti 
: nimiti mandarono àriconofcerlohauendoui fenti- 

)rima remore, e veduto di notte caminar fuori mic- 

■ e diZQ^^Q, Ma vn giouane che vi andò, hauendo tro - 
il forte abbandonato, ne fece fegno col capello 
ittadini j i quali non fi fidando vi mandarono Ghe- 
do Van loen co' fuoi auuenturieri , che ne \\ certifi- 

■ ono. L afTalto in tanto che fi era preparato da quei 
n'armata per dar' à quello forre caminaua innanzi 

jti buon ordine, &haueanodifegnato, che mentre 

■ ombattefle , alcuni di piccioli nauili di vettouaglie 
ueflero auuenturarfi à pafTarejper foccorrcr gli affa- 
li! j ma affai tofto fu conofciuto non efferui bifo- 
alcuna diligenza , e che i Spagnuoli fé n'erano an- 
ti; del che mandatofi à certiiÈcare conobbe il Boifoc 
uer ottenuto il fine della vittoria fenza fàngue ; per- 
e anche da tutti gli altri forti all'intorno fi Teppe, che 
genti del Ré fi erano melTe in fuga. L'armata all'ho- 
, ch'era il terzo giorno di Ottobre, Ipinfeauanti, e 
r il canale entrò nella città con tanta allegrezza di 
lel popolo,quanta ogniuno imaginar fi può, eflendo 
unto à tale eftremità, che nonmancaua lorofaluo, 
angiarfi l'vn l'altro.Era lagrimeuole cofa vedere, co- 
me 



j^S Iflorìa dileronimoConefiaggto 

me quelle pouere genti affamate fi lancfaflero à de >- 
rar' il pane, e l'altre cofe, che da quelli dell'armata i- 
no gettatcparendo loro non douer mai arriuar' à 1 
à fattolarfi. Il Baldes mezo dilperato, fi ritirò alla H a 
c5 quelle genti, che potette raccogliere, hauendo j . 
duto più di mille foldati,e nel forte ò\ Leyderdorp i . 
le danze, doue egli foleua ftare , fu trouato difegr o 
Leiden con quei canali, e forti, e fcrittoui poi fotte 

Vtde ciuitds, calete caflelli parui , quia relicìi -s 
propter aquetm, nonpervim inimicorum. 
Il Principe auuifato dal Boifot, fé ne venne Tubi ì 
Leiden : doue ringratiò i borghefi della loro fedelt, e 
coftanza; e h Capitani, e gente di guerra, del douer e 
haueuano fattoi creònuouo magiftrato, emife ( 1 
miglior' ordine,che gli paruc> per le cofe à venire.^ i 
lafciò di rapprefèntar' a' cittadini il lormal gouei , 
per non efferfi proueduti à tempo,e che eflendo la - 
ma volta fiata comperatala lorhberatione dell'? - 
dio,tanto cara , come era la morte di tre Principi. J 
vennero in loro aiuto j cioè due fuoi fratelli, e il D i 
Crifloforo ài Bauiera j haucriano douuto tanto pii - 
gilar la loro conferuationejma che hora erano in gì - 
de obligoàgU Stati, che non haueuano rifparmiatc - 
tica, pericolo, né teforo per difenderli j perciò che - 
nelTero caro quella libertà, che gliSpagnuoli voleu ) 
ridurre in feruitù. Diede ordine per tutte \ccmì\ - 
ne , che fofTe fatta vna raccolta generale di elemo: : 
di viueri, e ài denari, per li poueri ài quella città , \ - 
che non hauendoin lungo tempo potuto guadag r 
cofa alcuna, non haueuano con che comprar da vim » 
per rinforzar la debilità loro , la qual cofa effequ > 
non folamente confortò i poueri, epiacque a'ric< j 
ma parue che fofTe vn nuouo,e foretto legame d'am - 
tiaco' vicini. Fatte tutte quefteccfe, fé n'andò il P - 
cipe à Cage Ifoletta del mar d'Harlem, fece fortifif '- 



LiÌ?ro Ottano. ,?- 

!1 mcdefimo alla cliiufa ò.i Goude , ch'era fiata ab- 
lonatai lafciandofi per tutto affai vedercperche le 
ioni fparfe da gli Spagnuoli , ch'egli fofle morto 
erano del tutto eftinte. Vogliono i Fiaminghi,chs 
^eratione ài qiiefta città feguifle per puro miraco- 
Dio.dicendo, che humanamente nò era pofllbile, 
\ andar' airac<^ue5 e à i venti, che inondaiTero tanto 

1^?, eilfacefTero con tante difficoltà nauigabiIe:Che 
blutione del Principe, e de gli Stati ài far Tinonda- 
s, con tanto danno del paefe, ch'è fìimato millio- 
y -a anco fiata ordinata da Iddio, perche per intereffi 
I colari,per ragione,e perrincertezza dell'efìto non 
i ueua fare. Che fé non folTe fiata ifpiratione diui- 
; non fi farebbero gli alTediati lafciati ridurre con 
jaoflinationeinsieflremafame, che à pena la Sa- 
lina vi fi può agguagliare. Che nonpuòef^ereal- 
l che Iddio , che habbia tolto l'intelletto à gh Spa- 
joli di non metterfì almeno con quattro cannoni à 
I er' vna citcàjdoue non effendo huomo,che poteilè 
{ rfìin piedi, facilmente farebbe fiata al primo afl'al- 
j refa. Che maggior miracolo diceuano poterli ve- 
j di queflo, che il proprio giorno, che gii Spagnuoli 
jandcnaronoLammen, era caduta da sèftefiavna 
|:ina dimuragha della città, frala porta delle vac- 
I , e la torre di Borgogna , che con la rouma haueua 
1 commoda brefcia i che fé fofTe feguito poco pri- 
j in tempo dell'aifedio, era la città perduta, eBaldes 
lUrebbeftimato miracolo àfauorfuo. Che li forti dì 
[tervvoude, Lammen, & altri, fé fofTero flati difefì 
uelìnodo, che gii Spagnuoli in altri luoghi foglio- 
are, quando non fono acciecati da Dio, erano per 
nderfì fé non del tutto, almeno tanro, che la città 
effe^ma, che tutte queflecofe haueua fatto il,Si- 
)re,pernò permettere le in Immane ciudcità,che gli 
gnuoli foglicnovfarco' vinti, loinilonforfeflefo 

troppo 



j 5 S Ijioria di leronìmo Conejla^gh 

troppo in narrar'il modo di quefto foccorfoìe tanti r- 
ticolari di efloife ben molte cofe meno importanti i- 
lafcio, per non cagionar faftidio;ma mi éparfo atti e 
tanto grande , e forfè non mai più fentita fra' gli a i< 
chijné fra moderni)che par che meriti efler fedehr i- 
te defcritta>e fommamente laudataje non è meno,; ix 
molto più marauigliofo) che i Fiaminghi facendo d a 
terra mare, fieno andati con tanti nauili più di qua) - 
ta miglia per terra à far quefto foccorfo; di quello, e 
fia ftato il far del mare , terra i quando gli Spagn li 
paflaronodal Brabante per il fondo del mare al foc •• 
fo dell' Ifola di Gous j ma veramente ambe fonoi e 
notabili fattioni , e degne di memoria. A Frane o 
Baldes, oltre alla difauuentura ài noneflergli riu: a 
Timprefa di Leiden, vn'altrodifguftoauuenne) pe: e 
(dopo rhauer perduto vn paflo del villaggio di VV - 
ringhe, e meflo poi più forza, che non bifognaua i - 
cuperarloj i foldati Spagnuofi infoienti, perdendo il 
rifpetto , come alle volte fogliono fare j fparlauai: li 
lui infamandolo di codardo , e di traditore; e fral'; e 
cofe diceuanoi che da' cittadini di Leiden haueu - 
ceuuto gran quantità di denari, accioche non batt( u 
ne affaltafle la città , né fi fermarono in quefti difc - 
nij maeiTendo creditori di alcune paghe , fiamn i- 
narono, facendolo prigione,e da Giouanni Biancc w 
ro Eletto fecero fcriuere al Commendato! maggi h 
che prouedefTe le paghe j perche altramente fi pr( i- 
rerebbero la loro fodisfattione. Con queftaintent e 
fi incaminarono verfo Flarlem, & Amfterdam; m f* 
fendo città forti, che loro ferrarono incontro lepc ìx 
ottenuto co minaccie il pafTaggio per il diccho di i- 
rendamifi voltarono verfo Vtrechc città con poco i- 
fidio, non hauendo faluo vna compagnia di Gueld J» 
fé ben la rocca era guardata da Francefco Flernar .'* 
ài Amia con otcaiica foldati Spagnuoli j quiui pen£ '- 



Liho Offa fio. 5yp 

loggiarfì, e corfero alla porta di Veert, per mec- 
il fuoco; ma da' cittadini furono ributtati) e tenu- 
:ofti; tentarono anco la rocca, mai'Hernandez 
prima auuifàti, che non lì accojftaflero, quando lì 
■{limarono li trattò come nemici. Il giorno fe- 
re per far' il maggiore sforzo, chepotefleroj cor- 
onle fcale verfo la porta di Santa Caterina, poco 
ZI al giorno: e tentarono di entrar par quella par- 
i cittadini lì difefero valorofametce non oftante 
:uni follerò già fopra le mura, li ributtarono;ag- 
),che elTendo nel medelìmo tempo da vn pezzo 
ilieriaftate rotte le fcale, che haueuanoappog- 
al muro, molti caderono nel fofTo, douemorì 
3 con altri circa ducento foldati; e molti più ve- 
aneuanopercollìda'riparicon gli archibugi, da 
ttadinij fé gli Spagnuoli del Caftello non hauef- 
egato , che poiché lì ritirauano lì ceflalTe dal ti- 
>n tutto ciò non potettero prohibire, che alcu- 
bldati Gheldrelì , nonvfcilTero fuori àfualigia- 
mal trattare coloro , che ò feriti , ò men veloci 
:uano indietro j fé ben' affai tofto coparue Gio. 
) di Vlloa con denari, & ordine del Commenda- 
ggiore per pagarli, e condurli verfo Maftrid; 
reno fodisfatti, e tornarono all'vbidienza, fenza 
laefediquei danni, che gli altri motini haueua- 
0. Andaua pafTando l'inuerno fenza altre fattio- 
i il Principe, che fempre veggiaua, d'accordo 
■uni cittadini di Anuerlà , che gli prometteua- 
:oflero aiutati dargli quella città, mandò in efTa 
lata molta gente, & egli poi la notte di Santa 
con l'armata di mare , doueua venire alla Cra- 
'Ue è la porta del mare della città , con fanteria^ 
ae al tempo di farli dentro il romore , egli per 
parte tentalTe l'entrata , che doueua elFergli 
Ita; mavolfela forte, che quella notte fu hor- 
Aa ribilc 



3 <J o Ijlorìa di leronìmo Conejiaggìo 

ribile di venti, e di tempefta di modo, che i nauili j 
potettero nauigare, onde la cofanon hebbe efFdi 
Non Isikiò il Commendator maggiore di hau( 
qualche odore , fé ben tardi ; ma prouide all'auuca 
fenza però hauer potuto metter' in chiaro chifofit 
colpeuoli. Alcuni giorni appreflb trenta nauidi.i 
landa andarono quafifìno alle porte diAnuerfà; : 
gran timor di tutta la città , e fenza poter' eflere i ;, 
per la mala fituatione della rocca,e fé ben minacc e 
no, e fpararono le artiglierie centra lecafe, efl ì 
tutte le cofe fatte fuori ài tempo , non fecero alt ; 
fetto , faluo fcoprire il pericolo paffato. Tutte e (1 
difficoltà della guerra teneuano il Ré in contini le 
fìderio della pacej ma vedeua che i mezi ado a 
giouauanopocoj due rimedi) haueua egli vltim; ,'r 
te tentato: ilprimofuleuaredalgouernodiquc le 
iìilDucad'Alua, abhorrito da' popoli , per le ri re 
fé efTecutioni , per la tentata impófìtione de'd i> 
pergliincommodi, che fenza alcunrifguardoe à^ 
uà con la guerra. Il fecondo fu il nuouo perdon .m 
pio , e largo fatto publicare dal Commendator a^ 
giore; ma conuien dire, che foflero deboH rime ali 
graue infìrmità. Quello ài leuar'ilDuca non uc 
perche oltre ad hauer' egli fatto piaga incurai . 
Fiaminghi , che afpettauano fentire , che in I gn 
egli fofle {indicato, e caftigato per cagion del n gc 
uernodiqueipaeiì, non ne videro caftigoalcur or 
depenfarono , chela mala inclinationenonfc :pi 
fua, che del Rèi perche fé ben'in effetto egli f aft 
gato col disfauore ; i popoli non fanno in che r io 
affliggano gì' animi de'grandi. Oltre à ciò il Coi idi 
datorpocopratticodi quegli humori, tutto e no 
mofìraffe di fuori quel rigor, che foleua fparge: Di^ 
ca, nondimeno nelle rifpofle,ne' ragionamenti utc 
e breue, vfaiia la dolcezza in modo , che pareu j^\ 



Lih-0 Ottano. ^(,1 

li altra intentione nell' animo ài quella, che efpri- 

a ài fuori; cofa conerà k natura de' Fiaminghi 

imano gli animi aperti. E non era di picciolo fde- 

cagione Thauere egIi(come fi é detto di fopra) Eat- 

configlio di Stato leronimo di Roda prete natti- 

ìi Murcia , e trattar folamente feco le più impor- 

cofe, e fatto hauer titolo di Cote al Signor di Bar- 

mt, col che voleua agguagliarfì a' più grandi, per- 

'maligni tanto di dolore apporta il lor male quan- 

Itruibene. Aggiungeuafi ch'efTendogli ftato ne- 

rio fubito dopo la Tua entrata maneggiar l'armi* 

lortano feco homicidij, e crudeltà, malageuol- 

efipoteuain vnmedefimo tempo fànare, e feri- 

perdono non giouòj perche quefia forte di rime- 

auea perduto la forza per elTerc ftata in mala for- 

l' altra volta adoperata, perciò parue al Rè dipi- 

vna terza ftrada , di tentarprattiche di pace con 

)opoli. Ma perche il domandarle egli prima, òil 

rrle a'fuoivaflalli (allagraue conditionfuaj gl£ 

a indegna cofa, andaua cercando altri modi pei^ 

:arla. E fé bene Maflimihano fecondo Imperato- 

perprattiche alcuni anni prima pafTate, eperal- 

cafioni venute poi, alquanto fdegnato col Ré, 

:ò nondimeno, ch'egli foffe il miglior mezojon- 

itticata co lettere la cofa feco,perfuafelo à pigliar- 

uraj e fopra tutto à parer, che da fé fteflo perJbe- 

)er quiete della Germania fi mouefleifu da Cefa- 

ettatal'imprefajepromefTodiadoperaruifì.Lam* 

tò airhora vna certa fperanza di pace fpecialmen- 
:oloro, che non penetrauano l'arti del Principe.e 
ferità del P<é ; perche videro, che l'Imperatore 
5j il Conte di Suertfemburg , vno de' primi Conti 
ijmperio, per trattar queflaprattica, e pareua, che 
i' andefì fianchi della guerra anche efiì, defìderaf- 
f^i quiete. Giunfe poi m Febraio ài fettanta cinque 
Aa i efTo 



3^1 fftoria di leronimo Conefiaggto 

elTo Conte in Dordred, e portate le lettere dell'lm 
radore al Principe, & à gli Stati confederati, nelle e 
li gli eiTortaua alla pace i propofe loro la prattica 
raccordo,& trattatone anco per lettere col Comn' 
dator maggiore, fu da tutti rifoluto far deputati da - 
na parte, e dall'altra, che douelTero in Bredaaduc ì, 
per afTotigliar la materia. Dal Rè vi furono mand il 
Conte delia Roccia, il Signor di Rafìnghien, Arn' o 
Sasbot , Carlo Suis , e Alberto Leonino. Dall'altra r- 
tc vi andarono) lacomo Vanderdoes, Filippo Ma; e, 
CarloBoifot,ArnoldoDorpio,eIunio longhejlej :• 
tiche, che paflarono di quefto negocio frail Princ e 
il Conte, non furono da fperarne fucceflb alcuno )- 
no; perche non fentendo il Principe altro , che b ic 
eflortationi, non aperfe lanimojné l'intention fu, i. 
zi fìmulando altra inclinatione di quella, ch'egli 1 ì- 
uaj lì riportaua alla deliberatione de gli Stati, che rò 
pendeua dal loro volere. Ma perche Breda, febe ra 
terra del Principe, era tenuta dal Rè per poteruic > 
ro venire lìcuramente, vollero hoftaggi; onde vi o- 
no dal Commendator maggior mandati Giuliani o- 
meroj Chriftoforo Mondragone, & il Signor d'V .y. 
In quefta adunanza parlando prima il Conte di! rt- 
femburg,con grani parole dille. Che Maflìmilian ;e- 
fare, haueuafentitofempre con molto fuo difpia eli 
tumulti, e la difubidienza di quel paefe; e di alci Si- 
gnori, e nobih di elfo; per elTer cofe,che foglion or- 
tar feco la calamità, e la deftruttione,de glihuor i' 
delle Prouincie. Che quello male era contagio!-' 
perciò non toccauafolamente allainferior Gerì i 
ma che la fuperiore ancora, e tutto il Romano In ;• 
ne potrebbero patirejmallìmamentechepareuc ^ 
andaflero ogn'horpiù difordinandole cofe, ài ^' 
che maggiori mali fé ne poteuano afpettare,che ^' 
ti non erano, fé non vi fi mettefle rimedio. Che 1 J^' 

lo:' 



Lìhro Ottano. 5^_j 

ìòhauuto confiderationeefToImperadore, defl- 
, che fofTe reftimita la pace à cjuelle Prouincic, 
a mandato in I/pagna al Ré Filippo più.divno 
)reà trattar di quefto particolare, per intenderla 
tàfua, eperperfuaderloallapacc; dal quale ha- 
ihauuto benigne rifpoftejC conofciuto in lui ani- 
quiete , haueua mandato per le maggiori neui 
uerno elTo Conte à pregarli , che volelTero por 
lor propri) danni. Che la legation Tua in quefto 
alare non douerebbe lor'effer dircara,come egli 
uà carilTima, per la parentella ch'haueua con al- 
i quei Signori, e per l'amor, che portauaà tutto 
i. Che perciò pregaua il Principe ? e tutti gli or- 
he depoftiglifdegni, e l'ire, vfafìerodiquefta 
di Cefare, e della volontà del Ré: rendendoli fa- 
itte le lecite cofe. A quefte parole né l'vna parte, 
ra rifpofe con la voce^ma in tutti li vide fegno òX 
ila buona volontà di Cefare, e la Tua. Parlaro- 
uemente li Commiflarij di Olanda, e di Zelan- 
loftrando delìderio di pace, fìrimetteuanoalla 
a già fatta alRéj dicendo attenderne rifpofta, 
1 fola , e vera via di quietar quelle Prouincie era 
d'ogni altra cofà mandar fuori del paefelifol- 
agnuoli , ^ altri foreftieri , per poter poi libe- 
oj te adunar le corti , e vogliam dir Stati genera- 
' cte le Prouincie, per confultar della pace, e del- 
d;ione. In quefti foli punti, fi fondarono all'ho- 
eftomodo IcriiTero all'Imperadore, e dique- 
I ore in fofranza, come fi é detto, haueano anche 
X Ito fupplica al Rè di Spagna. Rifpoferoideputa- 
fl .è con più largo preambulo; moftrando quanto 
►a : fofle neceflaria, e quanto ingiufta cofa,che val^ 
Matifempre tanto fedeli, contra il proprio, e na- 
aj gnore pigliafTero Tarmi, che haurebbero douu- 
^* are contra i communi nemici, come haueuano 
h a 3 fatto 



3^4 Iftoria di leronirpa Concjlaggìo 

fatto fempre. Che il Rè era pronto ci tutte le cofc 1 1 
fte; ma venendo a' particolari diceuano, che eli i 
gnuoli non doueuano efler tenuti per foralì:ieri,po ii 
eifi, e gli Olandefi erano tutti vaflalii di vn medel ,( 
Principe ; perciò non doueriì chiedere, che come 'a 
nieri doueflero efler mandati via. Che con tutte ò 
la volontà del Rè non era di tenerh in queipaelì, 2 
penfaua mandarli in Itaha , come haueua fatto ri 
volte, finite le guerre l'anno del cinquanta noue. I; 
che non era ragione) che li licentialTe, feprimale 3. 
iiincie di Olanda, e di Zelanda non fi vniuano ir 
l'altre) pofauanol'armijemandauano via ifoldati( ii 
fconi, Inglefi, Francefi) eTedefchi, veramente! u 
fìieri, ch'haueuano i confederati, eli riducefTert la 
folitavbidienza. Che ciò facendofi dalla parte lorc ;li 
era pronto non folamente à mandar' via elfi Spag )- 
li,ma à liberar' ogn'vno,fcordarfi ogni offera,perd i- 
re. reftituireàciafcheduno gli honori, elafacc e 
dar per tutte quelle cofe le caurioni, che foflerc if- 
iìbilii con che però dall' altra banda fofleroreft; te 
le terre, caftella , munitioni, naui , artigheri & 
ogn'altra coCi,di cheli folfero fatti pofTeditorijcli p- 
partenefle allaChiefajà re)òa'fuoi.Che quanto al! il- 
nanzade gli Stati, era ragioneuolefarfiì e che dai ili 
doueuano cauarei più importanti ricordij che co a- 
ueua Tempre vfato il Pvè di fare, come ellì med ni 
fapeuano beniflìmo j perciò che il P^é le adunen ^Cj 
ma che hauendociòbifogno diinteruallo di te 'Oi 
conueniua prima metter gai l'armi, ^vnirlePr n- 
cieinfieme, ecófultarpoidellacommunefodisf. 0- 
ne. Che peròefloRè lìdichiaraua> nonvolcr'à :to 
alcuno confentire eflercitio d* altra religione, ' jU 
Romana; anfi mantener quelle Prouincie in que re^ 
de,chedaglianteceffori Tuoi gli erano ftatelafci >e 
che cefi fempre voleua yiuere,e morirei ma che à lo- 
ro, 



' Libro Ottam. 5^j- 

j .Keperraimenirenon voleilèro viuere Catolica- 
it :e farà concefTo andarfene in altre parn,vendere,e 
D .r feco ogni lor facoltà fra cerco tempo. Replica- 
}\ à quefte ragioni i deputati del Principe , e de gli 
che afpettauano altra rifpofta alle domande loro, 
ellach'haiieuanofentito, nonconofcendo niuna 
ligliore alla pace ài quellajch'Iiaueuano propoflo. 
;ÌLingeuano, che fé ben collii Fiaminglii , come 
)agnuoli erano valTalii di vn medefimo Principe, 
lon per quefto doueuano tutti effere ftimati natu- 
e'paefiballì , poiché fé coiìfofle, nonfirebbero 
ninglii da gli Spagnuoli ogn'horafpreggiati: & 
iriatii che quefte cq^c aggiunte all' infolenza, &: al- 
Lidelia , con che inhumanatnente traua?liauano 
popoli,co i motini, e con gli alloggiamenti no fo- 
nte faceuano conofcereefTer' eglino ben foraiiie- 
na efler'anche potentilTìma cagione de'prefenti 
iperciò parer configlio di prudente medico rimo- 
rima d'ogni altra cofile cagioni dell'infirmità da 
[ corpo, che procurauanofanare. Che non era fcon- 
uole.che eilì Spagnuoli) che già per otto anni con- 
haueuano goduto di tutte le delitie dicjueipaefi, 
: tornafTeroariuederiapatria, fenzapiùmafperira 
nimi de'naturali con tra il lor Rè. Che non rimane- 
eranzaìuè anco a' più fedeli ài poter mai quietare; 
tre che fìaranno gli Spagnuoli nel paefe;maffima- 
ite col nuouo eflempio di AmfterdamJa più fidelc 
. di tutte , che più dell'altre meritaua cfTer fauorita 
heperhberarfi da'trauagli de gli alloggiam.enti, 
aconuenutopagar gran denari. Che era vero, che 
mcefi, Ingleiìj Guafconi, eScozzefi, di che elfi 
ano nella guerra , erano veramente foraftieri, ma 
Lienire ne' forti pericoli vfar de'fortirimedij eche 
\i tah ftranieri non fi intrometteuano nel gouerno 
)aefe, né voleuanoi Ma;z.iftrati di eiib> anzitrat- 
Aa 4 tauano 



t> 



i66 Jftorìa di leronimo Cone fi aggio 

tauano i popoli aiTai meglio, che gli Spagnuoli noi i. 
ceuano; non fpargendo voce, che l'inferiore Germ ia 
fìalor data in preda, pervfarui ogni genere di in i. 
ftitie, come gliSpagniioli diceuano eflcre loro da .é 
data. Che il voler tenere continuamente quelle g ti 
nelpaefej non era altro, faluo vn regnar' à tempo n 
fofpetti,e co trauagli di mente, & vn leuar del tutto 1. 
la deuotione del Rè quell'animo de'vaflalli.seza il ' \. 
lei Principi fi poffbno più tofto chiamar tiranni, e 
Réinon potendofene fperare faluo che pericolo,e < i- 
no, tutte cofe, che fanno effer molto lontane dall'i L 
rione del Ré, loro clementiffimo Signore; il quale n 
voleuano però in ciò forzarejma con ogni humiltà i- 
plicare, che con la hbera conuocatione de gli Stat: ;- 
neraH fi metta ordine al politico viuere.Che fé coi i- 
porranno gli vtiH.e i danni,i commodi,e gl'incÓm i, 
fa gloria, el'obbrobrioj chequelpaefeha portate a 
Spagna, e la Spagna alpaefe,fi vedrà chiaramente q - 
to meritino efiere ftimati, e compiaciuti i nobili, li 
popoli di eflo. Faceuanohfta de gli aiuti ch'hauei o 
dato à Carlo Quinto Imperatore, e Re di Spagna i 
poterfoftenere le guerre; nonfolamentecontraF - 
cefi, per il Regno di Napoli , e per lo Stato di Mil. >; 
ma contra l'Africa ancora, nelle quali la nobiltà - 
minga haueua fpefo le facoltà, e le vite , e ftata pr i- 
pale cagione dell' vltime vittorie di San QuintinOj li 
Grauehnghe, fenza che però habbiahauutodiqi e 
ricompenfe, e di quei guiderdoni, che con larga n: o 
ilRefuole dare ad altri, che Io feruono. Moftrai o 
con antichi,e con moderni eflempi quanto Tadun, :a 
delle corti conueniiTe.e fofTe neceflaria^e come qi -^ 
più di tutte l'altre fi doueua defiderare. Che non d( > 
uano marauigliarfi, fé il Principe , egli Stati pr 5- 
deuano alquanto limitatamente;perche l'opere de i- 
jiiftu del Ré ne daiiano ior cagione , e /petialm^ :e 

lef> 



Libro Ottano. 3^7 

eritture, cheFrancefco d'AliuIiaueua mandato al 
poiché in elle difcorrendo del rimedio delle cofè 
Ij ael paefe diccua niuna via efTerui migliore, che tro- 
; etefte a' principali, e con tributi, econfaccheg- 
nenti ridurre i popoli in efìrema pouertà. Che da 
(le cofe non pareua lontana la loro fcrittura, poiché 
mar le corti foggette airelTercito pareua, che ren- 
e à romper l' autorità, e i priuilegi, & ad aftringer- 
n bel modo, à confen tire à i datij,& alle impofitio- 
ekDuca d' Alua. Che quanto alla reftitutione delle 
2, e de' caftellijmunitioni, armate , Si armi, parer 
jjiTer domandato intempeftiuamente, poiché non 
iua ad altro faluo à moftrar di volere lafciarli,come 
'le femplici pecore ; che cedendo i lor cani furono 
Lupi ingannate^ imperoche l'horrendc efTecutioni 
i contra il Conte ài Egmont, d' Homo, e il Signor 
lontigni, e contra molti altri nobili, quando più fi 
luanolìcuri, fanno non faper come aflìcurarfì. Che 
mente il Principe, e quelle Prouincie, tutto che fi 
oppofte con la vita, e con la facoltà per liberar le 
cale, le mogli, & i figliuoli dalle tirannidi del Duca 
Iua, cheminacciaua la total rouina loro; chenoa 
euano però mai penfato fminuir punto l'autorità. 
Ré i anzi dalle loro fcritture molte volte ftampatc 
rfi potuto vedere quanto fempre habbianoprote- 
0, chenonpigh'anol' armi contra il Rè, né aliena- 
^h animi dall' vbidienza Tua, nèpcnfano ritenere 
.1 fi vogh'a forte de beni, che venga nelle loro mani, 
e quanto alle cofe della religione, il dire, che fi viua 
:oHcamente , e che chi non vorrà farlo, fi parta con 
ibeni, efler' vn chiaramente condannar per hereti- 
^uella religione, dichefivfa; &hauer perheretici 
olTeruatori di efTa ; li quali viuono pure apoftolica- 
;nte, e con quella rtfigione, che non difcordadal- 
uangelio, e che vuole;che fia dato à Dio quel,che è 
Aa y di 



5^8 "^ IJlorla di leronimo Conejìaggh 

òi Dio,& al Rè queLche è del Rè. Non efler poflTibi 
che tanta moltitudine di perfone, ricchi e poueri, 2 - 
uani e vecchi, che non fenza guida dello Spirito San , 
né fenza gratia di Dio, feguono la riformata religio , 
lafcino la dolce patria,e cerchino nuoui pae{ì,oltre i 
noni! trouerebbero compratori à tanta quantità di . 
ni. Che il mandar quefte genti à cercar nuoue fedi, r 
molto più fconueneuole, che il rimandar' alla loro - 
tria, &àprefidij,doucfogliono (lare, quattro, òfeii - 
la Spagnuoh già fatti ricchij doueferuirannoalRèi 1 
più frutto, che qui non fanno. Che lo fpopolar ; 
Prouincie d'Olanda, e ài Zelanda con la partenz* 
tante genti,firebbe alle cofe del Rè di gran danno,] ,- 
che mancherebbero,e fi trafporterebbero in altre p i 
rarti,ilnegocio,ilcomercio, elanauigatione^ d : 
«juali dependono le forze, TrtiledelRé, elafelicit i 
tutto ilpaefe, echeciòfofleperfeguirne, fé ne et \t 
veduti gli eflepi, quando gh anni pallati volle il Rè ,i 
nuoui decreti ftringer'ì popoli. Per la qual cofa il P • 
cipe, e gh ordini, le città, e tutti i confederati preg • 
con tutto l'animo, che quella loro fcrittura fia con e l 
candido animo riceuuta, e confìderata, che efiìlad ■ 
no, e con quel fìncero affetto trattata , che hanno i 
MaeftàdelRè,& air inferiore Germania. Mentre : 
quelle cofe fi ficeuano , il Conte di Suertfemburj : 
n'era andato in Anuerfa àvederfi col Commend. r 
maggiore , tentar fé poteua feco affacilicar le cofe ì 
di quello che hauea potuto far co' deputati,! quali 1 
iìriduceuano àfegno di poterne Iperar pace, anz - 
fcordauanoogn'horpiù;ma, come cheipuntipri - 
pali della religione 5 e dell' armi veniflero ordina i 
Spagna non potette il Commendator difpenfarui.J 1 
lafciarono perciò i deputati del Rè, di tornar'à fcn - 
re centra 1' vltime ragioni dell' altra parte. Diceua . 
che per venir* à buon fine? di qulrl che fitratcauac - 

uen j 



Libro Ottano. ^C9 

11 iua> che ogn' vno miTuraire la qualità «^ella perfona 
fii cioè, che 1 VafaUi non volefTero tenere il kiogo del 
P'icipe, né il Principe fopportar cofe fconueneiioli 
10 decoro ; Che il iàr tante volte tanto larga men- 
le de gli Spagnuoli, e che come foreftieri debbano 
;r mandati via, nonpareua ad altro fine, cheàcom- 
rjuer queir odio che haurebberodouuto eilinguere 
il terna obliLiione, &à turbar quella tranquillità che 
c'irebbero fomentarcj tutte colè di mala fodisfattio- 
ri Che il Rè era pronto à mandar fuori del paefe i fol- 
è ijma non efler ragioneuole farlo prima che la guer- 
r ia ridotta in pacej e che con quella offerta intende- 
i io fodisfare alla domanda di quel capitolo. Che 
( :nto all'adunar le corti promette farloi& in effe fen- 
I ,prouedere,&effaudire tutte le cofe lecite,e giufte; 
i : alla profperità , 8c alla pace delle Prouincie appar - 
i gono, col che vengono anco à compire al fecondo 
li colo. Quanto poi tocca alla reflitutione delle città» 
\ tti.z'ìySc armi, non poterli quali credere, che fi fieno 
:iati fcorrerejein quelle parole della fauola de^ Lu- 
e delle pecore, nondouendo niuna perfona di giu- 
io imaginarfi, che il Rè penfi d' ingannarli, non do- 
tndandociòaffolutamentej ma con abbondante fi- 
rtà,nel modo che ha offerto, e che per maggior chia- 
:za tornano adire; chefeil Principe, e gli Stati non 
ofano intieramente della fede del Rè , chedefide- 
ido fodisfarli , nèdaràlafottofcnttione col gran fi- 
lici doue dichiarerà hauer per fermo , eperbuono> 
tto quello che accorderanno , e che fé àò non bafta 
idopererà che l' Imperadore, e Principi dell' Imperio 
iTicdefimo confermj'no. Che quanto alla religione» 
ler Sua Macfìà rifoluta non conceder punto alcuno 
T picciolo che fia, contrario alla religione Catolica, 
zi parer cofa lontana da ogni ragione , che i popoli 
atiall'vbidienza del Re^nonfolamente in c\ò noa 

obcdif. 



3ljg 



J70 Ijlorìa di leronimo Conejlaggh 

obedifcano ì ma vogliano coftringere il lor PrincI] ì 
mutarreligionejeflendopiiì ragioneuolecheviua , 



') 



comehan viuutofempre> òche fi partano con otti 
dieci anni di tempo à farlo, e che i beni che lafciall ì 
ogni volta, che viueranno Catolicamentepoflanoi - 
derìi'y col qual patto fé anderanno à cercar nuoui pa , 
non potranno mai dolerfi faluo di fe.ftefll; perche il '\ 
non li fcaccia , né introduce cofanuoua: Che farei! 
fconueneuole cofa , & vn farfi beffe della giuftitia l 
confen tire, che gli habitatori delle città fra di loro r 
odi;, peroffefe, per feditioni mutaffero tante volt i 
religione, quanto per particolari difegnij lor venif , 
propofìto j & efler la domanda loro in ciò tanto più 
giufla , (guanto fi vede ne* vicini paefi di Alemagna 
d' Inghilterra i Principi non fopportar ne gli Stati l 
altra religione, che quella che eflì profeffano. Ma r ' 
effer dubbio>che fé i miniflri dell'herefie vorranno t 
nar' in fé fteflì, ò veramente partirfi di Olanda , eh* 
altre genti da quelli non fedotte.tofto vbidiranno al 
Rè, e ritornerebbe il paefe nella prima felicità, e l ' 
Maeftà gli aiuterebbe à folleuare j certificandoli n ' 
Kauer mai hauuto in penfiero d'intrt>durreinquelp 
iè r inquifitione , anzi rifoluto di feruar loro ogni f 
uilegio. Perciò in nome di efTo Ré domandauano, ( ' 
nome loro pregauanoj che voleflero rifguardare qu ' 
innocenti patiuano, quanti popoli erano ridotti in r ' 
feria, e quanto facilmente poteuano riparar' al co; 
mun danno;che fenza giri di parole volenero dichia 
re, fé la mente loro é di accettare,ò nò,ciò che per p; 
te del RèfiofFere, nondouendo eifere (limata pò 
quella occafione, che paflata non fi potrà forfè ricUf 
rar facilmente poi. Da quelle ragioni, e dal non dee 
nar niuna delle parti dalle fue conditioni , anzi forti 
candouifi ogni volta più, fi conobbe non douerfene e ! 
uareconclufione alcuna dipace, né di accordo j oni 



Libro Ottauo. 371 

^)landefi non fecero per allhora altra rifpofra, anzi 
rO) che per far rifolutione ferma conueniua parri- 
i| re quelle ragioni alle città confederate, efentirne 
rer loro, e chiefero tempo per farlojonde lì difciol- 
: iella congregatione,e fé ne ritornarono gli hoftag- 
' ì fé ben quefta dilatione fu vna modefta difunione, 
: chiaro fegno Ai non efferui forma di pace,nondi- 
nonon lafciaronogli Olandefi qualche tempo ap- 
I loda Dordrecht di rifponderealle vltime ragioni 
l ieputati del Rè,e fé ben il narrarle à me turba l'or- 
1 ; de' tempi dell' Iftoria, lafciando di dire alcune co- 
jhein quefto mentre fuccederono; tuttauia per i- 
1 ^armene, e per effer materia , per la quale per au- 
i :ura lì poffono inferire delle cofe auuenute poi, 
I lafcierò di raccontarle, abbreuiando molte prolif- 
i e varie repetitioni, che pallàrono fra V vna parte, e 
' :ra. Rifpofero i confederati , non efler l' intention 
neon infoienti ragioni fodisfar' alle propofte fatte? 
I i pefarle bene , e con ogni douuto termine rifpon- 
: ii; ma, che fé qual cofa contra il coftume loro fofle 
■ a detta fenza la douuta riuerenza verfo Sua Maeftà, 
: farebbe flato più tofto per dichiarar femplicemen- 
lla mente loro, che per altra cagion' alcuna. Che 
[ mto alla licenza de i foldati dichiarauanojche elfi no 
lieuano guerra, né mala intelhgenza con città, ne 
huincia alcuna vicina, nèpenfauano dihauerlai ma, 
1: r armi, che haueuano, erano loro ftatemeffein 
imo dalla auaritia, e dall' infopportabile dominio 
I forai^ieri , e di coloro che ad eilì lì erano accoftatij 
; rciò elTer chiara cofa,che il commandaméto del Re, 
e ordini la partenza loro, porterebbe à tutta la infe- 
)re Germania pace, e quiete, & alRé vbidienza,& au- 
rità je che in quato li foldati Spagnuoli non partiran- 
) del paefe,non poterli fpcrare, né pace, ne lìcurezza 
:una. Che per quello, che tocca all'adunanza di tutti 

gli 



372. IJloriaditeronlmoConeflaggto 

gli ordini, fi riportano à ciò , che ne han fcritto; ( or 
efler poflìbile metter' ordine alle cofe , mentre e I3 
prefenzade gli Spagnuoli violenta, e difordina ;ni 
cofa i ma che con T aflenzaloro fi fermerà la pac fi 
aillcurerà la vita, e fi riformerà la giuilitia. Circa h li- 
gione, fi ofFerifcono cjuefta con le altre ragioni,ri :e- 
re nella adunaza de gli Stati, e farli giudici di ogn; u- 
la loro; perche non eflendo la fede , faluovndo di 
Dio, vna virtù dello Spirito Santo, &vnavocede. r- 
bo Diiiino , ftillata nelle menti de gli huomini , 911 
parer conueniente,che coloro,che lun riceuuto la 't* 
trina della riformata religione,debbano con danr 0- 
ro deir autorità , e del dominio reale lafciar le pn \t 
terre, abbandonar le paterne^afe , per andar' alt ic 
peregrinando:Che quanto alle cautelle offerte, pe la 
Maeftà) ch'elTendofi già à ciò rilpofto,e domanda; 1- 
tre conditioni non vedono faluo vna repetitione le 
medefimecofe, cioè non voler' il Rè altra relig ic 
faluo la Romana, e che fi partano coloro, che 1' -ra 
profeflano j dal che fi caua,che fé gli habitatori di ( '1- 
le Prouincic fi hanno partire fenza (j-teranza alcun.' 1- 
la benignità del Ré, nella quale tanto confidano,] ti 
fuperfluo trattar del commodo della pace, e delle )- 
uincie.feaffentinonpolTono goderne. E non fi b J- 
rà di dire, che vedendofi pretendere difottome 'c 
alla cenfura de' Configlieri ad Rè l'autorità di H 
Statijnon douer giouare le promefle ài SuaMaeftà t- 
farea, non hauendomaffimamente^ìouato Tinte T- 
fionfua, per ottenere che il Conte di Egmont, ?1 
d'Hornojil Signor di Montigni,etant' altri nobili, i* 
to benemeriti fieno liberati da obbrobriofa mor e 
quello , che è ài minor'importanza, e di maggio i- 
ipreggio ài Sua Maeftà Cefarea, non hauernès 
potuto impetrare, che alcuni nobili ài quelle Proui 'C 
poteffero andar ficuramecedal Réàmoftrarlera«|n 

li)» 



Lilr& ottani. 373 

> , cofa che haiirebbe douuto il Rè de/ìderarcpote- 
(jjflaudire , e denegare; ma non lafciar di fencire. 
\ quanto alle promefTe , e giuramenti cosi del Ré> 
(iie di altri Principi, per T ofleruatione de' patti, po- 
Ej .'ne far poco fondamento; poiché il Papa gli aftol- 
t bbe facilmente con quella legge,che à gli heretici 
I, debba feruarfi la fede, e non lafciauanoleggier- 
n Ite di toccare le violate promefle,che furono fatte 
,' 3ri di Granata,con le Quali fi erano refi. Conclude- 
ii 3 dichiarando effere loro confederati queHi.e tutti 
1 parenti, che in qual fi voglia luogcper cagione di 
|, (li tumulti fono ftati fententiatijcffecuti, e banditi, 
;i ma , e i beni de' quali , e ài tutti quelli che hanno 
\ lato aiuto, intendono, che fieno reftituiti, e com- 
\ ì in quefta pacchia quale, fé non hauerà efFcttcpro- 
ì; mo non douerfi loro imputare 3 ma bene à coloro 
tj alle loro giufte domande nonacconfentiuano. A 
5 fto modo fi mife fine alle prattiche,per allhora.Ma, 
[jatre che i deputati in luogo di accordar difcorda- 
É o , fendo già venuta la temperata ftagione dell'an- 
[j di fettanta cinque, non lafciò \ì Commédator mag- 
ji re di maneggiar l' elTercito, e fendo rimafo in O- 
I da Gouernatoreil Signor di Hierge in luogo del 
l nte della Roccia gli ordinò , che con vua parte del 
Ijlercitochegl'incaminò, ch'era poco meno di dieci 
ij Ila fanti, & altre prouifioni da guerra, vedefTe di ri- 
irread vbidienza alcuni luoghi di quella Prouincia. 
ide il Hierge hauuto quefti apparati , e fingendo ài 
• ler' aflalrar' hora vna parte, hora vn' altra per diuertir 
. limico s'andò ad accampare intorno à Buren,piccio- 
, luogo murato all'antica, co folfo, e con vna piccioli 
cca appartenente al Principe, ò a'fuoi figliuoli; caua- 
nfile trincee, e fi piantò 1' artiglieria in due luoghi 
,a quindeci Cannoni che feriuanoin vna parte fola, 
i e non fu fatto fcnza riceiier dannp; perche quei ter- 



ra72»ini 



5 74 Ijloria di leronimo Conejìaggio 

razzani animofi con quattro infegne che haueuai3 
de' Toldati del pacfe, vfciuano à moleftare, & ad im . 
dit' valorofamente. Erafi mandato prima il tromb( a 
à richieder che fi rendefleros ma nongUefrendofìo 
rifpofto à propofito fi cominciò à batter' vna cortin i 
muraghaconvnatorricella, il che fatto duegiorni 
dato ordine per l'aflalto, efTendoui fatta brefcia - 
ftante ; e per paflar' il fofTo fi erano condotte due 1 - 
cacciejefopraeflefabricato vnponte di legname a i 
commodo; feben'il fabricarlo coftòla vita diale i 
foldati, che erano offefi dalle mura. Conduceuan i 
vanguardia i Capitani Manuel Cabeza di Vacca,e ( • 
paro Ortiz , armati li foldati di mezze picche , e J • 
bardei ma nel cominciar' ad afcenderc) hebbero p i 
refiftenzai perche quel prefidio hebbe per più fi • 
ra cofa ritirarfi nella fortezza, onde al principio ' 
l'afTaltofenza altra difefàfi andò a metter nelcafte ; 
e quei dell' aflalto entrarono fenza danno, facch • 
giandoi La rocca, nella quale fi erano ridotte n: • 
te genti > e le cofe di maggior valore fi refe \[c ■ 
dofcne li foldati difarmati , e rimanendo quel luogi \ 
poter del Hierge, con molte munitioni, & artiglici 
che vi erano; &: alcuni piccioli luoghi, e forti là intoi • 
Te gli refero ancora. Il GouernatordiBuren, per r i 
elTerfi difefo,hauer abbandonato la terra,& refo la r • 
ca vilmente, farebbe dal configlio de gli Stati fiato] • 
nito nella vita 5 ma fauorito dal Principe fi faluò. C ^ 
tutti i penfieri della guerra,e non ofl:ante che efibPr • 
cipe hauefle hauuto due mogli, volfehora pigliai i 
terza; la prima era nata, e fola herede del Conte ài ì • 
ren. Signor naturale del paefe baffo 3 &hauendoci 
efTa hauuto quel figliuolo che dal Duca d'Aluafùp ■ 
fo, e mandato in Ifpagna gliapparteneual' herec '. 
del focero , eh' era di molti luoghi , e Caftella in qi • 
paefe. La feconda fiì Alemanna figliuola del Di • 

Mauri ' 



Libro Ottauó. 2,7 j, 

tiodiSafTonia, con la quale hebbe poco felice 
; li nome di eflo Maurino ritenne vn figliuolo di 
uale poi fattoCapitano generale de gli Stari con- 
ti militò valorofamente contra il Ré ; quefta che 
pofaua era Francefe, figliuola del Duca ài Mon- 
ro, con la quale (q.cq le nozze alla Brilla con gran 
5^ applaufo de' popoli. Il Signor di Hierge dopo 
To Burenpenfò d'andar fopra vn' altro picciolo 
I vicino, che chiamano Audevater ; ma perche (e 
pn era fortificato, ilfito lorendeua facile àfarfi 
gnabile, non volle che s'intendellerintenrione 
; rciò men tre ch'egli andaua ad Vtrecht à far pro- 
e di alcune cofe j che gli mancaua ìdii^cìò due fuoi 
i minori) cioèil Contedi Mega, cilSignordi 
1, acciocheandafferocon alcune genti, &arti- 
.verfoBomel, e Sconouen, per finger che lefifer- 
)lefl'e andar fopra quelle piazze; onde proueduto 
ifù, corfe improuifamente fopra Audevater, ha- 
>accrefciuto lefiTercito con alcuni Tedefchi del 
lello Carlo Fucari , Valloni del Gallo, «& alcune 
le di guadatoti ftatigli mandari dal Commenda- 
laggiore. E quella terra cinta ài auriche mura in 
terrapienate con torrioni, e tutta intorno aflai 
Dfa, circondata dal fuo diccho, come fono quali 
e ahre di quel paefe ; con altri dicchi, i quaU par- 
fi di là fann o le ftrade verfo Sconouen}Monforte> 
■rden, Vtrecht, & altri luoghi. Il Hierge medefi- 
ìil primo che conia vanguardia vi fiaccoftò, e 
lido di far'impeto contra vn forte non più lonta- 
lla terra, che vn tiro ài archibugio fopra il diccho 
mforte, non vi hebbe che farei che da Scozzefi, 
i erano alla 2;uardia fu fubito abbandonato con 
) de' tcrrazzanij perche oltre che non ritirarono 
fero il fuoco nelle munirioni; poteuano tenen- 
ar luogcchc la terra haueife più tempo ài proue- 
Bb derfi 



ij6 JJìoria di leronimo Coneflaggìo 

derfi else non hebbe i poiché ad ogni modo con 17 
cinanza di effa, erano Jfempre à tempo à faluarfi. Z\ 
tadini allhora s'auuideroin che pericolo erano, ce 
mmciarono tardi à fortificarli; perche à prouedei io 
era più tempo; haueuano dentro quattro Infej^i 
foldati , due ài Valloni de' Capitani Morcant , e ,n: 
Maria; quello precedeua à tutti , e feruiua di Ser ni 
maggiore, vna di Fiaminghi del Capitano Mun •,, 
vna di Scozzefi, che era commandata dal Luogoi ei 
te > eflendoà cafoil Capitano rimafo fuori , eh' jti 
non arriuauano al numero di mille fanti,e non n el 
bed'auantaggio; perche, come fogliono làpii in 
de gli habitatori delle terre, li rifiutauano non ifì ar 
do, chelabcrrafcadoueflefpararfopradiloro. ui 
villani all'intorno fi ritirarono dentro col loroUia 
jne, altri vfcirono per condurlo , & alcuni terra/ 1\ 
partirono , ò per elTer de gli alFettionati alle e d( 
Rè ; ò per fuggir' itrauagli della guerra; da' qu Fu 
Hierge auuifato dello ftato delle cofedellaterr e 
Capitano Morcant con vna parte delle Tue gei vii 
fuori, emife il fuoco in certe cafe vicine verloC idi 
accioche non giouaflero a' nemici,manel ritira 'a( 
cefe la fcaramuccia , non fenza danno dell'vnap e? 
deiraltra; dalcherifolueronodinonpiùvfcircp io 
confumar le poche genti ch'haueuano. Vn'altr 3ri 
lontano poco più divn miglio, fopra la Chiufà, t ii( 
cho, che Va àGoudedoue era in guarnigione i ap 
lano Guglielmo d'Angra Gheldrefe , con vna e ip; 
gnia fu anche abbandonato , non fenza fuo bi n» 
perche oltre che la piazza era forte, e proueduta ot( 
uà di là innondar molto paefe e dileggiar l'inim h 
bengliSpagnuolicon nuoui dicchi haueuano don 
proueduto, contra il corfo dell'acque chiudent ic, 
iiali, che dall' Iflel l'acqua , con la mancante no m 
liana più fino alla terra, come folcua fare; anzi i ffo 



