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I 



ICONOLOGIA 

DEL CAVALIERE 

CESARE RIPA 

PER U G INO 

NotaMmtJttt aarefOtita 4' lamagiià , M /Itumotimi , e di Fatti 

DALL' ABATE CESARE ORLANDI 

t'ATUZIO DI Clt^A' DELLA PIEVE ACCADEMICO AUCUSTO. 

J SVA ECCSLLSSZd 

D. RAIMONDO DI SANGRO 

Principe di San (e vero , e di CafleUnnco , Duca diTorremaggiore, Marche(è di CaAelniiovo » 
Signore dellcetilaaticheCittà di FÌoTcailno,eDr3goiun, Signore delta Terra di CaJalvcc- 
chio, utile Pidrone della Torre , e Porto di Fortore ce. ce. C^uide di Spagaajperpctuo di prima 
ClaÓe , Geatiluomo di Camera con ejcrclùo di S. M. Cattolica , e della MaeiU di Ferdioando 
IV. Re delle dueSkUIe, Cavaliere del Real Ordine di 9. Gemuto , Coloanello del Re^ 
meato Nazionale di Capitanau > e j pct U dUècodeiua de* Coati de' MaiG , Capo e Signore 
di ucu U Famiglia di Sangro . 

TOMO P R I M O^ 



INfPBRUGTA, MDCCLXJV. 

>i a^ «1 (A 1^ «A <^ (^ <^ ««. <0« tA 1^ <0» <«> ^ <A t» ^ ^» *^ "A *A 1A V 

NSLLA STAMPERIA DI PlERGIOVANNI COSTANTINI. 

con LICHKZA DE* SVPF.JtlORI. 



r 
I 






41 

« 






*\ 



iri 



Ortunata, -momento , Eccei- 
^ - . . LENTISSIMO Principe , pun- 

to per me fauBìùìmo , che mi fé degno 
dh ejfsere da Vm con generojìta inarrìva< 



IV 

ale , cm forprendente amorevolezza ac- 
colto nel numero de* VoHrì più ofsequìo- 
Jt Servidori \ Felici in queffa parte , an- 
zi fé licifsime le prime mie letterarie fa- 
tiche , che hanno incontrata P invidia- 
bil forte di poter trovare nelt E. V. un 
Protettore di tanta vaglia ! Si , Voi lo- 
ro farete Protettore . Me ne lufngo , ne 
confido 3 lo fpero ; come ve ne fupplico 
con quella maggior vivezza di fpirito , 
colla quale pof sa mai fupplicare Uomo 

al maggior fegno rifpettofo e divoto . A 

Voi le confagro . Son VoBre . ReBate , 
ve ne prego , reHate perfuafo che condot- 
to non mi fono ad umiliarvi cpieHo fn- 
cero tributo di ofsequio , fpinto dal fola 
Jplendore di Voìtra ragguardevole Profa- 
pia ( che baBa il dire che e per F an- 
tichità , e per i tanti cojpìcui Parentar 
di , e per le gkriofe Cariche o di 
pace di guerra , e per le famoffsi- 
me geBa de* VoBri Maggiori /* Euro- 
pa ìlhiBra ) ma più dal Jìngolar me- 
rito di K E. ,* che è tutta VoBrOj il 

quale 



V 

quale accrefce in guìfa qUeBà Befsa Vo- 
stra Avita Chiarezza , che niente di più 
grande Ji fuò dejìderare , e che *i/ innaU 
za d gradi più ecceljì di ghria , di eter* 
nità di Nome . Sa bene in effetti la lette- 
varia Repubblica qual attimo grado vi 
deve . he varie voBre dottifsime Opere 
di Filofojia Sperimentale, che con tanto 
'vantaggio del Pubblico date avete alla lu- 
ce , fcritte con tal proprietà , e purità di 
Bile Tofcano efse fono , che Jì hanno con 
tutta ragione meritata e ' /* approvazione 
delp Accademia della Crufca , di cui 
Membro Jìéte , ed i comuni . encomj de*. 
Letterati . Tante e si varie , oltre ogni 
credere , ammirabili VoBre Invenzio- 
ni 5 'per la maggior parte utiUfsime àW 
Vfnma Società, in genere di Matematica 
Meccanica , conte Idro Batìc he , . Pneu- 
matiche , e Pirotecniche :ì^ vi fanno più 
the a fufficìenza dìBìnguere per un In- 
gegno Sorprendente e incomparabile . Fi- 
nalmente W nuovi lumi , e colle nuove 
Regale, che prefentemente gode la mì^ 

lUare 



VI 

litare difciplina pel mezzo dì quel VoBro 
Libro di Efercizj Militarj , che compo- 
neBe e puhhlicaBe alcuni comi addietro , 
d comandi del fempre Ghrìofo Monarca 
Cattolico , allora costì Restante , a cui 
fempremai foBe e Jìete caro ed accetto ^ 
occrefceBe gloria alle glorie VoBre , colP 
efserne non meno dal prelodato Monar- 
ca , che dd Sovrani , e primi Generali 
dell' Europa tutta e in voce e per lette- 
re infinitamente commendato . Sul riflef- 
so di tanto merito , troppo a ragione 
vado di mìa forte fuperho , nello fior" 
germi da V. E. con benignità fivragr on- 
de onorato di Padronanza e Protezione. 
Vorrei che dato vi fijfse il poter pene- 
trare ad evidenza /' intemo altrui . Ve- 
dreBe quai finceri fintimenti di grati- 
tudine Ji annidano neh fino mio , cjuai 
brame quivi fi affollano di non render- 
mi affatto indegno di Voi . Kella mia in- 
traprefa di aggiungere alla celebre Ico- 
nologia del Cavalier Ripa varie caprìc- 
ciofi Idee , donde vieppiù fecondare le 

menti 



\ 



\ 



vu 

menti de* Poeti , Pittori , Scultori , Ar* 
cbitetti ec Jembrami che non mi Jì pop 
sa porgere occajìone più bella onde ri* 
mo Strare a V. E. P ofsequiofa mìa fer^ 
vitù , nell' avanzarmi a prefentarvene 
la Dedica . V. E. che è il vero Mece-^ 
nate di tali belle Arti , tenendo al Vo^ 
Bro Servigio^ con conjìderàbilifsimi ono^ 
rarj i printi Uomini , fatti venire da re- 
motìfsimi Paejì , per abbellire fuperba^ 
mente codeBo VoBro Palazzo , è per ar- 
ricchire il Magnifico Tempio ^Sepolcrale , 
e Gentilizio di VoBra Cqfa di finìfsimi 
Marmi , hìì preziofe Pietre Orientali ^ di 
famofe Pitture , e di fingQlari Statue , 
alcime delle quali , come appunto fono 

quelle del Cri&tq mqrto , del Disinganno , 
e della Pudicizia ,* fanno invidia alle Gre- 
che i é nlle Romane medefime ; /^ £» 
dico , ^n farà per difgradire un tale 
rifpettojo penjfìero • . Ma^ in queBo Befso 
pen/ìero , oh quanto vengo amareggiato 
dal ravvìfare /* infufficienza mia, lajcar- 
Jìtà tli mia talMo l .Quali mai -compari- 



■j 

Ci 



vili 



raramo a Chi tanto vede le povere mìe 
fatiche ! Compariranno Figlie di un de- 
bole Ingegno ,, ma non voglia Dio che 
eomparìfcano Figlie dì un temerario ar- 
dire . Voìf pCCf tLENTRSIMO PrjNCIPB , UnìtO 

ad un fommo fapere avete tm Cuore fom- 
mammte bello , Jommamente grande . Con- 
fido che , i^n riguardandp alla fcarfezza 
delle mìe forze i vi degnarete foltanto di 
accogliere ì Jmcerì attestati del mio ri- 
JpettOi fol quah mi do la gloria di raf 
segnarmi / 

Di V. E. 



"«* . * - 



Perugu 20. Novembre 17^4. 



• • 



Dhélh OhUgi^ ierùiare OfstqH» 



5 



V 

• • t 



PREFAZIONE 

DELL' ABATE CESARE ORLANDI. 



OL folo penfiero di efercitare , qualun- 
que egli fiali , il mio talento , è to- 
gliermi all'Ozio fèmpre all' Uomo no- 
civo , intraprefi , non ha molto , ad im- 
mitazione del celebre Cesare Ripa Pern- 
iino , Cavaliere dell' Ordine ri^ttabiliilimo de' SS. 
ilaurizio > e Lazzaro , nella liia Iconologia , intra- 
prefi , dico , a formare di mia invenzione alcune 
Immagini di Virtù , Vizj , Arti , Scienze , che vidi 
non contenerfi nella detta Opera . Le perfuafive 
d' ingenui eruditi fcienziati Uomini , a' quali ftiraai 
bene comunicare le prime fatiche, e le varie com- 
binazioni di colè , che in quello mentre mi fovrag- 
giunfero , m' incoraggirono in modo , anzi m'. in- 
Quflèro a tale, che non temei di eftendere più oltre 
* 3 il 



i 



X. 

il penfìero , e la portai fino alle Stampe ► Ardire , 
di buon grado il confeflb 9 ardire in me ecceden- 
te , ma ardire divenuto necefTano in guife per le 
tnedefime combinazioni , che qui non e luogo dì 
riferire , che pofcia mi fi è fettp impofllbile il po- 
termi difimpegnare dall' impreià ♦ Se il bollore di 
mia Gioventù mi avelie lafciato luogo a matura- 
mente riflettere , qual pelò Io mi adctoflava, quali 
critiche circoftanze mi combattevano > nemiche de- 
gli agi , de^ comodi , onninamente neceflaij a Chi 
vuole fcrivere , non mi urei ( fia detto lènza of^ 
fèfa della gratitudine , che nientemeno finceriflima 
protefto a' veneratiflìmi dotti Soggetti che mi ani- 
marono ) così di leggieri elpoffo alla villa del 
Pubblico. 

Ma che? L* unico rimedio al già ^to è iljroc- 
curare di corri^xMidere > meglio che fia poflibile^ 
alP impegrio, alla pubblica Alpettativa. Vojglia Dio 
che la mia fincerità fia prefe in fàvorevol parte 5 
Voglia Dio che il cortefe Lettore nel tempo che 
mi concederà graziole compatimento Icorga ne' miei 
fiidori qualche utile agli Amanti delle belle Lettere 
ed Arti . Lo Ipero? ne credo di mal confidarmi • 
La fòla Rillampa della fàmolà Iconologìa del Ripa> 
mi deve indubitatamente ottenere buon grado dalla 
Letteraria Repubblica. Di qual merito /Ella Ct fia 
e fuperflua il rammentarlo, é farebbe anzi cofa in- 
giuriolà allo fcienziato Mondo il volergliene far pa- 
rola . Quanto Ella fia fiata fèmpre ricercata , evi- 
dente il fcorge dalle tante replicate ed aboliate Edi- 
zioni > 



ziòiù 1 fendute con tutto dò rare > e benché tutte 
dagli inavvertiti Editori e Correctod ad {bnuno mal^ 
menate > tenute nientedimeno in alto pregio e cu- 
ftodite con fomma diligenza • Sa ognuno eflcf quella 
Opera utiliflìma ad Oratori > Poeti > PitccM'i , Sculto- 
ri 5 Difegnatori , e ad ogni Studiolo , per inventar 
Concetd 7 Emblemi , ed Imprefe : Per cfivifare qual- 
fivoglia Apparato nuziale , funersde, trionfale: Per 
ram)refentare Poemi , e per figurare Co* fuoi propfj 
{imooli ciò che può cadere m penderò umano « 
L* aggiungervi che Io faccio altre dìverfc Immagini 
di Virtù, Vizi, Afettij Paflloni umane, Arti, I>i- 
fcipline, principali Città d* Italia ec« pof!Ì eflèr Cà- 
;ione che mi u dica, che (comparifcano tmppo que- 
:e ap|[H-eflò a quelle del Ripa, e di altri Valentuo- 
mini , i quali vi hanno dato fa^io del Loro fepe- 
rej ma non mi fi potrà negare die in qualche par- 
te non fiano le mie ancora per renderfi di quaCchè 
vantaggio e comodità a' Dilettanti 4 

Se per le Annotazioni a me non farà àWénuto, 
ftante la Icarfezza del mio ingegno di baftanteitiente 
dilucidare la materia, fervirà'^amieno per dare qual- 
che Erudizione di più , hoh dico a* Dotti ( che fo- 
lamerite prego a mitHitt P afiètto mio per ' gli ftud) ) 
ma a quelli che s^ inCsUiiminano nel gufto delle 
Lettere . 

Penlàto ho di più, mi lufingo di non aver mal 
penato , di apporre ad ognuna delle Immagini ( a 
tutte quelle cioè , a cui cadono in acconcio ) un 
Fatto Storico Sagro, un Fatto Storico Profano, ed 

""4 un 



^ 



XII 

un Fatto Favdoib appartenenti alla materia fommini- 
ftrata dalla Figura . Sembrerà quefta per avventura adi 
alcuno una fuperflua, e troppo facile Aggiunta ► Mi 
li permetta il dire , che fi dilunga fenza dubbio dal 
giufto Chi qiiefto mi vorrà opporre. Superflua non fi 
può denominare, allorché in qualche modo riefca di 
vantaggio . Quefto è innegabile rilpctto agli Orato- j 

ri > i quali dovendo di ogni materia trattare , in qua- ; 

lunque cofa Loro avviene di rapportare Fatti , che 
approvino ed illuftrinb il Loro dilcorfo j innegabile 
rilpetto a^ Poeti per la fteflà ragione 5 innegabile ri- 
guardo a^ Pittori e Scultori , che dovendo rapprefen- 
tare qualche Fatto corrifoondehte a Virtù, o Vizio, 
o Arte , a Scienza ec. lo troveranno pronto in que- 
fta mia EdÌ2Mone 5 innegabile finalmente rifpetto a 
qualunque flato di Perfone , giacche o Ila ne^ di- 
fcorfi in comprova e abbellimento del Loro dire , 
o fia nella lettura 9 per Loro diletto e virtuolb 
paflatempo , troveranno onde appagare , quaficchè 
ad ogni propofito , la commendabile Loro curiofità. 
Mi U vorrà fcfffe notare che fia troppo facile ? 
No, troppo facile non ^i dica. Si ponga alcuno alt* 
elperienza y e d avvedrà che altro è. in cosi vafto 
Soggetto mirare le cofe ftampate , ed altro è il rin- 
venirle alle occafioni pronte nella mente, e del tut- 
to a propofito , e co^ loro Autori , Libri , e Capi- 
li . citate . Oltredicchè Io lenza veruna [ efitanza vo- 
glio accordare , che riéfcano quefte piucchè ovvie 
agii Eruditi . Ma le Edizioni folo per quefti Ci 
banno da &re ? A quelli che di erudizione non 

ibna 



^bno forniti ndn fi ha niente a donare? Io mi {pie* 
gai , e mi Ipiega , che non per Chi ne là più ià 
me iparfì e (pargo i miei fuaori , ma per recare 
qualche lòrta di utile, e diletto», die pure coli^ uti- 
le deve andare unito , a Chi brama erudirfi , a Chi 
ki un fòl Libro defidera apprendere , ed al bilògno . 

fervirfi di varie coiè • 



Quefta è ftata , ed è la maa mira . Se avrò col- 
to il fegno , mi fi abbia buon grado- 5 le no t fi ri- 
guardi , quale egli fi è 1* animo mio- • 

Ho creduto di più di fax cola grata af Pubbli- 
co coir inferire nella preferite Edizione i Geroghficf 
morali del Padre Fra Vincenzio Ricci da S. Severo 
Teologo, e Predicatore della Piovincia di S. An- 
iolo di Pud^ia Minor Oflèrvante di S, Francelco , 
ampati in Napoli per Gio: Domenico Roncaglio- 
io P Anno 16^26^5. e fetti, per quanto è a mia no- 
tizia , rariffimi 5 de^ quafi nelle Edizioni ddi' Ico- 
NOLOGPA del Ripa dal 16'jo. in poi cosi fi parla: Aa 
immitazione della Iconologia eosì al Mondo grata 
e adoperata , furonor prodotti i Geroglifict del Padre" 
Vincenzio Ricci ftampati itr 'Kapoli i6i6* Opere" 
veramente ambedue degrte di ejfer tenute m qualpvoglia 
Librerìa pubblica e privata , 

Quelle Immagini del Padre Ricci, che ha an- 
cora il Ripa, , ho Itìmato bene , per non accrefcere 
di Ibverchia i Volumi , porle in riftretto per Anno- 
tazioni ; Quelle poi die non fi veggono poìte dat 
Ripa , le ho fatte fiampare tali , e quali fi leggono» 
nell* Edizione di Napoli • Riguardo alle parole , 

noni 



i 



oon gra rignardo all' Ortografia ', che ho j^occurato 
conformare alla piò efatta, per quanto me lo hanno 
permeffo le mie affollate incombenze» per quanto 
mi è riufcito regolare il corfo di Stampa inevitabil- 
mente Madre di errori , per quanto in fomma è 
flato per me poflìbile ) come Io fteffo ho fatto deli' 
Edizione del Rifa, 



ME- 



xr 




1 
1 

ì 
I 



■ 

■ 

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MEMORIE 

DEL CAVALIERE 

CESARE RIPA 

E breve Difcarfo intorno a ciò che hanno var^ 

Autori lafciato fcritto della fua 

Iconologìa y ed Edizioni •^ 

Uanta celebre fi è relb al Mondo F Ica* 
NOLOGisTA Cesare Ripa , mediante i 
virtuoii iìioi Studj , de^ quali fèmpre 
;li dovrà avere otcinio grado la Repub* 
•lica delle beile Arci e Scienze, auxet* 
tanto a Noi fi è refa ofcura , come il giorno di 
dia Naicita> così la Serie delle Hie geda più parti- 
colari. Uomo di tanto merita, Uomo vivente anco- 
ra , fòmofo al Mondo , meritava bene qualche ^- ì 
cialie individua memoria; da^ iiioi Coetanei , e Cornac I 
patrioti. 

Giacerà forfè quella tralfe tenebre di qualche poi- 
verofo Armadio , ma non ellèndo a me noto, mi tro- 
vo neceffitato a fcrivere di Lui quel poco folamente: 
che da accurate oflervazioni ho potuta rilevare . Se 
e* è Perfona , che ne abbia più chiara notizia , fkrk 
fomma grazia a me , farà cdk ^ata al Pubblica 
col fìgnihcarla. Uelèmpiadi Uomini, non, come 
fon Io , di fcarfo talenta j ma fomiti di elfo a do- 
vizia , che ièbbene più preiTo all' età del Ripa , dr 

Luij 



XVI 

Lui non ne "hanno fapujto dare alcun diftinto rag- 

fuaglio-^ mi e, a mio parere, baflantemente ' di 
cudo ad accufà di Chiuncjue contro me inforger 
per ciò voleffej colicchè potrò con verità afferma- 
re , <:he niuno abbia uiàta maggior efattezza di me 
nel fondatamente difcorrere di Uomo cotanto benaf» 
ietto alla Letteraria Repubblica . 

Molti hanno parlato delP Iconologia di Cesa- 
re Ripa 5 ma mi perdoni la €;loriofa Loro memo- 
ria , fé Io afferifco , aver quafi tutti prefo evidente , 
ed in niun modo fcufabile abbaglio, A fuo luogo- 
Io faiò vedere. 

Ebbe dunque Cesare Ripa , per quanto da Lui 
fteffo fi afferma , V origine da Perugia , denominan- 
dofi fempre nella fua Iconologia , Cesare Ripa Pe- 
rugino -, e nelle Immàgini che Egli efpone alla let- 
tera M de^ Moftrf , nel Difcorfo del Grifo. , fi han- 
no le feguenti parole ;=s £' il Griffo Jnfegna di Te- 
rugia mia Tatria , datale già dagli Armeni <i i quali 
pajfati quivi 'i ec, £= Ed aUegancE) qualche Compo- 
nimento del Coppetta Perugino, lo chiama fempre 
foo Compatriota» 

. Sino dalla più tenera età fi portò Egli in Corte,' 
come lì rileva dalle fuc fleffe parole aff" Immagine 
della Corte del feguente. tenore =3 E febbetie to ^ 
Effa pojfo parlare con qualche fondamento per lo ^^- 
po che vi PO confimato dal principio della piia Fan- 
. ciullezza fino a quej¥ ora , ec* ^, Imperciocché a* 
lèrvigi fi portò del Cardinale Antonmaria Salviati, 

come Egli ilelTo ne attella nella dedicatoria al detto 

* Emi- 



Eminentiilmió dèlia prima Edizione della Iha Icono< 
Lodi A in Roma 1^ Anno ifi^j j Seguita quindi la 
D^te : del' Cardinale pa&ò ad efière Gentiluomo del 
Signor Marchefe Lorenzo Salviati, reftatD Erede di 
$ua Eminenza,* ,come parimente fi rileva dalla De- 
di(:atoria dello fteflb Ripa al detto Signor Marchefe 
nella feconda Edizione altresì di Roma del 1 6*0^ . 

Mancato poi di . vivere non molti- Anni dopo, 
anche il prefato Signor Marchefe , non fi fa die 
lervigj di altra Corte fi trasferiffe. Il certo Uh che 
Egli rimafe fempre benaffetto a quefia nobil Famì- 
glia , e clie r Edizione di Siena nel i ^ i ; • la con^. 
lecrò al Signor Filippo di Averardo Salviati ftrettil^ 
limo Congiunto dé^ prelodati Signori Cardinale , e 
Marchefe . 

Nel I ^93 ) Anno in cui diede la prima volta alla 
luce la fùa Iconologia, non era il Ripa Cavaliere, 
come da detta Edizione fi può fcorgere, bensì net 
la feconda del i^oj. dove tale s' intitola 5 onde mi 
do a credere ohe poco lungi da detto Anno fofle> 
decorato della rilpettabiliflima Croce delP Ordine de'^ 
Santi Maurizio , e Lazzaro 5 o forfè ancóra ridi' 
Anno ftefTo > in cui Egli dice nelP Immagine ' che 
fa- di detta Religioi-ie , che il Sommo Pontence Cle- 
mente VIII. =3 Ko» Jòio cofifennò l^ unione dette Mi- 
lìzie de* Santi Maurizio , e Lazzaro , ma ancora le 
concej/è nuove e diverfe Grazie , e dichiarò alcuni h* 
dulii e Vrivileg) a favùre de* Cavalieri . 

Si può con tutta ragione aflèrire , che la fua di- 
mora foflè fempre in Roma , e che in quella Do- • 

*.1 mi- 



KVHI 



6' 

R 



Hiinante . Eì términaile i gloriófi fiioi giorni . Ciò fi 
deduce e da quello che lopra accennammo) da Ltìi 
ietto: ndk Immagine della Cqrtéf t dalle Dedìcd^' 
torie di fue Edizioni Tèmpre focGo la data di Roma; 
NcHa Dedicatoria ddPlGONaLOGiA impreflà ili Siéni^ 
per gli Eredi di Matteo Fiorimi alP lUìiflriflimo Si- 
nor Filippo di Averardo Salviati lòtto la data di' 
orna il di- 1 f» Settembre i^ij. dioe di efière avan- 
aaco in etày elprimieiidoli co^ feguenti termini nel 
pariate dcilie foe Figure Geroglifiche ris Ora che coì 
jav» Divina le ho migliorate , e per quanto ha po^ 
$M&^ la Mvle%%a deW ingegno in quejta grave età > 
ridotte a peffezione . , 

Facendo Io. diligente perquifizione , onde rintrac- 
ciare almeno il precifo tempo di fua morte , credeva 
di cfFer giunto alla meta de' miei défideif nel rinve- 
5»re in. quefta pubblica Ai^ufta Biblioteca il fuo 
Rioratto tra gu altri degli Uomini illuftri della 
Città y e nel vedere in quefio notato: ICONOLO- 
GIA . E fotto : CiESAR RIRV OBIIT A. D. 
MDCXII. Ho fcoperto però innegabile V errore di 
Chi-; notò la detta licrizione y mentre il Ripa nel 
ié;i>j viveva 5 e dedicò ^ idome fòpra dicemmo , la 
nuova Edizione di fila Opera ,' data alla luce in 
Siena* d^li Eredi, del Fiorimi , in quefto fteflb An- 
no • Non fola nel i ^ i j . fi contava il nòffro Au- 
tore tra Viventi y ma a beneficio del Pubblico e* 
refpirava ancora nel 1^18» nel quale Anno Ei man- 
dò in Padova a Pietro Paolo Tozd un accrefcimen- 
tQ alla fua; Iconologìa.) che detto Tozzi lènza fua 

.faputa 



XIX 

faputa veniva AÌftàmfàn3o. Sì .legga V Edizióne di 
Padova del i^iS;^ e. fi vedrà che negli ultimi Fo^ 
gli così Io Stampatore 11 foicga • 

Studiofi Lettori , quando fi camtnm a fianmave il 
prefinte V0(ume y l'Autore che fi ritrova ih i(oma') 
tfon fapetfa che Io rifiampaj/i /* Iconologia y w lo fu?* 
pevo che /* Autore Jiejje intorno all' accrejcsmento aeH 
Opera fifa i lo fippi alfine per mezzo tu Atntcit #Wf* 
preja che fu la prima Torte ^ V Autore -^ riciiefione 
da me per Lettere , mi manS i oo. Figure da Lui 
di nuovo inventate j le auali abbiamo pofie da fi nella 
terza Tane 5 mi mandò infieme alcune Tofiille da m* 
ferir fi nella pritna Tarte , e nella feconda • QueHó 
della Seconda Tarte , perche vennero in te^o , le ah-* 
kiamo meffe ^ fuoi luoghi -, ma ìe Tofiille della pri- 
ma Tarte , perchè giunfero dopo che fu fiancata , le 
pon^hiamo qui fiottò . In fatti e in queftà in ultimo > 
ed m tutte le feguenti Edizioni {i vedono le détte Po-* 
ftiile a' fuoi luoghi appofte. ; - 

In vece del MDCXIL doveva piuttofta F Au- 
tore della Ifcrizione notare V Anno MDCXXIL > 
nel quale con tutta la probabilità fi può credere ^ 
che Cesare Ripa carico di Anni e di gloria termi- 
narle in Roma di vivere. Il certo ^\ è che nel ié'2 j > 
Q; W)QO lungi da detto Anno, Egli era morto, aven- 
dòiène indubitato rincontro dall'* Edizione, parimente 
di Padova , iòtto PAnno \6i 5-. , in cui n leggono 
©ella Dedicatoria dèlio Stampatore le feguenti paro- 
le indirizzate al Signor Giolefib Pignatelli. =5 Ha 
F. J^ UliiftriJ^na conofciuto iL.Cavaliere^ Cesare Ripa, 

* C che 



the fia in giurìa , ec. Quale Edizione cominciò ad \ 

eflb-e lòtto il Torchio V Anno i ^2 j , come fi de- ! 

duce dalla Immagine che fe il Ripa delP Avarizia , 1 

In cui prendendo occafione di lodare Mònfignor Bar- 
berini, diceva prima sa Mònfignor Barberini Chierico 
di Camera*^ ed ora meritiffhm Cardinale t ec. nelP Edi- 
zione poi del i6'2y. fi legge a^iunto =3 creato Von^ 
tefke con nome di Urbano VUL mentre fi rìftampava 
quefta Opera d C» di Agofto 1^25. 

Pafliamo ora a difcorrere della fiia femolk Ope- 
ra , e vediamo fé quelli che ne hanno fetta men- 
zione abbiano efeguite tutte le parti di accurati 
Scrittori • Io ne riporterò alcuni , e noterò a* fuoi 
luo^i quel tanto che vi fera più da oflèrvare . 

jPrimà di tutti Giano Nicio Eritreo , o fia Gio: 
Vittorio Rofli errò di gran lunga nella lùa Pinaco- 
teca , allorché volendo fere Elogio del fiio fevorito 
Gio: 2Iaratino Castellini, di Lui diflè num. 27. 
Fuit maxima ex parte AuBor Iconologle , qu<t 
C^sARis Rip.« nonnine imprejfa , ViShrum , Catato- 
rumque omnium manìbus teritur. E* vero pur troppo 
che anche i grand^ Uomini non fono efènti dal pren- 
dere abbagli! Guardimi il Cielo che Io penfi ofRi- 
fcare la ^oria di si femofo Scrittore 5 ma sì femofo 
Scrittore , mi fi conceda il dire , che in quefto errò 
tanto, che, a mio credere , fi è renduto inefcufebile 
affatto. Viflè pure a^ fuoi tempi il Ripa , come il 
Castellini . Ùfcì pure a^ fuoi tempi alla luce la 

E rima Edizione delP Iconologia , ufci la feconda , 
i terza , la quarta , la quinta > la fefh , ed era 

V Ice- 



XXI 

Y Iconologia a' fcoi tempi già notiflima al Mondo. 
Egli ne fé cenno ^ ma fa duopo dire che ne fkceflè 
parola > lènza neppure averla giammai veduta. Giac- 
ché fé quefto fòrte flato ) necefTariamente avrebbe 
dovuto rawifare che non folo la prima volta , che 
il Ripa diede fuori quefta Opera tutta fua nel i fP5.> 
neppure un' Immagine vi aveva Egli appofta del 
Castellini*) ma ne anche nella feconda ciel i6'oj 5 
qualcuna nelle fuffeguenti, e poche più fìirono ag- 
giunte nella fella cEl i^zy. dopo la morte del ce- 
lebre Iconologilla . Se prefà fi folle > dirò così , la pe- 
na , di ricercare una fola delle Edizioni , che pure 
giravano per le mani di tutti , avrebbe arrolfito di 
aver penlàto di fcrivere, non che di avere fcrittO) 
che l' Iconologia folfe fiata compolla maxima et 
parte dal Castellini. E fé il Castellini viveva al- 
lorché ufcl al Pubblico la Pinacoteca, avrebbe lèn- 
za dubbio arroflàto del fuo Panegirilla . E tanto è 
più grande T errore , quantocchè fèmbra che P Eri- 
treo voglia dare ad intendere, che il Ripa nò, ma 
il Castellini ne folle il vero Autore , allorquando 
non dubita dire , che AuHar Iconologl« , qua Cje- 
sARis RiP;E nomine imprejfa &c» comecché il Ripa 
non vi avelTe prellato altro che il nome . Trovi fcan- 
fo al lùo abbaglio Chi può giudicare più dritto di 
me , che Io non so immaginarlo, non dico vederlo. 
Eppur c'è Chi 1' ha feguito, non poflb elpri- 
mere con quanta mia maraviglia ! Monfignor Giulio 
Fontanini Letterato , non fi può negare , di gran 
nome , nel dare al Pubblico la Serie de' più celebri 

Libri 



XXII 

Libri della noftra lingua > con formarne fopra il fuo 
giudizio Keila Biblioteca 4el^ Eloquenza haììana-, Ciaf" 
fé . ^. C^. 4. della Storia Favolofa antica così dice • 
Iconologia di Cesare Hipa . In Tadova prejfo il 
Tozzi i(ji.8. iff quarto • Edizione feconda • E rapporta 
V autorità di Giano Nicio Eritreo, il quale favoleggia 
che detta Iconologia ila maxima ex parte di Gio: 
Caratino Castellini > lènza punto confutarla. Ma 
è innoltre non poco condannaìbile il Fontanini, non 
«(Tendo altrimenti vero che V Edizione del Tozzi del 
i.f 1.8. fia la feconda , mentre almeno è la quinta , 
come diilintamente il può vedere dalle mie Anno- 
tazioni. 

Il Signor Apoftolo Zeno con più giudizio , con 
più fondamento) con alquanta più di elàttezza, ma 
non tutta , ne ha parlato nelle fye Note alla detta Elo- 
quenza Italiana di Monfighor Fontanini. Ecco le 
uie parole . 

„ U Iconologia del Cavaliere Cesare Ripa Pie- 
„ rugino fu da prima ftampata in Roma dal Ci- 
„ gliotti (^) nel 1 5^5 y e pofcia la feconda, volta 
9, eziandio in Roma dal Fazio nel ié'05. con qual- 
55 che accrefcimento in quarto. Sle ne fece dapoi, 
„ pure in quarto , una Rillampa in Padova dal ra- 
,9 Iquati nel i^ii. il quale in EfTa lì da, vanto di 
5, averla notabilmente accreiciuta: ma Io fteflò ^u- 
^, tore nelP Edizione fettane in Siena preflo I^ Erede 
,5 del Fiorimi nel i^ij. in quarto , afferma eflère 
55 quella Edizione Padovana interamente conforme , 
3, lenza la menoma Aggiunta , alla fècoi^da di Roma, 

la 



XXlli 

)9 la quale conteneva ottocento Irhmàginì , accfe- 
5, fciute ora da Lui nell' Edizione di Sèna di altre 
)) duecento ( e ) . Quella del Tozzi fatta iri Padova 
ji liei 1^18. riportata dal Fontaninij come fecondai 
n viene ad efler pertanto almeno là quinta > dietro 
), la quale il medefimo Tozzi fece fucctidere la f^hi- 
j, nel 1^25-. in forma fémpre di quarto (d^* A pro- 
5, pofitò di quéfta Iconologia àuèrifce Gio: Battifta 
5j Lauro Perugino nell^ Orcheilra Romana paff. <^o. 
,, che P Autore del Libro ^ {^m^uies pralo Jù^' 
„ h]e^umy ac femper au^mn , pofiremmn recènjuity 
5, recudit , longe copioforem j ^ honibus adjeHis Ven 
jj nuftiorem * 

„ Le Immagini e i pifcoffi aggiunti dal Ca- 
j, STELLIMI alP Iconologia del Ripa non arrivano ad 
„ effere nemmeno la quarta parte del Libro ( ^ ) : 
„ onde con poca giuftizia li dice dalP Eritreo , che 
5, il Libro uà flato fetto maxima ex parte dal Ca- 
„ STELLIMI - Il Fontanini riporta V afferzione del fuo 
55 favorito Eritreo , fènza confutarla , onde anche in 
,^ fuo fentimento la da per vera e flcura*. Giovanni 
„ Baldoino delP Accademia Francefe , riduflè in 
55 Compendio , e a Moralità V Iconologia del Ripaj 
5, e di nuove Figure in Rame abbellita, la pubbli- 
yy co in lingua Francefe dalle Stampe di Matteo 
), Guillemoht in Parigi nel i ^44. in foglio \ e altra 
>, Edizione pur di Parigi fé né ha prdlb Lorenzo 
^ d' Houry nel 1 6^8 1 . in quarto . 

L^ Oldoino. m Atheneo Auguflo così parla di 
Cesare Ripa ?=j „ Cafar 1{fpa Verufinus Eques SS. 

„ Mau- 



XXIV 

yy Mauritii ì & Lazzari , Antonii Marta Cardinalis 
5, Salvtati primum-i mox Laurentu Salviati TSLobilii, 
yy Aulkus y eruditìme dar uh Saculo i6» po/l Cbri-. 
9) fimn natum , quo Italici edidit Icqnologiam ^ jhu De- 
„ fcriptionem dherjarum hnaginmn antiquartsm : 2?o- 
5j Ma pritnmn Amo ifpj. per Joannetn Gigliottumy 
99 iUrum au&am ibidem Armo 1^05. per Lapidum 
yy Facìum , éf Tatavii \ Ci 5-. in quarto per retrutn 
,9 Vaulum Tozzium evulgatam (a) 3 demum Venetiis 
„ apud TSLicolaum Vezzana (b) y & in tres Ubros 
yy divijam a Joanne Zaratino Castellini ^oma- 
yy no. (e) 

' Molti altri parlano di quefta Iconologia , come 
Lodovico Jacobilli in Bibtiotheca Umbria y Filippo 
Labbe della Compagnia di Gesù in Mantifa Anti- 
quaria SuppelleBtlis y Gio: Battifta Lauri Perugino 
in Tbeatri 'Romani Orcheftra y il Padre Belforti Pe- 
rugino, ec. ma tutu, o poco o aHai, fono caduti in 
ciò in errore . Anche il Sig. Giangiufeppe Origlia 
benemerito tanto della Letteraria Repubblica , per le 
Aggiunte 'fatte al Dizionario Storico del Sgnor 
Abate Ladvocat , ha fatto giuftìzia al Ripa , coir at- 
tenerli piuttofto al lèntimento del Signor Apoftolo 
Zeno , che del Signor Gianvittprio Roflì , o lia Ni- 
cio Eritreo, 

Per notare pertanto le Edizioni della celebre Ico- 
nologia in Italia , rapporterò tutte quelle che fono 
Hate o da me vedute , o a notizia . 

La prima in Roma nel lypj. per gli Eredi di 

Giovanni Gigliotti , fenza figure . 

La 



XX* 

La fecondii medefimamente in Roma per Lepido 
Fazio itfoj. ampliata , e con Figure. 

La terza cominciata a ftamprlì in Firenze nel 
I tfoS. , e terminata in Siena d^Ii Eredi di Matteo 
Fiorimi nel i6ij. 

La quarta, mentre con tardanza fi ftampava in 
Firenze , fu tofto flampata in Padova nella Stampe- 
rìa del Palquati da Pietropaolo Tozzi nel i^ii. 
' La quinta pur dal Tozzi in Padova nel 1618. 

La fella dallo fteffo Tozzi in Padova nel 162^. 
■La {btcìma da Donato Palquardi in Padova 16 }o. 

L' ottava in Venezia per Criftoforo Tommafi- 
ni 164.^. 

La nona ' parimente in Venezia preffo Niccolò 
Pezzana nel 16É9. 

La decima finalmente in Perugia nella Stampe- 
ria di quello Signor Piergiovanni Coftantini , che è 
la prefente da' me debolmente sì, per ifcarfezza d' in- 
gegno , ma di molto accrefciuta d' Immagini , di 
Annotazioni, e di Fatti 1764. 



* 7 ANNO- 



A N N O T A Z I O NI 

Atte Note del Zeno. 

{ji^ T^Agli Eredi di Giovanni Gigliotti . Errore di tmxXS 

( ^ ) Doveva dire preflb gii Eredi di Matteo Fiorimi • 

(r) Non è già vero che Chsarb Ripa neil' Edizione di 
Siena del i6x^. anermi efler V Edizione Padovana interamente^ 
co^foisw-y fenza la minhna Aggiunta 9 alla feconda di Roma. Lo 
Stanipjitore beijsl nella foa a* Lettori dice ; Volli confrontare il 
Volume dì Padova con quello di Roma per vedere T AccrefcimentOp, 
nf vi trovai agiamo pm^e un Jota . Il contenuto di quefta Let-* 
tera fi è che portarofi il Ripa in Firenze ftco fi dolfe; che da- 
gli Stampatori di Roma poca accuratezza foiTe fiata j>ofta neir 
Edizione di fiia. Opera > e gli fece palefe che 1* avrebbe volen- 
tieri da Lui fatta riflampare coir aggiunta di zoo. fiie quovo 
Immagini • Affunfc Egli T impegno , e die fiibitó mano alla Ri- 
flampa > ma effendofi dovuto trattenere per altune (Uè preiTanti 
urgenze > in quello frattempo comparve dalla ^t^mperia, del Pà-« 
fquati nel i5ii« una nuova Edizione del tutto conforme alla^ 
Romana^ benché lo Stampatore la dichiarafie accreiciuta e mi- 
gliorata } che pertanto ne faceva avvifàto il Pubblico , e ftante 
ì fbpraccennati fùoi impedimenti > per isbrigare al più prefto 1<lj 
iùa Edizione > ne aveva mandata parte alla Stampa di Siena j 
ed ivi compiuta. 

V* è in quefla Edizione la Dedicatoria dd Ripa air anzi 
lodato Signor Filippo Salviatì > nella quale la chiama terza > 
benché in verità fia almeno la quarta • Forfè per dimoflrare 
che la terza volu ufciva alla luce con nuovi 'accre(cimenti • 

Nella Riftampa fatta nuovamente nei i5i^. da Pietro Paolo 
Tozzi dalla Stampa del detto Pafquati > eflb Tozzi debolmente fi 
difende da fimili accufc > e lènza porre in campo le Aggiunte che 
fi erano già (pacciate , contro ogni vero > nel itf ii. , colorifce il 
luo vanto , col dire la detta Riftampa cavata fuori degli errori 
dèli* Edizione Romana 1 con quella diligenza , che piacque fino alV 

Auto/re 



' XXVtt 
Anton mede]tmo\ ed in conferma della fiia aflertiva^ mette in 
Yifta del Pubblico una Lettera dello fteflb Cavalier Ripa a Lui 
diretta in tal congiuntura • Qùefta è la Lettera • 

Molto Mag. Sig. e Padron mio OJfmo . 

• 

„ T TO vifto la mia Iconologia diligentemente riftampata da 
„ X X V. S. con diverfe , e nobiliilime Tavole , e Figure ìi>- 
,, tagliate con tanta induftria ed arte, che invero meglio noiL» 
w fi porrebbono fare . Perciò Io la ringrazio infinitamente , e le 
w ne retto con queir obbligo, che fia poffibil n>aggiore , non 
,, folo per quefto , ma perchè Ella ha moftratò di tenere iii^ 
„ pregio le cole mie , ed averle care • Veda pur dunque (e 
,, Io la poflb fervire in qualche cofà , che vedrà in me la:» 
,, prontezza, e il defiderio grandifiimo eh' Io ho di ubbidirla 
„ e fèrvirla fempre in tutto queHo , eh* Ella fi degnarà di co- 
>, mandarmi • Qui dunque farò fine > e con ogni riverenza Ic 
,y bacio le mani , pregandole dal Signore Iddio ogni conten** 
^^ to , e felicità maggiore • ' 



Di Roma queflo di 19. Febbrajo 16 lu 



Di V. S. Molto Mag. 



Affezionatilo y ed Ohbltòo Servidore 
Il Cavaiibr Cbsara Ripa • 



„ Defidero di effere favorito da V. S. di un Libro di detta Ico- 
yy NoLOGiA , per poterla godere per amor di V. S. , e per legno 
„ deir affezione che Io le porto , le mando il mio Ritratto . 

(//) In quefl:a Edizione, tempo in cui non era più vivente 
il Ripa , fi cominciò a dire 1* Icokolocia ampliata xlai Sig. Car 

* 8 valie- 



XXV m 

valicre Gio; Zaratimo Ca^milini Romano. Dopo qucfta il mè- 
defìmo Tozzi nei 1630. ne diede fuori un* altra* E nel 1^45. 
nuovamente in .Venezia prcflb Criftofpro Tommafini fu riftam- 
pata rico:^oLOGiA, Dell' Edizione del i66p. di cui parla V OU 
doino ne difcorrerenuo appreflb . 

{e) Mi perdoni la chiariflima memoria del SigAor Apo-* 
ftolo Zeno , da me fòmmamenre venerata > ie Io mi avanza 
ad afiermare. eh* Egli non ha ufata tutta la dovuta diligenza-» 
nelle OlTervazioni fatte . ali* Iconologia • Se quefto folTe flato > 
e* non avrebbe detto : Le Immagini , e i Difcorfi aggiunti dal 
Castììlm^i aW Iconologia del Ripa non arrivano ad ejjere nem-* 
meno la quarta parte del Uhro : Ma avrebbe anzi afTerito cho 
non arrivano ad elTere nemmeno la vigefima parte ; mentre in 
.mille e duecento Immagini in circa f che nell* Iconologia del 
Ripa fi contano, del Casthllini non ve ne fono neppur trenta. 
Avrebbe (coperta 1* eyidentiilima interefTata malizia dello Stam^ 
patore di Padova, che nel itfxf. , credendo forfè di renderò 
più efitabile U iùa Riflampa , dice 1' Iconologia ampliata da 
Gio: Zaratino Castbllini , e temerariamente, coU'ajuto per av- 
ventura di fciocchi Correttori edAffiftenti, molte Immagini del- 
lo fleflb Ripa le pone col nome del detto Castellini . Dico ciò 
accaduto per malizia dello Stampatore, giacché mai mi cade^ 
rebbe in penfiero che Uomo al certo di fbmmo credito, e di 
fino giudizio , come fi era il Sig. Gio: Zaratino , avefTe voluto 
. macchiare la fiia gloria , col dimoflrarfi al Mondo un cosi sfac- 
ciato Plagiario . Credo anzi , e non fènza fondamento lo cre^ 
do, che allor quando ufci alla luce l'Edizione del i6x%. o il 
Castellini fofTe di già paiTato all' altra Vita , o almeno gemelTe 
traile anguflie della (iia infermità accennata dair Eritreo , fenza 
però ^ notare r Anno precifb, dalla quale più non rifbrfè. Ciò me 
lo fa giuftamente penfare , combinando la notizia dell' Eritreo 
coir Immagine della Corfica del Castellini che in detta Edizio* 
ne è aggiunta, e non terminata, coU'avvifò dello Stampatore 
nelle fèguenti parole • 

j> Quel poco di Difcorfb che refta , . non . avendofi potuto 
„ dair Autore per indilpofizione perfezionare , T avrà piacendo 
.>> a Dio > il Lettore a jnuova Edizione , 

li 



XXIX 

Il fatto fi è che quefto Difcorfo in tutte le lèguenti Edi- 
210111 refta collo fteiTo avvifb > renduto per verità ridicolo • 

Che la mia aflèrtiva fia totalmente vera > penfo non ci farà 
chi voglia confutarmela • Era CasARa Ripa ( Autore di tuttc^ 
le altre belliflime Immagini ) bifbgnofb forfè di mendicar glo-« 
ria , coir appropriarfi pochi altrui Letterarj parti ? Era Egli sh 
goffo > che penfar potefle che fofTe per reftare occulto il £urto> 
non dico all' avveduto Mondo ^ ma in una Roma r Patria del 
CAsraLLiwi depredato, in una Faenza, daddove Quefti era vera- 
mente oriundo , e dove il medefimo dimorava ? E che ne replicaffe 
ancora le Edizioni collo fteffo impudente reato ? Non ha lasfb 
forfè Egli fèmpremai giuflizia al merito altrui , e le Immagini 
d' invenzioni si del Castallii^i , che di altri > non fono nella.» 
fila Iconologia col nome de' Loro Autori ? Perchè aveva dij 
porne alcune e non tutte ? Penfiamo anche per un momento 
che il Ripa nel trafmettere a' refpettivi Stampatori le nuove Im^ 
magini, che di tempo in tempo veniva accrefcendo, fi dimen-* 
ticaffe di porre a tutte quelle , che generofamente le venivano 
date dal Castellini , il nome del fuo Autore ; o che ancori^ 
procedeffe 1' errore dall' incuria de' Compofitori di Caratteri , e 
Correttori, Ma il Castbllini lo vogliam penfare cosi poco ge- 
lo io delle fìie Produzioni , così fbnnacchiofb > cosi indolente > 
che in mirare fbtto altrui nome le cofe fiie date al Pubblico, 
non fblo lo permettefle> non fblo non fi rifèntiffe^ ma ancora 
di più in ulteriore Edizione^ di altre nuove ne iacefTe parte allo 
ftefTo Predatore ? Sciocchezza l' immaginartelo . Non aveva , 
torno a dire> bifbgno il Ripa di arrogarti per fiie le altrui fa^ 
tiche : Non era di tempra di sì poco conto il Castall^i cho 
lo avefTe fbfFerco . Né avrebbe afpettata la mone del fiio Amico 
Rifa ; onde poterfi riprendere per fiie quelle tante Immagini > 
che ntllt anteriori Edizioni del i6z^. non erano fbtto il fùo 
nome • Dicafi piutrofto che incoraggito lo Stampatore da qual^ 
che nuovo Difcorfo prodotto > e dato dal Castbllimi dopo li^ 
morte del detto Valentuomo ; dalla lontananza di Padova da^ 
Faenza j dalla pericolofà indifpofizione del Castellini , temerà^ 
riamente fi propofe d' ingannare il Mondo , col far vedere di 
molto accrefciuta la fiia Riflampa > apponendo lènza giudizio a 

molte 



moke Figure del Ripa il nome del prelodato.OsxBLLtNx. Che 
le Quefti riiòno fofle dalla (ùa indifpofizione > ed avelTe potuda 
vedere si vergognofb Plagio > ingiuriofb tanto al fùo nome > 
indubitatamente il Tozzi non farebbe andato efente da' (boi giù- 
ftiiiìmi rifèntimenti ; ed il Mondo avrebbe più diftintamente fa- 
puto come la cofà fi fofle andata. 

Si aggiunga inoltre che con pochiflìmo^ anzi con niun di; 
fcernimento , fèbbene con evidente malizia > fi è appoflo alle 
Figure del Ripa il nome del CAsraLLiMi • Ne porterò qualcho 
efèmpio, e giudichi Taccono Lettore, fé Io mi abbia prefb ab- 
baglio , nel ritornare nella prefènte Edizione al nome del fiio 
vero Autore le Immagini infipidamente dal Tozzi , fèguito poi 
da tutti gli altri , appropriate al Castellini . E cpxì conviene 
che fignifichi che per mera inavvertenza fi è pofto dallo Stam- 
patore nella prefènte Edizione alle Figure dell' Accademia , o 
deir Adozione il nome di Gio: Zaratino Castellini > che con 
tutta giuflizia fi devono credere del Ripa ; Tirrovandon 1* Acca- 
demia fino dal 1613. al i6%^. tra quelle del Ripa , e l'Adozio- 
ne tra quelle nuovamente dallo fleflb Ripa accrefciute e tra- 
finefTe in Padova al Tozzi nel ii5i8. 

Nella Immagine deir jimor domaPo in tutte le Edizioni avan- 
ti quella del i6z^. fi ì^gg'^ a Rhgrazia il Coppetta mio Com- 
patriota // Tempo che V abbia fciolto , ec. Alzò 1* ingegno il Tozzij 
o Chi a Lui preflò afliflenza , e pensò che neir aggiungere aj 
detta Figura il nome di Gio: Zaratino Castallini , fe avefTe 
lafciate nel fiio cfTere le parole mo Compatriota j ^i leggieri chi- 
unque accorto fi farebbe che quefta Immagine era fiata inven- 
tata dal Ripa Perugino > e non mai dal Castbllini ; giacché 
ognun fapeva che il Coppetta era dì Penigia, ed il Castbllini 
Romano o Faentino; e perciò ttolfe mio Compatriota y kfciando 
tutto il reftante. 

Parimente nella Figura della Vit<i breve , della quale ca- 
pricciofàmente il Tozzi ne fa Aurore il Castellini > diceva^ 
prima il Ripa ; Corrifpondc un móral Sonetto di Framejho Cop- 
petta 3 mio Compatriota > che lo^fcrijje aduna fua Parente ec. ed 
Egli colla flefTa afhizia lafciò fuori le parole mio Compatriota • 

■ 

Dice 



XXXI 
Vice il Ripa nd Difoorfo* del Cottjtglìo ( che non fu mai 
del Castellini ) parlando deir Orlo ±3 Aia di qiisjiù Sìmhùlù 
fé ne dirà a fm luogo mila Fìg'jra dclp Ira := In fatti alla Fi- 
gura dell' Ira 7 laiciata ancora per buona forte al Rifa , fi parla 
dell' Orlo ) come aveva promeflb. 

Con niente di accuratezza il Tozzi appone all' Immagino 
della Diligenza il nome del CavaJier Zahatino, poiché il Ripa 
vero Autore in detta nomina > come fìio Stemma > il Sìmbolo 
eh* Egli porta dell' Amandola » e del Moro Cello ; ed il Tozzi 
non ha ayuta 1* avvertenza di togliere almeno all' liidice ciò 
che quefto chiaramente dimoftra . Vedali nella iùa fteflà Edi- 
zione r Indice delle Medaglie moderne > e ù leggerà =3 C^sarb 
Riva coli' Jinandolat e S^oro Celfo , e indica la Pagina i dov'è 
detta Figura delcrJtta. 

La Notte del Ripa colle file quattro Parti nell' Edizione del 
itfxf. manca> e vi è invece la Notte delCAsrsLLiwi prelà dal- 
la deflà Notte del Ripa > ma Ipiegata diverlàmeme , 

Varie altre colè farebbero da notarfì in comprova del mìo 
dire ; ma giudico bene il lafciarle alla rìfleflìone altrui , rilevan- 
doli da quefto da me fin qui riferito baftantemente il torto che 
fi é fatto al Ripa j non meno che al Castellimi > e T crroru 
degli anzidetti Scrittori » ^ecìalmente dell* Eritreo « e del (ùo 
6do Foncaoini. 



ANKO 



XXXII 

ANNOTAZIONI 

AU'Oldoìno. 

(ff)T^Ra l'Anno itfoj, e \6-l% , come fi è detto, ufcirono 
X alla luce le Edizioni del \$\i > itfij > it^iS. 
iV) L' Edizione del itftfj, non mi è riulcìfo poterla rinve- 
venire. Ne fcriflì in Venezia al Sig. Niccolò Pezzana viven- 
te > ed Egli compitamente mi rifpolè : 

.... Hq ufata urna la diligenza pof/thìleper rinvenire la Copiai 
<&//* Iconologia di Cbsarb Ripa iinprejja nella mia Stamperìa^ 
,nell' Anno 166^, che Ella dejìderava , ma ogni perqaijtzione è 
rìufcìia mna i non avendone trovala né preffo di me, né prejjo tie- 
rari altro dì quefìì Libra], e de' miei ùnofeentì verun Efemplare, 
onde rimango col rtncrefcimento ■ di non averla fervila nelle fuc^ 
pTjemure . Ho bene apprcflb di me V Edizione parimente di Ve- 
nezia appureflb Criiloforo Tommafìni 1*45. omnieffa "dall' OI- 
doino . 

(e) Fino dal i^o^. fi vede divifà in' tre Parti I* Iconolo- 
gia , onde in quefto non ha che fare il CaStallini . Pare che 
rOldoino voglia dire che nel itftfp. fii qucfta da Gio: Zara- 
tino divilà} ma Gio: Zaratino intorno l'Anno i6z%., o forfè 
nello fteflò Anno > come Ibpra vedemmo , mancò di Vita . 



PROE- 



\- >■ 



/ 



« ' 



( • 



Te^^y s/m» Arati. Sc4ti^. vj^*. 



PROEMIO 



XXXIII 



» J'^ 



DEL CAVALIEI(E 

CESARE RIPA 

PERUGINO 

« 

Mei (juale fi ^fcorre genericamente dì vark 
forme d' hmaginiy colle loro regole, .' 

E Immagini fette, per lignificare una 
diverfa cofa da quella che fi vede 
coli* occhio > non hanno altra più 
corta 5 ne più univerfale regola > che 
P immitazione delle memorie , che fi 
trovano ne* Libri. , nelle Medaglie , 
e ne* Marmi intagliate per induftria 
de* Latini > e de* Greci , o di que* più antichi , che 
furono inventori di quello Artificio. Però comune- 
mente pare , che chi s* affatica fuori di quella im- 
mitazione , erri , o per ignoranza , o per troppo pre-» 
iuraere 5 le quali due màcchie fono molto abborrite 
da quelli , che attendono colle proprie fatiche ali* 
acquifio di qualche lode • Per ruggire adunque il 
ibfpetto di quella colpa, ho giudicato, buona cofe) 

S avendo io voluto di tutte quelle Immagini fare un 
àfcio ma^iore di quello , che ^i poteva, raccoglie- 
re dalle oflervàzioni delle cofe più antiche 5 e però 
bilbgnàndo fingerne molte , e molte prenderne dalle 




ino- 



XXXIV 

ftiodenie > e dichiarando veriflmilmente ciaicuna ) 
trattare alcune cofe intomo al modo di formare , e 
dichiarare i concetti fimbolici , nel principio di queft* 
Opera , la oualé forfè con troppa diligenza di molti 
Amici fi fouecita ^ e fi à^tta , i quali fono io in 
trincipale obbligo di contentare. Lafciando dunque 
[a parte quell* Immagine , ddla quale fi ferve V Ora- 
tore , e della quale tratta Ariftotele nel terzo. Libro 
della ftia Rettorica , dirò folo di quella, che appar- 
tiene a* Dipintori , ovvero a quelli , che per mezzo 
di colori, o di altra colà vilibile poflbno rapprefcn- 
tàre qualche cola differente da efia, ed à confor* 
mità coli' altra ; perdiè , ficoxne queila perfuade 
mólte volte per mezzo dell' occhio ì cosi quella per 
hiezzò dèlie parole muove la votontà •, e perchè an- 
che quella guarda le metafore delle cofe , che Ikn- 
no fuori ddl' Uomo , e quelle che con eflb fono 
tòngiunté > e che fi dicono eflènziali . Nel primo 
móQo furono trattate da molti Antichi j fing'endd le 
Inunagini delle Deità , le quali non fono akro , che 
veli , o veftimenti da tenere ricoperta quella parte 
di Filòfofia , che riguarda la generazione , e la cor- 
hisdohe delle cofe naturali ,, o la diipofizione de' 
Cieli , o le influente delle Stelle , o la fermezza 
della Terra , o altre fimili cofe , le quali con un 
hingò ftudid ritrovarono per avanzare m quefta co- 
grii2iòne la Plebe '3 ed acciocché non egualmente i 
Dòtti, e gP Ignoranti poteffero intendere e penetra- 
te le cagioni delle colè , fe le andavano coperta- 
'mente comunicando fra foro , e: coperte ancora per 

mezzo 



XXXV 

mezzo di quefte Immagini) k Idfciayano ^' Poderi, 
die. dovevano agli altri cflère fuperiQri ^i JMgiiitg 

e jdii ■ Sapienza » £)i jqai L huà\ M m^^tki^i^^ 44}p 
4Favblc degli antichi Scrittori > le .quali haimp 1* udip 
della Scienza per i Dotti , ed il dlolce diplla qubo]^ 
narrazioni per gì' Ignoranti. Poro molti ancor;^ c^e- 
gli Uomini di gran conto hanno Avpatp ìprg dcr 
gna. £dca lo Rilegare quelle cofe) dj^ trovavano i^ 
quefte Eavolc occultate y l^fciiindoci feittp ^ .c(ie per 
• ' I>mmagine di Saturno intendevanp il Tempo , U 
Iquale ^li aioni ^ a' mefi 9 ed a' giorni:) d^i e tor 
^lie r tSète 5 icome Eflb divorava qijeVi;óedefimi Fan* 
ciulli, che emno fìioi Figliuoli. £ per q^Uja -4^ 
Oiove fuhiunahte.) la parce del Cido più opra) 4<^de 
vengono quali tutti gli effetti Meteorologici • p€^ 
r Immagine ancora .£ Venere di cftrema bellezza^, 
V appetito della materia prima y come dicono i Filo-* 
lofi.y alla forjjiSL.'i .che le da il compimento. £ (^ 
quelli 1 ohe .credevano il. Mondo ellere corpo mobi» 
4e., ed ogni colà (ìiccedere per ,lo predcnninip ^dlp 
Stelle ( iecondocghè racconta , nel Pimantjro .Mercur 
-rio TriGnegifto ). infero Argo Pallore > che ppn 
•molta occhi ' da tutte .le bande riguardane • Q^Wl;^ 
<fÌBffo mollarono in Giuncxie) folpe^: ,in aria dal- 
4a mano di Giove « come dille Omero ) 'fd in- 
«iìnit» akre Immagini > . le quali hanno già .ripieni 
/molti Volumi > e llancati molti Scrittori 9 Hia con 
profitto di Dottrina e di Sapienza p II {bcondo mp* 
do. delle Immagini abbraccia quelle colè ^ che £>n9 
nell' Uomo meoelimo > o che hciJUio gran vicinanza 

* IO eoa 



\ 



XXXVI 

con Ef!b ) come i Concetti , e gli Abiti che da^ 
Concetti ne naicono > colla frequenza di molte azio» 
ni particolari j e concetti dimandiamo ^ lènza più lòc« 
tile inveftigazione , tutto quello che può eflèr figni- 
ficato colle parole ^ il qua! tutto vien ' comodamente 
in die parti divifb. 

U una parte è, che adèrma o nega qualche co£i 
d* alcuno 5 1' altra che nòe Con quella formano V ar- 
tifìcio loro quelli che propongono le Imprefe, nelle 
quali con pochi corpi, e poche parole un fol con- 
cetto s* accenna 5 e quelli ancora. , che fenno gli 
Emblemi, ove maggior concetto con più quantità 
di parole , e di corpi fi manifefta • Con quella poi 
(l K>rma Y Arte delle altre Immagini , le quali ap- 
partengono al noftro Difcorfo , per la conformità che 
fiamio colle definizioni , le quali folo abbracciano le 
Virtù 5 ed i Vizj , o tutte quelle cofe , che hanno 
convenienza con quelli o con quelle , fenza aHèr- 
inare p negare alcuna cofa 5 e per edere o fole prir 
vazioni o abiti puri , il e^rimono colla Figura uma- 
na convenientemente . Perciocché , liccome T Uomo 
tutto è particolare , quaii come la definizione è mi^ 
iura diel definito , così medeilmamente la forma ac- 
cidentale, che appàriice eilerìormente di Elfo, può 
eflèr mìfora accidentale delle qualità definibih, qua- 
lunque fi fìano^ o dell^ Anima noflra fola, o dì tutto 
il compoflo. Adunque vediamo, che Immagine non 
11 può dimandare in propofito nofbro , quella che 
non ha la forma dell* Uomo ,• e che è Immagine 
malamente dillinta , quando il corpo principale non 



xxxvrr 
fd in qudlcHe modo T officio 9 che fa nella definì", 
zione, u fuo genere • . » 

- Nel numero delle altre colè da avvertire Còno 
tutte le parti efiènziali della cola iflelTa^ e di quelle 
farà neccfTarìo guardar minutamente le diipoiìsdoni ^ 
e le qualità. 

Difpofizione nella Teihi ^à la politura alta o 
balTa, allegra o malinconica > e divene altre padìoni 
che il fcuoprono , come in Teatro 9 nell' . apparenza 
della faccia dell^ Uomo . Dovrà ancora nelle bracr 
eia j nelle -gambe , ne^ piedi , nelle treccie , ne^ ve- 
diti, ed in ógni altra colà notarli la difpofizioi^ > 
ovvero pofizione diilinta e troiata, la quale ciafcu-» 
no la -potrà da le medèfimo facilmente .conofcere » 
lènza thè ne. parliamo altrimenti 9 pigliandone efèm^* 
pio da* Romani antichi , che offervano tali diipoli- 
zioni ) particolarmente nelle Medaglie di Adriano 
Imperadore .^ L^ Allegrezza del Popolo lòtto- nome 
d* tllarità pubblica ^ ila figurata colle mani poib 
alle orecchia • Il Voto pubblico con ambe le mani 
alzate al Cielo in atto di fupplicare,. Veggoniì al- 
tre Figure , pur in Medaglie , colla mano alla bocca \ 
altre fedono col Capo appc^iato alla delira \ altre 
Hanno inginocchiate > altre m piedi; altre diipofle a 
camminare \ altre con un piede alzato ) e con altre 
varie diipolizioni defcritte da Adolfo. Occone. 

Le qualità poi faranno, 1' eilère bianca o nera^ 
proporzionata o iproporzionata j grafia magra. > 
giovane o vecdiia , o limili cofe , che non fecil- 
mente fi poifona ièparare dalla cofa > nella quale 

fono 






xxxvm 

fono &ndkte^ aweitendo, che tutte quefle' parti fac- 
ciano inileme un' armonia talmente . concoKle > . che 
nel dìduararìa rénàa. ibddÌB&zbne il conoicere le 
conformità delle cofib , ed il buon giudizio di colui) 
^he le ha ikpute ordmare infiemiey in modo che ne 
rifulci una co& fòla, ma ^rfetta e dilettiei/ole • 
«- Tali folio quali univerlatmente tutte quelle degli 
Antichi > e quelle ancora de' moderni y che non il 
governano a cafo • £ |)erchè la Fifonomia > ed i co- 
Iotì fono confiderati dagli Antichi^ iì potrà ciafcuno 
guidare in ciò conforme alP autorità di Ariftotele 9 
3 quale fi deve credere,: fecondo r G^nioikè de' Dot- 
ti , che fi:qp|>lifca folo in ciò , come mei rdkt a quel 
che molti ne dicono : e ^flb lafoiaremo di dichia<^ 
rarle , bacando dir« una o due volte fra tante colè 
polle infieme quello , che 9 fé 'Sofferò diltinte 9 bifogna- 
Tebbe manifeflare in ciafcuna i mafllmamente chèpóf- 
fono i Studiofì ricorrere ad Akflandro d' AlefTandro 
ìfel Lib, 2. al cap. 19» ove ih dotto Compendio Egli 
manifefla molti Simboli con ivit Dichiarazioni atti- 
nenti a tutte le membra , e loro colori • 

La definizione fcritta , benché fi &ccia di po- 
-che parolie> e di poche paiole par che .debba, efiere 
quefla in Pittura ad immitazione di quella 9 < non e 
però: male 1' oflèrvaziòne . di molte cofe pròpofte , 
acciocché -dalle molte H pollano eleggere le .poche-, 
. che fònno più a propofito ^ o tutte imìeme facciano 
una compofìzione, che fìa più flmile jalla dsfcmio- 
Tie 5 che adoperano gli Oratori ed i Poeti ., tihe alla 
propria dicfinizione de' Dialettici • Il che forfè tanto 

più 



XXXIX 

più ccHivemente vien ùtto y quanto nel rcfto per fé 
fteilà la Piecura più fi confò con quefle Ard più fà- 
cili e dilettevoli, che con quella più occulta e più 
difficile • Chiara cofà è, che delle antiche fé ne ve* 
dono e delPuna e delP altra maniera molto belle, 
e molto giudiziofàmente compofle • 

Gra vedendoli ^ che quefta fòrte d! Immagini R 
riduca follmente alla flmilitudine della definizione , 
diremo, che sì di quelle come di quelle, quattro 
fono i capi , o le cagioni principali , dalle quali fi 
può pigliare V ordine di formarle , e fi dimandano 
con nomi ufitati nelle Scuole, di Materia, Efficien- 
te , Forma , Fine , dalla diveiiìtà de^ quali capi na^ 
fce la diverfltà, che tengono gli Autori molte vol- 
te in definire una medefima cola, e la diverfità me* 
defimamente di molte Immagini Éitte , per fìgnifìcare 
una cofà fòla . II che ciafcuno per feflellò potrà «no- 
tar^ in quefle ifleflè , che noi abbiamo da diverfi 
Antichi principalmente raccolte, e tutte quattro ado- 
erate infieme per moflrare una fòla ccrfa y fèbbene 
1 trovano in alcuni luoghi , contuttociò , doven- 
dofì aver riguardo principalmente ad* infègnare cofà 
occulta con modo non ordinario , per dilettare coli* 
ingegnofa invenzione', è lodevole ferlo con una fòla, 
per non generare un* ofcurità e feflidio in- ordinare, 
ipie^e, e mandare a memc^ra le molte. 

r^eile cofè adunque , nelle quali fi polla dimo-» 
flrareP ultima differenza, fe alcuna fé ne trova, que- 
fla fola balla per fare 1* Immagine lodevole , e di 
fomma' perfòzione *, in mancanza della quale , che è 

unit a 



unita fempre colla colà medefima ne fi difccme , fi 
adoperano le generali > come fono <]|uefte > che porte 
irìfieme moftrano quello ìR&ffo , che conterrebbe éflk 
fola, 

Dapoi, quando lappiamo per quella ftrada di- 
ftintamente le qualità , le cagioni , le proprietà , e 
yìì accidenti di una cofa definibile , acciocché fé ne 
[accia r Immagine , bifogna cercare la fimilitudine > 
come abbiamo detto nelle cofe materiali, la quale 
terrà in luogo, delle parole dell^ Immagine n p defi- 
nizione de* Ketori , di quelle che confillono rielP 
ugual proporzione , che hanno due colè diilinte fra 
feilellè ad una lòia diverlà da ambedue , prenden- 
•dofi quella? che è meno? come , le per fimilitudine 
<ii Fortezza fi- dipinge la Colonna , perchè negli Edi- 
fizjlòftiene tutti i fafli , e tutto r Edificio che le 
Ha fopra , fenza moverfi , o vacillare , dicendo che 
tale è la fortezza nell' Uomo , per foftenere là gra- 
vezza di tutti i faftidj t e di tutte le difficoltà , che 
gli vengono addoflb 5 e per fimilitudine della Ret- 
torica la Spada , e lo Scudo 5 perchè 9 come con 
quelli Iflruménti il Soldato difende la vita propria, 
ed offènde V altrui j così il Retore 5 e 1' Oratore 
co' fuoi argomenti 5 ovvéro entitemi 5 mantiene le 
colè favorevoli , e ribatte indietro le contrarie . 

Serve ancora, oltre a quefta , un'altra forte di 
fimilitudine , che è quando due cofe diilinte conven- 
gono in una fola differente da elfe 5 come , fé per 
notare la Magnanimità , pfèndelfimo il Leòne^ , nel 
quale efla in gran parte fi fcuopre.j il qualmodo è 

meno 



xu 
meno lodevole , ma {àù ufato per la maggior ^cilità 
della invenzione;, e, ^ella; dichiara^iorie j e fono que- 
fte due forta di fyBiJitudini ^ : jl , neryq . p , ja forza 
dell' Immagine bai formaca , fenza ìé quali y come 
effa non. ha molca .difficoltà , posi rimane inlipida e 
£:iocca. ' 

Ciò ncp: è itwertito molto da alcuni Moderni y 
i quali ragpreièntano gli effetti contingenti , per mo- 
ilrare l' ellenziaii qualità : come fanno, dipingendo 



per la Dilperazioné uno che s* appicca per la golai 
per r Amicizia due Perfone che lì abbracciano , O 
limili cofe di poco ingegno , e di. tJoca lode. E' bea 
vero , come ho detto , eh e quegh accidenti;, che fe- 
guitano neceflariamente la cofa fignifìcata nell' In- 
magine , farà lode porgli in alcuni luoghi diftintl e 
nufi , come in particolare quelli che appartengono 
alla fìfonomia V ed alP attitudine del corpo, che dan« 
4iQ indizio 4el predominio, che hanno le prime qua- 
liè nella compofizione délP Uomo, le quali diljwn- 
gono gli accidenti eHerìori d' elfo , e lo inclinano 
alle dette palTioni , o a quelle che hanno con effe 
conformità • Come , le dovendo dipipgere la'Malin-» 
conia , il Penfiero , la Penitenza , ed altre fìmili > 
£ui ben fatto il vifo afciutto macilento , le chio- 
me rabbuffate , la barba incolta ,^le carni non 
jnoko gioveniii ^ ma bellaj Iafciv|i ,'^fca , rubicon- 
da e ridente il dovrà farei' À]l|grezza , il Piacere ^ 
il Diletto , ed ogni altra co^iimile a quefte , e 
iebbene t3Ì cognizione non ha molto luogo nella 
numerazione de' fìmili, nondimeno è licita affai, e 

:*' II ^efU 



quella règola degli accidenti} e degli eH^cd già det- 
ti , non fempré fluitala ^ c^me nel dipingere la 
Bellezza > la auale e una co£i fuori della compreen^ 
fione' df. prieaicabili , e fcbbene ndV Uomo- e ima 
proporzione di linee > e di colori ^ non è per quello 
pene e^preffa. V Immagine , che fia foverchiamente . 
bella y e proporzionata : perchè iàrebbe un dichiarare 
idem per idmi ovvero piuttofto una cofa incognita 
con un' altra meno conoiciuta 9 . e quali un volere 
con una Candela làr vedere diftintamente il Sole > 
e non avrebbe la fìmilitudine ^ che è T Anima y nh 
potrebbe dilettare , per noii avere varietà in propo- 
lito di tanto momento > il che principalmente fi 
guarda ». 

Però Noi V abbiami) dipinta a fuo luogo col 
Capo fia le Nuvole ) e con altre convenienti parti- 
colarità • Per avere poi le fìmilitudini atte e con- 
venevoli in ogni propofito > è bene d* avvertire queU 
Io che awerafcono i Retori 5 cioè, che per le colè 
conoicìbili fi cercano colè alte^ perle lodabili, felen- 
dide i per le vituperabili 1 viti 3 per le commendabi- 
li , magnifiche • Delle quali colè fentirà ciafcuno 
germo^are tanta: quantià di concetti nell' ingegno 
&10 , fe n<m è più che Aerile , che per fé fteflo con 
ima co£t , disT'li proponga > ùak oaflanté a ^ dare 
guflo e foddisfazioBe all' appetito di mdti e diveifi 
mgegm , dipingendone V immagine in diveriè ma'- 
niére , e fempre bene . 

Né io oltre a quelli avvertimenti, i quali fi pa-' 
trebbono veramente i^iegare con affai maggior diU- 

genza, 



che venga in parte fcravato dalla diligenza Loro . 
Reftando folo , che ficcome io ho ciò fcritto per 
gloria di Dio, ed utilità voftra , cosi ve ne va- 
gliate fel medefìmo fine; eflèndocchè ingrato e vi- 
ziolò animo làrebbe quello^ che non riferuca a Dia 
tutto ciò che per mezzo di feconda cw£i i' ifleffo 
gli propone. 



LO 



xvri 



LO STAMPATORE . 

AL LETTORE. 



NON pouam certamente le mìe Stampi impìegarjiin cofa p che 
più mi pìaceffe , dell* Opera pr e/ente , né con pia gradevoli 
principi di quejìi far di fé moflra t nuovi caratteri , onde pur ora 
arricchir le volli ahbondevolmcnte • / vantaggi fingolarijfhnt > che a 
tutte le belle Arti derivano dalla celebre Iconologia del noit 
Cavalibr Ripa ; le giujle lodi ad Efsa date da tanti Falen^ 
mini , le molte edizioni di Effa fatte dopo la fua prima compari 
alla pubblica - luce , e la rarttà pnalmente , in cui tuttavia Effa eì 
parca che in un certo modo ni incaricajjero di troppa trajcuratt 
za 9 p&cbè avendo tante volte lafctato ufurpare agli Stranieri P oìk 
re di pubblicare quefl' Opera colte loro Stampe , pur tuttavia infera 
Jibile mi rimane ffi ai forti f limoli 9 che ognor più incoraggir mi do- 
vevano ad ufar mia ragione coli' imerejfarmi anch' io finalmente 
una volta nelle glorie di così chiaro , ed onorato Concittaaino . 

La difficoltà però deli imprefa , e P ambizione lodévole di ren- 
der V Opera fìej^a.ftù compita y e più adorna , mi avrebber tutta- 
vìa lai ciato con* quefla inefficace brama y quando per buona forte 
non fi foffero combinate molte -xofit a favor mio per appagarla . E 
certamente fpiegar non fi può quanto grande fojje il mio compiaci-- 
mento > allorché feppì che incontrato fi a forte col mio defiderio il 
dotto Genio deli llttòo Sig. Abate Casarb Orlandi > meditava già 
quefii di rifiampareV Iconologia delKuK corredata di fue copio fé 
erudite Annotazioni , ed arrichita di molte Giunte fue proprie , e di 
bei Rami adornata , portandola a quel punto , che fi poteffe il mi- 
gliore colf accrefcerla di nuove Immagini da Lui fleffo giudi-^ 
zio f amente invernate $ tratte da chiunque con convenevoli fimth 
lucri . 

Ti E con 



» E con invenzioni, e Poefìe 
M Rapprefèncaflè grate FantaJìe . 
Gli f^egi faìe»ti t e la vajìijfma Bra^zìam dèi naov» Amo* 
te» td il /ingoiare fm genio per tutte le belle Arti, come furom 
a Lm cagione ^ intraprendere, e ài compiere con tanta lode sì 
degna ìmpreja \ così federo a me occajkne di venir finalmente al 
'ne de' miei dìjegni col pubblicarla , 
Che fé già altre volte fit P Opera del Ripa ricevuta con tanto 



termine de' miei dijegni col pubblicarla , 

C3se fé già altre volte fu V Opera de 
applaa/ò ; fieror mi gioita , co' Èffa jìa per aver par ora una 
ugual forte ; tanto pid cbe nella pubblicazione degli altri Tomi , che 



a quejìo fuccederanm , lajingar mi pojfo , cbe tanto per la date- 
rìa , cbe verrà in e^ trattata , quanto per la eleganza delle Figure, 
e per tutto, ciò , cbe pud render P Opera piti gradevole , ineontre- 
ranm anche megli» il comun gradimento . 



Per 



xLVni 

PEr ordine del Padre ReTerendiffimo InqhiUtore ho Ietto atteramente 
il Prì^no Tomo dell* Opera intitolata Icoiu^ogìa dd Cavaliere Cefarej 
^ipa Ventpno votaèilmente accrefàuta ^ Immagim* «T ^Atmttatìtmit e di Fat- 
ti dall' ^ate Cefare Orlandi ec. né ci Iio trovatia cofa alcuni contra la Re-' 
ligìone 1 i buoni coftumi i ed i Prìncq>Ì ; anzi ho ammirato 1* ingegno % 1* 
enidìzione « e I' eleganza * non {blo dej primo Autore > ma del fecon* 
do ancora.* il quale ci ha iutta si cDnllderabiJe aggiunta: e però* cornea 
UtiJi^Iìma alla Repubblica Letteraria , la ftimo degna della pubbUca luce . 
In Perugia. t)i Cafa quello Ji ay. Ottobre i7tf4- 

ViNCGNZio Cavallucci 
pottore dì Filùfpfifi fi Teologia y e Trofjiffore. delle Matematiche 
in quefii Vni'verjìti di T.en^ia . 



ViTa fupradida relatìone Imprimatur . 

F. PETRUS PALMA 

InguK^or Generalis San^i Offici! Peru&e « 



PEr comando di Monfignore illuQrliCms-s e Reverendìflimo Vefcovo di 
Peru^ i avendo io Tetto attentamente H Primo Tomo dell' Opera in- 
titolata i ' /cono/o^ìa" ^(e/ Cavdi^ Cefare ^a Tfrugitta notoèUmeiue accrc- 
fama d* Ivtmagm f ' ^ ^nuotéiriom . e. ai Fatti daU* ^ate Cefare Or- 
landi ec. 1 non foto non ho trovata in eOb alcuna- co& che lia con- 
trarìa ajta Santa Fede * ai -buoni Coftumi * ed ai Prìncipi ; ma in oltre 
mi fono grandemente compiaciuto pe 'l Sublime pnegio' dell' Opera j non 
meno ia riguardo si primo Tuo Autore * che tante edizioni le ha di poi 
meritate : quanto ancora in ordine al fecondo* (he di molte Immagini* e 
di copiofa erudizione 1' ha nobilmente arricchita ; colle quali avendo anch' 
Egli dato Saggio del fuo nro ingegno e valore* la Itimo fempre pìA 
degna della pubblica luce * e di eftere a comune uti'itì profeguira . 
Pai Conycato di 5, Francefco li 2j. Ottobre 1764. 



ICGNOLOGIA 

• DEL CAVALIERE 

CESARE RIPA PERUGINO 

ABBONDANZA. 

Di Ce/are ^ipt , 



Ì Orina grauo&f che avendo dì tini bella Ghirlanda divaghilo- 
ri cinta la fronte * ed il veiHmento di color verde , rìccaniato 
di oro ; con la delira mano tenga- il Como della dovizia pieno 
di molti » e diverfì frutti * uve , olive i ed altri; e ed fini.ftro 
braccio jlringa un fofcìo dì Ipighe di grano , di mìglio i pani- 
co 4 legumi, e {bmiglianti , dal' quale li Tederanno molte 4i det- 
te fpighc ufcìte cadere , e fporfe anco per terra . -■ 

Bella * e graiSofa C deve dipingere 1* AUxjndanza , ficcome colà buo- 
na* e deCderata da dafcheduno* qu^to brutta* e abbominevola è riputata 
h CarelUa, che di quell» ò contraria. 

A Ha 



i ICO NO LOGIA 

Hf- la GhirI|Bld\ di.^n ( a ) , perciocché- £>tu> i fiorii d^^ fritti »^chc^ 
fanno / Ablx^daqra ipefl^isrì,* ed ai|torì; poObno ^co /lignificare .P alle* 
grez2Ki9 e le delizie di quella Vere compagne •• * ^ V 

Il color verde > e i fregi dell* oro del (iio veftimento 9(bno colori pro- 
pri , elTendo che il bel verdeggiare della campagna moftri fertile produzio- 
ne ; e r ingiallire ) la matvraziona delle l^i^e > e dei frutti s che Émno T 
Abbondanza.' ' ' - . \ ,_J 

Il Como della dovizia ( 6 ) per la favola della Capm Amaltea % racconta- 
ta da Ermogetv: nel li^. della Frigia » ilccome riferlfce Natale Conte nel 1^ 
bro 7. delle lue Meteologìe al cap. i. di Acheloo , e per quello » che Ovi- 
dio Icrive del detto ^Acheloo lòtto figura di Toro 9 nel lib. p. d&lle Trasfor* 
mazioni , è nianifefto legno dell* Abbondanza 9 dicendo cosi : 
7{aiades hoc pomis ^,&^ fioris odore repletum 
Sacramnt 9 dìvesque meo bona copia cortm efl. 
E perchè T Abbondanza fi dice Copia, per raollrxrla 9 cosi la rappre- 
fentiamo 9 che il braccio finiilro abbia come il deliro la fiia carica , e dav-» 
vantaggio 9 efTendo che parte di quelle ipighe fi Q>argano per terra • 
In prafcrìptam *yfbbundanti£ figuram , Domimcus. Sdnc^aniis • 
^fpìce terrarum flaventes undique campos 
Multiplici complet mcffe benigna Ceres • 
Tomorum vario curvantiir pondere rami 9 

Et bromìo vitis pUna liquore rubet 9 
Cerne boum^ pectédumque greges bine laììeus hamori 

tilnc 



mtm 



la"] Ha la Ghirlanda ii fiori ce. Qiiìndi ri' è nato il Proverbiò : Vite» floret , ^ 
kctrm tnaturuìty riferito da Plutarco ftcl i.lib. delle fuc Convivah' ; del qna^ 
le 'però non aggiunge ni I'ufo> né l'origine . Ma il Raccoglitore de' Proverbi 
dice fignificare ^ che fia ornati tempo/ die il Giovane dia fàggio di maturo in- 
gegna.; che vnol dire produca il frut^ , che fi afpetta dall' Indole fua ^ che i 
come W fiore 3 il qualfe precrede il fràltto^ 

[bl lì eorno iella dovizia ec. Òui 1' Autore tocca due diverfe opinioni del Cor* 
no della Dovizia alquanto ofcuramtnte ; onde è neceflarlo di meglio fpiegarle: 
Alcuni dicono y che quefto Corno iofft di quella Capra ^ da cui fu fatto mitri* 
re Giove daUe.due Ninfe Amaltea 3 e Melifla ^ oyvero Ega^ed Elicerla qual 
•Capra avendoli, x^wxp pc,r difgrazia un Corno ad un*~AlbcMre*, recò grandiflimo 
difpWcre^ alle dette Ninfe 3- ma non potendone fax àltr(f 9 Io empirono di di- 
verfi fiori-, e friitta,^ lo prefeotarono a Giove ^^aii fu moUo grato, e vol- 
le che per onoM dsiia fiia Nuari<;e lofh iempf e fegnp di Abbondanza « £ Pe- 
t«ddo«, come jctferii^, 4i><>Updoro. ,^ b^fciò icciiCto t^e «ffer la virtù di quefto 
Coriid, che ^opiio$imen)De fi^nxmin^r^ tuttociò, che l'Uomo defidera per cibo^ 
« ÌÌI^t*Mff^4^^ìllA fi. le^^e ancora , che quefto Corno non ht di Capra , ma 
di Bue, cioè di quello, in cui^fi cangiò il fiume Acheloo , quando combattè 

^ ci»n/JErcoJ[f,.per Deianii^*^toitiel(a in moglie dal Padre ad ainkedue'; Impeiw 

. ciocché Ercole. ruppe ad i^cheloo nel lottare lih Còtax^^ e g&ttatola vja , le-» 
Najadi Nin^e dt' Fiumilo ràocolftpo, ed empitola divaij fiort.> e firutla, o^ 
di verdi frondi adornatolo alla Copia .io cotifirccai9oap • c J^ersì^t^ ^bi^^!?.^^ 

. Corno della Copia ^ e della fioviaia» 



Jì 'I 



TO'AdO PR IMO. 

f ' klHt pìn^i fuJant vìmhd vinRa laeui \ , 

Sylvé ^feNts mt^k*9 proincunf £quorà pifccSf 

*Aifiis campis Ixta vagatur aw. 
^id }afH depofcas proprhs vmortjlis^ in uf:4S 
^ee Cidum quùquam 9 me tibi terra negai • 

• • • 

%/tìfbandónza . 
» • . . • . - 

Dànat iti piedi 9 Veflifat di oro t con le bniccui aperte $ teimdo Vum^ 
e V altra mano ibpm alcuni ceitoni di ipigke di grano , i quali ftiano dalle 
ÌKUide di detta igura « ed è cavata dalla medaglia 4i Antomno Pia > con let« 
tene 9 che dicono : ANNONA AUG. COS. ilIL , et S. C 

«' ^bioniémzd Marittima. 

Cerere fi n^prefenta eoo le ftigfte lìeUa delira mano j ^eià (opraiìk 

prora -diinia nave^ ed a piedi ^ri urà itna nuiùra di grano ^con Je.i^hc^ 
d#nàio> come Vskn dì £>pra« 

••^ . ' «'• . • .• , 

. * ^^Manianza^ Marittima^* 

■ ■-»•» 
Donna 9 che con la deftra mano tiene un , timoiic 9 con U iinìilra. le^ 

%4bh(mdama.^ 

Donna con la^ Girlanda éi taighe di grano 9 nella defira mano un maz« 
20 di canape con le foglie • e con la iiiiiilra il Como della dovizia 9 ed un 
ramo di gineiira 9 ibpra dd i]uale £tfanno molte boccette di ieta» 

F A T TiO. S TO R IrC O S A G R Q. 

À Faraone 9 ^mentre leti forpo in profondo fonnq rpo&ya » vagoncb colla 
mente parve"" trova{;(i aUa riva di un Fian>e9 dal quale ufcivanó fette 
belle 9 e graffe Vacche^ che. in paliidoii luoghi a pafcer.Jl pofèro ; quai>> 
fioche dallo fte(fo Fiumer altre, fette (munte 9 lòrdide Vacche fortirono 9 pren- 
dendo cibo lunga la. riva di detto Fiume in luoghi verdeggianti 9 fs fiorici, 
ed afiàmate , vidde i che afTalìte le graffe tutte Is fecero loro pafto • Atter* 
Tilti Faì-aoAev fi fcolTe dal ' tonno y pensò forfè la ytUutà de^ fogni 9 addormii^ 
di di nuovo . Ed ecco • altto. coniimile fogno turbargli la iàntafia • Sett^ 
bellìflime Spiehe di Gsano mirò elTer deprefife 9 ed affatto confùnte da altrettsp* 
-tQ ipighe ari^ 9 e prive totalmente di frutto .«Deflatofi con 4>^vento radunò 
i Savj del Regno per T interpi'etazione della Vifione: neQuno Teppe fcifrar* 
^k • Gittfeppe Figlio di^ Giacobbe Ebreo 9 che da Fratelli venduto 9 dalja 
'impudica Moglie di Puci£lr fàlfamente accufatò nelle Carceri ideila Cone di 
Egitto gemeva ^-chibmato perdo alla foa prfcf6n«9..v^^^.j che ^ tanto je 
•••♦-► A % fette 



4 reo N LÙV r A 

fette graffe Vacche 9 quanto lé fette colme Spighe denotavano ì (ktt^ Anni t 
che ftati iàrebbono cU Abbondanza 9 fegiiiti da altri fette di tale Carcitta 9 che 
confumato interamente avrebbono tuttociò avefle prodotto la Terra ne.* fb- 
praddetti fette Armi di fertiliti . Saggianierite perciò peniàndo Faraone 9 So- 
praintendente lo elelTe «U* Abbondanza del Regno 9 ed a Lui tutta la cum 
affidò del buon Provvedimento de'iìioi Popoli. Vèrificoffi intanto il Ilio Pre* 
iàgio • Venne I* Abbondanza 9 ed* Egli in tal «tempo fece radunare neir Egit- 
to quanto mai Fruménto potè trovarfi. Segui laCare(tìa9 e con tal furore fi 
aVuhz^ ^^che miferàmence'. la Gerite di. fame -fi moriva ;' Tutu* s^U' Egizia^ 
Corte correvano fiìio dalle più remote Regioni s Tutti la iàgg^r ]P!foyvideaz* 
'di Giufàppe benédivrino^ confermandolo 9 ed. acclamandplo <ol NQm;e diSal« 
vatore del Mondò J'Ef9d. *cap. 41. '/-;.. ^. 

FATTO STO R I<:.0 P.>>R O F A N O. 

Y) R^gistli'^Cideibiiè nella fui Oraztoric a' Pontefici >er il ri€dìfr:;uKento di 
^JL -fua Cafà)'che.nel tempo del iùo.éfiglio pgnuriav^' cQsl Ro^m^ divi» 
veri e di tutto > che nata eflendo fiera fedizione fleLPopoJpf! iixiugafi^io^tqi' v^ 
niva dell* ultimo efterminio9fe provveduto non fi foife alle bifogna. Venne 
in fbmmo ipavento il S«natcr<9 eraiib: atterriti iNoljli • Pinalnftnte uniti tut« 
ti ,con, ]a Plebe a richiamare Cicerone 9 al Tuo ritomo 9 e &1 fte {Mpovve- 
'dìmehto fi die riparo^alle ^mviflhne ui^enze; tfoyìatQ fii-i|,,niodO'«^òndcj> 
avere e Grano , e Biade ; cefsò la fame \ terminò il terror nc^ RomiMii • Ci^ 
prò domo {uà ai TorU. Orat. jOm , 



I • r 



FATTO F A VOLO S O. 



^ 4J 



TRittoIcmò 'di Grecia Alunno di Cerere 9 da Ella ricevetteim Va(o de-» 
nominato Pirodoro con ordine 9 che 9 afcefb nel di lei Cairo y giraife^ 
per il Mond#9 e fpargeile ciò àai dentro vi kveVa EflQi pò(ld[. Era quella 
ifcolmo di grano 9 ^ aveva la proprietà i che per quanto fe ne verfalfe ri- 
maneva fempre pieno i Allegro Trìtrolehipr e 4>é9 ia &ma 9 che nel Monda 
acquiftata fi farebbe 9 e per T abbondanza 9 che a {|nello 1ivrebbe«;i^cata 3 pi£i 
t\\t di buona voglia tibbid) la provvida Dea • Giunto nel fbpr^vvenir della 
iiotte in una Città della Scizia 9 in cui , come Re 9 rifede va un certo Lineo • 

' lafciato in difparte il Carro con i Drjghi » ti portò ali* Abitazione Re^le ^ 
s' inchinò al Re 9 e gli clii^fe- per quella notte alberga 9 pn>mettendogIi fb* 
pntUK>iidinte rìcompenfa : è qui gli narrò V ordine di Cerere.y.e ^i fé Ve-« 
dcre 10 una gran Loggia- ì ' pmdigi del fiio Vaiò • Stupito Lineo 1^ iccolfe » 

'^ 4* abbracciò 9 il trattò lautamente alla propria nienfà • Andato quindi Trìttolc- 
mo a dormire 9 1* inerito Hkdigno 9 e avaro Re » temendo » che fe iparfa. 
fi folTè tra fiiòi Popoli la gran maraviglia » la avrebbono voluto per Icxp Si* 
gnore ; ed inoltre penfando fcbe Cu'ebbe^llò divenuto ricchiffimo 9 e &mo(ifIi* 
mo fe riufcito gli folfe il rlpire il Vafi> ;.ftabili porfarfi tacitamente al- letto dell^- 
Oipite » trucidarlo t ^ itPrìrGk con tutto il comodo dei Pirodoro • Non eU}e 

" / » • . effetto 



TOMO PRIMO. f 

effetto il (ùo malvaggio penderò « giacchi ncll' atto di volerlo Cvtiax^ tu (^ 
Cerere trasformato ìa un Lupo Cerviero . Ovid, Maamn Uh. ;» 

ABORRIMENTQt 

DM ^ate Ce/are Orlandi ^ 



UOmo dì grave prelènza e con (bpraciglio » colli Tetta voltita alla^ 
parte a quella oppofla* nella quale moftra dì aver oflèrvato qualche 
cafìi che. sfiigga di voler .vedere * colle braccia in alto* e in atto di mar^ 
viglia e riparo . Si dipinga in atteggiamento di ^tare . Velia un abito can* 
dido . Gli fi ponga a* piedi un Amietltno • 

E' 1* Aborrimento un* alienazione * un dKTentimento» irna dilcrepanza_j 
dell' animo da qualche cofa « e per ciò fi dipinge Uomo di grave prelènza 
e con iòpraciglio , per eifere proprieti dell' Uomo grave P , avere onore, 
sfuggirei e diflentìre da ciòj„£]]f, reputa non buono, li IbpracigUo è indiziò 
delr am'mo' répù'^'aàte «'giacché : Fultus * dc front aaìmi ^ ^mma > ^«tf J^gT»- 
^ea voliintateta abditam , ac-retrufam . Cicer. de Pet; Con£ E nel j. de 
Orat . Ommt motits ammt fuum quemdtm a natura baia vdtim « et fomm , et 
g^tm* ultimi Imago Vuìtus ^^judices otitii.7{am bae efl una pars corpo» 
rit t <pts <piot ammi motus fitià « t«f /ìpii^catioiffs pojpt ^ere . Ocm aiìm fimtt 
quorum tUTtt inrentiotie , tttm cot^eEIu^ tvm bilarìtate, motHs ùiùnorum Jègn^c» 
vt-M ^ti , Tlam ucuhs "aatifra aohit , ut Etpi0 , & ImU fetta 9 - caudam % dù* 
Tts s ad motus ammoTHm declxrandvs dedit . ... 



6 te N LOGIA 

# . . ìB* lióttró tfetebrc MetaftaCo neir Artaferfe . 

Ingranputn dal voko U cor fi f copre. 
La Teda voltata alla parte oppoita a quella 9 in cu! moftra di arer* 
oflervato qualche coià »' <he sfugga di voler vedere 3 chiaramente dimo(h*a 1* 
azione delr Abonimcnto » giacché è un moto dalla natura infègnatoci > il ri- 
volgerli altrove « allorché e* incontriamo in cola , che ci difpiaccia • Iddio 
per dare ad intendere quanto abborrilca i Sanguinai) % cosi parla per Ifaia cap. 
1. Cum exteiiderìtU mams wftràs « avcrtam ocdos nieos a vobis , manus enìm 
n^ffira fmgtiine piena fum . 

Parimente per le braccia in alto « e in atto di maraviglia e riparo « 
intendo moflrare , che T aborrire una co(a è un^ efiTetto delia maraviglia » 
che ci cagiona 9 e perciò cerchiamo da Quella fcaniàrci • * 

Per Geroglifico dell* Aborrimento , fecondo la teftimonianza di Pierio 
Valerìano , gli Antichi ufavano il geftodi (putare ; e rapporta Teocrito «che 
difle 9 che ben tre volte uno gli aveva fputato nel ieno in contralTegno di 
queir aborrimento 9 che di ellb aveva • Con si fatta ignominia (piegavano 
ciò che da eifi era avuto in obbrobrio 9 ed in odio» 

Appreflb Giovanni Bonifaccio dell* Arte de* Cenni Par. I. Lo {putare 99 E* 
99 gefto di abominazione ( Ìbno die parole ) 9 e di volere con dilpiacere al- 
^9 cuna cola da noi {cacciare 9 e perciò quando intendiamo 9 o vediamo alcuna 
9, cola vergognola > e (porca (putiamo 9 moftrondo con quefto gefto di rSnit- 
^9 tarla da noi 9 come gittiamo via quelP efcremento 9 onde uppreOfo Teren* 
99 zio leggiamo in Eun. per traslazione : Expuere miferìam ex animo • 

Come il color candido è più di qualunque altro colora (oggetto a ri- 
cever macchia % cosi, per il candore deir abito 9 di cui va veftita la noftnuj 
Immag^ne9fi (piega la delicatezza di un* animo 9 che sfugge quelle co(è9che 
può credere 9 che la pollino appannare 9 e recarle macchia • 

Quella per fc ftcDfa è una virtù j li avverta -però di ben dilHnguerla • 
Jhir troppo da taluno fi prende m i(cambio 9 ed il più delle volte ha liu» 
iua (ergente da un fondo di cattivo genio » di (cortelia ^ di non retto pen- 
/are. Il far tanto da Catone non è (empre bene. L* oftentar di (overchio il 
vRitrano d* ima Lucrezia 9 non merita tutto V applau(b 9 ed accade per lo piÙ9che 

m oif fi créde 

^a^irtà 9 che P ordinario eccede. Metaft« Iffipile $ 
£ neirAnaferlè Atto IL Scena XIL 

Ha quefia i fm confini^ e quando eccede % 

Cangiata in vìzio ogni virtà fi vede. 
•£ pia chiaramente nella Betulia: 

Jtlla ^ittà ^prefcritti 
V . Sono i .certi itnfini » e cade ognuno 9 

Cite .per qualunque via da lor fi fcofia 9 

tn iolpa egual 9 benebi talvolta ^pofia. 
'. L* ArmcniD0 9 che li pone a piedi (piega relleQZt deli* Aborrimento; 
<*impercÌQcchè< detto Animale è cosi amante del proprio candore 9 ed aborrilce 
tanto i* immondezza 9 die elegge^ piuttofto di morire $ che inubrattarfi nel 

£ingo 



TOMO ff'RIMQ. f 

fango. Non mi pare * che fia qui cU traUiciarfI il It^g^adf» So9ett(><di |>c<^ 
nùJo Maria Spada concemeote all'onxve « che ha l*iUu)$lti|i9 4el- &ngo • 

S PV.MT T 0. 

« 

VsAgo ^Annefltn 9 che, dh ttUf bumca fp(^Ì4 
Fai pompa altera a quefli cMi intorno > 
£ tal pr^i il Candor 9 che ti fa adornò % 
Che temi ogn^ aura il macchi j ogni onera U teglia %. 
^h qual folle desìo 9 wal firana voglia 

Ti trae fuor ddr ufato ai rai del giorno ? 
3^0» fai che far qui dcfi pr^ ritorna 
: elori dolce cagipn ìT ogìii mia doglia ? 
f^ggi^ deh fnggi^ che fé refli dquanto ^ 
Sola fra tante T^infe ir la vedrai j 
Come càndida U cor^ candida il manto i 
Onde al gran paragon ti crederai 

Tinto del fango 9 che sì aborri 9 e intanta 
Mifero 1 <r oì^a 9 e di dolor morrai . 

FATTO STORICO SAGRO. 

L* Iniquità dell' Uomo cosi accrelciuta li cm 9 che agli occhi dei liio ctcr* 
I no Fattore , in tale aborrimento venne 9 che per fpiegazione al Tenti- 
mento noftro con£icente 9 fi penti quafi di averlo creato ; per lo che ordinò 
a Noè 9 il quale iblo giudo con la fùa Famiglia nella terra trovavafi % che ^ 
fermata un* Arca , in quella con la detta Famiglia fùa , e con un malchìo 9 
ed una femina di tutte le ipecie degli Animali fi rìcovraffe 9 e ben fi chiù* 
delTe ; Eseguito ciò da Noè 9 fece Iddio aprire le Cataratte del Cielo 9 e con uà 
general Diluvio di acque 9 che durò per ben 40. giorni , e 40. notti 9 fovo^ 
meriè 9 ed etlinfè tutti i Viventi fbpm la terra , eccettuatone (òlo il detto 
Noè 9 Tua Famiglia 9 e gli Animali 9 che con eCTo nell^ Arca ridotti & em^ 
ao • Genef. coù. y, 

FATTO STORICO PROFANO. 



M 



Entre che Camillo Dittatore de* Romani teneva in ffanetto affedio la.^ 
Citta de* Fallici 9 e che la Città dalla fame era^ angulHata 9 ie orec« 



iedjatÌ9 ufcito dallìai Città iòtco' preteso, di voler 

•go. le mura qujeì Giovinetti , U diede \ lutti in . poteee del Dicta^or^ ^ di« 

^endogli.che pQteva ben^aUora aflìcurairfi d* avere la. Città oelle panini » j^ 

fciacb^ iu iùa b^a ayeva i pìit^ cari pegni di quei ibi&d Cittadini • SpJA« 

eque tanto % Camillo un* atto cosi i!i;«kitato ». càc ia Y^te di farvif^fi ^^ 

oppoj?» 



I ICONOLOGIA 

oppvmidtl per ì iìiol Trionfi , comandò , che foflc Qxjgliato il perfido Pe- 
dante , e cosi nudo « e legato & coniègnafie a quegM fteflì Scolari^ ^^ che 
con Qn mazzo di verghe cìaTcheduno in mano Io dovefiero ricondurre^ alla 
Città a* loro Padri. T, Lt^m Decad, i, /ìé. j. top, if. 

F A T T O P A V O L O S O. . 

FU tale 4 e tanta la nimicizia tra i due Fratelli Atreo , è Tìefle « Figli 
di Perope « e Ippodamia « che non lanciavano occafioni y onde vicende- 
volmente olftndcffi . Tiefte non temè di violare al Fratello li Moglie , il 
che da £(Ib faputo « uccilò un piccolo Figlio di Tiefte * lo fece cuocere « e 
come vivanda ali* impudico Padre lo fece prefentare . Aborri tanto il Sole 
Cmile empietà i che ritornando indietro il Tuo Carro « privò di luce per 
tutto guel gbmo la Terra ■ Ovid. Met. Sente» Tragic» 

ABUSO 

BeW Ubate Cefare Orlandi, 



UOmo dì alpett» deforme veìlito con AI>&o a Lille ài vao colori. Ofler- 
yì ridendo il Tempo , che vola . Abbia avanti un Povero * che genu- 
'ficQb gli chieda' U limofìna i ed Elfo neppur guardandolo * ^ con la finillra 
'mano getti de* denari' nel mare , e con I^ deflra impugtiì una Ipada « Abbia a* 
piedi d«* Libri ■ Che moftri di calpeflaFe* 

Per 



rOMOPRIMO. 9 

Per r At>ulb > di cui ora rapprefènto 1* Immagine $ intendo generalmen* 
te parlare^ del mal* ufo « che fa T Uomo di quei doni di animo 9 di corpo • 
e di ftxtu^f che gli vennero dal Supremo Diipenfatore compartiti* 

Lo immagino perciò Uomo di afpetto deforme per dimoftmre % che 
non meno della bruttezza è da ichivarfi T Abufb • Lo vedo con abito a li« 
ile di varj colori per indicare la moltitudine $ e varietà degli abuH 9 che re** 
gnano nel cuore degli Uomini 9 i quali verremo in parte e&minando in {è« 
guito alla (piegazione della nollra Figura. 

Si dipinge in atto di oflervare ridendo il Tempo 9 che avanti gli vola » 
per dimoftrare la pazzia di quelli ^ che del tempo loro conceduto , non fanno 
punto fervirli > o mal fcrvendofene 9 indolenti in braccio al proprio delirio 9 
non riflettono , che pafla quello 9 e più non ritoma . Con ragione flupifce il 
non mai ^baftanza lodato erudiciffimo Sig, Paolo Rolli in un leggiadro iuo 
JBn(^eca(illabo • 

£ fwt U fialide Jtlme md nate 
Bjtrofa , fì^ra tutta tr:^ affano 
V irremeMle pia vi'va etade l 
L' applicazione per la Gioventù è un nome odiofo • E* cofi veramen« 
* te deplorabile il conliderare quanti Giovani con graviffime ipeie 9 ed inco* 
modi mantenuti vengono fuori del loro Paefè a iblo oggetto di profittare 
nelle fetenze 9 ed e(Q defraudando prima fé flelTi 9 poi le belle ipenmze de* 
loro Maggiori 9 e P afpettativa della Patria 9 a tutt* altro che a quelle fi appi** 
gliano 9 vergognofamente le ore paffando o in giuochi 9 o in vili tratteni- ' 
menti 9 o in amori 9 o in crapule • ' A quanti fi può cantare 9 come Perflo nel* 
la Satira terza. 

T^empe hoc affidue ? Jam clarum mane feneflras 
Intrat 9 C^ angufias extendit lumìne rimas : 
Stertimns indomitum quod defpumare Falemum 
Striai 9 quinta dum linea tangitur umbra . 
En quid agis? Siccas infana canicula meffes 
^amdtidum coqutt 9 & patula pecus omne fub ulmo ^ 
Giovane fconiigh'ato ! feguitarò a dirti collo ItefTo Perdo. 

Oh mifer : inqtic dies ultra mifer I 
Sé fì confiderafre feriamente 

Siìfid fumus 9 e^ quidnam vìEhtrì gignintur 9 ordo 
Suis datus 9 aut meta epa mollis flexns 9 et unde . PerfI Sat. } 
il farebbe , alcerto alcr' ufo del Tempo :* alla fpenfierata fi vive 9 fi confiderà 
di pafTaggio il precipitevoliffimo fuo corfo 9 nia fenza afiannarfene • Evidente 
e quotidiano apparifce il miiero naufragio , e T inutile tardo pentimento delH 
Tcioperatis perchè fènza alcun prò . Pur troppo bramerà T Uomo di aver Éittp 
altr* ufo di quello , ma coflretto farà efclamare con 1* amante Camillo Ri- 
nìeri Zuchetti 9 d* efferfi ravveduto allora 9 che il periglio divenne inevitabile 
precipizio» , / 

B ^ 'so'iiim 



5 ) 



xcK ICONOLOGIA 

j 2^ £ r r 0. : 

B£nchè tP mdmOT nel vallo Mare iifido 
2>* ogni intorno fcorgeffi infrante , e fpartc 

Su flutti galleggiare antenne 9 e farte^ 

E ir infepolte membra orrido il lido^ 
E un fero udiffi lamentevol grido 

Dì naufraghi infelici in ogni parte 9 

Tur n^ affidai feìiza governo jed arte « 

Ove il Mar mi parca tranquillo , e fido • 
Ma non fi tofio avea f ciotto le vele % 

Che forfer congiurati a farmi guerra 

Pienti rabbiefi , onde mi tenni ajforto • 
sbigottito io gridava $ a terra » a terra ; 

Ma al franger di nemica onda infedele 

Bjippe mia fragil barca in faccia al Torto • 

Si figura che abbia avanti genufleflo un Povero 9 mentre con la fimftra . 
getta de* denari nel Mare «per fignificare T abbominevole abulò^che fafli dcl« 
le ricchezze 9 della nobiltà 9 e di quelle cognizioni , che all^ Uomo dalla Mi«* 
ièrìcordia di Dio ibno ilate concedute • 

Sono le ricchezze {enza alcun dubbio un dono di tonto rimarco 9 che 
' a giufto penfàre formar potrebbero un Uomo veramente felice, (è riguardinfi , 
quali riguardare fi debbono 9 come uno de' principali Jftrom^nti per efcrcitare 
la Virtù, Ma ciò di rado purtroppo addiviene ; mentre i PoCTeflòri di quel-. 
le fcordati del vero fine 9 per cui dal Cielo coniegnate le vennero 9 ftoltiffi- 
mamente fi danno a penfare di efferne in tutto aflbluti Padroni , e che per 
ciò loro permeflTo fia il lame qualunque vSp in capriccio lor venga • Inganno 
fenza fine dannevoIe9e vergognòfo ! Sono Padroni., è vero 9 delle loro rie* 
chezze , ma non aflbluti . La loro riferva confidemre fi deve, devefi riflettere 
alla loro reftrizione • Si afcolti Santo Agollino nel fuo Sermone 219. de-» 
temp. Siuidquid 9 excepto Fi&u 9 dr veflitu^ rationabili fuperfluit 9 non luxui refer^ 
vetur 9 fed in thefauro calefti] per eleemofynam reponatur . Silfod fi non feceri^ 
mus res alienai invs^mus • Sentafi S« Gio: Grìioftomo , Bafilio 9 Beda 9 Teo« 
filatto ; Sentafi S. Godenzio come fcrìve a Germinio icrm.de Villico ìj.iiqu« 
T^ihil noftrtim effe in hoc faculo ; nobtt creditam effe difpenfationem faadta^ 
tum Lonuni noflri , vel ad uteìdum eis fufficienter^ vel ad dijiribuendum con* 
Jevuis 9 ( e perciò ) wn licere nobis eas expenfas ufurpare fup^fiuas , cum 
fit er^atiom ratio Domino venienti reddenda. 

EA invero che ilrano 9 che b^^^ro penfare è quello dì colui y che 
abbondando di tutto 9 o allegro tra gozzoviglie 9 tra lufli Spandendo i (ùoi 
areri^ o nemico ancor di ie fteflò ponendo tutto il fiio cuore nel maggior* 
mente accumulare dovizie , ha coraggio di ièntire fenza deftarfi a pietà , di 

mifìure kdolemci k milerie de' Poveri della fieOa fua materia impalati ! E 

^uefto 



TOMO PRIMO. it 

guefto un troppo iniquo ubufarfi della liberalità feco da Dio ufata ; è quello 
un toij^raviflirao ai benefico Difpenfatore ; è un empiamente dimoftrare 
in EiAJ^iudizia : T^umqmd i^ufitis eji Deus ( efclama S. Greg, ferm. 8i, ) 
ut noUtf^non aqudher diflrìbtiot vUa fubfidia : ttt tu quìdem effes affluens , & 
abu^ndws^ aliis vero deeffet^ & egerentl Si penfi, fi penfi al mifero fine del 
Riccp da S. Luca 12, 17. defcrittoci» e fi rifletta giullo intorno l* ufode^ 
terreni beni . - 

Parlo cosi de* Ricchi 9 come altresì de' Poveri dico $ che abufarfi noi 
debbono della ftefia loro povertà ; giacche pur troppo alla giornata fi mira- 
no de* Pezzenti» che affidati nelle copiofe Hmofinei che difpenfare fi fo^ 
gliono» amano piuttofto trarre una vita ip^nfierau ed oziofa, che proccu- 
rare a forza de* loro fudori un lode voi Ibllievo alla propria miferia . 

E' la Nobiltà il più bel pregio, che nel Mondo adornar poiTa 1* Uomo» 
quando però con la VirtiV vada unita 9 e di Te lleiTa non fi abufi; giacche 

Sigiamo è pia grande il dono • 

Chi ne abufa è più reo . Metaf. la PalT. 

E benché in altro prppofito : Cui plus damm efi 9 plus rcqmetitìr ab eo . 
S. Greg. Oniil. 5. 

La Superbia 9 la Prepotenza è il veleno de* Nobili T Sono infoffribili 
Quelli 9 che armati di una intoUerabil ferocia sdegnano quafi di filfare lo fguar- 
do ne* loro inferiori 9 e trattarli altramente non fanno che con violenza) e^ 
vilipendi • Se confideraflfcro 9 che Iddio non li ha innalzati a' gradi fuperiorì 9 
fé non fé per impiegarli nel fuo fervigio col foccorrere gì* inferiori 9 in fo- 
miglievol guifa non fi diporterebbero ; ed alla mente di leggieri loro fov- 
verrebbe che altra difugguaglianza tra *1 NobUe 9 e *1 Plebeo non corre 9 che 
un accidente fortunato 9 di cui non ben fervendofi 9 ad altro non giova 9 che 
a fàrfi diilinguere ingrato al Cielo 9 indegno dell* attributo di ragionevole 9 
ed inferiore agi* inferiori fuoi medeCmi . 

Il peggio però fi è di quelli 9 i quali abbacinati dallo fplendore del lo- 
ro potere 9 tutto fi danno ad intendere che ad efli fia lecito . Bramano 9 chie* 
dono 9 vogliono • Raggiri 9 minacce 9 tutto fi mette in opera purché fi ot« 
tenga 1* intento . Moltrano di elfer tanto al di fopra degl* inferiori 9 che mol- 
te volte in Vece di dare ad efli 9 da effi vogliono vitto 9 vellito 9 vogliono 
tutto . Come quefto ? Mi (piegherò . Intendo ragionare di coloro 9 che quan«- 
tofan pompa di aver Servi a* Toro comandi 9 altrettanto non hanno rolfore di 
trattenere a quelli i dovuti falarj : r)i coloro 9 che tutto giorno ordinano ed 
a quello 9 ed a quel povero Artifta 9 onde fodisfare al capriccio 9 ed al fa- 
fio 9 e lafciano fcorrere degli anni 9 prima che fegua il pagamento de* 
fudori di povera gente 9 che langue di fame é Veflire fi vuole alla grande % 
alla ricca ; pagare poi vien fempre a tempo 9 e per lo più reità al povero 
Mercadante il mifero onore di aver fervito un Nobile ; poiché fé la neceflì- 
tà lo fpinge a richieder ciò che glifi deve » o gli fi fo dire 9 che il Signo- 
re non é in iilato di dargli udienza 9 o fi fcaccia dalla fua prefenzataccitm- 
dolo di temerario importuno 9 e con minacce 9 e con iilrapazzi fi fa avvifat09 
fhe pili non infalUdifca il nobile Debitore . Cosi fi abu{a 1* Uoiuo dellp fu- 

B 2 periorità 



ti reo lH> LOG f A 

perionVlc dcJ; grado % in cui Dìo. la ha coftitiuco ^ Cosi It tratta^ qwelfaLA 
povcrac g«nt.Qr tanto- caldamente; da Crflla raccomandata • . Ah. ifiVàì mal 
conG^iiati t 'Pttdeai. illk tollm % qmbni iiécwit offene ; g^rida. il \la06ffiixia 
CaiBdoro. Ep^ U S,k 




noni diibattìno. rendere foliiavo V arbitrio, de* Figli ^ Oh quanti l*" antoritX 
loro» daKofopn, la propria. Prole: conceffa convertono, in Tihinnla t 

PerU Spanda,, che tiene impugnata fi fpìega. l** abufo delle Acmi,, c^ 
deltfe Gjuftrra ^ Sono. le Armi tftcumenti net fiio. principia rinvenuti* pe^ 
ibI.Q> comoda del Genere- umana $, per difcCt dagli affalti delle più: feroci 
Belve- ali*- Upmanott più» innocente ^ ribellateli.. Cangiato, fi è di lora 
li** ufo ,, fi fona aguzzati gì* Ingegni' , e ritrovata, fi è uà infiniti di armi 
di" dìverfe; fpecie. ad oggetto, (' coCù in.vera moIlruoCi t ) di mjuavere l** Uch 
mo aljo. fternjjnia dello, lìeflb. Uomo ^ e mentre quella coi nome di Ragio-. 
ne vole fi fregia % più, degl* Irrag;ionevoli da. tutti i principi delJbk Ragióne Gì 
jfcofta .. Qiiar è- de*' Bruti che contro. U propria (pecie amarfi fi veda. ? 
tx:oppo; SL ragion^ fe ne duole Giovenale nelk Satira, i y^ 

StifL jam.' Sfftpjenùnni maìtm concofdiA t parete 
CognMìi mAcjdh fimilh^ fera. :. qtéama Lem: 
£onìon eriguiti intAm Leo è quQ* nemfire^ mquatm 
SxphraviL ^pen- majoris. dcntibust ^pri ^ 
ImHcOi Ttgrh agii tapìiot cjwk TigrUa pacen 
Tìerpemam, :: Sj^h. imeit fi. c^nvcnk Vrfis ^ 
•4fii Upmini firrum letlmc mende, nofandoi, 
^rodnxijfft parimi efi\, ctm. ra/ha 9, é^ farcula tantHm 
^i*eU eoqftere % Ó> marni % oc. vomere loffi 
T^fcienn^. primi: gladiosi excndere fabri. ^ 
Si: rapprei]enta^ ì^ Abufo, con^ a piedi de* Libri», che moftrt di calpe/tàre n 
fftft disnptare non- fpia il di^re;szo. che da. taluno fi fi di quelle Cciénze %. che 
ndpruare Ipi doviiebbono «^ mi àncora per fignificare il deteftabile u(b ^ che da^ 
più. df una fii & di quelle cognizioni», che apprelè hanno ;; giacché il: calr 

I gettare- à un» vilipendere;; ed* allorché. fi fenno fcrvire o pec dar paiì:oloi al- 
ft nulnate paflipni », o. lontane fi portano d^ quel fine 9^ a. cui dirette folàr- 
mente eCferr debbano», è. uaeflere ai quelle traditori e ribelli», e noa fé» 
juaci. chiamar- fi poiTona», e- notk coltivatori ». e non. amanti.. 

Lai FilpCbfia. che iftituita. è^ adi oggetto., di condurre gli Uomini^ alla piiSì! 
I^ejrfettai cognizione- dclir Enter Suprema ». C ^^^' orrore U che empietà ! J) 
qfiante* volte- Gl è: hm* ftxvire per allontanare ì! Uòmo, da. Lui ?/ 

£*' l^ oggetto. d^Uai Giurifpruden^a ». Hanefià vivere ». altermn nam Udere ^ 
ffif flmmì wqfte. tribuere^ .. Chi ad; altro» oggetto 1^ ihdpzza 9, non fi hai da: di<». 
iSS: obr la: calpeiU f^ Efàmini' ciaiG:una> de^ Signóri Giudici^. Avvocati V Procu«- 
iSMPri »» eiamint &. ftcflfp .. CMtDIo l quegli umani rifpettiV quelle particolari' 
simici%iè s quei; regaUv che orridi trabocchi fìino.darè alla bilancia dr Ailrea 11 

IQudif 40umsre tutm le ciufè »: o gioftc r od. ingjiuAe che fiànp», quel folo» 

i riguac** 



TOMO FRÌMO. 13 

figiiaràare il proprio, intereffe*. un nulla prezzando le rovine di tante Ét- 
miglic^. qucll*^ aflUtere a leconda fola» de* donativi» quei raggiri ♦ quelle.» 
longagf^inì a caefone dì arrrcchirfl aUm(t jaSbra % quelU abbancfanore i pò» 
veri dUentì % allorchà (munti af&tta d Tòno ti oà quat vendetta % qual pe- 
na, a (è chiamano ! 

La coginzione infòmma delle fetenze è ottima cofa » è obbligo- anzi 
deil*^ Ubma 1.^ andarne in^ traclcia > ma per quella traccia » che la conduca.^ 
al fìio» Autore % e quelle fèguendo»*. non- perderìa un: momentoi di villa t oi>* 
de non» abbi^ a meritarfi il gmilo terribil rimpravero » che allOi Scienziatai 
miicamente mondana & il dottlifima P. Gio:: Battift» CoctSi ia uà fua 

s o Tsr z r r a,. 

OTu Y che gli ami prezìojt^ e P' are* 
2{e^ vani! flttdji conjtimando vai\ 

E fot Tejòm di'" attre^ Eti ne: fai 

Via: Breve- adpàftù* it fiigact Onore s 
WigSP^i P^ P^ f^^ff^^ akrui. Maggiore* « 

Maggiore in: merto t Ma. d^ acerbi gnai: 

^m mejft dopo^ martt al fin corrai r 

Se tardi af prendi a. divenir migliare ^ 
.Jffotia r afcoka i nelC' ejtmmt^ giém» 

.Andrà *l tua* nome* im femffiterna oUìo. r 

£ firutta avrak fot di Vergogna % e Scorno «. 
Seca »> diran /è genti y il pazzo » it rio ». 

Cbe^ di fitottme chiara: ingegna adamo ^ 

Tmé altra feppe % che ft fteffa % e Dia ». 

MArtut Lutero dotata da Dfo* di uir forprendente ingegno^ fu cosi vdr^ 
lato nellfe: Scienze quali tutte ^ e pamcorarmente nella. Teologia ,. che 
cefo a erai la maravigira del: Mondo r la pia beltà (peranza dieira valida dife- 
ià di nollra Santa Fede : Ma di' tanta dona abufindoii non* dubitò di' empia*: 
niente impiegare sì beE tal'ento^ in dfltruzione anzi della: ttetTà Sagrofantai 
Religione 9^ ^cendod Capa dii una fcelleratiifima. Setta t ckm impercettibile 
diibrdine at Monda Cattolica ha recato « ed! arreca - tancifi^ ed altri •. 



FATTO STORICO PEtOp^Na. 

TArq^infa ultima Re de Romanf fu. varoroflffimo^ Capitano r ed* ebbe ìzl 
Glori! di' foggiògare- a. Roma nom poche Citti •. Era. perciò^ fbmma- 
mente amato », ed in pregio ;; talché- prima ancora che moriOfó Tulio Tua 
Re fu' Egli nominata fua SuccelTòre t In^ perverfò* ufo^ converti Eflo P af- 
fetto »: la. itiina 9. che di lui fi. aveva 9 e dairambizione accecato $. non. lafciò» 
«he il qualil moribonda, Tullo; termiiufle ini pace £ tàoi giorni), mai empia** 

mente 



14 rCONO LOGIA 

mente 1* uccifc . Venne perciò tanto in odio a* Ramani » quanto dì giorna 
in giorno le di lui fcelleraggini Ci accreftcvano. Egli peraltro infieme coli» 
fua ^miglia abufandofì di queil' autoritSi « che conceduta gli era natr, tut- 
to fi faceva lecito il commettere . Aronte uno de' fuoi Figli ìnvaghitoit 
di Lucrezia Figlia di Lucrezio Governatore di Roma* e Moglie di Tar- 
quinio Collatino , non 2 vei^ognò di richiederla di adulterio t né potendo 
foffrire il fuo cafto rifiuto * la violentò t I' opprclTc . Avendo 1* infelice.* 
Matrona alla prefenza del Padre < e del Marito col ferro in fé punito it 
delitto non fuo « cagione fa che abominando il Popolo Romano tanta fcel- 
leratezza* e la prepotenza del ftiperbo Regnante* lo detronizzò « ed infie- 
me eoa tutta la Simiglia > Io fcacciò fuori di Roma ia perpetuo «figlio « 
Stor. %m, 

PATTO FAVOLOSO. 

A Vera Marfia Satiro in Ffijfia ottenuto dalla natura tale dolcezza nel 
fuono t che i PaAorit e le Ninfe attonite e rapite lo afcoltavano. 
Fece Egli di quello dono un peOimo ufo« giacché credendofi ancora mag- 
giore degli fieflì Dei « ardi porfi al confronto con Apollo > che gli offeri- 
va celefti doni, fé ceduto avelfc . Non definendo però dalla fua doman- 
da 1 dal Nume vinto * fa da EfTo v\\0 fcorticato > e quindi in Fiume del 
^o nome convenita. Owid. Ma, lA* tf. 



ACCA- 



rO A^O P R IMO. 
ACCADEMIA: 
t>i Gi9*2artam CafidlinU 



DOnna veftìta di cangìinte » di afpctto » ie di era virile « coronata dì oro . 
Nclh man dcflra terr'i uni lima , intorno al cui manico vi Hi Scrìtto ; 
DETRAHIT ATQUE POLIT . Ncila mano finiilra avrà una Ghirlanda tciru- 
ta di Alloro « Edera , e Mirto : Datila mcdeflma mano pendino un pajo di Po- 
mi granati . Seded in una Sedia fregiata di fogliami , e frutti di Cedro « Ci- 
preiiò • e Q^iercia , come anco rami dì Olit^i , in quella parte « ove ù ap* 
poggia il gemico 1 luogo più prollimo olla F^ra, Starà in mezzo di un Cor- 
tile ombrofò * luogo boicareccio di Villa « con Platani intorno allì piedi . Avrà 
buona quantità di libri * tra' quali rilleda un Cinocefalo « ovvero Babbuino . 

Sarà veiHta di cangiante di varj colon , per le varie Icieoze > che. in una 
dotta Accademia li trattano . 

Si dipinge di età virile per la perfètta « e matura cognizione delle co- 
& ■, che d poiTeggono , e difcorrono in quell' età , che non è fottopofta alle 
leggerezze giovanili * ne a' deliramemì ienilì «ma è dotata dì falda mente» 
e di fano giudizio. 

Si corona di oro. Volendo lignificare , che quando l'ingegno dell' Acca- . 
demico ha da mandar fuori i fiioi pcnfìerì •, che in capo con^lfono , ove è la 
parte intellettiva deli' animo noftro ( fecondo Platone nel Timeo ) bifbgna, 
eh* egli li a^rn j come r or^ * acciocché poiEno Aarc ad ogtù prova i e pa^ 

ragone. 



16 ICO N LOC r A 

ragone • Da man deftra tiene una lima , col motto intorno ( DETRAHIT 
ATQJJE POLII ) perchè , iiccome con la lima $ inftrumento fabrile , llman- 
dofi il ferro > o altro fi pulifce 9 e levandofi Ja ruggine diviene lucido $ e ri- 
Iplendente , cosi nell' Accademia levandofi le cofe fuperflue 9 ed emendandofi 
li Comjponimenti 9 fi pulifcono s ed illuflrono le Opere ; però è necelTario pò* 
nerle^ lotto la lima di feveri giudizi degli Accademici 9 e fare come dice 
Ovidio nel lib, u de Ponto % acciò Ìì emendino 9 e pulifchino • 

ScUicet tnapiam lima mordadus mi 9 
'Vt fub judicium fingtda verba vocent • 
"Onde Quintiliano lib. x. cap, ili. opus poliat lima , e non fcnia ragione 
fi • fdegna Orazio nella Poetica de i Latini 9 che non ponevano al par de'Grc^ 
ci cura 9 e fatica 9 in limare 9 e pulire le opere loro • 

T^ec virtme foret clarisve potentius armis 9 

^udm lingua Latium : fi non offenderet unum 

Sl^mque Toetarum lima laBor 9 ^ mora . f^os f 

Tompìlìus fanguis 9 Carmen repreheniite , quod non 

Multa diesy& multa litura coercui^: atquc 

Terfe^um decies mn caft^^ìt ad unguem. 
£ il Petrarca Sonetto 18. 

Ma trovo pefo non de le mie braccia 9 

?{e opra di ptdir con la mia lima • 
Q^iìndi è 9 che molto accuratamente dicefi , che ad un' Opera le manca l' ul- 
tima lima 9 quando non è abbaftanza terfa 9 e pulita ; veggafi negli Adagj :' Xì« • 
ma detrahittir ; atip$e expolitur quod redundat 9 qnodque incultum efl ; &* lima^ 
ta dicuntur expolita (a) . Lz Ghirlanda fi teffe dì Alloro 9 Edera , e Mirto 9 per- 
che fono tutte tre Pi-onte poetiche • per le varie ^ecie di Poefia » che nkfll* 
Accademie fiorìfcono j imperciochè il Mirto è pertinente al Poeta melico amo- 
rofb 9 che <^on foavità 9 e piacere canta i fiioi amorì ; perchè il Mirto 9 iècon« 
do Fieno Valerìauo è fimbolo del piacere 9 e Venere madre degli amorì ; 

anzi 



Qa^ La Cbirlanàa fi teffe di Alloro , Edera , e Mirto te. lì Lauro è dedicato ad 
Apollo Der più ragioni : ^i perchè h Pianta medicinale ^ jc della Medicina (ì ì% 
Autore io fteflb Apollo; come ancora per cfTer Piantarla quale fa indovinare; 
e alle predizioni è fimilmente Apollo prepofto^ ed è di natura ignea ; ondc^ 
Empedocle , che teneva eflcr l' anima di ftioco , diceva , che fé 1* Uomo dqvcfc 
fé trapafTare in qtialche animale ^ dovrebbe defiderare di paflar qcl Leone ^ e fé 
in qualche Pianta j btamar dovrebbe d' infinuarfi nel Lauro ^ per efler tanto ri 
leone , che il Lauro della medefima natura dell' anima umana . Quindi non è 
maravigb*a y che fi coronino i Poeti dedicaci ad Apollo con quefta Pfanta • 

X' Edera è confecraU a fiacco , onde appreflb gli Egizz} era confecrata ad Ofiri- 
de, perchè quefto credevano effcr l'ifteflb che fiacco, e perciò V Edera era da 
loro chiamata ; Cbenofirii , che vuol dir Pianta di Ofirlde . Ma Bacco , ed Apollo 
erano il medefimo , come fa vedere Macroblo ne* fuoi Saturnali ; e delle due ci- 
me del Monte ParnaiTo una era dedicata al primo, e T altra al fecondo; Per* 
ciò con efTa con ragione vemVano coronati i Poeti » 

11 Mirto poi eflendo Pianta di Venere fcrviva per formar la corona. agU amorofi 
Pofti. 



TOMO PRIMO : \y 

anzi riferifce Nicandro, che Venere fii prefente al Giudizio di Paride ixw^o 
tona» di Mirto 9 tanto gli era grato ; e però Vergilio in Melibeo : 
Vapulus ^cidée , gratijpma n)itis laccbo « 
Formofje ntyrtus Feiieri ^ fua laurea Thabo • 
E Ovidio nel principio del 4. lib. de' Farti 9 volendo cantar delle fede 
di Aprile , mefe dì Venere $ invoca Venere 9 la quale, dice , che gli toccò 
le tempia con il Mirto , acciò meglio poteflc cantare cofò attenenti a lei . 
Venìmus ad quartum » in quo cdAerrima 9 menfcm § 
Et vasem y & menfem fcis 9 Venus^ effe tuos * 
Mota tyterea e(l : leviter tnea tempora MyrtQ 
Contigit 9 & coeptum perfice^dixìtfOpus. 
Di Edera 9 e ^ioro fi coronavano indi&rentemente tutti li Poeti • Orazio Pò* 
età Lirico fi gloriava dell* Edera • 

Me doliarum hedera prosmia frontium 
Dìi ; mìfcent Superìs 9 
E rifteffo vuole il Lauro nell* ultima Ode del j. Iib# di veri!* 
Sl!fafitam meritis 9 ^ mihi Delphica 
Lauro cinge volens^ Melpomene^ comam • 
B lo giudica atto 9 che ne folTe coronato Pindaro pur Lirico nèl^4.1]b«0de 2. 
Tindarus ore 9 
Laurea donanius oipolUnoTÌ. 
Nondimeno T Edera particolarmente era di Poeti Eleg! allegri 9 eccome no^^ 
Ca^ il Merola nell' Elegia 6. de Triftìbus , ove dice Ovidio « 
Si qms habes noflris fimiles in imagìne nndtus % 

Deme mas bederas^ Bacchica ferta^ comìs . 
Ifta decent latos fdida figna poetas : 
Temporibus non efi ifta corona meìs • j 

fi Properzio Poeta Eligiaco# 

Ennius hirfUta cingat fua difla corona 9 
Mi folia ex hedera porrigcy Bacche^ tua • 
£ con la medefima Ovidio avvertiice Catullo 9 che vada Incontro a Tibullo 
Eligiaco* 

Obviiis buie venies hedera fuvenilia cinltus 
Tempora cum dafuoy dofle Catidle, tuo » 
Convieni! anco a^ Poeti Ditirambici 9 elTendo li Ditirambi veri! 9 che fi 
iBantavano in onore di Bacco9 a cui era conCtcrata V Edera • Ovid. 3. Fa(L 

Hedera, 9 gratijjima Bacco efi ; 
Hoc quoque cut ita pt dicere nulla mora efi • 
"Byfiadas T^ympbas^ puerum Morente noverca% 
Hanc froìtdem cums oppojuiffe ferunt . 
E nel tf.de' Farti, 

Bacche racemifsros hedera Termite capUloi ; 
lì Laum poi è pi(l convemente agli Epici > che cantavano I fatti d^ Im* 
peradorì 9 e deeli Eroi 9 i quali Vincitori d* Alloro fono rtati incoronati t ^^ 
pelò Apollo nel primo delle Metamorfofi lo delibera per corona a gloriofi 5 

C e vitto» 



I 

/ 



,8 ICONOLOGÌA 

e virtoriofi Duci» e Io confacra a fé fteiTo Padre xle' Poeti, come Pianta f 
che fi deve al più alto flile grato e Ibnoro 9 e per finire di ragionare circa 
dì quelle tre Piante poetiche, balK a din:, che il Petrarca fu coronato in 
Roma di tre corone , di Lauro , di Edera , e di Mirto , ficcome riferifce di 
aver villo Sennuccio Fiorentino , coetaneo , e amico del Petrarca . 

(a) Li Pomi granati ^ibno figura dell' Unione degli Accade mici, pigliandofi 
tali Pomi .da Pieno lib. 54. per fimbolo di un Popolo , Collegio , e d* uni 
Compagnia di molte genti congregate In un luogo , per la cui unione fi con- 
fervano ; e però erano dedicati a Giunone , la quale ebbe epiteto di Conleiv 
vatrice , ficcome fi vede nella medaglia di Mammea,con tali parole: JUNO 
CONSERVATRIX. E per quefto anco Giunone era riputata Prefidente delli 
Regni, e pingevafi con un melo granato in una mano, come Confervatrice dell* 
unione de Popoli . Sederà T Accademia , perchè gli efèrcizj degli Accade- 
mici fi fanno in ordinanza tra di loro . Vi farà intagliato il Ccciro nella Se- 
dia , per eflcre il Cedro fimbolo dell' Eternità . ^nts alias enìm atbores Ce- 
drus (etemìtatls hjeroglyficum efl. Dice Picrio poi, che non fi putrefa, ne me» 
no fi tarla ; alla quale Eternità devono avere la mira gli Accademici , procu* 
rando di mandar fiiori le Opere loro limate, e terfe , a(:ciò fiano /degne d£ 
Cedro; attelb che Plinio lib. i5. cap. jp. dice , che una materia bagnata di 
ilicco , ovvero unta di oglio cedrino , non fi rofica dalle tignuole ; ficcome 
n?ì cap., e lib. 13. afferma de' Libri di Numa Pompilio ritrovati dopo 535. 
anni nel colle Gianicolo , da Gneo Terenzio Scriba < mentre rivangava , ed 
afibfiava il fiio campo ; onde : Cedro digna locutus , dicefi di uno , che abbiti 
parlato , t compoflo cofa degna di memoria ; detto ufato da Perfio nella pri- 
ma Satira} veggafi Teofi^fto lib. 3. , e Diofcoride lib. i. cap. 8p. » e l'Ada- 
gio $ 

e tf ) Li Powi granati fono figura ieW Vnione degli /4ccadcMki ce. Gli Uomini fono . 
Animali fociabilì^ e percrò abitando da prima fcpàratamente^ e vedendo, che 
Edi "erano ftati creati per vivere, in focfetà fra di loro , penfarono di fàbricare 
le Città , affinchè poteffcro in quefto modo uniti pi^\ facilmente V un V altro 
AjQtarfi ; Ma non contenti di quefta unione cosi univerfkle y fi ftudiarono ancora 
di formare alcune particolari Adunanze 3 Ipecialmente quelli^ che alle Letterej 
e alle Arti Liberali attendevano , per com'unicàrfi a vicenda le Cognizioni y che 
ciafcuno aveva acquiftato collo ftudio , e colle Operazioni • Per la qual cola 
fra gli Ebrei furono alcune Scuole da Profct» iftituite , in Cui in ifpecialità alla 
Sagra Poesia^ ed alla Muiica applicavano • Nejla Grecia furono varie Adunanze^ 
a quefto fine deftmate^ come ce ne fanno fede Ateneo ^ e Paufahia • "Edi Ro- 
mani esiandio vollero fra di loro introdurre qiiefti virtuofi Congreffi ^ chiaman- 
doli Accademie. Quefto nome però quando fu da principio introdotto. ^ fi diede 

' folamente alle Scuole dé'Filofofi ^ e particolarmente de'Platom'ci^ come qui ac* 
cenna 1' Autore ^ ma dopo Carlo Magno s' Incominciò a dare a quelle Scuole del 
Pubblico y le quali Univtrfitk volgarmente chiamiamo • £ pofcia nel terminare 
il Secolo tredicefimo fi priojcipiò per 'avventura a darfi a quelle private AiTem» 
blee'a che per efercitarfi fi folevano da' Letterati tenere; ovvero come vuole il 
Corrncio^al tempo di Paolo II., quando Pompomo Leto in lloma iftitxù ia^ 
fua celebre Accademia ^ ad imitazione della quale tante pofcia ne ibrfero in Xxsf^ 
lia^ che fono fenza numerò» 



TOMO PRIMO. 19 

gìo : hìffUi Cedro 3 per il che Orazio nella Poetica diife : 

fperamus carmina fingi . 
Tofse linenda Cedro , c^ levi fervanda dtprefso . . • 

E però vi s' intaglierà anco il Cìpreflb , ellcndo incorruttibile come ìi 
Cedro , e pigliali da Pieno per la Perpetuità ; la Qyercia parimente fimbo:- 
Io della Diuturnità apprelTo 1* iileflCQ Pierio » e della virtù , ficchè anch' ella 
vi fi converrà ; tanto più che negli- Agonali Capitolini iftituiti da Domiziano 
Imperatore liVirtuofi , che vincevano in detti giuochi 9 fi coronavano di 
pyercia 9 come gì' Iftrioni 9 ì Citaredi , e li Poeti . Giovenale r 

Jtn Capìtolinam fperaret^ Vollio Sbercum. 
£ Marziale : cui Tarpqas ticutt contingere Siuercus . 

Di che più diffufàmente Scaligero nel u lib. cap. io. (opra Aufonio 
Poeta. L' Oliva per eflere Tempre verdeggiante ponefi pure per V Eternità, 
della quale Plut. nella a» queft. del 3. SimpofiO) cosi ne ragiona : O/e^m , Lat^ 
tnm , oc Citpreffum femper virentem confervat pìngtiedo & color ficta & Mede* 
ram : Ponefi poi nel più proflimo luogo al corpo dell'Accademia , co me Pian- 
ta dedicata da Poeti a Pallade Minen^a nata dal capo di Giove 9 che per 
ciò è figura della naturalità 9 e vivacità dell' ingegno 9 della fapienza^e fcien- 
zsL 9 fènza le quali nccelTarìe doti non fi può elTere Accademico 9 perchè chi 
rT è privo dicefi di lui , tratta 9 e parla Craffa Minerva , cioè grollblamentc, 
da ignorante fenza (cicnza ; onde tra Latini derivafi quel detto : invita Minerà 
va 9 più volte ufato da M. Tullio 9 e da Orazio in quel verfò della Poetica • 
Tu nibil invita dices^facicfqne Minerva • 
Tu non dirai , ne farai niente in quello che ripugna la natura del tuo 
ingegno 9 e '1 favor del Cielo ; ficcome fanno certi belli umori che voglio- 
no fare dell' Accademico 9 e del Poeta con quattro verfi bufcati di qua 9 e 
di là fenza naturale inclinazione 9 e fcienza 9 ne si accorgono 9 che quanto 
più parlano 9 più palefàno l' ignoranza loro : biibgna dunque a chi defidera 
iinmortal nome di faggio Accademico paicerfi del frutto dell' Oliva 9 cioè 
acquiilarfi per 1' acquilto della fcienza 9 e fapienza con li notturni iludj 9 e vi- 
gilie 9 de' quali è fimbolo I' Oliva ; onde tra ftudiofi fé ne forma quel detto • 
Tlus olei quam vini^ cioè più indu{lria9efatica di niente, che fpafH 9 crapu- 
le 9 delizie 9 cf vuole per ottenere le fcienze 9 e quell' altro detto ; Oteijm 9 
et operam perderei quelli , che perdono la fatica 9 e '1 tempo in cofa, che non 
ne ponno riufcire con utile , e onore ; e però San Girolamo dìflTe a- Pam- 
mucchio. Oleum perdita & impenfas^ qui bovem mittit ad Ceroma: cioè perde 
1* ogiio e la fpefa , il tempo e 1' opera 9 chi manda il bove alla Ceroma 
unguento comporto di oglio , e di certa forte di teira ; il che fi dice di quel- 
li 9 che vogliono ammaeflrare peribne dì groCTo ingegno incapaci di ogni 
icicnza, la quale fi apprende con induflria 9 e fatica 9 fignificata in quello luo- 
go per il ramo di Oliva , la cui fronde è afpra 9 ed amara 9 come anco il 
frutto prima che fia colto 9 e maturato ; che fé diventa dolce 9 e fbave , fc 
ne cava fbaviflìmo liquore 9 Geroglifico della Fatica 9 ed anco dell' Eternità , 
come quello che confèrva i corpi dalla corruzione 9 e putrefazione , cosi la 
icienza è aipra, e amara per la fatica 9 ed indudrìa 9 che fi ci mette per con« 

^ C 2 feguirlof 



iCiji: 



20 ICONOLOGIA 

feguìfla: colta f e matarata che fi è , cioè cònfeguica la fetenza »ie ne ieiH 
te frutto 9 e contento grandiffimo con eternità del pmprio nome 9 la qnale 
polla in mente di uno ftndioib gli alleggerìfce la fatica 9 flccome anco il frutti 
to 9 e '1 contento 9 che Ipera raccogliere dalle icienze • 

Sederà in mezzo di un Cortile ombrolb , ovvero luogo bofcareccio di Vii* 
la con Platani intomo conforme alla defcrizione di Plinio lib. iz. cap. i, per 
memoria della prima Accademia 9 che fu principiata in Villa da un nobil Per- 
ibnaggio chiamato AccademO) nella cui amena Villa 9 non lungi da Atene fi nn 
dunavano i Platonici con il lor dìvin Platone 9 a difcorrere de' fhidj dilet* 
tevoli Platonici 9 flccome narra Diogene Laerzio nella vita di Platone ; onde 
Orazio lib, 2. cap, 2. %Atque Inter fyhas ^Academi qu^rere verunt. 

E Carlo Stefano Sconco dice 9 che tal Villa 9 o Selva fofle lontana da Atene 
mille pafTì ;ficchè la prima Accademia ebbe orìgine nella Villa, e prefè il no* 
me da Accade mo nome proprio , perche è da faperfi » che le Sette 9 e Aduiian* 
ze di Virtuofi 9 preflo gli Antichi fono fiate denominate in tre modi , da* co* 
ftumÌ9 daMuoghi,e da' nomi propri di perfbne ; da' coftumì ignominiofl furo-, 
no detti li fèguaci di Antiftene Cinici f ovvero perchè avevano per cofhi* 
me di lacerare le opere 9 e la vita altrui con dente canino e mordace 9 ovve« 
ro perchè a guifa de' cani non fi vergognaflero di ufar palefemenre 9 come 
i cani l'atto venereo9 ficcome di Crate,e Iparchia Filofòfefia forella di Metro* 
eie Cinico 9 narra Laerzio • Elegit continuo puella j fumptoqne illius habitu una 
£um ^tro àroiibat 9 e^ congrtdiebantur in aptrtOy atque ad aenas proficifcebantur • 
Dal colhime oneflo furano chiamati i feguaci di Arìftotele Peripatetici 9 ( ^po tu 
Teripatin ) Slfod e/i deambulare perchè ebbero per cofhime dilputare caminan* 
40 ; da^ luoghi pubblici prefero il nome quelli 9 che furono nomati dalle Cit« 
tà« Vt Elienfes 9 Megarenfes ^ & Cirenaici y e dal luogo privato gli Stoici 9 li 
quali prima fi chiamavano ZenonJ 9 da Zenone lor Prìncipe • Ma da che det<> 
to Zenone per render Hcuro da misfatti quel Portico di Atene > dove furono 
ucciii 1430, Cittadini» cominciò ivi a difcorrere9e adunare la flia Setta 9 furov 
no chiamati Stoici » perche ( Stoa ) fignifica il Portico , onde Stoici furono quel« 
li 9 che frequentavano detto Portico 9 che fii poi ornato di belliffime figure 
da Polignoto 9 famofb Pittore ; da perfòne fono flati nomati i Socratici > gli 
Epicurei 9 e altri dalli loro Maellri 9 e come detto abbiamo y quello iftc(Ib no^ 
me di Accademia fi deriva dal nome proprio di queir Eroe Platonico 9 detto 
Accademo , nella cui Villa fi radunavano i Platonici > la quale Adunanza fu la 
prima 9 che fi chiamaffe Accademia 9 indi poi tutte le Adunanze de' Virtuofi 
Ibno fiate chiamate Accademie 9 perfino a' tempj nofbi 9 ne' quali fi ufà un 
quarto modo di nominare per lo più le Accadexifie 9 dalla elezione di qualche 
nonve fùperbo y e ambiziolb 9 da grvv^e « e modello 9 da faceto 9 caprìciofb 9 
e ironico 9 e queflo ultimo è alTai frequentato da' moderni; e per feguitare P 
efpoflzione della noflra Figura diciamo y che la quantità de libri 9 cfa^ gli {b« 
no a* piedi y fi ricercano in buon numero 9 elTendo il principale intento degli 
Accademici di volgere diverfe fòrti di libri per acquifto di varie fcienze • Il 
Cinocefalo > ovvero Babbuino lo facciamo af&ftente dell* Accademia 9 per eflfe* 
X€ egli ilato tenuto dagli Egizj Geroglifico delle Ietterete però Io con& 

cravano 






TOMO PRIMO. •t, 

cravano a Mercurio riputato Inveptorc 9 e . Autore di tutte le lettere» Cccorac 
riferire Pieno Valerìanò lib • 6. e ponefi tra Gbrì 9 perchè uno % che vuoici 
fùr pfX>feffioiie di Accademico letterato 9 deve ftare af&duo negli ftud; , qua« 
li vendono molto accrefciuti dalla frequenza delle Accademie • 

Il Cinocefalo a federe 9 di cui ne abbiamo veduti in Roma Simulacri an» 

tichi di Marmo Egiziaco 9 lignificava apprelTo gli Egizj T uno 9 e 1* altro Equi- 

nozio ; e di più ponevano 1* effigie fua negli Orinoli che Pillavano acqua » 

in v^ce di polvere y per dlftinzioxie delle ore 9 perchè il CmoceÉdo nella fta« 

gione degli Equinozi 12* volte il giorno 9 e la. la notte 9 una volta 1' 

ora manda fuori acuto tuono di voce : Così T Accademico deve miiiirare 9 e 

contare le ore del giorno , e della notte 9 e fenderne buona parte in onorai 

ti ihidj 9 acciò polla dare alla giornata ibnoro tuono di voce nelr Accademm : 

Potrà di più fervire qui per tipo delP imitazione ; poiché quefto animale^ 

imita molto bene li geiU 9 e le azioni dell* Uomo eziandio con la penna in 

mano in figurar lettera 9 di che Eliano lib. primo d' Animali cap. io. {xq. 

come ne facevano efperìenza gli Egizi 9 mettendogli avanti carta 9 penna , e 

inchioftro : e T Uomo fin da putto periilinto di natura è dedito ad imitare* 

Ariilotele nella Poetica» 

hfitwm (fl a .natura homìnHftus a pueris imìtarì. 

Dalla quale naturale imitazione pare che abbia avuto origine la Poe txca 9 
ambrofia e manna Còxvit delle Accademie 9 tutte intente ad imitare , e rappre* 
(cntare i coftumi 9 le azioni 9 e gli affetti con figurata eloquenza aequillata infie* 
me eoa le prime difciplinet mediante T imitazione 9 requifita da ogni Accader» 
mia • '^ 

ACCIDIA 

Di ecfore l^ipa » 

DCnna vecct^ia 9 brutta 9 che ftia a (edere # Con la deflra mano taigi 
una corda 9 e con la finiftra una Lumaca 9 ovvero una Tartanica • 
La corda denota 9 che 1* Accidia kgat e vince gli Uomini 9 e li rende 
inabili ad operare • 

£ la Lumaca 9 o Tartanica 9 àinio&n la proprietà degli accidiosi $ che ipr 
DO osdod e pigri» 

ACCIDIA 

Donna che Aia a giacere per terra ; e accanto ilari un Afino iTmilmeop 
te a giacere ;ilqual animale fi fbleva adoperare dagli Egizj per mo* 
Arare la lontananza del penfiero dalle cofe iagre 9 e religiote 9 con occupazio* 

ne continua nelle vili 7 6 in penfieri biiifimevoli j come racconta Fieno Va« 
kruno* 

ACCU 



r' 



a* ICONOLOGIA 

ACCIDIA 

DOnna vecchia 9 brutta , mal veftita» che ilìa a {edere 9 e che tenga la 
guancia appoggiata (opra alla finiflra mano 9 dalla quale penda una cartel*» 
la con un motto , che dica : TORPET INERS : e il gomito di detta mano 
Ha poiàta fòpra il ginocchio 9 tenendo il capo chi&o 9 e che da cinto con un 
panno di color nero ; é nella deftra mano un Felce detto Torpedine • 

( ^ ) Accidia 9 fecondo S. Giovanni Damafceno lib. 2. è una triil^ia , 
che aggrava la mente 9 che non permette 9 che fi &ccia opera buona • 

Vecchia fi dipinge 9 perchè negli anni fenili celiano le forze 9 e manca . 
la virtù di operare 9 come dimofb'a David nel Salmo 70. dove dìc^ ; ?{e proi* 
das me in tempore feneliutis^ cum deftcertt vhrtus mea ne derdinquas me . 

Mal veftita fi rappreftnta 9 perchè T Accidia non operando cofa veruna 9 
Induce povertà 9 e nn{cria9 come narra Salomone nei Proverbi al a 8. ^4i 
Meraur terram fuom fatiabitur panibus , qui aittem feSiatur ctìum replebìtm aege-» 
fiate. E Seneca nel lib. de Benef. Tigritia efl nutrix agejlatis . 

Lo Ilare a fèdere nella guifà che dicemmo , fjgnifica che T Accidia ren- 
de l' Uomo oziofb 9 e pigro 9 come bene lo dìmot&a il motto fòpradétto , e 
S, Bernardo nelle Pillole riprendendo gli Accìdioii così dice : O homo ìm-^ 
prtuhts y millia millium minijirant ei 9 e^ decies centena millia afjiflunt eìj drtu 
federe pr£fumis? 

La tefla circondata col panno nero 9 dlmoftra la mente delP Accidiofb 
occupata dal torpore 9 e che rende T Uomo ftupidó 9 e infettato 9 come nar- 
ra indoro ne Soliloqui lib. 2. Ter torporem mres 9 & ingeniam dcflmnt . 

Il Pefce 9 che tiene nella delira mano fignifica Accidia 9 perciochè (Ic- 
come quello Pefce ( come dicono molti Scrittori 9 e particolarmente Plinio^ 
• lib. jalcap. !• Ateneo lib. 7. e Plutarco de folertia *Animalium) per la natura 9 
e proprietà fu a 9 chi lo tocca con le proprie mani 9 ovvero con qualfivo- 
glìa illrumento 9 corda9rcte j ovaltro, lo rende talmente llupido 9 che non 
può operar cofa nefliina ; [i) cori l\Accìdia avendo ella le (leile male qualìt^i » 
prende 9 flipera9e vince di maniera quelli che a quello vìzio fi danno 9 che 
li rende inabili , infènfàti 9 e lontani da opera lodevole 9 e virtuofa • 

2}ff* Fatti wdi Tigrizia • A C- 



l in i »M 



Qa') S. Tom maio ancora in vari luoghi della fua Somma difinifce queffp vizio elTcre 
un tedio di ben operare 5 ed una trifttzza di una colà Spirituale • Il che h un 
peccato fpeciale , quantunque in comune convenga ad ogni vizio ; nella flefìa 
guifd y che il Gaudio del Bene fplritualè Divino, conviene a una ipeciale yÌTtA, 
cioè a)la Caritk , ma in comune conviene ad ogni virtù . 

(^^ /& ìanm Ae Animahum natura Lib» 9. taf, 14. fi accorda co' citati Autóri 
intorno agli effètti della Torpedine , dicendo k=: 

jManum bominisy qui Torpedinem pifc^m ccrjsj;er$f forfore affici , etiam num puer 

.a- tnajtre frcquenter audM « Pratetea a vivss Pcritis accepi Wum , qui rete , in 

q uà fuerit capta, attì^erit omnino pajfurum torporem . Item f quU eaw zivam , (^ 

gravidaM in las impofuerit , (*r Morinem aqucm inf aderii , pariet iìla fuo tempore: 

Eam deinde aquofa f ex va fé in òcminii cut manum , aut pedem infuderit ^ wcm^ 

ira hécc non iubitcnter obtorpefeunt • 



TOMO PRIMO z$ 

ACCORTEZZA 

DeW oibate Cefare Orluadi , 



DOnna di età matura. Abbia il VeftimentOiedil Manto color cai^iante^efòprì 
quefto nano ricamati vari occhj ed orecchi , qua e là Iparll . Tenga in una 
mano una Pernice. Neil' altra un Ramo di albero di moro. A'pìedi un Leone. 
Per Accortezza intendo quella prontezza di mente » con cui P Uomo non 
ùtlo Cu difcemere , prevedere , e fchivare i pericoli che fopraftare gli poflbno» 
ma fa diftingucre tutte le vie » e mezzi più proprj* onde giungere d fiio in- 
tento . Ha ì Tuoi confini 1' Acccntezza con il vizio , e con la virtù ; giacché 
ibmminiftra le armi si all' uno , che all' altra , e con effa tanto può 1' Uo» 
mo divenire un bìaflmevole Furbo, quanto che unaPeribna iàvìa, ed illumina^ 
ta . Felice chi fa impiegarla iòltanto nel bene l gitiftamente efclama il dotta 
Autore delle Rifleilioni a' Caratteri dì Teofrafto , e del Sig. de la Biuijere Tom, 

3. C<^. 8. $. 32. 

La. &n§o perciò Donna di ed matura > per eOTere quella 1* età la pia n- 
fledìva 9 e. di maggiore penetrazione delle aln% . 

La vefto con Abito,e Manto color cangiante) per dimoftrare che PUomo 
accorto ù veftirQ di tutti ì caratteri « lècondo che ìl bifogno lo richiegga • 

Gli Occhj, e gli Orecchi che fòpra il Manto qua 1 e là ricamati vo» 
glìo > indicano che per cfTere veramente accorto fa duopo avere più i,Occh/« 
p<r vedere ciò che ièguire » e ciò che fiiggirc fi dsbba 3 «d avere parimen- 

te 



i4 reo N LO or A 

te più Oftcchut per afcoltare ciò che delle proprie operazioiv i e andamenti, non 
ineno che delie altrui, ù applaudiica « o biadmi , per potere iceglier^ il mezzo 
più proprio 9 onde giungere al confèguimento di quello che fi brama • 

Tiene in una mano uxu Pernice per eOfere quefio animale accortifllmo 
•lìeHo ichivare i pericoli) e di grandiifimo avvertimento • Della Pernice cosi 
Pierio Valerìano ^ che iegue la teftimonianza di Arinotele e Plutarco 9 ie« 
CondoIaTrj^zione del P. Figliuccio* • 

Dicono adunque « che la Temiee aivvezzd i fuoi Tulcim^ quando ancora non 
fojfono 'volare a jlenderfi rovefcio fopra la terra , e per loro fleffi ricoprìrfi di 
Puglia ^ ejirame^ quMdó il Cacciatore fi imrejfa} Il che fignifica loro con un 
Juo fifcbio. Ed effa intanto volando avanti d^ piedi delt VcellatorCy gli da fperoìH 
sua di lafcìarfi prendere , efubito volando fé ne fugge y e poco dopo ritoma y finché 
così burlandolo , lo aUontatu da fàoi Vulcim 9 e fubito rifacendo U fuo fifchìo , 
tome P interprete di ^riflofane dice 9 gli avvertifce 9 che è tempo di voldrfencvia a 
e poco lòtto s Si legge apprejfo ^rifiofane quel proverbio : Ecperdicbifae z 
Cioè f camp are un pericolo a guifa della Vernice z Imperocché il fuo Interpetre dice 9 
the quefli uctlli raccogliendo coi piedi molte paglie » fi gettano in terra fidine , e 
in total modo fi naf condono 9 e fuggono il pericolo « 

Per effere 1* Accortezza una parte principale 9 e indivifà dalla Pruden- 
za 9 a lei fi appropria il Ramo delP Albero Mom , eflendo quefto per il ien- 
timemo di Plinio lib. k;. cap. 25« ^diDiofcorìde lib. i. cap, i44«9delVale« 
nano lib. 52. da moltiffimi altri e preceduti 9 e fèenitifil Geroglifico dell^ 
Uomo prudente; giacché il Moro 9 a diflferenzii degli altri Alberi 9 che al gode- 
re appena qualche giorno fèreno , e dal Sole rlfcaidato 9 germogliare fi vedo* 
no > e fiorìret afpetta che il freddo fia totalmente dileguato , « che vera- 
mente giunto fla il f*vorcTvlii t\.<xz|7i7 UcUa Prlcnft-rcrA , ^:d hi clfirttO quelH^ 

cangiandofi il tempo 9 con loro ibmma rovina (bno aftretti a .perdere in uq 
£ibito co^ fiorì qualunque fperanza di futuro frutto i quefto al contrario afpet- 
tando la Stagione fiia proffima 9 acciochè il freddo dell^ aere di nocumento 
efler non gli poflk , in un fiibito 9 e quafi in una (bla notte germoglia i 
£ori 9 e più che prelte ì frutti, rende grandi , e maturi * 

Del Leone 9 fé prcftar fede fi dee a Naturalifti , fi ha che tra tutti gli 
animali di quattro piedi , che hanno le unghia ripiegate 9 folo fia che fiibìto 
nato perfettamente ci veda ; Oltre di che abbiamo dal Valeriano , ed altri, 
che il Leone pochifiìmo dorma 9 e che ripoiàndo mova continuamente la co-» 
da . Da Oro Apolline de Leonp Hieroglyph: ip. Vìgilantem autem^fedulumquc 
hominem 9 aut etìam cuftodem ofiendentes Leonis^ caput pingunt ; quoniam Leo vìgì^ 
lans oculos claudit 9 eofdem^ cum dormita apertos habet 9 quod quidem cufiodia , 
éitque excubìarum fignum eft . Si pone perciò giuftamente per fimbolo dell^ 
Accortezza 9 giacché r Uomo accorto deve fiar fempre vigilante , ne mai improvi* 
£> kfciarfi iorprendere. 

L^ ingegno 9 e fagacità de^ Leoni è ibrprendente • V Aldovrando nella 
£ia Opera • DeSu^P^t^^ lib* i* OfTerva che 9 Dum incedunt 9 unques retra^ 
bunt vduti in vaginasy ne bAetentur i deinde % authore^iano % reSìum iter non 
feragunt^ ncque fmplex vfi^m % imo varim s muU^lex in^munt 9 modo pro^ 



TO MO PR r MO. 1, 

grediuntuf^ modo regrediuntur ^ rurfas procedunt , a vicijjim retro commeant^ 
et viam panim prMÌdunt 9 partim catéda obliterant ^ ne Fenatores eorum vefligia 
explorantesy lufirum , inqtio cum fuis Catidis fiabtdantur 9 invenire p<0fit • Hoc j^m 
f^ Bargtus in Opere de Venagione % dum inauit. 