Lshro Ottano. ^y^ 

inciaua ad efTerne poca;e la trafcuraggine, ò più 
nal gouernó de gli afTediati, ne fu cagionai per- 
jarticolari, per non perder'il fieno della campa- 
adoperarono, che nons'innondaflej chefefof- 
|D fatto , nonhaurebbel'eflercito potuto far tan- 
JDro. Di tutte quefì-ecofeauuirarono il Principe, 
(itati con vari) meflaggieri , & haueuano anco 
iato de' colombi i ma niuno tornò mai conlari- 
i : con tutto cìò^ e che le genti > che haueuano fof- 
I od\ey i cittadini non molti, e poco atti alla guer- 
ilmifuratele forze loro ruoluerono tutti vnita- 
I : di tenerfi imo alla morte j tanto era l'abhorri- 
I) ch'haueuano divenir' m poter de' nemici. Fa- 
D gran diligenze nella fortifìcatione, nella quale 
Drte di perlbna trauagliaua il giorno, e la notre,e 
Aero dentro vn monticello di terra , che era li 
, fopra il quale foleua (lare vn molino da vento, 
elfo atterrarono tutte le porte della terra j la- 
folamente vn portello à quella di Goude. Ab- 
ono cafe, torri^alberije tutte quelle cole,che pa- 
che lor potefTero nuocere ? ò impedire à formar 
idronceriparauanomiaggiormentedoueflima- 
cherinimicohaueire.di{egno> enonfapendofe 
rea, òper fame penfalTe di farli cadere, ripartiro- 
iueri con regola. Fecero molte altre prouifìoni 
ftener l'aflalto ; come cerchi di ftoppe impecciati 
:ttarC) vafi d'acque bolenti di calcina viua, d'olio, 
orabo liquefatto per verfare, pignatte artificiole 
di poluere, e quantità di pietre da lanciare,tauo- 
ne di chiodi pungenti, traui con rote ne gli cflre- 
eni di punte di ferrojper rotare giiì della brefcia, 
manipoh di paglia fopra lunghe halle, perac- 
:rh di notte, sì per far chiaro, come per dar con ' 
i faccia à gli afTahtori, molti facchetti di terra per 
>rontamentc con effi nuoui ripari à quella por- 
Bb % ta, 



37 S Ifloria di lefmimó Conejiaggio 

la.doue vedeiiano ordinarfi la batteria ; fecero Vf m 
za Iuna,e nelle artiglierie cacciauano chiodi da < re 
te, catene, 8c altri pezzi di ferro per far maggio lai 
no. Di fuori in tanto fi era andato alloggiando 1 le 
cito fopra quei dicchi , & in quei prati , che par at 
più ficuri dall' acque 5 Francefco Baldes col [m ;r; 
«enne la parte verfo Sconouen , doueerail fon ci 
Scozzefi haueuano abbandonato. Gli Alema i, 
Valloni s'alloggiarono verfo Monfort, gliSpa uc 
^e' terzi vecchi erano al dicchodiDergau con :u 
Alemanni, e Valloni;e lacaualleriafi teneuaalc ni 
più al largo.Cauaronfi trincee, piantaronfi gal or 
e fi andaua ordinando la batteria dalla porta de Ai 
flro,fi empiuano i foffi , e fi accoftarono con le d 
Torte, che quei di dentro penfarono , che volefft m 
Bare., per ciò fecero vna contramina. Dirizzar di 
•pezzi di artiglierie al campanile di vna Chiefa i ci 
fopra i propri) ripari > e lo batterono forte j pei ;e 
fendomelìo molti mofchettierifaceuanop;ran nn 
à coloro , chelauorauano nelle trincee.fperau^ ai 
che co la rouina dietro campanile farfi cornino br 
icia per mórdrejma i difenfori con foccauare il ( Jp: 
iiile,dalla parte aella città, & debilitargli 1 fonc tét 
penfauano douendo cadere far, che cadefle dal ar 
loro jma alla fine parendo al Hierge quefta fatic lui 
Icjhau.endo già piantate rartiglierie,cominciò; itt 
ia cortina con venticinque pezzi. Laqualcofadu 
da'difenfori &afpettàndora{IaltO;cauaronol. ')tr 
mina eh' haueuano fatto, e facedone mina la en cr 
'nodipoluere per valerfene al tempo dell' aflalt H 
weuailliierge mandato il trombetta alla villa à ^i 
der' ì terrazzani, che fi arrendefiero , con pron le 
baon trattamento , e minaccie di gran crudeltà -'b 
perrifpofta, che per honor loro non poteuano, 'à 
iieaano ré^-lerfi^ma che fé volelTe fopi'aftarfi tre ^J"' 



I Lihro Ottaue. 275) 

jnanderebbero à coniìgliarfi co' inaggfcri loro. 

mata la batteria rutto vii giorno, pareua già fatta 

brefcia da poter andar' all' alFalto, ei difenfori 

ttauano la mattina feguentcperciò portarono fo- 

•ipari tutti quelli apparecchi , eh' haueuano fatto 

ilerfene i ma fi ingannarono j perche la mattina 

làcomminciar la batteria, la quale diftruiTe, e ro- 

■noiti di quelli apparecchi che vi erano; di che ha- 

10 penfato valerfi. Riconobbero gli Spagnuoli 

teria, & elTendoui andati in più numero, che non. 

bifogno, & afcendendo più^che non facea ài me- 

penfarono quei ài dentro ài efler 'afialiti , perciò 

o a' ripari doue ributtarono! riconofcitori eoa 

).PafIato che fìì il mezo giorno , fi leuò (fenza fà- 

li doue) vna voce fra le genti dell' eflercito, come 

Dite fuoleauuenire, che difle > dentro, dentro; i 

i volonterofi fi apparecchiarono) ecorfero tutti 

incee, e gli Spagnuoli di Baldes, che erano di 

ia ( a' quali già prima fi era detto , che doueua 

r' il primo afTalto.non folamente haueuano em- 

folibìC fopra elfo fatto facilmete ponte di legna- 

nto commodccome fi poteua defiderarei)dan- 

^cchie à quella voce ; non voleuano,che le altre 

li loro toglielTero la gloria. Perciò vedendo il 

;e la brefcia già riconofciuta per buona.&i foldati 

mto animo,non potendo frenarli li lafciò correr" 

altoanimandohconpromefledi vtili,edi hono- 

ìfil'vn quartiere feguitò Y altro. Hebbero all' a- 

re dura refiftenza.perche fé ben fìì dato fuoco aU, 

I la troppo per tempo, che non (tee molto danno, 

jiifenfori combattendo valorofàmente con tutti 

I i ordigni, che loro erano rimafi , mifero gli Spa- 

I h in dubbio della vittoria, empiedo il folio di più 

|:ento cadaueri.La mala forte de' terrazzani volle» 

l Capitano Santa Maria, e il Luogotenente dello 

Bb 5 Scozzefe 



1 8 Jjloria di leronìmo Coneflaggio 

Scozzefe furono morti fubito , e il Munter malan it, 
ferito, onde eflendo gli. aflalitori arriuati all'ala, 
de'ripari, ributtarono dentro idifenfori, & enq de 
vittoriofi , fdegnati per li molti morti ch'haueua la 
fciatoà dietro, vccifero così quelli, che fi difende ic 
come quelli, che fi rendeuano, nò perdonando à ni 
ne, né à fanciulhjmifero anche il fuoco nelle cafc: id 
inbreue tempo rimafequel luogo fenza habitatii , 
fenza habitatoriino eflendofifaluatefaluo certe ( ef 
per eflere di forre conflruttione, fenza legname,^ ?li 
perfone non ne nmafero venti viue> fra'quali il C tx 
ìio Morcant, che fiì fatto prigione ferito , e poi p in 
terceffione di fua moglie hberato, conlabarat; vi 
jAlfiereSpagnuolo. Il Principe haueuapenfato f( or 
rer quello luogo con l'innondationc della camp na 
affai acommodata a quefto effetto, e metter \'tÌÌ iti 
in neceffità di ritirarfi, parendogli, che la terra d li 
tenertì più tempo, che nò iccty e che non, doued Te 
cofitofto affalita; ma falifcono molte volte id ;n; 
Diftrutta à quefto modoAudeuater, e prefidiata, m 
do circa il principio di Agofto del fettanta cinqui ?n 
so il Hiergedicondurl'effercitoà Sconouen, le mi 
di là otto migliajperciò fingendo prima d'incam ri 
genti, e l'artiglierie verfo Voerden, e Vtrecht, fi c^ 
à quella volta con tutto il campo.E quefto luogc pr 
il Reno affai circondato d'acquej più forte dalla nd 
della terra, che da quella del fiume,e le mura anc eh 
non fieno moderne, fono però forti, terrapienai :o 
fianchi, torri, e foifi larghi, & acquofi ; haueua» tr 
rre compagnie di foldatiinglefi, Olandefi, eFr. eli 
che tutti non paffauano di cinquecento,! cittadi io 
erano sì bellicofi; né co^ìrifoluti contro gli Spag o' 
come in altri luoghi habbiamo vedutoj anzi efie ol 
maggior parte Catolici non difpiaccua loro v( fi 
Ipanode gli Spjgnuolii da' quali noa erano m ^^ 



Libro Ottano. 3gi 

30 moleft.iti. Arriuatoui reflercico abbandonaro- 
1 forte, eh' haueuano ài fuori fopra vn diccJho, che 
3, farebbe ftaco d'importanza, per fìcurezzadel- 
mpagna, e del beftiame. Gli Spagnuoh nelTallog- 
ì.hebbero difficoltàiperche hauendo i nemici rot- 
:uni dicchi, venne à fcorrerTacqua douehaueua- 
refo li primo alloggiamento, onde conuenne,che 
glioralTero j ma ritirati in luogo più alto fopra i 
li di Montfort, e di Rehenen, cominciarono à ca- 
^trincee,edar'ordineperla batteriajeifendopaf- 
air altra parte del fiume alcuni foldati, che in vn 
:elIo, che vi era con duepezzi di artiglieria, im- 
lano la nauigatione del£ume , e danneggiauano 
I go. Il Conte di Mega conduffe certe barche fo- 
; quali fabricarono vn ponte per impedir' all' ini- 
ilfoccorfo, cheintendeuanodoueruifi condurej 
o oftante tutte c|uefte diligenze, hauendo il Prin- 
Drdinato al Colonello la Guarda , che fi andaiìe à 
er' in Sconouen con alcune genti > venne con na- 
dopol'hauere fabricato il ponte, per entraruii e 
Dftante,che gli foffe fatta ogni refiftenza,combat- 
D valorofamente ruppe con l'artiglierie il ponte, 
Fò faluo, , alla terra , della quale prefe \\ goucrno. 
fi fatte le trincee, venuta l'artiglieria, e piantata 
tteriain tre luoghi, che tutti colpiuano verfb \x 
.'del Reno, doue fecero capace entrata , e già era 
mandato il trombetta à richieder'! terrazzani, che 
ideflero; i quali rifpofero, che il Gouernator dor- 
i, perciò fiandauano facendogli apparecchi per 
Jto. Il Colonello la Guarda non haurebbe lafciato 
rgranrefiftenza, e combatter' valorofamente, ef- 
ohuomo di molta efpedenza; ma nel voler ripa- 
alla batteria con vna ritirata doue conueniua, che 
razzani aiutaflcro; vide , che non fi faceua cofa al- 
i con diligenza j anzi che i fuoi commandamen- 
Bb 4 tierano 



38 i Ifloria di leronìmo Conejìa^h 

ti erano male ofleruati , onde s auuide, che haueu Ai 
inimici cosi di dentro , come di fuori. Non trouc t. 
ma à riparar' à quefto inconueniente > perciò gii; co 
meglio renderli honorataméte, che perderfi co d 0- 
norej perciò nel riconofcerjche gli Spagnuoli fece la 
batteria , trattò le prattiche dell' accordo , che fu 10 
affai tolto conchiufe» con vfcirfene con tutti quell W 
non voleflero rimanerui,con armi,& infegne fpie :e. 
Finita quella imprefa; mandò Hierge alcune ini ne 
degli Spagnuoli à ricuperare due forti verfo Crir en 
lontani cinque miglia^ che fé ben' erano guardati 0- 
flo fi refero>& hauendo il Commendator Maggio ri. 
chiamato à fé parte di quello effercito, per eflef e a- 
to in nuoui penfieri, vi andò Giuliano Romero c( io 
terzoi alcune infegne del Baldes: e parte de Valle & 
Alemanni j il reflo rimafe alloggiato in quei cent lij 
& elfendo andato Hierge ad Vtrecht il Conte di 1 ;ga 
col refto del terzo di Baldes:e del Fuccaro fé n'anc n. 
torno à Voerde,{lringendolo più tofto con forti ; n. 
torno, che con altra forza,e non vi fu fatto cofa d; 0- 
mentoj per elTerfi impiegatele forze in altra part o- 
me diremo apprelTo, 



Jlfit^e dell' Ottmo Lih&, 



LIB C 



LIBRO 

NONO. 

Aguerrad'Ola nda,per farfifn Prouinciaper 
?i^J^nacura forte» eraftimatadal Commendator 
^maggiore» vn elTercitio militar continuo, di 
poco profitto,e di molta fpefajperche le piaz- 
^ eboli con molta fatica,e co gran danno dell'efferci- 
j ; acquiftauano,e le forti rimaneuano inefpugnabili. 
i euagli anco quel che à molti altri era già parfo; che 

I ofe di Zelanda per all'hora foflero di più importaza, 
) ù commode al feruigio delRé.che quelle di Olanda 

I I erano 5 per efc porta da entrar nel paefe di verfo 
I gna , doue foleuano venir le flotte mercantili con 
I co vtile del paefe,e doue fi poteuano condur l'arma- 
i ! tacitaméte colpaua quei Capitani, che l'haueuano 

iate perdere;perciò guidato da quefti penfierijfenza 
Ite altre importanti confiderationi, che forfè vibi- 
,nauano3Volfe la mente, e penfaua di volger le forze 
fo Zelanda. Queftainchnation fuafu aiutata daal- 
liZelandefi, chefcguiuanolapartedelRèj i quali 
n penetrado più oltre, con l'intelletto faluo in fape- 
la qualità dell'Ifole, la fortezza, la nauigationedi 
e,icanali,& ifondi,per quali vi fiandaua, configha- 
no l'imprelà, offeriuano il loro aiuto, e forfè defide- 
fi di tornar 'à ca{à,s'ingegnauano di moftrar la cofà fa- 
e certificado poterfi ad alcune di effe Ifole andar pev 
rra, cioè vadando canali,e paflando per quafi afciutti 
arijdi che non folamente diceuano hauer fatto pruo- 
i; ma furono di nuouo mandati àcertificarfeneme- 
jo. Il particolare di poteruifi andare col pie fermo iu 
rra , fenza armata marittima , come coftoro femprc 
idarono affermando, e l' eflempio della pafTatache 
lueua fatto Mondragone altre volte al foccorfo del- 
[fola di Gous;fcccro rifoUiere il Commendator mag- 
Bb ; giorc 



3^4 Jjloyìa di Uronimo Conefiaggio 

giore a tentare quella imprefaj perche nonhaueio 
egli faluo pochi nauili da poter' armare j cracert( [i 
perder, Tempre che venifleà contender co' nemici 
l'acque, come già più d'una voltai' efperienza ha a 
moftrato in cémpi,che il Ré haueua più commodit [ 
nauiarmate,chehoranon haueua; efeàqueftomc , 
e fenza armata marittima gli riufciffe diuider gliOl - 
defi da i Zelandefì, pareuagli far non picciola fattic . 
Il difegnojch' egli haueua , era di pafTar dalla terra : . 
ma del Brabante all' Ifola di Scouuen,ò voglian dir . 
richzea,chepretédeua vmcerej ma perfarqueftaftr i 
dal Brabante bifognaua paflàre all'lfola di Tolenai 
ca,& al paefe di S.Anna quafi contigui alla terra feri \ 
il che fi poteva far con barche, ò à guazzo;perche r \. 
fon diuifi.faluo da vn picciol riuo, e da efla poi pig 
la ftrada pur con barche ad vn'altra Ifoletta,ché dice , 
no San Filippo, hora dishabitata, e già ne' tempi pai 
dal mare inondata, non più lunge di vn tiro dim 
chettojma in quelli due paflaggi \ic\uh e facili , no 
trouaua difficoltà. D uè altri ne rimaneuano poi ; v 
de' quali era trauagliofo, perche da S.Filippo bifogi 
uà palTare per vado profondo, e pericolofo all' Ifols 
Daunelant lontana (quattro miglia , e da nemici gu 
datajcon alcuni piccioH forti, fenza populofahabit: 
one, edaefrapoialmedeilaiomodoà quella di S( 
uen,ò voglian dir' Zirichzca non più diftante ài vn p 
ciolo miglio; ma doucua anco efler difefà. Veramei 
queftiduevltimi paflaggi erano poffibilij madiffic( 
iolì,fpecialméte il primoj perche ilguadareper acqi 
e paludi mal conofciute, persi lungo tranlìto eram 
lageuole; né fi poteua far fenza gran perdita , l' arrit 
poi gli foldati,bagnati,ftanchi, e quafi difàrmati à gu 
dagnar terra difefa,e fortificata; nella quale conueni 
entrar per forza combattendo , ò rimanerfi affog. 
agir acque, poiché non concedeuano il ncorno ; par 



Libro Nom» 38^ 

n lura cofa. Vn altra difficolrà vi fi aggiungeua , for- 
fnaggiordituttejcheil Principe d'Oranges, co'fuoi 
fj ili armaci,, poteuametterfì (opra quefte acque, 8c 
i;i[uei canali, per prohibirne il pafTaggiojil che faceua 
rier quafi temeraria l'imprefa 5 con tutto ciò gli ani- 
rfifoldati, (pecialmente gli Spagnuoli i tuttoché 
f lofceflero i pericoli , propofta loro la cofa, non fi 
fi irirono puntojanzi fi ofFerfero pronti ad ogni peri- 
< 0. Molti riprouauanoquefla rifolutione , dicendo, 
rdiuerfeconfiderationi erano dahauerfi, che non 
j jeuano palTar per la mente del Commédator mag- 
are, nède'fuoi configHeri j perche fé le hauefTero 
) iute, non farebbero forfè ftati sì pronti à deliberar- 
; che conueniua fapere.che acquiftata che fofTe l'Ifo- 
• li Zirichzea, la quale non ha Porti commodi per 
; li grandi , non veniua il Rè ad hauer* ottenuto cofa 
una,che tendeffe al fuo principal difegno; poiché di 
igna non vi poteuan evenire le flotte, né le armare, 
he ie fi diceiTe, che da ella Ifolapenfauano poi di 
uer paflare a quella di Valcheren poco difcanre , do- 
fono i porti profondi , e capaci , e le fortezze ga- 
arde, comepurfi diceua, chepenfauano fare; fi pò- 
.^bbe rifpondercnon eflerpenfiero ragioneuole;poi 
e fra efle due Ifole non vi era vado, anzi l'acqua tan- 
profonda, chefolamente con l'armata marittima 
fognauapenfardiandaruij della quale eflendoilRé 
iuo, rimaneua anco priuo di (peranza di poterui paf- 
re, e perconfeguente non douerfi tentar l'imprelà 
Zirichzea con tanto pericolo fenza vtile alcuno.Sog- 
iungeuano effer cofa chiara, che i migHori configli 
^lla guerra nafcono dall' efperienza) e che fi era vedu- 
) il Rè effere flato poffeditore dell' Ifola di Valchere, 
ihauerui lungo tempo mantenuto la città di Midel- 
urg affediata dal Principe ; al quale poi Chriftoforo 
lódragone di commiiTiODC del medcfimoComendai. 

tor 



3 S ^ Ijioria di Uronìmo Coneft aggio 

tor maggiore la refe per non poter' efler (bccorfo ; 

in tempo che il Rè haueua molto maggior armat. i 

marC) che non haueua horaj dacheargomentauai 

che fé in quel tempo, che il Ré haueua maggiori foi 

marittime, pofTedendola non potette tenerla, non } 

rer credibile, cheacquiftandola polla conferuarla. I 

foluto che fu il Commendator maggiore dell' impi 

fa , incaminò così le genti che haueua fatto venir 

Leyden , come dell' altre ancora verfo quella parte^ 

egli con Chiapino ViteUi, Criftoforo Mondragor 

Sanciod'Auila, e Giouanni Oforio» fen'andòàB( 

ghes fui Zoom; e ai là all' Ifola di Tolen, diftante do» 

ci migha, alloggiandoli nel Villaggio di S. Anna, 

fronte al luogo del pailaggio che doueua farli. Da el 

luogo mandò più ài vna volta foldati , marinai, pef( 

tori, e capitani à riconofcer di nuouo i vadi, e le ben i 

rono varie le relationij perche alcuni diceuano i 

fer impoflabile palTare , fenza almeno perderli la me 

deli' eflercito, & altri afFermauano elTer paflati, e,p 

terli palTare 5 fé ben trauagliofamentej appigliandi 

egli alla relatione, eh' era più conforme al fuo defid 

iio, incarnino i foldati air acqua, Haueua fitto in A 

uerfa, & in Berghes armar delle barche, e fabricar pò 

toni) & alcuni nauih da remo, perferuiriène in quel 

acque, & in quelli paflaggi , che erano difefi da i foi 

fabricati su l' Ifole, de' quali ^ece generale Saucio d' i 

tiila, perche il Conte di Bolìù, al quale farebbe toccai 

quella cura, era ancor prigione in Olanda; perciò fin 

sdarriuar'all'Ifoladishabitatadi San Filippo feruirc 

no quefti nauili, per traggiettar la fanteria, che vi pafj 

facilmente; la qual era di Alemanni, Spagnuoli, e Va 

Ioni; che tutti erano circa quattro milk fanti, ducent 

guaftatori, equattrocentocaualli, che feruiuanoal 

guardia di Tolen. Perfarpoigli altri più difficili pa 

faggi; fece imbarcare ne nauili quelli foldati, che vipc 

tetter 



Libro Konff. ^%j 

itterocapircj che furono poco più di mille, che non 
I meuano sbarcare; ma feruir su larmata.de quali heb- 
1: carico Mondragone, gouernator di Zelanda, efu- 
irrioreà tutta la gente Vallona, Se Alemanna. Gio- 
inni Oforio perfuaditor di qiiefta imprefa £qcq capo, 
' ^uida delia gente, che douea vadarej il quale con gli 
lagnuoii s incaminò di vanguardia, feguitandolo gli 
lemanni, Valloni, e guaftatori in luogo di battagliai 
retroguardia rimaneuaGabriel di Peralta fratello del 
archefedi Palcesconvna compagnia di Spagnuoli. 
^fto fu r ordine, con che entrarono nell'acque alle 
:cagne di San Filippo, per condurfì alllfola di Duue- 
nt, con grande animo, &incredibil valore. Entrare- 
) anco nel vado con quella gente diuerfi nobili,e per- 
ne di valore;perche vi era ilCapirano Ifidoro Pacieco 
)uernatordi Gous, il Signor di Serofquerque gouer- 
itordiBerghes, che come da luoghi vicini vi erano 
)ncor{ì.Ad ogni foldato di quelli, che doueanopaiTar 
acque, fu dato vn paio di fcarpej &vna faccocciada 
jpender' al collo con due libre di poluere, cafcio , è 
fcotto, per trattenerfi tre giorni, cafo chefofTedibi- 
igno. Apparue al tempo di far' il palTaggio vn incen- 
io celefte , che illummaua gran parte dell' Emifpero 
alla banda Settentrionale; il che fu ài ammiratiori 
rande àgli Spagnuoli, che vi faceuano fopra miraco- 
)fì difcorfÌ3 ma a'Fiaminghipiù prattichi delle Me- 
more, ò che più volte foghono vederli, non diede pen- 
ero alcuno. Conueniua, che qucfìe genti paiTaflero 
1 fila, ftrette di due, ò tre per fìlas perche la terra , che 
3tto acqua fi andaua à cercar co' piedi, non era in tut- 
e le parti egualejanzi pareua , che fi caminafle come 
Dpra la fommità di vna collina , perche dall' vna parte> 
dall' altra era l'acqua più profonda3 onde feguendo 
eguidceiperitiriconofcitorinon fipoteua caminar 
on larga fronte. Andarono nel principio con l' acqua, 

e il 



5 88 Ijlor'm di Uronlmo Conefla^glo 

e il fango fino al ginocchiojla quai poilorgiunfe i 
cinta, & al petto, portando V armi, e raltrecofea , 
accioche non fi bagnafTero : & era flato ofTert % 
l'hora della crefcente, e della mancante, peranticip .1 
tanto ài tempo , che la marea non potefTe coglier a 
camino , efùbifogno entrameli' acqueàmezancs 
la vigilia ài S. Michele. Alla deflra , & alla fìniftra d a 
flradajche faceuano quefti (prezzatori della vita , d e 
era l'acquaprofonda.ilPrincipe, per offenderli nel '- 
faggio, riparti i fuoi nauili armati dall' vna parte e 
dair altra di quello camino, fino à quelfegno, t 
l'acqua daua luogoi e quiui con le bombarde, e coi ^ 
gni forte d'inllrumento da tirare faceua loro crudi i* 
fìma guerra, e ad vn' altro modo li danneggiaua ir 
cora;pcrche fatti prima venire con la crefcentemi 
fopra la propria flrada j doue cofloro pafTauano;! - 
fciatili con la mancante fermar' in fecco, carichi di - 
dati con picche,conarchibugi,e con lunghi ramp • 
nidiferro,gliofFendeuano,etirauano à sé non poi - 
dofi quei miferi fermar di notte à combatter ì per e 
ognipiccioladimora,ch'haueflerofatto, glihaure e 
fatti rimaner affogati nell'acque, cheandauano( - 
fcendo. Con tutti quelli danni, e quelle difficoltà - 
minò tanto Giouanni Oforio, che con la crefcentc à 
alta arriuò vicino al diccho dell' IfoU con la vangi - 
dia al far del giorno fuora del pericolo dell' arm » 
lafciando perduta adietro molta gente, perche chi 1 1 
caminaua de'primi, come gli Spagnuoli, ò era fi 3 
tardo, fìaffogauai molti Valloni, e molti Aleman i 
perderono5 de'guallatori pochi fé ne faluarono i 
Ifìdro Pacieco da vn colpo di artiglieria vi rimafe n: - 
to. Il Peralta con la retroguardia effendo l'vltin » 
hebbe che far' affai, perche non era ancora ama 
flrada, che già l'acque cominciauano à crefcere, e i :i 
oflante ch'egli facejQe ogni forza per caminadopa - 

re; li 



Lihro Nono. jg^ 

gli conuenne per non afFogarfi con tutta la Tua com- 
Tnia, fpinco dall'acque, ritornar doue era partito, 
riuato roforio al diccho, dietro al quale erano alcu- 
foldati alla difefà gouernati da Carlo Boifot; ma 
iza forte e fenza molti ripari , efTo Oforio con gran 
ore, con vna parte fola della Tua gente» perche l'al- 
andaua vfcendo dell'acqucfenza fuoco, con Thafte, 
on le fpade folamentejma con cjueU'animo rifoluto, 
; tanto vale, gli aflaltò con sì gran impeto , che im- 
iriti prefero vergognofainente lafuga,rimanendo- 
iiorto il Boifot , con alcuni de' fuoi , li altri fi ritira- 
lo parte à diuerfi forticelli , ch'haueuano fatto fopra 
sir Ifola , e parte all'armata , la quale veduto il fuc- 
To fi parti da quelluogo; e fé n'andò àZirichzea. 
:bbe luogo all'hora Sancìo d'Auila d'accoftarfi con 
mata à queir Ifola con Mondragone r e con le gen- 
h'haueua; elTendofi anche poi in ella imbarcato il 
ralta, e viarriuarono al tempo , ch'haueua l' Oforio 
:ciate quelle genti dal diccho, e feguitatele vn pez- 
; onde fcorfo il maggior pericolo, & afficuratifi del- 
blai andarono tutti infieme intorno à quei forti, che 
;rano, che quafi tutti alla prima veduta fi refero: fé 
n fu quel di Viaren, che fi tenne vn poco più, che gli 
ri, e quafi in tutti fu melTo prefidio. Rimaneuaho- 
il palfar' all' Ifola di Zirichzea , vado più corto, e più 
ile, del che fiì dato il carico à Mondragone, febea 
che roforio, e l'Auila vollero accompagnarlo, onde 
:ti infieme con la più ripofata gente fi mifero nell'ac- 
e j e non fenza fatica , e fenza fangro o-iunfero à ri- 
i la quale trouarono anche malguardata, perche 
e compagnie di archibugieri, che vi erano, fatta pic- 
ela rcfiftenza, fi ritirarono verfo Zirichzea, douc fu- 
ne feguitati; onde l'honorata fattione del palTag- 
0, co'maggiori trauagfi , che fopportar fi poflano 
'foldatijrimafe finita; c6 gran gufto dei Commenda- 



3^0 ÌJlortddileronìmoConeftaggto 

tor maggiore j parendogli hauer fìcura la defign i 
imprefa. Quelli capitani fcorfero quafi tutta!' Ifola ì 
almeno le parti di eifa, che erano fortificate, e min • 
dando vn fortej& affaltandone vn altro,fi refero tu j 
e intorno ad vno di eflì mori ilPeraltaj diraodo( : 
non rimaneua a'nemici faluo Zirichzea, e Borni; 
luoghi forti} fé ben Bomeneerapicciolacofa. Furc ) 
in dubbio di quale di queftedue imprefe douelTe: - 
il, prima Mondragone voleua andarfene alla ciit; i 
Zirichzea maggiore» e più forte, che Boment non < ; 
dicendo, che nella guerra conueniua al Capitano, . 
me al medico, farfi contra il più potente nemico , { - 
che quello vinto,tutto poi rimaneua facile ; rofori i 
di contrario parereidicendo, che Bomene doueae r 
prima refo jperche eflendo quiui il più commodo p • 
to per r armata del Principe per isbarcar genti, era ■ 
ceflario prima d'ogni altra cofà, chiuder quella p( e 
air armi nemichcic perche quefto parere fùapproL > 
da Sanciod'Auila,firifoluè di andarui con tutte le g - 
ti. Incaminaronui il Capitano Francefco ài Agui , 
quafi di vanguardia con tre compagnie di Spagnu , 
acciochevi fi accoftafle quanto potefle, il quale 1 1 
fenza gagliarda fcaramuccia fi allogiò dietro à vn > - 
cho, appettando il refto dell' efTercitOjche venne 3 1 
cinfe quafi tutta intorno dalla banda, che riguardi 
terra,perche molta parte è battuta dal mare. E qii' ) 
picciolo luogo afTai fortificato con ripari , e riucl i 
con largo, e profondo fofl'o, pieno quafi Tempre d - 
^ua 5 fé ben nella mancante in alcuna parte riman a 
afciutto ; ma quiui era fortificata la muraglia con ù 
diligenza , che ne gli altri luoghi , eranui alla gua a 
tre cento foldati Francefi , & Inglefi, commandati d 
Capitan Lis Francefe. Riconofciuto che fu il lui 
da gli Spagnuoli, fi cauarono le trincee, e fi piai - 
rono dodici pezzi d'artiglieria , che batteuano a 

con a 



Libro Konot 3^1 

:ina in quel luogo, doue l'acqua eramancantej i 
i percojOTero tre giorni, prima che faceflero bre- 
accommodata ali alIako:Fra tanto dalla muraglia 
)uernatore diede fegno di voler parlamentare i e 
■jche sé fé gli facefle hon orato partito , darebbe la 
:ajla qual colà mtefà da vn Capitano, e da certi fol- 
i ;h*eran o vicinh ò che foiTero ài quei codardi y. che 
j relè voghono parer' valenti, ò pure per ordinaria 
ienza ài foldatigli nTpofero con parole ingiurio- 
I edoueuanoefler'vilijcomegallincchefefìvole- 
iirender'à mifericordiajchemetterebbero le pic- 
btto le mura,accioche vi fi gettaiTero dentrojcofà 
! Hegnò i difenfori, e taglio le prattiche. Ma venu- 
3 air orecchie de' principali Capitani Spagnuoli, 
iarono Francefco di Aguilar'à parlar' alGouer- 
rcfcufandormfolenza de' foldaci ; dicendo , che 
on era di lor'ordihe;che non lì douea tener conto 
parole di coli fatta gente; ma mentre c\\e. cofto- 
gionauano, e che l' Aguilar rinouata la prattica 
iccordo offeriua ragioneuoli patti ; l' Alfiere della 
pagnia del morto liidro Pacieco , ò non fapendo, 
:oftui trattafTe accordo ò pur parendogh , che 
nluoo;o da lui riconofciuto foiTe facile 1' entra- 
)rfe à quella parte con la fua compagnia , fenza 
le, e fenza licenza ; ma non ne andò impunito; 
he quei difenfori niente trafcurati lo ributtarono 
rte , che fuggendo il caftigo , che haurebbe hauu- 
a' fuoi fuperiori, vi lafciò la vita con altri qua- 
ifoldati. Quello cafo ruppe vn' altra volta la prat- 
ie i patti , i quah fé ben' eran offerti larghi, àicQ- 
Gouernatore nonpoterfi fidare, echeandaffero 
all'aflàltOjche quiui gli moftrerebbero,che erano 
Galli, cioè Francefi,e non Galline come gli haue- 
hiamati i foldati. Il giorno appreffo , eh' erano 
i tre di Ottobre, fu rifoluto darTaflàltoje fé ben 
Ce le 



3 9 X IJlorta di leronimo Conejlaggio 

le genti cono poche(rimanendone alcune ne f pn iji 
e nell'armata, & hauendone i paflaggi confumate . i 
te)fecero impeto alla muraglia battuta j cioè gh a. 
gnuoli nella vanguardia»e feguitando gli Aleman ce 
tanta caldezza, che non vi bifognò minor refifì 2; 
di quellaiche vi trouarono j perche quei difenfor ot 
gran valore li foftennero di forte,che in vn 'horac te 
ottanta ne vcciferoje ne ferirono più ài trecento ;r 
che gli Spagnuoli defiderofi di dar tofto fine all'in e 
fa>acciò che non venifle co danno loro l' acqua à 1 n^ 
pir'ilfolTojfìalFrettauano con piùbrauura , che ii 
ne.ei difenfori ordinatamente procedendo , vale of 
di tutti gli auantaggijefpecialmentc delle trauei m 
faceuano grande vcciiionej onde li fecero ritii r,< 
quei feriti,che non fi potettero aiutare da fé fteflì la^ 
nendo nel foflo , vi furono dalla crefcente dell' . m 
affogati. Ma non oftante la mala riufcita di quei al 
falto, fùrifoluto daruenevn* altro generale cor ttj 
la gente,il che fi fece il giorno feguente con m d 
ordine»e con gran valore, perche fu combattuto li- 
tro hore continue con gran mortalità d' ambe le :ti, 
e gli Spagnuoli, che furono i primi ad afcendere :b 
berogran dannoj pur' alla fine venendo gli Aler io 
ad arriuar' anche elfi all' altezza del muro, doue 1 gì 
Spagnuoli erano giunti,ributtarono da efTo i dil To' 
ri,& entrarono dentro vccidendo quanti ne trou; n( 
fenzalafciarnepur'vnoinvita,cosidifoldati, co 'd 
terrazzani, e fu ftrana cola vedere, come quei dif or 
volefleroò morire, ò difenderfi, poiché hauend ar 
che, fòpra le quali per mare poteuanofaluarfi, v £r< 
più tofto morire,cheritirarfi. Erafi infermato di br 
continua, che fi andòfacendo maligna Chiapir Vi 
telli,Marchefedi Cetano.ilpiù principale huom lei 
la guerra,che haueffe feco ilCommendator magi >re 
eperefTer quel!' aria cattiua, fu affretto ad an .-f» 

Tal 



Libro Nono. 3^ ^ 

l' in Anuerfa^per doue imbarcato, non vi potè ar- 
re con vicaielTendo mancato per via^con gran fen- 
mto ài tutto r eiTercito , che parue reftar priuo ài 
itano. Rimaneua ad efpugnar Zirichzea lontana 
cinque miglia ; alla quale andòfubito l' eflercito 
rno.e fé ben gli Spagnuoli penfarono , che col fa- 
Ielle vittorie quefta piazza, fola in quella Ifola do- 
: renderli, il Signor di Vandendorp, che vi era Go- 
atore,penfò di tenerfì ,&afpettar'ilfoccorfo, che 
Qcipe gli prometteuajE mentrejche fi andaaa ve- 
.0 in che modo ella fi poteua battere)& aflaltare» 
glilfolani innondato tutto il contorno della città 
ado tale , che né accoftaruifij né piantarui batte- 
apoflibilej el'eflèrgià entrato il mefe di No- 
)re,in quelle parti inuernofo, fece più facile lain- 
atione;perciò fu rifoluto ftringerla con l' afTedio; 
farebbe anche flato vano , fé non fé lechiudeua 
rata del mare; perche fé ben fi era guadagnato 
rte > che era alla bocca del canale» che conducc- 
a città, doue dicono la teftaituttauia non vi fi la- 
idi pafTare , e già per quella via era entrato noa 
olo foccorfo ; non oftante che Sancio d* Auila fa- 
ogni diligenza per prohibirlojperciò rifolfero di 
ler'elTo canale con vna palificata, epontefopra 
le j la qual colà fi ^qcc con gran difficoltà, e gran 
in più volte j perche non potendouifi lauorarc» 
mentre che l'acque erano ba{fe;quado poi crefce- 
guaftauano quafi tutto quello, che fi era fatto, e fi 
iua ogni fpeià. Il Commendator maggiore ridot- 
nprefa in quello flato; paredofi ficuro della fine,e 
enendo penfàr* ad altre cofè,fe ne andò inAnuer- 
n Giouanni Oforio.rimanendoui rAuila,co'naui- 
Mondragone conrefTercito , alloggiando fopra 
ii,per guardarfi dall'acque, &occupan do quei luo- 
iù opportuni al fine fuo di pigliar quel luogo per 
C e i fame. 



35+ Ijlorìa dì leronlmo Conejiaggh 

fame.Dopoi che eflb Commendator hebbeper fi a 
queftaimprefadiZirichzea, come poco pratticcil 
paefejhaueua {cricco in Spagna , che fi poceuano n i- 
darToldaci per mare, fé non con nauili grandi aln o 
conZabre per douere sbarcare inBrouuerfchauen, r- 
to della Ifola di Ziriclizea , e che ciò farebbe di aii > à 
quella guerrarla qual cofa fu in Ifpagna afifai cofì ;f. 
requicarmanonfiìpofTibile, che andaffero à Ziric sa 
per li pericoli.che vi erano dell' armaca nemica,p( io 
oiunci in Inghilcerra all' Ifola d' Huic , hebbero ci le 
dal Commendacor maggiore di andar'à Dunquei e; 
doue giunfero,e sbarcaronoquaccro infegne di fol :i, 
che furono alloggiaci in quei contorni, e li nauili e. 
tenuti quiuiinucilmete fi confumarono. Quello lii 
gence per mare di Spagna fece fofpettar'il Princip he 
gli Spagnuoli haueflero difegno di guadagnar 4* 
che porto per condurui l' armata , perciò andò vi a- 
do,e prouedendo ogni luogo marittimo: e cono li- 
do che la Brilla farebbe opportuna affai , a difec à 
gh Spagnuoli,fe l'occupaffero, oltre al fortificarla ili 
riprendere il forte di Crimpen, che fi teneua per i: 
non folamente propitio per chi volefTe fari' impi i 
quella Ifola, ma feudo, e riparo di tutte le piazz( h< 
fono fra Dordrecht, eRoterdam. Perciò con ti il 
fortezza dell' inuerno, eflendo già entrato 1' ani de 
fettanta fei, vi andò fotto con gente, econnau) m 
negando la campagna , e chiudendo la ftrada 3C 
corfi,e non oftanteche vi fofle ragioneuolpreiì )»< 
che il maeftro di campo Fernando di Toledo or 
reffe con la fanteria Spagnuola , caminando : r^ 
dicchi , & accoftandouifi quanto era pofllbile loi 
giouò punto i perche mancando à gli afl'ediat pa 
ne, furono forzati ad arrenderfi. Dimorauanoii uè 
fio tempo ne'paefi baffi akuni nobili Inglefifut Tei 
ti , e Catolici abhorriti da quella Regina > eif^ 



,iui 



Libro Nono. j9y 

dal Rè j ma ella per il Dottor' Vlifon Tuo Agente 
richiedere al Commendatorinasieiore, che volefl 
icciarli del paefe, & egli col coiilenfodel Rène 
impiacquej ma quefto compiacimento conuenne 
"ofTe reciproco;perch' elTo Cómendator, mandato 
nghilterra il Procurator Generale Giouanni di 
, la fece richiedere, che volelTe badir deTuoi Regni 
quelli ribelli del Ré, che vi fi erano ritirati,© vi ve- 
ro. Ella Tenti mal volótieri quefta richieda; perciò 
la di concederla rifpofe, che fi confideralTe fé ciò 
leniua al Rèipoiche per esperienza fi era veduto, 
lauendo ella a fua inftanza alcuni anni prima fcac- 
» di Inghilterra ilConte della Marcia, & alcuni altri 
lh,nenacquejche cercando eglino doueritirarfi, 
pafiero la Brilla,e facellero molti altri mali, che fi 
vedutiituttauia infilando il Procuratore, fu fatto il 
mandamento in ampia forma nominando quali 
i principali rubelli. Fra tanto gli Stati confederati, 
ndo la lunghezza della 2:uerra,andauano confide- 
3 alla ficurezza loro, hauendo mallìmamente ve- 
dalla adunanza di Breda non vi eflercolRèfor- 
! i ficura compofitione>nè modo di.viuere con la \\- 
j i delle loro cofcienze^ e non efiendo opinione al- 
I fi profonda ne' cuori de gli huomini,come quella 
|religione;penfarono di cercar' vn' appoggio , che 
I utafle centra ilRè di Spagnajpermantenerfi libe- 
re potentati pareuano loro àpropofito per quello 
I tOjcioèrAlemagnajla Francia, e l'Inghilterra; ma 
lieniuadehberare quale di eilì douelièrofcieglie- 
lirendo loro , che ogn' vno douefie accettarh vo- 
I ;eri;ma nell' andar' eiTaminado la qualità di efiu, vi 
lauano delle difficoltà, L'Imperador' hebbero per 
ì:tto;perche la parentella ch'haueua Celare col Rè 
I agna, fi faceua dubitare di cader' in nemiche ma- 
Ugiunto la diucrfità della religione, fé ben pareua, ■ 
' Ce 3 . clic 



396 1 fior io. di leronimo Conefl aggio 

che il far sì grande acquifto , doueffe potere con T ; . 
peradore piii> che qualfiuoglia Aretta parentella ; . 
tauianon lìfidauano. Quanto ad ahri Principi . 
nianni,non fapeuano doue vokar{ì>alcuni come cji li 
di Bauiera,e Vefcoui Elettori , erano amicii e obli ti 
al Réjgli altri haueuano che fare ognivno in cafa ij 
oltreché l' vn fopportarebbe male, che l'altro ere f. 
ie tanto di forze; onde li potrebbe entrareinnic 
guerre,e per vnirli tutti infieme a quefto acquifto, i. 
no cofe lunghe? e difficili, né fi poteuanofare.fenz* i 
giornata Imperiale, nella quale non doueuano ma ir 
contradittioni. La Francia ftimauano elTer 1' ar a 
nemica de* paefi baffi,& ad ella inclinauano poco - 
tre che veniuaabhorrita dalla memoria , chehaui - 
no delle vccifioni, e crudeltà fatte à Parigi j anzi 
tutta la Francia, il giorno di San Bartolomeo dell 
nodel fettanta due, ech'eflendo perleguerrcc 
meza diftrarta , pareua poco atta all'altrui difefà ; 
giunto.che ì' antiche inimicitie col Brabante , laF 
dra.e T Artoes non lafcierebbero mai ftabilire faii 
micitia. Rimaneuano àpefarele cofe di Inghib 
contra la quale non trouauano alcuna difficoltà, I 
la diuerfita della lingua, che giudicauano di aflàìj 
importanza i delrefto quella corona pareua lor 
pria per proteggerIi,perche la potenza parealoro i- 
de,lareligionecommune, la vicinanza commod il 
traffico, e la nauigatione eguale, giudicauano,che è 
di Dania, òvogliam dir Danifmarca, con tutte le >- 
uincic deirOfterlant,rhaurebbero caro, e che coi '- 
uaconfederationefìvnirebbero tutti iniìeme , al il 
modofialIìcurerebbero,cheghSpagnuoIÌHO pot :- 
ro mai vfcire con armate marittime, e che leProui ie 
del Brabante, di Fiandra,& altre tenute dal Rè, ve > 
doli mancar de' traffichi, e de gli vtili loro , venire s- 
ro anco forfè à quella vnione? al qualmodo rimai i> 



Libro Kono. 397 

; R.é tanto debole 5 che per auucntura farebbe più 

p neuolecompolltione. Così fatti erano ipenflen 

(ellihuomini in cjuefti tempi. Sopra quefteprat- 

: da gli Stati, e dal Principe ben confiderate , rifol- 

r. nandar'in Inghilterra à far vnione con quel Re- 

Sc elefleroà quello effetto FiHppoMarnix,S)gnor 

kIdegonde,GiouanniVaderdoesSignor di Nort- 

d Guglielmo de Niuelt. Paolo BuisAuuocato de 

Iti di Olanda>e il Dottore Francefco Malfon. La 

Il nifllone fu di contrattati' amicitia con laReina, 

^;rfi fotto lafuaprotettione, efefoffe ^\ bifogno, 

i5ifl:ochemancarne,riconorcerlaperlorofuprema 

i ipeffa.Aggiungeuano honeftando la caufa,che (è 

nmemoralTe, eh' ella veniua dalla linea de'Conti 

I inda, e diZelanda,permezo di Filippa fighadi 
i elmo terzo Conte di Hainaute,e di Olanda. Co- 
) fecero la loro anibafciaria , e prefentarono alla 

I I fupplica di quella foftanza,che lor fu importo, la 
i (lecce in dubbio di ciò, che doueirefare,e nel fuo 
1 5IÌ0 furono vari) i pareri ; perche dall' vna parte 
Uvnionce quella lega,che con legami indillòlu- 
nteuaflringerlì, paieuadouer portar' ali cofe di 
i legno vtile,honore, ficurezza , e grandezza ine- 
ijbilejdair altra parte , l'inimicarli mortalmente 
i| agnuoh, metter in gelofiai Francefi,cóuenir'en- 
il sborfargran denari, la teneua fofpelà. Haaeua 
<:onotitia il Commendator maggiore di quelle 
I che, e ài quella legatione,e dubbiofo,che la Rei- 
hlinafle ad aiutar gli Olandefi , mandò in quella 
ij Federigo Perenotto,Signor diCiampagni à per- 
ii ria Reina, e quei Configheri à non dar' orecchie 
I illi del Ré con molte ragioni, cosi dell'ingiuflitia 
\ i del mal' elTempiojil che fu cagione , che quegli 
bri furonoifpediti/enzarifolutione alcuna, dicé- 
jlamente la Reina,ch' ella haurebbe più à caro dì 