7{unc impreffa fola prndens wftigia turba . 

Et potilo inferius bmus reddens rationem canetat. 

Hoc farìtm Catulof , ne qui fub valle reli&os 

Deprchendat. 

FATTO STORICO SAGRO 

REgnando in Ifraello Salomone , al fiio Tribunale vennero due Donne a 
vicenda querelandofi 9 che abitando nella ItelTa caia» si T una che T al- 
tra un Figlio aveva partorito ; Ma che una di loro dopo avere la notte pn>* 
fondamente dormito 9 la mattina nel dettarli accorta fi era avere a lato il Fi< 
g^lio morto ; ££uninando però minutamente ( diceva ) il Bambino $ £:oprl non 
eilere il fùo ^ ma della Compagna ; Ciò dair altra afTeverantemente veniva ne* 
gato • L* accorto Re per chiaramente (coprire chi di loro mentifTe 9 ordinò 
che avanti gli foflfe recato un ferro • Il che efeguito 9 dividete (dìtk ) il Fan« 
ciullo vivo in due parti , ed a ciafcuna fia alTe^nata la (uà • La vera Madi« 
non potendo (offrire che lacerate foDfero le vilcere Cie ; L* abbia 9 Signore 9 
((bggiun(è) r abbia intiero cortei 9 ma non perKca il mio Figlio • V altra % 
nò 9 fi divida 9 ne tu il poGTa godere 9 ne Io • Accortofi Salomone della verità 
del &tto 9 comandò che alla pietofa Madre che vivo il bramava > ancorw 
che ilio non avelTe ad eflfere 9 fotk illelo confegnato • 3. de I{e. cap. j. 

FATTO STORICO PROFANO 

Dldone Moglie di Sicheo actofgendofi che Pigmalione (uo Fratello dopo 
avere pi^itoriamente uccifble il Marito , tentava di trarre a morte ano* 
eh* Eira 9 a cagione del denaro che Ella in gran copia aveva 9 deliramente lo 
dehifè 9 poiché fece mettere tutta la moltitu&e de' denari dentro de* (acchi t 
alla cima de* quali fece porre del Grano 9 dicendo al Fratello che voleva9che 
in Africa trafportato fóSé per elitario 9 e ritrame gran (bmme • Le dii fède 
Pigmalione ; ed i^a con quello in Africa portatofi 9 offil a Juba , o Jarba » 
che ivi regnava , una determinata (bmma di denaro 9 (è le concedeva in con> 
pra tanto terreno 9 quanto occupato ne aveflfe una pelle di Bue • Facilmen« 
te ciò le accordò Jarba • EiTa fatta tagliare in minute ilrettii&me llrifcie 
la detta pelle 9 in tanto ^azio di Terra ù eftefè 9 che potè fàbrìcarvi una 
ben vada Ci'tà , che dal Cuojp del Bue fu detta Birfa 9 che in lingua Feni* 
eia iignifica Cuojo 9 e poi Cartagine fii denominata i 



FAT. 



16 ICO NO l,OG ÌA 



C 



FATTO FAVOLOSO. 

Ondannato al Laberìnto Tefeo preda del Minotauro in Creta 9 Arianna 
_ figlia di Minos , che di Lui invaghita fi era « pensò accortamente il mo* 
. do 9 onde fàlvarlo • A Lui diede un Gomitolo di refe 9 che afiSdato alla prit 
ma Porta lèco lèmpre il traeffe per pofcia rinvenirla » le la fòrte gli aveflc 
dato il potere uccidere il Moftro • SucceCfe come pensò 1* avveouta Fan* 
ciulla • Atterrato dal fiio valore il Minotauro, ficuro ufcl Tcfeo dal terribi- 
le confiifidimQ luogo • Ovid. Metam. lib. 8« 

ACQlUISTO CATTIVO. 

Dì Cefare ^pa « 

Omo veftito del color delle foglie dell' albero , quando ftanno per calca* 

re . Starà detta Figura in^ atto di camminare , ed un lembo oella vette 

fiia attaccato ad uno Spino 9 tirando un grande iquarcio 9 che rivolta moltrì 
il difpiacere che ne fente • Nella deftm mano terrà un Nibbio che rece . 

Veftefi del detto colore 9 perchè ficcome fàcilmente calcano le foglie^ 
dell* albero 9 cosi anco calcano 9 e vanno a male le colè non bene acqui* 
Hate ; Il medelimo dimoftra lo Spino 9 perciocché quando T Uomo penU.^ 
alle cofe di mal* acquillo » allora ne riceve danno 9 e vergogna • 

Tiene con la deftra mano il Nibbio 9 per dimollrare quello che a 
quello propofito difle T Alciat09 tradotto in nofira lingua. 

V edace Tribbio mentre 

Bfce fowrehh cibo 9 che raph 9 

Con la Madre fi duol del fatto rio 9 

Dicendo : ^Ahi^ che del nfentre 

Af efcon V interiora 9 e in ^4» perìglio 

Mi fento • Ed ella a lui : 

7{on ti dolere^ ofi^lio^ 

Che */ tuo non perdi ni i tua quel (T altrui .{a) 



u 



z 



FATTO STORICO S A G JL O. 

Ambrì Suddito 9 e Duce di una parte de* Cavalli di Eia Re d* IsraeHe 
rìbellatofi al Ilio Signore 9 ed uccilblo 9 occupò il fuo Regno • Non go« 

de 



l a J n Nibbio è veramente Uccello rapace , ma nondimeno si attiene dalle Carni a 
Giove lagrificate , come dice Elìano nel lib: z. de Anìmalièut cap. 47* 
,->^ Carnet e macello rapacisjfme aufert ; Eas ^ero quée^ovifacrificat^fnerint ^num^ 
quaffì attlngit • £fempk> a Noi^ che dovrei&mo almeno attenerci dalle cofc«» 

^•S'^^ cioè dall' atiifo di tfle . 






XQ MO P R I MOi X7 . 

de però molto di tanto acquifto 1* iniquo Ufurpatore ; giacché Amrì Genera* 

le della Milizia Uraelitica a Lui in tal guifà fi opi>o(èt e di cosi (h-etto alTe** 

dio cìnfe Terfa , che Zambri il quale ivi fi trovava» prevedendo che la Città 

em per efTere elpugnata 9 rìtinitofi nel Regio Palazzo' % a quello die fuòco 9 

e tra le fiamme tuttociò che malamente acquiftato aveva con la vita per--^ I 

dette • 3* dc^ i^e éap. 16. I 

FATTOSTORICOPROFANO* i 



lonifio di Siracufà fbtto pretefto di adire T Eredità di ilio Padre fi fece 1 



jLJ Tiranno , e giunfè air auge della Fortuna • Padrone d^ immenfe rie* 
chezze , Signore di potentifTime armate in terrai non men che in marcipen^ 
{ava di aver fènza tema a godere delle fiie conquiile • Di gran lunga però 
trovoffi ingannato ; poiché dal Trono , dalla Città i dal Regno (cacciato 9 in 
tale povertà fi rìduile 9 che per guadagnare qualche colà, onde £b(lentarfi,gli 
convenne in Corinto aprire Scuola 9 ed infegnare a* Fanciulli le Lettere % 
yal. Majf. lib. 6. 

FATTO FAVOLOSO. 

CAcco Figliuolo di Vulcano viveva di Rapine • Aveva Egli la fua Ahi-* 
tazione ,. ( chq era un iin^ orrida Grotta % dove nafcondeva i fiioi Furti) 
intomo al Monte Aventino • Rubbò molti Buoi ad Ercole 9 ed affinchè dal- 
le loro pc<ldce rtconoHivra F.rcole non potefle dove fbffero fiati condotti « 
ftniC:inoIli per la coda nella lui Caverna ; ma per fua dìlgrazia muggendo 
uno dì quelli 9 mentre Ercole di loro faceva ricerca 9 e da Lui fentito , ri-* 
volfe il piede verib la Spelonca 9 atterrò P oflacolo » che Cacco pollo vi 
aveva , e T uccifè . 
Ovìd. Fafl. lib. u 

ACUTEZZA DELL' INGEGNO^ 

Di Cefare Hipa» 

LA Sfinge ( come narra Pieno Valeriano nel Kb, vj. fotto la punta della 
zagaglia di Pallade 9 ficcome fi vedeva in quella Statua di Minerva» 
che Plinio dice efTer anticamente fiata drizzata in Atene ) ci può fignifica* 
re r Acutezza dell* ingegno ; perciocché non è al Mondo cofà si coperta t 
e tanto nafcofia 9 che P Acutezza deir Umano ingegno icoprìre 9 e divulgare 
non polTa ( 4 ) 9 ficcome detto abbiamo in altro luogo nella Figura deir Inge» 
gno ; però fi potrà dipingere per tal dimoftrazione Minerva in quella guifi» 
che fi fiiole rappre(entare ; ma che però (otto la zagaglia vi fia una Sfino 
gè 9 come abbiamo detto • D 2 FAT«> 

(a) Sì pud prendere aiieora la Sfinge per 1* Ignoranza vinta dall' acutezza dell* 
Ingegno ; giacché di queila > fecondo alcuni è Simbolo • L* Alciato 



t 



tft ICONOLOGIA 

FATTO STORIO OSAGRO, 

TUbalcain Figlio di Lamech e^di Sella « nell' ottava Generazione del 
Mondo 9 fu dì si acuto ingegno , che ritrovò T arte di fondere i Me- 
talli 9 e rendere per mezzo del fuoco pieghevole il fèrro • Cene/, cap. 4, 

FATTO STORICO PROFANO. 

ARchìmede nativo di Siracufà fu di tanto acuto ingegno , che tra Gentili 
non V* ha chi lo abbia iiiperato, e forfè uguagliato nelle maraviglio^ 
invenzioni di fkbrìcare Macchine 9 elevar pei! , ed altre cofe d* infinito ftu- 
pore . Egli fu quello che non eflèndofi potuto con van Strumenti » e forze 
Umane gettar neir acqua una Nave di forprendente efteniione > ienz* ajuto 
di alcuno Ei folo la traflè agevolmente al Mare • Egli fìi quello 9 che per* 
fiftendo i Siracufani di non volerfi arrendere alla Potenza Romana 9 ( delle an* 
mate della quale Capitano era Marcello ) fu di tanto oftacolo a^ nemici 9 che ad 
£(fo folo li deve attribuire il longhiffimo fàftidio 9 che T aflfedio di Siracufa 
diede a Romani . Inventò tali Macchine 9 che gettando dalle mura graffi con 
fortiflime catene , a fé tirava le Galee , e con la fòrza del contrapefo alza- 
vale in alto , quindi di piombo laiciandole cadere tutte fi fracadavano • Di più 
con altri Strumenti » e graffi a&rrava con tal forza le Navi 9 che le tira- 
va 



<xejl' Emblema i^S. Sutmovendam Ignorantiam pone 11 feguentc Epigramma . 
^ioiMonfirum id ? Sfifinx e fi . Cur iandUa Virginh or$^ 

Et nfolucrwn ttnnai , erura Leonis èabel ? 
Honc facicm} ajfumpfit rerum iguorantia : tanti 

Scìlket e fi trìpkx caufa , (jr ^^^S^ ^^^^ • 
Sunt qrm tngcnium leve 3 [unt quoi bìanAa voluptai , 
Sunt ^ quos faciunt cùria lupcrha rudes . 
Con ragione più che convincente la triplice forma di tal Moftro fi rifcrifcc alli tra 

principali effetti prodotti dall' Ignoranza • 
La leggerezza di animo ^ la voluttuofita , la Superbia* . 
Xa leggerezza di animo viene Spiegata nelle penne» Il darfi ad intendere , che* 





te la fua leggerezza^ allorché non potendo reggere al roflbre ^ fi precipitò dalla 

Rupe. 
la Voluttuofitk 

Ignoranti 

forc abbacinare ^ „ , , , ^^ 

vi del noto inganno ^ che tardi fcoprl per cagione dell* eftrcmo fuo male* 
La Superbia denotata ne' piedi del Leone , indica che la proprietà ddl' Ignoranza 

h iVeflere arrogante 3 e fuperba • Super ius , (Jr arrogm voeatur indotlus .Vtoy. 

cap. 21. V. »4. Pensò la Sfinge di efler fola a fapere, e di poter tutti fover- 

jj^are, ma il tempo vcnne^in cui fi avviddc quante cortamente pcnfava • 






^TÙMO PRIMO, %9 

VX con iommo empito 9 e forza a dare in un {zSSo , ed In pezzi fàceranfi . Per 
terra ancora a* nemici col fiio ingegno non recava poco danno 9 e terrore • 

Fu in ibmma tanta la vigorote refiftenza 9 che Archimede feceva 9 che 
fi trovd obligato Marcello a cangiar modo nel combattere Siracufà ; che fé 
cosi penfato non aveffe9 forfè avvenuto non gli (arebbe d* impadronirfi di que- 
lla gbrìofa Città. Jl^olf. Offic. Stor. lib. 3. €(f. 18. 

FATTO FAVOLOSO. 

DEdalo fu Uomo si ingegnoib 9 che fabbricava Statue 9 le quali fi move** 
vano da feftefle. Rifugiatofi nella Corte di Minoffe Re di Creta , fe- 
ce un fkmofi{fimo Laberinto 9 dal di lui nome chiamato Dedalio ; fiibbricò a 
Pafife moglie del detto Re 9 ( la quale fi era invaghita dì -un Toro^ un Simulacro 
di una Vacca cosi al naturale 9 che fattala dentro entrare 9 il Toro in- 
gannato 9 ad una della fiia ^ecie credendofi accoppiare 9 fi congiunfè con la 
sfrenata Regina ; da che ne nacque poi il terribile Moftro detto Minotauro • La 
qual cofà dal Re faputafi 9 iciegnato contro Dedalo, lo fece racchiudere ia« 
fieme con Icaro di Lui Figlio nel Laberinto 9 che EfTo aveva fabbricato • Per 
&ggn^ ^ quello acuì Dedalo il fecondifiimo fiio ingegno 9 e formando con 
le Penne di varj Ammali proporzionate ali t a forza di cera a fé le attac-» 
co nel dorfo ed al Figlio 9 ed ammaeftrandolo che ne troppo alto , ne trop^ 
pò baffo dal Cielo fi teneffe , aprirono ali* aria il volo • Icaro però fcorda- 
to de patemi avvertimenti 9 volò tant^ alto 9 che il Sole liquefece le dilui 
Penne 9 e cadde in quella parte di Mare , che dal di Lui nome fii detto 
Mare Icario : Dedalo rìcoverofli in Sicilia . O^vid. Met. lib. 8. Tlin. lik* 7« 

ADOLESCENZA. 
Di Cefare B^ipa. 

UN Giovanetto veftito pompofàmente . Con la delira mano fi appoggerà ad 
un* Arpa da fonare ; e con la Anidra terrà uno ipecchio . In capo una 
Ghirlanda di< fiori • Poferà un piede fopra di un' Orologio da polvere , chc^ 
moftri che fia calata alquanto più polvere di quella della Puerìzia ^ e dall' 
altra parte vi fia un Pavone • 

%4iolefc€nza ; 

VErginella di bello afpetto 9 coronata di fiori • Mofiri rifo 9 ed allegrez« 
za . Abbia la vefte di varj colori • 

Adolefi:enza è queir età dell' Uomo , che tiene dal decimo, fino al ven- 
tefimo anno : (4) nella quale T Uomo comincia col mezzo de' fenfi ad intendere, 

ed 



£tf] Dal decimo fino al vtnteSmo anno dyc. L* Eti dell' Uomo è variamente difiinta 
dagli «nucfaj . Servio Tulio Kt de Romani chiamò Fanciulli quelli ^ che fono 

fotto .' 



30 ICONOLOGÌA^ 

ed imparare » .ma non operare iè non confufimente : commcia bene ad acqu{« 
Ilare vigore ne' {enfi i per cui della la ragione ad eleggere, e volere i e 
quello fi chiama augumento « 

La Vette *dì varj colori è antica invenzione $ perchè gli Egizia quando 
volevano moftrare nelle loro Pitture T Adolefcenza ( fecondo che racconta 
Pieno ) facevano una Vette di vari colori , fignificando la volubilità della na« 
tura giovanile 9 e la varietà de* dcfideij 9 che fogliono venire a'Giovani, men- 
tre fono nella più freica Età 9 e negli anni più teneri : però dicefi che la via 
dell' Aquila in Cielo 9 del Serpe in terra 9 della Nave in acqua 9 e dell' Uo- 
mo nell Adolefcenza fono difficili da conofcere , e ciò fi trova nelli Prover- 
bi., al 30. n. ip. *[a] 

La Corona de' fiorì 9 e lar dimottrazione del rifb , fignificano allegrezza; 
il che fiiole vgnare alfai in queib Età 9 che perciò fi rapprefenta allegra , e 
di bello afpetto 9 dicendofi ne' Proverbi al 1 5. Che T animo allegro ren- 
de r Età florida . [4] 

FATTO STORICO SAGRO. 

Glufeppe Figlio di Giacobbe fino dalla fiia tenera adolefcenza fii amtn- 
tiffimo della VirtÙ9 ed abborrì tanto il Vizio 9 che eCTendofi accorto di un 
certo delitto , in cui caduti erano i fuoi Fratelli 9 *al Padre li accusò ; perlo* 
che ad Efii in odio venne , e maggiormente in Loro quefto odio fi accrebbe^ 
allorché il Giovanetto da Dio amato rivelò a' Fratelli 9 ed al Padre i mifk- 
riofi Sogni, che fbpra di Efll la maggioranza fin d* allora gli prelagivano • 
Laonde per invidia in una Cittema gittato 9 e pofcia venduto 9 in Egitto con- 
dotto 9 da Putifar comprato 9 dall' impudica Moglie di quefto Reale Mini- 
ttro di difbnettà ricercato 9 fiiperando i bollóri della più vigorofa Gioventù « 
eleffe piuttofto con la fup;a incontrare il fiio iHegno 9 che di fùe bellezze go- 
dendo, offendere la propria virtù 9 e denigrare V onore del fiio Padrone • 
Cenef^ cap. 37. 3^. 

FATTO STORICO PROFANO. 

P Scipione Affrlcano il Maggiore, cosi denominato per le gloriofc {ùc 
* conquitte , eOfendo ancora Giovanetto 9 nel vedere il fiio Padre Scipio- 
ne . 



lotto il decimo lèctimo anno, e da quefto fino al auarantefimo ftfto li chiamò 
Giovani, che elefle come atti aUa Guerra, e quelli che hanno pafTato il 46. 
chiamò Vecchj • Varrone djvife 1' Etk in Infanzia, Puerizia, Adolefcenza , Gio* 
ventò , e Vecchiezza , delle quali però ciaicuna fi divifè in tre pani : la prima fi 
chiama verde, la feconda adulta^ e la terza cadente, o come da Eflb li dice^ 

fVéSCCpl . 

|tf] Tria funt difficiìla mibi ^ ^ quartum pcnìtus ignorò. Uiam /4auiU inCteloy viam 
Colubri fuper ttrram , nììihn J^aw in medio Marih & ^i^^ ^' i^ MoIcfccnHa . 
{il /inimui taudcns /Staum fioridam facit ». 



TOMO PRIMO. 31 

ne 9 che nella Battaglia contro a^ Cartaginef! gettato era (lato da Cavallo $ c^ 

malamente ferito » ù oppofè con tal ferocia allo ftiiolo de nemici , che fi 

avanzavano per ucciderlo , che badante fu a liberarlo dalle loro mani • 

Era ancora nella dia Adolefcenza , e fi era tanto ^e^ meriti avanzato 9 ^he la 

ixùoùi Roma non dubitò premiarlo colla Corona Civica • Del valore non Co 

lo del (ùo braccio 9 ma deir intema virtù del (ùo animo diede Egli in qiielT 

£tà di fé ottimo faggio * Allorché trionfator di Cartagine in Ispagna , a Lui 

fu condotta una nobile belliifima Giovane 9 non fblo non fi prevalfe punto dell* 

autorità , che (òpra di eflfa aveva 9 ma anzi con fbmma cullodia la fece guaj> 

dare » e volle che da qualunque ingiuria illefa 9 confegnata foflfe al nobil Gio- \ 

vane 9 cui in legame di Spofà era itretta. SabelL lib. u \ 

FATTOFAVOLOSO. i 

i 

GAnimede di Frìgia nel fiore della fiia Adolefcenza era dotato di tante) 
e si belle prerogative ^ che di Lui invaghìtofi il . Sommo Padre Giove 9 
in Cielo lo tra^ortò , e lo elefle per Coppiere de* Numi in luogo di Ebe > I 

Dea delia Gioventù • OviiL Met. Uh. io. 

ADOZIONE. I 

1 

Di Giovanni Zaratìno Caftellim • 

MAtrona che abbia nella finiftra una Eolica 9 ovvero Oififi^ga 9 e la defira 
al collo di un Giovane • 

L* Adozione, fecondo alcuni^è un atto legale per confblazione di coloro» 
che non hanno figliuoli 9 che quafi imita la natura : ma perchè fi fìt P Ado* 
zione anco da quelli 9 che hanno figliuoli » ièmpliceménte cosi potrafii defini- 
re • V Adozione è un legittimo atto per il quale uno fi- & figliuolo 9 che 
non è 9 e quafi imita la natura • 

Marco Emilio Lepido Padre di Lepido. Triumviro 9 vivente il figIio9 adot«* 
tò Emilio Paolo 9 che dopo 1* adozione Paolo Emilio Lepido fi nominò* ' 
Claudio Imperatore lafciò Brìttanico fiio figliuolo legittimo naturale in età flo^^ 
rida ^ dice Dione 9 e vigorofà 9 ièbben pativa di mal caduco % per quanto fi:rìve 
Svetonio 9 al quale per ragion naturale toccava T Imperio 9 e lafciò un figlio 
adottivo 9 che fii Nerone, il quale per ragion civile concorreva a parte dell* 
Imperio 9 ma Egli per imperar ficuramente fòlo y fece con un boccone 9 pre- 
]>arato da Locufta Donna venefica 9 venire d* improvifb a Britannico il mal ca« 
duco della morte • 

Air Adozione trìbuirono i Romani maggior forza che non ha 9 ceme.^ 
che V adottato lafciafle la naturale fiia confànguinidt 9 e che gli adottati avefL 
fero confanguinità con i figli di quello che adottava • Claudio Imperadore nel 
giorno che fi fece figlio adottivo Nerone 9 fé lo fece anco Genero 9 come 
narra Dione 9 ma fece prima adottare Claudia fua figliuola in un* altra fami* * 

glia deU;i Gente Ottavia t per non parere che dafie per Moglie al Fratello la I 

dorella ; 



1 



S± rCONOLOGtA 

Creila • Cornelio Spintere Confble Romano defidersiva che Cornelio Spia 
tere luo figliuolo foifc melfo nel Collegio de' Pontefici loro gentili , ma pe r- 
chè in detto Collegio vi era Faufto figliuolo di Siila 9 eh* era della mede il- 
ma gente Cornelia 9 e la Legge proibiva « che non poteflero eiTere due di 
una itelfa calata in detto Collegio 9 fece adottare il lùo figliuolo nella Gei>i 
te di Manlio Torquato 9 e in quel modo olTcrvatc le parole della legge 1 fii 
in effetto dilToluta • 

Matrona e T Adozione 9 perchè dovendo imitar la natura non può un^ 
minore adottare uno che fia maggiore di età . 

Euripide in Menulippe tiene per pazzo uno che non ha figliuoli, a rice- 
vere in caia fua efterna prole 9 e gli pare che dovrebbe fopportare con pap 
2ienza 9 Te Dio non gli ha conceduto figliuoli prop'rf 9 fenza andare a pigliar fi- 
gliuoli di altri • Rie [e fitdtum fóteatur , qui cum liberis . antea careret 9 exteram^ 
prolem adibus fuìs accerfivU , nam cui liberos procreare Di} non concefferunt , 
id patì debet 9 non incufare 7{ùfnen • Democrito per lo contrario è dì parere t 
che un Domo dovìzioCo & dovrebbe adottare un figliuolo di qualche amico 9 

{>erchè lo. può avere tale e quale lo defidera. l^o che ha generato figliuo- 
i biibgna , che fé li tenga nella maniera che nati gli fono 9 ancorché cat- 
tivi e icelerati 9 ma uno che adotta 9 da^ più buoni fi può capar per figlio 
il miglior di cofiumÌ9 e virtù; Onde il Petrarca nelli fuoi Dialoghi diife • 
^doptìo pediJfeqM efl natura 9 Ula nobìlìor 9 hac cautior > ìlla fine confilio gi^ 
gnentis cafu quodam 9 hjec adoptantis certo judìcio €peratur • Severo Innper;},* 
dorè fi vantava di lafciare due figliuoli Antonini 9 Baffiano 9 e Geta generati 
da lui 9 e che in quefto era di miglior condizione d! Antonino Pio 9 che 
lafciò due figliuoli adottivi Vero , e Marco Antonini • Ma T amor Paterno lo 
accecava 9 e la Speranza Io gabbò : poiché morto luÌ9 Baffiano detto Caracalla 9 
fii crudeliifimo ipargitor di {àngue « ammazzò Geta fiio fi^atello con molti Se« 
siatorì 9 e volle far uccidere Giulia Madre di Geta, perchè piangeva la mor- 
te di filo figliuolo; vinto poi dalla di lei bellezza 9 la prefè per Moglie an- 
corché Madrigna gli fu(re9 fènza rì(petto della memoria Patema • Geta anca 
nel tempo che viife fu di aipri^ coftumi 9 libidinoib 9 goloib 9 ed emulo delli 
vizi del fi:^tello 9 come in Dione fi vede 9 lib. 76. Fìlit Severi ^ntoninus ^ & 
fìeta Vlautìano tanquam pedagogo liberati 9 cctpere omnia prò libidine agere 9 mu^ 
lieres dedecorQ afficercy pueros^ violare 9 inìque coUigere pecumam % gladiatore^ ^ ^m 
me aurigas 9 pbi focietate devincire 9 feque invicem amulari . ^indi è chc^ 
opartiano ii mofife a dire 9 che quafi netTun grand* Uomo ha laiciato dopo (è 
€ttimi 9 e utili figli fimili a (è 9 e che farebbe flato meglio 9 che alcuni fiif^ 
ièro morti ienza figliuoli : ne ciò &I0 dice per li Padri di natura 9 ma aa« 
co di Adozione 9 come Angufb che lafciò Tiberio 9 e Tr^ano che laiciò 
Adriano ; meglio avrebbe détto dopo Tiberio di Claudio , che adottò Ne* 
rone9 due peffimi iniqui Imperadori fetti per Adozione 9 riipetto a^ quali Adria« 
no fu ottimo 9 e generoib Guerriero 9 che molte vittorie riportò • L* Ado* 
alone che fece Augufb di Tiberio , fii sforzata 9 sì per morte de' fitoì , si per 
importunità di Livia fiia Moglie , Madre di Tilberio 9 i cui mali collumì ben 
conobbe Augufto prima che lo rìceveife m Adozione t I fieri coftumi di Ne- 
rone 






che reità nella Figura . 




lan- 
come^9 



: rO MO P R r MO^ 33 ] 

roM » vogliono alcuni 9 che nel principio conofciuti non folTrró; diede^v 1 

aeU^ indole Tua buon £iggio di ie 9 e fece gran profitto nelle Arti libelli, f 

fi ttiollrò mifèrìcordioro e clemente quando fi iottofcrìlTe alla condanna-* 
abné d^ uno fofbirando e dicendo : fttlnam nefcirem litteras l e quanto ciò di- 
ceffe di cuore , lo ceftifica Seneca Tuo Maeflro nel Trattato de Clentemia ; fé 
ben provò nella propria Vita 9 che riufcl inclemente dopo cinque anni del t 

fuo Impero 9 de* quali cinque anni $ diffe Traiano lodatilfimo Imperadore 9 1 

che ninno meglio di lui governò V Impero ; ftante ciò farebbe rimafto eia* 
fcuno gabbato 9 ed ognuno V avrebbe più che volontieri adottato 5 ma^ ]' 

Claudio non ebbe cura di rimaner gabbato 9 perchè V adottò ad illanza di 
Agrippina da lui amata : Sebben bifogna mangiare moki moggi di Tale pri- 
mz che fi conofca uno 9 effendo difficile il conofcere altri 9 tanto quanto il 
conofcer fé rteffo 9 nulladimeno fi è veduto 9 che per P ordinario gì* Impe- 
radori nelle Adozioni hanno fetto buona elezione : Buona fu ? elezione di * 

Ccfare 9 che adottò Augufto 9 buona fu quella di Nerva 9 che adottò Tra- \ 

jano 9 buona fii quella di Traiano 9 ( febben non piace a Sparziano ) che^ 1 

adottò Adriano 9 buona fìi quella di Adriano 9 che adottò Lucio Ceionio | 

Commodo Vero 9 the fu di bello alpettp 9 regia prefenza 9 ornato di buone • 

lettere 9 e di alta eloquenza 9 imperrezione di animo non ebbe 9 ma debole ! 

eofmplefGone di Corpo 9 notiflima ad Adriano 9 che di lui difTe : I 

Ofiendent Terris hmc tamum fata % ncque iJtra effe finent ^ E quando mòti { 

li dolie 9 dicendo : Ci fiamo appoggiati ad un Muro caduco 9 ed abbiamo . 
perduto quattro mila Sefterz j dati al Popolo ed a' Soldati nell* allegrezza 
deir Adottone . Tre altre Adozioni che feguitano fatte dalH ifteflb Adriano 
e d^ ordine fuo 9 furono parimente buone ; Marco Antonino Pio 9 e Marco 
Aurelio Impemdori degniffimi 9 e Vero figlio del fuddetto Cejonio 9 ch^» 
trionfò nel medefimo Carro fcon Marco Aurelio fuo Fratello adottivo . Altre 
Adozioni fucceflero dopo di felice elezione 9 che recar potreffimo 9 ma per- 
chè niuna avanaa P Adozione ^atta in perfona di Antonino Pio 9 e di Marco 
Aurelio » non pa^are^o più oltre 9 e verremo ad iipiegare il pentimento % 



\ 



vuole Plinio lA. ii» cap. 57 1 e fé T Érodio è quello 9 che dal vólgo fi < 

chiama Falcone 9 comef lice Bartolomeo Anglico 9 non poflfono effere i me- t 

defimi Uccelli, perchè il Falcone non ha ciuffo ricciuto in iella 9 e tanto 



fé la PoKca è acquatica 9 e ftà intorno al Mare 9 e Stagni ampliffimit I 

ad Arillotttk 9 e adj akri piace 9 la confusone procede da varie caufe: I 

tori è • che molti Uccelli di rapina vanno fotto nome generico di Aquile 9 j 

Falconit %)anricri 9 Attorri-9 AvolroÌ9 maggiori e minori 9 ma in ifpecie fono ! 

diwnrii f yeggafi Ariftotile9 Plinio, Alberto Magnò, ed Olao Magno j e^ < 

perchè più Uccelli cadono fotto uno fleffo genere 9 avviene che gli Autori 
equivocano alle volte t fe ftrivono un nome per uri* altro ; la feconda è 9 
che i Traduttori da Greco in Latino» fpefle volte •flòn* traducono il proprio 

E e figni- 



34 . I CO N LO <7 / A 

e (ignificante nome » come avvertifce Adriano Turnebo appunto ibpra la«^ 
Folica lib. 25. cap. ij. ove dice •* Erodins a Cicerone Fidica% a Matonta 
JMergus fuerthw^ e nel lib. 19* cap. 22. quello cbe da Arato chiamafi Ero- 
dio , da Virgilio fi traduce Mergo « e da Cicerone Folica x né è maraviglia, 
perchè la Folica fecondo Alberto Magno è del genere de* Merghi» o Smer- 
ghi che dir vogliamo 9 ed Arillotile la nomina in compagnia del Mergo 
iib. 8. cap. 3. Oa^ìa àtba^ & Fulica: Mcrgus^ & I^ipex 'viSHtatU apud Ma- 
re ; la terza è perchè alcuni di quelli Uccelli 9 che fi comprendono fotto 
un genere medefimo » haxmo talvolta qualche medefima natura % e qualche 
ibmiglianza di colore $ o fittezza tra loro» laonde occorre che gli Autori 
pigliano uno per ,un^ altro « e ciò nella Folica fi manifefta 9 la quale per 
autorità di Alberto Magno è negra» ed acquatile» fi rallegra della tempe* 
ila 9 ed allora fcherza e nuota nel Mare 9 non fi parte da* luoghi dovc^ 
nùfce » nel Tuo nido tiene continuamente gran prowifione di alimenti, ed è 
tanto liberale 9 che ne fa parte ad eftranei Uccelli . Qpella che oggidì chia-*< 
niafi in Roma Folica Uccello acquatile» è di colore negro, che tira uis;.^ 
poco al bigio, ha il becco negro e parimente i piedi , come P Anatrella», 
con quelle pellette tra un dito e P altro » e ha la tella negra .fenza ciu£Eo » 
e fenza creila ricciuta . 

V Offiiraga fpecie di Aquila è ancor eflfa bigia di color cenericcio » figu^ 
rata dal Màttiolo fopra Diofcoride . Ariftotele lib. 8. cap. g. dice che è 
di color di cenere » che biancheggia berrettin chiaro» e che è pili grande dell*' 
Aquila » ma non però della Gnefia Aquila della (efta forte» la quale fecon-' 
do Ariftotele lib. 9. cap. 32. è maggior di ogn' altra A^ila^ e della 0{&-^ 
fraga » la qiiale da alcuni Autori Greci » e dal Mattiolo chiamail in Greca 
(J?bim )p^roh che nelP Odidea terza di Omero non lungi dal fine, Aquila il 
traduce , volendo ivi fignificare la prefiezza % C0U4 qnale fi parti Miaervot^ 
parlato eh* ebbe • 

Sic certe loaaa abiit c^fiìs ocuth Minerva ( Vhene ) aquila fimUis • 

Gli Ofiervatori di lingua Greca efpongono » cbe fi chiami anco la* R>* 
lica » e P Offifraga con quefta voce ( Thini ) 

Il Qrdinal S, Pietro Damiano» che qui in Faenza ripofa» vuole ancor 
lab nel lib. 2. epifl. r8. che la Folica da* Greci fia detta(pW«i)e le attri- 
buifce la medefima natura» clie da Plinio lib. io. cap. j. e da Ariftotele lib. 
9. cap.. 34. e h'b. 6". cap. 6. vien data alP OlIUraga » ed è che riceve eoa 
benigniti il Pollo fcacdato dall* Aquila » come fuo figlio adottivo » e come 
dio naturale clementemente nutrifce tra* fuoi propri pani . Et hoc modo quenl 
udquUa crtideliter paterna fiat hxreditatis exortem » ita fibi quafi materna Pietor* 
tìs ìmuìtH Jiis adoptavit jiliis cohóredem . Per tale pietofa natura la Folica ^ 
ovvero Ofllfraga è attiffimo fimbolo dell* Adozione , k quale, appreffo gli' 
antichi Romani era molto in ufo,, ficcome anco l* alimentare Kgli d* altri ^ 
che nemmeno erano in tutela» né in Adozione» ma erano tenuti come Figli 
propri 9 e davano a quelli il medefimo nome gentilizio della^ cafata loro 9 
come fi vede nelle ifcrizioni ilampate da Smezio 9 tra^ quali vi è quefta ii(k 
cabile ad Aureiia Kuffina * 



rt". 



TO MO T R I MO: 35 

A V R. R V F I N ìB 

ALUMN^. PIENTISS. 

ET. INCOMPARABILI 

Q V SL V I X I T ANN. XXVII. 

M. X. D. I I. 

FIDE COGNITA 

MEMOR. O B S E av I I. EIVS 

AVRELIA. SOTERIA 

P I E T A T IS. P L E N A, P, 

Qtiefta pietà non l! u£i oggidì per le cafe « appena s* alimentano i Fi- 
gli propri : ma in quelli tempi fi ftendeva tant' oltre che lafciavano eredi 
i loro Alunni « flccome apparifcé in un* altra Iffrìzione trovata già nelliu» 
Pieve 4ella Bruiàda » Villa di Faenza ^ 

MARIAI. POL 

M A R I V S. P R I M 

MARIA. MA 

X I M I N A. A L 

VMNI. ET HER. P. 

I Figli adottivi con molta più ragione degli Alunni pigliavano il no- 
me gentilizio della Cafata di coloro 9 che V adottavano * da' quali in elTa^ 
erano ricevuti t però la Figura dell' Adozione tiene la delira al collo del 
Giovane adottato» efTendo P abbracciamento fegno di accoglienza e rice- 
vimento • pione lib. \6. ci avvertifce 9 che chi era adottato » pigliavx.j 
nuova nominazione da chi adottava 9 ma rìferva qualcuno de' nomi 9 che 
prima portava 9 formato alquanto in altra maniera 9 come Calo Ottavio « 
che fh Augufto adottato da Cajo 9 Giulio Cefare fi chiamò Ca|o Giulio 
Ottaviano) e Tiberio Claudio Nerone adottato da Ottaviano fi chiamò 
Tiberio Giulio Claudiàno 9 il ouale fu anco per teftamento lafciato figlio 
adottivo ed erede da Marco Gallio Senatore 9 nia per quanto racconta Sveto- 
ato 9 fi aftenne di pigliare il Tuo nome 9 perchè Gallio hx della parte contraria 
di Augufto ; altrimenti fi farebbe nominato Tiberio Giulio Gallio Claudiàno • 
Altri Figli adottivi non folo pigliavano il nome gentilìzio di Chi gli adottava 9 
ina* anco il prenome e cognome • I due Figliuoli maggiori di Paolo Emi- 
lio uno adottato da Fabio Maffimo 9 e 1* altro da Scipione Africano buttor- 
fio il nome gentilizio 9 e cognome paterno . Il primo fi chiamò Fabio Maf* 
iimo : Il fecondo Cornelio Scipione : Marco Bruto adottato da Qiiinto Ce- 

r' ne 9 fi chiamò Qiiinto Ccpione j e Publio Scipione adottato daQ. Metel- 
9 il chiamò Q. Metello Scipione ; Ma infiniti pigliavano folo il nome^ 
gentilizio di quelli che 1' adottavano 9 e ritenevano il loro naturale ante- 
ponendo a quello 1' adottivo • Albia Terenzia Madre di Ottone Imperadore9 
della quale Svetonio cap. i • 9 era figlia di Terenzio adottata da Albio : nelle 

£ a Ifcri. 



35 ICONOLOGIA 

ifcrìzlonì dello Smezio trovai! • Cofus J/dins Tomponius^ Tadens Sipmanusn 
era di cafa Pomponìa Patemft » adottata da imo di Cafa Giulia 9 fu Prefetto di 
Roma . Un* altro Prefetto di Roma Marco Caffio Orteiìfio Paulino nato di 
Cafa Ortcnfla « adottato da uno di Ca(k Caffia « Cosi Olinto Caf&o « Domi-- 
2Ìo Palombo nelli tempi di Adriano Imperadorc nato di Cafa Domizia adot- 
tato da uno di Cafa Caflia « e Cajo Cejonio Rufio Volufiano Confole l' an- 
no del Signore j 1 4» fu di Caia Rafia adpttato da uno di Cafa Ce jonia . Al- 
tri mettevano il Cognome del Padre adottiva innanzi al Tuo Cognome 9 la- 
fciando i nomi gentilizi « Marco Ulpio Traiano adottato da Marco Coccejo 
Nerva % H chiamò Nerva Traiano . Publio Elio Adriano adottato da Marco 
Ulpio Traiano « fi chiamò Traiano Adriano . Altri lafciando il nome gentili- 
zio Paterno preponevano il gentilizio adottivo al proprio cog;nome ; Il fitd* 
detto Lucio Cejonio Commoda Vero adottato da Adriana Imperadore « eh* 
era della gente Elia t fi chiamò Lucio Elio Vero « febben nella memoria fua 
confervata nella mole Adriana vi manca il cognome Vero ^ Fu Egli il prima 
Cefare ad effer fepolto in detta mole Adriana negli Orti di Domizia fopm 
il Tevere 9 che oggidì Caftello di S. Angiolo fi appella • Pigliavano anco^ 
ra quanti nomi avevano quelli 9 che gli adottavano 9 tanto nomi Paterni 9 quan- 
to adottivi « Marco Aurelio Imperadore Filofofo era di Cafa Annia fua pa- 
tema 1 e fi chiamò dalla natività 'Marco Annio Vero 9 adottato dal fiifava 
materno fi nominò Lucia Catilio Annio Severo ; adottato poi da Marco An-> 
tonio Pio 9 ch^ era della gente Aurelia da canto Paterna 9 e della gente 
Elia per Adozione fatta da Adriana Imperadore » Marco Elio 9 Aurelio Anr 
tonio fi appellò * Ond* è che Vera Imperadore Figlio del fuddetto Cejonia 
adottato da Antonino Pio 9 per ordine di Adriarbo 9 fi trova nominato co» 
varj nomi eh* ebbe M. Antonio Tuo Padre adottivo 9 e con altri che ebbe 
M» Aurelio Filofofo fuo Fratello adottivo ; ciò fi raccoglie da Giulio Ca- 
pitolino che lo chiama Elio Vero 9 perchè fuo Padre naturale eflfendo Ce&ret 
fi chiajuò Elio 9 e Elio fi chiamò Antonino Pio fuo Padre adottiva : ibg- 
giunge poi y che M. Aurelia FUoiofo Imperadore 9 quafi Padre 9 daflfe a Vero 
nome di Vero Imperadore 9 e di Antonino • De' nomi 9 che da Spartianoal 
Padre di Elio Cefare 9 a Vera Imperadore folamente fi devono i due ulti- 
mi 9 non ad Elio Cefare 9 né a fuo Padre . Le parole di Spartiano fono que- 
fle ragionando di Elio Cefare . Utdc Valer Cejonius Contmodus fiék 9 ^iem olii 
Veritm 9 aìiì Lacium ^AHrettum 9 midti .Anniunt prodiderum • Lucio Cejonia Cpmr 
modo Vero fi chiamò V Avo > e il Padre di Vera In^peradore 9 e Vero iftet 
io dalla natività 9 ma niuno de' fuoi maggiori fu chiamata Aurelia 9 né Ao- 
nio 9 quali due nomi convengono a lui folo • Aurelio perchè fa adottato da 
Marco Antonina Pia di Cafa Aurelia » Annio perchè M« Aurelio Filofofqi 
Imperadore di Cafa Annia tenne Vero Imperadore come F^lio adottiva • 
Spartiano poi fleffo lo chiama Lucia Cejonio Commodo Vero Figlio di An^ 
tonino 9 perchè Antonino Imperadore Io fece fuo Figlio adottivo • 



ADO1. 



rO A40 P R IMO. 37 

ADOZIONE DA MEDjVGLIE. 
Di GiovoMBÌ Zarttkù Cafiellini* 

DUe t^ìgure togate * che fì congìungono le mani deftre » per la Concor- 
dia dì due Fatniglìe dìverfe congiunte in una * patTando if Figtio adot- 
tivo nella Famiglia di Chi adotta. E* Medaglia di argento di Adriano Impe- 
radore * adottato da Traiano* con tale ìfcrìzione . IMP. C^. TRAIAN, 
HADRIAN. OPT. P. F. AVG. GERM. DAC PART. HIC. DIVI. 
TRAIAN. AVO. P. M. IR. P. COS. P. P. ADOPTIO . 

La medefìma ifcrizìone vedefì in altra Medagliai con una Figura in pie- 
di cotte mani alzate % e colta parola: PIETAS , perche il ^re un Fi- 
gliuolo adottivo iatto dìPietà« riconofce dunque in quella Medaglia Adria- 
no Imperadore il benefìzio della fua Adozione dalla Pietà dì Trajano < che 
Io adottò ; le fuddette mani congiunte fono Embolo della Concordia ; e la 
Concordia » eccome anco la Pietà, é embolo dell'Adozione ; ciò il fcorge nel- 
la Medaglia di Paolo Emilio Lepido adottato dal Padre di Marco Lepido 
Triuniviro i nel cui riverfo vi è una Tefta della Concordia velata i cosi efpo- 
Ila da- Fulvio Orfini . Pro ^dapthnis fymbola Concordtam i '&• Tietatem in ami- 
tjm denariis pt^as effe f£pe animadvertimus . Tatdlas ataem tapidm adoptatus i 
Taire M, Lapidi Triumviri fiiitt & ex >AemUio "Podio . Ttums ^mitins i*- 
pidHS dilhu ejf. 



ICONOLOGIA 
ADULAZIONE, 

0* Ce/are ^a^ 



UNa Donna v<(Kta d* abito irtificìofo e vago che fiioni la Tibia , ov- 
vero il Flauto» ccMi un Cervo , che le Aia dormendo vicino ai piedi. 
Cosi la dipinge Oro Apollìne ■* e Pierio Valeriane nel 7. lib. de* fuoi Gc- 
roglifìci; e fcrivono alcuni 1 che il Cervo di Tua natura allettato da) Tuono 
del Flauto 1 quali ù dimentica di ieflelTo « e li lafcia pigliare . In conforma- 
zione di ciò è la prefente Immagine* nella quale £i dichiara la dolcezza.* 
delle parole con la melodia del Tuono * e la natura di Chi volentieri fi fen- 
te adulare con 1* infelice naturale inllinto del Cervo , Ìl quale moftra anco- 
ra» che è di animo debole Chi volontieri porge gli orecchi agli Adulatori. 

,Aidasàoae . 

DOnna allegra con fronte raccolta . Sarà vedita di cangiante . Colla 
delba mano terr^ un Mantice d* accendere ìl fuoco; e con la llnìilra 
una Corda ; ed alli piedi vi fari un Camaleonte . 

Adulazione fecondo Cicerone nel 2. lìb. delle Opinioni Tufculane * è 
un peccato tatto da un ragionamento di una lode data ad alcuno con animo 
ed intenzione _di compiacere : ovvero i hìùi perTualiooe e bugiardo con- 

' fentt- 



im ì 



la J Adulazione propriamente fi chiama quando fi fa per cagion di guadagno ^ 
e allora fi definifce elTer un eccefto di difettare altri con paròle di lode ^ a 
cagìoiT di guadiatgtio , perchè quando fi fa per piacere , fi dice piagenteria • 

( ^ 3 £Ìjano nel iib. z. de /immaL cap. 14, dice che prende diverfi colori feconr- 
do Je occafioni y che gli fi prefentana : /Vam nlgi'O colore , fi Ènm offendi , tnip- 
$a$ fc iffc 1 iy aliud colorii gcnm tfihmt 9 «/$ fi cUo^ ia viridUatm invertii ^ qua fi mu^ 

$atkn9 



rOMOPRlMO. 59 1 

fentimento, che ufo il fintx> amico nella converfazione di alcuno • per farlo 
ctiederedifc fteffo e delle cofe proprie quello che non - è , e fiifli per pia- 
cane 9 o per avarizia • [4] 

Veftefi di cangiante» perchè 1* Adulatore è feciliffimo ad ogni occa- 
fione a cangiar volto' e parole» e dir sì e nò » fecondo il gufto di cia-^ 
(ouui perfbna 9 come dimollra Terenzio nell* Eunuco • 

^apiid diCétfU Lvido » id rurfam fi negant % laido- ìd, quoque t 

'i^egat qnis » nego : ait » ajo ^ 

II Camaleonte [ é J fi pone per il^ troppo* fecondare gli appetiti e V 

opinione altrui j perciocché quello Animale » fecondo che dice Ariftotik ♦* 

fi trafmuta fecondo le mutazioni de* tempi » come 1* Adulatore G (lima per- | 

fetto nella fua profefltone » quando meglio conforma fé fteflb ad applauder H 

per fuo intereffe agli altrui coftumi » ancorché biafimeyoli . Dicefi ancora» 

che per effere il Cafmafeonte timidiflimo, avendo in fefteflb pochiflìmo fan- 

gue » e quello intorno al cuore » ad ogni debole incontro^ teme » e fi tra-^ w 

fmuta ; donde fi può vedere » che 1* Adulazione è indizio di poco Spirito ^ e L 

di animo baffo in Chi l* eferciu» e in Chi volentieri 1* afcolta , dicendo A- \ 

hùotih nel 4. dell* Etica » che > Omnes Midatores pìt fervilm » e^ abjeSH 

bomines • ^ 

Il Mantice » che è attifiimo inllrumento ad accendere il fuoco e ad 
ammorzare i lumd accefi folo col vento , ci fa conofcere che gli Adula- 
tori col vento delle parole vane » ovvero accendono il fuoco delle piagni 
in Chi volentieri gli afcolta ♦ ovvero ammorzano il lume della veriti» che 
alcmi manreneva per la cognizione di fé fteflb . 

La Corda che tiene colla finiftra mano dimoftra » come tefiifica S» 
Agoftino fopra il Salnw 9, che V Adulazione lega, gir Uomini nei peccati» 
dicendo : ^didantium lìngua Itgant homines in peccatis : ddeSiam enim ea facete 
m éjmius non fi^hm non metuitwr reprehenfor » fed etìam i^id^^tr 4^per^or • E nel? 
hlsCCo Salmo fi legge t in laipseo ifia » quem abfcondenmt > comprehenfiis cfl pes. 

eonem . 

U avere la fronte raccolta fecondo Arìilotile de" Thyfwgnamia cap^p. H^ 

gììì&cx Adulazione .. 

m4dfdazi0ne ,. 

OOnna con due facce » 1' una di Giovane belfa » e I' altra di Vecchia.^ 
macilente .Dàlie mani le efcano molte Api » che volino in diverle 
parti i e accanici vi fia un Cane • 

La 



H, 



40 ICONOLOGIA 

La faccia bella è indizio della prima apparenza delle parole adulatrici 9 

e Y altra faccia brutta moflra i difetti difTimuIati 9 e mandati dietro alle fpalle. 

Le Api^rnJ^ccondo Eucherio» fono proprio iimittacro delP Adul3n>« 

re 9 pefcbè nella bocca portano il mele ^ e nell' occulto tengono il ptmgeotc 

aculeo 9 col quale ktìfoùtiO molte yolte JP Uomo « che non le ne avvede « 

Il Cane con lufinghe accarezza Chi gli da il pane 9 ftnza alcuna dlllio- 
2Ìone di meriti 9 e alcune volte ancora morde Chi non lo merita $ e quello 
ftèflb9''che gli dava il pane 9 s' avviene che tralafci : però fi afTomiglia al^ 
fai all' Adulatore 9 e a quefto propoflto lo pigliò Marc* Antonio Cataldi Ro« 
mano in quel Sonetto * 

Vomito d wro 9 e itllt co fé umane 
Cotmtar 9 cecità idi* haelletto 9 
yeknofa bevanda 9 e cibo infetto 
Di gnai% e <P dme ftArie 9 e nienti fané . 
Di lodi 9 il tufif^he 9 e glorie vane 
Fafio albergo 9 alto nido 9 ampio ricetto 
D* opre di finzion 9 di vario afpefto 
Sfinge 9 Camaleonte 9 e Circe immane . 
Can che li^inga le morde 9 actao firale 
Che non piagai e fhe induce a flrane morti 
Lingna 9 chi dolce appar mentre è più fella . 
In fomma è piacer rio 9 giolja mortale ^ 
Dolce tofco 9 afpro mal 9 morbo di corti 9 
Sjiel che Uddar P errante volgo appella . [ i ] 



s 



FATTO STORICO SAGRO. 

Ollevato Aman dal Re Aflirero al più alto grado del Regno 9 quei Po- 
■^ poli adulatori facevano a gara il fare a Lui le più vili rìmoftranze di 
umiltà e foggezìone . Vero è che era queftp efpreflb comando dello flef- 
fo Re ; ma Aman clie più amava V Adulazione che qualunque altra cofa 9 tut- 
to ciò* al fuo merito credeva doverfi 9 e perciò avvifato che Mardocheo 
a Lui non s* inchinava 9 volle ferne . accurata oflervazione 9 e trovando ciò 

eflcr 



tationc veftiumfaàa. Alcun! dicono i che Eflb non prenda mai il color bianco; 

ma qui Eliano li fmentifce dicendo ; Et atiut rurfus vijrts album cohrem , tam- 

quam aìiam pcrfonam HiftHo , fic indtdt. 
Tal Viene lo ftcffo féntimento efpreflb nel Proverbio : mite litus gìadsus , che fi 
** «T 1^ j ^^r^ A^..i«^:/^n» ^A ^ ufAto da S.Girolamo m una rirnofta. 



* 1 II P .F. ATmcenzio Ricci M.O. ne' fuoi Geroglifici moraa figura 1 ivaulazione^ 
Donna vcftUa con doppio vcftimento; il Aìfopra bianco, e il dljottoiicgro . Che tenga 
nella Jtjlra mano una quantità Ai /ifi * e^ncl* altra uno Uirfkmc . A fncdi da una parte 

-le 



V 

« 



rOMOPRIMO. 41 

£(fer vttù ftiòntò in furia si grande i che giurò di Lui V Èftérminio % e delta 
fua Nazione • Era di Giuda Mardoccheo $ per il che Araan ponendo al fuo 
Re in difgrazia i Giudei tutti 9 che nel fuo Regno vagavano 9 ottenne chie 
in certo deterniinato tempo di Loro fi faceflfe barbara ftrage • Eller mo3k 
a pietì de' Tuoi % a pericolo della Tua vita » fi prefentò al Re ; trovò in Lui 
grazia 9 lo pregò che con Aman da Lei ad un fuo convito. venifTe • 
Ciò fatto : di nuovo AfTuero diffe ad Efter 9 che chiedeflfe ciò che bramava^* 
La Regina pregò nuovamente che al futuro giorno E sii al Tuo convito tor* 
Aaflfe • Tripudiando % per tanto onore 9 Anian accrebbe la fuu fupérbia , Neil* 
ufcire ' incontrandofi in Mardoccheo 9 vedde che non fxAo non fi chinò alla 
fua prefenza 9 ma né tampoco fi moflfe . Premè d' Ira 9 e alla propria Car 
fa giunto 9 comunicò alla Moglie ed a Tuoi amici 9 ed i Tuoi onori 9 ed il di-< 
fprezzo di Mardoccheo • Adulandolo tutti e mal configliandolo 9 1' induOTe- 
ro a far alzar il Patibolo 9 dove voleva che Mardoccheo foCTe fofpefo • Si 
portò perciò dal Re 9 il quale trovò che avendo a caio letto un rilevante fèr» 
vigio a Lui da Mardoccheo preftato 9 gli domandò fubito guol^ onore fi 
doveflfe a Colui che avefle voluto il Re onorare • Supponendo Aman che 
di fé folo Egli intendere 9 allegro e, contento rifpofe : doverfi veftire de- 
gli Abiti regi » coronare del Diadema . reale 9 ed in Cavallo regalmente bar- 
dato doveiTe efifer Condotto per tutta la Città dal primo de' Tiranni e Prin- 
cipi del Régno 9 efclamando : Così fi onora Colui 9 che mole €Osl H I{e on^ 

E rare • 




Le Api bagnate nell' Olio muojono , afperfe coir aceto fi fanno più vigorofe; 
Cosi gli Uomini dalle adulatrici parole ricevono fommo danno , e da finceri 
faggi avvertimenti , benché talvolta fembrino afpri , utile ed onore . Lo $cor-i 
pione i perchè colla bocca alletta y e colla coda morde • ( la ragione per cui 
afferifca il P. Vincenzio che lo Scorpione colla bocca alletti ^ non laprei dirla •} 
fé tòrfe non ha iotefo > che ficcome attrae e prende quello di che .fi pafce » cosi 
gli Adulatori colla bocca , cioè con le Lodi ecceffive allettano ed a fé tgiggono^ 
quelli che adulto . Le fta a piedi l' Elefante, per la tavola che fi racconta^ ^' che fé 
in un Deferto tòfTero due Giovanette che dolcemente cantaflero , Eflb fé ne va da. 
quelle , lafciando ogni fierezza , e Loro lambifce le Poppe , e dilettandofi del lor 
cantare viene oppreflb da grave fonno , ed allora Efle ne fanno miferabil pr^da ^ 
La Lamia è moftro marino ; fi dice abbia V effigie umana > ma termina in De^ 
Aia avendo i piedi da Cavallo , appropriata agli Adulatori perchè in fembian* 
za apparifcono amici e dabbene y in Ibfianza fono nemici e maligni • 
Ha lo fteflb P. Ricci altra Figura dell' Adulazione : Donna , eòe tenga ti diro alfe 
hbbra é In wano avrà una Rete y e dtte Saette • Le ftia a ficài una Cafra y ed tpta 
attantità di Vermi. Col dito alle labbra, per avvifar l'Uomo a guardarfi dall' Ac^ 
lazione . La Rete indica V inganno de}le parole adulatorie • Le S^aette fott^ó^ 
Geroglifico della Peflìlenza notata nell* Adulatore pefte del Mon^o • La Ca- 

{>ra , perchè dicefi di Lei , che lambendo rompe e recide , e ftcondo Plinio , 
ambendo V Oliva , la fa divenir fecca , cosi gì' Adulatori ^lla lingua allct* 
tando altrui y offendono ed uccidono , J Vermi che col loro rodere t^nno dan-« 
no alle vigne fignificano il pregiudizio che reca V Adulazione , 



4% r c a M O L O G f A 

fOfQ ^ ARon 3 Re Al&iera i Prunài (faiuque il Cavallo t e & tuttofo* cho 
iKceiti tèasssL dimora, a Mardecchco^» che fta ièdnco avariti la porta dd Pà** 
bazo « CoQveiKie ttbhìdirQ al fiiperìia Aman^ Mcfto e al maggior fegno 
addolorata toraò in fjia Caia % daddove fu ch&mator al Coavito di £iler ^ 
che fcQprenda ad Aflbero la di Lui perfidia » ottenne che i Giudei foCTero 
liberati 9 ed Aman per regio comaodo fa appefi> in quella ftei& Trave » 
iChe a Mordoccfaiea aveva preparata . E/br café i^ e 4^ 

FATTO ai OR ICQ PRaFANO^ 

M' Arcantonio Triumviro eflendofi portato neDa Citti di Atene $ fu da^ 
\ quei Cittadini con fommo onore incontrato 9 e con infinite Adulazio- 
ni ricevuto ; lo chiamarono Dia Libera $ e ^li differo che come a tale 
volevano dargli in Conforte la Dea Minerva . volfe punita Antonio si sfac- 
ciata adula25iòne> e perciò fubito Loro rifpofe che accettava 1* offerta % e 
che avrebbe fpofata Minerva ; ma che iatanta penfàflero a dargli la Dote 
di mille talenti ; ed ogni talento importava lette cento feudi- de* nollri^ Dh- 
m taf portato dall' •4fiolf- fi^U' Offk. Stor. lìKz. caf. 8^ 

FATTO FAVOLOSO. 

E Co Figliuola dell^ Aria e della Terrai Ninfa che abiteva le ripe del 
Fiume Cefifo » era così eloquente nel parlare 9 che fi rendeva gratiG- 
Uma a Chiunque 1* alcoleava . Giove che amoreggiava alcune- Ninfe 9 e defi* 
derava che Giunone fua Moglie nell* atto non lo fcopriflfc ». pregò Eco % che in 
calo fopmggiunta foflc hi detta Dea ^ colla fua dolce fitvclla h. intertcneflfe •. 
Affunfe V impegno la Ninfa $. che nell^ aduliate era piucchè eiperta « So* 
prawenne in una di tali occafioni Giunone i che appunto di Giove faceva ri- 
cerca • Eco le venne incontro» cominciò ad encomiare i fiioi meriti ^ e 
da un diicorix) all' altra paffando * tal piacere alla gielofa Moglie recava », 
che^ dimenticandofi di ciò per cui fin 11 fi era mofia % diede tempo^ a Giove 
di campiere le fue brame « e non veduta aUontanarfi . Non potè fare pe- 
rò che Giunone non ie ne avvedeffe » ed eifendofi colla Nin^i fieramen- 
te i<ieRnata»in pena del fuafalfa lufinghìcro parlare »nan foto la privo della 
graziola facondia nel dire % ma togliendole ancora la favella ». la comlannò a 
non ripetere che le ultime parole di Qyelli » i quali interrogata P a vrel> 
bono • Perilchè dtiperata Eco determinò di non volere abkare » ie non 
^he nelle più cupe Grotte e concavi luoghi » O^ìd^ Metamorf. lib. ^^ 

ADULTERIO. 
Di Cejare ^pa . 

UN Giovane pompoGimcnte vcdito » che ftia a fèdere » e fia graffo . Col- 
la delira mano tenga una Murena ed un Serpe » rivolti ambiduì m 
bei giri in atto di eflCerfi congiunti infìeme » e colla linillra uu Anello 9 
o fecte di ora die dir vogliamo » qual fi fuol dare alle Spofe^ % ^ che iia^ 

vifìbilc 



L 



rOMt) PRIMÙ. 45 

vlfibile « ma che fia rotta ed aperta da quella parte oye fi coagningono 
ambe le mam ^ Cicerone nel i. ie^ <3^* dice $ che nel pcincipìojiK 
ciafcuti ragioiiatneiico di quaifivoglia cela « deve incùmìaciarli &kUz dStb* 
tiizione dì eflTa ^ acciò ù Sappia di qoeHo che & tratta 4. JL^ Adiilecrio 'è 
adunqae itn' illecito concabjto <di un Matkò » t^v^cto dì uni Mafitaiia ; Sa 
r(MiAi4[jb 9 Seconda fscimdx quaft: Ì54. att. S. proibito già nel Levitici 
ai €Mp. SBO. aggiantoTÌ :pena di mente 9 Cóme :ancara nel Deuteronomio ìal 
ri^. ^2. ^ ed è uguaimeate bìafimevole e punito % ie dal Marito viciL^ 
commedb quanto dàlia Moglie ^ ancorché ^li Uomini fi attribuifcatio in^ 
giuftameMe maggior ^oenza delle Femmine ; e S. Ambrogio regiitfato al 
cop. H^f/M fibi ^2. q. 4. 2^ee 4^ Iket^ ipmd Mìàien non Ivcet* Onde -av^ 
vertiice Ariilotele nel lib« dell^ Economìa ^ che il Marito non £zccia torto 
aUa Moglie 5 acciò fiffa non abbia a rkompenGirlo d' altrettanta ingiuria • 

Giovane e pompoTa fi dipinge ^ eCTendo che il Giovane & dimofira 
vago nelP apparenza 9 e difpofto più d^ ógni altra età all' atto venereo ed 
a commettere adulter) • 

Si rappreienta che ftia a federe 9 perciocché la cau^t 4oiìde najce.» 
quello ecceflb > il più delle volte è 1' Ozio (d) 9 produttore di pcnfieri il- 
leciti ; quindi Tobia al cap. 2. giacendo nel lettor che denota pQzÌoiità9 
dal caldo Aereo delle Rondini fu acciecato 9 cioè da' caldi affetti de' pen- 
fieri illeciti ^ eDavid per V intemperanza incorfe nelP Adulteri® % &» ffsg^tap.^ 

Graffo Io figuriamo » elTendo che V Ozio ha per Sorella la Gola 9 I^lum 
quale anch' ella concorre a fWr il medefimo effetto dell' Ozio 4 (&) onde^ 
ÉKch» a 1 6. SwoTts Gtda ^ Cth/Utis quafi duo Ugna incendimt ìgmm Lhxs^ 
ria . La qual fentenjta comprende 1' Adulterio ^ come comprdfo fotto H 
genere della LufTuria 9 ed il Petrarca nel Trionfo delia Caitità « fopra dt 
ciò cosi dice • 

Za gola 9 il foanO'% e f aziofe piume 
Hanno dal Mondo ogni lArtà sbandita^ 

Di maniera che volendo noi fuggire qui^tto errore così grande 9 eoa* 
viene -dì ftare con ogni prontezza occupato nelle azioni nobili e viftndfet 
e Scacciare con ogni diligenza i penlieri che ci Vengono avanti 9 ì quali 
fono molto dannofi 9 non £>lo al corpo 9 ma quel che più importa all' ani- 
ma 9 e però fi deve feguitar il belliflimo documento di S. Agoftino lib^ 
de Verb. Ùom. Serm. 22. che dice : Né oltra il tuo bìfogno faziare il 
ventre 9 perché il fovrabbondante é caufa materiale di quello vizio 96^ 
ognuno 9 che fenza la materia nosi fi produce cofa neiTuna. 

f ft Tiene 



(a) Onde Ovidio lib. r. De remedio Amoris ^ diiTe : 

^iécriiur /g^ftiis quan fii faBus aduber ? 
In prbmpiu caufa eft, defidìcfitt erat * 
(Jf) S. Tdmmafo nella z. 2. queR. t^t. dicft ^ che le figlie della Gola fono 
cinque : cioè T inetta allegrezza , la buffiEmeria , V immondizia > il pariar ^3 
Stolto j e il rintuaszamento della mente. Ora (otto il genere dell' 'mmondjyJa 
fi comprende ancora V Adulterio • 



44 ICONOLOGIA 

Tiene colla deftra mano la Murena congiunta col {Serpe % perché da^ 
quello congiungimento pare che Bafilio ne interpreti V Adulterio ; (4) 
eflendocchò avvertifce gli Adulteri $ che guardino a qual Fiera fi rendo* 
no fimili » pofciacphè gli pare che quello congiungimento della Vipera % e 
della Murena fia un certo Adulterio della natura 9 e quefto è quello che 
gli Egizi per quello Simulacro ci vogliono dare ad intendere • i-^ fedc-> 
d' oro rotta ed aperta 9 come dicemmo « altro non fignifica 9 che rom* 
pere e violare le Sante Leggi 9 il Matrimonio 9 ed in ibmma la fedeltài 
che deve effere fra Marito e Moglie ; e perciò è biafimevole quella 
mancamento 9 perchè è contro alla fede maritale 9 che fi denota per. l' anel- 
lo 9 che per quello fi pone in quel dito 9 che ha una vena 9 che arriva^ 
infino al cuore . {V) Lap. allcgaz. 57. mm. 4. dove allega il e. ftmmm^ 
30. 5. 5. dimollrandoci che la più cara parte del cotpo9 che è il cuore • 
s* impegna per 1^ offervanza della fede promefla ; però tutti gli altri errori 
fi ppflbno ricorreggere 9 ma quello non mai 9 come ai&rma Qjiinto Curzio 
nobililfimo Scrittore 9 nel lib. 6. de gejlis ^cxandi Mc^ Sci ndlis mcrh 
ris pcrf^ia mhigari potefi . 

FATTO STORICO SAGRO* 

UN certo Levita 9 di cui le Sagre Pagine non rapportano il nome 9 eb- 
' be per Moglie una di Betlem nel Regno di Giuda • Tornando un.^ 
f iorno con ElTa 9 riconducendola dalla Cafa del di Lei Padre alla prapria 
Abitazione 9 fi fermò in Gabaa 9 Città della Tribù di Beniamino } do^C-f 
da quell' 'impudica Gente fii in una notte si libidinofamente malmenata l'in- 
felice fua^ Donna 9 che nel fortire la mattina di Cafa 9 appiè delP ufcio 
trovolla mìferamente morta . Prcfala [ può ognuno facilmente immaginarli 
con qual cuore 39 e pollala fopra laBellia» che ferviva a portar le cari- 
che 



mmm 



( Il ) Le parole di Bafilio Magno nclV l^amertme Ora%. ?• parlando del Con- 
fiiungimcoto della Murena e della Vipera , fono le fcguenu . Uoi ^ ìàri^ Co^ 
muges vefiras dilirite ^ et fi Jocis ìonpnqids femori , in C&njugU fccietatem conveniftis namra 
vincuìum legHui", ac ienediOione c^fthBum Vnio , ac "^tigum diftanfium e fio . Vipera ge^ 
nus Serpenttm omfUum exìHofilfimtm murenave marìiuc ntiptias expctìt , & fiMo fuo JT- 
^mficat pnefentiam , eamqtse gurgite va fio in^at ad Nuptiaìet Ompìtxm ; Hla autem oh- 
umpetat \ & coif tum venenato . ^%d hat mea ratio wlt ? ^wdfortendìt ? S^e afp^r 
e fi cujufinam Chnjnx , five ferts mori^us , perferat illum Vxor nctefie e fi , nec idlampr^r^ 
fusob Cafsfamfocietatem * wncuìumque dijfolvere patiatf4r * Ferit ne iferherat , efimte per^ 
cultori .^ V$rtamentum • Temulentui ìattibi e fi natura conjnntlus . Durtifne ì mor<h 
fm y (y implacidus ? /^t mmhruM jam tmm efi , ér memhrmm prfifiamiffimttm . Atidìat > 
ir ipfe Vir accomodatam , feqf^e decentem admonitionem . Vipera Virus ob nuptìarum .*»^ 
nerationem evomit : TU dnrUiem animi , Tu ferocUatem^ Tu crudeUtatem oi unkfns rever 



revertn* 



rT^Dlfflo Bppreffo M«€r<Alo nei Saturnali dice , che dal Cuore fi eftende un 
nervo verfo quefto dito , e non una rena : ma Egli ancor che Medico di Protef. 
««ne , « Ciri i Libri de' Medici fu quefto própofito , «'inganna ali ingroffo , 
parcbft i «erri non hanno origine dal Cuore , m» àal Cerebro . 



I 



rOMOPRIMO. 45 

che 9 nella fua Caia la riportò . Ivi giunto 9 divìfo in dodici patti il Ca- 
davere 9 ne mandò ad ogni Tribù d' Ifraelie . MofTe tanto il cuore di tutti 
1* orrendo {pettacolo 9 che d' unanime confenfo ftabilirono la vendetta della 
-{celle raggine • Spediti perciò Nunzj alla Tribù di Beniamino 9 richiedi fu- 
rono i perfidi Adulteri di Gabaa . Fu ributtata la domanda • Si venne ad 
un fierìffimo Fatto d' armi . Iddio fu contro gli Autori e Difenforii dell* . 

empio Adulterio 9 e venticinque mila Uomini e più della Tribù di Benia- | 

mino reftarono miferamente trucidati 9 e la Città di Gabaa colle altre^ 
tutte della Tribù 9 ar(e e dillrutte. Lìb. d^ Giudi cap. 19. 20» 

FATTO STORICO PROFANO^ 

i 

MAria di Aragona Moglie di Ottone terzo Imperadore 9 amando un^ ' 

Giovinetto Io teneva in Corte veftito da Donna 9 e cosi alla Gente 
non dando ombra 9 di quello impudicamente fi godeva • Scoprigli finalmen» * 

te 1* inganno 9 e il m^le avventurato Giovane fu fetto vivo bruciare. La 
benignità dell' Imperadore perdonò il fallo all' adultera Moglie 9 che inve* ( 

ce di correggere 9 tornò di nuovo a perdutamente invaghii^ del Conte .di 
Modena 9 che al valore del braccio accoppiava le più belle virtù dell' ani"»- ' ^ 

mo . Lo allettò 9 lo pregò 9 lo foUecitò perchè feco adulteraflfe 9 ma tutto f 

invano • Per il che la perfida Ponna cangiata P amore in odio 9 non ebbe ' 

ro0bre di accufarlo ad Ottone 9 come fé Egli di cofa tanta rea richieila^ ^ 

J* aveffe . Fieramente offefo 1' Imperadore con precipitofo conllglio a Lui 
fece troncare la tefta . Paflato qualche giorno 9 r afflitta ContelTa Vedova I 

prefentatafi al Tribunale di Cefare 9 coir efperjenza del ferro infuocato 9 '} 

quale maneggiò fenza che nocumento alcuno le apportaflfe 9 provò P inno* 
cenza dello fventurato fuo Conforte . Veduto ciò avendo Cefare 9 e me- 
glio fatta difcutere la caufa 9 rinvenne tutto il falib nella sfrenata Impera» 
drice 9 e perciò come rea di Adulterio la fece perire tra le fiamme aljiL 
pre£en2a del Popolo . * ^ 

Giacomo Strada 9 Onorio 9 e Crìfpmano ^Aam dt(tì:ì d4f v4jlolfi ncW ,4^ 
gì$mt(t alla fm Offic. Storie^ 

PATTOFAVOiOSO. 

Giocondo Latini di Nazione Romano Gtqvane il più bello della fu^ Etli^ 
amava si teneramente la Moglie 9 e gli pareva di effere tanto da Lei 
corrifpodo 9 che non fapeva più che defiderarii . Dai replicati prieghi e^ 
ibllecitamenti di Fautto fuo Fratello fi trovò obbligato partire dalla Patria* 
e portarli in Pavia alla Corte di Adolfo Re dei Longobardi 9 il quale 
effendo di bellifCmo afpetto 9 ed avendo fentito che Giocondo noiu^ 
era di Lui men bello 9 ardentemente lo deiiderava • Può chiunque tenero 
Conforte immaginari! il dolorofo congedo dalla fua amatiiCn^a Compagnia • 
•La- Moglie di Giocondo fofpirava » piangeva 9 fembravaj voleffe fpirare a]t» 
lora allora ai piedi deli* agitato Marito • Acciò di Lei ogni sgomento fi 

fow^ • 



II 



45 . ICONOLOGÌA 

rovvcnidfef dal Collo fi tobè im fulo monile i ed « Lui lo confegnò. Giun- 
fe inaimettt^e ? ora della partejiza > convenne divìd^fi • Non u era bene 
per due miglia dilungato Giocondo dalla Cictii t che fi accorfe eflèrfi di- 
menticato idei monile « Indietro ritorna 9 entra in Ca(à e nella fianca % 
do\re la .Moglie dormiva ripofatiffimamente ^* Per non deftarla ^ con accu- 
rata .diligenza alza la Cortina ^ che il JLetto riparava 9 e vedde £ oh veduta 
per :Lul .fatale ! 1 1' iniqua Donna nelle .braccia <ii un €\xo Servente « Sen« 
t) (cenderfi nel ieno un Torrente di aSTanni « Voleva uccidere nel fatto gli 
Adulteri ; ma reflafidogli ^ancora dell' amore per V Ingrata % fenza hr mot- 
to dalla Camera 9 dalla Cafa » dalla Città s'involò 9 'riprendendo il fuo Cam- 
mino verib Pavia • Ma con tal :Cuore^9. ttia iCoA dal dolore, trafitto -» chc^ 
fieramente infermatofi perde affatto la bellezza che nel fuo volto fioriva % 
Terminò P infermità^ .ma fi accrebbe .&Alpre|^Jl lafiia aqguftla « Arrivato 
finalmente ^1 Fratello alla Coite reale % .moveva di iè .a pietas n^ qualunque 
immaginabile coia ferViva spunto a «'oonfolarlo • ^n giorno, cbe a cafo da un$i 
lelTui^^ .<^e era al muro del iiio Quarto laddove fi vedeva la llanza della 
Regina ^ mirò ,che nno Xchifofb orrido Nano eoa Xei impudicamente fi di<- 
^ertiva^ e quello oUervó |)cr fpiù4' un jgiomo . Al che ieriamente rifiet* 
tendo 9 e j>enfando «che una tanta Regina Moglie :del più -bello e avvenente 
Re del ;Nk)ndo non .:^veva rrìbrezizo di ibttometterfi a uaMoilro > trovò den- 
tro di fé degna ^di qualche fcufà la iua Conforte ; e con tal penfiero data 
^ce ai cuore 9 refa la ferenità al volto % racquiftò in foco tempo la pri* 
iUna fua bellezza .« ,^riofio .Oriimd. ^m, taaio 2%. 

;AFFABILITA* , PIACEVOLEZZA . AMABILITÀ» . 

Giovane veftita d^ un velo .bianco e Cattile 9 e con feccia allegra • Nel- 
la deftra mano sterra unaRofit» ed in capo una GlnrlaaKia di fiori, 

Allàbilità è abito fatto :nella difcrezione del conversar «dolcemente 5 eoa 
defiderìo ,di giovare e .dilettare iOgatmo jfecondo il ^gndo « 

Giovane fi .dipinge .1 perciocché «(Tendo Ja Gioventù ancor nuova ne* 
,diletti .e pìaiceri .mondarti 5 grata e jpiacevole ognor fi dimoftra * Jl velo 
che la ricopre 9 fignifica ^he -gli .wmini .aflEiblli fono poco meno chc^ 
nudi nelle parole e nelle <>perè .loro ; ^ perciò amabili e piacevoli fi do- 
mandano Qiielli 4 che .^ iuogo e tempo « iècondo la propria condkienet e^P 
akrui 9 quanto e 4}uando fi «conviene 9 fanno graziofamente ragionare \ 
leliza (Offendere .alcuno 9 jgenrilmente e con garbo fcojiu'eflldo fé Ac& . Si 
,£moiVra ^ani^ora » cto .1^ animo fi .deve ibJtanto ricoprire $ quanto non né 
Petìi pale^ 4a vergogna 5 e che di grandifiimo ajuto «alla piacevolezza è 
J* effere di animo libero e fincero • 

La Rofa ^denota queUa grazia 9 per la quale ognuno volentieri fi ap*- 
preàa atl' Uomo piacevole ♦ e della ina converfazione riceve gufto 1 fiie*- 
gendo la ruvidezza de' coilumi 9 che è congiunta colla feverìtà ; alla 
quale fignificazione fi riferifce ancora la Ghirlanda di fiorì. 

FATTO 



TOMO PRIMO. 47 

F A T T a S T O R I C O^ S A G R O. 

TUttocchò mortali perfeCHziibQi I>a;nd fofl^ita a^vdfó da Saul 9 menttdt-^ 
menaneffuoì trionfi: e^ nelle fue feliciti non iifcordòdeUa Fad^iglia 
dei fuo Perfècutore » ed avendo fatta- ricerca fé di Quella, alcuno vi fofle 
rellato 9 gli' fu. detto- ch« ancora viveva uni' cena- Servo per' nome Siba . 
A fé Io* fece chiamare» e fentendo* da Efia che vi era ancora vivente Mi- 
fibofeth Figlio» di Gionata % che era ftórpia^ d' ambo i' piedi » volle che 
alla fua prefénza venifle ;: lo accolfe* teneramente »« e gli relHtul tutto ciò 
che era flato di Saul) e comandò a Siba che perfettamente lo ferviOfe ia 
tutta quello, che. bifognato» gli fbfle • z. de' l^e : cap. 9»- 

FATI a STORICO^ PROFANO^ 

FU acculata 2 Filippo Padre di Aleflandro^ Magno* un^ ceito^ Nicànore ». 
perchè di Lui molta male parlava » ed era caldamente efortato a.^ 
volerlo- perciò punire». Filippo niente dalle accufe. commoffo' »• come di 
piacevole e cortefe anuno» era « riipofé non effere Nicànore de* peggiori 
de* fiioi Sudditi»' e che infonnare. fi. voleva, del- fuoeflere» e delle fue 
biibgna .. Infatti avendone^ accuratamente- ricercato- »- rinvenne, che^ Nica« 
flore era oppreflfo da una: fomma povertà- . IL che faputo» (ebbene noto 
glrfolfe che dalla fua lingua era malmenato 9 nientedimeno generofamea- 
te volle fòccorrerla ;, facendogli' uil prefénte di' gran rilièvo . Colui' che 
accufiito/ aVeva Nicànore ». non molta- flette a prefentarfl^ a Filippa»- con 
dirgli» che Nicànore, di Lur faceva infiniti elogi ♦- Filippo allora r Ecca. 
che in mio arbitrio fla il far difcorrere bene o male di me ». Diodin^ 
Sia$lo% citata ddP ^Jiolfi nelC Ojfc^ Stou lib, z^ cap. 5}»- 

FATTO FA V O t O S O •. 

TRa gir Uomini' che' meritata fi' abbiano iT* bef nome di affabile » fè* 
conda quello^ che nelle Favole leggiamo- ». fi è fenza. dubbio Giano^ 
Fiigtiuola di Apollo e della Ninfa Creuia » e Re d^ Italia,. BfTénda flato 
Saturno' da^ fuof Regni' difcacciàca %. non travava .Chi gli dalle asilo y giunic 
allo- Stata- di Gfana » e fu^ da quello^ cortefe Re grazioiàmeàtc ricevuto », 
e ^pendo' che Giove dàppertutta la perìegpitava »^ pofie tutta k; £ux cura, 
che appreffa di JLui fi flaóle celata .^ Non' volle Satucna » che andàfTe fenza. 
premia- cotanta affabilità ; perlocchè dotò- Giana di* lina: rìariSinìia: prudea^ 
2a Y e- di (apere indavinare il pafUitO' ed il futuro r e. par f^ofb ragione 
lo fingona 1 Poeti d|i due focce » ed anche di quattro » con una chiave^ 
ed un baflone in mona; Una chiave cioè», perchè cteckfi invencalfe Icjr 
Toppe* r ed un baftone » perchè accoglfeva- con- cortesia i Viandanti » e-> 
collodiva le ftrade •. L' anmiaeftrò ancora nell' Agricoltura « e nel modo di 
dirozzarer x Popoli % n^ì che riufd a maraviglia ; giacchi e i:on quefla 



48 ICONOLOGÌA 

aiuto t e colla naturale fua docilità « fi relè 1' amore de* fuoì Popoli* che" 
feliciflìmi fempre viflero fotto di Lui . Fu dopo morte adorato -come_» 
Dio 1 ed in Roma gli fi fabbricò un Tempio , le cui Porte fi chiudevano 
in tempo di Pace* e fi aprivano io tempo (ti Guerra. 
Hacr, .Amian, Marc^. • te. 

AFFANNO. 

^/ Cefxre i^<* 



UOmo mcfto* malinconiofo * e tutto rabbuf^to. Con ambe le mani.fi 
apre il petto * e fi mira circondato da diverfi Serpi . Sarà veftìto di' 
berettino vicino al nero . 11 detto Teftimento farà flracciato • folo per 
dimofbve il difpregio dì fé fteflbf e che quando uno è in travagli dell*- 
atàmo 1 noà può attendere alla coltura del corpo ; ed il color nero figci- 
fica 1* ultima rovina e le tenebre della morte i alla quale conducono i 
rammarichi ed i cordogli . 

Il petto aperto i ed il cuore dalle Serpi cinto i dinotano ì iàftidj e_# 
travagli mondani * che femiH^ mordendo il cuore infondono io noi Aedi, 
Telcno di rabbia e di rancore . 



FATTO 



F A T T O STORICO S AG R. O. 

FU tale I* affanno di ^ul nel ved&rfi vinto» :e proflìmo a cadere nel- 
le mani de' Nemici > che non volendo £>prawìvere a tanto fcorno* pre- 
■%ò un fuo Guerriero che lo trifigge0e ; ma non potendo da Lui ottene- 
re grazia cosi ^tale i denudato il proprio ferro i iòpra quello di tutto pe- 
£o gettatolit miferamente Q ucciTe. x.de^ cap. ;j. 

FATTO STORICO PROFANO, 

MOnÌRia di Mileto « e Veronica di Scio i ambedue Mogli del Re Mi-. 
tridate , intefa da Bocchide Eunuco la di Lui mirerabile morte i ven- 
nero in tanto affanno, che Monima della flei&i Corona formolfi un laccio 
per fofpenderfi ; ma efiendoiì quella per il gran "pelò rotta * tanto pregò 
il detto Bocchide. che fi fece da quello dare la morte.. Veronica parimen* 
te bevve una Tazza di veleno * il quale non ^endo fubita «iterazione * 
*con I' aiuto dello fteCfo barbaro Eunuco fi privò di Vita . ^<df, Offk* 
Jfior. Lii. z,taf, i. THiaar.ee^ 

FATTO FAVOLOSO. 

LA morte di Fetonte, fulminato da Giove per l' ardimento di vòlergui- 
dare il Carro della Luce, recò afesno tale e alle Sorelle , e al Padre, 
«d a Cigno Re della Liguria fuo ftretco Zio , che le Prime per ii gran 
dolore trasfi>rmate furono io Pioppi ; Febo era rifoluto dì non più voler 
reggere il C»n:o t m cui n«vc luce il Mondo * e flètte un giorno na- 
fcolto; e fé i forti replicati prieghi di tutti i Numi moflb non; lo aveffe^ 
ro a pietà della Terra , la Terra farebbe refhrta un* orr»<t» continuata not- 
te ; U Re Ligure cosi dal duolo fi lafdò trafportare » che dalla Ununa , 
cognizione nfcito , fii trasformato in un pennuto animale * che ritiene il 
6x0 nome * e chiaoiafi Cigno . 



AFFET' 



^^ reo NO LOG r A 

AFFETXA£lQN0. 
ìM* ^m Ce/art Orlandi^ 



I lovane caricatamente abbigliata * di volto languido e delicato . Vefta un 
Drappo dì Viri, colori inteffuto . Stia avanti uno Specdiio in atto di va- 



Non fenzx ragione fi dipinge Giovane), e Donna. caricatamente abbi* 
gliata*. mentre la Gioventù i più-^cilmente-che qualunque altra Etì* fi icorge 
in, braccio di fimil. vizio ; e le Donne in particolare 1' amano tanto ». chtJ 
lènza ravviiare il notabile pregiudizio, .che a* Loro meriti apporta.* ne ^nno 
anzi" pompa , e più. che difetto, un pregio, [^ ingannate che fono 1-] da Loro vien 
reputato . Benché per altra- non so fé prefeotemente con ogni giulHzia alle 
fole Donne appropriare fi poiTa un tal errore *- che pur troppo fi mira , a rof- 
fore del aoJlro SeJo, nei' Giovani de* noftri tempi t i quali (cordati deli* 
efTer proprio, abbandonato , dirò cosi « il Loro dovere « fdjmo gara di noa 
efiere in Affettaziònt dalle Donne fuperaci'. 

Fam'm* qM faciet , cumyhr Jìt levior ipfr ?■ 

Qvid.. de ^/trte Atnan. li&. g. 
Cofa è invero ridicola « anzi deplorabile» sair^^ "" Giovane « che nato 

efler 



l 

TOMO PRIMO. ^1 

etfer dovrebbe per cokivare le più jbell^ V^tù in ; feno delle più profonde 

Scienze 9 per accrefcere la propria ftima 9 per lo foltegno > e per 1* òijor delU 

Patria f mirarlo dico $ perdere le più preziose ore del giorno nel!' abbigli4riii 

e confiftere tutti i fuoi gravi ftudj nel far moilra del gulb più raffinato in 

una caricata acconciatura di Teih) In un' archittettato modo di pafTeggiaret 

e in un' inchino > che non devii punto punto dalle nuove regole emanate dal 

fecondo talento di uno ipiritoib Francefe ì Giovane mal' avveduto ! non 

è quello il mezzo 9 onde eflferè ammirato e ftimato • L' arte non è di pia- ^ 

cere neppure a Chi forfè tu brami .. Credilo allo ftefTo Maeltro d' Amore 9 | 

che <cosl ti avvifa nel Lib 1. d^ ^inc ammdi. 

Sed tìbì nec ferro placeat torquerc eapìUòs « 
^ec tua mordaci pttmice crura teras. 
ed altresì nel Libro 3 • parimente de Urte amandh avverte le Donne in tal guifa» 

Sed K)itate *uiro$ cultum 9 formamque profèffos 9 
^làque fuas ponmt in (latione comas • 
Qyanto condanno Aflfettati di fimil.forte9 altrettanto abborrifco CoIeÌ9 
che dandofi un aria « in qualunque modo mài convenevole 9 di diiprezzo e 
di fé lleCTo 9 e degli altri ^ cenciofo 9 fordido 9 mal compoitoi affetta com- 
'parire un pazzo Diccene ^ 

Manditia tibì placcai • 
avvila V amorofo Precettore .lib. i. 

Sit bene conveniens 9 & fine tabe toga « 
lÀnguaque nec rigeat ^ careant rubigine dentes $ 
7{ec vagus in ìaxa pes tibì pelle naiet « 
"hfec male deformet rigìdos tonfura capillos % 

Sit coma 9 fitdoha barba refcSla mamt^ - 
Et vibil emineant^ & firn fine fordibus mgues^ \ 

Inque cava mdlus (iet tibi nare pil^s . ; 

7^ec male odorati fit trifiis anhelitus oris 9 i 

'hlec l^dai nares njìrque'^ paterque gregis \ 
11 volto languido e dìiicato fpiega che T affettazione per fé fteffa è 
langmda 9 feftidiofa 9 importuna e che P Affettato in tutte le operazioni 
fue moftra una diUcatezza mendicata 9 <ht riconofce per loppiù la fua ori- 
gine da uno fpirito languente 9 e mal regolato , Fanno pena alcune ed 
alcuni 9 che volendo apparire di un gufto efquifito e particolare 9 credono 
Éirfi merito nel biafimare tutto ciò che il Mondo approva • Tutto fembni 
che Loro dia faftidio 9 niente ci ha che gli appaghi o dia ad Efli piacere* 
Se mai avviene che Qpelli fi trovino nelle Converfazìoni 9 o ftodiano dì com- 
parire tanti Democriti ne' più ferj difcorfi, o tanti Eracliti ne' più allegri giuo- 
chi . Sciocchi die fono ! penfano in t^ guifa operando 9 che il Mondo 
ammiri il Loro fpirito 9 e non fi avvedono che riguarda il Mondo le Loro 
firavaganze 9 come effetti di un infipwro penfare , 

- Per il Drappo di varj colori inteiTuto 9 intendo dimoftrare effer yafj i 
generi degli Affettati • V' includo quegl* Ignoranti profbntuofi 9 che per 
avere fcorfo qualche Volume9 che nel Mondo letterario abbia fatto e fàccia •-* 

G 2 ftreptto 



fi IC&N ÙLÙG I A 

ftrepitp 9 ed i\ pii delle vòlte avendone {blamente ktto il Fi^ntiipikiaf ff 
danno g|à ;^d intènclere' di effer- giunti all' ultimo fegno deir Erudizione:; 
fc poi Ti fa.Vorifce la memoria per ricòrdarfi df alcun termine o Greco » o 
Francefe r b. Irigjefe »' o di altro ftraniero Idioma » non e* è Chi li pareggi-» 
e fupponenddii gjà'lnterpetri di quelle lingue 9 che non intendono 9 non fi 
'accorgono che più che quelle hanno acquiftata V abilità dr tediare Chi gii 
"afcolta 9 coh affettatamente porre in ogni- lor drfcorib9 e quali ad ogni paflTo-t 
o qualche mak appropriato Grecifmo 9 o~ qualche Latinifmo non ben intefo • 
tìyal tormenta è mai quello di avere a foffrire Perfoney che ne* toro dir 
fcorfi per efprinierc le cofe anche più baffe e triviali 9 non' fi fervono £b 
non di termini- i più fcelti 9 e pare non fàppkno parlare 9 - fé non cornea 
Tuoi dirfi9.a punta di Forchetta. 

Dovrebbono pure quefti tali avvederfi 9 che termini* ricercati e punto 
naturali 9 in vece dr abbellire i loro difcorfi 9 danno loro un' aria impor- 
tuna,^ pedantefca 9 e ridicola ». 

Dovrebbono accorgerfi che perP'applauib 9^ che il luiingana acquiftare^ 
fi rendono il giuoco delle Converfaziòni • 

Nel numero degli Affettati pur troppo fi conta ancor qualche DottoT 
Qìiefti o tròppo vago del fuo fapere 9 o troppo fprezzante dell' altrui 
merito 9 ó troppo invaghito di Iòdi 9 medita 9 Itudia 9* cerca tutti i mezzi» 
onde farfi* conofcere anche più grande di quello Egli fia ;. Tempre a di fi: 
parla 9 o di quelh Scienza ih cui più è verfato ; o fé qualche Opersu»- 
alla luce ha data*9 poveri Amicr fuor! A^ qua! travaglio non fono Eglino^ 
condannati ! Conviene fi accomodino a fentire da EÀTo ogni giorno qua!-» 
che fquarcio deHa fua produzione . 

A maraviglia Orazio negli ultimi verfi della fua Poetica eipreflc I^ 
natura di fimil Gènte», e la pena che apportano. 

IndoSiu/ìti do£iufHqì4e fi^t ^cìtator aeerbm^ 
Sinem ^ero arriptiitt tenet\ occidìtqtie legende r - 
'Non mlffura cutem nifi piena craoris hirudo . 
E contro gli' Qllentatori dèi: proprio- fapere 9 cosi giuftantentc eiSdlkma il* 
Guarihinel Paftor ffdò . Atto 5, Scena 6. 

Oh cecità dette terrene menti t ' ? 

Jn qnal pfo fonda notte\ 
In qml fòfca- caligine d? errófe' 
Son- le no fife ^me immerfe% 
Sljandò- tk non le iltii/lri 9 fqmmù Sóle t 
^' che del Jàper vofiro 
infiiperiite r miJM Manali ?' 
Sjf^lia patte di nói 9 che ìmende^ e vede »• 
"ì^on è nòfira virti^mà ^leiÀol Cielo : 
. Éffa la da comt atui piatta e toglie \ 
Fanno- nauféa quégli Affèttl|i*^obili,' che privi d' ogtìi' altro* merito » 
«©Otri fanno altro' ctìe infàftidiré Chi gli afcolta 9 col ràpportai'e ad ogni mti- 
SMOCCI la lunga tefSura di loro Genealogia »» la diitumerazibne die' gloriofi 



-^ 



TÒMO PRIMO. 5; 

'Avi ; gì* importanti fervigj da Loro pfeftatì allo Stato . Il Mondo faggio 
Xz benilTiino» che non confitte la Nobiltà -vera in un fangue per lunghif- 
fima ferie di aiim non intorbidato nel fangue plebeo. Un fangue puro f 
un fangue illfiftre accrefcerà pregio • alla Nobiltà \ ma non. è che eflfet^ 
rivamente la formi .. La- Nobiltà vera il folo propria pérfonal merito la^ 
coftituifce . 

Stemmata quid fatimi' quid prodefl^ Tom̀t$ longQ 

Sangmnp ctnfttiy [riSiofque ojlendere nmlitts 

Majorùm 9 &^ flantes in CHrrìbus oMmìlianos ^ 

Bt Vmos fam dimdìos » bumetifqsie minorem 

Cor^uinum « ^& Galbam amiadìs , nafoque ^arentem i . 

^i friilìns generis 9 tabula jaStare capaci 

Corvinum 9 fSr pofihae mdta dedkcere vìrga 

Fumofoì Eqmthm cum Di&atare Magfflrós r 

Si coram Lepìdh nude vtvitnr ?* Efigies cpsò^ 

Tot betlatoranr % ft luditur alea pema.r 

^tite "h^umantìnas ? Si dormire incipis orfj^ 

Luciferi 9 quo figna Dnces , & caflror movebant ì: 

Cut ^AlliArogìcis 9 ^ magna gaadeat xAra^ 

T^atus in Hercdeo Fabitss lare; fi' ci^idus 9 fi 

Vanas^ C^ Euganea qHontunms moUior agna% 

Squallentes tradticit Jpuos^ emptorque- venetd 

Fraìigendx miferam funefiat imitine gemem ? 

Tota Hcet Veteres exoment Hfidique ' cera 

yùria % ^obilitas fola eli % atque umca virtm ^ 
^wend^ Sol 8.^ 

Qìuandb m'avvengo in taluno 9 cfie non mi lafcik di anguftiare fino a' 
fftnrocchè non moftro di aver ben comprefo 9 eh* Egli polfiede delle gran ric- 
chezze 9 mi fento ftimolato a paleiènìente dirgli > che potrebbe rifparmiar/i 
di affannarmi in ciò 9 per cui Io- non lo ammiro 9 ma mi & forfè forfè ri** 
flettere quanto cieca fia la Fortuna , Se non^ avete 9 gli dirci 9 altro che la 
ricchezza 9 onde pregiarvi 9 non fiete niente- pia che Colui 9 che dalle^ 
Manette rìconofce immenfè dovizie 9^ che quel vii Pizzicagnolo che tanta* 
poifiede ; farete anzi meno 9 fé cdftorà contatkyt^iù averi che Voi» Gli 
iiipeterei il graziolb Epigramma di* Marziale-. £ib. 3% £j)i 25* 

Sunt tibij confiteor 9 diffufi jugera campii 
tfrbanique tenent pradia^ mdta Lares : 
Et feroit Dofninit numerofus lettor arca »> 

Sufléfttatq^e tuas aurea menfa dapes » 
Faflidire ramen noli 9 ^fine 9 minores :' ^ 
Ttus babtùt Didìmus y plus Tìntomelm- bàbet . 
Rido poi m^Go ftelfo 9 alla premura che moilrano di palefare le idee 
g;randÌ9 che in mente' hanno 9 le quali punto non intereilano gli opprcifi 
Afcoltantif e che" non & fiuina mai efeguirèj* 

lonii» 



• 



1 



••»t*» 



H ICONOLOGIA 

innumenabili altre fpegie di A&ttati ii trovano « che il tralaiciano % ipie« 
I gate dalla varietà 4e' colorì » che fi mirano nel Drappo della mia Inìmagine. 

I Si pone av^anti uno Specchio in atto di vagheggiarli 9 e configliarfi con«^ 

1 elfo negli atteggiamenti della bocca % nel girar degli ocelli^ e nel mover 

1 Uè' padfi • per denotare che nell' AjGfcttazione fi comprende V inganno 9 la 

I vanità 9 e la ridicolezza . V inganno è (piegato per mezzo dello Specchioi 

il quale agli occhi notlri moftrà di avere in fé 9 quello che in vero non 
ha 9 né può avere . lijhìl JHdicamus in fpeadis nifi faUaciam effe 9 mhil aliud 
quam alienum Corpus .mentì^mibtis » !Hpn enim efi in /peado quod oflenditnr . . . . 
Sinid ergo ? Sinwacra ifta ^ana fimi 9 & iuanis ^ueronm Corporum imitatio. 
Seneca iib» i • qu* 20« cap. $. 

In fimil guiia r AffcLttuto ,nell' aiSannarfi in voler fare una moftra di (e 
niente confacente a ciò che gli è naturale 9 ci fa vedere di aver copiato 
in fé 9 ciò che in fé non lià .. Studia ing;:nnare nello ItelTo tempo che^ 
più che gli altri 9 inganna fé fteiiro • 

Si fcòrge la Vanità nella politura avanti Io fletTo Specchio 9 giacché 
non e' e che meglio /pieghi 1' ^0er vano 9 che quella Donna « contro la 
quale 9 cosi fé la prende il Guarino nel fuo Pallor £do ^ Atto L Scena V. 

£' tua cura 9 tua pompa 9 e tuo diletto 
La fcorza fol d* m miniato volto . 
Tinger ff oro wff iufcnfafa chioma 9 
Ed una parte in mUU nodi attorta 
Jnfrafcame la fronte 9 ìndi coli* altra 
Teffiita in rete 9 e in quelle frafche ht^jolta ^ 
"Prender U cuor di mule incanì ^Amatiti • 
Oh come è indegna e flomachevol co fa 
lì vederti talor con un pennello 
Tinger le guance^ ed occultar le mende 
Di ^nattira 9 e del tempo 9 e veder come 
il livido pdlor fai parer <f* oflro 9 
Le rughe appiatti ^ e H bruno imbianchi 9 e togli 
Col difetto u difetto 9 anzi V accrefcì . 
Spejfo un jHo Mcrociccbi ^ e V un de" capi 
Co* demi afferri^ .e con la man finifira 
V altro foftieni 9 e del corrente nodo 
Con la delira fai prò 9 e V apri^ e firingì 9 
^.jfi radente fórpce ^ e P adatti 
SuUP incgual lanuginofa fronte ; 
Indi radi ogm piuma ^ e fvelli interne 
Il mal crefcentej e temerario pela 
Con tal dolor 9 eh* è penitenza il fallo * 
Ma quello è nulla ancor 9 che tanto alP opra 
Sono i coflami fomlgtianti ^ e i vezzi • 
^4 cofa hai Tu che non fia tutta finta ? 
S* apri la bocca 9 mentii fé Jofpiri 

Sofi 



TOMO PRIMO. 55 

Sm metnìH j fofpir ; fé movi gli occhi » 
E* Jìmulaio il guardo; m fomma opf mo% 
Ogm fembiante^ e ciò cht^in Te fi vede 3 
E ciò che non fi veder e parli % a penfit 
Tutto è menzogna..' 
Negli atteggiamenti della bacca 9 nel girar dedi occhi 9 e nel mover 
ife* pztìx fi dimodra la ridicolezza infeparabile dalr Affettazione* Perfonc 
di »I carattere 1 convien dire 9 che fé V intendono v troppo con il malfido 
Cofìfigliero Ovvidio 1 e non fi accorgono 9 che ridonda in Loro derifione^ 
la mendicata Arte 9 in cui cosi le ammaeftra nel Lib. 1. de sArte amandi^ 

ExigHo fignet geffu^ ^odcumque lòquaiur^ 

Cui digiti pingues r & fcaber imgtàs erit . 
Cui gravis orti odor 9 ^ n'Amqfum rquM loquatur t 
Mi piace però il {èguente avvertimento 

Et femper [patio difiet ab ore Uri • 
Come mi fpiace il. reftantc 

Si niger^ aut ingens 9 ata non erit ordine natus 
Dens tibìy ridendo maxima damna fetet. 
Se ne maraviglia però anch* Eifo.^ 

Sjiis credat ? ÙifaM etiam ridere TuelU ; 

Qjsritar atqite illis hoc qféoqne parte decor. 
Stnt modici rièiiis 9 fint parv£ utrinqne lacuna : 

Et fummos^ dentes ima labella tegant . 
7{ec jìM perpetw comcndant ilia rifa v 

Sed leve nefcio mid 9 fteminenmque ' fonent • 
Efl qf4£ perverfo diflòrq'seat ora cachinno % 
Cam rifiti Lata eff aUcra% fiere p'Ues. 
Illa fonai raucam^ qittddam 9 atcrte inamabile ridetr- 

Vt- rudit a f cabra ttirpis tAfella mola .. 
Sjfò non ^rs penetrat ? Difcmtt lacrimare decenter %^ 
^joqtie volimt jplorant tempore ^ quoqfie moda.^ 
Si dipinge con un Narciw» nella deilra mano per dimaàlrare la vaniti».- 
e (lentezza dell- Affettazióne } giacché o fi prenda dall' Etiiivologia del no» 
ine Narcìfo9 che- viene dal Greco^ 7{^arce che fignifica. Torpore ftupore 9 e fi 
confiderà per quello che P Affettato 9' fé ncMi per iihipidità e per mancanza 
dì retto penare 9-fi muove a comparire diverfó dx quello 9 che la naturtUj 
lo volle : o fi^ prenda dàl^ fevoiofo Giovinetto- Narcifo 9 di cui fingono i Poe-» 
ti che rapito dàlia fua bellezza nel mirarfi in un fonte > .iccefo di fover* 
chro' amore verfo fé fielfo 9 mancò di vita 9. e fu convertito nel fiore 9 ch^ 
porta il.fuo nome 9 e fi può riflettere guanto* danno rechi un fimil difetto • 
Lo fpiégÒK^ a maraviglia Caffiano Baffo //^.^ 11. cap. 25, T^arxifm domelll^ 
co fiii ip filisi amore flagrans domi^ <^'ex Jèfe perii . Eroi enim in' p*dchri('^ 
dine Corports excellens 9 under etiam- amor 9 & defiderbm' pà aiditum efl . fon^ 
tem etenim aliq:4andò veltu poHótums inde- occapavit 9 fpeiìatorafétem- propria for* 
ffia fonfifiens 9 IpJS Jc ipfum amore fié corrumf^ • ^ Fonum^ iiajfic fkbinde 
^ progref 



«I 



ì 



?tf- JCO N L a G IrA^ 

progreffiis » umBram fmm ^jdtai amat^ dilexit. 9 fìtperatus mdm ab amóre 9 & 
Jè ipfum in aqms appirehettiere tentans , terram infuper amifit 1 a^qtie fic affeSus 
nfirlgerìum quarctis % mu phationem inverni . Tamitm fané l^cri mane fiuL» 
adeptfis 9 quantum in flor^ mumm e/2 9 ^ nomine fiso illins memariam affert-^ 
y & conferuat . 

Q{ianti eoi foli pregi 9 dì tui li 4ocò h natura 9 fi iarebbono atamira-» 
J re » * e cercano morte al loro inerito 9 col troppo invaghirfen.c 9 e ufare 

tutti i sforzi di farne una vana glòriofa Pompa i 

La Mafchera che tiene .eolia - finiftra indica la proprietà delP Af^ 
fettazione 9 . che è la iimulazionq della propria Petfona 9 .che fi allontana da 
ciò • che J? è naturale $ con cui non difpiacerebbe 9 p^r cercare in un^ 
aria prefa ad ijnpreftito il vero modo di renderii faftidioib 9 e ridicolo • De- 
nota inoltre la Mafchera f che 1* Affettato copre il vero per far compari- 
ire iji fiilfo . 

Non e' è cofa che più i^eghi la ridicolezza delP Affettazione che te 
Scimia 9 mentre è quello uno dei più ridicoli animali profontuoii 9 e 
fciocchi imitatori delle azioni altrui • L* Affettato noo meno ^^Ila Scimis 
ftrv^ di divertimento al Mondo ^ JLa Scimia 9 tuttocché bruttiffìma 9 ii da ad 
intendere di effere il più vago e graziofo animale ; e ciò chiaro lo* mo- 
j . ftra 9 mentre nel tempo che vien chiamata bella 9 fpiritofa 9 e fimile 9 eiìil-* 

I ta 9 fi pavoneggia 9 je apparìfce lietif&ma ; fé il contrario le fi dica 9 fi ve-i 

' de fubito far de* moti 9 che indicano la rabbia interna . Nella fleffa gui- 

f fa che la Scimia procura . fcioccamente imitare le azioni umane 9 l'Afict- 

tato per uno fmifurato defiderio di piacere t e &rfi diftixiguere 9 ma troppo 
male intefo 9 agogna .di copile gli altrui atteggiamenti « ed azioni 9 che 
j^on edendogli punto ns^turali 9 lo rendono lo fphemo degli Upmini . 

\ FATTÒSTORICOSAGR O . 

NEI? entrare Jehu vittoriofo in Jezrael 9 Jezabel .che Moglie era ftata 
dell* empio Aacab 9 udita la di Lui venuta 9 pensa forfè colP affettata 
r fui venuftà tirarlo al fuo affetto ; dipintofi perciò il volto 9 ed aflettacafi la 

! chioma 9 fi pofe alla reale feneilra per far vaga pompa di fuaPerfona. Fai--, 

Il però il fuo penfiero : giacché Jehu non folo non fi moCTe alle alterate^ . 
[ fue bellezze 9 ma comandò anzi che da quella ilefla feneflra in iflxada fo(fe . 

' , precipitata; dovje divenne pafto ^egli atfamati Cani. 4 df J^jcap.,^. 

FATTO STORICO profano/ 

UNo de* più affettati Uomini del Mondo fi fu fenza dubbio Crefb Re 
della Lidia . Un di in occafione di folenne Pompa 9 craii ornato dclte* 
più ricche e belle vefli 9 di varj colori 9 e di div^rfe fbggie . Pieno di 
odori 9 colla chioma ali* ultima perfezione accomodata 9 eraifi affifo nel Tro* 
no reale con mageior magnificenza del (biito . In tale ftato elTendogli^ 

comparto avanti Solone . Fìloibfo t che non cur^^^ xsjìt^ vanità e bagattelle,. 
. ' ere- 



\ 



TOMO P R IMO. <7 

credendo d* indurlo a maraviglia t così gli favellò : Ti pare « ó Filofo- 
fo 9 che fi poffa agevolmente ritrovare cofa più magnifica ,' e cofa più de- 
gna di ftupore di me ? guarda al portamento reale » all' attillatura delle vc- 
iài 9 ed alla tanta diverfità de* colori 9 che infieme cosi bene campeggiano j 
trova fé puoi un paragone 9 e dì fé hai veduto giammai uno a me pari\ 
Sorridendo il buon Filofofo per la ftrana affettazione del fuo Signore 9 gli 
rifpofe che niente più maraviglia gli arrecava 9 di quella gli apportaflTero i 
Galli d' India 9 i Pavoni 9 i Fagiani 9 i Pappagalli 9 ed altri Uccelli del Mon-» 
do : e tante paròle appfeflb a quefte aggiunfe 9 che traffe a Crefo le la? 
grime dagli occhi 9 e fece che fino alla morte fi ricordalTe di Lui • 
LmziQ Citato dall' ajtolfi « 0^^* *^<>^* '^* S- ^^?' 8* 

FATTO F A*V O L O S O . 

CAlfiope Moglie di Cefeo Re di Etiopia 9 e Andromeda fua Figlia (or- 
tirono dalla Natura una maravigliofa bellezza ; vane per altro fopram- 
modo derogarono a' loro meriti coli* affettatamente porre in tal moftra e ca- 
ricare la loro naturale venullà 9 che giunfero in fino a gareggiar di bellez- 
aa colle Nere idi 9 e non folo di Qiielie più graziofe fi reputarono 9 ma an- 
cora della fteflfa Giunone • Per il che fdegnata la Dea ^ punì Andromeda col 
condannarla ad effer legata con catene dalle Nereidi 9 ed elTer efpolla nuda 
fu d' uno fcoglio alla rabbiofa fame di un Moftro marino ; punì Caffiope 
col doverfi toglier dal fianco quella fua Prole 9 che più^ della vita fteffa^ 
teneva cara . Le favorì però la forte di Loro moffa a pietà 9 imperocché paf- 
fando Perfeo in aria fui Cavallo Pegafo 9 e vedendo Andromeda fui punt» 
di ertere divorata dal Mortro9 con lo fcoprire la Tefta di Medufa 9 impie- 
trino 9 liberò la Principeffa 9 e reiHtuilla a* fuoì Genitori 9 i quali per gra* 
titudine la concedettero a Lui in Conforte • O'wid. Mctam. Iw. 4. 

AFFEZIONE. 

Vedi Benevolenza. 



AGILITÀ*. 



D 



DelBfverendìJJimo P. fr. Ignazio Danti "Perugine , 
Onna che voli colle braccia llefe 9 in modp di nuotare per P aria • 

•Agilità • 



Giovane nuda e fucila 9 con due ali fopra gli Omeri non molto gran- 
di 9 in modo che moftrino piuttofto di aiutare T Agilità che n vo- 
lo . Deve ilare in piedi in cima di una rupe 9 foftenendofi appena colla-j 
punta del pie manco 9 e col pie dritto foUevaco in atto di volcf leggiadra- 

H mente 



» 






mente fcltar da, quella in un alt» rupe j « però Q dipingeranno le ali tcfe ,■ 

f* nuda per non aver coià che' Ì' impedìfcà , 

In piedi per moftrare difpollzìone al moto , ^ 

In luogo difficile e pericolofo , perché in quello più {* Agilità fi m*- 
iiifefla. 

Col piede appena tocca la terra aiutata dalle ali , perchè l' Agilìti.uma- 
na » ^he quella intendiamo , fi folleva col vigor degli fpirìti fignificati per 
le ali ) ed alleggerifce in gran parte in Noi il pefo della forni terrena . 

AGRICOtTURA. 

Di Ce/are Rjp* . 



DOnna veftita di. v erde « con una Girlanda dì fpighe di grano in capo . 
Nella finiftra mano tenga il Circolo dei dodici Segni celefti . abbrac- 
ciando colla delira un. Arìjurcella > che iìorifca mirandolo BSo . Ai piedi vi 
fari un' Aratro , 

IlVeltimenta verde lignifica la Speranza» fenza li quale non farebbe 
Chi fi dalfe giammai alla fatica del lavorare e coltivare la terra . 

La Corona di fpighe fi dipìnge per Io nrin"pid fine di queft' arte • 
che è di far moltiplicar le biade * che fon n^ «[farìe a mantener la vita dell* ' 
Uomo . *- 

L* abbracciar 1* Arbufcello fiorito e -• iiò'^ ^^'^ » fignifica 1' amore 



rO MO P H IMO. ig 

delP Agricoltore vcrfo le Piante i che fono quaii fue figlie 9 attendendo* 
Ae il defiato . frutto » che nel fiorir gli pit>mettono . 

I dodici Segni fono i varj tempi delP Anno « e le Stagioni 9 che da ef- 
fe Agricoltori fi eoniidencno ^ 

V Aratro fi dipinge comd inftrumento' principalii&mo per ^ueft^ arte • 

* 

DOnna con Veftimento di varie Piante ) con una bella Ghirlanda di fpi- 
ghe di grano ed altre biade » e di pampani colle uve » Porterà inu-j * 
ifpalla con bella grazia una Zappa « e coli' altra mano un Ronchetto « e 
per terra vi farà un* Aratro . 

Agricoltura è arte di lavorare la terra 5 feminare 9 piantare « e infegna- 
re ogni forte di erbe ed arbori » (k>n confervazione di tempo s di luogo » e 
di cofc • 

Si dipinge con Verte contefta dì varie Piante « e colla Corona in tetta 
tefluta di fpighe di grano e altre biade « per elfer tutte quefte cofe ricchez- 
ze dell* Agricoltura , fitcome riferifòe Properzio lit^ ^. dicendo* 

felix agrefinm quondam parata jwuemus % 
Dmtia (juofuni mefps « qT arbor crani • 
Gli fi da la Zappa in ifpalh 9 il Roncio dalP altra mano 9 e P Aratro d;( 
banda per eflfer quelli iftromenti necedarj alP Agricoltura « 

udgricottkra . 

DOnna vefiita di giallo 9 con una Ghirlanda in capo di (pighe di gra- 
no . Nella deltra mano terrà una Falce 9 e nell* altra un Cornucopia 
pieno di diverfi frutti 9 fiori 9 e frondl . ^^ 

II color giallo del Veftimento fi pone per fimilitudine del color delle^ 
biade 9 quando hanno bifogno che 1* Agricoltore le raccolga in premio del- 
le fue fatiche 9 che però gialla fi dimanda Cerere dagli antichi Poeti • 

STUDIO DELL' AGRICOLTURA. 

7<(ella' Medaglia dì Gtndiano • 

UNa Donna in piedi 9 che Ila colle braccia aperte 9 e moftrat due ani- 
mali 9 che le Hanno ai piedi 1 cioè un Toro da una banda 9 e dall^ altra 
un Leone . 

Il Leone fignifica la Terra 9 perciocché finfero gli Antichi che il Carro 
della Dea Cibele fuflfe tirato da due Leoni 9 e per quelli intendevamo 1' 
Agricoltura . 

Il Toro ci moftra Io fiudio delP arare la terrà 9 e ci dichiara li covca^ 
modi delle biade con tftudio raccolte • 

H 2 FAT- 






ffo ICONOLOGIA 

FATTO STORICO SAGRa. 

L' Agricoltura principiò col Mondo t e fu approvata t ed e&rcibtti dalfd 
itelTo Dio* quale non folo di Crìllo fii chiamato Agricoltore « ma Egl} 
piantò il Paradifo Terreftre , ed al primo Uomo in iftato di Grazia lafciò 
la cura di quello per oneflo erercìzio e Tuo diletto , come dice Grifodo- 
mo . E dapoi la prevaricazione ordinò ad EfTo e Tuoi SuccelTori per fpe- 
cial precetto 1* Agricoltura volendoi che per vivere fudaffero in lavorare 
la Terra . TanatA nelP Ecoifom. del Cìttad. in Vii. ti&. 2. 

FATTO STORICO PROFANO. 

Ezio uno de* più valoroJi Capitan! « che abbia illudrato il Mondo* a cui 
1' Imperio di Oriente fu tenuto di fegnalatiflirae Vittorie ; QiieUo che^ 
liberò pifi volte 1' Italia dal furore de' Bu'bari * fi motlrò non meno inten- 
dente dell* Agricoltura, che del Governo de' poderofi Eferciti . Dopo aver 
tanto iùdato e per la fua gloria * e per il Tuo Signore * S rifolvò di ritirarfi ia , 
una fui deliziofi. Villa * nicendo una libera e generofa rinunzia a tutte le 
Dignità* che afpettare poteva *.e che offerte gli venivano . Qyivi fi die-, 
de a lavorare di fiia mano il terreno * col filTo penfiem di volere in tal gul- 
fa terminare tranquillantente ì fuoi giorni , ^oif. nell' 0^. ■ Stor, li^ l. 
c^. 4, Biondo Ub, I. 

FATTO FAVOLOSO. 

SAtumo dopocchè fii fcacclato e dal Trono e da! Regno da Giove Tuo 
Figlio * fi rifiigiò in Italia * dove fu cortciemente da Giano accolta i 
e qui Egli principiò ad iltruire gli Uomini nell* Agricoltura . OwjV. 



Altf. 



TOMO P R ì MO^ Si 

AJUTÒ DIVINO. 
DàP ,ÀbaK Ce/are Oriandu 



Sì dipìnga una Profpettiva « che rapprefèntì oblique e fcabrofe vie * dì- 
rupi 1 fofle coperte di frondi * lacciuoli quìi e là teli * ferpi nafcofti 
tralP erba e fiori dì luogo in luogo Iparli . Sì figuri un' erto Monte i al 
quale Ca appoggiata lunga fcalai in cima della quale fi mira un Uomo di ve- 
nerando afpetto con una itella in fronte «rìpieno tutto di luce. Sia in atto 
dì ten<;re con una maoo una catena di onji e di pollerìa ad un Uomo che & 
dipingere in atto di falire la detta fcala » e fi veltirà ih abito di Guerrie- 
ro * e con lo Scudo in cui fia fcolpita la parola Deus . Coli' altra fia in atteg- 
giamento dì fcagliare fulmini contro a varia Gente* che furìoià lì afToUa» 
e Dioltra di volere impedire al detto Uomo la falita . 

E' il Pellegrinaggio noiiro in quella raifera Valle dì lagrime e fofpiri 
ripienai a'jjericoH foggetto tantOi che beato Qjjello* cui dato i Ìl poterlo 
feKcemente compiere * e giungere alla meta per cui nati fiamo * e che fo- 
la può )%ndercì fortunati . E' in nofira mano 1' acqailto del Sommo Bene > 
ma lenza un particolare potentiUimoajuto del fbmmo Bene) è vano colle de- 
boljilime forze noftre il porerlo fperare . Troppo è per fé Uefla chiara la 
ragione «perchè eifendo Égli e ìl nollro Autore* e 1' affoluto Padrone non lòto 
del noltro eSere * ma ancora dell* operare * ficcome non poflUmo efier dni» 

di 



6z ICONOLOGIA 

di Lui ; cosi neppure fenza di Lui poffiamo. operare 9 e non perciò viene 
ad effere offefa la libertà dei noftro arbitrio . 

Confiderando Io peròl* Uomo 9 mentre è in queftoperegrinaggio della Ter- 
ra 9 rapprefento il Mondo come una Trofpettha % che ci dimollri oblìtiue fca^ 
brofe vie 9 Fojfe coperte di frondì^ Lacciuoli qua e là tefi^ 'varj Dirupi ^ Serpi fut" 
fcofli tròll* erba e fiori di luogo in luogo fparfi ; giacché a ben riflettere 9 per 
il viaggio noftro alla promeffa Terra ci convien paflare per iftrade 9 che fc 
diftinguer ben non il fanno e G, sbagliano 9 invece di colà condurci 9 cagio- 
ne fono 9 che difviati da^ noftri nemici 9 ne damo perpetuamente efcluii • 
Ah quanti viottoli 9 che fembrano menarci al Cielo 9 non bene efaminati incon- 
trare ci fanno in Lacciuoli qua e là tefi 9 che dal bene ci arredano i in.^ 
Foffe di frondi coperte che all' abbiffo ci traggono ! Divozioni 9 Limofi- 
ne 9 Religiofi ritiri quante volte fervono più ad ingannare il Mondo 9 a pro- 
cacciarci il proprio comodo 9 che per 1* unico oggetto di piacete a Chi fole 
piacer fi dee ! Quanti Dirupi nel Mondo non s* incontrano per precipita- 
re ! Odj 9 Vendette 9 Rubbamenti 9 Aflaifinl ec. 

In quanti Prati non fi pone il piede 9 che lembrando di amenità 9 di 
piaceri veIUtÌ9 offervar non ci fanno le orride Serpi che ci avvelenano ina- 
bili ci rendono per il ritorno al diritto fentiero 9 e P eftremo efterminio ci 
apportano ? 

Piucchè bene V eiprefle in un leggiadrifiimo fuo mpral Sonetto il feroprc 
degno di ogni lode Carlo Maria Maggi . 

Trefi dietro agli affetti ti camìn torio 9 
Cui nel fuo cominciar piaìio ed aperto % 
Di piccoli fioretti a<vean coperto 
Lufinghiera fperanza 9 e piacer corto . 
Jl piacer 9 poiché al piano Memi fcorto 9 
udbbandonommi al fatico/o ed erto', 
E feguendo il 'viaggio ognor men certo % 
Mi tolfe anche la fpeme il fuo conforto • 
Frattanto ognor men chiaro il Sol s* aw)anza 9 
Ed ecco in ore fofche 9 in luogo firano 
La vìa fi parte in più fentier bugiardi . 
Mi toglie lena il non aver fidanza ; 

Mi guardo indietro 9 e mi par* duro ^ e vano 
Sì gran cammin ricominciar sì tardi . 
E in tanti perigli farà Uomo alcuno 9 che fi dimentichi di chiedere ad 
ogni momento il Divino ajuto! 

U *Alto Monte indica la via del Cielo* 

La Seda a quello appoggiata dimoftra che a gradi fi acquifta dalP Uo- 
mo la Perfezione 9 e che per i gradi delle Virtù, fi afcende al confegui- 

inento del tutto • 

Per V ^omo dì venerando afpetto con una Stella in fronte % e tutto di luce cir- . 
còàdato 9 che in cima di quella fi mira 9 viene indicato l' Ajuto Divino . 
* Oleaftro nel fuo Libro intitolato ad motum compof. coU i* Ai cap. 28 é 

&enef 



rOMOPRIMO. 63 

Cenef. fot. 222. rapportando il mifterìofb fogno o piuttofto vifione del Pa- 
triarca Giacobbe della Scala 9 che da Terra fina al Cielo arrivava 9 e alla^ 
cui parte fuperiore era lo llefTo Dia appoggiato ; Et Dominum innìxum Scal^ 
Gen. cap. zS. v. ij. Spiega eflerc impoflibile afcendere di grado in grado 
alla Perfezione » e quindi alla eterna Beatitudine 9 fé Iddio non vi concor- 
re col Tuo Divina ajuto ^ Z^ oftenderet neminem ad Eum ire pojfe 9 mfi Ille te^ 
nuerit viam Ejns 1 Scalamqise fkffentaverìt ^ 

E che altro intender vuole il Santo Re Davidde » allorché dice P/^/. 126. 
t{ifi Domìnus adificaverU Domum «. in vamm laboravertmt 9 qui adlficant eam . 
^//i Domìnus cufiodierit Cmtatem pulirà vigilai qui cufloditeam. Se nonché: 
fenaa il Divino ajuto tutto invano Ìx penia » fi opera 9 il cuftodifce ì 

Vidctis ergo ( dice S^ Valeriana Vefcovo di Clemel. Hom. \\. de Vanaglo* 
ria ) qmd nec fine Domino «. fwd èonam ejt adificart « nec adificainm fine Do- 
mino poterit cuflodiri i B^gandus itaqi efi femper Cbrifitis nofier » ut in nobis bo^ 
nx ntoriat 9 s^ exorandns ut. nutrita cafiodiat ^ 

La. Stella , che in fronte gli fi mira 9 è Geroglifico del Supremo Ente %' , 
Gli Egiziani 9 fecondo Oro Apolline « e ^1 Valeriano 9 elTendo per la 
contemplazione delle Stelle venuti in particolare cognizione di Dio 9 e^ 
che fenza 1* ajuto di Dip nulla fi. operava % o operar fi poteva ». ordina- 
rono » che per il fegno medefimo9< onde Eglino aveano. comprefò il. tutto « 
fi fignificaflfe il Dio dell' Univerfo . Si deve di più interpretare la Stella per 
ifcorta , per guida * e per ajuto a confcguire il Sommo Bene . Allorché 1* Eter- 
no Divino Amore per redimere V Uman genere dalla mifera Ichìavitù 9 in 
cui lo ridulfe. il fallo de* Primi Parenti , non ifdegnò nel Seno di una Ver- 
gine t fenz* opra Umana veftirfi di Umana carne « ed uU* Eifer di Dio uni- 
re quello di Uomo 9^ eleggenda per culla un vile, ammallb* di paglia e 
fieno nella piccola fortunatiflìma Città di Betlem ^ non per altra figura mo 
ilrofi^ Il neh' Oriente ai tre Re Magi 9 che per mezzo di una Stella 9 con 
la cui fcorta s' incamminarono all' adorazione di EiTo^ fatto Bambina • Fidi^ 
mus entm Stellam Ejus in Oriente 9 d^ venìnns adorare Eum • Matt. cap. 2. 'y. 2, 
Crederono i faggi Re 9 ubbidirono alle Divine Ifpirazioni 9 perfeverarono fi- 
no al fine nelP incominciato viaggio 9 giunfero ad adorarlo ^ ma fé dallau^ 
Stella guidati non erano : Et Ecce Stella % quam viderant in Oriente 9 antecede' 
bat Eos 9 ufquc dnm wniens^ ftaret fnpraj ubi erat Tuer . Matth: cap. 2. *v. 9. 
giunti mai non farebbono a vederlo : cioè 9 fenza 1*^ ajuto Divino 9 (perciò 
fpiecfare fi vuole ) non giungerebbe mai Uomo a fare opera buona 9 ed in 
conièguenza al confeguimento di Lui . Ma fi afcolti il gentilifiima^-Coppet* 
ca fu.(^ueUo propofito» che a maraviglia fpiega ii miftera di quella Stella 
apparfà a i Santi Re Magi • 

l^edo oggi ufcir con doppia luce it giorno 9 
Ed una Stella andar col Sole paro 9 
Ter fare al Mondo manifeflo. e chiaro % 
Cif Egli era gii del maggior Sote adorno . 
Fedo i tre Magi ricercar d' intorno 
td nii^vo raggio lume ancor pia chiaro i 

redo 



64 ICONOLOGIA 

Vedo i tre dotti 9 e H fier Tiranno avare 

Già temer pien di rabbia il d^no fcomQ 1 
£ vedo quanto occhio mortai fo/Hene 

Del del bellezze 9 e meraviglie nuove % 

eh' wff umile capanna alberga 9 e moflra : 
£ mirando 9 Signor ^ gii mi fowiene^ 

Come fi fchivi J^rode ^ e H ver fi trove 9 

Seguendo P orme della Stella vo/hral 

Quanto mai (pieghi 1* Ajuto Divino la Luce ù legga in S. Paolo ad Ephef, 
cdp. 5* o'. 8. 9. IO. II. Eratis enim aliquando tenebra : nunc autem lux in^ 
Domino • Vt Fila lucis ambulate 9 [ frufius enim Lucis eft in omnì bonitate 9 <^ 
juftitia 9 & veritate ] probatucs qmd fit beneplacitum Deo t e appreflfo "z;. 13. 14. 
Omnia autem 9 qua arguuntur a Lumine mamfefiantur : Omne enim quod manìfs'^ 
flatur 9 Lumen efi . Tropter quod dick : Jurge qui dormis % & exurge a mortuis : 
^ illuminabit Te Chriftus . 

V atto di tenere con una mano la Catena di oro 9 e porgerla alP Vomo 9 che 
è per fdire la Scala fpiega la proprietà del Supremo Ajuto ; giacché per la 
Catena di Oro s' intende la Grazia Divina » da cui derivano le opere buo- 
ne 9' che una dalP altra dipendendo 9 e concatenandoli , fortunatiflima cagione 
fono dell* arrivo al godimento del vero Bene . Si figura di Oro per efler 
quello il pili preziofo metallo 9 e perciò fpiegazione dell' incompreniibile 
yalore dell' Onnipotente Ajuto . 

Per I* ^omo a Cui fi forge 9 e che è per [olire la Scala veniamo denotati 
Noi tutti 9 ai quali il -miiericordioiiilimo Iddio porge la benefica affifienza fua • 
e ci addita 9 e prefenta tutti ì mezzi 9 onde a fé attirarci . Siicchè feriamente ri- 
flettendo il Santo Re David Vfal, 17.3^. a Lui rivolto cfclama va : Dediti 
mihi TroteSHoncm falutis tua ; c^ dextera tua fufcepit me . 

Si velie il detto ^omo in abito da Guerriero 9 e conio Scudo in braccio 9 tu 
cui {colpito fia il motto Deus: Per dimoilrare 9 che mìlitta efi vita Ho^ 
ntinis fup^ terram • ^ob. cap. j. v. i . e che combattere del continuo dob- 
biamo contro le noftre Paflloni formidabiliffimi nemici 9 ma combattere fem- 
pre con armi a Dio richiefte : Induite Vos dice V Apoftolo ad Eph. cap, 6. 
^.11. armaturam Dei • Col folo Ajuto di Dio pugnando trionfaremo 9 e po- 
trem dire col Coronato Profeta TfaL 1 7. 40, Trxcinxìfii me vìrtute ad bellum : 
Et fupplantafii injurgcntes in me jubtus me . 

Perciò fi figura che neW altra mano tenga Fulmini in atto di [cagliarli con^ 
irò varia Gente che fi affolla [urio[a per impedire ai detto Z'omp la [alitai a ca- 
gione d* indicare che V Uomo non ha che temere 9 avendo per fé T infini- 
ta Potenza : Dominus mihi adjutor non timebo . D. Taidus ad Habreos 13.5. 
Egli difperderi qualunque inforga contro di ElTo . Ejiciet a [ade tua Inimi^ 
cum . Da^er, 3 3 . Cadent a latere tuo mille 9 ^ decem millia a dextris tm : ad 
Te autem non appropinquabit T[alm. 90. 7, Bella confolazione 9 felicità 
incompreniibile dell* Uomo ! Iddio a noflra difefa 9 che bel combattere ! 
%4deamus ergo cum fiducia ad trhonHm Gratia i ut mifericordiam confiquamur 9 

& Gf(k* 



TOMO p^ r M 0. 5^ 

^ (Sratìam iniienUmas in ^hxÌUo opportuno .. D, Tmd. ad itfhrcot cip. 4. '^ i &, 
PATTO STORICO SAGRO. 

DAvidde Figlio d' Kài Betlemita povero- Paftorello di teneri Eci , nel 
folo aiuto di Dio affidato 1 fi offre liberare il Popolo d' Ifraelle dal 
ftirore de* Filìltd . Solo 1 dìfarmato , ed ineipcrto alfiàtto ai guerreggiare i 
munito unicamente di Pallorale Fionda ^ pi^fenta al terrìbile Gigante capo 
de' nemici Golia ; v^efto sfida a tenzone i gli fcaglia il spiccio! falTo in_» 
fronte 1 lo colpifce , 1* atterra, J* uccide ■; vanno in difperfione i Filiftei ; 
Ifraello trionfa . i-. de i^e . Viene -per invidia in odio al-fuo Sovrano, a mor- 
te perfeguitato 1 profugo > tradito , colia Divina adìllenza 1 cui fempre uni- ' 
«amente appoggiato fi era , mira i fuoÌ Perfecutori efterminati , debellati i 
nemici ; e dulia verga Pallorale afcende a ibftenere il Regio Scettro fepra 
Oiudtt ) ed Ifraello, i- 2. de X^. 

A j ù: t o . 

J>i Ceptrt Sjfa* 



UOma dì eti vìHle \ ycftìto dì cotor bianco , e foprt di detto Vefti- 
fflento avrà un Manto di Porpora ; e dal Cielo Q veda un chiarita 
no nggio * che illumioi detta FìguA , Sari cotonato (tì una Ghirlanda 
1 diOUr» 



66 ICONOLOGIA 

di Oliva . Avrà al collo una Catena di oro » e per pendente un Cuore ; 
Starà col braccio deftro ftéfa % e colla mano aperta » e colla (iniilra tenga 
un Palo fitto, in terra ». (circondata da una. Ycrdegjiante e fruttifera Vite . 
Dalla parte deftra vi farà una Cicogna, 

Si rapprefènta di età virile % perciocché il Giovane pu^ operare fècoii» 
do la virtù , ma, per la novità, e caldezza del fingue % è tutto intento alle 
azioni fcfiiibìli 9 ed il Vecchio [ fecond:i Ariltotele nel 2,. della Rettorica J 
ali* avarizia, i effendocchè l* efp^riensa gli ha infegnato quanto fia difficile 
cofa l' acquiilare la roba % e quanta fia facile a perderla % e perciò va mol« 
to ritenuto, in dare ajuto altrui , avendo, fempre come due Cant a' fianchit 
l'uno la. cupidità dell* avere, e l'altro la paura del perderla.: ma è ben.^ 
vero r che il Vecchio può. dar configlio ^ p^c l' elperienza. delle cofc del 
tempo, padkto .. 

Si velie di color bianca > perciocché- queft* azione deve eflere pura » e 
fincera, e lontana da ogni intere Je 9 il quale rivolto all' util propria la- 
fcia di far opera nobile e virtuofa . 

Il Manto di Porpora, (4) s'intende per fegno. dt cariti ila quale ha. fem- 
pre 



MB 



C j} Porpora è un Pefce Iecondo< Plinio ìlà. y. cap, j.6. della Ipecie delle Concai-* 
{lie f il quale ha nelle fauci un liauore ottimo per tingere le lane • 

Per tefUmonianza di Giulia Polluce abbiamo cae i fenìci jittribuifcono ad Er« 
cole eflere £^li iiato il primo a tingere la lana di Porpora , raccontanda^ che 
mentre EiTo fi portava da Tiro Giovanetta. da Lui amata y il Cane cne lo fegui- 
va 3 veduta una Porpora gettata dal mare» V addentò- per pafcérfi delle di Lti car- 
ni , e del fangue di quella redo, tinta . Lo. vedde la Donzella , e tanto le piac* 
eque li nuova colore 9 che dilTe ad Ercole che fé non di quello voleva , che iof- 
fero tinte le vefti » che avelie avute a portare « Perlocckè Ercole tutta preda di 
alcune Porpore , del fangue di auelle tinfe una veile , e la prefentò alla fiia^ 
amica «. Altri poi vogliono che dal fangue di certe particolari Conchiglie , e dal 
fangue delle Murici , che parnuente fono Perei marini , e della ipecie defle Con- 
chiglie , e che fi trovano nel mare vicino a Tiro Città della Fenicia ^ fi formi 
il beliiflimo colore di Porpora • 

La Vefte purpurea è ornamenta Regio 3 e legnale di Nfaeftà: » Il mcdefima afer-* 
ma Tertuliano de Id latr. E per rapprefentare la Maeitk , Iddio comandò che la 
Vefte Sacerdotale fofTe purpurea • Ep^d. cap. ^t e J5^. Da* Plinio Uh io« cap^ 
21. viene pofta la Porpora perii fuprema Maeftrato ; ed in tatti gì' Imperadori 
Romani la ufarono fempre per Infegna Imperatoria • Ed al prefente conferva la 
fteflo lignificato 3 ed efprime la Maeiik e 1^ Eminenza , mentre di quella van- 
no adorni i primi Luminar), della Cattolica Romana Chiefa^ che fono gliEnuK 
nenti(fìmi Cardinali» 

E' inoltre il color purpureo ind&ia di verecondia e di modeftia ; quindi per |a 
Prctefta i Romani fanciulli venivano awifati che tanta ne* detti , che ne' tatti Lo- 
ro 9 doveflero ferbare la verecondia • Catone foleva dire che più gli piacevano i Gio^ 
vanetti , die vedeva arroffire , che quelli ^ che impallidivano ; e Diogene ap« 
preifo Laer2ia avendo veduta un fanciullo y die arrofllva ^ a Lui rivolto diffe : 
S^nfids n Ftli y He etdm viìintU cfl color , 
Li Prctefta era una forte di Toga intelTuta di Porpora j ufota £ia da' Magiftrati 

dito- 



•j 



TOMO PRIMO. Sj 

pre pef oggetto, di aiutare e fovvenire alle mifcrie altrui « eflendo in cffa 
un di voto affetto puro i» ed ^ardente nelP animo verTo le creature. 

Jldjware imbic^iUm €haraaHs efi ^ 
Dice S3ib Gregorio ne* -Morali* 
Il chiarifCmo raggio ) che difcende dal Cielo 9 e che illumina detta Fi- 
gura-» ne denota 1* Ajuto Divino 9 il quale è fupreino di gran lunga a tutti 
gli altri aiuti ; onde fopra di ciò Omero nell* Odijf. 7. <:osi dice % 

Mortalis Dìvuin ^lUxiHtm delidera$ ^mms « 
£ nei Sagri Uffici abbiamo 

Dens ^ in adjtaarium meum intenda » 
l>ùinìnes ad adjuvandum mef^na^ 
e in altro luogo % 

%Auxìlium meum i Domino « 
e piùL 

xAijutof 9 & fufceptof metis es Tu$ 
Et in verbum twim ftiper fpera'vi . 
L* Oliva per corona del capo 9 in più luoghi delle Divine lettere per 
P Olivo ^ Intende 1' Uomo da bene 9 il quale iia particolarmente copio* 
fo dei frutti delia mifericordia ^ la quale muove a pietà a foccorrere » e 
dare aiuto alli poveri bifognoii » David mi Salmo 51* 

Ego OHtem Jicut Oliva fruSHféta in domo Dei Jperavì in mifericordia Dei 

in atemum. 

Porta la Collana 9 e per pendente il Cuore ^ acciò s' intenda che non fo- 

lo fi deve colle^ opere della mifericordia porgere aiuto alle miferie altrui » 

ma anco colP Aiutò del Configlio [ del quale n\ «e fimbolo il cuore j rìdur« 

re altrui nella via della falute % 

Dare fiuUo confilìum 9 cbarìtatis efi $ 
Dars fapìemì % oftentatìoms ; 
Dare viro tempore pervcrfitatis^ fapienti^ ^ 
dice S. Greg. ne* Morali • 
Si rapprefenta con il braccio deftró ftefo » e colla mano aperta 9 per fi* 

I 2 gnificare 



mmt^mmmi*^tmmi^mimw^mm1tmi~Ur-a^mmmitnmmàwmm^Èm^M^mamtman,^mmmmi -jim 



dì Tofcana ; e j;ome racconta Macrobio > portata di là «1 tempo del Re Tulio 
Ollili'o j Da Plutarco però ii ha forfè ancora pii\ antica > giacche aflerifce che di 

;|uella lo fteflb Romolo fi fervilTe • Bu tenuto per Abito onorevole ^ e di Per- 
one graduate fino al tempo di Tarqiunio Pfifco , il quale trionfando de' Sabini, . 
perchè in quella guerra un fiio Figliuolo di 14» Anni aveva di fua mano uccifo uno 
de' nemici > dopo averlo lodato al Popolo nel Parlamento , gli donò là Preceda ; 
come premio di un' azione fopra le forze e valore ordinàrio di queir età k Di 
€faì poi b' introdufTe il coftiune di dare la Pretella a' Fanciulli nobili y e farlo Abi« 
to proprio Loro ; imperocché nh forcftieri > n^ libertini la potevano portare ; febbe« 
ne tu poi anche a quelli conceduta ne' tempi ultimi dagl* tmperadori » Quella dit« 
feren^a però paflava tra la Pretella de' Nobili 3 e de' Plebei , che di quelli non 
era. tinta di Murice e grana 3 ma era iofca ed incolta 3 e colorita Iblamente ne' 
fugiii delle Erbe . Veniva portata fino agli amii 16* dopo il qual tempo fi Teftiva 
la Toga da Uomo , dctu Virile • 



i 



6» ICONOLOGIA 

gnifìcare 1* AJuto Umano , eCeedo che 1' AjuCo. ki lìngu» Ebrea fi dice 
ZeniìA » che vuol dire che U potenza , e fortezza dell* Aiuto attuale cov- 
fifte nel briccio * e appreffa gli Antichi il porgere- la mano era fegno dì 
Aiuto ; ogn' or che noi aggiungiamo 1* opera noftca adjutrìce a qualche do- 
gozìa* e quanto narra Pkrio Valeriano nel \ìh. j^, dei fuoi Gerc^lìficivuiu 
limile immagine è offervata nel ^mulacro della Dea O^e in alquante Me- 
daglie * qujQ ch^ EiU pronietta a tutti volet porgere Aiuto i. come queila 
che coli* Aiuto Divino folteota v e- da S vitto univerfale a tutte le Crea- 
ture « come anco le riceve nel iùo grembo . 

Il l'alo fitto in terra » ÌI quale ìoftenta la verdeggiante ' e iruttìfera_« 
Vite , lignifica 1* Aiuto coniugale i elTendocchè la Donna fenza 1' Ajuto del 
Marito è come la Vite feiiza 1' Aiuto dei Palo ,, onde 1* Ariofto. nel CVi»- 
40. io> StM, 9. dice : 

Sartre 1 cttmt incotti Vite ut erti « 

Che non ha Tato , ove s* appoggi 1 piante .. 
Gli lì dipinge accanto la Cicogna., per e^ere il vero lignificato delh 
Pietas e dell' Aiuto » elténdocché 1^' uno fenza. 1* altro mal podbno flare_> 
feparati . Quindi è che con grandi ornamenti in diverfe Medaglie de' Prìn- 
cipi- Romani fi ritrova impre^ queiU nobiliflinu azione colla natura dì que- 
flo Animale* il quale denota. 1' Uomo- verfo i Parenti pietolb 1 e fàmolÀper 
^ ofHz; di porgere Aiuto ; efTendocché ha gran cura dei fuoi Genitori quan- 
do fon venuti nella vecchiezza , né mai per qualfivoglia tempo gli abban» 
dona t e non- iòlamente mentre che fon venuti vecchi gli^porge Aiuto « 
ma ogni volta che fia lor bifogna» ion governati dall'^tnduUria. deipropcj 
F^uoli . Onde 1' AIcÌato> ne' iìiot Emblemi « cosi dice . 
%4arìo mjtgtàt pittate Ciconia nido 

iMteflet pmos pignora grata favet „ 
Taliaq; expe£Ut jìH munera matita reddì* 

^ivcilio hoc fjftotks mater egehìi anus^ 
7{ec pia fpem foboles fallit , fed fcjfa fareMtum 

Corpora fert huaeris , prt^at & ore eibos . 



ALCHI- 



ALCHIMIA. 

BdP *4batt CefAte OHaitdt • 



IN un* orrida ofinirt ftannt * ripiena dì tele di R^na te (S Fumo «fi di- 
pìnga una Vecchia deforme con volt» rugofo ed alTai afinmicatO'» col- 
le mani parimente abbruftoUte * e fudìcie . VelKta fari rozzaméntCì e tutu 
cenciosa , Siano dUpofti all'intorno varj Crogiuoli, Vafi diverfi di vetro, 
Lambicchile tuct* altro Iblìco adoperare dagli AlchimiiH . Si mirino dellf 
verghe dì oro ed argento • e numerolì pezzi dì akri metalli » con tutte 
«io , che più può abbifbgnare per la Profellrone . Vi fiano attorno de* For 
nellì » aranti uno de* quali li miri la lópradetta Vecchia ilare in ginocchio « 
COR una Canna alla bocca * foffianda nella brace fottopofta ad ùa Crogiuolo . 
Abbia fópra la Tefta un Pellicano. A' piedi un Cornucopia colmo dì Rami 
e fronde di Alberi infruttìferi, come fono il Buffo , i Pioppi, gli Abeti, e 
quaC tutte quclte Piante . che nafcono intomo a'' Fiumi , Paludi ec. 

L" Arte di convertire ì metalli ignobili in oro puro * detta Alchimia , 
a dipìnge in un* orrida ofcura danza ripiena di Tele di Ragni « e dì Fu- 
mo , in fórma di una (chifofa Vecchia, per dare ad intendere per 1' Effer- 
ctzio di tale Profeflìone il luogo adattato , e nella Perfona la fpiegazbite 
<U fuo edere . 

La tUoza; orrida e ofcura denota la caligine* ìa ciù avvolti Sxto Co- 
loro • 



'^o l e OrN a LO <S f A 

coloro 5 ohe ali* Alchimia fi danno . Per le Tele di Ragno s* intende l' ope- 
ra vana; e fopra quello ftkidl hen^ ìt rappolt^ìTe a parola per parola ciò che 
ne dice Pierio Valerìano nel Libro ventifeefimo de* fuoi GerogMci » fecon- 
do la traduzione del P., FiglSw:ck) • ' 

,) Dai verfi di Catullo abbiamo imparato che per il Ragno fi lignifica 
99 una cofa vana e di niun prezzo o momento s quale fcherzando diiTc^ 
5j di fclleflb ; 

Terchè del tuo Cattilo il facco è pieno 

Di B^agni 

»$ II qual paflb fi ufurpò Luciano nel Pleudologifta dove dice : £urotos cài 

99 aracnion mefla . Tieni di corruzioni 9 e di ragni • Ma dagli Scrittori del- 

9> la Sagra Scrittura abbiamo ìntefo il medemo fignificato , dai noilri iipn ef* 

99 fere flato riprovato . Perchè in quel tempo 9 e in quell* ora 9 nella qua- 

99 le Gregorio Patriarca Gerofolimìtana9 e Macario 9 e Pirro 9 e gli altri 

99 Lor feguaci 9 i qual\ in Gesù Crifto Signor nollro una natura 9 e una^j 

9» volontà fola eflere affermavano 9 colla Sentenza dì^CL. Vefcovi 9 furo- 

99 no dannati 9 molte tele di Ragni con :grandiirima maraviglia di tutti cad- 

99 dero in mezzo a tutto il Popolo9'Tpieril che fu fignìficato che quelle for- 

95 didezze degli Eretici erano fiate vane 9 a fimilitudine diatele di Ragni, e 

99 che per quel Concilio 9 e Giudìcio erano fiate diflipate • Nel Salmo XC. 

« leggerai pure che fi parla di quefla fottìle infermità . ^mii noflri qnafi 

99 oiranea reputabtmtur • Gli Anni noflri faranno reputati come una Tela di 

9« Ragno ; perchè la Tela del Ragno fi teife con gran cura ed infinita 

99 fatica 9 ma per la fua ibttigliezza è rotta e guafta da ogni minima cot 

S9 fa 9 che la percuota j e ia uà* altro Salmo 9 Tabefcerc ^cìjH wha arati$am 

») animam meam « . 

Per il Fumo fl fpiega il perdimento di tempo 9 e di foftanzc9 che pro- 
cede da tale art^ in . apparenza l>ivioa 9 in foftaAza vana e leggiera . 

Si rapprefenta l'Alchimia in perfona di unaichifofa Veqchia9 pjsr Cgni- 
ficare nella Vecchiezza la di Lei antichità ; giacché feguendo ciò che a noflra 
notizia ne adduce Ermanno Boerhaave 9 fenza ccxQtrov^rfia uno de' primi Chi- 
mici del Mondo 9 nella Parte Prima de' fuoi Elementi dì Chemia 9 o Chi- 
mia 9 riconofce quefla ProfefEone la fua Origine fino da' primi princìpi del 
Mondo , Egli rapporta Zofxmo Pawpolita 9 che in un fuo antìchìffimo ma- 
nufcritto a^erifce %Anem a D^monìhus filiabus homìnum traditam in pratium 
amoris . Soggiunge che lo fieflb fuooa il Tello di Giufeppe Scalìgero in- 
ferto nelle not^ad Craca JS^ufebìana. pag. 243. 258.11. 38. & a Bonichio 
lontra Conrigium pag. 49. , Secondo Bocarto la voce Chema appreflb gli Ara- 
bi fignìficava occultare : quindi prefe il nome di Scientia oherum natura ; 
Abufivamentc poi Magìa 9 e dalla trafmutazìone de Metalli Metallurgìa^ 
Tubalcain Figlio dì Lamech da Sella nell' ottava generazione del Mondot 
che è il vero Vulcano degli Antichi 9 fu il primo Inventore dell' Arte 
Fabrile . Sella quoque gemt Tubalchaìn 9 qui fuit Malleator 9 & ^ahet in cun- 
Ha opera fris 9 &' ferri • Gcn. cap. 4. v. 22. 

Tale Arte # come tutte le altre 9 nell' Egitto tnifportata9prefe Tommo vi- 
gore 



^01* . Mosè Ycrfiti/fima in qualunque Scienza degli Egizi ; tt eradhfis efi 
[ Movfes omni IspiemU ffjSSgiptiarmi AcL ApoiloL 7.. 22. t Scim « dice Bo^ 

j cf haave w<£^rMi ejr;ir^e Igne % ut fitreL.pidiii aqus mlfceri faticm % atquepot(^ 

ti aptfu . Exod^ J2« 20. 

in fequela^ dalia permutazione e feparazione de^ Metalli» e dall* opi- 
niane dì poter quelli cangiare in Ora ♦ gli Araf)! i primi le diedero il nome 
di AlcKimia « o Alchemia . Non è dtipreggiabile la quail comune opinione» 
che abbia avuta la fua Orbine da Ermete Egiziana « a fia Mercurio Tri- 
fmegiil:a . Coiliii fi cr«de Coetaneo a Mosè v ed uno de* primi Inventori , 
dop-D P univerlkle Diluvio > di tutte le Arti $1 Liberali % che Meccaniche , 
Fino al tempo di Diocleziano ilmperadore de* Romani fu^ ix> gran pregio ap« 
pre({c> particolarmente gli Egizi » ma queiio Sovrano la ebb<^ tanto in odioi 
che fece fare le più diiig:enti e figorofe ricerche « di tutti gli Scritti » Trat- 
tati» e Memorie concernenti tak materia» e- ordina fotto gravilfime pene 
che tutti dati foifero alle fiamme ., Non farti però tutto iL Tua intenta cosi 
faggia difpoiizione » mentre quindi a non molta dalP ingordigia degli Uomi- 
ni cominciò a riprendere vigore ». e fino a^ noitri giorni viene da qualcuno 
pur troppa follemente feguitx e abbracciata . 

Nella defortnità. delle gi'inze e ariura delvoltoc e delle mani» fi di*- 

moftra che 1* Alchimilla itando tutto il giorno con gravi Henti e fudore 

fepoko èra 'l'fiioco» e P fumo» e cattive efalazioni » perde la forma quafi 

di ITimo » la fanità del Corpo % e diviene un* oggetto di rifb » e di fpavea« 

to a^li occhi di Chi la rimira ► • 

Si velie rozzamente e cenciofa », per indicare che il fegiiace di fimtl Ar^^ 
te vive fempre in povertà;, e che per credere di voler trovare il modo» 
onde renderli opulentidmio, dlfperde tutte le £bftanze fue fino a ridurfi all' 
ultima miferia» e gli accade appunto cornea quei Cane »U di cui difgrazia 
così ci rapprefenta Fedro lib^ i. Fa. 4^ 

Canis per Ftrtmen camem dum forret natanf 
Lympharim in Jpecdo vidit Stnrducrum fmmi 
Jéiawqne ùrxdam ab alio ferri ptaam 9 
Eripere mlnit : wrum decepta aviditas » 
Et qiiem Undfot ore demijit tibum » 
TS{€c qpiem petehaì adeo potmt attingere • 
E perciò ben a ragiono » e a propofito ci avverte nel principia di qu^» 
fta fua leggiadra Favoktta » che 

^mìttie meràò proprhm qni dlienum adpetìt . 
I Fornelli i Crogiuoli» i diverfi Vafi di Vetro 9 .1 Lambicchi 9 le ver- 
ghe dì Oro e d*^ ArgMta % i vari pezzi di Metalli che intorno difpolti fi 
mirano » (piegano l' Eifere della Profeffione » e ciò che v* abbifogiù per 
eirercita'rla . 

Nel porre avanti uno de* Fornelli la naftra Figura inginocchio con una 
Canna alla Bocca» foffiando nella Brage ibttopofta ad un Crogiuolo » fi è 
voluto dare ad intendere . che con fommo jncomodo.il Chimico paila le ore» 
perde il fiato > confuma la viÙa ; giacché fe(ondO|tutti i Fifici » e pia fe- 
condo 



7* ICO N L aa r A 

condo'P Efperieiizà % di tutto maeftra 9 il fiioco è pregiudizievoliflìibò di- 
la viiiva Potenza 9 e indeboHfce in modo le fue forze^ che più volte fi £b* 
no veduti Uomini ^ che neceifitati fono ftati a Jungamente eièrcicarfi intor- , 
no quefto Elemento 9 perdere totalmente la luce degli occhi « 

Per il Pellicano 9 che fopra la Tefta le pófa ^^ fi denota la Pazzia * «e 1* 
Imprudenza dell* Alchimifta» pei* èffere tale Animale -i fecondo Oro Apol- 
line feguito dal Valeriano « Gfròglifico degli accennati difetti ; e la ragione 
che fé ne rende è qaefta « Il Pellicano a differenza (fi tutti gli altri Volatili 9 
che cercano di formare i loro nidi ne' più alti luoghi 9 a cagione di render- 
li, falvi dalle ingiurie che più facilmente incontrar poffono e dagli Uomini» 
e dagli Animali 9 cerca anzi i Piani più eftefi « e {cavando la terra ivi ri- 
pone le Ova 9 che ha fatte : il che dai Pallori 9 o dai . Cacciatori veduto % 
nati che fono i Pulcini 9 colà fé ne vanno 9 e con ifterco dì fine ^ o altra 
materia combuftibile ferrano e circondano il fitò 9 gettandovi del Fuoco • 
Lo fiolto Animale all' accoi^erfi del fumo cofto via fé ne vola^ e fopia la 
fiamma fi porta ; e immaginandofi collo sbattere delle Ali di eitinguerla » 
non fi avvede che anzi maggiormente la va fiiicitando ; alP alzarfi di quel- 
la non ceflfa il fuo dibattimento fino a tantocchè abbronzite le proprie pen* 
ne e brugiate 9 vien mancando di Forze 3 e fenza falvare ì Figli perde feftei^ 
fo9 coi renderfiintal guifa fàciliffima preda de'fuoi Perfecutori« LofieA 
fo addiviene zìi* Alchimifta 9 che potendofi con gli averi dalla forte com- 
partitigli oneftamente follenere 9 e trarre in pace i fuoi giorni 9 per V avi- 
dità di giungere a'farfi ricco periftrada cosi obliqua e fallace 9 difperde tut- 
to -quello che ha 9 e fi rende Égli fteflo preda deUa più mendica Povertà » 
indegna aHatto di qualunque compafiione • 

Indica il Cornucopia colmo di fronde e Rami d' Alberi infruttiferi ^ 
effere V Alchimia utf Arte vana 9 di grande apparenza 9 e di neffuna ibftan- 
za • A maraviglia la dipinge Natal Conte in quei fuoi elegantii&mi YètH 
rapportati nella Mitologia Lib. 2« cap. 6. de Vulcano . 

^rs fallax ^ invi fa boms 9 idcedine captos 

^cundè ut fmmis ì dcmentìbus improba Sken « 

^oimam fuperare pmas te poffe per iguem? 

Stulta 9 quid infanis ? Te longis pajpbus iUa 

Oeferit 9 ac tandem nil perficis s Illa edorum 

Te fallit 9 rerum te ludit miUe figurìs , 

Sic fènuT Trotheus fé in multas wnere format ^ 

Cum fieret ferpens dirus 9 <umque unda 9 vel Ignita 

9fis ppes properans quas fumus portatin autast 

Inde ardens mifèris torquet pracordia virus % 

Exitialis %Amorquc ^Hrì'% favìque dolores^ 

S^os'femel infana fallacia esperii ^rtis . 

Occupai hoc wdli mtfero Vefania mentem 

7{ipro peccatis hominum Sator^ atque Deonm 

Stipplicia^ ingente fque paret móx fumare pémas » 

H^dici fiunt ; femper caligine barba 

Squdlet^ 



Squallet « & immodko tufpanhtf pallia fimo t 
Et j^a :!ùiij^u^ feìàpei^merfiaciài jaSatitL 
Deféciffe jwi viresi hhi nova repena eft 
Meramum ratio, % ^ f<l^ ìv^e in auntm • 
%4d nùtos homines inde hac contagia ferpuni • 
Si quemquam arripiant 9 qui flaltas prabeat aures 9 
Tlpn prius effugiet 9 qaam fit perpejfus eamdem 
Fortmam^ fcopidoq; ratem confregerit uno. 
Convicn confeflare per altro che da tale ftolto penfare degli Uomini (or- 
tita pure ne è un incomprenfibile vantaggio al bene del Pubblico ; giacchi 
dalle alterazioni 9 raffinamenti 9 e mefcolanze di metalli 9 e confecutivamente 
da tante 9 e tante inveftigazioni è proceduto lo fcoprimento di mille 9 e mille 
veramente maravigliofi fegreti ; ed in oggi purgata la Chimica dagl' innu- 
merabili errori , in cui era avvolta 9 non è più un* Arte ingannevole 9 ma una 
Scienza fuor di modo utile alla Fifica ed alla Medicina • Non fi confonda 
però con V Alchimia 9 e tanta lode a quella fi attribuirca9 quanto di bia<« 
limo e di difprezzo a quella . 

Jo non non poDTo ceOTare di maravigliarmi allorché m* incontro in Auto- 
ri 9 per altro di tutto credito 9 quali non dubitano di difendere tale Arte, co- 
me pofTibile 9 ed anzi come vera . Pancirolo B^um memorai. Uh. 2. tìu de 
•^Ichiimia 9 Cornelio Agrippa lib. de occtdta Vbilof. e 14. afferma che con 
Io fpirito dell* Oro 9 o fia la di lui forma e parte più pura il Mercurio 9 
e gli altri imperfetti Metalli tramutare fi poffono in Oro 9 e che Egli lo 
ha veduto 9 e provato • Gio. Francefco Pico lib. 3. cap, 2. de *Atiro appor- 
ta molte efperienze fatte: delle quali parimente moltiffime fc ne leggono 
apprelTo Girolamo Rofli lib. i. de dìjUllat. feCl. 4. cap. 1.^2. Liba vie lib. 
2. *yilchim. traiì. i. caù. ip. Gebro* Ermete 9 Conte Bernardo 9 ed altri 9 
che particolarmente fi leggono in Roberto della Valle 9 che ax-prcfafio ha 
trattato dell' antichità 9 e certezza di queft* Arte • Ancora Fernelio lib. 2. de 
abdit. rerum Canf. cap. 1 8. fi sfora provare colle ragbni la verità delPArte. 
Innum^rabili altri vi fono dello fle(ro9 fia detto con« loro pace 9 Itra- 
voko feritimento • Li ^g^a 9 e Loro creda Chi vuole 9 che in quanto x^ 
me fon perfuafo del^ contrario dall' Argomento di S. Tommafo brevemen* 
te comprefb ne* feguenti verfi manofcritti dell* eruditiffimo Sig. Dottor 
Vincenzio Cavallucci de' Letterari di quefla Augufla Città Splendore e 
decoro • 

lo gli diveda che la natura {iwle 
Trodurre in luogo desinato e certo 
Le cùfe 9 che produr perfètte nmle : 
Or egli è a ciafchedun chiaro ed aperto 9 
Effer V Oro perfètto infra i metalli : 
Dunque najcer non puott in luogo incerto « 
Che mol dir P Vom peg^ torti omqm calli 
Cirfen 9 penfando di poter far V Oro 
Entro a i crogiuoli 9 onde for^ è che falli « 

K ALLE- 



74 -yCÓ ^0 LOGIA 

ALLEGREZZA, 



Giovinetta con (ronte ctraoTa « lifcia « e grande . Sati veAita di t>iancoi 
e detto veftiinento dipinto di verdi fìtjndì * e fiorì roflì e gialli t con 
una Ghirlanda in capo di varj fiorì. Nella mano deftra tenga un Va(b dì 
criibllo pieno di 'Vino rubicondo > e nella finiftra una gran Tazza di oro . 
Sia di afpetto graziofo e bello* e prontamente moftrì di ballare in unPni- 
to pieno di fiori . 