\ Ce ^ eflèr 



39? Jfioria di leronimo Conefl aggio 

efTer mczodipaccedi riconciliarli col Rè, che di ji, 
na altra cofa , concedendo però òÀ poter leuar gei t 
municioni da guerrn,co' loro denari fuori delRe o. 
Egli è vero,che vedendo ella il Rè ofìinarfiallag r- 
ra,ilperfuafe alla pace, protefìandogli, che fé p fi. 
curezzafua.&accioche alcuni di quegH Stati no e- 
nifTerommanode'Francelì Tuoi nemici, ella met fc 
la mano fopra alcune fortezze di Olanda, e di Z n- 
da , che ne doueua eifere ifcufata. Parrà forfè ad , u- 
no cofà difficile à credere, che il Principe d'Orai :s, 
al (]uale vbidiuano gli Stati, ( fé ben fotto vna u 
foprauefta fi faceua compagno di ogn'vno ) do Te 
volere lafciar la grandezza, in che egli era , ti > 
metterfi al dominio di Inglefi, per il più fuperbi, i q. 
folenti; malacofaftà in altro modo di quel, chef o- 
ftra di fuori. Egli haueua bifogno ài aiuto, e per I e- 
nerfi contra gli Spagnuoli haurebbe fatto ogni a, 
penfaua bene di cauar da Inglefi foccorfi impor; ti; 
manonpenfaua però mai di dar loro tanta autori né 
Jafciarli metter' il piede si fermo nel paefe, che 3n 
potefTefpingerli fuori, quando gli piacelTe ; d( he 
fipareuailarficuro;perche tante fortezze , e tant ir- 
ta, e tanti popoli non haurebbero mai vbiditoà Il e(i 
sì rigorofamente, che egli non ne foiTepiù pa ne 
di loro ivoleuaeffer liberale di titoli , dicarich d' 
vane preminenze) come fi ofFeriuano; ma fé i. Ai 
venuto à patteggiar più d' appreflb, fi farebbero :il" 
mente fcoperte l'arti fuej ch'erano ài pianger di 
lamentarfi, ài moftrar che combatteua per la par > di 
domandar' aiuto ad ogn'vnoi ma non di depone lai 
in fatti l'autorità che haueua i epareuagli, chel. 'O- 
pria Reina in quelcafodouefle conferuarlo Cap ne 
generale.Hcbbe fra tanto il Commendatormag 3« 
difgufto non picciolo, perche hauendoconofciut'bc 
l'infolenze de' mottinipafTati della fanteria Spac io- 



Libro Nono. 355 

1. luueuano ne gli animi de' popoli fatto gran danno 
acofedelRé j procurauadi tener le genti di guerra 
l isfatte di modo, che non hauefTero cagion di difu- 
l irei con tutto ciò la Caualleria leggiera Spagnuola, 
< ditrice di molte paghe , alla quale hauea promefib 
<1 quella fodisfattione, chehauea data alla fanteria> 
J; entrò in Anuerfa, fi ammottinòjperche non vi era- 

! denari per pagarla. Scorfe quella gente per la cam- 
rna con gran danno de' paefani , per l'eftorlìoni che 
euanoj del che veniuano fatte molte querele , il ri- 
\ -dio era difficile; perche i denari non vi erano,e i fol- 
jiifenzaedìnonfoglionoquietarfìj alla fine dopo va- 
idifcorfi, col parer del Configlio fiì ordinato, che 
I te le Terre , e Villaggi pigliafTero l'armi in mano 
Intra gli ammottinati, laqual cofa eflequita con al- 
ni pochi denari, che lor furono dati, fi quietarono, 
laudato Gio. Battifta del Monte, il quale efiendo 
oggiato in certi Villaggi con la fua Caualleria Italia- 
,Ìendouicorfigli ammottinatiper tirar quelle gen- 
ici loro difordine tenne prudentemente i fuoi folda- 
infede, tutto che non fofTero meglio pagati che gli 
:rÌ5 e fi operò di modo, che non fi ammottinarono j e 
ben coloro fdegnati,nemicheuolmente Taflalirono, 
di trincerato valorofamentefidifefe. Era già venuto 
mefe di Marzo del fettanta fei,nel principiodel quale 
infermò il Commédator Maggiore di febre maligna, 
ella quale morì 3 trouandofegli manifefti fegni di pe- 
e; equeftamorte, come del capo principale, alterò 
itto il paefe, & cgn'vno ftaua à vedere ciò che ne fuc- 
sdeua; perche doue fi maneggiano l'armi , e gli animi 
)nvarij, fiafpettano con ogni occafionecofenuouej 
aueua egh alcune fottofcrittioni del Ré in bianco,ac- 
iò che potefie nominargouernatore in fua afrenza;ma 
infermità fii sì veloce, che non gli diede luogo à valet- 
ene. Mori in tempojche egli hauea poco gufto di quel 
Ce j gouernoi 



ijoo Ijioria dileronimo Conejìaggh 

gouerno ; perche oltre à che ilpefo non era per le 1 
Ipalle, col decreto che il Rè hauea fatto conerà neg 
cianti> rimafe difcreditato, e mal proueduto di dena) 
lènza i quali non fi parca fìcuro. Quafi tutti i eoa 
glieri di Stato fi opponeuanoàfuoi diTegni per va 
cagioni: i più fedeli non {limandolo fufficientealg 
uerno riprouauano molte delle attieni fue , e partic 
larmente biafìmauano la licenza , che diede al pac 
centra la caualleria ammottinata)Comc cofa di mal'i 
iempio;à gh' altri non cosi faldiin fedct non mancau 
no cagioni òi abborrirlo, come era quella della buoi 
intention fua. In fine queft'huomo atto alleambafci 
rie, e più aU'induftria della pace, che all'arte della gue 
ra cominciò il fuo gouerno con gran confidenza di 
ftefTo , il profeguì con ignoranza, e vi mori con ang 
ftiad'animo. leronimodiRoda» prete Spagnuolod 
configlio di Stato, e prefidente di quel de' tumulti» d 
appreiro efTo Commendator'era più fauorito d'og 
altro, pensò elTercitando il fauor già morto, fofrener 
cofe; ma il configlio di Stato, che fi parue rimaner e 
pò della Republica > cominciò ad ordinarle come gii 
<licò conuenire. Prepofe alla gente di guerra il Coni 
Pietro Erneflo di Mansfelt, gouernator diLucemboi 
go,& andò facédo quelle prouifioni,che occorreuaot 
In Ifpagna vdita la nuoua della morte del Commenda 
tor maggiore, ne hebbe il Rè fentimento, come< 
huomo che amaua , (fé però è vero, che ne' Principi 
truoui amore, ) e nel configlio cominciò àtrattarfi» 
mandargli fuccefTor' in quel carico. Non era la colà e 
picciola confideratione; perche la piaga di queipae 
quafi infiftolita ricercaua efquifiti rimedi, e perfonani 
volgare, che oltre alla quaUtà del nafcimento fofTe ha 
bile alla guerra, & alla pace, cofe che non femprecoD; 
corrono invn'huomo folo. Ma, òchenonfitrouail 
allhora proata perfona , di cui il Ré fofle fodisfattoi 

chi 



Libro Nono. ^OK 

i'per rimedio de' pafTa ri rigori egli voIelTe anco ten- 
t quefta fìrada di lulìnghar' i Fiaminghi , ò pure che 
< i credelTe troppo à Gioachino Hoppero Fiamin- 
jo, che dimoraua alla corte, cuftoditor dQ'fìgiiUdi 
dra, che gli perfuadeua quefta elcttione; ordinò che 
onfigho di Stato gouernaffe quelle Prouincie fino k 
ito.che egh prouedelFe di perfona del fangue à queL 
:ura. Quella autorità, che il Ré diede al configlio, fi 
me fu à quei confìglieri di grande Ibdisfattione, cosi 
j :ue à molti ftrana, perche tutto che foflero de'più fe- 
I ii.eflendo naturali del paefe.e membri di quel corpo 
èrmo, che fi trartaua di fanare, pareua che no doueC- 
o efler'atri alla cura di Ce fteflì; onde fé ne difcorrc- 
in vari modi. Chi voleua che il Rè,pouero d'huomi- 
di valore, non hauelTe intorno perfona habileper 
el gouerno; che perciò fofle venuto in sì debole pro- 
ìone.Chi diceua,che molTo dalla fua naturai bontà,e 
( defiderio di pace lafciaua a* propri) Fiaminghi, ca- 
di remediar' a' lor mali , per veder fé più facilmente 
[ueftomodofiquietailerolc cofe. Alcuni approua- 
no quella rifolurione, dicedo efl'er la vera ftrsda dei- 
pace, altri la biafimauano, parendo loro, che il Rèa 
lefto modometteflein auucntura quella parte delle 
ouincie.chehaueuaficurain mano; ma quale di que- 
. difcorfi folTe meglio fondato , il tépo lo hauerà mo- 
rato,e lo vederemo appreflb. Conrinuaua tuttauia la 
aerra in Olanda, e Zelanda, e Mondragone, andaua 
ringendo Zirichiea di forte, che hauendo tentato più 
L vna volta gl'inimici in vari modi di foccorrerla, noa 
lauean potuto fare; nonoftante che quei di dentro 
aiutaflero, vfcendo fuori per la campagna innon- 
da con le barche; onde il Principe rifolué di far quel- 
L maggior forza, chefipotefiie, per foccorrer quel- 
i piazza ; edifegnò di andarui in perfona. Armò due 
aui molto groflc, e cento altri namiipiù piccioli, con 

difeguo 



401 Iflorta di leronìmo Conejlaggio 

difegnodi accoftarfì con le iiaui al diccho,doue era 
chiufa profonda j e di là con l'artiglieria grofla dif 
der' il diccho, e metter gente in terra per tagliarlo j i 
ciocheli nauili piccioli per l'apertura , e perl'inom 
tione poteflero entrar' al foccorroj ma Mondragd 
auuifato di quefta rifolutione) come prudente Capili 
no fece cauar la terra dentro nella lunghezza delti 
cho per grande Ipaccio i nel quale pòfe molti Soldi 
che rimanendo coperti dall'ofFefe nemiche, poteu: 
impedire cosi la sbarcatione» come la tagliata del e 
cho. Venne rarm.ata,& accoftatefi le naui grofle ale i 
cho, fecero con l'artiglieria quel maggior danno i 
potettero, fcaualcandone due pe2zi,che Mondrag( i 
vi hauea pofto, rimanendo morti i bombardieri di t 
ma li Soldati da quella caua , doue erano \i dannegc 
rono di forte>che non ofàrono fcender'in terrajanz: 
mafa vna delle naui grofTe in fecco fenza poter naui: 
re, reftò perduta; perche ritirandoli rarmata,allaqu 
già mancaiia la marea, non folamente fu rotta dall' I 
tiglierie la naue i ma lì affogarono quante 2;enti ve ij 
uano in effa , e quiui morì l'Almirante Luigi Boi( (| 
li riufcir'vana la diligenza di quello foccorlo tror|Ì 
le fperanzeà ghaffediatidi poterli faluarej perciò n \i 
oftante che tuttauia dal Principe folTero pafciuti di f{ \è 
ranze d'altro maggior foccorfo, trattarono col Capii ! ' 
noManuelle DoriaPortoghefelaredditione; ilqui! J 
Lauendo rifferto al Colonello, & effoà Bruffelìes 
configlio di Stato j furono fatti i patti, che la Città p 
gaffe ducento milla Fiorini per pagamento delle gè 
th e che i Soldati, che erano più di mille, fé ne \kiÌÌt 
con le loro robbe, armi, e bandiere piegate fenza fu' 
co, e foffe lor data imbarcatione, le quali colè effequ 
te, vi entrò Mondragone nel principio di Luglio di fé 
tanta (ci co'fuoi Valloni, con gran gufto de' Gouern.; 
tori. Ma può ben'hora dirli, che fé gli vtili, e l'allegre'. 

ze del 



Libro Kono. 405 

elle vittorie d'Harlem, e di Mochen , furono tcm- 

ite dai danni, edallameftitia, che caufarono gli 

nottinamenti, che lefeguitarono, la dolcezza di 

ftadi Zirichzca douerà anco efler moderata dalia 

I irezza di vn'akro ammottinam ente j che fu cagione 

maggior guerra, e di maggiori difordini che mai fof- 

) in quei paefi. Perche , alloggiati che furono per 

ir Ifola i foldat', & attendendofi per pagarli àri- 

Dtere i ducento milk Fiorini , la terra pouera paga- 

entamente ; perciò li foldati Spagnuoli del terzo di 

des, che non arriuauanoà due milla creditori dial- 

e paghe, fcacciati Capitani, & officiali, fi ammotti- 

ono; e paflati in tert-a ferma delBrabanteconnon 

loriinfolenze, némenoofFefcdiDio, che gli altri 

mottinati fi haueffero mai fatto, cercauano terra 

ffaTdoue alloggiarfi, per eflercitar quella sfrenata 

:nza, che foghono fare; e gli foldati di quel terzo, 

to il mottino fi andarono ad vnir' con effi, crefcen- 

ogni volta di numero j perche con la libertà del vi- 

:e, ogn'vn correua à goderne. In Brabante doue ha- 

jano difegnato alloggiarfi, non trcuarono le cofe à 

3do loroj perche dallordine che fu prima dato, chei 

(efani pigliafTero l'armi centra lacaualleria ammot- 

iiata, (fé ben poi fi era quietata) ogni terra fi guarda- 

; ,& intendendo eglino, che Brufifelles, doue haueua- 

; I la principal mira , vigilafTe per diffenderfi da loro, 

Drreuano il paefe con intollerabili danni.Li Capitani, 

officiaH lor moftrauano il danno, che faceuanoal 

e, e il pericolo in chemetteuano nonfolamentele 

)fe del paefe j ma tutta la natione Spagnuola ancora; 

)ntra la quale pareua, che ognVno fiarmafle; iiianon 

:ouò punto, né meno le diligenze del configlio che 

landò loro incontro il Conte di Mansfelt dieci miglia 

)ntano da Bruffelles à pregarli, che fi quietafièro, che 

irebbero p.igati più facilmente con la quiete , cl^e col 

rumore» 



404 Ijloria di leronmo Coneflaggìo 

rumore, e che di Spagna attendeuano denari per 
disfarli. Ma effi rifoluti di non vbidire , pafTato lo Se . 
de improuifamente entraront) in Fiandra ; douef 
preferoAloft terra murara, e ben popolata, quind , 
miglia lontana da Bruflelles , & altre tante da Gan 
cjiiiui fenza far conto ài prieghi, né di minaccie, lì f • 
tificauano , & afBigeuano quei miferi terrazzani pii ; 
quello ch'haurebbero fettoi più crudeli nemici ; n< '. 
ciò contenti minacciauano tuttauiaBrufTelles, dice 
do volerui andar' ad alloggiar', & arderlo j così ala 
altre terre ancora, ondedaAloft, e da quei corner 
che fcorreuano} veniuano le doglianze alconfigl 
ch'erano fentite nell'animo. Et era tanto lo fdegi > 
che caufauano le minaccie , e l'infolenze dicofto ' 
con gli elTempi della crudeltà de' mottini paflati, ( * 
ogni vnogridauacontra di loro j tutti fi armaualio; 
gni terra fi prouedeua j non vi era vbidienza alcun: ' 
pareua,che foli coftoro fofTero li nemici di tutto il p; 
fei onde la natione Spagnuola abhorrita , parend 
mal ficura , non ofiua andar per le firade di BrulTell ' 
€ leronimo di Koda, Alonlb ài Vargas,Iuliano Roii 
ro, & alcuni alni fi teneuano nel palazzo reale. Pere' 
quel popolo difubidiente , ncn oftante la prefèr 
de'configlieri, non parendofi benficuro, colprefic' 
che liaueua , e temendo con l'elTempio de* \idti\ ( 
proprio danno hauea prcfo tumultuariamente l'ar; 
per fua difefà, efcorfeinaltri difordini popolarefci 
ondepiù per cagion de gli amici , che de' nemici tut 
era tumulto ; tutto confufione. In fiero tempo paru( 
molti di quei configlieri di efler venuti algouernot 
paefe j perche i pianti d'Alofì: li trafiggeuano fenzap 1 
terui dar rimedio;e dalla alteratione,che quello mot ' 
nocaufauane*popoli,fe non fi quietaua,dubitauano i 
maggiori difordini. Pure per tener'in freno le cofe, 
cofigho diede commiflTione al Signor di Giimes, à G 

glieiir 



Lihro Nono. 405- 

;Imo di Home Signor di Hefe, 8c ad alcuni altri Si- 
ìridi metter* in ordine fanteria, ecaualleriaj man- 
ono in Ifpagna il Signor di Rafinghen al Rè à dargli 
Ito d'ogni cola, & à pregarIo> che proucdefTe per la, 
isfattione de i Soldati. A quelli difordini , che pur 
I pochi denari fi poteuano quietare , poiché altri fi- 
ife ne erano quietati , fen'aggiunfevn'altro, che 
: il danno maggiore > e la guerra più grande , e fuj 
i configlieli di quello configlio di Stato non erano 
i di vna voce j e di vn parere j anzi nelle più princi- 
I cofe difcordauanoialcuni di eflì amoreuoli al pae- 
I :rano pieni d'odio , e d'ira centra gli Spagnuoli, né 
i )ortauano così fpeflì mottini con tanta difubidien- 
l'fuperiori, tanto flagello de* popoli, e tanto inde- 
; ) di chi gouernaua, e voleuano ancorché fofle col 
D, e col fanguerimediarui» dicendo, quello efTer'il 
1 igiodelRè, ecosìhauerlaintefailCommendator 
5giore, quando prouide contra la cauallcr;a am- 
: ctinata. Gif altri meno fenfitiui più partiali degli 
: gnuoli , fé ben non fapeuano ifculàr' i mottini, e le 
! rationi che da elTi nafcenano , tuttauia voleuano 
portarli, e non concorreuano co' loro voti àquel- 
1 ehberadoni , e fpecialmcnte della prouifione, del- 
l rmi, che gli altri haurebbero voluto fare; e fé ben 
: feflauano conofcere l'inconueniente, non fapeua- 
t ònon voleuano trouarui il rimedio. Ed'vn'altra 
(rfe più maligna) infirmiti, era trauagliato quefto 
t ifiglioj perche alcuni configlieri, emuli l'vn deil'al- 
l . fra quali il Duca d'Arrcot,e il Conte di Bariamone, 
1 za hauer riguardo à qual fofle la migliore, ò la peg- 
[rdeliberatione, tendeuano folamente adopporfi 
• arer dell'emulo j perciò nel paefe nonvedendofi 
] liar ordine alle cofe, crefceuano i romori, e le difii- 
1 ienzermaflìmamente quando fi andauaintendendo 
1 iifcordie de configlieri. Era all'hora venuto di Spa- 



40^ Jfiorìa di leronìmo Coneflaggìo 

gna Carlo Filippo di Croi, Marchefe di Aure , ftaK ;. 
uorito affai dal Rè,& ogn'vno credeiia,ch'egli col i ». 
uo fauore, e di cafa Tempre fiata fedele, douefle ir :. 
me col fratello Duca d' Arfcot foftener le cofe del F e 
difender gli ammottinati , ò almeno con lautorit. la 
fgannarchi hauefle torto j ecomponerle cofe, r ò 
che egli volefle reguitarl'liumore degli amoreuc al 
paefe, òcomepuriidiceua, nonhauendoottenu^ n 
Ifpagna in fodisfattione di lunga feruitù quelle me j- 
dipecuniaricch'egliafpettauajanzi folamentelac i- 
ue dorata -, con che veniua ad efTer fatto della car a 
del Rèi fi voltò alla parte contraria; anzifpreggi: o 
queir honore, tanto da gU Spagnuoliflimato, fi ht »e 
più tofto per burlato, che per rimunerato. Con i :e 
quelle difcordie ; come la parte de' confìglieri cor li- 
magli SpagnuolifofTe in maggior numero, cheT a 
non era, non lafciauanodi farli prouifìonidi gei ii 
metter' ipopoli in arme, e di non lafciar' entrare i- 
gnuoli in quelle terre, douc non ne erano; bandii o 
gli ammotinati, dichiarandoli rubellt, e nemic el 
paefe, accioche efiì temelTero , & ogni vno più lil i- 
mente folTe pronto à pigliarli Tarmi contra i quell ?l 
confìglio, che teneuano la parte de gli Spagnuoh,; > 
poneuano ad ogni lor potere à quelle dehberatio e 
quando pur' veniuan fatte , li ingegnauano di fai i? 
fcir'vane le elTecutioni di elTeialcuni altri de'confì s- 
ri non lafciauano di elTer' aiutati ài configho dal 1 > 
cipe d'Oranges , che prefa l'occafione diceua, che ;li 
nonfaceualaguerraalRè, nèalpaefe; mafolamte 
a gli Spagnuoli , che Te fofTero mandati fuori di qi ;h 
Stati, egli farebbe flato il primo ad vbidire. Lipr^i^ 
pali capitani della gente di guerra Spagnuola, e T ie- 
fca, portarono gran legne à quello fuoco, anzi fui io 
forfè principale cagione de' mali , che fuccedett oj 
perche hauuta notitia delle difcordie de configho^ 

vedo 



Libro No?io. ^07 

Eiito quelloiche fi andaua tramando,(entfco metter- 
; Dite armiinfieme , temerono fmiTuratamentc , e 
P ero in dubbio fé doueuano vbidire al difcorde c5- 

!o, òpur difubidire, efarfì capi di fefteffì. Perciò 
latifi de gli Spagnuoli) leronimo di Roda, Giulia- 
^ .omero, Sancio d' Auila, Alonfo de Vargas gouer- 
.^■r della Caualleriaj de Tedefchiji Colon elliPoluil- 
^Pronsberg, Carlo Foccari, & alcuni altri, tratta- 
cj> di quello, chedouefTefarfi. I pareri non furono 
)rdi, perche eflendo tutti genti di guerra , i cui vf- 
effano con la pace, indinauanoà maneggiar lar" 
:emeuano che ftando ne' prefidij doue erano fpar- 
difuniti mettendoli coniiglio molte genti infie- 
potrebbe lorprohibirervnirfì j alqualmodoef- 
o aflaliti non fi potrebbero difendere; perciò eflèr 
' vnirfi tutti infieme, per efTer habili ad operare (è- 
lo cheportaflerolc occafioni. Vna oppofitione vi 
luano aflaigagliardaila qual era,che facendo que- 
Dfe fenza ordine del Ri , e foiamente per temere 
; genti , che i configlieri preparauano contragli 
lotinati, oltre à parer loccafione debole, conue- 
abbandonar molte piazze forti,che farebbero poi 
I tjperabiH,e che fi farebbe potuto dire còntra di lo- 
( henoncontra il configlio, ma infieme con eflb 
li obligati à operare centra li foldati difubidientiV 
fi, ofto, che metter le cofe in tanto difordine, e per- 
ii e Prouincie intiere; onde non fapeuano come in 
ignalacofadouelTeefler'intefa. Con tutto ciò,co- 
t a maggior parte di coftoro fofTero genti più tofto 
' ^^neggio di guerra, che di configlio di Stato, e for- 
f 'I parer di coloro, che vogliono che a' foldati Spa- 
5 oh fia lecito ammotinarfi quando lor piace, e che i 
^ alli del Rè di quegli Stati , fieno obligati à foppor- 
"' 'infolenze , eie crudeltà loroj rifoluerono di farà- 
lar tutta la gente Spagnuola in Brabance vicino ad 
D d Anuerfa; 



ne 



'jlo 8 Ijlorìa di Uro nìmo Coneji aggio 

Anuerfa; perche quiui era la rocca , della quale l'Ai . 

era Caftellano , la maggior fortezza ch'hauefTero l 

ttaefc) della quale in ogni euento> faceuano gran a - 

taiej fperando, che dal Rè douefTe efler'approu 

quella loro attiene. Onde repugnando come fuole - 

uenire l'habito inueterato alf'vtihrà commune, feri - 

roà Ferdinando di Toledo, & ad altri maeftri di e; - 

pò in Olanda, e pei: tutto il paefe, chefìandafTero) - 

rando con le genti deliramente in Brabante, accie e 

fcoperta quella nfolutione, non fcfTerc loro impe e 

le ftradei Te ben temeuano maggiormente,che ciò - 

tefTeauuenire alla caualle ria, che alla fanteria pe - 

fer'inpicciolefquadre, & ali oggiatam Villaggi a - 

ti,edeboli.Queflecommi(fioni il andarono eileqi: o 

co velocitaic da per tuttofarono vbidite fenza relìl a 

di perfona alcuna, e fenza che fofle coniìderato di 

veniua il commandamento , e per qual cagione^ 

niente vna copagnia di archibugieri à cauallo di f .)- 

iianni Alconetta . che venendo di Fiandra à pali, Q 

Scalde per ridurfi alla fortezza di Anuerfa à quel ifr» 

faggio fu alTalita da vna quatità di quei villani, che ,1- 

l'ordinedel Commendator maggiore haueuano a )r 

Tarmi inmanocontra la caualleria ammottinat: fé 

ben altri vogliono , che quello affalto fofle fatt( ir 

nuouacommiflìonedelconlìglio , pure aiutata d ;li 

Spagnuoli del Ca{lello,{ì faluò. Intefa l'adunanza i le 

genti Spagnuole dal coniglio di Stato, gliparue a.- 

no, che colloro fenza ordine del Re , contra l'aut tà 

loro.operafiero cole di tanta imporranza;e paréd li. 

che Sancio d'Auila, come Caftellano di Anuerfa, £ a- 

pitano dell armata del mare, fofle quello , che de il 

inotoallecofe, gli fcrifle interrogandolo, donde vii- 

ua, che fenza fuo ordine , facefle leuar le genti da ,ro 

alloggiamenti, & vnirle infìemceflendo colà con i il 

feruigio delRe? Al che Sancio ri/pofe ; ch'egU hiea 

fei:rc 



Lìhro No»o. ^05 

ipre feruito Sua Maeftà come leale vafTalIo , e che 
1 era egli (bieche faceua adunar la gente di guerraj 
li ColonelIi,e Capitani principali ancora^per parer 
) cofìconuenirealferuigio diSuaMaeftà, echedi 
fla attiene daranno conto,quando bifognerà.Scrif- 
nche eflb Auila vna lectera, forfè troppo imperiofà, 
lagiftrato di Bruflelìes, dicendo; che Ce non fi prc- 
efle in altro modo, di quel che fi faceua;e che il con- 
io di Stato non foiTelafciato gouernar h'beraméte; 
gli coi capi della gente di guerra vi darebbe cjuel 
edio , che ricerca il feruigio reale y e quefte lettere 
l mcio ftimate troppo arroganti, non furono cagio- 
li picciolo bisbiglio j poiché quafi non fi fapeua di- 
nere, quale fo fTe il patrone, e quale il fcruitore. Fra 
fte dilcordie, e quefti contrari 5 cofil'vna parte co- 
l'altra di quei Configlieri, defiderofi di refiftere alle 
lenze de gli ammortinati; ma di non difordinar 
:utto le cofej trattarono di abboccarfi con eflo San=- 
ecoi Colonelli Tedefchi, per faper ciò chepre- 
leuano , e con che titolo ; il che fu fatto àVille- 
:h; picciolo villaggio fra Anuerfa, e BrulTelles ; ma 
li, come auuiene) doue le autorità fon pari , ,e i pa- 
diuerfi, nonficonchiufecofa alcuna buona. Per- 
l'affìcurar le genti di guerra del Rè, che non folle 
ifada quella del coniìglio, e delle genti delpaefej 
ioche ella tornafle a Tuoi prefidi, era difficile, ne vi fi 
io forma ; perche fra di loro confidenza non ve ne 
alcunaj l'allìcurar' il configlio , che non folTe offe- 
:alla rabèiadegli ammottinati, e dalla diffidenza 
miniftri Spagnuoli, e che perciò lafciafie di armarfi> 

I ne ftefle alla difcretion loro, no potè farfijche tutti 
feme, fé n'andalfero contra gli ammottinati, cagio- 

I I ogni male; non vi fi accordarono gfi Spagnuolijdi 
Mo, che rimafero le cofe in quello ftatO) che erano 
|.Tia,&airhora Jeronimo di Roda,Alonfo di V^rgas^ 

■ Dd 1 e Giù. 



4TO • IflorìadUeronlmoCoheflaggh 

e jGiulkno Remerò, con altri SpagnuoH, perpiiìf f. 
rèzza, ò per fegno di maggior diffidenza, non ritoi ^ 
tono à BrulTelles con gli altri configlierij mafenj. 
darono in Aniier{à , che giudicauano per loro più{ |. 
ta, per cagion della rocca , l'Auila > e gli altri min ri 
Spagnuoli conofceuano beniflìmo.che ogni male )- 
cede uà da gli ammottinati , e che fé fi fofTero quii ti 
erano facili di accommodar l'altre cofcymanon v :- 
uano forzarli, perciò meffiinfìeme alcuni denari, f f- 
ferfero di dargli parte di qurello che doueuanohau ,*; 
ma eflì oftinati nonvoleuano niente meno di ciò, le 
loro era douuto;onde volendo il configlio guardar la 
gli ammottinati, e gli Spagnuoli difenderli, e guar fi 
dal configlio andarono pigliando l'armije richiara >- 
no dalle fauci dell'inferno vnapiùatroce, epiùcrel 
guerra, che quella ch'haueuano hauuto fino all'hoi n 
Bruflelles era tuttauu quel popolo in moto, fenza i- 
dienza, e per la vicinanza, e per le minaccie de gli i- 
mottinati, non fiteneua ficuroj perciò fi proui< di 
quattro compagnie di faldati vecchi Valloni diqi i» 
che fokuanoftare alle frontiere; e furono alloggi di 
fuori intorno alle mura inficme con alcuna caual il 
delle lancie ordinarie. Tutte le Prouincie ài quei ifi 
erano ftate à vedere quefti mouimenti con egU£ i- 
fpiacere j alcune delle più vicine haueuanoprefo r- 
mi in mano per difenderfi , le più lontane non fac a- 
no mouimento, ilBrabancecomedipiùquahtàpi i- 
cino, anzi quella parte doue era il remore, e de fi 
apparecchiauano l'armi, era flato àvedere,«& ade l- 
Hare le attieni , cosi ad configho come degh altr li- 
niftrij sìperiapergiudica];,Ghihauealacolpa de' re o- 
ri; come anche per darui rimedio j onde dopo l'I- er 
veduto, efentitoj giudicò fra fé ftefTo , chevnaj te 
de'ConfiglieriprouedefTeromale, che i miniflr: ìi- 
l*armi Spagnuole fi arrogalfero più autorità , eh o»^ 



M 



Libro Homo. ^ 

a toccaua, perciò, e per maggior confufione quefto 
»n^gIio di Brabante, che foleua vbidire, peniàndo ri- 
.rar' a mali, vol(è farfì patrone? di modo che il gouer- 
) del paefe fi andana riducendo in vna Hidra ài più 
fte. Rifolué eflb Configlio di far prigioni alcuni 
■'Configlieli di quel Configlio di Scaco generale.che 
!)uernauajdicédo cofi efifer men male, e cefi conueni- 
al ben del paefe,perche efTendo i Configlieli difcor- 
I ,e cagionado la difcordia il male,cofe publiche a'po*- 
ili, fé non fi facelFe (gualche rigorofa diligenza di le- 
r da quel numero i più ricrofi,fi correrebbe pericolo, 
e i popoli, che flanno alla mira, vi prouedeflero cor 
' ricolofe tumulcuationi; perciò chiamati li Signovi di 
jfcj e diOlimes, quello gouernator di BrufTelIes» 
efto gran Bailo di Brabante, gli ordinarono, che fa- 
Fero prigioni il Conte ài Mansfelt, quel di Barla.- 
MK, Viglio Aita, Criftoforo Afl'onuille, eliSecreta- 
Berri, eScaremberg, ch'erano li più Spagnuolati, & 
uni altri miniftri, il che fu fatto nel principio di Set- 
nbre difettantafei, & appreflo dichiararono, che 
\ ippo de Croi Duca d'Arfcot ìoSq Generale , e capo 
[Brabante, e quanto all'armi , che metteuano infie- 
; li m.'niftri Spagnuoli , penfauano , che doueflero 
ictarfi, ò proceder contra gli ammottinati> ma che 
* andò voleflero vfar forza,che con la forza d difende- 
)bero. Alcuni altri miniftri cosi Fiaminghi , come 
ignuoli, di minor quaHtà, furono anche prefi, e mo- 
lati. Scriflero à tutte le altre Prouincie (da Olanda,e 
^ landa in fuori^ labro rifolutioneje la cagione di ef- 
l'amor ch'haueuano alla patria, e le pregauano ad 
irfi tutte infieme per configliare ? e per prouedere 
elle cofe, che pareflero conuenire al ben del paefe, e 
iflèro anche vna larga fcrittura delle loro giuftifica- 
•ni. Alcuni furono di opinione , che quelle delibe- 
;ioni, e qucftc prigionie de'Configheri, non feguiffè- 
Pd j ro 



» 



412, IftorÌA di lerommo Conejl aggio 

rofenza configlio del Principe di Oranges , eflend 
egli Tempre ingegnato di fare , che^li Stati operine i 
manierai centra il Rè, che non poflano mai più fid, ì 
diluì, elagiuftificationelaquale fecero {lampare i 
di quefto tenore. 

E affai manifefto à tutto il Mondo i come gM 
gnuoli nati in mifcria, & vinciti ài pouere terre, ved - 
do le ricchezze del paefe baflo hanno Tempre prò - 
rato quel) chehora fifcuopre, cioè dipiantarui e - 
tinuonido, & eterne habitationi , per occuparmi j 
grandi, e migliori vfficij, che vi fìano, al che non efl - 
do potuti peruenire per cagion de' noftri priuilegi; : 
non ammettono àgli vfficij nefTun forefìiere, fisi - 
zano di totalmente rouinarlo. Quefto loro perni. - 
fodifegno, fi è veduto chiaro fino dalle prime alt - 
tioni dell'anno del reflantafei, perche eflendo e a 
prudenza di Madama la Gouernante, e da' Signori 1 
Configlio fauiamente quietate le cofe, e ridotto il - 
toinpace, &inriporo> eghno pigliata l'occafione a 
l'odio, e con l'inuererato difegno, hanno mani o 
cjuàil Ducad'Alua ; cheinflrutto dell' arti del Mac ;- 
uello al filo arriuo fece morir molta della princn* 
leSc antica nobiltà, fabricando in vari) luoghi e: li* 
delle, per ridurrei popoli in feruitù. Impofe fi:)pn- 

fni co^^i. dati) , e impofi.tioni ecceìEue l & infoppc i- 
ili, alzòà i primi vilìcij gli adherenli Tuoi, trat t* 
ne gran numero ài fpie , e di traditori frai popoli ve 
intender' i loro difcorfi , e penetrar le loroatti( ; 
prohibì, & impedì Jaconuocationede gli Srati gì :- 
jali contra la fiberràfranchiggie» epriuilegi del ì- 
fe» tollerò ài Tuoi Spagnuoli ogniforte d'infolen' e 
lor confentiua vna sfrenata Lcenza di affafiRnar e 
divccider chi lorpareua òi forzare, e di violare » ii- 
ne, e donzelle di cjual fi vogha quafità, e di comi t- 
ter iinpunemence ogni forte di crudeltà i e ciò >R 



U' 



Libro ì^ono, 413 

lamente a' maggiori, & a' Capìrani; ma era con- 
duco al minor foldato che vi fofle. Per donde noi 
ggiamo , che le ricchezze di quello paefe , che fole- 
no eflergrandiflìme, fi fono ridotte in pouertà , e 
gloria de' noftri antichi tornata m ignominia i né fi 
jde, che manchino del lor modo di procedere j né 
lancherannomai, fino che habbiano ridotto ilpae- 
, con rapine, conrouine» e con incendi) in vn folita- 
i) deferto. Eccoui horachefotto preteflo di non ef- 
ir pagati de i loro foldi ammottinandofi vfano con 
,)i ogni forte di hoftilità, minacciano fé nonfipaga- 
I ) di rouinar le città, & à quefto effetto fono vfciti dei- 
fola di Zirichzea, e venuti in Brabante per moftrar 
idio che hanno contro di noi, difegnauano occupar 
città di BrufTelles, \^Qàt della corte, per iàccheggiar- 
I ; ma vedendo fcoperto il loro difegno, e che i terrag- 
ni s'erano mefil in armi per difenderfi, mutando 
. :nfiero, fono paflàti in Fiandra 5 douenemicheuol- 
: ente hanno prefo Aloft , minacciando di venir' a. 
ir'ilmedefimoàBrulTellesperdiftruggerla. Per que- 
I scagioni confiderando gli Stati del Brabante quali 
I .lamirà potrebbero portar' al paefe quefte infolenze^ 
jinno giudicato non efier tollerabili per più lungo 
I mpoj anzi fattone prattica col configlio di Stato, fo- 
I D tutti infieme ftati di parere, che conuenga refiftere 
i quefte violenze, dichiarar gli Spagnuoli rubelli s ne- 
1 liei del Ré, e de gli Statij e punirli fecondo lor deme- 
nti; perciò, e per mantener l'autorità reale, e perdifefa 
I ;1 paefe, gli Stati hanno ordinatOiche fi faccia qualche 
mata di caualieria, e di fanteria. Ma hnuendo hora. 
oiconofciuto, che alcuni del configlio di Stato fauo- 
uano fecretamenre efiì rubelli ammottinati,&hauér- 
1 perfuafi di occupar BruiTellcs , per poterne cauarper 
Drza gran quantità di denari, che s'ingegnauano d'im- 
isdire la leuata di gente da guerra , che ordinano gli 
i " Dd 4 Smh 



^ 1 4 Ijiorta di Uronlmo Conejiaggio 

Stati, procurando con falfità, e con menzogne rom;- 
re l'incentìone ài effi Stati , e far vani i loro buoni ci- 
figli , e falutifere rifolutioni , tutto à fine di fauorii li 
am motti nati; Scinfomma, bauendo fatto conofc e 
eiTer nemici del bene della patria, e voler contrTi 
mantener gli SpagnUoli nemici, finoà tanto, eh li 
Spagna fieno foccorfi, ogn'vnopuòconofcerelagi a 
cauli de gli Stati, e fé hanno ragione di procurdi 
conferuarfi centra vna così fatta tirannide della na >f 
neSpagnuola. La quale per fuperbia» per dispetto, r 
odio irreconciliabile, che nutrifce di lungo tempo, - 
me fé hauefle hora conquiftato il paefe con le ar !, 
penfa difponerne à fuo piacere, e dopo di hauergli i fj 
i priuilegi j ('che fin hora habbiamo conferuati inti ^ 
imponerui vn giogo di perpetua feruitù fotto le cru 
tà de gl'inquifitori ài Spagna.Per refifter dunque à e 
fti mali, per tutte le maniere poffibilii gli Stati del 1 
bantc hanno trouatoconuenireretenerc leperfon 
queiconfiglieri , che fono fautori fecreri , &adher 
ti de' nemici del paefej fino à tanto che il Ré fia pie 
mente informato dello ftato delle colè , come dot 
efler'in breue; hauédo deliberato di auucrtirnelo n 
to particolarmente, come anco della noftra buona 
centione, dell' afFettione che portiamo alla patria 
quale non fopportera mai che facciamo cofa, che e 
trauenga all'obligo de' buoni , e fedeli feruitori di 
Maeftà. Non finirono qui le diligenze ài quello co 
glio del Brabantejma col me7.o del Conte della LfU 
gouernatordiHainout, fece pregar Francefco di:' 
lois Duca di Alenfone,vnico fratello del Rè di Frani 
di voler aiutarH contra gli Spagnuoli, & riccuerfi in 
protettionci onde dato egli volentieri orecchie à qi 
fla prattica con quindeci caualH di pofta le ne andòfi 
nofciutamete à Mons de Hainaut à trattarne col Ce 
^e, e con alcuni altri Signori che perciò viiìtrouai 



tKmanon potendo il foccorfo di coftui efler cos» 
riito, cornehaueunnodibifogno, nonfùconchiufb 

cercai faluo che fatta la pace in Francia, che fi trat- 
i, , venirebbe in loro aiuto. Continuaua elToconfi- 

1 in pregare l'altre Prouincie delpaefedivoleriì v- 
1 ilìeipe, per difcacciargliSpagnuoIi, Italiani, Bor- 
doni, & altri che fecondauano gli ammottinati; 
t io Io Stato di Hainaut , perfuafo dal Conte della 
• g, dal Baron di Frefin, e dal Conte di Renenburg, 
ì ;' primi ad vnirfì. Fiì affai tofto feguito dalla Fian- 
f ArtoiS) Lilla, Douai,Orchies,Tournai,e Tornefìs, 
: :riche fecero infìeme Lega perpetua j per aiutarfì 
» ra la tirannide flraniera , Lucemburg, e Namur, 

i il Mansfelc, e Barlamont erano gouernatori ftet- 

falde. AMaflrid eraperilRèFrancefcodi Mon- 

Dca, che non hauendo faluo vna compagnia de gli 

;nuoli alloggiata nella parte diuifa dal fiume ver- 

lemagna, e tutto il refto guarnito di Alemanni del 

Ite di Óuuerftein, fidando poco di loro, fece quelle 

jenze che potette per guardarla città j àLira era 

ato Giuliano Romero , e quel picciol luogo ài na- 

. forte , fu da lui maggiormente fortificato j li Ca- 

idiValencieneSjdi Vtrecht,di V"iannen,e di Gante, 

10 guardati da gUSpagnuoli, tutto il refto perrac- 

,lier la gente di guerra fu abbandonato. Egli è ve- 

che in alcune piazze erano Valloni , commandati 

ì dai Signori del paefe, come da gli Spagnuoli^ fé 

idi effa natione, come naturale di quegli Stati, ii 

luapocoi tuttauiaGafpar di Robles era inGrunin- 

: con alcune infegne del fuo reggimeto de' Valloni, 

ireua che douefiero feguitare la parte Spagnuola, 

)nfo Lopez Gallo teneua anco il Gattello ài Culem- 

*g , neli' Ifoia di Gous era Filippo di Beaumonc con 

i compagnia ài Spagnuoli, Criftoforo Vazquez go- 

rnaua Zutfen? il Signor ài Liques teneua Cambrai» 

Dd j &i« 



4 i ^ ìjioria di leronìmo Coneflaggìs 

& in Olanda FrancefcoVerdugo manteneua in ft 
fue genn'i fé ben al contrario in ZiricKzea fi erano e 
ammottinati li Valloni, facedo prigione Mondra i 
e li Capitani, di ellì pareua> che inclin afferò più à : i 
gli Stati, chegliSpagnuoli. Dall' altra partei'y : 
cHe era quello che fra gli Spagnuolipareuache'in- 
mandaffcivedendo la rilblution àé. paefe , e fent de 
che haueuanoprattiche in Francia, dubitò cheil .n- 
cefi foccorreffero gli Stati , non fapendo cheacc de 
liaueffero infieme fatto; perciò andò accelerar il; 
venuta delle fue genti intorno Anuerfaje vedend( oc 
efferui forma di compofitione , né col configlio, ce 
gli àmmottiriatij con l' aiuto de' mercatanti Spag ol: 
prouide la rocca di Anuerfà di forte > chepoteu, p- 
portar' vn lungo afledio di fronte della città; dall' :u 
parte dello Scalde , su le riue della Fiandra facei "a- 
bricar' vn forte, per tenerui fermo il piede, & affi ar 
quel paffaggio ; mettendoui quattrocento Spagr li. 
Hora fi come gli Stati delBrabante fi pareuano gii iì- 
cati nelle attioni loro, per l'occafione, che gli nel e- 
uano dato gli ammottinati, per il mouimentod': \u 
che faceuano i maeftri ài Campo, è per il mal gou io 
de'configlieri's cosi effi maeftri ài Capo cauauanc u- 
ftificatione dall'opere che kcc poi il cófiglio e fpt il- 
mente dalla prigionia de'configfieri, parendo lorc le 
chirimputane diefferfi alterati, poteffero direi er 
preueduto le difubidieriìe (èguite poi; di mode le 
Quato pmfi difordinauano le cofe n'haueuano mag ^r 
gufto.fèben molti fono ftati di parere,che co tutti jò 
il meglio per ilRé farebbe ftatojche fé ne foffero ri i- 
fi ne'lor prefidi, seza dar tante occafioni a'popoli d i- 
uarfi la mafcara, e di difubidire. Non fi erano in qt :e 
nuouc difcordie ancora maneggiate armi; febo ^ 
Artois ilConte dellaRoccia, (tutto che foffe fofpett il 
configlioycgme cugnato dei Cardinal Granuela)h5 ;* 



Libro Nono. 417 

le genti ài alcune di quelle terre centra certa ca- 
ria Italiana , che andana fcorrendo la campagna; 
ì tanto il numerodi coloro , che corfero adofio à 
jiacaualleria da tutti i luoghi di quella Prouincia, 
ì ritirò prontamente verfo Aloft. In quello ftato 
uà la rabbia degli ammottinati , e le diffidenze 
.inifìri delRè ridotte le cofesonde da quefta nucua 
la di guerra molta parte de i popoli fperauano ri- 
Tarla libertà; perche ghhuomini facilmente fpe- 
ciò , chedeiìderano : dico nuoua forma; perche 
a il R-è, e gli Stati Catolici faceuano la guerra al 
i :ipe d'Oranges , & à gli Stati proteftanti, che non 
iuanoihora da quefto mótino è nato , che gli Stati 
Catolici, come proteftanti , & elfo Principe an- 
s'vnifcono iniìeme contro il Rè 5 oucro contra 
le<'enti,che parte ammottinaté, parte difubidien- 
configho di Stato adoperano P armi del Rè; «Se era 
ifa di maniera,che molti Signori dd paefeCatohci 
fapeuanoàqual parte accoftarfi; poiché Pvna, e 
radiceua feguirla vocedelRé,e far'ilfuo feruigioj 
in poi quali tutti tennero con gli Stati. Andauafi 
I ' vna delle parti prouedendo ; e tutte le città ftaua- 
lalla mira per non lafciariì occupare da gli Spa- 
!;oh; tutto per il timor de'motini, e Bruxelles, che 
I le più minacci.ata temeua più deli' altre , fece la ri- 
Ina di tutti i Tuoi cittadini, atti à portar' arme da i 
l.tifìnoàfefTantaanni.etrouarono efleruene quin- 
iiimilla, e fi andò anco fortificando di ripari. Quc- 
I cofe fi faceuano da i deputati così del Brabante,co- 
I di quelle Prouincie,che con efùfi erano vnite; per- 
oni configlio di Stato , dopo la prigionia di alcuni 
!nfiglieri,e l' aflenza di alcuni altri , andaua cadendo 
'autorità. Egli e vero , che fi diedero à rifar' alquanto 
'oconfiglio, che hauea dal Rè carico del gouerno 
Ir potere fotto T ombra,e nome dicflo guidarle cofe 



41? Ificrh di ìeronimo Confflaggio 

à modo loro più giuftifìcatamente , che non ha ne 

fen^a efTo.Perciò liberarono dalle carceri Viglio ta, 

C li Segretari) Berti,eScaremberg con alcuni aitici. 

niftri s e non oftante che il Ducato di Lucenìbu ri- 

chiedelfe la liberatione del Conte di Mansfelt fu ^o- 

uernatore non T ottenne j onde effi deputati , lai Ite 

al confìgho poco più che il nome , fotto quella f ra. 

uefta ordinauano ciò che lor piaceua j & il peggic :a, 

che i grandi per farli più affoluti, connumerauan icl 

numero de' deputati alle volte perfone vili di ma n. 

clinatione,e poco atte à cosìfattogouerno.S'aggi fé, 

che douedo dal Cielo efler'ordinatOjche la confu: ne 

crefcefTe maggiormente ; parue à leronimo ò\Y.\ 

che per mancamento degli altri configlieri vbid iti 

al ilè,rimaneire quel gouerno tutto in man fua; p io 

cominciò à far l' vfficio di Gouernatore in Anu( i , 

doue egli era. La qual cofà intefa da deputati ( i- 

narono , che niuno douelle vbidirlo , publicando èr 

fallo il fuo fugello , & vfurpata 1' autorità fua. Int :o 

Alonfo diVargas, partito che fu dalla confuka, ra 

andato mettendo inlìeme la fìiacaualleria, penf. lo 

ùÀ andar' verfo Aloft à perfuadergiiammottinat id 

vbid!re>perche non eflendo il numero de'fold.iti i- 

gnuolivbidieiìtipiùdifeimillafi pareuano pochi ie 

genti che intendeuano, che gli ^x.2X\ mettcuano ii j- 

mesperciò defideraua che effi ammottinati fi vnif o 

con gli altn'imailìmamente che già fi intendeua , e 

il Caftello di Gante hauea bifogno ài foccorfo. a 

mentre eh' eglifaceua quefto viaggio, nonhaue o 

però feco più ò\ mille foldati,in Bruifèlles hauuio n - 

da di quella gente da guerra,ch* era in quei conto i. 

fenza però faper quale ella fi folTe, vfcirono cÓtra e \v 

così daBruflellesjCome di Louanio,circa due milla J - 

i\ guidati dal Signor di Glimes,& alcuna caualleria :l 

Signor di BeurC; è vennero ad incontrarfi vicino a< i 

Vil%» 



Libro Hono, ^i^ 

iggiojche chiamano Vifnac» fra Louanio , e Tile- 
it. Quiuile genti degli Stati più valorofe in pa- 
Jjche in fatti, ribbuttato vn rrombeta mandatogli 
\ /argas fenzafentirlo, fiandauano accodando per 
\ ittaglia.Il Vargas hebbe allhoranon picciola for- 
;rche da vna parte glifoprauenne Gio. Battifta del 
Ite? Nicolò Bafta, ilSignordi Moisè con le loro 
ipagnie de' caualli , e dall'altra Giuliano Romero 
^rfo Lira con alcuni pochi foldati j li quali tutti ve- 
) conuenir combattere) fecero metter à piedi vna 
ipagnia di Borgognoni , per attaccarla fcaramuc- 
icjuali domandarono vn Capitano a' piedi cheli 
laflcje non fi trouando pronto che vi andaiTe Gio. 
ifta del Monte) (cefo animofamente delcauallo, 
•efo vn' archibugio, entrò innanzi alla fcaramuc» 
:o i Borgognoni , il medefimo ^Qct Giuliano Ro- 
:o coi Tuoi. Haueua in tanto il Vargas melTo vna 
edellefue gentiinimbofcatainvn picciol bofcoj 
aquale potendo tirar l' inimico gli pareuaficura- 
j :te douerlo vincerej perciò attaccata che fu la fca- 
uccia , nella quale le genti de gH Stati moftrauano 
j o valore, col refto della cauallefia aflaltò quella del 
j Elico; la quale non (qcq né anco gran pruoua;ma pi- 
ndo gli Spagnuoli à ftudio la carica , condufTero il 
aico nell'imbofcataj al comparir della quale fi mifc 
ìlimes in total difordine voltando lefpaile; ma fu 
aitato con velocità , per non lafciar che potefTe ri- 
tterfijonde fu fatta grande vccifione con poco dan- 
de gli Spagnuoli, perche oltre a i foldati , che com- 
téndo morirono,e che gcttado l'armi rimafero cal- 
bti, perì anche molta gente popolare di Bruflelles, 
i Louanio, che per curiofità erano vfciti à vedere, & 
redare.e infino de gli fcolari ve ne rimaferO)e{rendo 
tuato il numero de' morti à più di due milla cinque- 
uo, Quefta prima far tione di guerra ^ infelice peT 



4 1 o Jflorìa di leron'ww Con ejlaggìo 

gli flati, non gli fmarri punto d'animo j anzi à col j 
maggior' importanza attendeuano ; perche machi - 
uano conerà il Cartello diGante;haueuano intcllio . 
zainMaftridì importante per il pafTo della Mofa ^c 
haurebbero voluto aificurarfì di Anuerfa , e per cji lì 
difegni, andauano operando, &haueuanoleuato l. 
l'vbidieaza de gli Spagnuoli li duo fratelli Signo ii 
Hiergc> ediFloJon figliuoli del Signor di Bari mi ,e 
co i loro Reggimentijcofi anche li valloni di Mon .- 
gone,ch' erano in Zirichzea,& alcuni altri Reggin i- 
tidi efll; procurando far' il medefimo de' Tedeli. 
Ma neir andar operando à quefri fini,hebbero vn' a » 
dannoi perche hauendoincaminato fottoil Signdi 
Ferri nobile Louaniefe quattro compagnie di fol :i 
Valloni(di quelhjche fbleuano vbidire àMondragc i) 
à Vualem villàggio fra Malines,e Anuerfa,perfaru la 
forte , & aiiìcurarii di vn ponte > che era fui rio H. \n 
intefo ciò da GiuhanoRomero, vicorfe da Lira in 
feicento archibugieri Spagnuoli, e due compagni ili 
caualli , co'quah leuataa' nemici laftrada ài Mah «> 
e fingendo voler' airaltarn da vna parte, fatto imjio 
da vn altra,li vinfe, vccidendone molti ; non fcnza o 
danno, hauendoi Valloni combattuto vn pezzo v«- 
rofamente&il Ferri ritiratofi ad vna Chieiacona - 
nide'fuoifùpoicoftretto adarrenderfi. Egli è v ), 
che volendo dopò quefto fatto ritirarfi la cauall a 
Spagnuola in Harentals,doue era ftata alloggiata* n 
vihebbe luogo 5 perche fra tanto il Signor di Fk a 
rhaueua occupato. Defiderauanogli Stati, cornee 
detto, hauer' alla fuavbidienzaMafìrid, perefierfi i 
dicjuel paffo, del quale molte volte conueniua vai' ii 
ma facilmente col mezzo de'proprij citradiniàlo 
mclinati 1' ottennero j perche accordatifi i Tedeiii. 
del Conte di Ouerfì:eiii,che vi erano in prelìdio,co'i'- 
razzani, fi dichiararono voler feguire la voce deli- 

StJ 



Lihro ì?lono. 411 

ijfeniache Francefco diMontefdoca , che vi era 
jernatore , potefTe prohibirlo j anzi gli conuenne 
urar la perfonafua; perciò lafciaci certi pochi fol- 
Spagnuoli, che eghhaueua nelle torri della porra> 
dicono di BruiTelles , fi ritirò ne borghi di là dalla 
a, doueera Martin di Aiala con vna compagnia 
rchibugieri Spagnuolij ài doue elTendo ftato chia- 
odalMagiftrato,e da' Capitani, per trattar di ac- 
lo,andòà palazzo; ma nonefiendo potuti accor- 
ilo rittennero prigione, e quei Spagnuoli , che 
I ne' torrionijfurono cinti di trincee , trauerfàndo 
I Deche delle firade , accioche non poteflero entrar 
|i città. L' Aiala fèntendo male la ritentione del 
I :ernatorejVcire moftrarne fentimentOjperciò mef- 
i fua gente in ordine , con cinquanta foldati andòà 
[landarlo, &àdolerfij maefTendofì meflìi Tede- 
i e icittadini in arme,gli conuenne ritirarfi in fretta 
I borghi, ài doue era vfcito. Inrefe queftecofeda 
I nfo df Vargas,e da Ferdinando di Toledo , quello 
1 la caualleria , e quelli col fuo terzo di fanteria 
i ;nuola,s'incaminarono à quella volta, per non per- 
ii quel pailaggio , da e(ìì anche ftimato importante» 
(untivicino alla città furono auuifàti dall' Aiala del- 
^ tato delle cofeiperciòparue bene, che Ferdinando - 
ij'oledo con la maggior parte della fanteria palTafle 
il jme in barche, per andar' ad vnirfi con efTo Aiala, 
Ultar la terra da quella banda, e che il refto della 
Ìi:eriacon la caualleria, £icc^e impeto daqueft'al- 
i La paffata fu facile , perche vi erano le barche fen- 
Ij liana refiftenza ; ma per entrar nella citta conueni- 
ti guadagnar' il ponte da' cittadini debilmente for- 
fcratoidall'altra banda Pietro de laffis accoftatofi con 
(aualleria, e refto della fanteria alla porta, neltor- 
Ijpe della quale erano gli Spa^nuoli, hebbe commo- 
^à diromperla, e4iabbruciarla;perche Te bea iter- 
rat- 



I 



4 lì ijiorta di teron imo Coneflaggio 

razzarli piantarono fopra le mura, certi piccioli p(| 
di artiglieria, con che poteuano impedirlo, furon] 
continuamente battuti damofchettieri, ch'erano i . 
le torri,che non fecero effetto alcuno.Rotta efTap 
ta> ne abbruciarono vn'altra là vicina> e per ti^Q en 
rono dentro, combattendo valorofamente; ma| 
che nel medefimo tempcdalla parte de'borghi,il ' 
ledo, e TAiala haueuano aflalitOjC vinto la fortifica 
ne del ponte , e ftringeuano gagliardamente la gè ? 
de gli Statijfi vide la vittoria certa dalla parte de gli * , 
gnuoli ) li quali col ferro , e col fuoco eftinfero m 
gente, & arlèro diuerfe cafe, e non oftante che fi £ 
feiTipre tenuto da tutti per certo, che l'ammottina 
foldati, e il faccheggiar le terre foflero quelle cofè, 
non apportaflero minor danno al Rè, che al paefej 
zi elTcre la principale cagione della guerra, non pe 
lafciò Maftrid dieflere Taccheggiata con non 
rapine, né meno violenze, che in altre città fi fofi 
fatte. ITedefchi, chevierano> dopo Thauer fatta 
bole refiftenza , fi mifero in ifquadrone nella piazz 'i 
San Geruafioj ma dando la colpa a' loro Capitani d 'w 
uer feguito la parte de gli Stati fi reièro , e dato 1 y 
nuouogiuramétorimafero àferuigio de gli Spagna 
li y i quali attefero quiui à fortificarfi, per tener fu a 
quella piazza, doucrimafe alloggiato il Toledcco e 
fue genti. In Ifpagna erano andati alle orecchie del è 
quelli nuoui romori, cosi per le lettere de gli Stati, * 
ine per quelle de' miniftri Spagnuoli , con diffeut 
relationejperche quelli fondauano le loro ragioni i - 
le infopportabili infolènze de' foldati, contra i qi» 
folamente diceuano voler' operare, e quefti sin -' 
gnauano di giuftificar'imouimentiloro, &lionc.r' 
la loro arroganza, nella diffidenza c'haueuano de'C i* 
figlierij volendo ch'hauefTero altro animo, conti! 
proprio Rè di quello, che moftrauano di fiiori.^ a " 



Libro Nono. 4^^ 

roqiiefte giuftificationi maggi'ormetec/a//'vnapar- 
, e dall'altra; quando gli ammottinati non fi vollero 
il componercnè li maeftri di campo ftringer]i,e che 
Stati prefero l'armi. Al Rè tardo al giudicare, di- 
acque i\ procedere così deH'vnaparte) come dell'al- 
j perche tutte erano operationi contrarie a' Tuoi de- 
;rij e non ottante che li maeftri di campo gli fcrifle- 
che oltre à Lucemburg, e Namur, che feguiuano la 
:efua, fi erano ailìcurati di Anuerfa, Maftrid, e Li- 
di modo che farebbero daefle foftenuti molti me- 
.ncorche non follerò foccorfi , nondimeno le per- 
:, che haueuano fatto, abbandonando in Olanda,e 
.* altre Prouincie tante piazze forti, & in fine hauer 
duto tutto il rimanente del paefe, gliparuerifolu- 
le troppo dannofa. Ma come prudente, non poten- 
imediaral pafTato, pensò diproueder'all'auuenire, 
legli conuenire j maudarui vn nuouo Gouernato- 
na l'elettione era difficile, perche vn Capitano Ce- 
de Spagnuolo , nel quale concorreflero la qualità, 
lo Stato prefente di quel paefe richiedeua) era ma- 
uole a trouarfi , perche perla guerra vi conueniua 
lor mihtarej per la maniera del gouerno gran pru- 
iajperl'humorde' popoli gran piaceuolezza, e per 
)disfattion generale conformandofi co' priuilegi, 
uà efler del fangue Reale. Nonfarebbero manca- 
Ilpagna alcuni de' grandi habihà quel carico, ma 
Dri del Duca d'Alua,e le doglianzcche quelle gen- 
usuano di lui ancor viue nella mente del Rè. il ri- 
uano da non elegger vn' altro huomo di quella 
ita > oltre che fi richiedeua efler della cafa d'Au- 
\> della quale non ve ne era alcuno, perciò parue» 
(Siouanni fuo fratello da padre.fe ben giouane,fof- 

1MÙ accommodato foggetto: & ancor che in lui coi 
caméto dell' età no era ragioneuoleà credere, che 
ijfle quella prudenza, che fi ricercaua,pure eflendo- 
I E e uiil 



4 44 IJloria di leronimo Coneji.%ggìo 

\\\ il (angue , che in altri non fi poteua trouare, con a 
compagnarlo di buoni Còfiglieri,par che venifle à fi 
plire a quei difetti, che vi fofTero. Coftuieraftatoa 
guerra di Granata, & alla battaglia nauale di Lepan 
doue fu Generale della lega, haueua altiflìmi penfi( 
e parendofi figliuolo di Carlo Quinto, fenza StatoCt • 
to, che fofle Generale del mare, che è il più fuprei • 
carico, che dia il Rè) era in quella inquietudine di v , 
che fogliono efl'er coloro, che non fi contentano d( i 
loro fortuna, e vedendo perciò efler feruito da' Sigi - 
ri, era affai importuno al Kè,così per le ecceiTiue fp , 
come per beneficar' i domefiiciruoi,e le domande, : 
glifaceua, oltre ad effer grandi, e continue, pareu ) 
domandate in modo , che non poteffe il Rè mane; i 
concederle prontamente, malfime per gli occulti o - 
ghi, chcpareua, chegfihauelle, per cagion della - 
gionia del Principe Carlo, per la quale parea anco ^- 
foGiouanni, meritar' afTii. Quefìi meriti, quefto >- 
ceder,c quelle inclinationi di Giouannijfi cornee; o- 
bene conofciute dal Ré , così le abhorriua affai ; ( "C 
ch'è ordinario de'Principi no vederfi volontieri ap; f- 
fo perfone, che in qualità loro Ci agguaglino; ond' 'r 
allontanarlo da fejtutto che all'hora egli foffe in It i» 
fiì facile à far eletrione di luiper Gouernatore, edi- 
tano Generale ne'paefi baffi, fi come fece; onde ve to 
in Ifpagna,&hauute larghe patenti,e minute info a- 
tioni,partì à quella volta. Fra le piazze, che fenza fc iti 
SpagnuolifiteneuanoperiiRènelpaefe baffo, ^ r^ 
Cambraij tenuta dal Signor di Liques, andatoui o- 
uernatore; magli Stati vi mandarono il Signore n- 
chi, con alcune infegne di foldati,accioche con l'i di- 
ligenza ch'haueuano con Antonio ài Guoi , Luof :e- 
nente della Cittadella, vcdeffe di occupar quella iz- 
za; il che gh riufcì facilmente, e fenza fangue nel in" 
cipio di Ottobre; perche eilendogli ftata data yn: ar- 



Libro Kono. ^^j- 

., entròdentro improuifamente, fece prigione il Li- 

jes, & egli vi fu ftabilito Goucriiatore. Anucrfa defl- 

;rauano anche gli Scan dileuar ài mano de'miniftri 

)agnuolii per l'importanza della piazza, e per'efler 

iella, di che eili faceuano maggiore fondam.entoj e 

uno impediméto haueuano à quefto difegnojfaluo la 

occa guardata da Sancio d'Auila, con gran prefìdiojC 

laiì patrona della città j perche il Signor ài Ciampa- 

li Gouernator di eiTa , i cittadini , & il Reggimento 

: Tedefchi dei Conte di Ouerftein; che vi era dentro, 

mauano poco5 parendo, che(nonofì-antechefifof- 

ro accordati con gliSpagnuoIi dinonfarnouirà al- 

i na) douelfero facilmen te tirarli dalla parte loro. Età. 

iiefto effetto vn pezzo prima haijeuano fatte alcune 

: :re diligenze per tirar il Ciampagni dalla parte loros 

! ]uale preparandoli al medefìmo fine, era à ftudio ve- 

! ;to in difcordia con Annibale Altemps, huomo fede- 

I alRè, cheallhora haueavn Reggimento di Tede- 

li, nella cittàj adoperandofì, che ne foiTe cacciato, e 

entiato, come feguì. E cjuefta difcordia del Ciampa- 

11, e del Altemps haueua anco origine dalla ftretra 

aicitia, che elfo Altemps haueua con Sancio d' Auila, 

laledel Ciampagni. Con tutto ciò hauendopenfa- 

gh Stati in ogni cuento ài poter feparar la città dal- 

fortezza, volfero tentar l'imprefa, perch' era crefciu- 

tanto dal Sacco di Maftrid l'odio contraSpagnuolf, 

e gli faceuatrabboccar' in pericolof] configli, e il té- 

)pareualor'accommodatoairimprefa, pereflere le 

rzedegli Spagnuoli ailai difuni tei perche fé ben in 

ra, piazza aiTai vicina, ve ne era vnapicciola parte> 

altre erano in Aloft m Fiandra, &: à Madrid di là 

.Ila Mofa. Hebbero perciò prattichc col Ciampagni, 

>1 Conte di Ouerftein, che vi hauea gli Alemanni, e 

>l Magiftrato, i quali trouarono pronti ad vbidirii; 

:rche erano tutti huomini per particolari dilgufti di 

E e i animo 



44^ Ijioria di leronìmo Conefl aggio 

animo alieno da gli Spagnuoli» il Conte pretendeua ( 
alcuni di ellì elTer mal trattato ; ilCiampagni hauei 
per le cagioni dette di fopra antica riffa con Sane 
d'Auila j e il prefidente del Magiftrato non lafciaua 
hauerui qualche abhorrimento > per efleruene alcu 
troppo domeftici di cafa Tua, perciò incaminarono vt 
fo il Brabante molta parte delle loro genti, cauaroi 
anco di Bruflelles, di Malines, e di Louanio que 
guarnigioni, che vi erano, e tutti infieme guidati ( 
Conte Filippo d'Egmont, da i Signori di Hezé, di B( 
felle, di Bieure, e dal Marchefe d'Aure, ch'haueua ci \ 
quecento caualli leggieri, il terzo giorno di Noueml 
fui tardi arriuarono vicino alla città più copertame 
te, che folTe polTibile, doue vennero à trattar con efj 
Goaernator', e il Conte, icjuali rifoluerono, c\u 
giorno feguente la mattina fariano introdotti, Scai' 
gnatoli quartieri, il che fiì à punto elTequitOjper la p- 1 
ta di Borgheraut. Intefalacofada letonimo di Ro ' 
da Sancio d'Auila, e da gli altri miniftri, eh' erano n( 
fortezza, entrarono da gran colera in gran confulte | 
larifolutionefù , far' venir'in quel luogo tutta la 1( 
gente, per caftigar la città da quella parte aperta , & 
ipofta alla Rocca, maintantoconrartigHeriecom 
ciarono à batter le cafe, e far tutto quel danno, che | • 
teuano.I cittadini fubito fortificarono quella parte d ,• 
la città,che guarda verfo il Caftello, ferrando le bocì : 
delle ftrade per tenerfi fcparati , e ciò fu fatto con t • 
ta diligenza, e con sì gagliardi ripari, di profonde tr ■ 
cee di gabbioni, di botte piene di lana, e di terrai 
carri, di tauole, di alberi, che pareHanoinePpugna- 
li, nclafciauano illauoro per paura delle artiglia ^ 
della Rocca , che lor tirauano continuamente, Te 1 1 
quel giorno fu di sì gran nebbia , che poco lontan i 
poteua vedere. E fu sì grande il trauagh'o, che mi! > 
in quella opera , che vi fi fiancarono cosi i foldati, > - 



I cittadini di modo tale, cJhe c/Tendo vfcito delia 
rezza il Capitano Orris con alcuni archibugieri Spa- 
uoli, per riconofcerec^uef^a fortifìcatione, li trouò 
illì, che non folamente forzò i ripari, ma tagliò à 
:zi tutto vn corpo di guardia , che vi era , e fé egli 
lefTehauutofeco più gente, che non haueua, ha- 
bbe potuto fard patrone della città ; ma efTendo li 
i foldati pochi, vccife forfè cinquanta de'nemici, 
.bbrucciato vn molino , e certe cafe , che poteuano 
i )cere, fé ne tornò nel Caftello; ài doue non fi riiìna- 
t il tirar con l'artigherie à effi ripari » & in ogni luo- 
[ doue pareua , che potefTero nuocere. Li miniftri 
[gnuoli veduto mancarUla più importante piazza, 
I iella ch'haueuano fcritto al Rè douer mantenere 
I to ficuramente, rifoluerono di nuouo nelle loro 
I ifulte di far' ogni opera, per ricuperarla, perciò fpe- 
j )no fubito à Lira al Romero, à Maftrift, al Toledo, 
(idAloft à gli ammottinati, moftrando loro l'im- 
i tanza della cofa, pregandoli à venirfene fubito con 
fra la gente? ilmedeiìmofcrifTero alColonello Po- 
( er, al Fuccaro, & àgli Alemanni, chefeguiuanola 
j:eloro. Fu marauigliofa cofa vedere, come quefìe 
I Iti foflero tutte fubito pronte ài caminare alla roc- 
I li Anuerfà j doue giunfero in breuiflìmo fpatio ài 
iiipo; e fé ben di quelle, che erano à Lira, &àMa- 
i ft , era cofa facile à credere che doueffero fubito v- 
ì ire, tuttauia de gli ammottinati non pareua, che fé 
i doueffe afpettar così pronta rifolutione^poiche con 
I ti prieghi , e con tante oiferte in si difficili tempi, 
a fi erano potuti muouere j malafperanza della ra- 
: la potette in loro più che niun altro rifpettos e fé ne 
mero con Chrifto CrocifìfTo, e la Beata Vergine ài' 
' Iti nelle infegne ; & effi coronati di fiori , e di verdi 
ndi. Adunate quiui tutte quefle genti Sancio d'Auila 
e loro apparecchiar rinfrefcamenti per rifarli della 
E e 5 ftan- 



4 4^ Ijlorìii di leronimo Conejlaggio 

fìanelieiza àt\ camino, e per poter con maggiori for 
andar' all'affato della città j ma cill con inufitatafi 
rezza rifiutarono ogni co(a, dicendo voler nell'alt 
Mondo , ò in Anuerfa andar' à cena. Perciò vfciti da 
porta principale della fortezza verfo la città, proued 
ti di facelle di paglia, per metter fuoco nelle cafe, fec 
ro deuota oratione, e con ardente furia corfero con 
quei ripari ^battendo le artiglierie della fortezza con 
nuamente le difefe. Quei Signori ch'erano dentro, ' 
duto sì veloce adiinamento degliSpagnuoli, etai 
prontezza all' affalto, difiribuirono così i foldati.coi 
ì cittadini à quei nuoui ripari, (ìcuri di douerlì difent 
re; perche il numero loro era molto maggiore, < 
f]uello de gli all'alitori , eiTendoui più di quattro m . 
difenfori, oltre à i cittadini^ e con l'artiglierie batte 
no anco eiTi così la rocca, come le ordinanze Spagni • 
le: ma fu sì gagliardo l'impeto, tanta la ferocità de . 
affalitori, che non vi fiì alcuno alle mura, chepotc; 
foftenerlij onde fuperatii ripari, ammazzati, e fp; i 
dentro tutti quelli , che incontrauano per quattro » 
cinque ftrade entrarono nella città ; &'ancorchein • 
cune di elle fi combatteile, i Valloni non fecero il • 
bito loroj & i Tedefchi poco faldi in fede, fpecialm '■ 
te qudli di Cornelio Vaneyden, alFai tollo abbafla • 
no l'armi. 1 Cittadini fatto alle mura quel che potei- 
ro, e veduto il poco valore de" loro foldati fìritirart > 
verfb il palazzo publico (edificio grande, e forte) S> \ 
altre ca(è delle confraternità , pofte fopra la medeii i 
piazza ', equini in luoghi alti da molte fineflre, co i 
defiri, &airuefatti al tirar de gli archibugi, faceu. ) 
sran danno à gli Spagnuoli, che \\ feguirarono , i q - 
il vedendoli mortalmente ofFelì da'nemici da lue 3 
doue non poteuano arriuarpercagion dell' altezz.- : 
non vedendo modo di vincerli ; hebbero perciò rie - 
foalfuocoj il quale attaccato nel |)alazzo; enell'a - 



Libro Nono. 449 

j incominciarono tofto ad ardere) e quei miTerì, che 

i an dentro dopo di ammazzati moki Spagnuo]i,ò 

1 nafero dalle fiamme eftinti, ò con vn'altra manie- 

ì morte gettandoli dalle fin eftre fi precipitauano. 

; .->berù le fiamme di forte, clic non poteuano t{ì\n- 

li, e non folamente arie il palazzo principale, ric- 

s bello; ma altre feicento cafe , tutte piene di ric- 

:ze mercantiliie fupelletrili d'infinito valorejefTen- 

uella la parte che è di corali merci Tempre più pro- 

jta; e quando non lì trouò più chili difendeile, i 

ati firparfero per la città faccheggiandola. Con che 

)iaentrafreroper le cale, come trattaflerogli huo- 

i, e le donne di q{^q. , non folair.ente è cola fiera & 

imanailfaifii ma e lagrimeuale il dirli, perche do- 

.ihauer predato tutto quello , che haueuano u oua- 

elle cafe, e fatollati mille loro brutti defiderij,vcci- 

do chi lor contradiceua , non rimafe niuna forte di 

nécojper crudele che fia, che in tre giorni, che durò 

:co, non eiìercitalTero ne'xniferi cittadini , per far 

lire fé haueuano altro dinafcofto ; gfinnocenti fu- 

trattati ccm.ei cclpeuolii perche i mercatanti fo- 
ieriCil numero de'quali vi é fempre grande)che non 
ean colpa nella guerra, furono trattati come gli at- 
alcuniioldatitrouatidi là ad alcuni giorni, nafcolH 
e caue, e nelle fofitte; furo'no à fangue freddo veci- 
ili maniera che fi può dire, che vna delle più ^dich e 

ricche città del mondo, fu ridotta nella maggior in- 
cita, che fopportar li polla.. Moki Fiaminghi afflitti 
rantemiferie.e non ofando né anco parlare, auuczzi 
ntir trattar di nuoue fette, borbottando diccuano; 

1 faper rifoluerfi à dire di che religione folTero li fol- 
iSpagnuoli, fpecialmente gli ammottinati,hauédo 
effetti troppo differenti dalie parole ; poiché come 
toliciPvomaniportauanoperinfcgnaChriflonofiro 
;aore,e l.iBeataVergince faceuano oratione all'en- 

Ee 4 trar 



4 j o Ifiorm di leronimo Conejlaggto 

trar nelle battaglie , e poi in vn medefimo tempo • 
crudelendo cotra proftrati, effe reità nano tante ini] . 
tà, cenante in vn' animo atheifta pollano capireima i 
frutti della guerra. Morirono nella città combatt, 
do, e fenza combattere, frafoldati , e cittadini pi i 
fei milk perfone ; e de gli Spagnuoli non arriuaroi à 
trecento ; fé ben' il numero de' feriti fu maggiore, i 
quali il Colonello Facari, dall'altra parte il Signe i 
Ciampagni, ilMarchefe di Haurè, ilMarcgrauec - 
tiCi giù dalle mura fi faluarono in certi nauili del Pi - 
cipe, vicino ad Oflreuiel, di doue andarono in 2el - 
da. Il Conte di Ouerftein penfando faluarfì co vnat . 
ca,neirentrarui mettendo il piede in fallo cade ne] • 
cqua,doue dalpefo dell'arme rimafefoffogato.ilSig • 
. di Beure,entrado in vno troppo carico barello fi affi ■• 
dò, e vi morì.U Conte d'Egmont , ilSignor di Gap) ;, 
quel di Goignes furono fatti prigioni nella Badia d . 
Michele, molta gente che corfe verfo quella parte e • 
la citta> che dicono la Villa nuoua per faluarfì, vfcer • 
per li canali di acqua,che vi fono, fi affogò; per la frt . 
con che paffauano certo ponteje per il troppo num > 
che ne entraua ne' batelli.Le ricchezze,che rimaferc . 
mano de'predatori furono fmifurate, e il modo co > : 
ne vfaronojbarbarojperche il giuoco,la luffuria,e la ■ 
tuofìtà ne confumaua gran parteje tale vi era , che n . 
hauendo mai veftito faluo canauacci, non folament '. 
faceua le vefli ài oro,ò d'argét03ma gli elzi delle fpa 
e i corfaletti ancora. Al Rè fé ben di natura rigorofo 
fpiaceuano i faccheggiamenti delle città 5 e già al 
volte n'hauea riprelb i Capitani generalij onde i mi 
Uri Spagnuoli, (/pecialmente Sanciod'Auila) di ciò 
cordeuoli dopo del fatto andauano per la città, co; 
ponendo i cittadini co i foldati, & à prohibir le crud 
rasma fu cofa ài picciolo, ò di niun giouamentojperc 
oltre che i foldati vbidiuanomalejquattro,ò dnciue n 

nif 



Libro ISlom. 4ji 

n ri cti quefta inclinatione in tato numero di cafe tor- 
n ntate era vno infenfibile rimedio. Mécre che queftc 
e z li faceuano inBrabante.nó lafciauano gli Stati nel- 
l'i :re parti del paefe di procurar di ridur' all' vbidienza 
IJD quelle piazze, che guarnite di Spagnuoli, e di Val- 
[J i feguiuano la voce dei Rc.e teneuano conminiftri 
Sj<7nuoli) egiàcontralaroccadiGantC) e quella di 
<[encienes machinauano gagliardamente i in Frifà 
i icuano anco mandato à tentar quellaProuincia,che 
Cfpardi Robles con Valloni tcneua falda. E perche £ 
[ itti quanto fono maggiori , fono meno caftigabili, 
I lero fé il loro procedere fofle riputato delitto , che 
I fé tanto grande quanto potefle eflerej perciò, e per 
1 .1 più forti per mare , e per terra centra il vittoriofo 
inico, mandarono àFleffinghes il Signor di Hauflì 
.-elio del Conte di Bofsù à trattar col Principe, e con 
Stati di Olanda, e loro confederati di far con elfi 
altra vnione in difefadelpaefej onde dopo alcune 
llate, e ritorni; fu fatta vna adunanza di deputati à 
nte,doue andò il proprioPrincipe^nella quale come 
ì foiTero tutti di vna inchnatione,riprefe le prattiche 
ma trattate à Breda , fi accordarono facilmente net 
Ddo che fi vedrà di fottoiche per importar molto alla 
urna delle cofe , e per eflere ftate giudicate capito- 
ioni giufte, econuenienti cosi alRé, cornea tutti 
Statiila metteremo diftefaraente. E non lafcia di ef^ , 
•e notabile attione, che al Principe, & àgli Stati di 
nte, esìvarieProuincieinparteheretiche, nemiche 
nabih diSpagnuoH,có le mani ancor tinte nel fanguc 
Ila guerra,fu ftato lafciato dalla palììone tanto luogo 
r intelletto, che habbiano faputo formar' vno accor- 
), & vna pace generale in tutto il paefe fenza contra- 
:nire alla religione Catolica, ne alla autorità reale ia 
lefta forma. Conciofia cofa che i paefi di qua fieno in. 
lefti vltimi nuoue,ò dieci anni caduti in gran miferie, 
gè 5 e gran 



4 ji IJloria di leronimo Conefl aggio 

e gran calamità; per rinteftine guerre; per le fuperl- ; 
ngorofedominationi, e gouerni, oltraggi, ruberie, . 
pine,altri dirordini,& infoleze de gli Spagnuoli,e de i 
adherenti loro ;e che per prouederui,e per far ceffai . 
gni tumulto, oppreffione, & miferia , col mezo di i 
ferma pace fi fieno nel mefe di Febraio di fettata qu . 
tro adunati à Breda li Commiflarij ài Sua Maeftà , 1 
Signor Principe d'Oranges, Stati di Olanda, e 2cl - 
da, e loro confederatijper li quali efifendo fiato pro] . 
fto alcuni mezi accomodati per efia pacificationer i 
n é feguito l'effetto , clie fé ne Iperaua. Anzi al coni . 
rio , mentre che duraualalperanxa di cjuefta confc . 
tiene, della clemenza, e benignità di Sua Maefìà, i 
Spagnuoli fi fono giornalmente ogni volta più in: • 
gnatidi opprimere, rouinare, e metter' in perpe , 
feruitù li poueri fudditii fenza afienerfi da animo • 
narfi,e dal minacciare li Signori, e cittàj d'occupare i • 
micheuolmente diuerfe piazze,rubbarle,facchegg) • 
te, e bruciarle. Per laqualcofa, (dopo che da colo 
ch'erano prepofti algouerno del paefe, fono fiati 
chiarati nemici di Sua Maefià, del bene, edelripi 
publico) gh Stati di qua col confenfo de' Gouernat 
fono fiati cofiretti à pigliar l'armi per ifchiuarel'v 
raa,e perpetua rouina,c per far che gh habitatori ài i 
vnitiinficurapacificatione, & accordo, faccianovi 
del paefe efifi Spagnuoli, e loro adherenti difirucgit 
ài elio; per poter ritornar' al godimento , e pofieflc 
quei loro antichi diritti, priuilegi, cofi:umi, franchi 
2C» e hbertà, da' quafi nafce la negociatione, il trafi( 
e la profpcrità. Per quefte cagioni, col configho di ( 
loro, a quali è commefio il gouerno,fi e andato feg 
tando lacommunicatione, e pacificatione incorai 
data à Breda per Thonordi Dio , e per feruigio diS 
Maefìà; fra li prelati, nobili, terre, e membri del Bi 
bante^ Fiandra, Artocs> Henaut, Vàlencieucs» Lil 

Dou 



Libro Nono, 4$l 

ijii, Orchies, Tornai, Tomefis,Vtrecht,eMalines, 
refenlai-iti gli Stati di eflì pae{ì,e fra il Signor Prin- 
d'Oran<7es, Srati, e Terre di Olanda, e Zelanda, e 
confederati per commiflarij dell vna parte, e del- 
arefpettiuamente deputati. Li quali vlandodella 
autorità, e commiflioni hanno trattato, e con- 
fo fra le fopradette parti vna ferma, e perpetua pa- 
micitia, & vnione con le conQÌtionij& conuentio- 
hefeguitano. 

lima, che tutte le ofFefe, ingiurie, misfatti, edan- 
uuenuti per ^gion de' tumulti fra gli habitatori 
z Prouincie, comprefe in quello trattato in qualli 
lia luogo, ò maniera che fia, fieno perdonate,fcor- 
j, e riuutate pernon auuenutedi forte che dielfi 
!. fia mai fatta mentione, né perciò ricercato, né 
i iellato perfona alcuna. 

E conforme à c]ò,permetteno li detti Stati del Era- 
te, Fiandra, Artois, Henauk, con gH altri detti di 
ra,& infieme li detti Signori, Principe, e Stati ài O- 
da, e Zelanda, e loro confederati di mantenere da 
! innanzi in buonafede fenzadiffimulatione, efar 
j ntencré ne i detti paefi ferma & inuiolabile pace, & 
i icitia.per aiutarli Tvn l'altro in ogni tempo,e in tut- 
e occorrenze infatti di aiuto,e di configlio,(S^ efpor- 
eperfone, eibeni, e particolarmente per cacciare, 
encre fuori di quelli p'aefi li foldati Spagnuoli, &: al- 
foretlieri, eftranieri, che fi fono forzati fuor d'ogni 
mine di ragione priuar di vita, e Signori, e nobili, & 
pHcar' à fé fielTi le ricchezze del paefe, gcuernare, e 
nerlaRcpublicain perpetua feruuii. Perii che fare, 
5cr tutto quello, checonuerrà per refillere .\ coloro 
e in fatti voleiFero elTerlorocontranj; li detti con- 
derati promettcno tcnerfi pronti, &: apparecchiati, e 
nderfi facili ad ogni contribulione, (l^cimpofitione 
xclTarie, e raeioneuoli, 

3 Che; 



454 Ijiorìa di leronmo Coneftaggh 

5 Che Cubito dopo la cacciata de gli Spagnuo] e 
de loro adhereti, allhora che il tutto (ara in ripofo, ^ 
Scurezza , ambe le parti faranno obligate di proc i. 
re la conuocatione,e congregatione de gh Staci g( :. 
rali nella forma, e maniera che lì faceua al tempo .. 
la altillìma memoria dell' Imperadore Carlo , cjua o 
eglifece la ce(Iìone,e trapaflo di quelli paefi baffi r « 
mani del Rè Noftro, Signore; per metter* ordine, li 
affari del paeie in generale, 8c in particolarcitantc r 
quel che tocca air elTercitio della religione, ne'f fi 
di Olanda,Zelanda,Bommel, Scaltri luoghi confi :- 
ratijquanto per la reftitutione di fortezze, artiglit >, 
nauili,& altre cofe appartenenti à Sua Maeftà , che :| 
tempo di elfi tumulti fono fiate prefe da elTi di O - 
da.eZelanda.òinqual fi voglia altro modo; come r 
il feruigio di Sua Maellà, bene, &vnion delpae ì 
trouerà conuenire. Nella qual cofa > non fi potrà 1 
rvnaparte,nè dall'altra contradire.impedire, dilat » 
ò ritardare gli ordini , e rifolutioni che vi faranno - 
tcnèrelTecutionidi efTejCome fi voglia che fieno 1 
che ambe le parti fi fottometteuo intieramente , i 
buonafede. 

4 Che d'hora innanzi gli habitatori, e fudditi dell' i 
parte, e dell' altra di quelli paefì, di quale flato , q • 
lità,e conditione fì fieno, potranno da per tutto tra - 
re,frequentare,paflàre,e ripaflare, dimorare, e trafì • 
re mercantilmente, ò in altro modo con ogni libe: . 
e ficurezza. 

Dichiarandojchenon faràlecitOjnèpermefToàqu • 
lidi Olanda,e di Zelanda,néàniun' altro di quel p • 
fe,di qual fi voglia qualità, e condition che fia , di t< . 
tare cofa alcuna di qua fuora di efiì paefi di Olanda : 
Zelanda, & altri luoghi confederati contrailripof : 
pacepublica, e particolarmente contra la religic '• 
Catolica Romana, e l' elTercitio di elTa i neper que 

cag 



Libro Nono, 4^^ 

ne ingiuriar' alcuno di fatti,nè di parole; né fcan- 
i irli per atti lìmili.fotto pene di efière puniti, co- 
erturbatori delpublico ripofcpereflempiode 
ri. 

li a fin, che in quefto mentre perfona alcuna non 
Tgiermente efpofta à qualche danno , riprefa , ò 
ra i tattili Decreti per auanti fatti,e publicati fu le 
leir herefie, & infiemegli ordini criminali fatti 
ucad'Alua, l'efTecutione di eflì, faranno fofpe- 
à tanto,che da gli Stati Generali iìa ordinato al- 
l' snte. Intendendofi però, che fcandalo alcuno 
j le fuccedajdella maniera fopradetta. 
Che il detto Signor Principe j rimarrà Ammira- 
Seneraledel mare,eLuogotenente per Sua Mae- 
; Olanda, e Zelanda,Bomel,& altri luoghi confe- 
\ i,per potere commandarui , come fa al premènte, 
j nedefimi miniftri vfficiah,e Magiftrati fenza alcu- 
jiutatione,òinnouatione,faluo fé non folfedifuo 
re, e confentimento.E ciò per quel, che tocca alle 
•,epia2ze,chefua Eccellenza tiene al prefcnte,fi- 
tanto, che con la ritirata de gli Spagnuoh iìa altra- 
j te ordinato. 

' Ma per quel, che tocca alle terre, e piazze com- 
z nella commifTione, eh' egli ha da Sua Maeftà , le 
i non fono al prefente fotto T vbi4ienza,e comma- 
lento ài Sua Eccellenza , quefto particolare rimar- 
ifpefo fino à tanto, che elle terree piazze fiano ac- 
ateàqueftavnione,& accordo, con gli altri Stati, 
le Sua Eccellenza haurà loro dato fodisfattione fo- 
quei punti , che effe fono intereflate fotto il fuo 
lernojfia per rifpetto dell' eflercitio della religione, 
altro modo; accioche le Prouincie non fi fmem- 
10, e fi prohibifca ogni diffenfioneje difcordia. 
t in quefto mentre,niun Decreto,còmandamento> 
•ilifione# Q tentatiuo digiuftitia, hauerà luogo in ef- 

fi paefi, 



4 j <J ìftoria di Uro nìmò Conefl aggio 

fi paefi) e terre rette, e goiiernate per efTo Signor |n. 
cipejfe non quelli, che per Sua Eccellenza, ò per li )n, 
figlio, Magiilrato, ò Officiali di quei luoghi, i\\^^ 
approuati, e (celti , fenza pregiudicio per il tem| m. 
iienirc dei gran Coniglio di Sua Maeftà, 

9 Si è anche accordato , che tutti li prigioni p :a. 
gione de' tumulti paflatbcnaminaramence il Co ■ 
Bollii, faranno liberati francamente, e liberali ; 
fenza pagar nfcattoj mabcnelelpefe della prig ic 
quando pero prima della data ài quelli elii rifcatt or 
follerò pagati, ò conuenuti, & accordati. 

10 Oltre à ciò, e anco dichiarato, che il detto Sia 
Principe, e tutti gH altri Signori Cauallierijgentil o- 
mini, perfone particolari, fudditi ài qualfiuoglia o, 
qualità, ò condition.che liano,le loro vedoue, fìc o- 
\iy &heredi, dall' vna parte, e dall'altra, farani e- 
ftituitinel loro buon nome, e fima, e potranno co 
pigliare, e metterli al pofleflo di tutte le loroS; o- 
rie, beni, prerogatiue, attioni, e crediti, non eli lo 
venduti, ò alienati in quello ftato, che elfi beni fc al 
prefente. E per quello elFetcc, rutti li difetti,cont: a- 
cie, fequeflri, fcnrcnze, & elTecutioni ordinate, it- 
tedopo il cominciamcnto de' tumulti dell'anno; le 
cinquecento feiTantafei, tanto per cagion della i- 
gione, come del maneggio dell'armi, con tutto qi lo 
ch'è feguito. Tarano cancellati, reuocati,& annulla Et 
inlìeme tutti li procedi ferirti, atti fatti, faranno an 1- 
ìitii e depenati ne' regiflri, fenza che lia ài bifogn «i- 
gliarne, & ottenerne altro comraandamento,òpr i- 
ìione, faluoqueftecapitulationii non oltante ah ic 
jncorporationi, dritti, coftumi,priuilegi, preferirti :ii 
così legali, conuentionali, ecoftumate, comelo % 
né alcune altre ecrettioni, al contrario j le qua in 
quello cafo, & in tutte le altre cofe toccanti a i( ti 
tumulti ceileranno , e non luueranno luogo con fe 



) r 



Libro Jslofìo. • 4j-7 

Te fpenalmente derrogato , per quelle come vi fi 
n;ae(rendobirogno,& anche al diritto, che difpo- 
e eenerale dcrrcgatione non vagh'a, le la fpetiale 
ocede. 

itendendofi efTerui compreG.,e douer godere del 
nte beneficio Madama laContefTa Palatina vedo- 
ISignor di Brederoda per quel, che tocca à Viane, 
ri beni doue ella) ò altri per lei hanno ragione. 
Similmente vi farà comprefo il Conte di Bure per 
che tocca alla terra , Caftello, e paefe di Bure per 
re eiTo Sisiuor Conte godere con la ritirata del 
dio>come di cofa propria. 

E faranno annullati, rouinati, 8c abbattuti le cc- 
e, trofei, infcrittioni , & altri Tegni , che il Duca, 
u> ha fatto alzare in dishonore , e biafimo cosi - 
Dpra nominati, come d'ogn' altri. 
E circa li frutti delle dette Signorie.e beni corfi, e 
to delle doti, vfufrutti,cen{Ì5rendite,affignati, tan- 
)pra Sua Maefìà, quanto fopra fuoi paefi , e terre, e 
ociò, che prima della data di quelle, efcaduto, e 
pagato, ne riceuuto da Sua Maefìà, òdachihaue- 
autorità, ciafchcduno potrà reftettiuamente ge- 
ne, &:vtilitarfene. 
Dichiarando, che tutto quello, ch'è fcadnto tanto 
detti beni, e rendite, quanto d'altri, dopo il giorno 
■antoGiouanni del mille cinquecento fettanta uh 
mamente palTato, farà à vtiie di coloro, che vi han- 
diritto; non oftantecheil riceuitore delle confifca- 
ni, ò altri hauclTe riceuuto qualchecofa, nelqnal 
o lì farà la reftitutione. 

Maincafo, che alcune delle dette rendite, ò altre 
trate foffero frate per fua Maeflà prefe, e donate fot- 
titolo di conlìfcatione,ogni vno iaià tenuto iibero,e 
meo dei carichi reali, e rendite davfcire di elfi be- 
icome anche in ogni tempo faranno tenuti Uberi, e 

franchi 



4^8 IJloria dileronìmo Conejlaggto 

franchi di tutti quelle rendite , dalle quali effe te , « 
beni fono obligati, delle quali non hanno potut o- 
dcre per li tumulti pafTati j tutto alla rata del tej o, 
che vi è ftato l'impedimento, e che non ne hann o 
dutOiper l' occafìone di fopra. 

17 E quanto a' mobili,& altri vteniìli dall' vn; ir. 
te,e dall'altra, confumati, vendutilo in altro modo e- 
nati, non ne farà ricompenfato perfona alcuna. 

18 E circa i beni immobili, cafe,e rendite.che fot ì\. 
tolo (\i confifcatione,fono venduti, ò alienati , gli ui 
generali deputeranno in ogni Prouincia fuori e ;li 
Stati di effe commiflarij per conofcer delle diffic à, 
fevenefonojperdareragioneuole fodisfattionet .0 
a' vecchi proprietari), quanto àinuouicomprator e 
venditori di elTe rendite, e beni , per le loro regol S: 
euittioni refpettiuamente. 

19 II medefimo farà fatto circa li debiti fcorfì di i- 
dite,&oblighìperfonali,e d'ogni altre pretenfìon ,- 
mentationi, e querimonie, che gli interreflàti pe; ,- 
gion de' tumulti vorranno dall' vna parte , e dall r 
traintentare,eproponerein qualiìuoglia maniera ^ 
iìa. 

IO Che tutti li Prelati ;& altre perfoneEcclefi..- 
che,le Badie, Diocefi,fondationi, e refìdenze , de'c . 
li fono fituate fuori di Olanda , e Zelanda , e con ti ) 
ciò hanno beni in quei paelì,ritorneranno allaPropi . 
tà di eilì beni,come fi e detto di fopra, per quello , 1 : 
tocca a' Secolari- 
li Maperquel,che toccaalleperfone Religioft : 
altri Ecclefiaftici , che nelle dette Prouincie, e luoii 
confederati, han fatto profeflione, ò ui fono proue( • 
ti,econtutto ciò, fé ne fon ritirati, òfon rimafìfui 
di elIì,attefo che la più parte de' loro beni fono aliei ,• 
ti, da qui auanti farà lor dato ragioneuole alimento • 
lieme vcon coIoro)che vi fono nraafi, ò veramente /;,■ 



Libro l^onol 45-9 

onceffo godere de' lor beni', come parrà meglio 
i Statijtucco per modo di proufgfoneje finca tari- 
le Ibpra le loro pretenfioni , lìa difEnitiuamente 
duro per li detti Stati generali. 
Oltre à cìòì rimane accordato , che ogni dona- 
deshereditatione, & altre difpofitioni fra viui, ò 
^ion di morte, fatte da perfone priuate , e parti- 
, per le quali i veri heredi, per caufa di detti tu- 
ò per rilpetto di religione ne fono priui , dimi- 
3 deshereditati della lor diretta fucceffìone , fà- 
in virtù di queftej tenuti per cancellati, e di nef- 
lore. 

E conciofia cofa, che quelli d' Olanda, e Zelan- 
fupplir meglio allefpefe della guerra habbiana 
in alti prezzi ogni forte di moneta d' oro, e d'ar- 
, la quale non potrebbe trafportarfi in altre Pro- 
, fenza gran perdita, é ftato dichiarato, che li de- 
de gli Stati generali, vederanno il più tofto, che 
libile, di prenderui un mezo generale, accioche 
)di efle monete fi pofla agguagliare più giufta- 
', che farà poflìbile per il mantenimento di que- 
one, e del commun trafico della mercatura, del 
larte, e dell' altra. 

E quanto à quel, che hanno dimoftrato gli Sta- 
\ 'landa, e Zelanda, accioche la generalità di tutti 
i ì badi, vogha prendere à fuo carico tutti li debiti 
■" detto Sig. Principe , contrattati per fare le due 
< tieni, e grofle armate, alli quali così quelli d'O- 
e Zelanda, come le Prouincie, e Terre, che fi foa 
■ Sua Eccellenza nella fua vltima efpeditione fi fo- 
ligati, fecondo dicono. Quefto punto, é rimeffo, 
i ato alla difcrettionce determinatione di eflì Sta- 
jerali, a' quali, quando il tutto farà pacificato, fé 
à rapporto per prenderui quella rifolutione , che 
i:rrà. 