Allegrezza, è paffione dì animo volto al piacere di cofè «cheinirìnf^ 
camence contempli fopranaturalmetite * o che le fiano portate elbinfecamen- 
te dal fenfo per natura , o per accidente . 

Avri la fronte carnofi , grande, e lìfcia per il detto dì Ariftotele nel» 
la Fifonomia al 6. cap. 

I Fiori lignificano per fé fteflì Allegrezza, e fi fuol dire che ì Prati ri- 
dono > quando fono coperei di fiori ì però Virgilio li dimandò piacevoli 
nella 4. Egloga dicendo t 

Ipfa tihi ilandos fimdent amabiiU flortt , 
H Vafò di criftallo pieno dì vino vermiglio * colla' Tazza di oro» dìmo- 
ftra che 1* Allegrezza per Io più non fi cela , e volentieri fi communica, 
come teilifica S, Gregorio né fii. '28. de' Morali , cosi dicendo : Selet la- 
titi* 



TOMO J^ k TM . ;?? 

tìAa arcana mentis aperire . Ed il Profeta dice : il Vino rallegra il Cuore 
delPUomo» e POro parimente :^avvi^£j, dì confortare i fpiritì, e qiieUo 
conforto è cagione dell^ Allegrezza . La difpofìzione del Corpo t e la^dl- 
moftrazione del Ballo è man^efto indizio dell' Allegrezza » 

^Allegrezza* 

Glovanetta con Ghirlanda dì Fiori in Capo . NelU deftra mano terrà un 
Tirfo coronato con molti giri di frondi , e ghirlande di divertì fio- 
ri . Nella finiftra avrà il Como di dovizia » e fi potrà vellire di verde . 

%Allegrfzza di *Amore . 

Giovane veftita con diverfità di colorì piacevoli % con una Pianta di 
fiorì di Boraggine (a) fopra i capelli . In mano p»orterà Saette d' OrOf 
e di piombo i ovvero fonerà 1* Arpa . 

Negrezza » Letìzia « Giubilo • 

T TNa Giovane appoggiata ad un* Olmo ben fornito di Viti 9 e calchi 
vJ leggiermente un Cavolo fodo . (A) Allarghi le mani» come (e vo- 
leiTe donar prefenti ; e nel Petto avrà un Libro di Mufica aperto . 

L* Olmo circondato di Viti 9 fignifica Allegrezza del Cuore 9 cagionata 
iu gran parte 'dal Vino t come difle David., e 1* unione di fé fteffo » c«> 
delle proprie forme 9 e paifiom» accennate col Cavolo : e la inelodia di 
cofe grate agli orecchi 9 come la Mufica 9 che è cagione della Letizia 9 la 
quale fa parte delle fue facoltà a Chi n' è bifognofo 9 per arrivare a piùi 
|>erfetto grado di contentezza. 

K 2 ^//e- 



lÉifa 



(a) La fioraggine 3 fecondo il Mattioli Traduttore e Commentatore di Dio- 
fcoridt //^. 4* top' 130. è U fteifa che la Buglofla da Diofcoride rapportata • 
Kafce quefta nelle Pianure , e ne' luoghi arenofì 3 produce le fue frondi Iparfe 
per terra , le quali frondi fono di. un verde ofcuró > afpre 3 e fimili alle Lin- 

{;ue de' Bovi • E'detta Bugloffa dal Greco 3] che figiiifica Lingua di Bue. MeiTe 
e dette frondi nel Vino, rallegrano e cònfolano V animo . ' 

Commemorò la Buglofla Galeno at VL delle facoltà de' Semplici -, cosi dis- 
cendo: La Buglofla è nel temperamento fuo calida , ed umida > e però fi crede 
che meflìa nel Vino , taccia rallegrare • 

Porterk Saette di Oro , e di Piombo , per fignificare che l' Allegrezza mon» 
dana non è mai compita^ e che va fempre infieme con qualche triileeza. L'Oro 
è fimbolo delP Alle&refiiza , è perciò dedicato a Giove Pianeta gioviale; ed il 
Piombose figura deDa Malinconia > ed i dedicato a Saturno Pianeta malinco- 
nico , meilo > e torbido • 

(^) Il Commenutore di Diofcoride M. 4* ca/>. iiu rapportando l'autorità 
di Teofrafto , Varrone^ e Plinio 5 diccj che tanto odio è tra il Cavolo , <i> 
le Viti , che eflcndo piantato il Cavolo apprefib ad un pie di Vite , C^efta fi 
difcoila maravigliofamente da Quello • 



{ 



f t 



7tf ì CO N LO C t A 

UNa Giovanotta con Ghirlanda di' fick-i in Capa ; Perchè i FaiicHilH 
llanno Tempre allegri ; e perchè nelle Fefte pubbliche antiche tutti fi 
coronavano e loro» e le Porte delle loro-Cafe^ e Templi» ed Animali « 
come fa menzione Tertul, nel lib. de cotona Militis . Colla delira mano 
tiene un ramo di Palma 9 e di Oliva 9 per memoria della Domenica delle 
Palme t e P Allegrezza con che fu ricevuto Crifto Noftra Signore con^ 
molti rami di Palme » e dì Olive • 

NEUa Medaglia di Fauftina è una Figura , la quale colla deftra tiene^ 
un Cornucopia pieno di vari fiorì » frondi , e frutti 9 e colla iiniilm 
un' Afta ornata da Terra fino alla cima di frendì 9 e dì ghiilande ; onde^ 
fii preia Poccaiione dalla Ifcriziones che cosi dice: HYLARITAS^ 

allegrezza • 

UNa belliifinia Giovanetta veftita di verde « Porti in capo una bella» t 
vaga Ghirlanda di rofe 9 ed altri fiori • Colla deftra mano tenga utk 
ramo di Mirto in atto graziofo e bello 9 moftrando di porgerlo altrui. 

Bella Giovanetta 9 e veftita di verde fi dipinge 9 elTendocchè P Alle- 
grezza conferva gli Uomini giovani e vigorofi • 

Si corona colla Ghirlanda di rofe ed altri fiori 9 perchè anticamente 
era indizio di fefta e di allegrezza 9 perciocché gli Antichi celebrando i 
Conviti coftumarono adomarfi di Corone di rofe e di altri fiori » dellcji 
quali Corone veggafi copiofaménte in Ateneo lUf. ij. 

Tiene colla deftra mano il ramo di Mirto r eifendocchè appreOb gli 
Antichi era fegno di Allegrózza 9 ed era Còftume ne^ Conviti» che quel 
ramo portato intorno 9 ciafcuno de* Sedenti a tavola invitaffe 1' altro a^ 
cantare » perilchè una volta per uno pre(b il ramo cantava la fua volta « 
del qual coftume Plutarco ne' fuoi Simpofiaci 9 cioè Conviti » largamente 
ne ha diiputato nella prima . quiftione in tal maniera • Deinde umifqmffic^ 
propriam cantilenam 9 aceepta Myrtho » Maw ex eo ^4^mn appeÙabatHr » qmd 
eantarei is tm tradita effei » ed Orazio dice » che f lenendo la Prtmavenu^ 
ael qual tempo da ogni parte fi fa Allegrezza » Vififére maitre che rncnz 
le fue danze » di verde Mirto circonda il capo t dovunque Ella celebra^ 
P Allegrezza . 

4t * ^ -tt, ^ it 
4 > ♦ 



^e* 



rOMOPRlMO. 77 

^jtìUgtczsM dalle Medaglie. 

DOnna in piedi. Nella delira mano tiene due . Spighe « ovvero una pic- 
cìola Corona . Nella finìflra un Timone con parola LìBTITIA . (a) 

E* Medaglia di Giulia Augufta Maglie di Severo » dcfcritta da Occo- 
ne ; febbenc cosi ancora è dcfcritta la Tranquillità nella Medaglia di Anto- 
nino Pio ; né fia marav^lia ) perchè la tranquillità de* Popoli t è la vera 
AUegrezaa delle. Genti . Dopo quella mette Occone . ^ Vrhe condita 90 j». 

Un* altra Medaglia t nella qiiale fi cfprime P Allegrezza con due Figura 
togate 9 una tiene due Spighe colla delira 9 1* altra uà Globo • 

In un'altra Medaglia» pur della medefima Giulia Coftforte di Severa 
colla parola HYLARFtAS % vien figurata per V Allegrezza una Donna r 
che porta nella mano deftra un ramo 9 nella finiilra un Cornucopia % alla^ 
quale afiiilono due Fanciulli < 

In una Medaglia di Adriano. Una Donna che nella delira tiene uaiu^ 
Palma . Nella ikiilra pure un Cornucopia . A* piedi un Putto d' ogni ban- 
da con quefte Majufcole HYLARITAS P. R* COS. III. S. C. che fu bat- 
tuta PAnno del Signore 120.^ 

In un' altra Medaglia di Adriano ab thrbe condita 874. colle parole^ 
HYLARITAS Foptdi i^pmam . Figurafi una Donna in piedi oki ambe le 
mani polle alle orecchia • 

FATTO STORICO SAGRO. 

OTtenuta che ebbe il Pallorello I>avid la memorabil vittoria del fiero 
Gigante Golia % è incomprenfibile l' allegrezza che fi fufcitò nel cuo- 
re degP Ifi^eliti ; ed allorché Verfo il Palazzo Reale colla recifa Tefia^ 
del detto Gigante fé ne ritornava 9 a Lui incontro fi fecero in gran nu* 
mero con fuoni e canti le lietiflime Donne di tutte le Città d' Ifraelle* 
riempiendo 1' aria di replicate grida 9 ed acclamandolo maggiore anconu» 
dello fleflb Saul • Il che fu cagione dell' implacabile odio 9 che quello Re 
da quel punto concepì verfo di Lui, i. di^ B^ cap. 28. 

FATTO STORICOPROFANO. 

DIagora Rodiotto 9 veduti tre fuoi Figliuoli valorofi Combattenti 9 ufci* 
re vittoriofi dalla Pugna 9 ed efler coronati pubblicamente 9 e per 
colmo delle fue Allegrezze 9 eflfer Loro gettati Monti di Fiori addoflfo 9 

(pirò 



(a) L' Angeloni tra le Medaglie di . Crifpina Augufta Moglie di Commodo 
pone la feguente a Rapprefentafi in diverfo rovefcio una Donna in piedi Gìo- 
▼inetta col Capo inghirlandato di Plori , mentre una fimil Ghirlanda tiene nel* 
la deftra mano appoggiando l'altra ad un Timone di Nave» il quale fopra di 
uo Globo ila poao ^ e vi fi legge UETITIA S. C 



78 ICONOLOGIA 

ipirò nelle braccia Loro l' Anima paga e contenta . -</lo//. Off. Stvr. lìi. 
2. cap, 17, 

FATTO FAVOLOSO. 

SAputafi dalla Città di Tebe la venuta di Bacco verfo quella voha * è 
incomprenlìbile il gaudio * che ne concepì . Fu per pubblico Decreto 
ordinato che 3 Lui fi dovelTe andare incontro fino al M&nte Citerone s e 
che ivi in fuo onore fi celebraffe {bienne Fella . Ognuno* lecondo il pro- 
prio 0ato e condizione » fi lludia d' ornarfi alla meglio che puote . No- 
bili ) Plebei * corrono aAbllati Chi battendo Vafi dì Rame 1 Chi Tuonando 
il Como » Chi il Timpano 1 Chi percotendo qualche Legno 1 od altra cofa* 
ed in Comma Scendo il maggior pofltbile Itrepito, riceverono il fefìofiflimo 
Baccot che in alto Cocchio alìiro, colla prefenza fila a difmifura accrebbe 
1* Allegrezza e il Contento . Solo Penteo 1 regnando in Tebe » difap- 
provò i giocondi Riti * e gli riufd di Ihirbarli . Ma del fuo lallo in pur trt^}- 
po fiera la pena « giacché radunatefi di nuovo parcicolarmeate le Donne 
ad onorare Bacco ■, a cagione di alcuni prodigi da Luì operati « volendo Pen- 
teo rattenerle 1 la Madre fii la prima che Ipìnfe le fiirìofe Baccanti contro 
di Luì* ed ElTa medefima alla Tua Vita lanciandofi» fu da EOTai e óa Quelle 
&tco ^ietatanieiice in pezzi . Owid. Metamoif, Ub, 3. 



ALTE- 



TOMO PH IMO. 79 

ALTEREZZA IN PERSONA NATA POVERA OVItE . 
3i Cejare B^a. . 



DOnna giovane i cieca» col vlfo altiero. Sarìt vellica, di una ricca e_9 
pompofa Clamidetta di color roifo « tutta contella di diverte gioje 
di gran valore * e fotta a. dettai Clamidetta avrì una Velie dì viliAìiua 
pregio tutta rquarciata « di colore della terra* ovvero della cenere .Terrà 
ibtto il braccia deliro un Pavone * ed il (ìniflro alto • colla mano aperta. 
Starà con un piede Copra di una gran Palli « e l' altro in atto dì precipi- 
tare da detta Palla . 

L'Alterezza ha orbine dalla Superìnat e non degenera troppo dalla.^ 
lùa aatura » la quale non nafce da altro * che da una falfa c^inioae di ef- 
fere maggiore degli altri; onde S. AgoiUno lii, 14. de Cmt. Dei* dict^ 
che la Supeii>ia non è altro che un' amietìto diperverfa Alterezza ; ed 
il iinùle conferma Ugone * ed llìdoro ha. Ethim. come anche S. Tommafo 
2. 3. volendo difinire la. Su{>erbia già labilità ■, dice . Efi imrdinaiMt appe- 
titHs txc^knttx ad debetar bomr% &■ rcunema. 

Giovane lì dipinge • perchè dice il Filofofo nel fecondo libro della-j 
Rettorìca al cap. 12. che è proprio de* Giovani efTere ambiziofi 1 altieri 
e fupcrbi. 

Cieca fi rappre&nta, perciocché I' Alterezza ci accieca in guifa tale, 

che 



8o ICO N^O IjOG I A 

che per noi piii defidemi! quello nel che ila ripofto il noftro male « 
procuritmo- fi^nopre di penerei , ove (U fniggior pericolo) ctTendo privi 
della luce del Signore « onde quel Santo Padre Homelia de diverfis % dice « 
aflfomigliando il Superbo ad un Cieco. Sicm oadis captus ab omnibus offendi 
potefl facile t ita & Superbus qmqtte Domìnum nefciens ( prtncipium enim Super- 
bia efl nefcire Dominum ) etìam ab Hominibus facile capi potefl « utpote lumine 
fummo orbatus . 

Dipingefi col Vifo e fembiante altiero » per rapprefentare quello che 
dice Dance nel 1 2. del Purgatorio . 

Or ffferbite^ e via col vifo altiero^ 

Figliuoli d* Eva % e non chinate il volto 9 
Sicché veggiate il vofiro mal femiero . 

Ed un elegante Poeta Latino in una fua limga defcrizione della Super- 
bia 9 dice ; 

Contemptrix inopum vtdtm elata feveros » 
Inflatoque rotans turgentis gutture verba 
Terre nequìt fuga 9 majorem indignata patemque • 

La ricca e pompofa Clamidetta di color rolTo tutta contefbi di diverfe 
gioje di gran (lima 9 ne dimollra che V Altiero avendo per la gioventù 
gran copia di (angue 9 quale è materia del calor naturale 9 come vuoici 
Galeno lib. de utile re/pirationis cap% I2« dicendo che da elfo calore 9 e mol- 
titudine di fangue trovandoli gagliardo e difpollo nelle fue azioni 9 per la 
fottigliezza ed elevazione de' fpirìti 9 fi ftima e tiene di eflfere di gran 
lunga fuperiore agli altri di forza e di ricchezza . 

La brutta Velie di viliifimo prezzo tutta (tracciata 9 di colore della ter- 
ra 9 o della cenere 9 denota che 1* Altiero ed il Superbo 9 è dì niun va- 
lore 9 anzi infimo e baffo fimile alla terra 9 ed alla cenerei pciilchè dice 
V Ecclefiaftico al io. §ÌiM fuperbis terrai & cims ? Però nel Povero par- 
ticolarmente 9 è di eftrema bruttezza 1' effere Altiero e Superbo 9 cornea 
dice S. AgoiUno in Qjjefti : Superbta magìs in Tm^e 9 qnam in Divitt^ 
damnatur . 

Tiene col braccio deftro il Pavóne 9 per (egno 9 che iiccbnìe quèffAni- 
male compiacendoli della fiia piuma efteriore 9 non degna la compagnia de- 
gli altri Uccelli 9 così V Altiero e Superbo fprezza « tiene a 'vile qual- 
fivodia Peribna . Superbia odH xànjbi/tiumr dice S. Agoftino in Epift. 120.9 
e Plutarco in Dione : %Arrogantia' Jòlkudhtàs 9 odit fottetatem . 

II braccio Anidro alto colla mano aperta ci lignifica 9 che P Altiero coIP 
oftentazione di fefieffo ^ moflra di fopportare altrui in qualiivoglia azione. 

Lo ftare con un piede fopra la gran Palla 9 dimoftra il pericolo del Su- 
perbo 9 effendo detta Palla figura mobiliflima 9 la* quale 9 come dice il Fi- 
lofofo 9 tangit in punSlo 9 e però non ha llabilit^ ^^ fermezza alcuna 9 ^9 
per P ifteCfa caufa fi dipinge colP altro piede i^ **^^ ^^ precipitare da effa 
Palla 9 effendo P Alterezza inftabile e i^xir (Q^iiim^tùio alcuno 9 che fiidl- 
mente cafca nel precipìzio delle miferi^ ^ e!i^ ^^^ ^^^^ Dante 29. del 
Paradifo ^ ^ % ^^ 

Trìnr 



TOMO ti k r M0\ «» 

Trituipìo del cader fu U mdtdmo , - ' ■• '-' ■ 

Sitperbir dì cotm i che tu wdejii '; ' _ -'■ 

Dit4uttiiip^ dei -Mondò co(hàto>l " '^■'■-''- '• -": 
' llCmafe ■d!ee:.£upìi)ìde Poera;G«ioo^ paplanUo degli rtfeUni-^ ■ ■■; 
\ ^wtm vidtris in ^Hvte '^ttémpiinf ■di^m t ■'[ '■ '■_"■ ■■'■■ ' '■■ 

: ' SpteadidiS'^torìaittem apihnSì àc'gkite^^ - ""■' -,''■'■ - ■ ;' 

SiaertiUoque fìtpra fòncm ftunn-fafiiéòfìm '''■ i -^ ' '' - 
I lUm telerem aimititiis expeElii brvui' vmdift'dwf'^' ■ 
E Felìftone parlando de* Superbi» dic«! i ' ' ," '' • 

■ St^erbus ntllkiir altiffimé§ ut flftfot*- «/!(■'*««> i^ , :.;i;-i.'>t --' : ' 

£d il Folengo nel Salmo 74. -;'-'■ - -^ ■■'■_ \-'- " .'^ 

ji^e^Ms fi èxtolUt, <3^-ewWf\ fu ^ediff"- '''"''"''' ' '- '"■ '' 
Tamen cwfu prdcipitatur t & quafi ■ ' i'-'^ -: ■■ • - 

in mbtlum rejòlvitur . 

. ■■■ T ■']'.'■ ' A V '. 
AiTIMETRIA. 

-■ Si Cefare l&a ♦ 

." " ■ " ■" """" i 



DOnna giovane 1 che con^ bella diipofizumé tenga con ambe le mani 
il QyadraMkjGeometrico ) in atto 'di pigliare l'altezza di un'alta Torre. 
Akimetiia i é quella che mifural' altezza j come di una Torre 1 la fommitidi 
.un Monte * di una Pimmide» e dì qualiivoglii luogo * o £di£zio pef alto che ila. 
L Si 



n i e Vi N li CI A 

Sì h. Giovane », per elTere i[* Aliinwtrta. figliuola, della, Geometria > che 
non degenerando, punto dalla qualità della, fua Genetrice « olTerva c«n dt- 
ìigenza tutte le mìTure da I<ei infègnaCe « Tiepe, coqiq ho. detto* il Qua- 
drato Geom^trtm t' c0efldo. che detfo Infironieqta q>en.per le itiviiani 
in fé circofcritte, y_ mediiw<e Ja„. mobiliti del Traguardo. * che ft pone; alla^ 
dirittura delU fpecie , sA ft' twnuai cM fono in effe altezze ; e perchè 
ibpra d! ciò. fi potrebboqo)> titre .aolt« «^eoAwize «.'nom^eiio. per elTero 
I' Altìmetrìa me;^ro. della, .GepfB.e.tria, » come ho. detto rooft mi eftenderò 
con giro, di inolic parole > rim.et;Febd<JiAl a quanto, ho. detto nella. Pìgunu* 
della Geometria * pj^endomi^ dlHKi4*n»i i «(Tendo quefla. quella, parte che ho 
detto mifura lineale * e perà, volendola mettercL in. Httuca. infielDi^ colla.» 
Figuri della Planiraetija vaC ,St?i»*M;Sri** A pwi' o!r«c*»rt i^uanto ho brcr 
vemente detto .. i ' -,^ ■ . 

AMARITUDINE, 

pi. Ce/ire f^i , ' 

PEr l' Amaritudine fi; dipìnge da. alcuni una IJionna: veftìCa d^ oero). che 
tenga, con ambe- le mani un^ Fa.yo. dì Mele « dal quale k veda. germo> 
glìare una Pianta di Affenzio. i forfè perchè quando, fiamo in.inaggior fè- 
Hcìcà della. Vita i allora, ci cro,YÌamo in. maggior pericolo, de* difaftri. della 
Fortuna, i ovvero, però perchè conofcendofi; tutte le qualità dalla" cognizio- 
ne del contrario > allora fi. può, avere perfetta Cci'enia, della dolcezza ?. qua»- 
do fi è guftata un' ertema. AmarìtudtRc. ., però diffe r-Arioftp: 
^on. cpnofie. la. Tace ». f non la flim4 1 
Chi provato, non. ha (a Guerra prim.a .. 
E perchè- quella medefima Amaritudine* cae è nelI.*'Aff£nzÌo,t, fi; dice 
WKora per pietafbra. effere. negli Uomini, appaflionati ., 



AMBI- 



TOMO P RI'MO. ti 

AMBIZIONE. 

■ :■ . . . , - ( -■> 

...tì tèfm J^M« ^ ■ ■ '•'' -'^ 



UHk Donni giovane Vellica di Verde toA fregi di Eden « ii. ^tto dì 
àlire un* aTpriflìma Rupe* k quale id cima abbia alcuni Scettri , e 
Corone di più fona * ed in faa compagnia vi iìa ini Leoiitf colla telta alta. 
L' Aitibiziane t come la defcnve AlelTaiìdro Afrodìfeo * è un' appetita 
di Signorìa i oweifo » cotnC dive S. Tommafo ^ è un appetito inordinato di 
onore ; laonde li rapprefenra per una Donni veftita di verde * perchè il 
cuore dell' Uomo ambizìoro non fi pafce mai d' altro i clié di ipetunza dì 
grado di onofe « e però ù dipidge che faglia la Rvpé : 

I fregi dell' Eden ci fanno coitofcefe » che come -Quella Pianta fempre 
Ti falendo in alto* e rompe fpeOb le inurni che la ibUehtano * t^osl PAm- 
biziofo non perdona alU Patria t né »' Parenti ì uè alla Religione i né a_« 
Chi gli porge aiuto « o cohfiglio * che non venga contìnuanlehte tormen- 
tando coli* ingordo deiìderio d' eflere riputato femore maggioi' degli altri . 

II Leone Colla tetta aln dimoftra* che l'Ambizione noti è mai fenza 
Superbia . Da CrìAofora Landino è pollo il LeoiU per 1* Ambizione ; per* 
ciocché non fa empito contro Citi non gli refìfle ; cosi I' Ambiziofo cerca 
di elTerc fupcriore * ed accett;! Chi cede t onde Plauto dtfTe i St^ifhus mi- 
m/rts desiati majmbiu imàdrtt e Boezio ì Ira iaMHf*tamit fiimÌ4 itf ì^m- 

L 3 Hit 



84 rCON O.L OGfA 

tùs toàmtm gelìare credami! Ed a quello proposito * poiché l'ho alle mani* . 
aggiugnerò per roddÌsfazÌQi>e ck*' Lettori 'tm Sonato di Marc antonìo Catal- 
4i 1 che dice cosi . 

di difcordie, e-r^t aUriee vtrti 
Rapina di virtà * ladra ^ onori • 

:Cbe di faJB^ di'poi - 

Sovra *l corfo mort 

Tu fei di glorie altrui 

Madre d* Ippocrìfta 

Tu gli animi avoài 

yieppià dì Ti^òu.» 

Tu fefti m mnvo Txio 

D* Etna Empedocle 

O di Morte mimfirA 

Tn àmtpts all' Onda S 

Tortuit (he jehza ti 

V 'Alme no» ^enton i . 

AMBI 

DOona giovane » veftìta di verde » cwi Abìco fuccìnto » e co* Piedi nu- 
dii.avrà agii Omeri le alìt e con ambe le Mani moftri di mettere 
«(Hifufamence in Capo pia forta di Corone ; ed avr^ gli Occhi bendati , 

Ambizione -, fecondo S. Tommalò 2. 2. ^ 131. art. 3. è un' appetito 
difordìnato di farfi grande, e di pervenire a* Gradi, Stati, Signorie^ Ma- 
giilrati 1 ed Offizj > per qualfivoglia gìufta o ingiufta occafìone » virtuolb 
o viziofo mezzo, onde avviene. 'K* ,«^11* a j;« o(r.« AmWalofo . co- 
me dice •^'^"'^^'^ nelquana deir Etica « il quale piucchè nan ^ccia.^ 
gieftiere » ed ove non biìbgni « cerchi onori . 

Si dipìnge Giovane > vellita ài. verde ; perciocché ì- Giovani fon quelli, 
«he molto fi prefumono, e m.olco fperanoi efiendo. lor. proprio vizio', co- 
me dice Seneca in Troade. per non poter regger 1' impeto deli* amnio. , 
che perciò iè le fanpo le Ali agli Omeri » dimoftraodo ancora , clic appe- 
tjfcono. e arditamente defideraoo quelle .cofei die non coavengono loro» 
cioè volare fopra gli altri . ed elTere fuperìori a tutti . 
. L*' Abita fijccinto* ed i piedi luidi . fignificano le fatiche* Ì (tifigi* ì 
4a,oni * e le vei^ogne * che 1' Ambizìoib fotliene » per canfeguir quegli 
onori 1 che fieramente ama.|X)Ìd)é per eiU ogni ;ca{à., ardilìx dìifiu^* e.» 
feifrire con pazienza, ctune ben dimollra Claudiu. /»fr. 1. i» StiUatt. latidtm^ 
Trudis aniflritiém, a/ju^ fadiffima imtrix 

^mhitio » qiL9 'oefliifidis , forihufque potentum 
Exaibat 1 &^ pt^iis eommetcia pofcit. boHtmtm 
Tdfs fimiil . . 

Si rappreftata % eh' Elia nKdefima fi pou_, le ■ iópradciette cof^ in ca- 
^ .. per dimaftrar^ % che V AiObiaidò <^i^ ^^^j^j^ficiataentp . eficndo To-kto 



/ 



TOMO PRIMO. «? 

in S* Paolo ad Hx'bf. cap. y. ^emo fibì fumM honorem « fed qv 'vocu^jr 
a Dea tamquam ^:tron ^ non fapeado fé e^Ii ne fia ckgno .^ 

Si dipinge cogli occhi bendati 9 perchè Ella ha quello vizio » che no;i_* 
slk difccrnere » come dice Seneca nelP Epiftoia loj. Tantas ^ uémbitionis /*- 
tory ut nemo itbi poft te vìdeaiur^ fi aliquis ante te fiserit , 

Le qualità delle Corone dimoftrano • che l' Ambizione è un difordìnato 
appetito 9 fecondo il detto di Seneca nel 2. de Ira . 7{pn e(l comerèta Aiw 
mribus annds , fi fieri potefl una nomine vult faflos occupare 9 ^ per Orbenu 

tìtdos difponere . 

Ed a quefto propofito non voglio lafciare di feri vere un* Anagramma-^ 
fatto fopra la prefente FiguiU da Taddeo Donnola 9 che cosi dice • 

^Ambìtìo • ' sAmo tibi • 

Grammatìcam falfam quii rides ì define ; nanupie 

Ex vitio miurn nil nifi coUigitur. 
Tu laude bine homines » quos ambHiofa cupido % 
Cacos t dementes 9 ridiadofipée facit » 

FATTO STORICO SAGRO^ 

ASsalomie amU tanto il vederli corteggiato 9 e da^ Pòpoli inchinato 9 cfre 
non contento di aver a^ fiioi cenni e Cavalli 9 e Cocchi ) e numeroCb 
fhiolo di Guerrieri 9 che lo precedevano p ardi ancora volgere il peniiera 
ali* occupazione di quello ftedb Trono 9 in cui Cedeva ti proprio Padre Di'* 
vid. Pofe in e{ecuzi(»ie il reo penile ro 9 fubornò i VaflTalli al £uo Re v & 
fé Capo de* Ribelli 9 fi fece acclamare Sovrano . Fu I^o però per David* 
Le file Armi vittorìoie difperfero i Sollevati » e mentre Aflfalonne predpi- 



ilato da Gioab Generale delle Armi di Disividde » con una Lancia i^ieta.-^ 
tallente lo trafilTe,. t.de^^ cap^ ijp. i6. 17. rd* 

FATTO STORICO PROFANO. 

SOrprendentiflima fu K Ambizione che regnò nel cuore di Aleflandi-o Ma^ 
gno Re di Macedonia . Non {bddiisfatto d' infinite Vittorie 9 che per 
tutto. k> feguirano y. ne de Ila ConquKl;! del vailiffimo Imperio 'Ptr6zniy%{Ì vi- 
volfò contro i Sciti 9 i Battriani 9 e gì* Indiani 9 e più oltre ancora 'avref> 
be portate le fue Armi r fe nel più bel fiore degli Anni un*" immatura mòrte 
noxk av^e troncata il filo alle fmoderate iue brame . ^ Cur^ nelia firn diy4lejl 



XJL 



FATTO FAVOLOSO. 

Mbl Petente fa gloria di efler Guida def Carro del Sole fuo Padr^ ; 
: Noil baflarono le di Lui ritnoftranze per rinmoverb dtr tanto conw 

dannabile 



86 ICONOLOGIA 

dannabile peniìero . Trovandoli il Pudre allretco dal Giuramento > che per 
la Palude Srigia. (atto avea « di concedergli qualuiique grazia domandata gli 
avefTe * dopo averlo replicate volte avvertito i eli confegnò in mano il fre- 
no de* fuoi Cavalli . Bentolb però fi accorfe U mìTero a che ctmdttca àaii 
fciocca temeraria Ambizione . Non potendo > r^k fapendo re^ere ^ iado* 
mici Deftrieri , tanto fi accoflò alla Terra % che in cenere ridotta v avreb- 
be « fé Giove con i fuoi Pulmini non avelTe a Lei foccorfo « e il Folle dal 
Carro rovefciato in feno al Fiume Pò . OwiV. Maam, Uh. a. 



AMICIZIA. 
Dì Cefare itjp<« 



D 



Onna v«ftita di bianco « ma rozzamente . Uoftrì quafi la &tà&n (balla 

. ' e il petto ignudo . Con la delira mano «oftri il cuore * nel quale vi 

ÙA un motto in lettere di oro * cosi t LONGE ET PROPE : e nell' eftre- 
mo della velie vi iàrà fcritto i MORS, ET VITA .Sarìifcapigliata, e in 
capo terrà una Ghirlanda di mortella » e di fiori dì pomi granati intrecciati 
inìieme . Nella fixmte vi faràfcrìtto: HYEMS* ^TAS. 

SaHl fcalza * e con il braccio lìnillro terrà un Olmo fecco • il quale fa^ 
lù circondato da una Vite verde . 

I^Amiciziai fecondo Anflotelc*Ì una fcanikvv'^lc ^'ì^'^ e^rec^roca be- 



rO MO P R I MO^ 87 

neralenza. guidata per virtJL^ e per ragione tra gli Uomini 9 che hanno con- 
formità d* influffi e di compie Ifioni «. 

Il Vèllimentb bianco 9 e rozzo » è la femplice candidezza dell? -animo » 
onde il vero amore il fcorge lontana da ogni forte di finzioni e di liTci 
tftificii^ ». . 

' Maftm la ipalla finillRi ed il petto ignudo* 9 additando il cuore col 
motto. : Ls^^ % ^ prop€%, perchè- il vero Amico 9' o pi'efente o. lontano che 
fia dalla, pei^na amata 9 col cuore non fi iepara giiammai 9 e benché i tem« 
pi e la fortuna, li. mutino;» Eglièfempre il medefimO'9 preparato a vivere 
e morire per 1' mtereflCe dell' Amicizia: e quello lignifica, il motto^ che ha!, 
nel lembo della Ve fte 9 e quello delU fronte ; ma fé è finta9ad un minimo 
volgimento* di fortuna 9. vedefl. Cubitaoiente 9 quafi.^cili0lma nebbia, al Solei 
dileguare • 

V elTere fcapigliata^ e- V avere- h^ Ghù^Ianda di Mirto con i fiori ài Pó- 
mi granati 9 moiira che il. frutto dell' amor concorde 9 e dell' unione interna 
{parge: foori 1* odor foave degli efcmpj. 9. !B delle onorevoli azioni 9 e ciàt 
fenza vaniti di pompofi apparenza 9, lotto la quale fi nafconde bene TpelTo 
L' Adulazione nemica di quefta vinù. ;, di ciò fi può. vedere Democrito 9 co* 
me riférifce Pieno. Valeriano lìb.. j.. 

Dipingefi parimente fàdza 9. per dimoftrare follecitudine 9. ovvero preftez- 
za: 9. e che per lo. Ce rvigio. dell' Amico non fi, devono prezzare gli fcouKKU :. 
Q»me: dimoilra OvvidiO' d^ uérte amandt\ 

Si ro$a defiicrit 9 tu pedt' earpe ^am .. 

Abbraccia: finalmente un.Olmo Técco circondato da un» Vite verde9 (a) 
acc&cchè fi. cano&a che 1' Amicizia fatta nelle prolperità9 deve durar Cem* 
pre 9 e nei maggpri; bifògni deve, effér piucchè mai Amicizia 9 ricordandofi 
che non- è. mail Amico tanto, inutile che non. fappià- trovare. Ibtada in qualcbe. 
modp; di pagare gli' obblighi dell'' Amicizia ». 

,4miazia .. 

Onna: veftita: dil biàncO' per- là medefima ragione* detta di ibpra: • A* 
vràJ capelUiparfi*. Sotto il braccio fihiftro terrà un Cagnolino bianco 
abbracciato. CL firetto\.Nd[IaudeftnLNmano; un: mazzo^ di. fiori 9 e fottoal piede 
deftro una teda di morto .. 

I capelli iparfi; ibno per le ragioni gSi. dette. .. 

•• •* 

CO) L* Olmo*,, e la. Vite' fono* fegno* dell' Amicizia » e dell'' Amor reciproco^, 
perckè y come: dice D^int nellf Atto I. Scena, h. dellf Ajiiinu *. 

• • • • .. ... • • amwio: ancorai 
CU /Miri., Veder pud' ctm quanto affcm y 
E conqtéonH UeraH aiirajcciàmenH: 
La Vite t" amiOcìfia al fuo Mirifo. 
L' Olmo* dùnque; fefico> h Eigura. di un' Amico- caduto* In difgrazia 5 e la Vite 
verdeggiante che ancoe»', fi tiene* ftretta coi dettO' Olmo ,, fignifica che |1' Amico 
non abbandona l' altro , ancorché travagliato dall' iniqua fortuna • 




I 



9S ICONOLOGIA 

f^ II Gagnolino bianco moftra che fi deve confervare netta da ogni mae«^ 
chia ali* Amico la pura fedeltà . . 

r ' Per i fiori s* intende 1* odore del buon ondine « che cagiona P Amicizia 
nel conforzio 9 e nella comune ufanza degli Uomifli.. ri 

Sotto al pie deftro fi dipinge la tetta di morto calpeftata » perchè fa ve». 
Amicizia genera fpéCfe volte per ijirvigió dell* amico il difpregio della^ 
morte , Però dilTc Oyvidio lodando due cari amici nel j, //^. de Tomo. 

Ire jttbct Tylades 9 carnm perhums Orefien 

Uh negai $ iwjue wtm pi^nat oferq; inori t 

LE tre Grazie ignude» ad una delle quali G, vedrà le ipalle 9 ed all'al« 
tre due il vifo congiungendofi colle braccia infieme9 una diEtTe avrà 
in mano una Rora9 P altra un Dado 9 e la terza iin mazzo di Mirta* Dalle 
Imhiagini di quette tre Grazie fenza dubbio fi regola Ja buona e perfetta 
Amicizia 9 fecondo che ^li Antichi penfavano 9 imperocché 1* Amicizia^ 
Aon ha altro per Tuo fine 9 che il giovare e far beneficio altrui 9' e non 
lufeiarfi fuperare in benevolenza 9 e come tre fono le Grazie 'degli Anti* 
chi 9 cosi tre gradi tengono i benefizi nelP Amicizia • 
' Il 'primo è di dar le cofe » Il fecondo di ricever l'altrui. Il terzo di 
render il contraccambio . 

£ delle tre Grazie 1* una ilringe la mano 9 ovvero il braccio dell' altntr 
perchè V ordine di far beneficio altrui 9 è che debba pafiare di mano in.^ 
mano 9 e ritornare in utile di Chi lo fece prima 9 ed in quefta maniera il 
nodo dell'Amicizia tiene ftrettamente gli Uomini uniti fra di loro. 

Si rapprefentano quette tre Grazie ignude 9 perchè gli Uomini infieme 
l'un r altro debbano effer di animo libero 9 e fciolto da ogni inganno. 

Una volge le fpalle 9 e due volgono il vifo 9 per mottrare 9 che fempre 
duplicato fi deve rendere il benefizio all'Amico . 

Si rapprefentano allegre nell' afpetto 9 perchè tale fi deve dimoftrare*9 
Chi fa benefizio altrui 9 e tali ancora coloro 9 che lo ricevono , 

Hanno 1' apparenza verghiale 9 perchè 1' Amicizia ' non vuol' efiere* con- 
taminata dalla viltà di alcun interefie particolare , 

La Rofa fignifica la piacevolezza 9 (4) quale Tempre deve effere tra gli 
Amici) efiendo fra di loro continua unione di volontà. Il 



^ 



(tf) Non comprendo come la Rofa pofla denotare la piacevolezza y fé non fé 
forfè quella che una vana apparenza dimoftra ; ed in quefto cafo farebbe^ 
totalftierite alla vera . Amicizia oppofta • Claudio Minoe ne' Commenti all' Ai- 
ciato pone la Rofa j ed il Pefce per Simboli di un' Amore condannabile 9 ' ed 
ecco i fuoi Verfi . 

^tfihoìa , aiutamum certùi ^ Hofa ^ Pifcis aworum » 

Non Jane ufdus SymMa certa mali. 
Noffi Rofa verna Jais non eft fine fentibus 3 idem 

Pifcis babet ffinas imm , (T ipje fuas . 
Pfdcèra Rofa eji y verrm ilìa bret^Jb marcida : Pifcis 
EJi ferus , effe altqua nec cicur arte foeefi • 



TOMO PRIMO. %9 

lì Dido fignìfica 1* andare , e ritornare alternamente de* benefizi « co- 
me fanno i Dadi 9 quando fi giuoca con eifi . 

Il Mirto 9 che è fempre verde i è fegno » che l'Amicìzia deve l'illcfla 
confervarfi 9 né mai per alcun accidente farfi minore • 



u 



N Cieco» che porti Copra le fpalle uno» che non pofTa Ìlare in piedi^ 
come i feguenti verfi dell* Alciato dichiarano • 

Torta il Cieco U ritratto in fidle fpalle 9 

E ter voce di Uà ritrova il Calle 9 
Così V intiero di dm meztd fajji % 
V un prefiando la vijia 9 e /* ^tro i pajji. [4] 

amicìzia fenza giovamento • 

DOnna rozzamente veflita 9 che tenga colla mano un Nido 9 con alcune 
Rondini dentro 9 e d' intorno a detto Nido volino due o tre Rondini. 
Qiieft' Uccello è all' Uomo domeftico e fanugliare 9 e più degli altri 
prende ficurtà delle Cafe di ciafcuno 9 ma fenza utile 9 non fi domeiticando 
giammai 9 ed avvicinandofi il tempo di Primavera 9 entra in Cafa per pro- 
prio intereflfe 9 come i finti Amici 9 che folo nella Primavera delle prò- 
iperità s* avvicinano 9 e fopravvenendo l' Inverno de* faftidj abbandonano gli 
Amici 9 fuggendo in parte di quiete ; con tal firailitudine volendo Pittagora 
mollrare 9 che fi aveflfero a tener lontani gli Amici finti ed ingrati 9 fece 

levare da' Tetti delk Cafa tutt' i Nidi delle Rondini « 

* 

M AMI- 

t 

(a^ L* Amicizia viene defcritta dai P. Ricci : Donna di allegro volto ^ vefHia et rie* 
eòi fimo Manto • In capo avrà un Adamante firn fimo . in una mano tiene un ramo mezzo [ec- 
co ^ e mezzo verde y e colf altra mofira nn Cuore • Appiedi vifia una Zappa , con e te mofira 
aver trovato col zappare un gran Te/oro * Vali' altra parte tiene V ArctìpenAolo , ed un Ca-^ 

Ìnuolo. Di allegro volto ^ perché l'Amico deve fempre dimoflrarfi taJe all'altro. Il 
>iamante per efler Gemma piti force j più lucente ^ e di più pregio di tutte le altre » è 
Tipo del vero Amico • &t^ col ricco Manto per dimofirare che un' Amico deve parte» 
cipare delle ricchezze dell' altro • Mofira con una mano il Cuore « per fegno che deve 
edere la perfetu Amicizia ^ fchietta , fincera 5 cordiale , e fenza finzione • II Ramo 
fecco 5 e verde dimoftra che e nella profperità ^ e nell' avverfità 1' ^nico deve efler 
fempre umìbrme • La Zappa che ha fcavato im Teforo fignifica che Chi ha trovata 
im Amico , ha rinvenuta una vera ricchezza • L' Archipendolo che è una mifura col- 
la quale fi rapprefenta il Tempo , che è mifura del moto [ conforme il f ilofofo ] in- 
dica che la vera Amicizia h diuturna e fempiterna • Il Cagnuolo per elTefe il Sim* 
bolo della Fedeltà • 







90 ICONOLOGIA 

AMICIZIA FALSA. 

DtU* utàM Cefm Orimii, 



DOnna, con Volto, iìnteIlettato»edOcchr ridenti. Veftirì un Abita co- 
lor' cangiante ^ Av^ fopnt. guefto. ud- MantO' che nel dritto, fìa dì un 
colore I. e: nel rovefcio. di iiaaltrote fi icoprina fotto di ESò le ali piegate» 
e nalcoAe ..Stia,iaunPrato.verde?giante e-fiorito*doveil veda Perfòna ricca- 
mente Vjdlìta ,, che ripoG, fopr». r Erba ,, e i. Fiori i tra- quali vi fii. pofhu» 
una. fóttfllflìma; Rete ^ 

Si dipinga, in atto, di adattare colla. de(tra\ mano un' Guanciale: fotto il 
Capo, della medefìma , mentre colla finiftra le. vien iùrando-varj., ornamenti da 
doPfo. ., Abbia accanto, il, Tìrfo ^ A* piedi un Pardo^che. tenga la Teila tra 
le Gambe ., 

Non. fapret altrimenti definire la- &lia. Atnicizia *. che dicendola una_j 
Simulazione de' ienrìlnenti: dell* animo, i, tendente at proprio, vantaggio col 
mezzo, deli*' aitrai danno; Che. un'' Artifizio per giungere con- ficurezza_t 
al. termine ch# fi; *■ preCcritto- una Spinto, mal regolato e maligno ;; e che 
in. fomnia. una. vera.*, vile ^.ribalda * e, irragione.vole nemicizia. 

Donna, fi figura, co». Volto, imbellettato y ed Occhi ridenti ,. per eflere 
la' Donna- di. fua. natura, inclinata all'' Inganno, ed alla. Frode ; ed il Bel- 
letto, fpiega> che ficcome .'queAo. viene adoperato per coprire le mende^ 

del 



I 



i 



TOMO PRIMO. pi 

del Volto 1 per apparire dìvcrfa da quello che è in feftelTa % e come dilfc 
il Francadori in un Tuo Capitolo all'Abate Nelli t 

Come fan le lemmm^ 
Che fpeffo ^ imbellettano ^ 
£ con tal finta Mafchera 
Il Cuor deWVomo adefcano. 

Così ? Inganno li nafcondc fotto lo fpeciofo ^ e venerando Nome di 
Amicizia 9 per fare impunemente una comparfa del tutto oppofta all'orrida 
Tua fembianza • Intorno agli occhi ridenti abbiamo da Giambattifta dalla^ 
Porta nel lib^ j. cap. zi. d^la Fifonomla dell' Uomo le feguenti parole . 

91 Gli Occhi» ne' quali par che £ vegga Tempre il rifo « piacere » 
99 fono (limati non fenza vizio 9 perchè dimoftrano Uomini ingannevoli ; a 
99 che non puoi accoi^erti 9 dove £ano iiuiirizzati i loro peniieri 9 che mac^ 
99 chinano di nafcofto . Polemone . Adamanzio • :=: e poco fopra :=: Qiie» 
99 (li Occhi principalmente fi fcorgono nelle Donne 9 che per io pia fono 
99 piene di Frodi 9 e d' Inganni « I 

Il Vedimenco di color cangiante indica che il falfo Amico prende qua« 
lunque forma e colore 9 a feconda delle proprie mire • £' allegrò 9 fé gli 
pare che 1' allegria pofla giovargli 9 è medo 9 quando la meftizia gli arreca 
profitto . Ratfembra vederlo in braccio alle furie 9 allorché è in furore 
Qjiegli che ù è prefo a tradire ; fi sbatte 9 minaccia (Iragi 9 tuttòcchè nel 
fuo Cuore rida : e benché conofca che la fregolata pa(fione lo trafporta^ 
oltre il dovere 9 lungi dal deviarlo dal fuo errore 9 lo fomenta anzi 9 Io 
fpinge . Dovrebbe ognuno fempre tener fiflb in mente il favi(fimo av- 
vertimento d^ Ifocrate Ateniefe chiariifimo Oratore 9 e Filofofo nella Ora- 
zione 2. ad Nicoclem ^ Fìdeles exifiima non ^ui qtdcqmd W dìxerìs 9 vd 
fèceris^ laudibus extulerìnt^ fed ^ errantem increp^^ferint :=: Promette U fa^ 
fo Amico 9 giura la fua afllftenza fino all' ultima (lilla del proprio fangue* 
Non & attenda peraltro di più ; mentre fé la mala nodra forte ci conduce 
a qualche periglio 9 allora come cantò l'Arioflo. 

/ giuramenti 9 e le promejfe vanno 
Da i venti in aria dijjìpate 9 e jparfe « 

Anzi farà Egli il primo a far pompa di Saviezza nel condannare 9 t^ 
gravare la noilra condotta . Efl enim ^micas fecmdum tempm ftmm 9 '& non ' 
permanebit in die tribidatiofiis ; Et efl ^mìcus qm convertitur ad inimicitiam • 
Ecclefiaftic. cap. 5. v. 8. e 9. 

Si aggiunge all'Abito color cangiante il Manto che al di fuori da di 
un colore 9 e al di dentro di un altro 9 per ifpiegare la qualità 9 e la na- 
tura della (alfa Amicizia 9 quale è di avere una bellidima apparenza 1 men- 
tre in fodanza 9 e internamente non è che un detedabile tradimento » 

Nel volere delineata la Figura in modo 9 che apparifcano in parte le Ali 
piegate e nafcode 9 s' indica che 1' Amicizia ) la quale non è fondata nella 
Virtù 9 non può mai e(fere dabile e ferma 9 ma anzi mobiliiCma e pronta al 
più veloce volo 9 allorché manchi la fperanza del proprio comodo * Efl autem 
%Amicus Socitis menf:e 9 & non permanebit in die neceffitatis. Eccledadt cap5. v< io 

M 2 Otti- 



92 reo N O L O G I 4 

Ottimamente Y afflitto Nafone nefl* Elegia ottava Trijlìtm • 
Donec eris fèlix 9 muttas numetMìs Umkos : 
Tempora fi fuerhii ntéila 9 folus eris • 

Per efprimere la rapidità 9 con cui da Noi s* involano 1 finti Amici • 
giudizi ofiimente 9 fecondo il fuo fol ito 9 Pietro Metàftaiio gli accompagna 9 
e li paragona alla Fortuna « il di cui particolare attributo è I* cflcre in- 
ftabik 9 rapida 9 precipicofa • Cosi fa dire di tal forte di Amici al fuo Te- 
miftocle- . Atto fecondo • Scena Prima * 

yèngon eon la Fortuna y t van con Lei ^ 

Si finge in un Prato fiorito 9 dove fi veda Perfona riccamente vellica* 
che rìpofi fopra 1* Erba e Fiori « tra quali fta pofta una fottiliiGma Retè9 
per denotare nel Prato fiorito la vaga villa che fa una mentita Amicizix,9 
ed il bel comodo 9 che fi da ad intendere di avere il delufo Amico neL- 
h fùppoila fede di tale Ingannatore ; e perciò fi fa vedere nella Perfonat 
che in- quello ripo(à 9 la riducia in cui vive ; e nella Rete 9 Geroglifica 
dell^ Inganno e delle Infidie 9 fi dimofira quanto temere fi debba Gente^ 
dì tanto, iniqua natura 9 e quanto difficii fia fchivare i loro tradimenti 9 

Serlocchè fottiflifllma e quafi invifibile fi figura la Rete 9 e tra Fiori nafcoìla .. 
,* Abito ricco 9 che intorno ali* adagiata rerfona fi mira 9 dimofira chc-j» 
fli Elevati dalla Fortuna i più foggetti fono ad inciampare nelle . Reti de* 
nti\ Amici • L*" Uomo quando è in Fortuna 9 oh quanto dif&cilmente gli è 
dato il poter diftingqere Chi veramente I' ami 9 o 1* aduli ! Anzi come la 
Natura Umana inclina a farci credere quello 9 che più defideriamo ». cornea 
•^ maraviglia ipiegò il Tragico Poeta nelb fua Zenobia,. 

V ^Àhna per ujò ♦ 



• • • • « 



£^ Idea 9 che ta diletta a fé dhìnge^Y 
£ ognun quel che defia^ facil fi finge 9 
Cosi vedendoci tuttodì attorniati da folla di IJominf 9 che pkuib fimno 
a qualche operazione nottra 9 fàcilmente ci lufinghiamo che QyelU tali ci 
amino di Cuore 9 e a Loro ci affidiamo 9 Beati riputandoci per trovare Chi 
a parte fia delle noftre contentezze . Ma non riflettiamo* che più che noi 9 
aman la roba noflra 9 e fé folTè in* Loro fcelta H dlfpogliarne noi per ar^ 
ri'cchire feftefli- 9 vedremmo con che celerità a quella fi appiglierebboho • 

Su quello ri&QfSo là mia Immagine è in atta dì adattare colla defira 
mano un Cufeinos o Guanciale fotto la Teila del neghittoCb Perfonaggia 
mentre colla finillra gli vlen furando leggiermente gli ornamenti da doflfo.» 
Il gello- di porre il Guanciale ibtto it Gomito 9 o- un. Criniere fotto il 
Capo 9 fecondo Giovanni Bonifaìccio Vane prima eap^ 1 j^ v. 18. è atto di 
Adulazione 9^ e rapporta S* Gregorio /lA». ^8* cap. 3. fbpra il detto del Pro- 
feta Ezecbielle y e. ì^. ^. iS. yeh qtke confuunt TtdnsiHos fiih omm cubito 9 ^ 
faciftnt cervicdiOf Jub capite uni'verfie atoHs ad capiendas anithas » La deteila- 
bile arte dicoftoro cosi ef^reflfe Marziale Lìb. ir. Epìg. 34^ 

Memirisy credo i recitas miìri carmina 9 laudo t 
Cantas 9 con»- 1 bibis 9 Tompilìanc r bibo - 

Ib 



J 



I 

t 



rÙMOPRlMO. 93 

In quanti pur troppo ad ogni momenta fi mira ìì, non mai abbaftanza 
dctcftato carattere della Greca Nazione » chei al vivo ci rapprcfcnta Gio- 
venale neUa Satira terza « che ...... lauiat 

Sermimem indolii ^ fadem defbrmis amici % 
Et longum invatidi collum (xmcibus aquat 
Hcr^tdiSi, xArUdsum prò cui a tellare tenemìs . 
^tt tamen ^ntiochi4s 9 nec mt miràbilis UH 
^lù StrtUoctes , aut cum motti Demetrius H^emo ^ 
7{atio comada cfl : rides ? majore cachinno 
Conciititur ; flet yfi lacrymis aJpexU amici j 
7{€c dolet : Igniadum bruma fi iempore pofcas% 
uéccipit Endromidem 9 fi' dixeris n celino ^fudat . 
Le Iufinghe« gli allettamenti 9 le adularioni fono i peftiferi Incanti» cfte 
ftrafcinano alla rovina V Uomo ; nelle Amicizie poi fono ta ftefla Pelle 9 la 
ileffa Morte • 2s(ii/f4 in amìcitìis Teflìs efl major ^ quam affentatio j btandicìa % 
adidatio: efclam^ a ragione H fàggio Oratore nel Dialogo 9 qui Ldius mfm- 
iitur ; e nello ftefTo Dialogo feguita a dire 9 che Simulatio oimicìtix repui^ 
gnat 9 maxime detet enim verìtatem 9 fine qua nomen ^miciti<e valere non poiefi» 
ApprelTo le fi pone il Tirfb 9 che è un* Afta di legno coperta di Edera 
d* intorno, d' intorno avvolta » per efìere 9 fecondò la teftimonianza di Pie- 
rio Valeriano9 Geroglifico del Nocumento nafcofto 9 prefo' a fignificare nelle 
Baccanti la natura del Vino 9. che a41etta9 feduce9- e guftato di foverchiò 
altera gir fpiriti 9 e nuctee moltiflimo . Di qui è che Macrobio dice 9 cbc^ 
Bacco ferifte di traverfo colla Punta mfcolla trall* Edera . 

Del Pardo e Pantera cosi parla UlilTe Aldovrando tó. r. "ì^on ejfc con-^ 
temnendam Etymotogiam eorum 9 qrd opinati f:mt diStam fuijfe Tantheram quia 
omnium Ferarum cotoribus decorata Jpefl'etur . La quale opinione feguenao 9 
parmi che propriamentre alla falià Amicizia fi adatti 9 allorché fi* confidm 
che il falfó Amico aflìime 9 feconda. 9 ed in fé copia tutti i caratteri e fen- 
cimenti di Colui 9 che non fi arrofllfce ingannare . 

Si ha parimente daHo ftefifò' avvedutifÈiio OlTervatore Aldbvrando 9 che 
il Pardo da fé tramanda odore tale 9 che le altre Fiere da queHo allettate lo 
fieguono 9. ed Eflb che è il Geroelifico dell* Inganno 9 occultando la. Teft* 
tra le. g^mbe«. e Coio moilrando u vago dorfby afpetta/ il momento favore** 
Itole 9 che le deluCe beftie a. lui apprelìaBdofi 9 fi rendino da fé fteflfe vitti^ 
me di quel furore 9 eoa cui' 1' adalta e sbrana : Occultato capite 9 &odms^ 
jòlummodo faSìa copiar beJHas infuitatas comprehendit ^ UliOfes Aldovrand: de 
Qijadrup, Lib. r. de Pardo . 

Cosi il finto» Amico co Ile fhidiate attrattive 9 e colle dblcriùfinghe al- 
letta: L* animo deir Amico 9 che non giunge a fcoprire i di Lui tradimen*- 
ti 9 la di Lui finzióne y fé non allora 9 che non giova il riparo 9 fé jion al- 
lora 9che abbandonato dalla fòrte invano chiama 9 indarno, fi lagna del fallace 
Confidente .. V eifer circondato da GSbnte di fimil natura è {ventura mag- 
giore di qualunpue diiàvventura. ; anzi rende quafi defiderabili le fteffe di:- 
gfaaic- 9: mentre 

Eburneo 



94 .ICONOLOGIA 

V tuàto Ben % ma grmde» 

Che riman fra difaflri é^P ii^ìà% 

£* il difiioffier 4a* fiiiSf i veri amici. Met^ AlclT. [a] 

JAJTO STORICO SAGRO. 

G Tonata ^glio -di Saul Re d* Ifraclle tale amicizia ^^ontrafle con Davi- 
de dopo che Qpefti yitcoriofo tornò dalla pugna pon 31 Gigante Gollai 
che fi ipogliò Ai <tutrì i fuoi yclHmeAti 9 ^he indoflp aveva 3 per ricoprirci 
David 9 ,e gìJL ^ìnfe infino Ja fua propria Spada 9 e P armò del fuo Arco . Ve* 
nuto David in odio a Saul» Gionata P .aAicurò .che lo avrebbe fempreaf- 
fiftito ; ed in effetti per Elfo ;ion dubitò concitaril contro 1* ira del furiofo 
Re Padre ^ podeva >iel jTovente ripetergli che Eflb Arebbe ftato il fuo Re, 
e che Egli ^onteiotato fi farebbe ,di ^sflfere a Lui fecondo , Puote facilmente 
immaginarfi quale folTe il dolore di David nell' annunzio della morte dell* 
samico lionata» e guanto Jo piangelfe .. i. de I{e cap. j8* 20. 23. 

FATTO STORICO PROFANO. 

DEgni veramente di jxie.moria fono i due fingolari Amici Damone 9 e 
Pizia • Pizia effèndo Ihto ^condannato alla morte da Dionifio Siracu** 
iàno 9 ^hiefe in jgrazia al Tiranno 9 che gli permettelTe prima di mo- 
rire di portar fi in .fua .Cafa a ^cagione di di^orre i iuoi domeftici affari • 
Ciò gli ;ic cordò Pionifio » con la Convi^nzione però che un' altro dovet 
fé in fuo juogo reftare in fCarcere ^ e foggettarfi alla fentenza ogniqual- 
volta EfTo non foflfe tornato ; peniàndo cosi ^eluderlo nella fua inchie- 
da 9 non potendo mai darfi a ^credere ^che Perfona vi foDTe « che a tal pe- 
ricolo fi .avefle voluta e/porr^ • Errò di gran iunga ; giacché Damone non 
titubò punto per 1* amico a prefentar fefieflfo in Catene • Andò Pizia alla 
fua Cafa» difpofe le cofe » immediatamente alla Carcere fece ritomo ^ chie- 
dendo al Tiranno p he efeguir faceffe il fuo Decreto * Stuph Dionifio 5 C-> 

tanto 



[tf] E' rapprefentata l'Amicizia felfa dal P. Vincenzio Ricci nella fcgucntc Ji^ura • 
Due Vùmifd rìvokqtp jcolìa Faccia ì' un folValfro. Vno ic' quali serra una Borfa aperta in 
mano aptre fiondo certi Denari al Compagno , fi quale tiene tm* Afiore nelle mani ^ ed uncL^ 
Rondinella '. A' fiedi w faranno due Uolpicelle che lattano alla riva dì un fiume Jecco , nel 
età letto apf^rifcono Stfrpi ,/ Saffi • Si dipinge con wna fiorfa in mano , che Icmbra da- 
re ad uno^ perche è fornata, luli' interefle , e tanto dura , quanto dura il donare • 
L' Attore iè Tipo della falfa Amicizia » perchè viene accarezzato 9 e pafciuto coIIc_« 
proprie ^ani dapli Uomini 9 finché vale alla preda , quando non vai più o fi ammaz- 
za , o pia non n mira • jLa Rondine fimilmente % Tipo de' falfi Amici : Nel tempo 
della .$tate fta con Noi ; nell' Inverno ne^bbandona • Le Volpicelle lattanti fucchia* 
no allegramente la Madre fino che ha !atte y terminato quetto , co' denti e co' graffi 



TOMO PRIMO. 9^ 

tanto la raofTe 1' atto Eroico À dell' uno > che dell' ahro • che aSblvendo 
Pizia dalla Condanna» ad Edi chieTe che per gnzia annoverar Io voIdTero 
per terzo nell* amichevole. Loro compagnia *. Valer., Maffim. lib. 4. 

FATTO FAVOLOSO. 

Pbitoo Figlio, d*^ iJfioflC: avendo fentite- raccontare cofé maravìgliofc di 
Tefeo, gli rapi una Greggia per coilrìngerlo a corrergli dietro» come 
fegul . Azzu&cifiiniiemc» canta itima concepirono 1* uno delP altra » che 
giurarono di nou abbam^inonarJl più mai ^ Piritoo foccorfe Tefea contro ì 
Centauri», che tentarono rapirgli Ippodamla .. Difcefe poi all*^ Inferno per 
condurre via Frofèrpina » ma fu divorato dal Cerbero» e Te(èo>che lo ave- 
va collantemente feguito^ fu per comando dì' Plutone incatenato » e cod 
flette fintanto, che u'cole venne a liberarìo . TAtf^Ovtùf.. Or. dawf. 

AMMAESTRAMENTO* 

Bii Cefmt: Bjfa: » 



UC>nio< di alpetto: nn^nìfica e venerabìle-r con' Abictr lungo-* r Hpìclio d! 
magnanima graviti ; con unO' Specchio^ in mano »- inR»3u> si quale fa- 
r:k un Cartello con quelle parole . IKSPICE , CAUTUS ERIS . 

L* Am- 



9<^ ICONOLOGIA 

V Ammgeftramento è l' erercìzìo , che fi fo per H aoquillo <K abiti vlr- 
tuofi » e di qualità lodevoli * per mezzo o dì voce * o di fcrittura ; e fi 
h. di aipetto magnifico , perchè gli animi nobili foli facilmewe s* impiega- 
no a i Uftidi , che vamio avanti alla Virtù . 

Il veftimento lungo e continuato '» moftra che al buon abito fi ricerca 
«ontìnuato esercizio. 

Lo Specchio e! da ad intendere * che ogni noflra azione deve edere cal- 
colata ► e compaflata con I' azione dcgl* altri , che in quella fletta cofa iiano 
luùverialmente lodati* come dichiara u motto mcdeiimó. 



AMOR DI VIRTÙ', 
i?/ Celate i^«. 



UN Fanciullo ignudo * alato . In capo tiene una Ghirlanda di Alloro * e 
tre altre nelle mani » perchè tra tutti gli altri amori» quali varia- 
mente da ì Poeti- fi dipingono < quello della Virtù tutti gli altri fupera dì 
nobiltà > come la Virtù fleffa è più nobile di ogn' altra cofa . 

Si dipinge colla Ghirlanda di Alloro * per ugno dell* onore che fi de- 
ve ad e(& Virtù * e per moflrare che 1* Amor di elTa non è corruttibile « 
anzi come 1' Alloro fcmpre verdeggia « e come Corona e Ghirlanda eh*- 
è di_ figura sferica j non ha giammai alcun tcnn^ie • 

Si 



TOMO PRIMO. 9f 

Si puÀ ancor dire % che la Ghirlanda della tefta fignifichi ta Pradetisa « e 
te altre vircà Morali o Csu*dinaU « che fono GiuiUzia t Prudenza % Portee- 
ffat e Temperanza ; e per moftrare doppiamente la Virtù colla figura cuv 
edare • e col numero ternario » che é perfetto • delle Corone • \a\ 

N AMO- 



*-«* 



(a) L*. AlcUto nell' Emblema no. figura V Amare di Vtrt& \3n, Giovane nu- 
do fenz' ali , e fenz* anni ^ che fta a federe^ eoa una Goromi in Tefta. j e are altre 
«e tiene avvolte nel braccio • 

Ecco il filo Epigramma • 

Dk uH funi imurvi éntm ? uBi tela^ OffMo} 

Mottia fucis ^uvemsm figcrt cord0fclcs • 
FoM uUtrifiisì Wifemuci frts $tude cordlat 

Fert manus ? V/rdc aHam temfora c$n3a geruni ? 
Haui mM vulgati eft òofpci cu^ Cyfride ftOcquam > 

Wìa vólupiotb uot ncque ferma ttaii • 
Scd furis Admuum fuccenéo mcnHbut ignet 

DIfdplinéS i ammos afiraqut ad aha irato • 
^satuor 3 eque tpfa iexo vinute eorallas: 

Quarum, qua Soplns efi^ tempora prima tegie^m 



Quefto Emblema h tolto dall' Alciato dal Greco di Marino Scolafti^o :=} /sl» 
/tmorem eoromuum :=: ed è cosi delcrìtto mi 4. Epigramma • 

/4rcus uU refiexut , /imcr , diréeque fagiffée , 

^ueii teneros auimct ffpe ferire Meiì 
Fennée ubi fune ì Vbi fax eriftis ? òur ergo coronm 

Fers mamius ? Capiei tur agedum una fubeft 2 
Ihn ego sfulgari narus fum Cypride , nec n^g 

Materna i terra fttaa libido tulit^ 
jifi bominum puri$ attendo in mentibm ignet 

IMtrinét y atqi animot purut ite afira ^trabo • 
^uatuor eque omni neBo virttste coronai > 

^aì fero ego , ér SQpbiét e/i prima eorona mtbì » 

Il P. Rtcci dipinge V Amor £ VxrtiV : Vn Ckmanc vago e bello , fbpra un Cono 
tirato da due Leoni • Ttene una Corona Cbirlanda d$ fiori in tsna mano , e colF àL 
tra coglie vagbe Rofe ^ e Fiori varj da certe fpall fere , cbe tutto h circondano . 77r«r una 
catena , e in Mf parte del Carro fta un luogo ameno , ameno ptfggio . Giovane bello pee 
aver la mira a coic belle e vaghe 3 come fono le Virtù • II Carro crfoniante e il 
pregio dovuto alle Virtù , aè mai alcuno trionfò fenza T acqaifto di quelTe . ET 
tirato da due Leonia per indicare la forza che bifogna per avere cotale Amore , e 
fiir Tjplenza alla Natura male inclinata e corrotta • I varj Fiori (bno le varfe^ 
opere virtuofe , nelle quali fi efcrciu • La Catena al piede dTmoftra che chi £a 
acquifto delle Virtù fi lega infeparabilmentc con Dio • II Foggio , o luogo amefl^ 
denota la felice terra del Faradifo da acqtiiftarfi da' YirtuQs& «. 



AMORE VERSO IDDIO. 

IH Qcftrt 1|^<. 



u 



Omo che ftìa riverente colla hcch rivolta vcrfo il Cielo , quale additi 
cjlU UnìAra maiio » e colla deftnt moftrì il petto aperto . («) 

FATTO 



(a") L'Amore «rfo Dìo «>«ì vitn figurato dal P. Ricci. Vomo coita factiari- 
wlta il Qtk . Ha nelle mata nn Corno dì dovizia , ève fono molte Gieje , Dentri , Cel- 
iane , fi altre cdjì pregevoli . Sotto un f lede tiene un Serpi, e fatto ^ altro una Palla 
rotonda > t vicino a Lui in alto vi i una lacerna gccefii . .Colla faccia rivolta al Cie^ 
Io , percIiA coIafsi\ folamente riguarda , ove ba fcrbato ogni fua fpeme . II Cor- 
no di dovizia per effcre fimbolo di Liberalìtìi , Feliciti , Abbondanza , Ilarità , 
Concordia , Pace , ed ogn' altra cofa di contento e gioja ,' che folamentt appieno 
itrova Chi ama Iddio. Il Serpe i tipo'del Peccato, chefcaccia, e odia fomma- 
meote Colui che ama il Sommo Bene. La Palla dìmoHra il Mondo difpregiato , e 
reputato un niente dall* Amante del fijo Fanore . La Lucerna accefa è Ccrogli- 
Èco di Vigilanza e dì Cuftodia, e Quello che i immerfo in sì beato affetto le 
«nAodifce c«n ogni sforzo poffibile . 



ALP Appoftolo delle Genti « mentre in tiro fi trattenevi t fu da Agubo 
Profeta predetto che in Gerufalemme foffòrto avrebbe e oaceite O 
tormenti . Niente perciò Egli atterrito » anzi Tempre più accefb di Amore 
Verfo li Tuo Dio« non dubitò punto di fubito volgere il piede a quella^ 
parte v Piangevano i Tuoi DKcepoli » e tentavano tutte le vie per diftorb 
dai ftto proposto ^ Tutto però invano : Giacché intrepido Paolo a Loro rì-< 
volto difie : Che fate ? Perchè piangete % perchè mi affliggete ? Io noft;j 
folo vado contento ad elTerd ilretto tra .ferri in GerofoUmat ma defidero 
anzi» e ardentemente bramo di morire ^er il mio Signor Gesù Crifto . 
Andò 9 cadde nelle infidie 9 fu prefb» legato, maltrattato; e per la ftradà 
invece di lagharfi 9 procurò a tutta poGfa colla Tua Eloquenza ridurre al 
vero Dio i Tuoi fteffi PerTecutori • Mandi lìb. }• 

FATTO STORICO PROFANO. 

QUella che in Noi Cattolici Pietà fi chiama ; negl* Infedeli denominar 
^fi puote SuperlUzione • Di quella non ne mancano Efemp) anche^ 

n?*' Gentili . 
In Roma eflfendofi appiccato un fiero Incendio al Tempio delle Veftali» 
tldve confervavafi il Palladio 9 Metello 9 che Pontefice era 9 per falvarlò i nQA 
temè di gettarfi in mezzo alle fiamme, ed a pericolo . evidente di perdervi 
la Vita 9 fuoritraiportò l'amato Simulacro» Un' atto di tanta Religione^ 
piacque in mpdo a' Romani 9 che gli concefiero d' entrare in trionfai Coo* 
chio nella Curia • Onore che a ntSxixf ordine fino allora era fiato compar-- 
tiro • Sabdlic. in lik. ExempU lìb. ^. 

' FATTQFAVOLOSO^ 

ALlorchè aria e difirutta fu Troja , i Greci mofC a pietà delle difgnb* 
zie de' Troiani 9 che fiiperiUti refkti erano al fiero eccidio 4 per mea^ 
20 di un Trombetta fecero fupere « che Chiunque de' liberi Cittadini po- 
teva dalla Città ufcire , e con fe uno foltanto condurre « Enea che più di 
qualiinqiijè altra cofa amava i Tuoi Dei Penati 9 fenza ad altri penfare •% 
quelli ion fé trafportava . Stupirono ì Greci di tanta pietà 9 e gli permir 
fero perciò che uno ancora de' fuoi con Eflb andaflfe ; Perilche 9 Enea pre- 
io Tulle prop/ie {palle il Vecchio inabile Padre Anchife9 con quello fe ne 
giva. P,er jquefio nuovo atto di pietà fi accrebbe la maraviglia negU Ner 
mici 9 e gii concedisttero che feco «ooducefie Chiunque de' fuoi avefie vch 
luto . Eliano lib. ^. 



«; N a AMOR 



foo iCO NOLOG FA 

AMOR DfiL PROSSIMO» 

■ 

Di. Ce fare 1^4 . 

UOmo veftito nobilmente 9 che gli Aia accanto un Pellicano co' fuoi fi- 
gliuolini) i quali diano in atto di pigliare col becco il (angue eh* elee 
da una piaga 9 che detto Pellicano fi fa col proprio becco in meszo ai 
petto ; e con una mano moftri di foUevar da terra un Povero 9 e coiP a^ 
tra gli porga Denari 9 fecondo il detto di Crillo Noftro Signore nel 
Vangelo • 

FATTO STORICO SAGRO. 

• • • 

L^ Abate Serapione e (Tendo entrato a predicare in una Cittì degi* Infe- 
deli 9 fu da quelli (cacciato : £gli che de(idero(b era della falute del- 
le Anime Loro 9 lludiando ogni modo onde poter a quelle giovare 9 zioa^ 
dubitò di venderii ad alcuno di £(0 per Servo 9 (perando cosi di potére^ 
' almeno col proprio Padrone ragionando illuminarlo nella vera Religione • 
II che fuccedendogli 9 e venendo perciò a rellar libero $ ù vendeva* di 
nuovo a qualcunaltro . Marcello lìb. j. 

FATTO STORICO PROFANO. 

SCipidtie denominato Af&icano maggiore era cosi amante del bene de* 
fuoi Cittadini 9 che era (olito dire fovente9 che più di buona voglia 
defiderato avrebbe fai vare un fol Cittadino 9 che disperdere mille Nemici « 
Sabdli in ExempL lib. 5: 

FATTO FAVOLOSO. 

Filemone 9 e Bauci Coniugi erano due poveri Vecchi 9 cod amanti del 
Loro Proifimo 9 che tutto quel poco avevano 9 volentieri in follievo 
de* poveri Viandanti 9 che per la Loro Capanna facevano paflaggio 9fom- 
miniflravano • Giove in forma di Uomo infieme con Mercurio andando io 
Frigia 9 non trovò un Abitante che nel Villaggio lo riceveife ; giunfero 
al Tugurio degli amorofi Vecchi 9 e folo da £(& con tutto il buon' ani* 
me accolti furono- • Si affaticavano sì l' uno che P alfro pef fervide alla^ 
meglio gì* incogniti Ofpiti • Gradi tanto Giove il Loro buon cuore 9 che 
in ricompenfa comandò ad £(& che lo feguiffero fopra un Monte ; quivi 
eìunt0 9Lorodi(re che (i rivolgeiTero indietro*. li che fatto 9 veddero tutto 
al Villaggio fommerfo 9 eccettuatane la piccola Loro Capanna % che fu 
trasformata in un Tempia* Giove promife poi di conceder ad Eifi tutto ciò 
che domandato avelfero 9 ed i buoni Vecchi fplo richiefero di elfer- fatti 
Miniftri di quei Tempio 9 e di non morire P uno fenza dell' altro • Furono 
efaudite si belle preghiere 9 e giunti effendo ad un' eilrema Vecchiezza» 
mentre un di tra Loro a&ttuofamente difcorrevano fulla Porta del Tempio» 

Pile- 



^s 



1 



\ 



Pilemoiie fo trasformato nelP Albero nomiiuto Tigliat e Bauci ia ima^ | 

Qliercia, Orni. Metam. Iì6, 8» 

AMOR DI SESTBSSO^ 

Di Cefare Hipa . 

SI dipingerai fecondo P antico ufo « Narclib che ù fpecchia in un Ponte; 
I perchè amar fefteiTo » non i altro 9 che ▼agheggiarii tutto nelle opere 
proprie con foddis&zione » e con applaufb • £ ciò è cofa infelice e degna , I 

di rifo 9 quanto infelice e ridicolofa fu da' Poeti aùtidu fiata la favola di • 

Harciib 9 però diflfe V Alciuto . . i 

Siccome rimirando il bel T^arcifo 

Tacile chiare onde il vago fuo fembiante 9 i 

Lodando or i begli occhi 9 ora il bel Hnfo 9. i 

Fu di fé Jlejfo micidiale amante ; . 

Così foveme awien che fia derifà 

Wom% che /prezzando akmi fi ponga irmame 

Con lodi amor foverchio di fé fteffo 

£' vamtade % e damio % e biafmo efpreffo % 

AMOR DI SBSTBSSO. 

DOnna incoronata di Ve0icaria . Porti addolfo una Saccoccia grolTa % 
ripiena 9 ftretta dinanzi dalla mano finiftra ^ colla quale anco tenga^ 
fbpra una verga 9 una cartella con quella parola Greca Vhìlautia . Nella ma- 
no dritta abbia il Fior Narcifo . A' piedi un Pavone . 

Niuna cofa è più difficile 9 che leflelTo conofcere • V Oracolo Delfico9 
eflendo interrogato da uno 9 che via tener doveva 9 per arrivare alla fe- 
licità 9 gli rifpofe : Se conofcerai te fte (fo • Come difficil cofa 9 fu per or- 
dine del pubblico Gmiiglio di tutta Grecia 9 fatto intagliare fopra la Por- 
ta del Tempio Delfico quello ricordo GNOSTI. SE. AUTON. Trofie tc^ 
ipfum 9 voce da Sacrate attribuita all' iftefTo Apollo (4) • Quefta difficoltà 
di conofcerli è cagionata dafi' Amor di lefteflfo 9 il quale accieca ognuna. 
Cacus %4mor ftà % àxXt Orazio ; elTendo Cieco 9 fa che noi ftelfi non ci co- 
noiciamo9 e che ciafcuno fi reputi effere garbato 9 elegante 9 e fapiente>. 
Varrone nella Meaippea 9 Omnes videmur nobis effe bellidi^ & fefiivi 9 & fa^ 
pere » Socrate diceva 9 che fé in un Teatro 9 fi comandaffe che fi levafTero 
in piedi li Sartori 9 o altri d'altra ProfeniDne9 che iblo i Sartori fi leve« 
rebbera; ma fé fi comandaflfe che fi alzaiTero i Sapienti 9 tutti (àlterebbono 
in piedi 9 perchè ciaicuno prcfume fàpere . Arillotele nel primo della Ret* 

torìca 

— • — 
(jf) Plutarco aà fin. Sjmpofi: ftpem Saptcntum V attribuifce ad Bfopo • Owidio 
ne ta Autore Pitugora . Diogene Takte i e non pochi vogliono che quelU Sen^ 
ttnsa fiji prefa da Omero • 



IO» ICO N LOGIA 

corica tietfc c}le.cia(hino ( per eifere Amante di. feftelTo ) deceflfarta mente 
tutte le cofe Tue gli 6ano gioconde e detti « e fatti ; di qui è quel prò** 
verbio . Smm cuiqtte pidcbnm . A tutti piacciono le cofe fue f i Figli f la.^ 
Patria j i Cortupiif i Libri 5 L* Arte, 1* Opinione f 1* Invenzione $ e le^ 
Corapofizionì loro j Però Cicerone ad Attico dice 9 che mai niun Poeta « 
né Oratore è ftato » che riputalTc migliore altro che fé . De* Poeti , la 
conferma Catullo 9 come difetto comune 9 ancorché di Su&no parli » 

7{(sqite idem mqMm 
. ^€tfie tH beatus , oc poema rum fcrìbU • 
Tarn gatidet m fe^ tamqne fé ipfe miraiHr% 
. . . Tiinrìrm id wtnes fidlmwr . 
Ariftotele nell' Etica lib. 9. cap. 8. mette due forta d* Amanti di fe^ 
ftefli : una forte viziofa e vituperevole 9 fecondo il fenfo e 1* appetito ; 1* al- 
tra lodabile 9 fecondo la ragione . Gli Amanti di fefteffi 9 fecondo la ra- 
gione 9 cercano di avvancare gli altri nella Virtù 9 nelP Oneilà 9 e ne' Beni 
intemi dell* Animo • Tutto ^quefto fta bene : il procurare di awanzare gli al- 
tri nelle Virtù 9 fenza dubbio eh* é lodabili Aimo : ma ci é una forta di Vir- 
tuofi 9 e Sapienti^ non troppo commendabili 9 i qnali acciecati dall'Amor prò- 
prio9 arrogantemente ii prefumono iapere più -deglj altri 9 innalzano le cofe 
proprie 9 ammirano lo Stile 9 la Scienza 9 e le Opere loro 9 difprezzano 9 ed 
opprimono con parole indegne quelle degli altri 9 e quanto ad altri fuor di 
ragione toglionp di lode 9 mor di merito a fé attrìbuifcoriò : perciò Talete 
il primo Savio della Grecia diffe 9 che niuna cofa é più difficile che cono- 
fcere felleflb 9 e niuna più facile 9 che riprendere akri ; il che £ihno gli 
Affezionati di fellemi 9 perché quello che riprende 9 ed altri biaiima 9 da fe« 
gno d' eflere innamorato di fé ftelTo 9 e d* etTere avaro di lode 9 ficcome ac- 
cenna Plutarco nel Trattato dell* Adulatore 9 e dell* Amico dicendo : Hfprx^ 
berfio 9 ^ Umorem fri 9 C^ aitimi Uliberditatem aliquam arguii . Avaro di 
lode 9 ed innamorato di fefteflfa in più luoghi fi fcuopre Giufto Lipfio 9 li* 
berale de* biafimi 9 il quale per non dire il parer fuo 9 'ma per difprezzd 
delle altrui Opere 9 a bella pofta morde graviflimr Autori 9 fpecialmente ii 
Bembo nella feconda Centuria Epifl. (Ji. nella quale avvilifce lo ftile del 
Bembo 9 che febbene in qualche particolare paffo 9 ficcome ogni altro9 può 
eflfere caduto 9 nondimeno torto efpreffo ha Giufto Lipfio di riprendercj^ 
genericamente lo ftile fuo 9 e* d* altri del fecondo tempo di Leone X. 9 i 
quali fono ftati tanto in Profa 9 quanto in Poefia terfi 9 puri 9 colti 9 ed eie*- 
ganti adatto nella Romana eloquenza. Egli reputa il loro Attico ftile 9 cu- 
nofciuto e confefTato da Lui Ciceroniano 9 languido 9 puerile 9 ed atfettato ; 
quafi eh' Egli più grave toglia il vanto ali* Oratore 9 acciecato fenza dub- 
bio dall* Amor di fefteflb 9 come quello 9 che é ftile diverfo da quelli che 
Cono di ftile Attico 9 de* quali dice Egli 9* che le loro Oxnpofizioni fono 
affettate 9 e formate ad ufo antico 9 e non fi accorge 9 che il fuo ftile va* 
no 9 turgido 9 o per dir meglio torbido 9 é quello che fi chiama antiquar 
rio 9 affettato 9 mendicato dalle oicure tenebre de* Comici 9 ed Autori più 
antichi» telTuto con periodi tronchi 9 ed intercifi9 ne* quali bisogna inteit- 

dere 



TOM or ypRtMÓ. tóf j 

defe molto 'pia <U quello che dice.s e compofto con parole àftfiift « re- 
condite $ rancie) e non intefe ; ftile odiato da Auguftolmperadore^ficeo-. 
ftte ^ttefta Svetonio cap. 85. « il quale amava 1* eleganza 9 il candore % t^ i 

la chiarezza del dire Attico» qual' è ii^ quelli che biaiima Giu(k> Lipfio* 
e odiava 1* Afiatico Itile 9 la vanità delle Sentenze 9 P apparato fuperbo del* 
ie parole, ofcure 9 inaudite 9 e fetide % quali fono in Giuflo Lipfio : gema 
doqmdi JècutHs efi ^Auguflus 9 elegans % e^ temperatum 9 fntoHs SenttnUanm 
ipfiptìis 9 4tqtét hconciwiitaie 9 & remmdUoTHm verbornm fittùribiis 9 dice Svetd^ 
mio 9 e più abbaflfo Cacozehs 9 & ^ntìqttarìos 9 ut diverfo genere vhh/bs pari 
faibdio àrem • Se ninno 9 per dir cosi 9 è Cacozelo ed Antiquario 9 cerco 
che h Giudo Lipfio Imitatore di elocuzione gonfia 9 antica 9 difme(ra9 che 
(erca piuttofto di elTere tenuto in ammirazione 9 per il Tuo inusitato % ed 1 

ofctiro ftile « che intefo con chiarezza 9 e purità Attica 9 malfimamente nel* 
le Tue Centurie 9 le quali come Pillole 9 chiariflime e pure affatto dovria* I 

PO eiTere 9 .nel che a ragione £1 può riprendere 9 ficcome era M. Antonio i 

riprefo da Augufto • Marcum qmdem *Antoiiium 9 ut infamm increpat 9 ijuafi ect \ 

fcribentem 9 * qM mìrentur potìm bommes 9 qsMm inteOigatit • Vaglia a dire il j 

vero 9 ingiufto i Coki « che reputa folo ben fatto quello che piace a fé 9 | 

e ftrani fono Coloro 9 che vorrebbero tutti fcriveflero e parlaffero » come-> 
Ccrivono e parlano efi 9 e che folo il loro ftile folTe feguitato 9 abborren- 
do ogni altro 9 ancorché con giudizio 9 con buona e regolata fcelta di pa-* 
role compofto fia 3 fioche falla ed erra Chi ftinia ed ama le Opere e le 
VircCi Tue 9 ficcome raccogliefi da' fuddetti Verfi di Catullo 9 e da quelli 
che più abbafso porremo . Ma 'fappiano pure que' Satrapi e Sapienti » che 
folo le loro Opere apprezzano e te altre difprezzano 9 che Chi loda fé- 
ftefìp è biaiimato da altri 9 Chi ammka feftefso 9 è fchernito da altri i e^ 
Chi ama troppo feftefso 9 è molto da altri odiato • 

7{enio erh tAmcm% ipfe fi te ames nmis. 
Perchè P Arroganza concita odio ; la Modettia amor^9 grazia » e bene»' 
volenza . Didero le Ninfe a Narcif6[per quanto lurra Snida j mentre con- 
templava le (ile bellezze nella fonte • Mtdti te oderint fi te ipfam amaris . 
Neil' Amor di fé fteffo reftano gli Uomini gabbati nella maniera che fi 

{rabbano gli Animali irroz^ionali;) pofciacchè a ciafcuno Animale diletta più 
a forma (uà 9 che quella degli altri di fpezte diverià : circa di Platone 
aCferiice che le Galline a fé ftelTe piacciono 9 e che par loro di eflerna^ 
te con belle fittezze 9 il Cane pare belliftimo al Cane 9 il Bue al Bue 9 
1' Afino alP Afino 9 e al Porco pare che il Porco avvanzt di bellezza •' 
Marco Tullio in ogni cofu Platonico nel. primo lib.. ^e Tfatura Deorum 9 
allude alb ftefifo . *An putas illam effe terra mariq; heham% qii£ non fsd ge- 
neris belva maxime dtleSìetwr ì Soggiunge apprelfo « Ejl enìm vis tanta n t- 
tura 9 ut Homo nemo wlit nifi bomini fimilis effe 9 &* quidem Formica Formio, 
CJt «t Ma 1' Amor di (e fteiTo lu nell^ Uomo . quefto di più 9 che Egli fi 
reputa più galante di ciafcuno della fua fpecie 9 ficchè non vorrebbe efTer 
altrp Uomo che feftelfo 9 ancorché defideri la furtima di altri più potenti e 
felici ^ • • » . 

V Amor 



104 tCÒVò LOG r A 

\J Amor di 'feftellb Io rapprefenciamo fotro figura FemminiTe % perchè h 
pia radicato nelle Donne » atteibcchi ciaicuna quafi per brutta e fciocca 
che fia f beila e faccente fi reputa : oltre ciò appreflfo i Grec{ paflTa fotto 
nome di Femmina póllo nella cartella « che anco da Latini dicefi TbilMiia • 

La incoroniamo colla Vefficaria ideila quale Plinio lib,2. caù. jr. inai-» 
tro modo chiamafi Trichno 9 Strichno 9 PerilTo 9 Trìooo 9 ed Alicacabo ; tn 
in Egitto adoperata da quelli che facevano le Corone invhati dalla fimili- 
tudine del fiore di Edera 9 ha gii acini che porporeggiano 9 la radice candida 
lunga un cubito 9 e '1 fiifto quadro 9 come defcrive Ruellto lìb» }• e. iiOw 
La poniamo per fimbolo dell' Amor di refle(ro9 perchè i Greci fpecialmente 
Teofraflo lib. 9. cap. 22. vogliono che una dramma di radica di quefla^ 
Pianta data a bere fa che uno $* abbagli 9 credendofi di eflfere belliffimo « 
Dabitwr ejus radicìs drachma pondus 9 ut fibi qm illuda 9 ptaccatipie ^ fèauiptA* 
chcrrimum puiei . DirafC per ifcherzo di quelli che (bno invaghiti di lelief&v 
che abbiano bevuto la radice delia Veflicaria e che fi abbaglino 9 e burlino 
feltcfii . 

La cagione che porti nella deftra il Narcifo è in pronto • Nota è la^ 
metamorfofi di Quello che invaghitofi deli' immagine £ua 9 in fiore di Nar- 
cifo fi converfe 9 ì!i qual fiore genera ftupore 9 e gli Amanti di fefteflt ma- 
raviglianfi con iflupore di loro medefimi 9 e non ci mancano di quelli 9 che 
traTportati dall' Amor proprio fi penfano di «(fere tanti Narcifi compiti ^ 
perfetti in ogni co(a • 

Ma quelli tali non veggono il grofTo facco pieno d' imperfezioni che 
addolTo portano come Sufreno9 il quale fi tenea per bello 9 graziofo» f^^ce* 
to 9 ed elegante Poeta 9 e non s' accorgeva che era difgraziato 9 infipido 9 e 
fgarbata ; perchè conclude Catullo 9 che ciafcuno efTendo invaghito di 
feilelTo in qualche parte fi aflbmiglia a Su^no 9 e che ognuno ha quaU 
che difetto 9 ma che non conofciomo la mantice 9 cioè il Tacco de vizi che 
dietro le fpalle abbiamo» 

'Heqfte efi quifque 
Slffm non in àliqua re vìdere St^num 
Tojfis 9 fuHS cuìque attribuius e^ crrnf 9 
Ui nm videmus mantìta qtdd m tergo eji • 

Ciò avviene dafP Amor proprio 9 che il (ènno ottuCcZf talché innamora** 
ti di noi medefimi fcorgtamo fibbene i mancamenti degli >Itri 9^ per leggieri 
che fiano 9 ma non conofciamo i noftri 9 ancorché gravi ; il che ci dimo** 
flrò Efbpo 9 quando figurò ogni Uomo con due Cicchi « uno avanti il petto* 
i' altro di dietro r in quello davanti poniamo i mancamenti di altri 9 in quel- 
lo di dietro i noftrì 9 perchè dall' Amor di noi medefimi non li vediamo » 
ficcome vediamo quelli degl' altri • 

li Pavone figura 1' Amor di fé fle(S> 9 perchè è Augelk) 9 che fi coM- 
piace delia Tua colorita e occhiuta coda 9 la quale in gh'o (piega 9 e rotan- 
do intorno la rimiro. : ond' è quello Adagio 9 tanqMm Vavo cireumjpefians 
fi 9 che fi fiiol dire di uno innamorato di {efleflb % che fi pavoneggia intorno^ 

che 



rOMOPRIMO. lov 

che lì diletta « e gufta della fua pedona t e che d* ogni fua cofa ed azio- 
ne C compiace . 

AMORE 

Scritto da Seneca aella Tragedia di Ottavia * e trafportato in Hngux^ 
BOllra «osi , 

L* Errar de ciechi , e mjeri mortali^ 
Ter coprire il fuo fiotto ■ e van dcjio , 
f «fc che ^mor fia Dio ; 
Sì par che del [no inganno fi diletti « 
In vifia ajfai piacevole * ma rio 
Tanto t che gode fot degli altrui malli 
eh' abbia a gli omeri /* ali t 
Le matii armate d* arcot e di faette, 
E in breve face afirette 
Torti le fiamme i che per 7* Vnivcrfo 
ya poi fpargendo sì % che del fm ardore 
^efia accefo ogni core. 
E che dall' ufo Z>man poco diverfo 
Di Fdcan' et di Venere fia nato i 
E del del tenga il pia fitbhme fiato, 
^mor è vizio della mente infana ; 
Sitando fi muove dal-fuo proprio loco^ 

V animo fcaldat e nafcc ne' verd' arnn 
.AW etàt che aJfai plasma vede paco ; 

V Ozio il nutrifce > e la Lafcivia ternana « 
Mentre che va lontana 

La riaFortma con fuoi gravi danni* 

Spiegando i trifii "janni ; 

£ U bnona , e felice fia prefeme * 

Tergendo ciò che tien nel ricco fmo i 

Ma }c queflo vien meno. 

Onde il cieco defio al mal confente^ 

Il fuoco 1 che arde pri.t f.ata j' ammorza* 

E tofio perde ^mor ogni fua forza . 



AMOR 



loff ICO N VO e I A 

AMOR DOMATO, 



CUpido a federe . Tenga fotto i piedi l* Arco e la Faretra » coIIlj 
face fpenta . Nella mano dritta abbia un* Orologio da polvere , Nel- 
la lìnillra un' Augelletto magro e macilente nonnìnata Cinclo. 

Tiene fitto i piedi T Arco e la Faretra colla face fpenta » perfegno 
d* elfijre: domato ; etfendocchè I* abbaffare e deporre It? armi fue , fignìfici 
fo3gczi")ne e fomine/Iìone . Non ci è cofi cbe dorai più l' Amore j e_> 
fpenga I' amor^Hi face , che il Tempo , e la Povertà . 

L' Orologio cTie porta in mano è iìmbola del Tempo « il quale è mo- 
deratore di ogni Umano affetta, e dì ogni perturbazione di animo, Ipecìal- 
mente di Amore i il cui fine cTcndo polto in dcfidtrria di fruir I' amata bel- 
lezza caduca e frale > è forza» die cangiata dal tempo la bellezza, fi cangi 
anco I' Amore in altri penfleri . lllam amxb^m olirti , ti:mc jam alia cura 
impeniet pe&ori Di.le 'Pianto nell' Epìdico , e Io fte.To nella Multdlaria . 
Stilli:!, es piane, ^i illum £lbi .ctern-Àm p-itas ft;-e amk:im , <ìr bcncjokntem j 
Motieo ezo te , deftrct ilte cctit; , & f::.'ct.tte ., E più abbailo rnoitra che 
ceXata la cagioJie', ceffi ancora l'amorofj ciTctto , mutiito d;il tempo il 
bello giovenil colore ,,^'ì'! x-.jts hoc capAt.coloTcm 'commit-ivìt ■,reliq:tit , éefc- 
ruiqi tne-Tibt idem f.ituTum . Credo foXe detto di Demortene , clie l'amo- 

rofo 



I 



rOMOPRlMO. 107 

rofb fuoco dentro del petto acce{b$ ma fi poflk fpegnere colla diligenza: 
ma nella negligenza fteCfa 9 per mezzo del Tempo 9 s* eftìngue ^ e d rilblvc .. 
Ringrazia il Coppetta 9 mio Compatriottoi il Tempo che l* abb k fciolta da- 
gli amoroii lacci in quefto Sonetto « 

Terchè facrar non pojjo uikari e Tempi » 

^ato Veglio 9 dP opre tue à grandi ^ 

Tu già le forze in. quel bel *vifo /pandi % 

Che fé di noi fi dolorofi fcempj . 
Tii della mia wndetta i n)oti adempia 

V alterezza e V orgoglio a terra mandi i 

Th foto sforzi sAmore 1 e gli comandi 

Che difcioglia i mìei lacci indegni ed empi * 
Tu quello or puoi » che U ragion non valfe , 

'r{pn amico ricordo < arte » configlio % 

7{pn giufto fdegno d* infinite offe fé . 
Tu l* alma acquai > che tanto arfe ^ ed alfe i 

La qual or tolta da mortai periglio 9 

Teco alza il volo a più leggiadre imprefe • 

II Tempo dunque é domator di Amore 9 che lì converte al fine ìa^ 
pentimento del perduto Tempo nelle vanitJt di Amore • 

V Augelletto nomato Cinclo magro e macilente » fignifici che l'Aman- 
te logorato che ha le fuc foftanze negli amori fuoi % afciutto e nudo rima- 
ne 9 domato dalla povertà 9 dalla fame 9 e dal mifero llato in che fi ritrova . 
Della Povertà n^ è fimbolo il detto Cinclo 9 del quale dice Suida . Cinclus 
avicula tennis , &^ macilenta 9 Troveiéium pauperior Leberìde 9 &Cinclo * E* que- 
llo Augello marino cosi fiacco t che non può farfi il nido « però cova nel 
nido di altri 9 onde Cinclo negli Adagi chiamafi un* Uomo povero e men- 
dico ; febbene da Suida quello marino Augello è chiamato Chichitos^ Ex 
qiéo Cinclus prò paupere dìcititr • Crate Tebano Filofofo difle 9 che tre cofe 
domano 1* Amore > la Fame9 il Tempo % ed il Laccio 9 cioè la Dilperazione. 
^moreni fedat fames 9 fin minus tempus eis vero fi mi non vales 9 laqueus . E 
per tal conto fi potrebbe aggiungere un laccio al collo di Cupido 9 elTendo 
collume dedi Amanti per difperazione defiderar la morte « che in effetto al- 
cuni data u fono. Fedra9nell* Ippolito di Euripide 9 non potendo fopportarc 
il fiero impeto di Amore 9 penfa darfi là morte # 

£x quo me ^mor vutneravlt 9 confiderabam 9 ut 
Commodiffime ferrem eum% incapi itaq; 
Exinde reticere hmc 9 & occultare morbum 9 
Linguf enim ìvdla fides » qua extrema quident 
Confilia homìwim corrigere novit 9 
^je ipfa vero plurima poffidet mala . 
Secimdò amentiam bene ferre 9 

O 2 Ipfu 



108 ICONOLOGIA 

Ipfa moietta, » mrmn fiaiui • 
Tertio cum bis effici non pojfet j 
Vtnérem vincere mori *vijìim ejl miìn 
Optimum . "h^emo coìttradicat meo decreto • 
Ma noi abbiamo rapprefentato Amore domato folamente dal Tempo i e 
dalla Povertà 9 come cofb più ordinarie 9 e abbiamo da parte lafciata la Di- 
iperazione 9 occorrendo rare volte agli Amanti darfi Morte : poiché eia- 
fcuno ama la Vita propria 9 e febbene tutti gli Amanti ricorrono col pen* 
fiero alla Morte 9 non per quello fé la danno ; e però il Cavalicr Guarini 
introduce Mirtillo 9 che dica nelP ecceffivo Amor fuo • 

'tim ha rimedio alcun fé non la Morte 
a cui risponde Amarilli • 

La Morte ? Or tu «t * afcolta 9 e fa che legge 
Ti fian qitefle parole : ancor ch^ io fappia % 
Che '/ morir degli ornami è piuttofto 
jy innamorata lingua 9 che desìo 
D* animo in ciò deliberato 9 e fermo . 
E Torquato Taflb prima di Lui nella fua elegante Paftorale di Amin* 

ta diflCe • • è ufo ^ ed ^rte 

Di ciafcun cV ama ^ minaccìarfi Morte % 
Ma rade volte poi fe^ue V effetto . 

AMOR DI FAMA. 
Di Cefare Hjpa .' 

UN Fanciullo nudo coronato di Lauro con i fuoi rami 9 e bacche . Avrà 
nella deftra man09 in atto di porgere, la Corona Civica 9 e nella fini* 
ftra la Corona Obfidionale ; e fopra un Piedeftallo vicino a detta Figura 9 
vi faranno diftintamente quelle Corone 9 che ufavano i Romani in fegno di 
valore 9 cioè la Murale 9 la Caftrenfe 9 e la Navale • 

Racconta A. Gelilo 9 che la Corona Trionfiile di Oro 9 la quale fi da- 
va in onore del trionfo al Capitano 9 o ali' Imperadore9fu anticamente di 
Lauro 9 e la Obfidionale di Gramigna 9 e fi dava a quelli che folamente 
in qualche eftremo pericolo aveffero falvato tutto 1* Efercito 905* avelfero 
levato 1' Efercito d' attorno . La Corona Civica era di Quercia 9 e gli An- 
tichi coronavano di Quercia quafi tutte le Statue di Giove 9 quaficchi 
quefta fofTe fegno di Vita 9 ed i Romani fole vano d^re la Ghirlanda di 
Qyercia a Chi avefle in Guerra difefo da morte un Cittadino Romano j 
volendo dare l* infegna della Vita a Chi era altrui cagione di vivere • 
Solevano ancora fare qiiefta Ghirlanda di Leccio9 per la fimilitudine di det- 
ti Alberi • La Corona Murale era quella 9 che fi dava al Capitano 9 ov*- 
vero al Soldato 9 che era fiato il primo a montare fulle Mura del Nemico. 
La Corona Caftrenfe fi dava a Chi fofTe prima d' ogni altro montato den« 
tro i BaiHoni 9 ed alloggiamenti de* Nemici . La Navale fi dava a Colui 
ehe era primo a montare fulP Armata nemica 9 e quefte tre fi facevano di 

Oro, 



/ 



TO M P R r M Ó. 10^ I 

Oro j e la Murale era con certi Merli fotti a fomiglianza delle Mura « ove 
era afcefo • La Caftrcnfe era fatta nella cima a guifa d' un BaiUone . La 
Navale aveva per ornamenti i fegni di Roftri delle Navi . E quello è guan- 
ce bifognava icrivere in tal propofito per comodità de' Pittori • 

FATTO STORICO SAGRO. 

SAn Girolamo « il dìfprezzatore degli onori del Mondo « (limò cofa non 
colpevole il defiderio di Fama ; e nel Libro t che fcrifTe degli Uomini 
illuflri non dubitò nel Catalogo di quefti notare anche il fuo Nome ; an- 
zicchè in tutti i nobiliffimi^ Tuoi fbritti 9 che a fua perpetua gloria ha la-* 
fciato a Poderi 9 fi trova avere ufata fomma diligenza che vi il conofca 
1' Autore . S. Agollino umilmente ^ ed in particolare nelle Confeflioni 9 oP 
ferviamo che fé ha manifeftato i fuoi difetti % ha per altro ancora ram- 
mentato ciò 9 che in lode fua rìfultar poteva: e cosi moltiffimi altri dot- 
tifCmi Uomini 9 e di fanta vita . Gìo. Batt, Fdgi Uh. 8. Un defiderio tale9 
ma regolato a norma de' predetti Santi 9 non folo non ha in (e colpa 9 ma 
{limola anzi alla Virtù • Gloria ct^iditéis nomumquam bona efi • D^ ^tgf4i* 
de Cmt. Dei lib. 5. cap. 13. 

FATTO STORICO PROFANO, 

STrano 9 empio 9 facrilego fi fu il penfiero di Eroftrato di Efefo . Bra- 
mando Coftui fino all' ecceflfo di acquiilarfi nome nel Mondo 9 non fape* 
va a qual mezzo appigliarfi 9 flantecchè né per le fue Virtù o Coniggio9 
né peri meriti degli Avi poteva punto avvanzarfi nella flrada della Glo« 
ria • Anziofo nientedimeno che di Lui fi avelTe a parlare 9 fi rifblvette allo 
incendio del fàmofiilimo Tempio che nella fua Patria a Diana era fagrot 
e che era da Chiunque fi vede va 9 pubblicato come una delle maggiori nia«< 
raviglie del Mondo ; e cosi pofe ad effetto il fuo perverfo dìfegno • ì Cit- 
tadini di Efefb 9 acciò non otteneflfe il confeguimento di ciò 9 che per mez- 
to di tanta fceleraggine aveva bramato 9 fecero rigorofiffimo Decreto 9 che 
ninno ardito aveffe nominare Eroflrato 9 e molto meno a' Pofteri itu^ 
qualunque modo lafciar la memoria di cosi empio nome . Niente però vi 
è flato più vano di fimil decreto ; giacché é flato fempre 9 ed in ogni tem-f 
pò farà noto il Nome di Eroflrato • Valer. Majf. lib. 8» 7{atal Come MìtoL 
ìib. 3* cap. 8. de Diana. 

FATTO FAVOLOSO. 

Glafbne Figliuolo di Efone e di Alcimeda 9 fu in ogni tempo fierameu^, 
te perfeguitato da Pelia fuo Zio, che tentava darlo alla morte per 
impadronirfi affatto del Regno. Sapeva Pelia quanto Giafbne Amante fofTc 
di acquiilarfi nome nel Mondo 9 per il che fapendo che in Colchide fi cu<* 
ftodiva il fkmofo Vello d' Oro > e che quanti alla Conquifla di quello fi 

azzar- 



no ICO N LOG I A 

azzardarono « 'erano rìmaftì niìTero palio àell* orrido moflruofo Cullode » 
accefe V animo del valorofò Giafone a porcarfi all' acquifto dì detto Vel- 
lo . Parti infatti i e Teco partir volle la maggior parte della Greca Gio- 
ventù ; e niente atterrito dall' evidente pericolo , a cui fi efponeva i Isu» 
Gloria amando piucchè la propria Vita « non dubitò tentare 1* Imprela . Fa- 
vori la Sorte il fuo coraggio > e coli' ajuto dì Medea Figlia del Re dì 
Colchii che di Lui il era invaghita* ne ritornò vittoriofo . Owid. iictam. 
Uh, 6, e 7. Diodoro Siedo lib. ;. BìbUot. ca.p. 3. 

AMOR DELLA PATRIA. 

X>i Ghi Zarattm Cafiélirù . 



Giovane vìgorofo pollo tra tina efalazìone dì fumo » ed una gran fiam- 
ma di hioco ; ma che Egli guardi con lieto ciglio verfo Ìl fumo .. 
Porti nella mano delira una Corona di Gramigna .Nella lìniflra un* altra 
di Quercia . A* piedi da un canto vi fia un profondo Precipizio . Dall' al- 
tro c«ntQ intrepidamente conculchi Scimitarre j Armi in alla » e Mannaie ; 
e perchè corrifponda a limili circoftanze « e per la «agione che diremo 1 fi 
veftiri di Abito Militare antico . 

E* Giovane vigorolÒ» perchè 1' Amore della Patria piucchè s* invec- 
chia 1 più è v^orofo, non fi debilitai né mai perde le forze x tutti gli al- 
tri Amori ceOano . Un Cavaliere dopo che avril fervito in Amore un^ 

tempo 



TOMO PRIMO^ 111 

tempo ad una Dama « (pento I* amorofb fuoco dal freddo Tempo » e dalla^ ^ 
£tà men finefca 9 eh* altri penfieri apporta 9 appoco appoco fé ne fcorda ; I 

ma della Patria non mai • Un Mercante 9 allettato dall' amore della roba e - 

del guadagno; non iftimerà alcun pericolo per Navigazk>ni diffidlif&me e temr 
peftofe 9 alP ultimo fi ritira al Porto della Patema riva • Un Cortigiano ade- 
fcato dall* ambizione 9 vive baldanzofo nella fuperba Corte 9 nutrito dalI<LJ 
fallaci (peranze 9 nondimeno fovente penfà al fuo nativo Nido . Un Capi- 
tano dopo che avrà molti Anni guerreggiato per acquiliar Fama e Gloria, 
alfine fé ne torna alla Patria a ripofarfi • Efempio ne fia il faggio Ulìife, 
che avendo pratticato come Capitano gloriofo nelle più nobili Parti della_» 
Grecia 9 grato , anzi gratiflìmo alla fplendìda Corte Imperiale 9 defiderava 
tuttavia for ritorno in Itaca fua Patria ofcura 9 brutta 9 e faflbfa * Qycfto 
Amore della Patria è perpetuo 9 per 1* eterno obbligo 9 ed onore 9 che a^ 
quella di natura ciafcun le deve 9 come il Figliuolo al "Padre ; eCfendo Noi 
in quella generati 9 ed avendo in ECTa ricevuto lo fpirito e V aura vitale : 
anzi per quanto aQferifce Platone in Critone 9 e J erode 9 è maggior 1* ob- 
bligo, e l'onore che fi deve alla Patria 9 che alla Madre 9 ed al Padre 9 
dal quale prende il nome la Patria . ^td nomen TÒtrìa impofuit ( dice Jero- 
cle ^ a re ipfa non temere Tatriam nominavit j 'vocabtdo qtudem a Tatre dedpt- 
{Ì9 9 pronmtiata tamen fotminina termìnatione 9 ut ex titroque Tarente ntixtunu 
ejet • ^tqne hac ratio injintut Tatriam unam ex aqm duobus 'Parcntibtis colen* 
dam ejfe • Traferenda igitur omtdna efh Tatria utrivis Tarentim feorfim : & ne 
fiittid quidem Tarentes ambas tnajoris fieri 9 Jèd aquali onore dìgnari : ejl autcm^ 
& alia ratio 9 qua non tantum aquali 9 fed majori 9 etiam quam fìrhul ambos 
Tarentes honore Tatriam afjicere monet , neque folum ipfis eam prsfért , J'ed etiam 
Vxori 9 & Liberìs 9 ó* ^Armds 9 & abfoìuto fermone rebus alUs omnibus pojl 
Dcos . Dello fteflb parere è Plutarco ne* Morali . ^t enim Tatria , & ut 
Cretenjtum more loquar , Matrìa plus in te 9 qvtam Tarentes tui jtis habet - Da 
tale obbligo 9. ed affetto naturale nafce che ciafcuno ama la Patria fua , an- 
corché minima ; né fa eccezione da luogo a luogo per umile , o fublime_-> 
che ila • ^lyjfes ad Ithacs fine, faxa fic propcrat , quemadmoinm ^gamennoìuy 
ad HycenarAm nobiles Mnros ^ T>{emo enim Tatriam quia magna eft amati fed 
quìa fua • Dice Seneca Filofofo 9 che Uliife s* affretta andare tra i faffi d' I- 
taca fua Patria 9 con quel medeflmo amore e defiderio 9 che Agamenno- 
ne Imperadore tra le nobili Mura di Micena ; perciocché ninno ama ItL^ 
Patria 9 perchè fia grande , ma perchè è fua 9 amandofì naturalmente per 
fua ; crefce tanto oltre V Amor della Patria nel cuore de* fuoi Cittadini , 
che accìecati da quello 9 non ifcorgono Io fplcndore delle altrui Patrie , e.^ 
più a tal^'uno diletterà. la fua Valle 9 Montagna, e Bicocca 9 la fua Defer- 
ta e barbara Terra 9 che la nobil Roma ,. Volgato è quel Proverbio ; Tu- « 
tri£ fimus igne alieno luadcntior . Il fumo della Patria è più rilucente , che 
il fuoco degli altri Paefi, e però l'abbiamo figurato verfo il fumo, vol- 
tando le fpalle al fuoco •. Ha quella motto origine da Omero , irei prin- 
cipio della prima OdiiTca ^ 



iiz ICONOLOGIA 

C^erum Vlijfes 
Cupiens 9 w/ fitmum exeimtem videre 
Vatria fm 9 mori defiderat . 
V ifteffo replica Ovvidio nel primo de Tonio ^ con altri Veri!» chc-» 
molto bene efprimono il dolce Amore della Patria • 

7{pn dubia efl libaci prademia ; fed tamen optai 

Fumam de Tatriis poffe videre focis. 
T^efcjo quod natale fAum didcedine cunflos 
Ducit f & immemores non finit effe Jìu : 
Siifid melÌHs B^ma ? Scythico quid frigore pejus ? 
Huc tamen ex illa Barbaris Vroc fughi 
Luciano ancora nell' Encomio della Patria riferifce il medefimo detto • 
Tatrìa fimus lucidenthr homìm videtur 9 quam ignis albi . AlP Uomo pare più 
lucente il fumo della Patria 9 che il fuoco d' altrove } dal che non fia ma- 
raviglia 9 che quaii tutti i ForalHeri biafimano Roma 9 chi in una cofa 9 
chi in un' altra • lodando ciafcuno la Patria fua (a) ; perchè 1* Amor del- 
la Patria 9 che il lor vedere appanna 9 impedifce che non poifino difcernere 
la grandezza fuat e però non hanno riguardo di tenerla fraudata delle^ 
fue meritate lodi 9 nel che moftrano di poco faperc 9 ancorché Euripidea 
dica 9 che non ha retto fapere Colui 1 che loda più la J'atria degli altri 9 
che la fua. 

Meo qtddem judicìo non relìè fapit 
Slii fpretis Tatriés Terr£ finìous 9 
xAlìenam laudat 9 iff morìbus gat$det alienis . 
Anzi a mio giudizio molto più mollra fapere Colui 9 che conoice la.^ 
qualità de^ codumi 9 e la differenza 9 che ci è da un luogo alP altro . On- 
do Chi il leverà il velo della Patria affezione davanti gli occhi 9 chc^ 
bendati tiene 9 e chi vorrà dire il vero fenza paflione 9 confermerà il pa- 
rere di Ateneo 9 il quale ancorché Greco 9 e Gentile Autore nel primo 
Libro 9 chiama Roma Patria Celefte 9 e Compendìo di tutto il Mondo . Ce- 
lelle in vero 9 non tanto per la bellezza ed amenità del Sito 9 e la foavi- 
tà del Cielo 9 quanto perchè in quella ha voluto fondare la fua Santa Chie* 
la il Creator del Cielo 9 ed Efla è refidenza del fuo Vicario 9 che tiene^ 
le Chiavi del Cielo 9 e vi difpenfa i Tefori Celefti • Compendio è poi del 
Mondo 9 poiché in quella non folamente concorrono moltitudine di Genti» 
di Francia 9 e Spagna » ma anco vi ti veggono Greci 9 Armeni 9 Germani « 

Inglefi 9 

[tf) La maraviglia che nafce in me , è che il Caftellini attribuifca a quaii 
tutti i Foraftieri la cecitk di biafìmare Roma • Sia detto con fua buona pace 9 Egli 
SII quello particolare ha pofto 3 fenza coafiderare pii\ oltre^ ciò che gli è venato 
alla Penna. £' nota a tutto il Mondo la grandezza , la magnificenza 3 la bel- 
lezza. 9 la rarità delle cofe di Roma ^ ed è impofllbile che il Caftellini abbia fa- 
puto > ed abbia fentito da quafi tutti i Poraftieri biafimare Roma ^ fé non fe-j 
tòrfe da qualche bizzarro Umore , che avrà pretefo di Lui prenderli giuoco , col 
hrlo alterare , abbaflando i meriri della fua Patria ; ed Epli dall' Amore delU 
AefTa Patria accecato , dimoftra avergli fatto ottenere V intento . 



TOMO PRIMO. H5 

Inglefis OIandefi% Elvezj» Mofcovici^ Maroniti « Periiani) Affrìcani» Traci» 
Mori 9 Giapponefi 9 Indiani » Tranfilvani , Ungari » e Sciti 9 appunto cornea 
dice il fuddetto Ateneo • ^andoqtàdem in ea Vrbe Gentes etiam iota habh- 
tantj tu Capadoces^ Scytba^ Tomi 7{ationes ^ & alia compluresf quafnm cotir 
c$trf:is habitabilìs totiHS Terra Topdus eli . In quella guifa tutte le parti della 
Terra vengono ad eflere volontariamente tributarie del fuo fangue 9 de* 
fuoi Figli 9 e Cittadini a Roma 9 come Capo del Mondo 9 per il che coji 
molta ragione tuttavia chiamar fi può Afilo 9 Teatro » Tempio 9 e Com- 
pendio delP IJniverfo 9 e pofliamo confermare quello che afferma il Pe- 
trarca con tali parole « Hoc éffirmo 9 qmd totìus bumana magnificeniia //^re- 
mum domicilittm I{pma efl 9 ttec ejl uUus tatti retttotm Terrarum angtdus^ 9 qui 
hoc tteget . £ fé il medefimo Petrarca in alcuni Sonetti ne dice male ; 
emenda anco un tale errore con foprabbondanti lodi nelle fìie Opere La- 
tine 9 in quella copiofa Invettiva 9 che fa cantra Gallum 9 nella quale è da 
Lui celebrata con si nobile encomio . B^ma Mundi caput 9 Vrbium Fuegina t 
Sedes Imperii 9 otrx Fidei Catholica 9 Fons omnium memorabìlhm exemplorum • 
£ fé V areflfe veduta nelP amplif&mo Ihto in che ora fi trova accrefciuta^ 
ed oltremmodo abbellita 9 non avrebbe meno detto • Muri quidem 9 Ó* Ta^ 
latia cecidermt 9 gloria nominis immortalis eli ; Ma piuttofto detto avrebbe^ 
alla gloria dell* immortai nome corrifponde 1' eterna ed eccelfa Maeftà 
della Città ; pqichè in £(fa rifplende lo (plendore degli Edifizj moderni « 
emuli dell' antica magnificenza 9 le cui veiligia danno maraviglia e nor- 
ma ali* Architettura ; in Effa fi gode V ampiezza delle Strade 9 in Efla ve- 
defi 1' altezza de* fuperbi Palazzi 9 Obeiifchi 9 Colonne 9 Archi 9 e Trofei; 
in Effa confervanfi Statue fatte da antichiffimi Scultori nominati da Plinio 9 
la Niobe co' Figli 9 il Laocoonte 9 Dirce legata al Toro 9 ed altre molte* 
alle quali fi aggiungono Opere moderne di Scultura e Pittura 9 che oggidì 
alla fama degli Antichi non cede : oltre ìì corfo confueto del Tebro Re de* 
Fiumi 9 vi abbondano copiofi Acquedotti 9 e fcorrono diverH Capi di Acque» 
e fiorifcono deliziofi Giardini 9 per i fuperbi e fpaziofi Colli 9 e quello che 
importa più 9 flanno in piedi infiniti Monaflerj 9 Luoghi pii 9 Collegi ^ €-> 
Tempi veramente Divini e Sacrofanti . In quanto alla Corte di Roma^ 
affomigliar fi può alla Gerarchia Celefte 9 ficcome Pio Secondo prattico nel- 
le Corti Reali ed Imperiali 9 l' aflfomiglia nell* Apologia che fcrive a Mar- 
tino . Itiflar Cctleflis '^erarchiét diceres B^manam Curiam 9 intuere 9 <^ cìrcue^ 
Mundum 9 & perluflra Trincipum u4tria % & B^gum ^ulas intra fpicito 9 & fi 
qua efl Curia fimilis ^pafiolica refèr nohis . In quanto a* nobiliffimi IngegnÌ9 
che continuamente vi fiorifcono 9 è fuperfluo il ragionarne ; poiché in Eifa9 
e nafcono feliciffimi 9 e venuti di fiiori fi a£Bnano9 come V Oro nella Fu- 
cina : Qtiindi è che molti giungono in Roma gonfi e pieni di fuperbia 
e prefuczione di fopra fapere 9 che poi fi partono umiliati pieni di Itupo- 
re 9 né mette lor conto il dimorarvi 9 perchè vi perdono il nome 9 come 
i Fiumi 9 che entrano nel Mare . Concetto di Pio Secondo nel Libro XI. 
de' fuoi Commentari . ^emadmadum Terra Flumina 9 quantumvis ampia & 
proptnda ^nomen amittmt ingrejfo Mare 9 ita &Dofìér€s domiclari% & ititerjtéos 

P Ì///I- 



114 ICONOLOGIA 

étlnlires I{pmMam aiemtes Curìsm imer majora lummjh nomen & lucem Mmkiimt. 
Tacciai Giuttp Lipfio 9 che nella prima Centuria 9 Pillola vigefimaterza 9 re- 
puta Roma 'Città confufa e torbolentu 9 e tutta Italia incolta dì fama c^ 
Ai fcritti 9 quaficchè il fuo fapere non ila fondato fopra Scrittori antichi Ro- 
mani 9 apprefo ed imparato anco da' moderni Italiani. Dalli BeroaldÌ9 da 
M. Antonio Sabellico 9 da Lorenzo Valla 9 da Guarini 9 dà Marfi 9 da Ra- 
teilo Volterrano 9 dal Bembo 9 dall' Alciato 9 da Colhnzo Fanefe % dal 
Menda 9 dal Calderino t da Gio. Battifta Pio 9 e da altri Commentatori 9 
ed Oratori 9 Poeti 9 Ifiorici Romani; dal Biondo 9 da Pomponio Leto 9 da 
Angiolo Poliziano 9 Marfilio FìcìhÓ9 da Gio, Battifta Egnatiot dal Merlia* 
no 9 da Andrea Fulvio 9 da Celid- Rodigino 9 da Polidoro Virgilio 9 da Pic^ 
tro Crinito 9 da Lilio Giraldi 9 dal Panvino 9 dal Sigonio 9 da Pietro Vitto* 
rio 9 dalli Manucci 9 da Fulvio Orfini Romano % e da altri Italiani OCferva- 
tori della Romana antichità 9 fpecialmente da AlefTandro ab Alexandro • 
Ma come può chiamare Italia incolta di Scritti 9 Te tutte le altre Regio- 
ni doppiamente, di Scritti fupera» poiché è abbondante e colta non lolp 
Bell* antica fua lingua Latina 9 ma ancora nella materna volgare» ricca di 
varj componimenti 9 e di Poefie terfe 9 colte 9 e dilettevoli al pari degli 
antichi Greci 9 e Italiani : e per non andar vagando per lo tempo paflato» 
oggidì in Roma fola nel SacroCanto Romano Senato di Cardinali 9 vi fono 
Storici » Ijurifconfulti 9 Filofofi 9 e Teologi tanto colti e copiofi % che-^ 
tutte le altre Nazioni di Scritti poflfono confondere $ Bellarmino nel- 
la Filofofia 5 e Teologia 9 Mantica ^ e Tofco fingolarifUmi nella Legge 9 
Afcanio Colonna uelP Oratoria facoltà di nativa facondia Romana 9 ed il 
Baronio nella Scoria 5 di cui fi può dire 9 quello che del Romano Varrone 
dilTe S. Agoftìno lìb. 6. cap. 2. della Città di Dio • Tarn multa legit 9 ut 
aliqHÌd ei fcribere vacaffe miremHr ; tam multa fcripjk 9 quam multa vix quem^ 
quam Icgere pottiijfe credamas . Se fi voIeiTero poi numerare altri Autori Ita- 
liani 9 e Romani 9 che al prefente per Roma ilanno nelle Religioni $ nelli 
Collegio nelle Corti 9 e Cafe private 9 fenza dubbio andare (fimo in infinito; 
e tanto più fé volemmo ufcir di Roma 9 e dilatarci per tutta Italia 9 la 
quale è fiata ripiena di Uomini Letterati e Valorofi 9 ficcome in ifpecic^ 
Roma . Onde con molta ragione il Petrarca fi tiene buono di cOTere Ita- 
liano 9 e fi gloria di efTere Cittadino Romano nella fuddetta invettiva \ Sum 
vero Italus '^asiane 9 & ^pmanm Civis effe gloriar ; de quo non modo Trincipesy 
Mundiqui Domìni gloriati fantf fed Tadus .Apoflolus^ is qui dixit^non habemus 
hìc manentem Ci'^^itatemj Vrbem B^mam Vatrìam fuam facit » Ma torniamo al- 
la Figura 9 e fé r Amor della Romana Patria lacerata da certi invidiofi Au- 
tori Oltramontani poco a Lei di voti 9 m*ha trafportato alle fue difefe c^. 
lodi • non deve a ninno rincrefcere 1 per effere Ella Patria comune , 

La Corona di Gramigna è fimbolo dell* Amor della Patria 9 la quale 
dar fi ibleva a quel Cittadino 9 che avefife liberata la Patria dallo affedio 
de* nemici > e fuccvafi di Gramigna 9 perchè fu ofTervato 9 che era nata nel 
iuo^o dove fi trovavano rìnchiufi gli aflediati • Fu dal Senato Romano da- 
ta a Fabio Maifimo 9 che nella fecooiki Guerra Cartaginefe liberò Roma^ 

dallo 



( 



TOMO PRIMO. iif 

dallo affedio : ed era il più nobile e onorato premio t che dar d poteflTe 
ad un Guerriero, conforme all' opera che maggiore non fi può fare, |)erchà 
Chi giova a tutto il Corpo delia Patria 9 giova a ciafcun Cittadino mem- 
bro della Patria • Dirò più , che Chi da falute ad un' membro $ da falute a 
tutto il Corpo ; e però Chi giova ad un Cittadino « giova ancora alla Patriot 
perchè util cofa t alla Città ed efpediente la falute di un' ottimo e gio- 
vevole Cittadino. Per tal cagione davafi ancora un' altra Corona a Chi i 
avetfe {al vata la vita in battaglia ad un Cittadino 9 e facevafi di Qìiercia ; 
perchè da quella i più antichi il cibo prendevano e in vita fi manteno^ 
vano s come piace ad Aulo Gelilo ^ con tuttocchè nelle Q^iilHoni Romane 
altre ragioni Plutarco arrechi [ tf j . Sicché 1* Amor della Patria devo 
primieramente in genere abbracciare tutta la Patria ; e fecondariamente ia t 
iipecie ogni Cittadino per maggior utile 9 confolazione 9 e quiete della Città» \ 

Il precipizio alli piedi 9 co' quali conculca intrepidamente le armi 9 & 
gnifica 9 che non fi prezza niun pericolo di vita per Amor delU Patria « 
come Anchuro figlio di Mida Re di Frigia % e Marco Curzio Romano » 
che fpontaneamente per dar falute alla Patria loro fi tolfero di vita col preci-* 
pitarfi nella peftifera apertura della terra ; e in mille altri che ingen^rofe im- 
prefe hanno fparfo il fangue per la Patria • Neflore famofo Capitano nellt 
Illiade di Omero volendo dar animo a' Troiani per combattere contro i 
Greci 9 propone che il morire per la Patria è cofa bella. 

TimMe comra naves freqttentes 9 qui autem ve^rum 
VmneratHs 9 wl percuffiu monem% c^ fatum fean:4s fuerit % 
Mariatwr 9 non etiim indecorum piananti prò TairU mori . 

Onde Orazio nella 2. Ode del z. lib. diffe 

Dulce 9 & deeorum efi prò Tatrja morì. 

E Luciano nell' Encomio delia Patria fcriife 9 che nelle oOfervazioni Mi- 
litari vale alTai 9 fé fi dice che la Guerra fi piglia per la Patria ; niuno fa- 
rà che udita quella voce fia per aver terrore di morte e di pericolo al- 
cuno ; imperciocché ha efficacia il nome e la commemorazione della Pa- 
tria di far diventare un* animo timido 9 forte e valoroib 9 per V obligo che 
fi deve 9 e per 1' amor che fé le porta9 incitato anco dallo ftimolo della Glo* 
ria che fi acquilla al proprio nome ed alla fua Stirpe in vita e dopo morte ^ 
ficcome con dolce canto copiofamente efprìme Pindaro nell' lithmij 9 Ode 
7. fopra la Vittoria di Sterpfiade Tebano9 il cui Zio materno combattendo 
mori per la Patria . 

uivmcdo cognomini dedit commune ^eais 9 cui mortem Mars arco chpeo ifh- 
fignls ' midit : fed honor praclarìs e'ms fa£ìU exadverjò refpondet 9 fdai eninij^ 

P 2 certOm 



(a) Le ragioni , che Plutarco ne' fuoi Problemi apporta fono ; o perch'è nelle 
Spedlzk^ni Militari la Qiiercia è la piiV facile a rinvenirfi > o perchè era confecra^ 
ta a Giove » ed a Giunone ^ die alle Citta prefiedevano 9 o perchè il Coftume è 
flato prefo dagli Arcadi j ai quali li attribuifce una cei^a tal quale correlazione 
con la Quercia ; giacché come i primi Uomini a nafcer dalla Terra fono ftati gli 
Arcadi , così la Quercia fi dice nata prima di tutte le altre Piante • 



Ilo I co N LO GIÀ 

certo 9 quicumque in hoc nube grandin^m fanfmms à cara Tatria propulfat cxtr- 
tium i Cinnkus depdlens per contrarrnm exercUum^ fiirpi fé maxìmam glorìam oc* 
cumulare 9 & dum vivet » e!r cum obierit . Ma per mio avvifo poco accrefci- 
mento di gloria potè arrecare Sterpfiade alla memoria e nome di fuo ZÌ09 
perchè fenza comparazione alcuna molto maggior gloria è morir per Amor 
deUa Patria» che vivere nelli feftevoli combattimenti Iftmj 9 Nemei» Pitj» 
ed Olimpici cantati da Pindaro • Per qual cagione penfiamo noi che Ligur- 
go Legislatore e Re de* Lacedemoniefi ordinafle 9 che non fi fcolpiffe no- 
me di morto niuno in fepolcro 9 fc non di quelli coraggiofi Uomini 9 e Don- 
ne 9 che foiTero onoratamente in battaglia morti per la Patria ? Salvo per- 
chè riputava effere folamentc degni di memoria quelli che folTero glorio- 
famente morti per la Patria . Turbofli alquanto Senofonte Filofofo Atenie- 
se 9 mentre faceva Sacrificio 9 quando gli fu data nuova 9 che Grillo fuo Fi- 
gliuolo era morto t e però levofli la Corona di Tetta ; avendo poi diman- 
dato in che modo era morto 9 «(Tendogli rifpotto % che era morto animofa- 
mente in battaglia 9 intefb ciò di nuovo fi pofc la Corona in Capo 9 e mo- 
ftrò di fentire più allegrezza per la gloria e valore del Figliuolo 9 che do- 
lore per la morte e perdita di Effo 9 quando rifpofe a &hì gli die la fu- 
nefta nuova • DEOS precatm fum^ ut mihi FUim non immortalìs 9 ac longarjtis 
ejfet 9 cum incertum fit an hoc expeiiat ^feiut probus ejfet % ac Tatria amator . Te- 
llo di Plutarco ad AppoUonio • 

Da queftì particolari fi può giudicare 9 che 1' abito Militare molto ben^ 
convenga ali* Amor della Patria 9 ftando Tempre ogni buon Cittadino alle 
occorrenze pronto e apparecchiato di morire coli* arme in mano per la 
fua Patria 9 opponendofi a qualfivoglia fuo pubblico nemico : e in vero fic- 
come 1' amico fi conofce alle^ifogna 9 cosi l'Amor della Patria non fifcor- 

Ì^e meglio 9 che negli urgenti t)i{bgni di Guerra 9 ove Chi 1' ama antepone 
a falute della Patria alla propria vita e falute . 

Antico dii&9 perchè gli Antichi hanno dato fingolare effempio in amar 
la Patria 9 e mottrato (ègni evidenti di Amore 9 come gli Orazj9 li Deci» 
€ li trecento e Tei Fabj 9 feguitati da mille Clienti 9 che tutti generofamen- 
te con fama e gloria loro meOfero la vita per lo fvifcerato Amore 9 che 
portarono à Roma Patria loro. 

FATTO STORICO SAGRO. 

NElIa fiera Battaglia accefa tra Giuda Maccabeo ed il Re Antioco Eu- 
patore 9 chiaro apparve quanto valeflc V amore del fuo Popolo in--5 
Eleazaro Figlio di Saura 9 e ( come vuole Giufeppe Ebreo nelle flie Anti- 
chità Giudaiche ) Fratello di Giuda . Aveva Antioco ordinato un formida- 
biliffimo Efercito compotto di centomila Pedoni 9 ventimila Cavalli 9 c^ 
trentadue Elefanti^ammaeftrati alla Guerra . Ciò pervenuto a notizia del 
Maccabeo 9 fi fece incontro al Re nemico 9 che afcefo era la fortiifima.^ 
Città di Betfura9 e fi fermò col fuo Efercito ad uno ttretto paHfo 1 detto 
Bedofcaria 9 o Bethzacara . Da Bethfura Antioco condutTe per ittretta via 

^ il Tuo 



r 



TOMO P R IMO. 117 

il fuo Efercito a* Steccati di Giuda ) e venuto il giorno ordinò tre Schic- 
re « e comandò che gli Elefanti feguiflfero 1* uno 1' altro 9 non potendo per 
lo ftretto luogo ordinarli per largo • Circondavano ciafcuno degli Elefanti 
5000. Pedóni 9 e joo. Cavalli . Portavano gii Elefanti grandi Torri con.-» 
Arcieri 9 che da quelle faettavano il Nemico • Il rimanente dell' Efercito 
era diilritxuito per ambeduo i lati del Monte 9 e facendo dar Tuono alle^ 
Trombe fi avvanzò Antioco contro Giuda 9 comandando che fi fcopriffero 
i Scudi di Oro e di Metallo 9 acciò fpargeffero il lampo 9 ed abbagliaf^ 
fero gli occhi de' Nemici . Non fi fmarrt però Giuda in veder quello 9 
anzi valorofamente refiftendo 9 feicento Uòmini delle Regie Truppe rima- 
fero edinti . Eleazaro vedendo uno de^ maggiori Elefanti ornato delle Ar- 
mi Regali « e penfando che fopra efler vi potefTe lo ileflfo Re 9 coraggiofa* 
mente fé gli fece vicino 9 ed uccidendo molti di quei 9 che gli erano d' ìa- 
torno 9 li cacciò in fuga ; quindi entrato fotto il ventre deli' Animale 9 1' uo- 
cife 9 e cosi cadendo fopra di Lui 9 collo fmifurato pefo l' oppreflTe • Lìbm 
I. de Maccalh cap. €. .Antiche Gwd. di Gbff. Ebr. lib. iz. a^. 14* 

FATTO STORICO P Rp F A N O. 

COdro Re degli AtenìefI 9 o de* Lìdj » come altri vogliono $ mentre^ 
guerreggiava con i Doriefi 9 confultato l' Oracolo di ciò che di tale 
Guerra avvenuto farebbe 9 ebbe in rifpofta 9 che fé nella. Battaglia non vi 
periva il Re 9 i Doriefi farebbono rimafti Vincitori . Codro fi difpofe più 
che volentieri a procacciarfi la morte . Tale rifpofta però dell' Oracolo fi 
divulgò ancora tra gli Avverfarj ; perlocchè fu avvertito ogni Soldato 9 che 
fi riguardalTe la Perfona di Codro . Non folo i Nemici ebbero quella av- 
vertenza 9 ma gli llcfll Ateniefi 9 o Lidj 9 cke all' eilremo amavano il Loro 
Re fi difpofero ad oflervare che da alcuno offefo non folfe . Prefentito 
ciò da Codro 9 per ingannare e gli uni e gli altri 9 ed apportare il Salva- 
mento alla fua Patria 9 depofte le reali Infegnc 9 e confondendofi tra pii 
baffi Soldati 9 s' inoltrò nella maggior calca de' Nemici 9 e quivi efponen- 
do il petto ai maggiori perigli » fii finalmente 9 non conofciuto 9 dai ferro degli 
Avverfarj trafitto 9 e colla fua morte donò a' fuoi la Vittoria • 
TìtaatCQ appreso P ^Jiolfi uelP Offic. Star. lib. 4. cap. 9. 

PATTO FAVOLOSO. 

DOpocchè furono dal Trono di Roma fcacciati i Re 9 nel tempo che la 
Con£)lare Repubblica fioriva 9 Cippo Uomo di gran valore 9 che era 
fiato fpedito dal Senato in una grande Imprefa 9 nel ritornare alla fiu Pa« 
tria Vincitore 9 accafb af&cciatofi ad un Fonte mirò eflergli nate nella Te- 
tta due Coma : Fece far facrificio ; interrogò 1' Arufpice cofa Ciò indicar 
voleflfe • Rifpofe Qpeili che dalle vifcere delle Vittime aveva rilevato 9 
che EOb farebbe fiato Re di Roma . Si turba il fedele ed amorofb Cip« 
pò 9 e rifolve prima fof&ire un perpetuo Efiiio dalla fua Patria t che ve* 

derla 



iiS ICONOLOGIA 

derU foggettat . Scrive immediatamente al Senato* cbe! per urgcntiffime^ 
cagioni a Lui fi porti * giaccbi dal Fato gli vien proitùto il portarli EOb 
dentro le Mtira di Roma . Recò grave dilturba la Novella * e munita e 
ben fortificata la Città* i Principali di quella a Lui vennero . Cippo ac- 
ciò non fi vedelTcro le Coma •, che il Regno gli prefagivano * ornò la pro- 
pria Telta con varj ornamenti foliti a concederfi ai Vincitori > e colla Co- 
rona di Alloro agli occtù de* Riguardanti le afcofe ; quindi parlò al Popolo 
Romano . e dìlTe che in quel luogo fi trovava Perfona j a Cui il Fato de- 
flinava il Regno di Romola *e che il fegno erano due Coma «che gli erano 
nate in Fronte ; perciò detcrminate o di dar ia morte a un tal' Uomo * o 
di condannarlo ad un peipetuo Bando \ e quello detto* fi levò l' Alloro di Tefta t 
e fece vedere eiTer £glt quel deOb . Recarono iorprefi ì Romani* ammira- 
rono 1* a^etcuofa cura contro TefieiTo di Cippo « accudirono a* fuoi Confi- 
eli « lo condannarono ad un petpetuo Efilio j e per £ir profetare il vero al 
Deitino * che voleva che folle Re di Roma un* Uomo che ave0e le Coma* 
fecero hx di bronzo una Telia rappreTentante Cippo •, e con folenne pompa 
comandarono che folTe collocata in quella Porta * per la quale doveva paif- 
fare trionfuueil Wrtuo&ed amorofo Romano , Qv^iU. ÌAetam.i^ 1$- 



AMORE 



TO MO P R IMO, iig 

AMORE IMPUDICO. 



Glovane nudo di chioma inanellata «con gli occhi bendati* fon ìlvof-- 
to rubicondo * e color di fuoco . Dagli Omeri gli penda al fianco Jìl 
Faretn ripiena di Saette > appefa ad una .benda ibrmata di Refe » e Spine. 
Con una mano tenga una Serpe in .tortuofi giri avvolta * e che abbia ]a^ 
Tefta verfo ìa Terra . Coli' altra una Face accefa . Abbi» le Ali legate , 
Venga guidato da un Fanciullo parimente cieco per Balze i Precipizi * c^ 
Vie limaeciofe , per le quaii firafcini un Cuore . .Si dipinga una JLeprt^ 
infeguita da' Cani > 

V amar mm épsiefa, ^rm hen nuf'* 
^ata è (qI per amar^ ma dfgm fletto, 
£Uaperò* pria tbe àn là/k ektfo, 
Sejleffa e^itf.i, ei pregj imitila i ornata^ 

^nalor correr iKge^ Jo da for^mtat* 

■Mma immorm dietro un nortilf afpettfi^ 
7drmi di rozzo Schiavo a Lei foggeft» 
Veder Doma S^dc imanmata . 



120 ICONOLOGIA 

•Ami V .Anima wf .Alma 9 t ammiri in Ejfa 
Z^ual bellezza % ugual Jjpkndor natio : 

V amar fra i Tari è liberti conceda . 
Ttir fé V .Anima mare tm bel desìo 

D^ amar fuor di fefkffa 3 e di fefleffa 
Cofa d' amor più degna » ami fol Dio • 
Con quello bellilfimo moral Sonetto del Maixhefe Gio: GiofcfFo Orli nel 
dar io principio alla fpiegazione della mia Immagine » intendo porre liuj 
diftinzione 9 che corre tra Amore e Amore : dall' Amore cioè necelTario, 
che è quello di Dio* 9 della propria Anima 9 e dal Tuo fimile ; dall' onello 
e plauiibile 9 che è quello di contemplare nelle cofe belle mortali 
[ Che fon fcala al Fattor Chi ben le flima Petr. 

L la Divina bellezza ; dall' Amore delle cofe puramente terrene ed a feconda fo- 

r lo del Senfo . Si avverta peraltro di non confondere nella Contemplazione 

[ del Supremo Bello 9 per mezzo del Bello terreno 9 1' Amore ingannevole 

i e fenfuale . Sotto la fembianza di un Amore onefto 9 non fi celi un penfie- 

I ro meno che faggio 9 un deviamento di Ragione • 

; V amar non fi divit^a . 

^ £' vero : Si ami 9 ma ami 1' Anima noflra non altrimenti 9 che come 

) viene fpiegato in un' altro leggiadriifimo Sonetto dal medefimo Orfi • 

. Impara di falire 9 ^nima mia 9 

! ^l Sommo Ben da una beltà mortale : 

^more a tuoi penfieri apprefia V ale 9 
£ di Cimia co^ rai fegna la vìa • 
Ver tre gradì trafcorri : alzati in pria 
I Dalla materia ; e in feparar dal Frale * 

! 'Il puro Ejfer del Bello 9 apprendi quale 

V incorporea beltà dell* ^Ima fia • 
Se più f alzi 9 Lei miri in fecurtade 

Fuor del Corpo 9 e del tempo « allor comprendi 

V immutabile angelica beltade . 
Stendi all' Hfàco Bello infine afcendi : 

Che fé oltre la materia 9 oltre /' etade 9 
Oltre il numero arrinn 9 Iddio gii intendi • 
Oliando cosi fi ami 9 felice nobilifiimo amare ! In altro modo ci fac- 
ciamo Ribelli a Dio 9 Tiranni a Noi ftefii 9 Nemici i più terrìbili alle^ 
Perfone ftelfe 9 che follemente 9 non meno che abufivamente diciamo di 
amare • E fono quelli gì' inevitabili effetti di un' Impudico Amore 9 del 
quale cosi il Guarini nel Paftor Fido Scena V. Atto Primo • 

Come il Gelo alle Tiatite 9 ai Fior P .Arfura 9 
La Grandine alle Spiche ^ ai Semi il Ferme ^ 
Le I{eti ai Cervi 9 ed agli augelli il Vifco 9 
Così fiemico alP Vom fu fempre .Amore . 
¥re(b da Teocrito IdiL H. 

^rboribus mala Teflis Hyems 9 Sìtis arida T^rra 9 Squalor 



I 



1 



rO-A/0 PRIMO. J2T •' 

Squalor wdquis^ Ceruìs retia^ yifc¥s .^vl.% ' 
Titna yìfQ MtdUhfis %Amùr. 
Si dipinge Giovane 9 e nudo : Giovane per cffere la Gioventù Età » m ^ 
cui più che in qualunque altra figooreggia fa mai nata Pal&one : Nudo per 
dimoftrare nella Nudità la Sfrontatezza dell' Impudico 9 come ancora per fi- 
gnificare che i Seguaci de' lafcivi piaceri rimangono per Io più (pogliati 
e privi d' ogni bene 5 Perdono gli Averi « perchè tutto fi lafciano rapire C. 
dalle infaziabili L(Xo Sirene; Perdono la Sanità 9 la Robuftezza del <Jor- 
pò ; Perdono finalmente il tutto 9 nel perdere la bellezza dell' Anima propria. 
Gli Occhi bendati dimoftrano che 1' Uomo 9 che fi è dato in braccio ad 
un tale Amore 9 perde il lume della Ragione 9 né più vedendo il Sentiero 
del dritto e dell' onello 9 inconfiderataniente ed alla cieca opera • 

La Chioma inanellata 9 e ricciuta è Simbolo della Mollizie e dell' In* 
continenza . - 

Il Volto rubicondo e color di fuoco 9 (piega la forza e gli effètti di 
Amore nel fangue noftro 9 che ribollendo 9 e le vene tutte ricercando 9 ac-> 
Cende e ftimdla il Corpo agli atti impuri 9 e turbando la ferenità della 
mente eccita a' defiderj pravi ed inonefti • Un' Uomo accefo di tale Amo* 
re efce di felleflfo 9 non è più delTo . A pennello lo rapprefenta Plauto 
in Ccitclhria » 

^aSlor 9 crticioT 9 aptor 9 fiimulor : wrfor in ^moris rota ntifer ! 
ExanìmoT 9 feror 9 diferor 9 difirabor 9 diripior : iia nnllam menicm 
^nìmi habeo : iAi Jkm 9 ibi non fum 9 Ai eft animus . 
Ita mihi omnia ingenia fmt ; qmd lubet 9 non lubet }am id continuo % 
Ita me *Amorlapfum *Ammì ludificat^^ fiigat 9 agìt ^ appetit % 
S^aptat 9 retinet 9 ja^at 9 largitur : quod dot non dot i deludit } 

Modo quod fuafit 9 diffuafit : tpéod aijfuafit 9 ofientat . \ 

Maritimis moribus memm expertur 9 i$4 meum frangh amantem 

^nimum : ncque nifi qma mifer non eo poffnm 9 miìri dia abefl \ 

Terdtto pemicies . ' 

Dagli omeri ai fianco gli pende la Faretra di Saette ripiena per varj 
Significati , Per le Saette cioè 9 o s' intende la preftezza % con cui Amore 
fcende nel cuore de' Mortali 9 o apparifce la rapidità delle {regolate bra-« 
me degli Amanti 9 con cui defiderano di giungere all' acquifto di ciò che 
più bramano; o perchè effendo quelle acute e pungenti 9 indicano le pun* 
ture 9 che trafiggono 1' animo del pifonefto9 in fequela del commefTo errore. 
Viene la fuddetta affidata ad una benda formata di Rofe e di Spine 9 
per fignlficare l'apparente (bavità de' piaceri nelle Rofe 9 e la follanzialc 
pena 9 e difguHi confecutivi a quelli nelle Spine. 

Il feguente leggiadrifllmo. Sonetto di Carlo Maria Maggi ipicga a ma* 
,ra viglia nelle Rpfe 9 ove finge afcolla un'Ape che abbia punto Amore % 
il Simbolo della pena procedente dallo ilelfo Amore « 

Tmto d* ^pe celata itrfra le B^fe 
Tacila man che 'ui fiefe incauto ^more 9 

Q. Vianfi 



Ili ÌCOI^OLOGTA 

Tiaife alU Madre^ e la perfidia ejpofit 
Che fi ceprìa nella bd$à del Fiere • 
Or le firite intendi , EHa rìfpofe , 

Che fai neW Ulme attrui dd tuù dolere } 
Ben le Prwa pia crude 9 e infidiofe 9 
Di qmtk del tuo dito il n^o Cuore • 
Tur tatua Spina a 7{ei Tk non ifcopri^ 
E in paragon di quejla %Ape infedele % 
IPià crudeltade 9 e con pia forza adopri • 
Ci pungi a morte in promettendo mele « 
E in ^/è dì beltà tue punte copri ; 
Ma P inkanno pia bello è il pia crudele . 
n Maggi lo tolfe dal? Oda celebratiifima di Anacreonte • 

%Amor aliquando in ^pfis 
^acentem ^pem 
7{on vidit % & vulneratus efi i 
Inque digitis morfus 
Manus^ ejulanfit. 
Cmnrens itaque^ & wlitam 
^Aipdchram yènerem; 
Terii « Mater % inquit % 
Terii 9 CJ* morior : 
Serpens me percujjk 
%4tatus^ quem wcant 
fApem rufiici . 

Ilia amem dixit : Sì aculeus 
Tarn Udit ^Apicula^ 
Quantum putas dolent « 
^mor 9 quos Tu faris • 
II Diletto che porge a' Riguardanti la Rofa è di breviifimo tempo % 
come di brevilfima durata fi è il diletto % che dagl* illeciti piaceri fi 
prende • 

Gli fi pone in una mano una Serpe in tortuofi giri avvolta » e che^ 
abbia la Tetta volta verfo la Terra s per effere 5 fecondo Pìerio Valeriano» 
che fegue la Sentenza di Filone 9 la Serpe Geroglifico del difoaefto piacere s 
giacche la variata dipinta Pelle rapprefenta le varie dilettevoli lufìnghe» 
e allettamenti del fenfo : l' atto di cercare colla Tetta la Terra 9 indica^ 
che il Seguace di tali diletti fi ravvolge nel fango 9 e fchivando il Cele-< 
fte 9 che rendere unicamente lo puote felice 9 corre in braccio di un Bene 
totalmente terreno 9 che altro non gli profitta che una deplorabile mefchi* 
nità . Gli avviluppi 9 e le pieghe dimoftrano quafì a dito gì* infiniti lacci 9 
ne' quali del continuo cade P impudico Amante % I velenofi fi{chi poi 
fono le lufinghe dello fteOTo male 9 che di nafcotto fottentra 9 e fotto 
la fpecie del bene il fraudolente inganno 9 e la ruina afconde • 

Tiene nel? altra mano la Face accefa per fignificare nel fuoco la forza 

d*Amo- 



TOMO PR IMO. 115 

d^ Amore 9 eh' è tale e tanta 9 che^ arde in modo il Corpo « che Io diftrug- 
ge e lo manda in cenere $ cioè debilica ^ CQnfuma le di Lui forze % e 
lo manda in cenere » cioè gli diffipa quelle foftanze « per cui (i mantieacs 
Si vuole dimoilrare ancora per la Face « che T impuro Amore non porger 
diletto mai intiero 9 o compiuto piacere 9 che efente vada dalla fua pena» 
eome appunto nella Face » nella quale vi è lo fplendore che diletta 9 e la 
fiamma che brucia e tormenta • Parlando di tal Pailione cosi il Guarim 
aell' Atto primo 9 Scena quinta del Paftor fido 1, 

E chi fuoco cbiamollo mtefe moUtk 

La fm naiura perfida 9 e malvagia ; 

Che fé il fuoco fi mira 9 oh come è vago ! 

Ma fé fi toccai oh come è crudo l IlMof^o 

T^on ha di Lui pia fpavenfevol Mojhro 9 

Come Fera divora ^ e come ferro 

Tugna 9 e trapajja » e rome vento Vola 9 

E dove il piede imperiofo ferma ^ 

Cede ogni forza 9 ogtn poter dà Loco • 

'hlpn altrimenti ^mor « che fé tu H miri 

In duo begli occhi 9 in una treccia bionda 9 

Oh come alletta 9 e piace 9 oh come pare % 

Che gioja fpiri 9 e pace altrui prometta l 

Ma fé troppo t* accolli 9 troppo il tenti 9 

Sicché ferper cominci 9 e forza acquifH% 

7ipn ha Tigre /* Ircania 9 e non ha Libia 

Leon sì fero 9 e sì peflifer ^ngue 9 

Che la fua feriti vinca 9 e pareggi t 

Crudo pia che P Inferno 9 e cheta Morte § 

"gemico di pietà 9 Mimfbro df Ira^ 

£' finalmente ^mor trivo df .Amore . 
Le Ali legate denotano che lo iregolato affetto delle cofè terrene ci 
toglie il potere inalzare la noilra mente alle cofe Supreme. 

Si figura che venga guidato da un Fanciullo parimente cieco 9 che Io 
conduca correndo per balze 9 precipizi 9 e vie iimaccioie 9 per le quali ftra*^ 
icina un Cuore 9 a cagione di lignificare che P Amore 9 che H lafcia gui« 
dare dal Senro9 rapprefentato nel Fanciullo anchV£lfo cieco 9 non può fa- 
re a meno di non incontrare le ultime rovine 9 né vale freno a rattenerlo • 
Cosi *] Ariofto nel fuoFuriofo Canto undecimo Stanza i» 

^antunqtéC debil freno a mezo il corfo 

Ummofo Deflrìer fpeffo raccolga 9 

B^ro è però che di ragione H morfo 

Libidinofa furia addietro volga 9 

^uand? il piacer tf ha impronto 9 a guifa d* Orfé 

Che dal mei non sì tofio fi difiolga 9 

Toichè gle »' è vemao odore al nafo 9 

O riualclje ftilla ne gt^ò fd vafo • 

Q^z £d 



l^4, ICONOLOGIA 

Ed il Cuore 9 clic viene ftrafcinato per il fango denota il Cuore dell* Uo- 
mo , che folo occupato cfler dovrebbe per il Tuo Fattore » fordidamente in-* 
volto in abominevoli immondezze* 

La Lepre infcguita da* Cani è geroglifico dello sfrenato Amore , giac- 
ché o fia per la Lepre 9 la cui fignificazione , sì per teftimonianza di Fi- 
iollrato^ del Catania di Pierio Valeriano» di Uiiffe Aldovrando^e dimoi- 
ti altri Autori , è la sfrenatezza della Libidine ; o fia per i Cani ^ per i 
quali vengono denotati gì' impudichi e difonefli amatori 9 non folamente 
per la ragione della parola Chim^ che vogliono fignifichi amare t ma per- 
chè EflI con troppo ingordo appetito corrono dietro le Lepri 9 come gli 
accefi Amanti dietro alle Loro Frine . 

Terminerò la fpiegazione della mia Immagine coli* ottimo avvertimento 
dell* Ariofto nel Tuo Orlando Canto 24. Stanza 1 . 

€bi mette il pie fuW amorofa pania 

Cerchi ritrarlo 9 e non ^* ìnvefchi P ale; 

Che non è in fomma ^Amor^ fé non infimìa% 

^ giudicio de^ SanH umverfale . 

E febben come Orlando ognun non /marna 9 

Suo furor moflra a quache altro fegnale « 

£ qtude è di pazzia fistio pia ehreffo 

Che per altri voler 9 perder feftej^o ? 

FATTO STORICO S A G R ©• 

AMnone Figlio di David rapito dalla bellezza di Tamar Sorella di Af^ 
falonne altro Figlio di David » con tal veemenza di Lei fi accefe 9 che 
perdette af&tto ogni ripofo • Dalla fquallidezza del Volto rcq>rendo Jona* 
dab Tuo Amico i tumulti del di Lui Cuore 9 ù awanzò a interrogarlo del- 
la cagione di tanta anguftia • Confidò Amnone all' Amico 1' impura fiam* 
ma . Fu coniSglato a fìngerfì infermo 9 ed a richiedere al Re Tamar per 
per affifterlo • Cosi fece • Ottenne ciocché bramava ; e mentre da Lei era 
aflilHto pregò gli Aftanti a volerlo per poco lafciare con EfTa • Il che fat- 
to 9 abufandofi del comodo che gli veniva preftato 9 a forza al? impurità 
del fuo Amore la fottopofe • Allo sfogo dell* impudica Paffione fegui in^ 
Amnone un fubito odio . L' abborrl 9 la fcacciò « Incontrata P afflitta detur- 
pata Sorella da AflTalonne 9 s* immaginò Qiieiti il Fraterno delitto, e ne ilabiU la 
vendetta • Fatto un folenne Convito dove Commenfale volle Amnone 9 ad un 
Cenno da* Tuoi ferventi lo fece miferamente trucidare . a» de I{f cap. i^* 

FATTO STORICO PROFANO. 

MEntre la Boemia a Wincislao fuo Re ferviva circa 1* Anno di Crifto 
Signor noftro 1 278. Un Giovane de' Nobili della Citti di Praga inna- 
moratoli di una Fanciulla Ebrea 9 co^ perduto di quella andava 9 che né di 9 
ne notte fapeva trovar ripofo # Era il Padre della Giovane uno de* più ric- 
chi 



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rOMOPRTMO. i2f 

chi Ebrei 9 ed Ufurajo ali* ecceflb • Dalchè il Nobile che Veleslao chìama- 
vafi 9 prefe occafionc d* introdurli in fua Cafa 9 moftrando dì volere trat- 
tar con Eflfo intereifii ed in tal guifa i! procacciava frequenti occafioni di 
rimirare e vagheggiare la fua amata . Avvenne che in quefto frattèmpo 
s* infermò l* Ebreo « ed il Gentiluomo che àfpèttava favorevole cogiuntu- 
ra d* ultimare V impuro fuo defiderio « 1* andò a vifitare 9 e dòpo la vifita^ 
linfe di Cafa partire ; ma il vero fi fli che fi nafcoie con alcuni fuoi in un 
Canierino delP Abitazione f e quivi in paffare che fece la Fanciulla 9 la 
rapi 9 e, non oftante tutti i pianti e sforzi di Lei » le tolfe la Verginità . II 
«he fetto 9 e non celfando i gemiti della mifera Giovane 9 acciò da alcuno 
fentita non folTe^ empiamente la ftrangolò • Trovata la non più Fanciulla^ 
morta 9 può ben crederfi quale il dolore fofle del Genitore . Nientedime- 
no confiderando Quelli quanto la Nobiltà in grazia fbflfe della Corte 9 diffi- 
mulò il fuo af&nno 9 e afpettò tempo a vendicarfi . Né fapendo come in 
altra nwnicra fi fere 9 a forza di denaro corruppe un Domeftico di Veleslaos 
e lo fece atraflinare . Non potè V Autore dell* Omicidio di perfona si po- 
tente ftare lungamente naf€oilo9 ma venuto a luce a ciafcuno9 fufcitò il 
furore della Nobiltà 9 che fi teneva fortemente offefa nella morte di Vele- 
slao contro tutti i Giudei ; i quali per lo contrario conferendo la qualità 
del misfatto alla Plebe di Praga 9 la quale fapevano eflfere avverfaria a* Nobi- 
li 9 acquiftarono tanti Partigiani 9 che fi puotero porre in Armi 9 e tenere 
Tefta alli Nobili . Molto sforzo feceC da amendue le Parti 9 nia prevalfe 
la Fazione plebea 9 come più poderofa di Gente 9 e portò a fuo agio la 
giuda querela del Reato primo al Re ifte(ro9 che fi apparecchiò tolto di 
punirlo fecondo V atrocità della Cofa 9 non ifcordandofi però la morte del 
Nobile • La Nobiltà che penfava dover efler rifpettata in quel cafo dal 
Re Wincislao 5 vedendo farfi fecondo P anteriorità del fatto rigorofo Efame 
circa lo Sforzo 9 ed Omicidio delP Ebrea 9 arfe di grande laegno contro 
di Lui 9 reputandolo parziale della Plebe 9 e di fubito fatto di Loro Capo 
un certo coraggiofo Uomo detto Sibonio 9 chiamato per altro nome Ca- 
po dj Cane 9 ordirono contro di Elfo una fiera Congiura: Anzicchè al Lo- 
ro partito condurtero ancora Primislao Figlio dello ilcffo Re 9 il quale in 
tal congiuntura {però, di porfi in Tefta la Paterna Corona • Fu il tutto fco- 
perto ; e P avvifato Wincislao per troncare con celerità l* ordito tradimen- 
to «fece arredare il Capo Sibonio 9 il quale tra tormenti die fuori il nome 
di ventiquattro Nobili Congiurati * A tutti Coftoro 9 quando furono con- 
vinti 9 avanticchè condannati fofTero 9 mandò il Re nella refpettiva Car- 
cere un Pefce cotto per ciafcheduno 9 quale iènza Capo 9 quale palfato 
dallo Spiedo 9 e quale in piìi pezzi fatto ; il che indizio era della morte % 
alla quale venivano condannati : ed in tal guifa fintano tutti morti 9 e cel- 
farono i tumulti originati dalla sfrenatezza di un Amore impudico » ^Jìotf. 