Ff ij.Ia 



4 60 Jjloria di leronmo Conejlaggìo 

ly In quello commune accordo, e pacificane 
non faranno comprefi, né goderanno del benefici li 
C&. li Paefi, Signorie, e Terre, che tengano parte i ». 
traria infino à tanto, che effettualmente fi fianca )- 
flati, & vniti à quella confederatione, il che potr: io 
fare quando vorranno. 

z6 Queflo trattato di pacificationcdopo la rei o- 
ne, e confendmento de' Signori commefTì al gou io 
del paefcde gli Stati di eflojinfieme del Signor Pr :i. 
pe, Stati di OlandajeZeIanda,econfederati,effan a- 
ti li punti, & articoli fopradettijC così tutto quello lie 
per gh Stati generali farà ordinato,e diffinitointo jà 
quellcche fi è dettogli detti deputati in virtù delk re 
procure, e commiilìoni hanno promeflo, e gii :o 
promettono, e giurano per quefte, di offeruare, n 
tenere, e compire, e dall'una parte, e dall'altra ref ti' 
uamente,far ratificare, giurare, fottofcriuere, e fi h 
re dai Prelati, Nobili, Terre , & altri membri d tt 
Paefi,e particolarmente dal detto SignorPrincipc w- 
to in generale, quanto in particolare, fra vn meft '.n- 
turo, in contentamento di ogniunoi &in tefliii ii( 
di tutto quello, che fi è detto, hanno li detti de :at 
fottofcritto quefte nel palazzo pubhco della ci ò 
Gante, Pottauo giorno di Nouembre delfettan fei 
Nel tempo , che quefìo accordo fi faceua , fegi lu. 
r una parte, e l'altra di metter'ad effetto i fuoi pe ?n 
e perche Bruffelles, Mahnes, Teuremond, ^ Iti 
luoghi di quei contorni, con effer'Anuerfain m: >d 
gli Spagnuoli,rimaneuano con loro lini priue de na 
uigatione ài Olanda, e di Zelanda perconuenir d: 
lioleua andarui , nauigar per k» Scalde , e paffai >« 
la Rocca, e fotto le mura della città nemica , tre ire 
no rimedio àquefto danno. Tagliarono H dicci Q< 
paefediFiandrain due luoghi i cioèfopra AnuMVi 
cine à Burcht, e di fotto di Fronte? al villag^ ' <^ 

Oilriiei 



Liho Nono. 461 

r ui'el) col che facilmente fchfuando la città, volra- 
r gran parte dell' acque del fiume, e delle crefcenti 
1 are àpalTarper quelle apriture , e dar comodità 
[iauigatione fenza toccaj'Anuerra,e fé ben ciò fa di 
'i ianno à quelle campagne, nondimeno dapoi che 
linciò ad vfar della pacificatione,vi fu in gran par- 
lediato. Nel medefimo tempo alquato prima ha- 
10 gli Stati mandato genti al Conte di Reux Go- 
,tor di Fiadra,accioche con eiTa ftringefle la Koc- 
j Gante, tenuta da Antonio Alamos Maldonado 
il otenente di Criftoforo Mondragone , con cento 
[j anta foldati Spagnuoli,poche munitioni, e meno 
ì jaglie,e già prima fra elfo Maldonado, e il Conte 
• pallate qualche prattiche di difgufto fopra la vé- 
i munitioni, e vettouaglie,che quei della città n5 
ano fare à quei della fortezza , e fopra andarfi ac- 
ido certe genti al cartello fortificando alcuni luo- 
l'intornojfe ben fi diceiia,che le diligenze , che fi 
ano non erano faluo per difenderfi da gli ammot- 
, dal che nacque hauer domandato il Maldonado 
irfo à gli amici, dubitando di efler combattuto, ò 
iato. Siede quella fortezza in terra piana da quella 
a,per la quale daGante fi va àAnuer(à,non più iun- 
.lla città di quato d può tirar con mano vna pietra, 
i da elTa da vn riuo d'acque nauigabile, che co due 
idacommoditàal paflaggio. La città è da quella 
:finantellata, la Rocca é di fortificatione bella> 
pienata in forma quadra, co quattro bellouardi, ò 
llieri alquanto più diftantil' vn dall'altro di quello, 
a moderna efperienza ha moftrato conuenirej e fé 
la campagna all' intorno in alcune parti è tanto hu- 
i, che non vi fi potriano piantar le batteriejtutta- 
lalla parte del Borgo di San Bauone^che arriua cor^ 
fé quafi fui foflo della Rocca.e da quella della città 
.0 facilménte batterei anzi eflendo il fuolo dalla 
F f t banda 



4^1 Iftoria di lerommo Corte fta^gìo 

banda tkl Borgo alquanto più alto, che ne gli altri le 
ghi con ogni poca eleuatione viene à rimaner fupei . 
re alle cortine del cartello , ancorché i Cauallieri fìi > 
molto più eminenti. Come hebbe il Conte tante g , 
Quante egli paruero baftanti per quella imprefajS ali . 
<TÌò nel principio di Settembre del fettanta Tei dalla } - 
te delBorgOjdoue hebbe vna picciola fcaramuccia i 
alcuni foldati del Caftello, che erano vfciti à far le( :. 
Quiui cauò le trincee profonde, vuotò l'acqua dal - 
fo, che non fu difficile perche non era molto alta, - 
rapienò alcune cafe delBorgOifabricò vna piatta fo ^ 
tanto alta, che con rartigHeria,che vi mife fopra b.' > 
uà tutte le parti di dentro della fortezza , dal eh li 
Spagnuoli fi ripararono con vn parapetto forte , e ti 
offender' anche elfi, con le artiglierie. Dall' altra p « 
del canale, che diuide la città dal Caftello, kc^ an il 
Conte piantar' alcuni pezzi per leuar certe àihk^ q 
quali quei di dentro tirauano continuamenteiilcl il 
facilmente fatto ; oltre che poi dal Campanile ( la 
Chiefadi Santo Giouanni,Domo della città, vicin i- 
la fortezza > alcuni mofchettieri , che vi mife il Ce ;» 
offefero maggiormente gli Spagnuoli , di modo , le 
non folaméte fu loro bifogno alzar' vn gran parap( )> 
ma anco far cauc fotto terra,cosi intorno alla mura a, 
come fotto la piazza d'arme, per ftarui fìcurii e int :o 
pian piano fi andana con le trincee sboccandone! f- 
fo, che per la poca refiftenza di quei di dentro, era i- 
noadaccoftarfialmura con la zappa. Ma tutte qi le 
colè erano di poco profitto, perche le artiglierieati il- 
la batteria erano poche, eie genti per gfiaflalti )n 
moltci perche i cittadini il numero de' quali era g ti- 
de, non erano ftimati buoni per quefto effetto j p< io 
gli Stati richiefero artiglierie, e genti al Principe 'À 
gli Olandefij da' quali furono proueduti dell' vna > -ai 
e dell' altra i con dar loro in pegno la fortezza di j 'U- 



Libro Nono. 453 

» tin Fiandraj perche fé ben l'accordo, e lapacifica- 
iie non era à quel tempo ancora ftabilica, già gli 
ni inclinauano alla vnione; & contra gli Spagnuoli 
i erano pronti. Hauuto eh' egli hebbe quefto foc- 
fojche fu di venti infègne di fanteria Vallona,guida- 
a Ohuiero de Tempie, e di due milla Scozzefi ven- 
n campo il Contede Lalaing, Luogotenente del 
:a di Arfcot, il Marchefè di Haurè, & il SÌ2;nor della 
tta , col configlio de' quali fi pianto la batteria in 
luoggi, chebatteuano il caualliero alto, e quello 
m Giorgio con le cortine loroj tutto con ventidue 
noni; fé ben alcuni ài efli minori tirauano folamé- 
ie difefe 3 onde in ^q.ì giorni rouinarono effi caual- 
, e le cortine di elll , facendoui commoda brefcia 
l'aflaltojma alla parte di S.Giorgio più ageuole che 
iltra. IlfofTonondaua impedimento, perche con 
mine, e con alcune falline, che vi gettarono rimafe 
10; ondefipenfàuadi andar' all' alTàlto; fé ben' iw- 
lendofiil CafteiloeiTer malproueduto, credeua- 
che douelTe tofto arrenderfì •» perche del douer'ef- 
òccorfo , non fé ne dubitaua, non volendo in quel 
pò gli ammottinati muouerfi. Perciò a' vejiti di 
j embre andarono all'afTalto affai confufamente nel 
icipio della notte in due luoghi i al caualliere alto 
arono con le fcale per effer difficile l' afcenderejma 
ittopiù tofto per diuertire, che per altro ; e dalla 
da di S. Giorgio fi sforzarono di montar la brefcia. 
4aldonado , huomo vecchio di efperienza, e gran 
ata, fi mife con le fue genti ancor che poche alla 
fa con gran valore ; e così dall' vna parte, come dal 
itra ributò li nemici con gran danno , li quali per 
i)co numero de'difenfori, non credeuano douer'ha- 
jsìdurarefiftenzaj perciò di la à vn pezzo la medc- 
1 notte tornarono à tentar l'afTalto j ma dalla ca- 
atta del caualliero della campagna , che corrif- 
Ff 3 ponde 



4^4 Ijloria di leronitno Conefiaggio 

ponde à quel di S. Giorgio, furono per fianco sì fo - 
mente battuti dalle artiglierie fparate con catene e 
altri pezzi minuti di ferro , che con non picciola v - 
{ione lì ritirarono. Fatta queftapruoua, cheriufcii :- 
liceirifolfe il Conte di attender' all' alTedio, poiché .- 
no auuifati efTerui poche munitioni, & vettouaglie :r 
breue tempoj perciò fopraftettero il battere) e l'a U 
tare per più di vn mefe^ fenzache m tanto tempi 
Maldonado fofle foccorfo; ne pur con lettere auu; o 
di ciò che fi faceuaj onde tornarono di fuori àfar'a; u 
recchio per nuoua batteria , e per nuouo afialto. A 
mentre che ciò fi ordinaua, il Maldonado ridotto i :- 
flremo del viuere, & hauendo ne gli aflalti pcrdut 1- 
cuni buoni foldati, fiparuedi tutte le cofe tante al 
proueduto> efenzafperanza diaiutocherifoluèc r- 
renderfi per non perderfi del tuttoiperciò nel prriK o 
diNouembre, trattale le pratciche per mezo del )- 
lonello la Guarda fu conchiufo , chei foldati fé r i- 
fcifiero fenza armile foffero condotti falui inFrant fc 
ben non volendo gli Spagnuoh lafciar Tarmi, col r .0 
ài Valentin de Pardieu, Signor della Motta lor fu lO 
fatte pagare; & il Conte rimafe patrone della forti a, 
giada Carlo Quinto fabricata, per freno di quell i- 
lùbidiente città. In V^iIencienes,chefeguiualavo( le 
gh Statijcon prefidio di Alemanni era,come fi è d 0, 
la rocca tenuta da gli Spagnuoli col Caftellano D ;o 
Oregionjche haueua cento foldati Spagnuoh, & il 'O 
Capitano Francefco Lopez Barraesi e dubitand ;li 
Stati della fede de gh Alemanni > per certe prat le 
che haueuano col Caftellano, vi mandarono nel te 50 
che r efTercito era intorno alla rocca di Gante Gic io 
della Laing,Conte di Renenberg,e Baron de Vilh 0- 
uernator di Henaut, co otto compagnie di foldati il- 
loni, per ailicurarfi della città, e ftringer la fort ^a; 
ilquale giunco, e trattato con gU Alemanni liper ile 

dea- 



Libro Kono. 4^y 

dramente à partirfi ; flclie fecero con vn tallero per 
j ' vno ài pagamento; onde entrato il conte dentro 
aiuto de' terrazzani , fi diede à batter la rocca non 
jlioproueduta, cheTaltreiperciòparueal Caftella- 
iiarrenderfi, con honorati patti di vfcirfene con le 
Tenti , con armi, ^infegne, fi come fece, andan- 
me vcrfo Lucemburg. In Frifa, come anco fi è det' 
ra gouernatore per il Ré Gafpar di Robles, Porto- 
fe maritato con la Dama di Bigli , e con vn reggi- 
no di Valloni andaua tenendo quella Prouinciaiu 
madefiderando gli Stati andare (cacciando gli 
jnuolida tutte le piazze che teneuano,come haue- 
ofattodaGante, e da Valencienes, volleroanco 
:ar quella parte j egiàprima haueuano mandato à 
ininghe fecretaméte Francefco Martin Stella, huo- 
fagaceàperfuader quelle genti ; ma non Teppe ciò 
ì deftramente , che dal Robles non fofleprefo, e 
"nentato; dalle cui confenTioni hauendo conofciuto 
lachine de gli Stati , dubitò di douer eiTere tradì toj 
endo maflìmamente che cosi quei popoli, comei 
lati, laudauano l'accordo dipacificatione.che fifa- 
;a à Gante.Onde egli fimulando diceua publicame- 
:osì à i cittadini, come à i foldati, che anco à lui pia- 
la l'accordo della pacificationejma che per feguitar- 
voleuafcriuernein ifpagnaperfiperne l'intention 
[Rè, dal quale fendo approuato, eglivbidirebbeà 
baccordo, e farebbe l' vnione che fi dice. Macon 
:tociò dubitando cuttauiadifolleuatione; domandò 
Capitani de gli foldati, & àgli vfficiali giuramento 
vbidienza per tre mefij penfando fra quefto tempo, 
li alTicurarfi ben bene delle piazze forti , ò douer eC 
■e foccorfo con gente Spagnuola , ò almeno ftar'à 
dere che termine pigliaflero le cofe.Però quefto giu- 
néto non gli venne fatto come egli penraua,perche 
tenutolo prima da alcuni Capitani fuoi amici,come 
F f 4 eraiìo 



j^66 JjloriadileronimoConefta^gh WH 

erano Fernan Lopez, Villanoua, Monceaux, e da'Ii > 
vfEciali, quando poi lo richiefe à i Capitani Villes, L;,. 
Ih & altri ricufarono di farlo 5 dicendo volerne pra 
care con loro vfficiali, i quali chiamati dal proprio B 
bles, differo che baftaua il giuramento fatto vna vo | 
alla qual rifpofta non hauendo egli faputo diflìmuh 
entrato in colera li minacciò dicendo, che proueì 
rebbe dirimedioj dal che nacque, che coloro partii 
là temendo l'ira del Colonello > fi configliarouo 
modo che doueuano tenere per aflìcurarfi; onde di 
cordo così i due Capitani , come gli vfficiali , e fole 
dehberarono dipreuenir'il Colonello,e farlo prigio 
perciò eflendo allhora in Luizi di guardia , ordinò < 
aH'vfcire niuno fparafle fenza licenza de' Sergenti 
de' Caporali. Il Gouernatore hauendo anco penfi 
anticiparfi , fece metter in ordine l'artiglierie in qi 
la ftrada, doue quei foldati vlcendo di guardia, folci 
nopaflare; & ordinò à Fernan Lopez, cheftandoc 
le fue genti in arme, (parata che fofle l'artiglieria de 
loro adoflbj perche battuto colui,pareuagli che gli 
tri fofTero coftretti ad vbidire j ma non fu ciò sì fecre 
niente ordinato , che il Sergente di Villers nonneli 
uefle notitia ; e fatto auuifato il Luizi , per ripararfì 
quefto danno prefe con la fua compagnia che vfciua 
guardia il camino per vn' altra ftrada , che non fole 
no fare, e vennero fecondo il coftume dauanti alla e 
del Gouernatore , doue erano foliti far la falua j de 
quale per il commandamento che haueuano di n 
{parare fi ritennero j ma ilSergente maggiore d*acc< 
do col Colonello gridò loro,che iparafrero,& effend 
gli flato rifpofto,che il farebbero quando lor folTe ài 
poluere, e corda, il Sergente vedendofi difubidire, 
conofciuto il tempo,& il luogo in che egli era, fi aua 
2Ò à minacciare di volerne batter' alcuno, dal che ni 
gue i foldati gridar' all' arma , & il Capitano dire fin 

ino 



* Lihro Nono. 4^7 

I )Ia, che hora è tempo; onde il Sergente fé ne fuggì, 
i foldacidi Villers, che ftauano alla mira , vniticon 
< sfti di Luizì giurarono tutti di morire,ò di aflìcurarlì 
«iloroColonello. Fernan Lopez con le fue genti in 
; ne era flato intento nella ftrada di Coninghejper ef- 
1 mire ciò che il Colonello gU hauea comandato j ma 
■ dendo che la guardia non era paflata per quella ftra- 
, ,e fentendo remore corfe à cauallcper veder ciò che 
srai ma come giunfeà quella piazza, doueeranoi 

dati , fu falutato con archibugiate ; di modo, che ri- 
andofi verfola fua gente, penfaua venir con eflain 
rcorfo del Colonello, e ve la conduflej ma eflendofi 

altri mefll in ordinanza per afpettarlo al voltar che 

:ero il canto di vna ftrada , & al fioccar delle palle, li 

.dati di Fernan Lopez gridarono che non fi tirafle, 

evoleuano efler dalla parte loro 3 onde il Capitano 

i ggendo fi andò à nafcondere,& 1 foldati ftracciarono 

infegne. Vnitefiquefte genti infieme, giuratofife- 

;ltà, e di morir l'vn per l'altro , fi dirizzarono verfo h 

ma. della cafa del Gouernatore con gran romore, 

ittendo il tamburo l'arma, li Robles affai confufo di 

inafpettato accidente fi fece loro incontro col capel- 

) in mano, e con dolci parole, dicendo^ che fi quietai- 

ro,che fé non voleuano faluo denari, che fra tré gior- 

i h prouederebbei al che rifpofero, che non haueuano 

ubbio di non trouar' il loro pagamento; ma che fra 

mto farebbe loro prigione.Di là pafTando per il palaz- 

opublico, doue era vn corpo di guardia andarono a 

ala del Signor diRinsbrouch, genero di efloGouer- 

latore, & il fecero anco prigione, e da quefte attieni 

:rebbe sì l'arroganza in quefta gente vile, chea loro 

)roprij Capitani non perdonarono; anzi fi gouernaua- 

ìocomefogliono fargli ammottinati. I Cittadini di 

Sruninghe fletterò in gran penfiero di fé fteffi j dubi- 

:ando che lorpoteflèauuenire quel difordine, chefe- 

F f y giù à 



46% Iftorìa di Uronimo Conejlagg» 

gui à Maftn£tr& in Anuerfà;ma i foldati gli aflìcuran 
notoftoj perche andati alla piazza del mercato doi 
eraappefa la corda per il tormento la tirarono à bai! 
e labruciarono gridando» viuail Principe d'Oranges! 
viuano gli Stati. Andarono anco alle carceri, di dei 
cauatone Francefco Martin Stella, che come fi è det 
vi era prigione, leuatigli i ferri che haueua à piedi, 
confortatolo, il conduflero su la piazza del mercato 
aiezo deli' adunanza de i foldati , e quiui gli giurarci 
vbidieiiza, e fedeltà , come à deputato de gli Stati g 
nerali, & accompagnato da alcuni eletti della città, 
con buona fcorta di lorofteflì il mandarono à BrufTc 
lesagli Stati) accioche gl'informalTe d ogni cofa, ep 
intendere l'ordine che doueuano tenere di làinnan; 
Non fìquietauano però ancor del tutto i foldati j n 
fàpendo ch'era in Gruninghe Chriftoforo Vafque 
ch'eraftato GouernatordiZutfen, volfero anco far 
prigione^ il che temendo egli fì era ritirato nel mon 
ftero di San Francefco, doue rafa la barba , e capelli, 
veftitofiil mantello Francifcano, pareuagliftariicur- 
ma hauendone coloro hauuto notitia il cercarono ce 
diligeza,e trouatolo in quell'habito con vna candela ; 
mano, fingendo anco egli cercar fé fteflo) il preferoj 
colmedefimo habito fchernendolo , il condulTero ) 
piazza. Fecero poi pubhcare al fuonode'-tamburi, ci 
fé alcuno celaile, ò haueffe notitia doue foflero il C; 
pitano Fernan Lopez, & il Sergente maggiore douef: 
denunciarli, fotto pena della confifcationc della perfc 
na, ede'beni. Il Sergente fu riconofciuto in habito < 
Prete , e Fernan Lopez fu condotto gridando i foldat 
eccoui il boia di G runinghe, e tutti infieme col Dotte 
Vendorp il conduflero al monafterio de'Frati di S.Dc 
minico, doue haueuano melTo gli altri Capitani. I 
quelli maneggi fu opinione , che hauelTe parte il Si 
gnor di Hierges , che itando in GheUr^a fi era paflàti 

ali 



i a parte de gli Stati. Alcune piazze all'intorno, fegui- 
t ono quefto eflempioi perche li foldati de prelìdij di 
'jitn, di Delfziel, conduflero i loro Capitani Stercli, e 
rnemicour con le loro infegne, che tutti furono cu- 
i.diti. Fra tanto intefoàBruirelles da gli Stati quelle 
■ fé, vi mandarono fubito il Conte di Khenenbergh,ò 
' aham dir baron de ville, fratello del Conte di Hoc- 
j at,per Gouernatorc in luogo del Kobles,ilcjuale con 
lolta prudenza quietò ognicofa, riducendo tutta la 
ouincia à deuotione degli Stati, &adinftanzadei 
[tadini rouinò la fortezza, che fé ben'era imperfetta, 
S lafciaua di efler difenfibile. Il Reggimento de'Val- 
ni , ch'haueua Robles , che era di foldati efperti di 
jeria)fu dato al Signor di Ciampagni,come quello di 
hriftoforo Mondragone alDucad'Arfcot. Conque- 
e arti , andauano gli Stati riducendo in poter loro 
jelle piazze, che erano tenute da gli Spagnuoli. Ri- 
laneua ancora la Rocca di Vtrecht, tenuta da Fran- 
sfco Hernandez de Auila,^contra il quale g;à vn pezzo 
rima haueuanoelTi Stati mandato il Signor di Hier- 
;es per alTediarla, e non oftante che l' Auila lì foffe pac- 
ato in varie attioni valorofamente , gli conuennc poi 
enderla con honorati patti , & andarfene verfo Ma- 
trix, doue anco caminarono alcuni altri foldati. e Ca- 
DÌtani fcacciati di Vianen, di Culemburg, e d'altri luo- 
^hij di modo che in fine dell'anno del fettanta Cei. ò iìi 
principio di fettanta fette , non rimaneua à gh Spa- 
gnuoh in tutto quel paefe altro, che Anuerfa, Lira, e 
Maftria, oltre àLucemburg, eNamur, che fempre 
fletterò faldi. Egli è vero , che per rifarfi di quelli danni 
lontani , trattauano di niigliorarfi appreilb, perche 
mettendo infieme le genti da guerra, penfauauo an- 
dar centra BrufTellesj batterlo , & allediarlo. 

Il fine del nono Libro, 

L I- 



470 

LIBRO 

DECIMO. 

^*^^^^^ Entrc) che nel paefe , quafì in vn medefìr 
Pr^^ E tempo, conkgrimeuoleconfufionc Hù 
i%\^ Q cheggiaua la città diAnuerfa, fìbatteui 
v^^oS^^^' Rocca di Gante, equelladi VtrecKt>fìcc 
chiudeu^ il trattato della pacificatione à Gante, iìt 
multuaua in Gruninghe, e fipreparauanodagliSf 
gnuoli l'armi per andar'intorno àBruflcllesjarriuò àL 
céburg, mandato dal Rè, Gouernator* e Capitano G ^ 
nerale del paefcD.Giouani d'Auftria,il quale per il p , 
co apparecchio ch'hauea di compagnia, e d armi co 
forme alla qualità Tua, mutato habito , era palTato p 
Francia fconofciuto quali foloj non hauendo feco al 
de'fuoi gentil' huomini, fàluo Ottauio Gonzaga.A V 
rigi fi era dato à conofcere à Diego di Zuniga, Amb 
fciador del Rè per fapere lo ftato delle cofe di Fiandr 
e giunto àLucemborg, dal Signor di Naues(cheg< 
uernaua quella Prouincia in luogo del Conte di Man 
felt.che era ancor prigione, e da tutti quei popoli fgei 
te fedele^ con grande allegrezza fiì riconofciuto p( 
Gouernatore. La commiflTione ch'egli portauadalR 
("che non fi curò di tener celata) fecondo i varigiudic 
de gli huomini j parue ad alcuni dolce, ad altri acerb: 
Voleua, che gouernatfele Prouincie conforme a'ic 
priuilegi con quelli però ch'haueuano vfato in fua vita 
Che eftinguene il configlio de' tumulti formato da 
Duca d'Aluajrimettendo le caufe di eflojà'configli del 
le Prouincie. Che à' magiftrati, & à'configli , feruaflì 
il decoro , e che li negocij publici foifero efpediti co 
parer de' configli. Che faceffevn perdono generale i 
tutti li colpeuoh delle rubellioni paflate , riferuandc 
pero il Principe d'Oranges, che chiamaua indegno di 
terdono.Diceua, che riducelTe li prefidi;e molte altre 

cofe 



Libro "Decimo, \\.-ji 

e in quella forma, che erano al tempo di Tuo Padre, 
jiefe con clemenza, e con perdoni non potefle r{~ 
\ re ad vbidi enza le Proumcie di Olanda , e di Zelaii- 
l)rocurafre Toggiogarle con rarmi,con altre più rai- 
c e coramiflioni. Di quefti ordini, quelle core,che di- 
li icquero à' Fiaminghi furono quefte. Limitar' i priui- 
1 iconlVrodi eflì; parendo loro non douer hauerli 
^ duti per non valerfene : tener viue le caufe del cpn- 
[j io de' tumulti dicendo, che erano cofe abhorrire, 
t le quali in niun Magiftrato fi haurebbe mai più do- 
L o trattare. Non perdonar' al Principe d'Oranges, 
j dicauano pericolofo , & vn voler lafciar' un rapoUo 
( fuerra, e di difcordia: Ridur le cofe al modo ch'era- 
I al tempo di Carlo Quinto ftimauano impoflìbile 
I la dilTimilitudine de' tempi, affermando, che chi in 
' iftefla maniera vorrà, che fi goucrnino tutti i tempi 
ì poco tempo rouinarà tutti i gouerni. Procurar ài 
\ Jgiogar l'Olanda con l'armi, fé non giouaffe l'indul- 
•nza, pareua rifolutione da far' à bell'aggio , ne da 
itter'in mano à vn giouane.La prima cofa,che il G o- 
rnatore cominciò adoperare, intefo lo flato del pae- 
! , e la confufion che vi era , fu ordinare alla gente di 
! terra Spagnuola, che non vfafle l'armi centra gli Sta- 
faluo per quel, che toccaife à difefa delle perfone lo- 
■, e delle piazze, che teneuano,e quefta commiffione 
icorche non fi eftendefle tanto, £ece più facile la refà 
Vtrecht , e ài alcuni altri luoghi, che non haueuano 
l'hora ancor gli Stati finito di acquiftare ; febeneflì 
onlafciaronomaidi feguir quelle imprefe, ch'haue- 
ano cominciato. Tuttauia la venuta di quefto Gouer- 
atore fece entrar gli Stati in nuoui penfieri, come 
uelli,che non mancauano totalmente di rimorfo d'a- 
limoi piacque loro, che veniiTe folo, e difarmato, poì- 
hc per airhora erano ficuri di non hauer centra mag- 
gior numero di nemici di quelli; che vi haueuano. Non 

fapeuano 



471 Ijiorìa di leronìmo Coneflaggio 

fapeuano , come le attieni loro doueflèro eflTer intef 
fé ben dall' infolenze deToIdatipareua, cheveniffei 
aiTai giuftificate, tuttauiadubitauano, che come Sp, 
gnuolonon doueflehauer per bene, chefifofleropr 
fé l'armi cotra la natica Tua, e ftauano in dubbio, fece 
douelFe volger l'animo alla pace, ò alla gaerrairifolu 
ài quidtf re fé egli venifle à ragioneuoli patti, e di pei 
farfalla difefa fé trattaile ài opprimerli. Pareua lorcci 
lapacificatione di Gante folle in tutte le parti perfeit 
e che tenendo elTa ftabilee ferma» non folTerodat 
mere quallìuoglia forze i dubitauano però , che eli 
Gouernatore con leffempio de gli altri anteceflo 
fuoi, douefle attendere à difunir quella vnione per d( 
bihtarli, e con fecrete machine tirar' à fé gli huomini. 
leProuincie. Onde per ftabilirfì maggiormente, C( 
parer del Conlìglio di Stato , rilblfero far fra di lor 
nuoua vnione, di PreIati,Nobili, e Terre, si per confi, 
mar lapacificatione, come per iftringerfi connuou 
legame, fapendo efler difficile ftare in vn medcfim 
luogo l'unionce h potenza^il che fu fatto in quefto te 
nore.e dal Còfìglio di Stato approuato, Noi fottofcri: 
tiPrelari,gente di Chiera,Signori>Gentilhuomini,M; 
giftrati delle cittàXafleIIanie,& altri rapprefentantig 
Stati del Paefe baffo, al prefente adunati in quella citt 
di BrufTelles, ftandofotto Tvbidienza dell' altiffimo, 
potentiilìmo Principe il Ré Filippo noftro fupremo Si 
gnore, e Principe naturale. Facciamo fapereàtutti 
prefenti e d'auuenire, che vedendo la noftra commun 
patria afflitta per vna oppreilìone di Spagnuoli più eh' 
barbara, e tirannica, fiamo ftati molli, fpinti, eco 
ilrettidi vnirciinlìeme per aiutarci l'uu l'altro cenar 
mi,conconfiglio,congenti,e con denari contraidet 
tiSpagnuoIi, eloroadherenti, dichiarati rubelli di Su. 
Maeftà.e nemici noftn'i la qual'vnioneèpoiftatacon 
fermata perla pacificatione vkimamente fattaj tutte 

peri 



Libro Dècimo. 47 

X aiitorirà, e per confentimento del coiiiìglfo ài Sta- 
dcommefiTo per Sua Maeftà algouerno generale di 
«eipaefi. Hor come il precefofìnedi quefta vnionc 
j hicda fé deità) coftanza > e reciproca aflìftenza per 
ijnpre non volendo in modo alcuno, che per non in- 
iderfibene, pofTanafcerfofpetto, ò lìniftra volontà 
alcuno di noi 5 anzi al contrario, che gli affari di eflà 
I ione fieno proueduti, diligentati, & eflequiti con 0- 
jifinccrità, fedeltà, e diligenza di forte, che perfona 
:una de fudditi , & habitanti di efiì paefi non habbia 
yioncuole occafione di difcontentarfi, ò di dubitar di 
•i.Per quefte ragioni,e maffìmamente accioche niu- 
cofa fia fattainfedelmente in pregiudicio della no- 
a commune patria, e della difeia di efla, ò veramen- 
(ìà ommefTo per negligenza , òper diflìmulatione 
lello, che per efla giuftadifefa fi ricerca. Habbiamo 
virtù delle noftre procure, ecommiflìoni, refpetti- 
, mente, & in <^ualfiuogha modo per noi, e noftri fuc- 
; ."floripromeflo, e promettiamo in fede di Chriftiani, 
'• '.me da bene,e veri compatriotti di mantenere inuio- 
bilmente per fempre la detta vnione , &c aflociatio- 
e fenza che niuno di noi fé ne pofla feparare, ò dipar- 
re per diilìmulatione , fecrete intelligenze > ò altr^a 
ualfiuoglia manierale ciò per conferuatione della no- 
:ra fantafede, e religione Catolica, Apoftolica, Ro- 
aana,per compimento della pacificatione,per Tefpul- 
ionedegliSpagnuoli, &adherentiloro, perladouu- 
a vbidienza à Sua Maeftà,per il bene,e ripofo della 00- 
tra patria, perii mantenimento d'ogni vno, e di tutti 
noftriPriuilegi, Decreti, franchigie, ftatuti, coftumi, 
k antiche vfanze. Alche noi efponeremo tutti Urne- 
ti, che ne faranno poflìbili, tanto con denari , genti, 
configho,e beni, come con le proprie vkeifc farà di bi- 
fogno.E che niuno di noi nò potrà in particolare dar'al- 
can ccniìglioj aimifo, òconfenfQ,nèhauer communi- 
catione 



474 Ijioria di teronmo Conejl aggio 

catione fecreta , ò particolare con coloro, die non fc 
no ài queftavnione. Ne menoriuelare in niunmod 
quello, che farà trattatcpratticatOjònToluto nella ne 
lira adunanza^ anzi ogn'vno donerà còformarfì à que 
lo) che generalmente, ecommunemente (aràrifolt 
to. Et in cafo» che alcuna Prouincia, Stato, Paefe, Ci 
tà, Cartello j ò carafoiTeaiTediata, alTalita, ò oppre( 
in qual fi voglia modo, che fia il fimile fé alcuni de'm 
ftri , ò altri modi per difefa della patria contra gli Spj 
gnuolijò contra altre cofe dependenti da loro,tanto 
generale quanto in particolare fofTero ricercati,impr) 
gionati, fatti rifcattare, intereflati.moleftati, ò inquic 
tati, nelle perfone, beni, honori, flati , ò in altra qual 
voglia cola , promettiamo di aiutarli per tutti li mo( 
fopradetti, e procurare la liberatione de' prigioni, co; 
per forza, come in altro modo ; fottopena diefTerpr 
ui di nobiltà, di nome, d'armi, e dihonore, tenuti pc 
pergiuri, difleali, e nemici della patria, dinanzi à Die 
& à tutti gh huomini, & incorrer' in nota di infamia, 
di viltà. E per ficurezza di quefta fanta vnione, & affo 
ciatione, habbiamo fottofcritto leprefenti di noftr 
mani, il nono giorno di Genaro del mille cinquecenti 
fettanta fette. Di là à vn pezzo defiderando gli Statiin 
eluder' in quefta vnioneil Principe d'Oranges, e gì 
Stati di Olanda, e di Zelanda, rimandarono Gafpart 
Schets Signor di Grobendonch à richiederneli , alqual« 
rifpofero, che per elTer l' vnione contraria alla religio^ 
ne, cheprofefTauanOjnonpoteuanoconcorrerui. Mi 
in tanto il Confìglio di Stato, per compir' all'obligt 
fuo, e non fenza \\ parer de' deputati, mandò Giouanni 
Fonch Prepofito ài Vtrecht à Giouanni d' Auftria, cosi 
ad allegrarli della fua venuta, come ad informarlo del 
lo flato delle cofe del paefe,che gli fu cariflìmo.In que 
fìo tempo gli Spagnuoli ch'erano à Maftridb, forfè non 
ancor ben confapeuoli della commiflìon del lor Gene- 
rale 



Libro Decimo. ^-j^ 

:on la commodità del pafTaggio della Mofà erano 

Iti nel paefe di Limbiirg, di Fauquemont) e éii Da- 

, equiuifcorrendofaceuanodannoaflai i la qual 

fentita dal Colonello Balfor Inglefe, che eraà 

) de gli Stati, andato à trouarli gli afTaltó improui- 

nte di forte, che ne ycci^c molti, e molti fuggen- 

faluarono. Gh Stati fatta la nuouavnione, defide- 

1 chiarirli deirintentione del nuouo Gouernato- 

tre ad alcune diligenze, che per quefto eifetto fl- 

r hora haueuano deliramente fatte, gli mandaro- 

ratori ad allegrarli formalmente della fua venuta* 

oprirle pretenfionich'eghhaueua, egliAmba- 

Dri furono il Marchefe d' Haurè > T Abbate di San 

ain , il Baron di Lidercherche , & i\ Configliere 

;cherche. Coftoro dopò li foliti comphmenti, 

■o ragionamenti due cofe gli chiefero,che voleiìe 

mandar fuori del paefegli foldati Spagnuoli,& al- 

eftieri, e che accettane, & hauefle per buona la 

catione fatta à Gante. A due punti di tanta impor- 

non fi rifoluè il Gouernatore di rilpondere pron- 

nte, perche il difarmarfi totalmente della miglio- 

jìù fedel gente ch'egli hauefTe, rimanendo quiui 

.no de'naturali dopò tanti anni di guerra,e Ai tanti 

ftigli pareuadura cofa: accettare la pacificatione 

lolteconditioni, eh' ella conteneua , nongiudi- 

t conuenirli , e particolarmente temeua pregiudi- 

ij la religione Catolica dal Ré ftatali raccomanda- 

■ la prima dubitatione fé ben tacita, dauano gli O- 

ù i fodisfattione , con gli eflempi della fedeltà loro 

jiolti anniprouata. Alla vltima haueuano proue- 

i| con fcritture molto ampie, e molto giuftificate di 

i ti, Theologhi, Vefcoui, Dottori dell'vniuerfità di 

J nio,& anco di tutti i configh delle Prouincie, che 

Ìtnauano con larghe ragioni , che in quella pacifi- 
nenonueniua fatto pregiudicio alcuno alla reli- 
G g gione 

I 
i 



47^ Iftoria di Urontmo Conejlaggh 

gione Catolica Romana.Con tutto ciò parendogli i 
fi trattafle della fomma delle cofe, volfe hauerne 1' 
liinedi Spagna; onde data dilationeàgli Orator: 
fcriflc al Rè > ilquale eflcndo volto à compiacer i I 
jninghi gli rifpofe aiTai torto , che concorrelle ne'i 
particolari di mandar via la foldatefca foraftiera, & 
prouarlapacificationepiù tofto cheobligarfìallagi 
ra. Erano in tanto venuti à Lucemborgo, Gherard 
Grousbech Vefccuo ài Licghe, il Baron di Vinébei 
& il Dottor Gailo Ambafciadori dell'Imperadorc] 
dolfo SecondojC Venier Lantfdrofart mandato dal. 
ca di Giuliers per aiutar a componer quelle cofeji ^ 
pregauano l' vna parte, e l'altra per accordo, e pei 
ce. Ma quando il Gouernatore col confenfo del 
fu rifòluto ài confentir'ad ógni co{à> tacendo però< 
fta rifolutione fi lafciò perfuader da gli Ambafcia 
di CefarC} e da li deputati de gli Stati) di entrar [ 
dentro nel paelc, cvenir'àLouanio, òàMalines 
maggior commoditàj e per non moftrar diffidenz 
hauendo effi Oratori anco dall' altra parte perfu; !r 
deputati de gli Stati generali ad accarezzar' eflb f 
«ernatore, dargli ogni fodisfattione , e leuarglii li 
fofpetto. gli offerfero giuramento ài ficurezza, - 
ftaggi, e gli diedero la guardia eh' egli voleua con - 
pitano da eleggerfi da luij col che nel principio del i- 
no del mille cinquecento fettanta fette» cornine à 
muouerfi, e fé ne uenne alla Marcia in Famine, e ii 
à Hui luogo del Vefcouodi Liege, Stringeuafi e ii 
la prattica della pace ? e li deputati de gli Stati and i- 
no in ciò procedendo cautamente, dubitando di e l- 
lo, che alle volte ad altri è auuenuto , che fotto n le 
di pace fon corfi alla feruitù. Sua Altezza, non oft te 
che con ofcefle che nelle cofe ardue il domadar coi 'O 
écosìneceffario, comepericolofo, tuttauiaper > 
ftrare che fi gouernafle nelle importanti cofe col u> 

iifi 



j Lilro Decimo. 477 

n Je' grandi del paefe, fenile al Duca di Arfcoti & 
.nfiglio di Stato, ch'egli era richiedo da' deputaci 
; I Srati àuoler far' accordo, nel quale lì compren- 
51 no quefti due punti. Che lì douelTero mandar 
del paefe li foldati Spagnuoli, eforefìieri, econ- 
j .riapacificatione di Gante , che elTendogli parie 
ìi molta importanza , volelTero dirgli fopra ciò il 
Icroj alche rifpo fero forfè più largamente che 
lon ricercaua. Diceuano che per far quella deli- 
ione di mandar via i foldati , non fi doueua hauer 
rdo allealterationi che erano nei paefe, ne alla 
»ne di effe i ma che ad ogni modo doueua farfij 
rauano la cagion di efle alterationi proceder dal- 
deltà del Duca d' Alua, dalle ingiufte elTecutioni, 
impolìtionide' datij, dall' inhumana guerra ch'e- 
ce à Malines, à Zutfen, à Narden , & ad Harlcm> 
a mala difciplina de gli foldati, i quali con motti- 
jeuanopiu tofto feruitodi rouinar'il paefe > che 
enderlo. Oltre che i gouerni del Duca , e del 
mendator maggiore pareua che non haueflero 
d altro fine,faluo à ridurre quegliStati in fotma di 
incia conquiftata, & à metterli in feruitù: che tut- 
eftecofe conleminaccie de gì' infoienti foldati, 
uanosìinacerbiti gli animi de' naturali del paefe» 
laueuanoprefe l'armi per loro difefa, e che tutto 
gli deputati de gli Stati hauelTero procurato di 
deponere,non fiera potuto ottenere, maflìma- 
te quando li foldatiSpagnuoli minacciando fi auuf- 
Irono à BrulTelles , parendo che folle il pericolo 
i mune,cosi à i maggiori,come à i minori, e non ri- 
I er' à i configh niun'altra forma per conferuar l'au- 
ià del gouerno. Che profupofte tutte quelle cofc 
j^ere come erano , pareua ragioneuole non vfar più 
;amente disi rigorofa sferza j anzi à guifa di buon 
hiero condur la naue da tante procelle combattuta 
Gg 1 àficu- 



47 8 Iftoria di leronìmo Conejliiggto 

à ficuro porto. Che la ftrada della guerra farebbe p(', 
colofa, perche non con vna parte de' Nobili con<. 
rati, né con alcune Prouincie (come altre volte era . 
guitoj ella fi haurebbe à farei ma contra tutta la no . 
tà, e contra tutto il paefe vnito , e rifoluto di non { . 
portar per Tauuenirecosi fatte infolenze , anzi dif . 
derfi fino alla morte: Che la guerra ciuile, oltre ac 
fer di fpela mfinita, di pericolo continuo , e di fine 
certo, non poteua da eiTa- operarne il Rèvtilealcu 
ancor che hauelTe profperi fucceflì, perche con le e 
tributioni per la paga de gli foldati, con le rapine , 
cendi.inondationce morti, rimarebbe il paefe del 
to dishabitato, ediftrutto; oltrecheilconuenirgi 
darlo poi da'nemici domeftici, cioè da'propri natm 
farebbe (pefa intollerabile , e trauaglio immenfo. 
leuano anco, che fofle da confiderare quanti incon 
nienti, mentre che fi guerreggiaflèjpoteflero facce 
re. per far rifoluerc i Principi vìcim, col difordined 
cofe , entrar' anco eflì nel paefe à conquiftarne pa 
non mancando loro mai pretefti da giufì:ificarfi,fap 
doficheilDucadiCleues, e quel di Safloniahann 
loro pretenfioni viue fopra la Gheldria, e fopra la ' • 
fia, (Scaltri fopra altre Prouincie, onde fi correre i 
maggior pericolo di perdita che di guadagno: Ch' i 
cofa chiara che le prouincie di Olada,e di Zelanda 1 1 
erano con l'armi conquiftabili, e che fi doueuafugj J 
di metter' il paefe in tanta ftrettezza , che chiam. ? 
vn'altro Principe.chehauefTe pietà de'fuoi mali, cu > 
che introducefTe il gouerno alla Suizera, del quale 1 1 
fi lafciaua di parlare. Che quefta infirmità ricercaua « \ 
ferente rimedio di quello, che fi era vfato fino all'i •■ 
ra; perche in vece di metter' il padre à combatteri 
figlio , r amico col vicino, il patrone col feruitore '■ 
il Vaffallo col Ré, conueniuavfàr della vnione, di i 
concordia* della pace, e della dolcezza , al qualmf > 



Libro Decimo. 47^ 

\i bbe ad intendere à i mali fodisfatti popoli , che 
d^rdinipafTati non fono ftatimente del Kà; ma 
1 al souerno de' miniftri, il die farà più facile dar' à 
::( r' à i popoli, di quel che è ftato fin' hora per venir 
e.' cofe fatte per mano di Sua Altezza, che non 
1 neper Ifpagnuoloj ma per naturale del Paefe. 
) hiudeuano conuenirli compiacergli Stati delle 
■Jichiefte, cacciar fuori li foldatiSpagnuoIi, & ap- 
oria pacificatione fatta à Gante, perche àquefto 
• entrato che farà algouerno, rimarranno vani 
idifegnidi coloro che trattano di mutar forma 
publica. Che fé pure egHhaueua qualche ragio- 
nonvenir'àqueftarifoiutione haurebbe douu- 
blicarle ai deputati degli Stati per confultarne. 
nauano la pace di Gante effere fiata fatta col pa- 
folenni theologhi, e di eccellenti jurifti, che tur- 
no dichiarato non contener colà contra la Cato- 
ligione, né contra l'autorità reale , e che fé pure 
Dn fofle totalmente à gufto del Ré, farebbe così 
lite attione, ilpaffar perle cofe fatte, come il 
r' al mare parte delle merci per iàluar lanaue. E 
.do efla pace di Gante, fi ingegnauano di moftra- 
e con ella fi era fatto contra la volontà del Princi- 
Orangesj perche reftando ordinato , che con le 
Ielle Proumcie fi douefle rifoluere quale religio- 
ifle da ofleruare , non elTer dubbio che le dodici 
nno la CatoHca Romana,onde conuerebbe à gli 
defi ammetterla; i quali rauuedutifi diceuano ef- 
,ti ingannati , anzi dubitauano che Sua Altezza fi 
rdafle congh Stati, e chefirifoluelfequefliopun- 
he non rimancuacofa alcuna àfire, faluo, ch'egli 
idalTe de i deputati de gli Stati che elfi farebbero il 
efimo di lui.alqual modo ceflarebbe ogni difficul- 
fi interróperebberoidifegnide'maligni. Che per 
:ntura con quella attione il Principe co i fuoi volò- 
Gg 5 taria- 



480 Jjioria di Teronimo Conejiaggio 

wrfaraente fi ridurrebbe con gli altri, e quando n f^. 
cefle,e non uolefle ofTeruar la pace di Gante, più i|. 
niente che l' altre volte fi potrebbe forzare, pere . 
Stati generali gli faranno cótrari, oltre che quei p e. 
fra fé fteifi potrebbero, veduto tantaconcordia da ic- 
fta banda difcordar da quell' altra 1 onde fi venire eà 
conquiftare Olanda, e Zelanda. Quelle ragioi le) 
configlio di Stato del Duca, & alcune altre che i t u- 
tati, gli Oratori, alcuni Vefcoui , & Theologhi . u- 
mularono, fecero si, che il Gouernatoreficonf aò 
nella rifolutionc di far la nuoua pace, e fé ben nel )i. 
tolarla forfero alcune difficoltà.per le quaU \\ Gou a- 
tore fdegnato,con più colera che prudenza fé ne t ^q 
alla Marcia, non lafciòper quefto di conchiuderfi ca 
mezoFebraio. Egli è vero che hauendo D. Gioì nj 
con quefto fdegnofparfo parole troppo libere m c- 
ciando guerra , non folamente fece cauti gli a«u iri 
fuoi,ma diede anco à gh Olandefi cagion ài diffid jC 
veramente le parole che fcuoprono ilecreti dell'ai 10 
fparfe inconfideratamente fono a' Principi dani è, 
con tutto ciò fu da'religiofi rappacificato, onde coi a- 
tì, e concorfe in tutti quei punti che ricercauan ;li 
Stati. E perche fopra l' ofleruatione di effa pace, e 1 ra 
l'intelligenza dialcuni Capitolici efla fonopoi ce 
dircordie,mi conuiene fcriuerli troncando proém: t- 
tofcrittioni,& altre cofe che no fanno alnoftropr )- 
fito. Che le offefe, ingiurie, e danni riceuuti d'am le 
parti in parole,òin opere fieno mefie in perpetua i* 
uionejcome (e mai no fodero ftate fatte. Che il Si: ^r 
Don Giouanni d' Auftria , confermaua la pace di < > 
te, e prometteua intieramente ofTeruare gli articc ^\ 
efla, e procurerebbe che fi ofleruaffero , e che il f in 
conformità del Capitolo terzo di effa pace farà ad a- 
re gli Stati generali. Che il Rè farà vfcire fuo di 
quei paefi per terra, fenza dilacione alcuna Ìifo ti 

Spagn I- 



Libro Decimo, 481 

a aoli, Italiani, Borgognoni, Tedefchi, e gli altri 
n ieri che vi militauanc, e che non gli fia lecito far- 
•1 tornarei ò conduruene altri fé non per ragion di 
\( a con foreftieri, ò altra fimile occafione che lo ri- 
t, econconfenfodegliStati. Che ài foldati Spa- 
ti li , Italiani, e Borgognoni fia conceffb quaranta 
i di termine per la partita da cominciarfi da! gior- 
e dalSig. D Giauannid'Auflria loro ne farà fat- 
cificatione,e che fubito lafcino le Città, e Caflelli, 
fonO) & efcano Fuori del paefe prima di paflato \\ 
ine> fé potranno farlo, e che fra tanto nel trattare, 
tj'iuerfirefis;ouernino con modeftta fenza mole- 
^ elh Prouincie. Che li foldati Tedefchi fé ne va- 
come fieno pagati da gli Stati generali, di quello 
anno d'hauere come fi dirà nel Capitolo decimo- 
:o. Che li fcpradetti foldati partendo dalle piaz- 
oue ftanno, debbano lafciar' in elfe le artiglierie, 
iuaglie, emunitioniche vi fono, che ficonfègnc» 
di ordine del configlio di Stato in mano de' na- 
i delle Prouincie > e conforme a'priuilegi di efle à 
)neconuenienti, e per quefta prima volta appro- 
da i deputati de gli Stati generali. Che quanto ai- 
.orfioni , & aggraui fatti per li foldati del Rè a'na- 
i, &à i delitti che con badanti informationi pa- 
, che habbiano commeflo in quefte Prouincie)che 
i debba ordinare qui, ò in Ifpagna, che fé ne cono- 
•er giuititia , e far' elTequircrigorofamentelefcn- 
le.Che li prigioni d'ambe le parti fieno liberi fenz* 
itto alcuno.e che Guighelmo Filippo Cote di Bure 
nandato in Fiandra, fubito che il Principe d'Oran- 
hauerà fodisfatto a tutto quello che nell'adunanza 
;li Stati generali farà determinato. Che tutte le li- 
controuerfie che toccano à vffici , & à i Magiftrati 
itiperlereuolutioni palTate rcftino fofpefefinoal- 
jnaméto generale, accioche allhora per li configli» 
Gg 4 c^w- 



4S2. Iftoria di leronimo Conejia^gio H 

e giudici ordinari) delle Prouincie, à' quali fàr.it» 
commelle le caiife, fieno dopò di diligente effam Ij. 
finite. Che il Rè conia fua reale paf ola promet di 
ofTeruare gli antichi priuilegidegli Stati del pae; e 
cominandarààfuo fratello Giouannid' Auftria, & t[i 
altri Gouernatori, che gli fuccederanno, che an h 
guardino, e li proteggano, e non permetterà, che j*. 
configli , ò in altre cofe toccante al bene publico i x- 
ua de' forefticri , ma folamente de' naturali delle 3- 
iiincie. Che medefimamete gli Stati generali proi t- 
tono di ofTeruare, ediifendereintuttele Prouin< la 
Santa fede Catolica, e l' vbidienza à Sua Maeftà , f -.a 
mai contradirui.Che eflì Stati renunciano fino di a f- 
foà tutte le leghe fatte dal principio delle reuolui \i 
noadhoggicon foieftieri. Che anco fpediranno ti 
li foldati foreftieri , che hanno afloldato , ò ordin \u 
che fi afiToldino, e procureranno eh' efcano de gli S f, 
fenza che altri uè ne entrino Che gh Stati general - 
garannofubitoàgliAmbafciadori dell' Imperado: ? 
del Duca di luHers trecento milla Fiorini di quar. a 
grolTi di Fiandra l' uno , de' [ci cento milla che à S 1, 
haueuano promeflo,accioche elììAmbafciadorili e - 
fegnino fubito al Sig. D.Giouanni d'Auftiiajòi chi 1 
ordinerà, per cauar li foldati foreftieri delle città, e : ■ 
teZ2e,faluo li Tedefchi, li quali remeranno fino che ■ 
no pagati, come appreffo fi dirai e che gh Stati pag ■ 
ranno l'altra metà de' fei cento milla Fiorini in Gè ■ 
na, due mefidoppo la partenza de gh SpagnuoHd 1 
città, eroccadi Anuerfaalleperfone, cheilSignoi 
Gio. d' Auftria commandarà. Che gli Stati gene 
promettono di pagar' a i Tedefchi il refto,. che pan 
efler loro douuto di paghe, e che perciò Sua Maeft. 
Sua Altezza lafcierano vedere i libri de 'loro conti, ' 
intrometterano l'autorità loro,accioche effiTedefcl 
contentino con quel;che fàràgiufto,egIiAiiibafciad 

deH'Ii 



Libro 'Decimo. 48^ 

all'Imperatore , e del Duca di luliers ne faranno me- 
atori)e fino à tanto, che fieno fodisfatti farà loro con- 
;duto ftare ne' luoghi, che per il Ré, e per il Configlio 
Stato farà lor deputato, rimanendo fotto laprotet- 
one del Rè, e de gli Stati. Che fubito dopo la parten- 
idegliSpagnuoli, Italiani, e Borgognoni, il Signor 
iouanni d'Auftria moftrando le patenti di Sua Maeftà 
rà riceuuto da gli Stati per Gouernator Luogotenen. 
I , e Capitano generale del Rè, in tutte quelle Proum- 
' e facendo il folenne giuramento, e le altre cirimonie 
I )ftumate , e gli Stati come tale gli daranno ogni vbi- 
I enza, rimanédo in fua forza, e vigore la pace ài Gan- 
con tutto quello, che da efTa depende. Che il Rè in 
rcùdelPriuilegio, che chiamano della allegra entra- 
, commandaràà tutti ifuoi fuccefiTori àenb Sig. D. 
iouanni à gli altri gouernatori generali, e particolari 
;Ile Prouincieà ruttili prefidenti, Config!ieri,Magi- 
ati, e giudici, che prima di riceuer carico, dignità, ò 
ficio giurino folennemente di ofTeruare tutti gli arti- 
)li di quefì:a pace,e che procureranno, che tutti gli al- 
i r olTeruiuo. Finalmente che Sua Maefìà conferme- 
tutte le rendite, penfioni,oblighi,che gli Stati gene- 
li hanno preib carico in fauor Ai coloro, che gli han- 
D aiutati nelle riuolutionipafTate, e particolarmente 
)n la Reina di Inghilterra.Conchiufa quella pace, che 
n'amarono Editto perpetuo, fiì publicata per tutte le 
' ttà con grande allegrezza de' popoli, &: il gouernato- 
* ne mandò la copiainlfpagnaacciochefofTe confir- 
lata dal Rè,così hauendo promelTo a deputati di fare, 
rà tanto fi cominciauaad attendere airefTecutione 
e' Capitoli di efTa. Gli Stati prouedeuano lentamente 
denari, così quelli, che doueuano dare àD. Giouan- 
i, come quelli, chehaueuano bifognoper le paghe 
e' Tedefchi. Il gouernatore andaua ordinando l'vfcita 
e foldati foreflieri , facendoli incaminare verfoMa. 
Gg y ftria 



4^4 Ifioria di lerommo Conejla^gh 

ftri£V, e per maggior commodità pregato da' dcput, 
ti, e da gli Oratori fi andaua accoftando à Bruflellc 
perche hauendo dato cufa della guardia della perf 
na Tua al Duca d'Arfcot t proueduto perciò da gli Sta 
di quella gente, che egli voleua, e fatto in ciò diligei 
2c di giuramenti, e di (ìcurezza, così da eflo Duca, c^ 
me da' deputati de gli Stati , licentiò la guardia ch'e^ 
Iiaueua, rimanendo con fola quella de gH Stati. A qu' 
Ito modo venne àNamur, doue detenutofi poco ai 
dòàLouanioj nel qual luogo dal popolo» e dagr; 
numero di fcolari fu riceuuto con fomma allegre^? 
econinfohtefefte, vifitato da quafi tutti i nobili co 
federati, che perciò vi andarono, che tutti accolfec( 
gran fègno d'amore. Quiui fu dato ordine all'vfcita d 
paefe de gli foldati SpagnuoH , e fé ben ciò per mane 
mento'di denari fi andana dilatando , e perciò forfè i 
torbidando i patti, tuttauia l'aiuto, che diede Gioua 
ni de Efcouedo fecero caminar le cofe con ordin 
Doueuafi confignar la rocca di Anuerfaà nuouo C 
ftellano, &ànuoui foldati, molti erano qucHi, che ar 
biuano quefto carico , perche il Marchefe di Haurè ; 
Conte di Egmont, il Signor di Heze, & alcuni altri 
concorreuano , tuttauia fu eletto il Duca d'Arfcot, 
quale à venti di Marzo del fettanta fette fé n'andò 
cfl'a fortezza coTuoi foldati Valloni per riceuerlaa 
compagnato da gli Ambafciadori dell' Imperador 
Non volfe trouarfià sifuneftaattione Sanciod'Auil 
che dal tempo ch'ella fu fondata n'era Caftellano j n 
ne lafciò la cura à Martin del Hoio fuo Luogo tenent 
il quale raccolti dentro h foldati Spagnuoli, ^alza: 
il ponte, egli con lechiaui della porta della fortez: 
rimafe fuori, doue incontrato il Duca , e quei Signoi 
che fcefero da cauallo,fù da Giouanni di Efcouedo a 
me Secretario del Rè dato il giuramento al Duca 
guardar quella fortezza , à feruigio del Ré> e non coi 

fignar 



Libro Decima, 48 j 

gnarlalàluoalui, fuoiberedi, ò di Tua commiflìone; 
che fatto , Martino gli coniìgnò lechiaui, sì calòxl 
onte, es'aperfero le porte, evfcendone quafi pian- 
endogliSpagnuoli, vi entrarono ridendo i Valloni. 
iV\ Spagnuoli vnitilì con quei, che erano à Lira s'in- 
iiminarono à Maftricb, doue furono pagati, e refi tut- 
I h prigioni da vna parte, e dall' altra, rimaneuanope* 
ò ancor nella citta di Anuerfa con difguflode'cittadi- 
i H foldati Tedefchi del Reggimento del Foccaro, e 
elFronsbergh. Grandi erano i lamenti, eledoglian- 
;, che fpargeuanoi foldati Spagnuoli; perche tutti 
lal volentieri vfciuano del paef^, i giouani haurebbe- 
3 voluto rimanere à godere di quella libertà, che al- 
ani anni haueuanoguftata, i vecchi, chefiteneuano 
e' prelìdi molti di eflì ftroppiati , altri con moglie, e 
; on figliuoh inhabili à caminare parendofi quafi in pa- 
ia non fapeuano abbandonarla , raccontauano la lo- 
3 fedeltà , le attioni marauigliofe, le vittorie ottenii- 
ì con tanto fangue, e non fopportauano eiTer man- 
ati via così vilmente con titolo di traditori , di rubel- 
> e di nemici del Rè , e del paefe , lenza pur efTergli 
onceduto veder' il lor Generale, onde fdegnati face- 
ano pronoftichi della futura miferia del paefe, e del 
itorno loro. E crebbe quefto rumore fra di loro di for- 
e, 'che fi venne à temer di qualche difordine, perche 
' 'areua, che cercaflero occafione di romore, dicendo, 
he fé in Ifpagna, ò nell' altre parti doue andaffero do- 
lelTe loro efler' apparecchiatala pena de gh eccelli fta- 
:i loro imputati conforme alle capitulationi, chenoii 
'oleuano partirfi, pure intefala cofa dal gouernato» 
e con dolci parole mandò à confolarh non lafciaiido- 
i ridurre aconuenticole , e fece affiggere lettere pa« 
\-enti per le ftrade della citta ài Anuerfa, nelle quali 
ronafloluta autorità riuoccaua il Decreto fatto con- 
ja di loro da gh Stati) col che fi qui^taiono, come an- 
che 



48 6 Ijlorìa di lerontmo Coneflaggio 

che fece la caualleria ch'Kauea cominciato à far rome 
re. Nacque all'hora gara fra imaeftri di campo Sancì» 
d'Auila. Giuliano Remerò, AlonfodiVargas, eFrar, 
cefco Baldcs ài chi doueffe condurre quefta gente in j , 
taha , l'uno ricufando di vbidir' all' altro , e per leuar 
fu eletto il Conte di Mansfelt, che la condufte. Stette 
Gouernatore in Louanio fino alla fine di Aprile, che 1 
il tempo, che gli Spagnuoli vfcirono del paefe, poi fa 
to far giuramento à i deputati de gli Stati, al Signor » 
Hefe Gouernator della città di Bruflelles, à i foldati, , 
Magiftrato, & alle Confraternità di riceuerlo inpac( 
fé ne andò à Bruflelles al primo ài Maggio con la guai 
dia di ottanta archibugieri , che conduceua il Due 
d'Arfcot, quiui fu incontrato da' deputati degli Stat 
dal Magiftrato, da tutta la nobiltà, e riceuuto con tar 
to applaufo, che al proprio Re non fi farebbe quafifai 
to d'auantaggio , fé ben come fuole feguire, doue 
gran concorfo di gente non fi mancò da vbriachi » e d 
licenriofi di far delle riffe > e delle infoiente, & egU h 
fciata la grauità Spagnuola con amoreuole fembiante 
e con iriufitate carezze, riceueua ogn'vno domefticai 
mente. Di là à tré giorni moftrate le patenti del Rè, 
fatti li foliti giuramenti} dal configlio di Stato glif 
ceffo il gouerno, & elTendo già venuto il fuoTrain 
d'Italia con poco meno di cento feruitori foreftiér 
s'alloggiò in palazzo attendendo alle cofe delgouer 
no. Grandi furono le fperanze in che entrarono i pope 
li, di douer fotto quefto Gouernatore vfcire dell'in^ 
tàdimiferie, e di calamità, che fopra tutti erano fpar 
fé, haueuano per ficuri li Priuilegi, l'efTentioni, e la li 
berta, in fine fperauano vna pace, & vna fehcità perpe 
tuaj ma doueua effer' ordinato in Cielo,che non finii 
fé ancora il flagello di queipopoH, inchnati comegl 
altri à fperare più di quello, che fi deue,& à tollerar me 
no di quello è neceilario. Perche nel medefimo tem 

pò 



Libro Decimo. 487 

I , che quefte cofe fi faceuano non erano nel paefe gli 
mi eguali) come non fogliono efler mai doue dopò 
lliuer guerreggiato fi muta gouerno j ma qui ciò au- 
liua più, che in niun'altra parte, perche fé ben'il go- 
no haueuavnaiftefTa origine, vi erano de'Catolici, 
i heretici, di difubidienti,e di rubelli, e deTodisfatti, 
e'mal fodisfatti, e di bene inclinati, e di maligni, & 
:orche in tutte le corti fien vari gli humori , pur qui- 
rome in luogo doue tanto tempo fi erano maneg- 
.te l'armi , erano più accefi , e più pronti l'vn contra. 
troi perciò arriuato D. Giouanni al gouerno 5 chi il 
leua volontie^i , e chi labhorriua, chi il calunniaua, 
il difendeua, chi fperaua bene, chi male, chi ftaua à 
ler Tefitce chi Eiceua larghi pronoftichi delle future 
.e. Gli Stati parendofi aliai vniti col Principe d'O- 
igesperlapacificatione di Gante, (fé ben nell'altra 
one egli non era concorfo) quando trattarono di 
l'accordo conD. Giouanni per continuar volontie- 
:on lamicitia gli haueua fcritto domandandoglie- 
ilfuo parere co richiederlo defle loro quelli auuer- 
lentichegli parelTero conuenire; maconchiulero 
iza afpettar la rifpofl:a,& egli rifpofe poi con vna lun- 
lettera, dicendo. Che fé ben' alcuni penferanno che 
li parli con animo ofFefo, non elTer vero; ma, che 
riera liberamente per defiderare folocome hàbra- 
ato fempre,che quei paefi fieno gouernati da gh Sta- 
generah , con la douuta vbidienza al fuo legitimo 
incipe. Che quella forma di gouerno che hauea.du- 
t:o molti anni eraftata interrotta , efatraodiofaài 
incipi dalla ambitione, e dalla auaritia di coloro,che 
1 hanno dato ad intendere eflere inpregiudiciodel- 
utonta , onde al dì d'hoggi parer che chi la configlia, 
ìgliaribellarfi, ecadanel defitto d'offefa maeftà. per- 
ò rimaner ferrata la ftrada di dar rimedio alleakera- 
-}m delle Prouincic; Che egli haueua hauuto gufto 

grande 



488 Ifiorìa di leronìmo Cònejl aggio 

grande ^i ientir congregati li deputati de gli Stati 
Iperando che imiteranno la virtù , & il valor de' lor 
pafi'ati, ricuperando quella autorità da tanti sì antich 
esìnonorati priuilegi confirmata per metter fineall 
iiìiferie che li naturali han fofFerto dalla guerra. Ch 
à quefte cofe vedeua elTerfi dato felice principio co 
la pace di Gante , efìendofi con efla reftituita la quie 
te, e la tranquiliitvà al paefe; ma , che tuttauia egli no 
lafciaua di ftar con timore che i Fiaminghi coniale 
ro folitafacihtà fi lafcino ingannare dalle dolci paro 
lediD. Giouannid'Auftria, e d'altri fautori de ghSps 
gnuohi li quah diceua faper certo , che s'ingegnauan 
di disfare Tvnione de gli Stati s e che niuno altro mez 
haueuano trouato più efficace al lor fine, che la veni i 
tadiefTo D. Giouannijperfuadendo il Rè che Io mar i 
di, e che giunto pigli alcuni conlìglieri della nobilti I 
altri dei deputati de gli Stati per ingannarci con que i 
fta diflìmulatione, come fé non fapeflìmo, che (àguil 
della Duchefla di Parma) hauerà altri configlieli fecrt 
ti, col parer dc'quali fi gouernarà. Che haueuamolt 
effaminate le domande di efio D. Giouanni , & in efl 
conofceuaefferuinafcofta la pretenfionc dell' aiTolur 
gouerno, el'eftintione dell' autorità de i deputati d 
gii Stati , perciò conuenir guardar molto ciò, che fi f 
prima di concluder cofa alcuna feco, dipendedo da ci' 
il perpetuo commun bene , e che hauendo loro Iddii 
commeflola difefa della patria reftano obligatiàda 
rigorofo conto d'ogni negligenza. Che era certificato 
chegliSpagnuoli , e loro compagni nonattendeuan* 
adaltro.faluo ad ordir tradimenti, perciò con molta vi 
gilanzaconuenire ai Fiaminghi, che confincerità, > 
confidenziconuerfanocóeifiguardarfène, fenzaprai 
ticar, né rifoluerc cofa alcuna, fino, chelifoldatiSpa 
gnuoli fieno vfciti fuori del paefe , che cofi fé gli ^^cc 
incendere, e cofi fi ellequifca, auuertendo Sua Altezza 

Ch( 



libro Decimo. 48^ 

li (deputati altramente no lafciaranno Farmi eiTen- 
rifoluti liberarli dalle oppreflìoni , che patifcono. 
; conuiene in ogni modo fìurbare,che neffun natu- 
ferua difoldato a' Gouernatori, perche altramente 
■ebbero ad vcciderfì per le loro ftefle mani, Se à ro- 
la concordia &tta, che ciò era concefTo al paefe per 
ijlti priuilegi ì e diceua gli anni in che furono fatti, e 
Ij [uali Principije che ogni vno è obligato à difenderli 
:: diligenza.eflendo dishoncre perder per negligen- 
1 uello , che i fuoipaflati con trauagliO)econ valore 
1 euano ottenuto. Che farebbe bene mandarci Sua 
» ;22a vn memoriale de gii aggraui,che fi hanno con- 
: gli Spagnuoli , Se vna copia de' priuilegi delle Pro- 
1 cie,accioche non intenti cofa alcuna contra effi.an- 
i he cóforme à effi guidi il gouerno, poiché così glie- 
i commandato il Réj efepercafo egli ricufaffe fa- 
t eccffarioproteftargli da parte dei deputati, dicen- 
[ , checonrraloro volontà faranno obligatià pigliar 
I mi per refiftere con giuflitia all'ingiuftitia , che gli 
I fé fattaj perche ogniuno dcuerà approuar queftaat- 
I ne , e il difender cosi giuda caufa, e che il protefto? 
i| i fi farà.farà di tanto maggior'valore, quanto farà più 
.^arojCpiùrigorofojperche con vn'ahro fimilefììfor- 
•:o il Rè Catolico ne' tempi paflati prometter di le- 
r gli Spagnuoli di quefli paefi , cofa che altramente 
n fi farebbe mai finita feco. Che quanto alle genti, 
e ha aflbldato per fua difefa , e che domanda Sua Al- 
IZ3. per fua guardia, ben fi conofce, che non è per al- 
D, faluo perche giurino à lui vbidienza, e per non fi- 
rfi de gli Statij non effendo da dubitare, che fendoli 
uncefìi li foldati.che domanda, che farebbero gli Stati 
)ligatià riceuer le leggi ch'egli vorrà dare, poicHeil 
)polo difarmato non potrà difenderfi, nèrefiftereà 
.^nte armata, efepurealcunofimetteffcinrefiften- 
i farebbe caftigato per eflempio de gli altri,c che gua- 
to 



490 Ifioria di leronmo Coneftaggio 

toàlui egli era ceno, cheS. Altezza non procede 

con pianezza, poiché voleua fpogliar'i naturali de 

loro armi per armarne fé fteflo. Che molto piiìgiu: 

cofa farebbe, ch'egli {ì fìdalTe de i deputati de gli Sta 

(che non hanno mai promelTo cofa, che non habbiai 

feruato,)che pretendere, che fi fidino di lui eflendo fl 

tirante volte ingannati. Che conuiene hauer'auu( 

tenza di ofTeruare quello , che fin'hora fi è vfato , eh' 

gli giuri prima gli Stati generali , ch'efli giurino i\ G 

uernatore ; poiché per gli efiempi de' lacchi di M 

fìrift, e di Anuerfa temerebbero le Prouincie, chei 

potefTe accader il medefimo fotto la feruitù Spagnu- 

la. Che non erano fenza colpa coloro, chealprincip 

potendo npn impedirono il farfi le fortezze,che doir 

nano le città, dalle quali procedeno tutti i mah, e ci 

hora,che gli Stati doneranno hauerle in loro potere»! 

rebbero il debito loro à rouinarle da i fondamenti, a 

cioche le città rimangano ficure. Che à Sua Altezza, 

à Sua Maeftà era fiato di gran dilgufto,che fi fieno ca-i 

ciati da alcuni prefidi gfi Spagnuoli , e che di ciò fi fei- 

tono tanto ingiuriati quanto fiirono col memorial* 

che fi apprefentò alla Duchefia ài Parma , perciò ne 

efTer da dubitare ch'egli non habbia ordinato vn'a 

trofimile caftigo à quefli , comeàquelh. Che de'R 

non è da fidarfi, per quanti perdoni, ò per quante obi 

uioni promettano delle cofe paflate , perche maino 

perdono la memoria delle ofFefe , che lor fon fatte, 

che fé il tempo impedifi^e il pigliarne vendetta fann 

diffimularle fino à tanto, che venga altro tempo di ca 

ftigo. Che di ciò vi erano frefche prone nelle attior 

pafTate del Rè,poiche ancora no eraafciutto ilfangu 

delle morti de' Conti ài Egmont e d'Homo, e di tam 

altri nobili, e plebei,che ha fatto decapitare, hauend 

prima molte volte dato parola di perdonar loro. Ch 

la natura haueua infegnaco cosiaglihuomini , com 



Lihro Decimo. 4^1 

t I animali, che ciò, che non pofTono ottener per For- 
li procurino hauerlo con l'indurtria, che così S. Mae- 
ì e Sua Altezza non potendo ottener da gli Stati per 
.1 1 via, che pretendono , procurano hauerlo con fa- 
r, tà. Quanto dolore diceua pofliamo noipenfàre» 
lauerà hauuto il Rè, auuezzoà commandar' à Tuo 

3 ere, e con libertà vedendo difpreggiati i fuoi com- 
idamenti, e rimaner vinto da fuoivaflalIinelTea- 
rlituttoilMondo.? òcome farà egli poflfibile , che 
i di tentare "quallìvoglia cola , che fé gli rapprefen- 
i 'intelletto, che gHpaia conueniente per ricupe- 
1 1 Dominio, che quali ha perduto; mancaranno- 
;1 Drfe mezi diceua per confeguir'il fuo intento:man= 
i prima acqua al mare , chea Principi inganni , e 
li con che ftringere le volontà de'fudditi. Eccouf, 
1 letendehorailRèvno, ilqualeé promettere, che 
: derà fuori li foldati foreftieri ; ma quella promef^ 
i i ofTeruata come le paflate; promife bene egli an- 
1 Gante al tempo, che partì di qua per Ifpagna,che 
crebbe fuori del paefe fra tre mefi li foldati Spa- 
oli, e pure ve ne fletterò più di diciotto, ncfareb- 
) vfciti mai, fé non era l'infelice fuccefTo delle Gel- 
Stringeua grandemente gli Stati, che miralTerO) 
! aueuano offefo vn Rè potentiflimo , e che lafcia- 
I mezo erano corfi ne gli ellremi,i quali fono ò mo- 
i alorofamente , ò con coftantia afpettar gli impeti 
a fortuna, che li minaccia, a' quali diceua non do- 
1 eflere difficile refiftere, fé tutti di vn'iftefTo animo 
luteranno l'un l'altro con le vite, e con l'armi, co- 
onceduta dalle leggi diuine, &humane, perdife- 
ielle perfone, e della Hbertà. Ma fé pure S. A. man- 
Te fuori gli Spagnuoli non conuenir contentarli di 
l'Ho folamente , majdomandar fempre fino ad otte- 
' lo , che tutti li priuilegi fieno reftituiti, e fi feruino 
iolabilmente. Che ai deputati degli Stati fia con- 
H h ceduto 



491 Jjlorla di lerommo Conejlaggìo 

ceduto mettere, eleuareliconfiglieridiStato, e di 
nan:za che lor parerà. Che due otre volte l'annodi 
quante vorranno pofTano adunarfi gli^Stati generi 
li per trattar delgouerno della Repubh'ca, corregg 
la forma di effo , e publicare ciò che giudicherani 
conuenire. Che al Gouernator generale non fiap^ 
jnefTo aiToldar gente fenza confenfo de gli Stati^ 
che tutti li prefìdi fi ripartano ne' luoghi che pari 
à elTi Stati: Che tutte quelle cofe conueniuaottefi 
da S. A. prima che ammetterlo algouerno, perei 
altramente ( fecondandogli la volontà credendo fe 
comunbene) farebbe da temere che s'ingannaflièrn 
e che fofTero cagione di maggior difcordia che la pi 
ma, perche la più parte de gli habitatori del paefen 
non crederanno alle promefle del Rè , nèdelGom 
natore, vedendo quanto fieno male ofleruate, e fé 
tirebbero gran percofla nell' animo fé vedellèro <j 
duta l'autorità de gli Stati generali , ne' quali hai» 
póllo ogni loro fperafiza. Pregauali affettuofamet 
che con ogni attentione confideraflero , e pefafift 
quello configlio che lor daua, poiché veniua da an« 
che metterebbe la vira, & i beni per la libertà della 
tria,* e che defidera-occafione per moflrar l'animo fi 
Quella lettera forfè più atta à conferuar la guerra, e 
ad introdur la pace volfe la force che non veniflè' 
ie mani de i deputati de gli Srati , faluo dopo di'fec 
e fottofcritto l'accordo, ò l'editto con SuaAltezJ 
che fé prima folTe capitata non farebbe flato grani 
to, eh" hauefle impedito il corfo delle cofe, òchefc: 
conuenuto far' altri patti piùpregiudiciaHalRè, p • 
che molti credeuano affai alle parole del Princi] ► 
& egh haueua arce in perfuadere. Ma poi chefùc< • 
chiufo ogni colà, e che il Principe hebbe notitiac - 
r Editto affai fdegnato , infieme con gli Stati ài - 
landa, e di Zelanda fcriflè vn' altra lettera, quafi - 

giuri* 



Libro Decimo. 45? j 

àài deputati de gli Stati generali in quefta fo- 
.t za. 

)iceuano marauigliarfi che haiiefTero degenerato 
3 o dal valor de loro paiTati, non folamente per 
•ji hauer'ottenutonuouipriuilegi) come ne gli adu- 
li lenti generali fi fuole fare ; ma per hauer perdu- 
:ce gliantichij poiché per l'Editto perpetuo era lo- 
•chica tolta l'autorità che haueuano di adunar gli 
y< i generali > quando voleuano . Moftrauano fen- 
i liTaila dilatione della libertà del Contedi Buren, 
t ) condotto, e tenuto in lipagna contra tutte le 
€;i, e priuilegi del paefe, e contra l'accordo della 
». i di Gante. Voleuano che hauefTer-o macchiato il 
CI honore di macchia da non leuarfimai, in hauer 
> ato denari àperfone, dalle quali haueuano riceuu- 
i mte ingiurie, à genti, che per publico Editto, e 
l ommuneconfenfo erano ftate dichiarate traditri- 
; erubelle, fopportando che fenzacaftigofiparta- 
I e fé ne portino la preda di tanti anni. Li riprende- 
I o della poca ftima, che haueuano fatto della Rei- 
I i'In2:hilterra, e del Duca di Alanfone tanto bene- 

o 

s riti 5 e cosi de gli Stati di Olanda, e di Zelanda, e 
|.aficurez2aloro, i deputati de' quali nell' adunan- 
jii Gante prefaghi di quel che doueua auuenire» 
I ero che fé fi faceua pace col Signor D. Giouannf. 
luflria, eilì non vi confentirebbero faluoconpar- 
) molto ficuro, e che hora nell' Editto perpetuo 
.1 fi fa mentione di loro , né de' beni che il Ré lor 
.le confifcati in Borgogna. Né minor riprenfione 
. quella che faceuano in hauer tralafciato di tratta- 
che fi rouinaflero le fortezze , che fignoreggia- 
le città, e che, non hauendolo fatto rimaneuano 
l medefimo pericolo di prim^ Li perfuadeuano à far 
e nuoue dichiarationi di tutte quefte cofe, moftran- 
eflerneceflario } ftante le minaccie chediceuanQ 
Hh i haue 



494 ^fiorìa di leronmo Conefla^gìo 

hauer fatto Sua Altezza , quando fi partì della villa 
Huy per quella della Marcia, hauendo con efleda 
indiciodi voler diflìmular qualche tempo con gliS 
ti> per poi quando fodero fproueduti caftigarli , e e 
ciò fi vedeua chiaro , poiché induftriofamente nell 
ditto perpetuo haueua fatto mettere, che folament( 
prima volta poteflero li deputati intrauenire nell'el 
rioni de' generali delle piazze. Chequefte & altre < 
fé molte, diceuano eflere lor parfe male , e chen 
haurebbero voluto che haueflero conchiufocont; 
tafretta la pace, e tutto che haueflero molte ragion 
dolerfi non voleuano riprouar'il fatto , né dare oc 
iione chefia differitala partenza de gli Spagnuoli 
compagni loro. Pregauano Iddio, che l'Editto per 
tuo hauefle profpero fucceflb , e prometteuano di 
feruar la pace di Gante inuiolabilmente> ma chequ i 
della Marcia non approuauano, fàluo in parte.Dom • 
dauano con iftanza, che foflero loro mandate Seri; • 
refottofcrittede'Ioro nomi, e di tutti li Gouerna i 
delle Prouincie, Cittàj& Officiali delle Mihtie, che - 
ceflero, che fé gli Spagnuoli con gH altri foreftierii \ 
vfciflero del paefe il giorno ordinato, che non tra - 
rebbero più cofa alcuna col Sig. D.Giouanni d'Auft ; 
anzi, che con Tarmi, come haueuano cominciate i 
caccierebbero de gli Stati , e che dopo di cacciati 1 1 
riconofcerebbero per Gouernatore generale effe . 
Giouanni,nèniunoaltro,che prima non habbia lei ) 
via tutto quello , che in qualfivoglia maniera conti ; 
a i priuilegi, leggi, e franchezze, & alla pace di Gai > 
e fino à tanto che in virtù àiti^z non fodisfaccia li '- 
turali aggrauati, e li reftituifca nella pofleflìone de f 
beni. Difpiacquequefta lettera ai deputati, nonta o 
per le riprenfioni eh' frano lor fatte, quanto per - 
der da loro alieno l'animo del Principe, ediqu e 
due Prouincie, perche haurebbero defideratoch a 



Lihro Decimi. 4 9 j 

tre fofle generale, elVnioncommune. Ma per trat- 
t delle cofè nella douura forma) e per ifcoprirpiiì 
I nifeftamente l' intention del Principe , e de gli O- 
1 defìj partiti, che furono gli Spagnuoli > eleiìTeroil 
] ttor Alberto Leonino , accioclie in nome del Go- 
i-natorC) e dei deputati, douelTe andar' àDordre£b 
i Principe, & à gli Stati di Olanda,e Zelanda con que- 

I ambafciata. Che li deputati de gli Stati domanda- 
no al Principe» & àgli Stati di Olanda, e Zelanda, 

I I contribuiflero alcuni denari per le paghe , e per 
: peditione de gli Scozzefi , & altri foldati, che il mc- 
i imo Principe haueua lor ma.odato in foccorfo. Che 
■ : beneficio, facilità, e libertà del comercio , e trafi- 

, il Principe leuafle li tributi, che per cagion dei- 
guerra haueua polli in mare , e fopra il Fiume Scal- 
, con nome de' falui condotti , e licenze , e che li na- 
i da guerra, che teneua in eflTo Fiume vicino ad An- 
rfa , facefTe partir di là , & il medcfimo del naui- 
, che teneua vicino a Bolduc nella Mofa, ò almeno 
lontanafTe dalla città tanto, che il paiTaggio rima- 
(Tehbcro alle merci di entrata, edivfcita: Che con 
queftecofe fi reftituirebbe la pace alle Prouincie, 
nanendo finita la guerra , e le cagioni di efTa : Che 
ato più volontieri doueua far ciò, che fegh richie- 
, poiché il Sig. D. Giouanm d'Auftria era rifoluto 
r parte fua offeruare molto a punto le conditioni 
illapace, che così fi conofceua per quello, che fino 
Ihora haueua eilequito. Che efTo Gouernatoreera 
oluto mandar loro il Duca di Arfcot, acciochegli 
ifTe conto di quefle cofe, e gli dichiarafie che haue- 
'i approuato la pace di Gante, eprefo cura di farla 
'infermar dal Rè, e che fé al Principe, e fuoiadheren- 
non pareiTe ftar molto ficuri , che Sua Altezza fi of- 
riua dar loro maggior fodisfattione , e fiuorir'efTo 
)ranges , per ottener la libertà del Conte di Buren, 
Hhj eper 



49^ Iftorm di leronmo Coneflaggto 

e per lareRitutione de' beni confifcati in Lucembu 
go, & in Borgogna. Che Sua Altezza defideraua, ci 
pertrattardiquefìecofe, che il Principe, efuoicon, 
pagni elegeii'ero luogo , doueilDucad'Arfcotpott' 
fé trouarlì fecoi ma che gli pareua meglio per piiibr 
uerifolutione non trattar per terza perfona , anzi, ci 
Sua Altezza, e il Principe fi vedelTero infieme, ci 
perciò lo pregaua, che riceuendo boftaggi fé ne ven 
feda lui» òche dandoli dicefle in che luogo volefle 
Ipettarlo . Quefta ambafciata fatta dal Leonino , 
qual tacitamente pareua che fodisfaceffe alle doglia 
2e del Principe, per l'offerta che Sua Altezza face 
di dar' ogni maggior fodisfattione, hebbe quefta i 
fpoftacosì dal Principe» come da i deputati delied 
Prouincie : Che ftimauano molto, & haueuanom( 
to cara la buona volontà di Sua Altezza, e la pregai] 
no di fare , che à cosi liberali promcffe corrifpondi 
fero l'opere : Che afpetterebberoilDuca d'ArfcotiK 
lacittàdiS. Ghetrudenberg, doue fi tratterebbe qu! 
lo che fi pretendeua , & il Principe fcrifle il mede 
mo con lettera particolare à Sua Altezza. MailDu 
d'Arfcot non mife ad effetto l'andata così tofto , p( 
che volle afpettare (" per leuar'" ogni dubbio) che fi f 
fero allontanati del paefe gli foldati Spagnuoli.In qu 
fio mentre il Principe mal fodisfatto dell'Editto perp 
tuo, e nemico d'ogni accordo che poteiTe portarp 
ceàgliSpagnuoIi, parendofi ficuro nella inefpugn 
bile Olanda, doueaflbiutamente commandaua, nt 
voleua pace , e fé pur la voleua era con patti tali, eh 
configli eletti da gli Stati foffero fuperiori al Ré , & 
mille modi s'ingegnaiia d'indurre gli altri Stati r 
medefimo volere, e quefta era vn'arte per fir' odiofi 
Rè, fapendo egli benilfimo, che né il Gouernatore, 
niun' altro miniftro confentirebbero mai cofainta 
%o pregiudicio della Corona;e dal non confentif la v( 

rebl 



Libro Decimo. 457 

bbe egli àcauar' argomento da dimoftrar' a ipopoli 
e il Ré hauefle mala volontà contra il paefe. Con 
jiefta intentione cominciò in Olanda adoperar di- 
'jrfecofe , nonfolamente contrarie all'Editto perpe- 
o; ma anco alla pace di Gante ; perche non accetta- 
i liberamente in quelle ProLiincie quei Catolici , che 
ritornauanoi anzi con vari giuramenti, chevoleua, 
le pigliafTeroj pareua che tendelTe lor lacci, e fi dilec- 
.iledimoleftarh, acciochenongodcflerodelbenefì- 
odi quella pace, né della reftitutione de'lorobeni> 
ontraquello, che in tutte l'altre Prouincie fìEiceua. 
perche nei fettimo Capitolo della pace di Gante era 
ichiarato, che quelle Terre del gouèmo delPrinci- 
e, che non IVbidiuano come fono Amftredam, Har- 
im , Sconouen , & Vtrecht doueflero venire alla fua 
bidienza, con certi patti di religione, egli fenzari- 
;uardo à quelle capitolationi, cominciò a ftringerle, 
farfì v.bidire afTolutamente in tempo, cheiiGouer- 
latorehauea deporto l'armi; onde quelle città molto 
èdehlìtrouaronoin trauaglio, Harlem , eSconouen 
ìaccordarono, con mal feruati patti, le altre iìdifen- 
ieuano. Fece anco far bando che foflero fcritti, e ma- 
nifeftati tutti li beniecclelìaftici apphcandoli à imi- 
niftri della fetta Caluina, Coltre alle rendite, le pro- 
prietà ancora furono alienate, fenza dar fodisfattio- 
ne alcuna à i Sacerdoti Catolici. FortificauaSparen- 
dam, Crimpen, &altriluoghi, fàceua leghe co' Prin- 
cipi vicini, rouinauaChiefe, valendoli dei materiali 
nelle fortifìcationi , cancellaua in tutti i luoghi doue 
erano Tarmi, el'infegne delRémettendouileiue, ri- 
teneua li foldati che haueua, e ne afToldaua de nuo- 
ui. Dall' altra parte Don Giouanni auuifato di quefte 
cofe era trauagliato da varipenfìeri, haueua intorno 
à gli orecchi diuerfi humori d' huomini , che in diffe- 
renti modi l'auuifauano , e contrariamente lo con(ì- 
Hh 4 gliauaao. 



4 9 8 Iftorìa di Uro nìmo Conefuggto 

gliauano,& egli à pena difcernere quali foflero i più fé. i ; 
deli : Alcuni gli diceuano che mantenere l'Editto per- 1 ! 
petuo» conforme à quel che fi era obligato, e che ardi- 
tamente caminafTe innanzi, perche quello era il vero 
Teruigio delPvè, poiché gli Stati contra patti fi chiari 
non fi ritirerebbero mai, ancor che cònuenifle farla 
guerra à gli Olandefi : Altri voleuano che fé il Princi- i 
pe, e gli Srati ài Olanda, e Zelanda, volelTero altre più 1 1 
fauoreuohconditioni, che douelTe concedergfieledir 
nuouo, e che ogni cofa era poco, per far' acquifto di 
quelle Prouincie. Molti il certificauano efler tempo 
perduto trattar' accordo col Principe, e con quelli due f 
Stati, per efler le Prouincie inefpugnabili, e legenti 
fdegnate di modo, che non vi era rimafo luogo alla pa- 
ce, né all'accordoiperciò conuenir tenerli per continui ' 
nemici. Non pochi ve n'erano che l'empiuano di pau- 
re, e di fofpetti, dicendo che fi faceuanoconuenticole i 
contra di lui, che il Principe nonfolamente fiandaua [ 
fortificando ; ma che machinaua contra la propria per- 1 
fona di S. A. e che già li deputati degli Stati fecreta- l 
mente d'accordo col Principe» haueuano rifoluto farlo i 
prigione.cofàdicheparuechepigliaflefpauentoj on- I 
de fparfa quefta voce fra Tuoi, da ogni picciolo romorei I 
da ogni parola libera che fofle detta, cauauano indici 
^\ quefta mala intentione , fé ben veramente il popolo 
diBruilelles di natura infoiente, daua fpefle volte oc- 
cafione è^. poca confidenza. Quefto particolare fu fen* 
tito da Ottauio Gonzaga, che fé ne dolfe co i deputati» 
e tutti infieme fecero rigorofe diligenze, per faper do- 
ue la cofa fofle vfcita, e nò ottante che foflero carcera- 
ti i Signori di Boniuet, e di Belangreuille FranceiJ) chè^ 
iì diceua efler quelli, che doueuano far l'effetto, non Ì^ 
ne cauò però cofa alcuna di fondamento , né meno in-* 
formatione alcuna che meritafle niun minimo torme- 
?:ojma con tutto ciò neiranimodelGouernacorc no la- 



Lihro Decimo. 495 

É Ja di lauorare il fofpetto , parendo al fofpettofb 
Spre deboli le diligenze , che perciò fifaceuano, 
ir limamente vedendofì circondato da fìnti viiì. Per 
q fte cagioni, ilgouerno che egli haueua afluntoà 
p a ancor cominciatogli venne à noia j e non fola- 
n nte gli daua faftidio qiiefto pericolo in che gli pare- 
u '.ffeie; ma fin nel principio quando cominciò à fen- 
tj ' animo di quelle genti , gli parue eh' eflo gouerno 
f( "e centra il genio Tuo, amico di comraandare affo- 
li .mente, ò di guerreggiarej equiuinonfolamente 
n 1 haueua ninna di quefte cofe , ma gh pareua hauer 
li lani legate ad ogni attione, e fentirli intorno innu- 
t rabili cenfori d'ogni opera Tua i e già di quefti fuoi 
e ^ufti fé ne era lafciato intendere con lettere in Ifpa- 
j i. Venne fra tanto Tapprouatione del Rè dell' Edit- 
i )erpetLio, e della pace di Gante, con lettere per li 
i )utatidi Brabantci per le quali) amoreuolmente;ii 
1 gratiaua di quel, che diceua hauergli fcritto fuo fra- 
I io ch'haueuano operato interno alla pace, effortan* 
< li alla perfeueranza come diceua credere,che doueC- 
o fare. Con quefta approuatione effendo gli Spa- 
uoligiàvnpezzo partiti, parue tempo, che il Duca 
Arlcotandaffe con Tambafciatagià ordinata à San 
jtrudenberg, perciò per maggior' autorità partì ac- 
mpagnato da molti Signori , fra i quali il Signor di 
ierges, quel di Villerual, e dal Dottor Gailo, vno de 
: i Ambafciadori dell' Imperatore. Le parole S quella 
• nbafciata furono in quella foftanza. Che fi doleuano, 
le per la parte loro non foffe fodisfatto alla pace di 
ante, come fi era accordato, edomandauancchefi 
.fferuafferoleconditionidieffaj poiché il Signor D. 
'iiouanni d'Auflria haueua fodisfatto dalla parte fua a 
iatto ciò ch'egli era obligato, e che fé pure qualche co- 
[imancaua, egli era pronto à fodisfar fubito. Cheor- 
tlinaffero in Olanda, e Zelanda, & altri luoghi della 

Hh s P^"^ 



yo o Ijlorìa di leronimo Coneflaggìo 

parte Ioro> che publicafTero leditto perpetuo aftem 
dofi dalla guerra» e da dar cagioni di diffidenza, ice 
che con breuità fi poteflero adunare gU Stati gener. 
Acjuefta propoftafù rifpoftoin cjuefto modo. Niu 
via trouarfi migliore per leuar le diffidenze dalle pa: 
chequefta di olreruar' intieramente la pace di Gant 
che Te ciò non fi faceua, tutto il refto era trauagliar' 
damo. Che efla pace in molte cofe dal Signor D. G; 
«anni d'Auftria, e da i deputati de gH Stati, eraft 
violata , e molte altre reftauano ancor per fodisfa 
Che, come haueuano già detto altre volte, Tedi 
perpetuo in diuerfe cofe era contrario alla pace diG. 
te, che perciò da loro non era fiato accettato faluoc 
certe conditioni, al che U deputati haueuano inq 
tempo rifpofto , che T intention loro era di ofTerua 
pace di Gante, e che li priuilegi, franchezze, e coftu 
foiTero reftituiti nel primo ftato, douendo procura 
checosifottofcriuefleroli Gouernatori delle Prou 
eie. Terre , Colonelfi , e Capitani de' foldatij ma ( 
guefta promefla non l'haueuano i deputati fino all'ha 
ofleruata. Che li Tedefchi contra la pace di Cantei 
uano ancor nel paefe. Che li Beni e haueuano in B< 
gogna, Lucemburg, e ne gli altri Stati non erano l( 
ftati reftituiti. Che il Conte di Buren non era melTo 
libertà, ncal Principe era conceduto il gouernoint 
ramente in quel modo,che dichiaraua la patente, eh 
gli haueua del Rè,poiche non gli era confignato la e 
tà,e paefe di Vtrecht,& alcuni altri luoghi. Che \i Ce 
figlieri di Stato haueuano moftrato V odio, ch'hauei 
no à elfo Principe, hauendo fcritto à quelli di Vtred 
per impedire, che in conformità della Pace di Gan 
con fi fottometteflero al fuo gouerno, come ne' tei 
pipatati erano ftati. Che eflèndo antico priuilegi 
poterfi adunar gli Stati in generale, &in particolare 
©gniProuinciijchedi ciò fi erano fottomelTi all'ari 