FAX- 



iz(S /CONO LOG/A ^ 

PATTO FAVOLOSO. 

P Regate Tereo Re della Tracia dalla fua Conforte Progne Figlk di 
Pandione.Re di Atene a volerle condurre la Sorella Filomena 9 con- 
deicefe alle lue brame 9 e fi portò da Pandione • Qitfvi fatta ladomanda* 
vedde Filomena* di Lei fi compiacque 9 deliberò volerla in fuo potere a 
qualunque cofto . Furono tante le preghiere 9 colle quali cercò movere 
il Suocero 9 che finalmente ottenne che gli foflfe confegnata la bella Fan* 
ciulla . Die le vele al vento 9 fi parti a Atene con P amato Pegno : 
Giunti appena al Lido Tracia 9 comanda Tcreo al Comandante del fuo 
Naviglio 9 che feccia gettare in acqua tutti i Greci A Donne 9 che Uomi- 
ni ; Fu efeguito il barbaro ceùno • Tereo finge tutta 1' amorevolezza a 
Filomena 9 che era affatto ignara del feguito 9 la fi entrare in Porto 9 la con- 
duce nella Città 9 e nel Serraglio 9 dove altre Donne a'fuoi piaceri tene- 
ra • Qyivi le dice che per quella notte ripofi 9 noa volendo per allora.^ 
dettare Progne . L' innocente condotta alP Appartamente additatogli dalle 
infumi Miniilre dell' impudico Re 9 in quello placidamento fi crede ripofare» 
mentre P impuro Amante (bpraggiunge 1 1* affale 9 la sfofza 9 la deturpa . L* 
infelice » anche dopo il misfatto 9 alzando al Cielo le Arida 9 di Lui moffe lo 
fdegno in guifa 9 che barbaramente rifolvette tagliarle colle proprie mani la.^ 
lingua, come fece . Fattala poi racchiudere in una Torre 9 e fpargendo 
voce che in Mare fommerfa fi era 9 credeva che il tutto dovefle feltar 
nafcofto . Ma la mattina Filomena avendo nella fua Carcere ricamata una 
Tela 9 in cui chiaramente era rapprefentato 1* avvenuto 9 trovò modo che 
quella folte recapitata in mano di Progne • Comprefc il tutto ? amorofa 
Sorella 9 1* adirata Moglie. Prefa Poccafione delle Felle Baccanali 9 fi por- 
ta all' infame Serraglio , con fé conduce Filomena 9 fenza che altre ne pren- 
dino ombra 9 1' introduce alla Reggia • Quivi a Progne prefentatofi un^ 
Figlio chiamato Iti non meno fuo 9 che di Tereo 9 1' uccide 9 Io fa cuo- 
cere 9 e in un Convito al Marito Io prefenta 9 e dopo che ne ha parte man- 
giato gli fa vedere la Telia . Si alzò furiofo Tereo per uccider la Moglie, 
ma nel feguirla fu trasformato in uno Sparviero % Progne in Rondine 9 e Fi» 
lomena in Ufignuolo . Owid. Metam. lA. 6. 

AMPIEZZA DELLA GLORIA. 



\ 



s 



Bi Ce fare B^pa. 

I dipinge per tale effetto la Figura di Alelfandro Magno con un folgore 
in mano 9 e con la corona in capò . [ /{ ] Gli 



(jf) Negli antichi tempii come afTerìfce Plinie , folamente agli Dei veniva accordata 
la Corona • Per (limolare poi ed animare alla Virtù i Valorofi , furono inventate 
diverfe fpecie di Corone , per mezzo delle quali veniflero ad cffer diiinti dagli 
altri Uomini • 



TOMO P R I MQ^ 127 

Gli antichi Egìzi intendevaao per II folgore L' Ampiezza della Gloria > e 
Fama per tutto il Mondo dillefa ; elTendocchi vcrun* altra cofa rende maggior 
£iono ) che i tuoni dell* aere 1 da* quali ^^^ il folgore ; onde per m ca- 
gione fcrivono gì' lAorici che Apelle Pittore ecceUentidlino 1 volendo d> 
pingere 1* effigie del Magno AlclTandro , gU pofe in mano il folgore * accioc- 
ché per quello gli fignificalTe la chiarezza del fuo none * dalle coTedalui 
fatte in lontani paeli portata , e celebre per eterna memoria . Dicefi anco* 
che ad Olimpia Madre di AlclTandro * apparve in fogno un folgore « ài c^tut- 
Ic le dava indizio dell* Ampiezza « e Fanu futura, del Figliuwo ■ ^ 



ANATOMIA, 

DelP ^bate Cefan Orlandi. 



L. 



VEcchia Matrona avanti una Tavola » Copra cui fi miri oa Cadavere • 
che viene dalla detta fcarnificato . Abbia al Nafo gli Occhiali • ed 
oflTervi attentamente It Indfioni « che vien faccmlo . $i dipinga con i Ca- 
pelli rabbuiati . Vefta Bufto e Sottana di color nero > colle maniche ftret- 
te al polfo della mano» e Grembiale Umilmente nero. SÌ dipinga ÌI Sole* 
che co* raggi percuota * e penetri nell* interna de) Cadavere . 'Dì una par- 
te Scansia con varj Microfcopj* Schizzi» e Ampolle can entro diverfi Li- 
quori . Dair altro Uto altra sóuula ripiena di molti Stromentt Anatomici * 

come- 



ii8 tCONOLQGÌA 

come Condii 5 Seghe ec. Uno Scheletro in profpettiva . Tavolino con,^ 
TefchJ, Cartai Calamaro ec. 

L' Anatomia 9 ò Anotomia^ o Notomla denota propriamente quell* ar* 
tificiofo tagl lamento 9 che fi fa per I' ordinario da* Profeflbri di Medicina 
delle parti del Corpo Umano dapoi la Morte 9 per ifcoprirne 1* cfterna 
ed interna di Loro telfitura 9 componenti 9 fito 9 azione 9 e figura • 

Una tale Arte poi applicafi eziandio fu di qualunque Animato 9 Vege- 
tabile 9 e Minerale ; anzi di più una tal voce fi eitcnde parimente a deno- 
tare una qualche umana azione 9 o difcorfo 9 come appunto allorquando di- 
cefi di aver anatomizzata la tale e tale cofa 9 che vale a dire 9 di aver 
confiderato minutamente ed elquintamente il parlare 9 fcrivere 9 ed oprare 
di qualcuno • 

10 nella prefente mia Figura intendo foltanto parlare dell'Anatomia* 
come Arte fpettante P Incifione de* Corpi Umani . 

Vien figurata ia Notomla nella Perfona di una Vecchia Matrona per 
indicare la di Lei eccellenza 9 ed antichità . Non fi sa precifamente quan- 
do 9 e da Chi ave (Te principio : Soltanto fi può francamente aCferire effere 
remota la fiia origine 9 e fino da* principi del Mondo . Abbiamo da Eu- 
febio9 che Manethone antico Autore Egiziano rapporta avere Athotis Re 
di Egitto compofto molti Trattati di Notomla . E fecondo la Cronologia^ 
degli Egizi qtiefto Athothìs regnò molti Secoli prima della Creazione di 
A<kmo • E* innegabile la falfità di tal Fatto 9 nientedimeno ci da un par- 
ticolare lume 9 onde conofcere 9 e conchiudere eOfer 1' Anatomia una del- 
le più antiche Scienze • 

11 fapìentìflìmo Boerraave l^ìtnu Medie. §. 11. difcorrendo de* primi 
Autori 9 e Cultori dell* Anatomia ci da gìufto motivo di credere 9 e dire* 
che a quella daflfero occafione Extifpìctd Sacerdotum Cadafuerum bdfamo con" 
diendomm mos • Laniena . ipfa promoverunt cognìtìonem Pabrica Corporis funi 9 
caufarumque abdìtarma 9 & proximarum tam fanitatis morbique 9 quam ipfins 
mortìs • Denique incifio nàvomm ^nìmdtum in ufus philofophicos &c. e come 
ricavafi da Ippocratc in una fua Lettera a Damagete informativa circa lo 
fiato di Democrito 9 creduto infermo di mente dallo fciocco Volgo degli 
Abderiti 9 con fignificargli 9 che Accumulata erjfnt etiam u4nimalia multa per tth 
tum refeUa 9 e poco ijx, appreflfo Exurgens deambulerai 9 & vifcera ^mmalium 
injpiciebat : & depofitis ipjts 9 digrejfus 9 rurfus defidebat . Su di che interroga- 
tone da Ippocrate 9 ne riportò in rifpofta : i^am ammalia hac qua mdes 
[ inquìt ] hì^tis ^atìa refeco 9 non quod odio habeam Opera Dei $ fed BUis na^ 
tutam 9 oc Sedem qusrens • 

Ha avanti una Tavola 9 fopra la quale fi mira un Cadavere 9 che viene 
-fcarnificando 9 per dimoftrare 1* azione propria del Notomifta 9 che è 1* ap- 
prendere ' da tali ìncifioni la cognizione che richiede una tal facoltà . 

Gli Occhiali 9 che le fi pongono al Nafo denotano l* acutezza di yifta9 
che V* abbifogna per minutamente dìftinguere tutte le più tenui particelle 
del Corpo 9 e Poflcrvare attentamente 9 fpiega 1* attenzione ed il grave-> 

-penficf0 9 ^fee vi- fi ricerca. Che fimil getto fia indizio di un fiffo pcnfare 

non 



TOMO PRIMO. ^ 129 

non è malagevole ì( provarlo . I Latini per efprimerc V attenzione gcandet 
fi fervivano .della frafc =3 Fixis octdis httneri :=J onde Cicerone prò L, 
Fiacco ^ Mt majn. caufam $ quam maxime attentis 9 ut ^imt % octdis acerrime 
Cimt^mp lamini . Ahhhmò anche nelle Sagre carte Job. e. 15. v. 12. §l^iTe 
elevai Cor tanm 9 Et qij/tfi magna cogitans attonitos habes oculos ? 

E parimente appreflb gP Italiani 1* Ariofto Canto 19. Stanza 95* 

Trar fiato 9 bocca aprire 9 batter occhi 
Islpn fi vedea de* Riguardami alcuno % 
Tanto a mirar a Chi la palma tocchi 
De* duo Campioni intento era ciafcmo . 
Si dipìnge con i Capelli rabuffati 9 per dimoftrare 1* orrore i che natu- 
ralmente incute una tale neceflaria si 9 ma crudele carnificina • E' troppo 
proprio che la Natura Umana fi rifenta al disfacimento di feftefla . Giudi- 
ziofamente Dante da qucfto rabbuffarfi e drizzarfi di capelli 9 quafi caporiz- 
zare 9 formò 1* accapricciare 9 o raccapricciare ; dicendo nelP Inferno Canto 
14. dove parla di un Fiume di Sangue. 

Lo cui rojfore ancor mi raccapriccia. 
E nel Canto 22, del medefimo Inferno 9 

Io vidi 9 ed anche H Cuor mi ^ accapriccla . 
Ed invero convien confefifare che è neceflario a tale Efercizio un ani- 
mo 9 che fappia fuperare fefteffo . Non faprei preftare tutta la credenza a 
ciò che fi racconta di £rofilo9 ed £rafiftrat0 9 i quali fi ha che vivelTero 
o fotto Tolomeo Sotero 9 o lotto Tolomeo Filadelfo 9 amantiffimi dellc-f 
Scienze 9 e Promotori della Cognizione della Storia Naturale . Quelli eb- 
bero coraggio per inveftigare la Natura 9 di notomizzare Uomini ancora vi- 
vi « V autorità di molti gravi Autori 9 e fra quefti di Celfo 9 danno al rac- 
conto grave pefo . Erofilo 9 ed Erafiftrato incifero vivi parecchi Delinquen- 
ti condannati a morte 9 che i Re cavavano dalle Prigioni per rimetterli 
nelle Loro mani. 

Si velie con Bullo 9 e Sottana di color nero 9 colle maniche ftrette al 
polfo 9 per indicare nel colore il terrore 9 che apporta la Morte 9 e per 
cflere il nero appreflb Noi fegno di cofa tetra 9 quale appunto fi è P in- 
cidere i Corpi • Con Bullo poi 9 e Sottana 9 cioè in Abito leggiero 9 c^ 
colle maniche ftrette al 'polfo 9 e Grembiale, per ifpiegare la diligenza 9 
r attività 9 e la fpeditezza che fi ricerca nella Meccanica di tale Arte • 

Si figura il Sole 9 che co^ raggi percuota e penetri nell' intemo del 
Cadavere 9 a cagione d* indicare 9 che al? occhio del Notomilla devono ef- 
fere patenti e chiari i più reconditi nafcondigli del Corpo Umano ; e per 
fignificare ancora che come il Sole fcuopre alla noftra villa ciò che ci è 
necelfario 9 cosi 1' Anatomia fvela agli occhi del Medico 9 o Chirurgo ci6 
che fa duopo 'Che fappia intorno la confervazione 9 e riparo a' difordini 
della Natura • Di più ; come il Sole co* fuoi raggi illuftm il Mondo 9 cosi 
una tale Scienza nobilita la Medicina in modo 9 che fen^a Efla 9 dicano gli 
Oppofitori ciò che più Loro aggrada 9 non merita 1* attributo di Eccellen- , 
te 9 ed lUullre . Poveri quegP Infermi 9 che la Loro Ventura li conduce^ 

R alU 



130 ICONOLOGIA 

alla cura di Medicaftri 9 che abbondando di un' insipida verbofa eloquenza* 
fu quella fondano tutto il Loro valore % e Cu quella affidati $ fenza avere un 
principio di cognizione Anatomica 9 temerari fi accingono a delle cure 9 empj 
non temono di fàrfi 9 perchè febbene impunemente apprelTo il Mondo 9 rei 
nondimeno appreflfo Dio di pia e più, omicidj . £d invero 9 efTendo Ic^ 
Parti interne del Corpo Umano fbggette a varj e diverfi accidenti 9 e 
malori 9 come potrà 1' Inefperto d' Anatomia 9 fenza conofcerle 9 ordinare i 
convenienti rimedi ? Quando s* ignori la fituazione di ciafcuna delle Vifcere 9 
come diftinguere da che procedino i dolori 9 le (hianie9 le contrazioni? Trop* 
pò a ragione ciafcuno di Cofloro merita Tamaro motteggio di Marziale lib. 
I* Epig. 41. 

Toupet erat Medicus 9 fumc efl VefptUa Diadus % 
^iod VefpUlo facìt 9 fécerat & Medicus • 
Come altresì troppo a torto da taluno in generale fi condanna la Me- 
dicina 9 come una Impoftura • Dalla ragione fi dilunga CoftuÌ9 e moftra non 
aver lette le Sagre Pagine 9 nelle quali cosi P Ecclefialìico cap. j8. 

Honora Medicum propter neceffitaiem : etenim illum creavit ^rijfhnm . 
•^ Deo efl enim omnis medela 9 e degna è di remunerazione • Et a ^ege ac- 
ctpiet donationem • Di' qUanto pregio fia 9 e qual gloria apporti a Chi bene 
V efercita 9 fi.fegua pure a notare • Difciplina Medici exahabii Caput illius 9 & 
in confpelÌH Magnatarum ccilaudabitur • 

Ma fenta fé meritevoi fia del nome di Prudente Chi la Medicina di« 
iprezza • %Alti(}imis 4nreavi$ de terra Medicamenta 9 & w prudens non abbor^ 
rebit illa. 

Ed eOfendo la Notomla la principal Cognizione 9 onde fi perfeziona 9 e 
viene illuminata la mente del Medico 9 per fondatamente e rettamente ope« 
rare 9 non fenza ragione alla di Lei Immagine fi aggiunge 9 come abbiamo det* 
to 9 il Sole 1 fui rifleflb che quale appunto Elfo la Terra 9 ferve la Noto- 
mla ad illuArare la mente di quei ciechi maligni Spiriti 9 che al Ca(b at« 
tribuifcono 9 ciò che Eterna incomprenfibil Provvidenza Divina difpofe nella 
formazione dei Corpi animati • Belliillmo mi fembra 9 e al noltro propofito il 
Sonetto di Michele Brugueres 9 che Aimo bene il qui rapportare • 

Vidi l* Vom come najce 9 e Chi fofliene 
Del freddo Cromo il necejfario ardore 9 
Donde i nervi ramojt ufcendo fuore 
Som delle membra mie falde catene . 
Fidi per quali flrade U Sangue viene 
7{ella Fucina a ribollir del Cuore 9 
JE per P arterie il confervato umore 
Con perpetuo girar turni alle Vene • 
Vidi pronto a nutrir Chilo vitale 9 
£ come prenda un fonnacchiofo oblìo 
In sì bdla prigìon P ^Alma immortale • 
Venga Chi pofcia ha di mirar defio 
V Eterna Trowidenza in Corpo frale 9 
£ offervi P Vom Chi non conofce Iddio. ANI- 



TOMO P Ji IMO,' sjt 

ANIMA RAGIONEVOLE E BEATA. 



Donzella gntzionflìmi . Avr^ il volto coperto con un finiiCino e tn- 
ipareote velo . Avrì ìl veftìmento chiaro e lucente ; a. gli omeri 
un paro di alii e nella cima del capo una Stella. 

Benché P Anima « come fi dice da' Teologi * Gì Softanza incorporea 
e immortale « lì rjpprefenta nondimeno in quel miglior modo che 1' Uomo 
legato a quei feniì corporei eoo I* immaginazione * la può comprendere * e 
non altrimenti» che à foglia rapprefentare Iddio > e gli Angeli; ancorché 
iiano pure Softanze incorporee . 

Sì dipinge Donzella gruioilfltma , per eOer httt dal Creatore > che é fon* 
te di ogni bellezza i e perfezione a fua lìmilitudine . 

Se le fa velato il vifo per denotare , che Ella è « come dice S. Ago- 
flino nel lib. de defimt. ^nim. ; foltanza invifibile a gli occhi Umani » e for- 
ma foftanziale del Corpo* nel quale Ella non é evidente « falvo che per 
certe azioni efteriori fi comprende . 

Il VciHraento chiaro e lucente è per denotare la purità * e perfezbne 
della Tua eifenza . 

Se le pone la Stella fopra il capo > elTendocchi gli Egizj lìgnificaro ' 
Ri DO con 



i3t ICONOLOGIA 

nò con la Stella 1' immortalità dell' Anima \ come rìferìfce Pierio Vale- 
riano nel lib. 44. de' Tuoi Geroglifici • 

Le ali agli Omeri denotano cosi V agilità i e Ipiritualità (iia» come an- 
cora le due potenze intelletto $ e volontà ( a ) 

ANI- 



[ a ]DaI P, Ricci viene dimoftrata V Anima ragionevole Dowm di vago afpctto j 
fncììa nei corpo y e vagoinentc vefiìta . In una mano avrà uno Sparviero j^ a Falcone , e 
neìV altra una Carta di mmeri . /f Piedi le farà una Tortora lìè un Kamo • Donna 
col Veflimento vago^ per elTer Creatura più di ogni altra bella 3 colma di grazie 
e doni • Sheila di Corpo y per V apilick e velocità deile fue potenze in far le Lo- 
ro azioni . Tiene in una mano il falcone , che è Uccello veloce al volo ^ e rap- 
prefenta V agilità di Lei in muovere il Corpo , ed in oprare le aziom fpirituali ; 
ed altresì, perchè Egli è Uccello di rapina , fi paragona air Anima ^ che tofto che 
intende alcuna cofii , V apprende > quafi rubandola i e per tal' animale Pierio Va- 
leriano dice ^ che gli £giz; intendeflero I' Anima ragionevole • La Carta di numeri 
per fegno ^ che in Lei fi numerano tutti i gr^di dell' effere , tutte le perfezioni ed 
eccellenze di tutte le altre Creature • La Tortora^ perchi dicefi che Ella ami tan- 
to il Compagno , che fé per cafo Io perda , non fi accoppia più con altro ^ de- 
notando r inclinazione grande che (r tra 1' Anima è il Corpo . 

L'Anima giufia • Donna Giovane di vagUfimo aj petto . Tenga innantd pOf Corone fu 
le quali fia una Croce . Ha d' apprejfo un Campo tutto infiorato , e JJkzsalmente con 
una Pianta di Nardo • In una mano tiene una bilancia , e neìF altra una c/Uave di 
oro 9 facendo fegno di voler aprire qualche cofa . Di vago afpetto y per la gran bel* 
lezza che le reca la giiiftizia > e '1 buon operare • Giovane 3 per la tortezza del- 
lo fpirito 3 e per le impvefe magnanime che opera per piacere a Dio • Le varie 
Corone accennano le fue molte virtù 5 quali la rendono degna di Regni ed Im- 
er) • La Croce denota la particolar benedizione y che le da il fuo Dio y oppur 
a vivacità della fede > e fperanza del Cielo . Il Campo infiorato , ed il Nardo 
fono Simbolo dello fpirituale odore, che fpira un' Anima tale • La Bilancia, per 
fegno che Y Anima giufta fta ponderando giuftamente tutte le cofe • La Chia- 
ve, colla quale fa fegno di aprire, denota che le Anime giufte ^per mezzo della 
Grazia, aprono il Cielo a Lor volere • 

L' Anima Penitente . Donna con manto negro e luttucfo y tutta piangente y e inau 
io dì camminare • Da un lato fi veda un Orto con varj rufcehi di acque 3 che V in* 
naffiano , c&e perciò vi germogliano bellifjime Piante . Dall' altro un /albero fecco , da 
età piedi forge un verde RamufceHo . II Manto nero denota il lutto per il penfiero 
della perdita del diletto Spofo Crifto . Le lagrime, il dolore • L' atto del cammi- 
nare, perchè lafcia il j^eccato , e s' incamina per la via del Signore a cagion di 
trovarlo • L' Orto colle Piante irrigate dalle acque « fignificano le buone opera- 
zioni , che fanno crefcere le Virtù . L' Albero fecco da' cui piedi forge il Ra- 
mufceHo verde , è fignificativo che I' Anima avendo per il peccato perduto il forn- 
aio Bene , col pentimento lo racquifta • 

L' Aninia Contemplativa . Donna che aihia CJUoma di oro accomodata con artifi^ 
ilo • Tenga in braccio varie cofe , come una Corona , una Tejta di morto , una Croce, 
una Lancia , diodi , Martelli , ed^ altri Strumenti , quali racchiude caramente nel petto . 
jivrà avanti una Sedia , e fotto i piedi Scettri , Corone , ed altre cofe da piaceri , co- 
me Liuto , /irgentOy ed Òro . Terrà netta Ve fé moke matd y e tìeài dtpìnti ., Levo-^ 
li vicino una Colomba • La Chioma di oro denota i bei fanti e celefti penfieri • I var| 
Stromenti che tiene in braccio^ come la Corona, è la contemplazione del Regno de' 

Cicli 



r. 



^«^«■■MiiMMHH«f«MaHaia^MHMlHMMMMMi«HiiMl*ftiMMHMB«aMtaikW*HaiHHi«toft 



Cieli • La Tefla di morto della morte • La Sedia denòta II Giudizio univerfalc^ 
confiderato dalle Anime fpirituali • Ha ibtto i piedi Scettri ^ Corone &c.e perchè 
una tal' Ànima difpergia i beni di quefto Mondo , e folamente (J da alla me- 
ditazione di eterni beni • Le moke mani e piedi dipinti nella Vette , fono firn- 
bolo delle noftre azioni • La Colomba volante denota che 1* Anima contemplativa 
fcmpre a' iaalza colla mente al Cielo • 



n 



i 



TOMO PRIMO. in 

H 

ANIMA DANNATA. i 

Di Cefarc ^pa • 

Occorrendo fpcffe volte nelle Tragedie 9 e Rapprefentaziom di Cai! te* |1 

guiti e finti 9 si fpirìtuali 9 come pregni introdurre nel Palco P Ani' 
ma di alcuna Perfona 9 fa di meftieri aver luce 9 come Ella fi debbe vili-* 
bilmente introdurre • Pertanto li dovrà rapprefentare in forma e Figur* 
Umana 9 ritenendo P effigie del fuo Corpo . Sarà nuda 9 e da fottiliflimo e 
trafparente Velo coperta 9 come anco fcapigliata9 ed il colore della Car* 
nazione di lionato fcuro 9 ed il Velo di color negro « 

L' Anima dal Corpo fepaij^ta 9 eflfendo fpirituale ed incorporea 9 non 
ha dubbio 9 che non* le conviene per feUeCTa . figura 9 formazione 9 ed altre 
qualità 9 che alla materia folamente Hanno attaccate ; tuttavia dovendo quer { 

Ita Rapprefentazione farfi obietto de* Senfi Corporali % fiamo ailretti di 
proporcela avanti 9 fotto forma medefimamente corporea 9 ed accomodare^ 
ancora la cofa intcfa al noftro concetto • . 

Dunque fé le da la Figura Umana con quella licenza 9 colla quale ordi- 
nariamente fi dipingono ancora gli Angioli 9 e perchè P Anima da ibrma.o 1 
al Corpo 9 non fi può immaginare fia d* altra Figura : febbene Tappiamo f 
£Ila 9 come fi è detto di fopra 9 non eSere da quelli termini materiali cir- ( 
cofcrìtta • Riterrà dunque P effigie nel fuo Corpo per e [fere riconofciuta 9 « 
e per accoftarfi a quello 9 che (crivono diverfi l?oetÌ9 tra gli altri Virgilio 
nel 6. quando fu eh* Enea vada nell' Inferno 9 e riconofca molti di quelli ' ■ 
de' quali aveva cognizione in quefta Vita 9 e Dante nel cap. j« dell' Inferno • 

Tofcia 9 ch^ io vi ebbi alctm rìcouofcituo • | 

Dicefi anco meglio conofcerla 9 fé le abbia a dare altri fegnali della 1 

fua condizione 9 perchè talvolta occorrerà rapprefentarla con diverfi acci- 
denti 9 come per efempio 9 ferita 9 o in gloria 9 o tormentata 9 ec. Ed in 
tal cafo fi qualificherà in quella maniera 9 che fi conviene allo flato 9 e^ 
condizione fua. 

Dipingefi ignuda 9 per eflere Effa per fua natura fciolta da ogni impe- 
dimento corporeo 9 onde il Petrarca nella Canzone ludìa min 9 cosi dilTe » 

Che P v4lma ignuda 9 e fola . • 

£d in altra Canzone 9 il principio della quale • 

Sbando il foave mio fido conforto s 

Segùitt 



1 



134 ICONOLOGIA 

Seguita 9 è dice . 

Spirto ignudo % ec. 
£ nel trionfo della Morte cap. i» 

Ch^ ogni nudo Jpirto^ ec. 

I capelli fparii giù per gli omeri (a) non folo dimoftrano I* infelicitit 
e miferia delle Anime Dannate » ma la perdita del ben della Ragione e 
dell* intelletto ; onde Dante nel cap. j. dell' Inferno t cosi dice • 

Tipi fsm venuti al luogo 9 0^ io f ho detto 9 

Che vedere le Genti doloro fé ^ 

CV hanm perduto il ben dell* imbietto , 

II colore della Carnagione 9 e del Velo che circonda 9 lignifica la pri- 
vazione della Luce e Qrazia Dii'ina . Però diffc Dante nel cap. 3. par- 
lando della forma 9 e fito dell' Inferno 9 <he alla Porta di quello vi fia^ 
fcritto f Mciate ogni fperanza , Voi cti" emrate • (4) 

ANI- 



(a) La Chioma incolta e fparfa è indizio di gran dolore > e fiirore» Virgilio 
jEncU. ìit^. 4* nel defcrivere Donne eccitate a gran furore diflTe ; 

••••••j. furUt accenfas peBorc Matrei 

Jdcm omncs fimuì arder agtt no^a qfiécrere tcSa 9 
Defirucre demos ^ ventis dant colla ^ comafjuc . 
Owldio parimente fii di quefto gefto ofTervatore , come appreflb di Lui in moI« 
ti luoghi fi vede : Parlando di Medea ncU' Epift* 6. 

Fer tumulo: errat fparfs difcfn3a eapilìis 
B nell' Epift. 9. 

jNon venit inculHs cattarum more capilUs , 
Fortunam vuhui jaffa tcgcndo fuos • 
L* Ariofto nel Canto 28. Su 97. 

Come eòe in vifo pallida , e fmarrìta 
Sa la DonzeliO y ed abUa i critA inconti • 
Properzio nel lib. i. Eleg. i. parlando di Calipfo addolorata per la partenza 
di Ulifle • JMultoi Illa dici incompHi mcefta capilUs 

Sederà f injufio multa locuta falò . 
( j ) Si figura dai P. Ricci 1' Anima dannata Donna nuda coperta nelle Fard pu- 
dende , ftanca e laffa • In mano tenga una Carta che dica : Amisimus omnia • Sta 
circondata di fiamme • In un lato fia un Leone colle fauci aperte , e denti infaniuinati • 
/itiia apprejjo un vafo di creta corta f pezzato in pUt pezza . DalV altra parte w fia^ 
no balz/e e rupi precipitofe » e fopra un Legno feeco con molti Afdmall velenofi • Ignuda, 
per la perdita della Grazia , e privazione di Dio . Stanca e lafla con carta in 
mano col Motto Amisimus omnia, perchè la mifcra ha perduta Iddio che è il tut- 
to • Circondata di fiamme, perchè condannata in fempiterno a paeare la pena de' 
fuoi errori • Il Leone colle fauci aperte accenna la Toragine delr Inferno > e i 




fera anima • Le Balze , Rupi , ed Animali velenofi ombreggiano la diverfita del- 
le Creature , che hanno a tormentarle • Il Legno fecco denota che mai più «b per 
riacquiilare la Divina Grazia perduta • 



ANIMO PIACEVOLE. TRATTABILE, ED AMOKEVOLB. 
Aj Ctfm ^€ • 



UN Delfino % che porti 2> cardio un Fanciullo . Sebbene Pierìo Vale- 
rianoiper autorità di Paufania, attrìbuifca al Delfino il fimbolo di Ani- 
mo grato ) perche in Profelene Citt^ della Joniai eflendo chiamato un Del- 
fino per nome Simone da un Fanciullo , foleva accodarli al Lido verlb quel- 
lo* e accomodarfegli fotto per portarlo a Tuo piacere i perchè iìi da quel 
Fanciullo tolto dalle mani de* Pefcatorì , e medicato di una ferita che gli fe- 
cero I nondimeno noi 1' attribuiremo ad Animo Piacevole e Trattabile * 
perchè il Delfino è piacevole verfo l'Uomo , non per intereffe alcuno de' 
benefizi ricevuti i o da riceverfi , ma dì fua propria natura , llccomc 1* ìftef- 
fo Valeriano con fue proprie parole conferma , citando Plutarco in cotal gui- 
iù ,AdmiratuT Tlatarcus tantum anintdh ijlius hummtatem « fìqiàdem mn edu- 
catioM , velati canei * & equìt non ulta alia tKceJJìtate^ velati Elephatttt , Vantber^- 
mt 1 & Leones A hominious lièeratì , fed gemino qupdam affelìu Jponte jmit hit* 
mani generis amatores . Dunque Te fpontaneamente dì naturale affetto fono 
amatori del genere Umano i non fono per gratitudine de* benefizi ricevuti } 
e che fia il vero > leggeH preCTo altri Autori * che li Delfini hanno fatto 1* 
iftelTo • che narra Padania con altri * da* quali non hanno mai ricevuto be- 
nefizio alouu; ni benefizio chiamerò il buttargli delie miche di pane « che 

per 



\ 



13^ ICONOLOGIA 

per ifcherzo fi buttano , e non per alimento ; perchè il Delfino non ha bifo- 
gno di quefto 9 fapcndofi procacciare nelP ampio Mare il vitto da fé Uelfo 9 
e fc ha portato Perfbne 9 non le ha portate per gratitudine 9 ma per piace- 
vole domeftichezza ; il Delfino ha portato varie Perfbne indifferentemente t 
folo perchè è di natura piacevole 9 trattabile 9 ed amorevole verfoPUomo. 
Per il che fi riferìfce da Solino cap. 17. ovvero 22. che nel lido Af&icano 
appreflfo Ippone Diarrito 9 un Delfino fi laffava toccare con le mani 9 e fpef- 
fe volte portava fopra della fchiena tutti coloro 9 che ci volevano cavalcare; 
tra gli altri Flaviano Proconfole dell* Affrica egli proprio lo toccò 9 e P 
unfe di unguenti odoriferi ; ma dalla novità degli odori fi fiordi 9 e fiette^ 
fopra acqua 9 come mezzo morto 9 e per molti mefi fi attenne dalla {olita 
converfazione; dal che fi comprende 9 che non per interefie di cibarfi 9 ma 
Iblo per piacevole converfazione gli guftava trattare con gP Ipponefi • Di 
più riferifcc Solino 9 e Plinio infieme n«l lib. 9. cap. 8. che nel tempo di 
Augnilo Imperadore t un Fanciullo nel Regno di Campania adefcò un Del- 
fino con pezzi di pane 9 e tanto con quello fi domefticò 9 che ficuramente nelle 
mani gli pafceva9 pigliando da quella ficurtà ardire il Fanciullo 9 il Delfi- 
no lo port^ dentro del Lago Lucrino ; e non folamente fece quefto 9 ma lo 
conduiire da Baja fino a Pozzuolo 9 e ciò perfeverò per tanti anni 9 che^ 
n' era giudicato miracolo 9 ma morendo 11 Fanciullo 9 il Delfino per troppo 
defiderio innanzi a gli occhi di ciafcuno mori di dolore ; e quefto fi con- 
ferma per lettere dì Mecenate § Fabiano . Egefiderio poi fcrive 9 che un' al- 
tro Fanciullo chiamato Ernia portato raedefimamente a cavallo per alto Ma- 
re da un Delfino 9 fu da una repentina tempefta fommerfo 9 e cosi mprt09 
il Delfino lo riportò a terra» conofcendo efler ftato egli la cagione; di quel- 
la morte 9 non volle più ritomafe in Mare 9 ina per punizione volle anch* 
egli morire 9 fplrando al fecco ; poiché li Delfini fubito che toccano la ter- 
ra muoiono ; fegnp in vero di natura piacevole 9 trattabile t ed amorevole • 

ANNO. 

hàlo Stejfo • 

Ubmo di mezza età colle ali agli Omeri 9 col Capo 9 il Collo 9 la 
Barba 9 e i Capelli pieni di neve e ghiaccio 9 il petto 9 e fian- 
chi roffi 9 e adomi di varie fpighe di grano 9 le Braccia verdi 9 piene 
di più forti di fiori , le Cofcie * e le Gambe con grazia coperte di grap- 
pi e frondi di Uve. In una mano terrà un Serpe rivolto in giro 9 che fi 
tenga la coda in bocca. Neil* altra avrà un chiodo. 

Si dipinge alato con V autorità del Petrarca nel Triotìfo del Tempo 9 
ove dice , 

Che volan /* ore 9 1 pomi 9 gli annh e i f9ufi . 
L' Anno 9 fecondo T ufo commune9 comincia di Gennaio 9 quando il ghiac- 
cio 9 e le nevi fono grandìfiime 9 e perciò gli fi pone la neve in Capo ; 
e perchè la. Primavera è adorna di ogni forte di fiori e d* Erbe 9 e le 

cofe 



TOMO PRIMO, 1^7 

cofe in quel tempo fané cominciano in un certo 2 ft^egliiHì* e tutti fan- 
no più vivamente . le loro c^erazìoni * e però fé gli adornano le firaccùi 
nel modo fopcadetto . 

L* filiate per efTer caldi grandìfCmì » e le Biade tutte mature « fi rap- 
prefenta col petto ■, ed ì fianchi rofli « e con le Spighe . 

V Uve nelle gambe moftrano P Autunno* che è \* ultima parte dell' Anno. 

Il Serpe pollo in cìrcolo , che morde la coda » è antichiflìma figura dell* 
Anno • perciocché 1' Anno fi rivolge in feftelTo ■, ed 'A principio di un' 
Anno confuma il fine dell' altro , ficcome pure quel Serpe ridotto in forma 
di circolo fi rode la coda ; onde Vìrg. nel 2. della Georg, cosi diSè . 
Fronde nemus 1 redic agricolis lahor alba m o^em * 
^tqiie in ft (m per ve/ligia volvitttr amus . 

Scrive Sello Pompeo • che gli antichi Romani ficcavano ogn' Anno 
nelle mura de* Tempi un chiodo > ed al numero di quei chiodi poi nume* 
ravano gli Anni ; e però fegno dell' Anno fi patri dire che fiano ì chiodi , 



UOmo 1 maturo * alato , per la ragione detta . Sederà fbpni un Carro eoa 
quattro Cavalli bianchi 1 guidato dalle quattro Stagioni * che fono par* 
ti dell* Annoi le quali fi dipìngeranno cariche di frutti» fecondo la di ver^ 
iìtà de* tempi . 



APOu 



139 reo N LO G r A 

APOSTASIA. 
Otte ^m Cefin Orlantì . 



DOnns di capello rofso t Occhi concavi e piccioli » e Nafo corto . 
Veftirà lungo e candido abito i quale moftrì con una mano di fquar- 
ciare e trarfi di dolTo ; con I* altra ù tolga dalla Telh una Corona teA 
iuta di palma > e moftrì di gettarla in terra . Si rapprefenti in atto di 
-camminare con paCso ineguale e timorofo . A* piedi abbia un tralcio dì 
Vite t fiaccato dal fuo tronco . 

Il Greco Vocabolo Apoftasla figni£ca Rinegamento della propria con- 
dizione 1 e flato ( e mafsime di Fede i e Religione ; e di quefta intendo 
Io ragionare nella prefente Immagine . E* la 
Femmina « cofa mobil per natura 

Tiù che frdfchetta al Vento » e piA che tìma 
Di pieghevole [pica . Aminta del Tafso Atto i. Scena a. 
Onde per quello diretto femminile figuro 1' Apoflasla Donna* per dimo- 
4rare la volubilità i ed in&me incoflanza dell' Apoltata « che abbandona la 
Religione . 

wno i fuoi Capelli rorsi i per efser quefli , fecondo MonGg. Giovanni 
Ingegneri nella Tua Ftfonomla naturale > indizio di non perUllere nelle pro- 
nte Tse, e di pofporre la data fede ad ogni Tuo interefse. 

Gli 



/ * 



TOMO PRIMO. n^ 

Gli occhi concavi e piccoli 9 per fentimento dello ftefso Ingegneri » del 
Porca f e di Cutti i Fifouomifti « fono fègni dell' Uomo malvagio % e tra* 
ditore . 

21 Nafo molto piccolo , afserirce Gio: Battifta della Porta nel Libm 
(econdo della Fifonomla dell' Uomo 9 denotare mutabilità di parere 9 e^ 
Adamanzi^ lo da per fegno d' incollanza di propofito • 

Si vede con lungo e candido Abito 9 quale moftra di far in peszit 
e rpogliarfene 9 per denotare nella Candidezza la purità della noftra Santa 
Religione 9 e nel laceramento e Spoglio 9 il disprezzo e 1' abbandono di 
quella . 

V atto di toglierii dalla Tefta la Corona di Palma 9 e gettarla in ter« 
ra t fignifica difprezzo e privazione di dignità • £ qual maggior dignità di 
quella dei Cattolico Erede del Regno de' Cieli ? Q^ial maggior difprez- 
zo 9 che quello di abbandonarla ; qual maggior privazione 9 che perderla per 
Tempre ? La Palma da Pierio Valeriano è data per Geroglifico della Vita 
de' religiofi CriUianÌ9 ed è in effetto la Palma Simbolo della Chiefa di 
Dio. 

Cammina con pafso ineguale e timorofo 9 per efsere quello un atto 
che fcuopre un animo fconcertato 9 incoltante 9 mal difpofto 9 e lacerato 
dagl' interni rimorfi . Seneca in Troverb. fcrifse : Maximum inditium mala 
mentis e/l fluSttiatìo^ e Saluftio de Conjurat. Catil. lo taccia di quello vi- 
zio 9 e fa da quello apparire il fuo mal compoflo animo animus impana 
Diis 9 hominibufii; inféfim 9 nea. vigiliis 9 neq. quietìbus fedari poterat t Ita cott» 
Jcientia mentem excitatam vaflabat • Ed in fatti 9 come mai quieto può vive- 
re il facrilego defertore 9 come toglierfi dalla mente 1' abbandonata Reli- 
gione ì Faccia ancora acquifto delle maggiori Dignità del Mondo 9 non per 
quello di nulla godrà 9 accrefcerangli anzi fmania 9 gii H aumenterano an- 
zi cosi tetri penfieri 9 e di morte 9 di Giudizio i e di eterna pena 9 che 
gli rincrefcerà 1' efsere tra viventi . E' vano il penfare 9 che i nuovi ftn- 
timenti di altre Religioni 9 ballanti fiano a quietarlo • Ciò è impofsibile : 
ancorché procuri a tutta pofsa ingannar fé fleiso 9 con fortificare ne' Tuoi 
errori 9 nientedimeno di volta in volta 1' ombra ancora di un minimo dub- 
bio farà per efso un crudelifsimo inefbrabile Carnefice • 

La Vite è iimbolo della Chiefa di Criilo 9 quale ci dice =:; Ego fum 
yitis vera 9 & *oos palmites a Joan. 15. v. $. Gesù ci chiama tralci delle 
Viti ; giacché giufta la fpiegazione di Orìo;ene 9 il tralcio congiungendofi 
colla vite 9 reilando ad efsa ataccato 9 ii afsicura dal cadere 9 ad onta de' Ven- 
ti e delle Tempelle. Cioè 9 i Cattolici itando uniti alla limbolica Vite 9 
che altro non è che GESÙ* 9 non temono di efeere abbattuti dai Venti e 
dai Turbini 9 eccitati dai fenii 9 e dagl' infani appetiti ; onde fperano il 
premio della Vita eterna 9 promefso a Chi non cade. A quelle belle Ipe- 
ranze rinunziando i ^Ribelli 9 iiccome fono feparati dal loro vero foltegno 9 
cosi caduti 9 fono condannati ad efser pafcolo del fiioco eterno 9 e perciò 
vengono figurati nel tralcio 9 dal fuo tronco fiaccati e rcciH . 

S 2 FATTO 



140 ICONOLOGIA 

FATTO STORICO SAGRO/ 

Giuliano Impemdore % detto V Apoftata $ da (eguace di Ciifto 9 ne ditti- 
ne il maggior Pcrfecutore » e tanto fu più grave la di lui Perfecuzìo- 
tie contra i Criiliani 9 quantocchè 9 più che per tormenti 9 per mezzo di doni 9 
di ludnghe 9 magiitrati 9 e dignità procurò far loro abbandonar la Fede 9 e 
fagrìficare a &Ifi e bugiardi Dei • Nella Guerra da Lui intraprefa contra 
i Perfiani 1 avanti che fi acciiìgcfse al combattimento 9 fece empio voto a 
fuoi D<ìÌ9 che fé otteneva vittoria 9 avrebbe Loro fatto Sacrificio col fan- 
gue di quei Cattolici 9 che avefsero negato adorarli . Punì però Iddio co- 
tanta perfidia 9 giacché mentre Egli era col fuo £fercito in cammino 9 ca« 
duto in un' imbofcata de^ nemici 9 fu da invifibile lancia colpito 9 ond' efcla- 
mando ^ VincefH 9 Crijio Gallileo tz tra le beilemie fpirò V anima inde- 
gna • S. Girolamo nelP addizione alla Crome, di Eufeb. ^ifffin^ nel 1 0. della 
Stor. EccL 9 e S. Ifidor. &c. 

APPETITO. 

Dì Ce/are 9jpa. 

Euridice 9 che camminando 9 un Serpe le morda un piede 9 lignifica 
( come narra Pierio Valeriano nel lib. 59. ) 1* umano Appetito 9 il 
Quale gli affetti dell' animo férifcono ed impiagano ; imperocché i pie- 
di 9 e maflime il calcagno 9 fono Geroglifico delle noflre terrene cupidità; 
e però il nollro Salvatore volle lavare i piedi de' Tuoi DifcepoIÌ9^ accioc- 
ché dagli affetti terreni li mondafse e purificaise 9 ed a Pietro 9 che non 
voleva che lo lavafse 9 difie : fé io non ti lavarò 9 non avrai parte.^ 
meco • E nella Sagra Geneli fi legge 9 che Dio difse al Serpente : Tu tcn- 
/ derai infidie al fuo Calcagno . Li Greci ancora finfero 9 che Achille da^ 
Fanciullo attu£&to nell' acque della Palude Stigia9 non poteva in parte 
alcuna effere ferito 9 fuor che nei piedi 9 i quali non erano ftati lavati; 
lo finfero per manifeftare eh' Egli farebbe flato per^ttamente forte e va- 
lorofo9 fé da* propri affetti non foffe fuperato e vinto 9 né da quello Ten- 
timento é lontano quello che dicono di Giafone9 che mentre andava a tor- 
re il Vello d' oro 9 perde una calza in un Fiume 9 il quale folo tm tutt* i 
Fiumi del Mondo da niun vento é ofTefo ; che vuol dire 9 mentre che fe- 
guitava la virtù 9 e T immortalità fu di (]^alche parte de' fuoi affetti privo 9 
e yirg. lib. 4, feri ve 9 che Didone quando era per morire 9 fi fcalzò di 
una calza 9 con. quelle parole • 

Ipfa mola 9 mambufij; pus altana juxta 

Vmm exHta pedem ^inclis^ in wfie recinSia^ 
Tejlatwr moritura deos 9 & confila fati ^ 

Sjdera : « 

E quefk) fignifica 9 eh' Ella era fpogliata e libera del timore della 
«lorte 9 che é un affetto fignificato per il piede fcalzo • AP- 



rOMOPRlMÙC^ 141 

APPLAUSO DB* SAGGI. 



UOmo di ed maturi In abito Seiutorio. Scìa appre(so ui» gran Bilan- 
cù« fulla quale attentamente guardi 1 e molari di pefare vari libri * ed 
anni prefencatigU da un Uomo « che a lui IVia vicino . Con la finiltra por^ 
ga al detto Uomo una <2oif>m di Lauro > alla quale fia avvolta un Cartel- 
lo col Motto Gloria mofonmty Vofierìs Lumen . 

Qiianto non è da far cafo delP Applaufo del bafso Popolo * altrettanto 
deve chiunque procacciarli 1' Applaudo de' Saggi « giacché £gli è il dolce fòl* 
lievo alle mifcrìe ed alla brevità della noftra vita . Cosi a maraviglia al fuo 
foHto la fpiegò 1' Oratore Romano Philip. 24. Brevis vita data eftì t^ me- 
moria bene redditi vita fempitema ^ ed altrove prò Marc. 3^0» we4 hac dice»- 
da ^ « qna Spiruu « & Carpare cotttinetttrt illa [ inquam ] iHa efl vita t qua vi- 
get memoria ftodontm omnium 1 tpum pojierìtas dit, quam ipfa stenùtas fem- 
per itituetw . Lode che proviene da Gente afsennata è un Teflimonìo irre- 
fragabile del noftro retto operare ; e correndo a noi 1' obbligo di fare il 
noltro viaggio per la via di virtuofe azioni * in confeguenza ne viene 
che cattivare dobbiamo de' Buoni , e de' Saggi il favorevole applaulb } e 
quella è quella Gloria che delìderare fi puote « fi deve . Glorix afiditas 
ma numqùtm bona efl. Div, s4ugi4i. lib. 5. de Ciwt. Dei cap, 13. 

Sì di- 



14» AC N O LO G I A 

Sì dipinge Uomo dì Età matura , per efsere quella V Eli , che meglio 
riflette > meglio, .confiderà, diftingue meglio di qualunque altra Eti i veri 
meriti , e ne può fopra formare retto giudìzio . 

In abito Senatorio, per dlmoftrare la favieaza; giacché per l'ordinario 
all' onore del Senato fi Ccelgono Uomini dì confiderazione gtufla , ed Uomini , 
che dovendo fu gravi cure della Repubblica invigilare , devono efiere in 
un configlìo più che maturo . 

Sta apprelso una gran Bilancia , fulla quale attentamente ofierva , e mo- 
llra di pefare varj Libri ed Armi prefentatigli da un Uomo, che a Lui 
è vicino, per denotare che i meriti* onde l'Uomo giurie a guadagnarli 
•1 beli" applaufo , devono ben ponderarfi . I meriti , fi figurano ne' Li- 
bri , e nelle Armi , perchè Olmi itinaa dm. SiilUa patii , O- btlli . St- 
lilll. in dminrat. CatU.O per mezzo delle Lettere , o per mezzo delle Armi fi 
giunge alla Gloria ; e perciò deve ben vederfi , prima che Uomo fi repnti 
degno di vero applaufo , quanto in quelle vaglia , quanto in quelle . Acca- 
de che per lo più 1' apparenza inganni . Pur troppo vi fono Itati , e vi 
fono degl' Importori , che a forza dì fecondi abbondanti ciarle , o di efferfi 
delle altrui fpoglie veftitì , hanno rapito , dirò cosi , quelle lodi , per quei 
dovuti biafimi , che Loro fi dovevano . Tur troppo ancora un fortuito for- 
tunato fuccefso ha fatto più volte apparire un Grifone qualche vile 
Martano . , , i, /. . 

L' utile , che dall' applaufo de Savi procede , è 1' efsere reputato degno 
dì onore e dì premio ; e perciò figuro la mia Immagine che porga al ri- 
ferito Uomo la Corona dì Lauro , per efier quello il dìliìntìvo ed il premio 
degli Uomini gloriofi , e per la ftefsa ragione è al Lauro involtato il Car- 
tello col motto I Clcria Majartm , Tnjìais limai . M«/!i in hUt luiart. 



APPLAU- 



APPLAUSO POPOLAR B. 

\ 
Oé^ Mm Ce[m OrUiidi, 



UN Giovane di allegro e rubicondo >fpetto> che Rh vicino alla Sta- 
tua della Fortuna * U quale con la delira gli oddìu un Uomo * che_* 
efce improwifo da una folta Selva . Si dipinger! in atto di correre verlb 
il detto Uomoi battendo palma a palma. Vellirà an abito color cangiante. 
Porterà in Tetta un Serto di freiche Rofe * fopra le quali pofi un Pap- 
pagallo . 

Giovane fi dipinge* per 'efsere la Gioventù ed la più pronta a mo- 
verli alP impeto * nelle prime fue imprefsioni > come Io i appunto il Popo<- 
lo 1 che per lo più « fenza conUderare Ìl vero merito ■ trafportato o da__> 
quakhe fuo panicolar fine , o ancora da un' inconlideraca improvvilà opinio* 
ne ( gode in far plaufb a Chi fbrfe non meriterebbe €e non fé gli fcherni . A 
softra propolUo Cicerone prò Fianco . "ì^on Comitiis inditat femfer "Poptius , fei 
movaMrplerkmtm gratiat cedit precihiu facit eot maxime am&itiu i iaiitptefi fu- 
dicat 1 non deleciH aliquo , aitt fapieiuia dMcUitr ad fHdicandum t fed impètu i i£j 
aitibiis efi figura nonaumqitam » & qtiadam etiam temeritate . "ì^on efl enìm eonfi- 
tinm in ytugflì non ratto t non difcrimen, mn diligatìaj femperqm Sapìentes 
M t qua "Pvpdxs /èciffet * Jèraida * non femper laùdanda diutriiat . 

Si di- 



144 " ICONOLOGIA 

Si dipìnge con volto allegro e rubicondo $ per dimoffrare ne 11* alle- 
grézza f che 1* applaufof qualunque Ha) fetnpre e porta e denota la gioja 9 
tanto in Chi lo riceve 9 per efser troppo naturale che efulti V Uomo nel 
fentirfi applaudito 9 che in Chi lo da 9 perchè prova in fefteflb piacere che 
altri da efso vengano inalzati ; Rubicondo poi 9 per lignificare V impeto con 
cui Q, muove 9 cagione dell' accenflone del Sangue 9 che nel Volto apparifce • 

Si pone vicino alisi Statua della Fortuna 9 che gli addita un Uomo che 
efce improvvifo da una folta Selva 9 per denotare che da quefta dipende 9 
più che da altro 9 1* inalzamento di Coloro 9 che ipeflfo fortendo dalP orro- 
re del proprio demerito 9 con il folo ajuto di un popolare applaufo 9 fanno 
impenfato tragitto al Tempio della Fama e degli onori. 

'Hprmdlì propter rerum fuccejfum clari % & illu/ìres habitì fwu • DemoftH. 
Ex Orat. amat. 

B^s fectmda 9 feu Fortuna mìverfam 9 qua in homìtiìbus ineft 9 fagadtatem 9 
C^ Saplentiam exceUit . Demodh. Ex Orat. de pace. 

Si figura in atto di correre verfo il detto Uomo 9 battendo palma a 
pailma per fignificare nel corfo 1* inconfideratezza del Popolo 9 che non fi 
ferma a riflettere fé il folo merito dell' Uomo lo muova a confefsarlo 9 ed 
a chiamarlo Grande ; 7{ps apinionihus Falgi rapintur in errorem 9 nec vera cer^ 
mmus . Cic. 2. de Legibù Batte palma a palma 9 per e(fer quello il proprio 
e vero fegno dell* applaufo . 

Si vette d* abito color cangiante 9 per dimoftrare V incoftanza ed im- 
prudenza del Popolo 9 che come è facili0imo ad inalzare al più alto fegno 
Chi ad effo ha httz qualche prima ImprelHone 9 è facile altrettanto a fu-, 
bito mutarii 9 e totalmente abbandonarlo . Ottimamente lo paragonò ali' 
onda del Mare Demoftene nella Orazione de falfa Legatione . Topulus fjtue 
Turba efl^ ^ res omnium infialiti ffima % ac ìmprudemiffima ^ ut in Mari 
fluSlus flexibilis 9 & imptietus 9 qui ut contingit 9 agitatttr alius venite 
alius vfce/Jh. E non meno di Demoilene a maraviglia lo defcriiTe Cice- 
rone nella fua Orazione Tro Mur»fna t "Hullum fretum $ nullus Euripus 9 tot 
motuSf tantas tam varias habet agìtatìonex flulhmm^ quantas perturbationes ^ e^ 
qnantos aflus.habet ratio tomiciorum^ Dies imermiffus mus % attt nox interpofita^ 
fape perturbat omnia ^ & totam opinionem parva nonm%mqj4am commutai aura 
nsmoris : f^pe etiam fine tdla aperta Caufa fit aliud 9 atq\ exiftimamus : ut 
nonnumquam ita falfum cjff etiam Toptdus admiretur^ quafi vero non ipfe 
ficerìt • 

Gli fi pone il Serto di frefche Rofe in Tefta per fignificare che P Ap- 
plaufo Popolare ha beliffima e vaga apparenza nel fuo principio 9 ma che 
per lo più è di pochiflima durata 9 a guifa appunto della Rofa9 che nel filo 
bel mattino 9 di fc ileffa pòmpofa 9 fembra non abbia chi in pregio ugua- 
gliare la poira9 attira a fé gli occhi altrui 9 invita 9 alletta 9 e piace; ma 
nofn è ancora ben. declinato il Sole 9 che principia il fuo brio a perder Vigore 9 
cadere a Terra 9 e mancare . Cosi per là furreferita iftabilità del Popolo 9 il 
di Lui applaufo 9 quanto grande nafce e vigorofo 9 altrettanto è facile a 
prcfto terminala 9 e renderli un nulla . ' 

Ulti- 



TOMO PRIMO. 145 

Ukimamente il Pappagallo dimoHrache il Popolo ipelTe fiate faplaufot 
ed acclama meriterole d' onore qualcuno 9 fenza fapere il perchè • come 
il Pappagallo 9 che proferifce parole umane fenza penetrarne il fignificato i 

PATTO STORIO OSAGRO. 

INcaniminatofi GESÙ' (opra un Giumento con i (uoi Difcepoli alla '^ volta 
di Gerufalém 9 il Popolo in gran numero intomo ad Eflfo afibllato 9 pa** 
re va non ^peOfe faziarii di fargli corona 9 e ciafcuno a gara li affannava di fargli 
le maggiori dimoftra^ioni di onore» di rifpettO) e di fiima. Chi il proprio 
Manto fopra le Strade ftendeva 9 dove era Egli [ier paffare ; chi dagli Al- 
beri i rami fchiantando ne copriva le ftelTe ilrade ; chi con mmole fron* 
di di pacifica Palma in mano 9 e lo precedeva 9 e il (eguiva 9 a Lui fa** 
ceado feftofo applaufo 9 e ad alta voce gridando : Hos-'anna fUio Davidi bene-- 
dilini qm venìt in nomine Domìni : Hos^nna in ^bijffrmis • Eppure chi ere*' 
duto lo avrebbe mai ? Qjiefto ftefTo Popolo volubile 9 traditore 9 ed empio9 
fi quello lle^fo che non fi arrofsi 9 non tremò 9 dopo pochiflimi * eiomi di fo» 
miglievole/diipoftrazione 9 fàrfi incontro a Gesù con ferri 9 e con temi 9 come 
ad un Ladrone 9 firingerlo tra vili legami 9 ingiuriarlo 9 llmpazzarlo 9 e gri- 
dare ad altiifima voce z^ Crucifigatur ^ Man. cap. zi.Méorc. cap. il. Luc^ 
cap* 19* Gioì taf. \z. 

« « 

FATTO STORICO PROFANO. 

Esempio di quanto Uomo confidar poTa nelle acclamazioni di un cièco Popò* 
lo si è alcerto Vitellio 9 il quale dallo ftato di una fomma povertà 9 fu rè* 
putato degno di e(fer foUevato al Trono dell^ Imperio Romano . Può quali 
dirfi che non erano ancora ben terminati gli Evviva 9 quandocchè lo Itefib 
Popolo 9 che lo ^aveva falutato Tuo Sovrano 9 cangiò la fiima in difprezzo 9 
P amore in odio 9 e contro Effo follevatofi 9 avvintolo tra vergognofi lacci 9 
lo condufTe a far di fé infelice fpettacolo per tutta la Città 9 ed acciò 
foire oggetto di fcherno a tutti 9 gii fu pofio fotto il mento Un acuto fer- 
ro 9 per cui venivagli impedito il poter togliere iii qualche parte da tan- 
ta ignominia quel volto 9 che come Maeftou) e Imperante 9 ttx fiato poco 
fa adorato ; quindi tra le maledizioni 9 le ingiurie 9 ed i più fieri firapazzi 
fattolo morire 9 fu gettato nelle Scale Gemonie 9 dove folevano firafcinarfi 
Coloro 9 ai quali era negato il Sepolcro . Batti Fjtlg. lik* 6. 

FATTO FAVOLOSO, 

■ 

DOpo aver Grifone date ftupende prove del fuo valore nella Gioftra ordinata 
dal Re Norandino 9 fconofciuto fi ritirò 9 e fopramraodo mal contentò del- 
la viltà di Martano 9 che ^ttoglifi compagno 9 era dalla detta Giofira per paura 
vergognofamente fuggito . Al primo albergo che trovò 9 feefe da cavallo per 
prendere ripofo 9 e quivi 9 fianco forfè per le pallate fasiche 9 profondamente fi 

T addor- 



.146 ICONOLOGIA 

addormentò • Era rifugiato neUa ftefio luogo Martano con la fua Origlile ; vedu- 
to nel ibnaoimmerfo Grifone^ gli tolfe le armÌ9 e '1 Cavallo « e (labili volere 
entrare nella Città» e fàrfi credere il Vincicora della Pugna. Pensò» efe^ 
gul • Il Popolo che lo vede P acclama » lo fa noto al Re » che abbraccian- 
dolo 9 e baciandolo gli die * luogo appreflb della fua ftetTa Perfona . Tutti 
i' onoravano » tutti lo celebravano ; il Tuo Nome a Tuono, d' Oricalchi ^io- 
rioiilfimo era ripAuto» Grifone deftatoii» i! accorfe del furto» montò iii^ 
ibmma furia» e vedute le armi che lafciute aveva il vile traditore» fenz' 
altro penfare » quelle fi vcfte » ed. alla Città ^ indirizza . Q^iivi appena 
giunto »fu da un'alta Loggia y ove a gran Menfa con b fua Corte» e Mar- 
tano » il Re fé ne ila va» vednto e creduto quel vigliacco» che nella Gio- 
éxz & era dato alla fuga r Confermò Martano la faua credenza » ed anzi 
ftfegò Nomndino a volerle punire • Avvifta ordinoifi che Grifone folTe ar- 
redato » e fu efeguito il comando , Alla (provifta aiTalito il Guerriero » non 
potè far refiftenza • Quindi in un vii Carro » che flrafcinavano due fmun- 
te Vacche r legato » fu refo lo fcberno » e lo fcopo della beffe » e delle in- 
giurie del Pupolazzo. Dopo averlo per lunga pezza cosi malmenato» lo 
Kiolfero aDa fine » ma liberato appena » bene apparì quanto mal giudica^ 
Y inconfiderato Volgo » che dalla apparenza fi lafcia guidare . Dato Grifo» 
ne di piglio allo Scudo » ed alla Spada r lanciatofi fopra alk vii Ciurmaglia 
fece di Loro fierilfima ftrage • Veduto ciò da Norandino » ammirò valore 
del Guerriero» riflettè quanto era trafcorfo oell' accomunarfi anch' Egli 
col Volgo.» applaudendo a Chi meritava 6{afÌmo » e i^epntando^ degno di 
obbrobrio Colui » a cui fi dovevano tutti gli onori ; gli fé cenno di pace • 
e di perdono» P abbracciò» lo pregò volergli elTere Atnìcd • i4fkfi0% Or^ 
ImL FtiriQf Canto ij. t i8« 

APPRENSIVA. 

Si Ctfm J^pd. 

DOnaa giovane » di mediocre flatura » con Chioma tirante al biondo « 
veftita d^ Abito bianco » in punta di* piede » e pronta » in attitudine 
di ftsire afcoitando altri che parlano , Che con la finilfara mano tenga un 
Camaleonte 9 e con P akra no, lucidifimK> Specchio. 

£' P Apprenfiva una ragionevole y e naturale parte delP animo» me- 
diante la quale t le fofe che ci fono rapprefentate fàcilmente P appreir- 
diamo % ed intendiamo, 

E' parte ragionévole» e naturale r perchè è proprio della natura ragio*- 
sevole ; effendo folamente P Uomo atto alP apprendere » ed all' intendere » 
«Igni e qualunque qo6l apprenfibile » ed imelligibile } che però dilTe Gio- 
cesale degli Uomini parlando . 

rtmrMe foli 

ScTtki ingenihms dhnrnmnnq; capacesw 
édtqi oxcTCiiidis » caphndijqì ari&tis apli • 



r M P R I M 0. 147 

M che lo dimoftrò Ariftotele , mentre figurò efferc V Uomo dalla natu- 
ra dotato«^ 9 COQM d* una tavola raik « nella quale niente è ^pfotó* e tutte 
le cofe dipingervi fi poDfono . Imitato poi dal Lirico Poeta nella fax Poe- 
tica dicendo. 

format enìm tuttura ptius nos intus ad pmnes 

Fùrtunarum habitus • 

Ed apprefso da Omero viene ancora efpreflb 1* ilte^ % mentre introduce 
quel Femio mufico fegnalttiffimo a dire « Hm /ponte dUìci 9 Ùd^s emnL3 
Varias artes animo mn infera « 

E' parte dell' animo $ perchè mediante quello Tappiamo t mediante que« 
(lo intendiamo , ed apprendiamo • 

Sì figura giovane 9 perchè come dice Arift. nel 2. della Rettorica » nel* 
la Gioventù hanno gran forza gli affetti % e i fenfi fono più vivaci 9 ed at- 
ti (fimi all' apprendere 9 ed alle operazioni delle cofe intelligibili 9 per il 
fervore de* fpiriti . 

Si rapprclenta di mediocre ftatura 9 A perchè 9 come diflc Platone 9 h 
mediocrità è ottima in tutte le cofe ; si ancora perchè la moderata llatu- 
ra delle membra arguifce moderato temperamento degli umori 9 come ri- 
ferifce il Porta nel fuo belliillmo trattato della Fifonomla al lib. 2. cap^ 
I. e per confeguenza buona attitudine alle operazioni dell' intelletto; e(^ 
fèndo veriffimo quello che comunemente atteflano i FiIofofi9 che mores 
fiqmmtuT temperaturam corporìs-. 

Ha la chioma tirante al biondo 9 perchè cosi fatta chioma da indizio 
della ibuoiA. diTpofizione e capac^à i onde il precitato Porta nell' allegato 
trattato lìb. 4. cap. 1 1 • dice : Caputi placide fubfiawfcentes in difciplims capìm- 
dis promptitudinem 9 egregiam animonm fubtilitatem 9 artificìum traduni . 

Ha 1' Abito bianco 9 perchè ficcome nell' arte della Pittura il bianco è la 
bafe e fondamento di tutt' i calori ; còsi quefo è la bafe e folKtamento 
di tutti li difcorfi e ragionameliti ^ 

Si figura in punta di piedi i vivace 9 e prótita in ottkndine di ftiìtt^ 
afcoltando 9 per fi^ìficare' la ^dì^iizione e protitecsltt 9 con la ^a)e (la 
fempre per a^preodefe ed- iotMdere . 

Tiene con la finifim mtoo il Camaleónte ^9 perchè tu quella guift 
che il Camaleonte £. cangia in tutt*i colori 9 ^Hi quaU s' avvicina ffeéon- 
docchè fi legge tppt^o Ariftotele kiel iibro della natura degl^ animali] coél 
quella fi tt-asi^ma m quei ragionamenti e dircorfi 9 cht le vengono propoiK . 

Tiene neQa detira Io Speci:h!^9 perché a guifa dello Specchio EHt 
impronta in fé ftelTa 9 ed in (e ftetTa a^opria ie ìt cofe Cutte $ le- quali 
ella afcolta 9 intende 9 ed apprende » 





T a ARCHI- 



I4S ICONOLOGIA 

ARCHITETTURA MILITARE. 
ni Ct{m H^4 . 



DOraw di etX virfle « veftJta nobflmente dì varii colori . Porteri al Col- 
lo una Catenii d* Oro con un bcIlifCmo Diamante » per Gioiello . 
Terrl colla deftrx mano la BulTola da pigliare la poOzione del llto > e con 
la iìniftni ana Tavola » clie vi ila delcritta una Figura dì una Fonezza efa- 

r natia qual forma è la pi& perfetta fra tutte le Fortezze resoUri; fopra 
quale fia una Rondine i ed in terra una Zappa * e un Badile . . 

Il fortificare non è Auto trovato per altro » fé non che i pochi fi pol&- . 
no difendere dai molti » com' anco per raffrenare i popoli * e tenere il ne- 
mico lontano ; e per quello la PortÙìcazìone i flata tenuta non fole arte • 
ma fcienza ; perchi à quella che inveUiga tanto nelle difefe » quanto jiell* 
^efe > af&curando lo lUr del Principe * ed ì popoli inlleme . 

Si rapprefenta di etli virile « perchè in effa è la vera perfezione del 
fapere « ove confile la difefa i e utile uoiverfale . 

L* Abito nobile di varii colorì denota l' ìatcUìgenza delle varie inven- 
zioni 1 che confiftono nella fabbrica Militare . 

Le fi da la Collana d' Oro con il Diamante i perciocché ficcome 1' 
Oro tra* metalli i i^ più nobile * cosi l' Architettura Militare tra le Fab- 
briche i di m^giore IHma e valore « come anco il Diamante * il quale 

tra le 



roAia PRIMO. i4> 

tra le gioje è li p!b dura e forte » cosi parimente la Fortezza» e la pict 
nobil gioia del Principe % come quella che V af&cura dai colpi del nemico . 

Tiene con la delira mano la fiulToIa» la qiiate è divifa in 360. gradi 
con la fua Calamita 9 per efTer quella che opera « tanto fecondo i venti 9 
quanto fecondo la pofizione 9 che fi conviene di formare la Fortezza 9 ed è 
anco quella che prende le piante di. efTa Fortificazione • 

La Tavola con la Figura fopradetta9 (opra, la quale è la Rondine 9 figni^ 
fica che volendoii fabbricare la Fortezza 9 fi deve efaminare bene il fito 9 e 
torre la pianta 9 e (opra di quella formare il difegno9 fecondo il bifogno 
di quanto s' afpetta all' opera di tanta importanza; ed immitare la Rondi* 
ne 9 perciocché come narra Fierio Valeriano nel 22. lib. de' fuoi Geroglifi- 
ci 9 per etTa vuole che fignifichi un Uomo che iia ftudipfo 9 e dato ali* 
edificare 9 e che abbia fabbricati grandi Edificii % com' anco Caftelli 9 Cit*^ 
tà 9 ed altre fàbbriche 9 e d' ingegno • 

Le fi mette accanto la Zappa ed il Badile % perciocché fono li ducL> 
primi ftromenti per fortificare 9 come quelli che principiano i Fo<fi9 e li 
rondamentÌ9 come anco per efpugnazioni conducono (otto alle Fortezza 
i nemici delle crinciere • 

ARCHITETTURA. 

DeUo Steffo. 

DOnna di matura et^ con le braccia ignude 9 e con la Vede di color 
cangiante • Tenga in una mano 1' Archipendolo 9 ed il Compalfo con 
uno Squadro • Neil' altra tenga una Carta 9 dove fia dileguata la Piaiita^ 
di un Palazzo con alcuni numeri attorno • 

Dice Vitruvio nel principio dell' Opera fua 9 che P Architettura è fcien- 
za9 cioè cognizione di varie cognizioni ornata 9 per mezzo della quale.9 
tutte le opere delle altre arti fi perfezionano . E Platone diceva 9 che gli 
Architetti fono Soprallanti a quelli 9 che efercitano negli artifizio talché ò 
fuo proprio offizio fra 1* arti d* infegnare 9 dimoftrare 9 diftinguere 9 deferi- 
vere 9 limitare 9 giudicare 9 ed apprendere le altre il modo da qSì • Però 
è, folo partecipe di . documedti di Aritmetica 9 e Geometria 9 dalle quali 9 
come ancor diiTe Daniel ne' fuoi conimentarj 9 ogn' artifizio prende la fua 
npbilcà. Per quella cagione tiene lo Squadro 9 ed il Compa(ro9 ftromenti 
della Geometria 9 ed i numeri 9 che appartengono alP Aritmetica 9' fi fanno 
intorno alla Pianta di Architettura 9 eh' Efsa tiene nelP altra mano . 

V Archipendolo 9 ovyero Perpendicolo ci dichiara 9 che il buon Ar- 
chitetto deve, aver fempre 1' occhio alla confiderazione del centro 9 dal 
quale fi regola la pofizione durabile di tutte le co(è 9 che hanno gravità % 
come fi vede chiaro in tal Profefiione 9 per il bello ingegno del Sig. Cava- 
liere Domenico Fontana 9 e di Carlo Maderno , Uomini di gran giudizio 9 
e di valore 9 laflfando da parte molti altri.» che fon degnidi, maggior lo- 
de della mia « £ fi dipinge di età matura 9 per moftrare P efpcrienza della 

vinliu 



150 ICO N LO G T A 

virilità eoa 1* altezza delle opere difficili « e la Verte di cangiante è la con- 
corde varietà delle cofe « che diletta in quelP 9Xtt all' occhia 9 com^ all' 
orecchio dilettano te voci foncnie nelP afte muficàle « 

Le Braccia ignude moftrano i' aaione 9 cht fa all' AnsUtettiira rice^ 
nere il nome d' Arte 9 o d* Artifi£io « 

FATTO STORICO SAGRO4 

DIO (leflb difegnò a Davidde il Tempio ^ the VòHe gli fòflte ìA Geni- 
falemme dal di Lui Figliuolo Salomone edificato • Dirpofe il tutto il pto 
Re 9 tutto ciò che vi ubbìfognava^fece preparare ^ e giacché figli 9 pereire» 
re (lato troppo belligero 9 non poteva aver la confolazioné di rimirarlo t 
caldamente V inculcò al Tuo pacifico Succeflfore « Cominciò dunque Salerno^ 
nej, fecondo Giufepp'e Ebreo 9 ad edificare il Tempio nell' Anno quarto ♦ 
e fecondo Mefe del fuo Regno . Si eftendeva 1* alteisa del mafavigliofo 
Tempio in altezza 9 ed in lunghezza feftanta Cubiti ^ in larghe^aà venti • 
Era fopra quello un' altro Edificio d' ugual mifufa » laonde era 1' alteÈzi^ 
del Tempio centoventi cubiti 9 ed era volto ad Oriente # Aveva Ìl Porti- 
co di venti cubiti 9 quanto era lungo il Tempio 9 ed in largo dieci 9 e for- 
geva in alto cento venti cubiti , Edificò ancora attorno- al Tempio trenta.^ 
piccole Stanze 9 che la Fabbrica tutta circondavano • ÌJ entrata di quelle 
era difpofla in modo 9 che dall' una alP ^tra fi entrava • Ciafcuna di quefte 
ftanze era larga cinque cubiti 9 e lunghe ed alte venti • Sopra quefte erano 
altre Camere 9 ed altre ancora fopra quelle per mifura 9 e numero eguali 9 
e cosi occuparono I' altezza della earte inferiore 9 perchè non aveva d'at* 
tomo Fabbrica a}cuna » Copri quelle di Cedro 9 ed avevano tutte il pro« 

[)rio coperto incorruttibile 1 ma il Letto delle altre era in comune con.3 
unghi travi 9 cb^ coprivano il tutto in guifa» che le Pareti di mtzto da 
I travi fortificate erano pie ferme • Le Camere che erahó fótto i Travi 
fece de i medefimi legni lavorati d' intaglio 9 e coperti di Oro • Ornò le 
Mura con Tavole di Cedro 9 e parimente le iJidorò in modo 9 che rendei 
vano tutto II Tempio rifplendentc . La Fabbrica delP Edificio fa aftificìofa- 
tncnte fatta di pietre lavorate 9 e con ìnduilria difpofte 9 e tanto lucenti 9 
die non moftravano fegno di maftello» o di ftromento alcuno; anzi fem-- 
brava che ogni materia fenza tale ,uib fofle (lata trovata 9 e piattello fi 
poteva credere 9 che con naturale armonìa* die ferrami foffe ttata q^pa** 
recchiata ; La Scala per afcendere alla parte Superiore èra pef la lai-ghe^-^ 
za del muro . Foderò il Tempio di dentro con legni di Cedro rjftretti ift- 
fieme con forti undnì per maggiore fortezza • E divifo il Tempia in due 
parti 9 facendo che la parte più addentro fòlle il Santuario 9 dall' altra par^ 
te Porte di Cedro con Oro 9 e varie Storie fcolpite ornatamente 9 e at* 
tacco innanzi a quelle Velli con fiori di varj colori 9 cioè giacinto 9 por- 
pora 9 grana 9 e biffo fottilmetìte inteffuti . .Ripofe ancora nel Santuario [ che 
largo era venti cubiti 9 e largo altrettanto ] due Cherubini di Oro puriflt- 
mo alto cadauno cinque cubiti 9 ed avevano i Cherubini due aji cinque.» 

cubiti 



rOMOPRÌMO. i$[i 

tubiti lunghe • Poco erano i' uno dall' altro fcodati > in maniera che toc* 
cavano eoa una delle ali il mura?erfo Ofiro 9 l'altra verib A^uìEd ne ^ e le 
altre due ali. toccavano Puna l' altra » coprendo 1' Arca pofta nel mezzo • 
Laftricò il Pavimento del Tempio coir Ladre di oro» e pofe alP entrata 
di quello le Porte mifumte all' akezza dei muro» e lai^e venti cubiti « 
• ornoUe vagamente con oraj ed in fomma non lafciò parte akons» dei 
Tenipiot dentro f e fuori « che nonfoife indorata t e copri parimente que- 
lle Porte 9 come quelle di dentro 9 con Velli variaoiente ornati. La Poru 
ibla deli' Atrio non ebbe alcima di que^ cofe . 

Mahd6 Salomone al . Re Hara » e ottenne da Lui un Artefice chiama-^ 
to Chira nella Profelfione peritil&mo 9 ed in panicolare ne' lavori in Oro^ 
Argento 9 e Metallo # Fece il Re con V opera ài quefto tutto ciò che ne! 
Tempio era a diverti etfetti bifognevole. Fabbricò quelto Chira diie .Co- 
lonne di Met^lo con. cannoni larghr >qoattro dita» alte 18. cubiti 9 e din 
gevano 1 2. Soprapofe a quelle i Capitelli di getto a Gigli . bvoruti afti « 

5. cubiti . Sopra quelle erano reti di metallo internate 9 che coprivano i 
Gigli de' Capitelli •> ^alle quali reti "pendevano due ^cfini di ducento mele 
Grane . Pofe una di quefte Colonne innanzi la Porta dell' Atrio uella de- 
lira parte 9 e chiamoUa Camera di Jachin9 e V altra alla fiiihlra9 la quale 
nominò Boo2^. Fece ancora il Mare di Metallo a forma di un mezzo cer* 
chio 9 la quale opera di Metallo fu per la Tua grandezza chianuta Mare : 
perchè era come una gran Tazza 9 e per dian^tro ^ cioè da un cantone^ 
all' altro era di dieci cubiti 9 la grofTezstfa di quattro dita 9 ed aveva un 
fondo in mezzo rotondo con cinque ^gi lavorato ; il cui diametrq era un 
cubito . Stavano attorno quefto Mare dodici Vitelli 9 guardando cadauno 
verfo le quattro regioni de* verni 1 cioè tre Vicclii verfo cadauna regione : 
le loro fpalle volte vedb il Mam Io £ifteiievatiO » Moltifsimi altri varj 
maraviglio^ ornamenti fece intorno quefto Mare coftnitto » per il Lavacro 
de'. Sacerdoti • • 

Fece ancora 1' Akare di Rame tengo venti cubiti 9 e filrgo altrettanto 9 
ed alto dieci per ofTerinrf gli Ofocatrfti ^ CoflruCTe' ancor» Varie altre Men« 
{e meno degne di ft&pore « Era un magnifico Sorprendente Altare di Oro in 
mezzo a tutte quelle cofe. Era il Tempio tutto circondato con uno Stec- 
cato 9 o Cancello • Pnort dell" Edificio vi fb ancora inalzato un Edificio in 
quadro con alti e larghi Pdrtki 9 con Porte elevate ^Ik quattro porti del 
Mondo 9 delle quali cadauita cotif quattro cantóni a cadtun vtsito attendeva 9 ed 
ivi pofe le Porte di Oro • In qutilo Ss^crario entrava il Popolo 9 che aveva a 
purgarfi. Circondò queftaStanaa di Portici 9 da dq)pio ondine di Colonne 
di pietra viva foflemitÌ9 la era camera era dr Cedro 9 con i folori lavora- 
ti d' intaglio 9 e con le bafi di Argento . In fette anni compi Salomone ^il 
mirabile Tempio. Drtfe Untìthki di Gmfsppe Ebrio IA\ 8. cap. 3 






FATTO 



I5Z ICONOLOGIA 

FATTO STORICO PROPANO. 

IL Tempio in Efefo a IKani fagro è fiato fenza £iIIo imo de' maggiori 
ornamenti % che abbia avuto il Mondo • Cherfifrone fu di quelb r ec-- 
celiente Architetto • Di lunghezza era quattrocento venticinque piedi % di 
lai^hezza duecento 9 e venti . Cento ventifette Colonne % di maraviglioik^ 
altezza* e incomprenfibil bellezza 9 rendevano attoniti glioccbjt e gli ani** 
mi de' riguardanti • Per comprendere in qualche parte di quanta magnifi-- 
cenza qiiefte fi fo&ero» bai}a il fapere» che dalla liberalità di altrettante^ 
Telle Coronate erano (late erette . Sorprendenti Pitture ; beliflime Statue ; 
Ornati con la ipaggiore maeftrla diipolU accrefcevano il pregia ali* Edifi^ 
ciò • Qpefto 9 che era da tutti chiamato maraviglia del Mondo 9 iu da Ero^ 
ilrato di Efefo in una notte incendiato • ^«rW Confi « MitoU lik 3 . Cap. 
8. de Diana. 



e 



P A T T O F A VO L O S O. 

On fommt vaghezza « felicità 9 arte 9 e giudizio defcrive P Anguilla- 
ra nella fua traduzione delle Metamorfosi di Ovvidio in ottava rima 
la Cafa del Sole . 
\ J/ fMime real fuperbo tetto 

Dì Lia 9 eh* il Mondo aUnma 9 informa 9 e vefie 9 
£' di argento 9 di avorio 9 e di oro fchietto > 
Con gemme riccamente ivi eontefie : 
Benf opra par di Divino, architetto 9 
E non terreno intàglio 9 Mia ceUfie :^ 
JE che vair di tal pregio è qtéd JaV9ro J 
Tià P art^lciof che le gemme 9 e P oro. 
U muro in quadro è di mafficdo argento % 
jy or le fuperbe Statue uniche 9 e fole% 
€be fanno inpeme Ijloria 9 ed ornamento % 
E nrojhan tutti gli effetti del Sole, 
avorio è il tetto 9 e marmo il pavimenta 
Della fuperba incomparabìl mole . 
Siyl poi 9 che fpofge in fuori 9 e che trafpare 9 
Son tutte gemme preziofe 9 o^rare. 
V devate Colonne % e i Capitelli 

Sporgon con tutto il fregio intere m fuore % 
Di rubin 9 di zaffir 9 d^ altri gìojelli % 
Diverfì iT artificio % e di colore : 
^ccbi carboncbj 9 trafPareuti 9 e belli 
Oman tutta la parte inferiore • 
Son le Colonne del pia baffo !o€0 
Carbonchi 9 che fiammeggian comf foco • 

Tofano 



TO M P RIMO, ifj 

Tofano quefìe fenz^i hafe in terra < 

Di ftue Te/ìei e di un lavoro egregie t 

Di tre Colonne un van tra lor fi ferra : 

Effe fiiOi Jottc a triglifi del firegio : 

THo'Mn pia fotta quei tri^ifi a terra 

Sei rare goccìe d* incredwil pregio : 

Via fotta il Capitel rendono adorno 

Gli fttovoli * eie gli fan corona ìntonu . 
Fra Celoma , e Colonna compartiti 

Diftinfe i fiori il nobile .Architetto j 

I mefi intomo a quei fìawio /colpiti. 

Che mofiran tutti in lor iiverfo effetto • 

Ut corpi mezzo fkor dd mitro nfcui * 

fan l' virchitrave t e la Cornice un ttìtt : 

Udornan le Metope in pia maniere * 

Ujholabi , ^iodraoti , Orì<^i , e Sfhe . 
Di qui tolfero i Dori ec. 
Con tutto il rellante che di buon grado tralafcio, per non tediare 3 
Lettore » il quale può appagare 1* erudita fua curiofiti con 1' incontrario 
tuno il luogo . V Uagk^ara . Metam, Qwàd» tìb, a. Stanza i . fino aUa i$. 



ARDI- 



154 ICONOLOGIA 

ARDIRE MAGNANIMO. B GENEROSO, 

Hi Ctfan Ifjpa, 



UN Giovane di ftatura robufta » e fiera in vìfo . Avi4 il deftro braccio 
armato «col quale cacci per forza con gagliarda attitudine la lingua.^ 
ad un gran Leone » che gli dia fotto le ginocchia . Il rellante del corpo 
fari difannato * ed in molte parti ignudo ; il che allude al generoib ardire 
dì Li^maco figliuolo di Agatocle nobile dì Macedonia * e uno dei SuccefTo 
ri di Aleflandro Magno j che per aver dato il veleno al fuo Maeftro Ca- 
licene Ftlofofo , dimandatogli da Luì per levarfi dalla miferìa della prigio- 
nia i in cui r avea confinato AleOTanoro i fii dato a divorare ad un Leone ; 
ma con 1* ingegno fuperò la Fiera * e confidatoli nella fìia forza * il deftro 
braccio * eh' Egli fegretamente s* era armato i cacciò in bocca al Leone i e 
dalla gola gli tralTe per forza la lingua t refiandone la Fiera fubitamente_> 
morta ; per lo qual fino fu da indi in poi nel numero de' più cari del Re 
AlefTandro > ,e ciò gli fu fcula per falire al governo degli Stati , ed all' e- 
temiti^ della gloria . Volendo rapprefèntare quefla Figura a cavallo in_* 
qualche mafcherata * o in altro « fé gli hxìk U \?.nguz in mano » ed il Leo- 
_ ne morto fopra il Cimiero . 



FATTO 



TO M P R I M . 1%^ 

FATTO STORICO SAGRO. 

M Efiere i perfidi Giudei incontro a Crifto & fecero « I' affallrono 9 tra^ 
ferri 1* avvinfero; Pietro nulla temendo la numerofa infuriata Tur- 
ba 9 non foto ebbe coraggio di (Iringere contro tutti il ferro 9 ma ù avvan- 
2Ò di più ancora a macchiarlo del Loro Sangue 9 giacché fcagliatofi contro 
un Servo del Pontefice 9 con un colpo gli recife un* orecchia • Più oltre^ 
forfè fi farebbe eftefo il fuo magnanimo ardire 9 fé dallo (leiTo pazientifTimo 
Criilo non foife ftato trattenuto « S. Gìo: Evang. cap« 1 8. 

FATTO STORICO PROFANO. 

Combatteva Fabio Romano contro il Cartaginefe Annibale • Veduto 
che oramai perduto aveva tutti i Suoi 9 e ch^ Egli ilelTo di Sangue^ 
grondante non avrebbe potuto più reggere 9 non folo non pensò a ritirar- 
£f ma tentò gli ultimi sforzi per abbattere il nemico Capitano. Con quei* 
la poca forza % che rimafta gli era 9 contro Annibale fcagliatofi 9 gli traile a 
viva forza dalla Teda il Diadema 9 e di più ancora fatto avrebbe 9 fé ve- 
nendogli meno il Sangue e la vita 9 aMi Lui piedi non folfe morto ca- 
duto , ^ilolf. Offic. Star. lib. 2« cap. io. 

FATTO FAVOLOSO. 

TEfeo figliuolo di Egeo e di Etra 9 fu uno degli Eroi più arditi e-> 
magnanimi \ che ci dimoUrino le Favole • Egli affirqntò l' infuperabile 
Moftro detto Minotauro 9 che nel Laberinto di Creta era racchiuib 9 e V uc- 
cife . Volendo Piritoo ftto Amico rapire Proferpina in braccio a Plutone 
nello fteCfo Inferno 9 ebbe coraggio di feguirlo 9 ed aiutarlo • Tliaarco • 
Ovid. Igin. Taufan. 

ARDIRE ULTIMO, E NECESSARIO. 

Dello Siejfo. 

UOmo armato di tutte le armi 9 o fia a cavallo 9 o a piedi con la fpada 
nella deftra mano 9 intorno alla quale vi farà quefto motto • 
PER TELA PER HOSTES. 
Nella finillra mano uno Scudo 9 ove ftia fcolpito 9 o dipinto un Cavalie- 
ro 9 che corra a tutta briglia contro V arme lanciate dai nemici con animo 
o di fcampure combattendo 9 o di reftar morto valorofamente fra i nemici • 
Ed intorno all' orlo di detto Scudo vi farà fcritto quel verfo di 
Virgilio • 

Vna falm n)ìSlis 9 nidlam Jperare falniem • 

V 3 Qyeftoi 






1^6 ICO NO L G f A 

Qiiefto 9 che noi diciamo ultimo e necelTario ardire « è una certfu* 
Spezie di fortezza impropria > cosi detta da Ariftotcle $ perchè può cffere » 
e fuol elTere pollo in opera ordinariamente o per acquiilo d' onore « o jper 
timore di male avvenire 9 o per opera dell* ira , o deUa fperanza 9 o per 
la propria confiderazione dell* imminente pericolo 9 non per amor di quel 
vero» e bello ^ che è fine della Virtù . 

V armatura 9 e la fpada col motto 9 mollrano % che gran refiftenza è 
ncceffariifllma in ogni pericolo . 

E lo Scudr:^ col Cavalliero, che corre contro i nemici» moftra quello» 
che abbiamo detto cioè» che la Dilperazione è molte volte cagione di 
faiute t ma non di vera e perfetta fortezza « come fi è detto • 

FATTO STORICO SAGRO. 

EReditando Giuda Maccabeo il valore e coraggio di Matatia luo Padre 9 
in più fiere guerre maravigliofamentc fi oppofe al furore ed ali* inv- 
peto degli empi Perfecutori d* Ifraclo • Il loro (angue fé più volte fede 
come il fuo braccio fallener fapeife 1* onor del fuo Dio , gli offefi dritti 
dell* amato fuo Popolo . L* empio traditor Nicànore col disfacimento di tut- 
to 1* Elercito a collo della propria vita bv^n lo provò. La qual cofa perve- 
nuta alle orecchia di Demetrio Sotero Figlio di Seleuco? fpedl di nuovo 
a rovina della Giudea Bacchidei ed Alcimo con poderoflilima Armata^» 
confidente in venti mila Pedoni » e due mila Cavalli , S' incamminarono 
quelli alla volta di Berea » mentre Giuda con foli tre mila Uomini in Laifa 
aveva fermato i fìioi allogiamenti • Comparfi appena i numerafi nemici » 
entrò nel cuore de* feguaci di Giuda fommo fpa vento » e tanti 1* abbando* 
narona 9 che con Efso non rimale che il numero di ottocento Fedeli . Fu 
forfe la prima volta che in qualche parte fi atterri Giuda » vedendo la^ 
neceffità del combattere » e 1* abbandono de* fuoi • Temè ; non ifmarrì già 
il coraggio • Rivolto a quei pochi che gli rimanevano ; Si vada » diffe » 
contro i nemici » e fi combatta quanto fi può . Volevano quelli divertirlo 
dal penfiero • Ma Egli foprammodo animofb , guardici il Cielo » replicò » da 
sì fatta viltà . Andiamo a morire , fé altrimenti efler non può ; e s* af- 
frontò col nemico . Durò la pugna dal mattino alla fera ; fu ^arfo fan- 
gue da una parte e dall* altra ; ma finalmente al forte Maccabeo conven- 
ne cedere al numero » e lafciare nel campo la gloriofa fua Vita 9 mentre 
quei pochi * che de* fuoi erano rimaili » fi diedero alla fuga • Lib^ i » 4c^ 

FATTO STORICO PROFANO. 

AGatocIe Sìracufano ♦ della (uà Patria Tiranno » vedendo che gli afiari 
fuoi rovefciavanfi in peffimo fiato , e che perduta aveva la maggior 
parte del fuo Efercito » tagliatogli da nemici a pezzi 9 e che da ogni dove 
perfegQ ìtato veniva > jaè luogo lanciato gli era » opde poter {alvarfi » fi 

ritirò 



/ 



rO M P R IMO. i$7 

Htirò in Simcufa per difenderfi con que' pochi) che fedeli gli erano rì- 
mafti • Si avvidde ben toflo però che in Siracufa era men ficuro che in 
qualunque altro fito ; iicchè tolta la miglior banda de' Tuoi feguaci 9 in^ 
Àfrica 9 fuggendo per mezzo de* nemici > fi trasferi . Non fu chi non co- 
nofcefse che la diiperazione P aveva a quel partita condotto 9 quale fu il 
folo fcampo della fua vita ; dando il guaito in Africa alle terre de' nemi- 
ci 9 perciocché erano mature le Wade 9 li riduDTe in tal bifbgno 9 che man- 
darono a richiamare 1* Efercito di Sicilia 9 per confervare le proprie cofe • 
Giiiflin. lib^ 24. 

FATTO FAVOLOSO. 

NAufi^gò Uliffe 9 nel ritomo che faceva in Itaca fua Patria e Regno 9 
dopo la caduta di Troja 9 nell' Ifola de' Ciclopi 9 e fu da Polifemo 
figliuola di Nettuno 9 che era un Ciclope di fmifurata ftatura 9 e che ave- 
va un folo occhio in mezzo della fronte 9 racchiufo con i fuoì Compagni 
in un' orrida Caverna infieme col Gregge • Conobbe Ulifie a fé 9 ed a-j 
fuoi inevitabile la morte ; perciò ajutato dal fuo coraggio 9 e dall' acutiffi- 
mo fuo intendimento 9 pensò fare 1' eftrerae prove per liberarli da si bar- 
bare mani ; vedendo pertanto un giorno che Polifemo in grembo al (bnno 9 ed 
all' ubbriachezza sdraiata ili la nuda terra giaceva 9 pensò o di morire » 
o di tentar il modo onde liberarfi dal Moftro . Infocata perciò un lunga 
palo di ferro 9 prefe la giufta mira all' unica luce del terribil dormiente % 
con tutta forza a quella lo fofpinie 9 e lo privò affatto della vifiva poten- 
za . n Ciclope fèntendofi ferire 9 mandò fuori dal petto ipaventevoli urli ; 
ed Ulifse frattanto ordinò a fuoì compagni di porfi indofio le pelli de' Mon- 
luiil i^ per r avanti ^nmVofi Ha Polifemo . e di camminar carponi 9 onde, non 
venifsero dal Gigante conoiciutÌ9 quando Egli avefse condotta il Grego-e 
al Pafcolo 9 come appunta avvenne ; imperciocché Polifemo avenda tolto 
via un pezzo di monte 9 che chiudeva la Caverna 9 fi collocò in modo che 
poteva paflTarc folo un Montone per volta » e fralle fue gambe ; ma quan- 
do fi avvide che Ulifse 9 e i fuoi compagni erano anch' Effi uicitì col 
Gregge 9 fenzacchè Egli li avefle potuti diftinguerc 9 corfe » e traffe lor die* 
tra una grandiffima rupe 9 dalla quale ninno di Efli rimafe offefa9 e tutti 
s* imbarcarono fulle rellanti fcompigliate Navi 9 ne perdettero che quattra 
Compaeni 9 x quali furono dal Gigante divorati • Onm^ Odifs^ Owid^ Me- 




ARITME- 



■58 



ICONOLOGIA 
ARITMETICA. 

Di Cefan K^a * 







>^^^^^i^. 



DOnna dì fingolar bellezza * di «i virile • veftita di diverfi colori , e_» 
fopra detto vertimento vi fieno come per ricamo la varie note di 
Mufica» e neir eftrcmo di detta Vefte vi fari fcrittoPARt ed IMPAR, 
e che colla finifln mano tenga con bella grazia una tavola piena di nume- 
ri 1 e con l' indice della deib^ ™°fel '^^"^ numeri . 

Aritmetica , è voce Greca , pe^Coè il numero nel qual confiAe queft* 
arte i è da loro chiamato Arìthmos . 

Si rapprefenta di bellinìaio afpetto * efTendocchè la bellezza e perfiezio* 
ne dei numeri alcuni Filofofi credevano che da cflì tutte le cofe fi com- 
ponelfero * tra quali Pitagora Ftlolbfo difle « che la natura dei numeri tra.- 
fcorfe per tutte le cofe « e che la cognizione dì effi è quella vera fapien- 
zai quale verfa intomo alle bellezze prime* divine* iocorrotte * fempre.» 
efillenti* della_ cui partìcìpaaione fono fotte belle tutte le cofe ; e Dio, da 
quale non procede cofa* che non fia giufia* il tutto fece in numero* ia 
pefo * e mifura . 

Si h di età virile « perciocché ficcome in quella età è la vera perfe- 
zione 1 così P Aritmetica è perfetta nella qualità Tua . 

La dì- 



TOMO PRÌMOi M9 

La diverfiti dei Colorì dimollra che queft* arte * da princìpio allcLJ 
difcipliDe Matematicbeiper efTer quella che apre la ftrada alla Muficai al' 
la Geometrìa » ed a tutte le altre lìmili . 

Le fi danno per rìcamo del venimemo lefopraddette note muficali i per- 
ciocché da turte le cònfonanze muficali le proporzioni Arìtmetiche nafcono , 

Un motto che è nell' cftremità della Veftc PAR . ed IMPAR » dichia- 
ra che cofa lia quella che da tutta la diveriìd degli accidenti a quelP 
Ane , e tutte le dìiaoitrazioni . 

Tiene colta finiilra mano la tavola fbpradetta * e eoa I' indice della^ 
deftra moflra i numei^ fuddetti > per notificare la forza loro . Onde Pro- 
clo fopra il Timeo di Platone narra a quello propofitoi che i Pittagorici 
alTegnarono quattro foni di numeri i la prima Vocale * la quale fi trova 
nella Mufica * e ne* verfi de* Poeti . La feconda Naturale * che fi trova-j 
nella compofizione delle cofe . La terza Razionale > che fi trova nell' 
Anima i e nelle fue parti . La quarta Divina > che fi trova in Dio * o 
negli Angioli ; e quefto bafli intorno a quefta outerìa > per non elTcre ce- 
diofo nel dire. 



ARISTO 



ICONOLOGÌA 
ARISTOCRAZIA, 

Di Ce fare tiìpA , 



DOnna d! ed virile di ampj i ed onorati abiti veflita . Sail a tcàet^ 
con gran maellà in un foncuofo e rìcchiftimo Seggio i e in capo avrà 
una Corona d* oro. Clie con la delira mano tenga un. mazzo dì verghe 
unite infieme i e una Ghirlanda di alloro * e con la finiAra un Morione . 
Che dalla parte deftra vi lìa un Bacile, ed un Sachetto pieno di monete 
di oro 1 gioje > collane * ed altre ricchezze i e dalla {Inillra una Scure , . 
Ariflocrazia è il governo di Uomini nobili guidato da loro con ordÌne_ji 
uguale dì legge di vìvere i e dì vedìre , diftrìbuendo a ciafcuno con pari 
bilan<:ia le fatiche e gli onori , le ipefe e gi* utili < con K occhio Tempra 
al comun beneficio , alla perpetua unione * e augumento dello ftato loro . 

Si h di età virile ■, etTendocchè in elTa' i vera perfezione * avvegnacchè 
con eiudizio iì mette in efecuzione quanto s* abietta al governo deUa^ 
Repubblica , 

Il fuddetto veflimento • e lo ilare a federe in un ricco Se^o con gnu! 
maeftà , è rapprefentare il foggetto della nobiltà di perfone di gran condi- 
zione * che per fegno di ciò porta in capo la Corona di oro . 

Le fi da il mazzo delle verghe legate infieme i per iignìficare > che» 
la Repubblica deve clTcre unita per muuciumenta * e beneficio publìco ; 

onde 



I 



rOAiOPMfMÒ. i6i 

•nde Euripide dice » Intefimm oboriri bellum folct ^tmìnìbus ìnter mes fi a- 

^tas diffenferit ^ ' • ' ^ . * 

E Salluilio In bello Jugmino ^ anch' egli cosi dice ^ 

Concordia pm^à res crefcmt \ tUfiordiM maxima Mabuntur . 
E Cicerone ;iell* Epilh ad Attico , 

'HfbH viro boKo & quieto % & bono avi magis convenìi » quam abeffc lU 
civUibus controverfiis . 

Tiene la Ghirlanda di Lauro per dimoftrare il premio che folevana 
dare a quelli che avevano operato in beneficio della Repubblica virtuola- 
mente ; eccome per il contiurid il caftìgo ; il che ù dimollra colla Scu- 
re che gli fta accanto • Onde Solone fopra di ciò . ^fmpMicam duabm rebns 
contìneri dìcebat^ pramio ^ & penta ^ e Cicerone 3. de natura Deorum . 

7{ec domus nec B^fpublica fiore potefl^ fi in ea nec reStè faSiis prétmìa effent 
dia , nec fiipplìcia peccatìs » e Solone foleva dire • 

lllam civitatem optimi habitari^ in qua n)iros bonos honoribus affici t contra 
autem ìmprobos pcmìs mors fuèrìt . 

Il Mortone 9 che tiene con la finillra » il Bacino » e Sacco pieni di mo- 
nete di oro 9 colle altre richezze denotano « che fenza le lor armi t e da- 
nari » malamente fi confervano le Repubbliche « e moftra di profondere an- 
co li danari 9 perchè per confervare la libertà non fi deve rifparmiare la^ 
roba ) poiché come dice Orazio : 

2{pn bene prò loto libertas wnditur auro « 

A R M It 
Come come dipinte in Firenze dal Gran Duca Ferdinando . 

UOmo armato 9 di afpetto tremendo . ColPelmo in capo. Colla de- 
ftra mano tiene un tronco di lancia pofato alla cofcia 9 e con la fini- 
ftra uno Scudo 9 in mezzo del quale vi è dipinta una teda di Lupo • ( ^ ) 
Etfendo quefta Figura fiorile a quella di Marte 1 fi potrà intendere per 
cCfa V Arme 9 come Dio di effe ^ Cb) 

, ; X ARMO- 

amt^mÈm^a^mmimmm^mmm^mmmmm^mÈma^ammmmimmmmmmmmtmm^mmamommmmmmtmmmmmmmmitmm^mmmmém^mmmmmmmmmmmmM^mmmm^ 

Qa ^ lì Lupo era confecrato a Marte per efprimere la terocia ^ e rapacità de' Sol- 
dati • Un' altra ragione ne addace jl Cartari , ed è che eiTendo quefto animale di una 
vifta acutìffima y talché di notte ancora vede perfettamente ^ i di avvìfo a' Guerrieri 
che debbano nelle loro fpediziòai ben federe 9 acciò ^ non cafchino nelle infidie dei 
nemici . 

( ^ ) Al propofito delle Armi fa il P. Ricci la Figura del Capitano Verno ardilo , 
veftito di armi bianche con Spada a cinta . Vicino avrà un* Ek fante , ed m Leone con un fre-- 
no in bocca . Aorà atprefio un vafo ài aequa con un pajo dì ferri i ed Egli fi ferra il dito al 
cuore . Ardito perche ^ chi non fi coaòfce di tale ardire non deve prendere tal carica • 
È' veftito di armi bianche colla fpada ^ che fono le tatte22e di un valofofo Capita- 
no • L* Elefante ^ ed il Leone indicano la fortezza deir animo • Il irenó fif nific^ che 
non deve eiTer fuperbo • U Vafo di acqua denota la poca ficurtà della vittoria ^ che 
bifogna far conto di tutti , e ftar vigilante « I terri de' piedi fono tipo della Pazienza 
che n richiede nelle Battaglie , de' patimenti ed affilnni che colà avvengono • U Dico 
al cuore lignifica V amicizia ^ che fi deve fempre tener con tutti • 



I*» {CO NO LOG r A 

AB M Q N I ' A. 
Omh tì^t k rima iti Ora btu rmUimdt. 



"1 



1 



UNA vaga e betta Domn t eoa una Lira doppia dì quìndici eorde in_9 
mano . In capo zvA una Corona con fette gioie tutte uguali • li Ve- 
fUraento è di fette colori * guarnito dì oto f e di diverte gioje . 



AURO- 



A R * R O G A N £ A . 

Ùi Cefare mpa. 



DOnaa veftìta di color verderame . Avrìi le orecchia di AJSno . Terrà fot-- 
to il braccio lìnìllro un Pavone » e con la delira mano alta moftrcrà 
il dito indice . 

L' Arroganza è vizio di coloro « che febbene fi conofcono d! poco va- 
lore f nondimeno per parere alTai preCTo gli altri , pigliano li carichi d' im- 
prefe difficili e d* importanza ; e ciò dice S. Tonimafo 2. 2. q. Ì22. art. l. 
^Arrogans efl, mó fibi attrìbmt s ^d non baBct . Però con ragione fi dipin- 
ge colte orecchia dell' Afino , nófcendo quefio vizio dall' ignoranza « e dalli 
Solidezza » che non lafcia prendere il fuccelTo dell' imprefe t che fi prendo* 
no con poco giudizio . 

Il Pavone fignìfica P Arroganza elTere una Tpezie di fiiperbia; e, il dito 
alto 1' olliaazione di mantenere la prc^rta opinione * quantunque falfa e dal 
c«mun parer lontana « llimandofi molto * e iprezzando altrui . E cosi anco- 
ra dipingevano gli Antichi la Pertinacia* ohe i quafi ima cofa medeflma 
con r Ignoranza . ( « ) 

X i FATTO 

C J ) finirà il P. Ricci 1' Anogém» Dtma Oeta teila itwda fu gli occij . Cm 
usa mano foggia uà Aitntt akot ma éivifi ftr moM., ,i telf atira titm m SerptL» 



1^4 ICONOLOGIA 

FATTO S T O R ICO S A G RÒ. 

É 

REfo infoiente Sennachcrb Re degli Aflirj per le fpetfe vittorie Coptz 
de^ nemici Tuoi riportate» penfava che elTer non vi potelTet Chi pò- 
tefle trattenere il corfo al fuo furore • Pcrloqphè inviati avendo ad Eze- 
chia Re di Giuda Ambafdadori « acciò a Lui con tutto ih fuo Regno fi 
rendeffe» gli fece per bocca di RaBfuce fùo Generale fapere che non fi 
affidalfe nell' ajuto di Dio %, mentre Egli con la Tua potenza ( beHemmia 
efecranda ì ) non farebbe flato da tanta da toglierlo alle Tue forze . Punì 
bene Iddio cotanta arroganza % giacché mentre Sennacherib fotto le .mura 
di Gerufìlemme con il numerafiilima Efercito era attendata % in una (bla 
notte per volere del fuo Signore un*^ Angelo uccife cento ottantacinque^ 
mila Ai&rj «. Sorta la mattina da^fuoi placidi Tonni il fuperbo Re » e mi^ 
rata T orrida flrage t attento in Ninive fi rifugiò 9 dove mentre avanti il 
fuo Idolo orava % fu da due fuoi propri Figli mifèramente uccifb • 4» de 

FATTO STORICO PROFANO. 

1 11 /TEnecrate Medica da Siracufà per effere flato pift volte fòrtunatifllma 

I XVI. nelle £ue cure > venne in tanta arroganza 9 che in vece del prezzo 9 

! che gli fi doveva» obligava in quello folo le Perfone» che Giove T ap- 

pellalero % e che fi chiamaflTera Tuoi Servidori . Si flefe anzi tanta in que-* 
fla Tua pazzia % che in una Lettera da Lui èkcttz al Re di Sparta 9 fi[li fece 
la fegu^nte fbprafcritta 9 a manfione e A^ecrate Giove; ad Afl|£Tao Re 
• falute szr Conobbe fubita il faceto Re 1* umore peccante » che pcro'dando» 
gli rifpofla > fece la fopralcritta in tal forma :i3 Agefilaa Re a Menecra- 
te deildera finiti t^ intendendo dire di quella del cervello 9 della quale^ 
aveva eftremo bifogno * Tliaarco negjti oipofiemml • Celio lib^ 6^ 



I 



1 

% 



> .f 



FATTO FAVOLOSO. 

Racne Donzella di Lidia fàmofifiima ricamatrice» era nella (uà Pro* 
feiUone lo flupore di tutti . Del eh» EiTa accortafi» montò in tanta 
arroganza » che fi credette maggiore della Dea Minerva ; anzicchè interro- 
rogata fé da quella àpprefa aveva cosi beli' arte % fé ne moftrò sdegnata 9 

e auda- 



A. 



deforme ed abBomlncvole • £^ Rara wi Elefante vkino , ti f4^ Cokfma fine M mot* 
mo ^ Cieca bendata ^ perchè r Ar^goganza Ì ftolta e pozza . Con una mano pog» 
già un'' alto Monte 9 Tipo della Superbia , di cui è f igh'a • U Monte ila divifo • 
perchè Dìo. fempre fuole umiliare e confonderà i fuperU arroganti » Il Serpente 
per eflere inimiciflima delT Uomo ie Abomineyole » è Geroglifico dell^ Arroganza 
abborrita e da Dio 3' e digli Bomiitf.. t^Etefiinte che tifai non piega le ginoc* 
chia figura 1^ orgoglio deU^ Arrogante . PèrlaAeffa ragione la Colonaa , che pri« 
ma fi fpezztk che piegtffi ^ rapprefeota la propriftk dtU'Umio atrOgMtc • 



TOMO PRIMO, itft 

e iDiUcementc riCpofci che fbflc venuu pire Minerva, m paragone con^ 
Lei * <^ avrebbe moftnto di quanta 1* avelTe laputa fuperare . Sdegiuca 
perciò u Dmi ma nello fteffa tempo compalGonando di Colteì la mìfe- 
ria ( ni volendo « fé poteva. » cogliere «(■ mondo Donni che nella Pmfeffio- 
ne aveva tanto [riregìo > prelè il partito di trasformare in una Ve^hia t e 
il Lei port^dofii* volle ammonirla che fi pefitìlTe dì Tuo oi^p^io * e ne domao- 
dafTe a Minerva perdono . Non fervi l' amorevole avvifo che per ma^ìor- 
mante firla fuperba ; mentre non folo confermò il fuo primiero temerario 
detto ( mi anzi di nuovo fi proteftò voler venire colla Dea al paragone . 
Minerva allora ipogltztafi dell* elTer di Vecchia i fi fé veder quali* era . 
Neppure ciò fu bafUoteper far cambiar fentimento ali* arrogante Donzella. 
Si venne alle prove », reftò perdìtrice • fìi tramutata da Mwerva in un^ 
Ragno . Owid, Metam. tib^ 6^ 



ARTE. 

Di Cefan liipa^ 



DOnna di età confiftente » fuceintamehte veftica di eolor verde . Neil» 
mano finiftra tenga un Pab fitto in terra, al quale vi fia legata una 
Pianta ancor owella e tenera; e nella mano dntta uà Pennello « e uno 
Scarpello, ' , 

L'Arte 



i66 ICONOLOGÌA 

V Alte è un abito dell* intelletto » che ha origine dall' ufo ♦ da* prc* 
cetti I o da ragioni » che generalmente fi efercita circa le cofe m^ceflfaric 
ali' ufo umano • Qpefta diffinizione è cavata da Diomede » da ArHI^. nel 5. 
dell' Etica» e da S.Tommafo i. 2.q. 37.9 maper efplicarla a parte» dire* 
mo che quefto nome Arte può fignificore tre cofe . Prima il concetto % o 
fimilitudine t cioè la immaginata e conceputa forma dell«i co|^ nella men« 
te 9 e in quello primo modo diciamo che è abito dell' intelletto ; feconda 
il Magiiiero 9 e Artifizio con quei modi nell' opera efpreflb 9 con li quali 
era nell' intelletto l' Arte come abito . Terza l' Opera 9 o 1' Effetto con 1' Ar- 
tifizio formato; ficchè diremo 1' Arte elTere nella mente s il Magiftero 
nella villa 9 e 1' Opera nell' effetto . 

L' abito poi deir intelletto è di due forti . L' abito fpeculativo 9 che 
è la contemplazione 9 il cui fine è la Scienza 9 del quale per ora non par- 
liamo. L* altro è ^ abito dell* intelletto prattico9 il quale ha due-> 
llrade per confeguire il tuo fine che è 1' Opera . La prima tèi' efercizio 
continuo nelle cofe fattibili 9 dal quale nafce I'abit09 facendo l'intelletto 
abile e pronto nelle operazioni. L' altra pane è la pnìdenza9 la quale^ 
ordina ta verità dell* opera 9 e fa che 1' Artefice fia regolato nelle fu^ azio- 
ni . Abbiamo detto 9 che ha origine dall' ufo 9 precetto 9 o ragione ; dov' è 
da avvertire che quefta parola ufo 9 può fignificare due cofe . Prima 1' efpe- 
rienza . Secondo 1' efercitazione dell' Artefice . Che 1' efperienza fia necef- 
faria 9 lo dice il Filofofo lib. 2. Demanfiratìomm : Ex ipfa cxperientur omnis 
artìs 9 & jcìmis principia 9 e Manilio Poeta 9 

Ter varios ufus artem experientia fccit 
Exemplo mofiranie vìam . 

£d il Cardano nel i. lib. delle contradizioni xosì dice • \Ab experimcfh 
to prodit ars 9 eum anima fiarit confirmatum • Che 1' ufo fignifichi anco 1* 
efercizio9 e che fia nell' Arte neceflfario Io dice Arifl. lib. i. Metaph. 
cap. I. Fertim ufu aia; exerchattone hominibus ars 9 & Scìentìa comparatitrj il 
che anco conferma Vegezio libro fecondo de re militari . Omnes artes omma^ 
qtte afera quotidiano ufu 9 & fugi exercitatione proficiunt . 

Che l' Arte poi abbia biibgno de' precetti e ragioni 9 non è da dubita* 
re 9 è però diremo 9 che li precetti delle Arti fono cavati dalla lunga^ 
efperienza 9 il che accade in tutte le Arti Meccaniche dalla natura loro 9 co- 
me accade nella Pittura ; e dalla ragione 9 come accade in certe Arti che 
non fi dicono Arti 9 fé non impropriamente 9 partecipando effe piuttofto di 
fcienza che di Arte . Come la Medicina 9 che fra tutte le altre conofce.-^ 
fes ter fuas cau[as% non effendo altro il fapere che conofcer le cofe per 
le iue caufe 9 come dice il Filofofo . Anzi non fi trova Arte- alcuna che-> 
non abbi* le fue regole e offervazioni 9 e per quello dice Diomede che fi 
dice 9 *Ars 9 yàa arflis praceptis 9 ^ regulis eunfìa c^ncludat . 

Che fi trovino Arti che fi fervino delle ragioni 9 Lo dice anco I' ifleffo 
Arinotele con 1' efempio della Poesia lib. 1. Poet. uirs Toetica e fi, ars 
ratìonalis 9 e veramente 9 fé. ben. pare che tutte le Arti abbiano per fonda- 
mento l' efperienza 9 come fopra abbiamo detto 9 bifogna anco che fieno ac- 

compa*^ 



^ Ó M FR r M 0. 167 

compagnare dalla ragione « fenza della quale nìima Artefice potrià bene ope* 
rare. Onde Triverio udì' Apophtegnoa is. dice • 

Sl^Ktty fortior dcxterm marni finijha 9 
Tanto potìor tfi ra$h hfa expmefaia • 
Di quefta ragiane hanno bifogno le Arci liberali) e più nobili» lej^ 
quali fi ponno chiamare fcienze prattiche ; ciò è confernatato da Arinotele 
6. Ethic. .Ars eji babitHs quidam faciendi cum wra r ottone se al i • della^ 
Metaph. ^rs. tfi operh ratio 9 il fiinile pare che dica S^Tommafb r. 2. q* 
57- art. 3. 

sArs efl teda ratio faSiibiliam . 
Abbiamo detto che generalmente fi efercita 9 per intendere V abito 
deli* intelletto in potenza ad operare ^ e non l* atto » cioè opera delP Ar- 
te; da quella piuttofto fi può chiamare efpernnentodell'^ Arte» eSendo una 
^ cofa particolare « e per quelto diflCe il Filofofo al luogo citato • *Ars cft mi^ 
'wrfalhimi expericnUa autem partiadariwm. Finalmente diciamo che fi eferci- 
ta circa le cofe neceffarie ai vivere umano ; e perché le cofe neccATarìe 
al vivere umano fono molte e varie » quindi è che le Arti fono anco va- 
rie . Arili, le diftinfe ò\ tre forti» mentre dilfe : %A!rs utens ut m^^/irandi^ 
t€rìtia% operami uìtytt ftsat Ugna 9 ^ imperane, ut ^ArchiteSara . Phton^ 
le diftinfe in due cioè 9 qtut faciunt opera 9 & qua operibus utuntur • ' 

Ma per ora non voglio pigliamo altra diilinzione le non quelfa che fi 
piglia (ktta caufa finale. Dicemmo nella figura della Natura che ti fine^ 
della Natura era il bene 9 e perchè 1' Arte è imitatrice della Natura 9 non 
iarà meraviglia iè anco il fine dell' Arte iàrà il bene » 

Il bene fecondo il Filofofo lib. 7. Ethic cap. 12. è di due forti 9 al- 
ternm 9 qt4oi abfolutè $ &^ per fi bonum fit t alterum quod alieni bonum jtt & 
p$tile . Il primo farà il bene che fi chiama onefto ; il fecondo che è per 
lèrvizio dell' Uomo farli l' utile » ed il dilettabile ; e così diremo 9 che tut- 
te le Arti 9 o fi efercitano in cofe utili e nece(Iarie al viver umano 9 
ovvero in cofe dilettabili . 

Ora per e{plicare la Figura 9 diciamo che f Arte fi dipinge ài età vi- 
rile f prima perchè un Artefice giovane non può avere efperienza di molte 
€0& 9 per non avere eiercitato molto tempo ; it Vecchio poi per la debo« 
lezza delle forze non può mettere in efecuzione quello che con la fua^ 
hutga fatica ha imparato 9 il che accade particolarmente nelle Arti Mecca* 
mcfaet e come dice' Xenofonte in occonomo [ parlando delle Arti Meccani* 
cbel Enernatis labore membris % neceffe efi ammos debiliiarit & qmdammo^ 
da faborare^ 

Si veftc da color Verde per molte ragioni . Prima 9 perché per mezzo 
delle Arti tutte le cofe necelfarie al viver unuino vengono a rifàrfi di 
nuovo 9 quando per 1' ingiuria del tempo vengono condimate 9 a guifa che 
)a Natura ogni anno rivede la terra di nuove erbette » e gli alberi di buo* 
ve frondi» Secondo 9 perchè 1^ Artefice deve fenvpre fiare con ifperanza di 
venire a maggior peifezione delle fue opere 9 ed in ciò mettere ogni ftu* 
dk> e diligenza % ic non vogliamo anco dire 9 che fignifichi la fperanza 

iéi^ ono- 



mia. 



168 rcONOL oc I A 

dell» onore 9 utile » e guadagno che l' Artefice tiene di r^rtarc delle Tue 
etiche. Terzo* per figniflcare la frefchezza dell' invenzioni» la vivacità 
dell' ingegno 9 e le giovanili fatiche 9 che in buon Artefice fi. ricercano i 
oltre che anco può lignificare una pazienza 9 o vogliamo dir pertinacia 9 
che Tempre fia frefca 9 e verde uell' operare ; ed a quefto fignificato piglia 
quefto nonie verde il Petrarca « 

'Per far firnipre mai verdi i miei defiri • 

Si velie di abito fuccinto 9 come abito più comodo ^Xit fatiche^ 
manuali . 

Il palo con la Pianta tenera e novella 9 fignifica 1* Agricoltura 9 Arte 
della quale ne vien all' uomo tutto V utile qnale dicemmo di fopra efiere 
una fpezie del bene 9 che è fine 9 e meta delle Arti « Qpeft' Arte da Xe- 
nofonte fu .chiamata tra tutte le altre precIariiCma 9 dalla quale viene^ 
(bmminiUrato all' Uomo quel che per il vitto gli è neceflario 9 fentiàmo 
Cicerone i« degli Offici . Omninm rerum ex quAus aliquid exqm^ur y ìiihil efi' 
agricoltura melius 9 nihìL dtdcius^ nihìl uberim 9 mbil* homine Wrero 
dignius • 

' Ma per non mi eftendi^re più oltre in narrar la utilità e neceffità di 
dett' Arte 9 baftarammi addurre le parole di Vitruvio ai i. lib, d' Archi- 
tettura . ' 

Etenim natus ìnfans fine nutricis laffe non poiefi 9 neqtie ad nata crefcentìs 
' gradus ùerduci 9 civitas fine agris 9 & eorum fruB&m non pctefi erefcere 9 nec 
fine abomdamìa cibi frequemiam habere% poptdumque fine copU Uteri • 

L' altra fpezie del pene 9 era il dilettabile 9 come abbiamo detto ; Ma.^ 
che Cofa fia al Mondo più vaga e dilettabile della Pitturai e Scoltura? 
queile vogliamo fignificare per il Pennello 9 e Scarpello che la predente 
Figuri tiene in mano » Arti in vero nobiliffime 9 e mai appieno lodate • 
Onde la nobil Scuola di Atene nel primo grado delle Arti liberali Isus 
collocò 9 dilettabile è dico la Pittura 9 per eflfere immkatrice della nollra 
commune maeltra 9 non folo nelle cofe tangibili 9 ma in tutte le vifibili an« 
cora9 rappreCentando con h varietà de^ colori tutti gli oggetti fenfibili . 
Viilwra efi omnium qua videntur imitatìo diflfe Xenofonte 9 e Platone lib. d^ 
puUro . TiHura opera $amquam vivenza extant • 

La Scoltura poi tutte le membra intiere formando 9 non altrimenti di 
quello che la Natura palpabile fa 9 non folo V occhio 9 ma il tatto ancora 
pienamente fatisfa. Ónde quelle due nobiliflime Arti fi ponno forelle^ 
chiamare 9 come nate da uno ifielTo Padre 9 che è ilDifiegno9 e hanno un^ 
artificiofa immitatione della Natura » 

\^rte . 

MAtrona con una Manovella 9 ed una lieva nella mano defirag e nella 
finiilra con una fiamma di fuoco. 
Tutte le Arti che ufano iftrumentÌ9 e macchine ( che fono molte) ri- 
ducono la forza delle loro prove alla diraollTazione del circolo 9 e da effe 

ricevo- 



TOMO P RI M 0. i6^ 

ricevono le loro ragioni » e il loro ftabilimento 9 e però fi dipinge V Arte 
con la Manovella f e con la He va» le quali hanno la forza loro dalla bi- 
lancia» e l* ha dal circolo» come feri ve Ariftotelc nel libro delle Mec- 
caniche • 

La fiamma del fuoco fi pone come iftrumento principale delle cofe^ 
artificiofe : perchè confolidando » o mollificando le materie » le fa abili ad 
cflfere adoperate dall' Uomo in molti efercizj . ( 4 ) 

Y ARTI- 

( il ) Arte defcritta da Giulio Strozzi nella Venezia edif. Cant ii. 

Matrona veneratile 9 ^ federa , 

Ce' è di bellezza p& lodate y e tonte ; 

Occtìo grave , e penfofi , e cAiofna &a nera ;- 

jeojfa la guancia , ed umida la fronte j 

/igik il portamento ^ e la maniera , 

E le mani alP oprar frodate , e pronte; 

E bencbi fia di Gioventà men verde y 

Il piede ka [ciotto , e Maefià non perde . 
Chjlei y eh* Arte fi noma , e i noftri ingegni 

JNell^ opre frali immortalmente etema ^ 

•S* erge fpedita , e de* celefti Regrd 

Drizza it gran volo alla Ma^on Superna i 

tutta fregata va de* futa difegni , 

E di pn'Oftro ha la gonnella imema , 

Il manto è di fua man tutto trapunto 

Con ricca fibbia ali* omero congiunto . 
In cui ben cento maraviglie efpreffc 

Con ago Frigio aveà la Donna snduftre ; 

La prima era Semirami , cb* ereffe 

Le Mura eccelfe a Babilonia ilhfire. 

Poi da Colonne effigiate , e [peffe 

Sorgeva un Tempio in Efefo talufire • 

Mi avea di Xscamo alzate il filo 

Le fuperbe Piramidi fui Nilo . 
Seguia la Torre altìffima del Faro » 

Poi di Rodi il vafiìlfimo Colobo , 

E di /èrtemi fia il Mah folco più raro , 

E d* Olimpo $* ergea Statua fui doffo 

Di Dedalo le penne , e v* era al paro 

Il cieco Laberinto di Minofid 

E *l Ponte , ove Salmomo imita i tuoni » 

Puglie 3 Cercbj , Teatri , e Panteoni . 
Ma V Arca iUufire > cbe notò fintanto 

Che Dio l* Vomo fommerfe iniquo , ed empio , 

Qui di ogni lavoro fupera il vanto , 

Cke dal verace Autor ff ebbe l* Ef empio ; 

E ne* lati pììé nobili del manto 
Sorgea di Salomon f Augufto Tempio . 

n gran fregio più baffo intomo avea 
Di fatiche minori ogJi altra Idea • 



I 



1' 






17» ÌCOìfOLOGrA 

ARTIFICIO. 

Dì Ceiatt H^ . 



UOmo con aWto ricamato» e con a^ito Artì&ào iàtto. TeniU delira 
mano pofata fopra ud Argano i e con il dito indice della fìnìftra ma* 
no mollri un Cesello* che gli iHa accanK> pieno d* Api» .de* quali fé ne 
vedrà fopra detta fàbbrica > e molte volare per aria , 

Sì velie d* AtMto nobile e artificiolb • perche P Aite i per <è nobUet 
che iècooda Natura lì può chiamare . 

Si dipinge che tenga pofata U delira mano fbpra PArgano « eHèndo quelloi 
per il quale dimoftriamo 1* Artificio con Umana indutlria ritrovato * il qua- 
le vince di gran lunga la Natura, e le faccende difficìlil&me con 5x^0 sfòr^ 
zo mandate a fine dall' Argano e altre Macchine . Aatifone Poeta in quel 
verfo » il qua! cita Annotile nelle Meccaniche « e* ìnlègna , che noi per via 
dell* Arte fuperìamo quelle cofè * alle quali pare che repugni la flelTz Na- 
tura della cofa • imperocché moviamo dal fuo luogo Edifici! graadilCmi » ado* 
-penodo 1* Argano. 

Mollra il Coppello delle Api « come dicemmo » elfendocchè queftì Anì- 
«lali fono il Geroglifico dell'Artificio , e della diligenza i è però ben diflè 
Salomone . Fade ài >Apem 1 vSr di/ee ab ea aum lahoriofa fit operatrix . E 
Virgilio ancb* egli clcgantemeacc defcrive 1' Artificio 1 ed ìndufbia delle 

Api 



rOMOPRtMO. 171 

Api t tiel primo dell' Eneide ■ é più copìdrament^ nd 4> ^Ua Geòi^ica co- 
mìodando dal principio* i. cui rimetto il Lettore * perchè andrei troppo a 
lungo; balli dire* che volendo cantare dell* Artifìcio e indurrla naturale 
delle Ap? 1 Virgilio invita' Mecenate ad udire cantar di tal materia i come 
i& C0& grande e mirabile . 

Hsac rtMWt JUacenast afpice fartem 

tAdnùrania tihi lewou JpeUaada rerum t 

Ma^mimofM duca > tot'aifyie vrdìae gai^ 

iiorest &Jlndia* & Tefidos* ^ VréU dirtfflr. 

ASSIDUITA*. 

Ctm éipim* adla Sala 4jt S^zùn ad ì^idazza 41 "Hf^ SìffwK ■ 



U 



D 



Na Vecchia, la quale tiene con ambe le man! un tempo d'Orologio; 
ed accanto vi i uno Scoglio órcondato da un Ramo cU £den • 

ASTINENZA. 

Bi Ceftre Hjpa . 

Onna* c&e con la deilra mano lì fèrri la bocca • e con I' altra moftiì 
alcune vivande delicat e con un motto * che dica : 

NON UTOR N£ A fi U T A R. 

Y a Pec 



i7i ICONOLOGIA 

Per moftrare» che il mangiare cofe delicate fa ipcffoj efecilmehte pre- 
cipitare ih qualche errore % come P aftenerfene ià k mente più atta alla^ 
contemplatone » e il corpo più pronto alte opere della Virtù ^ e però dicefi 
cflcr I*Aftinenza una regolata moderazione de* cibi 9 quanto s* appartiene alla 
fanità , neceffità , qualità delle perfone 9 che porta alP animo elevazione di 
mente , vivacità d* intelletto, e fermezza di memoria » e al corpo fanità, co- 
. me bene moftra Orazio nella Sat. 2. lib. 2. cosi dicendo . 

Recipe nunc viSlHs tennis , qua quamaque feeum 
^ferat in primis , valeas bene , nam varia res 
Vt noceant Uomini credas memor illius efca^ 
Sjia fimplex olim tibi federit , ac fimal afjis 
àiijcueris elixa fimd canchylia turdis i " 

Dtdcia fé in bìlem vertem fiomacoque timidtum 
Lenta fèret pituita ; ^ides , ut paltidus omnis 
Cana defurgat dubia? ^iin corpus onuflum 
Hefiemis vitiis animum quoque pragravat una 
^tque affigit humo divina particdam aura 
oilter lèi disio citius curata foporì 
Membra dedit : vegetus prafcripta ad munta ftvrgit . 

FATTO STORICO SAGRO. 

DOpo eflerfi Nabucdonofor Re di Babilonia impadronito della Città di 
GerofoHma ^ fatti Schiavi que* Popoli $ e in rigorofa cuftodia ttretti 
i Principi della Città 9 e Figli Loro 9 Quelli ultimi confegnò alla educa- 
zione di Asfanez Prepofto de^ fuoi Eunuchi 9 imponendogli che i più belli) 
vigorofi 9 e che di fé daflfero buone iperanze 9 li dirigelTe per la via delle^ 
fcieaze 9 e pel buon fervizio della Regia Corte . Loro coltitui perciò in—j 
ciafcun giorno quello ftelfo vitto 9 e tmttamenti della medefima Tua Menfa. 
Tra più nobili Giovanetti Ebrei vi fi contavano Daniele 9 Anania 9 MifaeU 
ed Azaria . Daniel fi determinò di non volere guftai*e della Regia Menfa 
né di vivande 9 né di Vino 9 e pregò il Preporto degli Eunuchi 9 il qualc-j 
molto V amava 9 che da ciò lo voleffe difpenfare • Non volle Asfanez accudire 
al fuo defiderio a cagione dell* Ordine Regio ; perlocché Daniel rivolfe le 
fue preghiere a Malafar 9 alla di cui guardia 1' aveva raccomandato • Non 
fu Opetti tanto reftio 9 e fecela rìchiefta prova per dieci giornÌ9 dopo i quali fi 
mirò che Daniel 9 Anania 9 Mifael 9 Azaria fopratutti gli altri Giovanetti 
belli era:no 9 vegeti 9 ed ancora più pingui . Ottenne grazia appretto Dio la 
virtuofa Artinenza di Coftoro 9 e Loro comparti un' univerfale Scienza 9 ed a 
Daniello in particolare lo Spirito Profetico . Terminato il tempo dal Re 
prefcritto 9 furono a Lui introdotti 9 e fopratutti gli altri 9 i quattro Gio- 
vani furono cari 9 ed accetti» erommamente onorati • Z>4;»W cap. i. 



FAT- 



TOMO PRIMO. i7s 

FATTOSTORICO PROFANO» 

CAtone il Giovane pafTando per le deferte arene della Libia 9 e per il 
grand' ardore del Sole » e per le immenfe fatiche 9 iniieme col nunie- 
rofb Tuo Efercico da fete tale fu aifalito, che ognuno penfava morirTene . 
Per quante ricerche fqlTero fatte di poca acqua 9 non riufci trovarne ftilla» 
onde bagnare le inarridite fauci . Finalmente a gran forte uno de' Soldati 
ne rinvenne quanta fufBciente foflfe ad empierne folcanto la fua celata • Di 
ciò (bprammodo contento generofamente pensò fé privarne 9 ed al fuo Ca-' 
pitano offi-irla • Catone allora volendo all' Armata tutta moilrare 9 che men- 
tre i fuoi Soldati per fcte penavano 9 Egli non voleva elfere il folo ad ef* 
ler refocillato 9 e che a pari di Loro fapeva foflrire le anguftie 9 prefa^ 
dalle mani del cortefe Soldato 1' offerta acqua 9 tutta in terra la fparfe 9 
fenza punto gullarne • Cosi maravigliofo efempio di Aftincnza molfe io-j 
modo gli animi de' Soldati 9 che fenza punto Ugnarli profeguirono T intra- 
prcfo viaggio • Battìjla Fulgof. lib. 4. 

F A T T O FAVOLOSO, 

TAntalo Figlio di Giove 9 e della Ninfa Flotta 9 Re di Paflagonia 9 e^ • 
Avolo di Agamennone 9 per far prova di quanto poteflero i Dei 9 un 
giorno che in fua Cafa fi portarono 9 diede Loro a mangiare le membra 
di Pelope fuo Figlio . Giove per fevecamente punire quello difumano Pa- 
dre 9 non riputò pena maggiore che obbligarlo ad una perpetua Fame 9 C->" 
Sete 9 cof dirgli fempre avere innanzi 9 onde faziare e 1' una e 1' altra 9 
e doverfene necelfariamente aftenere . Fattolo perciò incatenare 9 ed im- 
mergere fino al mento in un Lago dell' Inferno 9 gli pofe accanto un' Al- 
bero carico di frutti 9 che fi allontanava fubit0 9 che Egli voleva mangiar- 
ne 9 e nella fteOfa guifa 1' Acqua 9 allorché voleva guilarne • Orazio nt? 
Sermoni 9 Ovvidìo nelle Metam. Iginio 9 ec. 

ASTROLOGIA. 

■ 

Di Cefare J^ìpa. 

DOnna veftita di color celeile 9 con una Corona di Stelle in capo . Por- ^ 
terii alle Ipalle le ali . Nella delira mano terrà uno Scettro 9 nella fini- 
lira una Sfera 9 ed accanto un' Aquila . 

Aftrologla 9 che è parola venuta dal Greco 9 fuona nella nodra Lingua 
Ragionamento df Stelle 9 le quali fi confiderano in queft' Arte 9 come ca- 
gioni degli effetti contingenti dell' Uomo 9 o della Natura • 

E dipingefi di color celefte 9 perchè nel Cielo danno fi-Te le Stelle 9 e 
di lafsù efercitano la forza loro 9 e per moftrare difficoltà delle apprenfioni 
per la tanta lontananza 9 le fi fanno le ali 9 le quali ancora fov'ente non ba- 
dano I e per quedo medefimo vi fi fa V Aquila • 

Lo 



174 ICONOLOGIA 

Lo Scettro dimoftra 9 che le Stelle in un certo modo hanno fpecie di 
dominio fopra li Corpi fuUunari {a) % e con quefto ri4>etto fono confiden- 
te dall' AftfoIog[o • 

DOnna veftita di (co!or ceruleo 9 poli' A^rolabìo « e C9n un Libro pie- 
no di. Steli e 9 e Figiu-e Aftronomiclie .9 ed un Qi»adfante9 ed altri Stro* 
«enti appartenenti all' Aerologia • Agli omeri avrà le ali 9 per dimoftnif 
re che Ella fta Tempre <col persero iplevato in aiItOf per (apere ed inteti- 
dere te cofe ce|efti f. 

\ÀfÌTologia . 

DOnna veftita di color cendeo ^ Avrà le ali agli omeri . Nella deftfa ma- 
no terrà un Compaio % e nella (iniftra un Globo Celefte • 
Vefteii di color ceruleo 9 per dimoftrare 9 <che qu^fta Scienza è pofta^ 
nella contemplazione de' Corpi Celefti • 

Se le dipinge il Globo Celefte col CompalTo 9 per t^tt proprio il fuo 
mifurare i Cieli 9 e f onfiderare le mifure de' loxx> movimeitti ; e le ali 
agli omeri ii pongono per la ragìope gii detta « 



FATTO STORICO SAGRO. 

Dlonigio Areopagita fu efperto e diligente OlTervatore degli Aftri 9 on- 
de per via di qutfta Scienza conobbe non eftere vera EcdiiTe nato» 
rale queir oicuramento del Sole accaduto nella mone di Noftro Signore^ 
Gesà Crifto ; poiché |a Luim allora effendo in oppolizione col Sole » c^ 
non in congiunzione 9 come quando fi fogliono fare gli Ecdiifi del Sole ; onde 
cibiamo : .Aid Deus tfOMra patìfjir • 4M tot4 Mundi machina ^ffolvkur . Gof 
zm TUz. i>mVp Difcori ^9, 

FATTO STOmCO PROFANO* 

SOfteneya Io Scettro dell' Inghilterra Eiuico VII. quando un certo Aftro- 
logo predifle fhf in i^uell' A^no doveva morire il Re • Giunfe allc^ 

orec* 



W" iP ' ■ U ■ f i I 1 |i ■ in 



[j] i^riftotele nel fecondo ^r Qelc 3 & Mundo dimoftra che il Cielo ha vera 
azione n^lle cofe inferiori per cagione del Moto , della Luce ^ e della fua in- 
fluenza ; e ne' Libri del^ Meteora tiene, che tutte le Virtiì inferiori fiano go> 
Ternate jlalle Configuraeioni fuperiori j e ne' LììM'Ì delle Generazioni afferma aie 
le Generazioni ^ e Corruziom' fi facciano per 1' acceiTo > e receflo del Sole nel 
Circolo obliquo ; e ne' Problemi al^gati da JPrancefco Giuntino riduce la Conr 
vulfiva degr Infanti alle »iam della Luna » 

^ Albert© 



l 



TOMO PR IMO. IT? 

Orecchùt di Enrico la voce , che Collui fparfa aveva , periocchè fettolo a 
iè chiamare I* interrogò fé dagli Aftri poteva nulla di eerto rilevare . 'Bjì' 
fy(& che si ; Dunque Tu , ripigliò U Re « con ccrtc2»a iài che in qneft* 
anno dovrò mancare dì vita ? certo che si foggìuafè 1* audace . E Tu fé- 
gul a dire Enrico, puoi iàpcre dove farai per iftanziare nelle prc^&me Fe- 
ftc Natalizie ? [ pmdiì giorni a quelle mancavano, ] Francamente rifpofe 
il pretelò Aftroìc^ che avrebbe paOTatì quei giorni con iòmma allegria in 
pn^ria Cafa , No ; gli diflè in tuono fcvero il Re , Tu non cogli U pun- 
to , ed Io fono migliore Aftrologo di quello eflèr Tu poffa , ed in confer- 
ma dì ciò ti dico che Tu ptflcni gli accennati giorni Feftivì tnglif<pial- 
lori delle mie Carceri. Ciò detto, immediatamente oomandò che a quel- 
le foOe trifportato . mme nd Comm. éOT ^tìata . EmhUm 104. m •#«/. 

FATTOFAVOLOSO. 

BE^^a il divino Ariollo un certo Al^ AllR^ogo,dÌcendo : 
Tredetto Egli fi dvea, che d' amù pieno 
Down morir aUaJìia M^ie ài ^no . 
Zi or ^ ha mejjo il eanto> Saracii» 
La pmtìt della ^ada mtU gola . 
*^iri<iiL Orlaai, Furiof. 



ASTRO- 



Albcrto Magno, feguftodol' optoiooe del Danufceoo , che ne' fuoi Aibrifmi «f- 
feiiCcc che i ^*tetu , e le infermità awengoao per la vwiaztoae e mutazione^ 
delle Scelle , dilTe : l>fttt Otator Qclt , (y terrn , C^m fuptr tlemtm biptuit , vt 
motu fMO fermoaeret, (cmmptrtt , ér eot^ervaret tanSa, 

Boezio ancora pare che dica lo (teiTo in quelle puole Ocmferft JUamemSa di- 
ffomt t ftd ai efera ftrficienda , ' ^ferìav pr fuftriora iìffttfat . 



17* ICONOLOGIA 

ASTRONOMIA. 

Iti Cefln Aip«. 

r — ^— ^i^« r ---~a^i^:Ì4 



DOnn» veftita di color paonazzo lutto ftellato , Col vifo rivolto al 
Cielo . Che colla deftra mano tenga un* Aftrolabio , e colla finiftra 
una Tavola « ove fiano diverfe figure aftronomiche . ■ ^ _ _ 

Aftronomla è regola , .che confiderà la grandezza * ed i moti de i Cor- 
pi fuperiorì , cioè i Cieli e tutte le Stelle . 

n Veftimento di colore paonazzo tutto (Iellato ne denota la notte * nel- 
la quale fi veggono più facilmente le Stelle , non effcndo elle riflelTe da I 
raggi del Sole, e perciò fi viene alla dimoftrazione più chiara del levarei 
del tramontare , e del moto di effe Stelle . Tiene il vifo rivolto al Cie o, 
effendocchè il foggetto di quefta figura , ih Tempre con il penCero ele- 
vato in alto per fapere . ed intendere le cofe celefti . 

Le fi da f' Afirolabio, perciocché con effo fi viene efattamente in co- 
gnizione delle mifure e diflanze dì tutte le figure de i Cieli . 

Tiene con la finiftra mano la Tavola fegnata con diverfe Figure Aftro- 
nomiche , effendocchè 1* AftronomJa [fecondo il parere d* Ifidoro, e d al- 
cuni altri] è molto differente dall' Aflrologia ; perciocché , quafi come Teo- 
rica, tratta del Mondo in univerfale , delle Sfere , e degli Orbi in particola- 
re, del Sito, del Moto, e del Corfo di quelli, delle Stelle fiffe . e degli 



TV M P R IMO. 177 

iÉ^trilofO;^ ckUa; Teorica deiPui^eci, degli Eccliifi f^MP ACTe'; de' Po- 
li /de' Cardini , celeiH » de' Clioit» o pioggie degli Emisferi % de' Circoli 
diverfi 9 degli 'Eccèntrici « de' Concentrici 9 degli Epicicli 9 delle Retrogra- 
dazioni 9 di)Acce4H9.dì.R4ce^9 de^.* RaptJi 9 e di Ut ri motil e'.Cirqhi de* 
moti t con mille altre cofe pertinenti a' Cieli 9 ed alle Stelle • 



ASTUZIA INGANN E V O L E^ 

Dì ecfore 9jp4 • 



! 



-' t 



DOnna veftita di pelle di Volpe 9 « Tarii di carnagione molto rofia «^ 
tentndo una Scìmia fotto il braccio, . . . . ^ . . ^ 




per tale . ancora è c<>no£:iuto • da £fop< 

vole 9 adoprato in quefto proposto molte YoUe • . 

Della Scimia fcrive Ariftotele nell' Iftorìa degli Animali 9 che è aftu- 
tiflima . - . 

La carnagione roflTa per detto del medefimo Ariti. lA. 4. de Tbyfignomia 
tap. IO. lignifica Aftuzia9 perchè il bollimento di fangue fempre : generaLs 1 
nuovi mollri nell' anima 9 facendo nell' Uomo il fangue quello 9 che la it 
fuoco nel mondo 9 il quale Tempre dando in moto confum» tùtte^le ^ofò^ ^ 
combuftibili 9 avyicinandofi ad elfo • . ' 



.... . • ♦ <• 



F A T T O S T O R I e O S A G R O; 

TAmar rimandata alla paterna Caia da Giuda 9 dopo la morte di- Her e 
di Onan Tuoi Figli « che erano ftati dì lei Mariti 9 e fapendo che Se« 
1^ altro Figlio di Giuda era crefciuto 9 ed a Lei^ da Lui non & attendeva 
la promelTa 9 che fatta le aveva di concederglielo in Conforte 9 in occafione 
che Giuda fi portava in Tamna9 depofteile Vefti. Vedovili 9 fi poie ieduta 
. in niezzo alla Via che a Tamna conduce . Vedutala Giuda 9 la credè Me- 
retrice 9 e però la richiefe di feco giacere . Domandò il prèzzo Tamar ; le 
promife Giuda un Capretto 9 ed in pegno le confegnò V Anello 9 ed il ba- 
ftone che in mano teneva • Quella goduta 9 fé ne partì . Tamar in fua Ca- 
fa tornata 9 riprefe gli abiti di Vedovanza . Mandò Giuda 9 fecondo la Con- 
venzione 9 da un fuo Servo il Capretto 9 ma Tamj^riion' fu' trovata 9 e inter- 
rogata la Gente del Luogo 9 diffe ivi non efler iTata Meretrice alcuna . Do- 
po tre mefi fii accufata Tamar al Suocero ^ Giuda per cffef Hata fcoperta-j 
incinta . Comanfiò Egli che fòfle^ data alle fiamme . Condotta al Suppli- 
cio Tamar mandò 'ài Suocero l' Anello 9 ed il baftone 9 dicendo che da qnel« 
lo 9 di Cui erano i p^ni 9 aveva conceputo . Allora Giuda accorgendofi 
eflfere Egli quel defTo 9 e che la Nuora ciò aveva operato 9 perchè dato non 
gli aveva in Conforte 9 come era in parola 9 il fuo Figlio Sela 9 riijpofe : EfTa 

Z è più 



17» ÌCONOLOGJA 

h piùgiufta, cK me» perchè Io attenuto odo le ho quello dovevo. Pupeit* 
ciò I&ei^i au a Lei Giuda più non fi accollò. tTme/. c^. 38. 

FATTO STORICO PROFANO. 

ALIorchè Perfeo Figlio dì Filippo Re di Macedonia» ambiziofo di cìn- 
gerfi. le tempia del Pacemo Diadema- 1 pbfe Con frode in lofpetco al 
Padre Demetrio fuo Fratello « per maggiormente precipitarlo fi fervi di 
Dida» che era allora Pretore della Peoftìa . Qyefta. che attutiffimo e_> 
pieno era d' inganni * atTunfe I* impegno 1 e per meglio 'riurcirvì « procura 
ufinuxrfi nella Bioiigliarità di Demetrio 1 onde dail*^ animo fuo trarre tutti 
i fegreti 1 e fpisre wni fuo più. recon^to peilGero > Accadde 1 come il ma- 
ligno pcos&.-Cedà Demetrio alle finte amorevoli efprelTiom « gli confidò^ 
tutto il foo interno k cede ancora a qualche perfida fua ìnfinuazione *■ che 
crmpiamente oolorita » ed in altro lume nppréfeacata il foTpettofo Regnan- 
te* cagione fit clie i* infelice Demetrio Iblìe tatto imociAcemente morire . 
T, Ziv. Decada Sjitrta lib, io. cap. io> 

F A T T O F A V O L O SO. 

T^Tvwlùtofi ,ì{ Sole dì Leucotoe Hglìa di Orcamo Re di Achemenia* e 
X* di fiurinome * non potendo trovar^ modo» onde di Lei liberameate go- 
dere « iipendo che ^^S^rc Eurìnome ienza Ciputa di alcuno erafi per non 
>ò dove dalla Reggia partir^ % finfe il di Lei aJpetto » e lo finfe ia modo» 
che da tutti per cale cret^ta « fi portò alle Camere dì Leucotoe > che an- 
ch' ElTa per tate la (Umavd . Liceoziatì i CorcìgtanL tutti» dilTe volerò 
colla Figlia fola rimanere . R che elètto % ad onta anche fiia « di Lei fi 
codette» anziccbè^ la quietò ìà mòdo» che con Efio accudì a farlo cre- 
dere fiia vera Madre . La frode peraltro ebbe il £10 caftìgo » giacchi ac- 
cortafi. delle Qiefie vifite », e fcoperto il Vera Clizia Soreliz di Leucotoe « 
che ardentemente del Sole era accefa « mòfsa da gelosia « rivelò il tutto 
al Padre* che per ubbidire alle Leggi Sabee * fece viva fotterrare la de- 
lincate F^ia ^ Fu incoroprenfibìle il dolore del Sole » é mofso della di 
Lei mortv a pietà* la trasformò aell' Albero dell^ Incedro. Ovmd* Meum^ 

». 4. 



AVA- 



TOMO PR t MO4 m 

AVARÌZIA. 



Donna vecchia pallida * e magra.» cjvt. nell' aQ>etto moftri alEiiuu» 1 t-t 
malinconia . Accanto arri un Lupo magrillifflo . EtTa a guìTa d' Idro- 
pico avri . il Como molto grande * le fopra vi terrà una m^mo » per légo» 
di dolore * e coir altra tenga una Borfa legata e Itrecca 1 nella quale miri 
con grandilBina attenzione* 

Il Lupo* come mccoota Crìftoforo Landino 1 ^ Animale avido « vo* 
race * il quale non folamence h preda aperta dell* altrui « ma, ancoa oon-lf 
aguati ed inlìdìe furtivamente 1 e fé non è fct^rto da* Paflori « o da* 
Cani ) non cefla fino a tanto che il Gre^e rimai^a mono * dubitando 
fempre di non avere preda abbaltanza . Cosi I* Avaro ora con frode ed 
ingaitno * ora con aperte rapine toglie t* altrui « né però può accumularci 
tanto 1 che la voglia fia fìzia» 

EKpingefì a guifà dell* Idn^ico ; perchè « ficcome quello non ammorza 
mai la fete pel bere « ma l' accrefce ; cosi J' Avarizia tanto crefce ncU' U*< 
mo t ^nto crefcoDO ì Tefori ; però diCTe Ofaaìo nelP Ode 2. Ub. «. 
Crefcit ììubdgens fii Jiììu bydrùps , 
Tiee fitimfdlit, ufi tonfa morbi 

Za Fiigerit 



Ilo ICO ^ LO a I A 

tt^trìt vems^ & aquojks albo 

X^orùkre langfm. "^ ' 

E S. Gregorio ne* Morali 1 4. cosi dice anch* Egli fopra di ciò \ Omnis 
.Avarus ex potu fitim midtìplkat 5 qni cum ea 9 qui& appetU adeptus faem 9 ad 
obtinenda alia amplim anhelat • £ Seneca ancora : ^varo dee/I y tam quod 
babet 9 qrutm quod non babet • 

La magrezza del Lupo denota l' iniziabile appettito dell* Avaro 9 c^ 
1* inconveniente tenacità della roba che poflìcde . Onde Dante nel primo 
Capitolo parlando dell* Inferno 9 cosi dice i 

£d ha natura sì maln)agìa 9 t ria 9 
Che mai non empie la bramofa voglia 9 
E dopo Tafto Da pia fame che pria • 
Si fa colla Borfa ferrata 9 godendo più nel guardare i danari 9 cornea 
cofa dipinta per diletto 9 che in adoperarli come utile per necel&tà9 e^ 
molto a proposito mi pare in quella occafione P Epigramma di Monfignor 
Barberino Chierico di Camera 9 ed ora meritiflimo Cardinale 9 di nobiltà 
e valore fpecchio ed ornamento al Secol nollro . Creato Pontefice con_9 
nome di Urbano Vili, mentre fi riftampava quella Opera a* d. d' Agollo 

Vt parcas epìbus t tìbi quid non parcis an unquam 

^ugendi cenfus terminus unm enti 
befine divitias fidvo cumulare metallo . 
^ Tam tìbi deeft 9 quod habes 9 quam quod habete neqms • 

Sldd tamen obdwras toties 9 quid 9 Tontice 9ja£ku ^ 

7{onmft qtd fmgi ejl 9 poffidet tdlas opes » 

Tu mihi dives eris 9 qui neqno tempore patos 
utimm egeas^ Tontice 9 femper egesì 

avarizia» 

DOntìi mal veftìta, fcapigliata, e fcalza . Nella deftfa mano terrà ìxtlH 
Rofpo» e con li fimftra una boria ferrata. 

L* Avarizia è uno sfrenato appetito d* avere t comie dice S. Agoft. lib. 
•». de lìbefò utrhitrhi che non ccfla mai di coprire cori groffo velo il vifo 
alla Ragiorte , e con difufata forza fpezza il freno della Temperanza , e 
non avendo ritardo a Virtù alcuna » trafmuta i cuori pietofi in crudeli i 
e fi fi -uriiverfai guaftatrice delle Virtà . ■[ . ^ ^, 

Confine I* Avarizia principalmente in tre cole, prima ui defiderare 
riiìk del convenevole la roba d' altri, perchè la propria ftia' intiera; e pe- 
rò le fi dipinge il Rofpo nella deftra mano , il quale tuttocchè abbia», 
grandiflima copia delk terra* della qtàle fi pafce, nondimeno fcmpre 
teme , e fi aftiene da quella , deflderandone fempre più . 

Cònfifte fecondarianiente in acquìftare , "per vie indirette più dì quello 
che gli conviene, non avendo riguardo, non folo atiifagi e incomodi (an- 

\.i. irrr—i /;-_^ \ «.<• >JI« ikM^nna «vita . rhi* nerh fi rannrefì^nfA^ « 



idLSùui 



mai 



TOMO PRIMO. i»i 

mdl Teftitas (capigliau» e (calza; onde il Petrarca ntì Sonetto ij^S. co- 
A diflfe* » 

Come P ^varo% che in cercar te faro 
Con diletto P affamo difaeerba . 

Ultimamente confitte in ritenere tenacemente le colè lue ^ e perciò fi 
rapprefenta nella borfii ferrata . 



^Avarizia • 

* 

SI dìf^ge dagli Antichi Tantalo, in un Fiume coperto dalP acqua fino 
alla gola 9 su quale fopra la tefta pende un Albero carico di firutti 9 in 
modo » eh* Egli non poifa arrivare con le mani ai frutti « per faziar la 
fame » né al Fiume per fmorzarfi la fete » fecondo, il detto di Orazio 

Tamalus à labris fìtiens fugìetuìa captai Flumma ; ^ 
con quel che fegue 1 e fimilmcnte Petronio Poeta 9 , come riferi(ce Pierig 
y alenano nel lib. 3;. nella parola pedes^ cosi dice 9 

2lec tibie Inter aqnas 9 nec poma patentia carpit 

Tamalus infelix 9 qnem fua wta premtmt . 
lAvitis hétc magni facies erit omnia late 9 

Slui tenet 9 & ficco concoqnit ore famem . 

.Avarizia m 

DOnna vecchia veflita d' abito rotto e ilracciato in più luoghi . SaHl 
magra 9 e di color pallido . Terrà colla mano deftra una Tanaglia 9 
ed all' una delle Gambe avrà un Ferro fimile a quello de' Schiavi 9 colla 
catena in modo 9 che lo ftrafcini per terra 9 e còlla iiniltra mano s' appog- 
gia ad un' Arpia 9 la quale ftia in atto di lanciarfi • 

Avarizia è immoderata Cupidìgia e Sete di avere 9 la quale genénu» 
nelP Avaro Crudeltà 9 Inganno 9 Difcordia 9 Ingratitudine 9 Tradimento v e 
io. toglie in tutto dalla GiulUzia9 Carità 9 Fede 9 Pietà) e da ogni altnL^ 
.Virtù Morale 9 e Criftiana . • • 

Vecchia fi dipinge 9 perchè non folo regna più 1* Avarizia ne* Vecchi 9 
ma fi chiama Madre di tutte le fceleratezze s è Claudiano nel Libro fé-* 
condo Stiliconis9 di Lei così dice • 

•/rfr primim fcelerum Matrem $ &c. 
Il vefiimento rotto e ftracciato ne dimotlra i che tanto negli animi 
^Lvari poflfa quefia diabolica Pelle < che quello !cbe 1' Avarizia rubba agli 
altri 9 lo toglie anche a fefteOa ; onde nelP IftefTa abbondanza 1' Avaro ri* 
mania più povera di ogni mendico « Perciò Orazio nel primo Libro delle 
Pillole » dice • ^ 

Sempet .Avanss egee ^ 

V eOTer 



tiz ICONOLOGIA 

L* efier «nagni e p^lida 9 altro non dinota 9 che It continiu 9 ed ìnù^ 
ziabile fame 9 per la quale gì' infelici inclinati all' Avarizia continuamente 
fono tormentati . 

La Tanaglia 9 che tiene colla delira mano moftra9 die ficcome detto 
Stromento ftrìgne 9 e tira Tempre a fé 9 cosi è 4a perverfa natura dell' em*^ 
pio Avaro • il qvale non lafcia mai occafione9 che non faccia il medefimo 
effetto 9 fion guardando né (tato né condizione di qualfivoglia Perfona*. 

Le & dipinge accanto P Arpla-9 eCfendo il vero (imbolo dell' Avarizia % 
perciocché Arpia in Greco fuona rapire • 

Il Ferro e la Catena alia Gamba nella guiCi^ che abbiam detto 9 denota 
I' Avarizia eflfere fchiava non folo della r«ba9 ma ancora de' Demoni 9 
come teftiiicit S. Paolo 4ul Epbef. taf. %^ % & ai (ulop.taf. |. dicendo t 
^varitìa efi UoUmm fenri^us . 



•Avarizia • 

DOnna pallida 9 e brutta con capelli negri * Sarà macilente 9 ed in abito 
di Serva 9 e le fi legga in fronte la parola TrXSros 9 cioè Pluto 9 il 
quale fu creduto Dio delle ricchezze % Sarà cinta d' una Catena d' Oro • 
traendofene per terra gran parte • Moftrerà le Mammelle ignude piene di 
latte 9 ed avrà un Fanciullo quafi di dietro 9 magro « e di ilracci non at>- 
baftanza veftito 9 che colla deftra moftri di fcacciarÌ0 9 per non dargli il 
latte delle Mammelle 9 alle quali avrà la man iiniftra in atto di tenerle^ 
llrette . 

Pallida fi dipinge 9 perchè l' impali idifce il contìnuo penfiero di accu- 
midar Tefbro 9 con -appetito infaziabile di fare fuo tutto quello 9 che é di 
altri 9 fenza aver riguardo • o a forza di Leggi 9 o a convenienza di ibrte 
alcuna • 

E' ancora la pallidezza efietto di timore > il quale ila lempre abboin^ 
dantismo nelle vifcere dell' Uomo avaro 9 non fidandofi d' alcuno t e mol- 
te volte appena di fé medefimo 9 per la gelosia che ha di non perdente 
una minima particella di quello che polfiede « 

L' abito tervile e fozzo 9 e la catisna d' Oro acconcia nella maniera j 
che dicemmo 9 é fegno manifeifto dell' ignobile e vii fervitù dell' Avaro • 

La Scrìtta della fronte t ci dichiara^ che PUomo avaro in tutte Ic^ 
Xue azioni fi fcuopre per quello che è 9 né fi va celare in alcuna cofa •. 
E per offervarfi quello coftume ne' Schiavi 9 fi moftra la condizione degli 
Avari 9 miedefimamente Schiavi della ricchezza • 

La Catena ^di Oro che fi tira dietro « ci moftra 9 che i tefbrì e le^ 
gran facoltà 9 a Chi ben confiderà ^ fono pefo faticofifltmo 9 ed impaccio 
molto nojofo ^ ed il Fanciullo fcacciato 9 moftm che non vi è alcuno ve'- 
mmente Avaro ^ che non fia infieme crudele . Ed eOTendo la Maeltà di Dio 
folita d' arricchire più T uno che 1' altro 9 acciò non manchi V occafiene 
di pperare viituofamente in tutti li fiati 9 fecondo la vocazione di eiafcunos 

i' Ava- 



TOMO PRIMO. i^i 

P Avaro pervertendo quell' ordine 9 piuttofto lafcia marcire con ingordi dif» 
iegm quello che ha % che adoprarlo a fovvenimento de^ Bifbgnoii • (a) 

FATTO STORICO SAGRÒ/ 

PEr la troppo awanzata fiia eri noti poeendo piilt reg»re Sanrael ai 
non ordinari pefi 9 che con fé porta 1' effere dt GiutdKe % pensò fsx 
cofa buona in foltituire per Giudici al Popolo d'' Ifraele i Tuoi dne Pigiir 
loel « ed Abia . Defraudarono però colloro le belle (beranze del giullo 
Padre ; giacché tirati dallo sfrenato appetito di accumutare dovizie % fov- 
vertirono la Giuftizia ^ e folo fi. regolavano a norma degli opulenti rega- 
li t che Loro preientati venivano. MolTe ciò ad ira . 1' -Ifraelinco Popolo a 
(ègno 9 che congregatofi fi portò dal Vecchio^ Samuele % redamando contro 
P avarizia de' Suoi Figli » e chiedendo che ^i fi deflfe un Re » Non Ter- 
virono le rimoftranze dell' affitto Samuele 9 volle Chi gli comandafTe con 
Regia autorità • Privati cosi: i due ingordi della dignità loro 9 il Popolo del- 
la libertà 9 provarono qual frutto produca, la cieca Avarizia . i • de^g cap. $• 

PATTO STORICO PROFANO. 