XX 



Libro Decimo. yol 

t3 del Gouernatore. Che moki della religione rf^ 
1 mata non haueuano lafciato tornar' à vfuer nel pae- 
1 come dalla pace di Gante era conceduto. Cheli de- 
' iati de eli Stati fenza loro confentimento haueua- 
• ammeilo al gouerno il SÌ2;nor Don Giouanni d'Au- 
; il con feguito di Spagnuoli, e d'Italiani. CheOtta- 
: Gonzaga, Giouan Battifta de Taffis, & il Segreta- 
) Etcouedoeranoin tal modo fauoriti , chefimor- 
or.uia, che con eflì tenefle configli fecreti, tutte cofe 
ai contrarie alla pace di Gante , & all' Editto perpe- 
0. Che da i riceuitori delle confifcationi erano date 
ohe dilationi per non reftituire i beni confifcati.Chc 
deputati de gii Stati con la vnione giurata , ò à pcfta 
tta, e con grande ignoranza haueuano introdotto 
i\ paefe vna forma d' inquifitione peggiore, che quel- 
di Spagna, nellaquale non fifaceua informatione 
creta di alcuno, fenza preceder qualche fofpetto, e 
;r quella fi ricercauano le confcienze ài ogn'vno con- 
a la pace di Gante, e contra tutte le leggi. Che altre 
lolte cagioni di dolerfi lor refìauano ancora, che 
uarderebbero per altro tempo. Quella fu la rilpofta 
ubiica, chediedero^ma in ragionamenti fra il Prin- 
ipe, & il Duca, e fra tutti quei Signori dall' vna parte, 
: dall'altra fi intefe ancor più chiaro, anzi quafi per pa- 
ole efprefle, che il Principe, ne quegli Stati, non con- 
èntirebbero mai venir fotto altro gouerno , né fotte 
dtra rehgione, che quella cn haueuano, cofa, che non 
leelafciardi parere ftrana, perche elTcndovitiocom- 
nune deglihuomini voler più rollo feruir'àgli llra- 
li, che cedere a'fuoi medefìmijcofioro fuggendo il Re 
loro à vnfuo naturale fi fottoponeuano. Sgannato il 
Gouernatore di quello particolare con più colera, che 
non fogliono mollrar' i Principi, pareua fdegnato del- 
la rifpofla datali dicendo efler tutta arte, e tutta bu- 
gie, e flette in dubbio di ciò, che douelTe fariì } per- 
^ che 



j-ot Iftoria di leronìmo Conefia^po 

che l'andar lentamente confultando del rimedio de! 
cofe, adunar gli Stati generali , e fentirne le loro dei 
berationi, non era di fua natura. Vedeua li deputati e 
minar à beli' agio» & egli non poter colparli in cofa a 
cuna, perche per quel, che toccaua à due punti princ 
pali, cioè della religione, e dell' vbidienzaalRè > er; 
no irreprenfìbili, perciò haurebbe hauuto carofarlic 
minar più in fretta òdi difunirlidal Principe, edaj 
Olandefi, onero hauer qualche cagion di dolerli dih 
ro, perciò h richiefe con grande inftanza, che volefi 
ro vnire le forze loro con quelle del Rè , per ftringi 
le due Prouincie all' obligo eh' haueuano, e che diuei 
punti dell' editto, e della pacificatione ch'erano rimel 
alla adunanza generale de gH Stati fofTero da i deput, 
ti decifijtutte cofe, che conforme alle capitolationi de 
ueua faper non poter' ottenere. Parue Urano, e difpiat 
que à' deputati, che Sua Altezza lì rifoluefle cosi pror 
tamente alla guerra, eli richiedere, che diceflerocic 
che non toccaua à loro , né fapeuano qual fé ne folTe > 
cagione, fé però non era defiderofodi guerreggian 
nondimeno giudicauano , eh' egli non conofcelle 1 
fortezza di quelpaefe, e che gHparefle più conquida 
bile di quello, eh' egli era. Stimauano anco, che com 
giouane volonterofo non fofle ancor da trauagUofi ca 
a di fortuna ftato domato, e che fé egli hauelTe faput( 
i pericoh, i danni della guerra palTata , e quanto inutiJ 
mente fieno coftati Harlem, e Leyden farebbe andat( i 
più à beli' aggio àpenfar di acquiftar facilmente Pro' 
uincie piene di innumerabili Terre forti , perciò gli fi 
rifpofto con freddezza dandoli ad intendere, che bifo- 
gnaua deliberarne più maturamente, e Ipetialmente 
con la conuocatione de gli Stati generali, e conforme 
à i patti. Onde non gli riufcendo niuno de'difegni, cre- 
fceuanoifuoidifgufti, &era impatiente di quella for- 
ma digouernare> perciò andò fcriuendo in Ilpagna 

lun-r 



Libro Decimo, 503 

Jighe lettere al Rè, e par che già prima della fua ve- 
1 u àBruflelles,come fi è toccato di fopra,gIi n' hauef- 
1 fcritto delle altre quafi del medefìmo tenore,hauen- 
. incominciato lino all'hora à conofcer la qualit à di 
eIgouerno> &ad abhorrirlo. In effe lettere diceua 
. le altre cofe , che per quel, chetoccauaalgouerno 
in poteua dir' à Tua Maeftà cofà certa, ne che dalla pa- 
fi poteffe afpettare di cauar'il frutto, che fi pretende- 
, poiché il Principe di Orangesfi andauafortifican- 
i, la Reina di Inghilterra l'effortaua à non offeruar la 
ce, de gli Stati il maggior numero era d'accordo 
n effo Principe , che la parte ài Tua Maeftà era la mi- 
ite, e la più debole , che perciò egli non vi ftaua ficu- 
, e che andaua penfando di ritirarfi in luogo più forte 
r dar ricapito a' negozi, e conofcer gli amici da i ne- 
ici. Che non gli èrimafo vfficio alcuno àfare', per 
ladagnar gli animi de'naturali , e dato Tempre ad in- 
ndere àgli Stati ciò , chelorconueniua, ma che gli 
ireua predicar' in deferto non vedendo egli altro ri- 
ledio à quefto corpo infermo, faluo tagliarne la parte 
3rrotta;e quefto còcetto era più diftefo in alcune altre 
Jttere, fpetialmente in quelle , che il Secretario Efco- 
edo fcriueua al Rè dicendo , che per la cura de quegli 
tati vi conueniua il ferro, & ilfangue, perche ad altro 
nodo non vbidirebbero mai. Domandaua licenza di 
lartirfi dicendo , che quel carico in quella forma non 
:ra per lui, né l'età Tua per l'otio di quel gouernoi anzi 
)er vna donna, ò per vn fanciullo, perche forfè all'hora 
/ederebbero gli Stati, che Sua Maeftà confida di loro, 
:he loro ha perdonato.e fi lafcierebbero per auuentura 
meglio gouernare.perche hauendo grandemente pec- 
cato non credono fino hora , che il Rè debba lafciarli 
fenza caftigo; anzi parere, che penfino , eh' egh fia ve- 
nuto à caftigarli,aggiungédo altre ragioni più di guer- 
ra, che di pace, e più conforme all'humor fuo, che alla 

Tue 



^©4 Ijloria di leronìmo Coneflaggto 

quiete delpaefe.Quefte lettere come.alcunealtre.cosj 
foe come di Giouanni di Efcouedo , fcritte tanto al Ré 
come air imperatrice, e al Secretario Antonio Perez, 
furono dall' induftria de' rofpettofì Fiaminghi, in Gua- 
fcogna più divna volta intercette, fé ben'alcuni vo- 
gliono > che fofTe cofa fatta à cafo dai Francefi; ma 
comunque fi fofTe vennero alle mani e osi del Principe, 
come dei deputati de gli Stati, i quali decifrata la cifra 
con che erano fcritte, &h»uendo conofciuto ineflè 
differente intentione del Gouernatore > e de' fuoi mi- 
niftri ài quella eh' egli palefaua , e che pareua, che pro- 
curafle di inacerbir l'animo del Récontrailpaefe, ne 
moftrarono tutti fentimento grande j trouandofi in- 
gannati delle loro opinioni : Perche quelli eh' eranoBi 
buonainclinatioue, evedeuano volontieri lapacefe 
ne attriftarono, perche conobbero il Gouernatore ha- 
uer vogha di guerra, e fé alcuni ve ne erano, che fimu« 
landò fedeltà, folTero maligni , òhauelTero mal' ani- 
mo contra il Gouernatore, n hebbero anche difpiace- 
reuedendo fcoperte l'arti loro, onde da tutte le pare 
caderono le iperanze eh' haueuano conceputo de' lorc 
defideri, &il Principe da queftadifcopra d'animo di 
Don Giouanni confirmaua gli amici fuoi nell' opinio- 
ne,che tutte leattioni degh Spagnuoli fofTero artifi- 
ciofe , e con fagacità, ma fenza far' altra dimoftrationc 
tutti andauano con più dihgenza, che prima ofTeruadc 
le attieni del Gouernatore. Da quefìe ofleruationi)chÉ 
furono airailunghe,e molto follecite , nacque parer' à 
gliStati, che einonfigouernaffecome haurebbedo- 
uuto fare, anzi che l'opere fue fiandaflero confor- 
mando al tenor delle lettere, perche in vece di fradica- 
re, e fuellere ogni cagione di diffidenza, e di metter 
mano à copire quelli particolari, che rimaneuano della 
pacificatione, faceua molte cofe à efià contrarie, Dice- 
uanojche fi haueua empita la caia di feruitori Spagnuo- 

li,& 



Lihro Decimo. fo^ 

I Se Italiani, de* quali hauea promefTo non feruirfìal- 
j ino in tato numero,eletto fuoMaggior domo mag- 
are Gioan Battifta de Taflìs, Secretano principale 
' Guanni di Efcouedo, e Confisiliere fecreto Ottauio 
■ 3nzagajCo'quali confultaua tutte le cofe,e voleuano, 
' e ciò fofTe con tra il decimo Capitolo dell'Editto per- 
tuo,dalcheinferiuano,che egliiofleilprimo, a vio- 
lo. Né ammetteuano le ragioni che alcuni allegaua- 
' in difefa del Gouernatore, dicendo che col Gonza- 
non confultaua le cole del paefe.ma le altre fue^per- 
e eflendo fra di loro domeftichezza grande, non cre- 
uano,che di ogni cofa egli non foiTe confultore.No- 
Liano anco, che fé pur ne' Configli fi valeua de' natu- 
U del paefe, fcieglieua di quelli ch'erano ftimati peg- 
ori , che gli Spagnuoli , perche hauendo feguito li 
.rte da gli ammottinati,erano in quelli vltimi romori 
Iti folpefi da gU vfficij,e fofpetti à tutti coloro, che fa- 
:uano profeflìone di Zelanti della patria; anzi effer di 
jelli, che gli Stati frimauano autori della venuta de 
li Spagnuoli nel paefe, delle calamità, e delle miferie 
'guitej e che le pure alcuna volta chiamaua deglial- 
'i voleuano, che folTe per vna efteriore apparenza,per 
on dar' in quefto principio occafione di dolerfi , e per 
oprir meglio ifuoi difegni. Pefauano affair che in 
iruiTelles foffero rimafi alcuni Spagnuoli,che fé ne fta- 
lano nafcoficontra li patti, efebenepareua, che da 
icuno fidubitaffefe folfero ànotitiadi Sua Altezza, 
). nò; tuttauia effendo fraeflì alcuni Capitani, non 
)areua, che doueffe ignorarlo, fé ben dapoiche gliene 
-LÌ fatto querela furono fatti partire non fenza qual- 
che romoredi gente feditiofa. EfCig^erauano .affai, 
che fenza commiffionejfenza autorità,e fenza pur far- 
ne mottoà ideputati haueffe perfodisfara foldatiri- 
uocato il Decreto de gli Stati , fatto contra gli Spa-» 
gnuoli 5 e pareua loro, che folle vno affumerfi troppo 

autori- 



yo^ IftoriadilerommoCeneflaggh 

autorità. Hora per quefte ofleruationi.per le lette i 
intercette, eperilmodo di proceder del Gouernato 
li deputati de gli Stati erano mai fodisfatti , e dall' vi 
parte delìderauano di trouar modo di compiacerlo > 
di farlo caminar perla via della pace j ma dall'altra 
Iperauano poco, e cominciauano à penfar alla guerr 
D. Giouanni all'incontro moflo dalle male fodisfa 
rioni ch'haueua nell* animo, dal vincolato gouerno , , 
dalle relationi, che ogni hora gHveniuano fatte» ci 
era ordita congiura centra di lui per farlo prigione,ei 
trò ingranfolpettione, e come la diffidenza, ócilfc 
fpetto crefcano ài Tua natura,e fieno come il veleno ci 
fi mette nelle medicine , che poco dato conpruden: 
gioua; mail troppo ammazza; egli prefone trop|: 
fenza far' altre diligenze, determinò di afficurarfi , e > 
fcuoter ilgiogoal quale fi pareuafottopofto per pot( 
commandar' aifolutamente, e maneggiar T armià fu 
modo, non fapendo forfè, che T abufo dell' aflblui 
potenza, élaftrada della rouina delle monarchie. I 
quefta congiura eh' egli temeua, ò che pigliò perprir 
cipale pretefto di metterfi in difordine, furono vari 
pareri : chi diceua eh' erano fintioni fue, per moftrar ( 
hauer ragione di fepararfi da gli Stati, e di far quel,ch 
poi fece, perche fé fofle ftata cofa vera, tante volte ftj 
tagli riuelata come diceua , e di si grande importanza 
haurebbe potuto coni' autorità fuajcon quella del Ce 
figlio di Stato, e de' deputati de gli Stati metterla i 
chiaro, facendone rigorofe diligenze co'riuelatori,no: 
elTendo quefte cofe pericolofe faluo in quanto fonofc 
crete, ma, che non hauendo egli mai procurato alcun 
diligenza eflendofegli effi Stati offerti à farne feueri ca 
ftighi, era fegno elìerne egUftefTo il motore. Perch 
fé foife ftato vero, come diceuano i fuoi , che il Cont 
della Laing,& il Signor di Heze foffero quelli,che trat 
taflero elTa prigionia hauendo eghno Tarmi in mano 

&ii 



L thro Decimo. j o 7 

il popolo amico non haurebbero dato luogo à tanti 
)or£i, né à tante diIationi> e non efièr da credere al 
(conte ài Gante, & ad alcuni altri, che cautelofà- 
mteneportauanolenuouejpercheperingerirfinel- 
yratiafua, e per moftrarfì fedeli diceuano cjuelche 
n fapeuano prouare. Altri affirmando nonelTerui 
"adiconfìderatione non lafciauano di credere? che 
j refTe efIèr vero, che il Principe d'Oranges Cche non 
f :iaua indietro arte alcuna) di che egli non fi valefTe) 
[ lefle fparfa quefta voce per metterlo in fuga, e per 
rarTvnionej che dubitaua fi faceflè fra il Gouerna- 
\ £) e gli Stati ,- e che da partiali di eflb Principe fofle 
(linduftriaftata nutrita c]uefta vanità, e che quindi 
ireflero gliauuifi, le lettere ftattegli fcritte fenza 
I ofcrittione , & altri fimilifalfi rapporti. Alcuni al- 
t petialmente di quelli , à chi Sua Altezza pili crede- 
: faputalamalainclinatione del popolo di Bruflèl- 
I , e di alcuni de' grandi condiuerfe infolenze, che 
I auano facendo,non metteuano dubbiojche la con- 
fra vifoiTe» lènza però hauerne altri fegni faluoil 
: ordelGouernatore, gh incerti auuifi di adulatori, 
E lettere fenza nome , e fé ben ragionandone era 
[ Patto conofcere elTer cofa fenza fondamento , anzi 
: ilmente vana, voleuano , che per efTer di tanta im» 
p tanza il dubitarne foife tenuto per proua , e come 
: da Principi fieno riputati làui quelli, cheficon- 
P nano alla loro inclinatione, efiendo egli di quello 
p jre con coftoro fi andò conformando.Onde hauen- 
il :gli airhora tutto il paefe quieto, & vbidiente, niu- 
n epugnante faluo rOlanda,e la Zelanda,con quelli 
? ;lia di aflblutamente commandare, che non mifura 
guarnente gliinconuenienti pigliò imprefa di nimi- 
ci quafituttele Prouincie, onde in vn punto quan- 
ì 1 Rè fidoueua credere) chefoflero fuperate tutte 
l'ifficokà, &hauer'ad vn certo modo guadagnato 

I i quei 



joS IJicvladileronimoConeflaggio \ 

quei paefi) fece far' alla Spagna la maggior perdién 
eh' habbia forfè mai fatta , guidando le cofe in quefì 
modo. Ilfuo difegnofù ritener a fuoiferuigi li qua: 
tro Reggimenti delle fanterie Tedefche, che per no; 
efTer pagati non erano vfciti del paefe , tirar dalla fu 
parte alcuni Signori principali, e particolarmente t 
quelli eh' haueuano delle fanterie Vallone ; afficurar , , 
con induftria della città di Anuerfa, e della rocca (r 
effa) principale propugnaculo di tutto il paefe co que 
le più Terre , che potelTe, per poi ritirandouifi dentt 
riconofcere chi ueniua ad vbidirlo, e di la gouernarcj 
farla guerra a'difubidienti fenza tante foggettior 
MafequeftecofefojOTero conforme all' Editto perp 
tuo, fé bene ò male configliate,fe riufcibih,ò nò,non , 
fé il Gouernatore vi hauefTe quella confideratione,c] j r 
richiedeuano,e fé ve l'hebbe fu opinione,chc lapaflì 
nenollafcia{rcdrittamentegiudicare;poichedariufi, 
re, ò nò,il guadagno non agguagliaua la perdita.Epi 
ben dirfi con verità , che difegni tanto importantiic 
me erano quefli del Gouernatore, che toccano à tap 
perfone, che per mano di tante altre, e con interni 
iodi tempo fono maneggiate, rare volte ònon n 
riefconoà buon fine, tantomeno non eflendo que 
moflì né trattati da perfone di tanta fagacità , cottìe 
quelli cali fi ricerca. I Tedefchi erano in Anuerl 
in Mahnes , in Dermonda, &in alcuni altri luo; 
niailFoccaro, &il Fronfperg de' quali egH piùl 
uà erano à Malines , perche in elio luogo fi doufiua 
far' i loro conti alquanto difficoltofi , e già per que 
effetto Sua Altezza haueua fatto dar' i libri. Permei 
dunque ad effetto elfi difegni, dicendo voler' andar' 
acceleraci conti de gli Alemanni andò il Gouer 
toreda Bruffelles à Mahnes, &à Viluoderper d( 
pafsò , e nel proprio Malines doue arriuò fu riceui 
contante fei^e, e con tanta pompa > e con glian: 

di 






Libro Decimo. ^09 

Ile genti tanto allegri quanto i più vbidientivaflàllf 
■ffano fare. Qujui richiefe in fecreto i Colon elli, che 
kflero efTer contenti di rimanere con le lor genti 
"eruigio di Sua Maeftà auuertendoli, che gli Stati 
o eranno nemici» tenendoli offelìdaloro percjuel- 
che contra ellì haueiiano operato, che perciò li trat- 
leuano in parole , e eh' haurebbero più toflo voluto 
inguerli , che pagarli, che da lui farebbero trattati 
loreuolmente, e pagati prontamente j allaqualri- 
efta hauendo li Coionelli acconlèntito palelsò loro 
te deTuoi difegni^ à gli altri Signori del paéfe fcriHè 
icautamete, e fé ben non furono tanto facili ad vbi- 
lo pure anche effi abbandonarono gli Stati, egli 
^be tutti dalla parte Tua, egli è vero, che co' fìghuoli 
Barlamont ch'haueuano alcuni Reggimenti ài Val- 
i, hebbe poco che fare in tirarli àfejhauendofubito 
»méiTo di vbidirlo. A tutti dilTe , che nella Rocca di 
ucrfa haueua intelligenza tale, che farebbero intro- 
:iiì, perciò, che flefìèro pronti accioche nel tempo, 
ì lor'ordinaffe, guidafTero le genti à quella parte, 
sflà fortezza ('della quale come fi è detto era Caftel- 
.0 il Duca d' Arfcot) rimafe Luogotenente il Princi- 
di Cimai Tuo figliuolo , del quale il Gouernatore in 
^ftocafo nonfìfìdaua, perciò per leuarlo di là, do- 
do pafTar per il paefe la PrincipelTa di Bearn, ò vo- 
am dir Reina di Nauarra , per andar* à beuer l' ac- 
e della fontana di Spà , difTe ài voler incontrarla , e 
ezzarla , perciò chiamò à fé molta nobiltà per efTer 
ne accompagnato, e fra gli altri efTo Principe di Ci- 
li, forfè per leuarlo da quella Rocca,e far rimaner'in 
\ Luigi di Blois Signor ài Terlon , del quale fìdaua 
ai, e con efTo hauea già participato i fuoi penfìeri, 
rciò fcriuendo al Principe gli dilTe, che venendo po- 
la lafciar' efTo Terlon in Tuo luogo, poiché il Signor 
Villerualj che dal Duca era flato dato quafì per AÌq 
li 1 al 



jio ìfloYtitdileYommoCone faggio ^ 

al Principe, era affente. La cofa fuccefle à punto, pèr- 
che il Principedi Cimai giouane innocente , fenzafo 
IpettoalcunOjlafciò per principale il Terlon nella fori 
rezza, e fé n'andòverfoil Gouernatore. Al Signor di 
Filomei figliuolo del Villerual, che in efla Rocca er 
con vna compagnia pur di foldati Valloni , {^cni^Q an 
che il Gouernatore breuemente, e fattogli dare la lei 
tera per mano di Carlo Foccari lo (ecc pregare>che ve 
leffe teneri! quiuiin feruigio di Sua Maeftà, e trouatc 
lo più pronto di quel, che fu poi, Carlo gli raccontò ci 
che doueua auuenire, l'intelligenza eh' hauea col Te 
lon, e r entrata, che doueuano fatui i Tedefchi del ci 
farebbe anche ragguagliato dal Signor di Hierges, ci 
de con quelle preuen rioni teneua la Rocca ficurame 
te per fua. Al Colonello Vaneidem vno de' Tedefcl 
haueua ordinato, che con quattro delle fue compagn 
ìntrafle in Anuerfa , douendo feguitarlo il Signor 
Hierges,e quel di Floion co' loro Reggimenti , & a 
altre genti diede ordine di accoftarfi alla Rocca per. 
iìcurarfene bene. E mentre che quelle cofe caminai 
no fecondo l'ordine, non lafciaua il Gouernatore n 
r altre di andar' operando conforme a* primi penfie 
Fece in MaHnes col configHo del Vefcouo di Arras m 
rire vn heretico oftinato con quella fcufa ('per non | 
rer contra i patti, ) che egli non fofle di quelli , ch( 
èrano partiti del paefej ma di coloro,che vi erano c( 
tmuamente rimafì, volendo intendere che àquefti 
li non fofle perdonato. Mandò in Ifpagna il fuo Stc 
tario Efcouedo per dar conto al Rè de' fuoi difegni,( • 
mandar' aiuto , e denari, & àgli Stati fece fapere,( : 
lo mandaua, e che vedeflero , fé egli haueua à tar q I 
cofa per loro col Rè, alquale fcriflero domandar » 
denari per pagamento de' Tedefchi, e diedero al " 
commidioni al Secretarlo di ciò che doueua fare , ' 
che il Iparfe voce che li deputati il mandauano, ^ 



Lihro Decimo. pi 

i luogo entrò Andrea di Prada huomo capace di ca- 
o maggiore. ScrifTeiettereairimperadore, a'Prfn- 
n elettori , & alla Reina d'Inghilterra narrandole 
fé in cjuelmodo , che gli pareua , che potelTe mag- 
armente incitarli contra il Principe d' Oranges, di- 
j ndoelTereftato il primo à violar lapace, tutte cole 
' :te fenza auuertirne gli Stati, anzi parche fi doleflero 
e in luogo di far buono vfEtio per loro con la Reina, 
r denari, chepretendeuanoda hi, egli lì adoperalle 
contrario. Diede con afloluta autorità, e contrai 
ttiilgouernodi Ciarlemontal Sig. di Hiergesper 
ìcurarfi di quella piazza, e fé ben' egli fi teneuaficu- 
della Rocca di Anuerfa, nondimeno douendo pale- 
fi il trattatojche non poteua ftar lungamente coper- 
) non volfe (lare à M^almes fproueduto , dubitando 
rfe che per quella cagione àqual fi voglia modo che 
cofa fiiccedefTe , potefTero perdergli il rifpetto. Per 
ininar dunque con ficurezza , e fpinger' i difegni più 
.unzi riTolué partirfi di là , &: andar' à forprcndere la 
Decadi Namur, luogo opportuno per dar' entrata 
' armi foreftierei perciò dicendo tuttauia di non par- 
per altro faluoper incontrar la Reina di Nauarra, 
ncaminò à Namur doue fu da lui con fplendidezza 
lieggiata quella fignora. Egli è vero che per alcuni 
uifihebbe fra tanto fofpettoche i foldati della for- 
iza di Anuerlà non vbidilTero à Terlon , e ftimando 
e ciò fofle per mancamento delle paghe > incaminò 
ro denari le ben' affai rollo feppc che non era per 
iella cagione. Detennefi in quello luogo vn pezzo, 
lefiderando li deputati de gli Stati , eh' cgfi andalTe à 
:u(ìe!les per proueder'alle cofe che occorreuano,nèlo 
egarono; ma egli fcriife, che non vitornarebbe fé no 
rimediaifero prima alcune cofe ch'egli domandaua, 
quah in foftanza tutte tendeuano à difarmar quel po- 
dIcS: il Signor di Hcze, contra il quale ò per cllane 
li 3 Couer- 



y I z Ijlorìa dì leronimo Coneflaggto 

Gouernatore, ò perche teneua particolar guardia ò 
Alabardieri, pareuache hauefìefdegno. Ma per noi 
dilatar più le coki fingendo di andar' à caccia inuitato 
uiilDucad'Arfcot, e gli altri grandi , fcorfe caccian 
do per la campagna , e paflando per la porca della roc 
ca, dinanzi la quale à ftudio fi erano polli quattro figli 
uoli di Barlamont) cioè Mega, Hierges, Floion,& Ah 
Penna j i quali inuitandclo à ueder la rocca, tutti eiì 
irarono dentro , perche fé bene à Barlamont Gouei 
nator di quello Stato non vbidiuailCaftelIano,nond 
meno di lui, né de' Tuoi figliuoli non fi temeua. Entra- 
to che fu D. Giouanni dentro con le fue genti, fece ce 
la forza , e con l' autorità me tier giù l' armi à ' folda 
della guardia , eh' era di quelli, che vecchi, fianchi, 
flroppiati della guerra fi mettono in quieti prefidi, 
voltatofi poi con la piftolla in pugno al Sig.diTues,cl 
vi era Caftellano , gli difle , che non temeffe, perei 
egli pigliaua quel che era del Rè per ficurezza fua j 
al Duca, & à quelli altri Signori che l' hauean fegui; 
tutti nell'animo fofpefi difle, che quello era il priir 
giorno del fuo gouerno. E perche il popolo non fi2 
terafle, eflendo tutta la città di quefta nouità entra 
in timore, mandò al Magiftrato adir la cagione del 
fua ritirata, ma che ciò non era per danno alcuno lor 
anzi per bene della Republica , e per ficurezza del 
perfona fuaj pregandolo à guardar bene la città, ed 
li terrebbe tutti in luogo ài fratelli. Adunò fubito 
configlio di Stato , alquale hct vn lungo ragion 
mento del buon'animo fuo, moftrando conquan 
volontà egli hauefTe procurato la pace, eia tranquii 
tà delle Prouincie,ilche non folamente non gli era gr 
dito, ma era ftato proceduto feco di modo, che egli e 
neceffario romper'il freno di quella patienza, c'haue 
liauuta contra tante indegnità foiferte da gli Statici 
paefc) ch'erarifolutonon tollerarle più lungamcnt 

ac 



' Libro Decimo. jij 

zi voler gouernarC) e farfi vbidirc aflolutamete con- 
-me air ordine eh' egli haueua ài Spagna. Caiiò fuori 
lelettere renzaroctofcntcionejche diceua eflergli fta- 
fcrittcnelle quali, par che raunifaiTero della congiu- 
fattagli centra, e come era cola certa, che voleuano 
lo prigione àBrufl'elles.òà Malines;perciò cli'elTen- 
in luogo, che gli parea ficuro dalle iniìdie, era rifo- 
:odideteneruilìper guardarli dalle male volontà di 
loro 5 che m cosi fatto modo coipirauano centrala 
rfonafua, e ch'egli non voleua feruitù alcuna per 
za, che ogn'vno fofle in Tua libertà di andarfene do- 
gli piacelTe, ò limanerfcue feco. 
A quefte parole non par che alcuno rifpondefle, ma 
.'S folamenteil Duca ài Arfcot dicelTe , che quando 
i Altezza fi gouernalTe di modo, che non contra- 
nifife alla pace ài Gante, & à gli accordi fatti, ch'egli 
ebbe pronto in ogni occafione,di morir'à fuoi piedi, 
sdì fubito il Signor ài Raiìnghien à BrulTelles, a i de- 
tati de gli Stati , con la copia delle due lettere fenza 
: me per giuflifìcarli , e lignificar loro le ragioni, che 
;aueuano forzato àmetterfi in quella piazza, &in 
a lettera, che (crilTe aedi deputati, diceua hauer 
; :to al paefe molti benefici, & in ricompenfa riceuute 
olte ingiurie, oltre allecofpirationi fatte centra di 
iiC che tuttauiafi faceuano.Che egli non voleua pre- 
udicare maggiormente con dannofa diflimulatio- 
,e pernitiofapatienzacosial Rè come all'autorità, 
.e da elfo haueua, che perciò egli era entrato in quel- 
fortezza foggetta al fuo gouerno, con intentione di 
)n mancar mai alla buona volontà eh' egli haueua à 
iturali del paefe, né alla pace fatta. Che egli non du- 
taua della fedeltà, &affettione de i deputati, madie 
mena, che l' altrui malitia gliimpedille ànoneffe- 
lir' i loro defiderij, ch'egli era pronto ad aiutarli 
)u le forze, e con l'autorità del Rèi ma che mentre 
li 4 ch'egli 



514 Iftorìa di leronimo Conejiag^h 

eh' egli non fofTe maggiormente vbidito fé ne flarel 

be in quella fortezza. Andana poi dicendO)di che Cor 

uoleua,che fofle quefta Tua vbidienza, pretendeuafo 

marfi guardia di foldati delle Prouincie à Tuo modo:! 

uar' i Gouernatori da diuerfe piazze. Che H Capitani, 

foldati rvbidiflero, come Capitano generale. Che p 

tefledifponere de gli vffici, dignità, e carichi , chev 

caflero quando non fofTe con tra l'editto, ò contr.- 

Priuilegi. Che li deputati li mandaflero la hfta di col 

ro, che rifolueuano nominare per radunamento i 

gli Srati generali.che d doueuano fare per vedere fé li 

ueuano le qualità conuenienti. Cheli deputati efcl 

deflero dall' amicitia loro il Principe d' Oranges, e fu 

conforti, fé non volefTero offeruare la pace di Gante 

r Editto perpetuo fenza hauer con elfi trafìco,nè cor 

municatione;anzi,che doueflero vnir le loro forze c< 

quelle delRè,per forzarli ad olTeruar la pacejin finef 

rena, che volefTe offeruar la pace , e T Editto ; maci 

nuoua capitolatione,domadaua molte cofe à efla pa( 

Se all'Editto contrarie. Scriffe à tutti i Principi vicini 

cagione della fua ritirata, colpando gH Stati ài ribelli 

d' heretici,e col dar'ad intedere ch'egli volefTe forma 

un gouerno troppo aflbluto, venne quafi ad incorre 

in quel naturale difetto de gli huomini , che quandc 

partono da vn eftremo,nel quale fono flati tenuti vi 

lentemente,corrono volonterofaméte nell'altro eftì 

mo. Ma non oftante che da quefto modo di procedei 

da quefte nuoue domande,e dall'in ofleruanza delle e 

pitulationi giurate, e dalle lettere intercette conorc( 

fero gli Stati, il Gouernatore,non proceder con anin 

(incero , fi aflennero fempre di mofìrar fegno alcui 

nemicheuolejanzi gh mandarono Ambafciadori l' A 

batè di Maroles, eh' era di quelli,che fi erano partiti 

luij l'Arcidiacono d'Ipre,& il Signor di Beure à conc 

derli quafì tutto quello, che domandaua, li quali i 

cent 



Libro Decimo, yi^ 

?n Jo piena dichiaratione della buona volontà , e pur* 
itentione de gli Stati, con ogni fedeltà, & vbidienza» 
pregarono humilmente à voler deponere il rofpetto, 
li'haueua conceputoda lettere bugiarde, e voler ri- 
lediar' à grinconuenienti)& alle aiterationi,che que- 
:a fua ftraordinaria ritirata alla fortezza di Namur , & 
.pofTeflo di Ciarlemont poteflero caufàre , promec- 
! endogli col Tuo ritorno à BrufTelles, oltre alla loro fe- 
I elcàj ogni iìcurezza verfo tutti? e centra tutti , di fare 
i {Templare caftigo , e condegno al merito di coloro, 
he fi troaaflero colpati in simaladetta cofpirationc. 
'regaronlo con grande inftanza , che i rapportatori 
Ielle nouelle della congiura foffero loro nominati,per 
•)igliarne giuridica informatione , e farne feuera giu- 
Htia, per quei termini, che conuiene; promettendo di 
luouodiefponereleperfone) e beni per il feruigio, e 
per la ficurezza della perfona fua, e che per quefto me- 
defimo eifetto farebbero il giuramento tutte le genti 
di guerra , e che oltre alla guardia ordinaria della per- 
fona fua gli farebbero dati trecento archibugieri di 
gente del paefe, de' più fcclti foldati, che vi foflero, co- 
la, che non haueua hauuto mai alcun Gouernatore, e 
che gli nominerebbero cinque de Signori del paefe, 
acciochc vnodi efll elegefle per Capitano. Epernoa 
cauargli quella mafchera, con che pareua, che maneg- 
giafle i fuoi difegni, fperando) che potelTe pentirfi,noa 
lafciarono di pratticare della fodisfattione , e deli'vfci- 
ta de' foldati Tedefchi, non ottante ch'haueflero alcu- 
no odore di ciò, chemachinauaconeflì, dicendo, che 
la tardanza loro impediua l' vnione de gli Stati genera- 
li. Li carichi da prouederfi, Se altre cofe, che gli diceua 
volere ? conforme alle capitolationigli confentirono» 
dichiarandofi però, che l'intelligenza di efiì articoli 
della pace toccafle al popolo. La lifta della adunanza 
de gli Staci,diceuano non poter farfi per eller di nume- 
li y ro in- 



5 1 6 Jjioria di lerónimo Conejlaggh 

ro incerto> che fi alteraua, e che non fapeuano eflerui, 
occafione per far quella dihgenzaj ma che fé egli foflc 
rifoluto come eflì erano, di olTeruar l'Editto perpetuo, 
che metterebbero in ifcritto li pùci,che da ambele par- 
ti rimaneuanoà fodisfare , e che fé il Principe, e com- 
pagni fuoi richiefti non fodisfacelTcro à gli oblighi 
loro, chein tal cafo fi vnirebbero con S. Àlteizaper 
aftringerii. Pregauanlo in vltimo à voler lafciar la fa- 
miglia foreftiera , eritirarfià BrulTelles. Manèqueftì 
prieghi, ne quefta diflìmulatione giouarono punto, 
perche fé ben diceua, che la (uà ritirata non erafta- , 
ta, fàluoper afficurarfi della perfona , tuttauia teneri- , 
do per ficura dalla parte fua così la Rocca, come la cit- 
tà d'Anuerfa non voleua fentir parlar d'altro , faluodi 
rigorofa vbidienza , & proponeua femprenuouipar- «, 
ticolari afiài contrari à gli accordi paflati , e come gio- 
liane incauto parendofi lìcuro di quello , cheeraperi- 
colofo dilTe quel , che haurebbe douuto tacere^ per- 
che fi lafciò vfcir di bocca, che i foldati Tedefchi l'ubi- 
direbbero, e che la città e la fortezza d'Anuerfa era- 
no guardate à fuo nome , e che non gli mancherebbe- 
ro forze, per ridur tutte le Prouincie alla fua vbidienza. 
Quefte parole, & altre lettere intercctte, chefcriucua 
al Rè, & all'Imperatrice, tutte piene di inuettiue cen- 
tra il paefe, fecero, che gli Stati, che fino all'hora non 
haueuano voluto moftrare fdegno, né fegno alcuno di 
hoftilità, fi rifoluerono ài vigilar nella loro difefa; e fe- 
cero alcune preuentioni, non iafciando però continua- 
mente ài pregar' il Gouernatore di tornar' àEruffelleS) 
ediproteftarli, che darebbe cagione à varie alteratio- 
ni. Tra tanto il trattato della Rocca d'Anuerfa camina- 
ua innanzi, & era vicino àriulcir'à buon fine, ma due 
cofè occorfero , che guadarono ogni difegno. L'una 
fu, che da alcuni miniftri del Principe d'Oranges, (che 
in tutto il paefe erano molti) furono iutercette alcu- 
ne 



Libro DecitTio. fij 

; ■ delle lettere > che il Gouernatore fcriiieua a' Coio- 
•lli Tedefchi , nelle quali li Ibllecitaua ad efTequire 
Dch'haaeua lor commandato, e con parole cali, che 
)n (blamente fi conobbe rhiaro , cheglihaueiiaaC 
Iduti, e eh' erano a' Tuoi fcruigi ; ma che ordiuano 
intra gli Stati trattato d'importanza; onde i depuca- 
chen'hebberonotitia, conofciuto il pericolo, ope- 
irono con maggior diligenza, e procurarono cauar 
lille piazze, doue erano ilbldati Alemanni. L'altra, 
le volendo il Terlon in quefto mentre , nella Fiocca 
Anuerfa preparar gli animi dei Capitani, e de' fol- 
iti, che vi erano acciochenon vi nafcefTe difficoltà, 
jando voleiTe introdurui gli Alemanni , andò facen- 
Dprartichein fauor del Gouernatore, e fi ingegnò di 
, idurli tutti à vn nuouo giuramento differente da quel, 
le haueuano fatto , col che eflendofi dichiarato con- 
agliStatij e fcoperta anche l'intelligenza, ch'hauea 
d' Tedefchi , non gli riufcì il difegno , perche Te bene 
, Icuni de' più facili larebbero corfi à giurare, la più par- 
: ? ricusò di farlo , e quando egli arriuò à trattarne con 
"onto di Novelle Signor di Bours Capitano di vna 
ompagnia di Valloni, huomo ardito, e di fuegliato 
ntelletto, non folamente ricusò il giuramento i ma 
rattata la cofa con gli altri tre Capitani, ridufTeduo 
li effi dalla parte Tua feguendolavocedegli Stati; l'al- 
:ro Capitano, ch'era il Signor di Meruille, (tuttoché 
yià prima folle {lato contrailRé) tenne la parte del 
Gouernatore, e perciò fu dalle altre tre compagnie 
aflalitalaiuaali' vfcir di guardia , e non fenza morta- 
lità dell' vna parte , e dell' altra, fu fcacciata dalla for- 
tezza , e fatto prigione il Terlcne il configiiarono 
a' deputati de gli Stati, li quali à quefto modo rimafero 
ficuri di quella Rocca. Gli Alemanni del Foccaro, e 
delFronfperg, che per' ifpalleggiarquefta attiene era- 
no in Anuerlàpfentito il romor nel Caftello,fi mifero in 

arme 



j 1 8 Iflorh dì leronimo Conejlaggh 

arme nella piazza di Merebrug;ma intefone il fiiccefl 
non parendo loro poi ftaruiiìcurij anziefler'in mez 
fra la Rocca , e il popolo , fi ritirarono in quella pan 
della città , che chiamano la Villa nuoua) per efler 
parte più forte per l'acque, che vi entrano. Egli è ver( 
che il giorno apprefTo, elTendofi lafciati veder fui iìi 
me Scalde, alcuni nauili da guerra del Principe diC 
ranges, entrarono i Tedefchi in timor tale, che abbar 
donata la città fé ne vfcirono per la porta roffa , quel 
del Foccaro andarono à Berghes fui Zoom, e quel i 
dei Fronfpergh a Bredà. Cornelio Veneijden, che co 
lafua gente di ordine del Gouernatore andauain Ai: . 
uerfà, fu per iftrada disfatto dal Signor di Ciampagn 
che col fuo Reggimento vieravfcito^ll'incontro, or 
de non potè vnirfi con quelli, che andauano à Berghe: 
come hauea penfato fare. Nella città il romore , e 1 
confusone era fiata grandiflìma, perche vedendo i cit 
ladini, che non folamente i foldati Alemanni non fé n 
andauano, come di giorno in giorno haueuano fpera 
tG, che douelTero farei ma ch'erano per entrarne d 
nuoui , e non fapendo bene fé le compagnie della for 
tezza foffero d'accordo con quelle della città, temeua 
no di quei danni, che altre volte haueuano patito pe 
fimili cagionij perciò fuggiuano, ritirauano le donne 
e l'altre cofe loro con non minore fretta , che ipauen- 
to, fé ben poco apprelTo vfciti che furono gli Aleraan 
ni, accordatifii cittadini con quei della fortezza, trat- 
tarono della comune difefa. Quefte cofe non eranc 
ancorfàpute dal Gouernatore, ilquale> come fi é det- 
to, all'entrar nella Rocca di Namur , lafciò in arbitrio 
di coloro , che Io haueuano feguitato ài rimanere, ò di 
partirfìj perciò molti l'abbandonarono , e molti di va- 
rie quahtà, e fpecialmente de' configlieri di Stato ri- 
mafero à feruirlo, i principali furono il Duca d' Arfcor, 
il Marchefefuo fratello) e tutti i figliuoli di Barlamont. 

Ma 



Lihró Deeimff. yip 

f , quando in quel Caftello s'intefe il (ucceflb di quel- 
1 i'Anuerfa, e come i trattati del Gouernatore , non 
ì aeuano quella fine di che egli fi era vantato, no ftet- 
I o rutti collanti in feguitarlo j perche l'Arfcot , e il 
1 rello, (forfi fdegnati di eflere flati ingannati nelpar- 

1 dar della Rocca di Anuerlà; ) fi fecero tener caual- 
: )ronti, & andatifene alla città fimulando altro inten- 

me, renecorferoàBrufTelles. Altre cagioni fi dice- 

, no ancora di quefta loro partenza. Alcuni voleuano» 

• e dal Gouernatore non foflero flati trattati come 

urebbero voluto. Altri,che fé ben diflìmularono nel 

incipio ch'haueuano fempre abhorrito l'attioni del 

ouernatore, e la fua ritirata. Molti giudicauano, che 

)meamoreuoli della patria non volefTero fopporta- 

li trattati , che vedeuan'o ordirfi contra gli Stati , fé 

in alcuni altri flim.auano, che non haueuero hauuto 

guardo, faluo ad accoftarfi alla parte più potente. 

omunque fi fofle hauuto ch'hebbeil Gouernatore 

otitia della loro partenza, li fece feguitar con fretta 

er ritenerli j ma fi faluarono in Heure luogo del Du- 

a, eil Gouernatore collerico flette per far ritener le 

i oro donne, che per compiacerlo,e per carezzar la Rei- 

la vi haueuano condottojma meglio configliato fé ne 

iftenne. Giouanni di Borgogna Signor diFromonr, 

eletto da gli Stari al gouerno della Contea di Namur, 

3er la morte di Barlamont, huomo vecchio, prudente, 

2 lontano da quella brutezza d'animo feruile , che in- 
dica l'adularione , parlò al Gouernatore, e fi ingegnò 
di darli ad intendere il torto, che egli haueua.moftran- 
doli quale fofle il gouerno, che richiedeflero queip.ae- 
fi, tutto contrario à quello, ch'egli apparecchiaua, ma 
conofcendo parlar'in vano, e non parendofi quiui ficu- 
ro perla fcoperta intentione fua, abbandonato quel 
gouerno , fé ne andò à Bruflelles. Non era però rima- 
fo il Gouernatore Signor di Berghes, perche fé ben vi 

fiera 



I 

^ i o Ifloria di leronimo Cónejiaggh 

fi era ritirato , come fi è detto, quafi fuggendo il Foc- 
caro con le Tue genti, fiì affai tofto feguitato dal Signor 
ài Ciampagni , che procurò fcacciarnelo, e Te ben non 
era cofa iicih gli riufcì farlo , perche i fuoi foldati (co. 
me che à coloro, che fono in cadente fortuna ognVno 
manchi di fede ) malpagatinon folamentefi ammot- 
tinarono.ma vedendolo in difordinefedotti dal Ciam- ' 
pagni , cht vi adoperò il mezzo del Capitano Cadet 
il fecero prigione, e il coniìgnarono à gli Stati infieme ' 
con quella piazza. Vogliono alcuni, che frail Focca- ' 
ro, e il Ciampagni foffenemicitia per cagion didon-|f 
ne, echequeftadifcordiamilitaffequiui, piùcheilfer- ' 
uigio de 1 fuperiori. Ma comunque fi foffe, efiendo fla- 
to ilFoccaro gran pezzo in carcere non potette andata 
Namur, dou'era chiamato dal Goucrnatore, che per 
rindifpoficione del Fronfperg^voleua preponerlo à tut- 
te le genti Aieminne. Il Cadet rimafe Gouernatore 
della Tetra, malafciatanepoilacuraalMagiftrato, & 
a'Cittadini con giuramento di vbidienza al Rè , &àgli 
Stati fé ne andò in campo. Haueua fra tanto il Gouer- 
«atore richiamato d'Italia le fanterie Spagnuole, Col- 
tre a i Tedefchi , e Valloni, ch'egli haueua , fi andana 
prouedendo di altra gente da guerra per ricominciar 
la lagrimofa Tragedia, perciò gli Stati hauutone noti- 
tiafeguitauanoancoeilì àprouederfi di genti, &adat 
ficurarfi ài alcune piazze , e mentre che formattano 
l'ellercito, & eleggeuano queij che doueffero maneg- 
giarlo prouidero Berghes, & andauano tramando il 
modo ài fcacciar tutti gli Alemanni del Brabantej per* 
ciò mandarono il Signor di Ciampagni ad occupar' al- 
cuni luoghi, che da efli, e da altre genti del Goucrna- 
tore fi teneuano. A Vau picciolo Caftello vicino à Ber- 
ghes, erano rimafi alcuni foldati difubidienti di quei 
del Foccaro, e contra elìì elTendofi volto il Ciampagni. 
quei foldati vedendo non hauer prouifione da tencrfi, 

fi re* 



Libro Decimo. j-is 

refero aliai facilmente. Stienbergh, che con la (iia 
Dmpagnia guardaua il Capitano Veèler, fece il fìmile 
Dme anco Leevuarden. I Cittadini di Anuerfa hauen- 
. o Tempre mirato con mal' occhio la fortezza» c'haue- 
anoadolTo , dalla quale tanti mali loro erano venuti, 
ttennero da gli Stati di poterla fmantellare dalla par- 
h che riguarda la città, onde tutto il popolo con infì- 
ita allegrezza corfe à queft' opera , che fu in breue 
impo fornita, e quello effèmpio fu affai tofto feguito 
a molte altre città, come Gante» Valencicnes, Lilla» 
arendo à tutte di fottrarfi da grauiffimo giogo. Nel 
• )rmar deirefTercito, che faceuano gli Stati, haueuano 
mrato diridur'al feruigio loroi Valloni, ch'haueua 
Gouernatore di parte de' quali non lafciò di fucceder 
3ro felicemente,perche le lettere del Conte di BofTu, 
quelle del Signor di Campres, che per quefto effetto 
. ;rifrero à quelle genti furono potenti aliai. Tentare- 
io anco di far ribellare il Ducato di Lucemburg, ma la 
I liligenza del Signor di Gomicourt, la fedeltà di quella 
i^ente, e lo fdegno ch'haueuano, chea loro richiefta 
: lon foife ftato liberato il Conte di Mansfek loro Go- 
lei natore li teneua laidi, non oftante che foflerofeue- 
•amente minacciati. Deli'effercito fecero Generale il 
Conte de Lalaing, della cauaileria il Vifcorite di Gan- 
te, maeftro di campo generale il Signor di Goignes, e 
Generale della Artiglieria il Signor delia Motta, febea 
iintention loro per all' hora non crafaluo di aiTicu- 
rar le piazze del paefc, e ftar su la difefaj ma quella in- 
tentione non faputa dal Gouernatore, voltandoli alcu- 
ne genti de gli Stati verfo Namur , vedendoli con po- 
che forze entrò in qualche fofpetto, perciò richieda 
gli Staci, che gli mandalTero CommifTari, per trattar 
di quietar le cofe, etuttocheftimalTero clTerfimuIa- 
tioni, vi mandarono Matteo Molare Abbate di San 
Giul]ain>il Signor di Villerual, e <juel di Crobendono, 

i quali 



512. Ijloria di leronimo Conejlaggio 

ì quali non fentendo faluo ragioni ùintiÌQìQ vedendol i 
cofe efler fatte più à fine di dilatione, che d'altro, fé n 
tornarono fenza cóclufìone alcuna. Erano à Bolduc cit 
tà del Brabante , alcune compagnie del Conte di Ou 
uerftein , quel che fi era affogato in Anuerfà , le qual 
ollinandolì in tener quella piazza fenza dichiararfi , 
qual nome, (forfè per far componere chi la volelFe) fi , 
loro da gli Stati che la ftimauano affai, mandato il Co i 
te di Hohenlo con genti)il quale ftringendola con Taf 
(èdio furono aftretti ad arrenderfi,il medefimo auuen- , 
ne à Bredà, perche ftretti dalle genti de gli Stati gli A- 
Icmanni del Fronlperg , che vi fi erano ritirati refero h 
piazz.v, Viuord, e Lira per induftria del Conte ài E- 
gmons vennero anco in poter de gli Stati. Non era po- 
tuta venire al Principe d'Oranges la miglior nuoua di 
quella della ritirata del Gouernatore, e la difcordia, e 
diffidenza fra effovC gli Srati, e fé foffe vero,che le vocj 
della congiura di farlo prigione,foffero dalla lua indu< 
feria ftate fparfe per metterlo in difordine , e difunirlo 
da gli Stati , veniua ad hauer ottenuto intieramente 
l'intento fuo; perciò vedendo le cofe ridurfi à quel fe- 
gnoj ch'egli defideraua , non ftaua otiofoin ampliar'il 
dominio fuo. Stringeua per mare , e per terra Amfter- 
da, per ridurla alla fuavbidienza, ma quella città fede- 
lifllmafidifendeuavalorofamente. D'Harlem, come 
di città affai importante volfe afficurarfi, perciò non o- 
flantei patti poco primafatti, vi mife prefidio, e per 
maggior cautella fi diede à corromperui le cofe della 
religione quanto gli fu poffibile. Vtrecht era in dubbio 
fé fofìe fottopofta al fuo gouerno, perche fé ben folcua 
andar' vnita con l'Olanda.era poi con la guerra fiata fe- 
parata, e perla pace di Gante non par, chefiintendef- 
ie che doueffe toccargli, onde fopra queflo particolare 
fu dibattuto gran pezzo, difendendo la parte del Rè, e 
degustati GiouanniFonch, perciò deputato, e dopo 

qualche 



Libro ì)ect?no. yij 

laiche contefa fi formò la caufa dinanzi a! configlio 

Màlines , ma nonoftanrechecjiflliifoirefententia- 
■ centra ilPrincipe nonvolfe vbidirei anzi col me- 
) di Paolo Bufioauuocato d'Olanda huomo fagace, 

induftriofo, che mandò à Vtrechr per fedur quel po- 
)lo , ottenne tumultuariamente di elTer chiamato 
.' cittadini à cjuelgouerno j doue andato fecefman- 
llar la rocca, e ne rimafe patrone. Era perciò il Go- 