MArca Grada ricchifiimo 9* e avariflimo^ tra. tutti gli Uomini 9 febben 
col fuo avrebbe potuto* fpelare tutto l* Efercito Romano 9 elTendo 
mandata contro a.' Parti 9 diede eilremi ieg^nt dt avarìzia. • Di che Èitti i ne-^ 
mici conCipevoli 9^ aftutamente fingendo timore 9 fuggirono 9 lafdando il 
Paefe abbondantiflimo dt ogni (brte di preda 9 ma pienO' ancora, di ' aguati • 
Incorfe dunque il Cieco $, per la. cupidigi& di predare 9- incautamente nello 
infidie 9. e attorniata da' nemici ^ perde con grande infamix tutto P* Eferci- 
to 9 e per non venir vivo nelle mani de*^ Barbari' 9 fi^ fece uccidere da. un 
fuo Servo • Fiigli poi tagliata la Tèlla 1 e polla ìq un Otre pieno di oro 9 
e dettog^li.. AvelH fcte dell' ora» or bévi delL' oro . iAjlolf. Offic Star. lib. 
3. cap. j. FATTO 



\ 



«• 



C tf ) Dipinge r Avarizia il. P. Ricci • Verno vcaèh col capo poperto , nel cui vr- 
fihtefuo fimo ài^nd molH Xcfpi .. VonOft dalla Hocco, una juamUi di denari . Tenga k 
mani' giùnte in fegno di riverenza . Som l piedi^ avrà um Compajfo^ Alianti di Lui 9| 
i un /Stare ^ ove- vi fono certi Idoli y e quantità di denari ^ e ^e^.. I>a: un» parte «f 
fa il Vento eòe fe§a. Dalt altra, un- /Ubero /radicata^ le ctd radici fono rivolte in^ 
li ^ Vecchio- > perche ite^ Vcicchj. damma, più 1" Avarizia .. Col capo fcoperto > ^ 
colle mani giunte ia atto* di riverenza- > adorando gì' Idoli e denarì'fud' un. Alta- 
re j. perchè r Avaio h- odorator dell' Oro .. I Rofpi- perchè al dire de' Naturalifti 
Iona iniziabili di terra , e molte ^ate- noa* mangiano- per tema che non manchi 
loro. la. terra • Vomita, dalla, bocca, denari » in legno che il mift roAvaro > che in« 
-giuftamente ha divorato tafite tìUbtAt ia vita.^ nella mòrte a: forza di' fiam- 
' me- e- tormenti: le vomicerìr » li Compafla fotta a^ piedi. ^ per dimoftraxe che que« 
fio. viziò fi allarga per tMo • IL vento che- foffia di lato ^ dimo((ra che l' Avaro 
vanamente ft affittica* 9 e i fuoi peflunt fudori fono diffijpati al vento^ L' Albero 
fvelto. colle redlci ih. alto», perchè i*' Avarizia è radice , Fonte 4 Principio ed 
Orìgiiae di tutti i mali •. 



i84* .ICONOLOGIA 

F A T T O F A V O L O S O ; 

VEdendofi^Piraiho.Re di Troja afTèdiato da' Greci «né potendo fapere 
qual eii'to aver potefTero le Armi 9 pensò ad ogni peggio in (alvo 
ridurr^ il Tuo piccolo Figlio Polidoro 9 con regnandolo nafcoftamente a Po- 
linneftore Re della Tracia 9 unitamente con un ben ricco Tcforo . Fu à 
Priamo 9 ed alla Tua Famiglia 9 e a Troja tutta poco anzi nulla favorevole 
la forte • Il che prefentito da Polinneftore 9 Tpinto dall^ avarizia che Jo do- 
minava 9 ftabill impadronirii del Teforo. datogli in cuftodia da Priamo 9 ed 
uccife il piccolo Polidoro 9. gittandolo in balla dell' onde • Lo ributtò il Ma- 
re fui Lido 9 e fu quel Lido dove a cafo P afflitta prigioniera Ecubi 
Madre del Fanciullo paOTeggiavai deplorando le fue fciagure. Vidde il 
Cadavere 9 riconobbe chi era • E' inefplicabile quale affanno fi aggiungeffe 
ad opprimere il fuo Cuore . Pure lo foppreflTe 9 perchè fubito meditonne 
la più alta vendetta. Per la libertà che concefTa le era 9 fi portò dall'em- 
pio Trace 9 finfe effere del tutte- ignara 9 e domandandogli con pacifico 
volto del Figlio 9 gli dìfle che aveva neceffità che folo con Effa fi portaffe 
ad un certo fito 9 ove ripofto aveva un Teforo 9 e che a Lui confegnar 
lo voleva acciò lo cuftodilTe per il fuo Polidoro. Si rallegrò Polinneftore 
a fomiglievole avvifo9 e più che di buon grado fi lafciò folo condurre 9 
dove la vendicativa Ecuba lo defiderava9 e dove nafcoile aveva alcune^ 
Schiave Frigie • Appena giunto 9 anfiofo di vedere le ripofte richezze » 
più che in fretta di quell? fece domanda . Allora Ecuba ìiato il fegno alle 
Schiave 9 gli fi lanciarono infuriate addofib 9 e dalla Tefta gli cavarono 
gli occhi 9 e privato ancora lo avrebbono di vita 9 fé accorfi non foflfero 
i Traci a foccorrere il loro Re % che fino al Cielo aUava le ftrìda • Qn)^ 
vid. Metam. lib, ij. , 

r 

AUDACIA. 
Af Cefare ^pa. 

DOnna veftita di roflfo 9 t verde • Avrà la fronte torbida 9 ftando ìn^j 
atto di gettare à terra una gran Colonna di marmo 9 fopra alla qua- 
le fi pofi un* Edificio . 

L'Audacia è contraria alla Timidità 9 ed è vizio di Coloro 9 che poco* 
confiderano la difficoltà di alcune' grandi azioni ,9 e troppo delle Loro forze 
prefumendofi 9 fi avvifano di recarle agevolmente a fine . Però è figurata 
per una Giovane 9 che tenti colle fue forze di mandare a terra una ben^' 
fondata Colonna • 

Il veftimento roflb' e verde fignifica Audacia 9 come anche la fronte^' 
torbida ; cosi dice Ariftotile De T/jyfiognomia cap. 9. 



FÀTTO^ 



ro Ma PRIMO. 

PATTO STORICO SA.GROi 



l%% 



COre 9 Datan » ed Abiron vedendo foller att (opra il Popolo d^ Ifirael* 
le i due Fratelli Mosè 9 ed Aron 9 non contenti di elTcre ftati da Dio 
diftinti 9 e fcelti a fervirlo nel Tabernacolo 9 temerariamente affettarono 3 
Primato 9 e per privarne di quello gli Accetti a Dio 9 fi follevaroho con« 
tro di Ei& • Non fi vide però reftare impunita la di Loro Audacia • Giac« 
che adorato prima Mosè V Altifiimo 9 parlò al Popolo 9 e difle che fi fé- 
gregaffero dai Tabernacoli degli Empj|9 e veduta avrebbono qual pena era^ 
DO per fubire i temerari • In htxì rettati Eglino foli colle Loro ramiglie^ 
non cessò appena di parlare Mosè 9 che ajpertafi la Tcrrag immediatamente 
li divorò co' Tabernacoli e fingole Loro loftanze • T^imer. caf. iH. 

PATTO STORICO PROPANO. 

Tolomeo Figliuolo del valorofo Pirro 9 non degenerò punto da qucU* 
animo intrepido del Padre 9 come dimoftrò fotto V Ifola di Corfb 9 nel 



derio di gloria ; perciocché ipiecandofi con pochi dai fuo Esercito 9 dove 
era attendato 9 fcalò le mura di Sparta 9 e quivi aCfalito dalle Guardie % ien- 
2a potere eflfer foccorfo da' fuoi 9 fii miferamente tagliato a pezzi « 
GìufUn. lib. 25. 

PATTO FAVOLOSO. 

* ' . • ■• * 

I Figliuoli di Titano Uomini di prodigiofa fiatura 9 e perciò detti Gigantt9 
ebbero ardire di dare 1* affalto al Cielo 9 per rimettere il Padre Loro ne| 
Trono 9 che da Giove era flato ufurpato; ma Egli fiilminoUi tutti 9 e tutti 
fé celi perire fotto i Monti Olimpo 9 OSz^ e P^lio 9 che da Loro erano fia^ 
fi ammucchiati V uno fopra V altro» OvvìL Met. iib. ì. 




'* 



A ft 



.i 



lIUGUi. 



i»tf ICONOLOGÌA 

AUGURIO BUONO 

I 



UN Giovanetto > ctie abbia una Stella in cima del capo . In braccio ten- 
ga un Cigno « e fia veftito di verde i colore che lignifica Augurio . 
^rciocchè 1* eri)e quando verdeggiano « promettono buona copia de' frutti. 
Pietro Valeriano nel 44. libro dice , che quelli , che anticamente ope- 
ravano gli Angurj , confermavano che la Stella è fempre fegno di proipc- 
rità e di felice fucceffo . 

Del Cigno diETe Virgilio nel primo dell' Eneide . 
7{i fritta ^dug^mum vam doaare "Paretoes^ 
*AJpke bis Staos Ittames temine Cygms. 
Vaò a noi Cristiani non è lecito credere ule vanitit degli .Auguri • 

FATTO STORICO SAGRO. 

Egnando nella Sede di Pietro Gregorio il Grande un certp di Lui "Dir 
. fcepolo Pietro denominato , più volte veduto aveva pofarfi fopra_s 
la di Lui Tefta una candida Colomba ; da che ne rilevò certo prefagio dì 
fua Santitli* e ravvisò che Io fleCTo Spirito Santo in quella figura al SaiUo 
Pontefice i fuoi voleri ifpirava. Il che comunicato da ^tco Difcepolo 

agli 



R 



TOMO PRIMO. 187 

ftgli Awerfarj implacabili di Gregorio 9 che non tndafciavano occaCone^ 
e ne' Tuoi Scrìtti 9 e nelle Tue OperazÌQ9Ì di fienmente attaccarlo ; e ve- 
dendo che alle fue parole non predavano fede 9 Loro dilTe : Dal mancar 
che vedrete di quefta mia Vita # arsome^itate 9 (e il fallo vi raj^re- 
fenti • Sapeva Pietro che rivelando il i^gr^to « doveva morire % ed in^ 
fatti di lì a pochi momenti 9 forprefo da un accidente 9 fpirò • Se atterriti 
per ciò relbffero i Nemici di Gregorio non è dii^icile P immaginarcelo ; 
e Q^elU ilefli che fino allora Io avevano avuta e in difprezzo ed ìil^ 
odio 9 furono i primi a decantarlo degno di ogni vei;Lej:azicvie e ripieno ài 
Santità. Mand. lib. 6. 

FATTO STORICO PROFANO. 

Dlfcorreva Rom<^o preiTo la Palude di Capri al jfuo ££ércj[to ^ che &i« 
tento lo (Uva ad afcoltare , In quello mentre Jforfe improvvifa tem* 
pefta t fi udirono terribili tuoni 9 ed una fojita iiel>bia tol^e 4ag;li QQ;hji de* 
Saldati il loro Re 9 che non fu più veduto • Allo fpaventoTo Turbine (egut 
tofto si chiaro e riiplendente giorno 9 che i Romani prefero da ciò otti- 
mo Augurio 9 tanto più che da' Senatori fìi loro detto eifere Romolo in 
denfa Nube al Cielo afcefo 9 e collocato * tra' Dei • Si confermò nelP animo 
de' Soldati un cosi fatto avviib 9 allprphè un certo Giulio Proci4o« Uomo 
tra I^oro di grande autorità 9 aOTerl di aver vedutQ (lomolo r^)ieno di Mac- 
ftà9 e di Celefte Splendore 9 e .che ad Eflb aveva cosi pvlajtò . Va ;i'jniei 
Soldati 9 e di JLorp 9 che i Dei vogliono 9 idù^ la mia Ronu fia C^jpo del 
Mon<^o • TU. Lh. lib. i • 

• 

FATTO FAVOLOSO. 

■ 

MEntre Menelao Re di Sparta co) Tuo Fratellp Aganfennone^ e cqo^ 
poderofo Efercito verio Troja s' incamminava a racquillare la rapi- , 
ta Confbrte 9 trattet^uto da improvvifa calma fu coflretto a fermarli nel 
Porto di Aulide 9 quivi fece fare folenne Sacrifizio a Giove 9 e mentre inr 
tenti tutti (lavano a pregare Iddio.per io buon ejGto del loro viaggio 9 apparve 
un Serpente di grande eIlenfione9 che circondato un Platano» al;zò verib 
la cima la fpaventoTa Teda 9 e divorò otto Ai^ellini clie nel loro nido fi 
(lavano • La Madre di quelli fvolazzava intorno il crudel(e Serpente 9 che 
aftutamente 1* attefe 9 e prefe il giufto punto 9 onde Éar fuo parto ancor 
Eflfa • Stupivano i Greci delP accaduto 9 ma 1' Arufpice Calcante a Loro 
volto diife 9 che prendeflfero in buon augurio ciò che avevano veduto ; 

f giacché i nove Animali divorati indicavano che alfine dei nove anni TroJa 
arebbe caduta in loro potere . Maggiormente fi confermò la fperaiiza 9 nel 
mirare dopo quello il Serpe cangiato in marmo. Verificofli 1* augurio • 
Vinfero i Greci ; cadde Troja ne] decimo anno dell' :^edio • Ówfd. Me^ 
tam. Ub. i2« 

A a 3 AUGU- 



r> > - 



tU, reo NO LO G r A 

' A U G U R I O e A T T I V O . 

' Secondo U medefima opmwe é 

UOmo vecchio » veftito del color che hanno le foglie 9 quando P albe- 
! ro da fegno di feccarfi. In mano terrà una Minella 9 e per 1* aria 
dalia iioiltra banda vi farà una Cornacchia • 

U color del veftito dfisioilra 9 che il cattivo * Augurio fi ftima 9 cho 
venga per ia vicinanza di qualche fopraftante 9 come le foglie degli àrbotr 
ri 9 che perdono il colore 9 quando il tronco perde la virtù • 
Della Muftella 9 diOe 1* Alciato •. 

^gicqtdd agh 9 Mtifiela tìbì fi occwtat 9 (mittt : 
SigfM mala hac fortis befiia prava gerJt. 
Il mèdedmo lignifica la Cornacchia 9 però ditk Virgilio nella Bucolica ». 

S£pe finiflra cava pradixit ab ilice Comix . 
Si potria ancora porre in luogo di quefta il Barbagianni 9 il quale fecon* 
do Ovvidìo è Uccello apportatore in ogni luogo di triilifEmo Augurio • 

FATTO STORICO SAGRO^ 

REgnava Ocozia Figlio del perfido Acab fopra Israello 9 allor che Egli 
cadde da' Cancelli del fuo Cenacolo 9 che aveva in Samaria 9 e gra« 
vemente infermoifi • Mbindò Nunzi perciò a confultare Beelzcbub Dio d* 
Accaron 9 fè vKTuto farebbe o nò » In quello medefimo tempo I' Ange- 
lo del Signore parlò ad Elia 9 e gli comandò 9 che' andando incontro agli 
Spediti da Ocozia 9 Lorp diceOfe 9 ^ il {le ricorrer^ doveva al Dio d* 
Ifrael 9 e non a Beelzebub 9 e che fé al vero Dio ricorfo non foflTe 9 non 
farebbe forto vivp dal Letto 9 in cui giaceva • Efegul il comando Elia ; toiv 
furono indietro i Nunzi 9 fignificarono il trxAo Augurio ad Ocozia ; il qua- 
le immediatamente fpedì 9 per avere nelle fue muni EIia9 un Comandante con 
cinquanta Guerrieri . Qyefti rinvennero 1* Uomo di Dio 9 che ibpra le cime 
di un Monte fi ila va ; il Principe gli ipiegò la volonrifc del fuo Signore • 
é gii diflTe » Uomo di Dio 9 fcendi dal Monte e vieni al Re • Elia allora : 
ie Io fono Uomo di Dio 9 fcenda dal Cielo il fuoco 9 che Te confiimi ed 
i tuoi • Appena difTe 9 che improVvzfo celefte fìioco circondò gì' infelici e 
li cohfunie • Non vedendo ritornare alcuno Ocozia « fpedl altro Capit^o con 
altri cinquanta SoldUti : ed a quelli avvenne la lleCfa mifera forte de^ primi • 
Mandò ancora Ocozia il terzo Principe con il feguito di altri cinquanta Ar- 
mati ; Giunti al luogo dove era Elia 9 il Principe fi gettò à' fuoi pie- 
di 9 fupplicandolo ad aver pietà di Lui 9 giacché vedeva che il fuoco aveva 
confumato i fuoi feguaci . U Angelo del Signore parlò ad Elia 9 e gli dif* 
fé che andafiie con elfo al Re . Ubbidì Elia 9 fi portò al Re d' Ifrael 9 e 
gli annunciò che dal letto non fi farebbe àlr<tt09 perchè aveva mandato a 
confultare il Dio di Accaron 9 come fé in Ifraelo non vi folTe il vero Dio ; 
Yeirificoffi ? Augurio ; mori di li ^ non molto Ocozia • 

FATTO 



» I 

FATTO STORICO PROFANO. 

Furono già i Romani Gence di ridicola (iiperftizione ripìerat é quaado 
veniva qualche mal Augurio % o qualche prodigio pra»de % come nel 
Cielo Stelle nuove » o d' inufitata grandezza % neli' aere vapori acceC » d 
fulmini che percoteflfero i Tempi » Psuti ftravaganddi Animali ec.dubitan» 
doccfaè non folTerD prognoftici di qualche grave danno alla Repnbblicat fecon* 
doHCchè da quei lor Sacerdoti ne era dato avvertimento % dopo di aver pla- 
cato coi Sacrifici V ira degli Dei 9 iblevano fiu-e i Lettiftenìi % facendo ften«» 
dere e apparecchiare dei Letti ne' Tempj » fopra dei quaK erano pofte le 
Statue degli Dei « e in mezzo di quefti « delicate vivande % le quali erano 
divorate da fette Sacerdoti deputati a quelle Solenniti» detti perciò Epulo- 
ni ; e cosi credevano riparare ai mali imminenti Auguri • T. Lmo . . 

FATTO FAVO LO SO. 

t 

AScalafo Figlio del Fiume Acheronte « e di Ofiie Ninfe delle Acque 
Stigie palesò a Cerere che Proferpina aveva mangiati fette grani di 
una melagrana nell' Inferno » onde le tolfe fperanza di riavere Pn>ierpina 
fua Figlia 9 che colii era la andata a cercare 9 perchè Giove aveva promelfo 
di farglela reilituire a patto, che non aveflfe mangiato co(à alcuna. Sifcie*- 
*gnò tanto la Dea per quelP avvifo datole da Afcalafb9che fpruzzandogli'il 
Vifb coli' acqua del Fiume Flegetonte 9 k> cangiò in un Gufo animale^ 
notturno 9 che ovunque fi fa fentire 9non fi prende per niente favorevole 
Augurio • Owid^ Jdaam^ lib. 5. 

A 1/ G ir RI o. 

, ^T^eìtà Cediglia di' ^dftano / fé^»*'f Òeutiff i' 

f 

* • • , 

UOmo in piedi » che rifguardi im Ucqello i che t'óla per aiia 9 e con.^ 
una nrano tiene il Lituo auguriaie 9 il quale eiRi afta verga incurvata^t 
della quale 9 /cosi dice Gellso al aap. 8.^ de! lib, 5^. litms tfi wrga brew% 
in pane qiì^ Tobu/bùr eft inctwvus % ^ ^ugHfti utuntw ^ 

E con eifo gii Auguri fedenu defignavano i techpl agli Uccelli 9 (fi cui 
Cicerone h menzione nel Kb» iw di DivàmioHi: fi^'i litims iflc v^kr • tjpèod 
ilariffimtim efi nifigne auguratus 9- mute vobh efi traihm % ncmpc ta tf^muìm te» 
giones direxit^ tum cum Vrbem condidii^ &c, 

V Uccello che vola per ark di notte # come gli Auguri 9 e P offizio 
deir augurato appreso x Romani rice verno i nomi dai gefti degli UccelU9 
conciofiacofacchè dal canto e gefti» nel volar loro oCCervati 9 019 in quefta 
e ora in quell' altra, parte 9 da Coloro che erana deputati a cotal Sacerdò^ 
zio» eraQO foliti d* indovinasi » cioè jquelli» che fi preparavano ad alcuAa 

cofa 



ipo /CON 0,L G I A 

cofa pubblica « o dì partire fuori della Cittì « ovvero che voIelTero efer^ 
citare bene e drittamente aicim Magìilrato > al quale eflì erano deputati^ 

AURORA. 

UNA Fanciolla aJaCa * di «^ incarnato • con un muto gt^o indole . 
Avrà in mano una Lucerna Eitta ali* amica accefa . Starà ■ federe^ 
fòpra il Pegalò Cavallo alato * perchè da Omero in più luc^hi ella à 
ctuamata ( HpoitoMTTXos ) die vuol dire velata di giallo * e ficeome not* 
EuAazio Commetxatore dì Omero nel 3. lib« dell' OditTea • e Virgilio sei 
fuoi Epigramì dice . 

OfCMiim troce» veUmiw fdgau lìtpàt . 
£d Owidìo nel }. lib. de arte amandi nota il color incarnato dicendo . 

tfec Cephéus rafia prida pudenda Dea . 
E il mcdelimo Euftazìo nel luogo fopraddetto dice , che Ella va in fui 
Ovallo Pegafo per la velocità 1 e perchè 1* Aurora è mplto uuia de* 
Poeti » e detta gli fpìriti a* capricj ingegnofi e piacevoli . 

Glovanetta alata per la velocita del fuo moto ) che toQo fparìTce . Dì 
coI<»' incarnato ( d ) con manto giallo , Nel braccio iìnilhxi un cefisllo 
pieno di vari fìorii e nella llef&i mano tiene una Fìaccoletta aeceià » e col- 
la delira (pai^e fiori. 



1^ « ^ Si dipinge di colore incaraato , perchi 1' Aurora altro non i che il 
primo rofleggiare , che tanno ì raggi del Sole ut Oriente , quando comiaciano 
a Spuntare nei noOro Gmifpero . 



TOMO PR IMO, iji 

AUTORITÀ*. O POTESTÀ*» 
2)i Ct{0rt i(sp«t 



UNa Matrona i che fedendo fbpra nna nobil Sedia > £a veftita di abito 
ricco e fontuofò i fregiato tutto di varie gioje di grande Aima . Col- 
. la defln mano alzata tenga due Chiavi elevate . Colla £niflra uno Scettro* 
e da una buida vi fieno Libri « e dall' altra diverfe Armi . 

Si rapprefenta Matrona s perchè V età. matura ha io fi propriamente^ 
Autoritiii onde Cicerone nel Libro de SenelìMet dice ; ^ex auem Sene- 
Batìs efl ^nlìoriust e poco dopo £bggiunge: tìoBet SeneBns bonorata prafer- 
tim tantam oit^hritatem * «t m pUnis fit * ^m ottntes volnptatci • e ciò prin- 
cipalmente per la prudenza e moho Capere > che in fcOa fi ritrova i di- 
cendo la Sagra Scrittura in Giob. al cap. -i z. in ^Antùpàs cfl fapientia • &• 
in multo tempore prudcatia « onde avviene che : t4d parendim Juwnes » ad 
imperandnm Senes fiat^ accomodati » come dice ¥lut. in PC>1. 

Si dipinge fedendo » perchè il federe è proprio de' Princìpi > e Magi- 
ftrati , per U qual atto fi mofira Autorità * ed infieme Qyiete e Tranquil- 
liti dì animo » perciocché le cofe , che ricercano graviti * nonfi devono 
trattare) fé non con matura feflìone ; cosi avviene ne* GiudiW* i quali 
avendo Podefti ed Autorità di decidere « alfolvere » e condannare % ciò 

fan 



xg^: IXQ N LO C.t A 

tìon poDTono legittimamente efeguir» per fentenza , fé non Cedono* come 
dice la Legge s. ,§.\rà hotamm f. qms orda in bon. pojf. fen>. 

Si vefte di abito pompofo e rìfpiendente * perchè tale è Chi ha Pode- 
fti fopra gli altri nei cofpetta degli Uomini» oltre che le vefli e pietre 
preziofe per fé dìmoftrano Autorità , e Onore in Chi le porta . 

Le Chiavi denotano 1' Autorità e Podeflà fpirìtuale » come beniflìmo 
Io dimoftra Crifto Kollro Signore * e Redentore , quando per mezzo d* effe 
diede quella fiiprema Autorità a S. Pietro , dicendo : Et tibi dabo Claves 
^egni Calorum > & quodcumque Ugaveris fitper Terram * erìt U^atum & Pt> 
CiSis » & quodctimque folveris fuper Terram j mt foltitum & in Ctdis , Matth. 
tt^. i6. 

Tiene dette Chiavi nella deftra , perchè la Podeftà fpirituale è la prin- 
«ipal« e più nobile dì tutte le altre , quanto è più nobile V Anima del 
Corpo > e non è alcuno » che non fia Suddito a quella del Sommo Pontefice 
Vicario di Crifto in Terra . il quale : Dicitwr htéere platitudinem Vot^atìs * 
fecondo il Canone al cap. ^ fé fiit 2. q. 4. 

Tiene alzata la delira colle Chiavi elevate al Cielo i per dimoftrare che ; 
Omms potefias a Deo efi . fecondo 1' Apposolo S. Paolo a' Romanzai cap. i j. 
Però gli ammonifce » che : Ornnis ottima potejìaiihus fablimioTÌbut fiédita ftt . 

Lo Scettro nella JInìftra « moftn V Autorità e Fodedà temporale i co- 
me per feltelTa è cofa nota a tutti ; ed t Libri , e l' Armi « che le fono 
dalle parti ( per ^ quefta Immagine più univerfale ) 1* un lenificato di- 
noltra P Autorità delle Scritture e de' Dottori j e l'altro delle Armi, le 
quali & pongono alla fiaiilra * pel detto di Cicerone ; Cedam ^mn Toga, 



AZIONE 



TO MO P R I MO, 
AZIONI VIRTUOSA^ 



tn 



UOrao di eil vìriTe « dì belfiffimo arp«to , « cbe fc partì tutte del cop- 
po fnno corrìfpoodenti ad una proporzionata bellezza . Avrà ctrcon* 
dato il capo da chiarì e rìipléndemi Raggi Cmili a quelH di Apollo» co 
me anco da una Ghirlanda -dì Amaranto . Sari armato* e fopra all'armatu- 
ra porterà il Manta detto Paludamento* che lìa d' ora , Colta delira ma- 
no terri un* Afta- rotta, e ìl rimanente dì efla daHa parte del ferro» fi 
■Tedri nella tefta dì un bruttìffimo e fpaveitteviJe Serpente , che fia ìn_» 
terra morto, e colla finitlra con belliflìma grazia tenga Mn libro» e fono a do 
de' piedi , aJ ^ile pareA ali" accorto Pittore i lerrà vni tefta di motto t 
Mólte fono le azioni umane; ma io intendo di rapprefentare la virtuofa» 
T parr ìfo l am ic nt e quella -detic -Icttefc > e lieHe armi, le-^u»!*, e 1* una 
e P altra rendono 1 Uomo limolò ed iniftiortale . 

Si rapprefenti di età virile, perciocché tra I* altre cti «flendo qoefl» 
ift Ibmma perfezione ( come narra Arili. lib. a. Rettor. ) facilmente con 
eSa $ viene allji vera cognizione e operazione della Virtù . 

, II beIIìlIimo> aipetto. corrifpondente a tutte le parti del corpo con prò* 
porzionata bellezza ^ ne dimoAra che. la giocondità che ^appare nelP afpettoi 
<1qÌì^ Uomo beilo» il» iodiaiojdcUft MUà fimil« a quella, che iì vede tà 



194 reo NO L G f A 

fìiori ; Gratior tfì ptdchro vemens e corpore virtus , dice Virgilio nel $. dell* 
Eneide 9 ed Ari^ nel i. dell' Etica, Exterhra ìnAcant interiora ; onde ne- 
ceiTammence ne fegue % che anco le azioni (iano belle e Yirtuofe . I chi- 
ari e rifplendenti Raggi 9 che gli circoodaiio il capo % ne denotano 9 che 
ficcome il Sole rìfplende in tutte le parti % ov* egli gira 9 cosi 1' Azion 
virtuo(k fa che V Uomo fia chiaro e riiplendente 9 ove la fama fua vola 
colla (onora tromba 9 fedfamatn extendefe faliis $ hocwrMis opus 9 dice Virg. 
sei decimo dell^ Eneide • 

Glifi cinge il capo colla Ghirlanda d' Amaranto (tf)) perciocché que- 
llo fiore non perde mai il Tuo vivido e nativo colore 9 e colto fi confer- 
va e fion infracidiice mai 9 anzi quantunque (ècco 9 bagnato con acqua ri- 
viene nel Tuo primiero (tato 9 e fé ne fa Ghirla^a nelP Inverno . Plinio 
lib. 2i« cap. 8* Simile è la natura dell' Uomo vj|tuo(b 9 perciocché non.^ 
folo non degenera dalle belliflime qualità lue, 9 ma fqparata l' anima dal corpo » 
le fue chiariflime azioni refiano e fi confervsmo a perpetua memoria 9 
eoa quella fuprema bellezza e gloriofo nonie 9 che |5a poffibile maggiore • 

Si rapprefenta armato 9 e colla dcftra mano tenga 1' Alla rotta 9 nel- 
la guifa che abbiamo detto 9 per denotare che il Virtuofo colle azioni 
ilie é Tempre contrario 9 e combatte continuamente con il vizio fuo per- 
petuo inimico 9 che per tal fegno dimoftriamo lo ipaventevole Serpente 
morto 9 e paifato dall' Alla ; e però con tal dimoftrazione 9 facciamo chia- 
ro che non bafta alla perfezione della Virtù il volere 9 fé non fi mette in 
€fecuzione9 onde Cicerone x. de off. Hominìs vinus in aSionc confifiit ^ e 
Seneca de Ven. yirtus non reciptt fordidum amatorem . 

Il Manto detto Paludamento ( & ) d' oro fignifica 9 che l' Azione virtuofa 
è difficile da operarfi per Chi vive ad ufo di Artefice 9 e a Perfòne meccaniche» 

Tiene colla (inillra mano con belliiGma grazia il Libro 9 eflfendocchè l'e(er- 
cizìo si delle lettere 9 come delle armi» per elTere e i'uno e Paljtroprjnof* 
p^ di tutti 9 fa r Uomo illuflxe e (ampio • Onde il Petrarca nel Sonetto 84* 

• • . « • il nofiro nuda è ^mUo 
Che f4 per ffli Vsmifii immolali ^ 

£ nel Capitolo terzo della. Fama • 

Oh s* Oicqmfta ben pr^ffQ altro che (P arme . < 
Tiene j(btta il piede la Tefia di mocto per; dimo^rare 9 che I* Azion 
wtitoià. fempce vive % e mentre dureranno i iè^li e le fcritture vivrà eter- 
Aam«Ke z onde Plauto SOLA VISiTUS £XP]^R^ SEPULCI^R^ . 

j . : . . 3ÀtJLO 

Qa^ L* Amaranto yicQe aitriiaentl detto fior /di VfclIutOs ed anche Fior 
di Gr^na;, produce le f rondi uguali al Bi^filico ììagj^i^rc^^ i .)^Ì94.(pÌ[t£9)« > e 
di ardenuf&mo color Cremefioo v ■ « . • 

alcuni 

cofa 

privati , , . 

ibn(^ imefi^ fotte ^ftan0mèÀ^Fyllaaélenia^^€ 4Ml'^ni'ÀicJ|id^ dÉ^ "S^kàm t 

4bd Saittdamciiti fiano Onumcntìéiiikttri • 




fitO* ^<u Cifm Orlmli. 



' rovaire di volto allegro, e rubicondo . SaA coronato di 
Mirto . Avi! intorno Suonatori dr vari Iftrofflcim mf 
ficali, e fi dipingerà in atteggiamento di muover ooB_i 
leggiadria i piedi , e di moftrare graziofaraentf C0K»j. 
finiSri Olino un mazzo di Gigli, legato con un fottiM- 
fimo laccio,. Abbia apprcffo una Tortora. 

ConOlie il Ballo, lo Danza , in un leggiadro e artig- 
doC) movimento del Corpo, e pai» con ordine tempe- 
rati al fiiono i' Ultomentì Mufical! . T™,m.r„ Crowii 
1 Greci 1' ebbero molto in pregio , come dicono Tommalo uinoM. 
neUa Tua PiMza Univerfale Difi. 45 , e Goffredo "-i™"™ "' T„.~'" 
bretto delU Mitologia dell. Mufe rV- e.d,Thcfc.. =,W"»™»ti^«2' 
aver fortita la Eia origine colla creazione del Mondo, dagli »°^™=°''f''~ 
Stelle e de- Pianeti? cioè dal Loro andare e ritornare con "f^ °^ 
dine a- med.limi luoghi, quafi iutreccUITero carole >''' ^™7'n„1n enim 
«i. Traile Mufe Terficore è riguardata '<>">= P"'"'"?;""/",?"'^^^ 
del Ballo. Da alcuni fi vuole che i primi Inventori del Ballo flino lUa 
i Satiri, ed altri ne attribuifcono il ritrovamento a Bacco , e dicono eh. 



Bb 



f^5 /CONO LOG tJ 

con ^efP Arte riportaflfe vittoria degl' Indi , e de' Lidi Popoli beHicofU& 
limi é In quanta ftioMt appreso gli Antichi il BaVp fo(& 9 Jbafii il confiderare 
che in Delo cola (agra e folenne non li celebrava $ che intervenir non.^ 
vi dovedero i Danzatori « I*Coribanci in Frigia Io avevano per rito di 
Religione • I Cureti in Creta per mezzo de' Salti onoravano la Madro 
degli Dei . Ne* Sagrifizj fi ufava dagli Etiopi • Egizj 9 e Sciti ; ed i Brac^ 
mani Sacerdoti dell' India nella cerimonia di adorare il Sole « in faccia a^ 
quello dalla mattina alla fera s* impiegavano falcando • In TelTaglia era in 
tanta riputazione il Ballo 9 che i Capi e Prefidenti del Popolo erano ono- 
rati col nome di Saltatori . Ed il gran Filolbfo Socrate 9 quello che dall' 
Oracolo di Apolline fu ^fichiarato 11 più favio di tutti gli Uomini» tuttoc» 
che di avanzata Età fi foCCt % non giudicò a fé (convenevole il prender le- 
zione di Ballo 9 e fecondo Senofoàte Egli annoverò la Danza fra le gravi 
difcipline« Platone nel fecondo delle I^eggi chiama la Danza piacevole « 
gioconda 9 e dono degli Dei ; e nomina Perfona inerudita Colui 9 che co«- 
gnizione non abbia né intelligenza di Eflfa • 

Si figm^ Giovane il Ballo allegro 9 e rubicondo 9 per efTer tale Eferd-» 
2Ìo proprio de' Giovani 9 e per elTer la Gioventii Età inclinata all' alkgrez* 
2a 9 ed al moto 9 ftante il fervore del fangue 9 che pare faccia forza allo 
vene; ed eflfendo il moto caufa del calore t quello le trafparifce nel vol- 
to 9 unicamente col piacere 9 che nell' animo prova • «Ed i Età che pik 
dell' altre ci fofpinge a feguire ciò che è di maggiore allettamento a' fenfi : 
Senfibus vduti navi utimw. D. Aug. lib. i* Solilo<}. cap. 4. Pur troppo non 
folle cosi ! Pur troppo non fi abbandonaflfe in balla delleg in apparenza lu^ 
iinghevoli e chete 9 ma in effetto oh come fallaci 9 oh come terribili onde 
de' piaceri t la Nave de' fenfi noilri! Incauti Nocchieri 9 fé bbcn noto ci fia9 
che il Porto » dove ridur fi deve quella noftra Nave 9 è in feno al Sommo 
Bène 9 che oe 1' affidò 9 lafciandola nuUadimeno traQ>ortare a feconda de' 
contrari venti 1 tardi ci accorgeremo dove andrà a romperfi ed affondare. 
Siano pertanto ben avveduti i Giovani 9 che non abborrifcono fimile 9 dirò 
ancora non condannabile 9 Polizia del viver civile 9 di non lafciarfi fedinw 
re; e che l'ufo di un innocente piacere a Loro non apporti delle confe* 
guenze funefte • Non fono Io cosi fevero 9 che af&tco condanni P ufo del 
Ballo. Vi è ttmpm faltandi Ecd. 3. ; ma T abufo che fé ne fa 9 è quello 
che detefto • Reilo ben perfuafoi che come fono da feguirfi-gK Studj delie 
gravi Scienze indirizzati a coltivare % ad ornare lo Spirito 9 nella ilviOfa^ 
^uifa trafcurar non fi debbono quegli Eferciz; 9 che atti fono a formare 9 
e ben regolare il Coipo ^ ConfelTo che la Danza conrenice a maraviffiia^ 
a dare un' aria difinvoka e naturale 9 ad ìrpirorc una certa tal qua! de-* 
cenza e politezza elleriore defiderabile 9 e direi qaafi necefiaria 9 nel com-<> 
merzio della Vita : Conofco quanto bifogni , all' Uomo il foliievo : Bigqtàes^ 
^ luius in Vita nec^aria. Arili. Eth» 4. Ma pur troppo fi fa convertirei 
Puf^ del Ballo 9 che farebbe ih fc un piacere n:>n reo 9 in un abbandona-» 
mento ad una molle rilalfatezza % e fi fa divenire Miniilro di non innocenti 
prattiche e di priv^. inceiuio^^u • Le Donne in par.icQlgr/ oon prendono il 

Ballo 



rO MO PR ì MOi ^ 19> 

BiJlo'per itleggefbaeiìto delle domeftiche cure • ma piottoftò pef foddt^ 
«fazione di loro vane voglie % e allo meno per V ambizione di fare aequiftì 
colla loro leggiadria e venuftà • Avvertino però di non meritarfi * che 
Loro fi dica j ciò cheolTervò SalulHo In bello CatìL parlando di Scmpronta# 
Dama di nafcita» e del Canto e del Ballo più del dovere feguace; P/i*-. 
lefe% &^ fabare degamlus^ tpam mcefsè ifi proba\ Leggano « e riflettano^ 
ricordo del Poeta Teocrito • 

.y$s wrO'% Capelh$ ^ ^Molke faUare^ 
THe finti in yos Ukcus mcmfisit.^ 

Del foverchio feguire fimili diletti» Tentano ciò che ne dice Ovvidid 
nel fecondo de' Rimedj di Amoi% • 

Encrvant anìmos - Cuhar^^ -CantUfque -j Lir^quc 
^t vox 9 & nnmerìs bfoehia mota fius , 

La Corona di Mirco che porta in Teda denota il piacere che fi efì^e* 
rimenta nel Ballo» ed è proprio ancora a fignificare» che nelle Danze per 
l^più fignoreggia la rilaiciatezza e la lafcivia 9 della quale è figura Vene- 
re 9 a Cui è confecrato il Mirto ; e la ragione che ne adduce Pierio Va- 
leriano lib. 50» fi è 9 che eflfendo queft' arbofcello di tutti il più delicato . 
e vago a vederfi9 si per il perpetuo fuo verdeggiare 9 come ancora perla 
figura delle S'ondi 9 e per la fragranza dell' odore 9 che tramanda 9 a Vene« 
e» come Dea delle altre piìi delibata e bella9 veniva propriaa>ente confacrato • 
Telope per avere eretta a Venere una Statua di pullulante Mirto 9 fi acqui-* 
fio la grazia di quefta Dw*a9 e col fuo favore avendo nel corfo vinta Ippo- 
damia ottenne di quefia le bramate nozze • Nicandro nel fuo •Al^farmaco 
vuole che Venere nel famofo Giudizio di Paride foflfe coronata di Mir- 
to 9 e che perciò quefta Pianta fia eftremamente odiata da Giunone 9 e da 
Pallade . 

Per li Suonatori che gli ftanno d' intorno fi fpiega 9 che a feconda 9 ed a 
tempo de' Muficali Iftromenti 1^ arte vuole obligato il Ballo 9 e che fenza 
queiii di verun pregio farebbe la Danza » ed anzi ridicola e caricata fa-^ 
rcbbe la Perfona» che 1^ efercitafie • 

Move con leggiadria i Piedi 9 per elTer quefto il fondamento dell* Arte% 
che confiile in un ordinata regola di gefti e movimenti del Corpo • 

Molina di avere nella finiilra mano un mazzo di Gigli legato con un fot* 
tilifllmo Laccio» per denotare nel Giglio» Simbolo della Pudicizia » quanto al'* 
la confervazione di quefta aver fi debba V occhio in confimili Fefte di ftre*-* 
pito» ed in qual periglio fi trovi » (piegato nel Laccio » efprimente 1' In- 
ganno occulto . Oh quante volte accade che col folo penfiero di follevare 
i' oppretfo (pirito » fi va a fimili giocondi ridotti » e lo fteflfo fpirito ne ri- 
mane anzicchè alleggerito » più mefchinamente affannato » ed immerfo in 
ia nuove vergognofidime cure ! La troppo favorevole occafioae di mirare 
un bel volto » un artificiofo fguardo ^ un leggiadro portamento di vita » 
e la faciliti di guftare il piacere » che al cuore tramanda [ per lo più però 
avvelenato ] la morbidezza di una bianca mano » più di un Ercole riduce 
avvilito apprelTo la fiia Jole» 

Si pone 



1^9 fCùh/OL G r A 

8i póne f oi il ' G^lio «lelk ' diaiiÀ ibfiftra^ pierdiè ficcwa » femyl» §H 
antichi pflTervatori » la mano deftraf è fegno di bene % e la (iniftra di ma}c> 
onde fi legge nella Divina Scrìtcura : Cw Sapiemis in dexteraj^us t 0* cw 
^ ijtr 



i in firn/ira tìiìns. SceL io. Cosi intenda moftrare che il Ballo in fò è 
cofa indilG^ente t ma che V Uomo 9 il quale fi lafeia cra(pertare dal fénfb* % 
ciocché eflEer potrebbe non< colpevole % il fii tale divenire • Bdendo fta^ 
to oppofto a Teodoro Ateniefe 9 Uomo dottiamo 9 non eSer uioita dafo 
fue legioni alcuno Scolaro degno di Lai * argutamence- ril|)ore> 1 ciò accadere 

{>erchè i fuoi Scolari colla mano iinittra rìcevtvMO^ ciocché Egli col* 
a^deftra Loro porgeva. 

Della Tortora cosi Pierio Valeriana nel lib. 22. ét^ fuoi Geroglifici » 
fecondo la traduzione del P. Figliuccio 99 Io trovo che appreflfo quel Fi« 
M lippo % il quale lafciò fcfitti auruni argomenti 9 e concetti in Greco 9 che 
99 P Uomo Ballerino 9 e dato al fuonare le piffi^re 9 è per la Tortora fi* 
91 gnificato 9 e non altra cofa . Imperocché u è ritrovata che Ella maravi* 
99 gliofamente fi diietta del fuono delle PiUere 9 e Contamafe 9 delle quali 
99 fentendo il concento 9 dicono che fa certi movimenti incompofli 9 t va 
99 immitando quelli che ballano . E che ancora per quel canto fi alletta 9 
99 e fi tira nei lacci e nelle infidie 9 e coal & prendi: . ^ 

FATTO STORICO SAGRO* 

NEL ritomo f hf fece David colP Arca del Signbre alla Città di Sion- 
ne 9 tutto feftofo e lieto 9 tra giubili del Popolo Ifraelitico 9 e tra 
più ftrepitofi fuoni , noQ cefsò mai di ballare innanzi la (tefs^ Arca in oao* 
re di Dio. Giunto alla Città 9 ne fu da Miehol Figlia di Saul ingiuftamenr 
te riconvenuto 9 effendo troppo ragionevole la cagione 9 che lo voleva fo- 
prammodo allegro e feftevoie 9 allorché fi trattava di onorare il Dio degli 
Eferciti 9 il quale la fincerità del cuore di David (bmmamente gradi 9 e^ 
Miehol ne fu da Lui punita 9 non avendo dappoi generato più Figliuoli . 
2. de B^ CUP* 6. 

PATTO STORICO PROFANO, 

I' Salii in Roma erano Sacerdoti di Marte 9 cosi detti dal faltare nel por- 
. tare gli Ancili , L^ Aneile era uno Seudo (K Metallo tenuto dai 
Romani in gran venerazione 9 perchè dicevano effer caduto dal Cielo al 
tempo del Rq Numa con una voce fentiea in qucll' iftante 9 che promette- 
va 1* imperio del Mondo a quella Città 9 che lo tenefse e confervaflfe • 
Onde i Romani per gelosia che non foflfe rubbat0 9 ne fecero fare undici 
altri nella medefima forma tanto fimili 9 che non fi ricono&efTero dal ve-^ 
ro 9 mefcolati col quale li tenevano nel Tempio di Marte 9 fotto la cufica 
dia prima, di dodici y poi di ventiquattro Sacerdoti eletti dalla prima Nò« 
t»Ità 9 e ÌTommamente ftiinati 9 detti Salii , Qiiefti nel Mefb di Marzo vedi- 
ti di Tonaca dipinta 9 con corfaletti 9 portavano per la Città detti Scudi 9 

e baUan- 



rO M PRIMO, T$^ 

e ballando) e percotendofi con certi coltellini fitti appofta per fimile ef- 
fetto ) cantavano una Canzone i at fine della quale veniva nominato e re- 
{ilicato il nome del Fabbro Mamurio « che li aveva cosi maeftrevolmcntc 
avorati i per confermare a' Pofteri la fua memoria • Ìo ricompenfa dell' ope- 
ra j e dopo Lui Giano, e tutti gli altri Dei» e- Dee principali i eccetto 
Venere « della quale non era lecito fer menzione . Vollero poi gì* Impe- 
radori che vi fi aggiungelTe ancora il nome Loro . In quei giorni ■> che gli 
Ancili erano portati attorno , fi facevano continue fefte e conviti folenni 
per tutta la Città , chiamati Cene Saliari . Fcj?». Dhiùfio ^Micamajfeo lib. a. 
7*. ZJVM lA, I. 



Ni 



FATTO FAVOLOSO. 

EI Bofchi dì Tefsaglia fopraflava agli altri Alberi in forprendente ma- 
_ il niera un* annofa Quercia fagra a Cerere t ed in quella Q^tercia era_i 
racchiufo lo Spirito di una Ninìui alla Dea delle Biade al fommo cara. 
Le Driadi perciò « a cagione di onorare e il Nume e la Ninfa) I* avevano 
cinta di diverìe corone , e per fix^ e all' uno e ali* altra colà la più, 
grata « circondavano unite I* Albore i intorno a quello leggiadramente bai- 
landò . Fu quetta la Quercia ■ che Erilittone di propria mano volle atter* 
rata ; per il che ne fu fevcramente punito con un' infaziablle ^me . QV" 









»o« reo NO LOG r A 

BATTESIMO. 
9^ 7.. f , fincata Ricci H» Q« 



UOmo Yeftito dì verde r tutto fienosi Gemme . Terri in man» nnjfc 
Vaiò dì Oro l' con che yerH acqua dentro un Bacino . Stari in pfed» 
fopn una Pietra , o Safe . Sia avanti ad ElTo una Porta » fbpn U quale.» 
è una Corona* e da una parte ttn ramo d^IfTopa. 

Il BattcfÌBio è un lavamento efterìore del Corpo^ » fatto fotta la forma 
^Ite parole prefcritte . Coti dice it Maeflro deIle<Senten. Difi. ;. 

H Battemmo 1 dicono Dimafcenolib. 4. capi.* e il Dottore Angelico Snt, 
t>Ht. 4. 7. I. art. i.« è quello pel quale riceviamo le primizie dello Spì- 
rito* e principio dell'altra V^, acciò ^.^. ,4oi regenerazione» fuggciloi 
cuftodla « ed illtuninazione . 

Fu figurato qucfto Divin Sagramento * per quelle acque vagheggiate d« 
Ezecchiele 47. * che ufcivano di fotto la Porta in vcr£> *I nafcente Sole * 
eh' ombreggiava la Porta dell' Oriente del Panidìfo : £t converti me ai por^ 
tam Domus « ^ ecte Mfut egrediehiPititr fiaer Umen Domm ad OrieiUem . 
Kè fia poflibile falvarl! niuno, fé non iàrà lavato in quefte acque benedet- 
te del Battemmo * ove fi riceve la Fede * e vis* infonde la Grazia * e la.^ 
Carità * dìvifando cosi il Salvatore : 7{gi ^kìs tCHotHf ^trit tx *d^ 1 (^ 
Spirk» SoHQt t «0» pote^ intnirt m H^^mm Dtì^ 

Tanto 



roMóPkiMà. ioi 

Tanto vale il Battefimo 5 dice il Gran Padre Agoftinoi /># ftwV. "Bapt. 
i& Mah. de Cot^. Dift. 4. cnm tantum dato pef un Uomo di poco valore » 
quanto per un' Appòftolo 9 non eifendo né di quello 9 né di queftò 9 mo^ 
fli Crifto Salvatore .Fu battezzata» dice lo fteffo» ibidtm la Carne di CnV 
fto % qual* era fenza colpa » per dame efempio d' immitazione } quanto' piò 
ifì dee battezzare la carne di un Oomo morto pel peccato 9 per evitarci 
I* eterna pena ? / - '^ 

Avete ricevuto % per lo Battefimo 9 dice Ambrogio de mitiandis fudìhus^ 
ì candidi veftimenti % acciò vi fofle d' indizio effcrc ipògliati de* mondani pia-^ 
éerÌ9 e di peccati 9 e vettirvi le vefti d'innocenza. Senza penitenza 9 dice- 
Io fteflb p4p. Epili, ad B^m.% £0x10 i doni 9 e la vocazione dr Dio 9 perchè^ 
la Grazia non richiede nd BatteffmP né gemito 9 né. pianto l «è altro 9 ma^ . 
la, foia Fède 9 e tutte le ahre cofe dona graziòftmente . 

Muore al, Mondo 9 e nafce al Signore quello che riceve P acqua del Sa»** 
tp Battefimo 9 ricevendo 'ad unióni nuc^va Vita.; e còsi diciamo; 

Si mtmdh marìtut Divinò Fónte renafcens , ' ? 

'^ Fitque nùvui Vitéi.9 quijepelkttr atptat 

Tion fimt fraudati Sacro' Baptìfmate -Cl/rifli't 

Fons quibus ipfa fui Sangmnis unda fidt • 
£t quidqiad Sacri frrt mijlica forma Lavacri % 
la totum impicci gloria Martyrii . 

E^ il Battefimo uno de' fette Sagramenti della Santa Madre Chieia 9 à 
H primo e necelTario alla alla falute 9 iiiituito da Crifto Signor Noftro 9 quando 
JEgli volle elTere battezzato da Qiovanni 9 e battezzarlo ancora 9 fantifican- 
do le acque del Giordano 9 iiifegnahdo a^ Santi A'poftJàli di ufarlo* e pre- 
dicarlo anlentemente 9 quando Loro difTe : Funtes ergo . docete omnes Gentes^ 
èaptizantes eos ìn 'Hpmtìié Tatris 9 & FHii 9 d^ Spiritrts Sanili . Matth. 1 8» 
V. 19. 'Grandiflìmi fono i doni 9 che riceve 1* Anima nel Battefimo: e pri- 
ma vien monda dalla macchia originale ; quindi tiene il Vafo di acqua 9 
che verfa9 in fegqo che faifi per mezzo della lozione 9 e del buttar l' acqua 
fui capo del Battezzato^ alla maniera 9 che volle fi faijcfle a Lui il Salva- 
tore da Giovanni . Sta veftito col ricco veftiraento di color verde » ador- 
no di tante gemme 9 perchè' da povera che è 1*. Anima e malveflita 9 per 
la macchia del peccato originale 4 fi r^nde* bella 9 adorna 9 e ricca di Vir- 
tù 9 riceve la Fede infufa 9fignificata'peril verde della Speranza 9 e Carità9 
andando infieme quefte Virtù . 11 ramo dell' Ifsopo 9 che è erba valevole a 
levar le macchie a* veftimenti 9 facendo queft' effetto il Battefimo 9 che è 
la bafe di tutti di altri Sagramenti 9 per riceverfi la Fede in Lui 9 bafe 9 
fondamento 9 e foltanza di tutte le altre Virtù 9 per fondarfi tutte in Lei t 
fenza la quale niiina fé ne riceve ; ed il Battefimo fi dice bafe 9 perchè : 
Baptifmus e/i quafi bafìs totuts Catholic£ difcìplinx . La Porta 9 che il Battefi- 
fiio comunemente da' Santi Padri chiamali Janua omnium Sacramentorum . 
La Corona 9 che vi è fopra9 ombreggia il Regno de' Cieli 9 al quale non è 
pofiibile entrare 9 fé non per quefU Porta felice di si eccellente Sagramento. 
^^ Ce Alla 



io> rCON L G r A 

Alla Scrittura Sagra . Il Battefinio fi rapprefenta ìn forma di Uoma ric- 
camente veftico t delle quali ricchezze parlò Salomone "Pro Zi Zì,^ ditem di- 
ligeatetme, ricevendoli la Carità , i.' acquai che butta col Boccale « perfen 
gno * che monda le Anime dalle macchie * allegorizzando cosi Ezecchiele c.^ li 
e 2;. Et eff'mdam fiper ms aqmm mmdata « . & mimiabim'mi ab omnibus ingiù' 
namentis veflris &c. Sta Coprala bafe , perchè è fondamento della Fede . ch^ 
ivi lì fcrive 1 Eti a'item fida * /peroadarum fulifiantia rerum « argumetitim non 
Apparenti^. Ha;b. 11. 1. Ed un'Anima battezzata ha fondato i piedi tii 
quella bafe del Battemmo i Et enea tibi compedes eJHS in proteSliatiem fintittt^ 
dm»* & hafes virtutìs <, & torqnes iHiiu in HoUm gUri* . tccl. 6. 30. La_j 
Porta denota « eh' Egli 6 tale agli altri Sagramenti * e Vìrci con Criito , 
che fi riceve nel fiatteCmo* ore tutti fi raimo Tuoi figliuoli per ricevere 
la jàlute : E^ù fum ofiium * fi quis introiertt per me falvabititr. Jo: io. 9. La 
Corona del Regno de' Cieli 1 che non può averfi altrimenti feoza queQo • 
né per altra ftrada : mft quis renatus faerxt f ien'ii non poted videre J^c^muml* 
Dei Jo: j. 3. II Ramo dell* lisopoper fine > erba che monda 1 favellandonei 
allegoricamente Davidde Pral. 50. 9. *4Jperges me Hyjopot &• mmdabor» 
I'ovmìs me t & fitpet aivem deaìbabor . 



ró MO P R ÌMO. tot 

BEATITUDINI 

mSEGNATSCI DA CRISTO SICNOK MOSTRO. 

IH Ceptré f^*, 

PRIMA BEATITUDINE. 

£■ la Poirettà di Spirita. 
Ètatì fai^em Ipititn, . S, Mstt, al %i 



SI firn una Fanciulla di Abito corto, «tacciato, con la faccia alquanto 
curva, e che riguarda il Citlo, con quello motto! VlgMon Cdtm» 
pmpmae vcmlt: patole di S. Agatino. 

Si fi FanciiJU.comc di SeCo jiil dedito alla religione, e pil alieno 
dall' altezza dell*, animo , che non i quello degli Uomini , ed aaco più in- 
clinato a dar fede alla dottrina della Virtù inregnataci da Noftro Signore, e 
poco creduta da quelli , che fidandoti nella ''apicnza mondana , non vo- 
-gliono ammettere per Virtù quelle che non derivano in qualche n^odo , al- 
■meno dalle quattro molali ( intefe e coaofciute ancora da* Filofoii. ) E ptt)- 
prietà fenuninile piegarli ancora alle colè, che vengono dette da altn, c_» 
C e 2 *« 



%ò4 ICO W /> L Ò O f A 

che portano feco I' umiltà » e compaflione fenza molto apparato d! 
fillogiln?. Tf ^ r£ Vf "r 7 '" * ^ V 

Si & in abito corto » per niollrare la poca pretenflone nelle (iòle del 

Mondo; perchè la vette 'Junga-^ f^pP^^ ha mollrato dignità, e fupremi- 

nenza agli altri 9 e perciò ì komani non volevano che i' loro Cittadini veftiP 

fero di lungo 9 (ino a tantocch^ .queft' abita^pcr T età non poteiTe hr telKoionio 

della virilità deir animo 9 ede'penfieri atti a reggere la Repubblica • E però 

con I' abito }Ì£ortò li lyiei\è à' i9oft^are9 chéì i Pdy^^ clf {pirhn tendono 

poco conto degli onori e delle grandezze mondane « le quali oen fóeiT> 

att.averlandofi al peniiero9 corde le velli lunghe ifogliono intrìcarii fra le 

g^mb>^ 9 fono cagione che difficilmente & può camminare dietro a Crìllo t 

elH^ndoci necelfario^ etfere fpedìtiflimi dalle coffe ijiel Mondos per fcguire 

la via del Cielo . Si dice anche volgarmente 9 che fmf honores oftera ; noa 

altro che pefo fi fente dalle velli 9 che arrivano fino a terra 9 a Chi le porta • 

Il vellimento llracciat0 9 e la fàccia curvata» tnoRrano l^^4iIiiStà9 che 

è propriamente il definito per la Povertà di fptrito i ed è ^ gi^do più balfo 

di- quello 9 che dimandano umanità e- cortesia i Morali .^;.*^'^.' -/ - 

Rimira il Cielo per mollrare 9 che il premio di qCfeìla^^ V non (i 
afpetta fr^ gli. Uomini 9 ma fqlo d^,Dio Qc?*tor Noftro9 òhe^tai Jè viefue 
( come dice il Profeta ) differenti àalle, yifi degli Uomini ; ed l^gefto co( 
stocco fotcofcdtto 4i S. Agoilino fl^nifici qufello Qtei&\^. C ^) '*/ 

* V BEAXI« 



r-» 




f (^ a ') La, Povertà di Spirito immaginata 'dal P. Ricci h Isi^ fegucnte • £?ofma A 
faccia paìUda € m^ra.,jma alkgKjff yjana y ^c g^krda . O4vefiimcmolqmir0a$o.m 
Colie W/ agli omeri , #7 ve ho vcrfo il <S^^\Ì^m9ek f^f^ra un^^^Cmm ingeiH^ 
mata . Tten^in ma mam) un ma%%ettodi fiorf i ^ neU* aìira'^fm, piccolo pi(He • Sta 
to' piedi fopra^^&ia fiora qftadràta y [otto ì quali farà un Cor^td'Ji domzìa pieno il 
licjf e denari . Si dipinge di volto pallida e magra , per 'non efler altro la Pp* 
-1 .^ .11 /• .. 1. .... . volentieri^*' 

cofe 

dTere 

tutta aì&data alk Divma ProTvidenea , .e pòflMendo la Divina. Gra'^^ pofliede 

ogni letizia , ogni pace , ogni tranqqillitk interiore , Le ali denq»«no la tacititi 

^con che' :fi ergono i Poveri di fpirito alle celefti confldérazioni ^ non avendo 00- 

^ «iipamenti t^emporali, né iini)fdimenro alcuno « Tiene iJ volto ver fo il Cielp^ m 

fegnò che j difpregiatori d^l Mondo fono col corpo Tolo itiTmsL , ma xol peit- 

. iiero nelle Eterne Beatitudini . Scie moftra altresì la Corona del Regnò di Dio, 

^ del quale fi turno Padróni , in merito rfel difbrezeo delle cofe terrene • It ^nazzeN 

^ to di fiori denota ,, Che quel poco che ?ianno> lo i^fleggonòe godoiiompacc, om- 

. treggiata "per i Fiori ; ed un pane Cìb pur duro ed Jnfipido > io mangiano con gii» 

Ho » Sta- iopra mm Pietra ijnadrata • funbolo della. Giuftizia 9 colla quale. yjvoaojL 

ir Corno ^di dovizia lotto i pieJivfiguifica il difprezzo de* Beni temporali. 






BEATITUDINE SEC O'N DA. 

E* U MutGietudioe . ; . 

SetiA mikt\ iffmìm i^fi fffMmt terrm* 



Importa di ejfere mMfuelót ed umMÓt t ai <£cn nd knei 
t n^i owefii firoizj confentìre . 

FAnciiilIa 1 che tenga fìu le braccia « in atto di accarezzare i un picciolo 
e ounCieco Agnello , col trotto cavato dal Salmo t Manfiuti baredt» 
•tabmt terrtm . 

Per la medeUma ragione detta di lòpra « que(U Figura fi &A Faaclul* 
la ancor* ella. _ - ^ 

' L' Agnello IJgmfica purità* fempHcitàt e manfuehidine* non folameo* 
te nelle prolàne lettere Egizie ; ma ancora nelle Sagre della Religione^ 
Criitiana ( e gli Auguri gentili adoperavano 1* Agnello nei loro Sacrifi- 
zi > folo per piacevolezza del puro e manfueto animo. Ancora San.^ 
Qiovaa Battuta » fingolar teftimonìo dei fecreti Celeri » per manifellare lòtto 
f$a^U£e .velame la manTuetudiue di Crilto Signor Noltroi dIJe lui etTer 
' ' ■ , un Agnel- 



io!r rCON LO G T A 

un Agnello « che placò a noi * eoa il proprio Sangue (zcrìficato « 1' ira 
di Dio. . 

Ed il motto dichiara « che il premio di quella Virtb farà di ere- 
ditare la Terra ■ non quella i che vivendo abbiamo con travagli e fa- - 
flidj » ma quella di Fromil&one ■> dove farih perpetua quiete • ( « ) 

BEATI- 



( } Immagina il P. Ricci 1« Manfuetudine Dama cortmata , ìa fuaie fin fitgB' 
ta ÌH terra e pnfhvta , m Hai gH eaèi « Ttttu It Mètotte aà nmttéutU me^. 
Vitìno le fia un Agnello , ed tmc Seeftre . Coronata , perche ne' Crindi drl Mondo 
itve rìtroTarG principalmente i ed ìn qnelii , che atnminìllrBno la GiuflìzJa ; op- 
■pure la Corona fimboJeggia ia fublimita di Lei , (ITenilo Virtù fommamentc Eroi- 
ca . Sta proftrata a terra per la fua umiJtk , dalla quale deriva la Manfuetudi- 
ne , che non può albergare ne' petti de' Superbi . Le Manette alludono alla pa- 
Bienza . L' Agnello i il vero Geroglifico delJa miuifuctuditie , come fi rite- 
,va non. foto ih tutti gli anticlj monumenti degli Egizj , (ha dalla ftefTft Ss- 

Sra Scrltttira . Lo Scettro^ in fegno die i Grondi dei Moado debbono poffe* 
ere li gloriola Virtù . 



TO MÓ P R ì MO, xof 

BEATITUDINE TERZA. 
E' il Pianto. 



'Tmporta pìta^tn i peccati pTOprji e qiulli del projjmn. 
con te nofire « e loro miferie . 

FAncìutU inginocchìoni 1 con le mani giunte e largimente pianga . Il motto* 
dice cosi : 'Prttpu luSlus ItetìtUm generai fempiternatK, ed è tolto da S. Agoft, 

Il pianto 1 come qui fi piglia « è ìl dispiacere che per I2 Carità fi può pigliar 
da ciafcuno i sì delle Tue « come dell' atcrui colpe e danni ancora . Ed elTendo 
lo Ihto ài una Fanciulla « guafi meno colpevole * .che poOTa elfere * non è dub- 
bio * che facilmente farà conofciutOj per fcgno di quel che farebbe neceflario a 
dire a chi con parole voIefTe efprimcre ìl concetto di quefta Beatitudine * nella 
quale col motto li mantfefta 1 che il premio di quella forte Si pianto « fa- 
rà una perpetua alterezza nell* altra vita . 

Lo itare inglnocchioni e con le mani giunte moflra che quello pianto « 
e quello dolore vuol elfere moiTo da cagione pia e religiofa i accioccliè fi pof 
fa dire atto di vera Virtù * non come il pianto di Eraclito • il quale nacque-j" 
dilt* ambizione » e dal defiderio di parere il piCi £tpteate 1 e il più meritevole 
il lutti gli altri , BEATI- 



»oS^ ICO N L Q G lA 

B^- A.T I T U D I N E QUARTA. 

£* U hme * e la {ète délU Giuftizu . 



eioèi che fono 'molti) deftderojt del vìivre vhtuofo » , f del ben operare » 
ài ammiiiifirare Oinflizia a ciafcuno » facendo opera t che gli 
i. ' empi fiano piaàti « ed efdtati i hmm , ■ • , 

SI fjrà Donzella] che tenga un palo di' Bilancieri ti ugualmente pefan-' 
do 1 vi ila iin Diavolo in atto di volerle pr:endere « ed EiTa con uni;' 
Spada, che tiene. ne]I' altra mano lo fcacci . II motto farij Efmentef /»«- ' 
plevit bonit , parole di Maria Vei^ine nella fua Canzone . 
1 La Giuftizia è una collante e perpetua volontà di rendere a ciafciino' 
quello, che gUTi deve. Però appartiene a quefVa Beatitudine tanto la fetc 
della Giullizia legale « che è bene evideatiHiniot e die abbraccia tutti, 
gli altri beni) quanto il defiderio di vedere efcguito quello» che s' afpet- " 
ta da' legittimi Tribunali ; e cosi 1* infegna Noilro Signore, perVìnft de- 
gna della Beatitudine etema . 

: Le Bilancie notano per. fé Aefie metaforicamente la Gìuftizìa* perchè f 
com« eCfe . aggiuIUno le (foJe ^vì e Materiali i cosi £(fa che i Vir- 
tù, ag-' 



fOMOPSrMO. io» 

tùi aggìufli i beni dell' animo* e pone regola ' alle ~ azioni dèli*. Uomo. 
Nella Donzella fi notano le qusilìdi dì quella Giuftizia • della quale 
fi deve aver fame e fete . ■ 

' E fi fa giovane per moftrare * cbe non fi deve molto tardare i ma-K^ 
lUetterla in- efecuticffle « sve* e catm biTogha . ' 

It Diavolo fi figura per il vÌ2ÌD che :cì itìmoU continuamente pcf. 
&rci torcere dalla via della Giuftìzìa * ma facilmente fi fcaccia colla ta- 
gliente fpada dolio Zelo di Dio ; e il prénilb 'di qiiefii^lfecondocchè ci 
efprime il motto » è I' elTer faziati di cibi « che fono molto migliori delle 
vivande di quella vita . 

BEATITUDINE Q,U I N T A. 

E* la mondezza di cuore > cioi avere il cuore libero dalle paifionì • 
e dalle difordinate a&zioni . 

teati mundo corde « quoniam ipji Deutn ttUebmt . 



UNa Donna , che iparga lagrime di pianto * fopra un cuore » che tìcn 
in mano . ■ i 

La mondeiza del cuore fu prefa da Crifto Noftro Signore puf l' Inaócen* 
zaj la qqale é mondezza dell* anima i e fi dice erter nel cuore, quando e!Io 
non if occupato da mali, penficri, ovvero da efetti contrari alla Virtù 4 kj{ 
D d fi moftra» 



«IO- ICONOLOGIA 

H mofln che ooa polEt ioccodere della moodezn efteriore colle Ugri- 
nc * le quali fono U ten medicina delle ulcere dell* anima • come fi ha 
per mólti luoghi delli Sagra Scrittura . Il premio della mopiiezza del 
Oliare fari vedere Dia inviOtnlc agli occhi coiporali* li quali quaodo fo- 
no ben pur^ti vedono folo .gli accideitti fesfìbilit ovt iquelli (klla ncafie 
fi abbatbna» oMue nel ootto fi acceooa . 

BEATITUDINE -SESJTA. 

E* U Mifericordia . 

Stati MifiricDrJa, 



Citi yaUìt cbt baimo tompaffoae alle nìftrie dei pT»$mix ' 
e potendo le follevaae . 

DOnna che fpcztando un pane* ne pot^e una parte per uno a. due o 
tre Pulcini , che le (latino d* intorno • con il motto di S, Girolamo . 
ìmpoffhAe ed hominem mifiricorden iram non placare Divinam , 

Li Mifericordia è Virtù > per la quale fentiamo dolore delle miferio 
«Itniì 1 e fovveniamo « fecondo il poiUbile* alle loro aeceflità . 

Si dice nùfericordiofo Iddio i perchè diiCmula i peccati degli Uomini 
per la peniteozl , Si dice mìfericndiofo i* Uomo i cIk £icilmeate fi. piega 

a dolerli 



Tu MO: P R J MCk' tif 

a doleriì delle miferìe altrui * ed è qn2& li. medefìma cofi collx pietà . 
Non ù cfenùta > Te non verfo Perfone bìfogoofe t afflìtte * e dirperate per 
qualche gran difgrazia * o per gli errori commefli per propria colpa i de* 
quali fi lenta dolore e pentineato . Tale fu Noftro Signore col Ladrone , 
che era infedele * e gli diede il Cielo ; colla. Donua ^naritaoa * che eri 
ìmmerTa nelle liiXdvie « e la fece calli ; con quelk che era Adultera « «-# 
eli refe l' onore ; con Maddalena che era Peccatrice » e la fece Santa; eoa 
S. Pietro » al quale ritneffe il peccato di averlo negato • ed aocora gli die- 
de le Chiavi del Cielo « giuftificandolo ; oltre a molti altri efempj • che fi 
leggono nella Storia del Santo Vangelo* ove non par che il dipìnga Nolte* 
Signore * fé non per vero Fonte di mifericordia ; ad immitatione del quale 
dobbiamo noi compatire i mali altrui > e fopportare volentieri le proprie 
tribolazioni * quando vengono o per colpa propria * o per fuo volere . 

Sono quattordici le opere i ed effetti di quella Virtù * aCfegnate diltinta- 
raente da* Teologi « delle quali la principale i di fovvenire alla Vita al- 
trui , col mangiare e col bere ; e però fi fa la Donna * che tiene in,» 
mano il Pane » e ne fa parte a* Fanciulli * per relieltt impotenti a procurar- 
fclo per altra via i e fecondocchè dice il motto, con quello mezzo facilif- 
fimamente fi piaci I*ira di Dio. («) 

D d 2 BEATI- 



C o ) Pitcque ti p. RJcci di fifume h Mifericordia Pumi 4i ìeif ^ftm , t^ 
.quale V inanOra eat altra Duma furi iH spetto vaga . Vene gii ectéi *lffa H Orto, 
ijJJmt fetndt tm^raggie -. Mofira em tnu man ti aun ffem . Apprt^a k ^ ima 
Uìtiima , che krugia tu d' tui yiifareffo , it cui fatuo *eÌB m aito . L' incon- 
warG coU' ftltra DÌannt , (m^jt U fMetk, e compafliooc che dottiamo «vere del 
noAr« ProlGmo . Ticna gli occhj verfn il Ciclo , donde fccnde un raggio , la 
fcgno che it dono celefte , ed il raggio sllude «Ila Dottrina di Crifto , che piA 
ef«t» lì rende « Dio k MiTericordia , che moftriamo altrui , che il Sacrificio acflo.' 
L' Altare ove bnigiauna Vinima , denota che gran Sacrificio fa al Signore Chi uf* 
Mifcricodù altrui ; oppure perche pii\ piace a Dio quella VirtA, che Ogn' altro Sa- 
crificio . Il Fumo , the forse in alto , è per fegno che queAo bene tolto vo'a 
ni colpetto (il D\o . 



%tt reo NO te G /A 

BEATÌTUDINE SETTIMA, 

E* I* elTer Pacìfico • 

fieatì pacìfici t 9WIM» fUn Dei vHukipmi 



DOnna * che fotto a* piedi tenga alcune ^ude • Elmi « Scudi « ed altre - 
Armi rotte. Con una. mano tiene un -ramo d* OUvo« col motto 
CoM/regtti -Afcum^ Scutum , Glad'mmt & Bellum^ 
Grado di Beatitudine alTai grande è dì Coloro* che non pure lì dileC» 
tano di vivere nella pace e nella quiete [ il che pare appetito unìverfàle 
dì tutti gli Uomini, e fin* onde viene commendata la Guerra Tper feftefla 
biaflmevole Jt ma per mezzo delle tribolazioni fanno rìftorana * quando 
Ga perduta 1 e per fé * e per gli altri non folo nel Coipo cogl' inimici elle- 
riori , ma nell' Anima' > che maggiormente importa * colle potenze dell* 
Inferno. 

E n f^ la pace coli* Armi fotto a* piedi * per moftrare 1 che deve e{^ 
fere acquiftata e mantenuta per propria virtù * per effere. tanto più meri- 
icvofe e commendabile . 

V Oliva n da in fegno di pace * per unita ceflimom'anzi degli Antichi* 
e moderni . Cosi leggiamo * eh' Enea elfendo per ifmontare flelTe Terre di 
Evandro in Icalìa > per aOìcurare il figliuolo del Re * che foipéttòfo gli 

veniva 



veniva uicontro.i. ^ fece fuori con tu^ ramo di Obyo in^muio *^ ed il Gio- 
vane fiibito fi qiiietò.i (^trie;ad ìnfinitìflìau efempj > |ier ì quali tutti badi 
quello. It preinio di Coftoro ò l'éCTerc del numero .de* figliuoli^ dì Viot 
eleni all' eterna BeatitudinoM. 



BEATITUDINE OTTAVA, 

Stati 9» pefficKtÌ<mem patheitm- prppter ìnfiitiamt. 
timmam ifforitm efi ^«um Ccdorum . 



UNa Donna » che guardi il crudo ftrazio dì tre Pigliuolìoì i che le ftaa* . 
no innanzi a' piedi, in vario modo crudelmente ammazzati ■ col mot* 
to prefo dall' Apgoftolo i 

Sicutì Socii paj^onim 0is, fic erii'u &• eonfolutionit , 
Ed in una mano tenga una Croce > per ciTer Iddio nobiliflìmo fbpnt-i 
tutte le cofe t però pìfi nobile fpecie di gìulHzia , frolle altre farà ^ella_j 
che s* occupa in rendere a Lui i dovuti onori di lodi e di fagrìfìzi , quail> 
do bene fotTe con perìcolo manifefto , e con certa ruina di feltelTo e de!> 
la propria Vi^a ; e ciò fi moAra per la Donna che tiene la Croce in ou- 
no « colla quale fi notano' le perrecuzioni per zelo della Rel^ione « che i 
la più nobu parte della Giuftizia * come u.i detto, 

'Sì dipin* 



ki4 ' rCùNO LOG r A 

si AipìO^fim V'iuìx Doditai é gli ,^itA ^«léìUlKt <omt pia alieni da' 
pefìfierl diuiriofii "ptt i ^«li pO(& a|)iMrirtf il ^faiédnr ]^ J^ùf)ri(K irrorò 
tie' ftii£i' fò^fKMtati'/ 






• ■- « _>^ •< .^ « 



BEATITUDINE 

■' a ^uifii '^^ ' Ebtteiìa . - 
Ùd B^~^, f , r^brAi ahi^ì di utbnzxù iOmrtùfiennu$e . 

QUuancunque una ùz la Beatitudine e la felicità per oggetto « per eflfe'- 
^re uno Io ftato perfetto coli' aggregazione di qgnibenef fecondo 
Boezio nel terzo delle Cénfolazioni » Traverih ferzo f ed uno V og- 
getto eflfenzialmente Divino 9 nel quale tutti gP intelleitti jcapaci e ragione- 
voli Gl beatificano 9 e appagano 9 come tengono icommunemente i Sagri Teo- 
logi ; nondimeno il Signor Noftro Gesù Crifto nel quinto di S. Matteo 
dilTe 9 le Beatitudini effere otto % cioè : Povertà di ipirito 9 Manfuetudine « 
MelKzia 9 fame % e {ète di Giuftizia 9 Mondezza di cuore « Miferìcordia 9 
Pace 9 e Perfecuzione ; le Quali propriamente non fono Beatitudini per 
oggetto 9 ma piuttofto modi e mezzi 'per pervenirvi 9 imperocché il Signo- 
re ivi parla per figura di metafora 9 ponendo una cof^t per un' altra 9 cioè 
il mezzo 9 per il termine ultimo attingibile 9 e per venire a formar detta 
Figura la Rremo f 

Ppnna giovane veftita di veftimento corto , Colla faccia curva vprlb 
il Cielo f, Con un Agnellino accanto trafitto e trapalato da banda a b4nda 
da un' acuta fpada . Con gli occhi lagrimevoli e piangati • Col volto atte- 
nuato e macilento • Terr^ con una mano un ramo di Olivo 9 e un cuore 
umano 9 che gitti fuoco e fiamme 9 con il quale raccolga le dette lagrime • 
Vi faranno due Fanciullini ai pie.di 9 ai quali moftri coli' Altra mano di 
porgere ad jimbidu^ un pane partito in due parti 9 acciò fi veda che eia* 
Icuno abbia avere la parte fua .. Vi faranina ancora molti altri Fanciullini 
avanti gettati in terra offefi 9 vilipefji 9 uccifi 9 e maltrattati . Per ultimo 
fopra il capo vi faranno due Palme intrecciate f una di Lauro e 1' altra 
di Olivo 9 annod;ite infieme e unite in croce da una 9 teflfuta dlgtre varie 
c^fe9 corte Gigli 9 Mini 9 e Rofe9 con tre motti di quella forte; alla Pai*- 
ma di Lauro. Sota ^Jfwrt^a càronatir, A quella di Olivo • Cam Talma 
ad ^fgna pervenemu $an^i . Alh Corona^ T^pn còronathur nifi qm ceruve- 
rit. Ovvero aitrimente 9 fecondo gli Antimi 9 a quella di L^uro e/Etermtas% 
a Quella di Olivo 9 ImpnffiBdifds 9 àilJi Corona 9 Se^rìtas . 

Si dipinge Donnei 9 per rapprefentar? feflb devoto e pietd/b9 come ap- 
pi*ovsi S, Ambrogio nel Refponforìp del picciolo Offizio dell» Vergine 9 
eon quelle pjwole • Orate prò de^uoto Feemineo fcxH^ Per darci ad. intendere ♦ 
che Chi vuole ad effa Beatitudine difponerfl e prepai'affi 9 gli fu bifognd 
éfferè divoto vèrfo le Sagrofanté e ipirituaU cofe i il che è fegno màni- 
fefto di vera Religione e Fede , 

Si dipiii- 



rO MO PRIMO. 215 

St dipinge Gìcmméi per denotare' che dalia tenerezza de' noftri annit 
dobbiamo cbr opera alP aòqaiilo di derta Beatitudine 9 {>erchè iicconie li 
primi fiori £>oo ^pieUi • cte) nella Primavera odorano 9 dilettano » e piac« 
ciono agli Uomini % xoÀ le noilre prime vie fono quelle che più dilec* 
tano a 1)10.9 S motivo fi.tfjrende . da Gios 3^tift^ che di^tre anni » e 
meazo nei defèrto fi diede alle Pivixie Gorc9i:o^»e a£cc;noa Ambrogio nel 
filo Inno ibcto quelle parole « Untta deferii teneris pò 4ms &c^ 

Si dipinge DanaeUa » per la. furicà interiore ed efteriore 9 cioè di 
mente e di oorpo ^ non eflendo corrotta e macchiata 9 né da opere^ 9 
né da cogitazioni 9 per figniiicarci cli$. Chi vyoL entrare alla Beata^ 
Vita 9 gii libiibgno politezza e limpidezza da ogni mortai difetto 9 come 
vnol Gio» a. 21»: dell^ Apocal. Recando qpelle parole • T^on mtrakìt m eam 
dUptoi cùìwpmatwmj^ il che anco conferma ifaia % 16^ con quell' altro det** 
to . 'hlpn trai^it per eam pMous w 

Si rappreénta ^con il veftimento corto vile e lacerato 4 per dimoftrare 
la Povertà di fpiritot poicchè cosi fi dice Beati ùauùeres JpiritH. E ciò per 
dinotiu*e che Chi vnode conCcguir la Beatitudine eli ti bifogno ipogliarfi di 
tutt' i fuperflui comodi terreni 9 e laiciarfi vok>ntariamfBnte lacerare dqu* 
ogni parte da' bisogni ne' proprj beni di fortuna ; e dice notabilmente po- 
vero ili ipitito 9 e non foìo di coiè'9 per dimoftrarci 9 e darci (peranza9 
che anco i ricchÌ9 a' quali pare che venga dal Signor diffiooltaipo tale acquf-. 
ilo^ poCTono^fe ▼oglian0 9Confe^uirla9 eflendoin Te regolati e parchi 9 e.^ 
nei poveri magnanimi e liberali 9 facendo poco conto dielle loro cofe ; e 
per li poveri ancora 9 che fenza ipargimento di ricchezze in altri biibgno* 
fi 9 poflfono acquillarlo colla potenza della buona voloiiti • JDe' ricchi di-* 
ceva Maria • Efmentes implevit bonìs 9 & divitet iimìfit inanes . 

Si dipinge colla faccia curva 9 ;per denotaci 1' umiltà 9 la quale (ebbe* 
ne s* inchina verfo la terra .9 s* erge ed efalta verfo il Cielo , Ciò figni- 
fica 9 che Chi vuole beatificarfi » debba fottoponerfi in terra ai propri Supe- 
riori 9 e in Cielo riferire 1' ubbidienza a Dio » che cosi fi adempie quello 
di Pietro sella Canonica u a. 5* UamUiamini fiib poterai mam Dei 9 ut exal^ 
tet WS in tempore vifitationis • 

Si dipinge coIP Agnellino trafitto dàlia fpada 9 per denotarci P inno- 
cente e paziente Manfuetudine 9 che però fi dice Be^ui mìtes 9 eCfendoccbè 
Chi vuole eflere beato 9 deve far poco conto dei danni ricevuti nei beni 
di fortuna 9 onore 9 e &ffla del Mondo ; che quello accennava David nei 
Salmo ^6. Beati mìtes^ fimam ipfi hsredkabtmt terraw . 

Si rapprefènta con gli occhi lagrìmanti e piangenti 9 per denotare la 
triftezza e meftizia fpirituale 9 perchè fi dice nel Vangeb : Beati qm li^ 
gent 9 /iHomam ipfi cmfoLAiimur . Per dirci che quelli fi beatificheranno 9 che 
piangendo il tempo male fpefo 9 i doni di Dio naturali e gratuiti 9 i frucu 
delle Virtù morali IafciatÌ9 la mùF paflata vita e peccati commefli» median- 
te però il perfetto dolore aderto contritivot parte neceflTaria di penitenza 1 
fecondo vuole la comune Cattolica Scuola • Vaatentia ^ preterita mala^ 
piangere 9 ^ plangenda tuerìtm non committere • 

Si dìpin- 



ziS^ / C^O N L GT TA': ^ ' 

Si dipfiftge ancóra con gli occhi hgrimànti e piangeinttf perchè ciò 
debba farli per compaffione di Noflro Signore paziente « compatendo al do**> 
lòre 9 paffiohe ; e atcroce morte di Lui 9 che* cosi & mfegna* Geremia al 6. ^ 
parlando* dell' Unigenito £>io con tali parole . LuÈlum i>mgeniii fàc tibi plath, 
éltm amarftn^P Si rapprefenta con il volto eftentfatoe niucileQjteiti'per de< 
notare il bilbgno e necefOtà {ffirityale9 negataci talvolta da'perverit Uo- 
mini 9 onde però fi dice: Beati qui efmuru^ d^ fitifM fufhtiam. Per darci, 
ad intendere 9 chfe Chi viiol effere beato 9 deve Tempre cercare quello' che 
è utile e necelTario alla ralute9 ed anco aver fete* cioè animo pronto dtt 
j^ndere a ciafcuno quella, che è tenuto • 

Si rapprefenta col Cuore uniano che getta fuoco e fiamma 9 e chcJ 
raccoglie le proprie kgrime 9 per denotarci il cuor móndo ;. che . però Sea--^ 
tì'tnrmdo corde ^ Per dirci- che Chi vuole -in Cielo beatificato vedere Iddio 9 
deve avere il cuore mondo e lontano da' ogni maligna pa(fione e per*, 
t^crfo affettò moildano ; '<:he (il quelto diiTe il Profeta.: Lavarnini^ &m!4H^ 
di ejlote . - / 

Getta fuoco e fiamma 9 perchè ficcome il fuoco purga e monda 1' oro » 
così la Divina Grazia il contrito cuore ; e come 1' «acqua pulifce il vafo 9 
cosi le lagrime 1^ anima dalle colpe mortali ; onde il * Salino dice ^fpérges 
me Domine hyfsopo^ &muniaboT^ laivabis me^ & fitper nivem &c. E con^ 
V antecedente • Cor mmdwn crea in me% Deus . 

* Vi fi rapprefcntano i due Fanciullini a piedi . a* quali vieh divifo un pi- 
ne i per denotare la Mifericordia 9 • perchè Beati Mifericordes C^c. Btfcndoc- 
chè quello farà beato 9 che con pietà fovverrà alle iieceflità di Perfone^ 
mifembili colle fue foftan2e9 come infegna Ifaja a i8* Frange efurienti 
panem ttmm . • 

Si dipinge con i rami dell* Olivo 9 per fignificaré la pace 9 tranquilli- 
tà e ferenità del cuore ; onde però dice . Beati Tacifici &c^ .Per dirci che 
per eflere beato 9 fi devono avere le tre paci e tranquillità fpirìtuali.9 cioè 
fupema con Dio 9 interna colla Confcien2a9 ed eftèrna cori il Pro0iriio; 
che quello fecondo nel libro 3. della Sapienza ci viene infegnato: Taxs 
&* eleSlis Dei . 

Si dipinge con molti Fanciullini offefi9 vilipéfi9 uccifi9 e maltrattati 9 
per denotare le perfecuzioni ingiutfe dei tiranni e pervertì noUri inimir 
ci 9 e però fi dice : Beati qui perfccìétionem patiuhttar ' propter jfilHtiamj &c. 
Ciò ne fignifica 9 che Chi vuole eflere beato debba - renderfi per atto di 
pazienza 9 impotente e debole alla vendetta ; ancorcjiè vendicar fi pote(re9 
pronto a rimettere ogni lefionc ed offcla9 pehfando che la perfecuzio- 
ne ferve a* buoni per efecuzione di Virtù ; che però dilfc il Signorc^^ 
Iddio in quella contenzione fra i fuoi Appoltoli : TSQfi efficiamini ficut. parvié- 
U$ hon intrabìtìs in B^gnum Calorum . 

Le due Palme incrociate 9 giunte ed annodate . da una Cofonx tefiu- 
ta di Giglio Mirti, e Rofe fbpra il capo per imprcfa, fignificano 
le tre Virtù ^Teologiche 9 Fede 9 Speranza 9 e Ca«ità / la Fede per 
il Giglio 9 la Speranza per il Mirto 9 e la Rofa per U Carità } fen- 

Ti le 



TOMO fRÌMO. %i7 

n le' ^mlt Vlrtb ««UknQ potrà^ gi^aimai beatificarti ^ e fidlo balli . per 
ora intom» ^ tal mvem« ^^^ 



B 



4>% ecfore I{ipa . 



DOnna $ che abbia afcofa la teila fralle nuvole • ed li redo Gt poco 
' vifibile 9 per lo fplendore « che la circonda . Porga una mano fuori 
dello (plendore 9 colla quale terrà im Giglio § fporgendo coli' altra mano 
una Palla 9 ed un Compaflb • 

Si dipinge la Bellezza colla tefta afcofa fralle nuvole » perchè non è 
cofa 9 della quale più diCBcilmente fi poGfa parlare con mortai lingua * e che 
laeno fi poOGi conofcere colP intelletto umano 9 quanto la Bellezza % la Qua- 
le nelle co(e create 9 non è altro 9 metaforicamente parlando 9 che uno (pfen- 

E e dorè • 

i a 2 Dal P. F. Vincrazio Rftci. vJMe imnyigìnau U Beautudine cclefte Dctmi 
a icIUgimo , € vagHjJimo afpetto « vefiUa di bianco . Ha un ficco rotto c^ fi€& • P ac-* 
soffo ad una menfa , sulla guaio v* è gran teforo di gicjc, e molte wtfonioéa mungfgro. 
Tiene in ufui mano un ielUffimo e eandidiffimo fiore [cebo infra tanti , t gialH, e ferfi 
i tremi^ , e ii vari altri colori , ohe [multano un M camfo iP afpreffo a Lei • Ve* 
ftita di bianco , come colore al iommo accetto a Dio ; o perche di bianco dero* 
no vtftir quelli che fon fatti degni di efler condotti «gli^terni • beai > per fegno 
del candore della ^itajda Loro condotta • Il Sacco rotto fotto a' piedi indica il 
corpo gib feparato dall' Anima , perchè Ja Beatitudine non fi gode fé non dopo 
morte • La menfa ^ ove è il Teforo, e Geroglifico de' celefti beni , e della bellezza 
dell' Anima , ed i Cibi > dei Piaceri delle Anime elette y ne' quali fi pafcono tutte 
le potenze di quelle » Il Piore eletto tra tanti ^ dimoftra la fortuna dell* Anima 
prefcetta a godere V eterna Beatituc^ne • 

figura parimenti il P. Ricci i a Beatitudine celefte Ooun» GìouukJì kelUgmo 
affetto . Mila Vefie , che è femptUe moka ; tiene dipinti eenà occH . Ha in una ma^ 
no un jRamo M Meh 9 ed in wf ^tra uu mano di ffigée . Ha unvelo in faccia iCie la 
rscuofre . Tiene i piedi alla riw di un rapidlfsHuo Torrenti, §uale tiocta in molte Mra-^ 
de 9 ove due Giovane^ riempono certi va fi , e bevono dokemente • Giovane^ perchè fem- 
pre fi rinuova, e dura la Gloria beata. Gli occhi nelk Vefte dinotano che fi 
fcorge con gii occhi dell' intelletto , che la mofira alla volontà j la quale gode 
e truifce'. E' di beli' afpetto , perchè beliifsima ft la Gloria di Dio . II Veftimen- 
to è fchietto e femplice , perchè qiiefta Beatitudine è fondata folla verità dell' og- 
getto beatificante 3 che *è Iddio ièmpliciffimo • Ha in mano il Ramo di Melo, per la 
dolcezza grande , e concenti incomparabili che godonfi da' Beati in Cielo • Il 
mazzo di Spighe ombreggia la beata mefle della Gloria • Il telo che le copre la 
faccia , per tffere la Gforia nafc<^ a tutti di quella Vita , né i Beaci che la 
godono fi veggono 4a noi , le non per fede . Il rapidiffimo Torrente fignifica la 
gran fomma de' fieni e contenti che nella Beatitudine celeSe fi godono • Ha 
molte ftrade il Torrente , per le molte e varie danze che fi fanno da' Beati : In 
domo Putrii mei manponet uUétfunt ^0. 14. v. x. Que' Giovanetti che empiono i 
Vafi 1 figm'ficano che tutti i Beati bevono delle acque felici deìia Gloria ; ed i Va- 
fi pieni j perchè ciafcheduna ne «riceve , conforme alla fua Gnuia 9 ed i ìuoi Meriti ^ 
ed ognuno gode del fuo bene ^ fenz' invidia dell' altro • 



li« rCONÙLOGIA 

dorè • che AsAvi dalla luce della fiicda di tXo • come definiicono i Pia* 
tonici ; 
candoii 

cagione. -- , ^ 

che guardano felle f& nello Specchio « (ubico fi fcordanot come dkfe San.-» 
Giacomo nella Pillola Canonica » rosi noi bardando la Bellezza nelle cofe 
mortali 9 non molto podiamo alzarfi a vedere quelljj^ pura e femplice chia- 
rezza 9 dalla quale tutte le chiarezze hanno origine » come àxSt Dante nel 
Jj. del Paradifo. 

- Ciò che npn nlnore^ e dò che può marire% 
T^on è fé non fpleniwr dì qféella idea » 
the partorifce amando il noftro Sire. 
Si dipingerà dunque nella fuddetta maniera» fignificandofi per la mano» 
che.fiilende col Giglio la Bellezza dei delineamenti « e de' colorì del Cor- 
po femminile 9 nella quale pare 9 che fu ripolla gran parte di quella pic- 
cola mifura di Bellezza 9 che è partecipata e goduta in terra 9 come abbia« 
mo già detto di ibpra • 

NelP altra man^ terrà la Palla col Compaflfo 9 per diinollrare che^ 
ogni Bellezza confiile in mifure e proporzioni 9 le quali s' aggiuilano col 
tempo e col luogo .. II luogo determina la Bellezza nella di^ofizione^ 
dell© Provincie 9 delle Città 9 de' Tempi 9 delle Piazze « dell' Uomo » e di 
tutte Te cofe foggette all' occhio 9 come colori ben diftinti 9 e con proporr 
lionata quantità e mifura 9 e con altre cofe fimili • Col tempo fi determi* 
nano le armonie 9 ì fuonÌ9 le voci 9 le orazioni 9 gli abbattimenti 9 ed altre 
cofe 9 le quali con mifura aggiullandoii » dilettano » e fono meritamente^ 
chiamate belle . 

E come il Giglio per 1' acutezza dell' odore muove il fenib 9 e della i 
{piriti 9 cosi medefimamente la Bellezza muove 9 e della gli animi ad ama- 
re e defideràre él godere (per dar perfezione a fefteflb^ la cofa» che fi 
conofde per la molta Bellezza 9 deena di confiderazione e di prezzo ; fopra 
ài che un nobile e gentiliffimo fpirito fece il prefente Sonetto « 

£' Ittce la Bdti 9 che dal primiero 
Splendor nafcendo in miUe rat fi parte 9 
£ fède fa 9 mentre gli vibra e parte 9 
Di quel che in Cielo fplende etemo Vero . 
Varia color fovente 9 or bianco 9 or nero , 
E luce in una men » che in altra parte 
V[è dotta mano di ritrarla in carte 
Speri % sì njìnce ogni opra 9 ugni petfiero . 
£^/i 9 che H noffro ^ e P altro Volo ereffe^ 
§:tafi Tempi ^ ^^ facrii ove il profoniQ 
Saper j* akopri % e la potenza 9 e H zelo 9 
Vna fcintilla fol moflronne al Mondo 9 
£ di ciò 9 cV Egli immaginando efprejfe 9 
Tipte furon le Stelle % e carta H Cielo • 

BELLEZr 



TOMO PRIMO. jip 

BELLEZZA FEMMINILE. 

Dello Steffo. 



DOnoa ignuda » con una Ghirlanda di Gìgli * e Ligunrì in fella . In una 
mano avrà un Dardo . Neil* altra uno Specchio « pot^endolo in fuori * 
fenza rpecchijrii dentro . Sederi fopra un Dra^o molto feroce . 

I Gigli fono 1* antico Geroglifico della Bellezza i come racconta Pieno 
Valerìanoi forfè perchè il Gìglio tra 5IÌ diri Fiori» ha quelle tre nobili qua- 
lità * che riconobbe una Gentildonna Fiorentina nella Statua fatta da Scul- 
tore poco prattico< perchè eOendo Ella dimandata quel che giudicafle dì 
tale Statua* Ella con grandiilìma accortezza diiTe « {coprendo le Bellezza di 
una Donna compitai e la goffezza tacitamente di quell'opera 1 che era.^ 
bianca * morbida « e foda « per eCTere quelle ^ualitì del Marmo fteOb necef- 
farìflìme in una Donna bella « come racconta Giotto Vafari > e quelle tre 
qualitiì ha particolarmente tra gli Fiori il Giglio . 

II Dardo facendo la piaga 1 nel principio è quali infenlibtle ■, la qualo 
poi crefce appoco appoco 1 e penetrando molto dentro * è difficile a poterli 
cavare ; e ci dimolln* che cominciando alcund ad amare la Bellezza delle 
Donne 1 non fubito prova la ferita mort;iIe , ma appoco appoco crefcendo la 
piaga » fente alla fine , che per allentar d* Arco non fana . 

£ e a Lo Spc" 



ZIO I e N L G I A 

Lo Specchio dimodra eflfere la Bellezza femmimle medefitnamente uno 
Specchio % nel quale vedendo ciafcuoo TefleiTo in miglior perfezione % per 
1' amor della fpede » s* incita ad amarli in quella cofa « ove fi è veduto più 
perfetto , e poi a defiderarH e fruirfT . 

Il Drago moftra che non è da fidarli i ove è Bellezza 4 perchè vi è ve- 
leno di paflione» e di gelofia . (^) ' ^ 
E' ignuda ^ perchè non vuol euer coperta di lifcio » come anche fi può 
dir che fia frale e caduca ; e perciò vi fi pongono i Liguftri nella Ghir- 
landa 9 conforme al detto di Virgilio nell* Egloga feconda . 

O fòrmofct Tuer nimium ne crede colm ; 
^4lba Ligufira cadmu 9 Vaccma nigra tegwitur • 
Ed Ovvidio dk ^rte amandi. 

Forma bonum fragile efi % quantumoHe accedh ad anHos % 

Flt minar « d^ /patio carpìtm Ùla fiio . 
^ec femper Viola % nec fèmper Lilia ftorent « 
Et riget 9 amitfa fpma 9 relUla B^fa . 

FATTO 



C tf ) Dobbiamo cioè effer guardinohi-nel contemplare la Bellezza Femminile,otti- 
mamcnte paragonata al Dragò nella fìia ferocità y biacche non vi è cofa che più po« 
teme fia ad avvelenare T animo noftro, che ima Be&zza riguardata oltre il fuo vero 
fine > che è la contemplazione del fommo Bello • Allorché V idea di una Beltà pu* 
. ramente terrena penetri al cuore» fi trasforma in paffione , che è il veleno ed il di- 
ftruttore dell' interna quiète dell'* Uomo^ il cpiale ondeggiando fempre tra '1 timore , 
la fperanza > e l' infeparabile gelosìa ^ fi rende poi infeliciffimo • Viene efprefla 
maraviglia dal Petrarca la. ferocità della Bellezza nella Canz. i. Stanz. 2. 

/ dico cèc dot di , tèe V primo off alto ^ 

M diede /4mor » molt^ amd eran f affati , 

Si cS* io cangiava U giovenile afpetto ; . 

Ed imomo al mio cor penfer gelati 

Fatto avean fuaf adamantino [malto 9 

Cb* allentar non lafciava il duro affetto : 

Lagrima ancor non mi iagnava il petto ^ 

Hi rompca U Jonno ; e quel cb* in me non tra 

M parca un miracolo in altrui . 

Laffoy cbe foie } cbe fidi 

La Hta il fine i e *l di loda- la fera > 

Che fentendo U crudel , di ci* lo raj^^^ 

Infin^ attor perccffa di fuo firale 

2Ìon efermi pagato oltre la gonna. , 

Frcfc in fua fcorta una pof sente Donna ; 

Ver età poco giammai mi tfolfe , vale 

Ingegno , forza , dimandar perdono ; ' 

£3 duù mi trasformar in quel cV io fono^ 

facendomi f Ìom vivo un Lauro verde , 

Cbe per fredda fia^on fogha non perde . 



TOMO, P R IMO. XXX 

* ■ 

¥ A T T O STORICO SAGRO. 

% 

4 

DAlle ReaK fue Logge volgendo D^vid lo {guardo a quella parte 9 d»« 
ve beUa Donfta hi Jimpkb Lavacro le vaghe membra tergeva y sa 
Oiiella fermò P occhio; deiiderò làpere chi Ella fi fofTe ; ed awiiàto ef** 
fere fietfabea Moglie di Uiia » volle mirarla più d' apprefTo ; quindi a fé 
fattala chiamare « redo cosi a feitefifo rapito dalla contemplazione delle di 
Lei bellezze 9 che del fuo dovere (cordato ^ non fi arroisi con Eflà giace- 
re . Non terminò col difonore di Urla P abbacinamento di David. Più 
oltre fi eftefe in Lui la colpa ; giacché non eflfendogli riufcito di far 
ritornare Urla a i foliti ampleffi della Moglie 9 onde far creder frutto de' 
medemi il Figlio concepito « non dubitò di tÀ'fi dagli occhi P innocente 
col &rio elporre in faccia agP iiievitabili colpi del ferro, nemico % che co« 
me aveva penfato 9 il privarono miferamente di vita . Odèfe Iddio il non 
retto operare di David 9 e lo punì ; e fé un fubito finceriffimo incefTante 
fpargimento di lagrime non lo aveffe fatto ritornare nella priftina Grazia % 
per P umana beUezza David fi farebbe per fempre perduto • 2. if? f^ 
cap. II. cap. 12. 

FATTOSTORICO PROFANO. 

PEr fentimento di tutti gli Autori fìi Cleopatra Regina di Egitto dotata 
dalla^ Natura di forprendente bellezza . Ella col fuo vago Sembiante 
vinse i più forti Guerrieri 9 adefcò i più Saggi del Mondo . Scrive Dio* 
ne 9 e con EfTo Lui Plutarco 9 che con tre rare qualità fuperò facilmente 
ogni altra bellezza di quel Secolo ; poiché colla grazia 9 e bella maniera fi 
amicava ognuno ; col favellare che fii oltre modo foave 9 recava ilupore; 
e colla gravità fi moftrava veramente degna di onore . Qiiefta bellezza,.^ 
peraltro recò a non pochi rimarcabile nocumento . Cefare per Lei ritardò 
li corlb delle fuc prime Vittorie ; Per Lei Ottavia Sorella di Ottaviano 
fu dal Marito M. Antonio abbandonata ; Per Lei il medefimo P efirema^ 
fua rovina incontrò 9 giacché vedendola fuggire dal fuo fianco 9 mentre^ 
colle fue Armate alle mani era co* Nemici 9 per feguirla abbandonò il tut- 
to 9 ed 11 tutto perdette » né .avendo fu^i^te coraggio per ve^fi t^ntv 
al difotco alla primiera fua gloria 9 di propria nia^o fi uccife, « VlnturcB 
tafpon., daU^ ^ftolfi off. Su lek ». fap, $> ''■'' 

F AT t O F A V O L O &0. 

FU di. tanta belleni Adotte 9 il quale nacque daU' mcefluofb accoppia^ 
mento di, Qniro 9 e Mirra fua Figliuola 9 ciie Venere di Lui fièra- 
ttenee Jovaghitafi abbandonsiva le deHzie del Cielo per godere di Eflb m 
terra . ImfpUcubife. fi fu P a^iptto: di Venere 9 aUorchè dalle zanne di un 

Cigoi^e^fi lùéde uceiib ìl.fup I>ìlec«>» Profetpiiu fleOk fi xnoflfe a pietà delle 

fue 



ili reo NO LOG! A 

liie lagrime , e s' indufle a renderglielo « a condiaione cbe noh lo doveDfc 
con fé ritenere che feì Meli dell' Anno ; ma quando Venere l'ebbe in fua 
balla pensò di non voler foddis&re a quanto aveva promeffo. Dal che ne 
forti difcordia tale tra quelle due Dee * che vi volle tutta 1* auwriti di 
Giove per fedarla . Ordinò dunque Egli , che Adone foffe libero quattro 
Mefi dell'Anno, che quattro ne pafli^e, con Venere, e gli altri quaitro 
con Pn^erpina . Ovvid. Metam. tA. tQ. 

BENEFICIO, 

Di Ctfare H^a^ 



UN Giovine dì fingofar beltesza ^ con vifo allegro e rìdente . Sai^ 
nudo » ma però ad armacollo abtùa un drappo di color turchino tut- 
to ftellatoi il quale cuòprale parti più fegrete . Si vedrà dal Cielo uh rag- 
gio , U quale ^rà rìlplendere detta Figura . Terrà il braccio deliro alto » e 
colla palma della mano le tre Grazie * nella guifa che iì fogliono rappre- 
fentare . Cioè una Ila colle fpalle verfo noi » e due si guardano , tenendo 
k' mani intrecciate in guifa di chi balla. Starà col braccio finillro in atto 
di abbracciare altrui , e che nella giuntura del braccio « e della mano vi 
fiano un pajo di ali , tenendo con detta mano una Catena di Oro i con dt-' 
molfa^zione di fìune dono. Eiper terra dalla parte delh^ vi farà un* Aquì- 
b) la quale avendo facto predi cUuoa Lepre • qwUe- tenga: ibtto gli arti-* * 

gli. 



rOMOPRIMÒ. zìi 

gli 9 laicii cibare vari Uccelli di rapina rdiAerenti dalla Tua Q)ecie • Qior 
vane li dipinge 9 perchè non dee invecchiarli mai la memoria de* Benefici 
ricevuti ». che cosi dice Seneca nel libro primo de* Benefizi . 

Si rapprefenta di fingolar bellezza 9 eàendocchè il Benefizio pia di ogni 
altra cofa infinitamente piace e diletta ad ognuno . 

Si dimoftra con Vifo allegro e ridente « percioccliè tale fi ha da rno* 
firare Chi fa Beneficio altrui» onde fopra di ciò Agofiino de D^hiHUmc ì 
cosi dice : Beneficlum efi benevola aiiio » tribuens » càptanfqae gaudkm trAueiH 
do 9 ìd q:§o dgìt • Come anche poffiamo dire » che fimile dimofirazione deve 
fare Chi riceve detto Benefizio . E* ben vero che il Benefizio non e » 
né può eflfere Benefizio » quando fi benefica gente turpe ed infame » e^ 
fópra di ciò potreffimo dire affai» ma taceremo per jK>n fare arroffire 
Chiunque fa benefizio a quelli »i quali fono indegni di vivere al -mondo» 
e. ci riportiamo a quello che dice Focilide Poeta Greco » che in noltra^ 
lingua coslrifuona. ' 

T^ali m maltim ninm benefiàum 
Conferre 9 efi ac fi in mari femines • 
Paffi ignudo» perciocché il Benefizio ha da efTere non folo libero e 
(ciolto da ogni inganno » ma lontano da quelli » che Torto finzione di ef- 
fere liberali » e di far benefizi altrui » moftrano più fegno di vanagloria.^ 
e intcVeflfe » che di animo puro e fincero . yìdere etiam liceat plerofque non 
tam natura liberales » qtiam quadam gloria induRos » ut benefici videantwr face* 
re multa -i qua "jidentur magis proficifci ab ofientatione% quam a volmttate^ dice 
Cicerone primo de* offici • 

Poifiamo ancora dire » che Chi riceve il Benefizio non Io deve nafcon-» 
dere » ma farlo vedere ad ognuno » perciocché quèfto é fegno di gratitu- 
dine » elfendocché quando non fi può ricambiare con 1* opere il ricevuto 
Beneficio» confelTandoIo almeno con parole » fare che a tutti fia palefe la 
liberalità del Benefattore . 

11 Drappo turchino tutto (Iellato» ci fignifica il Cielo» dal quale fi ri* 
ceve tutt* i Benefici e tutte le grazie » che perciò fi rapprefenta il rag- 
gio che fa rifplendere si nobil foggetto • Scrive S. Giacomo Appoftolo al 
cap. I . Omne dontim defurfum efi » dejcendens a Tatrc lumiKum . Perfio nella 
prima Satira moftra quefto colore cffere d* Uomini » che a cofe di grand* 
importanza afpirano. Colui dunque che contempla le cofe celefti » ea aipi-^ 
ra a cofe grandi» meritamente di tal colore deve elTer vèftito. Il Petrar- 
ca nel Sonetto St* dice . 

yofo con P ali de" penfkri al Cielo. 
Tiene il braccio deliro alto» e con la palma della mano le tre Grazie « 
acciò s* intenda le tre maniere dei benefizi »* cioè di quelli cheli danno t 
di quelli che li rendono » e di quelli che li danno e rendono infieme • 

Si dimoftra che una dia colle fpalle verip noi » e due ci guardino % 
perciocché fi confidefa » che nel ricambiare il bene [fattoci » abbiamo da 
efiere pia liberali affai» che quando fiamo noi i primi a far benefizio al« 
trui. Si ea9 qua menda accipimus% majori menfitra reddimus % quid beneficio 

prov9^ 



?tjt4 ICONOLOGIA 

fM»c^ f^ttpe itbemus ? Un non fmifori agras fiatiUs • ^ multo firn adft^ 
pm 9 ^am accepermu f dice Cicerone i . de Off. 

Stanno con le bmccia intreipciate a guiia di Ciii balla 9 per dimoftrafe 
iche V ordine dei Benefizi « il quale paflk <ki una mano in un' altra » ritoma 
ultimamente ad utile di Colui che Io fece prima. . 

Lo ilare con il braccio iinillro in atto di abbracciare altrui f ne <Knota 
h proQtezsa <e la buona di&od^ione di Chi ha per oggetto di efercitare si 
JH)bil Virtù jdi benejKcare altrui • 

Le Ali che fono nella giuntura del braccio £ della mano t dimoftrano 
,che Chiifii il Benefizio % con ogni prontezza deve ^tCct veloce e prello 
alle . qierazioni f acciocché fia molto più grata la grazia a Chi riceve i! 
Benefizio • Cdtites gitatU ddcìorcs % fi atacm tard^vcrit % omms grafia vana^ nc- 
(ffi dicMif gfaiia 9. di^e Luciano ; e Publio Mimo • Bis dai ifù cito iaf . 

Porge la. Catana di oro con 4imoftraz2one di farne dono » per fignifi* 
care che il Benefizio lega ed ^catena tutti queÙi 9 i quali fono da lui 
benefiziati* 

Benejtcinm digfiis uBi das 9 

Omnes obligas . Dice Publio Mimo « 

L' Aquila 9 nella guifa che abbiamo detto di que0o Geroglifico » ci ri* 
j)ortiamo a quellp che narra Pierio Valeriano lib. 19.9 il quale dice» che 
volendo gli EgizJ fignificare un Uomo benigno <% benefico » e liberale^dipin* 
gevano un' Aquila 9 che da ogni altro Uccello lafcia pigliare il cibo della pro- 
l>ria preda p 



FATTO STORICO SAGRO. 

GRato Tobia il Giovane ai molti/limi benefici % che dall' Angelo del Si- 
gnore aveva ricevuti « credendolo ancora Uomo 9 tornato. che fu alla 
Patema Cafa «tra^ primi fuoi penfieri fu quello della ricompenfa che a Lui 
era dovuta • Unitofi perciò, col Padì-e 9 apparte chiamò V incognito . bene- 
fattore 9 je lo pregò a voler ricevere in dono la metà del Tuo Patrimonio • 
U Angelo del Signore allora svelò il Tuo EfTere 9 e Loro dilTe che grati 
eflfer doyelTero al /oro yero Benefattore Sopimo Iddio 9 che rimeritate le 
^ loro buone opere ayevfi 9 e che in quelle fèguendo il loro cammino 9 fi 
jrende^ero . fenipr^ più .degni de' ìuòi Benefici; In quello da' Loro occhi 
difparve • reftando £0i ^d fidorare }a infinita Munificeiuca di Dio • ^ob. 
taf. 12. 

FATTO STORICO PROFANO. 

• • • • 

A Ve va Perillo fupplicato Aleflandro il Magno a voler fovvenire unà^ 
povera fua Figliuola con qualche fomma 9 che fervir a Lei pò- 
teife per dote • Il Generofb Macedone ordinò che aflegnati gli foffero 
cinquanta Talenti; il che da Perillo rentit0 9 foggiunfe che tanto non ri- 
chiede- 



chiedeva % 012 che foli dieci talenti gli baflavano . Al che la feguen- 
Ce rifpolh dùrde AÌd|iui4k^ s Se a Te «^ che devi ricevere « balhDO 
dieci * non battano a me che devo dare ^ Volendo cosi moArare f ch^ 
il beneficio « che dalla di Lut mano ■fcir doveva . piucch^ dalla neceflick 
dell' onefto amico * dalla grandezza del Tuo animo t e dal |iotere delle Tue 
force doveva prender milura . fid^of. lih. 4. 

FATTOFAVOLOSO. 

E* Nota la Favola del Beneficò • ^e ricevè Giove dalla Capra Amal- 
tea t che col Tuo latte il nucii « 7 dalle Ninfe , che i' educarono . 
Pcriocchè Giove volendo infegnare qual gratitudine a* benefici fi debba , 
collocò la Capra. Amaltea co* Tuoi due Capretti in Cielo * dando uro de* 
comi dì quella alle Ninfe 1 le quali avevano avuta cun della di L,u^ 
Infanzia » colla virtiì di prtMÌurre tutto ciò « che Effe defiderarano ; e^ 
per quella ragione veniva cbiaipata il Corna dell* Abbondanza . Qim4* 
Metam. Uh. 9. 



iitf .reo JsrOL OG I A 

BENBVOLENZA . O AFFEZIONI. 
- - Si CeftBft J^« « 



A 

DOnna dieti virile. Sarà alata, e veflita dì ecfore rerde-. Terri con, 
ambe le nrani con bella grazia, una GalHnaccìa * ed a* {nedi per ter- 
ra vi £iv\ vili Ramorm > a Ragano » che dir vogliamo, cbeneU* uso «_> 
nell'altro nome 'fi dice , colla tella alta » e che Aia in atta dì ùlìre per 
una delle gambe 'dì detcì Figura • ' 

La Benevolenza » a Af^zione • è fimilè affai -alk* Amicizia , ma però . 
non è Amicìzia ; perciocché ja Benevolen» per certa^ inclinazione che fi 
genera in noi quali in un mcHnento, fa-clie ci affezioniamo in un tratto più 
a un UomO'» che all' altro di due, quali vediamo combattere in uno Stecca- 
to , avvero vederiì giocare ienza averiì prima conofcìutì . Il che hon.^ 
avviene neir Amicizia , la quale non può, oè deve effere afcofa . 

Sì rj{>preiènta dì etk virile , perciocché la Benevolenza non deve eOère 
come quella de' Giovani , ma con flabìlirk e coltanza . 

De Benevdaai* aiaem , ifiam qidfmc habeat erga nos , prìmum Sìud efl in 
t0kio , la plurirrnm trìBuattris t At^ta pìmmnm dìrigemar , fed Beaevotemiata m» 
aiatefientutorum morf% ardore qmdam amoris , fid Jiabilitate pothu» ^caq^do* 
tìA jndictmiis . Cicerone priiuo de^lì Offici . 

■ Siià 



TOMO rj'Ji'ÌMO,. ^.T. 

Sì h alata* effendocchè la Benevolenza in un hUnte i e fenz* altra con- 
fuetudìne oafcìe» ed Va il fuo principio in ìioì,. 

Sì vefte di color verde * perciocché la Benevolenza per Tua natura dì 
fcgno d* allegrezza » e perciò fi dJmotìra con Vifo alltfgfp e ridente . tut- 
to all'oppofto dell'Odio, e dell'Invidia, ambi fuoì contrari- Tiene con_j 
ambe le mani > con bella grazia la Gallinaccia » e per terra il Ragano nel- 
la guifa eh* abbiamo detto , per efTere 1' uno e 1* altro Animale * (imbolo 
della Benevolenza) per loro occulto incinto dalla Natura. Della Gallinac- 
cia ne fi fede Pieno Valeriana nel lib. 14. de* Geroglifici) dicendo chc_» 
per ia Gallinaccia s* intende un Uomo benevolo ed amorevole ; perciò li 
è trovato che ntun altro Uccello ha verfo I* Uomo maggior Benevolenza 1 
ed io quefto a Lui ci rimettiamo » come Uomo dì molta intelligenza . 

Il KaganOf fi saper pubblica voce e fama , che quelb Animale k be- 
nevolo all' Uomo , ed é manìfefto che lo difende dalle infidie de* Serpi % 
■e avviene che dorma alla Campagna . 

La dimoftrazione di afcendere per la gamba per falire, ed approflìmarfi 
alla più. nobil parte della Figura « è per moltrare quello che dice ti Filo- 
fofo nel 9. dell' Etica , che la Benevolenza di lungo tra due 1 diviene.^ 
finalmente una vera e perfetta Amicizia . 



BENE- 



iis reo N o Loo r A 

BENEVOLENZA, ED UNIONE MATRIMONIAIB, 
Dd S^iur Ghwoni ^tffStàm C^M t 



DOnna che tengi in teft* una coroni di Vit« intrecciata i con un ramo 
d* divo in mano ; verìb il Jèno un' Alcione Augello Marittimo . Ogni 
uno sa quanto la Vite. ami TOlmoi e l'Olmo la Vite . Ovvidio . 
iflmus Mnat yhes , f^ttis non deferii 'Slmos . 
Per tale amorofa Benevolenza ed unione , 1' Olmo £ chiama Marito 
Bella Vite i e Vedova H chiama la Vite « quando non è appoggiata all' OU 
nm . Catullo negli efametrì imperiali . 

SV i^dua ÌH nudo yitis ^UM nafcitnr arw i 
7{iimqiiam Jè extrillt . 
Più aUjalTo poi dice . 

Jlt fi forte eadem tfl ìHmo comimSa Marito . 
E Marziale nel 4. libro nelle Nozze di Pudenzio » e Claudia » volendo 
noftrare 1' Unione e la Benevolenza di quelli Spofi « dilTe . 
7{ec melÌMs tenerti fmgmtur yitibns iHmi . 
A si latti penlìerì pensò il Taifoi quando dìife . 
^ taano ancora 
di ^Weri'. veder paoi eoa quanto a^o, 
£ C3B quanti iterati ahhréccìamatìi > 



TOMO PRIMO. tip 

la yite s^awiUccbM zi fin Marito . ; 

Cioè all' Olmo 5 ifebbene fi potrebbe anche intendert su Pioppo o lì 
FraflinO) Alberi tutti amici alla Vite^ come dice Columdla lib. i5« 
Vitem maxime Topidns olii , deinde Vlmm ^ deiade Fraxiwis « 
E di quefti Alberi rolfe intendere Orazio oel 4. lib. Ode 5. chiamati 
Vedovi fenza la Vite . 

Et yitem Ktdnas dmit ad arbares « 
£ nelle lodi della Vita mitica con fiifa li marita • 

•Adulta vitìum Vropagme^ 
*/Mtas maritai Topidos^ 
Da quelli Poeti Latini leggiadramente prefe il Bembo il Tuo concettot 
maflimamente da Catullo 9 per esortare le Dime ad amare . 

Ch^àtna Vite 
Ejfa giace ^ eH Giairdìn nen fé $f adema 
Tel firmo fMo% mèl^mnbre firn gradite 1 
Ma quando ali* Olmo ^oal Ti&ppo alta s* appoggia § 
Crefce feconda per Sok» t per pioggia » 
Ove alcuni Teili più moderni leggono • 

Ma piando ali* Olmo amico dta s* appoggia • 
E di queft' Olmo ci fiamo voluti :&ryire soi « laiciaodo gli altri 9 per 
«(fere più frequente in bocca, èst* Poeti •» e per non confiKidere con più 
diverfi rami la Corona » che più gentile comparirà femplìcemente la Vite 
avviticchiata colP Olmo, iuo Marito 3 per iimbolo della Benevolenza 5 ed 
Unione Matrimoniale « 

L'Alcione che tiene in Inailo è un Augello t^ocq più gffmde di un Pai^ 
fero 9 -quafi tutto di color ceruleo ^ ie non che )ia tni(Hcate. alcune penne 
porporine 9 e bianche ^ ha II collo fottile •» £ lungo « Va fvolazzando « fili* 
dendo intorno al Lido ed Mare •% con voce lamentevole •» ove anche fa il 
fuo Nido 9 t vi cova lette giorni^ a -qnali per eflère felici ^ chianuHili Hai- 
eionii dies ^ perchè in tal tempo il Mare ila tutto tranquillo -j. come dijc<^ 
Plinio lib. so. cap« ^2. s ed liidoro lib« 12.^ ed 11 Sannazaro cosi cantò 
jiell' Egloga quinta « . 

Contere 9 €^ tìdlcyoms ràdmn -mbt peìlere vet^os 
Dicìtur ^ ^ fctvas pdagì mdcert ptoceÙas 3 
Forfitan hìc nofitvs fedatit ftUons ^ns^ 
A quefto ebbe mira V Ungaro ideila f>rìma Scena del quarto Atto d'Al- 
ceo ^ fuperflua in vero 9 ma grazioTa -9 ixmile alla decima £gioga del Rota« 

Twbato è H Mar JP ^mor^ ma forfi uà giorno 
Ter me faranno gU ^cìom il mdo . 
Cioè 4 fpero un giorno dii avere in amore tranqmllo j2ato 3 e Bernardiiio 
Rota più chiaramente ^ 

Soa'oe udir gli .Augéi^ the per la riva 
. CanÈon piang/endo j^a fi fm anco amici 2 
JLor fidi amorini. t mentre td iempo rio 
Tendon ffd mdo.^ m.flAU ^loce^ e ^nva» 
^cchetan P onda 9 e fanno I Liti aprici « Cbiar 



a-o rtONOL OC I A 

ChiamaG anco Alcione la Moglie di Ceicc Re di Tracia s la quale amò 
cbrdialiffiraamente il fuo Marito, onde V Ungaro volendo moftfare in Alceo 
una Benevolenza ed Unione grande con fiurilUf h che gli dica, 

E fu tra noi » 
Mentre fummo fanciulli % 
Sì fvifcerato affetto » 
Che tra figli di Leda 9 or chiare Stelle^ ^ 
E tra Ceice , e la fida ^Alciime % 
TUpn so fé fòffe tale j 
Sempre Ella flava meco 9 ed io con Lei ; 
Sicché rado 9 non mai ci vide il Sole 
Vm dall'altro dibiunto. 
Amò tanto quelF Alcione il luo Marito > che avendo in fogno veduto 
eh* Egli in un torbulento naufragio era morto 9 ficcome avvenne 9 buttofli 
dal dolore in Mare ; onde i Poeti fingono 9 che fofle trasformata in tale^» 
Augello del fuo nome 9 e che fé ne volafle fopra il morto Cadavere del 
Marito 9 che era portato dalle onde marine ; e però fanno che quefto Uc- 
cello fi vada tuttavia lamentando nel Lido del Mare » come era gli altri 
Bernardino Rota nell'Egloga XIII. 

Deb perchè non fon io 9 come Colei 9 
Che vidi in fonno 9 e poi trovò lo Spofo 
Sommerfo in Mare 9 e per favor d^ Dei 9 
Or piange Vccello il fuo flato dogliofo • 
E nelP Ottava feguente . 
^ Saetto t* invidio 9' ben Coppia felice % 

%A cui Spofi ed f^cceUi 9 un Letto un nido^ 
Comun fu fempre 9 a cm cantando lice 
V onda chetar 9 quando più batte il Lido • 
Ed il Petrarca anch' Egli cantò della Benevolenza ed Unione di quefii 
^ felici Conforti nel fecondo Trionfo d' Amore • > 

L Sil!^ ^'^ 9 ^^<^ fr^ *Amor compagni etenU 9 

' Far i lor nidi a pia foavi Femi% 
Sciane 9 e Céice 9 in riva al Mare 9 
Con molto giudizio Ovyidio nel lib. decimo delle Metamorfofi ha tra- 
sformato detta Moglie amante del fuo Marito in Alcione 9 perchè vera- 
mente quèfto* Uccello di fua natura porta al fuo Marito tanta Benevolen- 
za 9 che non per ifpazio di tempo 9 ma fempre cerca di ftare unita col 
Marito 9 non per lafcivia 9 ma per amica Benevolenza 9 che tener devc^ 
la Moglie verfo il Marito 9 nò mai altri riceve 9 anzi fé per vecchiezza! 
£gli divrenta fiacco 9 e tardo a feguitarla nel volare 9 Ella lo piglia (opra di 
fé 9 lo nutrifce 9 mai lo abbandona 9 mai lo lafcia folo 9 ma poftofela fugH 
omeri 9 lo porta 9 lo governa 9 e fla feco unita per fino alla morte 9 ficco- 
me riferifce Plutarco : De folertia ^AnimoHum . In cotal gùifa parlando dell' 
Alcione • Vbi autem fenedm Marem imbecillum 9 & ad feìlandum tardnm red^ 
didit 9 ipfa eum fufcìpiens geflat^ atipie nutrita numquam deflituens 9 numquanu 

* folum 



1 ■% 



nOAdO P'RIM0\ v$\i 

folum rdinquens 9 fei m humeros fMémm ufqueqHotpie pàHàt^ àtqae fbvet ») ei> 
épéf ad mortem nfqne aie/1. 

Ponganii ad immitareiConfam P amabile xiatui^/ dell' Alcione 9 e ftiano 
tra di { loro uniti con amore e benevolenza 9 tenghino in due corpi un 
animo ed un volere h P uno ù tt'asformi nell' altro » gioifca 9 e refti lie^ 
te e contento della compagnia datagli da Dio: tal* eflètto 9 e unione*, 
si efprime in quel nollro Sonétto acroftico fatto nelle nozze del Signor Gió: 
Battifta Garzoni 9 e della fiia nobilil&ma Spola 9 il cui pregiato nome nel 
capo de* vcrfi per ordine fi pone . ...... -^ 

In qual paif^ del Cielo ^ in .qua^ idea 
Scolpi 7{atura sì leggiadra forma 9 
^nima di virtute efempiot e noirmàt . 
Beata al par cT og^ii fiéprema Dea • v 
Ella col fko fplendor raUegjta^ e bea 
Lo Sùofo fiéo dilem 9L e m. fé H trasforma % 
V afirìnge a fogm fol la faa beW orna % 
.Amando Lei nova cele/le ^Afhrea . 
C^^OT^ invitto e faggio a Lei ftmile ^ 

Le fo prefcritto dall^ Empireo Coro ; .; 
Onde ben lieta .ta,co H cor giocondo, 
^pma per Foi già gode eterno ^nlè t 
Indi verri per Voi Peti dell'Oro^ 
E V^ABsU prole ai, abbellire il Mondol 
E' certo 9 che niuna maggior felicità /può effere tna due Conforti 9 che^ 
V Unione e Benevolenza : degno è di e(fere ìmpre(fo nella mente di ogni 
Perfona legata in nodo Matnmoniaies il precètto di Focilide Poeta Greco • 
^ma tuam Coì^t^em% qmd. inim fnaivius % & pra/lantius% 

Sjfam cum Maritnm diligit Vxor ufqne ad JèneBam 9 
' ' Et, Maritrii fiidm 9xotcm » 'netpte Inter eos incidit contentio, ? 
Cioè ama la tua Moglie ; che.cofa puQ eflfere più fbave e piik cpnve* 
nevole 9 che, quìndo la Moglie ama }l Marito per fino alla vecchiezza 9 e- 
il Marito la Tua Moglie 9 né tra loro e' interviene rifla e cpntefa alcuna «. 
Qtiindi è 9 che li Romani antichi' hanno lafciato molte memorie di quoUi 
che fono vilfuti in Matrimonio uditamente con Benevolenza fen^a contra* 
ilo .9 de' quali noi ne porremo per.efempio- quattro Stsùiq}ate .dallo Smer. 
1ÌO9 due. verfo il Marito 9 e due altre verfola Móglie » - ; 

. " . • ... 



Z>. iMio'primigemo \ 
Sld vix. am. xxxv^ 
^^ìttfiia.'Tallas.fock 
Cornai iati0no 
,Mt pientìffimù , 
De .fé benemerenti : 



,' I 



• <* ••• • .••• • 



€itm 



a^x TCO N LOG I A 

Cmm qw ffixit mmt 
XV. Menf. vi. 

' r.. F/Mfo- jKOG. Hb. Chryfogom 
Leshhn&. ^udkat Takdarkt 
l^atioiu Heriditati . Ctf:%. 
Flavia » 7>{ice. cmux.amqm^ 
Vixìt ann. xlv. fim'Ma o§a^a.. 

£t^ Ùlafbyr^ 
ytxit ^/ùmis . xxxiix* 
Ti.CtamUns.féO^ 

De fé menta . aìm fut' " 
VìxitUim.xUx*wi€n[èt. 
Dìebns xxiìf.fim vttà 
$Ì!i^dafee$i9€ttti. 

DISMAN. S. 

T.U ROMBA 
• M^ CALPVRNIV& 

M. IMPARI & 
CON. SViE SANCnSS. 
CVM aVA. V* A. XSN. 
SINfi OFFEN. F. ET «IBL 

Simile modo di dire ufa Plinio fecondo ael lib. S. iorivendo a Gemi* 
Ilio . Grave vtdmts Hacrimis ncfier accepìt% am^t uxùtemj fiwgtdéoris exempli^ 
eiiamfi olim fiaffs^^ f^xit cum hac irizbaa twvem amiis firn f»^to% fine t^a^a . 
£ neli' ifcrìzione di Lucio Silvia Fateitio Q^ ]egge . Sme ma animi lapaa • 
Ed m quella di Giulio Marciano. Sitie Ma animi l^^^^me. Avvanza tutti Ca-* 
lo BilUeno Marito di Geminia Cauma . &if vixenmt^ una anms eamiwis » 
LIL fine lite m^e/ia . Un' altra infcrizione porre vogliamo 9 trovata poco 
tempo fa nella prima vigna fuori di Porta Latina a man diritta n neUa^ 
quale dice al Lettore 9 che sa di effere invidiato 9 per tre cagioni 9 una 
perchè finché viOe (lette Tempre fano . La feconda 9 perchè ebbe comoda- 
mente da vivere • La terza 9 perchè ebbe una Moglie a Lui amorevolifCma » 

Q^ LOLLIO. Q, L. ^ 
CONDITO 
SCIO TE INVIDÉRE . aVI LEGIS 
TITVLVM MEVM DVM VIXI^ 
VALVI . ET HABVI BENE QyBT 
VIVEREM . ET CONIVGEM 
HABVL MIHL AMANTISSIMAM. Ora 



TOMO P R i Mt>. ni^ 

Ora fé da' Gentili è flato fatto conto di vìvere fcn^a querela ^ iènza 
offefa 9 e lefione alcuna tra Moglie e Marito , ma con reciproco e fcam- 
bievolc amore 9 tanto più da* Crilliani fi deve proccurare dì vivere nel Sa- 
gro Matrimonio in Santa Pace»* con unione e Benevolenza 9 acciò meriti^ 
no poi di elfere uniti nell* altra vita in fempìterna gloria* 

FATTO STORICO. SAGRO. 

LA Benevolenza di Affuero verfo Efter fua Confortt fii invero ammi- 
rabile e forprendente . Per Erta ammansò V animo Rio feroce conr 
tra i Giudei 9 e revocò il terrìbile Decreto che ad iitìgazìone di Araan 
fuo Confidente aveva promulgato, per P efterminio di quelli infelici. Per 
Ella più volte fi dichiarò che fpogliato fi farebbe della metà del fuo Re- 
gno « per farne Lei Signora* Per Efifa accettò in fua graziai -ed onorò 
delle maggiori Dignità quel Mardoccbeo 9 che dal perfido Aman era deiU- 
nato alla morte» col fare appendere allo lleCTo Patibolo per Mardocched 
pollo in ouiine • lo Ueifo Aman • Efier cup. 2. ;. 4. %^ 6. 7, 

FATTO STORICO PROFANO. 

MArco Plancio, o Marco Plautio» valorofo Romano, portatofi per or- 
dine del Senato con 6o, Navi a Taranto per traghettar di làinAfiai 
perde Oreltilla fua dilcttiflima Conforte , che per tutto lo aveva voluto 
feguire . Tale fu il dolore che per la morte di Lei provò Mafco^ Pian- 
ciò , che mentre celebravafene ali* ufo de' Romani il Funerale ,^ Egli afce- 
(o nella Pira, dove arder doveva l'amato Corpo, gettandoli fopra di eC- 
^^ - dann .averlo piiV.woJfi* iKKtrn^/yLif^ rf^fr^u A** i*^ «•>» Pu^inaic , alla.^ 
prefeD2a di tutti il die la morte . il che -con lommo rammarico da^K Ami* 
ci veduto, nella ftefla guifa che veftito era, fu gettato nel Rogol* ed in* 
ficme colla Moglie traile Fiamme confunto • yd. Majf. M^ 4. cap. 6^ 

FATTOFAVOLOSO. 

ALcefte Figliuola dì Pelia , e Moglie di Ameto Re dì Teffa<^Iia . EP» 
fendo quello Principe caduto gravemente infermo, Alceile che tene^ 
ramente lo amava confultò l'Oracolo, il quale rifpofe , che Ameto noa^ 
farebbe mancato al mondo , qualora fi offrìlfe Chicchcflia a morire per Lui • 
Niuno per altro fi trovò che a ciò fare fi rifolveiTe ; perlocchè Alccltci 
volontariamente fé llefla offri , per confervare la vita al Marito , e in tal 
guifa fini i fuoi giorni. Emp. 7s(at. Con. MitoK ié. 7. cap^ 1, 



g BENI- 



134 



fCONOÙQ&fA 

ft £: N I G N. I T A-» 
DhCefttrt Kì^,. 



DOnnaiveftitaidrazzurro.fteUatOidì ora.. Coni ambedue- le- mani fi pre- 
ma, le MammeUeri. dalle, quali, n'efca copia di. latte i che dìverlì Ani- 
mali, io bovino.. Alla, finiitra banda, vi farà, un- Altare coLftioco accefo . 

La Benigniti.. non è. molto. differente dall* Affabiìicà», Clemenza» ed Uma- 
nità) e principalmente- il.e£èrcita verfo \ Sudditi *. ed è compaflìone avu- 
ta con ragione), interpretando la. Legge lenza rigore » eJ. è quafi quella 
che ì. Greci, dimandano ( /V(g/x«*) cioè piacevole, interpetrazione della^ 
Legge .. 

Si verte di azzurro* ftellato,, a: fìmilitudine- derCIeIo.,.il' quale quanto è 
più. di" Stelle, illuitrato ed, abbellito.), tanto-più fi dice efler benigno verfo 
di noi : Cosi benigno fi dice- ancora I* Uòmo » che con- féreno- volto, cortcfe- 
mente fa. grazie- altrui » lenza, intereCTe o. riconofcìmento. mondano . e che 
efegiiifce pietofa giuHizia . 

Preme dalle Mammelle il latte ) del' quale bevono.' molti Animali, per- 
chè è cifiitto di Benignità e dì Carità infieme fpargere amorevolmente-* 
qui^Ilo <^ie fi ha dalla natura» alludendoci al detto di S.. Paolo*, che con- 
giiiatamente <i\c^ : Charìtxs bstiìrni efl' . Si moft.'a però ancora queit' atto , 
che efcrdtandjiì la Benignità vcrib i Hniditi « come fi è detto i, Ella deve 

efler- 



TOMO PRIMfi. 159 

'erterc ^ntepofta al rigore deJJa Giuftizia « «(fendo feconda Papin\i^juro 
Confulto:, la Benigtikà <onTpagna dififla Gìuftizia t come bein dictCicc^one 
De ^nibuf . Che però da tutte due deve cflèr lodata ed abbrac<uta ; :af- 
fermando Ilut,... util. <ap. ^5s xhe : ^i *non laiidat benìgnìtatem ^ i-^profetìh 
xof habet adamantinum^ aia fere excuffum • 1 

J-' Altare ;coI iuoco xienota j <:he ia Benignità il deve i^fare , o j>r ^a* 
l^one di Religione ^ la quale |)rincipalmente fi efercita co^ Siicritìzj 9 \ al- 
meno :non Xenza 'efla ^ talmentecchè venga in pericolo dì edere Titarcuta 
o impedita Ja *Giullizia:» per imitare Dio /^'•ifo, il -quale «^ ugualmenip 
;giuAo e beni^ao« 

« 

G E S A R E RIPA 



PER L* IMMAGINE DELLA BENIGNITÀ* 

Tigurata da Luì nella Per&na delPlIlina, ed Eccma Signora 

MARCHESANA SALVIATE 

SON£XXO, 

Tyiuàe e prefto acqtuflò Greco "Pittore^ 
dà rkramdo 4ion ìnae/lra mano 

-L* bcUiffimu i^rvtita « otld' ti i r0jan9 

Còdice Ideo JèmT ìafcivo ardore* 

IDr Tui Cesar ?««*?, i* Italia turni » 
■diurno efprimt generofo tmmo 
Dì foggia Etmfca Donna » d cm fowim 
Lume ^Acceade l'arno in cafio amore ^ 

'iiè iman ton Zei^ a gareggiar <* acài^ì ; 
<:be Tu lo Spirto » Ei la corporea Sàmà } 
£i la Mtà t Tu la ytrtà dipingi : 

*4»a' g/orÌ4 maggior guadagm « » palma , 
Che hel tanto pia grande in carte flritt%i » 
Guanto vieppià the *l Corpo ^ i nohil V jàtna. 

Lo Spftparato Accademico ^iìomato . 

G g a BENI- 



t^iS, SCONCO LOG FA 

t E N I G N I T i^ . 

f^ata «dia 'Perfonadi ietta Signora:^ 



DOnna GìEivane ) bella e ridènte*- coo" vaga aceoncutnra dìbìóndi ca- 
pelli » coronata di Corona di oro > col Sole in capo , veltiu dì abito 
leggiadro in tolor di oro» con' Clamide fregiata di color purpureo. ovc_» ' 
a vedano tre Lune di argento, le quali- fieno crefcentì-» e rivolte a man 
deftra . Stia alquantochina, colle braccia aperte* e colla delira mano tenga 
un ramo, di PxnO) mottraodofi dì eSer levata sa d'una ricca Seggia ; ed 
accanto vi Ila un Elefante. 

La Benignità: non è altroj pcrquantofipuò-raccorredalla.Dattriha dì Arì- 
ftotileW. ^.Eticb.t che nn affitto naturale di Perfonanaturalmentetnagnanima 
inmoilrarc fegni dì Ilimare gli'oaorì dati dalle Ferfone inferióri'» talché è 
Virtù propria delle Pcrfone grandi, in quanto fono magnanime ; e magna- 
nimo non vuol dir altro, che Uomo difplendare, e ornamento di perfetta 
Virtù , talchi quanto è difficile di- ctTére magnanimo » per aver bìfogno di 
tutti gli abiti buoni, tanto è nobile etfére benigno.. Oiiattro fono gli affetti 
del Magnanima (che affetti fi devono chiamare quelle cofc , che non hanno 
eicziifl.' ) Biinsttcinza , Magnificenza , Clemènza , e Benigniti. * a' quali 
iì riducono tutti gli altri , perciocché il Magnanimo non iftima , né difprez- 
aa 1 come quello che non teme , né fpera : in quanto non difpre^za é Be- 
ni; fico ; 



TOMO FRI AIO. 2jr 

©efico ; in quanto non iiHma j Magnifico ; in quanta non teme j Clemente ; in» 
quanto non ifpera » Benigno ; perchè la Benigniti ha per oggetto immediata*- 
niente 1* onore « e H onorare : però fi può dire y che la Benignità fia il pifit 
degno affetto, che pofla nafcere in Principe generofo » il che è conforme 
alla Dottrina dello fte(fo Arillotìle nel 2. della Rettorica al cap. 20. dicenr- 
. Ao » che k grandezza nelP Uomo non è altro , che una certa piacevole e 
nobile graviti . Laonde fcoprendofi quella Virtù fingolarinente nella Illurtrif- 
fima Signora Maddalena Strozzi 9 maritata nelP lUuftridima» ed Eccellentif^ 
fimo Signor Marchefe Salviati* mi è parfo che fi veda quefta Figura co» 
particpiare menzione di quefta Signora , nella quale » oltre agli altri 
Splendori che le danno la Patria felice 9 la Cafa Illullriffima ) i Genitori 4t 
fomma Virtù ) rifplende tanto l' iltefifa Benignità 9 mentre accetta gli onorj 
delle Peribne inferiori con lieto volto» e colla Benigniti fua, che opera^j^ 
meglio che gli altri colP alterezza s e ben fi può dire di Lei quel che feri- 
ve Claudiano in Cenfulat» Manlii • 

Teragit tranqmlla Totc/tar^ 

S^à violenta mqttit i mandataq'jtt fortìiis urget 

Imperio fa quies • 
Le tre Lune 9 che fono intorno al fregio della Clamide ». rappreféntano» 
P Infegna dell' Illuftri(fimfa Caia Strozzi » nella quale fi contiene con molta- 
ragione il fimbolo della Benignitii» perciocché 9 come il lume della Luna9' 
non è altro che T ifteffo lume del Sole 9 cosi la Benignità: non ha altra lu- 
ce 9 che quella dell* ifteffa Magnanimità 9 Sole delle Virtù 9 come abbiamo» 
moftrato ; e però la forma del Sole fi fcuopre in tella della Figura r cioè 
in luogo più fuperiore» e più aobilefede dell'intelletto 9 onde fi cavano 
le Virtù intellettive» e gli organi (enfiti vi 9 ne** quali fi fondano le morali^ 
Il numero ternario delle Lune 9 figniEca la perfezione di quefta emi* 
ncnte Virtù 9 perchè il ternario Tempre fignifica perfezione y come infegna: 
Arillotile nel primo del Cielo cap. i. 9 ed è primo numero impare 9 e prin-» 
cipio d' imparità. 9 della quale dicevano i Gentili foddrsfiirfi Dio 9 (a) come 
di cofa perfetta 9 onde Virgilio nell' Egloga 8. dice » 

T^umero Deus impare gaudèi ^ 
Ed i Pittagprici dìflTero il tre triplicato 9* nel quale fi conviene il cfue % 
eiTere di potenza infinita 9 co* quali concorda anco Plat^ che dice nel Ti- 
meo 9 da quello numero triplicato avere origjine la perfezione dell* Animata 
e 1* ifteffa Luna fi dimanda da* Poeti Triforme 9 come fi vede in* Aufonio' 
nel Libretto intitolato Grifo 9^ nel quale dell* ifteffo numero ternario» difcor- 
ce ; né devo lalciace di dire » che dette Lune fono rivolte a man deftra 9 

cioè 



CO Per queftii ragione ne' Sacrifìzj' era ufato il numero ternario > e fi ha.^ 
dk Porfirio in tò. de Sacrific. éffere datò coittime degli Anticlii , allorthft render* 
dovevano grazie a IDio per f ricevuti bencfrcj , di oil'rire per ben xxt volte Piori; 
Erbe, Rami di' Àlbero* ^ ed Animali a* Demohj , perchè Quefti' erano* repuuti< 
dj Lui fupremi Nunz;-, e Miniftrl ; ed a Loro in- tal guifa grazie rendevano- pe^* 
gi' impetrati^ e fupplicbe porgevano pel coofeguimeato dì nuovi 6ivail». 



2,j« ICONOLOGIA 

cioè verfo j* Oriente ; il x:he è fegno , che la luna ila in fuo iCfeicimen- 
to 9 fegultando il Sole .• e cosi i' Jllullrifliraa -Cafa Strozzi fegùìtanilo .gli 
fplendori della Magnunimità. , H va continuamente Avvanzando nella gloria, 
« negli iplendori della fama xoir illeffa Benignità ^^ ^d è 'la Luna dettiu» 
Lucina 9 per ^eflere -ella .tenuta dagli Antichi apportatrice ;della Luce ai na- 
icenti Fanciulli^ perchè porge loro aiuto .ad iifcire del .ventre della Ma- 
dre 9 « per ^(Tere ella benigna e Pianeta .umido 9 affretta talora il fuo 
influirò il parto 9 foccorrendo le Donne nei ior dolori 9 irendendole più hr 
rili al partorire 9 come dille Orazio lib* 3. Ode ^2. 

Momi^fn cuflos nentorhm^ae Virgo » 
^(t laborantes utero puéllas 
Ter focata auiis^ Ademif^ne letbo 9 

Vi'va triformis^ 
E benigna fi può dire la Luna 9 percliè rifplendendo nell'-ofcurità della 
-notte 9 aflìcura e inanimile .col iiio lume i .poveri Viandanti 9 «d i Pallori 
alla guardia delle [loro fiandre 9 e perciò k iiata chiamata dagli Antichi 
fcorta e duce -9 e gli EgizJ con il Geroglifico del Sole 9 € della Luna.^ 
y immaginavano che quelli due Pianeti folTero Elementi dello cofe 9 <:ome 
quelli <:h€ colla virtù propria generalTero € confervalTero 9 « perpetuaffe- 
ro tutte Je cofe inferiori ; oltre a <]ueilo ia vita «noltra «iTere retta dal go« ■ 
' verno loro 9 per eflere foftentata dall* umor dell' «no 9 e dal calor delP altro . 
Si fa detta Figura di faccia lieta gioconda e ridente 9 di afpetto gio* 
viale 9 leggiadro 9 « modellò 9 perchè non é cofa più jgrata? £d amata.^ 
della Benignità 9 onde diie Terenzio negli Adelfi • 

J{eìùfa reperii 
Tacìlitatc nìbil effe mmìm mélins neque clementìa « 
E per lignificare lo llato fignorile 9 che è aecelTario ali' ufo di etfa Be- 
nigniti $ fi fa vellita e coronata di oro. 

Il drizzarfi in piedi 9 chinarfi 9 ed aprir le braccia 9 fono Rgni proprj 
nei Principi della Jor Benignità 9 lontani dal? alterezza delPanimo 9 e dal 
rigore . 

Tiene colla delira mano il ramo di Pino 9 -elTcndo detto arbore fimbolo 
della Benignità; perchè il Pino ancorché fiaalto^ € faccia ombra grandiifi- 
ina9 non nuoce a veruna Pianta che vi fia rott0 9 ma ciafcuna vi germoglia 
lietamente 9 perchè Ella è benigna a tutte 3 come riferifcc Teofrailo Filo- 
ibfo lib. 3. cap. 15, jde Tlantts» 

IPinui quoque benigna lomnibas propterea effe piaatìtr^ ^oi radice fimpUci^ 
xdtaque fit : Seritnr mtm fub ^am & MyrfNS 9 & Laurm 9 & dia pleraque 9 
éfàcquam prohìbet radix momìnus hac libere augefcere valeant : ^x qi*o iràdligi 
potefl 9 radicem plus injbltare qttam nec umhram ; qmppè cum Tinus umbrams 
ampli ffimam reddat^ & reliquia qtioquc mtentia radìcìom ad portionem focìeta^ 
ternarie non negat . Ove è da notare ^ che il Pino arbore nobilifllmo 9 di 
radice alta e lemplice 9 raccoglie benignamente fotto la fua ombra le mi- 
nori Piante 9 ficcome fanno altri arbori di alta radice 9 che non negano ri- 
cevere in compagnia loro altre Piante» il che ci ferve per figura» che-> 

una 



TOMO FRIMO. Z3f 

«na Pcrfoni nobile di alta, radfce » cioè di ftirpe e origine fublime » riceve 
fótto r ombra, della fua protezione eoa ogni benignità: altri di minor con- 
dizione 9 li amette: nell** amfcizia e compagnia fuuv il che non- fanno gir 
animi nati vilmente» ancorché per fortuna fiiblunati fieno» che per 1* or- 
dinario reftanot^ rozzi %. e come: doppi 9. e fémplicL ufana verfa altri piiittoftcv 
maligniti 9 che Benignità •. 

L' Elefante animale nobile t e più d** ogn** altro grande » Io ponghiàmo 
ih quello. luogO' per fihibola della Benignità dei Principi e Signori gran- 
di ;, della fua benigna natura, ne viene a. far teftimonianza' Arift- lib* 9. 
cap., 46. nell^Illoria degli animali. Elephas: omnhim fèratum miiiffìmtis^ &' 
placidif/imiu ., E Bartolommea Anglico della profperità. delle cole lib.. 18. cap*. 
42», dice che gif Elefanti fono dì' natura benigni v perchè noa hanno fiele . 
Simc aiaenr Etephantes natfìraliter' benigni r qiiod. careanl' fèlle .. Ma noi dire- 
mo chf egli fia. benigno» noff (blo r perchè fia pri vo* df fiele ( attefocchè 
JL Cammelli ancora, è priva dì fiele v e nondimeno non arriva, a quella gen- 
tile. Benignità: 9 che ha. L* Elefante y ma: perchè la natura la- ha dotato di 
un certo lume d* intelletti prudente e fentimento^ quafil che Uixiano'. Pli- 
nio lib9 Si. cap» I. ^nimalium' maximum Elephas ^ proxìmumque humams fen^^ 
fibas &c., Qyefto Anmiale fé mai nellf deferti incontra, qualche Perfona % 
che abbia fmarrita. Isl ftrada 9 per noir. iipaventarla. col {uà afpetto »« ^ ritira m 
bel moda alquanto lontano* da: quella 9» e* per darle animo ♦^fc le raoftra tut- 
to cortefè 9 e manfiieto 9. e le- precede avanti^ nel cammino r tantocchè ap- 
poco* appoco> lo rimette- per la. ftrada .. Sì Elephantes: hominem' errantem Jwi 
obmum mderini in Jbliiudine'i primo y ne impetu terreantr aliqiionttdunt de vUt^ 
[e- fiébttahmt 9/ &- tknc gradum figunt 9 & padatim ipfum pracedèìites n)ìam et 
o/l^mdtmùi^ dice il medefimo Bartolommeo Anglfca nel luogo citata), e Plinia 
nel fùddetto' lib;. cap*. 4». Etepbas^i hominc obviir fòrte: folttudinc%> ^ fimptìciter 
oherrMte^ clemensy plaaduftjue etiam demonUrare nnam- traditnr\' Atta veramen- 
te benigna e ammirabile 9 in- uà* Anunale 9^ che abbia: fòrza* di nuocere e noa 
voglia ». mai piuttoito- dr giovare .. Della* nobile e* benigna, condizione di. 
queita Animale fi: poOfona rFputar partecipi quef STgnorF)» i quali* mofli 
dalla lora innata, benigna, natura 9 rimettono- ì' fudditr a fèrvitori' nella, vita 
del felice; contento v foccorrendblf nei loroj eftremr bifbgnf ^ tììhc fibi finerm 
proponit honejtus' Trinceps r ut ftibditor frlices effìciat^. Il fine dell' onefto Prin*- 
cipe è' dì far felici 1 Sudditi 9 difle Antipatro r di: più gli onettr benigni Prin-- 
cipi e Signori'r accorgendofi^ di eflfére maggiori» temutile riveriti ♦ porgono 
animo a^' minori di' parlare e* chièdere udienze- e ioccorfà»» ficcome: hanno 
fatto gli octrmi PrihcipF ed Imperadori 9* che hanno lafciato» buon* nome d£ 
£e . Aleflandrov Severa df nome e- benigna df natura* y a: Chf non s^ arri-^ 
fchiava- di chiedere nfente> la chiamava, dicendo* 9- perchè noa chiedi nien- 
te ?r Vuof forle che io- tf relli debitore ? chiedi 9 accia nontt Famentf di me. 
Gónofceva Alèirdndfo* che il Prihcfpe è- obbligato- dar benfgna: udienza: e-j» 
fóccorfi a. Perfine mìnorf e private 9- e percià fi: offerfva* benfgframente a: 
loro 91 dimandando 1 bifbgnr9 per non rimanere a loro dcbftqre r eppure era: 
Gentile Impecadore. t contbndanfi quei Signori aiCpri di natura: 9, che negano 

udiea- 



Mo ICONOLOGIA 

? tidicnza « e fé pur la danno i alle prime parole infaftidit! difcacdano da 
fe con ingiuria le perfone 9 e le (paventano con la loro brufca ciera . Pren- 
dìno efempio da Tito Figlio di Vefpafiano Imperadore » che Tempre beni- 
gno fi . moftrò al Popolo 9 onde per tal benignità fu chiamato Amore e de* 
lizia del Genere Umano 9 mai licenziò alcuno da iè fenza dargli buona^ 
fperanza 9 anzi avvifato dai famigliari 9 come eh* Egli prometteDTe più di 
quello che poteCfc mantenere 9 foleva dire 9 che bifognava avvertire chc_^ 
niuno fi partiflfe mefto e dilgullato dal parlare del Principe • Jim opmer€% 
aìt^ (ptemmam a ferm(m0 Trincipis triflem diftedere. Soggiunge Svetonio9 che 
trattò il Popolo in ogni occafione con tanta piacevolezza e benignità 9 che 
folea far preparare le fede pubbliche dei Gladiatori 9 non a gufto fuo 9 ma 
ad arbitrio degli Spettatori 9 e mai negò niente a niuno che gli dimandai^ 
fé 9 anzi lo esortava dimandare di più • "I^am ncque negavit quicquam petenti^ 
bus i & m qua vellent peterent 9 ultra adhonatus efl . Stando una fera a^ 
cena 9 gli venne in mente 9 che in quel giorno non aveva ufata la folita 
Benignità con niuno 9 di che pentendofi 9 mandò fuori quella memorabil 
voce : ornici 9 dlem perdìdimus 9 Amici abbiamo perduta la giornata 9 riputò 
come Principe 9 cflfere debito fuo efercitare ogni giorno r officio della-j 
Benignità . ISlon fu men benigno quel buono Imperadore 9 dico Marco Au- 
relio 9 di cui Eròdiano fcrive 9 che a qualfivoglia che gli andava, avan- 
ti 9 porgeva bejiignamente la mano 9 e non comportava 9 che dalla fua^ 
Guardia folTe impedito V ingreflb a niuno . Qyefti fono Princìpi amati in 
vita 9 e dopo morti bramati 9 che fi fano fchiave le genti colla benigni- 
tà . E' certo per quattro giorni che in quella vita uno fignoreggia 9 deve 
procurar di laìciar memoria benigna di fé 9 perchè la fua Signoria toilo fi 
•perde 9 e la fua Benignità come Virtù eternamente dura . Detto degno di 
generofo Principe fu quello di Filippo Re di Macedonia Padre del Gran- 
de AleiTandro , Malo dia benìgnus 9 quàm brevi tempore Domìnus appeìUri . 
Voglio piuttofto elTerc chiamato lungo tempo benigno 9 che breve tem- 
po Signore ; onde io confiderando il cortcfe animo di quelli invitti e be- 
nigni Principi 9 e la nobil natura dell* Elefante 9 animai maggiore di ogn* 
altro 9 congiunta con tanta Benignità 9 concluderò 9 che quanto più una Per- 
fona è nobile e grande 9 tanto più deve efler cortefe e benigna ; ma-s 
quello che più importa fi conferma colla benigna natura di Dio 9 di cui è 
proprio 1* eifer benigno 9 eflfendocchè non ci è Chi più di Lui eferciti la 
Benignità 9 per il bene che ogni giorno fa a tutte le fue creature . Sic- 
ché un Signore e un Principe 9 per quanto comporta la mortai condizio- 
ne 9 incoia niuna può più accoHarfi alla natura Divina 9 che colla Benignità « 
E* fcnza dubbio 9 che Iddio ama più un Signor benigno 9 che fuperix) e alte- 
ro 9 anzi 1' odia 9 ficcome il moral Filolbfo Plutarco chiaramente dimoftra 
nel difcorfo che fa al Principe ignorante 9 dicendo 9 che come Iddio ha.^ 
collocato nel Cielo il Sole e la Luna 9 fegni del fuo fplendore9 cosi è 
V immagine ed il lume del Principe nella Repubblica 9 che porta la men- 
te 9 e la ragione giulia e retta 9 e non il fulmine e *1 tridente 9 cornea 
foglion farfi dipingere alcuni 9 per parere tremendi e fublimi più che non 

fono 



ibno. Dllpiacciono a Dio quelli che fanno emulazione con i tuoni» jfiil- 
mini 9 e raggi tei! compiace di quelli che immitano la fua ViitiC* fi ren« 
dono fimili a Lui nell' oneftà > umanità 9 e Benignità 9 e quefti piii 
innalza 9 ftcendoli partecipi delU fua Equità 9 Giuttìziaft .Verità 9 Man- 
fuetudine 9 e Benignità 9 mediante le quali Virtù rilplendono come il Sole 
e la Luna 9 non tanto apprelTo gli Uomini 9 qanto appreflfo Iddio Padre^ 
di ogni Benignità . 

FATTO STORICO SAGRO. 

* 

LA povera Moabite Vedovella Ruth giunta coli* amata Suocera Noe- 
mi in Betlemme in tempo delle Meili 9 di buon mattino fi portò ad 
un Campo a raccorre le ipiche9 che fuggite erano dalla falce de* Mietito- 
ri 9 chieftane prima graziofamente la permiffione a quello 9 che (bvrinten- 
deva agli Operai • £ra il Campo di Booz Uomo ricco e in fommo pre-- 
gio,9 e confanguìneo di Elimelecco Marito defonto di Noemi. Venuto 
anch' Egli da Betlemme al Campo 9 e veduta Ruth 9 domandò chi foflfe » 
e. benigno 9 come Egli era 9 a fé la chiamò 9 e non folo le permeflTe che 
ÉLceffe raccolta delle avanzate Spiche nel fuo Campo 9 ma anzi le dilTe^ 
che in altro Campo non fi portaCfe 9 e che di più venilfe a mangiare 9 e 
bere di quello « che Egli a luci Lavoranti compartiva . Oltre di che diede 
Booz ordine a^li Operaj c'ic fc Ruth fi faccile Loro del pari a mietere 9 
non la impediìTero 9 anzi lafciafTero. a bella polU cadere parte de* Loro Ma- 
nipoli 9 con allontanarfi dapoi 9 né a Lei volgeflfero gli fguardi 9 acciocché 
potelTe fenza roflfore 9 o timor di efler rinreìa 9 raccoglierli . Tornata lieta 
a Noemi la Nuora 9 le raccontò 1* avvenuto : e per Tuo configlio 9 mentre 
Booz una notte profoadan^ente dormiva 9 a Lui fi apprcfsò 9 e a Wòltafi nel 
Mantello che i piedi gli copriva 9 vicino a Lui fi coricò • Deftatofi a qual- 
che ora Booz 9 e accortofi avere a* Tuoi piedi una Donna 9 le domandò 
chi Ella foOfe ; riipoTe toAo Ruth 9 coA iiiruita dalla Suocera : Ruth Io 
fono tua Parente . Booz lungi dallo sdegnarfi « le ibggiunfe che compren- 
deva ciocché dire voIe(re9 ma che. effendovi altro fuo più Congiunto 9 ad 
Elfo apparteneva Io fpofarla ; nientedimeno a feconda di ciò che quello o 
uccettafte 9 o negaflfe 9 avrebbe rifbluto ; ed avvertitala che ripofaflfe an- 
cora fino ad ora pi& propria 9 Rut|i di afiai buon grado 1* ubbidì . Al pri- 
mo partir della notte 9 la pudica Vedovella dall* oneilo fuo Benefattore^ 
dipartiifi • Booz di buon mattino portatofi alla Città9 chiamato al cofpetto 
de' Seniori del Popolo il Parente di Ruth 9 1* interrogò fé fpofata 1* avreb» 
be • Negò quello ; ed Egli accettò la cel&one 9 benignamente e di buon 
animo condefcendendo a ipofare Ruth. Hjab. 



Hh . FATTO 



'^f^ 



.1» A T T O S T O R I e O P R O F A N O. 

FI/ pia voÙq. avvertito Filippo Re di Macedonia che nn certo Nicànore» 
in qualunque luogo Elicli fi foife^ occafione non ommetteva di dire di 
Lui il peggio che fi poteva . Coitantementc Filippo (cmpré negò di punirlo f 
dicendo ^ di eiTer perfualb che Nicànore non forfè maP Uoddo • Anzi eifei^ 
dogli nota la di Lui povrertiit io mandò a regalare di qualche (bmma di 
denaro, D)pa ciò gii ftclli Accuiatori riferirono il benigno fte» che-» 
Nicànore non più di Lui mal parlava % ma che in vece fonimi elogi ne 
fac;:va« Volta allora ad elfi Filippa 9 diiTes Conofcete che liu in noftrà nu« 
no dei Popolo Q r applaufa od il biafimo « Ffdgof, Ub. 5^ 

FATTO FAVOLOS O, 

API Figliuolo di Niobe . S'impadronì dell* Egitto « éjgovemollo con 
tanta dolcezza « che i Popoli lo riguardavano con^e Uio 1 e Io ado« 
ravano Otto la figura di un Bue j imperciocché credevano » che nel tem- 
po che gli Dei furono difcacdati dal Cielo % Egli fi foik falvt- 
to fotta le iembianze di quello . Lo nomavano altresì Ofiri t e Serapi • 
F4V. 57, 

BIASIMO VIZIOSO» 

Di Cefarc mpA . 

VEcchio magro % pallido » co» bocca a^etf ì « 6 chinato verfo la Terrtl , 
la quale Ei va percuotendo con un battone 9 che ha in mano . Co^ 
fingevano gli Antichi Morao Dio detta Riprenfione e del Biafimo • li 
veltimento Cxrl pieno di lingue % di orecchie » e di occhi • 

Si dipinge Vecchio % perchè è proprietà de* Vecchi di biafimare Tem- 
pre le colè di altri ; o perchè fi cònofca la Igro prudenza impara^a coli* 
efperienza di molti Anni 9 o per lodare 1* età pattata 1 o per porre freno 
alla licenza giovanile . 

Si h ancora Vecchio i «(Tendo la Vecchiezza Amile al Vernò « che-> 
ipoglia i tempi dì ogni occafione di jpiacere e di ^fto , 

fi* iècco s e pallido % perchè tal diviene ^effo s Chi biafima per ? In- 
Tidia n che quafi Tempre muove il bìaifimo • . 

Sta con la bocca aperta, e fi vfeftè tome abbiamo detto, colle lingue, 
orecchi , ed occhi , perchè il- Biaffimo è Tempre pronto di udire e vedere • 
per iTcemar la lode di qualfivoglia PerTona . 

Mira la terra, perchè il fine di chi. biafima, non può efler ft non vi- 
le % appoggi^doli- maflìme alP arido legno della maledicenza • 



BIBLIO- 



•^ 



TOMO- PRIMO. »« 

BIBLIOTECA. 
DW/* Uhtae Ctfare Orlandi. 



MAtrona regalmente veftìta* e affifa in maeftofÒ e ricco Trono. Porti 
in Tefta una Corona nella maggior parte diOro» in paite di Ferro» 
di Piombo * e di Terra * ornata di Gemme di vari colori « e circondata dì 
Lauro. Nella delira mano abbia lo Scettro, a cui ila avvolto un Ramo di 
Oliva t e con quello additi gran num^ero di Libri nelle Tue fcanzle di^poliì . 
Nella finiitra abbia una Face acceca , 

Per Biblioteca s* intende o un numero dì Libri * che infìeme Ci tengo- 
no t o Io ileiTo £di£2Ìo , o Gallerìa « o Gabinetto deilinato per riporvt 
i Libri. 

Si dipinge Matrona regalmente veftìta» e aflifa in maeftofo e ricco 
Trono» per iienotare V antica ^ propria fua foi^^-nte* derivata dai nobi- 
Uflimo peafiero di Uomini prefceltì al comando . Secondo 1' opinione di non 

fochi * e particolarmente d* IHdoro nel 6. Libro delle file etimologie > 
origine delle Biblioteche: fi- riferilce agli Ebrei ; ed ofl'crvano ( dic«^ 
n 1* emditiiTima Cbambers» fecondo k traduzione d^y* ~lnglef.- ) cHc la 
• it cura che Eglino avevano di confervare i Lor Libri Sagri , e ta me- 
.. tporia di quello t che rifguardava le azioni de* Loro Antenati» diventò 
n un £fempÌo alle altre Nazioni, panicolarmente agli Egizi. Ofoiaun- 
H h 2 1» daa 



244 ICONOLOGÌA 

Ì9 d'às Re di Egitto » dicefi ne abbia prefo il primo lume « e la prima no- 
9Ì tizia . Egli fu che j fecondo Diodoro , aveva una Biblioteca ctttta nel 
99 fuo Palazzo con quella Ifcrizione falla Porta n \pUKnj ìxrpiìop Tfyches 
jalrion cioè Medicina anima ^ 

In fatti è fiata fcmpre particolar cura de* Sovrani il ragunare de* mi- 
gliori Libri . Il Magno AleDTandro 9 benché traile armi incefiantementc oc- 
cupato avcffe lo fpirito 9 non reputò minor fua Gloria 9 e traile Regie fue 
Magnificenze contò non meno di qualunque altra cofa 1* aver ragunato di 
più rari e prezzabili Libri un gran numero 9 ed cfferfi applicato confbm- 
mo ftudio alla coltivazione delle belle Scienze • Pìfillrato Tiranno di Atene 
fii il primo che in quella Città faceCfe eriggere una pubblica Librerìa.^ 
affai pregiata e rara . Secondo Plinio Stor. J{at^ lib. 3 j* cap. 2. il primo che 
iltitui Librerìa in Roma fu Afinìo Pollone 5 e fecondo ludoro Uh. 6. EtimoL 
il primo veramente che vi trafportalfe gran (bmma di Libri fu Paolo Emi- 
lio, dopo la Vittoria da Lui riportata di Perfeo . Giulio Ccfane9 Domi- 
ziano 9 Gordiano, e quafi tutti gì* ImperadorÌ9 e Re, anche di barbare Na- 
zioni 9 dimollrarono in ogni tempo 9^ e bene a • fufficienza 9 elfcre penllero 
nobile 9 magnifico 9 e regio il ragunare Libri , a comodo non fola proprio 9 
che a benefizio di Chi brama innalzare ed iilruire lo fpirito nelle più bei** 
le e plaufibili cognizioni . 

Sino a* nollri giorni ha confervata9 anzi dirò meglio 9 accrefcìuta la 
fua Maefti una tale lodevoliffima cufa9 la quale non folo fi eftende a^ 
far piÙL bella comparir la Gloria de* Sovrani 9 ma gì* illelfi Privati fopra 
fé ilefU folleva 9 e dimollra qual nobile fpirito in fé racchiùdano , e di 
^anto li additi degni una tanto commendabil follecitudine • 

• Innegabil cofa ella fi è 9 che tali Uomini chiamar, fi debbano Io fplendo 
re delle Città 9 non che 1' amore delia neHk Letteraria Hcpubbllca . U^ 
tal buon gullo9 un si ragguardevole penfare9 nientemeno che xieile pi^ 
colte Dominanti 9 ha regnato fempre in quell* Augulla Città di Perugia 9 
e tuttora fignorcggia • 

Degna di tutta 1* ammirazione 41 è e per la rarità 9 e per il pregio % 
e per il numero 9 e per le più nobili Edizioni 9 la vaila Pùbblica Biblio- 
teca Pudiana • 

Tutta I* attenzione efigge la non tanto vaila 9 ma affai pregevole-f 
Pubblica Biblioteca DomenfcinÌ9 cdsi denominata 9 per eflfere Itata efet^ 
ta da Antonio Domenicini Beneficiato Taliano della Cattedrale di queft* 
Augtiila Città 9 col pefb di Tempre pi£i accrefcerla9 avendo a queft* effèt- 
to lafciati particolari affegnamenti 9 e da Effo regalata ai Beneficiati 9 e^ 
Cappellani di detta Cattedrale. Il n^agfgipr^ mferttò di' quella è ne* libri 
trattanti Materie Teologiche ; ed è corredata di antichif&mi 9 e rarìffimi 
manufcritti 9 di ragione del Reverendillimo Caditóio • 

Oltre queièe diio- f*ubblidre 9 magnifiche fono quelle de* PP. di S. Do-^ 
irenico 9 de PP, della Compagnia di Gesù 9 de* Monaci di S. Pietro dcL> * 
PP- Olivetani di Montemorcino 9 de PP^ AgoUiniani 9 dQ* PP. di S. Ber- 
nuù^x ec;. 7 

AI cer- 



rO MO ? R F MO. *4^ 

Al ceftd ragguaMevole molto fi è la Biblioteca de* PP. MM*^ CC« 
al prefente di ra];i(&nii Libri ed in buon numero accrefciuta dalla libera* 
liti del M. R. P. Maeftro Gìufeppc Maria Modellini della mcdefima Reli- 
gione infigne Teologo 9 che ne ha fatto a quello fup Convento; in cut ha 
la Figliolanza» un genéroib dono» 

Maeftofa 9 valla 9 ricca 9 e nobile è la Libreria de* PP. MM. OO. di 
S. Prancefco del Monte 9 eretta con particolare (ludio 9 diligenza 9 ed im- 
pegno dal ReverendifGifto Padte Carlo Maria di Perugia 9 della medefima 
Religione Procciirator Generale 9 il quale da immatura morte rapito 9 non 
ha potuto appieno dar compimento alla Sformata nobiliifima Idea • Nientedi* 
meno viene ancora al prefente da quefti faggi e dotti Religiofi profeguito 
con tutto il calore il lodevoliifim^ penfiero9 e niente alla detta Bibliote-* 
ca mancherà di grande 9 di raro 9 di pregevole 9 e di bello • 

La fbntuofa particolare Libreria de' Signori Conti Oraziani a fé chia- 
ma tutta la più meritata lode 9 si rifpetto a' pia rari antichifCmi Volumi 
delle Edizioni le pia magnifiche 9 come rifpetto V eOfere ornati nella mag- 
gior parte di fuperbil&mi Rami 9 ulciti dalle mani de'. maggiori Valentuo- 
mini . Qiiefta nobiliiEma Famiglia9 per ogni ragione ragguardevoli (fi ma9 ha non 
iblo in ogni qualunque tempo dati alla Patria Uomini in arme chiariiCmì % 
e da non pochi Sovrani reputati degni delle più alte Cariche 9 ma aman^ 
tiffimi ancora 9 e feguaci della Letteratura • Fu generofò e nobil penflero 
del Signor Conte Tullio Padre de' Signori Gio: Battifta 9 Felice 9 France-* 
fco 9 e Sforza viventi 9 Cavalieri del più alto e diftinto merito il racco^ 
gliere 9 a collo di fomma fpefa 9 1' anzidetta Biblioteca • Q{iella tanto più fi 
rende pregevole 9 in quantocchè venne dallo ileffo Signor Tullio corredata 
di un nobili(fimoMufeo9 fornito delle più rare antichità) si in materia di 
Medaglie 9 che d' Idoli 9 Statue 9 ed altri più ricercati monumenti de' re-^ 
moti Secoli • 

Sarà da qualcuno per avventura fuppc^ in quefto mio dire qualche^ 
parte di efagerazione 9 proveniente 9 fi dirà 9 da particolare obbligazione 
da me contratta con quefti Signori 9 e chi sa che non fia tacciato il preferì 
te mio difcorfo per un riempimento di Fogli • Intorno all' obbligo che^ 
feco Loro mi corre 9 lo confeffo 9 lo protello • Intorno all' efagerazione mi 
oppongo affatto • Il merita di £{si è noto al Mondo 9 e fé ho da ricono^ 
fcere fuperfluità nel mio dire 9 la ravvifb (blamente in quefto % cioè 9 che 
i Loro pregi hanno per (e ftefsi luftro baftante 9 e d' uopo non hanno di 
elfer polli in vifta9 e forfè ancora ofiufcati dalla rozzezza di mie parole *• 
Ma fé nel Cuore dell' Uomo aver deve prihcipal luogo la Gratitudine 9 Chi 
più di me tenuto a chiara meftrarla al Mondo 9 che tanto debbo a quella 
nobil Famiglia ? Che tanti favori 9 tante -finezze ho ricevuto dalla eenero* 
iità e bel cuore del Signor Ettore Graziani ì Che tanto ricevo dalla ine» 
iprefsibile compitezza dei fimnominati di Lui Signori Zìi 9 ed in particol»* 
re dal Signor Conte Felice 9 che dal punto in cui ebbi la forte di cano(cerlOf 
non ha ceisato 9 e non ce(fa mai di ricolmarmi di gentilezze ? Mi fia per* 
donato jperciò dal benevolo Lettore quella digrefsione 9 originata da que^ ve- 
ri TeA- 



24^ ICONOLOGIA 

ri fentimenti dì gratitudine, che mi hanno coftretto a deviarmi alquanto 
dalla propolla materia r la quale non abbandonando t noterò alcune par- 
ticolari Biblioteche ^ che per ornamento fi contano e per decoro di qucll* 
Augufta Città . 

Meritano , oltre molte altre , tutta la <confider^zione le bene accurate 9 e 
piene di rarità , ancorché non numerofc jTcelte di Libri « che fi mirano 
nelle Cafe de* Signori Conte Francefcp Baglioni , Conti Vincioli % Conte 
Vincenzio Anfidei-, Canonico Perotti, Paolo Giovio, Abate Giufeppc-> 
Morandi ? Dottor Vincenzio Cavallucci , Pafcoli 9 Dottor Vincenzio Marca- 
relli 9 e Dottor Profpero Mariotti 9 e i}iieft' ultima ipezialmente ricchifsiraa 
de* migliori e più rari Libri 9 in materie di Medicina . 

Colla quafi certa (peranza che abòia in profeguimento ad annoverare 
traile più meritevoli, conto Ja Raci^olt^* che ;il prefentc con fomma lo- 
de 9 feilza risparmio di fpefa 5 e con infinita accuratezza ne viene forman- 
maodo il Nobile Signor Conte Sperello Aiir^lj Cavaliere delle più belici 
prerogative dotato 9 e di un ottimo gufto e difcernimento fornito . Xa fua 
principal cura fi è , che quella arricchita fia de^ migliori moderni Autori 9 
non tralafciando però i più venerati Antichi 9 e che il più raro 9 il più 
utile 9 ed anche il più dilettevole ineffa fi rinvenga. In genere di Manu* 
fcritti cofe aliai di vaglia 9 i^d in qualche copia ivi alcerto fi ritrovano • 
£d è qu^fta pregevole Raccolta deftioata d^ detto Cavaliere per decoro 
della fua amenijfsima Villa, . denominati Caltel del Piano 9 ed a comodo non 
meno proprio 9 che de* fuoi Amici 9 a* quali fi moftra Tempre mai gra- 
isioiirsimo • Ma tempo è di venire alla spiegazione dell* Immagine . 

Porta in Teila uoa Corona ;iella majg;gior parte di Oro 9 in parte di 
Ferro 9 di Piombo.» e di Terra 5 per denotare uell'Oro* che come quefto 
metallo è .più di jtutti gli altri preziofb . ed apprezzabile 9 . cosi aver fi de- 
ve la mira nel ragunar JLibri ^ che quefti fiano di ottimi Autoci 9 de' più 
rari 9 e del merito più diiHnto» M<^co Aelfo in .parte. rido 9 in parte mi 
fento artretto ad efperimentarc un non focchè di sdegno 9 allorché rifletto 
alla fciocchezza di paluni 9 che aoìbiziofi di farfi confiderare Uomini di fpi* 
rito 9 ^ addetti al fap^re 9 ngn riguardando anche % qualunque fpefa 9 Uitto 
il Loro Uudio pongono nella Faòrica di uù fuperì>o e ricco Edifizio 9 per 
riporvi poi 9 o de' Libercoli di neXun conto 9 o le fcipitezze di rancidi e 
ftravolti penfieri^ od in fomma un nume^'oib ammafso di Carte a caro 
prezzo ottenute da un ignorante Libralo 9 ed ufcite a ricevere le rifii 
del Mondo ilhiminato da jiij* incolta e vile Stamperia . E qual diligente at* 
tenzione non fi nfa perche pulitamente f^o:f^nì Qa&!^ codeiii Libri 9 e con 
Lettere e Fiorami ^i oro abbelliti? 

Graziofani^ntc fi prende giuoco di coftoroL. Settano Figlio diQ.Set^ 
tano nel fuo Libretto Dt iota Grapdorum hafns i^ABtatìs IMtgraimrà 9 fingeA- 
4o di cosi ragionare con un certo Salmorio • 

!IÌon ego propierea veto te comburere lArés^ 

Sjos membrana tegh 9 doSafie volumina cha$ut . 
Sii^n age $ ^ hoc etiam tot dcmmn fraailbHs adde 9 

Vt ibi 



TOMO FRIMO. Z47 

ttr ibi SeriftMm pauat UngiJJinms ordo. 
Vtìle ^ hoc miitis : fed enitn deltUm habendìts » 
Cufa$idHmqite prins » ne ctd pittacia dffitu 
^Awrata^ ttt mimo mtearu bine inde rléeUo 
Cbanarum limbi » ntdlafipe ex etdine peccet » 
£t fèrie in tou menfitra ft omnibus ma . 
7{ec minimum intererit^ qtio tempore prodimnt 3 q^ 
Impreffore : Z^mm frnnes mmare trecentis » 
Tagìna fi JunSìam referat tibi prima, vet uildtm « 
tnmiia fit quàmqnam « e!r tineis erofa papyrus . 
Dicet idem %. & melius fortaffe Cumìnius ; Efio ; 
w^/ mmc venanMr prifca Exemptaria doài ^ 
Et potiora Typis dnamt Chirographa^ qnornm 
Vix hngo exprimitnr tormento syliaba wrax • 
7{n$n tecnm, mugpr ? 7(Hm non b^ ferius i^o ? 
Sjéot modo CaUiphariis video 9 queis magna Ubromm 
Converies pr^fiat tantum hoc » ia Bardococutiis 
Imponant pnlchrè » & n>ana ambttione Jtrantnr i 
Mi fanno poi collera coloro che contenti di palefare la Loro ambizio- 
ne ed albagia » nelP avere iti Caia una nobile Biblioteca 9 ne Efsi mai 
vi applicano» né permettei» vogliono che altri approfittare (e ne pofsa- 
no. Sarebbe delitto lo fmovere un Libro, e non fi fa poco allorché fi 
concede di mirarli al dì fuori 9 ed o Jervare i ben lavorati TaiTelli I 

Midtos B^lm habet 9 cotiquifitofque libellos i 
^ià tnm ? Si totos dormire jnbentnr in amos » 
Vdvere eonjperfi 9 C^ prabent convivia blattis 9 
rpfe antem pneter tiitdos nìl ttdtìgit umqHam ì Le fte({b • 

In un* éfatca BibUotcca^eflBMr tì iiebbono de* Libri di varie materie 9 ed 
anzi accordo che vi debbano efT^re di qualunque (brta ; uififto* però che^ 
tutta Ja diligenza fia da pori! nella fcelta 9 mentre un iiconfiderato ragù* 
namento di Stampe altro non é % che un ridicolo occupamento di (ito 9 e 
non già merita il nome di vera Biblioteca • L* ottimo è quello ^he la^ 
deve formare 9 ed allora qualche coià -di mediocre 9 e di cattivo ancorai; 
che Vi fia « non le reca pregiudizio 9 anzicchè produce Io fiefib effetto che 
al Diamante il color nero contmppo^ 9 il quale pi& chiaro il fa compa* 
rire e riiplendente . Per fignificare ciò io immagino che in qualclie parte 
della Corona di Oro della mia Figura vi fia mallo il Ferro 9 il Piombo % 
e la Terra . 

Per il Ferro intendo additare quei Libri 9 che (ebbene in (e non ab« 
biano alcun buono ftile 9 rozzamente efiefi fiano 9 proliffi 9 ed ofcurì 9 nien* 
tedimeno a ben (opra fermarvifi9 vi fi fcopre una robuftèzza di ragioni 
Sorprendente 9 ed una nafcolla miniera di belliflime cognizioni . 

Per il Piombo quei Volumi 9 che nel Tuo Frontefpizio molto promefr* 
tono 9 e in ieguito poi nulla attendono ; come fono molti degP infelici par- 
ti del puerile ingegno » e depravato gallo dello (corio Secolo s ed anche 

certi 



248 ' fCO U L & fPA^ 

certiLibricciuoIi) che a'noftrl tempi fi mirano girare attorno 9 che ibnoil 
trattenimento degli Oziofi, 1* amore Xdegl* Ignoranti « I* occupazione di 
Donnicciuole « e per loppiù il laccio d* innocenti Colombe . Li rapprefen- 
to fotto il Piombo per la ragione 9 che ficcome il Piombo nuovamente^ 
lavorato è lucido 9 in apparenza bello 9 e diletta 9 ma poi 9 e quafi fubi- 
to 9 divien livido e ofcuro 9 così fcibri fimili moftrano un non fbcchè di 
buòno s ma allora quando fopra vi fi fermi i' occhio 9 fi fcopre alcer- 
to da una ben purgata mente tutto il cattivo e difprezzabile che in fe^ 
conteneono , 

Nella Terra o Fango vengono ombreggiati i pe0imi Libri % de' quali 
purtroppo fé ne trova un* infinità . 

Le Gemme di . var j colori 9 che nella detta Corona fi vedono 9 Q'ì^g^^^ 
che diverfe utilità da' Libri fi ritraggono 9 e che cofa non ci è Icritta 9 
per cattiva che fia 9 che all' accurato Leggitore non po0a recare giova- 
mento • T^uUm- efi Liber tam malus t quod non aliqua parte profit . Plin« Giun. 
nella Pili* a Marco . 

Il Lauro poi che la circonda denota 9 che dalla lettura 9 e dallo Audio 
de' Libri fi acquifia onore e prosperità di nome . Ex liuerarum fludiis ìm- 
mortalitatem acqmri. Ale. Embl. ij;. 

La Perpetuità del nome è fimboleggiata nel Lauro 9 per effer Pianta . 
fempre verdeggiante 9 e come fi dice 9 Scura da' Fulmini ; 1' Onore e la-j 
Gloria 9 per eifere fiata in ogni tempo in ibmma reputazione ; talché con 
efla non folo fi coronavano i Poeti 9 ma gì' iftefii Imperadori e trion- 
fanti Capitani • 

Nella delira mano tiene Io Scettro 9 in cui è avvolto un Ramo di Oli- 
va 9 perche 1' Oliva è fimbolo di Pace; e per gli ftudj e letteraria ap- 
plicazione 9 niente e pii!^ caro e più neceflTario di tal tempo ; e perchè è 
dedicata alla di Lei inventrice Minerva 9 come Dea delle belle Arti ; e^ 
perchè indica felicità 9 U qual felicità incontra lo fpirito nella Lettura dei 
Libri 9 coli' appagare 1' ingenito . defiderio che in ^ifo rifiede di fi^ere • 
Omnes homms natura fcirc dtfidfrant • Ariih Metaph. 

L' accefa Face che ha nella finillra mano fpiega ed il lume di Cogni- 
zioni 9 che alla mente . fi prefenta da^le memorie de' Scritti 9 e dagli am* 
maeftramenti de' dotti Autori ; e dittiofira il difiipamento della più' orrida 
Ignoranza 9 che nel Mondo neceflariamente regaarebbe 9 fé le Lettere non 
ci folTero . Exempla omnia jacerm in tcndfrìs % nifi Utteramm Inmat accede* 
ret. Cicer, prò Arch, Poct, 

FATTO STORICO SAGRO. 

AD efortazione di Aegeo e Zaccaria Profeti 9 Zorobabel Figlio di Sa« 
lathieU e Giofiiè Figlio di JoTedech coraggiofamente intraprefero il 
profeguimento della reedificazione del Tempio di Gerufalem • Tatanai Go* 
vernatore di tutte le Provincie fino all' Eufrate 9 Starbusanai 9 ed i Lpr 
Coh%Uefi ad £fii fi portarono 9 e fecero domanda 9 Chi aveflfe Loro dato 

configlia 



TOMO PRIMO. X49 

configlio di fabbricare quella Cafa^ e ó^ iilaurare quei muri, RiQ^oTero 
Hglìno ai tutto I e gì' informarono pure tSell* Editto del Re Ciro » in 
virtù dei quale avevano tale facoltà • K tutto quello ì Principi ne awì^ 
farono il Re Dario 9 il quale non volendo far cofa contraria agli Editti 
de' Tuoi PredecefTori » ordinò che nella Regia Biblioteca di Babilonia S. 
licercafse il mentovato Editto di Ciro; ma eiTendo ftato di ì\ tralportatl 
molti Libri 9 Ci ritrovò in Ecbatanis « o Ebaélana « Città della Media , Ec** 
co il Volume^ che per iipecial Provvidenza di Dio diede Lor nelle ma- 
ni • Diceva cosi . T^tl primo ^nno del I{e Ciro » Ciro I{e decretò the fi fiA^ 
bricajfe la Cafa di Dio in GemfaUntme » dow i Giudei poffano facrificare « com 
fondamenti da foflenere V altezza di fettanta eubitì^ con dtrettanta larghezza^ 
Vi faranno tre ordita di pietre non lavorate » e ite ahti di Ugni nuovi • Si fom* 
miniftreranno le fpefe dal Valazzo 4el J(e • Coà pt$re ì Vafi di oro e di 4r* 
gento del Tempio di Dìo^ che 7{abuccodonofor tot fé al Tempio di Gernfalemme % 
e portò in Babilonia y fi rendano % e ripongano nel Tempio in Gerii falemme al fuo 
luogo. Con tal rifcontro rifpofe il Re Dario a tatanai e Tuoi Aflfcfrorì 
coli' ordine ^ che legue • Foi dunque 9 Tatanai » e StarbuzanM 9 e Conjiglieri 
^farfachei 9 che rifiedete di Id dal Fiume Eufrate 9 allontanatevi pure d^ Gite' 
dei 9 e lafciate che fi alsU qud Tempio dal Duce Loro 9 e da quei Semorì 9 
-t che ripongano pmt la Cafa di Dio nel primiero fuo luogo . ^nzì oltracciò dx 
Me a Voi fi comanda quello 9 che dovrete fare 9 per dare puf Foi concorfo alP 
Opera ; ed è^ che del denaro dé^ Tributi 9 che entra nella Caffa della Corona % 
e fi corrijponde da codefie Trovmcie di li datP Eufrate ^ fomminiflriate Loro 
con amarofa attenzione le fpefe 9 che poffono ad Effi occorrere 9 acciocché V Opta 
lon fi abbandoni : E fé hìfognano ancora Fittili 9 agnelli 9 Capretti per il Lo- 
Olocauflo al Dio del Cielo % oppure Formento 9 Sale 9 Fino 9 Olio 9 ginjia il 
rito de* Sacerdoti 9 che efiflom in Gerufalemme 9 tutto fi dia Loro di giorno in 
giorno 9 né fopra di tale efeaizione dbbia a fentire querela 9 rìcorfo • Offi^a 
no EJfi pure oblaziom al Dio del Odo 9 e lo preghino per la vita del ^ « 
e de* fuoi Figli ; e fs^piate J' aver lo inoltre fatto altro Decreto . Che fcj 
taluno fi arbitrerà di fare altrimenti dal prefente mio comando 9 fi fvella dalla 
fua Cafa la trave 9 in cui fi trafigga 9 con indi pubblicarfi i firn Beni ; e il Dio 
che ha fatto iviy nel fuo Tempio 9 abitare il fio nome y diffspi tutti quei 
Hegfii^ e Vopglij^ che fiano per i/lender la mano ad imbarazzar i* Edifizio^ 
che della Cafa 2i Dio fi fa in Gerufalemme. Io Dario ho fiabilito P efpofio 
Decreto 9 qual voglio fi adempifca efattamente . Lib. 1. Esdr, cap» 5. e 6. 

FAtTO STORICO PROFANO. 

IL Re Tolomeo Filadelfo congregò nclk Città di ÀlenTandrià Tettanti 
mila libri 9 e fece una Biblioteca 9 per due cofc notabili . Prima 9 pelu- 
che quivi fii riporto il Teilamento Vecchio 9 e tutta la Scrittura Sagra.^ 
dei fcttantadue Interpreti : Secondo 9 per il numero grande de^ Libri con- 

i i gregari 



4fa_ reo H Q L.OG r A 

gregali ìft. effa^ Aula Gelila, ed Amiamo MarceUino- ìofleme eoa Senect 
accrescono, ancora, di più U numera dei Libri dal Re Tolomeo, radunati , 
dicendo, che arrirarona al numera di fettecenta mila . Il che non fem- 
farerà. cofa ìncretiibile e- flrana a chi confiderà le fomme ricchezze dei 
Re_ di Egitto,, e le fpefe memorabiU fatte da Loro in Piramidi,, Qbeii- 
fchì. , Edifizj ,, Navi ,. ed altre grandezze ineftìmabìli . Scrive il fàmofò Pli- 
nio che Eumene Re di: Peliamo, ne fece, un*" altra a competenza di qujefta * 
iJidoT. Hi. 6^ Etimol. cap. j. .Mio. GtMìo^ <AmÌam MatceUina^ TlimA 
Xm^ Garzone Tiaz. ©».. Di/c^ 126. 



Oi Cefart K^a.^ 



*S^^ 



DOana: bella^ vedlta: dì ora» con Ghiriianda. di ryta ur capov Stari con 
gli occhi rivolti verfa il Oelo-^ In braccio^ tengx mi Fellfcano' con 
i figltuolinii, ed accanto vi iìa un verde arboTcelIo alla riva, di uh_f 
Fiume . 

Bontà nell' Uoina è compolizìaae di pani buone % come fedele » vera- 
se * integro « gìufto « e paziente » 

Bella 



TOMO PRIMO. %si 

^ella fi dipinge ^ perciocché la Bontà fi tronofce dalla bellezza t[ ^ ) 
cflTendocchè la mente acquifta cognizione dei fenfi , 

Il Veftito deir oro lignifica Bontà 9 per eCTer 1* oro fupfemamente buo- 
no fra tutti i metalli • Orazio domanda aurea la mediocrità^ dalla tjualc^ 
deriva la Bontà iileffa in tutte le cofe • 

L* Albero alla riva del Fiume è conforme alle parole di David nel Tuo 
1. Salmo $ che dice: T Uomo che fegue la Legge di Dio effer fimilc ad 
un albero piantato alla riva di un rufcello chiaro bello € corrente ; e per 
non «(Ter altro la Bontà ^ della quale parliamo ^ che il confermare colla^ 
volontà di Dio» però fi dipinge in tal modo» ed il Pellicano medefima- 
mente, il quale è Uccello 9 che 9 fecondo che raccontano molti Autori» 
per lo vvenire i propri figliuoli polli inneceflità^ fvena fé fteffo col roftro» 
e del proprio fangue lì nodrifce ^ come dice diffufamente Pierio Valeriano 
al fuo luogo • £ de' pili moderni nella noilra lingua % il Rufcelli nelP im-* 
prefa del Cardinal d* Augufta non moftra che V ifteifa Bontà • 

Sta cori gli occhi rivolti al Cielo» per effer intenta alla cotemplazio- 
ne Divina 9 e per ifcacciar i penfieri cattivi 9 che <ì\ contìnuo fanno guer- 
ra . Per quefto ancor fi pone la Ghirlanda di ruta 9 avendo detta erba pro- 
prietà di effer fuggita dai {piriti maligni » ie ne abbiamo autentici teftìmo- 
nj . Ha ancora proprietà di fminuire V amor venereo ; il che ci manìfe- 
fta 9 che la vera Bontà lafcia da banda tutti gP ìntereffi e T amor pro- 
prio 9 il quale folo fconcerta e guafta Ji armonìa di quell'organo» che filo- 
sa con 1* armonia di tutte le Virtù • 

FATTO STORICO SAGRO. 

QUanto grande fi foffe la bontà della Vita dì Ezechia Re di Giuda ^ e 
^Figlio dell* empio Acaz 9 quanto in Lui 1* ardore dello Zelo Divi- 
no 9 quanta la pietà t chiaro fi fcorge dalle fagre Pagine . Lungo qui fa- 
rebbe il rapportare le pietofe dì Lui a:^ìoni 9 gli eroici fuoi andamenti t 
e per dare una giuda idea del di Lui effere 9 batterà il notare 1* encomio 
dello fteffo Sagro Tello • Vofl Eurn non fmt fimUis Eì de cunSiìs ^cgìbus ^tè- 
da ; fed ncque in bis qui ante Eum fuetunt • 4. de Ré cap, 1 8. n. ^. 

I i a FATTO 



L a ) Rifcrifce Gìo: Batufta dalla Porca nella fua Fifonomia dell' Uomo lib. 
4. cap. II. eifere affioina approvato da tutti i Fifonomiftì che la convenevoi di* 
fpofizfone delle parti del corpo dimoftri ancora una convenevoi dilpofizione di 
coftumi • La Bellezza è una mifuraca difpoilzione de' membri del corpp > ed è 
figura e immagine di quella dell' Anima» Le Parti di dentro hanno la mcdc- 
fima compofìzione che le Parti dì fuori , e quelli che hanno una fimile azio- 
ne , dimoftrano di fuori una fimil forma. Perciocché la natura ha fabbricato il 
corpo coniorme agli effetti dell' animo . La Bellezza è detta dono di Dio , e quel- 
li che la pofiiedono, fi può dire che pofliedono gran parte del fuo favore. 
Apulejo attribuifce tanto alla Bellezza , che non eleggeva i Figliuoli per indovi- 
nare, fenon di corpo intiero e belliìfimo , acciò la Divina Maelta non fi loC» 
ìÌb sdegnata dì abitar con loro ^ come in un ornatiffimo Palagio • 



%Sii ICONOLOGIA 

FATTO STORICO PRO^AKO. 

Giunto Tito. Figlia di Vefpaiuno all' Impero dì Roma ♦ tanto buom^ 
Principe fi raoftrò^che fii chiamato. V amore e b delizia del Genere 
Uipano.. In tutte k fue azioni fu giufto Tempre r demente» liberale ^ e pia- 
cevole . Giorno, non lafciava trafcorrei:e che di fua hontk non dafle chia» 
ro fegnale». e quel giorno perduto figli diceva, in cui non avelie qualcu- 
no bcnefiqa,tQ. Avendo fcopcrto che due Senatori Romani congiurato- ave- 
vano contro di fé per trucidarla ». non Cólo non li punì ». ma anzi feco a 
Menfa invitatili- , Loro fece lauto, cortefiflimo. trattamento , badandogli che 
conofqeflTera cÀe in fuc> arbìtria era ftato ♦ ed era V ucciderli » e donar 
loro ia vita.. Pomizi;ino fuo minor Fratello da Lui ali* eccelfo amato» 
non cpri?ìfpofe punto al (uo generofo cuore ». ma anzi tentò più volte eoa-- 
tro la fua vita; pervenne ciò a notizia di- Tito» il quale in vece o- di fep- 
lo uccìdere» o cU sbandirlo da Ronouu» a fé più fiate in fegreto. chiamato- 
Ip^ con preghiere e Qon. lagrime», gli chiefc in grazia di avere verlb di 
È(£o lo lleiTo buon, animo», che Egli aveva, verfo. dì Lui. S/vetmo ^ u4$^6^ 
Ifini stor. ^g. nella. ITUa di Xitg .. 

PATIO FAVOLOSO. 

A Meta Figliuolo di Fereo Re di Tèflaglia fii uno dei Prìhcipi Gre- 
ci di bontà di vita il piti fornito » generofo ed afi&biìe . Apollo dal- 
te delizie d.eL Cièlo> ridotto a* guardare gli Armenti» da; Ameto trovò rì*^ 
coverò.* Ameto avendo voluto ammogliarfi cor Alcefte Figlia di Peliò». 
i^on potè ottenerla<» che ^ condìssione di dover dare a telio un: Carro con*^ 
dotto da un Lion^ 9 e da un: Cinghiale .. Apollo grata ad Ameto. gì' inie- 
gnò il modo di unire fottp un fol giogo due Beitie cosi feroci . Ottenne 
ancora quello Dio dalle.Parcheschequando Ameto. foflfe all' eftremo di fua vi* 
la • ritrovando Perfona tanto, generofà ». che fi. contentade di morire in fuA 
vece » potefle isfuggire. la morte ^ ondf è che eifendo. poi oppreflb da un* 
mortale malatclu.» e non troyandofi ». chi morire pec lui voLcflTc »= Alce- 
fte gen^rofamente fi ofJèrfe ; ma tale fu il rammarico di Ameto » che re- 
fané pictofa Proferpiha. ». volle reftituirgli la. Conforte». e contrallandogliela 
Plutone.» Ercole difc.efe allf Inferno», e ne. traflfe Alcelle.. Apoib infiniti 
altri fovori fece ad. Ameto. in, tempo del fiio efiglio,. Giammai Principe* 
^Icunp fópportò> tante traversie» quante Ameto ne {òtBrì ; ma gli Dei la 
protelTero. ièmpre».a cagione Spezialmente dei fuo. buon cuoce»* e della^ji^ 
^pnti.del fuo^ operare • Ovwl.. Meum. Ub. 2.. 




BOTA- 



TOMO PRIMO. »t; 

O T A N I C A, 
D^ ,Mm Cefatt OrlaiUi , 



IN vjga Gfardùio ben tSfpoffo, con Fontane, ■ Vafche * SedilF «r. Sì 
dipinga- una graziofk Giovane con abito , in cui fiano- rìcanute va^ 
riè erbe e piante ^ Starà aflifa in un* Sedile avanti una Tavola di Pietra» 
fopra la quale faranno diverfe &rci di erbe •• ed Ella H vedrà in atto di fce- 
glierc attentamente le dette erbe, e ièpararìe. Si vedr^ ancora iòpra la. 
dettai Tavella unCartelIo,. in cui ilano furati il Sole* la Lunar e gli al- 
tri Pianeti ^ tn parte del detto Giardino fì vedano- le Stufe- e Cafbtti » do- 
ve lì fò^iono -a£ciùttarc e riporre Kerbe > Abbia: apprelfo- un Cane . 

Traile fetenze piCi utili che il Mondo arrìchilcono'r i fenza. dubbio daL 
annoverarfi' la Botanica , che è 1» Scienza: delle erbe e delle piante < o 
quella parte di- Filìologla r Meclfcina t, e Agricoltura r che tratta delle_f> 
« Piante r delle loro diverte fpezie , forme » virtii* ed ufi. 

Il nome viene dal Greco (ioroivti *. erba ; e: quella da fìoTOS di fioa » 
fa/cere > perchè la maggior parte degli Animali H pufce di erbe . 

Dagli antichi. Gentili , Apollo fu reputato il primo Botanico , I<gg^ 
Ovvidio nel primo delle Metamorfofi. 

InvaUHm- medìcma meum efl'i opifttqae per orBem 
DicoTt- & berbartm efi^fié/eHa ^(òmiA noiis^ 

Secondò 



154 ICONOLOGIA 

Secondo Stafilo Vb. 3. rerum Thejjalic.^ « Plinio Hiji. nat. Uh. 7. capi^^j^ 
« Natal Colite ^ MythoL lib. 4. cap. 12. 51 Centauro Chirone fii il primo 
che oflcrvafle k natura e virtù delle «rbe . Da lui V apprefe Efcufapio . 

A fentimento di dottiflinii Scrittori ) come rifcrìfce Tommafo Garzoni 
nella fua Piazza Univerfalc i)//r. 23. ì\ primo che con diligenza fcrivelTe 
delle erbe fu Orfeo, al quale fuccefle Mufeo Scrittore celeberrimo. Fu- 
rono guefti feguiti da Mitridate Re di Ponto » i di cui libri 9 che dotta- 
mente trattavano della natura delle erbe , vennero trafportati in lingua La- 
tina da Pomponio Leneo , Liberto di Pompeo il Grande • Non mancaro- 
no poi per 1* avvenire Scrittori degniffimi 9 che con fomma accuratezza 9 
€ con Loro fomma lode dottamente ne trattarono» come Ippocrate^ Pli- 
nio 9 Serapione » Tcofrafto 9 Dloicorlde ^ Avicenna 9 Galeno 9 ed altri affai • 
Ma dopo querti parve che mancaffe di fuc forze si bella Scienza 9 dagP Igno- 
ranti trafcurata9 ed ommeffa. Nel Secolo XVL l' antica Botanica 9 in tal gui- 
fa vergognofamente perduta 9 fu con molta indullria rlllorata e ravvivata ; 
principalmente da Leoniceno^ Brafa vola 5 Cardo, Fuchfio, Mattiolo dottiP 
limo Commentatore di Diofcoride 9 Dalecampio ec. Più appfeffo da Mori- 
fon 9 MaIpighÌ9 Hermanno9 Ray9 MagnoIo9 ec. ed ultimamente dal Cava- 
Jìer Gio: Battifta Morandi Milanefe 9 dal Tournefort 9 Linneo ec. 

Si dipinge la Botanica in un Giardino ben difpofto 9 con Fontane 9 
Vafche ec. per dimoftrare che 1' accurato Botanico deve fceeliere un luogo 
a proposito 9 e porre tutto il più diligente ftudio per la coltivazione dell* 
erbe 9 e delle piante 9 e procurare che di tutte le varie fpezie vi fia«0 9 
non perdonando a fatiche 9 ed a ipefc per radunarle 9 e farle tralportare^da* 
luoghi ancor pia remoti . 

Si figura Giovane e graziofa . Graziofa per indicare 9 che Ella è 
Scienza utile infieme e dilettevole ; giacche la varietà dell' eibe, deUe^? 
piante 9 e de* fiori non può fare che non diletti 1' animo « riflettendo alle 
loro varie virtù e proprietà 9 « quanto iia giovevole all' umano confer- 
vamento la cognizione di quefte • V efprime a maraviglia S. Ambrogio 
Vefcovo di Milano Exameronis lib. j. C4p. S. e 13. dicendo: SIhìJL dejcri^ 
barn purpurafcentes *vìoUs ^ candida Lilia 5 rutti antcs B^fas ; depili a rura mmc 
ùureis 9 nunc variis 9 urne luteis ftoribus . in quibus nefcias ^ utrum fpecies ampli- 
tés florum ^ am w odora deUSiet • &»rfe & Dmnè Domìnus aìt ^ Et fpecies 
agri mecum efl t=: Dell' utilità cosi il S. Dottore : £41» antiqHtOTem effe Me- 
dicinam^ qua Herhis medicare confnevit^ ^fuccis* E perciò l^iguita a dire. 
Siàd mumerem fuccos Herbarum faltéres ? S^id ^irguborum^ ac f oliar um reme'- 
dia ? E pofcia erbis certe ulcera aperta claadrMur ; Herbis curantur interna • 

Giovane 9 per dimolhrarc che P Uomo che vuole attendere alla Medi- 
cina % fino dalla fua prima Giovinezza 9 deve applicarfi a quefta^ e che la 
prima e più neceffaria cofa che deve apprendere è la perfetta cognizione 
dell' erbe ; fenon di tutte affatto 9 almeno della nirggior parte di quel- 
le 9 che più fono in ufo . 

L' Abito in cui fi vedono ricamate le varie piante 9 erbe 9 e fiorì 9 
rapprefenta oltre la Spiegazione dell* eflere della Botanica» che molti 

Medici 



TOMO PRIMO. x^f 

Medici il luiuigano d£ efler periti e perfetti in qnella materia per stver 

Ietto 9 leggere « e rileggere i Volumi dì appravatiffimx e autentici Scritto* 

ri» e per aver efattamente olTervato ed ollervare le piCt accreditate Stampe 

rapprefentant^ at Naturale le Erbe « Un ixmiE penfare noni è punto giudo » 

ed anzi è erroneo « la convalidazione del mio detta (limo bene il rappor* 

tare parola per parola ciocché ne fcrivc il Mattiolo nel Difcorfo fbpra il 

Proemia di Diofcoride • ^y E* veramente ncceflario a Chi vuol* eflero 

9» buon Semplicifta di vedere le Piante vive coli* occhia non fòlamente in 

9» un tempo dcIL* anna (blo « ma in var> e diverfi 5 perciocché altrimenti 

9» Cono le Piante « quando comincmnda a nafcere » (puntano di terra ; d' al* 

9f tra t quando le crescono » e quanda producono il gambo ; e d* altro 

%% aipetto 9 quando fono cariche di fiori » e di feme • 9»' £ qui porta mol--' 

te Piante che variano • 9» Il che malagevolmente fi può conCderare nelle 

t» ftampate » per non moftrare effe di tutte le predette » fenon l* effigie 

99 di un tempo folo » ed anco perchè le cole artifi^ciofe y e dipinte non.-» 

9» dimoftrana mai cosi perfettamente i lineamenti delle cole » come fenno 

^» le vive» naturali» e vere. E cosi parimente mi pare che per leggere 

»> le Storie delle Piante fcritte di qualilvoglia bon* Autore non fé ne^ 

)» polla confeguire quella vera cognizione > che fi richiede per non ritro- 

9» varfi nelle defcrizioni delle Storie delle foglie e de' lEufti di ciafcuna 

9» Pianta fenon una defcrizione (bla de^ lineamenti e lembianze loro 9 la 

^ %Y quale quantunque fia vera > non però dà ella notizia del molto variare 

y% delle foglie » e de* frutti che fanno le Piante » fecondo varj tempi dell* 

9» anno 9 il qual variare altrimenti imparar non puofli » che con lungo efei^ 

91 cizio dell^ occhia nelle vive > mentre che fono in terra » ec. 

Quindi sìlt ' tal rifieffo la mia Immagine fla a federe attentamente^ 
óflervando 9, e fceeliendo le varie erbe che le ftanno avanti » ad oggetto 
di fignificare per r atto del fèdere 9 che fa duopo politezza 9 e ferma non 
precipitofa odervazione della Figura* qualità 9' è natura delle Piante» e che 
i Giovani Medici debbano ardentemente fludiare di giungere alla vera co- 
gnizione di quelle co! mirarle e rimirarle » non una volta a due % ma mol«* 
te e molte » mentre il conofcimento delle cofe feniibili fi acquiila e fi con«* 
ferma col replicato vedere » e maturamente oSérvare • Buon farebbe che 
tutti ciuelli» £ quali feguono la Proféffione di Galena per Sagrofànto vene* 
ratfero quello Precetta • 

Pur troppo dall* inofservanza di quella ne addiviene che il Medico or- 
dtnan(b> alla cieca Medicamenti compoiU 9 fenza fapere 9 o conofcere nei 
femplici che vi entrano » né la natura di quelli » invece di follevare T la* 
fermo 9 rende a quella più. gravofa P infermità » o lo Ipedifce per le Po* 
fle a trovare 1 fuoi Avi .. Infinitamente ivi ciò vitn^ ammirato da me non 
fòla 9 ma da ogni qualunque buon conofcitore del giullo » il fémpre lode-^ 
vole Signor Dottore Annibale Mariotti di quella Città ; il quale nel piià 
. jErefoo de' fuot anni Pubblico Lettore e Profe.fore di Medicina m quella.^ 
celeberrima Augulla Univerfità » non lafcia lladio 9 onde con ogni f^>nda* 
.mento apprendere* e altrui fcnfatameate partecipare cognizione cotanta 

necellà* 



iltf ICONOLOGIA 

«eceffaria. Qpell» mio amico Gioirane » oltre tutto il (apcrc ndl^ abbrac- 
ciata Facoltà^ mirabilmente in fé accoppia ogni più raffinato gufto in ma- 
teria di Poesia i e Letteraria Erudizione ; ed i alla iiia Patria di im' 
aipettativa fommamente gnxnde • 

La Tavola di Pietra indica che Io Studio della Cognizione delle Pian- 
te deve eiTere (labile % ed inceflfante • 

Il Cartello fu cui fono dipinti il Sole 9 la Luna$ e gli altri Pianeti 
dimoftra che per feminare 9 piantare e rdccorre le erbe « radici • fiorì , 
tCp è cofa lodevole 1' oflfervare alcuni tempi determinati 9 e alcuni appetti 
de' Pianeti del Cielo ed alcuni Climi dell' aria; giacché è (èntenza ap* 
provata da migliori Oflfervatori 9 e Scrittori che in certi prefcritti tempi s 
ed in iilagioni appropriate 9 le Piante li trovano del tutto piene delle^ 
virtù Loro 9 che non confervano la fteflfa fempre 9 ed in ogni qualunque 
luogo • La Luna in particolare come Pianeta a noi più di tutti gli altri 
proflimo 9 e di velocilOmo movimento 9 ha moltiffima e diverfa potenza^ 
fu delle Piante 9 cosi nel crefcere 9 che nello fcemare . 

Per quella ragione gli antichi Gentili attribuivano tanta forza allau^ 
Luna 9 che da Loro veniva adorata fotto il nome di Ecate 9 che llimarono 
ch^ Ella foflfe la Dea della Magia 9 ftantecchè le Virtù che tutto giorno 
fcoprivano nelle erbe 9 erano ad Effi cagione di tanta forpre£à9 che ve- 
nivano reputati eifetti di una foprannaturale potenza 9 e quindi ne nacque^ 
che fognarono tante follie di Ecate 9 e tanta fede predarono agi' incanti 9 
ed a Sortilegi . Anche tra gli antichi Scrittori di quella Scienza fi anno- 
verano di cosi fciocchi e mal fenfati 9 tra quali Panfilo 9 che fece la Sto- 
ria dell* Erbe 9 come ci racconta Galeno nel (?• libro delle facoltà de* Sem- 
plici 9 che infegnarono 9 che nel raccorre 1' erbe e le radici fofle bene e 
neceffario il fervirfi di fuperlliziofe parole 9 incanti profumi ec. Si fa nàol- 
to a ragione beffe di colloro il prelodato Galeno nel fuddetto luogo 9 e^ 
particolarmente di Panfilo 9 dicendo eh* Egli molto tempo perdeva in nar- 
rare favole da Vecchie Donniccivole 9 fuperllizioni 9 e incantamenti di pa- 
role. Penfare infipido9 di nefiun giovamento 9 e foprammodo deteftabile! 

Si pongono in parte di quello Giardino le Stufe 9 e Cafotti per dimo- 
ilrare che vi vuole particolare arte per feccare 9 e confervare le Eri>e % 
I Botanici si per le Piante Efotiche 9 e che provengono dai Climi più cal- 
di* come ancora per le Piante nollralÌ9 ma poco differenti dell'aria troppo 
fredda 9 hanno alcune Stufe 9 che chiamano Hypacauffa^ e Hibemaada^ ove 
per via d* induftria le confervano gvive9 e vegete a meraviglia per tut* 
to 1* anno 9 

Tra tutte le Bellie 9 alle quali è naturale la cognizione delle proprie- 
tà delle erbe 9 mi è piacciuto di aflfegnare alla mia Immagine il Cane ; 
prima perchè ocularmente vediamo che quella Piera per naturale illinto % 
allorché fi fente anguftiato o da dolori di ventre 9 o da altro malore 9 ri- 
corre iubitamènte a luoghi erbofi9 e tanto fiuta 9 finocchè ' ritrova 9 « li 
pafce di queil* erba 9 che gli arreca conforto 9 e fanità • Secondariamente^ 
perchè è animale addetto alla £ilfa Dea Ecate «che come fopra fi è ac- 
cennato 9 



cennato'«,eM cotìCderata come la Prefktó écW è'i-Bc . Ella fi (ilciìvà ehé 
la prima folTe ftata a domare i CtitA i ohde TÌbùtlò hd prihió déll^ 

Elegie f 

Sola feros Hecates perdomnijfe Canes . 

E perchè a Lei erano facrificati i Cani a era chiamata i)èa Catùcìiàt 
O Camn)OTéL. 

La ragione per cui le era fàttd un tal fàcrificio fio. Credevano che il 
latrato del Cane foffe infetto ai Pantafmi ^ che erano maiidati da Eéàtè 9 
e che all' abbajare di lui 9 quelli fubitàmente ftiggiCerOf e, rendelfeco vani 
gì' incanti. Le s' immolavano ne' Trebbi 4 w Trmis dedicati ancor elfi 
ad Beate 9 che perciò oltre il nome di Luna e di Diana 9 quello atìcora 
tveva di Tri via 9 per indicar cosi le tre potenze di effa 9 cioè nel Cielo 
dpv' era detta Luna ; nelle Selve fotto nome di Diana ; e fieli' Inferni 
4ove Proferpiaa9 od Ecate fi denominava. 

■ 

FATTO STORICO SAGRO. 

♦ " . , . 

T Ralle altre Scienze che in {bmmo grado poflfedè il fapièntldìthO Silo* 
mone 9 fanno particolar memoria le Sagre Pagine della botànica 9 
nella quale JEgK fu perfettamente verrat0 9 rilevandou dalle llcffi^ Sagfejf 
parole di Lui affermanti 9 £f dijptaavit fuper ligms a Ctifo^ quà éjt mLièd-: 
noj ufqne ad hyfsopum^ qm tgreditur de périett . j. de^ Re cap. 4. v. ^j. 

FATTO STORICO PROFANO. 

Mitridate Re di Ponto 9 fu più che chiunque innanzi Lu! 9 diìigfietìttffimó 
olfervatore della proprietà delle erbe 9 e dell' efatta cura della vita • 
Fu invenzione di Lui il bere ogni giorno il veleno 9 avendo prefi prima 
rimedi da Lui compolti 9 e lo relè col >lungo ufo a fé niente nocivo . Elfo fk 
il primo che ritrovò i generi dell' antitodo 9 uno de' quali oggi ancora 
ritiene il Tuo nome • Tlmio lib. 25. cap. i. 

FATTOFAVQLOSO. 

MEdea Figlia di Età Rè di Coleo, ed'Idia Piglia dell' Oceano 9 fu cosi 
efperta nella cognizione delle virtù dell' cri>c 9 che con effe ope- 
rava cofe meravigHole 9 ed era creduta Maga . Si fposò Ella con Giafo- 
ne • Con quel Giarone9 a cui Pelia Tuo Zio aveva, uccifo barbaramente il 
Padre Efone 9 e la Madre Alcimeda 9 ed ufurpatofi il Regno.9' e che vole** 
va ancor Elfo far trucidare 9 fé fottratto da fedei mano non foffe fiato dal 
fuo furore 9 e fegretamente altrove allevato . Crefciuto pofcia in età 9 ven- 
ne a ridomandare i fuoi Stati a Pelia 9 il quale non osò negarglieli 9 ma 
1* impegnò in si pericolofe imprefe9 che fcampato non ne farebbe 9 fe-t 
Medea di Lui invaghitali non gli aveffe preftato tutto 1' ajuto . Medea di- 
venuta fua \ Spofa 9 tornando con Lui a Pelia 9 meditò le più alte ven- 

K i: dette 9 



158 ICONOLOGIA 

dette* e I' efegul . Mediante molte cfperìenze fatte coli' erbe * le pro-^ 
prìetài virtù) e cognizione delle quali) come fi difte i Ella ottimamente 
poTedeva -, fi acquilìò tanta lode upprcfib quei Popoli , e appreffb il mede- 
iìmo Pelia ■, che era riguardata come Dea ; ed il Tiranno comandò alle lue 
Figlie che in tutto e per tutto ubbidiffero a qualunque ordine mai da Me- 
dea foQe lor data . Prevenuta di ciò 1' afluta Donna « fotto manto dì af- 
fetto comunicò a qucfte. il penfiero di volére far ritornare neJla più 'fiori-, 
da età il troppo vecchio Lor Padre ; e fatto ad ElTe vedere P efperimeoto 
in un vecchio Montone » che deliramente fece mirare ravvivato in un te*- 
Aero Agnello* le perfìialÀ in modo «.che le indufle a fare tutto ciò che; 
Effa loro avertie ordinato . Medea dunque raccolfe varie erbe i e prepara- 
ta una gran recipiente Caldaja * queila riempiuta di acqua * e foprappofta ad- 
ardente brace i in effa gettò le molte erbe « che aveva raccolte ; quindi' 
lor diCTc, che co' Pugnali alla mano fi portaflèro dal vecchio Genitore* che 
nelle piume in braccio al fonno pofava * e fènza pietà Io trafiggefTero . Ab* 
bacinate dalla credenza le Figlie crudeli * perchè troppo amerofe * [efeguì- 
rono il barbaro conCglio . Invano chiefe loro mercè * invano alzò le pic- 
tofe strìda al Cielo il mifero Pelia . Non fu afcoltato * non fi ebbe di Lui 
compaflione * e cede la vita a* colpi parricidi . Fatto quello « le inganna- 
te Figlie fi trasferirono a Medea * la quale Loro foggiunfe » che non era. 
ancor tempo di gettare il trafitto Corpo nelle bollenti acque * ma era -ne- 
ceCHtrto che prima Effe con lampadi accefe falilTero il Real tetto j mentre 
ftTa intinto doveva fire alcuni, fcongiuri a Diana. Le fiaccole accefe ne* 
tetti Reali erano fegno da Lei concertato .cogli Argonauti i che doveflera 
venire ad alTaltàre la Reggia i e impadrcmirfi del Regno ; come ìa efleC* 
|o fegul , ti^atd .C^nff a^, VA, 5. cap. 7. ie Medea , 



BRUT- 



TOMO PRIMO. i%9 

BRUTTEZZA UMANA, 

DtlP ^tte Ctffn prìtutdì, .^^ ' 



f' 



DOnna A\ É.«ia afpra , tragici % e fpiacevole j di cotoi* proflimo «t verdeì 
con ciijlìa rafe ; occhi lìmi e . ftorti i nafo fchiacciato ; bocca aOai 
piccola ulcita in fiiori . Abbi» i ci^t\\ì rabuflàtì . Le fi veda' intorno al 
capo.fòltà nebbia. Sì dipinga zoppa* gobba* e in tutto malformata . Teo* 
;a in una mano un maz2o di Spighe dì Gtoglio . Le ftil apprelTo un^ 
*orco . 

, Come la Bellezza del Corpo Umano i una perfezione citeriore * chO 
confilte in una convenevole proporzione delle parti e delle membra* tra 
di loro * e di tutte infieme * con una debita difpoiìzione e chiarezza de* 
colorì : cosi la Bruttezza dovraflì definire un mancamento di elterìor per- 
fezione * confidente in una fproporzionata architettura e fimetrla dell&J! 
parti e delle membra * indebitamente dilpoite « e colorate , 

Per comune fentenza de* Filofofi tutti* ed in particolare de* Fifono- 
mifti * la difpofizione de' membrì del Corpo b modello i rd immagine di 
quella dell' Anima . Dicefi la Bellezza dono di Dio ; la Bruttezza difetto 
dell' Umana Natura * effetto di fproporzione * ed oggetto abborrìto dallao 
viltà ; ed Aridotele llimò aflai infelice quell' Uomo* che forti un Corpo de* 
forme ; e Frodo Licio dilTe ogni cofa brutta cattiva , 

ILk % Coft* 



zòo ICONOLOGIA 

Confidcrata dunque » come male ) la Bruttezza , a (piegare i di Lei cattiW 
effetti, che ^ per loppiù ( non dico Tempre ) l'accompagnano» la figuro di 
faccia afpra 9 ruilica » e Q)iacevole ; perchè uccome 9 giulla il fentimento di 
Monfig. Ingegneri nella fua Fifononoiia naturale» le cofe Umili nafcono dar 
altre cofe fimili a loro 9 cosi la faccia deforme dà fegno manifefto di con- 
tumacia 9 e di malignità negli umori 9 e che la temperatura del Corpo iia 
peccante 9 inuguale 9 ed imperfetta • Onde gli appetiti 9 e Golhimi di Uor 
mini cosi fatti 9 perloppiù fono viziofi 9 tegolati e corrotti • 

Del colore delia faccia profOmo al verde 9 cosi parla il medefimo Moti- 
fignor Ingegneri nella (bpracitatd fua Fiibnomia • La faccia di colore prof- 
fimo al verde figmfica P Vomo pieghevole aW iniquità 9 ed alla vendetta 9 perchè 
Ma è fegno di predominio di collera verde % là fiale è ima fuperfluitd del fanr- 
fue 9 che fi genera di porziom ignee 9 e terreftri adufle 9 fimili al Verderame 9 
td è amara 9 e maligna 9 e ripugnante al nutrimento ddle membra • £ ferchè 
quefla corrompe la foavitd 9 e la dolcezza àel fOMgue 9 e della pituita 9 Ma di-^ 
jvia PVomo da opti penfiero benigno e clemente y e la dìfpone di* odio % dla^ 
malignità 9 alla crudeltà 9 ed alla vendetta • 

Le ciglia rafe 9 fecondo Cicerone' jpro B^fcio de provine, conf fono indi- 
zio di malizia 9 ed aftuzia • 'hffinm ipfum capnt 9 dr fupmilia akjrafa plere 
nalitiam 9 & clamitare calliditatem vUentur ? 

Gio: Battilta Porta nella l^fpnomia dell' Uomo lib. 3. cap. 24. difcoiv 
rendo degli occhi limi 9 cipè torti 9 oYver de* Guerci 9 dice : £* comune opi* 
mone d^ Filofofi 9 che i Guerci per loppiù fieno di mente perverfa 9 e ficfto néo* 
fin di natura i perciocché manco la natura nella lor formazione 9 e per4;hè mant^ 
€Ò nel cervello 9 dal quale *fi formano gli occIjj 9 it mancamente è grìmdijfimth 
per ejfere il cervello ma delle nobUiffime parti delP Vomo 9 e perciò denotar cO^ 
tiw vi2i. E Mònfignor Ingegneri • c^i z/omini^ come per la maggior par-^ 
te pervpfi, #- i^fli^^iono da ejfere abprriti » e la Loro convevfaiione da tutti 
fcbifata. 

ir naib fchiacciato denota tJomo impetuo{b9 e dato alla libidine. 

Per fentimento di Folemone » di Adamanzio 9 e di Giò: Battifta Porta 
fif delP Vomo lib. 2, cap. 12. ìz bocca piccola ufcita in fuori è fegno d' 
ìniidie 9 e di malignità •' ^ . 

La nebbia intorno al Capo fu fempre apprelTo gli Antichi iimbolo d* 
infelicità 9 e di peffimo augurio . Volendo Virgilio pronofticare immatura 
morte a Marcello diflfe : Eneid. lib. 6. 

^ Sed nox èra caput trifii circumvolat timbra • 

Ed il Petrarca nell' accennare V acerba morte dell - amata (iia Laura » 

• • • " 

tra tanti amici lumi 
Vna nube lontana mi di^iacque^ 
La qual temo eh* in pianto fi rifolva . 
E altrove . 

Ma le partì fupreme ^ 

Erano awoUe d' ima nekbyt 4ffcHr4 • 

A rapo- 



TOMO F RI M Q. %6i 

A ragione pcrtaato li apjpn>prìa atla Bri^ccezsa) giacché i deformi di 
corpo non folo fono per £e fteifi infelici) a motivo di eiTer privi de' pii^ 
bei doni della natura Uniana « ma ancora perchè dagli Antichi era prei^ 
per pe (limo augurio V incQntrarfi in un Brutto 9 coinè per ottimo 1' iocon^ 
crarii in un Bello . Pictagora aEBfle avanti la Porta della Tua Scuola uìl^ 
Cartello 9 in cui comandava che neiTuno che foife mal fatto 9 e di faccia 
deforme 9 avefie avuto 1* ardire di porre il piede in quel luogo : mentre 
teneva per certq non elTer 1^ cpitipofiitura del corpo djlfimiie daiP ingegno 9 
e che i corpi male organizzati denotavano parimente un animo malcom- 
^Ip. Brmo np^ Filippi fi predi(fe infelice efito alla battaglia 9 per efserfi 
iocontraip 9peQtre ftai^a in ordinanza cogli ECercitii in un deforme Etiope • 

Tra principali difetti fi attrìbuifce alla sottra Immagine V efser zop- 
pa 9 e gobba 9 e perchè influifcono moltii&mo 9 fecondo i Finofomifli 9 2^ 
mali coftumi dell' animo 9 e perchè fono difetti che più danno nell' oc- 
chio 9 e fendono- la Perfona più moftruofa . Il graziofii&nio JLorenzo Lip« 
pi nel fuo Poema intitolata Malmancile racquiibtoi cosi fcherzònel Cant. i^ 
St. 66. 

Cofa è quella, che va pel [ho diritto * 
Che non i in corpo florto animo dritto » 

Tiene in una mano un mazzo di Spighe di Cicalio» per eisere i( 
Gi(^liQ apprefìo gli Egizj Simbolo de' cattivi coftumi 9 e per dimoftrare 
una certa talquale analogia 9 che è tra la differenza che paisà tra '1 For<« 
mento 9 e '1 Gioglio 9 ^ tra la Bellezza 9 e la Bruttezza » Il Formento ap« 
porta utilità 9 il Gioglio danno 9 ed incomodo ; la Bellezza è cagione di 
felicita a chi la poifiede 9 la Bruttezza infelicità ; U Bellezza è indizio di 
bontà* la Bruttezza di malvagità. 

Si pone apprefso la Bruttezza il Porco % per efsere quello animalc*Ji 
Cozzo 9 fchifo 9 e nocevole . I Sacerdoti Egiziani avevano tanto in odiot 
ogni forte di Porci 9 che nelle Loro Lettere9 per lignificare una Perfona ini* 
mica de' buoni coftumi 9 difprezzabile 9 e dannofa 9 figuravano il Porco « 

Innegabil cofa ella fi è che il fortire dall' avara natura un corpo defor* 
me 9 e ftorpio 9 chiamar fi deve^ uno de' maggiori infortuni che ad Uomo 
pofsa accadere . Innegabil cofa fi è che T efperienza per loppiù verificate 
ci mofira le fifiche ragioni * de' FinofQmiiti 9 che vogliono le -deformità 
del corpo corrìfpondenti. alle male difpofizioni dell' animo • Nientedimeno 
non cosi francamente puote I' Uomo boriofo di quei doni 9 nei quali non 
ha Egli parte alcuna 9 difpre^iare Chi ottenne dalla fteisa natura in tal 

J[uifa fcarfi i favori . Gjacchè npn Tempre i Belli di corpa furono 9 e^ 
bno efempj di Virtù ; non fempre i Brutti fono 9. o furono ^nodelli 9 e 
fchiavi del vizio . Troppo torto fi farebbe al Supremo Facitore 9 e .trop- 
po temerariamente fi taccerebbe quafi d* ingiuftizia. L' idea del rett^ e 
del giudo 9 ^cosl chiara è al Bello 9 che al Brutto : e (e a quefto la co« 
fiituzione del corpo pare che appanni in qualche parte 1' idea del retto» 
e la fofpinga al fuo contrario 9 non per^ quello ne fuccede che offufcataia 
tal guidi retti 1' idea del bene 9 che fi abbia l' Uomo ^uafi neceisariamente ^ 

dcter- 



i6z TCONOLOGTA 

determinare al male . Parlando Seneca Epìfi. 66. de* pregi dell* animo 9 co* 
quali ornato era il vecchio 9 e deforme Clarano 9 cosi fi efprjme • Inhkè 
mim fé natura geffìt » d^ talem anìmum mate collocavU : 4/tf fortaffe voIhU b$c 
ipfim nobis o/lendere 9 pojfe ingenìum fortìffimum 9 ac beati ffimum fub quatibét^ 
tute latere 9 é poco più fbtto : Tote/I ex cafa w Magnus txire : ptaeji ^ ex 
deformi himUìque corpiifcido formo fus animus^ af magnus. 

FATTO STORICO SAGRO. 

PArlando il Signore a Mpsè» comandò che non fbfse afsonto alSacef-' 
dozio Uomo che fofee ciecp j- p zoppo , o di grande » o di pie- 
f:olo 9 o di Àortó. naib 9 o golìbo f ò guercio » p con macchia nell* occhio • 

FATTO STORICO PROFANO. 



Flloppomene famofb Duca degli Achei fu di perfona piccolo 9 e di tan- 
to fproporzionato afpettò 9 che andando un giorno a caccia ( cornea 
vuole 1* Allolfi ) . e- per avventura trafportato f)iii oltre che non avrebbe 
voluto 9 fi ridufse a eafa di un Tuo Angolare amico 9 che av^va di frefco 
condotta móglie « ( o cortie racconta Stefano Guaz2o ) invitato a cena ék 
un Gentiluomo 9. foletto fi portò alla di Lui cafa 9 qualche ora avanti del- 
la Tavola . La Moglie del Gentiluomo dalla diipàrutezza reputandolo ^ui 
Servo 9 che fo{se llato mandato avanti dal Signore convitato 9 ed aven* 
do occupata la Tua Famiglia in altri fervigi 9 comandò al Signore chc^ 
fendefse certe legna ; il che Egli fenza contradizione fi acconciò- a fare. 
Or fopravvenendo a quefto atto il Gentiluomo 9 gli don^andò pieno di 
maraviglia che cofa facefse ; alche Egli con lieto volto rirpore9 che por- 
tava la pena dèlia fua deformiti f ^flolf Off. Stou €ap. 3 1 « Stcfan. Gms^ 
ifo nella Civil Converf. lib. 2, 

FATTO FAVOLOSO. 

Vulcano Dio del Fuoco 9 Figliuolo di Giove 9 e di Giunone ^ efsendo 
eftremamente brutto 9 e contrafiitto 9 fubitocchè fu nato 9 Giove eli 
die un calcio 9 e lo fjs capitombolare dal Cielo in Lenno Ifola del Mare 
Egeo 9 onde fi ruppe una' Gamba 9 e accrebbe la di Lui bruttezza coli' 
eft<er dipoi anche zoppo • TauJ. SfréA^ trodpt, Qwid,' yirg. Omer. ^atal 




< » 



k>- 



BUFFO- 



TOMO PRIMO. 2tfj 

BUFFONERIA. 

£tU*^éte Cefare Orlandi, 



Donna mal fetta, gobba , con occhi grandi e in fuori , nafo largo nel 
mezzo e groiTo , bocca grande, e ìn atto di ridere fmoderatamen- 
te . Pingue , e con Ventre affai grande . Velia un abito dì varie pezze, 
e colori . Abbia al Colto un ricco monile di c^oime . In una mano ten- 
ga 1* arco con U frezza . Neil' altn una niafchera, colia quiic niodrì di co- 
prirli la faccia . Le lUa accanto un EleEnte « che eoa la ProboTcìài^ v»- 
da fcavando iSorci . 

Il trattenere * con atteggiamenti, e con parche da far rìdere, le PeriÓney 
è un arte aneti* Elfa da molti abbracciata < reputata anche da non pochi 
una cofa buona t e degna di applaufo . Da non pochi dico « perchè , Stul- 
torum injìmtiis efi manerus ; Da' Saggi per altro riguardata come una co0l_» 
degna foto di tutto il biafimo « e di tutta. I* abominazione . 

Si dipinge Donna mal fetta » gobba « con occhj grandi e in fuori , con 
nafo largo nel mezzo e grado f e.bocca grande , per più ragioni ; e primat 
perchè la bruttezza non ^o è indizio d' animonon retto , ma perchè ancor» 
natunlmente muove al rif»., ed al dì^rezzo . Né credo di. aver errato in 
cliìaniare i Buffoni di animo non retto , giacché fe riflettere feriamente 
voirull al Loro vircre * alloro eJÀrcìÀo * coaverrit cpnfe^irc dtc. iÓtameih! 

te H» 



rCONOLÙG lA 

ce un animo « ed uno Spirito mal regolato fegue fenza ribrezzo un 

f)rincipio lontano tanto da ogni buon dovére « e da' prim) giulli dettami del- 
a fte(fa natura «che e' impone » quod tìbi non vis alteri ne feceris^^ Qpal^è 
li particolare ftudio* a cui più' fèri^tmente applichi il Buffone t per dive* 
nire ' nella fua ProfcfHone valente Maeftro ? È* quello di rilevare negli 
filtri i difetti 9 porli con modo particolare in vifta 9 e fare ad altrui (pefe ri- 
dere la Brigata . Penfafe irialigno 9 operare indegno d' Uomo d* onore ! Ol 
tre dicchè fona i Buffoni 9 gente sfacciatiflima 9 e temeraria^ non temendo co* 
loro frizzi offendere 9 e pregiudicare il Loro Proflimo ; e perciò la mix 
Figura i con occhi grandi 9 e cife efcono ini fuori 9 con nafo largo e grof- 
fo9 e fpalle curve 9 per effer quelli a fentimento di Gio. Battila della.^ 
PortSL 9 lib. S* ^^P' 24. e lib. 2. 7. Tegni di teaiet1tà9 e sfacciataggine. 

$ì figura in atto di ridcre9 per dare ad intendere lo fcherno con cui il 
Buffone gode 9 o vuol far godere gli Allanti,9 del male 9 >p dell* altrui im- 
perfezione . Cicerone nelle P iiìolt dedffliìiobh ridere quent pojsemm* Tremi perÒ9 
tremi pente di fimil fatta 9 perchè Ipfc deludet illufores. Prov. cap. j. v. 34. 
Il ridere fmoderatamente indica pazzia 9 fecondo il detto ne* Proverbi ; 
Hj/us abbundat in ore Stulioi^mz:: Eccl. cap. 21. v» 2j» Fatuus in rifu exdtat 
wcem fuam 9 A7r atUem Sapiens vix tacite ridebit . Ed in fatti non ù dovran- 
no dir pazzi coloro 9 che tutto il loro brio ponendo nel buffoneggiare 9 fi- 
danno ad intendere di eflfer creduti Uomini di talento 9 e dì Ipirito 9 quan* 
doc^hè in effetto altro non fono , che vìliflimi Mimi 9 tenuti Tempre per la 
feccia del Mondo ? Se è;,pazzia il 4ifguftarfi fenza cagione gli Amici 9 i 
Conofcenti 9 non fi potrà negare che ifoltiflimi non fieno i Buffoni * men- 
tre non dubitano 9 fenza motivo9Tenderfiodiofia quali tutto il Genere Uma- 
no ; e di gran lunga s* ingannano nel penfare di rendcrfi cari a quelle^ 
Perfone 9 ed in particolare a Potenti 9 che alle Loro fc!occlicA£.c9 *IU fpalle 
del derifo 9 ridono sì 9 ma non per quefto amano il Derifore ; che anzi in- 
ternamente corretti fono ad averli in abborrimento » fui folo penfiero 9 che 
altrettanto ad Efii ^iranno 9 quanta faono a quelli 9 che hanno refi il Sogget- 
to delle loro fghignazzate ^li atteggiamenti poi 9 i mordaci frizzi, le 
ridicole p««ceuure allettano 9 e vero 9 qualche volta 9 follevano gli animi ; ma 
quegli animi fleffi reOano ben periuafi della viltà di Chi. li efeguifce. 

Bene a propofito Marziale nell* Epigramma 71. del lib. 7. cosi avver- 
fe uno fcioicco « non men che fuperbo Buffone • 

Sjfod fé dirìpiunt Totentiares 

Ter conviviali portìcus ^ tbeahra^ 

Et tecunf qmies itu bfcidìjh 9 

Gfflari jHVat 9 & jiivat lavorìi 

l^ùlito nimlum tìbi piacere : 

petelias^ Thilomufe % non amam. 

ta Pingut(lifì9 • ?d il gonfio Ventre diraoftra che quafi generalmente ii 

^rìncipal fine de* Buffoni fi è |a golofità 9 e 1* immoderata brama d* in» 

graffarfi alle altrui lìienfe , Vìta per altro 9 febbene in apparenza amena^ 

9 gioconda-» ;i |>en ponderarla ila lefte(& odiolà f . incofiaute • iafeliciflmtaL i 

Bella. 



\ 



M O . P R T M . ' ±fff 

Bellajpente Plauto ne U' Atto primo i» Captkeis inàvce un Para/Ito, che Pa- 
rafiti dire . fi poflbn tal- fona dii Buffi»ni , a «osi parlare di {e . e xlegli 
Uomini della uà ipecie . ' . ' 

^«^ Mures femper edimns tdknum (tìntm% 

t)bi res proiat£ ftÉtUt cum nts hommes tunt % 

Simtd prolatje res fiat no/Iris dentibus , 

fi»d/? cum cdetur « code* in occidta latent > 

Suo fibi fiuto nriviau t ros fi non cadit i 

item Tonfiti rebus prolatis latent 

In ouulte miferi , viBìtant Succo fii» . 
Indica ancora la Pinguedine la Scioperatezza di quelli , che foeniìerati, 
la vita loro pofando in braccio ad un vergogaofiCfinia Ozio , de* viaj tutti 
principale forgente , ad altro non penfanoche a dimoftrare lo fregoldto {pi- 
rito Loro , in renderti e per fefteflì ridicoli, ed in ridicolo ingiuttamentX* 
porre anche gli altri . *» . 

, ^5.^1^ H° -Abito dì varie pezze , e colori, per cflere quello un partico- 
lare^ dillintivo del Biiflbne, «he in varj modi , per varie itrade , con varj 
g«lh, e vanamente con varie Perfooe ftudia far comparire il fijò valore 
ndl infame radtiero .Oltre di. che dim olirà la viltà di tali Perfohe , che 
per loppiù vivono alle fpefe or di quello . or di quello . folamente per 
piiendere or quello , or quello . ' 

II Ricco monile di Gemme indica che fimili Peribne fpeflb incontrano 
apprelfo i Grandi particolari fortune . Cofa invero lagrimevole a pénfare. 
C di fomnw qbbrobrio , Mancherà il bifognevole ,ondl follentarfi , ad un,, 
Saggio^ ad un Letterato, mentre. tal feccia del Mondo ricolma di dona- 

g,^;,^/^'*PP^*"^»ì".^'^^"\KS"**^^» ne teme renderlo il fuo traftullo. 
E nato fcmpre quello il detellabile abufo delle Corti. Con fomnio giudizio 
il celebre Letterato Signor Dottor Girolamo Baruflàldi nel Bertoldo, Ber- 
toldino, e Cacafenno.in ottava rima ultimamente da i più chiari turni 
di LuTparSndo',' " '^' ^ P""° '^^^ Cacafcnno Stanza ii. cosi 

^^ /» gii quefii àe Baffoni II primo ^ 
Che premio di fue b:^e in corte aveffe; 
Si legge d* altri , the dal hafió likó 
*Mzati<t acqmfiar Feudi a far za i* efiei 
Laddove alcun fé di làrtude opimo 
f r^^ ,^ ""^^ '* /wWm , e P odio altrui P oùùrelTe . 

( paervate la belliflima confeguenza. che né tira^V 
Terò èjran contrafieguo d* uom di vaglia* 
r effer in odio fempre alla Canaria . 

amore di noi , che rtigemto dalla natura abbiamo , fente trafieeerii a^ll 

^ ' La Ma- 



z66 ICONOLOGIA 

La Mafcheraf che coli* altra mano tiene > in atto di coprirficon gtiella 
ta faccia , denota » fecondo Gio;. Boniiàccio ncU* arte de* Cenni „ Parte !• 
99 cap. 7. Scurrilità 9 e Buffoneria 9 perchè gli Uomini mafcherati fi fenno 
99 lecito di far ridere la Brigata con cofe anche indecenti^ «99 

Oh pur troppo non foife vero ; non & crdvaflc pur troppo Gente che 
efeguiife 9 o che efeguir foceffe 9 o godelTe dell* esecuzione di tali mal re- 
golate Spiritofaggini 9 che da me chiamate vengono Infàmia 9 e didintivo 
carattere di un Uomo fciocqo 9 e poco morigerato • 

Né qui mi mi taccino di troppo aullero e rigido 9 o d' inimico della 

Jriojalità • Si accerti Chi cosi la difcorre 9 che a pari di qualunque 9 \ me 
' allegrezza piace 9 le facezie fon grate : Amo f grazioQ lepidi Uomini t 
Cerco 9 quanto mai alcun altro 9 di folle varnii e divertirmi . So anch' lot 
che l,ttandfim efl 9 nìz m Dco % ma non a £pefe 9 ma non con difcapito 9 ma 
non con difpiacere 4el ProfCoio ^ So anch' Io it trito commendabil proverà 
bio :z: In Fèrbis mare lepores s= Ma so ancora che il termine Lepos divcr-» 
£fica del tutjco dalla parola Scumlitxs • 

Oh quanti il primo iigniiicato fcambdano per il fecondo! Quanti pen^ 
tino effere faceti 9 e graziofi 9 e fono odiabili 9 dilgullofiffimi ! Fra quello 
numero 9 fé cpnjdanqo quelle anime venali 9 quegl' ingordi viliffimi Uomini 9 
<he ftnifcinare fi lafcian^ z A vergognata vita 9 dalla fame 9 dalla necefli- 
tà , dall* obbrobriofo fine di piacere in cosi vii parte ad ahri ; ripongo 

3 nei Ricchi 9 quei Nobili i che o a tal ibrte di Gente pafcolo 9 e braccio 
anno 9 o per fé ftef& non fi arro(fiicono di etTer come Bufoni ammirati • 
Gli Egiziani 9 fecondo il Valeriaao «per %nificare un Uomo 9 die in grado 
è in dignità coflituito 9 iègM^l cole vili 9 rapprefentavano un Elefante 9 che 
andalTe invelligando 9 e cacciando topi • Opera indegna tanto d' Animale 
<fi tanta grandezza ! Xq figuro perciò Io accanto alla mia Immagine 9 per 
dare a divedere alle Peribne dalla forte favarìte9 come loro disdica il far 
plaulb a^ BufToai 9 e maggioranefice allorché io fé fteflfe coltivare vogliono 9 
tà efeguire un sì vergogpoib penfierò • 

Se penfaflTero qua! disdoro recano al Loro Carattere 9 fé rifletteflero 
che fia quel farfi lecito di opprìàie^e gP Inferiori o di nafcita 9 o di averi 9 
col porli in una trilla .figura appreso il Monfdo ^lle loro Buffonerie ; fc 
iapere voleflfero quanto a Dio dislaccia « giacché Ubbommuio Domini efi 
omnis illnfor . Trov. fop^ j. v* 3». e quanto la carità del Proffimo offen- 
da 9 mi afsicuro che refiii apn iàrebbono ad abbandonare' si m|lnato pia- 
cere • Non è in animo bea nato • e povero infelicità maggiore 9 . che do* 
ver foffrirc9 e tacere alle villana prepotenti procedure di "Coftoro. Oc* 
limamente 1* efprefle Giovenale Sat. 3. 

T^il habet ìv^lix pauptrtas dmins in [e 
^tn^m quod .ridkfd^s bomines fuit . ' ' - 



- ' 



FATTO 



PATTO STORIO OSAGRO. 

Scrìvendo S. Paolo Apposolo igli Efefi * inGeme cogli altrì vizj * che 
Loro avvìfa dì dovere a tutt;i polTa fuggire t conca U Buj&nerla * cosi 
dicendo i Fornicatio auttm i & mnnis immundìtia i «rtf avarìtin aec ttomine- 
tiir in vo&ùi Jiem deeet SarUlùs, tua turpitudo ma flukìloonìum t aia fcurriiitas» 
^* ad rem ntn pertitiet. Pillola quinta di S. Piolo agli Efèiì ver. 3. 4. 

FATTO STORICO PROFANO. 

Tornando M. Antonio in Trionfo dalli Pugna Far&lica * a Lui fi fece 
incontro un Budbne chiamato Citerì . Vedutolo Antonio » tanto di 
Elfo fi compiacque 1 che non isdegnò ferie afcendere nel fuo proprio Coc- 
chio ; poi^endo la Fortuna tal favore ad un Butfone * che doveva di ra- 
gione compartirfi a qualche Virtuofo . 7/inio rapporta dd Carz» Tiaz, fn, 

FATTO FAVOLOSO. 

OTtennero tanta grazia Bertoldo, e Marcolfa Conjugii rozzi e fece- 
tìfsimi Villani * appreCo Alboino Re de Longobardi » che lì richie- 
fe alla fua Corte, e fpeCTo con loro s* interteneva, e volle che da*fuoi 
Gentiluomini foflero fommameme onorati . Morto Bertoldo , fece con fom- 
ma diligenza ricercare del fuo Figliuolo Bertoldino * quale febbene fcimu- 
nitìisimo , nientedimeno lo tenne al lòmmo caro ; anzicchè morto anchc^ 
quello , che ritornato Ce ne era alle Tue Capanne , ordinò a' fuoi Baro- 
ni »chc andaffero nuovamente in traccia del di Lui Figliuolo, che chia- 
mavafi Cacafenno , più del Padre rozzo , balordo , e fcempiato ; e niente- 
meno degli alrri due lo accarezzò . ><> *«*•« riipcttarc , e lo riempi di be- 
nefizi, e regali , che ,iviA (ùtfe-scgum a Petione atariecTeir, e o&e non 
ìivevano rìrparmiato il proprio J&ngiM; ia di Lhì Ì«rvigÌo . Strtubti ftnoidiM, 
Cacaf.'dtl Croc, 



L 1 2 BUGIA* 



»tfa ICO 1^0 LOG r A 

& U G I A. 



DOnns giovane brutta « mt uteScib&mnte Veflits, dì coror cangiante » 
dipinta tutto di nufcfaere dr |h& (òrti , e di mohe lingue , Skrìb- 
zoppz ■y cioè con una giiB^ di legno » tenendo nella finillra mano un- fi- 
fcetto dì paglia acceìa . 

Sant* Agoftmo deicrive la Bugìa ^ dicendo * che è- felfi fignìffcazìone 
della voce di Coloro-j che am mah ùitenzione negano * ovvero arferma- 
no una coià fàlfa. E però fi rappcefènta in- una Donna giovibe, ma brut- 
tai eljendo tÌzìo fervile e fuggito- ibmniamente nelle eonvcriàzioni de* 
Nobili ^ in, modocchè é- venuto in ufo oggidì * che aCteftandofi la Tua no> 
bìUi-*ome per giuramento- nel parlare x £ Hima. jper cofì certa » che 
al ragionamento- fia^ vero . 

veftefi. artifìcioiamente > perchè cotP arte {Iia elfa s* ìndiiflrìa di da- 
te ad intendere le co&r che non fòno-. 

ta Velie di' cangiante dipinta dì varie fòrti dì maschere e di lingue 
4imoitnL I* incoAanz2 d£l Bugiardo » il quale dilungandoil dal veto nel . Ca- 
tella- 



TOMO P ^ IMO. ^ %69 

vellire » dk diverTa apparenza di efsere a tutte le cole ^ e di qui è nato 
il proverbia che dice t Mendacem oppercet effe memorem • ( ^ ) 

II fa(cetta della paglia acce(à altra non lignifica % fenoochè (iccoixie fl 
detta fvoca prefta ^ appiccia % e preilo ^ ammoraa » cosi la. Bugia prefto 
tiafce 9 e prefta mu<ye . 

L^ eiTer zoppa { & ) dà notizia di qnel che fi dke trivratmeote » che 
la Bugia ba le gambe corte ^ {, e \ 

BITGIA). 



( ^ ) Accade fpeiTe fiate che il fcopra V Uomo bugiardo dalla varietà de' prq* 
pri difcorfi » Racconta Cajo » per figura , qualche fatto la mattina, e gli viene 
predata tutta la fede • Nel giorno poi pOne in campo il medefimo racconta j ma 
in tutto > o in gran parte dal primo diverfa . Si forma immediatamente Idea poca 
£iivorevoIe del parlare di Gaio , e Caio non i più reputato un iJoma verìdico > ma 
bensì un biafimevole. Bugiardo- y nfr più a Ini fi prefta quella credensa ^ che non 
^li farebbe ^flàu , fé rammentato fi felle della prima fua, femprc però condan- 
nabile 3 loeenzione • Quindi , per mio avvjfa > ha avuta la fiia origine il ttiti> 
proverbio. »> Menda$em ofform c£e mem^rtm » 

(b'y U Zoppicale ^ fecondo tutti i Fifoaomifti, i fegnadi aytr T anima non ret- 
to» ingiufto> ed ineguale • S. Paola nella Piftola i%. ii. agli Sbrei dice: Grcf* 
fai rcBos faciu pediius vefirtt , »$ nsn daudkans qtds trret ; e nel Salma 17* 4^«> 
abbiama : Blu aìkm mentiti funt mi&i : BB aìicìd inveterati faf^ ^ ^ clatMcaventni 
femitis ftdz • Bene a propofito perciò fi appropria un tal gefto ai bugiardo • 

£c} Cioè» un Uomo bugiardo non può canto correre colle fue bugie j che finale 
mente non fifoarnVato» e fcoperta per quefio che è • ^ 

figura la Bugia il P« Ricci Vn FamuUo con faccia vefara e nafcofla • Ha vicino 
una Pica y ed fsna Bejlia formtiabUc caile Csrmr in capò • Ihne in mano la fiaterà ^ 
falla quote fia una Bandcrola da Fandidli , t nell* altra mano V arco coHa faretra 
alla cima fipta di ftrali • Da canto vi farà ma Tavola della Legge » E' velata per 
due ragfoni : Prima perchè la Bugia u nafconde ùnto certe parole colorite > ed 
apparenti .. Secondarìathente per la vergogna ed obbrobrio che patifce un Bugiar- 
' do y che i ftunato molta vituperoTo appreflb gli Uomini • La Pica per eflfere 
davanti bianca , e dietro nera» h ( fecondo Pierio Valeriana } il Geroglifica det- 
hifiugia* LaBeftia formfdabSe»- perchè- in tale fi trasferma il fiogiarda. La State*- 
ra nelle mani del Bugiarda denota eh' il fua propria è voler ccmtrapefare il 
lalfa colla verità .. La fiancbrola lignifica che il Bugiardo è pazza , mentre il 
parte dal vero » e nel parlare repugna- alla mente propria » di cui oggetta è la 
veiitlt •. L' Arca ^ e gjii Strali fona le parole del Mentitore» colle quali ierifce piuc««- 
che non ferifcouo le Saette ifteife • La Tavola della Legge gli fta in difparte p<^ 
flon ravviiaria , (landò quella fondata fuUa Verità» tanto da Loro polla in oblio «. 

Ha la ftefla P. ahra Figura della Btigia Vomo con una Piperà in capo • E^ tiratot 
con una fané y ed Egli fa fir%a ftaMirft ; Daìla bocca gli ufcird una Fiamma ardente » 
Aotà fatto it MantcUo una fpada nafcofta , concie fefiefo » ed altri ferifaa . Xivolgc». 
rà con, un Mede una Ruota da Cretajp .. La Vipera denota gli acuti morii , che a£^ 
trui dk la lingua del Mentitore ^ E' tirata » e fa forza ftabilirfi » per tiar comprea«- 
dere che i!' Bugiardo ripugna alta propria cofcien za , che -Jta mira al vera • La^ 
fiamma che gK efce di bocca è la lingua del Bugiarda^ che cagiona incendj » e^ 
ftragi traUe Genti • Perifce le ftefla- ed altri » perchè le Bugie temo fomma ver^ 
gogna 'a chi le proferifce , e perchè Iona lempre indirizzate a danna di qual«- 
ckeduna •. La {luota da Cretajo h fimbola della ^ugia ; imperciocché la Ruotai 

volgeit»- 



^70 tCONOLOGIA 

B U G I A. 

JìeUo Stejft. 

Donna involta » e ricoperta neH* abito fuo , quanto fia poffibile . Il 
Vettimcnto da una parte farà bianco , e dall' altra nero , Terrà m 
Capo una Gazza , e in mano una Seppia pefce . ,.,»•• u 

La parte del Veftimcnto dei color bianco raoftra , che gU Uoaii»i b»- 
Ciardi primièramente dicono qualche verità per nafcondervi fotta la bu» 
già, imitando U Diavolo, il quale, come dice San Giovanni Gnfoftomo 
fi^er Matth. Conceffm efi haerium vpra dime , «t wendacium fimt rara w- 

ritate commatdeaf . , , . ni-. 

V altra parte di dietro del VefKmento nero , fi fe m quella lentenz» 
4ì Trifone drammatico Greco, la quale diceva, che le bugif hanno la-, 
coda nera, e per quella medefima ragione a quella Imm^ine fi ponc m 
<apo la Gazza,. che è di color vario, e laScpjMa, la quale, fecondocchi 
racconta Pierio Valeriano nel lib. 28. quando fi fente prefa , manda fuo- 
ri dalla coda un certo umore nero-, nel quale fi- nafcoode , filmando con 
tale inganno fuggire, dal Pefcatore . Cosi il Bugiardo ofcura fé fteflb con 
la finzione .dejle bugie • e non vìpnc mai a luce di buona fama . 

FATTO STORICO SAGRO. 

' A llorchè l»" empio Caino lordato fi era le mani nell' innocente ùimx 
XV del Fratello Abele , 1* interrogò il Signore . Dove è Abel tuo Fra- 
tello? Il Bugiardo rifpofe: Io non lo so : Forfè fonMo cuftode del mro 
Fratello ? Aggiunfe col mentire delitto a delitto , e fi proccacciò la Di- 
vina maledizione . Gene/, cap. 4, 

FATTO STORICO PROFANO. 

V* TNa menzogna falviò ad Eumene Cardiano la vita. Combatteva contro 
\J Luì Antigono , il quale aveva fatto (pargcre nell* Efercito dell' inimico 
lettere % nelle quali prometteva gran premj a chi uccidefse il. Capitano • 
ijiunto ciò a notizia dì Eumene » chiamò a pariaraento il fuoEfercito» 
rendendo grazie di non efterfi trovato Uojno 9 che tentato avefse contfo la 
fua vita » e difee che le Lettere erano ftate da Lui -fcritte 9 per fare una 
prova della fedejti de' fuoj Popoli . Ciò iptcfo e creduto dall' Efercito 9 

Perfo- 



■ t j ■ . 1 . 1 . . p ^ ' ■ 1 11 ■ > I j '"y*'*rp— I w j 



Wolgeadofi dal Cretajo , fa che una maflfa piccola vada pian piano crelcendo > finr 
che fi riduca il Vafo all' ultima perfezione e grandezza ; cosi talora un ièmplicc 

'fofpetto fu qualche perfona raggirato da un Bugiardo 3 viene a divulgarfi > appoco 
appoco creicendo va aumentandofi In modo 5 che fi rapprefenia i>oi per mera "Hr 
ricdj con fommo detrimento del Calunniato. 



rOAfOPRTMO. 271 

J!erfbna non vi fùt che vero non la cftd^&Cn uè alle Lettere fir più data 
credenza ; ed Eumene fi liberò lial timore . Menzogna fu quella A4 ma^ 
folo in tal cafo menzogna non appieno condannabile » e malEnie in un Gen^ 
tile . Ftdgof. /j&. 7* 

FATTO FAVOLOSO, 

BAtto celebre Pallore 9 fu prefente al fiirta <fel Seftiame fatto ad Apot' 
lo da Mereiaio 9 il quale diede a Batta la piùr beUa Vacca delle mb-^ 
bate a patto t eh' Ei non doveise palefarìo^ Egli nocr falò , (U^omirc 
di tacere 9 ma di pifi moftmnda a Mercurio una Pietra r difse che prima^^ 
avrebbe queUa panato 9 che Efso # Mercuria non jSila0dofi troppo di Lui 
finfe paitìr&iìe 9 ma ritornò poco^ dopo fotta un^ altra forma 9 e cang(ai>^ 
dò la voce 9 gli otférfe un Bue r ed una Vacca 9 s*" £1 gli additava dov' em 
il Be<iltame che -cercava» Batta (edotta dal doppio premio 9 mancò della 
data parola, e fcoprl il tutto. Allora il Dio de*^ furti, per punire fl bu^- 
giardo mancatore 9 Io trasmutò nella Pietra di paragone ^ la quale fa cono- 
^ere fé (un veri e legittimi i metalli t che \z H ha toccare r OMxff* 

? ir J O. 

Di Cefare B^pa 

Giovanetto moro 9 vedito d' azurra ftellafo di orar ^ Sopra i! capo avri 
un Gufo, Nella delira mano un Velo nero^ e colla fini Ara terrà 
una Scudo di color di oro 9 in mezzo del quale vi ila dipinta una targa 
con motto che dice .. AUDENDUM . 

FATTO STORICO SAGRO. 

• • 

T Ralle tante e fante terrìbiliffime piagfye h colle qtraK Iddio % per rtitt* 
K> de" fiioi Servi Mosè ed Aronne 9 dimostrò I* infinita fiia Potenza 
a(P Eptoò 9 ed « Faraafle 9 accia queftt fi ri&AveiTt a laCciar partire 9 dia 
ditetta Popolo ^ iiaa deUe più feroci fi fu un denfiUima Bufo ^ Dtifc 1* At* 
tì^Qima a Mosi r Seeodtia ma mano eolla Verga Verfb del Cielo f sccioo» 
óbè cadano <liH' Egitca tenebre 8l ftrite y si denfà caligine 9 clfe palpare ' il 
polla. Ubbidì Mosè^ e tama av^renner e éann^n le tenebre per trej^ 
giorni 9 nel qual tempa niuno potè vedere 9 nt tampoco il Tuo Fratello r 
né ardi muoverfi dal luogo dov* era . 

Poco o nulla (faviamcore rifleire il dotaa R. Camillo Durante) ftrvi- 
vana tra quella forta d" iogomf^ro le feci ; poici^ effendo quelle tenebre 
prodotte da denia e palpabil caligine 9 in mezzo a quefte le faci non pò-* 
tevano ftendere i loro raggi 9 ma rinconcentratr9 e ripercoiB le rendevano al 
più qual Pruna infocata, ma da lungi ravviiar non ii potevano r per la ii^lr' 
£k ée^fità di caligine int^rpolhr • Sótst- 



27^ ICONOLOGIA 

follmente in GelTeii « je ovunque avevano la \ox(h abitazione gli Ebrei 
Cbiara riiplendeva Ja Luce^ EfoL cap. io* 



A 



FATTO STORICOPROFAKO. 

Nnibale Cartaginefe acerrimo nemico de* Romani 9 aveva gii collc-f 
. fue vittoriofe genti pacato il Fiume Anieto o Aniene 9 ed inviato fi 
era alle mura di Homa ; quando fé gli f^e fuor di ogni fuo peniiero 
Fiacco Confole incontro .9 che con gratidi0imo ardimento di Lui 9 e de* 
Tuoi 9 l(è tirò a battaglia • Già in ogni lato fi combatteva afpramente* e->: 
fi copriva* di fanone il terreno ^ Il Romano mirava Roma 9 come amato 
albergo del fuo fangue- ; ed il Cartaginefe 1* aveva innanzi gli occhi 9 co- 
me prejnio e guiderdone della Vittoria • Moftrava ognuno P eftremo di iua 
polla) ferendo) iiiQabsando 9 uccidendo ; quando di repente ii ofcurò fìior di modo 
il ^ielo 9 e di mezzo a' terribili tuoni e ipaventoii baleni fcefe con iijpefira piog- 
gia .tanta gragnuola 9 che il Cartaginefe cosU come il .Romano 9 fu coit'ret- 
tó tutto moUft .di acqua e di fangue 9 fpiccarfi dalia ftera battaglia. Ciafcu- 
np /i xitraffe a' fuoi alloggiamenti 9 ed il giorno feguente ii raddoppiò lo 
ftupore ; giacché fuonando le Trombe 9 chiamanti Y uno e P.altro Hferci-*. 
%o alla Zuffa 9 mentre era un belliilimo fereno 9 allorché fi venne alle ma- 
ni 9 il Cielo più minaccioib. e più 'pfcuró che prima 9 e grandine e piog- 
gia in tale copia versò 9 che non permife in alcun modo che gli Eferciti 
ip potelTero offendere 9 e li CQilrinlc % ritirarfi . ,A1 quale maravigliofo fuc- 
ceito ponendo mente Annibale 9 fi lafciò intendere non effer quello il tem- 
pp della rovina 4i Roma 9 ^ fi traile in jQcuro • TltÉar» nella FHa di *Anr 
mbde. J* Uvio Ifb, 25^ 

FATTO FAVOLOSO, 

"C ^'^ * fecondo i Gemili 9 1' Èrebo la più orrida parte dell' Inferno 9 ncl- 
XZj la quale venivano punite le Anime dei più fcelerati Uomini • Alcuni 
io dicevano Figlio del Cao> ^ della Notte 9 cangiato in Fiume 9 e preci- 
pitato nelP Inferno p per avere foqcorfo i Giganti nel loro combattimento 
in disfavore degli Doi . Altri lo crederono Marito della Notte 9 e che da 
Lei àye^fe molti Figliuoli » CqsI Ciiperon^: ^moT% J?(dus 9 Metus% .Labari 
Ifividemia 9 Faitm p Sejie£iHs 9 ^tors 9 Tenebra 9 Miferia 9 Si^iereU 9 Gratìyi 9 Ftì^ 
us^ TertinacUp 'parca ^ Hefperidcs ^ iommai Stsos omnes MrfAot &, l(o|Er 
ìi^Qi ferm . Cicer^ nel 3. lib* delU ^at^ degli D^i • 



Jtn €&% cA^ f3&% cA» cA» 

yJ^ \^ ^ ^ <(i#^ ^ 



CACCIA . 



TOMO PRIMO. il)' 

C A C C I A . 

Ddf ^AhMe Cefare Orlandi, 



I N viga Pforpettiva i in parte della quale fi mirino Monti • 
Rupi ] ed una folta Selva , in altra parte una vafta Pia- 
nura 1 n dipinga una robutla Giovane di vita agile e_» 
fnella i di volto ajfiuanto ofcuro « ed abbronzato . VelU 
aiito dì color verde fuccinto * e corto . Porti ad ar- 
macollo un Archibufoi e Io Zaino da munizioni. Abbii 
in tetta la Corona reale . Sprtenga colla delira mano un 
lungo ballone i a cui iiano appefe varie pelli di Qjiadru- 

fiedi » come Leoni, Orli, Cinghiali] Daini* Cervi, Lepri ec. e varj Vo- 
atili uccilì, come Stame, Qiiaglie , PagiaiJ, Tordi, Fringuelli, Lodole, 
ce. ed anche varj Pefci .Tenga nel liniero pugno un A flore, o Sparviere* 
ed un laccio pendente . Abbia a piedi varj Strumenti da Caccia , cornea 
farebbono Corni ,' Spiedoni , Archetti, Panioni, varie Reti, Lacciuoli ce. 
Le lì mirino attorno de* Cani . 

E* U Caccia Parte * e 1' atto di perfcguitare le Beftie , egli Animali 

Salvatici* che pafTano fottoii nome di cacciagione, per farne preda. Con- 

M m lìderata 



1T4 rcoNOLoarA 

fiferata nel (enfb fiio generale la Caccia , o il meftìer della Caccfa r x«- 
chiude la cerca o l' inieguimeato cosi del Salvatica coperto di pelo » co^ 
me deglf Animali pennuti; ma nella Tua più propria, e rittretta fignifica- 
2Ìone, applicali, fblamente: alle Beltìe o* Fiere de' Brofchr» e degli Uccella 
fiilvatici ^ 

Fu (empre mai confiderata* fe Caccia e Pefcagfone come uà diritto de- 
ToIutOf o trasferito all' Uomo* dallo fteflfo Altiffimo Creatore % dcfumendofi 
ex quelP arbitraria illimitata autorìt]^ 9 che Egli' all' Ubmo concedette fópn 
tutti gir altri Viventi della Terra . Nel Genefi: cap.. i. ver. zff. parlando-' 
ad Adamo 9 ed Eva r dopo= averli benedetti Loro dflTe r Dbminamm Vifcibttt 
Morii % & Volatìlibm cidi r & muwrfìs oiHimamìbm 9 qua mweHtur fuptr 
Terram. E dopo il DIIuvij> a Noè nella fteffa Gcncit cap. ^ veri 2: £1? 
terror veftèr ac tremar fit JUper amBa ^nimdia Terra 9 &^ ftdper omnes Fìh 
ÌUcres Cedi r cum unk^S^is^^ij^ moventur fuper Ternm x Omnes Vìfies Matisf 
marna m/ha pNidìti fimt . J^ qxiefio emani^ ibno le Umane Leggi) quaii^ 
ttniverfalmentt (labilite {opra la Caccia » le quali diibòngono che dccomc^ 
3 diritto o la ragion naturale delle cote «• le quali non* hanno Padrone 9 ^p-; 

fartiene al primo Poflcflore 9 cosi le Feftie ialvatiche 9 gli Uccelli» ed ì 
^èf^i iìaho in proprietà: di chiunque gxùgne il priino> a fame acquillo . 
Fin darprihdpio del Mondo» per teiHinonianza delle Sagre Pagine r Cai^ 
no» Lamech 9 Nembroth» Ismael 9 ed Efau attefèro a cacciare le Fiere» e 
denominati vengono rpbuili Cacciatori • I Tebanr ne facevana efercizio par- 
ticolare»^ e ne formarono i primi delle regole per ben cacciare» che poi** 
f affarono- a' Frigj 9. e. quihdf alle altre Nazioni» e la* Caccia divenne ui^ 
Arte . 

Fingo- la mfa Immagine tma cobufta Gióvane r di' vita agile- e ihel^ 
b»- df volto alquanta oìcuro 9 ed abbronzato 9 per diinoftrare che un tale.j^ 
«ierciziò 9 particolarmente d? infeguire le Fière ne' Bbfchi con* armi da.^* 
fiioco r e da punta 9 è proprio della GioventCt9 e richiede agilità di vita uni^ 
tu a robuUezza di forze » e di' compieffione atta a- reliftere aHe litiche e^' 
a' travagii 9 che necefTariàmente accompagnano- fimil divertimento-. Veìùmii 
findiumr ac wtuptas nadto labore- ajfick'i &" incomodo rgiuftamente difle £mK- 
K. Dccad, lib. v. Chi all' efercizio delb Caccia vuol darfi> » conviene & 
adatti a' difailroii ed alpeftri canraiini» fcordi le delicatezze di una vito.^ 
agiata e comoda» ed: all' uib ruiUcale fi- efponga all' intemperie de' tempi; 
£X che ne procede che vediamo i' Cacciatori' quali tutti con carni grod!>- 
£ine » e da' cocenti raggi del St>Ie abbraftolate . 

Certo fi- è non effere ne' Giovani riprenfibile I' ufo della Caccia 9 men- 
tre per quefta- fi rendono di cor{K> più iam»' più robuiU» più paziènti alle 
fitiche 9 e fi. tolgono da una vita molle » edoziófa »• che a quelli è per lop* 
più la forte cagióne di perdimento^ di forze» e di: Cmità^; onde Orazio na* 
gfimo. libro de' fuoi carmi cantò:. 

Munet fub "Jove fripdo 
Venaur tenera ConjugUs immem4nr\ 

le 



■t . 



»' 'V ^^'•' • .•"'MT»»»^ *.»•».«.' -<«»■- • /%.•< 



rOAfOfgfAfO. %y% 

Velie abtto di color verde fuecmto e corto» per dimoftrare primieraf 
Aente nei verde 9 che è il .colora xlelle frondi de' fiofchi» e dell' erbcL^ 
4elle Caii^>agne 9 che quelle deve traicorrere il Cacciatore « ed a que(l(| 
«tfetto fi pone P Immagine in mezzo a vaga Proj[petti va ^ in paixe .della.^ 
qnalie fi opiirino Monti t Rupi 9 e fiofchl 9 e in altra parte valle Caaipagne* 
^iTeiido poi il v.erde fimbolo dello fperare 9 fi da al Cacciatore per dare:^ 
a divedere pKe QLiefii vive in continua Speranza di far preda 9 ed a <agì^ 
ne di quefta non cura perìcoli 9 abbandona le agiatezze ^ ed agita fenza nipo» 
fo la propria mente nello ftudio de^ mezzi « onde giungerei' bramati acquilti « 

JL eiTere V hìsiìf fuccinto e corto ^ t fignificativo della Speditezza 9 che 
fi rìchiede nd Cacciatore • 

La Corona Reale « che porta in teih fignifica eflfere ia Caccia un efen- 
^izio nobile e Regio 9 ed anzi al prejfente un diritto Reale 9 che prìnci* 
paimente riconoTce la fua origine dulie Nazioni Settentrionali de' Barbaci 
allorché inondarono P Impero Romano 9 le quali avendo ( dice Efraimc» 
Chamber» iecondo la Traduzione dalP Inglefe ) apùorMa fico utf mctmazio^ 
Zi0iif pia forte wfo qHf0o divtrtimemo ; ed il Topoio trovaidcfi in poffeffo U 
jeUri 9 e pia facUi mezzi di fuffifiere co* prodatì date Terre 9 e dif Fondi di Cth 
toro 9 che Eglino an^ean vimi 9 e fottomeffi^ i loro Dtéci, e Capitani cominciarono 
M appropriarft d diritto detta Caccia 9 e taddove Egti era prima un diritto m* 
turdci ne fecero un dirit/o regio « Cosi Egli continka fino al dì it oggii ti diritto 
di Caccia tra ^i appartenendo folamente ai Jiff ed a ft^i% nr* fuM il Bjt 
io diriv4% 

Giulio Polluce nel quinto JLibro dell* Onomafticon eforta Comodo Im- 
|>eradore alla Caccia ; come a Studio Eroico ^ utile al corpo 9 dilettevole^ 
all' animo 9 induttivo all' audacia 9 e diTpoIKva alla gagliardezza militare ; 
pofe tutte (the più* che ad ogni altro 9 convengonoaPerrona9che abbia il 
comando • Senofonte Cyropedia tii, i. riconoTce la Caccia delle Fiere come 
Tirocinio 4clla Vita militare 9 e perciò profeflata dagli Eroi 9 e da' Prin- 
cipi ; e fecondo Jo fieOb Senofonte nd primo libro ddla Tedia 9 i Re di 
Perfia V ebbero in r>mmo pregio 9 come vera meditazione dell( cofe delia 
Guerra ; imperciocché la Caccia ha in fc un certocchè di Battaglia . Iti^ 
fatti dall' ufo di cacciare le Fiere foni nell' Uomo il penCero di combat- 
tere f ontro 1* Uomo # e dalle medefime Fiere apprefe i ftratagemmt 9 chc-# 
icon (auto utile fi mentono in opera nelle Guerre • 

Oltredicchè come dopo le Battaglie fi riportano da* Vincitori con trion- 
fo le fpo^lic de* vinti nemici 9 cori la conquiftata # ed uccifa Fiera ^i por- 
ta come m Tdonfo alle proprie Cafe dajl' allegro Cacciatore 9 e fi appen- 
de la di Lei pelle 9 o qualche parte di efla • in contraflegno quafi d* infi- 
|ne Vittoria • Paragona l'Ariofto Canto ij. Stanz. co. la Caia del fiero 
i^aligorantc aila Cafa de' Cacciatori . 

jal nette ^pme Ville, e n^ Cadetti 
Suol Cacciatora elfe gran perigli ha fcorfi^ 
Sidle Torte jmaccar C irf4e petti , 

V orride wmpe » e i groffi capi d* Orfi. 

M m s Per 



17^ ICONOLOGIA 

Per quefta ragione la Figura della . Caccia foftiene il lungo baftonet a 
. cui fono appefe le varie pelli di Qiiadrupedi t ed i vari Volatili T 

Hi^ nel finiftro pugno 1' Aftore 9 o Sparviere % per indicare che la Cac- 
cia non d reftringe a i foli Qiiadrupedi « ma fi eilende agli Animali che 
vagano per I* aria 9 ed ancora a' Pefci nelle aque . Della Peicagione pal- 
leremo in particolare altrove. Cosi 1* Ariollo nel fuo Furiofo Giar. ^. 
^an^. 32. 

Of ptf le ombro fé valli 9 e lieti colli 
Vanno cacciando le patirofe Lepri; 
Or con figaci Cam i Fa^an folli 
Con firepìto ufcir fan da Stoppie^ e Vepri 9 
Ora^ Tordi lacciuoli 9 #r wfchi moUi 
Tendon tra gli odorìferi ginepri ; - 
Or con ami invefcati^ ed or con reti 
Turbano ai Vefci i grati lor ftcreti . 
m V invenzione di far preda de' volatili fi artribuifce 9 fecondo Tom- 
mafo Garzoni nella Piazza Univerfale Difcorfo 59. ad Uli(re9 che fu il 
primo 9 che dopo la caduta di Troja portò in Grecia Uccelli armati 9 ed 
«ammaeftrati ad infeguire9 ed a predare gli altri Uccelli ; e dicefi che penfaf- 
ie a quello 9 per dare una (pecie di follie vo con fimile divertimento a Co-^ 
Jpro9 che erano addolorati per la morte de* Parenti. 

Tiene nella finiftra un Laccio 9 per enfer quello 9 giuftala teftimonianz:^ 
di Pierio Valeriano'9 Geroglifico del Cacciatore 9 e perciò dice che con.^ 
xagion'e a Diana fono appropriati i lacci 9 e le reti 9 come principali armi 
de* Cacciatori 9 per effer quella Dea Capo '9 e Maellra della Caccia • Nei 
Salmo 80. Vé 3. è fcritto : Liberai me de Uqueo Venantium . - 

Varj fono i Strumenti 9 che fi adoprano per le varie forti di Cacce 9 
e perciò porta ad armacollo 1' Archibufo 9 e Io Zaino da munizioni ( per 
jclfcre qucft* ;arrae 9 dapoi che fi è ritrovato l* ufo della Polvere artificia- 
le per arjni da fuoco » il più effenziale 9 e comune per la Caccia ) ed j^ 
piedi i Spiedoni 9 gli archetti 9 i Lacciuoli 9 le reti 9 le panie ec. • 

Le fi mirano attorno de* Cani 9 perchè la Caccia 9 fccondocchè fi pratti* 
(a tra noi « fi efeguifce principalmente co' Cani 9 de' quali ve ne fono va» 
xie fpezie9 accomoc^ti alle diverfe Cacciagioni 9 come Cani da corfo9 Le- 
vrieri 9 da ferma 9 da cerca 9 Terrieri 9 o da Pianura ce. e per aver que- 
ila Belila un naturale iilinto 9 a differenza ancora degli altri animali» 
jiell* infeguire le Fiere . Defcrive a meraviglia il Fcrrarefe Poeta njt 
JFuriofo CéM. 39. 1' ardente brama 9 che ha il Levriero di cacciare » 

• • • • Levrier che la fitgace fera 
Correre intomo ^ ed aggirarfi mira^ 
T^è pnò cogli altri Cani andare m fchiera % 
Che // Cacciator lo tien 9 fi firugge rf* ira 9 
Si tormenta 9 ^ affligge 9 e fi di/pera 9 
Schiatti fce indarnQ 9 e fi dibatte 9 e tira • 

FATTO 



TOMO PRIMO, Z7f 

PATTÒ STORICO SAGRO. 

ESau Figlio d' I£% era cosi dato alla Caccia , che per^ cffa non rifpar- 
miaya travagli. Un giorno, da quella tornò affannato in modo e laflb» 
che fentcndofi divorare oalla fiume, e incontrandoli nel Fratello Giacob, 
che cotta aveva una mineftra di Lenti ,* a" Lui richicfe la vivanda , ed in 
vece gli cede il fiio diritto di Primogenito • A motivo di quello fuo ge- 
nio per la Caccia era dal Padre amato, il quale eflendo^ già per 
vecchiezza, e flufsione degli occhi, e mancanza di villa, ridotto sl^ 
letto , e concependo la morte quali a. fé vicina , pensò dover pronunciare 
tra i due Gemelli Figli la paterna benedizione , ed in particolare di di- 
chiarare Efau per erede delle Divine promcffe , e per il Primogenito 
della Difcendcnza da Dio eletta . Chiamò Egli pertanto Elau , e gli co- 
mandò che prefe le ufate armi (i portalTe al bc^co a cacciare , e gli ap* 
prellalTe vivanda di cacciagione , fecondo il fuo gufto , a Lui noto . Non-j 
tardò di efeguire il comandD Efau, ma Rebecca Madre avendo intefo il 
difcorfo del Marito IfaccD , lo riferì a Giacobbe , e ordinandogli che fi 
veftiie degli abiti di Elau fuo Fratello , e coprille le mani ed il collo 
C'jlle irfuce pelli de* Capretti, apprettata la vivanda, fecondo il gufto d^l 
Patriarca , a Lui la confegnò , acciocché al Padre la portafle • Ottenne 1* 
intento ; Giacobbe fu benedetto per Efau , che tornando dalla Caccia , e 
.trovandoli prevenuto, e ingannato , pianfe la fua difgrazia, e concepì fom* 
mo odio contro Giacobbe • Gtnef. cap. 25. v. 27. 28. cap. 27. 

FATTO STORICO PROFANO. 

Mitridate Re di Ponto fu tanto vago del meftier della Caccia, che 
dicefi elTere fiato fette anni alla Campagna, fcnza mai pofar fotta 
alcun tetto . Benché in tal racconto vi poifa elere dell* aggiunto , niente- 
dimeno fi rileva elTere fiato quefio Re un memorabile Cacciatore i Tonu 
Gatz. TUz. Oniv. Difc. S9* 

FATTO FAVOLOSO. 

PEr avere Eneo Re di Calidone , e Marito di Altea obliato ne* fuoi 
Sacrifici Diana , quella Dea sdegnata , per vcndicarfi, mandò un* Atro 
Cinghiale a derafiar^ le Campaene di Calidonia . Fu perciò ordinata^ 
una memorabile .Caccia, ed i Principi Greci quafi tutti fi unirono per 
abbattere la ferociffima Befiia. Era Meleagro Figlio di Eneo Capo della 
Caccia • Atalanta Piglia di Jafio Re di Arcadia , e di Ciimene , prima di 
tutti ferì il Cinghiale ; Meleagro 1' uccife . 11 che fatto , Meleagro donò 
la Tefia della Fiera ad Atalanta • I Fratelli di Altea oèefi che sì nobil 
Trofeo dovelfe ufcire dalla ior Patria, fi fecero contro la valorofa Donzel- 
la , e fuoi feguaci ; perlocchè sdegnato il Donatore rivplfe le armi con- 
tro gP 



^78 ICONOLÒGTA 

fxo ^ in^iuiH Zìi , e li fé cader morti a tjjrra . Soputofi ciò da Altea t 
jla quale conferva va il tizzo aitale 9 in cui confilleVa Ja vita di Melea-* 

fro, per vendicare^ i morti Fratelli, tutta crucciofa io ^ttòinxnezzo alle 
amme. Meleagro fentifli immantinente ardere gl'^telmiis a vp^^^ms^^ 
.Quello ardeva f e quello confunto» morì. Owid. Metam. lib^ ^p 

g A h A ^ ^ T A% 

pi Crfare 9sfd. 

D€>nna fneftai vefKta di nero* e maP in ar&elet moftrandoiS àtboit 
fi rv^gga Copra una Canna ^ tenendo in manp un ma^zo di Spighe^ 
.<Ìi grano rotte e fracaifate^ f<V^? <^^^9 9^P vcngonQ abi^attute dalla 
JCempefta . , 

Il veftiment^ nefx> fignifica; in^Iinponla,f die è compagna peiperua iisl* 
la Calamità • 

V appp^gia alla Capna 9 per^bè non fi jcrova maggior Calamiti « (h^ 
jquella di Colui s cl^e fta in pericolo di roviiiare 9 il quale fi ponjduf e moL- 
jte volte a 4^fiderye la morte per rimedio ; e la iCann;i pqr eQfere va^ua » 
iC poco.den/a 9 facilmente fi fpézza al/oprav vestimento delpeib» 4:<¥n.e hj^iU 
mente mancano le fpenuize <dì quefto mo^do 9 Picrphè o^ni font (di vento • an? 
corchè debole 9 è badante a. mandare in ruina « e la fàbbrica 9 ed ! fon4axnenei 
ffelle noltre fperanze9 e per quefto fi domanda Calamità da i calami dell.e Canne • 

Il mazzo del grano ac^conqo^ .conine jdetto a{)biai{io 9 .fignifica la p^jh 
/U2ione è mina delle biade § che i il principiò 4^llz ooltra Calajmità p 

C/il A}/ilT /i^, O }Al$]^Rl/i, 

SOqm afdutta 9 ,tutta piqia fii le^ra « ;oa poéA^&fcA panni « ^be 1$ 
cuppróno le pard vergognofe 9 e <pon ^tlcuni f agnuoli 9 che le ftiano 
endp le pta^ hp creile ganibe • t$rx% le ;nani in ;i|ptQ ^i dim^ndarp 
jclcmofin^ • ' • 

DQnaa inefta> ignuda^ a federe fbpni pn hSdoA carni; fotte « e^e^ 
zate in molti pezzi in mezzo ad un fannetOj. 
Sì dipinee mefta 9 per; io.ccbè Ì;i mijTeria rende l- (lopio yp^fto « ed ^n> 
forche la ^ituna fé gli mollri alquanto benigna j ^opà^V(^9 WR & F^ìlp^ 
jm ffiìd 9 come demolirà Sene^pa ip Tl^l^!^ , 

* Vropriunf hoc mijèros fiq'àtwr vttii^ni f 
^ìdeat feltx Fortuna licef ^ 
f^umqmm rebus credere Ixfff 

fmPn 0i^9^ g^ofdne ùi0 , 

Ti fa 



TOMO P R i MÓ. if9 

Si & a (ederl! ^ a y per moftràre , che le fue fperànze fona andate a 
tbrra» ed Ella tnfiemi!' con e(Ie ; perchè dice S. Agoiluió nel Hb; de fin. 
h, miferia è abbondanza di cribtilazione • 

Le carine fracalTatle furono fenipre poftc anticamente per figniiicare->' 
la Calanvità r da che i Romani pio^iarona poi il nome di Calamita f àì^ 
fiMndiincft) calami le Canne • 

P^Atta %t OKI cor S A G It 0\ 

LE Calamft^che veflaròno V Ifraelitico Popolo 6a(b ntemente dimoffràrò*' 
no quanto (bggi^tto da V Uomo ad eTe % e' quanto altresì fia folle «* 
anofclrè in rtiezzb all' lileCTe fi^ confonde» li peràci fi dìfperà. Tirànnegia- 
ti, opprèfli gì* Ifraeliti dal feroce Re Faraona- *« mandò loro Iddio Mosè r 
che per mezzo- df fopramiaturàlr prodigi, e feverà punizione del Tiran- 
no e fuor Sudditi» li toUe dàlia mirèrabiliffima icfaiavitti'. Inoltrati nel de- 
ferto , per giungere ali* acquifto' della proniefla Terrà ,« la- fcabroCà via r 
V amarézza delie acque 9 V iiiopia de' cibi , là llanchez^a- df un^ forìb dE 
acqua- ondb rèfbcillarfi'» li affalse in modo, ctiir~ntflrfi^ arrossarono* di Colpi* 
fare la {ervitù di E^tto . Col fubita ajuto di una Colonna di fuoco, che 
per' il viaggio fu loro fcorta, colla dolcezza data alle acq^e amare* 
col far cadere dal Cielo^ abbondanti faporiti cibi , col far iortirè d3i una.^ 
Pietra, al (blo tocco della Verga d»M()sè, acqua perrénm:, móftrò Loro" 
r Altiilimò, quanto ingrati faferò alla di' Lui bòntà^ coi difperàre , ^^ 
mandar fuori vo^ di doglianze, e di mormorazione , nel tempo di calami*^^ 
tà* e mi&rie , ihdivife compagne deli' umana condizione .^ E/odo \ 

FATTO STOICI CO' P R O^ P A K> O . 

PEr a&uefarfi Diogene Cinica^ a (apportare còn^ indifferenza le mòndà^ 
ne calamità» di mezzo Verno fi accollava^ alle frédde ftatiie di Mar^ 
mo, e di bronzo- a dimandar loro Kmofina, dicendo che ciò faceva pef' 
avvezzarfi a foffrife di' eflerne poi' dalle pofte dfe*^ Ricchi lenza pane rl*^ 
;eccatov Trovatoti Kgli un giorno ad- un pabbiico convito, in^ mezzo' aV 
vellar^ ne riportò cosi fiere percoife di bafione , che ixt- più^ luoghi della^ 
Perfona grondava fangue . Cod^ tCitto quefio Ei' non fiturbò punto, e di- 
molirò (credo^ per Ailvare P apparènza , e^ dare fpicco al- fiio filofofico^ 
penfare )• che ad Elfo- nulla caleva it graviifimo- okràggìo • .^ftolf. Ogl 
StQT.libi I. capi 27* FATTa* 




ftàcnt 
q(i€Ìto*fciitimeato difle : Eiidd. 6'; 

• . • • ScAtt , étterffumpic fiàilìf 
filhf TÌefiut\' 



280 ICONOLOGIA 



N 



FATTO FAVOLOSO, 

On provò la Frigia calamità maggiore « che per la rabbiofa ferocità 
_ di Egide una delle Gorgoni 9 Moftro nato dalla Terra 9 che^ vomita- 
va fuoco e fiamme con un fummo nero e denfo * Quefta le bruciò le fo- 
rellc 9 e le campagne 9 a tale che gli abitatori furono coftrettì ad abban- 
donare il Pacfe . Palladc uccifc quefta. Gorgone 9 e ricopcrfc il fuo Scudo 
colla di Lei pelle ; per il che quefto Scudo fu poi denominato Egide di 
Pallade. Omero. FirgiL Vjud. Coru. MitoU lib. 4. cap. 5. de TdUde . 

CALUNNIA. 

Di Ce/are Hjpa • 

DOnna 9 che moftri eflcre sdegnata . Nella finillra mano tenga un torcio 
accefo9 e con la deftra prenda per i capelli un Giovanetto nudo 9 e 
lo Aringa 9 il quale alzi le mani giunte al Ciclo » e da una parte vi farà 
un Bafìlifco . 

Dipinge^ con un vifo iracondo $ perchè è cagionata dali* iracondia 9 
e dallo sdegno . 

Il Torcio accefo dimoftra che la Calunnia è inftrumento attiflimo 
ad accendere il ^ fuoco delle difcordie 9 e delle rovine di tutti i Regni . 

Il tirarli dietro il Giovine 9 che ha le mani giunte 9 ci fa conofcere 9 
che il calunniare non è altro 9 che lacerare la fama degP innocenti • ^ 

Le fi dipinge accanto il Bafilifco 9 perciocché 9 come narra Pierio Va- 
Icrìano nel lib. 14. , i Sacerdoti Egizii ponevano quefto animale per la Ca- 
lunnia ; perchè ficcome il Bafilifco fenza 9 mordere da lontano 9 è perniziofo 
ali* Uomo collo fguardo 9 cosi il Calunniatore 9 parlando di nafcofto all' orec- 
chie de' Principi 9 ed altri 9 induce fraudolentemente 1* accufat0 9 che rice- 
va danni 9 diiagi 9 tormenti 9 e ben Ipeffo la morte 9 fenza onde potcrfi 
aiutare 9 non fapcndo il torto 9 perchè gli vien fatto in afsen«à 9 come fi 
vede avvenire in molte Corti 9 ed Erodoto fopra la Calunnia nel lib. 7. cosi 

dice : CalumniatoT injuriam facit accufato 9 non prcfimem accufans . ( ^ ) 

FATTO 

V. tf ) La Calunnia dipinta da Apelie 3 defcritta da Luciano , e rapportata da Vin* 
cenzio Cartari è immaginata nella feguente maniera . Sta fedendo a guifa di Giiu 
dice uno che ha le orecchia lungh.e fimili a quelle dell' Afino • Due Donne una 

fer lato moftrano di parlare fecretamente a Coftui • E' T una di quefte 1' 
gnoranza , T altra laSofpizione . Il Giudice porge la mano alla Calunnia ^ che è 
vicino a Lui in lorma di Donna bella , ornata , ma che nell' afpetto moitra di 
efere piena d* ira^ e di fdegno • Ha Coftei nella' Anidra mano una iacella ac- 
cefa y e colla deftra fi tira dietro per i capelli un Giovane nudo , quale ama- 
ramente fi duole , alzando le mani giunte al Cielo • Va innanzi a Lei il Livore, 
cioè V lAvidia , che e un Uomci vecchio 9 magro , pallido ^ e langnente . Dietro 

le vcn- 



r MO ? R I M Ù . tSr 

tATTO STORICO SAGRO*. 

S'Orprcfa fola nel fuo Giardino Sufanna Figlia dì Elcia , e Moglie diGioa- 
\ chini da due sfrenati Vecchi > che nel Popolo non baifa fi3ura face- 
vano ^ fu da quelli tentata 9 e con lufinghei^H parole 9 e con minacce 9 ad 
accudire alle impudiche lor voglie. Alzò le ftrida la caftiUìma Donna > alle 
quali. Gente accorfe . I perfidi Satrapi voffcro tofto la mente alia Calun- 
nia» e portatili unitamente con molti del; Popolo a Gioachim 9 al cofpct- 
to di Lui 9 e del Popolo 9 accufarono d' impudicizia Sulanna 9 dicendo chc_^ 
mentre Eglino foli nel Giardino paflcggiavano^ "entrò la -Moglie di Gioa- 
chim 9 né di Loro avvedutafi 9 licenziò le Servati 9 che feco aveva 9 fi 
racchiufe9 ed a fé introdufle un Giovane già avanti ivi nafcolto9 ed a Luì 
copia fece di fue bellezze . Per la qual cofa richiefcro che Sufaana data 
foffe alla morte • Si andò tofto a dare effetto alla crudcl dimanda 9 ed ì 
Vecchi i primi furono che afferrarono 1'* irifcJice . Confidò Elfa per la fua 
innocenza in Dio y né Egli lafciò impunita la nera calunnia . Giacché ei- 
iendo Daniel Giudice della Caufa9 efaminati gli AccufitorÌ9 trovati varj e 
mendaci 9 e fcoprendo il Popolo la perfidia 9 contro i due Vecchi infurioili» 
ed in pezzi li fece 9 e Sufanna riconofciuta innocente 9 rendè grazie ali* Al- 
tiflimo9 ritornando lieta e contenta all'addolorato Conforte. DanicL cap. ij* 

FATTO STORICO PROFANO. 

ANguftia sì grande apportò al cuore di DipjQLppo Atenìcfc la Calunnia^ 
contro Ltrf iflvcntata-9'^'-^*aver-inv(Ai«)*4tinin pubblico convito una.^ 
tazza di oro j che non potendo fopportare che gli occhi di tutti in Luì 
foto folfero rivolti 9 fi diede volontario alla morte 9 coli* immcrgerfi uii.,^ 
pugnale nel . petto . ^pollodor. sAtenieJ. citato daW ^^Jlolfi nella fua Of. Stor, 
lib. 2. cap. !• 

FATTO FAVOLOSO. 

CLaudia Vertale fu calunniata d* impudicizia 9 ma Verta fece un miracolo 
in fuo favore 9 per manifértare la di Lei innocenza 9 e fu 9 che ef- 
fendi vi un Vafcello vicino al Porto carico di Statue di querta Dea 9 che-> 
un millione di ^Uomini non avrebbe potuto muovere 9 e Claudia col folo 
fuo Cinto lo tirò nel Porto; Owidìo . 

N n CAPRIC- 



le vengono due Donne , le quali fembrano lufìngarla , feccndo tcfta delia fua 
bellezza , e fono in atto di vieppiù ornarla . £'1' una la Prode, T altra 1' Li- 
fidia . Dietro a queftc vi e.un' altra Donna , ciie è la Penitenza , con certi poclJ 
panni intorni , tutti rotti e fquarciatl , in atto lacrimevole ed aflai dolente é 
Sembra , cne fi affligga oltremmodo , ed abbia fommo roflbre , per vedere ap- 
pi efiarfi la Verità* 



tS% ICONOLOGIA 

C A P, R I C CI O. 

2)1 Ce^art 9^* , 



Giovinetto veftito di varj colori . In capo, porterà, un Cappelletto Umile^ 
al velHmento •, fopra it quale vi faranno penne divede . Nella ck' 
ftra mano terrà un Mantice , e nella finiftra uno Sperone . 

Capridciofi fi dimandano quelli, che con idee dall' ordinarie degli altri 
Uomini diverfe , fanno prendere le proprie azioni, ma colla mobiliti dall* 
una all' altra pur del medefimo genere» e per modo d' analogia i fi di- 
cono capricci le idee « che in pittura > o in muìica , o in altro modo iì 
manifedano lontane dal modo ordinario ; 1' incofianza fi dimoftra nell* eti 
fanciulIeCca ; la varietà nella divcrfità dei colori . 

Il Cappello colla diverfità delle penne, moftra che principalmente nel- 
la fiintasla fono pofte quelle diverfità di azioni non ordinarie . 

Lo Sperone , ed il Mantice moftrano Ìl Capricciofo pronto ali* adulare 
!' altrui Virtù , o al pungere i vizj . 



CARE- 



C A R E S t t A . 



DOnna macitente < e mal vefttta . Nella deffra mano tenga un ramo dì 
Salice s nella' liniera una Pietra pomice» ed accanta avrà una Vacca 
magra . 

Dtpìngelì la CareiHa ma5ra -, per dimollrare l' efièno del mancamento 
delle cofe alla Vita umuna neceflarìe i perchè il danaro folito a Ipenderfl 
largamente in più felici tempi, nelle Aerili Stagioni) poco meno che tut- 
to t fì trasferifce nel dominio di pochi i dimodocchè fàcilmente i Poveri 
rimangono macilenti e malvelliti, per Careltla dì pane i e di danari. 

La Pietra pomice, ed il Salice Pianta fono lierilì, e la fterilìtà è prin- 
cipal cagione della CarelHa*'ma nafce alcune volte ancora per infaziabile 
cupidigia di alcuni Mercanti, i quali fogliono ( fraudando la natura ) afflig- 
gere la povera Gente . ' 

Dìpingefi appreiTo la Vacca magra pei" fegno di Careflla, e quello fi- 
gniScato Io moitrò GiofefiTo nelle Sagre Lettere * quando dichiarò il fogno 
ai Faraone • 



N a « FATTO 



aS4 ICONOLOGIA 

FATTO STORICO SAGRO. 

L'Afledio che Benadab Rq di Sina pofe alla Città di Samaria cagiona 
ì tal Carellia di Viveri tra gli Abitatóri di Eflfa» che cofe veramente 
deplorabili su di ciò fi leggono nel quarto de* Re . Una Telia di Afino fu 
venduta ottanta pezzi di argento battuto . Lo Sterco de* Colombi ? ften- 
devafi al prezzo di cinque feudi per Mifura . Nulla è tutto ciò « rifpetto 
all'accidente che fegue • PalTando un giorno il Re d* Ifrael Joram per le 
mura della Citti j gli fi prefentarono due Donne ^ una delle quali tali lup- 
pliche. a Lui porfe 9 onde gli faceire ragione V Cotefta Donna ( dilfe ) prò- 
pofe a me che per foltenerfi in vita >in maiicanza di tutt* altro ♦mangiar 
ci doveflSmo i noilri Figli ; In efecuzioae (Jì ciò » unitamente fatto abbia- 
mo Pató del Fr^iio mio . La Fame più ancora furiofa e* incalza ♦ e nega.^ 
ade (To Cortei di uccidere il fuo , e fovvenirij; a* mieL crudeli bifogni ; an- 
zicchè/lo ha nafcoilo, he vuole più la prort^eflfa attendere. Udita cofii si 
luttuolì; il Re , fi iiraccìò , daddoflb le veftirtiènta , ÌBcthè il cilicio gli fi 
vide neHe carni 1 fi tolfe da quel luogo» e liruovo penfler prefe» per libe- 
rarfi da copi orrida i^nne 9 ficcome avvenne a* priegha del Profeta Eliieo» 

' FATTO STORICO PROFANa^ 



,-.:•■' 



SAguntoCittà della Spagna fcdeliffima a*RQ|rfàni,pcr ìllang^ó^afiedio, che 
le pofero i Cartaginefi 5 talmente ftretto » cbe da nefHiha. b'ahiia le po- 
teva venir rccs^t.o ibccorfo.di vettovaglie^fo ridesta, 7^ ule, fciagura j che £ 
fuoi Difenforì, dopo elfcrfi pafciuti delle più immonde e fozze cofe 9 piutto- 
ftò che rompere la. fede data a* Romani j accefero un grati fuoco in mez- 
ZQ alla Piazzai della Città; % e podivi prima dentro i più ricchi e preziofi 
arnefi 9 vi gettarono dopo le Mogli 9 e i Figli 9 e fi uccjfero tutti • Entrò 
dunque finalmente, entro il Nemico « e. come fifsò gli occhi nclP orrido (pet- 
tacolo 9 e vidde la Città fi mifcramente vuota 9 non potè trattenere le la- 
grime • Di qui nacque il Proverbio della. Fame Saguntina 9 allorquando fi 
tavella di qualche eftremiti. di vivere • ^jlolf. ©/• Sm^ lib^ j. cAp^ 5^ 

F A T T O F A V O.L O S O. 

FU tale la Carcfila che provò V Ifola d* Egina 9 in cui regnava Eaco 9 e 
tanto durò 9 che parte per te continue pioggie 9 onde reftò 1* aere infetto» 
parte per i peflimi nutrimenti 9 co* quali avevano procurata foftentarfi que* 
miseri Abitanti 9 forfè una PelKlenza si feroce > che tutti morirono » fuori 
4i Eaco s e iuoi Figli • Ovvid^ . MtK lib. 7. 



CAREZ- 



TOMO PRIMO, «185 

CAREZZE AMATORIE* 

Dì Cefare B^pa . 

UNa bella, e graziofa Giovanetti veftìta d'abito dr color vago* rica- 
mato di vari » e leggiadretti intrecciamenti 9 coronata d' una Ghir- 
landa di edera 9 e che con ambe le mani tenga con belliffima grazia due 
Colombi 9 un mafchlo 9 e I' altra femmina 9 che con lafcivia mollrino di 
baciar/I . 

Eifendo le Carezze amatorie figliuole della Gioventù 9 e della Bellezza» 
perciò giovane» e belk rapprefentìamo il foggetto di quella Figura • 

Il vertimento di color vago 9 ricamato di vari 9 e leggiadretti intreccla- 
menti, fignifica i fcherzi» e i vari e diverfi incitamenti» da* quali negli 
Amanti, nafce il defiderio della congiunzione amorofa. 

La Ghirlanda di edera è vero lignificato amorofo ; perciocché detta.^ 
Pianta » come dicono diverfi Poeti 9 abbraccia e ftringe ovunque ella fi ac* 
colla» onde fopra di ciò co* feguenti verfi cori dice Catullo. 

Mentem amore revìncìem 9 ut tenax 
Mederà hac » & illac arborem implicai errans . ^ 

Tiene con ambe le mani due Colombi» come di fopra abbiamo detto» 
perciocché gli Egizi per la figura di quelli Animali fignificavano le Carer* 
ze amatorie 9 elfcndocchè elle non vengono alla copula venerea tra di loroi 
prima che infieme non fienfi baciate » e perchè le Colombe tra loro ufano 
allettamenti de* baci molti » gli Autori Greci hanno affermato eCTere a.^ 
Venere dedicate» eflendoccbè fpontaneamcnte fi eccitano fra di loro all'atto 
venereo . Molto più fopra di ciò fi potrebbe dire 9 ma per eflere si delle 
Colombe 9 com' anco dell* edera appreflTo tanti Autori di confiderazione 9 
ed altri di bello ingegno » cofa nota e manifefta » I* uno per i baci » c^ 
.!* altro per gli abbracciamenti » il che tutto conviene alle Carezze amato* 
rie » non folo non mi ellenderò più oltre per autorità ». né per dichiarazio* 
ne » che convenga a detta Figura » ma anche per non trattenere 1* animo 
del Lettore in cofc lafcive e pericolofe, 

FATTO STORICO SAGRO. 

BEnché di tante fbrprendenri doti arricchito dal Signore Salomone» ben- 
ché da Lui replicate volte avvertito a non abufirfi di fua bonti» m*en- 
tedimeno dalle lufinghevoli carezze delle fuc numerofe Mogli » e Concubi- 
ne trafportato » non dubitò farfi un Moftro d' ingratitudine vcrib l* infinito 
Benefattore » e a tanto giunfe j che a Loro illigazione s* induffe ad adorare 
Dei (Iranieri » concitandofi contro la fua Perfon'a » ed il fuo Regno » 1* odio 
del vero Dio. 2» dé^ I{e cap. ii« 

FATTO 



aStf ICONOLOGIA 

FATTO STORICO PROFANO. 

LAmia di Argo forfè dalla feccia del Volgo ad una incredìbile ftima (U 
grazia* di beltà * e di ogni accorta manierai colla deteitabile famiLo 
di trarre qualfivoglia più faggio Uomo all'adorazione di fuaPerfona, per 
mezzo de' fuai lufingìievoli vezzi . Colici non contentandoli delle fuc^ 
Meifaggicre , givafene Ella fteffa sfoggiata mente veltita per le Accademie « 
e per le Scuole di Atenei diviando la Gioventù digli Studj « dill<^lÌendoli 
dal iiir bene» e fi attirava più Eifa Scapellrati dietro * di quellocchè Socra- 
te t e Platone Profeffbrì di fetenze e difciplìne . Venuta poi in potere 
di Demetrio Re t o diciam meglio, venuto Demetrio Re in poter fuoi glì 
fece far pazzie per fuo amore . Avendo C^elH fomma urgenza dì danaro 
per foit^nere la Guerra» gli Atenlefl 3 Lui fecero un donativo di duecento 
talenti 1 ma il folle Amante gli donò tutti immediatamente a Lamia. Sta- 
vafene U niifera fua Conforte Eufonia* per bella che foflè* in abbandono. 
Venne finalmente Lamia a morte , e Demetrio st al vivo da tal perdita 
(il penetrato , che i Filofofi dì Atene difputavano * e dubitavano fé pìà 
le lagrime foflero* che per Lei gettò , ovvero le ricchezze che nellc_* 
efequie Ipefe . ^o^^iwto ckat. daiP *Aftolf. Of, Star, lib. a. c<tp. 4. 

FATTO FAVOLOSO. 

QUell* Ercole che fuperato aveva nell' Egitto il crudeìiflìmo Tiranno 
Bufiri ; n^lla Mauritania il fortìfltmo Atleti Anteo ; nella Spagna^ 
Gerione Moftro dì tre Corpi ; nella Tracia Diomede, che ì fuoi Cavalli 
nutriva di carne upiana ; quell' Ercole che aveva vinto i Leoni» e ancor 
Fanciullo foffocato i Serpenti ; che tolto aveva dal Mondo tanti Ladroni, 
e Maifiittorì ; che commo:To punto non fi em alle tenebre dell' Inferno ■ 
al fiirore delle fette Tette dell'Idra , al letifero veleno del Cerbero ; Qye- 
fto lleflo Ercole non relìllendo a' lufinghevoli vezzi di Onfiile Figlia del 
Re de' Lìdi * non fi vergognò di renderfi a Lei Servo , e concelfale la^ 
fui armatura di pelle di Leone , velHto in abito femminile , traile Donne 
di Lei umile e abbietto, alla Conocchia fi addeltrò ed al Fufo , "ì^atd 
Ctrae MiioL lib. 7. cap. i, Ovvid, in Dejaiit ec. 



CARI- 



rOMOPRlMO. xHj 

CARITÀ»; 
pi Cefart Bjpa , 



DOnna veflìta Ai nffo « che in cima dèi capo abbia una fiamma di 
fuoco ardente . Terri nel braccio finìrtro un Fanciullo , al quale dia 
II latte, e due altri le flaranno fcherzando a* piedi . Uno di efli terrà alla 
detta Figura abbracciata la delira mano . 

Senza Carità un feguace di Crilto, è come un* armonia difsonantc_> 
d* un Cembalo dìfcorde , ed una fproporzione ( come dice S. Paolo ) ; pe- 
rò la Carit^iriì dice etfer cara unità, perch* con Dìo, e con gli Uomini 
ci unifce in amore e in affezione » che accrefcendo poi ì meriti* col- 
tempo ci fa degni del Paradifo . 

La Velie rofsa , figntfica Caritii > per la ragione toccata di Topra-j ; 
perù la Spola nella. Cantica amava quello colore nel fuo Diletto . 

La. Fiamma di fiioco per la vivacità- fua e' fnfegna , che la Cariti noa 
mai rimane di operare , fecondo il folito fuo amando ; ancora per la Ca- 
riti volle che s* interpretalfe il fuoco , Criilo Noftro Signore in quelle 
parole : Ig^m veni mittere in terram , c^ q-àd volo ^ nifi ut ardeat ? 

I tre Fanciulli, dimoftrano che febbene la Carità è una fola virtù, ha 
nondimeno triplicata potenza , elfendo fcnz' efsa , e la Fede , e la Speran- 
za di ncisun momento . Il che molto bene efpreCTe il Signor Giovane 

Bucndel - 



iZ$ ICONOLOGIA 

Buondelmonte nel Sonetto fatto da Lui in quefto propollto t ad ifiimltazio- 
ne delle parole di San Paolo ^ e dice cosi . 

pia d* Ojgtt* altro raro 9 e prezìofo 

Dono 9 che in noi mien da Celefie mano 9 

Così avefs* io lo fiile alto 9 e fovrano 9 
* Come fon di lodarti defiofo • 

Tu m cor [nperbo maiy né ambìzìofo 

"ì^on hai tao albergo 9 ma in benigno e umano > 

Tfi paziente fei 9 non opri in vano 9 

T^è del ben far fei tumido 9 faflofo • 
Ogni cofa foffrifci 9 e credi 9 e fperi 9 

7>lon penjì al mal\ di veriti fei pieno % 

In ricchezze 9 in onor non poni affetto • '^ 

• dolce Cariti 9 che mai vien meno 9 

Deh col ttio fuoco i bajjt miei penfieri 

Scaccia ^ e di te fol mi rifcalda U petto •* 

CARITÀ*. 

Dello Steffo . * 

DOonna veftita di abito rofio . Che nella deftra mano tenga un cuo- 
re ardente 9 e con la finiilra abbracci un Fanciullo . 
La Carità è abito della volontà infufo da Dio 9 che e' inclina ad amar 
Lui 9 ccftne noilro ultima fine 9 ed il proflimo come noi Itefli 9 cosi la.^ 

deferi vono i Sacri Teologi • 

. E fi dipinge co *I cuore ardente in mano 9 e col Fanciullo in braccio9 
per notare 9 che la Cariti è un puro affetto e ardente nell* animo verfo 
le creature . Il cuore fi dice ardere quando ama 9 perchè movendofi gli 
fpiriti di qualclie oggetto degno 9 . fanno reftringere il fangue al cuore » 
1} quale per la calidità di e(fo alterandofi 9 fi dice che arde per fimilitu- 
dine . Però i due Difcepoli di Crifto Signor Noftro dicevano 9 che arde- 
va loro il cuore 9 mentre Egli pairlava 9 e fi è poi communeraente ufur- 
paia quella transazione da' Poeti nell* amor lafcivo • 

Il Fanciullo fi dipinge a conformità dej detto di Crifto : ^od mi ex 
f$ìnimis meis feci(lis , mihi feciflis . 

\l veilimento roiCo^ per la fimiglianza che ha col colore del fangue 9 
looftra che fino all' effufione di elfo fi ibnde la vera- Carità 9 fecondo 
il telUmonio di San Paolo • : 



Cariti 



TOMO :P\R:IM O. a89 



Carità . 



UNa Carità viddi al. Signor liidoro Ruberei. Auditor del Cardinal Sal- 
viati Gentiluomo di moka bontà » e di varia erudizione ornato » cl/ 
però afsai caro al Tuo Signore • 

Era ^quella Carità rapprefentata da un arbore d* Olivo , al quale comincia- 
va feccar alcuni rami ) e dal tronco di efTo ufciva un liquore 9 che dava 
nudrimento ad alcune erbe 9 ed alboretti» parte de' quali ufctvano dalle ra- 
dici deir arbor grande 9* e parte di elli più di lontano . Credo voglia-o 
fignificare 9 che la Carità 9 e colui 9 che la vuole ulare deve toglier del 
Tuo nudrimento a Te 9 per compartirlo ad altri 9 e prima ai più prolfimi 9 
e poi ai più lontani • 

Quell' erbette credo lignifichino alcuni ajuti 9 che da a maritar Zittelle 9 
fecondo intendo 9 e gli alboretti certo fono alcuni Giovani 9 che a fucut 
fpefe tiene qui in Roma a Ihidio 9 tra quali fono Lodovico e Marcan- 
tonio Ruberti 9 uno Nipote del Signor Gio: Matteo Ruberti 9 che fii Se- 
gretario di PatJlo IV. e poi di Pio V. , 1* altro Nipote del Signor Fran- 
cefco Ruberti* che fu Segretario di Sifto V, mentre erano Cardinali 9 ì 
quali rettati poco comodi 9 fono dal detto Signor Ifidoro9 in tutto nodri- 
ti . E perchè fopra 1* arbore vi è un motto 9 che dice : Moricns revmfck 9 
par che anco voglia dire 9 che mentre Egli invecchia 9 e va alla fine 9 no- 



drendo quei Giovani 9 in elfi rinafca . ( 4 ) 



CARNO- 



( i7 } Cosi immagina il P. Ricci la Carica : D(mna di bellllfmo afpeuo j 'vejlita di 
Perfora ; fregiatu di pregtatijjime gemme ; coronata di oro ; co' piedi [opra un fondamen- 
to y fabrica • Tiene in una mano un ramo, di Melo granato , e T altra ia tenga pog-^ 
pata fisi capo di un piccolo fanciullo . /^' piedi le fard un Cornucopia pieno di rkcòczr 
%e 9 denari , gicje , ed altre cofe . Avrà vicino uno Scudo , dove è dipinta una Tejla , 
fopra la quale è il Pellicano . Le fcorra vicino un Fiume , che vada a ibcccare in una 
rtamma grande y e non la fmcrzi , ma più f accenda • Veftita di ricchiflimo manto 
di regia Porpora , fregiata di pretùofe gemme 3 e coronata di oro y per efiere Re- 
gina e principaliilima Virtù fra tutte . Tiene il fondamento , o fabrica fotto ì 
piedi 3 perchè la Carità edifica , ed è principio di ogni edificio perfietto • Om- 
breggia il Melo granato la Carità , perchè fìccome quello apre e fquarcia la prò* 
pria corteccia » pt r racchiudere i granelli « così quella permette ancora il proprio 
danno 3 per foUevare altrui. La mano che tiene fopra il capo del piccalo Faii^ 
ciuUo fignifica che è proprio di quella Virtù proteggere , e tar benefìci . Il Cor- 
nucopia > e i denarj appiedi ^ perchè la Carità non sa tenere in pregio le cofe del 
Mohilo y per la fomma unione die ha con Dio . Lo Scudo indica che ribatte i 
colpi delle tentazioni e degli affanni > facendoli parer dolci • La Teda , che i* 
fegno di omicidio ^ e di altri mali è coperta dal Pellicano , per dimoftrare che la 
Carità è aliena da tutte le fcellerag^lni . II Pellicano y è fimbolo della Carità , per?< 
che Egli fi terifce il petto, per avvivare i proprj parti. Il Piume che rapidamen- 
te córre alla piamma > e non la fmorza y denota che tutte If acque delle tri** 
bolazioni del Mondo non pofTono ammorzare il fuoco della Carità e amor, di 
Dio • 



»po reo N OLOG r.A 

CARNOVALE, 
D^ ^ate. Ctfirt OHajtdi . 



UOmo di batta flaturat e pingue. Avri la MafcFient atrotto, Sarìtcor)> 
nato di edera i ed in eìnu ' alla cefta porterà una mezza Ltina . Ve- 
ftirit un abito bizzarro , e teutrale . In una delle parti di detto abito fi 
vedranno dipinte cirte dì Mufica * e varj Uromenti mulicali j cioè Vio- 
lini t Violoni 1 Oboe » Traverfierì « Mandole • Chitarre * ce. Neil* altra par-' 
te faranno dipìnti vari piatti di vivande fumanti di carni » e molti Vola- 
tili ucciii qui e là fparu i fiafchi * bicchieri « ec L' abito tutto farà guer- 
nito di gatlont computi di varie penne di Uccelli . Colla finillri mana 
tenga un ramo .di ibglie di Fico . Colla definì usa borfa verfaace dona- . 
ri . Gli llta appreso un Cavallo fenza freno . 

E* il Carnovale quella Stagione di allegrezza e di dìvertìroento « cBe 
nell' Italia i più che negli altri PaefI * viene foleimeBiente offcrvata . La pa- 
rola Carnovale è Italiana » e feccHido il TnduEtore di Efmimo Cbambers . 
M. du CoHge U diriva da CARN-A-VAL , perchè allora la Carne va w//<l« 
pentola, per compenfart la Stagione, che dee fitjfegnÌTet di afìineHea e dì «jf/^ràm; 
Scindi Ezli offerva che nel latino corrvtlo fa chiamato CARNELEVAMHN, 
e CARNISPICIUM ; come Mc<tra b (femwnmio gii Spatmnii CARNES 
XOLLENDAS . . 

Cem 



TOMO PR T MO. xgt 

Certa colà fi è che il noftro Carnovale è un rìmafiiglia delle ruperlU- 
2Ìofe cerimonie del ' Gentilefmo ; e particolarmente trae la fua origine data- 
le ftrepitofe foleBaicìr che in onQnt di Bacco fi celebravano • Solennità 
che da* Lettini venivano denominate Baccandia^ e ne erano Miniftre Ic^ 
Donne § perciò chiamare Baccantì • Qiiefte fcapigliate 9 e coronate di edera 
e di pampani col tirib ìh mano 9 andavano Come impazzate fallando xn.^ 
compagnia di Uomini in abito di Ninfe « e di Eroi « portando confezioni # 
e. da bere 9 battendo con ceree sferae Chiunque avelTero incontrato 9 e cot» 
isfrenata licenza fcorrevano tutto il Paeie • In Roma limili Fefte fi folen^ 
nizzavano nel Mefe di Novembre .' Perchè poi furono introdotte e permeffe' 
ancoira di notte 9 fi chiamarono- T^yBUeja • Si avvanzò però tanto la fmoderatu: 
licenza 9 che fii neceflario il proibirle per tutta P Italia « con Decreto del 
Senato • Ma da alcuni fanperadori > cernie di Eliogabalo rìferifce Lampridiot 
furono non folo rìmeflfe 9 ma eoa anzi maggiore sfrenatezasa e dilbneftày pub*, 
blicamente efeguite • 

Fingo là mia Immtgine Uomo di bada fhtura 9 perchè la Stagione del 
Carnovale è aflfai breve 9 durando per P ordinario un Mefe 9 e poco più 9 
ed alle volre anche mena) cominciando propriamente dopo il giorno folenne ' 
alla ricordanza <lelP apparizione della Stella a' Re Magi 9 o come vogliam 
dire 9 dopo V Epifania ; e tra Noi dandofi il vero principio alle mafcbere 9 
e a^ tripudi il giorno vj^ Gennaio 9 e durando fino a tutto il giorno an- 
tecedente a quello delle Ceneri . Non Celo per quella ragione figuro il Car* 
novale di baiTa ftatura 9 ma ancora perchè dfendo vera Immagine de' mon- 
dani piaceri 9 intendo moftrare quanto quelli fieno fugaci 9 e quanto male 
in elfi V Uomo fi affidi • 

Si dipinge pingue 9 per indicare che in tal tempo molti/fimo fignoreMia 
la Crapula 9 i Seguaci della quale 9 ftantè lo fìnoderato nutrimento 9 per lop* 
più fi vedono di pingue corporatura . Sembra che ne' Camevalefcln giorni 
ad altro penfar non fi debba 9 che a riempiere il ventre 9 e che tutto po- 
nendo in non cale 9 non più necelTario fia il riflettere 9 che a Noi accor- 
dato è il vitto per vivere 9 iton il vivere pel confiimo del vitto . Se ne' 
Ricchi è intóllerabSe Pufi>9 è deteftabilé al certo in quelli 9 cui non^ 
fit troppa prodiga la Fortuna • In vece di aver quefti confiderazione alla* 
tenuità delle lora fbftanze 9 alla dovuta economia della Famiglia 9 altro non 
iftudiano che fare uh lieto racrifici0 9 di quel tanto Lor reità 9 alla corrente 
folennità • Si mangi 9 fi gozzovigli 9 e vada pur la Caia a ruina • V allegro 
tempo non permette che fi volga il penfiero a foddisfàre a' Creditori % e 
pur che la Gola fi foddisfaccia 9 non fi bada a gravarfi di nuovi debiti 9 por 
fare atquifió de' più rari 9 ed apprezzati bocconi • Nota cofloro Giòveiòle 
Satira^ ik 



Midtos porrò nndes 9 qitod fjepe dufus ad ipfum 



** • • 



Creàiiòr iatrmCu^' plct exptStafe msceUi t 
Et quiSàS'in foh vivendi eaafa palate e/l^ 
tJgregbis cémàt 9 mditifìpie mìfinrrinms l/orum • 
Et cào. cafinUSi ìaié pcrkcenu nòna, 

O 2 Inte^ 



^z t C^O N LO G I A 

Intere A gufius éUhi'énia per onif^à tjuartm t 
'^umquam hnimo pretns ^bJìantibHs i intcrìus fi 
'attendasi màgis iUa jHvantf tpue plmìs emtMw. - 
« La Mafchera al vólto è elprefBva propriamente del Carnovale^ mentre 
in tal tempo è permeflb alle Perfone il travellirfi » e coprirli la feccia.^ 
in. guifa da non elfer riconofciuti ; Se vogliamo ricercare P invenzione del- 
le Mafchere 9 dobbiamo il primo penderò attribuirne al ribelle Lucifero 9 
giacche Elfo 9 coperta la propria forma (otto il volto di maliziofo Serpente 9 
induife la prima Donna all' orrido delitto . Di tal Maeftrò gì* infcgnamenti 
fi feguono, non fi ha roflbrc immitarlo! Chelagrimevol troia» a mio fenti- 
mento, è il mirare che P Uomo dotato di ragione fi lafci ftrafcinare da.^ 
un peiCmo introdotto coftume a farfi gloria di efTef e annoverato tra Pazzi ! 
Confufo ogni . ordine 9 per le Mafchere nel Carnovale non vi è più diiHnr 
^ione di Perfone • Quella fuperba Dama 9 che in altri tempi crederebbe to« 
gliere qualche pregio alla chiarezza de' fuoi natali 9 fé degna(re9 non dico 
di fua compagnia 9 ma quafi quafi di un men che grave {guardo 9 la fua 
inferiore 9 in tal tempo non fi arrofla di rapprefentar talora la figura di 
una Servente ; mentre quella 9 qual PrincipeOfa 9 le pafTa accanto 9 e tutta fa- 
fiofa le addita 9 o almeno additar le dovrebbe al penfiero 9 quanto fia l'or- 
goglio vano e ridicolo* Nulla però quello farebbe rifpetto agi' inconve-^ 
nienti 9 ed a* mali effetti 9 che dalle Mafchere derivano. I comodi per tra- 
dimenti alPonor de' Conforti 9 per feduziont d'innocenti Colombe 9 per di- 
fviamenti degli ftudiofi Giovanetti 9 fono per.loppiù gì' indifpcnfabili frutti 
tf albore cosi maligno. 