1 rnatore in grani penfieri, vedeua il Principe ado- 
\i accordo rubello fortificarfi, & allargar' il Tuo go- 
rno, gli Stati andar formando eflercito, farfivbidi- 
da quafi tutto il paefe , e tener guardate le principa- 
)iazze ) egli effer in Namur quafi aflediato con po- 
gente, meno denari, e deboli configlieli , gliaiuti 
e afpettaua non potergli venir così tofto > perche 
iSpagnuoli, egli Italiani, che doueuano ritornar 
lalia , non era da credere che doueffero muouerfì 
iza ordine del Re, che era in Ilpagna , oltre che le ri- 

, lutioni di quella corte > non foleuano efler veloci» 
ttauia con intrepido animo fi andaua preparando, 
jn lafciando però Tempre di trattener gii Stati con pa- 
le di accordo. E perche la rocca di Namur è domi- 
.ta da vn'alta montagna vicina, fopra efla fece fabri- 
r' vn forte , il quale prouide con tre compagnie di 
edefchi , di quelli ch'erano rimafi del Conte di O- 
irfteinjfeco nella rocca hauea poca gente, e nella cit- 
teneua quattro compagnie di Valloni, e fé bé alcune 
tre ne haueua quiui vicine de' Tedefchi del Foccaro, 
del Fronfperg,non fé ne fidaua , perche domandaua- 
D denari, & erano genti facili ad ammottinarfi. Di 
;nari haueua mancamento, andauane cauando di do- 

2 poteua, e fé ben alcuni di quei nobili, che erano (e- 
D.non lafciarono di foccorrerIo,fù sì poca cofa,che no 
lOtendo pagar li prefidi di alcune terrcicome Bouines, 

Filippemlle, lafciò diriceuerle daifoldati, che con 
Kk lepa- 



j2 4 Jfiorìa di leronìmo Conejia^glo 

le paglie gli le luurebbero date , e perciò vennero in 
poter de gliSta6t> e i figliuoli di Barlamont laiutaro. 
noaflai, perche oltre ad alcuna moneta, chegliproui... 
dero col gouerno, che haueuano di Ciarlemont, occu- 
parono Mariebruque quiui vicino. Con quefte diffi- 
coltà non lafciaua di trattener tuttauiali deputati d« 
gli Stati con offerir di nuouo la pace, feben'ilfaceui 
co conditioni, che fapeua, che non gli doueuano efle; 
confentite, e gH Stati tutto che folfero fenzafperanz; 
di far cofa buona, non lafciauano di dar' orecchi, ed 
rifpondergli. Voleuaeffer vbidito come Gouernato 
re , che gli foife conceduto guardia , e Capitano à Cui- 
voglia, che licentiaffero le genti di guerra, che fofTen 
fcacciati dìBruffelles i Signori diS. Aldcgonde, ed 
Teron , che diceua effer miniftri del Principe d'Oratr 
gesjche faceflero oflèruar la pace à effo Principce ch^ 
la fortezza di Anuerfa lì riducefle nello flato che eri 
prima. La rifpofla che gli fu fatta diceua, chequandu 
foffero vfciti del paefei Tedefchi, Sua Altezza maa 
caffè di far gente, e licentiaflc quella che haueua,ch'eli 
fi farebbero il medefìmo : che farebbe cofa ingiufb 
fcacciar' Aldegonde, e Teron di BrufTelles, poichepet 
li Capitoli della pace era loro conceduto ftarui, eh, 
perfuaderebbero il Principe ad ofTeruar la pace con 
forme àgli accordi : che fé gH Stati fofferoficuri, eh 
non doueffe effer loro commandato cofàcontraipri 
«ilegi, che vbidirebbero Sua Altezza, come Gouernai 
tore generale: che non era poffibile per allhora rimet 
ter la fortezza d'Anuerfa nello flato in che era prima 
poiché il Terlon hauea delinquito contra il giuramen 
to prefo , e fattoli meriteuole della pena in che douer 
effer condennato. Daqueflerifpofle, e da quello eh 
andauano operando gli Stati in difefa loro, conobbe) 
Gouernatore,che non gli riufciua il trattenerli in paro 
le, né che perciò lafciaffero di penfaf alla guerra; per 

ci« 



Lìlfro Decimo. yi j 

CIO hauuta notitia , che ì miniftri del Principe d'Oran- 
ges ftorceiiano le fue ragioni , e dauano finiftra inrer- 
; pretatione à tutte le attieni Tue , imputandoli di do- 
' iaer eiTer autore di vn afpra guerra,pcnsò ài proceder'in 
litro modo. Scrillè à gliStati,à tutti i Gouernatori del- 
ie Prouincie, ài configli» prelati, emagiflrati, ampie 
i lettere, e larghi difcorfi della buona intention Tua, del- 
a quale formò vnafcrittura che fu ftampata in lingua 
^rancefe. In efla , e nelle altre diceua in foftanza, che 
lopò di eflerfi ritirato àNamur, per fìcurezza della 
)erfonafua, contra i congiurati nemici della religione 
Tatolica , e del Rè fuo Signore, perturbatori delripo- 
0, e della publica pace, haueua molte volte per lette- 
e à gli Stati generali» e particolari , & alle città dichia- 
ato r intention di Sua Maeftà, efua non elTer* altra 
iluo mantener li fudditi in buona pace, tranquillità, e 
ipofo , fenza hauer mai dalla parte loro dato pur' vna 
ninimaoccafione alla rottura della pacificatione » dal 
he haueuano fperato che tutte le cofe per ragione, e 
lon per forza doueflero quietarfi. Ma , che confide- 
andò che ciò fino all'hora era flato di poco frutto, ati- 
,1 eifer Sua Maeftà , & egli come Gouernatore ftati a- 
tretti contra lor voglia à pigliar l'armi, nonhaueui- 
10 per l'aifettione che portauano alla patria voluto la- 
ciarquefta volta ancora, prima che pigliar la ftrada 
Iella forza, far' à tutti di nuouo palefe l'intention loro, 
.a quale era , che non voleuano la feruitù , né la roui- 
la delpaefe, ma lalàluationedielTo, elariduttione 
le'rubelli, e fuiati alla diritta ftrada, con due pretenfio- 
: li folamente j cioè di conferuar la religione Catolica, 
ì l'autorità realei co' quali due punti in effetto elTequi- 
;i, prometteua ofTeruar intieramente i priuilegi , e ri- 
lur tutte le cofe in quel modo ch'erano al tempo dì 
Carlo Quinto. Seguiuano poi molti Capitoli,ne'quall 
daua il modo, con che doueuano gouernarfi, e ciò che 
Kki doue- 



5 i (J Jftortit di leronìmo Coneji aggio 

doueuano fare le genti da guerra,gli huominiMe Città, 
e Villaggi che volefTero venire alla fuavbidienza , la- 
rdando la parte de' rubelli. Proraetteua gratie, perdo- 
ni, e mifericordia da Sua Maeftà , obliuione di tutte le 
cofe pafTate, e faluo codotto per la venuta,minaccian- 
do cjuelli che difubidifTero di efler tenuti ribelli,nemi- 
ci, edouer'elTere trattati fenza alcuna mifericordia. 
Tutte quefte cofe fi conteneuano nella fcrittura , inti-, 
telata della intentionfuai ma nelle lettere, che fcriue- 
«a à gli Stati, à i Gouernatori , à i magiftrati, & à i pre- 
lati vi era di vantaggio; ch'egli haueua fodisfatto à tutti 
gli articoli dell' Editto perpetuo, cioè fmeticato le cofe 
paiiaté, prefèntatolaconfirmationdelRè, manda;to 
fuori li foldati Spagnuoli, conlìgnato le fortezze, libe- 
rato li prigioni, reftituiti i priuilegi , non amelToalIc 
cure pubhche faluo naturaH , che fé li Tedefchi none- 
rano partiti > la cagicn veniua da i deputati , che non 
gli haueuano pagati, cheilnonadunarfi le corti, era 
colpa de' deputati, che filafciauano fedurre dal Prin- 
cipe d' Oranges , che in cafa fua gli era lecito feruirfi 
de' foreflieri , che haueua fcritto al Ré le lettere inter- 
cette, perche era obligato dar conto à Sua Maeftà del- 
le cofe del paefe; che s'haueua hauuto prattiche coi 
Colonelli Tedefchi era fcguito per difefa della perfo- 
na fua, e de' fuoi , contra male inclinati. A gli Stati of- 
feriua nuoue forme d'accordo dicendo contentarfi, 
che fi fcriueile m Ifpagna , che folTe mandato vn' altro 
Gouernatore, e che fra tanto fi folpcndeifero l'armi, e 
che egli fenza altra gente che quella della fua guardia 
gouernerebbe fenza altra feruitù , che quella de' con- 
figli. E nonoftante che già prima gli Stati hauefiero 
fatto flampar' vn'opera intitolata difcorfo fommario 
delle giufte caufe , che hanno aftretti gli Sim genera- 
li del paefe baiTo di prouedere alla loro difefa contra 
il Sig. D.Giouanni d'Auftria)non lafciarono di far nuo- 



Lihro Decimo. ^zj 

! rifpofta à quefta dichiaratione , la quale fu anco 
;.mpata fenza nome di autore. In efia fi diceua , che 
a Altezza trauagliaua in vano in voler dar' ad inrcn- 
re, che tale foirel'intentionfua, quale eglipublica- 
di pace, e di quiete j e che contra Tua vogha venifTe 
armi, poiché le lettere di Tua mano fcritte al Rè 
ceuano il contrario, e che oltre à sì chiaro teftimo- 
o, fé ne vedeua anco la proua •■, perche dopo ài hauer 
( mala voglia accettata la pacificatione di Gante non 
.ueua hauuto altro ftudioj faluo di renderla vana, e 
ria ridondar' in guerra; maffimamente nella richie- 
j, che fa àgli Stati di far la guerra al Principe, all'O- 
nda, eZelanda, fenza voler' offeruar, né voler che 
fi olTerumo i giuramenti della pacificatione, poi che 
ijuefto particolare fecondo le pacificationi deue pre- 
:der l'adunanza de gli Stati generali, nella quale fi do- 
;ua ordinare ciò che fihauelTeà fire. Che la guerra 
)ntra l'Olanda, per l'efperienza veduta portaua feca 
,nte calamità, e tante miferie, che non fi può dire, che 
sfideri la pace , e la quiete del paefe, chi lenza mag- 
ior confideratione procura eifa guerra ; e che defide- 
indolaegli,non viene adefler vero chel'intention fua 
I a di pace, e di quiete. Che ancorché l'Olanda, e la Ze- 
inda, non fi rifoluano per auuentura di venir alla re- 
; gione Catolica,nè all'vbidicnza del Ré, non efler però 
ino configlio violando i giuramenti, pigliar fubito 
armi contra la forma della pace ; m.a che erano confi- 
fjli di Efcouedo;che con gli vni voleua cafìigar gli altri, 
)er vincerli poi tutti. Che non donerebbe tenere per 
] ignoranti i Fiaminghi , che penfaffe dar loro à cre- 
dere, che la ritirata àNamurfiaftaraperfaluarlaper- 
ona fua da congiurati nemici della religione, e del 
Ré, poiché eflendofi in quel tempo (coperti i fuoi ma- 
neggi con gli Alemanni, e contra la fortezza di Anuer- 
fa, fi Vede chiaro eirerfi ritirato per afficurarfi dalror 
Kk 5 more> 



^ 1 S Ijioria di Uronimo Conejiagglo I 

more, che per così fatte attioni, e per li violati patti tis ' l" 
iTìeua che gli pòtelTe venir' adoflb j e che con tutto cij ' 1^ 
ola ancor dire non hauer dato occafìone alcuna alla I ^ 
rottura della pacificatione. Oltre che efTendo come e* ' t' 
gli ajfferma nel paefe molte città piene di Catohci,e fé- ^1' 
deli j ch'egli hora dice efler oppreffi volendofì ritirare "*' 
per la cagion che allega, poteua fciegliere vna di eflciC Si 
col parer de gli Stati ritiraruilì con guardia , dichia- 1^' 
rar \i colpeuoli,e confentir che foflèro caftigati, come f" 
li deputati fi fono Tempre offerti di fare i fenza ritirare f 
con tanta fimulatione di paura , per farli odiofi al RéÌQ f 
vna fortezza delle frontiere, porta dell'armi forefìierè. 
Che dicendo egli eifer l'intention fua > ridurre i rubelli 
all'vbidienza , e'gh fuiati alla diritta ftrada, conuerreb^ 
be fapere> chi fieno quefti rubelli, e quelli fuiati,perché 
fé fi anderà fi-ninucciando quefta dichiaratione, conò- 
fcerà non efler huomo alcuno in quei paefijche non £ÙH 
in elfi connumerato j perche fenza dubbio faranno 
chiamati con quei nomi coloro che hanno fatta pacci 
& accordo con gli heretici, quelli che hanno fcacciato 
del paefe gli SpagnuoIi,tenuti per così fedeh miniftri,e 
quelli che hanno fmantellatole fortezze. Che fé queftì 
fono i delitti che fanno efler gli huomini rubelli , e di 
<|uerta forte fono quelfiche hanno commeflb gli Stati 
generali, e tutto \\ paefe conuien per forza dire, ch'eflSì 
Stati fieno i rubelli . e che egli intenda di voler ridurre 
alfvbidienza, tutto il paefe, etuttiglihabitatori,fen- 
iaeccettione alcuna. Il modo poi, con che voglia ri- 
durlo alla vbidienzaconuenir' ofleruare, ma poca dili- 
genza dice uano efler bi fogno perconofcerlo, perche I 
le doglianze della demohtione delle fortezze, la ri- 
chiamata de gli foldati Spagnuoli, & Italiani, e l'armi» 
che piglia in mano , mofirano in che foggia egli penfi 
farfi vbidire. Che la conferuatione della religione Ca- 
loìkn, e lo ilabilimentó dell'autorità del Re, che fono 

li duo 



Libro Decimo. yip 

ì luo punti, che domanda, non eflere da fofìenerfi con 

i rmii perche quato alla rehgione, diceua eflerVn do- 

. > di Dio,che neper forzajnè per arme fi piata ne'cuo- 

: de gh huoraini , onde venirebbe à trauaghar' in va- 

I , anzi farebbe contrario effetto, perche par, che la 

■rza faccia gli heretici maggiormente oftinati. E che 

pure egli penfafle metter'à morte tutti coloro, che 

)n fi riducefTero alla religione Catolica conuenirdi 

. louo cadere in vn'abiiTo di guerre ciuili,hauendo le- 

srienza fatto vedere, che l'Imperador Carlo Quinto? 

altiffima memoria in Alemagna , tre Rè in Francia, 

Duca d'Alua, & il Commendator maggior' in Olan- 

, non hanno per queftaltradaauanzato cofa alcuna, 

ide non potendofi eftirpar per forza quelle cofc, che 

no chiufe nel fecreto dell'animo, ilqualenonfipie- 

t faluoàDio, bifognarà riftabilir l'inquifitione, ri- 

)uar gli antichi Decreti, alzar di nuouo le forche, e 

ruote , riaccender' il fuoco centra fedeli vaiTali di 

la Maeftà , da che nafcerebbe fotto preterto di rdi- 

; one non folamente la rouina del paefe , ma quella 

I illa religione ancora jla quale per altra più dolce flra- 

i conuien conferuare. Quanto poi all'auttorità del 

i, & alla fedeltà loro , non efi'ere bifogno per quefta 

igione pigliar l'armi , poiché quei paefi mediante^ 

anferuation de'lorPriuilegi, con lapromefla de'qua- 

era il Ré flato riceuuto per Signore, erano fempre 

:atii più vbidienti, e più fedeli di quanti ne habbia 

lai hauuto Principe alcuno 5 anzi l'armi poter 'elTer 

i più danno , che di vtile cagione. E lafciando gli an- 

ichi eiTempi, che diceuano efler aflaibaftantiàpro- 

ar' efTa fedeltà, fi riduceuano à' moderni dicendo, che 

i crudeltà , e le oppreiTioni fofFerte da' miniftri di Sua 

laeftà per tanti anni , e tollerate fenza fperanza di vi- 

ledio (attento, che i loro lamenti non folamente non 

ranoafcohati, mai loro opprefTorifauoritiJnonhan- 

K k 4 n^ 



5 5© Ijhria di leronìmò Cpnejiaggh 

no però badato à rimouerli dall' afFettionC) che portar 
no al lor Principe naturale , ancorché aflente , & inef. 
forabile, né à far, che fi gettino in braccio ad vn'altro 
Principe foreftiere , anzi hanno Tempre fperato di do- 
ner' vn giorno effer gouernati> come la Spagna per le 
genti del paefe, e con quelle leggi diuine, &humane» 
alle quali il Principe è obligato per Tuo giuramento, 
S'ingegnauano di mofìrare efTere più fedeli, e piùvbi- 
dienti, che la Spagna non era,che è tenuta per tanto fe- 
dele, per non hauer ella mai fofFerto, che fieno fatte 
fortezze foprale città, formate nuoue , & aflolute leg- 
gi. Senza il confenfo delle cortii che le fieno rotti i Pri- 
uilegi, & introdotto nuouogouernoforeftiero, e che 
quando quelle communità hanno prefe l'armi contrail 
ioT Rè non efTere ftato per sì giufte né di gran uia si im- 
portanti cagioni, come hanno hauutoipaefi baffi. Ol- 1 
tre à ciò eilerfrefca la memoria, come gli Spagnuoli, 
per fola dilatione di qualche paghe , fi fonoammotti- 
nati contra il Ré, centra l'autorità fua, moleftate le cit- 
tà, prefe le piazze foitU e mal trattato i fudditi,con tut. 
to ciò effi medefimi effer poi da Sua Altezza flati fauo- 
riti , e carezzati come fedeli miniflri , raccomandati 
per fue lettere al Rè , e feguito il loro configlio nelle 
più importanti cofe, per la rouina del paefe bafTo. Mo- 
fìrauano effer nafcofto nella fcritturadi D. Giouanni 
Yn'inganno notabilcperche tacendo totalmente la pa- 
ci£catione di Gante da lui accettata, e giurata, dal Rè 
ratificata, per la quale è fiato riceuuto per Gouerna- 
tore, diccua di ridurre tutte lecofè in quello Stato, e 
forma di gouerno, ch'erano al tempo di Carlo Quinto 
parendogli, che fé gli riefce gettar à terra lapacifica- 
tione, gli refli largo campo di fufcitar nuoue guerre ci' 
uili, & intefiinedifcordie, perpoterfi bagnar le mani 
nelfangue de'poueri popoh, conforme forfè all'incli- 
nation Tua, & à riccrdi di Efcouedo. Che fé ben'in pri- 

ma 



Libro Decimo. j-^t 

ma faccia parche egli olfera vngran beneficio, pofchc 
quei paeiì al tem pò dell' Imperador fioriuano affai j no- 
dimeno douendo conueniremetcer'in vfo gli antichi 
Decreti della religione, formami à vn certo modo ì'ia- 
quifitione, accettar quei gouerni, che vorrà mettere» 
eccedere le fortezze fopra le città , accettar guarnigio- 
ni foreftiere,abohr la pacifìcatione ài Gante, non pote- 
lua trouar più bello pretefto, per intorbidar' ogni cofa. 
IDiceuano, che l'Imperador Carlo Quinto prudéte go- 
uernaua i paefi conforme alle occorrenze di airhora,& 
alla quahtà del tempo, hauendo però fempre l'occhio 
allaconferuatione, eprofperitàde'fudditi, e che fé ben 
centra gli errori, cheall'hora (pargeua Lutero, egli fe- 
ce Decreti rigorofìj accioche non fi venilTe ad alterar 
lo Stato,e la tranquillità publica de* fuoi ValTalli, e che 
fé ben vsò di qualche rigore contra picciolo numero 6.1 
heretici, tuttauiadapoi, chehebbe veduto l'aumento, 
che quelle opinioni haueuano prefo inAlemagna.e che 
in luogo di euitar' alterationi lì cauferebbe gràde elfu- 
{ione di fangue, calò le vele come faggio nocchiero, e 
concefle libertà di rehgione. E per la medefima ca- 
gione ad inftanza di Maria fuaforella Reina d'Vngaria 
leuò l'inquifitione di Anuerfaj onde fé fofTe viuuto lino 
adelìo efler da credere ch'egli hauefle approuata la pa- 
ce di Gante come folo mezo di matener'i fudditi in pa- 
ce,principalefìne,che debbono hauer'i Principi. Qua- 
dovoleuano moftrare di non efler ragion di fidarli di 
quello, ch'egli diccua efler fua intetione, no lafciauano 
di addurgli ellempi del mal trattamento de gli inno- 
centi Indi OccidentaH,e della rotta fede a'Mori diGra- 
i]ata,dicédo,eflere Don Giouanni quel medefimo Ca- 
pitano intrauenuto in quella attionc. Alle città, à i fol- 
dati, àgh Ecclefiaflici moftrauano l'a/prezza del gio- 
go.che a tirarebbero à doflo , fé credeflèro alle parclje 
ài Don Giouanni j il quale diceuano , che fc nell'una 
Kk j mano 



5:52, Ifioria di teronìmo Conefiaggio libro decimo, 

manoporgeua loro vn pezzo di pane, haueua nell'ai* 
tra ilferro j & il fuoco. A quello modo fi ingegnaua- 
no di render vane le perfuafioni del Gouernatore, e di 
moftrare non eflèr tale come egli diceua l'intentioa 
fua. Ma come il Principe vna volta ha cominciato ad 
eflèr'odiofo, òbene, ò mal eh ei faccia, ognicofac 
mal fatto. 



IL FINE. 




ta| 



TAVOLA. 

Delle cofe & fucceffi Più notabili 

che fono comprefi in quelli 

dieci libri della Iftoria 



ADunam^de nobili, e confederati, piigtmi$,\QÌ 
41.44. 87. 
Ahbatedi S. Bernardo, fua fugate laraponedi 

ejfa. 99 

Abboccamento de configlieri di Stato e Capitani Spa- 

gnu oli 406 

Alchemar tumultua. 285. ajfediata. 18 6. ajfaltata. 2^0. 

rimane Ubera, 294 

Alfemprefo. 350 

Aloftprefadagli ammottinati. 404 

Alberto Leonino mandato da gli Stati al Principe d" O- 

ranges,econqualcommiJfione, 45)4 

Amftredam fedele. 147 

Ammottinati dichiarati rubeìli. 41 j 

Anuerfa 'vbidifce la Gouernante. 73. occupata da gli 

Stati, 446. prefa d' ajjalto da Spagnuoli > efaccheg^ 

giata. 448 

Arrogan'ni deglifoldati Spagnuoli, 1 1 8 

Arciduca Carlo mandato in Ifpagna dall' Imperadore,e 

fuomemoriaks %^6 

Armata 



TAVOLA. 

'Armeitit de confederati in Zelmda. i ^ 8 . 

Affali i d' Harlem ributtati. i y i . z y 5 

A rmata in Ifpagnapcr ilpaefe hajfo, 1 8 1 . 3 3 z. 3 93 
Audevaterpreja d' affatto: 380 

B. 
TyAttaglie di S. G}uìntino, e di Greuelinghe, % 

^ Battaglia in Frifìa . Ho 

Battaglie nauali sh lo S calde. 1 (J f . 1 9 9 

Battaglie nauali nel mar d' Harlem, 17^.190 

Battaglie nauali nel Zuider':^e. 19 4 

Battaglia nauale à Berghes, 300 

Battaglia di Mouchen. 310 

BatterieintornoàMons. 117 

Battaglia vicino a Mons. % 1 1 

Bolduc tumultua. 6 ^. fi rende àgli Stati, 511 

Bomensprefo. 391 

B rilaprefa dal Conte della Marcia. 1 8 y 

B ruges tentato da Soros. 1 o t 

Berghes confignata a gli Stati, ^lO 

B redà refa agli Stati. j 1 1^ 

Buremprefo, 374 

C. 
^Arlo Duca di Bo r gogna. 4 

^^ Cardinale Granuela, e confidenra che di lui haue^ 
uà il Rè. ry. odiato da' nobili Fiaminghi. iS. parte 
delpaefe. ir 

Cardin . Alejfandrino Legato in Francia, 0> in Ifp. 1 8 
Carlo Principe di Spagna pojlo Ì7i cujlodia. 8 f 

Cambvefi abbandonata. 70 

Carlo Nono Rè di Francia fuo matrimonio. 1 7 8 

Suoipenfieri.iycf. efondidifegni. %i6. marita Mar- 
gherita fuaforeìla col Frincipe di Beam. i 1 7. ejfeci*- 
tione defiioi difegni. iti 

Cambrai occupata dagli Stati. 444" 

Chiefe di hereticifabricat^ in Anuerfa, ^ 1 

Confi' 



TAVOLA. 
t n figli delgouerno delpaefe, e loro autorità. 1 1 

< fite diHocfirat fententiato capitalmente.i-j . iicfua 
morte. \19 

i gione delle prime fcintille, che arfero ilpaefe hajfo. 1 7 
i nte d' Egmont ferine al Re. 17. Tarte dal configlio di 
Stato, iv- mandato in Ifpagna. it. fuacommijfwne, 
e larga injìruttione.ii. ritorna. 27. csn lettere del 
Re,mutapenfieri.'^-].efattoprigione.$%.fua morte m^ 
mte d Homo ferine al Rè. 17. parte dal Configlio di 
Stato.iS.fi oppone allapublicatione de' decreti del Con" 
cilio.ij .èfattoprigione.^S. cittato^efeia riJj>ofta.ii^* 
fua morte. 12.5 

olonnapi^tata nelle rouìne della eafadeìla cogiura.ii^ 
onfederatione de nobili delpaefe baffo. 30 

onte di Mega mandato in Anuerfa. 43. tiene in fede 
Vtrecht. 6$ 

'onte della Marcia Signor di Breder oda f autor di bere- 
ticiin Anuerfa. ^yfue infoiente in Amfierdam. 71» 
in Inghilterra. iS^. piglia la Brilla. 1 8j. vuolfoccor- 
rer Harlem. 150 

Zhieferouinate. ■ 47 

Zonte di Aremberg quieta la Frifia. 6$- maìidato irk 
Trancia, e fuo ritorno .101. cantra Lodouico in Frifia , 
117 . fuoi penfieri per la battaglia. 1 19. combatte) e 
muore. ii? 

Conte di Mansfelt in Anuerfa. 8 f . mandato in Francia. 
' 174. fatto prigione de gli Stati.^i i . prepofto alla gente 
di guerra. 400 

Conduce gli faldati Spagnuoli in Italia. 48^ 

Conte di Bure mandato prigione in Ifpagna. 9 9 

Configlio di tumulti. 1 00 

Congiura feoperta centra il Duca d^ Alua. 1 1 o 

Conte Lodouico di Naffau entra con efferato nel fa 'fey e 
fuo alloggiamento intorno à Gruninghe. iio.firiti^ 
ra con dmno. i\6, à Gemingke, 118. combatte, 

^erde. 



tavola; 

pèrdei t fugge, 132. mtrci in Mons. 1 9 2 . rende Mèi 
al Duca d' Alua. zt6. torna con ejjercito nelpaeft 
304. viene à Majiriói. 3 o ').firitira.i o 6. combatte) t 
muore. jli 

Chiapino Vitelli maejlro'di campo Generale. 94. man- 
datocontra Lodouico. ii6. mandato in O landa ae- 
quijia diuerfe terre. 533. 'vh intorno à Mons. 210. 
combatte i evince lanlis, ZI3. vàà Berghes, eTo' 
len.i%6.fua morte. 3P^ 

Commendator maggiore, leggi Luigi di Requefens. 

Conte di Boffu Capitano generale di nauiy conduci 
la Regina in Ifpagna. 176. va alla Brilla. iS ^.in^ 
ganna i Rotterdamefi. 187. nel mar d' Harlem 
con* armata. 17^. combatte» perde y e riman pri' 
gione. 19 j 

Conjiglio di Stato ha dalRecuradelgouerno. ^óo.fuoi 
di/pareri. 4oy 

Conjiglieri di Stato fatti prigioni. 4 1 1 

Congiura cantra Gio. d Auftria, 4^7 

Chrifioforo Mondragone pajja il Vado dal Brahantè 
all' I/ola Suitbeuerlant, zìi. rende Midelbnrg. 305; 
àZirichzea. 383I 

Crimpenprefo. 3P4 

D. 

D'Efcrìttìone del paefe baffo y e qualità di ejfo.pa^ 
gina, 5 

Decreti [opra le cofe della religione. 7 

Decreti del Concilio Tridentino) e lapublicatione, li 
Defcrittione dellafortezza di Gante, ^61 

Difcorfi in Ifpagna fopra il rimedio delle cofe depaefi 
baffi, 6^ 

Dijlefi compone col Principe. 2.17 

Difcorfo de gli Stati del Paefe baffo ^ fopra T elettrone di 
potentato per loro protettione, ? 9 y 

Domandi 



i tavola: 

iomande d' her etici al Rè, ^^ 

httor LongoUo, leggi Alberto Leonino» 

iuca d*Alua, e fra ormone. 74. eletto Gouernato» 
re» e Capitano generale. 24. parte di Spagna. 91. 
giunge à Thionville.^4, entra al gouernodel Pae- 
fé hajfo» e V intentioni fre. 17 z. Ji prepara alla 
guerra. \6\. e/ce in campagna con V ejfercito, i^y. 
à Gruninghe. ii6. à Geminge. nS. fchiua Em- 
den. 151. fra pruden;^ nel campeggiare. 138. ri- 
torna à Bruffelles. 141. ritiene i beni de gì' In- 
glejì. 144. prefentato dal Papa. 147. froipenjieri 
dopo la cacciata del Principe, 148. 'vuoi imponer 
datij. lyp. ottenuta licen:^ di ritornar' in IJpa^ 
gna, non vi'vày e la cagione. 183. s' alza'vnajiét- 
tua. 183. prepara la guerra. 19^. va intorno à MonsJ 
iiy. 'và à Malines. 204. 1;^ verfo MaftriB. zo6é 
a Harkm. 181. cede il gouerno t e fi parte . pa- 
gina, zpj 

Duca di Medina Celi eletto Gouernatore. i8a. arriua 
in Zelanda, zoy. fi falua in picciol legno, loj. 7ion> 
piglia il gouerno. zoj. ritorna in IJpagna, 207. 

Duuelantprefr, 38P 

Duca d' Alenfi)ne richiefto di aiuto dagli Stati, 414 

Duca d' Arficot non e nel numero de confederati, 44» 
Capitano della guardia di Giouanni d* Auftria, 
yii. mandato al Principe d' Oranges,fua amba- 
fciata, e rifpofta. 499 . abbandona il Gouernato- 
re. 49X, riceue la rocca di Anuerfa à nome de gli 
Stati, 484 

E. 

T^ Ditto perpetuo. 481.485 

; ^ Entrata nelpaefe del Conte Lodouico, Il 0. 1^3.3 05 
I Emdenfchiuato dal Ducad'Alua. 132» 

\ EJferciti campeggiano. 138 

Ejferci4i 



TAVOLA. 

^fferciti del Principe d' Oranges, nd. entra mi 
paefe. ,07 

T.ffecHtioni rigorofe di Federico di Toledo in Har- l 
lem. i8o 

^jferciti degli Stati, ^ vjficiali di ejjò, , ^o 



f^llippo Secondo Re di Spagna. 4. 'và. in Inghilter^ 

■^ ra, efuo matrimonio con Maria Regina. 8. fuc- 

cede ne gli Stati delpadre. 8. fuo matrimonio con Ifa^ 

bella figlia di Arrigo Secondo Rè di Francia. S. ferine 

. al Principe di Oranges , é^ al Conte d Egmont. 5-4, 

- dèt ad intendere -voler pajfar népaefihajfi. 66. rifoU 
~ ne di far la guerra. 9^. ri(ponde al memoriale deU 
, ì'Mrjchiduca Carlo. 16^. fuo matrÌ7nonio con Anna 
, d Aufiria figliuola di Majftmiliano Secondo Impe- 

- radore.i-]6. (ipproPtal edittoperpetuo^ 4518 
Fedeltà de popoli, 14 j 
Faftione a Vvalem. 410 
[Federico di Toledo generale della fanteria. 153. "vk à 

- Mons. no. àHarlem.i^i. 'v^ ad incontrar' il Conte 
■ della Marcia, lyo. non ritira l ajfedio d' Harlem. 

zj-j. entra in Harlem. 181. manca di fede à Nar^ 
den. 241 

Federico Perenotto Signor di Ciampagni in Inghilterra,,^ 
3 9 7. fugge dalfacco d' Anuerfa. 449^' 

Fatto d' arme in Francia a, Moncontour. 1 7 S 

Filipppodi Lanoi Sig. di Beauuois in Zelanda, i^r. foC' 
icorre Midelburg. ^^ 2.. generale dell' armata. 199.-, 
more. 30J 

Forti intorno à Harlem. z6i. eintornoà Leiden. 551 
Francefco Baldes a Alchemar. ir,o. à Leiden. ^19. fi 
ritira. 3; 5. fatto prigione de gli foldati ammetti' 
nati. 1^%,^, 

FmionehVifnac, 4or 

G Gmt^ 



TAVOLA. 

G. 

'^dnte tentato d(t Serrcvs. 201. ajfediatct , e battuta 

^' da gli Stati. 4 K o . re fa. 4 ij 4 

Vianna figlia di 'Fernando y (& IfiahellaKe di Cafii- 
i/^. 4 

h ìific attorie degli Stati di Braba^ìte. 4 1 2. 

ìi Battijla delMonte. uj, fra indufiria nel combat- 
re. -yO'è.fi difende da gli ammottinati. 407 

•i •amento richieflo dalla Gouernante a nobili. 6 9 

■e: battuta da Serra^s. zo}. 108. foccorfa f?nrabil- 
671 te. 212, 

^ arodi Coligni ammiraglio di Trancia ferito, zi^, 
orto, ili 

i anni d' Aujlria eletto Gommatore ^ e Capitano 
ìierale. 470. arriua à Lucemburgi 470. fua 
miffione. 471. a Namur. 484. à Louanio. 48}. 
Brujfelles. 48y. teme di congiure. 4^8. abhorifce 
gouerno. 499. richiede gli Stati che facciano la 
terra air Olanda, yoz. ferine in Ifpagna, e gli fono 
tercette le lettere, ^o^. fra intentione. ^07. à 

'lalinesy e Viluorde, 508. fcriue all' Imperadore» 
Principe di Alemagna. ^lo. fi ritira a Namur. 
[I. forprende la rocca di ì^amur. ^ii. fcriue àgli 
'ati. ^il. fa nuoua richiefia à gli Stati , e la ri- 
ofta. ^2,4. fa fcriuere, e Jfampare lafua giujii- 
catione. 51J 

H. 

Arlem , e fuo configlio. 2 4^. ricercata di arren- 
■ derfì ricufa. 245. ajfaltata. 2fi. 25 7. infolen- 
e de cittadini. 2j8, 'ufcite. 2; 4. ijz, flretta degli 
pagnuoli. ij^. tratta di accordo, 277. mal foccorfa. 
55. Z77 'fi rende. 183 

laprefa. 350 

LI L lenlU 



TAVOLA. 

I. 

IEnl'u mandato in Francia da Lodouico. ipf. torn»coi 
genti per [occorrer Mons. no. Viene à battaglia, 

fatto prigione. US- more. ^^ 

Jcronimodi Roda di configlio di Stato. ipS. pretendevo 

uè mar e. 41 

lnquifitÌ9nefiordi?2a, che ceffi. 
Injiitutione del configlio di tum ulti. 1 e 

Incamiciata de gli Spagnuoli neW ejfer cito del Trinai 

di Oranges. - ii 

Jfabella Regina d' Inghilterra , leggi Regina d" Inghi 

terra. 
Incontro di Fanterie à Vifnac, 4 1 

L. 

T Ettere di Francefco d' Alua alla Reggente ime 

*— ' e ette. 

Lettere del Conte della Marcia alla Duchejfa, eft 

rijpofta. 
Lettere del Rè alla Gouernante. ^y. alFrincipe d( 

ranges, e Conte d' Egmont. 
Leiden affediata dal Signor di Hierges. ip6. daBaldi 

^li.'vieìifcccorfa. 3 

Lettere degli Stati a Sancio d'Auila, efua rifpofta. 41 
Lettere del Principe d' Oranges à gli Stati) e la \ 

fpofta. 487.4 

Zerdamprefo. 3 

Lodouica Guicciardini carcerato per hauerfcrittoUi 

r ameni e. K 

Louanio fi compone col Principe d' Oranges. 1 

Luigi di Reqttefens Commendator maggiore Goiierh 

torey e Capitano generale» z ^2. piglia ilgouerno. ij 

a BergheSy e Totem. 387. more» 3 \ 

L ira fi rende a gli Stati. 3 

M. Machìì 



TAVOLA. 

M. 

I ' Achina per 'veder dentro Harlem. z^o 

^ Maria figlia di Carlo Duca di Borgogna) moglie 

i Majftmiliam dAuJlria. 4 

'chefe di Haure viene di Spagna, 4 O)' 

lines dijubidijfe. \ 07. abbandonata dal prefìdio del 

rincipe d'Oranges. lo^.fihumilia, ^ efaccheg^ 

iata. 2.04 

{ìriBvbidi{fe. 69- fi' dichiara per gli Stati, ^ic.fac- 

heggiata da gli Spagnuoli. 445 

{fimiliano Secondo Imperatore commanda à Lodoui- 

che parta dépaefii baffi, 1 1 J 

trimonio di Carlo IX. Rè di Francia. 178 

ri di Granata tumultuano 8y 

rte di Arrigo Secondo Rè di Francia. 1 4 

rie del Mar chefe di Berghes. 99 

rte de' Conti dFgmont, e dBorno, 1 2,5 

rte del Montigni. 1 3 4 

1 rte del Conte d'Hocsìrat. il9 

delbu rg affalito. i9^.refo al Principe d Oranges, 502, 

■tino in Harlem. 2,84 

ìtino in Anuerfa. 32-5 

ìtinodefoldati diBaldes. 35^ 

nino della cauaUeria leggiera. 399 

otino in Zirichaea. 402. 

ons dFnault forprefia dal Conte Lodouico, 1 9 ^.affedia- 

ta dall'efferato Spagnuob. zio. battuta, iz^. fi rend&, 

230. 

N. 

^ Ardenfaccheggiata, ^arfa. 241 

^ Naui ardenti centra l'armata Spagnuola, 19 } 
iuelle fi compone. 2-1/ 

ieuport in Olanda refo, 355 

ienport in 'Fimdra dato da gli Stati in pegno al? rin-^ 

Li 2. fip^ 



TAVOLA. 

cipe itOranges. ^^ 

2<Iobili malfodufattì cercano modo difodlsfar/l.i^. tir». 
no a fé gli animi delle genti. 15. odiano il Cardinali 
Cranuela. 1 6. perche presentano fupplica alla KegttiMì 
te. 36. loro capricci. ^\. fi ritirano alcuni fuor delpM' Pi 
fé. %c).fententiati à morte. 111. fatti morire. m p 

o. 

/^ Rdine del Tofane. 6 

^^ Olanda fi ruhella. 10%. fua hreue defcrittione. j 3 5 
Ordini ■> chelafciailRe nel paefe baffo» alla fua andata 
in Ilpagna. 5 

Origine della 'voce Gueux. 41 

O ratione del Duca d'Alua. j 4 

Oratione di Frate Bernardo di Frefneda, 7 8 

Oratione del Principe iOranges, loi 

P. 

PAce dell'anno ij^9' 8 

Tacificatione generale a Gante. 4yj 

Pace fra gli Stati , e Gio. d'AuBria^ leggi Editto perpe- 
tuo. 
Taefi baffi come fiati gouernati, 7 

]?areri del co figlio di Spagna fopr a le lettere de Signori del 
paefe. 1 5 .fopra l'ambafciata del Conte di Egmont. 17 
Perdita della fiotta del Duca di Medina Celi. loy 

Pareri fopra il batter Harlem. i6i. fopra il continuar 
VaffedioyO abbandonarlo. i6i 

Paffaggi vadando il mare , fatti daW efferato. 138.387 
Perdono della Reggente in nome del Rè. Jf 

Penfieri del Duca d'Aluajfopra l'impofitione dédatij. 1^7 
Perdoni generali. 1^7-1^^ 

Perdita delle naui del Rè àLilo. 317 

Papa Fio 6)uinto,fuo tentatiuo in Inghilterra. 33 2. 
Prouincie del paefe baffo, numero, e diuifione. 4 

Priuilegi del paefe baffo, 6 

Principio delle guerre ciuili in Francia. 14 

Prediche 



TAVOLA. 

re diche her etiche. 4« 

rigionia de Conti dì 'Egmont , e iHorno , e molti altri 
nobili. 99 

tetro Melender. 

remiche dipace. ^s^'3<3^. $70. e deputati per ejfa. 5^2; 
reuentioni di Sancio d'Attila. 408, 

rigionia in Ijpagna di Floro di Montmoranci. 99 

rincipe d'Oranges,chegouernoglifu dato.ii./uoipefie- 
ri ne" primi mouimentì. i'^. [crine al Re. 16. ft oppone 
alla publicatione de decreti del Concilio Tridentino. 
4 8. parte dalpaefe ,87. PronoBica al Conte d Egmont 
lefuture cofe,%7.attionifueinAlemagna. loi. fua 
oratione. \oi. cittatione » e ri/pofla. iii. fentenra 
capitale centra diluì. 11 1. entra nel paefe con grofjà 
ejfercito. i^6.pajfala Mofa. 1^6. campeggia contrail 
huca d'Alua. 1^9. fi ritira in Trancia 141. fuoi 
penjìeri. 16 z. torna con esercito nel paefe t e faccheg- 
già Ruremcnda. zi6. a Mons. zi'j. sfida l efferata 
Spiagnuolo à battaglia, ii y. ritorna à Mali.nes. it 6. te- 
me di effer fatto prigione da fuoi. 119. infermo. ^39. pi- 
glia la ter:^ moglie, ^-j ^.vk alfoccorfo di Zirichzea * 
^.oZ'foccorre gli Stati, ^.ói.fcriue a gli Stati. 487. 
492 .opera coni ra lapacificatione. 4 8 (J 

R. 
D "Eggente manda in spagna il Sig. di Montigni.i^.ri- 
jf^oWe a nobili fupplicanti. /\o,manda in Iffagna 
ilMarchefe di Berghes , ^ il Signor di Montigni. 41. 
teme , epenfa ritirarfi. ^9- dà lettere patenti dificu- 
rezTa a nobili, y i .perdona in nome del Re a confede- 
rati, j y. [prepara ali! armi, ^9 • rijponde alle lettere del 
Brederoda.c^. richiede giuramento a nobili. 69. ri- 
duce Anuerfa ad vbidienra. ji.fene aJ/icura.S^. la^ 
foia ilgouernoy domanda licenzia, e [parte. 9 6 

"Keina d'Inghilterra ritiene denari-, ch'erano incaminati 
àpae[ baffi. 144. non accetta la protezione de gli 
Li } Stati 



TAVOLA. 

Staft. 388 

Rumechino refi. 1 8 <J 

Ragioni con che Fmncejì ejfortauam Tiaminghi alla li" 

berta. jj 

U.ehellione di molta parte delpaefi. 107 

Riforma delle Chiefe, 1^ elettrone de Vefcoui. i o 

Ripartii ione dé'gouerni delle Prouincie. 1 1 

Rouina delle Chiefe. 47 

Rotta delle genti de confederati à OBreuiel. 6 o 

Romore in Anuerfa. 6 o 

Ritirata de nobili fuor delpaefe. 61 

Rocca di Anuerfa, fuaedificatione, e difetti. 100. con^ 
fignata in mano degli Stati. 4 8 ^.fifmantella. j io 
Romor d' armi grandijjìmo nelpaefe. , 109 

Ritentione de beili di Inglefi. , 144 

Roterdam ingannata dal Conte di Bofsh. 188 

Riuohitione di Zelanda. 1 9 1 

Rebellione di molta parte delpaefe, 2,07 

Rebellione di Olanda. 2 o S 

Rotta delfoccorfo di Mons. 113 

Rotta delfoccorfo di Harlem condotto dal Brederoda. 1 f 3 ' 
Rotta delfoccorfo di Harlem , condotto dal Battemhurg. 

179. 
Rifolutioni temerarie di Barlemefi, i%o 

Romefualrefo. 294 

Romor in Gruninghe. 387 

Richiefia degli Stati h Gio. dAuflria. 474 

Rjtermondaprefa dal Fri?icipe,faccheggiata. 3 09 

S. 

S Ando d' Attila foccorre Zelanda. ì^S. 164. i6?>'à 
MafiriSÌ cantra L odouico .168. ri fronde alia lettera de 
gli Stati. 408 .fprouede. 415. combatte , e vince Lo- 
douico. 310 

San Ghetmdenhergforprefft, a 8 f 

Sconomn refi, i^i 

Settari 



TAVOLA. 

ì ettari cacciati fuor del paefe 75 

ìentenza del configlio di tu multi, che dichiara tutto il 
paefe rubello. 100 

berrai' paffa con esercito di Zelanda in 'diandra. 119. ri- . 
torna a Ileffinghe. 105. conduce lejfercito in Suith-- 
uerlant à Goui. z 03. ritorna a "Eleffinghe. ioi.fi ri- 
tira. 103. ritorna a Gou^. zjy.ajfalta la Città, z'jy-fi 
ritira fuggendo. 239 

Srarenda'/n prefo. 149 

Scccorfo di Leiden come debba farfì.z^^' fuo 'viaggio» 
^^ifuo effetto. 35<J 

Statua alzatajì dal D uca dAlua . 183 

Stati depaeji bajji ricercaìio laprotettione dlfabella Re- 
gina d Inghilterra. ^9^. fcriuono a Sancio d'Auila. 
409. richiedono aiuto alBucadAlanfone. ^^.fa?z- 
nofra fé fleffinuoua affociatione. 471. lor richieftaa 
Gio. d' A lift ria 47 4 trattano pace 475. mandano A??z- 
hafciadoriàGio. d'AuIlria. ^10. han?7o ejfercito.^zo, 
rijpondano al Gouernatore. ^13. r ij^o fidano alia gin- 
fìif catione. ^^6 

Stati di BrabantC} e loro rifolutione. 407. lorogiuftifi- 
catione. 412, 

Spagnuoli e [cono del paefe, 4 8 (? 

T. 
"T" Ornai ridotto a, 'vbidieìiz.a. é% 

-*- Trattati inutili in Anuerfa . 1 o i .38 9 

Trattato vano in Alchemar. 287 

Terre tenute, i^r abbandonate dagli Spagnuoli. 4if 
Trattati contra la rocca d' Anuerfa. ^08 

Tikmontfi compone col 'Principe. 11 d 

V. 
li ^^ Alencienes rie afa pr e fi dio. .<o. dichiarata rubella. 
^ do. battuta, e refa. 69. ribellata di nuouo. 19 y^ 
rende a gli Stati. 464 

Vccifione grande in Farigi, 2 to . 

Vefcotii 



TAVOLA. 

Vefcom di Colonia in aiuto al Buca d'Alua. a 1 1 i 

Vaudriconprefo. 33 1 •^- 

Vtrechty ajfalito invano da gli ammottinati, i^^.refok 

guatati. 511 

Viluordenfi rende àgli Stati, 4^9 

Z. 
^ Elanda ì efua defcrittiom. iS ^.foccorfa da Sancio 
^ d'Amia, 198 

Zutfenprefai e faccheggiata. 1^8. Zirichz.earefa,efiioi 

patti, 40X 



IL FINE. 



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