Si corona di edera 9 in ricordanza che riconofce Ja fiia forgente dalle^ 
liefte in onore di Bacco 9 a cui era dedicata quefta Pianta • 

La Luna 9 per effer fimbolo della Pazzia 9 ognuno può conofcere ie fia.^ 
propriamente data al Carnovale . Che la Luna denoti ftolcezza 9 lo teilifica 
Pierio ne' fuoi Geroglifici 9 oltrecchc fi rileva dalle ftefle Sagre Pagine 9 
nelle quali il Pazzo è paragonato alla Luna: Sttdtus ta Luna mtaéttur. Chi 
più Pazzo di chi è amante di si fcioperato tempo f 

Vede abito bizzarro e teatrale 9 in una parte di cui fi mirano dipinte 
carte ed iilromenti muficali, nèll' altra vari piatti dì vivande 9 ce. per 
denotare che in quella Stagione la Bizzarla trionfa 9 i Teatri fi aprono 9 i 
balli fi permettono 9 i banchetti piucchè in qualunque altro tempo la^ 
ufo fono 9 e richiedi • 

I Galloni di vaghe penne di Uccelli fignificano la leggerezza del pen« 
fare umano • 

La Boria verfante denari 9 che tiene nella defira mano 9 efprime che in 
occafione di fimilli allegrezze il denaro non fi adopra 9 ma fi getta 9 ma 
fi fcialacqua • 

Le foglie di Fico fono 9 come teftifica il Valerìano lib. jj. il Gero- 
glifico della dilettazione 9 e del piacere 9 che col fehfi> fi piglia . 

Lo sfrenato Cavallo 9 che gli fi mira appre(fo9 indica lo fmoderato im- 
peto della Gioventi^ 9 che maggiomiente fa di fé detefiahiic mofira in fo^ 

migli 



TOMO PRIMO. %9ì 

miglievoli gtoraì . Tutto fi crede pennefib ; ed il lafciare la briglia alle-» 
proprie voglie * onde Kbere vagar poflano per le fpaBÌofe vìe de' molti 
piacerli nel Carnovale i! reputa fola vivacità, e iRdifpenfabile plTervanza 
de* Cirnovalefctrì Statuti . Son giorni quefti di giocondità > il grida* develi 
tripudiare . £* gii prelfo b lugubre Q^arelima i riferbiamo in s) propria 
Stagione le morali confiderazioni , e i dovuti piami alle noftre colpe . Pur 
troppo fcioperato cK! cosi penfa ! Lafciato libero il campo alle dominanti 
paflioni , come tanto facilmente ridurle per la ftrada del retto ? Tutto ciò 
il celebre Antonio Zampicrì a pennello efprìme ia un Tuo graziofifluno ino- 
rai Sonetto. 

t^lei» ifcrfb» come Starter feroce ^ 

^ Che armato ha il fen d* infatUabU lena • 
Indomito * fi^erBo « U pie veloce 
Qjd e li voljieado * a fm piacer mi mena . 

Tm/a fi gìHM a me t che il reg^o appena « 
O minacciar di verga, o alzar dt vacCt 
Che morfo di ragion pia noi ra^rena* 
7<(è l' afpn ai fianchi ^nor ftimiJo atroce • 

Cori precip'nojò Ei mi trafporta 

S* perir feco , e chiamo invan foccorfo * 
b> che fon fenza forze , e fema [corta . 

Zi oh ! q:tat femo aliar crudo rìmorfo » 
Che mi [grida : ecco dove alfin ne porta 
U empio DQlner» ft nm f avvezza d morfo • 



CARRO 



»P4 /CO ITO L Ò G / A 

CARRO DELLA LUNA. 

Cotte è itfer'ato id Boeeacch nd IU>» 4. 
i^ Gats4ogU i$^ Dà. . 



UNi Donni di vei^ìnale appetto * fopn dì un- Cairo di due ruote « ti* 
rato da due Cavalli 1 un bianco « e 1' altro nero ; per molh^re « che 
la Luna h. i Tuoi corfi di giorno , e di notte . E' anco tirato il fuo Car- 
ro 1 come dice il fopradetto Boccaccio nel y, libro > da' Cervi » elTendoc- 
chè il cammino* che fa la" Luna» vién fornito più velocemente di tutti gli 
altri Pianeti 1 come quelli > che ha 1' orbe minore ; e Claudiano i e Fe- 
llo Pompeo dicono^ che è guidato da* Muli * per elTer la Luaa Iterile i e 
fredda di Tua natura 1 come parimente è il Mulo ; ed Aufonio Gallo h, 
guidare il detto Carro da* Giovenchi . Credei che fodero dati quelli ani- 
mali alla Luna , per la fomì^iaaza 1 che £^ fra di loro delle corna ; che 
perciò fi mettono due piccioli cornetti in fapo della Luna f come anco 
per efler quefti animali TacrificaH » quefU Dea p- 
■ Pnidcnsio refle la Luta di un bianco * e fottU velo dicendo i 
Di bel ftuido velo a noi vefiita, 
^ando fuecinu fpUga le quadreH» • 
£* U FergÌM fi^a di Laitma . 



TOMO PRfAfO. %fs 

Sì potrà anche veftire di Vefte bianca « rofsa » e fbica dalla ditta in^ 
5& 9 ed il reftante del vellimenta ikri negra 9 moftl-aAdo ^ che la Euna 
non ha lume da se» ma da altri la riceve ; ed è da avvertire 9 che per 
bellezza di quefta Figura (lena eflì colori polli con grazia ^ i quali moftra- 
no » che la Luna Tpeffo fi nvut} di colore t e da eflfa molti indovinano le 
mutazioni de' tempi ; onde Apulejo racconta , che la roifezza nella Luna 
lignifica venti ^ il color fofco pioggia t e il lucida e chiaro aere fereno 9 
e Plinio nel libra 18. cap. 31. dice il mededmo . 

Fu dagl' Antichi dipinta 9 che portaCTe a^' omeri una faretra piena^ 
di ftrali % e C(Mi la delira mano una facella accefa $ e con k finillra un 
arco. ( 4 ) • 

Moftra la Facella ardente» come apportatrice della luce alli nafcenti 
Fanciulli) perciocché porge loro aluta « ad ufcire dal veiKre della Ma- 
dre .( 6 ) 

Moilra ancora il Lume 9 che fa alli Paftorx 9 1 quaK amano ailai la Lu-* 
nii perciocché da lei ricevono comoditi grande % cfTendocché la notte^ 
guardano i iuoi armenti dalla inlidie delle fiere • 

Oltrecciò f intende ancor per il Lume 1' umidità, fua 9 che preda &•» 
Yore alle Piante 9 che genmnaoo fopra la terra 9 ed alle radici di (otta 
dona ajuto . C ^ ) 

La dipìnfero gli Antichi 9 conae abbiamo detto 9 coli' arcoy e coIIa^# 
faretra 9 perchè intendevano la Luna e(fere arciera de' fuoi raggi 9 li quali 
fono alle volte nocivi ai mortali 9 e per diraoftrare ancora le punture » 
che fentono le Donne nel partorire r elTenda quella Dea Copra il parto 
delle I>onxtQ . CARRO 

■ I ■ > I I ^^^M^M— — — 1— — — — — — ^— i^— —— — — — ^ 

^ a y Nel roveicio* di una Medaglia fatta^ coniart da Cerimi in onore di Setti- 
mio Geta fi vede Diana colla faretra piena di ftrali agli omeri ; ha nell' una t 
neli' altra mano una tace ; appreffo* un Cervo ;. mtorna le letttM G^ L. L COR* 
cioè : Còhnia Laus JuHa Carimhm . 

Nel foveicio ancora di altra Medaglia ^ battuta parimente ùi Cormtf fn onore 
éello fteffa Geta > fi mira Diana colla uretra alle fpalle f nella mUne d^ftra ha 
un dardo ; nella finiftra un arca; appreflb un Cerva .. Le Parole intorno fona: 
C L. L COR^ Colonia Laus Julia CorimJ^s . 

piana , fecondo Microbio ^ è detta da 'Jarui aggiunta la lettera !>• Jma fignifica 
LHua ; iicclìè Diana e Luna è la fteiTa cofa . Si dice Luna a luóendt> , o perchè^ 
riceva lo fplendore da altra luce , che % il Sùlt ; e perciò forfè ha le due faci • 

C ^ } Scrive Sirmica Miaternó Ut. a. Mathcf. che ogni foftanza del eorpa \3n\9s 
no appartenga al potere della LuM ; ptr la qual ragione è chiamata Guida de" 
nafcenti . 

( # ) Macrobio lib. r. in fòmm Sri/fionis , dice della Lana che // mcrtaìium^ 
€or forum (r autbcr , (r conditrix , aàemt nonnulla cor pera pw Luminis ejeés acceffu pa-- 
tiamur au^mcnta ^ (y btdc dccrefccnfe nrinuanrur. La qual Sentenza da Clemente 
Pontefice " Romano //*. S* rccogmi. ad JacoB. Fr. Dàm. viene corfftf mata ne' f6- 
guenti termini • SwHìter autem iy Lun^t curfia , j/gg hac , q:ui ìmftriHs tidc/ur 
inordinttta permufaHo , incrcmentis frugum , (y pecudum , omniumque ammùntiwn com^ 
moia efi . /iugmntìs cnìm cjus , deirìmmìfquc , nàra^ fuadam Pr<rridcmi4 arte , ei««kL> 
quo4 gìgnkur 9 aliUtìr^ (y trcfcS^ ► 



1^ rcONQLOGIA 

C A R R O DI M E RC U R I O. 

Di Ctfan Bjpa. 



UN Giovine ignudo» con un fol panno ad armacollo. Avrl S capelli di 
oro, fra efll vi faranno penne parimente di oro congiunte inficine» 
ovvero un Cappelletto con due alette » cioi una per banda . In nuino por- 
terà il Caduceo, ed alli piedi i Talari, che cosi ù trova dipinto da* 
Pittori 1 e defcritto in moitt libri da' Poeti , ed in particolare nelle tra- 
sformazioni di Apuleio. 

Sarà detta Immagine fapra di un Carro, e vi ùranno molti fafli,per 
accennare il coftume degli Antichi , che quando palTavano vicino alle Sta- 
tue di Mercurio , ciaftuno gettava un ùKo a' piedi dì Mercurio i e ciò 
riferìfce Fornuco nel libro della natura degli Dei . 

Sari quefto Carro tirato da due Ciccane , uccelli confegrati a Mercu- 
rio , perchè quell* uccello , che è chiamato Ibide , i una fperie di Cico- 
gna C ** ) * '^ quale nafce in Egitto , come icrive Ariftotele nel lU)<'o della 



t ff ) L' Ibide conviene in molte cofe toli» Cicogna . Di due forti fé ne trovano 
«ppreOb gli EgJzj . Candida , e nera . La Ciudida , fecondo Plinio , Si. Nat. Uh. io. 
fap. iO, e fparfa in tutto l'Egitto. La nera . per fentìmeuto di Aiiftotele, .S>cr. 



TOMO PRIMO, 2P7 

natura degli animali « doveccliè Mercurio. ( fecondo che narrano gli Stori- 
ci ) regnò 9 dando a quei Popoli le leggi 9 ed infegnò loro le lettere 9 
come fcrive Marco Tullio nel terzo libro della natura degli Dei 9 e volle 
che la prima lettera dell' Alfabeto fofle 1* Ibi 9 ficcome dice Plutarco nel 
Jibro de l^tàt^ ed Ofiride^ e Ovvid. nel fecondo libro delle trasformazio- 
ni fcrive 9 che Mercurio fuggendo infieme con gli altri Dei V impeto di 
Tifeo Gigante fi converfe in una Cicogna . 

Potrebbefi in luogo ancora delle Cicogne dipingere due Galli 9 per la 
Convenienza 9 che ha Mercurio 9 Dio della facondia e del parlare $ colli 
vigilanza 9 la quale fi dinota con il Gallo • 

Con il Caduceo 9 (^) fi dice che Mercurio 9 ( fecondo i Gentili ) fu- 
fcitafTe i morti 9 come P eloquenza fufcita le memorie degli Uomini • 

I Talari ( r ) e le penne 9 moltrano la velocità delle parole 9 le quali 
ìa^ un tratto fparifcono ; però Oni. chiama quafi le parole 9 veloci 9 alate 
e che han le penne 9 e chi vuol vedere più diffiifamente quelle 9 e. fimi* 
H altre ragioni delle penne di Mercurio 9 e degli altri fuoi portenti 9 po« 
tra leggere ( oltrecchè molti ne fcrivono nella lingua Latina ) il Boccac- 
cio 9 che nella noilra non manca con diligenza • 

P p CARRO 




degl' /4mm. Hb. 9. e. ty. annida fokmente il Pelufio » aborrendo tatto il reftante 
dell' Egitto • Ha l' Ibi il capo 4 fimiglianza del Corico acquatico , il roftro 
Aguzzo , uncinato » e rolTeggiante 9 6 un Volatile rapaciflimo j e perciò non^ 
Hiale a propofito fi da a Mercurio , come Nume de* Ladri • 

( ^ } Il Caduceo che fi da a Mercurio è una Verga , intorno alla quale fono av- 
Titicchiaci due Serpenti in modo , che la parte pia alta del Corpo loro viene H 
formare un arco • In cima a quefta Verga vi fono due alette • Si dice da' Poe» 
ti che Mercurio ricevette una Verga da Apollo in contraccambio della Lira , che 
EfTo a Lui aveva donata , e che abbattendofi un dì Mercurio in due Serpenti 
fui Monte C iter one , che combattevano infieme, gittò loro in mezzo la fuo^ 
Yeti'» y per fepararli • I due Serpenti fi avviticchiarono ad efla col corpo , nella 
guila che fopra fi è detta , e perciò d* allora in poi Mercurio la volle porta- 
re in quella tbfgia« come fimbolo di Pace, e vi aggiunfe le alette, per effere 
£gli il Dfo delr Eloquenza , che fi efercita colle parole , le quali per la loro 
preftez^a fi dice , che volino , onde Virgilio tolat imffOcaiUf vcrbrm '. Secóndo 
Matal Conte , nel dare Apollo a Mercurio la Verga , gli difle aver quella la pro- 

1)rìctà di porre pace tra tutti quelli, in mezzo a' quali fofle gettata la mede- 
ima ; Mercurio ne volle far la prova tra i due Serpi combattenti , e ne riconob- 
be ottimo effetto ; onde da qucfto ne venne che loffc dapoi infignita con i due 
Serpi avviticchiati alla Verga . 
( f ) I Talari fono borzacchini ^ o calzari cpn due ali • 



ip^ ICO J^ OLQG f A 

CARRO DI VENERE. 

Ddlo Stejjo , 



VEntfe tt dipìnge •Giovane i ìgnu Ja * e beltà, » eoa una Ghirlanda di 
Etofei e di MoneJIari e in una mano, tiene, una Conca marina. 
Fu Venere rappre&ntata nuda' « per V a^ytetito degjì Jafcivì abbraccia- 
Sientìi ovvero* perchè Chi va dietro. I^pre alli laicivi piaceri rimano 
fpelfo {pogliahj e privo, di ogni bene } perciocché le ricchezze fono 
dalle lafctve Donne divorate-* e fi debilita i! cwpo» e macchia 1' anima 
di tal bruttura ■, che niente reftx. pKt dì beIlo> ^ 

Il Mirto» e Le Roft fono confcgnte a queffa I>a, per fa conformiti, 
che hanno gli odori eoa Venere * e. per- 1* incitamento ,, e vigore » chc_» 
porge il Mirto, alla. luETurìa *, che perà Futurìa f oeta Comico, mentre fin- 
ge Digone, iBeretrice •; cosi dice ^ 

^ me pmi del Mirto ^ dcàS c^ io poffà . 
Gon pia vigor di flettere oprat> S armi > 
La Conca marina « che tiene in mano , moftra che- Venere th natat 
i'iì mare, come diffìifàmente fi racconta da molti , 

II' fuocarro-s fecondo Apuleio* è tirato dalle CòTombe * Ce quali (co- 
ipe fi ft;rive ). fono- oltremmodo' lafciVe». né é- tempo alcuno dell* anno». 
ik1 «jutU OQo: iUiaoa inileiae oei lor milti amorofi.» 

E Ont- 



TOMO PRIMO. \99 

IfdOraxiO* Ovvìdio, e Stazio dicono , che Venere i tinti dai Cigni, 
der dimollrut» cbe ì guAi degli Amanti fono ilmili al canto del Cigno ^ 
il quale é tanto pia dolce, quanto queflo animale i più vicino al morirt:, 
e cod tanto pia gode I* innamorato » quanta più pena in amore . 

Per fare alquanto di&rente quella Figura * il Gìraldì fcrive che Ve- 
nere G. rappreTenta* come ho dftto fopni, in un Carro tirato da due Ci- 
gni « e due Colombe* nuda* col capo cinto dì Mortella* e con una Rant- 
ola al petto * nella deftra m^no tiene ima palla * ovvero im globo in hraii 
del Mondo * e colla finìftra tre Forni dì oro f e dietro le Iona le ere 
.Grazie , colie braccia avviticchiate . 

II Globo moftra elTere Venere dominatrice « e conf^rvatrice dell* 
Univcrfo . 

I tre Bambini ( d ) fono in memoria del Giudizio di Paride * a Iode_» 
della fua llngoiar bellezza . 

Le Grazie fono le damigelle dì Venere, <be allettano* e corrompono 
J^ciltaente gli animi non iKne ftabilìti* nella Virtù. 

P p « CARRO 



( tf ) Nelle nozze dì Teti , e Peleo gìttò la DifcoMia ali» Menf» 'degli Del 
xm Pomo di oro » fu cui era fctitto D£tu» Puichmoki , e come vuole Natal 
Conte Pdlcridk accipiat . Fu cagione ciò di gran riffa traile Dee , ed in,» 
Sfpezie tra Giunone, Pallàde , t Venere. Giove defiretò clic tCrmifur doveffe 
. la Guerra tra querte tre , Paride Figlio di Priamo , e di Ecuba , tt.e fotto fpo- 
glie paftorali abitava nel Monte Ida . Paride nulla apprezzando le grandi offet' 
te a Luì fatte da Giunone, ePalladé, giudicò a favore di Venete, perlocch& 
di quella guadagaolS la proteaione , e V odio delle altre due Dee . 



500 ICONOLOGIA 

CARRO DEt SOLB. 

Itala Sujfo . 



IL Sble fi dovrà rzpprefentare con figura. <n Giovanetto irdito * ignudo » 
ornato con chioma dorata » fparfa. dai raggi » con il braccio deftro diite- 
£ò * e colla mano aperta terrà tre Figurine * che rapprefentino le tre_> 
Grazie . Nella finiltra mano avrà 1* arco * e le iàette » e fotto i piedi un-t 
Serpente uccìfo colli Arali . 

Si fa Giovane coli' autorità dei Poeti) fra- i quali Tibullo cosi dice . 
Che Bacca folot e Febo eternamente 
dovimi fono , &c^ 
E per la. Giovanezza vollero fignìfìcare la virtù del Sole produttore 
fempre» in vifrore del fìio calore, di cofe nuove i e belle,. 

SolUene colla finiftra. mano le tre Grazie , per dimoftrare « che ciocché 
di bello , e di buono i in quello Mondo « tutto apparifce per la fua kce « 
e da quello in gran parte è prodotto . 

Con il Serpente morto » e colle frezze fi dipìnge * per accennare la_j 
ftvola di Pitone uccifo da Apollo ; finto folo per dimoftrare i giovevoli 
effetti * che nella terra opera la forza del Sole 3 afciugaodo le fuperfluicà 
degli umori 1 e rifol rendo le corruzioni . 

Stali 



TJìMyQ :P'^IM0\ 5C3I 

ScaHl detcx Figura con bellx di{polìzÌone Topra di un Carro » U qmle 
da Ovvidia qek fc^n(^ Iil)rcK ftlle N[eramotfo£>co0l fi 'lìpii^e \, 
Dì ricche gemme è fiel bel Con» adonto . 

Ed hi d' oro H pmoHe » e C ajfe d' oro ; . 

Le c:trviUtire delle ruote intorno 

Da falda fafcia d^ om cerchiate faro ; 

I raggi fon che fa. pia chiaro il giorno- 

D* argento t^ e gemme in wt fottit lavoro; 

E tutto iìfteme si gran lume porge » 

eh* in Cid da Terra U Carro non fi- fcorge . 
Qpefta Carro , come racconta, il Boccaccio nel 4. libro della Genepto* 
già degli Dei > ha quattro ruote , perchè nel fuo corfo di un an&o cagio- 
na quattro mutazioni dei tempi' >. ed è tirato da. quattro Cavalli, delli' qua- 
li il primo- dai Poeti è chiamato Piroo « il fecondo £00 » il. terzo 
Etone > ed il quarto Flegone t. e con quelli hanno mollrato la qualità « 
ed il cammino del giorno; perciocché Piroo» che è il primo ». & dipinge 
roSb 1 eHèndocchè nel principio' della mattinai oliando i vapori che G. le- 
vano dalla terra», il Sole nel levarfi è roflb ; Eoo » che è il fecondo» fi 
dimollra bianco» perchè eOendoil fparlb il Sole » ed avendo fcacciati 1 va- 
pori, è fpìendcnte e chiaro; Il terzo è Etone , e fi. rapprefenti rolfo 
ìnfiamm^ito » tirando al giallo , perchè il Sole ( fermato nel terzo CTelo ) 
moflra più rifplendente felleiàa; L* ultimo è Flegone, e fi figura dì co- 
lor giallo , ma che porga nero ,. per dimoftrare la declinazione di effo- 
verfo Ll terrai, al tempo- che tramontando; fa. olcurare eCTa. terra.» 



CARRO 



jói reo NOLO GIÀ 

<$ARRO DI MARTI; 



FU rapprcfentato Marte dall' uttìcbHt per Uomo feroce» e terribile 
nell* aipetto • e Snzio nel 7. libro della Tebaide » I' arma di co- 
nzza tutta piena dì fpaveatevoiì moftri > coli* cimo in tefhi * e colP uc- 
cello Pico per cimiero . Colla delira mano porta un' alta j e con il 
braccio fìmllro tiene con ardita attitudine uno Scudo di rplendort-* 
iànguìgno « colla Spada al fianco * ibpra dì un Carro tirato da due Lu- 
pi rapaci . 

Sì modra tenibile e J!paventevole nell* aTpetto» per dar terrore cj 
paventar i nimìcì . 

I moltri , che fono neU* armatura » moftrano eflere appreflb di Marte 
il furore , 1* empieti , ed altre fimili paflìonì . 

Gli Q pone il Pico («) per cimiero « per cQ«re uccello dedicato a_3 

Marte 

( ) Secondo il Cartari t proprio di Marte il Pico > perche come quello 
Ikcelloj peKuotendo col tòrte becco il duro rovere , lo cava , cosi colle Tpcffe^ 
batttrie i SoJdad unto battono le mura delle Cina, et» fi tuono Arada per ter- 
u , da potervi entrar dentro ; ovvero perchè audio augello era molto offrrva- 
t» negli anguTl , «Ili ^uali nej;Ii ontictu tempi 1 Soidau poocvauo tania mente , 

cbe 



TOMO fxrTuro: m 

Marte per 7 scutezza del rollra» nel qiul folo ccnfida cotitr» gli sltii 
animali . 

L' Ada fignifica Imperio i perchè tutti qaelli* che attendonaalle armi* 
Togliono eflere (ìipcriori « e dominare aftrui . 

Lo Scudo denota la pugna » e la Spada la crudeltà . 

Si 1^ che (Ha fopn ti Carro* perchè anticamente ì ccKubattentì uià' 
vano te carn.'tte) e di ciò'fa menzùme il Boccaccio lib^ 9. delia Geaea»- 
logla degli Dei . 

Gli fi danno I Lupi, per eflere queftì animali dedicati a Marte. e_» 
per mollrare 1* infaziabìle ingordigia di quelli» che feguono- gli eferciti» 
che mai non fono iàzj » Cmilì ai Lupi. ( by ¥. Omero h tirare il ;Car^ 
ro dì Marte da due Cavalli , come animali atti per combattere » ed a fua. 
ànmìtazione Vii^ilio dìfle . 

B^o tirmaatiir equi • bdkm &ec armeata niwttuur^ 

CARRO 



che non fi. «cciqgerAOO a guerrcggiàce a (t prinu gualche aaguria non. «renuio> 
prefo . 

( ^ J Sì aggTuagr sacora- i( £iipO' a- Marte-, pcfcblr qoeita tetttà- < dT •rìSa^ 
acutillìiiu, e vede di notte;: cosi dimoftra che gli accorti- Capitani dcvow^ T^ 
dere alliii.) ucìò npn g.' ìiKontri'y nelle occults ia^llit da'' namìci » 



|04 nnff NO L^^G 7 A 

C A R R O DI GIOVE. 

Setto suga. 



SI dipinge Giove allegro e benigno» dì età dì quarant* anni , e nelle Me- 
daglie antiche d* Antonino Pio * e di Gordiano s lì fa nudo , ma per 
datali' alquanta pi^ grazia \ e per coprire le parti virili « le metteremo ad 
armacollo un panno azzurro contèAo dì varj fiorì . 

Nella deftra mano tiene un'Alta* e nella iìniAra un Fulmine • dando 
in piedi fopra un Carro tirato da due Aquile . 

Nudo fi dipinge, perciocché, come racconta Aleffandro Afrodifco, an- 
ticamente le immagini degli Dei , e de* Re , furono fatte nude , per mo- 
Arare che la poOanza loro ad ognuno ers manìfefta , 

I varj fiori' fopra il panno fignificano ]' at]<:grezz3 , e benìgnttìi dì que- 
^ Pianeta « e di ellì fiori Virg. nelP Egloga 4. cosi dice . 

Ipfa t'Ai blandos fundm cunabhla fiorts , 

GH Antichi Colevano dare l'Alia per fegno di maggioranza 1 e perciò 
peli' immagine dì Giove fignifica quella iitelTo , 



rOMOPHIMO. So? 

Il Fulmine denota cadìgo* ma per efTer quefto Pianeta benigno* lo tìen 
coUa finiftn mano * per oon elTere rìgorafo > it che moftrarebbe > quando 
Io tenefle colla deftna maao in atto dì lanciarlo . 

Il Carro è tirato da due Aquile « non fòlo per moftrare * come fono 
dedicate a Giove ; ma anche per dinotare gli alti e nobili Tuoi penfieri • 
e la liberalità * e finalmente eflere giovevole altrui » e perciò dal giovarci 
dicefi che Ei fìi chiamato Giove . 

Gli fi danno anche ie Aquile* pel buono augurio ch'ebbe « meritre^ 
andava a hr guerra contro Saturno fuo Padre • della quale rimafe vitto- 
rioso . Come anche • perchè interpetraiidofi Giove per I* aria più pura f 
d' onde nafcono i Fulmini * folo & dimodra coli' AquiU • cbc (fa tutti gU- 
Uccelli g' inalza a grande altezza lontana d» terra , 



Q.4 CARRO 



fotf ICONOLOGIA 

CARK.O DI SATURNO^ 



VEcchiot fantttOi fyono^ e lento i ed capo isrolto in un panno parì- 
meKe bnittó « e nel fembiànte vednlfi mello * e di msliaconica com- 
plcfGone « ' con abito ftraccìato . Nella delira mano tiene una Falce i e col- 
la lìnillra un piccioì Fanciullo , quale moftri con bocca ^erca Toler divorare. 

Starà quella Figura in piedi fopra di un Carro tirata da due Bovi ne- 
gri i ovvero da due gran Serpenti, e fqira del Carro vi Ha un Tritone-* 
colla Buccina alla bvcca* moflraado di fuonarUi ma che fi veda che Io 
code di eflb Tritone fiano fepolte nel piano del Carro > come fé follerò 
^tte in terra . 

Dipìflgelì * fecondo la menzione che ne fa il Boccaccio lib. 8. della.^ 
Genealogia degli Dei* mello i per moflrar la malinconica complelEone di 
^efto Pianeta * e perchi Saturno apprelTo gli Antichi fignificavz il tempo» 
lo ^cevano vecchio * alla qual età conviene la malinconìa . 

II capo invqlto * e l' aipetto tardo • dimoftraDo il finiilro appetto rfelU 
Stella di Saturno > e la fua tardanza . 

Sporco li dipìnge * perchè è proprio di Satumo il ccMcedere ì colhuni 
difooelli , 



7 OMO PRIMO. iot 

Sì rapprefentz colla Falce in masd» perchè il tempo miete » e tagTi!i_s 
tutte le cofe > c«ne aacht potremo dire* che p«i U' 9alce s* intenda Ja^ 
coltivazione de' Campi ■ eh' Egli infegnò agi* Italiani ■ che prima en 
incognita . . ' . 

n Fanciullo che Elfo divora * dimoftra che il tempo diftrugge que' me- 
defimi giorni* de' quali i Padre e Genitore, (d) 

Si danno i neri Bovi al fuo Carro « perchè tau a Lui fi facrificavano» 
come racconta Petto Pompeo. 

Si può anche dire * che avendo Elfo infègnato P Agrìcoltura per arare* 
e coltivare i Campi i non fi poteQe * fennon con ifcommoditi « kt fenea_B 
quefii Animali * e però i Bovi fi pongonOi come indizio di Agricoltura. 

Il Tritone Copra il Carro colle code fepolte fignifica « che la Storia.^ 
cominciò ne' tempi di Saturno , e che da Lui indietro tutte le cofe erano 
incerte < ed olcure « il che fignificano le code del Tritone fitte e oafcolle 
in terra > perchè innanzi al tempo non v' era maceria di Storia . 

aq « CARSO 



Co oppure fi TÌtirìfiw * ciò t*tmtat>ao U f «mie « che SMnrm) vìvendo ìil* 
cenoimo ttaioK àitéti-.dn' figli difcacciMo àal K^ao , •ppcn* crum quelli 
nati , che fé glì divonva . l4è ò$ih vorace di Luì gola fcamparooo pìà c^c# 
quattro , ció^ <>kve , Qmntne , Piatene , e /<i(tiuMO i i quali fignìficano ì quattro 
Elementi fuoco , Arii , Terra , ed Acqua , che ftanao tèmpre i aè fono du tem- 
po divorati t come le altre cofc da £flo prodotte . 



|o8 ICONOLOGIA 

CARRO DI MINERVA. 
Pi Cefm ^4 • 



DA Pan/àma A ABfìaitti Utatfin nt-W* Smìa Copn on CaiTD ia Jbnna^ 
di triangolo da tutti tee i Uti uguali* tirato da due Civette * e annata 
ali* antica « con una vede fotto 1' armatura lunga Gao ai piedi. Nel petto 
ha fcolpita la tcfta di Meduià , In capo porta una celata « cbe per cimiero 
lia una Sfinge * e da cìaicun de' Iati uà Gri£> . In mano tiene un' alla » 
Della cui ultima parte vi i avvolto un Dr^o » ed ai piedi (fi detta Figura é 
uno feudo di crilUllo « fc^ra del quale ha appoggiata la iinìfln mino . 

n Carro in forma triangolare lignifica (. fecondo gli antichi ) che a^' 
Minerva ù attribuUce 1' iovenzione dell* armi » dell* arte di tellere * rica* 
mare > e 1* Architettura . 

Dipingefi armata * perchè I* animo del jàpiente fta prepanto contro 
IL colpi di fortuna . 

1^ lancia tìgnìfica 1' acutezza dell' ingegno . 

1.0 feudo U mondo «il quale colla fapienza fi re^ ; 

Il Drago avvolta alta lancia* denota la vigilanza * che nelle dìfcipli' 
ne adoprar bifogna « oppure che le Vergini fi debbono ben guardare « co* 
sie rifenfcc fopra di ciò i* Alcìato nei fùoÌ Emblemi • 

La Gor- 



rOMOPRIMO* 30f 

la Copgonf dipùica nella corazza » dimoftra lo fyvftafo ì clie 1' Uomo 
piente rende ai màlVaggi. 

I GrìfS « e la Sfinge fopra dell* elmo dinotano * che b ^ùeiua ogni 
ambiguità rifolve. 

Ite Civette* chie tirano il Cairo», non Cola "vì fi mettono come tiecelA 
teniecratt a Minerva* m^ pcrdiè gli pochi di <]uefla Dea £òno di ua_> 
jnedellmo colore di quelli d^a Civetta* la quale vede beni0imo .la not- 
te* intendendofi che 1* Uomo fi^to vede e conofte le cofe* quaatun^ue 
fieno diifficìU ed occulte ... 

C. A R a O D I p L U T O N E i 



UOmo igmido s l{>avéntofó lo VìlH » eoa ona ghirlanda di cipreOb ìA 
capo . Tiene in mano un picciolo fcettro * ed una chiave » lìando £>• 
pra un Carro da tre ruote • e tinto da tre fèrocifiimi Cavalli •% dei quali 
f fecondoccbè dice il Boccaccio lìb. 8. della Geneologla degli Dei j 109 
u chiama Anatheo* il fecondo Alaitro» ed il terzo Novlo ; e per ht 
meglio » che lia canc^ciuta quella Figura dì Plutone «. le metteremo ai 
pied^ Cerbero» nel modocchi fi fuole dipingere. 

Dipingefi nudo « per dimollrare > che le anime de' morti * che Tanno 
sei Regno di -Plutone 1 cÌo( nell* Infeme 1 fono prive di ogni bene * e di 

ogni 



•jio ICO ìiÙ LO G l A 

ogni còmiMlo^/'ttlllB^ ^ i^c#3U«M te ^MifikK C«fli!o!ie> epA Ai^v^ ^e(^ 
propoiito» • ' 

Convien che arrm a quel dubbio fo catte • '' ^ - 

^ :S{ia^«l)Mfo'* tfì^r%(^^ ^èiév^è 'xbòé^ ' cjòr]>f9ei)^ '^fé/^^il^\frr: che 

GU a tftf ta^ gAfffanéfi « dpféflJJ-i i^# dferc- ^IF ifht^ coitfttfi^ 
« .PÌUt<MMi> «^oiMè 4ite Plifiio^tf 416/ i& ìlfefft #t(^i;r ÀaAfrafcy je- ^ An- 
tichi 9 di detto arbore gli fecero ghirlande ^ per etttit pniAti trifei e ifte- 
ftZf etfendocchè 9 ^cpizie una volta è tagliata) più non germoglia. 

II picciolo Iceéiró^ <lvi t^né in mino i dimoftra di' egli è Re dell' 
Vltiina9 e più bafTa parte dell' Univerfo. 

La chiave è infegna di Plutooe^ péfisiocchè il regno Tuo è di maniera 
ferrato « che nefTuno può ritornar di là i onde Virgilio nel 6. dell' Enei- 
de 9 cosi dice p '., ^ 

Scd revocare gradnm^ fuperasque evadere ad auras^ 
Hoc opus 9 hic labor eft : pauci 9 quos aquus amavìt 
Juppiterj &c. "^^^ 

La carretta dimofira i giri di quei 9 che defiderano di arricchire 9 per 
clTere Plutone dagli Antichi tenuto per Dio delle ricchezze • 

£' guidata da (re ruote 9 per dinotare la fatica 9 ed il pericolo di chi 
TÌ va d* intorno 9 e J' incertezza delle cofe future . 

Dei tre Cavalli 9 come abbiamo detto 9 il primo ii :<^hiama<Amatheo9 
viene f come dice il Boccaccio nel luogo citato j interpretata ofcuro 9 af- 
finchè /i compr^jada^.la pazza deliberazione di acquidare .quel che poco fa 
meftiero^ colla quale è giudicato ovvero fcacciato l'ingordo; Il fecondo è 
detto Ala/lro 9 che fuona 1' ifteflfo 9 che h nero 9 acciocché il conoica il 
merore di quello che difcorre 9 e la triftezza e la paura circa i perìcoli 9 
che quai! Tempre vi Hanno intorno • Il terzo vien detto Novio 9 il quale 
vogliono che iignifichi tepido 9 acciocché perlai confideriamo 9 che P^^ lo 
temere de'pericolì, alle volte il ferventiflimo ardore di acquiftare sMntepidifce . 

Gli fi mette accanto il Can Cerbero con tre hwì 9 per eflfere guar* 
d^no dell' Inferno 9 eflfendo d' incredibile fierezza 9 e divoratore del tutto > 
di cui Seneca Tragico nella Commedia, di Ercole furio{b9 cpsi dice. 

OUrgJi quefio appare 
Del reo Dite la cafa 9 

étm U ^M stigh €am, ^ "* 
^Om cmdekd ptmifik <* ifkiM tt t temiti 
Sm fl«^ dibmtené^ 

Tre pirifmrjii M^Pi' ^ . . * 

Con Ipwmewl fmmot 

Àa pmu diJmdMdù iol gim ^jHHfi^ i 

Fi girafk fsifl id eolh '' ^ ' - - 

Omii ik^ i)edi^e^ 

M con I4 irniga eoià^ 

Vi fface ftbdando m fiero Drago • CAR- 



TOMO P jR f MO. 511 

CARRI DEI QUATTRO ELEMENTI . 

e A R R. O P I V U L C A N Q . 

Hi Cefitrc tti^ • . . • 

Vulcano dsgli Anticlìi enti pollo per il fiioco t e fi coftumara dtpìa^ 
^ecfo nudo « brutto «atfEiinicaco» zoppo; eoa un cappello di color 
celefte ; e con una. mano tene(& un Macello » e colU QìdSùrx una Tt» 
wglia . . . 

Stark queffa Immagiae fbpra di un' Ifóla 9 appiè della quaTe vi la una 
tfraa fianamadl Fuoco ^ e4 bi mezft> di efifa varie force di armi^ e detta 
Mola 6m pofta con bella gntm (opra di un Carro stirato dx due Canti . 

II. fiooraccto nel libro delle GetieoIogU degli Pei 9 dice » die il Fuo4# 
è di duis Ibrci » il primo è 1^ filementp dei Fuoco » che jiqq vediamo 9 e 
^pteiio moke vdke i Poeti chiamano Giove ; e 1' altro i il Fuoco 
Elementare t del quale noi ci ferviamo ^in (erra te per queilo s^ intende 
la Figura xli^ Vulcano. Il pdnu^ f' japcende jk;11' aere » per il velociffimo 
circolar moto delle nubi 9 e genera tuoni : per il fecondo è- il Fuoci^ 
che nói accendiamo iK legna # ed altre co£e che.fi abbruciano. 

Bmtt^ fi dipinge» petmocchè c^al nacque» e dal {^dret il duale d£» 
cefi elfer Giove» e k Madre Giunone » ^ M l<KO predpitato dal Cielo # 
ficchè andò a cadere nell* libk di Lenno niel mare £gjeo » che però fi di» 
pingo accaìlto la fopraddetu Ifdla 9 dalla qual caduta iviiò loppo » e fcian* 
cato . Ondf JEgli viene :bcfieggiato dagli Dei nel Convivio § che fin^ 
Ornerò nel fine della . prima Iliade r ove .dice in fiio idioma » 

Vt viderwtt Fìdcamm per damum mintflrantem • 
Non per altro » fenon perchè zoppicava » imperfezione ridicolofa in 
una perlbaa quandi fi muove % e fa quflcbe efcrcizio » con tutto ciò » da 
quella iftetra imperfezione » prele vaga materia di lode Giovan Zaratino 
CailelUni» mio amico» veramente gentiluomo d' ingegno» e di bellcj^ 
lettere » in quello fuo Epigramma • 

^Ad VeneiEe?! de Dindyrao Faftore cIaudo« 




Qb^ 



jii fCONO LOGIA 

Qycfto Epigramma « che ufcl la prima volta ftamoato nelP Iconologia 
di Roma del i6o^. fU dopo molti anni tradotto in Madrigale dalP Acca- 
demico Avviticchiato 9 ma la trasformazione di Zoppo in Zoppa , noa^ 
ritiene quella naturale vivezza e grazia 9 che in Roma nella prima forma 
ài Zoppo 9 al paragone dì Cupido cieco figliuolo di Venere 9 e di Vulca- 
no Zoppo • 

La quale imperfezione dppreffo Vulcano lignifica) che la fiamma^ 
del fuoco tende air in sii inegualmente 9 ovvero per dir come dice Plu- 
tarco 9 Vulcano fti ' cognomiinato Zoppò» perchè il fuoco feiiza legna non^ 
cammina più di quello che &cda un * Zoppo fenza baftone ; le parole dell' 
Autore nel difcorfb della faccia della Luna 9 ibno quefte • Mdcìbertm yiiU 
tanum diciM claudum ideo cognomìnatum fidjfe 9 quod i^tiis fine li^ non m^ 
progredknr 9 ^uam tlaùdus fine fcìpione . 

Nudo 9 e coti il cappello turchino fi dipinge 9 per dimoftrare* che il 
fuoco è puro e finsero ; piCi diftintam^nte efpone Eufebio nella prepara- 
zione Evangelica libro terzo c^p» 3. la Figura di Vulcano coperto col 
turbante azzurro 9 per (imbolo della celefte revoluzione 9dove il fuoco li ri* 
trova integro, perocché quello che dal Cielo in terra dìrcende9 valendo 
poco 9 ed avendo bifogno di materia fi dipinge zoppo. . 

Il Martello a la tanaglia 9 che tiene con ambe le mani* iignifica il 
ferro fatto con il fuoco. ( <i ) 

Gli fi danno E Cani 9 perciocché credevai! anticamente 9 che i Cani 
guardalTero il Tempio di Vulcano 9 che era in Mongibello 9 ed abbajàfiero 
Solamente agi' empi e cattivi 9 e li mordeflfero 9 e fiiceffero feib a quelli 9 
che andavano divotamente a vifitarlo . 

Gli fi mette accanto la gmn fiamma di fuoco 9 e le armi diverfe 9 che 
vi fono dentro 9 per fegno della vittoria di quelli 9 che anticamente refb- 
yano^ vincitori di qualche guerra 9 1 quali folevano raccorre le armi dcgl* 
inimici 9 e di quelle farne un monte % ed abbruciandole farne facrifizio a^ 
Vulcano • 

m 

CARRO DELL* ARIA. 

J>dlo Stejfo. 

FU dipinta da Marziano Cappella Giunone per 1» aria * i)er «oa Ma- 
trona a federe fopra di una ièdia nobilmente ornata* con un Telo 
bianco* che gli cuopre il capo* il quale é circondato da una fàfda* ad ufi» 
di corona antica Reale » piena di gioje verdi » roffe ed azzurre » il co» 
lor della fàccia rilplendente . 

La veite è del color del vetro, e fopra a quefta un* altra di velo ofcn- 
ro . Ha intomo alle ginocchia una fafcia di divcrfi colori . 

Nella 



( tf ) Cioi fenduto dal njoco fleffibile , e ridotto a fc«io da poter ricevere qoeii 
« lorm» , cne per mezzo del Martello gli £ vuol dare dall' Artefice . 



rOMOPRIMO^ ity 

Nella delira mano tiene un fulmine 9 e nella finiftra ci arerà un^ 
tamburino. . 

Il Carro è tirato da due belliffimi Pavoni 9 uccelli confècrati a qutfta 
Dea 9 ed Ovvidio nel primo de arte dmahUi 9 cosi dice « 

Laudafas ojlendit avis ^fmonìa pennas 
Si tachus jptSks 9 1/^ tecondet opes » 

I varr colori 9 .e le altre cdfe fbpraddette lignificano le mutazioni deli* 
ària 9 per gli accidenti che appaiano in eOfa 9 come piogg;ìa9 ferenità9 im^ 
pf to de* venti 9 nebbia 9 tempetta 9 neve 9 rugiada 9 folgori 9 tuoni 9 e quello 
iignifica il tamburino 9 che tiene in mano 9 oltrecciò comete iride 9 vapo-r 
ji infiammati) baleni 9 e nuvoli « 

C A R ^ O DEL L» A C (^ U A • 

Deli^ Steff9^ 

« 

E* Da Fomuto nel primo libro della natura degli Dei dipinto Nettuno 
per 1* Acqua . . 

Un vecchio colla barba 9 ed i capelli del colore dell* acqua marina» 
:ed xm panno ' indoflb del medefimo colore. Nella delira mano tiene ti n^i 
Tridente 9 e Ha . decta Figura fopra di una conca liiarina colle ruote tirata 
da due Balene 9 ovvero da due Cnvalli marini m mezzo il mare 9 ovc-> 
fi vedano diverfi pefci . 

Fu Nettuno uno dei tre fratelli 9 a! quale toccò per forte V Acqua 9 e 
perciò fa 'detto .Dio del mare 96 gli Antichi lo foleràno dipìngere ori 
tranquillo 9 e quieto 9 ed ora turbato. 

II color della barba 9 delli capelli 9 come anche quello del panno 9 che 
porta indoflb 9 lignifica ( come riferifce il fuddetto Fornuto ) il colore^ 
del mare • 

U Tridente dimollra le tré nature dell* acqna* perchè queHe dei fon- 
ti 9 e fiumi ieno dolci 9 le marine fono falle ed amare 9 e quelle dei 
laghi non fono amare 9 né anco grate al gullo • ' ' ' 

CH è attribuito il Carro 9 per dimollrare il Tuo movimento nella fu* 
perficie 9 il quale li h con una rivoluzione e rumore 9 còme proprio fan* 
no le ruote di un Carro . 

E' tirato; detto Carro da ferociffimi Cavalli 9 p^r dimollrare 9 *'che^ 
Nettuno è flato il ritrovatore di elfi 9 come dicono i Poeti 9 percuòtendo 
la terra con il Tridente 9 ne fece ufcire un Cavallo 9 e come racConta-4 
rDiodoro 9 fii il primo 9 che il domaflfe . ' 




R r CAR. 



JI4 I C N LO O f A 

CARRO DELLA TEURA^ 

JkUé S^ • 

NEI terzo libro della Geneola^ ditgU Dett il fiMcaccio defcrìve la 
JtSTÀ una MacFC»9 • con iioa accoodoiutt j» 4apo li oa. xorooa^ 
di Torre» che peirciò Jigk^ Poeti fi dice Turrita & tomt db Vir^o aal 
feilo libro dell' Eneide vie» detto . 

Felix firoU^wum, » aàdi$ Ben^0bié «Mrtr 
InwhiiuT cunu Tbrygias turtk^ per ZHrkei » 

E' veftita di una vede ricamata di varie foglie d' arbori t e di verdi 
erbe e ^fii^ri • CaUa dilftr»^ mand. tiese imo Scettro « e coHa fiaiilrà unru» 
chiave \ 

Sta a federe fopni dì un Cicca ^tahrato da quattro ruote 9 e fopra 
del medefimo Carro vi fono parecchie fedie vote 9 ed è tirato da due Leoni . 

La corona in farnu di Xorrf diteoflm dover eilefc ìoosùl per la tetv 
ra 9 eflendo il circuito della terra a guifa di Diadeou ornato di Citt^ » 
Torri, CaOelH f e Ville . ^ 

La vede eoa i ricami ^ V erbe» e i.fiaris éin(H% le &lYe r ed itfinà^ 
Ipexie delle co£e $ delle quali. la fuptfficie deUa Cerra è coperta. 

Lo Scettro 9 che tiene colla deftra msmo 9 fignifica i Rami • k rk* 
chezze 9 e la potenza de' Signori della terra . 

Le chiavi 9 fecoadoccb^ raccosta I(i(k>ro 9 fono (>er mofttare » che lo^ 
terra al tempo dell^ lavemo ù ferra e & «afcondc il feme ibpra lei 
{parfo 9 quale germogliando vien fiiora poi al cen^ 4eUa Pnouvera > xd 
bifora ù dice aprlrii la terra • 

I Leoni 9 che guidano il Cj«ro dioioftfatto 1' ulànira édl^ tgrir 
coltura nel feminar la terra 9 perchè i Leoni ( cóme dice Solino nel libm 
deUe cofe nuraviglioib ) ibno rrytz^i rik £mno il lor VibggiD per la pol- 
vere 9 colla coda guaftare le vefUgia dei lorpi pieili» «ociocchè i Ca^ 
ciàtorì da quelle orme nonpofliao avere indizio del kv camminD. 

Ikhe fanno anche gli Agrkoltoii del terrefiO*» i qiiati gettato che^ 
hanno in terra i feoii ^ fubko cuoprono i folchi • Affinchè gli accelU im 
aiangino le femenze • 

Lt fedie% come dkemmof altro ìiqb iiogliona inferav» che dimoftruv 
ci 9 non folamente le caie 9 ma «9che k Città 9 che fimo ftaoHe degli abi- 
tatori 9 k quali rimangono moke volte vacue per gnerra 9 -o per pelle 9 
ovvero che nella fuperficie della terra wokeièdic iiano vote 9 in olti luoghi 
difabitati 9 o che elTa terra iempre tenga molte fedie vote per quelli $ 
che hanno a nafcere » 



CARRO 



're MÓ P Hi Mo . ji| 



CARRO DELLA NOTTE, 



Come attìnto da iiverfi 'Putì « ti i» ptrlkéare id tèiMm» 

< . ... 

UMA Omk t coritar MfOm» 4èfiin « «tf 4£Mro 4i «tiMcpi tMièt fet 
moftraw lir .qtatttf vigilie tféHt ihdttéi tifrùllft le «i 4tf6 Gvì^S 
jlen^ %»^^ff"^ "coM eA f iiftwitk 4éHt irtttèi «d tteuoi idMlo «innf 
tirare da due Gufi , eoa»: «AtftK ^uomM < ¥itf^ If llt «rie ptàFiH 
nere 9 diftefe in guifa , che paja che voli 9 e che moftri con eCe in* 
gombrar la terra ; ed Ovvidio le cinge il capo con una ghirlanda di pa;^ 
pavero 9 lignificante il (bnno • 

CARRO DI BACCO-. 

Di Cefarc Bjfa. 

UN Giovane allegra < tdfo t aM che ai iflliacollo porti una pelle ói 
Lupo cerviero • Sirì <)àfónaÉo 41 Mtem^ tenendo colla' deftra tnano 
un Tirfo parimente itìfcouddtó étìU «adbfimt piatfta . Starà detta Imma- 
gine fopm di tm t'zrrd véaftsù ^ eecunfétM 4i Kti «u uve biancho 
e nere 9 e ùtik tbMù éèUtó CkoSe 4à: fsimx éjfìgf^^ I Poeti dicono 
che Bacco &i{k il fte^vftaM éà v ino 9 M «Qct- SSo dS 'qkello . 

Giovane fi dipiOtfé'^ tf fi ft^lfefdM^ «Oili gfalfPaffik tii -«dera» perchè 
V edera è dedkafst à ita, < # ^ ed è feibpre veftf«f t |i6f la quale fi vie- 
ne a denotare ^ vigor del tbo 9 pofto ptt Éacdò « 8 ^ale mai s' invec^ 
chia 9 anzi ^fOatM t pia dì ttrttf^ 9 tanr tu ^nagg^ imànte^ 

Allegrò il tHpftì|;e « perchè if vhit) f^gfa il cubft éé^i Uomini » 
ed andò bevendolo fti&dcirafaiDeiÉte^r da 4^fOfe é créCct ìt fané . 

Dipingefi Buéfo v perchè ^bélli 9 chef tkivono fuof di «nifiifa divengo* 
no ebrl 9 e mairifeftano il tutto 9 ( i ^ ovverò perchè il bere fadr dei ter- 
niinÌ9 conduce molti in povertà 9 t reftano ignudi; o perchè il berc^ 
fiior dei termini genera calidezza • 

R r 2 II Tirfo 

Q a ^ V Edera è dedicau a Bacco » per avere in se quefta Pianta , fecon-* 
do Plutarco » certa Virtù e forza occulta » la quale trae le umane menti hiort 
di fé , e quafi le empie di furore , ficchè 9 fenza ber vino , fembrano pofcia 
gli Uomini ubbriachi • L* Edera dai Greci » h chiamata Cifto , e Cifsare ; tiran- 
do le loro parole al noftro ufo di dire » fignifica efsere dato alla libidine , e 
perciò fcrive Euftachio , che fu data T Edera a fiacco per fegao di libidine » 
alla quale fono gli Uomini incitati aflai dal vino • 
' ' ( 4 ^pE* comune il Proverbio • & (4w$ vcrkas » 



3té ICONOLOGIA 

Il Tirfò circondato dall' edera* dìaota che quefb Pianta* ficca- 
rne lega tutto quello * al che ^ appiglia « cosi il Vioo lega le uma- 
ne gemi . 

Il Carro Ugnifica la volubilità degli ebrj* perdocchè il tro{^ vi- 
so '& fpefTo aggirare, il cervello agli Uomini « come fS aggirano \t^ 
ruote, dei carri , . 

La pelle dì Lupo cerviero * che porta ad armacollo» dimoftra.^ 
. che qa?it* animale i attribuito a Bacco i come anco per dare ad ià- 
'téoiitrtì* che il. vino ^ pigliato moderatamente crefce P ardire* e la.^ 
fiilas - dicendoli (he il Lupo cerviero, ha la vifta acutiflima . 
. , ^e Tigri*, che tirano il Carro % dimpftrano, la crudeltà degli ebrii 
parchi il «meo dei vioo non perdona a<Ì alcuno, . . 



iTARRa 



rO MO PS IMO; jiT 

C A R R O D I B AC C O 

Delctitto dall' Angnillara nella Traduzione delle Met>> 
moifofi £ Ovvidio lìb, 3., e Ipicgaio 

Jfg/f 4i<lff Ot/m OrtanS. 



B 



S' è d*firo e i'ofin (a) aherómetoe t 
E con pompofa * e nobHt Fdmiglia 
J>ì Vampa» ^ e no^ tfve mconmao » (b) 
yien [opra tn Carro (e) hello » ÌBarawg,Ua% 
Da ^ùttro Tigri orrmii tìratOt (dy 
Che l morfo leeean * Lar nemico e duro « (e) 
Baffuto fi HI buon fin fiuve » e pttro * 

"i^PCdgii dato ^poUo n^ ora al gfomo » ' 
M flava a rimirar vago * ed tntento 
£w/ noèil Carro TÌtcameme adama 
Di $noi e ben conteflo on* ei a/gemfv 



Sopra una ricca ptn'pora « che imomo 
MatU 4C4krei9m rik^. ^ùnttmomv 
Ed Ei col raggio fw 9 che H percoiea $ 

]§^cmd§ ^ moj^ U pai^ ^Carro emnemém 

jTt ^apdt/f é^ m /inai (mttò "tìm 

Difiiniù dfendo Qg9i mufto tdmgmeM 

Scfra il fm Capo ugad sì fta peaieme 

D wo t di gemme a piombo un gran CrhvellOf 

Da fpeffi buchici e piccioli /orafo ; 

7<{on fenza 'gran mtflero a Ltd dicato . ( f ) . 

Ter wler gire al Seggio 9 ov* Egli è aff^o 9 
Ter inflabili gradi ( g) Ei fi fate s 
Vergbie e beuo 9 e grasàofo ha il vifo 9 
£ la fronte benigna e liberale 9 
Ha quafi fempre in bocca uà dolce rifo 9 (h) 
£ wfte una Lorica trionfale (i) 
Di capi adoma di dinwfe Fere 9 
Dì Tardi ^ di Leonia e dì T antere . (k) 

Umanzi e dopo il Carro 9 ov^ Ei fedea 9 
yénìa dìverfa% ed ordinata geme^ 
la pia dpuota 9 e che offepuato awa % 
Da poi ch^ ebbe occupato P Oriente %'" . 
$ljà che di giorno in giorno Egli facea 
Con pia fincera e ben difbofta mente : 
T'ebe affati (1) pochi iltufiri Vominì e Donne % 
yarj di lingue % e d* effigie % e di gonne • (m) 

Innanzi al Carro tre ^anno ad un paro 
yarj rf' ajpetto e JP abito 9 e ^f^omre ; 
ftsA di mezzo è Hpià degno % e H pia predato 9 
Tià bello e pia dtfpoflo ^ ed è il Figore ; 
V dluflre vifo nitido e chiaro 
Fa fède del robuflo fuo valore^ , . « . . ' 

£ dimi^^iegji^imtx.i^rifpm \, 

D' effere un vm^HmprOb «è. mrcpfiim^^ {jA 
Da man M^4 •< il'^^ir^r^ ' 

Che fftdflrtt -iiitff in «CéP fé$ìt iMgptm ^ 
la chioma bd Mbutptm4 it P doMo h^^ 
E péna in'^voc^ 4f mem Un grm^atkm-% 
E quanto, fimtier pmoe 41 imr^oiofifio* 
Fa fior dìfnfiè tktte k VorJMe^ 
Tion ufa di fMr iùk frambu • iaf(io% 
Che non gli firw ù émmm le JjfiméfV 



yejl^ 



TOMO PREMO. 31^ 

E ciafcm fugge di emmwfm fttà% 
Vero cV Eg&mé kk mUim m uà Ir^tta» 

£ gira in c$fikÌQ^0fmt bafimk ia mio% 

Werìfce ftmfH mgi é^ffe^^ e r4»k% 
Ha non tardi^ o ioman scbe f orcfaia Atf bkeù I 

E fepptm a fèrh difiofio ardàfee % 

Trova fempre trs im Obi P imp9dìjke . 
V Ira va fempre dietro « que^ bifam % 

ehe^H 'oifu ha magro.^ tmadUnÉe^ « kfulta^ 

Il capo ha fecc^^^pkmdo^ enr4^«0# 

€be Jpeffo poc0 fumo 4mpi^ fuot EMO i 

Di Serpi ha m nuasa^ mUs icfira imm» 

£ ^MMcfo ba piem di firn» il ùopa afam<^» 

Cm fimi pmge il Anw » fica s' étàfs t 

E quel col fita iafhm fi rmM^ € gira . 
Da Móm fnanca d f^or^ non malia appre^ 

Segue U Ti$mH<, a fiafimpre in pauTX% 

ra sh^Ì0eit§ ^ tìmido ^ dimeffo y 

E intento mira , e pon per tutto cura 9 

Va mmo^',^ mrkfifUadi f^go% 

Vnd idwita parlar ^ né / ^^piaera ; 

Se panda dfim^ col dir bagh ed mmle 

Mofira V animo {m mefchina e viU • 
t{of^ arUfce U furar guardar nd vifo » 

E frli par fempre aver cpid legno aida0i% 

E teme cV Ei noi ^Im^ dt impwmp » 

Da qudche umowe ìnagjmmnM m»(fa^ 

Teròfi fta coW'ocehio m fidi* smvifo » 

Ter fuggir via prima eke fia permffo^ 

7^è crede il vH ^ agni fmezza qpndù^ 

Che H Vigor fia ^afame a fargli fado » 
ÉVigar che tra tar nd mezrn i pafU » 

(^e va sifaderafb^ e tanta oliera ^ 

7{on può far che ^l timor non fia d^cafio • 

7iè afficurargH U fuo 9Ì vd paifierùt 

Sen va U Ugore iif moda hen d^nfio % 

€ke mn tìm coma dd furor A filami 

Tur fdihen va eand fitmo péttas 

jGH fta lammia aud^ Ei pea ànan mj^o . 
Segue dopai fd Carro ornato^ e bella 

»ae4o san vifa amiéik » a Jenna * 

Indine vten fid pieàd ..^tdb 

M vecchia'9 anangjammd ftAria Siena ^ ^p) 

Che dì fimma di mt colma haM.ierveUa > 

E dì 



5io ICONOLOGÌA 

£ dì cìbo^ t di wio il wntre ha pieno ; 
£d ebro un TaréUitico rajfembra^ 
Così tremano a Ltd le amiche membra • 
D' intomo a Lui varj fancidli a^oea 9 (q) 
^l tenea in man deW ^finello il laccio 9 
^w//* olirò nella groppa il percotea^ » 

Tofava Ei [opra due quefio e mei braccio 9 
£ con plaufo d* ognun fpejfo bevea % 
£ ji godea quel fanciulle fco impaccio : 
£ '/ Fecchio 9 e mei Fanciulli ^legri 9 e grati 9 
Di Tamponi^ e di fraudi erano ornati . 
( Il ) Confiderato Bacco come Dio del Vino 9 fi vette di oro per in- 
dicare la potenza 9 che in fé contiene qucft umore 9 rendendofi Padrone 
dello fpirito di chi io guita foverchiamente 9 a fcgno che Egli non fa più 
regolarfi che a feconda di quello . V oro appreflfo i Fenici 9 per teftimonianza 
di Giorgio Codino de Orif;. Conflan. era Simbolo della Potenza 9 e per que- 
lla ragione^ quei Popoli fitigevano che i loro. Dei portaffero borfe di oro . 
L' Oftro 9 per il calore che nel fanguc fi accende dal Vino in copia.^ 
bevuto 9 cagione per cui nel volto de' Bevitori appariice il color ru- 
bicondo . ^ ^ 
( A ) Coronato di Pajnpanì , e d* Uve 9 perche Egli fu creduto il ri- 
trovatore del Vino 9 avendo infegnato come fi avevano da raccogliere le 
Uve dalle Viti 9 e fpremerne il dolce fucco9 varamente gratiiDmo9 come 
altresì utile a chi temperatamente ne fe ufo . Euripide in Baccb. 9 al Lati- 
no trafportato 9 chiamava il Vino foilievo di tutti i mali 9 autor del ibn- 
no 9 e antidoto della trittezza • , 

Semele fatus 

Totum racemi reperii mondibus^ 
mAc protfdit: marorìs ille mtbUa 
Fugat repletis . vinca Uauoribus ^ 
Somnufque fit mali diebus fingtdis 
obliato i nec pharmacum malo aptìus . 
Dì fiacco inventor del Vino cosi Tibullo nel lib. \. dell* Elegie • 
Mie docuit teneram polis odjtmgere vitem-: 
Hic widem dura cadere fdce . comam , 
Jlli juatndos primum matura, fapores 
Exprejju' incultis t)va dedit pedibus . 
A quatta oppinione è contrario Tertulliano in ^polog, xap. i ì • dicendo 
non eflere ftato Bacco altrimenti Inventore dell^ Vite 9 e dell* ufo ad Vi- 
no 9 ma femplicemente buon Maeftro della coltivazione di quella 9 e dell* 
ufi) di quefto . , . . 

Da Plutarco nel Dialogo 9 in cui fi ricerca fc più utile Ca V acgua % 
o *1 Vino 9 fi dice la Vite primiera 



primieramente trafportata dall' India nell 
Grecia . Paufania però in Baotìcis aflerifce che la Vite aveffe la prima col- 
tivazione apprclTo i Tebani 9 e quindi trasferita agP Indi . 



rOMOPRIM6. iti 

( e ) £• dato iU Carro a Bacco perchè fu reputato il primo Trionfa- 
tore • Superò Egli nel combattere molti Re 9 come Licurgo , Penteo , ed 
altri, e foggiogò tutta 1* India 9 donde ritornandofene Vincitore f^pra un 
£ieiante godè ferfi vedere in Trionfo • Né avanti Lui fi legge che alcuno 
aveflfe mai trio»fato delle vinte guerre» perilchè come p/imo Trionfatore 
41 Lui fi dev« il Carni) s Simbolo 9 fecondo Pierio Valeriano Irb. 43. dèi 
Trionfo. 

Prefb poi ancora Bacco per il Vinot -a Lui é rettamente conccCTo il 
Carro 9 giacché il Vino trionfa de' (enfi -dell' Uuomo> e lo fa fchiavo del* 
la Tua potenza • 

La ragióne che apporta il Boccaccio nella Geneologla 9 perchè fia dato 
il Carro a Bacco 9 fi é 9 perchè il troppo vino fa fpeflfo che non meno fi aggi'- 
ri il cervello agli Uomini 9 di quello che fi aggirano le ruote de* carri . 

( d ^ Per le Tigri 9 Animali ferociflimÌ9 fi ^icga che il vino fpeflb 
rende gli Uomini feroci 9 e terribili . Soggette al freno 9 per raoftrare che 
Jla fobrietà ratfrena la fierezza 9 la crudeltà 9 e mille difetti che per il 
troppo bevere s* infinuano nell* animo . 

( e 3 Lambifcono il morib bagaato col Vino 9 per imficare die i gran 
Bevitori, difficilmente fi poflbno dUtogliere da tal vizio . 

( / ) Del Crivello cosi fcrive il Cartari i Fu dato a Coflui il Cribro % 
e pollo traile flie xofe fagre 9 perché 9 come dice Servio 9 credevano gli 
Antichi che giovaifero molto i Sagramenti di Bacco alla purgazione degli 
animi 9 e che per i Tuoi fagri mifterj casi foifero quelli purgati 9 come fi 
purga il grano col Cribro ^ Ed il Boccaccio rìferifce che credettero alcu- 
ni che foOfe fatta quella purgazione negli Uomini colla ubbriachezzu 9 
qual' é il Sagramento di Bacco; perché paflfata che fia poi quella 9 o con 
il vomito o in altro modo 9 « raflfettatofi H cervello 9 pare che 1' animo 
li abbia fcordato ogni travaglio 9 e che Ipogliatofi tutti i nòjofi penfiert 
rimanga lieto e tranqmlk) 9 come dice Seneca ancora 9 ove fcrive della^' 
tranquillità dell' animo • Errore fenza fine grandiffimo 9 indegno di tant* 
Uomo* e travolto |>enrare degli antichi Gentili j 

(?) Per inllabUi gradi 9 perché 1* Uomo vinto dal Vino avendo il 
cervello offurcat0 9 agitato 9 e in confufione9 non ha forza di ben reggere 
le membra 9 éz che ne fegue che non ùl fiabile mantenerfi in piedi e^ 
convien che «traballi. 

( ^ ) Si dipinge di volto verginale 9 o fia giovanile >9 graziofo ed allegra. 
Di volto verginale e muliebre 9 per indicare la mollizie che il vino iminode- 
ratamente bevuto induce néll* animo. Il Vino 9 e la Lafcìvia hanno* tnu» 
loro non poca coerenza . Viene quella a maraviglia fpiegata da Virgilio 
in Opufadìs • 

7<tf e Veneris 9 net Tu vnu €apiaris amore 9 ^ 

f^Mo namque modo Fina 9 Femfqm nocent » 
Vt Fems enervat vires 9 fit copia Fini 
Et tentai grejfus 9 debìUtatque pedes . 
Midtos cacus amor cogit fecreta fateti « 

S s ^rcamm 



Szx ICONOLOGIA 

\Àrcamm Àentens iatgìt ehrietas . 
Mdlwm f4^e ù^frit fem e^ìUde Cnpidù : 
^t Laplibas Mio perdis 9 Jacche 9 gra^ • 
Giovane graziofo ed allegro 9 prima per dimoftrare io {pirìtofb rigore 
che fi racchiude nel Vino 9 per il che yimm d crede ai«r la Tua etimo- 
logia dalla parola KU ; e quindi per lignificare % che V ufo ceniperatto di 
quello corrobora le membra 9 e rende P età florida ancora ne* Vecchj ; ca- 
de lo fieflfo Ovvidio nel quarto delle Metamorfofi parlando (fi Bacco : 

TAi mm incmfiìmpu iwoemus % 

Th puer atemits 9 Tu fòrmofiJjSmus . 

Ha il Vino forza di attrarre le' amicizie 9 e perciò graziofo 1 e belio • 
f^h$a param ammos 9 faàmuqi colorilms aptos 9 
Oar4 fyfif • ^mdto dìltdtwrqHe maro » 
Oliando però ingordan^entc & tracanni . 

. yhèa parani o4fiwos 9 fa^umque furorìbus aptos . 
£' proprietà di queflQ I^iquor^ il fugare dall' animo la triftezza 9 ed in 
fila vece infinuarvi penfieri giojali e brillanti • Cosi nelle ^ fagre Pagi- 
ne . Proyerb. 31. v. 6» j. Date ficeram marentibus^ & Vmm bis ^u 
smaro Juntammq . Bibaat 9 & oblmfcantwr agefiatis fus% ^ dolorìs fid non n* 
eordentwr ampUus . V 

{ I ) Ha Bacco la Lorica trionfale per eflfere flato un valorofifllmo 
Capitano 9 per aver trionfato di molti Re 9 e fosgiogata 1' India • 

( il ) I Leoni i Pardi e le Pantere fimboTeggiano diverfi effetti si 
del V ino foverchiamente afsorbito 9 che moderatamente aifaporato • La fé* 
rocità di quefli Animali è notif&mà ; notiffimo è altresì quale divenga^ 
un Uomo nell' ubbrìachezza immerfb . Sembra che perda V eflfer di ragio- 
]ievole9 né da' Bruti piii fi diftingua. Nota Plinio nel lib. 8. Storia del 
Mondo lib. i5. e con Lui Arinotele nella Storia degli Animali lib. 6t 
che i Leoni per V amore diventano fiiriofi ; tali fi mirano bene Q^eOTo gli 
Uomini per il Vino • I Pardi e le Pantere fono.facri a Bacco- 9 perché 9 
fé preilar fede ii deve a Oppiano lib^ 4. de Venati fi dilettano aflài del 
,Vino. Cosi dal Greco . 

Toiitcras etUm dona Bacchi capiunt . 
Piloftrato dice che iopo le Pantere polle con Bacco 9 perchè fono ani- 
mali calidif&mi 9 e che leggermente faltano, come facevano le Baccanti 9 e 
fono gli U(»nini i^lfo rifcaldati dal Vino più di quello che fiano di Lor 
natura . 

Se* fi deve riflettere poi ali* ufo moderato del Vino 9 fono quefti ani- 
inali a Bacco addetti 9 perchè dimpllrano che la nKxlerazione dell' ufo del 
Vino è atta a raffrenare i piii efferati animi • Cosi Fomuto de T^atwnLa 
I>eorum . Vardales Dionyfio fnhfkngunt 9 ^q; ittnm feqni inducwU 9 five ob eoh^ 
Hs varietatem 9 ita ut etiam ipfe 9 Clr Baccba nebride induantar 9 aut qwd ajper^ 
rirtà etiam mores temperato Vìm ufi4 mxnfuefcant * 

( / .) Plebe alai ; perchè ne* Plebei veramente domina 1* ubbriachez- 
aa 9 e benché poverii&mi fiano 9 ianno ben^ Bill trovare il mezzo ondc^ 

trovar 



^cmvar dMtro per faziare tale ingorda lor voglia • L' elperimentano pur 
iroppo le povere Mogli % li povera pA&iglia 1 Qualunque acquiilo facciana ^ 
colle loro fatiche «.in «vece di rìfonderfi pier il manteniincnto della Cafa^' 
tutto ù getta alle Taverne • 

( » J Vari di lingue » d' effigie , e di f onne i per indicare i varj ef- 
fetti che produce il Vino negli Ubbriaconi . Chi di Loro h bufS)neggiare i 
chi fieramente itdirarfi t chi hìfiureggiarè ec. chi balbuzienti * chi velq»- 
cii&mi nel difcorib ec. Gr&ziofiflimi » a mio pistrefe % fono quei vef< che 
abbiamo tradotti d^l Greco e rapportati dal Minoe nel fuo Commento all'Ai^ 
dato circa molti di quelli diverfi effetti . 

Mìs féx% tì^dàth f Jpecies fioa ebrietaik . 
Ebfius efl prìmtis fapkns i efi aittr <^lmusi 
Temus grande nmat : ^uams fna crimma ptoUtt i 
Siìfhttus luxmat : fextufqtie per omnia jmrat : 
Séptìmns àcceudk : his martns fil^iia ^utndU : 
"i^otits mi celat\ quod bSei pA ctfrie teveUit t 
S^mma denus afH<u : Vndemis tkrpia tlamdt i 
Et €um fit plewis vomitìtm fatìt auodenus . 
Fulgenzio Ut. 2. Mythol. annovera quattro piDprieti dell* ébr!etzi( w 
j^aiuùf Jiaa Ebfìctatìs genera 9 ideft prima vinoleiUia % fectmda rerum MMo i 
unta iìbido 9 quarta infania . 

( » ) Allora li dice che il Vino corrobori le membra» e dia vigore» 
quando cioè fé ne faccia un ufo moderato » giacché diverfamente 9 nort 
corrobora 9 non invigorìfce $ ma anzi rende ftupida la mente 9 affievotiTcc 
il corpo 9 ed è cagione che per lui divenga tremolante e malfano • 

( ) Il Furore 9 P Ira 9 e il Timore principali proprietà dell* .ubbrià'^* 
chezza 9 fono ballantemente defcritti > ed 9 penneHo dimoftrati d^l^ An-^ 
guillara . 

ip) Segue il Carro di Bacco 11 Vecchio Sileno fopra V Afino» per- 
chè Sileno 9 Mme penfarono gli Antichi 9 ebbe in cuftodia Bacco effenda 
fanciullo 9 e ne fa tefiimonianza tra gli altri Orfeo in lymno in Silenum » 
cosi dicendo» fecondo la traduzione dal Greco: 

H^e audi 9 SUene » Tater Dianyfi 9 & dnmne 
Optime SUene 9 & cunUis gpatìjjtme Divìs » 
Crate n>trìs pariter cùnliis » préedultit fiorii . 
Non fòlo Cuftode*» ma gli fu peranche Direttore e Maeftro* e per 
quefla ragione pofto tra gli Dei appreffo Bacco 9 come ne dimoftra Giuliano 
m Cajf. ne' feguenti termini dal Greco al Latino condotti: Diis in orbem 
fcdentìbus 9 Sìlenm Dìtnrfio ^ufvem & wnu/lo ^<m ì>airi proximo 9 proximus t 
m edacéttorem » & inftihàorem par eràt » affedit . 

In molte Medaglie antiche 9* come-^in quelle di CaracaIIa9 di Elioga- 
balo 9 di Gordiano Terzo » di Filippo Seniore 9 e Juniore « di Macriao » 
di Alelfandro Severo » di Valcriano ec. fi mira fcolpito Sileno 9 quafi iri^ 
tutte 9 nella fteflfa maniera figurato ; tra quelle in una delle Medaglie bat« 
cute ad onore di Gordiano Terzo % É vede da una parte la Tclla laureata di 

S s 2 detto 



« ^ 



Ji4 ICOI^O LÓGÌlt 

detto ImpefaJore Còlle parole intorno {IMP, ÒABS. M. ANT, GOR-^ 
DIANUM • Nei rovticio uif SiIej;io col braccio e mano deftra aizita » 
e ncila. fim(lra ipatla portante un Otre di pelle di Becco colle feguenti 
lettere parimente ali* intomo : AEL. MUNXC COIL. AN. cioè ej^lìum^ 
MunicipiUm Coitltaanum oifUonitiantim . Coillu Città e Municipio della Nu- 
fnidia in olCequio del fuddetto Gordiano fece coniare la detta Medaglia 9 
ed il Sileno che in eOa fi mira fa fede che ivi era in venerazione • Non 
folo in quefta Città 9 ma ancora appreflfo ad altri Popoli era tenuto in—» 
fommo onore a cagione di elTere (lato Maeftro di Bacco 9 come attefta 
1' anzidetto Giuliano in Ca^d. 7{on & Tuj fili 9 inqmt ilte^ in phUefopbicis 
quoque difiiplinis a nobis es infiitutns « & eruditus ? O foriè piuttofto io ▼e-' 
neraròno « per aver Egli piantate e coltivate le Viti ; mentre tutti quelli 
che avevano apportato de* benefici agli Uomini erano collocati nel numero 
degli Dei • Perchè appunto creduto inventore del Vino 9 fi dipingeva Sileno 
coli' Otrcg di Becco in ifpalla « eflfendocchè in fimile Otre fi fbleva rìpontc 
il Vino» conie ce lo atteila T^onms Jbionyf, 18. v. 11 5. dai Greco s 

Sinijira quiiem recens direpttim confueto plentk Vino 

numerali ciugulo circumplexum htrem toUens • 
La cagione per cui V Qtre fia di pelle di Becco 9 e forfè perchè gueft* 
aiiimale fi facrificava a Bacco ; e del motivo 9 per il quale fi faceva tal 
Sacrificio ne rende conto Fornuto / Cosi dal Greco • Hìtcm» ipfimL» 
immolant 9 ffiia noxium Vitibus animai eft » l Contadini Ateniefi celebravano 
la Fella denominata AchSXìx dall' Otre 9 come racconta Snida • Cosi pa- 
rimente dal Greco • Fejlum ^hemenfes agebant *4fc6lia 9 in quo unibm captimt 
inJUiebMìt in honorem Bacchi 9 faltando con un fol piede fbpra gli Otri • Lq 
teilifica Efichio . A(rìioXifyvr^s è'cp* tvds TToJ^às oiÌ?Ldi^fi^ . Vno peie pkan^ 
H % Del che Virgilio 2. Georg. 

2^0» diam oh ctdpam Bacco Caper omnibus arit 

Cadttur 9 & foeterp.^ hiBsmé ftofcenia ludi : 

Tramiaque 9 ingcntes pagos 9 Ó* €ompita cìrcum 

Thefida pojUerei atque inter pocda tati. 

MoOibus in . pratis imlfos f oliere per Vtres . 
Sta Sileno fopra P Afino 9 perchè fi dice che. queft* Animale fofle if 
primo Inventore della potatura delle Viti ; e perciò gli Antichi crederono 
di non dovere all' Afino meno che a Bacco 9 giacché il ritrovamento deN 
le Viri avrebbe poco giovarto 9 fé non fi fofle iapuio il modo di mante- 
nerle atte al frutto per mezzo della potatura • Si dice 1' Afino Autore di 
quello ritrovamento 9 perchè avendo in Nauplia Luogo ne' Campi di Arg<» 
Città del PeIoponefo9 e Porto degli Argivi 9 rofi alle Viti i Sarmentw 
che fono i teneri ramuicelli di efle 9 dimollrò per i buoni effetti che ne 
vennero 9 quanto utile fofle il togliere aMa Vite» arbore per fé tteflo 
uraidiflimo9 gli efcrementi che fuole produrre. In memoria 9 e in bene- 
merito di ciò 9 gli Abitanti di Nauplia ereflero all' Afino una Statua 9 e» 
per teftiraonianza di Natal Conte nella fua Mitologia lib. j. cap. 8» de 
Sileno gli Antichi collocarono 1' Afino di Coftui crall« Stalle» %4ntì^ 
tjus ^finum inter fiderà eoUocatuv fuijfe trddidevHnt » ( 5 ) 






roJ^o t^ìtiMOi 



3^^ 



(f) Il Vecchio tftì Fanciulli » che di Lui fi preridono fpaffo» Ipìega-l» 
che lì Vino fenza moderazione tracannato fa giungere predo 1^ Uomo al« 
la Vecchiezza ; e che le Peribne anche più gravi» allorché fiano foggette 
a tal difetto 9 perdono qualuique inerito fi lòbiano mai acquiftato* non^ 
fanno confervare la dovuta gravità ne* loro getti ed azioni , fi pongoni» 
ia derifione, e fi rendono il trafiullo delle 'Perfone ancora del minima 
conto , * ' 

. CARRO DBtL' AURORA i 

Di Ce fare B^m ♦ 

UNa Fanciulla di quella bellezza » che ì Poeti s* ingegnano di eiprimere 
con parole 9 componendola di rofe 9 di oro 9 di porpora 9 ài rugi adit 
le fimili vaghezze ; e quefta farà quanto a' colori 9 e carnagione . 

Quanto alP Abito 9 fi ha da confiderare 9 che Ella 9 come ha tre fiati » 
ed ha tre colori diftinti 9 cosi ha tre nomi 9 Alba 9. Vermiglia » e Rancia 9 
ficchè per quetto le farei una . Vette fino alla cintura candida e Cottile ; e 
come traiparente dalla cintura fino alle ginocchia . Una Soprav vetta di Scar- 
latto 9 con certi trinci e gruppi 9 che imitaOTero quei riverberi nelle nuvo« 
le 9 quando è vermiglia ; dalle ginocchia fino a' piedi di color di oro 9 per 
rapprefentarla* 9 quando è rancia: avvertendo 9 che quefta Vett;e' de ve eCfere 
fefra9 conlinciando dalle cofcie per farle mottrare le gambe ignude 9 c^ 
cosi la Vette 9 come la Soprav vette fieno molTe dal vento 9 e Siedano pie'* 
ghe 9 e fvolazzi • 

Le braccia vogliono efiere nude . ancor eflfe 9 di carnagione di ro(e 9 e^ 
(pargerà coli' una delle mani diverfi fiori 9 perchè al fuo apparire fi aprono 
tutti 9 che per la notte erano ferrati • 

Avrà agli omeri le ali di varj colori 9 dimoftrando con eflfe la velocità' 
del fuo moto 9 perciocché fpinta da' raggi Solari tofto iparifce • 

In capo porterà una Ghirlanda di rofe 9 e colla finiftra mano una Fa« 
cella accefa 9 la quale fignifica quello fplendore mattutino 9 pel quale veggia* 
mo 9 avanti che fi lcvi.il Sole 9 il Cielo biancheggiare ; . ovvero le fi man- 
da avanti un Amore 9 che porti una face 9 ed un' altro dopo 9 che con un* 
altra fvegli Titone . (a) ' 

Sia potta a i^dere in una Sedia indorata 9 fbpra di un Carro tirato dal 
Cavallo Pegaifo 9 per effer l'Aurora amica de' Poeti 9 e di tutti gli Studiofij 
ovvero da due Cavalli 9 V uno de' quali farà di colore fplendente in bianco» 

. e 1' al- 



( ff } Secondo le Favole Titone era Figlio di Laomedonte ^ Fratello di Pria- 
mo Re di Troja. Quefti dalia natura fu dotato di fonlma bell^azii; ond(L> 
r Aurora di Lui fieramente fi accefe , Io volle in G>nforte ; e feco in Cielo 
trafportartolo ottennegli dalle Parche T immortalità. Dimenticatafi però di chie- 
dere a Quede unita' alla grazia dell' eiTere immortale quella di una perpetua 
piovendo 3 Titone venne in tanta Vecchiezza che fi trovò obbligato a (lartepe^ 
tempre in ietto» 



• 



St4 .reo If/i L19 <? lA 

e ìf akro fjrfefidcmte in roITo • fi t>ianct> [ fecondo die raeconf» Il Hototc^ 
4^. \^' 4* della <jepeaIogb degii Dei J denota che nafcendo 1' Aurora dal 
Iftle* (procede .quella duarec^za <}cl Cielo t che fi chiama Aurora « ed il 
/Cavallo fQflb il principio della mattina • che oftando i vapori « che fi levt* 
HO dalla terra « mediante la venuca ilei Sole « 1' Aurora fi parte ; ficchè 
^alla vcnna dei SoIe# e la partenza deli' Attrara» il Cielo rodeggia • 

cA^k'tio Dtt croaHo naturaxb. 



UOmo te un circolo fopra di vii Carro colla Face acce(à in mano» ti- 
rato da quattro Cavalli» figniftcanti le quattro fue parti dell* Orto » 
e dell' O^cafo tei due Crepufcoli « ovverò il mu» giorno » e mtasa^ 
AtctCf che anch'èOa corre avanti il Sole^ 

CARRO DEJL GIORNO ARTIFICIALE. 



Dd fopraddetto \4utMt . 



^ » 



V 

UOmo fopi» Ufi Cafro tirato da quattro CavaUi » per la ragione dettaLo 
di fopra » colla face in mano % per il lume » che spòrta » ed è gui« 
ds^to dall' Aurora • / 

4: A R R O D E L !• ANNO, 

DeW ifleffo Fefiavo . 

UOmo (opra un Carro con quattro Cavalli blandii » guidati dalle quat« 
tro Stagioni « 

« 

CARRO DI CERERB« 

Di Cefare ^pa, 

DAI Bptfcàccio nella Genealogia degli Dei lib. 8* è fotta la defcrizione 
di Cerere per una Donna fopra di un Carro tirato da due ferociffimi 
Oraghi . In capo tiene una Ghjflanda di fpighe di Grano » ' come dice O v- 
yidio ne' Fafti « 

-Imp^fiàtqM fué fpicea feru comét 
Sd in un altro luogo» j. Mlegiarmn . 

FUva Ceres tenites fpicis redimita capiUos. 
Tiene colla deftni mano un mazzetto di Papavero » e colla finiftra una 
Facella acceia • « * 

Le fi 



TOMO .. P R T M 0^ r^r 

Xc £ dabaoi- Ibi^tiddgtti Animali r per dimoftrace t torti ibkhi *hc^ 
fanno i Biuoi» memre. «fanp la temivC^e per ules* inteti4e Celare « òv^ 
vero* per dinotaJtie.lo féaccia^to 3erpe d^ Eurilico. dall' Ifola Salonuna* il 
quale falvatofi nel Tempio di Cerere % ivi fé ne ftetce f^^mpre %■ come fuOv 
Miriiltroi e Stóvtnti» ^' •: 

La Ghirlanda defilé fpighe del. Qrano iigblfica 9 che jC^rere'fià la tèrmr 
piena e lai^a produttrice, di Grano ; e pe| Papavero la fertilità 4i efl&. (a) 

Per l' ardente PaccUa « credo 5 che fi de^a incendere il tempo delU 
State 9 quando più ardono i raggi del Sole » i quali f^nno maturare le bia-» 
de 9 ed anco Jiùandd s' abbm'cii&itQ i tierpi e^ lloppie ' de'' Caiiipi 9 onde i 
contrari umori che fono d' intorno alla fuperiicie della terra efàlano 9 ed 
ella per tale effetto divieji^ sraira9 e rende abÌ9K;mdanza gnindiflmia» 

CARRO DELL* OCEANO- 

Dello Stejfo « 

UN Vecchio ignudo di venerando alpetto 9 e del color delP acqua ma-> 
rina 9 ccJIa barba 9 e caprili . lunghi pieni di alga 9 . e chiocciolette 9 
ed altre cofe fomìglianti a quelle 9 che nafcono in Mare. Starà ^'fopra di 
un Carro fatto a guifà di uno: Scoglio 9 pkno di tutte quelle Xótk 9 che na^ 
fcono in fugli Scogli 9 e come narra il Boccaccio lib. 7. della Genealogia 
degli I>«^i 9 e tirato da due grandiifime Balene • Nelle mani avrà un Vec^ 
chio marino . 

Vecchio 9 t di venerando afp^tor fi dipinge 9 perciocché [ fecondocchè 
dice il Boccaccio nel fopraddetto lib. } 1' Oceano è Padre clegli I>eÌ9 e^ 
di tutte le cofe ; ed Omero nel? Iliade 9 dove induce. Giunone 9 dice 9 che 
1' Oceano è la nazione di tutti gli Dei . (by II Carn 

^ tf ^ Si da il Papavero a Cerere non folo per efler Simbolo della fertilità > ma per* 
che 3 fecondo quello che raccontano le Favole > Cerere per la perdita della fua li-» 
glia Proferpina caduta in eftrema angofcia , non poteva trovar ripofo ^ e la crudel 
memoria a Lei non funeftava il folo giorno , ma nella nptte ancora le toglieva il dol* 
ce ibliievo del dormire • Si appigliò la Dea air efficace Virtù ^ che iii Te ha H P^ipaf» 
vero di concilhre il fonno > e ne ritrafle fommo giovamento ; Perlocche quefta 
Pianta fu a Lei femore cara , e fu tale riiieflb le Sa da' fuoi adoratori confacrata • 

Q ^yU Oceano è detto dagU Antichi Gentili Figlio del Cielo ^ e delia Terra 5 e 
Padue ^egli Dei , de' Fiumi, e delle cofe tutte animate . Lo dlfletò Figlio dèi Cielo # 
d^lia Terra , pef la ragione , che nell' atto che V Amore del Sommo Sempiterno Fa<* 
biro^C da Loro comuiamente , e tropo male comprefo } dall' inbrme confiila ma-* 
teria volle la mole dell' Univerfo creata e didima, nacque il Cielo, eia Terra ;^ 
dxffe Egli poi : fi faccia la Luce ; quindi : fi fr^ponga alle acque che ricopron 
liBL Terra , e fi alzano inverfo al Cielo , il Firmamento , cioè un Cielo ioli'* 
do , ed inSefilbile , il quale divida le acque , che gii vuò ripoiVe di fòprà^ ,. 
^Ue altre che lafcerò tra 'ì Firmamento , e la Terra • Il che tu prontamente i*fégùi^ 
co 9 e da ciò ne deduflero che TOceano dire fi dovefle figlio del Cielo e della Terra • 
Orteo j e gli akii Teologi tutti del Gentilclmo diflero i' Oceano Padre de' Dei , c^, 

dèlK 



'* 



^i8 ICONOLOGIA 

II Carró difflòftfa , che I* Oceano va intorno alla terra % la mtondltS 
della quale è moftraca per le ruote del Carro , e lo tirano le Ba^e t per- 
chè quefte cofe fcorrono tutto il Mare; come P "acqua* del Mare circon* 
da tutta la terra * 

Tiene il Vecchio marino 9 per dimoRrare eh* effeado f Oceano coi^lot- 
to dalle Balene pel gran Mare % .fófTe ricco dì molti Buor marini 9 e di molte 
fchiere di Ninfe 9 che l'uno» e l'altro dimolFrano le molte proprìedk delk 
acque ^ e i diverf! accidenti 9 che fpefTo fi veggono di quelle • 

« 

CARROD»AMORE. 



cr 



Come dipmio dal Tetrarca « • 

panro Defirier vieppiù che neve bianchì^ 
Sopra un Carro di fuoco m Garzon crudo 
Con arco in mano^ e con faette if fianchi % 
Contro del qual non 'vai elmo 9 nè^ feudo % 
Sopra gli omeri avea fol due grantP' ali 
Di color mille 9 e mtQ P altro ignudo • 

CARRO DELLA CASTITÀ'^ 

'• • Dello Stejfo . 

UNa beila Donna t veftita di bianco 9 ibpra d' un Carro tirato da duc^ 
Leoncomi . Colla delira mano tiene un ramo di Palma 9 e colla fìni* 
Ara uno Scudo di criftallo 9 in mezzo del -quale vi è una Colonna di Dia- 
spro 9 ed a' piedi un Cupido legato colle mani dietro 9 e con arco 9 e^ 
ftrali rotti . Ancorché fopra quella materia ù potrebbe dire molte cofe 9 
nondimeno per eifer opera di un Uomo tanto famofo 9 fenz* altra noftra^ 
dichiarazione avrà luogo • 

CARRO DELLA MORTE. 

l>dlo Stejfo. 

UNa Morte colla ^Falce fienara in mano . Sta fopra un Carro tirato da 
due Bovi neri 9 fotto del quale fonò dìverfe Ferfone morte 9 come 
Papi 9 Imperadori 9 Re 9 Cardinali '9 ed altri Principi 9 e Signori ; Orazio 
conforme a ciò 9 cosi dice. % Pallida 

delle cole tutte ^ perchè fenza T umore niente nafce ^ e fi corrompe > e tutte le qiia- 
litk degli Elementi ^ alle quali attribuirono il nome di Deità ^ naicòho dall' umore • 
Cosi /Irifiof in AvìBm fecondo la Latina Traduzione • 

Ante non erat genus Immortalium , antequam Ammr commifctàffa omnia • Comm^Bi^ 
9ero aliis aihs , natum efi dclum (y Terra j Oceanufgue 9 emnitmgue Vcorum ieatorum 
genus éttemum . 



■TOMO PRIMO, jzp 

Talhda mors aqm pidfat pede pat^*ntm tabemMS % 
^fgfmtpte Turrcs, 
E Stazio in Tebaidc . 

Mille modis Isthi mSfiros" mars ma fatìgat 
Ferrò , pefle i fame ■, vinclis > ardore i cMore « 
MìHe modit miferos mors capit una homines . 

CARRO DELLA PAMA, 

Dello Stejfo . ^ 

LA Fama nella gulià « clie abbiamo dipinta al Tuo luogo : mi che (Ha 
fopra di un Carro tirato da due £le£uiti . Avendola dichiarata alcrovC) 
qui non mi eflendcrò a dirne altro . 

CARRO DEL TEMPO. 

l>cllo Stejfo. 

UN Vecchio con due grandi ali alle fpalle * appoggiato a due croccio- 
le ) e tiene in cima del capo un Orol<^o da poirere > e Aari fo- 
pra. un Carro tirato da due velocìflìinì Cervi . 

CARRO DELLA DIVINITÀ*. 

Delta Stejf}, 

IL Padre , Figliuolo » e fopra di EiH lo Spirito Santo in un Cairo > ^* 
rato da' quattro Evangelwi . 



CASTI- 



S$9 reo //O LO G / A 

CASTIGO. 



DIl^emM pet Caftìgo im Uomo in atto feroce e fèvero« che t«^ 
con ambe le mani una Scure * o un' Acc^ta che dir . vogliamo i in 
maniera che moftri dì voler con cfTa reveriHimamence dare un fol colpo t 
ed accanto vi Ha un Leone in atto dì sbranare un' Orfa . 

Non {blamente appre&b de' Romani * ma anche apprelTo alcuni Popoli 
della Grecia « la Scure fu geroglifico di fèveril&mo Cafìigo* £ccome fi 
può vedere nelle Medaglie del Popolo di Tenedo , del quale tratta Pc^luce* 
perchè il Re di Tenedo aveva ^tta quella Legge i che Chi folTe itato 
trovato in Adulterio i cosi raafchio * come femmina « folTe decapitato col- 
la Scure « e non avendo EgH perdonato al proprio Figliuolo « volle cho 
>e fonfe fatta memoria « come H vede nelle Medaglie dì Tenedo * che da 
una banda vi i la Scure * e dall' altra due Tefte . 

Che il Leone nella guiTa fopraddetta fignifichi il- Caftìgo i ne fervire- 
mo di quello* che cita Elianoi fcritto da Eudomio* cioè, che un LeooCf 
un* Orfa* ed un Cane nutriti ed allevati, da im certo Maeltro ad una me- 
desima vita « vi(fero lungo tempo ìiffieme pacìficamente , fenza offenderti 
punto 1' un 1* altro j come fòCfero ftatì domellici , ed animali d* una ItelTa 
fpecie ; ma i'Ortà molla da un certo impeto ■ sbranato il Cane* col quale 

aveva 



ilerak 



rv M p R^r Mo. 

aveva comune A% danza 9 ed il vieto 9 ii Leone leonrinafro .per :la fce 
tezza di aver rotte le ^Jieggfi del vivere iottqfjid un.medefimo ITetcoi coric 
addoflfo all' Offa 9 e franatala pariofierice 9 le ksé parr .b Cane .pagare ik«# 
meritata pena. .(4'), 

FATTO STORICO S /A G .R O . 

IL fuperbo 9 t* ambiziofo 9 il érudele thiéitor Fratricida AiTalonne Figlio 
di Davide 9 fi ribellò al Padre 9 contro Lui folle vò poderofa Armata 9 lo 
codrinfe a fuggirfene da Gerofolima ; ma finalmente giunto dall' ultricc^« 
mano di Dio 9 mentre fi penfa aver fermata per le chiome la Fortuna 9 ed 
eflfer già preflb ad occupare il Soglio Paterno 9 prefa peffima piega i Tuoi 
af&rÌ9 debellato il fuo £ferc]t0 9 volendo Egli colla fuga poffiin raÌvo9 cor* 
rendo fovra un Mulo 9 nel pafTare fotto una denfa ramofa Quercia 9 intri- 
candoii la Tua lunga Chioma ad un ramo di quella 9 rimate fofpefb 9 men- 
tre la Bedia velociflimamente gli fi fottrafTe di (otto % feguendo il fuo cor- 
fb . Nel qual tempo incontrandofi a vederlo Joab Generale delle armi dì 
Davide 9 con tre lance fpietatamente lo trafiflTe • 8. d^ B^g càp. i8» 

FATTO STORICO PROFANO. 

P£r appagare Perillo le crudeliffime brame di Falari Tiranno di Agrigen- 
to 9 il quale tuttodì andavafi immaginando nuovi fupplizj per tormen- 
tar Uomini 9 inventò il tanto celebrato Toro di bronzo 9 e Io fabbricò co| 
fuo ingegno tale 9 che fé Uom vivo vi era poilo dentro 9 mandava fiiori 
voce a guifa di vero Toro • Ricevè ben però di quella fua atroce inven- 
zione il condegno calHgo ; mentre il Tiranno ne volle nella fteCfa fua Per* 
ibna la prova 9 col farlo dentro racchiudere 9 e fottoporre alla Macchina.^ 
ardentiilima fiamma • %Afiolf. Off. Stor. Uh. 2. cap. 2. ed altri. 

FATTO FAVOLOSO. 

F Avori tanto Giove Re de' Ì>ei IflionerRe dé'Xapiti.cher gié&fé iilfim 
a farlo federe atkt fiia ftelTa Menfa . li&one ajloira tanto audace divenne^ 
che osò di amar Giunone 9 e di t«atai4a ; ma queilar De» ne fece a^wertito it 
Marito 9 che peF far prova di Lui fermò una Nnkte f che fi>migliava Gie^ 

T t 2 none 9 

■ • ' T r _r 

( 47 ) Il Caftigo di Dio dal P. Ricci è figurato : Vcms con faccia pevera e sdegnata , 
che femira far atti di sdegno. Ha una fpada in^ itna mano ^ ed una falce. NeU^ altra una 
ffienildo Sole . Con faccia fevcra e sdegnófà, per i caftighi ed afflizioni, che giuftamen- 
te il Signore manderà a' crifti • La fpada è V Iftromento deijk Aia Divina GiuOizjau^ 
che adopférll conffdi fibelli della fua Santa Le^ge. . La Falce denota il gaftigo , per 
fentenia di ft'crÀ>, e (fa^lfiAAtitbi fi Aóìl^ in m'kno de' Cuilódi delle Vérgini fcr 
gtiftrdarlé et* Eadrl>; t f^cc(>n>ke fa Falce t^óntf* Te fpighe' ne! campo-, così ttt9Cìh 
cher2i Iddio il capo a'* peccatori , dMdò iof 6 eterna m<$ne. H Sole rappr efiMfo 
Iddio. 



I 



Sjt * Ve V LO G / A 

none • e là fece indare ta luogo- remoto * ove Illìone li trovò « ed usò eoa 
quella. Non lafciò. Giove impunito l'empio delitto; fiilmìnò 3 temerario* 
e Io precipitò nell' Inferno» dove le Euntenidi lo legarono ad una Ruota «-che 
tnceiTantemente girava. T^atal Conte Mitolog. Ut* 6, c^. i6, de ùànct 

C A S T I T AS 

; : Pi Cefare S^ • 



I 

DOnna beUa d* onefta ficdi . NelU dettra mano tert^ una Sferza afza>- 
ta in atta di batterli , ed uà Cupido cogli occhi bendati te flia.^ 
£>tto a* piedi . Stuù vcftita dì lungo * come una Vergine Vellale * e cinti 
. nel mezzo d* una. fUcta » come wgi in Roma utàno le Vedove » fòpra la 
filale f Ti Hi fcrìtto il detto di S,. Paolo-; Ca/ìigo CorpHt meum. 



Delh Steff«^ 

DOnna veftìfa di bianco * die s* appoggia ad una Colonna * iÒpra Fa giuFe 
vi {ara un Crivello pieno d' acqua . In una mano tiene un ramo di Cia- 
namomo . Neil' altra un vafo pieno di onella . Avrì lòtto a' piedi un Ser- 
pente mortai e per terra vi {àranno danari» e eioje» 

Vcflefi- 



• TO M P R I Ai 0. pj 

Vefteii quefta Donna di bianco per rappretentare h purid delP animo » 
che mantiene quefta VirCi!! ; e s* appoggia alla Colonna t perchè non è fia«r 
to ed apparente 9 ma durabile e vero . 

j.U Crivello {opra detta Colonna «/pel gran caio che (accèlfe alla Ver* 
gine Veftale t è indizio o fimbolo di Cattiti « 

II Cinnamomo odorifero e ' preziofo dzmoftra 9 che non è coia dell^ 
Gaftità più preziofa e fbave f e nafcendo quefP Albero nelle rupi » e nelle 
fpines niollra che traile (pine della mortificazione di noi fteili na(ce la.^ 
Caftità f e particolarmente la ven^inale • 

Le Anelia ibno indizio detta Caftità Matrimoniale • 

Il Serpente è la concupifcenza 9 che continuamente ci f^ok per nie^^ 
20 d* amore ». 

Le Monete 9 che fi tiene (òtto a' piedi danno fegno. 9 che il fuggire^ 
P Avarizia è conveniente mezzo per confèrvar la Caftità • 

DOnna 9 che abbia velato il vifo 9 veftka di bianco f e fiia m atto- di 
camminare r Colla deftra mano tenga uno fcettro 9 e colla finiftnu^ 
da e Tortore . 

La Caftità 9 come afferma S. Tom malo in 2. 2« queft. ijpr. artic* i. è 
nome di virtù 9 delta dalla caftigazione delk carne y o concupifcenza cGre 
rende V Uomo in tutto puro e fenza alcuna macchia carnale . 

Le fi là il vifo velato 9 per eflfer proprio del cafto raffrenar gli octhi.; 
perciocché 9 come narra S. Gregorio nei Morali » fi devono reprimere gH 
occhi come rattori alla colpa.. 

Il veftimento bianco denota t che la Caftità deve eCEer pura e nettai 
da ogni macchiar come dice Tibullo nel 1. lib. Epift. r. 

Ci^a flacent fuperìs 9 Pi^ra ctan wfie cernie » 
Et mambm pms /umiie fmif aqiéam • 
Lo ftare in atto di camminare dimoftra 9 che non bifogna ftare fot 
ozio 9 caula ed orìgine d*^ ogni male i e però ben difte Ovvidio de reme^ 
dio amcris . 

Olia fi follai 9 ptfierc Cupidifds arcuf r 
Le Tortore fono 9 come riferifoe Pieri© Valeriano nel Kb. 22» degli 
Tuoi Geroglifici > il Simbolo della Caftità 9 perciocché la Tortora perdu- 
ta che ha compagnia % non fi congiunge mai più r 

Lo fcettro lignifica il dominio 9 che ha fopra di ie il cafto 9 percioc- 
ché febbene ki carne é principalmente nemica delio ^irit09 nondimeno 
quando egli vuole non può' eftere mar abbattuto , né vinto da quella ; e 
febbene é fcritto • Contìnua Pnpia 9 rara viChria . nondimeno è detto di 
fbpra 9 quando P Uomo ha faldo proponimento 9 incontrario non può efTer 
Tuperato. in alcun modo 9 e prima fi deve mettere in efecuzione quel 
verfo di Ovvidio nel terzo libro delle MetamorfoH 9 quando dice j 

^ue 9 ai$ % mofiar j Wiom fit Ubi copia nojiri • 

^ Che 



JM t e N L G I A 

Gh'tf QiifónHnedte craboooare nel yixìD delie cannili coaÈutnTceii- 

FATTO è T O R I C O SA Ó R O. 

DI file impudico amare kiikfniniita fi era ta Moglie di^Putifìtr del 
Giovanetto Ebreo 6i6feppe 9 che più e più fiate tentò indurlo à«j 
compiacerla nelte fue sfrenate Toglie 4 alle <{uaii B]^K coltantiflimo Tempre 
i^efillette . Accadde un giorno che entrando Oiufirppc (che tutto il libero 
arbitrio aveva nelle dóiheftiche cofe di Puiifir) nella Camera dove era 
la sfacciata Dgiina ^ Ella afferratolo per un lembo del mantello fece for- 
za per obbligarlo a Ceco giacere • 11 caftiflUmo Giovane non vedendo altro 
(campo per toglierfi alla di Lei imi^uritàs le abbandonò iii maiió il man- 
tello» e fi apprefe a foUecita fuga . Sdegnata la reai Femmina cdnver£iL.« 
r affetto in furore • ed accufandolo al Marito» come fé Egli tentarla 
avelTe voluto » lo fé porre in ofcura carcere » dalla quale in premio di 
fua Virtù Iddio lo tolie » innalzandolo » per mezzo di Faraone » alle più 
alte dignità. GtmJ. taf. jp^ top. 41^ ' 

FATTO STORICO PROFANÒ, 

DAmocle Giovanetto Ateniefe vedendo di non poter isfvggire la $fre* 
natezza del Re Demetrio* fi gettò in un bagno di acqua bollente » 
eleggendo piuctofto morire $ che macchiare il bel candore di fua purità . 

FATTO 



I V ii •--'- ♦ •- ' IT ,f_ , | 



' C ^ AbWaino del P. Ricci figurata la Caftich ; Dmna di faccia affai tella , 
iM mefilmente canMo 4 tìfplcniìtmf . Connata. Con un Giofo in mano , ed una Sfina 
alla (ima . AV//* altra mano avrà una Pianta di Onnamomo . /ibbia aptreffo tma^ 
Torre formata di Avorio, fuUa quale fino motte Cokmbe Seìvaffe • Bella col vefti- 
niento candido e riQ>lend^nt9 , per cffcrc Virtù belliflimà , che contiene la. can- 
didezza e fpiendOf dell* óné^k . Coronata , in fegad della Vittoria che fi ri- 
fotta in vincere gli apjjtdti dtUn carne, Tfctlc il Giogo, perchè doma il fenfo 
a guifa d' indomiti Giovenchi .La sferra dnlota 8 gaffigò del corpo, conche 
-fi mantiene la vera pudicizie. A GinftafUomb, ptfr cfler Pianta che fi ritrova nel- 
le Rupi, « ne^ Monti tra fpiae e triboli, ei fi coglré eoa gran tlifRcolt^, figni- 
fica che laCaftitk fi oonferva colla mortificacion» e aftinenaa.^ La* T^re Ai Avo* 
rio rap^refenu V incornittibilitli di quefta Virrà , ed è Simbolo della Fortezza . 
Le Colombe Selvagge fono appropriate alla Caftità , per quello che ne abbia- 
mo da Pierio Valeriano lib. 22. Le Colombe Selvaggie, dice Egli , a differen- 
za delle domeniche , che fono Ammali lufluriofiffimi , fono Geroglifico della Ca- 
ftiti , perchè nfano il' coito molto di rado , e però fi dicono Palombi , perchè 
perdonano a' lombi, fecoiylocchè pensò Alberto. E foggiungeche quelli chc> 
ulano in cibo di quefti uccelli diventano più deboli neir ufo venereo . 



J» A T T O FAVOLOSO. 

Coronide Figlia^ cK Corooeo di Focide ebbe tanto in pregio la fua pu^ 
rirà > che invagbitofi di Lei Neiituana t benché colle pii^ forti luiki»^ 
ghe « e colie maggiori promeCe di cefori e di delizie procurale trarla^ 
al iiiO volere 9 Fifa fi poTe ad una precipitoia fuga » e si caldamente pregò 
i Dei a difenderle V onore 9 che Minerva moiTa a pietà », la trasformò ia^ 
una Cornacchia . (ytmi. Metam* lib. 7. 



CASTITÀ' M A T R l M. Q N I A L E . 

. M Cr/tre Hip^t.. 

UNA Donna veftita di bianco « In capo avrli; una d^irlanda di ruta r Nel^ 
la de (Ira. manotenga^ un ramo d' Alloro 9 enella^ finillra wa Tortora^ 
La ruta ha proprietà di raffrenare la libidine ^ . per 1' ^cucej^ del Cuq 
odore 9 il quale elTendo compofto di parti fottili 9 per la fua^ calidità rifol- 
ve la ventoficà» e il^egne le fiaipme di Venere 9 coiiue^dice il Mattiolo 
nel j. lib, de* Commenti (opra Dìofcoride . 

* Tiene ti ramo d* Alloro 9 peKchè queil' albero ha grandifllma fimiglian^ 
za colla Caitità % dovendo e0er pexpetua 9 come è perpetuo il verde del 
Lauro 9 e llrijlere e farp refii^enza alle fiajmme di Amoret come ilrìdonor 
e reiiitono le foglie ed i fupi rami «tt&ci ibpra il fuoco . Però Ovvidio 
nel I. ^cllfs Metamorfoii finge 9 che; Dafne Donna cada ù trasformaOTe in 
Lauro • 

La Tortora e' infegna <k>I proprio eiempip a npn contaminare giam-* 
nui 1' onore e la fede del M^.trinaofiio9 converlando. (blamente, fempre^ 
con quella 9 che da principio fi elelfe per compagna . 

Si può ancora dipingere V Ara»elUn(^9 p^r la gran a|ra che ha di non 
imbrattare la fua bianchezza 9 fimile a quella di una perfona cada , [ 4 ] 

FATTO 

i f } figprò il P, Ricci la C^ftit^ Matrimoniale : JJpmia iiet4 Matura cgn vago %fe* 
fiimdto , foffrf dijCt^ vifiano tam fiori fmaìi^ti all' ufanpa de' Cigli , Tenga in una mano 
lo feltro i e nelV aììra una Tortore » JffkiiU ftia un /ermellino 9 tm Elepntf ^ ed nncLj 
Cerva • Donna matura > in fegno che i Convinti in Matrimonio non devono attende*^ 
re a leggerezze • Il yelUmeoto piekio di Gigli , per efler quefti Simbolo della 'Pudici* 
zia e Catlitii , a come il Giglio tra ceipugli ytcosi la Caftità fi m«nu'ene^ralle afprezT 
ae della Penitenza . Lo Scettro deaotti 4 dominjp ch/e b^ianp iMi^riMU e libfrtk V mv 
cali'.aiico , La Tortorat percb^ <; 4PÌ<n^e che npi^ fi i^comm\vm pon itltrp che cqÌ 
fuo compagno • L* Armellino^ , per e^Ter ge}ol^^mo deila pufit^ ^ fe^np che p^^iipa C\ 
lafcia morir di fame che imbrattarli cielfangow L' Elefante' C f^ fi 1^^ ^ credere a^ 
Naturaliftì ]) non fi congìunge colla compagna fé non di nafcofto » e folamente iti^ 
due anni , nel quinquennio del Mafchio > e decennio delia Femmina , e perciò h Sim- 
bolo della moderazione che devono uiare i Congiunti 9 e della verecondia^ ed one* 
fia che devono coufenrare • I Cervi non fi accettano mai all' atto Venereo ^ fé noa h 
ben fatta ia purgazione r 



35<J ICONOLOGIA 

FATTOSTORICO SAGRO. 



F 



Rcmiò Iddìo il catto coniugai vivere di Tobia il Giovane , e di Sara 
__ Tua Conforte . Era Sara Figlia di Baguel , e di Anna della Città di 
Rages nella Media . Il Demonio nominato Afmodeo con^urò in modo a^ 
fuoi danni « che appena fi accodava al Marito % che Egli quello uccideva . 
Sette furono gl'infelici che provarono sì infaufta forte. Avendo Sara un 
giorno non so qual contefa con una fua Fante «j fu da queAa rimproverata 
degli Omicidi • come da Lei provenienti . In tal modo le trafiflfero il cuo- 
re le alpre parole t che (bla ritìratafi a* piedi del Sommo Iddio « Signorct 
dìcea 9 Voi fapete che Io ad Uomo non mi appreffo per libidine « che fono» 
e flati fempremmai furono caftiflimi i miei penfieri ; perchè dunque con- 
tro me difavventura si deplorabile ? Volle Iddio confolare 1* afflitta 9 ed in 
premio di fua pura mente , fece che a Tobia Giovane altrettanto cado fi 
unilTe , e da Lui ebbe Figliuoli 9 con Lui viflc lunga età 9 fino a vederci 
i Figliuoli de' Figliuoli; T<AU. 

FATTO STORICO PROFANO; 

ROdogona Piglia di Artaferfe» o come vuole Valerio Maflimo 9 di Dario 
Re di Perfia 9 eflendo rimafta Vedova di Oronte 9 ed effendo ancóra 
Giovane 9 e di belli ifimo afpetto 9 veniva da molti ricercata p^r le feconde 
Nozze ; ma E (fa ad Oronte 9 benché defonto 9 rifoluto aveva di ferbare per* 
pctua fede 9 e viverfene fempre cafta 9 e perciò attender non volle mai a 
parole di Matrimonio . E perchè un giorno la fua Nutrice procurò perfua- 
dcrla a (cordarfi il primo Amore 9 e ad altro appigliarii 9 ElTa piena di sde* 
gflo con un ferro V ùccife • ^^olf. Off. S$or. lib. i. cap. i.Banìfla Fidgof te. 

f KT 1 Q FAVOLOSO, 

PEnelope Figlia d^ Icaro ^i e Moglie di UlifTe . Nella lontananza fìia^ 
dal Marito cosi ferbò la fede conjugale 9 che per liberarfi dalP impor- 
tunità de^ fuoi Amanti 9 i quali volevano fedurla 9 diede parola di (poiar 
^olui 9 che avefle piegato V arco 4i UJiiTe 5 ma nefluno potè venirne a^j 
capo 9 e follccitandola pu;-e coloro ♦ Ella proraife di volere eleggcrfi un—» 
Marito I quando terminata avefife uxu Tela . Le fu accordato ; ed Efla di- 
sfaceva larnotte9 quello jche aveva fiitto il giorno; ed in fomma contanti 
artifizi V intertenne 9 che finalmente tornato Uliffe 9 ammirando la fedeltà 
della Conforte t e la sfrenatezza degli Amanti 9 con Loro divenuto fiirìolb» 
tutti gli uccSfet Omcr. Odijf. Ovri^ Faft. £0. 1. 



CECI- 



TOMO PRIMO, J53r 

CBCItA* DELLA M E M T £« 



Tt\OaM,veRia dS yenle . Stia u va Prato pieno ([ì vari fiorii col apò 

'xJ chino 1 e con lina Talpa apprelTo . . 
., ' Cecità fi ! dice la privazione della luce d^i occhi « e peri fimilitudine» 

ovvero per analogia * fi domanda ancora I* oBufcaaione d^Ila mente ; pcr^ 
i una ù. dimollra colla Talpa «per antico coftume degli Egizj «^ qome rao* 
coi^a Oro Apòirine i 1' altra colla tella china verib i caduchi fiori dellft-a 
tetra . che fono le delizie mondane» che allettano I* anìmaj^ e la .teng07 

Tf5 ocCbfatiTfìlHà piatto", percKqii^nio dì. bene il Mond9 |u(iBghÌ«ro. 
il prome-t^, tutto è' un poco di terra» non pur lòtto falfa fperanHt da^ 
breve piacei- ricoperta» ma con grandìifìmi. perìcoli di tuta la noAri vìr 
ta» come ben «{ice Lucresio lìb> s. De natura rmtm , - 

Oh tifAras bómiiitiin wtenta * &• fefhra deca t * 

S^MibJu i„ teaebHt «*rf» quatoUfjc pericUs t ' ' 

SfegOur boi avi qtndcamque eftl " ' 

' ' ■' ■■'.*'- ^v » / ,;, Ed.Ov: 



*5^ ICONOLOGIA 

Ed Òwidio nel Hb. 6. delle Metamorfbfi . ' 

Troh fiacri tpuntum mortaUa peHora Cma 
TioUis habm i (i) 

Patto storico sagro. 

Fornito Sufòne dalP Onnipotenza di Dio % di una incomprenlibile ibrù» 
era divenuto lo fterminio t e 'I terrore de' fuoi nemici Filiftei • Dopo 
Biolti egregi fatti fi lafciò Egli forprendere in guifa tale dall^ amore di 
Donna chiamata Dalila % che altro lume non vedea che per gli occhi fuoi« 
Pervenuto ciò a notizia de* Filiftei » fubitamente a Lei ricorrerò 5 proniet- 
f endole mille e cento argenti % fé ingannato avelTe V Uomo robuito t e da 
Lui inte(b 9 onde p^cedeflfe forza prodigiofa cotanto • Accettò la crudele 
ed avara l' impegno 9 ed al primo acceflfo di Sanibne lo affali colP ingrata 
dUmanda • In udire Sanibne V audace curiositi 9 volle di Lei prenderfi giuo* 
co 9 e le diede ad intendere 9 che fé foffe Egli legato con fette fìini di 
nervo ancor frefco ed umido 9 perduta avrebbe allora la fua forza 9 e ri*" 
dotto il farebbe alla comune fiacchezza . Diede la fcaltra il di feguentc^ 
l'awifo a' Satrapi de* Filiftei 9 i quali prontamente titrovarono le fette^ 
funi di nervo peranche umido 9 aicondendoii Efli con Gente armata in Ca« 
mera a Lui vicina • Venne Sanibne 9 ii coricò 9 e addormentato che fu 9 
Dalila gli legò colle dette funi le mani 9 indi lo fvegliò 9 gridando : San- 
ibne 9 ecco i Filiftei ibpra di Te • Deftatofi alla voce Sanibne 9 fece sforzo 
tale colle mani per metterli in libertà.9 che reftarono le funi rotte 9 come 
ie ftate fofTero un filo. di ftoppa pofto ibpra la fiamma. OtLelP unico per- 
fido tentativo doveva effer baftante ad aprir gli occhi dellx mente a Sanio* 
ne 9 onde piìi non fidarli dell' ingannatrice Donna 9 ed anzi da fé totalmen- 
te rimuoverla • Ma che ? Egli era troppa perduto. Tentò 1* iniqu» in var j 
snodi e con pianti 9 e con lufinghe 9 e con doglianze per la ieconda 9 -e ter« 
za vòlta di più faper.e da Lui quatto ftcfTo ; ed ^gli la feconda e la. terza, 
volta ancora fé ne prete giuo'co 9 e ii trovò fempre 9 nello ftelTo modo che 
fopra 9 ih iftato di eifer tradito 9 iè il vero le avedfe fvelato . ' Pure9 cecità 
fi>vragrande ! alla quana volta cede ali' importuna Ingannatrice 9 e feriamen- 
te comunicòlle tutto 3 vero 9 dicendole che effendo Egli Nazareo 9 e co«* 

iagrato a- Dio fin dall^ utero di fui Madrt 9 tutta' la iua mirabil forza <on- 

illevx 



•n . Il I 



( tf ) Là Cecitì^ de^ Petcatori cosi s' ihuna^ina dal P. Ricci : Ih^o tiecpjtd^ 
4g$o ié M abnikio. AiUa fui toftf tma fiamma ^ < nf jfuU una f^^^ • Cicco» 
jyer la' cecitk^ della menié coIU quale iPecfcatorifioh ravvifiincil danno che^ 
«rreca Loro la colpa, il periglio a cui foiu> apprellb , e lo fàtgnò del Sommo 
Creatore . JEt* condotto da un altro Cieco , che * 1* umana woncupifcenza , da.^ 
cui viene tratto in miHe errori *<- La. fi«amia . foi' capo è ^^ nr^ di Dio > e la pe* 
na che al Peccator {ovìsÒm, . La Catena da* Teologi f pr^f* P^' Geroglifico de* 
Beccati, ftando legati in fieme » in gttifa degli anelli di quella ; ed uno iia ftsa«- 
da all' altro ; e fimboleggia ancora la dura icr^i^ nclk qu^^c fi ritrova il 
malvagio per le colpe» 



fìltev» itel Capo • e che qùaton nXx gli avetTero ì capelli « ^ella atancaca 
^ì farebbe del tatto . Comprefo il vero dall' infedele ■ non maacò renderne 
avvifiti i Filfllei» ì quali a lei al folteo fé ne eorfero. ElTa pertanto fe- 
dendo « fece all' infelice incauto pofare la tefta fui fuo grembo* dove s'ad- 
domicntò profondamente . Dopocchi Ella * fattoli apprelhre un Rafojo * gli 
rafe deftrameote le fette ciocche i in cui fl dividea la di Lui capigliaturaj, 

J;UÌadi da fé rìmoiTolo . Io dettò al fblito * gridando : Suifone * i PUiftei €oa», 
òpra di Te, Ed in fitti quelli ufcìti dall'agguato lo forpreferoi {o TÌnfèroi 
non avendo pifi la folita robuliezzai flrettamente Io legarono* eflraendogli: 
dal Capo ambi gli occhi > e rendendolo oggetto delle -Loro beffi; « e de* ' 
pìft atroci ftrapazzi . A tale Iq condulTe la cecità della fua mente* cha>., 
gli colfò la Vita* tuttocchè però non invendicati. LA. i^ &iiiiti taf-. <6. 

FATTO STORICO PROPANO. 

LA Romana Imperadrlce Agrq)pìna cod ciecamente fi perdette aell* i£* 
fetto del fuo Figlio Nerone , che peììr far giuneeie Elfo al Trono « non 
dubitò di avvelenare Io lleflb Claudio fuA^ Marito. Le fii prefagito che fé 
Nerone foCTe afceiò al Trono « ad EOa per benemerito avrebbe tolt% la.^ 
Vita. Non t'atterrì * non s* illuminò , nu rifpofe i che pure che il fuo 
Nerone avelie regnato * in pace avret^e foflerto che 1' aveETe uCofa • Di . 
piCt datali a Lui io braccio da Madre no* ma da Amica* non fi'arrailò 
di commettere le più enormi ehipietì . Finalmente ti F'reCàgìo^vèrificoffi; 
poiché la ftolta Donna fu £itta dal Figlio crudelmente trucidare . Sabd. Uh, 
4. Storia ^gmma ec. 

FATTO FAVOLOSO. 

'a Ffàcciatofi Narcifò ad un limpido Fonte * gli penetrò tanto alfa mente 
X\. la forma di fua bellezza « che fieramente lu feftelfo innamoratoli « perde 
F intelletto ; e tutto nel folle ardore ingolfato giurife a fegno « che fé ne 
morì . Cangiato fii pofcù in un Fiore* che porta il fuo nome. OwU-Mt- 
tamorf. lib. j. 



Vv 2 CELE. 



m 



ICO NO t oc l'A 
fi t ERI T A'i 

là ttfai ìlìpt. 



DOno» che nella delira mano tiene un Folgore» come- nami Pieri» 
Valeriaiio nel libro 45. de' fiioi Geroglifici . Accaito avrl un Del- 
fino » e per 1' aria uno Sparviero i ancor* eSo porto dal fopraddettó Pieri» 
liei libro a'a. per la Celerìd . Ciaftuno di qucQi e velocìffimo nel fu» 
moto i dalla cognizione del qnale'ih cflà & Ci facilmente, che cofa' ila_« 
Celerità. 



CHIA- 



e H t A R B i t ,'Ai 



UNa Giovane mtmiit drcondzfa di molto l!pI<iii<lore da' tutte le buule< 
e che tenga in mano il Sole 

Chiaro fi dice quello « che fi può . ben vedere per mezzo della luce « 
,che ^ la.Chiareizza» la quale dimandaremo quella fiinia • che P Uomo o 
colla Nobiltà* o colla Vinù s'acquilta* come dìmollra Pierìo Valerìano nel 
ìib. 44> e S. Ambrogio chiama chìariOiini quelli* che fono Hati al Mondo 
illuiVrati di Santità e di Dottrina . Si dice ancora Chiarezza una dellcJi 
.quattro Ootì de* fie^ti| in Cielo* ed in ciafcuno di quefii fignificaci . 
, , Si dipinge Gio,va'ae*i peVchè nel fiorire de' fuoi'merìti ciafcuno fi dice 
.efTere chiaro i per la fidititudine del Sole ixhe' fa vifibile il tutto. 



CHIESA 



34* (CO NO LO G r 4 ^ 

CIfIB. SA CATTOLICA. 

* 



DOwx di venerando a&etto da Matrona % fedente £apn uno ftabfliiCmè 
Trono di finifBma Pietra % ove iiaao molti Scalini per afcendervi • Ha 
in tetta Corona di oro tesipeftala di v^rie preiiofe Genime $ come Cal- 
cedoni f Diamanti « Brilli » Smeraldi t Rubini $ ec. Tiene un Vafo di or» 
ili mano .(lieno di umor purpureo t ed un Anello grande ad un dito • Vi« 
cino al Trono vi è una Pofta • Appiedi del detto Trono ne* gradini certe 
Caraffine % ed abbafTo certe onde marine fpumanti e proceilofe • Da iato al 
j)a{ro fiano tre Fanciulle fcalze fcapigliate e mal veltite vicine ad un^ 

, \a CJiiefa Santa non è altro t che la Congregazione di tutti i Fedeli €ri* 
'fliaiu^ uniti infieme fotto l'infigne Bandiera di Crilio Signor Noftro^ che 
^ Tuo preziofo Sangue Tono itati redenti 9 e quella è la Chicfa Milttante* 
ideila quale al prefente parliamo 9 che contiene tutti i Reli^iofi e Secolari 
credènti % e battezzati colle acque del S. Battemmo 9 benché vi fia la Chiefii 
trionfante % che è il Paradifo 9 ov' è la Congregazione di tutti gii Eletti 
ialvatÌ9 die godono perfetta quiete « ed eterna pace. La Chiefa dunque^ 
militante in terra 9 il cui Capo è Crifto 9 ed in (uo luogo fu Vitari^ c^ 
Princi^ie S* Pietro 9 Capo degli Appoftoli $ ed in fuo luogo tutti i Sommi 
Pontefici Romani 9 i quali deftinano tanti altti Prelati 9 come Cardinali c^ 
Ve£covÌ9 ed altri Superiori nelle Religioni. Qyefta è la vera Chiefa fta* 
bUita fulla Pietra ftabile e folida di (frifto Signor Noftro9 la quale ben- 
4diè aveflfe molte martellate di. perfecuzioni 9 tuttavoIta9 <^ar fi è refà^ 
e rende. forte e (labile 9 né punto paventa di. Nemici 9 e(^ndo mantenuta 
dalla Divina mano 9 uve Ibno ripofte le Anime di tutti i GiulH : Jiflortm 
f/tnimd in manuDei fimt^ EVqual Nave 9 che naviga il Mar di quella Vita; 
e i Giudi dopo la lunga navigazione nelle onde de' pentimenti e peniteli- 
K9 gli ripara nel felice Porto delle beate Ilanze del Paradilb; ma i Triftti 
come indegni di colà 9 fommerge ed abilTa nelle ^onde voraci delP Inferno. 
Nave 9 che Tempre ebbe felice fine de' fuoi viaggi 9 a cui più giova la^ 
tempeda di venti 9 di perfecuzionÌ9 che la bonaccia; ed lUario dice de-> 
tribul. lib» ultim» Hoit proprium léuiaur Mcclefiaiqtda ium perfeqmtitr fiora « 
dum opprimHtir crefcit % dm contefmutur perficH 9 ctorf ladititr vincit 9 ^ Mie 
fiderai cim fuperari ^idetkr; e quefto avvenne fpedalmente nelle perfecu- 
zioni di tanti Imperadori • che col volerla perfeguitare colle morti di tanti 
Santi 9 più fucceiTe in pace e nuiete «-in dominio e grandezza 9 e quanto più 
pretesero annichilirla 9 più crebbe ; laonde*^ Tcioèthi e miferi martirizzava* 
no uno 9 ed il Signore di quello ne faceva Teme <fi Criftiani 9 mentre io-f 
quella morte fi battezzavano mieliaja di Uòmini ; ficchè le fi può dare il 
titolo di gloriofa Nave 9 ridotta al felice Porco di efler Capo di tutte Je.^ 
altre Chiefe . Oh felice Nave 9 che le procelle è V onde fpumanti 9 ed or- 
ride 



fide di travagli pfocacciaroole bonàccia « e le impetoc^ tempelle de* Ti- 
ranni le cagionarono felice augurio di giungere alle: Tponde ftabili di eterna 
pace 9 ed univerfal dominio ! La Chìefa 9 dice Sw Agoftino in ' EPifi. 28. 
quale crelce per tutte le Genti » ù conferva ne^ Frumenti de! S^ore % 



quelle comunemente noi ritenghiamo e Crifto e la Chiefat dice lo ttcflb» 

Xa Chie£a non condfte nelle Mara > ma nella moltitudine de' Fedeli. 
'Noa è luogo di Difpute % nia di Dottrina » ^cori dice IS^ Gioì Grifòlloma 
in homiU è fenza fello traditore qualunque IScfmo fi fia 9 che vorrà pro- 
durre vizi in quefta Sant'a Cafa » e il Tempio di Dio fer Ipecola di Demonio 
dice S» Bernardo in Serm. 

Là Chielà non fi edifica "coli* oro» ma piuttofto fi di(tnigge> dic<i^ 
Sulpizio Set. Dial. 1 • 

La S» Chieià » dice Gregorio Papa in Hùtnil^ fi^. ]^eh. ha due vite , 

una nella quale fi raccoglie la mercede « P altra ove fi gode de' ricevuti 

doni» ed in ambe le vite offerifceSagrificio » qui di compunzióne^ e colà 

nel Cielo di lode • E lo fteUb dice 26.. Mùtd. » che la S. Chiefa confi^ 

.ile aell^ unità de^ Fedeli » come il corpo nell* unità de^ membri » 

La Chie£a »* dice Leon Papa ex Set. i. in ^Sl. ^pofl. non diminuiice 
nelle perfecuzioni » ma crefce» eflfendo Capò del Signore » qual (empre più. 
divien ricco di raccolta » è pochi granelli che calcano » multiplicati in^ 
gran maniera rinafcono. - • 

Ben dunque mofTo da gran ragióne » l' ho dipinta da Matrona beliti^ » 
perchè è Madre di tutt* t Pedieli» ed è per durare in perpetuo. Sta fe- 
dente fopra un Trono llabiliifimo di Pietra» perchè mai piii farà molTa» 
uè oltraggiata da' nemici » elTendo il fuo Soglio di Pietra Crifto Signore 
dell' Univerfo » al cui volere ógni Creatura ub^ìdifce . Sta cpronata » in fo- 
gno di dominio potentifilmo» e regio» ^ eh' Élla pofiiede « a' cui- piedi fi 
curvano le Corone » fi flettono ì Scèttri » fi prdlhnino gK Imperi » fi umi- 
liano le Monarchie » ed 06;ni dominio avanti ài L^ depofita 1' Eccellenza» 
e le grandezze» né ad altra fta pia bene il titolo di Regia e Cefàrea^ 
Maeftà» fblo che a Lei » ed a Lei s^ ^pph)pn *il fiipremo encomio di 
Sereniffimo » di Auguftifiimo » e di Sarftifiimó ; i.e gemme che i' ador-^ 
nano» e che la fregiano» fono i Santi' fnòi-; e fiecome le gemme fi ten* 
^ono in pregio » perchè di raro fi trovano » e. per lé^ tve virtù loro » co*^ 
sì i 3antt » che rari ed eletti, furònp fi^'^gli altri 'Uomini» e le Virtik 
Loro si eroiche eh' ebbero più del Cèléftè » <Sit Teirtno » il' raflfembrano 
9 lame gemme ? Primo a Calcedoni gli Appoltolt» F^Àri&rchi» e Profeti» 
efiendo gemme di color pallido » che iembràno la mortificazione di cofto» 
ro • Al roiso di Rubini i Santi Manirì bagnati di Sàngue ne' loro marti-^ 
T) » .Ai bianchi idamant! i Ds3ttori e Confeffori. Ai brilli^ e verdi fmc'* 
raldi le Sante Verginelle piene di ficm^ Ipeme^ £d ecco come ' fregiano 
it Capo di Santa Chieia » Il Vafi> pieno di Umor purpui*eo » che è il San-^ 
'^ gue di 



544 .'ZC:0\N LOGIA 

guc di CriftOf^liquJfljerjita è. fabbricata Santa Chiefii e eoa quello Di^ 

vin Sangue è. ftabilip ; ed. ingrandito il fiip'Teforo. Vi è 1' Aheìlo', chi 

.hh% pollo Criilo n^ìd» Sppfalizioi effondo iua . vera Spofa • Le Caraffine 

«piene di odori « che fono nei .gra(iini^ fenjbranò le Orazioni dei Santi . Uonr 

.de procello/e,» sbp fono * a^ piedi»^ -in fegno^.chc fono pafTate * tutte f e tutte 

vinte le tempefte dei Tiranni e Ncfliìci iuoi •. E per fine le tre Fanciulle 

«fembrano le altre falfo Chiefe fuora diLei .! Stanno fcapigliatè »per non aver 

.avuto Capo buqno • Stracciate neHe Velli $ per efler fenza vigóri e meriti • 

. Scalze 9 per fogno della miforia e ^pqverti. che tengono d* ogni Virtù ^ So* 

.no vicine ad un precipizio 9 .perché ^gu^danp. chiunque le iSegue a quello 

d* Inferno . 

Avveriamo il tutfo colla ^ Scf:itjtuiP]a* jSagra • , Si dipinge la Santa Chiefi 
da Donna matura fodente fopra un Trono di pietra » che cosi dilTe Criflo 
?à San Pietro Jf^iE^, id, v, 18. Tu es^Tcfrus, 0' fufer Éane Tetram £Ìifi- ^ 
cabo Ecclefiam meam . Che Pietra è Criiló ileiTo Tiftra auum erat Cbrijlns ^ 
1. Cor.' 20. v. j. Sta coronata di oro t e . que(la . Corona é Crillo, che 
le fregia le tempra come fuo vefo Capo /Dedlf^w Càpi^ futer omnem £c- 
defiam. Et ficut fir e]l caput ^mulìerìs ^ fic i:hriflus captu kcaefije .EpheC t\ 
v. 22. Eph. j, V, 2j, Le varie gemme chf ingemmjjno .quella Corona fu- 
rono allegorizzate in quelle 9 che ornarono le S. Mura della Celede Ceni- 
Talemme . £t fimdametaa mura Cmtaiis omtii lapide pretìofq ornata : Apoc. 
SI. v. ip. Il Va(b 4el Sangue di Crifto col quale tu acquiilata la Santa^ 
.Chieia» e ftabilitas Dedit regere Ecclefiam Dei 9 f^m acqtdfi^ìt Sanguine fuoi 
ASt. Apoft. 2o. Tiene 1* Anello dello Tpofalizio 9 che la fposò nella ca- 
mera regale delia Croce : Egredèmif^ 9 & nridete filia Sion l{€gem Salomonem in 
di^demoie 9 qua eoronavit iìlum Hater fua in die defpon/ationis illit^^ C^ ,in^ die 
lati$is cordis qus % £d Ofa. 2. y . 20. anche ne favello . Et dejponfabo te 
mihi in fidei £ S. P^olo Ephef. ;• v. 32» fori ve queiSo eccelfo Spofalizio « 
e Szgnmtnto . ^ Sdcramemim hoc magmnn '^ ' " - -^',n ^. 

£ccl -" -- " 
ieìl 

-Ego, ^_ .,.,,.. , , 

ra : Ecce dedi corani te Ofliam apertum 9 qw>d nemo potefi claudere . Le Caraf- 
fine 9 che^ftanno ne' gradi ^ fono le laterceifioni 9 e le Orazióni de' Santi : 
Uabentes fingult cytbaras y &pbialai éureof ti^nós ^oiforamentorutn 9 otix fimt ora* 
tàones SanRorumi Appeal. 5^ y.jS.^L^ÒBC^ ^rpcelloic delie fueperfocuziò- 
ni fono ceflfate 9 $;Convecfite .jn bons^ajj ^wi^ ridotta/ ^ al iferìno Lido t 
e folla ferma Pietra : Fundaia e]^ .Jppn^s-^ ì^fmtnf fnpex firmam Vetrame 
£cclefi£. E per^ fine vi I fono, le ti^e^ FapciulI^Ccb^e ten^ falfo' 

Chiefo fuoi:a di LeÌ9^ta9to odiate e deteilate da Davide P{aK 25. v. $. Odivi 
Ecclefias Malignamium %,^:Qhfi rechino ^1 precipizio: Fa Ùlis qiu in via Cairn 
étbiermtt 9 & errore Balaam , mercede effkp pmt^ ^ in contradiiiione correperie^^ 
nmt. Jud. c.^ 7*;Che cosi ancora oniv;^ Davide PCilgi. ^4. Trscipita% Do*^ 
mine % & divide liu^uas^ eorum^qumam ^di iriquitatem 9 ^ comradiiUónenf^ 
iRf civitate. ' 

• ^"- ^'-^ CHIMI- 



C H I ^ \ ^ A 2 

^S* Jhtìe Cefare Orlandi^ 



SI dipingerà una vecchia Matrona i ma con aWto vàflofb gìOTanìIe e 
ricco* di volto pallido e afciutto ) in una Stanza i nella quale fi Qiirìno 
alJ* intomo varj Fornelli , Crogiuoli i Vafi diverfi dì bronzo * dì terra * dì 
vetro , Lambicchi • e tutt' altro eh* è foHto adoprarfi da* Chimici s Ver- 
ghe di oro e dì argento « numeroH pezzi dì altri metalli * varie erbe^ « 
fiori. Animali morti, e tutto ciò che può ipettars alla Profeffione. Tenga 
in una mano un* Elmo volto fottofopra , dal dì cui cavo fi veda forgerei 
viva fiamma . Neil' altra una Canna da foffiare appreffata alla bocca , colla 
quale fomenti la fiamma a* carboni fottopofti ad un Crogiuolo . 

Dovendo difcorrere della Chimica i Seguirò di buon grado in quefta-» 
parte * ciò che di efla abbiamo dal celeltre Efraìmo Chambers « nella tra- 
duzione dall' In^lefe . 

Chimica è r Arte dì feparare le diverfe foftanze , delle quali ì corpi 
mirti fono comporti » per mezzo del fuoco ; e di compornnovt corpi nel fuo- 
co colla miflura di differenti follanze , I Critici fono tìiviii quanto airEtìmoIo-, 
giade! nome Ch\mca: Comunemente diri vafi dal Greco x'^fios Succo e da 
X£HV fondere, Boerhaave . ed altri con più di ragione lo dirivano dall'Egi- 
zio Chcma , o Kema nero ; e fcrivono Cbemia , non CbymU. Altri facendo 
X X Cham 



^ réd^ò LO ù'PÀ 

Cham l' Inventore della Chimica 9 derivano il termine 4^1 Tuo nontie ; ap- 
poggiando la loro* £timdft)gla fuUa fignificazione della ^oce Cbam 9 che^ 
fleti' Ebreo fignifica calore , colio 9 nero ; tutti quelli %aificati elTendo rela- 
^ tivi all' operazione dell» Chimica • 

La Chimica è nota ancora iotto varj altri nomi ; Ella è bene (peffo 
chiamata P %Arte bermetìca per una fuppofizione che Ila Hata inventata da.^ 
Ermete Trifmegiilo . Altri la chiamano /' .Arte Egizia dalla Nazione appreflb 
a cui fu prima efercitata • Altri /* *Arte Sagra 9 Divina ; Toiefis 9 cioè P Arte 
fattrice 9 come quella che fa V oro 9 ec. Altri la chiamano ^ne Jpargirica^ 
Paracelib 9 /' ^rfe hyffopica : Altri pyrotbechnia 9 ec. 

L' oggetto principale della Chimica è analizzare 9 o difcomporre i corpi 
naturali ; ridurli a' loro primi principi ; fcoprire le loro afcofe virtù 9 c^ 
dimoftrare la loro intema conteftura 9 od il centro 9 come e' lo chiamano» 
in cui le naturali follante concorrono • In una parola 9 la Chimica è V A- 
natomla de' corpi per mezzo del fuoco ; definizione che Anneman ci ha 
data dell* Arte • 

Boerhaave definifce la Chimica più fcientificamente : &n' ^rte con cui 
I corpi fenfibili contempi w? vafi 9 capaci di ejfervi contemui $ fono mutati cosU 
€ol mezzo di certi ifirumenti 9 e principalmente del fuoco 9 cbe le loro diverfLj 
podeftd e Vhrti fono ivi manifeftate cotta mira alla Pilofofia 9 alla Medicina ec. 
Q^ielhi definizione pare proliflfa 9 e troppo circoftanziale più Amile ad una.^ 
defcrizione 9 che ad una definizione ; ma ancorché quell' Autore vi abbia^ 
pollo ogni ftudio 9 aflicura 9 che non ha potuto formare una più breve 9 la 
quale efprima il vero e intero fcopo 9 1' oggetto 9 e gì' iftrumenti dello^ 
Chimica 9 ficchè da ogni altra Arte fi diftinguelTe ; fui qual punto tutti gli 
Scrittori di Chimica iono . da difficoltà imbarazzati e confufi • 

Imperocdiè la Chimica non può giuitamente chiamarii /' .Arte di rifol^ 
0ere i cofjrì^ conde la difinifcono Regio 9 Paracdfb'g* ec. poiché f^ ciò aiH 
ehe la- Meccanioa : né- ii^ emenda la eo& con dire ch^ etki é' f .Arte di an^ 
kzzaft i corpi eoi fuoco ; fiecome ha fatto Blmóhitio 9* né col $M tome altri» 

Odetto definizioni includono feUmehte una parBè^ 9 in veìré dd tutto • 
JE con* poca proprietà" aitres) ella é dfetioniiiìiata Ì^\Arie di jeftttfate U purù 
dalP impuro ; perocché elisi non nKtf coiiì{>bh)s 9 cfte fepara 9 e mefcda^ 
ttiandio fpelTo il puro coli' impuro. La Chftnka^ dunque appaile che iia^ 
Arte molto eftefa . Il fuo oggetto 9 o la mattria Cbimica fono tutti i cotpi 
fenfibili 9 capaci di eli^r contenuti lie*' vafi^^ 9 e però fi dividb in ti^ Regni 
foffiej vegetabile % axAmde. 

Le operazioni della^ Chimica inchiudono tuttr i cambiamenti prtnlòttì 
Ae' corpi per mezzo degli Agenti 9 o Iftrumenti naturali : cioè la decozioni^ 
f infìfione 9 P efalazione 9 la cdànazioik 9 /' eftrazionè 9 ta difiillazione 9 la cri^ 
flaUizzazione y ec. 

Gli effetti o le produzioni della Chimica fi-pòQono ridurre ai ntt^fiaf% 
agli efhattì 9 alle tinture 9 agli eliffhj % ec. 

GP Iftrumenti 9 e gli Agenti della Chimica 9 co* quali le fue operazio- 
ni fi compiono 9 fono U fmeoj P acquai P aria^^ kt terra-^ i meftltfd } e gP 

Iftru- 



IUrumesci proprìf^mente cosi detti fimo i Umbicchi % U tfimbife 9 U riiorte # 
i pdlicA$Ì9 i fornelli 9 i lotì% §c. 

La Cbimiga è divira io Het^lmghtf ^bimh* f^m^w Chimica % <^ 
filofpfia Chimica • 

Si dipinge Vecc^i^ Matrona « ,p^r ì^dicar^ la fygi Antichità le ao(K1^ ; 
giacché la Chinii(;a è mp' Arte anòpfai^uiia « e ila al^giu Poeti Ki crcdO 
che (qHCc pratitic»(a fin inql MquÀq aotediluviano • Si rif<^ri(ce ^ uiv^nzioor 
a Tiibì^cain mex^pyato daUa Scrittura per Inventpre AeU' Arte (li .lavorace 
U Rma^» ,^à M F^W9« Tukal<m qió fwt HaUea^rp & Faber «i ^imfia^ 
0pera 9ASris9 & Ferri. Gen. cap. 4. v. aa. Qiiefto è certp, s;bfi jtlcuav 
^ìk fHi iCiMìm e fiiii dii^ciU cpfe nella CMoiicii de^bonp eflCer^ il^e note 
a ,Lui i tr^Ui^ SS^ Soffp jf^p^nrc e purificare .il Rani^ od jl Ferro .« il £we 
P Ottone 9 il Bronzo 9 ec. Cooiuneniente però .Ifi tiene die il ;)rero Inireor 
tpqe 4^k Qìim^ jfia Iljito Cham Figliu(uÌo di Npè . da cui .(uppoofi aver 
«efi> il nomi* . 

;L|L prima ti|ieiwù»nc che ttwi^m fatu del?Adree /è apprefifo 2^aio dPft- 
nopoUtat ii quale viiTe circa 1' Anno di Critto 4GP0. Tuff* Sapn Scritti % dice 
i^uelF .Autore « trmAmo parUtrfi ii ceni Cini % che Mero commercio con Fem* 
minfi . Erm0€ 4ice athrettauo w? fuoi libri [opra la ruuuNti e ^ptf^ ^ ^ ^^^ 
jjtMore che non abbia qualche eie/ègio di qnejla tradizione . CoteJH Geni f^fi Z^ 
^diariamente dall' amore delle Dome 9 mamfsfiatono ad Effe tutti i fagretì deUtu 
natura ; e loro infegnarono diverfe co fé inopportune a faperfi per E^% per Ul? 
€fMÌ ragione fwrono fcacciati dal Cido . U libro, ^ nel male èrano contenuti i lor 
fegretÌ9 fu chiamato CHEMA 9 e di epa il nome CHEMIA , CHIMIA . 

Il Tefto della Scrittura che Zofioio 4ia in mira 9 è qiiel 'paflb ài Mosk 
Ael Genefi cap. 6.v. a. Ifidemes Fila Dei fiias bomittum fiod ^fenf ptdcbr^ 
ncaepmmf ftkì imnss ex mmAns mos ^^eseram . 

JLa .origine ^iKedilwiana della Chimica è con&muta da *7^ituIiiano • 
Ifli ^ngudi fhe C44mn0.9 dice quefto Padre 9 difcoperfero i^orOf ^ V argem 
éfgU Vonm kfieme code Jùtì di Luuoradi 9 di tinger la Una ^ ec. per U ^td 
ragione furono sbajfdUis icone vien Atifmto da Enocb . 

fiorrichio prende quelli paifi per autentici ; su ag^iugoe che Enocli fi è 
ingannato 9 perchè gli Angioli « de' quali parla^ non erano -v^ì Angioli 9 ma 
i. Difcendenti di Seth 9 e di Tubalcain 9 che degenerando da' loro Padri fi 
diedero a' rei piaceri colle Donne difcefe da Caino 9 e nel corfo de* loro 
amori e turpi commerci 9 divolgorono i fegreti che Dio aveva lor confidati. 

Sia come fi vuole 9 la Chimica 9 non v' ha dubbio 9 fu prima pratticata in 
Ep'itto • Secondo JAosé 9 Tubalcain ^ayret>be vCiTere ilitp il primo Inventore. 
Gli Autori profana la rìferifcono a Vulcano ; ed alcuni p^ recenti e migliori 
Critici fi sforzanp dimoftraré.9 che Tubalcskin e V vlc^o fiirono tutt* uno ; 
come in fatti ritrovafi una gnnde . i^^GTqmiglianfa tra i loro nomi. 

Dopo Tubalcain il primo Chimicp 9 che ci fia conto 9 è Mosè; il di cui 
fapere e perizia della Chimica è incontraftabile 9 avendo Egli abbruciato e 
polverizzato il Vitello di oro che avevano eretto gP Ifi^eliti 9 ed avendolo 
dato Loro.da bere . Appena v' è più difficile operazione in tutta la Chimica 9 
che fu* oro potabile • X x a St vefte 



54* JCONOLOGfA 

Sì velie «00 a&ìto virtofo^ giovanile » e ricco» per dinotare , ede Cnìi- 
fcene la Chimica abbia la fua origine antichiflìma r nientedimeno il fiio mag* 

5;ior luftro- ed il fìio- vero ElTere P ha ricevuto ne* tempi noir ranto da noi 
ontani , e prefcntementc è nel Ilio maggior vigore e prolpettfva . Ebbe h 
Chimica il òellino eoraune delle- altre Arti iieHa dedinazione ^11*' Imperio 
Orientale i e giacque fepolta " e fcordata fino- al tempo di Rogepo Bacone» 
che la fé rivvverv. Egli fu feguitato- da tuHio ♦ ds Riplejr , da Bafilio 
Valentino » da Paracelfo , da Van Helmont * da Glaubero , à^i Bbyle , da 
leraery , da H'>nifaerg ec. , da* quali l'Arte è (lati portata, al- fiio prefcnte 
grado di perfezione . 

I primi Chimici G rìftrinféro a' Metalli : In quelli ultimi tempf i conini 
della Chimica {bno-llati grandemente ampliati; ed ìa EOa fi ùtn fitte en- 
trare le-Piinrci gli Animali-,, i Minerali» ec^ 

Non è gfiii' tempo- che la Chimica è- Hata af^licaCa alla preparaziono 
delle Medicine , Bafilio Valentino , e Arnoldo di Villanova» pare che iìano 
flati i primi che ciò tentarono: ^ l>aracel£> e Van Helmonc la portarono a tal 
fegno 1 che la Medicina ■fi è- reià da Loro- quafi t«talmeute Chimica . 

II Volto. pallidO' e a£ciutto-i dimoerà la grave 3ppiica2tone della mente* 
che è. necEiraria in Chi vuol liguirc tal Profieflìone ; indica ancora le gravi 
cure 1. le fiimme diligenze* e le inevitabili fatiche del corpo* dalle quali 
cofe tutte ne-, proviene ncU' Uomo L' einaciazibne ». ed il perdimento di un 
profperofo colorito ^ * 

I vari ForoelU > Crogiuoli ec dìtnolìrana uò- che £a dt bifógno per la 
Profeffione » 

Tiene la Chimica ih una mano un Elmo- volto fotTopra , dal cui cavo fi 
vede fDtgere viva fiamma « perchè 1' Elmo» fecondo- ciò- cbe riferifce Picrip 
Valeriaho lib. 42. è Geroglifico de* principi occulti * dicendo fecondo ii 
Traduttor Gefiiita =: t' £lmo cbe. principalmente cuopre il Capo di "Plutone^ 
fi^mfica che i princìpi della GoKraàottt delie cofe fono- oeadtì-. ;= Onde io per 
cÙmollrarf che al Chimico non fono, nafirofli detti prìncipi » fo che la mix 
Figura tei^a 1* Elmo foitc^ra » in fegtio che li ha- difcoperti . 

La viva fiamma indica » che il fuoco è il principale Agente nella Chi- 
aiica -y. e per quella. Iteilà ragione, le fi pone alla bocca la Canna. ^ 



TOMO PRlMOi js,^ 

U I R O M A N Z t A; 

fie/Z' ^ait Cefart Orlandi^ 



ZTngana coromt» (ff Lauro . Colfe Sède r a fia Compafflo « mH""" **-* 
linee della mano dì Peribna i che le rtia appreffo r'-Ji* altra mano 
profénti de' doni ali* altare di Mercurio , fopr» *^i fi vedrà, il Simulacro 
del detto Nume. Abbia' appreffo una Talpa. 

E* la CbiromanzU l' Arte d' indovinare il delfino-, il teraperamento, 
III difpolìzione t e gli accidenti' occorfi- ad- una Perfona 9 dalle lìaee » c-:^ 
da' lineamenti delJa maflo.. 

La parola vien dal Greco Xttpt mano ; e ftXPTHCtt divinazione. 

Qianto fia biocca Taira' e ridicoli Atmìe- arte , ognuno- che ila di 
ietto intendimento fornito- può fàcilmente- comprenderlo'; ed lo-non fo bt- 
liantemente maravigiiarnii nei penfere che lì- trovi- GentCr anche fuori 
della Plebe, che a foraiglievoIi-frivoicKe dia orecchia e prefti credenza. 

Vi {ono- flati degli- Autori che hanno» pretefo porta- ih qualche riputa- 
zione , ma non con molto Loro applauib , non avendo pocuro apportarci* 
nelle loro- ragioni^', che congetture frivoliffime , e' indegne affatto' di fede . 
Oggidì è giunta a tale avvilimento queff Arte , che da fóìi vagabondi 
voene. efercìtata r cioè da queJU che v«ngpno denominati Zing^ani r e che 

a ipac- 



j^> ICONOLOGIA 

a Spacciano difcefi da Chus Figliuolo di Cham • Vanno quefti errando per 
il Mondo • e col dar la buona ventura ed a ^ueiti ed a quu^lli) vanno 
procacciando a fpeH: t particolarmente delle credule Donnicciuole » il fò- 
ilentamento al loro fcioperato vivere . 

Per la ragione che da tali Perfone viene quella Profefsione efercitati « 
figuro Io 1' Immagine della Chiromanzia in una Zingana * 

Ha la Corona di Lauro in tefta » perchè tal Pianta è il Simbolo dell* in- 
dovinare* e fecondo il fciitimentodeglt Antichi^ che la denominarono ^wr^nèp 

S)\jr$y Vatìmamem ^rborem 9 era dedicata ad Apollo 9 come Dio degP Io- 
ovini. Dall' Alciato nelP Emblema 211. è chiamata Tncfcia 'oemieri Laurm 
togliendolo da Claudiano nel 2. de raptu Troferpina dove dice : 

Vtnturì prajcia Lawtm • 

Gettato il lauro nel fuoco fa grande ftrepito 9 e da quello i fuperftiziofi 
fi prefagivano o la buona o la rea fortuna ; giacché fé romoreggiava di 
molto 9 credevano dovere avvenire felicità. Tibullo lib. 2. eleg. 5. 

LauTHs ubi bona figìM dedit 9 gaudete 9 Colom • 
Se al contrario fenza fare grande ftrepito fi foffe abbruciato 9 fi aveva 
per infauftifsimo fegno . Properzio lib. 2. 

Et tacet extinSlo Laurus adufla fòco • 
GP Indovini erano chiamati J^xQyr^ouyoi Mangiatori di Lauro • 
Cosi Tibullo della Sibilla . 

f^era cano$ fic ufipie facras hmoBia Laurus 
r^fcar 9 & atermm fit mìhì ^irginitas • 
V interprete di Licofrone in ^exandra dice che ftima favolofo tutto 
ciocché del Lauro fi riferifce 9 fuorché il Lauro fempre verdeggi 9 e che 
quelli che portano in Tefta la Corona di quefta Pianta indovinino le cofc 
Alture . 

Mifura le linee della mano di Perfona che le fta appreflb9 perchè i 
Cjiiromaati dai MoQti 4ellA mano 9 da quelli dei diti 9 alfegnati »i f^^^ 
X lanetj ^ ^]u Hj^^^ ^ ^ particolarmeate dalle quattro principali 9 cioè vi- 
tale 9 naturale, epatica . e mcnfate 9 dal quadrangolo, triai^olo , con J* an- 
golo fuo fupremo e finiftro 9 aallc Unee Saturnina 9 lattea 9 Solare 9 Mercu- 
riale i dal cingolo 4i Venere 9 e da mille altre lince perfette ed imperfet- 
te 9 frefumono conoi^re gli avvenimenti che fono fucceduti 9 che fucce- 
dono 9 e che fono per fuccedere alla Perfona 4 che vwde da Loro elfere 
gabbata , 

Spelfo accade che dicono il vero intomo Ìl paCrat09 e 'J prefente ; 
ma ciò avviene o per mero accidente 9 o perchè i Furbi Mariuoli già 
prima fono andati indagando la qualità 9 Io fiato 9 gli avvenimenti della^ 
fempUce Perfona 9 che hanno addocchiata . 

Su quefto riflcflb faccio che coli' aitici mano prefenti de* doni alla Sta- 
tua di Merwrio , per eflTepe quefto Pio creduto 1* inventive degP in- 
ganni 9 e perchè al fentire degli Aftronomi tutti 9 i ^dominati dal Pianeta 
di Mercurio 9 fbnifcpno un Ingegno ferace e pronto 9 con una particolare 
eloquenza 9 ed altresì un animo indiaatp ^le aftuzie.9 jed agì' inganni . 

Le pon- 






fòMO PSrMO. iìt 

Le pongo appreflb la Talpa» fpecìe di Sorce che vìve fotto terra_j, 
e condannata dall» nanira td uni perpetua cecità , <dme tìiolti vogliono • 
e perciò detta da' noftri Contadini Topo tkco . Secondo però i più accu- 
rati NaturalilH non è altrimenti vero cHé quell* Animale . fia fenz' occhi * 
giacché minutamente offervato, fi è veduto che non gU mancano tutt^ 
quelle ilelTe parti , delle quali fono compoili gli occhi , ma non appart- 
fcono cosi chiaramente ed evidenti, come negli alfri Animali» a cagio- 
ne delta pelle un poco groBa che gli fta d* intorno . 

Le pongo i dico i apprelTo queft* animale, per elTere • fecondo ciò» che 
ne dice il Valeriano lib. ij. il Gerc^lificu dell' Indovinare» perciocché» 
dice Egli 1 ii ibno chiariti i Magi , come infegna Proclo » che per indo- 
vinare ) il cuore della Talpa è ottimo » perchè quegli Antichi Indovini in- 
ghiottiti i cuori delle Talpe » fubito divenivano atti a predire le cofe 
avvenire . 

lo però prendendo occafione da ciò che dal Volgo fi crede , cioè che 
la Talpa fia cieca * I* approprio alla Chiromanzìa * per indicare la cecità 
della mente » tanto di chi 1* efercita » quanto di chi non le nega fede . , 



CHI- 



f f s iconologìa 

CHIRURGIA, 

»tff, Ubtte Ce[«n OrU»4i . 



Giovane robuAa. dì vago afpetto « ma virile e feroce ». e dì occhi vi- 
vaci e brillanti. Velia abito dì color rolTo fuccinco e leggiero, in_i 
cui fiano ricamati varj^ tortelli qui e 11 fparC . Abbia le braccia nude * 
e moitrì le mani pronte* agili* e svelte. In tella porti una Corona di 
fronde di Qyercia. Siain atto di curare o fjfciar le ferite ad un Infera 
mo. Si mirino all' intorno della Stanza varie fcanzlei nelle quali faranno 
difpolH Rafo) , Forfici , Aghi * Stili , Seglie » Lancette » Tanaglie » Gama- 
utti. Trapani', RaJpatori ec. ec. In altre diverfi Vafi di Unguenti» e di 
Acque diitillate « Ceroti , differenti Erbe ec. In prolpettiva fia uno Sche- 
letro . Abbia apprefTo I' Ippopotamo . 

Coniìlte h Chinitela nelle operazioni efeguìte colla mano per la cura 
delle ferite .e di altri mali , ed ò il terzo ramo della Medicina . Le cofe 
principali che vengono fotto la di Lei conlìderuzìone fono tumori, ulcere ■ 
ferite * contulioni , slogamenti , e fratture di olfa . 

La parola Chirurgia è formata (dal Greco Xmp Mano » ed spyerv Opiu 
«aerazione . 

£tla più ancora dolla Medicina fi deve dire antica i non oflante chc^ 
di quella in oggi fi dica un ramo , come accennammo , od una parte . 

Ha for- 



J^O M P R VMO. 3^^ 

Ha forfè incora qualche vantaggio fbpni la Medicina» come ben. riflet- 
te Efraimo Chambers 9 per la folidita del fuo fondamento 9 per la certez- 
za delle fue operazioni « e 'per la fenfibilità' de* fuoi effetti ; di maniera 
che coloro « i quali negano effere dì alcuna: utilità 9 o neceffitìi la Medi- 
,cina 9 accordano però Y ufo 9 ed il vantaggio della Chirurgia . 

Se nulla dipropofito rilevar fi deve dalle più remote antìchiti. Apollo 
fu il primo Botanico 9 Chirurjgo ? e Medico ; ' Pongo in ulti mo Medico « 
perchè dalle ftèffe fue' parole 9 che in * bocca gli pone Ovvidio nel primo 
delle Metamorfofi 9 diniodni che la fua Medicina confifteva nella cognizione 
delle erbe 9 e del curar le ferite 9 lagnandoli di non poter fanare quelle 
cb^ dal? Amore di Dafne gli erano Hate fatte • 

,••««..• 7{p{lra tarmen una fagitta 

Certior in vacuo qua vulnera peHore fecii . 
Inventimi Medicina meum efiy opìferqne per orhem 
Dicar 9 &* herbàrum eji fnbjéda pofentia nobis . 
Hei mihi'qkod mdlis amor e/I medie abilis herbis ; 
'Hec profunt Domino 9 qsue profinn omnibus artes ! 
La Chirurgia in fatti fu la Medicina de* primi fecoli • 
Chirone Figlio di Saturno e di Fillira pollo dai Poeti nel numero de* 
Centauri fu il primo 9 fecondo graviffimi Autori 9 e tra quelli Stafìlo lib. j» 
terum The/salicarnm 9 e Plinio nella fua Stor, Nat. lib. 7. cap. 1 2. de Chi^ 
rone che ofTervaOTe la natura delle erbe 9 e che dalla perizia della Chi- 
rurgia 9 e dall* agilità dèlia mano nel "trattare le ferire fofle detto Chiro* 
ne . dm adoleviffet Chiron % in Syhas abiifje diciutr 9 virefque Herbamm pri^ 
m:is objèrvajfe: qui etiam ab peritiam pojlea Chir:tr^iie% ó* ob levitatem ma^ 
n:mm in traSlahàis vulneribus Cbìron fuit nominatus • 

Si dice che da Lui apprendelle quella facoltà Efculapio 9 il quale fii 
adorato come Dio della Medicina ; 

Si deve però avvertire che pii furono gli, Efculapj . Cosi nel j. de^ 
T^atura Deorum Cicerone : ^jèfcdapiorum primus uApollinis % quem ^r* 
tades coluM 9 qid Jpecillum ( è queilo un IHromento acloprato da^ Cerufici 
per tentare e ricercare la profondità delle ferite 9 e propriamente e comu^ 
nemente fi dice Tanta ) inveniffe primusque vulnus obligaviffe dicitiir • Secundm 
fecundi Mercuri Frater : Is fulmine percujfus dìcìtur humatus effe Cynoftms . Tertìus 
u4rfippi filius 9 C^ ^rfino^ qui primus alvi purgationem 9 dentifqtte evuiftomm « 
tu feruta^ invenit^ ciijus in arcadia tion lortge a Itfio ftumine Sepidcrum % & 
Lucus ofienditut. 

La lleflfa finzione degli antichi Gentili intomo la Perfona dell' anzidet-? 
to Chirone 9 è in fé riiilleriofa 9 e denotante P eflere della Chirurgia . Si 
diceva Figlio di Saturno 9 e di Fillira.» pei- dimoftrare che quella cognizio- 
ne è nata dal tempo figurato per Saturno 9 e dall* efperienza notata in_!L 
Fillira » giacché cp/An in Greco fignifica arnica 9 e yrnpxs Experiemia ; co- 
ficchè tolta alla parola TntpxsAsL prima lettera tt rella Vbìlyras ^ cioè ami- 
la efpetìcma • Si- da^a a collul per Figlia Ociroe , cosi detta 9 perchè na- 

Y y eque 



354 ICONOLOGlX 

■cqH» aUx riw di u yfebdlfima Fitmie. Cut di Lei Ovviifio ael fi:ó}ndò 
delle Metamorfofi » 

^«g <wfc awlB» inwim frmih ta^mt 

FiUét Cmamì'. mum ^fumiam Hympha cUmU 

Fbamu 'mrtfim tìfm enbu votasi 

Per qvdb ii vuol %aific3ce cbe k Chqw^ ^f0^H ftra4i.qr{| brimE 
corrotti % i quali quanto piJk prefto 9 e pia coonodtilKAtc IconroBO 9. c0it^ 
fvtta più. factUcà fi pHÒisaar la ferita ; ed infimiMi dioMllra che ìÌprtedf«l^ 
«ficft deUà Chirurgia ODftfille nel togliere e purgare t caftìiri umori . 

Si fingeva Centauro « cioè mezzf Uooio % e mena CaraRo f pe^ dare 
ad intendere che ECfo aveva eftcfo ii beneficfo di queft* arte non folo in 
utilità degli Uomini « ma ancora delle ftelK; Beffie . Sona queft'^ rifleflioni 
tutte di Natal Conti. 

Secondo V ArioAo nelfiio Oriando Pur iofi> Canto »9. Stan. 21. Neil' 
India è Hata Tempre con ifpeitale v ìener an one in ufo la Chirurgia . Par- 
lando Egli- delk pìeta£i Attc:eUca. Regina, del Catai 9 che amorofiffima fi 
pofe a curare le ferite del Giovane Medoco^ ia taà gailà Io dimofira. 

£ f n B € a»d§ dia memoria t ^jiru 

CV in Mia imparò pà di Chirurgia % 

( Che par £Ìh fui^ /hiia in fiala partt 

2fybile e dezno % € di gran, lamia fia ; 

JE fimza mMo rivdtar di carter 

Che H Tadre ai Figli inditari§ il dia. ^ 

Si dìfpùji operar am Jkao d* erbe » 

Cà' a pia m'atwra nita io- rifirbc. 
Per tmlafciare però affiitto le Favole • veniaoio a ciò che defia ChirorgUi 
è^M S&drici Scrittori fé ne crede % 

Api$ Re di Egitto »quafi comunemente». fi crede che ne fioCfe il primo 
ZisieQ^rè ; in Cieoiente Aleflaodrmo è d? opinioK che questa arte ricono- 
Ika^ Ix fila orìgine da Mizrai » a M^firai figliuolo* A Cam ^ e nipote di 
Koè'. Dopo ApÌ9r £icvtapia 9 che fu un éottidiBio Kiolbfb Grecar (criSfe 
HA Trattato i^cttance k ferite ed idccre . GK fncceéettero ne^ fuifegue» 
Ul Secoli Pictagora » . Ewpedochr f Parmenide r DtmDcrico 9 Cliirone »• Peon 
ae » Eleombroto che maiicò il Re Antioco £vc. 

Il primo Chirur^ che in Roma fi portafle 9 Ce predar fede fi deve 
& Plinto r che poida eoW* autorità di Cafio» Hemina 9 fit Arcagaso • 
Venne quelli dalla Morea in Roma P Anno cinqi|Bcento trentackiqne éop^ 
ìf edificazione della Città) ^ ^ principio fiimmataeiiie onorarono i' Roma* 
ttl quelkjL f^dnerario^ ;.( codk veniva denomiifiito doHe^rite « ah' Egli cmrava . ) 
£d oltre 1' aggregarlo allu Loro Cittadinoaza t gli 61 dal. Pubblico comperata 
•ima Bottega nella Via^ Acilia. Riflettendo por al di JL«i feroce cuone nei tof* 
gliare i membri e parti dici corpo y gli diedero il nome di Canute ^ Ceisò 
k. venerazione che fi ave v:t di fua Peribna^^ e^icadde anai nei più. ofiinoia odio 
dà Loro ; talché totalmenle fi: ne disfecero^ r e::Ja^^Chimrghi.v«Ba«i«LSAfna a» 

foBuna 



TOMO PRIMO. 55$ 

ibòHitt abilpiijuziafle » che durò per molti e molti «noi • RìferifceTominaio 
Garzoni % che Goftui p^ h fot crudeltà <u di comun eonfenfo lapidato è 
AraTcinato per Roma § e di tutto ciò ne 6i teiHaonio Plinio, Io «oa tro- 
vo però che queil' Autore ci dia una tal notizia • 

Più die Mcudo de' precedenti .9 Ippocrate fece fiorire U Chi0urgla . Fi- 
lolfimo 4>oi Ja perfeoooò neU' Epìm % icrjreiido d^wrfi Volumi Tu quelU 
Soggetto • Tra i Greci» Gorgia » Sottrate t Hcrone % i due Apolioiij« Amt 
aonio AÙiTandrido $ ed in Eonià Trifone il Padre • Brelpifto • e JMeges # 
la fecero fiorire % ognun md fuo tempo . 

Gli Autori più moderni • i q^ali con fomma lor gloria» e comune ^ 
utile hana3 contribuito alla pei^cione della Chinirgia fono Pareo» Fa- 
brizio d' Acquapendente » Harveo; Xt^harton » Glififon» Laurenzi » Diemer- 
broeck» VieufTen^» Barbette» Dioms » Charraere»M. Wiièman ec« 

Si dipinge robufia Giovane la Chiru^ « perchè chi V efcrcita jde ve efTer 
Giovane » o almeno vicino all' età giovanile » mentre per le operazioni 
fue è necefsario che aUiia le membra robufte e bea ferme • Il che rade 
volte Tuoi vederfi negli avanzati in età • 

Di vago afpetto» perchè il buono ed efperto Chirurgo deve eflerei^ 
giojale nel fembiante » come ameno nelle partile » a cagione di Cbllevare » 
4! render» quanto per Lui fi pirò » meno lafpra la pena al Paziente • ^ 

Virile però e feroce » per dimoftrare che non deve moverli ad inutile » 
ed anzi daAuofa pietà » nàV udire le fi>rti ed amate firida dell* otfefo s 
ma e&rciure la Tua ProfefQotie con inalterabil coraggb . 

Ha gli occhi vivaci e brillanti »per denotare che al Chirurgo -è ncceC- 
Kiria una vida acuta e penetrante • 

V abito di color rofTo ii^mfica eflTer quefia un' Arce addetta (otta al Sangue . 

Suqcinto e leggero» per la ragione che chi V eferciu deve etfere fpe^ 
dito » e &nza c^ die V imbarazzi nelle operazioni. 

Sono in detto ainco ricamaci van coliellf » per indicare eferc la Ptck 
lef&oae in fé veram^ente crudele • Appreflb gli Egiziani il coltello » per 
teftimoniaitza di Picfio Valeriano lib. 42. » era Geroglifico della crudeltà s 
e con que^ nome chiamarono Ooo Re de* Perfi » perchè cmdeltfiimo e 
Sanguinario • £ 1* iftefifo Autore mde la ragione » onde coti de«ociiiiiac9 
foiTe V Uomo feroce • OfTerrarano che morto Arcaierfe Tuo Padre » ed 
afTunto Egli all' Imperio » la prio» cofa che rmf ùAtmà conviti fac^flfe • 
bx di prendere in mano il coltello • Il Qiinrrgo in facti non -puè noo^ 
chiamare crudele » dovendo aver animo di mirare Jbsa rìbrcszo ferite • 
ulcere • ccMitufioai » ed intriderli lìel faogne Umano • 

Ha le braccia nude » e moftra le mani agili e prette » p^r ombrv^a** 
re la fpeditezza fopraceeiuiaca ; e le mani veloci oell* opefa» fono il piA 
bel re^ifico» che ikver poflfa un Chirurgo. Non perdivwfii ragione t co« 
me ibpra fi diiTe » tu il Figliuolo di Saturno e di FilUra chiamato Chin>« 
ne » e adorato da' Gentili come Dio della Chirurgia . Efl etrim maximftm 
p€rìA£fkri mgì^menum ìm d^fcmUs Mmtìi » fi manm ffébeéim ievfjfimas m 
n^dneribus tradandis^ Nat. Com, MTthoK ab. 4. cap. 12. de Chirme ..^ 

Y y 2 Si figu- 



3^S /CONO L GIÀ 

Si figari còlla Corona di Qyercia % per ciTere queft* Albero Sìmbolo > 
telUmònio il Valeriano lib. 51. 9 della fierezza dell' animo, 

L* atto, di medicare e fafciare le ferite all' Infermo» moftra il prin- 
cipale officio della Chirm^ia .. 

I vari ftromentì , che nelle Scansìe fi mirano difpofti % fpiegano che lì 
Chirurgo deve efTere provveduto di tutto il bìTogoevole per esercitare \x 
iua Pi^effione • 

I diverU Vàfi dt Unguenti » di Liquori % di Acque diftillate » le varìs 
£rbe ec. indicano che non fi può chiamare buon Chirurgo colui 9 chc^ 
iKOtt fia principalniente un buon perito Botanico 9 e non ignorante Chimico « 

In profpettiva fi pone lo Scheletro 9 perchè al Chirurgo è neceflaria 
k perfetta cognizione * e perìzia dell^ AnatomU • Indegnamente fi arroga 
£1 Nome dì Chirurgo . colui 9 che noa è perfetto Notomifta ^ 

L' IppopotaùK) è Animale acquatico 9 da chi detto Cavallo marino 9 da 
chi Bove marino, da chi Elefante Marino, da chi Elefante Egiziano. Ma 
perchè appunta diverfe. fona le c^inioni 9 e variano non poco quelle de' 
moderni da quelle degli Antichi , perciò firnio non £arà difgradevok al cor- 
(efe Lettore' , che la fui difcorTo di quello Animale alquanto mi diffonda « 

Bliano ncVia Sioxix degli \AmmalL libro ìì^ capitola 44. defcrive^ 
V Ippopotamo alto cinque cubiti; colie orecchia 9 coda, e voce fornii 
glianci a quelle del Cavallo ; che intomo la bocca abbi^f eminenti dall* 
una parte e dall' altra tre grandiffitm denti ; che abbia le unghia come 
i Bovi ; e che nel reftante del corpo {ornigli P EIef«inte » Arinotele Hi/k 
*4n lìb< z. capL 7. lafciò fcritta che abbia i crini da CavaHo ; P unghia 
di Bue ; il mufo elevato. ; il Tallone fefio ; i denti {poni in fuori ; la.^ 
coda dì Cinghiale $ k voce di Cavallo ; la grandezza di Afino ; e le par- 
li interne non difilmili a quelle die' CavaUi 9 e degli Afini • Leone Afri^ 
cano Defcripu ^fricx lib. ^. Vuole che abbia k forma di Cavallo , e la^ 

f;randezza di Afino 9 che fia* fènza peli 9 e Io £1 infédo alle Barche t Bel- 
onio de ^qnatil. Hb. i. lo defcriflfe con teda di Bue;^ con orecchk di 
Orfo brevi e rotonde ; con bocca più, grande ancora di quella del Leone ^ 
narici aperte ; labbra afiai groffe 9 e denti di Cavallo ; con occhj « e lingua 
grandifiuni ; con breviiCma collo 9 e quafi niente ; con piedi cortifiimi , a 
tale che appena giungono ald' altezza da terra di quattro dita ^ lo dice.^ 
pingue e corpulento come il Forco ; e che abbia le unghia fe-fle* come 
queit? animale • Fabio Colonna però accuratìfilmo Naturalilla in h Objèrvk 
(ujaat^ ^ temr^r^ capk 15^. dice di aver veduto il CadaArere deti* Ippopo- 
tamo confervato nel Sale> e condotto in Italia da un certo Niccolò Ze* 
renghi Chirurgo di Nami . Quella <» dice 9 non aveva akuna finnlitudine col 
Cavalla f ma piuttofta col Bue» riguardo alla grandezza 9 e coU*^ Orfo 
riguardo alle zampe • Aveva il ventre unzi piano che elevato ; il capa 
afiai grande 9 a comparazione del reftante del corpo^ ; bocca larga molto » 
«lufo carnoTo ; occhi > ed orecchi piccoli • La corporamra tutta graffa 9 e 
krga ; la coda di Cinghiale % oppiuttofto a guifii àk Tartaruga o d.^ 
Orfa cCk ■ ... 

Si apv 



■— -■ 



r ò M p R r Ali). jf7 

Si appropria P Ippopotamo alla Chirurgia 9 perchè <i narra di Luì , te- 
flimonio Eliano Hifl. ^/t. Hb. li. cap. 43. che fcntendofi oppreflb dalla 
troppa graflezza 9 tanto fi frega alla tagliatura di qualche canna 9 Cnocchè 
Tit faccia dal fuo corpo fbrtire quella quantità di fangue 9 che giudica a 
propofito; la quale allorché gli fémbra fufficiente 9 ravvolgcndofi nel fango» 
con quefto fi chiude e falda la ferita . Dalla quale oflervazione 9 giudica Croi- 
Ho in ìib. de rerum fignatms » che nato ne fia appreflfo i Medici 1* ufo 
di aprire, la vena . 

FATTO STORICO JAGRO. 

INtraprele 1* ubbidiente Figlio Tobia 9 a tenore delle araorofe cure del 
vecchio cieco Padre i il deftinato viaggio colla dolce compagnia dell' 
Arcangiolo Raffaele da Lui creduto altro Ifraelita . Giujifero la prima^ (eca 
alle fponde del Tigri 9 dove fermaronfi • Ma avendo voluto Tobia co' piedi 
entrare in quelle acque 9 per lavarli dalla polvere e fango 9 un fiero rmifiira-i 
to Pefce fé gli avventò per divorarlo. Alzò EgIMe grida al Compagno 9 
chiamando aiuto 9 e dicendo : Signore 9 yi^n^ contro di me un fiero Pefce. 
Il Compagno gli diiFe r fi Tu afferralo {Jef le alette del Qapo i apprehende 
branchiam ejm 9 e tiralo pure con Te fuori dell* acqua . Ubbidì Egli » e lo 
traffe in fecco9 dove avanti a* fuoi piedi cominciò tatto a palpitare . Soj^- 
giunfe allora 1* Angiolo- : Sventra codefto Pefce » e cavacrii il cuore 9 il 
fiele 9 ed il fegato 9 quali cofe confervarai » effendo neceffarie e# utili a 
molte cure • Efegul il tutto il docile ed ubbidiente Giovane 9 e fece pu* 
re arroftire le carni per cibarfène quella fera 9 aipergendo di fale il rima-» 
fio 9 per V alimento degP altri giorni 9 finocchè foffero giunti in Rag^s 
Città della Media . Dopo molto felice cammino fu di ritomo alla 'Pater- 
na cafk • Nel tempo del qual cammino V Angiolo iilrul Tobia di ciò che 
doveflé fare in entrando in fua cafa . Subito giunto gli dKTe 9 adorerai il 
Signore tuo Dio 9 ringraziandolo de^ molti ricevuti benefizi ; indi ti acco* 
fiera! al vecchio Padre 9 e riverentemente baciatok) » gli ungerai fubita gli 
occhi col fiele del Pefce » che hai teco 9 e vedrai che gli fi apriranno 9 giJt 
guariti perfettamente . ; o«de vedrà di nupvo il lume del Cielo 9 e godrà 
anche più in poter rimirarti . Èrano gii vicinii 9 ed il Cane ( che (eco Loro fu 
fempre ) rìconofciuta la propria cafa % precorfè a fare le fede di fua eful- 
tanza » Alzatofi il cieco Padre» cominciò a correre 9 non curandofi d' in 
toppare ne* piedi 9 dove non vedeva.? Sol diede la mano a un fuo Ser- 
vo 9 ccA quale appoggio ieguì a correre » finocchè lo eàbe traile braccia » 
e lo baciò Elio » e la Madre con tenerilfime lagrime d' entrambi • En- 
trarono poi tutti infieme in cafa 9 adorarono il Signore 9 dandogli vive gra* 
zie . Dopo il che fi fedettero col caro ritonuto Figliuolo; u quale tan- 
tolto cavò fuori il fiele del Pefce 9 e ne tinfe gli occhi ali* amato Padre* 
Sofienne Qiefti per ben mezz' ora il brugiore : quand' ecco cominciò a 
ilaccarfi 9 e ad ufcire dagli occhi ftefii l' albugine 9 fatta fimile a pelle di 
OYO 1 ta, quale il Giovane Figlio deliramente gli andò Uaccando 9 e fepa- 

/ randa 



j^i iconologìa 

. nndo daH* fMipiUe « e lu lo fteCfo che il (era^li le teqebM ■ fMìcchi rav- 
visa .bea tolto U chiaro dcUa Juce , e tuttg il vUìbUe • ruqiuduido per- 
ivttancote b vifia . TA, ttip. 6. e cap, (i. 

FATTO STORICO PROFANO. 

CRirobilk> |fu poat «Qìeno -Cbkwco..» che «fleodo Ibu tùsta a, Filìn» 
Re dì Macedonia una freccia in un occhio i Egli, iti deftraai^Bte gle 
la cavòi e in tal modo guarìlloi che febbene da-quell' occhio perdeflè la 
vifta dal colpo esista i nxnt^itmno tioo xima^ ^nncp éefitroie a vederli . 
Tiin. Stor. 7{at. lib. 7. cap. 37. 

FATTO P A V O L O S O , 

Mirando eoo domina attenzione Chiroae Centauro le iàette kU EraJe. 
a cui benignamente aveva dato o^izio * uiia.di quelle gli cadtk in un 
piede * ed aTpraraente ferillo . Egli apjwfta alla piaga V £rba Centaura 1 
della quale fa menzione Virgilio Tib. 4. Geoi^. 

Ceeropmtfie tbymum * & grawolentia eentatma 
fi guarì perfettamcnce . Per il che poi fii chiamato 1' inventore dell* ufo 
di guest* erba * che da Luì pre& il nome ■ 'ii/Ual Covtc . Mkol. Uh. 7. cap. 
4. de Cenuwif ì t riporta P taavrifà di Ucbsot e di tx/^t^rtat . 



TOMO PRIMO, i%^ 

C I & L O. 



UN Giav»e4* abietto' aobìIifltiw.Veftii* 4* Abìfe» loqwrìalc di cd^or 
tgrdbioo. tutio Stellato i col Manco ^tio pJsdafflCBtai e cotte Sccnn» 
nella dellni mano , e nelli Unìdra tengi un vafo «nel quale iu una fiimma^ 
4c Èneo *. ffd. ia mezzo di elEz. un' cuore > die usa ^ «onfiMu . Sulla pop- 
pa dritta vi da lìgurato il Sola > Strila 0nìflra 1» Lub» . Sia cinta eoHa 
Zona del Zodiaco « nella quale fi fcoi^ano li fuoi dodici fegni . Forti in 
capo una ricca corona piena di varie gemme i e nelli piedi lì coturni d' oro. 
Il Cielo da Bartolomeo Anglico ub. 8. cap. 2. è diflinto in fette partii 
Aereo •, Etereo i Olimpo j Igneo v Ficnumento * Aqueo « ed Empìreo ; 
ma a noi non accade ripetere' ciòcche eg)Ì lia detto « a cui rimetto il Let- 
tore ; e parimeittK circa S nuincro de' Cieti * a PltfCarca r al Pererìo nella 
Genefi , al Clavi» fjpri fa sfera del Sa<rcibafeo ^ aifa ^9£afxfll dell* art&j 
mimbile 1 alla Mai^arìta S^ofirfica, ed atm- A^Mori T^'noi balli dire* che 
il Cielo è tutto 1' ambito < e circuito eh* è dalla Terra « per iìno al Cielo 
Empìreo tovg riftedono le Aaime beate . Efodio Poeta Greco nella Thco- 
gonla lo h figliuolo d.èlla Terra in quello modo . 

Telai vsro prim-tm fiqiàdem genuit parem Sbi 
Ceàmn St^Us onnUumt ut ìpftm totam obtegatt 
Vtq, effabeatU Diis Jidu Ma femper . Cioi* "Prì- 



jtSj /co NO LOGIA 

Trimieramente generò la Terra 

Il Ckl V» Stelle vmat(h ' ,': 

^cciò la copra tutta ì " 

E petske Ita delle Aeate. menti 

Sempre fiatra Sede . ,'.. 

E per tal cagione gli abbiamo fetto il Manto ficHito. turchino per efler 
colore celureo , cosi detto dal Cielo i e quando vegliamo dire un Ciel chia- 
ro e fereno i diciamo un Cicl turchino . Regale poi * e c'olio Scettro in 
mano 1 per dinotare il dominio * che ha nelle cofe inferiori* ilccome - vuole 
Arìft. nel i. Lib. delle Meteore i tefto'2. anzi ApoUodoro h che ii primo 
che abbia ottenuto il dominio dì tutto Ìl Mondo fia Hate Urano M noi^bia- 
mato Cielo . O* vpxvo$ jrpSros rov TTXpros iiijm ffiuci KSc/tV i id^ 
Codum primam Orbts mherjt i mperio prsfiùt . ■ . ' ' 

Si dipinge giovane ) per moitrare che febbene . ha avuto principio* nell' 
jftetTo termine fi ritrova , e per lunghezza di tempo non avrà fine * per eC~ 
fere incorruttibile i come diceArìH. lib. i. Cali tetto 20. onde è che gli 
£gizj per dinotare la perpetuiti del Cielo ^ che mai s* invecchia ] diptiH 

f evano un Cuore in mezzo alle fiamme « ficcome abbiamo da Plutarco in.^ 
fide • ed Ofiride con tali parole . Calum * fiia oh perpetmtatem nimtptamfe- 
nefeat « corde pillo fignificant « ad fòcns ardeas fuhjeRia fa . e però gli ab- 
biamo pollo nella finillra mano il fuddetto vafo con il cuore in mezzo del- 
la fiamma « e perchè in tutto il corpo celelte non vediamo himì più belli 
che il Sole ria Luna , Ponghiamo nella più nobìl parte del fuo petto, fo* 
pra la poppa dritta il Sole * come Principe de* Pianeti « dal quale riceve il 
fuo fplendore la Luna poih fopra la poppa finitura > tanto più che per quelle 
due- inimugÌRt*del Sole* e della Luna gli £giz] fignificavsno il Cielo • Lo 
cìngiamo cplla ioha del zodiaco « pei eflere prLicIpalc ».;ji"oto Cclcflc . <ìl\ 
fi pone una ricca corona in teda di varie gemme « per moitrtire" che da 
lui fi producono quaggiù iti varj modi molti > e divcrfi prezìofi doni di 
Natura . - 

Si rapprefentai che porti i coturni d* Oro, metallo ibpra tutti ìncoN 
riUtibile } per confermazione dell* incorruttibilità fua , 



INDICE 

DELLE 1MMAGI^^ PRINCIPALI 
Coniefunt ttei Tristo Toma • 



frt 



A 



A 



Bbondanza • Pagina i • 
Abbodanza marittima* 3* 



Abborrimenta . 
Abufo . 
Accademia • 
Accidia • 

Accortezza • . . 

Acquifto cattivo. 
Acutezza deir Ingegno • 
Adolefcenza • 
Adozione • 

Adozione da medaglie. 
Aduazione • 
Adulterio • 
AlFabilità . 
Affanno • 
AiFettazione • 
Affezione • 
Apicoltura. . 

Studio di Agricoltura • 
Aiuto Divino. 
Aiuto • 
Alchimia « 
Allegrezza • 
Alterezza in peribna nata 

povera civile • 



Sé 

ZI, 

27. 



37- 

46. 
48* 

50- 

¥§• 
tfi. 

ài. 
79- 



Altimetria. Zi. 
Amaritudine. %z. 
Ambizione. 85. 
Amicìzia • Z6. 
Amicizia falia, 90. 
Ammaeftramento • pf • 
Amor di Virtù . ^6. 
Amore verfb Dio •- ^« 
Amor del Prbflimo, loo. 
Amor di fé fteffo • loi^ 
Amore. loyl 
Amor domato,' 106. 
Amor di Fama. io8» 
Amor della Patria • 11 Or 
Amore impudico. - 119» 
Ampiezza della Gloria • i ìtf". 
Anatomia. < IZ7« 
Ajiima ragionevole e bea- 
ta. 1 5 1, 



Anima dannata. 

Animo piacevole trattabi-* 

bile ed amorevole. 
Amio . 
ApofUsia • 
Appetito . 

.^^auiò de' Saggi . 
Applauiò Popolare. 
Appienfiva . 
Archittetttra Militare . 
, Architettura « 



155 



Z z 



13I' 

141. 
145. 

148* 
Ardire 



Ardire magnanifflé e ge^ 

nerofo* 
Ardire ultimo e necefla- 

no • * 
Aritmetica . 
Arìftocrazia. ^ 

Armi . 
Armonia • 
Arroganza » 
Arte* 
Artificio • 
Arduità. 
Aftinenza « 
Aerologia • 
Agronomia. < 
Aftueia ingaaatfvok • 
Avarizia • 
Audacia • 
Augurio buono • . 
Augurio cattivo. 
Augurio nelU Medaglia di 

Adriano • 
Aurora •. 

Autorità f o Poteftà • 
Azione Virtuoia* 



1^4- 

itfo/ 
itfi. 

171. 
J7^ 

179' 
184. 

185. 

i8p. 
ipo. 
191» 
193. 



•l^naezu di cuore. zo9. 

, Miferiicoiilia ... zio. 

£ircr pacifico • z i z« 

. j^enccttdone per k Gm-* 

flizia. ZI 3. 

Scrttitutfine a gtrifa di Em- 
blema • z 1 4. 

Bellezza • z 1 7. 

Bellezza Femmfflile « zip. 

Beneficio . zzz. 

Benevolenza o Affezione • zz5« 

Benevoknia e union Ma- 
trimoctiate ; xxS. 

Benignità* -^34* 

Benignità in periona della 
Mafche&na Salviati . 136^ 



\ 



B 




Allo . 
Battemmo • 

Beatitudini • 
Povertà di Spirito» 
Manfiietudine . 
Pianto . 
fame e &k della; 6ìxh 



19^. 
zoo. 



Biafìmo viziofb • 
Biblioteca • 
Bontà. 
Botanica • 
^rattezza Umana. 
BuiFonerìa . 
Baeia . • 
Biqo. 



242» 
271. 



c 




20^. l Calunnia . 
205. 1 Capriccio . 
•07. 

»o8l 



Accia . %73, 

Calamità. 278. 

Calamità o mifè- 

278. 

280r 



CarefUa . 

Carezze amatOTÌff. 
Carità . 





2.8 ?# 
287* 

CaioO" 









»*» 


Carnovale . • 


'""•r. »*. 


ffafto tir Anito. ' 


jió. 


Carro della Lùui. 


U..' 1*. 


%:airo a C^re^ 


}z<S. 


Carro di Mercurio , 


. ^ »?*• 


Carro dell' Oceano . 


317- 


Carro di Venere .i 


tfi. 


Carro di Amott. 


. 3»8- 


Carro del Sole . 


joo. 


Carro della Caftiti . 


318. 


Carro di Marte. 


501. 


Carro della Morte ." 


318. 


Carro 'di >Gioye. 


304. 


Carro della Faiu . 


319. 


Carro di Saturno . 


JOtf. 


Carro del Tenpa. 


319. 


Carro di Minerva . 


xoé. 


Carro della Divinità . 


11». 


Cairo di Platone; 


: '>^t 


Caftigo. 




Carr* *li Vulcano . 


Caftità. 


■33i?« 


Ctrro dell" "Aria . 


*«!• 


Cadi* Mairimoniale. 


-jS» 


Carro def Aajua. 


313. 


Cecità delk Menw . 


337- 


Carro della Terra . 


314. 


Celcritì. 


.540- 


Cari» dcUt •>»«««. 


315- 


Chiarezza . 


J4,J. 


■Carro di Bacco . 


JIS- 


ChieTa 'Caaelioa . 


34». 


Cairo di Bacco defcritto 


Chimica . 


345' 


dall' Anguillaia. 


JI7. 


Chiroflianl^ ; 


.349» 


'Carro dell' Aurora 


JlJ- 


Chirurgia . 


351. 


Carro del Giorno 


iiatu- 


Cielo. . 


3?^ 


rale. 


. 5i<. 






Carro del Giame: 


ArìS- 






ciale . 


jitf. 







Zzi 



INDI- 



^H 



I N D ICE 



DELLE 



xV 




I. 



z. 



166. 



18. 



Bbondanza perchè & 
dipinga bella e gra^ 
ziofa • Pagìn^.; 
Al?bpi(danza per- 
chè ha la Ghirlanda di 

. Fiori. 

Àbito dell' Intelletto di due 

^ ibrci . 

Abufi > varietà $ ^ ffloìtitu* 

, . dine • 

Accademia 9 fiio principio $ 
e progreflb; 

Accademia dove ebbe ori-^ 
gine . 

Accademia da chi prefe il 

* nome • 

Accademici devono aver la 
mira air £ternità . 

Accortezza ha i fuoi con-^^ 
fini col Vizio j. e. colla 
Virtù . 25 

Accortezza di Didone per 
per fuggire le infidie dal } 

Fratello. 25. I 



Acque di tre nature. 315. 

Acquiflo del Sommo Bene 
fi deve chiedere alSom^ 
sio Bene. 61. 



Acutezza d* Ingegno di 
Archimede • lAm 

Adolefcenza perchè bdla 
e di allegro afpetto • 5 a 

Adottati che prefero nuovo 
nome dagli Adottanti . j f « 

Adottati che prefero cpianti 
nomi avevano gli Adot- 
tanti cosi Paitemi/ che 
Adottivi . y^. 

Adozione perdhè tenga la 
deflra al collo del Gio- 
vane adpttato. 3$« 

Adulazione fua Defìnizio^ 

(ne. ^Z. 

Adulazione quando profH'ia- 
mente cosi fi chiami. ^p. 
Adulazione figurata dal P. 

Ricci . 40. 

Adunanze de* Virtuofi de- 
nominate in tre modi. 20. 
Affetti di più foni . 51. 

Affettazione > fiioi pregiu- 

Agonali Capitolini ifUtuiti 

da Domiziano . ip. 

Agricoltura approvata^ da 

tfo. 



20. 



18. 






Dio. 

Aiuto come fi deve porgere tfj. 
Alchimia > vantaggio da 

£fla riportato. 73; 

Alchi- 



ìAIchimia > Ancori che V àp- 
^ provano. 75* 

Alchimifta oggetto di rifb, 7 1 • 
Alchitnifta (empre povero • 71. 
Alceftc (i oflre alla morte 

per il Marito • z^j. 

Alcione > (oa proprietà. • 2x9. 
Alcione Moglie di Ceice> 

ilio amore verfb il Ma- - 

rito * z^o. 

AielTandro Magno rappre- 
» Tenta V ampiezza della 
• Gloria. 125. 

AlefTandro Magno come 
. dipinto da Apelle • 127. 

Aman appefb ad un Trave., 41. 
Amanti. di fk fleffi di due 

fòrti . 102» 

Amaranto non perde mai 

il filo colore • . 1 94, 

Ambiziofb mai iènza iur 
. perbia.. 8j. 

Amicizia in tre gradi • 88. 

Amicizia come defcritta 

• 

dal P. Ricci. 89. 

Amicizia falla come rap* 
prefentata dal P. Ricci . 94. 

Amor di Virtù » , come fi- 
gurato dall' Alciato • 97. 

Amor di Virtù come dipin- • • 

. • to dal P. Ricci 1^ p7. 

Amor verfb di Dio r^pre^ 
fèntato dal P. Ricci • p8. 

JimoT dì fé flefTo più radi-* 
cato nelle Donne • 104. 

Amore domato da tre co* 
fé > quali fiano. . I07« 



Amore impudico > fiioi cat- 
tivi effetti n^l fàngue 
noftro. 12 !• 

Amore punito dajr Ape. 12 1, 

Anania fUa attinenza • 1 72. 

Anatomia 9 fiu antichità , • , 
ed Eccellenza. 128. 

Anatomia , inefperto di efTa 
non può effer buon Me* 
dico. 130. 

Ancile cofa fia . i^8i 

Anima ragionevole come 
Imaginata dal P. Ricci . 1^2. 

Anima penitente come fi- 
gurata dal P. Ricci • 152. 

Anima contemplativa, co- 
me figurata dal P. Ricci. IJ2» 

Anima Dannata come figu- , 
rata dal P. Ricci. 134* 

Api perchè Simbolo degli 
Adulatori » 40^ 

Api Geroglifico dell* Ar-. 
tificio . 170. 

Apollo primo Botanico , 
Chirurgo j e Medico. 3^^. 

Apoftata fèmpre inquieto ^ 13^ 

Applaufb de' Saggi .defide- 
rabile • 141» 

Applaufo Popolare di pò- 
chiflìma durata. 144. 

Arcagato primo Chirurgo 
che fi ponaffe in Roma 
fbmmamente onorato j, 
e pofcia abborrito ì e 
pache. 554. 

Aritmetica apre la Strada 
a molte Scienze . 1^9. 

Arme> 



j55 

Arme> fui» iàbulb. ii« 

Armdlifto ha femfliD <Aro- 
rore al fango . 7* 

Aronte Figlio di Tarqui- 
nio sfortà Lucrezia « ^ 14. 

Arroganza nafce dall' Igno- 
nnza. 1^3. 

Arroganza come figurata 
dal P* Ricci • itfj. 

Arte che cofà fia • ió6. 

Arte ha bifogno di precet- 
to, e ragione. iStf. 

Arte 9 fùo fine , e il bene 
che da ElTa deriva » 1 67^ 

Arte perchè fi dipinga 
verde . 157. 

«Aree come ^lefcrittas da 
GilifHo StMEzi* 16^. 

Atte per fé fttìflla nobile . 1 70. 

Afino inventore della po- 
tatura delle Viti • 3%/^ 

Afiao, gli viene eretta una 
Statua 9 da Chi , e 'do- 
ve • ' 5x4. 

Attinenza de' Cibi fa. la 
mente atta alla Contem- 
plazione . TJ%. 

Aerologia che fiioni nella 
noflra lingua. 175^ 

Afttonomia differente dall' 
Aftrologla . 175. 

Aftuzia de* Chiromanti , o 
Ziiigani . ^50. 

Avarizia perche fi dipinga 
a guifa d'Idropico. 179. 

Avarizia conf^ in tre 
cole t i«o. 






Avarìzia come & dipinge- 
va dagli Antichi» ' iCi* 

Avarizia che genoBi neH' ' \ 
Avallo. tti. 

Avarizia come figurata dal 

• P. Ricci. . i«^. 

Avaro gode più in guar- 
dare i denari » the in 
adoperarli^ l'So. 

Auguri Gentil] perchè ado^ 
pelavano 1' Agnello ne' 
loro Saciific} • 20^« 

Auguri non devono «otce^ 
ner credit» da^ Criftta- 
ni. 1S6. 

Aur^j Conte Sperello J^ 
dato per il iixo buon 
gufto • x^6. 

Aurora amica de' Pbe^ 
ti. 100. 51.5. 

AuroM come figvam. 5x5^ 

Aurora ha tre nomi . 

Avvertimoito a Sdenzia- 
ti . 

Azaria, fiia aftinenssa* 



172. 



B 




fte. ^ %^i. 

Bac^o comenippto* 
ièntato . 5 1 f « 

Bacco primo Trìonfaeofe . ^ax. 
fiallo in gran spregio ap- 

prellb i Greci • 1^5. 

fiallo^ fiioi Inventori* 19^. 

BaUo 



Ballo (ènza fooni ói ndfitn 

pregia • 1 97. 

Biitteficno> doni che per 

Eifo ricever Anima» zoi. 
Batto trasformato in pietra 

di Paragone. « 171. 

Beatitudine celefte come 

figurata dal P» Ricci « xij. 
bellezza cdlà diffidlifliau 

a intenderli • .217. 

Èeliezaa in che confifta • zìi. 
Bellezza non è da fiduli 

di Lei» . zzo» 

Bellezza ha coirelasdone 

colla bontà. z^i. 

Bene lommo fi deve chie- 
dere al Sommo Bene ^ 61. 
Beneficio fi deve fare con 

volto allegro. X7j. 

Beneficio deve elTer fin-* 

cero. zzj. 

Beneficio ritoma iempre 

in utile di Chilo fa. xx4. 
Beneficio deve farfi Iblie* 

cito . X24.. 

Beneficato non deve na-» 

fcondere il Beneficio . 
Benevolenza in' che diffe- 

rifca dall^ amicizia . xztf^. 
Benignità compagna della 

Giuftizia . 23 ^. 

Bibilomani fplendore del^ 

le Città. 244. 

Bibliomani biafimati • 24^» 
Biblioteca > fua origine » 24^. 
Bontà a conofce dkUz 

Bellezza ir z^i. 



ì^7 
Boragine la Aefla che la 

Bugiofla . 75. 

Botanica Scienza udlifli 

ma . ^^J« 

Botanica > fiioi primi Inr 

ventori. 255. 

Bruttezza infelicità . 2 $ 9. 

Buffoneria degna di tutto* 

il biafimo • zS^. 

Bugia h^ le gambe corte . %6g. 
Bugia cpme figurata dal 

P# Ricci . %6^^ 



e 




. 



iccta épxxo trasferi-t 

to da Dio aU^ Uo^ 
mo« 274^ 

Caccia efèrcizio 

proprio delia Gioventù » 274. 
Caccia elcrcizio nobile» 275. 
Caccia ^cie di Battaglia . 2 7 ^ • 
Caccia de^ Volatili di chi 

fu xxiytxxàxmit . zjó^ 

Cacciatori primi» 274» 

Cacco rubba i Bovi ad Er- 
cole ^ ed è uccifb. 27^ 
Cacciatori vivono (empre 

in (peranza » 27;* 

Caduceo di Mercurio clic 

cola fia. 2p7« 

Calunnia abita (pefib nelle 

Coni. 28a« 

Calunnia come dipinu da 

Apelle • 28.o# 

Camaleonte> fua proprietà» S9^ 

Cane 



358 

Cane perchè Simbolo de-- 

gli Adulatori • 40 

Cane perchè afTcgnato alla 

Botanica. z^6. 

Capitano come figurato 

dal P. Ricci • 161. 

Capricciofì chi (leno. zSz. 
Careftia perche fi dipinga 

brutta • I • 

Careftia da chi provenga * zBj. 
Carezze amatorie ruìna di 
Salolnone» 18 5 • 

Carità non rimane mai di 

operare. 287. 

Carità appreflb il Sig» Ifido- 

ro Ruberti. 289. 

Carità come figurata dal 

P. Ricci • 289* 

Carnagione roffa perchè fi^ 

gnifìchi aftuzia. 177. 

Carnovale > iiu etimolo- 
gia •: 290, 
Carnovale rimafiiglio del 

Genti lefmo. 291. 

Carnovale quando comin-* 

ci > e quando duri appreP* 

so noi. ^ 291» 

Cadette anticamente uiktc 

da* Combattenti- • 3 03 • 

Cario tirato dalle Aquile « 304. 
Carro tirato da' Lupi • 302* 
Carro tirato da' Bovi . 305. 
Carro tirato dalie Civette . 308. 
Carro tirato da' Cani • 311. 
Carro tirato da' Pavoni. 313. 
Carro tirato dalle Baie-- 

ne • 313. 327* 



^ 






Carro tirato da' Leon!.. 314^ 
Carro tirato da Pantere e . 

Tigri. , 31^ 

Carro del Sole come di 

pinto da Ovvidio • 301* 
Carro informa di Triafr* 

golo • 3o8« 

Carro da tre ruote . 309. 

Carro adorno di Vifi i ed 

Uve. 31$. 

Cafligo di Dio comefigur 

rato dal P. Ricci. 331. 
Caflità come definita da 

S. Tommafb. 3;33«. 

Cafhtà come figurata dai 






P. Ricci . 


3J4* 


Caflità Matrimoniale co^ 




me rapprefentau dal P. 




Ricci . 


335. 


Catone» lùo atto magna- 




nimo . 


173. 


Cavalli di Plutone tre , co- 




me chiamati > e loro 6r 




gnificato . 


309. 


Cecità della mente che co« 




fa fia. 


337' 


Cecità de' Peccatori come 


1 


figurata dal P. Ricci • 


33S. 


Celerità che cofà fia . 


340. 


Cerere rapprefènta abbon- 


• 


danza mai*ittima . - 


3- 


Cerere come figurata. 


3z6, 


Cervo fi lafcia allcttare dai 




fiiono del Flauto • 


58. 


Chiarezza cofà per efTa 


1 


s' intenda. 


341. 


Chieià Santa cola fia. 


34». 


Chiefa 



Chiefit : Gattolfca parago- 
nata-rad juna Nave '. 34%. 

Chiefà Canolica ha due 
Vite. 543, 

Cbiefa Cattolica non di 
minuifce per le perfecu- 
zlòni. 543* 

Cl)iefè fìior della* Chiefa 
Cattolica per chi fiano 
fìmboleggiate . • • 344. 

Chiniica che . còfa iia • 345* 

Chimica^ fiia 'Etimologia 
varia •• ' 345. 

Chimica intefa fotto varj 
nonti*.;: 34Ó. 

Chimica > fìio oggetto priu- 

► cipale • 346. 

Chimica > fUe operazioni • 346. 

Chimica $ fiioi' primi In-* 
ventori . 347. 

Chiromanzia ^arte vana e 
ridicola. 549. 

(^hirone perchè Centauro. 354. 

Chirurgia in checonfifta. j^z. 

Chirmrgla più' antica della*, u 
^ Medicina . i ' • ^ 35i. 

Chirurgia iiioi Inventori. 354. 

Cicerone fblleva Roma dal- 
la Careftla. 4. 

Cicogna iignificato delia ^ 

. Piexà', e deh* Aiuto . 68. 

Cicogne tirano il Carro di * 

.r Mercurio , perchè . ' i^Ó. 

Cigni perchè tirano il Car- 

/ ro di Venere. • €99. 

Cielo perchè abbia azione 

. nelle cole inferiori „ - Il% 



36^ 

Cielo fcome figurato. ^59. 
i Cielo diftihto in fette par- 
ti.- 359* 

Cinclo Simbolo della Po^ 
verta . I oSm 

Cinici perchè cosi detti. 20# 

Cippo colle Corna . 1 1 7« 

Claudio adottò Nerone ad 
iftanza di Agrippina. 33. 

Codro fi fa uccidere per 
la Patria . 117. 

Colombe perchè tirano il 
Carro di Venere : 298» 

Colombi perchè Geroglifi- 
co delle carezze ama*- 
torie . 2(5f; 

Combattenti anticamente 
ufàvano le Carrette. 303. 

Componimenti devono fòt- 

' toporfi al giudizio al -« 
trui. itf« 

Concordia ifmholeggiata 
dalle mani congiunte . 37. 

Conofeer fe ftefib ninna 
cofa più difficile . loi*. 

Confòrti debbono immira- ; 
re r Alcione. 2>i* 

Como della dovizia > di- 

. ver (è opinioni intórno 
ad. Biib. 2# 

Cornucopia perchè legno 
deir Abbondanza • * 2^ 

Corona di Gramigna per^ 
che fi dava al Cittadi- 
no , che avefle libera 
ta h Città dàir afie- 

. dio • • • - 1 14« 

A a a Coro- 



1 



570 

Corona dj Quercia perchè 
fi dava a chi avefTe fai- 
vata la vita ad un Cit- 
tadino « ii^« 

Corone perchè inventatte . i itf. 

Corone date da' Romani j 

, , dichiarate • 1 08. 

Corone ufate da' Romani ^ 1 08* 

Coftumc degli Antichi neir 
allegrezza • 76^ 

Coftume degli Antichi nel 
paflar vicino alla Statua 

, di Mercurio. 2p5. 

Crivello perchè dato a 
Bacco. . 52 !• 

Crudeltà de' Ricchi in mi-* 
fare le milèyic de' Po- 

. veri • I o. 

Crudeltà di Erofilo» ed 
£rafiflrato. ixp. 









Daniele > (uaaftinen- 
za. i7*t 

Dedalo ingegnofiP 
simo fabbrica il 
Labirinto • 29- 

Delfino fuo affetto, vcrfo 

r Uomoé 155. 

Demonio inventore ' delle 

Mafchere. 29X1 

Defcrizione del Tempio di 

Gerufàlem. -150. 

D^fcrìzione della. Cafa del 
. Sole. i$2« 



Detto di Adriano fpettantc 
la debolezza del corpo 
(di Comodo Vero « « 

Pldone fabbrica Cartagi- 
ne # 

Diluvio Univerfalc . 

Diocleziano nemicò dell' 
Alchimia . 

Donna vana notata dal 
Guarini • 

Donna fenza V ajuto del 
Marito è come la Vice 
fenza 1' ajuto del fofte- 
gno. 

Doime che debbono avver- 
tire nel Bàlio. 197^ 

Donne di vote» epietofè. 214. 

Dotti af&tuti. $2. 



33^ 

25. 

7 li 
54^ 



58. 



E 



EBrei vogliono tm Re . 1 8^. 
Beate perchè chia- 
mata Canicida » o 
Canivora. 257. 

Eco eloquentiflìma punita 

da Giunone i: e perchè • 424 
Bcuba trasformata in Ca^ 

gnap^ 184. 

Edera conlecrata a Bacco . 1 6. 
Edera a chi convenga . 1 74 
Edera > fiia proprietà . 285. 
Elefanti non hanno fiele ^ 259. 
Eleiianti animali iKnigni é 2 ^ 9. 
Elmo, volto ibisopci. che 
/iignifichi . 54 f. 

Elmo 



Elmo Geroglifico de'prM- 
. cìpj occulti • 34S. 

Equinosio figniiSìcato . per 
. tl\ Cinocefalo * tu 

Ercole il prnno a tinger 
, la lana di Porpora • 6$. 
Èrebo Hioi Figli • zjz. 

Eroftrato brucia il *Tcm- • 

pio di Diaha perchè • lop. 
Efculapj varj . 553, 

Efercizj atti à regolale il 
e corpo non fi devono tra*- 
, (curare* igó. 

Età dell' Uomo diftinta • zp. 
Euridice fimboleggia V Ap- 
petito * 140. 
Ezio rinunzia alle digni-* 
tà^efi fa Agricoltore • do. 



Fuoco di due forti • 



57r 
jru 



G 



I 



F 



FAbio Romano^ fiio 
coràggio . I5^ 

Fame Saguntina. 284. 
Filippo ^cedone> 
fùa bontà • * 47. 

Filomela in Ufignuolo. iz6. 
Filoibfia 9 iùo 'ahdb; i^ 

Fiiiime che sbocca in gran 

franraia • KxS^ 

Fortuiìa di un Bufone • zój. 
Fortunato difficilmente può ^ 
.. diftinguere chi T ami^ 

, o f aduli * pz. 

Fuoco iftrumento princi^ 
pale doUe! -.cofe àrtifi- 
ciofe. , i6p. 



: 



GAUi perchè dedica-^ 
ti a Mercurio . z^f. 
Gallinaccia bene- 
vola air Uomo 217» 

Ganimede rapito da Giove • j i • 

Genitoti che rédono (chia- 
vo ' T arbitso de' Figli* II, 

Giano accoglie Saturno • 47. 

Giglio ha tre qualità $ co^ 
me le bcììt Donne * zi^. 

Gioab uccide AiTalonne • J5i« 

Gioglio Simbolo de' catti- 
vi coffaimi ' zSu 

Giocondo Latini bellifli- 
mo • 4f w 

Giovane per il calor del 
Sangue intento a coìe 
fènfibili • 6^^ 

Giovani > proprietà loro è 
r efler ambiziofi. 79. 

Giovani cola debbano av-« 
verdre nelle Fefte di 
Ballo • ^ i^S. 

Giove come rapprefentato 504* 

Gioventù nemica dell' ap« 
plicazione • . 9» 

Giuda Maccabeo > (iio co- 
raggio, ' 15^ 

Ghida uia con la Nuora 
non conofcendola. 177^ 

Giudizio di Salomone • 25. 

Giudizio di Paride • 299* 

A a a z Giudi* 



,:f 



Giudizio 4i Salomone . tra 

due Donne. z 

Giuliano Imperadore (uà j 

Apoftasla > e loorte • 140. j 
Giunone Prefidente de' Re-< 

gnu ' f rt. 

G:iiin(pradenza fùoabufb^.. i^* 
Giufèppe accufà iFratscUL^^.^v' 
V al Padre , 30. 

Giuflizia che colà fia. 208. 
Giùilo. Lipfio confutato • lox^ 
Gloria » ftrade di giungere < 
^^ 4 Lei fono due • 142. 

Gola 9 file Figlie cinque • 45. 
Golia Gigante uccifo da 
^ Davida tf^. 

Gratitudine di Tobia verfb 
,• il fiio Condotciero. 224. 
Grazi^ni Conti lodati* x^%. 
Grazie ignude • .88. 

Grazie perchè Damigelle 

di Venere . 299. 

^ Grifone ingannato da Mar^ 
tan(> riceve onta dal «Po-< 
. polo , fi vendica • 14^. 

Guerra liio abufb • 12. 

Guerderi anticamente ufà-- 
/. vano le Carrette* 305, 



I 



Bidè inche convenga 
colla Cicogna. %$6. 

lezabd gettata da una 
neflra 9 e divorata da', 
, Ganit . „. , jdt 




Inganno oàicoflo (otto H 

.. nome di amicizia* pi. 

Inganno di Dida a Dcme* 

. trio. X78. 

Ingegna e lagacità de'Le* t 
.oni • 24« 

Ingegno e (àgacità della 
Pernice. 114^ 

Infègna della Cala Scro»* 
zi . xyj. 

Intelletto ha due ftrade per 
confeguire il fiio fine . \66. 

Inventori della Chirurgia . 3 ^ 4« 

Ippopotamo variamente de- 
fcritto. 35tfii 

Ippopotamo perchè appro- 
priato alla Chirurgia .^ ^^7. 

Iffione punito da Giove > 
e perchè. . 3J1. 

Iflrioni, Citarèdi! e Poe- 
ti fi coronavano di Quer- 
cia*. . ì 

Iftromentì del Chimico^ ^47* 



'jf 






LAberinto da chiedi-- 
ficato. %g% 

Lamia Meretrice 
amata da Deme* 

« 

trio 9 e onori da £ffo 

ricevuti.'. 28tf« 

Lafcivi ipogliati di ogni 

bene. ^ i2i« 

Lauro dedicato >ad- Apollo 

per più ragioni . ^ \6. 

Laur9 









Lauro'a chi convenga ^. 17. 

JL'auro , che prognoftici fi ' 
prendevano da Etfo nel 
bruci» 4e (ìie foglie • • f^. 

leggerezza di animo per 

••kt Sfinge. '• / i8v 

Lèggi Sabee. ^ 17»^ 

Leòni^'ldro proprietà . 514. 

Léìicotoe «amata 'dal Sole > ' 
(btterrata vrva , e tra- 

•' srbrmata nell' Albero 
dell* Incfenfo'. ' i ' i^fc 

£ìBri di Numa Pompilio • 1 8. 

Licurgo perchè or^hd che - 

' non fi (colpifTe nome di 
mòrto alcuno nei Sepol-^ 

' ero , fc non fe di quel- 
li , che erano morti ono- 
ratamente in battaglia • iitf. 

iCinco vuole uccidere Y o- 
Ipite Trittolemo per im- ^ 
padronirfi ^e! Pitpdoro . 4. 

Lineo trasformato in Lupo 
cerviero . • f. 

Linee della mano ^quattro 
principali . / . ' jf5<^ 

Lifinfàco condannato alle 
> Fiere > e perchè » 154. 

Lifimaco uccide il Leon 
ne» 154. 

Lituo che cofa* fia » 1 8^. 

Lucrezia Romana fi ucci-* 
' de per eflfere ftata vio- 
lentata da Aronte Figlio 

^ tfi Tarquinio. 14* 

Luna perchè fi dica hcsir 
gru. x^9. 



f' 



iLuna embolo detta "^Par-t ' vi 

Lttiia'} (ùo cammino più . 

veloce degli altri Wa*^ , C 

neti ,- 294, 

lAiiiìi fòpca il Patto delle . > 

Dònne: i^^^^ 

Luna percHè eoa detta . 295 »' 
Lupo conitcrato a M^e ) > 

e perchè. .idu 505. 

Lupo fòa avidità . 'i i?^» 
Luteto (ì abufa del talento < / 

datogli da Dio . ■ . 14.' 



M 



J-. 



MAdri ridottea fflaiH 
* giare i propsj Fi^ 
gli . 284» 

Magnanimità , 
quattro fotìf> t fuoi af 
letti. zjS. 

Mali altrui debbono com- 
patiti» ZI}. 

Mangiar cofè troppo deli- 
cate fa ipeilb cadere in 
errore* * 172. 

Mano deftra fegno di be^ . 
ne f come la finiftra di 
male 7 è perchè. 198» 

Manfiietudine > fiio premio zoS. 

Manfiietudiqe come figura^ 
ta dal P. Ricci . zo5. 

Marcantonio come puni- 
fce gli Ateniefi adula-* 
totit 42» 

MarcaiH 



• • 



j .;j^an?a,^.gmwc^afli^tc^ 



Marcafitòiiio n<f ève iiel fiio J Meleagrp morto per lo 
.. Carro Trionfale un Buf- j ! sdegno della Madre* x^^. 

foné» zSy,.]] Meneqrate. Medico. rfiuv-^ 

Marco> CraiTo rtcchtflimo . 
t • r avariffimo fi fa ucci- 

dere da un ik) Servo • 183. 
Macco Plancio fi uccide . 
\ \ per dolore ddla morte . 

della Moglie^ t fi get- 
• ta nel Rogo > dQve il .. 
. Cadavere dì (Rutila arde- * 

Mardoccheo. innalzato a \ 

grandi dignità per mez* 

20 di Efter^ zjj. 

Marfia Satiro. iS^orticato 

vivoj e trasformato in 

un^^Finmejir * •" . r4. 

Martano > fiia «ftusia ^-^ . 
/ gliacca • . , j . 141. 

Marte come ram)reÌeiitato. 502. 
Martin Lutero d .«bufa, del 
, del talento datogli da Pio 1 4. 
Mafcbere inéònveiuenti 
. che da Loro derivalo» 292. 
Mafchere > fiio inventoi^e . 293^ 
Matrimoniale Amore di 

Alcefte . • 233. 

Medea fpofà Giafbne^ e 

fa uccidere dalle prò- ; 

prie Figlie PeliaZio di 
. Luì • 25^, 

Medici loro obbligo di ap- 
. prendere la Botanica k z^^. 
Medi<:iìia fiie iodi» 150. 

Mediocrità òttima in tutte 

le cofe, . . I47» i 



\ ripr^fa d^. Ag^^ìlao • 1^44- 
Menelao contro Trpj^a • 1 8 /• 
Menzogna di Caino ;», 270% 
Menzogna' come giovò ad 

Eumene Cardiano;. x/o^ 
Menzogna di ;^ Batto pu^ 

nit4. ' tju 

Mercurio inventore delle 

Lettere;* , : •' ^0. 

Mercurio , Ì>Ì9 degli In- 
ganni* 350. 
Mercurio , goi^e. y^pprelen- 

tato • : :.i . ^9^^ 

Metello jfi getta. in meno 
. ^ ajle. fiamme ,per ialvare 

il Palladio • ^ 9^» 

Michol , riconviene / Da- 
vid * e perchè ne, vien 
punita «> , 1984 

Minerva come rapprefen- . 

tata. 5o8i 

Minerva punilce V arro- 
ganza di Aracne conver-] 
t^ndola in Ragno ^ . 1.^4» 
Mirto |)ertinente al Poeta 
f -Melico amorofb • itf« 

Mirto Pianta di Venere / 16^ 17^ 
Mirto perchè coniecratoa 

Venere» -i^?* 

Mifèricordia come ^^ura- 

dal P. Ricci •. xiu 

Mitrid^e amantiffimo del- 
la Caccia. a77« 

Moglie 



Moglie di* Pttdéàf unpudica ' . 
' cllluniatrfce di G iufeppe 554* 
Mogli d^ Mitridate iit^orc- 
•^ cidono per aver udita la 

moìte dèi Marito. > 49» 
ìil6mo Dio della Ripren- > 

fione come dipixitx> ida-« 
•' 'gli antichi . • / 242. 

Mondo 9 (uol pericoli • 6i« 
Monti Olimpo ^ Olla > e 
'"Pfclio pofti uno ibpra 

Moro delfb >. iùa prò- ' 

prietà. 24I 

Morte di Diagòra{>er alle- 

78. 

94- 
124. 



^5' 




Morte di Petitco uccifb 
dalla Madre e Zie • 

Morte di Ai&Ionne • 

Morte di Aleflandro Ma- 
gno/ 

Morte di Fetonte* 

Morte di lionata • 

Morte di Amnòne • • . 

Morte di Giuliano Apo- 

•cvftata» 

Morte di Vltellio Impe^ 
radore. '^ 147. 

Mcóte di Pelia » • z^S. 

Mòsè ptimo Chimico; J47» 

Mosè comandato da. Dio 

' che non affimia al Sa- 
cerdozio Uomo defor-^ 
me; • zót^ 

Mofica^ file noce» 158» 



140. 



NAjadi raccolfjono" * 
il Corno rotto ad 
Acheloo da Erco^ _,.v 
lev e lo, empiono 

.- iio di fiori , e fruttai •^ 2. 

Narcifb xhe fi ipacchia in 

. uà fonte Simbolo dell' " 
amor/di (è fteilb». / lOr^ 

Narcifb s'* innamora! di fé ^: 
flefso , ed è orasf^rma- » 
to iniior€^deifuoiionÉie# 539. 

Nerone£i uccider la Madre 
Agrippina • J394 

Ne^uno per T acqua comp 
fi^^irato% . . - ^ijfé 

Nibbio fi afliene dalle co-^ 
fé a Giove Sacrificate • 

Nimicizia fierifllma tra Fra-» 
telli • 

Nobili debitori . 

Nobili a£fettati » 

Nobiltà fuo abufb. 

Nocumenti ptqpeduti dal- 
la bellezza di Cleopa- 
tra» 

Notte come dipinta da di- 
verfi Poeti 7 ed in par- 
ticolare dal Boccac- 
cio • jjy^ 

Notte, fuo Marito, e Fi-* '• 
gli • laz^ 

Numeri di quattro ÌbfttÌ0 1^^. 



il. 

?2i. 



22 r< 



' 

I 






Oceano 



•J^<^ 





Ceano come figiih r 

rato. 3^7* 

Oceano detto F^ .:-' 

< . dre degli Pei > e 

•- perchè V *J ' ^^Ì7. 

Odio ' «at -Cavolo > jc Jé - 

Viti. V > 7$. 

OUta dedicata a iMinèvva «. . j 9. 
Qlmo^ sfornito di Viti. <: : 75! 
Oreftijla a»cho (ègtio ama-- >i 
*Vt* dal filo Cònlbrte ... a^^. 
Oro dàdicato a Xjiore.. 75. 
©to. Simbolo della Pòteife. 

za'^'*' '-.- '• ì '^-fi ,.:^> ; 520* 
Otdjogio Simbolo <Tdel 

Tetflipalt*^ ' lòé. 

Oftentatori dèi proprio fa** 

pere»< 5^ 

Otre di Sileno perchè di - 
. pelle di Becco . , 324. | 
Olcio cagione dell' Advdr 



* terio . 
Ozio Vfia 
Gola • 



J" 



er Sorella U 



1 -^ 



p 



T / 



45- 



45 



^ • ^ 




Ace deve eflere acqui»»" . 
ftata 'per . pròpria. 
Virtù. . 212. 

«Pallade . ucpide ^Ja .. 1 
Gorgone che devaftava 



la Frigia* 



' ..more, : : ij2. 

\ Paludameàta die .: éOft - - li 

fia 4 j * •• • • ^94* 

Papavero . perchè dato a 

Cercscc- ;. . ; . * '<: ,32,7% 
; Pardo : allctta ItìFiere coU* 

odore . ; ^3. 

Paloni . iioa dpipinatc a 

tempo fif renf^ono indo- 
mabili « ; M ..:. 292. 
Pa:VDne sdegna la CQmpa- 

gnia di altiì Augì^li » 80. 
Pazienza maravigliofà di 

Diogene. Cinica , 2 79. 

Pedante traditore ^ punito . 7. 
Peìia, uccifo dalie pròprie ,, 
. figlie,.' ;:; :: ,;. . 2$ 8. 

Pellicano .simbokggia la 

pazzie '.\ . > 7^ 

Pellicano > fua proprietà,» 71» 
Pelope cotto dai Padte> 

vien pofto alla^Menià 
^ ^li Dei 5 Cerere : gli 

mangia uua: ipailaii> è 
. fetto rivivere . . 17 j» 

Penelope; (iià <^lu2ii .per 
: conlervaxfi cafta ad 

. . Uliffe • , *i 33^. 

P^coIq di quèfto Mii^Hlo • j6z. 

Periltó* betìcficat^ d^Ai/èf 

Perillo CiàndtBflfttO a.'jmp* 
'•lire nello fleffo Torot 
.0(Ch* Egli ,iivcva^f4b^FÌ- ., 
cato. 53 !• 






28o.y Peripatetici perchè cosi (letti 20* 

Peri- 



Peripatetici perché cosi 
. detti • 10. 

Periècuzioiiè di Pèliai . à 
Giafòne. «lòp. 

Perico libera Andromeda 
dai Moftro marino « $7. 

Perugia lodata fiie fiiblio- 
teclie • 144. 

Pefce Simbolo di amore 
impuro • 88. 

Peftiienza neir Ifola di 
Eglna. 284. 

Petrarca fii coronato in 
Roma di tre. Corone « 18. 

Piaghe di Egitto • 279^ 

Pianto > Ilio premio . iò% 

Pico perchè (acro a Marte • ^.oz. 

Pietà di Enea • ^9»' 

Pietro Apposolo , fiio co- 
raggio . 155, 

Pinguedine che fìghifichi . z<?5. . 

Pino raccoglie (òtto di fé j 

le minori Piante , e co- 
me . zjS. 

Piombo dedicato a Satnr* 
no* 7^, 

Piritoo difcende air In- 
ferno • 95, 

Pittura > e Scultura arti no- 
biliflime • i óS. 

Pitturai e Scultura nate da 
un iftelTo Padre • 168. 

pizia e Damone modello 
~ deli' amicizia • P4« 

Platonici dove fi radunavano 24* 

Poetica da che ha avuta 
Origine. 21. 



$77 
privato dell' uni-* 

. ca luce da UIi£fe« 157^ 

Polinne^re per avarizia 
uccide il piccolo Pòli-* • 

. doroi e ne viene puni- 
to dalla Madre di^que* 
fto. |84J^^ 

Pomi granati dedicati a 
Giunone • 1 8« 

Pomice pietra che indichi • 28 j« 

Popolo (uà incofideratezza 1 44. 

Popolo facile a. mutarfi. 144» 

Porpora Simbolo di Cari-^ 
tà . 6(^0 

Poveri non devono abu-* 
farfì della loro Povertà . i u 

Poveri oziofi • 1 1*. 

Poveri più pazzi de* Ric- 
chi in tempo di Carno- 
vale. 2^K 

Povertà nella quale fi riduf^ 
se Di oni(io Tirannodl 
Siracù(a • 27. 

Povertà di Spirito perchè 
in figura di Fanciulla . loj. 

Povertà di Spirito come fi- 
gurata dal P. Ricci. 204. 

Premio dato da Giove a 
Filemone , e Bauci per 
la loro bontà. 100. 

Prefimzione di Calfiope 
ed Andromeda punita. 57. 

Pretefta premio de' Giòva^ 
netti Virtuofi . 67. 

Priamo con(ègna il Figlio 
con molte ricchezze a 

Polinneflore • 1 84^ 

B b b Prodez- 



Prodeue et :£nMÌid • < i3<$l 

Progne in Jlondine^. . . tzó» 

Profeipina' tiasfi(»inaLAibar> ' 

lafo itt <GKfo> t pe^ - 

chéfc. / •- r . 189. 

Pudicàùt (SDlsiDoble *. 5^5 4. 
"SvAkìàsL di Coronide. 33$* 



r 



R 



RAcca^cciate ^ : o 
accaipriccìaie'far* 
maco da Dante • . 129. 
H^^no bencv!olo 

. air Uocno. 227. 

ILebecca configlia. Giacob- 
be ^ fingere la pedona 
di £&ii>. per ottenere . 

. lar benedizione dal Pa-* . 
dre^ 277. 

Re Magi fi pcutano in 

. Betlem. 6j. 

Ricchenac podORmo rende-* 

. re. r U^mo felice • i o. 

Ricchézze impaccio nojo^ 
fa. 182. 

Ricchi non fono afiblud 
Padroni delle lora lic^ 
chezze • io. 

Ricchi afittati . 55. 

Roba .difficile ad acqui-* 
flarfi j £icile a pecdeifi • 66. 

Rodogona uccide la Nu- 
trice j p^ averla. canSr 
gli^ita a rimadrkaxfi. 33^» 

RGMna lodata* 11 2. 



|Romaar antichi fuperfti^ 

. 2Ìofi« iBp. 

Romolo tiai^'^r&ato ili: eie* 

, la. rg7, 

Rofa e PeCbè Simboli di 

, Amore, condannabile » '' 8S. 

Rofè e Mieto perchè coft* 
fecrate a Venere • 299» 

Rut 1 iiia. povertà , fpofàta 
a fiooz Uomo ricco. 241. 

Ruta fba picopriecà . ^35.. 



s 



Si A^guntini per la fame > 
L e per non cadere 
' in potere de* ne- 
mici fi iiccidona 

, . -tutti • 284, 

Sai) Sacerdoti di Marte , 
perchè cosi detti > e lo- 
ro riti • 198. 

Salomone difputò delle 
Piante. 2^7. 

Samuele rinunzia a* Figli 
la Giudicatura^ e loro 
abufo . 1 8^. 

Sanfone fortiflimc , fiia ce- 
cità di mente > e filo fine 
infelice» r ^jg» 

Sara premiata per la foa 
Caftità callo Spoializio 
di Tobia. ^jó. 

Saturno come. TappKfen*- 
tato . 306^ 

Saturno perchè meflo . 306. 

Saturno 



. ! .» 



y 



Sacumo . Jnlegna agli .Ud« 
mini £ Agricoltura • . ( ^ / ^o* 

Saul fi ttòciée* / 49w 

$cMnze loro abufbv. \^. 

Scimmia per ia ridicola- 
za dell' Afiettazione • ^X. 

Scipione Afiicano Gw^a*- . 
netto libera con iommo. 
caraiggio il Padre da'col^ 
pi de-nemiciiod é fMoemia- 

. co colia Corona Civica* ^ \. 

Scure Sìttiboio del Cafti^ 
go.» • itfu 

Sennadierìb pUnitoikl Si- 
gnore > ed uccìfò da' iuoi 
Figli • . i> rtf4. 

Serapione Abate fi vende 
piir volte per convertì 
re le Genti a Dio • . 

Sileno direttore > Maeftro > 
e Confloltiero' di Bac- 
co^ : .i 3Ì5. 

Sileno perchè (opra T Afi?* • 
no* ■ ; . . * ; 5x44 

Socrate prende lezkmé. del 
ballo > bffendò. VtìoihiDi «i;^iSr4 

Sogni di GiUftppe^' - r: 30. 

SognQ di Faraoni! 4 < ' 5* 

S9g»o di GiaooUiej^ .>tf3. 

Sole ti tcMia : indietro par <::' if 
orrore .del delitto^ àx ' : 
Atreo« . • ' . > ti 

Sole «ome ra|i^llbitixto . joo. 

Sole s' iavughilce di Les^ 

Solone riprende T Affètta" 
zione di Crefò . $ ;^ 



P 



37> 
Sorelle di F^sMe oMvcf* 

.^^ke inSii^. 49. 

Scagiem xoitie-^ -iMEtAo * 

.dipingere. * l$7. 

Statue ^gJi Dei >{: de' R« 

pevdiè lUidev "> $104. 

Stelle Tft «ett» mòdd diai»^ 

no domiaio (òpra « Col^ 

pi Ablvnarii. 174. 

Stoici petciiè cosi detti > « 

pome prima chiamati . Ilo. 
Storia comincia vnC teM^i. > 

di-StMufabo ' -907. 

SuffèBD f Otfca^iiafilnJito . 9>04* 
Supenbia >. e Pflftttènzb Ve- 
. deno de' Nobili . Mii, 

Superbia per k SBi^; • tt^ 
Supenbia di StoiAdioiib 

puBàsi ..... V : . . . ti/^ 

Suf>eriori che tiranneggia- ' 
noiSiiddwiv • \Jìi% 

SuiÌQina i fila caflità > 'teit^ \ 
tata da' ¥tic<:hi ^ . Ai qm^. - i 

.' 1^ calunniata 9 évi^ jjhrJ' i' 
nooain(.>lfcfimi:fo .' ^ < ■'•■tXki 



'> » ^ 



> 4 — V • > .« 




• ' • « 



• 1 ^ e» " ' i ' • 



^ . * . «ti 
..'ì-.-idi .: 



■ che fìa cieca i>i^:i3Pf I • 

.-JL Talpa» filo cueft '>• '> 

oedi^lKtofiMi>ptfr >* ■•-, 

far indovinare , • ^ ^ ■ "3^51 * 
Tamar fhipraca; dalF&te^ ■■-■ 

lo Amnéàe. ' ipt^; 

Tamar fògmftiAutfccsUr-^ittH = 

B b b z cero» 



^8o 
cero 1 fini aiBizia per H-^ | e fi converte in un Spar- 
.beradS. dalla moke. 'I77*L viero» *. ixS^ 



Tantalo figura dell' Ava«^ 
rizia. i8i. 

Tantalo per far pròva del^ 

., la Potenza degli Dei uc- 
cide il proprio Figlio Pe- 
lope > lo cuoce ^ e lo 
pone a Menfa per vi- 
vanda 1 e ne viene pu- 
nito^ 175. 

Tarquittio fi abufa dell' 
amore > e flima de' Ro-^ 
mani> e viene fcaccia-* 
to dal Trono > e da 

. Roma . 1 4. 

Temerità di Fetonte • 49. 

Temerità di Core 1 Datan> 
ed Abiron come , pu- 
niu. i9$. 

Temerità d' Ifiione come 
punita * 331. 

Tempio di Gerufalemme % 
fila* 4eÌcrizione • 1 5 a 

Tempio. di Gemfalemme 
riedificato • 248* 

Tempio di Eiefb , fiia de- 
fcrizione , è incendiato 
da Erafifh'ato • 151» 

Tempio del Sole, lìiaOff- : ^^ 

. .fcrizione. . . 152. 

Tempo ♦' ^. 

Ifempo <|aanto' debba ap- 
prezzara ..■.,-. 9. 

Tenebre di Egitto « ^7U 

Tereo violenta la. Gogna- . 

^ ta , e le cava la Jto?^) 






Ternario numero fignifica 
perfezione « 2^7. 

Terra come figurata. 31/^ 

Tefèo liberato dal Labe- 
rinto per accortezza di 
Arianna • 2^« 

Tefèo difcende all' Infer- 
no per liberare T amico 
Piritoo • p^* 

Tefèo uccide il Minotauro 155. 

Tefta di Afino venduta ot- 
tanta pezzi di argento 
battuto* 284. 

Tito, fuo detto memora- 
bile • 240W 

Tito fila bontà • * ^5^* 

Tobia grato al fùo Con- 
dottiero* 224. 

Tobia col fiele del Pefce 
fàna il Padre dalla ce- 
cità. 557. 

Tolomeo Figlio di Pinx> , 
fUa audacia. 185. 

Tolomeo Filadelfo raduna 
gran numero di Libri . 249. 

Tradimento di AfTalonne 
contro Amnone . ^ 124* 

Tre, numero, perché fi 
ufava ne' Sacrific;. 2J7. 

Trittolemo alunno di Ce- * 
rere col Pirodoro che 
verfà fèmpre grano. 4» 

Tttbalcain primo Fabbro. 28. 



Valore 



V 




Alore dì Eleazaro • 117. 
Vanità {piegata per 
per lo Specchio . - 54. 
Vantaggio che na- 
(ce dair appiaufb de' 
Saggi. i4i- 

Ubbriacchezza fignoreggia 
ne' Plebei. 3x2. 

Uccelli da rapina vanno 
lotto nome cr^nerico di 
Aquile . . 33. 

Vecchj, loro proprietà di 
fempre biafìmare. 242. 

Vello d'oro acquiftato da 
Giaibne. no. 

Venere coronata di Mirto . 76. 

Venere invaghita di Adone 
abbandona il Cielo . 221. 

Venere come rapprefenta^ 
ta . xpS. 

Verde che cofa indichi . 2. 

Veflìcaria pianta 9 fiioi va- 
rj nomi. 104. 

Vefta Dea> fùo miracolo 
in favore di Claudia 
Veftale. 281. 

Wincislao , fiio perduto 
amore per un' Ebrea^ 
Fanciulla > cagione di 
fila mina > e dei Re-* 
gno . 124. 

Vino rende gli Uomini 
feroci. 321. 

Vino induce mollizie* 5;ti. 



581 

Vino produce allegrezza. 322]^ 

Vino> liioidiverfi etfetti. 323. 

Vino fa invecchiare . 32$;, 

Virtù Morali $ o Cardi- 
nali • 97^ 

Vite , Simbolo della Ghie- 

fa Cattolica. 13^. 

Vite , Alberi a Lei nemi- 
ci. 22^. 

Vitellio flxalcinato per Ro- 
ma . Z4f • 

Ulifle prefo da PoHfemo> 
iùa aftuzia per liberai'* 
fene. i?7« 

Voluttuofità per la Sfin- 
ge . 28* 

UoMo fin da Fanciullo de** 
dito ad immitate • 21. 

Urla e^fto alla morte 
da Davide. 221» 

Vulcano gettato con ua-i 
calcio dal Cielo nell' 
Ifbla di Lenno« . 2^2. 

Vulcano per il iuoco . 311. 

Vulcano come rapprefèn- 
tato. * 312. 



f ^ 






ZAnÀri fi ribella al 
Illa Signore» e» 

Zambri fi getta vo. 
lontariamerite nei fuoco 27. 
Zinganì > loro pe0imo. xasr 
fUefo» 5^0. 

INDIn 



SBz 



INDICE 

DE" GESTI, MOTI, E POSITURE 
DEL CORPO UMANO. 



A 



ABbracciamènti . 5^. 

AUiracciare , o ac- 
carezzare UIL» 

Agnello . 20^« 

Abbracciare altrui, zzz. 288. 
Accomodare un guancia-* ' 
. ie fbtto la Tcfta # ^^3» 

AllatcaK^ z87* 

Appoggiare la guancia aila 

finiftra mano • %z. 

Appoggiarti ad una Colon- 

na^; 552.. 

Aprire la bocca • 24z* 

Atto sdegnoib, iH(\r 

Atteggiamento ardito • j 02. 



B 



Bocca piccola ufcita in 
fuori • 259. 

Bocca con fiamma af<fen- 
te . z6g. 

Braccia apèrte* j. 59* 25 5. 

Braccia in atto di mara- 
viglia > e riparo « ^. 

Braccia verdi • 13Ó. 

Braccia oaàb • B$ z* 

Braccio dcflro flefb* 66. 

Braccio finiflro* u 

Braccio finiitro alto • 79. 



e 



B Attere palma a pai- 'v 
ma* 143. 

Batcerfi con sfèrza; ^^X. 
Bere • 217. 

Bocca ferrata colla manti' 

deftra. lyu 

Bocca aperta • 242, 



Cr^Alcagno. 140. 

Caminare z6. i^2« jj^% 
^ Camminare coiuj 

pafTo ineguale. t^S. 
Canna alk bocca • 6g. 

Capelli iparfi. - 87* 

Capdli MbttiFati • xa7> ^^9• 
Capelli pieili di ghìa<:cio > 

e neve . 15^. 

Capelli Oleati • 2 j5* 

Capelli di oro • %^6. 

Capo chino* xit. Si7^ 

Capo 



^ .m » * 



Capo cinta con pamio' 
nero. 

Capo fcopeno • i8^. 

Capo portarvi una Stella . 
in cima. iB6. 

C apo circondato da' raggi . 1 9^ • 

Capo di morto tenuto lot- 
to i piedi. 195. 

Capo circondato da neb-, 

bia« 1^)9* 

G^o avvolto in uà pan- >; . 

ao fparco. 
Capo coperto oon^ un 

Velo. . c^- 

Chinarfi . ^3^^ 242. 

Chioma inanellata « ; 1 1 9. 
Chioma incolta ♦. J34- 

Chioma (parla di raggi . ìoi. 
Chiuderli la bocca colla *, 

mano deftra. lyì^ 

Cieco che pòrta Ibpra le .«^ .-:. 

(palle uno che non può 

ftare in piedi • 89. 

Cieco che guida un altro 

Cieco. J38. 

Coorirfi il volto con Ma- 

fchera . 25^. 

Corone di più fòrti melK 

iti teda • .. €4*. 

Co(cie e gambe coperte 

Uva# i ; 1)6. 





D 



^«5 







Eftraal collo di un 
^ Giovane • 
Dito alle labbra • 
Dito tenuto al cuore • 



41. 



E 




Sser gobbo . 259^ xtfj. 
Eflère in ano «de^ 
gnolò • z8o« 



F 




^ 



Àccia rivolta ad al^ 
tra Faccia • 
Faccia riverente ri?, 
volta verlò irCiai. 
lo. 98. 204», 

Faccia curva • 20 jf 

Faccia allegra e robulla . 204. 
Faccia velata. 217. 2^9» 13 w 
Faccia alpra e (piacevole* 2 $9* 
Faccia ri^endeiMe. jiz.) 

Faccia rugolà e affumicata • 6^. 
Faccia imbellettata . ^o» 

Faccia rubiconda • ii^t» 

Faccia allegra e rubicoth 
da. I45* 

Faccia 



3H 

Faccia fiera « 1^4. 

Faccia curva f ma cogli 

occhi vcrfo il Ciclo • 214. 
Faccia eftenuata e maci* 

lente. ^^4* 

Faccia ridente • -zzi. 

Faccia ofcura ed abbroU'- ^ 

• zata» zjj. 
Faccia Ma(cherata« zpo. 
Faccia feroce e terribi- 
le • 50Z. 330. 

Faccia xneftut^ jo5. 

Faccia bella edonefta. 3jz. 
Faccia pallida e afciutta. J4$, 
Faccia vaga > virile ^ e fe- 
roce* 552; 
Fronte carnofà > lifcia ^ e 

• grande» 174* 
Fronte torbida • j 84. 



Guardatum tori)ida« 184;, 

Guardatura riverente • 98* Z04. 
Guardatura benigna • zzz^ 



I 



T 

JLMbellettarfi • . 90^ 

Inchinarfi. . %^« 337* 
Incontrare di Donna con 
altra Donna • zìi. 






G 



I 




vari! dalla Sedia • zj 6. 



GAmbe coperte di . 
. Uva • i^. 

Gettare a teira^ 
una Golonpa. 184. 
Giacer per terra. zi. 

Gobba. 2^9* zój. 

Guancia appoggiata alla 
• finiftra mano . zz* 

Guanciale fbtto latefta. 90. 
Guardare lo Orazio de' 

Figli. Z15. 

Guardatiu'a feroce e terrl-^ 

bile. 50Z. ^30. 

Guardatura fiera. 1^4. 



M 




AlvefUta , (capi- 
gliata I e (cal- 
za. iSo. 
Mammelle ignu- 
de piene di latte. i8z. 
Mammelle premute colle 

mani • z^4. 

Mani deftre congiunte. ^9. 
Mani abbruftolite e fiidicie . 3 7. 
Mani giunte. i8j. zo7. z8o. 
Mani pronte> agUi# e (velte • j f 2» 

Mano 



Mano deftra • - l. 

Mano aperta • . 66. j^. jg. 

Mano che adatta un GuatH 

. ciale lotto laTefta. ; pg^ 

Mano (opra i( proprio cor- 
po grande, . 179^ 

Mano iiniftra , alle mam- 
melle. iBz. 

Mano deftra id>bracciata • 287. 

Mano poggiata (òpra il 
Capo di un Fanciullo; 289, 

Mano aperta con tre Fi- 
gure. 500. 

Mano (òpra uno feudo.. 508. 

Mano con .un Fulmine . 540. 

Mano con Sole . ^41. 

Maicherarfi. ^ z6j. 

Mettere uh Guanciale fòt- 

. to la Tefta. 21 j.^ 

Metterfi in Tefta più fòrti 
di Corone . 84^ 

Mifiirare le linee della ma- 
no. 549. 

Moflxare il dito. ìndice al- 
to, itfj. 

Moftrare il cuore aperto • 211. 

Moflrare di donare* 222» 



N 




Ai& CORO. 1^8. 

Naiò fchiac ciato . 259. 
Kaiò largo nel mezzo > t ) 
. grofTo. %éi^ 




O 



3«f 



Cchi bendati:. 94i 

Occhi concavi $ e 
piccoli. 13S. 

Occhi fiilàti in^ 
terra. - zo6^ 

Occhi verfb il Cielo . 21 r» 2^o« 
Occhi limi e ftorti. ^ 2^^ 
Occhi grandi e in fuori» z6}u 
Occhi vivaci 1 e brillan- 
ti- Ìt2t 



P 



zoS. 
ed 

141. 
48. f 8« 

8tf. 
207. 



PErcuotere la Tetra. Z4t. 
Pefare . 
Pe&re Libri , 
. Anni . 

Petto aperto. 

Petto ignudo . 

Piangere. 

Piangere (òpra uii cuore, zo^ 

Piede (òpra un Orologio . zp 

Piede fbpra di 'Una Palla . 

Piede in atto jdi precipita- 
re da una Palla. 

Piede in cima di una B-Upe . 

Piede in ateo di.ialtare. 

Piede iòpra ufia Tcftsi dì- 
Morto . ' -. • » 

Piedi nudi • 94. i 

Piedi moin coi^ leggiadria 19^ 

Piedi iòjtfft una Pietra qua- 
dra. , Z04. 

C e e Piedi 



79- 

79* 
%7i 

<Ì7* 

• • - 

87. 



\ 



3S6 

Piedi alla riv* di un Fiu- 
me . ^ zij. 

piedi {opra una Fabbrica. zSf. 

fiégarfi e proftfaif! itu 
terra» zoS. 

Pc^iare in alto Monte • ^xfij^ 

Porgere il pane • zio. 

Pone un Guanciale fatto 

« ia Tefta# z-ij^ 

portare il Sole in Tefta • 23 5, 

Ppreare in Tcfta fiamma^ 
ardeste # 287.' 5|^<S« 

Panare in Tefta una Mez-*« ^ 
zaluna. 290. 

Portare a' piedi la Ca- 
tena ^ .^ 538. 

Ponare nella Poppa deftra 
il Sole 9 e nella finiftra 

. la Luna . ^^. 

Portare fbpra le (palle Chi ^ • 
non può ftare in piedi* 89. 



s 






Fremei^fi le mammelle 234. [Sputare. 



SAlire aka Scala • 6u 
Salita ad unar Rupe • 8^. 
Scacciare . 208. 

Scapigliata. S6. 155. 
Sedere. 22. 191. 253. 

Sedere con Maeftà * 160. 

Sedere fbpra un Drago • 219. 
Sedere ibpra un fafcio di < 

canne rotte • 278. 

Sedere (òpra ricca Se- 
dia • J12. 
Sedere fbpra un lYono di 

Pietra . 
Soffiare fùUa brace. 
.Sopraciglio • 
SpaUa finiflra ignuda • 
Sparger fiori. 
Sipèzzare un pane. 



Prendere per 1 capelli 1 e 

. ifarafcinare un Giovane . 280. 

Prefentar doni i 549. 



341. 

96. 
190. 
2ia 



R 



RAvvol^ffi nel prò- 
Règge«fi foptft i^a 
.' - Canna . 278. 

Ridere fìnoderatamente . ^^5* 
Riempiere VaflT' ai?» 



• €»» 



Sqoarciarfi T Abito. 

Stare in Prato verdeggian-* 

. ttf e fiorito. * . 90. 

Stare ibpra una Pietra . 200. 

Stare genufiefTo. 20<5. 

Stare m atto di dimandar 
Limofina • 278. 

Stare vicino èì lin preci- 
pizio • 542. 

Stare fbpra una Canna . ; ' zj/i. 

Statura robufta. . 15^ 

Statura bafTa e png«e.. » 290^ 

Stella portaoa in cima, del 
Capo. -f r iji.* 

^Crafcinare. 2 So. 

Stra- 



Sq:aicinare la GateiiA* ' J58. 



fc - 



\ », 



T 



t *. 



t « 



T Enere colia ÙuiRu ^ 
una fiamma di 
fuoco* itfS. 

^ Tenere il- pane . 204. 

Tenere nella palma della 
mano tre Grazie • zìi* 

Tenere un cuore ardente* 288. 

Tener (òtto i piedi Cu- 
pido • 3J2. 1 

Tenere in mano un Ful- 
mine • 340. 

Tenere in mano un Sole. 341* 

Tenere in mano Vafo di 
Oro con unior purpu- 
reo • 34%. 

Tenere la Canna alla^ 
bocca • 34^. 

Tenere la mano deffara al- 
la bocca. J7i* 

Tenere una fiamma ar- 
dente in bocca. 2^9^ 

Tefla voltata alla patto 
oppofla. 5. 

Tcfta afcofà traile Nu- 
vole . 217. 

Tefla coperta con uii^ 
Velo • 312. 

Tefta avvolta in un Pan- 
no (porco • 30Ó. 

Tefta circondata da nebbia 259. 

Tefla di Morto t^nutaj 
ibtto i piedi • 1^3. 



9«r 

Tefla\^ircoiulaca da'cag^ 
Tdka cfde ha iu«i Stella 

infilila*- 18& 

Tefta fcoperta . « - iSjj 

T«fta cinta, -eoa jMillio^; ^ 

nero» ■-* ^ .'.. - tìw 

Tefta «luta. tt^337^ 



V 




Entre pingue* > tj 

grande « 1^3. 

Veriàr acqua den^ 

^.« tro un Bacino. 200. 

Vita agile e fiiella. 173. 

Volto «yoko al Cielo,. 175. 

Volto rugoso € affiuni- 

cato • 6p. 

Volto imbellettato .-. 90* 

Volto rivolto ad altro 

Volto . ' . 94* 

Volto rubicondo.- ^ ii9# 
Volto riverente verfo il 

Cielo. g8. 204I 214^ 

Volto coperto con Velo. 131. 
Volto verib la terra. 20j« 
Volto allegro e rubicon- 
do • 143. 
Volto fiero. i.54» 
Volto allegro e robufto. 204» 
Volto velato. xi% zóp. 131^ 
Volto afpro e (piacevo- 
le. 2f9# 

Volto rifplendente • 512. 

C e e 2 Volto 



Volto efteniian) t aUct- ' 

lente. "4" 

Volto allegrf e ridente, izì. 
Volto ofcuto > ed abbcon- 
, zato. i7/. 

Volto jnufchenio. z$t<3. 

Volto fetoce e tetribi- : 
. kt ■ $oì. }}0. 



Volto pallido t taiffo .' 34^, 
Volto vago > virile e fc- 

race. j(z. 

Volto mefto. ' jotì, 

Ufciie irapcowifik da una 

folta Selva. 14;. 



INE»- 



INDICE 

DEGLI ORDIGNI , ED ALTRE COSE 

ARXIFIZIALI. 



3^9 



A. 



A 



Bito artificiofb* jS. 

Abito da Guer- -- 
riero. tfi. iia. 

Abito &ccimo. 84. 1 
Abito lungo. ^^. 

Abito lungo e candido • 1 j 8. 
Abito Senatorio. 141. 

Abito ricamato • i70.« %8^. 
Abito rotto ' e ftracciato • 

181» zoj. 48. 7^ ro4. ziS^. 
Jtt>ito ricco b 191. 

Abito di varie pezze e 

colori • z6j. 

Abito bizzaro e teatrale » ^ zpo. 
Abito guernito di galloni 

di penne di Uccdti . z^o. 
Abko di color rofTo iuc-* 

• cinto» e leggiero « ^^9. 
Abito Imperiale. ^^^. 
Abita di vaij colorì r 2pw zSz. 
Abito con varie piante . $9. | 
Abito purputeo . 6S. z8$h 
Abito rozzo e cenciolb . ($9^ 8^. 
Abko ricamato di fiori ,■ e 

• grondi , rodi > e gialli .^ 74Ì 
Abito dipinto eoa molte 



mani j e piedi . . ijz^ 

Abito di (ètte colori guer- 
. nito di oro^ e gioje.. lóu 
Abito fiiccinto • . ! 1^5. 

Abito corto» « 214» 

Abito ricamato di aro.. 2.17» 
Abito reale. 245» 

Abito di oro.. 250» 

Abito artific«>Ìb e can- 

giante. . z68^ 

Abito parte bianco > e par- 
te nero» 270* 
Abito di azzuro ftellato . 

di oro» . 271» 

Abito di color verde ilic- 

cinto j e coreo » 27;» 

Abito nero , e traccia- 
to» . 278. 29f» 
Abito, bianca > roflb y e 

fofco» Zf^ 

Abito ricamata di faglie 

di alberi» 514» 

Abito di.rcarlatta» 5x5» 

Abito, viftofb > giovaaiile ^ 

e ricco» , . ^4f. 

All'ibpra gli omeri» ^7» 84» 

^ E i^i- x^^* 17J» 

Ali piegate axtificiofkmente» 90» 
Ali legate» . ii^w 

Ali 



390 

Ali. 174. 2Z2. 

Altare con. Idoli > data.- . 

18%. 



I 



ri; csioic. ^ 
Altare xoci fumo s . 
Altare con foco accelo* 
Anello • 
Archibufb . 
Archipendolo • 
Arco . 
Argano • 
Armi . 
Anni rotte • 
Arpa. 
Aftrolabio # 



zìi. 

Z7J. 

89. 149. 

to5« z6j. 

i7Qp 
no* ipu 

ZI». 

174* 17^. 



B 



BAcilc . 
•Bacino. 
Badile . 
Banderuola • 
Baftone » 

Bajftone con pelli di ani- 
mali • 
Benda di Rofè 9 e Spine • 
Bilancia » 141. 

Boria aperta. 
Borfa legata* 
Boria ferrata» 
Boria verfante dduri • 
BufTola da^pigliare la paCi 
zione del fito • . . 



z5a 

zoo. 
148. 

Z4Z* 

Z7J. 

119. 

zo8. 

94* 

179* 
r8o. 

Z9Ò. 

* 

148. 



e 





GAdttcèo • Z9tf: 

Canna da ibifiare • 54^* 
Cappelletto con a- 
lette • z^S. 

Cappello di varj colori • z8x« 
Cappello di color celefte .311. 
Caraffine • 342. 

Carrette . joj. 

Carro tirato da ^e. |j9o- "^ 

ni* 97. ^14. 

Carro di due ruotjcr Z9^ 
Carro tirato da. Lupi « 502. 
Carro in forma di trian-« 

golo« 5o8« 

Carro tirato dalle Cw^r 

te. 30%. 

Carro da tre ruote • 309- 

Carro tirato da Cam* . 31 u 
Carro tirato da' Pavoni, ji^* 
Carro ' tirato dalle Balcr 

né. 313. 3x7. 

Carro adorno di Viti >. q4 

Uve. ^15. 

Carro tirato da Parrei» e 

Tigri. 31 f. 

Carta di numeri • . 1^9. 

Creilo . . ,. 9h 

Catena di oro. ^i. <f^.i 189, 

Cacena.. . j»7, ifti. i5>, 

Catena di òro .C9Q fUnr 

mante .' - • * - • *4fc 
C^ftello di^ fìorj . . ; .; jpo. 
Celioni di ^ghe di gratto . f. 

Chiavi 



Chiavi. i^i. 509. 514. 

Chiodi, 132. 

Chiodo. ij5w 

Circolo dei dodici fe^ni 

celefti. ^8L 

Clamide. 79^'^ ^^f^ 

Colonna di marmo . 1 6^. 

Colonna di diafpro . * 328. 
CompaiTo . 1 49. 1 74* 183. 

C 217. S49* 
Coppello di Api . 1 70. 

Corda . xi. 38. 

Cornucopia . i. 59. 75* 98I 

Cornucopia di Alberi ìA^ 

fruttiferi . tfp. 

Cornucopia pieno di gioje > 

204* 

ro8. 
loS. 
no. 
iio. 
132. 
gettati 

> 'Jr'B8. 

141^ U^ 

i5o. 235. 



! Conile ombrolb . 
Coturni . 

Crivello pieno di acqua 
Crivello di Bacco . 



3^1 

20«i. 
52I. 



Croce . 
Crogiuolo . 



152. 213. 



D 



e denari. 
Corona Civica . 
Corona Obfidionale. 
Corona di Gramigna 
Corona di Quefcia. 
Corona . 

Corona di palma 
' in tèrra . 
Corona di Lauro « 
Corona ài oro . 
Corona di Stelle . 
Corona di Mirto* 
Corona lòpra una Porta . 200. 
Corona ingemmata. 204. 

Corona di Vite . • * 4i8. 
Corona di oro , di fenrò 1 ' 

e di piombo ec. 243. 

Corona reale . a7j* 

Corona di Torri • . >^4« 

Corona' di Edera. >i^. 

Corone con &tte gioje. itf2. 



k». 




Ado. 



Dardo • 
Denari gettati n6l maDe 
Drappo di/varj éolori^ 



88. 

219. 

8. 

50. 



E 




Lmo • iSi . ^òz. 34^4 



F 



I 



I 



Tf^ Ace acefà . 


iip. 24^. 


Wm4 Face fpenta. 


lOjK. 


X Falce. 


il- 


' Falce fieharà. 




Faretra. 


\q6'* 119. 


Ferro da Schiavi. 


181. 


Fiaccola acceià • 


ipo. 


Fianco. : 


58. 


Fornelli. 


59. 545. 




Freno. 



39^ 

Freno. 

Frezza. 

Fulmini • 



óu 



t r 



G 



GHirlanda di fiori . i • zp. 
4<J* 74- 75* 7^. 97- 
Ghirlanda di fpi- 
ghe digrano» 5. 

Ghirlanda di edera ^ alio^ . . 
. ro f e mirto • if. 

Ghirlanda di Oliva • -^^^ 

Ghirlanda di Alloro'. jp6. 160. 
Ghirlande tre» ^6. 

Ghirlanda di Qigli 9 e Li- 



guftri» 
Ghirlanda di Ruta • 
Ghirlanda di edera. 
Ghirlanda di CijpreiTo « 
G^ii^landa di Papavero . 
Giardino ben difpofto » 
Globo celefte • 



219. 

250. 

309. 
174. 



I 




. t>« 



Stromentt MuficaJi. 195. 
ìfttomenti da Caccia b zj^i. 





jLj 






LAberinto • 
Laccio » 
Lambicchi. 
Lancia . 152. 

Libri. 15. 20. 

Libri calpeftati« 
Libro di .Muiica. 
Libro pieno dj Stelle . 
Lieva.* 
Lima* ^ . 
Lira doppia. 
Lituo • 

Lucerna accefa. 
Lucerna antica. 
Luna di argento. 



I9IW 
8. 

I74« 
lói. 

15. 
l6i» 

189. 

9S. 

13^% 



M 



M Anette. 2otf. 

Mantice. . 39. 282. 
Mant^ ricamato -) 
di occhi e orechci 23., 
Manto di porpora ;^ 6^^ 

Manto ricco , 8s^ 

Manto. 9^1 dritto di un co- 
. • lore 9 e ^el roveiciq di 
. m altro. 90. 

Manuali». 1^8. 

Martello . ^.i i. 

Maichera. $0. x6s^ 

Ma^zo di Ver^e. i^* 

vicaria con gioje^/ e yi- 
v^ndp . da mangiase • 217. 

Mifiira 



\ 



Mi(ùra di grano. 
Monile di gemme 
Moriooe . 



Ì9r 



3» 



N 






trico« 



UadHlite . * if4*. 
Quadrato G^m/^ 

. tu 



Ave. 
Nido. 
Note di Mufica. 



3* 

S9. 



R 



O 




Cchiali. 
Orologio . 



117. 
29. 10^. 

Cl7l. 
Oro con varj rufcelli . . 13%» 




.Ete. 
Roachetto» 
Ruota da Cretino* 



41* pò* 



S 



P 




Alla coconda . 9^. 

Palla. 217. 

Palo fitto in tetra . ^. 




Acchetto pieno di Mó* 



1^0. 

217. 

41. 



Paludamento . 
PenneUo . 
Piombo • 
Porta. 



ncte . 

Sacco rotto. 
Saette . 
Saette di oro » in di piom- 
bo . 7^. 
Scala . tt. 
Scalpello. i^f. 
Scettri) e Corona. Sj» 
195. 5^9<ì Scettro . 17J. ipi. 2od. 



7^ 
542. 





I 



Scettro piccolo. '309» 

Scudo. if^. i<(i» 

Scudo di oix> . 27 r* 

Scudo con Te^a dipii^ 

ta . x9f, 

D d d Scudo 



Scudo di iplendàfe fati" 

guigno . ^ . ' 
Scudo diCiiSallo. 508. 
Scure. i5o/ 

Sedia. i5«; 

Seggio Yicco.-- * '• 
Serto àì'&ttehe ròfe, 
S6fte. 
Sfera . 
Sferza • 
Spada • 
Specchio . 



33^' 
— i8. 208. 

19. 50. 95» 

C 



Sperone . 

Sqiteidii^. 

Scaìiza o{cura> ed' orrida . 

Stao2a con Fonjelli . 

Staterà . 

Statua della Fortuna. 

Statua di Mercurio . 

Stromenti muficali . 

Stromenti di Caccia. 

Sti^é e Caibtti . 



502. 
528. 

143. 

349- 
173. 

334. 

30Z. 

219. 

X^2> 

149' 

345- 

145. 
349- 

473.. 
*-53.. 



T 



T Alari. 
Tamburino . 
Tanaglia. i^i-. 
.V : Targa* <^òli jmotto . 
Tiivofia jCónlFlgute Aftro- 
• nomiche . 
Tavola di' pietra. 
Tavola della Legge. 
Tazzadi Oro. • ■' 

tele ^ Ragno . 



%g6, 
SI 3. 
311. 
271. 

175. 
255. 
2^9. 

74. 
■ 9^ 



. I 



|Ttbia. 

Timftne. 
■Tirib . 

jTorciò accefb . 
[Torre di Avorio . 

Tridente . 



7?. 90. 



38. 

31?- 

280. 

334. 
3^3' 



Trono con molti (calini . 342. 



V 




46^ 



Afi divertì • 
Vafi di Vetro* 
Vafo di Criftallo 
pieno di Vino • 
Vafo di Creta (pezzato. 
Vafo di acqua con ferri. 
Velo bianco > e fottile . 
Velo fottile, e -traiparen-* 
, -te* ' 1^5. 

Velo nero. 271. 

Verga . loi. 

Verghe di oro > e di altri 

metalli. 6^. 34^. 

cVeftimento di varj colo- 
ri . 2^. 282. 
Veftimento tracciato. 48^ 

" ' C 79\ Z04. z8j. 

Veftimento di varie piante . ^y* 

Veftimento purpureo • 66. 289. 

Veftimento rozzo ^e cen- 
ciofo . ^ 6^é 8p* 

Veftimento ricamato di fio- 
ri > e £rondi> rodi, e 

. gialli. ^ 74. 

Veftimento dipinto con 
moke mam> e piedi, 132. 

Vefti- 



Veftimento dì fttje tìòlo;: 

ri, gueraito i:dj;:,or<4Ì^é .r. 

gioje*. i5i. 

Veftimento lìiccintgr j i*f. 
Veftimento corto. 214. 

Veftimento ricamato di 

oro . ' ~ 117. 

Veftimento r^al^_. Z45. 

Veftimento artifì'ciofb * e 

cangiante , :v^ 

Veftimento parte bianco, (--'2 

• e parte nero. .WÌ 
y^eftimentp di azzuro ftel- 

* lato di oro . 271. 
Veftimento di color verde 

fticcinto, e córto. 275. 

Veftimento nero, e ftrac- 
ciato . 278. *55; 

Veftimento ricamato . 285. 170. 

Veftimento bianco , rodò , ' . . . 
è fofco. . 295. 

Veftimento ricamato dì fo- 
glie dì alberi.- 514. 

Veftimento d^.fc^latto . 525. 

Veftimento villófo , gio- 
vanìle> e ricco. ' fmi- 



■ Ì9t 

yeftfmeiIt<>''a«ìgcio(ò . 38. 
tteAime^tÌDxMiiltare . 6t. no. 
Veftimento fìiccinto . 84. 

Vfftihjèrilo' Juogo , 95, 

Veftimento lungo , e can- • • 

dido . • 138. 

Veftimento Senl^torio. 141. 
Veftimento ftj^Cqiato . 181. 

C 20^. 

Veftimento di varie p<& •- 
.,«», e q<^i>tì> . . ,iA MJt- 
Vcljiniqoto bi»g3K> , etejil i 
.•.mlft.„i .^1 .;,, 290; 

Veftimento guemìto di gal- ; -, -. 
, Ioni .4ì;^(iqHe.:dì^Uc-. : \ 
-celli. .rrtl^fh 

Veftimento dì color rollb 

lùccìnto, e 'leggiero. j$2. 
Veftimento U^ggnale, j^y. 



iAppa. 



59. tf. 148. 



V,.. 



D d d ^ 



INDI- 



$9^ 



INDICE 

DELLE PIANTE. 



♦ • 





Beti . 6^1 

Albero fecco» - 1^2. 

Aìbetó Radicato, i^jl 

•/ Alloro. 17, itfo* ^55. 

Amaranto. ^93* 

ArbofccUo che fionice . 5 S. 

Aflbizio « * 82. 



E 




Dera. 



17. 8>. 28?, 
£ 2yo. jiy. 



F 



B 



. 





Ico. 



Oragine. 
BuiTo. 




c 



CAnape. 
Canne «^ 
Cavolo ; 
Cedro ', 
Cinnamomo . 
CiprefTo . 



3- 

278. 

75. 

551-554. 
i^ 19. 509. 



G 



G 



Igiio . 

Gineftra . 
Gioglio . 
Grano . 



Ixr 



€^#AI^## 




Auro. 



290. 



i^y. 217. 

5. 

259. 



17. xo8« 
[ 214, 24^. 

Melo 



M 



MEIo. 117. 

Melo granato. 285). 
Miglio. I. 

Mino. 17, 76. 88. 

Moro celfo. 25. 

Mortella . 8$. 



\ 



N 



« 




Arciiò. 



fO. lOI. 



o 




Uva. !• 15. 19. 6j. 

* XI2. 2^ 2X8* 2.43. 

Olmo. 7^. 87. 



pioppi , 
Platani,. ' .. 


397 

15. 20. 


Pomi granati . 


I^ 18. 8tf. 





Uercia . 



15. I9. 



R 




Olà. 
Ruu. 



4^. 88. 199. 



S 



P 



Alice . 28^. 

Spighe. j. 55. 

Spighe di grano rot- 
vsf e fiàccaflàte. 278. 
Spino. x6» 




PAglia . •. %6Z, 

Palma. 76, 15I8, ^z8. 
Palme intrecciate • 214. 
Panico • I. 

Papave^. * 52^. 

255. 1 



V 




Va. 



I. 13^, 



INW- 



39* 



INDICE 



DE' PESCI. 



c 

e 



kEfce . SS. 

' Pefci. 313. 

Pefce ftiifiirato. 3^7- 

Foipoia ■ j **■ 



"Eppia . 



Oroediae. 



INDI- 



IN DICE 

T>E' COLORI. 



399 



A 



A 



Zzivrro. 



15 4« 104- 



B 




lanco. 5. 6$. 74. S6. 
87. 146. 217. 295. 



e 




Atidido» . , 158. 

Cangiante » * if. 2j. 

^8^ 90* I4J- 149. 

C 2tf8. 

Celefte» i7J* 3ii* 

Ceruleo* 174. 

Color di terr^» 79. 

Color di cenere . 79. 

Colore delle foglie, di Al- 
bero y quaiido ftanno per 
cadere • z6. 



^ 
\ 



F 




orco. 



G 



VJmo. 



I 




carnata» 







»P5, 



S9» ^9<^ 



J9(X 



Eonato fqusD. x;^. 



«••A# 






Maci- 



400 



M 



M 

.Acilente, iSi, zSi, 

N 



N 



£ro, 2t. 8z. I17' 



o 



Ro. 1, ij. ijS. 171. 
P 



PAJlido, 17;. iSi. X04> 
C »4»- J45- 
Paonazzo ; 1 7<$. 

Porpora. Sì. 66, 289. 
Purpureo . zjS, 



R 



R 



Ancio. ji?. 

RolTo. 79. 177. 187. 

C x88. X95. j?2. 

Roflb e verde. 1S4. 



Erreo. 
Tutchìflo . 



75- 
li». J5p. 



V 



VErie. I. ». ?». 75- 
76. Sj. 84. 13*. Ili? 
i8tf. zoo. "<S. Z7j- 
C 337- 
Verderame. 1S3. »?9. 

Vermiglio . J^Y* 

Vivace. 35». 



INDI- 



INDICE 



40?- 



DEGLI'-ANIMALI . 



t • 



A 



.4 • « 




Aquila • 

Armellino 
Arpia , 

Afino* 

Aftore • 



Gnello • 
Alcione • 
Anatrella • 
Api . 



zo5« 114. 

59. 40. i7<)r 



173. ZZI. ^04. 

181. 
il* 163. 5Z4. 

94* ^.75- 



B 



Cavallo marino « 
Cerbero . 
Cerva • 
Cervo • 

Cicogna. •>/- 
Cigni. 
Cinclo • 
Cinocefalo . . 
Civetta . 
Colomba • 
Coloifiba itlvaggia 
Colombe . 
Colombi . 
Cornacchia • 



1 
^ 



V f 



* • . ♦ 



T«'- 




Bue. 



Abbuino . i 
Balena . 

Barbagiahiìì . 
Baiiiifco ,i.. 



15. 

188. 
a8o. 



c 



2. 50tf. jz8. 



D 






• • »-« • i 

509. 
331* 

28f. 



.•>":-JL 



^M»' 



^ - . » 




£lfìno . ' r^ ^, 



lAmalel^nte . 38. 145. ] 
. Cane. ^p. 87: g^j 

"9» a$i- 278^ ^11. 
- Capra . 2, 41 . 

Cavallo. 2po. 294. 509. 



E 






:.f 




• • 4 



Eee 



Lefuite. 41. itfi. 10^4.' 
C ^3^* ^^3*' 331*' 

Folica 



40^ 



F 




Olica • 



G 




Jlllinaccio • 
Gallo • 
Gazza • 
Giovenco • 

Gaefia Aquila. 

Gnflb. 



% _ 



I 




Bidè . 



• • • • I 



V. t 



:afflo» 



* 



L 



r 



3^' 33* 



270. 

• 34- 
308. 

271. 515. 



M 




Ergo . 34. 

Minotauro zS, 29.155. 
Mulo. 
Murena . 



•Muftella . 



294. 
42. 



t 

t 



N 



• 




Ibbio 



%6. 



o 



295. 




Rfa. 
Offifraga • 



3S0, 



<• f 



»/% 






LAmia. r"^ 41. 

LeoncciiDlii • 328. 

Leone. 25. 59. 8^. 134. 
154. i5k 514. 55a 
Lepre. 119 srr^w 

Lumaca % ..«apXL 

Lupe.. . j5j. 179. 502. 
Lupo cerviero. 51$. 



p 



. / 




Antera . 5 1 f. 

Pappagaltcr^ 14^. 

Pardo. V...."' 90. 51?. 

Pavone. 29. 7p. ici. 

Pegafo. . 190. 3i^m 

Pellicaao. 6^^ looi^ 2250. xSf. 
Pica . . . 2(^9. 

|PÌCa. . ^Q2* 

[P^rco. 259. 

Raga- 



R 



R 



Rofpi 



4>o. 



^uo. 


1x6. 


Ragno. 


*P. 


Rondine . 


.>.I4«. 


Rondini. 


89. 




li}. 




Ita 



Rol 



SCimnia. ;o. 177. 

Scorpione. - 40. 

Serpe. 41. 48. 119. 

l 13(1. 198. 504. J57. 
Serpente Pitone , joa 

Serpi. 4S.'ttfr. 1^3. 

Sfinge . 27. 50S. 

Sorci . ifj. 

Sorelle di Fetonte. 49, 

Sparviere. 175. J40. 



4« 



T.lpa. JJ7. IW- 

Tartaruga. ai. 

Tigre. J15. 

Toro . f 9. 

Tortora. ijt. I9(. j^j. 

C «?• 

Trittolemo. . i 4. 



V 



V 

Acca , 
Vermi. 
Vipera. . 
Volpe. 



zi}. 
. 4«-- 

nr- 



Ece 



INDI- 



4^4 



T^ "V T T\ TT ^^ IT]? 



DELLE 


1^ JL/ JL \^ JCl 

PERSONE NOMINATE 


* • 

• > 


NEI ^Ài'TI* 


1 






. 7 . 
/ 

Apr. 
Apollo • 


242. 
14. 252. 






Aracne • 


1^4. 


A ^'*- '^ 


183. 


Archimede , . > 


28. 


A% Abiron k 


185. 


Arianna . 


itf. 


JL X Acab . 


5<J. 


Aron. 185. 


271. ^79. 


- .: \ Acaz . 


T *fi. 


.Aronce . 


14. 


Adone. 


\iH. 


Aicalafo . 


18^. 


jAgamennone • . 


y'87. ; 


Afhasz . 


17». 


Agacocle . 


l$6.\ 


Afinodeo. 


335. 


Agefìlao . 


164» 


A^lonne« . 8;. 


124. 330. 


Aggeo . 


248.' 


Aiìiero. 


40. 255. 


Agoftino Santo . 


109.1 


Aftolfo Re de' Longobardi . 45. | 


Agrippina . . , 


339- 


Atalanu . 


277. 


Alboino . 


2.^7. 


Atreo» e Tiefte. 


8. 


Alcefte . 


255. 252. 


• 

• 




AleiTandio Magno . 


85 . 224. 


B 




Alfeo Aftrologo . 


l7^ 




Altea . 


177- 1 




Amaltea . 


225. 


Tr% Acco . 


78. 


Aman. 


40.» 235. 


KC Batto. '" 


271. 


Ameto. 


%33, 252. 


MmlM Bauci. 


100. 


Amnone. 


124. 


Beelzebttb • 


188. 


Anania . 


172. 


Benadab. * 


284. 


Auchifè . 


99' 


Bertoldino « 


257» 


Andromeda . 


57. 


Bertoldo"* 


257. 


Annibale . 


155, 272. 


Betfabea • 


221. 


Antigone^ . 


270. 


Booz • 


24U 


Antioca Eupatore . 


116, 


Bufiri% 


28<^. 



Cacale»* 



. 






40^ 


e 




Datan, 

David. 47. 6^ 


i8^ 

.77. 


• 




C 198- 


221. 


^*>Acafenno« - 


267. 


Dedalo . 

• 


29. 


■ Cacco . 


27. 


Demetrio. 178. z85* 


334* 


•^^i^ Caino. 


170. 


Demetrio Sotero • 


i^S, 


Calcante • 


i«7. 


Diana. 109. 


I$U 


Camillo . 


7- 


Dida . 


178. 


CafTìope . 


17- 


Didone . 


2$. 


Ccfco. ^ 


57. 


Diocleziano • 


71. 


Cerere . 


4. 189. 


Diogene . 


279, 


Celare. 


-221. 


Diomede . 


28^. 


Cherfifirooe . 


152. 


Dionifia . 


i7. 


Ciceione . 


4» 


Dionifio Siracuiano » 


94. 


Cigno . 


49. 


Dionifio Areopagita*. 


174» 


Cinira • 


221. 


«Diofippo . 


281. 




Cippo ♦ : - 


117. 


.Domiziano* 


2T2. 


Ciro« 


249. 


Driadi^ 


199. 


Citerì . 


257.- 


• ■% 




Claudia . 
Claudio • 


2S1. 
339* 


E 




Cleopatra » 


221. 


% 




Clìzia . 


178'. 


"T^co. 


41. 


Codro. 


117. 


ÌH Ecuba . 


184. 


Conte di Modena» 


45. 


JLmJ Baco. 


284^ 


Core. 


I8^ 


Egide Gorgone. 


280. 


Coronide . 


331' 


Eia. 


25. 


Crefò. 


?tf. 


Eleazaro . 


ìlS, 



D 




Amone . 
Dalida . 
Damo<rie. 
Daniel . • 



Dario. 



172. 



94* 

33^* 

334* 
281. 

249. 



Elia. 

Eiimelecco • 
Eiifeo . 
Enea. 
Eneo. 
Enrico VII. 
Ercole • . 
Erdx) .. 
EdiitcoAe, 



188. 
241. 

•84. 

99* 
^77* 

I74i 
27. 252* 285. 

272. 

199^ 

Eroftra- 



4otf 

JBraftrato • 

JBiau* 

£fter. 

£umene • 

Eumene Cardiano t 

JBumenidi t 

JBttrìnomc • 

£fifbnia • 

Ezechia • 

Ezio • 



277. 

270. 
33%. 

2S5. 
1^4* 2fl« 

5a 



Gionata • 
Giofiiè • 
Giove • 

C i8?« 225. 
Girolamo Santo. 
Giuda • 
Gtsda Maccabeo k 



94. 

31. 41, 100. 
IÓ2U ;jl. 

109. 

177. 



F 



FAbio. 
Falari. 
Faraone . ^. 
Fetonte . 
Figliuoli di Titano . 
Filemone . 
Filippo Macedone* 
Filomena . 
f iloppomene . 
Filiftei . 
Fkcco . 



Giuliano Imperadore, 
Giulio Procuio . 
Giunone . 
j Giulèppe. 5. 

Golia. 

Gregorio il Grande. 
Grìrone . 



i4a 
i«7- 

^5- 77. 



X71. Z79. 

.49. 85. 

185. 

100. 

47. 241. 

25». 

^3«. 



I 



G 



JArba. 
Icaro. 
Jehu. 
Jezabel 
Joel. 
jonadab. 
Joram. 

JiìiCCO . 

Kraeliti . 
Jffione . 



GAnimede. « 
Gerione . 
Giacobbe . 
Giano . 
Giaibne . 
Gioab, 
Gioachim . 
Giocondo Latini. 



15. 
ti 

fi 

HI- 

in 




Imj 



Amech . 
Lamia d' Arg9< 
LeucoMlv • 
Levita . 
Lineo. 



iK' 
44' 

« 

LucK- 



Lùctczii . 
Lucrezio . 
LuteiOr 



M 



MAlafàr • 
Mamurìo • 
Marcantofflo « 

Marcello • 

Marcò CrafTo. 

Marco Piando . 

Marcolfa • 

Mardoccheo • 40. 

Maria d* Aragona • 

Marzia» 

Martano» 

Medea • 

Meleagro • 

Menecrate • 

Menelao » 

Mercurio. 

Metiello • 

Michol • 

Mifibofèch » 

Minerva» 

Miaos » 

Minotauro » 

Mirra» 

Mifael » 

Mitridate » 

Móglie di Putìfar • 

Mónima di Mileto » 

Mosè » 1^5» x5z» zju 



14» 
14. 



I 



N 



407 



100. 



42. 1^4» 



49" M7- 



.17?» 
199. 

42. 

a^T. 

x8> 

2J^. 
2^7. 

4?- 
14. 

14^. 

2^7. 
277. 

154. 

>»7. 
271. 

198. 
47. 

. 29» 

22-1» 

17*» 

277, 

3J4« 
^79- 



1 ^Ll Abucdonofòr . 


172- 


JL ^ Narciib. 


J39' 


Nerone . 


n9* 


Nemmno . 


33%* 


Ntcanoce. 47. 


i<^ 242. 


Noè, 


7. 


Noemi . 


341. 


Norandino • 


14^ 


Noma. 


199, 



i 



o 




Cozla » 
Onaa» . 
Onfale » 

Oreftilla . 

Origille . 

Oronte. 

Ottavia . 

Ottone Terzo . 



p 



» V 




Allade. 
Pandione . 
Paolo Santo» 
[Pafife. 
Pefepe* 
Feiia. 



177» 

285. 




221. 

45^ 



280» 




99' 

8. 
109. 257. 

Peiio» 



400 



M 



M 

Acilente, iSi. lii. 

N 



N 



Ero, 21. 82. 117- 



o 



o , 

Ro. ». IJ. iji. 271, 
P 



PAllido . 179. 181. 204. 
C 242. 545. 
Paonazzo i 1 7*. 

Porpora, tfj. tf*. 289. 
Purpureo . 2}S. 



R 



R 



Ando. jif. 

RolTo. 7f. 177.287. 

C 288. 2J5. 3S2. 

Roflò e. verde. 184. 



Erreo. 
Tuichiao . 



79- 
«1. 355. 



V 



VErie. I. 2. <8. 7?- 
7«. 83. 84. »3tf. i«5 
i8tf. 200. 22«. 273. 
C 337- 
Verderame, 1*3. 259. 

Vermiglio . 32?. 

Vivace , 351, 



INDI- 



INDICE 



40?- 



ANIMALI 



i* 



A 



■ «.• « 




Aquila . 

Armellino 
Arpia . 

Afino • 

Aftore . 



Gnello . 
Alcione • 
Anatrella • 
Api • 



zo6. 114. 
59. 40. 17(ì: 



• '^ 



175. ziz. ^04). 

181. j 
il. 155. 5Z4, 

94. *7i. 



B 




Bue. 



Abbuino . 1 
Balena . 
Barbagianiìi . 
Bafiliico . ... 



15. 

188. 
280. 
2. 506. 528. 



Cavallo fflarìao« 
Cerbero . 
Cerva. 
Cervo , 
Cicogna . 
Cigni . 
Cinclo . 
Cinocefalo . . 

I 

Civetta. 
Colomba • 
: Colomba itlvaggia w 
Colombe • 
Colombi . ^ 

Cornacchia • . • . 



• i 



509. 

331* 

A. j'jojj 

299* 
28 f« 
18S. 



D 



■-»4r^' 



« k. 



c 



•iS, 



^^ 



^ . . » 









Draga.^19. ^08. 325« 



I • 




. f: : 



Amalejante . 38, 140 
. Cane. ^p. 871 g^j 

119. 25i. 278. 511. 

Capra . 2. 41 . 

Cavallo . 2yo. 294. «09, 

C 51^ ]• 



E 






t 




« * 1 



Eee 



Le£uite. 41. 161, 164J 

Folica 



40V 



F 




Olica . 



G 




Jlllinaccio • 
Gallo • 
Gazza • 

/ \ Giovenco. 

Gndia Aquila. 

Gnflb. 

Qitfb • • . ' 



I . 



I 




• liti 



* * 



;amo« 



• « 



L 




Amia. ^'^ 
LeonccizDlii • 



51- J^ 



M 




X7Ó. 

2P4. 

34. 

308. 

.271. 515. 



«Muftella . 



Efgò . 34. 

Minotauro x6, zp.i 5f. 
Mulo. 
Murena. 



2P4. 

42. 
188. 



I 
I 

II 



N 



f 




Ibbio 



25. 



O 



! 



295. 




Rfa. 
Ofiìfìraga. 



3^0. 



F 




Antera • 
PappagilTcr'^ 
Pardo, v^.,*^' 
Pavone . 



Leone. 2.5* ?9*8i* 134. 
154. i5k 5I4* :5jO. I Pegafo. 
Lepre . 

Lupo.. . j5j. 179. 50Z 
Lupo cerviero. 31$ 



I4J- 

41. i JL Pardo, v^.,*^' 90.31^. 

328. I Pavone. 29. 79. lor* 

. 190. ^^%m 

119 srr^w { Pellicano. 6^^ lOOi 2:5 o.' x8^. 

Pica . • . 259. 

Pica. . , . 502^ 

^E^rco. 259. 

Raga- 



1 



J 



R 



R 



Àginó. 
Ragno . 
Rondine . 
Rondini . 



Rorpi . 



Scimmia» 
Scorpione 
Serpe. 
C i3<S. 
Serpente Pitone 
Serpi , 
Sfìnge . 
Sorci. 

Sorelle di Fetonte . 
Sparviere . 



ìi6. 

i9. 
.14». 

89. 
li}. 

Ito. 



50. 1717. 
40. 

42. 48. ji-9. 

98. 306. 537, 

;oo. 

4SL <tfl. 1Ó3. 

17. 308. 

ztf3. 

49. 

»7J. J40. 



-*» 



rnpAif 



Jpa. 337. 

Tartaruga . 
Tigre. 
Toro. 
Tortora. i}z, if(. 



Trittolemo . 



V 



V 



Acca , 
Vermi. 
Vipera . 
Volpe. 



3*9- 
»i. 

Ì9- 
333- 
331' 
4> 

k 

xS}. 

4*- 

MS9. 

I7t' 



Eee 



INDI' 



II* 



INf D 







DEGLI AUTORI GfiTÀÌT ÌOTLL* 

OPERA . 



r 



A 



Ccadémico avviti c-< 
chiato • ^12. 

Adaraanzio. 90. 

, ; l Adriano Tumebo* 3 4. 
Agoftìxù) Santo • . . ^ io. 59* 
,<; So. 109. 13 1. 141. 20i« 225. 
'^Ibj^no Magno . jTj. 34* 175. 
^.(:iato. : 2d^. 27. 5S, 89. 97* 

!^ldevrando. 9^. 124* 

Aleilàilitra ab Alexaodro « 114. 
j^brogio Santo • 201» 214. 

C ^54- 
Amiano Marcellino, 48. 250. 

Ammonio AlefTandrino • 355. 



Anacreonte « 
Angeloni . 
Angiolo Poliziano • 
Anguijlara « 
ApoUodoro « 
Arato • 
Ariofto • 
125. 124. 



46. 



Ariftofane . 
Ariftotele . 
74. 102. 

1 74- 1 77< 



122, 

77* i5i» 
~il4* 

281. 35o, 

' 34- 
82. 90. 

145. ^75* ^75- 

C'^7tf-^5J- 
^^29^ 

21. 34. 59. 55. 

147. i55. 157. 

184. 257. 248. 

C 295. 555. 360. 



Arnoldo dì Villanuov». * 548. 
Afcahio Colonna • 114. 

Aftolfi • 29. 42. 4$. 49« 

57. 5o. 78. 117. 125. 183. 

221. 252. a84* 351. 33^. 
Ateneo • 
Avicenna • 
Aujo Gellio» iiy, 
Aufònio « 



112, 

r 

254. 
237. 



B 



À V. 



« « 




Acone • 
Barbette « 
Barberini • 
Bargeo . 

Balenio • 

Bartolomeo Anglico • 

BarufFaldi • ^ 

Bafilio Magno,. 

Bafilio Valentino « 

Seda . 

Bellarmino • 

Bembo 7 

Bernardo Santo • 

Beroaldi . 

Biondo . 

Bocardo • 



»- f T 



r* 
%* 



348. 

180. 

25. 

114. 

239. 

2^5. 

AA. 

348. 

IO. 

114. 
114. 229. 

22t 
114* 

70. 

Bocr- 



Boerhaave • ! 

Boezio • 

Boyle i 
Bonìfaccio • 
Borrichio • 
BrafàvoIa\ 
Bragueres ; 
Buondelmònte « 



I* 



70. iz8. 

( 34$. 34<^« 

93' 175. 

' J4«» 
^ pz. 

.. »?4' 
150. 

* z88. 



c 



GÀldcrino» -^ 
Cardo • 
Cartari • 
• Caflìano Baffo* 
Caflio Hémina • 
Caflfiadoro; ^ 
Caftellini • 
Cataldi / • 

Catullo . I.OZ 

Cavallucti • 
Celio Rodigino • 
Charrierc. 
Chironc .' 
Cicerone . 
129. 141, 
1Ò9. 191» 

248. 2tf0. 

Claudiano • 
Clavio . 
Columella « 
Copjìetta . 
Cornelio Aj^ippa* 
Coftanzo Finefe • 
Cotta Gio: Battifta » 



II4* 

254. 

. 502. 

5T- 

12. 

• • • 

• 511; 
40. 84. 

2x8. 285. 

• . 73' 
i 1.4. 

3^1- 

3U' 
4. $. 58. lOj. 

143. I44.vi5;r* 

224. 22|5. 
272* J^2é 



22J* 
2^4* 



) 



35$^ 
229.' 



ó^. 107: 
II4. 



Crafe • 
CroUio. 



41 1 
3 $7^ 



D 




254^ 
ZOO. 



Alecampio « 

Damafceno • > 

Damiano ^ S** Pit^ . 

tro, 34. 

Daniel. 28 1# 

Dante. 8o. 129. 133. 218. 
David. 22t 63. 64. 2i^« 

( 2l5. 

Democrito . 

Demoftene. ; 

Deuteronomio» 

Diemerbroeck • 

Diodoro Sicfilo.. 

Diogene Talete . 

Dione . 

Dionis . 

Dionifio AUcamaileo . * 199.' 

Diofcoride . 18. 751 254.' 

Donnola. • 8f.^ 



3i- 
io5. 144. 

Ó4. 
47.110. 

355.. 



-< • 1 



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r.v 



Cclefiaftico . • «òi ^'ó. 

(150/ *t|>K a***. 

Egefiderio . ' ' r jiJ.; 

- fileombiroto . •- J55.- 

ElUno.. ' •;- -2Ù 25. j$|. 9^. 

;- ( 33<^'S^1^^ 

•-nj Empedocle. 5^5. 

r^/liErm^iuio* ^ ! ./ r 254. 

Erodoto . 



4»4. 
I^rodoto . 

^(culapìo « 

Esdra. 

Bfìchio . 

fiibdio. 



355. 

314. 
3 59- 



Eibdo . 4. 55. 71. 272. 279. 

Euclierìo . 
£}idoi||io • 
Evelpiflo • 
Euripide « 



Eufèbio . 
Ezecchielle • 



42. »3j; 
4P- 

355. 

32. 81; lói, 

' 1*7. 
200. 202. 







Abio Colomis. 3^6. 

Fabrizio, dt Acqun** 



pendente • 
Pedro. 
Fernelio « . ' 
Fcfto. 
Figliuccio • 
Filiftone . 
Filmico Materno. 
Focilide « 
Folengo • 

Fofnwq • 
FratK^don • 

FHchHo • 

Fulgofio • 



3f\* 

71. 

73. 
194. 

7d. 197. 

81. 

29^ 

251. 

81. 



22J 



Fuciirift • 



109* 145. 175. 



- •»«'•*< 



G 




Aleno* 7$. 8a 

Garzoni* 174. 19;. 

( ^54. a77* 

Geneii . 7. 28. ja tfj. 

178. Z70. 274* 277* 334. 

Giacomo Apponolo. 223. 

45- 
224. 



t 



Giacomo Strada • 
Giob, « ilp 

Gio: Dama(cenò« 
£vangelift^« 



191 



IGio: Gri(bftomo« 
Giorgio Codmò • 
Giovenale • 



Giraldi . 
Girolamo Santo • 

Giudici • 
Giuliano • 
Giulio Polluce • 
Giuieppe Ebreo. 
Giurino « 
Giuilo Lipfìo^ . 
Glaubeifa-^ 
Gliflbn;.. , 
Gocìenxip Santo • 
Goiigìa. 
Gregorio Papa. 
Gregquil Santo. 
Quarinf. 



A. 4. 



Guazzo. 



159. IS5. 
( 202. 

la 27a 

520. 

14. 19. 53, 

( 145. 255. 291, 

114. 

19. I40i> 

( 21O1 

45- 339^ 
313, 

275. 

117. 151. 

"i8^ 

102. 

. 148- 
355- 

IO» 

.355. 

343^ 
67» 180* 

.54»' ^4.' 1 08. 

,( izo. 123. 

252« 

Jero- 



9 é* ^ 






? 



I 



J Erode i. 
Iginio « 
Ilario.. 
Ingegneri 
Ippocrate • 
Ifàia. 
Ifidoro » 
Ifidòro Santo •, 
liberate • 



f 



128. 



III. 
1 7j. 

xóq, 

2^T4- 
215. 

Z50. 

140. 

99* 



M 



41^ 




Accabei. if^ 

Macrobia» x<^. 444 

C 48. »ft. 



52.. 121. 

i54^ 



L 




Aòzio . 
Lancifi .. 
Landìna CHf^ib- 



14. 



99' 
92. 



at4^ 

145. 
114. 

lJ7f 

IJO. 



ro- 
Laurenzi • 
Lemcry • 
Leon Papa. 
Leone Afi&icano » 
Leoniicena • 

Leonida. Maria. Spada •. 
Licaficone .. 
Linòcerio • * 
Lihnea ^ 
Lippi Lorenzo». 
Lipfio. Giuflo • 
Lorenzo YaMa . / 
Luca Evangelifta ^ 
Luciano . 
Lucio^ Settano .. 
Lucrezio •. 
LutUa.. 



«J 



179- 
355- 

54J- 
Z54. 

550. 

ztfi. 

114^ 

145. 
70; 280. 

145; 

557- 
Ì4&. 



Maggi «. 

Magnolo ^ 

MaTpighi • 

Manilio • 

Marca Evangelifta » 

Màrfi..' 

Manilio » 

Marziale •. $ j< 

(^ 228.. 254. 

Mattea Evangelifta. .. tfj. 

C ^4^ *oi* 
34* 75. 254^ 

114*. 

tf.. 11^92.. 93* 94* 
Mihoe Claudio ». 88.. 175^.^25. 
Mondègpeto.. 2.^5.. 

Morandi^. 254.. 

Morifbn». ^^4^ 



Mattiolo ^ 
Meges\. 
Mediano ., 
Merda. 
Metaftafio 



N 




Atat Conce » 72. lo|fk^ 

152.. 2^^.. 257.. 2(5». 

xèo.. 285.. 524^ 

Kicandia» 
Nonna » 

Kumeil.. 



5*4» 
185^ 



Olao 



41^ 



o 




Lao Magno . j^. 

Omero. 34* 67. 

li$. 147. ^7; 190. 

( ^97• 5"- 
Onorio . 45* 

Oppiano « ^22. 

Orazio • 16. 17. 19, 20. 

52. 9$. itfi. 172, 173. 

( 179 181. 238, 274» 

Orfeo. 5^5i 

Oro ApoUinc . 72. 

Orfi Gio; Gìofèfib/ 120. 

Or/ini. 114. 

Ovvidio. 1. ^. S. 14. 16. 
17. zó. zy. 29. ^1*42. 45» 
50. 5^ 57* tfo. 78. 86. 88. 

lOl. no. 112. II 8* 125. 

154. 152. i$7. iVy. 178. 

184. 185. 187. 190. 199. 

222. 225. 228* 252. z^j, 

271. 278. 281. 284. 301. 

313. 322. 325. 333. 335. 

. 55^- 558- 339* 35i. 55^ 



: 



Paufania . 


I ? ^. 


Peone. 


3^3' 


Pererio . 


S59- 


Pcrfio. 


9- 


Petrarca . 


16. i8« 32. 43. 


113. 114. 


133. l58. i8i. 


( 220. 


223. 25o. JIO. 


Pico . , 


7J- 


Pierio Valeriano. 5. i5. i8. 1 



' 



p 



PAnciroIo . 

Panvino. 114. 

Paolo Santo • 64^. 85;. 

( 182^ 2^7. 2^9. 

Paracelfo • 348. 

Pareo. 355, 

Parmenide. 3534 



21. 38. 58. 87. 124. 132. 
139. 149. i8i«^.227,. 251. 

( i^<^* 3ì3r3^^* 
Pietro Crinito . 1 14, 

Pietro Vittorio r 114. 

Pindaro. , 17^ 115. 

Pio II. ' ' nj. 

Pittagora» Sp. 3^3* 

Platone. 15. 168* 

Plauto* 8j. 106. I2r.v.25f^ 
Plinio • 18. 27. 29, óf. 

125. 135. 244. 248. 250, 
M4* ^57* zój. z^6. 3ia 

( 353* 358- 
Plutarco . tf. 22. 57. 95. 

III. ii5. 135. 155. 1^4. 

(230. 320. 359. 3^0. 

Polemonè . 90. 

Polidoro Virgilio. 114. 

Pomponio Leto. ^ 114. 

Porfirio . 23 7. 

Porta Gio: Battifta. pò* 147. 

( 152» z5o. 2^4 

Proclo. . ^5^v 

Properzio. 17. 59. 134* 

Proyerbj . 28. 30. 322. 

Prudenzio. 294. 

Publio Mimo. 224< 

Quinto 




I 




Uinto CHrzÌ9.;;4.4»:»l: 



R 



RAy . x?4. 

Regi. 41. 4^Tr» 
47. 49«<^5. 77.8^1te4« 

^22^. 251. 2f7. .284. 285. 

- ( 331- 

Ricci. 40. 41. ^^..89.94. 

P7. 98. 132. 134. itfi. id^^. 

185. 204. 205. -211. 217. 

2^9. 289. 531. 3;54. 355 



Ripley . 
Rolli Paolo . 
Rolli Girolamo. 
Rota. 
Ruth. 



( 33»' 

348. 
9- 

73» 
229. 230. 

241. 



s 



•, 



SAbellico . ji, 9p. 

Salomone. 22. 170. 

Saluftio* 159. 142. 

( itfi. 

Sanazzaro • 229. 

Scaligero • 70. 

Seneca . 33, 54. 139. 2^2. 



Seneca Tragico.. 

■ * 

Senofonte • 

Serapione. " < 

Scfto Pompeo r ,\ 

Sigonip. 

Smezio » 3 A. 

Solino • 

Softrate • 

StaSìo • 

Stazio . 

Stxabone . 

Strozzi . 

Svetoiiio . 35. 



41.7 

X05. 278. 

( 310. 

275. 

f'14. 
231. 232. 

. . 355;. 

;t54« 3?a« 

. 3*9- 
. ' zóz, 

i<^9« 
103. 24Q. 



• • 



T 




[Àhara> 
Taflb. 



( 

Teocrito . 

Teofilatto . 
Teoiìrafto . i8. 

Terrenzio . 
TemiUiano « 
Tibullo . . 
Tito Livio • - > 8. 

( 

Tobia . 43. 

Tommafò Santo . 

Trifone . 
Triverio . 

Ggg 



60, 

S7. io8. 

138. 228, 

120. 197» 

IO. 

104. 254^ 

39, 238. 

347. 

257. 300, 
178. 187. 
272. 274. 
336, 3^9, 

43» 79* 

163, 201. 

254, 

354- 
167, 

Vale* 



4i8 



V 



V Alenano Vefcovo 
di Clemel . 63. 95. 
Valerio Malfimò . 17, 
( 109. Z}}. 
Van-Hefanont . 548. 

Vairone , 50. 

\flunon, j;5. 

Vafari . 119. 

Ugone . 79. 

Vieufl°em. 355. 

Virgilio. 17. 74. IJ4. 

>37. 140. 155. 171. 18*. 
188. 190. zao. ttfo. Z79. 
( Ì04. 514. 
wiieman. ' 355. 

Vimivio. 149. 168. 

Ungaro . zz9. 

Volaterrano. 114. 



X 



X 



Enofonte. 167. i48. 



I Ampieri . 293. 

Zofimo Panopo- 
liu. 70- 347- 

Zucchetti Camillo Riniero . 9. 



CATA- 



CATALOGO '" 

DE' SIGNORI ASSOCIAtr 

Con queW àrdine con cui hanno favorito ^ amcftnetfi 

olì Afiociazione l 

• . , • • • • 

* • 

PERUGIA. 

SIg. Conte Felice Graziani • . 
Sig. Conte Gio: Battifta Oraziani • 
Sig« Conte £ttore Graziani « 
Sig. Conte Sperello Aurelj • 
Sig. Dottor D. Vincenzio Cavallucci Profeffor di Matteniatica 

nella Univerfità. 
Il Molto ReverendoP. Maeftro Giufèppe Maria Modeftini M.6, 

Profeflbre di Teologia nella Univerfità . 
Sig. Auditore Francefcp Aleilandri ProfelTore di Legge Civile. 
Sig. Claudio Alfani. 
Sig. Abate Carlo fiattifli • 
Sig. Luigi Anfidei . 
Sig. Conte Averardo di Montefperello • 
Sig. Dott. Giufeppe Palqua Profei£ di Medicina nella Univecfità • 
Sig. Traiano Vermiglioli. 
Sig. Agoftino* Vermiglioli • 
Sig. Conte Francefco Baglicfhi • ^ 
Sig. Conte Antonio Righetti . 
Libreria Domenicini . 
Sig. Canonico Niccola Goga . 
Sig. Canonico Francelco Meniconi Ptofeflbie di Gitis Canonico 

nella Univerfità. 
Sig. Co: Filippo Vincìoli PiofelH di Legge Civile nell' Univeiiltà . 

Ggg z Sig. 



42'P 

Sig. Conté^ [Ajntóoio cklla Stafè . ? . ^ . 

Sig. Giaifttiao Filippo' Piazza « ' ' ^. .:. -» . 

Sig. Lucalberto Pa;?izj . , . 

Sig. Pandolfo Anfidti Profeflbrc/ Emerito in Gius Civile. 

Sig. Conte Lodovico degli Oddi ProfelTore di Gius Civile . 

Sigi Conte Lodovico sOddi . 

Sig* . Federigo Cavaceppi Profeflbre. di ,Gius Civile « 

Sig. Canonico Gio: Maria Perotti Profeflbie Emeriro in Gius 

Canonico • 
Sig. Conte Don Gio: Battifta Salvatori. 
Sig. Dottor Franccfco Aiattèi . 
Sig. Fabio Perotti. 

Sig. Conte Vincenzio Anfidei . • • 

Sig, Dott. Giovanni Gerboni ProfefT. di Filofbfia nella Univerfità . 
Sig. Antonmaria Garbi. ' ; 

Sig. Bartolo Alfani . .'..-■ . ' 

Sig. Carlo Maflini . 

Sig. Abate Carlo Ugolini. . ' ' * . 

Sig. Pietro Fióri ^ * . " ' \ , ' ' ^ 

Sig. Abate Giufeppe Morandi . * 

Sig. Dott. Annibale Afariotti Prof, di Medicina nella Università. 
Padre Maeftro Corrado Corradi Lettore di Morale de* M. C. 
Sig«'Dott. D. Vincenzio Marcarelli PròfefTore di Umane L'ettere 

nella Univerfità . . . ì / 

Sig. Auditor Francefco Mariottini Vtokffon di Legge Civile 

nella Univerfità . , . . * 

Sig. Pafquale Cozzini . 
Sig. Fxancefco Ro^ . ... 

Sig. Dottor Federigo Inglefi • • 

Sig. Antonio Ricci. - • 

Sig. Don Francefco Draghetti . • " • ^ ' - 
Sig. Abate Giacomo Binarelli • -^ " 

Sig. Abate Giovanni Marzioli . • * 

Sig. Pier Francefco Egidj. •' • -' 

Sfg. Dottor Luca Pellicciar! Profefibre dC Fifica * Sperinientaie 

nella Univerfità. Ptr copie cinque. 
Sig. Dottor Claudio £nrichi. ^- 



\ '^ 



Sig. 



' 4 • t * 



Sig. Capitano Giufèppe Beiforti . . . : "' 1 m 

Sìg. Dottor Francefco Caliadrr PrÒféiKke 
nella Univerfità . ■' 

Sìg, Pompeo Bniiiamonti ProfefTòr di Chirurgia . 
Sig. Abate Pomenicp Vccchj . . . 1 / . 

% 'I>ottor Dothéttieo Ubalifr^' 'Ì'I^ -'Ti^ * ' ; 

Sig. DQtt^ Qiufèppe Bartoli ProfelE in Fiiofòfìa nella Univérfità . 

ilg. Firancelco A|)piani i ' ' ''•-' ^ ' 

Sig. Don Aleflandro Sebaftiani. 

Sig. ' Dottor Gian-f^ràncefèo SavélII ProféHbre di Fìlofòfia neìlt 

, Pniverfità . . • ' "^ : . 

Sìg. Dote; Gefìiàfdó Anfelmi Prc^dn(bre di Légge ìoelk Univetfità . 
Sig. Vincenzio Menotti. .;•/'• 

Sig. Francclco Refi Pròfcffore di Chinirgia • »^ - ' - / 

Sig. Criftiano Ricci. 

Sig. Francefco Lìppi . ' ! * : . i ' \ 

Sig. Domenico Paolinelli. - ' ' - ^ .s. : .: 

Padi;e Dou Gio: Battifta Mei di S. Agòftino* - V^ i 
Sìg. FTÌÌpf>ò''QriH6ttì .^ J : ,> •. . 

Sig. Ubaldo Narboni. .>;.<.• .) 

Sig. Abate .Giufèppe Gaipare , Roflì . , 

Sig. Fraiicefco Berardì e * . <^' a^^ ^'^ 

Sig. Capitano Ferdinando Forrini . 

Sig. Giufèppe Canali. 

Sig. Gio: Battifta Angejigi . \ 

Sig. Dott. PietroGavelli-Proftif. d^Gius<fanoit,aielIa Univerfità . 

Sig. Paolo Brizi. 

Sig. Dottor Benedettty BeMafdi Ttefèilbre ^di^ M^^^^^ bièlla 

Univerfità . 
Sig. Francefco Zanis^ Nlaeftro di Cappella nella Cattedrale. 
Sig. Giovanni Chiatti. 
Sig. Don Giufèppe Monti • 
Sig. Dottor Emiliano Parriani . 
Sig. Priore Don Marcellino Travigli 
Sig. Carlo Mari otti l * i^ ^ ' - ' 
Sig. Gio; Maria Valli. 
Sig. Don Gregorio Bonàcci • 






• * 



Stg. 



41^ 

Sìg. Scipione Capra ^ 

sig. Abate Fom^fco Oemiatu . 

Sig. Eogenio de Marchis. 

Padre Giu(èppc Maodoliiù della Gongtegazloiie dell' .Oratorio. 

Sig. Nicola Giuij . 

Sig. Dottor Don Giuièppe Spiganti PiofdObce di |;ih>Ibfia nelU 

Univerfità,. 
Sig. Dottor Don Angiolo Ferrini ProfeiTore di Piloibfia nella 

Univerfità . 
Padre Muc&to Angiolo Maria* Rancati dell' Ordine de' Servi « 
Sig. Benedetto Cavallucci » 
Sig. JDottor Don AlefT^dro Marzj TtpkiSote di Lettere Umaj* 

ne nella Univerfità • 
Sig. Auditor Giuièppe Foftio Profeffi)K di Gius Civile nella 

Univerfità. 
Padre Maeftro Maria Poggi dell' Ordine de' Servi ^ 
Sig. Canonico Gìo: Battifta Alfani. ; ^. 

Sig. Don Giuièppe Bagni. 

Padre Gio: Carlo da Perugia Cuflode della Provincia Serafica. 
Sig Criftofaro Galpari . . 

AMS.TERDAM. 

* 

Sig. Pierantonio Gravenna • , . 

ANCONA. 

Padre Stanislao dÌ!S. Irene delle Scuole Pie . 

A R £ Z 20. 



■Sig. Abate Marco 

Sig. Abate Giacomo Tenti. 

ASCOLI 

Sig. Abate France(co Antonio Maicncci . 



ASSI- 



4i^ 



A S S I S Ir 

Si'g. Canonico Glo: Battifla Palmerini . - 

BENE VE N T O; 

# 

Sig. Don Filippo de^ Pompei., . 

B E V AG N A. 

Sig. Abate Gaetano Battoli. 

BORGO SAN SEPOLCRO. 

Sig. Gio: Maria Gràziani. 

• • • » « ^ 

CAMERINO. 

Sig. Modefto Dialti . 

Sig. Abate Don Pietro Bocci. 



CARRA IN PIEMONTE^ 



Sig. Aldiio di Ganorìo» 



CASCIA. 



Sig. Domenico Barcoloni . 

CASTIGIION DEL LAGO. 

* 

Padie £fflanttelle Agoftiniano. 

C ASTIGLION FIORENTINO . 

Sig. Canonico Filippo Venanzj . ' 



CETO 



_ ì 



QlEiiTi Q $r A 



Slg. Don Tommafb Tavanti • 



* ■ » 



(, CITTA* DELLA:PIEVEt .r 

Monsignor Angiolo Venizza Vefcovo.diCktà della, Pieve 

Slg. Canonico Ferdinando Monaci Vicario Generale. 

Sig. Arcidiacono Or^o Qnppefli • -^ 'j^ 

Sig. Pietro Taflofi • 

Sig. Capitano Gafpare Eleuterj.^ 

Sig. Canonico Diodato Landi • 

:a' di casteii^ó : - 



lA L'I .. J \ 



Sig. Canonico Giulio Paolucci. 



1 J 



C) \j. \ *: • '. r / ' \ 




V. ' 



Sig. Gaetano Cacciari AfTentifta 4elle Galere f e Navl!Pt>n- 



I I 



c ò R T o N a; 

• - « 

Padre Maeftio Guidautonio Palei Ef^Pròvincialé Agoftìóiàno di 
Cortona . • v ' 

F A B B R I A N O. 



Sig. Auditor FruT^dcq Serrf^ni.v,,' 
Slg. Flaminio Marcellim. 
Sig. Carlo Campioni. 






« * • • ' ^1 



F A; N O. 






Sig. Giufèppe Tamanti . 



PER- 



4*S 



• •.^■« »•• •« ^■. , ■» •s ^ • 



F E R R A R A» 

Padre Priore Boeri Po|iijBmc<»Qo , 
Padre Maeftro Martini Domenicatio» • • 

F E R M O» 

Sig. Carlo Bartolu^i « 

FIRENZE. 

Sig. Senatore. Federighi • . 

Sig* Maicheiè Girolamo Gaetano Ollandini diSùrice . 

F O LI G N Òt 

Sig. FrancelcQ Giuf^ • . 

Sig. Francelco Geroldi. 

Sig. Francefco Fofi Stampatore , Ber e9pU dw . 

Sig. Don Feliciano £gidj . * 

Sig. Marchelè Giaftiniano Vitelleichi • 

Sig. Crilì)olto Qrqgprj. 

G U B RI O. 



» * 



» * 



Padre Abate Don Paolino Simoncelii Monaco Oliv^tiUio * 

JESI. 

I 

Sig. Cavaliere AlèiEmdró llip^ti • 



. , . «--. ♦ 



LUGANO. 

Sig. Fratelli AgncÒl e Compagni Stampatori* Per copte cinque 



H h h MACE- 



4t6 

MACERATA. 

$ig. Antonio Riozzi di Macerau per Penna S. Giovanni . 

Padre Gregorio Milefi di Macerata per 1* Oro . 

Sig. Auditore Francelco Ilarj . 

Sig. Pier Franccfco Palmucci de' Pellicani Refidente di S. M. CatL 

Sig. Antonio Conelè . JPrr copie quattro . 

M A L T A. 

Padre Anièlmo El^uftode di Malta de' Padri Capuccin: 

MANTOVA- 

La Regia Accademia del Difègno di Mantova \ 

Sig. Giufeppe Ferrari Pazzoni' Regio-Ducale Stamp. in Marno va « 

M E L D O L A. 

* 

Sig. l>ottore Orazio Traverfàri . 
Sig. Alberto de Nobilit 



MILANO * 



' • .' 



Sig. Giuièppe Galleazzi Stampatore . Bsr còfk ire, 

Sig. Dottore Pietrantonio Pinnottino» 

Sig. Ferrante Bafclino . 

Sig. Ferdinando Gfandonati • . 

M O N Z A* 

* 

Padre Giuièppe Maria Cappuccino da Trifivio . 

NAPOLI. 

Sig, Don Filippo Giunti. 

Sig. Capitano Don. Gio: Battifta Trapani • 

Sig. Don Savino LattaruìiV NOR-* 



427 



NORCIA. 



Sìg. Abate Benedetto Cipriani. 

Sig. Arciprete Don Crefcenzio Ridolfi. 

Padre Don Gjovaoni GiatuiQttinf Abate . nc;l Monìftero di San 

Benedetto di Norcia . 
Sig. Doli Gio. Carlo Barattani, 

Padre Giufeppe Quarantotti della Congreg^azione dell' Oratorio • 
Sig. Antonio Gentili « 

Padre Bnrico Orlandi Rettore delle Scuole Pie in Norcia « 
Sig. Dottor Nicolò Antonio. Catani . 

ORBETELLO. 

• _ . - 

Padre Girolaraa Hofànna dell' Ordine di S.. Gio: di Dio • . 



ORVIETO, 

Sig. Arciprete Paolo Febei . 
Sig. Marchefè Luigi . Gualtieri . 
Sig. Canonico Pantaleone Saracinelli • 
Padre Abate Viglioni Rocchettino • 

P A N I e A L E: 

• • • 

Sig. Arciprete Francefco Calvigi. . . 

Sig. Don Gio: Batdfta Cherubini • 
Sig. Don Tommafb Mariotti • 
Sig. Don Fiorenzo Cherubini* . 
Sig. Canonico Francefco Cherubini « 

iP ì S A, 

Sig. Michele Piazzini. 
Sig, Decano Gìoi^ . 
Sig. Filippo Tilli. 

Hhh % REG- 



4^9 



REGGIO. 



Sig. Beniamino Foà . Per copte quattro • 

RIPAMANZONE. 

Sig» Germanica Fedeli . 

ROM A. 

Mofifignor Luigi Gazzoli di Temi • 

Konfignor Al^andro Litta • 

Sig. Carla U Boffiera Chirurgo di Noftro Sigoore Papa Cle* 

mente XIIL 
Sig» Stefano Guanaroni Direttore della RcgUFo&t ài ìizpoli, 
Sig. Cavaliere Giufòf^ Fargna • 
Sig. Cavaliere f tancetco Navona » 
Sig.^ Giuieppe Facci » 
Sig. Abate Giuieppe Ravafi. 
Sig.. Canonico Don Gio: Battifta Rolfetti» 
Sig. Canonico Don Gaetano Gaml^rafi • 
Sig» Abate Giulio Sperandini»^ 
Sig. Giovanni Penicconi . 

Sig. Don Girolamo. Benttvogli» nei Collegio CleHkentiflOr 
Sig. Capitano Giuieppe Maria Paolini Minifbro Generale idi 

R. C^A. in Caftiglion del Lago Tranfioteno • 
Sig. Gafpare Raifter. * 
Sig. Generofb Salomoni » Pn^ copie daMci^ 
^ìg. Luigi Giannetti » Per copie oua. 

S e Z Zi £r 

Fadre Lettor Giuieppantonio M. O. 

SINIGAGLÌA^ 

S»ig, Conte Angiola Antondli • Siìi^' 



4*^ 



SINALONGA IN TOSCANA r 



Sig» Don DcHnenlco Trapani r 

SPOLETO. 

$ìg. Barone Francefco Aucaia&i . 

Sig. Marchefe Fabbrìzio Loccatxdli Martorelli Orììni , 

Padre Maeflro Verri Defihitor perpetuo de* PP. MM. CC. 

Sig^ Carlo Coftaatìni ^ 

Sig^ Abate Giuieppe Selli . 

Sig. Don Carlo CafklH Pàrcoca di Balsono Diocefi di Spoh 

Sig. Don Lorenzo Congiunti Parroco d' £ggc Dioc^ dì Spo-^ 

leto . 
Padre Ceiàrio di Sr Agoflino; Scalzo r , 

T E R isi' r. 

Sig^ Antonio Faqgllf Vicegerenre dì Terni ^ • 
Sig. Alefsandro Spada Romano Cafcritro Conte di CalìalkfaVy 
Ciamberlana delle MM. LL. IL RR.^ ed Apoftoliche r 

TIVOLI. 



•s 



• • • * ^ • • 

Sig;. Tòmmaia Bencrvenga • 

T OD Ir 

* m • 

Sìgc Abate Luigf Cori . 

Padre Priore VerctUefi Vicario^ Abaiciale di l^Ca/sa' di Todi ^ 
Sig. Don Antonio Càneni . 

Molto Reverendo Padre M^efbro Mictìfelangiolcr An^linf^ Fr<K 
vinciale de' PP. MM. Conventuali ^ 



# # # # # 



ItJLEN^ 



T O I, E NT I NO. 

Sig. G'mfeppe Bezzi. . , • .-; , 

-TORINO.; 

Si. Michclangiolo Morano. Pir eopit quiniM, 
Sig. Francelco Bertolero Libraio , 

VENEZIA. 

Sua Eccellenza Sig. Cavaliere Giuftiniimo Ambafciadote di Ve- 
nezia a Roma , 
Sig. Abate Pietro Leonetti, 

VITERBO- 

Sig. Filippo Frada, 



FINE 

DEL TOMO PRIMO. 



Errori . 



Qnrezìom • 



ptg. 24* natura 
1%. iiuifuti 

46. un fuo monile 
lo 

47. dafle 
ftafle 

4^« Guerriero 
I. de' Re 
fi. Colei 
éo. di Grillo 
ex. fervono 
^a. cap^ I}. 9« iS« 

tu. alU 

J4J. ^01 molimi amhitm 

fid ìmfcìu a qtàbui e fi figura 
nonmmquam 
184, Piramo 
^99. Bambini 



infiniti 

una Grocetta appefii ad tu fuo monile» 

la 

deffe 

ftefle 

Scudiero 

a. de' Jii 

Colui 

da Grifto 

fi fanno fervire 

tap. 6, 1$. 

cubito mamn 

aìiU 

ecf a quìbus e fi massimi amU$M$ 

fcd impau mmnumquam 

Priamo 
Pomi 



Quefti iono gli Errori pili elsenziali > gli altri che di poco Xh 
lievo faranno fcoifi^ potrà V avveduto Leggitore correg- 
gerli da le • 



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